DOMENICA 2 APRILE 2017
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Settimanale di Informazione
ANNO XVI - N° 14 - DOMENICA 2 APRILE 2017
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GUARDATEVI INTORNO!
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DOMENICA 2 APRILE 2017
DOMENICA 2 APRILE 2017
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l’editoriale di Nando Troise
Il giornalista è un mestiere difficile Sono Nando Troise. Sono un giornalista libero. E’ difficile scrivere per i grandi giornali, bisogna essere raccomandati. Allora li ho creati i giornali. Prima ad Afragola, con Enzo Nespoli, Nuova Città, poi a Casoria, per la prima volta, facevo nascere la stampa locale. Negli anni 80 Alé Viola e L’Informazione. Negli anni 90, invece, City News, Casoria Oggi, Casoriadue. Il Direttore è un ruolo delicato. Vi sono responsabilità penali e civili. E questo mestiere, per chi non fa marchette, procura problemi. Domenica 26 marzo, alla Mostra d’Oltremare, alla manifestazione “La testa nel pallone”, lo scrittore torinese Renato Tavella mi confida: “Ho scritto tanti libri ma quest’ultimo (il libro nero del calcio, Editore Newton Compton), mi ha procurato tanti fastidi”. Gli rispondo: “cantare fuori dal coro dà fastidio ed è pericoloso. Si immagini chi scrive di politica, cronaca ed altro in una zona ad alta densità criminale e con tante Amministrazioni sciolte”. E’ sabato 18 marzo. Sono il moderatore di un convegno organizzato da Libera e dall’Amministrazione Comunale di Casoria per ricordare le vittime innocenti da mani criminali. Mi rivolgo ad una folta platea di studenti (Gandhi e Torrente), iscritti ai Licei Classico, Scientifico e Scienze Sociali ed all’Alberghiero. Debbo parlare dei morti ammazzati per essersi trovati in posti sbagliati ed in momenti sbagliati. Mi rivolgo ai ragazzi. La “meglio e bella gioventù” mi da la propria attenzione. “Mi piacerebbe dirvi che va tutto bene. Non è così. E’ un bel mestiere quello del giornalista. Pensate che nella
stessa giornata, tutti i giornali italiani raccontano del brutale omicidio successo ad Alatri ed in contemporanea del boom di ascolti fatta da Domenica Live per l’ischemia del cantante Albano”. Si è parlato tanto del convegno organizzato da Libera. Colgo l’occasione per spiegare i vari tipi di giornali che ci sono in Italia. Ci sono anche altre grandi differenziazioni: Nord e Sud; uomini e donne. E c’è una classifica di copie vendute. Nord e Sud. La più grande percentuale di editoria in Italia è al Nord, qualcosa a Roma. Pochissimo a Napoli e al Sud. Chi vuole fare questo mestiere a Napoli, rischia una vita di precario a meno che non ha agganci giusti per essere assunto, secondo il Contratto Nazionale di Lavoro, dalla Rai. Pochissimo lo spazio di occupazione presso Il Mattino, Repubblica, Corriere del Mezzogiorno, Gazzetta dello Sport e Corriere dello Sport. Ancora di meno presso televisioni e radio. Lo stesso dicasi per le donne. Enormemente sacrificate da un sistema maschilista ed anziano. Poche arrivano alle redazioni importanti con posto fisso. Nessuna, ancora, in Italia, è arrivata alla direzione di un giornale importante. Esiste, però, anche una motivazione di responsabilità. E sapete perché? Sotto il profilo economico l’inviato è equiparato a Direttore. E ci sono tantissime inviate di guerra bravissime. Le mai dimenticate Oriana Fallaci, Ilaria Alpi, Maria Grazia Cutuli. Poi Monica Maggioni (oggi Presidente RAI), Giovanna Botteri, Tiziana Ferrario, Giuliana Sgrena, Lucia Goracci…. E’ un interrogativo. Ed i grandi giornali ne avrebbero bisogno. continua a pag. 5
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DOMENICA 2 APRILE 2017
MAES S.r.l. è un’azienda dinamica, specializzata nella raccolta, nel trasporto e nel recupero dei rottami metallici. La Società è stata fondata dal Sig. Giovanni Esposito, presente nel settore da circa trent’anni; l’esperienza acquisita nel tempo e la serietà commerciale hanno portato la società a consolidarsi e migliorare la posizione sul mercato. La MAES S.R.L., attualmente, offre una molteplicità di servizi nell’ambito della propria attività:
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DOMENICA 2 APRILE 2017 SEGUE da pag. 3
La classifica delle copie più vendute in Italia è la seguente: Primo in classifica è il Corriere della Sera, seguito da Repubblica. Molto più staccato per numero di copie vendute, La Stampa prima ed Il Messaggero poi. Poi ci sono La Gazzetta dello Sport ed il Corriere dello Sport. Infine Il Sole 24 Ore che è un giornale specialistico. Uno dei giornali economici finanziari più importanti d’Europa. Un dato va analizzato: i tre quotidiani sportivi (c’è anche Tuttosport) insieme vendono più copie di tutti. A questa notizia va data una lettura sociologica. Il Mattino è il primo in classifica tra i giornali regionali (altri sono La Gazzetta del Mezzogiorno, La Sicilia, Il Gazzettino, L’Arena ecc.) Anche questo dimostra la problematica occupazionale. I giornali si dividono in Sportivi, Nazionali (oltre ai già citati ci sono Il Giornale, Libero, QN ecc.), Regionali, i giornali di partito (Il Secolo d’Italia, L’Unità, L’Avanti ecc.), i giornali specialistici (Focus, Grandi Viaggi, Panorama Sanitario ecc.), i giornali femminili (Donna Moderna, A, ecc.), i giornali di cronaca rosa (Visto, Chi, Di più, Novella 2000 ecc.). Occasioni di lavoro arrivano anche da Radio e TV locali. Anche se non mi risultano grandi assunzioni. Sono comunque, per la maggior parte, rapporti di lavoro precario, in nero, non regolari. Ci potrebbe essere, per i giovani, occasioni di lavoro dalla Legge 150/2000, una legge che vorrebbe disciplinare l’Informazione e la Comunicazione nelle Pubbliche Amministrazioni. Di positivo, va, però, detto, che i giovani di oggi hanno il vantaggio di conoscere meglio delle precedenti generazioni l’inglese ed il computer. Sono convinto che, nell’immediato futuro, un settore in grande e totale espansione, sarà quello della comunicazione. Note a termine: la cannibalizzazione della notizia. E’ un luogo comune messo in giro dai potenti: cioè la Politica, l’Alta Finanza, l’Imprenditoria e la Criminalità Organizzata fanno entrare nell’immaginario collettivo questo concetto. Roberto Saviano viene contestato, oggi, anche dalle persone cosiddette perbene. Una notizia, quando è vera, va pubblicata. Sempre. Chi scrive non è mai scivolato nel gossip di questa Città, cioè Casoria. Mi sono sempre attenuto unicamente al racconto politico ed amministrativo. In tutte le testate in cui ho scritto non mi sono mai interessato né di cronaca nera né di quella rosa. Buona Notte e Buona Fortuna a tutti i giornalisti, sia pubblicisti che professionisti. Non certo a quelli solo iscritti all’Ordine ma a chi, sul campo, ogni giorno, svolge questa difficilissima professione, questo brutto mestiere.
