DOMENICA 01 GENNAIO 2017
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CIRO TROISE
Il modello Borussia Dortmund per competere con la Juve: presidente, fai crescere il vivaio!
La cosiddetta mentalità affamata non è frutto del caso ma esprime il divario strutturale tra le due società Il 2016 è andato via, un anno assolutamente non banale nella storia del Napoli. Dodici mesi iniziati in testa alla classifica, tornando ad emozionarsi per il sogno scudetto che si è infranto poi nell’inseguimento alla Juventus. Non è finita qui: il ritorno in Champions League, il sorteggio degli ottavi di finale che ha contrapposto il Napoli al Real Madrid. L’infortunio di Milik ha messo in dubbio la macchina perfetta costruita da Maurizio Sarri, che valorizza i suoi meccanismi di gioco con l’organizzazione, la consapevolezza spiccata di ogni giocatore dei movimenti da compiere in entrambe le fasi. Il Napoli è riuscito ad uscire dal tunnel e l’ha fatto grazie alle capacità del proprio allenatore che aveva già sperimentato a Dimaro l’intuizione Mertens centravanti. Nessun falso nueve, Mertens ha lavorato da 9 puro al netto delle sue caratteristiche. Il belga al centro del tridente leggero non ha consentito al Napoli di sviluppare la manovra in ampiezza, non ha potuto valorizzare il gioco aereo, arma letale
di Milik nell’impatto con la serie A. L’opzione Mertens centravanti ha avuto bisogno di tempo per svilupparsi perché tutta la squadra ha dovuto adeguarsi alle caratteristiche di Dries, encomiabile nello spirito d’adattamento e nell’impatto travolgente che ha avuto poi in tante sfide. Il “giocattolo” è tornato a proporsi come macchina da gol quando finalmente ha ritrovato i costanti inserimenti dei centrocampisti e la continuità della proposta di gioco con la partecipazione corale del gruppo. Si è sbloccato Insigne, l’ago della bilancia dell’equilibrio e della costruzione della manovra offensiva, ha finalmente iniziato a segnare Zielinski e Hamsik sta vedendo la porta come nelle stagioni migliori, basta ricordare che ha superato anche Cavani nella classifica dei marcatori in maglia azzurra. Gabbiadini non è riuscito ad entrare nell’identità tattica solida e definita del Napoli e, nella confusione successiva all’infortunio di Milik, gli azzurri hanno messo in dubbio la qualificazione agli ottavi di Champions League e perso dei punti in campionato, che consentono alla Roma di andare a Capodanno al secondo posto in classifica. continua a pag. 4
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Il bilancio complessivamente è positivo, il Napoli è agli ottavi di Champions, è terzo in classifica con la possibilità di essere superato dal Milan che deve recuperare una partita ed ha la Coppa Italia ancora da disputare. Un gruppo che ha vissuto due “terremoti”, la perdita prima di Higuain e poi di Milik, può salutare con un sorriso il campionato che ritroverà il 7 Gennaio, quando al San Paolo arriverà la Sampdoria. Le mani devono tornare ben fisse sul manubrio perché il Napoli, con il miglior attacco della serie A, a gennaio avrà una risorsa in più per l’attacco ma dovrà, però, fare i conti con due assenze in difesa: quelle di Koulibaly e Ghoulam, che partiranno per la Coppa d’Africa. A rattristare il 2016 del Napoli c’è l’eterno confronto con la Juventus, un accostamento che andrebbe assolutamente ridimensionato in vista del nuovo anno. Sarri, durante Napoli-Torino, dalla panchina ribadiva ai suoi un termine: “Mentalità, mentalità” per evitare le distrazioni, puntualmente verificatesi nella ripresa. La Juventus non diverte, costruisce qualche spunto sporadico dovuto più alle intuizioni dei singoli che ad una proposta di squadra, ma presenta un blocco granitico molto complicato da scalfire e così porta a casa i suoi successi. Usando i riferimenti storici del calcio mondiale, la Juventus assomiglia alla Germania, il Napoli all’Olanda, l’esempio per eccellenza delle realtà che hanno proposto un gioco stupendo senza portare a casa i trofei. A differenza, però, del confronto tra le Nazionali, la differente mentalità di Juventus e Napoli è frutto di un divario societario, che ha trovato sponda anche nell’intervista natalizia del presidente De Laurentiis. La Juventus è costruita economicamente per vincere, il Napoli per ben figurare valorizzando il più possibile un fatturato tre volte inferiore al club bianconero. Agnelli e compagni possono gestire un fatturato di 383,9 milioni, il Napoli 125, un divario
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che si manifesta anche nel monte ingaggi. La Juventus ne spende 145 per il proprio parco giocatori, il Napoli 75. La differenza è presente in tutti i calcoli: 103,1 milioni arrivano nelle casse bianconere attraverso i diritti televisivi mentre il club di De Laurentiis ne percepisce 69,7. Usando il linguaggio automobilistico, nei ricavi da stadio la Juventus “doppia” il Napoli: 51,4 milioni contro 14,1 prodotti al San Paolo. Questo gap si riversa negli investimenti per il settore giovanile, dove la Juventus gestisce una spesa cinque volte superiore: 10 milioni è l’impegno del club bianconero per il vivaio, di circa due milioni quello offerto da De Laurentiis. La campagna trasferimenti di quest’estate certifica l’ampia differenza tra le due realtà: la Juventus, avendo acquistato Pjanic e Higuain, presenta un organico con un valore di mercato di 444 milioni di euro, costruito mantenendo anche un attivo di 1,20 milione di euro. Il valore complessivo della rosa degli azzurri corrisponde, invece, a 319,38 milioni di euro, dato che emerge da un mercato chiuso con un attivo di 20 milioni di euro. Non si può competere con la Juventus con le armi dei bianconeri ma bisogna tenere come punto di riferimento il modello Borussia Dortmund, realtà che per qualche stagione ha spezzato il dominio del Bayern Monaco lavorando sui suoi punti di forza: vivaio, stadio e intuizioni su scouting e mercato. Sullo stadio si muove qualcosa grazie all’impegno dell’amministrazione comunale ma la prospettiva di renderlo un impianto moderno è lontanissima, De Laurentiis dovrebbe stravolgere la sua filosofia in merito al settore giovanile. Un’attenzione maggiore al vivaio non solo a livello economico può creare le basi per il futuro, trovare risorse che, senza mettere mano al bilancio, possono essere utili. Presidente, cosa aspetti? La Campania è il Sudamerica d’Italia, può essere l’arma per far crescere il proprio patrimonio e rendere più forte il Napoli nel confronto con le avversarie.
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ANTONIO BOTTA
Intervista a SALVATORE Esposito, fotoreporter che opera presso varie Agenzie fotografiche
“TUTTA LA NOTIZIA IN UNO SCATTO”
Per quali organi di informazione lavora? Lavoro presso Agenzie fotografiche estere, “catturando” con flash momenti significativi di eventi che accadono in Italia: i circuiti internazionali consentono di diffondere foto in pochissimo tempo in ogni parte del mondo. I fotoreporter sono anche definiti “narratori visivi”: che cosa raccontano le sue immagini? Raccontano in uno scatto un avvenimento, esprimono un’emozione, positiva o negativa che sia; più che le parole, le mie foto, come quelle di ogni photoreporter , descrivono un attimo irripetibile, dando l’idea del senso di tutto ciò che sta accadendo. Bisogna essere, perciò, bravi nel cogliere uno sguardo particolare, un momento peculiare, una situazione che sia in grado di “dire” molto di più di quanto un resoconto scritto sia capace di comunicare. Il più delle volte bastano una foto e una didascalia di pochissime parole per far capire al lettore la portata di un evento, fornendo, quindi, una notizia nella sua essenzialità. Quali elementi della realtà predilige “catturare”, scattando una foto: volti, paesaggi, fatti..? Guardi, la mia professione mi porta a scattare, avendo il compito di documentare ciò che sta succedendo, quegli elementi che al momento ritengo più significativi per rappresentare un determinato evento: volti indubbiamente, se vi leggo la reazione immediata a un avvenimento, ma anche scene corali e paesaggistiche che mostrino ai lettori ciò che le parole dell’articolo solo in parte riescono a comunicare: a un pezzo di cronaca si adatta meglio un’immagine che illustri il resoconto scritto, mentre
in uno spettacolo si ritraggono i personaggi, ora evidenziando l’espressione, ora focalizzando l’ abbigliamento, ora lasciandosi prendere la mano da una posa insolita. E’ legato a qualche foto che custodisce in modo particolare? Mi sovviene una foto scattata nel 2011 nella quale diversi giornalisti si fecero ritrarre bendati per protestare contro la “legge bavaglio”. Di lì a pochi mesi essa vinse il premio Giancarlo Siani. Soprattutto nelle foto di denuncia la gente riesce a cogliere in maniera, appunto, “istantanea”, un dramma, la gravità di un problema, ad esempio una ingiustizia che si consuma ai danni di un
essere umano e/o di un popolo. L’immediatezza di un evento che fornisce una foto scattata al momento opportuno – in ciò si rivela la bravura di un fotoreporter - e che dà contezza di un fatto supera, a mio avviso, qualsiasi resoconto scritto, anche se a produrre un articolo è un consumato cronista alla Montanelli o alla Biagi. Certo, la scrittura è fondamentale, ma per approfondire, per fornire dettagli, per capire le cause di quanto accaduto, ma è l’immagine e l’impatto emotivo che essa suscita a incuriosire e a invogliare a leggere. Come la foto di Aylan, il bambino siriano trovato morto sulla spiaggia, che ha scioccato il mondo intero. E’ così? Indubbiamente! Quella foto sintetizza tutta la tragedia dei migranti, ponendo drammaticamente in primo piano una terribile strage che si consuma nel mare Mediterraneo. Nonostante siano stati scritti fiumi di parole sull’argomento, è stata quella foto, scattata nell’attimo giusto, a scuotere la coscienza di chi, a livello europeo, ben poco ha fatto per regolamentare il flusso di tanti che scappano da situazioni insostenibili di miseria, di distruzione e di morte. Detto questo, occorre, però, stare bene attenti a chi, furbescamente, manipola foto per alterare la realtà riprodotta. Una delle ultime foto che tiene gelosamente conservata e di cui va fiero. Sicuramente quella che ho scattato a Ventotene al Presidente della Repubblica francese Holland, a mezzo busto, standogli molto vicino. Non è da tutti i giorni ritrarre una personalità autorevole a livello internazionale e vederne pubblicata la foto che ho scattato sugli organi di stampa di tutto il mondo.
