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Il teatro Carcano di Milano di Luigi Pilon

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IL TEATRO CARCANO DI MILANO 1803-1913 con cronologia degli spettacoli di Luigi Pilon

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Gli anni dell’attività 1802 L’anno in cui il teatro Carcano fu edificato a Milano fu il 1803, ma è nel 1802 che nasce l’idea di costruirlo1, quando nella città erano già in attività due altri teatri a gestione governativa, vale a dire la Scala e la Canobbiana. Questi teatri avevano preso vita rispettivamente nel 1778 e nel 1779, quando Milano faceva ancora parte dell’impero austriaco, mentre il Carcano nasce al tempo della dominazione francese, iniziata con l’ingresso di Napoleone a Milano il 15 maggio 1796. Due epoche diverse quindi che determinavano due mentalità teatrali diverse. Se, infatti, per l’Austria, il teatro era soprattutto momento di evasione, di divertimento, per i francesi, esso doveva avere un significato politico e pedagogico, nel senso che suo compito avrebbe dovuto essere quello di contribuire a stimolare i cittadini all’acquisizione dello spirito repubblicano (ci riferiamo soprattutto al teatro recitato, non a quello cantato). Un teatro perciò d’alto contenuto morale da cui il popolo poteva trarre modelli esemplari. Napoleone, infatti, “aveva da sempre riservato al teatro un’attenzione squisitamente politica, consapevole del ruolo di aggregazione del consenso che, sull’esempio di quanto avvenuto negli anni della Rivoluzione, i palcoscenici avevano mostrato di saper svolgere, influendo sulla formazione morale e politica del popolo” 2. Del resto, l’uguaglianza tra i cittadini, elemento fondamentale dello spirito repubblicano, era già evidente nel momento stesso in cui si entrava in teatro perché in questo periodo di dominazione francese non c’era più l’antica divisione tra i borghesi in platea e i nobili nei palchi. Tutti avevano gli stessi diritti e quindi potevano, pagando, scegliersi il posto che volevano. L’esigenza di un mutamento nell’organizzazione dei teatri pubblici condizionati dalla non sempre cristallina gestione degli impresari si sentiva anche a livello governativo. Su questa e altre questioni importanti relative alla vita teatrale, il Gran Consiglio della Cisalpina, nella seduta del 13 messidoro anno VI (1 luglio 1798), discusse ed elaborò, tramite una commissione teatrale all’uopo creata, un Rapporto, diviso in 28 articoli, destinato a essere utilizzato come norma per tutti gli spettacoli pubblici della Repubblica (v. Appendice, doc. 1). Tra i 28 articoli del Rapporto, ce ne sono alcuni che ci sembrano particolarmente significativi e da segnalare. Nel 4, ad esempio, è fatto divieto ai castrati, pena sei mesi di carcere, di cantare sia a teatro sia fuori dal teatro. Quando si pensi che per molti anni, a partire praticamente dal 1600, epoca in cui nacque il melodramma, i castrati erano stati i pilastri del teatro lirico italiano, un divieto simile si prospettava come una vera rivoluzione, un rovesciamento totale di inveterati costumi che, del resto, il pubblico stesso aveva contribuito a formare. In realtà però fu una rivoluzione mancata perché sia nei teatri governativi sia al Carcano, i castrati, almeno fino al 1814, continuarono regolarmente a cantare senza che vi fosse la minima contestazione o ripulsa da parte degli spettatori. Anche gli articoli 5 e 6 sono importanti perché stabiliscono che le nuove commedie e tragedie devono avere come scopo quello di condannare i vizi della società e di esaltare principi morali quali il coraggio e la fierezza repubblicana. L’articolo 12 poi invita a formare compagnie teatrali nazionali di cui avrebbero dovuto far parte giovani d’ambo i sessi che nelle scuole di recitazione avessero dimostrato buone disposizioni. Con l’articolo 20, invece, era decisa l’eliminazione dei tramezzi che, nei teatri, separavano i palchi, così da formare “una loggia aperta a tutto il popolo”, altro segno, questo, di quell’eguaglianza tra i cittadini di diverse estrazioni sociali che la Repubblica si poneva tra i suoi fini. --- --- --Una singolarità del teatro Carcano consisteva nel fatto che suo proprietario, cioè Giuseppe Carcano, era una sola persona, mentre per i teatri settecenteschi la regola più comune era quella di un gruppo di persone facoltose che, decisa la costruzione di un teatro, si autotassavano diventando proprietarie di un palco e di un’azione teatrale.

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Il 1802 è l’anno della proclamazione della Repubblica Italiana, con presidente Napoleone e vice presidente Melzi d’Eril. Come si vedrà dai documenti d’archivio che presenteremo più avanti, l’anno che essi riportano, I o II, s’intende primo o secondo a partire dal 1802. Mariagabriella Cambiaghi: La scena drammatica del Teatro alla Canobbiana in Milano (1779-1892), Bulzoni Editore, 1996, p. 97. 2


!2 Ma evidentemente Giuseppe Carcano, esprimeva un’inedita mentalità imprenditoriale, quella cioè che vedeva nel teatro un’azienda, un’attività che univa cultura e commercio da cui trarre profitti 3. Ma chi era Giuseppe Carcano, così ardito da imbarcarsi in un’avventura rischiosa come quella di costruire un teatro che avrebbe senza dubbio dovuto subire la concorrenza della Scala e della Canobbiana, i due più importanti teatri milanesi? Molto scarsi sono i dati che abbiamo su di lui ed essi li dobbiamo a Felice Calvi il quale, nel suo libro Famiglie nobili milanesi, dice che era un uomo molto ricco e che apparteneva a un’antica e nobile famiglia di Milano (suo motto era: Sine maculo et nivei condidior). Nelle sue annotazioni, Calvi accenna anche al teatro Carcano di cui ricorda alcune “prime” storiche che vi si erano tenute: “Giuseppe Carcano. Nato ai 15 novembre 1766. Morto ai 14 marzo 1823. Ultimo possessore del grande fidecommesso istituito da Gian Pietro Carcano nel 1621. Fece erigere in Milano nel 1803 un teatro col suo nome, nel sestiere di Porta Romana, con disegno di Luigi Canonica, che parve uno dei più belli della città, anche per la singolare attitudine a ripercuotere in modo armonico le onde sonore. Questo teatro ha tutta una storia artistica; diede al mondo musicale due capolavori, la Sonnambula e l’Anna Bolena eseguite dai più celebri cantanti di quel tempo. Anna Bolena, dramma musicato da Gaetano Donizetti, fu rappresentato per la prima volta in quel teatro, il 26 dicembre 1830, dalla Pasta e dalla Orlandi, dal Rubini e dal Galli. La Sonnambula, dramma di Felice Romani musicato da Vincenzo Bellini, fu ivi per la prima volta rappresentato il 6 marzo 1831, dalla Pasta e dalla Taccani, dal Rubini e dal Mariani. Fu anche in esso eseguita per la prima volta nella nostra città, e forse in Italia, la grand’opera del Meyerbeer Roberto il Diavolo (1844 ai 21 maggio). Francesco I imperatore d’Austria, con sovrana risoluzione data a Vienna ai 3 settembre e ai 10 aprile 1816, conferma l’antica nobiltà a don Giuseppe, don Pietro, don Giacomo, don Giovanni e don Vincenzo Carcano. Abitò la casa avita posta nella strada dell’Ospedale (lungo il naviglio di Porta Romana al numero 4624), come risulta da una notifica alla municipalità di Milano (circondario III) in data 5 maggio 1798; in cui dichiara di tenere al proprio servizio undici domestici, tre dei quali oltrepassano gli anni 50”. Più avanti il Calvi riporta anche alcune notizie riguardanti la moglie del Carcano, Luigia Olivazzi, anch’essa di nobili origini: “3° aprile 1792 [data della nascita della donna]. Luigia di Giorgio Olivazzi marchese di Spineto, patrizio milanese, della Parrocchia di San Marco, e di Margherita Visconti dei conti di Lonate Bozzolo, consignori di Somma e patrizi milanesi. Il matrimonio si celebrò nella chiesa di S. Marco in Milano”4. Un altro personaggio importante della famiglia Carcano era Francesco Carcano, padre di Giuseppe, anch’egli molto interessato alla vita teatrale. Nato nel 1773 da Lorenzo e dalla Contessa Teresa Masserati, era un letterato, amico del Parini, del Baretti, del Passeroni, e amava organizzare in estate nella sua casa di campagna a Fagnano, feste, simposi e rappresentazioni teatrali, di cui talvolta scriveva i testi. “La passione per il teatro – scrive, infatti, Mariagabriella Cambiaghi – non si limitava a rendere Don Francesco un abile promotore e allestitore di spettacoli, ansioso di procurarsi testi celebri e novità del teatro francese, ma dovette spingerlo più di una volta a mettere la sua faconda e prolissa penna al servizio delle scene, improvvisandosi drammaturgo”5. Tornando a Giuseppe Carcano e al suo particolare interesse per il teatro (che evidentemente aveva ereditato dal padre), ricordiamo che egli, fin dal 1797, aveva creato un altro teatro, allogato nello stesso palazzo che abitava, sito, come abbiamo visto nella sua biografia, in Contrada del Naviglio 4624 (oggi Via Francesco Sforza). Era un teatrino, come scrive Beniamino Gutierrez, autore dell’unica monografia che possediamo sul

Scrive Soldini: “Il Carcano nasceva dall’iniziativa di un privato e si caratterizzava in modo diverso dai teatri più grandi, sia per il pubblico che lo frequentava, sia per un tipo di gestione chiaramente imprenditoriale. Esso doveva diventare un investimento economico concorrenziale, una vera e propria operazione commerciale, oltreché culturale, al di fuori del centro cittadino, di là dalla cinta dei Navigli” (cfr. J. Soldini: Per la storia del Neoclassicismo a Mantova: la costruzione del Teatro Sociale dell’architetto Luigi Canonica attraverso i documenti dell’Archivio Storico in “Bollettino d’arte”, VI s., a. LXIX, 1984, n. 23, p. 83). 3

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Felice Calvi: Famiglie nobili milanesi, Antonio Vallardi, Milano 1885, Tavola X [le pagine di questo libro mancano di numerazione]. Mariagabriella Cambiaghi: Il teatro Carcano: da teatrino nobiliare a sala pubblica borghese” in “Il Castello di Elsinore”, anno V, n. 14, 1992, pp. 35-36. 5


!3 teatro Carcano, in cui si radunava “il fior fiore degli ex nobili, i numerosi congiunti Carcano ed anche ufficiali dell’esercito repubblicano”6 . In un documento a stampa intitolato Regole e Statuti per la Società del Teatro situato in Casa Carcano, pubblicato nell’autunno del 1797 per essere distribuito a ogni socio, vi è un articolo, che qui trascriviamo, in cui sono indicati i drammi da rappresentare, scelti per il loro spirito patriottico e l’impegno morale (perfettamente in linea cioè con gli articoli 5 e 6 di quel Rapporto di 28 articoli che abbiamo citato): “Non si ammetteranno sul nostro teatro che Tragedie Repubblicane come le più adatte per i generosi sentimenti, e per la dignità dello stile, ad ispirare negli uditori delle massime convenienti alla vera Libertà, ed Eguaglianza”7. Ma chi erano gli attori del teatrino Carcano, a quale classe sociale appartenevano? Come ci riferisce Gutierrez, erano tutti aristocratici e ciò, in un clima dove i sentimenti repubblicani albergavano vigorosi nelle coscienze del popolo, destava un forte sospetto, come di voluta opposizione allo spirito dei tempi nuovi. Di questo sospetto si fece interprete uno dei giornali dell’epoca che pubblicò un articolo sferzante proprio su quegli aristocratici incolpandoli di restare fermi a una mentalità del passato. “I nobili son sempre nobili – scrive l’anonimo cronista – come gli asini han sempre le orecchie lunghe”: “Agli attori del nobile Teatro situato lungo il Naviglio di Porta Romana I nobili sono sempre nobili, come gli asini han sempre le orecchie lunghe. Per voi si tratta di cambiare abitudine e l’abitudine è una seconda natura. Avvezzi come siete fino dalla culla agli agi, al fasto, vi studiate pure di discendere alla fratellanza repubblicana: ma ecco che le orecchie spuntano…Voi dimandate al Dicastero Centrale di far sorgere un teatro. Ne sorgono cento, vi si risponde, ma servono a formare i costumi repubblicani. Ora cosa fate voi per corrispondere alle brame repubblicane; voi Marchesi, Conti, Contesse, Damine, razza tutta delle orecchie lunghe? Alle vostre rappresentazioni non intervengono che coloro, il blasone de’ quali è noto. Il vostro invito è tutto da par vostro. I regolamenti degni di voi, perché i vostri fratelli cuochi, staffieri e portinai, cocchieri, non entrano mai. L’alito impuro di questi esseri vili vi produrrebbero una cattiva digestione; e se la loro robustezza vi facesse nascere degli incomodi effetti, ecco il blasone in origlio, e i quarti di nobiltà perduti per secoli…Così dopo tanti mesi di proclamata libertà, così sotto gli occhi del Corpo legislativo, del Direttorio, de’ Ministri, si lede la Nazione, che calda dell’amor di Repubblica dimanda istruzione per conservarla? I nobili son sempre nobili, come gli asini han sempre le orecchie lunghe”8. Anche la polizia era interessata al teatrino del Carcano perché sospettava che esso fosse un covo di antirepubblicani, cosicché lo fece chiudere. Tuttavia, nell’inchiesta che fece per verificare le voci malevole che correvano sul teatro, non risultò nulla che andasse contro la legge per cui ne permise la riapertura. L’attività del teatro andò avanti, con alti e bassi, per alcuni anni, cioè fino al 1801, quando, a quanto ne sappiamo, si concluse definitivamente. Ritornando al teatro Carcano, sappiamo che Giuseppe Carcano, nel 1799, era diventato proprietario, grazie a dieci versamenti di 1000 lire ciascuno a favore del Direttorio Esecutivo della II Cisalpina, del soppresso giardino e ortaglia dell’ex Monastero di San Lazzaro situato sul corso di Porta Romana9 . Come prova di quest’acquisto abbiamo la domanda presentata dal Carcano il 15 ottobre 1799 all’Amministrazione Centrale dell’Olona allo scopo di ottenere il decreto per entrare in possesso di quel fondo, mentre eleggeva proprio rappresentante l’ingegner Paolo Ripamonti Carpani (di questa domanda, Gutierrez, nel suo libro, pubblica la foto, senza trascriverne il testo; siamo tuttavia riusciti a interpretarlo e a trascriverlo) (v. Appendice, doc. 2). Beniamino Gutierrez: Il Teatro Carcano 1803-1914 Glorie artistiche e patriottiche decadenza e resurrezione, G. Abbiati, Milano 1914. 6

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Mariagabriella Cambiaghi: Il teatro Carcano…cit., p. 39.

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“N.° XL. Giornale senza titolo”. Questo giornale, come scrive il Gutierrez, nel suo già citato libro a p. 5, nota 2, era un giornale, pubblicato nel 1797, che aveva nella testata unicamente il numero progressivo, senza giorno, mese o anno. Il popolo, a furia di chiamarlo “giornale senza titolo”, lo battezzò così definitivamente e il giornale stesso finì per adottare il nome, che compare nella testata col N. 53 del 26 Piovoso. Riguardo al monastero di S. Lazzaro, così scrive Mariagabriella Cambiaghi: “Sorto come lebbrosario e più tardi utilizzato come luogo di cura per i pazienti affetti da malattie infettive, nel 1473 fu unito all’Ospedale Maggiore che, dopo venticinque anni, cedette il vetusto edificio, ormai cadente, al Pio Istituto di S. Corona che vi eresse un convento di suore domenicane e costruì un nuovo Ospedale di S. Lazzaro in Quadronno. Il monastero fu soppresso alla fine del XVIII secolo e nel 1801 acquistato dal Carcano con dieci versamenti di 1000 lire ciascuno, a favore del Direttorio Esecutivo della II Cisalpina”. Cfr.: Mariagabriella Cambiaghi: Il Teatro Carcano…cit., p. 55, nota 46. 9


!4 Ma come si spiega quest’acquisto di un’area così lontana dal centro di Milano, scomoda da raggiungere e poco abitata? Evidentemente a quell’epoca c’era già nella mente del Carcano l’idea di usarla per costruirvi un teatro nella persuasione che, col tempo, la zona avrebbe avuto un grande sviluppo sia di edifici sia di popolazione. Il 23 agosto 1802 il Carcano fa l’acquisto, dalla Nazione, di altri locali del Monastero sborsando 65.676 lire di Milano. Successivamente, alla data 5 aprile 1803, quando cioè il teatro era già in costruzione, il Carcano acquistò pure la chiesa del monastero (usata al tempo in cui il monastero era stato trasformato in caserma come deposito di paglia), sborsando 7.440,8,4 lire di Milano10 . Dopo il documento del 15 ottobre 1799, ecco che grazie a un altro importante documento, datato 19 novembre 1802, entriamo nel vivo della costruzione del nuovo teatro Carcano. Esso è di pugno di Giuseppe Antonio Canonica, che si definisce “Affittuario generale del locale di S.t Lazaro in P. Romana”11 ed è la richiesta al ministro dell’Interno di costruire a Milano un nuovo teatro. Nel documento è detto che…. “…avuto riflesso alla numerosa popolazione, che va aumentandossi [sic] in questa Vasta Comune, e considerando pure il bisogno, che può avere questo Pubblico, d’essere nel medesimo tempo, ed istrutto, e divertito; ha pensato [il Canonica] di costruire nel d.to circondario un Teatro…” Come “mallevadore [cioè garante] di qualunque disordine potesse emergere per colpa dell’esponente [cioè del richiedente]” il Canonica presentava Giuseppe Carcano. Nella richiesta del Canonica, una cosa che lascia interdetti, è il desiderio in essa espresso di avere il teatro pronto “al principio del prossimo carnevale” in maniera di rappresentarvi un’opera buffa. Com’era possibile, infatti, al 19 di novembre pretendere di avere il teatro compiuto per la stagione di carnevale che iniziava il 26 dicembre? E’ una richiesta questa decisamente irrealistica che non ha spiegazione. Il ministro dell’Interno, presa nota della richiesta, verga sullo stesso foglio alcune righe in cui dice che prenderà una decisione solo dopo aver informato della cosa l’appaltatore12dei teatri milanesi (v. Appendice, doc. 3). C’era, infatti, da accertare se l’appaltatore dei due teatri milanesi – Scala e Canobbiana – avesse o non avesse la “privativa”13 anche sul nuovo teatro che stava per essere costruito. Ciò poteva essere verificato solo consultando il contratto d’appalto stilato tra Governo e appaltatore che definiva nei suoi vari articoli la faccenda. Quest’operazione di controllo fu fatta dal cittadino Francesco Olivazzi per conto di Giuseppe Antonio Canonica, e il risultato fu che nulla, nel contratto, c’era che potesse impedire la costruzione del nuovo teatro. Tutto ciò risulta da una lettera del 21 novembre 1802 scritta al ministro dell’Interno dall’Olivazzi. Alla lettera sarebbe dovuto essere unita una copia del contratto d’appalto tra Governo e appaltatore, ma del documento non c’è traccia (v. Appendice, doc. 4). Letta la lettera, il ministro dell’Interno scrive sul verso del foglio che essa deve essere rimessa al Direttore dei teatri e spettacoli perché a sua volta senta il parere dell’appaltatore degli spettacoli. Una domanda che a questo punto viene spontanea è: chi era Francesco Olivazzi nominato dal Canonica, e chi era lo stesso Giuseppe Antonio Canonica? Di Francesco Olivazzi sappiamo che era il fratello di Luigia, moglie di Giuseppe Carcano. Su di lui sappiamo pure che era marchese, che era nato nel 1776 da Giorgio e Margherita Visconti e che era Tenente colonnello dell’esercito napoleonico. Morì nel 182414 . I documenti riguardanti gli acquisti fatti dal Carcano sono conservati all’Archivio di Stato di Milano (d’ora in poi ASMi), fondo notarile, notaio Riva Gio. Battista fu Carlo Maria, cart. 46373. 10

Effettivamente, Giuseppe Antonio Canonica, insieme al socio Domenico Fontana, aveva preso in affitto da Giuseppe Carcano tutto il complesso dell’ex Monastero di S. Lazzaro, esclusa la chiesa, per nove anni come prova il contratto d’affitto datato 27 agosto 1802. Per l’affitto, i due soci, definiti nel documento “Capi Mastri”, avrebbero dovuto sborsare 14.000 lire annue (cfr. ASMi, fondo notarile, notaio Gio. Tomaso Righetti fu Francesco Bernardo, cart. 47919, doc. 731). 11

Col termine “appaltatore” s’intendeva una persona che affittava un teatro per darvi spettacoli e in ciò equivaleva ad impresario, ma aveva anche un altro significato, quello cioè di impresario edile, addetto cioè alla costruzione di un edificio. 12

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Circa il termine “privativa”, Rosselli, parlando dei teatri romani, così scrive: “Uno degli arcaismi romani era la <privativa>, ossia il monopolio dell’impresa teatrale che il governo talvolta concedeva ad un’unica persona; anche quando non vigeva il monopolio legale, perdurava l’usanza che una sola persona tentasse di accaparrarsi l’impresa di tutti i teatri principali”. Cfr.: John Rosselli: L’impresario d’opera, EDT/MUSICA, 1985, p. 23 14

Mariagabriella Cambiaghi: Il teatro Carcano…cit., p. 51.


!5 Quanto a Giuseppe Antonio Canonica, ci riserbiamo di parlarne più avanti. Un personaggio importante che merita alcune delucidazioni è il Direttore dei teatri e spettacoli, nominato dal ministro dell’Interno. Egli, infatti, sotto l’aspetto istituzionale, a differenza di un’altra figura di spicco del mondo teatrale, vale a dire l’impresario, che si limitava ad affittare il teatro e a organizzare gli spettacoli, aveva compiti di grande responsabilità che troviamo elencati in un decreto del 1795. Tali compiti sono divisi in cinque articoli che qui trascriviamo: 1° curare la pulizia, l’illuminazione, il riscaldamento del teatro; 2° sorvegliare a che la macchina da spegner gli incendi fosse in ordine sempre; 3° assicurarsi che la produzione da rappresentare fosse sottoposta alla revisione della censura; 4° provvedere a che l’impresa e gli attori facessero il loro dovere; 5° regolare l’accesso del pubblico al teatro e impedirne in teatro i disordini15. Arriviamo ora al 22 novembre 1802 quando il Direttore generale dei teatri e degli spettacoli, nella persona di Brentano de Grianty, con una propria lettera, informa il ministro dell’Interno che nel contratto sottoscritto tra gli appaltatori dei teatri milanesi Ricci e Compagni e il Governo nulla c’è che vieti l’apertura del nuovo teatro e che l’apertura dello stesso dipendeva ora solo dalla sua “buona volontà”. Del resto, continua il direttore, “un poco di emulazione negli Spettacoli non starebbe male” volendo dire forse con ciò che l’emulazione che sarebbe nata tra il Carcano, la Scala e la Canobbiana sarebbe stata utile al miglioramento delle rappresentazioni dei regi teatri. Altra cosa che dice il direttore è che, essendo il teatro Carcano, un luogo dove si paga per entrare e dove gli attori sono pagati, sarebbe meglio che fosse soggetto, come tutti i teatri pubblici, alla Direzione dei teatri e degli spettacoli (cioè, in sostanza, a se stesso) (v. Appendice, doc. 5). Unita a questa lettera c’è pure la copia di una dichiarazione degli appaltatori Ricci e Compagni in cui è detto non esserci nulla, nel contratto d’appalto da loro sottoscritto,16 che vieti l’erezione e l’esercizio del nuovo teatro, perciò, anche per loro, la via era libera (v. Appendice, doc. 6). Di un giorno successivo a questo documento, cioè 23 novembre, è una lettera di Francesco Olivazzi, indirizzata al ministro dell’Interno. L’Olivazzi, che nella missiva si autodefinisce “Delegato di G. Antonio Canonica”, dice che trasmette il disegno del teatro e di essere pronto a uniformarsi al Piano di disciplina che gli sarà imposto e alle leggi di Polizia che gli saranno prescritte. Il ministro, in data 25 novembre, postilla la lettera scrivendo testualmente: “Al Sopraintendente Gen.le delle Fabbriche Nazionali per le sue ispezioni Architettoniche, e savio parere” (v. Appendice, doc. 7). Ma chi era questo Sopraintendente Generale delle Fabbriche Nazionali? Si trattava del celebre architetto ticinese Luigi Canonica, che era stato elevato a questa prestigiosa carica il 29 luglio 1802 in sostituzione di Giuseppe Piermarini di cui, peraltro, era stato allievo all’Accademia di Brera. E il successivo documento che presentiamo è proprio di Luigi Canonica che per la prima volta entra in campo nella storia del Carcano con tutta l’autorità istituzionale che il suo ufficio comportava. Si tratta di una minuta del 30 novembre 1802 indirizzata al ministro degli Affari Interni dove l’architetto dà il suo giudizio sul disegno del teatro Carcano presentato dall’Olivazzi in nome di Giuseppe Antonio Canonica. A questo punto, dobbiamo staccarci per un momento dal Sopraintendente Luigi Canonica per spiegare chi fosse Giuseppe Antonio Canonica e quale fu il suo ruolo nella vicenda costruttiva del Carcano. Gutierrez, nel suo libro sul Carcano, definisce Canonica “cugino dell’architetto” (intendendo cugino di Luigi Canonica), ma ignoriamo su quali fonti anagrafiche faccia una simile affermazione. La cosa che, invece, abbiamo accertato, è che Giuseppe Antonio Canonica era nato a Lugano probabilmente nel 1771. Ciò emerge da due documenti che abbiamo rintracciato nell’archivio della Parrocchiale di S. Babila di Milano, cioè: il suo certificato di morte e uno stato d’anime. Dal certificato di morte, risulta che il Canonica, di Lugano, abitante nel Terraggio di S. Damiano N. 372, figlio di Paolo e di Annunciata, era morto all’età di 69 anni il 6 ottobre 183717 . Dallo stato d’anime si evince che nel 1837, anno della morte del Canonica, egli era ammogliato con Rosa Gandini, sessantunenne, e che aveva tre figli: Francesco, sacerdote, di 35 anni, Luigi, di 32 e Pietro, di 28. Nel documento è pure corretta l’età della sua morte che era avvenuta non a 69 anni, ma a 66 anni, per cui si deduce che l’anno di nascita del Canonica fu il 1771. Altra cosa detta nello stato d’anime è la professione del Canonica: “Capo Mastro Possidente” 18 . E’ importante rilevare che Giuseppe Antonio Canonica ebbe rapporti di lavoro con Luigi Canonica anche successivamente all’erezione del Carcano, nella costruzione, ad esempio, del teatro della Concordia di 15Egidio

Bellorini: Disordini in teatro a Milano al tempo delle Repubbliche Cisalpina e Italiana (1796-1805) in “Archivio Storico Lombardo”, vol. VIII, anno XXXIV [1907], pp. 117-118. Il contratto d’appalto tra Ricci e Compagni e il Governo, datato 18 ottobre 1798 e costituito di 50 articoli, è conservato all’ASMi, fondo notarile, notaio Pietro Lonati di Carlo, cart. 46804. 16

17

“Libro degli atti di morte della Parrocchia di S. Babila”, vol. VII, tavola 5.

18

“Stato d’anime del distretto di S. Babila 1837-42”, p. 26.


!6 Cremona, progettato da Luigi Canonica e inaugurato nel 1808. La prova di ciò è data da un disegno, conservato presso l’Archivio di Stato di Milano, raffigurante la pianta schematica dell’edificio, che reca la firma autografa, in basso a destra, di “Giuseppe Antonio Canonica Capo Mastro”19 . Ma era in grado, ci chiediamo, un semplice capomastro, privo di studi accademici, di eseguire il disegno di un teatro alla stregua di un architetto? A questo punto apriamo una parentesi per dare a questa domanda una risposta che è una risposta affermativa facendo l’esempio di un altro teatro lombardo, quello Sociale di Monza, inaugurato nel 1810. Inizialmente, infatti, il progetto di edificazione di questo teatro fu tracciato non da un architetto, ma da semplici appaltatori, (termine che qui nulla a che vedere con i teatri ma che sta per impresari edili) ossia i fratelli Giuseppe e Luigi Fossati. Anche il loro progetto – costituito da una semplice pianta terrena – fu esaminato dal Canonica perché ne desse un giudizio e questo giudizio fu che la curva interna e la direzione dei palchetti non andavano bene. Tuttavia la correzione delle due incongruità avrebbe reso, “la prima più favorevole alla musica [determinando cioè una migliore acustica] e la seconda alla visuale del palco scenico” (parole da ricordare quando parleremo del teatro Carcano)20 . Presentato, dai Fossati, un nuovo progetto, costituito questa volta dalla pianta e dallo spaccato “dell’interna alzata”, esso ebbe dal Canonica un giudizio più severo del primo. Ciò perché, prevedendo tale progetto un ordine di palchi aggiuntivo modificava in senso negativo i rapporti che c’erano tra platea e palcoscenico e tra altezza dell’edificio e dimensioni della platea. A questo punto i Fossati presentarono al ministro dell’Interno un terzo progetto – siamo ora nel 1806, mentre il primo progetto era stato presentato nel 1802 – che, esaminato dal Canonica, ottenne un giudizio totalmente negativo. Di questo giudizio ci sembra interessante riportare un passo perché vi sono in esso considerazioni di carattere generale che attengono alla professionalità di coloro che si accingevano a progettare un teatro. Scrive il Canonica: “Da quanto dunque ho osservato intorno ai disegni mi risulta che nel complesso la progettata forma di edificazione del teatro riuscirebbe sufficientemente solida e regolare. Nel dettaglio però mi sono avveduto che alcune parti sono suscettibili di qualche riforma […] qualora il progetto fosse adottato in massima e si volesse aderire all’erezione del teatro dovessero li signori progettanti far eseguire i disegni da un professore architetto […] e li disegni medesimi si sottoponessero all’esame dell’Accademia di Belle Arti in Brera, tanto più che trattandosi di un edificio destinato ad uso di divertimento del pubblico, qual è un teatro, merita uno speciale riguardo e disamina la di lui costruzione”21. Come finì la cosa? Finì facendo intervenire nella complicata progettazione teatrale l’architetto monzese Carlo Amati e fu grazie a lui, alla sua professionalità, che il teatro poté, finalmente, essere concluso. Ciò avvenne nel 1810, anno della sua apertura 22 . Torniamo ora all’ultimo documento da noi citato concernente il teatro Carcano, cioè la lettera di Luigi Canonica del 30 novembre 1802. In essa, l’architetto dice che, esaminato “l’abbozzo in pianta” del nuovo teatro, ha riscontrato che “la configurazione e proporzioni dell’abbozzo med.o non sono le più idonee e conducenti al dupplice scopo di una visuale universalmente libera per gli spettacoli e di una equabile propagazione della voce [sembra una riproposizione, in altri termini, del giudizio dato sul teatro monzese]”. Egli aggiunge inoltre che “prescindendo dalle osservazioni e disamine sulla regolarità di figura, dimensioni ed altro dalla teoria prescritta per edifici di simil genere” e tenendo conto che il teatro non è di proprietà pubblica ma privata, è possibile soprassedere a tali difetti, mentre, importante, invece, è la solidità dell’edificio. Pertanto, al fine di “rimuovere possibilmente ogni pericolo di rovina”, tale solidità, egli dice, doveva essere controllata da due periti nominati dal Governo (v. Appendice, doc. 8).. A questa lettera ne seguono due, datate 6 dicembre 1802, e stilate entrambe dal ministro dell’Interno: nella prima, il ministro, rivolgendosi al Canonica, lo prega di esser lui a nominare i due periti (v. Appendice, doc. 9), nella seconda, indirizzata al prefetto del dipartimento d’Olona, stabilisce con suo decreto N. 23267, le cinque condizioni che devono essere osservate perché il teatro possa essere aperto (il dipartimento d’Olona, era il dipartimento di cui Milano era il capoluogo) (v. Appendice, doc. 10). Tra le cinque condizioni fissate dal ministro, importante è la terza, perché riguardava la “revisione de’ libri per le rappresentazioni” cioè

La segnatura della cartella è: Spettacoli pubblici, p. m., cart. 14. La cartella è citata nel libro: Luigi Canonica Architetto di utilità pubblica e privata, a cura di Letizia Tedeschi e Francesco Repishti, Silvana Editoriale, 2011, p. 202. 19

20

L. Tedeschi-F. Repishti: Luigi Canonica…cit., p. 203.

21

Ibid.

22

L. Tedeschi-F. Repishti: Luigi Canonica…cit., pp. 203-204.


!7 l’operazione di censura operata sui libretti delle opere e i testi delle commedie, al fine di evitare che gli spettacoli offrissero aspetti moralmente discutibili e critiche esplicite al Governo. La quarta condizione stabiliva che in teatro il palco di mezzo sarebbe dovuto essere riservato al Governo e che fosse “formato e disposto colla debita distinzione e decenza” (di questo palco e del suo arredo parleremo più avanti). Dalla quinta condizione apprendiamo che a teatro, per mantenere l’ordine nelle sere di spettacolo, sarebbero dovute essere collocate, sia dentro sia fuori dell’edificio, delle guardie, e che esse sarebbero dovute essere pagate dai proprietari del teatro. Ricevute tali condizioni dal ministro dell’Interno, il prefetto del dipartimento d’Olona, con lettera dell’8 dicembre, ne dà comunicazione all’Olivazzi (v. Appendice, doc. 11). In data 10 dicembre 1802 scrive poi al ministro dell’Interno per dirgli che ha comunicato al cittadino Antonio Olivazzi – fratello, forse, di Francesco Olivazzi – il testo del suo “decreto 6 corrente N. 23267”, quello cioè delle cinque condizioni, e che l’Olivazzi gli ha risposto dicendo che, in nome di Antonio Canonica di cui è delegato, “accetta pienamente le condizioni portate dal Decreto sullodato”, dichiarandosi inoltre pronto ad “assoggettarsi alle veglianti Leggi di Polizia”23 . Giunti a questo punto, i documenti d’archivio che abbiamo consultato relativi al 1802 sono esauriti e iniziano quelli del 1803. Tuttavia, prima di passare al 1803, anno di apertura del Carcano, ci sembra di poter già fare sul nuovo teatro alcune considerazioni che riguardano il suo progettista che, indubitabilmente, fu Giuseppe Antonio Canonica. Il suo progetto, costituito da un semplice “abbozzo in pianta” del teatro, come lo definisce Luigi Canonica, era però incompleto. Mancava, ad esempio, il disegno della facciata ed è ciò che dice lo stesso Luigi Canonica, quando scrive “…al gusto architettonico e vaghezze di ornati non sono abilitato a pronunciare alcun giudizio dacché non mi è stato presentato il prospetto in alzata”. Il ruolo di Luigi Canonica nel 1802 non è quindi quello del progettista, ma dell’esperto che dà sul progetto di Giuseppe Antonio Canonica, un giudizio di merito e null’altro. Nel 1803, come vedremo, il suo ruolo cambierà diventando tanto importante da dare al nuovo teatro l’impronta della propria personalità. Ma che titoli aveva Luigi Canonica per vestire i panni di esperto di costruzioni teatrali? Quali esperienze possedeva? In realtà molto poche. Sappiamo, infatti, che il suo esordio in questo campo era avvenuto tra il 1798 e il 1800 quando si era occupato del teatro Patriottico (poi Filodrammatici) di Milano. E’ questa l’epoca in cui, come scrive Giuseppe Stolfi, egli “si misura per la prima volta con il cruciale tema della figura della sala teatrale da inserire nell’invaso della soppressa Chiesa di San Domenico alla Scala” adottando una figura a ferro di cavallo… “…delineata secondo il metodo di tracciamento geometrico che Piermarini aveva adottato nei teatri alla Scala e della Canobbiana, ovvero una curva formata da un semicerchio continuato da due archi, aventi raggio pari a quattro volte il raggio del semicerchio e centro su una linea che ne prolunga il diametro, mentre la tangente da tale centro al cerchio di base intercetta sugli archi della curva il punto che stabilisce la profondità della sala e la posizione del proscenio” 24 . In realtà, la fama di esperto di architettura teatrale Canonica se la creò non prima, ma dopo l’edificazione del Carcano, progettando o dando pareri in merito ai teatri di Monza, Cremona, Brescia, Mantova e Sondrio. Ma come si poneva Canonica nella temperie culturale del primo Ottocento e fino a che punto, pesò la sua opera di progettista nell’ambito specifico della storia architettonica milanese? E’ una domanda questa che merita la risposta di un importante studioso dello stile neoclassico in auge a Milano a quell’epoca, Gianni Mezzanotte, che nel suo fondamentale libro Architettura neoclassica in Lombardia della personalità artistica del nostro architetto dà questa descrizione: “Il Canonica è il miglior architetto uscito dall’accademia del Piermarini, e di lui è da considerarsi, per qualche aspetto, un continuatore. Dal maestro egli raccolse inclinazioni precise, che si manifestarono nel deprezzamento di ogni aspetto sentimentale, nella prevalenza del gusto disegnativo, nell’evitare concessioni al gigantismo, in interessi archeologici e imitativi scarsi e occasionali; infine nella abilità indiscussa di costruttore di teatri, che lo fece particolarmente ricercato per questo genere di edifici. In particolare egli riprese la metallica diligenza del disegno, comune all’Albertolli e al Piermarini. Da quest’ultimo prese a modello, saltuariamente, la tipologia degli edifici privati, ma prevalsero presto i richiami al Percier e al Fontane, suoi maestri d’elezione, le opere dei quali visitò più volte a Parigi. Essi hanno in comune con questo gruppo di italiani quel disegno esatto che ha fatto avanzare l’ipotesi di una più stretta relazione con 23 ASMi, 24

Spettacoli pubblici, p. m., cart. 38.

L. Tedeschi-F. Repishti: Luigi Canonica…cit., p.193.


!8 l’accademia di Milano. Fu attento, come si è detto, a quanto si costruiva e si progettava in Francia, interessato non solo agli aspetti formali, ma agli orientamenti politici e amministrativi che li dettavano. Il legame coi francesi fu, d’altra parte, tra i motivi della sua fulminea carriera, all’arrivo della rivoluzione del ’96, quando egli seppe legarsi con i dirigenti dell’armata francese, ricavandone la nomina ad architetto di Stato e succedendo al Piermarini, appena destituito. Dalla carica di architetto pubblico, dalla conoscenza precisa degli orientamenti in atto a Parigi, dalla consuetudine e stretta colleganza con la segreteria francese del Beauharnais, il Canonica derivò, rispetto ai suoi colleghi milanesi, una visione urbanistica assai più reale e realizzabile, ossia più coerente con l’indirizzo politico prevalente e con gli interessi in gioco. Per queste ragioni, fra quanti furono attivi a Milano nella prima metà del secolo, egli lasciò la maggiore impronta sulla città”25 . 1803 Il primo documento del 1803 che citiamo è il contratto d’appalto per la costruzione del nuovo teatro siglato da Giuseppe Carcano e dagli appaltatori Giuseppe Antonio Canonica, capomastro, Domenico Fontana, capomastro e Gaetano Rocca, falegname. Il documento, datato 17 gennaio 1803, rogato dal notaio milanese Giovanni Tomaso Righetti, è piuttosto lungo, ma d’indubbio interesse per cui ne abbiamo trascritto integralmente il testo (v. Appendice, doc. 12 e suoi allegati). Dal documento apprendiamo che il teatro sarebbe dovuto essere terminato in tutte le sue parti per il 15 agosto e ciò dava tempo agli appaltatori sette mesi solamente per edificarlo. Garante della perfetta esecuzione dello stabile dal punto di vista della solidità e dell’uso dei materiali sarebbe stato l’ingegnere Paolo Ripamonti Carpani. Quanto poi alla somma che Carcano avrebbe dovuto sborsare agli appaltatori per la costruzione del fabbricato, sarebbe stata di 150.000 lire milanesi. Di questa somma Carcano avrebbe consegnato subito agli appaltatori 45.000 lire più alcuni fondi che, venduti, avrebbero dovuto fruttare 35.000 lire. Le mancanti 70.000 lire sarebbero state pagate ratealmente entro il 30 agosto 1804 con un interesse annuo del 6 %. Il contratto, molto circostanziato, e con termini talvolta dal significato oscuro, è diviso in vari capitoli che trattano via via le varie parti che avrebbero dovuto comporre lo stabile. Tali parti erano costituite da: ingresso, andito, vestibolo, platea (dove per sedersi ci sarebbero stati duecentocinquanta “Canapè” a uno, due e tre posti, con illuminazione costituita da 74 bracci di ferro a due lumi), palchi (nella prima fila ci sarebbero stati tredici palchi per parte, compreso quelli del proscenio, nella seconda, tredici per parte ed uno sopra la porta d’ingresso alla platea, nella terza tredici per parte ed uno in mezzo, nella quarta dodici per parte), loggione, palcoscenico, ribalta, scenario (con 12 mutazioni di scene ), illuminazione (per il palcoscenico 130 lumi argant doppi e semplici, 60 lumi di latta all’olio disposti in vari luoghi del teatro), loggia per i movimenti delle scene (con macchine per imitare il temporale, la grandine, la pioggia e i fulmini), armatura sopra lo scenario, sala della festa da ballo (con 5 lampadari di cristallo e 20 bracci di ferro a due lumi), ridotti (con pasticceria e bottiglieria). Nel contratto si accenna anche a disegni allegati di Luigi Canonica cui ci si sarebbe dovuti attenere (di essi non c’è traccia). Posteriormente a questo contratto d’appalto, abbiamo un altro documento importante, datato 24 marzo 1803. Si tratta di un nuovo contratto che impegna i soliti tre appaltatori Canonica, Fontana e Rocca, ad aggiungere, entro il 30 agosto 1803, nuove opere al teatro per renderlo più capiente. Tali opere consistevano principalmente in camerini, “corrispondenti ad ogni Palco in tutte le quattro file, i quali saranno a misura che si potrà cavare dal costrutto” (oltre a questi camerini, altri erano da costruirsi nello stesso loggione), una pasticceria nel loggione, l’abitazione del custode, due stanze per il falegname e per il pittore, 6 mutazioni di scene, 88 posti in più in platea. Tutto questo per 61.000 lire di Milano che, aggiunte alle 150.000 stabilite dal contratto del 17 gennaio 1803, davano un totale di 211.000 lire (sappiamo che per il teatro della Canobbiana, di dimensioni non molto dissimili dal Carcano, furono spese 329.000 lire, ma la vendita di 84 palchi fruttò al Governo 616.000 lire)26 . L’ultimo pagamento rateizzato delle 61.000 lire sarebbe stato fatto da Giuseppe Carcano dopo che l’ingegnere Carpani e l’architetto Luigi Canonica avessero collaudato il fabbricato (v. Appendice, doc. 13 e suoi allegati) Il terzo documento del 1803 che qui citiamo è una minuta del ministro dell’Interno, datata 15 aprile e indirizzata al Direttore de’ Teatri e degli Spettacoli. In essa il ministro dice che sono state redatte delle

25

Gianni Mezzanotte: Architettura neoclassica in Lombardia, Napoli 1966, pp. 281-282.

Gentile Pagani: Notizie storiche sulla località della Canobbiana in “Archivio Storico Lombardo”, vol. IX, Anno XIX (1892), p. 694. 26


!9 discipline concernenti la “solidità della fabbrica e la decenza degli spettacoli”. Si tratta di 4 articoli che, una volta approvati, avrebbero permesso l’apertura del nuovo teatro27 . Dello stesso 15 aprile è anche una minuta di risposta del direttore al ministro da cui ricaviamo i suddetti articoli: “1 Che i proprietari del Teatro si sottomettano ai regolamenti di polizia pubblica e di polizia Teatrale, che sono e saranno prescritti pei Teatri Nazionali. 2 Che in conseguenza dipendano dalla persona che dal Governo sarà delegata ad invigilare sul buon ordine e disciplina del Teatro suddetto ed alla revisione de’ libri per le rappresentazioni; in somma in tutto ciò che può interessare il costume e insieme la decenza degli spettacoli, la loro durata, il periodo di aprimento, e simili. 3 Che al Governo sia riservato il Palco di mezzo, formato e disposto nella debita distinzione e decenza, ed un altro sia ritenuto a suo arbitrio [parola cancellata: “disposizione”] nel luogo che sarà destinato dal Governo medesimo. 4 Che per la ricognizione [cioè compenso] al Delegato suddetto, come per le altre spese occorrenti riguardo alla Polizia tanto esterna che interna, per le guardie nelle sere di spettacolo ec. ec. i proprietari si obblighino a soddisfarle, e così pure per tutte le altre che il servigio e l’ordine pubblico, e la pubblica sicurezza richiedessero in avvenire, ad esempio di quelle che si trovassero necessarie pei Teatri Nazionali in parità di caso”. La lettera termina con queste righe: “Nel comunicarvi, Cittadino Direttore, queste discipline e condizioni da cui è vincolata l’approvazione del progetto, v’invito a stabilire, per la parte che vi riguarda, le opportune intelligenze [cioè abboccamenti] col Delegato Olivazzi ed a combinare le disposizioni occorrenti per l’adempimento delle cose prescritte, singolarmente negli articoli 3 e 4 col darmi poi ragguaglio del risultato”28. Prima di aprire il teatro ci fu, nel corso del maggio 1803, la questione “colonnette”. L’11 maggio, infatti, il Direttore generale dei teatri Brentano de Grianty, informò il ministro dell’Interno che per “assicurare i Pedoni nell’Entrata, e Partenza dal Teatro di S.t Lazaro” era necessario “far piantare sei od otto Colonnette che fiancheggino la Porta d’Ingresso al sud.o Teatro […] Le colonne – prosegue il direttore – saranno a carico del Proprietario del Teatro, che avendone la necessità si presta ben volentieri a farne la spesa”. A questo punto il Direttore cambia argomento. Accenna, infatti, a un pittore, certo Francesco Bortuzzi, veneto, proposto dallo stesso ministro come scenografo. Il Bortuzzi però non era all’altezza del compito affidatogli ed egli lo aveva licenziato (“non ha abilità né per esercitare, né per chiamarsi Pittore al segno d’inventare ed eseguire una Scena”). Più oltre il Direttore dice di accludere gli articoli “con quei piccioli cambiamenti combinati l’altro giorno con Voi” 29. Di quali articoli si trattava? Lo apprendiamo da un’altra minuta del Direttore generale dei teatri, datata sempre 11 maggio. Si tratta di un promemoria da mandare a Francesco Olivazzi in cui lo si nomina Direttore delegato del teatro Carcano con l’obbligo di osservare, appunto, determinati articoli (v. Appendice, doc. 14). Intanto, dopo scambi di lettere fra il ministro dell’Interno, il Direttore generale dei teatri e degli spettacoli, la Commissione Postale Mantovana e l’Amministrazione Municipale di Milano, la richiesta dell’impianto delle colonnette era stata accolta. Ciò risulta da una minuta del ministro dell’Interno, datata 9 settembre 1803 e indirizzata alla Commissione Delegata per la strada Postale di Mantova 30 . Poco prima che il nuovo teatro fosse aperto, il ministro dell’Interno, seguendo il consiglio di Luigi Canonica, lo fece collaudare da due periti, vale a dire Gaetano Maspoli e Pietro Gilardoni (i nomi sono citati in due minute del ministro datate 19 agosto 1803) 31 . I due periti compirono la loro perizia il 22 agosto mentre il 25 ne diedero notizia con lettera a Luigi Canonica comunicandogli che…

27ASMi,

Spettacoli pubblici, p. m., cart. 38.

28 ASMi,

Spettacoli pubblici, p. m., cart. 38.

29

Ibid.

30

Ibid.

31

Ibid.


!10 “…riconosciuta la consistenza dei Muri, la solida costruzione delle scale e de’ Palchi, e la soda armatura de’ tetti ci troviamo in dovere di collaudare l’esecuzione del detto Teatro in ogni sua parte” (v. Appendice, doc. 15). Il Canonica, in data 26 agosto, trasmette copia del collaudo al ministro dell’Interno32 il quale, con sua minuta del 29 agosto, rende edotto della cosa il Direttore generale dei teatri 33. Ora nessun ostacolo c’era più che impedisse l’apertura del nuovo teatro, ed effettivamente, di lì ad alcuni giorni, l’evento ebbe luogo. Ma che cosa era avvenuto nel frattempo tra il gennaio e l’agosto del 1803, oltre alla costruzione del teatro e al suo collaudo (ipotizziamo che i lavori di erezione del teatro siano iniziati nel gennaio del 1803 perché, fino al dicembre 1802, i documenti da noi consultati non parlano affatto di lavori in corso)? Era avvenuto che il progetto di Giuseppe Antonio Canonica durante la costruzione del Carcano era stato abbandonato per seguire i criteri fissati da Luigi Canonica al momento in cui aveva giudicato il disegno del capomastro. La prova di ciò è data da due tavole del 1803 realizzate dall’architetto e conservate presso l’Archivio di Stato Ticinese, di cui la prima raffigura la pianta del teatro Carcano, la seconda la sezione trasversale34. Delle due tavole, importante è soprattutto la pianta dove è evidenziata la curva a ferro di cavallo della sala teatrale, così come la intendeva Canonica. Di essa così scrive Barbara Boifava: “Ipoteticamente incaricato solo in una seconda fase [della costruzione del Carcano], Canonica si applicò nel disegno di una perfetta curva a ferro di cavallo al fine di garantire a tutti gli spettatori una visuale “universalmente libera” [frase desunta dal giudizio dato da Luigi Canonica sul disegno di Giuseppe Antonio Canonica] e assicurare una “equabile” propagazione del suono. Nella scelta dei rapporti proporzionali tra sala, palcoscenico e ridotti, egli si ispirò alla corrispondenza tra le diverse parti dell’organismo teatrale inaugurata da Piermarini alla Scala, individuata nel rapporto 12 :16 :10 e replicato nel Teatro di Monza. Lo schema ideato da Canonica per il nuovo teatro milanese – continua la Boifava – fu l’esito di una ricca e codificata eredità acquisita dall’architetto e, pertanto, il Carcano divenne, in seguito, insieme alla Scala, oggetto di studio e di rilievo da parte di successivi progettisti […] Nella disposizione dei palchi su quattro ordini coronati da un loggione, la riduzione del numero dei “camerini in ritirata”, posti oltre il corridoio anulare e deputati a luogo di conversazione e gioco nei teatri d’opera alla Scala e alla Canobbiana su modello del perduto Teatro Ducale, fu il riflesso di un’imprenditorialità teatrale, nata dall’iniziativa di un privato, con la conseguente conversione dei proprietari palchettisti in una nuova e diversa utenza”. Interessante è anche la riflessione che la Boifava fa circa la facciata anonima del teatro Carcano, priva di segni distintivi, tranne una modesta pensilina, ben lontana quindi da una facciata monumentale qual era quella della Scala o anche quella più semplice della Canobbiana: “L’inconsueta localizzazione del nuovo teatro arretrato rispetto alla cortina stradale, in una zona interna al tessuto cittadino e quindi difficilmente raggiungibile, condizionò molto la soluzione del rapporto del Carcano con la città […] In risposta alla mutata realtà urbanistica ottocentesca, la soluzione del monumentale e funzionale portico ideato alla Scala, già ridotto a un balcone nel Teatro alla Canobbiana per rispettare l’allineamento del fronte stradale, si semplificò ulteriormente in un modesto edificio destinato ad abitazioni, dove al piano terra una semplice pensilina segnava l’accesso alla lunga galleria, che conduceva alla sala teatrale del Carcano, inaugurata la sera del 3 settembre 1803” 35 . A questo punto, quell’incertezza che persisteva nell’attribuire senza ombra di dubbio il progetto del teatro Carcano a Luigi Canonica ed evidenziata da Giuliana Ricci nella sua biografia dell’architetto ticinese dettata per il Dizionario biografico degli Italiani ci sembra risolta. Il Carcano ebbe due padri: Giuseppe Antonio 32 ASMi,

Genio Civile, cart. 3154.

33 ASMi,

Spettacoli pubblici, p. m., cart. 38.

34 Archivio

di Stato Ticinese, Fondo Cattaneo, 1, 21.

L. Tedeschi-F. Repishti: Luigi Canonica…cit., p. 202. L’accenno che la Boifava fa relativamente alla pensilina che indicava l’accesso al teatro, probabilmente deriva dalla osservazione da essa fatta dell’unico disegno che abbiamo relativo, appunto, a tale ingresso (il disegno è conservato nella Civica Raccolta Stampe Achille Bertarelli di Milano). L’epoca del disegno però è il 1860 per cui possiamo chiederci: era questo l’ingresso del Carcano nel 1803, epoca dell’apertura del teatro? 35


!11 Canonica, capomastro, e Luigi Canonica, architetto 36 . Al primo dobbiamo il progetto iniziale, inadeguato soprattutto nella curva del vaso, perché limitava una visuale complessiva e un’efficace propagazione del suono 37 , al secondo un secondo progetto, che aveva lo scopo di correggere tali mancanze al fine di raggiungere uno standard accettabile. Una prova in più che proponiamo circa l’apporto dato da Giuseppe Antonio Canonica nella costruzione del Carcano si trova nel manifesto approntato per l’inaugurazione del teatro e riprodotto dal Gutierrez nel suo libro. Nella parte inferiore del manifesto, infatti, c’è un’annotazione che dice testualmente: “Il Teatro di vaga Architettura capace per duemila Persone in circa, e fornito di tutti i comodi, fu disegnato, e diretto dal celebre Architetto Nazionale Luigi Canonica, ed eseguito dalli Cittadini Canonica, Fontana, e Rocca”. E’ ovvio che il citato “cittadino Canonica” non potesse che essere il nostro capomastro, al quale è riconosciuto solo il ruolo di esecutore. Ma avendo a fianco una personalità come quella di Luigi Canonica, architetto governativo di grande prestigio, poteva forse aspirare a un riconoscimento diverso? --- --- --Il Teatro Carcano, come, del resto, tutti i teatri d’opera ottocenteschi, possedeva un palco che poteva essere usato solo dalle massime autorità governative, vale a dire: Napoleone, presidente della Repubblica Italiana, e Francesco Melzi d’Eril, vice presidente. Esso si trovava di fronte al palcoscenico in seconda fila e aveva un arredo particolare, più ricco degli altri palchi. Di tale arredo abbiamo la descrizione in un documento d’archivio datato 2 settembre 1803 che qui trascriviamo (non è improbabile che essendo Canonica scenografo e arredatore oltre che architetto fosse lui stesso l’autore di tale arredo): “N. 2 Due Campi di tappezzerie di damasco cremisi guernita all’ingiro di gallone d’oro falso Cornici dorate in giro alla detta tappezzeria 2 Due partite di tende damasco cremisi alla portina in [parola non chiara] guernita di frangia d’oro falso, con mantovana simile pure guernita 2 Due braccialetti di seta cremisi ed oro come sopra con fiocchi simili per dette 1 Un mantovanone lustrino cremisi guernito di frangia d’oro, con 7 fiocchi d’oro come i suddetti; e due mantovanette unite con gallone e frangia come sopra Copertura di damasco cremisi al Parapetto del Palco, guernita di gallone d’oro, con scossale simile internamente guernito di frangia, e mantovanone nell’esterno del Palco pure guernito di frangia d’oro, con rosoni cremisi ed oro, e cinque fiocchi simili; ritenuto sempre oro falso N. 1 Una poltrona 2 Due scagni antichi intagliati in bianco ed oro coperti di damasco cremisi al sedere e schenale 4 Quattro tamboretti simili con cuscino di damasco suddetto 2 Due canapè simili senza schenale, con cuscini come sopra 2 Due placche antiche con cornice dorata guasta e due braccietti per cadauna Camerino di ritirata Braccietti di ferro in muro con pomi d’ottone al Camerino”38 . Altri palchi del Carcano furono, invece, affittati dal generale Murat, la massima autorità militare della Repubblica Italiana. Ne è prova il contratto d’affitto, datato 3 settembre 1803, conservato all’Archivio di Stato di Milano. Si tratta di un foglio prestampato in cui è detto che il generale Murat prende in affitto due palchi di seconda fila per sei mesi – cioè dal I° settembre 1803 all’ultimo di febbraio 1804 – pagando 120 zecchini da 15 lire di Milano.

Diverso dal nostro è, invece, il parere di Mariagabriella Cambiaghi per la quale progettista unico dal Carcano fu Giuseppe Antonio Canonica, “forse parente del più celebre Luigi” (cfr. Mariagabriella Cambiaghi: La scena drammatica…cit., p. 80, nota 40). 36

37

Una teorizzazione relativa all’ottenimento in teatro di una buona acustica è rintracciabile in Pietro Landriani che nel 1818 così scriveva in un suo saggio: “Il buon esito della sonorità della voce dipende dai seguenti principi: dalla forma della curva comunemente adottata ne’ moderni teatri; dalla stessa curva non interrotta da risalto alcuno; dal parapetto de’ palchi costruito di tavole; dalla volta di forma ellittica, schiacciata più che si può e di sodo intonaco; dall’imboccatura del proscenio alquanto più stretta verso il palcoscenico, e finalmente da una leggera inclinazione della soffitta del proscenio verso la scena, perché la voce a guisa di raggio si spanda più facilmente in tutto il teatro”. Cfr. P. Landriani: Aggiunta alle osservazioni sui teatri e sulle decorazioni, Cesarea regia tipografia, Milano 1818, p. 10. 38 ASMi,

Genio Civile, cart. 3154.


!12 Nel documento c’è una postilla manoscritta che dice: “Si avverte che cambiandosi le coltrine, si dovrà tenere l’egual colore, forma, e situazione, ed in caso di unire i due palchi si dovranno rimetterli in fine di locazione all’egual essere di prima”39 . --- --- --Per quanto riguarda gli spettacoli programmati per l’apertura del Carcano, essi sarebbero dovuti essere allestiti da un certo Lorenzo Pani, impresario del teatro genovese del Falcone, che all’ultimo momento si ritirò dando mandato a Francesco Olivazzi di trovare qualcun altro che si assumesse tale l’incarico. L’Olivazzi però non trovò nessuno per cui il contratto sottoscritto dal Pani fu annullato (v. Appendice, doc. 16 e suo allegato). Chi dunque organizzò la prima stagione d’opera al Carcano? Lo ignoriamo. --- --- --La costruzione del Carcano era un evento importante che testimoniava la vivacità dell’edilizia milanese nel periodo della Repubblica Italiana, una vivacità che coincideva con l’”idea della magnificenza civile” espressa da Carlo Cattaneo nel 1839, sintesi del “bello” e dell’”utile”. Scrive a questo proposito Stefano Bosi: “L’età napoleonica e in particolare il triennio della Repubblica Italiana può considerarsi uno di quegli straordinari momenti nei quali l’idea di città coincide con l’”idea della magnificenza civile” espressione con cui Carlo Cattaneo indicava nel 1839 un traguardo di civiltà urbana, sintesi del “bello” e dell’”utile” […] Lo straordinario sforzo innovativo profuso nella Milano capitale napoleonica trova ampi e diversificati campi d’azione icasticamente rappresentati dai concorsi annuali di architettura dell’Accademia di Brera nei quali dopo il 1805, sono sempre più frequenti i temi dell’architettura civile e dei servizi collettivi (mercati, bagni pubblici, macelli, orfanotrofi, cimiteri). E il rinnovamento urbano, promosso dalle nuove amministrazioni, viene attuato, in particolare, da tre figure fondamentali: il marchese Luigi Cagnola, “dilettante d’architettura”, il cui progetto per porta Marengo del 1802 rappresenta uno dei migliori risultati dell’architettura “eroica” del periodo napoleonico; Luigi Canonica, successore del Piermarini in qualità di architetto di stato, la cui attività si estende dagli innumerevoli interventi di ristrutturazione di edifici privati alla realizzazione della tipologia “imperiale” dell’Arena tra il 1805 e il 1807; Giuseppe Zanoja, segretario dell’Accademia di Brera dal 1807, che assicurò un decennio di conduzione moderata ma culturalmente dignitosa dell’istituzione ereditata da Parini e Piermarini”40 . Due giorni prima dell’apertura del teatro, un giornale del tempo, il “Corriere Milanese”, così annunciava il prossimo evento: “Sabato 3 si fa la prima apertura col dramma serio la Zaira, del nuovo Teatro Carcano, posto giù del ponte di P. Romana. Gli appaltatori si sono provveduti de’ più abili soggetti, quali sono la signora Grossi Silva e il tenore sig. David. I balli sono d’invenzione e diretti dal sig. Franchi. Le scene sono di un illustre pittore nostro concittadino, cui aggiugne gloria il nome de’ suoi avi. Tutto il teatro è dipinto sotto la di lui direzione. L’esito dello spettacolo non può quindi essere che fortunato”41. Quando il giornale accenna alle scene dello spettacolo e alla pittura del teatro, vediamo che esso non rivela il nome dello scenografo, ma noi sappiamo che si trattava di Gaspare Galliari, membro di un’importante dinastia di scenografi che fin dal Settecento avevano lavorato in vari teatri italiani e stranieri. Leggiamo, infatti, nell’”Enciclopedia della musica” Rizzoli-Ricordi alla voce “Galliari Gaspare”: “Gaspare, figlio di Giovanni (Milano 1761-1823) è indubbiamente la personalità più notevole della seconda generazione dei Galliari. Introdotto all’arte dal padre, non è però certa una sua collaborazione attiva al gruppo familiare. Nel 1783 fu a Bergamo in uno di quei teatri di fiera provvisori che si allestivano per la fiera di Sant’Alessandro (Erifile di G. Giordani), assieme al fratello Fabrizio del quale non si hanno altre notizie. Di nuovo a Bergamo nel 1784 e nel 1786, l’anno successivo disegnò le scene di dotazione per i teatri 39

Ibid.

40

Napoleone e la Repubblica Italiana (1802-1805), a cura di Carlo Capra, Franco della Peruta, Fernando Mazzocca, SKIRA, 2002, p. 46. 41

“Il Corriere Milanese”, 1 settembre 1803.


!13 di Alessandria, di Vercelli e di Casale Monferrato; nel 1789 era a Novara per gli apparati in occasione delle nozze del duca d’Aosta. Fu poi a Vienna, a Venezia, a Genova finché nel 1801 si stabilì a Milano. Lavorò come decoratore e anche come scenografo e nel 1801 risulta alla Canobbiana (La donna di genio volubile di M. Portogallo), nel 1803-04 al Carcano assieme ad A. Tassi per la decorazione del teatro, nel 1806 alla Scala per la cantata in occasione delle nozze di Eugenio di Beauharnais (musica di A. Minoja), nel 1815 di nuovo al Carcano (La rosa bianca e la rosa rossa di J. S. Mayr), e tra il 1816 e il 1817 alla Scala dove fornì solo alcune scene per balli (Il Tamerlano, Zamor e Alzira), per Il flauto magico di Mozart e per Il re Teodoro in Venezia di Paisiello” […] Eccelse soprattutto negli interni, veri ritratti ambientali, e negli esterni architettonici nei quali alterna fresche reinvenzioni a rigorose ricostruzioni al limite con l’accademico”. Il giornale milanese, nell’annunciare lo spettacolo d’inaugurazione del Carcano, vale a dire Zaira di Francesco Federici, cita anche i suoi due principali interpreti: il soprano Rosalinda Grossi Silva e il tenore Giacomo David, definiti “abili soggetti”. Del soprano Grossi Silva, le notizie che abbiamo sono molto scarse e le dobbiamo a Nino Bazzetta De Vemenia che scrive: “Rosalinda Grossi Silva fu cantante di molto pregio. Morì a Reggio Emilia a soli 27 anni il 19 marzo 1804; sposò il maestro Prospero Silva; ebbe grandi successi a Milano, Livorno, Venezia. Soccombette al tifo e fu sepolta con grande pompa di funerale nella chiesa di S. Teresa. Di lei abbiamo un ritratto disegnato dal Barbini ed inciso dal Bassi”42. A queste notizie possiamo aggiungere che la Grossi Silva era già nota ai milanesi anche prima di presentarsi al Carcano essendosi fatta ascoltare alla Scala nella stagione di carnevale 1802-’03 in due opere: Ginevra di Scozia di Mayr e Castore e Polluce di Vincenzo Federici43. Successivamente, sempre alla Scala, si era fatta udire anche nell’estate del 1803 interpretando la cantata Il giudizio di Numa, ancora del Federici, eseguita in occasione della Festa Nazionale del 26 giugno 44. Quanto a Giacomo David, egli aveva alle spalle una carriera straordinaria iniziata nel 1770 durante la quale si era misurato con i più celebri evirati del suo tempo. Nato a Bergamo il 20 luglio 1750, David aveva studiato canto con Carlo Lenzi, maestro di Cappella della Basilica di S. Maria Maggiore di Bergamo e Gian Andrea Fioroni, maestro di Cappella del Duomo di Milano. Calcò per la prima volta le tavole del palcoscenico in un piccolo teatro provvisorio della sua città, dove eseguì, nel carnevale 1769-‘70, La cameriera astuta di Alessandro Felici, L’impresa d’opera e La sposa fedele di Pietro Alessandro Guglielmi. Negli anni successivi cantò nei più importanti teatri d’Italia inaugurandone anche alcuni, come ad esempio la Fenice (1792, con I Giuochi d’Agrigento di Paisiello), e il Teatro Nuovo di Trieste (1801, con Ginevra di Scozia di Mayr). Dotato di una voce forte, ma anche, quando era necessario, dolce e suadente, agilissima ed estesa, prese parte a innumerevoli “prime”. Il suo talento inoltre fu conosciuto non solo in Italia ma anche all’estero, specie a Parigi e a Londra, dove si recò più volte (a Londra, in un concerto tenuto il 16 maggio 1791, ebbe l’onore di essere accompagnato al pianoforte da Haydn). Prima di cantare al Carcano, David si era esibito anche alla Scala (carnevale 1782-‘83, 1799-1800, 1801-‘02, 1802-‘03), perciò per i milanesi non era certo uno sconosciuto. La sua carriera, durata cinquant’anni, terminò a Lodi, quando, all’età di 68 anni, nel 1818, riuscì ancora a sollevare l’entusiasmo del pubblico eseguendo I Misteri Eleusini di Mayr, uno dei suoi cavalli di battaglia45 . Ma un cantante di una certa fama non nominato dal “Corriere Milanese”, che pur prese parte all’esecuzione dell’Alzira – lo vedremo però citato nei resoconti della rappresentazione e nel libretto – era l’evirato Angelo Testori (chiamato talvolta anche Testore), milanese, di cui l’”Enciclopedia della Musica” Ricordi-Rizzoli traccia questo profilo: “Angiolo Maria Villa-Testore, noto anche come Angiolo Testore, figlio naturale del precedente [intende Pietro Testore], sopranista (Vittuone, Milano, 1772 ca. - ?). Fece parte nel 1789 del coro della Scala e l’anno dopo esordì come “supplemento”, affermandosi subito. Nel 1791 cantò a Vienna, perfezionandosi con V. Maffoli, e l’anno dopo partecipò alla prima rappresentazione del Matrimonio segreto di Cimarosa. In seguito 42

Nino Bazzetta De Vemenia: Le cantanti italiane dell’Ottocento, Ediz. Giulio Volante, 1945, p. 274.

Cfr. Giampiero Tintori: La Scala 200 ans d’Opéra, Ken-Art S. A. Geneve, Editeur, 1979, p. 9. della “Cronologia 1778-1977”. 43

44

Giampiero Tintori: La Scala …cit., p. 10.

45

Cfr. Luigi Pilon: Cantanti bergamaschi dell’800, Edizioni Villadiseriane, 2004, p. 6 e segg.


!14 ritornò in Italia, ma nel 1796 si recò con F. Giardini a Pietroburgo ed entrò al servizio della corte. In Russia si dedicò al commercio di strumenti di rinomati liutai. Ritornò alla fine del 1802 in Italia e cantò ancora fino al 1812”. A questo profilo possiamo aggiungere un’altra notizia e cioè che il Testori inaugurò anche due teatri bergamaschi: il Riccardi, nel 1791, eseguendo Didone di vari autori, e il Sociale, nel 1808, interpretando Ippolita regina delle Amazzoni di Stefano Pavesi46 . Sull’apertura del Carcano, una testimonianza importante che vale la pena di citare è di un cronista milanese del tempo, don Luigi Mantovani, che ci ha lasciato un interessante Diario politico ecclesiastico di Milano, conservato ora alla Biblioteca Ambrosiana di Milano. Ancora manoscritto, il Diario è prezioso perché comunica notizie inedite relative al periodo del Governo repubblicano quando, appunto, fu costruito il teatro Carcano. Tra queste, una si riferisce precisamente al teatro di Porta Romana che, secondo il Mantovani, sarebbe dovuto essere aperto l’1 settembre, data che, per ragioni riguardanti errori riscontrati nelle parti musicali da distribuirsi agli orchestrali, fu spostata al 3 settembre. Nel riferire tale notizia il Mantovani mostra di essere molto critico nei confronti del Governo repubblicano che a suo dire, attraverso l’elargizione di passatempi e divertimenti, in realtà mascherava sostanzialmente una dura politica d’incremento dei prezzi, d’imposizioni, di gabelle ed estorsioni che non poteva certo piacere ai milanesi. Ma ecco le sue parole vergate in data 2 settembre: “Ieri sera doveva seguire l’apertura del nuovo Teatro Carcano. La folla de’ concorrenti, la generalità de’ discorsi su di ciò, gli apparecchi, l’aspettazione, gli impegni ecc. formano il giusto e genuino carattere della frivolezza e generale dissipazione della nostra Città, che in mezzo a un incremento universale di tutti i generi, alle imposizioni, gabelle ed estorsioni più sanguinose e fatali, ad un Governo, che tende a spolparci fin al midollo ed avvilirci, pure non pensa che a divertirsi e procurare diversità di passatempo. Fu però delusa la generale aspettazione per avere scoperto nella prova generale moltitudine d’errori incorsi nella Musica per fallo de’ Copisti, per cui bisognerà far da capo tutte le spartizioni e questo è affare per lo meno di tre giorni, onde con avviso stampato fu diffidato il Pubblico che sino a sabato cioè domani non si recita”47. Il 3 settembre, dopo due giorni di chiusura, il Carcano aprì finalmente i suoi battenti con l’annunciata Zaira i cui interpreti, desunti dal libretto, furono: Giacomo David (Orosmane), Natale Veglia (Lusignano), Rosalinda Grossi Silva (Zaira), Angelo Testori (Nerestano), Clementina Veglia Pellegrini (Fatima), Gaspare Martinelli (Castiglione), Pietro Zappini (Corasmino)48. Ma come si espresse il Mantovani sull’apertura del nuovo teatro? Con grande asciuttezza, senza enfasi, quasi in tono dimesso, com’era nel suo stile. Scrisse, in data 4 settembre: “Ieri sera ebbe luogo l’apertura del nuovo Teatro Carcano. Verso le cinque pomeridiane era già piena zeppa la Platea di gente, che col caldo dell’affollamento ritraeva dai muri l’umido della nuova Fabbrica. Domani, o forse anche oggi se ne paleseranno gli effetti. Del nuovo Dramma La Zaira diconsi varie opinioni; il primo uomo, e la prima Donna come tutta la Musica incontrano generalmente, non così dei Balli. Il vestiario, lavoro del Galliari, è buono assai” 49. Altra fonte sull’apertura del Carcano è il “Corriere Milanese”, che vi dedicò questo breve articolo dove non mancano espressioni di elogio relative sia all’edificio, costruito con “solidità di precisione”, sia alle decorazioni pittoriche e all’esecuzione musicale: “La mancanza di spazio e l’interesse di altre materie politiche ci ha fatto ritardare a render conto del successo ch’ebbe l’aprimento, qui eseguito fin dal giorno 3, del nuovo Teatro Carcano. Questo teatro è disegno dell’architetto nazionale Canonica, e fu rapidamente e con solidità di precisione eseguito dai cittadini Rocca e Fontana [da notare che il nome di Giuseppe Antonio Canonica non è citato]. Le pitture sono del valente personaggio di cui abbiam già fatto cenno, e che ha fatto rinascere nelle di lui scene la proporzione e solidità degli antichi maestri in quest’arte difficile, unendovi la forza e la vaghezza

46

Cfr. Luigi Pilon: Il Teatro Sociale di Bergamo Vita e opere, SilvanaEditoriale, 2009, p. 102.

47

Luigi Mantovani: Diario politico ecclesiastico di Milano, ms., Tomo II (1803), p. 389.

48

Il lbretto di Zaira è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano

49

Luigi Mantovani: Diario…cit., Tomo II (1803), p. 390.


!15 del colorito, e tutto quello che il buon gusto e il genio può produrre di piacevole e di bello [il “valente personaggio” altri non era che Gaspare Galliari di cui ancora una volta viene taciuto il nome]. In generale lo spettacolo non dispiacque, e l’opera ha incontrato, perché accompagnata da scelta musica, ed eseguita dai bravi soggetti altre volte nominati”50. Ben più circostanziata, è la relazione sull’inaugurazione del Carcano che ne fece un anonimo “cameriere” al suo padrone, “cameriere” che sotto false spoglie mostrava di avere un grande spirito d’osservazione, molto utile per noi perché ci ha regalato notizie particolareggiate sulla sala del Carcano, le file dei palchi, il numero di spettatori, il palcoscenico, le decorazioni pittoriche e il sipario (raffigurante Apollo, inteso come personificazione dell’alba, che riconduce sulla terra, dopo le tenebre, la luce): “Egli [il Carcano] è costruito sul modello degli altri due teatri, la Scala e la Canobbiana, con cinque ordini di palchi, compresa la piccionera, tutti elegantemente ed uniformemente dipinti e addobbati, di diametro un po’ più piccolo della Canobbiana, ma superiore di molto, in merito di ornati e di pitture, massima la soffitta, dove si osserva un grandioso medaglione figurato, e dipinto da perito artefice. La cornice della detta soffitta rappresenta la serie di tutti quei geni illustri che hanno arricchito il teatro francese e italiano dei migliori pezzi tragici, drammatici e comici. La platea è vasta e capace a contenere un mille cinquecento spettatori circa. Il palco scenico è assai ampio e capace tanto per le mutazioni delle scene e decorazioni necessarie, quanto per contenervi un buon numero di attori e comparse, e per eseguirvi dei balli più magnifici e grandiosi. Egli viene aperto sul gusto degli altri due teatri accennati da duple colonne nel mezzo delle quali sono tre palchi che formano il proscenio. Lo copre un ben immaginato e dipinto sipario, esprimente il radiante Apollo che sta per ricondurre la luce diurna, diradando le tenebre notturne, a dar anima e vita agli oggetti sparsi sulla faccia dell’universo, pensiero in parte imitato dallo stesso telone del Teatro Grande [intende la Scala]. Un contro telone esprimente le varie specie di spettacoli teatrali, come la Tragedia, la Commedia giocosa italiana, il Dramma serio e giocoso, con un’orchestra ampia, onde contenervi un buon numero di professori. In una parola in merito alla costruzione locale, egli non poteva riuscire né più bello, né più elegante, onde poter gareggiare nel suo essere con i più rinomati teatri d’Italia”. Descritto il teatro, il nostro “cameriere” rivolge la sua attenzione all’opera rappresentata, vale a dire Zaira, di Francesco Federici, che loda in tutte le sue componenti vale a dire il libretto, la musica e gli interpreti 51 : “Tutta l’arte del cantore, tutta la maestria del comico, sono in David, il quale fa dimenticare i Fantuzzi, gli Ansani, i Lazzarini, i Babbini, i Bianchi ed altri luminosi del teatro musicale. Era primo soprano Angiolo Testori, patrizio milanese, il quale sosteneva la parte di Nerestano. Altri tenori Gaspare Martinelli e Natale Veglia. Il Maestro della musica era il non mai abbastanza encomiato M.° Federici, genovese, la cui felice immaginativa poteva ergersi molto più sublimemente dei moderni scartoffanti di musica, ed è degnamente annoverato fra i Salieri, i Sarti, i Cimarosa ed i recenti Zingarelli [questi smaccati elogi riferiti a un autore di cui ignoriamo praticamente tutto, come abbiamo detto in nota 51, suonano piuttosto strani e fanno quasi pensare che il “cameriere”, nell’esprimerli, si riferisse più al celebre Vincenzo che a Francesco Federici]. Per tutto ciò che riguarda lo spettacolo del dramma, io sono di avviso che se il filosofo di Farney [cioè Voltaire che si era ritirato a Farney, città della Svizzera] abbandonasse per un momento il suo gelido sepolcro per essere incomodo spettatore della sua Zaira nel Teatro Carcano, invece di sdegnare la sua nuova trasfigurazione drammatica, si applaudirebbe sempre più di vedere il suo soggetto sì ben sostenuto in tutto ciò che l’appartiene, e rinnovato con tanta gloria del poeta, del maestro e del cantante”. Dopo il teatro e l’opera, rimaneva da parlare del ballo e delle scene. Sul ballo, che, intitolato Alfredo il Grande, fu eseguito tra gli atti dell’Alzira, il nostro “cameriere” è insolitamente breve limitandosi a dire: “Seguì il ballo Alfredo il Grande, parte secondaria dello spettacolo ma che viene riguardato dal pubblico come essenziale dello spettacolo”. 50

“Corriere Milanese”, 16 settembre 1803.

Su Francesco Federici le notizie che abbiamo sono a dir poco scarse. Di lui sappiamo solo che era “maestro di cappella genovese” e che scrisse due opere, Zaira, appunto, e, precedentemente, La Virginia (Roma, 1798, Teatro Alibert). Per un certo tempo queste opere furono attribuite al più celebre Vincenzo Federici, ma da alcuni dati puntualizzati da Claudio Sartori (autore della voce “Vincenzo Federici” per l’”Enciclopedia dello spettacolo”), risultano essere di Francesco Federici e non di Vincenzo (del resto, il manifesto d’apertura del teatro Carcano porta come autore della Zaira Francesco Federici). Quanto all’autore del libretto, ispirato alla tragedia di Voltaire, ne ignoriamo il nome. 51


!16 Il ballo, infatti, rappresentava per gli spettatori del tempo una componente fondamentale dello spettacolo operistico e i principali ballerini che ne erano gli interpreti erano considerati quasi alla pari dei cantanti di grido. Ciò era vero per tutte le città italiane, ma a Milano, dove la danza aveva una tradizione che risaliva molto indietro nel tempo, addirittura al Cinquecento, epoca delle celebrate scuole di “ballo nobile”, lo era ancor di più. Tale tradizione sarebbe poi continuata con la fondazione, nel 1813, dell’Imperial Regia Accademia di Ballo della Scala, che costituiva, in Italia, una delle prime scuole di danza a carattere professionistico legate a un teatro di musica. Il nostro “cameriere” non lo dice, ma sappiamo che coreografo di Alfredo il Grande fu Paolino Franchi, il cui nome è riportato nel libretto dell’opera. Questo coreografo (anzi, “compositore di balli”, com’era definito allora) pur senza essere tra i più quotati del suo tempo fu attivo alla Scala per vent’anni, dal 1786 al 1808, periodo in cui confezionò balli sugli argomenti più disparati, desumendoli da Metastasio, Cervantes, Shakespeare, Schiller e altri letterati, mostrando una fantasia inesauribile52 . Nel giudicare le scene della nuova opera, il “cameriere” mostra di possedere non comuni conoscenze analizzandone con acume le principali caratteristiche di disegno e di colore. Pur non nominando mai Gaspare Galliari come loro autore, ne dà tali e tante osservazioni che molto facile ne è l’individuazione: “Rimane per ultimo di tributare le nostre lodi al perito dipintor di scene. Era da qualche tempo che dopo la perdita dell’inimitabile Gonzaga…i teatri di Milano non avevan più veduto veruna di quelle grandiose e superbe prospettive che gettano la vista dell’uditorio in quella magica illusione che deve essere lo scopo primario dello scenico dipintore. Questo degno successore di Bibiena, dei Fontanesi, ed altri insigni artefici dell’arte dell’architettura teatrale, accopia tutti i pregi dell’eccellente pittore. Forza e franchezza di disegno, fantasia vivace, ed esperienza e cognizione dell’architettura, anche delle più lontane e meno conosciute nazioni, colorito gaio e pastoso, e a dir tutto in poco un gran fondo di abilità per tutto ciò che si chiama “punto di vista del teatro”. Il cortile Reale, la magnifica moschea, il bosco, l’ultima scena del ballo che rappresenta un gran tempio, fiancheggiato da palchi praticabili, rischiarati da migliaia di lumi, sono capi d’opera dell’arte, e riscossero i più sinceri applausi. Ciò che è ancora più da ammirare fu che ha voluto tacere il suo nome. Ma esso non fece che meglio manifestarlo coi suoi talenti. Il Teatro di Milano non ha per anco scordato la gloria di cui sono ricoperti i suoi avi in questo genere di pittura. Il dipintore delle figure è il rinomato Tassi… E per concludere si deve dire, a lode del vero, che i soci nulla hanno risparmiato per rendere lo spettacolo grande e maestoso, e degno del gusto di una nazione colta ed illuminata”. Altra informazione fornitaci dal loquace “cameriere” nella sua disamina dello spettacolo di apertura del Carcano, riguarda la trattoria e pasticceria di cui il teatro era fornito, un ambiente confortevole che permetteva agli spettatori di rifocillarsi durante gli intervalli (evitando, inoltre, di cucinarsi da sé i cibi nei palchi come talvolta accadeva nei teatri regi col pericolo di causare disastrosi incendi): “…E’ fornito di un’ottima Pasticceria e Trattoria, ove i concorrenti possono essere serviti magnificamente, ed a modico prezzo, di ottime cene, con tutta quella proprietà conveniente alle persone che si degneranno di onorare di loro comandi il professor Angelo Fiorio, che ne è il proprietario”53 . Un aspetto importante riguardante l’apertura del Carcano ignorato dal nostro “cameriere” e che, invece, noi crediamo sia giusto evidenziare, è l’orchestra che eseguì la musica di Zaira. Come si evince sia dal manifesto approntato per l’inaugurazione del Carcano e sia dal libretto dell’opera, essa era composta di “40 Parti”, numero notevole per quei tempi, di cui le prime erano: Maestro al Cembalo – Luigi Crippa Milanese Primo Violino dell’Opera – Giovanni Cavinati Milanese Primo Violino de’ Balli – Luigi Gregorio Piacentino Primo Violoncello – Filippo Rovelli Milanese Primo Contrabasso – Giuseppe Andreoli Torinese Primo Fagotto – Gaetano Grossi Parmigiano Primo Oboè – Giuseppe Hoffsteder Parmigiano Primo Flauto – Giacomo Coppi Parmigiano 52

Luigi Rossi: Il ballo alla Scala, Edizioni della Scala, 1972, p. 33.

Tutto ciò che abbiamo riportato del “cameriere” si trova nel libro del Gutierrez sul Carcano (pp. 22-25). A sua volta, il Gutierrez, come fonte, cita una “Miscellanea Politica”, Parte III. Tomo XXIX conservata alla Biblioteca Ambrosiana di Milano, fonte che però nelle nostre ricerche non siamo riusciti a rintracciare. 53


!17 Primo Clarinetto – Gaetano Beccali Pavese Primo Corno – Antonio Carini Piacentino Prima Viola – Antonio Rolla Pavese Abbiamo voluto riportare i nomi delle prime parti anche perché è interessante notare che molte erano le città da cui provenivano (di Milano erano solo tre). Tra tutte spicca la prima viola Antonio Rolla di Pavia che vantava una carriera di tutto rispetto iniziata fin dal 1782 quando era stato nominato prima viola dell’orchestra ducale di Parma e primo violino nel 1792. Nel 1802, alla morte del duca Ferdinando di Parma, si era trasferito a Milano assumendo, proprio in questo 1803, il posto di direttore d’orchestra della Scala. A Milano, dove si esibì più volte anche come concertista, fu nominato insegnante di violino e di viola del Conservatorio dando prova in tale attività di possedere capacità didattiche non comuni. Anche Paganini, quando Rolla era ancora a Parma, si era rivolto a lui per avere lezioni di violino. Il violinista genovese aveva allora tredici anni ma dopo averlo sentito suonare, Rolla, sbalordito dal suo talento, ammise di non essere in grado di insegnargli nulla consigliandolo invece di andare da Ferdinando Paër per prendere da lui lezioni di composizione54. --- --- --La stagione d’inaugurazione del Carcano non terminò però con la rappresentazione di Zaira. A quest’opera, infatti, ne seguì una seconda, Ines de Castro, che troviamo citata nel manifesto approntato per l’apertura del teatro. Ne era autore Nicola Zingarelli, musicista che godeva allora di vasta fama conquistata con opere scritte per vari teatri italiani. Tra questi teatri c’era pure la Scala dove, tra il 1785 e il 1803, erano state presentate dello Zingarelli una decina di opere, alcune in “prima” assoluta. Di formazione napoletana, Zingarelli avrebbe occupato, nel 1813, il posto di direttore del Real Collegio di Musica di Napoli frequentato, tra gli altri, da Bellini, Mercadante e Petrella. Come risulta dal libretto di Ines de Castro, l’opera, data in “prima” a Milano nel 1798, ebbe gli stessi interpreti di Zaira, vale a dire: Rosalinda Grossi Silva (Ines), Giacomo David (Alfonso), Angelo Testori (Don Pietro), Gaspare Martinelli (Rodrigo), Natale Veglia (Fernando)55. Altra cosa che si ricava dal libretto è che insieme all’opera fu dato un ballo di Paolino Franchi intitolato Caleyzi. Il disertore per amor figliale, ma sia di questo ballo che dell’opera ignoriamo l’esito. --- --- --Un episodio riportato dal Gutierrez nel suo libro, desunto, egli dice, da un “preziosissimo manoscritto dell’Ambrosiana” (che noi non siamo riusciti a trovare), ha per oggetto una lite scoppiata il 30 ottobre 1803 al Carcano tra un giovane figurante e un parrucchiere. Per sedare l’alterco intervenne anche il tenore David che contemporaneamente ne diede avviso al direttore del teatro Olivazzi. Questi fece intervenire i gendarmi che non si fecero scrupolo di menar con la sciabola colpi a destra e a manca senza badare a chi fossero dati. In tale drammatica situazione, intervenne il David che, “in abito reale, snudata la spada entrò in palco scenico dicendo: “Se v’ha bisogno di sangue…”, frase con la quale mostrava di essere pronto a combattere e a morire se ce ne fosse stato bisogno. In realtà nulla di tutto ciò avvenne perché il tenore, vista la pericolosa situazione, si rifugiò nel suo camerino “d’onde non sortì se non quando venne assicurato che tutto era finito”: “Domenica, giorno 30 Ottobre, ebbe luogo nel nuovo Teatro Carcano un inconveniente che rischiò di cagionare i più gravi disordini. Un giovine figurante avendo un alterco con un parrucchiere parimenti del Teatro, diede di piglio ad un candeliere di legno e ruppe così la testa dell’avversario. Entrò nel palco della direzione il cittadino David, tenore, ed avvertì il direttore Olivazzi non che il regolatore Franchi della rissa che avea luogo. Si staccarono questi due al momento per sedare la lite ed il 54

Maria Tibaldi Chiesa, nella sua biografia di Paganini, così descrive l’incontro tra Rolla e il violinista: “Rolla era malato il giorno che i Paganini [cioè padre e figlio] andarono a trovarlo. Sua moglie li fece entrare in una stanza adiacente alla camera da letto per avere il tempo di concertarsi col maestro che sembrava poco disposto a riceverli; il fanciullo vide su una tavola un violino e un nuovissimo Concerto, appena composto dal musicista. Suo padre gli fece una strizzatina d’occhi e Nicolò si mise a suonare a prima vista il pezzo di Rolla. Il compositore malato ascoltava stupefatto, dalla stanza accanto: balzò giù dal letto, improvvisamente rianimato, e vedendo che chi sonava a quel modo era un ragazzino tredicenne non voleva credere alle proprie orecchie e ai propri occhi. Esclamò vivacemente: Io non ti posso insegnar nulla, fanciullo: in nome di Dio va’ da Paër; qui tu perderesti il tuo tempo, senza alcun frutto!” (Cfr. Maria Tibaldi Chiesa: Paganini La vita e l’opera, Garzanti, 1947, pp. 21-22). 55

Il libretto di Ines de Castro è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.


!18 capo di polizia Albusi salì parimenti sul palco con quattro guardie per sedare il tumulto che andava crescendo. L’entrare di questi quattro soldati sul palco, ed agire come su d’una piazza presa per assalto fu lo stesso. Non conoscendo né l’autorità del Direttore, né quella dell’Ispettore di Polizia, percuotevano coi fucili e con sciabola chiunque loro si parava dinanzi. Il Capo della Polizia ordinò a questa piccola ciurma di “briganti in nome della legge”, di stare all’ordine ed ebbe in risposta un colpo di baionetta che schivò per miracolo. Il regolatore Franchi ebbe una solenne guanciata, ed un soldato nel mentre che minacciava un colpo di sciabola al Direttore Olivazzi, venne trattenuto dal figurante, ch’ebbe però la mano tagliata e ricevette, nel medesimo tempo, un colpo di baionetta che gli entrò un pochino nella coscia. Il tenore David, nel calore del tumulto, staccatosi dal palco della Direzione, in abito reale, snudata la spada entrò in palco scenico dicendo: “Se v’ha bisogno di sangue…”. Ma veduta la mala parata si rifugiò nel suo camerino d’onde non sortì se non quando venne assicurato che tutto era finito. La Silva in questo frattempo era sul palco che cantava l’aria. Ma ai gridi: Aiuto, misericordia, compassione, son morto, non poté reggere, ed entrò nelle scene; ma, fattasi coraggio sortì di bel nuovo e finì l’aria rassicurando per tal modo il “parterre”; che si metteva in movimento non sapendo da dove provenisse l’inconveniente, dubitando alcuni di fuoco… Il figurante ferito venne trasportato all’ospedale”56 . --- --- --Per Giuseppe Carcano, l’inizio di attività del suo teatro così come appare dalle notizie che fin qui abbiamo riportato (a parte l’ultima sull’alterco scoppiato in palcoscenico) sembrerebbe molto positivo. In realtà, durante la stagione autunnale accadde un fatto grave che delinea una situazione molto diversa. Avvenne, infatti, che a un certo punto delle rappresentazioni, gli impresari che avevano preso in appalto il teatro (di cui ignoriamo i nomi), diedero forfait abbandonando inopinatamente il campo. Tale notizia la ricaviamo dal già citato don Luigi Mantovani che la fornisce, com’era suo costume, in forma molto concisa. Così scrive, infatti, il nostro cronista sotto la data del 23 settembre 1803: “Dal nuovo Teatro Carcano si son ritirati gli Impresari, onde il Proprietario ha promesso ex persona propria l’adempimento degli impegni assunti”57. Purtroppo, su questo fallimento degli impresari del Carcano mancano notizie che ne spieghino la meccanica e solo si può supporre che le spese di allestimento degli spettacoli siano state tali da non essere coperte dagli introiti. Certo, per Giuseppe Carcano, la defezione degli impresari dovette rappresentare, dal punto di vista finanziario, un’autentica sciagura cui non era evidentemente preparato. Alla luce di questo evento risulta poi più chiaro ciò che sarebbe avvenuto al Carcano negli anni successivi, vale a dire una cronica instabilità economica cui Giuseppe Carcano tenterà di far fronte cercando, più volte, ma inutilmente, di vendere il proprio teatro al Governo. --- --- --Nel corso del 1803 il Carcano aprì una seconda volta i suoi battenti nella stagione dell’autunnino, mettendo in scena due farse: Teresa e Claudio di Giuseppe Farinelli (testo di G. M. Foppa, “prima”,Venezia 1801) e Quanti casi in un sol giorno di Vittorio Trento (testo di G. Palomba, “prima”, Venezia 1801). Nulla abbiamo trovato sui giornali del tempo riguardo a queste farse, ma, dal libretto, che le contiene entrambe, sappiamo almeno chi ne furono gli interpreti. Esecutori di Teresa e Claudio furono: Gio. Battista Binaghi (Milord Wilk), Pietro Guariglia (Claudio), Maria Antonia Falzi (Teresa), Giacomo Fucigna (Leggerezza), Angiola Bianchi (Nerina) e Severino Fiando (Jones). Interpreti di Quanti casi in un sol giorno furono: Gio. Battista Binaghi (Roberto), Maria Antonia Falzi (Lisetta), Pietro Guariglia (Astolfo), Angiola Bianchi (Carlotta), Giacomo Fucigna (Fagotto), Severino Fiando (Finocchio), Gio. Battista Gibelli (Aiutante). Con le farse fu dato anche il ballo Cefalo e Procri di Domenico Grimaldi musicato da Vittorio Trento58. Se mancano notizie giornalistiche relative a questa stagione d’opera, ne abbiamo, invece, una che possiamo definire di cronaca nera, ricavata anch’essa dal Diario di don Luigi Mantovani. Stilata il 5 novembre 1803, essa riferisce un episodio che evidenzia il clima di violenza che stava vivendo allora Milano sotto il dominio francese:

56

B: Gutierrez: Il Teatro Carcano…cit., p. 27.

57

Luigi Mantovani: Diario…cit., Tomo II (1803), p. 397.

58

Il libretto contenente le due farse è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.


!19 “Ieri sera nel Teatro Carcano da una guardia militare fu ucciso un figurante, e ferito due altre persone. Vuolsi ciò effetto di un ordine mal espresso dato dall’Ufficiale che commandava [sic] le guardie preso dal vino. Quest’Ufficiale venne al momento arrestato”59 . 1804 Un documento importante di questo 1804 è il contratto d’appalto del teatro Carcano, valido cinque anni, siglato dall’appaltatore-impresario Paolino Franchi (come si ricorderà, questi era il coreografo che aveva allestito il ballo Alfredo il Grande, dato nel 1803 insieme all’Alzira). Il contratto comprende sia il teatro sia i locali annessi, dove si trovavano i mobili, gli attrezzi, le scene, i costumi e altri oggetti, tutti minuziosamente descritti e valutati da periti, e che sarebbero dovuti essere riconsegnati integri al Carcano a fine contratto. Per l’affitto, il Franchi avrebbe dovuto sborsare a Giuseppe Carcano 12.000 lire all’anno da pagarsi in tre rate uguali di quadrimestre in quadrimestre. Al proprietario, che avrebbe avuto ingresso gratuito con la famiglia, sarebbero rimasti tre palchi di seconda fila (N. 1, 2 e 12 a sinistra), e due di terza fila ( N. 9 a sinistra, N. 11 a destra). L’affitto era a rischio dell’appaltatore, e in caso d’incendio, ci si sarebbe attenuti alle leggi vigenti che regolavano i rapporti fra Governo e appaltatori dei teatri regi. Le riparazioni dei tetti, dei muri e dei palchi sarebbero state a carico del proprietario, quelle del palcoscenico a carico dell’appaltatore. Quest’ultimo si sarebbe occupato anche dei professori d’orchestra di cui avrebbe rilevato “tutti li contratti vigenti”. Egli avrebbe anche potuto subaffittare il teatro, ma la responsabilità nei confronti del proprietario sarebbe rimasta solo a lui. Se poi fossero stati accordati i giochi d’azzardo, un sesto degli utili sarebbe andato al proprietario (v. Appendice, doc. 17 e allegati). Ma quali sarebbero stati gli introiti dell’appaltatore? Il contratto non lo dice, ma si può supporre che gli introiti sarebbero stati quelli ricavati dalla vendita dei biglietti, degli abbonamenti, dall’affitto dei palchi (quelli non di proprietà dei palchettisti), dalla pasticceria e dalla bottiglieria. Un altro cespite importante su cui l’appaltatore poteva contare per allestire gli spettacoli operistici – anche se in questo contratto non se ne parla – era la cosiddetta dote, cioè una somma raccolta attraverso un’offerta individuale di ciascun palchettista, la cui entità determinava la quantità e la qualità degli spettacoli. Tutto ciò però spesso non bastava agli appaltatori, i quali, come ultima risorsa, si rivolgevano al Governo per avere il permesso dei giochi d’azzardo, concessione che, tuttavia, per un teatro privato, era tutt’altro che facile. --- --- --Il Carcano si aprì per la prima volta nella stagione di carnevale 1803-‘04 con rappresentazioni della compagnia comica Lorenzo Pani intervallate da drammi giocosi. Ciò risulta da Giuseppe Chiappori che nella sua importantissima opera concernente gli spettacoli teatrali dati nei teatri milanesi dal 1776 al 1818 così scrive: “Rappresentazioni della compagnia comica di Lorenzo Pani, coi seguenti intermezzi in musica 1 La maschera fortunata, D. [dramma] g. [giocoso] Musica di Marco Portogallo di Lisbona 2 La donna se la fa, D. g. Musica di Francesco Gardi 3 La pastorella nubile, Musica di Pietro Guglielmi di Massa Carrara 4 La pianella perduta 60 Riguardo alla stagione di carnevale va detto che essa era senza dubbio la più importante tra tutte le stagioni teatrali dell’anno, quella che richiamava il maggior numero di spettatori. Il periodo in cui si svolgeva era compreso tra il 26 dicembre, giorno di S. Stefano, e il martedì grasso (nel Veneto, invece, finiva la vigilia delle Ceneri). Seguivano poi tutte le altre stagioni la cui durata andava dai due ai tre mesi ed erano così 59

Luigi Mantovani: Diario…cit., Tomo II (1803), p. 409

Giuseppe Chiappori: Serie cronologica delle rappresentazioni Drammatico-Pantomimiche poste sulle scene dei principali teatri di Milano dall’autunno 1776 sino all’intero autunno 1818, Giovanni Silvestri, Milano MDCCCXVIII, p. 149. In questo lavoro del Chiappori c’è, a p. 147, una interessante descrizione del teatro Carcano che merita di essere riprodotta integralmente: “Questo teatro - scrive Chiappori - è situato nel locale del soppresso monastero delle monache di S. Lazzaro in Porta Romana. Gli fu dato il nome di Carcano per essere stato edificato nel 1803 a spese dell’illustrissimo signor don Giuseppe Carcano, il quale ne è tuttora il proprietario. Il disegno benché semplice, è però elegante, ed è opera dell’architetto signor Luigi Canonica. Ha quattro ordini di palchi oltre il loggione. In ogni ordine vi sono 25 palchi, non compresi i due di proscenio. In platea sono distribuite in dodici file circa 300 sedie. Contiene press’a poco 1800 spettatori, ed è assai armonico. Fu dipinto dal signor Gaspare Galliari, e dal figurista signor Andrea Tassi”. 60


!20 chiamate: quaresima, primavera, estate, autunno, autunnino e avvento. C’è da dire che a Milano la stagione operistica di carnevale era esclusiva della Scala, perché la Canobbiana, pur aprendosi anch’essa nella stagione di carnevale, non metteva in scena opere ma rappresentazioni drammatiche. L’anomalia di questa stagione carnevalesca al Carcano si spiega proprio col fatto che non si voleva mettersi in concorrenza con la Scala allestendo una vera stagione operistica, preferendo optare per una stagione ibrida fatta di prosa e musica. Purtroppo ignoriamo quali furono i drammi rappresentati dalla compagnia Lorenzo Pani61, mentre da una cronaca teatrale del “Giornale Italiano” conosciamo i nomi di alcuni interpreti dei drammi giocosi dati con le commedie, vale a dire: Ferlendis e Silva, contralti (è probabile che questa Silva fosse ancora Rosalinda Grossi Silva, interprete, nel 1803, di Zaira), Sommariva, tenore, e Pacini, buffo (“buffo” era un termine che indicava un cantante con tessitura di baritono o di basso con ruolo comico). Riportiamo la cronaca: “Sulle scene del teatro Carcano regna una varietà di spettacoli musicali, che fa onore allo zelo, all’intelligenza e all’attiva industria di quegl’Impresari. Coll’opera buffa di cui abbiamo già dato un cenno, alternano due farse di diversi maestri; e nessun dei cantanti d’uno spettacolo entra nell’altro, cosicché disponendo di due compagnie, possono e servire a continua varietà su quel teatro, e mandare in altro loro teatro di città un musicale distaccamento. Anche questa frequente alternativa di spettacoli sopra uno stesso teatro è un passo progressivo verso il meglio. La troppo prolungata ripetizione dello stesso spettacolo non può non nuocere all’interesse, produr noia, e cagionare l’inquieto mormorio degli spettatori serali. Si rimarcano sulle scene Carcano due felicissimi contralti femminili (le cittadine Ferlendis e Silva) che danno già gran piacere, e maggior ne promettono, coll’aggiungere sempre più al naturale talento, lo studio e la sperienza; il deliziosissimo canto del giovine Sommariva, che tra i vezzosi cantanti è un vero usignuolo, e il bravo Pacini, che dal cantare non illaudabilmente il mezzo carattere [qualifica con cui si intendeva un tenore con un ruolo intermedio tra buffo e serio], è passato a sostenere le parti di buffo con una ricchezza di azione ben intesa, lieta, e variata, che diverte infinitamente, ed ottiene il più bel degli applausi a quel genere appartenenti, il gustoso ridere degli spettatori” 62 . ---- --- --Terminati gli spettacoli carnevaleschi, nella primavera successiva ci fu al Carcano una stagione d’opera con la rappresentazione di tre drammi giocosi, di cui possediamo anche i libretti, cioè: Le lettere ovvero Il sarto declamatore, musica nuova di Ferdinando Orlandi, Il re Teodoro a Venezia di Paisiello e Robinsone Secondo di Vittorio Trento, anch’esso nuovo. Gli interpreti di Le lettere furono: Orsola Fabrizi (Corilla), Giuseppe Concordia (Olmino), Antonio Parlamagni (Ficchetto), Clementina Veglia (Lucina), Luigi Carmanini (Marmeo), Natale Veglia (Bigiano), Luigi Raffanelli (Tondone). Interpreti di Re Teodoro a Venezia furono: Antonio Parlamagni (Teodoro), Luigi Carmanini (Gafforio), Natale Veglia (Acmet III), Luigi Raffanelli (Taddeo), Orsola Fabrizi (Lisetta), Giuseppe Concordia (Sandrino), Clementina Veglia Pellegrini (Belisa). Gli interpreti di Robinsone Secondo furono: Luigi Raffanelli (Robinsone), Tomaso Carmanini (Cipajo), Orsola Fabrizi (Serpentina), Giuseppe Concordia (Clearco), Antonio Parlamagni (Farfalla), Natale Veglia (Vanbusca), Clementina Veglia Pellegrini (Lauretta)63 .

Secondo Mariagabriella Cambiaghi, la compagnia di Lorenzo Pani, che nel 1803 era attiva a Brescia, si componeva di numerosi elementi. Donne: Teresa Ristori (prima donna assoluta), Maria Pani (seconda donna giovine), Gaetana Menichelli (madre assoluta e seconda donna forte), Teresa Casini (servetta), Rosa Orlandini, Marianna Casini (in genere), Luisa Vittori (parti ingenue). Uomini: Carlo Cagnola (primo amoroso forte), Giuseppe Mariani, Francesco Giorgi (amorosi giovani), Francesco Menichelli (padre nobile), Giuseppe Cartati (tiranno), Lorenzo Pani (caratterista), Giovanni Checcherini (altro caratterista buffo), Benedetto Mazzaranghi (caratteri brillanti e servitori), Averardo Lazzari, Antonio Cecchi, Giovanni Pani, Ortensio Vittori (generici), Giuseppe Mariani (Arlecchino). Suggeritore: Giacomo Guglielmi; apparatori: Giovanni Gattini, Giuseppe Prada; trovarobe: Tommaso Marini; poeta: Leonardo Guglielmi Buonavoglia (cfr. Mariagabriella Cambiaghi: La scena drammatica…cit., p. 295). 61

62

“Giornale Italiano”, 2 gennaio 1804.

63

Gli interpreti dei tre drammi giocosi li abbiamo desunti dai libretti conservati al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.


!21 Con le opere furono dati tre balli: Marzio Cajo Coriolano, Divertimento campestre e Gomes nell’isola Cristina, coreografia di Salvatore Viganò. Pittore delle scene: Gaspare Galliari 64 . Recensendo il primo dei tre drammi giocosi, cioè Le lettere o sia Il sarto declamatore di Ferdinando Orlandi, il “Giornale Italiano” fu colpito, più che dalla bellezza della musica, dal libretto, simile a quello del Barbiere di Siviglia, dove unico intento era solo quello “di far ridere, talvolta a spese della morale e sempre a quelle del buon senso”. Tra i cantanti, la prestazione migliore fu quella dei buffi Raffanelli e Parlamagni, giunti da poco in Italia dalla Francia. Molto positivo è il giudizio che l’anonimo cronista del “Giornale Italiano” dà del ballo di Viganò Marzio Cajo Coriolano, eseguito con l’opera di Orlandi. Di esso dice che è… “…un pezzo tragico, che commuove, e tien sempre occupato con molto interesse e piacere l’animo e l’occhio nel tempo stesso […] Le decorazioni [quelle, evidentemente, del Galliari] anch’esse riconducono lo spettatore ai tempi della maestosa e romana architettura: e non è da condannarsi l’anacronismo d’averne anticipato di qualche secolo la magnifica perfezione”65. Del resto, che Viganò fosse un personaggio dall’ingegno non comune ne era convinto anche Stendhal che lo considerava una delle tre persone del trio dell’ammiratissima “trinità italiana” di cui le altre due erano Canova e Rossini66. A lui si doveva tra l’altro la creazione del cosiddetto “coreo dramma”, uno spettacolo cioè che inglobava e fondeva insieme danza, recitazione drammatica e lavoro di regia, un’invenzione questa che lasciò una non labile impronta nella storia generale del balletto. Ottimo esito ebbe pure, nel corso della stagione, Re Teodoro, un’opera buffa con testo di Casti e musica di Paisiello, la cui prima esecuzione era avvenuta a Vienna nel 1784 con vivo successo. Il cronista del “Giornale Italiano”, anche in questo caso, più che alla musica, sembra interessato agli interpreti e soprattutto al Raffanelli, di cui rileva il grande “talento mimico”. Con lui c’era il Parlamagni, anch’egli dotato di buoni mezzi, cui però è consigliato di studiare ancor più l’arte del canto. Singolare è il ringraziamento che il cronista esprime nei confronti dei direttori dell’opera “perché non hanno permesso che s’inserisca nel re Teodoro nessun pezzo di musica d’altro spartito, abuso non men frequente, che dispiacevole, abuso che rompe l’unità, che inganna l’ascoltatore, e dà luogo alle più disgustose assurdità” 67. Ed effettivamente, la pratica di inserire in un’opera brani di altri melodrammi, era, a quel tempo, piuttosto frequente e supinamente accettata dal pubblico. Colpevoli di tale pratica erano soprattutto i cantanti che, per fare bella figura, introducevano nelle opere le famose arie di baule, vale a dire brani adatti ai loro mezzi che assicuravano gli applausi del pubblico. Con Re Teodoro fu dato pure il ballo di Viganò Gomes nell’isola Cristina che procurò al bravo coreografo un successo non inferiore a quello del Coriolano: “Viganò compone poi e disegna i gran quadri con somma intelligenza e molto effetto, e i piccoli gruppi con una squisitezza di gusto che deve ispirarlo anche a chi non ravvisa continuamente in quelli la greca e classica venustà, ch’egli sì ben conosce e tratta sì bene […] Viganò ha lo straordinario talento di ottenere esattezza e precisione dai suoi ballerini e figuranti, insolita cosa a vedersi sulle italiane non disciplinatissime scene […] Conosce ed appropria con aggiustatezza le decorazioni dei vestiti, la forma delle cose, la verità dei luoghi e degli effetti. Soprattutto, sceglie o scrive la musica con tale attenzione a renderla espressiva dell’azione determinata a cui l’applica, che ne rinforza moltissimo l’impressione […] Insomma ritorna la bell’arte dei Noverre, e degli Angiolini, bell’Arte che non di raro vediamo da intemperanza e pravo gusto tra noi deturpata”68. L’ultimo spettacolo della stagione, del tutto inedito, fu, come abbiamo detto, Robinsone Secondo, dramma giocoso di Vittorio Trento, di cui il “Giornale Italiano” loda molto il testo. Ciò perché era “verseggiato con accurata facilità”, scritto “con la penna, non con manico di scopa”, fornito di un “dialogo ragionevole, buone ariette”. 64

G: Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 148.

65

“Giornale Italiano”, 4 aprile 1804.

66

Stendhal: Roma, Napoli e Firenze nel 1817, Tascabili Bompiani, 1977, p. 326.

67

“Giornale Italiano”, 12 maggio 1804.

68

“Giornale Italiano”, 30 maggio 1804.


!22 Meno entusiasta è il nostro cronista nei confronti della musica perché dava più importanza all’armonia che alla melodia: “La parola e la situazione formano il testo principale, a cui tutto deve servire. La melodia, o cantilena, rialza, rinforza quel testo col celeste, ma analogo, suo linguaggio. L’armonia lo sostiene, l’abbellisce e lo circonda, ma non dee coprirlo né opprimerlo, molto meno poi snaturarlo”. Quanto poi all’orchestra, essa era troppo rumorosa e “in quel gentile teatro così sonoro” qual era il Carcano, l’effetto che se ne aveva era ancor più fastidioso. Nulla è detto circa i cantanti, se si esclude la prima donna, cioè Orsola Fabrizi, che, per la “felice maestria del suo canto”, si guadagnò i calorosi applausi del pubblico69 . --- --- --Dopo la stagione di primavera, prese il via al Carcano quella d’autunno, la stessa che un anno prima aveva visto l’apertura del teatro. Essa cominciò il 6 ottobre con il dramma serio Merope, testo di Mattia Butturini, musica di Sebastiano Nasolini (la “prima” era avvenuta a Venezia nel 1796). L’opera fu interpretata da Anna Maria Hochkoffer, “primo uomo”, Lorenza Correa, soprano, e Francesco Fiorini, tenore70 . La scelta di un’opera seria per aprire la stagione lirica merita qui di essere rilevata perché, come abbiamo fin qui visto, la politica del Carcano era di allestire drammi giocosi, opere buffe e farse. La ragione di ciò probabilmente era di ordine economico essendo questo genere di opere meno costose di quelle serie. E a questo proposito così scrive John Rosselli: “L’opera seria costava più di ogni altro spettacolo. Nell’allestimento costava più dell’opera semiseria (invenzione del tardo Settecento), la quale poi costava più dell’opera buffa: infatti, nell’attesa di tutti, l’opera seria comportava scene e vestiario particolarmente ricchi e storicamente esatti, cantanti particolarmente ben retribuiti, cori e comparse più numerosi. Costava anche di più il biglietto d’ingresso: fu solo nel 1838 che la Scala, di solito il primo teatro a fare innovazioni del genere, si mise a esigere lo stesso prezzo d’ingresso sia per l’opera seria sia per l’opera buffa. Infine, se all’impresario era data una sovvenzione, questa era generalmente più cospicua se si trattava d’opera seria”71 . Nella lunga recensione che il “Giornale Italiano” pubblicò sulla Merope, lo spazio maggiore è dedicato all’opera seria intesa come genere, un genere, a detta del giornale, in piena decadenza sia sotto l’aspetto musicale sia sotto quello poetico. Nell’opera di Nasolini, poi, erano stati inseriti brani di altri autori che pur validi per se stessi non avevano giovato all’insieme. Scrive, infatti, il cronista del foglio milanese: “Ma siano pur bellissimi i pezzi aggiunti, quando ci convinceremo che questo <arlecchinesco> accozzar di pezzi diversi, anche bellissimi, produce sempre un insieme mostruoso?” Ma qual era il valore della musica di Nasolini? Il giornale ne dà questo giudizio: “Lo stile di questo compositore è noto; è di scuola italiana, anzi della scuola italiana forse la più rigida in fatto di contrappunto: sempre piano, sempre vero, talora è un poco “trito”, e vi si desidererebbe un poco più di forza e di novità”72. Il punto di attrazione però dell’opera di Nasolini più che la musica era la prima donna, il soprano Lorenza Correa, di nazionalità spagnola, che aveva debuttato a Brescia in questo 1804. Essa era molto attesa al Carcano anche perché il “Giornale Italiano”, prima dell’inizio della stagione, ne aveva così elencate le doti: “Voce bellissima, intuonata, di sorprendente estensione; facile agilità di esecuzione; sentimento; espressione senza sforzo; ottimo gusto…infine una donna di ogni delizioso talento fornita per piacere, anzi per incantare col canto”73. 69 70

“Giornale Italiano”, 11 giugno 1804. Cfr: G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 149.

71

John Rosselli: L’Impresario d’opera, EDT/MUSICA, 1985, p. 38.

72

“Giornale Italiano”, 8 ottobre 1804.

73

“Giornale Italiano”, 15 agosto 1804.


!23

La Correa, che in Italia si sarebbe fatta udire nei più importanti teatri conquistando molti allori, piacque anche al Carcano ottenendo dal “Giornale Italiano” questo breve giudizio: “La prima donna non ha diminuito colla presenza ciò che di lei avea detto la fama: la sua voce, di testa, è sempre intonata, ed essa ha molta arte di canto”. Con la Correa, il giornale milanese loda anche due altri interpreti della Merope, il “primo uomo”, che in realtà era una donna, Hochkoffer, e il tenore, Fiorini: “Ella – cioè la Hochkoffer – ha ciò che chiamasi un gran metallo di voce, ma è ancora grezzo, e risuona un poco sordo, non perché manchi al bisogno, ma perché ella non sa trarne ancora tutto il partito possibile. Ma siccome è la seconda volta che canta sul teatro, se prenderà un poco più del canto piano degl’Italiani (e questo lo può fare facilmente) diventerà un’eccellente attrice. Il tenore è buono”. Insieme alla Merope fu dato anche un ballo intitolato: Edwinski e Floreska o sia Le mine di Polonia, ideato dal coreografo Andrea Giannini (titolo e autore li abbiamo desunti da Chiappori). Com’era? Indefinibile. Così, infatti, lo commentò il “Giornale Italiano”: “Il ballo è: due palatini di Polonia, una figlia di castellano, castello, miniere, paesani, soldati, fiumi con ponti e senza ponti, guerra, assedio, blocco, scalata, fuga, vittoria, duello, morte, notte, tempeste, ed altre simili cose!!!”74. Il secondo e ultimo melodramma della stagione autunnale, eseguito dalla Correa e dal Fiorini, fu Adelaide di Guesclino, musica di Giovanni Simone Mayr e poesia di Gaetano Rossi. L’opera, rappresentata per la prima volta nel 1799 alla Fenice di Venezia, piacque molto al cronista del “Giornale Italiano”, che rimase colpito soprattutto da una “ricchissima sinfonia, piena d’estro e di bei colori; e quattro pezzi di composizione squisita per ingegno, per espressione, per effetto, per union felicissima di canto e suono”. Più avanti, il cronista accenna a un’aria dell’opera eseguita dalla Correa particolarmente riuscita che però terminava con una coda del tutto inappropriata, composta probabilmente al solo scopo di evidenziare le virtù canore della cantante: “Oh Mayr, come mai saresti ben preparato per anima e intelligenza a far risorgere la sì decaduta musica teatrale! Son sicuro che tu non hai appiccicato all’aria bellissima della Correa nel second’atto, Il mio caro amato bene, quella coda di solfeggio in flautini, che è una vera bestemmia. Non v’era forse altro modo, altro luogo da far sentire la meravigliosa estensione e bellezza di corde della Correa, che al fine di un pezzo, tutto sentimento e dolore, da lei sì felicemente espressi? Prego il ciel che perdoni all’autore di quella coda, siccome lo prego di sua indulgenza per le diverse fragilità dell’orchestra”75 . Insieme alla Correa, lodevole fu pure il tenore Fiorini che fece dire al cronista del “Giornale Italiano”: “Quand’è addolorato o in tenera passione, è delicato, commovente, di un eccellente gusto, insomma caro davvero agli orecchi ed al cuore”76 . Nel corso della stagione furono dati anche i balli I finti ciechi e La scaltra pupilla di Andrea Giannini, citati da Chiappori77, ma di essi nulla dice il “Giornale Italiano”. --- --- --Finite il 5 dicembre le rappresentazioni della stagione d’autunno, iniziarono, il 6, quelle dell’autunnino, che continuarono fino al 20 dicembre. Non opere serie, questa volta ma farse che il pubblico, grazie alla loro musica gradevole e a una buona interpretazione, accolse con favore. Esse furono Un avvertimento ai gelosi e L’amante anonimo, entrambe di Stefano Pavesi con testi di Giuseppe Foppa, date in “prima” a Venezia nel 1803. Come risulta da Chiappori, ne furono interpreti: Maria Hochkoffer, Lorenzo Sacconi, mezzo carattere, Luigi Cola e Luigi Pacini, buffi. Tra tutti, il più applaudito fu 74

“Giornale Italiano”, 8 ottobre 1804.

Un altro brano che piacque della Correa, vale a dire la cavatina Dei clementi, ebbe l’onore della stampa sul “Giornale Italiano” del 4 novembre 1804 (parole e musica). 75

76

“Giornale Italiano”, 10 novembre 1804.

77

G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 149.


!24 Pacini che mostrò di possedere, insieme a un notevole spirito comico, anche buon gusto e intelligenza. Ciò emerge da una recensione che prendiamo non dal solito “Giornale Italiano”, ma dal “Corriere delle dame”, un giornale che aveva iniziato da poco le sue pubblicazioni e che sarebbe diventato col tempo importantissima fonte di notizie teatrali: “Per la comica-buffa, Pacini ha superata la comune aspettazione. In questa carriera nuova per lui è riuscito mirabilmente. Io stessa [chi scriveva era la redattrice del “Corriere delle dame”, Carolina Lattanzi] ch’or scrivo il suo nome ne rido ancora. Egli sì nell’una, che nell’altra farsa ha cantato con gusto, e con intelligenza, e la sua ridicola maniera di muoversi, e di gestire l’ha così maestrevolmente messa d’accordo colle parole, che ciascuno direbbe esser egli il più sciocco fra i poeti, il più balordo fra i servitori”78. ---- --- --Verso la fine del 1804 uscì a Milano un libretto di poche pagine scritto da Carlo Giacomo Londonio che riportava un interessante capitolo intitolato: “In che il Teatro Carcano sia preferibile a quello della Scala e viceversa” dove, si accennava alla stagione autunnale al Carcano caratterizzata da spettacoli di buon livello, superiori addirittura a quelli della Scala (inferiori, invece, erano i balli). Lodi meritava anche Giuseppe Carcano che col suo teatro pur “col sagrifizio di cospicua somma di danaro” aveva edificato “un nuovo ornamento alla sua patria”. Ne trascriviamo il testo: “E incominciando dagli attori io trovo che gl’impresari del Teatro Carcano, supplendo coll’attività e col buon discernimento all’innato amore di parsimonia, hanno saputo, nell’ultima stagione d’Autunno, con poco dispendio, comporre uno spettacolo dilettevole e interessante che vince di gran lunga al paragone quel più costoso, ma noioso e insignificante del teatro alla Scala. Le scene risultano meglio per l’illuminazione copiosa e ben collocata, il palcoscenico è sgombro da quei cenciosi operai che tolgono ogni illusione, e che sturbano con inutile fracasso le rappresentazioni; si alternano le opere e i balli perché la continua ripetizione non ne anticipi la sazietà, e finalmente in tutto quello che non intacca il primo oggetto d’ogni speculatore, l’interesse, si fa ogni sforzo per procurare al pubblico un aumento di piacere, e una diminuzione di incomodi onde gli riesca meno penoso il naturalizzarsi, quasi pianta esotica sotto clima straniero. Ma la magnificenza del vestiario, il numero e la qualità de’ suonatori e delle seconde parti, tra i ballerini specialmente, sono d’assai inferiori a quelle del teatro alla Scala, come l’aspetto d’una casa villereccia cede al confronto di un antico palagio, benché negletto e inabitato. Si può nulladimeno conservare la speranza che favoriti dall’affluenza del pubblico, e rassicurati sull’esito della loro speculazione, cercheranno di ottenerne la continuazione consultando meno, anche nei rami accessori, un mal inteso spirito d’economia, che potrebbe essere fatale alla riputazione e all’incremento di questo lodevole stabilimento. Lode però si deve, e vera, e piena e somma al cuor magnanimo di quel cittadino, che seguendo gli impulsi di una nobile ambizione, ha avuto il coraggio di accrescere col sagrifizio di cospiqua somma di danaro un nuovo ornamento alla sua patria coll’erezione di maestosi edifizi consecrati al comodo e al divertimento de’ suoi concittadini. Invano alcuni freddi calcolatori, timidi per carattere ed egoisti per sistema, si fanno beffe di una liberalità a loro sconosciuta, chè l’opera sua starà tra i nostri posteri qual monumento perenne di anima cittadina e generosa”79. --- --- --Il 1804 è l’anno in cui Giuseppe Carcano, con un decreto di Napoleone, è nominato “Direttore Generale di tutti i Teatri e Spettacoli Pubblici”. Tale notizia la desumiamo dal già citato Diario manoscritto di don Luigi Mantovani che la riporta sotto la data del 23 giugno 1804. Singolare, nella notizia, è l’ironia espressa dal

78

“Corriere delle dame”, 9 dicembre 1804. Di Luigi Pacini, sappiamo che era nato a Popiglio di Piteglio, in provincia di Pistoia, il 25 marzo 1767 e che aveva studiato a Roma e a Napoli. Dopo aver debuttato in Italia (1798), fu scritturato da un teatro di Barcellona, dove rimase per tre anni. In seguito cantò nei più importanti teatri italiani ritirandosi probabilmente intorno al 1820 (ma cantò un ‘ultima volta alla Scala nel 1829). Iniziata la carriera come tenore, per il progressivo abbassarsi della voce, finì per cantare da basso buffo. Morì a Viareggio il 2 maggio 1837. C. G. L. [Carlo Giuseppe Londonio]: Succinte osservazioni di un cittadino milanese sui pubblici spettacoli teatrali della sua patria, Tipografia Gio. Giuseppe Destefanis, Contrada S. Zeno, 1804, pp. 32-33. L’articolo è riportato anche nel libro sul Carcano del Gutierrez. 79


!25 Mantovani nei confronti di Napoleone, che riusciva a trovare il tempo - nonostante la sua straordinaria attività di “organizzatore di imperi” - per una cosa così piccola: “Con positivo decreto di S. M. Bonap.te qui trasmesso fu creato Direttore generale di tutti i Teatri e spettacoli pubblici, il Sig. D.n Giuseppe Carcano, autore e proprietario del Teatro Carcano. Anche le più piccole cose non isfuggono alla immensa comprensiva dell’Imper.e de’ Francesi, e nello stesso tempo che organizza gli imperi, s’interessa della famiglia d’un usciere, della sanità d’un marinaro ecc. L’aver saputo che questo giovane cavaliere a sue spese aveva fabbricato in Milano un nuovo Teatro ed essersi perciò un poco dissestato nelle domestiche finanze, gli suggerì al momento la convenienza di relazione, che poteva esservi tra questo Signore e la carica di Direttore ecc., e senza esserne richiesto, o avvertito, lo ha nominato per tale carica. Se per accidente la scelta fosse caduta sopra di un soggetto meno abile a tale impiego, si loderà sempre in Bonaparte la buona volontà di premiare e compensare ecc. ecc.”80 . 1805 La stagione in cui il Carcano aprì i suoi battenti in questo 1805 fu il carnevale e, come per il carnevale precedente, furono allestiti drammi giocosi e farse. Il primo spettacolo dato fu un dramma giocoso inedito intitolato Le nozze chimeriche o sia Bietolino Fiorone, testo di Adrante Locrense, musica di Ferdinando Orlandi. Gli interpreti, che desumiamo dal libretto, furono: Tommaso Marchi (Beltrame), Camilla Brecialdi Ferlendis (Belisa), Lorenzo Sacconi (Ernesto), Luigi Cola (Camillo Moscherino), Luigi Pacini (Bietolino Fiorone), Giovanni Ascolesi (Vespone), Angiola Chies Sacconi (Doralice)81 . Sulla musica, il “Giornale Italiano” scrisse testualmente: “La musica è del maestro Orlando [sic], non priva di anima e di naturalezza; sebbene per la parte tecnica dell’arte non manchi chi vi desidererebbe qualche altra cosa. Il giovine Orlando, se risolve di non più trascurare tutto il vantaggio che si può trarre dalla retta imitazione del sentimento e della scienza del contrappunto, dotato qual egli è di molta fantasia e facilità, darà un giorno musiche dotte, e veramente belle; cioè musiche che non solo dilettino le orecchie, ma passino fino al cuore”. Passando a esaminare gli interpreti, il cronista del “Giornale” loda soprattutto il buffo Luigi Pacini molto apprezzato dal pubblico per il suo brio e la sua vivacità. Della prima donna Brecialdi Ferlendis dice “…ha una buonissima voce di contralto; aggiungendovi un poco più di arte apparirà anche migliore”82. Delle Nozze chimeriche si occupò anche il “Corriere delle dame”, che espresse un giudizio articolato, contenente anche osservazioni concernenti la politica teatrale degli impresari del Carcano tesa ad accaparrarsi spettatori soprattutto con spettacoli frivoli: “Il libro non è veramente nell’ordine dei soliti pasticci riguardo ai versi, la di cui elocuzione si avvicina per quanto è possibile al buon stile drammatico; ma l’intreccio è sempre tirato fuori dalla solita pasticceria delle musiche buffonate d’Italia. Gli impresari del teatro Carcano si sforzano di attirar della gente, e vorrebbero vincere l’ostacolo massimo della lontananza e della stagione colla frivolezza minima della novità […] Si vogliono dar cose nuove, e poi non si sa uscire dalla rotaia”. Quanto alla musica, il cronista del “Corriere delle dame” ne è quasi entusiasta giudicando Le nozze come una delle opere più riuscite di Orlandi: “Fra le 17 opere teatrali che questo giovine professore ha scritto, e fra i due suoi capi d’opera il Podestà di Chioggia, ed il Sarto declamatore, può porsi per terzo il dramma giocoso di cui parliamo. La musica è tanto più espressiva, sì nell’istrumentale, che nel cantabile, quanto che i versi del libretto sono meglio coniati, e di arguti sali conditi”. Più avanti il “Corriere delle dame” si occupa anche degli interpreti, lodando soprattutto Luigi Pacini, “che colle arguzie sue pantomimiche ha saputo come nascondere le assurdità del personaggio che rappresenta”.

80

Luigi Mantovani: Diario…cit., Tomo III (1804), p. 88.

81

Il libretto di Le nozze chimeriche è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

82

“Giornale Italiano”, 29 dicembre 1804.


!26 Col bravo buffo, ottima prova fece pure la Brecialdi Ferlendis, moglie dell’oboista Alessandro Ferlendis, che suonava in orchestra83 : “Non so inoltre s’io debba lodar più l’accompagnamento dell’oboè del signor Ferlendis, o la voce chiara, espressiva, e ben intuonata di Madama di lui moglie. Essa possiede un raro metallo di contralto pregno di elettricità e di dolcezza. Se la di lei voce non fosse stata tanto limata dalle lunghe incessanti prove, avrebbe fin dalla prima sera sfoggiata quella agilità naturale, e senza sforzo che tutti hanno in lei già ammirata ed applaudita alla scena sesta dell’atto secondo nell’aria La donzelletta amante ove evvi un non, non, non, ch’ella canta ed esprime sì bene, che nulla più”. Accanto al Pacini e alla Ferlendis, buona prova fece pure Luigi Cola, con Tommaso Marchi e Lorenzo Sacconi, e ciò, tenuto conto che “quattro giorni prima della rappresentazione gli attori non avevano ancora avuto lo spartito dell’atto secondo”, non era cosa da poco. Con Le nozze chimeriche fu dato anche il ballo Il Filopemene di Giuseppe Cajani, musica dello stesso Cajani, che ottenne un esito mediocre. Anche le scene, pur non essendo mal tratteggiate, davano l’idea di “un bisticcio di architettura Greca, Romana e Gotica” e ciò ne sminuiva il valore. Al termine della sua lunga recensione, il “Corriere delle dame”, rivolgendosi agli impresari del Carcano, li invitava ad “accrescere i lumi, a migliorare l’orchestra, e a determinare un’ora fissa [d’ingresso], come si fa al teatro alla Scala, perché il pubblico non aspetti i calcoli del loro introito per vedere alzato il sipario”84 . Dopo le Nozze chimeriche, furono date, secondo Chiappori, quattro farse: Il duello per complimento (“prima”, Milano 1805) e Zelinda e Lindoro (libr. da Goldoni, “prima”, Venezia 1803), entrambe di Vincenzo Pucitta, L’incantesimo senza magia di Francesco Gardi (“prima”, Venezia 1800), e Le gelosie villane di Giuseppe Sarti (testo di T. Grandi, “prima”, Venezia 1776). Gli interpreti delle prime due farse furono Lucia Migliorucci, Anna Maria Hochkoffler, prima donna assoluta, Carlo Cauvini, Diego Sommariva, mezzi caratteri, Francesco Scaccia e Carlo Masini, buffi85 . Il “Corriere delle dame”, dando conto dell’esito delle farse, elogia soprattutto il mezzo carattere Diego Sommariva, la cui voce però era percepibile solo nei momenti in cui l’orchestra taceva. Quando, viceversa, l’orchestra “a piene corde s’intuona, le trombe ed i corni a pieno fiato si gonfiano”, la sua voce non si sentiva più. Egli, infatti, non era abituato a cantare in teatro, ma in sale private che non richiedevano una voce particolarmente forte e ciò era per lui un limite86. Interpreti di L’incantesimo senza magia, che desumiamo dal libretto, furono Tomaso Marchi (Avorio), Camilla Brecialdi Ferlendis (Corilla), Luigi Paccini [sic] (Tirante), Lorenzo Sacconi (Ernesto), Angiola Sacconi Chies (Dorina) e Giovanni Ascolesi (Lumino)87 . Con la farsa fu dato il ballo serio Adelaide ed Alfonso e il ballo comico Li tre matrimoni di Giuseppe Cajani. Riguardo all’ultima farsa, Le gelosie villane, sappiamo, dal libretto, che essa ebbe come interpreti: Anna Maria Hockhoffer (Giannina), Diego Sommariva (Marchese), Carlo Masini (Cecchino), Francesco Scaccia (Tognino) Giovanni Ascolesi (Narduccio), Lucia Migliorucci (Olivetta), Giuditta Silva (Sandrina)88. L’opera non piacque e la ragione, secondo il “Corriere delle dame”, fu la modestia della musica e l’insufficiente prova fornita dalla Hochkoffer – che del resto era raffreddata – e dal Sommariva. Anche l’orchestra aveva i suoi difetti e il giornale non mancò di evidenziarli: “L’orchestra potrebbe riuscire migliore, se il primo violino per sé stesso bravissimo, scorresse a tempo per mettere in tuono la fila, né fosse troppo indulgente a lasciare che alcuni violini abbandonino il loro posto. I clarinetti qualche sera crescono un quarto di tono sopra i violini. Nell’orchestra vi son quattro bassi, ma non si sente che il violoncello, e pare che sulle corde degli altri sia caduta la neve. In mezzo a questi difetti brilla sempre il professore di oboè, e corno inglese, Alessandro Ferlendis”89 . 83

Alessandro Ferlendis, nato a Veneza nel 1783, fu concertista di oboe e corno inglese. Si esibì a Madrid, a Parigi, nei Paesi Bassi e, naturalmente, in Italia. Ignoriamo dove e quando morì. 84

“Corriere delle dame”, 30 dicembre 1804.

85

G. Chiappori: Serie cronologica…cit., pp. 150-151.

86

“Corriere delle dame”, 6 gennaio 1805.

87

Il libretto de L’incantesimo senza magia è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

88

Il libretto delle Gelosie villane è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

89

“Corriere delle dame”, 10 febbraio 1805.


!27

Finito il periodo di carnevale, il Carcano si aprì per una breve stagione di quaresima, la prima della sua esistenza, durante la quale furono allestiti due drammi giocosi: I furbi alle nozze dell’Orlandi (“prima”, Roma 1802) e La bella Pescatrice di Pietro Guglielmi (testo di S. Zini, “prima”, Napoli 1789). Gli interpreti del primo dramma giocoso, desunti dal libretto, furono: Domenica Crespi Baistrocchi (Lisa), Francesca Bosello (Laura), Giovanni Brambilla (Alidoro), Giuseppe Chiodo (Marcolfo), Luigi Pacini (Conte Baccellone), Costanza Mazzini (Checchina) e Tommaso Marchi (Tagliaferro)90 . L’opera, che, a detta del “Corriere delle dame”, era stata, nel 1802, molto applaudita a Roma in occasione della sua prima esecuzione, non ebbe, al Carcano, l’eguale accoglienza e ciò per colpa dei cantanti che offrirono solo una modesta prestazione. Parlando della Crespi Baistrocchi, prima donna, il “Corriere delle dame” non solo evidenziò le sue mancanze, ma specificò quale a suo dire avrebbe dovuto essere il compito di un’artista di vaglia: “Bisogna che madama Crespi s’investa un po’ meglio dell’umor strambo di una villana metamorfosata in signora, e che alla espressione vocale della musica vi accoppii anco quella dei movimenti, e della fisionomia. La prima scienza di una brava attrice consiste in far mostra di sentire essa medesima tutto il giuoco delle passioni, che il poeta, ed il maestro di musica hanno voluto esprimere, il primo colle parole, ed il secondo colle note”. Stesso avvertimento valeva per la Bosello, la seconda delle due donne impegnate nell’esecuzione dell’opera. Fra gli uomini, discreto fu Marchi, mentre Pacini si dimostrò meno spiritoso del solito. Con l’opera di Orlandi fu messo in scena anche il ballo Metilde e Fernando ad un’isola di selvaggi del coreografo G. Battista Checchi che piacque soprattutto per la bella scenografia91. Il secondo spettacolo della stagione fu, come abbiamo detto, La bella Pescatrice, che il pubblico accolse con favore. Tra gli interpreti, il “Giornale Italiano” nomina solo Pacini di cui dice che “merita sempre d’esser dipinto con singolare menzione, come lo è degli applausi, per la molta sua intelligenza di canto e lieto giuoco di scena”. La cronaca del giornale milanese termina con un elogio al teatro Carcano che cercava di interessare il pubblico con la varietà degli spettacoli92 . Finita la stagione di quaresima, ecco quella di primavera, che si caratterizzò per la messa in scena di tre farse: Pamela di Giuseppe Farinelli (testo di G. Rossi, da Goldoni, “prima”, Venezia 1802), Il finto sordo, ancora di Farinelli (testo di A. Anelli, “prima”, Milano 1805) e Pamela nubile di Pietro Generali (testo di G. Rossi, “prima”, Venezia 1804). Gli interpreti di Pamela, desunti dal libretto, furono Anna Cittadini (Pamela), Luigi Brida (Bonfil), Matteo Porto (Ernold), Giuditta Silva (Madama Daure), Carlo Merusi (Artur), Pietro Vassoli (Anderson) e Gaetano Ghedini (Isacco)93 . Con la farsa fu dato anche il ballo Sammete e Tamiri di Salvatore Viganò che presentava scene di Giovanni Pedroni e Alessandro Sanquirico. Riguardo agli interpreti delle altre due farse, ne conosciamo i nomi grazie a Chiappori da cui li deriviamo. Essi furono: Anna Cittadini, Luigi Brida, Matteo Porto e Gaetano Ghedini94 . Il “Corriere delle dame”, nella prima delle sue due recensioni concernenti gli spettacoli, tralasciò del tutto l’esito delle opere spostando la sua attenzione esclusivamente sul ballo: “Se allo spettacoloso del teatro della Scala si uniscano pur anco le due amenissime farse la Pamela ed il Finto Sordo, e l’arci-grande, magnifico, e sorprendente ballo che il signor Viganò, principe dei Ballerini italiani, presentò giovedì scorso sulle scene del teatro Carcano, potremo vantarsi a ragione, che non v’è città ora in Europa ch’abbia in genere di teatri non solo nulla che ci superi, ma niente che si avvicini al confronto”95 .

90

Il libretto de La bella pescatrice è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

91

“Corriere delle dame”, 10 marzo 1805 e G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 151.

92

“Giornale Italiano”, 25 marzo 1805.

93

Il libretto di Pamela è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

94

G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 152.

95

“Corriere delle dame”, 21 aprile 1805.


!28 Nella seconda recensione dello spettacolo il giornale milanese ritornò sul ballo elogiando, insieme alla prima ballerina Bernardini e l’”inarrivabile” Viganò, anche le scene, e soprattutto due di esse raffiguranti un Gabinetto reale e un Giardino pensile dipinte da Pedroni e Sanquirico96. --- ---- --Il 26 maggio, mentre era in corso la stagione di primavera, ci fu a Milano un evento straordinario, di portata storica, vale a dire l’incoronazione di Napoleone a re d’Italia. Tale cerimonia ebbe luogo con particolare solennità in Duomo che per l’occasione fu decorato da una sfarzosa scenografia realizzata da Luigi Canonica. Nel periodo in cui Napoleone rimase a Milano, anche la Scala prese parte ai pubblici festeggiamenti decretati per lo storico evento mettendo in scena diverse opere. Quanto al Carcano, non risulta che abbia allestito spettacoli per la particolare occasione. Del resto il suo status era di un teatro privato e ciò lo esonerava dagli obblighi di rappresentanza cui, invece, doveva sottostare la Scala97. --- --- --Dopo la stagione di primavera ci fu, per il Carcano, quella d’estate con la rappresentazione, secondo Chiappori, di due drammi giocosi: Camilla ossia Il sotterraneo di Ferdinando Paër (testo di G. Carpani, “prima”, Vienna 1799) e La donna soldato di Giuseppe Gazzaniga (testo di C. Mazzolà, “prima, Venezia 1792)98 . Riguardo la Camilla, ne ignoriamo gli interpreti, ma sappiamo, dal “Giornale Italiano”, che ebbe una discreta accoglienza. Scrive, infatti, il foglio milanese: “La Camilla presenta inoltre quasi tutti i generi di musica vocale: seria, appassionata, buffa, or concertata e dotta, ora semplicissima e d’un certo antico gusto, sempre felice e chiara. Così pure nella compagnia dei cantanti c’è varietà grande di doni e talenti: buon canto, espressione, azione, bellezza, letizia, qualità distribuite nei personaggi, ognuna delle quali in ognuno compensa o tempera i difetti. Questa è condizione generale in tuttociò che esiste: mescolanza di bene e di male” 99 . Con la Camilla fu dato anche il ballo La vanarella ed il semplice di Viganò con scene di Pedroni e Sanquirico di cui così scrisse il “Giornale Italiano”: “…egli [Viganò] ha saputo infondere un certo sapor di antico, un non so che d’arcadico, che reminiscenza è in alcuni, sensazione delicata in molti, effetto del bello in tutti”100. Per quanto riguarda la Donna soldato, abbiamo il libretto da cui risulta che ebbe i seguenti interpreti: Anna Cittadini (la Contessa), Luigi Brida (il Capitano), Gioseffina Collini (Lauretta), Gaetano Ghedini (Ficcanaso), Matteo Porto (il Tenente), Carlo Merusi (il Sergente), Pietro Vasoli (Paolino)101 .

“Corriere delle dame”, 28 aprile 1805. Per Sanquirico (Milano 1777-1849), il Carcano, fu, in un certo senso, il trampolino di lancio per la Scala dove debuttò nel 1806. Riconfermato nel teatro milanese anche negli anni successivi, egli avrebbe dimostrato di possedere un grandissimo talento creando, tra il 1817 e il 1832, una produzione imponente di circa 350 scenografie tra opere liriche e balletti, tutti lavori nei quali espresse una tale fantasia inventiva da affrontare con pari sicurezza tanto le grandi ambientazioni classiche, quanto quelle romantiche, di gusto medioevale o esotico. 96

Con la proclamazione del Regno d’Italia da parte di Napoleone, iniziava per Milano una nuova epoca che si sarebbe conclusa nel 1814 col ritorno degli austriaci. E’ un’epoca, questa, che vede un grande fervore edilizio testimoniato dai nuovi edifici progettati dai più grandi architetti del tempo volti a dare a Milano l’identità di una città-capitale sul modello di Parigi. E all’interno di questo generale rinnovamento architettonico nascono anche nuovi teatri che si affiancano al Carcano diventandone perciò concorrenti. Ricordiamo il Lentasio che, nato nel 1802 come teatrino di marionette, dopo una sua trasformazione da teatro in legno a teatro in muratura, nel 1805 introduce nella propria programmazione anche opere liriche; il Fiando che, inaugurato nel 1806, diventerà il Gerolamo, dal nome della marionetta protagonista delle rappresentazioni, e il Re. Voluto dal calzolaio Carlo Re, e progettato dal Canonica, questo teatro avrebbe funzionato come teatro d’opera e drammatico dal 1813 al 1872, mostrandosi temibile concorrente del Carcano. 97

98

G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p.152.

99

“Giornale Italiano”, Supplemento, 1 luglio 1805.

100

“Giornale Italiano”, Secondo Supplemento, 12 giugno 1805.

101

Il libretto de La donna soldato è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.


!29 Secondo Chiappori, nell’autunno del 1805 ci fu al Carcano una stagione d’opera con la rappresentazione di due drammi giocosi, ma di essa nulla dicono i giornali milanesi. I drammi giocosi furono Due nozze e un sol marito di Pietro Carlo Guglielmi (“prima”, Firenze 1804) e L’accortezza materna di Stefano Pavesi (testo di G. Foppa, “prima”, Venezia 1804). Ne furono interpreti: Amalia Vienna, Giuseppe Macchiavelli, mezzo carattere, Valentino Camola e Pietro Vasoli, buffi. Insieme alle due opere furono dati anche i balli Il poeta di campagna e La danzomania di Giovanni Cipriani102. Alla stagione d’autunno seguì, sempre secondo Chiappori, quella dell’autunnino con due farse e un dramma giocoso. Le farse furono Gli amanti comici di Valentino Fioravanti (testo di G. Petrosellini, “prima”, Roma 1792) e Lisetta e Giannino ancora di Fioravanti (testo di S. Zini, “prima”, Napoli 1795); il dramma giocoso fu La donna di genio volubile (musica di Marc’Antonio Portogallo, testo di G. Bertati, “prima”, Venezia 1796). Interpreti: Marianna Borroni, N. N., mezzo carattere, Antonio Bertini e N. Olivetti, buffi103 . --- --- --Se i giornali, per ragioni ignote, nulla dicono riguardo alle opere date al Carcano nelle stagioni suddette, hanno tuttavia volto il loro interesse ad alcune rappresentazioni drammatiche presentate in settembre da una compagnia francese appena giunta in Italia. Tale compagnia non è ben definita dai giornali, ma dai titoli delle sue produzioni si evince che si trattava della Compagnia imperiale e reale dei Commedianti francesi, di cui era direttrice la celebre attrice tragica M.me Raucourt (Marie Antoinette Josephe Saucerotte). Questa compagnia si presentava in Italia per la prima volta, ma nel 1806, grazie a un decreto di Napoleone del 10 luglio, avrebbe assunto lo status di compagnia governativa perseguendo lo scopo di far rinascere in Italia le scene drammatiche attraverso l’esempio della drammaturgia francese. A Milano, teatro fisso della compagnia francese, fu la Canobbiana dove per alcuni anni M.me Raucourt presentò il suo ricco repertorio comprendente autori classici come Racine, Corneille e Molière, e moderni come Picard, Duval, Andrieux, Pigault, Lebrun, Marivaux, Diderot e Beaumarchais104 . Al Carcano la compagnia francese debuttò con una commedia di Alexandre Duval intitolata Le tiran domestique che ebbe un’accoglienza molto positiva. Scrisse, infatti, il “Giornale Italiano”: “La compagnia è degna di molti elogi. Decorazioni decenti, ben adattate; buon vestiario; ottimo metodo di recitare…”. Più avanti il giornale milanese fa delle considerazioni generali circa l’utilità di scambi di compagnie fra Italia e Francia: “Io ho creduto sempre e credo anche oggi utilissimo in Italia un teatro francese di recita, come utilissimo credo in Francia un teatro italiano di musica”105 . Dopo Le tiran domestique, la compagnia francese diede due spettacoli intitolati L’optimiste, di autore ignoto, e Les precieuses ridicules di Molière, accolti entrambi con molto favore. Ne è prova questo breve giudizio preso ancora dal “Giornale Italiano”: “Gli attori della commedia francese sono di giorno in giorno più applauditi. Nella rappresentazione dell’Ottimista e delle Preziose ridicole gli applausi che han meritato sono stati grandissimi”106. Probabilmente la compagnia francese presentò, nel corso della sua permanenza al Carcano, anche altri spettacoli oltre a quelli da noi citati, ma di essi ignoriamo i titoli. --- --- --Il 1805 è l’anno in cui Giuseppe Carcano propone per la prima volta al Governo - e non sarà l’ultima - la vendita del proprio teatro. Ciò risulta da un documento d’archivio di poche righe, dove si parla di un progetto presentato dal Carcano al Governo volto a ottenere appunto tale transazione (v. Appendice, doc. 18). Purtroppo non abbiamo potuto trovare tale progetto, che tuttavia il Governo respinse. Certo, vista l’intensa attività del teatro svolta nel corso del 1805 attestante un indubbio successo di pubblico, questa richiesta di G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 153. Relativamente alla stagione d’autunno del 1805, Gutierrez, nel suo libro sul Carcano, riproduce, a p. 34, il cartellone. La cosa strana però è che secondo tale cartellone gli spettacoli citati da Chiappori non furono dati in autunno, ma in estate. 102

103

G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 153.

Sulla compagnia francese di M.me Raucourt cfr. Mariagabriella Cambiaghi: La scena drammatica…cit., p. 97 e segg. 104

105

“Giornale Italiano”, 7 settembre 1805.

106

“Giornale Italiano”, 22 settembre 1805.


!30 vendita resta incomprensibile; ma evidentemente le ingenti spese sostenute per le varie stagioni dal momento dell’apertura del Carcano dovevano aver dissestato le finanze di Giuseppe Carcano tanto da costringerlo a prendere tale grave decisione. 1806 La stagione d’apertura del teatro Carcano fu di carnevale dove, secondo Chiappori, si dettero due farse, un dramma giocoso e una cantata107. Le farse furono: Il ciarlatano o sia I finti Savojardi di Giacomo Cordella (“prima”, Venezia 1804), La sposa contrastata di Silvestro Palma, nuova; il dramma giocoso fu Le nozze di Lauretta di Francesco Gnecco (testo di B. Mezzanotte, “prima”, Roma 1804). Gli interpreti del Ciarlatano, desunti sempre da Chiappori, furono: Teresa Strinasacchi, Nicola Tacchinardi, mezzo carattere, Francesco Marchesi, buffo. Per quanto riguarda La sposa contrastata, i cantanti, ricavati dal libretto, furono: Teresa Strinasacchi (Giulietta), Anna Pallerini (Celinda), Nicola Tacchinardi (Leandro), Luigi Peyron (Minosse), Francesco Marchesi (Don Favonio), Luigi Vercellino (Gentilino), Maria Castiglioni (Fiorina)108. Anche delle Nozze di Lauretta abbiamo il libretto da cui si evince che gli interpreti furono: Nicola Tacchinardi (Conte), Luigi Peyron (Giorgio), Anna Pallerini (Cecchina), Teresa Strinasacchi (Lauretta), Francesco Marchesi (Bortolone), Maria Castiglioni (Giannina), Luigi Vercellino (Nicoletto)109 . Sempre secondo Chiappori, con gli spettacoli operistici furono dati pure due balli: Ecuba e Idalide, entrambi di Giacomo Onorati110. Quanto alla cantata, messa in scena, secondo Chiappori, il 14 febbraio, era inedita e s’intitolava MeloDanse. Ne erano autori, per il testo, Gasparini, per la musica, Ferdinando Orlandi. Dal libretto, scritto in italiano e in francese, risulta che la cantata fu data dalla Società degli Artisti del Teatro Carcano in onore del principe viceré Eugenio Beauharnais e della consorte, la principessa Augusta di Baviera. Ne furono interpreti: i cantanti Teresa Strinasacchi (la Pace), e Nicola Tacchinardi (il Genio d’Italia); i ballerini Rosa Gaston (la Gloria), Giovanni Pozzi (il Valore), Fanny Onorati (Venere). Con la cantata furono dati anche dei balli di Giacomo Onorati, ma ne ignoriamo i titoli. Scene di Giovanni Pedroni e Alessandro Sanquirico111. Su questa stagione sia il “Corriere delle dame” che il “Giornale Italiano” nulla dicono e le poche notizie che abbiamo, e che qui presentiamo, le dobbiamo al “Corriere Milanese”: “Lo spettacolo composto sulle scene del Carcano, non ha avuto il successo felicissimo che se ne attendeva: forse ha ciò contribuito la malferma salute della prima donna. Furono nondimeno applauditi meritamente il sig. Tacchinardi nell’opera e la signora Gaston nel ballo”112. Riguardo al tenore Nicola Tacchinardi, sappiamo che era nato a Livorno nel 1772 e che nel 1805 si era fatto udire alla Scala. Destinato a percorrere una carriera ricca di successi, si esibì oltre che in Italia anche in Spagna, Vienna e Parigi interpretando opere di Rossini, Paër, Niccolini, Mozart (di cui a Parigi interpretò il Don Giovanni), Cimarosa, Paisiello, Meyerbeer ecc. Nel 1831 lasciò le scene per dedicarsi all’insegnamento, un’attività che gli permise di mettere a frutto tutta la sua esperienza e di cui beneficiarono, tra gli altri, la figlia Fanny Persiani, Erminia Frezzolini e Raffaele Mirate. Morì a Firenze nel 1859. Rodolfo Celletti, storico del canto, così si esprime in merito alle caratteristiche vocali del Tacchinardi: “Aveva voce baritonaleggiante, ma estesa, flessibile, ampia, capace di alternare dolcezza ed energia, eseguiva ornamenti e agilità con gusto e sicurezza, a questo univa una dizione chiara e scandita”113 . Alla stagione di carnevale seguì quella di primavera, ma prima di questa ci fu al Carcano, il 24 febbraio, uno spettacolo sfarzoso organizzato per festeggiare le nozze tra la principessa di Baviera Augusta Amalia 107

G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 154.