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Il male dentro RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Sono davvero preoccupato per ciò che vedo,ogni mattina, tra le strade della mia città. Osservando le persone, e unendomi al turbinio di sopravvivenza che contraddistingue queste strade. Tutti in corsa,sperando che un giorno qualcosa cambi. Voglio precisare, che non dico queste cose immerso in una sfera di menefreghismo e disinteresse, ma da un punto di vista totalmente empatico! Perché come tutti gli altri,anche io rimango deluso dal grigiore in cui si limita ad esistere la città di Casoria! Una città nella quale sono cresciuto,e dove purtroppo noi giovani stiamo morendo. Perché una mente giovane e volenterosa,che alla nostra età dovrebbe solo avere tanta voglia di fare, è condannata a vivere in una spirale di insoddisfazione, sottomissione e apatia. Una spirale che prima o poi porterà all’oblio più profondo, intensificando il numero delle anime che si dannano per i propri limiti. Qui,tutto è diventato esattamente come un girone infernale, dove non c’è altro che sofferenza e degrado. Per quanto il paragone possa sembrare esagerato e deprimente,sfido chiunque a dimostrarmi il contrario. Non sono nemico di nessuno e voglio continuare a non esserlo, ma voglio continuare a raccontare la verità,seguendo il sentiero con umiltà e rispetto. Non sono un leone da tastiera e non sono un tuttologo, sono solo molto deluso da coloro che dovrebbero condurci verso il futuro,e che invece ci tengono impantanati in questo triste presente. Sono aperto a qualsiasi tipo di confronto e scambio di idee, per il semplice motivo che credo molto nell’unione, anche attraverso i dibattiti feroci. Se ho turbato la quiete dei benpensanti, a questi dico: Viviamo in un paese condannato a morire ogni giorno, dove tutto crolla, senza nessuno che si preoccupi di trovare soluzioni concrete. Casoria è come il mito di Prometeo, condannato all’eterno supplizio di rinascere ogni mattina, per poi morire alla sera, dilaniato dall’incorruttibile aquila del castigo divino! Milone Vincenzo Isidoro
il SETTIMANALE consultabile sul sito
www.casoriadue.it
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6 DOMENICO BORRIELLO
Nella terra dell’utopia c’è una città che propone Vitoria-Gasteiz è stata insignita, nel 2012, del prestigioso titolo di “Green Capital of Europe”, capitale europea del verde. Qui, nel capoluogo del Pais Vasco, l’ambiente è considerato come una delle più grandi risorse del posto. Il percorso che mi ha portato qui, nel Nord della Spagna, è complesso da spiegare e, probabilmente, ai lettori non interessa più di tanto. Però, da cittadino di Casoria, non posso far altro che paragonare ogni giorno la nostra realtà con quella che sto vivendo attualmente. Da loro c’è la cultura del verde, da noi c’è stata un’imbarazzante cultura del cemento che ha praticamente distrutto Casoria. Per essere più precisi, ad aver distrutto Casoria sono state la cultura del cemento e l’assenza di cultura in generale. Qui, a due passi da Bilbao, continuo comunque a leggere il settimanale per cui scrivo e sono stato particolarmente colpito dall’ultimo editoriale del Direttore Troise. “La città che sopporta” è la frase più ricorrente del lungo articolo a cui mi riferisco, un articolo con cui si può solo concordare. Si parla, infatti, della già citata cultura del cemento, ma anche dell’assenza di cultura in generale rappresentata dalla fine di siti storici che altrove sarebbero oro. Sfogliando gli opuscoletti turistici riguardanti VitoriaGasteiz si potranno notare dei murales,
descritti come una delle attrazioni più belle della capitale del Pais Vasco. In effetti sono belli, non posso dire il contrario. Però è anche vero che a Napoli, da Ponticelli a Barra passando per San Giovanni a Teduccio, quindi lontano dal salotto di città, abbiamo dei murales che superano di gran lunga in bellezza quelli di Vitoria. All’estero le amministrazioni sono così efficienti da trasformare in oro qualsiasi cosa, mentre noi siamo capaci di dilapidare un incredibile patrimonio artistico e culturale. Forse il nostro problema, come leggevo sulla BBC, è che abbiamo troppa cultura. Ma la cultura, senza cultura, soccombe. E con essa soccombe anche il potenziale delle nostre città. Casoria, con i suoi santi, le sue strade e la sua storia potrebbe essere un’ottima candidata ad intercettare flussi turistici. Ma niente, la politica ha sempre pensato alle beghe interne, ad un disgustoso gioco di “Divide et impera” che per decenni ha praticamente umiliato le potenzialità di Casoria. Così la città sopporta e va comunque avanti, con grande dignità. Ma per quanto ancora? Per quanto se i giovani anziché guardare al proprio territorio guardano altrove? Certo, non debbono ricadere su di loro (o meglio, su di noi, dato che a 21 anni ho la presunzione di ritenermi ancora giovane) le colpe di chi li ha preceduti. Ma manca lo spirito,
l’iniziativa, la voglia di fare, salvo qualche sporadico caso. Così Casoria sopporta, quasi come una spettatrice disinteressata del suo futuro. Si è già arresa alla mediocrità o aspetta il salvatore della patria? In Italia esiste la cultura degli uomini forti, lo so. Ma nulla è più forte del senso di comunità, della partecipazione, delle idee. Una grave mancanza, riscontrata anche dal fatto che alle ultime elezioni amministrative la città abbia deciso di andare in blocco in spiaggia a prendere un po’ di sole. Così, però, è troppo semplice sedersi in mezzo al pubblico e criticare il politico di turno. “Eh però, io avrei fatto così”, “Eh però, mai qualcosa di positivo”, “Eh però...”. Eh però, caro cittadino, dovresti sapere che la partecipazione è l’unica arma per riscattare Casoria. Qui, a Vitoria-Gasteiz, ho visto cose praticamente impensabili nella mia Casoria. La gente, ogni settimana, si riunisce nei centri civici della capitale del Pais Vasco per discutere sulle cose che vanno e non vanno in città. Sapete, a volte è veramente troppo semplice dare la colpa a chi amministra, però ricordatevi anche che esiste un concetto che si chiama “silenzio assenso”. Il silenzio della non partecipazione è consenso, significa “a me va bene così”. La città sopporta, è vero. Ma a me piacerebbe vedere presto un altro titolo: la città propone.
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AVV. DIANA SANTUCCI
Casoria: è facile lamentarsi della “cattiva Amministrazione” I problemi vanno affrontati e superati
A ridosso dell’approvazione del bilancio, che rappresenta uno dei momenti più rilevanti nella vita cittadina, ci si interroga in merito alle soluzione che l’Amministrazione adotterà per fronteggiare i problemi insiti da troppo e per troppo tempo nella città di Casoria: le aree dismesse, il lavoro, le municipalizzate, la spazzatura, le tasse, i servizi e tanti altri. Tanti buoni propositi, ma nessun risultato raggiunto. Ed i cittadini casoriani sono stanchi di sopportare, come scrive Nando Troise, Direttore di Casoriadue, in un suo editoriale: «La Città che ha sopportato e sta sopportando tanti suicidi. La Città che ha sopportato tantissimi crolli; che ha sopportato e sopporta rapine, furti di appartamento e di auto; sopporta i motorini che scorazzano in maniera selvaggia; che sopporta l’abusivismo edilizio e commerciale, la disoccupazione, l’inquinamento ambientale, le aree dismesse. La Città che ha sopportato lo Stadio San Mauro chiuso per venti anni e riaperto grazie alla Commissione Prefettizia ed al lavoro del Settore Lavori Pubblici e del suo Dirigente l’Arch. Salvatore Napolitano; la Città che sopporta l’assenza di strutture spor-
tive e di parchi, la monnezza, le estorsioni, l’usura, il racket, il “recupero crediti”, i tetti termici e le mansarde. La Città che convive con strane finanziarie. La Città che sopporta Casoria Ambiente con i suoi sprechi ed i suoi errori». E’ compito di coloro che gestiscono la cosa pubblica ricostruire la fiducia dei cittadini nei confronti dell’Amministrazione attraverso fatti concreti. Una sfiducia che ad oggi si è trasformata in indifferenza e rassegnazione che si evince dalla mancata partecipazione ed interesse dei cittadini, i quali sono costretti ad incontrare quotidianamente continui disagi e difficoltà, di fatti nella loro individualità cercano di “tirare avanti” in una società che vede lo Stato assente e sfuggente di fronte alle molteplici problematiche. Casoria può e deve cambiare per noi che abbiamo vissuto e la viviamo, ma soprattutto per il futuro. Basta continuare a guardare inermi le giovani menti in fuga alla ricerca di opportunità in metropoli più grandi. E’ doloroso, sia per loro che per gli affetti, essere costretti ad allontanarsi dal luogo in cui sono cresciuti per impiantare una vita lontano da tutto e da tutti. Il motivo?
Dalle mancanze di opportunità ai problemi tramandati da Amministrazione in Amministrazione, come una patata bollente, dove nessuno con il dovuto impegno si siede a tavolino e propone una soluzione fattibile. Un compito difficile ma non impossibile. Ma un rimprovero va fatto anche ai Casoriani, che sono rimasti sempre a guardare. E’ diventato un luogo comune lamentarsi senza azionarsi. Il cittadino ha voce in capitolo e deve prendere la parola, altrimenti Casoria non può rinascere e continuerà a non esistere. «Casoria deve cambiare – prosegue il Direttore Troise - ed io continuo a fare proposte: lo scioglimento di tutti i contratti di privatizzazione; la costituzione di una società a partecipazione pubblica per gestire acqua, palazzetto, N.U. ecc.; lo scioglimento di Casoria Ambiente; il riordino della macchina comunale (mansioni, progressioni verticali ed orizzontali ecc.); corsi di formazione per tutti i dipendenti comunali che ne sono 315; annullamento delle concessioni edilizie; il piano regolatore con social plan strutturato da uno staff di sociologi, urbanisti ed architetti rigorosamente di Casoria; il concorso pub-
blico per il posto vacante di Dirigente di Settore, annullando le assunzioni con contratto a termine; il servizio di trasporto funebre pubblico comunale; l’affidamento ad una società pubblica dell’organizzazione di eventi allo Stadio San Mauro ed al PalaCasoria; l’affidamento ad una Società che metta mano ad una sconquassata toponomastica; l’Assessorato alle Politiche Giovanili da affidare ad uno staff di giovani che svolgano politiche culturali, valorizzando gli spazi come le ville comunali; la stabilizzazione dei precari; l’attuazione di un trasporto pubblico interno efficiente; politiche partecipative come assemblee di quartiere anche corporative; la creazione di un organismo comunale che faccia emergere le proposte dei Sindacati e dell’associazionismo; un organismo che controlli e stia attento ad eventuali infiltrazioni nella gestione della cosa pubblica da parte dei clan locali e della malavita organizzata». La presa di coscienza ed il coraggio da parte dell’Amministrazione nell’iniziare un progetto è già un buon punto di partenza, ma bisogna volerlo e, per riuscire a raggiungere un obiettivo, bisogna rimanere uniti.