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6 Alessia Diano
“Crescere insieme”, una mano tesa ai più bisognosi “L’opera umana più bella è di essere utile al prossimo”, sosteneva il saggio Sofocle. Questa massima, così profonda, nel mondo di oggi, proiettato verso l’individualismo e basato, spesso, sull’indifferenza, risulta piuttosto difficile da concretizzare, eppure c’è chi come Rosario Fiorenza, presidente della comunità “Crescere Insieme”, ha fatto tesoro delle parole di Sofocle, rendendole un monito per ogni giorno della sua vita. L’associazione, nata nel febbraio del 1994 come comunità di accoglienza per persone affette da dipendenze di vario genere, ha iniziato le sue attività già nell’ottobre del 1989 come centroascolto presso la Parrocchia Maria SS. del Carmine alle Fontanelle, realizzando azioni di prevenzione nei confronti dei giovani a rischio o già a contatto con le prime esperienze di droga, alcool e criminalità. Nel Centro vengono organizzati laboratori artigianali e diverse altre attività, come il doposcula per i bambini delle famiglie in condizioni di disagio. Grazie alla dedizione dei suoi volontari, la Onlus è diventata un vero e proprio punto di riferimento nel quartiere Sanità di Napoli, abbiamo così chiesto al suo presidente di parlarci dei traguardi raggiunti, di illustrarci meglio le iniziative a disposizione dei suoi ospiti ma anche, purtroppo, di aggiornarci circa i problemi sorti negli ultimi tempi con il Comune di Napoli. Presidente, ci parla di “Crescere insieme”? “Crescere insieme” è nata nel 1994. Inizialmente venivamo ospitati nelle parrocchie, poi nel 1996, quando l’associazione è stata riconosciuta come associazione di volontariato dalla Regione Campania, ci siamo trasferiti
alla Penninata a San Gennaro dei Poveri 41, Napoli, rione Sanità. Negli anni dal 1998 al 2001, il Centro ha partecipato ad una serie di iniziative del Comune di Napoli a sostegno di attività di prevenzione del rischio adolescenziale, denominata progetto “Urban”, attivando e rendendo ancor più funzionali i laboratori già parte integranti delle attività dell’associazione. Nel febbraio 2002, l’associazione è divenuta assegnataria del locale di proprietà del comune di Napoli sito in Piazzetta S. Vincenzo n. 25, Napoli. Nello stesso anno la Comunità ha partecipato alla Fiera del Baratto e dell’Usato – Bidonville -, esponendo manufatti prodotti dai ragazzi nel corso del precedente anno di attività: pastori, presepi, icone sacre, oggetti in pelle e cuoio quali portafogli, cinture e portachiavi artigianali. Tutti prodotti realizzati dai nostri ragazzi per autofinanziarci. Dal 2002 abbiamo inoltre inaugurato la festa della Comunità aperta al quartiere: si organizzano, con cadenza annuale, attività ludico-sportive per minori e adulti del rione, con rinfresco e intrattenimento canoro sempre a cura del Centro “Crescere Insieme”. Nel giugno 2003 l’associazione è stata nominata anche ente capofila per la redazione e lo sviluppo di tutte le fasi del progetto denominato “Avanziamo in rete”: nel progetto sono previsti una serie di interventi riguardanti attività laboratoriali ricreative e di svago attraverso le quali si vogliono contrastare e prevenire condizioni di disagio ed emarginazione sociale. Da gennaio 2004 inoltre l’associazione è divenuta partner del Centro Internazionale Helder Camara,
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nello sviluppo delle fasi del progetto “Cittadini di un unico mondo” Sezione Italia, Napoli. Il progetto, che ha tra i suoi obiettivi la responsabilizzazione e la presa di coscienza di ampie fasce di popolazione considerata a rischio, in particolare i minori e gli adolescenti, è finanziato dalla fondazione Cariplo e si svolge in collaborazione con Comunità operanti in Zambia, Congo, Kenya, Brasile. Presidente, in cosa consiste il percorso di recupero che offrite? Il Centro svolge attività di prima accoglienza e ascolto, offerti soprattutto a quei ragazzi che provengono direttamente dalla strada o da famiglie disgregate con situazioni di esclusione e marginalità psico-sociale. I familiari dei ragazzi vengono posti di fronte alle loro responsabilità, accompagnando i ragazzi nel percorso di recupero e reinserimento sociale. Il programma terapeutico – riabilitativo del nostro Centro si articola in tre fasi: l’accoglienza, il rinforzo, la verifica e reinserimento. La previsione della durata dell’intero programma terapeutico è di 24 mesi circa, ma dipende anche dal singolo individuo ed è pertanto sempre soggettivo. Tutte le fasi e gli obiettivi vengono verificati e valutati attraverso gruppi specifici che si riuniscono con cadenza settimanale e prendono parte a colloqui individuali effettuati dall’équipe terapeutica. Il vostro operato ha grande valore per molte famiglie del rione Sanità, una zona di Napoli particolarmente complessa. Ci parla dei diversi progetti che avete organizzato nel corso degli anni? Da febbraio 2006 l’associazione ha istituito incontri con le persone del quartiere. Vengono organizzati appuntamenti settimanali nei quali
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ascoltando la parola del Vangelo avvisi e ingiunzioni di pagamento, ci si confronta. La Comunità, anche avvisi di sfratto. Noi ci infattii, prima di essere un autofinanziamo e nel corso degli centro di recupero per i giovani anni abbiamo più volte presentato dalle tossicodipendenze è una domanda per ottenere il comodato comunità cristiana. Dal novembre d’uso dell’edificio, ma non ci è 2007 l’associazione ha inoltre mai stato dato. iniziato attività rivolte ai minori Cosa sente di dire ai nostri a rischio del quartiere, fornendo lettori? nelle ore pomeridiane un proprio “Crescere insieme” ha come doposcuola accompagnato da obiettivo il recupero dei attività ludiche volte a creare un giovani dalle dipendenze e punto di riferimento per i bambini dall’isolamento. Ci impegniamo e ragazzi del quartiere Sanità. per dare ai ragazzi una nuova vita Dal novembre 2010 abbiamo e per permettere loro di integrarsi anche avviato il progetto “Ti nella società e avere più coraggio In foto un presepe interamente realizzato Ascolto” , sovvenzionato dalla e fiducia in se stessi. Per gestire dai ragazzi della comunità Regione Campania e che prevede le nostre attività abbiamo però la prosecuzione delle attività bisogno di volontari che ci aiutino. di Centro Ascolto e dei relativi Inoltre siamo sempre alla ricerca siano di grande conforto per molte gruppi di supporto (doposcuola ai persone del quartiere, eppure il vostro di vestiario, detersivi e cibo. Nel nostro minori a rischio, laboratori aggregativi, rapporto con il Comune al momento centro accogliamo chiunque abbia seminari informativi, incontri a tema). non è idilliaco, perché? bisogno di una mano per assistere la Abbiamo inoltre istituito uno sportello L’associazione è purtroppo ultimamente sua crescita personale, non importa se si a disposizione del quartiere su varie in grande difficoltà economiche perché tratta di un tossicodipendente o un senza tematiche. ha grandi debiti verso il comune di fissa dimora. Noi viviamo, per appunto E’ indubbio che le vostre attività Napoli. Il Comune ci ha mandato diversi crescere insieme. Eleonora Belfiore
La musica, un linguaggio universale, capace di trasmettere profonde emozioni
Il Maestro Vincenzo Sorrentino presenta a Casoria “Un miracolo di note”
Grande successo lo scorso mercoledì 21 dicembre nell’incantevole location del Salotto Gelosia di Casoria, per la presentazione di “Un miracolo di note”, l’intensa biografia del Maestro Vincenzo Sorrentino, edita dalla Turisa Editrice. Classe ’82, pianista, compositore, direttore d’orchestra, sin da bambino Vincenzo Sorrentino mostra uno straordinario talento per la musica ed una dote molto rara, l’orecchio assoluto, che gli consente di riprodurre fedelmente ciascun suono. Durante la presentazione sono stati letti alcuni dei passaggi più emblematici di questo libro, interpretati e recitati dalla
bravissima attrice Liliana Palermo. La presentazione è stata impreziosita dalle note del Maestro che, in esclusiva, ha suonato alcuni brani tratti dalla sua ultima fatica, il cd “Flashback”, in allegato al libro e che rappresenta il valore aggiunto ed il dono che il coraggioso team della Turisa, che si muove in un territorio ed in un momento storico decisamente non facile per i prodotti culturali di alta qualità, ha voluto fare a tutti i lettori ed ai sostenitori del Maestro. Il libro è una ricca ed emozionante autobiografia, un’opera suggestiva, dove le pagine ripercorrono le tappe più significative della sua vita personale ed artistica. Dalla scoperta dell’orecchio assoluto alle difficoltà per coronare il sogno di una vita, passando per alcuni episodi “soprannaturali”, vero filo conduttore di questa autobiografia atipica, Sorrentino ci conduce in un viaggio inedito e ricco di interessanti spunti di riflessione. Ad inaugurare il piacevole incontro, il direttore di Casoria Due, Nando Troise, il giornalista Giuseppe De Silva, e il
docente Ludovico Silvestri. Ospite d’eccezione, Andrea Lo Vecchio, celebre compositore, autore televisivo Rai. Presenti inoltre alcuni allievi della Royal Music, accademia che il Maestro Sorrentino porta avanti con tanto entusiasmo e professionalità, i quali, si sono esibiti in canzoni a sorpresa. In chiusura, l’autore ha salutato il pubblico proponendo un brindisi natalizio con un gustoso buffet ed una torta preparati dal proprietario del Salotto Gelosia, Vincenzo Giglio.
