DOMENICA 30 APRILE 2017
Settimanale di Informazione
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ANNO XVI - N° 19 - DOMENICA 30 APRILE 2017
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NON AVREI MAI PENSATO CHE CASORIA DIVENTASSE COSI’
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DOMENICA 30 APRILE 2017
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l’editoriale di Nando Troise
NON AVREI MAI PENSATO CHE CASORIA DIVENTASSE COSI’
“Ai miei tempi”. “Quando avevo la tua età…”. Quante volte avete ascoltato queste nostalgiche parole? Pronunciate da chi, come me, i sessanta li ha passati. Non è inconscio il nostro ma, comunque, chiedo scusa alle nuove generazioni perché il pensiero, il ricordo, le emozioni vanno a quei tempi. Agli spettacoli della Rhodiatoce nel Cinema Rossi, ai grandi concerti in Piazza Domenico Cirillo (Sergio Bruni, Massimo Ranieri (all’epoca si chiamava Gianni Rock), Peppino Di Capri, Orietta Berti) ed ai grandi comizi, sempre in Piazza (Guarra, Caradonna, Birindelli, Giovanni Gronchi ecc.), alle processioni del Corpus Domini, le benedizioni dei cavalli sul Sagrato della Chiesa di San Mauro, il voto notturno a San Mauro, alla mietitura del grano, ai giochi infantili, alle partite nei prati di Casoria (areta a terra, alla stazione, l’autostrada, nelle palazzine della vicina Afragola), ai quattro Cinema di Casoria (Rossi, SuperCinema, Italia (quest’ultimo anche all’aperto). Disoccupazione, a quei tempi, zero. Le grandi fabbriche calate dal Nord a trasformare il “paesino agricolo e polveroso”, raccontato così bene da Salvatore Di Giacomo, nel suo capolavoro letterario “Assunta Spina”, nella Sesto San Giovanni del Sud, avevano portato sì tan-
ta ricchezza ma anche speculazioni edilizie. Trasformarono il paese dove, grazie all’aria sopraffina, venivano a curarsi la tosse convulsa in una Città affetta da mania verticale, con la voglia newyorkese di costruire grattacieli. Dai bassi al 6° piano il passo fu breve. E tutti felici. Il boom economico degli anni 60 portò la televisione, il frigorifero, l’auto, la moto e addirittura i servizi igienici dentro la propria abitazione. Si passava dal “cesso” in cortile o sul ballatoio ai doppi accessori. Incredibile. Oggi, 30 aprile 2017: Degrado e malessere. Monnezza dappertutto, rapine, suicidi, delinquenza e micro delinquenza. I motorini senza il casco. Amministrazioni sciolte tre volte e tre volte commissariate. Le tasse, la morte, il cimitero, i personaggi in cerca di autore, le buche, gli accordi trasversali e notturni. Affari. I palazzi, i centri commerciali, le lottizzazioni convenzionate. I fitti passivi. Le scuole. I fitti attivi così difficili da incassare. Le proprietà comunali senza un chiaro futuro (vedi i locali di via Piave e via Po, fino a poco fa sede del Settore “Servizi diretti alla Persona” oppure i locali all’interno del Parco Smeraldo e altri. continua a pag. 4
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4 SEGUE da pag. 3
Il Bilancio di Previsione. Secondo il Sindaco Pasquale Fuccio e l’Assessore alle Finanze Maria De Rosa: il miglior bilancio possibile. Nonostante, dicono sia loro che i loro oppositori, ci sono sentenze passate in giudicato per sei milioni di euro che il Ministero dell’Economia e Finanze ha dato, al Sindaco, il permesso di poterle pagare spalmandole in 10 anni, poi c’è un debito di altri milioni di euro nei confronti del Consorzio Cimiteriale ed altri milioni maturati in altri settori. Antonio Manfredi, Direttore Artistico del Museo di Arte Contemporanea di Casoria mi informa che alla voce “Biblioteche, Musei e pinacoteche” c’è importo zero. Perché? Il Museo di Arte Contemporanea di Casoria è, per estensione e per collezione, uno dei più grandi di Europa. Ho visitato il GAM di Torino ed è nettamente inferiore al CAM di Casoria. Nello scantinato dell’Istituto Comprensivo “Filippo Palizzi” con una piccola entrata laterale nella adiacente traversa di via Calore dove è ubicato il Museo di Casoria, si respira l’aria internazionale di pittori di tutto il mondo. Alcuni di essi autorevoli come Barisani, Campetelli, Fiore, lo spagnolo Barredo oltre a cinesi, americani, africani, svizzeri, tedeschi, algerini, sudamericani. Perché non valorizzarlo? Perché non dargli la giusta visibilità e sostegno? Ai nostalgici, però, vanno ricordati i tantissimi guasti della Pubblica Amministrazione in quegli “anni d’oro” e cioè: concorsi truccati, assunzioni pilotate, strane, veloci e rapide carriere con equivalenti strani arricchimenti verso i quali non vi è stata mai una attenta verifica fiscale e contabile; fidanzamenti e matrimoni “combinati”, intrecci trasversali e consociativi. Piange il Cardinale Alfonso Castaldo. La casa dove lui ha trascorso l’infanzia abbandonata. Il Cemento è il petrolio di Casoria. Eppure che grande importanza ha avuto questa mia Città. Immaginatevi questa scena e non è un film. Il Cardinale Luigi Maglione, negli anni 40, a spasso per via Macello e per Piazza Benedetto XV con il Cardinale Montini, diventato poi Papa Paolo VI con la sua valigetta diplomatica. Il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa che accompagna la figlia Rita, insieme alla moglie, all’asilo infantile delle Suore Stigmatine in via Cavour. Il Cardinale Alfonso Castaldo, allora Preposito Curato della Collegiata di San Mauro, che nel 1932, segue i lavori di costruzione della Casa
di Riposo per Anziani San Mauro. Donna Giulietta Salzano (oggi Santa) che saluta l’Arcivescovo Antonio Del Giudice mentre parte per le sue missioni da Nunzio Apostolico verso l’Iraq o il Kuwait. I Deputati al Parlamento Marco e Nicola Rocco di Torrepadula mentre si avviavano bambini alla Scuola Elementare di Via San Mauro, dove più tardi ha frequentato anche Andrea Torrente, autore di importanti Trattati di Diritto della Navigazione. Piazza Domenico Cirillo: il luogo dove si mischiano le carte sociali della Città: dove si incontravano tante intelligenze: i proff. Ferone e Vinci, i medici Formicola, Dama, Ferrara, Casolaro, il Notaio D’Anna, i Rossi, i Muto, i Migliore, uomini di Chiesa, scienza e medicina. Si fermavano a parlare anche in Piazzetta Santa Croce, davanti alla Farmacia di Maria Del Giudice, antesignana del lavoro femminile e donna di grandissimo valore scientifico. Don Mattia Ferrara ed i tanti sacerdoti che sono passati per la sua farmacia di Largo San Mauro. Uomini che tentavano di trasformare il “paesino agricolo e polveroso” in un luogo di cultura, pace, scienza e religione. Ironia della sorte: cosa ha trasformato la mia Città in questo dormitorio pubblico privo di identità? Non sono stati i bombardamenti (no! Non ne abbiamo avuti). Né i tedeschi, né gli alleati, neanche la miseria. Non è stato tutto questo a trasformare la mia Città in un posto di degrado e di malessere, costringendo la “bella e meglio gioventù” ad emigrare. E’ stato il fenomeno industriale oggi trasformato in aree dismesse con i loro segreti di morte; è stata la mania verticale e newyorkese dei grattacieli; è stata l’invasione dei napoletani prima e degli afragolesi poi. Casoria è divisa in due Città: l’agglomerato urbano cittadino conta 4 kmq con 50mila abitanti, di cui 30 mila sono di Afragola e 15 mila sono di Napoli; di casoriani (dai cognomi facilmente identificabili: Casolaro, Abbate, Ferrara, D’Anna, Rullo, Russo, Palmentieri) ne sono rimaste poche migliaia; l’altra Città è la Frazione Arpino, sezione distaccata di stato civile, più grande di Casoria per estensione con i suoi 8kmq e con 30mila residenti, tutti autoctoni. Ce ne sono a migliaia tra essi che non hanno mai messo piede a Casoria e viceversa. Questi sono i motivi. Naturalmente, tutto ciò non è venuto all’improvviso ma, bensì, studiato da menti malate, bucate, sciocche, spocchiose e presuntuose. Lenta nel tempo e con la complicità di tutti. A questi storici personaggi, natural-