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PERCHE’ LASCIO IL PARTITO DEMOCRATICO DI CASORIA
“Ho taciuto per troppo Tempo” “Chiedo Scusa ai cittadini di Casoria” La città di Casoria è sfortunata dal punto di vista politico Ho aderito con grande speranza al progetto del Partito Democratico di Casoria, contribuendo e onorandomi della carica di componente dell’esecutivo dell’Assemblea Provinciale. E’ la lettera di “dimissioni” dal Partito Democratico “Circolo Angelo Vassallo” di Casoria, “stanco di far politica in un partito, che da troppi mesi si trascina in una lunga catena di azioni/situazioni. Tutte tendenti al posizionamento personale all’interno dell’amministrazione del Sindaco Fuccio. Il PD a Casoria, doveva essere “un partito nuovo, non un nuovo partito”. Quel partito che, attraverso il rinnovamento di se stesso e del sistema politico casoriano, si proponeva di costituire il principale elemento del ricambio politico nella città di Casoria. Doveva, quindi, essere l’attore di un vero cambiamento morale e civile, prima ancora che politico. La stagione dell’entusiasmo e della speranza del post elezione del Sindaco Fuccio è durato ben poco. L’ingresso di forze e soggetti (fino a ieri servi sciocchi del Senatore Casillo), senza alcuna cultura politica e senza una vera adesione ai principi costituenti, hanno realizzato una contro-rivoluzione riportando indietro di decenni la città di Casoria e l’orologio del PD locale. Il PD di Casoria è diventato nei fatti il partito di conservazione dell’esistente ed impotente rispetto alle esigenze di profondo cambiamento che la città stessa attendeva, di cui ha urgente bisogno. Tanti i motivi di disagio, a fronte del successo elettorale, la scarsità di proposte politiche è evidente, il partito è vissuto, non più come un luogo di confronto in cui si selezionano idee e uomini migliori per il bene comune, ma bensì il partito dei consiglieri comunali eletti nella lista del PD. Ho taciuto per troppo tempo, fedele all’insegnamento dei padri del rispetto del partito. Sono tante le questioni su cui il PD ha opportunamente evitato di effettuare analisi interne e di prendere posizione su certi personaggi politici che appoggiano l’amministrazione Fuccio, che facevano parte dell’amministrazione dell’ex Sindaco Carfora (anche in virtù delle ultime vicende giudiziarie cui è coinvolto un ex dirigente del Comune di Casoria per la costruzione del Parco delle Arti). La politica con la “P” maiuscola deve dare un colpo di reni e ritornare a parlarsi e a trovare soluzioni per il futuro della città di Casoria e soprattutto per i giovani casoriani. Avevo voglia di far politica per il bene della città, credo di non poter fornire più un supporto di idee per il bene comune nel PD. Continuerò a portare avanti le mie idee nell’Associazione Laboratorio Democratico che fa capo all’Eurodeputato e Presidente del Gruppo Europeo PSE On.le Gianni Pittella, che mi onoro di rappresentare a Casoria.
IL PRESIDENTE Michele Bruno
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PAOLA CONSOLETTI
ANTONIO CAIAZZO E LA CITTA’ METROPOLITANA
La Città Metropolitana, è un livello di governo locale che sostituisce la vecchia provincia. Essa serve ad introdurre, come è avvenuto in altri Paesi europei, istituzioni speciali e differenziate per le principali aree urbane che, permettono di governare comunità locali che hanno problemi comuni. E’ previsto inoltre, che lo Stato e le regioni, ciascuno per le proprie competenze, attribuiscano ulteriori funzioni alle Città Metropolitane, poiché non è pensabile che le nuove istituzioni possano essere davvero efficaci, se non si differenziano dalle province ordinarie, assumendo poteri e funzioni più forti nell’ambito delle rispettive regioni. Tra i numerosi consiglieri eletti nelle diverse zone limitrofe di Napoli, esattamente nell’area a nord della città, troviamo il consigliere comunale di Afragola, Antonio Caiazzo, seduto nel “banco” di Città Metropolitana di Napoli, con il partito di Forza Italia. Un risultato importante per questa vasta area di Napoli, con un rappresentante valido, il quale può portare avanti le principali problematiche del territorio. La Città Metropolitana, assume tutte le funzioni delle province, come la gestione dei servizi comunali e del territorio, la gestione della mobilità e viabilità, di pianificazione urbanistica comunale e di coordinamento dei sistemi di informatizzazione in ambito metropolitano. Antonio Caiazzo, Consigliere di Afragola, ci spiega che, essere entrato a far parte di Città Metropolitana, per la zona Nord, è di fondamentale importanza, in quanto rappresenta un panorama politico completamente diverso, positivo, costituisce un’interfaccia, un rapporto costante con le altre realtà territoriali, con altri consiglieri, in questo caso ben 55, e lo scopo
principale in “Città”, è la collaborazione tra alleati, tra il sindaco di Napoli De Magistris, Forza Italia ed il PD. In questo modo possiamo evidenziare che, ciascun consigliere in ambito organizzativo, non è più orientato all’opposizione, ma rappresenta un delegato impegnato nel risolvere le problematiche assegnate. Città Metropolitana, presenta una serie di temi, di esigenze e proprio per questo è necessario lavorare, collaborando. Antonio Caiazzo ci descrive che, seguendo questo modulo, si crea un rapporto costante con il territorio, in questo caso il loro compito è di svolgere un lavoro continuo con i Presidi delle Scuole Superiori, per avere un maggior controllo, in quanto i giovani con la Scuola costituiscono la base della Società. In qualità di Consigliere, in un’area abbastanza vasta quale Afragola, Caiazzo afferma che le insidie in un tal territorio sono notevoli, soprattutto riguardo le grandi opere, le infrastrutture, come l’area TAV, per la quale opera bisogna attribuire i meriti ed i risultati solo ed esclusivamente ad RFI, e a nessun altro organo politico.
Il Consigliere ci spiega che, Afragola non è ancora pronta a questo evento di notevole rilevanza, bisogna attendere prima di parlare della “stazione più bella d’Italia”, perché è così che è stata definita, è necessario restare con i piedi saldi a terra, con gli occhi aperti, in quanto non è possibile soffocare l’ aria di positività ed ottimismo che si è diffusa in tutti questi mesi, intorno ad una tale realizzazione. Caiazzo afferma che per la TAV di Afragola, sono necessari più individui impegnati nelle forze di Polizia Municipale, perché al momento non sono sufficienti, e questa esigenza nasce per i futuri controlli, per la viabilità, per la turnistica, sarà tutto differente con l’apertura della nuova stazione. Essere preparati dunque, è fondamentale, per far sì che la TAV diventi un punto di partenza per Afragola, Napoli e per l’intero Sud. Antonio Caiazzo ci sottolinea che un altro obiettivo di grandi opere, soprattutto per quanto concerne Afragola, è la valorizzazione del centro storico, un centro definito “vecchio”, che cade a pezzi, creando degrado, un degrado che si estende anche in tutte quelle zone, dove invece è necessario dare spazio allo sviluppo, aiutando a valorizzare i servizi sociali, con lo scopo di risolvere questo “abbandono” non solo ambientale ma anche cittadino. Oggi, in politica, è necessaria una “ventata” di aria nuova, sono necessari i giovani, ma quelli proiettati al rinnovamento e dotati di una personale capacità, competenza ed esperienza, ma, come ci ribadisce Caiazzo, dotati soprattutto di onestà ed umiltà, perché solo con questi elementi principali si riesce a raggiungere i veri obiettivi in campo politico.