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DOMENICO BORRIELLO
Ramaglia: “Riportiamo Casoria alla normalità” Abbiamo incontrato per i lettori di Casoriadue il consigliere comunale di maggioranza Vincenzo Ramaglia. Lei è risultato essere il primo eletto di “A viso aperto”, lista collegata a Pasquale Fuccio alla scorsa tornata elettorale. Come mai ha deciso di entrare a far parte della coalizione che poi ha vinto le elezioni? Ho visto in questa coalizione qualcosa di nuovo e la possibilità di cambiamento in quanto come candidato a Sindaco, per la prima volta, c’era un giovane. Le possibilità di vincere contro l’altra coalizione erano basse, ma questo mi ha spinto ancora di più da questa parte per il mio spirito combattivo e per la coerenza che mi contraddistingue. Quali sono i provvedimenti che ha apprezzato di più in questi primi mesi di amministrazione Fuccio? I provvedimenti che ho più apprezzato e forse sono poco visibili al cittadino comune sono la riduzione dei costi della politica, infatti sia il sindaco che la sua giunta hanno ridotto del 30% le entrate mensili, mentre per i consiglieri comunali abbiamo dimezzato i componenti di ogni commissione. Ho apprezzato l’apertura di un grande polmone di verde pubblico in Via Michelangelo, di cui Casoria aveva un netto bisogno. Un’altra cosa importante è stata la possibilità di concedere ai privati la gestione di spazi di verde pubblico, garantendo così la manutenzione e il decoro urbano senza spese visto che abbiamo trovato un Comune quasi in pre-dissesto finanziario.
Quali sono, invece, le sue proposte per migliorare Casoria? La mia proposta per una Casoria cresciuta male urbanisticamente è quella di creare delle strutture con aree parcheggio e utilizzare le uniche zone rimaste, parlo delle aree dismesse, facendo in modo che vengano utilizzate per la collettività e non per il singolo. Un esempio potrebbe essere quello di creare un polo artigianale che faccia uscire dal sommerso i tanti artigiani che operano sul territorio. Un’altra proposta è quella di migliorare l’andamento della società CasoriaAmbiente al fine di avere una città più pulita riducendo i costi e, principalmente, la garanzia per i lavoratori di lavorare in totale sicurezza, vista le ultime due tragedie successe. Un’altra proposta per i nostri concittadini è quella di poter usufruire del Palazzetto dello Sport rendendolo comunale affinché il cittadino, con un minimo di spesa, possa dedicarsi alle varie discipline sportive. Si apre il 2017, qual è il suo augurio a Casoria e ai suoi cittadini e come si aspetta di trovare la città alla fine di quest’anno Per il 2017 auguro alla mia città di cambiare direzione di marcia e di andare verso quello che per le altre città è la normalità, dall’efficienza dei servizi della macchina comunale alla viabilità, dalla pulizia al decoro urbano. Per la fine di quest’anno mi aspetto il raggiungimento degli obbiettivi proposti nel programma elettorale, se non tutti almeno in gran parte, tutto ciò con la partecipazione e la buona volontà dei Casoriani.
Marica De Martino
“Babbo Natale fa tappa al Centro Gifoa”
“Babbo Natale” è arrivato al centro Gifoa SRL di Casoria regalando un sorriso a tutti coloro che hanno partecipato alla manifestazione organizzata dal Dott. Amoriello Vincenzo, in onore dei bambini. Dietro la manifestazione vi è il desiderio di regalare speranza, gioia e un sorriso ai bambini che combattono giorno dopo giorno con le loro sofferenze. E’ volta a coloro che tutti i giorni affrontano le difficoltà che la vita gli pone superandoli con l’aiuto di chi gli sta accanto. Alle 16 la manifestazione ha avuto inizio insieme ad un corteo di bambini che indossavano un simpatico cappello di Babbo Natale. Avanti procedevano le majorette guidate dal maestro Sorrentino provenienti da Sorrento, dietro procedeva la banda Ass. Musicale Viviani suonando dei gioiosi canti natalizi, al seguito vi era una luminosa slitta con Babbo Natale, ed infine i cittadini casoriani dai più grandi ai più piccoli.
Il percorso effettuato è partito dal centro Gifoa proseguendo per: Via Benedetto Croce, Cupa Casoria, piccolo tratto di via delle Puglie, via Arpino, via Domenico Colasanto, via Benedetto Croce arrivando al “Parco vittime della strage rapido 904” in cui era allestito un grande palco concesso dal Comune per la manifestazione. Hanno concluso la sfilata le danze delle ballerine di Elita Mastronzo, una campionessa italiana, con la sua scuola di danza; il tutto guidato dai vigili di Casoria della sezio-
ne di Arpino che dirigevano il traffico veicolare per la salvaguardia della manifestazione. Durante il percorso della manifestazione il Bar Iorio e la caffetteria Morzillo hanno offerto dei dolci. E’ stata una manifestazione ricca di emozioni dedicata a chi è piccolo e non solo; infatti i bambini, sono loro i veri protagonisti di questa festa che, ogni giorno che passa, conoscono un lato diverso della vita, ed in special modo, coloro che hanno delle difficoltà particolari. Nella città di Casoria non si organizzano mai manifestazioni e sfilate. Il Dott. Amoriello attraverso questa manifestazione, che organizza con il suo centro, fa rendere partecipe tutta la cittadinanza creando ancora di più un clima natalizio, il quale spesso, non si sente. Le manifestazioni sono importanti non solo per festeggiare ricorrenze, ma anche per rendere la cittadinanza attiva nell’aderire a questi eventi facendo svagare anche per un’ora dalla vita quotidiana.