mente, hanno intitolato strade, dimenticando, invece, nella toponomastica casoriana, Paolo VI, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Maria Del Giudice, Mauro De Rosa, Peppe Dama, Vincenzo Casolaro, i Prepositi Curati Don Arcangelo Paone e Nemesio Rossi, i fondatori del calcio viola Salvatore Ciaramella e Ciccio Bruno, l’allenatore del miracolo Casoria Ramon Francisco Lojacono, Claudio Ferone, i morti innocenti ammazzati da mani criminali. Negli ultimi dieci anni ben tre Amministrazioni Comunali sono state sciolte; la prima per infiltrazioni camorristiche, le altre due con dimissioni notarili. Ci arrendiamo? No! L’Amministrazione Comunale eletta nel maggio 2016 con Sindaco il quarantenne Pasquale Fuccio deve fare il suo dovere. Speravamo di più? Certo! Va, però, compreso che il nuovo Sindaco ed i suoi giovani Assessori sono arrivati in una Città attraversata da uno “tsunami politico ed amministrativo”, da loro non tanto conosciuta (purtroppo!?!), sciolta per dimissioni notarili da ben 13 consiglieri 13, con ventimila richieste di informazioni all’anno da parte delle Procure italiane. Pasquale Fuccio ed i suoi giovani Assessori hanno trovato i disastri causati dai precedenti ed incoscienti amministratori, testimoniato da misure cautelari, rinvii a giudizio, condanne per milioni di euro da parte della Procura Contabile della Corte dei Conti. Il quarantenne Architetto Pietro D’Anna, Assessore alla Ecologia ed alla Nettezza Urbana, ha trovato il pasticciaccio brutto di Casoria Ambiente, una volta spa, poi municipalizzata, oggi società in house uninominale, con un solo socio, il Comune di Casoria. Marianna Riccardi, giovane vice Sindaco ed Assessore ai Lavori Pubblici, ha trovato la matassa difficilmente risolvibile delle lottizzazioni convenzionate ed il non avvenuto rispetto delle convenzioni, le migliaia di permessi a costruire concessi negli anni precedenti, le dichiarazioni di inizio attività. Giulio Russo, il sessantenne Assessore al Personale, ha trovato una macchina comunale in condizioni disastrose. Fabio Esposito, Assessore al Patrimonio, invece, i fitti passivi ed i fitti attivi, i locali di via Po e quelli del Parco Smeraldo, oltre, quale Assessore alla Sicurezza, gli accampamenti rom e le questioni Resia, Alenia e Dambruss e tanto altro. Accontentarsi? Mai! Partecipare, sì. Senso di responsabilità, convinzione e coerenza ci spingono a sostenere questa Amministrazione Comunale. Buona Fortuna, Casoria!
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ANTONIO BOTTA
A margine dell’intervista a Pasquale Fuccio
E SE SI ADOTTASSERO BUONE PRATICHE DI SOSTENIBILITA’AMBIENTALE?
“Certo, le casse del Comune, ha dichiarato Fuccio nell’intervista pubblicata la scorsa Domenica, “denotano chiaramente una situazione di sofferenza ed enormi problemi finanziari”, aggiungendo di essere aperto al confronto “con chiunque voglia dare un contributo per ricercare soluzioni che non sacrifichino le esigenze quotidiane di una città grande ed importante come Casoria.” Cogliendo al volo questa sua disponibilità a recepire e a valutare proposte sulla maniera di dare avvio a una prassi amministrativa virtuosa, in netta discontinuità con il modo di gestire le risorse pubbliche da parte di chi ci ha governato in passato, vorrei porre all’attenzione del Primo Cittadino qualche riflessione. Penso che si debba mirare, in merito ad un piano di razionalizzazione della spesa pubblica, anche alla sostenibilità ambientale, alla partecipazione dei cittadini e alla cooperazione dal basso. Se il nostro Comune vuole, in tal senso, diventare virtuoso, deve partire dalle piccole realtà, avviare processi di trasformazione e di innovazione, imprimendo un nuovo modo di gestire la “cosa pubblica”, basato su sobrietà e buon senso, abbattendo ogni giorno mattoni di quel muro apparentemente insormontabile dello spreco. Ci si aspetta, allora, dall’Amministrazione comunale, versando in una situazione di dissesto economico, un salto di qualità. Ecco, allora, la prima proposta: non sarebbe opportuno adoperarsi per incentivare i cittadini all’introduzione di nuovi stili di vita che consentano il risparmio di energia, la riduzione dei rifiuti e degli inquinamenti, che contemporaneamente permettono anche un risparmio economico ed un miglioramento della qualità della vita? A mio avviso, per far quadrare i conti pubblici, è necessario adottare politiche
e scelte amministrative orientate a diminuire l’ “impronta ecologica” dell’Ente locale, rendendo efficiente, da un punto di vista energetico, la “macchina comunale, coinvolgendo quelle imprese che sviluppano progetti volti al miglioramento della riduzione dei consumi, ad esempio: pubblica illuminazione, municipio, biblioteca, impianti sportivi… Alcuni Comuni hanno azzerato, ad esempio, gli sprechi su tutti i punti luce del paese, rivolgendosi alle società ESCO e senza spendere un euro per gli investimenti strutturali necessari. Seconda richiesta: si è pensato di agire sul piano regolatore? Anche qui, bisogna discutere e confrontarsi per capire in che modo razionalizzare gli spazi già occupati, introducendo, soprattutto per le nuove edificazioni criteri di bio –edilizia, eliminando speculazioni edilizie e invertendo un’ormai consolidata tendenza all’occupazione di suolo e alla cementificazione selvaggia. Terza proposta: gestione dei rifiuti. Progressi si registrano per la raccolta differenziata “porta a porta”, ma a quando il passaggio da tassa a tariffa con forme di riconoscimento e premio per i cittadini
più virtuosi? Parallelamente al sistema di raccolta, smaltimento e riciclaggio dei rifiuti, è necessario intervenire affinché la produzione di rifiuti pro – capite diminuisca di anno in anno attraverso percorsi concreti di riutilizzo e riuso. Si potrebbero porre in atto, al riguardo, “le buone pratiche” amministrative di altri Comuni, dove i rifiuti riprendono vita grazie ad un mercato a cui tutti i cittadini possono partecipare con una tessera magnetica che registra ogni transazione in dare e avere. Il punto di riferimento di tutta l’operazione è la stazione ecologica del posto: un cittadino può conferire oggetti che non usa più (giocattoli, biciclette, mobili, elettrodomestici …), sulla tessera vengono accreditati punti con i quali potrà recuperare oggetti di suo gradimento lasciati da altri, in un gioco di scambio in cui chi ci guadagna è l’ambiente. Qualche Comune ha pensato bene di distribuire pannolini ecologici alle neomamme del paese, convincendole a smettere di comprare quelli “usa e getta” che inquinano e costano un sacco di soldi. La “rivoluzione” nel modo di governare può cominciare anche da piccole iniziative, ma di positivo impatto sulla cittadinanza per educarla al rispetto dell’ambiente. Per troppo tempo, a Casoria, I confronti costruttivi e responsabili, una progettualità mirata allo sviluppo ecosostenibile della Città (in termini di vivibilità, di decoro urbano, di promozione dell’artigianato locale, di valorizzazione del suo inestimabile patrimonio storico e artistico) hanno ceduto miseramente il passo alle risse, agli scontri, alle lotte per il potere. Guai se l’attuale Amministrazione si avviasse a seguire le orme di quelle precedenti! C’è bisogno di “fare squadra”, di mostrare alla Cittadinanza unitarietà di intenti, senza prestare il fianco alle critiche.