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Dalla Viareggio alla Nike Cup, ci sono segnali di crescita, ma non bisogna fermarsi Il direttore sportivo Giuntoli ha seguito con grande attenzione la Viareggio Cup, il successo della Nike Cup a Pescara esprime speranze da coltivare
In circa tredici anni dell’era De Laurentiis, Lorenzo Insigne è l’unico prodotto del settore giovanile azzurro che è riuscito ad approdare stabilmente in prima squadra, scrivendo una favola. Dall’esclusione dai Giovanissimi Nazionali fino ai Mondiali e agli Europei, è la sintesi della sua avvincente storia. Altri hanno sfiorato quest’obiettivo senza riuscirci, come Armando Izzo e Roberto Insigne, che potrebbe ancora realizzare il sogno di giocare con suo fratello con la maglia del Napoli nelle prossime stagioni. L’unicità della favola Insigne ci ricorda che sul settore giovanile il Napoli deve fare di più, considerandolo una risorsa importante che, vista la fertilità del territorio, può essere un serbatoio costante di talenti da valorizzare. La sosta della serie A ha acceso i riflettori sul settore giovanile, in tanti, che magari sono completamente lontani dal mondo del vivaio azzurro, si sono interessati in virtù dei risultati della Primavera alla Viareggio Cup e soprattutto della vittoria della Nike Premier Cup da parte dei giovanissimi regionali classe ‘2003, una formazione d’ottimo livello costruita pienamente dal responsabile del settore giovanile Gianluca Grava e dai suoi collaboratori. I ragazzi di mister Sorano hanno steccato solo contro il Cesena ma al “Poggio degli Ulivi” di Città Sant’Angelo hanno sconfitto i pari età di Verona, Spezia, Atalanta e Sassuolo trionfando in questa storica competizione del calcio giovanile. Fino alla scorsa edizione, la Nike Premier Cup era riservata alla categoria Under 15 e vedeva come protagoniste le realtà campioni d’inverno nei gironi di questo campionato nazionale. Da quest’anno, essa ha cambiato identità ed è il torneo della leva ‘2003, la categoria Under 14 e, quindi, non è più legata al campionato Giovanissimi Nazionali. Tale torneo ha un’identità internazionale, infatti, la realtà che s’aggiudica la fase nazionale affronta le realtà di altri paesi naturalmente legate allo sponsor tecnico che organizza l’evento. Dal 1993 al 2015, la fase mondiale si è disputata a Manchester, poi il cambio di sponsor tecnico dei Red Devils ha imposto la necessità d’avvalersi di un’altra location. E’ l’Hertha Berlino ad organizzare la competizione e gli azzurrini di mister Sorano rappresenteranno l’Italia nella capitale tedesca. Nessun club italiano ha mai vinto questo torneo, dove storicamente ha padroneggiato il Barcellona, che ha alzato al cielo ben tre volte il trofeo. Non è la prima volta che il Napoli vince un prestigioso torneo nella categoria Under 14, tre anni fa i ‘2001, guidati dallo stesso Gennaro Sorano, s’aggiudicarono il trofeo di Gallipoli battendo in finale il Manchester City. Gli azzurrini hanno spesso recitato un ruolo da protagonisti nell’attività di base, dove l’aspetto tecnico è molto più rilevante
di quello fisico e soprattutto non s’avverte il divario d’investimenti con altri club italiani. Nel passaggio dall’attività di base alle categorie del settore giovanile agonistico, incidono in maniera rilevante gli acquisti in giro per il mondo e la professionalizzazione del lavoro consentito anche dalla presenza di strutture all’avanguardia per il settore giovanile, di cui il club di De Laurentiis non dispone. Il Napoli esprime un’identità territoriale molto marcata del proprio vivaio, sono pochissimi i ragazzi provenienti da altre regioni mentre altre realtà si rinforzano con innesti pescati non solo in Italia ma anche nelle academy africane o in altre parti del mondo. Non si può ridurre, però, tutto alla diversa portata dell’attività di scouting: un ragazzino che milita nel settore giovanile del Napoli, fino al suo passaggio in Primavera, s’allena a metà campo, non ha contatti con il mondo della prima squadra, non può spesso avvalersi di strumenti fondamentali per lavorare sulla sua crescita fisica e tecnica anche oltre le classiche ore d’allenamento. La motivazione più pregnante della parabola discendente che spesso vivono le formazioni azzurre dalla categoria Under 14 alla Primavera è di natura sociale. Le famiglie scaricano eccessive tensioni sulle prestazioni dei ragazzi e molto spesso il settore giovanile azzurro, pur provandoci, non riesce a liberare i suoi giovani calciatori dalle pressioni. Bisogna estirpare la cultura del risultato, mettere al centro la qualità del gioco, la libertà di tutti innanzitutto di divertirsi giocando a calcio. Cercare la vittoria è un esercizio fondamentale ma non può diventare un simulacro a cui piegarsi, è molto più importante mettere al centro del lavoro la qualità e l’organizzazione di gioco oltre che naturalmente il percorso di crescita individuale e collettivo dei ragazzi. Non c’è solo la Nike Cup, segnali di speranza sono arrivati dall’esperienza della Primavera al torneo di Viareggio. Gli azzurrini hanno disputato un buon torneo, piegandosi al Bruges ai quarti di finale al termine di una gara in cui la formazione di Saurini ha giocato meglio degli avversari. Sono tante le note liete della Viareggio Cup ma le più importanti riguardano il legame tra la prima squadra e il settore giovanile che deve essere molto forte per raggiungere importanti risultati. Giuntoli ha seguito con grande attenzione le partite degli azzurrini, dopo aver potenziato l’organico durante il mercato di gennaio con Leandrinho, che ha fatto la differenza contro Bari e Bologna, Zerbin, Delly Marie Sainte e prendendo in prestito per la competizione disputata sui campi di Toscana e Liguria il talento classe ‘2000 di proprietà del Carpi Francesco Mezzoni. I segnali di crescita ci sono ma non bisogna fermarsi e per crescere è fondamentale anche il contributo del presidente De Laurentiis.
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ANTONIO VALENTI
Medjugorje e la Chiesa: fate presto!
In viaggio a Medjugorje per capire, o provarci almeno, un fenomeno di massa religioso, ma anche sociale, che coinvolge 2,5 milioni di pellegrini ogni anno. Deciso e perentorio il sacerdote nell’omelia della Messa di sabato 25 aprile. “Medjugorje non deve essere né protetta né difesa perché Medjugorie è la verità e la verità non deve essere né difesa né protetta”: è l’ultimo atto, autoassolutorio e autoreferenziale, di una brutta storia in cui il Vaticano non assume una posizione netta ed ufficiale: la Verità, in religione, è nella Fede, non occorrono prove scientifiche con i loro tempi lunghi e gli esperimenti necessari. Questo ennesimo “caso” parte dalla dichiarazione del Vescovo di MostarDuvno, monsignor Ratko Peric, che a Medjugorje la Madonna non è mai comparsa; il tutto mentre è al lavoro una Commissione dottrinale guidata dal Cardinale Camillo Ruini che dovrebbe esprimersi sulla veridicità delle apparizioni medjugoriane: il Vaticano risponde all’ultimo contrasto inviando a Medjugorie monsignor Hoser, col ruolo “suppletivo”, magia delle parole politichesi, rispetto a quella guidata dal Cardinale Ruini, per dirimere il consequenziale ed inevitabile contrasto tra i Francescani di Medjugorie e il Vescovo di Mostar sull’essere o non essere delle apparizioni, 47.000 in 35 anni, giova ricordarlo: la Chiesa tergiversa per evitare gli errori commessi a San Giovanni Rotondo dove l’opposizione decisa coinvolse un teologo dello spessore di padre Agostino Gemelli, contrarissimo, da qui le sanzioni, a Padre Pio: infine fu il popolo dei credenti, oltre gli steccati della burocrazia, a decidere il finale. Fate presto, però, viene da gridare assistendo alla Messa in cui alla Consacrazione, e alle polemiche esplicite, sull’altare si accompagna la disperazione della Sala: la Cerimonia è dura fisicamente perché comprende un’ora di Rosario, un’ora per la Messa ed un’ora per l’Adorazione, la Preghiera della Guarigione o Esposizione della Croce o comunque impegnata, poi parecchi ancora restano
in meditazione; molti assistono seduti a terra o su sediolini pieghevoli comprati esternamente: quello che accomuna tutti, i tanti sulle sedie a rotelle in primis, ed è stupendo, è il livello emotivo della partecipazione, sono estasiati ed in simbiosi,tra loro, e con la Madonna; senza steccati sociali: uniti dalla Fede e dal Dolore: Amore e Spiritualità si materializzano, avvolgono e coinvolgono tutti, la Chiesa non può prescindere. La grossa differenza con Lourdes è essenzialmente in questo: c’è più spiritualità, i credenti avvertono, in questo coadiuvati dai francescani, un rapporto personale soggettivo con la Madonna e si crea un feeling che supera l’Istituzione, è gente molto, troppo, spesso disperata per situazioni personali o familiari, che va compresa e aiutata: cercano una risposta nella fede: la dia rapida e chiara la Chiesa, senza polemiche o interessi di bottega e con tanto coraggio, qualunque essa sia. Al fattore religioso si accompagna, inevitabilmente, quello più prosaico materiale: Medjugorje vive essenzialmente, se non unicamente, di turismo religioso, negozi di oggetti sacri principalmente, e alberghi o fittacamere a prezzi abbordabili; una popolazione di 4.000 abitanti e un boom urbanistico tanto vasto quanto disordinato, strade e strutture primarie sono inadeguate; un numero enorme di palazzi finiti o in costruzione, frutto di investimenti esteri, pochi gli italiani, che scommettono in un esito positivo della querelle religiosa e in una crescita del territorio; i prezzi per un appartamento nuovo si aggirano sui 1.500 euro a mq. Chiarezza anche per questo. Momento clou della nostra visita è stato l’incontro privato con un personaggio che rappresenta dicotomia e sintesi del fenomeno Medjugorje: suor Cornelia Kordic, una che predica e pratica la Carità come faceva Madre Teresa di Calcutta: dal 1992 assiste, in tutto e per tutto, reduci della guerra, bambini, anziani e intere famiglie. Oggi dirige un orfanotrofio con bambini e ragazzi, molti bosniaci, fino ai 18 anni.