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ALESSIA MANCO
Nuovi traguardi per il karateka casoriano Luca Maresca
Luca Maresca, karateka casoriano nato nel dojo della Wellness Zone, allenato dal Maestro Mario Cicchella e oggi atleta di spicco del gruppo sportivo delle Fiamme Oro, continua a riscuotere successi. Luca, classe ’93, infatti, è stato premiato con la Medaglia d’Argento al Valore Atletico, assegnatagli dalla Giunta Nazionale del Coni per i risultati ottenuti nell’anno 2015. Per il nostro beniamino quello è stato un anno ricco di soddisfazioni: a Marzo 2015 si laureò Campione Europeo Senior nella categoria 60 kg e nel successivo Giugno si qualificò secondo alle prime Olimpiadi Europee a Baku. La cerimonia di premiazione si è svolta il 16 Dicembre nella bellissima location della Sala Scarlatti del Conservatorio di San Pietro a Maiella. Ma le sorprese non finiscono qui. Questo campionissimo del karate campano, componente stabile della Nazionale
Italiana, è stato convocato per i World Games, una competizione in cui si affrontano solo otto degli atleti più forti del panorama mondiale per ciascuna categoria. Gli atleti sono stati selezionati dalla WKF, la World Karate Federation, e si affronteranno in un torneo spettaco-
lare il 25 e il 26 Luglio 2017 a Breslavia, in Polonia. Abbiamo chiesto a Luca cosa pensasse di questi due eventi felici e lui ci ha risposto così: “Una premiazione è sempre una bella cosa. Non faccio sacrifici per ricevere riconoscimenti, ma sentirsi apprezzati dà una marcia in più e sprona a fare sempre meglio. La convocazione ai World Games, poi, è stata una soddisfazione enorme. Mi sono qualificato quinto ai Campionati del Mondo di Ottobre 2016 e ho ancora l’amaro in bocca per la medaglia mancata. Per me questa convocazione, al di là del prestigio della competizione, rappresenta un’occasione di riscatto e ce la metterò tutta per riuscire nell’impresa in cui ho fallito ad Ottobre!” Sotto con gli allenamenti, dunque! In bocca al lupo a Luca Maresca. Noi continueremo a seguirlo! Ad maiora
GIUSEPPE NAPPA
La sceneggiata, omaggio al Re Mario Merola, va in scena “Zappatore” con Francesco Merola
Zappatore sceneggiata in tre atti e quattro quadri di Enzo Vitale tratta dalla canzone omonima di Libero Bovio e Ferdinando Albano in omaggio al Re Mario Merola nel decennale della sua scomparsa. Una produzione del teatro Trianon Viviani, dopo il fermo durato due anni e mezzo, di qui la scelta del direttore artistico del teatro Nino D’Angelo del titolo più significativo della carriera teatrale e cinematografica del Re del melodramma napoletano Mario Merola. A vestire i panni di Zi ‘ Francisco, ‘o
zappatore è Francesco Merola. Con la partecipazione straordinaria di Gianni Fiorellino che interpreta Mario, il figlio avvocato. La coppia comica di Stella e Fasulillo è interpretata rispettivamente da Gina Perna e Massimo Salvetti. Con loro in scena Rossella Amato, Antoine, Rosella De Blasi, Tiziana De Giacomo, Marianna Liguori, Diego Macario, Gennaro Monti, Valentina Nicolella, Lina Santoro. Gli arrangiamenti sono curati dal maestro Vincenzo Campagnoli, i costumi di Mariagrazia Nicotra. I movimenti coreografici sono curati da Enzo Castaldo. Luci di Gianluca Sacco e audio di Daniele Chessa. Musica eseguita dal vivo da Gennaro Carbone al pianoforte e alla direzione musicale, batteria Alfonso Pone, chitarra Emanuele La Rosa e Pietropaolo Veltre al basso. Nella conferenza stampa tenutasi il 28 dicembre nel foyer del teatro Trianon Francesco Merola ha preannunciato che reciterà con il mantello originale usato dallo stesso padre.
Sarà sicuramente un’emozione indescrivibile per tutte quelle persone che hanno sempre amato Mario Merola. Dal 4 gennaio non si può non partecipare alla festa di colui che ha portato Zappatore in tutto il mondo, interpretato dal suo erede, suo figlio Francesco Merola.
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Massimo Masiello, una vita per l’arte dalla Galleria Umberto I a Viviani: bravura e cultura Un poco agorà e un poco collocamento per la gente dello spettacolo, un tempo, la Galleria Umberto I a via Roma, c’erano cantanti, attori, ballerini, musicisti, impresari: insomma di tutto e di più. C’eri anche tu, Massimo Masiello? “Ho proprio cominciato da lì, dalla Galleria: ero giovanissimo ed ho conosciuto,con alcuni anche lavorato, dei mostri sacri della canzone napoletana come Sergio Bruni, Roberto Murolo e Antonio Buonomo. In quel periodo facevo serate o cerimonie ed ero solo cantante, è stato il mio viatico nel mondo artistico”. Poi hai cambiato pelle. “In un certo senso ma sempre nell’ambito artistico, ovviamente. Il ruolo di puro e semplice cantante mi stava stretto, cantare è una delle sfaccettature di un artista che deve saper anche ballare, recitare, insomma essere uno showman. Per farlo, siamo nell’89-90, mi iscrissi all’ Accademia del Teatro del Diana diretta da Guglielmo Guidi, l’alternativa all’epoca poteva essere l’Accademia Suso Cecchi D’Amico ma avrei dovuto spostarmi a Roma” L’Accademia ti ha spianato la strada verso i grandi nomi del teatro. Con chi hai lavorato? “Forse farei prima a dirti con chi non ho lavorato, non con Eduardo ma con suo figlio Luca, poi Angela Luce, Nuccia Fumo, Mariano Rigillo, Piera Degli Esposti, Alfonso Guadagni e tanti tanti altri” Qualcuno ha inciso più degli al-
tri nella tua crescita professionale. “Direi certamente Nello Mascia e il grandissimo Achille Milo” Ti manca, per esempio, uno come Armando Pugliese. “Con lui il mio percorso professionale si è solo sfiorato. Nel 1997 mi fece un provino per una messa in scena di “Masaniello” al Mercadante e fui scelto subito, tanto che facemmo una prima lettura del copione a Villa Campolieto, prima della seconda lettura mi telefono Eddy Monetti che mi propose di partecipare a Sanremo Giovani, dissi a Pugliese dell’impossibilità di fare il “Masaniello” e da allora non mi ha più chiamato”. Un altro che hai solo incrociato è stato Antonio Sorrentino morto prematuramente nel 1998 quando aveva solo 38 anni, aveva lavorato con Roberto de Simone ed era stato prodotto da Pupella Maggio. “Grandissimo personaggio Antonio Sorrentino, lo sostituii proprio per l’ultimo spettacolo che avrebbe dovuto fare quando si sentì male; conservo ancora il telegramma che mi mandò ed è un bel-
lissimo ricordo” Poi, però, lo hai ricordato anche in un bellissimo spettacolo a lui dedicato. “Sì, lo spettacolo di prosa e musica “Io vivo dove c’è il mare”, prende il titolo da una sua canzone ed è stato scritto da Gaetano Liguori e Massimo Abate, con me Francesca Marini. Una produzione del Teatro Totò di grandissimo successo in ricordo di un cantante e attore, un grandissimo artista” Anche tu sei un artista completo: ti senti più attore, cantante, ballerino o fantasista? “Tutte queste cose, il ruolo di cantante e attore e ballerino e altri in un artista sono inscindibili. Pensa ai grandi artisti dei music hall americani, grandissime produzioni, lì vedi il grande artista nel suo insieme e basta, così secondo me deve essere e così mi piace essere. In un vero artista poi conta molto la presenza scenica, anche il silenzio ha un grande rilievo in certi contesti” Una carenza nel campo teatrale. “Ci sono tanti personaggi improvvisati, manca un albo degli attori e capita anche di doverti confrontare con personaggi che con l’arte nulla hanno a che vedere, molto spesso basta la partecipazione a una fiction o, comunque, ad uno spettacolo televisivo e diventi un personaggio al di là del tuo valore artistico e di una carriera lunga e difficile. Devo dirti, però, che non sono arrabbiato, me ne faccio una ragione” Tempi difficili ovunque per un artista ma a Napoli un poco di più.
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“Da noi manca l’esportazione dello spettacolo, molto spesso il giro dello spettacolo si riduce ad una tournee dei teatri cittadini e qualche paese dell’hinterland, è anche difficile rientrare dei costi così” Fammi un esempio. “Certamente. Uno spettacolo meraviglioso, “Gli amici se ne vanno”, scritto da Gianmarco Cesario e Antonio Mocciola sulla vita e le canzoni di Umberto Bindi e da me interpretato al San Carluccio, ha avuto delle recensioni bellissime dalla critica ed è piaciuto enormemente al pubblico, poi però oltre il San Carluccio abbiamo fatto cinque o sei piazze, al successo artistico non c’è stato il riscontro commerciale” Questo cosa comporta. “Almeno per me che devo mettere in scena un dodici spettacolo all’anno, invece di due o tre e questo comporta un lavoro enorme e un impegno giornaliero”. Come vedi il futuro del teatro? “Lo vedo come un’evoluzione verso il teatro con la T, più che il cabaret o altre forme di spettacolo con poca cultura, la gente deve leggere, deve riflettere”
che una sera c’era in sala il fratello dottor Paolo che a fine spettacolo mi disse: a vederti ho provato un’emozione che non puoi nemmeno immaginare” Raffaele Viviani è un autore che interpreti spesso. “Viviani è un grande amore, è un fatto istintivo il mio, di pancia più che di cuore, quando lo recito tiro fuori l’anima, le sue espressioni sono spesso crudi ma reali e riflettono il popolo”. Come ti vedi oggi? “Sono conosciuto ma manca ancora quella popolarità che può darti una fiction o un ruolo di forte impatto per il pubblico, però lavoro sempre, e ne sono contento,facendo un teatro di cultura e di impegno” Anche il tuo prossimo spettacolo è di forte impatto sociale e culturale. “Certamente il prossimo 5 gennaio sarò in scena, con Lalla Esposito, al Teatro Bolivar con lo spettacolo “Sfogliatelle e altre storie d’amore” nell’ambito della Rassegna teatrale “Notti Rosa” per contribuire alla lotta contro la violenza sulle donne”.