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6 AVV. DIANA SANTUCCI
La Buona Pasqua di Nando Troise
La gente è stanca dei grandi discorsi, vuole risposte concrete ai suoi problemi In occasione degli auguri di Pasqua, Nando Troise, Direttore di Casoriadue, inizia il suo editoriale augurando una “Buona Pasqua al malaffare, all’illegalità, alle cosche mafiose, alle bande criminali, ai maneggioni ed ai ladroni. Buona Pasqua ai commercianti abusivi, agli alloggi abusivi, ai baristi senza licenza, ai mercatari insolventi” e poi……. : buona Pasqua ai nostri ricordi: all’asilo nel magnifico palazzo delle Suore Stigmatine, in via Cavour, la strada dello zig zag, dedicato ad Anna Lapini, abbattuto per far nascere il solito ed anonimo fabbricato per “civili abitazioni”. Agli amici di infanzia. Quel palazzo non c’è più! Resistono, per fortuna, il vicolo di Santo Lione, la Cappella del Carmine, il monumento al nostro Santo Ludovico da Casoria. Buona Pasqua ai precari: Lsu, Lpu, ecc.” Inquadrando Casoria come una Città borghese e clericale, il Direttore evidenzia la perdita d’identità di Casoria, ove non esiste più la Destra e la Sinistra di un tempo né ci sono forze nuove ed alternative tantomeno movimenti studenteschi. Attualmente Casoria è caratterizzata da moderati che si sono uniformati tra di loro, perdendo le radici originarie ed i caratteri forti e delineati che li distingueva gli uni dagli altri. Sono dure le parole del Direttore Troise e piene di rabbia nel definire la classe dirigente come la «borghesia, che difende i suoi privilegi spartendosi il pubblico denaro ed un “popolo misero che un nome non ha” che inventa ogni giorno un modo per sopravvivere. Una Città, Casoria, estranea a se stessa, dove la borghesia, aiutata anche dalla Chiesa, quella Cattolica, ha le redini del
potere, esercitato non dai migliori ma dai più avidi e prepotenti: una Città che, per avere troppi problemi, non ne risolve mai nessuno, dove il “problema vero è sempre un altro, che altri dovrebbero risolvere”, dove le regole valgono solo per gli altri». Una classe dirigente debole, per non dire inesistente, ed una classe incapace di perseguire il bene comune. Ricordiamo che è compito di coloro che gestiscono la cosa pubblica ricostruire e riconquistare la fiducia dei cittadini nei confronti dell’Amministrazione attraverso fatti concreti. Cittadini, indifferenti e rassegnati, che sono costretti ad incontrare quotidianamente continui disagi e difficoltà e che cercano di “tirare avanti” in una società che vede lo Stato assente e sfuggente di fronte alle molteplici problematiche. Per non parlare dei giovani, che sono progressivamente in fuga dal luogo nativo, rinunciando agli affetti più cari, per cercare un lavoro in metropoli più grandi. Le mancanze di opportunità ed i problemi tramandati da Amministrazione in Amministrazione rendono Casoria al limite del vivibile e non è giusto per la nostra Storia e per i nostri avi che si sono impegnati, facendo enormi sacrifici, con tutte le forze per costruire e lasciare ai propri figli qualcosa di buono. Regna sovrano nello sguardo di molti cittadini un velo di nostalgia per la Casoria di tanti anni fa e la tristezza dovuta dalla presa di coscienza del cambiamento del tessuto del Paese, della crisi economica che ci angustia, dell’incertezza politica che rappresenta un motivo di preoccupazione, dei vecchi valori cancellati e dimenticati. Erano altri tempi, dove c’era
la Destra e la Sinistra, dove c’era lavoro, dove c’erano i valori elementari che dovrebbero essere insiti e connaturati in una comunità. Dov’è finita la lealtà? Il rispetto? La sincerità? La solidarietà? La dignità? Ed i giovani di oggi? Oggi ormai non si hanno più ambizioni o sogni: tutti sono interessati al benessere e alla ricchezza, perdendo i valori di una volta, come la famiglia, lo svolgere lo stesso lavoro del padre o l’impegno nello studio. Non ci sono più i veri valori della vita, purtroppo i giovani vogliono solo essere belli, perfetti e sorridenti, con automobili lussuose e oggetti elettronici all’avanguardia e del tutto inutili. Pretendono tutto senza impegno, fatica e sacrifici, solo per uniformarsi alla massa, illudendosi di esser accettati, quando invece rimarranno uno dei tanti e come gli altri. Un’identità annientata dal gruppo. Bisogna rivalutare i veri valori della vita, dall’individuo inserito nella famiglia, nel gruppo e via a seguire nella società, sacrificando l’egoismo del singolo. Un percorso lungo e tortuoso, ma l’unica via per ricominciare a ricostruire una società vivibile. Ed è qui che l’Amministrazione deve intervenire al più presto per salvare un futuro che oggi non ha nessuna possibilità di esistere e non può essere negato a quei cittadini che combattono per Casoria. Bisogna attuare quel progetto di normalità che questa città merita. Il Direttore conclude nell’augurare all’Amministrazione Comunale di risolvere i problemi ancora in piedi, non risolti dalle vecchie Amministrazioni. La gente è stanca dei grandi discorsi, vuole risposte concrete ai suoi problemi.
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ANTONIO VALENTI
I Fondi Ue, sempre e molto finanziati poco e male utilizzati Nell’immaginario collettivo, i Fondi Europei sono una sorta di manna che scende dal Cielo, vuoi per indolenza informativa, vuoi per scarsa cultura politica; pochi sanno che i Fondi si costituiscono con i versamenti dei singoli Stati: alcuni versano più di quello che ricevono, altri ovviamente ricevono di più, l’Italia da sempre appartiene alla prima categoria. Per entrare nel concreto delle cifre l’Italia dal 2000 al 2013, cifre ufficiali, ha versato al bilancio UE 64,7 miliardi in più di quanto accreditato. A questo si aggiunge che per i singoli progetti finanziati dalla Comunità Europea occorre un finanziamento di pari importo o quasi da parte dello Stato, molto spesso, o degli Enti Locali promotori del Progetto: se lo scopo è nobile e condivisibile, il coinvolgimento dell’organo interessato, va da sé che in questo modo il Progetto va cofinaznziato e talvolta è lo Stato a pagare due volte finanziando il totale. Come tutto questo, capitali in entrata inferiori a quello in uscita, possa rilanciare il PIL è una cosa tutta da dimostrare e difficilmente comprensibile; ancora meno se poi la stessa Europa, impone una politica di austerità nazionale diretta alla diminuzione del debito pubblico e si arriva a quella che Mario Monti in modo aulico chiama “domestic demand”, ossia la riduzione della domanda interna o fabbisogno nazionale, in conseguenza del continuo contrarsi di reddito da parte delle famiglie, lo stesso Monti suggerisce, non aulicamente ma suggestivamente, la crescita di una domestic demand a livello europeo che possa spingere quella nostrana, chiaramente fantasticando un’Unità Europea che non è mai esistita e si allontana sempre più: basti solo pensare che una cospicua parte dei nostri “contributi” sono andati, per salvarli dal tracollo
a Paesi come la Grecia che non li hanno utilizzati per risollevare la propria Economia ma per pagare i debiti, che altrimenti mai avrebbero potuto pagare, in pratica erano crediti inesigibili per acclarato stato di insolvenza della parte debitrice cioè la Grecia, alle Banche francesi e, soprattutto tedesche, in tal modo sia pure indirettamente abbiamo finanziato, evitando un gravissimo flop bancario, Francia e Germania con i soldi delle nostre famiglie, cosa che ovviamente Monti ben sa come ben sa che la pura e semplice austerità, col calo della “domestic demand”, comporta di fatto una contrazione della domanda interna e con essa della produzione e, quindi del Pil, con buona pace dei posti di lavoro che, se non legati ad un assistenzialismo più o meno esplicito, cominciano a concretizzarsi con una crescita del PIL di almeno un 2%. Altri Stati, vedi Polonia ma non solo, ricevono di più, per questo sono pressoché scomparsi da noi gli operai polacchi che ora trovano lavoro in patria mentre gli Italiani sono costretti alla fuga, prima quella dei “cervelli”, poi di … braccia e gambe. Ancora va detto che già prima dell’euro la politica dei livelli di produzione nazionale, l’idea Europa aveva portato ad una riduzione della produzione di alcuni prodotti e, quindi, dei posti di lavoro; da noi grave più che altrove se si consideri la sola chiusura dell’Italsider di Bagnoli con la falcidia di migliaia e migliaia di posti di lavoro e con una ferita, al di là degli annunci dei vari taumaturghi di turno, ancora aperta. L’annuciazione, poi, dell’euro come miracolosa soluzione di tutti i mali passati, presenti e futuri, era solo la grancassa di un disastro annunciato: avrebbe dovuto essere il punto di arrivo di una unione politica dei Paesi interessati e non di
partenza ed ha finito, come era inevitabile che fosse, con il favorire lo scollamento della politica unitaria, con l’esplosione degli interessi e degli egoismi dei singoli Stati che hanno rafforzato la loro politica ed economia interna a scapito e a danno di quelle dei Paesi partner più deboli, impedendo l’oscillazione della moneta che, ove bloccata, finisce con lo scaricarsi sui costi della merci che aumentano in controtendenza ai redditi in diminuzione, alimentando di fatto la recessione. Parto innaturale già al momento di una fecondazione assolutamente artificiale: per rispettare alcuni parametri legati al debito pubblico furono attuate tutta una serie di operazioni finanziarie “fittizie” come la creazione dell’INPDAP che, come una struttura non statale, si accollò, facendola “sparire”, la gestione largamente passiva dei contributi previdenziali dei dipendenti pubblici come una “bad company”, alla fine poi è rientrata nel grembo materno dell’INPS. Fu così che gli Italiani si svegliarono un mattino con uno stipendio di fatto dimezzato in molti acquisti e con un impoverimento prima e disoccupazione poi. Del dare e avere dei “Contributi” dell’Ue si è già detto all’inizio, ma il tutto poi, da noi assume un aspetto ulteriormente degenerativo per l’uso improprio o addirittura il mancato utilizzo di fondi in Regioni come quelle Meridionali . Così il pacco contributi euro diventa doppio pacco e contropaccotto nelle nostre realtà territoriali e quotidiane come racconteremo nella prossima puntata.