108

Il libretto di La sposa contrastata è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

109

Il libretto di Le nozze di Lauretta è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

110

G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 153.

111

Il libretto di Melo-Danse è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

112

“Il Corriere Milanese”, 2 gennaio 1806.

113

Rodolfo Celletti: Storia dell’Opera italiana, Garzanti, 2000, vol. I, p. 340.


!31 Luisa ed Eugenio di Beauharnais, viceré d’Italia (matrimonio avvenuto a Monaco il 13 gennaio 1806). Il trattenimento si avvaleva di una scenografia realizzata da Sanquirico e Pedroni che, molto ammirata dal pubblico, raffigurava il Tempio di Marte Pacificatore, con la statua del dio circondata da un gruppo di schiavi “simbolo delle vinte Nazioni” (chiara allusione a Napoleone che, dopo la vittoriosa battaglia di Austerliz, aveva da poco firmato la pace di Presburgo). Scrisse il “Corriere delle dame”: “Si ammirò in esso con universale piacere un misto tale di musica e di danza, che fece molto onore al Compositore dei balli Signor Onorati. La scenica decorazione poi, quantunque unica, valse per molte. Rappresentava essa il Tempio di Marte Pacificatore. La statua del Nume era posta sopra un gruppo di schiavi simbolo delle vinte Nazioni: dinanzi al vestibolo s’innalzava un obelisco composto di Trofei militari, e tutto il Tempio era ordinato con tale architettonica maestà, e con tanta magnificenza disposto, che sorpassò l’aspettazione generale, e vieppiù fissò l’opinione del Pubblico a favore dei Signori Sanquirico, e Pedroni. Gli Augusti Coniugi, che ad ogni più leggiera allusione venivano festeggiati dal Popolo plaudente, si trattennero non solo alla Cantata ad essi consacrata da quella società di Artisti; ma onorarono lungamente quel Teatro fino alla fine dell’Opera buffa e dei balli”114. Nella stagione di primavera furono dati al Carcano, secondo Chiappori, due drammi giocosi e una farsa. I drammi giocosi furono La capricciosa pentita di Valentino Fioravanti (testo di L. Romanelli, “prima”, Milano 1802) e Il concorso delle spose ovvero Il letterato alla moda di Gaetano Marinelli, nuovo; la farsa fu Bietolino Fiorone di Orlandi115 . Di Il concorso delle spose abbiamo anche il libretto da cui risulta che ne furono interpreti: Luigi Pacini (Ciccio Scannabue), Maria Ceccarelli (Isabella), Tommaso Marchi (D. Cacomiro), Claudio Bonoldi (Giacinto), Maria Fucigna (Giuseppina), Gaetana Montignani (Carolina), Teresa Pozzi (Brigida), Giovanni Prada (Tombola)116. Insieme alle opere furono dati i balli Azemira o sia I selvaggi e Zulnane e Zoraid, entrambi di Giacomo Onorati.117 . Il “Corriere delle dame”, recensendo la Capricciosa pentita, ricordò che la “prima” dell’opera, avvenuta alla Scala nel 1802, aveva avuto come prima donna Elisabetta Gafforini, una vera diva del canto. Al Carcano non c’era la Gafforini, ma la Ceccarelli che mostrò, dal punto di vista della voce, di non essere inferiore alla Gafforini, mentre la superava nella recitazione. Meritevole di lode era pure Verni, cantante provvisto di buone doti (non citato però da Chiappori); mentre discreti si rivelarono i buffi Pacini e Marchi. Quanto al ballo dato con l’opera, vale a dire Azemira o sia I selvaggi, esso si avvaleva di costumi adeguati e di “passabili scene” riuscendo ben accetto al pubblico. Nel complesso quindi lo spettacolo era più che dignitoso e il “Corriere delle dame” poteva finire la sua recensione scrivendo: “In una parola lo spettacolo del Teatro Carcano è tale che incontrerebbe la taccia d’ingiusto chi volesse screditarlo, e di negligente chi non si curasse di vederlo”118. Ottima accoglienza ebbe pure Il concorso delle spose, rappresentato alla presenza della coppia vicereale che onorava il Carcano per la seconda volta. Il “Corriere delle dame”, dando conto dell’opera, si congratulò col suo autore, Gaetano Marinelli, napoletano, che grazie a questo lavoro, ricco di fantasia e ben strumentato, onorava la scuola di Napoli. Tra i cantanti, i migliori furono Pacini e Marchi, definiti dal “Corriere” “buffoni con grazia”. Il giornale milanese, finendo la sua recensione, poteva dire che in questa stagione il Carcano, con i suoi spettacoli, si poneva al primo posto tra i più importanti teatri milanesi e ciò andava a suo onore: “Il Concorso delle Spose, ovvero il Letterato alla moda. Questo Melodramma buffo, che andò sulle scene giovedì scorso coll’intervento delle LL. AA. II, fu sì altamente applaudito, che ogni lode sarebbe minore al merito singolare della musica scritta con un gioco mirabile di istrumenti, con una varietà sempre nuova e sempre bella di motivi, e con una forza di fantasia sempre unisona alle parole. Noi ce ne rallegriamo di cuore col Sig. Gaetano Marinelli, il quale con questa sua produzione sempre più ci dimostra che la scuola Napoletana ha il primato nell’arte di esprimere al vivo tutte le passioni col canto e col suono. Il Poeta non ha fatto altro veramente che ridurre e modellare in Opera la farsa intitolata Le quattro mogli, ma sono peraltro 114

“Corriere delle dame”, 2 marzo 1806.

115

G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 154.

116

Il libretto del Concorso delle spose è conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano.

117

G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 154.

118

“Corriere delle dame”, 12 aprile 1806.


!32 tutti suoi i recitativi, molte arie, non che i finali […] Li Signori Pacini e Marchi, sempre buffoni con grazia, e comici accortamente simbolici, secondano a meraviglia le maliziette poetiche. Dei teatri in musica, il Teatro Carcano in questa stagione per Milano può dirsi il primo: quello di Santa Radegonda il secondo e quello Arcigrande della Scala il terzo” 119 . Nel corso della stagione primaverile ottimo esito ebbe pure il ballo Zulnare e Zoraid di Giacomo Onorati, che pur presentando situazioni ed episodi non del tutto chiari e comprensibili diede modo, alla prima ballerina Conti, di far “mirabilmente spiccare i suoi talenti, e la sua agilità, non che le leggiadre sue forme” 120. Quanto alla farsa Bietolino Fiorone di Orlandi, già data al Carcano nel 1805, seppur con titolo diverso, nulla sappiamo circa i suoi interpreti e la sua accoglienza. Terminata la stagione di primavera, ebbe luogo quella d’estate che presentò un cartellone dove primeggiavano ancora i drammi giocosi. Erano tre e secondo Chiappori si intitolavano: Non credere alle apparenze di Raffaele Orgitano (“prima”, Venezia 1801) L’accortezza materna di Stefano Pavesi, già data nel 1805, e La locandiera di Giuseppe Farinelli (testo di G. Rossi, “prima”, Roma 1803). Gli interpreti furono: Adelaide Carpano, Giuseppe Crespi, mezzo carattere, Davide Banderali e Giuseppe Liparini, buffi. Con le opere fu allestito pure il ballo Imelda di Eusebio Luzzi121 . Un altro dramma giocoso dato oltre a quelli nominati da Chiappori fu Le nozze chimeriche ovvero Bietolino Fiorone di Orlandi. Esso è citato dal “Giornale Italiano” del 17 giugno 1806, giorno in cui appare per la prima volta sul foglio milanese la rubrica “Spettacoli d’oggi”, una rubrica importante che avrebbe registrato quotidianamente tutti gli spettacoli dati nei teatri milanesi (Scala, Canobbiana, Lentasio, S. Radegonda e naturalmente Carcano). Purtroppo, riguardo a questa stagione, mancano quasi del tutto le recensioni, ad eccezione di un articolo interamente dedicato a un ballo dato nel mese di giugno in cui si fece ammirare un ballerino bambino: Carlo Vestris, appartenente a una celebre dinastia di ballerini. Scrisse il “Giornale Italiano”: “Questo fanciullo dotato di straordinari talenti possiede tutte le pregevoli qualità, che indispensabili sono per distinguersi in un’arte difficile non men che lunga…Noi dobbiam sentimenti di ammirazione al signor Armando Vestris per le amorevoli cure che presta al suo giovin cugino, onde renderlo degno di battere un giorno le orme sue e de’ loro maggiori. E’ questo il quarto Vestris, il quale promette dal mattino quel che sarà, e si mostra in tenera età abile a sostenere la riputazione che questa famiglia cara a Tersicore si è da gran tempo acquistata…”122. Al Carcano, terminata la stagione operistica, prese il via, nel mese di agosto, una stagione di prosa con una compagnia francese capeggiata da un certo Volange. Tale compagnia recitò varie commedie in un solo atto i cui titoli si trovano riportati dalla citata rubrica “Spettacoli d’oggi” del “Giornale Italiano”. Essi sono: L’inutile risoluzione ossia Li travestimenti amorosi, Diffidenza e malizia, L’intendente commediante suo malgrado 123 , Pigmalion, Bonifacio Pointu e tutta la sua famiglia124 . Il Volange, nei suoi spettacoli, era capace, come abilissimo trasformista, di impersonare venti differenti personaggi, mutando abiti e voce in brevissimo tempo. Coadiuvato da tutta la famiglia, compreso un figlio di soli 10 anni, mostrò di possedere un talento poco comune che lasciò stupiti e ammirati gli spettatori125 . Terminate le esibizioni del Volange, fu la volta di uno scienziato, professore di fisica a Parigi, che eseguì alcuni esperimenti riguardanti l’elettricità e il galvanismo. Si chiamava Francesco Bienvenu e così lo presentò il “Giornale Italiano”: “Il sig. Francesco Bienvenu, professore di Fisica sperimentale in Parigi, si fa un dovere di prevenire questo rispettabile pubblico, che venerdì giorno 12 corrente settembre alle ore 8 pomeridiane darà principio nel 119

“Corriere delle dame”, 11 maggio 1806.

120

“Corriere delle dame”, 1 giugno 1806.

121

G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 155.

122

“Giornale Italiano”, 21 giugno 1806.

123

“Giornale Italiano”, 18 agosto 1806.

124

“Giornale Italiano”, 29 agosto 1806.

125

“Giornale Italiano”, 5 settembre 1806.


!33 teatro Carcano ad una serie di sperienze fisiche, ch’egli spera interesseranno le colte persone di questa città…”126. Nel numero successivo lo stesso giornale si premurò di rendere noti i prezzi dei biglietti d’ingresso per lo spettacolo del Bienvenu: Prezzo del biglietto d’entrata, lire di Milano.......3 Palchi della prima e terza fila………………......6 Della seconda fila……………………….……...9 Della quarta e quinta fila……………………….3 Loggione……………………………………….1 Arena………………………………………….. 1.10 127 Inutile dire che gli esperimenti del Bienvenu interessarono molto il pubblico del Carcano che non ne aveva mai visti di simili. Destarono stupore anche le macchine costruite dallo stesso fisico di cui una, chiamata “pirobacte”, era in grado di determinare la combustione di un corpo: “E’ desiderabile – scrisse il “Giornale Italiano” - che divertimenti simili a quelli che offre il signor Bienvenu, si rendano anche tra noi frequenti, essendo certo che anche la porzione più incolta del popolo, la quale si compiace di questa sua non-cultura, o, per meglio dire, di questa sua ignoranza, adescata dal bell’inganno del divertimento si andrebbe insensibilmente erudendo sovra moltissimi fenomeni, ch’egli riguarda come cose inesplicabili…”128. In ottobre il Carcano ospitò una compagnia di attori francesi capeggiata da madama Raucourt che si era già esibita nel 1805, i cui spettacoli ebbero un notevole successo di pubblico. Essi iniziarono il 10 ottobre con Ifigenia in Aulide e Le false infedeltà, due rappresentazioni che fruttarono ai bravi attori francesi gli applausi più calorosi. In teatro era presente eccezionalmente il viceré Eugenio Beauharnais con la moglie e ciò rese ancor più brillante la serata: “Ieri sera la compagnia francese diretta da madama Raucourt ha data la sua prima rappresentazione nel Teatro Carcano. La sala e la loggia erano pienissime, e gli attori hanno riscosso vivi e replicati applausi dagli spettatori. Le LL. AA. II hanno onorato della loro presenza il teatro…”129. Nei giorni successivi al 10 ottobre, come si evince dalla rubrica “Spettacoli d’oggi” del “Giornale Italiano”, furono dati al Carcano altri spettacoli, di solito due a serata – tragedia e commedia – di cui riportiamo qui i titoli con, tra parentesi, giorno e mese della rappresentazione: Le dissipateur, Le Dépit amoreux (12 ottobre), Semiramis di Voltaire, Les trois frères riveaux (15 ottobre), Le festin de Pierre di Molière, Des espresses (17 ottobre), Metromanie, La fauste Agnes (19 ottobre) Le medicin malgré lui, Le misantrope (21 ottobre), La femme jelouse, L’epreuve manuelle (23 ottobre), Le Tartuffe, L’Avocat patelin (24 ottobre), Coriolan, Les fourberies de Scapin (26 ottobre), La coquette corrigés, Mercure galant (27 ottobre), Les chateaux en Espagne, La papils (29 ottobre), Alzire, La Gafeure imprevue (31 ottobre), Le Cid, L’Epreuve reciproque (4 novembre), Zaire, L’esprit de contradiction (9 novembre), Monsieur de Asc dans son petit castel (11 novembre), Le menteur, Des jeux de l’amour et du hazard (12 novembre). Di tutti gli spettacoli presentati dalla compagnia francese, l’unico che ebbe l’onore di una recensione fu Semiramis di Voltaire, una tragedia scelta forse – come scrive il “Corriere delle dame” – perché i milanesi già la conoscevano avendola udita al teatro Patriottico. Secondo il giornale, la tragedia volterriana non era priva di difetti (“Lo spirito si addormenta quando deve occuparsi di freddi e prolissi dialoghi, che somigliano ai noiosi recitativi delle nostre opere”.), ma gli attori, con la loro arte, li avevano resi meno evidenti e più accettabili. Lodi quindi alla Bacofen (Semiramide), al Chapron (Ninia) e soprattutto alla giovane Grasseau (Azema), che si dimostrò intelligente e sensibile130. 126

“Giornale Italiano”, 9 settembre 1806.

127

“Giornale Italiano”, 11 settembre 1806.

128

“Giornale Italiano”, 18 settembre 1806.

129

“Giornale Italiano”, 11 ottobre 1806.

130

“Corriere delle dame”, 19 ottobre 1806.


!34 La compagnia francese, finite le recite, lasciò il Carcano per la Canobbiana, che sarebbe diventata sua sede permanente per diversi anni131 . --- --- --Il 1806 è l’anno in cui Giuseppe Carcano, allo scopo di pareggiare in qualche modo i conti salati determinati dagli allestimenti degli spettacoli, chiede al Governo l’uso nel proprio teatro dei giochi d’azzardo, che del resto erano correntemente praticati nei teatri regi132 . Ciò emerge da due lettere del Carcano indirizzate al viceré Eugenio spedite la prima nell’aprile e la seconda il 4 maggio 1806. Nella prima lettera Carcano chiede che nel momento in cui si farà il nuovo appalto fra i teatri regi e gli appaltatori dei giochi si tenga conto anche del suo teatro. Esso, infatti, non solo dava dei vantaggi economici agli abitanti del quartiere in cui era collocato, ma offriva anche lavoro al personale teatrale. Tenuto conto poi che i giochi erano permessi dal Governo nei teatri privati esistenti nel territorio del regno, non vedeva il motivo per cui non si potesse concederli anche a lui. In caso contrario ne sarebbe derivato per lui un grave danno e il suo teatro avrebbe anche potuto chiudersi per sempre (v. Appendice, doc. 19). Nella seconda lettera Carcano, rimasto forse senza risposta, ripropone nuovamente i concetti espressi nella prima aggiungendo la considerazione che se però gli fossero stati concessi i giochi, ciò non avrebbe dovuto ledere gli interessi degli appaltatori dei teatri regi. Singolare è poi la considerazione che fa quando dice che “sotto qualunque aspetto si voglia riguardare il Giuoco, sarà sempre vero che non cangerà di natura per essere piuttosto in due, che in Tre Teatri” (sottintendendo Scala e Canobbiana più, ovviamente, il Carcano), e ciò era indubbiamente vero (v. Appendice, doc. 20). Purtroppo però le cose per il Carcano non andarono a buon fine perché i giochi richiesti non gli furono concessi. Il motivo era che nel nuovo contratto d’appalto siglato tra il Governo e gli appaltatori dei giochi dei teatri regi, c’era un articolo, il 3, che ammetteva la “privativa de’ giuochi d’azzardo” solo ai “ridotti de’ Teatri medesimi”, cioè Scala e Canobbiana e non al Carcano. “Questo patto – si legge in una minuta del 12 giugno 1806 del ministro dell’Interno che pone fine alla faccenda – fu inserito espressamente per la massima di S. E. il Sig.r Ministro di non dilatare i giuochi al di là di quanto permise il cessato Governo Repubblicano, e di non estendere questo vizio alle classi infime del popolo come accaderebbe facilmente nel caso della petizione Carcano”133 . 1807 Secondo Chiappori, nel carnevale 1806-‘07 furono messi in scena al Carcano tre spettacoli, vale a dire il dramma giocoso La caffettiera di spirito di Giuseppe Dušek e le farse La musicomania o sia Che originali di Mayr (testo di G. Rossi, “prima”, Venezia 1798), e Il sedicente filosofo di Giuseppe Mosca (testo di G. M. Foppa, “prima”, Milano 1801). Gli interpreti furono: Camilla Barbieris, Brecialdi Ferlendis, Filippo Vagner, mezzo carattere, Gerolamo Crociati e Gaetano Bonocore, buffi. Con le opere fu dato anche il ballo di Antonio Landini La molinara soldato134 . Il “Corriere delle dame”, recensendo la Caffettiera di spirito, del tutto inedita, non lesinò le critiche riguardanti sia il libretto sia la musica. Quanto all’autore di quest’ultima, il quasi esordiente Giuseppe Dušek, boemo, egli non era ignoto a Milano avendo fatto rappresentare alla Scala, nell’estate del 1806, l’opera buffa La Feudataria. Principale interprete ne era stata Elisabetta Gafforini, una vera diva del tempo impiegata però 131

“Giornale Italiano”, 14 novembre 1806.

I giochi d’azzardo erano praticati alla Scala anche prima dell’arrivo dei francesi, quando Milano era sotto l’Austria. Così ne parla il Canella riferendosi appunto a quell’epoca: “Alcune sale del ridotto erano riservate <alle persone nobili, agli ufficiali e a chi abbia rango di nobiltà>. Tenevano banco di faraone i più scapestrati, capaci di arricchire o di impoverire in una notte, senza turbarsi. I giochi più in uso, oltre il Faraone, il Tarocco, il Lupo, che preferivasi in corte, il Biribisso, la Bassetta, la Roletta, il Turchetto, l’Albore imperiale, la Cavagnola, la Cingarella indovino, non che i Lotti d’argento, merci e simili. I non nobili potevano rovinarsi anch’essi nel ridotto mercantile. I giuochi popolareschi ingombravano gli atrii, i corridoi, il loggione. Si permise per qualche tempo ai giocatori di affollarsi alle porte d’ingresso. I pubblici giuochi furono poi vietati da Giuseppe II, ripresi durante la dominazione francese, definitivamente aboliti nel 1815. La tassa pagata dai giuocatori andava a profitto del reale collegio delle Vergini Spagnuole, al quale pure spettava il diritto di dare in appalto gli spettacoli del teatro ducale. Quale strana mescolanza di strano, e di profano, di ascetismo e di dissolutezza!”. Cfr.: Guido Canella: Il sistema teatrale a Milano”, Bari, 1966, pp. 285-286. 132

133 ASMi, 134

Spettacoli pubblici, p. m., cart. 38.

G. Chiappori: Serie cronologca…cit., p. 155.


!35 malamente. Ora, come rilevava il foglio milanese, la cosa si ripeteva con la Caffettiera ma questa volta era la Brecialdi Ferlendis ad averne danno: “Strana e quasi <arcana> cosa rassembla che il Signor Dussech [sic], dopo aver avuta una recente lezione nella Feudataria, in cui sacrificò la celebre Cantatrice Signora Gafforini, non siasi corretto per nulla nel tesser la Musica per la Signora Ferlendis, i di cui tuoni di voce a poco presso a quelli della prima assai si avvicinano…”135. Alla nuova opera del Dušek (chiamato, però, dal giornale, col soprannome di Cormundi), dedicò un articolo critico anche il “Giornale Italiano”, di solito molto parco in fatto di cronache teatrali. Riguardo al libretto, ad esempio, di cui non nomina l’autore, il giornale non si esime dal giudicarlo volgare, imbevuto com’è di un linguaggio da taverna. Quanto alla musica, essa, a suo dire, mancava di originalità, difetto che, forse, derivava appunto dal testo poco adatto a essere musicato. Tra i cantanti, lodevoli si erano mostrati Crociati e Vagner, mentre la Ferlendis aveva potuto fare poco perché vocalmente affaticata. Un cenno è rivolto anche a due bravi elementi dell’orchestra, il primo violino Giovanni Cavinati e l’oboista Alessandro Ferlendis, entrambi molto festeggiati dagli spettatori. Con l’opera fu dato il ballo La molinara soldato, di valore piuttosto modesto, dove i ballerini, pur impegnandosi lodevolmente, non riuscirono a sollevarsi da un livello di mediocrità136. Meglio andarono le cose con la farsa Il sedicente filosofo di Mosca, dove c’era un libretto meno immorale di quello della Caffettiera di spirito. Quanto alla musica, essa era “analoga all’azione, cioè leggiera vivace in uno e semplice…e acconcia alla voce de’ principali attori”. Tra i cantanti, ottima prestazione fu quella della Ferlendis, qui più a suo agio che nella precedente opera; bravo il Crociati e discreto il Vagner137. Il giudizio del “Giornale Italiano” collimava con quello espresso dal “Corriere delle dame” dove, però c’è una notizia in più che riguarda una sinfonia di un certo Fazzi aggiunta disinvoltamente all’opera del Mosca (atto, questo, che confermava l’inveterata abitudine di sostituire ai brani originali pezzi di altri autori): “La bellezza già conosciuta di questa Musica [si riferisce al fatto che l’opera di Mosca era già nota per essere stata rappresentata alla Scala nell’autunno del 1806] è coronata con una sinfonia del Sig. Maestro Fazzi Mantovano, alunno del Cimarosa, e del Paisiello. Essa è scritta con un nerbo, una vivacità, una vibrazione così varia, e talvolta così ricca di nuovi passaggi, che ci è garante essa sola dell’abilità del Maestro”138. Riguardo alla farsa di Mayr La musicomania o sia Che originali i giornali non danno alcuna notizia per cui ne ignoriamo l’esito. --- --- --Durante il carnevale 1806-‘07 gli impresari che lo avevano organizzato, vale a dire Andrea Martini e il suo garante Carlo Bodio, fallirono determinando la sospensione degli spettacoli. Su questa questione, che vide persino l’arresto dei due impresari e che si trascinò per vari mesi, i documenti d’archivio sono numerosi e coinvolgono personaggi importanti, compreso il viceré Eugenio Beauharnais. Noi però ci limiteremo a ricostruirla per sommi capi, desumendola soprattutto da una lettera del 16 febbraio 1807 del direttore del Carcano Benedetto Franchi al ministro dell’Interno. In essa è detto che l’impresario Andrea Martini e il suo garante Carlo Bodio “per mancanza di denaro si trovano inabilitati a proseguire gl’Impegni da loro contratti col Pubblico per gli spettacoli promessi al medesimo e per l’adempimento delle N. 60 rappresentazioni obbligate, alle quali ne mancano N. 18”. Dei due impresari, il più compromesso era Bodio che aveva garantito Martini per 20.000 lire, somma equivalente al valore di certe sue terre situate nel territorio di Lecco. Si arrivò al momento in cui erano in scadenza pagamenti da farsi “a diversi individui e somministratori del teatro Carcano”, ma in cassa non c’era nulla139. Erano, tali “somministratori”, cantanti, coristi, ballerini, strumentisti, macchinisti ecc. impegnati 135

“Corriere delle dame”, 3 gennaio 1807.

136

“Giornale Italiano”, 27 dicembre 1806.

137

“Giornale Italiano”, 25 gennaio 1807.

138

“Corriere delle dame”, 25 gennaio 1807.

139 ASMi,

Spettacoli pubblici, p. m., cart. 38.


!36 negli spettacoli operistici, più gli abbonati e i palchettisti, defraudati di parte degli spettacoli. Essi inviarono suppliche alle autorità per avere soddisfazione, ma la cosa non era di facile soluzione. Alla fine intervenne lo stesso viceré Eugenio che il 3 marzo 1807 scrisse una lettera al ministro dell’Interno con questi ordini precisi: “Je suis informé, Monsieur le Ministre de l’Intérieur, que les entrepreneurs du Théâtre Carcano, en violation des engagéments pris par eux ont fermé leur Théâtre et ont laissé ainsi dans le besoin les acteurs qu’ils avaient engagé et les ouvriers qu’ils avaient employés. Sans doute les crianciers del’Entreprise ont le droit de poursuivre devant les Tribunaux les Entrepreneurs ou leur cautions; mais je pense que dans une affaire de la nature de celle-ci, il importe que l’administration publique intervienne, et intervienne la première. Vous ferez donc appeller, Monsieur le Ministre, les Entrepreneurs et vous leur sommerez de tenir leurs engagements, s’ils s’y refusent, vous me proposerez contre eux et leur cautions, les mesures que vous jugerez convenable. Sur ce, Monsieur le Ministre de l’Interieur, je prie Dieu qu’il vous ait en sa sainte garde. Ecrit à Milan le 3 Mars 1807. Eugene Napoleon 140 Come abbiamo detto, i due impresari furono anche arrestati e obbligati a rimanere in casa – era qualcosa di simile agli arresti domiciliari – e poi rilasciati. Alla fine Bodio riuscì a trovare 6.000 lire e ciò gli permise di tacitare almeno una parte dei creditori (coloro che non erano stati pagati furono consigliati, dalle autorità governative, di rivolgersi ai tribunali). Dai documenti risulta pure che Bodio, per recuperare quattrini, mise all’asta i suoi terreni lecchesi, ma all’asta non si presentò nessuno per cui ignoriamo come poi risolse i suoi guai141. Certo, per il teatro Carcano tutto il can can che nacque a causa del fallimento dei due impresari non fu certo una bella pubblicità, e ciò forse ne diminuì il credito che fin qui si era guadagnato. --- --- --Finita così in malo modo la stagione carnevalesca, il Carcano si riaprì in primavera con un cartellone di tre drammi giocosi: Il barbiere di Siviglia di Paisiello (testo di G. Petrosellini, “prima”, Pietroburgo 1782), I filosofi immaginari, sempre di Paisiello (testo di G. Bertati, “prima”, Pietroburgo 1777) e Le cantatrici villane di Fioravanti (testo di G. Palomba, “prima”, Roma 1798). Interpreti: Adele d’Alman, Giovanni Prato, mezzo carattere, Gio. Battista Brocchi, Giacomo Calcina, buffi. Balli: La forza d’amore e La danzomania di Giacomo Onorati142. Molto positiva fu la rappresentazione del Barbiere di Siviglia, il capolavoro di Paisiello, che però ebbe vari tagli e aggiunte di brani di altri autori. Tra i cantanti si fece notare particolarmente Adele d’Alman, francese, che fece udire una voce fresca e agile; apprezzato, fu pure il Calcina e il Brocchi, dotato, questo, di espressività e disinvoltura scenica. Con l’opera fu dato il ballo La forza d’amore, che diede modo alla ballerina Elisabetta Brizzi di esprimere i suoi non comuni talenti143 . Dopo il Barbiere fu la volta dei Filosofi immaginari che il pubblico accolse con favore. Piacque la musica, che col tempo non era invecchiata, ma piacquero molto anche i tre cantanti principali: Brocchi - “sempre grande nella sua foggia di cantare e sempre sorprendente nella sua mimica” -, Calcina, ma soprattutto la d’Alman, che “colla dolcissima e maestrevole volubilità del suo canto…interrompe tratto tratto il dilettevole riso, che eccitano i buffi, interessando il cuore, ed innondandolo della più soave voluttà”144. Quanto alle Cantatrici villane, non abbiamo notizie in proposito perché il “Giornale Italiano” si “dimenticò” di darne.

140

Ibid.

Tutti i documenti riguardanti il Bodio e le sue traversie collegate alla stagione carnevalesca si trovano all’ASMi, Spettacoli pubblici, p. m., cart. 38. 141

142

G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p 156.

143

“Giornale Italiano”, 2 maggio 1807.

144

“Giornale Italiano”, 14 giugno 1807.


!37 Esso invece si ricordò del ballo Danzomania, dove emerse ancora la prima ballerina Brizzi che per la sua grazia e agilità fu molto festeggiata. Con lei, bene si comportò il primo ballerino Vincenzo Tavoni, che si fece notare per “robustezza e agilità di gambe non ordinaria”145. Una serata particolare fu quella del 25 maggio quando al Carcano si tenne un’accademia di musica vocale e strumentale cui presero parte non solo la d’Alman, il Prato e il Calcina, ma anche il flautista veneziano Giovanni Beatri e il maestro Dušek che eseguì un proprio concerto sul “forte-piano”146. Dopo le opere, fu la volta dei drammi, dati, tra luglio e settembre, dalla compagnia francese di Mad. Raucourt. Di essi abbiamo desunto i titoli dalla rubrica “Spettacoli d’oggi” del “Giornale Italiano” e qui li presentiamo: La femme jolouse, Le consentement forcé (5 luglio), La Phédre, Les Rivaux d’eux mêmes (6 luglio), La Jeunesse de Henry V, Les fauste infidelités (10 luglio), La Metromanie, Cephise ou l’erreur de l’esprit (11 luglio), L’Andromaque, Le Dépit Amoreux (12 luglio), Le philosophe marié, Le Somnambule (14 luglio), Les trois frères rivaux (16 luglio), Omasis ou Joseph en Egypte, Le Tuteur (17 luglio), Le Vieux Célibataire, Heureusement (21 luglio), Tartuffe ou l’Imposteur, L’Original (23 luglio), L’Heureuse erreur, Le Distrait (26 luglio), Le legs, Les ieux d’amour et du hazard (28 luglio), Cinna, Le Cocher supposé (30 luglio), Hypèrmnestre, Le Mari retrouvé (2 agosto), Amphitryon, La Gagèure imprévue (4 agosto), L’Abbé de l’Epée, Le retour imprévu (6 agosto), Semiramis, Les Rivaux d’eux ménes (9 agosto), Les Amans genereux, Les Precieuse ridicule (11 agosto), China (13 agosto), Le Joeur, L’heureuse erreur (14 agosto), La petite Ville (18 agosto), Le Misantrope, Les fausse infidelités (19 agosto), L’avare, Dèfiance et malice (21 agosto), Le Consentement forcé (23 agosto), Mérope (27 agosto), Le philosophe sans le savoire (28 agosto), Les Marionnettes ou un jeu de la fortune (30 agosto), La coquette corrigée, Le Jeune indienne (4 settembre), Rhadamiste et Zenobie, Marlon et Frontin (6 settembre), Le Collateral, La Pupille (8 settembre), L’Amant Bourru, La Fausse Agnès (10 settembre), Les Femmes (13 settembre), Nanine, Ricochets (15 settembre), Iphigenie en Aulide (18 settembre), Claudine, Le Sourd (20 settembre), Le Bourru bienfaisant, Le mariage secret (25 settembre), Caroline ou le Tableau, Le Joueur (27 settembre). Di tutti i numerosi spettacoli recitati dalla compagnia francese, le uniche recensioni che abbiamo trovato sul “Giornale Italiano” riguardano Fedra e Omasis, ossia Giuseppe in Egitto. Sull’autore di Fedra, Racine, è detto che… “… produce i più grandi effetti sul cuore coi mezzi i più naturali e semplici; i suoi colpi teatrali, i quali sono più efficaci di quei dell’arte meccanica, avvengono nell’anima dello spettatore molto più veramente che sulla scena”. Quanto agli attori, ottima fu soprattutto Madama Riboux, impersonante Fedra, ma con lei piacquero anche i suoi compagni Madinier, Duruissel e Gavandan: “Madama Riboux nella parte di Fedra si è mostrata sommamente esercitata nell’arte sua […] Il sig. Madinier che ha disimpegnata la parte egualmente difficile d’Ippolito, può andar del pari dei primi attori del teatro francese […] Madama Duruissel ha fatto da Enone in un modo eccellente […] Madamigella Gavandan, confidente di Arizia, ha interessato il pubblico oltre quel che generalmente aspettar si deve dalle attrici che figurano Ismene”. Un elemento che rese particolare la serata della rappresentazione di Fedra fu la presenza in teatro della coppia vicereale, un onore di non poco conto per il pubblico del Carcano che tributò agli augusti personaggi “generali e ripetuti applausi”147 . Un altro spettacolo della compagnia francese accolto molto favorevolmente fu Omasis, ossia Giuseppe in Egitto di Baour-Lermian dove emersero gli ottimi Madinier (Simeone), e Sauvray (Giuseppe)148 . Una brillante serata si ebbe anche il 3 settembre, giorno del compleanno del viceré Eugenio. Per l’occasione, la sala del Carcano fu “splendidamente illuminata” e come spettacolo, a ingresso gratuito, fu data la commedia La petite ville, un vaudeville divertente che piacque molto agli spettatori149.

145

“Giornale Italiano”, 8 giugno 1807.

146

“Giornale Italiano”, 25 maggio 1807.

147

“Giornale Italiano”, 10 luglio 1807.

148

“Giornale Italiano”, 23 luglio 1807.

149

“Giornale Italiano”, 10 settembre 1807.


!38 Terminate le rappresentazioni degli attori francesi, si presentò al Carcano la compagnia Taddei, che eseguì, come risulta dalla rubrica “Spettacoli d’oggi” del “Giornale Italiano”, solo tre spettacoli, vale a dire: La felicità nata dal naufragio (5 ottobre), Lauretta di Gonzales (6 ottobre) e La signora del Fabro (7 ottobre). Di questa compagnia sappiamo che era composta da Marianna Taddei (prima donna), Rosa Taddei (prima donna giovane), Francesco Taddei (caratterista e promiscuo), Luigi Gattinelli e Pietro Solmi, ma ignoriamo come fu accolta dal pubblico150. --- --- --Nel 1807 Giuseppe Carcano tentò di vendere per la seconda volta il proprio teatro al Governo sperando di fargli assumere lo status di teatro regio come la Scala e la Canobbiana. Col teatro egli vendeva pure un vasto fabbricato che sarebbe potuto essere trasformato in Conservatorio di musica di cui Milano era ancora sprovvista. Tenuto conto però che per Milano la Scala e la Canobbiana erano teatri più che sufficienti e che per il Conservatorio era stata già trovata una sistemazione presso il locale della Passione la proposta del Carcano non fu accolta. Tutto ciò risulta da alcuni documenti conservati all’Archivio di Stato milanese di cui il primo è una minuta del ministro dell’Interno al viceré Eugenio datata 28 luglio 1807 che così inizia: “V. A. I. con suo venerato Decreto 14 corr.e si è degnato abbassarmi per opportuno esame e relativo rapporto la petizione del Sig. Giuseppe Carcano, che offre di vendere al Real Governo il Teatro di tal nome situato in questa Centrale, e di sua particolare proprietà”. Più avanti il ministro dice di aver discusso con lo stesso Carcano il suo progetto di vendita che comprendeva non solo il teatro, ma anche “l’annesso fabbricato secondo il prezzo stabilito da due parti: una dell’acquirente e una del venditore”. Lo scopo della vendita del teatro – continua la lettera – “sarebbe quello di fornire questa Capitale di un terzo Teatro Regio” da aggiungere ai due già esistenti, cosa questa, secondo il ministro, non consigliabile sia perché i due teatri erano più che sufficienti per la popolazione milanese e sia anche perché il teatro Carcano aveva l’inconveniente di essere fuori mano151 . Tali considerazioni del ministro evidentemente convinsero Eugenio della non convenienza del progetto Carcano che fu perciò respinto. --- --- --Il 1807 è l’anno in cui Paolino Franchi, che aveva affittato il Carcano nel 1804 per 5 anni, si scioglie da tale contratto lasciando il posto agli appaltatori della Scala Somaglia e Compagni che il 20 agosto 1807 stipulano con Giuseppe Carcano un nuovo contratto della durata di sei anni: dal primo dicembre 1807 fino al 30 novembre 1813 (v. Appendice, doc. 21). Per i primi due anni l’affitto sarebbe stato di 12.000 lire di Milano, per gli altri quattro di 11.000 lire, con pagamenti semestrali. Il contratto, costituito di 16 articoli, prevedeva, nel primo articolo, che Giuseppe Carcano avrebbe avuto a disposizione sei palchi, vale a dire: il primo in prima fila a sinistra entrando, i numeri 1 e 2 in seconda fila a sinistra entrando, il 12 a sinistra entrando, il 6 e il 12 in quarta fila a sinistra entrando. Inoltre alla famiglia Carcano sarebbe stato permesso l’ingresso gratis anche alla Scala (articoli 2 e 3). Il contratto ammetteva anche, in via teorica, l’acquisto del teatro da parte del Governo. In questo caso il contratto non avrebbe più avuto alcun valore, ma i nuovi appaltatori avrebbero dovuto avere un preavviso di sei mesi almeno (articoli 7 e 8). Importante è l’articolo 14 dove è detto che i nuovi conduttori non avevano alcun obbligo a tenere aperto il teatro “ben inteso però che esso non potrà servire ad altri usi, fuorché ad uso di teatro”. Oltre al Carcano, gli appaltatori della Scala presero in affitto anche il teatro Lentasio e ciò fece nascere la voce che loro scopo fosse di affittare i due teatri non per usarli ma per tenerli chiusi onde evitarne la concorrenza. Ciò però era un danno per il popolo, defraudato di un diritto all’intrattenimento, per cui intervenne personalmente il ministro dell’Interno. Questi, però, non conoscendo bene la faccenda, scrisse una lettera a Brentano de Grianty per avere maggiori lumi, missiva di cui riportiamo questo passo (la lettera è una minuta ed è priva di data): “Mi viene supposto, che li nuovi appaltatori del regio teatro alla Scala hanno preso in affitto il Teatro Carcano, ed ora sono in eguale trattativa per quello del Lentasio. Si crede che la loro mira sia di tenerli 150

Mariagabriella Cambiaghi: La scena drammatica…cit., p. 305.

151 ASMi,

Spettacoli pubblici, p. m., cart. 38.


!39 chiusi, ciò si sentirebbe male dal pubblico, giacché diminuirebbero per tal modo di mezzi di trattenimento per il Popolo…”152 . Brentano de Grianty, a quell’epoca “Direttore dei Ridotti dei Teatri Regi e Direttore dei Teatri non Regi”, rispose chiarendo i fatti con una lettera datata 26 agosto 1807, in cui tra l’altro si legge: “Tre giorni fa è stato affittato il Teatro Carcano ai SS.ri Somaglia, e Fratt.lli Villa [appaltatori dei teatri regi] con rogito del D.re Righetti per la Parte Carcano, e D.re Bianchi per l’altra. Questo contratto comincia col prossimo Settembre anno corrente ma siccome il nuovo Appalto Regio non incomincia che col prossimo Dicembre così il teatro Carcano viene rilasciato gratis al suo proprietario per una specie di regalo dal primo Settembre al primo Dicembre. L’affitto è fatto per anni sei: dodeci mille lire annue, per i primi due anni, undici mille all’anno per gli altri quattro. Libero di aprirsi o chiudersi da Somaglia e Compagni, ma in caso di apertura lo Spettacolo dovrà essere o di musica, o di Commedia; caso però che il Governo volesse questo Teatro il Contratto resterà ipso facto annullato. Tali sono le principali di questo Affitto…” La lettera continua illustrando anche il contratto con cui era stato affittato il teatro Lentasio, ma tale argomento non ha per noi interesse per cui lo tralasciamo153 . Il ministro dell’Interno, letta la lettera di Brentano de Grianty, decide di informare della cosa addirittura il viceré Eugenio per averne un parere, e fa ciò inviandogli, il 6 settembre 1807, una lunga e dettagliata relazione154. Cosa decise il viceré? Decise di emanare un decreto che stabilisse quali teatri, sarebbero potuto restare aperti a Milano. Ciò emerge da una lettera del consigliere Segretario di Stato L. Vaccari indirizzata al ministro dell’Interno del 9 settembre 1807 che riporta queste parole di pugno di Eugenio: “Il statuerai incessamment et par un Décret particulier sur le nombre des Théâtres qui doivent demeurer ouverts à Milan”155. Venne poi effettivamente emanato tale decreto? Lo ignoriamo. Ci sembra tuttavia di capire che Eugenio, con le parole suddette, intendesse soprattutto affermare con autorità il primato del Governo sulle mire degli appaltatori dei teatri regi i quali avevano dimostrato che più che al bene del popolo erano interessati ai propri vantaggi personali. 1808 Fu la compagnia comica Taddei a presentarsi al pubblico del Carcano nel periodo del carnevale, la stessa che aveva allestito tre spettacoli nel precedente anno. Essa, nei mesi di gennaio, febbraio e marzo, diede alcune rappresentazioni, ripetute decine di volte, citate dalla rubrica “Spettacoli d’oggi” del “Giornale Italiano” di cui riportiamo qui i titoli: L’umanità ricompensata o sia Il chirurgo (24 gennaio), Corradino il terribile (21 febbraio) e Le prigioni di Lemberg (5 marzo). A esse si accompagnarono esperienze di “giuochi simpatici e meccanici” e quelle “dell’uomo incombustibile”, ma ignoriamo in che cosa consistessero né come furono accolte dal pubblico. Nel periodo estivo e autunnale il Carcano aprì i suoi battenti a una compagnia ben più importante della Taddei, quella diretta da Salvatore Fabbrichesi, per la prima volta presente al teatro di Porta Romana. Fabbrichesi, nato a Venezia nel 1760 e in carriera come attore fin dal 1786, era stato chiamato a Milano dal viceré Eugenio con l’incarico di formare una compagnia reale sul modello della Comédie-Français. La compagnia si chiamava Compagnia dei commedianti italiani ordinari di S. A. I. R., e avrebbe agito alla Scala o alla Canobbiana quando nei due teatri non vi fossero rappresentazioni di opere liriche o spettacoli di balletto. L’accordo, stipulato tra il viceré e il Fabbrichesi, prevedeva una paga per il capocomico pari a 50.000 franchi l’anno e stipendi altissimi per tutti i suoi attori, scelti tra “i migliori soggetti della declamazione italiana”. La compagnia, nel 1807, era composta di Anna Fiorilli Pellandi, prima attrice assoluta, Carolina Cavalletti Tessari, amorosa, Teresa Angelini, madre nobile, Francesca Pontevichi, caratterista. Venivano poi due primi attori: Giuseppe De Marini, per ruoli comici e drammatici, e Paolo Belli Blanes, solo per ruoli tragici; Giovanni Bettini, primo amoroso, e Antonio Belloni, padre nobile. Dai suoi attori Fabbrichesi esigeva una condotta irreprensibile, una serietà e un impegno all’epoca impensabile; nella scelta dei costumi chiedeva inoltre non solo “decenza”, ma anche coerenza con il carattere 152 ASMi, 153Ibid. 154Ibid. 155Ibid.

Spettacoli pubblici, p. m., cart. 39.


!40 rappresentato e con l’ambientazione della messa in scena. Per quanto riguarda il repertorio, Fabbrichesi, nel corso della sua attività, portò al successo i drammi storici e lacrimosi di S. A. Sografi, divenuto nel 1807 il poeta della compagnia, non tralasciando Goldoni, F. A. Avelloni, Monti, Alfieri, Foscolo e Maffei156. Al Carcano la compagnia Fabbrichesi si fermò da giugno a ottobre, dando spettacolo praticamente tutti i giorni con titoli sempre nuovi. Di essi siamo a conoscenza grazie alla rubrica “Spettacoli d’oggi” del “Giornale Italiano” e qui li trascriviamo, mettendo tra parentesi giorno e mese: Le lagrime d’una vedova (6 giugno), Mirra di Alfieri (7 giugno), La locandiera di Goldoni (8 giugno), Misantropia e pentimento (9 giugno), Saulo, di Alfieri (10 giugno), Le nozze d’argento (11 giugno), Agnese di Fitz-Henry (12 giugno), Le donne avvocate (13 giugno), Olimpia, di Voltaire (14 giugno), La cambiale di matrimonio (15 giugno), I pregiudizi dei paesi piccoli (16 giugno), Ottavia di Alfieri (17 giugno), Il bugiardo (19 giugno), Cecchina suonatrice a Parigi (20 giugno), Carlotta e Werter (22 giugno), Maxwell e Malwil (23 giugno), Maometto di Voltaire (24 giugno), Sofia e Vandernot (25 giugno), Solitudine e rimorso (28 giugno), La vendetta di Eloisa Beaumarchais (29 giugno), Zaira di Voltaire (30 giugno), Lauretta di Gonzales (2 luglio), Il muto e sordo alla Roccia d’Arpenagie (3 luglio), Oreste di Alfieri (4 luglio), I primi passi al malcostume (6 luglio), L. Quinzio Cincinnato (8 luglio), Non contar gli anni ad una donna (11 luglio), Un curioso accidente (12 luglio), Ifigenia in Tauride (13 luglio), Filippo di Alfieri (15 luglio), L’inimico delle donne (16 luglio), La clemenza di Tito Imperatore (17 luglio), Il buon giudice (18 luglio), Edipo di Forciroli (19 luglio), L’avviso ai maritati (21 luglio), L’Aristodemo di Monti (22 luglio), Ginevra regina di Scozia (24 luglio), Teresa e Claudio (25 luglio), La 4.a generazione (27 luglio), Matilde (28 luglio), La vendetta del saggio (29 luglio), Il cavaliere di buon gusto (30 luglio), Il conte di Lenox ossia i carbonari di Scozia (31 luglio), Ino e Temisto (2 agosto), La scozzese (3 agosto), Atreo e Tieste di Foscolo (5 agosto),Giustina amata, perseguitata e protetta (9 agosto), L’avvocato veneziano (11 agosto), Cajo Gracco di Monti (12 agosto), Comingio pittore (17 agosto), Adelaide e Comingio romiti (18 agosto), Saffo (19 agosto), L’assedio di Temeswar (26 agosto), Eloisa e Roberto nell’isola di Chierios o sia Guelfind il feroce (27 agosto), Il pericolo di Enrico IV (31 agosto), L’equivoco de’ due dottori (1 settembre), Il tradimento notturno (2 settembre), Elisa o sia Il Monte di S. Bernardo (3 settembre), Lo schiavo in Algeri, con Arlecchino protetto dal mago Archelaus (4 settembre), Vita e morte di Sansone (8 settembre), Il marito di quattro mogli (9 settembre), La commissione militare o sia Dovere e natura (10 settembre), L’incoronazione di Caterina I (15 settembre), Cosimo II alla visita delle carceri (16 settembre), Il nascondiglio amoroso (18 settembre), Viene la sua per tutti (21 settembre), La festa della rosa (24 settembre), Le allegrezze della Val Brambana per la nascita del primo genito di Arlecchino (25 settembre), Il matrimonio per concorso (27 settembre), Le prigioni di Lemberg (28 settembre), La locanda in scompiglio, Il pellegrinaggio (29 settembre), Il rendez-vous notturno (30 settembre), Il nuovo piano di fortificazione presentato a Federico II (2 ottobre). Finite le recite della compagnia Fabbrichesi, di cui ignoriamo l’esito, tra ottobre e novembre si esibì al Carcano una compagnia di “saltatori di corda” 157 cui seguì, nel periodo dell’avvento, una stagione d’opera con due drammi giocosi: Il podestà di Chioggia di Orlandi (testo di A. Anelli, “prima”, Milano 1801) e La donna di genio volubile di Farinelli, nuovo. Interpreti: N. Persichini, Gregorio Coppini, mezzo carattere, Luigi Picchi, buffo. Con le opere, che i giornali milanesi ignorarono totalmente, furono dati i balli Caterina alla pace di Prud e L’avaro, entrambi di Giacomo Onorati158. --- --- --Nel 1808 Giuseppe Carcano rinnovò al Governo la proposta di vendere il proprio teatro, così come aveva fatto nel 1807. Ciò risulta da una sua lettera del 19 marzo 1808 indirizzata al viceré Eugenio. Questi informò della cosa il ministro dell’Interno e il ministro delle Finanze, ma avendone avuto un parere sfavorevole rifiutò l’offerta. Della decisione di Eugenio si rese portavoce il Segretario di Stato Vaccari che la comunicò al ministro dell’Interno con lettera del 23 maggio 1808 dove tra l’altro emerge che una delle ragioni del rifiuto era che nelle casse dello stato c’erano pochi soldi159: Ora c’era da avvisare il Carcano e ciò fu fatto dal ministro dell’Interno con lettera del 25 maggio 1808 da cui stralciamo questo passo (la lettera è una minuta):

Le notizie sulla compagnia Fabbrichesi le abbiamo desunte da R. Ascarelli: Fabbrichesi Salvatore in “Dizionario biografico degli Italiani”, sub voce. 156

157

“Giornale Italiano”, 22 ottobre 1808.

158

G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 156.

159 ASMi,

Spettacoli pubblici, p. m., cart. 38.


!41 “Subordinato a S. A. I. il Principe V. Re il di lei Progetto per la cessione al Governo del teatro ch’ella possiede in Porta Romana unitamente all’adiacente Fabbricato, la stessa A. I. mediante Dispaccio del giorno 23 andante della Segreteria di Stato mi ordina di parteciparle Signore, che non occorrendo il proposto Locale pei contemplati usi, essendo abbastanza provveduta la Comune cogli esistenti due Regi Teatri, e trovandosi già disposto l’occorrente Locale pel Conservatorio di Musica, non vi è luogo di assecondare il progettato acquisto, rimanendo la piena di lei libertà di disporre come meglio gli piacerà del Fabbricato in discorso…”160 --- --- --Sempre nel corso di questo 1808, Giuseppe Carcano tentò nuovamente, col Governo, la carta dei giochi d’azzardo da introdurre nel proprio teatro. Dalla lettera che spedì al viceré Eugenio, datata 11 agosto 1808, si capisce però che al teatro Carcano i giochi erano già stati permessi dal viceré con suo decreto. Dato però che gli appaltatori della Scala chiedevano il ritiro di tale decreto per avere essi soli il monopolio dei giochi, il Carcano implorava Eugenio perché ciò non avvenisse (v. Appendice, doc. 22). Come finì la faccenda? Lo ignoriamo, anche se è facile immaginare che gli appaltatori della Scala avranno ottenuto ciò che volevano. 1809 In quest’anno il Carcano rimase chiuso perché gli impresari dei teatri regi, che lo avevano affittato, forse per ragioni di concorrenza o per altri motivi che non conosciamo, non avevano voluto aprirlo. Ciò si evince da Chiappori che, brevemente, così scrive: “L’impresa del teatro alla Scala, alla quale fu affittato anche questo teatro [il Carcano], non vi fece eseguire alcuno spettacolo”161. 1810 Nel carnevale 1809-‘10 si ripeté al Carcano la stessa situazione del 1809 quando, per volere degli impresari della Scala che ne avevano assunto l’appalto, lo avevano tenuto chiuso. Su questa questione, i documenti d’archivio che possediamo sono diversi. Da essi risulta che si era aperto, tra gli appaltatori dei teatri regi e il ministro dell’Interno, un rapporto conflittuale che raggiunse toni piuttosto duri. Come esempio di tale stato di cose abbiamo una lettera del ministro dell’Interno del 14 dicembre 1809 indirizzata a Brentano de Grianty, qualificato come “Direttore dei Ridotti nei teatri Regi, Vice direttore de’ teatri Regi e Direttore de’ teatri Minori”. Nella missiva il ministro dice che non accetta le ragioni degli appaltatori dei teatri regi circa la chiusura del Carcano e del Lentasio ma che tali teatri debbano restare aperti al fine di darvi “uno spettacolo decente diffidandoli che in caso diverso S. A. I. e Principe Vice Re sarà informata del loro contegno e saranno provocate quelle misure che si riterranno giuste e convenienti per togliere l’effetto del monopolio da Essi commesso…”162 . Ma quali erano le ragioni portate in campo dagli appaltatori dei teatri regi relative al Carcano e al Lentasio? Da una lettera al Grianty dei suddetti appaltatori datata 17 dicembre 1809 emerge che essi respingevano l’accusa di essere dei monopolisti e che avevano affittato il Carcano e il Lentasio solo per fare l’interesse dei regi teatri. A prova di ciò essi fanno la proposta di cedere gratuitamente il Carcano a un qualsiasi impresario affinché lo usi fino a tutto il mese di novembre 1810 (v. Appendice, doc. 23) Il ministro dell’Interno però non crede alle ragioni degli appaltatori dei teatri regi e lo dice ancora una volta al De Grianty in una lettera del 18 dicembre 1809, dove si legge: “Dal tenore delle medesime loro offerte ho motivo sempre più di confermarmi che vi è stato monopolio in quest’affare…”163 . Il Grianty, a questo punto, evidentemente su sollecitazione del ministro dell’Interno, intimò subito agli impresari dei regi teatri di tenere aperti il Carcano e il Lentasio ignorando le loro ragioni. Ciò spinse gli impresari a scrivere una lettera di discolpa che, rispetto alla precedente, raccontava le cose in maniera diversa, più circostanziata (v. Appendice, doc. 24, lettera non datata). In essa, infatti, essi dicono di aver affittato il Carcano e il Lentasio non per tenerli forzatamente chiusi, ma per farvi le prove dei balli e delle opere da darsi poi alla Scala. Ciò perché, essendo questo teatro sempre aperto e avendo locali molto angusti, 160

Ibid.

161

G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 157.

162 ASMi, 163

Ibid.

Spettacoli pubblici, p. m., cart. 39. La lettera è una minuta.


!42 risultava difficile preparare in esso gli spettacoli. Inoltre, il contratto che li legava ai teatri regi prevedeva solamente l’apertura della Scala e della Canobbiana e non di altri teatri. Ad ogni modo, se così voleva il Governo, essi erano pronti “a cedere al medesimo i vigenti loro contratti d’affitto [del Carcano e del Lentasio] a condizione di essere tenuti indenni e rilevati d’ogni e qualsivoglia pretesa, o molestia dei rispettivi Locatori [intende i proprietari dei due teatri privati]”. Dopo uno scambio di lettere tra Grianty e il ministro dell’Interno si arrivò all’ultimo atto dell’incresciosa vicenda. Infatti, avendo il ministro dell’Interno comunicato al viceré Eugenio l’inaccettabilità delle ragioni degli appaltatori dei teatri regi, il viceré, in data 9 marzo 1810, emanò un decreto che vietava agli impresari dei teatri regi di “prendere in appalto direttamente o indirettamente qualunque altro Teatro di Milano” obbligandoli inoltre a rescindere i contratti d’affitto col Carcano e il Lentasio, “rimanendo a loro carico li compensi da farsi ai proprietari per la rescissione” (v. Appendice, doc. 25). Naturalmente, ciò non piacque agli appaltatori dei teatri regi che con lettera dell’8 aprile 1810 chiesero a Eugenio di modificare almeno il suo decreto nella parte concernente i compensi da corrispondere ai proprietari del Carcano e del Lentasio (“I medesimi Appaltatori sperano dalla Reale clemenza che vengano designati de’ confini allo stesso Decreto, i quali non portino all’innocente loro condotta tanto gravi e pesanti disturbi”.)164; ma il viceré, da Parigi, con lettera del 9 giugno 1810 al ministro dell’Interno attraverso il Consigliere e Segretario di Stato Strigelli, riconfermò il decreto vicereale chiudendo così in maniera definitiva la spinosa questione165 . --- --- --La stagione in cui il Carcano, dopo diversi mesi di totale chiusura, riaprì i suoi battenti in questo 1810, fu quella d’estate durante la quale, secondo Chiappori, fu messa in scena una sola opera, vale a dire I riti d’Efeso di Giuseppe Farinelli (testo di G. Rossi, “prima”, Venezia 1803). Gli interpreti furono: Lisetta Zamboni, da primo uomo, Raffaella Ruggieri, Antonio Cantù, tenore, Andrea Ricci, basso166 . Come fu accolta l’opera? Lo ignoriamo. Sappiamo invece che con essa, come risulta sempre da Chiappori, fu dato anche il ballo La vendetta di Medea di Giacomo Serafini di cui così parla il “Corriere delle dame”: “La danza pirica è mirabile; la scena del temporale è terribile, e nella stessa sua confusione produce un ottimo effetto, e fa rabbrividire, e tiene in tumulto i sensi e gli affetti […] La prima ballerina, signora Crespi, ha molta agilità; ma d’arte manca alcun poco; ed il primo ballerino, sig. Albini, ama di confondersi troppo tra i figuranti, e pare che voglia piuttosto nascondersi che farsi vedere […] Il corpo di ballo de’ grotteschi è sempre dal cattivo gusto degli Italiani ben accolto; e pare anzi ch’essi si compiacciano più quanto più smodati sono gli sforzi di questa razza di ballerini per istorpiarsi…”167 . Ai dati forniti da Chiappori su questa stagione, aggiungiamo un’altra notizia che abbiamo ricavato dal “Giornale Italiano”. Essa rivela che insieme all’opera di Farinelli I Riti d’Efeso, fu data una seconda opera: Il feudatario, più il ballo Il ritorno di Raoul, ma sui due spettacoli mancano altre conferme168. --- --- --Terminata la stagione d’estate, il Carcano si riaprì in autunno per la stagione di avvento durante la quale fu data la farsa I quattro rivali in amore di Gaetano Marinelli (“prima”, Napoli 1795) e Alessandro in Efeso, dramma serio in un solo atto, con musica nuova sempre di Marinelli e libretto di Francesco Marconi. Vi agirono: Maddalena Pietralia Spek, Teresa Salucci Sormani, Antonio De Bezzi, mezzo carattere. Buffi: Lorenzo Olivieri, Andrea Ricci169. Come furono accolti gli spettacoli dal pubblico? Lo ignoriamo.

164

La lettera degli appaltatori dei teatri regi a Eugenio è in ASMi, Spettacoli pubblici, p. m., cart. 39.

165 ASMi,

Spettacoli pubblici, p. m., cart. 39.

166

G. Chiappori: Serie cronologica… cit., p. 157.

167

“Corriere delle dame”, 30 giugno 1810.

168

“Giornale Italiano”, 12 agosto 1810.

169

G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 157.


!43 Finite le opere, il Carcano ospitò, nel mese di ottobre, la compagnia di saltimbanchi Destefanis che diede una serie di spettacoli molto apprezzati dal pubblico. Così, infatti, ne scrive il “Corriere delle dame”: “La compagnia Destefanis composta d’uomini, donne e fanciulli mirabilmente istruiti, presenta in questo teatro sempre variati spettacoli di salti, balli, e forze d’equilibrio che han quasi del prodigioso”170 . Della compagnia Destefanis si occupò pure il “Giornale Italiano” che nella rubrica “Spettacoli d’oggi” riportò i titoli delle sue “rappresentazioni pantomimiche” e cioè: Arlecchino bombardato (21 ottobre), Arlecchino finto pittore (26 ottobre), L’ammalato immaginario (27 ottobre), Arlecchino finto medico, (28 ottobre), Il vecchio geloso (29 ottobre). 1811 Nel carnevale 1810-‘11 furono dati al Carcano due drammi giocosi: Le bizzarrie d’amore di Mayr (testo di G. M. Foppa, “prima”, Milano 1800), e La sposa bisbetica di Pietro Carlo Guglielmi (testo da Da Ponte, “prima”, Roma 1797). Interpreti: Luigia Caldarini. Mezzo carattere: Eliodoro Bianchi. Buffi: Vincenzo Camberai, Andrea Ricci. Con le opere fu dato il ballo La vedo e non la vedo di Carlo Sessoni171. Tra gli interpreti delle opere vediamo un cantante che avrebbe svolto una carriera ricca di successi, il mezzo carattere Eliodoro Bianchi, citato dal Regli nel suo importante Dizionario. Secondo Regli, Bianchi nacque il 5 maggio 1773 a Cividate in provincia di Bergamo. Il padre, organista della cattedrale di Palazzolo, gli fornì i primi rudimenti musicali e con lui il ragazzo cantava nelle chiese “come cantore soprano”. Dopo il debutto a Treviso, passò al teatro del Fondo di Napoli, dove si fece udire per sei anni consecutivi. In seguito si esibì a Vienna, Parigi e Londra, dove rimase un anno. In Italia, le opere in cui si fece maggiormente apprezzare furono: Ciro in Babilonia, Zelmira, I Baccanali di Roma, Otello, Jefte, Il Crociato in Egitto, Annibale in Bitinia, Ginevra di Scozia. Dedicatosi all’insegnamento, ebbe tra i suoi alunni Badiali, Fornasari, Ivanoff, Marini, Elisa Orlandi, Crivelli figlio e altri ancora. A fine carriera, si ritirò nelle proprie terre di Palazzolo, e qui morì, a 75 anni, il 10 maggio 1848172. Al Carcano, terminata la stagione carnevalesca, prese il via quella di primavera-estate, ricca di tre drammi giocosi e di una farsa. Citiamo: Corradino di Francesco Morlacchi (testo di A. S. Sografi, “prima”, Parma 1808), Lisetta e Giacomino di Valentino Fioravanti (ignoriamo la “prima), Amor marinaresco di Giovanni Weigl (“prima”, Vienna 1797), e Il fiore o sia Il matrimonio per isvenimento di Orlandi (ignoriamo la “prima”). Interpreti: Anna Nava Aliprandi. Mezzi caratteri: Vincenzo Aliprandi, Davide Banderali. Buffo: Domenico Vaccani. Nel corso della stagione furono pure dati i balli: Ezzelino sotto le mura di Bassano, La donna di spirito, Giustina o sia La sposa riacquistata e I due svizzeri di Giacomo Serafini173. Il “Corriere delle dame”, recensendo il primo dramma giocoso, cioè Corradino, non mostrò un grande entusiasmo spendendo per esso queste poche parole: “Quantunque la musica di quest’opera sia di buon stile, quantunque gli Attori siensi sforzati di ben eseguirla, e fra questi assai distinguasi per l’agilità, e maneggio della voce, e per l’espressione pantomima il Sig. Domenico Vaccani, pure l’esito si contenne nel circolo della mediocrità”. Molto più lungo è il giudizio che il giornale dà del ballo eseguito con l’opera di Morlacchi, vale a dire Ezzelino sotto le mura di Bassano: “In questo spettacoloso ballo tragico tutto è interessante: vestiario conforme ai tempi; scenario egregiamente eseguito: un corpo finalmente di ballerini per nessun conto spregevoli. Distinguesi fra questi per bellezza di forme, esattezza di esecuzione, e agilità di movimenti la prima ballerina Candianilla Diotallevi. Ma sopra ogni cosa scuote veramente e sorpende tutta l’ultima scena, nella quale con bel meccanismo è disposto un gran ponte, su cui si eseguisce una fuga di cavalli, e si scorge in fine la caduta 170

“Corriere delle dame”, 24 novembre 1810.

171

G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 158.

172

Francesco Regli: Dizionario biografico dei più celebri poeti ed artisti melodrammatici che fiorirono in Italia dal 1800 al 1860, Torino, 1860, pp. 61-62. 173

G. Chiappori: Serie cronologica…cit., pp. 158-159.


!44 precipitosa nel dirupo nel sottoposto fiume. In una parola questo ballo dopo il Coriolano, ed il Cesare in Egitto è il più spettacoloso che veder si possa”174 . L’ultima attenzione rivolta dal “Corriere delle dame” a questa stagione, non riguarda le opere, ma il secondo ballo programmato, cioè I due svizzeri, dal carattere “giocoso e piacevole”. Anche in questo ballo si fece notare, tra i ballerini, la Diotallevi. Essa, che nel precedente ballo moriva strangolata sotto il peso di una lapide sepolcrale, “in questo risuscitata ci invita al riso e ci fa lieti di vederla in tutta la pompa della sua bellezza festevole, graziosa, e ridente”175. Nel corso della stagione d’opera ci fu pure un concerto tenuto dal cantante Diego Sommariva e dal suonatore di mandola Pietro Vimercati, notizia, questa, desunta dalla rubrica “Spettacoli d’oggi” del “Giornale Italiano”: “Teatro Carcano. Nella sera di venerdì 28 corrente si darà un’accademia vocale e strumentale del professore Pietro Vimercati, concertista di mandola, e Diego Sommariva, cantante. Li viglietti d’ingresso trovansi vendibili presso il negoziante sig. Ferdinando Artaria, dirimpetto al R.° Teatro della Scala”176. 1812 Niente spettacoli operistici in quest’anno ma rappresentazioni di compagnie comiche e accademie, così almeno risulta da Chiappori che scrive: “Non vi furono che rappresentazioni di compagnie comiche, ovvero accademie, ma con interrompimento”177. Dai giornali però nulla emerge su rappresentazioni date al Carcano nel corso dell’anno per cui la cosa resta dubbia. 1813 Durante i primi tre mesi dell’anno il Carcano, come si evince dalla rubrica “Spettacoli d’oggi” del “Giornale Italiano”, si aprì non per spettacoli operistici o drammatici, ma per feste da ballo. Poi, a fine marzo, si presentò sul suo palcoscenico una compagnia francese, anonima, che diede degli spettacoli costituiti da “Giuochi ginnastici sulla corda tesa”. Con la compagnia francese c’era pure una Compagnia comica italiana che, invece, rappresentò delle commedie di cui riportiamo qui i titoli: L’ajo nell’imbarazzo (25 marzo), Le donne la sanno lunga (28 marzo), I due prigionieri (30 marzo), Le convulsioni (1 aprile), La neve (4 aprile), Le gelosie per equivoco (6 aprile), Il cieco che vede chiaro (8 aprile), Il trombetta (11 aprile), Le nozze latine (18 aprile), La casa disabitata (23 aprile), Il gazzettiere (27 aprile), Il segreto (2 maggio), Il bottaio (9 maggio), L’erede universale (14 maggio), I regali di capo d’anno (16 maggio), L’innamorato al tormento (20 maggio). Finiti gli spettacoli delle due compagnie, il Carcano si aprì, in estate, per una stagione lirica durante la quale, secondo Chiappori, furono messe in scena: Demetrio e Polibio, dramma serio di Rossini (testo di V. Viganò-Mombelli, “prima”, Roma 1812), Paolo e Virginia, cantata con testo di Cesare Sterbini e musica di Vincenzo Migliorucci (“prima”, Milano 1813), e Omar re di Temagene, dramma giocoso di Portogallo (“prima”, Modena 1810). Interpreti: da primo uomo Anna Mombelli. Ester Mombelli. Tenore: Domenico Mombelli. Basso: Lorenzo Olivieri178 . Un nome che spicca tra i compositori di questi tre spettacoli, del tutto nuovo per il Carcano, è quello di Rossini che a quell’epoca aveva solo ventuno anni, ma che incominciava a lasciare dietro di sé la traccia di una personalità musicale forte e originale. A Milano se n’era avuto un saggio con la sua Pietra del paragone che, data alla Scala il 26 settembre 1812, era stata accolta con entusiasmo vivissimo. Ora c’era questo Demetrio e Polibio, che, prima ancora di andare in scena, fece scrivere al “Corriere delle dame” questo interessante articolo: “Teatro Carcano. Nella ventura settimana si esporrà probabilmente su queste scene l’opera seria Demetrio e Polibio. Tanto il libretto, che la musica fu scritta espressamente dal rinomato sig. M. Rossini per la famiglia del celebre tenore sig. Domenico Mombelli, che per la prima volta si produrrà su questo teatro. La 174

“Corriere delle dame”, 20 aprile 1811.

175

“Corriere delle dame”, 4 maggio 1811.

176

“Giornale Italiano”, 26 giugno 1811.

177

G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 159.

178

G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 160.


!45 signora Maria Ester Mombelli figurerà per prima donna. Essa è quella medesima che all’età di 14 anni fu tanto applaudita nel R. teatro di Lisbona. La signora Anna Mombelli secondo-genita farà la parte da soprano; il signor Ludovico Olivieri [Chiappori lo aveva chiamato Lorenzo Olivieri] quella di secondo buffo; la signora Carolina Magnanini canterà per la prima volta da seconda donna; ed il sig. Lepoldo Agostini da secondo tenore. Speriamo di avere in questa compagnia un complesso di voci e di soggetti da presentarci uno spettacolo aggradevole. Essendo corte le serate estive, non vi saranno balli. Un manifesto farà conoscere al pubblico la sera in cui si andrà in scena”179 . Dopo quest’articolo, il “Corriere delle dame” ne scrisse un secondo riguardante l’esito avuto dall’opera rossiniana che fu pienamente positivo. In esso si parla con ammirazione sia della musica – “originale, imitativa, dolcissima” – sia degli interpreti, vale a dire le sorelle Mombelli e il loro padre, tutti e tre meritevoli dei più vivi elogi: “…Il sig. Rossini ha scritta questa musica espressamente per il sig. Mombelli, e per le due giovanissime di lui figlie. Musica è questa da cima a fondo originale, imitativa, dolcissima. Cavatine, duetti, terzetti, quartetti, e gli a soli delle prime parti sono d’una forza, e soavità tale, e l’accordo dell’armonia è così unissona alla tempera delle voci, che non si è mai abbastanza di goder cogli orecchi, e applaudir colle mani. Nulla dirò io del sig. Domenico Mombelli tenore d’alta portata, la di cui voce non invecchia giammai. Egli si è riprodotto in due figlie ammaestrate da lui medesimo, e quanto egli esperte nell’arte. Mostra la prima circa 19 anni, e ne ravvisi appena 15 nella seconda; e l’una e l’altra sia per le mosse de’ gesti, che delle voci, cantino sole, od unite, rapiscono, commuovono, incantano…”180 In una delle repliche dell’opera rossiniana fu data la cantata Paolo e Virginia d’ignoto autore e anche in quest’occasione il successo non mancò: “Oltre la solita opera, ieri sera fra un atto e l’altro si ammirò e festeggiò a tutto cielo una cantata eseguita dalle due figlie sorelle Ester, ed Anna Mombelli, intitolata Paolo e Virginia. Poesia, musica, esecuzione, tutto corrispose ad accrescere il diletto e la meraviglia di coloro ch’ebbero la fortuna di trovar spazio in quel beato recinto”181 . A conclusione della stagione operistica fu dato Omar re di Temagene, opera seria nuova per Milano di Marco Portogallo (“prima”, Modena 1810). Essa si salvò grazie solo alla bravura degli interpreti, soprattutto del tenore Domenico Mombelli, che mostrò di essere “modello d’imitazione anco a quelli che reputansi per i migliori”. Delle sue due figlie, molto apprezzata fu soprattutto la più grande, Ester, della quale il “Corriere delle dame” scrisse che riusciva a far cose “che maggiori far non si possono colla voce”182 . Terminata la stagione lirica, si presentò al Carcano la compagnia comica Bertotti che probabilmente allestì diversi spettacoli. Di essi però conosciamo solo due titoli, vale a dire: Arsinoe e Prometeo mentre ignoriamo i titoli degli altri183 . --- --- --Dopo la compagnia Bertotti, il Carcano si aprì nuovamente in autunno per la stagione d’avvento durante la quale furono rappresentate due farse: Teresa e Claudio di Farinelli (testo di G. M. Foppa, “prima”, Venezia 1801), e La scelta dello sposo di Pietro Carlo Guglielmi (testo di L. G. Buonavoglia, “prima”, Venezia 1805). Interpreti, secondo Chiappori: Orsola Fei. Mezzo carattere: Antonio Berini. Buffi: N. Rieschi, Giovanni Lainer. Con le opere fu dato il ballo: Macbet sultano di Dely184 . L’esito degli spettacoli fu positivo e di ciò è prova il “Corriere delle dame” che dedicò loro quest’articolo:

179

“Corriere delle dame”, 3 luglio 1813.

180

“Corriere delle dame”, 10 luglio 1813.

181

“Corriere delle dame”, 31 luglio 1813.

182

“Corriere delle dame”, 14 agosto 1813.

183

“Corriere delle dame”, 1, 7 ottobre 1813.

184

G. Chiappori: Serie cronologica…cit., pp. 159-160.


!46 “Nel teatro Carcano si rappresentano in musica due farse, la prima delle quali fu molto applaudita. Vi si distinguono la prima donna signora Orsola Fei, ed il primo tenore sig. Antonio Berini, non che i due buffi Lainer e Rieschi. Fra una farsa e l’altra v’è un balletto semitragico che riesce accettissimo al pubblico, sia per la vaghezza del vestiario, che per la bravura tanto delle prime parti serie, che grottesche. Fra le prime vennero applauditissime le signore Maria Schiroli, e Maria Nichli, ed il Sig. Pietro Bordoni; e fra le seconde non saprei a chi dar maggior vanto, poiché tutte con bella emulazione si fecero grande onore”185 . --- --- --Nel corso del mese di dicembre il Carcano si aprì per una serie di concerti che fecero epoca perché ebbero a protagonista un musicista dal talento straordinario, unico anzi, il grande Niccolò Paganini. Per il violinista genovese, che aveva allora 31 anni, questa era la seconda esibizione fatta a Milano perché in ottobre si era già fatto udire alla Scala dove aveva destato un’enorme impressione. Al Carcano Paganini diede almeno cinque concerti186 eseguendo più o meno sempre gli stessi pezzi. Recensendo il quarto, il “Corriere delle dame” si soffermò soprattutto sul brano Le streghe che lasciò sbigottiti gli spettatori per gli effetti strabilianti che Paganini riusciva a ricavare dal suo violino. Sappiamo che nel comporlo Paganini si era ispirato a un celebre balletto di Viganò intitolato Il noce di Benevento che era stato eseguito alla scala nell’aprile del 1812 con straordinario successo. Commentando il pezzo, così scrisse il giornale milanese: “Teatro Carcano. Quattro accademie ha date in questa settimana il grande suonator di violino sig. Paganini; mercoledì sera particolarmente ci rallegrò egli con un suo concerto di variazioni modellati su i motivi del famoso ballo di Viganò intitolati il Noce di Benevento, e più particolarmente sulla parte delle Streghe. Egli imitò così bene le mosse sconce e le fattucchierie, e le voci senili, perfino di quelle vecchie indiavolate, che le risa, ed i battimani arrivarono al cielo. Il sig. Paganini, ed il suo violino sembran gemelli nati ad un parto, e direbbesi che il violino gli è così identico e naturale, come il becco agli augelli, e la gobba ai gobbi. Questa sera 18 corrente vi sarà nello stesso teatro la quinta accademia, nella quale per annuire al voto generale degli uomini, ripeterà le vecchie streghe” 187 . Riguardo alla quinta accademia tenuta al Carcano da Paganini, essa fu annunciata dal “Giornale Italiano” con queste poche righe: “Domani [cioè 22 dicembre] il sig. Paganini, sonatore di violino, darà un’accademia in cui eseguirà 4 pezzi fra i quali la sinfonia della Lodowiska e le variazioni intitolate Le Streghe. Canteranno le signore Teresa Appiani e Teresa Mora, e il sig. Gaetano Pozzi. Il sig. Gio. Lovati suonerà il piano forte”188 . Non sappiamo esattamente il giorno ma Paganini tenne al Carcano anche una sesta accademia durante la quale eseguì una Pastorale. Ciò risulta ancora dal “Giornale Italiano” che nella rubrica “Spettacoli d’oggi” scrive: “Il sig. Paganini, darà l’ultima sua accademia, in cui eseguirà una Pastorale. Canteranno la signora Marietta Margaroli e il sig. Antonio Razzani”189 . Sull’esito di quest’accademia, come della quinta, non abbiamo notizie, ma è facile immaginare che gli applausi, le acclamazioni, le richieste di bis che sempre erano rivolte al grande artista nelle sue esibizioni non saranno mancate. 1814 Questo è un anno particolarmente importante per l’Europa perché accadono eventi di portata tale da determinare il cambiamento del suo assetto politico. Napoleone, infatti, dopo aver combattuto e perso contro la sesta coalizione, si ritira a Fontainebleau e abdica a favore del figlio. Quindi parte per l’isola d’Elba dove

185

“Corriere delle dame”, 4 dicembre 1813.

Stranamente, Neill, nella sua biografia di Paganini, mentre cita i concerti tenuti dal violinista alla Scala ignora quelli effettuati al Carcano. Cfr. Edward Neill: Nicolò Pagnini, il cavaliere filarmonico, Genova, De Ferrari, 1990. 186

187

“Corriere delle dame”, 18 dicembre 1813.

188

“Giornale Italiano”, 21 dicembre 1813.

189

“Giornale Italiano”, 25 dicembre 1813.


!47 rimarrà, in esilio, fino al 26 febbraio 1815 giorno in cui, fuggendone fortunosamente, rioccuperà, per soli cento giorni, il trono di Francia. Naturalmente la caduta di Napoleone avrà ripercussioni anche a Milano che vedrà ritornare, dopo diciotto anni di occupazione francese, gli austriaci, suoi antichi padroni. Essi entrano nella città lombarda il 28 aprile 1814 e l’accoglienza che hanno è addirittura entusiastica, come fossero dei liberatori. Del resto, se c’era stato un tempo in cui tra francesi e milanesi i rapporti erano stati complessivamente buoni, ora non era più così. Scrive, infatti, Ettore Rota nella “Storia di Milano”: “Il cuore di Milano non batteva più per la Francia. Non un fronte unico per le forze di difesa, ma il fronte unico dei rancori e dei malcontenti era la triste realtà. Qui la vera unità di sentimenti e di opinioni. Ogni ceto poteva scrivere il proprio atto di accusa: i nobili ricordavano lo svincolo dei feudi; il clero la perdita dei suoi beni; i regolari lo sfratto immediato; gli industriali il blocco continentale; i mercanti le tariffe doganali; i popolani di città e di campagna, le coscrizioni; molti, poi, il completo disfacimento negli uffici di sicurezza pubblica, le aggressioni a mano armata sulle strade, gli scassinamenti o le irruzioni nelle case, gli assassinii e i ferimenti di notte e di giorno, la violazione del segreto postale, che veniva a intercettare le relazioni segrete del partito italico, da cui era colpito lo stesso Foscolo e i funzionari dell’esercito”190. Anche la classe intellettuale, oltre alla popolazione, accoglie con gioia gli austriaci e di ciò è esempio il poeta Vincenzo Monti che ne celebra il ritorno addirittura con un poema: Il ritorno d’Astrea, dimenticando disinvoltamente il fatto che il titolo di Cavaliere della Corona di Ferro e della Legion d’Onore di cui si fregiava gli era stato conferito proprio da Napoleone. Con l’arrivo dei nuovi occupanti cambia anche la reggenza della Lombardia, ora affidata al nuovo viceré, l’arciduca Ranieri d’Asburgo, che prendeva il posto del defenestrato Eugenio Beauharnais. Nella vita teatrale di Milano però, tali epocali rivolgimenti non modificano in nulla le abitudini dei milanesi che continuano a frequentare come sempre la Scala, la Canobbiana e gli altri teatri privati cittadini senza preoccuparsi troppo dell’alta politica. Per quanto riguarda il Carcano, sappiamo che nei mesi di gennaio e febbraio, prima quindi dell’arrivo degli austriaci, esso ospitò una compagnia francese che dette alcuni spettacoli drammatici i cui titoli abbiamo ricavato dalla rubrica “Spettacoli d’oggi” del “Giornale Italiano”. Essi sono: Amphitrion, Heine aux femines (21 gennaio), Lantara ou Le peintre au cabaret, L’assemblee de famille (28 gennaio), Les deux Figaro, La valee de Barcelonnette (1 febbraio), Arlequin tyran domestique, L’epreuve réciproque (11 febbraio), Le mariage secret, L’habitant de la Guadelupe (16 febbraio), Les fausses confidences, Le Mercure galant (18 febbraio). Dopo la compagnia francese ci fu un concerto cui prese parte Paolo Vimercati, suonatore di mandola, e la cantante Maria Rossetti191. In primavera si tenne al Carcano una stagione lirica durante la quale, secondo Chiappori, furono allestite due farse: O che originali di Mayr e Il sedicente filosofo di Giuseppe Mosca, già date entrambe nel 1807. Interpreti: Paolina Configliacchi detta Taverna. Mezzo carattere: N. Fosloni. Buffi: Gaetano Perelli, Ferdinando Auletta192 . Per il periodo autunnale, nella rubrica “Spettacoli d’oggi” del “Giornale Italiano” vediamo annunciati spettacoli di varia natura, cioè: accademia strumentale del sig. Scholl, “maestro direttore della banda del reggimento Deutschmeister” (16 settembre); concerto della virtuosa d’arpa Luigia Pascal (6 ottobre); accademia vocale e strumentale con i cantanti Diego Sommariva e il suo allievo Pedrotti (25 ottobre); nuova simile accademia con Sommariva, Pedrotti e Carlina De Lorenzi (30 ottobre). Nel periodo dell’avvento, altra stagione operistica, con la rappresentazione di un solo dramma giocoso: Don Papirio di Pietro Carlo Guglielmi (ignoriamo la “prima”). Interpreti: Chiara Asti. Mezzo carattere: Marco Bordogni. Buffi: N. Vagnoli, Giuseppe Acquisti. Secondo Chiappori, insieme al dramma giocoso del Guglielmi, fu dato anche un ballo intitolato: Sestetto di grotteschi193. Uno dei cantanti qui citati, Marco Bordogni, era ancora ai primi passi della carriera, ma in pochi anni si sarebbe imposto come artista di non comune talento. Nato a Gazzaniga (Bergamo) il 23 gennaio 1789, aveva esordito al teatro Re di Milano nel 1813. Nel 1819, dopo aver cantato in diversi teatri italiani (tra cui, nel 1817, la Scala) si sarebbe stabilito a Parigi, dove avrebbe avuto modo di farsi udire e apprezzare in molte 190

“Storia di Milano”, Fondazione Treccani degli Alfieri per la storia di Milano, 1959, vol. 13, p. 314.

191

“Giornale Italiano”, 15 aprile 1814.

192

G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 160.

193

Ibid.


!48 opere, soprattutto di Rossini, mostrando una voce dolce, limpida e flessibile, seppur di limitato volume. Nella capitale francese, ebbe l’incarico, da parte di Cherubini, che lo stimava molto, di insegnare canto al Conservatorio, ciò che fece dal 1820 al 1823. Tra i suoi alunni ebbe grandi artisti come la Sontag, la CintiDamoreau e Mario. A lui si deve anche un Méthod de chant pubblicato a Parigi, città dove morì il 31 luglio 1856. 1815 Secondo Chiappori, il Carcano, chiuso in carnevale, si aprì nella stagione di primavera allestendo una sola opera, il dramma giocoso L’Italiana in Algeri di Rossini (testo di A. Anelli, “prima”, Venezia 1813). Interpreti: Elisabetta Coda. Mezzo carattere: Tommaso Berti. Buffi: i fratelli Pio e Bartolommeo Botticelli. Con l’opera fu dato anche un ballo: Le rovine di Janina di Domenico Grimaldi194. Come fu accolto? Non lo sappiamo, come ignoriamo del resto anche l’esito avuto dall’opera. Conclusa la breve stagione di primavera, si svolse quella, altrettanto breve, d’estate con la rappresentazione di un dramma serio di Mayr inedito per il Carcano intitolato La Rosa bianca e la Rosa rossa (testo di F. Romani, “prima”, Venezia 1808). Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Elisabetta Pinotti (Enrico), Luigia Anti (Clotilde), Beatrice Anti (Elvira), Claudio Bonoldi (Vanoldo), Lodovico Bonoldi (Ubaldo), Giovanni Boggia (Rodolfo). Pittore delle scene: Gaspare Galliari195. Un artista che spicca tra gli interpreti dell’opera mayriana è il tenore Claudio Bonoldi, originario di Piacenza dov’era nato il 26 ottobre 1783. Dotato di una voce robusta tendente al baritono, adatta sia al canto spianato sia a quello d’agilità, egli aveva esordito a Torino nel 1803 facendosi udire nel 1810 per la prima volta anche alla Scala. Rossini ne aveva grande stima e per lui scrisse La pietra del paragone (Scala 1812), Armida (Napoli 1817) e Bianca e Falliero (Scala 1819). Morì a Milano il 14 novembre 1846, dopo aver cantato, negli ultimi anni della carriera, anche da basso. Un altro elemento che merita di essere citato è Elisabetta Pinotti, un soprano di ottima scuola, in carriera solo da pochi anni. Notizie su di essa e anche della sorella Rosina, si trovano nel Dizionario del Regli, dove si legge: “Queste due sorelle furono due prime donne eccellenti. Figurarono sulle scene italiane dal 1810 in avanti, e Rossini nel 1818 compose per Elisabetta l’Adelaide di Borgogna, opera che apparve in quel carnovale all’Argentina di Roma […] Godettero entrambe di una bellissima fama: se non che la Rosina colse maggiori onori, forse perché più favorita dalla natura”196. Come emerge dalla solita rubrica “Spettacoli d’oggi” del “Giornale Italiano” (che in questo 1815 chiuse le sue pubblicazioni), in settembre si esibì al Carcano la compagnia Destefanis-Romanine che presentò dei “giuochi ginnastici” (5 settembre). 1816 Secondo Chiappori, anche in quest’anno la stagione di carnevale non fu effettuata. Nella successiva stagione d’estate furono invece allestiti al Carcano due drammi seri, vale a dire: Tancredi, di Rossini (testo di G. Rossi, “prima”, Venezia 1813), e Alzira di Nicola Antonio Manfroce (testo di G. Rossi, “prima”, Roma 1810). Interpreti dei due melodrammi furono: Maria Marchesini, da primo uomo. Marianna Bagarotti. Tenori: per la prima opera Luigi Campitelli, per la seconda Alberico Curioni. Ballo: Elena e Serisca di Francesco Venturi197 . Maria Marchesini, che vediamo tra gli interpreti, era un contralto di buoni mezzi che vantava già una discreta carriera iniziata nel 1796 a Lodi. Essa era nata ad Almenno S. Bartolomeo (Bergamo), probabilmente nel 1774. (Per stabilire quest’anno ci siamo serviti dell’atto di morte, che abbiamo trovato nella stessa parrocchia di Almenno S. Bartolomeo dove è detto che morì nel 1856 all’età di 82 anni.) Essa diede subito prova delle sue doti vocali e di attrice esibendosi a Trieste, Crema, Milano (Scala, 1798, 1803, 1804), Parma, Venezia, Genova, Firenze, Madrid ecc. Dopo quest’apparizione al Carcano la sua carriera continuò con successo fino al 1828 quando si ritirò dalle scene. Molti furono gli autori da lei interpretati, ma

194

G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 160.

195

Il libretto di La Rosa bianca e la Rosa rossa è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

196

F: Regli: Dizionario…cit., pp. 411-412.

197

G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 161.


!49 tra tutti spicca Mozart, musicista poco popolare in Italia, di cui eseguì più volte Don Giovanni (Napoli, 1812, Scala, 1814, 1816, Firenze, 1818) e Le nozze di Figaro (Scala, 1815, Firenze, 1818)198 . 1817 Secondo Chiappori nella stagione d’estate fu dato il dramma serio Elisabetta regina d’Inghilterra di Rossini (testo di G. Schmidt, “prima”, Napoli 1815). Interpreti: Ercolina Bressa da primo uomo. N. Sala. Giuseppe Lombardi, tenore, Domenico Saini, basso. Ballo: Aglauro o sia La vendetta di Minerva di Filippo Bertini199. Sull’opera di Rossini abbiamo una recensione pubblicata dal “Corriere delle dame”, dove non mancano le critiche rivolte soprattutto alla musica che presentava brani ripresi da altre opere. Quanto ai cantanti, lodevole fu la Sala che “nel presentarci il personaggio dell’accorta e gelosa Elisabetta si comporta da eccellente posseditrice della scenica azione, e da professora profonda de’ metri armonici che uscivano dal suo labbro sommamente espressi”. Applaudita, fu pure la Bressa che, diciassettenne appena, si faceva udire per la prima volta in pubblico mostrando d’essere più matura della sua età. Quanto al tenore Lombardi, egli “lodevolmente cantò”, ma mostrava talvolta un difetto di gola che gli soffocava la voce. Restava il basso Saini il quale “è un po’ rozzo nel rappresentare un grande del regno, ma è sciolto, naturale e ben modulato nel canto”. Poco fortunato fu il ballo, che, a causa di una cattiva messa in scena, ebbe un “esito non buono”200. 1818 Le notizie che abbiamo su quest’anno sono molto scarse e le abbiamo ricavate dalla rubrica “Spettacoli d’oggi” della “Gazzetta di Milano” (Chiappori non ne fa parola). Secondo il giornale milanese, in febbraio agì al Carcano la compagnia di Giuseppe Moncalvo che dette Le avventure di Meneghino e Cecca e Le avventure di Giacomo Colombo detto il matto facchino a San Martino201 . In marzo, la compagnia Moncalvo fu sostituita dalla Granara che mise in scena Eltereda e Alfrida, Le nuvole e L’equivoco dei due gobbi202 . L’ultima notizia che abbiamo su quest’anno si riferisce a un’accademia vocale e strumentale, tenuta il 18 luglio, nella quale si esibì un ragazzo di 6 anni che col violino eseguì un concerto e un “andante con variazioni”203. 1819 Per quanto riguarda quest’anno, mancando qualsiasi recensione giornalistica, ci limitiamo a riportare integralmente ciò che scrive Chiappori nella sua Serie cronologica… Carnevale

198

Sulla Marchesini si veda il nostro Cantanti bergamaschi dell’800… cit., p. 27 e segg.

199

G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 162.

200

“Corriere delle dame”, 16 agosto 1817.

201

“Gazzetta di Milano”, 6 febbraio 1818.

202

“Gazzetta di Milano”, 23, 24, 26 marzo 1818.

203

“Gazzetta di Milano”, 18 luglio 1818.


!50 Oltre le tre feste da ballo date nelle sere del 24, 26 e 28 febbraio, vi furono rappresentazioni della comica compagnia Guarna, diretta da Giuseppe Moncalvo204 . Quaresima Rappresentazioni comiche, e un dramma giocoso. 7 marzo. Dalla società degli Accademici riuniti si è rappresentata Maria Stuarda, tragedia del sig. Vittorio Alfieri, e la farsa di un autore anonimo intitolata La neve, o sia Rinaldo d’Asti, con Meneghino. L’introito fu destinato per la sgraziata popolazione di Grossotto. 14 detto. Dalla suddetta società fu posta in iscena la commedia denominata Il borgomastro, indi la farsa Il principe spazzacamino. L’introito fu a benefizio dei poveri. 21 detto. Il barbiere di Siviglia. Dramma giocoso. Musica del sig. Gioachino Rossini. Attori Per le prime parti: Adelaide Tosi Cressotti. Geremia Rubini, mezzo carattere. Luigi Picchi, Domenico Spiaggi, Domenico Remolini, buffi. Per le seconde parti: Anna Pescatori. Luigi Picinotti, mezzo carattere. Intermezzi Balli eseguiti sulla corda dai Canabel fratello e sorella. 2 aprile. Ultima recita Primavera 7 maggio. Accademia vocale ed istrumentale, data dal professore di oboe, corno inglese e fagotto, sig. Ranieri Nanni al servizio di S. A. I. e R. il gran duca di Toscana. Estate Due drammi seri 1 luglio. Primo dramma La morte di Patroclo. Musica del sig. Sebastiano Nasolini. 16 detto. Secondo dramma Tancredi. Poesia del sig. Luigi Romanelli [sic per Gaetano Rossi]. Musica del sig. Gioachino Rossini. Attori Per le prime parti Giovanna Agnoni Teghil. Da soprano, Carolina Michel. Antonio Gordigiani, tenore, Giovanni Boggia, basso. Per le seconde parti Adelaide Cassego. Pietro Gentili, tenore205. Pittore: Filippo Quaglia. 8 agosto. Ultima recita Autunno

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Con Giuseppe Moncalvo (Reggio Emilia, 4 luglio 1781-Milano, 29 agosto 1859) entrava per la prima volta al Carcano il dialetto milanese. Il Moncalvo, infatti, si era specializzato nel rappresentare commedie il cui protagonista era Meneghino, la maschera di Milano. Nella città lombarda aveva anche creato l’Accademia degli Intraprendenti che dava rappresentazioni nell’interno dell’Osteria del Gamberino. Del resto, la sociatà milanese, rimasta attaccata, dopo i francesi, alle proprie abitudini, “parlava in dialetto, nobilitato dai grandi poeti vernacoli, dal Maggi al Porta, il quale per nutrirlo andava a <scuola di lingua al Verziere>”. Cfr. Romano Bracalini: L’Italia prima dell’Unità (1815-1860), BUR, 2001, p. 143. Quanto alla compgnia Guarna, essa era composta dalla prima attrice Camilla Guarna; amorosa giovane: Angelica Ravel; seconda donna: Carlotta Bongiovanni; madre nobile: Elena Cantoni; serva: Teresa Quazzi; generiche: Maria Moncalvo, Maria Quintieri, Giovanna Foschi; primo uomo: Camillo Benvenuti; amorosi giovani: Giuliano Guarna, Filippo Bresciani, Corrado Vergnani; padre nobile: Giovanni Quazzi; tiranno: Giovanni Bongiovanni; caratteristi: Giuseppe Moncalvo, Francesco Bevilacqua; parti dignitose: Luigi Cornessali. Ragazzi per le parti ingenue: Ercole Guarna, Giovanni Moncalvo. Generici: Alessandro Guarna, Giuseppe Degrandis, Giovanni Chiesa, Giuseppe Ponzoni. Arlecchino e Meneghino: Giuseppe Moncalvo. Cfr. G. Chiappori: Continuazione della serie cronologica delle rappresentazioni drammatico-pantomimiche poste sulle scene dei principali teatri di Milano dal giorno 1 dicembre 1818 al giorno 22 detto 1819, Milano, G. Silvestri, MDCCCXXX, p. 33. Su Pietro Gentili così scrive il Regli: “Pietro Gentili. Nacque in Romagna sul finire del secolo scorso, e fu tenore acclamatissimo. Vantava una voce, se non bella, per fermo omogenea. Veniva qualche volta accusato d’intonazione incerta; ma la sua anima, il suo alto sentire, il suo fuoco dimenticare facevano questo difetto di natura, e trasportavano l’uditorio al delirio. Era cantante ed attore. Quando gli parve che i suoi mezzi andassero perdendo della loro singolare potenza, cangiò sentiero, e recossi in Odessa come Régisseur di quel teatro. L’ultim’Opera che cantò in Italia fu Il Corsaro di Pacini. Morì in Odessa nel 1857”. Cfr. F. Regli: Dizionario…cit., sub voce. 205


!51 Dal giorno 3 agosto al giorno 22 settembre, ininterrottamente vi furono rappresentate tragedie, commedie e farse dalla comica compagnia Mascherpa-Velli-Favre206. 27 e 28 settembre. Saltatori e ballerini da corda. Autunnino Un dramma giocoso con intermezzo di un piccolo balletto. 7 dicembre Pamela nubile, musica del sig. Pietro Generali. Per le prime parti, Eleonora De Bezzi. Arturo De Bezzi, mezzo carattere. Francesco Tetrazzoli, buffo cantante. Clemente Rieschi ed Antonio Razzani, buffi comici. Per le seconde parti, Anna Fanti. Luigi Picinotti, mezzo carattere. Primi ballerini Paolina Frasi, Giuseppe Griffanti. Secondo ballerino Carlo Appiani. Grotteschi Teresa Raimondi, N. Speroni, Anna Bodoni, Francesco Montignani, Vincenzo Frasi. Non si sono fatte che due sole recite di seguito207. 1820 Come per il 1819, riportiamo qui spettacoli e stagioni ripresi da Chiappori. Carnevale Rappresentazioni comiche Da Giuseppe Moncalvo, unitamente al conduttore di questo teatro, nell’ultima settimana di carnevale, si fecero eseguire dalla comica compagnia di Filippo Ciarli208, nelle qui sotto notate sere, le seguenti rappresentazioni, sempre in doppio, cioè una spettacolosa, e l’altra maneggiata dalla maschera così detta Il Meneghino. Biglietto d’ingresso……………………………………………….lire - 60 Biglietto pel loggione…………………………………………….. “ - 30 Biglietto per l’arena………………………………………………. “ - 40 Martedì 15 febbraio. Primo spettacolo, La Corradina o sia Il gran torneo. Secondo spettacolo Il naufragio felice o sia Meneghino e Cecca schiavi fra i Turchi, con Meneghino cuoco per forza, condannato a morte, ed eroe per combinazione. Mercoledì 16 detto. Primo spettacolo, Azzo Visconti o sia La distruzione del forte Desio. Secondo spettacolo, Il segreto con Meneghino disperato per la gelosia della sua padrona. Giovedì 17 detto. Festa da ballo in prima sera con illuminazione a giorno. A causa di questo pubblico divertimento, la comica compagnia passò a declamare nel teatro Lentasio. Venerdì 18 detto. Primo spettacolo, Il Proscritto romano o sia Il leone del Caucaso. Secondo spettacolo, Le avventure di Meneghino Peccena con Cecca sua moglie.

La compagnia Mascherpa-Velli-Favre, nel 1819, era composta dalla prima attrice Giulietta Fabre; amorose: Marietta Dones, Carmina Favre; madre e caratterista: Carolina Velli; servetta: Maria Mascherpa; attrice generica: Assunta Rossi; primo attore: Luigi Velli; amoroso: Antonio Bucciotti; padre: Romoaldo Mascherpa; tiranno: Luigi Favre; caratteristi: Ernesto Dones, Antonio Baraldo. Parti ingenue: Annetta Velli. Generici: Francesco Micheloni, Giorgio Vismara, Gio. Mascherpa, Ant. Velli, Agostino Mascherpa. Rammentatore: Giuseppe Belloni. Macchinisti: Giovanni Spada, Gaetano Mastellari. Cfr. G. Chiappori: Continuazione della serie cronologica…cit., p. 28. 206

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G. Chiappori: Continuazione della Serie cronologica delle rappresentazioni drammatico-pantomimiche poste sulle scene dei principali teatri di Milano dal giorno 1 dicembre 1818 al giorno 22 detto 1819, Milano, G. Silvestri, pp. 15-17. La compagnia Filippo Ciarli, nel 1820, era composta dalla prima attrice Luigia Torandelli; seconda attrice: Angelina Ravel, madre: Francesca Perini; madre caratteristica: Luigia Bronchelli; servetta: Caterina Ciarli; primo attore: Luigi Serena; secondi amorosi:Antonio Pacchiarelli, Marco Bertotti; generico dignitoso: Giuseppe Bronchelli; tiranno: Pietro Costantini; caratterista: Filippo Ciarli. Generici: Mauro Bertelli, Giuseppe Torandelli, Giuseppe Curzoli. Ragazzi per le parti ingenue: Carolina ed Angelo Perini. Rammentatore: Giuseppe Perini. Macchinista: Lorenzo Seganti. Cfr. G. Chiappori: Continuazione della serie cronologica…cit., p. 102. 208


!52 N. B. Il protagonista Meneghino, sostenuto da Giuseppe Moncalvo, unitamente a Cecca (Angelica Ravel, seconda attrice) che anch’essa declamò in dialetto milanese, si meritano la comune approvazione. Ultima recita. Sabato 19 febbraio. Festa da ballo in prima sera sino a giorno. Primavera L’impresa di questo teatro fece dare un corso di rappresentazioni in musica, alcune delle quali non mai comparse in Milano. Il primo spettacolo ebbe luogo Mercoledì 22 marzo, e questo portava per titolo Romilda e Costanza, Opera semi-seria con musica vecchia del maestro Mayerbeer [sic]. Giovedì 6 aprile (da questo giorno in avanti il biglietto pei palchi fu fissato in lire 3.00 per prima fila; in lire 4.00 per seconda, in lire 2.50 per terza, in lire 1.00 per quarta; biglietto serale cent. 76, biglietto pel loggione cent. 26). Secondo spettacolo: L’occasione fa il ladro. Trattenimento giocoso con musica vecchia del maestro Rossini. Domenica 30 detto. Terzo spettacolo: Il barbiere di Siviglia con musica vecchia del maestro Rossini. Attori Per le prime parti. Per la sola prima opera Francesca Riccardi Paër, Maria Lossetti. Per la seconda e terza opera Teresa Melas, Serafino Gentili, tenore, Giovanni Battista Cipriani, buffo cantante, Vincenzo Pozzi, buffo comico. Per le seconde parti. Paola Belloni, Francesco Balassi, tenore, Giovanni Boggia, basso. Per la prima opera Giovanni Lorenzi. Abbonamento Per recite 40…………………………………… lire 15.00 Palchi di 1 fila per stag. L. 40.00 e seral. “ 4.00 Palchi di seconda fila “ “ “ 50.00 “ “ “ 5.00 Palchi di terza fila “ “ “ 40.00 “ “ “ 3.50 Palchi di quarta fila “ “ “ 30.00 “ “ “ 2.50 Biglietto serale……………………………………” 1.00 Biglietto pel loggione…………………………….“ - 20 Lo spartito del primo dramma (Romilda e Costanza) mancò dei primi elementi di sostegno, cioè dei cantanti e dell’orchestra. Intorno ai cantanti, sebbene alcuni di essi abbiano nomi conosciuti e lodati, non per questo hanno dato oggetto di lode, e voler ripetere il giudizio del pubblico, varrebbe tanto quanto insultare l’infortunio. Giova però il dire, affinché il maestro Mayerbeer [sic] non possa essere accusato di manifesta imitazione, che in questo dramma furono intrusi alcuni pezzi di altri maestri per esempio una scena del tenore, che non è dello spartito; che la prima donna appicciò due pezzi vecchi, fra i quali un’aria conosciutissima del Tancredi di Rossini. Non istette in scena che due sole sere. La compagnia di questi cantanti, escluso il Gentili, dice l’estensore del Corriere delle dame, N. 13, Milano 25 marzo 1820, è da “mai più sentirsi”. Estate Sabato 6 luglio. Fu posto in scena il dramma serio intitolato I baccanali di Roma. Poesia di N. Rossi. Musica del maestro Generali. Attori Per le prime parti. Marietta Bonsignori, Elisabetta Pinotti, da primo soprano, Nicola Tacchinardi, tenore, Vincenzo Botticelli, basso. Per le seconde parti. Giuseppina Conti, Pietro Gentili, tenore, Giuseppe Monticini, basso. Abbonamento per recite N. 15………... lire 8.00 Biglietto serale………………………… “ 1.50 Li 21 luglio……………………………. “ 1.00 Pel loggione…………………………… “ - 50 Li 21 luglio……………………………. “ - 30 Palchi di prima fila……………………. “ 4.00 Palchi di seconda fila…………………. “ 5.00 Palchi di terza fila…………………….. “ 3.50 Palchi di quarta fila…………………… “ 3.00


!53

Martedì 25 luglio. Serata a totale beneficio del primo soprano Elisabetta Pinotti. Questa attrice invece della consueta cavatina di sortita, ne cantò una nuova del maestro Bonfichi. Il tenore Tacchinardi per compiacere alle istanze della Pinotti, cantò seco lei tra il primo e il secondo atto, il duetto della Rosa bianca e della rosa rossa del maestro Mayr E’ deserto il bosco intorno e questo fu condecorato con analogo scenario, e da vestiario in preciso carattere. Sabato 29 detto. Serata a totale beneficio del tenore Tacchinardi, che al fine dello spettacolo cantò la celebe scena ed aria dei Misteri Eleusini del maestro Mayr. Lunedì 31 detto. Serata a beneficio di Margarita Bonsignori, che fra un atto e l’altro dello spettacolo cantò la scena e cavatina recentemente scritta dal maestro Orlandi nell’opera La Fedra Prima si avvezzi al campo. Ultima recita. Rappresentazioni comiche Biglietto serale…………………………………………………lire - 50 Biglietto pel loggione…………………………………………. “ - 25 Palco di primo ordine…………………………………………. “ 1.50 Palco di secondo ordine………………………………………. “ 2.00 Palco di terzo ordine………………………………………….. “ 1.15 Palco di quarto ordine………………………………………… “ - 75 Martedì 1 agosto la comica compagnia condotta da Antonio Raftopulo, che per la prima volta si espose sulle scene di Milano, ha principiato a dare un corso di rappresentazioni tragiche, comiche e drammatiche, le quali proseguiranno sino al giorno di lunedì 25 settembre209 . Domenica 10 settembre. Straordinario nuovo spettacolo mai stato rappresentato in questa capitale intitolato La fondazione di Roma ovvero Le strepitose guerre pel ratto delle Sabine. La rappresentazione ebbe principio con le feste ordinate da Romolo per la celebrazione degli imenei tra i Romani e le Sabine; quindi si vide il tradimento di Spurio Tarpeo, i tentativi dei Sabini ed il trionfo dei Romani, ed ebbe fine con la pace fra le due nazioni. Domenica 24 detto. Grandioso spettacolo portante per titolo I figli del sole o sia L’antro della vendetta. Dopo la scoperta del nuovo mondo fra tutte le immense popolazioni di quel vasto continente, le più nemiche del nome spagnuolo furono quelle del Messico, ed in particolare di Ilascala, dove succede questa sorprendente catastrofe; solo poteva il generoso e possente Alfonso Davila, compagno di Fernando Cortes, vincere Tolusco capo di quella indomita nazione. Delle vittorie di questo eroe, dell’amorosa sua inclinazione per una messicana tutte sortirono le tinte energiche di questo teatrale storico quadro. Lunedì 25 detto. Replica. Vi fu di più una pioggia d’oro, volo di colombe e l’addio della prima donna per essere stata l’ultima recita. Autunnino Domenica 3 dicembre. Lalanne e Ducrow hanno dato principio ad un corso di esercizi in tutti i rami di equitazione, volteggio, manovre di cavalleria, cavalli addestrati, pantomime comiche e dialoghizzate equestri, ed in fine di altri del tutto nuovi e sorprendenti. Prezzo d’ingresso Parterre. Palco scenico. Quarta fila…………………………………………lire 2.00 Prima e seconda fila………………………………………………………… “ 8.00 Terza fila……………………………………………………………………. “ 5.00 Loggione……………………………………………………………………. “ - 75 Martedì 5 dicembre Parterre. Terza e quarta fila…………………………………………………lire 1.50 Prima e seconda fila………………………………………………………… “ 6.00 Loggione……………………………………………………………………. “ - 50 Martedì 12 detto La compagnia Antonio Raftopulo, nel 1820, era composta dalla prima attrice Anna Pierri; prima amorosa: Adelaide Angelini; seconda donna: Giuseppa Fava; madre nobile: Teresa Angelini; madre caratteristica: Margarita Mazzoli; servetta: Teresa del Pino; generiche: Annunziata Fontana, Adelaide Mazzocchi, Marietta Pezzi, Anna Boccomini; primo attore e padre: Giovanni Boccomini; primo amoroso: Giuseppe Zarconi; tiranno: Nicola Vedova; caratterista nobile: Francesco Pierri; secondo caratterista e tiranno: Filippo Fontana; parti dignitose: Filippo Ponti; parti brillanti e poeta: Giovanni Guazzi; parti d’aspetto: Antonio Raftopulo. Seconde parti: Filippo Fava, Agapito Angelini. Generici: Giacinto Pezzi, Carlo Camisoni, Vincenzo Inson. Parti ingenue: Luigia e Amelia Pierri. Rammentatore: Federico Barbaro. Macchinista: Tommaso Bensini. Cfr. G. Chiappori: Seconda continuazione della serie cronologica…Milano, Giov. Silvestri, MDCCCXXI, p. 108. 209


!54 Parterre. Terza e quarta fila……………………………………………… .lire 1.00 Prima fila…………………………………………………………………. “ 4.00 Seconda fila………………………………………………………………. “ 3.00 Loggione…………………………………………………………………. “ - 38 Mercoledì 20 dicembre. Ultima rappresentazione210. --- --- --Circa l’anno 1820, il “Corriere delle dame” si occupò del teatro Carcano alcune volte in merito agli spettacoli operistici Romilda e Costanza di Meyerbeer (testo di G. Rossi, prima”, Padova 1817) (stagione di primavera), L’occasione fa il ladro di Rossini (testo di L. Prividali, “prima”, Venezia 1812) (stagione di primavera), I Baccanali di Roma di Generali (testo di G. Rossi, “prima”, Venezia 1816) (estate) e alla compagnia Raftopulo (autunno). Secondo il giornale milanese, dunque, Romilda e Costanza ebbe un’esecuzione modesta e tra tutti i cantanti, l’unico che si meritò gli applausi del pubblico fu il tenore Gentili211 . Quanto all’Occasione fa il ladro, le cose andarono meglio anche perché tra gli interpreti c’era una ragazza, Teresa Melas, di appena sedici anni, che cantò assai bene mostrando un talento non comune: “Un bello stile, un bel metodo di canto, congiunti a moltissima grazia, accresciuta da una timidezza sì naturale a un cuore gentile che per la prima volta affronti il severo giudizio del pubblico, vivissimi plausi meritarono all’onesta giovinetta, e tali pregi a ragione concepire fanno di lei le più belle speranze”. Con la Melas, bene si comportò il Gentili e con lui il buffo cantante Giovanni Battista Cipriani. Oltre agli interpreti, dell’opera piacque pure la musica “perché piacciono sempre le cose belle anche quando sono ripetute” (l’opera rossiniana, infatti, per quei tempi era vecchiotta essendo stata composta da Rossini per Venezia nel 1812)212 . Quanto ai Baccanali di Roma, l’opera fu, come spesso accadeva allora, manipolata aggiungendovi brani di altri autori, ma ciò non le impedì di ricevere gli applausi del pubblico, più interessato ai cantanti che alla musica. Tra tutti gli esecutori, il più ammirato e applaudito fu il tenore Nicola Tacchinardi che ritornava al Carcano dopo alcuni anni di assenza: “Lo sceneggiare di questo rinomato personaggio piacque assai, e la pronunzia e l’espressione, massime nei recitativi; par che piaccia pure il suo metodo di canto e il frequente gorgheggiare ed abbellire ch’egli vi intreccia…”. Col Tacchinardi buona prova fece pure il soprano Elisabetta Pinotti, dal canto espressivo, ben coadiuvata da Marietta Bonsignori. Questa era una giovane alunna del Conservatorio milanese, in possesso di una voce di soprano estesa e perfettamente intonata. Quanto alla messa in scena dei Baccanali, essa non dispiacque al pubblico che apprezzò pure l’orchestra, ben diretta dal maestro Bertuzzi padre213 . Riguardo alle rappresentazioni della compagnia comica Raftopulo, il “Corriere delle dame” ne citò due, vale a dire Il giudice di sé medesimo e Sofia Van-der-Noot, dove si fecero notare il Boccomini e la “signora Angiolini” [sic per Angelini], attori i quali “ben sostennero la fama che da parecchi anni si meritano”. Ammirevoli erano pure i costumi, le decorazioni, “insomma un complesso che pur troppo non vediamo sovente nelle compagnie italiane”214 . 1821 Come per l‘anno 1820 riportiamo qui spettacoli e stagioni ripresi da Chiappori.

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G. Chiappori: Seconda continuazione della serie cronologica…cit., pp. 39-44.

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“Corriere delle dame”, 25 marzo 1820.

212

“Coriere delle dame”, 15 aprile 1820.

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“Corriere delle dame”, 8 luglio 1820.

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“Corriere delle dame”, 5 agosto 1820.


!55 Carnevale Esercizi d’equitazione, indi commedia e balletto. 26 dicembre1820. La compagnia Lalanne e Ducrow diede principio agli esercizi di equitazione, volteggio, manovre di cavalleria e pantomimiche comiche e dialogizzate. Questo trattenimento proseguì sino al 27 gennaio 1821. Biglietto d’ingresso. Platea, terza e quarta fila…………………………………….lire 1 Prima fila…………………………………………………………………………... “ 4 Seconda fila………………………………………………………………………… “ 3 Loggione…………………………………………………………………………… “ - 38 Dal giorno 12 gennaio in avanti, i suddetti prezzi furono ridotti come segue: Platea, prima, terza e quarta fila……………………………………………………lire - 50 Seconda fila………………………………………………………………………… “ 1 Loggione…………………………………………………………………………… “ - 25 2 febbraio 1821. L’accademia degli Emulatori rappresentò la commedia I due Pietri. L’introito fu destinato a beneficio d’una miserabile famiglia milanese. Dal 6 al 12 marzo, dalla comica compagnia diretta da Giuseppe Moncalvo, furono date quattro rappresentazioni frammezzate dal seguente Balletto 6 marzo. Lo stentarello burlato, composto da Vincenzo Frassi. Ballerini Primi: Giuseppa Frontini, Paolina Frassi. Secondi: Marietta Frassi, Marco Mariani. Grotteschi: Marianna Fontana, Giuseppa Canali, Teresa Frontini, Vincenzo e Luigi Tavoni, Vincenzo Frassi. Biglietto serale, cent. 77. Pel loggione cent. 25. Quaresima Un dramma con un balletto 31 marzo. La molinara, melodramma giocoso, già eseguito nel teatro alla Scala nella quaresima del 1791, musica del celebre maestro Paesiello [sic]. Attori Per le prime parti: Teresa Zucchielli, Domenico Saini, tenore, Vincenzo Pozzi, buffo comico, Alessando De Angeli, buffo cantante. Per le seconde parti: Geronima Conti, Debora Petrarca, Giacomo Bevilacqua e Francesco Ricci, tenori. Balletto 31 marzo. Il matrimonio per inganno, composto da Giosuè Benichi, ed eseguito dai soli grotteschi. Ballerini Primi: Giuseppa Valenza, Giuseppe Griffanti. Essi ballavano soltanto un passo a due fra la pantomima ed il quintetto dei grotteschi. Grotteschi: Marianna Fontana, Francesca Cherubini, Giosuè Benichi suddetto, Alessandro Borsi, Pietro Rubini. Maestro al cembalo: Giuseppe Bianchi. Primo violino: Giuseppe Ronzoni. Violoncello al cembalo: Leone Boccaccio. Contrabasso al cembalo: Antonio Mentasta. Ultima recita in questo teatro, essendosi trasportato lo spettacolo nel teatro al Lentasio il 1° di aprile. Biglietto d’ingresso……………………………………………….lire 1 Per l’arena………………………………………………………… “ - 40 Pel loggione………………………………………………………. “ - 30 Palchi di prima fila……………………………………………….. “ 4 Detti di seconda………………………………………………….. “ 5 Detti di terza……………………………………………………… “ 3 Detti di quarta…………………………………………………….. “ 2 Primavera Tre drammi giocosi e tre balli I seguenti drammi e balli furono rappresentati alternativamente nei due teatri Carcano e Lentasio. 27 aprile. Il Turco in Italia, musica già conosciuta del M. Rossini. 8 maggio. L’Italiana in Algeri, musica già conosciuta del medesimo.


!56 11 detto. Il Barbiere di Siviglia, musica del sullodato M. Rossini. Per le prime parti. Pel primo e terzo dramma, Rosalia Pennetti. Pel secondo Giuseppa Bonamici, Domenico Saini, tenore, Vincenzo Pozzi, buffo comico, Luigi Maggiorotti, buffo cantante. Per le seconde parti. Anna Pescatori, Angela Mascietti, Giacomo Bevilacqua e Marco Remondini, tenori. Balli 27 aprile. L’ipocrita punito, ballo di mezzo carattere, composto da Federico Massini. 18 maggio. Chi la fa l’aspetta, come sopra, composto da Teresa Grassi. 6 giugno. Orfeo di ritorno dall’Inferno o sia La gloria del M. Rossini, ballo mitologico composto da Domenico Grimaldi. Primi ballerini Serii: Giuseppa Valenza, Raffaele Capuani. Per le parti: Teresa Grassi suddetta. Grotteschi: Marianna Fontana, Marietta Perelli, Giacomo Hebert, Pietro Rubini, Gaetano Sevesi. Maestro al cembalo: Giuseppe Bianchi. Primo violino: Giuseppe Ronzoni. Detto per i balli: Vincenzo Bertuzzi. Violoncello al cembalo: Leone Boccaccio. Contrabasso al cembalo: Antonio Mentasta. 14 maggio. Primo atto dell’opera Il Turco in Italia ed il primo dell’Italiana in Algeri, in cui la Bonamici cantò una cavatina del M. Rossini scritta per la prima volta che si è rappresentata l’Italiana suddetta: Cruda sorte, amor tiranno. 25 maggio. La medesima Bonamici con Maggiorotti, dopo il primo atto, cantarono il duetto del M. Coccia: Deciso già mi vedi, nell’opera la Selvaggia. Dopo il ballo la stessa Bonamici cantò coi cori l’aria del M. Rossini: Vieni tu o sposo e amante, nell’opera Ottone. 15 giugno. Amalia Brambilla, d’anni 10, figlia del M. Paolo Brambilla, dopo il primo atto cantò il Rondò del M. Rossini nell’opera il Tancredi: Perché turbar la calma; e dopo il ballo, ha cantato la romanza del sullodato Rossini nell’opera l’Otello, accompagnata coll’arpa da Gio. Batt. Rossi. Ultima recita, il 22 giugno. Biglietto d’ingresso…………………………………………………………………lire 1 – Per l’arena………………………………………………………………………….. “ - 40 Pel loggione………………………………………………………………………… “ - 30 Palchi di prima fila…………………………………………………………………. “ 3 Detti di terza………………………………………………………………………… “ 2,50 Detti di quarta……………………………………………………………………….. “ 2 – Estate Commedia ed un dramma serio 24 e 29 giugno. Ebbero luogo due spettacolose rappresentazioni della comica compagnia Raftopulo. Biglietto serale, cent. 60. Al loggione 25215. 5 luglio. Aureliano in Palmira, dramma serio posto già sulle scene nel teatro alla Scala l’autunno del 1814, musica del M. Rossini. Attori Per le prime parti: Carlotta Cavalli Vico, Antonietta Mosca, da primo soprano, Giuseppe Lombardi, tenore, Giuseppe Zambelli, basso. Per le seconde parti: Rosa Nerini, Luigi Secchi, tenore. Maestro al cembalo: Filippo Burcardi. Primo violino: Giuseppe Migliavacca. Violoncello al cembalo: Leone Boccaccio. Contrabasso al cembalo: Antonio Mentasta. Terza ed ultima recita, il 7 giugno. La compagnia Antonio Raftopulo – prima compagnia – nel 1821 era composta dalla prima attrice Anna Pieri; prima amorosa: Adelaide Angiolini; seconda donna: Giuseppa Fava; madre nobile: Isabella Buzzi; servetta: Teresa Delpino; generiche: Annunziata Fontana, Adelaide Marzocchi, Amalia Pieri; parti ingenue: Luigia Pieri, Rosina Pieri; primo attore e padre: Antonio Subotich; primo amoroso: Giuseppe Zanoni; secondo amoroso: Vincenzo De Rossi; generico dignitoso: Filippo Conti; tiranno: Filippo Fontana; caratterista nobile: Franceso Pieri; secondo caratterista: Filippo Fava; parti d’aspetto: Antonio Raftopulo. Generici: Carlo Carmisani, Pietro Romanelli, Lorenzo Pellegrini, Ermando Subotich. Rammentatore: Giambattista Tucci. Macchinista: Tomaso Bensini. Cfr. G. Chiappori: Terza continuazione della serie cronologica…, Milano, Giovanni Silvestri MDCCCV, p. 195. 215


!57 Biglietto serale………………………………………………………………………..lire - 86 Per l’arena e loggione……………………………………………………………….. “ - 38 Palchi di prima e terza fila………………………………………………………….. “ 3 Palchi di secondo ordine……………………………………………………………. “ 4 Detti di quarto ordine compreso un biglietto per quattro persone………………….. “ 4 Autunno Accademia di ventriloquzione, indi commedia. 19 ottobre. Il francese Faugier diede un’accademia di ventriloquzione, di giuochi di bossoli e di singolare destrezza di mano. Tale spettacolo si replicò per varie sere saltuariamente. Biglietto d’ingresso…………………………………………………………………..lire 1 Pel loggione…………………………………………………………………………. “ - 50 Palchi di primo ordine………………………………………………………………. “ 4 Palchi di secondo ordine……………………………………………………………. “ 5 Palchi di terzo ordine……………………………………………………………….. “ 3 Palchi di quarto ordine……………………………………………………………… “ 2 2 dicembre. Una società di dilettanti, al solo oggetto di soccorrere una indigente famiglia milanese, rappresentò il dramma intitolato Emilia di Liverpool, colla farsa La neve. Biglietto d’ingresso cent. 25. Pel loggione cent. 25. Il prezzo dei palchi si è rimesso alla generosità degli acquirenti. Autunnino Opera 8 dicembre. Tancredi, melodramma serio. Poesia di Gaetano Rossi. Musica già conosciuta del M. Rossini. Per intermezzo tra un atto e l’altro si suonava una sinfonia concertata. Attori Per le prime parti: Catterina Toussainte, Margherita Garavaglia da primo soprano. Ferdinando Marchetti, tenore, Domenico Sadis, basso. Per le seconde parti: Marietta Mora. N. De Gregori, tenore. Quarta ed ultima recita li 13 dicembre. Maestro al cembalo: Paolo Brambilla. Primo violino: Giuseppe Ronzoni. Violoncello al cembalo: Leone Boccaccio. Contrabasso al cembalo: Francesco Hurtk. Biglietto d’ingresso……………………………………………………………………. lire - 86 Pel loggione ed arena…………………………………………………………………. “ - 38 Palchi di primo e terzo ordine………………………………………………………… “ 3 Detti di quarto ordine…………………………………………………………………. “ 4 Detti di quinto ordine…………………………………………………………………. “ 2 - 216 --- --- --Per quanto riguarda il 1821, il “Corriere delle dame” si occupò solo della Molinara (“prima”, Venezia 1798) (stagione di quaresima), dell’Italiana in Algeri (stagione di primavera) e dell’Aureliano in Palmira (testo di G. F. Romanelli, “prima”, Milano 1813) (stagione d’estate). Per la prima opera, considerata uno dei capolavori di Paisiello, seppur datato (la “prima” era avvenuta nel lontano 1798 a Venezia), le cose non andarono molto bene, soprattutto per la cattiva esecuzione dei cantanti che nella recensione del giornale milanese non sono neppure nominati: “La Molinara. Questa è quella rinomata composizione dell’immortale Paisiello, ch’ebbe la sfortuna di capitar ora nelle mani di certi attori, di cui per il meglio ci asterremo di annunziarne il nome. Dopo averla rappresentata per qualche sera al teatro Carcano, e s’intende arlecchinescamente impasticciata di moderni pezzi e cantilene, passarono dessi al Lentasio…”217 Nell’Italiana in Algeri debuttava il contralto Giuseppa Bonamici (o Buonamici, com’è detto nella recensione) che fece un’ottima prestazione:

216

G. Chiappori: Terza continuazione della serie cronologica…, cit., pp. 93-99.

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“Corriere delle dame”, 7 aprile 1821.


!58 “…essa possiede una voce di contralto, se non di buonissima pasta, agile però assai, e piuttosto estesa; colorisce con metodo, ma un po’ risentitamente, li variati gruppi, mordenti e le volate all’ingiù che di frequente si trovano nello spartito, od ella vi ha soverchio innestato; con molta disinvoltura sostiene lo sceneggiare, benché il lazzo comico talvolta nei recitativi vi appara di troppo; ma per vero dire, ella è meritevole di quegli applausi che il Pubblico di tempo in tempo le va tributando…” Compagno della Bonamici era il buffo cantante Luigi Maggiorotti, che le si dimostrò vocalmente molto inferiore, rivelando notevoli limiti anche come attore218. Recensendo l’Aureliano in Palmira rossiniano, il “Corriere delle dame” dà anche notizie relative al teatro Carcano dove, le cose, sia per la scelta dei cantanti sia per la sua posizione decentrata, non andavano per niente bene: “Rossini a Londra, Rossini a Parigi, Rossini al teatro Re, dunque Rossini anche al Carcano. Ma ne sia cagione l’esser posto codesto amenissimo teatro fuor del centro della città, ne sia cagione la scelta degli spettacoli o piuttosto degli attori, egli è gran tempo che le imprese non vi riescono certo le più felici…” Quanto allo spettacolo, poco di buono c’era in esso e l’unico elemento positivo era dato dal tenore Luigi Lombardi che fece udire una voce gradevole e una chiara dizione219. 1822 Come per l’anno 1821, riportiamo qui spettacoli e stagioni ripresi da Chiappori. Carnevale e quaresima Commedia, indi opera e ballo 19 febbraio, 20, 22, 24 detto; 14 e 17 marzo, rappresentazioni comiche della compagnia diretta da Giuseppe Moncalvo. Biglietto d’ingresso…………………………………………………………….lire - 60 Pel loggione ed arena………………………………………………………….. “ - 25 Palchi di primo ordine…………………………………………………………. “ 2 Detto di secondo ordine……………………………………………………….. “ 3 50 Detto di terzo ordine…………………………………………………………… “ 2 50 Detto di quarto ordine………………………………………………………….. “ 2 24 marzo. Il barbiere di Siviglia, melodramma giocoso, musica già nota del M. Rossini. Attori Per le prime parti: Teresa Melas. Carlo Donà, tenore. Lorenzo Olivieri, buffo comico. Francesco Petrazzoli, buffo cantante. Antonio Razzani, altro buffo. Per le seconde parti: Eva Razzani, Paolo Rossignali, tenore. Ballo 24 detto. Il maestro del villaggio, ballo comico, composto da Giosuè Benichi ed eseguito dai seguenti Ballerini Catterina Taddei, Francesca Cherubini, Giosuè Benichi suddetto, Antonio Broggi, Alessandro Borsi, Giuseppe Velutini. Maestro al cembalo: Antonio Piacentini. Primo violino: Carlo Sampietro. Violoncello al cembalo: N. Ronchetti. Sesta ed ultima recita, il 30 marzo. La Melas eseguì una cantata di partenza. Biglietto serale…………………………………………………………………..lire - 86 Per l’arena………………………………………………………………………. “ - 30 Pel loggione…………………………………………………………………….. “ - 25 Palchi di primo ordine………………………………………………………….. “ 2 Detto di secondo ordine………………………………………………………… “ 3 50 Detto di terza ordine……………………………………………………………. “ 2 50 Detto di quarto ordine………………………………………………………….. ” 2 -

218

“Corriere delle dame”, 12 maggio 1821.

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“Corriere delle dame”, 7 luglio 1821.


!59 Primavera Opera, indi commedia 19 aprile. La Cenerentola, melodramma semiserio, musica conosciuta del M. Rossini. Attori Per le prime parti: Angiola Riva, Pietro Gentili, tenore. Giuseppe Nosadini, buffo comico, Paolo Lembi, buffo cantante. Per le seconde parti: Paola Belloni, Anna Capo Villa, Giovanni Gherardini, basso. Maestro al cembalo: Antonio Piacentini. Primo violino: Vincenzo Bertuzzi. Violoncello al cembalo: per la prima recita, Leone Boccaccio; indi N. Perelli. Contrabasso al cembalo: Francesco Hurtk. Quarta ed ultima recita, il 28 aprile. Biglietti d’ingresso e prezzo dei palchi, come nell’antecedente quaresima 24 marzo. 12 maggio. Dalla compagnia comica Orsolini e Fracanzani220 si è data la spettacolare rappresentazione intitolata Andromaca e Pirro. Biglietto d’ingresso, e prezzo dei palchi, come al 19 febbraio. 2 giugno. Dalla comica compagnia diretta da Giuseppe Moncalvo221 si è rappresentato il dramma intitolato L’Eroina delle figlie. Biglietto serale, come sopra. 28 giugno. Dalla comica compagnia Vestris222 si è data la spettacolosa rappresentazione, adorna di ridicoli caratteri, intitolata Andromeda e Perseo. Biglietto serale…………………………………………………………………..lire - 60 Per l’arena e loggione………………………………………………………….. “ - 20 Palchi di primo ordine…………………………………………………………. “ 3 Detti di secondo ordine………………………………………………………... “ 4 Detti di terzo ordine…………………………………………………………… “ 2 50 Detti di quarto ordine…………………………………………………………. “ 2 Estate Quattro opere e tre balli 15 luglio. Il Barone di Dolsheim, dramma giocoso, già posto sulle scene del teatro alla Scala nell’autunno del 1818, musica del M. Pacini. 31 detto. La festa della Riconoscenza o sia il Pellegrino bianco, dramma semiserio. Poesia di Giacomo Ferretti, romano, musica nuova per Milano, del M. Grazioli, romano. 13 agosto. Il Turco in Italia, dramma giocoso. Poesia di Felice Romani, musica già intesa del M. Rossini. 23 detto. Il Corradino, dramma semiserio, già posto sulle scene del teatro Re nel carnevale del 1816, musica del M. Stefano Pavesi. La compagnia Giacinto Orsolini e Fracanzani, nel 1822, era composta dalle donne: Angelica Ravel Orsolini, Giuseppa Fava, Francesca Coralli, Margarita Bonmartini Rubelli, Luigia Barri, Teresa Vanucci; parti ingenue: Adelaide Coralli, Annetta Barri; uomini: Giacinto Orsolini, Alessandro Fracanzani, Giuseppe Coralli, Gio. Batt. Castellazzi, Giordano Rubelli, Giacomo Scalfi, Filippo Fava, Pasquale Paladini, Giovenni Firpo, Siro Baroni. Suggeritore: Vincenzo Paccotti. Apparatore: Gaetano Bernascone. Trovarobe: Paolo Samengo. Cfr. G. Chiappori: Terza continuazione della serie cronologica…cit., p. 193. 220

221

La compagnia Giuseppe Moncalvo, nel 1822, era composta dalla prima attrice Teresa Foletto; amorosa giovane: Palmira Pizzamiglio; madre nobile: Luigia Torandelli; servetta: Catterina Ciarli; generiche: Anna Feoli, Maria Moncalvo, Teresa Mia; parti interne: Giuseppa Mieli, Clotilde Sacchi, Giovanni Moncalvo, Luigi Ciarli, Pietro Capella, Antonio Feoli. Primo attore: Giuseppe Feoli; primo amoroso: Antonio Pacchiarelli; padre nobile: Filippo Ciarli; tiranno: Pietro Costantini; caratteristi a vicenda: Giuseppe Moncalvo, Giuseppe Capella; secondo amoroso; Lorenzo Mia; generici: Gaetano Camellini, Pietro Romanelli, Raffaele Daverio, Ezechiele Gasparoli, Pietro Pizzamiglio. Maschere: Pietro Pizzamiglio da Arlecchino, Giuseppe Moncalvo da Meneghino. Rammentatore: Gasparo Suzzi. Macchinista: Giovanni Colombo. Cfr. G. Chiappori: Terza continuazione della serie cronologica…cit., pp. 189-190. La compagnia Luigi Vestri (o Vestris), nel 1822, era composta dalle donne: Laura Civili, Giuseppa Ruggeri, Rosa Bugamelli, Maria Pani, Marianna Mazzeranghi, Maria Caprara. Uomini: Giuseppe Chiodi, Gaetano Appi Metello, Filippo Ciarli, Girolamo Jaricos, Giuseppe Ruggeri, Benedetto Mazzeranghi, Francesco Bugamelli, Bartolomeo Signori, Luigi Forti, Luigi Lauri, Gustavo Bugamelli, Luigi Vestri. Macchinisti: Vincenzo Caprara, Carlo Caprara, Giovanni Pallavicini. Suggeritore: Marco Pani. Guardarobe: Francesco Zaniboni. Cfr. G. Chiappori: Terza continuazione della serie cronologica…cit., p. 203. 222


!60 Attori Per le prime parti. Giuditta Salio. Per la prima opera. Teresa Riboli. Per la seconda Cecilia Pastori, da primo soprano. Per le prime tre opere, Gaetano Pozzi, tenore. Giovanni Coppini, basso comico. Per le prime tre opere, Luigi Maggiorotti, basso cantante. Per le dette prime tre opere, Giuseppe Massa, e per la seconda e quarta, Giuseppe Zambelli, altri bassi cantanti. Per le seconde parti. Per le ultime tre opere, Teresa Burcardi Coppini. Scritturata senza aver agito. Marietta Manzoni, Giovanni Riboli, tenore, N. Curti, basso. Supplimento alle prime donne. La suddetta Teresa Riboli. Balli 13 luglio. La selvaggia, ballo di mezzo carattere. 26 detto. La Capricciosa, idem; composti ambedue da Giuseppe Ceirano. 14 agosto. Il Calzolaio burlato, ballo comico composto da Carlo Vienna. Ballerini Grotteschi: Marietta Perelli, Francesca Cherubini, Carolina Ceirano, Giovanna Morandi, Giacomo Brianza, Antonio Adami, Giuseppe Ceirano, suddetto, Gaetano Sevesi, Carlo Vienna, suddetto. Di mezzo carattere: Carolina Sairano, Marietta Morandi. Maestro al cembalo: Carlo Piacentini. Primo violino: Sampietro. Violoncello al cembalo: N. Perelli. Contrabasso al cembalo: Francesco Hurtk. 6 agosto. Serata a beneficio di Giovanni Coppini, il quale dopo il ballo cantò un racconto comico posto in musica dal M. Pilota di Bologna. La Pastori, dopo il primo atto, cantò l’aria del M. Rossini nell’opera La donna del lago: Elena oh tu ch’io amo. Vigesimaquarta ed ultima recita, li 6 settembre. Abbonamento Per 15 recite……………………………………………………………………………lire 5 Biglietto serale………………………………………………………………………… “ - 86 Per l’arena…………………………………………………………………………….. “ - 30 Pel loggione…………………………………………………………………………… “ - 25 Palchi di primo ordine………………………………………………………………… “ 3 50 Detti di secondo ordine……………………………………………………………….. “ 4 Detti di terzo ordine…………………………………………………………………… “ 3 Detti di quarto ordine………………………………………………………………….. “ 2 50 Dopo il giorno 31 luglio si affittarono senza prezzo fisso. Per il 4 agosto si fissarono i seguenti prezzi. Di primo ordine……………………………………………………………………… lire 3 Di secondo ordine…………………………………………………………………… “ 4 Di terzo ordine………………………………………………………………………. “ 2 50 Di quarto ordine…………………………………………………………………….. “ 2 Dopo il 5 agosto si sono fissati i seguenti prezzi (in moneta di Milano). Di primo ordine……………………………………………………………………… lire 3 Di secondo ordine…………………………………………………………………… “ 4 Di terzo ordine………………………………………………………………………. “ 2 10 Di quarto ordine…………………………………………………………………….. “ 2 Autunnino 15 settembre. La Duchessa di Baviera, rappresentazione spettacolosa con farsa. Biglietto d’ingresso e prezzo de’ palchi, come al 19 febbraio del corrente anno. --- --- --Circa il 1822, il “Corriere delle dame” si occupò dei seguenti spettacoli: Il Barbiere di Siviglia (stagione di carnevale e quaresima), Il Barone di Dolsheim e La Festa della Riconoscenza ossia Il pellegrino bianco (stagione d’estate). Nel Barbiere di Siviglia, ottimamente si comportò la prima donna Teresa Melas, ammirata per la grazia, la disinvoltura e una non comune agilità vocale, virtù unite a un “bastevole intendimento di scena”. Unico neo, quello di “infiorare laddove fors’anche il senso delle parole nol richiede”. Molto scarso fu invece il tenore Donà e appena accettabile il basso Olivieri – rispettivamente Conte d’Almaviva e dottor Bartolo –, due artisti


!61 che non alzarono certamente il livello dello spettacolo. Figaro era interpretato dal baritono Petrazzoli, “piuttosto provetto nell’arte”, ma che mostrò anche lui di avere poco fiato223. Esito felice ebbe Il Barone di Dolsheim di Pacini (testo di F. Romani, “prima”, Milano 1818) che attirò a teatro numerosi spettatori, memori del successo che l’opera aveva avuto alla Scala quattro anni prima alla sua prima esecuzione. Tra gli interpreti, tutti applauditi, spiccò il basso Maggiorotti, “per la sua bella e ben modulata voce”, ma piacque pure Coppini, “pel suo sceneggiare vivace e dignitoso a un tempo”, e la prima donna Salio, alunna del Conservatorio, che accoppiava “ad una somma perizia nell’arte il raro dono di una voce di soprano attissima a commovere”. Quanto al ballo dato con l’opera, per la sua mediocrità non meritava di parlarne224 . Dopo il lavoro di Pacini, fu la volta di La Festa della Riconoscenza, una novità per Milano, il cui autore era Filippo Grazioli, che l’aveva scritta per Roma nel 1821 (testo di J. Ferretti). Nel complesso, l’opera non dispiacque e vari pezzi ebbero gli applausi del pubblico225 . Gli interpreti, che desumiamo dal libretto, furono: Luigi Maggiorotti (Franck), Gaetano Pozzi (barone Castelli), Giuseppe Zambelli (Rollando), Clelia Pastori (Giustino), Giuditta Salio (Chiaretta), Giovanni Coppini (Nicola), Giovanni Riboli (Tommaso), Teresa Coppini (Nina), Giuseppe Massa (Mengone)226 . 1823 Come per il 1822, riportiamo qui spettacoli e stagioni ripresi da Chiappori. Carnevale Commedia 12, 14 e 16 febbraio. Rappresentazioni comiche della compagnia diretta da Giuseppe Moncalvo227. Biglietto serale……………………………………………………………………lire Per l’arena……………………………………………………………………….. “ Pel loggione……………………………………………………………………… “ Prezzo serale dei palchi Detti di primo e terzo ordine…………………………………………………….. “ Detti di secondo ordine………………………………………………………….. “ Detti di quarto ordine……………………………………………………………. “

- 60 - 30 - 25 2 30 3 1 50

Quaresima Dramma serio 7 marzo. Tebaldo e Isolina, musica nuova per Milano del M. Morlacchi. Attori Per le prime parti: Giuditta Schiroli, Marietta Albini, da primo soprano, Gaetano Crivelli, tenore, Domenico Spiaggi, basso. Per le seconde parti: Carlotta Carlevalis. Maestro al cembalo: Paolo Brambilla. Altro maestro al cembalo ed istruttore dei cori: Filippo Burcardi. Primo violino: Giuseppe Ronzoni. Violoncello: Giacomo Gallinotti. 223

“Corriere delle dame”, 20 marzo 1822.

224

“Corriere delle dame”, 20 luglio 1822.

225

“Corriere delle dame”, 3 agosto 1822.

226

Il libretto di La Festa della Riconoscenza è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

La compagnia Giuseppe Moncalvo - terza compagnia -, nel 1823, era composta dalla prima attrice Teresa Foletto; amorosa giovane: Palmira Pizzamiglio; madre nobile: Luigia Tarandelli; servetta: Catterina Ciarli; generiche: Anna Feoli, Maria Moncalvo, Teresa Menegatti, Teresa Capella; parti ingenue: Elisabetta Suzzi, Teresa Suzzi, Giuseppe Colombo, Pietro Capella, Antonio Feoli, Giovanni Moncalvo. Primo attore: Giuseppe Feoli; amorosi: Antonio Pacchiarelli, N. Caenazzo; padre nobile: Filippo Ciarli; tiranno: Pietro Costantini; caratteristi a vicenda: Luigi Capella, Giuseppe Moncalvo; generici: Giuseppe Menegatti, Ezechiele Gasparoli, Antonio Pessina, Gio. Batt. Castellazzo, N. Marzocchi, Pietro Pizzamiglio, Giuseppe Tarandelli. Maschere: Pietro Pizzamiglio da Arlecchino, Giuseppe Moncalvo da Meneghino. Rammentatore: Gaspare Suzzi; macchinista: Giovanni Colombo; apparatore: Pietro Pirola. Cfr. G. Chippori: Terza continuazione della serie cronologica…cit., pp. 190-191. 227


!62 Contrabasso: Luigi Costa. Pittori: Angelo Belloni e Filippo Quaglia. Ultima recita, 22 marzo. Biglietto serale…………………………………………………………………….lire 1 29 Per l’arena………………………………………………………………………… “ - 60 Pel loggione………………………………………………………………………. “ - 43 Primavera Accademia vocale ed istrumentale 6 giugno. Angelica Catalani, in detta sera, con teatro illuminato a giorno, diede un’accademia, nella quale si eseguirono i seguenti pezzi. Programma Parte I I Sinfonia di Weigl. II Sonata ed Aria: Olà t’arresta indegno, eseguita dalla Catalani. III Concerto di violino alla turca, composto ed eseguito da Fraenzel, direttore dei concerti di S. M. il re di Baviera. IV Pezzo istromentale. V Grandi variazioni di Rode eseguite dalla Catalani. Parte II VI Sinfonia di Asioli. VII Cavatina con flauto obbligato: Se mai turbo il tuo riposo, eseguita dalla Catalani. VIII Variazioni per violino, eseguite dal suddetto Fraenzel. IX Sinfonia del M. Zucchi. X Aria: Non più anderai farfallone amoroso, del M. Mozart, eseguita dalla Catalani. Biglietto d’ingresso………………………………………………………………. lire 5 Al loggione………………………………………………………………………. “ 2 Prezzo dei palchi di prima e terza fila…………………………………………… “ 8 Detti di seconda…………………………………………………………………. “ 12 Detti di quarta…………………………………………………………………… “ 6 Estate Un dramma giocoso ed una farsa. 5 luglio. Elisa e Claudio, dramma giocoso, posto già sulle scene del teatro alla Scala nell’autunno del 1821. 16 detto. Adelina, farsa, musica già conosciuta del M. Generali. Attori Per le prime parti: Amalia Perfetti, Pietro Gentili, tenore, Luigi Maggiorotti, buffo cantante, Gio. Batt. Rossi, buffo comico. Per le seconde parti: Carlotta Carlevalis, Pietro Verducci, tenore, Domenico Guarnieri, basso. Maestro al cembalo: Smith. Primo violino: Migliavacca. Violoncello: Perelli. Contrabasso: Ronchetti. Abbonamento Per 15 recite………………………………………………………………………lire 7 44 Biglietto serale…………………………………………………………………… ” - 86 Per l’arena……………………………………………………………………….. “ - 30 Pel loggione……………………………………………………………………… “ - 25 Palchi di primo e terzo ordine…………………………………………………… “ 4 Palchi di secondo ordine………………………………………………………… “ 5 Palchi di quarto ordine…………………………………………………………… “ 3 17 luglio. Serata a beneficio di Maggiorotti. Si cantò il primo atto dell’Adelina, indi per intermezzo il duetto del M. Rossini nel Barbiere di Siviglia: All’idea di quel metallo, eseguito da Gentili e Maggiorotti, finalmente il secondo atto del dramma Elisa e Claudio. 21 detto. Giosuè Benichi, in questa sera di beneficio della prima donna Angela [sic per Amalia] Perfetti, ed in quella di beneficio del tenore Gentili, cantò l’aria di Rossini la Calunnia. Questo distinto grottesco, che


!63 riscosse già replicati applausi sulle nostre scene, sgraziatamente trovasi ora incapace all’esercizio di sua professione per essersi spezzato la rotella d’un ginocchio. Ultima recita, il 28 luglio. Abbonamento Per 15 recite………………………………………………………………………lire 3 44 Biglietto serale…………………………………………………………………… “ - 86 All’arena………………………………………………………………………… “ - 30 Al loggione………………………………………………………………………. ” - 25 Prezzo serale dei palchi Palchi di primo e terzo ordine…………………………………………………… “ 4 Detti di secondo ordine………………………………………………………….. “ 5 Detti di quarto ordine……………………………………………………………. “ 3 Autunno Accademie e commedie Una società di Dilettanti e di professori di musica la sera del 5 settembre, ha dato in questo teatro un’accademia vocale ed istrumentale. Programma Parte I I Sinfonia del M. Rossini dell’opera Il Turco in Italia. II Duetto del M. Pacini: In quel cor confido e spero, eseguito da Lucia Carrara e da Hilaret, dilettanti. III Sinfonia del M. Mozart. IV Aria del M. Rossini: Una voce m’ha colpito eseguita dal suddetto Hilaret. V Aria del suddetto maestro, eseguita dalla nomata Carrara. Parte II VI Sinfonia del M. Soliva. VII Duetto del M. Rossini: Un bell’uso, eseguito da Hilaret e dal professore Nosadini. VIII Aria del M. Coccia eseguita dalla Carrara. IX Aria del M. Rossini, nell’opera Torvaldo e Dorliska, eseguita dal dilettante Bonola. X Terzetto del suddetto maestro nell’opera L’inganno felice, eseguito da Lucia e Fulvio Carrara, dilettanti, e del professore Nosadini. Biglietto d’ingresso……………………………………………………………..lire - 86 All’arena……………………………………………………………………….. “ - 30 Al loggione…………………………………………………………………….. “ - 25 19 detto. Altra accademia vocale ed istromentale data da Lucia Carrara. Biglietto, come sopra. 26 settembre. La società dei dilettanti drammatici rappresentò Loda e Levenop o sia il Romitaggio di Sommerset. L’introito fu a beneficio d’una indigente famiglia. Biglietto d’ingresso, come sopra. 3 ottobre. Bertozzi Angiola Maria, cantante, diede in questo teatro un’accademia vocale ed istromentale, di cui non fu esposto il programma. Biglietti d’ingresso, come per l’accademia precedente. 14 detto. La suddetta società di Dilettanti drammatici eseguì la spettacolosa rappresentazione di Bianca e Fernando, e l’introito della medesima fu ancora per la stessa povera famiglia. Biglietti d’ingresso, come sopra. 21 dicembre. L’accademia degli Emulatori, a beneficio di una miserabile famiglia, ha dato la comica rappresentazione, intitolata Lo schiavo o sia il Ritorno dalla Soria. Biglietto d’ingresso………………………………………………………………lire - 70 Per l’arena……………………………………………………………………… “ - 30 Pel loggione……………………………………………………………………. “ - 25 Prezzi dei palchi Palchi di primo e terzo ordine…………………………………………………. “ 2 Detti di secondo ordine………………………………………………………… “ 3 22 detto. A beneficenza ancora di una indigente famiglia si è data un’accademia vocale ed istrumentale giusta il seguente Programma Parte I I Sinfonia del M. Rossini dell’opera La Gazza ladra.