Tipo lo spettacolo cui partecipi attualmente al Teatro Diana? “Certamente, in mattinata per le Scuole, in “Ladri di sogni” di Peppe Celentano, è la storia di Giancarlo Siani ed io interpreto il ruolo del giornalista, tra l’altro ho l’onore di recitare con un mostro sacro del teatro come Antonio Casagrande. Uno spettacolo impegnato che riscuote un grande successo da anni” Tra l’altro mi pare che tu abbia anche una certa somiglianza fisica con Giancarlo Siani. “E’ vero anche perché ho fatto un taglio di capelli come era il suo ed ho indossato un paio di occhiali uguali. Pensa
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Rettifica intervista Casoriadue del 25/12/2016 - PAG. 8 1. In merito alla mia dichiarazione su Facebook “Casoria è governata da un gruppo di ragazzetti incompetenti” ci terrei a precisare che tale dichiarazione è frutto di un post su Facebook, uno sfogo che si palesò subito dopo aver appreso di un incidente con una luminaria avvenuto in Via Indipendenza (fortunatamente senza conseguenze per le persone). FB consente di comunicare in maniera immediata anche per denunciare accadimenti poco piacevoli, difatti erano giorni che chiedevo delucidazioni in merito alla comparsa di luminarie in varie vie di Casoria. La mia preoccupazione , è relativa proprio ai vari problemi sicurezza , mancato rispetto delle procedure da adottare per legge nel montaggio di questi impianti, non si esagera mai quando ci si preoccupa dell’incolumità dei cittadini. 2. Sulle luminarie può dirci qualcosa in più? Sulle luminarie, sono giorni che cerco di vederci chiaro, dalla comparsa di alcuni manifesti che recavano il sigillo comunale, facendo intendere che le varie attività fossero patrocinate dal Comune di Casoria ed autofinanziate da privati. Da un mio controllo alla data del 13 Dicembre 2016, giorno in cui furono montati questi impianti, non esisteva alcuna delibera di patrocinio (solo il giorno 23 Dicembre, abbiamo appreso di una delibera postuma al montaggio, recante la data del 15/12/2016). In merito a questa faccenda chiesi pubblicamente su FB all’assessore al Commercio Antonio Ricciardi spiegazioni, quest’ultimo mi rassicurò sostenendo che le autorizzazioni fossero “ok”. Dopo qualche giorno l’incidente e si scopre che non vi era alcuna autorizzazione scritta per il montaggio delle Luminarie ne tantomeno la ditta aveva provveduto a comunicare alcunché all’ente, il tutto era frutto di accordo verbale, così come dichiarato dal titolare della ditta che aveva provveduto al montaggio. Penso che procedure così poco trasparenti meritino attenzione, specialmente perché veniamo da tragiche esperienze per le quali due dipendenti del Comune di Casoria (Casoria Ambiente) hanno perso la vita, proprio per il mancato rispetto di tutte le procedure di sicurezza del caso, insomma l’eccesso di zelo non è mai troppo. 3. Di cosa ha bisogno Casoria? Casoria ha bisogno di attenzione , di ascolto e quando parlo di ascolto mi riferisco ai problemi reali e tangibili dei cittadini. Applicare una vera spending review, non tagliando i costi della democrazia ma agendo direttamente sui vari settori dell’apparato comunale. Il cambiamento comincia dalle piccole cose, dal cambio di mentalità, dalla trasparenza, dallo snellimento delle pratiche burocratiche, alla digitalizzazione degli archivi, al pensare che si debba prima operare per il benessere dei cittadini e dei loro bisogni più immediati , rispetto ad azioni di facciata che tendono solo a nascondere i reali problemi. Riqualificazione del territorio, verde pubblico, zone vivibili, sicurezza, politiche giovanili, attenzione alle start up. Se i metodi sono sempre gli stessi, non ci sarà mai un reale cambiamento. Elena Vignati
DOMENICA 01 GENNAIO 2017 CARMEN PALUMBO
INTERVISTA AL GIORNALISTA DEL MATTINO ETTORE MAUTONE Questa settimana abbiamo intervistato il giornalista del Mattino Ettore Mautone, che da anni si occupa con molto successo di inchieste sanitarie, dando spazio a questo settore soffocato da tantissimi problemi. Dott. Mautone quanto e’ stato difficile affermarsi come giornalista nel nostro panorama campano? Senza dubbio è stato molto difficile. E non è certo finita. Oggi per un giornalista è complicatissimo vivere del suo mestiere. Con internet le notizie sono disponibili sempre e ovunque. E le piattaforme social hanno sostituito gran parte delle funzioni informative e interattive. Resta il giornalismo d’inchiesta, la specializzazione, che creano valore e consentono di continuare ad alimentare un settore in gravissima crisi come la carta stampata che deve reinventarsi un ruolo e ricollocarsi all’interno di un contesto fortemente multimediale. Certamente aiuta la lunga gavetta maturata sia in piccoli giornali, sia in grandi realtà editoriali come il Sole 24 ore che hanno affinato lo spirito di sacrificio e la voglia di approfondire e leggere “le carte” prima di scrivere. Lo status di precario, poi, per chi continua a fare questo mestiere, è diventato una condizione con cui convivere con grande dispendio di energie che può essere sostenuto solo da una grande passione e spirito di sacrificio. Sappiamo che lei si occupa prevalentemente delle inchieste sanitarie, è stata una sua scelta quella di seguire questo indirizzo di scrittura? E che tipo d’interesse nutre verso l’ambito sanitario? Contrariamente a quello che si crede la sanità è un settore molto complesso, specialistico e contiguo all’economia più che alla cronaca. Me ne sono sempre occupato e dunque ho maturato una particolare competenza in questo settore. Che ovviamente è un valore. La specializzazione è una chiave per essere competitivi sul mercato del lavoro. Cosa potrebbe consigliare ai giovani d’oggi che sognano di diventare dei giornalisti? Di fare questo lavoro solo se c’è grande passione e disposizione al sacrificio. E di diventare esperti di qualcosa studiando. Senza aspettarsi niente e con la consapevolezza che viene meglio se il giornalismo lo si prende come un hobby, avendo sempre un piano B per un lavoro vero. Poi magari diventa invece l’occupazione principale e il professionista è colui che riesce a vivere di questo lavoro non chi ha un tesserino professionale. E’ il giornalismo che ci sceglie e non viceversa.
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Raffaella Battinelli
Musical su Napoli: ‘Nu mantello ‘e poesia!
Mercoledì 4 gennaio ore 20:30 il Teatro Italia di Acerra, in via Castaldi 17, ospiterà l’affezionato “popolo degli spettacoli” di Paolo Belardo. L’attore e regista, nonché fondatore della Compagnia Sorrisiteatrali, ha cucito un mantello di poesia, un progetto che nasce dal cuore e presentato col cuore. Un musical sulla città di Napoli che vedrà sotto i riflettori un Pulcinella e un neomelodico confrontarsi e sfidarsi a suon di musica. Una Napoli di ieri e una Napoli più sfrontata e odierna. Giudice di gara sarà una madre, mamma Napoli, che terza e imparziale guiderà i suoi due figli avvolgendoli col suo mantello fatto d’amore e poesia. Una battaglia musicale, linguistica e culturale che ripercorrerà i più grandi volti partenopei, passando da Caruso a Totò, incontrando Pino Daniele, Massimo Troisi e Mario Merola. L’animo popolare resusciterà a suon di pizzica e tammorra con celebri brani come la Tammurriata nera e la La rumba degli scugnizzi ma non solo. Gli attori che animeranno questa storia sono giovanissimi d’età compresa tra i 18 ai
22 anni. Eccoli nella composizione artistica del cast: Angelantonio Aversana, Giuseppe Laino, Sara De Benedetta, Giovanni Botta, Valentina Aliberti, Maria Riccio, Martina Barone, Peppe Morra, Ketty Spatera, Chiara Uccello, Luigi Caprio, Fabio Viglione, Giuliano Angelini, Roberta De Falco, Cinzia Celardo, Antonella Vollaro, Alessia Ciullo e Manuela Viscovo. Lo spettacolo, scritto e diretto da Paolo Belardo, sarà presentato da Roberta Russo. Indispensabile anche
BIOLOGIA DELLA NUTRIZIONE
lo staff tecnico così articolato: Maggie Marotta e Roby Belardo(coreografia); Danilo De Simone e Giuseppe Laino (ass. dialoghi e resp. Marketing); Paola D’Eramo (costumista); Erasmo Vacchio, Danilo Belardo, Michele Merola, Giuseppe Petrone, Andrea Martinelli (assistenti palco e sala); Alv Service, Bruno Addezio, Rocco Merola (audio, luci, video, foto); Luisa Petrone (direttrice di palco); Sacs Scenografie, Gabriele Izzo (scenografia e aiuto regia).