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8 CIRO TROISE
Damato non sia una distrazione, il Napoli si scontra con i suoi limiti Il Napoli ha un punto in più dell’anno scorso ma non basta per il secondo posto: persi
Che il Napoli non sia fortunato con Damato non è una novità, sono tanti gli errori arbitrali commessi dal fischietto pugliese ai danni degli azzurri. Il direttore di gara di Barletta ha battezzato l’era De Laurentiis, non concedendo il gol del Pampa Sosa a San Benedetto del Tronto nella semifinale dei play-off di serie C nella stagione 2004-05 ma poi ci sono il disastro di Udine nel 2010 e i due rigori non concessi in Genoa-Napoli, con in mezzo tanti altri episodi. Ieri, però, l’operato di Damato ha poca rilevanza nel passo falso del Napoli. Il contatto nell’occasione del rigore non concesso su Mertens c’è ma non è così vistoso da gridare allo scandalo, è una delle tante situazioni che si verificano in una partita da rimandare all’interpretazione del direttore di gara. E’ ancora più triste poi il grido populista che recita “con gli altri si scansano, con noi no”, una vulgata che non appartiene ai valori dello sport e che ridimensiona anche il valore del Napoli che può e deve vincere le partite con le sue qualità, non con i regali altrui. Il Napoli non ha bisogno né di alibi né dello scaricabarile dopo un pareggio deludente ma di notare ciò che non funziona e lavorare per migliorarsi sotto tutti gli aspetti. Il Sassuolo ha preparato la partita nel modo più efficace per affrontare gli azzurri: linee corte, compatte e duelli stile Gasperini sviluppati su tutto il campo e, infatti, nel primo tempo la formazione di Sarri ha costruito una sola occasione nitida, nata da una palla persa a centrocampo dagli avversari. Nella ripresa l’ottimo approccio degli azzurri, la vena più propositiva di
Hamsik nell’andare tra le linee ha fatto in modo che il Sassuolo perdesse le misure e così il Napoli è andato in vantaggio. La vita di chi non ha risorse oltre la sua splendida identità di gioco è dura, bisogna andare sempre al massimo per vincere le partite eccetto pochissime eccezioni, per esempio la gara interna contro la Sampdoria. Dopo il gol di Mertens, la gara era in pugno ma l’errore individuale di Hamsik ha riaperto il match. Il Napoli poi ha continuato a macinare occasioni, colpendo due legni con Mertens e Insigne per poi subire gol nell’unica occasione in cui il Sassuolo si è ripresentato dalle parti di Reina, prima d’acciuffare il pareggio con il ritorno al gol di Milik. Piuttosto che pensare a Damato o al presunto errore di Sarri nello schierare Hamsik, bisogna riflettere sull’atteggiamento distratto che porta al gol di Mazzitelli, con Jorginho che si disinteressa completamente dell’inserimento dell’avversario, Albiol che esce in netto ritardo e Reina che doveva essere molto più reattivo. Il Napoli in campionato ha lasciato per strada ventotto punti, di cui dodici contro Genoa, Atalanta e Sassuolo, tre squadre che hanno contrapposto alla formazione di Sarri lo stesso atteggiamento tattico. Il Napoli ha incassato quarantacinque gol in cinquantacinque partite e solo in dieci sfide ha tenuto la porta inviolata. Questi dati non ridimensionano la stagione degli azzurri che, considerando la cessione di Higuain, l’infortunio di Milik e il dispendio di energie fisiche e mentali nelle doppie sfide contro il Real Madrid in Champions League e la Juventus in Coppa Italia, sarebbe ottima
anche in caso di terzo posto. “Se in questa fase il Napoli non fa un passo avanti, rischia di farlo indietro”, questo concetto di Maurizio Sarri andrebbe acquisito come punto di riferimento assoluto di ogni analisi. Piuttosto che lamentarsi di Damato o peggio ancora della carica agonistica del Sassuolo e della professionalità di Paolo Cannavaro, bisogna individuare la strada giusta sia sul breve che sul lungo periodo per migliorare quanto fatto dal Napoli. In campionato gli azzurri hanno subito venticinque gol su trentacinque nei secondi tempi, un dato che fotografa un gap profondo nella gestione delle partite in cui si è in vantaggio, nell’esperienza, nella personalità e nella tenuta del livello di concentrazione. Bisogna intervenire sull’organico inserendo giocatori di spessore e discreta esperienza, con quattordici giocatori su venticinque nati negli anni ’90 è impossibile non pagare dazio rispetto a chi può contare sul curriculum di De Rossi, Khedira, Barzagli, Dzeko e tanti altri. Il progetto Napoli è un’ottima base di partenza se si blindano i punti fermi del ciclo Sarri, le parole di De Laurentiis in conferenza su Koulibaly, invece, lasciano presagire una probabile partenza del difensore franco-senegalese che metterebbe in discussione gli equilibri della retroguardia. Ripartire dalle proprie certezze potenziando l’organico è la strada maestra da perseguire quest’estate, intanto il secondo posto è ancora possibile, la Roma può ancora perdere dei punti e il Napoli deve farsi trovare pronto, a patto di guardarsi dentro con onestà intellettuale e non cercare gli alibi dei populisti.
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PAOLA CONSOLETTI
AURELIO DE LAURENTIS E LA SUA VISIONE CALCISTICA IMPRENDITORIALE
Nell’articolo del Direttore di Casoriadue, Nando Troise, di circa un anno fa, sui chiarimenti e le problematiche di De Laurentis, in base alle scelte fatte o mancate e le decisioni in virtù di nuovi calciatori, la stessa problematica si è ripresentata nel medesimo modo anche nella stagione calcistica odierna, in virtù delle partite vinte, perse, degli errori dei calciatori, degli arbitri, con la speranza di fare chiarezza e creare un ambiente sereno, all’interno della società del calcio Napoli. Il problema principale per De Laurentis, per il tecnico Sarri e per il Napoli, si incontra nella società, in quanto una società, una squadra, si vede nei momenti di difficoltà. Il Napoli in campo, si comporta sempre come se dovesse dimostrare qualcosa, perché fondamentalmente non si sente protetto, non gioca tranquillo. La differenza con la Juventus è proprio questa, la Juventus non vuole dimostrare, non disperde energie, è una squadra che vuole vincere, il Napoli invece, vuole arrivare alla vittoria attraverso il bel gioco e con un clima di continua tensione. Si vince quando ti scatta qualcosa nella mente, esiste la serenità, la concentrazione e l’abitudine alla tensione
agonistica. Calcio ritardato, quindi, almeno per quanto concerne il Napoli, così sottolinea il Direttore Nando Troise, un Napoli partito benissimo ma sempre equivoco in campionato, non è a punteggio pieno per causa di errori arbitrali, la Juve invece, in economia, vince anche giocando male e con un gol casuale. Viene data la colpa ai giocatori, al portiere Reina, che ha commesso quest’anno errori, dove ha anche compiuto miracoli, accade ai portieri, non è un portiere infallibile, ma è con ogni probabilità il miglior portiere che ha il Napoli. Gli errori dei portieri lasciano il segno, incidono di più, ma non sono diversi da quelli degli altri calciatori. De Laurentis, ha esposto le
sue idee economiche a tal proposito e si è agganciato a ciò di cui si parla, ormai da anni, la necessità di un vivaio che per adesso al Napoli, alla prima squadra, ha dato solo Insigne, mentre al Milan e ad altre squadre ne dà tantissimi. C’è una piega esterofila in De Laurentis, lui che lascia sempre cadere l’argomento vivaio, avrà anche ragione, ma come ci spiega il Direttore Troise, è lui che deve dare un chiarimento alla opinione pubblica. E’ necessario evidenziare, che è scandaloso assistere a club costretti a rinunciare, nel bel mezzo della stagione, a calciatori importanti e, vederseli restituire in condizioni non ottimali. Il lavoro sui vivai italiani, sui settori giovanili, non è
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di pessima qualità e quantità, le cifre, anche per quanto riguarda gli investimenti, sono importanti. In Italia, ciò che manca, è il passaggio successivo, ovvero rendere una parte di questi prodotti del vivaio, giocatori di primo livello, e questo non si fa, o per lo meno lo si fa in situazioni contingenti. Dal vivaio, vengono tirati fuori tanti giocatori, infatti si può dire che in tal caso, il calcio italiano non sia morto, c’è una generazione di calciatori pronti a crescere. Probabilmente De Laurentis riuscirà a fare chiarezza anche con sé stesso, capendo che dopo Insigne, dovrà puntare su altri giovani del vivaio Napoli. Per Sarri, inoltre, tra i giocatori scelti non esiste l’approvazione, e per la perfezione sono indispensabili 5-6 mesi per imparare e raggiungere la linea alta. Il Presidente del Napoli spiega, che il suo compito è sempre quello di provare a trattenere tutti, i giocatori, l’allenatore, ma se qualcuno chiede di andare via o un personaggio paga clausole altissime, la rassegnazione deve entrare in gioco. Questo è il linguaggio e l’ideologia del calcio moderno, dove si ragiona e si investe solo da un punto di vista imprenditoriale.