!64 II Rondò con coro dell’opera L’Evelina, del M. Coccia: Il destino a me t’invola, cantato da Marietta Morazzoni. III Concerto di tromba dritta, eseguito da Tomapschu, capo-banda dell’Imp. Reggimento d’Ulani. IV Aria con cori nel Falegname di Livonia, del M. Rossini, cantata da Giuseppe Pohr. Parte II VI Gran sinfonia. VII Duetto con cori nell’opera La Rosa bianca e la Rosa rossa del M. Mayr: Deserto il bosco intorno, cantato dalla Morazzoni e dal Remondini. VIII Concerto di flauto eseguito da Giuseppe Caldara. IX Rondò con cori dell’opera Adelaide e Comingio, del M. Pacini, cantato dalla Morazzoni. X Sinfonia composta dal M. Paolo Brambilla. Biglietto d’ingresso cent. 88, all’arena 30, il loggione 25228. -- -- -Di tutti gli spettacoli dati al Carcano nel 1823, il “Corriere delle dame” si occupò solo di Tebaldo e Isolina (quaresima), Elisa e Claudio e Adelina (estate), più l’accademia di Angelica Catalani (primavera). Tebaldo e Isolina di Francesco Morlacchi (testo di G. Rossi), già data con successo in “prima” a Dresda nel 1820, poi a Venezia, a Verona e a Mantova, era nuova per Milano, ma non ebbe una favorevole accoglienza, soprattutto per la sua estrema lunghezza. Tra tutta quella musica si salvava solo un duetto del primo atto – “ma non privo di pecche e di una certa mistura tra il serio e il buffo” –, una lunghissima scena del secondo atto eseguita molto bene dal tenore Crivelli, e un “pensieretto a guisa di romance pel soprano”. Per il resto, arie inconcludenti, recitativi monotoni, sinfonia dove si proponevano vari motivi “senza terminarne alcuno” e così via. Sul piano dell’esecuzione, insieme al Crivelli, si fece pure onore il giovane soprano Marietta Albini che pur avendo una voce di poco volume, seppe usarla con garbo e maestria meritandosi vivissimi applausi. Scene e costumi lodevoli, tanto da “superare l’aspettazione del Pubblico”229 . Elisa e Claudio di Mercadante (testo di L. Romanelli, “prima”, Milano 1821), che in altri teatri aveva sempre raccolto larghi consensi, navigò con sufficiente sicurezza anche al Carcano. Tra gli interpreti, ottima prova fece Luigi Maggiorotti, buffo cantante, che il pubblico premiò con ripetuti applausi. Con lui c’era la prima donna Amalia Perfetti, dotata di “un ben inteso contegno scenico, una sufficiente qualità di voce, ed un metodo di canto anche pregievole”. Altra prima donna era la Grassi – non nominata da Chiappori –, lodevole per la sua disinvoltura scenica e sicurezza nei gorgheggi. Il basso era Giovanni Battista Rossi, il meno valido della compagnia, cui è consigliato…di cambiare mestiere. Finita l’opera, i primi attori furono chiamati “a godere il premio delle loro fatiche” e ciò siglò il buon risultato della rappresentazione230 . Dopo Elisa e Claudio, fu la volta di Adelina, farsa di Generali (testo di G. Rossi, “prima”, Venezia 1810). Essa, grazie a una buona performance della prima donna Perfetti, del buffo cantante Maggiorotti – qui meglio impiegato rispetto all’opera precedente – del basso Rossi e soprattutto del tenore Pietro Gentili, conseguì un successo apprezzabile. “Il pubblico - annotò il “Corriere delle dame” -, che ben ricordava di trovarsi al Carcano e non alla Scala, volle coronare d’applausi il buon volere di questi attori chiamandoli dopo la rappresentazione sulle scene”231 . Al Carcano, un evento di particolare importanza che merita di essere evidenziato fu l’accademia del soprano Angelica Catalani, tenuta il 6 giugno. La Catalani, infatti, non era una cantante qualunque, ma forse il più grande soprano del suo tempo. Anche Stendhal, quando l’aveva udita al Conservatorio di Milano in un concerto tenuto il 21 novembre 1816, ne era stato impressionato, però più sul piano strettamente vocale che sul piano espressivo232 .

228

G. Chiappori: Terza continuazione della serie conologica…cit., pp. 106-112.

229

“Corriere delle dame”, 15 marzo 1823.

230

“Corriere delle dame”, 12 luglio 1823.

231

“Corriere delle dame”, 19 luglio 1823.

Scrive Stendhal: “21 novembre. Il tanto atteso concerto della Catalani ha avuto finalmente luogo nella sala del Conservatorio, che non ha potuto riempirsi. C’erano circa quattocento persone. Che tatto questo pubblico! Il giudizio è unanime: la più bella voce che si ricordi, cento volte meglio della Banti, della Billington, di Marchesi. Anche nei pezzi più vivi, è sempre come se cantasse sotto una roccia: ne ha <l’eco argentina>. Avesse un’anima, che effetti riuscirebbe a ottenere! Invece, ha cantato le arie tutte a un modo…”. Cfr. Stendhal: Roma, Napoli e Firenze nel 1817, Traduzione di Bruno Maffi e Bruno Pincherle. Tascabili Bompiani, 1977, p. 17. 232


!65 Nata a Senigallia nel 1780, la Catalani aveva debuttato a Venezia nel 1797 per poi cantare, successivamente, e con grande successo, in vari teatri europei, compresi quelli di Londra (città in cui erano noti i suoi sentimenti ostili a Napoleone e dove furoreggiò dal 1806 al 1812). Come si legge nella “Enciclopedia della musica” Rizzoli Ricordi, la Catalani “ebbe una delle più belle voci della storia del teatro musicale, con una sonorità e con una forza di penetrazione che ricordavano Brigida Giorgi Banti, ma anche con una incomparabile dolcezza di timbro. Dotata di una tecnica stupefacente, amava lo stile brillante, il canto acrobatico e le audaci e complesse fioriture. Era maestra nei contrasti tra i forti e i pianissimi e sfoggiava grande ampiezza di fiati”. Al Carcano la Catalani attirò un pubblico assai folto che non si peritò di pagare, per udirla, un prezzo del biglietto molto alto (come esempio citiamo il prezzo dei palchi di seconda fila che passò, come si evince da Chiappori, a 12 lire, mentre era di solito dalle 3 alle 5 lire). Come scrisse il “Corriere delle dame”, il brano che suscitò più scalpore tra tutti quelli eseguiti dalla Catalani furono le variazione del Rode, pezzo difficilissimo che dava modo alla cantante di mostrare appieno tutte le sue straordinarie capacità vocali: “La celebre Catalani in un’accademia numerosa di concorrenti quanto conviensi al valore di lei, rinnovando fra noi un diletto da gran tempo desiderato, ha aggiunti non pochi allori agli infiniti de’ quali va già fregiata. Questa singolarissima donna, della quale ardiremmo dire che non può mai venir meno alla fama ond’è nota in tutta l’Europa, come in tutti i pezzi cantati, così principalmente in alcune variazioni di Rode si mostrò destinata a coglier lodi a nessun’altra comuni. In questa medesima accademia fu pure applaudito anche il sig. Fraenzel [era un violinista, direttore dei concerti di S. M. il re di Baviera]”233 . 1824 Come per il 1823, riportiamo qui spettacoli e stagioni ripresi da Chiappori. Carnevale e quaresima Commedie ed un’opera seria Una società di dilettanti drammatici diede le tre seguenti rappresentazioni a beneficio di povere e numerose famiglie milanesi. 19 gennaio. Il dramma intitolato Sander e Molly, seguito dalla dilettevole farsa il Pittochetto. Per intermezzo, la dilettante di musica, Marietta Morazzoni, cantò due arie accompagnate dal piano-forte. 20 detto. Il tragico spettacolo, intitolato la Caduta di Balzac o sia il Trionfo di Molesindo, seguito dalla farsa la Casa disabitata. 31 detto. La commedia intitolata la gran Lotteria di sei mille zeri, seguita da una graziosa farsa. Biglietto d’ingresso……………………………………………………………….lire - 70 All’arena…………………………………………………………………………. “ - 30 Al loggione………………………………………………………………………. “ - 25 La drammatica compagnia al servizio di S. M. il re di Sardegna, condotta da Gaetano Bazzi234 , rimasta sul principio di carnevale a Torino senza teatro, essendo colà stati sospesi gli spettacoli per la morte del re Vittorio Amedeo, si è trasferita a Milano in questo teatro Carcano, dove ha dato un corso di rappresentazioni, che incominciò col 1° di febbraio ed ebbe fine col 7 marzo; quindi si è trasferita all’I. R. teatro della Canobiana ove fece alcune altre recite. Biglietto d’ingresso……………………………………………………………… lire 1 All’arena…………………………………………………………………………. “ - 40 Al loggione………………………………………………………………………. “ - 30 Furono fatti privatamente alcuni abbonamenti per 40 recite a lire 12. 14 marzo. Una compagnia di dilettanti drammatici, a beneficio d’una povera e numerosa famiglia milanese, diede una spettacolosa rappresentazione intitolata Bianca e Fernando o sia la Tomba di Carlo IV duca d’Agrigento. Questo spettacolo fu decorato dell’intermezzo di banda militare e di tre arie del M. Rossini, cantate con accompagnamento di piano-forte dalla dilettante Carolina Alfini, di Como. Si diè poi fine colla farsa la Sciabola di legno ovvero Meneghino ubbriaco. 233

“Corriere delle dame”, 14 giugno 1823.

La compagnia di Gaetano Bazzi, nel 1824, era composta dalle donne: Carlotta Marchionni, Elisabetta Marchionni, Anna Maria Bazzi, Vincenza Righetti, Carolina Falchetti, Ferdinanda Forattini, Rosina Cresta, Adelaide Boccomini, Annunziata Nardelli. Uomini: Domenico Righetti, Giovanni Boccomini, Francesco Righetti, Franco Calamari, Giovanni Falchetti, Giacomo Borgo, Giovanni Borghi, Giuseppe Nolis, Giuseppe Bucciotti, Federico Forattini, Angelo Pianigiani, Alessandro Pinotti, Gaetano Nardelli, Dario Capelli, Mario Baini, Giovanni Gabusi, Giuseppe Bologna. Cfr. G. Chiappori: Terza continuazione della serie cronologia…cit., p. 179. 234


!66 Prezzo dei biglietti, come nell’antecedente gennaio. 23 marzo. Edoardo e Cristina, dramma serio. Nuovo per Milano, musica del M. Rossini. Attori Per le prime parti: Marietta Albini. Amalia Brembilla, da primo soprano. Francesco Lega, tenore. Stefano Ferrario, basso. Per le seconde parti: Luigi Rigola, tenore. Maestro al cembalo: Giuseppe Bianchi. Primo violino: Giuseppe Bevilacqua. Violoncello: Giacomo Gallinotti. Contrabasso: Francesco Hurtk. Settima ed ultima recita il 1° di aprile. Biglietto d’ingresso………………………………………………………………lire 1 Per l’arena……………………………………………………………………….. “ - 40 Pel loggione……………………………………………………………………… “ - 30 Prezzo dei palchi di prima e terza fila…………………………………………… “ 4 Detti di seconda…………………………………………………………………. “ 5 Detti di quarta……………………………………………………………………. “ 3 Primavera Rappresentazioni comiche 9 aprile. Una compagnia di dilettanti drammatici rappresentò il dramma Elisabetta Federowna. L’introito fu a beneficio di Luigi Brambilla, già comico di professione, ed ora sgraziatamente divenuto cieco. 19 detto. Spettacolosa rappresentazione, intitolata I Misteri dei Sepolcri di Benevento, con Meneghino servo sciocco e spaventato dai supposti spiriti. Essa fu frammezzata da un concerto di tromba dritta eseguito dal rinomato Thomapschu capo-trombetta del regg. Ulani, e da un’aria cantata con accompagnamento di piano-forte. Questo spettacolo fu dato da una compagnia di dilettanti a beneficio d’una povera famiglia milanese. Prezzo dei biglietti, come nell’antecedente gennaio. La comica compagnia Raftopulo235eseguì le seguenti cinque spettacolose rappresentazioni, alle quali fu libero l’ingresso agli abbonati al teatro Re, ove la stessa compagnia agiva continuamente. 25 aprile. L’Alunna della giumenta o sia la Strage dei fanciulli dell’Atica. Azione tratta dal gran ballo di Salvatore Viganò. Terminò lo spettacolo colla farsa intitolata Meneghino facchino di piazza o sia i tre Gobbi. 2 maggio. Le quattro memorabili giornate della Persia e la farsa Bondocani ovvero il Califo di Bagdad. 9 detto. Meneghino schiavo in un’isola dell’Africa. Questa commedia fu seguita da un’altra in un solo atto, intitolata il Diavolo muto con Meneghino custode del castello della solitudine. 16 detto. Giovanna d’Arco sotto le mura d’Orleans. Tragica rappresentazione tratta dal ballo del celebre Salvatore Viganò. Chiuse lo spettacolo la graziosa farsa Meneghino scudiere di D. Chisciotte alla presa del Cavilegno ovvero le donne colla barba. 27 detto. La fondazione di Roma ovvero la strepitosa guerra per il ratto delle Sabine. Prezzi dei biglietti. Per le prime due recite…………………………………..lire 1 All’arena……………………………………………………………………… “ - 40 Al loggione…………………………………………………………………… “ - 30 Per le altre recite……………………………………………………...……… “ - 75 All’arena……………………………………………………………………… “ - 40 Al loggione…………………………………………………………………… “ - 30 Prezzo dei palchi per le prime due recite Palchi di prima fila……………………………………………………………lire 3 Detti di seconda………………………………………………………………. “ 4 Detti di terza………………………………………………………………….. “ 2 50 Detti di quarta………………………………………………………………… “ 2 50 La compagnia Antonio Raftopulo (seconda compagnia), nel 1824, era composta dalla prima attrice Carlotta Polvaro; madre nobile: Catterina Venier; prima amorosa: Adelaide Marzocchi; seconda donna: Annetta Bellotti; servetta: Cecilia Signori; generiche: Antonia Piomarta, Annunciata Fontana, Marietta Zitta, Luigia Camisani; parti da fanciulli: Luigia Giandolini, Ermando Subotich. Primo attore: Antoio Subotich; tiranno tragico: Giuseppe Giandolini; primo amoroso: Ferdinando Livini; secondo amoroso: Pietro Martinengo; parti brillanti, secondo amoroso: Giuseppe Simonetti; caratterista: Ernesto Dones; Meneghino: Gaetano Piomarta; generici: Antonio Raftopulo, Bartolomeo Signori, Lorenzo Pellegrini, Giuseppe Mazzotti, Francesco Zerri, Cesare Piomarta. Rammentatore e macchinista, come nella compagnia prima. Cfr. G. Chiappori: Terza continuazione della serie cronologica…cit., p. 195. 235


!67 Per le altre recite. Palchi di prima fila…………………………………………………………… “ 2 50 Detti di seconda………………………………………………………………. “ 3 Detti di terza………………………………………………………………….. “ 2 Detti di quarta………………………………………………………………… “ 1 15 24 detto. Da alcuni dilettanti, e con particolare fatica di Bianca Vendramini, si è rappresentato il dramma L’Americana e l’Europea o sia Dovere e Gratitudine, colla farsa il piccolo Marinaio. L’introito fu destinato a beneficio d’una miserabile famiglia milanese. Prezzo dei biglietti……………………………………………………………. lire - 70 All’arena……………………………………………………………………… “ - 30 Al loggione…………………………………………………………………… “ - 25236 --- --- --A integrazione dei dati fornitici da Chiappori, sappiamo, attraverso la rubrica “Spettacoli d’oggi” della “Gazzetta di Milano”, che nel periodo luglio-dicembre del 1824, si dettero al Carcano opere e rappresentazioni drammatiche. Le opere, messe in scena nella stagione estiva, furono Giannina e Bernardone di Cimarosa (testo di F. Livigni, “prima”, Venezia 1781)237 e Lo sposo di tre mariti di Mosca (testo di G. Rossi, “prima”, Venezia 1812)238 . Dopo le opere, si presentò al Carcano la compagnia Pisenti, Gattinelli e Solmi che, dal 6 settembre, allestì alcuni drammi di cui riportiamo qui i titoli: Giovanna di Montfaucon al castello di Belmont (6 settembre), I quattro rusteghi (10 settembre), Sesostri (19 settembre). Mentre si stava preparando Sesostri, spettacolo di particolare impegno tratto da un ballo di Taglioni, una “compagnia di dilettanti” recitò Alvros mano di ferro più la farsa La carica senza palla (13 settembre). Terminate le recite della compagnia Pisenti, Gattinelli e Solmi, ci fu al Carcano un evento molto particolare relativo addirittura a un aeroplano che montava delle vele, detto Aereo-Veliero, di cui era ideatore un certo Sarti di Bologna. Ecco come tale evento fu annunciato nella rubrica “Spettacoli d’oggi” della “Gazzetta di Milano”: “Alle ore 12 avrà luogo il 1° esperimento d’una nuova macchina denominato Aereo-Veliero del sig. Sarti di Bologna, il 2° a un’ora, il terzo alle due, il quarto alle tre” (1 novembre). Derogando un po’ dalla sua linea, che era quella di non pubblicare mai recensioni relative a spettacoli dati al Carcano, la “Gazzetta di Milano” commentò gli esperimenti dell’Aereo-Veliero con un lungo e articolato articolo al fine di offrire ai suoi lettori una spiegazione chiara del funzionamento della macchina. Da tale articolo si capisce che l’Aereo-Veliero era una specie di elicottero capace di stare per aria grazie al movimento delle vele di cui era dotato, vele che sarebbero dovute essere mosse da gas idrogeno: “Questo sistema di vele – leggiamo nella “Gazzetta” – ha una proprietà delle più dimostrative, ed è quella di dirigere un globo aerostatico a gas idrogeno a qualunque direzione orizzontale, come pure la proprietà di salire e di scendere alternativamente, senza diminuzione di gravità nel salire e senza diminuzione di gas per discendere, così che si può dire – ove sono salito torno a discendere”239 . Per i milanesi, grande deve essere stata la meraviglia nell’osservare l’avveniristica invenzione del Sarti (non ancora dotata però di un vero motore e quindi più teorica che pratica), e forse qualcuno di loro avrà ricordato che qualcosa di simile era già stato inventato tre secoli prima da un geniale personaggio che si chiamava Leonardo. Dopo l’Aereo-Veliero, arrivò al Carcano una “Compagnia di dilettanti” che prese stanza nel periodo invernale debuttando il 26 dicembre con una commedia intitolata I cavalieri della morte (26 dicembre). --- --- ---

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G. Chiappori: Terza continuazione della serie cronologica…cit., pp. 113-117.

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“Gazzetta di Milano”, 17 luglio 1824.

238

“Gazzetta di Milano”, 29 luglio 1824.

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“Gazzetta di Milano”, 8 novembre 1824.


!68 Per quanto riguarda il 1824, il “Corriere delle dame” si occupò solo della compagnia di S. M. il re di Sardegna (carnevale e quaresima), e di Giannina e Bernardone (estate). Della compagnia del re di Sardegna, il giornale dice che è un’ottima compagnia, con buoni attori, ma è inverno e il Carcano è lontano dal centro, svantaggio, questo, che non giova alle sue rappresentazioni: “E’ una compagnia nettamente superiore alle altre. Purtroppo il Carcano è troppo discosto dal centro della città, e privo di tutti quei comodi che sanno alleviare i rigori del verno”. Gli spettacoli dati dalla compagnia furono La Gastalda, Amore ed Equivoco, La Lusinghiera, L’Abate de l’Epée, L’Ozioso e le due Famiglie in una casa, e Zaira di Voltaire. Tra gli attori, i migliori furono le Marchionni, i Boccomini e i Righetti, “nomi cari agli amatori di questi divertimenti”240 . Circa Giannina e Bernardone di Cimarosa, definita dal “Corriere delle dame” “pezzo da museo” (forse perché risalente al lontano 1781 quando era stata rappresentata per la prima volta a Venezia), essa andò in scena “mutilata, innestata, e in qualche parte rovinata”, salvandosi solo per alcuni pezzi rimasti integri. Tra i cantanti, gli unici ricordati dal giornale per le loro capacità furono solo due: Antonio Parlamagni, buffo, e la figlia Annetta, contralto. Quest’ultima in realtà aveva poca voce, ma in compenso cantava con molto garbo, mostrando di essere più matura della sua età, mentre il padre, non solo possedeva una voce robusta, ma era anche un abile attore241 . Il pubblico, alla fine dello spettacolo, applaudì solo questi artisti, trascurando tutti gli altri, di cui ignoriamo i nomi242.

1825 Da quest’anno in avanti mancano i preziosi dati che ricavavamo dalla Serie cronologica di Giuseppe Chiappori, per cui ci siamo dovuti affidare, nella ricostruzione degli spettacoli, alle sole cronache giornalistiche ricavate dalla “Gazzetta di Milano” e dal “Corriere delle dame”. Dalla rubrica “Spettacoli d’oggi” della “Gazzetta di Milano” si evince che nel corso del 1825 si alternarono al Carcano spettacoli di prosa e operistici. Nel periodo invernale vediamo, ad esempio, che continuano le rappresentazioni della “Compagnia di dilettanti”, attiva fin dal 26 dicembre 1824. Essa, nel periodo gennaiofebbraio, diede questi spettacoli: Evandro e Caterina (1 gennaio), Stanislao Socrivitza (17 gennaio), Temistocle (3 febbraio), Aristodemo (8 febbraio), Il furioso all’isola di S. Domingo (11 febbraio). Concluse le recite della “Compagnia di dilettanti”, ce ne furono subito dopo altre della equipe Lalanne che andarono avanti fino a fine febbraio e i cui titoli qui riportiamo: La sciabola di legno e Le consulte ridicole (16 febbraio), Arlecchino protettor d’amore (17 febbraio), La fuga del barone d’Ellemberg (18 febbraio), Il poeta spaventato dalle supposte ombre (20 febbraio). In marzo, sempre secondo la “Gazzetta di Milano”, ecco una nuova compagnia comica, diretta da Ciabetti, che diede tre soli spettacoli: Il gran giudizio di Salomone (21 marzo), Meneghino servitore di due padroni (22 marzo) e La morte del gigante Golia (23 marzo). In giugno, al Carcano, fece la sua apparizione un’importante troupe, quella di Francesco Fabbrichesi, che si trattenne al Carcano fino a tutto agosto. Questi i titoli delle sue rappresentazioni: Il portafoglio (1 giugno), Il burbero benefico (2 giugno), Da burla o da vero (4 giugno), La bottega del caffè (6 giugno), Maometto (7 giugno), La locandiera (8 giugno), La famiglia d’Anglade (9 giugno), La giustizia del duca di Wincester (10 giugno), Il medico e la morte (12 giugno), L’ajo in imbarazzo (21 giugno), L’ospizio degli orfanelli (23 giugno), Il marito anacoreta (25 giugno), Il pranzo alla fiera (26 giugno), Un odio ereditario (29 giugno), Il falegname di Livonia (1 luglio), La cova cenere (3 luglio), Le smanie per la villeggiatura (6 luglio), Il duca 240

“Corriere delle dame”, 7 febbraio, 6 marzo 1824.

241

Di Antonio Parlamagni, sappiamo che nacque nel 1759 (ignoriamo il luogo) e che si fece udire per la prima volta al teatro Valle di Roma nella stagione 1789-’90. Dopo aver cantato a Firenze e a Napoli, nel 1797 debuttò alla Scala nella Pietra simpatica di P. Di Palma e nel Barbiere di Siviglia di Paisiello. In seguito si fece udire in altri importanti teatri italiani conseguendo buoni successi. Fu stimato da Rossini che scrisse per lui Matilde di Shabran (Scala, 1812) e La pietra di Paragone (Apollo di Roma, 1821), ma si fece apprezzare anche in opere di Mayr, Fioravanti, Cimarosa e Paisiello. Morì aFirenze nel 1838. La figlia Annetta, riscosse molti successi fra il 1819 e il 1834 esibendosi in teatri importanti prendendo anche parte, nelle vesti di Edoardo, alla prima esecuzione di Matilde di Shabran. 242

“Corriere delle dame”, 24 luglio 1824.


!69 d’Ostuna (10 luglio), Federico II re di Prussia in Islesia (11 luglio), L’astrologo per ghiottoneria e La casa disabitata (12 luglio), Il disertore prussiano (14 luglio), Il berretto nero (15 luglio), Dovea esser uno e sono quattro (16 luglio), L’autorità paterna (17 luglio), L’avventura della villeggiatura (18 luglio), Il ritorno dalla villeggiatura (19 luglio), Il ministro d’amore (20 luglio), Il poeta fanatico (21 luglio), L’adottiva di Palma il giovine (22 luglio), Costanza rara (24 luglio), Far male per far bene (25 luglio), Il pittore per amore (27 luglio), Un cestellino di fiori (28 luglio), La riconciliazione fraterna (31 luglio), L’argentiere di Brema (2 agosto), I due forzati (3 agosto), Agnese di Fitzhenry (4 agosto), Il figlio del signor padre (5 agosto), Il burbero benefico (7 agosto), Saul Varington (8 agosto), Gli amori di un filosofo (9 agosto), Il tiranno domestico (10 agosto), La sposa sagace (11 agosto), L’orfanella (12 agosto), L’abbé de l’Epée (14 agosto), Pace figlia d’amore (15 agosto), Ventiquattro lettere anonime (16 agosto), Maria Stuarda (17 agosto), Il bugiardo (18 agosto), Onore vince amore (21 agosto), I contrapposti (22 agosto), Sofia Wandernoot (24 agosto). Tra agosto e settembre, il Carcano accolse una nuova compagnia, quella di Vedova e Dorati, che mise in scena: Il falso oracolo di Bramma e La pianella perduta (in musica) (26 agosto), Prometeo (4 settembre), La sposa fedele (17 settembre). Nell periodo autunno-inverno, ritornò al Carcano la compagnia Fabbrichesi che allestì i seguenti spettacoli drammatici: La restituzione (27 novembre), La dama cameriera (28 novembre), Matilde (30 novembre), Gli amori di Zelinda e Lindoro (1 dicembre), La lotteria di Vienna (2 dicembre), La commediante (3 dicembre), Il medico e la morte (4 dicembre), Il fortunato ritorno (5 dicembre), La gelosia di Lindoro (6 dicembre), Così faceva mio padre (7 dicembre), La bottega da caffè (8 dicembre), La China China (10 dicembre), Jarico in Londra (12 dicembre), Il pittore naturalista (13 dicembre), Polinice (14 dicembre), Il delirante per la speranza (nuova) (15 dicembre), La fedeltà a prova (16 dicembre), L’Uomo di cento anni (17 dicembre), Deve esser uno e sono quattro (18 dicembre), Il Disertore francese (19 dicembre), Oreste (20 dicembre), Le nozze in testamento (21 dicembre), Il tenente ed il colonnello (28 dicembre), Un odio ereditario (30 dicembre), Fridolin (31 dicembre). --- --- --Scarsissime sono le notizie giornalistiche relative al 1825. Tra queste una riguarda la compagnia Fabbrichesi, e in special modo una sua rappresentazione: Il Benefattore e l’Orfana di Alberto Nota, dove era atteso un attore famoso, Giuseppe De Marini. Definito “il maggiore ornamento di questa compagnia”, il De Marini, con la sua ammirevole prestazione, effettivamente non deluse gli spettatori che lo ripagarono di applausi assai vivi. Scrisse il “Corriere delle dame”: “Egli finalmente comparve la sera di mercoledì scorso nella commedia di Nota Il Benefattore e l’Orfana. La sua comparsa sulla scena eccitò quegli applausi che il solo entusiasmo può produrre, e il distintissimo Attore non venne meno alla pubblica aspettazione […]. Il De Marini sostenne l’intiero componimento con quella semplice dignità che lo fa singolare da quasi tutti gli attori, e dove la commedia lo comportava fece risplendere la scintilla di quel genio che lo ha reso sempre l’ammirazione degli uditori”243. Nato a Milano il 13 agosto 1772, Giuseppe De Marini aveva debuttato nel 1798 a Lodi nella compagnia Pianca per passare poi alla Giacomo Dorati e alla Andrea Bianchi. Quando Salvatore Fabbrichesi ebbe l’incarico di costituire la Compagnia Reale Italiana, lo volle con sé insieme al primo attore tragico De Blanes. Nel 1818 fu sempre con Fabbrichesi alla Compagnia Reale di Napoli allora costituita, prima al teatro del Fondo poi a quello dei Fiorentini. Fece parte in seguito della compagnia sociale di G. B. Trepiani, A. Tessari e G. B. Visetti. Aveva figura elegante e ben proporzionata, fisionomia espressiva, voce robusta e di timbro gradevole244 . De Marini ebbe campo di mostrare il suo talento anche in altre rappresentazioni della compagnia Fabbrichesi, vale a dire: L’Abate de l’Epée, Il furioso per la speranza e Il bubero benefico. Con lui, ottima prova fornì pure Luigi Vestri e soprattutto Gustavo Modena, chiamato qui il ”giovane Modena”, che “con tanta grazia, con tanta ingenuità ed espressione ci rapisce”245. Per il Modena, questi erano i primi passi di

243

“Corriere delle dame”, 16 luglio 1825.

244

Le notizie su De Marini le abbiamo desunte dalla “Enciclopedia dello spettacolo”, sub voce.

245

“Corriere delle dame”, 31 dicembre 1825.


!70 una carriera che lo avrebbe portato lontano facendolo diventare idolo incontrastato delle scene italiane, vera stella luminosa dell’arte scenica246. 1826 Continuano, nel periodo carnevalesco, le recite della compagnia Fabbrichesi che allestisce, sempre secondo la “Gazzetta di Milano”, i seguenti spettacoli: Lo stravagante (2 gennaio), Un matrimonio alla moda (3 gennaio), Federico II re di Prussia in Islesia (4 gennaio), Il berretto nero (5 gennaio), Ventiquattro lettere anonime (6 gennaio), Un Fatto promosso da un festino colle maschere (7 gennaio), L’Orfano (8 gennaio), Il Portafoglio (9 gennaio), La Cova-Cenere (10 gennaio), Il solitario e l’incognito (11 gennaio), Agnese Fitz Henri (12 gennaio), Giuseppe in Egitto (13 gennaio), La riconciliazione fraterna (14 gennaio), Il giuocatore (15 gennaio), Il Barbiere di Gheldria (16 gennaio), Il giorno della liberazione (17 gennaio), I pazzi per progetto e L’inimico delle bugie (19 gennaio), Il Riconoscente e l’Ingrato (21 gennaio), I due tornei (22 gennaio), Il Ministro d’onore (23 gennaio), Il disperato per eccesso di buon cuore (24 gennaio), L’autorità paterna (25 gennaio), I contrapposti (26 gennaio), La coscienza (27 gennaio), La Dama cameriera (28 gennaio), Il Poeta fanatico (30 gennaio), La finestra murata (31 gennaio), Il Precettore e la Scolara (1 febbraio), Il Medico e la Morte (2 febbraio), Il Pittore per amore (3 febbraio), I conti d’Agliate (4 febbraio), Carlo XII Re di Svezia sotto Mosca (5 febbraio), Onore vince amore (6 febbraio), Pace figlia d’Amore (8 febbraio), Un curioso accidente (9 febbraio), Sofia Wandernoot (10 febbraio), Il Bugiardo (11 febbraio), La donna bizzarra (12 febbraio). Secondo la “Gazzetta di Milano”, dopo la compagnia Fabbrichesi, in quaresima, si esibì al Carcano la compagnia drammatica al servizio di S. M. il re di Sardegna che diede i seguenti spettacoli: La vedova in solitudine (14 febbraio), Una lezione d’esperienza (15 febbraio), La sposa senza saperlo (16 febbraio), La Lusinghiera (17 febbraio), Ifigenia in Aulide (18 febbraio), L’avvocato veneziano (19 febbraio), Chiara di Rosemberg (20 febbraio), Il prodigo ravveduto (21 febbraio), L’ammalato per immaginazione (23 febbraio), Il benefico per vanità (24 febbraio), Il vero amico (25 febbraio), I discoli (27 febbraio), La bella fattoressa (28 febbraio), Delitto ed eroismo (1 marzo), La chiave falsa (2 marzo), Saulle (3 marzo), La buona famiglia (4 marzo), Sensibilità ed Allegria (5 marzo), La macchina degli scacchi (6 marzo), Dovere e natura (7 marzo), Le risoluzioni in amore (8 marzo), Il pronosticante fanatico (9 marzo), Stravaganza e Spirito (10 marzo), Francesca da Rimini (11 marzo), Gurly (12 marzo), Gli Eredi (14 marzo), Mirra (15 marzo), L’Epigramma (16 marzo), Le peripezie del matrimonio (17 marzo). Finite le rappresentazioni della compagnia del re di Sardegna, presero il via spettacoli detti “ad uso inglese” di cui così scrive la “Gazzetta di Milano”: “E’ uno spettacolo vario di circo equestre e di illusioni. Salita sulla corda tesa dal proscenio al 4° ordine dei palchetti, esercizi di forza, ed agilità su cavalli ammaestrati, balli mimici, pantomime, con clowns esilarantissimi”247 . Tali spettacoli andarono avanti per tutto aprile e per una parte di maggio, fino a quando non furono sostituiti dalla compagnia Perini e Orsolini di cui sappiamo che diede: Il Crociato in Egitto (21 maggio) e Il Califfo di Bagdad (5 giugno). In luglio, secondo la “Gazzetta di Milano”, fu la volta di due opere: La Rosa bianca e la Rosa rossa di Mayr (1 luglio) ed Evellina di Coccia (28 luglio), lavori di cui ignoriamo gli interpreti. Conclusa la stagione lirica, che vedeva in Evellina una novità per il Carcano (scritta su teso di G. Rossi, era stata data in “prima” a Milano nel 1815), ci fu, in ottobre, un’accademia vocale e strumentale con Pietro Beccali, professore di oboe e corno inglese (30 ottobre), mentre, in dicembre (la fonte è sempre la “Gazzetta di Milano”), è il turno della compagnia Favre che presentò i seguenti spettacoli: Il duca di Wincester al castello di Milord Dolville (4 dicembre), I falsi galantuomini (5 dicembre), Il palazzo ereditato alla capitale (6 dicembre), I fuggitivi di Elemberg (7 dicembre), Cesare in Egitto (8 dicembre), Il famoso corsaro di 246

Gustavo Modena era nato a Venezia il 13 febbraio 1803. Laureato in giurisprudenza, lasciò la professione legale per darsi totalmente al teatro, recitando con diverse compagnie fra cui la Raftopulo e la Polvaro. Nel corso della sua lunga carriera ebbe modo di mostrare il suo notevole potere di suggestione, immettendo nel teatro sentimenti democratici e patriottici che gli procurarono frequenti noie con la censura. Nel 1831, costretto a prendere la via dell’esilio, raggiunse Marsiglia, dove conobbe Mazzini divenendo uno dei più attivi collaboratori e propagandisti della Giovine Italia. Nel 1834 prese parte anche alla spedizione in Savoia, che, fallita, lo costrinse a riparare in Svizzera. Fu a Parigi, a Bruxelles, a Londra, dove recitò con grande successo brani della Dvina Commedia al Queen’s Theater. Tornato in Italia, riprese a recitare a Milano al teatro Re e al Lentasio finché nel 1843 poté formare una compagnia conforme ai suoi intendimenti (seppure non stabile e sovvenzionata dallo Stato, come avrebbe desiderato). Nel 1848 partecipò attivamente ai moti rivoluzionari e nel 1849 prese parte alla difesa della Repubblica Romana. Gli ultimi anni della sua vita li trascorse in solitudine a Torino dove morì il 20 febbraio 1861. Queste notizie le abbiamo tratte dalla “Enciclopedia dello spettacolo”, sub voce. 247

“Gazzetta di Milano”, 18 aprile 1826.


!71 Marocco, Ariadena, Barbarossa (10 dicembre), Il carcere d’Ildegonda (11 dicembre), Elisabetta Regina d’Inghilt erra (12 dicembre), Il figlio colpevole per la madre (13 dicembre), I Baccanali (14 dicembre), Le prigioni di Lemberg (15 dicembre), Marziale Brandt (16 dicembre), I Romani in Pompeiano (17 dicembre), Stenterello al castello di Dring (18 dicembre), La donna ambiziosa (19 dicembre), Il portafoglio (20 dicembre), Il falso oracolo di Brama (22 dicembre), Presto o tardi tutto si scopre (27 dicembre), La Cecchina suonatrice di ghironda (28 dicembre), L’impresario per le Smirne (29 dicembre), Can-grande della Scala signore di Verona (30 dicembre), Il medico della umanità (31 dicembre). --- --- --Relativamente al periodo di carnevale 1825-‘26, durante il quale agì al Carcano la compagnia Fabbrichesi, così si legge nel “Corriere delle dame”: “Milano. I nostri teatri, intorno ai quali si può con qualche interesse far parola, si riducono a due: a quello della Scala, ed al teatro Carcano. Ed è strano veramente il doversi notare che tanto nel primo alla scelta di una sublime musica poco risponde il valore degli esecutori: quanto al Carcano talvolta le rancide od insulse commedie scemano in gran parte il diletto che la rinomata compagnia Fabbrichesi potrebbe arrecarci. L’indisposizione continua dell’egregio Modena ha forse portato qualche sconcerto nel Repertorio, e pur troppo non isperiamo di vederlo per ora rianimare la scena co’ suoi affettuosi e patetici modi. Ma chi possiede un De Marini e un Vestri, non che una buona schiera di altri attori, come a dire la Fabbrichesi, la Bettini, i due Cristiani, Belisario, Tofano, Fracanzani e Leonesi, i quali, benché lontani dal gareggiare con que’ due straordinari personaggi, non mancano di compiere lodevolmente al dover loro, non dovrebbe ridursi a rappresentarci la Cenerentola, i Due Tornei, il Medico e la Morte e cose simili, o replicare, a sola <richiesta universale> degli attori e dell’impresa, il Fridolino, il Solitario e l’Incognito ecc. ecc. Il sig. Fabbrichesi ha certamente la fortuna di condurre uno scelto drappello di attori che potrebbero far salire in onore il teatro comico italiano; e se la scarsezza de’ componimenti originali ne fanno qualche ostacolo, scelga nel teatro francese, o nell’alemanno ciò che di pregievole vi si rinviene, ed una accurata traduzione ravvivi nel nostro pubblico il buon gusto e le piacevolezze”248 . Una commedia della compagnia Fabbrichesi che, grazie all’ottimo De Marini, conseguì un particolare successo, fu I Conti d’Agliate, che si caratterizzava per il fatto che tra tutti i personaggi solo uno parlava l’italiano, mentre gli altri si esprimevano in un dialetto milanese-brianzolo o in un italiano “infranciosato”: “Il pubblico milanese ha molto gustata ed applaudita la commedia che il concittadino Giuseppe De Marini ha offerto al Teatro Carcano nella sera di sabbato scorso, di cui l’introito era destinato a suo beneficio. Ben altre volte quel patrio componimento, intitolato I Conti d’Agliate, venne in particolari teatri esposto, ma in nessuna circostanza mai si vide da tanta festosa accoglienza onorato; di maniera che se ne fece replica a <vera> richiesta del pubblico. E’ da notarsi che cinque personaggi vi parlano il dialetto milanese-brianzolo, uno soltanto l’italiano (che è il conte Ruggiero), e il sesto finalmente un misto male espresso d’italiano infranciosato, apparendo sotto le vesti del cavaliere Boildieu che si suppone giunto appena in Lombardia dalle rive della Senna”. Altri interpreti che, insieme a De Marini, fecero una buona prestazione furono Belisario, Cristiani e soprattutto Luigi Vestri, artista dotato di forte personalità e di non comune talento249 . Quest’attore, nato a Firenze il 23 aprile 1781, era considerato un eccezionale caratterista, forse il più celebe caratterista d’Italia. Tra i suoi ammiratori c’era persino Stendhal, che nella sua “Vie de Rossini” lo definì “il primo attor comico d’Italia e forse del mondo”250 . Altro suo importante estimatore era Tommaseo che ne stilò un ritratto che qui riportiamo: “Luigi Vestri rifaceva ripetendo, eseguendo creava. Dolce e chiara favella, viso trasmutabile per ogni guisa d’affetto, l’ingegno non digiuno di lettere, onesto il sentimento. Volgeva le chiavi del riso e del pianto, della vita sentiva il duplice aspetto, e lo ritraeva con libera agevolezza, per quasi innata facoltà. Erano in quella

248

“Corriere delle dame”, 4 febbraio 1826.

249

“Corriere delle dame”, 11 febbraio 1826.

250

Stendhal: Roma, Napoli e Firenze…cit., p. 345.


!72 persona l’arte consumata e la schietta natura in mirabile modo più che unite, miste. All’udirlo la moltitudine si commoveva d’allegria e di pietà: l’artista rimaneva pensoso ammirando”251. Altre notizie su questo 1826 sono rintracciabili in un breve articolo del “Corriere delle dame” che si riferisce al melodramma di Mayr La Rosa bianca e la Rosa rossa, messo in scena nella stagione estiva (mentre, invece, non abbiamo notizie su Evellina data insieme al lavoro di Mayr). L’opera, che in generale era giudicata come una delle migliori produzioni del compositore tedesco, questa volta non ebbe fortuna ottenendo solo un “assai mediocre successo”. Causa di ciò fu la prova negativa realizzata dagli interpreti di cui l’unico a essere nominato dal “Corriere delle dame” è il contralto Contini che interpretò il ruolo di Enrico. Meglio accolto fu, invece, un concerto dato tra gli atti dell’opera cui prese parte il professore di corno inglese Ferlendis con la figlia, cantante, più il basso Hector. Così ne parla il giornale milanese: “La rosa bianca e la rosa rossa si rappresenta da qualche sera con assai mediocre successo al Teatro Carcano; né perché il Pubblico cessi di apprezzare le molte originarie bellezze di quell’egregio lavoro di Mayr, ma per l’insufficienza in parte e per la troppo <provetta> esperienza di alcuni fra i principali esecutori. La sola Contini gode vedersi encomiata nella parte di Enrico, che sostiene con tutti que’ suoi mezzi che il Pubblico accoglie sempre di buon grado. Venne martedì sera frammezzato lo spettacolo da un’accademia vocale ed istromentale in cui il sig. Ferlendis, assai noto qual distinto suonatore di corno inglese, e la figlia di lui, che, nuova affatto nella carriera del canto, incomincia a calcarla con qualche lode, hanno ottenuto plauso dallo scarso numero di spettatori accorsi. Anche il giovine Hector, basso cantante, ha mostrato in un duetto della Semiramide di avere sortito dalla natura non pochi pregi che, ben coltivati, potranno fruttargli onore e vantaggio”252. In una delle repliche dell’opera di Mayr, il Carcano, sorprendendo i suoi frequentatori, si mostrò in una veste nuova, che lo rendeva ammirevole per eleganza e buon gusto. Così, infatti, leggiamo nella “Gazzetta di Milano”: “Al Teatro Carcano sin da sabato a sera si presentò al pubblico uno spettacolo per gli occhi che vinse quel per gli orecchi. Un magnifico apparato di velluto bruno a splendidissimi ricami in argento, con rilievo di paneggiamenti di color chiaro, e di ricchissimi fiocchi, riveste tutto l’interno del recinto, cioè tutti i parapetti dei palchi. Difficilmente potendosi veder cosa uguale in questo genere, è peccato che gli amatori non si faccian solleciti d’accorrervi in folla, per non perdere un colpo d’occhio di tanta vaghezza”253 1827 Nel carnevale 1826-’27, continuarono gli spettacoli drammatici della compagnia Favre di cui riportiamo qui i titoli, tratti dalla rubrica “Spettacoli d’oggi” della“Gazzetta di Milano”: Andromaca e Piero alla tomba d’Ettore (1 gennaio), Il malvagio (3 gennaio), L’ipocrisia smascherata (5 gennaio), I trionfi di Carlo XII Re di Svezia sotto Mosca (6 gennaio), Il chincagliere fortunato (8 gennaio), Emilia di Liverpault (9 gennaio), La vendetta di Medea (10 gennaio), Il Crociato in Egitto (11 gennaio), La vedova contrastata dalle quattro nazioni (12 gennaio), Quinzio Cincinnato (13 gennaio), Pietro Czar delle Russie nei Cantieri di Sardaam (16 gennaio), I negozianti di Basilea (17 gennaio), Mastino primo della Scala (18 gennaio), L’ombra parlante nei sepolcri del castello di Benevento (20 gennaio), La Lodowiska (21 gennaio), Stenterello padre di famiglia (22 gennaio), Il furioso all’isola di S. Domingo (23 gennaio), Il gran torneo de’ cavalieri Piceni (24 gennaio), La gran battaglia di Kaminick (25 gennaio), Il figlio bandito (27 gennaio), Alfredo d’Arp (28 gennaio), Il benefattore e l’orfana (29 gennaio), La Pretesa e i Pretendenti (31 gennaio), Il bombardamento d’Algeri (1 febbraio), Giovanna di Montfaucon (4 febbraio), Così piace alle donne (5 febbraio), La scuola de’ Vecchi (6 febbraio), L’Abate de L’Epée (7 febbraio), Elena e Gerardo (8 febbraio), Non contar gli anni alle donne (10 febbraio), Il lupo d’Ostenda (13 febbraio), Un matrimonio per interesse e convenienza (14 febbraio), Cristoforo Colombo all’isola di Ferandina (15 febbraio), Gli amori d’un filosofo (17 febbraio), Non è più il tempo che Berta Filava (18 febbraio), Ginevra di Scozia (19 febbraio), Comiola Torrenga (21 febbraio), Un’improvvisa vendita di una casa (22 febbraio), Gustavo III alla battaglia sul Kimen ed all’assedio di Frideriskal (23 febbraio), Oda (24 febbraio), Il Medico e la Morte (25 febbraio), I morti che

251

Ibid.

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“Corriere delle dame”, 15 luglio 1826.

253

“Gazzetta di Milano”, 25 luglio 1826.


!73 camminano (26 febbraio), Le vertigini del secolo (27 febbraio), Gli esiliati in Siberia (28 febbraio), L’Amore in guerra, L’Ajo nell’imbarazzo (1 marzo), La Gazzetta Parigina (2 marzo), Federico II alla battaglia di Friedberg (3 marzo), Il conte di Varvik (4 marzo). Da questo momento in avanti agisce, al Carcano, la stessa compagnia ma con una nuova ragione sociale così definita: “Comica compagnia condotta e diretta dalle sorelle Favre” i cui spettacoli furono: Lodovico Sforza detto il Moro (5 marzo), Il coraggio di mastro Pasquale (6 marzo), Comiola Lotterenga con quintetto di grotteschi (8 marzo), Il filosofo celebre (10 marzo), Elisabetta regina d’Inghilterra, La pianella perduta, in musica (11 marzo), La disfatta dei Mamelucchi e ballo La statua mobile (12 marzo), Il disperato per eccesso di buon cuore (14 marzo), Il borgomastro di Rotterdam (15 marzo), Prometeo di ritorno dalla Scizia (17 marzo), Anna al parlamento di Londra (18 marzo), Medea (20 marzo), La vedovella sentimentale (21 marzo), Ulderico reggente di Svezia (22 marzo), I due granatieri in permesso (23 marzo), I fuggitivi conti di Ellemberg (24 marzo), La foresta pericolosa, L’accademia di musica e ballo Chi la fa l’aspetti (26 marzo), La caduta di Macbet (27 marzo), Enrico IV al passo della Marna (30 marzo), Le tombe di Benevento con Stenterello spaventato dalle ombre (31 marzo), Il terribile idolo della festa di bue (1 aprile), Gli Arabi nelle Gallie (2 aprile), Una notte resa memorabile dallo spirito di una donna (6 aprile). Dopo la compagnia delle “sorelle Favre” si presentò al Carcano l’equipe di Giuseppina Restelli col dramma Otto mesi in due ore (6 maggio), e subito dopo una compagine di “dilettanti di declamazione” che presentò i seguenti spettacoli: Il coraggio d’un figlio (20 maggio), La Locandiera (24 maggio), Gabriella di Vergy (27 maggio), Il trionfo d’Adelina (4 giugno), I conti d’Agliate (17 giugno), Il pellegrino bianco (24 giugno), Le sanguinose guerre de’ tartari nell’Asia (1 luglio), La donna guerriera (2 luglio). Dopo i “dilettanti di declamazione” fu la volta della compagnia Vedova e Borrelli che mise in scena: Sedesclavo re di Dalmazia, ballo grande (9 luglio), Una lezione d’esperienza alla gioventù (10 luglio), La Lotteria di Vienna (13 luglio), Le donne avvocate (15 luglio), Negromante per ghiottoneria (16 luglio), Un giovine al lotto e balletto Chi più guarda meno vede (20 luglio), Giovannino di Calais (22 luglio). Terminati, gli spettacoli drammatici fu la volta di un’opera di Mercadante, vale a dire Elisa e Claudio (27 luglio) di cui ignoriamo interpreti ed esito. Dopo l’opera ci fu un’accademia vocale e strumentale cui prese parte la signora Bertrand, “prima suonatrice d’arpa di S. M. il Re di Francia” e Vimercati, suonatore di mandolino (21 settembre). A seguire, nuova compagnia, quella di Luigi Marchionni, fratello della rinomata Carlotta, che rappresentò: Giulietta e Romeo (3 dicembre), Una lezione d’esperienza alla gioventù (4 dicembre), Sogno punitore (6 dicembre), Figlia della terra d’esiglio (7 dicembre), I due sergenti (10 dicembre), Il giudizio di Carlo Magno (11 dicembre), I due Savoiardi (12 dicembre), La giustizia del duca di Wincester (14 dicembre), La fedeltà alla prova (19 dicembre), Il Mondo vecchio e il Mondo nuovo (20 dicembre), Il pregiudizio de’ paesi piccoli (21 dicembre), Il proscritto romano (26 dicembre), Paolina burbera e buona (30 dicembre). --- --- --Dato che il “Corriere delle dame” ignora gli spettacoli dati al Carcano nel 1827, per avere qualche recensione su di essi ci siamo rivolti a un nuovo giornale nato da poco, vale a dire “I Teatri”, con sottotitolo: “Giornale Drammatico Musicale e Coreografico” (ne era direttore e editore Gaetano Barbieri). Ad attrarre l’interesse del giornale fu la compagnia Vedova, operante al Carcano nella stagione estiva, e soprattutto il ballo da essa messo in scena, cioè: Sedesclavo Re di Dalmazia, ideato dal coreografo Serpos. Scrisse “I Teatri”: “Non v’è lusso profuso [nel ballo], ma vi si mira sufficiente decoro nelle vesti e nelle tele; l’azione è mantenuta regolare, rapida, interessante; la musica, che si vorrebbe meglio eseguita, ne è talora aggradevole e in accordo coi gesti”. Tra i ballerini, i migliori furono la Piglia Sormanni, il Ciotti, il Montani, il Griffanti e il Turchetto254 . Ottimo esito ebbe pure l’opera Elisa e Claudio di Mercadante data al Carcano nella stessa stagione estiva, che si avvalse di una buona compagnia di canto: “Principali cantanti la signora Molinari e il signor Lei (loro prima comparsa sulle scene), l’intelligentissimo prof. di canto Lucchini, il signor Picchi, buffo comico di conosciuta abilità, la signora Picchi; ravvisata bella la voce della Molinari; entrambi i candidati incoraggiati e degni d’incoraggiamento;

254

“I Teatri”, Tomo I, Parte I, 22 luglio 1827, fascic. 15, p. 243.


!74 esecuzione zelante e generalmente applaudita per parte degli attori; non ammettea restrizioni d’encomio quella dell’orchestra diretta dall’egregio giovine signor Jona”255 . Riguardo alla compagnia Luigi Marchionni, presente al Carcano nella stagione autunnale, risulta che era composta di: Teresa Villani Marchionni, prima attrice; Erminia Gherardi, giovane di sedici anni, prima amorosa; Catterina Venier, madre e caratteristica; Elisabetta Monti, servetta; signori Luigi Marchionni, primo attore; Giovanni Marini, padre nobile e tiranno; Vincenzo Monti, primo amoroso; Luigi Brandi, caratterista. A metà dicembre, quando la compagnia aveva dato già alcuni spettacoli, così ne parlò “I Teatri”: “Finora v’è a dire piuttosto bene del repertorio. La signora Teresa Villani Marchionni, prima donna; la signora Catterina Venier, madre nobile; il signor Giovanni Marini, padre nobile, hanno già un nome distinto fra gli attori comici italiani; degli altri attori, e delle particolarità che riguardano questa compagnia mi serbo a ragionare più diffusamente in appresso”256 . Tra i drammi messi in scena dalla compagnia Marchionni, piacque soprattutto L’Orfana e l’Invalido, traduzione della commedia francese Le mariage de Raison di Scribe e Warner, data in “prima” italiana al Carcano il 13 dicembre. Pur non offrendo una traduzione esemplare, essa fu tuttavia ben interpretata e apprezzata dal pubblico. Tra gli attori, i migliori furono il Marchionni, la coppia Monti, il Marini e il Brandi257. 1828 Come si evince dalla rubrica “Spettacoli d’oggi” della “Gazzetta di Milano”, nei mesi invernali continuarono al Carcano gli spettacoli della compagnia Marchionni di cui riportiamo qui i titoli: I Romani in Pompeiano (1 gennaio), Todero Brontolon (3 gennaio), Il solitario di Montenero (4 gennaio), Le donne curiose (5 gennaio), L’Orfanella di Ginevra (6 gennaio), I falsi galantuomini (7 gennaio), La sposa senza saperlo (8 gennaio), Le gelosie per equivoco (9 gennaio), La caduta della capanna d’Alemagna (10 gennaio), La dama velata (12 ), I calunniatori (13 gennaio), Pietro Chiari (14 gennaio), Chiara di Rosemberg (15 gennaio), Il velocifero di Monza (16 gennaio), La filosofomania (19 gennaio), La Dama a servizio (20 gennaio), Eloisa di Bonmarchais (21 gennaio), Il Solitario e l’Incognito (22 gennaio), Abros mano di sangue (24 gennaio), Carlo II a Poltava (27 gennaio), Delitto ed eroismo (28 gennaio), Il matrimonio dettato dalla ragione (29 gennaio), Entusiasmo e buon-cuore (30 gennaio), Il chincagliere irlandese (31 gennaio), Clarissa Manson alla corte d’Alby (1 febbraio), La morte di Carlo II Re di Svezia (2 febbraio), Nicolò Pesce primo nuotatore di Messina (3 febbraio), Didone abbandonata (4 febbraio), Cesare in Egitto (5 febbraio), Piano di fortificazione presentato a Federico II Re di Prussia (7 febbraio), L’Eroe Spagnuolo (8 febbraio), Il trionfo della verità (9 febbraio), Otto mesi in due ore (10 febbraio), La lusinghiera (11 febbraio), La Vestale (12 febbraio), Nulla di troppo (13 febbraio), Il Lebbroso della Valle d’Aosta (18 febbraio), La beneficiata di un suggeritore in Napoli (19 febbraio), I Prussiani nella Slesia (20 febbraio), Da burla o da vero (21 febbraio), La figlia carceriere del padre (22 febbraio), La Capanna d’Alemagna (23 febbraio), Paolo e Virginia (24 febbraio). Dopo la Marchionni succedette al Carcano la compagnia Luigia Petrelli che mise in scena: Lauretta di Gonzales con il ballo Le donne la vincono in tutto (26 febbraio), Boemondo in Altemburgo (27 febbraio), Una lezione ai giuocatori (28 febbraio), Una lezione ai Discoli (1 marzo), L’innocente in periglio (2 marzo), Il carcere d’Ildegonda (3 marzo), La nonna (4 marzo), Il Bugiardo (5 marzo), Lodoviska (6 marzo), Sinforosa (7 marzo), La madre di famiglia (8 marzo), Le nozze del duca Bernador (9 marzo), La distruzione dei Proci (10 marzo), La restituzione (11 marzo), Ambizione e fanatismo (12 marzo), Oreste e ballo Rinaldo d’Asti (13 marzo), Il medico e la morte (14 marzo), Stenterello taglia legna (16 marzo), Stenterello spaventato dalle ombre, L’Americana e l’Europea (17 marzo), La buona moglie (18 marzo), Da burla o da vero (19 marzo), I due sergenti (20 marzo), Roberto di Moldar capo degli avventurieri (21 marzo), Il precettore malvagio (23 marzo), La crudeltà vinta dal rimorso (24 marzo), Madama Clarissa Manson alla corte criminale d’Alby (26 marzo), Emirra (28 marzo), La donna benefica (29 marzo).

255

“I Teatri”, Tomo I, Parte I, 29 luglio 1827, fascic. 16, p. 264.

“I Teatri”, Tomo I, Parte II, 1 dicembre 1827, fascic. 34, p. 571. 256

“I Teatri”, Tomo I, Parte II, 11 dicembre 1827, fascic. 35, p. 587.

257

“I Teatri”, Tomo I, Parte II, 16 dicembre 1827, fascic. 36, pp. 602-604.


!75 Terminate le rappresentazioni della compagnia Petrelli, ci fu in primavera una stagione d’opera durante la quale furono dati tre melodrammi e due balli, vale a dire: Clotilde di Coccia (9 aprile), Agnese di Paër (29 aprile), Il Barbiere di Siviglia di Rossini (30 aprile), L’Orfanella di Ginevra, ballo di Monticini (9 aprile), Paolo e Virginia, ballo di Monticini (2 giugno). In estate, fu la volta di una compagnia di “dilettanti drammatici” che realizzarono una sola rappresentazione: Vincenzo de’ Paoli ossia L’illustre galeotto (30 giugno); poi si presentò la compagnia Giuseppe Restelli con Giuditta duchessa di Salerno (2 agosto) e Pimmalione, in musica (8 agosto). Nei mesi di agosto e settembre ritornò l’equipe Petrelli, con i seguenti spettacoli (la fonte è sempre la “Gazzetta di Milano”): L’ultimo giorno di Maria Stuarda (24 agosto), La figlia dell’organista (25 agosto), I pazzi per progetto (26 agosto), La dama velata (27 agosto), Il lebbroso della Valle d’Aosta (28 agosto), La figlia del portinaio (29 agosto), La generosa rigattiera milanese (30 agosto), La Straniera errante nei Brettoni (31 agosto), La notte terribile (1 settembre), La fulminante caduta della capanna d’Alemagna (3 settembre), Le avventure del picccolo spazzacamino (4 settembre), Le cinque memorabili giornate di Gustavo Wasa re di Svezia (5 settembre), La morte del gigante Golia (7 settembre), Il palazzo ereditato alla capitale (10 settembre), L’Orfana nata della foresta (11 settembre), Fridolin (12 settembre), Il pirata Bertram (14 settembre), Nicolò Pesce (18 settembre), Il nuovo convitato di pietra (19 settembre), Il vampiro (21 settembre), I due Stenterelli (26 settembre), Il trionfo della virtù figliale (28 settembre). Alla Petrelli, seguì, nella stagione autunno-autunnino, la compagnia di Adelaide Fabbri diretta da Giuseppe Moncalvo che rappresentò: Oro non compra amore (30 novembre), Il giardino di Carlo Magno (1 dicembre), Il berretto nero (2 dicembre), Il gran torneo di Corradino d’Este (3 dicembre), Onore non vince amore (4 dicembre), Avviso ai maritati (5 dicembre), L’Argentiere di Brema (6 dicembre), Meneghino ricco negoziante in Basilea (7 dicembre), Le feste per le nozze di Meneghino (8 dicembre), Emilia di Liverpool (9 dicembre), Il carcere di Ildegonda (10 dicembre), Meneghino parrucchiere in Abbiategrasso (11 dicembre), Nuvole di Aristofilo (12 dicembre), I contrapposti (13 dicembre), Meneghino e Cecca schiavi in Turchia (14 dicembre), L’innalzamento di Clotilde al trono di Francia – Esercizi atletici dell’Alcide Milanese Pietro Piatti (15 dicembre), Chiara di Rosemberg (16 dicembre), L’arrivo del Governatore (17 dicembre), Raoul di Vitri (18 dicembre), Meneghino oste di campagna (19 dicembre), Andromaca e Pirro (20 dicembre), La donna soldato per amore (21 dicembre), Ingiustizia del duca di Wincester (27 dicembre), Plebei ingentiliti (28 dicembre), Il Principe filosofo (29 dicembre), Antigone (30 dicembre), Il duca d’Ossuna (31 dicembre). --- --- --Sulla compagnia Marchionni, che si esibì al Carcano nella stagione invernale, il giornale “I Teatri” diede queste notizie che riportiamo senza commento: “Queste scene hanno potuto gloriarsi, se non d’una Compagnia di primo ordine, di una Compagnia buona sicuramente. Marini, padre nobile, e la signora Teresa Marchionni Villani non mancano delle qualità che costituiscono i pregevoli attori. Generalmente parlando e intelligenza scenica e buon accordo regnava negli altri. Si diede più d’una scelta commedia, e la Compagnia ne avrebbe potuto dare di più se quel Pubblico non si fosse mostrato così amante del genere spettacoloso”258. Parlando della compagnia Luigia Petrelli, che in primavera sostituì la Marchionni, lo stesso giornale ne presenta i componenti, vale a dire: Luigia Petrelli, Erminia Gherardi, Lucilla Foscari, Lucia Bonuzzi, Antonietta Vincelli, Giuseppa Gherardi, Enrichetta Bonuzzi, Melinda Nobili, Luigia Feoli, Nicola Tofano, Giuseppe Feoli, Francesco Bonuzzi, Natale Fabrici, Corrado Vergnano, Adriani Mazzoni, Giuseppe Petrelli, Domenico Foscari, Pasquale Nobili, Luigi Cagnola, Antonio Lumazzi e Antonio Feoli259 . Tra gli attori della compagnia, uno dei migliori fu Nicola Tofano, cui però fu imputato di voler imitare troppo pedissequamente De Marini: “Credemmo talvolta di vedere e udir De Marini, e nondimeno non ci sentimmo mossi da quegli affetti che destava in noi De Marini. Non è solo il signor Tofano a cadere in questo difetto, che però ci facciam più solleciti di additare ai giovani novizi. Quanti virtuosi e virtuose di canto, di pantomima, di drammatica

258

“I Teatri”, Tomo I, Parte II, 6 marzo 1828, fascic. 47, p. 777.

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“I Teatri”, Tomo I, Parte II, 1 marzo 1828, fascic. 46, p. 764.


!76 credono imitare la Lalande, la Pallerini, Bon, la Marchionni e non hanno che il misero merito di contraffarli!”260. Sempre sulla compagnia Petrelli, e la sua direttrice Luigia Petrelli, il giornale milanese così si espresse positivamente: “La brava Petrelli diede le maggiori prove della sua abilità nella Clarissa Manson, sostenendo il personaggio della signora Enjerland, e quando nell’ultima sera, essendo protagonista della Vedova Wilkinson, la platea non si stancò mai di applaudirla. Il signor Tofano, primo amoroso, anche in mezzo a que’ difetti, che già furono soggetto per noi di un articolo, e ch’egli si va studiando a correggere, unisce alla gioventù tutti que’ vantaggi d’intelligenza e d’aspetto, che potranno condurlo ad accusare un bel grado fra i comici attori (…). La giovinetta attrice, signora Erminia Gherardi, crebbe le speranze ch’ella offre di se…Nell’ultima rappresentazione la Vedova Wilkinson, calato il sipario, tutti gli attori furono indistintamente chiamati sul palco scenico due volte”261. Parlando della stagione d’opera che, in primavera, fu effettuata al Carcano, e durante la quale furono messe in scena Clotilde di Coccia, Agnese di Paër, La Casa da vendere di Salvioni, il Barbiere di Siviglia di Rossini e i balli L’Orfana di Ginevra e Paolo e Virginia di Monticini, il giornale milanese si espresse in termini positivi. Clotilde era nuova per il Carcano e grazie a una buona esecuzione fu accolta favorevolmente (testo di G. Rossi, “prima”, Venezia 1815). Gli interpreti, che desumiamo dal libretto, furono: Rosa Lugani (Clotilde), Giovanni Capelli (Emerico), Carlo Cassiglioni (Sivaldo), Carolina N.N. (Isabella), Filippo Spada (Jacopone), Giovanni Bottari (Tartuffo), Debora Petrarca (Agata). Tra tutti, i migliori furono il basso cantante Bottari, la prima donna Lugani e il tenore Capelli262 . Con la Clotilde, definita opera “gradevolissima”, fu dato anche il ballo di Monticini L’Orfana di Ginevra, dove si fecero onore in particolare i ballerini Carcano Monticini, Domenico Ronzani e Antonio Bedotti. La musica - annotò “I Teatri” -, era “in parte scritta di nuovo, in parte accomodata e composta dell’introduzione della Gazza Ladra, di partizioni scritte dal signor Giovanni Battista Beneggi, primo violino del ballo, poi pezzi di Rossini, Mercadante”. Vestiario e decorazioni sceniche tutte nuove, e ciò faceva onore all’impresario che aveva allestito lo spettacolo ballettistico263 . Anche Agnese, data dopo Clotilde, era inedita per il Carcano e il pubblico la accolse favorevolmente (testo di L. Buonavoglia e Giannetti, “prima”, Parma 1809). Gli interpreti, non solo furono applauditi ma ebbero pure “l’onore della chiamata sul palco scenico”. Essi erano la Lugani, il Bottari, lo Spada e il Capelli264 . Lo spettacolo successivo ad Agnese fu il ballo Paolo e Virginia che ottenne “clamorosi applausi” e la chiamata sul palco di Giovanni Monticini, suo autore. I ballerini migliori, anche in questo ballo, furono il Ronzani, la Ponzoni e la Monticini265 . Importante evento della stagione d’opera fu la messa in scena di La Casa da vendere del maestro milanese Carlo Salvioni la cui “prima” era avvenuta al teatro Sutera di Torino nel 1826. Essa presentava “un vivace complesso di melodie che solleticavano gradevolmente l’orecchio”, ma piacque pure per l’esecuzione affidata alla Lugani, allo Spada, al Bottari e al Capelli266. Il 15 maggio ci fu la serata a beneficio della Lugani, con teatro illuminato a giorno e la messa in scena del Barbiere di Siviglia. La cantante però a causa di un’indisposizione era praticamente senza voce per cui poté fare ben poco. Ottimi, invece, furono lo Spada e soprattutto il Bottari che nel ruolo di Figaro s’impose per la sua “abilità drammatica e musicale”267.

260

“I Teatri”, Tomo I, Parte II, 6 marzo 1828, fascic. 47, pp. 779-780.

261

“I Teatri”, Tomo I, Parte II, 6 aprile 1828, fascic. 52, pp. 865-866.

262

Il libretto di Clotilde è conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano.

263

“I Teatri”, Tomo I, Parte II, 5 aprile 1828, fascic. 1, pp. 17-20.

264

“I Teatri”, Tomo I, Parte II, 3 maggio 1828, fascic. 4, pp. 75-76.

265

“I Teatri”, Tomo I, Parte II, 10 maggio 1828, fascic. 5, pp. 94-96.

266

“I Teatri”, Tomo I, Parte II, 23 maggio 1828, fascic. 7, pp. 126-127.

267

“I Teatri”, Tomo I, Parte II, 2 giugno 1828, fascic. 8, pp. 144-145.


!77 Sempre da “I Teatri”, veniamo a sapere che il 26 giugno si tenne al Carcano un’accademia vocale e strumentale con Adelina Schieroni, arpista, Giovanni Schneider, flautista e i cantanti Scerì Morelli e Andrea Sissa, tutti calorosamente applauditi268. L’8 agosto, invece, fu eseguita al Carcano una cantata a due voci del maestro Bulgarelli intitolata Pigmalione che annoiò mortalmente il pubblico. L’orchestra, rinforzata con elementi dell’orchestra scaligera e diretta dal maestro Cavinati, più che convincere…”assordò” il pubblico. Negativa fu anche l’esecuzione vocale, al punto di non meritare la citazione di alcun cantante269. Circa la compagnia Adelaide Fabbri, presente al Carcano nella stagione autunno-inverno, “I Teatri” ne dà un giudizio nel complesso positivo. Tra gli attori nomina in primis Rochetti e Moncalvo dei quali rileva pregi e difetti. Del primo, ad esempio, scrive: “E’ indubbiamente attore di grande intelligenza e fornito di molta perizia scenica; ma a questa intelligenza e perizia si desidererebbe unita l’arte di meglio dominar la sua voce e di contrassegnare un po’ più la differenza fra i varii caratteri che assume…”. Quanto al secondo: “…ha l’arte di interessare l’Uditorio a certe scene che senza di lui cadrebbero affatto, ma talvolta ricorre a “sortite” vecchie quent’è vecchia la maschera d’Arlecchino ed a certi equivoci impossibili di parole…”270 1829 Dalla rubrica “Spettacoli d’oggi” della “Gazzetta di Milano” si evince che nella stagione invernale continuarono gli spettacoli della compagnia Adele (Adelaide) Fabbri-Moncalvo i cui titoli qui riportiamo: La Lucerna d’Epitetto (1 gennaio), L’ospitale dei pazzi (3 gennaio), La caduta dell’idolo della festa di bue (4 gennaio), Meneghino marito per ripiego (6 gennaio), Così faceva mio padre (7 gennaio), L’Avventuriere notturno (8 gennaio), Meneghino negoziante in Livorno e confuso tra il qui pro quo (9 gennaio), Fridolin (10 gennaio), Matilde di Chabran (11 gennaio), La maschera caduta (13 gennaio), Il bugiardo (14 gennaio), La villanella del monte Canisio (15 gennaio), Meneghino parrucchiere in Abbiategrasso (16 gennaio), Meneghino corriere per forza (18 gennaio), Le avventure di Meneghino e Cecca (19 gennaio), Edgardo Re d’Albione (20 gennaio), Un odio ereditario (21 gennaio), Il Tutore e la Pupilla (24 gennaio), Meneghino custode dell’ospitale de’ pazzi (25 gennaio), Il gran Serraglio del Mogol (26 gennaio), Un curioso accidente (30 gennaio), L’arrivo del Governatore (31 gennaio), Il Nuovo Convitato di Pietra (1 febbraio), Meneghino oste di campagna (2 febbraio), Il ciabattino di Londra (3 febbraio), La caduta del feroce Godelindo (4 febbraio), I due sergenti (5 febbraio), La pianella perduta nella neve (6 febbraio), Meneghino padre afflitto e disperato (7 febbraio), Il giuocatore di Faraone (9 febbraio), La donna selvaggia (10 febbraio), Bernardo e Meneghino cervellee (11 febbraio), La benedizione paterna (12 febbraio), I quattro pretendenti (13 febbraio), Gli amori di un filosofo (14 febbraio), La clemenza di Tito (16 febbraio), L’apparenza inganna (18 febbraio), L’Importuno e l’Astratto (19 febbraio), La buona moglie (20 febbraio), Aristodemo (21 febbraio), La somiglianza dei due gobbi (22 febbraio), Il carcere d’Ildegonda (23 febbraio), La figlia cameriera del padre (24 febbraio), Meneghino schiavo in Turchia (25 febbraio), La Rosella (26 febbraio), Il consesso delle matrone romane (27 febbraio), Il Monte S. Bernardo (1 marzo), L’arrivo del duca di Bernador, Le avventure di Meneghino Peccena e quelle di Giacomo Colombo detto il matto facchino (3 marzo), Gli Uomini antichi e le Donne moderne (4 marzo), Il Magistrato e l’Amico (5 marzo), L’avviso ai maritati (7 marzo). Come risulta sempre dalla “Gazzetta di Milano”, alla compagnia Adele Fabbri-Moncalvo successe, nella stagione primaverile, la compagnia Luigia Petrelli con i seguenti spettacoli: Trovatemi il secondo (11 marzo), La colpa non può celarsi (12 marzo), Isolina (13 marzo), L’Avola e ballo I Paggi del duca di Vandome (15 marzo), La Straniera (16 marzo), Un matrimonio per interesse (17 marzo), L’ultimo giorno di Maria Stuarda (18 marzo), La corona d’alloro (19 marzo), Tre quartieri della città di Parigi (20 marzo), I Paggi del duca di Vandome (21 marzo), La donna velata (22 marzo), Madama Clarissa Manson alla corte criminale d’Alby (26 marzo), L’Orfanella di Underlak (27 marzo), L’Orfanella della Svizzera (29 marzo), Il palazzo ereditato alla capitale (31 marzo), La Dama a servire (1 aprile), Il questuante (2 aprile), Il pirata siciliano (4 aprile), La restituzione (9 aprile), L’Eroina di Svezia (10 aprile). Nel periodo primavera-estate si tenne al Carcano una stagione d’opera con la rappresentazione della Semiramide (21 aprile), cui si aggiunse il balletto comico I Molinari, di Fleury (5 maggio); seguì poi Tancredi (7 maggio), Otello (24 maggio), Medea in Corinto (22 giugno), Nina o la Pazza per amore e la farsa Oh! Che originali (3 luglio), Giulietta e Romeo e ballo Il carnevale di Venezia (21 luglio).

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“I Teatri”, Tomo I, Parte II, 5 luglio 1828, fascic. 13, pp. 223-225.

269

“I Teatri”, Tomo I, Parte II, 12 agosto 1828, fascic. 18, p. 303.

270

“I Teatri”, Tomo I, Parte II, 24 dicembre 1828, fascic. 36, pp. 626-627.


!78 Nella stagione autunno-inverno si installò al Carcano la compagnia Ercole Gallina e Giuseppe Moncalvo che allestì i seguenti spettacoli: Un odio ereditario (30 novembre), Il figlio per adozione (1 dicembre), L’Abate de l’Epée (2 dicembre), Contraddizione e puntiglio (3 dicembre), I due Figaro (4 dicembre), I due Paggi (5 dicembre), Meneghino parrucchiere in Abbiategrasso (6 dicembre), Il Serraglio del gran Mogol (7 dicembre), Meneghino ricco negoziante in Livorno (8 dicembre), La borsa perduta (9 dicembre), Le feste per le nozze di Meneghino (10 dicembre), Il cugino di Lisbona (11 dicembre), Il gran torneo dei cavalieri Piceni (12 dicembre), Il cappellino color di rosa (13 dicembre), Gli Sterlitzi (14 dicembre), La benedizione paterna (15 dicembre), Dovere e natura (16 dicembre), Il matrimonio per necessità (17 dicembre), L’ultimo giorno di Pompei (18 dicembre), Elisa e Claudio (20 dicembre), Clotilde ed Adolfo (21 dicembre), I contrapposti (26 dicembre), L’Ospitale de’ Pazzi (27 dicembre), L’arrivo inaspettato (28 dicembre), Il Tutore e la Pupilla (29 dicembre), I discoli ravveduti (30 dicembre), Le avventure di Meneghino (31 dicembre). --- --- --A proposito della compagnia Adele Fabbri-Moncalvo, attiva al Carcano nella stagione invernale, le notizie che abbiamo raccolto le abbiamo prese dal “Corriere delle dame” dove se ne parla positivamente: “La Fabbri non dee essere scontenta pegli introiti al Carcano, avuto riguardo alla situazione di quel teatro nella vernale stagione. Ella possiede infatti due attori di molto merito, Gallina e Rochetti, senza de’ quali difficilmente reggerebbesi la maggior parte delle rappresentazioni”271. A distanza di due settimane, altra breve recensione, dove sono nominati, insieme agli attori migliori, pure i titoli di due spettacoli rappresentati e applauditi, vale a dire Giustizia del duca di Wincester e Il Giudizio di Fontainebleau: “Il teatro Carcano vedesi ognora più onorato da numeroso concorso. Anche prescindendo da quelle parti in cui Meneghino (sig. Moncalvo) ottiene i favori di un certo ceto di persone, egli è fuor di dubbio che la Fabbri, capocomica, sta fra le attrici che, senza aspirare ai primi onori, può lodevolmente mostrarsi sulla scena; che Rocchetti [sic] ha troppo stabile fama per non reputarsi degno di qualche elogio; che Gallina vi tien dietro con pari successo, e che il caratterista Brandi non andò mai privo d’encomi anche in altri reputatissimi drappelli comici. Abbiamo potuto accertarci di ciò nella Giustizia del duca di Wincester, nel Giudizio di Fontainebleau, ed in alcune commedie goldoniane, nelle quali i suddetti non lasciarono di meritarsi applausi”272 . Sulla compagnia Luigia Petrelli, che si esibì al Carano nella stagione primaverile, il giudizio che abbiamo lo ricaviamo dal giornale “I Teatri” perché nulla si trova in proposito sul “Corriere delle dame”. Per “I Teatri”, dunque, la compagnia Petrelli aveva buoni attori, ma le commedie che presentava non sempre rivelavano buon gusto: “Il suo repertorio non prova molto in favor del buon gusto di chi lo formò, né certo ha almeno la prerogativa di piacere alla pluralità, se non agl’intelligenti…”. Quanto agli attori: “Formano principale ornamento di tale Compagnia la Petrelli e la Gherardi. Nelle parti di madre nobile, dopo la Bazzi nella tragedia e dopo la Fabbri nella commedia, non saprei provare la più valente della Petrelli; anima, intelligenza, bella voce, retta pronunzia…che non diverrebbe ella se potesse abbandonare una certa cantilena nella desinenza dei periodi? La Gherardi è una buona prima donna; sempre diligente nell’eseguir le sue parti (…)”. Tra gli uomini, i più apprezzati furono Tessero, Petrucci, e soprattutto Corrado Vergnano, il prediletto del pubblico (sosteneva le parti brillanti); discreti il Rosa, Tranquilli e Fabrizi273 .

271

“Corriere delle dame”, 17 gennaio 1829.

272

“Corriere delle dame”, 31 gennaio 1829.

273

“I Teatri”, Tomo II, Parte II, 3 aprile 1829, fascic. 50, pp. 862-864.


!79 Ma il 1829, più che dalle compagnie comiche, si sarebbe caratterizzato per la presenza al Carcano, negli spettacoli lirici estivi, di Giuditta Pasta, cantante di assoluto valore, vera diva incontrastata delle platee, che si presentava per la prima volta a Milano (aveva allora 32 anni, essendo nata a Saronno nel 1797). Da aprile ad agosto essa prese parte a diverse opere che le diedero la possibilità di mostrare per intero il suo grandissimo talento sia come cantante sia come attrice suscitando lo stesso straordinario entusiasmo che aveva suscitato nelle sue tournée a Parigi e a Vienna274 . Il primo lavoro in cui si presentò al pubblico del Carcano fu Semiramide di Rossini (testo di G. Rossi, “prima”, Venezia 1823). Gli interpreti, desunti dal libretto, furono, con la Pasta: Marietta Brambilla (Arsace), Domenico Cosselli (Assur), Luigi Duprez (Idreno), N. N. (Azema), Pietro Giani (Oroe), Giovanni Boccaccio (Mitrane)275. Sulla splendida interpretazione della Pasta nel ruolo principale di Semiramide così si espresse il “Corriere delle dame”: “Una donna di bell’aspetto che maestosamente si mostra dalle scene sotto le spoglie della superba reina di Belo; che della sua persona studiasi non far moto oltre il dovere, se pure talvolta il gesto no, ma il volto non pare che fin troppo sentitamente esprima; una donna che muove una voce non oltremodo robusta, ma grata sì e insinuante, estesa ed agile, che rende quasi dimentico di una certa velata raucedine alquanto sensibile nella bassa ottava; una donna che tutta la finezza dell’arte, tutta la maestria e la grazia, la sceltezza de’ gorgheggi, i trilli audacissimi mirabilmente possiede; che sillaba con nettezza, che ha vago il portamento, né forse si abbandona a troppo slancio che negli istanti di estrema passione, questa donna noi la diremo la Giuditta Pasta, senza pretesa di pronunciare inappellabilmente”. Con la Pasta, altra cantante di vaglia presente nella Semiramide era il contralto Marietta Brambilla, giovane, ma con un grande avvenire davanti a sé. Sue virtù erano “una robusta, netta e gradita voce”, un “nobile sceneggiare” e un “pronunziar chiarissimo”276. Tra gli uomini, i migliori furono il basso Domenico Cosselli277 e il tenore Luigi Duprez. Il primo mostrò di avere buon metodo e intelligenza, il secondo sensibilità e agilità non comune. Insieme ai cantanti, altri aspetti positivi dello spettacolo furono il suo ricco allestimento, con splendide scene dipinte dal Sanquirico, cori e orchestra ottimi costituendo per Milano un vero evento da ricordare278. Dopo Semiramide fu la volta di Tancredi, sempre di Rossini, i cui interpreti, desunti da libretto, furono: Luigi Duprez (Argirio), Stefania Favelli (Amenaide), Giuditta Pasta (Tancredi), Pietro Giani (Orbazzano), Antonietta De Farina (Isaura), Giovanni Boccaccio (Ruggiero)279.

Prima di cantare al Carcano la Pasta si era fatta udire a Vienna in alcuni concerti che destarono grande sensazione. Naturalmente i giornali viennesi non mancarono di recensire tali concerti mostrando equilibrio e competenza. Un esempio di ciò è il giudizio relativo a un concerto tenuto dalla Pasta il 23 febbraio 1829 dove la cantante viene descritta sia fisicamente che vocalmente. Tale giudizio, pubblicato dai “Teatri”, è interessante e qui lo riportiamo: “Dignitosa presenza, nobile fisionomia, occhio parlante e bella pronuncia; la sua voce, non del tutto fresca, né molto estesa, è di soprano; le corde più basse sono alquanto velate, ma il bel metallo delle più alte può veramente eccitare l’ammirazione”. Cfr. “I Teatri”, Tomo II, Parte II,19 marzo 1829, fascic. 48, p. 824. 274

275

Il libretto di Semiramide è conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano.

Marietta Brambilla nacque a Cassano d’Adda il 6 novembre 1807. Studiò al Conservatorio di Milano esordendo a Londra nel 1827 all’His Majesty’s Theatre nella Semiramide di Rossini a fianco della Pasta. In seguito cantò in molti teatri italiani e stranieri. Dotata di una voce di eccezionale estensione e potenza, eccelse come interprete di opere di Donizetti, Bellini, Mercadante e Cimarosa. Morì a Milano il 6 novembre 1875 dopo essersi dedicata all’insegnamento del canto. 276

Relativamente a Cosselli (Parma, 27 maggio 1801-Marano (Parma), 9 novembre 1855), Rodolfo Celletti, illustrandolo nell’Enciclopedia dello spettacolo, scrive che nel 1829, scritturato al Carcano, ruppe il contratto temendo il confronto con Galli e non volle mai più cantare a Milano. Dotato di voce morbida, sonora e agile, nel corso della sua brillante cariera prese parte anche a tre “prime” donizettiane: Parisina (Firenze 1833), Il Giudizio universale (Genova, stagione 1833’34) e Lucia di Lammermoor (Napoli 1835). 277

278

“Corriere delle dame”, 25 aprile 1829. Alla rappresentazione della Semiramide dedicò un articolo anche “I Teatri” da cui si evince che il Carcano, per l’occasione, era stato abbellito “da nuovi ornati ai palchi e illuminato dalla placida luce d’un vaghissimo lampadario, disegno di Sanquirico”. Cfr. “I Teatri”, Tomo III, Parte I, 22 aprile 1829, fascic. I, Appendice volante, tra p. 16 e 17. 279

Il libretto di Tancredi è conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano.


!80 All’opera però erano stati tagliati ben sette pezzi, sostituiti da altri non di Rossini che avevano caratteristiche tali da esaltare soprattutto il registro acuto della Pasta, il registro cioè che le permetteva di dare il meglio di sé, vale a dire: chiarezza, agilità, forza ed espressione. “Il canto di questa somma attrice – scrisse il “Corriere delle dame” – è colorato sempre da quella verità e da tutti quei vezzi che rapiscono ed inebriano; e lasciando da parte che taluno s’inebri a tanto da credere che in un cantante i suoni velati facciano in alcuni momenti maggior effetto de’ suoni più puri, scoperta forse riserbata al secolo decimonono, conveniamo di tutto cuore che la Pasta offre un insieme da potersi assai difficilmente superare”. Ottimi, con la Pasta, furono gli altri interpreti del Tancredi e cioè la Favelli, che a una non comune avvenenza univa una voce soave, limpida, forte e agilissima, Luigi Duprez e il Giani. L’orchestra, diretta dal maestro Giulio Cesare Granatelli, svolse bene il suo compito mentre pregevoli furono giudicati sia i costumi e sia le scene, realizzate, queste ultime, dall’unico Sanquirico. Insomma, altro straordinario successo della stagione al punto che chi non si era recato a teatro, non avrebbe mai potuto formarsi un’idea di quegli “strepitosi ed insaziabili plausi” che erano echeggiati continuamente nell’emiciclo del Carcano, un vero uragano 280. A Tancredi seguì un altro lavoro di Rossini, Otello (testo di F. Berio di Salsa, “prima”, Napoli 1816). Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Gio. Battista Montresor (Otello), Giuditta Pasta (Desdemona), Matteo Porto (Elmiro), Luigi Duprez (Rodrigo), Gio. Giuseppe Giordani (Jago), Carlotta De Vincenti (Emilia), Angelo Tommasi (Doge)281 . Esso andò in scena la sera del 24 maggio e la Pasta, nel ruolo di Desdemona, conquistò ancora una volta il pubblico del Carcano con la sua grande arte. Scrisse, infatti, il “Corriere delle dame”: “La Pasta ha provato che nel complesso di uno spartito essa non può temere nessun confronto, perché l’arte e lo studio le hanno insegnato a sostenere con incredibile naturalezza e verità i caratteri più differenti tra loro”. E, più avanti: “Il numero delle volte che questa egregia cantante fu chiamata sulle scene, non occorre ridirlo: il romore degli applausi non potrebbe descriversi in modo che la nostra pittura non paresse languida a chi si trovò quella sera nel teatro Carcano, ed esagerata a tutto il restante de’ nostri lettori”282. Quarta opera della stagione fu Medea in Corinto di Mayr, inedita per il Carcano (testo di F. Romani, “prima”, Napoli 1813). Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Matteo Porto (Creonte), Luigi Duprez (Egeo), Giuditta Pasta (Medea), Gio. Battista Montresor (Giasone), Alessandrina Duprez (Creusa), Antonietta De Farina (Ismene), Giovanni Boccaccio (Tideo)283. Tra tutti, prevalsero le due interpreti femminili: Alessandrina Duprez e la Pasta, delle quali così scrisse il “Corriere delle dame”: “Madama Dupré [sic] cantando con buon metodo, con molto interesse e con grazia, ebbe molti applausi, e diremmo anzi moltissimi, se non dovessimo risparmiare i superlativi per applicarli a madama Pasta. La parte di Medea nelle sue varie situazioni fu sostenuta da questa egregia virtuosa con una eccellenza veramente mirabile: alcune cose, anzi molte, furono dette e cantate per modo che sebbene sia sempre lecito all’uomo desiderare una maggior perfezione, lo sperarla potrebbe questa volta riuscire infruttuoso e meritarsi anche taccia di vana presunzione”.

280

“Corriere delle dame”, 9 maggio 1829.

281

Il libretto di Otello è conservato alla Biblioteca Comunale Sormanidi Milano.

282

“Corriere delle dame”, 30 maggio 1829.

283

Il libretto di Medea in Corinto è conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano.


!81 Della Medea piacque molto anche la musica come provarono i calorosi applausi rivolti allo stesso Mayr presente in teatro. Anche le scene della Medea erano di Sanquirico ed esse furono giudicate come “tra le più belle ch’egli abbia dipinte”284 . Dopo Medea, fu data la farsa Oh! Che originali, sempre di Mayr, accompagnata da una vecchia, ma sempre vitale opera buffa di Paisiello: Nina o La pazza per amore (testo di B. J. Mersollier, “prima”, Caserta 1789). Gli interpreti dell’opera mayriana, desunti dal libretto, furono: Luigi Gastaldi (D. Febeo), Marietta Brambilla (D. Aristea), Luigi Duprez (D. Carolino), Matteo Porto (Biscroma), Antonietta De Farina (Celestina), Angelo Tommasi (Carluccio)285. Quelli di Nina o La pazza per amore: Giuditta Pasta (Nina), Gio. Battista Montresor (Lindoro), Matteo Porto (Conte), Carlotta De Vincenti (Elisa), Luigi Gastaldi (Giorgio), Luigi Duprez (Un Pastore). Il primo dei due lavori non piacque molto, mentre il secondo, con la Pasta in un ruolo a lei inconsueto, ebbe vivissimi applausi: “Madama Pasta, mostratasi mirabile in tutti i personaggi finora sostenuti – scrive il “Corriere delle dame” -, vince in questo della Nina pazza ogni più grande aspettazione”286 . L’ultima opera in cui la Pasta cantò al Carcano fu Giulietta e Romeo di Zingarelli (testo di G. M. Foppa, “prima”, Milano 1796). Essa andò in scena il 20 luglio e procurò alla diva un nuovo trionfo: “Non diremo che fosse maggiore degli altri [il trionfo], perché non sappiamo se ciò sarebbe stato possibile: certo tutti si accordano a dire che il canto e l’azione di questa celebre donna nella parte di Romeo o toccarono la perfezione o le si accostarono affatto; e noi crediamo che il riferire questo consenso universale sia il miglior elogio che per noi si potesse mai tributare a madama Pasta”. Con la Pasta, c’era pure Carlotta De Vincenti, un’ottima Giulietta cui il pubblico tributò “giustissimi applausi”287 . La stagione ebbe così fine, ma l’apparizione della Pasta dovette lasciare nei frequentatori del Carcano il desiderio e la speranza di presto riudirla per riassaporare la gioia che la sua inimitabile arte sapeva comunicare. Ciò avverrà, come vedremo, nella stagione lirica di carnevale del 1831 quando la diva prenderà parte alle memorabili “prime” della Bolena e della Sonnambula288 . Un’appendice alla stagione d’opera estiva ci fu in agosto, quando, interpretata da una nuova compagnia di canto, fu rappresentata al Carcano per alcune sere Donna Caritea di Mercadante (testo di P. Pola, “prima”, Venezia 1826). L’opera, mai data prima d’ora a Milano, piacque molto non solo al pubblico, ma anche ai “Teatri”, che ne dette un giudizio positivo: “Questo spartito è un brillante lavoro, atto a ben intertenere il Pubblico con bella musica, con dovizia di pezzi concertati, ricchi di scienza e d’effetto, con una stromentazione degna dell’autore dell’Elisa e Claudio”. Tra tutti gli esecutori dell’opera, i quattro più applauditi furono Giovannina De Vecchi, contralto, Magnani, tenore, Vaschetti, tenore e Giuseppe Marini, basso. Nel ruolo principale di Caritea c’era la Casanova, artista giovane e promettente ma bisognosa di un altro periodo di studio. Cori ottimi e bravo il flautista Cavalli che eseguì assai bene un “assolo” nel second’atto dell’opera289 .

284

“Corriere delle dame”, 27 giugno 1829.

Il libretto di Oh! Che originali, che comprende pure Nina o La pazza per amore, è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano. 285

286

“Corriere della dame”, 11 luglio 1829.

287

“Corriere delle dame”, 25 luglio 1829.

288

Per ricordare la comparsa della Pasta al Carcano fu coniata una medaglia, mentre il pittore Giuseppe Molteni, fece un ritratto della cantante in costume di Nina pazza per amore. Questo dipinto fu esposto, insieme a un altro ritratto raffigurante la Favelli, a Brera nella esposizione annuale del 1829. Cfr. “I Teatri”, Tomo III, Parte I, 8 ottobre 1829, pp. 382-383. 289

“I Teatri”, Tomo III, Parte I, 2 settembre 1829, pp. 301-302.


!82 Al Carcano, nella stagione di carnevale, si esibì la compagnia Gallina-Moncalvo che intrecciò i suoi spettacoli con una non identificata compagnia francese di passaggio. Scrive, infatti, “I Teatri” a proposito della serata del 19 dicembre 1829: “Carcano. L’Actrice en voyage, Vaudeville rappresentato nella sera dei 19 nella lingua originaria dei vaudeville da una Compagnia di passaggio. Diremo brevemente che fu preceduto dalla commedia La fedeltà alla prova, lodevolmente eseguita dagli attori della Compagnia detta Gallina e Moncalvo, che tiene or queste scene”. Tra gli attori francesi, gli applausi maggiori andarono alla Tallié, che fece sfoggio di molta intelligenza e disinvoltura, alla Vogel, e al Federico. Questi, nel ruolo del mercante di legna, divertì grandemente il pubblico che lo premiò con applausi calorosi e ripetuti290 . 1830 Da quest’anno in poi, avendo la “Gazzetta di Milano” terminato le sue pubblicazioni, mancano i dati preziosi della sua rubrica “Spettacoli d’oggi” perciò per ricostruire gli spettacoli rappresentati al Carcano, ci siamo avvalsi solo delle recensioni dei giornali. Da “I Teatri” del 1830 si evince che nel periodo estivo furono messe in scena al Carcano alcune opere, la prima delle quali fu L’Italiana in Algeri. La compagnia di canto che la eseguì era costituita da Alessandrina Duprez, Luigi Duprez291, Antonio Finaglia e Gio. Battista Difranco. Protagonista dell’opera fu quindi il soprano Alessandrina Duprez, che al Carcano si era già fatta udire nel 1829 con la Pasta, e che si confermò artista pregevole. Essa, infatti, senza possedere una voce di grande volume, riusciva ugualmente a farsi udire nei concertati con un canto piacevole e aggraziato; mediocre invece era la sua recitazione. Con lei, nel ruolo di Lindoro, c’era suo marito, il tenore Luigi Duprez il quale, scrive “I Teatri”, “…si ebbe gli onori della serata per l’aggiustatezza del suo canto, per la sicura intonazione e per molti tratti che ricordano uno de’ più chiari tenori del nostro tempo [si riferiva forse a Rubini?]”. Mustafà era il basso Finaglia le cui virtù principali erano “una bella figura, un buon portamento ed un ricco abito turco”. Veniva per ultimo Difranco, buffo, mai udito a Milano prima d’ora, che nella parte di Taddeo si mostrò buon cantante sia nei pezzi concertati sia negli “assolo”. Altro suo pregio era di stare bene in scena, con “molta pratica e franchezza”. Con l’opera rossiniana fu dato il ballo Il sogno verificato del coreografo Serafini che il pubblico, per “decenza di decorazioni e per alcune danze non mal combinate”, mostrò di gradire. Anche la prestazione dell’orchestra fu lodevole e di ciò il merito andava al suo direttore, il maestro Eugenio Cavallini292 . Altra opera successiva all’Italiana in Algeri fu Violenza e Costanza di Mercadante, messa in scena il 20 luglio con gli stessi interpreti del lavoro rossiniano (testo di A. L. Tottola, “prima”, Napoli 1820). Se la musica, pur inferiore a Elisa e Claudio, non dispiacque, apprezzamenti si guadagnarono anche i suoi interpreti, e cioè Difranco, “vero professore di musica nel saper innestare i suoi lazzi non mai a scapito del tempo e del ritmo”, i due Duprez e un nuovo elemento, il basso Rota, dotato di mezzi accettabili293 . Terza e ultima opera della stagione lirica fu Adelina di Generali, presentata la sera del 12 agosto. Protagonista ne fu Alessandrina Duprez, giudicata, da “I Teatri”, “lodevolissima nel sostenere il suo personaggio”, anche se poco chiara nella pronuncia e dal canto fin troppo fiorito. Al suo fianco c’era il marito Luigi Duprez che se nei passi di grazia piaceva, meno lodevole era in quelli di forza mostrandosi talvolta anche scomposto nell’azione. Difranco, al contrario, diede prova di essere bravo come comico e

290

“I Teatri”, Tomo III, Parte II, 24 dicembre 1829, pp. 605-606.

Alessandrina e Luigi Duprez erano marito e moglie. Alessandrina era nata a Nantes nel 1808. Esordì a Parigi nel 1827 e lasciò le scene nel 1837, dopo essersi esibita in vari teatri italiani. Morì a Bruxelles il 27 febbraio 1872. Luigi Duprez (Gilbert Louis Duprez) nacque a Parigi il 6 dicembre 1806. Allievo di A. Choron presso l’Institution Royal de Musique, esordì a Parigi nel 1825 nel Barbiere di Siviglia. Cantò in molti teatri italiani, compreso il San Carlo dove, nel 1835, partecipò alla “prima” di Lucia di Lammermoor. Fu il cantante che introdusse la voga degli estremi acuti attaccati di forza e lanciati a piena voce (“do”di petto). Morì a Poissy il 23 novembre 1896. 291

292

“I Teatri”, Parte I del 1830, Milano, Gaspare Truffi, XLII Appendice, 16 luglio, n. 27, pp. 432-433.

293

“I Teatri”, Parte I del 1830…XLIII Appendice, 23 luglio, n. 28, p. 446.


!83 come attor serio mentre il Rota fece quel che poté, cioè poco. Tutti i cantanti comunque fecero mostra di buona volontà e il pubblico, che avvertì questo, “rese loro giustizia chiamandoli sul palco scenico”294 . 1831 Per ricostruire gli spettacoli dati al Carcano in quest’anno, ci siamo serviti, oltre che del collaudato “Corriere delle dame”, anche di un altro giornale, vale a dire “L’Eco” che praticamente si era sostituito ai “Teatri”, cessato nel 1830. Entrambi i giornali s’interessarono di una sola stagione teatrale al Carcano, quella di carnevale, che si svolse da S. Stefano a marzo. Essa, come quella del 1829, fu particolarmente importante sia per le opere date, di cui alcune nuovissime, sia per gli artisti che vi presero parte, veri divi del canto. Ecco come l’”Eco” presentò la stagione carnevalesca al Carcano: Teatro Carcano – Carnevale 1830-31 Col giorno 26 prossimo venturo dicembre si aprirà il suddetto Teatro con un corpo di rappresentazioni di opere serie, semiserie e buffe, con ballo, che termineranno col 20 marzo 1831. Nel corso della stagione si daranno non meno di dieci opere, tre delle quali scritte espressamente, e le altre in parte nuove per Milano, ed in parte delle più applaudite, onde formare il così detto Repertorio. Le opere nuove verranno scritte dai sigg. Maestri Bellini, Donizzetti [sic] e Luigi Majocchi. La poesia di queste sarà del sig. Romani. Si daranno altresì quattro balli, due grandi e due di mezzo carattere, composti e diretti dal sig. Luigi Henry. Le recite saranno in numero non minore di settantasei. Compagnia di canto Signore Pasta Giuditta, Prima Cantante di Camera di S. M. I. R. A. Roser Lina Orlandi Elisa Martinet Eugenia-Humberta Laroche Enrichetta Baillou-Hilaret Felicita Piombanti Faustina Signori Rubini Gio. Battista, Cantante di Camera di S. M. I. R. A. Valencia Leandro Musatti Gioachino Zambaiti Alessandro Galli Filippo Frezzolini Giovanni Mariani Luciano Schoberlechner Giovanni Baroilhet Paolo Lodetti Francesco Maestro al cembalo: Signor Schira Francesco Il compositore de’ balli è il sig. Henrry nominato di sopra. Primi ballerini seri sig. Mattia, signora Hasenhut. Otto primi ballerini per le parti serie, fra i quali si distinguono il sig. Molinari colla moglie, la Casoli, la Terzani, ecc. Primi ballerini per le parti comiche sigg. Alleva Antonio e Carlo Vienna, con ventisei altri ballerini e ballerine per le parti, passi e ballabili295. --- --- --La stagione carnevalesca prese il via con Anna Bolena scritta espressamente per il Carcano da Donizetti su testo di Felice Romani che andò in scena il 26 dicembre 1830. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Filippo Galli (Enrico VIII), Giuditta Pasta (Anna Bolena), Elisa Orlandi (Giovanna Seymour), Lorenzo 294

“I Teatri”, Parte I del 1830…XLVI Appendice, 13 agosto, n. 31, pp. 527-528.

295

“L’Eco”, 1 ottobre 1830.


!84 Biondi (Lord Rochefort), Gio. Battista Rubini (Lord Riccardo Percy), Enrichetta Laroche (Smeton), Antonio Crippa (Sir Hervey)296. L’opera ebbe un vivo successo, grazie alla musica ma soprattutto per merito dei due principali interpreti: Rubini e la Pasta, che si confermarono artisti di grandissimo valore. Esaminando testo e musica, il recensore dell’”Eco” fu piuttosto parco di elogi. Egli, infatti, prima criticò Romani che a suo dire, forse per mancanza di tempo, non aveva corretto il libretto: “E’ a parer nostro, lavoro di un uomo che sa scrivere, e scriver bene, ma che non ha avuto tempo di rivedere, né di correggere. Parliamo liberamente perché teniamo il Romani per il migliore poeta liricodrammatico vivente, e perciò lo consigliamo di accettar meno impegni, di lavorar meno e di farsi pagare di più”. Poi criticò la musica donizettiana che, secondo il suo parere, era priva “d’inspirazione” e di “slancio”: “La musica del Maestro Donizetti, sia lode alla verità, non è delle migliori ch’egli abbia fatte. V’è però della maestria, specialmente nel primo finale, ed in alcuni altri pezzi, v’è della facilità, della spontaneità, molte cose bene espresse, ben rivestite e stromentate, ma vi si desidera un poco più di novità, d’inspirazione, di slancio. Tale almeno è stato l’effetto della prima sera”. Meno severo è, il nostro cronista, nei confronti dei due principali interpreti: la Pasta e Rubini, considerati a quel tempo i maggiori astri del canto non solo in Italia ma in Europa. Scrisse sulla Pasta: “Madama Pasta (Anna Bolena) ha avuto nel canto momenti sublimi e nuovi, anche per chi conosce ed apprezza il suo bel modo di cantare, né occorre il rammentare la verità, la giusta misura, la severità del suo modo di recitare, ed agire, che ne forma quell’attrice cantante ch’ella è”. E Rubini, il grandissimo Rubini, osannato ovunque come il sublime tenore dalla voce d’angelo? “Rubini era in vena, egli ha tentato nel suo canto cose che ai più caldi suoi partigiani parevano impossibili a finir bene, e le ha portate fuora in modo da far vera meraviglia”. E più avanti: “Sia detto, perché deve dirsi, madama Pasta e Rubini hanno sostenuta l’opera. Questi due artisti, veri artisti perché inventano (fatta ad ognuno d’essi la parte che loro conviene), hanno tali bellezze, e sì fatti compensi da sostenere qualunque spettacolo con una sola scena”. Con la Pasta e Rubini c’era pure il basso Filippo Galli, cantante di assoluto valore, che però sia per la parte a lui poco adatta e sia per motivi di salute, non brillò quanto valeva297. Buona fu la prova del mezzosoprano Elisa Orlandi che fece mostra, insieme a una non comune avvenenza, di modi aggraziati e di una voce fresca e spontanea298. Lodevolmente si comportarono cori e orchestra, diretti, i primi da Giulio Cesare Granatelli e la seconda da Nicola Zamboni.

296

Il libretto di Anna Bolena è conservato al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano.

297

Filippo Galli nacque a Roma nel 1783. Esordì, come tenore, a Napoli nel 1801, cantando poi a Bologna e a Parma quando una grave malattia lo costrinse, nel 1810, a interrompere la carriera. Riprese a cantare come basso a Venezia e alla Scala, dove, nella stagione 1814-’15, interpretò diverse opere. Dopo aver cantato per vari anni si ritirò dalle scene nel 1840. Morì a Parigi il 3 giugno 1853. Su di lui così scrisse Stendhal nel 1817 udendolo alla Scala nella Testa di bronzo di Carlo Soliva: “Galli è uno dei migliori attori che abbia mai visto, la più bella voce di basso che abbia mai ascoltato: una voce che fa vibrare perfino i corridoi di questo immenso teatro”. Cfr. Stendhal: Roma, Napoli e Firenze… cit., p. 6. Elisa Orlandi nacque a Macerata nel 1811. Ebbe carriera breve, ma densa per attività. Morì, infatti, nel 1834 a 23 anni nel suo camerino nel teatro di Rovigo poco prima di una rappresentazione . 298


!85 Con Anna Bolena fu dato anche un ballo di Luigi Henry299 intitolato La vedova il giorno delle nozze, che pur nella sua mediocrità fece emergere una brava coppia di ballerini: Madamigella Hasenhut e M. Mattis, “tutti fuoco, tutti brio, tutti sveltezza”. Il ballo aveva anche un altro merito, quello cioè di unire la danza con l’azione, valorizzandone l’aspetto pantomimico, così come era prassi normale nei balli di Viganò. Quanto alle scene dell’opera e del ballo, esse erano creazioni del grande Sanquirico che ancora una volta stupì il pubblico, dando prova, soprattutto in una scena del ballo, raffigurante una stanza da letto, del suo grande talento300 . Anche la “Gazzetta Privilegiata di Milano”, serioso giornale politico, si occupò della Bolena donizettiana, ma il suo giudizio fu più positivo rispetto a quello espresso da “L’Eco”. Commentando il primo atto dell’opera ecco come si espresse il foglio milanese: “La cabaletta d’un’aria cantata da Rubini, una di quelle frasi di gran sentimento che forse spirerebbero inosservate su qualche altro labbro che non fosse quel della Pasta, e animati concetti nel finale, ecco l’essenza di ciò che piacque veramente nella musica dell’atto primo. Gli altri plausi che udironsi non eran dovuti che ai cantanti”. Ma il meglio della musica della Bolena, secondo il giornale, non era nel primo, ma nel secondo atto, dove Donizetti, soprattutto in un elaborato terzetto, ricco di “belle armonie”, si era dimostrato “degno e prediletto allievo di Mayr”: “Ma all’atto secondo la cosa mutò d’aspetto e l’ingegno del maestro si manifestò con un raro rinforzo. Un duetto, un terzetto, e tre arie sono di bella e grandiosa composizione (…). Nel terzetto la Pasta, Rubini e Galli mostraronsi non solo uguali a sé stessi ma veramente maestri nella perfezione dell’accordo fra essi. Ciò è tanto più mirabile in quanto che è giusto il dire che in questo pezzo singolarmente complicatissimo di belle armonie, Donizetti si mostrò degno e prediletto allievo di Mayr”301 . Naturalmente, il successo ottenuto dalla Bolena rese felice Donizetti che si affrettò a darne notizia alla moglie, l’amata Virginia, dimorante a quel tempo a Napoli: “Cara Signora mia rispettabile e moltissimo amata. Godo nell’annunziarle che la nuova opera del suo innamorato e celebre marito ha avuto un incontro quale non sarebbe stato possibile sperare migliore. Successo, trionfo, delirio, pareva che il pubblico fosse impazzito, tutti dicono che non ricordano di aver assistito mai ad un trionfo siffatto. Io ero così felice che mi veniva da piangere, pensa!”302 . Con Anna Bolena Donizetti poteva dire di avere conquistato Milano, una “piazza” importante, dov’era praticamente uno sconosciuto (e la gioia che mostrano le sue parole alla moglie forse significa anche questo). Era solo nel lontano 1822, infatti, che aveva scritto per la Scala Chiara e Serafina ma l’esito allora era stato tutt’altro che felice, rasentando addirittura il fiasco. Probabilmente per Donizetti quella era stata un’esperienza amara, di quelle che lasciano il segno perché mortificano l’orgoglio, l’ambizione di un artista ma con il pieno successo della Bolena tutto era ormai felicemente superato. Dopo la Bolena, il 30 dicembre 1830, fu allestita un’opera nuova per il Carcano di Giuseppe Nicolini intitolata Malek-Adel che ebbe un mediocre successo (testo di G. Rossi, “prima”, Verona 1830). Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Luciano Mariani (Ricardo), Lina Roser (Metilde), Paolo Cervati

Su Luigi Henry (Louis Henry) così scrive il Rossi: “Henry, noto a Milano da alcuni anni come danzatore, debuttò nel settore creativo nel 1817 con un Amleto che è quasi un biglietto da visita programmatico. <Di patria francese, di stile tutto italiano> lo definisce bene il Ritorni. Nato e cresciuto a Parigi, alla scuola dell’Opéra, Henry non ebbe molta fortuna nel difficile ambiente del teatro parigino. Noverre lo descrive come <grand et bien fait> e lo designa come <premier danseur serieux…genre noble et graciuex qui exige la plus grande perfection> (…). Subì fortemente l’influenza viganoviana e la espresse in ripetute opere”. Cfr. Luigi Rossi: Il ballo alla Scala (1778-1970), Edizioni della Scala, 1972, pp. 41-42. 299

300

“L’Eco”, 27 dicembre 1830.

301

“Gazzetta Privilegiata di Milano”, 28 dicembre 1830.

La lettera di Donizetti è pubblicata nel libro di Arnaldo Fraccaroli: Donizetti, Milano, 1945, p. 124. Non sapiamo dove si trovi l’autografo di questa lettera, l’unica indirizzata da Donizetti alla moglie ad essere finora pubblicata, perciò non si può giurare sulla sua autenticità. 302


!86 (Guido di Lusignano), Marianna Hazon (Giosselino di Montmorency), Lorenzo Biondi (Esmenardo D’Asp), Faustina Piombanti (Agnese), Giuditta Pasta (Malek-Adel)303. La grande Pasta, com’era suo costume, anche in questo modesto lavoro fece una splendida prestazione accolta da vivissimi applausi, ma il difetto stava nella musica che con i suoi tre lunghi atti, annoiò il pubblico. Scrisse “L’Eco”: “Ma quando l’insieme dello spettacolo non diletta e quando la musica non alletta, massime poi se dura per tre atti ben lunghi, gl’intervalli riescono pesanti e il divertimento mediocre”. Con la Pasta, molto attesa era Lina Roser, giovane debuttante di nazionalità tedesca, che mostrò di avere “bellissima voce, e bel metodo di canto, e un bel capitale di gioventù…”. Per ultimo veniva il basso Luciano Mariani che si comportò assai bene mentre degli altri interpreti dell’opera ignoriamo i nomi. Sull’allestimento, niente da dire: scene e costumi ottimi, e ciò andava a onore dell’impresa che, una volta tanto, non aveva badato a spese per oganizzare spettacoli di alto livello304. Dopo Malek-Adel, il I gennaio 1831, fu messa in scena un’altra opera di Donizetti, nuova per Milano: Gianni da Calais (testo di D. Gilardoni, “prima”, Napoli 1828). Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Francesco Lodetti (il Re), Elisa Orlandi (Metilde), Giovanni Battista Rubini (Gianni da Calais), Giuseppe Frezzolini (Rustano), Alessandro Zambaiti (Rogiero), Felicita Baillou-Hilaret (Adelina), Lorenzo Biondi (Guido), Antonio Crippa (Corrado), Amalia Ferretti (Arrigo), Antonio Tiraboschi (Uffiziale)305 . Per Donizetti fu un secondo successo, forse superiore a quello di Bolena, che dovette rendere felice il maestro bergamasco: “Questo [spartito] fu applaudito assai dal principio fino alla fine: applaudito ad ogni pezzo, applaudito ad ogni atto, applaudito alla fine, e chiamati fuora i cantanti ed anche il maestro. In somma gran battimenti di mani, e teatro allegro e brillante”. Gli interpreti principali furono Rubini che pur non essendo in voce fu applauditissimo ugualmente, l’ottima Orlandi e Giuseppe Frezzolini, un artista di razza che mostrò a dovizia le sue grandi capacità di cantanteattore306. Il quarto melodramma della stagione carnevalesca fu la Gazza ladra, messa in scena il 6 gennaio 1831. L’opera, scritta da Rossini nel 1817 su testo di G. Gherardini per la Scala, fu trovata ancora fresca e brillante ottenendo, grazie anche alla buona esecuzione, il pieno favore del pubblico. Ne furono interpreti il basso Filippo Galli, che con la sua performance “rinverdì i suoi allori”, il tenore spagnolo Leandro Valencia, il soprano francese Eugenia-Humberta Martinet e il basso Paolo Barroilhet307. Ottima prova fu pure quella dei cori, calorosamente applauditi insieme ai cantanti alla fine dello spettacolo308 . Dopo le opere, fu la volta di un nuovo ballo di mezzo carattere di Luigi Henry intitolato Chao-Kang, applaudito per la sua “novità, vaghezza, vivacità”. La musica era del maestro Carlini e il pubblico ne apprezzò la piacevole briosità ammirando contemporaneamente il magnifico vestiario e le ricche scene309 . Arriviamo ora al quinto spettacolo di questa straordinaria stagione, vale a dire Semiramide di Rossini (testo di G. Rossi, “prima”, Venezia 1823), dove insieme alla Pasta – “sublime, portentosa, inarrivabile” - e al bravissimo Galli, si fece udire una nuova cantante, Fanny Eckerlin, che nel ruolo di Arsace, pur avendo fatto

303

Il libretto di Malek-Adel è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

304

“L’Eco”, 31 dicembre 1830.

305

Il libretto di Gianni da Calais è conservato alla Bibllioteca Comunale Sormani di Milano

“L’Eco”, 3 gennaio 1831. Giuseppe Frezolini nacque a Orvieto il 9 novembre 1789. Studiò canto con G. Pedota nella città natale. Debuttò probabilmente a Terni nel 1819 nel Dottor Marcantonio di Pavesi. Cantò poi in altri teatri italiani divenendo uno specialista del repertorio comico donizettiano. Secondo Rodolfo Celletti che lo illustra nell’Enciclopedia dello spettacolo era uno dei più divertenti buffi del suo tempo “soprattutto per l’immediatezza della sua comunicativa e la varietà e il brio del gioco scenico”. Morì a Orvieto il 16 marzo 1861. 306

Paolo Barroilhet nacque a Bayonne il 22 dicembre 1810. Allievo di Banderali al Conservatorio di Parigi, grazie all’appoggio di Rossini nel 1830 andò a Milano per perfezionarsi con G. Panizza, iniziando la carriera in provincia. In seguito cantò in teatri importanti, come il San Carlo, dove prese parte, nel 1837, alla “prima” di Roberto Devereux di Donizetti. Aveva voce ampia, morbida ed estesa, sebbene lievemente nasale. Fu apprezzato per lo stile ineccepibile e per la notevole agilità. Morì a Parigi nell’aprile del 1871. 307

308

“L’Eco”, 7 gennaio 1831.

309

“L’Eco”, 14 gennaio 1831.


!87 una sola prova, se la cavò ottimamente. Altro nuovo elemento era il tenore Musatti, che si guadagnò anch’egli gli applausi degli spettatori310. Meno fortunata della Semiramide fu la successiva Matile di Chabran, ancora di Rossini (testo di J. Ferretti, “prima”, Roma 1821). Qui però non c’era la Pasta come prima donna, ma una cantante ancora giovane, il soprano Elisa Taccani, che per le sue non comuni virtù avrebbe percorso una carriera ricca di successi: “La Taccani (Matilde) che vediamo per la prima volta, è stata applaudita. Ella è giovane e giovanissima la sua bella figura, e lo è anche la sua voce. Ella ha una gentile e facile maniera di canto, che acquistando forza ed accento può farle correre una brillante carriera”311. Bene andò la Taccani anche alla seconda esecuzione della Matilde, dove le fecero corona, con meriti alcuni e demeriti altri, Enrichetta Laroche, Leandro Valencia, Paolo Barroilhet, Luciano Mariani e Giuseppe Frezzolini312 . Durante una delle repliche dell’opera si esibì al Carcano la celebre poetessa Rosa Taddei che deliziò il pubblico con alcuni suoi estemporanei componimenti di genere anacreontico313. Dopo l’opera, ecco un nuovo ballo di genere fantastico, creato dal solito Henry: Tutto al contrario, il cui esito fu uguale al titolo, cioè il contrario del successo314; a esso seguì un’opera nuova di zecca, composta dal maestro Luigi Majocchi, giovane di 22 anni, intitolata: Rosamonda, con testo di Pietro Cominazzi. Gli Interpreti, desunti dal libretto, furono: Giovanni Battista Rubini (Enrico II), Enrichetta Laroche (Leonora di Guascogna), Lina Roser (Rosamonda), Giovanni Schober (Gualtiero Clifford), Felicita Baillou-Hillaret ( Arturo), Alessandro Zambaiti (Norcesto)315. L’opera incontrò pienamente il gusto del pubblico e fu applaudita in ogni scena. Piacquero pure i cantanti, con Rubini in testa, che dopo un periodo in cui era stato poco bene, mostrò in pieno il suo grandissimo talento. Con lui, lodevolmente operarono la Laroche, la Roser, il basso Schober, nuovo ma ottimo elemento, e Felicita Baillou-Hillaret, anch’essa meritevole solo di elogi316. Penultimo spettacolo della stagione carnevalesca fu Giulietta e Romeo di Zingarelli, dove primeggiarono ancora una volta Rubini e la Pasta, definito, il primo “il cantore che non ha rivali” e la seconda “grandissima, unica”317 . Con i due divi, ottima fu pure Elisa Orlandi, “giovinetta di sicure speranze”, ben accompagnata dal basso Schober. Allestimento spettacolare, con scene e decorazioni di Sanquirico e tale da soddisfare pienamente un pubblico folto ed entusiasta318 . Ma l’opera che avrebbe surclassato tutti i precedenti spettacoli fu la Sonnambula, che, scritta da Bellini espressamente per il Carcano su testo di Felice Romani, fu messa in scena il 6 marzo. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Luciano Mariani (Conte Rodolfo), Felicita Baillou-Hilaret (Teresa), Giuditta Pasta (Amina), Giovanni Battista Rubini (Elvino), Elisa Taccani (Lisa), Lorenzo Biondi (Alessio), Antonio Crippa (Notaio)319.

310

“L’Eco”, 26, 28 gennaio 1831.

311

“L’Eco”, 2 febbraio 1831. Elisa Taccani, nata a Milano nel 1814, studiò canto col maestro Triulzi e dopo un solo anno di scuola eccola qui, diciassettenne, al Carcano in un ruolo importante. Su di lei così si espresse, qualche anno dopo, la “Strenna teatrale europea”: “La Taccani è bella d’aspetto, teneramente simpatica, e d’indole e di parole cortesissima. La sua voce è di soprano deciso; essa distinguesi per metallo argentino, vibrazione, sonorità, brio, passione, agilità ed eguaglianza. Ella interpreta sentitamente le melodie ed è immaginosa nelle fioriture. Non havvi passo astruso e difficile ch’ella eseguisca con indicibile facilità; il suo trillo è impareggiabile, granito, netto e brillante; la durata del suo fiato prodigiosa”. Cfr. “Strenna teatrale europea”, Anno 5°, 1842, p. 51. 312

“L’Eco”, 4 febbraio 1831.

313

“Il Corriere delle dame”, 25 febbraio 1831.

314

“L’Eco”, 11 febbraio 1831.

315

Il libretto di Rosamonda è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

316

“L’Eco”, 14 febbraio 1831.

317

“L’Eco”, 21 febbraio 1831.

318

“La Gazzetta Privilegiata di Milano”, 20 febbraio 1831.

319

Il libretto della Sonnambula è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.


!88 Sulla musica, che mostrava un Bellini inaspettato, dallo stile nuovo e originale, così si espresse la “Gazzetta Privilegiata di Milano”: “Questa musica di novella fattura e di uno stile affatto nuovo, ha il pregio principale di una coerenza e ragionevolezza al suggetto, e più di tutti l’incontrastabile di piacere estremamente. Non più Pirata, non più Straniera, non Capuleti e Montecchi, qui non vi sono reminiscenze né proprie né altrui; la vena fu spontanea e l’esito fortunatissimo”. Più avanti, il giornale commentò la prova dei cantanti in questi termini: “La Pasta (protagonista) non è più regina superba, non fidanzata d’elevato lignaggio, essa è una pastorella e come tale si è compresa di tutti i doveri che le imponevano il suo personaggio, ed essa sola poteva adempierli con tanto scrupolo. Rubini ha cantato ammirevolmente, e l’espressione dei suoi concenti rivaleggiò con quella dell’attrice-cantante che ha diseccate le fonti degli elogi anche ai più schivi (…). La Taccanti e Mariani aggiunti ai principali personaggi di questo trionfo, lo rendettero ancor più completo, e parteciparono insieme al maestro, agli applausi vivissimi, sentiti e ripetuti al termine degli atti e ad ogni pausa ben anche”320. Altro giornale interessato alla nuova opera di Bellini fu il “Corriere delle dame” che sulla musica espresse questo analitico e motivato giudizio: “Chi non apprezza quanta difficoltà fosse a superarsi nel tratteggiare gli affetti pastorali in uno stile elevato, finora ch’io mi sappia non per anco tentato da altri; chi non vede com’egli [Bellini] magistralmente sappia in piena luce far risplendere i pregi de’ suoi cantanti, evitandone tutti i loro naturali scogli; e chi non sa valutare che Bellini non ha ricopiato altri, né sé medesimo nella Sonnambula; chi non riflette con quanta verità egli esprime il verso e la parola; chi non applaude all’armonia de’ cori; chi non pensa al dilicato e gustoso accompagnamento istromentale; chi non s’incanta a quella semplicità di note ch’erano pur volute dalla poesia, cacciando in bando possibilmente quelle eterne cabalette che ci hanno ormai cabalati abbastanza…Vorrò dire io forse con questo che in tutto sia preziosa la Sonnambula?...no certamente; vi hanno le sue pecche, v’è qualche inutile ripetizione, vi manca talora un po’, direbbe l’Ariosto, di quel foco febeo che senza consumarsi ognor avvampa, ma l’insieme è pure il bello insieme, e Bellini Tanto una chiara fama l’avvalora/Che amar si fa dagli inimici ancora”321. Un’ultima recensione della Sonnambula la riprendiamo da “L’Eco”, anch’esso colpito dall’originalità della musica belliniana, non più tributaria di Rossini: “Veniamo alla musica fiancheggiata dalla meritata riputazione del maestro, posta in valore da cantanti esimi, e sostenuta da applausi immensi. Ora questa musica è ella veramente un concetto originale, ricco di pellegrine cantilene, e di novità, stante per se stesso, senza quell’immenso lavorio di minuti abbellimenti, che diremo come di filigrana, che piace sì e piace assai, ma confonde il merito del compositore con quello dei cantanti ? (…). Vi sono in questo spartito delle cose assai belle e che faranno sempre un grande affetto. Pare che il maestro abbia abbandonato, almeno in quest’opera, quel sistema di musica detto drammatica, e che sta fra il recitativo e il canto spiegato (…). Ci viene anche detto che egli ha avuto cura d’allontanarsi dal fare di Rossini, e anche noi pare che egli in pieno vi sia riuscito. Il fare di Rossini veramente è tutt’altra cosa”322. Come ultimo documento inerente alla rappresentazione della Sonnambula, trascriviamo qui la lettera che Bellini scrisse all’amico Alessandro Lamperi il giorno dopo l’esecuzione dell’opera: Milano, 7 marzo 1831. Mio caro Lamperi, Eccoti la felice nuova dell’esito strepitoso che ha avuto la mia opera iersera al Carcano. Della musica nulla ti dico; tu la vedrai stampata: solamente t’assicuro che Rubini e la Pasta sono due angioli che hanno

320

“La Gazzetta Privilegiata di Milano”, 8 marzo 1831.

321

“Corriere delle dame”, 10 marzo 1831.

322

“L’Eco”, 9 marzo 1831.


!89 entusiasmato quasi alla follia l’intiero pubblico: e poi De Angelis ti scriverà ciò che a me non conviene di dire. Aspetto che mi mandi il flacc [sic per frac] per pagarti interamente. Voglimi bene e sii sicuro che gli onori non mi faranno mai dimenticare i miei amici ed in particolare i tuoi pari. Addio, il tuo Bellini I rispetti a tua moglie ed i saluti a Grosson e sua famiglia con tutti gli amici, in particolare Cossato323 . Alla Sonnambula seguì, forse per una sola serata, Olivo e Pasquale di Donizetti (testo di J. Ferretti, “prima”, Roma 1824), ma sugli interpreti e sull’esito non abbiamo dati324 . Poco prima che la stagione carnevalesca finisse fu allestito anche un nuovo ballo intitolato I furori dell’amore con musica di Rossini che piacque soprattutto per un terzetto ben danzato dai ballerini Mattia, Hasenhut e Pollastri325 . 1832 Nella stagione di primavera fu messa in scena, dalla compagnia comica di Tommaso Zocchi, Norma, ricavata dall’opera di Bellini (l’adattamento a commedia era stato fatto da Francesco Regli). Essa fu accolta positivamente ed ebbe quattro repliche326 . In estate fu la volta di un concerto cui presero parte Giulietta Negri e Matteo Tosi, rispettivamente soprano e tenore. Dei due, la più applaudita fu la Negri che nei brani che eseguì, tratti dal Pirata e da Bianca e Faliero, fece udire una voce agile e forte. Certo, era ancora molto giovane e priva di esperienza ma grazie alle sue indubbie capacità sembrava essere destinata a una carriera fortunata327 . Circa un mese dopo questo concerto ce ne fu un altro, sempre con la Negri e il Tosi, più due altri elementi: Luigi Giorza ed Eugenio Modesti. Su tutti prevalse nuovamente la Negri, con la sua omogenea e piacevole voce e l’ottimo metodo di canto, virtù che le fecero guadagnare, insieme agli applausi, anche varie chiamate al proscenio328 . Ma la stagione più importante al Carcano in questo 1832, fu quella d’autunno che prese il via con un’opera di Pacini: Il falegname di Livonia (testo di F. Romani, “prima”, Milano 1819). Il “Corriere delle dame”, ignorando la musica, parlò, nella sua recensione, solo della compagnia di canto di cui facevano parte il soprano Chiara Albertini, il tenore Domenico Furlani, il basso Giuseppe Galante e il buffo comico Carlo Cambiaggio, tutti meritevoli di elogi: “La signora Albertini ha una voce da soprano forte, soave, agile ed estesa, qualità preziosissime in ispecie se trovansi unite: il metodo del suo canto è ottimo, e comecché la parte non le permetta di distinguersi molto dal lato dell’azione, pure si mostra piena d’intelligenza, e annunzia di divenir grande. L’esordiente Furlani tenore non ismentì la bella fama che lo aveva preceduto, e spiegò una voce che aiutata dall’esercizio e dallo studio gli frutterà onori non pochi. Il basso Galante ha trionfato di sé e della sua udienza: questo giovane di

323

Vincenzo Bellini Epistolario a cura di Luisa Cambi, A. Mondadori Editore, 1943, lettera CIII, p. 268.

324

“Corriere delle dame”, 20, 25 marzo 1831.

“L’Eco”, 18 marzo 1831. La stagione carnevalesca fruttò alla Pasta 40.000 franchi, 35.000 a Rubini e 18.000 al Galli. La fonte di tale notizia è l’impresario Alessandro Lanari che così scriveva in una sua lettera riportata da Jon Rosselli: “Chi crederebbe, che nel Carnevale p. p. per quaranta recite al Teatro del Carcano in Milano fossero dati quarantamila franchi alla Pasta, trentacinquemila a Rubini, diciottomila a Galli?”. Cfr. John Rosselli: L’impresario d’opera Arte e affari nel teatro musicale italiano dell’Ottocento”, EDT/MUSICA, 1985, p. 241. 325

326

“Corriere delle dame”, 15 aprile 1832.

327

“Corriere delle dame”, 20 giugno 1832.

328

“Corriere delle dame”, 25 luglio 1832.


!90 leggiadra figura canta con forza e con brio, e non era forse sì facile trovare un Carlo meglio di lui (…). Cambiaggio è un buffo di somma abilità…egli è franco, lepidissimo, disinvolto, zelante…”329. Se l’opera, quindi, piacque, fu soprattutto per merito dei suoi quattro bravi interpreti che il pubblico applaudì e chiamò più volte al proscenio. Direttore d’orchestra era Rachelle e anch’egli contribuì nel suo ruolo al successo dello spettacolo330. Al Falegname seguì un melodramma in un atto del tutto nuovo. S’intitolava Emma di Fondi ed era stato composto da Pietro De Mojana, un nobile dilettante. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Giuseppe Galante (Adalberto), Chiara Albertini (Emma), Carlo Cambiaggio (Gontrano), Adelaide Taddei (Elisa), Domenico Furlani (Reginardo) e Gaudenzio Tasca (Aginulfo)331 . Scritto su un libretto mediocre, di autore anonimo, il lavoro mostrava musicalmente alcuni buoni pezzi e ciò spinse il pubblico a chiamare alla ribalta il giovane ma promettente autore, per applaudirlo. Quanto ai cantanti, gli unici a realizzare una prova del tutto positiva furono la giovane e avvenente Chiara Albertini e Carlo Cambiaggio, mentre poco poté fare il basso Giuseppe Galante, colpito da indisposizione332. Dopo l’opera fu la volta di un ballo, di un ignoto coreografo, intitolato: Eutichio che, pur nella sua modestia, non dispiacque al pubblico, generoso come sempre di applausi333 . L’ultimo spettacolo della stagione autunnale fu Il Turco in Italia di Rossini, il cui esito, nonostante le buone prestazioni fornite dai tre principali interpreti, vale a dire la Albertini, il Cambiaggio e il Remolini (un elemento nuovo), fu deludente: “Il Turco in Italia non ottenne quel successo che si credeva, quantunque la signora Albertini cantasse al solito bene (in ispecie in un’aria espressamente scritta dall’egregio signor maestro Savinelli), e quantunque il valente buffo Cambiaggio abbia continuato a distinguersi. Anche il basso Remolini nella parte di poeta piacque assai, ma l’opera in generale non appagò di troppo”334. 1833 La stagione di carnevale prese il via con un melodramma di Bellini, autore diventato ormai, dopo il clamoroso successo di Sonnambula nel 1831, molto popolare. Si trattava de: I Capuleti e i Montecchi, con libretto di Felice Romani, messo in scena per la prima volta, con grande successo, alla Fenice di Venezia nel 1830. Per il Carcano era del tutto nuovo e grazie sia alla musica e sia ai cantanti ebbe un’ottima accoglienza. Scrisse, infatti, il “Corriere delle dame”: “Trionfo, e trionfo compiuto! I Capuleti e i Montecchi sono qui andati a meraviglia, e può dirsi veramente che abbiano entusiasmato”. Gli interpreti furono la coppia Lina Roser e Guglielmo Balfe, soprano e basso cantante (oltre che marito e moglie), l’Albertini, la Michel, il Bonfigli, e i buffi Cambiaggio e Merlini. Vestiario sontuoso e belle decorazioni fecero dello spettacolo un insieme pregevole che il pubblico mostrò di apprezzare. Con l’opera fu dato anche un ballo di cui ignoriamo il titolo. I ballerini che lo eseguirono furono: la Neli, la Ciotti-Sirtori e il Mathieu335 . 329

Carlo Cambiaggio nacque a Milano il 12 dicembre 1798. Dapprima contrabbassista, si dedicò poi al canto debuttando, nel 1829, a Varallo Sesia nella Elisa e Claudio di Mercadante. Scrive Claudio Sartori nella “Enciclopedia dello spettacolo” sub voce: “Benché nel ’32, scondo i giornali del tempo, il pubblico non fosse molto numeroso ai suoi spettacoli, Cambiaggio continuò a mantenere l’impresa del Carcano per il carnevale e la primavera dell’anno seguente; in autunno scritturò la Albertini, il basso Galante e il tenore mantovano Furlani, esordiente, rappresentando Il Falegname di Livonia di Pacini, Il Turco in Italia di Rossini e la farsa Emma di Fondi di De Mojana, autore nuovo alle scene liriche. Nel carnevale 1833 scritturò W. Balfe con la moglie Lina Roser, il tenore Bonfigli e i due contralti Palmira Michel e Carolina Beltramini per le opere Capuleti e Montecchi di Bellini, Elsa di Montalieri [sic per Elisa di Montaltieri] di Granara (nuova), L’inganno felice, Barbiere, Avvertimento ai gelosi ed Enrico IV al passo della Marna di Balfe (entrambe nuove), Gli Arabi nelle Gallie di Pacini. In primavera, con Giulia Corradi, Luigi Alberti, Gaetano Baillou, Giuseppina Leva, la Giacosa e Belfe [sic] rappresentò Elisa e Claudio e l’Elisir d’amore”. Cambiaggio morì a Milano il 13 aprile 1880. 330

“Corriere delle dame”, 25 ottobre 1832.

331

Il libretto di Emma di Fondi è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

332

“Corriere delle dame”, 10 novembre 1832.

333

“Corriere delle dame”, 15 novembre 1832.

334

“Corriere delle dame”, 30 novembre 1832.

335

“L’Eco”, 24, 28 dicembre 1832; “Corriere delle dame”, 30 dicembre 1832.


!91 Dopo Bellini venne Rossini con una farsa in un atto, che di solito otteneva il gradimento del pubblico: L’inganno felice (testo di G. M. Foppa, “prima”, Venezia 1812). Questa volta però non fu così, colpa della prima donna e del tenore (di cui ignoriamo i nomi): la prima perché era “troppo estenuata di forze per farci gustare le prodigiose note rossiniane”, il secondo perché “avrà tutti i doni possibili, ma non già quello del canto”. Lodevole, invece, fu il basso cantante Guglielmo Balfe, che spiegò “una dolcissima voce di baritono”336 e il buffo Carlo Cambiaggio, cantante-attore intelligente e dalla presenza scenica molto efficace (questi due cantanti furono gli unici a essere richiamati sul palco alla fine dello spettacolo). All’Inganno felice fu aggiunto il secondo atto dei Capuleti, mossa questa quanto mai opportuna perché risollevò il tono della serata. A ciò, oltre alla musica belliniana, contribuirono pure con le loro belle voci la Roser, la Michel e il Bonfigli, tutti festeggiati dal pubblico337 . Serata importante fu quella in cui fu data un’opera nuova per Milano, vale a dire Elisa di Montaltieri, scritta dal maestro Antonio Granara su libretto di Pendola (alla sua “prima”, avvenuta al teatro Carlo Felice di Genova nel 1832, era stata ben accolta). Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Lina Roser-Balfe (Elisa di Montaltieri), Pietro Roda (Bernardo), Guglielmo Balfe (Roberto), Lorenzo Bonfigli (Loredano), Carolina Lugani (Giulietta)338 . L’opera, secondo il “Corriere delle dame”, aveva senza dubbio dei meriti – “invenzione, dottrina e calore” -, ma peccava nella strumentazione, fin troppo ricca e rumorosa. Il pubblico però tenne conto fino a un certo punto di queste pecche e fu anzi “larghissimo di encomi e plausi allo scrittore, che merita appunto ogni spontanea lode”. Tra i cantanti, ottimi furono la Roser-Balfe, dalla figura avvenente e dalla “bella voce di soprano”, suo marito Guglielmo Balfe e il tenore Lorenzo Bonfigli, che aveva anche preso parte alla “prima” genovese, “tutti acclamati, festeggiati e insieme col maestro più volte richiamati sulle scene”. Encomiabile fu pure l’orchestra che si avvalse della sicura bacchetta del maestro Rachelle. L’allestimento, molto accurato, soprattutto per quanto riguardava i costumi, era, invece, merito dell’impresa che si era preoccupata lodevolmente anche di quest’aspetto dello spettacolo339 . Bene andò pure il nuovo ballo dato nel corso della stagione, vale a dire Hamet di Angiolini che “venne da moltissimi applausi coronato”. Esso fu messo in scena la sera della beneficiata del Cambiaggio, conseguendo un pieno successo340 . Dopo Elisa di Montaltieri fu allestito un nuovo lavoro scritto da Guglielmo Balfe, il cantante-compositore, intitolato Enrico IV al passo della Marna. Si trattava di una farsa che seguiva lo stile brioso e vivace di Rossini e che al pubblico piacque molto341 . Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Lorenzo Bonfigli (Enrico IV), Carlo Crosa (Du-Chmp), Guglielmo Balfe (Costantino), Carlo Cambiaggio (Gervasio), Lina Roser-Balfe (Cristina)342. Altra opera allestita in questo carnevale fu Gli Arabi nelle Gallie di Pacini che attirò a teatro numerosi spettatori senza però soddisfarli pienamente (testo di L. Romanelli, “prima”, Milano 1827). Essa andò in scena mutilata e con pezzi abbassati di mezzo tono tanto che il “Corriere delle dame” si chiedeva: “Ma era un’opera, o un’accademia, o piuttosto un pasticcio? (…) Era adunque l’opera di Pacini, o che cos’era?” Tra i cantanti - il contralto Beltramini, il soprano Roser e il tenore Bonfigli -, il giornale lodò molto la Roser, di cui scrisse:

336

Guglielmo Balfe nacque a Dublino il 15 maggio 1808. Fu compositore, cantante e direttore d’orchestra. In Italia studiò con Paër, Federici e Galli iniziando la carriera a Parigi nel 1827. Lasciata la Francia, si spostò in Italia dove visse fino al 1853. Abbandonato il canto, si dedicò solamente alla composizione e alla direzione d’orchestra. In questo 1833 aveva sposato la cantante ungherese Lina Roser, provvista di discreti mezzi. Morì il 20 ottobre 1870 a Rowney Abbey, Hertfordshire. 337

“Corriere delle dame”, 20 gennaio 1833.

338

Il libretto di Elisa di Montaltieri è conservato al “Conservatorio ”G. Verdi” di Milano.

339

“Corriere delle dame”, 25 gennaio 1833.

340

“Corriere delle dame”, 10 febbraio 1833.

341

“Corriere delle dame”, 15 febbraio 1833.

342

Il libretto di Enrico IV al passo della Marna è conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano.


!92 “Quattro volte la volle rivedere il Pubblico finito il suo rondò (che è quello dell’Amazilia!), ed ella di fatto spiegò in esso un canto animatissimo, appassionato, vero, e rappresentò la sua parte da valente artista, immedesimandosi appieno nel carattere che assumeva”. Ottimo fu pure il Bonfigli che ricordava in alcuni punti addirittura il grande Giovanni David (a parte il suo uso eccessivo dei falsetti)343 . L’ultimo spettacolo della stagione carnevalesca fu L’Elisir d’amore di Donizetti, che pochi mesi prima, esattamente il 12 maggio 1832, era stato rappresentato per la prima volta al teatro milanese della Canobbiana dove aveva riscosso un grande successo. Al Carcano, invece, l’esito fu mediocre e ciò fu dovuto, più che alla musica, a un’insufficiente esecuzione datane dai cantanti. Tra questi, gli unici a salvarsi furono Balfe, Cambiaggio e la prima donna Giacosa, ma ciò non fu sufficiente per mettere l’opera in carreggiata. La stagione quindi, che nel suo corso aveva avuto momenti assai positivi, finì malamente lasciando il pubblico insoddisfatto344. A primavera, il Carcano si aprì solo per due concerti che ottennero un ottimo esito ma che richiamarono pochi spettatori. Nel primo si esibì una giovane arpista, tale Bertrand, che per la sua grande sicurezza e abilità tecnica suscitò l’ammirazione del pubblico. Con lei c’erano le tre sorelle Brambilla, vale a dire Marietta, Teresa e Giuseppina che eseguirono in modo eccellente brani presi da varie opere345. Nel secondo si presentò il pianista Borgatta, un vero virtuoso del suo strumento con capacità anche d’improvvisatore. Gli spettatori in teatro, come abbiamo detto, non erano molti, ma quei pochi presenti rivolsero al bravo musicista applausi assai vivi346. Il 19 luglio prese il via al Carcano, una stagione lirica estivo-autunnale che vide la partecipazione di una nutrita compagnia di canto messa insieme dal corrispondente teatrale Zenone Cazzioletti. Ne facevano parte le prime donne Fanny Tacchinardi-Persiani, Elisa Bonoldi, Annetta Brambilla, Enrichetta Scheggi, Giuseppa Bonamici; i primi tenori Claudio Bonoldi, Luigi Magnani, Luigi Alberti; i bassi Giuseppe Scheggi, Giuseppe Grazioli e Giovanni Araldi347 . Il primo melodramma ad essere messo in scena fu Beatrice di Tenda di Bellini, libretto di Felice Romani, che alla prima rappresentazione, avvenuta alla Fenice di Venezia il 16 marzo 1833, pur interpretato dalla Pasta, aveva fatto fiasco. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Claudio Bonoldi (Filippo Maria Visconti), Fanny Tacchinardi Persiani (Beatrice di Tenda), Enrichetta Scheggi (Agnese del Maino), Luigi Magnani (Orombello), Luigi Rigola (Anichino)348. Prima donna avrebbe dovuto essere Enrichetta Scheggi, ma a causa di un’indisposizione fu sostituita da Teresa Brambilla, esordiente, che, nel giro di 24 ore, imparò la sua parte ottenendo la piena approvazione del pubblico. Con lei c’era il tenore Bonoldi, che non brillò molto, mentre l’altro tenore, Magnani, pur mostrando una voce sonora e robusta, fece capire di non essere adatto al suo ruolo. Ma l’artista che accentrò su di sé l’attenzione del pubblico fu la Tacchinardi-Persiani, “degna di assai distinti encomi”349. Essa, infatti, s’impose per l’intelligenza e il canto espressivo, il gusto e la finezza del suo metodo di canto. Lo spettacolo quindi, se piacque, fu soprattutto per merito della sua prestazione, particolarmente apprezzata dal pubblico350 .

343

“Corriere delle dame”, 5 marzo 1833.

344

“Corriere delle dame”, 25 marzo 1833.

345

“Corriere delle dame”, 25 aprile 1833.

346

“Corriere delle dame”, 15 maggio 1833.

347

“Corriere delle dame”, 10 luglio 1833.

348

Il libretto di Beatrice di Tenda è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

349

Fanny Tacchinardi Persiani nacque a Roma il 4 ottobre 1813. Allieva del padre, il tenore Nicola Tacchinardi, dopo aver sposato Giuseppe Persiani, esordì a Livorno nel 1832 e fu subito chiamata in tutti i più importanti teatri italiani e stranieri. “La sua voce – scrive l’”Enciclopedia della Musica” Rizzoli Ricordi (1972) – non aveva gran corpo, ma era dolce, chiara, penetrante ed estesissima (giungeva al mi bemolle acuto). Fu detta la piccola Pasta”. Per lei Donizetti scrisse Lucia di Lammermoor, rappresentata a Napoli nel 1835. Ritiratasi dalle scene nel 1851, quando era a Pietroburgo, morì a Parigi il 3 maggio 1867. 350

“Corriere delle dame”, 20 luglio 1833.


!93 Molto meno felice, invece, fu l’accoglienza che gli spettatori riserbarono al secondo spettacolo della stagione, vale a dire La gabbia di matti, un lavoro inedito di cui il “Corriere delle dame” tace sia il nome del librettista sia quello del compositore facendo capire il suo totale insuccesso351. A risollevare un po’ le sorti della stagione ci pensò una farsa di Vincenzo Pucitta intitolata Adolfo e Chiara o I due prigionieri (testo di B. J. Marsollier e G. D. Camagna), data per la prima volta a Milano nel 1804. Nel ruolo di protagonista c’era la Tacchinardi-Persiani che poté mostrare ancora una volta le sue grandi capacità. Suo compagno era il giovane tenore Alberti, autore di una buona prova meritevole anch’essa di calorosi applausi352. Dopo Adolfo e Chiara fu la volta di un vecchio lavoro di Valentino Fioravanti intitolato: Le cantatrici villane (testo di A. Palomba, “prima”, Napoli 1798). Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Fanny Tacchinardi-Persiani (Rosa), Luigi Alberti (Carlino), Luigi Biondini (D. Bucefalo), Annetta Brambilla (Agata), Giuseppina Buonamici (Giannetta), Luigi Rigola (Giansimone)353 . La sera della prima rappresentazione c’erano molti spettatori al Carcano che ne rimasero pienamente soddisfatti applaudendo tutti gli interpreti principali cioè il Biondini, Giuseppe Scheggi (non citato nel libretto) e soprattutto la Tacchinardi-Persiani354. Mentre si stava apprestando un lavoro nuovo del maestro Giuseppe Persiani, marito della cantante, fu ridata la Beatrice di Tenda in cui apparve un nuovo tenore, Giacomo Santi, che fece udire una voce bella e forte. Criticabile invece era il suo modo di stare in scena, ma ciò non impedì al pubblico di applaudirlo vivamente e richiamarlo anche al proscenio355 . Venne quindi il momento della rappresentazione dell’opera di Persiani, nuova per Milano, il cui titolo era: Danao re d’Argo (testo di F. Romani, “prima”, Firenze 1827). Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Giovanni Battista Genero (Danao), Fanny Tacchinardi-Persiani (Ipermestra), Adelaide Maldotti (Linceo), Luigi Alberti (Plistene), Rebecca Rivolta (Argia), Luigi Rigola (Ipparco), Luigi Biondini (Abante)356 . Essa era molta attesa dal pubblico che però, per la sua evidente modestia, ne rimase deluso. Tuttavia, alcuni pezzi del secondo atto non dispiacquero, e furono anche applauditi. Tra i cantanti, ottima prova fece un nuovo elemento, il tenore Giovanni Battista Genero, che mostrò di essere un artista di grandi capacità. Un suo difetto però era quello di muoversi troppo mentre cantava e ciò influiva negativamente sulla voce. Con lui c’era la bravissima Tacchinardi-Persiani, che senza avere un grande talento d’attrice, si fece apprezzare per la grazia del suo canto e la voce pieghevole e intonatissima. Ottima prestazione fu pure quella di un altro nuovo elemento della compagnia, il soprano Maldotti, che grazie alla sua bella voce, all’ottimo metodo di canto e alla disinvoltura con cui stava in scena si guadagnò il pieno favore del pubblico. Tra gli uomini, discreto fu il tenore Biondini, cui però nuoceva una certa freddezza357. L’ultimo spettacolo di questa lunga stagione lirica fu Sonnambula, che tornava al Carcano dopo la trionfale rappresentazione del 1831. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Luigi Biondini (Rodolfo), Marietta Mar (Teresa), Fanny Tacchinardi-Persiani (Amina), Giacomo Santi (Elvino), Annetta Brambilla (Lisa), Luigi Rigola (Alessio)358 . Ora non c’era più la divina Pasta nei panni di Amina come nel 1831, ma la Tacchinardi-Persiani che però col suo canto pieno di dolcezza e “somma grazia”, si confermò artista di assoluto valore. Bene si comportò, questa volta, il Biondini, che si mostrò “abile nel canto e nel portamento” mentre nel ruolo di Elvino (sostenuto nel 1831 dal grande Rubini) c’era Giacomo Santi, che pur avendo una voce pieghevole e robusta, la sforzava troppo uscendo talvolta di tono. Con lui c’era pure Annetta Brambilla, che contribuì anch’essa all’ottimo esito dello spettacolo359.

351

“Corriere delle dame”, 5 agosto 1833.

352

“Corriere delle dame”, 15 agosto 1833.

353

Il libretto delle Cantatrici villane è conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano.

354

“Corriere delle dame”, 20 settembre 1833.

355

“Corriere delle dame”, 20 ottobre 1833.

356

Il libretto di Danao re d’Argo è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

357

“Corriere delle dame”, 30 ottobre 1833.

358

Il libretto della Sonnambula è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

359

“Corriere delle dame”, 25 novembre 1833.


!94 1834 Nella stagione di carnevale, sappiamo che al Carcano agì la compagnia Moncalvo mettendo in scena commedie in dialetto milanese di cui però non conosciamo i titoli. Tra gli attori, il migliore fu lo stesso Moncalvo, mentre la prima donna, il primo uomo e la madre nobile - di cui ignoriamo i nomi - lasciarono molto a desiderare360 . Da una biografia del Moncalvo, sappiamo tuttavia, che proprio in quest’occasione esordì al Carcano Adelaide Ristori che era appena entrata a far parte della compagnia Moncalvo. Dice tale fonte: “In dicembre [del 1833], entra nella Compagnia Moncalvo, una ragazzina di undici anni: Adelaide Ristori, figlia di comici che la accompagnano. Le recite si svolgono al Carcano”361 . Per la Ristori, che sarebbe tornata al Carcano più volte negli anni seguenti per cogliervi memorabili trionfi, era l’inizio di una carriera straordinaria che ne avrebbe fatto la più grande e famosa attrice drammatica italiana dell’800. Finito il carnevale, il Carcano si aprì per una stagione lirica di primavera-estate, allestendo, come primo spettacolo, Torquato Tasso di Donizetti (testo di J. Ferretti). Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Gaetano De Baillou (Alfonso II), Luisa Sheldon Maggioni (Eleonora), Carolina Villa (Eleonora di Scandiano), Giorgio Ronconi (Torquato Tasso), Francesco Pedrazzi (Roberto Geraldini), Girolamo Cavalli (D. Gherardo), Giovanni Battista Martinelli ( Ambrogio)362. L’opera, che alla “prima”, avvenuta al teatro Valle di Roma il 9 settembre 1833, aveva ottenuto un eccezionale successo363, fu trovata, per la sua bellezza, “degna dell’autore dell’Anna Bolena e dell’Elisir d’amore”. Tra i cantanti si distinse moltissimo il baritono Giorgio Ronconi364, che aveva interpretato la “prima” a Roma e che mostrò di essere un artista dotato di un talento non comune. Accettabili furono il Pedrazzi e il Cavalli, mentre la prima donna Maggioni lasciò molto a desiderare365 . Rimasto chiuso per due giorni, il Carcano si riaprì con una nuova prima donna, Giulia Corradi, e per suo merito le cose presero un corso migliore366. Dopo Torquato fu la volta di Sonnambula i cui interpreti, desunti dal libretto, furono: Giorgio Ronconi (Rodolfo), Carolina Macchi (Teresa), Elisa Taccani (Amina), Francesco Pedrazzi (Elvino), Giulia Corradi (Lisa). L’opera tornava per la terza volta al Carcano nel giro di tre anni e anche in quest’occasione, com’era avvenuto alla “prima” nel 1831, ebbe tra gli interpreti la Taccani che questa volta impersonò il ruolo che era stato della Pasta, vale a dire quello di Amina. Era un ruolo tutt’altro che facile ma essa non smentì le sue capacità dando prova di grazia, precisione e intelligenza, tutte doti che le valsero applausi vivissimi e chiamate sul palco. Con lei, assai bene si comportarono anche il Pedrazzi – “cantò con passione, con anima” – e Ronconi, due artisti che contribuirono con le loro pregevoli prestazioni al successo dell’opera367 . Alla Sonnambula seguì Il Pitocco, un “melodramma comico” scritto per il Carcano da un giovane compositore milanese, Giuseppe Gerli, allievo del Conservatorio di Milano. Gli interpreti, desunti dal

360

“Il Barbiere di Siviglia”, 4 gennaio 1834.

361

“Città di Milano”, nn. 11-12, novembre- dicembre 1966, p. 34.