A cura della Dott.ssa Flavia Altieri, Biologo Nutrizionista
Raffreddore e mal di gola. Un valido aiuto può venire dal The! Ad accompagnare le feste, tra amici e relax, non possono mancare i tipici mali di stagione come mal di gola, tosse e raffreddore. Forse non tutti sanno però che questi disturbi si possono affrontare meglio con l’aiuto di una buona tazza di the caldo. Ve ne sono di tutti i tipi e per tutti i gusti e grazie alle sue dimostrate proprietà, dovute alla ricchezza in sostanze antiossidanti, il the può contrastare gli effetti negativi dei radicali liberi, grazie al suo contenuto di polifenoli, in particolare le catechine, composti appartenenti alla classe dei flavonoidi. Il tè ha fatto parte della farmacopea della medicina cinese per migliaia di anni e, negli ultimi tempi, anche l’Occidente ne ha accettato a tutti gli effetti le proprietà medicinali. Non è un caso che in Cina sia molto diffuso un detto popolare relativo ad una specifica varietà di the bianco, lo Yin Zhen, che dice: “dopo 3 anni il tè è un tesoro, dopo 7 una medicina”. Lo Yin zhen raro tè della regione cinese di Fu Ding (provincia di Fujian), si distingue per la sua freschezza e la sua delicatezza, ma soprattutto per la sua ricchezza di polifenoli,
superiore rispetto alle altre tipologie di tè. “Tutti i tè, infatti, contengono polifenoli, ma a seconda della lavorazione possono essere più o meno preservati, cosa che accade nello specifico per il the verde, più’ diffuso, e per il the bianco consigliati in molti casi anche come antidoto contro il raffreddore”, spiegano dalla storica azienda francese Dammann Il the contribuisce a dare un aiuto alla circolazione del sangue e al buon funzionamento del sistema immunitario. C’è anche chi attribuisce al the la capacità di accelerare il metabolismo, prevenire la carie e le malattie dentali, difendere la pelle dalle radiazioni solari e
rallentarne l’invecchiamento. E ancora, il the può aiutare a prevenire i dolori agli arti e alle articolazioni, a stimolare la diuresi e a velocizzare il processo di eliminazione dell’alcol dal corpo. Può aiutare gli occhi aumentando l’acuità visiva e l’idratazione della cornea. Molti lo bevono a fine pasto per favorire la digestione. Infine, ma non per ultimo, la sua azione energizzante sembra stimolare la mente ed il pensiero. Per questo se ne consiglia una o due tazze al giorno preferibilmente senza zucchero. Il tè contiene caffeina (stimolante del sistema nervoso centrale), le catechine (antiossidanti presente soprattutto nel the verde e in quello bianco) teobromina e teofillina (due alcaloidi stimolanti). Gli effetti della bevanda dipendono dal tipo di tè e dalle modalità di infusione (temperatura e durata). Un’infusione breve (circa 2 minuti) estrae dalle foglie di tè soprattutto caffeina ed ha proprietà stimolanti. Un’infusione più lunga (3-5 minuti) estrae anche acido tannico, che disattiva la caffeina perché si combina con essa, attenuando l’effetto stimolante (L’acido tannico inoltre rende amaro il sapore del tè)
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Bluetooth
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DOMENICA 01 GENNAIO 2017 EMILIA SENSALE
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PRANZI DI NATALE SOLIDALI 2016
La città della sirena Partenope anche per l’anno 2016 ha proposto i pranzi destinati ai più bisognosi, firmando ancora una volta un Natale di totale solidarietà. Dopotutto, “Napoli è una città solidale che vuole eliminare le distanze tra i più bisognosi e chi ha situazioni economiche e sociali diverse”, come ha affermato il Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, intervenendo al pranzo del giorno 24 celebrato presso la Galleria Principe Umberto di Napoli, per l’occasione mostratasi senza impalcature e rinnovata. Centinaia di persone, molti dei quali anziani e migranti, si sono sedute alle lunghe tavole disposte lungo la galleria, a pochi passi dal Museo Archeologico Nazionale. Il pranzo in realtà rischiava di essere annullato per assenza di fondi, ma il Comune ed altre associazioni assieme ad imprenditori locali non sono state sorde all’appello, è stata raccolta la cifra sufficiente e i bisognosi hanno potuto gustare il menu che prevedeva tra le varie cose mozzarella come antipasto, le pennette ‘Re Ferdinando’, fritturina di calamari e gamberi e rollè di tacchino, oltre al vino e ai dolci sul finale, in un’atmosfera allegra fatta di musiche e canti. Il pranzo ai bisognosi nei giorni dedicati alle celebrazioni del Natale “è più del semplice gesto del piatto dato per mangiare, significa donare un sorriso, un po’ di fiducia sul futuro, un po’
di serenità oltre all’aiuto concreto”. Parola dell’Arcivescovo di Napoli, il Cardinale Crescenzio Sepe, nel descrivere l’annuale appuntamento con il pranzo di Natale fortemente voluto e promosso dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla stessa Curia partenopea. Un incontro di solidarietà che è stato celebrato anche quest’anno, per l’esattezza nella mattinata del giorno 25 presso la Chiesa di SS Severino e Sossio. Decine di volontari hanno servito a tavola centinaia di bisognosi e per l’occasione il menu comprendeva come antipasto pizza di scarole e mozzarella, insalata di rinforzo, pasta al forno, sformato di manzo con patate glassate, frutta secca e frutta fresca per finire poi con panettone, pandoro e spumante. L’Arcivescovo si è seduto assieme ai più bisognosi per mangiare con loro ed è rimasto fino alla fine del pranzo, presiedendo la cerimonia della distribuzione ai presenti di numerosi regali, come è di tradizione alla conclusione di ogni pranzo natalizio voluto dalla Comunità. Particolarmente commoventi le parole dei giovani volontari, per i quali “è bello prodigarsi per chi ha bisogno, al contrario sono proprio i più deboli a dare qualcosa ai volontari con la loro presenza”. Perché aiutare e aiutarsi è importante e dà molto a chi riceve ma anche a chi dà.
COMUNICATO STAMPA
Diciottenne morto per sospetta meningite “Non si riesce a capire per quale motivo si continui a sottovalutare il rischio che la meningite faccia vittime in Campania e non si affronti la questione così come stiamo chiedendo da mesi visti i tanti casi registrati in Italia e anche nella nostra regione”. Lo ha detto il presidente del gruppo consiliare Campania libera, Psi e Davvero Verdi, Francesco Emilio Borrelli, componente della Commissione sanità, per il quale “se fosse accertato che è stata la meningite la causa della morte del diciottenne, arrivato in fin di vita nel pronto soccorso di Castellammare di Stabia, chiuso per accertamenti, bisognerebbe preoccuparsi sul serio visto che pochi giorni fa, sempre a Castellammare,
c’era stato il ricovero di un bimbo di 18 mesi e qualche mese fa una donna e un medico erano stati ricoverati con i sintomi della meningite”. “Abbiamo chiesto e continuiamo a chiedere al Presidente della Commissione sanità di convocare, con la massima urgenza, una riunione monotematica per discutere con tutti i responsabili di Asl e Aziende ospedaliere della questione per capire se siamo pronti a sostenere un’eventuale epidemia e, soprattutto, se è necessario prevedere una campagna di vaccinazione di massa” ha concluso Borrelli per il quale “non bisogna creare allarmismi, ma non si può neanche sottovalutare il problema e il rischio legato a una malattia gravissima e pericolosissima come la meningite”.