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CARMEN PALUMBO
INTERVISTA A NINO SCARFATO: PRESIDENTE REGIONE CAMPANIA DELL’AIAC
Questa settimana abbiamo avuto il piacere di parlare con Sebastiano Scarfato, Presidente Regione Campania dell’AIAC, Associazione Italiana Allenatori Calcio. Il Presidente Scarfato occupa questo incarico da sedici anni, nel dicembre del 2016 in occasione delle elezioni per l’AIAC regionale, Nino Scarfato che era presidente uscente, è stato riconfermato all’unanimità. Soddisfatto di questa nuova elezione, le sue prime parole furono di grande emozione: “ Vorrei ringraziare tutti i colleghi allenatori che hanno deciso di rinnovare la loro fiducia nei miei confronti. In questi anni l’AIAC è cresciuta tantissimo ed è diventata sempre più importante su tutto il territorio Nazionale. Proprio in questi giorni abbiamo superato gli 840 associati e uno dei miei principali obiettivi futuri, sarà quello di far aumentare ulteriormente questo numero”. A distanza di qualche mese dalla riconferma, il Presidente si dice molto soddisfatto dei risultati ottenuti. A lui abbiamo chiesto in questa interessante conversazione, il ruolo dell’AIAC sul nostro territorio e i diversi progetti condotti in questi anni di lavoro: “L’AIAC, è un’associazione che assomiglia molto ad un sindacato, in quanto ha la funzione principale di tutelare tutti gli allenatori. Abbiamo un numero molto ampio di iscritti che
forniscono all’associazione 32 euro all’anno. Coloro che fanno parte della nostra associazione, hanno a disposizione un gruppo di avvocati per gestire tutte le problematiche relative alla loro professione. Vengono poi tutelati sotto l’aspetto contrattuale e burocratico. Presso la nostra associazione inoltre si svolgono numerosi corsi di aggiornamento, a cui gli iscritti possono partecipare e importanti sono anche i tanti progetti che vengono svolti nel sociale. Qualche anno fa nella zona di Casal di Principe ci siamo impegnati con un corso allenatori, per dare voce a queste persone e a questa terra che viene ricordata solo per motivi legati alla camorra. Lo stesso è stato fatto a Scampia, al centro don Guanella, abbiamo avviato un progetto per la formazione di allenatori, fortemente voluto da me e dai miei collaboratori. Adesso stiamo preparando un corso allenatori all’interno del carcere di Poggioreale, dove doneremo palloni e magliette e porteremo la nostra passione anche lì. Sono sedici anni che occupo questo incarico e sono molto soddisfatto del mio lavoro che è prima di tutto volontariato. La nostra associazione ha molte porte aperte e lavoriamo in totale sinergia. Ho dei collaboratori straordinari e in modo particolare ci tengo a citare il Segretario Ciccarelli che mi supporta e sopporta da tanti anni”.
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Intervista all’Onorevole Giuseppina Castiello, deputata della Repubblica Italiana
Dal consiglio comunale al Parlamento, da Alleanza Nazionale alla Lega Come e quando si è avvicinata alla politica? Era nei suoi piani? Mi sono avvicinata alla politica nel 1994, quindi giovanissima. Coltivavo questa passione. Le condizioni dei comuni dell’area nord di Napoli non erano delle migliori ed ero stanca di lamentarmi dei problemi del nostro territorio, delle strade dismesse e della mancanza di servizi e di posti dove i giovani potessero radunarsi. Pensai che se potevo far sentire una voce giovane e diversa in consiglio comunale, qualcosa sarebbe cambiato. Questo mi spinse ancor di più ad impegnarmi in politica, cominciando proprio come consigliere nel consiglio comunale di Afragola, una delle esperienze più belle che abbia fatto. Lei ha cominciato con Alleanza Nazionale. Perché? Ho cominciato con Alleanza Nazionale perché ho una formazione di destra, ereditata dalla famiglia di mia madre, che era legata al Movimento Sociale. Ho sempre votato a destra e trovai in Alleanza Nazionale un punto di riferimento, un partito in cui mi rivedevo. Ci rimasi per anni, fino alla tremenda svolta voluta da Fini, che decise di buttare a mare un’intera comunità umana e politica. Ci trovammo allo sbando e approdai nel Popolo della Libertà. È entrata a far parte del Popolo della Libertà e, in seguito, di Forza Italia... Per essere chiari, Alleanza Nazionale diventò Popolo della Libertà, quindi decisi di rimanere fedele alla mia corrente politica. Successivamente ci fu la scissione voluta da Fini e io rimasi in Forza Italia con quella compagine di Alleanza Nazionale in cui mi riconoscevo, perché già all’epoca una serie di iniziative messe in campo da Fini erano lontane anni luce dal movimento politico di destra. Nel suo percorso, però, c’è stata una nuova svolta che l’ha condotta nella Lega... Nel momento in cui Forza Italia è diventata un partito allo sbando, un partito territoriale, di piccoli soggetti, spesso a conduzione familiare, privo di un’i-
dentità e di quei riferimenti storici in cui rivedevo i miei ideali, ho deciso, insieme a chi mi sostiene sul territorio, di continuare il mio percorso nel centro-destra. Mi riconoscevo in quello che esprime la Lega a livello nazionale, a partire dalla lotta contro un’Europa che sta mettendo in ginocchio diversi paesi, tra cui anche l’Italia. Sono contro una politica dell’immigrazione fatta bendandosi gli occhi: un conto è regolarizzare chi viene nel nostro paese per lavorare con un contratto, rispettando le nostre regole... a queste persone vanno riconosciuti i loro diritti, un altro è far entrare tutti in maniera indiscriminata e permettere che molti pratichino la criminalità di cui quotidianamente siamo testimoni. La Lega è un partito che vuole dare voce anche ai più deboli, che si batte contro le tasse, mette in risalto tutto il made in Italy e difende le nostre tradizioni. Vedo in Matteo Salvini un leader molto carismatico, capace di parlare alla pancia della gente. Il politichese oggi non serve più, la gente sa cosa scegliere e chi votare, nonostante la confusione che la politica e noi politici abbiamo generato nei cittadini. La gente vuole un linguaggio semplice e qualcuno che possa fare delle scelte serie e concrete. Vedo in Salvini questa possibilità e quindi ho fatto questa scelta difficile.