Una giovane suora ci accoglie “Suor Cornelia vi aspetta” prima che lo chiedessimo. Suor Cornelia, straordinaria persona carismatica e serena, ci accoglie in una modesta stanza, si rivolge alla guida “Conoscevo tua madre giovane” e lui piange. Come vivere con i tanti problemi, spesso veri macigni,che opprimono gli uomini? “Confessandosi,raccontando tutto, poi pregare e lasciare là gli affanni, i problemi; affidare alla Madonna le nostre angosce e ripartire daccapo ogni giorno”. Questo, certo, per i fatti conclusi anche drammaticamente, ma per quelli in atto? “Con la speranza che non devi mai perdere anche con la forza della preghiera” Si alza prende dei Rosari e delle Preghiere di guarigione per praticare il consiglio. Come comportarsi con i ragazzi per aiutarli? “Con le carezze, hanno tanti problemi anche loro e talvolta non li comprendiamo, non dobbiamo mai assillarli, se li vediamo in difficoltà solo qualche carezza in più” Basta la Fede per superare le tante difficoltà che ci affliggono? “No, con tante preghiere bisogna affidarsi ma non basta, non bisogna aggrapparsi” E mentre ci saluta con un abbraccio ripete come un carma e con un sorriso “Affidatevi, non aggrappatevi”.
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Intervista a Carlo Alvino, uno dei più amati telecronisti del Napoli Da Sky a TvLuna, passando per i social, in attesa del grande match di stasera Quando nasce la sua passione per il giornalismo? E quella per il Napoli? La mia passione nasce a 13-14 anni, durante i primi anni del liceo. Ancora prima della passione per il giornalismo vero e proprio, però, avevo quella di raccontare il calcio. All’epoca facevo una cosa, che ora farà sorridere, visto che i tempi sono cambiati: coi vecchi registratori a bobine registravo una finta diretta, nello stile di “Tutto il calcio minuto per minuto”, una trasmissione storica della RAI, e poi mi piaceva ascoltare la mia voce in questi finti commenti calcistici. Sono nato a Fuorigrotta, quindi il mio obiettivo era finire i compiti il più presto possibile per uscire di casa e andare al San Paolo a vedere i giocatori. Mi è sempre piaciuto raccontare quello che vedevo, tornavo a casa col piacere di raccontare quello che avevo fatto nel pomeriggio, tanto da scrivere un diario. Potrei dire tranquillamente che la passione per il giornalismo e quella per il Napoli sono nate contemporaneamente. Il Napoli e la professione per me sono un tutt’uno. Ha svolto diverse attività: il telecronista, ha un blog, spesso è in radio. Quale le ha dato maggiore soddisfazione? A me piace comunicare. Ho fatto di tutto: l’assistente parlamentare, il direttore generale di una squadra di calco in serie C2, il portavoce di un candidato sindaco di Napoli, il cronista. Sono sempre stato nel mondo della comunicazione. Ogni volta che sono stato impegnato in prima persona in queste attività, ho sempre dato tutto me stesso. Non ho grandi preferenze, perché la mia grande passione è, in generale, il calcio. Avevo un’altra grande passione, quella per la politica che, però, è passata in secondo piano,
perché mi sono dedicato con più piacere al racconto calcistico. Da qualche anno è iniziata una collaborazione con TvLuna . Cosa le ha dato l’esperienza da conduttore? Si trova bene in questo ruolo? Ho un programma quotidiano di linea diretta che mi piace molto. C’è un’interazione reale con la gente e, secondo me, questa, sia dal punto di vista radiofonico che televisivo, è la cosa più bella che ci possa essere, perché ci si rende conto, nel bene o nel male, di come e quanto si è seguiti. Mi piace molto la trasmissione che ho a Tv Luna pre e post-partita… il contatto con la gente allo stadio, in casa, fuori, in Italia, in Europa, è una cosa che amo. La conduzione di quello che possiamo considerare un salotto calcistico, invece, è una cosa che mi piace, ma che non inserisco tra le mie attività preferite: trasmissioni nelle quali il contatto viene a mancare o è filtrato, le faccio ugualmente, però mi manca qualcosa… Il suo profilo Twitter recita: “Dico sempre quello che penso… senza pensarci”
Lo ribadisco con forza, io sono politicamente scorretto. Essere per forza di cose corretti, bacchettoni e moralisti non fa per me. Non mi piace il “non schierarsi”. Il giornalista deve essere attento a tenere ben distinte le due cose: l’opinione personale e i fatti. Finché si raccontano i fatti e si esprimono le proprie opinioni, tenendole da parte, si fa un ottimo lavoro. Ciò non succede quando il racconto dei fatti è influenzato dall’opinione personale, creando una strana commistione. Ma è un’anomalia tutta italiana quella di fingere di non schierarsi. In tutti i campi, non solo nel calcio, per me bisogna avere il coraggio di prendere posizione e portare avanti, combattendo, le proprie idee. Il politicamente corretto a tutti i costi mi ha stufato. Preferisco centomila volte, facendo l’esempio di Sarri, chi in tuta se deve dire una cattiva parola, la dice, rispetto al fighetto in giacca e cravatta che finge prima a se stesso e poi agli altri. Lei è sempre stato al centro di polemiche. L’ultima, nel Luglio 2016, quando disse ad un tifoso juventino di essere destinato ad “una morte lenta, ma sicura”. Da allora non ci sono state più sue telecronache su Sky. Cosa ha dire in merito? Con Sky non è mai accaduto nulla, perché io ero un inviato di TvLuna. Le cose vanno sempre contestualizzate, quell’episodio non lo è stato. Per 22 giorni ho vissuto a Dimaro, in una sorta di villaggio turistico, con tempi e modi di agire diversi. Chi ha cavalcato quella polemica l’ha cavalcata artatamente, senza tenere conto dell’atmosfera goliardica del posto. La frase incriminata era riferita sempre ad un discorso di natura calcistica. Ho dei principi e una famiglia che
DOMENICA 2 APRILE 2017 vive secondo sani valori. Questa frase, infelice secondo alcuni, goliardica e infelice secondo me, non ha affatto inciso sul mancato rinnovo con Sky, ma nasce e muore su TvLuna. Il rapporto con Sky si sarebbe comunque interrotto, perché il Napoli è l’unica società tra le grandi a non avere un canale dedicato. Sky avrebbe sospeso la telecronaca faziosa comunque, a meno che il Napoli non avesse creato un canale satellitare. Mi ha dato molto fastidio che qualcuno di fede non napoletana, abbia pensato di aver vinto la partita per essersi attivato con petizioni inutili. Questo episodio, però, le ha dato la possibilità di confrontarsi con la solidarietà dei tifosi… Certo, la solidarietà dei tifosi e di moltissimi personaggi importanti che non mi aspettavo potessero prendere posizione in questa situazione: Salemme, D’Alessio, Ruotolo. Soprattutto, mi ha fatto piacere che ancora oggi, in particolar modo i tifosi del Napoli che vivono in altre zone d’Italia, si lamentino della mia assenza nei confronti di Sky e che molti siano arrivati addirittura a disdire l’abbonamento. Tornerebbe a fare il telecronista per Sky se glielo proponessero? Da parte mia non c’è nessun ostacolo e credo non ce ne siano nemmeno da parte di Sky. Mi hanno sempre detto che, non appena fosse stato concluso un discorso di collaborazione col Napoli, per Sky il telecronista fazioso sarei stato io. Sky, infatti, non mi ha sostituito nella telecronaca faziosa, ma la ha abolita. Anche questa è stata una gratificazione, come a voler dire “la telecronaca o la fa Carlo Alvino, o non la fa nessuno”. Lei ha profili ufficiali su Twitter, Facebook e Instagram. Che rapporto ha coi social? Oggigiorno si è obbligati ad avere un rapporto continuo coi social. Sicuramente il social con cui interagisco meglio è Twitter, che è molto più giornalistico, perché in 140 caratteri bisogna sintetiz-
13 zare il concetto, ma sono tutti più o meno utili. Tutti sono un calderone e bisogna stare molto attenti a mescolarne gli ingredienti, perché a volte si scade in situazioni fastidiose. In particolar modo odio quando vengono coinvolti i familiari in maniera del tutto inopportuna. Spesso ha dichiarato, in qualità di tifoso napoletano, “meglio vittimista, che fesso”. Pensa davvero che il Napoli sia penalizzato rispetto ad altre squadre? Credo che storicamente il napoletano, calcisticamente parlando, non sia mai stato amato. Da un bel po’ di tempo anche il napoletano, figlio di questa terra, non è molto amato. Credo che ci sia in atto, inconsciamente, o forse scientificamente, una sorta di politica strisciante anti-napoletani. Spesso questo ci fa pensare: “E’ giusto che il napoletano alzi la voce? O è meglio restare in silenzio per non essere tacciati di essere piagnoni e vittimisti?”. Io credo che il napoletano, a torto o ragione, se si sente vittima di un’ingiustizia, debba alzare la voce. A cosa attribuisce questa ostilità? All’invidia. In campo sociale il napoletano non può che essere invidiato: nasce nella terra più bella del mondo, in una città che è un museo a cielo aperto, ha un carattere che gli permette di affrontare la vita quotidiana, nonostante i problemi, in maniera diversa rispetto agli altri. Il Napoli Calcio fa invidia perché ha una gestione societaria che, con risorse non eccezionali, è da 7 anni in Europa, a fronte di investimenti milionari di altri club che, invece, l’Europa la vedono dal binocolo, nonostante abbiano un tessuto sociale ed economico molto più ricco… penso alle due milanesi. Da grande amante del Napoli, qual è secondo lei il maggiore difetto della squadra? Il più grande difetto del Napoli è la mancanza di personalità. Nel Napoli non c’è un leader… c’è solo Reina, che purtroppo ha un ruolo particolare, fa il portiere. Al Napoli manca un Reina in campo. Il più grande pregio, invece?