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18 SALVATORE GIACOMETTI
Relazione all’Assemblea dei soci AIAS Casoria — 22 dicembre 2016 —
A novembre 2016 è scaduto il mandato triennale dei direttivo in carica e bisogna provvedere ad eleggere i nuovi dirigenti della Sezione AIAS Casoria per il prossimo triennio. Per l’età da me raggiunta e per l’impegno mio trentennale speravo che si facessero avanti energie fresche; per stimolare questo avvicendamento, abbiamo adeguato il nostro statuto a quello dell’AIAS Nazionale dando la possibilità ai nuovi dirigenti di poter vedere il proprio impegno gratificato, oltre che dal prestigio, anche da un possibile rimborso economico. Ho fatto tutto il possibile per poter creare una nuova classe dirigente, ma devo fare autocritica per non esserci riuscito. Nella società moderna c’è tanta voglia di guadagnare, ma pochissima voglia di assumersi le responsabilità. Questa considerazione mi porta alla necessità di ricandidarmi alla guida dell’AIAS Casoria per un nuovo mandato triennale mi obbliga dal fatto che non si possono mandare alle ortiche trenta anni di lavoro e tradire l’impegno morale e il rispetto che si deve ad un gruppo di disabili, compreso mia figlia, che hanno nell’AIAS un vero punto di riferimento ed il loro momento di socialità e di aggregazione. Non è possibile lasciare adesso l’AIAS Casoria per i debiti esistenti ancora con Equitalia che ci portano a pagare, solo per questo, oltre tremila Euro al mese, per molti altri anni, causato all’irresponsabile lavoro di un giovane commercialista del quale ci siamo fidati per circa dieci anni. E comunque, grazie al Governo Renzi e la sua rottamazione delle cartelle e la rottamazione della stessa Equitalia con la legge n. 275 del 2016 pubblicata sulla G.U. n.282 del 2 dicembre 2016 ci sarà la possibilità di chiudere la vicenda in due anni 2017-2018 con l’introduzione
di una serie di novità circa la definizione agevolata dei ruoli citati nella circolare del 6 dicembre 2016. Nonostante la stanchezza e la voglia di lasciare, il motivo Equitalia insieme ai giovani disabili che hanno ancora aspettative, mi hanno spinto ad andare avanti e assumermi la responsabilità dell’AIAS Casoria per un altro triennio. Mi auguro e auguro ai soci di trovare il mio successore, altrimenti mio malgrado, credo che diventerà indispensabile procedere alla vanificazione di trenta anni di lavoro. L’anno appena trascorso è stato quello che maggiormente ci ha reso visibile sul territorio, nonostante i molti anni di lavoro che ci hanno fatto diventare una “istituzione” sul territorio. Dobbiamo essere grati al Comune di Pozzuoli ed a tutta l’area flegrea che per circa venti anni ha apprezzato il nostro lavoro su quel territorio e ci ha dato la possibilità economica di sostenerci; E nonostante l’assenza di una convenzione fissa, ma con servizi periodici, la possibilità di lavoro quasi continuo e sempre apprezzato e mi piace dirlo, soprattutto senza interferenze dei politici, amministratori locali. I giovani disabili del Centro Sociale Polifunzionale di Casoria, dopo molti anni di autofinanziamento da parte dell’AIAS, da tre anni il Comune di Casoria e l’Ambito Territoriale N18, con la legge 328/2000 hanno finalmente riconosciuto questa realtà e questa necessità, e anche se in maniera precaria danno il contributo economico necessario. Abbiamo una struttura valida per questo momento di aggregazione dei disabili che secondo il programma voleva essere una casa famiglia. In realtà doveva essere per loro e lo è, non con i servizi che si devono offrire come casa famiglia, ma quello di un Centro Sociale Po-
lifunzionale, per cui senza illuderci più, dobbiamo lavorare a renderlo quanto più completo ed efficiente ai aspettative che questi giovani chiedono insieme ai loro familiari. È importante comunicare ai soci che durante l’anno 2016 e precisamente in data 14 gennaio e 21 gennaio per le solite emergenze economiche, nella mia qualità di Responsabile Legale, ho provveduto a fare due bonifici per anticipazione il primo di € 10.000,00 e il secondo di € 20.000,00 e con l’incasso di alcuni crediti € 30.000,00 sono rientrati al mittente, eliminando i debiti dell’anno 2016 con bonifico effettuato il 16/12/2016. Pertanto altri debiti e crediti per anticipazione sono rientrati come dal bilancio dell’anno precedente. È opportuno comunicare ai soci che per continuare a porci sul mercato del lavoro, che è l’unica possibilità di sostenere economicamente le nostre attività, oltre a continuare, a rinnovare la certificazione di qualità del sistema di gestione UNI EN ISO 9001:2008 con ANCCP Certification Agency; L’AIAS Casoria è iscritta nell’albo dei fornitori accreditati all’ASMEL Soc. Cons. A.r.l. e alla CONSIP MEPA per bandi di servizi sociali sul mercato elettronico della Pubblica Amministrazione. Nel chiudere la relazione, si informa i presenti che questo gruppo che si propone e si candida o meglio si ripropone alla dirigenza della sezione AIAS Casoria, confida nella speranza che al prossimo rinnovo degli organi sociali si abbia un completo rinnovamento, ma al momento si rende disponibile ancora una volta, chiedendo la fiducia con il voto e un vostro morale e soprattutto materiale affiancameto nel lavoro che ci aspetta per il nuovo mandato triennale. Per l’occasione, si porgono i più sinceri Auguri a tutti i soci per un Buon Natale ed un Felice anno 2017.
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PAOLA CONSOLETTI
CASORIA CALCIO E…..RINASCITA
L’Associazione Calcio Casoria è la società calcistica rappresentativa della città di Casoria (Napoli). Attualmente milita in Promozione Campania con la denominazione di Associazione Sportiva Dilettantistica Casoria Calcio 1979. La Società, fondata nel 1979, interruppe le sue attività nel 1993 riprese poi a seguito della rifondazione nel 2014. Dalla stagione 1992/1993 la città di Casoria, non era rappresentata da nessuna squadra di calcio, iscritta ad un campionato federale. Il Casoria Calcio 1979 ha così spezzato un vuoto ventennale, iscrivendosi al campionato regionale di Prima Categoria 2014/2015. In questa prima stagione, il Casoria si è classificato al quinto posto del Girone C di prima Categoria Campana, e dopo un avvio difficile, i viola hanno realizzato una straordinaria rimonta ed hanno chiuso il Campionato in maniera davvero egregia. La prima stagione dunque è servita per fare esperienza, una forma di allenamento, di prova e confronto con le altre squadre già presenti da tempo nel Campionato. In questo modo, la stagione successiva 2015/2016, il Casoria Calcio, con il Mister Vincenzo La Manna e Carlo Cristarelli, in qualità di Direttore Generale, ha conseguito la Promozione. A 23 anni dall’ultimo Campionato disputato nell’impianto cittadino, il Casoria, nel Novembre del 2015, torna a disputare le
partite casalinghe allo stadio comunale “San Mauro,” ristrutturato dopo quindici anni di inagibilità, con una capienza totale dell’impianto di circa 1300 posti. La Società guidata da Giovanni Palmentieri, Raffaele Nocera, Fabio Cristarelli e Carlo Cristarelli, mette a disposizione dei tifosi viola un nuovo, importante canale di comunicazione, un’area di comunicazione diretta dal Responsabile Carlo Cristarelli, il quale è anche Direttore Generale. Il sito web del Casoria Calcio, è sviluppato in maniera semplice, per garantire la massima accessibilità e immediatezza nella consultazione. Ci sono sezioni informative sulla società, sulla squadra e sul Campionato in generale. Grazie all’impegno dell’Ufficio Stampa della società, c’è una vasta visibilità sui media, dai quotidiani ai siti specializzati, oltre alla campagna comunicativa attraverso, manifesti e locandine che vengono utilizzate per tutte le gare di Campionato del Casoria. Il Casoria Calcio, nella sua quindicesima giornata del Campionato di Promozione (girone A), chiude il 2016 aggiudicandosi il titolo di Campione d’Inverno, e una classifica che vede la squadra al primo posto con ben 32 punti. I ragazzi del Casoria Calcio regalano così ai loro tifosi, la vittoria nell’ultima gara, una gara colorata da forti tinte viola, proprio come i colori delle loro amate maglie.
EMILIANA SENSALE
Intervista a Mimmo Falco, un giornalista che tutela la libertà e la verità
C’è solo da imparare da chi sta più in alto, in merito a gerarchie che sono valide per una questione di ruoli ma che si annullano quando i cuori si avvicinano in un bel raccontarsi. Specialmente se si ha a che fare con una persona gioviale come Mimmo Falco, Vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania. Cosa significa per te la parola ‘giornalismo’? “Un simbolo di libertà. Essere giornalisti significa tutelare la libertà e la verità: una definizione sintetica che dice tutto”, Secondo te oggi cosa minaccia la libertà del cronista, cosa non permette al giornalista di lavorare per la verità? “La libertà viene minacciata dai poteri occulti, dai poteri forti, da una politica che non è attenta ai problemi delle persone e che in qualche modo vorrebbe condizionare
anche l’informazione. Basta vedere quello che sta accadendo in Turchia”. Spesso tra noi colleghi ci sono invidie e cattiverie, secondo te potrebbe essere utile una collaborazione tra noi colleghi per poter affrontare un periodo critico per la categoria? “È fondamentale fare squadra, fare rete, per avere anche la possibilità di avere una forza contrattuale diversa da quella che abbiamo attualmente. In Mezzogiorno c’è una grande difficoltà: manca un’editoria attenta, che voglia in qualche modo dare la possibilità ai colleghi di lavorare in questa terra. Purtroppo non ci sono più editori puri che guardano con lungimiranza allo sviluppo
complessivo del Mezzogiorno”. Cosa senti di dire a un giovane che vuole iniziare questa carriera? “Di studiare molto e camminare molto. Abbiamo l’abitudine oggi con le nuove tecnologie di voler fare i giornalisti dietro la scrivania e questo è un errore enorme”. Secondo te il computer, strumento oggi che affianca la penna e il taccuino e spesso li sostituisce, ha avuto un suo ruolo in tutto questo, ci ha aiutato molto ma al tempo stesso no? “Il computer con tutte le sue funzionalità ha aiutato tantissimo i rapporti, compreso lo scambio di dati tra giornalisti e redazione, però ha determinato anche una superficialità nell’informazione, una si-
tuazione che poi in qualche modo viene pagata dai colleghi giornalisti. I lettori sono scettici, spesso girano le cosiddette bufale, bisogna verificare sempre le fonti”. Hai un aneddoto da raccontare in merito alla tua carriera? “Quando ho iniziato la carriera, ho cominciato con un periodico che si chiamava ‘Lo sport isolano’, diretto dall’amico Domenico Di Meglio di Ischia. Poi si trasformò nel famoso quotidiano ‘Il Golfo’ e fu la più bella avventura che io ho vissuto perché l’editore era un giornalista come me, aveva una caparbietà che non finiva mai e iniziammo l’avventura senza una lira ma con grandi volontà e alla fine avemmo un successo enorme, il giornale divenne un punto di riferimento per le isole e non solo ed ebbe un boom di copie vendute”.