362

Il libretto di Torquato Tasso è conservato alla Bibliooteca Comunale Sormani di Milano

“Il successo fu tale che, fatto eccezionale, assieme ai cantanti e al compositore il pubblico volle applaudire anche il librettista”. Cfr. William Ashbrook: Donizetti La vita, EDT/MUSICA, 1986, p. 70. 363

Giorgio Ronconi nacque a Milano il 6 agosto 1810 e studiò canto col padre, Domenico, tenore. Esordì nel 1830 a Pavia con la Straniera mostrando il suo talento in seguito in vari teatri italiani e stranieri (di Parigi di Londra, di Vienna e di Pietroburgo). Molte furono le “prime” di Donizetti che eseguì con successo insieme ad opere di Verdi. “Cantante di importanza storica – scrive “L’Enciclopedia della musica” Rizzoli Ricordi (1972) – svolse una funzione determinante allorché i compositori romantici italiani introdussero la vera e propria voce di baritono. Ronconi che aveva capacità di emettere acuti quasi tenoreggianti, servì di modello a molti cantanti,della generazione successiva. Ebbe inoltre capacità interpretative eccezionali; poté così incarnare con grande efficacia i complessi personaggi che le nuove tendenze del teatro musicale italiano affidavano alla corda baritonale”. Morì a Madrid l’8 gennaio 1890. 364

365

“Il Barbiere di Siviglia”, 2 aprile 1834.

366

“Corriere delle dame”, 5 aprile 1834; “Il Barbiere di Siviglia”, 9 aprile 1834.

367

“Corriere delle dame”, 20 aprile 1834.


!95 libretto, di anonimo, furono: Francesco Pedrazzi (Incognito), Giorgio Ronconi (Nadir), Elisa Taccani (Zulima), Girolamo Cavalli (Gluglù), Gaetano De Baillou (Caled)368 . Il nuovo lavoro piacque molto al pubblico che lo dimostrò chiamando l’autore più volte al proscenio. Certo, l’opera, mostrava in alcuni punti l’inesperienza del Gerli, ma essi erano compensati da pagine di musica piacevole che ne testimoniavano le indubbie capacità369. Una serata particolarmente riuscita fu quella della beneficiata di Ronconi, il vero mattatore di questa stagione. Per l’occasione fu allestito Il furioso all’isola di San Domingo di Donizetti, libretto di Jacopo Ferretti (la “prima”, con Ronconi come protagonista, era avvenuta a Roma nel 1833), dove il nostro artista impersonò con tale forza ed espressività il personaggio di Cardenio da meritarsi dal pubblico un vero trionfo. Con lui c’era Cavalli e anch’egli, con il suo brio e la sua simpatica disinvoltura, si guadagnò molti applausi. Prima donna era la Gentili-Bonuri, che, emozionata, fece una prova negativa370 . In una replica dell’opera, la Gentili-Bonuri fu sostituita da Elisa Taccani che pur senza conoscere il Furioso, “dietro preghiere dell’Impresa”, nel giro di tre giorni riuscì a impararlo e ad eseguirlo da par suo ricevendo i calorosi applausi degli spettatori. Con lei, ottimo come sempre, fu Ronconi accompagnato assai bene da Francesco Pedrazzi e Girolamo Cavalli371. All’opera di Donizetti ne seguì una di Bellini, la Straniera che concluse il primo ciclo di questa stagione estiva (testo di F. Romani, “prima”, Milano 1829). Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Annetta Cosatti (Alaide), Luigi Leonardi (Montolino), Carolina Macchi (Isoletta), Francesco Pedrazzi (Arturo), Giorgio Ronconi (Barone di Valdeburgo), Gaetano De Baillou (Priore), Gio. Battista Martinelli (Osburgo)372. Prima della Straniera però si era tenuta al Carcano un’accademia durante la quale si era esibita Carlotta Orlandi, una cantante esordiente, sorella della famosa Elisa Orlandi, morta da un anno. “La voce della nuova virtuosa – scrisse il “Barbiere di Siviglia” – è di esteso e profondo contralto; non manca di chiarezza, non manca di forza, e certo coll’avanzar dell’età deve farsi più omogenea, più robusta e più nitida”. La Orlandi eseguì alcuni brani tratti dai Normanni a Parigi e da Giulietta e Romeo ricevendo, dallo scarso pubblico presente in teatro, applausi d’incoraggiamento e chiamate sul palco373. Tornando alla Straniera, inedita per il Carcano, sappiamo che tra tutti gli interpreti il migliore fu ancora Ronconi, che con la grazia del suo canto deliziò il pubblico. Discreta fu la Cosatti, prima donna, mentre Pedrazzi, nell’importante ruolo di Arturo, deluse un poco374 . Una serata particolare fu quella dedicata al giovane compositore Giuseppe Gerli durante la quale fu eseguito un concerto singolare per quattro cembali di Carlo Czerny. Alle tastiere c’erano i maestri Bortoloni, Bonmayer, Gerli e Origgi, tutti molto festeggiati dal pubblico375. Altra serata dall’esito felice fu quella della beneficiata della Taccani, cui presero parte pure Ronconi, De Baillou e Pedrazzi. Tra i brani vocali e strumentali del programma c’era una nuova sinfonia che il direttore d’orchestra del Carcano, maestro Bernardino Ferrara, aveva composto per l’occasione. In teatro però, causa il cattivo tempo, gli spettatori erano scarsi, per cui la sinfonia ebbe meno applausi di quanto meritava376 . Le accademie però non erano ancora finite. La sera del primo luglio, infatti, ce ne fu una terza con la partecipazione, questa volta, non di un cantante, ma di un suonatore di corno da caccia, certo Giuseppe Sartirana, che faceva parte dell’orchestra del Carcano e che mostrò capacità tali da stupire gli spettatori377.

368

Il libretto de Il Pitocco è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

369

“Corriere delle dame”, 15 maggio 1834; “Il Barbiere di Siviglia”, 14 maggio 1834.

370

“Corriere delle dame”, 30 maggio 1834; “Il Barbiere di Siviglia”, 28 maggio 1834.

371

“Corriere delle dame”, 5 giugno 1834.

372

Il libretto della Straniera è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

373

“Il Barbiere di Siviglia”, 14 giugno 1834; “Corriere delle dame”, 30 giugno 1834.

374

“Corriere delle dame”, 20 giugno 1834.

375

“Il Barbiere di Siviglia”, 21 giugno 1834

376

“Il Barbiere di Siviglia”, 2 luglio 1834.

377

“Il Barbiere dei Siviglia”, 5 luglio 1834.


!96 In luglio, prese il via il secondo ciclo di spettacoli teatrali programmati per la stagione estiva cui presero parte nuovi cantanti. Essi erano le signore Saint-Ange e Antonietta Raineri-Marini e i signori Carlo Cambiaggio e Giuseppe Marini378 . Il primo spettacolo ad essere messo in scena fu L’elisir d’amore, dove, nella parte principale di Adina, c’era la Raineri-Marini, un soprano dai mezzi più che discreti (era moglie del celebre basso Ignazio Marini): “La parte di Adina fu sostenuta dalla signora Raineri con garbo e con piacevole maniera. Ella sente la frase musicale e l’accentazione, e se il suo colorito non è sempre spiccato e se non sempre svolge le meno facili modulazioni con sicurezza di voce, certo non manca mai di evitare gli ostacoli che non sa vincere coll’accortezza più opportuna a velarli”. Nel ruolo di Belcore c’era il basso Giuseppe Marini che si fece apprezzare sia come cantante sia come attore: “La parte del sergente Belcore fu data al basso signor Marini, un giovine che accoppia ai doni di una voce chiara, intuonata e pronta alle modulazioni, un bell’aspetto teatrale e una tal quale eleganza e sicurezza di azione”. Bene si comportò il Cambiaggio, nella parte di Dulcamara, mostrando prontezza e facilità d’azione. Nemorino era il tenore Dassi, che fece una prestazione modesta, lasciando deluso il pubblico. Nel complesso l’opera fu eseguita “con insufficiente brio”, dove i tempi erano presi “con una languidezza da far pena”, e ciò ne compromise l’esito379 . Nelle repliche, la parte di Nemorino fu sostenuta dal nuovo tenore De-Bezzi che senza avere eccezionali capacità mostrò almeno buona volontà, meritandosi una discreta messe di applausi. In teatro però c’erano molti posti vuoti, causati soprattutto dalla stagione particolarmente calda che teneva lontani gli spettatori dal Carcano380 . Molto meglio andò l’esecuzione della seconda opera della stagione, Il barbiere di Siviglia, dove emerse, nel ruolo di Don Bartolo, il talento, la vivacità, l’intelligenza del Cambiaggio, artista al di sopra di ogni elogio. Con lui, ottima prova fece il basso Marini, che sostenne “con molta vivezza, con umore festoso, prontezza e buon gusto” la difficile parte di Figaro. Gli altri interpreti furono De-Bezzi, che “a malgrado della sua voce nelle note di mezzo non affatto omogenea, e di una certa leziosaggine d’azione” riuscì, nel ruolo di Almaviva, ad accontentare il pubblico; c’era poi il soprano Valesi, una Rosina di capacità modeste, il basso Ottolini Porto, un discreto Don Basilio e il soprano Venturi, un’accettabile Berta381 . Al Barbiere di Siviglia seguì un lavoro nuovo per Milano: Eran due or son tre di Luigi Ricci, con testo di Jacopo Ferretti (la “prima” era avvenuta a Venezia nel 1834). Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Matteo Ottolini (Corrado Ferranti), Giuseppe Marini (Edmondo), Bartolommeo De-Gattis (Fernando), Eugenia Tadolini (Irene), Carlo Cambiaggio (Sempronio Barbabietola), Antonietta Raineri Marini (Lucrezia)382 . L’opera ricalcava un po’ lo stile di Cimarosa, con musica brillante, facile, “ricca di piacevoli cantilene”, e il pubblico l’accolse favorevolmente. Tra gli interpreti, i migliori furono De-Gattis, dalla bella voce tenorile e un buon metodo di canto (anche se talvolta gridava un po’), Marini, che pur in una parte a lui poco adatta se la cavò sufficientemente, la Tadolini, giovane artista di grande talento avviata verso una carriera ricca di

378

“Corriere delle dame”, 20 giugno 1834.

379

“Il Barbiere di Siviglia”, 9 luglio 1834.

380

“Il Barbiere di Siviglia”, 12 e 16 luglio 1834.

381

“Il Barbiere di Siviglia”, 23, 26 luglio 1834.

382

Il libretto di Eran due or son tre è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.


!97 successi e qui definita “simpatica e con voce omogenea”383 , il Cambiaggio, sempre bravo e puntuale, e la Raineri-Marini. Alla fine, gli applausi furono molti, rivolti non solo ai cantanti ma anche al compositore, chiamato più volte sul palco384. Nel corso della stagione, una serata particolarmente riuscita fu quella della beneficiata della Raineri-Marini durante la quale si fecero udire anche altri due cantanti: Galanti e Cambiaggio. Essi eseguirono, insieme all’opera Eran due or son tre, altri pezzi tratti dalla Chiara di Rosemberg e dall’Assedio di Corinto così commentati dal “Corriere delle dame”: “Il Galanti colla sua bella voce, il Cambiagio [sic] colla sua bravura, e la simpatica signora Raineri che in costume musulmano pareva una delle Uri che Maometto promette a suoi prediletti, ottennero i più lusinghieri e meritati applausi”385. Dopo le opere, in autunno ebbe luogo uno spettacolo particolare, simile a quelli che si vedevano nei circhi. Ci fu, infatti, l’esibizione dell’”uomo scimmia”, vale a dire di un attore che, “coperto dalla cima del capo alla pianta dei piedi da una pelle che lo fa rassomigliare ad un orangoutang” compiva “tutti gli atti, tutti i movimenti di questo nobile animale” con grande soddisfazione del pubblico che si divertì molto alla singolare performance386. In novembre, per alcune serate, agì al Carcano la compagnia Bertelli di cui sappiamo solo che eseguì un balletto intitolato Lo speziale di campagna comprendente un terzetto che, ben eseguito dalle ballerine Billoci e Ciotti e dal ballerino Guerpont, piacque particolarmente agli spettatori387. 1835 Nella stagione carnevalesca, il Carcano ospitò la compagnia Solmi e Pisenti che diede una serie di rappresentazioni drammatiche di cui la prima fu Matrimonio per menzogna. Essa attirò a teatro un folto pubblico che festeggiò con calore i principali interpreti. Venne poi Il ritorno di Venceslao Re di Polonia, dove si fece notare soprattutto l’attore Dondini, un “brillante” particolarmente efficace388. Seguirono altri drammi, come Agnese, Momento di punizione e Il Berretto Nero, in cui Pietro Solmi, come padre nobile, mostrò non solo anima, espressione e intelligenza, ma anche la non secondaria virtù “di sapersi abbigliare con buon gusto”. Con lui c’era Chiari, “amoroso di molta lena, di piacente figura, di buona voce”, la prima donna Mariani e la servetta Beseghi, assai brava e applaudita vivamente. Altro attore della compagnia era Giovanni Pisenti, figlio del capocomico, che impersonò la maschera di Carestia ma che “non ebbe troppa fortuna”389 . Dopo la compagnia Solmi e Pisenti, sulle scene del Carcano si presentò quella di Corrado Vergnano di cui primo attore era Camillo Ferri e padre nobile il Boccomini. Essa probabilmente diede numerosi spettacoli, com’era costume di tutte le compagnie, ma ne conosciamo uno solo, Oreste di Alfieri, dove il Ferri espresse un grande talento drammatico che gli spettatori apprezzarono molto:

383

Eugenia Tadolini nacque a Forlì nel 1809. Allieva del marito, Giovanni Tadolini, di L. Favi e di G. Grilli, esordì a Firenze intorno al 1828 e nel 1830-1832 era già al Teatro Italiano di Parigi. Nel 1833 cantò alla Scala e nel 1835 al Teatro di Porta Carinzia di Vienna che frequentò fino al 1847. Si ritirò dalle scene nel 1851 e morì a Napoli in un anno imprecisato. “Fu, vocalmente uno dei più grandi soprani del ventennio 1830-1850 giacché alla purezza e alla dolcezza del timbro univa, ad un tempo, potenza e agilità. Poté così spaziare in un repertorio che dalla Lucia di Lammermoor e dalla Sonnambula si spinse a Lucrezia Borgia e a Ernani. Ebbe però limitazioni di temperamento e nelle parti a sfondo elegiaco-poetico fu assai migliore che in quelle drammatiche”. Cfr. “Enciclopedia della Musica” Rizzoli Ricordi (1972), sub voce. 384

“Corriere delle dame”, 30 luglio 1834.

385

“Corriere delle dame”, 15 agosto 1834.

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“Il Barbiere di Siviglia”, 3 settembre 1834.

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“Il Barbiere di Siviglia”, 5 novembre 1834.

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“Il Barbiere di Siviglia, 3 dicembre 1834.

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“Il Figaro”, 14 febbraio 1835.


!98 “Questo valente artista che forse non ha chi lo pareggi nelle rappresentazioni delle parti tragiche, riuscì a meraviglia in quella del suaccennato capolavoro alfieriano. La forza dell’espressione, la elegante correzione dei movimenti, la più calda ispirazione tragica gli valsero le lodi degli intelligenti”390. Nella stagione di primavera, alle commedie subentrarono le opere eseguite da una compagnia di canto di discreto livello. Annunciata dal giornale milanese “Il Figaro”, essa era costituita da: Adelina Spech, prima attrice-cantante, Antonietta Raineri-Marini, prima donna assoluta, Giuseppina Rossi, contralto, Laura Sajni, altra prima donna e supplemento, Giovanni Paganini, primo tenore, Paolo Ambrosini, primo basso-cantante, Agostino Rovere, primo basso-comico, Giuseppe Rebussini, altro basso, Davide Bergomi, altro tenore. Con le opere si sarebbe dato anche un ballo di mezzo carattere del coreografo Giuseppe Turchi391. La prima opera messa in scena fu Il Nuovo Figaro di Luigi Ricci, testo di Jacopo Ferretti (la “prima” era avvenuta a Parma nel 1832). Parlando della musica, ecco come si espresse il “Corriere delle dame”: “E’ bella, viva, variata ed animata, è una musica che non invidia lo Scaramuccia, e le altre più belle produzioni dello stesso autore”. Gli interpreti principali furono la Raineri, Paganini e Rovere, tutti ben accolti dal pubblico: “Questi tre primi soggetti sono applauditi ogni sera nel modo il più lusinghiero, ed il secondo anche con qualche dramma d’entusiasmo”, così lo stesso giornale. Nelle parti secondarie c’erano il basso Vasoli e la seconda donna Annoni, due discreti artisti che mostrarono di essere ben calati nei loro ruoli. Con l’opera di Ricci fu dato il ballo I Promessi Sposi di Giuseppe Turchi, tratto dal romanzo di Manzoni, sul quale il “Corriere delle dame”, per la sua mediocrità, evitò di dare un benché minimo giudizio392 . Il secondo melodramma ad essere rappresentato fu La pazza per amore di Pietro Antonio Coppola, testo di Jacopo Ferretti. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Adelina Spech (Nina), Paolo Ambrosini (Rodolfo), Antonio Pompeiano (Enrico), Agostino Rovere (Simplicio), Laura Sajni (Marianna), Giuseppe Rebussini (Giorgio)393 . L’opera, che alla “prima”, avvenuta al teatro Valle di Roma il 14 febbraio 1835, aveva conquistato il pubblico grazie soprattutto alla bravura della prima donna Adelina Spech, era nuova per Milano ed ebbe, a detta del “Corriere delle dame”, “un pieno successo, un successo di feste e di corone”. E, più avanti: ”Questa musica appartiene al genere belliniano, essa è piena di novità, di passione, e d’interesse; forse è un po’ troppo spezzata, ma quale è l’opera perfetta?” Nel ruolo principale di Nina c’era, anche qui, come a Roma, la giovane Adelina Spech, artista molto dotata, che senza avere una voce eccezionale riuscì a guadagnarsi l’ammirazione del pubblico394 . Così il giornale milanese la descrisse nella sua recensione: “Il suo canto è di ottima scuola, animato, affettuoso, che interessa, che va al cuore; la sua voce, sebbene non fortissima, né estesa, ed alcun poco velata, è docile, flessibile al maggior segno (….). La sua fisionomia bella e teatrale, e la sua azione vivace e ragionata”. Con la Spech c’era il basso Ambrosini, il tenore Paganini (non citato nel libretto) e il buffo comico Rovere e tutti, alla fine della rappresentazione, compreso il maestro Coppola, presente in teatro, furono applauditi e chiamati al proscenio da un pubblico particolarmente “brillante e numeroso”395. Dopo l’opera di Coppola fu tenuta, il 6 maggio, un’accademia vocale e strumentale alla quale presero parte i cantanti Giacinto Marras, Giuseppina Lozano, spagnola, e Virginia Sardi, americana. Quest’ultima si fece ammirare non solo come cantante, ma anche come arpista suonando col suo strumento una composizione del

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“Il Figaro”, 1 marzo 1835.

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“Il Figaro”, 21 marzo 1835.

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“Il Corriere delle dame”, 30 aprile 1835.

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Il libretto de La pazza per amore è conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano.

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Adelina Spech nacque a Milano il 18 agosto 1811. Dopo essere stata avviata al canto dal padre, il tenore Giuseppe Spech, iniziò la carriera teatrale a soli 14 anni per interessamento della Malibran, che la fece esordire a Londra nel Conte Ory. Negli anni successivi si fece udire e apprezzare in molti teatri italiani prendendo parte anche ad alcune “prime” come quella del Torquato Tasso di Donizetti (Roma, Teatro Valle, 1833) e della stessa Pazza per amore. Concluse la sua breve carriera nel 1840 a Napoli, dove a ricordo dei suoi trionfi le venne eretto un busto. Sposatasi col tenore Lorenzo Salvi, morì a Bologna nell’agosto del 1886. 395

“Corriere delle dame”, 5 maggio 1835.


!99 Marras. L’orchestra, sotto la direzione del bravo primo violino Ferrara, eseguì lodevolmente le sinfonie dello Zampa e della Muta di Portici396. Altra accademia fu quella tenuta il 16 maggio tra un atto e l’altro del Nuovo Figaro, dove si esibì il violoncellista Pietro Laureati che diede prova, nei brani eseguiti, di una non comune abilità superando brillantemente i passi più difficili. Suo unico difetto, era quello di dimenarsi troppo, ma il pubblico che era in teatro - molto scarso a causa del cattivo tempo -, non gli rifiutò per questo i suoi calorosi applausi397. Nel corso della stagione d’opera fu dato un secondo ballo di Turchi intitolato La scimmia benefattrice, dove c’era il primo ballerino Paradisi che mostrò di essere “uno de’ migliori della sua razza”. Con lui, “per grazia, agilità e buon gusto”, piacquero anche la Sassi e la Lamberti, prime ballerine398 . Nel mese di giugno, andò in scena al Carcano un lavoro di Luigi Ricci intitolato Gli Esposti (testo di J. Ferretti, “prima”, Venezia 1834). Ne furono interpreti Teresa Brambilla, Cambiaggio, Rovere e Paganini, ma ignoriamo l’esito che ebbe399 Agli Esposti, seguì un’opera di Bellini e cioè I Capuleti e i Montecchi che non fu molto fortunata. Tra gli interpreti c’era Adelina Spech (Romeo) che pur brillando “per agilità di voce, gusto di canto e delicatezza d’espressione” si rivelò inadatta ad un ruolo maschile deludendo un po’ il pubblico. Il tenore Paganini, invece, con la sua voce “sì bella, sì espansiva, sì armoniosa” fece una prova molto positiva. Nel ruolo di Giulietta c’era una cantante giovane e inesperta - di cui ignoriamo il nome – che, tradita dall’emozione, lasciò molto a desiderare ricevendo tuttavia dal pubblico applausi d’incoraggiamento400. Oltre alle opere, il pubblico del Carcano, in questo periodo, ebbe agio di divertirsi anche con spettacoli di altro genere come ad esempio quelli di Magia Egiziana presentati da un certo Bosco, personaggio pittoresco e singolare, che eseguiva “voli meravigliosi di cappellini e di scialli alla volta del teatro” più altri giochi sorprendenti401. Messi da parte i giochi di prestigio, la sera del 7 luglio andò in scena al Carcano l’opera di Luigi Ricci: Chi dura vince (libretto di J. Ferretti, “prima”, Roma 1834). Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Agostino Rovere (Gennaro Malerba), Carlo Cambiaggio (Giovanni), Prospero Ferrari (Emilio Sanviti), Adelina Spech (Elisa), Giuseppe Rebussini (Biagio), Davide Bergomi (Chiasso)402 . Tra tutti emerse Adelina Spech che “ottenne moltissima lode, e gli applausi più lusinghieri e clamorosi” (essa aveva preso parte anche alla “prima” romana dell’opera). Ottimi furono pure i bassi Cambiaggio e Rovere, due validissimi elementi che contribuirono al buon esito dello spettacolo. Quanto al tenore Prospero Ferrari, egli era giovane e inesperto, ma riuscì a guadagnarsi anch’egli “qualche incoraggiante applauso”. Deludente, invece, fu l’orchestra, che “suonò un po’ da svogliata; gli è ciò che spesso accade ne’ nostri teatri quando si eseguisce la musica del Ricci. Che la musica del Ricci non piaccia troppo ai nostri professori?”403 Una serata particolare fu quella della beneficiata di Cambiaggio durante la quale fu messo in scena uno scherzo comico intitolato Un terno al lotto, con musica nuova del maestro Angelo Frondoni e testo dello stesso Cambiaggio. Quest’ultimo, unico interprete, non deluse il pubblico riuscendo a sostenere da solo, grazie alla versatilità del suo grande talento, la parte di sei differenti personaggi404. In agosto fu allestita un’opera di Giuseppe Curci intitolata Il conte d’Elmor, composta espressamente per il Carcano. Per il pubblico essa aveva ben poco di valido per cui l’esito non poté che essere negativo. Ne furono interpreti Teresa Brambilla, Prospero Ferrari, Paolo Ambrosini e Agostino Rovere. Mancava la Spech,

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“Corriere delle dame”, 10 maggio 1835; “Il Figaro”, 6 maggio 1835.

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“Il Figaro”, 20 maggio 1835.

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“Corriere delle dame”, 30 maggio 1835.

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“Il Figaro”, 27 giugno 1835

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“Corriere delle dame”, 10 giugno 1835.

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“Corriere delle dame”, 10 luglio 1835.

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Il libretto di Chi dura vince è conservato alla Biblioteca Comuale Sormani di Milano.

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“Il Figaro”, 10, 11 luglio 1835.

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“Il Figaro”, 29 agosto 1835


!100 l’unica che avrebbe potuto rovesciarne il risultato, ma essa, per altri impegni, aveva dovuto lasciare il Carcano405 . Il 6 settembre fu messo in scena un importante lavoro di Bellini, che non era mai stato dato al Carcano: Il Pirata (testo di F. Romani, “prima”, Milano 1827). Di esso conosciamo i nomi degli interpreti principali, vale a dire il tenore Zoboli, il basso Colla e la prima donna Leva, ma ne ignoriamo l’esito406 . Successivamente al Pirata, fu dato un ballo di Giuseppe Armellini intitolato La torre maledetta che pur nella sua modestia, piacque molto al pubblico colpito soprattutto dalla bravura della prima ballerina Paolina Monti407. Per poche sere, agì al Carcano la comica compagnia Gaetana Rosa che rappresentò Meneghino negoziante in Basilea. Nella commedia, in dialetto milanese, si fece notare tra tutti gli attori Giovanni Bussola, debuttante, che dimostrò “una tale franchezza, come fosse in carriera da tempo, massima naturalezza nell’azione, precisa pronunzia del dialetto”408. Dopo la compagnia Rosa, fu dato un nuovo ballo intitolato Le nozze di Figaro che grazie ancora alla ballerina Monti ebbe il pieno favore del pubblico409. Per la stagione autunnale fu data un’opera nuova per Milano, vale a dire: La fidanzata di Lammermoor, composta dal maestro Alberto Mazzucato su libretto di Pietro Beltrame (la “prima” era avvenuta a Padova nel 1834). Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Gaetano Maspes (Lord Asthon), Carolina Patteri (Malvina), Giuseppe Zoboli (Lord Buklaw), Marianna Hazon (Edoardo di Rawenswood), Teresa Rossetti (Adele)410 . Parlando della musica, il “Corriere delle dame” trovò in essa “irregolarità, discordanze e stonazioni”, ma anche “buon stile, brio ed esattezza nel servire alla parola”. Mediocre la prova dei cantanti, tutti nuovi, ai quali tuttavia il pubblico offrì discreti applausi senza dimenticare il Mazzucato, chiamato anche al proscenio411 . Altra opera della stagione d’autunno fu L’Orfanella di Ginevra, composta dal prolifico Luigi Ricci che fu favorita da un buon successo (testo di J. Ferretti, “prima”, Roma 1829). Ne furono interpreti: Rosa Manara, prima donna, Giuseppina Rossi, contralto, Catalano, basso comico, Giuseppe Zoboli e Gaetano Maspes412. 1836 Terminata la stagione d’autunno, prese il via quella carnevalesca, con la compagnia Rosa che presentò come primo spettacolo La figlia del soldato, nuovo dramma di Ancelot tradotto e ridotto da Gaetana Rosa. Esso fu accolto con freddezza dal pubblico che però applaudì gli attori migliori, cioè: la Rosa, i signori Ventura e Leonesi413 . Altri drammi dati dalla compagnia Rosa furono Malvina, che ebbe come interpreti la Rosa, il Leonesi (incolpato di imitare un po’ troppo pedissequamente il Vestri), il Ventura e il Boccomini414, Una moglie e centomila scudi, nuovo, di Leone Fontana, con la brava Elisabetta Monti415. Venne poi La separazione, con Giovannina Rosa e il Ventura416, Parisina, del Somma, Salvator Rosa, del Brofferio, Teresa di Dumas, tradotto in italiano da Gaetana Rosa, Ara Cornaro, di Ventura, Guido Reni ossia Il trionfo delle belle arti di 405

“Corriere delle dame”, 25 agosto 1835.

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“Il Pirata”, 8 settembre 1835; “Il Figaro”, 9 settembre 1835.

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“Il Figaro”, 12 settembre 1835; “Il Pirata”, 18 settembre 1835.

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“Il Figaro”, 30 settembre 1835.

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“Il Pirata”, 6 ottobre 1835.

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Il libretto della Fidanzata di Lammermoor è conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano.

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“Corriere delle dame”, 5 novembre 1835.

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“Corriere delle dame”, 30 novembre 1835; “Il Figaro”, 21, 25 novembre 1835.

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“Il Figaro”, 6 gennaio 1836.

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“Il Figaro”, 23 gennaio 1836.

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“Il Figaro”, 27 gennaio 1836.

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“Il Figaro”, 30 gennaio 1836.


!101 Antony Beraud417 , Una legge d’Inghilterra di Ancelot, con Giovannina Rosa, Ventura, Vincenzo Monti, Amore o morte, di Scribe418 , e La giovine tutrice419. Un diversivo, nel corso delle rappresentazioni, fu l’esibizione del poeta estemporaneo Pasquini, che improvvisò rime su temi propostigli dagli spettatori. In un’altra accademia si presentarono sul palco del Carcano il basso Galli e la giovane debuttante Caremoli, mezzosoprano, ed entrambi realizzarono una applaudita performance 420 . Dopo la compagnia Rosa, solo per poche sere, s’installò al Carcano la compagnia Bergamaschi, ma ignoriamo come fu accolta e che cosa rappresentò421 . Partita la Bergamaschi, il 15 aprile ci fu un’ennesima accademia vocale e strumentale a beneficio degli Asili di carità per l’infanzia con un gruppo di cinquanta dilettanti più alcuni solisti. Questi erano: Teresa Rossi e Rosalia Gariboldi, Pietro Minoja, Annibale Brembilla, Cajo Eckerlin (cantanti), Giovanni Arpesani (contrabbassista) e Francesco Pasquini, improvvisatore, tutti calorosamente applauditi422 . Il 10 giugno altra accademia cui parteciparono Talamari Le François e Luigi Graziani. La prima era un soprano che grazie a una voce bella, agile e intonata conquistò gli spettatori, il Graziani, invece, era un pianista che eseguì delle Variazioni di Herz e un Rondò di Hummel senza mostrare un particolare talento. A loro si unì il violinista e direttore d’orchestra Rachelle che volle cimentarsi nel canto sollevando le contestazioni del pubblico per la sua evidente incapacità. Così l’accademia, che era iniziata felicemente, mutò strada finendo in un totale fiasco423. In estate il Carcano si aprì per una stagione d’opera organizzata dall’impresario Carlo Schütz che la inaugurò con un’opera di Mercadante: Gabriella di Vergy (testo di A. Profumo, “prima”, Lisbona 1828). Essa ebbe a principali interpreti il basso Maspes, il soprano Santolini e il tenore Magni. Dei tre, la migliore fu senza dubbio la Santolini che però aveva il difetto di arricchire ad ogni momento le proprie arie con gruppetti e scale. Qualche applauso fu rivolto anche al Maspes, mentre il tenore non ne ebbe alcuno424 . L’esito dell’opera fu quindi negativo al punto di spingere lo sfortunato impresario a sospendere le rappresentazioni e chiudere il teatro. Per riaprirlo egli fece sapere che era sua intenzione mettere in scena addirittura il Freyschütz di Weber, ma poi abbandonò l’idea425. In autunno il Carcano ospitò la compagnia drammatica Lipparini di cui sappiamo solo che mise in scena Carolina civetta, mentre degli altri drammi, che pur dovette rappresentare, ignoriamo i titoli426. Dopo la Lipparini, per la stagione di autunnino, si presentò al Carcano una nuova compagnia, quella di Carlo Goldoni. Diretta da F. A. Bon, essa allestì, come primo spettacolo, Le false confidenze più la farsa La commedia in giardino. Nella prima, oltre ai coniugi Bon, alla Mazzotti e al Conti, recitarono due attori entrati da poco in compagnia: la servetta Clotilde Sacchi, “leggiadra della persona, d’occhi vivaci, di lineamenti piacevoli, vispa e intelligente”, e il primo amoroso Landozzi. Nella farsa si esibì anche il “brillante” Vincenzo De-Rossi che nel ruolo di poeta drammatico “esilarò più d’una volta la platea”. Alla fine della sua cronaca, il “Figaro”, evidentemente soddisfatto dello spettacolo, così scriveva: “Amici della commedia, fatevi animo, e recatevi al Carcano: se dovrete far molti passi, non potrete poi dire di averli gittati”427 . Un’importante commedia della compagnia Goldoni fu Le Baruffe chiozzotte, che diede modo a F. A. Bon di identificarsi perfettamente e con grande naturalezza nel personaggio del magistrato Isidoro. Ottima fu pure

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“Il Figaro”, 6 febbraio 1836.

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“Il Figaro”, 17 febbraio 1836.

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“Il Figaro”, 9 marzo 1836.

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“Il Figaro”, 30 marzo 1836.

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“Il Figaro”, 9 aprile 1836.

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“Il Figaro”, 20 aprile 1836.

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“Il Figaro”, 14 giugno 1836.

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“Il Figaro”, 6 luglio 1836.

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“Il Figaro”, 20 luglio 1836.

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“Il Figaro”, 26 novembre 1836.

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“Il Figaro”, 3 dicembre 1836.


!102 la signora Bon, che sostenne la parte di Lucietta “con molta forza di verità”. Gli altri interpreti della commedia furono Clotilde Sacchi, la Mazzotti, il De-Rossi, gli Alberti e il Conti . Alle Baruffe seguì Il Moro di corpo bianco, che con “i suoi versi bislacchi e quella farragine di scene senza costrutto” costituiva per il “Figaro” “una delle più infime produzioni di Carlo Gozzi effimero rivale del Goldoni”. Poi venne Gli indizi del matrimonio, una nuova commedia tradotta dal tedesco, definita “una cosa sbiadita e per lavoro e per esecuzione”. Altri lavori della compagnia Goldoni furono L’uomo senza cerimonia di Sevrin e Ludro e la sua gran giornata, una commedia del Bon che pur ripetuta mille volte divertì molto gli spettatori che l’accolsero con vivi applausi428. Gli ultimi lavori rappresentati dalla Goldoni furono Un viaggio a spese comuni, E’ forse un sogno? di Rougemont (dato per la serata del primo amoroso Giacomo Landozzi), Il giornaletto e la lettera di Locroy, La gran giornata di Mosca e Tramonto del sole di Scribe. Dopo questi titoli, ritornò pure Goldoni con tre sue produzioni, cioè: Il ventaglio, Il ricco insidiato e Lo spirito di contraddizione che per il “Figaro”, “apparirono alternativamente sfolgoranti di bellissima verità, ad esilarare il Pubblico, e lo avrebbero esilarato anco di più se tutte le scene, massime quelle in cui si richiede il perfetto accordo di molti personaggi, fossero state recitate coll’esattezza e rapidità delle altre”429. 1837 La compagnia Goldoni continuò le sue rappresentazioni fino al febbraio di quest’anno mettendo in scena La vincita del lotto senza aver giuocato di Giuseppe Bucellati, accolta dal pubblico con indifferenza, Le donne di buon umore di Goldoni, dove si salvarono, nella generale mediocrità, solo i coniugi Bon430. Seguirono, La Gigantessa, data a beneficio della servetta Clotilde Sacchi431 , I quattro Rusteghi di Goldoni, ben recitati da Luten Bellotti, F. A. Bon e Conti432, Il matrimonio di Ludro di F. A. Bon, con De Rossi, la Mazzotti, la Sacchi, i coniugi Landozzi, il Conti, lo Zamarini, il Piccinini e lo Zerri433, e Il testamento di Figaro di F. A. Bon, giudicato una felice continuazione delle Nozze di Figaro di Baumarchais (interpreti: la Bon, Landozzi, De Rossi, la Sacchi, il Conti e il Piccinini)434 . Subito dopo la compagnia Goldoni, subentrò al Carcano quella di Giuseppe Moncalvo, ma ignoriamo che cosa rappresentò435 . Il 14 maggio ci fu poi in teatro un’accademia vocale e strumentale a scopo benefico alla quale presero parte i cantanti Teresa Aspetti, la Grancini, Vincenzo Vaninetti, Giuseppe Gerli e Angelo Boccomini. Per la parte strumentale, l'orchestra eseguì una nuova sinfonia composta dal maestro Edoardo Bauer436. Tra maggio e giugno agì al Carcano la Compagnia Acrobatica Chiarini, che insieme a vari esercizi di grande spettacolarità presentò pure una pantomima intitolata La disfatta di Ramasano durante la quale si esibirono quattro cavalli molto ben ammaestrati437 . L’11 luglio, altra accademia con la partecipazione del violinista Vincenzo Bianchi, definito dal “Pirata” “uno di que’ pochi eletti che meritano di sedere al fianco del celebre Paganini”. Con lui c’era il professore d’arpa Graziani e i cantanti Carobbi, soprano, e Galli, tenore, tutti vivamente applauditi dal pubblico438.

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“Il Figaro”, 14 dicembre 1836.

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“Il Figaro”, 24 dicembre 1836.

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“Il Figaro”, 4 gennaio 1837.

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“Il Figaro”, 14 gennaio 1837.

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“Il Figaro”, 18 gennaio 1837.

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“Il Figaro”, 25 gennaio 1837.

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“Il Figaro”, 4 febbraio 1837.

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“Il Pirata”, 17 febbraio 1837.

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“Il Pirata”, 15 maggio 1837.

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“Il Pirata”, 2 giugno 1837.

438

“Il Pirata”, 14 luglio 1837.


!103 Per la stagione d’autunno si presentò al Carcano la compagnia Gaetana Rosa per una serie di rappresentazioni drammatiche. Prima però ci fu l’esibizione di un prestigiatore, certo Giacinto Debraine, che con i suoi esercizi “comico-ventriloqui” riuscì a divertire gli spettatori439. La compagnia Gaetana Rosa mise in scena come primo spettacolo una commedia di Rosier tradotta dal francese intitolata Le donne sensibili. “Questa commedia – scrisse il critico Opprandino Arrivabene sul “Figaro” – fu rappresentata con molta vivezza dalla Giovannina Rosa, e dalla sorella sua Malvina, e dal giovane ma valente caratterista Gattinelli, e dagli altri principali attori”440. Alle Donne sensibili seguirono Il Biricchino di Parigi di Bayard e Vanderbourch441, Due giorni, Il marito alla città e la moglie alla campagna, Teresa, di Alessandro Dumas442, Chiara ossia La preferenza materna e Michelangelo e Rolla. La prima di queste due ultime commedie fu particolarmente apprezzata dal pubblico; anche l’altra, però, data per la serata a beneficio di Giovannina Rosa, fu accolta con molti applausi. Concludendo la sua lunga cronaca sul “Figaro” l’Arrivabene poteva dire che la compagnia Rosa era, nel suo complesso, una compagnia, “carissima agli amatori della buona commedia”443. 1838 Nella stagione di carnevale si presentò al Carcano la compagnia Taddei che come primo spettacolo mise in scena La figlia dell’Avaro. In essa Taddei diede prova di essere un ottimo caratterista sostenendo il suo non facile personaggio – l’Avaro – con grande intelligenza e perizia. Non meno brava di lui fu la Gattinelli, che interpretò la figlia dell’Avaro. Scrisse il “Pirata”: “Ella recita con molta espressione; ha dello slancio, del fuoco; s’infiamma, si adira, palpita, piange, e anzi che infingere, pare faccia davvero”. Con i due principali interpreti c’erano il Colombino, il Costantini e il Livini, anch’essi accolti favorevolmente dal pubblico444 . Dopo l’Avaro fu la volta di I fratelli di Leyden di Scribe, dove Taddei confermò, essere “il primo caratterista d’Italia”. Seguirono La Marescialla d’Ancre, di Alfredo d’Avigny, data per la beneficiata della Gattinelli, Il chirurgo ed il Vice Re del Messico del Nota, allestita per la serata di Taddei, e forse altre commedie di cui però ignoriamo i titoli445. Partita la compagnia Taddei, ci fu al Carcano un genere di spettacolo più frivolo delle commedie, ma probabilmente più divertente, vale a dire un ballo mascherato, che ebbe luogo il 18 febbraio. Il teatro sfavillante di luci e col palcoscenico sfarzosamente addobbato - si riempì per l’occasione di una numerosa folla di spettatori che si trattennero in una gioiosa e spensierata atmosfera carnevalesca fino alle sette del mattino446 . Per la quaresima, nuova compagnia drammatica, quella al servizio di S. M. il re di Sardegna, di cui era direttore il grande Luigi Vestri. Essa iniziò i suoi spettacoli con due nuove commedie intitolate La scommessa Araba – poco gradita dal pubblico – e I due metodi, accolta, questa, molto bene. Seguirono Natalina ovvero Il Liceo di Heisperg, del Nota, e Papà Goriot, tratta dal romanzo di Balzac. Messo in scena il 28 marzo per la serata di Luigi Vestri, questo lavoro attirò a teatro molti spettatori che ammirarono, del grande attore, “i suoi squisiti pregi, le sue rare prerogative, la sua singolare abilità, per la quale unicamente Italia lo saluta il primo fra gli attori drammatici”. La commedia però nel suo complesso non ottenne il successo che ci si aspettava e se fu tollerata, fu solo grazie alla bravura del Vestri447. Terminata la stagione di quaresima, non molto brillante, a dire il vero, il Carcano, in primavera, ospitò le opere. Tra i cantanti assoldati per eseguirle spiccava Elisa Taccani, prima donna assoluta, che si era già fatta apprezzare al Carcano nel 1831 e nel 1834. Con lei c’era Matteo Alberti Fasciotti, primo basso cantante assoluto, Luigi Ricciardi, primo tenore serio assoluto, Antonio Zanchi, primo basso, Matteo Ottolini Porto, 439

“Il Figaro”, 26, 30 agosto 1837.

440

“Il Figaro”, 16 settembre 1837.

441

“Il Figaro”, 7 ottobre 1837.

442

“Il Figaro”, 6 dicembre 1837.

443

“Il Figaro”, 16 dicembre 1837.

444

“Il Pirata”, 9 gennaio 1838.

445

“Il Pirata”, 13 febbraio 1838.

446

“Il Pirata”, 20 febbraio 1838.

447

“Il Pirata”, 30 marzo 1838.


!104 basso cantante in genere, Francesco Bruni, secondo tenore e Marietta Mar, seconda donna, tutti nomi e qualifiche ripresi dal “Pirata”448. Prima che le rappresentazioni iniziassero, fu distribuito in teatro il programma delle opere che si sarebbero allestite, programma che, riportato sempre dal “Pirata”, qui trascriviamo: “Signore! Avendo quest’Impresa ottenuto dalla signora Elisa Taccani l’abbandono di tutti i progetti altrove offertile per dare a questo Teatro la preferenza, nella onorevole ambizione di prodursi fra i suoi Concittadini, dopo i tanti successi ottenuti sulle primarie Scene; l’Impresa stessa ha l’onore di prevenire V. S. che nell’entrante Primavera aprirà in questo Teatro un corso di 24 rappresentazioni d’Opera, che avranno principio colla sera del 16 corrente. Si daranno due opere Serie, la prima: I Puritani del Maestro Bellini, la seconda, Opera nuova di recente scritta dal Maestro Alberto Mazzuccato [sic]. L’Impresa nulla ha tralasciato onde contornare la sullodata egregia Artista di soggetti degni del Pubblico gradimento; e di cui verrà stampato l’elenco in apposito programma [in nota: “fu già da noi annunciato”]. L’orchestra scelta e numerosa verrà diretta dall’egregio Professore Signor Ferrara Bernardino. I prezzi dei Palchi per la suddetta stagione sono fissati come segue: Prima fila…………………………….austr. £ 80 Seconda…………………………… £ 100 Terza………………………………. £ 60 Quarta…………………………….. £ 40 L’Impresa si fa un preciso dovere di prevenire V. S., onde abbia la preferenza, nel caso amasse di ritenere per la futura su annunciata stagione lo stesso Palco da Lei occupato nella corrente. In tal caso Ella è pregata di farsi inscrivere per tempo al Camerino di questo Teatro. L’Impresa Milano, il 5 aprile 1838449 . L’opera d’apertura della stagione fu I Puritani di Bellini, testo di Felice Romani, mai rappresentata prima d’ora al Carcano (la “prima” era avvenuta alla Scala nel 1827, dove aveva ottenuto, grazie anche alla prestazione del grande Rubini, un successo vivissimo). Essa fu messa in scena la sera del 19 aprile con protagonista la Taccani sulla quale così si espresse il Regli nel “Pirata”: “La signora Taccani, la cui voce, se non è voluminosa, è oltre modo soave, ha cantato benissimo, e giustamente il Pubblico rivedere la volle più d’una volta sul palco”. Con la Taccani c’era il basso Matteo Alberti Fasciotti il quale “si distinse in non comun modo, e principalmente nella sua cavatina di sortita”450. Meno lodevole fu, invece, la prova del tenore Luigi Ricciardi che a parte la buona volontà non riuscì a esprimere molto di più. Cori discreti e costumi accettabili, ma nel complesso la rappresentazione ebbe scarso successo. Questo perché “le sublimi produzioni vogliono essere esposte così come nacquero, raggianti ancora di quella pura luce di creazione che le rese sì belle, e la macchia più lieve può oscurare i pellegrini loro pregi”, così il Regli451. Dopo i Puritani, fu la volta, il 4 maggio, di un’opera nuova per Milano, cioè Esmeralda, di Alberto Mazzucato con libretto di F. de Boni (la prima” era avvenuta a Mantova nel 1838). Per quanto riguardava la musica, il “Pirata”, così, criticamente, si espresse: “Vi scorgemmo non lievi reminiscenze, poca condotta, uno stile non sempre corretto, un canto troppo spezzato, non quel canto soave, spontaneo, soverchiatore che ti cerca l’anima, che ti strappa una lagrima, che ti mette il brivido nelle ossa, il canto prepotente di Rossini, o il dolcissimo del Siculo Orfeo (…). Allorché scrivete [qui, si rivolge direttamente al Mazzucato] non pensate agli oltramontani: pensate a noi, all’Italia, a queste verdi sponde, a questo cielo, alla dolcezza delle nostre melodie, alla facilità de’ nostri canti, all’antica 448

“Il Pirata”, 3 aprile 1838.

449

“Il Pirata – Supplemento al N. 81”, 10 aprile 1838.

450

Matteo Alberti Fasciotti nacque a Peia, piccolo paese della Val Gandino (Berrgamo) il 22 giugno 1807. Fu alunno della Scuola fondata da Mayr a Bergamo (le famose Lezioni caritatevoli di musica) dal 1820 al 1827. Debuttò al teatro Sociale di Bergamo nel carnevale 1826-’27 eseguendo Elisa e Claudio di Mercadante e L’inganno felice di Rossini. Negli anni successivi svolse una discreta carriera di basso cantante in molti teatri italiani e spagnoli. Costretto, a causa di un’affezione laringea, a lasciare le scene nel 1845, si spense a Gandino (Bergamo) il 3 aprile 1853. Sull’Alberti si veda il nostro: Cantanti bergamaschi dell’800, Edizioni Villadiseriane, 2004, p. 51 e segg. 451

“Il Pirata”, 20 aprile 1838.


!105 ed ormai incontrastata rinomanza della nostra musica, al secolo infine che v’illumina l’intelletto e vi porge la penna”. Quanto all’esecuzione, brava come il solito fu la Taccani – anche se sarebbe stata auspicabile da parte sua “un’azione più concitata e più mossa” – e lodevoli l’Alberti e il tenore Matteo Tosi. Mediocri invece i cori, poco coesi e non sempre intonati452 . Come ultimo spettacolo della stagione di primavera, fu data la Sonnambula, rappresentata il 28 maggio nella serata a beneficio di colei che, insieme alla Pasta, ne era stata al Carcano la prima interprete nel 1831, cioè la Taccani. Il “Pirata”, dandone conto, scrisse: “La Taccani canta quest’opera come poche prime donne la cantano; voce, figura, accento drammatico, tutto ella ha qui e il Pubblico lo ha mostrato abbastanza coll’applaudirla clamorosamente, ripetutamente e col richiamarla, dopo la scena finale, sul palco”. A fianco della Taccani c’era l’Alberti, che nel ruolo di Rodolfo realizzò una prestazione che il “Pirata” giudicò “pregevole”. Durante la serata fu eseguita anche una nuova sinfonia scritta dal dilettante Carlo Imperatori che il pubblico applaudì con calore453 . Finite le opere, il 22 luglio si presentò al Carcano una compagnia francese condotta dal signor Alix. Una delle sue produzioni fu la commedia Caterina Howard di Alessandro Dumas, in cui il soggetto, come commentò il “Pirata”, non era fatto per divertire, ma per “affliggere, conturbare lo spirito, ed offuscare la mente”, un soggetto addirittura “ributtante”. Tra gli attori, i più apprezzati furono Virginia Martin e, in misura minore, il Dubois ma la compagnia mancava nell’insieme di affiatamento. Le scene poi non erano secondo i tempi e anche il vestiario, pur sfarzoso, non era in carattere. Pubblico molto scarso e risultato tutt’altro che brillante454. La seconda produzione della compagnia Alix fu caratterizzata dalla presenza di una grande attrice, tra le più importanti e famose del suo tempo: Mad.lle Mars. Essa si presentò in Edgardo di Scozia mostrando di essere “un portento, un gioiello, degna della fama europea, che le è dovunque indivisibil compagna”. Non meno ammirevole essa fu nella commedia successiva, Valeria cieca, di cui scrisse il “Pirata”: “Essa ha tutto: figura teatrale, fisionomia mobile, occhio vivo e parlante, una chiara pronuncia, una voce toccante, freschissima, che il cerca il cuore, che ti strappa un sospiro, che ti bagna di lagrime il viso”455. Altre rappresentazioni della compagnia Alix furono Le Tartufe, Buffon ou Prince, L’ambassadeur, La famille de l’Apotichaire, Ecole des vieillards e Un duel sous Richelieux456 . Alla compagnia Alix subentrò, in autunno, la troupe Sarda con i suoi bravissimi attori Marchionni e Vestri accompagnati dalla Romagnoli, dalla Robotti, dalla Ristori, dal Gottardi, dal Righetti, dal Borghi e dal Tessero457 . Ignoriamo, però quali commedie allestì la compagnia, sappiamo però che il pubblico ne fu soddisfatto. Dopo la Sarda, si stabilì al Carcano la Corrado Vergnano che godeva anch’essa di buona reputazione. Tra i drammi che allestì, ci furono: Il vagabondo e la sua famiglia di Maillan e E. Cormon, rappresentato per la serata della prima attrice Anna Job, Lo studente ed il suo parrucchiere ovvero La sarta milanese di Dennery e Marsan, Giovanna ossia Il progetto di vendetta, della Ancelot, La figlia in casa di Theaulon, La madre alla festa di ballo, Giovanni Durand giuocatore di bigliardo di Theaulon e Signol e Il conciatetti di Carmouche458 . 1839

452

“Il Pirata”, 8 maggio 1838.

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“Il Pirata”, 29 maggio 1838.

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“Il Pirata”, 24 luglio 1838.

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“Il Pirata”, 21 agosto 1838.

456

“Gazzetta di Milano”, 24 agosto 1838.

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“Il Pirata”, 21 settembre 1838.

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“Il Pirata”, 7 dicembre 1838.


!106 Nella stagione di carnevale la Vergnano lasciò il campo alla troupe Rosa, che al Carcano si era già esibita più volte459 . Tra le sue produzioni citiamo Torquato Tasso, Il birichino di Parigi, La figlia dell’avaro, Luisa di Lignerolles, Il capolavoro sconosciuto e Maria o le tre epoche. Tra gli attori, oltre ai bravissimi Giovannina Rosa e Ventura, c’era il Gattinelli, brillante e faceto, Rosa Malvina, giovane ma molto promettente, e il Serafini460 . Altra produzione della Rosa fu Elena di Carlo Guaita, commedia nuova di zecca che mostrò alcuni caratteri “scolpiti con molta verità” ma anche povertà d’invenzione e una “troppo ligia imitazione di cose forestiere”. Ne furono applauditi interpreti Giovannina Rosa, Gattinelli e soprattutto il Ventura, definito “un attore modello”461. In quaresima altra compagnia, la Vittorio Alfieri, diretta da Lorenzo Da Rizzo462 . Inizialmente essa non ebbe un’accoglienza positiva ma a mano a mano che dava nuove rappresentazioni, piacque sempre di più. Esse furono Gismonda, tragedia di Pellico, in cui emersero la Pelzet e Paladini, L’Impresario per le Smirne di Goldoni, Medea di Vittorio Alfieri, con un’acclamatissima Pelzet, e Filippo, ancora di Alfieri463. Dopo la prosa, in primavera fu la volta delle opere eseguite da una compagnia di canto di cui conosciamo tutti gli elementi, che riprendiamo dal “Pirata”, vale a dire: Camilla Sodese, prima donna; Elisabetta Fürst, primo musico; Annetta Castiglieri, comprimaria; Cirillo Antognini, primo tenore assoluto; Carlo Hillaret, primo buffo; Teresa Biaggi, seconda donna; Giuseppe Torri, secondo basso e supplemento; Pietro Mantegazza, secondo tenore e supplemento. Maestro dei cori: Luigi Pellegrini. Pittore: Carlo Fontana. Vestiarista: Rovaglio e C. Macchinista: Giuseppe Spinelli. Attrezzista: Giuseppe Monetti. N. 16 coristi uomini, N. 10 coriste donne464 . La stagione prese il via con un’opera di Rossini, Semiramide, messa in scena il 9 aprile con la Sodese (Semiramide), la Fürst (Arsace), il Capelli, non citato dal “Pirata” (Assur) e l’Antognini. Essa, a parte l’allestimento, particolarmente accurato, rivelò i suoi punti deboli proprio nei cantanti che si rivelarono del tutto inadeguati465 . Ciò fu vero specialmente per la prima rappresentazione, perché nelle repliche, le cose migliorarono nettamente466. Alla Semiramide seguì Cenerentola, sempre di Rossini, ma anche in questo caso l’accoglienza riservatale dal pubblico non fu molto calorosa perché i cantanti mostrarono nuovamente i loro limiti. Essi furono la Trivulzi che, unica, si guadagnò molti applausi e chiamate sul palco, mentre i suoi due compagni - il Capelli e l’Antognini - lasciarono gli spettatori insoddisfatti. Buona l’orchestra (“suonò con esattezza, con buon gusto, con filosofia musicale, colla necessaria vigoria, colla dovuta eleganza”), allestimento sfarzoso, degno della Scala467. Dopo Cenerentola, ecco un altro lavoro di Rossini, quello che era sempre usato per rimettere in sesto le stagioni traballanti, vale a dire Il barbiere di Siviglia. Esso però “non fu che un’ombra del vero Barbiere“ lasciando molto delusi gli spettatori. Ne furono interpreti il baritono Guiddo (Figaro), in possesso di una bella e simpatica voce, ma scarso come attore, la Sodese (Rosina), priva di brio e colpevole di avere

459

La compagnia Angelo Rosa era composta da Carlotta Caprara, Maddalena Caprara, Carlotta Napoleone Berzacola, Giuseppe Nolis, Vincenzo Caslini, Salvatore Rosa, Pietro Caprara, Pompeo marzo 1839. 460

“Il Figaro”, 19 gennaio 1839.

461

“Il Figaro”, 9 febbraio 1839.

Giovannina Rosa, Gaetana Rosa, Malvina Rosa, Elisabetta Monti, Monti, Giuseppa Monti, Gaetano Gattinelli, Luigi Capodaglio, Monti, Carlo Calamari, Pietro Serafini, Raffaele Baldini, Eugenio Dell’Acqua, Luigi Cagnola e Pietro Mucinelli. Cfr: “Il Figaro”, 2

La compagnia Vittorio Alfieri era composta da Maddalena Pelzet, Angelica Dal Bono, Clotilde Sacchi, Carolina Donini, Laura Martini, Maria Leigheb, Carolina Paladini, Geltrude Pasquali, Antonio Casalgrande, Francesco Paladini, Stefano Riolo, V. De Rossi, F. Luigi Riva, Ferdinando Pelzet, Giovanni Leigheb, Carlo Dionigi, Antonio Martini, Ercole Fagiani e Lorenzo Da Rizzo. Cfr. “Il Figaro”, 2 marzo 1839. 462

463

“Il Figaro”, 27 febbraio, 6 marzo 1839.

464

“Il Pirata”, 19 marzo 1839.

465

“Il Pirata”, 12 aprile 1839.

466

“Il Pirata” 19 aprile 1839.

467

“Il Pirata”, 26 aprile 1839.


!107 modificato la musica rossiniana, aggiungendovi delle note “a piacer suo”, l’Antonelli, l’Hillaret e il Torri che nel ruolo di Don Basilio “cantò dapprincipio lodevolmente, ma dopo gli venne manco la lena”. Quanto all’orchestra, “ella supplisce alla mancanza degli attori…e almeno almeno di questo povero Barbiere si gusta la musica”468. Finita la stagione lirica, tutt’altro che brillante, il 26 maggio ci fu al Carcano un’accademia con gli alunni delle Scuole Elementari e di Perfezionamento per la Musica, Drammatica e Mimica, scuole recentemente istituite da Daniele Trovati e Gaetano Luraschi. Per l’occasione fu recitato un dramma in tre atti intitolato Elisabetta o sia La Figlia dell’Esiliato in Siberia, più la farsa in prosa Cenerentola, dove, insieme agli adulti, c’erano attori di soli nove anni469 . In luglio fu rappresentata, per due sole sere, l’opera L’Orfanella di Ginevra di Luigi Ricci, già data nel 1835. Gli interpreti furono Giuseppina Lacinio, prima donna, Teresa Gabrini-Rossi, contralto, Giovannini, tenore, Colla, basso, Rivarola, buffo, tutti, chi più chi meno applauditi. La musica però piacque poco e l’orchestra, ridotta nei ranghi, si mostrò “assai debole”470 . In estate si presentò la compagnia Lipparini che diede delle rappresentazioni pomeridiane. Era il cosiddetto teatro diurno o pomeridiano così illustrato dal “Pirata”: “Perché a Milano non vi dev’essere quello che evvi a Parigi ed a Vienna? Noi che andiamo tanto gloriosi di questo nostro bel cielo e di questo nostro sempre fiorente paese, dovremmo avere alcun che a invidiare alle altre città?... Bene ha fatto dunque, anzi benissimo il Capo-Comico signor Lipparini a mettere in moda anche fra noi ciò ch’è in voga nelle suddette cospicue capitali, disponendo cioè il Carcano ad uso di Anfiteatro, e recitandovi di giorno. E’ questa una novità, che troverà e senza dubbio dee trovare dei fautori e degli amici: è una cosa che sembra strana, eppur è molto comoda, poiché chi non può godere il teatro quando ricompariscono le stelle, lo gode quando il sole vibra ancora i suoi raggi, e scalda ancora della sua luce l’universo”471 . Tra gli elementi della compagnia Lipparini, coloro che si fecero maggiormente applaudire furono la prima donna Carolina Santoni, che mostrò “dignità, garbo e precisione”, la moglie del Lipparini, una servetta tutta grazia, e lo stesso Lipparini, un caratterista che impersonava i suoi personaggi “energicamente e con molta disinvoltura”472 . Quanto poi alle commedie date dalla compagnia Lipparini, ne ignoriamo i titoli. E’ un periodo questo in cui il pubblico del Carcano non può certo lamentarsi della mancanza di compagnie drammatiche perché in ottobre, subito dopo la Lipparini, ecco giungere un’altra troupe, la Solmi e Pisenti che rappresentò diverse commedie473. Di alcune di esse conosciamo anche i titoli, vale a dire: Sedici anni sono, Il matrimonio per menzogna, Un momento di punizione, La Fiera di Nota, e La figlia dell’avaro. Ottimi interpreti furono la prima donna Amalia Pieri, “giovane di forte sentire, di fine intelligenza”, Pietro Solmi, padre nobile di grande esperienza, Dario Ricci, “un primo amoroso di effetto sicuro, immancabile”, Emilio Ferrini, “giovane pieno di brio e di bell’aspetto”, Vincenzo Gandolfi, un caratterista “tutta verità, tutta spontaneità e natura” e la servetta Antonia Deseghi. Altri elementi apprezzabili della troupe erano la prima amorosa Adelaide Mancini, Giovanni Pisenti, Elisabetta Buzzi, Angelo Mancini e il tiranno Vincenzo Mingotti474 . 1840

468

“Il Pirata”, 10 maggio 1839.

469

“Il Pirata”, 28 maggio 1839.

470

“Il Pirata”, 16, 26 luglio 1839.

471

“Il Pirata”, 23 agosto 1839.

472

“Il Pirata”, 27 settembre 1839.

473

La compagnia Solmi e Pisenti era composta da Amalia Pieri, Adelaide Mancini, Antonia Deseghi, Elisabetta Buzzi, Luigia Mingotti, Carlotta Mingotti, Assunta Mingotti, Agnese Mancini, Teresa Bottari, Elena Pieri, Vincenzo Gandolfi, Emilio Ferrini, Giovanni Pisenti, Antonio Mancini, Angelo Mancini, Pietro Folli, Giovanni Volpato, Dario Ricci, Pietro Solmi, Vincenzo Mingotti, Lodovico Mancini, Alessandro Salsilli, Gioachino Bacci, Bortolo Zenti e Luigi Scazzosi. Cfr: “Il Figaro”, 27 aprile 1839. 474

“Il Pirata”, 11 ottobre 1839.


!108 Nella stagione di carnevale al Carcano agì la compagnia Corrado Vergnano, che il pubblico accolse favorevolmente475. Essa aveva le sue punte maggiori nel capocomico Vergnano e in Giovanni Ventura: “Recita il primo – scrisse il “Pirata” – con molta disinvoltura, con molta verità, con filosofia, e non declama, non predica, non canta…all’usanza di certuni. E’ il secondo un attore animatissimo, di non comune intelligenza, di slancio, e direi, di sorpresa”. A questi due interpreti si affiancava lodevolmente, Anna Job, “attrice che riesce in più parti, che non va spoglia di pregi”, e Giacomo Modena, “un vero veterano dell’arte”476. Particolarmente importante, nel corso delle recite, fu un’accademia durante la quale il grande Gustavo Modena, figlio di Giacomo, recitò versi di Dante come solo lui riusciva a fare: “Gustavo Modena, all’uso degli inglesi e dei francesi, con poche ma filosofiche movenze, senza contorcimenti da ispiritato, senza gesti da demone, senza urli di sorta veruna (…) ma colla più profonda intelligenza e col più raffinato buon gusto, vi declama, o piuttosto vi recita, alcuni dei migliori pezzi di quell’Immortale, che siederà sommo, e che gli italiani saluteranno sempre per unico, fino a che il mondo starà sui suoi cardini”. L’esito dell’accademia non poteva essere più positivo e il pubblico, conquistato da tale bravura, manifestò la sua soddisfazione con “applausi di vero entusiasmo”477. Nel corso degli spettacoli della compagnia Vergnano ci fu anche una festa danzante che richiamò al Carcano molti spettatori. “Il Teatro – scrive il “Pirata” – illuminato splendidamente, era addobbato con molta eleganza e il palco scenico offriva l’immagine di un verde giardino…”478. L’idea del giardino piacque particolarmente al pubblico che ne apprezzò sia l’originalità e sia la realizzazione. Ancor prima del trattenimento danzante, il Carcano si era aperto per un’accademia di poesia estemporanea tenuta dal poeta Cataldi che improvvisò versi su argomenti diversi. Il primo di questi argomenti fu Le astuzie dei piccoli letterati per ottener fama, accolto, come scrisse Regli sul “Pirata”, da “applausi senza fine”; venne poi L’amicizia delle donne, Adamo ed Eva alla vista della prima notte, dove il Cataldi “cantò versi spontanei e naturali”, Lodi ai mustacchi e Lode del comico signor Ventura, i cui versi “bastarono a restituire il buonumore a coloro che poco contenti si mostrarono di questo poetico trattenimento”479. Finito il carnevale, nel periodo di quaresima il Carcano ospitò la compagnia Mascherpa che diede, come primo spettacolo, Le gelosie di Zelinda e Lindoro di Goldoni. Tale scelta, secondo il Regli, era molto appropriata perché riaffermava i valori del teatro italiano nei confronti del troppo invadente teatro francese. Tra gli attori, molto applaudita fu la prima donna Robotti, “brava, piacevole, intelligentissima”. Con lei, bene si comportarono il Colomberti e Luigi Gattinelli. Per finire la serata fu data anche una piccola farsa intitolata Il matrimonio per punizione interpretata dalla Fabbri, dalla Colomberti, dalla Chiari e dal Dondini, tutti attori impegnati a divertire il pubblico con intelligenza e professionalità480 . Altre rappresentazioni della compagnia Mascherpa furono Un rifiuto e una vendetta, Mamma Agata e La figurante, dove Dondini, Gattinelli, Colomberti, la Fabbri, la Chiari e la Robotti si guadagnarono ancora una volta l’apprezzamento del pubblico481 . In estate si esibì al Carcano una nuova compagnia, la Carlo Mancini, che dette i suoi spettacoli di pomeriggio. Di questa compagnia il “Pirata” scrisse che “se non è delle primarie, non ha nemmeno come le primarie vane e soverchie pretese, e dove mancan le forze, supplisce col buon volere, collo zelo, e con una 475

La compagnia Corrado Vergnano era composta da Anna Job, Carlotta Beltrami, Carolina Pedretti, Francesca Vergnano, Luigia Mengoni, Luigia Moretti, Giuseppina Cornito, Augusta Pedretti, Teresa Filipponi, Teresa Frigeri, Annetta Pedretti, Giovanni Ventura, Giacomo Modena, Giuseppe Coltellini, Valeriano Pedretti, Giovanni Beltrami, Pietro Mingoni, Girolamo Belatti, Giacomo Job, Achille Job, Cesare Mattiuzzi, Giovanni Codini, Giuseppe Moretti, Vincenzo Crespi, Antonio Filipponi e Corrado Vergnano. Cfr. “Il Figaro”, 24 dicembre 1839. 476

“Il Pirata”, 10 gennaio 1840.

477

“Il Pirata”, 21 gennaio 1840.

478

“Il Pirata”, 3 marzo 1840.

479

“Il Pirata”, 4 febbraio 1840.

480

“Il Pirata”, 10 marzo 1840.

481

“Il Pirata”, 11 aprile 1840.


!109 delle più rare e più belle qualità di questa vita, la modestia”. Detto ciò, il giornale nulla riferisce sugli attori e le commedie rappresentate dalla Mancini mantenendosi su un giudizio generale non del tutto positivo. Riguardo però ai titoli delle rappresentazioni, ci soccorre la “Gazzetta Privilegiata di Milano” che nella rubrica “Spettacoli d’oggi” cita tali spettacoli, che noi, qui, trascriviamo col giorno e mese della rappresentazione: L’erede di ritorno dal Brasile (21 aprile), Enrico II Re di Navarra al campo di Chalons (21 aprile), Enrico IV Re di Navarra al trono di Francia (23 aprile), Il carcere di Ildegonda (24 aprile), I stivali di Carlo Magno (25 aprile), La morte di Sisara (26 aprile), L’uomo di tre faccie proscritto da Venezia (27 aprile), Il comandare piaccie alle donne (28 aprile), Il nuovo Figaro e la modista (29 aprile), I riti indiani (30 aprile), Il portafoglio (1 maggio), La superba in amore con Stenterello (2 maggio), Il bombardamento e presa d’Algeri (3 maggio), La fondazione di Roma, La pianella perduta nella neve (4 maggio), Il barbiere di Sestri (5 maggio), Il borgomastro di Saardam (6 maggio), Da burla o da vero? (7 maggio), Don Cesareo Persepoli (8 maggio), Il ratto delle Sabine (10 maggio), Ezzelino il superbo (11 maggio), Chiara di Rosemberg (13 maggio), Le terribili miniere della Polonia (14 maggio), L’ultimo giorno di Missolungi (17 maggio), Cosimo II alla visita delle carceri (19 maggio), Delitti, arresto e condanna di Giuseppe Mastrilli (21 maggio), Le cinque memorabili giornate di Gustava Wasa Re di Svezia (24 maggio), Lo sbarco dei Francesi nelle isole del Chieires (28 maggio), Lodowiska (31 maggio), Delitti e condanna di Stella coi suoi compagni (1 giugno), Il Giuocatore (2 giugno), La morte di Spartaco sotto le mura di Roma (4 giugno), Menderlik Barbableu (9 giugno), La Sonnambula, Stenterello marito geloso (11 giugno), Le terze nozze di una vedova capricciosa (12 giugno), La notte di un infelice (14 giugno). Nel corso delle rappresentazioni della compagnia Mancini ci fu al Carcano l’istituzione di un’orchestra “composta di quattordici e più parti, tutte ad istrumenti da fiato, a foggia di banda.” L’orchestra eseguiva “la miglior musica colla maggiore precisione e diligenza…e il professore di clarinetto signor Enrico Avignone, nostro concittadino, n’è il direttore ed il duce”. Secondo il “Pirata”, l’orchestra era senza dubbio un’iniziativa lodevole per il teatro Carcano e poteva porsi come esempio da imitare anche dagli altri teatri diurni482. Subito dopo la compagnia Mancini, si presentò al Carcano un’altra equipe, la Majeroni che allestì diversi spettacoli i cui titoli ricaviamo ancora dalla rubrica “Spettacoli d’oggi” della “Gazzetta Privilegiata di Milano” (gli altri giornali li ignorano totalmente): Il Padre e la Figlia (16 giugno), La biscia dalla bella scorza (17 giugno), Il giocatore di Faraone (19 giugno), Robert le Diable (21 giugno), Le baruffe Chiozzotte (22 giugno), Il negoziante di seta ed il sensale di cambio (24 giugno), La gran battaglia data da Federico II Re di Prussia nelle pianure di Friedberg (26 giugno), Elena e Gerardo (28 giugno), La presa di Costantina (29 giugno), La casa nuova (1 luglio), Ginevra di Scozia (3 luglio), Alvaros mano di sangue (5 luglio), Don Desiderio disperato per eccesso di buon cuore (7 luglio), Sior Todero Brontolon (9 luglio), Radonich terrore del Montenegro (12 luglio), Ludro e la sua gran giornata (15 luglio), Il gran convitato di pietra (16 luglio), I sepolti vivi (19 luglio), L’uomo arrosto (20 luglio), Boemondo d’Altemburgo (23 luglio), Il fabbro del villaggio Saint Paul (25 luglio), La vera maniera di resuscitare i morti (26 luglio), Di equivoco in equivoco (27 luglio), Arlecchino servitore di due padroni (28 luglio). In agosto, il Carcano ospitò un’accademia vocale e strumentale alla quale presero parte diversi cantanti e strumentisti. Tra i primi c’erano il tenore Rubatto, il soprano Zauner e il contralto Fouché, un trio che eseguì brani tratti dal Giuramento di Mercadante, dal Furioso all’isola di S. Domingo di Donizetti e dalla Nina pazza per amore del Coppola; tra i secondi c’erano l’arpista Zamara e un ragazzo di tredici anni, pure lui arpista. Tutti - cantanti e strumentisti - erano dilettanti ma le loro prestazioni non dispiacquero al pubblico che fu largo di applausi nei loro confronti. L’orchestra, dal suo canto, eseguì due nuove sinfonie composte dai maestri Toja e Temistocle Solera con le quali l’accademia ebbe la sua positiva conclusione483. In autunno fu la volta della compagnia Moncalvo che con le sue commedie in dialetto milanese era sempre gradita dagli spettatori del Carcano. Tra le sue produzioni, particolare successo ebbe Le avventure di Meneghino e Cecca, cavallo di battaglia del Moncalvo, di cui così scrisse il Regli: “Quando veniamo al Moncalvo, noi non sapremmo cessar mai dal discorrerne. Egli è nel suo posto un vero Vestri, o in altri termini, egli è tutt’altro che una maschera. E’ un attore pieno di intelligenza, pieno di vita e di brio, conoscitore profondo dell’arte propria, e non gettato sulle scene dal capriccio o dalla necessità di far qualche cosa, ma bensì dalla natura. Sì, fu dessa che gli disse: Va, recita, e Talia t’intreccerà una di quelle corone che si dispensano a pochi. Così è avvenuto”.

482

“Il Pirata”, 5 giugno 1840.

483

“Il Pirata”, 28 agosto 1840.


!110 Altro spettacolo che piacque molto al pubblico fu una produzione di F. A. Bon intitolata: Il vagabondo e la sua famiglia. Essa diede modo alla prima donna Farina, al Martini, al Martinez e al Colombino di realizzare una prestazione molto apprezzata dal pubblico484 . Il 17 settembre, per la serata del Colombino, ebbe luogo la messa in scena di una commedia inedita per Milano, vale a dire Un celibe, di Luigi Canoletti, che però lasciava molto a desiderare. Scrive il Regli: “I soliti amoretti, i soliti intrighi, i soliti equivoci, i soliti frizzi, e per finirla, il solito nipote che la fa al solito zio”. Materia quindi trita e ritrita. Tuttavia, avendo la commedia anche un dialogo facile e scorrevole, essa “tenne allegra l’udienza, e procacciò agli esecutori – incominciando dal protagonista, che recitò con molta disinvoltura e verità – chiamate ed applausi”. Alla commedia del Canoletti seguì la farsa I Padri provvisori, dove c’era Moncalvo, che con la sua consueta arguzia e irresistibile vivacità intrattenne piacevolmente il pubblico. Il 18 settembre, fu la volta di Malvina, con Luigi Romagnoli, attore da poco assoldato dal Moncalvo e fornito di molto talento che il pubblico chiamò più volte alla ribalta485 . Il primo novembre, dopo la Moncalvo, debuttò al Carcano la compagnia Vergnano, che si era fatta apprezzare nel carnevale 1840. Ne facevano parte la Job, la coppia Vergnano, il Coltellini, il Fabbri, la coppia Tessari e il Ventura e tutti, chi più chi meno, furono applauditi. Una delle commedie eseguite dalla compagnia fu Margherita Pusterla del Barone Cosenza, data nella serata a beneficio di Carolina Tessari. La commedia, tratta dal romanzo di Cesare Cantù, era piuttosto scipita e si salvò solo per la bravura di tutti i suoi interpreti. Ottima fu soprattutto la coppia Tessari, “grandi attori, educati alla scuola del vero, e fra i pochi che facciano ancora onore alle scene italiane”486 . Altre rappresentazioni della compagnia Vergnano furono Il Postiglione di Fondi, una nuova commedia “dell’egregio pittore sig. Marta”, piuttosto noiosa, Oreste di Alfieri, con il Pedretti (Pilade), la Job (Elettra) e il Ventura (Oreste), tutti bravissimi e meritevoli di applausi487 , e Odoardo, nuovo dramma di Ronzi che, allestito per la beneficiata del primo attore Ventura, ebbe se non altro il merito di divertire il pubblico488. Finite le commedie della compagnia Vergnano, in dicembre, per la stagione di carnevale, iniziarono quelle della compagnia Lipparini, la cui ultima apparizione al Carcano risaliva al 1839. Il primo spettacolo, allestito il 27 dicembre, fu Il vagabondo e la sua famiglia di F. A. Bon. Tra gli attori che lo interpretarono, cioè il Feoli, la Santoni, il Chiari e il Marchi, Feoli fu il migliore, discreti gli altri tre489 . Altro dramma della compagnia fu Un duello sotto Richelieu, dato a fine dicembre, in cui si distinse la brava e avvenente prima attrice Carolina Santoni. Con lei non dispiacquero pure il Lipparini, il Chiari e il Marchi. Bene quindi lo spettacolo, meno bene l’interno del teatro, dove, mancando un impianto di riscaldamento, il freddo si faceva particolarmente sentire490. . 1841 In gennaio, sempre dalla compagnia Lipparini, fu rappresentato Marino Faliero, scritto da Casimiro Delavigne, definito, questo, dal “Figaro” “uno dei più grandi drammaturghi viventi”, paragonabile addirittura a Victor Hugo e ai due Dumas (la versione in italiano era di Luigi Raspi). Esso ebbe come interpreti Filippo Lottini, “dotato di tutte le prerogative che richiedevansi nel venerabile ottuagenario personaggio”, Carolina Santoni, bella e brava, Cesare Marchi, dalla “commendevole disinvoltura”, e Lipparini. Vestiario sfarzoso ed elegante, decorazioni appropriate. Così finiva la sua recensione, il “Figaro”:

484

“Il Pirata”, 11 settembre 1840.

485

“Il Pirata”, 22 settembre 1840.

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“Il Pirata”, 17 novembre 1840.

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“Il Pirata”, 17, 24 novembre 1840.

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“Il Pirata” 1 dicembre 1840.

489

“Il Pirata”, 29 dicembre 1840.

490

“Il Figaro”, 30 dicembre 1840.


!111 “Per nessun modo scontento poté uscire dal teatro lo spettatore ed anzi ebbe ad affrontar piacevolmente la lunga via che separa il centro di questa città dal Teatro Carcano riandando nella memoria le commoventi scene di quel dramma”491. Il 16 gennaio 1841 fu messa in scena Mirra, tragedia di Vittorio Alfieri, dove ottima prova fece la Santoni, “sul cui volto bellissimo si dipinsero talvolta con terribile verità i tempestosi affetti da cui dovea essere combattuta”. Bene anche il Chiari che spiegò “molto calore drammatico”. Quanto agli altri attori, è loro rivolto un consiglio, quello cioè “di fare economia di voce, e di aver compassione degli stanchi polmoni del povero rammentatore, il quale è talvolta costretto a gridare più forte di loro”492. Il 28 gennaio fu la volta di Un matrimonio per imprudenza, del milanese Ambrogio Ronzi, una novità di livello assai mediocreche che ottenne solo “un successo infelice”493 . Altra commedia nuovissima, rappresentata per la beneficiata della Lipparini, fu L’Astuta, in cinque atti, scritta dalla milanese Virginia Fedeli-Galli, che il “Pirata”, dopo averne criticato il soggetto, così giudicò: “Questa commedia è però scritta con buona lingua, i suoi dialoghi son facili e naturali, e la sua condotta è chiara ed ordinata, e per questo la valente signora Fedeli merita copiose lodi”. Quanto alla Lipparini, essa “disimpegnò benissimo la sua parte, fu disinvolta e ciarliera abbastanza da meritarsi speciali applausi”. Con lei, ottimo fu il Feoli che, nei panni di un ridicolo personaggio, recitò con molta grazia, “senza mai dar nell’esagerato”. Altra prova positiva fu quella della Santoni, che possedeva “una leggiadrissima figura, con un nobile visino (…), una voce simpatica, buona pronuncia e due occhi sfavillanti e nerissimi, più neri ancora delle sue chiome”494 . Per la serata della Santoni fu recitata la commedia Diana di Chiari molto ben accolta dal folto pubblico accorso a teatro. Per l’occasione il Carcano era anche stato illuminato a giorno e ciò rese la serata particolarmente brillante. Nella sua performance, la Santoni mostrò “una recitazione sentita e non gridata, una mestizia senza pianto, una disperazione senza grida…”. Ciò commosse molto il pubblico spingendolo ad applaudire vivamente la bravissima attrice e a offrirle fiori, corone e versi495. Alla compagnia Lipparini successe, in primavera, la Lombarda, diretta da Giuseppe Moncalvo, l’attore che con le sue commedie in dialetto meneghino riusciva sempre ad attirare a teatro molti spettatori (vero balsamo, questo, per la cassa del Carcano, spesso semivuota)496. Del resto il grande artista rappresentava “ il vero popolo milanese”, e i milanesi lo ricambiavano con i loro applausi e il loro indefettibile affetto. Tra gli attori della compagnia Lombarda i migliori erano Carlotta Mariani, il Pasqualini, Luigi Romagnoli, Napoleone Colombino, Bernardo Martinez e Gaetano Mariani, tutti artisti “che nelle loro parti e a norma delle rappresentazioni, sanno rendersi degni dell’attenzione pubblica. Alla loro abilità accoppiano uno zelo singolare”497. Quanto ai titoli delle produzioni della compagnia Lombarda, li conosciamo grazie alla rubrica “Spettacoli d’oggi” della “Gazzetta Privilegiata di Milano” e qui li trascriviamo: I Dragoni di Felsheim, Un filosofo in viaggio con Meneghino (1 marzo), I quattro Rusteghi (2 marzo), Così faceva mio padre (3 marzo), Meneghino parrucchiere in Abbiategrasso (5 marzo), Un vagabondo e la sua famiglia (6 marzo), Il terribile lupo d’Ostenda, con Meneghino, I ridicoli equivoci della rassomiglianza dei due gobbi (7 marzo), Le prigioni di Boston, con Meneghino (8 marzo), Il Bravo di Venezia e la Veneziana (9 marzo), Giungere in buon punto (10 marzo), Il custode della moglie altrui (11 marzo), Cosimo II alla visita delle carceri, con 491

“Il Figaro”, 23 gennaio 1841.

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“Il Pirata”, 18 gennaio 1841.

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“Il Pirata”, 29 gennaio 1841.

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“Il Pirata”, 16 febbraio 1841.

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“Il Figaro”, 10 febbraio 1841.

496

Nel 1841, la compagnia Moncalvo era costituita dai seguenti attori: Carlotta Mariani, Albina Pasqualini, Carlotta Oreda, Enrichetta Romagnoli, Metilde Colombino, Carlotta Martinez, Rosalia Boglietti, Amalia Subotich, Luigi Romagnoli, Napoleone Colombino, Giacomo Martini, Gaetano Mariani, Giuseppe Arnaus, Bernardo Martinez, Armando Subotich, Luigi Preda, Giovanni Aimino, Cesare Botarelli, Giovanni Favari, Giuseppe Moncalvo. Cfr. “Il Pirata”, 12 febbraio 1841. “Il Pirata”, 12 marzo 1841. Mentre erano in corso le rappresentazioni della compagnia Lombarada, moriva a Milano il grande attore Giacomo Modena, padre di Gustavo. Il feretro, partito dalla chiesa della Passione, era accompagnato, oltre che dagli attori della Reale Compagnia Piemontese e della compagnia Lombarda, anche dall’orchestra del teatro Carcano, diretta dal maestro Avignone, che eseguì brani adatti alla circostanza. Cfr. “Il Pirata”, 23 marzo 1841. 497


!112 Meneghino (12 marzo), Enrico Hamelin (13 marzo), La caduta del feroce Golo, La sciabola di legno (14 marzo), Le ventiquattro lettere anonime (15 marzo), Il bugiardo (16 marzo), Sior Todero Brontolon (17 marzo), Il momento della punizione (18 marzo), Rosella (19 marzo), Carlotta Wanfort (20 marzo), Le avventure di Meneghino e Cecca (21 marzo), La Profuga (22 marzo), La duchessa e il suonatore di violino (23 marzo), La gran Lucerna d’Epitetto (24 marzo), I plebei ingentiliti (26 marzo), I Dragoni di Felsheim (27 marzo), I due Sergenti (29 marzo), L’eroismo di Cristina regina di Svezia, I due Arlecchini gemelli (30 marzo), Meneghino e Cecca schiavi in Algeri (31 marzo), I due fratelli di Layden (1 aprile), Le avventure di Meneghino e Cecca a rassomiglianza dei due gobbi (2 aprile), Edoardo in Scozia, Osti non osti (3 aprile) Dopo la compagnia Lombarda, in primavera si presentò al Carcano un’altra troupe diretta da Ezechiele Gasparoli498 che come primo spettacolo diede Margherita Pusterla, dramma derivato dal romanzo di Cesare Cantù. Esso piacque molto al pubblico e fu replicato per quattro sere consecutive con teatro pieno. Gli attori migliori furono la Taddei, “dotata di finissimo gusto nel recitare”, il Boldo, il Gasparoli, il Darra e il Salvini. Scene ottime e costumi appropriati, cosa questa “non comune alle compagnie che frequentano il Carcano”499. Alla Margherita Pusterla seguirono Commedia in giardino e Tutti pranzano e io digiuno. Scrive il “Pirata”: “Peccato che questa compagnia agisca ad un Teatro Diurno, dove si è costretti a sacrificare la buona commedia a certi drammacci, che formano il gusto di quel pubblico! Si vedrebbero altrimenti tali attori da non essere secondi a quelli di nessuna fra le presenti compagnie italiane”. Più avanti il giornale elogia gli attori migliori, cioè: Marietta Taddei, il Boldo, i coniugi Darra, il Latour e il primo attore Giuseppe Salvini, “quel Salvini dico, attore di molta intelligenza, al quale non mancherebbe altro che un maggior colorito di voce per essere un altro Demarini”. Altre commedie eseguite dalla Gasparoli furono La riconciliazione di un matrimonio in teatro, data per la beneficiata della prima attrice Taddei, e Il fantasma di Benevento o sia Il Genio della Notte500 . Finite le recite della compagnia Gasparoli, iniziarono, nella stagione estiva, quelle di un’altra compagine, la Costantini e Sciulz, mai stata prima d’ora al Carcano. Scarse sono le notizie relative a questa troupe501, tuttavia sappiamo che il 24 giugno essa aveva in programma di mettere in scena, alle 6 pomeridiane, una “spettacolosa produzione” ma ignoriamo se poi ciò avvenne. Tale produzione aveva un lunghissimo titolo che così recitava: Le battaglie, le conquiste e le vittorie di Francesco Sforza, Duca di Milano, contro Giorgio Lampugnano, generale in capo delle truppe milanesi, o sia l’Enorme tradimento, la sconfitta e la morte del conte Francesco Carmagnola sotto le mura di Milano. La grandiosa rappresentazione si sarebbe avvalsa “di numerosa truppa e combattimenti”, perciò pensiamo che l’esecuzione, se avvenuta, abbia avuto un particolare successo, grazie proprio alla sua spettacolarità502. In luglio, la compagnia allestì un dramma intitolato Il Bruno Filatore, che ebbe nel primo attore Ferdinando Sciulz il suo mattatore. Con lui buona prova fece pure il caratterista Giuseppe Astolfi ed entrambi si guadagnarono dal pubblico calorosi applausi503 . In ottobre, per poche sere, agì al Carcano la compagnia Mariani che diede pochi spettacoli i cui titoli riprendiamo dalla rubrica “Spettacoli d’oggi” della “Gazzetta Privilegiata di Milano”: Federico II Re di Prussia, Il ritorno dell’armata de’ Crociati (3 ottobre), Gabriella (7 ottobre), La Gitana (11 ottobre), L’alloggio militare si appigiona (13 ottobre).

La compagnia Gasparoli era composta da Maria Taddei, prima attrice; Francesca Lipparini, madre e caratteristica; Antonietta Latour e Lauretta Darra, seconde parti; Antonietta Darra, amorosa e serva; Francesca Boldo e Maddalena Toeschi, generiche; Giuseppe Salvini, primo attore; Ezechiele Gasparoli, primo uomo giovane; Andrea Darra, padre e tiranno; Eugenio Latour, amoroso; Angiolo Toeschi, caratteristico; Francesco Falzoni, brillante; Giovanni Boldo, parti dignitose; Domenico Lipparini, Giacinto Mengatti, seconde parti; Domenico Rasinelli, Antonio Allegorio, Giuseppe Santini, Lorenzo Allegrini, generici. Cfr. “Il Pirata”, 2 aprile 1841. 498

499

“Il Pirata”, 16 aprile 1841.

500

“Il Pirata”, 27 aprile 1841.

La compagnia Costantini e Sciulz era composta da Elisa Boccomini, Luigia Mingoni, Maria Monticelli, Maria Costantini, Luigia Costantini, Virginia Astolfi, Pietro Costantini, Giuseppe Astolfi, Ferdinando Sciulz, Pietro Mingoni, Luigi Salghetti, Luigi Preda, Giacomo Servoli, Pietro Gabbiani, Pietro Monticelli. Cfr. “Il Pirata”, 2 aprile 1841. 501

502

“Il Pirata”, 22 giugno 1841.

503

“Il Figaro”, 3 luglio 1841.


!113 Alla Mariani, successe una compagnia diretta dal sig. Huart, la Compagnia Francese, che tra i suoi componenti comprendeva gli Atleti Arabi. Per vederli, gli spettatori accorsero numerosi al Carcano manifestando la loro ammirazione con ripetuti applausi ai bravissimi ginnasti504. Le produzioni drammatiche della compagnia, che riprendiamo dalla rubrica “Spettacoli d’oggi” della “Gazzetta Privilegiata di Milano” furono: Le Vieux Garçon et La Jeune Fille (14 ottobre), Le Gamin de Paris (17 ottobre). Fra ottobre e novembre, il Carcano ospitò la compagnia d’Equitazione di Luigi Guillaume cui si unì la troupe acrobatica dei fratelli Chiarini. “La platea del suddetto teatro – scrisse il “Figaro” – è ridotta a circo, ed il Pubblico vi occuperà le loggie ed il palco scenico dove sono praticate comode gradinate”505 . Alla compagnia Guillaume, che ebbe, per i suoi numeri, “strepitosi applausi”506 , si aggiunse, per la stagione carnevalesca, la compagnia Mancini e Metello che, il 26 dicembre, giorno di S. Stefano, diede la commedia in cinque atti Tutti i gruppi si riducono al pettine di Francesco Avelloni. Essa fu seguita dalla farsa “con musica” L’arrivo di Rossini a Parigi di Scribe (di altre sue produzioni mancano notizie). Nei giorni seguenti, la compagnia Guillaume rappresentò la pantomima “con cavalleria” I Briganti dell’Abruzzo, e ancora una volta, grazie alla bravura dei suoi cavallerizzi, fu calorosamente festeggiata507. 1842 Finito il carnevale, per la stagione di quaresima si presentò al Carcano una ennesima compagnia, la Toscana, diretta da Lorenzo Canelli che diede i sui spettacoli da febbraio a marzo. Grazie alla rubrica “Spettacoli d’oggi” della “Gazzetta Privilegiata di Milano” ne conosciamo i titoli che qui riproduciamo: E’ pazza, Amore e mistero (12 febbraio), Tre matrimoni stravaganti (14 febbraio), Il Birichino di Parigi (15 febbraio), Stenterello medico imbrogliato in un ospedale de’ pazzi (16 febbraio), La fedeltà alla prova (17 febbraio), La lotteria di Vienna (18 febbraio), Clarissa Manson alla corte criminale d’Alby (19 febbraio), La marchesa di Senneterre (20 febbraio), Amore e morte (21 febbraio), Le formidabili astuzie delle donne (22 febbraio), Maurizio medico del villaggio (23 febbraio), Lucia di Lammermoor (24 febbraio), L’inaudito assassinio commesso in Olanda (25 febbraio), I tristi effetti di un tardo ravvedimento (26 febbraio), Ginevra degli Almieri, con Stenterello, L’ultimo giorno del terribile leone della foresta (27 febbraio), Dopo tre anni (28 febbraio), Maria Padilla (29 febbraio), D. Giovanni Tenorio, con Stenterello (3 marzo), Chiara di Rosemberg (4 marzo), L’onta della nascita (5 marzo), Le prigioni d’Edimburgo (6 marzo), I tre feriti al passaggio della Beresina (7 marzo), La formidabile spedizione delle cento galee venete (8 marzo), Bruno filatore (9 marzo), La caccia del crociato (10 marzo), Giustizia e clemenza di Cosimo Duca di Toscana, con Stenterello; ballo nuovo La rosa, a beneficio della prima ballerina Giuseppina Turpini Bedotti (11 marzo), L’inaspettato arrivo del misterioso pellegrino da Gerusalemme; ballo nuovo Margherita Pusterla (13 marzo), Stenterello cavaliere titolato e confuso in giorno di nozze (14 marzo), I tre gemelli Stenterelli (15 marzo), La duchessa ed il doldato (17 marzo), Un segreto (18 marzo), Il matrimonio di un pazzo, L’eroina Italiana, con Stenterello (19 marzo). Tra gli attori, tutti meritevoli di lode, il migliore fu l’esordiente Gustavo Bugamelli, interprete del dramma E’ pazza, dove ebbe molti e calorosi applausi508. Altra rappresentazione in cui Bugamelli piacque particolarmente fu Maria Padilla, dello stesso Bugamelli, che il pubblico ascoltò con particolare interesse. Tratta dall’opera di Donizetti, fu interpretata anche da Felice Sciaccaluga, Paolina Conti e Giuseppina Bedotti, tutti vivamente festeggiati509. In primavera, dopo molto tempo, si tenne al Carcano finalmente una stagione lirica che iniziò con Il Giuramento, uno dei lavori più apprezzati di Mercadante (testo di G. Rossi, “prima”, Milano 1837). Come prima donna c’era il soprano Luigia Matthey che fece udire una voce molto intonata, sicura, anche se non particolarmente estesa e forte, sicché, scrisse il “Pirata”, “…è maggiormente da encomiare se nella difficile parte di un soprano sfogato disimpegnò tutti i suoi pezzi con manifesti segni del pubblico aggradimento”. Lodevole, seppure un po’ incerta, fu Clory Morandi, esordiente, dalla bella voce di contralto, che ottenne dal pubblico “quell’incoraggiamento che molte esordienti sarebbero contente avere ottenuto”. Tra gli uomini, 504

“Il Pirata”, 13, 22 ottobre 1841.

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“Il Figaro”, 23 ottobre 1841.

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“Il Pirata”, 26 ottobre 1841.

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“Il Figaro”, 29 dicembre 1841.

508

“Il Pirata”, 15 febbraio 1842.

509

“Il Pirata”, 4 marzo 1842.


!114 ben accolto fu il tenore Giuseppe Zoboli, che pur avendo una voce non del tutto limpida e una certa incertezza nell’emissione, ebbe gli applausi degli spettatori. Discreto il basso Carlo Gibellini. Altro elemento lodevole della rappresentazione fu l’orchestra di cui il “Pirata” rilevò la presenza di bravissimi strumentisti tra i quali Alfredo Piatti, il grande violoncellista bergamasco. Scrisse il giornale milanese: “L’orchestra è composta di buoni soggetti e vanta tra i molti, i bravi professori Piatti Alfredo, Pizzi e Zamara”510. La seconda opera della stagione fu Roberto Devereux di Donizetti, nuova per il Carcano, che il pubblico accolse con molto favore (testo di S. Cammarano, “prima”, Napoli 1837). In essa fece la sua prima comparsa il basso Luigi Giorza, artista di merito, i cui compagni furono il soprano Jeanne Austin, la Corrodi e il tenore Ferrari. Sui quattro artisti così si espresse la “Fama”: “La passata domenica, nel Roberto Devereux, fece la sua prima comparsa il basso cantante signor Luigi Giorza; la sua intelligenza e la sua bravura furono coronate da felice successo e da meritato applauso. Il bel soprano dell’Austin, il canto pieno di grazia e di sentimento della Corrodi, l’anima e la voce or fattasi limpida ed omogenea del tenore Ferrari che vi esprime con facilità dal fa sino al si bemolle di petto che sono di clamoroso effetto, massime nella sua aria del second’atto, ebbero non dubbii segni del pubblico aggradimento”. Criticata, invece, dalla “Gazzetta Musicale di Milano”, fu l’impresa che sostituì la sinfonia del Roberto Devereux con quella della Fausta, meno bella dell’originale (questa, quando era stata eseguita per la prima volta a Parigi nel 1838, era stata giudicata la più bella tra le sinfonie scritte da Donizetti): “L’impresa del teatro Carcano viene di far precedere la sinfonia della Fausta al Roberto Devereux, sarebbe stata meglio consigliata se nel riprodurre fra noi quest’Opera, avesse fatta conoscere al nostro pubblico la sinfonia che Donizetti per essa immaginava nel 1838 al Teatro italiano di Parigi, da giornali di quella capitale encomiata siccome la più bella di quel fecondo autore, e quale volle introdurvi il tema nazionale inglese – Dio salvi il re – da lui condotto e svolto fra i più squisiti artifizj scientifici. L’introduzione in un’Opera drammatica di pezzi di altro spartito è grandemente da biasimarsi, massime allorché ad un lavoro scritto con sensato proposito se ne sostituisce altro molto meno elaboratamente dettato, quantunque forse più gradito alla moltitudine. Parlando del teatro Carcano non sarà fuor di proposito l’aggiungere che in ogni rappresentazione del Giuramento, in cui l’attrice-cantante signora Mattey [sic] sempre più distinguesi, il tanto decantato giovane violoncellista Piatti è obbligato dagli applausi a ripetere ogni sera il suo solo”511. Al Roberto Devereux seguì Un’avventura di Scaramuccia di Luigi Ricci, anch’essa nuova per il Carcano (testo di F. Romani, “prima”, Milano 1834). In essa primeggiò la Matthey, attrice-cantante dotata di notevole buon gusto e sensibilità; con lei bene si comportarono anche lo Zoboli, Angelo Boccomini, basso comico, la Morandi e il Giorza, tutti vivamente applauditi e chiamati al proscenio512. L’8 maggio andò in scena I due Figaro, del maestro Giovanni Antonio Speranza, lavoro mai dato prima d’ora al Carcano che chiuse la stagione operistica (testo di F. Romani, “prima”, Torino 1839). L’opera fu interpretata dal nuovo soprano Vernhet, dalla Austin, dalla Morandi, dal Boccomini, dal Ferrari e dal Giorza, ma “le stonazioni erano troppo frequenti” per cui ricevette applausi più di incoraggiamento che di consenso. Con l’opera fu dato il ballo intitolato Rosa, ma era una rosa “senza fragranza, non conosciuta dai botanici, non baciata dai zeffiri, né inaffiata dall’onde”, insomma una rosa…appassita513. Prima dell’opera, la compagnia Canelli, richiamata da Monza, aveva messo in scena il primo atto di una commedia di Scribe intitolata Essere amato o morire. Purtroppo la recitazione fu talmente negativa da far “Il Pirata”, 11, 29 marzo 1842. Alfredo Piatti nacque a Crocette di Mozzo (Bergamo) l’8 gennaio 1822. Figlio del violinista Antonio, studiò con il prozio G. Zanetti e dal 1832 al 1837 con V. Merighi al Conservatorio di Milano, dove esordì in pubblico come violoncellista nel 1834, a 12 anni. Dal 1838 tenne tournée in Italia e all’estero facendosi applaudire in Francia, in Russia e soprattutto in Inghilterra. Nel 1843 suonò tra l’altro in duo con Liszt a Monaco di Baviera. Dal 1846 al 1849 fu primo violoncello dell’Opera Italiana di Londra e dal 1859 al 1898 svolse un ruolo di grande rilievo nei concerti popolari di musica da camera del lunedì e del sabato. Morì a Bergamo il 18 luglio 1901. 510

“La Fama”, 14 aprile 1842. 511

“Gazzetta Musicale di Milano”, 17 aprile 1842.

512

“La Fama”, 11 marzo, 21 aprile 1842.

513

“Il Pirata”, 10 maggio 1842; “La Fama”, 12 maggio 1842.


!115 calare il sipario ancora prima che la commedia finisse514 . Questa fu quindi una serata ricca di eventi, ma dal risultato fallimentare che lasciò il pubblico deluso e scontento. In giugno, si presentò al Carcano la compagna Forti e Bernabei che allestì spettacoli diurni. Essa iniziò con un nuovo dramma del Forti intitolato Lord Giorgio Bramber condannato a morir di fame colla sua famiglia nel castello di Windsor. Lavoro a forti tinte, esso ricordava la storia del conte Ugolino, e non dispiacque. Ne furono applauditi interpreti il Bernabei, la giovane Castellazzi, il Venturini e soprattutto il Forti, nelle vesti qui di attore-autore515. Ottimo successo ebbe pure Mayno, ancora del Forti, che attirò una tale folla di spettatori da doverne rimandare parecchi a casa516. Altri spettacoli della compagnia Forti furono L’Artevelle, tragedia nuovissima di Virginia Fedeli-Galli, e Nabucodonosor di P. Ringhieri, un dramma diverso però da quello di Solera musicato da Verdi, che il pubblico accolse favorevolmente. Ottima ne fu la recitazione e la messa in scena517 . Le ultime rappresentazioni della compagnia Forti, sempre frequentate da un folto pubblico, furono La Gerusalemme, del Forti518, L’incendiaria e La presa d’Orano 519. In autunno ecco ripresentarsi al Carcano la compagnia Moncalvo che con la sua maschera di Meneghino riusciva sempre a elettrizzare e a rendere più viva l’atmosfera in teatro richiamando inoltre molti spettatori. Sugli attori della compagnia, così scrisse il “Pirata”: “Il Romagnoli, l’Arnaus, il Martinez sono sempre bene accetti; né parliamo del Moncalvo, che può dirsi davvero la simpatia del Pubblico. Quando agisce il nostro Meneghino, il teatro Carcano riprende il suo vigore, non è più un deserto, non è più lontano dal centro della città, e persone d’ogni specie vi accorrono”520. Tra le produzioni della Monalvo, una fu Contraddizione e puntiglio dell’Avelloni, dove il Moncalvo recitò “con una naturalezza, con un’energia, con un’intelligenza, con una prontezza, con un amore, che invano ormai (dura verità!) andiamo in altri cercando”. Tra un atto e l’altro della commedia, si esibì anche un certo Pugliesi, abilissimo nel fare difficili calcoli a memoria, e che per la sua meravigliosa prontezza “ebbe il solito successo”521 . Dopo la commedia dell’Avelloni fu la volta del Birichino di Parigi in cui si fece applaudire soprattutto il Romagnoli e una nuova prima attrice: Eugenia Baraccani, ancora giovane ma dotata di una grande disinvoltura scenica oltre che di una voce piacevole e omogenea522 . Al Birichino seguì un lavoro di Scribe: Oscar, in cui si fecero onore i succitati attori più Romagnoli e Arnaus523 . Venne poi La Calunnia (con Romagnoli, Baraccani, De Rossi, Martinez, Arnaus)524 , Le memorie del Diavolo, Le prigioni di Boston con Meneghino, I Dragoni di Felsheim, La Primogenita e la Cadetta, Un curioso accidente con Meneghino, Il Duca d’Ossuna 525. Altra commedia allestita dalla Moncalvo fu Omai e Zeila di Francesco Regli, data in occasione della beneficiata della prima donna Eugenia Baraccani. Su di essa ci fu il commento dello stesso Regli sul “Pirata” rivolto al Moncalvo per congratularsi con lui per l’ottima esecuzione del suo “lavoro di gioventù”. Col 514

“La Fama”, 12 maggio 1842.

515

“La Fama”, 9 giugno 1842.

516

“La Fama”, 21 luglio 1842.

517

“La Fama”, 28 luglio 1842.

518

“La Fama”, 4 agosto 1842.

519

“La Fama”, 15 agosto 1842.

520

“Il Pirata”, 6 settembre 1842.

521

“Il Pirata”, 20 settembre 1842.

522

“La Fama”, 29 settembre 1842.

523

“La Fama”, 6 ottobre 1842.

524

“Il Pirata”, 14 ottobre 1842.

525

“La Fama”, 10 novembre 1842.


!116 Moncalvo, molto bene si era comportato anche un altro attore della compagnia, il bravissimo Luigi Romagnoli526. Passato l’autunno, la Moncalvo rimase al Carcano anche nell’autunnino, stagione breve in cui mise in scena solo Il Noce di Benevento che fu replicato più volte e che divertì molto il pubblico527 . Per la stagione di carnevale, niente opere, ma ancora commedie presentate dalla compagnia Pisenti e Solmi. Per S. Stefano, essa diede Il Segreto, una commedia accolta molto bene dal pubblico che festeggiò i suoi più bravi interpreti con vivi applausi. Essi erano: la Ferroni, la Donnini, il Chiari, il Moreschi e “quell’ottimo Vincenzo De Rossi che i milanesi conoscono da tempo come intelligente attore. Tra un atto e l’altro della commedia fu data una pantomima eseguita dalla compagnia equestre Lagoutte e Gillet, ricca di combattimenti e schioppettate, che ebbe anch’essa, dall’affollato pubblico presente al Carcano, una calorosa accoglienza528. 1843 Altra commedia data dalla Pisenti e Solmi, nel corso di gennaio 1843, fu Un marito vecchio che diede modo alla prima donna amorosa Carolina Donnini di mostrare il suo indubbio talento. Con lei c’era il primo amoroso Chiari, discreto, la madre nobile Buzzi, anch’essa accettabile, il caratterista Vincenzo De Rossi, di tutti il migliore, il Pisenti e il Bellotti. Finita la commedia, accolta favorevolmente dal pubblico, ci furono alcuni volteggi della già citata compagnia equestre che diede un saggio della maestria dei suoi cavallerizzi. Gli stessi attori sopra nominati si fecero applaudire anche in un’altra commedia, I guanti gialli, che grazie alla bravura del Bellotti, molto disinvolto sulla scena, e ad Amalia Donnini, da poco avviata al teatro, ma promettente, fu calorosamente applaudita. Meno fortunata fu la pantomima data dalla compagnia equestre Lagoutte e Gillet, intitolata Maestro Bottaio, che, questa volta, per la sua insipidezza raccolse solo fischi529. Altre rappresentazioni della compagnia Pisenti e Solmi, furono Le sventure del maggiore Polbieski, dove emerse particolarmente il talento del Solmi530 , Le donne, il Giuoco ed il Vino, con un De Rossi molto efficace, La strada di ferro, di Scribe e Mélesville, e L’astuzia di una commediante italiana, ottimamente interpretata dalla Donnini531. Partita la Pisenti e Solmi, per la stagione di quaresima subentrò al Carcano la sempre gradita troupe di Moncalvo, di cui sappiamo che era formata da: Carolina e Carlotta Falchetti, Paolina De Rossi, Giovannina Falchetti, Carlotta Sciultz, Marietta Arnaus, Luigi Romagnoli, Giuseppe Arnaus, Saverio Petrocchi, Bernardo Martinez, Ferdinando Sciultz e Giuseppe Moncalvo532. A proposito delle commedie recitate dalla compagnia, non abbiamo molte notizie, tuttavia sappiamo che furono date Le prime armi di Richelieu, Il Proscritto, Luigia di Lignerolles, L’anello della nonna di F. A. Bon e probabilmente altre produzioni non citate dai giornali. In complesso, l’esito delle recite fu buono e gli attori mostrarono, chi più chi meno, uno zelo lodevole. Il “Pirata”, quindi, poco prima che la compagnia lasciasse il Carcano, poteva finire il suo articolo riassuntivo scrivendo: “Noi ci guardiamo ben bene dall’oltrepassare i limiti nelle nostre lodi, poiché l’esagerazione, anziché onorarlo e giovarlo, offende e danneggia l’artista; e consigliando bensì i suddetti signori a non illudersi troppo de’ plausi che colgono, li eccitiamo a raddoppiare d’amore e di zelo, ché disastroso è il cammino, ardua e lontana la meta”533. Per la stagione di primavera, ecco una nuova compagnia diretta da G. B. Tassani e Giovanni Bosello, che diede i suoi spettacoli di pomeriggio (teatro diurno), alle diciassette e trenta. Le sue produzioni, desunte dalla rubrica “Spettacoli d’oggi” della “Gazzetta Privilegiata di Milano”, furono: Maria Stuarda a Dombar (19 526

“Il Pirata”, 22 novembre 1842.

527

“La Fama”, 12 dicembre 1842.

528

“Il Pirata”, 27 dicembre 1842.

529

“La Fama”, 9 gennaio 1843.

530

“La Fama”, 16 gennaio 1843.

531

“La Fama”, 20 febbraio 1843.

532

“Il Pirata”, 3 marzo 1843.

533

“Il Pirata”, 4 aprile 1843.


!117 aprile), Roberto il Diavolo (23 aprile), Didone abbandonata (3 maggio), La caduta del signor di Trevigi 7 maggio), Il pellegrino misterioso (8 maggio), Gli eroi della Costa d’oro in Africa 14 maggio), Giuseppe Mastrilli (15 maggio), L’incendio della città di Corinto (18 maggio), Mosè in Egitto (21 maggio), Luchino Visconti (25 maggio), Le sanguinose guerre fra i Persiani ed i Tartari (28 maggio), Il figlio del carnefice (29 maggio), Attila flagellum Dei (5 giugno), La vendetta di Ugone (16 giugno). Tra tutte le produzioni citate, l’unica recensita dalla “Fama” fu Roberto il Diavolo, celebre opera di Meyerbeer, trasformata però in commedia, che ottenne un grande successo, con molte repliche (quanto agli attori, “La Fama” ne tace i nomi)534 . In giugno altra compagnia, la Mazzotti e Cavicchi, che però diede poche rappresentazioni ignorate sia dalla “Fama” e sia dal “Pirata”535 . I titoli di esse, ripresi anch’essi dalla rubrica “Spettacoli d’oggi” della “Gazzetta Privilegiata di Milano”, furono: L’uomo di cento faccie (18 giugno), Il Serraglio del terribile Gran Mogol (25 giugno), Il ritorno del coscritto francese dopo l’incendio di Mosca (2 luglio). In luglio, dopo le commedie, fu messa in scena un’opera lirica: Le cantatrici villane di Valentino Fioravanti interpretata dai seguenti cantanti: Orsola Lanzi-Bruni e Calista Biscottini, prima donne assolute; G. B. Zoni, primo tenore assoluto; Luigi Parmigiani, primo basso; Salvatore Natali, primo basso cantante assoluto; Luigi Papa, primo buffo comico536 . L’opera però, lasciò molto a desiderare ed ebbe solo tre rappresentazioni con grande perdita dell’impresa che l’aveva allestita537 . Tra gli interpreti si salvarono solo la Lanzi-Bruni e il buffo Papa, mentre degli altri, per carità di patria, nulla è detto dai giornali538 . A risollevare un po’ le sorti del Carcano ci pensò la compagnia Moncalvo che s’installò nel teatro di Porta Romana per diversi mesi, cioè da luglio a novembre, con un breve intervallo in cui si recò a Monza. Sappiamo che il 9 agosto furono messi in scena due spettacoli, uno serio e uno buffo, cioè: Cosimo de’ Medici e Lazzaro il mandriano e I due gobbi. Nel primo spettacolo, l’attore che si fece maggiormente apprezzare fu il Romagnoli, “dipingendo colla maggiore verità il carattere di un uomo - Lazzaro - che fu capace di negare a se stesso il dono della favella per quindici anni e reprimere in sé i sentimenti che naturalmente doveva nudrire…”. Insieme al Romagnoli, ottima prova fece pure Carolina Falchetti, ben accompagnata dal Petrocchi e dall’Arnaus. Nella commedia buffa I due gobbi gli applausi furono rivolti in primis al Moncalvo e poi al bravo caratterista Martinez che riuscì a divertire lo scarso pubblico presente in teatro539. Per la beneficiata del Moncalvo, ci fu un piccolo concerto vocale cui prese parte il contralto Fanny Farré, allieva del maestro Dugnani, e lo stesso Moncalvo. I due eseguirono un duetto tratto da La prova d’un’opera seria, che fu ben accolto dagli spettatori540. Nel mese di settembre, quando la Moncalvo si recò per un breve periodo a Monza, si presentò al Carcano la compagnia Gagliardi diretta da Ferdinando Livini, ma ignoriamo i titoli delle sue rappresentazioni541. Altre commedie della compagnia Moncalvo, tornata da Monza, furono La famiglia dell’assente, I quattro conti del sole, con un ottimo Romagnoli542, e soprattutto Un matrimonio a tamburo che, dopo molto tempo che non accadeva riuscì a far riempire il Carcano di spettatori. La commedia, tradotta dal francese, ebbe per interpreti la giovane Falchetti, la De Rossi, l’Arnaus e soprattutto il Romagnoli che ancora una volta, pur nella piccola parte del capo tamburo da lui sostenuta, “diè, come sempre, a conoscere che un eccellente artista sa cavar buon partito anche dal poco”543.

534

“La Fama”, 17, 24 aprile, 8 maggio 1843.

535

“Il Pirata” 20 giugno 1843.

536

“Il Pirata”, 7 luglio 1843.

537

“La Fama”, 20 luglio 1843.

538

“Il Pirata”, 14, 18 luglio 1843.

539

“La Fama”, 10 agosto 1843.

540

“La Fama”, 31 agosto 1843.

541

“Il Pirata”, 1 settembre 1843.

542

“La Fama”, 5 ottobre 1843.

543

“La Fama”, 19 ottobre 1843.


!118 Per la beneficiata di Carlotta Falchetti ci fu la rappresentazione del dramma Maria Chapelle Lafarge, cui seguì la farsa Meneghino sposo senza sposa, dove la Falchetti si guadagnò, insieme agli applausi, lanci di fiori dai palchetti e numerose chiamate alla ribalta544. Altra rappresentazione della Moncalvo fu Jacquard, dove il solito Romagnoli, col suo grande talento, seppe scolpire il carattere del protagonista in maniera realistica ed efficace. Con lui, lodevoli furono pure la Falchetti e la De Rossi545 . In novembre, alla compagnia Moncalvo si aggregò una troupe di atleti inglesi i quali diedero prova di una sorprendente pieghevolezza di membra oltre che di agilità, guadagnandosi i calorosi applausi degli spettatori546. Per la stagione di carnevale, si presentò al Carcano, il 26 dicembre, la compagnia Morelli, Capella e Bergamaschi più quella equestre Guillaume. Delle due compagnie si occupò il “Pirata” che scrisse questo commento: “La drammatica Compagnia Morelli e Soci esordì col Testamento di una povera donna, e la compagnia mimico-equestre ed Acrobatica del cavallerizzo Guillaume con variate danze, con sorprendenti esercizi sul trabocchetto, con mirabili giuochi del Mazzucchetti, e saltando da una cosa all’altra, con una pantomima spettacolosa. Fu ballata la styrienne da due care fanciulle, e fu ballata con tale squisitezza, che a voti unanimi l’hanno dovuta ripetere”547 . 1844 Inframmezzato alle rappresentazioni della compagnia Morelli (che il 26 gennaio ebbe la disgrazia di perdere uno dei suoi direttori, Luigi Bergamaschi di Cremona), ci fu uno spettacolo mimico-equestre della troupe Guillaume intitolato Mazeppa che attirò a teatro una gran folla e che ebbe diverse repliche, sempre calorosamente applaudite548. Altri spettacoli messi in scena dalla Morelli furono Lazzaro il mandriano, Pia de’ Tolomei, La lettiga dell’emigrato, Di chi è la colpa e Il segreto. Tra gli attori, oltre all’espertissimo Alemanno Morelli, capocomico, si fece applaudire anche la prima attrice Luigia Cappella, e suo marito, ottimo nel ruolo di Meneghino549. Finiti gli spettacoli drammatico-equestri, in quaresima prese il via al Carcano, una stagione lirica con la rappresentazione di tre melodrammi. Il primo di essi fu Columella di Vincenzo Fioravanti, nuovo per il teatro di Porta Romana (testo di A. Passaro, “prima”, Napoli 1837, col titolo Il ritorno di Pulcinella da Padova). L’opera, di carattere buffo, ebbe come principali interpreti il basso comico milanese Maurizio Borella, la prima donna Rachele Agostini e il giovane basso Bencich, tutti e tre ben accolti dal pubblico. Le seconde parti erano la Carletti e la Valerio ed entrambe, con la loro lodevole prestazione, contribuirono al felice esito dello spettacolo550 . Dopo Columella fu la volta di un lavoro donizettiano, Torquato Tasso, già dato nel 1834, che, messo in scena con poche prove, ricevette applausi un po’ contrastati. I cantanti furono la prima donna Cella, giovane e dotata di buoni mezzi, ma emozionata, il basso Vajro, che poté far poco perché indisposto, il Borella e il tenore Bonomelli551 . La stagione lirica continuò con un’altra opera di Donizetti, una delle più ammirate del compositore bergamasco e inedita per il Carcano: Lucia di Lammermoor (testo di S. Cammarano, “prima”, Napoli 1835). Essa fu allestita il 18 marzo e grazie a una buona prestazione dei principali cantanti - Rachele Agostini (Lucia), Luigi Pignoli (Asthon) e Gaspare Pozzolini (Edgardo) -, ricevette “un’accoglienza lusinghiera”. Sugli interpreti, così si espresse, nel suo stile ridondante, Pietro Cominazzi direttore della “Fama”: 544

“La Fama”, 30 ottobre 1843.

545

“La Fama”, 16 novembre 1843.

546

“La Fama”, 27 novembre 1843.

547

“Il Pirata”, 27 dicembre 1843.

548

“La Fama”, 15 febbraio 1844.

549

“Il Pirata”, 30 gennaio 1844.

550

“La Fama”, 7 marzo 1844.

551

“La Fama”, 11 marzo 1844; “Il Pirata”, 12 marzo 1844.


!119

“Ciascheduno adoperò valorosamente, e non andrebbesi lunge dal vero avvertendo che ciascheduno vinse di lunga mano l’aspettazione del pubblico milanese, il quale non dovea così all’improvvista attendersi del buonissimo a questo teatro. Il soprano esteso e forte della signora Agostini, trattato assai convenevolmente, poté effondersi nella Lucia liberissimamente, e fruttarle di ben molti e fragorosi applausi a tutti i molti suoi brani. Il Pignoli, la cui voce, è d’un timbro sopramodo omogeneo, canta con assai squisitezza ed eleganza […]. Il tenore Pozzolini è dotato di voce simpatica e giusta, canta con buon gusto, e perciò giovanissimo lascia a ragione concepire di lui le migliori speranze”552 . Nelle successive rappresentazioni di Columella, la prima donna, Rachele Agostini, ammalata, fu sostituita dalla sorella Ersilia, cantante di ottima scuola, mentre in Lucia subentrò la quasi esordiente Giovannina Perger che grazie a una bella voce fu ben accolta dal pubblico553. Nella stagione di primavera, il Carcano si mantenne aperto all’opera, presentando, come primo lavoro, un’ennesima produzione di Donizetti: Lucrezia Borgia (libretto di F. Romani, “prima”, Milano 1833). L’opera, rappresentata l’8 aprile, ebbe come interpreti Carolina Cuzzani (Lucrezia), Atenaide Paquier (Orsini), Clemente Mugnaj (Gennaro) e il francese Euzet, tutti, chi più chi meno, applauditi. Negli intermezzi dell’opera fu dato anche il ballo Divertimeno, dove si fecero notare due ballerini molto capaci: Marietta Baderna, allieva del grande Carlo Blasis, e Francesco Penco. Belle le scene e magnifico il vestiario. L’orchestra, diretta da Eugenio Cavallini, si comportò lodevolmente contribuendo nel suo ruolo a rendere lo spettacolo anche migliore554. A Lucrezia subentrò un altro lavoro di Donizetti, Gemma di Vergy (testo di E. Bidera, “prima”, Milano 1834), con il soprano Luigia Matthey, il tenore Agostino Della Cella e il basso Luigi Pignoli. Ottima fu la prestazione della Matthey, ben nota agli spettatori del Carcano, che piacque per “l’eccellenza di canto e d’azione”; bene operarono però anche il Della Cella, che “a’ bei modi di canto accoppia accento drammatico”, e il Pignoli. Tra i comprimari, applausi furono rivolti alla giovane Teodolinda Gerli e al basso Gaetano Rossi autori di una prestazione pregevole555. Con l’opera fu dato un ballo intitolato La Gitana, dove brillò nuovamente la Baderna che poté dar prova ulteriormente del fruttuoso studio fatto col Blasis556. Dopo la Gemma fu la volta di Chi dura vince di Luigi Ricci, allestita il 25 aprile. Protagonista, ne fu Carlo Cambiaggio, il più famoso basso comico del tempo, definito dalla “Fama” “gioiello di naturalezza, di tatto comico, di lepidezza”. Con lui c’erano pure il Pelosio, Erminia Brambilla, “dal canto garbato, unito a disinvoltura e sicurezza scenica”, Gaetano Rossi e la Ruggeri. Alla fine, applausi per tutti, ma in special modo al Cambiaggio557. Il momento più atteso di questa stagione però fu quello della rappresentazione, il 21 maggio, di Roberto il Diavolo di Meyerbeer un lavoro che sia vocalmente sia scenicamente costituiva un impegno notevole (testo di E. Scribe e G. Delavigne, “prima”, Parigi 1831). L’opera non era mai stata rappresentata a Milano perciò attirò al Carcano un pubblico assai folto che si mostrò particolarmente interessato e partecipe all’evento. Gli interpreti furono la Matthey, il Della Cella, il Soldi, la Cuzzani e l’Euzet e tutti, ma in particolar modo la Matthey, la Cuzzani e l’Euzet, ottennero calorosi applausi. Nel corso della rappresentazione fu eseguito anche un ballo - di cui ignoriamo il titolo - dove fecero buona prova le ballerine Baderna e Gonzaga e il ballerino Morosini. Le scene, realizzate da Carlo Fontana, furono giudicate molto belle, alcune anzi bellissime. Ottimi i cori e lodevole l’orchestra, diretta con autorità dal Cavallini. La “Fama” poteva quindi scrivere: “Spettacolo, insomma, a onore dell’animosa impresa, oltre dire grandioso e imponente”, parole che siglavano un successo netto e completo558. Altro spettacolo operistico della stagione fu un lavoro di Donizetti, ben diverso dal colossale Roberto, vale a dire La figlia del Reggimento (testo di J. De Saint-Georges e J. F. Bayard, “prima”, Parigi 1840). Nell’opera, mai data prima d’ora al Carcano, emerse il “versatile ingegno” della giovane prima donna 552

“La Fama”, 21 marzo 1844.

553

“La Fama”, 28 marzo 1844.

554

“La Fama”, 28 marzo; “Il Pirata”, 9 aprile 1844.

555

“La Fama”, 4, 22 aprile 1844.

556

“Il Pirata”, 26 aprile 1844.

557

“La Fama”, 29 aprile 1844.

558

“La Fama”, 23 maggio 1844.


!120 Montucchielli, la quale “cammina, armeggia, e dà nel tamburo con rara disinvoltura, e che in seguito diverrà eziandio più lesta, vivace, folleggiante, a scolpire vivissimamente il personaggio di Maria”. Con lei c’era pure il brillante Cambiaggio - però non in voce -, il tenore Carisio, al suo esordio, e la Ruggeri, un trio complessivamente ben accolto dal pubblico559. La stagione lirica si concluse con un’altra opera di Donizetti, vale a dire Maria di Rohan (testo di S. Cammarano, “prima”, Vienna 1843). Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Luigi Cuzzani (Riccardo), Romolo Colmenghi (Enrico), Carolina Cuzzani (Maria), Clori Morandi (Armando), Marco Penco (Visconte di Suze), Giovanni Valerio (De Fiesque), Giuseppe Briata (Aubry)560. L’opera, giudicata come un lavoro scritto in fretta - “solita pecca di Donizetti” -, fu eseguita lodevolmente dal Colmenghi, che “nell’aria sua seppe elevarsi all’altezza de’ suoi prodi colleghi”, dalla Cuzzani e da suo fratello (“agirono e cantarono a meraviglia, ed ebbero chiamate ed applausi”). Magnifico il vestiario, approntato dal vestiarista Rovaglia [sic per Rovaglio], stupende le tele del Fontana, e lodevole l’orchestra che però ebbe il torto di omettere la sinfonia. E non fu la sola omissione. Il cronista del “Pirata”, infatti, notò che era stato omesso anche “un bellissimo duettino fra tenore e soprano” e ciò, nei confronti del direttore dello spettacolo, lo indignò. Con l’opera fu eseguito un ballo, dove primeggiò una volta di più la Baderna, “valentissima allieva del Blasis”, ma non ne conosciamo il titolo561. Dopo la lirica ecco la prosa con la compagnia drammatica Giannuzzi, unita alla compagnia acrobatica dei fratelli Chiarini562, due troupes che con le loro produzioni riuscirono a guadagnarsi il favore del pubblico. Tra tutte le commedie date dalla compagnia Giannuzzi, poche sono quelle citate dai giornali. Una di queste fu Il giovane marito, dove c’era, come prima attrice, la Landozzi, e come caratterista la Mazzotti, due artisti che si meritarono molti applausi563 . Altra attrice particolarmente apprezzata fu Luigia Bon, figlia di F. A. Bon, che mostrò il suo talento in tre produzioni: La Donna di governo di Goldoni, La Morte di Torquato Tasso e I figli d’Edoardo564. Nel corso della stagione autunnale di prosa, si unì alla compagnia Giannuzzi l’ottimo attore Giovanni Ventura il quale, “aderendo all’invito fattogli dall’impresa”, prese parte, insieme alla Bon, alla rappresentazione di La morte di Torquato Tasso, I figli d’Edoardo e Il Conte d’Agliati, tutte produzioni dove poté esprimere pienamente il suo grande talento565 . Insieme agli spettacoli di prosa non mancarono mai gli esercizi mimo-ginnastici dei Chiarini che per la loro spettacolarità furono molto graditi dal pubblico. Per l’autunnino, sappiamo che si presentò al Carcano la compagnia Schiultz e Preda, ma ignoriamo che cosa rappresentò. Tra gli attori, piacquero il Martinez, caratterista, la Preda, il Martini e il capocomico Preda, “il miglior Meneghino dopo Moncalvo”. Bravi tutti, ma “repertorio vecchio”566. Di tutt’altro livello fu la compagnia che s’installò al Carcano per la stagione carnevalesca. Ne era direttore il più celebre attore tragico del tempo, Gustavo Modena, ben noto agli spettatori del teatro di Porta Romana, che iniziò le sue performance il 26 dicembre mettendo in scena un capolavoro di Dumas padre, Kean. Inutile

559

“La Fama”, 10 giugno 1844.

560

Il libretto di Maria di Rohan è conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano.

561

“Il Pirata”, 28 giugno 1844.

La compagnia Giannuzzi era composta, oltre che dal direttore Francesco Giannuzzi, dalle prime attrici Luigia Bon e Carlotta Landozzi; dalle attrici Rosina Giannuzzi, Maddalena Rossi, Teresa Landozzi, Margherita Mazzotti, Gaetana Giannuzzi; dagli attori Giuseppe Giandolini, Federico Forattini, Filippo Fortunati, Achille Landozzi, Carlo Radice, Candiolo Toffetti Ghisi, Nicola Costanzo, Giacomo Maranesi, Antonio Costanzo, Vincenzo Trevisani. Parti ingenue: Cecilia Bellotti e Teresa Costanzo. La compagnia Chiarini era composta, oltre che dal direttore Giovanni Chiarini, da Francesco Chiarini, Angelo Chiarini, Giovanni Chiarini, nipote, Antonio Chiarini, Bartolomeo Sani, Giacomo Brunello, Giuseppe Matteotti, Bartolomeo Lombardi, Annetta Chiarini, Elide Bellina e Annetta Sani. Cfr. “Il Pirata”, 20 agosto 1844. 562

563

“La Fama”, 2, 9 settembre 1844.

564

“Il Pirata”, 10 settembre, 8 ottobre 1844.

565

“La Fama”, 10, 31 ottobre 1844.

566

“La Fama”, 2, 9, 19 dicembre 1844.


!121 dire che il successo che il Modena ebbe fu vivissimo, com’era del resto prevedibile, con calorosissimi applausi e numerose chiamate al proscenio567 . 1845568 Altre produzioni applaudite del Modena furono Saul di Alferi, Il Fornaretto di Dall’Ongaro, Il Giuocatore d’Iffland, La Dote e Clotilde di Soulié. “Quanto concorso - scrisse il “Pirata” -, quanti applausi vivissimi e quanto valore! Il nostro drammatico, il nostro tragico, il vivente luminare delle scene italiane trova ad ognora novelle risorse, spiega ad ognora novelli tesori, e vieppiù ci conferma nella nostra opinione, che senza un colto e gentile ingegno e senza un cuore che altamente senta la vita, non si può diventare artisti famosi”569 . Accolta con minore entusiasmo dal pubblico del Carcano fu, invece, una commedia di Goldoni, La Putta onorata, dove, però, non c’era il Modena. Essa fu presa un po’ troppo sottogamba da alcuni attori indignando il pubblico che protestò fischiandoli570. Finiti gli impegni del Modena, al Carcano si stabilì, per la stagione di quaresima, la compagnia Sarda che il 14 febbraio mise in scena una nuova commedia di Alberto Nota intitolata Osvaldo o Mutazione di fortuna. Ad essa seguì Estella, che ebbe a suo mattatore l’attore Luigi Domeniconi571. Seguirono poi La donna vendicativa di Goldoni, allestita per la beneficiata di Rosa Romagnoli, e L’Osteria del Cavallo bianco del Nota572 . Ottimo successo ebbe una nuova commedia di F. A. Bon intitolata Un uomo d’onore di cui furono interpreti la Robotti, il Gattinelli, il Dandini, il Peracchi e il Boccomini, tutti vivamente festeggiati573 . Ultimi lavori della compagnia Sarda di cui siamo a conoscenza furono Luigi XI, ben interpretato dal Gattinelli574 e Domenico il Fedele575 . La compagnia quindi lasciò il Carcano con un bilancio artisticamente positivo. Gli incassi, viceversa, furono pochi perché scarso fu il pubblico che seguì gli spettacoli576. In marzo altra troupe, quella di Mingoni, Prosperi e Gandini, cui si aggregò una compagnia di acrobati marocchini che, con i suoi straordinari numeri, divertì molto il pubblico. La prima produzione drammatica fu Mia moglie e il mio impiego, dove emerse la prima attrice Carletti-Prosperi, calorosamente applaudita. Ma il pubblico era tutto per i marocchini “i quali eccitaron poi la più alta ammirazione con quelle loro svariate piramidi vive, e co’ prodigiosi tratti di robustezza”577. Altro spettacolo della compagnia Mingoni fu Un’avventura di Scaramuccia, “foggiata a vaudeville”, cioè ridotta ad operetta, che “fece il maggior piacere del mondo”. Scrisse ancora la “Fama”:

567

“Il Pirata”, 27 dicembre 1844.

Il 1845 è un anno molto importante per il Carcano perché, per motivi che non conosciamo, cambia di proprietà. Esso, infatti, viene venduto da Francesco Carcano, attuale proprietario, per 133.000 lire ai fratelli Martinetti, commercianti di tessuti. E’ una transazione, questa, di cui non c’è traccia nei giornali e che non permette di fare alcuna ipotesi. Tuttavia, i documenti relativi a tale vendita sono conservati all’Archivio di Stato di Milano (v. Appendice, doc. 26). 568

569

“Il Pirata”, 10 gennaio 1845.

570

“Il Pirata”, 21 gennaio 1845.

571

“Il Pirata”, 14 febbraio 1845; “La Fama”, 24 febbraio 1845.

572

“Il Pirata, 20, 25 febbraio 1845.

573

“Il Pirata”, 28 febbraio 1845.

574

“Il Pirata”, 14 marzo 1845.

575

“La Fama”, 17 marzo 1845.

576

“Il Pirata”, 18 marzo 1845.

577

“La Fama”, 27 marzo 1845.


!122 “E’ un trattenimento bizzarro un po’, ma piccante, e l’applauditissima Carletti-Prosperi, la quale vi recita bene, canta anche benissimo, ed è bravamente secondata dal Galassi che sostiene con molta disinvoltura, se non con gran voce, la parte di Tommaso”578. Altro vaudeville della compagnia Mingoni fu La figlia del Reggimento, allestita per la beneficiata della Carletti-Prosperi che per la sua bravura suscitò ancora una volta un grande entusiasmo guadagnandosi, alla fine dello spettacolo, chiamate, fiori e poesie a lei dedicate579. Alla compagnia Mingoni, che concluse le sue rappresentazioni il 30 aprile, seguì al Carcano una breve stagione lirica con la rappresentazione di due opere. La prima di esse fu Linda di Chamounix di Donizetti, interpretata da Emilia Dielitz (Linda), Elena Rho (Pierotto), Traversi (Carlo), Perger (Antonio), Achille Senna (Marchese) e Breghenzer (Prefetto)580 . L’opera andò in scena il 4 maggio ma ebbe un destino poco favorevole e gli unici cantanti a salvarsi furono il soprano Dielitz e il tenore Traversi. Meglio andò la seconda rappresentazione, che però fu disertata dal pubblico. Anche questa volta, l’interprete che piacque di più fu la Dielitz, che fece udire una forte e limpida voce, unita a una notevole disinvoltura scenica. Bene andò anche il tenore Traversi, chiamato più volte, con la Dielitz, alla ribalta. Lodevoli, se non altro per il loro impegno, il Perger, la Rho e il Senna581 . Il 17 maggio, dopo alcune repliche della Linda, fu allestito un nuovissimo lavoro del giovane maestro Giacomo Treves intitolato Montezuma i cui interpreti, desunti dal libretto, furono: Pietro Tozzoli (Montezuma), Stefanina Del Pino (Telaira), Polidoro Covaz (Fernando Cortes), Natale Giacosa (Telasco), Angiolina Bertucci (Elvira).582 L’opera fu gradita dal pubblico e, Anche Pietro Cominazzi, direttore della “Fama”, ne diede un giudizio positivo rilevando, nel giovane compositore… “… un ingegno educato a buoni studi, da’ quali desume la franchezza con cui tratta non solo i meccanismi dell’arte, ma le voci e lo strumentale, concedendo a quelle di spaziare liberamente ne’ canti, rinvigorendo questo col buon partito degli stromenti d’arco, massime de’ bassi, rado o non mai, ch’io ricordi, abusando degli stromenti metallici che lacerano sì crudelmente gli orecchi”. E più avanti: “Lo stile tien dell’eclettismo in voga oggidì, e nella forma de’ pezzi e nel giuoco delle masse e nello stampo de’ concetti; ad ogni modo la scelta delle immagini e l’applicazione è giudiziosa laonde si appone al vero chi assevera avere il Treves di lunga mano superato quanto attendere doveasi dalla sua giovinezza e da un primo lavoro”. Tra gli interpreti, il migliore fu il basso Tozzoli, che fece udire una voce forte, usata con perizia, mentre la prima donna Stefanina Del Pino, pur discretamente dotata, fece poco perché emozionata; benino il tenore Covaz583. La seconda e la terza rappresentazione del Montezuma ebbero un’esecuzione migliore confermando la buona prova della Del Pino, più sicura di sé, e del Tozzoli. Con loro c’era il basso Giacosa, ancora alle prime armi, e la seconda donna Bertucci, dalla voce robusta e omogenea. Alla fine delle loro prestazioni tutti i cantanti e il direttore, maestro Treves, furono applauditi dal pubblico intervenuto numeroso a teatro584. In estate, dopo la stagione d’opera, si esibì al Carcano il sig. Adrien, un abilissimo prestigiatore e autore di magia bianca che presentò inoltre dei quadri viventi, cioè… “…una serie di ben disposti gruppi di statue antiche, greche e romane, che raffigurano soggetti frigi, greci, romani e cimbri…e son persone vive, giovani, svelte, ben proporzionate, e atteggiate secondo il concetto 578

“La Fama”, 7 aprile 1845.

579

“La Fama”, 14 aprile 1845.

580

“La Fama”, 1 maggio 1845.

581

“La Fama”, 8 maggio 1845.

582

Il libretto di Montezuma è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

583

“La Fama”, 15, 19 maggio 1845.

584

“La Fama”, 22 maggio 1845.


!123 dell’artista. Esse incarnano il bello dell’arte antica. E’ una perfetta riproduzione di capolavori nei quali è viva l’antichità più remota”585 . Per la stagione autunnale, ci fu, al Carcano, il gradito ritorno della compagnia Giannuzzi-Moncalvo, che alternò i propri spettacoli con quelli di un certo Meyerofer consistenti in “esperienze idrauliche, giochi pirotecnici, equilibri e fantasmagoria”. Si trattava, in definitiva, di giochi d’acqua… “…innalzata, diffusa, cosparsa con bell’avvedimento, quando in colonne, quanto in cento getti, a sprazzi, a fiocchi, a pioggia quando dalla forza delle trombe spinta con tal forza da sostenere, e sollevare una corona con lumi appesi e di magico effetto”586. Tra ottobre e dicembre, la compagnia Moncalvo allestì, probabilmente, diversi spettacoli, ma solo pochi sono citati dai giornali. Ricordiamo Ludro, di F. A. Bon, che fu dato con molte aggiunte e varianti rispetto all’originale587 , Il Francese in Siberia, dove fecero buona prova Giannuzzi, Ciarli, Martini e Landozzi588, Giovanni Maria Visconti, in origine romanzo di Carlo Porta e Tommaso Grossi, ma adattato per le scene dal Moncalvo589 , e Il Barbiere maldicente590 . Per la stagione carnevalesca, alla Moncalvo subentrò un’altra troupe, quella di Antonio Giardini591, che il 26 dicembre, giorno d’inizio ufficiale del carnevale, mise in scena La modista francese, seguita da Un Signore ed una Signora, due produzioni accolte dal pubblico con molti applausi592. 1846 Sempre nella stagione di carnevale fu allestito Il Proscritto, dove piacquero soprattutto Gaetano Benini e Carolina Giardini, due attori ricchi di talento593 . Seguirono L’ultimo dei Carrara594, Rodolfo Fior di Maria, messa in scena in occasione della beneficiata del caratterista Vincenzo Gandolfi, un attore che per la sua simpatia si era conquistato la stima del pubblico595 . Ottimo esito ebbe pure Oreste, di Vincenzo Monti, interpretato dal Benini e dalla Giardini, degni entrambi di “massime lodi ed applausi”596. Molto successo ebbe poi Kean, ascoltato da un folto pubblico che applaudì e chiamò più volte al proscenio il solito Benini, attore veramente degno di ogni elogio597.

585

“La Fama”, 24 luglio 1845.

586

“La Fama”, 23 ottobre 1845.

587

“La Fama”, 16 ottobre 1845.

588

“La Fama”, 10 novembre 1845.

589

“La Fama”, 1, 8 dicembre 1845.

590

“La Fama”, 18 dicembre 1845.

591

La compagnia Giardini era composta da Carolina Fabbretti-Giardini, Carlotta Preda, Elisabetta Gambari, Elena Tamberlich, Assunta Paladini, Teresina Giacometti, Rosina Rucchiasi, Teresa Gherardi, Elena Mozzidolfi, Clotilde Moretti, Francesca Moretti, Gaetano Benini, Silvio Mozzidolfi, Girolamo Belatti, Luigi Preda, Giovanni Aliprandi, Giovanni Codini, Gaetano Moretti, Enrico Giardini, Jafett Paladini, Vincenzo Gandolfi, Amilcare Ajudi, Marca Paladini, Antonio Giardini, Medoro Aliprandi, Giuseppe Moretti, Gildo Baratti, Napoleone Giardini, Achille Mozzidolfi. Poeta aggregato alla compagnia: Giacometti, da Genova. Cfr. “La Fama”, 22 gennaio 1846. 592

“La Fama”, 29 dicembre 1845.

593

“La Fama”, 1 gennaio 1846.

594

“La Fama”, 26 gennaio 1846.

595

“La Fama”, 2 febbraio 1846.

596

“La Fama”, 5 febbraio 1846.

597

“La Fama”, 12 febbraio 1846.


!124 Ma ancor più del Kean era attesa una nuova commedia del marchese Giuseppe Paveri di Parma, intitolata: Il cambio dei passaporti. Allestita il 18 febbraio, essa, per il suo carattere “goldoniano”, ebbe un “esito felice”. Secondo la “Fama”, suoi pregi erano quelli di mostrare “caratteri tracciati con verità”, un dialogo “sempre corretto e vivace”, e un “ben ideato sviluppo”. Gli interpreti principali furono la Preda, l’Arnaus e il Benini598 . Altra novità nel repertorio della Giardini, scritta, questa, dal Giacometti, poeta della compagnia, fu Nobili cittadini e plebei, che attirò a teatro un pubblico particolarmente folto e generoso di applausi599. In primavera, finite le rappresentazioni della Giacometti, piantò le sue tende al Carcano la troupe Giannuzzi, una veterana del teatro milanese, il cui direttore era il grande Moncalvo. Essa, come primo spettacolo, allestì La morte di Maria Padilla, una “imitazione” della tragedia di Ancelot, rappresentata per la beneficiata di Carlotta Landozzi600 . Altre produzioni della compagnia furono La macchia di sangue e La croce d’oro, dove la Landozzi, il Mozzi, il Ruffini, e la De Rossi si distinsero tra tutti gli attori. Con le commedie ebbero luogo anche esercizi di forza eseguiti da un certo Monsieur Gregoire, “Il terribile Nuovo Sansone”, come lo definisce il “Pirata”, uno “Spacca-Macigni” dalla forza tremenda che rompeva qualunque pietra senza alcuno sforzo strabiliando gli spettatori601. Serata importante fu quella della beneficiata del Moncalvo durante la quale fu allestita la commedia Cosimo alla visita delle carceri in cui l’attore, che aveva già sessantacinque anni e che vestiva i panni di Meneghino… “…saltava come una lepre, guizzava come un pesce, sbuffava all’uopo come un puledro, divertiva, ricreava, animava in mirabile modo i suoi colleghi, spargeva ogni scena di quella festività, di quel brio, di quella vita che… abbiamo da dirla? Si va ormai in teatro perdendo”. Con lui, bravi furono pure Gaetanina Giannuzzi, il Riva, il Martini, la Vaudagna e il Giannuzzi. La serata però non terminò con la commedia, ma con un momento musicale cui prese parte il soprano Placida Correnti che cantò diversi brani d’opera guadagnandosi, per la sua gradevole voce, applausi e richieste di bis602. In primavera, al Carcano, dopo lo spacca-montagne, si esibì un altro personaggio pittoresco, vale a dire Giovanni Rossi, ventriloquo-prestigiatore, che faceva…parlare la pancia. Questi, inoltre, riusciva a simulare anche il ronzio d’animali e insetti, una novità questa che divertì molto il pubblico, affluito numeroso a teatro603. Dopo il Rossi prese il via una breve stagione lirica con la rappresentazione di due opere. La prima, di Donizetti, fu L’elisir d’amore, dove prima donna era Estella Bennati, artista provvista di discreti mezzi. Con lei c’era il tenore Alberti, che si guadagnò qualche applauso, mentre più apprezzato di lui, fu il buffo Rivarola che “dopo il duetto dell’atto secondo, ebbe con la Bennati tre fragorose chiamate”. Con l’opera fu dato anche il ballo Caterina di Kisbir di Giacomo Rossi, che diede modo, alla mima Amalia Legros e ai ballerini Settimia Rossi e Ferdinando Croci, di farsi apprezzare e applaudire. Per contro, modesto e vecchio era il vestiario, orchestra e cori ridottissimi, illuminazione del tutto insufficiente. Insomma spettacolo mediocre che lasciò il pubblico del tutto insoddisfatto604. Dopo l’Elisir fu allestito un secondo lavoro che ebbe maggior fortuna: I falsi monetari di Lauro Rossi (testo di J. Ferretti, “prima”, Torino 1834). Dell’opera piacque molto sia la musica e sia l’esecuzione, affidata a cinque bravi interpreti, vale a dire il contralto Angiolina Tantalora, il tenore Carisio, il basso Zambellini, il Rivarola e la Bennati, tutti molto applauditi605 .

598

“La Fama”, 19 febbraio 1846.

599

“La Fama”, 23 febbraio 1846.

600

“La Fama”, 12 marzo 1846.

601

“Il Pirata”, 13, 17 marzo 1846.

602

“Il Pirata”, 24 marzo 1846.

603

“La Fama”, 16, 27 aprile 1846.

604

“Il Pirata”, 1 maggio 1846.

605

“La Fama”, 14 aprile, 21 maggio 1846.


!125 Ottimo esito ebbero, in seguito, anche le beneficiate della Bennati e dello Zambellini, “un giovane virtuoso – questo -, che canta e non grida e ha una bella presenza”606. In occasione della beneficiata del buffo Rivarola fu allestito un nuovo ballo intitolato Elda degli Abbruzzi, ma fu visto da pochi spettatori perché la serata era piovosa607 . In luglio, altra stagione lirica inaugurata con l’Ernani, prima opera di Verdi rappresentata al Carcano (testo di F. M. Piave, “prima”, Venezia 1844). Ne furono interpreti tre bravi artisti: il soprano Virginia Grimoldi, il tenore Lorini e il baritono Rommy, tutti molto festeggiati sia la prima sera, sia nelle repliche dell’opera608. Dopo Ernani fu la volta di un altro lavoro di Verdi, I Lombardi alla prima Crociata, che attirò a teatro “una folla straordinaria e plaudente”. L’opera, scritta da Verdi su libretto di Temistocle Solera, aveva avuto la sua trionfale “prima” alla Scala nel 1843. Al Carcano questo successo non ci fu, ma complessivamente il pubblico ne rimase soddisfatto, non facendole negare i suoi applausi. I cantanti, infatti, “posero più volte il piede in fallo”, tuttavia alcuni di essi, grazie soprattutto al loro zelo se la cavarono onorevolmente. Uno di questi fu il soprano Emilia Cominotti, che piacque per la voce limpida, estesa e robusta (era alunna del maestro Prati, milanese, un didatta molto stimato). Mediocre, ma ugualmente applaudito, fu il tenore Lorini (Oronte), come applauditi, furono l’altro tenore Lanner (Arvino), “virtuoso di lunga mano perito” e il giovane basso Franceschi. Bene l’orchestra, diretta con maestria dal primo violino Mariani609. Nel corso della stagione, ottimo esito ebbe la beneficiata della Grimoldi durante la quale fu dato l’Ernani. La cantante, durante la serata, eseguì assai bene anche un brano tolto dalla Saffo di Pacini per il quale fu “lungamente acclamata e più volte ridomandata”. Con lei si esibì il professore di fagotto Tamplini, uno strumentista di valore che per la sua non comune maestria si guadagnò vivi applausi610. In una delle repliche dell’Ernani la Grimoldi si ammalò e fu sostituita dalla giovane Angiolina Bosio un soprano che sorprese il pubblico per la sua bella prova guadagnandosi “fiori, viva e plausi quanti ne volle”611. Terminate le rappresentazioni operistiche, nella stagione autunnale presero il via al Carcano quelle drammatiche programmate dalla compagnia Mancini. La prima di queste produzioni fu Saul di Alfieri, dove brillò l’attore Francesco Jannetti. “Questi - scrisse la “Fama” -, ha una rara attitudine a significar per voce e per gesto le più calde passioni, i terrori, le angosce de’ potenti calzando il tragico coturno”. Con lui bene si comportarono la Mazzoni, il Martinengo e il Marini612 . Al Saul seguì Giovanni Maria Visconti, dramma popolare sempre ben accetto al pubblico. Durante la serata ci fu anche un momento musicale in cui si esibì il flautista Giulio Briccialdi, concertista di valore, famoso non solo in Italia ma anche in America613. Altre rappresentazioni della compagnia Mancini furono Don Cesare di Bazan, dove l’ottimo Jannetti “raffigurò con arte finissima e pari ingegno il difficile carattere del protagonista”614, Il Cittadino di Gand, e probabilmente anche altri lavori di cui però ignoriamo i titoli615.

606

“La Fama”, 1, 4 giugno 1846.

607

“Il Pirata”, 29 maggio 1846.

608

“La Fama”, 3, 13 agosto 1846.

609

“La Fama”, 24, 27 agosto 1846. Mariani, che vediamo qui nominato per la prima volta, era Angelo Mariani il celebre direttore d’orchestra. Nato a Ravenna l’11 ottobre 1821, aveva iniziato gli studi musicali a Ravenna (violino e teoria musicale) e a Rimini (armonia); era stato allievo di padre Mattei a Bologna (a 15 anni era attivo come violinista) perfezionandosi con G. Roberti e altri, tra cui Rossini. Diresse in molte città d’Italia finché nel 1852 gli fu affidata la direzione del teatro Carlo Felice di Genova. Wagneriano convinto, fu il primo a dirigere nel 1871 a Bologna il Lohengrin e nel 1872, sempre a Bologna, il Tannhauser. Fu un precursore del direttore d’orchestra in senso moderno perché accentrò per primo nelle proprie mani le principali funzioni necessarie al buon coordinamento musicale dello spettacolo. Morì a Genova il 13 giugno 1873. 610

“La Fama”, 24, 27 agosto 1846.

611

“La Fama”, 3 settembre 1846.

612

“La Fama”, 24 settembre 1846.

613

“La Fama”, 28 settembre 1846.

614

“La Fama”, 12 ottobre 1846.

615

“La Fama”, 29 ottobre 1846.