La Lega è, infatti, molto osteggiata al Sud... Certo... la Lega per anni è stata Lega Nord. Oggi è una Lega che si presenta come partito nazionale. Grazie ai nuovi dirigenti è cambiato molto: ora la Lega mira a fare qualcosa di buono per l’intero paese, da Nord a Sud e da Sud a Nord. Non è facile far comprendere l’idea di questa Lega che si rinnova anche al Sud, però ci stiamo provando in tutte le regioni. La gente ci ascolta con piacere e con interesse. Abbiamo un messaggio che può far breccia nel cuore di molti perché si parla di problemi quotidiani. Quando si pone l’attenzione sulla lotta al terrorismo, sulla sicurezza, sulla legittima difesa e sull’immigrazione controllata, la gente ascolta. Non siamo contro gli immigrati, ma vogliamo regole ben precise. I dati parlano chiaro: poiché ci sono 4 milioni e mezzo di italiani che vivono sotto la soglia di povertà , prima di aprire le frontiere e far entrare altre persone, dobbiamo cercare di risolvere il problema dei nostri poveri e poi potremo pensare anche agli altri. Queste sono le idee che i cittadini vorrebbero vedere realizzate, non leggi che non hanno nulla di serio e di interessante. Il popolo intero vuole un partito che sia suo portavoce e che dia vita a una rivoluzione reale. Oggi la frattura tra volontà popolare e politica è molto evidente. Cosa potrebbe riavvicinare i cittadini alla politica? Il sistema elettorale ha avuto una grande influenza negativa. Purtroppo ci sono molti parlamentari eletti con il tristemente noto Porcellum e probabilmente questi politici non hanno mai avuto contatto coi cittadini e col territorio. Io sono stata eletta in consiglio comunale, poi in consiglio regionale sempre con le preferenze e questo crea un rapporto diverso con la gente. Il consiglio comunale è stata per me l’esperienza più bella proprio per questo: ho potuto conoscere i problemi realmente e all’interno delle istituzioni so di cosa parlare. La corruzione poi in Italia è a livelli altissimi e questo
DOMENICA 30 APRILE 2017 ha creato una sorta di anti-politica… si è fatta di tutta l’erba un fascio. Abbiamo bisogno di ritrovare il contatto con le persone. Necessitiamo di un sistema elettorale che connetta l’eletto e gli elettori. I cittadini devono sapere chi stanno eleggendo, non votare un partito e non conoscerne i candidati. L’elettore deve realmente poter scegliere il proprio rappresentante all’interno delle istituzioni. In questo modo la gente si sentirebbe maggiormente coinvolta nel processo politico. Basta poco per avvicinarsi ai cittadini. Certo, il populismo, come quello di Grillo, non serve. Quando si fa un’attività importante, bisogna conoscere i limiti dell’attività di governo. Non va bene né dire «tutto va male», né «possiamo risolvere tutto». Bisogna cercare di rispettare le esigenze delle persone, capire cosa serve ai cittadini e parlarne diminuire le tasse, garantire sicurezza e occupazione. Essere rappresentanti dei cittadini significa sposare i loro problemi e viverli. Nel nostro paese fortunatamente conta ancora molto la famiglia e alle famiglie andrebbe un’assistenza più attenta. Molto andrebbe fatto anche per il Mezzogiorno e per lo snellimento del sistema burocratico. Avendo fatto parte del consiglio comunale di Afragola e di quello regionale. Quali sono, secondo lei, i problemi più gravosi di Napoli e del Meridione? I problemi sono molto antichi e la classe politica non è riuscita nel corso di questi anni a risollevare le sorti del Mezzogiorno. Napoli è una bellissima città, ma purtroppo non è stata ben governata e non lo è nemmeno oggi. Non basta spolverare il salotto di casa, ridare un volto nuovo a determinate zone per risolvere i problemi. Il nuovo sindaco vuole fare il Masaniello, si schiera coi centri sociali e fa eleggere riferimenti poco raccomandabili in consiglio comunale. Napoli è anche i quartieri e le periferie degradate. C’è un problema serio dal punto di vista della sicurezza. Strumenti normativi e fondi europei, forse anche per la lentezza delle procedure, non sono bastati e sono andati sperperati, sono stati spesi male e in ritardo, spesso persi. Il Mezzogiorno è una grande risorsa. Sicuramente c’è un problema culturale, ma ci sono anche molte energie e belle realtà. Bisogna fare tanto, abbiamo bisogno di un governo più vicino al Sud e questo governo non lo è affatto. Non sono stati presi provvedimenti seri
13 in questo momento. Lei, come parlamentare, ha portato avanti delle battaglie per il Meridione? Assolutamente si, abbiamo chiesto più volte maggiori fondi attraverso gli strumenti che il governo può utilizzare - dalla Finanziaria al Milleproroghe. Io ed altri verifichiamo sempre quali siano le conseguenze per il Sud di tutte le norme che passano per il Parlamento. Abbiamo lavorato moltissimo sulla questione rifiuti in Campania con decreti, chiedendo sostegno ai governi sia di destra che di sinistra. Ma abbiamo fatto molto anche per la questione Ilva di Taranto e per quella riguardante il terremoto. Un’altra importante battaglia che sto portando avanti è quella sulla stazione di Afragola: sto cercando di far capire sia al Ministro che al Sottosegretario (alle Infrastrutture ed ai Trasporti, ndr) Del Basso De Caro che la stazione di Afragola non può restare una cattedrale nel deserto. Fare una finta inaugurazione con l’apertura di un solo piano, nessuna opera intorno, nessun collegamento e tutto in fase di stallo è inutile. Ovviamente voglio che un’opera così importante venga realizzata sul nostro territorio, ma mi sto occupando nelle giuste sedi di spingere il governo a sollecitare la Regione e il comune di Afragola, affinché non lascino che milioni di euro dello Stato vadano sprecati. Questa stazione dovrà essere volano di sviluppo. Anche sul versante della sicurezza ci siamo mossi tantissimo per arginare l’escalation di violenza che c’è stata negli ultimi tempi soprattutto a Napoli. Le battaglie per il Mezzogiorno sono la mia assoluta priorità. Lei fa parte di tre organi parlamentari: l’VIII Commissione (ambiente, territorio e lavori pubblici), la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati e, infine, la Commissione “Jo Cox” sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio. Quale la appassiona di più fra queste? La Commissione sull’ambiente, territorio e lavori pubblici e quella sui rifiuti sono molto connesse. Abbiamo lavorato moltissimo soprattutto sulla Terra dei Fuochi, facendo importanti sopralluoghi. Nella Commissione “Jo Cox” sono entrata recentemente (1° Marzo 2017, ndr) e credo che sia un ottimo organo che possa dare un segnale forte, riguar-
do temi importanti come l’omofobia e la violenza sulle donne e i bambini. Sicuramente quelle sull’ambiente e i rifiuti mi toccano molto da vicino e mi ci sento coinvolta pienamente. Lei è entrata da poco a far parte della Lega e da poco anche nella Commissione «Jo Cox». La Lega è sata spesso tacciata di razzismo ed intolleranza. Come si conciliano le due cose? Il fatto che io faccia parte di questa Commissione è il segno evidente che la Lega non promuova una politica discriminatoria. Io ed altri appartenenti al partito non avremmo accettato di far parte della Commissione, invece lo abbiamo fatto con l’intenzione di impegnarci attivamente riguardo ad una serie di problematiche. Grazie al reato dello stalking abbiamo fatto emergere un mondo di abusi all’interno delle mura domestiche. Da donna mi sento di dire che chi si macchia di determinati reati nei confronti delle donne non può restare impunito o andare incontro a pene ridicole, così come non credo sia assurdo parlare di castrazione chimica per chi abusa dei minori. Noi chiediamo una sola cosa, e lo faremo anche in Commissione: vogliamo certezza della pena per chi commette atti di violenza nei confronti di qualsiasi categoria - donne, bambini, anziani o persone dello stesso sesso. Si parla di razzismo della Lega quando si chiede un’immigrazione controllata. Non tutti sono profughi di guerra e quindi bisogna tenere gli occhi aperti, perché non sempre come dice Gentiloni «immigrazione non è uguale a terrorismo»... a volte purtroppo arrivano sulle nostre coste criminali e terroristi. L’Onorevole Giuseppina Castiello ci ha tenuto ad aggiungere: “Il mio impegno è quello di lavorare a favore del Mezzogiorno e della Campania, ma soprattutto delle realtà di Napoli e della provincia di Napoli. L’interland - Casoria, Afragola, Caivano, Cardito - mi sta particolarmente a cuore, essendo questo il mio territorio di origine, nel quale ho lavorato e nel quale vivo tuttora. I sindaci attualmente insediati - soprattutto quello di Afragola - sono spesso legati alla poltrona e, invece di fare il bene del loro paese, sono dediti ad altro. Mi auguro ci saranno nuovi sindaci diversi e capaci di cambiare il volto di quest’area vastissima e interessantissima, dalle grandi potenzialità.
