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LeSiciliane n 66 - Editoriale di Giovanna Quasimodo

Da oggi sarò una in più tra di voi

Giovanna Quasimodo

Da oggi sarò una in più tra di voi. Sono la nuova direttora responsabile della testata e… ciò mi riempie d’orgoglio. Un incarico che svolgerò con spirito di servizio e dedizione, nella consapevolezza che, oggi più che mai, c’è bisogno di noi, del nostro impegno. La mia esperienza, lunga a dire il vero, mi ha portato ad attraversare trasversalmente gli ultimi decenni del secolo scorso e i primi due di quello attuale. Mi ha consentito di vivere tra i due secoli i malesseri del nostro tempo, e soprattutto quelli delle donne. In particolare buoni traguardi abbiamo ottenuto tra gli anni Settanta e Ottanta, soprattutto grazie all’attività delle donne, delle femministe. Molte di voi ricorderanno le battaglie per la maternità consapevole, che non significavano solo aborto fine a se stesso né tanto meno volontà di uccidere un bambino. Bisognerebbe rileggerla quella legge per capire che non è animata da alcun intento omicida. C’è stato solo un caso nella storia in cui l’applicazione della legge sull’interruzione della gravidanza ha avuto intenti criminali: è accaduto in Cina, negli anni Cinquanta, quando l’aborto era gestito dallo Stato per supposte ragioni demografiche, e quando guarda caso con la pratica dell’infanticidio cominciarono a venire al mondo molti più figli maschi che femmine, sovvertendo le leggi della natura che contano più cromosomi X rispetto agli Y maschili. Eppure ancora oggi questa ed altre leggi vengono attaccate e rimesse in discussione da frange minoritarie che vorrebbero restaurare il regime del dominio degli uomini sulle donne. Le minacce arrivano da più parti, non solo da alcuni partiti politici (di estrema destra e sovranisti) o movimenti pseudocattolici (oggi neppure Papa Francesco metterebbe in discussione i diritti delle donne e di chicchessia), ma anche da certe sacche della magistratura che di tanto in tanto vengon fuori con sentenze inaccettabili, soprattutto in tema di violenza alle donne e di femminicidi, arrivando ad assolvere un assassino con la scusa di aver ammazzato la moglie in preda alla cieca gelosia. Come dire che la vittima in fondo se l’era cercata (una storia vecchia che conosciamo tristemente bene).

Così hanno fatto di recente a Brescia. E di fronte a fatti del genere non si può lasciare correre o far finta di niente, perché ciò significherebbe spianare la strada a quelle minoranze antidemocratiche e antifemministe che ci vogliono far ripiombare nel medioevo. Un attimo di distrazione e i diritti acquisiti vanno in frantumi.

Ogni minaccia di questo tipo deve essere prontamente respinta, anche perché il processo di eguaglianza dei diritti è ancora lungi dall’essere completato e non possiamo permetterci battute d’arresto. Il lavoro da fare è ancora lungo e difficile. In tutto il mondo. Anche nei cosiddetti paesi evoluti. Allora anche un giornale può e deve essere utile per far sì che questa battaglia civile possa continuare.