!126 Finiti i suoi spettacoli, la compagnia Mancini fu subito sostituita da un’altra troupe, quella di Luigi Forti, composta da buoni attori. E lo dimostrò con i suoi spettacoli di cui la “Fama” però cita solo Attila flagello di Dio, dramma dello stesso Forti616, e Roberto il Diavolo, una “commedia con cori in musica” che piacque molto, tanto da essere ridata più volte con successo617. In dicembre, prima che iniziasse la stagione carnevalesca, agì al Carcano la compagnia Vincenzo De Rossi di cui sappiamo i titoli di due soli lavori: il dramma francese Clarissa Harlowe, dato per la beneficiata della prima attrice Eugenia Barracani618 e Giovanna Maria619 . Tra una commedia e l’altra ci fu pure una serata musicale durante la quale si esibì il violinista Giuseppe Austri, definito dal “Pirata”, “artista superiore a qualunque elogio, e che non a caso fu da alcuni giornali paragonato a Paganini”. Grande fu il successo del virtuoso che per ben sette volte fu chiamato al proscenio a ricevere gli applausi del pubblico entusiasta del suo eccezionale talento620. Dal 26 dicembre in avanti si stabilì al Carcano un’ennesima compagnia drammatica, quella di Luigia Cappella, cui si unì la troupe Quaglieni dove attori erano…i cavalli. 1847 Tra gli spettacoli della compagnia Cappella ci fu, in gennaio, Gerusalemme liberata, seguito, in marzo, da Madamigella De Lafaille, dramma “terribile, pietoso, straziante da far gire in visibilio il pubblico”. Questi applaudì molto la capocomica Luigia Cappella, “che espresse tanto bene quel personaggio che fu ridomandata a furor di “viva” ed all’ultimo otto volte almeno”. “A questo teatro – continua la “Fama” -, è poi meravigliosa la solerzia de’ cavallerizzi del Quaglieni”621. Altra produzione della compagnia drammatica Cappella fu Meneghino servitore del Diavolo ed ambasciatore all’Inferno. La produzione attirò un folto pubblico che applaudì e rise di cuore alle disavventure della maschera milanese622 . Terminate le fatiche della compagnia Cappella, che aveva tra i suoi elementi attori di valore come la già citata Luigia Cappella, l’Arnaus e il Cappella, il 21 febbraio si presentò al Carcano la troupe di S. M. il re di Piemonte, cioè la vecchia Sarda, che si fermò fino a fine marzo623. La compagnia, diretta dall’ottimo Righetti, comprendeva anch’essa elementi pregevoli quali la Robotti, la Romagnoli, il Dondini e il Gattinelli624. Tra le sue produzioni ci fu Il bicchier d’acqua di Scribe che, poco apprezzata nei teatri minori, dove era solitamente strapazzata, ebbe invece al Carcano un’ottima accoglienza625. Seguirono La separazione, Giovanna e Jolanda di Cipro, produzioni in cui si fece onore soprattutto la Robotti626 . Per la beneficiata di Rosa Romagnoli, “regina delle servette”, fu poi rappresentata una nuova, piacevole commedia intitolata Il teatro in teatro, cui seguì la commediola in un atto Lauretta, accolta favorevolmente627. “Luminoso trionfo” ebbe addirittura una nuova commedia del Nota intitolata Educazione e Natura, dove si fecero onore diversi attori: Boccomini, Borghi, Tessero, Bucciotti, Gattinelli e la sempre brava Robotti. Altro dramma fu Adalberto all’assedio della Roccella, di Achille Montignani, applaudito “dal lato letterario e dal 616

“La Fama”, 19 novembre 1846.

617

“La Fama”, 26 novembre.

618

“La Fama”, 14 dicembre 1846.

619

“Il Pirata”, 15 dicembre 1846.

620

“Il Pirata”, 24 dicembre 1846.

621

“La Fama”, 1 febbraio 1847.

622

“La Fama”, 11 febbraio 1847.

623

“La Fama”, 18, 22 febbraio 1847.

624

“La Fama”, 25 febbraio 1847.

625

“La Fama”, 4 marzo 1847.

626

“Il Pirata”, 12 marzo 1847.

627

“La Fama”, 25 marzo 1847.


!127 lato dell’effetto” facendo capire che “non sono i soli francesi che sanno scrivere per teatro” ma anche gli italiani. Altre commedie della compagnia Sarda furono Il mercato di Londra e I falsi galantuomini, date la prima per la beneficiata della Robotti, la seconda per la beneficiata di Cesare Dondini628. Per la stagione di primavera, le commedie lasciarono il posto ai melodrammi che con le loro musiche e i loro cantanti erano accolti sempre con simpatia e partecipazione dal pubblico. Sappiamo che la stagione fu organizzata dall’impresa Angelo Boracchi e C. che mise insieme una buona compagnia di canto. Di essa, eccezionalmente, conosciamo tutti i componenti, prime e seconde parti, vale a dire: Giuseppina Rosetti-Sikorska, Ersilia Ranzi, M. L. Ferravilla, Elisa Biscaccianti, Napoleone Moriani, Ambrogio Volpini, G. B. De Vecchi, Francesco Spotorno, Luigi Ferrario, Antonio Ghislanzoni, Luigi Alessandrini e Simone Grandi, tutte prime parti assolute; Angiola Bertucci, Angiola Morra, Savina Aureli, Cesare Ferri, Teobaldo Gabbetti, Giuseppe Morra e Giovanni Fasola, seconde parti. Scene di Alessandro De Gra, direttore d’orchestra Angelo Mariani629 . Il primo lavoro a essere allestito fu Giovanna d’Arco di Verdi, con testo di Temistocle Solera, una novità per il Carcano, data alla Scala nel 1845 e accolta dal pubblico assai bene. La musica dell’opera, rispetto all’edizione scaligera, apparve al Carcano “meno oppressa dal fragore de’ molteplici stromenti” e “tornò d’assai più gradita”. Tra i cantanti, c’era Ersilia Ranzi, “la cui voce di soprano è bella, facile, estesa e robusta, massime nelle corde medie, che sono soavissime”. Essa ebbe applausi “fin che volle” e fu “di frequente ridomandata”. Buona prova fu pure quella del tenore Volpini e del basso Cesare Ferri, molto applauditi entrambi. L’orchestra, invece, pur diretta dal Mariani, fece una prova mediocre, al disotto del suo standard normale. Il pubblico apprezzò sia le scene sia i costumi, ma se fu numeroso alla prima rappresentazione, nelle repliche man mano disertò il Carcano630 . Dopo Giovanna, fu la volta di un’opera di Donizetti: Linda di Chamounix, che, messa in scena il 14 aprile, ebbe un avvio un po’ contrastato. Protagonista era Giuseppina Rosetti-Sikorska, che ebbe il suo momento migliore soprattutto nella scena della pazzia. Dopo di che la cantante “ravvolta fra un subisso di viva e di farnetiche grida, uscì al palco sette volte ridomandata”. Con il bravo soprano c’era il baritono Luigi Ferrario, “cantante di vaglia” (era Antonio), Simone Grandi (Marchese), Angiola Bertucci (Pierotto) e G. B. De Vecchi (Carlo), tutti vivamente festeggiati. Ricco il vestiario, lodevole la messa in scena, orchestra, questa volta, diligente e accurata631. La Linda ebbe ottima accoglienza anche nelle repliche e ne è prova questo sonetto anonimo scritto in onore della Rosetti-Sikorska pubblicato dal “Pirata”: A Giuseppina Rosetti-Sikorska Che al Teatro Carcano coglieva fervidi applausi Nella LINDA La Primavera del MDCCCXLVII Sonetto No, non chinare vergognosa i rai Perché lodi t’innalza oggi l’Olona, Perché di fior che non cadranno mai Nuova ti cinge al crin ricca corona. Non compro, ma verace, e tu lo sai, E’ il caldo plauso che per te risuona: Di’ pur, che niun tel vieta – Io lo mertai, Fuor che quanto mi viene a me si dona:

628

“Il Pirata”, 26 marzo 1847.

629

“Il Pirata”, 23 marzo 1847.

630

“La Fama”, 8 aprile 1847.

631

“La Fama”, 15 aprile 1847; “Il Pirata”, 16 aprile 1847.


!128 Noi piangemmo per te LINDA al pianto, Per te sua doglia ci sembrò più viva… Tu ne mostrasti che cos’è l’incanto. Finché a chi t’oda toccherai tu il core, Largo tributo avrai d’inni e d’evviva: Il canto che va al cor giammai non muore632. A Linda seguì un’altra opera nuova per il Carcano, vale a dire Luigi Rolla di Federico Ricci, testo di Salvatore Cammarano (“prima”, Firenze 1841). Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Cesare Ferri (Michele), Antonio Morino (Appiani), Teobaldo Gabbetti (Andrea Costa), Sikorska Rosetti (Eleonora), Napoleone Moriani (Luigi Rolla), Teresa Bertucci (Stefano), Angiolina Mora (Ginevra), Carlo Mora (Famigliare)633. Essa piacque poco alla “Fama” che trovò la strumentazione eccessivamente rumorosa. Tra i cantanti, brillò un artista di gran nome, ricco di allori conquistati nei più importanti teatri italiani, il tenore Napoleone Moriani che suscitò nel pubblico un grande entusiasmo634 . Con Moriani, buona prova fece anche il soprano Sikorska-Rosetti, che pur aveva una parte “infelicissima”. Veniva poi il baritono Morino, poco efficace per una indisposizione, e la Bertucci, contralto, “che cantava d’un modo veramente fiacco e scolorito”. “Moriani però – scrive ancora la “Fama” -, valea per tutto: musica, dramma, canto, azione, magistero d’arte…” e il pubblico “lo accolse con un subisso d’applausi” chiamandolo al proscenio una ventina di volte635 . Alla terza e ultima rappresentazione del Rolla, Moriani confermò il suo grande talento meritandosi una vera ovazione, con applausi ripetuti, grida di “evviva”, lancio di poesie e persino di suoi ritratti 636 . Il Carcano si riaprì, il 10 maggio, per una seconda tornata di spettacoli operistici con un nuovo abbonamento. Il primo spettacolo fu Ernani che ebbe come interpreti principali la Biscaccianti, prima donna, De Vecchi, tenore, Ferrario, baritono e G. B. Acquaroni, basso637. L’esecuzione fu molto deludente, a causa soprattutto dell’emozione che prese i cantanti, mentre alla seconda rappresentazione le cose mutarono completamente con un successo netto e chiaro. Il De Vecchi, così poco apprezzato inizialmente, poté quindi esprimere senza patemi la sua bella voce con cui conquistò il pubblico. Lo stesso avvenne per la Biscaccianti che senza avere una voce robusta ed estesa possedeva però “un gentil modo di porgere e sicurezza di intonazione”. Quanto al Ferrario e all’Acquaroni, il primo mostrò “voce forte, anima, artifizio di canto forbito” e un atteggiamento di nobile fierezza, mentre il secondo s’impose per il “bell’aspetto” e la “non isgradevol voce”. Lodevole l’orchestra, sempre diretta dall’egregio Mariani e bene anche i cori. Un altro elemento a favore dell’opera era l’allestimento, particolarmente curato, che vantava belle scene e ricchi costumi, particolarmente ammirati dal pubblico638. Dopo Ernani, il 21 maggio andò in scena un’opera del tutto nuova composta da Uranio Fontana su testo di G. Sacchero intitolata Baccanti, che il pubblico accolse favorevolmente. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Luigi Alessandrini (Postumio), Ambrogio Volpini (Publio Ebuzio), Antonio Ghislanzoni (Minio), Ersilia Ranzi (Fecenia), Angelina Morra (Ippia), Teobaldo Gabbetti (Rutilio), Giuseppe Morra (Lentulo)639 .

632

“Il Pirata”, 7 maggio 1847.

633

Il libretto di Luigi Rolla è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

Napoleone Moriani nacque a Firenze il 10 marzo 1806 o 1808. Studiò canto per quattro anni col Ruga esordendo a Pavia nel 1833. Cantò spesso alla Scala tra il 1839 e il 1847 e, contemporaneamente, a Vienna, Dresda, Berlino e Londra. Fu ritenuto il più grande tenore apparso in Italia dopo Rubini. Ebbe una voce sonora, omogenea e soprattutto di grande dolcezza. Fu insuperabile nel canto elegiaco e patetico tanto da essere soprannominato “il tenore della bella morte” per le sue veristiche morti sulla scena. Morì a Firenze il 4 marzo 1878 634

635

“La Fama”, 29 aprile 1847.

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“La Fama”, 6 maggio 1847.

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“La Fama”, 10 maggio 1847.

638

“La Fama”, 13 maggio 1847.

639

Il libretto dei Baccanti è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.


!129 Tra tutti, molto buona fu la prestazione della prima donna Ersilia Ranzi che, a detta della “Fama”, “cantò tutta l’opera con singolare bravura”. Più che lodevoli furono anche il Volpi, il Ghislanzoni e l’Alessandrini640. In un successivo articolo, il giornale milanese, nella persona del suo direttore Cominazzi, fece però delle riserve sulla musica del Fontana che s’ispirava un po’ troppo a Verdi… “…alla cui scuola ei tolse, abusandone fuormisura, i crescendo, le cadenze, i fragori nello strumentale, che aggravano il canto, e gli scoppi di voce, che per poco non raggiungono l’urlo, massime nella tessitura del tenore, e quel biasimevole vezzo di scrivere alto così che a stento giungere vi può e durar l’organo per quantunque esteso ed acuto”. Insieme ai difetti, Cominazzi però trovò nel lavoro del Fontana anche pregi, cioè “alcuni pensieri svolti con buon gusto, uno strumentale di spesso ben trattato e motivi gentili fra mezzo a movimenti d’orchestra” e ciò faceva ben sperare per la futura attività del maestro641 . Ai Baccanali successe un’opera nuova per il Carcano, che tanto successo aveva ottenuto alla Scala cinque anni prima: Nabucco di Verdi, testo di Temistocle Solera. Esso fu messo in scena il 31 maggio, in un teatro zeppo di spettatori, accalcati in platea, nei palchi e persino nell’atrio e nei corridoi, in una serata particolarmente afosa. L’opera ebbe “plausi ad abbondanza” ma fu anche trovata lunga e noiosa ed eseguita “abbastanza male in buona parte”. Tra tutti gli interpreti, il migliore fu il baritono Luigi Ferrario il quale “cantò con anima, anzi con fuoco, ma senza ecceder mai”. Prima donna era la Ferravilla (Abigaille), nuova alle scene che pur possedendo una voce apprezzabile, mostrò di essere immatura e bisognosa ancora di studio. Il basso Alcamisi, che sostituì, alla seconda rappresentazione, l’indisposto titolare (di cui ignoriamo il nome), fece una prova discreta, ma mostrò di essere più un baritono che un basso profondo come richiedeva la sua parte di Zaccaria. Molto belle furono trovate le scene, realizzate da Carlo Fontana, ricchi i costumi e in generale lodevole tutta la messa in scena642 . In una delle repliche dell’opera, la Ferravilla fu sostituita dalla giovane Rosalia Gariboldi, milanese, che piacque per la sua voce argentina e fluida. Con lei, oltre al Ferrario e all’Alcamisi, c’erano due nuovi elementi: la Mongè e lo Spotorno, bravi entrambi e molto festeggiati643. Il 4 giugno ci fu al Carcano una serata fuori programma a favore della famiglia di attori Tassoni con la rappresentazione di Giovana d’Arco più una nuova commedia di Antonio Ghislanzoni il cui titolo era: Né l’una né l’altra (Ghislanzoni, infatti, non era solo cantante, ma anche drammaturgo, come mostrerà in seguito scrivendo per Verdi il libretto di Aida )644. Dopo Nabucco fu la volta di un altro lavoro di Verdi, I due Foscari, che, come il Nabucco, era dato per la prima volta al Carcano (testo di F. M. Piave, “prima”, Roma 1844). Alla prima esecuzione le cose non andarono molto bene, e fu solo nelle repliche che l’opera prese un corso favorevole. I cantanti che la eseguirono furono il soprano Ranzi, il baritono Ruggero Pizzigati, che cantava a Milano per la prima volta, e il tenore Volpini, il quale “fu prodigo delle sue belle note” guadagnandosi in più punti gli applausi del pubblico645 . L’ultima opera di questa ricca stagione fu Nina pazza per amore, “celebratissimo lavoro del M.° Coppola”. La eseguirono il tenore Olivieri, il basso Palermi, il buffo Magrini e la giovane prima donna Sannazzari. “I primi tre – scrive “Il Pirata” – erano spaventati…e chi palpita e trema non può cantare come vorrebbe e dovrebbe”. Quanto alla Sannazzari, allieva del Mazzucato al Conservatorio di Milano, essa aveva “bella voce, ottima scuola, drammatico accento” e in più stava in scena con la disinvoltura di una veterana, tutte virtù che le valsero entusiastiche ovazioni dal pubblico646 .

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“La Fama”, 24 maggio 1847.

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“La Fama”, 27 maggio 1847.

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“La Fama”, 3 giugno 1847.

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“La Fama”, 10 giugno 1847.

644

“Il Pirata”, 4 giugno 1847.

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“La Fama”, 17 giugno 1847.

646

“Il Pirata”, 29 giugno 1847.


!130 La stagione ebbe così fine, con un bilancio pienamente positivo, tanto positivo che il “Pirata” si rammaricò che l’impresa non avesse predisposto per le rappresentazioni un servizio omnibus il cui uso sarebbe stato molto utile per facilitare l’afflusso degli spettatori al teatro di Porta Romana647. Dopo le opere, al Carcano ci fu un’esposizione di quadri viventi ideata dal tedesco Keller. “Essa – scrisse la “Fama” – è ricca e varia a dismisura e raccoglie ogni maniera di dipinti mitologici, sacri, storici, fantastici e mostra in effetto di recar per impresa il motto famoso: Il più bel fior ne coglie”648 . Al termine dell’esposizione Keller, molto apprezzata dal pubblico, s’installò al Carcano la compagnia Calloud, che tra i suoi attori aveva il grande Gustavo Modena. La prima commedia data dalla compagnia fu Il cittadino di Gand, dove il Modena ebbe a validi compagni il Forti e il Pompei. Altri spettacoli della Calloud furono Alla barba di tutti del Bocage, Bertrand e Raton di Scribe, Marco Bozzari del Somma, Il furor di partiti di Zegler649 . Parlando di Alla barba di tutti, la “Fama” riconobbe che esso si era salvato solo per merito della bravura di Modena, un miracolo che solo a lui era concesso fare. Ulteriori lavori della Calloud furono Saul e Luigi XI, dove Modena vi ebbe “novella apoteosi”. Suoi ottimi colleghi furono il Forti, “attore di gran criterio”, il Pompei, il Calloud, “lepido e castigato ad un tempo”, la Barracani, la Giannuzzi e il Rossi650. Altro mediocre lavoro, tenuto in piedi solo dal talento del Modena, fu Ser Koke, che la “Fama” definì “una misera cosa”. Seguì Il campanaro di Londra di Bouchardy, drammone “truculento”, che diede modo al Modena di mantenersi sempre “ne’ confini del bello e del vero”651 . Per la beneficiata di Eugenia Barracani, prima attrice, fu dato il dramma francese La strega Monvicini, dove c’era pure un terzetto danzante che fu eseguito lodevolmente dai ballerini Ettore Barracani, fratello dell’attrice, Rachele Terni e Teresa Marchettini, tutti alunni dei coniugi Blasis652. Altri spettacoli della Calloud furono Edipo Re di Sofocle, nella versione di Felice Bellotti, brani della Divina Commedia recitati dal Modena653 , Lo straccivendolo di Parigi e Clotilde di Valery, due produzioni dalle tinte forti, e La morte di Wallenstein di Schiller654 . Dopo la compagnia Calloud, ecco presentarsi al Carcano la troupe Fusarini che si esibì in settembre. Essa esordì con il Proscritto di Soulié, accolto favorevolmente. Tra gli interpreti, molto apprezzati dal pubblico furono Giovanni Seghezza, giovane primo attore, Albina Pasqualini, “una delle migliori madri”, Cardarelli, direttore della compagnia, Antonio Papadopoli e Giuseppe Ferrandini655 . Altri drammi della compagnia, desunti dalla rubrica “Spettacoli d’oggi” della “Gazzetta Privilegiata di Milano”, furono: Giulietta, Troppo felice (9 settembre), Clarissa Manson (12 settembre), Margherita Pusterla (13 settembre), La luna di miele (16 settembre), Riccardo d’Arlington (19 settembre). In autunno ennesima troupe, quella dei fratelli Chiarini, che con i suoi “balli acrobatici, esercizi d’equilibrio, posizioni accademiche, balli a terra, pantomime con voli…” ecc. divertì molto il pubblico del Carcano, affluito numeroso a teatro656. Partiti i Chiarini, in novembre si presentò al Carcano la compagnia Lombarda, “la quale – scrisse la “Fama” – ha fatto risorgere qui quell’attenta cura e quell’amore al bello e al dilettevole variamente rappresentato, ch’ella infonde dapertutto mercé il buon accordo degli attori, parecchi dei quali ottimi”. Questi erano: il Morelli, il Bon, il Bellotti-Bon, il Balduini, il Bonazzi, la Sadoski, l’Arrivabene, la

647

“Il Pirata”, 29 giugno 1847.

648

“La Fama”, 8 luglio 1847.

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“La Fama”, 29 luglio 1847

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“La Fama”, 2 agosto 1847.

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“La Fama”, 9 agosto 1847.

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“La Fama”, 12 agosto 1847.

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“La Fama”, 19, 26 agosto 1847.

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“La Fama”, 6 settembre 1847.

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“Il Pirata”, 11, 22 settembre 1847.

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“La Fama”, 11, 21 ottobre 1847; “Il Pirata”, 13 ottobre 1847.


!131 Botteghini e la Mayer657. Produzioni della Lombarda furono Tre Re e tre dame di Goslan, data per la beneficiata del Bellotti-Bon, La casa nova di Goldoni, Il marito in campagna, La signora di Saint Tropez, Il matrimonio a’ giorni di Luigi XV658. Ottimo esito ebbe La Duchessa di La Vaubalière, data per la beneficiata di Alemanno Morelli, dove emersero la Sadoski, Bellotti-Bon, il Balduini, il Mozzi e il Bonazzi, tutti meritevoli, chi più chi meno, d’encomio659. Nel settembre del 1847, prima dell’arrivo della compagnia Lombarda, si erano verificati a Milano dei disordini provocati da cittadini che inneggiavano al nuovo arcivescovo Carlo Bartolomeo Romilli e a Pio IX, il “papa italiano” (è anche il periodo dello sciopero del fumo, volto a togliere alle casse asburgiche le entrate derivanti dal monopolio sul tabacco). Erano le prime avvisaglie di quello che sarebbe successo di lì a poco nel marzo del 1848 con le eroiche Cinque giornate concluse con la cacciata degli austriaci da Milano. Anche l’attore Luigi Bellotti-Bon ebbe qualche parte in questo clima pre-rivoluzionario sventolando, mentre stava recitando al Carcano la farsa I guanti gialli, un fazzoletto tricolore. L’episodio è così raccontato dallo storico Felice Venosta: “Anco l’attore Luigi Bellotti-Bon dovette subire una lunga serie di interrogatori e di minacce per aver al teatro Carcano, mentre recitava nella Farsa I guanti gialli tratto fuori coraggiosamente di tasca un fazzoletto tricolore, che aveva avuto all’uopo dal professore Sala. Il nome del Bellotti fu inserito nel libro nero della polizia”660. Per la stagione di carnevale, la compagnia Lombarda, ammirevole per il suo esempio “di solerzia, bravura, bell’accordo”661, lasciò il campo a un’altra troupe, la Mascherpa, anch’essa composta di buoni elementi. Il suo primo spettacolo fu Teresa, dove emerse la Santoni che diede prova di “suprema intelligenza, retta pronunzia ed espressività” meritandosi “applausi senza fine”. Gli altri attori erano il Peracchi, degno compagno della Santoni, che espresse notevoli doti espressive, l’Asti, il brillante Leibegh e il caratterista Guagni662 . 1848 Altre produzioni della compagnia Mascherpa furono Il conte Fosco, di Dall’Ongaro, che “per soggetto e per condotta” non piacque663 , Il fabbro ferraio milanese e Il giuramento sulle montagne svizzere, due lavori dati per la beneficiata del bravo Cesare Asti664 , Il bicchier d’acqua, La Pia e Medea, dove la Santoni, l’Asti, il Guagni e il Leigheb ebbero applausi assai vivi665 . Finita la stagione carnevalesca, che registrò uno scarso numero di spettatori, in marzo prese il via quella di primavera con la compagnia Goldoni, condotta da Francesco Bonuzzi e diretta da Giuseppe Moncalvo666 . Tra le produzioni della compagnia era programmata La pianella perduta nella neve, ma ignoriamo se sia stata effettivamente messa in scena667.Questo, perché a Milano, il 18 marzo, erano iniziate le eroiche Cinque giornate, un evento epocale che determinò, tra l’altro, la chiusura di tutti i teatri milanesi. Delle Cinque giornate, combattute da cittadini appartenenti a tutte le classi sociali, e che si conclusero vittoriosamente con la cacciata delle truppe austriache da Milano, uno degli aspetti più singolari furono le 657

“La Fama”, 11 novembre 1847.

658

“La Fama”, 22 novembre, 9 dicembre 1847.

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“La Fama”, 16 dicembre 1847.

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Felice Venosta: Le Cinque Giornate di Milano (18-22 marzo 1848), Milano, C. Barbini, 1876, p. 25.

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“La Fama”, 23 dicembre 1847.

662

“Il Pirata”, 29 dicembre 1847.

663

“La Fama”, 6 gennaio 1848.

664

“La Fama”, 10 febbraio 1848.

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“La Fama”, 14, 21 febbraio, 9 marzo 1848.

666

“Il Pirata”, 11 marzo 1848.

667

“Il Pirata”, 18 marzo 1848.


!132 barricate, uno stratagemma tattico che risultò essere molto efficace nel fermare gli attacchi nemici, soprattutto quando le strade erano strette. Esse sorsero assai numerose un po’ dovunque, costruite con i materiali più diversi e più facilmente reperibili. Singolare, ad esempio, fu quella edificata nella contrada di S. Giuseppe (l’attuale via Verdi) fiancheggiante la Scala, dove furono utilizzate sedie, panche e altri oggetti presi dallo stesso teatro. Anche in Corso di Porta Romana, dov’era situato il Carcano, sorsero molte barricate, ma ignoriamo se, per costruirle, sia stato impiegato materiale preso dal teatro668. Comunque, barricate o non barricate, i milanesi, male armati e privi di veri comandanti che li guidassero con competenza ed energia contro un esercito agguerrito e numeroso come quello austriaco, comandato inoltre da un generale di grande esperienza qual era il Radetzky, vinsero, innalzando, sulla più alta guglia del Duomo il tricolore, simbolo di libertà. Terminati i combattimenti, sappiamo che il Carcano aprì i suoi battenti il 30 marzo, giorno in cui la compagnia Nazionale Lombarda, diretta da Giuseppe Moncalvo, diede una commedia intitolata Dialogo fra Metternich e Radetzky con Meneghino tra i personaggi. Ciò risulta dalla rubrica “Spettacoli d’oggi” della “Gazzetta di Milano” del 30 marzo 1848. La commedia fu seguita da molte altre rappresentazioni di cui diamo qui i titoli ripresi sempre dalla medesima rubrica: Gli operai in cotone, La pianella perduta nella neve (31 marzo), Una scommessa fra marito e moglie, (1 aprile), Inno Nazionale, La giustizia del Duca di Vandaume (3 aprile), Un progetto per la strada ferrata (4 aprile), Anche il diavolo vuol la sua parte (5 aprile), Rosella con Meneghino, Concorso di chitarre della signora Morra (6 aprile), La croce d’oro, concerto di chitarra della signora Morra (7 aprile), Meneghino filosofo per forza, Inno Guerriero, Le Cinque gloriose Giornate dei Milanesi (9 aprile), Prestatemi cinque franchi (10 aprile), Troppo felice (11 aprile), La fidanzata del primo scabino di Grenoble (12 aprile), L’eroismo d’una figlia, Commedia, Tragedia e Farsa in un quarto d’ora (13 aprile), Virginia, Canto dei Crociati, Un quadro sinottico degli ultimi avvenimenti d’Italia (14 aprile), La Profuga con Meneghino (15 aprile), Meneghino con Bernardo cervellée, Romanza nel Bravo, Addio alla prima attrice (16 aprile). Di tutte le rappresentazioni citate non abbiamo che una sola recensione, quella relativa al Dialogo fra Metternich e Radetzky, che ricaviamo dal ”Pirata” e che qui riproduciamo: “…non ci voleva molto, perché basta coprire del meritato biasimo questi due abborriti nomi per ottenerne il più grande effetto. La folla fu immensa e senza esempio, notando che molte persone dovettero tornare addietro. Qualcuno avrebbe voluto che prima di riaprire i teatri in Milano si rendessero grazie a Dio per lo scampato pericolo, per il miracolo avvenuto [cioè la cacciata degli austriaci] con un Te Deum (dicesi che abbia luogo domani); ma il Governo Provvisorio avrà avute, per regolarsi in tal modo, le sue buone ragioni”669. Altra recensione pubblicata dal “Pirata” in questo periodo, non relativa però alle commedie, riguarda un Inno Nazionale del maestro Antonio Cristofani - uno dei tanti combattenti delle barricate - eseguito al Carcano il 3 aprile: “In queste ultime sere si eseguì al Carcano un Inno di circostanza, composto dal bravo artista e maestro di canto Cristofani. La prima sera si è replicato quattro volte, con diverse chiamate all’autore e ai coristi, e ieri l’altro, riprodottosi, avvenne lo stesso. Sentiamo con piacere che sia vicina la pubblicazione”670. Un modo che Moncalvo aveva per manifestare il suo spirito patriottico era quello di leggere, durante le pause tra un atto e l’altro delle commedie, il “Bullettino Ufficiale”, cioè il bollettino di guerra per aggiornare gli spettatori giorno dopo giorno dei progressi della guerra in atto tra austriaci e piemontesi iniziata il 23 marzo. Erano letture drammatiche che coinvolgevano molto gli spettatori ma che servivano anche a rinfocolare in loro lo spirito patriottico671.

Che nel Corso di Porta Romana fossero state erette delle barricate è testimoniato, oltre che da fonti storiche, anche da alcuni acquerelli realizzati da Felice Donghi conservati attualmente presso i Musei Civici Fiorentini. 668

“Il Pirata”, 11 aprile 1848; “La Fama”, 6 aprile 1848. Il Governo Provvisorio, costituitosi nella notte tra il 20 e il 21 marzo, era composto da: Antonio Beretta, Vitaliano Borromeo, Giuseppe Durini, Cesare Giulini, Pompeo Litta, Alessandro Porro, Gaetano Strigelli, Marco Greppi. Segretario generale: Cesare Correnti; notizia desunta da: Cronaca di una rivoluzione, a cura di Paolo Peluffo, Maria Canella e Paola Zatti. Silvana Editoriale, 2011, p. 50, nota 9. 669

670

“Il Pirata”, 5 aprile 1848.

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“Il Pirata”, 12 aprile 1848.


!133 Dopo la compagnia Lombarda, per la stagione di primavera, furono programmate, al Carcano, due opere: La Muta di Portici di Auber e Attila di Verdi. L’intenzione era di devolvere al Governo Provvisorio il dodici per cento dei guadagni672 , ma a quanto ne sappiamo solo la Muta fu data effettivamente. Ne furono interpreti Virginia Bozzi, prima donna, Stigelli, primo tenore, Vercellini, primo basso, Zambelli, seconda donna, Corsi, secondo tenore e Fioretto, secondo basso. Ballerina, per la parte mimica: Luigia Bellini-Casati 673 . L’opera di Auber (testo di E. Scribe e G. Delavigne, “prima”, Parigi 1828), mai data prima d’ora al Carcano, pur attirando pochi spettatori, ebbe un discreto successo grazie soprattutto alla buona prova effettuata dal Vercellini, dalla Bozzi e dallo Stigelli. Accettabile l’allestimento, con belle scene del Fontana674. Il 14 maggio ci fu al Carcano una serata importante con la compagnia della Fratellanza Italiana durante la quale oltre a due commedie furono declamati vari brani di circostanza. Anche in questo caso, il motivo era di raccogliere fondi da destinare “a sollievo dei sopravvissuti all’incendio e alle stragi commesse dagli austriaci a Castelnuovo veronese”675 . Dal 20 maggio in avanti agì al Carcano la compagnia Lombarda diretta dal Moncalvo che mise in scena, fino al 30 dicembre, diversi spettacoli i cui titoli ricaviamo dalla rubrica “Spettacoli d’oggi” della “Gazzetta di Milano”: Maria Padilla (20 maggio), Il medico e l’avvocato (23 maggio), Giovanni Maria Visconti (28 maggio), Il pastor santo alla visita delle sue diocesi (1 giugno), La villanella della Brianza (14 giugno), Oro non compra amore (12 agosto), Meneghino filosofo per forza (13 agosto), L’Amazzone per amore o Il capitano Carlotta (25 dicembre), Il telegrafo d’amore ovvero Il guanto ed il ventaglio (26 dicembre), Le gloriose gesta del Duca di Vendôme (27 dicembre), Il filosofo in viaggio con Meneghino (28 dicembre), Essere amata o morire (29 dicembre), L’eclissi di Meneghino (30 dicembre). In luglio, contemporaneamente alle commedie, ci fu pure un grande concerto vocale e strumentale indetto a favore delle famiglie povere dei toscani caduti a Curtatone e a Montanara. Gli artisti che vi presero parte furono Elisa Taccani-Tasca, Enrico Calzolari676 , Felice Varesi677, tutti cantanti di fama, ed Ernesto Cavallini, celebrato clarinettista678. Ottavio Tasca, il poeta bergamasco che con i suoi scritti aveva esaltato il patriottismo dei milanesi, meritandosi il titolo di “poeta nazionale”, declamò una sua poesia sugli eroi di Curtatone che “scosse, elettrizzò la folla”. Al concerto, come importante corollario, prese parte anche l’orchestra della Scala che, insieme ai cori, eseguì brani del maestro Panizza (con parole di Giulio Carcano, nipote del fondatore del teatro) scritti espressamente per la particolare occasione. Inutile dire che il successo della serata poetico-musicale, voluta e organizzata dall’ufficiale toscano Lorenzo Montemerli, fu grandissimo e che gli applausi rivolti a tutti gli artisti furono vivissimi e ripetuti679 . 1849 In quest’anno i giornali teatrali non uscirono per cui unica fonte per ricostruire gli spettacoli dati al Carcano è stata la “Gazzetta di Milano”, giornale prevalentemente politico, con però la sua preziosa rubrica “Spettacoli d’oggi”. Da tale rubrica apprendiamo che nei primi mesi del 1849 il Carcano continuò ad ospitare la compagnia Moncalvo che diede i seguenti spettacoli: Scacco matto (1 gennaio), Talento senza 672

“Il Pirata”, 26 aprile 1848.

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“Il Pirata”, 15 aprile 1848.

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“Il Pirata”, 29 aprile 1848.

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“La Fama”, 15 maggio 1848.

Enrico Calzolari, tenore, nacque a Parma il 22 febbraio 1823. Studiò con Burchardt e Panizza debuttando nel 1845 alla Scala in Ernani. Cantò a Vienna, Parigi, Pietroburgo, dove nel 1870 ottene la cattedra di canto al Conservatorio locale. Aveva voce limpida e di timbro piacevole, seppure di non grande estensione e forza che ricordava quella di Rubini. Morì a Milano l’1 marzo 1888. 676

Felice Varesi, baritono, nacque a Calais nel 1813 esordendo a Varese nel 1834. Cantò in Italia e all’estero, soprattutto a Vienna, dove si fece udire più volte (nel 1847 prese parte anche alla “prima” di Linda di Chamounix di Donizetti). L’opera in cui meglio esprimeva la foga e la drammaticità del suo temperamento fu Rigoletto. Ciò compensava in parte una voce non particolarmente bella né potente. Morì a Milano il 13 marzo 1889. 677

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Ernesto Cavallini, nacque a Milano il 30 agosto 1807 e dopo aver frequentato il Conservatorio cittadino nel 1842 si diplomò in clarinetto. Per alcuni anni fu primo clarinetto alla Scala ottenendo, nel 1852, la cattedra di clarinetto al Conservatorio di Pietroburgo. Nel 1871 ebbe la stessa cattedra al Conservatorio milanese mantenendola fino alla morte avvenuta il 7 gennaio 1874. 679

“Gazzetta di Milano”, 15, 17 luglio 1848.


!134 denari e denari senza talento (3 gennaio), Una fortuna in prigione, Funerali e danze (4 gennaio), Il contratto di Meneghino e Bernarda (5 gennaio), Il Noce di Benevento (6 gennaio), Le prime armi di Richelieu (8 gennaio), Margherita di Borgogna Reggente di Francia (10 gennaio), Meneghino schiavo in Turchia (13 gennaio), Meneghino barone per forza (15 gennaio), La moglie di un angelo e figlio del diavolo (17 gennaio), L’operaio arricchito (18 gennaio), La pace è figlia d’amore (19 gennaio), Il Conte di Monte Cristo (21 gennaio), Meneghino parrucchiere in Abbiategrasso (22 gennaio), Kean (25 gennaio), Un duello a morte fra il duca di Chevreux ed il conte di Chalais (26 gennaio ), La giustizia di Dio (28 gennaio), Il guanto ed il ventaglio (29 gennaio), Il Medico e la Morte (31 gennaio), Così va il mondo, I due gobbi Meneghino e Beltramino (2 febbraio), La strega Monvicini (4 febbraio), Ippolita Buondelmonte, ballo Corso de Leon (5 febbraio), La gran Lucerna di Epitetto con Meneghino ricco avaro (6 febbraio), Il diplomatico senza sapere di esserlo e Osmina, ballo grande (10 febbraio), La battaglia di Stettino (11 febbraio), L’eroico coraggio dei pescatori di Napoli (12 febbraio), Clotilde di Valery (13 febbraio), Maria Giovanna (14 febbraio), Il pellegrino della rupe (15 febbraio), La giustizia di Cosimo De Medici (16 febbraio), Il matrimonio di un colonnello sotto l’Impero, La zingarella, passo a due (17 febbraio), Il cappellino color di rosa con Meneghino critico e censore delle mode inconcludenti (18 febbraio), Le avventure di Meneghino e Cecca (19 febbraio), Il campanaro di Londra (20 febbraio), La figlia di Domenico (21 febbraio), L’arrivo del generale in Boston con Meneghino carceriere (22 febbraio), La morte di Torquato Tasso (23 febbraio), La modista francese in Portogallo (24 febbraio), L’innamorato della luna, Un bacio (25 febbraio). Terminate le commedie, ci fu, al Carcano, una breve stagione lirica con la rappresentazione dell’Elisir d’amore e della Sonnambula di cui ignoriamo interpreti ed esito. Dalla rubrica “Spettacoli d’oggi” della “Gazzetta di Milano” risulta che l’Elisir fu dato i giorni 27 febbraio, 1, 4, 7 e 8 marzo, mentre la Sonnambula fu eseguita solo il 9 marzo. Dopo le opere, il Carcano, nei mesi di aprile, maggio, giugno e luglio rimase chiuso. In agosto, come risulta dalla rubrica “Spettacoli d’oggi” della “Gazzetta di Milano”, fu data, da una ignota compagnia, la commedia I funesti effetti di un tardo ravvedimento cui si accompagnarono degli esercizi di equilibrio degli Arabi Maroccani [sic] (30 agosto). In novembre fu la volta del sig. Philippe, “fisico prestigiatore”, che, sempre secondo la “Gazzetta di Milano”, si esibì il 12, 14, 16, 18, 19, 23 e 25 novembre. 1850 Nel periodo di carnevale ci fu al Carcano una stagione lirica che prese il via con il Barbiere di Siviglia interpretato dal soprano Vaschetti, dal baritono Francesco Giordani, dal tenore Battaggia e dal buffo Marconi, i quali – scrive la “Fama”, ritornata, dopo il 1849, in piena attività -, “se non videro agglomerarsi gli spettatori nel teatro, udirono almeno da coloro che pure v’accorsero il gradito suono dei plausi”680 . L’opera rossiniana quindi pur senza richiamare un folto pubblico ebbe un’esecuzione discreta che procurò ai volonterosi cantanti meritati applausi. La seconda opera della stagione fu Roberto Devereux di Donizetti dov’era attesa l’esordiente Carlotta Carrozzi che, nella parte di Sara, mostrò “buona voce” e “perizia di canto”. Con lei, prova positiva realizzarono pure la Vaschetti, il tenore Scotti e il baritono Giordani, tutti applauditi e chiamati alla ribalta. Ottimo anche l’allestimento681 . Dopo Roberto fu la volta di un’opera di Bellini, I Capuleti e i Montecchi, dove emerse la bravura della prima donna Angiolina Borghi-Vietti. Essa fece udire una voce “bella, pastosa, piena di quelle malie che partengono massimamente alla voce dei contralti, soave e imperiosa si spande e ti ricerca le intime fibre dell’animo” (impersonava Romeo). La parte di Giulietta fu sostenuta dalla Carrozzi che si confermò cantante di buoni mezzi. Il tenore Scotti, invece, non poté far molto perché indisposto, mentre il Giordani, per la piccola parte che aveva, rimase un po’ in ombra. Riguardo all’allestimento, esso fu addirittura sontuoso, e ciò non era frequente al Carcano, sempre alle prese con i costi degli spettacoli. Le scene erano state realizzate da Carlo Fontana, il bravo scenografo “che fu più volte ridomandato al palco, massime dopo quella sua mirabile tela che raffigura una notte con luna”682 .

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“La Fama”, 14 gennaio 1850.

681

“La Fama”, 21 gennaio 1850.

682

“La Fama”, 11 febbraio 1850.


!135 Ottimo esito ebbe pure la beneficiata della Borghi-Vietti, durante la quale, insieme ai Capuleti, essa eseguì un’aria dell’Anna Bolena, molto applaudita. La serata ebbe anche un intermezzo strumentale col professore d’arpa Angelo Bovio che eseguì, con “magistero perfetto”, una fantasia su brani d’opera683. In febbraio tornò al Carcano il sig. Philippe, “il principe di tutti i Dulcamara presenti e futuri” che presentò uno spettacolo “musico-negromantico-bipede-quadrupede”, che mescolava, con grande disinvoltura, canto e giochi di destrezza, più otto polli d’India, otto anatre e quattro agnelli684 . Per la stagione di quaresima s’insediò al Carcano la compagnia Mingoni con i suoi vaudevilles e piccoli balli di cui furono esecutori i ballerini Elisabetta e Tommaso Ferrante685 . Tra le commedie allestite dalla compagnia Mingoni, ci fu Il lupo di mare, accompagnata dal ballo L’Andalusa686. Venne poi Il Macellaio del Mercato degli Innocenti di Parigi, cui fu riserbato “un benevolo compatimento”, seguito dal divertente balletto L’arrivo di Pasquale, del coreografo Villa, ottimamente danzato da Elisabetta Ferrante687 . Fu poi la volta de La bella molinara, una vecchia commedia che però, ben recitata, era ancora in grado di divertire il pubblico688. Partita la compagnia Mingoni, si tennero al Carcano, l’11 e il 13 aprile, due concerti vocali e strumentali eseguiti dai professori della Scala che… “…per una inesplicabile e dolorosa fatalità di cose furono lasciati inoperosi, e si videro licenziati medesimamente che tutti gli altri impiegati in quell’azienda, innanzi ai quali l’impresa chiuse implacabilmente i battenti della Scala”. Nel concerto dell’11 aprile l’orchestra scaligera, diretta da Ernesto Cavallini, eseguì le sinfonie della Gazza ladra e del Guglielmo Tell. Vi furono poi brani vocali eseguiti dal basso Gorè e strumentali interpretati con grande maestria dal Cavallini col suo clarinetto (Fiori Rossiniani, comprendenti brani tolti da opere di Rossini) e dal Rabboni col suo flauto (Gli Innamorati del maestro Panizza e una fantasia su brani della Linda di Donizetti). Nel secondo concerto, quello del 13 aprile, Rabboni, assente per malattia, fu validamente sostituito dal Cavallini che con la sua fantasia su motivi dell’Elisird’amore ottenne vivissimi e ripetuti applausi. L’orchestra, per suo conto, eseguì un brano di Feliciano David intitolato Deserto, composizione “più dotta che dilettevole”, eseguita però assai bene ed applaudita. Per la parte vocale cantò il soprano Gariboldi-Bassi che mostrò nei brani dei Due Foscari e della Cenerentola da lei interpretati delle capacità più che buone689 . Il 17 aprile seguì ai concerti un’opera, vale a dire I Masnadieri di Verdi, nuova per il Carcano (testo di A. Maffei, “prima”, Londra 1847). Il lavoro, “quantunque la stagione piovosa vietasse ai lontani di recarvisi”, attirò a teatro un buon numero di spettatori che ne rimasero soddisfatti. Sulla musica così scrisse la “Fama”: “La musica trovò propensi gli animi a gustarla, tanto più che lo stile è in quest’opera d’un genere più mite e men fragoroso che non nelle altre opere del Verdi a noi conosciute”. L’esecuzione fu buona, talvolta “buonissima”, e ciò grazie alla compagnia di canto di cui faceva parte l’ottimo tenore Giovanni Landi, il giovanissimo basso profondo Amilcare Casali, dalla bella e robusta voce, il soprano Emilia Cominotti e il baritono Ferrario, tutti calorosamente festeggiati dal pubblico. Quanto ai cori e all’orchestra, essi “fecero con lode il debito loro” contribuendo al favorevole esito dello spettacolo. Ammirevoli le scene, realizzate da Carlo Fontana, e pregevole tutto l’allestimento a lode dell’impresa. Con i Masnadieri fu dato anche un ballo intitolato L’alloggio militare, eseguito “leggiadramente” dalla giovinetta Pochini, ben accompagnata dal primo ballerino Mazzei690.

683

“La Fama”, 20 febbraio 1850.

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“La Fama”, 24 febbraio 1850.

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“La Fama”, 27 febbraio 1850.

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“La Fama”, 4 marzo 1850.

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“La Fama”, 7 marzo 1850.

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“La Fama”, 14 marzo 1850.

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“La Fama”, 15 aprile 1850.

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“La Fama”, 18 aprile 1850.


!136 Nelle repliche, l’opera, conservò il favore del pubblico, ma gli applausi, più che alla musica, non a tutti gradita, andarono soprattutto ai cantanti691. Il 29 aprile altro concerto, il primo di una serie di sei concerti. Esso ebbe inizio con una sinfonia di Stunz che mostrava avere nel compositore alemanno “dottrina e buon gusto” tali da riscuotere “unanime applauso”. Alla sinfonia seguì un brano per arpa composto da Paris Alvars che diede modo a Virginia Rigamonti, arpista, di mostrare il suo talento di virtuosa, in grado di superare le più ardue difficoltà. Dopo l’arpa ecco un brano vocale di Donizetti eseguito da una giovinetta quindicenne, Carolina Bordet, che fece udire una gradevole voce di soprano. Seguì, per sola orchestra, il primo tempo della Quarta sinfonia di Beethoven, autore, questo, poco presente nei concerti del Carcano per le difficoltà che presentavano le sue composizioni. Subito dopo ecco apparire sul palco una ragazza di soli dieci anni, Eufrosina Bordet, che col suo violino eseguì una fantasia di Vieux-Temps, mostrando di essere “una meraviglia dell’arte” (il suo talento faceva ricordare un’altra bravissima violinista italiana, Maria Milanollo, sorella di Domenica Maria Teresa, prematuramente scomparsa). Il concerto proseguì nella seconda parte con l’esecuzione dello Stabat Mater di Rossini, una “musica pietosa e grave, quando solenne, quando tremenda, talvolta piena di que’ voli fantasiosi che Rossini tentò il primo”. L’esecuzione fu ottima, e ciò grazie all’apporto dei bravi solisti Rosalia Gariboldi-Bassi, Annetta Casaloni, G. B. Milesi e Gorè; lodevoli cori e orchestra, diretta, quest’ultima, dall’egregio Ernesto Cavallini692 . Dopo di questo, si tenne al Carcano un altro importante concerto organizzato a favore dei professori della Scala. Vi parteciparono, per la parte vocale, la Gariboldi, il Milesi, la Casaloni e il Gorè, tutti autori di una prova positiva. Apprezzato, fu pure un concerto a due violini di Charles Dancla eseguito da Eugenio Cavallini, fratello di Ernesto, e Bernardo Ferrara, due validissimi artisti che il pubblico applaudì calorosamente. Con loro si fece molto apprezzare anche il contrabbassista Alfeo Gilardoni “il quale mostrò che nulla è impossibile, né tampoco rendere melodioso e piacevole il reboante strumento, che diviene sotto l’arco di quell’egregio giovanetto, dilicato e gentile”. Applaudita, fu pure la prestazione del soprano Luigia Gino e del contralto Casaloni come pure l’esecuzione orchestrale di sinfonie di Rossini (L’Assedio di Corinto), Mercadante (Il Reggente) e Hummel693 . Nei giorni successivi al concerto ci fu la messa in scena di un lavoro di Verdi, I due Foscari, rappresentato l’1 maggio, cui fu riservata una “accoglienza lieta”. L’opera, che era già stata data al Carcano nel 1847, in qualche punto, fu fischiata, a causa di qualche stonatura, ma nel complesso ebbe un’esecuzione lodevole. Tra gli interpreti, bene si comportò il tenore Giovanni Landi, in possesso di una voce robusta, ma anche morbida, cui univa apprezzabili doti di attore. Gli altri erano il Ferrario e la Cominotti694 . Dopo l’opera, fu la volta del secondo concerto della serie di sei concerti programmati, con l’esecuzione, nuovamente, dello Stabat Mater di Rossini seguito da alcune sinfonie, brani vocali e un pezzo per contrabbasso suonato dal valorosissimo Gilardoni695 Dopo alcune repliche dei Due Foscari, l’8 maggio ci fu il terzo concerto diretto sempre da Ernesto Cavallini che talvolta lasciava la bacchetta per esibirsi anche come clarinetto solista. Il programma era costituito da cinque brani vocali, quattro concerti strumentali, due per clavicembalo, uno per clarinetto e uno per ottavino e clarinetto, eseguiti, questi due ultimi, dal Cavallini e dal Rabboni. I cantanti furono il soprano Carolina Crotta e il baritono Padovani-Polli, che eseguirono ottimamente brani presi dalla Fausta e dal Crociato. Quanto al concerto per clavicembalo, esso vide la partecipazione della clavicembalista Giuseppina De-Filippi che trattò il suo strumento ”con piglio agile e robusto, maestrevolmente, e si chiarì ottima così nella fantasia del Fumagalli (…) come nel duetto dell’Herz a due piani colla sorella Augusta Fasola, anch’essa valente suonatrice”. L’orchestra eseguì la sinfonia del Flauto magico di Mozart, quella del FrancoArciere [sic per Franco Cacciatore] di Weber e una sinfonia di Paris-Alvars696 . Il 18 maggio ecco il quarto concerto, diviso in tre parti. Nella prima parte si esibirono le cantanti Elena Zenoni e Felicita Castellani, discretamente dotate, Cavallini, clarinetto, e Fasanotti, pianista. La sola orchestra eseguì una sinfonia di Hérold presa dal Pré aux Clercs. Nella seconda parte ci fu all’inizio una sinfonia nuova di Lauro Rossi, poi pezzi per pianoforte eseguiti assai bene dal Rosas, più un brano per cori e 691

“La Fama”, 25 aprile 1850.

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“La Fama”, 2 maggio 1850.

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“La Fama”, 6 maggio 1850.

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Ibid.

695

Ibid.

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“La Fama”, 9 maggio 1850.


!137 orchestra di Rossini. La terza parte vide in scena due cantanti: il basso Basadonna e il tenore Trabattoni applauditi entrambi in brani di Rossini presi dal terzo atto dell’Otello. Con loro c’era Antonietta Marini, figlia del celebre basso Ignazio Marini, che si presentò sotto le spoglie di Desdemona, esprimendo un notevole talento, tale da ricordare addirittura la Malibran. Alla fine tutti i partecipanti al concerto furono festeggiati “e più volte ridomandati” sul palco697. Tre giorni dopo il concerto fu messa in scena un’opera poco eseguita di Donizetti, vale a dire il Poliuto (testo di S. Cammarano, “prima”, Napoli 1848). L’opera, nuova per il Carcano, fu accolta con favore, ma sia dal punto di vista orchestrale sia da quello vocale rivelò un livello piuttosto modesto. L’orchestra, ad esempio, molto ridotta di numero, tralasciò di eseguire la sinfonia, eppure essa, secondo la “Fama”, era un “dotto ed elegante lavoro, che sappiamo avere altrove meritato la congiunta lode degli intelligenti e del pubblico”. Tra i cantanti, lodevole fu il tenore Giovanni Landi, l’unico che, “per voce, per canto, per espressione drammatica” mostrò di essere all’altezza del personaggio di Poliuto meritandosi quindi “le più clamorose ovazioni”. Con lui c’era la Tirelli, soprano, che tornava sulle scene dopo un periodo di silenzio e che per un calo di voce “non poté quasi aprir parola” (ma il pubblico per incoraggiarla non mancò di applaudirla). La parte di Severo fu affidata a un giovane esordiente, il baritono Tonelli che grazie alle sue indubbie capacità ebbe vivi applausi dal pubblico. C’era poi il basso Casali che però nella parte di Calistene ebbe poco spazio per emergere. Tuttavia, scrive la “Fama”, “la sua bella voce tornò ne’ singoli pezzi gradita”. Quanto alle scene, realizzate da Carlo Fontana, sia che “rappresentassero le caverne, rifugio de’ Cristiani, o la piazza di Mitilene, o il tempio di Giove, o la prigione del circo o l’interno dell’anfiteatro”, mostrarono la grande fantasia del bravissimo scenografo, omaggiato da molti applausi. Con le scene, ammirevoli erano pure i costumi e l’intero allestimento e ciò andava ad onore dell’impresa che aveva organizzato lo spettacolo senza tirchierie698 . Nelle repliche, l’opera donizettiana ebbe un successo anche maggiore dovuto a due nuovi cantanti che si erano fatti onore a Piacenza proprio nel Poliuto: il soprano Giuseppina Castagnola e il baritono Federico Monari. Loro compito, nei ruoli di Paolina e di Severo, fu quello di “ristorare le sorti periclitanti dello spettacolo” e ciò avvenne puntualmente con soddisfazione del pubblico e dell’impresa che aveva ingaggiato i due cantanti699 . Il 23 maggio, quinto concerto, che vide l’esecuzione di pagine di Haydn, Rossini, Donizetti, Lauro Rossi e G. A. Gambini. Tra i brani cantati, ci fu un pezzo tolto dall’Elisir d’amore interpretato dal tenore inglese Braham, che si dimostrò artista provvisto di buoni mezzi. Con lui, una prova lodevole fu anche quella del soprano Luxore, che con la sua voce agile e limpida, interpretò una pagina del Benvenuto Cellini di Berlioz. Con i cantanti si esibirono anche alcuni strumentisti, vale a dire Rossari, cornista, Ferrara, violinista, Fasanoti e Gambini, clavicembalisti, tutti applauditi e chiamati più volte alla ribalta. Ottimo esito ebbe pure il quartetto con coro del Mosè rossiniano eseguito dalle signore Gariboldi e Bordoni e i signori Garzoni e Rodas, rispettivamente soprano, contralto, tenore e baritono700. Il 31 maggio sesto concerto, ultimo dell’abbonamento. Diretto come i precedenti dal Cavallini, attirò al Carcano una gran folla che occupò ogni ordine di posti. Nella prima parte fu eseguita una sinfonia espressamente scritta da Giuseppe Winter, poi un brano per violoncello di Kummer ben interpretato dal giovane Isidoro Truffi, un pezzo di Donizetti cantato dal tenore Braham, un concerto per flauto suonato dal Rabboni e un brano della Semiramide cantato da Antonietta Marini. Nella seconda, un duetto tolto dal Macbeth, che fu cantato dalla Gariboldi, soprano, e dal Davila, basso cantante. Indi un brano per clarinetto, dove il Cavallini mostrò tutto il suo talento di virtuoso, un brano della Giovanna d’Arco, interpretato dalla Luxore, l’Introduzione e quartetto con cori del Mosè Nuovo di Rossini (interpreti: Rodas, Gariboldi, Garzoni e Padovani-Polli) e il terzo atto dell’Otello701 . Il 5 giugno ebbe inizio la seconda serie dei concerti vocali e strumentali della Società de’ Professori d’orchestra, con una grande accademia composta di ben tredici pezzi comprendenti le sinfonie della Gazza ladra e della Semiramide, lo Stabat Mater di Rossini, brani vocali e strumentali. I brani vocali furono eseguiti dalle signore Gariboldi e Clotilde Semiglia e dai signori Garzoni e Gorè, quelli strumentali da Cavallini, clarinetto, Ferrara ed Eugenio Cavallini, violini, Rabboni, flauto. Una novità di questo concerto,

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“La Fama”, 20 maggio 1850.

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“La Fama”, 23 maggio 1850.

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“La Fama”, 27 maggio 1850.

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“La Fama”, 27 maggio 1850.

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“La Fama”, 3 giugno 1850.


!138 rispetto ai concerti precedenti, fu un piccolo ballo che, danzato da Elisa e Corinna Casati, “due amabili fanciulle”, riscosse molto successo702 . Il 13 giugno secondo concerto del secondo ciclo di abbonamenti che ricalcò un po’ il programma del precedente. Ne furono esecutori, per la parte vocale, Negrini, Rodas, Gariboldi, Rocco, Semiglia, Davila, Trabattoni, e Aliprandi, e per la parte strumentale De Ponte, pianoforte, e Angiolo Bovio, arpa. Pubblico numeroso, come il solito, e applausi calorosi e ripetuti a tutti gli artisti intervenuti703. Il 21 giugno, terzo applaudito concerto della seconda serie. Da rilevare che un brano per orchestra fu la sinfonia del Prometeo di Beethoven, brano “il cui pensiero capitale, svolto col sapere di quel gran maestro, semplice anziché no, porta l’impronta d’uno stile che fu ad un tempo in amore ed in pregio in Italia e in Alemagna sullo scorso del secolo passato” (così la “Fama). Con il pezzo di Beethoven fu pure eseguita la sinfonia dell’Ismalia di Mercadante. Riguardo alla parte vocale del concerto, i cantanti furono il Davila, il Trabattoni, la Riva, la Gariboldi, il Negrini, il Bozzetti, il Rocco e il Gorè. Cavallini diresse bene come sempre l’orchestra facendosi apprezzare anche come solista di clarinetto eseguendo una sua fantasia su motivi della Sonnambula più il conosciutissimo Carnevale di Venezia con personali variazioni704 . Il 25 giugno ecco un’opera, cioè Gemma di Vergy di Donizetti, dove ancora una volta s’impose la bravura del tenore Landi molto applaudito dal pubblico. Con lui, il soprano Bollich ebbe meno fortuna. “Accolta da principio - scrive la “Fama” -, con qualche segno d’incoraggiamento, disse la cavatina non senza alcuna lode […]. Poi le sorti mutarono affatto, e nel finale al bellissimo canto Dì ch’io vada in Palestina, le si affievolì la voce, talché il pubblico ruppe in aperta disapprovazione”. Gli altri due interpreti erano: il basso Galli e il contralto Borghi, entrambi discreti. Stonati, invece, i cori705. Complessivamente, quindi, lo spettacolo era più da dimenticare che da ricordare. Tre giorni dopo la Gemma di Vergy, che non ebbe repliche, ci fu al Carcano il quarto concerto della Società de’ Professori d’orchestra con l’esecuzione di un oratorio del conte Cesare di Castelbarco intitolato Il Diluvio. Modesto lavoro, anche se con qualche momento felice, esso piacque poco allo scarso pubblico presente in teatro che lo accolse con applausi misurati. Tra la prima e la seconda parte dell’oratorio furono eseguiti un brano per violino suonato egregiamente da Eugenio Cavallini, la sinfonia del Poliuto di Donizetti “cosa più dotta che immaginosa”, poi brani vocali interpretati dal contralto Gaetanina Brambilla, dalla voce “bellissima, dai soavissimi modi di canto”, e dal soprano Castagnola706 . L’11 luglio altro concerto durante il quale l’orchestra eseguì due sinfonie scritte rispettivamente da Carlo Marcora, alunno del Conservatorio milanese, e dal conte Giulio Litta, compositore dilettante. Ci furono pure brani per violoncello, flauto e clarinetto eseguiti da Guglielmo Quarenghi, Rabboni e Cavallini, più tre brani corali di Rossini: Fede, Speranza e Carità, suonati al piano dai maestri Mazzucato, Boniforti, Almasio e Fasanotti. Altri brani corali furono Brindisi di Gavirati e Fantastico di Cesare Favetti707. Il 29 luglio fu effettuato il sesto e ultimo concerto con lo Stabat Mater di Rossini eseguito con un complesso di ben centocinquanta parti fra cantori e orchestra. I solisti furono Gariboldi, Gorè, Gaetanina Brambilla e Giovanni Comolli che “rettamente posero ogni lor cura ed ingegno a farne splendere le immense bellezze”. In teatro però i palchi erano per metà vuoti, anche se ciò era in parte compensato da un discreto pubblico in platea intervenuto al Carcano coraggiosamente nonostante il cattivo tempo. Oltre allo Stabat, furono ripetuti i tre brani corali Fede, Speranza e Carità. Ci fu poi una nuova sinfonia di Jacopo Foroni e un brano per pianoforte eseguito assai bene da una giovane pianista quindicenne, Giuseppina De-Filippi. Altri brani vocali furono cantati dal soprano veneziano Maria Gandiani-Stella, dalla estesa e agile voce. Il programma, particolarmente ricco e variato, piacque molto agli spettatori che pur in numero ridotto non fecero mancare i loro applausi a tutti gli esecutori708. Dopo tanti concerti - forse troppi per un pubblico come quello del Carcano certamente non paragonabile a quello più acculturato della Scala -, prese il via in autunno un corso di opere di cui la prima fu I due Foscari di Verdi, messa in scena il 7 agosto. Gli interpreti furono Giovanni Corsi (Doge), Rosalia Gariboldi (Lucrezia) e il Fedor (Jacopo). Dei tre, il migliore fu il Corsi, che espresse un canto dolce ed espressivo, ma 702

“La Fama”, 6 giugno 1850.

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“La Fama”, 17 giugno 1850

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“La Fama”, 24 giugno 1850.

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“La Fama”, 27 giugno 1850.

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“La Fama”, 1 luglio 1850.

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“La Fama”, 15 luglio 1850.

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“La Fama”, 1 agosto 1850.


!139 anche, quando lo richiedeva, energico e incisivo. Ottima fu pure la prestazione del Fedor cui la “Fama” però imputava la mancanza “dell’accento che infiamma, la favilla che investe e possiede ad un tempo l’attore ed il pubblico”. Lodevole fu invece la Gariboldi che mostrò nella parte di Lucrezia “quella prepotente energia” di cui in altre sue prestazioni aveva dato prova, unita alle “più recondite squisitezze dell’arte”. Belle le scene e più che dignitoso l’allestimento709. Ai Foscari seguì un’opera di Donizetti mai data prima d’ora al Carcano, cioè Don Pasquale (testo di G. Ruffini, “prima”, Parigi 1843). Piacque la musica e piacquero, in misura maggiore o minore, i cantanti, tutti lodevolmente impegnati a dare il meglio di sé. Prima donna era Rosina Vigliardi (Norina), la cui voce “un cotal poco infantile a primo tratto”, acquistò nel corso dell’opera corpo e volume. Con lei c’era il tenore Rinaldini, “cantante di specchiata abilità”, ben calato, vocalmente e scenicamente, nel personaggio del dottor Malatesta. Ernesto era interpretato dal Comolli che pur avendo una voce scarsamente agile mostrava di riuscire a cantare “il serio e il giocoso con pari abilità”. Nei panni di Don Pasquale veniva poi il Rocco, “giovane avventuroso che ad una rara comica intelligenza aggiunge una precoce festività di azione e di diporto, mercé la quale egli ti pare signore della scena, che è proprio il suo elemento”. Quanto all’orchestra, essa suonò “con quella pacata fluidità, con quel colorito, con quella precisione, ch’altri può da lei sola aspettarsi”. Le scene erano del Perrone e alcune, come quella che rappresentava un gabinetto rococò, furono molto ammirate. La “Fama” quindi poteva concludere la sua recensione scrivendo: “Ogni cosa in fine giovò all’ottima rappresentazione di questa bellissima opera, che fa sì aperta fede della vena inventiva dell’illustre Donizetti”710. Terzo spettacolo della stagione autunnale fu Amori e trappole, un’opera giocosa di Antonio Cagnoni mai data prima d’ora a Milano (la “prima” era avvenuta a Genova nel 1850). Essa non dispiacque agli spettatori che la accolsero con molti applausi, rivolti sia alla musica, gaia e scorrevole, di stile un po’ rossiniano, e sia agli interpreti. Questi erano la Vigliardi che cantò “con quel suo modo grazioso e fiorito, nel quale si chiarì valente già nel Don Pasquale”, il Rinaldini, “attore-cantante di molto merito”, il basso-comico Rocco, “caratterista brillante”, il tenore Comolli, dal canto espressivo ed elegante, e il basso Benciolini. Cori, scene e orchestra tutti da lodare. Spettacolo quindi “certamente pregevole” e molto ben accetto al pubblico711. All’opera del Cagnoni, che anche nelle repliche continuò ad attirare numerosi spettatori, seguì un concerto vocale e strumentale durante il quale furono eseguite una sinfonia nuova di Carrer e la sinfonia della Muta di Portici di Auber inframmezzate da brani per flauto e clarinetto eseguiti dal Rabboni e dal Cavallini. Per la parte vocale si esibirono le signore Luigia Gino e Morra e i signori Olivari e Corsi712. La stagione operistica continuò con un’opera impegnativa di Verdi: Luisa Miller, nuova per Milano (testo di S. Cammarano, “prima”, Napoli 1849). Essa fu messa in scena il 9 settembre ottenendo, grazie a una buona esecuzione dei cantanti, un vivo successo determinato dalla buona esecuzione dei cantanti. Desunti dal libretto, essi erano: Feliciano Pons (Conte di Walter), Guglielmo Fedor (Rodolfo), Annetta Casaloni (Federica), Antonio Benciolini (Wurm), Giovanni Battista Corsi (Miller), Rosalia Gariboldi (Luisa), Marietta Zambelli (Laura)713 . Sulla musica, però, la “Fama”, nella persona del suo direttore Cominazzi, fece delle riserve notando che rispetto all’Ernani era meno ricca d’invenzione (“pare a noi che la piena delle immagini leggiadre, che abbondano, a mo’ d’esempio, nell’Ernani, non si rinvenga a gran pezza nella Luisa”). Tra le prime parti, forse il migliore fu il baritono Corsi, ben coadiuvato però dal mezzosoprano Gariboldi e dal tenore Fedor. Con loro c’era la Casaloni che pur nella piccola parte di Federica, s’impose per la sua magnifica voce di contralto. Lodevolmente si comportarono anche i due bassi Pons e Benciolini, ben calati nelle loro parti. Alla fine, “infinite furono poi le acclamazioni, massime nel terz’atto, alla Gariboldi, al Fedor e al Corsi ch’indi il pubblico volle risalutare al palco più volte, come quelli pe’ quali ci fu dato fruire delle numerose bellezze onde va ricco il nuovo lavoro del Verdi”714 . Anche la seconda rappresentazione della Miller ebbe ottimo esito, ma questa volta il pubblico era più scarso mentre più chiari, per Cominazzi, emergevano i punti deboli dell’opera:

709

“La Fama”, 8 agosto 1850.

710

“La Fama”, 12 agosto 1850.

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“La Fama”, 2 settembre 1850.

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“La Fama”, 5 settembre 1850.

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Il libretto di Luisa Miller è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

714

“La Fama”, 12 settembre 1850.


!140 “La favilla dell’invenzione è nella Luisa Miller più scarsa di lunga mano che altrove, e il nostro popolo, che ama sopra ogni altra cosa le fortunate melodie che s’improntano nella mente, e risuonano facili e scorrevoli sulle labbra di tutti, fa il broncio non trovandovene a gran pezza dello stampo di quelle che abbondano nell’Ernani” 715 . Dopo l’opera verdiana, il 26 settembre fu dato al Carcano un brano vocale di Donizetti intitolato Il canto dell’Ugolino, originariamente composto per il grande basso Luigi Lablache, che strumentato dal maestro Panizza, e adattato a voce di baritono, ebbe a interprete validissimo Giovanni Corsi… “…artista che possiede l’intelletto del canto, come per avventura direbbe il poeta, sotto le spoglie del venerabile Dante, colla voce, col gesto, col volto descrisse, colorì, avvivò i casi, il lamento, i nobili sdegni, e spesso render seppe compiuta l’illusione, talché creduto avresti trovarti innanzi redivivo il terribile Ghibellino. Onore all’attore-cantante, ché il pubblico con viva e clamori risalutar volle quattro volte al proscenio!”716. Dopo una ripresa del Don Pasquale, che vide il basso Cesare Soarez succedere al Rocco (consigliato dai medici di ritirarsi per qualche tempo dalle scene)717, ci fu al Carcano, il 3 ottobre, un concerto vocale e strumentale in cui il pezzo principale era costituito dall’ode di Manzoni Il cinque maggio, con musica del maestro Achille Graffigna. Definita dalla “Fama” ”musica descrittiva”, essa lasciò stupiti gli spettatori per la felice imitazione di una battaglia, con scontri di eserciti, tuonar di cannoni e strepito di tamburi. I cantanti impegnati nel brano erano la Casaloni, il Comolli, e il Pons, un trio che per la sua bella prestazione si meritò molti applausi dal pubblico. Altri numeri del ricco programma furono brani operistici eseguiti assai bene dalla Vigliardi, dalla Casaloni e dal Soarez. A questi cantanti si aggiunse il professore di fagotto Torriani, che col suo strumento mostrò un’abilità e una sicurezza da vero virtuoso718 . Dopo il concerto, a seguito di un nuovo abbonamento, prese il via al Carcano una ulteriore stagione lirica, inaugurata con la Vestale di Mercadante, inedita per il teatro di Porta Romana (testo di S. Cammarano, “prima”, Napoli 1840). Essa fu trovata noiosa, con sonorità troppo fragorose e “lungherie e ripetizioni senza fine”. Applauditi, invece, furono i cantanti che ne dettero un’interpretazione complessivamente soddisfacente. Essi erano Rosalia Gariboldi, “che vi colse i primi onori”, il Fedor, dalla bella voce ma non sempre sicura, Annetta Casaloni, Bartolucci e Pons719. Dopo la Vestale fu la volta di un’opera giocosa di Lauro Rossi: La figlia di Figaro che dopo la sua “prima” a Vienna nel 1845 era stata quasi dimenticata. Ricca di una musica “tutta gaia, tutta brio e piacevolezza” piacque molto al pubblico che la accolse con favore. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Cesare Soarez (Duperron), Rosa Vigliardi (Aspasia), Luigi Rinaldini (Saint-Reant), Giovanni Comolli (Edmondo), Luigia Gino (Pamela), Marietta Allievi (Celina), Luigi Fagnoni (Vittorio D’Arigni)720 . L’interpretazione che essi diedero dell’opera fu nel complesso buona tanto da essere tutti calorosamente festeggiati e chiamati al proscenio includendo pure il maestro Rossi721. Il 24 ottobre, per variare un po’ l’avvicendarsi delle opere, ci fu al Carcano un ennesimo concerto vocale e strumentale che riuscì a interessare discretamente il pubblico. Esso, scrisse la “Fama”, “era questa volta per intero, può dirsi, affidato al bel sesso, giovane, avvenente, perito”. Vi presero parte, infatti, soprattutto donne, cioè Angiolina Borghi-Vietti, Marietta Spezia, Luigia Gino, più l’arpista Virginia Rigamonti. Con loro, bene si comportarono anche gli uomini, vale a dire Feliciano Pons, Giuseppe Olivieri, il Soarez e Giovanni

715

“La Fama”, 16 settembre 1850.

“La Fama”, 26 settembre 1850. Giovanni Corsi nacque a Verona nel 1822. Dopo essersi laureato in legge, si dedicò al teatro esordendo nel 1844 alla Canobbiana di Milano nella Cenerentola. Nel 1847 fu scritturato alla Scala dove ritornò poi sovente. Fu anche molto apprezzato a Parigi cantando con successo al Teatro degli Italiani. Eccelleva nel repertorio verdiano e romantico in genere mostrando nel canto un fraseggio incisivo e intensità di espressione. Ritiratosi dalle scene insegnò canto prima a Pietroburgo poi a Milano. Morì a Monza il 4 aprile 1890. 716

717

“La Fama”, 30 settembre 1850.

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“La Fama”, 7 ottobre 1850.

719

Ibid.

720

Il libretto di La figlia di Figaro è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

721

“La Fama”, 17 ottobre 1850.


!141 Comolli. L’orchestra fu impegnata ad eseguire, insieme ai brani lirici, anche due sinfonie, rispettivamente di Meyerbeer e di Lauro Rossi, entrambe accolte calorosamente dagli spettatori722. Dopo il concerto ecco tornare l’opera, con il Macbeth di Verdi, che per il Carcano era un’assoluta novità (testo di F. M. Piave, “prima”, Firenze 1847). Sulla musica poco disse la “Fama” che però avanzò delle riserve sia sulla fin troppo ricca strumentazione, e in generale su una certa “povertà d’invenzione”. Anche l’esecuzione vocale non fu particolarmente brillante, se si esclude Rosalia Gariboldi, che realizzò, al contrario, un’eccellente Lady Macbeth. Meno valido di lei fu il baritono Bartolucci (Macbeth), giovane artista dotato di voce robusta ma inadatta alle “tinte” del canto drammatico. Il quartetto delle prime parti era completato dal basso Pons e dal tenore Guerra, due artisti discretamente dotati. Insieme all’opera fu dato anche un ballo, con coreografia del Blasis, che, eseguito “con vivace prontezza di piede” dalle allieve della scuola di danza milanese, diretta dallo stesso Blasis, piacque molto riscuotendo calorosi applausi723. Al Macbeth seguì L’Italiana in Algeri rossiniana, messa in scena in occasione della beneficiata della Casaloni-Barboglio. Tra i cantanti c’erano il Comolli e il Gorè ed entrambi mostrarono di essere inadatti alle parti di Lindoro e di Mustafà. Quanto alla festeggiata, essa ebbe nel primo atto un abbassamento di voce e ciò compromise la sua prestazione. Nel secondo atto, grazie anche agli incoraggianti applausi del pubblico, riacquistò la voce facendo migliorare di conseguenza anche l’accoglienza. Bene il Soarez che nel ruolo di Taddeo fu “il solo che non avesse a dolersi di manco di voce, il solo per avventura che si trovasse collocato a dovere”724. Nel mese di novembre prese il via al Carcano un nuovo breve abbonamento di 12 rappresentazioni con la ripetizione di Macbeth, Luisa Miller e Don Pasquale. Ad esse si aggiunse una piccola ma deliziosa farsa di Donizetti: Il campanello, che al Carcano non era mai tata data (testo di Donizetti, “prima”, Napoli 1836). L’operina ebbe nel baritono Rinaldini un ottimo interprete, che nel ruolo di Serafino mostrò una recitazione piena di brio e di vivacità. Non inferiore a lui fu il basso buffo Soarez (Don Annibale) di cui la “Fama” scrisse: “Tutto in lui è giudizioso, bello, procace, tutto comica piacevolezza e festività”. I personaggi di minor conto furono interpretati dalla Vigliardi la quale “cantò giusto ma scolorato e se non tolse, certo non aggiunse pregio alla rappresentazione”, dall’abile Benciolini e dalla Zambelli. Bene cori e orchestra. Come seconda parte della serata (il Campanello era in un solo atto), il Soarez, insieme all’esordiente Mazzolini, eseguì brani tratti da diversi melodrammi, mentre l’orchestra, da sola, suonò le sinfonie della Semiramide e dello Zampa725. Terminate le rappresentazioni melodrammatiche “che nel volgere di quattro mesi porsero un certamente vario e dilettevole trattenimento al pubblico nostro”726, tornò al Carcano la compagnia Moncalvo, sempre gradita e apprezzata. Essa si trattenne per tutto il mese di dicembre dando diversi spettacoli di cui conosciamo i titoli grazie alla rubrica “Spettacoli d’oggi” della “Gazzetta di Milano”. Essi furono: Madamigella De-la Faille (1 dicembre), La sorella del mulattiere (2 dicembre), Elisa e Claudio o La villanella della Brianza (3 dicembre), Maria Lafarge (4 dicembre), Amore in viaggio, con Meneghino (5 dicembre), I morti camminano (6 dicembre), Paolo e Virginia, I plebei ingentiliti, con Meneghino (7 dicembre), La gran lucerna di Epitetto (8 dicembre), Dio non paga il sabato (9 dicembre), Una dama soldato carcerata per amore (10 dicembre), Una fortuna in prigione, Il passaggio della diligenza (11 dicembre), L’inondazione di Brescia per lo straripamento del fiume Mella nell’agosto 1850 (12 dicembre), Pace figlia d’amore (13 dicembre), La bella ebrea di Costantina (14 dicembre), Le gloriose gesta del duca di Vendòme (15 dicembre), Il padre e la figlia (17 dicembre), Luisa Miller (18 dicembre), La gran battaglia e ritirata di Stettino (19 dicembre), Poliuto (20 dicembre), Il trionfo del bel sesso e le educande di Saint-Cyr (21 dicembre), La profuga all’ospedale dei pazzi, con Meneghino (22 dicembre). Sappiamo che tra tutti gli spettacoli La lucerna di Epitetto fu dato a beneficio del Pio Ricovero dei bambini lattanti, che, ottimamente recitato dal capocomico Moncalvo e dall’attrice Rita Ferraresi, ebbe un caloroso successo727 .

722

“La Fama”, 28 ottobre 1850; “Gazzetta Musicale di Milano”, 27 ottobre 1850.

Ibid. Carlo Blasis e la moglie Annunziata Ramaccini erano maestri di danza, fin dal 1838, della celebre Imperial Regia Accademia di ballo alla Scala che tanti talenti sfornò nel corso della sua attività (la sua fondazione risaliva al 1813). 723

724

“La Fama”, 14 novembre 1850.

725

“La Fama”, 25 novembre 1850.

726

“La Fama”, 5 dicembre 1850.

727

“La Fama”, 12 dicembre 1850; “L’Italia musicale”, 24 dicembre 1850.


!142 Contemporaneamente alla compagnia Moncalvo ci furono al Carcano alcune serate con il sig. Lewis, un ginnasta inglese che insieme al suo pupillo Tom, un ragazzo di soli 5 anni, si esibì in vari esercizi che per la loro difficoltà furono molto apprezzati728. Partita la Moncalvo, il Carcano, per la stagione di carnevale, si aprì alla compagnia Giardini che presentò una serie di spettacoli di cui però abbiamo scarse notizie729. 1851 Tra gli spettacoli allestiti dalla compagnia Giardini ci fu Burigozzo o L’uomo del popolo di Pietro Perego che conseguì un buon successo730 e soprattutto Calvino, un dramma dalle tinte talvolta esageratamente truci in cui il Giardini, nel ruolo di protagonista, ebbe modo di rivelare tutte le sue doti di attore drammatico. Con lui c’erano la Fabbretti-Giardini, la Boldrini, il Mozzidolfi e il Papadopoli, tutti bravi e meritevoli di applausi731 . In quaresima, alla compagnia Giardini subentrò un’altra compagine teatrale, quella di Gaetano Benini732. Tra le sue produzioni, ottimo esito ebbe il dramma La madre siciliana di Zauli-Sajani, dove si fecero apprezzare la Caracciolo, il capocomico Benini, il Guagni e l’Aiudi733. Gli stessi attori comparvero poi in Diana di Chivry di Soulié734 . Tra gli spettacoli della compagnia Benini s’inserì Valentino Guazzi di Venezia, con i suoi “quadri e gruppi mimo plastici viventi”. Il Guazzi, imitatore del Keller, si era circondato di una numerosa compagnia d’ambo i sessi con cui realizzava dei quadri viventi che suscitavano nel pubblico un grande interesse735. Dopo la compagnia Guazzi, ebbe luogo al Carcano il primo concerto della Società de’ professori d’orchestra. Tra i musicisti che vi presero parte, ci furono i cantanti Zanetti, tenore dilettante, che però per un abbassamento di voce non poté far molto, Rachele Gianfredi, soprano, quasi esordiente, la Spechel, contralto, il tenore Romanoff e il baritono Rocca. Per la parte strumentale furono eseguite due sinfonie di Auber e di Weigl più brani per arpa e violoncello suonati rispettivamente dalla signora Rigamonti e dal signor Truffi736 . A distanza di una settimana ci fu il secondo concerto eseguito dalla stessa orchestra con i cantanti Luisa Finetti-Batocchi, prima donna, Andrea Costa, tenore, e Filippo Giannini, baritono. L’orchestra, dal canto suo, eseguì la sinfonia dell’opera I furbi al cimento del maestro milanese Carlo Bigatti e un’altra sinfonia di Villi Reninig, compositore viennese. Inoltre, Bernardo Ferrara, violinista, e Antonio Torriani, fagottista, interpretarono brani per violino (Pensieri sul Mosè di Rossini) e fagotto737. In estate, mettendo da parte i concerti, il Carcano diede spazio alla lirica presentando tre opere: Ernani, I Lombardi alla prima Crociata e Caterina di Cleves. Ernani, messo in scena il 23 luglio, ebbe un esito molto fortunato e ciò grazie alla buona prova fornita dai quattro principali interpreti: Luigia Abbadia, soprano, Bencich, baritono, Alzamora, tenore, e Dalbesio, basso. Così, infatti, leggiamo nella breve cronaca redatta dalla “Fama”:

728

“La Fama”, 16, 19, 23 dicembre 1850.

729

“La Fama”, 30 dicembre 1850.

730

“La Fama”, 24 febbraio 1851.

731

“La Fama”, 6 marzo 1851.

La compagnia Gaetano Benini era composta da: Carolina Caracciolo, Elena Tamberlicchi, Enrichetta Caslini, Mirra Rinaldini, Angelica Ferroni, Carolina Razzoli, Assunta Rinaldini, Giuseppina Ferroni, Gaetano Benini, Amilcare Aiudi, Antonio Casigliani, Eugenio Casilini, Costantino Razzoli, Luciano Caracciolo, Tomaso Dolfini, Giuseppe Guagni, Feliciano Termanini Augusto Dalla Vida, Antonio Rinaldini, Filippo Peri, Giovanni Biaschi e Luigi Gambari. Parti ingenue: Luigia Casilini, Teresa Rinaldini. Cfr. “La Fama”, 3 marzo 1851. 732

733

“La Fama”, 27 marzo 1851.

734

“La Fama”, 3 aprile 1851.

735

“La Fama”, 9, 16 giugno 1851.

736

“La Fama”, 5 luglio 1851.

737

“La Fama”, 14 luglio 1851.


!143 “Ernani, eseguito con grande impegno e bravura dall’Abbadia, dall’accento tutt’anima, dal Bencich, attore-cantante di rara forbitezza, intelligenza e buon gusto, dall’Alzamora, dalla bella voce, e dal Dalbesio dal canto corretto, dall’azione castigata, ebbe un tanto successo, che di rado il più clamoroso e festante”. Pregevole fu pure l’allestimento scenico, mentre l’orchestra ebbe nel Bragozzo un abilissimo direttore738 . Assai meno fortunata fu la seconda opera programmata per questa stagione, I Lombardi alla prima Crociata, di cui gli spettatori furono tutt’altro che soddisfatti. Tra gli interpreti, si salvò solo la Cominotti, qua e là applaudita, mentre gli altri (cioè il tenore Domenico Mecksa e il basso Dalbesio) furono contestati duramente739 . L’8 agosto si tenne al Carcano un concerto vocale e strumentale che con i suoi bravi musicisti fece un po’ dimenticare l’esito infelice dell’opera verdiana. Per la parte vocale, ottima prestazione fu quella del soprano Giuseppina Jotti e del suo compagno, il basso comico Finetti. Per la parte strumentale si fece udire, con molto successo, il giovane pianista Giuseppe Stanzieri, che mostrò di possedere un talento poco comune. Egli eseguì fantasie da lui stesso composte su motivi del Gondoliere, di Francesco Chiaromonte, del Rigoletto e della Semiramide. A ciò aggiunse uno studio intitolato Folle composto da L. Graziani, che gli procurò vivissimi applausi. Il programma del concerto comprendeva pure le sinfonie della Giovanna d’Arco, del Don Bucefalo e una sinfonia inedita del maestro Prati, molto noto a Milano come valente insegnante di canto740. Dopo il concerto, che richiamò al Carcano molti spettatori, ripresero le rappresentazioni operistiche con la replica dei Lombardi dati con due nuovi cantanti: il basso Bartolucci e il tenore Palmieri. Essi, scrisse la “Fama”, “risposero pienamente all’aspettativa” determinando, insieme alla brava Cominotti, un pieno successo del melodramma verdiano741 . Ma per i Lombardi i guai non erano ancora finiti perché per ragioni del tutto ignote, essi furono vietati dall’autorità e sostituiti dall’Ernani (“I Lombardi alla prima crociata sparvero dagli affissi del Carcano: l’autorità ne ha vietato la rappresentazione, e la scorsa domenica si dovette, dopo essersi annunziata tale opera, sostituirvi l’Ernani…”). La cancellazione dell’opera fu forse dovuta a ragioni politiche? Lo ignoriamo. Sappiamo però che l’Ernani fu dato con un nuovo basso, tale Giuseppe Crotti, che imparò la sua parte in poche ore guadagnandosi per tale bravura l’ammirazione e gli applausi del pubblico742. Un’importante serata fu quella del 23 agosto quando fu messa in scena un’opera inedita per il Carcano, Caterina di Clèves del Chiaromonte (rifacimento di Caterina di Guisa che, con testo di Felice Romani, era stata data a Napoli nel 1850). Ne furono interpreti la Abbadia, il Bencich e l’Alzamora, tutti applauditi e chiamati alla ribalta, insieme al Chiaromonte. Scene e costumi anch’essi degni d’encomio743 . Conclusa la stagione d’opera, ci fu un concerto a favore del suonatore di tromba parmigiano Ranieri Cacciamani durante il quale furono eseguiti brani strumentali e vocali. Tra i primi ci furono la sinfonia della Giovanna d’Arco, brani per tromba, per clarinetto (esecutore il Varisio) e per pianoforte (pianista il maestro Baur, allievo del Conservatorio milanese). Si esibirono poi il soprano Cominotti, il baritono Massera e il basso Tosgobbi, tutti bravi e ben accolti dal pubblico. Naturalmente, tra tutti gli esecutori, chi ebbe gli applausi più calorosi fu il Cacciamani che mostrò con la tromba di essere in grado di superare i passi più difficili. Purtroppo, ad ascoltarlo pochi erano gli spettatori in teatro e di ciò si rammaricò la “Fama” che ne fece cenno nella sua recensione del concerto744 . Dopo la musica venne il momento della prosa con un avvenimento di particolare importanza, l’apparizione cioè al Carcano di una delle più grandi attrici dell’epoca, la francese Felix Rachelle. Essa si fermò il 29 e 30 settembre recitando nell’Horace di Corneille e nella Phédre di Racine. La Rachelle, “orgoglio di Francia”, come scrisse la “Fama”, “quella che non ha certamente fra’ suoi chi l’agguagli al gesto, agli atti, al

738

“La Fama”, 24 luglio 1851.

739

“La Fama”, 28 luglio, 7 agosto 1851.

740

“La Fama”, 11 agosto 1851; “Gazzetta Musicale di Milano”, 10 agosto 1851

741

“La Fama”, 15 agosto 1851.

742

“La Fama”, 21 agosto 1851.

743

“La Fama”, 25 agosto 1851.

744

“La Fama”, 3 settembre 1851.


!144 portamento, alla voce, al volto”, confermò il grande talento che l’aveva resa così famosa in Europa, conquistando il pubblico del Carcano, un po’ in difficoltà nel capire il francese745 . In novembre, per alcune sere, ci fu al Carcano la compagnia diretta dal vicentino Antonio Poletti, “operatore d’illusioni ottico-meccaniche”, che con i suoi esperimenti magnetici riuscì a incantare il pubblico. Con lui c’erano i fratelli Cottarelli, acrobati, autori di salti spericolati coi quali suscitarono l’ammirazione degli spettatori746 . Per la stagione dell’autunnino e del carnevale, il Carcano tenne aperti i suoi battenti per una stagione lirica che iniziò col Macbeth di Verdi, la cui ultima edizione risaliva solo all’autunno del 1850. L’opera andò in scena il 29 novembre in un teatro rinnovato, dove gli spettatori trovarono la gradita sorpresa dell’illuminazione a gas e di liquidi disinfettanti che eliminavano i cattivi odori presenti nella sala. Così la “Fama”: “Chi niegar osasse il progresso avverso alle tenebre e al puzzo, rechisi al Teatro Carcano e veggavi il miracolo della luce del gaz e de’ liquidi disinfettanti, mercé i quali la vista e l’olfatto chiamar si possono i più fortunati dei sensi, durante almeno lo spettacolo che vi allestì un’impresa coraggiosa così che ti parrebbe quasi temerario”. Le fiammelle del gas mettevano in risalto anche le… “…innovazioni, i ripulimenti, gli abbellimenti fatti a quell’armonico ampio ricinto, che brulicava l’altra sera in basso di un fitto popolo di spettatori, i quali a loro agio poteano gittar gli occhi per le logge, popolate di belle e di zerbini, a spiarvi le riposte confidenze e le tenere effusioni de’ cuori che s’intendono. L’atrio, le scale, i corridoi messi a festa ti faceano accorto fin dal primo entrare che il Teatro Carcano era chiamato a vita novella, alla vita della luce e del chiacchierio del pubblico, che ama i multeplici spassi a buon mercato”. Tornando al Macbeth, esso ebbe a protagonista il basso Luigi Walter, ben dotato vocalmente, ma non all’altezza del ruolo impegnativo di Macbeth. Con Walter c’era il soprano Giuseppina Castagnola (Lady), dalla bella voce, anche se talvolta un po’ velata. Il tenore era Ignazio Cabot (Macduff), dal “tonante timbro di voce” non sempre appropriato alla dolce espressività di certe melodie. Ultimo, era il basso Fogari (Banquo) che per un’eccessiva timidezza non si fece apprezzare come meritava. Bene i cori e pregevoli sia i costumi e sia le scene, mentre l’orchestra, diretta dal maestro Bragozzo, “colorì la musica e accompagnò sì bene i cantanti, che fu per avventura la sola che vellicasse l’udito senza strazio di sorta”747 . Dopo il Macbeth fu dato, il 15 dicembre, Belisario di Donizetti, che al Carcano non era mai stato rappresentato (testo di S. Cammarano, “prima”, Venezia 1836). L’opera, che nel ruolo di protagonista richiedeva un cantante di valore, lo trovò in G. B. Righini, “attore-cantante esperto del fatto suo, che possiede buona e forte voce e non è ignaro delle riposte finezze del canto”. La parte di Alamiro fu data al Cabot “il quale ne ritrasse abbastanza buon partito, e venne più volte acclamato”, mentre Antonina fu impersonata da Giuseppina Gavazzi, una giovane debuttante la cui voce, scrisse la “Fama”, “ è certamente bella, forte e sicura, ma non si volge per anche e tempera a quegli accorgimenti, onde l’espressione, onde il vario colore della passione”. Altro elemento della compagnia era Maria De Gianni-Vives (Irene), giovane anch’essa e avvenente, “ricca di una voce argentina e gradevole” oltre che di “fino sentire”. Con i cantanti, buona prova fornì pure l’orchestra, diretta dal maestro Bragozzo, “che avrebbe dovuto però dar maggior fuoco alla musica accelerandone un cotal poco i tempi, languidi talvolta oltre l’uopo”. Discreta la messa in scena748 . L’ultimo spettacolo del 1851 dato al Carcano fu un altro lavoro di Donizetti, Lucrezia Borgia, interpretato da Borioni, “un attore-cantante che serba intemerato il puro buon gusto dell’arte italiana, che canta e rappresenta col sentimento de’ grandi artisti”, dalla Leva, “artista espertissima del fatto suo, che ha voce, anima ed accento drammatico”, e dal Walter. Con l’opera fu dato il ballo La scimia riconoscente di G. B. Grillo, che diede modo alla prima ballerina Emilia Bellini di mostrare un’agilità e una grazia non comuni749 .

745

“La Fama”, 2, 6 ottobre 1851.

746

“La Fama”, 20 ottobre, 3, 10 novembre 1851.

747

“La Fama”, 1 dicembre 1851; “Gazzetta Musicale di Milano”, 30 novembre 1851.

748

“La Fama”, 18 dicembre 1851; “Gazzetta Musicale di Milano”, 21 dicembre 1851.

749

“La Fama”, 29 dicembre 1851.


!145 1852 Nel corso della stagione carnevalesca fu allestito un secondo ballo del Grillo intitolato: Le quattro nazioni, dove emerse di nuovo il talento della Bellini ben coadiuvata dalle ballerine Bazzi e Librini e dai ballerini Paradisi, Trabattoni e Moschini750. Dopo il ballo fu la volta di un’opera di Verdi, I due Foscari, che ebbe un esito incerto dovuto soprattutto alle poche prove fatte e all’emozione che prese i cantanti. Questi erano il Cabot, che “inciampò in alcune incertezze che menaron l’opera a male”, il Righini, non in forma forse per stanchezza, ed Ester Negrini, nuova alle scene e molto emozionata. L’orchestra e i cori si comportarono bene e lo spettacolo, in quanto a scene e costumi, soddisfece pienamente il pubblico751. Molto ben accolte, furono anche alcune esibizioni del famoso nano Tom Pouce che variarono gli spettacoli carnevaleschi. Il Pouce era un piccolo attore venuto dagli Stati Uniti per mostrarsi in diverse pantomime che erano state applaudite in precedenza al teatro della Canobbiana. Piccolo “men d’un braccio”, biondo, dalle membra proporzionate ma dalla grossa testa, il Pouce mostrava la sua abilità soprattutto nei travestimenti che gli permettevano di conquistare belle fanciulle (era ciò che avveniva nella pantomima Un naufragio alla Cina). Divertenti erano anche le sue entrate sul palco realizzate guidando un piccolo cocchio tirato da due pony752. Dopo la parentesi del simpatico nano, la serie delle opere continuò con un altro lavoro di Verdi, Il Corsaro, mai prima d’ora rappresentato a Milano (testo di F. M. Piave, “prima”, Trieste 1848). L’opera, che a Trieste aveva avuto un deciso fiasco (l’unico ad essere applaudito in quella occasione era stato lo scenografo) destò invece al Carcano “vivissimo entusiasmo”. Ciò fu dovuto sia alla musica sia agli interpreti per i quali l’opera sembrava addirittura fosse stata scritta. Essi erano Fortunato Borioni, protagonista, la De Gianni-Vives (Medora), la Leva (Gulnara) e il Walter (Seid), quattro valorosi artisti che eseguirono la musica verdiana “con somma valentia”753 . Come corollario alle rappresentazioni operistiche ci furono pure delle esibizioni dei cosiddetti Mori dell’Africa o Mauritani di Sidi Mahomed che intrattennero piacevolmente il pubblico con i loro spericolati esercizi ginnici754. Altro melodramma dato però nella stagione di quaresima fu il Nabucco, già messo in scena al Carcano nel 1847, cui fu riservata un’accoglienza solo parzialmente positiva. Nei panni di Nabucco, ottima prova fece il baritono Walter, che il pubblico applaudì e chiamò anche alla ribalta; con lui c’era la prima donna Carolina Rota-Galli che, senza mostrare particolari virtù, nel complesso non dispiacque; venivano poi il mezzosoprano Elena Rho, il tenore Cabot e il baritono Cervini (ma nella sua parte di Zaccaria, ci sarebbe voluto un vero basso), tutti e tre discreti. Cori vacillanti e orchestra accettabile755 . Sebbene quasi ignorate dalla “Fama”, altre rappresentazioni effettuate in carnevale e quaresima al Carcano fra un’opera e l’altra furono delle commedie presentate dalla compagnia diretta dal grande Moncalvo di cui siamo a conoscenza grazie alla rubrica “Spettacoli d’oggi” della “Gazzetta Ufficiale di Milano”. La prima di esse fu L’eclisse di Meneghino cui si accompagnò il ballo La scimia riconoscente (1 febbraio); seguirono: Meneghino parrucchiere di Abbiategrasso (2 febbraio), L’ospitale dei pazzi, con Meneghino (5 febbraio), Rinaldo d’Asti (8 febbraio), Meneghino marito in apparenza (10 febbraio), Meneghino cervellee (14 febbraio), Il supposto morto, con Meneghino (15 febbraio), Il conte d’Agliate, con Meneghino (17 febbraio), Una camera affittata a due (20 febbraio), Meneghino padre disperato (23 febbraio), Le avventure di Meneghino e Cecca (25 febbraio), Osti e non più osti (27 febbraio), Meneghino barbiere maldicente (29 febbraio), La battaglia delle donne (2 marzo), Un furto di 1000 fr. (3 marzo), Lazzaro e il mandriano (7 marzo), Un matrimonio per sentenza di tribunale (8 marzo), La lettera perduta (14 marzo), Un appuntamento nella serra degli agrumi (16 marzo), Il capriccio di una donna (18 marzo), Niente di male (19 marzo), Contraddizione e puntiglio, con Meneghino (21 marzo), L’uomo di quattro faccie (23 marzo). Tra tutte queste produzioni, l’unica ad essere recensita dalla “Fama” fu La battaglia delle donne data con esito negativo nella stessa serata insieme al Belisario e al nuovo ballo I viaggiatori all’isola d’amore. Fu, 750

“La Fama”, 15 gennaio 1852.

751

“La Fama”, 19 gennaio 1852.

752

“La Fama”, 8, 29 gennaio, 2 febbraio 1852.

753

“La Fama”, 9 febbraio 1852.

754

“La Fama”, 16, 23 febbraio 1852.

755

“La Fama”, 11 marzo 1852.


!146 questa, una serata nera per il Carcano che la “Fama”, nella sua recensione, paragonò alla battaglia di Waterloo, con un pubblico decisamente scontento e ostile756 . Nel corso della stagione di quaresima fu dato anche un nuovo ballo intitolato La fanciulla mal custodita che grazie alla bravissima prima ballerina Bellini piacque molto al pubblico757 . Insieme alle opere, per alcune sere si esibì al Carcano anche una ragazza spagnola, Irma, che fece degli esperimenti sulla trasmissione del pensiero “o doppia visione”. Coperto il capo da un lino, indovinava qualità, colore e forma degli oggetti che le si presentavano senza mai sbagliare758. L’ultima produzione della stagione di quaresima fu un’opera nuova intitolata La Sacerdotessa d’Iside, composta da Giuseppe Mazza su testo di Serafino Torelli. A parte il libretto, del tutto mediocre, povera d’invenzione si rivelò pure la musica che dava fin troppa importanza alla strumentazione, a scapito della melodia. Tuttavia alcuni pezzi non dispiacquero al pubblico che li applaudì. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Luigi Fagnani (Proconsole), G. B. Righini (Amasi), Giuseppina Leva (Arsinoe), Luigi Mazzini (Apriete), Carlo Scola (Alcanore) Benedetto Cervini (Pubblio)759. Tra tutti, buona prova fece la Leva che eseguì “con molta abilità di voce e d’azione” la sua non facile parte. Con lei, il tenore Scola e il basso Righini, misero tutto il loro impegno per ben figurare, e così pure il Cervini, ottenendo anch’essi il consenso del pubblico. Cori incerti, orchestra diligente, belle le scene760 . Alla terza rappresentazione dell’opera le cose andarono meglio anche perché il riascolto della musica aveva permesso al pubblico di scoprire in essa alcuni motivi riusciti, rimasti in ombra alla prima esecuzione761. Terminata la stagione di quaresima, prese il via quella di primavera con un’opera di Donizetti che nel passato, sia alla “prima” milanese sia alle successive edizioni, non aveva avuto molta fortuna: Maria Padilla (testo di G. Rossi, “prima”, Milano 1841). Questa volta le cose andarono positivamente e il successo, anche per merito dei quattro principali interpreti ben collocati nelle loro parti, non mancò. I cantanti erano il Bordas, la De Gianni-Vives, il Portheau e Irene Locatelli. Tra tutti, il più applaudito fu il Bordas, di cui scrisse la “Fama”: “Questo bello e colto artista possiede il prezioso dono di una magnifica voce di vero tenore serio, canta forbitissimamente, accenta e pronunzia laudabilmente, scolpisce ottimamente il recitativo e i cantabili”. Ottimo era pure il baritono Portheaut, dal canto espressivo e controllato al punto di rallentare i tempi “con iscapito del color musicale”. Della De Gianni-Vives già si conosceva il talento mentre nuova era Irene Locatelli “dotata di maravigliosa agilità di gola”. Lodevole era pure l’allestimento scenico dell’opera donizettiana, che si avvaleva di “molta magnificenza d’abiti e di scene”. Con Maria Padilla, fu dato anche un ballo del coreografo Montani intitolato La vendetta di Glassemorre dove emerse la prima ballerina Erminia Duarti-Marsigliani che mostrò d’essere “molto innanzi nell’arte sua”762 . Mentre erano in corso le repliche di Maria Padilla avvenne al Carcano una piccola rivoluzione riguardante il direttore d’orchestra Bignami. Scrive la “Fama”: “A questo teatro accadde una rivoluzione in miniatura: il Bignami, primo violino direttore dell’orchestra, fu gittato di scanno, sul quale si assise il Cavallini, sorrettovi dal voto dei cantanti; e l’orchestra, a dir vero, cammina ora con una regolarità dianzi troppo inavvertita”763 La seconda opera della stagione di primavera fu Luisa Miller di Verdi che al Carcano era già stata data una prima volta nel 1850. Essa attirò a teatro un pubblico numeroso avendo un successo di stima nei primi due 756

“La Fama”, 3 marzo 1852.

757

“La Fama”, 22 marzo 1852.

758

“La Fama”, 25 marzo 1852.

759

Il libretto della Sacerdotessa d’Iside è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

760

“La Fama”, 1 aprile 1852.

761

“La Fama”, 5 aprile 1852.

762

“La Fama”, 15 aprile 1852.

763

“La Fama”, 22 aprile 1852.


!147 atti e un vero e caloroso successo nel terzo. Tra gli interpreti, ottima prova fece la Luxoro-Pretti, protagonista, dalla voce “bellissima, forte, piacevole ed estesa” di mezzosoprano. Con lei c’era il tenore Bolcioni che mostrò di possedere una voce “gagliarda negli acuti ch’egli però abusa soverchio forzandoli a scapito delle corde medie”; veniva poi il baritono Massiani, “attore-cantante di vaglia” e la Manari, contralto. Con le prime parti c’erano i comprimari Alessandrini e Paraboschi, che lasciarono molto a desiderare764. La seconda rappresentazione della Miller ebbe un’accoglienza migliore della prima mentre registrò la comparsa del nuovo tenore Atanasio Pozzolini che sostituì l’indisposto Bolcioni765. Il 10 maggio si dette al Carcano un nuovo ballo intitolato Giovanna di Napoli sempre del Montani, dove fecero buona prova la Marsigliani, la Bellini e i coniugi Montani, tutti calorosamente applauditi. Dopo il ballo ecco un nuovo melodramma, Ernani di Verdi, che spesso, come avveniva col Barbiere di Siviglia, era usato per rialzare le sorti di una stagione compromessa. Questa volta però la cosa non funzionò anche perché furono fatte solo due prove, che si rivelarono assolutamente insufficienti per ottenere un risultato accettabile. Gli interpreti principali furono la Luxoro-Pretti, che nella parte di Elvira mostrò tutti i suoi limiti, il Pozzolini, che talvolta “si lasciò andare a sforzi di voce che tolgono spesso, né mai aggiungono vaghezza al bel canto”, e il Portheau. Lodevole, invece, fu il basso Zanetti, giovane esordiente, che mostrò di essere dotato di “bella e morbida voce, di buona pronuncia e di eccellente metodo”, tutte virtù che il pubblico seppe apprezzare766 . Dopo Ernani fu allestito un lavoro inedito per il Carcano, scritto dal maestro Antonio Buzzi e intitolato Saul (testo di C. Giuliani, “prima”, Ferrara 1843). Messo in scena il 4 giugno, esso piacque sia per l’esecuzione e sia per la musica che privilegiava la melodia sulla parte strumentale. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Prospero Derivis (Saula), Clotilde Peccia (Gionata), Irene Locatelli (Micol), Giovan Battista Bordas (David), G. Forni (Abner), G. Cervini (Achimelech)767 . Protagonista molto applaudito fu Prospero Derivis, un basso dotato di notevoli qualità vocali e sceniche768. Con lui c’erano Irene Locatelli e il Bordas, non sempre all’altezza della loro parte. Discreti gli altri. Alla fine, gli applausi si sprecarono, rivolti al maestro Buzzi e soprattutto al Derivis, il vero mattatore della serata769. Dopo la stagione di primavera, in estate al Carcano si svolse un’altra stagione operistica organizzata dall’impresario Giovanni Mangiamele, personaggio di cui sappiamo che era proprietario di una fabbrica di “Galanterie in cartonaggio, Astucci per confettura e Parafuochi” situata in piazza Duomo (notizia che desumiamo dalla “Fama”)770 . Prima opera ad andare in scena fu Norma, che, allestita il 24 luglio, riuscì a soddisfare il pubblico, intervenuto numeroso a teatro. Ne furono interpreti Marietta Anselmi, che nel ruolo di Norma mostrò una voce dai begli acuti, anche se poco agile, Luisa Gavetti (Adalgisa), dai buoni mezzi vocali, Achille Assandri (Pollione), tenore dalla voce ben timbrata, e il basso Garcia (Oroveso). Buonissima l’orchestra e belle le decorazioni771 . Dopo Norma fu data un’opera di Donizetti, Gemma di Vergy, che pur essendo “tutta piena di cose bellissime”, a causa soprattutto di una preparazione vocale e strumentale affrettata ebbe un esito sfavorevole. Interprete principale fu la Patti (probabilmente Amalia Patti, sorella della celebre Adelina), mezzosoprano, che pur avendo una bella voce mostrò di non essere adatta a una parte impegnativa quale era quella di 764

“La Fama”, 29 aprile 1852.

765

“La Fama”, 3 maggio 1852.

“La Fama”, 10, 13 maggio 1852. 766

“La Fama”, 17 maggio 1852.

767

Il libretto di Saul è conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano.

Prospero Derivis era nato a Parigi il 28 ottobre 1808. Fu allievo di F. Pellegrini e di A. Nourrit al Conservatorio di Pargi. Nel 1831 esordì nel Mosè di Rossini all’Opéra, dove rimase dieci anni e dove prese parte alle prime esecuzioni di Alì Babà di Cherubini (1833), L’Ebrea di Halévy (1835), Gli Ugonotti di Meyerbeer (1836), Benvenuto Cellini di Berlioz (1838) e Les Martyrs (Poliuto) di Donizetti (!840). Alla Scala, partecipò alla prima esecuzione del Nabucco (1842) e dei Lombardi alla prima Crociata (1843) mentre nel 1842 si fece udire a Vienna alla “prima” locale di Linda di Chamounix di Donizetti. Era dotato di voce facile, sonora, di bel timbro e di grande estensione che egli seppe adoperare con sicura tecnica. Morì a Parigi l’11 novembre 1880. Cfr. “Enciclopedia della Musica” Rizzoli Ricordi, 1972, sub voce. 768

769

“La Fama”, 7 giugno 1852.

770

“La Fama”, 27 luglio 1852.

771

“La Fama”, 26 luglio 1852.


!148 Gemma; con lei c’era il tenore Perozzi che per un improvviso malore non poté fare molto; gli altri interpreti erano il baritono Grandi, visibilmente impacciato, e il basso Cervini, senza dubbio il migliore elemento della compagnia772. A Gemma fece seguito I due Foscari che tornavano al Carcano dopo soli due anni e che non piacquero molto. Tra i cantanti principali, l’unico a salvarsi fu il tenore Antonio Agresti, che cantò egregiamente. Con lui c’erano due esordienti: la prima donna Viviani, in possesso di una voce “troppo infantile”, e il baritono Bonora, impegnato in una parte a lui inadatta (per una indisposizione non era poi nella pienezza dei suoi mezzi)773. Dopo i Due Foscari, fu ridata Gemma di Vergy sperando di darle più vita con nuovi cantanti, ma anche questa volta non ebbe fortuna. Il ruolo di Gemma fu affidato a Giuseppina Leva, ben nota al Carcano, che si guadagnò, come nel passato, molti applausi. I suoi partner invece - il tenore Guglielmini e il baritono Grandi -, lasciarono molto a desiderare ottenendo dal pubblico solo silenzio. Per la “Fama” i tentativi di recuperare l’opera erano inutili, meglio sarebbe stato abbandonarla e così fu fatto774. Il 24 agosto andò in scena il “melodramma storico-fantastico” Dante e Bice con musica di Paolo Carrer e testo di Serafino Torelli. L’opera, del tutto inedita, fu trovata eccessivamente fragorosa nell’orchestra, “massime per l’abuso degli strumenti d’ottone”. Quanto alla musica, essa ricordava talvolta Bellini, Donizetti e Verdi denunciando la mancanza d’idee proprie e originali. Comunque, il sempre generoso pubblico del Carcano, non lesinò anche questa volta i suoi applausi che furono fitti soprattutto al primo atto, il più apprezzato dell’opera. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: G. B. Portehaut (Dante Alighieri), Marietta Anselmi (Bice), G. Bernasconi (Folco Portinari), L. Guglielmini (Conte de’ Gabrielli), Benedetto Cervini (Virgilio)775 Tra tutti i cantanti, i migliori furono la Anselmi, il Portheau e il Guglielmini, ma soprattutto la Anselmi, la più festeggiata. Con loro non fu dimenticato il maestro Carrer che, nel corso della rappresentazione, fu chiamato ben otto volte al proscenio. L’orchestra, guidata dal Cavallini, si comportò egregiamente, mentre mediocri si rivelarono i cori. Belle le scene, realizzate da Carlo Sala776. La stagione estiva proseguì, dopo Dante e Bice, con un lavoro importante di Donizetti: Anna Bolena che non si dava al Carcano dal lontano 1830, anno della sua prima esecuzione, ma che non ebbe il successo sperato. Scrisse, infatti, la “Fama”: “Iersera rappresentavasi al Teatro Carcano per la prima volta, dopo ben ventidue anni, l’Anna Bolena di Donizetti, la cui esecuzione, per crudele fatalità, parve immatura così da doversi lamentare spesso il difetto d’accordo ne’ cantanti, ne’ cori e nell’orchestra”. Più avanti, lo stesso giornale definisce la rappresentazione della Bolena più una prova generale che un’esecuzione pubblica denunciando con ciò un’esecuzione incerta e approssimativa. I cantanti tuttavia fecero ciò che era in loro potere per ben figurare guadagnandosi anche degli applausi. Essi erano il tenore Agresti (Percy), il più apprezzato e festeggiato di tutti, il mezzosoprano Gavetti (Giovanna Seymour), il soprano Borsi Deleurie (Anna Bolena), inferiore alle proprie capacità per un’indisposizione, il mezzosoprano Ernestina Schapié e il basso Bailini. Abiti e scene apprezzabili777. Dopo la Bolena successe un’opera buffa di Vincenzo Fioravanti: Il ritorno di Columella, nuova per il Carcano (testo di A. Passaro, “prima”, Roma 1837). L’opera ebbe il suo mattatore nel buffo Cesare Favretto, attore-cantante vivace e lepido, cui furono rivolti molti applausi. Con lui c’era il tenore Guglielmini, che avendo una piccola parte non poté brillare molto, il baritono Bonora, più che discreto, e il soprano Gandaglia, l’elemento più debole della compagnia778 . A fine settembre andò in scena al Carcano I Capuleti e i Montecchi la cui ultima edizione risaliva al 1850. Nel ruolo principale di Giulietta c’era la Gavetti che piacque sia per la bella voce sia per l’azione scenica, sempre intelligente e appropriata. Con lei c’era il mezzosoprano Schapié, non molto a proprio agio nella 772

“La Fama”, 2 agosto 1852.

773

“La Fama”, 5, 9 agosto 1852.

774

“La Fama”, 16 agosto 1852.

775

Il libretto di Dante e Bice è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

776

“La Fama”, 26 agosto 1852.

777

“La Fama”, 6 settembre 1852.

778

“La Fama”, 16 settembre 1852.


!149 parte di Romeo, e il tenore Agresti, che non poté fare molto essendo, la sua parte, di poca entità (era Tebaldo). Messa in scena dignitosa, orchestra discreta779. Conclusa la stagione lirica, che con le sue sette opere si caratterizzò per una delle stagioni più ricche, effettuate al Carcano, subentrò la prosa con la compagnia Luigi Capella (era ancora la compagnia Cappella attiva al Carcano nel 1847) che si fermò da ottobre fino a novembre. Essa mise in scena, come primo spettacolo, due rappresentazioni: Jenny l’operaia e Adriana Lecouvreur di cui furono ottimi interpreti i coniugi Luigi e Luigia Capella, l’Arnous, il Carrani, il Preti e il Boldrini780 . Altre produzioni della Capella furono Madre Siciliana, Il conte di San Germano e La mendicante781. La “Fama”, colpita soprattutto dalla bravura di Luigia Capella che per la propria beneficiata aveva scelto il dramma Elisabetta Sirani di Napoleone Pepoli, ne scrisse in questi termini: “Luigia Capella è una distintissima prima attrice; quantunque educata in mezzo all’antica scuola, ella con intelligenza e con incessanti studi seppe crearsi un metodo in cui è degna d’ogni più bella lode. Che se sembra talvolta un po’ manierata, simile menda va bentosto cancellata da cento pregi, e tutto scompare quando ci si presenta la donna affascinata dal tumulto delle passioni e ne dipinge or le debolezze, ora le virtù che onorano l’umanità”. Con la Capella c’era pure l’Arnous, primo attore, bravo ma un po’ freddo, Federico Boldrini, “giovane di belle speranze”, il Preti, efficace caratterista, il Carrani e il capocomico Luigi Capella, “che colle sue arguzie e co’ suoi salti sa muovere al riso il numeroso pubblico che ora accorre a questo teatro”782. Per la stagione autunnale, partita la Capella, prese il via al Carcano, un corso di opere comprendenti Roberto il Diavolo, Cenerentola, Saul, Il Barbiere di Siviglia e Semiramide. L’apertura avvenne con l’impegnativo Roberto il Diavolo di Meyerbeer, messo in scena il 28 novembre. Se dei cinque atti che lo componevano i primi due, furono accolti freddamente, meglio andarono gli altri tre, con applausi calorosi ai cantanti che coraggiosamente si erano impegnati nella difficile partitura. Essi erano il giovane tenore Galletti, fornito di buoni mezzi (Ramboldi), la prima donna Teresa Gambardella, che ebbe addirittura un trionfo (era Alice), Carolina Charl, il basso Pietro Vialetti, un efficace Bertramo, e il secondo tenore Luigi Ferretti (Roberto), messo a dura prova da una tessitura molto estesa. Con l’opera fu dato anche un ballo di cui però sappiamo solo il nome della prima ballerina: Rosina Ghiraud, alunna dei celebri coniugi Blasis. Ottima l’orchestra, alla cui guida c’era il maestro Bragozzo. Spettacolo che, nel complesso, fu “ricco e grandioso per decorazioni d’abiti e di scene”783. Contemporaneamente alle opere, si esibì al Carcano anche la compagnia di ginnasti I tre Persiani che con i suoi numeri di salti ed altri spericolati esercizi riuscì a far divertire il pubblico784. Successivamente a Roberto il Diavolo fu allestita Cenerentola ossia La bontà in trionfo, giudicata un po’ datata e inferiore al lavoro di Meyerbeer. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Alberto Bozzetti (Don Ramiro), Camillo Everardi (Dandini), Simone Grandi (Don Magnifico), Teodolinda Gerli (Clorinda), Marietta Allievi (Tisbe), Eloisa Everardi (Cenerentola), Alessandro Trabattoni (Alidoro)785 . Tra i cantanti, ottimo si rivelò il baritono Camillo Everardi, che fece udire una voce molto estesa, anche se ancora bisognosa di studio. Altra sua virtù era di stare in scena con semplicità e naturalezza. Con lui c’era il mezzosoprano Eloisa Everardi, dalla sicura intonazione e dal buon metodo di canto, il tenore Bozzetti, piuttosto modesto, e il buffo Grandi. Bene l’orchestra, anche se un po’ troppo invadente, e accettabile la messa in scena786 . Dopo Cenerentola, nel primo giorno di carnevale, fu dato Saul, di Antonio Buzzi, già rappresentato in primavera, il cui esito fu positivo, con applausi ripetuti e prolungati ai cantanti e allo stesso maestro. Sulla musica, così, brevemente, si espresse la “Gazzetta Musicale di Milano”: “Non v’ha dubbio che il Saul del 779

“La Fama”, 27 settembre 1852.

780

“La Fama”, 7 ottobre 1852.

781

“La Fama”, 18, 25 ottobre, 11 novembre 1852.

782

“La Fama”, 18 novembre 1852.

783

“La Fama”, 4, 29 novembre 1852.

784

“La Fama”, 9 dicembre 1852.

785

Il libretto di Cenerentola ossia La bontà in trionfo è conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano.

786

“Gazzetta dei teatri”, 11 dicembre 1852.


!150 maestro Buzzi […] è opera ridondante di maschie musicali bellezze e di sicurissimo effetto”. Gli interpreti furono la Vetturi-Olivi (Micol), un soprano dalla bellissima voce, il basso Vialetti (Saul), il tenore Saccomanno (David), non del tutto in forma per un’indisposizione, il Cervini (Achimelech) e la Peccia (Gionatan). Cori piuttosto stonati e mal assortiti, bene l’orchestra787 . 1853 Il 10 gennaio fu messo in scena il Barbiere di Siviglia e il nuovo ballo La scaltra fattoressa del coreografo Giuliani. Nel Barbiere si fece udire come prima donna il soprano Virginia Pozzi, un’artista “bella e gentile” che nei panni di Rosina, pur avendo una voce di poco volume, piacque molto al pubblico. Con lei c’era l’Everardi, così apprezzato in Fra Diavolo, che nella parte di Figaro se la cavò assai bene. Veniva poi il buffo Grandi, ottimo nel ruolo di Don Bartolo, il basso Cervini (Don Basilio) e il tenore Bozzetti, un più che discreto conte d’Almaviva. Meno apprezzato dell’opera fu il ballo, definito dalla “Gazzetta dei teatri” “una perfetta nullità”, con un soggetto vecchio, sfruttato fin troppe volte. Bene si comportò tuttavia la prima ballerina Citterio e il suo compagno, il giovane e promettente Foriani, applauditi entrambi. Belli sia i costumi sia le scene788. Al Barbiere seguì un altro lavoro di Rossini, serio, questo, vale a dire Semiramide messo in scena con grande ricchezza d’abiti e di scene. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Maddalena Olivi-Vetturi (Semiramide), Angiolina Borghi-Vietti (Arsace), Camillo Everardi (Assur), Luigi Saccomanno (Idreno), Pietro Vialetti (Oroe), Gaetano Benfatti (Mitrane)789 . Nel complesso la loro prestazione fu buona, anche se in alcuni di essi fu notato il vecchio vizio di modificare con personali variazioni le melodie rossiniane (“se avete voce agile, estesa ed atta alle fioriture, fate quelle di Rossini, fatele bene e basta…”). Nella parte di protagonista c’era il soprano Olivi-Vetturi che superò con rara facilità le difficoltà che essa presentava, mostrando “fluidità di voce spontanea e ardita”, ma scarso accento drammatico. Con lei c’era il baritono Everardi il quale “spiegò le consuete doti di voce educata ad uno stile ornato e d’agilità”. Veniva poi il contralto Angiolina Borghi-Vietti, di bell’aspetto e con una voce dalle gradevoli note basse. Completava il gruppo, il basso Vialetti, che difettava nella pronuncia, e il tenore Saccomanno, dotato di voce assai bella ma bisognosa ancora di studio. Alla fine, applausi per tutti, anche all’orchestra, diretta con competenza dal maestro Bragozzo790 . Terminata la stagione carnevalesca, il 6 febbraio ci furono a Milano dei moti rivoluzionari che furono subito stroncati da Radetzky. Questi, anzi, ne approfittò per dare una lezione ai milanesi facendo imprigionare e impiccare diversi di loro e imponendo a tutta la città dei balzelli che avrebbero dovuto risarcire sia i parenti dei soldati uccisi o feriti nei moti sia indennizzare il pubblico tesoro delle spese fatte per la guerra. Naturalmente, per un certo tempo, i teatri milanesi rimasero chiusi, ma fu una chiusura breve perché essi ripresero la loro normale attività già in marzo. Il Carcano, preso in appalto dal maestro Pietro Visoni, si riaprì il 28 marzo con Norma dove protagonista era il soprano Teresa Parodi, allieva della grande Pasta, che effettuò una lodevole prestazione. Con lei c’erano Luigia Bianchi (Adalgisa), Gaetano Baldanza (Pollione) e Prospero Derivis (Sacerdote), tutti ben accolti dal pubblico. Ottima l’orchestra, diretta da Eugenio Cavallini e più che decorosa la messa in scena791. Prima però che iniziasse lo spettacolo fu eseguito, da cori, solisti e orchestra, l’inno austriaco il cui scopo evidentemente era quello di riaffermare a Milano l’autorità governativa che non si faceva intimorire da qualsiasi tentativo insurrezionale. Dell’evento abbiamo notizia grazie a un articolo del giornale governativo “Gazzetta Ufficiale di Milano” che qui riportiamo: “Ed ecco tra noi rifiorire i passeggi pubblici e riaprirsi i teatri. Dopo l’I. R. Teatro alla Scala [riaperta il 7 marzo] ieri sera si riaperse il Regio Teatro della Canobbiana e il Teatro Carcano. Entrambi erano affollati malgrado il cattivo tempo […]. Le rappresentazioni della stagione di primavera sono incominciate al Carcano colla Norma […]. Lo spettacolo esordì coll’inno popolare dell’Impero, cantato dagli attori primari e dai cori con molto effetto e con accompagnamento di piena orchestra. L’inno fu salutato dal frequente uditorio con replicate salve d’applausi. L’esecuzione dell’opera non poteva essere meglio affiatata. Teresa 787

“Gazzetta dei teatri”, 27 dicembre 1852, 5 gennaio 1853; “Gazzetta Musicale di Milano”, 2 gennaio 1853..

788

“Gazzetta dei teatri”, 11, 16 gennaio 1853; “La Fama”, 13 gennaio 1853.

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Il libretto di Semiramide è conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano.

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“La Fama”, 31 gennaio 1853.

791

“La Fama”, 21, 31 marzo 1853.


!151 Parodi, allieva della celebre Pasta, ha sostenuto con grande arte drammatica la parte di Norma. La signora Bianchi sostenne con molto effetto la bella e difficile parte di Adalgisa […]. Il tenore Gaetano Baldanza si è grandemente distinto nella parte di Pollione. Il primo basso profondo signor Prospero Derivis ha sostenuto assai bene la sua parte di Sacerdote. Possiam dire senza tema d’errare, che la Norma ha destato ieri sera al Carcano un vivo entusiasmo”792. Alla Norma seguì il 3 aprile, un’opera giocosa inedita per il Carcano: Crispino e la comare dei fratelli Ricci (testo di F. M. Piave, “prima”, Venezia 1850). Essa attirò a teatro un pubblico numeroso e ben disposto che le decretò un “clamoroso successo”. Ciò per merito della musica brillante e vivace, ma anche e soprattutto del suo principale interprete, il buffo milanese Carlo Cambiaggio, che aveva preso parte anche alla “prima” veneziana dell’opera e che mostrò ancora una volta il suo grande talento di cantante-attore ottenendo dai suoi concittadini “le più festevoli dimostrazioni di affetto”. Con lui c’era Adele Rebussini un’artista dotata di notevole vis comica e presenza scenica, che contribuì anch’essa al pieno successo dell’opera793 . La stagione di primavera continuò con il Barbiere di Siviglia, una musica “di ieri, d’oggi, di tutti i tempi, di tutti i popoli” che pur essendo stato dato nel carnevale precedente, ebbe dal foltissimo pubblico intervenuto a teatro i più vivi applausi. E ciò fu merito naturalmente della musica, sempre giovane e fresca, ma anche dei cantanti che interpretarono i vari personaggi in maniera encomiabile. Essi erano Teresa Parodi (Rosina), il Galvani (conte d’Almaviva), l’Altini (Figaro), il Cambiaggio (Don Bartolo) e il Derivis (Don Basilio). Qualche critica la “Fama” però non mancò di farla, rivolgendola soprattutto a quegli interpreti che abbondarono in fioriture aggiunte arbitrariamente alla musica rossiniana, una pratica difficile da sradicare e che resisteva nel tempo. L’orchestra, diretta dal Cavallini, accompagnò efficacemente i cantanti e bene fecero anche i cori, che di solito lasciavano non poco a desiderare794 . Importante, nel corso della stagione, fu la rappresentazione di un nuovo lavoro scritto dal maestro Andrea Gambini, noto a Milano soprattutto come pianista di grande talento. Il titolo era: Eufemio di Messina ed era stato composto su testo di Giuseppe Torre, di valore piuttosto modesto. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Giuseppe Altini (Teodoro), Teresa Parodi (Lodovica), Gaetano Baldanza (Eufemio), Giuseppe Benzi (Almanzor), Luigi Alessandrini (Pacomio)795. L’opera, messa in scena il 26 aprile, non fu molto apprezzata dalla “Fama” che vi trovò poche melodie orecchiabili e in più uno stile più pianistico che vocale (“troppo di frequente ravvisasi nello scrittore della musica il pianista, che non tratta coll’acume d’ingegno, che è tutto suo, lo strumento vocale per cui scrive; è l’errore d’un uomo che molto sa, traviato da una seconda natura”). L’orchestra, inoltre, era in alcuni punti molto fragorosa, tanto da non far sentire le voci dei cantanti. Gli interpreti principali, lodevoli per il loro zelo e impegno, furono però tutti applauditi. Essi erano Teresa Parodi, Gaetano Baldanza e Giuseppe Altini. Allestimento sfarzoso796 con scene, come risulta dal libretto, di Filippo Peroni e Luigi Vimercati. Si arriva così al 7 maggio giorno in cui al Carcano ritornò Rossini con l’Otello che non si dava dal lontano 1829. La parte di Desdemona fu sostenuta dalla Parodi che sia come cantante e sia come attrice si confermò artista di capacità non comuni. Con lei c’era il Baldanza, un Otello dalla voce “piena, egualmente robusta, agile ed arditissima”. Gli altri interpreti erano il tenore Galvani che “cantò con que’ modi corretti e graziosi che son suoi”, il baritono Giorgi, un apprezzabile Jago, e il basso Derivis che pur indisposto “ebbe a mostrarsi l’abile ed ingegnoso attore-cantante, che a ragione è tenuto fra noi in sì gran pregio”. Lode quindi all’impresa che era riuscita a realizzare uno spettacolo addirittura grandioso, “per musica, per esecuzione, per ricchezza d’accessori”797 . Altro lavoro di Rossini dato al Carcano fu L’Italiana in Algeri, che ebbe a protagonista il contralto Giulia Amadei, di cui così scrisse la “Fama”: “Esordiente prima donna contralto, di nazione inglese, ricca di voce bella, estesa, eguale e forte, educata ad ottima scuola, ma non esperta per anco degli artifici pratici del canto e d’azione che si richieggono ad un’artista”. Con lei c’era il Galvani, “delizioso Lindoro”, il Derivis, “attore e cantante del pari valentissimo” e il Cambiaggio, “sempre lepido e dilettevole caratterista”. Per la “Fama”, 792

“Gazzetta Ufficiale di Milano”, 29 marzo 1853

793

“La Fama”, 4 aprile 1853.

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“La Fama”, 14 aprile 1853.

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Il libretto di Eufemio di Messina è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

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“La Fama”, 28 aprile 1853.

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“La Fama”, 9 maggio 1853.


!152 l’esecuzione vocale dell’Italiana nel complesso fu ottima, come del resto quella strumentale e ciò fu anche il parere del pubblico che non risparmiò all’opera i suoi applausi798. In occasione della beneficiata di Teresa Parodi, un’artista che nelle sue performance si era guadagnata la stima del pubblico del Carcano, fu allestita un’opera poco eseguita di Donizetti, vale a dire Lucrezia Borgia che fece accorrere a teatro “un’onda di pubblico, che empiva le logge e gli scanni”. Ottima fu la prestazione della Parodi che “dalla soavissina romanza in poi si vide festeggiata in ogni più bella guisa in tutti i suoi pezzi”. Con lei molto applauditi furono pure il Galvani, “dall’arte finissima”, Elisa Poma, esordiente, che pur emozionata fece sfoggio di una bella voce (era Orsini), e il Derivis che rappresentò la parte di Alfonso “in guisa che non sapremmo chi potesse agguagliarlo”799. L’ultimo spettacolo d’opera realizzato al Carcano in questa stagione fu una novità, vale a dire Baschina, testo di Francesco Maria Piave, musica di Federico De-Liguoro. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Prospero Derivis (Dagoberto), Rebussini-Rossetti (Baschina), Matilde Ruffi (Giovanna), Luigi Alessandrini (Conte di Marillac), Gaetano Baldanza (Giuliano), Annetta Menegotti (Elena), Giuseppe Benzi (Cancelliere)800 . Il melodramma, allestito il 17 giugno, era, secondo la “Fama”, ancora Luisa Miller in veste nuova, “senza i versi però spesso bellissimi del Cammarano”. Anche la musica non era eccelsa e di ciò, gli spettatori, con la loro chiara disapprovazione ne diedero lampante dimostrazione. L’esecuzione tuttavia fu accurata e ciò andava a merito soprattutto della Rebussini, del Baldanza e del Derivis, i tre principali interpreti. Bene l’orchestra, che suonò con molto impegno, anche se un po’ troppo rumorosamente. Degna di lode l’impresa, “che decorò con lusso lo sventurato spettacolo, il quale lasciò nel pubblico quella noia o spossamento, che suol essere appunto naturale conseguenza del sonno magnetico”801. Autori delle scene, come risulta dal libretto, erano Filippo Peroni e Luigi Vimercati. Dopo le opere, in settembre si presentò al Carcano la compagnia Giardini che fino a novembre diede un nutrito numero di spettacoli drammatici. Di essi mancano quasi del tutto le recensioni giornalistiche, ma grazie alla rubrica “Spettacoli d’oggi” della “Gazzetta di Milano”, ne possiamo riportare qui i titoli, vale a dire: La vita color di rose (2 settembre) Ballo nuovo Enrico Morton, L’Ebete (3 settembre), La salamaia (4 settembre), Camoens (5 settembre), Un fidanzato di provincia, Una donna che si getta dalla finestra (6 settembre), Amante e madre (7 settembre), Galileo Galilei (8 settembre), I ghiacci dell’Oceano (10 settembre), Il vecchio caporale (13 settembre), Una moglie per un napoleone d’oro, Le piccole miserie della vita (14 settembre), La torre di Londra (15 settembre), Elvira o il collare d’oro (16 settembre), Il montanaro scozzese (17 settembre), La scala delle donne (18 settembre), Pagliaccio (19 settembre), I misteri di un generale (20 settembre), Il genero del signor Poirier, Il modello di legno, scherzo comico (21 settembre), Stifelius (22 settembre), L’onore della famiglia, Ballo nuovo Malvina di Calabria del coreografo F. Villa (23 settembre), Il conte di Monte Cristo (24 settembre), L’amico Francesco, La notte di S. Silvestro (28 settembre), Kean (30 settembre), Giovanni il cacciatore scozzese (1 ottobre), Un viaggio per istruzione (2 otteobre), Il Domenichino (3 ottobre), Il mercato di buoi (4 otteobre), Amleto principe di Danimarca con ballabile e concerto di flauto a beneficio di Alessandro Salvini (6 ottobre), Corpo ed ombra (7 ottobre), Come si vendicano le donne, Il supplizio di Tantalo (9 ottobre), Antichi e moderni (10 ottobre), Il coraggioso, il poltrone e lo stravagante (11 ottobre), L tre Eleonore (12 ottobre), Il vagabondo e la sua famiglia (13 ottobre), Giovanni il cocchiere (15 ottobre), Francesco il mulatto (16 ottobre), La donna e l’artista (17 ottobre), Le prime armi di Richelieu (18 ottobre), Benvenuto Cellini (20 ottobre), Faust, con ballabili (22 ottobre), Il nemico delle donne (23 ottobre), Prigonia e morte di Cristoforo Colombo (24 ottobre), I misteri di Parigi (25 ottobre), La punizione, con ballabili (26 ottobre), Caterina Howard (27 ottobre), Macbeth (29 ottobre), I due sergenti (30 ottobre), Matilde di Maran (31 ottobre), Il mercato di Londra (1 novembre ), Il birichino di Parigi, ballo nuovo Un sogno del coregrafo F. Villa (2 novembre), La povera Claudia (3 novembre), Il marchese ciabattino (6 novembre), Il banchiere ed il cassiere (7 novembre), La capanna dello zio Tom (8 novembre), Camoens (9 novembre), Gli spazzacamini della Val d’Aosta (10 novembre), Il poeta e la ballerina (11 novembre), Il figlo del reggimento eroe a15 anni (12 novembre), Gli zingari di Parigi (13 novembre), Trent’anni di vita di un giocatore (15 novembre), Il raggiratore (16 novembre), I misteri di un morto (17 novembre), La sfida di un cieco (18 novembre), Il sonnambulo (19 novembre), Mio cugino (20 novembre).

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“La Fama”, 12 maggio 1853.

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“La Fama”, 26 maggio 1853.

800

Il libretto di Baschina è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

801

“La Fama”, 9 giugno 1853.


!153 Tra gli attori, i migliori furono la coppia Giardini, il Salvini, il Papadopoli, la giovane Bensi e il Signoris e tutti “si accattivarono il favore del pubblico”802 . Alla compagnia Giardini subentrò un’altra equipe, quella di Massa e Morandi che tra gli attori contava il celebre Moncalvo, personaggio particolarmente amato dal pubblico. La prima commedia che mise in scena fu La Mendicante seguita da La pazza di Tolone, due produzioni in cui piacque molto la prima attrice Marietta Pezzi, “ricca di belle doti”. Altri attori graditi al pubblico furono lo Zocchi, il Massa, attore brillante, il Venturini e naturalmente il Moncalvo. La “Fama”, nominandolo, scrisse che egli era ”il prototipo dei caratteristi popolari, l’attore dalla eterna giovinezza, che fa invidia ai giovani, che da lui debbono apprendere quell’aurea naturalezza, quell’acume, quella piacevolezza di modi che il rendono inimitabile”. Insieme agli spettacoli di prosa si accompagnò pure un ballo intitolato Sidney del coreografo D’Amore dove in un passo a due ottima prova fece il Ramaccini ben accompagnato dalla Albertazzi803. Altri balli dati successivamente a Sidney furono Lo speziale o Il tutore burlato e Roberto ossia Il pescatore, sempre del D’Amore804. Per la beneficiata del Moncalvo fu allestita la vecchia commedia Contraddizione e puntiglio che fruttò all’anziano attore (aveva 73 anni!) clamorose accoglienze. Oltre a recitare, il Moncalvo, “armato di ferrei polmoni”, si esibì anche come cantante eseguendo l’aria buffa Ogni donna ha il suo tesoro dando con ciò un’ulteriore prova di “forza comica e vivacità”, per la quale fu premiato con una corona e vari omaggi poetici805. Sempre nel corso della stagione di prosa fu data anche un’opera di Donizetti, Betly, inedita per Milano (testo dello stesso Donizetti, “prima”, Napoli 1836). Essa, messa in scena il 9 ottobre, ebbe come principali interpreti il soprano Virginia Miller, il tenore Lattuada e il basso Aliprandi, ma fu sfortunata tanto da essere accolta “quasi per intero a suon di fischi”806 . Per le stagioni d’autunnino e carnevale, il Carcano aprì i suoi battenti con altri spettacoli lirici. Essi presero il via il 25 novembre con un popolare lavoro verdiano, Rigoletto, che attirò a teatro una folla strabocchevole. Ma oltre all’opera c’era un altro motivo di attrazione per il pubblico, ossia il nuovo sipario, realizzato dal giovane pittore Tassani che con lodevole abilità aveva raffigurato l’ingresso a Milano di Francesco Sforza. La “Fama” lo giudicò “assai commendevole, a tale che fu d’uopo al Tassani fra il continuar degli applausi affacciarsi al proscenio”. Relativamente ai cantanti, buona prova fece il tenore Giovanni De-Vecchi (il Duca) che spiegò una “bella ed estesa voce” unita a “magistero nell’arte ch’ei conosce ed esercita con pari lode”. Bene anche il basso Amilcare Casali, uno Sparafucile dalla voce maschia e dalla “marcata franchezza”. Meno felice fu, invece, la prova del baritono Giuseppe Pauly che nel ruolo principale di Rigoletto ebbe il torto “di essersi addossata una parte lontana affatto dai propri mezzi d’arte e di voce”. Come prima donna c’era Angiolina Ortolani che nel ruolo di Gilda espresse “una voce acutissima, che trae all’infantile, ma forte e vibrata”. Essa era giovane e ancora inesperta, ma aveva quelle qualità che le avrebbero permesso senz’altro “un ridente avvenire”807. Maddalena era il mezzosoprano Giuseppina Lemaire, quasi esordiente, che eseguì la sua parte “con bastante disinvoltura”. Allestimento assai ricco, orchestra e cori pieni di buona volontà, ma alla fine solo pochi applausi808 . Dopo Verdi, il secondo melodramma della stagione fu un lavoro di Donizetti, già dato una volta nel 1844, vale a dire La figlia del Reggimento. Esso andò in scena il 30 novembre avendo a protagonista Amabile Laget, francese, la quale, scrisse la “Fama”, “ebbe il torto di sostenere una parte difficile così, che 802

“La Fama”, 29 agosto 1853.

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“La Fama”, 8, 13 settembre 1853.

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“La Fama”, 26 settembre, 17 ottobre 1853.

805

“La Fama”, 24 ottobre 1853.

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“La Fama”, 10, 24 ottobre 1853.

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Angiolina Ortolani, soprano, nacque a Bergamo il 10 maggio 1834. Studiò al Conservatorio milanese dal 1851 al 1852 avendo come maestro Francesco Lamperti. Il suo debutto sulle scene avvenne nel 1834 interpretando, al Teatro Riccardi di Bergamo, Parisina di Donizetti. In seguito si fece udire in molti teatri italiani e stranieri, anche insieme al marito, il tenore Mario Tiberini. Di lei così scrive Rodolfo Celletti nell’”Enciclopedia dello spettacolo”: “Angelina ebbe voce carezzevole, si accostò talvolta a partiture di genere spinto, ma trovò il suo naturale elemento nel canto fragile e meccanizzante del genere d’agilità […] Si distinse per la puntualità mirabile dell’esecuzione, la facilità del vocalizzo e della coloratura, in uno stile puro e aggraziato di soprano lirico-leggero “ante litteram””. L’Ortolani morì a Livorno il 31 dicembre 1913. 808

“La Fama”, 28 novembre 1853.


!154 pochissime vi riuscirono”. Era una parte, quella di Maria, che non richiedeva solo una bella voce, ma anche notevoli doti sceniche che facessero risaltare l’aspetto serio e buffo del personaggio. Con lei c’era Teodolinda Gerli, Giuseppe Pasi e Simone Grandi. Dei tre, il più applaudito fu il tenore Pasi (Tonio), dalla voce spontanea e simpatica, mentre gli altri piacquero poco determinando, con la Laget, un’accoglienza sfavorevole all’opera (mediocri si rivelarono pure cori e orchestra)809. La terza opera della stagione fu Nabucco e l’esito che ebbe fu addirittura peggiore di quello riservato alla Figlia del Reggimento. Della compagnia di canto assoldata per eseguire il lavoro verdiano, pochi furono gli interpreti che si guadagnarono qualche applauso. Essi furono Giovannina Campagna-Casali, soprano (Abigaille), dalla voce forte ed estesa, il basso Amilcare Casali, uno Zaccaria imponente, e il baritono Giuseppe Marra (Nabucco). Gli altri, vale a dire Giuseppina Lemaire (Fenena) e Pio Motta lasciarono molto a desiderare come modesti si rivelarono cori e orchestra. Discreti i costumi e le scene810 . Per la “Fama”, probabilmente l’insuccesso del Nabucco non derivava solo dagli interpreti, ma anche dal fatto che gli spettatori lo avevano udito nel passato eseguito da cantanti di grande valore e il confronto di quelli con quelli attuali rendeva questa edizione del Nabucco irrimediabilmente perdente811. Alla seconda rappresentazione dell’opera verdiana l’esecuzione fu migliore, ma gli spettatori disertarono il teatro. Nel corso dell’esecuzione si verificò poi una piccola rivoluzione che ebbe a protagonista il direttore d’orchestra Muzio che a furor di popolo fu sostituito dal primo violino Marzorati, con il quale, finalmente, “le cose presero un andamento più regolare”812 . Al Nabucco seguì Parisina di Donizetti, che al Carcano non era mai stata rappresentata (testo di F. Romani, “prima”, Firenze 1833). Ben interpretata dai cantanti, l’opera fu accolta molto favorevolmente dal pubblico, un po’ meno dalla “Fama”, per la quale, contrariamente ai cantanti attuali, ci sarebbero voluti “artisti di lunga esperienza, abilissimi nel canto e nella scenica rappresentazione”. Il ruolo principale di Parisina fu sostenuto dal soprano Angiolina Ortolani che si fece apprezzare soprattutto per “la pieghevolezza della voce”. Suoi compagni erano Giuseppe Pasi, Giuseppe Pauly, Antonio De Morelli e Teodolinda Gerli, tutti artisti che in misura maggiore o minore diedero prova della loro abilità. L’opera però fu data con diversi tagli e manipolazioni, e ciò non piacque alla “Fama” che insorse “contro lo sfregio che si è fatto al povero Donizetti coll’adulterare vergognosamente in più fogge l’opera del suo nobile e potente ingegno”813 . 1854 In gennaio furono ridati Nabucco e Rigoletto e grazie ad alcune sostituzioni i due lavori verdiani ebbero dal pubblico una migliore accoglienza. Nel Rigoletto, ad esempio, il De Vecchi fu sostituito dal tenore Pasi e il Casali dal basso De Morelli con risultati più che discreti. Nel ruolo principale di Rigoletto c’era ora Francesco Gnone che fece un’ottima prova mostrandosi nettamente superiore al Pauly. Ammirevole, invece, continuò a mostrarsi, nel ruolo di Gilda, la Ortolani814. Un’opera nuova della stagione fu Don Sebastiano di Donizetti, mai data prima d’ora al Carcano (testo di E. Scribe, “prima”, Parigi 1843). Messa in scena il 14 gennaio, essa ebbe come interpreti Giovanni De Vecchi (Don Sebastiano), Alessandro Olivari (Camoens), Amilcare Casali (Don Giovanni), Antonio Trabattoni (Abaialdo) e Angiola Orecchia (Zaida). Lodevole prestazione fece il tenore Giovanni De Vecchi che nel ruolo di protagonista “fu applauditissimo spesso, fu ridomandato e festeggiato in singolar guisa”. Quanto al baritono Olivari, egli mostrò di essere “un artista di molto merito, che ha voce flessibile, chiara, estesa, abbastanza forte”. Apprezzati, furono anche il basso Casali e il giovane soprano Orecchia, alunna del Conservatorio milanese, in possesso di una voce “soave e forte ad un tempo”. Tutti furono meritevoli di grandi applausi e ammirata fu pure l’accurata messa in scena dell’opera che valorizzò ancor più la

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“La Fama”, 1 dicembre 1853.

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“La Fama”, 15 dicembre 1853.

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Ibid.

“La Fama”, 19 dicembre 1853. Il direttore Muzio probabilmente era Emanuele Muzio, amico e unico allievo di Verdi. Nato a Zibello, Parma, il 24 agosto 1825, fece una fortunata carriera di direttore che lo portò, oltre che in molti teatri italiani, anche all’estero (Bruxelles, America, Londra). Nel 1875 si stabilì a Parigi, dove conquistò grande stima come insegnante di canto e dove morì il 27 novembre 1890. 812

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“La Fama”, 22 dicembre 1853.

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“La Fama”, 9 gennaio 1854.


!155 rappresentazione. Col Nabucco fu dato anche un ballo intitolato Le astuzie di Frontino che, realizzato dal coreografo D’Amore, diede modo ai ballerini Angiolina Negri e Bellini di fare un’ottima prestazione815 . Dopo alcune repliche del Don Sebastiano, accolte ancor più favorevolmente dal pubblico, fu dato, il 19 gennaio, L’elisir d’amore in cui si fece udire una nuova prima donna: Sofia Vera-Lorini. Definita dalla “Fama” “cantatrice dai modi corretti, eleganti, di tutto buon gusto”, con una voce gradevole e assai agile, essa non poteva non piacere al pubblico che la applaudì chiamandola più volte al proscenio. Nemorino era interpretato dal Pasi da cui gli spettatori pretesero il bis della romanza Una furtiva lagrima da lui eseguita assai bene. Purtroppo, nel momento in cui fece il suo ingresso sulla scena Dulcamara, interpretato dal basso Gnone, ci fu da parte del cavallo che tirava il suo calesse, un…increscioso incidente che fece sbellicare il pubblico di risate. Ad esse però si accompagnarono anche fischi assordanti e schiamazzi indecorosi che avevano ben poco di civile e che determinarono il fiasco dell’opera816 . Dopo tale infortunio, fu messa in scena Lucia di Lammermoor, una scelta felice, che fece tornare al Carcano il sereno e addirittura un grande entusiasmo. Ciò fu merito soprattutto dell’Ortolani, che nel ruolo di Lucia fece una prestazione meritevole solo di lodi. Con lei c’era il De Vecchi e lo Gnone e anch’essi, ben calati nei loro ruoli di Edgardo e di Enrico, ebbero la loro razione di applausi817 . Nel corso della stagione, fu dato un altro ballo, intitolato Gisella, dove la Negri si distinse nuovamente per la grande agilità e la grazia delle sue movenze. Ottimo compagno le fu ancora il Bellini, che grazie alla sua figura prestante e la sicurezza nei passi si guadagnò molti applausi. Le coreografie del D’Amore, però, piacquero poco, e ciò influì negativamente sull’esito complessivo del ballo818. Nel periodo di quaresima, la stagione lirica continuò con un’opera di Verdi, il Corsaro, già data al Carcano nel 1852 con buon successo. Questa volta la musica non piacque e l’esecuzione lasciò molto a desiderare scontentando gli spettatori. “Al De-Vecchi – così la “Fama” -, la parte del Corsaro è certamente troppo alta, ed alla signora Ortolani troppo bassa quella di Guinara: ambedue nondimeno seppero trar profitto de’ momenti più felici della musica, e cattivarsi il plauso del pubblico”. Con i due succitati interpreti c’era pure il baritono Olivari (Seid), che si mostrò “intelligente e perito”, e la nuova prima donna Luigia FranciaZanini. Timida ed emozionata - era esordiente -, la Francia-Zanini mostrò di possedere buoni mezzi unitamente a una figura avvenente, particolare questo che giocò indubbiamente a suo favore. Quanto ai cori e all’orchestra, essi “parvero più incerti del solito” e quindi tutt’altro che lodevoli819 . Finite le opere, il Carcano si aprì per ospitare la compagnia Pascali, Bovi e Cardarelli (detta anche Metastasio) per una serie di spettacoli drammatici di cui il primo fu Donna, di Giacometti. Purtroppo, il primo attore Bovi, dopo il primo atto, dovette lasciare il palco per un abbassamento di voce e ciò determinò la messa in scena di un altro dramma, Una fortuna in prigione del Bayard, dove emerse la prima attrice Ghezzi, che insieme al brillante Pascali fu ripetutamente applaudita. Durante la serata fu dato anche un ballo del coreografo Villa intitolato L’orfanella di Ginevra che, ben danzato, fu accolto favorevolmente dal pubblico820 . Insieme alle commedie della compagnia Pascali, fu allestita, il 17 marzo, pure un’opera di Donizetti, Linda di Chamounix che non fu molto fortunata. Infatti, i pochi applausi che ebbe andarono a due soli interpreti, vale a dire il buffo Vincenzo Galli (Marchese) e il mezzosoprano Lemaire (Pierotto). Gli altri erano il baritono Calestani, il tenore Sacchero e il soprano Hawlei821. Ora si sperava che la seconda rappresentazione dell’opera avrebbe avuto un esito migliore, ma fu una vana speranza perché essa questa volta capitombolò. “Fu un di quei capitomboli – scrisse la “Fama” – dai quali un galantuomo non si rialza più, o se risorge barcolla come briaco e stramazza poi, né più risorge”. Qualche applauso tuttavia ci fu e ne furono oggetto i già citati Galli e Lemaire, mentre agli altri andarono solo fischi822 .

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“La Fama”, 16 gennaio 1854.

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“La Fama”, 23 gennaio 1854.

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“La Fama”, 2 febbraio 1854.

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“La Fama”, 20 febbraio 1854.

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“La Fama”, 2 marzo 1854.

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“La Fama”, 9 marzo 1854.

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“La Fama”, 16, 23 marzo 1854.

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“La Fama”, 27 marzo 1854.