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Monica Florio: “Promuovere dibattiti sul bullismo può servire, ma finché non cambia la mentalità degli adulti le aggressioni ci saranno sempre” L’adolescenza è un periodo delicato, fatto di cambiamenti importanti nel corpo e nella mente. Si tratta di una crescita esterna ed interna contraddistinta da una sensibilità del tutto nuova per chi la vive, capace di assorbire tutto ciò che accade. Nel percorso di rielaborazione della quotidianità e delle nuove emozioni, possono capitare incontri e vicende che feriscono, come accade al tredicenne omosessuale Tommy che vive a Napoli con la sua famiglia e da grande diventa psicologo, protagonista dei romanzi di Monica Florio, scrittrice e giornalista partenopea. Cosa significa per te parlare e scrivere del mondo dei ragazzi, tra le luci e le ombre della loro quotidianità? “Amo parlare dei giovanissimi perché rappresentano un mondo in evoluzione, non ancora definito. Nei miei romanzi mi soffermo spesso sul passaggio dall’infanzia all’adolescenza, fase di transizione spesso traumatica perché è in questo periodo che inizia a formarsi la personalità del ragazzo, il suo modo di essere e di rapportarsi agli altri. Spesso i romanzi rivolti ai ragazzi finiscono per sorvolare sulle realtà più scomode, dimenticando come siano proprio queste che i giovani si trovano ad affrontare, quali bullismo, anoressia, pedofilia. E così le storie raccontate si concentrano sulle prime esperienze sentimentali che non possono mancare ma non devono costituire il perno di un libro. Il bullismo tocca direttamente gli adolescenti perché è diffuso nella scuola, dove un giovane si confronta per la prima volta con i coetanei. Quello omofobico, di cui si parla di rado, è ancora più spietato di quello tradizionale perché la vittima è sola in quanto spesso non riceve nemmeno l’appoggio dei genitori che preferirebbero che l’omosessualità del loro figlio non diventasse di pubblico dominio”. In che modo secondo te parlare di bullismo può diffondere maggiore sensibilità al tema nella cittadinanza e tra i giovani? “I giovani sono sempre sensibili ai messaggi diffusi dai media e, in misura minore, dalla letteratura. Si identificano
con i personaggi di un libro se reputano credibili le vicende narrate, e magari possono anche comprendere come sia sbagliato diventare complici di un bullo. Il bullismo è una piaga difficile da arginare perché i ragazzi si identificano con l’aggressore che reputano un vincente oppure preferiscono tacere per paura. Colpevoli sono anche quei docenti che fingono di non vedere e, nei casi di bullismo omofobico, disprezzano le vittime a causa di una mentalità chiusa e conformista. Spesso sono gli adulti i primi ad essere intolleranti senza avere nemmeno l’alibi dell’immaturità”. Internet ha cambiato il modo di allacciare i contatti con le persone nel mondo, ma c’è un fenomeno molto brutto come il cyberbullismo.... “Nel mio romanzo “La rivincita di Tommy. Una storia di bullismo omofobico” il personaggio di Stella è vittima di cyberbullismo nel momento in cui viene ingannata da una sua compagna di classe che crea un profilo fasullo su social per poi screditarla, muovendo contro di lei delle false accuse.Le vittime dei social, di per sé insicure e vulnerabili, diventano facile preda dei bulli che godono nel vederle soffrire. Entrambi sono incapaci di gestire le emozioni e l’aggressività e cercano nel virtuale ciò che non hanno ricevuto nella vita reale. Ancora una volta il dialogo con la famiglia è la principale arma per combattere la violenza di queste relazioni inautentiche, ma purtroppo sono proprio le carenze affettive a creare la dipendenza dai social”. Cosa si dovrebbe fare di più nelle scuole affinché ci sia maggiore sensibilità sull’argomento tra gli studenti e non ci siano più violenze verbali e fisiche tra i banchi di scuola?
“Promuovere dibattiti e leggere in classe libri a tema può servire ma, finché non cambia la mentalità degli adulti, docenti e genitori, le aggressioni ci saranno sempre, in particolare nelle scuole di periferia in cui i docenti sono demotivati e sotto pressione”. Parliamo di bullismo come fenomeno tra ragazzi, ma spesso arrivano notizie di insegnanti che sono violenti nei confronti dei bambini…. “A scuola la violenza nei confronti dei bambini è sempre esistita, solo che in passato veniva considerata come formativa e, in quanto tale, gradita persino dalle stesse famiglie mentre adesso è ritenuta inaccettabile. Tali aggressioni, che hanno luogo spesso nei piccoli centri e negli asili nido, dimostrano il vero volto dell’adulto privo ormai di controllo. Il sadismo e la vigliaccheria portano alcuni maestri a sfogare frustrazioni e problematiche esistenziali irrisolte verso chi è inerme”. Cosa consiglieresti a un giovane che in questo momento legge le tue parole e sta affrontando un momento di difficoltà ma ha paura e non sa chiedere aiuto? “Premetto che non sono né una psicologa né una sociologa ma una scrittrice che racconta il disagio giovanile sulla base di letture approfondite di testi universitari e consultando esperti del settore. Per affrontare un argomento tabù come il bullismo omofobico ho letto tante storie di ragazzi che ne sono stati vittime e spesso sono caduti in depressione, chiudendosi in casa dopo le aggressioni subite e tentando anche il suicidio. Se la famiglia rappresenta per il ragazzo ‘bullizzato’ un punto di riferimento valido, allora confidarsi ha un senso. Altrimenti è preferibile cercare aiuto altrove, anche in un amico fidato e sensibile. Spesso i ragazzi credono che la loro condizione di infelicità non muterà mai perché vivono proiettati nel presente. Invece, si tratta di una realtà temporanea, per cui è importante tenere duro e temporeggiare, senza perdere la stima e la fiducia in se stessi che sono proprio ciò che i bulli cercano di smontare”.
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A cura della Dott.ssa Flavia Altieri, Biologo Nutrizionista
Allergia: l’incubo primaverile! La stagione primaverile di certo influisce, ma oggi con i repentini cambiamenti di clima, le allergie respiratorie ai pollini sono in aumento in Europa e non più limitate ad una sola stagione. Le reazioni allergiche che le caratterizzano sono stimolate ed indotte da pollini che possiedono caratteristiche peculiari innocui per la maggior parte dei soggetti, causa di allergia per una piccola fetta della popolazione. I granuli pollinici, che si depositano sulle mucose delle vie respiratorie, liberano rapidamente il proprio contenuto; di conseguenza, il sistema immunitario interviene con la liberazione e la produzione di mediatori chimici pro-infiammatori. Il risultato è l’insorgenza di un processo flogistico delle vie respiratorie, con la conseguente comparsa dei sintomi come rinite, congiuntivite, tosse, asma bronchiale ecc. Le misure preventive ambientali sono di difficile attuazione: non esiste alcun modo efficace per evitare la malattia, poiché non è possibile impedire del tutto l’esposizione ai pollini antigenici dispersi nell’aerosol biologico. Prima dell’inizio della stagione pollinica, il paziente dovrebbe rivolgersi all’allergologo, per impostare il programma preventivo o terapeutico più appropriato. Si può, infatti, cercare di limitare la manifestazione dei sintomi, evitando le cause che scatenano le reazioni allergiche e adottando alcune misure per ridurre l’esposizione agli antigeni allergizzanti. Per non farsi dunque sopraffare da starnuti, lacrime, tosse e asma, possono essere d’aiuto alcuni accorgimenti, come evitare le attività all’aperto nelle ore centrali della giornata, lavarsi spesso i capelli e viaggiare in auto con i finestrini chiusi. A suggerirlo è il Ministero della Salute sul proprio sito. Cosa fare nel sospetto di un’allergia respiratoria? La prima cosa, indica il Ministero, è rivolgersi al medico curante o allo specialista per una diagnosi corretta,
in modo da identificare l’allergene a cui si è sensibilizzati, e organizzare un programma terapeutico prima dell’inizio della stagione pollinica. Sempre come prevenzione, se possibile, è utile fare brevi soggiorni nel periodo della pollinazione al mare visto che lì la concentrazione dei pollini nell’aria è relativamente bassa. Come precauzioni generali è bene consultare i calendari pollinici, per conoscere il periodo di fioritura delle piante causa dell’allergia, o i bollettini dei pollini per conoscere i pollini presenti nell’aria. Bisogna evitare di uscire nelle ore di maggiore concentrazione pollinica, preferendo la mattina presto o la tarda serata, non fare gite in campagna, soprattutto se c’è vento, e non passeggiare nei prati dove è stata tagliata di recente l’erba. Se si viaggia in macchina o in treno, no ai finestrini aperti, meglio usare l’aria condizionata, con filtri di aerazione anti-polline. Vanno evitate le attività all’aperto nelle ore centrali della giornata, soprattutto quando c’è sole e vento, così come le strade trafficate e le aree verdi, ed è utile lavarsi con più frequenza i capelli. Durante il giorno, all’aperto, è utile indossare un paio di occhiali scuri: la luce del sole aumenta il fastidio associato ai sintomi oculari. Quando si rientra a casa fare una doccia, lavarsi i capelli e cambiare i vestiti per eliminare i pollini che si sono attaccati nel corso della giornata, evitando così l’esposizione notturna all’allergene. Anche gli animali domestici possono “veicolare” con il loro pelo i granuli pollinici: sarebbe opportuno evitare che si mettano sul letto o sul divano. Non stendere il bucato all’aperto: il polline si può attaccare a lenzuola e asciugamani. Non consumare alcolici: le bevande alcoliche stimolano la produzione di muco e dilatano i vasi, peggiorando la secrezione e la congestione nasale. Inoltre si consiglia di evitare di fumare: il fumo irrita ulteriormente le mucose di naso e occhi.