Il gioco. E’ una squadra che diverte. Credo che, al di là della passione calcistica per una o l’altra squadra, chi ama il calcio in generale, guardando una partita del Napoli, si riconcili col calcio stesso… chi ama il calcio guarda il Napoli ed è contento. Oggi c’è Napoli - Juventus e mercoledì il match si riproporrà per la semifinale di Coppa Italia. Commenti? Troppe! Ci vuole il fisico per affrontare due Napoli – Juventus in quattro giorni (ride – ndr). Senza fare pronostici, perché io sono notoriamente scaramantico, ho la certezza che il Napoli vuole dimostrare sul campo - perché, dopotutto, è il rettangolo di gioco che stabilisce vincitori e vinti - di essere più forte della Juventus. Sono certo che il Napoli se la giocherà, cercando di accontentare e far felici i tifosi. Siamo a due mesi dalla fine del campionato. Non facciamo pronostici per scaramanzia, ma un bilancio? Per me il bilancio del Napoli ad oggi è positivo. E’ vero che chiude lo scorso anno al secondo posto, ma non dimentichiamo che il Napoli è partito senza il giocatore che l’anno scorso ha fatto il record di goal nella storia del calcio italiano. Il Napoli per me è in linea assolutamente con i suoi obiettivi di inizio stagione: ha fatto una bellissima Champions League, finita per i motivi che conosciamo; può terminare il campionato al secondo o al terzo posto e ciò significa ritorno in Champions – certo se finisce secondo è meglio - e c’è ancora questa possibilità di qualificazione alla finale di Coppa Italia. Se poi arrivasse il disastro - uscisse dalla Coppa, perdesse posizioni in classifica – è chiaro che tra due mesi cambierebbe il concetto di bilancio finale di stagione, ma attualmente il Napoli non dà segnali di cedimento. Per il momento resto dell’idea che il Napoli tenga fede ai suoi obiettivi e quando una società a inizio stagione si pone un obiettivo e lo raggiunge, secondo me è sempre un anno positivo.
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EMILIA SENSALE
Mario Zifarelli: “La mia volontà è parlare di Napoli solo in modo positivo” Il fotografo partenopeo Mario Zifarelli ha inaugurato la seconda edizione di ‘Napoli Svelata’, mostra a cura di Pina Sorrentino aperta fino al 19 aprile (tutti i giorni, con ingresso gratuito) presso il complesso di Santa Maria La Nova. La Napoli presente nelle sue immagini è una città piena di bellezze nascoste e per l’appunto svelate attraverso la macchina fotografica, tutto ciò che non è immediatamente visibile agli occhi è al centro della sua ricerca. Cosa rappresenta per te la fotografia? “È un linguaggio, un’espressione. È un linguaggio che emoziona sia il fotografo sia chi guarda l’immagine”. Come è nata la tua passione per gli scatti fotografici? “È stato mio padre a iniziarmi al mondo della fotografia. Lui è fotografo da sempre, è nato assieme alla macchina fotografica. Io ho sempre vissuto nell’ambito fotografico. L’amore per la città mi spinge a realizzare molti scatti per Napoli”. Napoli come viene catturata dal tuo obiettivo fotografico? “La mia volontà è parlarne solo in modo
positivo. Nelle mie immagini si vede una città pulita, in contrapposizione a ciò che viene detto su Napoli. Negli anni scorsi eravamo sempre martellati da un’immagine forse eccessivamente negativa della città partenopea, con le mie foto voglio mostrare le nume-
rose bellezze di Napoli”. In che modo gli occhi dei cittadini napoletani possono vedere la città come la vedi tu? “Io da fotografo cerco sempre di dare alle mie foto un’angolazione diversa, quel taglio esoterico, termine con il quale indico la volontà di incuriosire. Cerco di fare uno scatto bello, attraverso l’immagine invito lo spettatore a fare tutto uno studio riflessivo che gli permette di capire che dietro quello scatto c’è molto di più di un’immagine, c’è storia, c’è cultura. I cittadini napoletani devono guardare con attenzione le bellezze della città e riflettere sulla loro storia”. Cosa consiglieresti ai giovani che vogliono diventare fotografi? “Io spingo molto i giovani ad appassionarsi alla fotografia. Parte tutto dall’amore, dalla passione. Oggi è anche più facile grazie al mondo digitale. Io mi sono formato con la fotografia tradizionale, oggi forse è anche più facile per i giovani approcciarsi al mondo della fotografia. Ai futuri fotografi dico che più semplici sono, più avranno un impatto maggiore”.
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16 EMILIA SENSALE Creare un ambiente dove poter tifare il Napoli e, tramite molteplici iniziative, difendere e promuovere l’orgoglio identitario del popolo cercolese: sono queste alcuni degli obiettivi del Napoli Club Cercola Partenopea, una realtà inaugurata domenica 26 marzo 2017 ma che ha già superato i cento soci. La sede si trova sul Corso Domenico Riccardi al civico 245 e presidente del club è Tony Manna. Con quali obiettivi e quali speranze è stato inaugurato il Napoli Club Cercola Partenopea? “Nasce come gruppo di tifosi del Napoli ed arricchisce le sue attività allargando la veduta a 360° sulla cultura dell’orgoglio partenopeo e quello cercolese. La speranza è quella di creare interesse e partecipazione nella difesa della napoletanità vera”. Quali saranno i momenti d’incontro creati dal Club? “Per precisa volontà del direttivo, le attività sono mirate a tutte le fasce d’età. Si cercherà di avere la sede aperta il più possibile. Ci saranno attività per giovani e per anziani, attività teatrali, visite guidate ai tesori della città e della regione, attività di volontariato e beneficenza, oltre ovviamente alle classiche trasferte ed alla visione delle partite nel calore della nostra sede. Poi ci saranno molte altre attività, legate anche ad altri sport”.