!156 Alla terza messa in scena, Linda risorse e ciò grazie alla nuova prima donna Amalia Fumagalli, che si fece apprezzare soprattutto per “i suoi modi di canto, il suo aspetto e il suo porgere”823 . Quanto alla compagnia Pascali, essa allestì un nuovo ballo intitolato Emma di Salerno, sempre del Villa, dove si fecero applaudire i ballerini Marchesini-Cortesi, Marina Mora, il Poggiolesi e soprattutto la Mulettini per i suoi passi sulle punte824 . Altri spettacoli della compagnia furono L’antica Zeffirina di Porta Ticinese, con protagonista il brillante Carlo Pascali825 , e L’amore della famiglia826 . Finita la stagione di quaresima, prese il via quella lirica di primavera organizzata dall’impresario Giovanni Mangiamele. Primo spettacolo fu i Puritani di cui furono interpreti Enrichetta Fodor, Atanasio Pozzolini, Vincenzo Prattico e Pietro Nolasco Llorens. Tra tutti, gli applausi maggiori andarono al Prattico, un baritono dalla bella e forte voce che stava anche bene in scena. Ottimo fu pure il basso Llorens, di cui la “Fama” scrisse: “E’ un basso cantante di vaglia, che fa onore al suo maestro, il chiarissimo Prati, ricco di buona voce, studioso del meglio, zelantissimo, e che ormai avvera quanto a ragione altri aspettavasi da lui”. L’opera si avvalse sia di nuove scene, che erano state dipinte assai bene dal Sala, sia di ricchi costumi. L’orchestra, diretta dal bravo maestro Dalla Baratta, fece un’ottima prova, ma il pubblico in sala era scarso e ciò probabilmente deluse non poco l’impresario Mangiamele, che forse si era illuso di ben altri incassi827. Dopo i Puritani fu data la Fausta di Donizetti, che attirò molti spettatori anche perché non era mai stata data al Carcano prima d’ora (testo di D. Gilardoni, “prima”, Napoli 1832). Essa ebbe come prima donna Carolina Mauri-Ventura che con la sua pregevole esibizione si guadagnò il favore del pubblico. Con lei, nel ruolo di Costantino, c’era il baritono Romolo Colmenghi, anch’egli molto festeggiato. Poco invece poté fare il tenore Achille Assandri perché indisposto. In generale, la musica fu giudicata dalla “Fama” di stile rossiniano e ormai lontana dai gusti correnti del pubblico anche se alcuni pezzi rivelavano tuttora la genialità donizettiana. Orchestra ben diretta dal Dalla Baratta e allestimento meritevole solo di lodi828. Dopo Donizetti fu la volta di Bellini di cui fu data la Sonnambula che proprio al Carcano aveva fatto la sua prima apparizione nel lontano 1831. Il lavoro, giudicato dalla “Fama” come “il più bell’idillio musicato che si conosca, la più perfetta delle opere del catanese”, ebbe a protagonista il soprano francese Marietta Almonti, dalla pronuncia difettosa ma con una voce “forte, vibrata, simpatica”. Nel ruolo di Elvino c’era il tenore Bartolomeo Daniele, dalla voce delicata, “quantunque un cotal po’ gutturale”. Suo compagno era il baritono Giuseppe Ippolito, applaudito insieme agli altri interpreti829. La serie degli spettacoli di primavera continuò con un lavoro di Verdi, i Masnadieri, che al Carcano era stato dato una sola volta nel 1850. L’opera, per la quale, come scrisse la “Fama”, occorrevano artisti “dai polmoni di ferro”, piacque al pubblico che l’accolse con calorosi applausi. Ne furono interpreti la giovane prima donna Paolina Monfrini, esordiente, il tenore Atanasio Pozzolini, il baritono Vincenzo Prattico e il basso Llorens, “giovani tutti e quattro, ed acconci medesimamente ad eseguire con lode l’opera di Verdi”. Quanto all’orchestra, essa “degna ci parve d’ogni miglior lode per precisione, per colorito e per forza”, e ciò andava a merito del suo direttore, il maestro Dalla Baratta830 . Il 22 maggio furono ridati i Puritani con una nuova prima donna: Luigia Gavetti, che cantò “con un’arte, un abbandono…lodevoli” meritandosi numerose chiamate al proscenio. Ottimi, con lei, furono pure il Prattico, il Pozzolini e il Llorens831.

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“La Fama”, 3 aprile 1854.

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“La Fama”, 30 marzo 1854.

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“La Fama”, 6 aprile 1854.

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“La Fama”, 13 aprile 1854.

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“La Fama”, 20 aprile 1854.

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“La Fama”, 1 maggio 1854.

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“La Fama”, 4 maggio 1854.

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“La Fama”, 15 maggio 1854.

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“La Fama”, 22 maggio 1854.


!157 Finite le opere, il Carcano diede ospitalità alla compagnia equestre Alessandro Guerra che diede per parecchie sere i suoi spettacoli costituiti da “grandi e spettacolari azioni mimico-equestri decorate con lusso e gran numero di uomini e cavalli”832 . Per la stagione estiva, il Carcano, preso in appalto nuovamente dall’impresario Mangiamele, riaprì i suoi battenti alla lirica rappresentando Macbeth di Verdi, la cui ultima edizione, col bravo basso Luigi Walter, risaliva al 1851. Messo in scena il 9 luglio e interpretato da Eufrosina Marcolini (Lady Macbeth), dal Prattico (Macbeth), da Vincenzo Massini (Macduff) e dal Llorens (Banco), esso ebbe “un esito felicissimo”833. Passano solo due giorni ed ecco un altro lavoro di Verdi, I Masnadieri, accolto anch’esso molto favorevolmente. Gli interpreti, ben calati nei loro ruoli, furono il soprano Carolina Mauri-Ventura (Amalia), il tenore Giovanni Petrovich (Carlo), il baritono Ippolito (Francesco) e il basso Llorens (Conte di Moor)834 . Dopo le due opere verdiane, che si alternarono sul palco del Carcano senza però riuscire a riempire il teatro, si arrivò al 28 luglio, giorno in cui fu allestito un lavoro nuovissimo composto dal maestro Luigi Rieschi su libretto di Calisto Bassi il cui titolo era: Ida di Danimarca. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Vincenzo Prattico (Gustavo Jutland), Eufrosina Marcolini (Ida), Atanasio Pozzolini (Olvardo), Luigi Alessandrini (Arturo), Giacomo Radaelli (Roggiero), Linda Fiorio (Alvina)835. Giudicato dalla “Fama” come una produzione in cui c’era “del buon, del mediocre e del men buono”, il melodramma ebbe però “sorti lietissime” che gratificarono principalmente l’autore. Certo, la musica qua e là ricalcava scopertamente Donizetti, quello di Anna Bolena, ma vi erano anche “dei canti spontanei e felici” e delle “idee di gitto” che meritavano la lode. Tra gli interpreti, ottima fu la Marcolini, che dovette sopportare “con coraggio e con molta bravura un’erculea fatica”. Lodevoli furono pure il Pozzolini, il Prattico e l’Alessandrini. Cori discreti, buona l’orchestra, che, diretta dal maestro Cremaschi, “secondò sempre bene i cantanti”. Quanto all’allestimento dell’opera, esso fu molto accurato, e ciò andò a merito dell’impresario che non lesinò i denari per realizzare uno spettacolo più che dignitoso836. L’ultima opera programmata della stagione avrebbe dovuto essere i Puritani, ma troppo scarso era il pubblico che seralmente affluiva a teatro per cui fu tolta dal cartellone mentre il teatro fu chiuso anticipatamente. Per aiutare gli orchestrali rimasti disoccupati, il Carcano si riaprì in occasione di un concerto straordinario al quale presero parte gratuitamente strumentisti e cantanti. Tra i primi, c’era il violinista Rampazzini, tra i secondi la Marcolini, il Llorens, il Petrovich, il Prattico e Adelaide Philips (ottimo soprano, questo, che nel corso della stagione non era potuto essere impiegato convenientemente). Ai brani vocali e strumentali si aggiunse un passo a due di cui furono protagonisti la ballerina Sofia Fuoco, le cui non comuni capacità erano ben note non solo in Italia ma anche all’estero837, e il ballerino Calori838. Per la stagione d’autunno niente opere ma prosa e balli presentati dalla compagnia Antonio Giardini che rimase al Carcano nei mesi di settembre, ottobre e novembre. Per conoscere almeno i titoli delle sue produzioni, perché scarse sono le recensioni giornalistiche, ci siamo avvalsi della rubrica “Spettacoli d’oggi” del giornale “La Gazzetta di Milano” mettendo tra parentesi il giorno e il mese della rappresentazione. La prima commedia fu: La vita color di rose ( 2 settembre); seguirono: ballo nuovo Enrico Morton, L’ebete (3 settembre), La salamaia (4 settembre), Camoens (5 settembre), Un fidanzato di provincia, Una donna che si getta dalla finestra (6 settembre), Amante e madre (7 settembre), Galileo Galilei (8 settembre), I ghiacci dell’Oceano (10 settembre), Il vecchio caporale (13 settembre), Una moglie per un napoleone d’oro, Le 832

“La Fama”, 19 giugno 1854.

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“La Fama”, 10 luglio 1854.

834

“La Fama”, 13 luglio 1854.

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Il libretto di Ida di Danimarca è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

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“La Fama”, 31 luglio 1854.

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Sofia Fuoco, figlia di un pittore, nata a Milano il 16 gennaio 1830, frequentò la scuola di ballo di Carlo Blasis debuttando alla Scala nel 1839. Aveva una tecnica prodigiosa che fu riconosciuta anche a Parigi dove danzò all’Opéra dal 1846 al 1850. Di lei scrive Gino Monaldi nel suo “Le regine della danza” (1910): “Le sue punte erano sorprendenti. Essa eseguiva tutta una intera variazione senza posare in terra il tallone una sola volta. I suoi piedi potevano paragonarsi a due freccie d’acciaio che rimbalzassero sopra un pavimento di marmo […]. Il suo pollice inflessibile non tradiva mai il peso del corpo leggerissimo della danzatrice […,]. La Fuoco volava, ma rasentando il suolo con l’unghia”. Morì a Carate Lario, Como, il 3 giugno 1916. 838

“La Fama”, 24 agosto 1854.


!158 piccole miserie della vita (14 settembre), La torre di Londra (15 settembre), Elvira e il collare d’oro (16 settembre), Il montanaro scozzese (17 settembre), La scala delle donne (18 settembre), Pagliaccio (19 settembre), I misteri di un generale (20 settembre), Il genero del signor Poirier, Il modello di legno (21 settembre), Stiffelius (22 settembre), L’onore della famiglia, ballo nuovo Malvina di Calabria di F. Villa (23 settembre), Il conte di Montecristo (24 settembre), L’amico Francesco, La notte di S. Silvestro (28 settembre), Kean (30 settembre), Giovanni il cacciatore scozzese (1 ottobre), Il Domenichino (3ottobre), Il mercato di buoi (4 ottobre), Amleto principe di Danimarca (6 ottobre), Corpo ed ombra (8 ottobre), Come si vendicano le donne, Il supplizio di Tantalo (9 ottobre), Antichi e moderni (10 ottobre), Il coraggioso, il poltrone e lo stravagante (11), Le tre Eleonore (12 ottobre), Il vagabondo e la sua famiglia (13 ottobre), Giovanni il cocchiere (15 ottobre), Francesco il mulatto (16 ottobre), La donna e l’artista (17 ottobre), Le prime armi di Richelieu (18 ottobre), Benvenuto Cellini (20 ottobre), Faust, con ballabili (22 ottobre), Il nemico delle donne (23 ottobre), Prigionia e morte di Cristoforo Colombo (24 ottobre), I misteri di Parigi (25 ottobre), La punizione, con ballabili (26 ottobre), Caterina Howard (27 ottobre), Macbeth (29 ottobre), I due sergenti (30 ottobre), Matilde di Maran (31 ottobre), Il mercato di Londra (1 novembre), Il biricchino di Parigi; ballo nuovo Un sogno di Parigi di F. Villa (2 novembre), La povera Claudia (3 novembre), Il marchese ciabattino (6 novembre), Il banchiere ed il cassiere (7 novembre), La capanna dello zio Tom (8 novembre), Camoens (9 novembre), Gli spazzacamini della valle d’Aosta (10 novembre), Il poeta e la ballerina (11 novembre), Il figlio del reggimento eroe a 15 anni (12 novembre), Gli zingari di Parigi (13 novembre), Trent’anni di vita di un giocatore (15 novembre), Il raggiratore (16 novembre), I misteri di un morto (17 novembre), La sfida di un cieco (18 novembre), Il sonnambulo (19 novembre), Mio cugino (20 novembre). Come abbiamo detto, scarse sono le notizie relative alla compagnia Giardini, sappiamo tuttavia che la commedia Amante e madre di Uda Baile, poeta della compagnia, ebbe “il più lieto successo”839. Tra gli attori, spiccarono Fabretti-Giardini, Signoris, la Lecchi Bigiogero, la Bensi e il capocomico Giardini840. Ben accolto, fu anche Amleto di Shakespeare che, messo in scena per la beneficiata dell’attore Alessandro Salvini, il migliore della compagnia, riscosse vivi applausi841 . Nel corso degli spettacoli della compagnia Giardini, al Carcano ci fu una novità, vale a dire un nuovo sipario, dipinto dallo scenografo Carlo Sala. La “Fama”, dandone notizia, così scrisse: “Il pittore Carlo Sala dipinse un nuovo sipario che rappresenta una scena campestre con belle e chiare acque che riflettono vari oggetti, con alcuni casolari e due vecchie torri ben trattate e di buon stile”842. Finiti gli spettacoli della compagnia Giardini, prese il via, per l’autunnino, una stagione mista, dove si alternavano opere liriche, spettacoli mimo-ginnastici presentati dalla compagnia dei fratelli Chiarini e commedie recitate dalla compagnia Tassani. La stagione iniziò quindi il 23 novembre con un melodramma di Lauro Rossi intitolato Il domino nero, inedito per il Carcano (testo di F. Rubino, “prima”, Milano 1849). Interpreti furono Rosina Polacco, giovane ma promettente soprano, il tenore Gaetano Biundi, provvisto di buoni mezzi, il buffo Borella e il baritono Ranieri Maestri, alunno del Conservatorio milanese. L’opera, nel complesso non dispiacque ma il teatro era “poco men che vuoto”843. Al Domino nero successe, il 6 dicembre, un’opera impegnativa di Verdi, Ernani, che non andò molto bene. Qualche applauso tuttavia ci fu ed esso fu rivolto alla prima donna Donati e al tenore Biundi. Quanto agli altri cantanti, cioè il Mirandola e Luigi Ferrario, essi furono ignorati dal pubblico844 . Nelle repliche, l’esito dell’opera migliorò e ciò grazie a due nuovi artisti: il soprano Philips e il tenore Miserocchi che si unirono ai già noti Ferrario, Biundi e Donati845.

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“La Fama”, 14 settembre 1854.

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“La Fama”, 2 ottobre 1854.

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“La Fama”, 9 ottobre 1854.

842

“La Fama”, 19 ottobre 1854.

843

“La Fama”, 27 novembre 1854.

844

“La Fama”, 7 dicembre 1854.

845

“La Fama”, 11 dicembre 1854.


!159 Quanto alla compagnia Tassani, essa mostrò di possedere elementi di valore tra i quali la prima attrice Elena Germoglia che prese parte all’esecuzione di tre produzioni, accolte tutte col massimo favore, vale a dire: Adriana Lecouvreur di Scribe, Sullivan di Melesville e L’onore della famiglia846 . La terza opera della stagione, successiva all’Ernani, fu il Barbiere di Siviglia che fece il miracolo di riconciliare pubblico, artisti e impresa. Come interpreti esso ebbe il soprano Adelaide Philips (Rosina), il basso Cervini (Don Basilio), il baritono Ferrari (Don Basilio), il tenore Biundi (Almaviva) e il buffo Borella (Don Bartolo), tutti, ma particolarmente la Philips, molto festeggiati dagli spettatori847. Conclusa la stagione dell’autunnino, il 26 dicembre prese il via quella di carnevale inaugurata con un’opera di Donizetti: Lucrezia Borgia. Protagonista ne fu Antonietta Melada Drusilla Fiorio che spiegò “buoni mezzi vocali ed arte di canto assai lodevole”. Nel ruolo di Gennaro c’era il tenore Temistocle Miserocchi che però “forzò talvolta la sua bella e vigorosa voce”. Altro elemento della compagnia era il baritono Eugenio Crosti, esordiente, che per una indisposizione non poté far molto. L’esito complessivo dell’opera, quindi, anche per colpa della mediocrità delle seconde parti, non fu molto felice lasciando il pubblico insoddisfatto848. 1855 Col nuovo anno fu data un’opera inedita per il Carcano scritta dal maestro Cesare Gallieri, che si era diplomato da poco al Conservatorio di Milano. Il titolo era: La Donna Bianca d’Avenello ed aveva un libretto di Gaetano Rossi. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Gaetano Biondi (sic per Biundi) (Giorgio Brown), Luigi Ferrario (Gaveston), Emilia Cominotti (Fanny), Benedetto Cervini (Dominus), Maurizio Borella (James), Adelaide Gajani (Anna), Alessandro Trabattoni (Mac-Irton)849. L’opera, scrisse la “Fama”, “è certamente lavoro per ingegno e per sapere non indegno di lode e d’incoraggiamento, anzi contiene qualche brano che merita encomio senza restrizione”. Essa però andò in scena senza un adeguato numero di prove e ciò naturalmente influì negativamente sul suo esito. Gli interpreti fecero quel che poterono e tutti, chi più chi meno, pur senza entusiasmare, furono “in più tratti applauditi”850 . La stagione carnevalesca continuò con Ernani, già dato nell’autunnino, in cui si fecero udire nuovi cantanti, vale a dire: il tenore D’Apice, il baritono Giuseppe Bertolini e il basso Cervini. Dell’edizione precedente rimaneva la sola Donati, prima donna, che si confermò cantante di merito. Così rimaneggiata, la compagnia fece una prova positiva che il pubblico, con i suoi applausi, mostrò di apprezzare851. Dopo Ernani fu dato nuovamente il Domino nero in cui si fece riudire, dopo lunga malattia, la prima donna Rosina Polacco, che pur non ancora perfettamente ristabilita, “colle grazie del canto e del porgersi seppe ella conciliarsi il concorde favore del pubblico”. Suoi compagni furono il tenore Biundi e il buffo Borella, applauditi calorosamente entrambi852. Al Domino nero seguì una farsa di Donizetti, il Campanello, che con la sua musica gioiosa e vivace piacque particolarmente al pubblico. Ne furono ottimi interpreti il Ferrario (un divertente Enrico), Maurizio Borella (un eccellente Speziale) e la Fiorio Borella853. Tra un’opera e l’altra, la compagnia Tassani dava intanto i suoi spettacoli drammatici di cui riportiamo qui due titoli: Il Vetturale del Moncenisio e Il marito di mia moglie accolti entrambi molto bene854. Importante, in questa stagione, fu un’altra opera nuovissima, scritta espressamente dal maestro Giacomo Panizza su testo di Lorenzo Merighi, intitolata: Sansone. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Stefano

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“La Fama”, 18 dicembre 1854.

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“La Fama”, 21 dicembre 1854.

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“La Fama”, 25, 28 dicembre 1854.

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Il libretto della Donna Bianca d’Avenello è conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano.

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“La Fama”, 8 gennaio 1855.

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“La Fama”, 11 gennaio 1855.

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“La Fama”, 15 gennaio 1855.

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“La Fama”, 25 gennaio 1855.

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“La Fama”, 1 febbraio 1855.


!160 Scapini (Sansone), Luigia Donati (Dalila), Benedetto Cervini (Zambra), Giovanni D’Apice (Occari), Alessandro Trabattoni (Simulacro)855 . Giudicato dalla “Fama”, “studiato e grandioso lavoro, non povero ad ogni modo di sapere nella condotta, e d’immaginazione ne’ canti”, lasciò a desiderare, invece, nell’esecuzione. Lo Scapini, che interpretava il ruolo di protagonista, poté fare ben poco perché debilitato da un’indisposizione. Lodevole, invece, fu la Donati, che emerse su tutti, cantando “assai bene e con anima”; discreti il tenore D’Apice e il basso Cervini “l’uno e l’altro in qualche tratto encomiati”. Alla fine, anche per colpa della mediocrità dei cori e di alcune danze malamente eseguite, il pubblico emise qualche fischio, applaudendo però il maestro Panizza che si rivolle più volte sul palco856. Meglio andò la seconda rappresentazione e ciò fu merito soprattutto della Donati e dello Scapini entrambi autori di una prestazione particolarmente buona857. In aprile, per la stagione di primavera, fu data al Carcano un’opera nuova per Milano, Isabella d’Aspeno, del giovane maestro Paolo Carrer che ebbe un esito propizio (scritta “con amore e con ingegno” non mancava di “lampi dell’immaginazione”). Gli esecutori, desunti dal libretto, di autore anonimo, furono: Giacinto Ghislanzoni (Arnolfo), Bartolomeo Gandini (Rainoldo), Antonio Ghislanzoni (Rudigero), Adele Dell’Argine (Isabella), Lucia Viale (Ebba), Alessandro Trabattoni (Ugo)858 . Nell’esecuzione, emerse principalmente il tenore Giacinto Ghislanzoni, che spiegò una voce bella e forte, molto apprezzata dal pubblico. Con lui, nel ruolo di protagonista, c’era l’esordiente Adelaide Dell’Argine, cantante di buona scuola, e il basso Gandini. Entrambi coadiuvarono con zelo al buon risultato dell’opera riuscendovi pienamente. Quanto alla realizzazione dello spettacolo, esso si avvalse di alcune bellissime scene realizzate dal Sala che confermavano una volta di più le sue notevoli capacità 859 . In una delle repliche dell’Isabella si fece udire, tra un atto e l’altro, il signor Decker che si proclamava inventore di una “chitarra a pedale”. Con tale novità, che dava alla chitarra un maggior volume di suono, il Decker eseguì suoi brani ispirati alla Norma, alla Lucia di Lammermoor, alla Favorita, tutti, però, scarsamente applauditi860 . Ottima accoglienza ricevette invece la seconda opera della stagione, vale a dire il Trovatore, che al Carcano non era mai stata rappresentata (testo di S. Cammarano, “prima”, Roma 1853). Tra i cantanti, la migliore fu il soprano Alberti-Salani, un’artista “espertissima del fatto suo”, che sfoderò acuti bellissimi e di grande effetto. C’era poi Annetta Heller, mezzosoprano, esordiente, molto efficace nei difficili panni di Azucena. I due ultimi interpreti erano il baritono Luigi Spellini, “dalla voce veramente bella e prepotente” e il tenore Maccaferri, di discreti mezzi. Ottimo l’allestimento dello spettacolo, che mostrava belle scene del solito Sala. Apprezzabili sia l’orchestra sia i cori861. In una delle repliche del Trovatore, la Alberti-Salani, che aspettava un bimbo, fu sostituita da Vittoria Rupini, una Leonora dalla voce “pura e sonante, robusta nelle corde medie e ricca di mezze voci”. Sempre bravi la Heller, il Maccaferri e lo Spellini862 Dopo il Trovatore ecco un altro lavoro inedito per il Carcano, il Templario, composto da Otto Nicolai su testo di G. M. Marini (“prima”, Torino 1840). L’opera, che secondo la “Fama” era bella ma troppo lunga, oltre che di uno stile ormai superato, ebbe un’esecuzione incerta ottenendo un esito mediocre. Gli esecutori principali furono il tenore Giacinto Ghislanzoni, che cantò molto bene, meritandosi gli applausi maggiori, Annetta Heller, dalla voce un po’ fioca, e Costanza Viale che, al contrario, doveva raffrenare la voce per non correre il rischio di stonare. Basso e baritono discreti (non nominati dalla “Fama”). Ora si aspettavano le repliche che avrebbero deciso, sempre come scrisse la “Fama”, il destino dell’opera863. 855

Il libretto di Sansone è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

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“La Fama”, 5 febbraio 1855.

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“La Fama”, 15 febbraio 1855.

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Il libretto di Isabella d’Aspeno è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

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“La Fama”, 12 aprile 1855.

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“La Fama”, 16 aprile 1855.

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“La Fama”, 23 aprile 1855.

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“La Fama”, 7 maggio 1855

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“La Fama”, 14 maggio 1855.


!161 Dopo il Templario fu ridato il Trovatore che grazie all’ottima prestazione della Rupini, della Heller, di Maccaferri e di Spellini non deluse il pubblico, ottenendo larga messe di applausi864. Meno fortunato fu il Templario che, messo in scena una seconda volta, pur con qualche miglioramento nella esecuzione, continuò a piacere poco865 . Dopo l’opera del Nicolai fu dato un lavoro di Verdi: I due Foscari, che tornavano al Carcano dopo l’edizione del 1852. L’opera fu riudita con piacere dagli spettatori e pur senza ottenere il successo del Trovatore, ebbe una buona accoglienza. L’esecuzione fu affidata al soprano Dell’Argine, al tenore Maccaferri e al baritono Spellini, un trio lodevole cui il pubblico non negò i suoi applausi866. La fine della stagione fu siglata da un lavoro nuovo di zecca realizzato dal maestro G. B. Meiners intitolato: Elodia di San Mauro (testo di C. Bassi). Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Domenico Mattioli (Il Solitario), Vittoria Rupini (Elodia), Giacinto Ghislanzoni, (Erberto), Bartolomeo Gandini (Anselmo), Cesare Viganò (Corrado), Alessandro Trabattoni (Gherardo)867. L’esito che l’opera ebbe fu più che buono e nonostante mostrasse chiare imitazioni di Donizetti e di Weber e uno stile disuguale raccolse molti applausi. Tra gli interpreti, i migliori furono il soprano Vittoria Rupini, il baritono Domenico Mattioli e il tenore Giacinto Ghislanzoni. Le seconde parti erano i bassi Gandini e Trabattoni e il secondo tenore Viganò. Tra tutti, ottimo si rivelò il Mattioli che nel ruolo di protagonista espresse pregevoli doti vocali e sceniche. L’orchestra mostrò “colorito e vigoria”, mediocri invece si rivelarono i cori (e ciò anche perché erano state fatte solo poche prove)868. Per la stagione estiva il Carcano si aprì per un’altra serie di opere organizzate dal maestro Giulio Briccialdi, flautista. La prima di esse fu Don Sebastiano di Donizetti, e fu una scelta felice perché dell’opera piacque sia la musica e sia gli interpreti, tutti ripetutamente applauditi e chiamati al proscenio. Essi erano il Mattioli, che sostenne il ruolo di Camoens, cantando “con modi acconci pieni di affetto e maestrevolmente”, il Saccomanno, protagonista, “tenore dalla voce bellissima”, e Luigia Abbadia, “accolta al suo uscire sulla scena con triplice salva d’applausi”. Essa era ben nota ai frequentatori del Carcano e diede prova anche questa volta di essere “cantatrice dai modi squisiti, dal sentire profondo, dall’accento che trova le vie del cuore”869. Lodevoli furono pure il basso Pons nella difficile parte dell’Inquisitore e il Trabattoni nel ruolo di Abaialdo. Bene i cori e benissimo l’orchestra. Allestimento più che dignitoso870. Molto attesa, nel corso della stagione, era un’opera nuovissima, scritta espressamente per il Carcano dal maestro Giulio Briccialdi su testo di Francesco Guidi. Si intitolava Leonora de’ Medici e andò in scena l’11 agosto. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Luigi Alessandrini (Francesco de’ Medici), Domenico Mattioli (Piero), Linda Fiorio (Bianca), Luigia Abbadia (Leonora), Luigi Saccomano [sic] (Guido Antinori), Luigi Fagnoni (Giulio Caccini), Gaetano Borbone (Franciotto)871. Il lavoro, per essere non di un autore d’opere ma di un semplice flautista, qual era Briccialdi, fu ben accolto dal pubblico che non mancò di applaudirlo con calore. Esso in taluni punti poteva ricordare Verdi soprattutto nei concertati -, ma non mancava di spontaneità e scorrevolezza mostrando qua e là graziose melodie (la strumentazione invece peccava di eccessiva rumorosità). Gli interpreti furono Luigia Abbadia, il Saccomanno, il Mattioli e l’Alessandrini e “ciascuno adempì il debito suo assai bene”. Tra tutti però emerse ancora una volta l’Abbadia che con la sua voce, il suo talento “levò ad entusiasmo gli spettatori”. Alla fine applausi sia ai cantanti e sia al Briccialdi, che il pubblico chiamò più volte al proscenio872.

864

“La Fama”, 17 maggio 1855.

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“La Fama”, 21 maggio 1855.

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“La Fama”, 4 giugno 1855.

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Il libretto di Elodia di San Mauro è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

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“La Fama”, 18 giugno 1855.

Luigia Abbadia, mezzosoprano, nacque a Genova nel 1821. Allieva del padre e del violinista Bianchi, esordì a Sassari nel 1836 nella Semiramide di Rossini. Cantò poi con successo in molti teatri italiani e stranieri. Artista di grande gusto e intelligenza, fu ammirata per la grande estensione vocale (che le permise di cantare spesso da soprano), la pastosità del timbro e l’eccezionale temperamento drammatico. Morì a Roma nel gennaio del 1896 dopo essersi dedicata all’insegnamento del canto 869

870

“La Fama”, 30 luglio 1855.

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Il libretto di Leonora de’ Medici è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

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“La Fama”, 13 agosto 1855.


!162 Alla seconda rappresentazione di Leonora gli applausi non mancarono ma, com’era avvenuto del resto alla “prima”, il Carcano era semivuoto. Gli incassi quindi erano insufficienti per continuare gli spettacoli, e ciò determinò la chiusura del teatro873. Tale chiusura coincise con alcuni lavori di restauro del Carcano voluti dai nuovi impresari Simoni e Casati, che diedero al teatro un migliore aspetto e la possibilità, nelle feste da ballo, di aggiungere dei palchetti smontabili. Ciò si evince da un articolo della “Fama” di cui riportiamo qui il testo: “…Epperò oltre al ripulimento de’ palchetti, degli ambulacri, della platea, del velario, oltre al provvedimento d’una nuova e maggiore illuminazione, aiutati dall’ingegno del noto macchinista signor Ronchi, immaginò l’impianto di quattro ordini di logge amovibili tutt’all’intorno del palco scenico, onde costituire del teatro una sola ed uniforme sala nell’occasione delle anzidette feste da ballo”. E più avanti: “La sera di lunedì 29 scorso fummo invitati ad intervenire al primo esperimento di questa innovazione. Il teatro era illuminato e potemmo a bell’agio percorrerlo e quasi da palchetto in palchetto visitare il nuovo fabbricato di legno, ideato con moltissimo accorgimento, e che rivela grande ingegno meccanico nel Ronchi che lo eseguì. I nuovi ordini di logge sono tutti pezzo a pezzo congiunti, l’uno all’altro per guide incastonati a barbacani, ogni pezzo numerizzato alfin di agevolmente disfarli e riporli ne’ magazzini e all’occorrenza poi ricostruirvi l’impalcato. Nella quale operazione, parlando con più d’un falegname che vi aveva lavorato intorno, venimmo assicurati non doversi spendere più d’una giornata. Infatti i nuovi ordini di logge verranno attivati solo nella circostanza delle feste, per essere l’indomani disfatti onde lasciar libero il palcoscenico per le rappresentazioni musicali e coreografiche, che altrimenti sarebbero disturbate, perché le quinte non potrebbero né collocarsi né trascorrere. Vi sono scale regolari, che da un ordine o fila mettono all’altro e tutte pure congegnate a pezzi: vi sono corridoi od ambulacri tutti circolanti ed in comunicazione con quelli de’ palchetti stabili, onde si possa tutt’all’intorno girare, quasi senza accorgersi della differenza tra le file degli stabili e le file de’ palchetti mobili. Ogni ordine è poi negli ambulacri illuminato egualmente dal gaz, ed ogni singolo palchetto disposto in modo che si possa guardare al teatro senza contorcimenti o fatica, in ciò migliorando la disposizione delle logge di grandi teatri. Se il fin qui detto torna a grand’onore del Ronchi, torna anche a lode dei signori Casari e Simoni, che ebbero il coraggio d’allogargliene la commissione, e l’effetto veramente sorprendente del colpo di scena che presenta quella innovazione ci ha fatto nascere il desiderio di vederla applicata anche al nostro maggior teatro [cioè la Scala], sicuri che l’effetto verrebbe in ragione delle più vaste proporzioni d’assai moltiplicato”874 . Nella stagione d’autunno il Carcano ospitò la compagnia drammatica Sarda, una equipe che nel mondo del teatro drammatico godeva di molta fama. Essa diede una serie di rappresentazioni di cui la prima fu Francesca da Rimini. Scritta da Silvio Pellico, essa ebbe come principale interprete la celebre Adelaide Ristori che tornava al Carcano dopo esservi stata da giovanissima. Con lei c’erano Ernesto Rossi, Tessero e Boccomini, tre bravissimi attori che contribuirono efficacemente al successo della tragedia. La Ristori, che aveva alle spalle molti trionfi ottenuti a Parigi, Bruxelles, Dresda, Berlino e in tante altre minori città, era a quell’epoca forse la stella più luminosa del teatro italiano e attirò a teatro una gran folla…. “…epperò un’ora e mezzo avanti che il sipario si alzasse la platea riboccava di gente, e quando la tela si levò, e quando giunse la scena in cui Francesca usciva, i plausi non l’attesero ma scoppiarono impazienti dapprima e universali”. Ma vivi applausi furono rivolti, durante la serata, non solo alla Ristori, ma anche al Rossi che nel ruolo di Paolo si rivelò attore di assoluto valore: “Dopo ogni atto non rifiniva il pubblico di voler que’ primi al proscenio, di acclamarli (…). Ma la scena più bella, dove parve grande l’artistica virtù della Ristori e del Rossi fu la seconda dell’atto terzo, il punto in cui i due infelici amanti Paolo, e Francesca mutuamente rivelano la sventurata passione loro. Allora i 873

Sulla chiusura del Carcano così si espresse Giuseppe Rovani in un suo articolo apparso sulla “Gazzetta Ufficiale di Milano” del 16 agosto 1855: “Era costui [Briccialdi] uno squisito concertista di flauto. L’opera vi ebbe successo vivo, ma dopo due sere fu chiuso e incatenato il Teatro, e ciò non per volontà del pubblico, ma dell’autore-impresario! Forse è questo il primo fatto di tal natura che registrino gli annali dell’opera. Un pubblico che applaude e a cui si chiudono le porte in faccia. Un autore applaudito e che s’invola dalla presenza di chi gli fa i complimenti”. 874

“La Fama”, 1 novembre 1855.


!163 commossi spettatori non conobbero più freno al provocato entusiasmo; ad ogni frase detta con tanta passione, ad ogni atteggiamento, ad ogni gesto era un levarsi di plausi, un concorde prorompere di “bravi”…” Ottimo esito ebbe pure la commedia Mio Cugino, data dopo la tragedia del Pellico, dove Bellotti Bon con la sua recitazione spiritosa e brillante divertì molto il pubblico (“ci compensò largamente delle lagrime della tragedia col promovere ad ogni piè sospinto l’ilarità”)875 . Alla Francesca da Rimini seguì Mirra di Alfieri, rappresentata il 23 novembre in un teatro esaurito. Grandissimo, anche in questo dramma, fu il successo della Ristori che per la sua straordinaria interpretazione ebbe vere ovazioni e innumerevoli chiamate al proscenio. Si chiedeva la “Fama”, nella persona di Pietro Cominzzi suo direttore: “Chi apprese alla Ristori la mobilità, l’espressione, l’eloquenza del volto, la castigata ed efficace sobrietà del gesto, l’incesso, il diporto della persona, l’ondeggiare del petto, il tremito che ne agita e scuote le membra? Chi le apprese il suono della voce ora sì dolce, patetico e tranquillo, or fiero, or concitato, or minaccioso ma sempre puro e chiaro che tempra ed aggiunge vigore alla parola? Natura, - che le diede un profondo, arcano sentimento del bello, ch’ella avvisa e ritrae di forma da doverlasi francamente salutare imitatrice perfetta di natura dall’arte avvalorata”. Anche qui, benissimo accolto fu pure il Rossi, che nonostante la sua giovane età mostrava di possedere un talento non comune, tale da far ricordare il suo indimenticabile maestro, il grande Gustavo Modena. Alla fine degli atti gli applausi, le ovazioni, le acclamazioni ai due attori furono moltissime, ma quando sul palco comparve sola la Ristori il teatro sembrò quasi scoppiare sotto il peso di un entusiasmo travolgente tanto da lasciare tutti stupiti e sbigottiti876. Il terzo spettacolo della compagnia Sarda fu una tragedia di Schiller che si attagliava molto bene alla Ristori: Maria Stuarda. Essa attirò a teatro nuovamente moltissimi spettatori che letteralmente conquistati dalla splendida attrice le tributarono “farnetiche esultanze”: “Tutto in lei piacque, l’aspetto, l’atteggiarsi, l’espressione del volto, l’accento, il porgere, il diporto della persona, la gentilezza dei modi, l’eleganza, la nobiltà, la dignitosa alterezza”. Quanto al Rossi, che vestiva i panni ingrati di Mortimero “trovò modo ad emergere qua e colà e più nel monologo dell’ultimo atto ch’egli scolpì con tale accento e foga da levare gli spettatori a fragorosi applausi”877 . Altri lavori dati dalla compagnia Sarda furono Elisabetta d’Inghilterra di Giacometti, Pia de’ Tolomei di Carlo Marenco e Oreste di Alfieri, tutti accolti con successo vivissimo878. Partita la compagnia Sarda, che negli spettatori del Carcano, lasciò, grazie alla Ristori, un vivo ricordo, per l’autunnino, la prosa lasciò libero il campo alla lirica che prese il via con un lavoro di Verdi: Attila, nuovo per il Carcano (testo di T. Solera, “prima”, Venezia 1846). “La musica – scrisse la “Fama” – fu già posta fra le meno felici del Verdi, ed è in fatti rumorosa ed assordante; nondimeno ha parti che piacciono, e dove l’esecuzione ne sia diligente e buona, può cattivar l’attenzione de’ facili uditori”. Tra gli interpreti, i principali furono il basso cantante Antonucci, esordiente (Attila), il soprano Vittoria Luzzi, anch’essa esordiente, allieva del maestro Boniforti, didatta di fama (Odabella), il tenore Giorgio Stigelli e il baritono Spellini. Tra tutti, forse la più dotata era la Luzzi, di cui fu apprezzata la voce “veramente bella, argentina, oscillante, inestimabile pregio chi sappia giovarsene, come farà al certo ella che attinse a buonissime fonti”. Buona prova fece pure il protagonista Antonucci che pur emozionato spiegò una voce “forte e simpatica unita a una bella presenza e arte di canto”. Buoni i cori e buonissima l’orchestra. Allestimento curato sia negli abiti sia nelle scene879. La seconda opera della stagione fu Saffo di Pacini che per il Carcano era un’assoluta novità (testo di S. Cammarano, “prima”, Napoli 1840). Interprete principale fu Carlotta Sannazzari che per il suo grande 875

“La Fama”, 22 novembre 1855.

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“La Fama”, 26 novembre 1855.

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“La Fama”, 29 novembre 1855.

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“La Fama”, 3, 6 dicembre 1855.

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“La Fama”, 10 dicembre 1855.


!164 talento conquistò letteralmente il pubblico (“…colla potenza del sentimento e dell’espressione sveglia in noi sensazioni, il segreto delle quali non si conosce che da grandi artisti”). Assai meno valido di lei si palesò il tenore Pellegrini (Faone) la cui parte era troppo alta per la sua voce. Con i due artisti bene si comportarono il contralto Paolina Duclout e il baritono Micò - rispettivamente Climene ed Alcandro -, “l’una e l’altro forestieri, ma dotati di buone voci e periti del fatto loro e tali che promettono percorrere carriera avventurata”. Cori e orchestra più che discreti e spettacolo nel complesso di buon livello a lode dell’impresa che l’aveva organizzato880. Alla Saffo, come terzo spettacolo della stagione dell’autunnino, seguì il Trovatore già dato con tanto successo nel mese di aprile. Bene andò anche questa volta e ciò grazie sia alla musica e sia agli interpreti, vale a dire il soprano Donati, il tenore Perillo, il mezzosoprano Viale, e le seconde parti Spellini e Bernasconi. Tra tutti, particolarmente atteso era il Perillo, che non deluse gli spettatori dando prova di essere artista di capacità non comuni. Scrisse la “Fama”: “Il Perillo, il solo che sia nuovo a Milano, provò col fatto di possedere buone doti vocali, anima ed intelligenza”881. L’ultimo spettacolo di questa stagione fu un altro lavoro di Verdi: I Lombardi alla prima Crociata, che, nell’ultima edizione del 1851, non aveva avuto buona accoglienza. Questa volta il destino fu favorevole all’opera che ebbe “sorti pienamente felici”. Ne furono interpreti la prima donna Vittoria Luzzi, esordiente, il tenore Giorgio Stigelli e il basso Giovanni Antonucci, un trio che per la sua buona prestazione fu acclamato e festeggiato dal folto pubblico accorso a teatro882. Ottima fu pure la seconda rappresentazione dell’opera, dove fu ammirata soprattutto la Luzzi, in possesso di una voce chiara, bella ed estesa. Applausi, con la Luzzi, ebbe pure il tenore Stigelli che nella parte di Oronto mostrò di essere “peritissimo artista”. Il personaggio di Pagano invece fu impersonato dal basso Antonucci, che piacque “per voce, per canto e per il modo di porgere”883. 1856 Nel corso della stagione di carnevale, i Lombardi continuarono a mantenere il favore degli spettatori che accorrevano a teatro sempre numerosi. Fu ridata anche la Saffo che si avvalse di due nuovi interpreti: il tenore Perillo, dotato di buoni mezzi, ma molto emozionato, e il baritono Carlo Bartolucci. Con loro c’erano pure Carlotta Sannazzari e Paolina Duclout, le due colonne dello spettacolo884. Un lavoro inedito composto per il Carcano e dato dopo la Saffo, fu La Rediviva, tragedia lirica in un prologo e tre atti di Giuseppe Sapio, con musica di Paolo Carrer. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Giorgio Stigelli (Giorgio di Garran), Luigia Donati (Matilde), Luigi Spellini (Conte di Montgeron), G. B. Antonucci (Maresciallo di Richelieu), Lucia Viale (Sofia), Alessandro Trabattoni (Luigi), Giuseppina Bernardi (Marianna), Enrico Rossi (Bassompierre), Giovanni Loda (Albergatore)885 . Messa in scena il 19 gennaio, la Rediviva piacque molto al pubblico che, soprassedendo a momenti in cui forse qualche cantante gridava troppo (“come vuole l’uso moderno, gridasi molto, gridasi assai più del bisogno ed ove vadasi oltre si giungerà a tale da trar sangue dagli orecchi degli ascoltatori”), non lesinò i suoi applausi. Nel corso dello spettacolo, abbellito dalle scene di Carlo Sala, ci furono anche delle danze in cui primeggiò la prima ballerina Enrichetta Giustetti “a più riprese applaudita nel suo passo a solo da lei eseguito con leggerezza e grazia abilmente leggiadra”886 . L’opera piacque anche alla seconda e terza replica e il Carrer ebbe l’alto onore di essere addirittura incoronato d’alloro sul palco tra le acclamazioni degli spettatori887. Altra novità seguita alla Rediviva fu Il Marchesino, un dramma giocoso del maestro Giuseppe Borani (testo di T. Stecchi) che mostrò una musica “chiara, scorrevole, vivace, adatta al genere brillante”, e una 880

“La Fama”, 13 dicembre 1855.

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“La Fama”, 20 dicembre 1855.

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“La Fama”, 24 dicembre 1855.

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“La Fama”, 31 dicembre 1855.

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“La Fama”, 10 gennaio 1856.

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Il libretto della Rediviva è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

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“La Fama”, 21 gennaio 1856.

887

“La Fama”, 24 gennaio 1856.


!165 strumentazione di ottima fattura. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Gio. Batt. Antonucci (Marchese Duratesta), Giorgio Stigelli (Edoardo), Carlo Bartolucci (Spaccafronte), Luigia Donati (Bradamante), Giuseppe Bernasconi (Trappolone), Giovanni Loda (Livio) e Alessandro Trabattoni (Priore)888. Tra tutti, buona prova fece la Donati, lo Stigelli, l’Antonucci e il Bartolucci, tutti applauditi, con in testa l’Antonucci, autore di una performance particolarmente apprezzata889. Alla stagione di carnevale seguì quella di quaresima durante la quale la compagnia di canto non ebbe cambiamenti. Fu ridata la Rediviva, “accolta col massimo favore” dal pubblico che applaudì vivamente la Donati, lo Stigelli, lo Spellini, l’Antonucci e la Viale. Nelle danze ricomparve la “brava e snellissima” Giustetti ben accompagnata dal primo ballerino Cardella, due artisti che si guadagnarono i più vivi applausi890 . Nel corso delle repliche della Rediviva e dei Lombardi s’installò al Carcano la compagnia drammatica Zoppetti che in coda alle opere rappresentò delle farse. Tra i suoi attori, molto apprezzati furono soprattutto Giulietta Vedova-Ristori (“che porta con molto onore tanto nome”), e il brillante Gattinelli891. Il 27 febbraio fu dato un nuovo ballo di Tommaso Casali [sic per Casati] intitolato: Edwige di Polonia dove primi ballerini erano Giustetti e Cardella, calorosamente applauditi dagli spettatori”892 . Altra opera ripresa dalla stagione di primavera del 1854 fu Isabella d’Aspeno che anche in questa edizione soddisfece pienamente il pubblico. Gli interpreti furono la Donati, lo Stigelli, lo Spellini, l’Antonucci e la Viale e tutti “fecero a gara per meritarsi favore, e furono applauditissimi e ridomandati anche al calar della tela dopo il secondo atto”893 . Finite le opere, con un bilancio, nel complesso, più che buono (soprattutto riguardo alle novità), prese il via al Carcano, una lunga stagione di primavera con la compagnia equestre Luigi Guillaume che con i suoi belli e ben addestrati cavalli richiamò a teatro un folto pubblico particolarmente prodigo di applausi894 . Molto apprezzata fu la prestazione della cavallerizza Maddalena Guillaume, “artista famosa per grazia, per destrezza, per forza, e superiore di lunga mano a qualunque altra del suo sesso che siasi veduta finora in Milano”. Essa conquistò gli spettatori con un numero di grande spettacolarità, che stupì il pubblico, vale a dire “un salto di ben quattordici botti, esercizio non mai veduto fra noi”895. In estate, dopo la compagnia Guillaume, tornarono al Carcano le opere per una stagione di ventiquattro rappresentazioni organizzate dall’impresario Trabattoni. Il via lo diede il Nabucco messo in scena il primo giugno con esito molto incerto. Infatti, ammalatosi il baritono Luigi Valli, che avrebbe dovuto impersonare Nabucco, fu sostituito all’ultimo momento dal baritono Francesco Perego che si dimostrò impari al compito. Meglio le cose andarono per il soprano Chiara Bertolini-Raffaelli (Abigaille) e per il basso Giuseppe Miral (Zaccaria) che riuscirono, grazie anche a una buona prova dei cori, solitamente criticabili, a portare in porto l’opera senza troppi danni896 . Alla seconda rappresentazione, Luigi Valli, ristabilito, si presentò sul palco e tutto filò via liscio con soddisfazione del pubblico897. Dopo l’opera verdiana, fu allestita Sonnambula, che diede modo alla brava Angiolina Ortolani, così apprezzata nel 1853, di spiegare il suo splendido organo vocale. Con lei c’era il tenore Bozzetti e il giovane basso De Dominici, due artisti di non mediocre livello che realizzarono un’applaudita prestazione898 . Importante, nel corso della stagione estiva, fu l’esecuzione dell’opera di Weber Freischutz, titolo tradotto chissà perché in Il Franco Bersagliere, messa in scena il 24 giugno (testo di F. Kind, tradotto da Francesco 888

Il libretto del Marchesino è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

889

“La Fama”, 7 febbraio 1856

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“La Fama”, 18 febbraio 1856.

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“La Fama”, 23 febbraio 1856.

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“La Fama”, 28 febbraio 1856.

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“La Fama”, 6 marzo 1856.

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“La Fama”, 27 marzo, 3 aprile 1856.

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“La Fama”, 21 aprile 1856.

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“La Fama”, 2 giugno 1856.

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“La Fama”, 12 giugno 1856.

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“La Fama”, 16 giugno 1856.


!166 Guidi, “prima”, Berlino 1821). Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Angelo Calderini (Ottokar), Giuseppe Bernasconi (Kouno), Giuditta Elena (Alisa), Letizia Borgognoni (Annetta), Luigi Bianchi (Max), Pietro Prette (Kilian), Francesco Lodetti (Eremita)899 . Agli spettatori, l’opera, inedita per il Carcano, non piacque e “al calar della tela alla fine degli atti disapprovarono senza ritegno, massime al termine dell’opera, allorché i segni di malcontento diventarono più generali ed acerbi”. Oltre alla musica, piacquero poco anche i cantanti, soprattutto il tenore Gaetano Romanò (non citato nel libretto) e il basso Luigi Bianchi, entrambi “assai volte disapprovati”. Meglio andarono le due prime donne: Giuditta Elena e Letizia Borgognoni che pur senza avere qualità eccezionali se la cavarono onorevolmente. Bene i cori e ottima l’orchestra, che fu diretta “con molta precisione ed accordo” dal maestro Corbellini. Belli i costumi e pregevoli le scene realizzate dal sempre bravo Sala900 . Assai migliore fu l’accoglienza che il pubblico fece alla Lucia di Lammermoor, data dopo l’opera di Weber, dove s’impose nuovamente la bravissima Angiolina Ortolani che aveva abbandonato un po’ le eccessive fioriture cui talvolta si abbandonava nelle sue performance. Con lei c’era il tenore Biondi [sic per Biundi], sostituto dell’ammalato Petrovich, che riuscì a superare positivamente il suo timor panico ricevendo applausi dal sempre generoso pubblico del Carcano901 . Dopo Lucia ci fu una nuova stagione lirica allestita dall’impresario Eugenio Ajroldi che non ebbe molta fortuna. Essa, forse per attirare gente, iniziò col Barbiere di Siviglia, ma l’esito non fu quello desiderato anche perché lo spettacolo fu allestito in economia (l’orchestra, nella sezione degli strumenti ad arco, era stata molto ridotta). Tra i cantanti, discreta fu la prima donna Borgognoni che nel ruolo di Rosina “seppe in più luoghi far bene”. Gli altri elementi della compagnia erano il baritono Giannini (Figaro), il quale “si trasse abbastanza onorevolmente d’impegno”, il tenore Bozzetti (Almaviva), che mostrò di essere il più dotato tra tutti, il Borella (Don Bartolo), il Bernasconi (Don Basilio) e la Bignami (Berta)902. Al Barbiere seguì un’opera semiseria di Mercadante intitolata Leonora, che al Carcano non era mai stata rappresentata (testo di M. D’Arienzo, “prima”, Napoli 1844). Sulla musica, fin troppo ricca di sapere musicale, e sul suo autore, pur sempre un fior di musicista, così scrisse la “Fama”: “Egli è certamente il grande maestro; ma o sia sfoggio di soverchia dottrina musicale o fallacia di sistema, non giunge quasi mai a scuoterci o ad esilararci profondamente, rado a divertirci davvero”. L’opera poi ebbe “una esecuzione non accurata e debole così per parte dell’orchestra che dei cantanti” per cui lasciò il pubblico insoddisfatto. Tra i cantanti, il migliore fu il buffo Domenico Raffaelli che rappresentò “con lode grandissima” la parte di Strelitz. Applaudita, fu pure Angiolina Ortolani-Vallandris, “salutata al suo apparire da lusinghiero accoglimento”. Gli altri erano il Carapia e il Biundi che però, sommersi spesso dallo strepito dell’orchestra, quasi non si udivano903 . Dopo Mercadante fu la volta di Donizetti, col suo Don Pasquale e questa volta l’esito dell’opera, grazie alla sua musica piacevole e a una lodevole esecuzione, fu nettamente positivo. Norina fu interpretata da Angiolina Ortolani-Vallandris che mostrò ancora una volta il suo talento sia come cantante sia come attrice, meritandosi i calorosi applausi del pubblico. Con lei, buon compagno le fu il tenore Bozzetti (Ernesto), dalla voce agile e pronta e dai “modi eletti e di buon gusto”. Gli altri erano il Giannini che impersonò discretamente il difficile ruolo del dottor Malatesta e il Raffaelli (Don Pasquale) che si guadagnò “i primi onori della rappresentazione”904 . Per la stagione autunnale furono date due sole opere: Ernani e I Puritani, interpretate da una nuova compagnia di canto. Ernani, che non si dava dal 1854, richiamò a teatro uno scarso pubblico che ne fu solo parzialmente soddisfatto. Gli interpreti furono il soprano di nazionalità straniera Casimir-Ney, “fragorosamente applaudita nella sua cavatina e altrove”, il tenore Giovanni Mea, nuovo a Milano, “cantante di grazia e di sentimento”, il basso Gazzone e il baritono Puig, esordiente, che nel ruolo di Carlo V convinse poco. Con l’opera verdiana fu dato anche un ballo del coreografo Borsi intitolato: Corso de Leon che grazie allo stesso Borsi, al primo ballerino Prisco, e alla prima ballerina Ravaglia, ebbe un esito abbastanza felice905 . 899

Il libretto del Bersagliere è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

900

“La Fama”, 26 giugno 1856.

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“La Fama”, 10 luglio 1856.

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“La Fama”, 21 luglio 1856.

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“La Fama”,4 agosto 1856.

904

“La Fama”, 25 agosto 1856.

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“La Fama”, 29 settembre 1856.


!167 Nel corso della stagione fu messo in scena un altro ballo del Borsi intitolato: Una burla al castello di Turrita, il cui soggetto non era molto originale, ma che si prestava bene “a scherzi dilettevoli, a leggiadre danze dal Borsi figurate e condotte con arte e con buon gusto”. Belli i costumi e brave le ballerine Ravaglia e Zaccaria906. La seconda opera di questa breve e poco brillante stagione - gli spettatori, infatti, si mantennero nel suo corso sempre scarsi -, fu, come abbiamo detto, I Puritani il cui esito fu poco meno che infelice. Talvolta però gli applausi si fecero anche sentire e ciò andò a merito della prima donna Casimir-Ney che cantò bene, soprattutto nel secondo atto. Con lei c’erano il basso Gazzone e il baritono Giotti, che piacquero soprattutto nel famoso brano Suoni la tromba. Appena discreto il tenore Berti. Alla seconda esecuzione le cose andarono anche peggio e il pubblico rimase quasi sempre silenzioso. Meglio andò il ballo del Borsi Una burla al castello di Turrita dove almeno le ballerine Ravaglia e Zaccaria, si guadagnarono gli applausi degli spettatori907. Per l’autunnino, il Carcano ospitò alcuni spettacoli equestri e ginnici della compagnia ungherese diretta da L. Naudmann che ebbero il non piccolo merito di far accorrere al Carcano un folto pubblico e di farlo divertire908. Dopo detta compagnia, iniziò la stagione carnevalesca che prese il via il 26 dicembre con un’opera impegnativa richiedente una prima donna di grande valore, vale a dire Traviata. Questa prima donna fu Teresa Pozzi-Mantegazza che nel ruolo di Violetta, sia nel canto e sia nella recitazione, “emerse e fu applauditissima”. Con lei c’era il tenore Chiesi, non molto efficace per un’indisposizione, e il baritono Delle Sedie, più che discreto. Insieme all’opera fu dato anche un divertissement intitolato I vecchi burlati che per il suo spirito giocoso e la sua vivacità piacque molto. Ottimo l’allestimento dei due spettacoli 909. 1857 La prima rappresentazione di quest’anno, che ottenne la piena approvazione degli spettatori, fu l’opera buffa Pipelè di Serafino Amedeo De Ferrari (testo di R. Berninzone, “prima”, Venezia 1855). L’opera, nuova per il Carcano, mostrò di possedere “brio, spontaneità, originalità di motivi, gioco d’orchestra, chiarezza, istromentazione elaborata e condotta quale a musica semiseria conviensi”. Dominatore assoluto ne fu il grande Cambiaggio che ancora una volta fece sfoggio del suo straordinario talento comico incantando i numerosi spettatori adunatisi a teatro. Scrisse la “Gazzetta dei teatri”: “ [Cambiaggio] ha la vera vena comica; l’azione con lui mai non langue; nella scena dell’ubbriachezza fu veramente caro, due volte caro!” Con lui c’era il tenore Caserini che, pur avendo una piccola parte, svolse bene il suo compito. Veniva poi il baritono Altini, giovane ma dotato di molta spontaneità e sicuro del fatto suo, e il soprano Fumagalli, “artista simpatica, che canta bene, intonata, ma che avrebbe bisogno di animarsi un poco di più”. Benissimo cori e orchestra e quindi spettacolo pienamente riuscito910 . Lavoro di ben altro carattere dato dopo Pipelè fu Torquato Tasso di Donizetti, che al Carcano era apparso solo poche volte anche perché richiedeva cantanti molto dotati ed esperti. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Giuseppe Bernasconi (Alfonso II), Carmela Poch (Eleonora), Paolina Torrina (Eleonora di Scandiano), Pietro Chiesi (Roberto Geraldini), Carlo Cambiaggio (Don Gherardo), Giuseppe Cofratti (Ambrogio)911 . Nel ruolo di protagonista piacque assai il baritono Delle Sedie (non citato nel libretto), un artista che fece mostra di notevoli doti vocali e sceniche. Eleonora era, invece, il mezzosoprano Carolina [sic per Carmela] Poch, “un’amabile virtuosa che pone ora i primi passi dell’arringo scenico e promette da questi suoi cominciamenti ancor più di quel molto che pur fece”. Don Gherardo era il Cambiaggio, che anche in questo ruolo, inedito per lui, fu “l’attore-cantante maestro dell’arte sua, lepido, piacevolissimo, a più riprese applaudito e festeggiato”. Ultimo era il tenore Chiesi che mostrò nell’esecuzione delle varie cavatine

906

“La Fama”, 20 ottobre 1856.

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“La Fama”, 27 ottobre 1856.

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“La Fama”, 27 novembre 1856.

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“La Fama”, 28 dicembre 1856.

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“Gazzetta dei teatri”, 7 gennaio 1857.

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Il libretto di Torquato Tasso è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.


!168 “eleganza di modi” meritandosi, insieme agli altri cantanti, gli applausi del pubblico. Bene l’orchestra, abbastanza bene i cori912 . Un lavoro di carattere diverso dal Torquato, messo in scena il 7 febbraio, fu il melodramma giocoso Gli Studenti scritto espressamente per il Carcano da Achille Graffigna (testo di L. Zanetti). Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Amalia Fumagalli (Alice), Elisa Puccini (Marianna), Luigi Cajerini (Enrico), Pietro Mattioli-Alessandrini (Gedeone), Giuseppe Altini (Roberto), Giuseppe Bernasconi (Tiburzio)913. Riguardo alla musica, essa, senza essere di valore assoluto, mostrò qua e là brani riusciti che piacquero al pubblico, soprattutto nel terzo atto. Discreti si rivelarono gli interpreti principali vale a dire il buffo Pietro Mattioli, nuovo alle scene milanesi, e il baritono Altini. Con loro c’erano Amalia Fumagalli e il Chiesi che però avendo piccole parti rimasero un po’ in ombra. Tirando le somme della serata, la “Fama” poteva quindi scrivere che: “…se non fu una vittoria strepitosa, fu certamente una battaglia combattuta con onore e vinta”914. Altra novità assoluta per il teatro di Porta Romana fu Lida da Carcano, un dramma lirico di Francesco Guidi con musica di Antonio Tadei, messo in scena il 20 febbraio con discreto successo. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Teresa Pozzi-Mantegazza (Lida), Giuseppe Cofratti (Richelmo), Giuseppe Bernasconi (Orsino), Pietro Chiesi (Ulrico), Enrico Delle-Sedie (Rumo), Giuditta Cassani (Eurosa)915. Nell’opera, il Tadei mostrò di aver “coltivato il canto con affetto e saper di arte, e di aver a tutto uomo sfuggito il grido e lo strepito nell’uso delle voci e degli strumenti”, difetto, questo, diventato ormai molto comune nelle opere moderne. Tra gli interpreti, gli applausi maggiori andarono alla protagonista, il soprano Teresa Pozzi-Mantegazza (Lida), che cantò bene, con grande espressione; buona prova fece pure Giuditta Cassani, “giovane virtuosa nostra concittadina, che porge di bella scuola e di sentimento”. Gli uomini erano il Delle Sedie (Rumo) che piacque per il suo canto delicato e il Chiesi (Ulrico). Alla fine applausi per tutti, compreso Carlo Sala, “autore di parecchie scene ben trattate e di effetto”916. Una serata importante della stagione carnevalesca fu quella del 19 febbraio quando il Carcano fu onorato dalla presenza dell’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe e dall’imperatrice Elisabetta. Per l’occasione fu data la Traviata, inedita per il Carcano (testo di F. M. Piave, “prima”, Venezia 1853) e il terzo atto del Torquato “eseguiti col massimo zelo dagli artisti” (quali, non sappiamo). Il teatro, per l’occasione, era stato illuminato a giorno e ciò contribuì a rendere ancor più memorabile la serata. Come scrisse la “Fama”, infatti, “era la prima volta che la corte imperiale visitava in Milano un teatro privato” e ciò per il Carcano era un titolo di merito di non poco conto917. L’ultimo lavoro della stagione, del tutto inedito anch’esso, fu il melodramma serio di Antonio Baur Le due fidanzate (testo di A. Ghislanzoni), che, grazie alle molte melodie e a una strumentazione equilibrata ebbe “prospere sorti”. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Carmelina Poch (Elisa), Luigi Rigola (Doge di Genova), Luigi Caserini (Goffredo), Giuseppe Altini (Lorenzo Aldini), Amalia Fumagalli (Elena), Cesare Gianelli (Piero)918 . Tutti misero il massimo impegno per fare una bella figura e alla fine della rappresentazione ebbero come premio i calorosi applausi del pubblico. Non ci si dimenticò neppure del maestro Antonio Baur che fu festeggiato e chiamato più volte sulla scena919. Finita la stagione d’opera, che con i suoi tre spettacoli inediti si caratterizzò per una delle più ricche tra quelle effettuate al Carcano (anche i teatri più grandi come la Scala non allestivano di regola mai più di una o al massimo due opere nuove a stagione), iniziarono quelli drammatici presentati dalla compagnia Giardini, ben nota ai frequentatori del teatro di Porta Romana. Essa esordì con un dramma intitolato La riabilitazione

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“La Fama”, 22 gennaio 1857.

913

Il libretto degli Studenti è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

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“La Fama”, 9 febbraio 1857.

915

Il libretto di Lida da Carcano è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

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“La Fama”, 23 febbraio 1857.

917

“La Fama”, 23 febbraio 1857.

918

Il libretto delle Due fidanzate è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

919

“La Fama”, 2 marzo 1857.


!169 composto dai signori Fambri e Salmini che diede modo al Landozzi, l’attore principale, di emergere “per intelligenza, per verità, per sentimento del suo recitare”920. Altro dramma messo in scena dalla Giardini di cui abbiamo notizia, fu I falsi galantuomini, “produzione sempre vera e buona”, ma che ebbe una fredda accoglienza. Durante la serata si esibì anche l’arabo Moahmed-Ben-Giussin-Mustafà che eseguì parecchi esercizi di ginnastica ottenendo, per la sua gagliardia e destrezza, i calorosi applausi del pubblico921. Finiti gli spettacoli della compagnia Giardini, non molto seguiti in verità dagli spettatori, prese il via in primavera una cospicua stagione d’opera durante la quale furono allestiti cinque melodrammi, vale a dire: Lucrezia Borgia, Don Bucefalo, Luisa Miller, Attila e Bernabò Visconti. Il primo melodramma scelto per inaugurare la stagione fu quindi Lucrezia Borgia di Donizetti la cui ultima edizione al Carcano risaliva al 1854, con la brava Antonietta Fiorio nel ruolo principale. L’opera nel suo complesso non dispiacque e gli interpreti, chi più chi meno, svolsero lodevolmente il loro compito. Essi erano il soprano Nina Barbieri-Thiolier, molto brava nel ruolo di Lucrezia, il mezzosoprano Rosina Picco, dalla voce gradevole e dal modo aggraziato di porgere (era Maffio Orsini), il tenore Corrado Conti (Gennaro), fornito di voce omogenea e di intelligenza artistica, e il basso Giovanni Atry, perfettamente calato nel ruolo di don Alfonso922 . Alla Lucrezia seguì Don Bucefalo di Antonio Cagnoni con testo di Calisto Bassi (“prima”, Milano 1842). L’opera, inedita per il Carcano, pur mostrando una musica vivace e brillante ebbe in più punti dei tagli e ciò le giovò perché la rese meno prolissa e più scorrevole. Tra gli interpreti, ottimo fu il basso comico Francesco Frizzi, che con i suoi modi “acconci e spediti” riuscì a destare l’ilarità degli spettatori. Come prima donna c’era Sofia Dottin (Rosa) di cui il pubblico apprezzò la voce agile e ben usata. Per ultimo veniva il basso Giovanni Thiolier che nel ruolo di Marcone “si mostrò lepido e disinvolto” guadagnandosi, insieme ai suoi compagni, i vivi applausi del pubblico923 . Ben più impegnativa dell’opera di Cagnoni fu Luisa Miller di Verdi, data come terzo spettacolo della stagione di primavera cui arrise una buona fortuna. Di ciò, il merito maggiore andava soprattutto alla prima donna Nina Barbieri-Thiolier e al baritono Pietro Gorin, entrambi “applauditi in tutti i loro pezzi e ridomandati” (impersonavano rispettivamente Luisa e il padre di Luisa). Con loro, lodevole fu pure la prestazione degli altri interpreti dell’opera, vale a dire il basso Atry, il tenore Conti, leggermente indisposto, e il basso Giovanni Thiolier. Bene cori e orchestra. Spettacolo “decorato assai decentemente”924. Alla Miller seguì Attila, dato al Carcano una sola volta nel 1855 con il bravo basso Giovanni Antonucci a protagonista e che anche questa volta ottenne “clamorose accoglienze”. Merito di ciò fu una buona compagnia di canto che ne dette un’esecuzione particolarmente apprezzata dal pubblico. Essa era composta dal basso Atry che nel ruolo di Attila riconfermò le sue già note capacità, dalla prima donna Vittoria Luzzi, fornita di una bella e forte voce, dal giovane tenore Porro e dal baritono Gorin, tutti ben calati nei loro ruoli e chiamati più volte al proscenio925 . A chiusura della stagione, complessivamente fin qui positiva, fu allestito un lavoro nuovo per Milano: Bernabò Visconti del giovane compositore mantovano Lucio Campiani, che a Bologna era stato alunno di Rossini (testo di anonimo, “prima”, Cremona 1855). Lo stile della musica fu trovato “soverchio fragoroso e forestiero, atto più presto ad assordare che a persuadere”, ma ciò non impedì al pubblico di chiamare più volte al proscenio l’autore per applaudirlo dimostrando così il suo disaccordo con la critica. Gli interpreti furono tutti all’altezza della situazione facendo con zelo il loro compito. Essi erano la prima donna Guerrabella, il tenore Altavilla, il baritono Gorin e il basso Atry. Tra tutti emerse il Gorin che si dimostrò sicuro del fatto suo e molto preparato. Quanto alla prima donna, essa, poco esperta della scena, fece quel che poté ma poté poco; così pure il tenore, che, pur dotato di buoni mezzi, soggiacque un po’ all’emozione. Alla fine della sua recensione, la “Fama”, che si riservava di dare un giudizio più obiettivo sull’opera alla seconda rappresentazione, poteva così scrivere: “L’impresa decorò pomposamente lo spettacolo, al quale auguriamo ventura prospera e lunga”926. 920

“La Fama”, 19 marzo 1857.

921

“La Fama”, 2 aprile 1857.

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“La Fama”, 9, 16 aprile 1857.

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“La Fama”, 9, 27 aprile 1857.

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“La Fama”, 7 maggio 1857.

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“La Fama”, 21, 25 maggio 1857.

926

“La Fama”, 10 giugno 1857.


!170 Conclusa così la stagione di primavera con un bilancio positivo, iniziò quella d’estate, organizzata dagli appaltatori Simoni e Casati che ingaggiarono nuovi cantanti (Casati era il coreografo del ballo Edwige di Polonia allestito nella quaresima del 1856). La prima opera a essere messa in scena fu il Trovatore il cui esito fu “completamente felice”, a onore soprattutto della prima donna Edy D’Ania (Eleonora), applauditissima e chiamata più volte al proscenio. Con lei buona prova fece pure il tenore Piccinini, il baritono Andrea Mazzanti e il mezzosoprano Iride Fantozzi (Azucena)927 . Dopo il Trovatore, il Carcano ospitò il primo di una serie di concerti tenuti dalle sorelle Carolina e Vincenzina Ferni, famose cantanti e violiniste ben note in Italia e all’estero. Nate entrambe a Como – Carolina il 20 agosto 1839, Vincenzina nel 1837 –, avevano studiato canto con la Pasta e violino con ottimi maestri quali Vieuxtemps e Léonard – mostrandosi, nei loro concerti, alla pari se non superiori all’altra famosa coppia di violiniste italiane, le Milanollo. Nel concerto al Carcano, la prima delle due sorelle a presentarsi sul palco fu Vincenzina, la maggiore, che eseguì una fantasia e capriccio di Vieuxtemps mostrando nella sua esecuzione “che nulla d’arduo, nulla d’impossibile vi avea per lei”. Stessa cosa si poté osservare quando entrambe le sorelle suonarono, quasi a gara, una sinfonia di Alard, dove stupirono “per la prontezza, per la scorrevole abbondanza de’ numeri, e lasciavanci in dubbio se il vigor dell’una vincesse alla prova la castigatezza dell’altra”. Altri brani eseguiti dalle violiniste comasche furono una fantasia del Bériot e il Carnevale di Venezia. Alla fine “il tripudio dei plausi fu tale e tanto, che non s’intese per entro il teatro il turbine che frattanto scoppiò fuori improvviso e furente [fuori dal Carcano era scoppiato, infatti, un forte temporale]”928 . Al concerto delle Ferni seguì, come secondo spettacolo operistico della stagione, Ernani di Verdi che piacque molto grazie alla grande interpretazione che ne dette il baritono Mazzanti, un artista di notevoli capacità. Con lui c’era, come prima donna, Giulia Beltramini-Marcora anch’essa artista di merito fornita di buoni mezzi. Sfortunato, invece, fu il tenore Luise che per un leggero abbassamento di voce si fece prendere dall’emozione compromettendo la propria prestazione. Accettabile fu il basso Rossi-Galli che nel ruolo di Silva mostrò una voce discreta, ma che si sarebbe desiderata più robusta e tonante929 . Dopo Ernani, il 13 luglio ebbe luogo il secondo concerto delle Ferni che, nonostante il caldo torrido, fece accorrere al Carcano una folla quale non si vedeva da molto tempo. Paragonate agli angeli di Raffaello “che accompagnano i divini cantici al suon del violino”, le Ferni eseguirono un programma comprendente due fantasie dell’Alard su motivi della Sonnambula, del Pirata e della Figlia del Reggimento, un gran duetto concertato e il Carnevale di Venezia, tutte musiche interpretate “non saprei se con maggiore affetto od eccellenza; anzi amendue ad un tempo imperocché codeste giovani immaginose temprano il vocale strumento col cuore”. Alla fine, grandissimi, “esplosivi” applausi, e in più l’esortazione, dato dalla “Fama” alle straordinarie concertiste, di non puntare però solo su autori stranieri dando spazio anche agli italiani perché in Italia c’erano musicisti, quali ad esempio Bazzini e Sivori, che certamente non erano inferiori ai compositori stranieri930 . Tre giorni dopo questo concerto ci fu, il 16 luglio, il terzo concerto che, in sostanza, fu una copia dei due precedenti con un successo tale che alla fine “il battere delle canne, il tepidar de’ piedi, il gonfiarsi delle ugole sonore [del pubblico] giunsero a tale da udirsi il baccano lontan dieci miglia [dal teatro]”. I brani eseguiti furono ancora dell’Alard, del Léonard, del Bériot (fantasie operistiche soprattutto) e il solito Carnevale di Venezia, “ricco di ben diciotto variazioni”, suonato da entrambe le sorelle come fosse “una singolar tenzone”931. Al quarto concerto, dato il 22 luglio, nulla praticamente cambiò: folla di popolo a teatro, nonostante il gran caldo, e applausi vivissimi e ripetuti alle due affascinanti concertiste che ormai si erano totalmente impadronite di cuori e menti degli spettatori del Carcano. Scrisse di loro la “Fama”: “Lasciate agli stranieri il povero vanto di costringere il violino a incredibili suoni; a voi quello incomparabile di commuovere e di affascinare coll’accento, che si conviene meglio a gioventù, a gentilezza femminea”. Autori suonati furono l’Alard, l’Herman più l’ineliminabile Carnevale di Venezia932. 927

“La Fama”, 29 giugno 1857.

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“La Fama”, 9 luglio 1857.

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“La Fama”, 13 luglio 1857.

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“La Fama”, 16 luglio 1857.

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“La Fama”, 20 luglio 1857.

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“La Fama”, 23 luglio 1857.


!171 Il quinto concerto delle Ferni, complice il caldo, fu meno frequentato dei precedenti, ma naturalmente, pur in numero minore, gli applausi non furono meno calorosi del solito. Anche il programma fu un po’ variato comparendo per la prima volta in esso le “rimembranze” di Mozart, eseguite da Carolina, e il settimo concerto di Bériot, interpretato da Vincenzina. Poi i soliti Alard (fantasia della Favorita e una sinfonia, in cui le due sorelle fecero a gara di emulazione) e il Carnevale di Venezia. Insieme alle due violiniste si esibì pure il soprano Fantozzi, e il basso Gariboldi, interpreti di due pezzi del Barbiere: la cavatina di Rosina e la Calunnia di Don Basilio, accolti però senza molto entusiasmo933. Al concerto seguì il 30 luglio la rappresentazione del Macbeth giudicato dal pubblico molto favorevolmente. Gli interpreti, tutti applauditi e chiamati al proscenio, furono il baritono Gnone che nel ruolo di protagonista confermò le sue già note capacità, il soprano Carolina Cattinari, un’artista “ricca di un forte, agile ed esteso soprano”, il tenore Luise, che introdusse nell’opera un’aria dell’Alzira e il basso Gariboldi, dalla “bella e maschia voce”934. Dopo il Macbeth, sul palcoscenico del Carcano tornarono le sorelle Ferni che eseguirono il loro sesto concerto, non molto dissimile dai cinque precedenti: fantasie di Léonard e di Vieuxtemps e sinfonia concertata dell’Alard, “tutte cose che udimmo più volte – scrisse la “Fama” -, tutte cose straniere all’Italia poiché non ci si volle dar retta; e le composizioni italiane sono bandite da’ programmi di queste due immaginose donzelle; colpa certamente, avere desse compiuto la loro musicale educazione in Francia”. Un brano nuovo, mai eseguito prima d’ora fu una Meditazione su motivi del primo preludio di Bach ridotta dal Gounod per due violini, pianoforte e fisarmonica… “…pezzo classico nel concetto, maestrevolmente suonato dalle due fate del violino e accompagnato pietosamente da due innominati. L’effetto fu tale e tanto che dal pieno teatro si volle la replica, con buona pace di coloro che spregiano tutto ciò che sa d’antico. Il plauso allora si cangiò in furore di strepiti e di grida, che si rinnovarono all’ultimo dopo la sinfonia concertata allorché, vedi capriccio di moltitudine, si chiese e si udì anche una volta il Carnevale di Venezia”935. Dopo le Ferni fu la volta di un’opera poco eseguita di Donizetti, Maria di Rohan, un lavoro cioè… “…che non era fatto per coloro che amano i grandi rumori strumentali, gli inconditi scoppi di voce, le grida e i frastuoni; è una musica tranquilla, piena di soavi melodie, lavorata con quel magistero d‘arte che nasconde la dottrina sotto il fascino della scorrevole abbondanza”. Tra gli interpreti, assai bravi furono la prima donna Cattinari e il baritono Gnone che mostrarono entrambi di essere meglio impiegati qui che non nel Macbeth. Con loro c’era il contralto Pietro Vietti, elegante nei modi e dalla voce pieghevole, e il tenore Biasoli, un quasi esordiente, che aveva dovuto sostituire all’ultimo momento il titolare ammalato. L’orchestra, cambiata in gran parte, e diretta dal maestro Sordelli, si mostrò “discorde e sbrigliata”; lodevole la messa in scena936. Dopo Maria di Rohan, che chiuse la stagione lirica estiva, ecco di nuovo le sorelle Ferni impegnate, il 20 agosto, nel loro settimo concerto. Logge e platea erano per l’occasione stipate fino all’inverosimile, anche perché si era diffusa la voce che questo sarebbe stato l’ultimo concerto delle violiniste. Il successo fu superiore ad ogni immaginazione con applausi tali da far temere addirittura il crollo del teatro. Quanto al programma, esso non fu molto diverso dai programmi dei concerti precedenti, ma ebbe in più una fantasia su motivi del Nabucco che Carolina suonò magistralmente937. In autunno il Carcano, tralasciando opere e concerti, aprì i suoi battenti a una compagnia drammatica, quella di Valentino Bassi, di cui però abbiamo pochi dati. Sappiamo tuttavia che mise in scena un dramma di Riccardo Castelvecchio intitolato Marin Faliero, dove tutti gli attori, chi più chi meno, ebbero gli applausi del pubblico938

933

“La Fama”, 30 luglio 1857.

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“La Fama”, 3 agosto 1857.

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“La Fama”, 17 agosto 1857.

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“La Fama”, 20 agosto 1857.

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“La Fama”, 24 agosto 1857.

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“La Fama”, 17 settembre 1857.


!172 Insieme alla compagnia si esibì pure il prestigiatore olandese Vigoreux che con i suoi giochi indiani e le esperienze di magia bianca, di cui si mostrò espertissimo, divertì molto i numerosi spettatori intervenuti a teatro939. Per la stagione dell’autunnino il Carcano fu occupato da un’altra compagnia drammatica, quella di Cesare Dondini che a Parigi, poco prima di giungere a Milano, si era guadagnata molti consensi. Il primo lavoro che essa allestì fu Elisabetta d’Inghilterra di Giacometti che diede modo agli attori Cazzola-Brizzi e Tommaso Salvini, di far valere il loro talento940. Dopo l’Elisabetta fu data Zaira e La signora delle camelie ben accolte dal pubblico941 . Altra produzione della compagnia Dondini fu Francesca da Rimini, la “più bella composizione poetica” di Pellico, dove il Salvini, nel ruolo di Paolo, si mostrò perfettamente a suo agio dando prova di possedere una intelligenza e una sensibilità non comuni. Francesca era la Cazzola di cui la “Fama” scrisse: “Ci sembra che proceda del paro, o venga poco dopo Salvini…I suoi gesti sono quasi sempre eloquentissimi, il suo silenzio egualmente e, al par del Salvini, ha dei momenti in cui dice assai più cose tacendo che parlando”. Grande fu, alla fine, l’entusiasmo del pubblico per i due splendidi attori che furono applauditi calorosamente e chiamati più volte alla ribalta942. Alla Francesca seguì Pia de’ Tolomei di Marenco, che per la Cazzola fu un’altra occasione per mostrare le sue capacità, davvero poco comuni. Quanto agli altri attori “nessuno guastò il bell’assieme o ruppe l’accordo pienissimo di questa rappresentazione”, e gli applausi che ebbero risuonarono in teatro numerosi e ripetuti943. Dopo i drammi e le tragedie fu messa in scena una commedia inedita di Gherardi Del Testa dal titolo Le scimmie. Suo difetto, secondo la “Fama”, era quello di essere carente nell’intreccio, nel “nodo d’azione”, difetto del resto frequente nelle commedie italiane del tempo. Tuttavia, forse perché una novità, non dispiacque al pubblico che, generoso come sempre, non le fece mancare i suoi applausi. Tra gli attori, i migliori furono Alfonsina Aliprandi e Cesare ed Achille Dondini944. Altre produzioni della compagnia Dondini furono Oreste di Alfieri e Piccarda Donati di Marenco dove, il Salvini e la Cazzola diedero prova ancora una volta delle loro rare qualità945 . Prima di congedarsi dal Carcano, la compagnia Dondini diede, come ultimi lavori, il Demi-Monde, l’Adriana Lecouvreur e Cuore ed Arte ma pochi furono gli spettatori che vi assistettero, e ciò determinò nella compagnia una notevole perdita economica946. Partita la Dondini, per alcune sere il pubblico del Carcano ebbe modo di divertirsi con gli spettacoli mimoacrobatici-plastici dei fratelli Chiarini, bravissimi nel loro genere e molto applauditi947 . Poi, sempre nella stagione dell’autunnino, si presentò una compagnia lirica che mise in scena, come primo spettacolo, una novità per il Carcano: Marin Faliero di Donizetti (testo di E. Bidera, “prima”, Parigi 1835). Ne furono interpreti il basso Agostino Rodas (Marin Faliero), il soprano Nina Barbieri-Thiolier (Elena), il tenore Melchiorre Sacchero (Fernando), il basso Giuseppe Mancusi (Israele Bertucci) e il secondo basso Scotti (Steno). L’opera ebbe un’esecuzione talvolta molto lodevole – sia la Barbieri-Thiolier sia il Rodas mostrarono in più punti il loro valore -, ma nel complesso non piacque al pubblico che, abituato ormai ad esecuzioni più urlate che cantate, le decretò un esito sfavorevole. Scrisse, infatti, la “Fama”: “Mai o ben di rado vedemmo al teatro Carcano un pubblico così accigliato e severo. Non avea forse l’impresa riunito un manipolo di valenti artisti? Non avea posto ogni cura per decorare lo spettacolo con

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“La Fama”, 24 settembre 1857.

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“La Fama”, 5, 12 ottobre 1857.

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“La Fama, 15 ottobre 1857.

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“La Fama”, 19 ottobre 1857.

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“La Fama”, 22 ottobre 1857.

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“La Fama”, 26 ottobre 1857.

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“La Fama”, 29 ottobre 1857.

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“La Fama”, 2 novembre 1857.

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“La Fama”, 9 novembre 1857.


!173 numerosa e buonissima orchestra, con cori d’ambo i sessi ben numerosi e buoni? Racconsoliamoci però: fu una sentenza in prima istanza, che bramiamo veder cancellata in appello”948. E fu così, infatti, perché l’opera, alla seconda e alla terza replica, ebbe dal pubblico quell’accoglienza che inspiegabilmente le era stata negata alla prima esecuzione949 . Dopo Marin Faliero seguì un’altra opera di Donizetti, forse ancor più impegnativa, vale a dire il Poliuto, messo in scena con “sì festevoli accoglienze che rado o non mai le più clamorose”. Eroina della serata fu il soprano Angelica Moro di cui scrisse la “Fama”: “Si applaudì dal principio al termine dell’opera avventurata, che fu, diciamo concisamente, tutt’un trionfo per l’esordiente prima donna Angelica Moro, allieva del patrio Conservatorio e del maestro Lamperti in particolare”. Bene si comportò anche il tenore, Agostino Pagnoni, che ebbe a compagni il baritono Alessandro Salvago, esordiente, e il provetto basso Giovanni Thiolier. Parlando della Moro, la “Fama” rilevò che la sua voce era “bella, pieghevole e dilettosa”, e che era usata in maniera da comunicare “le sensazioni dell’anima che sente or dilicatamente, or con vigore”. Del Pagnoni, invece, scrisse che la sua voce era “estesa, gratissima e vibrante” e che nel suo modo di cantare ricordava i grandi maestri dell’arte canora del passato. Lodi quindi all’impresa che era riuscita ad organizzare uno spettacolo veramente ammirevole anche per scene e costumi950. L’ultima opera del 1857, anno particolarmente fitto di spettacoli, fu Rigoletto il quale, secondo la “Fama”, “suscitò un entusiasmo da non dirsi a parole, mercè l’ingegno e l’abilità a tutta prova di Virginia Boccabadati e del Varesi, a’ quali erano compagni nel merito e negli onori il Pagnoni (Il Duca), il Rodas (Sparafucile) e Clara Duprez De-Charran (Maddalena)”. Molto merito quindi del successo dell’opera andava ai cantanti e soprattutto al soprano Virginia Boccabadati che godeva allora di buona reputazione essendosi fatta udire con successo in importanti teatri d’Italia e a Parigi. Nata il 29 aprile 1828 in città ignota, la Boccabadati aveva esordito nel 1847 a Palermo interpretando Linda di Chamounix. Poi era stata a Firenze, Roma, Parigi e Bologna, riscuotendo grandi successi. Al Carcano cantò assai bene meritandosi questo elogio dalla “Fama” che le si rivolse direttamente: “Come oscilla argentina e pura la vostra voce, come si alternano e succedono i canti dilicatamente trapunti e fioriti! E quando il dolore vuole accenti impressi di calor più vivo, quando le lunghe ambasce portano sospiri e pianto, allora voi rubate all’usignolo i suoi pietosi lamenti e vi sgorgan dal cuore lagrime e canto”. Alla Boccabadati seguiva, per valore, Felice Varesi che si era già fatto udire al Carcano nel 1848 in un concerto. Egli, nel ruolo principale di Rigoletto (da lui sostenuto anche alla “prima” dell’opera avvenuta a Venezia nel 1851) si mostrò artista dotato di grande finezza interpretativa alternando efficacemente sentimenti dolci ad altri più drammatici. I due interpreti, insomma, fecero del Rigoletto “un’opera o nuova in buona parte o ben poco veduta e gustata finora” e gli applausi calorosissimi che ebbero ne furono il giusto compenso. Lodevoli però furono pure gli altri interpreti dell’opera, vale a dire il Pagnoni, il Rodas, giudicato il migliore Sparafucile che si fosse mai udito al Carcano, e la Duprez De-Charran, esordiente. Cori e orchestra bene, pregevoli abiti e scene951. 1858 Per alcune settimane, Marin Faliero, Rigoletto e Poliuto si alternarono al Carcano mantenendo sempre il loro successo avendo come unica novità la comparsa di un nuovo tenore, il Barbaccini, che sostituì con esito felice il titolare Pagnoni nel Poliuto952. Altra opera data in carnevale fu I Lombardi alla prima Crociata di cui l’ultima edizione al Carcano risaliva al 1855. Tra i cantanti, ottima prova fece la Cattinari, “artista ricca di bellissime doti e cantante quant’altra mai espertissima e valente”. Ma applausi ebbero pure i suoi compagni Barbaccini e Rodas, soprattutto quest’ultimo, dalla voce maschia e gagliarda. Con l’opera fu dato un balletto intitolato La Ninfa e la sposa del coreografo Balassi che piacque molto e fruttò vivi applausi specialmente alla giovane ballerina Noberini.

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“La Fama”, 7 dicembre 1857.

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“La Fama”, 10 dicembre 1857.

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“La Fama”, 17 dicembre 1857.

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“La Fama”, 28, 31 dicembre 1857.

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“La Fama”, 31 dicembre 1857, 3, 18 gennaio 1858.


!174 In un passo a tre furono compagni della Noberini il Balassi e la Bustini, festeggiati anch’essi dagli spettatori953. Una novità per il Carcano fu l’opera di Errico Petrella intitolata: L’Assedio di Leida (testo di D. Bolognese, “prima”, Milano 1856). Essa ebbe un esito più favorevole di quanto si pronosticasse e ciò per merito della buona interpretazione datane dai due principali interpreti: il soprano Moro-Cantalupi e il tenore Prattico, entrambi “applauditi più e più volte”. Con loro c’erano il Sacchero e il Thiolier, “artisti provetti” che fecero lodevolmente la loro parte. Bene l’orchestra e soprattutto i cori, che alla seconda rappresentazione dell’opera, “ebbero il vanto di dover ripetere il rataplan fra un subisso di acclamazioni”954 . L’ultimo spettacolo della stagione di carnevale fu l’immortale capolavoro di Rossini, il Barbiere di Siviglia, che fu messo in scena però con un inadeguato numero di prove, ma che nel complesso fu ben accolto dal pubblico. Rosina era interpretata dal mezzosoprano Clara Duprez che mostrò nella sua cavatina una voce omogenea e particolarmente agile ed estesa. Bene si comportò con lei il tenore Bozzetti (Conte D’Almaviva) e ancor più il baritono Varesi, un Figaro dalla notevole “disinvoltura comica”. Veniva poi il Rodas che nei panni di Don Basilio eseguì assai bene la Calunnia e il Thiolier che, invece, nel ruolo di Don Bartolo, esagerò un po’ nella recitazione955 . Prima che iniziasse la stagione di primavera, si tenne al Carcano un’accademia vocale e strumentale durante la quale furono eseguiti diversi brani tolti dall’opera Guerilla Catalana del musicista dilettante Gustavo Adolfo Noseda di Milano. Per l’occasione il Carcano fu “sontuosamente addobbato e splendidamente illuminato”, lasciando piacevolmente sorpresi gli spettatori che non si aspettavano nulla di simile. L’orchestra, diretta da Ernesto Cavallini, ben accompagnò tutti i cantanti intervenuti al concerto vale a dire il soprano Gattinari, il tenore Negrini, il baritono Colombo e il basso Biacchi. Scrisse la “Fama”: “Plausi frequentissimi scoppiarono alla sinfonia ed in molti altri pezzi del suo [del Noseda] lavoro, in cui manca però l’invidiabile pregio dell’invenzione. Il giovane maestro ebbe gli onori che meritavansi il suo molto ingegno ed il suo amore vivissimo all’arte, della quale è, sebben tanto giovane, dotto e indefesso cultore”956 . La stagione di primavera, organizzata dall’impresario Boranelli, ebbe il suo inizio con un’opera scritta espressamente per il Carcano. Si intitolava: Ruy Blas ed era stata composta dal giovane maestro triestino Giuseppe Rota su testo di Scipione Manuel (nel 1869 Filippo Marchetti scriverà un’opera di grande successo con lo stesso titolo, libretto di C. d’Ormeville ). Il lavoro, messo in scena il 10 aprile, fu applaudito, ma nel complesso lasciò delusi gli spettatori. Esso, infatti, era privo d’inventiva sia nel libretto, mancante d’interesse drammatico, sia nella musica che s’ispirava fin troppo esplicitamente ad altri autori. Altro aspetto negativo fu l’esecuzione vocale, che se talvolta, per altre opere, era l’elemento che salvava la situazione, in questo caso fu il contrario. Di ciò furono colpevoli i cantanti, in primo luogo Rosina Polacco, prima donna, che, sopraffatta dall’emozione, poté fare ben poco. E così avvenne anche per gli altri due principali interpreti: il tenore Dordoni, “che non seppe dar colorito alla sua parte” e il baritono Crotti. Cori e orchestra mediocri. A tutto ciò si aggiunse anche il cattivo tempo, che spinse molta gente a disertare il teatro957 . La situazione, anche nelle repliche, non cambiò molto facendo prendere all’impresa la decisione di chiudere la stagione senza altri spettacoli, una decisione che, certo, non dovette piacere molto ai più assidui frequentatori del Carcano. Saltata la stagione estiva, il teatro di Porta Romana si aprì solo in settembre con la compagnia drammatica Scremin e Mariani che diede il via alle rappresentazioni con un dramma di Riccardo Castelvecchio intitolato: La cameriera astuta. Pochi erano gli spettatori presenti in teatro ma almeno quei pochi non lesinarono i loro applausi agli interpreti958.

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“La Fama”, 4 febbraio 1858.

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“La Fama”, 18 febbraio 1858.

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“La Fama”, 25 febbraio 1858.

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“La Fama”, 1 aprile 1858.

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“La Fama”, 12 aprile 1858.

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“La Fama”, 20 settembre 1858.


!175 Altro lavoro della compagnia Scremin fu Luigi XI di Germaine Delavigne, dove emerse Bovi-Campeggi, il primo attore, dotato di una notevole intelligenza e di grande padronanza della scena, e Carolina Paladini, prima attrice959. Nel corso delle rappresentazioni drammatiche furono messi in scena anche due balli del coreografo Alessandro Borsi intitolati: L’Orfano e l’omicida, e Il proscritto scozzese. Ne furono interpreti applauditi il Manzoni, primo attore mimo, e la Micali, prima attrice mima. Bene accolte dal pubblico, furono pure le ballerine Antonietta Albertazzi, Valsecchi e Spinzi960. Dopo la compagnia Scremin si installò al Carcano la ben nota compagnia Chiarini, che con i suoi esercizi mimo-danzanti-acrobatici piacque molto al pubblico, accorso numeroso a teatro. Una delle sue produzioni più ammirate e spettacolari fu un grande quadro plastico intitolato Il diluvio universale che vide impegnate ben 76 persone961 . Per la stagione di carnevale, niente opere o commedie ma cavalli, quelli della compagnia equestre Ciniselli, animali belli, numerosi e ben addestrati, ma che riuscirono ad attirare al Carcano solo pochi spettatori962. 1859 In quaresima, dopo la compagnia equestre Ciniselli che subì una forte perdita economica, subentrò al Carcano la compagnia drammatica Alessandro Grossi che tra i suoi elementi vantava ottimi attori. Essa, come primo spettacolo mise in scena Monaldesca, un dramma in versi di Napoleone Giotti che fruttò molti applausi soprattutto alla prima attrice, Giovannina Falchetti-Grossi, sensibile ed intelligente. Come seconda rappresentazione fu data la commedia La sposa sagace di Goldoni, in cui gli applausi del pubblico andarono questa volta a tutti gli attori della compagnia, lodevoli per l’impegno mostrato963. Altre produzioni della compagnia Grossi furono La Lotteria, Riccardo D’Arlington, Il modello di legno, L’orfanella della Svizzera e I due Sergenti, lavori, dove si distinsero il Miraglia, i coniugi Falchetti e il Grossi964 . In primavera il Carcano, forse presago dei grandi avvenimenti che si sarebbero verificati di lì a poco, rimase chiuso. Fuori dal teatro, infatti, stava per andare in scena sul palco della storia uno spettacolo memorabile, vale a dire la seconda guerra d’Indipendenza che avrebbe dato un nuovo assetto all’Italia. Voluta da Cavour, che era riuscito ad avere in tale guerra Napoleone III come alleato, essa, si concluse con l’armistizio di Villafranca, firmato il 12 luglio, visto quasi come un tradimento perché se da un lato, dava l’indipendenza alla Lombardia, dall’altro lasciava sotto l’Austria il Veneto. Per i milanesi tuttavia il momento più importante della guerra fu l’8 giugno, quando, a seguito delle vittoriose battaglie di Montebello, Palestro e Magenta, Napoleone III e Vittorio Emanuele II entrarono con le truppe vittoriose in Milano passando sotto l’Arco della Pace tra i deliranti entusiasmi della popolazione che vedeva finalmente realizzate le speranze del 1848. 959

“La Fama”, 27 settembre 1858.

960

“La Fama”, 4, 25 ottobre 1858.

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“La Fama”, 18 novembra 1858.

“La Fama”, 25 dicembre 1858. Il 31 dicembre 1858, sembra sia stata cantata in pubblico per la prima volta, al Carcano, la canzonetta della Bella Gigogin (musica di Paolo Giorza, testo di anonimo). Scrive, infatti, Rinaldo Caddeo: “Questa canzone, che doveva aver subito un successo inaudito, ebbe il battesimo del pubblico l’ultimo giorno del 1858 nel Teatro Carcano di Milano (ora restituito alle glorie dell’arte e della storia) in un concerto dato dalla Banda Civica sotto la direzione del maestro Rossari. L’entusiasmo della folla che aveva inteso immediatamente il significato riposto della canzonetta ed era stata colpita dalla bellezza musicale che la informa, raggiunse il delirio; otto volte fu replicata la canzone; e poiché la banda, per una delle tante assurde disposizioni austriache, aveva l’obbligo di eseguire ogni tanto delle suonate davanti al palazzo del vicerè, alle quattro del mattino del primo d’anno del ’59 si recò a compiere il suo dovere davanti al palazzo reale seguita da una folla enorme di qualche decina di migliaia di persone le quali, con slancio frenetico, gridavano il ritornello Daghela avanti un passo […]. Coincidenza strana e curiosa: la stessa sera che la Bella Gigogin veniva alla luce in Milano, l’inno del Mercantini, chiamato in appresso l’Inno di Garibaldi, veniva eseguito per la prima volta a Genova”. Cfr. Rinaldo Caddeo: Inni di guerra e canti patriottici del Popolo Italiano, Milano, Casa Editrice Risorgimento, 1915, p.73. L’unico accenno alla canzone che abbiamo rintracciato in un giornale del tempo si trova nell’”Uomo di pietra” dell’8 gennaio 1859, dove, sotto il titolo “La notte di S. Silvestro”, si legge: “Intanto, col Daghela avanti un passo…tarii…tarii…ta-re-là – coi replicati amplessi e coi brindisi, sia colla Sciampagna o col caffè e la panna, da ogni parte si inneggiò al nuovo anno”. 962

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“La Fama”, 28 marzo 1859.

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“La Fama”, 7, 11 aprile 1859.


!176 Purtroppo tale gioia ebbe breve durata perché il 29 agosto si spegneva a Milano un personaggio che per le sue doti di umanità e simpatia era carissimo ai milanesi. Ci riferiamo all’attore Giuseppe Moncalvo, chiamato il principe dei Meneghini, colui che aveva saputo interpretare meglio di ogni altro l’anima del popolo di Milano, le sue gioie, i suoi dolori, le sue aspirazioni. Con la sua dipartita scompariva una grande anima che lasciava dietro di sé un vuoto che nessuno, probabilmente, avrebbe mai potuto riempire. Nel corso dell’estate, al fine di raccogliere fondi da destinarsi ai feriti degli eserciti franco-italiani, furono date al Carcano alcune rappresentazioni di due opere: La Battaglia di Legnano di Verdi, nuova per Milano (testo di S. Cammarano, “prima”, Roma 1849), e Le prigioni d’Edimburgo di Federico Ricci, anch’essa inedita (testo di G. Rossi, “prima”, Trieste 1838). Interpreti della Battaglia di Legnano, desunti dal libretto, furono: Gaetano De-Baylou (Federico Barbarossa), Luigi Baroni (Console), Francesco Lodetti (Podestà di Como), Giuseppe Marra (Rolando), Amalia Jackson (Lida), Enrico Barbaccini (Arrigo), Giuseppe Bernasconi (Marcovaldo), Francesca Repossi (Imelda), Carlo Mariani (Araldo)965. Su queste rappresentazioni, le notizie forniteci dalla “Fama” sono poche, tuttavia sappiamo che tra gli interpreti i migliori furono la Jakson, Barbaccini e Marra. Scarso però fu il pubblico che frequentò il Carcano nel corso della breve stagione, e ciò deluse molto coloro che l’avevano organizzata perché avevano sperato, considerando la nobile causa che li aveva mossi, in più sostanziosi introiti966. Fu poi la volta della stagione autunnale che vide alternarsi al teatro di Porta Romana, insieme alle opere, anche le commedie, messe in scena dalla compagnia Metastasio, di cui direttore era Carlo Pascali. Grazie alla rubrica “Spettacoli d’oggi” del giornale “La Lombardia”, che aveva iniziato da poco le sue pubblicazioni, ne conosciamo i titoli che qui riproduciamo: Ercole III Duca di Ferro, La donna avvocato, più il ballo Il Bersagliere delle Alpi (4 ottobre), Don Giovanni d’Austria (5 ottobre), I misteri di Napoli (7 ottobre), Il re di Roma (9 ottobre), Fede, speranza e libertà (10 ottobre), Gli Austriaci in Piemonte (11 ottobre), Carlotta Corday (12 ottobre), Venezia dopo la pace di Villafranca (13 ottobre), Un terremoto ambulante, Aristocrazia e plebe (15 ottobre), L’assedio di Alessandria (17 ottobre), La tazza rotta, Tutti all’oscuro (19 ottobre), La poltrona storica, L’ombra di Radetzky al campo Austriaco la notte della sconfitta di Magenta (20 ottobre), La donna del verzee (22 ottobre), Il nuovo fornaretto condannato a Venezia (24 ottobre), Tradimento e morte (25 ottobre), La lega lombarda (26 ottobre), Suor Teresa (27 ottobre), Le memorie del diavolo (28 ottobre), Un matrimonio occulto (29 ottobre), Una gloria del 1808 (31 ottobre), Gli orfani di un prode soldato (1 novembre). Con i drammi fu dato anche un ballo, come abbiamo visto, intitolato Il Bersagliere delle Alpi, che, allestito dal coreografo Viotti, ebbe un ottimo successo967 . Di un dramma, invece, intitolato Fede, speranza e libertà sappiamo che fu allestito a beneficio dell’Associazione unitaria italiana per l’acquisto di un milione di fucili promosso da Garibaldi, ma ignoriamo come fu accolto968. Per quanto riguarda le opere, la prima di esse ad essere rappresentata fu Luisa Miller di Verdi, che al Carcano era stata data poche volte. Ne furono interpreti le prime donne Alba e Angiolina Baldi, il tenore Guglielmini, il baritono Collini e i bassi Calcaterra e Moretti. Molto applaudito, fra tutti, fu il Guglielmini, un “artista vero nel pieno senso della parola, bello della persona, attore e cantante del pari eccellente”. Qualche appunto fu fatto, invece, al basso Calcaterra, “non ben collocato nella parte di Walter”. Nel complesso tuttavia i cantanti si comportarono in modo lodevole venendo vivamente applauditi dal pubblico969 . Insieme all’opera verdiana fu dato anche un ballo del coreografo Viotti intitolato I tre Moschettieri, che, ben eseguito, lasciò pienamente soddisfatto il pubblico970. La seconda opera della stagione fu Gemma di Vergy di Donizetti che, come Luisa Miller, ottenne un ottimo successo. Tra gli interpreti, bravissima fu la prima donna Carmelina Poch vivamente applaudita dall’inizio alla fine della rappresentazione. Con lei c’era il tenore Guglielmini, “pieno di fuoco”, e il baritono Collini,

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Il libretto della Battaglia di Legnano è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

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“La Fama”, 2, 9 agosto 1859.

967

“La Fama”, 4, 11 ottobre 1859.

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“La Lombardia”, 10 ottobre 1859.

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“La Fama”, 15 novembre 1859.

970

“La Fama”, 22 novembra 1859.


!177 dotato anch’egli di buoni mezzi. Unico neo della rappresentazione, l’orchestra che, diretta dal maestro Montaguti, “secondò male i cantanti”971 . Dopo Gemma fu la volta di un’opera scritta espressamente per il Carcano dal compositore russo Vladimir Kascperoff [Kasperov] il cui titolo era: Maria Tudor (testo di A. Ghislanzoni, da Victor Hugo). Era la prima volta che si dava a Milano il lavoro di un musicista russo e ciò destò la curiosità degli spettatori che si recarono in folla al Carcano. Quanto alla musica, essa, sia dal punto di vista dell’invenzione melodica sia dal punto di vista dell’orchestrazione, lasciò piuttosto a desiderare, ma ciò non condizionò il giudizio degli spettatori che fu complessivamente positivo. I cantanti che la eseguirono, ripresi dal libretto, furono: Carmelina Poch (Maria Tudor), Isabella Alba (Giovanna Talbot), Luigi Guglielmini (Gilberto), Virgilio Collini (Fernando), Enrico Calcaterra (Renardo)972. Alla seconda e alla terza replica l’opera piacque anche di più fruttando al maestro Kascperoff applausi assai calorosi oltre a numerose chiamate alla ribalta973. Per il giorno di S. Stefano fu messa in scena un’altra opera inedita per il Carcano scritta dal maestro Antonio Buzzi: La Lega Lombarda (testo di F. Meucci, “prima”, Barcellona 1849). Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Augusto Vitti (Jacopo Manfredo), Sofia De Montelio (Matilde), Marietta Siebanechi (Beatrice), Giorgio D’Antoni (Oberto), Giuseppe Monari (Lodrisio), Giovanni Ascani (Federico Barbarossa), Antonio Prette (Sichero)974. Il lavoro piacque molto al pubblico, e fu accolto con ripetuti applausi rivolti sia ai cantanti e sia al Buzzi stesso, “ridomandato la prima sera almen venti volte”. Il soggetto del melodramma, scrisse la “Fama”, “ha certamente buona parte nel successo avventurato, non perché sia svolto nel miglior modo, ma perché ricorda fasti gloriosi alla patria”. Quanto alla musica, essa era trattata “con saper d’arte e perizia d’uomo esperto di lunga mano in cosiffatti lavori”, con pensieri talvolta “ben condotti a tale da scuotere l’uditorio”. Tra gli interpreti, ottima fu la prima donna Sofia De Montelio, giovane soprano che dava “calore e vita al canto”, mostrandosi anche attrice “nobile e sciolta”. Apprezzata, fu pure la prova del tenore Giorgio D’Antoni, pur se parzialmente compromessa dall’emozione. Bene il baritono Augusto Vitti e il basso Giovanni Ascani, due artisti non privi di qualità975 . 1860 Altra opera della stagione carnevalesca fu Belisario di Donizetti, definita dalla “Fama”: “piena di bellissimi canti, tutt’affetto e pietà, nella quale la dovizia de’ pensieri pare davvero incredibile nella presente sterilità”. L’esecuzione però, affidata al Vitti, al De Antoni [sic per D’Antoni] e alla prima donna Montelio non fu delle migliori, motivo questo che causò gli scarsi applausi del pubblico976 . Dopo Donizetti, fu la volta di Bellini, con La Sonnambula, interpretata dalla prima donna Emma Vernike, il tenore Corsi e il basso Majni. La Vernike, esordiente, mostrò, nel ruolo di Amina, pregevoli doti vocali e buon metodo di canto, appresi dall’ottimo didatta Stanislao Cattaneo. Al pubblico però non piacque e ciò spinse l’impresa a ritirare l’opera, vietando così, di fatto, alla sfortunata cantante la possibilità di rifarsi nelle repliche977 . Nel corso della stagione carnevalesca occorse al Carcano un incidente che vide coinvolti i coristi decisi a non cantare in segno di solidarietà nei confronti di un corista arrestato per aver detto “villanie e ingiurie” a un ispettore di pubblica sicurezza. Ecco come l’episodio viene riportato dalla “Gazzetta dei teatri”: “Un lieve disordine accadde sere sono al teatro Carcano. Un corista aveva detto villanie e ingiurie ad un ispettore di pubblica sicurezza, che a buon diritto il fece arrestare. Alla sera susseguente, all’ora della rappresentazione, i coristi niegano di prestar ad essa il loro concorso, se non a condizione che venga messo in libertà il loro compagno: accorrono i carabinieri e gli apparitori: si prega, si scongiura, e i coristi alla fin fine cedono, ed accondiscendono generosamente di cantare. Era questo, domandiam noi, il caso di pregare e 971

“La Fama”, 29 novembre 1859.

972

Il libretto di Maria Tudor è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

973

“La Fama”, 13 dicembre 1859.

974

Il libretto della Lega Lombarda è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

975

“La Fama”, 3 gennaio 1860.

976

“La Fama”, 31 gennaio 1860.

977

“La Fama”, 14 febbraio 1860.


!178 scongiurare? O piuttosto di agire rigorosamente, energicamente agire? Guai se le autorità si mostrano troppo arrendevoli ed indulgenti ai capricci ed all’arbitrio di chicchessia”978 . In marzo, sul palcoscenico del Carcano si presentò Gustavo Modena, il grande attore drammatico, che si era appena esibito al teatro milanese Silvestri con la compagnia Giannizzi e Parisini. Egli si presentò in due dei suoi cavalli di battaglia: Saul e Luigi XI. Inutile dire che grandissimo fu il successo che ottenne, proporzionato del resto al suo non comune talento. Antonio Ghislanzoni, recensendo il Saul per il giornale “La Lombardia”, ne dette questo giudizio: “Gustavo Modena rappresentò al Carcano il Saul di Alfieri, suscitando calorosi entusiasmi. Perché mai l’incomparabile attore abbia voluto rifugiarsi durante il carnovale nell’angusto sotterraneo del teatro Silvestri, in luogo di espandere il suo genio in arringo più vasto, è per tutti mistero inesplicabile, tranne per coloro che conoscono il carattere eccentrico del nostra Talma. Noi speriamo che il Saul verrà riprodotto al Carcano, e che alla nuova rappresentazione il concorso degli spettatori non sarà minore che alla prima. Gustavo Modena nell’interpretare la sublime tragedia dell’astigiano, ha ritrovata tutta l’energia della sua giovinezza, tutto il fuoco della sua anima ardente. In chi lo vide e l’udì domenica scorsa, egli non lasciò altro desiderio se non di vederlo circondato di attori meno inetti e meno ridicoli. Il Modena, che già ha rigenerato l’arte drammatica in Italia, può infonderle vita novella, ove si faccia capo di una compagnia, chiamando intorno a sé giovani capaci e volonterosi. Egli creò il Rossi, il Salvini, il Majeroni, la Sadoscki [sic per Sadoski]; ora l’Italia attende da lui nuovi allievi”979 . Sempre nel mese di marzo, il Carcano fu occupato dalla compagnia Toscana di Raffaello Landini che diede i suoi spettacoli per più giorni. Di essi mancano le recensioni per cui riportiamo qui solo i titoli, ripresi dalla rubrica “Spettacoli d’oggi” della “Lombardia”, mettendo tra parentesi giorno e mese della rappresentazione: Il Medico e la morte (11 marzo), Lupi e Agnelli, I pappagalli della signora Filippa (13 marzo), La notte del 5 gennaio 1840, Un’eredità in Corsica (15 marzo), Il duello all’ultimo sangue di Stenterello (16 marzo), Arrigo il Diavolo (17 marzo), Stenterello figurinaio più ballo comico Monsieur Dandan, con teatro illuminato a giorno (19 marzo), Stenterello ambizioso, Gli studenti di Padova (20 marzo). Insieme alla compagnia Toscana, ci furono alcuni concerti tenuti da un bravissimo violinista, Vincenzo Bianchi, che di lì a poco avrebbe suonato con grande successo anche alla Scala. Egli si fece udire eseguendo, tra gli atti della commedia Il duello all’ultimo sangue di Stenterello, tre pezzi di sua composizione: Verdiana, Le ultime ore di Edgardo (sulla quarta corda), Satana e le Silfidi, definito, questo, “pezzo fantasticodiabolico”980. In aprile, altro violinista, famoso al punto di fare attirare col suo eccezionale talento, moltissimi spettatori al Carcano. Si chiamava Camillo Sivori ed era genovese come Paganini, che gli era stato maestro inarrivabile. Scrisse la “Fama”: “Camillo Sivori suonò al Teatro Carcano e poco mancò non crollasse il teatro per l’urto de’ plausi. Grazie al cielo però e per nostra gran fortuna quel teatro lontanissimo è ancora abbastanza solido da resistere alla scossa delle acclamazioni, le quali nel loro impeto acquistano la forza d’espansione del vapore”. E più avanti, dopo aver detto che alcuni spettatori giudicavano il Sivori superiore addirittura a Paganini: “Il Sivori spazia infatti per vie intentate o che tali sembrano per lo manco a tutti coloro che non intesero Le Streghe del Paganini ed altre diavolerie di quel conio, e quando nelle Folies d’Espagne, pezzo imitativo in quattro parti, e tratta la quarta corda colla stessa agevolezza e traendone suoni come se fossero tutte e quattro, convien proprio gridare al portento ed agitare i turiboli a piene mani”. Altri brani eseguiti dal Sivori, sempre particolarmente impegnativi, furono una fantasia sulla Lucia donizettiana e la Preghiera del Mosè rossiniano, entrambi applauditissimi. Com’era abitudine del tempo, insieme al violinista c’erano pure dei cantanti e un pianista e tutti insieme resero la serata più ricca e variata.

978

“Gazzetta dei teatri”, 11 gennaio 1860.

979

“La Lombardia”, 7 marzo 1860.

980

“La Lombardia”, 15 marzo 1860.


!179 Del pianista ignoriamo il nome mentre i cantanti si chiamavano Ginevra Guerrabella e Rosina Feltri, due prime donne entrambe ben accolte dal pubblico981. Dopo questo concerto, il violinista genovese ne diede altri tre sempre con grandissimo successo, attirando a teatro, anche col cattivo tempo, numerosissimi spettatori. Ciò avvenne, infatti, al quarto concerto, con la pioggia che cadeva a dirotto, ma che non riuscì a dissuadere nessuno degli ammiratori del grande artista dall’accorrere al Carcano. In questo concerto il violinista eseguì… “…una deliziosa fantasia sulla Norma, poi esilarò colla Tarantella Napolitana e suscitò finalmente incredibile fanatismo prima nel preludio del Bach suonato con esso la signora Dreyfus e il Rivetta, quindi colle bizzarre variazioni sulla nota canzone della Catalani Nel cor più non mi sento brillare nel cor la gioventù; bugia maiuscola, imperocché nell’archetto del gran mago era un vigore, un estro, un fascino non concessi che alla gioventù fantasiosa e balda”. Pezzo finale del programma, fu il celebre Carnevale di Venezia suonato come meglio non si sarebbe potuto. Successo dunque completo che si ripeté anche al quinto concerto, di cui fu detto “avere il violinista insigne suonato ancor meglio di prima. Era possibile cosa?”982 Nel mese di maggio, fu messa in scena un’opera di Donizetti, La Figlia del Reggimento, poco eseguita in genere al Carcano. Prima donna era Ginevra Guerrabella, la stessa che aveva cantato in uno dei concerti di Sivori, un’artista che “si mostrò atta a maneggiare il fucile da amazzone provetta, ed armeggiò bene, suonò bene il tamburo e cantò bene l’adagio del finale e qualch’altro pezzo ritraendone di molti applausi”. Meno bene fece invece il tenore Barone, compagno della Guerrabella, mentre accettabile si mostrò il buffo Demi nel ruolo di Sulpizio. “Nel complesso - scrisse la “Fama” - è uno spettacolo abbastanza mediocre”983. In una delle repliche dell’opera donizettiana si esibì la signora Dreyfus, suonatrice di armonium che eseguì brani d’opera molto apprezzati e applauditi984 . L’ultimo spettacolo della stagione di primavera fu ancora un lavoro di Donizetti: Lucia di Lammermoor, di cui la “Fama” scrisse che essa era un’opera che “per volgere di tempo e di mode non invecchia mai; tanto è vero che il bello semplice ed uno ha il privilegio dell’eterna giovinezza”. L’esecuzione fu affidata a un quartetto di cantanti composto dalla prima donna Gabriella Colonna, dal tenore Liverani, dal baritono D’Ettore e dal basso Fiorini. Tra tutti emerse il Liverani che si impose per la bellissima voce e una recitazione appassionata, due virtù che gli valsero applausi in gran numero. Gli altri, chi più chi meno, ebbero una discreta accoglienza contribuendo con le loro prestazioni al buon successo dell’opera985 . Alcuni giorni più tardi, Sivori diede il suo concerto d’addio rinnovando i trionfi dei concerti precedenti (dieci in tutto). Per l’occasione il programma non mutò molto rispetto ai programmi già eseguiti; esso comprendeva le Follie Spagnuole, la Preghiera del Mosè sulla quarta corda, una Fantasia Chilena, per la quale “fu coperto da turbine di acclamazioni” e costretto a ripeterla, e l’intramontabile Carnevale di Venezia. Con lui c’erano due cantanti: il giovane mezzosoprano Villa e il basso Fiorini, molto festeggiati entrambi986. Un’altra accademia vocale e strumentale fu quella che si tenne al Carcano il 18 giugno. Organizzata dal maestro Magazzari a favore della Causa Nazionale propugnata da Garibaldi (era il tempo dell’epica impresa dei Mille in Sicilia), vide la partecipazione gratuita di Sivori e dell’altro grande virtuoso dell’arco, il contrabbassista Bottesini. “Fu una lotta di giganti”, scrisse la “Fama”, e fu difficile stabilire chi avesse vinto. Aggiunge il giornale: “Chi vincesse nol sapremmo, né il seppe tampoco la spettabile udienza che multiplicò all’infinito le acclamazioni fra le quali fu gittata fra i due campioni una sola corona, certamente perché, come il merito, indivisa ne fosse l’onoranza”. Anche in quest’occasione il canto non fu trascurato. Con i due “La Fama”, 17 aprile 1860. Al tempo in cui Sivori era al Carcano, si esibiva alla Scala Vincenzo Bianchi. Questa contemporaneità spinse “L’Uomo di Pietra” a scrivere, nel numero del 12 aprile, questo breve articolo: “Tornando a Sivori, chi non lo ha udito non ne perda l’occasione, che si ripeterà domenica. Anzi per domenica chi ama l’arte e quindi i confronti, chi vuol passare una bella giornata, e far nello stesso tempo una bella azione vada a mezzodì al Ridotto della Scala, e a sera al Carcano. A mezzodì c’è concerto di Bianchi, a sera concerto di Sivori; cavalieri entrambi, entrambi pretendenti all’eredità di Paganini. Io non vi nascondo le mie predilezioni: ma vi so dire che il Bianchi è pure artista di conto”. 981

982

“La Fama”, 1 maggio 1860.

983

“La Fama”, 8 maggio 1860.

984

“La Fama”, 15 maggio 1860.

985

“La Fama”, 22 maggio 1860.

986

“La Fama”, 5 giugno 1860.


!180 strumentisti, infatti, c’era il soprano Martini e il tenore Monari-Rocca, entrambi accolti da “vivissime acclamazioni”. Il teatro, per l’occasione, era affollato come non mai, sia nei palchi e sia in platea, rendendo la serata particolarmente brillante987 . In luglio, il Carcano, per otto rappresentazioni, accolse la compagnia Torinese diretta dal Trivelli che debuttò con una nuova farsa del Codebò intitolata: La contraddanza, che fu definita “bizzarria drammatica”. Essa ebbe un allestimento addirittura lussuoso, inconsueto per una semplice farsa, con splendide scene realizzate dal Perrone. Ne furono applauditi interpreti i coniugi Pompili e Trivelli, il Papadopoli, il Lollio, primo attore, la Cutini-Mancini, eccellente servetta, il Mancini, generico di pregio e altri988. Altre rappresentazioni date dalla troupe Trivelli furono, secondo la rubrica “Spettacoli d’oggi” della “Lombardia”, La donna in seconde nozze (12 luglio), Il vecchio e il nuovo (13 luglio), La famiglia ebrea (15 luglio). In agosto, al Carcano, si presentò la compagnia Andreani e Rodolfo Barac che mise in scena un ballo singolare il cui soggetto erano le vittorie di Garibaldi in Sicilia. Il suo titolo era Lo sbarco di Garibaldi in Sicilia e ne era autore il coreografo e mimo Razzani. Il successo che ebbe fu straordinario e la critica “dovette tacere innanzi all’entusiasmo degli spettatori pe’ quali il nome e l’impresa bastan per tutto e fanno perdonare le inverosimiglianze d’ogni fatta che si accumulano in un argomento essenzialmente troppo guerresco per le indispensabili necessità di un ballo”. Tra i ballerini, assai brava si mostrò Adele De Giuli, allieva dei reputatissimi coniugi Blasis. Tra i mimi, invece, emerse il Razzani, che impersonava Garibaldi, e Marco Magri nel ruolo di Rosolino Pilo. “La musica – scrisse la “Fama” – male scelta e malissimo adattata, dispiacque, salvo all’ultimo la Marcia di Garibaldi”989. Il 21 settembre si tenne al Carcano un’accademia alla quale presero parte i fratelli Antonio e Teresa Ferni, violinisti. Antonio, il maggiore, aveva meno di 15 anni, la sorella meno di 14. Quest’ultima era cugina delle due sorelle Ferni già udite nel passato al Carcano. Essa, scrisse la “Fama”, “esercita il ministero dell’arte come rigida Vestale e si direbbe che i suoni del suo violino dalla mano soltanto e non dal cuore ricevano l’impulso e la vita” [ciò perché nel suonare era molto seria, senza mai concedere un sorriso]. Ma appena il suo cuore si aprirà agli affetti - continua ancora la “Fama” - l’archetto e le corde della melodiosa Donzella ne sentiranno il fremito e col magnetismo delle note il trasfonderanno negli uditori”. Grande, naturalmente, fu il successo dei due violinisti che mostrarono di saper suonare brani di grandi difficoltà con estrema sicurezza. Subito dopo il concerto, si presentò al Carcano la compagnia Ligure, diretta da Tommaso Massa, che esguì due drammi, vale a dire: L’Amico Francesco e L’ultima notte di carnevale. Nelle due produzioni c’era Alessandro Salvini che “ebbe le più sincere e meritate testimonianze di lode così nel genere faceto sentimentale, come nel comico vivace”. Buona prova fece pure la Paladini che nella compagnia aveva il ruolo di prima attrice. La serata, di grande richiamo, si concluse con un ballo nuovo intitolato Crinolino Maria, che pur senza piacere quanto il ballo “garibaldino” diede modo alla ballerina De Giuli di mostrarsi artista di grande talento990 . Per la stagione d’autunno, si ebbe al Carcano un grande avvenimento: il ritorno cioè di Adelaide Ristori, già così ben accolta nel 1855. Come primo spettacolo essa interpretò Giuditta, di Paolo Giacometti, messa in scena il 21 ottobre davanti a un pubblico numeroso Dal punto di vista letterario, non era certo un’opera perfetta, ma – scrisse la “Fama” – “pure è ricca di molte bellezze che superano di lunga mano i difetti, e merita perciò di essere riposta fra le migliori produzioni che onorino oggidì l’arte nostra, svergognata da raccozzamenti di scene nelle quali manca di spesso il senso comune”. Grande fu il successo che vi ottenne la somma attrice, vera “donna della Bibbia, ispirata dalla carità della religione e della patria: all’incesso, al gesto, agli atti, alle parole, allo sguardo”. Con la Ristori, ottima prova fece pure Achille Majeroni, nel ruolo di Oloferne, il Glech (Sommo Sacerdote) e la Santoni (Abramia), tutti salutati con calorosi applausi991 . Dopo Giuditta, come secondo spettacolo fu data Maria Stuarda di Schiller, nuovo trionfo per la Ristori che con la sua recitazione commosse vivamente gli spettatori. Altri drammi interpretati dall’attrice furono Bianca Maria Visconti, tragedia ancora del Giacometti, Mirra di Alfieri, Medea, e Cassandra, nuova tragedia, questa, del Somma992 . Criticata un po’ dalla “Fama” per essere incentrata su un soggetto mitologico, genere 987

“La Fama”, 26 giugno 1860.

988

“La Fama”, 24 luglio 1860.

989

“La Fama”, 21, 28 agosto 1860.

990

“La Fama”, 25 settembre 1860.

991

“La Fama”, 23 ottobre 1860.

992

“La Fama”, 30 ottobre 1860.


!181 ormai ripudiato dai poeti drammatici, essa, diede però l’estro alla Ristori, “col magistero del cuore, dell’intelletto, della voce” di imporsi come grande attrice anche in un ruolo per lei nuovo. Ottima fu pure la Santoni (Clitennestra), cui però fu consigliato di abbandonare “certa cadenza che guasta il suono della voce armoniosa e piacente”, il Majeroni (Egisto), attore sempre giudizioso, e Barbara Feliziani, che rese assai bene la parte di Ecuba. Con loro, il Gleck (Agamennone) e il Tessero (Strofio), sostennero decorosamente le loro parti. Così concludeva il giornale milanese nel tipico tono aulico del suo direttore Cominazzi: “Nella antica tragedia classica anche dopo le grandi figure di Mirra, di Fedra e di Medea, può liberamente affacciarsi quella di Cassandra e gittare negli animi la pietà, il terrore e l’angoscia: non tenue vanto si è questo ed amiamo volentieri saperne grado ed a chi seppe effigiarla ed a chi seppe sì validamente scolpirla”993 . Un avvenimento che richiamò al Carcano molti spettatori fu un banchetto celebrato per il ritorno in patria di quei garibaldini – parecchi fra i quali feriti – che avevano da poco lasciato l’esercito meridionale, “dove, capitanati dall’Eroe Italiano e da’ suoi invitti Compagni, avevano fornito prove di un valore che non ha riscontro se non se nella storia delle Insurrezioni de’ Popoli che aspirano a Libertà”. Così leggiamo ancora nella “Fama”: “Alle due del pomeriggio i Garibaldini, erano quasi trecento co’ feriti si radunarono in piazza Sant’Alessandro d’onde in bell’ordine s’avviarono al Carcano, ov’erano imbandite le mense. D’ogni intorno pendeano bandiere tricolori fra verdi festoni e fra mezzo cartelli col nome delle vinte battaglie da Marsala a Capua. Tratto tratto la Banda Nazionale eseguiva marcie e pezzi di musica e secondava ed accresceva la letizia dell’assemblea fra le espansioni d’invincibile affetto, sodalizio de’ popoli redenti”. A sera si diede un’accademia vocale e strumentale durante la quale la Ristori recitò La Croce del Verbano di Dall’Ongaro e La madre italiana del Botto. Alla fine applausi frenetici a tutti i partecipanti mentre due garibaldini feriti offrivano alla grande artista una corona d’alloro994. Per l’autunnino e il carnevale, il Carcano si aprì a una ricca stagione lirica che, come spesso avveniva, ebbe alti e bassi. Il primo lavoro ad essere allestito fu Ernani che nel passato aveva avuto di solito buona accoglienza. Insieme all’opera verdiana fu dato anche il ballo La potenza d’amore, di Gasparo Pratesi, e l’una e l’altro, come scrisse la “Fama”, furono “assai ben accetti”. Interpreti dell’opera furono la prima donna Elena Puerari, esordiente, il tenore Enrico Giusti, il basso Rokitansky e il baritono Enrico Prevedali. Di essi, particolarmente apprezzato, fu il Rokitansky, mentre il Prevedali poté fare poco perché indisposto. Bene il ballo, che diede modo alla prima ballerina Luigia Barbisan di mostrare le sue non comuni capacità995 . All’Ernani, che piacque anche nelle repliche, successe un altro lavoro verdiano: Il Trovatore, il quale “ebbe sorti più che liete, quantunque l’esecuzione potesse andar soggetta a severi appunti”. In quest’opera si esibirono tre artisti che mai prima d’ora avevano cantato a Milano: la prima donna Carolina Merea, il tenore Gottardi e il baritono Viganotti. Con questi tre cantanti, molto applaudita fu pure Rosina Feltri, un contralto che nel ruolo di Azucena fece mostra di una “bella e simpatica voce” insieme a un “sentire profondo”996. Il 26 dicembre, giorno di S. Stefano, fu messa in scena un’altra produzione verdiana, la Traviata che sanciva il dominio di Verdi, almeno in questo periodo, nelle programmazioni delle stagioni al Carcano. L’opera, però, sul piano dell’esecuzione, lasciò molto a desiderare, e ne fu motivo la mediocre prestazione della prima donna e del baritono (ne ignoriamo i nomi). L’unico a salvarsi fu il tenore Giusti che si dimostrò “artista di abilità a tutta prova”. Con la Traviata fu dato pure un ballo intitolato Esmeralda che ricevette, grazie alla prima ballerina Barbisan e al primo ballerino Brighenti-Rossi, una buona accoglienza997. 1861 A risollevare le sorti della Traviata fu, nelle repliche, una compagnia di canto rinnovata, dove c’era come prima donna la Merea, già ben accolta nel Trovatore, il tenore Gottardi e il baritono Morelli-Condolmieri 993

“La Fama”, 6 novembre 1860.

994

“La Fama”, 27 novembre.

995

“La Fama”, 4, 11, 18 dicembre 1860.

996

“La Fama”, 24 dicembre 1860.

997

“La Fama”, 1, 8 gennaio 1861.


!182 (con loro era rimasto il Giusti). Della Merea, apprezzabile era soprattutto la voce, bella e forte e il calore dell’interpretazione; il Gottardi, giovane ancora, aveva una voce più di mezzo carattere che di tenore serio, ma cantava bene facendo pronosticare, se avesse continuato a studiare, una brillante carriera; il Morelli era vecchio del mestiere e ciò gli permise di realizzare, con la sua esperienza, una discreta prestazione998 . Il 29 gennaio ci fu la beneficiata della Merea che ne destinò il guadagno a favore dei reduci, feriti o invalidi, delle campagne dell’Italia meridionale e centrale. Il prodotto netto, dedotte le spese, fu di 424 franchi, tutti versati nella cassa della “Commissione de’ sussidi ai feriti”. La brava artista eseguì due atti della Traviata, un atto del Trovatore più un duetto del Poliuto, dove con lei c’era il tenore Gottardi (nelle beneficiate i cantanti erano liberi di fare programmi “personali” che li mettessero nella luce migliore). La serata fu arricchita anche da un nuovo ballo: Il consiglio di recluta che grazie alla coppia di ballerini Barbisan e Brighenti-Rossi, ebbe “felice successo”999 . Dopo tanto Verdi, ecco Rossini, col suo intramontabile Barbiere che, secondo la “Fama”, “ebbe sorti abbastanza prospere quantunque lasciasse a desiderare sul lato esecutivo”. Gli interpreti furono la Villa (Rosina), il Morelli-Condolmieri (Figaro), il Bozzetti (Almaviva), il Rokitansky (Don Basilio), il Borelli (Don Bartolo) e la Nebuloni (Berta), tutti, chi più chi meno, applauditi. In una delle repliche dell’opera il Rokitansky fu sostituito dal basso Silvestri autore di una discreta prestazione1000. In febbraio un grave lutto colpì l’arte drammatica italiana. Morì, infatti, a Torino, a 58 anni, Gustavo Modena, il grande tragico veneziano che per tanti anni aveva deliziato i pubblici dei teatri italiani col suo eccezionale talento partecipando inoltre con esemplare impegno civile alle lotte politiche del Risorgimento. Il lutto in qualche modo colpì anche il Carcano che aveva accolto il Modena più volte, a riprova della grande considerazione che al teatro di Porta Romana si aveva per la sua inimitabile arte. Ora non c’era più e difficile sarebbe stato trovare un sostituto del suo valore. Tuttavia rimaneva vivido il ricordo delle sue straordinarie interpretazioni così piene di calore e passione umana ed esso non si sarebbe facilmente cancellato. In estate il Carcano ospitò una breve stagione lirica organizzata dagli impresari Saldarini e Compagni che allestirono un cartellone con due soli spettacoli: Traviata e Il Diavolo ossia Il conte di S. Germano, un lavoro nuovo di Antonio Traversari. La stagione incominciò quindi con la Traviata che fu accolta con molti applausi rivolti a tutti gli esecutori. Scrisse, infatti, il ”Trovatore”: “Gli aplausi (sono sì facili al Carcano) risuonarono da capo a fondo della rappresentazione all’orchestra, ai cori, alla prima donna, al tenore ed al baritono; mancavano non so perché anche al vestiarista, il quale pure se li meritava”. I più calorosi applausi però se li guadagnò il baritono Aldighieri Gottardi, il quale si dimostrò “verace artista per voce, per accento, per azione, per anima e per intelligenza”. Con lui piacque pure il tenore D’Antoni dalla simpatica e pastosa voce, mentre criticabile fu la prima donna De Montelio che metteva fin troppa enfasi nel canto andando talvolta fuori misura1001 . Dopo la Traviata fu allestito, come abbiamo detto, un lavoro nuovo per il Carcano: Il Diavolo ossia Il conte di S. Germano, musica di Antonio Traversari, libretto di Giovanni Peruzzini (“prima”, Novara 1858). Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Gottardo [sic per Gottardi] Aldighieri (Conte di S. Germano), Giorgio D’Antony (Marcello), Antonio Prette (Giuliano), L. Alessandrini (Pietro), Sofia De Montelio (Marchesa Appiani), Amalia Perrone (Giannina), P. Bernasconi (Cavaliere di Vandray), N. Archinti (Barone D’Ornoy)1002 . Così scrisse il “Trovatore” sulla musica: “L’opera sua [di Traversari] rivela un potente ingegno musicale, benché poco variato; ma nel medesimo tempo ci mostra la poca sua conoscenza del genere melodrammatico, massime dopo i nuovi progressi dell’arte”.

998

“La Fama”, 22 gennaio 1861.

999

“La Fama”, 5 febbraio 1861.

1000

“La Fama”, 12 febbraio 1861.

1001

“La Fama”, 18 giugno 1861; “Il Trovatore”, 20 giugno 1861.

1002

Il libretto de Il Diavolo ossia Il conte di San Germano è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.


!183 Più avanti il giornale critica la strumentazione, esageratamente rumorosa, e la tendenza a spingere le voci verso l’acuto. L’esecuzione nel complesso fu buona e gli artisti si guadagnarono tutti molti applausi, a cominciare dalla prima donna, Amalia Perrone, che a una figura seducente univa una voce soavissima. Con lei, come seconda prima donna, c’era la De Montelio, che questa volta cantò bene ricevendo gli applausi del pubblico. Tra gli uomini, lodevoli furono il D’Antoni (chiamato nel libretto D’Antony) e l’Aldighieri, due validi artisti che con le loro prestazioni soddisfecero pienamente gli spettatori. Orchestra più che discreta, cori accettabili1003. Terminata la breve stagione lirica, in occasione di una serata a beneficio della Società di Mutuo soccorso degli artisti teatrali, fu dato il Barbiere che attirò a teatro un discreto numero di spettatori. Ne furono interpreti il validissimo Carlo Cambiaggio, “che io battezzerei per il Matusalemme dei buffi, sempre comico e vivace come era mezzo secolo fa”, Gottardo Aldighieri, un Figaro disinvolto, elegante e simpatico, il tenore Achille Corsi (fratello del celebre baritono Giovanni) e Luigia Pessina, una giovane prima donna dalla voce agile e dalle splendide note acute. A dirigere l’orchestra c’era il primo violino Venceslao Fumi che mostrò nel suo ruolo grande maestria e intelligenza1004. In autunno ci fu al Carcano la compagnia drammatica Luigi Capodaglio che diede commedie di cui però mancano le cronache teatrali. Quanto ai titoli, essi li abbiamo ricavati dalla rubrica “Spettacoli d’oggi” del giornale “La Perseveranza” e qui li riportiamo (con, tra parentesi, il giorno e il mese della rappresentazione): Una gloria del 1808, più il ballo Un giuocatore ravveduto (3 ottobre), I due Savojardi (4 ottobre), Clermont o la moglie dell’artista (6 ottobre), La cieca della Lorena (7 ottobre), Il carcere d’Ildegonda (9 ottobre), I pazzi per progetto (10 ottobre), Caterina Howard (12 ottobre), Gli Austriaci in Piemonte (13 ottobre), Il matrimonio di due fanciulli al tempo di Luigi IV (14 ottobre), Giosuè il Guardacoste (15 ottobre), Pietro Torregiano (16 ottobre), I due sergenti (19 ottobre), La morte del conte Ugolino (20 ottobre), Ella è pazza (22 ottobre), Niente di male (23 ottobre), Gli spazzacamini della Valle d’Anta (24 ottobre), La suora di carità torinese (27 ottobre), La sorella del cieco (28 ottobre), Il Furioso all’isola di San Domingo (29 ottobre), Paolo Albini (30 ottobre), L’assassinio dei cinque fratelli Salviati (1 novembre), Le due parole, La figlia del Reggimento, vaudeville (3 novembre), I misteri del fumo (4 novembre), I figli di Edoardo IV (6 ottobre), Susanna Imbert (7 novembre), La Veneziana in Olanda (10 novembre), Bruno il filatore (11 novembre), Susanna (12 novembre), La figlia dell’Avaro (15 novembre), La fedeltà alla prova (16 novembre), Osti non Osti (17 novembre), Il Regno di Adelaide (20 novembre). Novembre è un mese di lutto nel mondo del giornalismo milanese. Muore, infatti, Giacinto Battaglia, fondatore e direttore di alcuni periodici teatrali quali “Figaro” e il “Barbiere di Siviglia”. Nato a Milano nel 1803 egli era stato, oltre che giornalista, anche il creatore della Compagnia drammatica Lombarda, una compagine di non mediocre livello. Per l’autunnino e il carnevale, il Carcano aprì i suoi battenti a un corso di melodrammi di cui il primo fu il popolare Nabucco verdiano. Scarso però fu il pubblico accorso ad ascoltarlo e riguardo all’esito esso non fu del tutto felice. Applausi tuttavia non mancarono ed andarono soprattutto alla prima donna Virginia Conti, al baritono Bruno e al basso Marchisio, tre elementi non privi di capacità. La “Fama”, relazionando la rappresentazione, lamentava, nell’insieme dello spettacolo, la mancanza di un ballo che almeno avrebbe avuto il vantaggio di richiamare un pubblico maggiore. Ciò perché, a suo modo di vedere, la gente più che dalle voci era attratta dalle gambe dei ballerini: “Lamentasi dall’universale, la mancanza del ballo, cui si dovrà pure ricorrere, se si potrà, per chiamar gente. A codesto teatro (ed anche altrove) le gambe vincono sulle ugole, essendo quelle, a differenza di queste, provviste di una forza magnetica capace di attirare in buon numero gli spettatori”1005. Il 26 dicembre, primo giorno di carnevale, fu dato un altro lavoro di Verdi: I Lombardi alla prima Crociata di cui interpreti principali furono la prima donna Della Valle, il tenore Cerbara e il basso Polli-Lenzi tutti e tre festeggiati1006. 1862

1003

“Il Trovatore”, 5 luglio 1861; “La Fama”, 9 luglio 1861.

1004

“Il Trovatore”, 25 luglio 1861.

1005

“La Fama”, 17 dicembre 1861.

1006

“La Fama”, 31 dicembre 1861.


!184 Ai Lombardi seguì un’altra produzione verdiana: l’Aroldo, rifacimento dello Stiffelio, nuovo per Milano (testo di F. M. Piave, “prima”, Rimini 1857). Tra i cantanti, c’era Francesco Gnone, poco adatto vocalmente al ruolo di Aroldo, ma in grado di “trar partito da’ propri mezzi per rendersi accetto”. Con lui c’era la Della Valle, un po’ troppo incline a strillare, ma dotata anche di sentimento, il tenore Fabris, che per seguire la moda del tempo, tendeva a forzare la voce col rischio di rovinarla, e il basso Polli-Lenzi, dalla “buona e robusta voce”. “I cori e l’orchestra – scrisse ancora la “Fama” -, a lode dei maestri Repetti e Montaguti fecero benissimo il debito loro e giovarono molto al buon effetto de’ pezzi concertati”. Quanto alla musica, essa conteneva “molte bellezze così di concetto e d’immaginazione, come di forma e di condotta”. Ed anche se si avvertivano in essa reminiscenze di altre opere verdiane, come Traviata e Rigoletto, pure c’erano dei momenti in cui “lo stile del maestro s’affranca dall’imitazione ed ha un’impronta tutta sua e in più d’un tratto s’eleva e sublima e ti gitta nell’animo, senza paragoni, la pietà ed il terrore”1007. Dopo Aroldo fu allestita un’opera del Petrella mai data prima d’ora al Carcano, Le precauzioni, un lavoro che attirò a teatro moltissimi spettatori, sia in platea e sia nei palchi (testo di M. D’Arienzo, “prima”, Napoli 1851). Essa mostrò una musica fresca e vivace che piacque agli spettatori e che le valse un pieno successo. Tra gli interpreti, bravissimi furono soprattutto i buffi Marchisio e Rocca, di cui il pubblico apprezzò l’arguzia e la vis comica. Con loro, c’era l’esordiente prima donna Bozzetti e il tenore Cerbara, ben calati nei loro ruoli ed entrambi molto festeggiati1008. Per alcuni giorni, Aroldo e le Precauzioni si alternarono sul palco del Carcano, “contendendosi le buone grazie del pubblico”, ma l’Aroldo, con uno Gnone molto migliorato, fu quello che vinse1009 . Lo Gnone ebbe poi modo di confermare il suo talento anche nel Rigoletto messo in scena dopo le Precauzioni. Con lui, c’era il tenore Fabris, che, indisposto, non poté far molto, la Della Valle, un’efficacissima Gilda, il Polli-Lenzi e la Carlotti Martini (rispettivamente Sparafucile e Maddalena), tutti artisti che contribuirono a determinare il successo dell’opera. Nelle repliche, al Fabris subentrò il tenore Irfrè “che cantò con arte forbitissima” guadagnandosi anch’egli i calorosi applausi del pubblico1010 . Il primo marzo fu allestita un’opera nuovissima del maestro Ercole Boccolini, che aveva frequentato il Conservatorio milanese, con libretto di Filippo Barattini, il cui titolo era: La Fidanzata di Savoja. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Silvia Della Valle (Ida), Ettore Irfrè (Edmondo), Andrea Bruno (Uberto), Matilde Bartoletti (Arrigo), Paolo Polli-Lenzi (Guido), Alessandro Trabatoni (Messo)1011 . Ecco come l’opera fu giudicata dalla “Fama”: “E’ lavoro condotto con bastante buon gusto, che cerca gli effetti nella passione e quindi nel canto, non nella concitazione delle voci e degli strumenti. Sebbene l’autore imiti lontanamente lo stile del Verdi, pure seppe piegare l’ingegno ai modi richiesti dall’argomento”. Tra tutti gli interpreti, il giornale ne nomina solo tre senza commento: la Della Valle, l’Irfrè e il Bruno1012. Nella recensione datane dal “Trovatore”, positiva quanto quella della “Fama”, ci sono alcune interessanti considerazioni, relative alla Scala e al Carcano, che meritano di essere riportate. Esse, infatti, denunciano la difficile situazione in cui presentemente si trovava il Carcano che doveva svolgere la sua attività senza avere alcuna sovvenzione statale puntando inevitabilmente su cantanti di modesta levatura. Ciononostante il teatro mostrava di essere superiore addirittura alla Scala, almeno per quanto concerneva il direttore d’orchestra, il maestro Nicola Bassi, che senza fare tanto baccano, percuotendo con l’archetto la latta della lucerna, com’era costume del suo collega scaligero, con un solo cenno riusciva ad ottenere una perfetta disciplina: “Cominciamo a dire, che alla Scala si pagano tre lire ed al Carcano una; che là il Governo dà parecchie migliaia di dote all’impresario, che i nobili, il bel mondo, la moltitudine, per costume, per noia e per lusso vi accorrono, mentre qui l’impresario paga l’affitto del teatro, non ha un soldo di dote ecc. ecc. Come si fa dico io a adoperare lo stesso peso e la stessa misura con cantanti che invece di 10, di 20, di 30 mila lire, è grassa se ne buscano 300 o 500…col timore in corpo di perdere un quartale, quando non siano due! Quello intanto 1007

“La Fama”, 7 gennaio 1862.

1008

“La Fama”, 21 gennaio 1862.

1009

“La Fama”, 28 gennaio 1861.

1010

“La Fama”, 4, 11 febbraio 1862.

1011

Il libretto della Fidanzata di Savoja è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

1012

“La Fama”, 4 marzo 1862.


!185 che trovai di meglio al Carcano è che l’orchestra ha un istrumento di meno, ed è quello che alla Scala suona il primo violino, battendo coll’archetto sulla latta della lucerna dal principio alla fine dell’opera con una costanza degna di medaglia. Al Carcano invece il sig. Nicola Bassi da valente generale dirige il suo esercito raccogliticcio col solo cenno del suo arco che ruota per aria colla potenza di un mago, ottenendo risultati incredibili di concordia e di precisione, come a Milano non siamo avvezzi di udire da gran tempo. Il primo complimento dunque al giovane professore Bassi che conduce con tanto sapere la sua piccola orchestra”1013 . Per la stagione di quaresima, l’appaltatore del Carcano fu lo spagnolo Perales che programmò come primo spettacolo Il Birraio di Preston di Luigi Ricci (testo di F. Guidi, ”prima”, Firenze 1847). Il lavoro era inedito per il Carcano e grazie alla sua musica ricca di vivaci melodie si guadagnò la piena approvazione del pubblico. Gli interpreti furono la prima donna Grosso, “fragorosamente applaudita”, il buffo Papini, il baritono D’Ettore e il tenore Marimpietri1014 . Pochi giorni dopo questa rappresentazione, di cui i giornali furono piuttosto avari di notizie, ci fu al Carcano uno spettacolo organizzato per festeggiare l’onomastico di Garibaldi (ricorreva la festa di S. Giuseppe). Per l’occasione fu eseguito un nuovo inno composto da Mercadante intitolato: Inno dell’Eroe di Marsala che riscosse vivissimi applausi. C’era poi un altro motivo di soddisfazione per il pubblico, l’illuminazione cioè a giorno del Carcano che rese la serata ancor più festosa e brillante1015. Garibaldi, che non era presente di persona al Carcano, lo era però a Milano dov’era giunto il 21 marzo quando erano ancora in atto le celebrazioni delle Cinque giornate del 1848. Sappiamo che egli scese all’Albergo della Villa, dove, per vederlo, accorsero migliaia di milanesi accompagnati da numerose bande che eseguirono in suo onore inni e canti popolari. Così, infatti, ci informa la “Fama”: “Non appena si divulgò la novella [dell’arrivo all’albergo cittadino del generale] fu un accorrere di fretta e di furia d’infinita onda di cittadini, che, ad onta della pioggia, stettero giubilanti innanzi all’albergo ove Garibaldi recavasi ed ove le bande Musicali alternavano l’inno famoso [probabilmente quello di Mercantini] ed altre canzoni popolari coi viva e le voci entusiastiche del popolo che impediva il passo alle carrozze e godeva dell’aspetto e delle parole del vincitore di Calatafimi […] Da mattina a sera il 21 marzo 1862 fu giorno delle più vive patriottiche emozioni”1016 . A fine quaresima, il Carcano ospitò Norma cui si accompagnò il balletto Le astuzie di Rosina. Interpreti dell’opera furono le signore De Filatoff (Norma) e Romani (Adalgisa), il tenore Boy (Pollione) e il basso Coll (Oroveso), tutti, ma soprattutto, la De Filatoff, favorevolmente accolti dal pubblico. Il famoso coro Guerra, guerra fu anche bissato, e ciò, secondo la “Fama”, era una notizia che, se fosse giunta all’orecchio di Garibaldi, probabilmente lo avrebbe reso molto felice1017 . Per l’impresario Perales che aveva preso in appalto il Carcano gli affari però, con un teatro che si manteneva desolatamente vuoto, non andavano per il verso giusto. Forti erano le perdite economiche accumulate e ciò spinse il Perales a mettere fine, senza alcun preavviso, alla stagione d’opera con intuibile malcontento degli affezionati frequentatori del Carcano1018. In estate, periodo tradizionalmente poco propizio agli spettacoli lirici, e al solo scopo di raccogliere fondi da destinarsi al Mutuo Soccorso per gli artisti di teatro, furono date alcune rappresentazioni di due melodrammi rossiniani: Il Barbiere di Siviglia e Cenerentola. Interpreti del Barbiere, messo in scena il 9 giugno, furono Giuseppina Finoli (Rosina), il Pardini (Almaviva), il Cambiaggio (Don Bartolo), il MorelliPonti (Figaro), e il De Giovanni (Don Basilio). Tra tutti, piacque molto la Finoli che, sebbene un po’ emozionata, “cantò con modi elettissimi, spiegò voce simpatica, estesa, flessibile e profuse un tesoro di agilità, quale si convengono allo stile rossiniano, in cui è veramente maestra”. Alla fine, gli applausi si sprecarono mentre le chiamate al proscenio della brava artista furono molto numerose. Ottima prova fece pure il Pardini e il grande Cambiaggio, che rimaneva il “prediletto dal pubblico”. Discreto Morelli-Ponti1019. 1013

“Il Trovatore”, 20 marzo 1862.

1014

“La Fama”, 18, 25 marzo 1862.

1015

“La Fama”, 25 marzo 1862.

1016

Ibid.

1017

“La Fama”, 1 aprile 1862.

1018

“La Fama”, 8 aprile 1862.

1019

“La Fama”, 10 giugno 1862.