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L’AVVOCATO RISPONDE
a cura dell’avv. Diana Santucci
Attenzione a non lasciare la propria auto parcheggiata nei posti riservati agli invalidi, si rischia la reclusione fino a quattro anni
Un cittadino palermitano è stato con- lenza privata. In più l’imputato si è di- non tutte le condotte di questo tipo codannato a quattro mesi di reclusione feso sostenendo l’assoluta mancanza di stituiscono reato. Parcheggiare la proper violenza privata, dopo aver lasciato dolo, ma i giudici hanno respinto ogni pria vettura al posto dei disabili integra la propria autovettura parcheggiata per doglianza facendo notare come la vet- innanzitutto una violazione del codice ben sedici ore in un posto riservato ad tura sia stata lasciata abusivamente par- della strada, più precisamente dell’illeuna signora affetta da gravi problemi cheggiata dalla mattina fino alla notte, cito amministrativo di cui all’art. 158 con grave disagio per la donna affetta comma 2; tale norma punisce con multe fisici. Ai sensi di legge commette il reato di da problemi fisici, la quale ha dovuto salate chiunque occupi un parcheggio violenza privata, previsto e punito ex aspettare ore per ottenere la rimozione destinato a persone invalide. Viceversa, qualora il posto sia espressamente art. 610 del codice penale, “chiunque, del veicolo. ad un determinato individuo, con violenza o minaccia costringe altri Il processo è durato ben otto anni, unapanriservato ia am alla C e n io violazione amministrativa si agdi civiltà da para fare, tollerare od omettere qualche vera e propria battaglia g e R a alla tpalermitana, a it d e giunge un comportamento di vero e signora affinché si cosa” ed è prevista come pena la reclu- te della r c c A le – sione fino a quattro anni. ne Professiona possano sensibilizzare gli automobilisti proprio impedimento alla libertà del La Corte i Formazioha stabilito con sulla problematica dei portatori di han- singolo cittadino, il quale ha il diritto di oladi dCassazione u c S la sentenza n. 17794/2017 che impedi- dicap. La sentenza della Cassazione è parcheggiare nel posto a lui riservato. re ad un disabile di parcheggiare l’auto destinata a fare scuola, perché da oggi I cittadini devono rispettare a prescinal posto a lui riservato integra appieno parcheggiare nelle famose strisce gial- dere i posti riservati agli invalidi, per la condotta di violenza privata, perché le, riservate nominalmente ad un citta- civismo ed etica. A maggior ragione, dino, può integrare il delitto di violenza però, dopo la suindicata sentenza della limita la libertà della vittima del reato. Nel caso di specie l’uomo si è difeso privata, perché va a limitare l’altrui li- Corte di Cassazione bisogna stare atsostenendo di non aver in alcun modo bertà morale e fisica. Il rischio è quello tenti quando si tratta di posti nominali, limitato la libertà di marcia della vettu- di ricevere una condanna penale e di la cui occupazione può integrare quindi il reato previsto e punito dall’art. 610 ra della persona offesa, e che solo quel dover anche risarcire la vittima. tipo di condotta avrebbe integrato vio- La Cassazione ha inoltre precisato che del codice penale.
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DOMENICA 30 APRILE 2017
DOMENICA 30 APRILE 2017
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COMUNICATO STAMPA
Danno erariale, sindaco Fuccio: “Attuale Amministrazione estranea all’inchiesta ma si faccia luce al più presto” “Circa l’inchiesta coordinata dalla Procura regionale della Corte dei Conti sul presunto danno erariale per un milione e 593mila euro contestato al Comune di Casoria per incarichi dirigenziali conferiti a partire dal 2011, mi preme sottolineare che l’attuale Amministrazione è del tutto estranea all’inchiesta”. È quanto afferma il sindaco di Casoria, Pasquale Fuccio. “È interesse di tutti, dei cittadini innanzitutto, che si faccia luce al più presto sui fatti contestati. Terrei soltanto ad evidenziare che in più passaggi del provvedimento della Procura si sottolinea come il sindaco Fuccio nel conferire incarichi dirigenziali abbia fatto correttamente ricorso alle professionalità interne o all’istituto dell’interim, precisando altresì come gli unici due incarichi conferiti a professionisti esterni, già incaricati dal precedente commissario straordinario, siano stati imposti dalla necessità di non proseguire nel contenzioso in-
cardinato dai due professionisti, nel quale, secondo gli orientamenti giurisprudenziali, l’Amministrazione avrebbe corso il serio rischio di soccombere”, conclude Fuccio.
VINCENZO ISIDORO MILONE
Società Selvaggia
Ho sempre creduto nel potere dei soldi, ma non ho mai creduto al fatto che avessero un valore. Viviamo in tempi dove la mancanza di denaro,unita alla crescente mancanza di valori,porta ogni essere umano a diventare un guscio vuoto e inesistente. La mancanza di uno status sociale,unita all’impossibilità di entrare nel nucleo civile ed affettivo di un sistema,conduce le anime ad essere imprigionate ai margini. Margini che plasmano una prigione,fatta di rabbia e istinto vendicativo,verso un sistema che non tutela e che annienta. In un tempo dove tutto è impossibile,ogni cosa si basa sulla possibilità,e di conseguenza,si verifica un’esclusione di massa verso coloro che non hanno niente. Ed è così che la società che si considera ‘’civile’’,diventa un tritacarne senza pietà,dove se non hai non vali! In una società ‘’civile’’ non dovrebbe esistere la
paura del sole che spunterà domani,non si dovrebbero versare lacrime al ritorno dal sabato sera,perché il battito del cuore è diventato un veleno. Un veleno nato dal rimpianto di non poter costruire una storia d’amore,per la paura di un futuro incerto,che inevitabilmente causerà un forzato e sofferto addio. Essere grandi non è una cosa brutta,perché crescendo si ha la possibilità di realizzare ciò che da bambini si poteva solo sognare.
Ma qui,in Italia, i sogni rimangono tali,fino a diventare rabbia annientatrice. Non era questo il paese che volevo,non era questo il sistema che immaginavo,non era questa la vita che desideravo! Siamo diventati sciacalli che per delle misere briciole dei potenti,non si fanno scrupoli a tradire,calpestare e screditare il prossimo. E quando anche l’ultimo pezzo di pane sarà terminato,quando anche l’ultima risorsa svanirà,la disperazione cederà il posto al caos più agghiacciante. Ricordate amici miei,sto per dirvi qualcosa che seppur banale,riempie sempre di un terrore oscuro. “Per i potenti,per i politici,non siamo altro che insetti operai!’’ Come dissi nell’articolo precedente,sono aperto a qualsiasi tipo di confronto,ed è per questo motivo che potrete contattarmi alla mia mail. ghostwriter90@libero.it
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DOMENICA 30 APRILE 2017
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La Compagnia “Gli Appassionati” nella persona di Luigi Carraturo Augura al Regista Umberto Saba per i primi cinquant’anni di teatro e per l’impegno profuso nella sua carriera artistica, di riuscire sempre così brillantemente a trasmettere le emozioni fecendoci assaporare la magia del teatro
Autorizzazione del Tribunale di Napoli n. Reg. 5116 del 28/02/2000
Editore CASORIA DUE s.a.s Direttore Responsabile: Ferdinando Troise Stampa: PRINTING HOUSE - CASORIA Tiratura 7000 copie. Distribuzione gratuita. Questo numero è stato chiuso il 20 aprile 2017
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