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20 ANTONIO BOTTA
PERCHE’ E’ NECESSARIA L’ORDINANZA
Vorrei replicare alle argomentazioni contenute nell’articolo pubblicato da questo Settimanale il 18 Dicembre scorso, a firma Gianluca Grimaldi, dal titolo “Ordinanza contro il meretricio. Era proprio necessario?”. Sì, la necessità di emettere l’Ordinanza è motivata nel Documento stesso, solo criticato da Grimaldi, ma il cui contenuto stranamente non viene riportato. Dunque, nella premessa dell’Ordinanza il Primo cittadino spiega che “alcune zone del territorio comunale, in particolare le aree periferiche e confinanti con i territori limitrofi, sono interessate dal fenomeno della prostituzione” e che “spesso le prestazioni sessuali vengono poste in essere trascurando le più elementari norme igieniche e di precauzione, costituendo potenziale rischio per il diffondersi di malattie infettive con grave pericolo per l’integrità fisica delle persone coinvolte e, più in generale, per la salute pubblica”. Il sindaco Fuccio fa riferimento nell’Ordinanza anche al fatto che il fenomeno oltre ad essere diffuso nel territorio comunale “si verifica in tutte le ore del giorno”, intensificandosi tuttavia in quelle serali e notturne. “Ciò incide sulla sicurezza della circolazione
La replica all’articolo sull’Ordinanza del Sindaco Fuccio contro il fenomeno della prostituzione in Città
stradale, sulla pubblica e privata incolumità e, soprattutto, sul decoro urbano”. Pertanto, essendo il Sindaco il responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio, è tenuto ad adottare provvedimenti urgenti al fine di prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità dei cittadini. A ciò si aggiunge, come precisato nell’Ordinanza, la piaga dell’incremento dello “sfruttamento dei soggetti, anche minori, avviati alla prostituzione e la necessità di tutelare gli stessi che in buona sostanza ne sono le vittime”. Da qui parte il divieto di “negoziare, concordare prestazioni sessuali a pagamento ovvero comunque esercitare l’attività del meretricio, con qualunque modalità e comportamento, nei luoghi pubblici, spazi aperti o visibili al pubblico.” Fatta questa doverosa precisazione, vorrei sottolineare un punto dell’articolo
in questione in cui c’è scritto: “E poi è davvero necessario, nel 2106, emanare un’ordinanza che vieti la prostituzione? Se vogliamo stare al passo coi tempi, no”, e qui, Gianluca Grimaldi sostiene che “già da un bel pezzo la discussione aperta, a livello nazionale e internazionale, è quella relativa alla tassazione della prostituzione, ossia fare in modo che chi esercita tale attività sia equiparato a ogni altro lavoratore, in modo da far sì che lo Stato ottenga profitti e la persona una vera e propria tutela.” Eppure, l’Ordinanza del Sindaco Fuccio, che prevede anche una sanzione amministrativa pecuniaria come deterrenza per i potenziali clienti , è in linea con la proposta di legge depositata in Parlamento che pone l’attenzione su chi contribuisce allo sfruttamento di migliaia di donne sulle nostre strade o in locali e appartamenti, acquistandole come se fossero merci ‘usa e getta’. Ribaltando la prospettiva indicata nell’articolo di Grimaldi, emergono nella proposta di legge con più evidenza, proprio perché si sta al passo coi tempi attuali, due aspetti sostanziali che spesso sono messi in secondo piano: da un lato, il fatto che lo sfruttamento della prostituzione
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21 2008 la percentuale delle donne è salita al 79 per cento e quella degli uomini al 60 per cento. Secondo la polizia svedese, il provvedimento avrebbe contribuito anche a ridurre il numero di persone che si prostituiscono e avrebbe esercitato un notevole effetto deterrente sulla tratta a fini di sfruttamento sessuale. Sa, poi, di bigottismo laicista il fatto di prendersela sempre e comunque con la Chiesa. Suvvia, come si fa a sostenere che il provvedimento di Fuccio è “volto a buttare fumo negli occhi e a ottenere l’appoggio di quella parte di conservatori (quella parte molto importante che ha il nome di Chiesa) che, a volte, risulta necessaria per un’amministrazione più serena.? Rammento a Grimaldi che nel corso della sua storia uomini di Chiesa hanno sicuramente commesso nefandezze, ma sul problema in questione, qual è quello della prostituzione, meritano rispetto e riconoscenza persone laiche e consacrate impegnate quotidianamente nel tutelare la dignità di donne sfruttate, umiliate e offese. Rammento a Grimaldi che contro la tratta di esseri
in Italia si lega a doppio filo con il fenomeno della tratta e della riduzione in schiavitù di migliaia di giovani donne immigrate, costrette a vendere il proprio corpo; dall’altro, quello appunto della ‘domanda’, stimata attorno ai 9-10 milioni di prestazioni sessuali acquistate ogni mese. La proposta di legge depositata in Parlamento si ispira al cosiddetto ‘modello nordico’, ovvero ai quei Paesi come Svezia, Norvegia e Islanda (e, più recentemente, Francia), che hanno introdotto pesanti sanzioni contro i clienti per scoraggiare il fenomeno della prostituzione. Ma accanto alla penalizzazione dell’acquisto di sesso a pagamento, la Svezia ha cominciato per prima, già nel 1999 – quasi vent’anni fa! – a portare avanti un preciso percorso di tipo culturale, che ha prodotto anche un cambiamento di mentalità. Il concetto di base è che la compravendita del sesso è una forma di violenza, svilisce l’essere umano e mina la parità di genere. E se nel 1996, il 45 per cento delle donne e il 20 per cento degli uomini erano favorevoli alla criminalizzazione dei clienti, nel
umani a scopi di prostituzione (paragonata a quella degli schiavi africani per il numero di vittime che comporta), lotta da anni la Comunità Giovanni XXIII fondata da Don Oreste Benzi. La tratta è un giro di affari mondiale, fatto sulla pelle di ragazze giovanissime, cresciute in contesti difficili e desiderose di una vita migliore. Un traffico internazionale illegale molto ben organizzato ed estremamente redditizio, con cifre da capogiro: le “industrie del sesso” sono ormai diventate delle vere e proprie multinazionali. Per combattere questa moderna schiavitù la Comunità ha istituito il Servizio Antitratta, accogliendo e creando delle case apposta per loro, dove possono recuperare la dignità negata. Altro che “conservatori”!. Puntualizzo a Grimaldi che i veri conservatori sono quelli aggrappati ancora ai pregiudizi dell’Illuminismo ottocentesco contro la Chiesa. Se, poi, per conservatori sono da intendere coloro che stanno dalla parte di quelli posti ai margini della Storia, quegli sviliti nella propria identità e dignità, ebbene, viva i conservatori.
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GIACOMO RIZZO IN: È SUCCESSO A TEATRO
Dopo il grande successo di pubblico al Teatro Lendi di via A. Volta 176 (Strada Provinciale Grumo Nevano-Sant’Arpino), lo spettacolo “È successo a teatro”, prodotto da Lu. Scar di Francesco Scarano, inizia la sua tournée. Prima tappa Teatro Totò, in via Frediano Cavara, 12E (Napoli), dove resterà in scena fino all’8 gennaio. L’Esordio alla produzione di Francesco, Scarano, direttore del Teatro Lendi, che in quattro anni di attività ha messo in cartellone anteprime e nomi nazionali, e che ora punta su un nome storico del teatro napoletano, Giacomo Rizzo e sullo spettacolo “È successo a teatro”, ispirato a un testo di Corrado Taranto. Una commedia comica, dove, al fianco di Rizzo, c’è una giovane e abile compagnia: Ciro Esposito, Rosario Minervini, Daniela Ioia, Peppe Sannino, Felicia Del Prete, Francesco Pirozzi, Carmen Nappo, Alessandro Coccorese. “È successo a teatro” segna l’esordio alla scenografia di Francesca Mercurio, a sottolineare la volontà di Scarano di dare una chance a giovani professionalità del territorio. La regia è curata dal geniale Gennaro Silvestro. Costumi di Maria Pennacchio. Direttore di scena Mariano Ferreri. Realizzazione scene fratelli Giustiniani.
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La Cisl Napoli ed il Responsabile dell’Area Metropolitana Giampiero Tipaldi Augura a tutti i lavoratori Buone Feste Autorizzazione del Tribunale di Napoli n. Reg. 5116 del 28/02/2000
Editore CASORIA DUE s.a.s Direttore Responsabile: Ferdinando Troise Stampa: PRINTING HOUSE - CASORIA Tiratura 7000 copie. Distribuzione gratuita. Questo numero è stato chiuso il 28 dicembre 2016
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