!186 Dopo la terza rappresentazione del Barbiere, fu data la Cenerentola, dove la Finoli confermò le sue non comuni doti di virtuosa mostrando grande facilità nei gorgheggi e nei trilli. Con lei piacque molto anche il Pardini che diede prova di essere particolarmente portato per la musica rossiniana. Insieme ai due egregi artisti, lodevoli nei loro ruoli furono i nuovi Saccomanno, dalla voce estesa e agile, e Borella, “che piacque assaissimo e per robustezza di voce e per comica piacevolezza”. Discreto il De Giovanni. Bene l’orchestra e i cori1020. Dopo un mese di silenzio, il Carcano riaprì in luglio i suoi battenti ancora col Barbiere interpretato questa volta da Annetta Casaloni (Rosina), Camillo Guidotti (Almaviva), Saccomanno (Figaro), Grandi (Don Bartolo), Laterza (Don Basilio) e Filomena (Berta). Tra tutti, ottima fu la Casaloni che sfoggiò una voce di contralto piena, robusta, gradevole ed estesa. “La signora Casaloni – scrisse la “Fama” – è artista di gran merito, riserbata a splendere nei grandi teatri”. Con lei, molti applausi andarono anche al Saccomanno, un cantante particolarmente amato e stimato dal pubblico. Quanto al tenore Guidotti, era un po’ emozionato, ma riuscì a fare ugualmente una buona prestazione cantando alcuni pezzi “con arte finissima ed accento vero”. Poco convincente fu invece la prestazione del Laterza, non a suo agio nel ruolo di Don Basilio. Cori e orchestra bene, belle le decorazioni e nell’insieme lodevole la messa in scena dello spettacolo. La Casaloni ebbe modo di mostrare il suo valore anche nell’opera successiva al Barbiere, vale a dire Cenerentola che, nonostante la stagione particolarmente calda, attirò a teatro un discreto numero di spettatori. Della Casaloni si pensava che difficilmente sarebbe riuscita a cantar meglio che nel Barbiere, invece, con la sua voce di contralto “veramente magnifica e prepotente” superò la prova con onore guadagnandosi gli applausi più vivi e calorosi. Con lei c’era ancora il tenore Guidotti che fece meglio che nel Barbiere impersonando assai bene il ruolo del Principe. Gli altri interpreti della Cenerentola furono il Saccomanno, Sebastiano Ronconi (fratello del grande Giorgio), il basso Alessandrini e la Nebuloni, tutti chi più chi meno, applauditi. Spettacolo quindi di buon livello, anche sotto l’aspetto della messa in scena1021 . In agosto fu data al Carcano Norma, che non compariva al Carcano dal 1853. Essa si avvalse di una nuova compagnia di canto che comprendeva la prima donna Pirola, il tenore Liverani, il basso Bagagiolo e il mezzosoprano Polacchi. Dei quattro artisti così scrisse la “Gazzetta dei teatri”: “La Pirola e Liverani hanno bella e potente voce; la signora Polacchi è un grazioso mezzo soprano che canta bene ed accenta con certo sentimento che sforza il pubblico all’applauso. Bella voce ha il giovine basso signor Bagagiolo – però è una voce non ancora del tutto coltivata, una voce che abbisogna di studio ancora prima che possa dare quei risultati che il suo proprietario ha diritto di aspettarsi da essa. L’arte è lunga”. Grande successo ebbe il coro Guerra, guerra che dovette essere ripetuto due volte. Ciò diede l’occasione alla “Gazzetta dei teatri” di dare al suo articolo una chiusa politica che per il suo fervore patriottico e addirittura antipapista merita di essere qui riportato (va ricordato che se Garibaldi con l’impresa dei Mille aveva portato a Vittorio Emanuele l’Italia del sud, rimaneva ancora Venezia da liberare, per non parlare di Roma col Papa ben stretto al proprio potere temporale): “Il coro Guerra, Guerra, già s’intende, fu ripetuto e sovrammercato ripetuto due volte. Che questa guerra la si faccia presto! Che la si finisca finalmente! Italia, o meglio l’Europa intera: ha bisogno d’intuonare il coro Pace, Pace! Affrettiamoci!...Signori Francesi; signor Francesco, ultimo dei Borboni di Napoli, favorite andatevene una buona volta da Roma…Signor Garibaldi, non disfate tutto quello che avete fatto…Signori di Vienna, venite a patti e mercanteggiamo sul tavolo della diplomazia la cessione della Venezia…ed da ultimo, signor Papa, rinunciate al potere temporale – voi non avete ad esso diritto alcuno – San Pietro era un povero pescatore; il suo retaggio è una barca ed una rete! Prendetevelo codesto retaggio e noi ve lo caricheremo d’oro!”1022 In autunno, dopo alcune esibizioni del professore di magia egiziaca Gallignani1023 , ci fu una breve stagione lirica con la rappresentazione di due opere: Attila e il Trovatore, accolte entrambe molto favorevolmente. Interpreti dell’Attila furono la prima donna Elisa Franchi-Capello, “dotata di bella persona e di bella voce”, il 1020

“La Fama”, 24 giugno 1862.

“La Fama”, 15 luglio 1862. 1021

“La Fama”, 22 luglio 1862.

1022

“Gazzetta dei teatri”, 30 agosto 1862.

1023

“La Fama”, 11 novembre 1862.


!187 tenore Castellani, dal canto espressivo, il baritono Cantù e il “provetto basso Mitrovich”. Nel Trovatore cantarono la giovane ed esordiente prima donna Alice Bellati, che, emozionata, non poté dare il meglio di sé, il mezzosoprano Sannier, francese, che nel ruolo di Azucena, si mostrò “artista tutto cuore”, con una voce “assai simpatica soprattutto nelle corde di mezzo”, il Liverani, tenore dalla voce bella e potente, e il Cantù1024. Dopo le opere, nell’autunnino si presentò al Carcano la grande diva del teatro drammatico, applauditissima in Italia e all’estero, unica e desiderata, cioè Adelaide Ristori. Essa si trattenne al teatro di Porta Romana per una settimana rappresentando, come primo lavoro, Norma, di Soumet, dove mostrò ancora una volta il suo notevole talento, tanto grande da rendere accettabile una mediocrità quale era appunto questa Norma (tradotta però, in buoni versi, dal Dall’Ongaro). Con la Ristori c’erano il Pezzana, primo attore, e il Ciotti, l’amoroso, due elementi di vaglia che piacquero molto anch’essi. “Il Pezzana – scrisse la “Fama” -, apprese l’arte ne’ primordi della sua carriera alla scuola illustrata dai De Marini, dai Lombardi, dalle Marchionni e dalle Pellandi”. Egli era quindi un artista “che possiede in alto grado il sentimento del bello e del vero, l’attore che sa e può emergere e meritarsi frequentissimo applauso anche al fianco d’una Ristori”. Quanto al Ciotti, egli “ha figura, ha voce, ha maniere che persuadono e gli acquistan favore”1025. Altro grande successo della Ristori fu Mirra, dove tale era la sua arte da metterla al di sopra addirittura della Marchionni, sua maestra. La sera della rappresentazione della tragedia alfieriana il Carcano rigurgitava di spettatori tutti smaniosi di ascoltare la grande e unica attrice, capace di esprimere le emozioni più forti, le commozioni più profonde. Ed essa, ancora una volta, non si smentì mostrandosi “sempre vera, sempre bella, sempre grande” facendo esplodere alla fine interminabili ovazioni. Con la Ristori, applausi e acclamazioni ebbe pure il Pezzana che nel ruolo di Ciniro si mostrò superiore ad ogni elogio. Dopo Mirra venne Noema, la Figlia di Caino, tragedia scritta da Domenico Bolognese, poeta napoletano. “E’ lavoro più letterario che da scena – scrisse la “Fama” -, nondimeno quand’abbia chi lo rappresenti come si fece a Napoli, come fecero fra noi la signora Ristori e il Pezzana, desterà spontanea commozione di affetti, e piacerà”. Al lavoro del Bolognese seguì Il cavalier di spirito e una vivace commedia: Oro ed orpello di Gherardi Del Testa, dove la Ristori fu ”incomparabile sotto le vesti di vedova e madre ancor giovane e giovialmente accorta per salvare la figlia inesperta da un vagheggino vigliacco ed impostore”. Con la grande attrice, bravi furono anche i suoi compagni, vale a dire il piacevolissimo Pezzana, il Ciotti, amoroso di gran vaglia, la giovinetta Marchi, “carissima sotto le fogge dell’inesperta fanciulla”, e il Giechi, “maturo e pure abile attor comico”1026. Terminate le recite quanto mai fortunate della Ristori, s’installò al Carcano la compagnia di Tommaso Salvini che vantava due validissimi attori: Clementina Cazzola e Alessandro Salvini. Tra gli spettacoli allestiti dalla compagnia, furono dati Zaira di Voltaire, dove Tommaso Salvini mostrò di essere “il più bello e il più bravo Orosmane che si conosca”, Otello, Saul, La signora dalle camelie, con una superba Cazzola, Cuore ed arte, Ercole Slavo, Sansone, tragedia nuova di Ippolito D’Aste, e La Lega Lombarda, produzioni tutte di cui mancano le recensioni1027. Per la stagione di carnevale il Carcano si aprì per un corso di opere di cui la prima fu l’Italiana in Algeri che, grazie soprattutto alla prima donna Casaloni, una perfetta Isabella, fu accolta con entusiasmo. Con la Casaloni, ottima prova fecero pure i suoi tre compagni, vale a dire il tenore Stecchi Bottardi, dotato di buoni mezzi, il basso Mitrovich, dalla voce bella, pastosa e robusta (si era già fatto apprezzare in autunno nell’Attila), e il Ciampi, uno “dei pochi bassi comici che mantengono in onore l’arte nostra fuori d’Italia, specialmente a Londra dove egli cantò più volte”1028. 1863 All’Italiana in Algeri seguì un’opera mai data prima d’ora al Carcano: Vittor Pisani, di Achille Peri (testo di F. M. Piave, “prima”, Reggio Emilia 1857), che ebbe un completo insuccesso, causato dalla totale

1024

“Gazzetta dei teatri”, 22 novembre 1862.

1025

“La Fama”, 9 dicembre 1862.

1026

“La Fama”, 16 dicembre 1862.

1027

“La Fama”, 30 dicembre 1862.

1028

“La Fama”, 6 gennaio 1863.


!188 inadeguatezza dei cantanti (il “Trovatore” nomina solo due di essi, il baritono Cantù e il soprano Norsa, gli unici che riuscirono ad ottenere qualche applauso)1029. A risollevare le sorti della stagione venne poi il Don Pasquale con una nuova prima donna, Maria Fevari di cui la “Fama” scrisse: “Canta con modi attinti ad eccellente scuola, ha voce gradevole e porge con grazia”. Con lei c’era il Ciampi, che nelle vesti di Don Pasquale, “fu piacevolissimo e divertì cantando bene”. Gli altri erano lo Stecchi-Bottardi, un Ernesto un po’ affaticato, e il baritono Mottino, nuovo a Milano, che sostenne abbastanza bene la parte del Dottore. Alla fine tutti gli esecutori furono applauditi e richiamati più volte alla scena1030 . Dopo Donizetti, ecco Rossini, con il sempre vivo Barbiere, dove c’era ancora il Mottino che nel ruolo di Figaro “si disimpegnò in modo che il pubblico lo ricolmò d’applausi”. Ma le accoglienze più calorose le ebbe ancora una volta la Casaloni (Rosina), “un vero portento” per il “Trovatore”. Gli altri erano StecchiBottardi, un eccellente Almaviva, il Ciampi, definito “un Don Bartolo numero uno” e il Mitrovich, “un Don Basilio meritevole d’encomio”1031 . Al Barbiere seguì Ernani, dove si fecero udire due nuovi cantanti: il soprano Merson-Ferrucci e il basso Dobbletz. C’era poi il baritono Cantù che “emerse sopra a tutti per voce bellissima e tale da aprirgli il più lieto avvenire sulle scene”. La Merson, debuttante, era un po’ emozionata, ma fece ugualmente udire una voce gradevole e sufficientemente ben educata. Anche il basso Dobbletz era poco esperto della scena, e difettoso nella pronuncia, ma fu ugualmente applaudito (del resto il Carcano era famoso per la generosità del suo pubblico). Quanto al tenore, tale Mercanti, la “Fama” ne dà un giudizio totalmente negativo1032. Dopo Verdi, fu la volta di un’opera buffa dei fratelli Ricci: Crispino e la comare, inedita per il Carcano (testo di F. M. Piave, “prima”, Venezia 1850). La musica era vivace, spiritosa, e ciò incontrò i gusti del pubblico che mostrò di gradirla particolarmente. I due principali interpreti furono la prima donna Fevari e il basso comico Ciampi, entrambi autori di una buona prestazione. “Come cantante – scrisse la “Fama” – la signora Fevari merita lodi grandissime che merita pure per vivacità d’ingegno e spigliatezza d’azione“; ma pure il Ciampi fece bene mostrandosi “attore compitissimo ed un ottimo cantante”1033. Al Crispino e la comare successe Cenerentola con la brava Casaloni, che si mostrò “pari a se stessa e come in addietro levò ad entusiasmi, massime nel rondò”. Con lei c’era lo Stecchi-Bottardi che nella parte del Principe riuscì a cavarsela onorevolmente; bravissimo fu ancora una volta il Ciampi che si confermò attore assai versatile e capace di cogliere argutamente il carattere di ogni personaggio. Con lui c’era il baritono Mottino, un Dondini efficace, accolto anch’egli con molti applausi1034. Dopo la Cenerentola ci fu una terza edizione dell’Ernani con il nuovo tenore Aureli e il basso Mitrovich. Quest’ultimo fu “ricolmo di applausi”, mentre il tenore lasciò molto a desiderare. Con loro, buona prova fece la Merson e il Cantù1035. Nel corso della stagione ci fu al Carcano anche un concerto cui prese parte il violinista ungherese Reményi e il concertista di oficleide Colasanti. Il Remény, che si era già fatto udire alla Scala con successo, mostrò di essere “peritissimo esecutore, più però che nel dilicato, nel genere focoso e concitato”. Degno di lode anche il Colasanti che era riuscito, col suo virtuosismo, a innalzare l’oficleide, strumento prevalentemente bandistico, a strumento di concerto1036. Dopo questo trattenimento ci fu un’altra accademia tenuta da un certo Tito Mattei che suonò uno strumento del tutto nuovo: il piano-melodio, che univa le caratteristiche del pianoforte a quelle di uno strumento ad arco. Inventato dal cavaliere Fummo, l’apparecchio suscitò molto stupore nel pubblico del Carcano perché alternava suoni del tutto diversi fra loro. Il Mattei eseguì col piano-melodio tre fantasie composte su motivi

1029

“Il Trovatore”, 3 gennaio 1863.

1030

“La Fama”, 20 gennaio 1863.

1031

“Il Trovatore”, 28 gennaio 1863.

1032

“La Fama”, 27 gennaio, 3 febbraio 1863.

1033

“La Fama”, 17 febbraio 1863.

1034

“La Fama”, 10 marzo 1863.

1035

Ibid.

1036

Ibid.


!189 della Traviata, dei Puritani e della Lucia dando prova di una maestria non comune. Alla fine il pubblico chiamò sul palco sia lui e sia l’inventore del nuovo strumento, per omaggiarli con i suoi applausi1037 . Dopo i concerti, al Carcano si tenne un ballo mascherato organizzato per aiutare economicamente le vittime della rivoluzione della Polonia. Secondo la “Fama”, il trattenimento “fu abbastanza numeroso e brillante per maschere vivaci ed eleganti” e fruttò la somma di 2000 lire1038 . Per la stagione di primavera, oltre ad alcune serate col prestigiatore Poletti, che il pubblico disertò 1039 , si ripresentò al Carcano la divina Ristori per darvi un breve corso di rappresentazioni. Primo lavoro messo in scena dalla sua compagnia fu Luigia Sanfelice, “un nuovo e toccantissimo dramma dell’illustre Giacometti”, dove la Ristori impersonò una madre… “…con tale una tenerezza vera ed espressiva, con tale una disperazione profondamente sentita da muoverti a lagrime e straziarti a un tempo. Nell’angoscia, nell’ira, nella sommissione al cielo, fu dessa medesimamente sublime, e basti”. Con lei c’era il Tessero e soprattutto il Pezzana che le fu degno compagno meritandosi dal pubblico vivissimi applausi e chiamate. Dopo Sanfelice seguì Giuditta, ancora del Giacometti, Epicari e Nerone, nuova tragedia di Ippolito D’Aste, ed Elisabetta d’Inghilterra1040. In un secondo corso di rappresentazioni, iniziato il 18 aprile, la Ristori recitò la Gulnara, nuovissima produzione del Gualtieri, Bianca Maria Visconti e Pia de’ Tolomei, più i drammi dati nella prima serie di spettacoli riscuotendo sempre il successo più caloroso. Ottimi con lei furono pure il Pezzana, “dalla rara intelligenza e dall’arte finissima”, la Pia Marchi, giovanissima e promettente attrice, il Ciotti, il Bianchi e il Giechi1041. Particolarmente applaudita, fu la Ristori, nella serata della sua beneficiata quando, dopo molto tempo che non la recitava, eseguì la Merope dell’Alfieri. La sua performance entusiasmò il folto pubblico presente a teatro, ammirato ancora una volta dalla bravura con cui l’attrice ritraeva passioni e dolori così ben descritti del resto dal grande drammaturgo astigiano1042 . Dopo la Ristori, in estate ci fu al Carcano una stagione lirica che prese il via con la Traviata che non si dava dal 1861. Tale scelta si rivelò quanto mai opportuna perché l’opera verdiana ebbe un successo “clamorosamente felice”. Gli interpreti principali furono il baritono Antonio Cotogni, il tenore Vincentelli e il soprano Elvira Demi. Tra i tre, molto apprezzato, fu soprattutto il Cotogni, un artista che godeva ormai di grande fama e che confermò le sue virtù di “attore cantante eccellente”1043 . La Demi era un giovane soprano che si faceva udire a Milano per la prima volta mostrando nel ruolo di protagonista “una tale abbondanza di sentire, una tale verità d’azione un tale magistero di canto, facilità di gola ed estensione di voce toccante e gradevole” da guadagnarsi applausi calorosissimi. Fu insomma un trionfo completo dei tre cantanti che vennero più volte chiamati alla ribalta1044. Alla Traviata seguì un’opera nuova per il Carcano, L’Aurora di Nevers, di Giuseppe Sinico, testo di M. Bruno (“prima”, Trieste 1861). La musica lasciò incerto il pubblico che non poté non notare, insieme a pagine riuscite, anche molte reminiscenze belliniane e donizettiane. Pregevole fu, invece, l’esecuzione, soprattutto quella della Demi; lodevolmente si comportò con lei il Vincentelli, “molto bene collocato

1037

Ibid.

1038

“La Fama”, 17 marzo 1863.

1039

“La Fama”, 7 aprile 1863.

1040

“La Fama”, 14 aprile 1863.

1041

“La Fama”, 28 aprile 1863.

1042

“La Fama”, 5 maggio 1863.

1043

Antonio Cotogni nacque a Roma il primo agosto 1831. Qui esordì nel 1852 nell’Elisir d’amore, affermandosi nel 1858 a Nizza dove sostituì il celebre Felice Varesi in Linda di Chamounix. Fu uno dei maggiori baritoni del suo tempo, portato soprattutto a delineare personaggi nobili e patetici. Ritiratosi dalle scene, dal 1894 al 1898 fu insegnante di canto al Conservatorio di Pietroburgo, e dal 1899 fino alla morte al Liceo Musicale di Santa Cecilia a Roma. Qui morì il 15 ottobre 1918. 1044

“La Fama”, 4 agosto 1863.


!190 nell’opera”, e il Cotogni, sempre al di sopra di ogni elogio. Con i tre artisti c’era pure la Corbari, elemento nuovo della compagnia, “che fece un miracolo, coll’eseguire in due giorni una parte abbastanza rilevante”. Dopo la prima esecuzione, l’opera però fu in pratica accantonata e ad essa fu sostituita la sempre amata Traviata con cui ebbe termine la stagione lirica1045 . Per la stagione d’autunno si continuò con le opere, che tra gli interpreti ebbero un’artista di grandissimo valore, seppur già avanti negli anni. Si trattava di Erminia Frezzolini, ormai nella sua fase discendente, che a suo tempo era stata particolarmente amata dal pubblico della Scala, dove aveva spesso primeggiato1046. Primo spettacolo ad essere messo in scena fu la belliniana Sonnambula, sempre ben accolta dal pubblico, e ora ancor più attesa per la presenza della celebre cantante orvietana. Scrisse la “Fama”: “Non chiedetemi come l’attrice cantante di Parigi, di Pietroburgo, di tutte le grandi capitali del mondo civile sia discesa all’umile Carcano: fosse fortuna o capriccio, venne, cantò e vinse, e fu vittoria singolare, dacché moltissimi ricordano tuttavia quand’ella, piena di giovinezza, di voce, di entusiasmo artistico, era maraviglia e diletto delle nostre massime scene qual Lucrezia Borgia, qual Beatrice, e via via sin ai Lombardi di Verdi che non ebbero mai una Giselda sì grande”. E più avanti: “Affaticata dal tempo, la sua gola non mette più quei suoni pieni, eguali, robustissimi ch’ella solea profondere altre volte, nondimeno gli acuti ne sono tuttora vibrati e argentini, le corde basse mandano suono bastevole, e se le medie son tarde a rispondere, Erminia sa come si tenti e si compia il prodigio di sopperire a’ vuoti coll’arte che tutto può e che nasconde sì bene, ch’egli si conviene udirla e riudirla per comprenderne gli avvedimenti e viemaggiornente ammirarla”. Moltissimi furono gli applausi rivolti alla Frezzolini cui le faceva degno compagno un tenore giovane e assai bravo, Antonio Minetti, che, nel ruolo di Elvino, stupì per la voce “facile, scorrevole, vibrata, agile”, unita a “modi di canto elegantissimi e castigati”1047 . Dopo la Sonnambula fu allestita Lucia di Lammermoor, un capolavoro in cui Donizetti, secondo la “Fama”, aveva profuso a piene mani “le idee più belle, più nuove, più imaginose e gentili che vestir potessero e scolpire gli affetti, i voti, i patimenti e le supreme angosce di due anime veracemente innamorate”. L’opera piacque, ma non quanto la Sonnambula anche perché in essa, sempre secondo il giornale milanese, il personaggio di Edgardo prevaleva su Lucia che pur impersonata dalla grande Frezzolini restava leggermente più in ombra (“Lucia canta, è vero, melodiosissimamente, ma il dramma ha tinte che son più calde del canto per tenero e passionato che sia, e non sono per lei, sebbene per Edgardo e per Asthon”). Con la Frezzolini c’era Felice Varesi, altro mostro sacro del canto, ormai avanti negli anni, che nel ruolo di Asthon realizzò una splendida prova, tale da far ricordare il grande Giorgio Ronconi; ottimo anche il tenore Minetti, un più che convincente Edgardo1048 . Dopo le opere, ecco tornare al Carcano le commedie presentate dalla compagnia Ernesto Rossi, una compagine composta di ottimi elementi. Il suo primo spettacolo fu una commedia intitolata La Gelosia, di Teobaldo Ciconi. Essa, per la morte prematura dell’autore, era rimasta incompiuta (quattro atti anziché cinque), ma ebbe ugualmente il consenso del pubblico che l’applaudì1049. Altre produzioni della Rossi furono Amleto, Sardanapalo, Ruy Blas e L’origine d’un banchiere, commedia nuova, questa, di Italo Franchi, un giornalista toscano. Tra gli attori, insieme al bravissimo Rossi (“che emerge in tutte le parti cui rappresenta, siano del più gran tragico, siano drammatiche appena, o comiche”),

1045

“La Fama”, 1 settembre 1863.

1046 Erminia Frezzolini nacque a Orvieto il 27 marzo 1818. Fu allieva prima del padre, il celebre buffo Giuseppe Frezzolini, poi di D. Ronconi, A. Nencini e N. Tacchinardi debuttando a Firenze nel 1838 nella Beatrice di Tenda. Nel 1843 prese parte, alla Scala, alla “prima” dei Lombardi alla prima Crociata. Cantò sia in Italia e sia all’estero – Pietroburgo, Parigi, Madrid, New York – conseguendo grandi successi. La sua voce, non particolarmente potente, era dolcissima, omogenea, agile ed estesa. Guadagnò somme favolose ma morì in miseria a Parigi il 5 novembre 1884. 1047

“La Fama”, 15 settembre 1863.

1048

“La Fama”, 22 settembre 1863.

1049

“La Fama”, 13 ottobre 1863.


!191 piacquero pure la Pompili-Trivelli, la Vestri, il Brizzi, l’Orlandini, il Parducci, il Vestri “ed altri parecchi che formano il buon insieme della ben accetta artistica famiglia”1050 . Concludendo i suoi spettacoli, la Rossi diede pure Macbeth e soprattutto Otello, dove il Rossi “fu l’interprete più vero e terribile della terribile catastrofe della tragedia”1051 . Per la stagione autunnale tornarono le opere, sempre accolte favorevolmente dal pubblico almeno quanto le commedie. Ecco dunque, come primo spettacolo, un lavoro mai dato prima d’ora di Errico Petrella, vale a dire Il Folletto di Gresy, testo di Domenico Bolognese (“prima”, Napoli 1860). L’opera si avvaleva di una musica gradevole e il pubblico, giunto al Carcano abbastanza numeroso, mostrò, con i suoi applausi, di gradirla. Gli interpreti principali furono il buffo comico Alessandro Bottero, forse il migliore tra tutti, la Pozzi e l’Archinti1052. Dopo l’opera del Petrella fu dato il Trovatore che, mediocremente eseguito, non ottenne il successo sperato. Esso ebbe come interpreti il tenore Bovi (Manrico), il baritono Colombo (Conte di Luna), e la Rovaglia-Porati (Azucena), l’unica a ricevere discreti applausi1053 . Dopo il Trovatore, le sorti della stagione si risollevarono grazie a un’opera buffa del maestro Antonio Cagnoni, cioè Don Bucefalo, già data al Carcano nel 1857. L’opera fu riudita volentieri anche perché c’era come protagonista il Bottero, artista dalle mille risorse che mostrò di essere un esilarante Don Bucefalo. Con lui, brava anche la Pozzi e discreti gli altri interpreti1054 . Ultimo spettacolo della stagione autunnale fu il Barbiere, sempre giovane e fresco, nonostante gli anni. Questa volta però si avvalse di una mediocre esecuzione e il pubblico non ne fu molto contento. Tuttavia alcuni applausi non mancarono e furono rivolti, oltre al solito Bottero, che confermò, nel ruolo di Figaro, il suo grande talento, anche alla Pozzi, una “lodevole Rosina”1055 . Per l’autunnino, le opere lasciarono il posto alla prosa con la compagnia di Adelaide Ristori per un corso breve di rappresentazioni drammatiche. Come primo spettacolo essa mise in scena Luisa Sanfelice del Giacometti nel quale la bravissima artista “emerse con tutta la potenza dell’espressione e del sentimento”. Egregi furono con lei il Pezzana e gli altri attori della numerosa equipe. Alla Sanfelice seguirono Debora, Maria Stuarda e Suor Teresa del Camoletti, dove la Ristori, nella parte di Elisabetta Soares… , “…parve si levasse ad altezza maggiore del consueto, dimostrando che la grande artista, ben lungi di achetarsi ad una meta raggiunta per quantunque sublime, colla forza dell’intelletto ne trova ed accosta un’altra più sublime ancora, non segnata né manco da altri. Fu vera e grande nella maggiore significazione della parola, e il dramma, sebbene notissimo, sembrò nuovo affatto per nuovi effetti”1056 . Ottima, con la Ristori, fu pure la prestazione della giovane Pia Marchi che dimostrò di avere, sotto la guida della geniale attrice, “il germe onde si formano gli artisti veri e migliori”. Con lei, lodi andarono pure al bravissimo Pezzana, al Ciotti, al Bianchi, alla giovane Glech e alla Palestrini1057. Partita la compagnia Ristori, si installò al Carcano un’altra equipe, la Carlo Zamarini e Preda, che diede spettacoli dalla fine di dicembre per tutto gennaio e parte di febbraio 1864. Di essi conosciamo i titoli grazie alla rubrica “Spettacoli d’oggi” del giornale “La perseveranza” e qui li presentiamo: Uno fra quattro, con Meneghino (25 dicembre), Meneghino carceriere a Boston (27 dicembre), Il giuocatore di bussolotti (31 dicembre). 1864 Continuano gli spettacoli della compagnia Zamarini.

1050

“La Fama”, 20 ottobre 1863.

1051

“La Fama”, 3 novembre 1863.

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“La Fama”, 10 movembre 1863.

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“Il Trovatore”, 15 novembre 1863.

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“La Fama”, 1 dicembre 1863.

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“La Fama”, 8 dicembre 1863.

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“La Fama”, 15 dicembre 1863.

1057

“La Fama”, 22 dicembre 1863.


!192 Il padiglione delle mortelle, Martuccia e Frontino (2 gennaio), L’abbadia di Casiro (3 gennaio), Meneghino ciabattino ubriaco (4 gennaio), L’onore della famiglia (5 gennaio), Il pericolo d’Enrico IV, con Meneghino (6 gennaio), Le pecorelle smarrite (7 gennaio), Meneghino fanatico per le galanti avventure (8 gennaio), La Gastalda veneziana (9 gennaio), I plebei ingentiliti, con Meneghino (10 gennaio), I due sergenti (11 gennaio), I misteri dell’Inquisizione (12 gennaio), Vita per vita, Le due madri, declamazione (13 gennaio), Meneghino sindaco Babbeo (14 gennaio), La casa nuova (16 gennaio), La cisterna murata, con Meneghino (17 gennaio), Meneghino ciabattino generoso (18 gennaio), Meneghino ricco negoziante (20 gennaio), La rivincita (21 gennaio), Le trentatré disgrazie di Meneghino (22 gennaio), L’arte di far fortuna (23 gennaio), Maddalena di Tolosa (24 gennaio), Il medico e la morte, con Meneghino (25 gennaio), I misteri di Parigi (26 gennaio), Ricchezza e miseria, con Meneghino (27 gennaio), Cristoforo Colombo; concerto di clarinetto del prof. Fernando Busoni; beneficiata del primo attore Michele Ferrante (28 gennaio), Meneghino barbiere maldicente (29 gennaio), Il muto e l’omicida (31 gennaio), La gran lucerna di Epitetto; fra gli atti della commedia l’attrice-cantante signora Elisa Venturelli in unione al tenore Giuseppe Paravalli eseguì alcuni pezzi della Lucrezia Borgia (1 febbraio), L’ingenua di Parigi, Meneghino e Cecca (2 febbraio), L’abito non fa il monaco (3 febbraio), Il filosofo in viaggio; beneficiata della prima ballerina M. Millet (4 febbraio), La giustizia d’un monarca, con Meneghino (5 febbraio), Una spia dell’alta società (6 febbraio), Meneghino servitore di due padroni (7 febbraio), Ciò che piace alle donne, con Meneghino (8 febbraio), Un matrimonio impossibile, Le gelosie di Meneghino e Cecca (9 febbraio), Meneghino ajo nell’imbarazzo (10 febbraio), Il gobbo di Baltimora (11 febbraio), Meneghino barone per forza (12 febbraio), Il vagabondo e la sua famiglia (13 febbraio), Il ridicolo matrimonio d’un pazzo, con Meneghino (14 febbraio). Scarse sono le cronache teatrali relative alla compagnia Zamarini, tuttavia sappiamo che gli attori che più si distinsero furono Amalia Casilini, prima amorosa, e Zamarini-Cottin, prima attrice1058 . Nel corso del carnevale, il Carcano ospitò anche delle feste da ballo di cui assunsero l’appalto, le bande musicali “Vittorio Emanuele” e “Garibaldi”. Scrisse in proposito la “Fama”: “Il concorso fu numeroso e brillante, e le polke del maestro Bernardi, direttore della banda “Garibaldi”, fecero il più bell’effetto, venendo eseguite con accordo perfetto e grande vivacità”1059. Per la stagione di primavera, al Carcano ritornarono le opere di cui la prima fu Norma favorita da un successo entusiastico, di cui però non abbiamo i particolari. Ne furono interpreti principali le prime donne Paolina Vaneri e Marietta Villa, il tenore Guglielmini e il basso Fioroni1060 . A Norma seguì Sonnambula, con una prima donna d’eccezione, che si era fatta udire nell’anno precedente, vale a dire Erminia Frezzolini, che si mostrò all’altezza della sua fama. Per lei, la prima sera, fu fatto l’omaggio del teatro illuminato a giorno, una sorpresa che il pubblico gradì moltissimo. Con la diva, lodevole prova fece pure il tenore Cesare Sarti, un artista dotato di ottimi mezzi che fu vivamente applaudito1061 . Dopo Sonnambula fu allestito Rigoletto, dove le tre parti principali furono affidate alla Frezzolini, al baritono Massiani e al giovane tenore Vidal. Sulla Frezzolini (Gilda), così si espresse la “Fama”: “L’esecuzione di quella di Gilda, date le condizioni di voce, affiochita dal lungo esercizio, ma ricca tuttavia di acuti argentinamente squillanti, riuscì ottima in tutto e per tutto ad onore della celebre prima donna, la quale ha il privilegio rarissimo d’un’intonazione sempre perfetta e di tale un’arte, un buon gusto ed un accento nel canto che la innalza al disopra di molte giovani sommità della scena”. Meno valido si mostrò il Massiani (Rigoletto): “Il Massiani è un attore più che mediocre, e sarebbe un cantante di vaglia se la voce rispondesse al buon volere; fu nondimeno ancor lui più volte applaudito”. Quanto al Vidal (Duca di Mantova), era emozionato, avendo dovuto imparare la parte quasi senza prove, perciò non brillò molto, ma fece udire una voce agile e aggraziata che il pubblico mostrò di apprezzare1062.

1058

“La Fama”, 26 gennaio 1864.

1059

“La Fama”, 26 gennaio 1864.

1060

“La Fama”, 23 febbraio 1864.

1061

“La Fama”, 1 marzo 1864.

1062

“La Fama”, 22 marzo 1864.


!193 Dopo il Rigoletto ci furono al Carcano tre concerti della giovane violinista ungherese Bidò, che si era molto distinta a Bruxelles dove aveva vinto un importante concorso. Essa diede prova, nelle sue esibizioni, di un talento non comune facendo ricordare altre bravissime violiniste italiane come le Ferni e le Milanollo1063 . Sempre per la stagione di primavera, il 17 aprile, al Carcano fu messa in scena un’opera donizettiana mai data prima d’ora, la Favorita (testo di A. Royer e G. Vaëz, “prima”, Parigi 1840), con una grande cantante, ormai avanti nella carriera: Marietta Gazzaniga-Malaspina. Essa non era in perfetta salute, ma si fece ugualmente apprezzare per le sue “eminenti qualità drammatiche” e la bellezza delle note basse1064 . Con la Gazzaniga, buona prova fece pure il tenore Vincentelli, ben noto al Carcano, il baritono Giacomo Rota e il basso Giacomo Foli. Poco numerosi, ma buoni, i cori e l’orchestra; costumi e scene più che discreti. Nel complesso, uno spettacolo godibile e da encomiare”1065 . In estate, la stagione ebbe inizio con un’opera di Lauro Rossi intitolata Domino nero cui arrise un chiaro successo. Ne fu interprete il soprano Carlotta Marazzani, cantante piena di intelligenza, che piacque molto al pubblico, il tenore Pizzioli, il baritono Zambellini e il buffo Sabatini1066 . Il lavoro successivo si intitolava I due Italiani e ne era autore Giuseppe Tamburini, morto prima di terminare l’opera. Lo spartito era stato acquistato dall’editore Martinenghi che per onorare la memoria del musicista scomparso aveva voluto farlo rappresentare a proprie spese. L’intenzione, quindi, era buona, ma il risultato non corrispose alle attese perché l’opera, del tutto mediocre, lasciò il pubblico indifferente. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Lodovico Mazzoni-Osti (Ruggero), Carlotta Marazzani (Aldina), Luigi Carisio (Rodrigo), Alessandro Sabatini (Trifonio), Ercole Pizzioli (Adolfo), Maria Bolis (Adele), Luigi Borotti (Messo)1067. Tra tutti gli esecutori, ottima fu la Marazzani che si confermò cantante di buoni mezzi; bene anche il baritono Mazzoni-Osti. Quanto all’allestimento, esso fu trovato, nel complesso, meritevole di lodi1068. Dopo lo sfortunato Martinenghi, subentrò al Carcano una nuova impresa che con la speranza di richiamare molta gente, programmò una serie di spettacoli lirici importanti di cui il primo fu Nabucco, che non veniva dato dal 1861 (la speranza di richiamar gente era fondata anche sul fatto che il prezzo del biglietto era stato abbassato da una lira a 80 centesimi). Gli interpreti dell’opera, nonostante le poche prove fatte, si impegnarono con molto zelo per ben figurare, guadagnandosi, chi più chi meno, gli applausi del pubblico. Essi erano la prima donna Nadina Dunord, giovane ed emozionata, il baritono Ettore Corti, il più applaudito, il tenore Luise e il basso Agostino Dobles, entrambi poco efficaci perché indisposti. Con l’opera fu dato anche il ballo Adda la figlia del saltimbanco del coreografo Razzani, che piacque soprattutto per merito dell’avvenente ed abile prima ballerina Amalia Morosini1069. Nelle repliche dell’opera, perdurando l’indisposizione del basso e del tenore, subentrò il baritono Fallica, nuovo a Milano, e il tenore Balma, due artisti di buone capacità che se la cavarono onorevolmente1070. Successivamente al Nabucco fu dato un altro lavoro di Verdi sempre gradito al pubblico del Carcano, vale a dire Ernani, di cui fu protagonista il baritono Gustavo Moriami, un quasi esordiente (il suo nome faceva ricordare, nella sonorità, il grandissimo Napoleone Moriani, di ben altro valore). Il pubblico non tenne conto della sua modesta levatura - aveva però una mezza voce che trattava “maestrevolmente” -, e, generoso come

1063

Ibid.

1064

Marietta Gazzaniga-Malaspina nacque a Voghera nel 1824. Dopo aver studiato canto con i maestri A. Cetta e A. Mazzucato esordì nel 1841 a Nizza nella Beatrice di Tenda. Successivamente si esibì con successo in molte città italiane prendendo parte anche a due “prime” verdiane: Luisa Miller (Napoli 1849) e Stiffelio (Trieste 1850). Nella sua carriera si fece udire anche all’estero: a Madrid e negli Stati Uniti. Dalla voce essenzialmente più di mezzosoprano che di soprano, nelle sue performance si fece apprezzare per il grande temperamento e la passionalità delle sue interpretazioni. Morì a Milano il 2 gennaio 1884. 1065

“La Fama”, 26 aprile 1864.

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“La Fama”, 7 giugno 1864.

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Il libretto dei Due Italiani è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

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“La Fama”, 21, 28 giugno 1864; “Il Trovatore”, 25 giugno 1864.

1069

“La Fama”, 5, 12 luglio 1864.

1070

“La Fama”, 19 luglio 1864.


!194 sempre, non mancò di applaudirlo. Con lui c’era il soprano Brucioni, discreto, il tenore Balma, che “si sostenne assai bene”, e il basso Dobles1071 . La terza opera della stagione fu la donizettiana Lucrezia Borgia che al Carcano era apparsa varie volte e che ebbe come prima donna Maria Arigotti, così definita dalla “Fama”: “E’ attrice-cantante di bel nome e di lunga esperienza, e seppe così disimpegnarsi con tutto onore rappresentando Lucrezia”. Con lei c’era il tenore Ronzi, che “volle provare di bel nuovo che è cantante peritissimo, del genere più elegante insieme e castigato, e riuscì nell’intento, facendovi buona messe d’applausi”. Gli altri erano il Parboni (Duca), che “si trasse abbastanza bene d’impegno”, e il mezzosoprano Varalli (Maffio Orsini). L’opera, scrisse la “Fama”, “avrebbe avuto miglior sorte nelle repliche, ma l’impresa, dopo due sole rappresentazioni, per “provvedimento economico” [vale a dire mancanza di spettatori] sospese lo spettacolo e chiuse il teatro”1072. Dopo la stagione estiva, tutt’altro che positiva, ci fu quella autunnale, piuttosto breve anch’essa, con la rappresentazione di due sole opere: Roberto il Diavolo e Gemma di Vergy. Roberto il Diavolo di Meyerbeer, che proprio al Carcano, nel 1844, aveva avuto la sua “prima” milanese, fu allestito con molto decoro d’abiti, di scene e d’accessori ottenendo un ”successo fortunato”. Gli interpreti, complessivamente lodevoli, furono le prime donne Lavini e Siebs, il tenore Concordia, il più applaudito, e il basso Garcia. Il Concordia (Roberto), scrisse la “Fama”, “è artista che possiede un tesoro di voce prepotente, ed ha tale un sentimento da imprimere alle sue note, piene di fuoco e di passione, quel colorito e quell’ardore che muove e trascina”. Molto brava anche la Siebs, di origine brasiliana ed esordiente, che mostrò “doti ragguardevolissime di voce di vero soprano, e canta bene, di bella scuola”. L’orchestra, diretta dall’ottimo Bassi, fece una prova positiva anche se ebbe qualche sbandamento, soprattutto nella scena delle tombe. Teatro zeppo di spettatori e quindi buoni incassi, per la gioia dell’impresario Moreno1073 . A Roberto il Diavolo successe Gemma di Vergy, dalle caratteristiche molto diverse rispetto a Roberto… “…né mai si udirono musiche più differenti, e per concetto e per lavoro e per aspirazioni: nell’una prevale l’arte, che tutto pondera e misura, nell’altra l’estro talvolta straccurato e quasi sempre sbrigliato; nell’una la mente impera il più delle volte il cuore, nell’altra questo a quella quasi sempre; l’una è l’opera della meditazione, l’altra è l’effusione del sentimento”. Nell’opera donizettiana, molto applauditi e richiesti alla ribalta furono la Lavini e il Concordia; c’era poi il baritono Murri, che mostrò di possedere anch’egli buoni mezzi1074. Finita la breve ma positiva stagione autunnale, prese il via al Carcano quella dell’autunnino e di carnevale con una compagnia di canto rinnovata (impresario, però, rimaneva sempre il Moreno). Il primo melodramma ad essere allestito fu il verdiano Ballo in maschera che ebbe “un successo felicissimo”. Tra gli interpreti, ottime furono le prime donne Marietta Siebs, Giuseppina Lemaire e Luigia Ponti-Dell’Armi.Venivano poi il baritono Paolo Baraldi, i bassi profondi Antonio Garcia e Nino Rebottaro1075. Seconda opera della stagione fu Linda di Chamounix, non molto eseguita al Carcano che si meritò un’ottima accoglienza. Ciò grazie soprattutto alla prima donna Luigia Varesi e di suo padre, il grande baritono Felice Varesi, vera istituzione del teatro lirico. Insieme a loro c’era anche Luigi Stecchi-Bottardi, Giuseppina Lemaire, mezzosoprano, e il buffo Topai, il meno dotato tra tutti1076 . Alla Linda successe la belliniana Norma, che richiedeva una prima donna di assoluto valore. E questa fu Luigia Ponti-Dell’Armi, piena di passione e di energia quasi virile, ma in grado di esprimere anche momenti di tenerezza e di affetto. Assai lodevole fu pure la Siebs, sempre fedele a se stessa, mentre appena discreti furono il tenore Dell’Armi e il basso Garcia. Accettabile l’orchestra, infelicissimi i cori e povera la messa in scena1077 .

1071

Ibid.

1072

“La Fama”, 2, 9 agosto 1864.

1073

“La Fama”, 30 agosto, 13 settembre 1864.

1074

“La Fama”, 27 settembre 1864.

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“La Fama”, 18 ottobre, 15 novembre 1864.

1076

“La Fama”, 22, 29 novembre 1864.

1077

“La Fama”, 6 dicembre 1864.


!195 L’anno si chiuse con un’opera nuova del maestro Luigi Sozzi intitolata: Le memorie del Diavolo (testo di A. Bellotti). Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Paolo Baraldi (Robin), Felice Varesi (Cavalier Macario), Luigia Ponti-Dell’Armi (Elisa di Roccabruna), Luigi Stecchi-Bottardi (Valentino)1078. Il nuovo lavoro fu giudicato dalla “Fama” come esempio di “musica dell’avvenire”, un genere cioè “antiitaliano” e “anti-musicale”: “Siamo in piena musica dell’avvenire: il giovine maestro volle farsene il precursore invidiando gli allori o piuttosto le infelici illusioni di tal altro inesperto che si provò a scene maggiori [chiara allusione a qualche imitatore di Wagner] in un genere anti-italiano, ed osiamo dire anti-musicale (… ). Eccoti una sbrigliata comeché ardimentosa esercitazione scolastica di straniere fantasticherie, un disordine di idee e di cose che affatica ed opprime, ed usurpa il luogo alla chiarezza ed alla spontaneità, requisiti indispensabili ad ogni arte”. Più avanti è consigliato al Sozzi, che non mancava di talento, di ravvedersi e di scrivere “per gli Italiani musica prettamente italiana”. Quanto all’esecuzione della difficile partitura, buona fu la prova di Luigia Ponti-Dell’Armi e di Felice Varesi, meno buona quella di Paolo Baraldi e addirittura cattiva quella di Luigi Stecchi-Bottardi, che del resto era indisposto. In compenso, l’orchestra, guidata da Nicola Bassi, fece miracoli, “senza de’ quali non avrebbesi potuto eseguire l’opera” e alla fine gli applausi, sia al maestro e sia ai cantanti, non mancarono1079. 1865 Per il giorno di S. Stefano fu messa nuovamente in scena Norma, mentre subito dopo fu allestito un impegnativo lavoro di Verdi, i Masnadieri, che però non ebbe molta fortuna. Gli artisti, infatti, furono applauditi, ma l’opera ebbe “esito freddo”. I quattro maggiori interpreti erano la Siebs, dal canto aggraziato e dalla bella voce, il Dell’Armi, che per il suo potente organo vocale fu applaudito in tutti i suoi pezzi, il Baraldi, artista “coscienzioso e provetto”, e il Calcaterra1080 . Meglio andò il Mosè di Rossini, venuto dopo i Masnadieri, e inedito per il Carcano (testo di A. L. Tottola, “prima”, Napoli 1818, seconda versione, in francese, Parigi 1827). Di esso così scrisse, brevemente, la “Fama”: “Il Mosè eseguito con maggior impegno che bravura fruttò nondimeno applausi e chiamate alla signora Ponti, al Garcia, al Bottardi e al Baraldi. Del primo duetto fra tenore e baritono si volle ben anche la replica. Buona l’esecuzione dell’orchestra e dei cori e decentissime le decorazioni”1081. Per la stagione di quaresima fu ridata Linda di Chamounix con una nuova prima donna straniera di nome Hayes, molto al di sotto della brava Luigia Varesi che ne era stata la prima interprete. Essa, infatti, lasciò molto a desiderare sia per la voce, sgraziata, e sia per l’imperfetta pronuncia deludendo di conseguenza il pubblico. Bene, invece, il Varesi, la Lemaire e il Baraldi, compagni della Hayes1082. In una delle repliche di Roberto il Diavolo, con il teatro illuminato a giorno (era la beneficiata della Siebs), si esibì pure una giovane violinista, Emilia Arditi, sorella del celebre maestro, Luigi Arditi, che suonò due brani: uno del fratello e un altro del maestro Ferrara, molto applauditi entrambi1083. Prima che si concludesse la stagione, fu ridato il Nabucco con due nuovi cantanti: la prima donna Gualtieri e il basso Miller. Con loro c’era il baritono Baraldi, e tutti e tre si guadagnarono gli applausi del pubblico1084. In primavera, nuova stagione operistica, preceduta però da un importante concerto tenuto dal grande violinista Camillo Sivori, già noto al Carcano dove si era esibito nel 1860. Grande fu il successo decretatogli dal pubblico anche perché nel modo di suonare ricordava il suo maestro, il grande Paganini: 1078

Il libretto delle Memorie del diavolo è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

1079

“La Fama”, 20 dicembre 1864; “Frusta teatrale”, 29 dicembre 1864.

1080

“Il Trovatore”, 31 dicembre 1864.

1081

“La Fama”, 17 gennaio 1865.

1082

“La Fama”, 14 febbraio 1865.

1083

“La Fama”, 21 febbraio 1865.

1084

“La Fama”, 28 febbraio 1865.


!196

“Infatti, taluno ch’ebbe ad udire il maestro [cioè Paganini], ne rinvenne l’inspirazione, l’accento, la sicurezza, l’audacia, la bizzarria nell’allievo che ti empie ascoltandolo d’ammirazione e di diletto, senza quel cotal senso di terrore che metteva l’aspetto da fantasima del Paganini, di cui si raccontarono le più strane cose, quasi avesse dimestichezza con Belzebù”. I brani suonati dal Sivori, tutti applauditissimi, furono il Campanello, l’Omaggio a Bellini, su motivi tratti dalla Norma, e la preghiera del Mosè di Rossini. Insieme al violinista si fecero udire anche alcuni cantanti che resero ancor più vario e interessante il concerto. Erano il soprano Giuseppina Dogliotti, giovane e inesperto ma dotato di buona voce, il tenore Ercole Ronconi, anch’egli giovanissimo, dalla voce estesa e pieghevole, e il baritono Giuseppe Fontana, il meno dotato dei tre artisti1085 . Il primo melodramma della stagione lirica ad essere messo in scena fu Semiramide che non si dava dal 1853, e che grazie a una esecuzione discreta si guadagnò una buona messe di applausi. Ne furono principali interpreti le sorelle Papini, “giovani ed avvenenti, dotate di voci estese e buone”, e il tenore Crivelli, che assunse con un po’ di “temerità” il difficile ruolo di Assur. Nulla più di questo ci riferisce la “Fama”, tranne che lo spettacolo era nel suo complesso “meritevole di numeroso concorso”1086. Dopo la Semiramide ci furono al Carcano altri due concerti di Sivori in cui si ripeterono le scene d’entusiasmo del primo concerto. Ciò perché il violinista aggiunse ai soliti brani del suo repertorio Le follie spagnuole dove le sue doti di virtuoso poterono emergere con particolare evidenza strabiliando addirittura gli spettatori1087. La stagione lirica continuò con i Puritani i quali ebbero un’esecuzione diligente ed abbastanza buona meritandosi una discreta accoglienza. L’opera, come scrisse la “Fama”, fu eseguita grazie al concorso di quattro nazioni, “l’americana del Brasile, rappresentata dalla prima donna signora Siebs, l’inglese dal tenore Tom Holer, la spagnuola dal baritono Morgas e l’italiana dal basso Rigo”. Nonostante le varie pronunzie, tutto filò via abbastanza liscio e gli applausi, soprattutto alla brava e giovane Siebs, non mancarono1088. Dopo i Puritani fu dato un altro lavoro di Bellini, i Capuleti e i Montecchi, ma questa volta le cose andarono talmente male che a un certo punto l’esecuzione dell’opera fu sospesa. Così, infatti, ne parla la “Fama”: “Domenica si tentò di rappresentare I Capuleti e i Montecchi, gentile opera di Bellini, affidata alle nuove artiste Rebecca Peri e Carlotta Rossi ed al tenore Fabbri, ma si dovette troncare lo spettacolo a mezzo, tanto era lo scandalo dell’esecuzione”1089. La stagione si risollevò un po’ con Norma, terzo lavoro belliniano programmato dall’impresa. Protagonista dell’opera fu il soprano Pirola (Norma) che seppe farsi apprezzare e applaudire per “quella concitazione e veemenza di passione che dà al canto ed all’azione traendo nell’impeto irresistibilmente l’uditore”. Con la Pirola, ottima prova fece pure il tenore Liverani (Pollione) che “spiegò una potenza di voce che è data a pochi e che ti costringe del pari ad applaudirlo”. Buona fu la prestazione del mezzosoprano Allevi, nel ruolo di Adalgisa, e accettabile quella del basso Norberti (Oroveso)1090. Subito dopo Norma fu dato il Barbiere, un’opera che si sentiva sempre volentieri e che spesso riusciva a risollevare le sorti incerte di una stagione. Anche perché, come ben scrisse la “Fama”, essa aveva il dono di “resistere a tutte le sgrammaticature e a tutti gli sgarbi d’esecuzione” cui talvolta era sottoposta. Nel ruolo di Rosina c’era il soprano Serene che fece una prova del tutto deludente; Almaviva era il tenore Setragni cui il pubblico rivolse molti applausi pur rimanendo anch’egli a un livello non eccelso; ottimo, invece, fu il baritono Bolton, un Figaro simpatico e padrone della scena (suo difetto era però la pronuncia, poco chiara). Bene il basso - non nominato -, e il buffo Topai1091.

1085

“La Fama”, 25 aprile 1865.

1086

Ibid.

1087

“La Fama”, 2 maggio 1865.

1088

“La Fama”, 9 maggio 1865.

1089

“La Fama”, 16 maggio 1865.

1090

“La Fama”, 30 maggio 1865.

1091

Ibid.


!197 Per la stagione estiva, organizzata dall’impresario Sanguineti, fu ingaggiata un’artista che al Carcano era ben nota, ma non come cantante bensì come valorosa violinista, vale a dire Carolina Ferni (che insieme alla sorella Vincenzina si era esibita al Carcano nel 1857). Essa però era anche un’ottima cantante, con voce di soprano, e lo dimostrò ampiamente eseguendo con successo le due opere di questa stagione, vale a dire Otello e Norma. Su Otello, che al Carcano non si dava dal lontano 1853, scrisse la “Fama”: “La vecchia opera di Rossini ha di bel nuovo profondamente commosso gli animi ed ai tantissimi aggiunse un novello trionfo”. E più avanti: “L’esecuzione fu veramente ottima per merito insigne così della signora Ferni come del Villani. La signora Ferni di mano in mano fattasi viemeglio signora di sé e delle proprie doti, ebbe nel terz’atto inspirazione da vera attrice-cantante. Fu acclamatissima e festeggiata in ogni miglior guisa”. Con la Ferni e il pregevole Villani, impegnato nel difficile ruolo di Otello, bene si comportò anche Iginio Corsi (Rodrigo) e il Corti (Jago). Orchestra e cori ottimi, quindi spettacolo più che positivo, accolto molto favorevolmente1092. Dopo Otello fu allestita Norma che al Carcano era sempre più frequentemente eseguita. Nel ruolo principale c’era ancora la Ferni che ebbe addirittura un trionfo (“…possiam dire maggiore eziandio di quello che le arrise nella parte di Desdemona”). Essa quindi fu “acclamata a furor di viva, ridomandata, esaltata”. Bravissimo si mostrò anche il Villani, che nei panni di Pollione suscitò grandi entusiasmi, soprattutto nell’ultima scena. Lodevoli tutti gli altri, compresi cori e orchestra1093. Terminate le poche repliche delle due opere, prese il via, la seconda parte della stagione estiva organizzata dall’impresario Filippo Moreno, non nuovo al Carcano, che ebbe il suo punto di forza in un artista molto famoso, anche se ormai avviato verso il tramonto: il baritono Giorgio Ronconi, già udito nel lontano 1834. Prima opera fu il Trovatore, interpretato dalle signore Modiano e Mazzucco, dal tenore Perotti, dal baritono Mazzoni-Osti e dal basso Vannucci, tutti artisti mai uditi prima d’ora a Milano, tranne la Mazzucco, una bravissima Azucena. Un po’ deludenti furono, invece, la Modiano e il Perotti da cui ci si aspettava qualcosa di più. Discreti il baritono e il basso1094 . Dopo il Trovatore ecco Maria di Rohan, molto attesa per la presenza in essa del baritono Giorgio Ronconi, vero divo del canto, che tornava in Italia dopo un lungo soggiorno in Spagna (dove, tra l’altro, aveva anche fondato il primo Conservatorio spagnolo). E non deluse nessuno, dando il meglio di sé soprattutto nel terzo atto dove espresse con forza il suo canto appassionato: “E fu appunto nel terzo atto che il Ronconi raggiunse quel sublime, che è passione, canto, inspirazione, delirio, e non ha nel dramma parlato nulla di più bello e tremendo, nulla che l’agguagli, avvegnaché son due forze congiunte che cospirano ad una meta, musica e dramma”. La parte del Duca di Chevreuse, scrisse ancora la “Fama”… “…non ebbe mai, a memoria nostra, chi la interpretasse da cima a fondo con quella fina intelligenza, con quella nobiltà, con quella passione che scoppia all’ultimo e ti incute spavento, che ebbe a mostrarci il Ronconi”. Con Ronconi, come prima donna, c’era Sofia De Montelio, ben nota al Carcano, che non sfigurò vicino a tale divo. Per la “Fama” essa era “gentil cantatrice che sente ben addentro gli affetti, canta bene, e governa la voce bella ed estesa con quell’accento che rende vie più gradevole la melodia”. Veniva poi il tenore Barbacini che pur in una parte di non grande importanza riuscì a farsi onore, “cogliendo acclamazioni in gran copia”. Spettacolo quindi di quelli da ricordare perché grazie a Ronconi sembrava tornato miracolosamente un tempo ormai lontano quando il canto era veramente un’arte somma ma di cui si era quasi perso il ricordo 1095. La stagione estiva ebbe fine con l’Elisir d’amore, dove Ronconi sorprese gli spettatori per la sua versatilità d’ingegno che gli permetteva di realizzare, dopo il personaggio del Duca di Chevreuse, quello di Dulcamara, ruolo “ameno, piacevolissimo, senza mai toccare quell’estremo che cangia il cerretano d’alta levatura in un 1092

“La Fama”, 4 luglio 1865.

1093

“La Fama”, 11 luglio 1865.

1094

“La Fama”, 15 agosto 1865.

1095

“La Fama”, 26 settembre 1865.


!198 plebeo e scurrile cantimbanco”. Paragonato al Frezzolini, primissimo interprete dell’Elisir, Ronconi “non fu da meno di quel celebre attore (…) perché Ronconi ha voce tuttavia potente, ha ferrei polmoni, pronuncia, declama e canta come si addice al primo baritono dell’età sua”. Assai brava nell’Elisir fu pure Sofia De Montelio che dovette imparare la parte di Adina in breve tempo (tutta l’opera del resto risentì di una preparazione affrettata); bene anche il baritono Mazzoni-Osti, un convincente Sergente e lodevoli il tenore Domenico Aliprandi (Nemorino), che sostituì all’ultimo momento l’indisposto Cesare Sarti, e il baritono Salvatori (Belcore)1096 . Conclusa la stagione estiva, prese il via quella di autunno, organizzata dall’impresario Moreno. Primo spettacolo ad essere allestito fu Tutti in maschera di Carlo Pedrotti che ebbe “un successo pienamente felice”. L’opera, che per la sua gaiezza, era sempre ben accolta dal pubblico (testo di anonimo, “prima”, Verona 1856), fu applaudita pure in questa occasione. Il merito però non fu solo della musica, ma anche degli interpreti che cantarono tutti lodevolmente. Erano le prime donne Tagliana e Pagani, il tenore Celestini, il baritono Garcia e il buffo Giacomelli1097. A Tutti in maschera seguì I Lombardi alla prima Crociata, un lavoro che ottenne, anch’esso, grazie a una buona prestazione dei tre principali interpreti, un’accoglienza pienamente positiva. Scrisse, infatti, la “Fama”: “L’esecuzione, per merito così della signora Albertini-Baucardé, come del tenore Cesare Sarti e del basso Poli-Lenzi, fu in massima parte assai buona, e fruttò frequentissimi applausi. L’orchestra suonò per eccellenza; bene abbastanza i cori, e tutt’insieme decentissimo lo spettacolo”1098 . Con queste due opere, la stagione poteva dirsi ben iniziata, e ancor di più lo fu quando ai Lombardi seguì Maria di Rohan, dove c’era il grande Ronconi, che con la sua interpretazione conquistò nuovamente il pubblico. L’opera donizettiana andò in scena il 15 novembre avendo nel ruolo di Maria la bravissima De Montelio, che si mostrò “degna di un tanto compagno”. Con i due grandi artisti, a formare il trio, c’era pure il tenore Sarti che “non venne meno al nuovo compito”1099. A Donizetti seguì Rossini, col suo sempre vitale Barbiere che stava per compiere ormai cinquant’anni dalla sua prima rappresentazione. Pur mancando Ronconi, l’opera fu accolta benissimo dal pubblico che le prodigò molti applausi. Nel ruolo di Rosina c’era Ninizza Alessandresco, “gentile nell’aspetto e nei modi, dotata di voce agile ed estesa e molto bene educata allo stile elegante, fiorito e spigliato che richiede la musica di Rossini”. Discreti si mostrarono con lei il baritono G. Garcia, il tenore Cesare Sarti, il buffo Giacomelli, la seconda donna Volman e il basso Poli-Lenzi, che, soprattutto nell’aria della Calunnia, fu calorosamente festeggiato1100 . Dopo il Barbiere fu messa in scena la Sonnambula che ebbe una protagonista d’eccezione, la celebre Erminia Frezzolini, già udita nel 1863. La grande cantante destò stupore soprattutto per il suo eccezionale virtuosismo che usò per arricchire la musica belliniana di variazioni nuove e ardite, tollerabili proprio perché dettate dal suo “genio del canto”… “…quel genio inesauribile che ti costringe a passare (se così giova esprimerci) per un prisma di gorgheggi e di abbellimenti per coglierlo, ammirando e vagheggiando innanzi tutto i colori che guizzano e si dissolvono mutandosi, e si stemperano in note felicissimamente tornite ed ingegnosamente accoppiate”. Insieme alla Sonnambula, la Frezzolini si fece udire, per tre sole sere, anche nella Lucia di Lammermoor ottenendo un nuovo vivissimo successo con calorosissimi applausi e chiamate alla ribalta. La “Fama”, recensendo brevemente quest’opera, ignorò gli altri interpreti (così aveva fatto anche per la Sonnambula) nominando solo il tenore Cesare Sarti che mostrò di essere in grado di interpretare assai bene le parti più disparate e difficili1101.

1096

“La Fama”, 3 ottobre 1865.

1097

“La Fama”, 11 novembre 1865.

1098

“La Fama”, 21 novembre 1865.

1099

Ibid.

1100

“La Fama”, 28 novembre 1865.

1101

“La Fama”, 19 dicembre 1865.


!199 Altra opera data prima dell’inizio del carnevale fu la Favorita che, secondo la brevissima recensione dedicatale dalla “Fama”, ebbe un “successo men che mediocre”. I cantanti che la eseguirono furono la prima donna Rita Pellini, il tenore Ercole Ronconi, il baritono Moragas e il basso Poli-Lenzi1102. Si giunse così alla festività di S. Stefano, che dava il via alla stagione di carnevale, quando si ridette Lucia con la Frezzolini, di cui, così, brevemente, scrisse il “Trovatore”: “Per la sera di S. Stefano, anziché mettere in scena un’opera nuova si ebbe la Lucia nella quale la Frezzolini sollevò i soliti entusiasmi venendo applauditi anche il tenore Cesare Sarti ed il baritono Garcia”1103. 1866 La prima produzione del 1866 fu un’opera inedita per il Carcano e particolarmente impegnativa: Faust di Gounod (testo di J. Barbier e M. Carré, “prima”, Parigi 1859). Per la “Fama”, l’esecuzione dell’orchestra e dei cori fu ottima, assai meno, quella dei cantanti tra i quali l’unico a salvarsi fu il tenore Cesare Sarti. Con lui c’era, come prima donna, Giuseppina Monset, che aveva preso il posto della signora Tagliana, indisposta. C’era poi il basso Poli-Lenzi, che interpretò il ruolo di Faust “in guisa lontana affatto dall’idea del poeta e del maestro”. Gli altri fecero più male che bene e l’esito complessivo dell’opera fu perciò tutt’altro che positivo. Nelle repliche, tuttavia, i cantanti, più sicuri di sé s’impegnarono con maggior zelo e ciò modificò in meglio l’accoglienza data dal pubblico al lavoro di Gounod1104 . Al Faust seguì la Favorita con una prima donna che, venuta dalla Francia, si faceva udire per la prima volta in Italia. Si chiamava Morio e mostrò di avere una bella voce, specie nelle note basse, anche se non poté far molto per l’emozione. Con la Morio c’era il tenore Baroni, mediocre, ma che mostrò di migliorare nelle repliche, il baritono Moragas e il basso Poli-Lenzi, tutti lodevoli1105 . Dopo la Favorita fu riprodotta sulle scene del Carcano la gaia opera del Pedrotti Tutti in maschera, già data nel 1865. Prima donna era il soprano Amalia Fumagalli, ben nota agli spettatori del teatro di Porta Romana, che si fece apprezzare soprattutto per le note acute, sonore e brillanti. Bene si comportarono anche i suoi due compagni: il baritono Garcia e il buffo Giacomelli1106. A Tutti in maschera seguì un’opera di Bellini, Beatrice di Tenda, che, stranamente, al Carcano non era mai stata rappresentata (testo di F. Romani, “prima”, Venezia 1833). Prima donna era Clotilde Bianchi-Biffi, giovane ma dotata di una voce bella ed estesa. Essa piacque molto al pubblico che l’applaudì ad ogni pezzo, richiamandola inoltre al proscenio più volte. Con lei c’era il baritono Moragas e il tenore Verati, due artisti che “si trassero d’impegno con onore e con plausi e secondando per bene la fortunata compagna”1107. Nel corso del carnevale, evento molto importante per il Carcano fu la rappresentazione del Don Giovanni, il capolavoro di Mozart, che richiedeva un impegno non indifferente, più consono a un teatro come la Scala che al modesto teatro di Porta Romana. Scritto su libretto di Lorenzo Da Ponte, il melodramma aveva ormai circa ottant’anni essendo stato dato per la prima volta a Praga nel 1787 ma in Italia, anche per la difficoltà d’esecuzione, era rappresentato solo raramente e con esiti non sempre felici. Lodi quindi all’impresario Filippo Moreno che con tale scelta aveva dimostrato di possedere un notevole coraggio (la spesa della sua messa in scena, infatti, non dovette essere di poco conto e scarse erano le probabilità di fare forti incassi). Tale coraggio però fu ben ripagato perché l’opera, pur senza suscitare un particolare entusiasmo, ricevette un’accoglienza favorevole. Riguardo alla musica mozartiana, la “Fama” fu molto larga di elogi presentandola come una felice unione di melodia - caratteristica della musica italiana -, e di armonia - caratteristica della musica tedesca -, il tutto però al servizio del “primato” della poesia: “Mozart costrinse la musa alemanna a secondare le voci e a trattare il canto coll’amore che solevasi da’ suoi riporre tutt’intero nello strumentale, e non concedette mai all’orchestra di usurpare le veci che non le spettano, ampliando bensì gli accompagnamenti, acciocché la melodia e l’armonia efficacemente

1102

“La Fama”, 12 dicembre 1865.

1103

“Il Trovatore”, 29 dicembre 1865.

1104

“La Fama”, 9 gennaio 1866; “Il Trovatore”, 6 gennaio 1866..

1105

“Il Trovatore”, 13 gennaio 1866.

1106

Ibid.

1107

“La Fama”, 23 gennaio 1866.


!200 cooperassero congiunte allo scopo, la prima delle quali, come la poesia, aver deve il primato, ove non si voglia che sia dall’altra soffocata ed oppressa”. E più avanti: “Volgono quasi ottant’anni da quando quell’opera fu scritta, e nondimeno quanta vita in essa, quanta giovinezza baldanzosa e vivace! Il canto vi signoreggia e le idee vi si succedono con tale un fascino ch’egli è forza, anche agli spregiatori del passato, inchinarsi ed ammirare”. La compagnia di canto che eseguì l’opera mozartiana, pur con qualche mancanza, riuscì lodevolmente a mantenersi all’altezza del difficile compito. Essa era composta dal soprano Fumagalli, “briosa e spigliata Zerlina, cantante di eletti modi ed acconcissima all’uopo”, dal contralto Morio, una Donna Anna sicura ed efficace, dal basso Giacomelli, un “lepido Leporello”, dal secondo basso Poli-Lenzi (Commendatore), dal tenore Verati (Ottavio) e dal basso Garcia, “un Don Giovanni troppo debole, perché la parte non uscisse incompleta. Ebbe però anch’egli il momento propizio nel celebre duetto Là ci darem la mano colla vivacissima Fumagalli”. Quanto all’orchestra, guidata da Nicola Bassi “con quell’accuratezza intelligente e zelante che si appalesa anche nelle minime sfumature del quadro armonico”, essa fu superiore a se stessa costituendo l’elemento pienamente vincente dell’intera rappresentazione1108. Dopo l’opera mozartiana, la stagione carnevalesca terminò con un lavoro quasi nuovo del maestro Giovanni Bajetti intitolato: Uberto da Brescia. Secondo la “Fama” esso era ancora L’assedio di Brescia, dato alla Scala nell’autunno del 1843 prima che il Bajetti, reputato compositore di musica da ballo, lasciasse l’Italia per trasferirsi in America. Ora il musicista era tornato in patria e la fortuna gli era stata amica perché la sua opera ebbe un grandissimo successo con applausi calorosi e ripetuti non lesinati dal pubblico. Ciò perché la sua musica - scrisse la “Fama” - era “ben fatta, ricca di melodie e temperata allo stile propriamente italiano, come scrivevasi un tempo. Ciò che ci parve più nuovo - continua il giornale - è lo strumentale rinforzato e ben nutrito, senza incondite esagerazioni e numeriche pedanterie”. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Marianna Santori (Maria), Ignazio Viganotti (Uberto), Cesare Sarti (Tebaldo), Giuseppe Gambini (Fernando), Domenico Aliprandi (Rondello), Giovannina Patrizio (Elisa)1109. Di essi, il migliore fu il baritono Viganotti, “attore e cantante di gran merito, che ha ingegno e cuore d’artista, acclamato ad ogni suo pezzo”. Con lui c’era il tenore Sarti, “artista infaticabile”, sebbene non del tutto adatto al proprio personaggio, e il soprano Marianna Santori, che nella sua giovane età mise tutto il suo impegno per fare bella figura, riuscendovi però solo in parte. Cori immaturi, ma bene l’orchestra, diretta egregiamente dal Bassi 1110 . Finito il carnevale, che nel complesso era da ascriversi tra quelli positivi, il Carcano, per due mesi, non dette alcuno spettacolo tenendo chiusi i suoi battenti. Inoltre, il Bassi, che tanto si era prodigato per migliorare sempre più i suoi strumentisti, essendo stato chiamato per dirigere l’orchestra del teatro di Santa Radegonda, lasciò il Carcano. Ciò fu una notevole perdita per il teatro di Porta Romana anche perché il suo posto fu preso dal maestro Devasini1111, che mostrò di essergli molto inferiore. Al Carcano, in primavera, si tentò di allestire una stagione lirica che però ebbe un esito del tutto negativo. Prima e unica opera ad essere messa in scena fu un impegnativo lavoro di Rossini, inedito per il Carcano: Guglielmo Tell (testo di V. de Jouy e H. Bis, “prima”, Parigi 1829). L’orchestra, che in passato si era fatta apprezzare in più di un’occasione, questa volta, lasciò molto a desiderare guadagnandosi dalla “Fama” un giudizio negativo. Male anche i cori, i quali “diedero le peggiori prove di inesperienza”. Quanto ai cantanti, essi “non offersero quell’insieme, quella fusione tanto necessaria in opere di tal fatta, e senza le quali l’effetto non risponde al concetto ed all’aspettativa” e ciò fu un dato negativo. Nel ruolo di protagonista c’era il baritono Filippo Coliva, che tuttavia riuscì a farsi apprezzare come cantante esperto e ottimo attore. Veniva poi il tenore Ferenczy dalla voce estesissima e bella, ma difettoso nella pronuncia, il secondo tenore Giorgio Righi, esordiente (era il Pescatore), il soprano Annetta Heller (Matilde), “artista ben nota e ricca di pregi” e

1108

“La Fama”, 6, 13 febbraio 1866.

1109

Il libretto di Uberto da Brescia è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

1110

“La Fama”, 27 febbraio 1866; “Il Trovatore”, 17 febbraio 1866; “Frusta teatrale”, 28 febbraio 1866.

1111

“La Fama”, 1 maggio 1866.


!201 Giuseppina Locatelli, mezzosoprano (Jemmy), quasi esordiente. Delle seconde parti, a detta della “Fama”, era meglio non parlare1112. Dopo tre rappresentazioni del Guglielmo Tell, con il Carcano desolatamente vuoto, fu presa la decisione di porre fine alla stagione e di licenziare tutti gli artisti1113 . Del resto quelli erano tempi forieri di grandi avvenimenti politici che non favorivano certo gli intrattenimenti teatrali. Era prossima, infatti, la terza guerra d’Indipendenza che avrebbe determinato la liberazione del Veneto, una guerra alla quale avrebbe preso parte anche Garibaldi con tutto il peso del suo prestigio. Il Generale, anzi, era in piena attività perché aveva bisogno di volontari con i quali costituire il corpo dei Cacciatori delle Alpi che avrebbe fiancheggiato l’esercito regolare. Al suo appello, i giovani che si fecero avanti furono moltissimi, provenienti da tutte le regioni d’Italia, esprimendo con ciò sia il loro amor di patria e sia la gioia di combattere sotto la guida di un tale uomo. Scrisse la “Fama”: “Le preoccupazioni politiche distolgono gli animi dai gentili trattenimenti della scena, ed è gran mercè dell’abitudine se si veggono frequentati i teatri ove però si vanno diradando gli accorrenti, che pensano ad altro nelle condizioni della patria risoluta ad una lotta suprema. Quantunque a malincuore pure il Governo ha dovuto decidersi a chiamare alle armi i Volontari, ed avranno a lor capitano Garibaldi che accettò generosamente le fattagli proposte, senza curare se offenderanno l’amor proprio di lui e de’ suoi commilitoni. Tanto può nel Grand’Uomo l’amor patrio! L’Inno di Garibaldi, che una politica sciagurata ed un antagonismo funesto fecero ogni loro possibile di cancellare dalla memoria degli Italiani, risuona di bel nuovo e riempie di bellico ardore la gioventù che anela ai combattimenti, ed è pronta a sorgere già da lunga pezza e a dimenticare i torti”1114 . Dopo essere rimasto chiuso in estate, il Carcano si aprì invece per la stagione d’autunno allestendo come primo spettacolo un’opera buffa dei fratelli Ricci, vale a dire: Crispino e la comare, sempre ben accolta nel passato. L’esito che ebbe, grazie alla sua musica gaia e piacevole, fu del tutto positivo e i cantanti, chi più chi meno, furono tutti festeggiati. Essi erano le signore Tillo e Giannetti, il buffo Fiorini, la cui parte era un tempo appannaggio del celebre Cambiaggio, il tenore Piana e il basso Torricelli. Tra tutti, la migliore fu la Giannetti che si distinse “per voce e per arte” meritandosi, con gli applausi, varie chiamate alla ribalta1115 . Dopo Crispino ritornò al Carcano Don Giovanni, scelta fortunata perché il difficile lavoro mozartiano ottenne il pieno favore del pubblico. Protagonista assoluto dell’opera, tale da meritarsi addirittura un trionfo, fu il baritono Francesco Steller (Don Giovanni), un vero “maestro nel canto, d’eletti modi, attore insomma e cantante da porsi nel novero de’ pochi migliori”. Ottima fu pure la De Baillou Marinoni, “vivace e gentile Zerlina che canta bene e porge con grazia e con brio, doti che sarebbero vie più belle se libere affatto da qualche affettazione”. Gli altri erano il Borella, nei panni di Leporello, il Minetti, “il più aggraziato tenore che bramare si possa” (Don Ottavio), Adele Lomi (Donna Elvira), Giuseppina Bellini (Donna Anna), il Coreggioli (Masetto) e il Milesi (Commendatore). Quanto all’orchestra, essa “compensò colla diligenza la scarsità del personale e delle prove, che dovrebbero essere molte per istabilire un perfetto accordo coi cantanti ad onta dell’apparente opposizione dello strumentale col canto, ciò che costituisce il sommo della difficoltà”. Discreti i cori. Concludendo la sua recensione, la “Fama” scrisse che gli spettatori, ascoltando con religiosa attenzione la musica mozartiana, “mostrarono anche questa volta di intenderne le sovrane bellezze” 1116 . Al Don Giovanni seguì I due Foscari di Verdi che alla prima sera ebbero un’accoglienza burrascosa. Nelle repliche invece, grazie soprattutto alla prima donna Merea e al baritono Augusto Parboni, riscossero, pur in un teatro semivuoto, molti applausi: “Al teatro Carcano I due Foscari, dopo la prima sera tempestosa e infelice per un artista ebbero fortuna abbastanza prospera con plausi a parecchi pezzi al baritono Augusto Parboni ed alla prima donna Merea, ma i plausi non compensarono l’Impresa che vide il teatro quasi vuoto, e, come la natura, le imprese abborrono lo squallido vuoto”.

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“La Fama”, 15 maggio 1866.

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“La Fama”, 22 maggio 1866.

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“La Fama”, 15 maggio 1866.

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“La Fama”, 28 agosto 1866.

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“La Fama”, 11 settembre 1866.


!202 Nello stesso articolo il giornale comunica anche una notizia riguardante uno spettacolo organizzato dalla compagnia Serate Parigine, diretta da Heric Blaye, che presentò “quadri artistici viventi” e altre originali attrazioni: “Quadri artistici viventi, ritratti, di capolavori di pittura e scultura della scuola italiana e straniera, intermezzi di scene comiche con ballabili, apparizioni di spettri volanti senza apparecchi sul palco scenico, ed in fine una fontana monumentale a sprazzi luminosi e di gruppi viventi”1117. Tra uno spettacolo e l’altro della compagnia Heric Blaye, fu messa in scena la Vestale di Mercadante, un lavoro quasi dimenticato che non si dava dal 1850. Troppo lontana nel tempo, essa fu trovata superata tanto da essere addirittura inascoltabile (“l’opera quantunque vanti sovrane bellezze non la si può udire”). L’esecuzione, invece, fu buona e ciò andava a merito soprattutto delle due prime donne: Gabriella Boema e Gavotti, molto applaudite entrambe. La Boema, straniera, spiegò una bella voce, che necessitava però di ulteriori studi. Quanto alla Gavotti, essa non solo cantò bene, ma si mostrò sulla scena molto sicura di sé e pienamente efficace. Suoi compagni furono il baritono Fabbricatore e il tenore Petrovich, due artisti poco adatti alle loro parti, autori di una performance modesta1118. Dopo la Vestale, fu messa in scena Lucia di Lammermoor, il capolavoro di Donizetti, che fece affluire a teatro molti spettatori. L’opera, grazie soprattutto al giovane soprano Simoni, che nel ruolo di Lucia fece udire una voce pieghevole, simpatica e argentina, ebbe “sorti prospere”. Applaudito compagno della Simoni fu il Petrovich, qui più a suo agio che nella Vestale (impersonò con molta efficacia Edgardo). Con i due cantanti c’era il baritono Parboni, che fornì anch’egli una prova positiva guadagnandosi la sua razione di applausi (era Enrico Ashton). Insomma, spettacolo riuscito e tale da risollevare le sorti della stagione che erano state seriamente compromesse dalla sfortunata Vestale1119 . Alla Lucia seguì uno dei più apprezzati lavori di Mercadante, il Giuramento che, dato la sera di S. Stefano, primo giorno di carnevale, piacque molto, superando abbondantemente le aspettative. Tra gli interpreti, la più applaudita fu la Boema, che diede prova di essere adatta anche al “genere di musica mercadantesco”. Ottima fu pure l’esordiente Kempton, contralto, “degna allieva del bravo maestro Sangiovanni” [era, questi, insegnante di canto al Conservatorio milanese]. Il tenore era Corrado Miraglia, che nonostante la sua non verde età mostrò di aver conservato i suoi apprezzabili mezzi vocali. Nel complesso lo spettacolo era più che discreto e il pubblico lo accolse favorevolmente1120 . 1867 L’opera che inaugurò il nuovo anno fu Un ballo in maschera che se piacque la prima sera, alla seconda attirò pochi spettatori tanto da spingere l’impresario Rovaglia, che aveva preso in appalto il Carcano, a ritirarla. La prima sera dunque gli applausi non furono scarsi ed essi andarono un po’ a tutti gli esecutori i quali fecero una prestazione accettabile. Essi erano le prime donne Saurel (Amelia), Marzi (Oscar) e Gavotti (Ulrica), il tenore Giannini e il baritono Pellico. Tra tutti, la prestazione migliore fu quella della Saurel, una cantante “nella quale havvi, come suol dirsi, stoffa da formare un’artista”. Anche l’orchestra fece una prova positiva e ciò grazie al suo direttore, l’ottimo maestro Gelli, che si mostrò determinato e all’altezza della situazione1121 . Tutto ciò evidentemente non fu però sufficiente a far tornare il pubblico nelle repliche e così, come abbiamo detto, l’opera verdiana fu ritirata. Al suo posto, l’impresario Rovaglia ebbe l’infelice idea di ripresentare la Lucia, che troppe volte ormai era stata rappresentata nel passato al punto di annoiare il pubblico. Secondo la “Frusta teatrale” (giornale fondato fin dal 1862 da Vitaliano Prina e molto attento agli spettacoli melodrammatici), ne furono interpreti nuovi cantanti con un esito però disastroso. Il ruolo di protagonista fu assunto dal soprano Turini, debuttante, che nell’imperversare della bufera in sala, “con un coraggio degno di miglior causa”, rimase imperterrita al suo

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“La Fama”, 9 ottobre 1866.

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“Il Trovatore”, 17 novembre 1866.

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“La Fama”, 27 novembre 1866.

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“Il Trovatore”, 30 dicembre 1866.

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“La Fama”, 8 gennaio 1867.


!203 posto. Con lei, che pur inesperta mostrò di possedere una voce robusta, se pur grezza, c’era il tenore Giannini, visibilmente indisposto, il baritono Ciceri, dall’urlo facile, e il basso Wagner1122 . Dopo Lucia, negli spettacoli d’opera ci fu una pausa durante la quale ebbero luogo al Carcano alcuni concerti, organizzati dall’impresario Ulmann. Questi aveva ingaggiato cantanti e strumentisti di grande valore che fecero tornare in teatro un po’ di spettatori. L’attrazione maggiore fu il soprano Carlotta Patti, sorella della grande Adelina, che fece udire una voce dalla dolcezza e dall’agilità da usignolo1123 . Con la Patti c’era il Vieuxtemps, violinista di fama mondiale, che mostrò un talento straordinario con cui conquistò letteralmente il pubblico. Altri artisti vivamente applauditi furono il Batta, violoncellista, l’Aptomas, arpista, e la Krebs, pianista1124. A un mese circa dalla Lucia, la stagione d’opera, sospesa per i concerti, riprese il suo corso avendo però un nuovo impresario, il già noto Filippo Moreno. Primo lavoro ad essere allestito fu Rigoletto, un’opera che il pubblico amava particolarmente riservandole generalmente il suo favore. In essa ottima prova fece il soprano francese Anna De Lagrange (Gilda), nuova al Carcano, ma che vantava una carriera ricca di successi1125 . Dotata di una voce agile, estesa e usata magistralmente, essa era, secondo “La Fama”, una “attrice-cantante delle poche che rinnovino i grandi esempi del passato”. Assai meno lodevole della sua fu la prestazione del baritono Contini, un Rigoletto del tutto inadeguato, che sostituì all’ultimo momento il Bencich, ammalato. I restanti cantanti erano il tenore Miraglia e il contralto Gavotti, anch’essi non particolarmente brillanti. L’opera quindi deluse il pubblico che, accorso numeroso a teatro, aveva sperato in ben altro risultato1126 . Per dar riposo alla De Lagrange, l’impresario Moreno decise di far seguire al Rigoletto Ernani, ma sbagliò mossa perché l’opera ebbe avversa fortuna con pochi applausi riservati alla prima donna Gabriella Boema, “la sola che meritò un elogio”1127 . Degli altri cantanti, sia la “Fama” sia il “Trovatore” tacciono i nomi. A risollevare le sorti della stagione c’era, fortunatamente, ancora la De Lagrange che nella seconda opera da lei interpretata, Lucrezia Borgia, ottenne un altro grande successo. Scrisse la “Fama”: “[Nella Lucrezia Borgia] ovazioni alla De Lagrange, attrice-cantante dalle forti passioni, dall’arte forbitissima e nel canto e nell’azione fu sempre grande, talvolta sublime”. Anche i suoi compagni fecero una buona prestazione, meritandosi l’approvazione del pubblico. Erano il tenore Baccei, il contralto Gavotti e il baritono Contini1128 . Ultima opera in cui la De Lagrange colse un nuovo trionfo fu la Traviata, mostrando, anche in questo impegnativo lavoro, tutto il suo talento di cantante e di attrice. Con lei, ma molto al di sotto artisticamente, c’era il tenore Cerbara, il baritono Contini e il basso Wagner, non dimenticati dal pubblico pur nella loro modestia. Cori e orchestra piuttosto bene 1129. Evento da ricordare per la sua eccezionalità fu la serata a beneficio della De Lagrange, col Carcano illuminato a giorno: “Il teatro – scrisse la “Frusta teatrale”, che più degli altri giornali milanesi diede spazio all’evento – letteralmente pieno e splendidamente illuminato racchiudeva nei palchi l’élite della cittadinanza milanese, gli artisti principali di quasi tutti gli altri teatri, accorsi ad onorare la valente consorella. Magnifici mazzi di fiori di varie dimensioni, corone, cestelli, tutti adorni di ricchi nastri, poesie sparse in gran copia, colla biografia della celebre artista, attestarono alla signora De-La-Grange [sic] la stima e l’ammirazione che i milanesi

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“Frusta teatrale”, 20 gennaio 1867.

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Carlotta Patti nacque a Firenze il 30 ottobre 1835. Dopo aver studiato pianoforte con H. Herz a Parigi, si dedicò al canto. Nel 1861 esordì a New York in un concerto, e cantò altresì in alcune opere, ma essendo zoppa preferì dedicarsi ai concerti, ottenendo, per le sue qualità vocali, notevoli successi. Fu attiva in Inghilterra, in America del nord e del sud. Lasciato il teatro si stabilì a Parigi dove si dedicò all’insegnamento e dove morì il 27 giugno 1889. 1124

“La Fama”, 22 gennaio 1867; “Frusta teatrale”, 29-30 gennaio 1867.

Anna Carolina De Lagrange nacque a Parigi il 24 luglio 1824. Allieva di Marco Bordogni, esordì nel 1840 a Parigi. Si perfezionò poi in Italia con P. Mandanici e con F. Lamperti iniziando nel 1843 una brillante carriera eseguendo a Piacenza Ruy Blas di F. Besanzoni. Compì quindi numerose tournée in Italia e all’estero. Tipico soprano drammatico, il suo repertorio comprendeva opere di Rossini, Bellini, Donizetti, Meyerbeer, Verdi. Dalla voce agilissima, fu però spesso tacciata di freddezza come interprete. Morì a Parigi il 23 aprile 1905. 1125

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“La Fama”, 5 febbraio 1867; “Il Trovatore”, 2 febbraio 1867.

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“Il Trovatore”, 16 febbraio 1867.

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“La Fama”, 19, 26 febbraio 1867.

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“La Fama”, 5 marzo 1867; “Frusta teatrale”, 2 marzo 1867.


!204 fanno del suo talento. Giammai fu visto al Carcano serata più brillante, concorso più affollato, pubblico più scelto”. Il giornale riportava poi una poesia dedicata al soprano francese che qui trascriviamo: ANNA DE-LA-GRANGE E GLI ATEI O voi che nel murmure – d’un limpido rio Udir non sapete – la voce di Dio; O voi che ad un placido – splendore di stelle Negate il maestro – di cose sì belle, Che dentro alle tinte – che veston i fior Veder non sapete – l’Eterno Pittor; O voi che nel palpito – di donna mortale L’amor non sentite – d’un cuore immortale; O voi che alla fiamma – dei divi poeti Negate la luce – che accese i pianeti, Che al fido credente – che sfida il martir La gioia togliete – d’un santo morir; Correte all’incanto – del novo prodigio, Che porta di Dio – l’immenso vestigio, Udite le note – d’un’arpa celeste In alma che ancora – d’argilla si veste, Al sommo portento – cessate d’errar, Al Genio, all’Eterno – levate un altar 1130. Dopo Traviata, per la stagione di primavera, ritornò al Carcano Rigoletto con una nuova prima donna, di poco inferiore alla De Lagrange: Teresita Isturiz. Dotata di una voce argentina e purissima, d’arte, di sentimento e d’azione, essa conquistò il pubblico del Carcano che la subissò di applausi. Discreti furono i suoi due compagni: Contini e Cerbara che non potevano certo competere con un’artista di tale valore, ma che almeno svolsero con zelo il loro compito1131 . A un melodramma serio come Rigoletto, seguì un’opera giocosa, destinata però, dopo due sole rappresentazioni, a cadere. S’intitolava La prova di un’opera seria ed era stata composta dal maestro lucchese Giuseppe Mazza (testo di anonimo, “prima”, Legnago 1846) che aveva dato una nuova veste all’opera dello stesso nome scritta da Francesco Gnecco nel 1805. Secondo la “Fama”, essa ebbe una “esecuzione infelicissima”, e ciò segnò il suo sfortunato esordio (ignoriamo i nomi dei cantanti)1132 . Il Carcano, dopo essere rimasto chiuso per più di un mese, si riaprì in maggio con Norma, la cui ultima edizione risaliva al 1865 e che grazie a una buona esecuzione riscosse un “successo felicissimo”. Tra gli interpreti, ottima prova fecero le sorelle Ruggero – Laura e Adele – che nei ruoli di Norma e di Adalgisa si palesarono artiste di razza. Con loro c’era il tenore Luigi Ceresa (Pollione), e il baritono Enrico Rossi-Galli (Oroveso), due non mediocri artisti che con la loro performance contribuirono alla favorevole accoglienza dell’opera belliniana1133 . Alla Norma, seguì il Barbiere di Siviglia che piacque soprattutto per merito di un artista di vaglia, il baritono Massera, un Figaro particolarmente brillante e sicuro di sé. Nel ruolo di Rosina c’era il soprano Redi, discretamente dotato, mentre Almaviva e Don Basilio erano rispettivamente il tenore Simonetti e il basso Fiorani, entrambi di livello accettabile. Con l’opera rossiniana fu allestito anche un ballo del coreografo Razzani intitolato Favilla che conseguì un successo addirittura superiore a quello del Barbiere e

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“Frusta teatrale”, 13 marzo 1867.

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“La Fama”, 26 marzo 1867.

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“La Fama”, 2 aprile 1867.

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“La Fama”, 26 maggio, 4 giugno 1867.


!205 ciò sia per la musica e sia per la prima ballerina Durante Taglioni che nei suoi passi seppe unire ammirevolmente leggerezza e agilità1134. Per l’apertura della stagione d’autunno, organizzata dal coraggioso e intraprendente impresario Mariano Perales, fu data Jone, un’opera impegnativa del Petrella inedita per il Carcano (testo di G. Peruzzini, “prima”, Napoli 1858). E fu un’apertura trionfale perché l’opera piacque molto agli spettatori che, conquistati dalla musica e dall’esecuzione, non le risparmiarono gli applausi. Ecco come la “Fama”, brevemente, si espresse sugli interpreti del fortunato spettacolo: “La prima donna giovane, Wizjak, allieva del Conservatorio, il Barbacini, attore e cantante di rara valentia, e il Cottone, dalla voce tonate ed artista a pochi secondo, formano un tale insieme da contentare le maggiori esigenze”1135 . Quanto al “Trovatore”, egli dà più particolari sui cantanti, tutti, del resto, meritevoli di elogi. Di Emma Wizjak, la protagonista, rileva, ad esempio, la figura bella ed elegante e la voce ”assai graziosa e intonata” unita a “buon intendimento di canto”. Sul Barbacini: “Ne’ vari pezzi dell’opera egli trovò begli accenti, giusti, massime nel delirio di cui disse bene molte frasi”. Sul Cottone: “Ha un tesoro di voce, robusta, uguale, ch’egli prodiga a larga mano”. A questi tre cantanti, il “Trovatore” aggiunge anche la Gavotti, di cui scrive: “Ella pure ebbe bei momenti, massime nella romanza, che cantò egregiamente e dopo cui fu molto applaudita”. Altro cantante non citato dalla “Fama” era il ben noto basso Poli-Lenzi, che, raffreddato, non poté far molto. Orchestra numerosa e bene affiatata, cori idem, “numerosi ed eccellenti”. Criticabile era invece l’allestimento dell’opera, con scene che, “per essere nuovissime, le trovammo impastate di colori vecchi, sporchi e dipinte senza gusto e senza vita”1136. Dopo la fortunata Jone fu dato un altro lavoro impegnativo: Faust di Gounod, che, al contrario, si salvò solo grazie alla bella prestazione realizzata dai due più importanti interpreti: Poli-Lenzi (Mefistofele) e la Wizjak (Margherita). Il primo, scrisse il “Trovatore” nella sua brevissima recensione, “diede vigoria al suo personaggio” e ugualmente efficace fu la Wizjak, diventata ormai la beniamina del pubblico del Carcano1137 . Per risollevare un po’ le sorti compromesse della stagione si pensò di dare l’intramontabile Barbiere, toccasana delle situazioni più critiche. Esso ebbe il suo punto di forza nel soprano Colbrand che nel ruolo di Rosina fece una prestazione molto buona, accolta da applausi calorosi. Ottimo fu pure il basso Poli-Lenzi (Don Basilio) che con la sua vena comica fece in più punti “smascellar dalle risa” gli spettatori. Gli altri erano il baritono Giannini, un Figaro poco convincente, con limiti vocali e di recitazione, e il tenore Vidal (Almaviva) che non poté far molto perché in preda a una forte emozione. Bene l’orchestra, diretta dal maestro Brida, un musicista di valore che di lì a poco sarebbe andato alla Scala1138. Dopo alcune repliche del Barbiere, fu la volta del pezzo forte della stagione: Guglielmo Tell di Rossini, mai dato al Carcano prima d’ora (testo di E. de Jouy e H. L. F. Bis, “prima”, Parigi 1829). L’opera, che nel 1829 aveva segnato il ritiro del musicista pesarese dall’agone operistico, esigeva mezzi che il Carcano non aveva – scene, costumi, grande orchestra e numerosi cori, oltre, naturalmente, cantati di prima sfera – per cui ebbe un esito negativo. E proprio sull’orchestra, così scrisse la “Frusta teatrale”: “L’orchestra diretta dal bravo Bernardi, fece il possibile per mettersi a livello della musica, e se non vi riuscì sempre non fu certo per proposito deliberato. La povertà numerica degli strumenti d’arco produceva uno squilibrio sensibile nei ripieni, essendo gli archi quasi sempre sopraffatti dagli ottoni. Aggiungete a ciò che non tutti i professori dell’orchestra hanno diritto a questo titolo, alcuni non sono che allievi, allievi di belle speranze…ma allievi”. Tra i cantanti, molto atteso era il tenore Millet, di cui si era parlato come di un nuovo Tamberlick, insomma di un artista di cartello, mentre non aveva “né voce, né metodo di canto, né perfezione artistica” (a ciò aggiungasi che era anche indisposto). Più bravo di lui fu il baritono Francesco Amodio che interpretò “con molto senno artistico e lodevole espressione musicale” la difficile e faticosa parte di Tell. Veniva poi il basso 1134

“La Fama”, 25giugno, 2 luglio 1867.

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“La Fama”, 18 ottobre 1867.

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“Il Trovatore”, 12 ottobre 1867.

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“Il Trovatore”, 23 novembre 1867.

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“Frusta teatrale”, 10 novembre 1867.


!206 Maffei, quasi debuttante, che fece una prova assai modesta. Con i tre interpreti maschili c’era il soprano Viardy-Marty, dalla bella voce, specie negli acuti, ma un po’ sdolcinata nella recitazione, e la giovanissima Franks, altro soprano, “che fa pompa di due bellissime gambe e di un visino molto simpatico rappresentando il giovinetto Tell”. Ultima, era la Olgini, contralto, che nei panni della madre fece una prova molto positiva1139. Dopo Guglielmo Tell, replicato solo due volte (ciò perché il Millet, perdurando la sua indisposizione, fu costretto a ritirarsi), fu messa in scena un’opera nuova per Milano composta da Filippo Marchetti: Romeo e Giulietta (testo di M. M. Marcello, “prima”, Trieste 1865). Il Marchetti, che di lì a poco, col Ruy Blas, dato alla Scala nel 1869, avrebbe acquisito grande fama, mostrò in questo suo lavoro – poco applaudito a Trieste alla sua “prima” – un sicuro talento ma anche povertà di idee personali dato che era evidente in più punti l’imitazione di autori come Verdi, Donizetti e Gounod. Ottima era invece la strumentazione, che rivelava un musicista accurato e coscienzioso. Quanto all’esecuzione, i migliori interpreti furono la Wizjak, una Giulietta brava e avvenente, molto applaudita dal pubblico, e il baritono Amodio (Paride), dotato di uno “squisito sapere artistico”1140. Le altre parti erano affidate al tenore Artoni (Romeo), dalla vocalità incerta, e al basso Poli-Lenzi (frate Lorenzo), sempre sicuro e affidabile. Orchestra abbastanza bene, stentati i cori. Alla fine applausi per tutti e molte chiamate al proscenio per il Marchetti1141. Il 26 dicembre, giorno di S. Stefano, fu ridato Rigoletto che però, a causa di un’esecuzione cattiva, si guadagnò un’accoglienza del tutto negativa. Tra gli interpreti c’era il baritono Giannini (Rigoletto), “che non soddisfò né punto né poco (…) La sua voce è stanca, senza timbro, e sembra che voglia cavare le note acute dalle calcagna”. Anche il tenore Vidal lasciò molto a desiderare (interpretava il Duca di Mantova), mentre il giovane soprano Clementina Ferlotti (Gilda) si fece apprezzare per l’ottimo metodo di canto e l’agilità, virtù che il pubblico sottolineò con molte grida di “brava”. Lodevole fu pure la Olgini, una Maddalena “poetica e seducente”. Sparafucile era il basso Poli-Lenzi che, pur in una piccola parte, seppe ugualmente dar prova del suo riconosciuto valore1142 . 1868 Il primo spettacolo di quest’anno fu nuovamente Rigoletto dato con una nuova prima donna, l’esordiente Ostava Tornquist (la Ferlotti, ammalata, si era ritirata) che, pur emozionata, si fece apprezzare per la bella voce e il buon metodo di canto (sua insegnante era stata la signora Evers-Lampugnani, “valentissima maestra come già rinomata attrice-cantante”). Tra i suoi compagni, i migliori furono il Poli-Lenzi e la Olgini1143. Al Rigoletto seguì un altro lavoro verdiano: Il Trovatore, su cui forse l’impresario contava molto per dar fiato alla stagione con scarso risultato però. Gli interpreti, infatti, non brillarono particolarmente lasciando lo scarso pubblico presente in teatro solo parzialmente soddisfatto. Essi erano le prime donne Luzzi e Aldini, lodevoli più per la buona volontà mostrata che per la loro capacità, il tenore Artoni e il baritono Amodio, il migliore elemento, questo, della compagnia1144 . Per l’impresa questo insuccesso determinò un vero tracollo finanziario tanto da deciderla ad abbandonare il campo. Gli stessi artisti allora si diedero da fare per costituirsi in società al fine di rimediare agli errori che avevano cagionato il dissesto economico. Fu quindi rimesso in scena il Trovatore, che ebbe un esito positivo, e subito dopo, con una scelta infelice, addirittura il Don Giovanni che, invece, fece fiasco, com’era facile prevedere. La “Fama” nel giudicare l’esecuzione dell’opera mozartiana non usò mezzi termini: “Don Giovanni, il capolavoro di Mozart, subì al teatro Carcano, il più ignobile strazio che si poteva attendere. Mai non fu veduta maggior inettitudine, mai non furono udite stonazioni sì continue e generali, sì che parve ai più discreti un saggio dell’inferno dell’immortale Poeta, dove egli udiva le voci alte e fioche”.

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“Frusta teatrale”, 1 dicembre 1867.

1140

“Gazzetta Musicale di Milano”, 15 dicembre 1867.

1141

“Il Trovatore”, 14 dicembre 1867.

1142

“Frusta teatrale”, 29 dicembre 1867.

1143

“La Fama”, 7 gennaio 1868.

1144

“La Fama”, 21 gennaio 1868.


!207 Tra i cantanti, se ne salvarono solo due: la prima donna Chiarina Faccio e l’interprete di Leporello (non nominato dalla “Fama” nella sua recensione), mentre gli altri si guadagnarono solo fischi1145. A salvare un po’ le sorti della stagione venne un’opera nuova di zecca composta dal maestro Ettore Fiori: Piero da Padova (testo di N. Giotti), che fortunatamente ebbe “le più festose accoglienze”. La compagnia di canto che la eseguì era composta di giovani elementi e non tutti di valore, ma che con la buona volontà riuscirono parzialmente a sopperire alle carenze vocali. Ricavati dal libretto, essi erano: Francesco Amodio (Ezzelino da Romano), Rosa Fiorentini (Gisla), Giacomo Artoni (Piero da Padova), Chiarina Faccio, (Cecilia), Raffaele Angiolini (Ansedisio dei Guidotti), Giuseppe Bernasconi (Jacopo), Chiara Zappucci (Agnese), Ercole Scappaticci (Buonvicino da Vicenza)1146 . Riguardo alla musica, improntata allo stile italiano, con ampio spazio riservato alla melodia, scrisse la “Fama”: “Il Piero da Padova abbonda di quella musica chiara, melodiosa e tutta canto e passione or tenera, or profonda, quale sogliono scrivere gli eletti dell’arte nostra: deriva dalle fonti più limpide, imita nel colorito, nell’accento, nell’affetto, ma non copia: segue una scuola senza servilità o plagio, ed ha la ricchezza inestimabile di nuove e leggiadre immagini, a volta a volta sentite e vigorose, che viemeglio risalterebbero se non fosse il difetto, facile a correggersi, di soverchie lungherie. Nello strumentale avvisi il maestro che sa, ma si studia a tutt’uomo nascondere l’arte, come fecero gli insigni”. Tra i cantanti, le migliori prestazioni furono quelle delle prime donne Rosina Fiorentini e Chiarina Faccio, entrambe allieve del Conservatorio; buona fu pure la prova del tenore Artoni, che “resse l’arduo compito del protagonista senza mettere il piede in fallo”; lodevole pure il baritono Amodio, nel truce ruolo di Ezzelino. Certo, l’opera, scriveva ancora la “Fama”, con le sue cavatine, arie e duetti ricordava fin troppo Rossini, Bellini e Donizetti ma non era facile staccarsi da simili modelli che però forse erano preferibili alla cosiddetta musica dell’avvenire1147. Quasi fuori programma, per poche sere, fu allestito un importante lavoro di Donizetti, Poliuto, dato solo due volte al Carcano (nel 1850 e nel 1857). L’opera, che per la sua complessità avrebbe potuto rappresentare per l’impresa un azzardo, fu eseguita “con tanto impegno, con tanto amore non disgiunti da valenti mezzi vocali” da meritarsi moltissimi applausi. E ciò fu merito, oltre che della musica donizettiana, ancora valida nonostante gli anni, dei due principali interpreti, vale a dire il soprano Luigia Abbadia e il tenore Giacinto Ghislanzoni, applauditi entrambi calorosamente ad ogni pezzo. Con loro c’era il baritono Aliprandi, discretamente dotato1148. Finiti gli spettacoli carnevaleschi, ci fu al Carcano un concerto benefico organizzato per aiutare il poeta e librettista Francesco Maria Piave, che, colpito da paralisi, non poteva più lavorare e perciò guadagnare il necessario per vivere. Al trattenimento presero parte diversi cantanti che con un atto di generosità si prestarono gratuitamente. Essi erano: Adelaide Borghi-Mamo, Angelica Moro, Melania Reboux, Giuseppina Gavotti, Barbaccini e Corsi. Furono eseguiti brani di opere di Rossini, Donizetti, Verdi, tutti accolti dai calorosi applausi del pubblico. Il teatro, dato in uso gratuitamente, era gremito di spettatori che con le loro offerte raggiunsero quasi 3.000 lire1149 . Dopo tale concerto, il Carcano rimase chiuso per alcuni mesi, aprendo i suoi battenti solo in autunno grazie all’impresario Moreno, che allestì un’opera impegnativa di Meyerbeer: Dinorah inedita per il Carcano, accolta favorevolmente dal pubblico (testo di J. Barbier e M. Carré, “prima”, Parigi 1859). Tra i cantanti, i migliori furono la prima donna Camilla De-Maesen e il tenore Antonio Minetti. La De-Maesen diede prova di possedere una voce molto agile tanto “da stupirne chi ascolta e costringere alle più fragorose acclamazioni”. Mancava però al suo canto “il fuoco delle passioni” risultando un po’ freddo e privo di anima. Quanto al Minetti, egli “cantò maestrevolmente con organo obbediente e senza fatica anche ne’ passi più ardui”, mostrandosi, nel ruolo di Correntino, anche attore capace di mescolare con bravura il serio e il faceto. Altri elementi della compagnia erano il baritono Gustavo Moriami, non nuovo al Carcano, che ottenne dal pubblico la sua parte di applausi, e il contralto Giovanna Bonafi-Lucas, dalla voce gradevole. L’orchestra, diretta dal maestro Franco Faccio, musicista di grandi capacità, superò se stessa. Bene si comportarono anche 1145

“La Fama”, 11 febbraio 1868.

1146

Il libretto di Piero da Padova è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

1147

“La Fama”, 25 febbraio 1868.

1148

“La Fama”, 3 marzo 1868; “Gazzetta Musicale di Milano”, 1 marzo 1868.

1149

“La Fama”, 21 aprile 1868.


!208 i cori “e bene per metà l’impresa che colla povertà d’alcune decorazioni lasciò che il suo spettacolo fosse incompiuto”1150. Finito l’autunno, per la stagione dell’autunnino, l’impresario Moreno pensò di mettere in scena un’opera di un autore mai rappresentato al Carcano, vale a dire Zampa di Ferdinand Hérold (testo di H. Mélesville, “prima”, Parigi 1831). Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Federico Sutter (Zampa), Federico Blasco (Alfonso), Sara Bellot (Camilla), Pietro Smat (Daniele Capuzzi), Paolina Verini (Rita), Alessandro Cherni (Dandolo)1151. La “Fama”, parlando della musica, che il pubblico con i suoi applausi mostrò di apprezzare, espresse questo giudizio: “La musica, la cui sinfonia è un capolavoro, piacque in generale: infatti è delle poche francesi che più s’accostino al fare italiano; l’autore, morto giovane, son già molti anni, collo Zampa e col Pré aux Clercs, salì a nominanza ben meritata, e se fosse vissuto più a lungo, sarebbe stato luminare dell’arte come quegli che al sapere aggiungeva ingegno immaginoso e fecondo”. Lo spettacolo era ben allestito e anche l’esecuzione fu all’altezza delle attese del pubblico. Tra i cantanti, la migliore fu la prima donna Sara Bellot, “ricca di bella voce ed artista di incontrastabile abilità”. Positivo fu pure il tenore Blasco mentre il baritono Sutter mostrò di non essere adatto alla sua parte di protagonista. Discreto il contralto Verini cui il pubblico non negò i suoi applausi. Complessivamente quindi l’esito dello spettacolo fu buono, ma in teatro il pubblico – complice anche la cattiva stagione – era scarso1152 . Dopo Zampa, l’impresario Moreno decise di allestire Faust di Gounod, dato ultimamente nel 1867, che, grazie sia alla musica, gradita al pubblico, e sia a un’esecuzione apprezzabile ottenne un risultato superiore alle attese. Tra gli interpreti, si misero in luce soprattutto il soprano Siebs e il tenore Vincentelli, entrambi ben noti al Carcano, che nei rispettivi ruoli di Margherita e di Faust furono “eccellenti e acclamatissimi”. Con loro c’era il baritono Garcia, che però, indisposto, fu sostituito sul momento da un altro baritono, certo Valle che, pur senza prove, si palesò, per voce e per recitazione, un “ottimo Mefistofele”. Discreti i cori, buona l’orchestra, diretta con autorità dal maestro Bernardi 1153. Dopo il Faust fu allestita l’opera semiseria Margherita di Jacopo Foroni, nuova per il Carcano (testo di anonimo, ”prima”, Milano 1848). Secondo Cominazzi, direttore della “Fama”, essa non era certo un capolavoro, ma presentava elementi degni di nota che denotavano nel compositore, morto prematuramente a Stoccolma, un autentico ingegno. Giusto quindi era stato ripresentarla anche perché era un periodo, quello attuale, in cui le opere valide dei giovani compositori erano piuttosto scarse. Riguardo all’esecuzione, essa presentava luci ed ombre ma nel complesso fu più positiva che negativa. A ciò contribuirono soprattutto le interpreti femminili, mentre gli uomini (non nominati dalla “Fama”) lasciarono molto a desiderare. Nel ruolo di protagonista c’era il soprano Romilda Pantaleoni, esordiente, allieva del Conservatorio milanese, che piacque molto per la sua voce estesa, vibrata ed espressiva1154 ; sua compagna era la Blasco, “giovane ancor lei, ricca de’ requisiti essenziali all’arte e tale da meritarsi il più bel titolo di lode”. Entrambe furono molto festeggiate anche perché era soprattutto loro il merito del buon esito dello spettacolo1155 . Dopo alcune repliche della Margherita fu allestita Lucrezia Borgia, “quel capolavoro di Donizetti che ha il privilegio di non invecchiar mai”. Essa piacque molto al pubblico, soddisfatto anche da una buona interpretazione, datane dai cantanti. Tra essi, i migliori furono la giovane prima donna Anna D’Este, nuova a Milano, “allieva di quell’aurea maestra che è la signora Evers-Lampugnani, la quale seppe trasfondere in lei la sacra fiamma dell’arte, mercè la quale l’attrice-cantante s’immedesima nello spartito della parte e della musica”. Altra giovane cantante era Jenny Landsmann, di padre ungherese, ma di nascita americana, giunta a 1150

“La Fama”, 11 agosto, 8 settembre 1868.

1151

Il libretto di Zampa è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

1152

“La Fama”, 13 ottobre 1868.

1153

“La Fama”, 20, 27 ottobre 1868.

1154

Romilda Pantaleoni, nacque a Udine nel 1847 e studiò canto al Conservatorio di Milano. Dopo il suo esordio al Carcano fece una carriera ricca di successi cantando spesso anche all’estero: Madrid, Barcellona, Lisbona soprattutto. Nel suo repertorio c’era anche una “prima”, quella di Salvator Rosa di Carlos Gomez (Genova 1874), ma il suo cavallo di battaglia era la Gioconda di Ponchielli che eseguì spesse volte con grande successo. Ebbe voce non molto potente, ma squillante negli acuti e gradevole di timbro, cui univa un temperamento vibrante e comunicativo, tanto da essere paragonata ad Eleonoa Duse. Morì a Milano il 20 aprile 1917. 1155

“La Fama”, 10 novembre 1868.


!209 Milano a perfezionarsi nel canto. Gli uomini erano il tenore Vizzani, dalla voce estesa, vibrata, omogenea, e il basso Gnone, fornito di buone capacità che del resto erano ben note agli spettatori del Carcano. Spettacolo quindi riuscito e pubblico soddisfatto. La speranza ora era quella che anche nelle repliche il risultato dell’opera rimanesse lo stesso e non cambiasse in peggio, come talvolta accadeva1156 . Intanto, a pochi giorni di distanza dalla rappresentazione di Lucrezia Borgia, moriva a Parigi, il 14 novembre, Rossini, il grande compositore che aveva dominato il mondo musicale europeo per tanti anni. Per ricordarlo, si pensò di dare al Carcano l’opera sua immortale: il Barbiere, offrendo metà del ricavato a favore della sottoscrizione per un monumento al maestro. Le parti, scrisse la “Fama”… “…erano sostenute con massimo impegno e non senza bravura dal Varesi (Figaro), dal Vizzani (Almaviva), dalla giovine prima donna Vanda Miller (Rosina) la quale scelse per la lezione la cavatina della Gazza ladra, dove fu applaudita di spesso in un coi compagni. Nel mezzo della scena il busto di Rossini ergevasi sur un piedestallo, sul quale era scritto Il genio non muore”1157 . Dopo il Barbiere, che attrasse un pubblico assai folto, fu ripresentata Lucrezia Borgia di cui la “Fama” scrisse solo poche parole. Protagonista fu il soprano Anna D’Este, “giovane artista riservata ad un bell’avvenire”, cui si accompagnò con lode il tenore Vizzani; discreto fu il contralto Chambers. Tutto qui1158. Finita la stagione dell’autunnino con la ripresa del Faust, ci fu, prima che iniziasse quella carnevalesca, la messa in scena di una rivista - tipo di spettacolo inedito per il Carcano - che aveva come titolo: Nella Luna. La musica era del compositore brasiliano Carlos Gomez, che si era avvalso di un libretto del giornalista Eugenio Torelli-Viollier. L’esito della rivista fu, nel suo complesso, “infelice”, ma la musica, per la sua vivacità e freschezza, ottenne il favore del pubblico (un coro di bambini fu addirittura bissato). Chi ne furono gli interpreti? Lo ignoriamo1159 . La stagione carnevalesca, succeduta all’autunnino, e organizzata dall’impresario Moreno, prese il via con il Macbeth verdiano la cui ultima edizione risaliva al 1857. L’opera fu data in un teatro semivuoto – secondo la “Frusta teatrale” ciò forse era dovuto al fatto che il pubblico si rammentava ancora dell’”ostica” rivista di Carlos Gomez – ottenendo però un discreto successo. Scrisse, infatti, il suddetto giornale: “Il Macbeth in complesso piacque. La prima donna signora Adamoli passò senza infamia e senza lode. Il basso signor Manni fu applaudito. Il baritono signor Carboni fu quello che sostenne lo spettacolo. A questo bravo artista non mancarono fragorosi applausi e chiamate al proscenio”1160 . 1156

“La Fama”, 17 novembre 1868.

“La Fama”, 24 novembre 1868. Nel numero dell’8 dicembre 1868, lo stesso giornale pubblicò un sonetto in milanese di Carlo Cambiaggio sulla morte di Rossini che qui riportiamo: 1157

Per la mort del re di Majèster de musega GIOACHIM ROSSINI Lament del su amis del coeur Carlo Cambias L’è mort Rossini ?!...Mort?!...oh car Signor, Me senti a strencc el coeur che non poss pu! Son loch…no poss sta in pee…che a pensach su Me ven la fevra frèggia coi sgrisor. Perd un Omm de sta sort?!...l’è in grand dolor! Dove s’en troeva vun compagn de Lu Che gabbia tant ingegn, tanta virtù De vèss per tutt el Mond gloria e splendor? Ah Ranzascia [cioè la falce della morte] ballossa, arpia, canaja! Inscambi de copamm sto fior d’on Omm Perché no copà on birbo, on razzapaja? Ma a tò dispetto però, se Lù l’è andaa, Ne resta i sò Operonn, el so Gran Nomm Che vivran per l’immortalitàa 1158

“La Fama”, 1 dicembre 1868

1159

“La Fama”, 15 dicembre 1868.

1160

“Frusta teatrale”, 28 dicembre 1868.


!210

1869 Al Macbeth successe la donizettiana Gemma di Vergy con la bravissima Pantaleoni “che seppe meritarsi ripetute acclamazioni”. Con lei c’era il tenore De Filippis, applauditissimo, e il basso Manni, anch’esso accolto favorevolmente dal pubblico1161. Purtroppo, il problema persistente del Carcano era lo scarso afflusso di pubblico cui corrispondevano introiti modesti. L’impresario Moreno quindi decise di sospendere le rappresentazioni e licenziare in buona parte coloro che vi avevano fatto prove infelici, assumendo contemporaneamente qualche artista sperimentato che desse sicuro affidamento. E questo artista fu la prima donna Rachele Gianfredi, milanese, che si era fatta applaudire, prima di giungere a Milano, a Genova, e che fu ingaggiata per alcune rappresentazioni della Norma. E fu una buona mossa perché la Gianfredi, come scrisse la “Fama”, fu accolta al Carcano “colle più fragorose acclamazioni”. Ciò perché, nel ruolo di Norma, possedeva “tutte le doti che si richiedono a tale parte: voce estesa, simpatica e vibrata, accento, sentire”, non escludendo attitudini notevoli di attrice. Del resto, continua il giornale milanese, “molto aspettavasi da lei e si ebbe ancor più: l’elogio è grande, ma non è certamente maggiore del merito, e giova sperare che si dovrà a lei ed alla musica di Bellini il prodigio di vedere affollarsi gli spettatori al teatro”. Nella Norma, compagno della Gianfredi fu il tenore De Filippis, che si guadagnò molti applausi, anche se impersonò un Pollione “più fiero che amoroso”. C’erano poi il mezzosoprano Pessina (Adalgisa) e il basso Manni (Oroveso), lodevoli entrambi1162 . Alla Norma seguì Lucia di Lammermoor, che non si dava dal 1866. Nel ruolo di protagonista c’era il soprano Bedei, che fece una prova negativa deludendo totalmente il pubblico. Bene invece si comportarono gli altri interpreti, cioè il Carboni, il De Filippis e il Manni1163 . Finito il carnevale, prese il via la stagione di quaresima, con la ripresentazione della Norma, dove nel ruolo di protagonista c’era Sofia De Montelio, ben nota al Carcano, un’artista completa, sia per le sue qualità vocali sia per quelle di attrice intelligente e appassionata. Con lei, molto festeggiato dal pubblico, c’era il tenore Danieli (Alfredo), e il baritono Morelli, discreto nel ruolo del Padre1164 . Dopo Norma, spettacolo importante della stagione fu un’opera del maestro Antonio Buzzi, L’Indovina, testo di Temistocle Solera, che sotto il titolo di Sordello era stata data alcuni anni prima alla Scala con esito di stima. Nella nuova veste, dopo essere stata arricchita di pezzi inediti, l’opera del Buzzi era poi apparsa ad Alessandria e successivamente a Torino, non sempre con buon esito. Il maestro quindi, come ultima chance, era voluto ricorrere in appello a Milano e ciò fu un bene perché il lavoro, ricco di pagine piacevoli e originali, riscosse un pieno successo. “L’esecuzione – scrisse la “Fama” – fu ottima e le signore De Montelio (Alba) e Fiorentini (l’Indovina), i signori Harvin (Sordello) e Morelli (Ezzelino) vi si fecero onore grandissimo, e furono a più riprese acclamati e festeggiati”1165. Conclusa quindi in maniera positiva la stagione di quaresima, il Carcano, in maggio, si aprì per alcuni concerti, in cui si esibirono, con buon esito, la pianista Giulia Gavirati, alunna del Conservatorio, le prime donne Plodowska, Voda e Malvezzi, e i signori De Serini e Pettenghi. Tutti fecero mostra di capacità lodevoli, specie la pianista, guadagnandosi i calorosi applausi degli spettatori1166 . Dopo i concerti, il Carcano ospitò una breve stagione lirica estiva di cui il primo lavoro fu un’opera di Rossini inedita per il teatro di Porta Romana: Il conte Ory (testo di E. Scribe e M. Delestre, ”prima”, Parigi 1828). L’opera contava ormai quarant’anni di esistenza, ma mostrò di essere ancora viva e vitale, come la giudicò Antonio Ghislanzoni, l’attento critico della “Gazzetta Musicale di Milano” che ne parlò in questi termini:

1161

“La Fama”, 5 gennaio 1869; “Frusta teatrale”, 10 gennaio 1869.

1162

“La Fama”, 26 gennaio 1869.

1163

“La Fama”, 9 febbraio 1869; “Frusta teatrale”, 7 febbraio 1869.

1164

“La Fama”, 23 marzo 1869.

1165

“La Fama”, 13 aprile 1869.

1166

“La Fama”, 18 maggio 1869.


!211 “Il genio di Rossini brilla in molti punti di quest’opera della sua luce più abbagliante, e il lavoro dell’orchestra vi si mantiene da capo a fondo così studiato ed efficace che mai non ci è dato rilevare nel grande maestro un solo sintomo di svogliatezza”1167. Sulla stessa lunghezza d’onda era pure il Cominazzi che nella “Fama” mise in risalto la vena melodica inesauribile di Rossini e il canto purissimo che la pervadeva da cima a fondo. Quanto all’esecuzione, essa non fu delle migliori ma nel complesso riuscì a soddisfare il pubblico. Su tutti gli interpreti, prevalse il fascino della prima donna Carlotta Bassi, che a una voce intonata, agile ed estesa univa una figura prestante, elemento questo non trascurabile. Con lei c’era il tenore Cesare Sarti, dotato di buoni mezzi, ma indisposto, il basso Llorens, dal canto un po’ monotono, e il baritono Polonini. Orchestra ben diretta dal maestro Marotta ma ridotta nei ranghi, messa in scena discutibile1168. Dopo l’opera rossiniana, che anche nelle repliche piacque poco per le condizioni del tenore, che si mantenevano precarie, fu dato un lavoro nuovo di zecca del giovane maestro Santino Coppa, allievo del Conservatorio, il cui titolo era: Costanza di Francavilla (testo di G. Sacchero). L’opera andò in scena con poche prove e quindi mostrò un’incertissima esecuzione. Tuttavia, la prima donna Fanny Scheggi, il tenore Rosnati e il baritono Corti fecero del loro meglio per ben figurare, superando, come scrisse la “Fama”, anche “il grave ostacolo di tessiture acutissime” (tessiture che del resto si ritrovavano anche in opere di Verdi, e ciò “a grave scapito delle ugole dei cantanti”). Ad ogni modo, il lavoro del Coppa si presentava ricco “di canti e di melodie” e ciò andava a merito del compositore che non si era lasciato abbagliare “dalle disordinate ubbie dell’avvenire”. Era insomma, a detta della “Fama”, ”un lavoro d’ingegno e di mano medesimamente perita, e reca fede così di buone disposizioni all’arte, e di studi lodevolmente compiuti, come di una fantasia non isterile, tale anzi che assiduamente coltivata, potrà dare migliori frutti”. Il nuovo lavoro fu applaudito dal principio alla fine con moltissime chiamate al maestro e ai cantanti, fra i quali “le prime lodi spettano alla prima donna e al baritono, artisti provetti e di vaglia”1169. Dopo tante opere, al Carcano tornò la prosa con la Commedia Milanese, una compagnia di recente formazione che stava cercando a Milano un teatro dove “appigionarsi per le venture stagioni”. Essa inaugurò le sue recite con una commedia scritta a bella posta da Camillo Cima, autore di grande ingegno, molto apprezzato nel campo del teatro dialettale milanese. S’intitolava Pret scapusc, e il successo che ebbe fu netto e chiaro. “L’esecuzione - scrisse la “Fama” -, ottima per tutti, fruttò plausi agli attori, ma specialmente all’egregio autore”. E, più avanti, in uno sfogo contro i dialetti che impedivano l’affermarsi della lingua nazionale, così continuò il giornale: “Gli ingegni abbondano dunque in Italia, ma gli errori dell’educazione che non giunse ancora a sradicare l’uso dei dialetti, portano la spiacevole conseguenza di vedere cosiffatti ingegni opporsi all’unificazione della lingua, che pure è uno dei cardini principali dell’unità nazionale: col fondersi dei dialetti nell’idioma comune si perderebbero le passioncelle di campanile e la penisola non avrebbe che Italiani, come nella lingua eziandio nei fatti”1170. Altra novità recitata dalla nuova compagnia fu I due matrimoni, di C. Tanzi, accolta anch’essa assai bene. La commedia, che dibatteva la scelta tra matrimonio civile e religioso, piacque molto al folto pubblico intervenuto al Carcano che lo dimostrò chiamando più volte al proscenio il Tanzi. Quanto all’esecuzione, essa, scrisse la “Fama”, “fu scrupolosa ed esatta per parte indistintamente di quanti vi presero parte con quella diligenza in essi ben nota. Le acclamazioni ai bravi dilettanti furono vivissime, e quello che importa più meritate”1171 . Altra produzione della Commedia Milanese fu El zio bancher, ridotta in dialetto dal Martinazzi, uno dei soci della compagnia, che piacque moltissimo. Piacquero pure molto anche alcune scenette gaie e piccanti del Bonzanini intitolate: El dì de sant Giorg1172. 1167

“Gazzetta Musicale di Milano”, 20 giugno 1869.

1168

“La Fama”, 22 giugno 1869.

“La Fama”, 13 luglio 1869. Il libretto di Costanza di Francavilla è conservato alla Biblioteca Nazionale Braidense di Milano ma non riporta i cantanti. 1169

1170

“La Fama”, 3 agosto 1869.

1171

“La Fama”, 31 agosto 1869.

1172

“La Fama”, 7 settembre 1869.


!212 Concluse le rappresentazioni della Commedia Milanese, il Carcano, appaltato dall’impresario Rovaglia, si riaprì alle opere solo nella stagione di carnevale mettendo in scena, il 26 dicembre, Un ballo in maschera. La scelta fu felice perché l’opera, secondo quanto riferito dal “Mondo artistico”, giornale teatrale che aveva incominciato a uscire fin dal 1867, grazie a un’esecuzione lodevole, ebbe un buon successo. Tra i cantanti che la eseguirono, ottima fu la prima donna Palmira Missorta che nel ruolo di Amelia mostrò un talento non comune, tanto da meravigliare il pubblico. Brava fu pure la Rossetti, un Paggio elegante, gentile e brioso dal quale gli spettatori pretesero il bis della ballata del primo atto. A queste due donne va aggiunto il baritono Silenzi, in possesso di una voce robusta, e di tutti i requisiti dell’arte canora (suo maestro era stato il Terziani, didatta molto apprezzato). Con i tre cantanti nominati, buona prova fecero pure il tenore Guerrieri, un po’ bloccato dall’emozione, il contralto Rovaglia-Porati, una convincente Ulrica, e il basso Fiorani. Bene le masse corali, che di solito erano il punto debole dello spettacolo, e bene l’orchestra1173. 1870 Nelle repliche, il Ballo in maschera fu eseguito ancora meglio, ma attirava pochi spettatori. Per ovviare a questo inconveniente fu allestita Norma che solitamente era ben accolta dal pubblico, ma non fu una scelta fortunata perché fece un tale fiasco da costituire addirittura una “profanazione” dell’opera belliniana. Scrisse, infatti, la “Frusta teatrale”: “Da vari anni che frequentiamo i teatri non ci fu dato d’assistere a profanazione sì indegna quale quella toccata sere fa a quel divino spartito che (come tutti sanno) è la Norma. Fino dalla Casta Diva il malumore era palese nel pubblico giacché ci voleva ben poco talento per prevedere che non la si sarebbe terminata senza una solenne disapprovazione, all’indirizzo di chi la eseguiva. Si vedeva chiaramente che l’artista scelta per sostenere la parte della protagonista aveva tal famigliarità coi fischi da non turbarla minimamente, perché con un coraggio (degno di miglior causa) progrediva imperterrita nel suo cammino, senza darsi per intesa del baccano che succedeva nella sala. Ben può dirsi che questa signora si rese celebre pel suo coraggio”. Tale e tanto fu il disappunto del pubblico che con i suoi fischi e urla di “Basta, giù la tela”, riuscì, a metà del secondo atto, a far calare il sipario umiliando le due povere interpreti di Norma e di Adalgisa (erano Paolina Donati e Carolina Baldi) che in quel momento si trovavano sul palco. Per rimediare in qualche modo al disastro, l’impresa (che non voleva mandare a casa gli spettatori restituendo loro il prezzo del biglietto come avveniva di solito in questi casi) inviò un corista sul palco ad annunziare che si sarebbe dato il terzo atto del Ballo in maschera. Ciò fu una mossa fortunata che salvò miracolosamente la serata perché l’atto fu eseguito “stupendamente” dalla Missorta e dagli ottimi Guerrieri e Silenzi tutti meritevoli di “vive dimostrazioni di plauso dal pubblico”1174. A risollevare le sorti della stagione arrivò poi il Rigoletto, dove c’era, nel ruolo di protagonista, il baritono Giovanni Corsi che, nonostante l’età, mostrò di essere ancora un artista di grande valore sia come cantante e sia come attore Con lui c’era la prima donna Roldan, un’ottima Gilda anch’essa meritevole degli applausi del pubblico. Di nascita spagnola, essa mostrò una voce estesa e simpatica e lodevoli doti sceniche. Era la prima volta che cantava in italiano, tuttavia sfoggiò una pronuncia molto chiara unita a un’accentuazione efficace. Buona fu pure la prestazione degli altri tre elementi della compagnia di canto: il giovane tenore Ippolito D’Avanzo, quasi un esordiente (Duca di Mantova), il contralto Maria Rovaglia-Porati (Maddalena) e il basso Fiorani (Sparafucile)1175. Dopo Rigoletto, ecco un’altra opera di Verdi, il Trovatore che, per un’esecuzione insufficiente, ebbe quasi il destino di Norma. Scrisse, infatti, la “Frusta teatrale”: “Fu dato il Trovatore, sul di cui esito sarebbe bene tirare un velo ed anche ben fitto. Ad ogni modo diremo brevemente che la Mosconi ha potenti mezzi vocali, e nulla più, che la Rovaglia-Porati è una buona Azucena, che il tenore Castelli canta bene ma difetta di voce (anzi ci dicono fosse raffreddato) e che il baritono Mosca fu una vera parodia”1176.

1173

“Il mondo artistico”, 6 gennaio 1870.

1174

“Frusta teatrale”, 18 gennaio 1870.

1175

“La Fama”, 1 febbraio 1870; “Frusta teatrale”, 27 gennaio 1870.

1176

“Frusta teatrale”, 6 febbraio 1870.


!213 Meglio accolto fu il melodramma allestito dopo il Trovatore, vale a dire Luisa Miller, che tra i lavori di Verdi era uno dei meno eseguiti (al Carcano non si dava dal 1859). Di lui si occupò la “Fama” che ne scrisse in questi termini: “Al teatro Carcano Luisa Miller, quell’opera del Verdi che veggiamo a torto dimenticata fra noi, ebbe buona accoglienza la prima sera e migliore eziandio la seconda allorché gli artisti, viemeglio sicuri del fatto loro e avvalorati dal plauso precedente, eseguirono con maggiore accordo e bravura le loro parti”. E più avanti, parlando dei cantanti: “La prima donna Missorta, il tenore Filippini e il baritono Silenzi poterono così meritarsi più abbondante messe di applausi, coronati da parecchie appellazioni. Decisamente, fortuna questa volta è pel teatro Carcano”1177 . Nel corso della stagione, come diversivo tra un’opera e l’altra, ci fu pure un concerto del violinista Saurel, un vero virtuoso del suo strumento, che eseguì un programma impegnativo. Esso comprendeva, tra l’altro, anche il popolarissimo e difficile Carnevale di Venezia colle variazioni di Paganini, che procurò al musicista entusiastici applausi”1178 . Dopo il concerto, la stagione operistica proseguì con Traviata che richiedeva, nel ruolo di Violetta, una prima donna di grandi capacità vocali e sceniche. Tale prima donna fu ancora la Roldan che con la sua prova non deluse il pubblico. Ben calata nel suo ruolo, essa mostrò nuovamente i buoni mezzi di cui era dotata realizzando una convincente Violetta. In certi punti dell’opera però si permise di fare dei cambiamenti alla musica verdiana che non ne aveva certamente bisogno ma che servivano a valorizzare la sua voce. Con lei c’era il Corsi, che nel ruolo di Germont non lasciò nulla a desiderare confermando il suo non comune talento già espresso del resto nel Rigoletto. Positivo fu pure il tenore D’Avanzo, anche se diede l’impressione di non impegnarsi abbastanza cantando “svogliato, con poco accento e poca anima”1179 . Dopo alcuni balli mascherati, che erano sempre il gradito corollario degli spettacoli carnevaleschi, al Carcano fu messa in scena l’ultima opera della stagione, vale a dire: La figlia del Reggimento. Purtroppo fu una scelta sfortunata perché l’opera non piacque al pubblico che ne rimase deluso. Ciò fu colpa soprattutto dei cantanti, di cui però ignoriamo i nomi, tranne quello del soprano Rossetti1180. Finite le opere, una occasione per divertirsi, i frequentatori del Carcano l’ebbero con una compagnia di quaranta arabi della tribù del Beni-Zug-Zug, nel Sahara, che per alcune serate si esibirono nei loro spericolati esercizi ginnastici e di forza1181 . Altra compagnia, succeduta agli arabi, fu quella dei Giovinetti Modenesi, un’equipe di ragazzi che senza conoscere la musica (erano cioè “orecchianti”) eseguirono l’opera giocosa dei fratelli Ricci Crispino e la comare mostrandosi “artisti espertissimi”, paragonabili addirittura a cantanti professionisti. Tra loro, molto ammirati e applauditi, furono la prima donna di appena undici anni, e il buffo, che ne contava tredici. Alla prima rappresentazione il pubblico in sala era scarso, ma nelle repliche aumentò di molto col risultato di far crescere finalmente anche gli introiti1182. In agosto, per sole tre sere, fu data Norma, il grande capolavoro belliniano. Ne fu motivo la raccolta di fondi da destinarsi ai feriti della guerra in corso tra Francia e Germania. Molti furono gli applausi che risuonarono alla fine dello spettacolo, ma essi venivano da uno sparuto numero di spettatori, assai meno di quanti ci si era aspettati. Promotore delle rappresentazioni fu Davide Viganò di Besana che riuscì a raccogliere, la prima sera, circa 1800 lire. Tra i cantanti, i più applauditi furono Giuditta Alemanni (Norma), Marietta Villa (Adalgisa), Giussani (Pollione) e De Serini (Oroveso)1183 .

1177

“La Fama”, 15 febbraio 1870.

1178

“La Fama”, 22 febbraio 1870.

1179

“Frusta teatrale”, 24 febbraio 1870.

1180

“Il mondo artistico”, 13 marzo 1870.

1181

“La Fama”, 19 aprile 1870.

1182

“La Fama”, 21 giugno 1870.

1183

“La Fama”, 23 agosto 1870.


!214 In ottobre, il Carcano si riaprì per la stagione d’opera autunnale organizzata dall’impresario Rovaglia che scelse come primo spettacolo Otello di Rossini la cui ultima edizione risaliva al lontano 1853. Sulla musica, così scrisse la “Fama”: “La musica ha di bel nuovo destata la meraviglia di quella giovine generazione che non la udì mai o appena pochissime volte, nè poté quindi gustarne le immense bellezze: essa giova così a temperare le pazze audacie di innovatori C’hanno perduto il ben dell’intelletto”. Tra i membri della compagnia di canto, i migliori, degni addirittura di essere incoronati d’alloro sulla scena, furono la prima donna Demi-Giori e il tenore Pardini, due eccellenti artisti che si guadagnarono moltissimi applausi. C’era poi il baritono Boschini (Jago) e il tenore Cornazzano (Rodrigo), autori entrambi di una buona prestazione1184 . Finite le rappresentazioni dell’Otello subentrò i Masnadieri, altro impegnativo lavoro verdiano. Esso, grazie alla lodevole prestazione del soprano Teresa Brambilla, futura moglie di Amilcare Ponchielli (e nipote di quella Teresa Brambilla che al Carcano aveva già cantato nel 1833 e nel 1835), del tenore Giuliano Gayarre, del baritono Rossi Rumiati e del basso Attilio Buzzi, riuscì ad ottenere una “lietissima accoglienza”. Sulla Brambilla, scrisse la “Fama”: “Nell’esecuzione le prime palme furono per Teresa Brambilla, giovine artista derivata dal glorioso ceppo che diede all’arte le celebri sorelle Marietta, Teresa e Giuseppina, zie della nuova prima donna, destinata a ringiovanirne la rinomanza. Possiede ella bella voce, canta benissimo col classico metodo della famiglia, ha ingegno e cuore, e ne’ modi di porgere ti pare, anziché novella all’arte, quasi provetta, tanto è sicura e padrona del fatto suo”1185 . Anche il tenore Gayarre si fece onore mostrando una bella voce e una grande maestria nell’usarla. Qui era quasi al suo esordio, ma col tempo sarebbe diventato famosissimo, un vero divo del canto, con applaudite esibizioni nei maggiori teatri d’Europa1186 . Come terza opera della stagione d’autunno, fu dato Ernani che non ebbe la fortuna dei Masnadieri ricevendo, alla prima esecuzione, un’accoglienza negativa. Alla seconda rappresentazione i cantanti furono cambiati e ciò giovò all’esecuzione, che ottenne questa volta una “non contrastata vittoria”. Gli interpreti furono la prima donna Enrichetta Bosisio, il tenore Pardini, il baritono Corsi e il basso Fulvio Rigo, tutti applauditi e chiamati più volte alla ribalta. L’orchestra si comportò bene, un po’ meno bene i cori e modeste furono trovate le scene. Per Rovaglia, l’impresario, dopo serate difficili era tornato, finalmente, un clima più favorevole1187. All’Ernani seguì Roberto il Diavolo, messo in scena il 7 novembre, che secondo il “Mondo artistico”, ebbe un “buon successo”. Scrisse, ancora, il giornale milanese: “Gli onori principali furono per la Demi e per David. Quest’ultimo è veramente un grande artista: cantante di voce stupenda, attore di molta intelligenza, fu un Bertrame di primissimo ordine”. I restanti interpreti dell’opera erano il tenore Mariani che però per una raucedine non poté far molto, il baritono Luppi e il basso Cornazzani. I cori, pochi ma buoni; l’orchestra numerosa e bene diretta dal maestro Zocchi. Messa in scena, se non sfarzosa, almeno decente1188. Ma l’opera più attesa della stagione era Graziella, inedita per Milano, composta dal maestro Decio Monti su libretto di Carlo D’Ormeville (“prima”, Genova 1869). Secondo la “Frusta teatrale”, il libretto era di qualità modesta, perché quasi privo di vere situazioni drammatiche. Quanto alla musica, essa lasciava molto

1184

“La Fama”, 11 ottobre 1870.

1185

“La Fama”, 18 ottobre 1870.

Juliàn Gayarre, nacque in Spagna, a Valle de Roncal, Navarra, il 9 gennaio 1844. Allievo di M. Eslava al Conservatorio di Madrid, fu dapprima corista. Venuto in Italia per perfezionarsi, esordì a Varese nel 1869. Negli anni seguenti cantò in tutte le capitali europee suscitando particolari entusiasmi a Londra, a Madrid, a Lisbona e a Napoli. Nel decennio 1875-1885 fu ritenuto il miglior tenore del mondo (voce dall’accento vibrante, dizione chiarissima, somma abilità nello smorzare o rinforzare i suoni), anche se nella stessa Spagna una parte del pubblico gli contrappose l’italiano Masini. Morì a Madrid il 2 gennaio 1890. 1186

1187

“La Fama”, 25 ottobre, 1 novembre 1870.

1188

“Il mondo artistico”, 8 novembre 1870.


!215 a desiderare e per la sua pochezza riuscì solo ad annoiare il pubblico. L’esecuzione, invece, fu buona, e dignitosa anche la messa in scena. Riportiamo il commento del suddetto giornale: “L’esecuzione non poteva essere meglio affidata, dacché le signore Enrichetta Bosisio, Ferrari-Pocoleri, nonché il tenore Gayarre ed il baritono Rossi Rumiati gareggiarono di inappuntabile diligenza e di abilità e si meritarono replicati segni d’approvazione. La messa in scena fu discreta, discreti pure i cori e l’orchestra”1189. Dopo Graziella, il Carcano ospitò Lucia di Lammermoor, il capolavoro di Donizetti, dato un anno prima, che si avvalse di ottimi interpreti. In testa a tutti ci fu Laura Sainz, che nel ruolo principale di Lucia mostrò di possedere mezzi vocali non comuni e notevoli capacità di attrice. Gli altri interpreti erano il Gayarre, non del tutto al suo posto nel ruolo di Edgardo, e il baritono Rossi-Rumiati, entrambi “a più riprese applauditi”1190. Prima della fine della stagione, Lucia fu data con Teresa Brambilla al posto della Sainz, più il nuovo tenore Vincenzo Simonetta. Mediocre fu la prestazione della Brambilla che ebbe dalla “Frusta teatrale” l’avvertimento di non addormentarsi troppo sugli allori ma di cantare con maggiore impegno. Quanto al Simonetta, gli applausi non gli mancarono anche perché mostrò di possedere una bella voce, benché di scarso volume. Mediocre, invece, era la sua presenza scenica, derivata anche dal fatto che era la prima volta che calcava “lo spinoso assito del palcoscenico”1191. Conclusa la stagione autunnale, ebbe inizio quella di carnevale, programmata sempre dall’impresario Rovaglia, che decise di mettere in scena, il 26 dicembre, il super rodato Rigoletto, sempre ben accetto al pubblico. Protagonista ne fu il baritono Gaetano Giori che nel ruolo del buffone di corte, si lasciò andare a una recitazione quasi farsesca: “Il Giori fece benino la sua parte, ma dobbiamo raccomandargli di non esagerare fino alla buffoneria: sta bene che rappresenti un vero buffone, qual era il povero Triboulet alla corte di Francesco I, ma la scena ha la sua verecondia e il pubblico ha delle esigenze che vanno rispettate”. Gilda fu interpretata dal soprano Teresa Bellariva che si meritò, per la sua ottima prestazione, “gli onori della serata”. Meno fortunato di lei fu il tenore, certo Bernardo Massimiliano (Duca di Mantova), che a causa di una indisposizione poté far poco. Discreti il mezzosoprano Luigia Amorini e il basso Attilio Buzzi nei rispettivi ruoli di Maddalena e Sparafucile1192. 1871 Dopo avere riproposto Roberto il Diavolo con una nuova prima donna (di cui ignoriamo il nome) e Rigoletto col nuovo tenore Ghislanzoni, il Carcano ospitò un impegnativo lavoro di Pacini dato una sola volta nel lontano 1855, vale a dire: Saffo. Per l’opera fu appositamente scritturato il contralto De-Fanti che fece una lodevole prestazione. Ma più di lei fu brava Elvira Demi “attrice cantante ancor più egregia che non fosse nell’Otello e nel Roberto il Diavolo, ed è tutto dire”. Con la Demi c’erano il tenore Pardini e il baritono Giori, due bravi artisti che contribuirono con le loro prestazioni a determinare il buon successo della Saffo1193 . Economicamente però le cose andavano tutt’altro che bene per il Carcano: troppo scarsi erano gli incassi e ciò spinse l’impresario Rovaglia a sciogliere la compagnia per farne una nuova. Per alcuni cantanti questa decisione fu negativa perché difficile era trovare, a stagione iniziata, un nuovo ingaggio in un altro teatro, mentre per altri fu positiva. Passato circa un mese, il Carcano, per il cosiddetto carnevalone, si riaprì con Sonnambula, allestita in fretta e furia e quasi senza prove. Nel ruolo impegnativo di Lucia c’era un soprano che mostrò di avere buone capacità ottenendo la piena approvazione del pubblico. Si chiamava Matilde Fiorella e piacque soprattutto per la voce “graziosa, estesa, vibrata, agilissima e tale che mirabilmente si presta, alle tinte piene di 1189

“Frusta teatrale”, 20 novmbre 1870.

1190

“La Fama”, 29 novembre 1870.

1191

“Frusta teatrale”, 20 dicembre 1870.

1192

“Frusta teatrale”, 29 dicembre 1870; “ Il mondo artistico”, 25 dicembre 1870.

1193

“La Fama”, 17 gennaio 1871.


!216 sentimento e di fascino della musica”. Con lei c’era il tenore Badalucchi che pur nei suoi modesti mezzi riuscì a realizzare una prestazione accettabile. Discreto il baritono, certo Boschi, e tollerabili cori e orchestra1194. Dopo Sonnambula, fu dato, per diverse sere, Rigoletto cui arrise un esito positivo. Dalla stringata recensione che ne fece la “Fama”, sappiamo che ne furono interpreti la De-Filippis, la Malchenet, il Corsi, il Celestini e il Bonferreri1195. Seguì un’altra opera di Verdi, I due Foscari che, invece, deluse totalmente il pubblico al punto che dopo due sole rappresentazioni fu ritirata. Tra i cantanti, discreto fu il baritono Giovanni Corsi, ormai avanti negli anni, mentre i suoi compagni, cioè il soprano De-Filippis e il tenore Celestini, lasciarono molto a desiderare1196. Per l’impresario Rovaglia un tale insuccesso determinò una situazione difficile tale da far intervenire lo steso tribunale che lo esautorò dal suo incarico1197 . All’origine di tale situazione la causa era sempre la stessa, vale a dire scarsità di pubblico cui si univano le forti spese determinate dagli allestimenti delle opere. Bisognava quindi trovare uno spettacolo che invogliasse gli spettatori ad andare numerosi a teatro e di ciò s’incaricò l’impresario che sostituì il Rovaglia, vale a dire Filippo Moreno, che al Carcano, in passato, aveva già dato buona prova di sé. Tale spettacolo, messo in scena nella stagione di primavera, fu I Promessi Sposi del maestro Errico Petrella, inedito per il teatro di Porta Romana (testo di A. Ghislanzoni, “prima”, Lecco 1869). E fu una scelta felice perché l’opera, che a Lecco aveva avuto un grande successo (era stata ascoltata anche da Manzoni), fece effettivamente accorrere al Carcano un folto pubblico che ne fu entusiasta. Come scrisse la “Frusta teatrale”, non era facile concentrare in quattro atti tutta la vasta tela manzoniana, presentare i vari personaggi con le loro originali caratteristiche, così singolari e così ben fissate dal Manzoni ma Ghislanzoni, nel suo libretto, vi era quasi sempre riuscito, dando prova di un singolare talento. Quanto alla musica, essa, pur dando spazio a una melodia “abbondante e larga”, non era esente da difetti e il giornale milanese non mancò di rilevarli: “Veniamo ora alla musica. Il difetto che si trovò capitale è la mancanza di colorito, vi è melodia abbondante e larga (ed anche fragorosa) ma manca a essa la soavità dell’idillio, all’infuori dei due cori di villanelle del primo atto che spirano, se mi è lecito dirlo, una soave brezza montanina, il restante risponde poco al soggetto. Nulla meno i pezzi di bellissima fattura e di buona ispirazione, di vena larga e facile sono molti, ed il pubblico seppe conoscerli ed apprezzarli con applausi e chiamate che sommarono nientemeno che a venti. E’ senza dubbio questo un bell’onore per il maestro napoletano e ci congratuliamo con lui”. Riguardo ai cantanti, essi s’impegnarono tutti con zelo per ottenere il risultato migliore e talvolta, anche se non sempre, vi riuscirono. Desunti dal libretto, essi furono: Leone Giraldoni (Don Rodrigo), Nicolò Pattono (Conte Attilio), Tommaso Karl (Renzo), Maria Derivis (Lucia), Filomena Salustri (Agnese), Filippo Catani (Don Abbondio), Drusilla Garbato (Perpetua), Salvatore Cesarò (Padre Cristoforo), Enrico Sallemeno (Griso), Giuseppe Bernasconi (Tiradritto)1198. Nel ruolo di Lucia, discreta fu Maria Derivis, una quasi esordiente, che seppe meritarsi gli applausi del pubblico (a Lecco in quel ruolo c’era stata la Wiziak che aveva destato grande entusiasmo per cui ci si chiedeva perché non fosse stata scelta ancora lei). Perpetua era il contralto Drusilla Garbato, artista provetta, che per la sua prestazione si meritò diverse chiamate al proscenio. Benino Filomena Salustri, nel ruolo di Agnese, mentre per la parte maschile, i maggiori consensi andarono al baritono Leone Giraldoni (Don Rodrigo), ammirato per la voce poderosa e l’azione viva e parlante. C’era poi il tenore Tommaso Karl, dal canto garbato, il buffo Filippo Catani, che sostenne benissimo il ruolo di Don Abbondio, e il basso Salvatore Cesarò, che invece poté far poco perché indisposto (era Padre Cristoforo). Bene l’orchestra diretta dal maestro Gelli1199 . Dopo due mesi di chiusura, il Carcano si aprì per poche sere in agosto con la Saffo di Pacini che però ebbe assai poca fortuna. Ne furono interpreti Carolina e Teresa Ferni, le due violiniste cantanti, il tenore Aramburo

1194

“La Fama”, 28 febbraio 1871.

1195

“La Fama”, 7 marzo 1871.

1196

“Il mondo artistico”, 28 marzo 1871.

1197

“La Fama”, 4 aprile 1871.

1198

Il libretto dei Promessi Sposi è conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano.

1199

“Frusta teatrale”, 31 maggio 1871; “La Fama”, 23 maggio 1871.