Tony Manna: “È nato il Napoli Club Cercola Partenopea e proporremo molte iniziative”
Perché è importante per i tifosi la nascita di un Club? “Il nostro club è un ambiente pulito, si respira l’aria di una grande famiglia. È importante vivere il calcio alla vecchia maniera, è importante vivere con orgoglio l’essere Cercolese. Il club porterà movimento e tante novità”. In che modo il calcio praticato sul campo o vissuto con altri tifosi in una struttura come un Club può essere una buona cosa per i giovani? “Praticare sport in genere è costruttivo,
fondamentale per la crescita dei giovani. Noi abbiamo una squadra maschile ed una femminile e a giugno parteciperanno al memorial dedicato a Pino Daniele a Milano, organizzato dal Club Napoli ‘Il tranviere’ nostro gemellato”. Cercola è considerata bianconera per la forte presenza di tifosi della Juventus, tra gli scopi del club c’è anche quello di affermare una grande presenza di tifosi azzurri in città, ovviamente senza la volontà di creare polemiche ma come semplice volontà di dichiarare la propria presenza? “Noi siamo portavoci di una verità: Cercola è azzurra! C’è la sede di un importante club Juve ma accoglie tifosi da ogni provincia, non solo da Cercola. Spesso si legge un ‘Cercola presente’ sugli striscioni negli stadi o in altri occasioni portato dai membri del suddetto club, ma Cercola ha moltissimi tifosi azzurri e anche noi abbiamo portato in trasferta lo striscione ‘Cercola presente’, però rigorosamente azzurro”. Volendo tirare le somme sul lavoro del Napoli, cosa possiamo dire in merito ai risultati ottenuti e cosa si può sperare per il futuro? “I risultati ottenuti sono grandi, ma il cammino è lungo. La società dovrebbe scegliere di compiere un ulteriore step. Invece di fissare clausole, fissiamo gli obiettivi. Il popolo napoletano merita di vincere!”.
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17 a cura dell’avv. Diana Santucci
L’AVVOCATO RISPONDE
Un nuovo reato: “Omicidio d’identità”
Deturpare irrimediabilmente l’aspetto di una persona equivale a cagionare una morte civile «Caro Presidente, sono Carla Caiazzo». Inizia così, la lettera indirizzata al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, dalla trentottenne napoletana bruciata viva a Pozzuoli dal suo ex «nonché padre della bimba che portavo in grembo. Ti scrivo perché oggi, più che mai, da vittima voglio rappresentare un momento di riscatto e di riflessione per tutte le donne che subiscono, in silenzio, le violenze dei propri uomini. Occorre fare qualcosa. Subito. Ti scrivo per chiederti di sollecitare il nostro legislatore ad individuare, sulla scorta di quanto sta tristemente accadendo, una nuova figura di reato che punisca severamente coloro che, nel loro intento delittuoso, colpiscono le donne e, soprattutto, le cancellano dalla società civile». A tutela del diritto all’integrità personale, dopo la cancellazione del reato di omicidio d’onore e della violenza sessuale come reato contro la morale, il Parlamento italiano sta per approvare un disegno di legge che punisce chi sfregia un’altra persona, colmando così quel vuoto legislativo per i reati che ledono l’identità con l’introduzione nel codice penale di tre nuovi articoli che puniscono l’omicidio di identità con pene fino a 12 anni, aggravate, se vittima e carnefice erano unite da una relazione. Quello di Carla Caiazzo non è l’unico caso: Lucia Annibali, l’avvocatessa sfregiata con l’acido dall’ex; Pietro Barbini, il cui volto è stato sfigurato con l’acido dai fidanzati Martina Levato e Alexander Boettcher; William Pezzullo, il ragazzo trentenne in provincia di Brescia, sfregiato con l’acido dalla ex fidanzata: «Ho
perso l’occhio sinistro, non ho orecchie, non esco mai». Non ci saranno mai interventi a sufficienza per ricostruire il loro volto deturpato, infatti Carla Caiazzo afferma che «Il mio aggressore ha voluto ed è riuscito a deturpare il mio volto. Mi ha ammazzato lasciandomi viva. Io, come la povera Lucia Annibali (l’avvocata sfigurata con l’acido n.d.r.) siamo vittime di chi ha voluto cancellarci, distruggere, deturpare il nostro viso. Il viso - ripete - quello che ci consente di riconoscerci e renderci riconoscibili alla società». Il nostro legislatore deve prestare attenzione ai mutamenti della società civile, coglierne le disfunzioni e porre tempestivamente rimedio attraverso un intervento che reprima le condotte seriali. L’aggressione con acido, nota anche come “vitriolage”, è quella forma di violenza premeditata consistente nel gettare una sostanza corrosiva (acido) sul corpo di un’altra persona con l’intento di sfigurarla, mutilarla, torturarla o ucciderla, difatti a contatto con l’acido i tessuti della pelle vengono gravemente danneggiati, lasciando così cicatrici permanenti sul viso e sopra tutto il corpo, oltre alle conseguenze che a lungo termine possono portare alla cecità. Di conseguenza viene danneggiata inevitabilmente l›esistenza futura della vittima, con gravi difficoltà sociali, psicologiche ed economiche. Un danno fisico, morale ed esistenziale che non verrà mai umanamente risarcito. Purtroppo non sono state le prime e non saranno le ultime vittime, per tale ragione è necessario che il Presidente Mattarella
si faccia promotore presso il Parlamento per una legge che riconosca «l’omicidio d›identità». In particolare, secondo il nuovo disegno di legge, deturpare irrimediabilmente l’aspetto di una persona equivale a cagionare una sorta «morte civile, inferta con inaudito cinismo e frutto o causa, sopra ogni cosa, della volontà violenta di restare unici padroni dell’io profondo della vittima che si sarebbe voluta possedere». Questo è il motivo per il quale non bastano le pene previste dal codice penale per lesioni gravi o gravissime subite in qualunque altre parte del corpo umano: lo sfregio del volto va a incidere profondamente sull’identità fisica, sociale e psicologica. Dunque, chi sfregia volontariamente un uomo o una donna, verrà condannato con una pena che parte dai 12 anni di reclusione, se non ci sono relazioni tra aggressore e aggredito ed aumenta di un terzo, arrivando fino a 16 anni, se la vittima era legata al suo carnefice. Sono previste aggravanti per ex fidanzati, ex conviventi, ex coniugi, ascendenti o discendenti della vittima. Inoltre, la pena comporta anche l’interdizione dalle professioni e la perdita del diritto di eredità o del diritto agli alimenti. Infine, con il nuovo disegno di legge verrà istituito anche un Osservatorio permanente finalizzato alla prevenzione delle aggressioni con sfregio. Il disegno di legge italiano potrebbe rappresentare un esempio per gli altri Stati europei, tracciando le linee per l’introduzione anche negli altri codici di questa nuova figura di reato.
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BIOLOGIA DELLA NUTRIZIONE
Disturbi da ora legale? Si combattono mangiando più pesce E’ arrivata anche quest’anno l’ora legale. E dopo il primo cambio dell’ora per qualche giorno possono comparire diversi fastidi, soprattutto stanchezza e disordini del sonno. Che fare? Per esempio, mangiare più pesce per i prossimi giorni sembra contrastare l’effetto ‘jet-lag’ legato cambio dell’ora. A suggerirlo è la FedercoopescaConfcooperative che indica il menu più adatto per adeguarsi ai nuovi ritmi sonno-veglia, a base di alimenti ricchi di triptofano in grado di stimolare la serotonina e stare più sereni. Due italiani su tre, infatti, si stancano di più e dormono di meno al passaggio all’ora legale e per rimettersi in forma, indica la Federcoopesca, nell’85% dei casi optano per metodi naturali. Via libera a tanti prodotti ittici più ricchi di triptofano ci sono il polpo, le acciughe, le uova di pesce, il pesce spada, le vongole, lo sgombro, il merluzzo e i calamari. Anche la vitamina D contenuta nei pesci, molluschi e crostacei è un toccasana per prevenire l’insonnia. Tra i pesci più ricchi di vitamina D ci sono trota, tonno, sgombro e anguilla che contengono dalle 400 alle 580 UI (Unità Internazionale). Gli omega 3, ricorda la Federcoopesca, contrastano i radicali liberi e aiutano il fisico a combattere lo stress delle giornate che si fanno più lunghe. Disco verde, infine, ai cosiddetti pesci poveri, riscoperti da tanti ristoranti che li propongono nei loro menu; sì quindi ad alice, occhialone o sugarello, cicerello, spratto o papalina, aringa, sardina, alaccia, aguglia, palamita e tombarello. Da quando è iniziata la lotta alle carni rosse, ai grassi saturi e al colesterolo che contengono, e alle sostanze potenzialmente nocive che originano dalla loro cottura alla piastra o alla griglia, il pesce è ancor più diventato uno dei piatti forti della salute. In linea generale tutti i tipi di pesce forniscono all’organismo nutrienti preziosi, come proteine con un buon valore biologico, sali minerali ed omega tre. Ovviamente il rapporto di questi nutrienti varia di specie in specie e ciò ci porta a formulare il nostro primo consiglio, che è quello di variare spesso il tipo di pesce consumato. Nel salmone e nello sgombro, per esempio, abbondano gli acidi grassi omega-tre ed i tocoferoli; la maggiore percentuale lipidica li rende tuttavia più difficili da digerire, meno conservabili e più calorici rispetto agli altri pesci. Due porzioni settimanali sono
quindi più che sufficienti. Anche l’anguilla e l’aringa rientrano nella categoria dei pesci grassi. I crostacei (gamberi, astice, scampi), i molluschi (ostrica, cozze, vongole...) e le uova di pesce (bottarga e caviale) sono in genere particolarmente ricchi di colesterolo. Se mangiati crudi, i molluschi, dal momento che si nutrono filtrando l’acqua, possono nascondere il pericolo di infezioni quali tifo, paratifo ed epatite virale. La spruzzatina di limone non ha alcun ruolo protettivo nei confronti degli eventuali patogeni, mentre la cottura attenua il rischio di infezione. I molluschi hanno anche un contenuto importante di sodio e vanno pertanto consumati con moderazione da parte degli ipertesi. L’ottima presenza di ferro, superiore a quello della carne di manzo, li rende adatti in presenza di anemia sideropenica. Uno dei pesci più magri, facili da cucinare e ricchi di proteine è il pesce spada. Tuttavia, trovandosi in cima alla catena alimentare dell›ambiente acquatico, tende ad accumulare nelle sue carni quantità importanti di sostanze tossiche (metalli pesanti, come il mercurio, ma anche la temuta diossina). Tale rischio è comune a tutti i pesci di grossa taglia come il tonno (è minore per quello in scatola) e lo squalo o verdesca. Il loro consumo andrebbe limitato soprattutto durante la crescita, la gravidanza (anche quando è solo programmata) e l’allattamento. Il pesce selvatico è potenzialmente più esposto a scorie chimiche rispetto a quello di allevamento, che tende tuttavia a presentare una minore concentrazione di sali minerali nelle sue carni; da non sottovalutare, inoltre, il rischio derivante da possibili sofisticazioni dei mangimi con i quali viene alimentato. Altri pesci magri, ma più sicuri e per questo consumabili con maggior tranquillità, sono il merluzzo, la sogliola, il nasello, la trota e l’orata . Leader indiscusso della categoria è, almeno nel nostro paese, il pesce azzurro. E’ saporito, costa poco e presenta concentrazioni invidiabili di omega-tre, fosforo, iodio e ferro; appartengono a questa categoria pesci come le alici o sardine, le sarde e gli sgombri. Per questo motivo, il pesce azzurro può costituire il piatto forte delle nostre tavole anche in quattro occasioni settimanali. Il consumo di alici e sardine andrebbe ridotto al minimo se si soffre di gotta, in quanto trattasi di alimenti ad alto contenuto di purine.
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DOMENICA 2 APRILE 2017 MARIANO IAVARONE
21 Studio Ecophysis Casoria | Consulenza psicosociale e relazionale
Tutela dei figli nella separazione della coppia / 1
La separazione coniugale è certamente un evelto critico per il figlio poiché comporta l’inevitabile cambiamento del rapporto con le figure di riferimento e, quindi, la necessità di un riesame delle immagini genitoriali e di una loro nuova collocazione nella relazione. Essa non è un evento ma un processo, nel corso del quale avviene un passaggio delicato nello scambio tra le generazioni. Nella complessa esperienza della separazione viene meno il legame della relazione di coppia ma, se dall’unione sono nati dei figli, permane il sottosistema genitoriale. In tale passaggio i figli vengono sottoposti ad una difficile prova e possono trovarsi in una condizione rischiosa se non ci sono luoghi e tempi di elaborazione del cambiamento. Questa prova consiste nella bi-genitorialità: rinegoziazione dei rapporti tra l’ex coppia con i figli, per fare in modo che la qualità delle relazioni con questi ultimi dipenda sempre meno dalla qualità della relazione con l’ex partner. Siccome il bambino sviluppa l’identità e il concetto di sé attraverso l’identificazione con entrambi i genitori, è importante che egli conservi una buona relazione affettiva ed educativa con mamma e papà anche se non più insieme. Quando la sfida viene persa, e non si rende effettiva la bi-genitorialità, i riflessi sul figlio sono importanti in termini di
vero e proprio attentato alla sua stabilità futura. Ciò che fa la differenza per i figli è come la separazione viene vissuta dai coniugi. Diversamente da come in genere si pensa, non è corretto affermare che i figli delle coppie separate siano automaticamente soggetti a rischio: piuttosto, è la patologia del conflitto che diventa rischiosa o dannosa, ossia la manipolazione del figlio attraverso l’acuirsi di una conflittualità malgestita (litigi, schieramenti, triangolazioni, violenza fisica o psicologica sull’ex partner, ecc.). Allo stesso tempo, non si possono sottovalutare i problemi che esistono. Gli studi effettuati hanno evidenziato che gli effetti sui figli di una cattiva separazione hanno una genesi multifattoriale e si diversificano per una vasta gamma di variabili situazionali e relazionali reciprocamente interconnesse tra loro (storia familiare, ristrutturazione delle dinamiche familiare, qualità della relazione di coppia instaurata dopo la rottura del vincolo matrimoniale, condizioni di salute psico-fisica del genitore collocatario nonché dell’altro genitore, spesso stressati a causa delle circostanze, ecc.). Queste variabili si intrecciano a quelle psicologie individuali del figlio (struttura di personalità di ogni singolo minore; sesso, ordine di nascita e fase di sviluppo psico-affettivo del minore). Quello che è certo è
che, a seguito della separazione, i ruoli genitoriali cambiano (Rosa e Tura, 2011), ed è proprio la capacità dei genitori ad educarsi al nuovo ruolo che fa la differenza per il benessere del figlio. Né il ruolo paterno né quello materno saranno più gli stessi di quelli che si sviluppavano nella famiglia unita. La figura paterna sarà investita di nuove istanze di cura, dovrà sviluppare nuove capacità genitoriali, così come la madre dovrà ridefinire le proprie (Cigoli 1998). Se i significati dei ruoli genitoriali e dei nuovi equilibri potranno essere ridefiniti all’interno di un percorso di transizione e di evoluzione, i figli potranno godere del rapporto equilibrato con i due genitori. Se invece le difficoltà del padre o della madre generate dalla perdita dell’equilibrio familiare saranno utilizzate per definire quale genitore sia il migliore e“quale invece sia inadeguato, i figli si troveranno in forte difficoltà, costretti in dinamiche emotive pericolose per il loro sviluppo armonico. Non solo la psicologia e la pedagogia ma anche il diritto sono a favore della bigenitorialità, sancendo il principio che ogni bambino ha diritto ad entrambi i genitori, e che questo converge con i bisogni psico-emotivi dei figli (Camerini, 2013). Sulla base di ricerche svolte (Pussin, Leubern, 1999) oggi si sa che i bambini che mantengono una
buona relazione con entrambi i genitori, benché separati, si rappresentano più sicuri dei bambini che vivono esclusivamente con uno dei due genitori. Nelle separazioni con conflitto patologico tale bisogno non viene rilevato dai genitori, poiché i genitori sono troppo concentrati sui propri bisogni e, più o meno volontariamente, essi tendono ad anteporre i propri bisogni che sono relativi a ferite ancora aperte. Al fine di preservare i figli da importanti danni psichici, è quanto mai emergenziale, per le coppie che si separano, rivolgersi ad esperti che siano in grado di aiutarli nel difficile compito del passaggio dalla coppia coniugale alla coppia genitoriale. In funzione di tali bisogni-diritti, nei casi di separazione di coppia, la mediazione familiare - in quanto intervento-percorso specialistico realizzato da figure professionali preparate ad hoc, e ben diversa dalla negoziazione o mediazione legale - è l’intervento privilegiato per aiutare i genitori a prendere accordi che tengano conto dell’interesse-benessere primario del figlio. Non è possibile pervenire alla profonda accettazione della separazione se prima non si affrontano ed elaborano i sentimenti associati alla perdita della persona che un giorno fu amata; tale elaborazione è un immenso atto d’amore per i propri figli.
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DOMENICA 2 APRILE 2017
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Forse ritornerei
Forse ritornerei lungo il sentiero del viso delle persone perdute, lungo il tragitto sfiorato e lungo la bocca spietata, ritornerei con una lacrima e un cesto di rose. Ritornerei, forse, ma solo per guardarmi negli occhi di chi mi ha perduto senza dolore apparente, per quell’immagine sacra ma ormai distorta che resta un fumo di ciò che fui. E tutto l’amore resta un ricordo, e tutto il cuore cambiato è un sorriso, è coraggio di vivere il presente, è il bacio che comunque non scordo. Emilia Sensale
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