!217 e il baritono Giraldoni. Le repliche furono solo quattro perché a causa della scarsità di spettatori il Carcano chiuse i battenti, con gravi perdite finanziarie per l’impresario1200 . 1872 Per la stagione di carnevale fu dato, come primo spettacolo, I Lombardi alla prima Crociata di Verdi che grazie sia alla musica e sia alla buona prestazione dei cantanti, ebbe un “successo pieno di applausi e di appellazioni”. Tra gli interpreti, i migliori furono il soprano De-Zorzi Buzzi e il tenore Brunetti (rispettivamente Giselda e Oronte), due validi artisti che sostennero egregiamente le loro parti guadagnandosi vivi applausi in tutti i loro pezzi. Con loro c’era il basso Arcangelo Balderi, che contribuì anch’egli al favorevole esito dello spettacolo1201. Dopo i Lombardi, molto attesa dal pubblico era una novità per il Carcano, vale a dire Francesca da Rimini del maestro Giuseppe Marcarini (testo di M. Benvenuti, “prima”, Piacenza 1870). L’opera ebbe dal pubblico molti applausi, ma per la “Frusta teatrale” non erano di buona lega: “A nostro avviso no al certo perché abbiamo trovato che in questa musica manca assolutamente quel canto appassionato, quella vera ispirazione, senza di che un’opera non può piacere né vivere lungamente; aggiungete a ciò essere questa una musica che non ha uno stile proprio né s’impronta al soggetto”. Alcuni pezzi tuttavia non erano privi di pregio e il pubblico ne pretese il bis come il duetto fra tenore e baritono e l’aria di quest’ultimo. Quanto agli interpreti, essi, desunti dal libretto, erano: Arcangelo Balderi (Guido), Ignazio Viganotti (Lanciotti), Maria Cardini (Francesca), Maria Core (Pigliapesca), Assunta Alvisi (Elvira), Giuseppe Marelli (Paolo)1202 . Tra tutti, coloro che più emersero, furono Maria Cardini, protagonista dell’opera, un giovane soprano particolarmente avvenente, la cui voce, però, lasciava molto a desiderare, il tenore Giuseppe Marelli, che sebbene non ancora ristabilito da una infreddatura mostrò di essere un artista “coscienzioso ed accurato”, il mezzosoprano Maria Core, dalle qualità più di attrice che di cantante, e il baritono Ignazio Viganotti che con la sua splendida voce superò di molto i compagni elettrizzando letteralmente gli spettatori1203. Dopo l’opera del Marcarini, la stagione carnevalesca continuò il suo corso con un lavoro di Verdi, Un ballo in maschera, che conquistò il favore del pubblico solo nelle repliche. Eroe dello spartito fu ancora una volta il Viganotti, “il quale cantò in modo inappuntabile e fu sempre applaudito specialmente nell’aria dell’atto primo ed alla famosa romanza di cui si volle il bis”. Col Viganotti c’era la De-Zorzi, diligente ma un po’ fredda, la Nelly-Marzi, buona cantante, ma anch’essa poco espressiva, la Core, brava nella parte della Maga. Tra gli uomini, c’era, col Viganotti, il tenore Mancio che però aveva una voce così flebile che talvolta quasi non si udiva. Discreti i cori e l’orchestra1204. Dopo il Ballo in maschera, altro lavoro di Verdi - autore quanto mai presente al Carcano in questa stagione -, fu Rigoletto, cui arrise un vivo successo. Protagonista ne fu il Viganotti di cui così scrisse la “Frusta teatrale”: “In questo spartito il Viganotti si manifesta in tutta la potenza dei suoi mezzi vocali e dei suoi talenti artistici e lascia nel pubblico impressioni incancellabili”. Gli fu valente compagna una giovane esordiente, Ida Rosburg (Gilda), la quale ebbe anch’essa un successo vivissimo, con ripetuti applausi e chiamate alla ribalta. Bravo pure il tenore Brunetti che però avrebbe dovuto dare alla sua bella voce un accento più appassionato e drammatico, così come voleva il carattere del personaggio che interpretava (era il Conte di Luna). Bene la Core nella sua breve parte (era Maddalena). Orchestra diretta egregiamente dal maestro Biacchi, cori ben istruiti, messa in scena che non dispiacque. Alla seconda rappresentazione del Rigoletto il successo andò crescendo, specialmente per merito del Viganotti diventato ormai l’enfant gaté del pubblico del Carcano1205 . Dopo Rigoletto, per rivedere il teatro di Porta Romana aperto si dovettero aspettare quattro mesi e giungere a luglio quando vi fu dato un concerto a totale beneficio dei danneggiati dal Po che vide impegnati diversi 1200

“La Fama”, 8, 15 agosto 1871.

1201

“La Fama”, 2 gennaio 1872.

1202

Il libretto di Francesca da Rimini è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

1203

“Frusta teatrale”, 8 gennaio 1872; “LaFama”, 2 gennaio 1872.

1204

“Frusta teatrale”, 29 gennaio 1872; “La Fama”, 24 gennaio 1872.

1205

“Frusta tetrale”, 8 febbraio 1872.


!218 cantanti e strumentisti. Del primo gruppo facevano parte il soprano Augusta Cortesi ed il baritono De Serini, del secondo il dilettante Casoldi, il violinista Marzorati e i professori Quarenghi, Carini, Bianchi e Cerquetelli. Insieme ai concertisti, alcuni giovani filodrammatici recitarono anche l’idillio del Marenco Giorgio Gandi ma gli spettatori erano pochi e di conseguenza scarsi furono gli introiti della serata. “L’incasso – scrisse la “Fama” – fu minimo a tale che si ricavò appena il terzo delle spese. Lo che vuol dire che non conviene abusare anche della carità per non costringerla a mancare al proprio compito, quand’anche a malincuore”1206. Per la stagione d’autunno il Carcano si riaprì con un’opera buffa del Cagnoni già data con successo nel 1863 e ancor prima nel 1857: Don Bucefalo con Alessandro Bottero come protagonista. Il grande e poliedrico artista (non cantava solamente, ma suonava vari strumenti) fece centro anche questa volta entusiasmando gli spettatori con la sua esuberante personalità. Di lui così scrisse la “Gazzetta Musicale di Milano”: “Canta, suona, improvvisa, parla, aggiunge a modo suo, ed è sempre un portento di voce, di arte, di vis comica. Qui il multiforme suo ingegno si mostra in tutte le faccie: è pianista come è buffo, vale a dire eccellente, e buffo quando siede al cembalo. Non è che un lungo scoppio di risa sempre trattenuto, che prorompe alla fine in una tempesta d’applausi”. Col Bottero, vive acclamazioni ebbero pure i suoi compagni: la Trebbi, artista di non comune valore, il tenore Parasini e il baritono Baldassari1207. Dopo Don Bucefalo, il secondo lavoro della stagione autunnale fu Jone di Petrella, che, come scrisse la “Fama”, “comparve quasi improvvisamente, e tanto modestamente da dovere implorar perdono, come opera di ripiego”. Pochi furono gli applausi che ricevette dai rari spettatori presenti in teatro ed essi andarono soprattutto alla prima donna Bonovelli l’unica che se li meritasse. Degli altri suoi compagni ignoriamo i nomi1208 . Per la stagione dell’autunnino, dopo un periodo di oblio, si diede spazio a Donizetti, con la sua Maria di Rohan, un’opera che richiedeva interpreti di prim’ordine per brillare al massimo mentre coloro che erano stati scritturati per eseguirla lasciarono molto a desiderare. Essi erano il soprano Ferlotti, il baritono Valle, il tenore Ferrari e il contralto Levi. Tra tutti, il migliore forse fu il Ferrari, debuttante, che pur essendo molto emozionato, fu l’unico ad essere meritevole di applausi1209. Molto più favorevole, quasi trionfale, fu invece l’accoglienza tributata alla Traviata, il capolavoro verdiano allestito dopo Maria di Rohan, e ciò grazie a una splendida interpretazione datane dal soprano Elvira Demi, ben nota ai frequentatori del Carcano. Con lei c’era il tenore Villa e il baritono Viganotti, due valorosi artisti che si meritarono anch’essi la piena approvazione del pubblico1210 . In una delle repliche dell’opera, si fece applaudire tra gli atti anche un bravissimo pianista, Benedetto Palmeri, che eseguì con grande maestria il Carnevale di Venezia del Beyer, i Pensieri sulla Sonnambula del

1206

“La Fama”, 16 luglio 1872.

“Gazzetta Musicale di Milano”, 8 settembre 1872; “Il mondo artistico”, 3 ottobre 1872. Proprio nel tempo in cui si dava al Carcano Don Bucefalo, veniva eretto a Milano, in Foro Bonaparte, un nuovo teatro, il Dal Verme (dal nome del suo proprietario, il conte Francesco Dal Verme). Progettato dall’architetto Pestagalli e inaugurato il 14 settembre con gli Ugonotti di Meyerbeer poteva contenere 2500 persone, ma non era privo di difetti. “La galleria – scrisse la “Frusta teatrale” -, la cui apparenza tanto seduce, è invece malissimo disposta, poiché la sua altezza fa sì che da molti posti non si può vedere sul palcoscenico, e da moltissimi nulla si potrà vedere allorché vi saranno le rappresentazioni equestri nella platea”. E più avanti: “Circa poi alle condizioni acustiche, ciò che è principalissimo da tenere in conto, pure esse sono difettose, poiché sia per manco di armonicità, sia per essere soverchia, fatto è che i suoni non sempre riempiono tutto l’ambiente, e non sempre si riproducono all’orecchio dell’uditore lindi, spiccati, precisi, come escono dalla gola del cantante o dallo strumento del suonatore”. Cfr. “Frusta teatrale”, 20 settembre 1872. Passano circa tre mesi, ed ecco spuntare a Milano un’altra sala teatrale, il teatro della Commedia (3 dicembre), il futuro Manzoni. Ma se prendevano vita a Milano due nuovi teatri un altro chiudeva per sempre i suoi battenti. Era, questo, il Re che, inaugurato nel 1813, quando Milano era occupata dai francesi, si chiuse il 3 giugno 1872. Nei suoi cinquantanove anni di vita era passato dalla commedia all’operetta, dall’operetta al melodramma e al dramma costituendo per tutta l’aristocrazia milanese un punto di riferimento con spettacoli generalmente di buon livello, concorrenziali a quelli del Carcano. 1207

1208

“La Fama”, 24 settembre 1872.

1209

“Il mondo artistico”, 15 ottobre 1872.

1210

“La Fama”, 15, 22 ottobre 1872.


!219 Leybach e un’aria su motivi napoletani, mostrando di essere già sulla strada di emulare “i più valenti dell’arte sua”1211. Nel corso della stagione, molto attesa era una nuova prima donna che si fece udire nel Faust dato dopo Traviata. Veniva da Napoli, si chiamava Laura Carini, ed apparteneva ad una cospicua famiglia della città partenopea. “Essa era sospinta – scrisse la “Fama” – dalla più prepotente vocazione all’arte, a peritarsi alle scene melodrammatiche con quest’opera del Gounod, bella e melodiosa talvolta, ma certo di grave difficoltà”. Allieva, al Conservatorio di Napoli, dell’ottimo maestro Guercia, essa fece una prestazione molto positiva che le valse la piena approvazione del pubblico. “Fu un’adorabile Margherita – scrisse ancora la “Fama” – e il pubblico la festeggiò del suo meglio con plausi e chiamate in copia, tanto al finire de’ suoi pezzi, che al calar della tela ad ogni atto”. Con la Carini c’era il tenore Tommaso Villa, un artista intelligente che impersonò Faust, il baritono Vittorio Carpi (Valentino), anch’egli dotato di buoni mezzi, e il baritono Augieri, un Mefistofele che talvolta cantava stonato. Sul podio c’era il maestro Casati che diresse l’orchestra con amore e zelo. Discreta la prova dei cori. Come il solito però l’opera era stata allestita con un numero ridotto di prove e ciò non favorì il suo esito complessivo che avrebbe potuto essere sicuramente molto migliore1212 . Uno spettacolo inedito non solo per il Carcano ma per la stessa Milano fu Reginella, del maestro Gaetano Braga (testo di A. Ghislanzoni, “prima”, Lecco 1871). Molti furono gli applausi con cui il lavoro fu accolto, ma per la “Fama” essi non erano meritati. Scrive, infatti, il giornale milanese: “[La musica] difetta un po’ troppo d’invenzione e prende a prestito dappertutto, non ha per ciò uno stile proprio, ma ondeggiò fra tutte le varie scuole e fa talvolta capolino all’avvenire”. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Giacomo Ferrari (Mario), Elvira Demi (Adelia), Ignazio Viganotti (Enrico D’Averne), Faustino Molla (Brisson), Pietro Ferrario (D’Harvé), Ettore Marcassa (Frate Lorenzo)1213. Tra tutti, assai brava fu la ben nota Elvira Demi (“cantò con sentimento, con maestria, con ingegno di vera attrice-cantante”), coadiuvata efficacemente dal giovane tenore Ferrari e dal baritono Viganotti, entrambi festeggiati dal pubblico. Spettacolo quindi lodevole “che merita di essere udito” e che attrasse una volta tanto molti spettatori1214. Ma c’era, di questa ricca stagione, e ancor più atteso, un altro melodramma, nuovo di zecca. S’intitolava David Rizio ed era stato scritto dal giovanissimo maestro sassarese Luigi Canepa su libretto di Enrico Costa. L’opera non dispiacque al pubblico, che, generosamente, non le fece mancare i suoi applausi. Certo, il libretto era una modesta cosa (“poverissimo per condotta, per caratteri, per ispirazione poetica”), ma la musica, pur nella sua mescolanza di stili diversi, aveva una sua validità, una sua freschezza. Parlandone, il Cominazzi, direttore della “Fama”, scrisse: “Eccoci musica piena di giovinezza e non povera d’inspirazione, nella quale il nuovo maestro si propose di giovarsi del più libero eccletismo, spigolando fra i molti, massime in Verdi ed in Gounod, mostrandosi proclive allo stile d’amendue, imitandone il passato di quello, e l’avvenire di questo, colpa, crediamo, l’educazione, che non può affatto rinnegare l’arte propria, rappresentata dall’autore del Nabucco, mentre congiura contro essa accettando a chiusi occhi le teorie degli avversari stranieri (…) Il Canepa non accenna appunto perciò ad uno stile proprio, e può quindi richiamarsi ad altra via, e colle forze dell’ingegno rifiorire l’arte italiana, pura, semplice, immaginosa, con opere che possano mantenerla in onore e provare ai popoli nazionali e forestieri Che l’italo valor non è ancor morto”. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Federica Meyer (Maria Stuarda), Vittorio Carpi (Enrico Darnley), Giacomo Ferrari (David Rizio), Ida Valerga (Contessa D’Argyl), Riccardo Romani (Lord Rutwen), Pietro Ferrario (Lord Morton), A. Collardini (Lord Randolf), Luigi Bardellini (Montgeron)1215.

1211

“La Fama”, 22 ottobre 1872.

1212

“La Fama”, 29 ottobre 1872.

1213

Il libretto di Reginella è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

1214

“La Fama”, 5 novembre 1872.

1215

Il libretto di David Rizio è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.


!220 Bene si comportarono soprattutto il tenore Ferrari e il baritono Carpi, accettabili la Valerga, una giovane esordiente americana, e la Meyer. Cori e orchestra mediocri1216 . Dopo la nuova opera del Canepa, il Carcano, si aprì per ospitare il Nabucco che grazie a una discreta compagnia di canto fu accolto abbastanza bene. I più applauditi tra gli interpreti furono il soprano Mosconi e soprattutto il baritono Viganotti, che interpretò la parte di protagonista colla solita bravura. Discreti furono il basso Augieri e il contralto Ferdinanda Capelli. Benissimo l’orchestra e i cori, mediocre la messa in scena1217 . Conclusa la stagione dell’autunnino, subentrò quella del carnevale che prese il via, anticipatamente, il 21 e non il 26 dicembre. Il primo lavoro ad essere messo in scena fu L’Ebreo di Giuseppe Apolloni, mai rappresentato prima d’ora al Carcano (testo di A. Boni, “prima”, Venezia 1855). L’opera, musicalmente, ebbe un mediocre successo, ma gli interpreti non dispiacquero e il pubblico li premiò con i suoi applausi. Essi erano il soprano Cavedani, il tenore Panzeri, il baritono Nardini e il basso Moretti, citati senza commenti dalla “Fama”1218 . 1873 Come secondo spettacolo carnevalesco fu allestito un lavoro del maestro Gaetano Braga, Gli Avventurieri, anch’esso nuovo per il Carcano (testo di A. Ghislanzoni, “prima”, Milano 1867). L’opera, interpretata da Bottero, Airoldi, Parasini e Bernasconi, più le signore Maria Lucchetti e Rosina Novetti, attirò pochi spettatori ed ebbe un esito incerto. Tra gli esecutori, buona prova fu quella del Bottero “il quale si mostra veramente grande artista” costituendo in sostanza il sostegno dello spettacolo. Discreto fu pure il tenore Parasini applaudito soprattutto nella sua bella romanza del secondo atto. Orchestra egregiamente diretta dal maestro Kuhon1219 . Agli Avventurieri seguì un’opera di sicura presa sul pubblico: Crispino e la Comare dei fratelli Ricci, più volte data al Carcano, mantenendosi col passare degli anni sempre giovane e vitale. Per la sua musica gaia e brillante, anche questa volta piacque molto, ma non dispiacquero anche i suoi esecutori, primo fra tutti il Bottero, che nella parte del ciabattino-dottore, si mostrò, come sempre, un vero mattatore. Con lui bene si comportarono la Trebbi, buona cantante e ottima attrice, il Parasini, tenore di non mediocri mezzi, e il basso Grassi1220. Altro lavoro in cui Bottero ebbe applausi a iosa e chiamate alla ribalta, fu il Birraio di Preston di Luigi Ricci, dato solo una volta al Carcano, nel 1862. Compagni del Bottero furono ancora una volta la Trebbi e il Parasini, autori anch’essi di una lodevole prestazione1221 . Dopo il Birraio seguì Don Checco, un’opera buffa di Nicola De Giosa, inedita per il Carcano (testo di A. Spadetta, “prima”, Napoli 1850). Assente il Bottero, vi primeggiò questa volta il buffo Valentino Fioravanti, un artista dotato anch’egli di una notevole vis comica, molto apprezzata dal pubblico. Con lui bene si comportarono il soprano Irma De Sessi e il tenore Parasini1222 . L’ultimo spettacolo della stagione carnevalesca, che si caratterizzò per l’esecuzione di opere inedite per il Carcano, fu Papà Martin di Antonio Cagnoni, nuovo anch’esso (testo di anonimo, “prima”, Genova 1871). La sera in cui il lavoro fu dato gli spettatori in teatro erano moltissimi, a riprova della felice scelta fatta dall’impresario. Ancora una volta, colonna dello spettacolo fu Bottero, artista dalla personalità travolgente, capace di far ridere e piangere insieme, accolto da calorosissimi applausi e numerose chiamate alla ribalta. Lodevoli con lui furono anche il Parasini, la Trebbi, il Fioravanti e il Comberloni1223 .

1216

“La Fama”, 19, 26 novembre 1872; “Il mondo artistico”, 26 novembre 1872.

1217

“La Fama”, 3 dicembre 1872; “Frusta teatrale”, 30 novembre 1872.

1218

“La Fama”, 29 dicembre 1872; “Frusta teatrale”, 30 dicembre 1872.

1219

“Frusta teatrale”, 30 dicembre 1872, 8 gennaio 1873.

1220

“La Fama”, 14 gennaio 1873.

1221

“La Fama”, 28 gennaio, 4 febbraio 1873.

1222

“Frusta teatrale”, 9, 19 febbraio 1873.

1223

“La Fama”, 3 marzo 1873.


!221 Finita la stagione di carnevale, imperniata tutta su Bottero, che ne fu il protagonista assoluto, una serata diversa dal solito fu quella del prestigiatore greco Melides che con i suoi giochi illusionistici riuscì a divertire gli spettatori del Carcano, generosi di applausi, ma molto scarsi di numero1224. Dopo di che dovevano passare tre lunghi mesi prima che il Carcano si riaprisse e ciò avvenne in estate per una stagione lirica allestita dall’impresario Sante Profondo che però visse una vita brevissima. Come primo spettacolo fu messo in scena Il Fornaretto del maestro Gualtiero Sanelli, mai dato prima d’ora al Carcano, il cui esito, secondo il “Mondo artistico”, fu buono (testo di A. Codebò, “prima”, Parma 1851). Commentando la rappresentazione, così ne scrisse il giornale milanese: “Al Carcano ha avuto esito sufficientemente lieto il Fornaretto del Sanelli; non è un’opera calda d’inspirazione, né scintillante di quei pregi che vanno direttamente al cuore dell’uditorio; però la ben ordita tessitura e vari pezzi d’incontrastabile effetto trattengono il pubblico con piena soddisfazione”. Quanto all’esecuzione, essa fu abbastanza buona e ciò grazie soprattutto al mezzosoprano Matilde Filippi che a una bellissima voce univa un pregevole metodo di canto. Con lei, applausi furono rivolti pure al soprano De-Maestri, al tenore Gozzolini, al basso De Serini e al baritono Panizza. “Peccato che il caldo – scrisse il “Mondo artistico” alla fine del suo articolo – abbia cospirato contro lo spettacolo”1225. Ma forse insieme al caldo c’erano altre ragioni che tenevano lontani gli spettatori dal Carcano. Fatto sta che l’impresario, dissestato economicamente, chiuse il teatro, abbandonando, senza tanti scrupoli, la piazza1226. Saltata dunque la stagione estiva, in autunno ce ne fu un’altra che però ebbe anch’essa una brutta fine a riprova del difficile momento che il Carcano stava attraversando. Il primo spettacolo della stagione autunnale fu un impegnativo lavoro del maestro Petrella: I Promessi Sposi, già dato nel 1871, il cui esito fu poco felice. Ciò soprattutto a causa di una inadeguata interpretazione del carattere della protagonista datane dal soprano Ida Cristino, esordiente (Lucia). Questa cantante difettava soprattutto nelle note basse e nelle medie, mentre aveva invece degli acuti abbastanza buoni di cui però abusava senza regola e misura. Molto migliore della sua, fu, invece, la prestazione del tenore Vincentelli che nella parte di Renzo cantò benissimo ricevendo dal pubblico calorosi applausi. Bravissimo fu pure il baritono Giraldoni, un Don Rodrigo già da lui interpretato nel 1871. Gli altri interpreti erano il buffo Marchisio (Don Abbondio), poco efficace perché indisposto, la De-Fanti (Perpetua) e il basso Furlan (Fra Cristoforo), il meno dotato tra tutti gli esecutori. L’orchestra, sotto l’abile direzione del maestro Bernardi, si comportò molto bene1227. Dopo l’opera del Petrella fu dato un lavoro inedito per il Carcano: Le Educande di Sorrento, del maestro Emilio Usiglio (testo di R. Berninzone, “prima”, Firenze 1869). L’opera, dalla musica briosa e scorrevole, non dispiacque al pubblico che per udirla intervenne numeroso a teatro. Gli interpreti furono la Sainz, ottima artista, ben nota agli spettatori del Carcano, la De- Fanti, il tenore Setragni, il buffo Marchisio e il baritono Marucco, tutti, chi più chi meno, applauditi1228. Successivamente alle Educande di Sorrento fu allestita un’opera di Alessandro Marchetti: Ruy Blas, anch’essa mai data prima d’ora al Carcano (testo di C. D’Ormeville, “prima”, Milano 1869). L’opera, che alla Scala, nelle sue due uniche rappresentazioni, era stata applaudita senza troppi entusiasmi, al Carcano piacque molto lasciando il pubblico completamente soddisfatto. Tra gli interpreti emerse il Vincentelli che nella parte di protagonista mostrò tutte le sue virtù sia di cantante e sia di attore meritandosi molte chiamate al proscenio. Con lui ottima prestazione fu anche quella della prima donna Rosina Fiorentini Marangoni (Regina) di cui così scrisse la “Fama”: “Ha ingegno, ha cuore, bella persona, arte di scena, e porge con quell’accento che affascina e persuade a seconda dei più o men vivi colori del dramma”. Gli altri elementi della compagnia di canto erano il Giraldoni (Don Sallustio), dalla perizia “più unica che rara”, la Verati, spigliata e valente nel canto (Casilda) e il basso Furlan, tutti ben accolti dal pubblico. Bene anche l’orchestra diretta con polso dal maestro Bernardi1229. 1224

“La Fama”, 11 marzo 1873.

1225

“Il mondo artistico”, 22 luglio 1873.

1226

“La Fama”, 15, 22 luglio 1873.

1227

“Frusta teatrale”, 19, 30 ottobre 1873.

1228

“La Fama”, 3 novembre 1873.

1229

“La Fama”, 25 novembre 1873; “Frusta teatrale”, 30 novembre 1873.


!222 Con l’opera di Marchetti la stagione autunnale sembrava aver preso una piega favorevole, ma evidentemente le cose stavano diversamente da come apparivano. Tutto, infatti, precipitò all’improvviso e la stagione finì malamente senza alcun altro spettacolo. A spiegazione di ciò così scrisse la “Fama”: “Al Carcano una rivoluzione, non di palazzo, ma economica, cagionò il ritiro dell’impresario (che trovavasi sepolto in un grosso deficit), al quale dovea subentrare il maestro Domenicetti [sic per Dominiceti], acciocché vi si potesse rappresentare l’opera da lui composta, e ridare il ben accetto Ruy Blas, cagione di tanti applausi per la signora Fiorentini-Marangoni, per Vincentelli e per gli altri artisti. Fatti però meglio i conti, si trovò partito più acconcio dare la nuova opera al Dal Verme coll’intera compagnia del Carcano”1230. 1874 Quest’anno fu assai povero di spettacoli perché il Carcano rimase chiuso diversi mesi a causa d’importanti lavori di restauro cui fu sottoposto. Gli spettacoli quindi furono sostanzialmente due: nel primo si produsse il negromante e giocoliere Philippe, “dottore in magia bianca od egiziaca” che con i suoi giochi interessanti e originali stupì e divertì gli spettatori1231 ; nel secondo si esibì un gruppo strumentale chiamato “Le Dame Viennesi”, molto bene affiatato e agguerrito che attirò però un pubblico scarso1232. Dopo di che, bisogna giungere alla fine dell’anno, addirittura al 19 dicembre, giorno in cui il Carcano, finalmente riaperto, si mostrò al pubblico rinnovato e abbellito. E fu un lavoro di ripristino non da poco poiché il teatro fu dotato di un nuovo vestibolo circolare, ampio e spazioso, e di un nuovo sipario. Di ciò è testimone la “Fama” di cui riproduciamo qui le sue osservazioni (ma un po’ tutta la stampa di Milano si occupò della bella novità): “Gittate le vecchie vestimenta, fattosi bello e nuovo per cura ed ingegno dell’architetto Sfondrini, dopo un lungo silenzio questo teatro si riaperse la sera del 19 dicembre. Corsero dalla sua fondazione quasi ottant’anni, nei quali ebbe splendide fasi, perocché Giuditta Pasta vi cantò Giulietta e Romeo dello Zingarelli e vi destò un tanto fanatismo che le furono staccati i cavalli dalla carrozza all’uscire dal teatro e la si trasse a braccia dalla folla esultante: perocché nel carnevale 1830 Donizetti vi scrisse l’Anna Bolena e Bellini La Sonnambula interpreti Giuditta Pasta e G. B. Rubini. Ed offerse e prima e poi splendidi spettacoli, e vi recitò il Modena, maestro dell’arte nuova, e fu al Carcano nell’Edipo d’Eschilo, risuscitato appunto dal Modena nella sua terribile maturità, che Ernesto Rossi colse la sua prima fronda d’alloro declamandovi ne’ cori, e vi recitarono la Marchionni, Adelaide Ristori e Tommaso Salvini. “Serbando la sua armoniosa sonorità, nella quale nessuno il vince dei molti teatri di Milano, con un nuovo atrio, decorato con ricchezza ed eleganza auspice il miglior buon gusto, il teatro Carcano, ora di proprietà Martinelli [sic per Martinetti], è nel suo genere classico, dopo la Scala, il migliore della nostra città. Così questo suo magnifico ringiovanirsi gli porti fortuna e desti nella numerosa e ricca popolazione di Porta Romana quella gara nobilmente ambiziosa, che trae gli abitanti del centro della città ad amare e favorire gli spettacoli della scena. Il quartiere di Porta Romana, superbo del suo teatro, gli giuri e tenga fede coll’accorrere ad affollarvisi. L’esempio chiamerà i cittadini delle altre parti di Milano, ed in breve, son certo, vedremo rinnovarsi gli splendidi fasti del passato”1233 . Molto più particolareggiato e critico è il resoconto sul restauro del Carcano redatto dall’appendicista Filippo Filippi della “Perseveranza”, interessante anche per le notizie inedite che dà circa l’incredibile stato d’incuria e di degrado in cui da tanti anni versava il teatro di Porta Romana: “Anche il vetusto e remoto Carcano ha voluto rimpannucciarsi, rimettersi a nuovo, e davvero la trasformazione è tale da non rimanere vestigia della puzzolenta riputazione di quell’altro. E’ stata molto ingegnosa la riduzione del nuovo atrio circolare, quantunque nella fisionomia architettonica arieggi troppo il mausoleo od il tempietto da giardino. Tutto all’ingiro della cornice vi sono busti maschili e femminili, senza designazione di nomi; presumibilmente sono celebrità artistiche, ma è pretender troppo che se ne debba indovinare i nomi da una rassomiglianza di gesso la quale non è garantita come quella della fotografia. Fra quei busti parvemi notare Rossini, ma vi somiglia poco, come non vi somiglia poi niente affatto quello 1230

“La Fama”, 2 dicembre 1873. L’opera del Dominiceti fu poi Morovico.

1231

“La Fama”, 3 marzo 1874.

1232

“La Fama”, 14 aprile 1874.

1233

“La Fama”, 29 dicembre 1874.


!223 dipinto a fresco sulla sommità del bocca scena; quella pittura, malamente abborracciata, apparteneva al vecchio recinto, e non so perché l’architetto ristauratore l’abbia voluta conservare. L’interno della sala è decorato tutto in rosso e bianco; troppo rosso e troppo bianco; un qualche filo d’oro, un qualche intreccio di fiori avrebbe rotta quella impertinente monotonia. All’effetto chiassoso contribuisce anche un’illuminazione splendida come non siamo abituati a vederne a Milano, giacché alla Scala di solito fa un buio pesto, ed all’aristocratico Manzoni non si possono nemmeno leggere i programmi degli spettacoli. “L’ornamentazione dei parapetti, in tutti gli ordini dei palchi, al teatro Carcano, è in rilievo con certi scudetti alternati in cui stanno scritti nomi di più o meno illustri compositori. Non ho mai veduta una più strana accozzaglia di vivi e di morti, di celebri e di oscuri. Lo scudo su cui stanno codesti nomi è così piccolo da non ammettere quelli di molte lettere; Donizetti e Mercadante, per esempio, non ci stanno; ma ci sta Peri, Sanelli e Muzio. Quest’ultimo ha per suo vicino Mozart; nientemeno che Mozart. Io credo che il bravo Muzio, il quale deve essere modesto quanto è valente, sarà sorpreso più d’ogni altro quando vedrà il suo nome accanto a quello dell’autore del Don Giovanni. “Una delle calamità del vecchio Carcano era la nessuna confortabilità per gli spettatori, il vento che tirava da tutte le parti, il tanfo nei corridoi, la durezza dei sedili nei palchetti. Mi sembra che anche nell’attuale teatro si sia pensato più ad abbagliare gli occhi, dimenticando di porre gli spettatori al riparo dalle infreddature. Nell’atrio si gela; nel caffè vicino avvi un pavimento alla veneziana, che mette il freddo, solamente a vederlo. Nei palchetti poi la nudità, la povertà, la desolazione. Quattro scanni imbottiti alla men peggio e niente altro: per terra quadrelli freddi ed umidi; sulle pareti nemmeno un chiodo per attaccare un cappello od uno scialle d’una signora. Spero che questo stato miserando sarà provvisorio, e lo sperano con me tutte quelle povere signore che sabato sera intirizzivano, non sapendo dove mettere i loro piedini gelati, né che fare dei loro mantelli, dei loro scialli, delle loro pelliccie. Senza pretendere il tappeto asiatico dei palchetti del Teatro Manzoni, si domanda, se non altro, un paio di metri di volgarissima stuoia. Il nuovo ristauro del Carcano produsse un fenomeno ottico, abbastanza singolare; la sala sembra divenuta più piccola e più alta. Essa però conserva sempre l’altissimo pregio d’un’acustica perfetta, giovevole alla voce dei cantanti…di quelli specialmente, non iscarsi di numero, che ne hanno poca”1234 . Interessante è pure il breve articolo sul nuovo Carcano pubblicato dalla “Gazzetta Musicale di Milano” che accenna al nuovo sipario dipinto dallo scenografo Carlo Ferrario, pittore di buon nome, molto attivo alla Scala: “Ieri (domenica) ebbe luogo l’inaugurazione del Teatro Carcano rimesso a nuovo; gran folla in platea e nei palchi: fu trovato bello tutto; il bianco con ornati di stucco dei palchetti, le decorazioni eleganti e leggiere della volta, il sipario dello scenografo Ferrario, e più di tutto il nuovo vestibolo a forma di rotonda che l’architetto Sfondrini ha trovato non si sa dove. L’ingresso ora è comodo ed elegante, e il Carcano è senza esagerazione un teatro che regge al confronto del Manzoni”1235 . L’ultimo resoconto che presentiamo relativo al restauro del Carcano lo desumiamo dal “Mondo artistico” che tra le altre notizie nomina, come promotore del restauro, l’attuale proprietario del Carcano, il sig. Martinetti ( di cui purtroppo non siamo riusciti a reperire alcuna notizia biografica): “Il teatro Carcano è stato riaperto dopo lunghe vacanze, durante le quali fu rimesso a nuovo a spese del proprietario Martinetti, ed a cura dell’ingegnere Sfondrini. Il Carcano era già uno dei teatri meglio costrutti e più armonici di Milano; ora è divenuto altresì uno de’ più eleganti. Vi mancava un luogo di trattenimento fra un atto e l’altro: ora questo luogo c’è, ed è una comoda sala, che precede la platea, con ornati di stile bramantesco che riescono di molto effetto. “L’interno del teatro fu tutto ridipinto e tappezzato a nuovo, e le tinte e i panneggiamenti o gli ori furono con molto gusto armonizzati. Lo scenografo Ferrario dipinse un sipario-comodino che fu molto lodato. “Ad eccezione del Santa Radegonda, i teatri di Milano hanno fatto grandi progressi in fatto di comfort in questi ultimi anni. Il Martinetti ha compreso che il suo teatro eccentrico non avrebbe potuto sostenere la

1234

“La Perseveranza”, 23 dicembre 1874.

“Gazzetta Musicale di Milano”, 20 dicembre 1874. Il teatro Manzoni – ex Commedia – così chiamato per onorare lo scrittore morto il 22 maggio 1873, aveva tre ordini di palchi e una galleria. I palchi erano 20 per ciascun ordine oltre due palchettoni in secondo e terzo ordine. Era capace di 1200, 1300 persone. Si trovava in Piazza S. Fedele e fu distrutto dai bombardamenti nel 1943. 1235


!224 concorrenza del Dal-Verme, del Castelli, se non veniva trasformato secondo le nuove esigenze. Confidiamo che il successo risponderà ai suoi sforzi coraggiosi”1236 . Per l’inaugurazione del Carcano rinnovato si pensò di mettere in scena la Forza del destino di Verdi che per il Carcano era una novità assoluta (testo di F. M. Piave, “prima”, San Pietroburgo 1862). L’opera fu interpretata da un’apprezzabile compagnia di canto che aveva come elemento di punta il soprano Enrichetta Berini-Maini. Di lei, tornata in patria dopo essere stata all’estero per molto tempo, così scrisse la “Fama”: “Cantò infatti deliziosamente con quella sua voce armoniosa e toccante, alla quale la passione dà nerbo e slancio; e devesi a lei se fortuna si mostrò tanto benigna allo spettacolo sin dalla prima sera, emergendo essa specialmente nel finale ripetuto e nell’aria”. Più che discreto fu pure il tenore Frapolli, compagno della Berini, che pur senza possedere una voce particolarmente bella seppe servirsene con intelligenza. Con lui, gli altri interpreti della Forza del destino furono il giovane mezzosoprano Preziosi, di origine americana, che impersonò con bella disinvoltura il personaggio di Preziosilla (la pronuncia era però incerta), il baritono De Antoni e l’altro baritono Azzalini, un Melitone non privo di buoni mezzi. Apprezzabile l’orchestra, diretta dal maestro Gialdini, discreti i cori e sontuoso l’allestimento, con scene molto ben riuscite del Ferrario1237 . 1875 Il nuovo anno si aprì con un’opera inedita per il Carcano, vale a dire Marta di Flotow, che ottenne un esito accettabile (testo di W. Friedrich, “prima”, Vienna 1847). Tra i cantanti si distinsero soprattutto il soprano Chiomi e il tenore Armandi-Villa, entrambi dotati di bella voce e di calore drammatico. La Chiomi era una giovane cantante straniera qui al suo debutto, che fece capire di essere destinata a una carriera fortunata. Altri interpreti dell’opera furono il baritono Moragas e il contralto Caracciolo, autori di una prestazione discreta. Nel complesso quindi uno spettacolo dignitoso, seguito però da pochi spettatori1238 . Alla Marta seguì Un ballo in maschera accolto, la prima sera, senza lodi e senza biasimi. Tra gli interpreti, il migliore fu il baritono Azzalini, dotato di bella e robusta voce. Gli altri erano il soprano Baratti, dal canto gradevole, il tenore Bicchielli e il contralto Gigli. Meglio le cose andarono alla seconda rappresentazione quando i cantanti più sicuri di sé fecero una prestazione più convincente, premiata da molti applausi1239. Assai migliore fortuna ebbe, dopo il Ballo in maschera, Guarany, che al Carcano non era mai stato rappresentato. Scritto dal maestro brasiliano Carlos Gomez su testo di A. Scalvini e C. D’Ormeville, aveva avuto il suo trionfale battesimo alla Scala nel 1870, al punto di far balzare a grande fama il suo autore. Fu un successo, questo, che, seppure in misura minore, avvenne anche al Carcano e ciò grazie soprattutto alla splendida prestazione fornita dal soprano Berini-Maini già così apprezzata nella Forza del destino: “Fu dessa l’acquisto migliore e il più solido sostegno dello spettacolo ammanito dai proprietari impresari, e debbesi ad essi il merito d’avere offerto il destro all’egregia attrice cantante il farsi nuovamente ammirare in patria. La Berini cantò e rappresentò tutta la sua parte con quell’intelligenza, con quel cuore, con quell’arte, che sono qualità esclusive dei grandi artisti”. Con la Berini, ottimo fu pure il tenore Castelli, che piacque per la voce vigorosa e la forte presenza scenica. Gli altri erano il D’Antoni, il Daneri, il Campelli, il Parolini e l’Hericourt. Belle le scene, discreti i cori e buona l’orchestra1240. Al Guarany seguì, come ultima opera di primavera, la Jone del Petrella che, discretamente eseguita, fu accolta favorevolmente dal pubblico. Gli interpreti furono il soprano Fiorentini-Marangoni, il contralto Razzani, il tenore Franco e il baritono Magnani. Pregevole fu soprattutto la prestazione del Franco “che promette brillare in breve su assi sceniche di ben maggiore importanza”1241. 1236

“Il mondo artistico”, 23 dicembre 1874.

1237

“La Fama”, 29 dicembre 1874.

1238

“Il mondo artistico”, 15 gennaio 1875.

1239

“La Fama”, 26 gennaio 1875.

1240

“La Fama”, 2 marzo 1875.

1241

“Il mondo artistico”, 9 marzo 1875.


!225 Terminata la stagione di primavera, avrebbe dovuto iniziare quella estiva, ma essa, essendo solitamente poco frequentata, saltò e così si passò direttamente alla stagione autunnale, inaugurata col Freischutz di Weber. L’opera, che al Carcano era stata data una sola volta nel lontano 1856, attirò uno scarso pubblico che l‘accolse senza molto entusiasmo. Tra gli interpreti, si fece notare soprattutto la prima donna Bianca Blume, che fece mostra di mezzi non comuni. Tornata da poco da un giro artistico in Germania essa, nel ruolo di Agata, sia come cantante e sia come attrice, fece una prestazione molto buona, apprezzata particolarmente dagli spettatori. Con lei c’era il mezzosoprano Bardelli (Annetta), allieva del Conservatorio milanese, che alla bellissima voce univa calore e slancio drammatico di molto effetto. Tra gli uomini, ottimo fu il basso Atry (Gaspare), dalla voce fresca, calda, intonata ed estesa. C’erano poi il tenore Zennari (Max), dal metodo eccellente, e il baritono Cornago. Modesto l’allestimento scenico e ancor più modesta l’orchestra, con la sezione violini ridotta al minimo. Direttore ne era il giovane e volonteroso maestro Rasori, ma “non si può cavar sangue da una rapa”, scrisse il “Mondo artistico”, e i risultati, a partire dall’ouverture, eseguita malissimo, erano lì a dimostrarlo1242. All’opera di Weber, seguì un lavoro di Donizetti, non molto eseguito al Carcano, vale a dire Don Sebastiano (l’ultima edizione risaliva al 1854). L’opera, con cui Donizetti aveva chiuso la sua feconda carriera, ebbe “il più felice successo” con vivi applausi ai cantanti che l’eseguirono. Essi erano la prima donna Marinelli (Zaida), il tenore Bardi (Don Sebastiano), il baritono Valden (Camoens), l’Atry (Don Giovanni), il Ceresa (Abajaldo), il Cornago (Don Selini), e i comprimari Rincon, Elfi e Arnoldi. Sulla Marinelli, la “Fama” scrisse: “Fu una gentile e brava Zaida, e sebbene esordiente appagò l’aspettativa dell’universale che la applaudì e la domandò più volte”. Molto apprezzato fu anche il Valden, artista in possesso di notevoli mezzi e all’altezza del personaggio che interpretava. Benissimo, questa volta, l’orchestra, guidata sempre dal maestro Rasori, che pur essendo ancora inesperto, per le sue indubbie qualità, faceva presagire una carriera ricca di successi. Con l’opera fu dato anche un intermezzo danzato, definito, per la sua mediocrità, “infelicissimo”1243. Altro esito positivo ebbe pure l’opera messa in scena dopo Don Sebastiano, cioè Lucia di Lammermoor, che non si dava dal 1866 e che chiuse la stagione autunnale. Nel ruolo principale di Lucia c’era la prima donna Laura Zagury-Harris, una bravissima artista di cui la “Fama” tessé questo elogio: “Possiede voce bella, estesa, intonatissima, ed ha una stupenda mezza voce, ed inoltre tale facilità di vocalizzi da profondere le più granite agilità, trilli, gorgheggi, e via via senza fallire un momento, spargendone a piena gola dove si richiede, come nell’aria, ma senza tradire altrove la giudiziosa espressione musicale”. Nella parte di Edgardo c’era il tenore Vicentelli [sic per Vincentelli], che per la sua pregevole prestazione fu anch’egli premiato da vivi applausi. Veniva poi il baritono Valden che “emulò se stesso, eseguendo mirabilmente la parte di Aston come quella di Camoens: fu attore e cantante degno dei massimi encomi”. Ottima, come il solito, l’orchestra1244 . Conclusa felicemente la stagione d’autunno, il 26 dicembre prese il via quella di carnevale, ma iniziò male, e ciò per un’inadeguata esecuzione dell’opera d’apertura, il Faust, che richiedeva una valida compagnia di canto. Tra gli interpreti, c’era il tenore Da Caprile, esordiente, che, indisposto, a fine opera si sciolse dal contratto. Con lui c’erano due elementi dalle capacità limitate: il baritono Utto e il basso Melzi. Veniva poi il soprano Moroni, “che ha buoni mezzi e buonissime disposizioni, ma ancora troppo incerta nel suo canto e nell’azione”. Quanto all’orchestra, essa era “una vera ira di Dio” e il direttore Rasori, pur con tutta la sua buona volontà, riuscì a ottenere solo scarsi risultati1245 . 1876 Dopo un certo numero di repliche del Faust, migliorato nell’esecuzione (fu assunto anche un nuovo tenore, certo Bignardi, che si rivelò artista molto dotato), il Carcano ospitò un lavoro di Verdi generalmente ben accolto, vale a dire il Trovatore. Scarse però sono le notizie che abbiamo sul suo esito. Desunte dal “Mondo

1242

“Il mondo artistico”, 14 novembre 1875.

1243

“La Fama”, 23 novembre 1875.

1244

“La Fama”, 7 dicembre 1875.

1245

“Il mondo artistico”, 31 dicembre 1875.


!226 artistico”, esse dicono solo: “Il Trovatore ebbe ad esecutori la signora Steffanini (che non è la SteffaniniDonzelli), il tenore Rocchi, il baritono Utto e il mezzosoprano Galliani (Azucena), tutti applauditi”1246. Dopo il Trovatore fu dato, per poche sere, un altro lavoro di Verdi, Nabucco, messo in scena con poche prove e quindi destinato all’insuccesso. I cantanti talvolta furono anche applauditi, ma nel complesso si rivelarono impreparati e inadatti alle loro parti. Essi erano il basso Melzi, la prima donna Parcolini e il baritono Borzelli. Tale insuccesso, unito ai mediocri esiti delle opere precedenti, mise in grave difficoltà l’impresario che diede forfait chiudendo la stagione1247. Dopo un mese di silenzio, il Carcano si riaprì in primavera per ospitare due sole opere: il Trovatore e Atala, quest’ultima nuova di zecca. Il Trovatore ebbe una buona esecuzione, tale da soddisfare il pubblico che non lesinò i suoi applausi a tutti i cantanti, impegnati a fare bella figura. Essi erano Stella Bonheur, contralto, che interpretò il ruolo di Azucena “in un modo così splendido, che dalla Brambilla in poi non si ha memoria di meglio”, il tenore Vicentelli [sic per Vincentelli], applauditissimo nel famoso brano Di quella pira, il soprano Carlotta Bassi, “cantante egregia, con buona ed estesa voce”, il baritono Pogliani e il basso Pozzi. Ottimi i cori e l’orchestra. “E’ spettacolo – scrisse il “Mondo artistico” – che chiama a quel lontano teatro e che merita di essere veduto”1248. Quanto all’Atala, essa era stata scritta dal maestro Carlo Gallignani, che ne fu anche impresario (il testo era di Marco Praga che l’aveva derivato dall’Atala di Chateaubriand). Sulla musica, più aperta al futuro che al presente, il Cominazzi, direttore della “Fama”, dette questo severo giudizio: “Il Gallignani non pensò che lo scrittore di un’opera dee curare il presente, e non preoccuparsi soverchio dell’avvenire, avvegnaché dee piacere a quegli uditori che sono i giudici naturali del suo lavoro. Lo che non vuol dire ch’egli non mostri di avere studiato, anzi per converso d’avere studiato troppo; d’onde quello spirito d’imitazione che talvolta s’appropria l’altrui eziandio nella condotta e nel colorito. E’ vizio deplorabile, del quale dee fare larga ammenda altra volta giovandosi da per sé delle proprie idee”. Gli applausi al nuovo lavoro tuttavia non mancarono ed essi premiarono i tre principali interpreti vale a dire il soprano Bernau, il tenore Vicentelli [sic per Vincentelli] e il baritono Pogliani. Bene l’orchestra, diretta dall’autore1249 . Per il Carcano, questo fu l’ultimo spettacolo del 1876. Il teatro, infatti, riaprì i suoi battenti solo nel gennaio del 1877. 1877 Il nuovo anno vide esibirsi al teatro di Porta Romana non cantanti ma attori, membri di una compagnia drammatica piemontese, la Cuniberti, che nelle serate del 17, 19 e 21 gennaio mise in scena rispettivamente: Le miserie ‘d moussù Travet, Le prosperità ‘d moussù Travet e Le sponde del Po1250 . Più avanti diede anche un nuovo dramma di Garelli intitolato: La Cabana del Re, seguito dalla commedia del Serbiani: La cetera d’ Lina, due produzioni che il pubblico, intervenuto numeroso a teatro, applaudì con calore1251. Altro lavoro della Cuniberti, accolto favorevolmente, fu Margritin d’ le violette (imitazione della Signora delle camelie), messo in scena per la beneficiata di Amalia Cuniberti, prima attrice1252 . In tale occasione, la piccola Gemma, sua figlia, declamò due belle poesie italiane di F. Zopegni di una delle quali si volle la ripetizione tra applausi entusiastici. “La piccola Ristori – scrisse il “Mondo artistico” – ha, come sempre, sorpreso, commosso e fanatizzato l’uditorio. La seratante ebbe pure molti onori e molti regali e fu in tutto il corso della rappresentazione meritamene acclamata”1253 . Altre notizie sulla Cuniberti non ne abbiamo. 1246

“Il mondo artistico”, 11 gennaio 1876.

1247

“La Fama”, 25 gennaio 1876.

1248

“Il mondo artistico”, 21 marzo 1876.

1249

“La Fama”, 4 aprile 1876.

1250

“La Lombardia”, 17, 19, 21 gennaio 1877.

1251

“La Fama”, 26 gennaio 1877.

1252

“La Fama”, 6, 13 febbraio1877.

1253

“Il mondo artistico”, 10 febbraio 1877.


!227 Dopo il carnevale, non certo esaltante, ci fu al Carcano, per la stagione di primavera, il ritorno alle opere di cui la prima fu un’assoluta novità, vale a dire: Isabella Spinola. Ne era autore Abbà Cornaglia, appena diplomato al Conservatorio milanese, che per la sua musica si era avvalso di un libretto di Jachino. Per il “Mondo artistico”, l’opera seguiva ambiziosamente le orme delle grandi opere-ballo alla Meyerbeer, richiedenti ben altro talento ed esperienza, ma il risultato non poteva che essere mediocre come, infatti, fu. Scrisse il giornale milanese: “L’Abbà Cornaglia ha il difetto dei giovani, la ridondanza. Scelga, dunque, quelli che sono suoi, tra i molti pensieri degli altri; moderi quel suo rumoroso orchestrale e lo tempri meglio; adoperi le meno trite fra le armonie e poi scriva pure un’opera di modeste proporzioni, ché si può diventar celebri anche scrivendo Norma di soli due atti”. Gli esecutori della nuova opera furono il tenore Runcio, in possesso di una bella voce, il soprano Pogliaghi, il baritono Cappelli e i bassi Mancini e Ghia, tutti, chi più chi meno, applauditi. Orchestra ben diretta dal maestro Bernardi1254. Saltata l’estate, la stagione lirica riprese in autunno con la Dinorah di Meyerbeer data al Carcano una sola volta nel 1868 e accolta con favore. L’opera andò in scena il 30 settembre e grazie a una buona esecuzione si guadagnò vivi applausi. Tra i cantanti, ottime furono le prime donne Bianca Monti e Camilla Giotti e tanto l’una che l’altra furono festeggiate e chiamate più volte al proscenio. Il tenore era Scarabelli, un artista intelligente che però esagerava nell’azione (“esagera nella scena; fa troppo; moderi l’azione e sarà assai più applaudito”). C’era poi il baritono Cabella, che per un’indisposizione non poté far molto, e l’altro tenore D’Ermance, richiesto dal pubblico di bissare la sua aria. L’orchestra, diretta con passione dal maestro Corbellini, “era angolosa, secca e non ben bilanciata fra gli ottoni e le corde”. Nel complesso lo spettacolo era accettabile ma ora si attendevano le repliche che lo avrebbero senza dubbio migliorato, cosa questa indispensabile per richiamar gente a teatro1255 . Alla Dinorah successe un’opera impegnativa di Donizetti: Poliuto, che non si dava dal 1868. Su di essa, così, brevemente, si espresse il “Trovatore”: “Il Poliuto piace molto al quintetto del secondo atto ed al duetto del terzo e procura applausi generali alla Palmieri (Paolina), un’attrice-cantante favorevolmente nota ad ognuno, al Fattorini (Poliuto), al baritono Mirski, ed al secondo tenore Pugi. Anche da parte dell’orchestra e dei cori, l’esecuzione è soddisfacente”1256. Nel corso della breve stagione autunnale, il Carcano aprì le sue porte anche a un celebre concertista di contrabbasso, anzi il più famoso di tutti: Giovanni Bottesini che con la sua arte inimitabile (era soprannominato “il Paganini del contrabbasso”) sbalordì gli spettatori affluiti numerosissimi a teatro. “Egli scrisse il “Trovatore” - affascina e commuove colla Fantasia sui Puritani; desta meraviglia coll’Elegia e colla Tarantella; in una parola entusiasma”1257. Passati due mesi, nuova apertura del Carcano con un’opera inedita, Cleopatra, composta dal maestro Virgilio Sacchi su libretto di Pietro Rabitti. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Giulietta Antuani (Cleopatra), Gio. Battista Baldini (Antonio), Virginia Donati (Ottavia), Adriano Acconci (Canidio)1258. L’opera, purtroppo, mostrò di essere una povera cosa senza forma e sostanza lasciando il pubblico deluso. Del resto, già una settimana prima che andasse in scena, c’era chi l’aveva giudicata “un componimento mostruoso che sarebbe nato e morto nella stessa sera” e ciò, con l’esecuzione, fu confermato. Il “Trovatore”, accennando alla musica, scrisse: “La musica del m.° Sacchi non appartiene a nessun genere; non trova segno di melodie primigenie, singolari, ben quadrate e spontanee, ma soltanto un’accozzaglia di frasi sconnesse e di natura diversa. Né si può dire, benché l’istrumentale si accurato, che la Cleopatra appartenga al genere dotto, dacché non v’è disegno, non condotta, non corrispondenza di parti, non relazione di sorte fra il carattere dei personaggi”. “Il mondo artistico”, 19, 28 maggio 1877; “Il Trovatore”, 27 maggio 1877. Maggio è il mese in cui morì, a 75 anni, il giornalista Pietro Cominazzi, molto stimato, e in cui cessò di uscire il suo giornale “La Fama” ( fondato nel 1836). 1254

1255

“Il mondo artistico”, 1 ottobre 1877.

1256

“Il Trovatore”, 14 ottobre 1877.

1257Ibid. 1258

Il libretto di Cleopatra è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.


!228

Quanto all’esecuzione, contribuì anch’essa a scontentare il pubblico perché lasciava molto a desiderare sia per le voci e sia per l’orchestra. La Antuani, infatti, prima donna, poté far poco perché colta dal panico (la parte inoltre non le si addiceva); c’era poi il tenore Baldini, esordiente, che mostrò di avere mezzi assai modesti. Meglio andò la Donati, contralto, valida artista; bene il baritono Acconci, giovane, ma in possesso di una voce bella ed estesa che piacque molto al pubblico. Quanto poi all’orchestra e ai cori, la prima sera “viaggiavano nel mondo della luna”, ma nelle repliche migliorarono alquanto. Non migliorarono però gli incassi perché gli spettatori disertarono sempre il teatro obbligando l’impresario a sospendere le rappresentazioni e a mettersi da parte1259. 1878 Dopo l’insuccesso di Cleopatra, il 23 dicembre, con qualche giorno di anticipo, il Carcano aprì le sue porte per la stagione carnevalesca mettendo in scena la Sonnambula, un’opera che richiedeva una prima donna con notevoli capacità vocali e di recitazione. Questa prima donna fu Bianca Donadio, un soprano francese, che si presentava al Carcano con ottime referenze avendo colto brillanti successi a Firenze e a Roma1260. Bionda, dotata di una figura attraente (“alla Rubens”, scrisse il “Trovatore”), la Donadio fece udire una bella voce, estremamente agile e flessibile (abusava, anzi, di questa flessibilità alterando con esagerati acrobatismi le melodie belliniane), tutte virtù che le valsero vivissimi applausi. Avendo però l’impresa puntato tutto su di lei, molto mediocri si rivelarono gli altri interpreti della Sonnambula, soprattutto il tenore, certo Gazul, che ebbe solo fischi. Anche i cori e l’orchestra lasciarono molto a desiderare e ciò rese lo spettacolo – soprattutto alla prima serata – complessivamente negativo1261 . Meglio le cose andarono col Barbiere di Siviglia, allestito dopo la Sonnambula, in cui c’era ancora la Donadio che mostrò tutto il suo talento di virtuosa guadagnandosi dal “Trovatore” questo elogio: “La Donadio può (nella Sonnambula) essere superata da altre cantanti; nel Barbiere, però si dimostra veramente un’artista di cartello, con una flessibilità di voce straordinaria e con una intonazione sempre perfetta, malgrado le difficilissime variazioni di cui essa forse abusa, per isfoggiare i propri meriti. Nel secondo atto, questa provocante Rosina cantò a meraviglia l’aria di sortita e dovette ripetere il duetto con Figaro”. Accanto al soprano francese, si distinse, nel ruolo di Figaro, il baritono Carpi, sia come attore, sia come cantante, ottenendo i vivi applausi degli spettatori. Bene il basso Lombardelli (Don Basilio), e meno bene il Gazul (Almaviva), che talvolta mostrava di non essere del tutto intonato. Tutto sommato però un’esecuzione assai più tollerabile di quella della Sonnambula che lasciò soddisfatto il pubblico1262. Nell’arco del 1878, dopo la stagione carnevalesca, il Carcano si aprì una sola volta, in maggio, per ospitare un’opera nuovissima composta espressamente dal maestro Cesare Dominiceti, intitolata Il lago delle fate (testo di A. Zanardini). Prima di essa però c’era stata una serata importante durante la quale era stata eseguita addirittura la Nona sinfonia di Beethoven, evento storico per il Carcano. Il grande e difficile capolavoro del maestro di Bonn veniva dal Conservatorio, dove il 18 aprile era stato eseguito, in “prima” italiana, dall’orchestra della Società del Quartetto. Grande era stata l’ammirazione e la sorpresa dei milanesi per la gigantesca opera che, finalmente, dopo essere stata eseguita nelle più grandi capitali d’Europa, era apparsa anche in Italia. Ciò era avvenuto grazie soprattutto a Franco Faccio, l’animatore dell’avvenimento, che espresse sul podio direttoriale tutto il suo grande talento, le sue eccezionali capacità artistiche unite a una non comune energia1263 .

1259

“Il Trovatore”, 2 dicembre 1877.

Bianca Donadio, nome d’arte di Blanche Dieudonné, nacque a Nizza nel 1855 circa. Allieva di E. Delle Sedie, esordì a Parigi nella Sonnambula nel 1876. Soprano d’agilità, che si rifaceva alla scuola di Adelina Patti, ebbe voce estesissima e di bel timbro e sfoggiò trilli e picchettati di singolare perfezione. Popolarissima in tutta Europa si distinse soprattutto nella Sonnambula, Barbiere, Lucia di Lammermoor, Dinorah e Lakmé. Abbandonò le scene nel 1889 dopo aver sposato il tenore L. Frapolli. Si ignora dove e quando morì. 1260

1261

“Il Trovatore”, 23 dicembre 1877.

1262

Ibid.

1263

“Il Trovatore”, 21 aprile 1878.


!229 Il successo del Conservatorio si ripeté anche al teatro di Porta Romana e di ciò fu testimone il “Trovatore”, che lo registrò così, un po’ ironicamente: “Al Carcano, si è ripetuta venerdì la nona sinfonia di Beethoven. C’era un teatrone. Si sarebbe detto che dovesse cantare la Patti [che si era fatta udire da poco alla Scala]. Non un palco vuoto, in platea la gente stava pigiata come i fichi secchi nelle scatole. Sino in atrio c’erano molti i quali non potendo entrare dovevano accontentarsi di far sforzi d’orecchi per udire qualche cosa. Potenza dei biglietti a macca! [cioè biglietti offerti gratuitamente]. Quella folla pareva che gustasse immensamente la musica di Beethoven, la cui esecuzione non poteva essere più perfetta (come direbbe il Mondo artistico), massime da parte dell’orchestra e a gran merito del m.° Faccio, che si è coperto di gloria, e che fu ripetutamente fatto segno a fragorose ovazioni. Bravi tutti!”1264 Tornando alla nuova opera del Dominiceti, essa, a detta del “Mondo artistico”, mostrava, sì, una strumentazione eccessivamente pesante e una mancanza di ispirazione, ma aveva anche pagine riuscite, come ad esempio l’ouverture e il coro delle fate del secondo atto cui il pubblico elargì i suoi applausi. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Michelangelo Benfratelli (Alberto), Ernestina Cairati (Fritz), Pietro Ciani (Ermanno), Albino Verdini (Rodolfo), Lodovico Viviani (Isacco), Teresa Bellariva (Zeila), Vittorina Bartolucci (Margherita)1265 . Su tutti, ottima fu la Bertolucci, che si meritò la definizione di “gemma della compagnia”. Bene tutti gli altri. Quanto all’orchestra, diretta dal maestro Rivetta, era quella della Società del Quartetto, una compagine che eseguì perfettamente il suo non facile compito guadagnandosi anch’essa molti applausi. Decorosa la messa in scena1266 . Dopo il Lago delle fate, il pubblico del Carcano forse si aspettava altre opere, ma, per ragioni che ignoriamo, tutto si fermò e il teatro rimase chiuso fino alla stagione di carnevale. Quando riaprì i battenti, lo fece con opere buffe di cui fu mattatore Alessandro Bottero, il grande attorecantante che il pubblico accolse con calda simpatia e affetto. Su di lui, splendido interprete di Crispino e la comare, l’opera buffa dei fratelli Ricci scelta per inaugurare la stagione carnevalesca, così si espresse il “Trovatore”: “Bottero, il gran Bottero pare l’abbia indovinata! Il Teatro era pienone. Il pubblico di Porta Romana gli è riconoscente. Nel Crispino e la comare, la Binda (Annetta), Gaetano Ciocci (Fabrizio), Maria Fattori (Comare) accontentarono col Bottero moltissimo quel pubblico, che applaudì tutti calorosamente e chiuse un occhio a qualche abito da vero Santo Stefano…proprio lapidabile”1267 . 1879 Splendido esito ebbe pure Papà Martin di Cagnoni che attirò al Carcano una folla strabocchevole. Bravissimi furono, col Bottero, anche i suoi compagni, che con la loro prestazione si guadagnarono vivi applausi. Di ciò è testimonianza questa recensione che prendiamo ancora dal “Trovatore”: “Bottero al Carcano trionfa! Papà Martin di Cagnoni attirò tutta Porta Romana e il pubblico di altri siti. Che pienone! E Bottero lo merita. Si sente proprio in lui ancora il vigore dei vent’anni, come dice Papà Martin. Bruciamo un grano d’incenso anche per la bravissima Binda, per la Fattori: cantano con tutto l’impegno. La Binda è graziosa; par fatta apposta per le opere del genere di Chi dura vince. Il tenore Vicini, va a letto ogni sera anche lui contentone degli applausi. Merita lode l’orchestra, meritano d’essere bruciati certi scenari. Parola d’onore!”1268 Da un’altra recensione della “Gazzetta Musicale di Milano” apprendiamo che Bottero, nel corso della stagione, fu premiato con la Corona d’Italia, riconoscimento del tutto meritevole per un attore del suo valore. A non andar bene, invece, era la salute: 1264

“Il Trovatore”, 29 aprile 1878.

1265

Il libretto del Lago delle fate è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano

1266

“Il mondo artistico”, 7, 27 maggio 1878.

1267

“Il Trovatore”, 30 dicembre 1878.

1268

“Il Trovatore”, 12 gennaio 1879.


!230

“La sapete la notizia? Bottero, il gran Bottero, ha avuto la decorazione della Corona d’Italia. Ve lo immaginate voi Bottero primo ed unico diventato il cavaliere Bottero? L’ultima volta che apparve al pubblico faceva la parte di Papà Martin, come la sa fare lui solo; pareva sempre il Bottero dei bei tempi e non nascondeva un’indisposizione…una croce. Ma il cav. Bottero, dice il suo medico, è capace di grandi cose, e prima di tutto di guarire di essere sempre il Bottero nudo e crudo a cui il pubblico sovrano ha dato a quest’ora la croce, la commenda e fino il gran cordone”1269 Altro successone della stagione fu Don Bucefalo del Cagnoni, vero cavallo di battaglia del Bottero, che si dimostrò, come sempre, inarrivabile. Scrisse il “Trovatore”: “Se quest’anno il cav. Bottero non diventa una specie di Rothschild, non lo diventa più! Quel Teatro, che fu sempre colla jettatura addosso, ora fa di quelle piene inaudite, come direbbe il Bollettinaro! [era la persona che vendeva in teatro i biglietti] Si deve rimandar persino gente!...Non dico altro!..”. Con il grande e irresistibile artista, applausi ebbero pure Luigia Binda, una Rosina piena di spirito e vivacità, Maria Fattori, il Vicini, il Natali e gli altri di cui ignoriamo i nomi. Allestimento scenico però molto criticabile1270. L’ultimo spettacolo della compagnia Bottero fu Un’avventura di Scaramuccia, vecchio lavoro di Luigi Ricci che ciò nonostante manteneva intatta la sua freschezza e gioiosità. Bottero qui non c’era, e ciò giustificò lo scarso pubblico presente in teatro, ma gli applausi non mancarono ugualmente e furono rivolti ancora una volta alla bravissima Luigia Binda, “che canta bene, ha buona voce ed ottima azione comica”, a Maria Fattori, al Forapan e al Vicini. Chiudendo la sua breve recensione così chiosava il “Trovatore”: “Se i cori cantassero come l’orchestra suona, non diventerebbero belli, ma buoni”1271. Conclusa, e con ottimi risultati, la stagione di carnevale, iniziò quella di primavera, il cui primo spettacolo fu un’opera che al Carcano non si dava da molto tempo, cioè Norma, anche perché pretendeva una prima donna di notevole valore, non facile a trovarsi. Il capolavoro belliniano, alla prima esecuzione, ebbe un esito mediocre, che però nelle repliche migliorò alquanto. Il ruolo principale di Norma fu affidato a Clementina Amaldi che, senza avere capacità particolari, fece una buona prestazione meritandosi l’approvazione del pubblico. Altri interpreti - però di levatura inferiore - furono la Sgargi, la Spreafico, il Bonacich e il Benferreri1272. Dopo Norma, il Carcano, nella stagione estiva, rimase chiuso, per poi riaprirsi in autunno quando mise in scena Ernani, che non si dava da nove anni. L’opera, nonostante un’esecuzione imperfetta, fu accettata colla massima cordialità dal pubblico che non le risparmiò i suoi applausi. Fra i cantanti che la interpretarono, ottima fu la Lorenzini-Giannoli, che mostrò, di essere assai esperta nell’arte del canto. Anche il baritono Bianchi fece una prestazione lodevole. Veniva poi il tenore De Luca, che grazie al suo buon metodo di canto si guadagnò molti applausi. Bene anche il basso Campello (Silva). Orchestra e cori benino, allestimento meschino (roba non da una lira, prezzo del biglietto, ma da 25 centesimi, commentò il “Trovatore”)1273 . All’opera verdiana, seguì un lavoro scritto espressamente per il Carcano dal maestro Luigi Canepa: Riccardo III, messo in scena il 10 novembre. Esso si avvaleva di un libretto di Fulvio Fulgonio, che si era ispirato non al dramma di Shakespeare, ma ad un mediocre lavoro del francese Victor Séjour ottenendo modesti risultati (“purtroppo siamo ancora ben lontani dalla desiderabile naturalezza ed originalità di verseggiature”). Quanto poi alla musica, essa fu considerata migliore delle due altre opere scritte in precedenza dal Canepa (David Rizio e Pezzenti, date rispettivamente al Carcano nel 1872 e alla Scala nel 1874), ma era sempre carente sul piano dell’originalità e dell’invenzione: “E’ questo uno dei maggiori difetti del Riccardo: la mancanza di impronta veramente originale, le indecisioni dell’autore e le rimembranze d’altri maestri”. E più avanti: “Il secondo difetto, quello che ha reso fredda l’accoglienza del pubblico della prima sera, durante diverse scene, consiste nelle lungaggini che stancano, nelle inutili ripetizioni delle stesse frasi, nella eccessiva durata dello spettacolo”. 1269

“Gazzetta Musicale di Milano”, 12 gennaio 1879.

1270

“Il Trovatore”, 26 gennaio 1879.

1271

“Il Trovatore”, 9 febbraio 1879.

1272

“Il Trovatore”, 30 marzo 1879.

1273

“Il Trovatore”, 9 novembre 1879.


!231 Gli interpreti di Riccardo III, desunti dal libretto, furono: Lodovico Buti (Re Riccardo), Francesco De Angelis (Rismondo), Davide Majocchi (Scroop), Giuseppe Ceresa (Autland), Emilia Maggi Trapani (Elisabetta regina), Francesca Prévost (Elisabetta figlia)1274 . Essi mostrarono discrete capacità accontentando in buona misura il pubblico. Fra tutti, si distinse il baritono Majocchi che impersonò con intelligenza il ruolo del buffone Scroop (personaggio un po’ alla Rigoletto). La Prévost, soprano, diede prova d’ottima scuola, e ciò malgrado qualche incertezza dovuta all’emozione (aveva anche una poco felice pronuncia). C’era poi la Maggi-Trapani, contralto, che sostenne energicamente la parte di Regina, il tenore De Angelis, non particolarmente dotato e il baritono Buti, assolutamente mediocre. Cori stonati e orchestra, pur ben diretta dal maestro Guerrera, del tutto insufficiente1275 . L’ultimo spettacolo della stagione autunnale fu Norma in cui si ripresentò, nella parte di protagonista, la Lorenzini-Giannoli, già così ammirata nell’Ernani. Essa si confermò artista di forte sentire, adatta al proprio ruolo, e quindi meritevole dei più calorosi applausi. Nel ruolo di Adalgisa c’era il mezzosoprano Pedemonti, dalla figura attraente, che però vocalmente non poté far molto perché emozionata, mentre nei panni di Pollione c’era il tenore De Luca, autore di una prestazione assai buona. In complesso quindi l’esecuzione dei cantanti soddisfece il pubblico che, invece, poco gradì l’assoluta mediocrità dell’allestimento scenico. Dopo alcune settimane di chiusura, il Carcano si riaprì il 21 dicembre per la stagione anticipata di carnevale, una stagione organizzata dall’impresario Steffenoni, che ebbe, come la maggior parte delle stagioni, i suoi alti e bassi. Primo lavoro ad essere allestito fu la donizettiana Favorita che non si dava dal 1866 e che il pubblico, grazie a una buona esecuzione, accolse favorevolmente. Tra i cantanti, ottima prestazione fu soprattutto quella del baritono De Veiga che pur avendo una figura sgraziata cantò con intelligenza e ottimo metodo. Al fianco del De Veiga fu applaudita la giovanissima e leggiadra Amalia Borgani, allieva del maestro Lamperti, di cui era facile prevedere, per i suoi non comuni mezzi, una fortunata carriera. Benissimo anche il tenore De Luca, dal canto appassionato, e bene il basso Alzina. Lodevole l’orchestra, anche se non sempre in accordo con le voci1276 . 1880 La stagione carnevalesca continuò col Ruy Blas di Marchetti che contrariamente all’edizione del 1873, molto positiva, lasciò il pubblico tutt’altro che soddisfatto. Tra i cantanti, l’unico a destare buona impressione fu il tenore D’Avanzo mentre qualche applauso fu indirizzato anche al soprano Ercoli; per gli altri interpreti, niente. Ma se questo è il giudizio emesso dal “Trovatore”1277, ne abbiamo un altro che riprendiamo dal quotidiano politico milanese “La Lombardia”, e che è del tutto diverso: “Al teatro Carcano il Ruy Blas ebbe un esito soddisfacente. Il tenore D’Avanzo piacque, la signora Ercoli (Casilda), si ebbe uno splendidissimo successo massime nell’aria del quarto atto, che il pubblico con insistenti applausi volle ripetesse. Il signor Calcaterra (Don Fernando Cordova) interpretò bene la sua parte e cantò da artista provetto quale egli è; bene i cori, salvo qualche stonatura; l’orchestra lasciò a desiderare malgrado il buon volere e l’abilità del maestro Conti. Accurata fu la messa in scena”. Altra cosa che troviamo riportata nella recensione suddetta è l’accenno a un ballo, dato con l’opera del Marchetti, intitolato Brahma che il pubblico apprezzò particolarmente (“il Brahma piace molto e forma una parte ghiottissima del trattenimento allestito con tanta cura dal solerte impresario Steffenoni”)1278. E’ indubbio che tra i giudizi emessi dai due giornali, ci sono notevoli differenze: negativo il primo, positivo il secondo. La cosa come si spiega? Si spiega col fatto che talvolta tra giornalisti e teatri si creavano rapporti particolari, di simpatia o di antipatia che facevano dimenticare ai giornalisti l’imperativo morale di esprimere un giudizio imparziale. In loro, viceversa, vinceva il desiderio di compiacere qualcuno al solo fine di trarne un vantaggio personale (per esempio avere in regalo un palco o una poltrona, come vedremo più avanti). 1274

Il libretto di Riccardo III è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

1275

“Il Trovatore”, 16 novembre 1879.

“Il Trovatore”, 30 novembre 1879. 1276

“Il Trovatore”, 29 dicembre 1879.

1277

“Il Trovatore”, 5 gennaio 1880.

1278

“La Lombardia”, 2 gennaio 1880.


!232 Il terzo spettacolo della stagione carnevalesca fu Jone di Petrella che al Carcano era stata data più volte, non sempre con buon esito. La fortuna, anche questa volta, non le fu molto benigna e pochi furono gli applausi che ebbe. Ciò emerge dalla “Frusta teatrale” che si espresse, brevemente, in questi termini: “Al Carcano la Jone fiascheggiò. La sola Antonietti si salvò dal naufragio. Gli altri esecutori erano la Le Brun, Filippos, Costello e Mazza”1279. Alla sfortunata Jone fece seguito il Faust che il pubblico accolse, invece, molto bene, facendo rialzare le sorti un po’ traballanti della stagione carnevalesca. Merito di ciò fu soprattutto l’ottima interpretazione fornita dalla nuova prima donna Elisa Human (Margherita), dalla bella voce educata a ottima scuola. Gli altri cantanti furono il tenore De Luca (Faust), il basso Serbolini (Mefistofele), il baritono De Veiga (Valentino), e il mezzosoprano Le Brun (Siebel), tutti, chi più chi meno, applauditi1280. L’ultimo spettacolo della stagione, quello forse più atteso, fu un’opera nuova del maestro Paolo Moggi intitolata: Gabriella di Belle Isle, testo di Carlo D’Ormeville, che il pubblico accolse con favore. La “Gazzetta Musicale di Milano”, più critica del pubblico, scrisse: “La melodia è spesso felice, la fattura è felice sempre, il dramma è servito con bastante cura e con intelligenza, ma il maestro Moggi in questo suo primo lavoro non ha voluto essere tutto sé stesso, e ci ha dato un’opera timida e incerta. La stessa disinvoltura, la stessa spigliatezza che abbiamo notato come pregi della Gabriella, sono la spigliatezza e la disinvoltura degli altri, cioè a dire, spigliatezza e disinvoltura di forme, non vera e propria personalità del maestro”. Era il solito ritornello che si ripeteva in occasione di opere nuove, dove sempre era notata nel compositore l’incapacità di avere idee nuove e personali. Naturalmente - e questa era l’opinione dei critici conservatori tali idee però non dovevano essere troppo nuove, perché la tradizione dell’opera italiana, basata soprattutto sulla melodia e su una strumentazione rispettosa delle voci, doveva essere assolutamente salvaguardata evitando “scivolate” wagneriane. Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Giovanni Ulmann De Veiga (Duca di Richelieu), Serafino De Luca (Cavaliere D’Aubugny), Elisa Human (Gabriella di Belle-Isle), Elvira Ercoli (Marchesa di Prie), Luigi Calcaterra (Cavaliere D’Auvray)1281 . Quanto alla esecuzione, la “Gazzetta” è drastica, definendola con una sola parola: un “orrore”. E più oltre: “Dacché facciamo il mestiere di critici non ci accadde mai di udire tante stonature in una sera. I cantanti, di cui è bello tacere i nomi, riuscivano talvolta – Dio ne li rimeriti – a far due stonature sopra una nota sola!” Tuttavia, uno si salvava, ed era il baritono De Veiga, “il quale cantò con gusto, e fu il solo che ci facesse udire una voce giusta ed umana”1282. Nel corso della stagione furono dati altri due balli che piacquero molto al pubblico. Il primo, comico, era del coreografo Butturini ed aveva come titolo: Il cambio del coscritto. Ben ideato e molto bene eseguito fruttò applausi e chiamate al proscenio oltre allo stesso Butturini anche ad Amalia D’Agostini, Giovanni Gado, e Fioroni Efisia, rispettivamente primo ballerino, prima ballerina e prima mima1283. Il secondo, serio, era del coreografo Giuseppe Saracco e s’intitolava: Il battaglione d’amore. Tra i ballerini, i più apprezzati furono Maria Saracco più la coppia danzante Amalia D’Agostini e Giorgio Saracco. Accurata la messa in scena1284. Una tradizione che tutti i teatri seguivano nel periodo di carnevale era quella dei balli e dei veglioni mascherati che permettevano allo spirito festaiolo e un po’ trasgressivo tipico del carnevale di esprimersi liberamente. Era naturale quindi che anche il Carcano si aprisse a questo tipo di trattenimento, del resto molto gradito dal pubblico, e ciò avvenne grazie a un’associazione che a Milano aveva lontane radici. Si trattava dell’Associazione del carnevalone ambrosiano che, in una di tali feste, mise in palio, per la migliore mascherina, vari premi, di cui ci piace fare qui l’elenco come esempio di un costume ormai molto lontano da noi: un orologio a cilindro d’oro, dono dell’Associazione del Carnevalone; un abito elegante per signora, dono dei signori fratelli Bocconi; uno scialle giapponese, dono del sig. Piazza; un canestro di bottiglie, dono 1279

“Frusta teatrale”, 11 gennaio 1880.

1280

“Il Trovatore”, 1 febbraio 1880.

1281

Il libretto della Gabriella di Belle Isle è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

1282

“Gazzetta Musicale di Milano”, 7 marzo 1880.

1283

“La Lombardia”, 8 febbraio 1880.

1284

“La Lombardia”, 27 febbraio 1880.


!233 del sig. Aurelio Franzetti e un Nécéssaire, dono dell’impresa Steffenoni “colle relative bandiere d’onore” (cosa fossero non sappiamo)1285. Certo, non erano doni principeschi, quali talvolta erano offerti alle più grandi dive del canto (orecchini, collane, anelli di grande valore), ma, in fondo, si trattava solo del carnevalone ambrosiano e nel clima godereccio e popolare di tale occasione possiamo ipotizzare che saranno stati ugualmente molto graditi. Dopo la stagione carnevalesca iniziò quella di primavera durante la quale fu messa in scena una sola opera: Il Pirata, dove il protagonista era in realtà...una donna. Si trattava del contralto Barlani-Dini, che si presentò sul palco nel ruolo di Gualtiero con un bel paio di baffi finti e abiti maschili. Scrive, infatti, la “Gazzetta Musicale di Milano”: “Si è riaperto il teatro Carcano e si è inaugurata la stagione col Pirata. La scelta era consigliata da un capriccio della signora Barlani-Dini, la quale si volle presentare al pubblico con certi baffetti molto comici, e cantando la parte del tenore. Fu un successo di curiosità, ma più ancora di buon umore – noi ci uniamo ai nostri confratelli per consigliare la signora Barlani-Dini, di ripigliare la parte che le ha affidato la madre natura, vogliamo dire quella di prima donna contralto”. Degli altri interpreti il giornale tace i nomi limitandosi a dire che in generale l’opera ebbe un’esecuzione “assai mediocre” e un esito insoddisfacente1286. Saltata la stagione estiva, si arrivò quindi a quella autunnale inaugurata con un lavoro di Auber mai dato prima d’ora al Carcano vale a dire Fra Diavolo (testo di E. Scribe e G. Delavigne, “prima”, Parigi 1830). L’opera, che in Italia non aveva mai goduto di vasta popolarità, fu molto apprezzata dagli spettatori del Carcano, sia per la musica, assai vicina al gusto italiano, e sia per l’esecuzione. Ciò fece dire alla “Gazzetta Musicale di Milano” che solo ora essa avrebbe potuto “fare il giro dei cento teatri della penisola” avendo acquisito ormai la “nazionalità italiana”1287 . Forse la reticenza degli impresari a mettere in scena l’opera di Auber veniva dal fatto che essa era molto impegnativa dal punto di vista vocale. Infatti, richiedeva un tenore e una prima donna di assoluto valore, condizione questa non facile da ottenere al Carcano. Incredibilmente, invece, ciò si verificò e avvenne grazie a due artisti di notevole valore quali erano il tenore Emilio Naudin1288 e il soprano Léon-Duval scritturati per la stagione autunnale. Scrisse il “Trovatore” sul Naudin: “Quanti celebri tenori di cartello, pagati a peso d’oro dai principali Teatri d’Europa e d’America, potrebbero prender lezioni dal Naudin! Come ricama il canto questo meraviglioso tenore, quale maestria musicale, quale spigliatezza comica! Udendo un tenore quale il Naudin, si comprende la freddezza dei nostri vecchi, contro le cannonate vocali dei cantanti d’oggi!” Ma che dire poi della Léon-Duval degna compagna del Naudin? “Dopo il Naudin, applaudito con entusiasmo ad ogni pezzo, piacque assai la Léon-Duval, una Zerlina che trilla come un usignuolo, che colorisce ogni frase e che agisce, quale un’attrice di primo ordine”. A completare positivamente il quadro dei cantanti, benissimo si comportarono anche le seconde parti, vale a dire: la Ghiotti, il Natali, il Fagotti e il Giacomelli. L’orchestra, diretta dal bravo maestro Pomè, interpretò la musica di Auber alla perfezione, dando con ciò il tocco finale alla brillante serata. Dopo tre rappresentazioni dell’opera, per favorire l’ingresso di più spettatori, fu diminuito anche il prezzo del biglietto, cosa che però funzionò solo parzialmente perché a tenere lontano il pubblico dal Carcano non ci

1285

“La Lombardia”, 31 gennaio 1880.

1286

“Gazzetta Musicale di Milano”, 7 aprile 1880.

1287

“Gazzetta Musicale di Milano”, 28 novembre 1880.

Emilio Naudin, tenore italiano di origine francese, nacque a Parma il 23 ottobre 1823. Allievo di G. Panizza a Milano, esordì a Cremona nel 1843 in Saffo di Pacini. Ottenne presto vasti consensi nei maggiori teatri italiani facendosi applaudire però anche in Spagna, a Parigi e a Londra. Dotato di una voce facile, limpida e di bellissimo timbro, fu assai popolare anche per il suo caldo temperamento. Per desiderio espresso da Meyerbeer nel suo testamento, fu il primo Vasco De Gama, a Parigi, nel 1865, nell’Africana. Morì a Bologna il 5 aprile 1890. 1288


!234 fu solo la distanza del teatro dal centro di Milano, ma pure una fitta nebbia - evento non raro nella città lombarda - che trasformò Milano “in una città inglese”1289. Come coda alla stagione d’autunno seguì l’autunnino che vide approdare al Carcano un genere di spettacolo assai diffuso e popolare in quel periodo, vale a dire l’operetta. Molto in voga in altri teatri milanesi, le operette erano state fin qui ignorate dagli impresari del Carcano, che evidentemente non ne avevano valutato il forte richiamo sugli spettatori e quindi la possibilità di buoni guadagni. Al Carcano, le operette furono presentate in lingua originale da una compagnia tedesca, la Freund, circostanza questa che però non scoraggiò gli spettatori affluiti a teatro numerosissimi. La prima operetta messa in scena fu Juanita di Franz von Suppé (testo di F. Zell e R. Genée, “prima”, Vienna 1880), seguita da Boccaccio, ancora di Suppé (testo di F. Zell e R. Genée, “prima”, Vienna 1879), e dal Pipistrello di Johann Strauss figlio (testo di C. Haffner e R. Genée, “prima”, Vienna 1874). Sulla musica di Juanita la “Gazzetta Musicale di Milano” fu piuttosto critica riconoscendole tuttavia una “vivacità un po’ grossolana, ma abbastanza piacevole”. Confrontando quest’operetta con quelle francesi, una cosa che, a suo dire, si notava, era che i francesi “se non altro sanno ridere” mentre la risata tedesca “fa l’effetto d’un rumore insolito di cui stentiamo a comprendere l’intima natura”. Tra i cantanti, la sola artista di cui conosciamo il nome, riportato dalla “Gazzetta Musicale di Milano”, è Lori Stubel che per la sua forte personalità si guadagnò i più vivi applausi da parte degli spettatori1290 . Quanto al Boccaccio, così, un po’ maliziosamente, si espresse il “Trovatore”: “Il Boccaccio di Suppé mise in visibilio tutto quel pubblico e scosse fino la rigida e solita impassibilità dei nipoti d’Arminio. Al duetto del terzo atto Mia bella fiorentina la Lori Stubel (Boccaccio) cantò con tale fuoco ed accento, da far rizzare i capelli sulle teste più calve. Erano fremiti davvero che correvano: le guancie, lucide e rubiconde di noti e stagionati viveurs sudavano come uova à la coque!” Assai meno fortunato di Boccaccio fu, invece, il Pipistrello che, mancando la Stubel, fece un completo fiasco: “L’azione di quest’operetta – scritta sulla falsariga del Reveillon di Meilhac e Halévi [sic per Halévy] -, è una scempiaggine, l’esecuzione slombata e insopportabile; la messa in scena indecente. E non dico ciò, veh! per non aver avuto in regalo, né un palco, né una poltrona!” [ecco che qui salta furori il motivo per cui certi giornalisti si vendevano ai teatri falsando le loro critiche per vantaggi personali].1291 1881 Dopo le operette, il 2 gennaio, cioè in ritardo rispetto al tradizionale 26 dicembre, prese il via la stagione di carnevale che fu assai misera perché, a quanto ne sappiamo, vi fu data una sola opera, la Favorita. Essa inoltre fu disertata dagli spettatori, che, forse, avevano le gambe “troppo scosse dai brindisi del nuovo anno, per arrischiarle in quella peregrinazione all’ultima Thule” [spiritosa definizione del lontano Carcano]. Il ruolo di Eleonora fu sostenuto dal soprano Bacchiani che lasciò il pubblico un po’ freddo a causa della sua voce stridente e aspra oltre che stonata. Più bravo di lei fu il baritono Trabadello (Re Alfonso) che cantò bene, con espressione e buon metodo (ridicolo però era il suo costume che lo faceva sembrare un ballerino “di rango francese”). Ottimo anche l’interprete di Fernando, il giovane tenore Valero, che con i suoi mezzi fece capire di avere un avvenire dinanzi a sé. Mediocre l’orchestra e discutibilissima la messa in scena1292 . Il 1881 è l’anno in cui si tenne a Milano l’Esposizione Industriale Italiana, evento che attirò nella città lombarda moltissimi visitatori provenienti da tutta Italia curiosi di ammirare i prodotti più recenti dell’industria nazionale. Per l’occasione fu pubblicata una guida - anonima - di Milano, intitolata Milano 1881 che illustrava, ad uso turistico, gli edifici più importanti della capitale lombarda ivi compreso il teatro Carcano. Di esso è brevemente ricostruita la vita, compresi quegli anni gloriosi, che lo avevano visto fare concorrenza persino alla Scala. Quelli, purtroppo, erano anni lontani, mentre al presente regnava solo un desolante abbandono. Leggiamo, infatti, nella guida:

1289

“Il Trovatore”, 5 dicembre 1880.

1290

“Gazzetta Musicale di Milano”, 25 dicembre 1880.

1291

“Il Trovatore”, 23 dicembre 1880.

1292

“Il Trovatore”, 3 gennaio 1881.


!235 “Il teatro Carcano, è un teatro abbandonato. I suoi proprietari hanno tentato invano tutti i mezzi per galvanizzarlo, ma non ci sono riusciti. Rimesso a nuovo, decorato d’un vestibolo abbastanza grazioso, tentate rappresentazioni d’opere nuove o vecchie con artisti buoni e orchestre composte con ottimi elementi, malgrado la eufonia del vaso di gran lunga migliore di tutti gli altri teatri milanesi, malgrado tutto, il Carcano, non riuscì, e temo non riuscirà mai più, ad attirare quel pubblico scelto e numeroso che, in altri tempi lo pose spesso a livello della Scala e ne fece un rivale talvolta fortunato. Adesso vive di tradizioni… Ma le tradizioni non sono una specie di banconote che possano figurare in un borderò a profitto di nessuna impresa”1293 . 1882 Dopo un lungo periodo di chiusura, il Carcano si riaprì nella stagione autunnale con una compagnia drammatica diretta da Salvator Rosa che diede i seguenti spettacoli (titoli e date li abbiamo desunti dalla rubrica “Spettacoli d’oggi” della “Perseveranza”): Odette (7 ottobre), Frine (8 ottobre), La figlia maledetta (10 ottobre), Facciamo divorzio (11 ottobre), Boccaccio a Napoli (12 ottobre), I poveri di Parigi (13 ottobre), Messalina (14 ottobre), Il martire della Vittoria (15 ottobre), Andreina (16 ottobre), L’armadio delle sei chiavi (17 ottobre), L’amante mascherata (21 ottobre), 30 anni di vita di un giocatore (23 ottobre), La statua di carne (25 ottobre), L’articolo 189 (26 ottobre), Gianni Lupo (28 ottobre), Povera Lalia (3 novembre), In Australia (4 novembre), Il primo dolore-La prima gioia-Il casino di campagna (5 novembre), Le predicazioni (6 novembre), Carlino e Marietta (7 novembre), Una pagina d’amore, Le gare fra i piccoli lacché (8 novembre), Né l’uno né l’altro, Il bugiardo, Quando arriva il Babbo (9 novembre), L’onomastico della mamma (11 novembre), Giuochi da bimbi (12 novembre). Di tutte le produzioni della compagnia Rosa, solo alcune furono recensite dai giornali teatrali. Tra queste L’armadio delle sei chiavi, nuovo lavoro di Riccardo Castelvecchio “che ebbe fortuna rosea come il nome del capocomico”1294 . Seguirono poi L’amante mascherata, un drammone di Teodoro Anselmi che il pubblico mostrò di gradire1295 , L’articolo 189 e Gianni Lupo, la prima di Foschini e la seconda, tratta dal romanzo di Montépin, di Anselmi. Entrambe ebbero discreta accoglienza, ma pochi furono gli spettatori che si recarono a teatro per ascoltarle1296 . Partita la Rosa, si fermarono per un po’ di tempo al Carcano i fratelli Lambertini, tre piccoli attori che con la loro fresca ingenuità deliziarono i numerosi spettatori accorsi per vederli (Luigino, il brillante, aveva cinque anni, la prima donna, Luigina, otto e l’amoroso, Achille, quattro). “Luigina - scrisse il “Trovatore” -, innamora al solo vederla; quando parla, poi, vi strappa i baci. Luigino ed Achille sono due macchiette insuperabili, meravigliose”. E più avanti: “La precocità dei fratelli Lambertini non rattrista come quella di tante altre creaturine; perché essi sono allegri, colle guancie rotondette e rosee, con un sorriso d’amore”1297. Tra le commediole eseguite dai Lambertini, Il ritorno del babbo, ebbe un particolare successo, con applausi offerti a piene mani ai deliziosi ragazzi1298 . Terminate le fortunate rappresentazioni dei bambini-attori, prese il via al Carcano, la stagione lirica d’autunnino che secondo la “Perseveranza” avrebbe dovuto presentare due opere: Trovatore e Rigoletto. Impresario sarebbe dovuto essere Clerici, e direttore d’orchestra Luigi Logheder1299 . Primo spettacolo fu quindi il Trovatore che attirò al teatro di Porta Romana un folto pubblico anche perché, ora, per raggiungere il Carcano da Piazza Duomo, c’era un mezzo nuovo e moderno: il tramwai a cavalli che 1293

Cfr. Milano 1881, Milano, G. Ottino Editore, 1881, p. 253. Il 1881 è anche l’ano in cui si vieta di fumare nei teatri. Scrive il Sanguinetti: “A dicembre [del 1881] per disposizione del questore, si emana un’ordinanza colla quale si vieta la facoltà di fumare nei teatri: la decisione è presa dopo l’incendio del Ring-Theater di Vienna (8 dicembre, 450 morti) che aveva avuto un precedente nello stesso 1881 colla distruzione del Teatro Italiano di Nizza (23 marzo, 70 morti). Era certo un problema che si imponeva anche per il fatto che i locali di spettacolo (d’ogni parte del mondo, e di qualsiasi genere fossero) di sicurezza ne offrivano ben poca”. Cfr.: Il Teatro Fossati di Milano di Lamberto Sanguinetti, Milano, Casa Editrice Ceschina, 1972, p. 45. 1294

“Gazzetta dei teatri”, 19 ottobre 1882.

1295

“Gazzetta dei teatri”, 25 ottobre 1882.

1296

“Il Trovatore”, 29 ottobre, 5 novembre 1882; “Il mondo artistico”, 1 novembre 1882.

1297

“Il Trovatore”, 5 novembre 1882.

1298

“Frusta teatrale”, 7 novembre 1882.

1299

“La Perseveranza”, 18 novembre 1882.


!236 eliminava la fatica della lunga sgambata. E tra coloro che usarono il nuovo mezzo di trasporto molti, non se ne pentirono perché il Trovatore ebbe un’esecuzione più che soddisfacente, accolta con vivi applausi. Tra tutti gli interpreti, ottimo fu soprattutto il soprano Castiglioni (Eleonora), che del resto a Milano godeva di una certa notorietà: “La voce della Castiglioni - scrisse il “Trovatore” - risuonava, nell’armonicissimo Carcano, in modo oltre ogni dire piacevole. Un vecchio maestro, seduto accanto a noi, diceva: Ma questa è la voce della Stolz! Lasciamo a lui il piacere dei ricordi, per conto nostro, ripetiamo, siamo rimasti più che soddisfatti anche della corretta ed efficace azione drammatica di questa brava artista”. Con la Castiglioni c’era il tenore Caglioni che, nel ruolo di Manrico, fece udire una voce perfettamente intonata e molto estesa. Ottima prestazione fu pure quella del mezzosoprano Clerici (Azucena) e del baritono Astori (Conte di Luna). Su questo artista così scrisse il “Trovatore”: “Canta con facilità somma e fraseggia da artista provetto, temperando anche con talento l’esagerazione delle posizioni sceniche”. Discreta l’orchestra1300. Dopo il Trovatore, ecco Rigoletto che diede modo al bravo Astori di confermare tutto il suo talento riuscendo vincitore anche nel ruolo del deforme buffone. Gilda era Florenza De Amici, che malgrado fosse andata in scena senza prove e con molto timor panico, se la cavò dignitosamente. Benissimo il tenore Caglioni che sfoggiò la sua voce dolce, intonata e vigorosa con cui eseguì assai bene il celebre brano La donna è mobile. Buono il basso Spreafico che impersonava Sparafucile. L’orchestra, fornita di discreti elementi, si comportò nel complesso in modo accettabile, anche se rallentò un po’ troppo i tempi1301 . L’ultimo spettacolo della stagione, non annunciato dalla “Perseveranza”, fu la Favorita che il pubblico accolse molto bene elargendo a tutti gli interpreti i suoi applausi. Protagonista ne fu la Castiglioni che, applauditissima nel Trovatore, cantò egregiamente anche nella sempre valida opera donizettiana. Con lei c’era il tenore Roig, un artista dotato di una voce dal timbro simpatico e di grande estensione, con cui cantò mirabilmente il brano Spirto gentil tanto da doverlo ripetere. Ottimo fu pure il baritono Venturini che piacque per la voce bella e vigorosa e il modo intelligente di usarla1302 . Conclusa la stagione autunnale, complessivamente positiva, prese il via quella carnevalesca che si caratterizzò per un cartellone comprendente sia opere serie e sia opere buffe. Il primo spettacolo allestito fu un lavoro inedito per il Carcano, Cicco e Cola, un’opera buffa di Alfonso Buonomo, che riportò un “brillante successo” (testo di anonimo, “prima”, Napoli 1857). Ciò fu merito della musica, vivace e giocosa, ma anche dei cantanti, primo fra tutti il buffo Ruotolo, impareggiabile nel ruolo di Cola. Suoi compagni furono l’altro buffo Airoldi (Cicco), i soprani Virginia Arnoldi e Ugolini, il tenore Frasca e il basso Rapini. Con l’opera fu dato anche un ballo del coreografo Maghetti intitolato: Adriana che piacque molto sia per la sua accurata messa in scena e sia per la positiva prestazione fornita dalla coppia danzante Cicondio e Della Croce1303 . 1883 Il carnevale continuò con Le Educande di Sorrento del maestro Usiglio già date nel 1873 con ottimo successo. L’esito positivo si ripeté anche questa volta e ciò non solo per la piacevole musica dell’Usiglio, ma anche per la buona prestazione fornita dai cantanti principali vale a dire le signore Quercioli e Ugolini, il tenore Fugazza, il baritono La Morgia e il buffo Ruotolo1304. Alla seconda replica, l’opera fu data con un nuovo tenore, Pagano, sostituto del Fugazza, che fece udire una voce bella e vigorosa, molto apprezzata dal pubblico1305. Dopo le Educande di Sorrento fu la volta di Crispino e la Comare, altra opera buffa dei fratelli Ricci, già data più volte al Carcano e con buon esito. Tra gli interpreti, piacque molto il buffo Airoldi, dalla bella e 1300

“Il Trovatore”, 26 novembre 1882.

1301

“Il Trovatore”, 3 dicembre 1882; “Gazzetta dei teatri”, 7 dicembre 1882.

1302

“Il Trovatore”, 10 dicembre 1882.

“Frusta teatrale”, 3 gennaio 1883; “Gazzetta dei teatri”, 30 dicembre 1882; “Rivista teatrale melodrammatica”, 1 gennaio 1883. 1303

1304

“Rivista teatrale melodrammatica”, 1 gennaio 1883.

1305

“Frusta teatrale”, 10 gennaio 1883.


!237 simpatica voce, cui fu valido compagno il tenore Valente, dotato anch’egli di buoni mezzi. Orchestra e cori diretti assai bene dal maestro Ronzani1306. Il carnevale continuò con un’opera di non poco conto, Sonnambula, che per un’esecuzione carente sul piano vocale non ottenne il successo sperato. I principali interpreti furono il soprano Virginia Arnoldi (Amina), il giovane tenore Macchiavelli (Elvino) e il basso Rapini (Rodolfo), un trio che pur impegnandosi con lodevole zelo, non riuscì a sollevarsi da un livello men che mediocre1307 . La stagione carnevalesca terminò con un’opera nuova per Milano intitolata: Il Muratore di Napoli composta dal maestro messinese Mario Aspa (testo di D. Bolognese, “prima”, Napoli 1850). Su di essa, così scrisse, brevemente, la “Rivista teatrale melodrammatica”: “L’opera incontrò appieno il gusto del pubblico di Porta Romana che accorre in buon numero ad applaudire gli esecutori della medesima signore Quercioli ed Ugolini, e signori Pagano, Airoldi, Ruotolo, La Morgia, Rapini ecc., nelle loro parti uno più valente dell’altro”1308. In primavera, l’unica volta che il Carcano aprì i suoi battenti fu in occasione di un concerto importante durante il quale fu eseguita solo musica di Wagner, il grande musicista tedesco da poco scomparso a Venezia all’età di 70 anni. Per l’occasione, l’orchestra del Carcano - mai stata così numerosa - si sistemò sul palcoscenico mentre ai piedi dello stesso fu collocato un busto del maestro circondato di piante. I brani eseguiti e splendidamente diretti dal maestro Franco Faccio, grande estimatore di Wagner, furono presi dal Tannhauser, dal Lohengrin, dal Vascello Fantasma, dal Tristano e Isotta, dal Parsifal e dal Crepuscolo degli Dei. Per gli spettatori del Carcano, che di Wagner avevano una conoscenza molto limitata, furono una rivelazione che li lasciò commossi e ammirati. Ne è testimonianza questo passo della recensione del concerto che riprendiamo dal “Mondo artistico”: “Il pubblico ammirò molto, si commosse spesso, si entusiasmò anche. La soavità del preludio del Lohengrin; la veemente passione di quello di Tristano e Isotta; il misticismo severo di quello di Parsifal; l’efficacia descrittiva dell’ouverture del Vascello fantasma; della marcia funebre del Crepuscolo degli Dei, l’imponenza della sinfonia del Tannhauser; la terribilità della Cavalcata delle Walkirie, impressionarono profondamente, e di questi ultimi due si volle il bis”1309. Che Wagner fosse così grande - tenuto conto della scarsa popolarità delle sue opere in Italia -nessuno probabilmente se lo immaginava, e forse questo concerto, come ipotizza lo stesso “Mondo artistico”, era il segno di una rivincita, un riconoscimento, seppur tardivo, della genialità del grande musicista di Lipsia. Se ciò era avvenuto, però, si doveva appunto a Franco Faccio, che si era sempre battuto per l’affermazione e la diffusione in Italia della musica wagneriana non sempre con successo. Ora con questo splendido concerto unico nel suo genere a Milano - si era compiuto un atto di giustizia che andava ad onore sia di Franco Faccio e sia della stessa Milano1310. La lirica tornò al Carcano in autunno con una stagione organizzata dall’impresario Barilati che s’impegnò a renderla interessante con opere inedite per il teatro di Porta Romana. La prima di queste fu Carmen di Bizet, già nota però ai milanesi per essere stata data più volte al teatro Dal Verme (testo di H. Meilhac e L. Halévy, ”prima”, Parigi 1875). L’edizione del Carcano tuttavia attraeva di più perché c’era, come principale 1306

“Frusta teatrale”, 17 gennaio 1883.

1307

“Il Trovatore”, 25 gennaio, 1 febbraio 1883.

1308

“Rivista teatrale melodrammatica”, 8 febbraio 1883.

1309

“Il mondo artistico”, 10 aprile 1883.

Franco Faccio nacque a Verona l’8 marzo 1840. Studiò dapprima musica a Verona, fu poi allievo, dal 1855, del Conservatorio di Milano (per la direzione d’orchestra e la composizione) avendo a compagno di studi Arrigo Boito. Nel 1861 ebbe contatti con l’ambiente musicale di Parigi (Gounod, Rossini, Berlioz), ma dopo qualche anno abbandonò l’attività di compositore per dedicarsi interamente alla direzione d’orchestra. Diresse allora a Venezia, a Berlino e in Scandinavia e nel 1872 si impose decisamente all’attenzione del pubblico italiano con una memorabile esecuzione dell’Aida alla Scala. Insegnante dal 1868 al 1878 al Conservatorio milanese, tenne un gran numero di tournées in Italia e all’estero. Fu fondatore, nel 1879, della Società orchestrale della Scala, mentre nel 1884 riorganizzò a Torino l’orchestra dei Concerti popolari. Fu lui a dirigere le “prime” di Otello di Verdi nel 1887, della Gioconda di Ponchielli nel 1876, della Dejanice di Catalani nel 1883 e di Edgar di Puccini nel 1889. A lui si deve la diffusione del teatro di Wagner in Italia e il rinnovato interesse del pubblico italiano per la musica sinfonica. Direttore di grande preparazione e personalità, minuzioso ed esigente, dopo essersi ritirato dall’attività nel 1890, morì a Monza il 21 luglio 1891. 1310


!238 interprete, il mezzosoprano Galli-Marié, una bravissima artista che aveva “creata” la parte dell’eroina dell’opera di Bizet all’Opéra-Comique di Parigi1311 . Sulla cantante, che non lasciò dubbi sui suoi talenti davvero non comuni, scrisse la “Frusta teatrale”: “La Galli-Marié non venne meno alla bella fama che qui la precedette. La sua voce, massime nelle note centrali, lascia qualcosa a desiderare, ma è un difetto che appena si avverte grazie all’abilità dell’artista. Come attrice poi la Galli-Marié è insuperabile, non trascura alcun particolare per raggiungere l’effetto e ne furono prova gli applausi continui che raccolse”. Anche il tenore De Bassini, compagno della Galli-Marié, fece, secondo la “Frusta teatrale”, una pregevole prestazione: “Il tenore De Bassini ha pure fatto ottima impressione per la bella e calda sua voce; fu applauditissimo nel duetto del secondo atto e in tutto il quarto”. Con i due principali cantanti c’erano poi il soprano Paolina Novack (Micaela) e il baritono Magini-Coletti (Escamillo), due cantanti provvisti di buoni mezzi e meritevoli di calorosi applausi. Degni di elogi furono anche i comprimari che con le prime parti contribuirono a rendere lo spettacolo del tutto positivo. L’orchestra, egregiamente diretta dal maestro Mascheroni, suonò con un insieme singolare, mettendo in evidenza tutte le finezze di cui abbondava lo spartito bizetiano. Messa in scena, se non sfarzosa, almeno decorosa1312 . Alla Carmen seguì I Dragoni di Villars di Aimé Maillart (testo di J. P. Lackroy ed E. Cormon, “prima”, Parigi 1856). Nuova anch’essa per il Carcano, l’opera non ebbe però il successo della Carmen lasciando un po’ deluso il pubblico. Gli interpreti, discretamente applauditi, furono le prime donne Mendez, poco in forma a causa di un raffreddore, e Adelina Piave, giovane debuttante, il tenore Barzi e il baritono Buti, appena sufficienti. Ottima, invece, l’orchestra1313. Lo spettacolo successivo, che richiamò a teatro molti spettatori, fu Mignon di Thomas, che il Carcano ospitava per la prima volta e che ottenne “un successo brillante e insperato” (testo di M. Carré e J. Barbier, ”prima”, Parigi 1866). Insperato perché si riteneva impossibile trovare una Mignon di valore, soprattutto dopo il grande successo avuto da Virginia Germano-Ferni al teatro Manzoni. Invece la Frandin, di nazionalità francese, che si esibì al Carcano, mostrò di essere all’altezza della situazione conquistando letteralmente il pubblico. Dotata di una figura attraente “e un viso seducente”, piacque anche per le sue qualità vocali che denotavano un’artista completa. Scrisse, infatti, la “Frusta teatrale”: “Canta e fraseggia bene e sta bene in scena proprio da vera artista”. Con lei, ottimo fu pure il giovane tenore De Bassini, già così applaudito nella Carmen, che diede prova ancora una volta di avere le qualità per fare una fortunata carriera. Gli altri interpreti erano Chiara Balti, molto apprezzata nella parte di Filina, il baritono Buti e il basso De Probizzi. Messa in scena più che dignitosa e orchestra diretta assai bene dal Mascheroni (“Il giovane maestro Mascheroni si è fatto molto onore ed ha veramente qualità, come direttore d’orchestra, di primo ordine”)1314 . Per l’autunnino, si presentarono al Carcano nuovi elementi e anche la programmazione delle opere rientrò nella solita linea tradizionale abbandonando certe interessanti ma impegnative deviazioni. Il primo dei melodrammi messi in scena per tale stagione fu Traviata, il capolavoro verdiano, che a causa delle poche prove fatte – difetto cronico degli spettacoli operistici allestiti al Carcano – ebbe dai cantanti un’esecuzione molto discutibile. Il pubblico però fu come sempre generoso di applausi soprassedendo a certe loro mancanze. Violetta era la prima donna La Porta, dalla voce discreta, Germont, il baritono Bosio, cantanteattore giovane ma promettente, e Alfredo il tenore Salvini, il più dotato dei tre. Dopo Traviata, come secondo e ultimo spettacolo dell’autunnino, fu allestito Un ballo in maschera accolto anch’esso senza molto entusiasmo. Tra gli interpreti, l’unico a meritarsi il favore del pubblico fu il soprano Dorati che insieme a una bella voce univa buone doti sceniche. Accettabile fu pure l’altro soprano, Domelli, che impersonò Oscar. Con i due c’era il contralto Casati (Ulrica), decisamente mediocre1315.

Celestine Galli-Marié, mezzosoprano, nacque a Parigi nel novembre del 1840. Figlia e allieva di Félix Mécène Marié de l’Isle, baritono dell’Opéra, esordì a Strasburgo nel 1859. Dal 1862 al 1878 fu scritturata stabilmente all’OpéraComique, producendosi anche all’estero con grande fortuna. Eccelse nell’interpretazione dei personaggi di Mignon e Carmen. Morì a Vence, Nizza, il 22 novembre 1905. 1311

1312

“Frusta teatrale”, 9 ottobre 1883.

1313

“Frusta teatrale”, 21 ottobre 1883.

1314

“Frusta teatrale”, 30 ottobre 1883.

1315

“Il Trovatore”, 6 dicembre 1883.


!239 All’autunnino seguì come il solito, la stagione di carnevale che, svolgendosi in inverno, con un Carcano privo di riscaldamento e quindi freddissimo, rischiava di causare agli spettatori qualche malanno fisico. Scrisse, infatti, il “Trovatore”: “Abbiamo un vago sospetto che il proprietario del Teatro Carcano, sia stretto in lega, diremo così, invernale, coi becchini dei vivi: i medici e i farmacisti. Di fatti, in quel Teatro, laggiù a Porta Romana, niente caloriferi o, se ci sono, niente legna, o carbone nei loro fornelli – niente tappeti, o stuoie, o magari tela cerata sul pavimento dei palchi – nei corridoi dei palchi correnti d’aria da ogni parte – nell’atrio aria fredda e profumi di lat…te e miele! – in platea, nelle sedie comuni ed in quelle non comuni, sul palcoscenico, dappertutto insomma: “un freddo e un vento da far spavento”1316. Per fortuna c’era Bottero a far dimenticare un po’ tali gelidi e puzzolenti venticelli mostrandosi ancora una volta irresistibile mattatore e colonna degli spettacoli carnevaleschi. Il primo di questi fu Il Matrimonio segreto di Cimarosa, che al Carcano, nonostante la sua enorme popolarità, non era mai stato rappresentato (testo di G. Bertati, “prima”, Vienna 1792). “Malgrado il tempo – scrisse la “Frusta teatrale” – la musica del Matrimonio segreto non ha messo rughe e quelle care melodie si odono sempre con ineffabile piacere”. Tra gli interpreti, svettò, com’era da prevedere, il Bottero, sempre al di sopra di ogni elogio, accompagnato da un altro artista di valore, il buffo Baldelli, che mostrò di essere anch’egli dotato di molto spirito ilare. Gli altri elementi della compagnia erano la Binda – già così apprezzata nel carnevale del 1879 -, la Russo, la Morelli e il tenore Annovazzi, tutti, chi più chi meno, calorosamente applauditi. L’orchestra, costituita da ottimi elementi, fu diretta con bravura dal maestro Luigi Ricci, che si rivelò musicista di grandi capacità1317. 1884 Dopo il Matrimonio segreto fu allestito un altro lavoro inedito per il Carcano: I falsi monetari di Lauro Rossi che, seguiti da un pubblico discretamente numeroso, furono favoriti da “un buon successo” (testo di J. Ferretti, “prima”, Torino 1844). Così, infatti, scrisse il “Trovatore”: “Martedì sera al Teatro di Porta Romana, così detto anche il Teatro dei raffreddori, ebbero un buon successo I falsi monetari, di Lauro Rossi. Il buffo Baldelli fu insuperabile nella parte di Euticchio. Ha proprio saputo compensare, colla splendida esecuzione del terz’atto, il pubblico della noia immensa, indefinibile provata durante i due primi atti di quest’opera, immeritevole d’essere fatta risorgere. Buona assai la Raggi, una donnina piena di brio, di talento e dotata di un bel vocino. E’ allieva del vecchio Rigoletto Varesi, e lo si capisce subito. La Galliani-Russo è sempre un bel mezzo-soprano, per voce e figura. L’Annovazzi ci piaceva di più nel Matrimonio segreto”1318. Ai Falsi monetari seguì un’altra creazione buffa del Cagnoni: Don Bucefalo, che grazie a un Bottero davvero insuperabile, ottenne un grandissimo successo. Con l’artista, molto bene si comportarono anche la Binda, sempre più brava e gradita al pubblico, e la Raggi. Ottima l’orchestra, guidata con valentia e fermezza dal Ricci1319 . Altra opera buffa inedita per il Carcano fu Le donne curiose del maestro Emilio Usiglio (testo di A. Zanardini da Goldoni, “prima”, Madrid 1879). Ricca di melodia e ben strumentata, essa piacque molto al “Trovatore” che così ne parlò: “Quest’opera dell’Usiglio ha in sé molti elementi di vitalità. Le idee melodiche sono chiare e semplici, senza cadere mai nel triviale; l’istrumentale è ben lavorato, senz’essere astruso”. Tra i cantanti, particolarmente ammirata fu ancora una volta la prestazione del Baldelli, che interpretò assai bene la parte di Trivella. Con lui c’era la giovane e simpatica Adelaide Morelli, che cantò con brio e buon gusto. Cera poi la Galliani-Russo (Beatrice), “esteticamente e musicalmente eccellente”, il baritono Tessada, un Don Ottavio molto convincente, il tenore Annovazzi, anch’egli molto applaudito, e la Raggi. Concludendo la sua recensione, il “Trovatore” così scrisse sul maestro Ricci: “I nostri complimenti al 1316

“Il Trovatore”, 30 dicembre 1883.

1317

“Frusta teatrale”, 30 dicembre 1883.

1318

“Il Trovatore”, 3 gennaio 1884.

1319

“Il Tovatore”, 10 gennaio 1884.


!240 valente m.° Ricci, che, in pochi giorni, disponendo di mezzi che non sono certamente gli intieri della Scala, concerta opere nuove con bravura singolare, e sa dirigere poi l’orchestra con disinvoltura da piccolo Faccio”1320. Bottero non c’era nelle Donne curiose, ma si presentò nell’opera successiva, vale a dire Papà Martin del Cagnoni dove, di fronte a un pubblico foltissimo, colse un nuovo grande successo: “Davanti a un pubblico stipato - neanche parlarne -, si è presentato Bottero nei panni del vecchio facchino di porto, e per due ore e tre quarti ha fatto ridere ed ha commosso immensamente. Il Bottero nell’interpretazione del Papà Martin, oltre lo straordinario sentimento d’artista, ha avuto sabato sera un successone anche come cantante. Nel duetto col Baldelli, nel secondo atto, ha emesso veri fiumi di voce… Quando si ode e si vede Bottero, bisogna esclamare: questo sì che è un vero artista!” Ma non fu solo Bottero a farsi applaudire dal pubblico presente al Carcano, lo fu anche il Baldelli che nella parte dell’Usuraio ottenne effetti splendidi senza però ricorrere a mezzi triviali. Discreta la Binda, non del tutto in salute e molto bravo l’Annovazzi, “un tenore che simpatizza ogni sera più”. Nell’ultima rappresentazione del Don Bucefalo, il Bottero eseguì, davanti a un pubblico sceltissimo e numerosissimo, la difficilissima e brillante fantasia per la sola mano sinistra di Thalberg per pianoforte su motivi della Lucia, ottenendo un successo da grande pianista e quindi smentendo coloro che dicevano essere egli capace solo di suonare “il solito pezzo”1321 . L’ultimo spettacolo di carnevale fu un lavoro del maestro Nicola De Giosa: Napoli di Carnevale (testo di M. D’Arienzo, ”prima”, Napoli 1877). Inedito per il Carcano, non dispiacque al pubblico che ne apprezzò la freschezza e l’originalità delle idee. Di esso così scrisse il “Trovatore”: “C’è inspirazione fresca, gaia di pensieri nuovi, c’è spigliatezza e dottrina nel loro sviluppo, c’è un istrumentale delizioso. Tutti i pezzi e tutti gli atti sono quasi degni di una penna illustre”. Gli interpreti fecero tutti una prestazione lodevole meritandosi, alla fine dello spettacolo, calorosi applausi. Essi erano il Bottero, il Baldelli, la Binda, la Morelli, l’Annovazzi e il Gizzi. Ottima, come ci si aspettava, l’orchestra diretta dal bravissimo Ricci1322. Finita la stagione di carnevale che nell’insieme era stata una delle migliori degli ultimi anni, al Carcano si presentarono, per alcune sere, due prestigiatori americani: Thorn e Darwin che insieme ai giochi con gli anelli, coi cappelli a cilindro, colle banderuole di carta e coll’armadio misterioso, fecero vedere una cromolitografia-réclame con la quale riuscirono a incuriosire moltissimo il pubblico (non sappiamo in dettaglio di cosa si trattasse)1323 . In primavera il Carcano ospitò la compagnia di operette Luigi Maresca che per alcune settimane presentò diversi lavori generalmente ben accolti. Il primo fu Lorenzo XIV di Gontrant che il “Trovatore” così commentò: “Quel tal Lorenzo XIV che ci ha tanto divertiti colla Compagnia Tomba, al Fossati, l’abbiamo rigustato sabato sera al Carcano, dove lo eseguisce la Compagnia cosidetta italiana del signor Maresca. La Compagnia nel suo insieme non è cattiva. La Pagay abbondante, abbondantissima anzi di forme, canta con buon gusto, e nell’eseguire una canzone tirolese fa una certa scala discendente a picchettati da far meravigliare. Il Maresca non raggiunge la comicità del Milzi, ma se la cava discretamente, come tutti gli altri. Decorosa la messa in scena e intonata l’orchestra, diretta dal m.° Sassone”1324 . Dopo Lorenzo XIV le operette rappresentate furono Madama Angot, Le Campane di Corneville e La Befana, quest’ultima del maestro Canti, così giudicata dal “Trovatore”: “Il successo è stato ottimo, se guardiamo alla cassetta dell’Impresa ed agli applausi del pubblico. Sabato e domenica due veri teatroni e acclamazioni a tutti gli artisti. La critica dice che azione comica e musica messa

1320

“Il Trovatore”, 24 gennaio 1884

1321

“Il Trovatore”, 7 febbraio 1884.

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“Il Trovatore”, 28 febbraio 1884.

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“Il Trovatore”, 13 marzo 1884.

1324

“Il Trovatore”, 17 aprile 1884.


!241 insieme a un po’ di coreografia per giunta, invece di una Befana, danno una buffonata, ma chi crede alla critica? Dunque ha ragione il pubblico e l’Impresario”1325 . L’ultimo spettacolo della compagnia Maresca fu Orfeo all’Inferno, il capolavoro di Offenbach che ebbe un successo più che buono. Su di esso, così, brevemente, si espresse il solito “Trovatore”: “Ebbe ottimo successo l’Orfeo all’Inferno, che da tre sere piace assai e fece furore un valzer cantato dalla Miller ed uno scherzo di D. Felice Sciosciammocca”. Tutto qui1326. Partita la compagnia Maresca, al Carcano subentrò per alcune settimane la compagnia Cesare Rossi, dove prima attrice era Eleonora Duse, un’artista di grandissimo valore che vantava ormai una fama internazionale. Essa, come primo spettacolo, presentò, in un teatro strapieno, Fedora di Sardou in cui mostrò tutto il suo talento drammatico, il fascino irresistibile della sua calda recitazione. A Fedora fece seguire altri lavori, sempre vivamente applauditi, di cui riportiamo qui i titoli: La vita nuova, Odette, Divorziamo, La moglie di Claudio, Frou-Frou e La signora dalle camelie1327. Scrisse il “Trovatore” sulla insigne artista: “La Duse sarabernardeggia non poco nelle movenze a scatti, nella inflessione della voce e persino nelle acconciature, ma è innegabile che ha un talento drammatico di primo ordine, eminente, singolare, che muove rivoluzione contro il convenzionalismo incensato e suffragato di quattrini per tanti e tanti anni”1328 . Interessante è anche il giudizio del “Mondo artistico”: “Ella fu accolta, quasi con freddezza, al suo apparire sulle scene, ma andò di scena in scena, di atto in atto guadagnando a sé tutta la simpatia, tutta l’ammirazione di un pubblico affollato, scelto, per niente predisposto all’entusiasmo, e per niente influenzato dai successi che la grande artista aveva ottenuto in altre città. La Duse ha soprattutto una fisionomia propria: le stesse deficienze di alcune doti naturali e la ricchezza di altre formano in lei un temperamento artistico speciale. La Duse ha sollevato e solleverà sempre ardenti discussioni, ma non sul suo talento evidente, innegabile, sul suo gusto simpatico, geniale, sull’impressione grande, profonda che esercita in quanti la vedono e l’odono, ma nel giudicarla un’artista completa e sul giudicare l’arte sua un’arte nuova, come da altri si vorrebbe”1329 . Partita la Duse, solo per poche sere, ci fu al Carcano, in estate, la compagnia Tessero, che veniva dal Dal Verme, e che allestì un solo dramma, del tutto inedito dell’avvocato Ratti: Anita Garibaldi. Esso non dispiacque al pubblico, ma l’attore principale che impersonava Garibaldi, cioè il Paladini, lasciò un po’ a desiderare perché gridava troppo mentre si sapeva che il generale aveva una voce dolce1330 . In ottobre prese il via la stagione autunnale con un corso di opere di cui la prima fu I Promessi Sposi di Ponchielli, inedita per il Carcano (testo di E. Praga, “ prima”, Milano 1872). Essa, almeno la prima sera, riuscì ad attirare un discreto pubblico che però nelle repliche si diradò molto. Nella parte di Lucia c’era un’ottima cantante che per la sua prestazione si guadagnò copiosi applausi. Il suo nome era Turconi-Bruni e così ne parlò il “Trovatore” nella sua cronaca teatrale: “La Turconi-Bruni canta con quella disinvoltura, con quel fuoco artistico, con tutti quegli altri bei meriti che le abbiamo riconosciuto nel Rigoletto al Dal Verme e anche alla Scala. Gli acuti della Turconi-Bruni sembrano diventati anche più belli e squillanti, l’agilità è ammirabile sempre”. Bella prova fu pure quella dell’interprete della Monaca di Monza, il soprano Borlinetto, ancora giovane ma piena di buone qualità. Renzo era il tenore Baroncelli e Don Rodrigo il baritono Bacchetta, due artisti che il pubblico non dimenticò di applaudire. Cori e orchestra, diretti dal maestro Pomé, più che buoni1331 .

1325

“Il Trovatore”, 24 aprile 1884.

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“Il Trovatore”, 1 maggio 1884.

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“Il Trovatore”, 8, 15, 22 maggio 1884.

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“Il Trovatore”, 8 maggio 1884.

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“Il mondo artistico”, 10 maggio 1884.

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“Il Trovatore”, 19 giugno 1884.

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“Il Trovatore”, 23 ottobre 1884.


!242 Ai Promessi Sposi, seguì un lavoro di Bellini, di solito accolto con favore al Carcano, vale a dire Sonnambula. Questa volta le cose, almeno riguardo alla prima rappresentazione, andarono maluccio e il pubblico, che pur era accorso a teatro in folla, ne rimase deluso: “Fu una di quelle sere scalognate - scrisse il “Trovatore” -, scorbutiche (gergo teatrale), dello sbilancio delle quali non si sa dove trovare la causa”. Sulla Tescher, il soprano interprete di Amina, non bene in salute, scrisse ancora lo stesso giornale: “La simpatica e valente Tescher è parsa subito, al primo presentarsi, affaticatissima e la voce graziosa, e così bene educata, le esciva deboluccia assai, specialmente nel primo atto. Ma poi, rinfrancata, eseguì il famoso allegro Ah non giunge uman contento con moltissima sicurezza ed anima. Anche nell’andante: Ah non credea mirarti, la Tescher ha saputo dare una squisita interpretazione”. Nei panni di Elvino c’era il tenore Cantoni che anche lui non poté far molto perché raffreddato. Per ultimo veniva il basso Paoletti (Conte Rodolfo), che “se avesse dato alla parte del Conte un’interpretazione meno drammatica, sarebbe meglio riuscito, ché in quanto a bellezza di voce e metodo di canto, egli è sempre un artista pregevolissimo”. Orchestra e cori anch’essi “raffreddati” per cui ora si aspettavano solo le repliche per vedere un cielo più sereno1332 . Dopo alcune repliche della Sonnambula, anch’esse sfortunate, il Carcano ospitò la Dinorah di Meyerbeer, un’opera che “grazie al merito indiscutibile di un complesso simpaticissimo di artisti” ebbe la piena approvazione del pubblico. Sulla Adams, il giovane soprano protagonista dell’opera, così si espresse il “Trovatore”: “La giovane e quasi esordiente Adams non ha un gran volume di voce, ma questa è più che sufficiente per cantare nella Dinorah. C’è la vera qualità della voce di soprano, c’è la freschezza. E che facilità, che squillo, che dolcezza nei suoi acuti! L’Adams dimostra poi una disposizione splendida alla scena, e tale da raggiungere presto un’alta meta”. Accanto alla Adams c’era un altro giovane artista, il tenore Emiliani, che spiegò una voce capace di ottenere i più delicati effetti richiesti dalla difficile parte di Correntino. Bene anche il baritono Viganotti, dotato di grande talento drammatico, e il mezzosoprano Luttichau, che rese la parte del Capraio particolarmente riuscita ed efficace1333 . Conclusa la stagione d’autunno, iniziò subito dopo quella dell’autunnino che vide la messa in scena di quattro opere: Atala, Traviata, Lucia di Lammermoor e Trovatore. Atala, composta dal giovane maestro romano Filippo Guglielmi su testo di anonimo, era del tutto nuova, ma ebbe poca fortuna riuscendo solo ad annoiare il pubblico. Scrisse, infatti, il “Trovatore”: “Dal primo all’ultimo atto, la musica del quirite Guglielmi ha mortalmente annoiato, per mancanza assoluta non soltanto dell’ispirazione, ma anche della forma”. E più avanti: “Egli ha voluto fare il compositore-filosofo, e ci ha regalato, invece, un nuovo genere di convenzionalismo, più…convenzionale di quanti altri mai”. Quindi, fiasco completo dell’opera in cui si salvarono solo due cantanti: il tenore Baroncelli e il soprano Bodrilla. Lodevole il direttore d’orchestra Pomé che mise tutto il suo impegno per porre l’opera sul giusto binario, però con scarsi risultati1334 . Molto diverso fu l’esito che ebbe l’opera successiva all’Atala cioè Traviata, dove rifulse il grande talento della sua protagonista, il soprano Gemma Bellincioni1335 . Essa fece una prestazione di altissimo livello che poteva essere paragonata a quella delle grandi dive di un tempo. Giovane e da pochi anni in carriera, la Bellincioni fece capire chiaramente di avere i numeri per andare molto lontano, come, infatti, avvenne. Così ne scrisse il “Trovatore”:

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“Il Trovatore”, 30 ottobre 1884.

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“Il Trovatore”, 6 novembre 1884.

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“Il Trovatore”, 20 novembre 1884.

Gemma Bellincioni, soprano, nacque a Como il 18 agosto 1864; studiò con la madre e debuttò a Napoli nel 1879. Perfezionatasi con L. Ponti Dell’Armi e col baritono G. Corsi si esibì nel repertorio leggero a Foggia, a Verona e successivamente in Spagna e in Portogallo. Ritornata in Italia ottenne un vero trionfo nella Traviata (Roma 1884, teatro Argentina). Fu la prima interprete di Cavalleria rusticana, data a Roma nel 1890. Fu insegnante di canto e attrice cinematografica; nel 1918 fondò anche una casa cinematografica, la Gemma film. Morì a Roccabelvedere, Napoli, il 23 aprile 1950. 1335


!243 “La Bellincioni, per qualità di voce, per correttezza di canto, per talento drammatico, per grazia, per sentimento, si eleva dalle mille e mille artiste del giorno d’oggi, che, per quanto celebri, la Traviata non si arrischiano a rappresentarla. Nella Bellincioni si potranno riscontrare i difetti o le esuberanze della giovane, ma quegli stessi difetti, quelle stesse esuberanze sono una nuova dimostrazione della di lei valentia non comune”. Gli altri principali interpreti della Traviata, insieme alla Bellincioni, furono il tenore Emiliani, un artista di vaglia dalla voce maschia e simpatica, e il baritono Viganotti che mostrò un notevole talento drammatico (i maggiori applausi li ebbe soprattutto nel duetto del secondo atto, “cantato da grande artista, con inflessioni di voce, con accenti strazianti”)1336 . Dopo Traviata, la Bellincioni si fece udire anche nella Lucia di Lammermoor, dove il suo talento emerse nuovamente, anche se non in maniera così fulgida come in Traviata. Ad ogni modo, come scrisse il “Trovatore”, essa riuscì “a strappare di bocca agli uditori, molti bene, molti brava e molti benissimo”. Gli altri artisti che interpretarono la Lucia furono il baritono Bacchetta ed il tenore Baroncelli entrambi lodevoli, ma un po’ intimoriti dall’atteggiamento fin troppo severo di una parte del pubblico1337. L’ultimo spettacolo dell’autunnino fu il Trovatore che ebbe nel soprano Antonietti il suo punto di forza. Giovane, dalla figura simpatica, l’Antonietti mostrò una voce abbastanza vigorosa, estesa e intonata che piacque molto al pubblico (le si consigliava, però, di interpretare opere “un po’ meno forti”). Applausi quindi a lei e al mezzosoprano Clerici, un’artista anch’essa non priva di talento. Il tenore era ancora il Baroncelli “la cui voce tuona e fa rintronare la vasta sala”, mentre il baritono era Bacchetta, giovane che prometteva bene (“se studierà”). Orchestra diretta con autorità dal maestro Pomé1338 . Finito l’autunnino, incominciò la stagione carnevalesca con un cartellone discretamente ricco di spettacoli dov’erano presenti anche alcune novità. Il primo di essi fu Ernani che non si dava dal 1870, quando aveva avuto un esito mediocre. Questa volta gli applausi non mancarono e premiarono soprattutto il tenore Callioni che nella parte di Ernani fece udire una voce molto gradevole e intonata. Suoi compagni furono il soprano Ajmo (Elvira), il baritono Noto (Carlo V) e il basso Fabro (De Silva), tutti più o meno applauditi. Discreta l’orchestra, diretta dal maestro Orsini, che aveva occupato il posto del Pomé1339 . 1885 All’Ernani seguì un’opera di Donizetti: Linda di Chamounix che al Carcano era stata data poche volte soltanto. Essa era stata messa in cartellone da un nuovo impresario, certo Gasseau, che aveva sostituito il vecchio impresario andatosene “per una crisi interna”. Ne fu protagonista Kate Rolla, americana, dalla voce robusta ed estesa unita però a una cattiva pronuncia e a una modesta presenza scenica (a non tener conto della sua mole, che contrastava assai col personaggio che impersonava). Con lei c’era la Pini-Corsi, mezzosoprano (Pierotto), dotata di buon gusto e notevole espressività. Bene pure il baritono Antonio PiniCorsi, che mostrò, insieme a una voce gradevole, notevole intelligenza artistica1340. Lodevoli i bassi Fabro e Tubertin1341 . Nell’opera successiva, Le precauzioni di Petrella, si presentò il Bottero, la cui presenza era sempre garanzia di successo e di buoni incassi. Data una sola volta nel 1862, Le precauzioni costituiva quasi una novità assoluta, e il pubblico la accolse molto bene sia per la sua piacevole musica sia per la sua buona esecuzione. Insieme al Bottero, sempre travolgente ed esilarante (“farebbe ridere e gridare di gioia i più cronici fegatosi”), ottima prova fece pure la Binda, intelligente e brava come il solito, e il buffo Ruotolo, così 1336

“Il Trovatore”, 20 novembre 1884.

1337

“Il Trovatore”, 4 dicembre 1884.

1338

“Il Trovatore”, 11 dicembre 1884.

1339

“Il Trovatore”, 3 gennaio 1885; “Frusta teatrale”, 30 dicembre 1884.

1340

Antonio Pini Corsi, baritono-basso, nacque a Zara nel 1858 ed esordì a Cremona nel 1878 nella Cenerentola. Dopo aver cantato per dieci anni in teatri secondari, interpretando ruoli comici, rivelò il suo talento drammatico in Lakmé di Délibes data a Berlino. Nel 1893 creò alla Scala il ruolo di Ford nel Falstaff e nel 1896, a Torino, quello di Schaunard nella Bohème. Fu considerato uno specialista rossiniano, ma si dedicò frequentemente, fino al 1900, anche all’operistica verista prendendo parte alle “prime” di Cristoforo Colombo (Genova, 1892) e Il signor di Pourceaugnac (Milano, 1897) di A. Franchetti, Siberia di U. Giordano (Milano, 1903), Paolo e Francesca di L. Mancinelli. Morì a Milano il 22 aprile 1918. 1341

“Il Trovatore”, 8 gennaio 1885.


!244 ben accolto nel carnevale 1882, che però talvolta nei suoi lazzi esagerava un po’. Discreti il Tubertin e la Pini-Corsi1342. Bottero ricomparve anche in Papà Martin, uno dei suoi cavalli di battaglia, e di cui la “Frusta teatrale” scrisse: “Bottero è un mago: ha fatto piangere tutte le donne di Porta Romana, ha destato entusiasmo”. Bravi anche i suoi compagni: il Ruotolo, la Binda, la Pini-Corsi, il tenore Ramini e il basso Marucco, un quintetto che, ben affiatato, fu calorosamente applaudito1343. Nel corso della stagione fu data una edizione inedita di Ernani con due nuovi cantanti: il tenore Papeschi e il soprano Newosky. Con loro c’era il Pini-Corsi e tutti e tre ebbero una cordiale accoglienza1344 . L’ultimo spettacolo della stagione carnevalesca fu Ruy Blas di Marchetti di cui ci si aspettava attirasse a teatro molti spettatori. In realtà le cose non andarono molto bene e così le descrive il solito “Trovatore”: “Al Carcano l’Impresa, che faceva magri affari, tanto che si parlava di sequestri e di chiusura, si era raccomandata all’eternamente fortunato Ruy Blas. Ma anche il povero staffiere che pure era arrivato a diventare l’amante di una Regina non ha saputo operare un tanto miracolo. Per colmo di sfortuna il Papeschi era indisposto, e nemmeno la Montesini era bene in voce. Applausi e feste n’ebbero però a dovizia, ben meritati anche dal basso Fabro, che ha cantato con molto garbo e accuratezza. L’orchestra e i cori…un vero quarantotto!”1345 E il quarantotto ci fu anche qualche giorno dopo, protagonista il Bottero che, non avendo avuto dall’impresa 2500 lire che gli spettavano, pose il sequestro sugli incassi: “Domenica sera al Teatro Carcano ebbe luogo una scena curiosa. Molte persone che s’erano recate al Teatro, e che avevano acquistato i biglietti in Piazza del Duomo per profittare del tramway giunte al Carcano trovarono i lumi spenti e il Teatro chiuso. Ecco che cos’era avvenuto. L’amico Bottero aveva posto il sequestro sugli incassi del Teatro, per pagarsi di 2500 lire che avanzava e l’Impresa non era in grado di pagare ai cori ed all’orchestra il loro dovere. E questi si rifiutarono di prestare la loro opera! La Questura fece restituire i denari agli intervenuti; ma nacque quistione per coloro che avevano comperato i biglietti all’Uffizio dei tramways e volevano i denari al camerino. Alla fine anche questa fu aggiustata…e il Teatro si è chiuso proprio nella settimana grassa!”1346 Certo, chiudere il teatro proprio nel momento in cui il carnevale era nella sua massima espressione, dovette essere per i milanesi di Porta Romana una forte delusione, ma l’episodio è per noi importante perché rivela lo stato di decadenza in cui ormai era giunto il Carcano. Tale decadenza del resto era in atto ormai da alcuni anni ed era evidenziata, tra l’altro, dalla eliminazione delle stagioni estive e autunnali, troppo poco frequentate dagli spettatori. In primavera però, il Carcano ebbe ancora le forze di risollevarsi allestendo una breve stagione lirica composta di due sole opere: La figlia del Reggimento e Il conte di Rysoor. L’opera di Donizetti fu allestita grazie all’intraprendenza di una dozzina di professori della Scala che s’improvvisarono impresari. Essa, grazie a una buona interpretazione datane dai due principali interpreti, il soprano Raggi e il tenore Ramini, ebbe un’accoglienza nettamente positiva. Ciò risulta da una cronaca teatrale che prendiamo dal “Trovatore”: “Ma che idea malinconica fu quella venuta, a quei dieci o dodici professori della Scala, di aprire il Carcano colla Figlia del Reggimento! Sono proprio andati a scegliere – neanche a farlo apposta – una di quelle opere, in cui l’esecuzione dell’orchestra ha pochissima importanza. E il bello è che ciò che c’è di meglio – sinora – in quel Teatro, è appunto l’orchestra! Detto questo, il successo della signora Figlia…con quel che segue, fu lieto assai, e alcuni pezzi, il rataplan e il minuetto, vengono replicati. Anche gli esecutori ricevono feste; la

1342

“Il Trovatore”, 22 gennaio 1885; “Frusta teatrale”, 20 gennaio 1885.

1343

“Frusta teatrale”, 29 gennaio 1885.

1344

“Il Trovatore”, 5 febbraio 1885.

1345

“Il Trovatore”, 19 febbraio 1885.

1346

Ibid.


!245 Raggi non manca di vivacità e di disposizioni artistiche, e Ramini, il tenore, ha una voce graziosa e ben educata. Ma per il Carcano ci vuole novità; se no poca gente e malinconia!”1347 Dopo la Figlia, piuttosto attesa era la seconda opera della stagione: Il conte di Rysoor, anche perché era una novità assoluta. Composta dal maestro Riccardo Rasori di Parma (e ciò spiegava il nutrito numero di parmigiani presenti al Carcano), si avvaleva di un testo di A. Castelli, anch’egli parmigiano. Grande fu il successo che ottenne il nuovo lavoro tanto che – scrisse il “Trovatore” – “deve aver fatto credere all’autore, la sera del 22 aprile 1885, come la più bella della sua vita: 30 chiamate e 4 bis!” Il successo del resto era meritato perché nella musica del Rasori c’erano pagine che denotavano “facilità melodica, franchezza nell’istrumentale ed una condotta uguale ed equilibrata”. Bene anche l’esecuzione affidata a una compagnia di canto che soddisfece pienamente gli spettatori. Essa comprendeva il Parboni, “un protagonista quale il m.° Rasori non avrà mai, o difficilmente, per la bellezza della voce, l’accento drammatico, l’azione viva ed animata”, il tenore Pio Facci, anch’esso buon artista, la Boema-Steffani, la Cavallucci e il Giommi. Ottima l’orchestra e lodevole la messa in scena. Purtroppo però ciò che mancava erano gli spettatori, al punto che il Carcano, dopo poche repliche dell’opera, preferì chiudere i battenti dando così una brusca fine alla breve stagione. Scrisse il “Trovatore”: “Né i quattrini spesi, né gli applausi, né le chiamate, né gli sforzi degli artisti, hanno valso a richiamar gente al Teatro di Porta Romana, per cui dopo poche sere, consumato quel po’ di olio spremuto dalle olive (o tasche) del m.° Rasori, si è dovuto chiuder bottega. Sic transit…con quel che segue!”1348 Dopo le opere, il Carcano si aprì per ospitare la compagnia Alessandro Marchetti che, a quanto ci risulta, allestì un solo spettacolo, il dramma Teodora, non, però, quello di Sardou, ma dell’inglese Filippo Waths, un lavoro che per la sua noia spinse molti spettatori a lasciare il Carcano prima della fine1349. Tra gli attori, c’erano la Boccomini Lavaggi e la Paladini che con la loro recitazione non riuscirono a superare un livello di mediocrità1350. Per i teatri milanesi, e non solo per il Carcano, questo è un periodo di grandi difficoltà finanziarie, difficile da superare, di cui è vittima illustre persino la Canobbiana che dopo più di un secolo di vita chiude la sua attività (progettata dal Piermarini, era stata inaugurata nel 1779, un anno dopo la Scala). C’era però, nel motivo di questa chiusura, non solo il calo degli spettatori, ma anche la questione dei palchi, fonte eterna di diatribe tra proprietari di teatri e palchettisti che è richiamata anche dal “Trovatore” nella sua cronaca relativa appunto alla Canobbiana pubblicata il 9 luglio: “L’eterna quistione dei palchi di proprietà privata ha fatto morire la Canobbiana, come, se non vi apporteranno radicali riforme, condurrà al sepolcro, vittima di consunzione e di tabe, anche la Scala. Non c’è dubbio! E’ solo questione di tempo! E’ proprio un peccato che uno fra’ più belli e centrici Teatri di Milano abbia dovuto fare una fine sì miseranda! Questa è la sorte serbata a tutti i Teatri che hanno od avranno palchettisti!” A chiudere i suoi battenti però non fu solo la Canobbiana, ma anche un altro teatro milanese, il Castelli, molto meno importante della Canobbiana che, tuttavia, dal 1874 in poi, anno della sua inaugurazione, aveva svolto la sua attività dignitosamente ospitando talvolta spettacoli di prosa e lirici di buon livello. Poi era caduto in mano alle compagnie d’operette e ginnico-equestri declinando rapidamente. La sua vita era durata quindi meno di dieci anni, un periodo breve per un teatro, ma per Milano, così orgogliosa un tempo dei propri teatri, tanto da paragonarsi a Parigi, la sua chiusura fu un evento molto triste. Il Carcano, ad ogni modo, era ancora vivo e lo dimostrò in autunno quando l’impresario Luigi Savelli vi allestì, coraggiosamente, una stagione lirica ricca di ben sette spettacoli, con una novità assoluta. Il primo dei sette spettacoli fu Rigoletto che attirò un pubblico “fitto e gremito in galleria, nei palchi, nei posti distinti, in platea, nell’atrio e…in altri siti”1351. Esito però mediocre dovuto anche alla sostituzione, all’ultimo momento, di tre elementi importanti: il baritono (Farina al posto di Coruson), il mezzosoprano (la 1347

“Il Trovatore”, 16 aprile 1885.

1348

“Il Trovatore”, 30 aprile 1885.

1349

“Il Trovatore”, 7 maggio 1885.

1350

“La Lombardia”, 3 maggio 1885.

1351

“Il Trovatore”, 17 settembre 1885.


!246 Bosi al posto della Maravini), e il direttore d’orchestra (ne ignoriamo il nome). Purtroppo la Bosi, pur mostrando una voce discreta, era in preda al panico perciò poté fare ben poco. Suo compagno era il tenore Landi, che mostrò anch’egli di non essere perfettamente in salute. Rimanevano il baritono Farina e il basso Ratti, due artisti dalle prestazioni accettabili. “Ma tutt’insieme – chiosò la “Frusta teatrale” – un Rigoletto che mal si regge”1352 . Dopo Rigoletto fu la volta del Buondelmonte di Pacini che al Carcano non era mai stato dato (testo di S. Cammarano, “prima”, Firenze 1845). Considerato uno dei lavori meno riusciti del maestro catanese, fu fortunato perché si avvalse di una buona esecuzione vocale (non esente però da quelle stonature e incertezze tipiche della prima serata). Il più sicuro fra tutti gli interpreti fu il baritono Viganotti, un veterano dell’arte, che confermò le sue buone capacità. Con lui c’era la Orlandi, dalla bella voce, ma impedita da una forte emozione. Poco in forma era anche la Pogliaghi, sua compagna, dotata inoltre di una voce non eccelsa. Messa in scena pregevole e orchestra ben diretta dal maestro Bellissimo1353 . Al Buondelmonte seguì Ruy Blas che ebbe nel complesso una esecuzione più che positiva, addirittura insolita per il Carcano, sulla quale così si espresse la “Frusta teatrale”: “Avvezzo ad esecuzioni incerte e spesso barbine a vedere cantanti messi insieme senza criterio artistico, a concertazioni fiacche e incomplete, fino dal primo atto parve al pubblico di trovarsi in un ambiente diverso che non fosse il Carcano. Com’è noto questo teatro non è sussidiato, e sorge in località poco popolata, per cui le imprese non spendono molti quattrini. Ma l’esperto impresario Luigi Savelli volle fare diverso dagli altri e il tentativo gli è riuscito. Poiché il successo l’ebbe, avrà anche il pubblico, messo nell’avvertenza che un Ruy Blas quale è quello del Carcano si è udito di raro”. L’esecuzione del Ruy Blas fu affidata a Giuseppina Savelli, soprano, a Lena Martinotti, contralto, a Dante Del Papa, tenore, ad Achille Medini, baritono, e a Gaetano Notargiacomo, basso, un gruppo assai valido di cantanti che piacque soprattutto per la sua grande omogeneità. La Savelli, molto giovane, aveva voce bella, estesa e intonata, ma sapeva anche usarla con grande maestria. Benissimo anche la Martinotti che seppe emergere per le sue indubbie capacità. Il tenore Del Papa spiegò bella voce e ottimo metodo di canto eseguendo la sua parte in modo inappuntabile. Ottimo il Medini, che nella parte di Don Sallustio, sia per voce sia per azione, si meritò applausi a iosa; bravo pure il Notargiacomo dalla voce poderosa e perfettamente intonata. Lodevoli sotto ogni aspetto anche le seconde parti. Orchestra - composta di elementi buonissimi e numerosi - diretta assai bene dal maestro Conti, che si mostrò musicista intelligente e molto dotato; cori ben istruiti dal maestro Bassinelli (“non andarono mai fuori di strada”). Tutti i pezzi furono clamorosamente e unanimemente applauditi e alcuni anche bissati. Insomma un successo pieno, come raramente al Carcano si era mai veduto e che lasciò nella memoria degli habitué del teatro di Porta Romana un non labile ricordo1354. Dopo Ruy Blas fu allestita al Carcano un’opera di Donizetti che non si dava da molto tempo: Don Pasquale, un lavoro che richiedeva, nei cantanti, doti che si erano ormai perdute (“oggi, quasi tutti gli artisti, cantano le opere buffe, come se dovessero cantare i Masnadieri, l’Attila, ecc.”). L’esecuzione tuttavia fu buona e il pubblico lo dimostrò elargendo i suoi applausi a tutti gli interpreti principali, vale a dire: il Cesari, il Polonini, la Smeroski e il Carnelli1355 . A questo punto della stagione autunnale fu rappresentata al Carcano un’opera nuova di zecca composta, su testo anonimo, dal maestro Filippo Sangiorgi intitolata: Adelia. Le maggiori critiche della “Frusta teatrale” furono indirizzate proprio al libretto, giudicato noioso, privo di situazioni drammatiche e con personaggi antipatici. Eppure il Sangiorgi era riuscito a rianimare tale nullità vestendola di una musica piacevole che il pubblico apprezzò particolarmente (le venti chiamate al maestro e due pezzi bissati stavano lì a provarlo). Quanto ai cantanti, essi ebbero molti applausi, quasi come in Ruy Blas, mostrando uno zelo encomiabile nel dare risalto ai vari brani dell’opera. Su tutti primeggiò la Savelli, che confermò il suo grande talento di cantante e di attrice. Essa mise tanta passione nell’accento, tanta efficacia drammatica, da apparire come una rivelazione. Con lei c’era il baritono Medini che spiegò un vero tesoro di voce e d’arte, agendo e cantando in modo inappuntabile. Bene il Del Papa, dal canto tenorile accurato, lodevole la Martinotti e benissimo il basso Notargiacomo, che fece udire una voce robusta e perfettamente intonata. I cori, istruiti dal maestro

1352

“Frusta teatrale”, 15 settembre 1885.

1353

“Frusta teatrale”, 29 settembre 1885.

1354

“Frusta teatrale”, 14 ottobre 1885.

1355

“Il Trovatore”, 29 ottobre 1885.


!247 Bassinelli, furono ottimi, ma anche l’orchestra si comportò bene e ciò grazie alla sicura bacchetta del maestro Conti. Vestiario magnifico e messa in scena degna di un grande teatro1356. Sesto spettacolo della stagione fu Crispino e la comare, una vecchia ma ancora gaia e divertente produzione dei fratelli Ricci che, grazie alla sua vitalità, fu accolta “dal principio alla fine con applausi schietti, unanimi, numerosissimi”. Interpreti: la Smeroski, “un vero gioiello d’artista in possesso di voce argentina, sicura, intonatissima”, il Cesari, un Crispino “come non si avrebbe potuto desiderar meglio”, il Polonini, “artista coscienzioso ed elegante”. Anche gli altri artisti si comportarono bene. Essi erano il Carnelli (Contino del Fiore), il Reggiani (Mirabolano) e la Cappelli (Comare). Ottimi cori e orchestra1357 . L’ultimo spettacolo di questa fortunata e ricca stagione autunnale fu Un ballo in maschera che, interpretato da un buon complesso di artisti, ebbe un successo “oltremodo lusinghiero”. La sera della prima rappresentazione il Carcano era colmo di spettatori che avevano voluto assistere al debutto della giovinetta Vittorina Repetto, sorella della celebre Repetto-Trisolini. Essa sosteneva il ruolo di Oscar ed ebbe questo favorevole giudizio da parte della “Frusta teatrale”: “La Repetto non ha gran voce e non si poteva aspettarsela vista la sua giovinezza, ma canta con molta intelligenza e con perfetta intonazione per cui si può ritenerla come una speranza dell’arte una volta che la sua istruzione musicale sarà completata”. Con la Repetto c’era la Savelli, cantante che non aveva bisogno di conferme, e la Martinotti (Ulrica), artista esperta e già avanti nell’arte. Tra gli uomini, bene il Del Papa (Riccardo), e benissimo il baritono Medini che dovette ripetere, “fra un turbine d’ovazioni”, la sua romanza. Molto applauditi anche i bassi Melzi e Reggiani. Complessivamente, quindi, l’esecuzione - annotò la “Frusta teatrale” -, era da lodare e ciò anche per merito “delle cure intelligenti del maestro Conti, per il quale un elogio cordiale è doveroso”1358 . 1886 Conclusa la stagione autunnale, prese il via quella carnevalesca con gli spettacoli dei fratelli Lambertini, che al Carcano si erano già fatti applaudire nel 1882. Veri “fenomeni di intelligenza e di bravura”, come li definì il “Trovatore”1359 , piacquero molto anche questa volta dimostrando, pur nella loro giovane età, una grande maturità (la piccola troupe era composta da Luigi di 10 anni, Luigina di 15 e Achille di 7). Tra i lavori che i Lambertini misero in scena, ci fu il Salvadanaio, un dramma “scritto con molto garbo” di G. Salvestri che, presente in teatro, si guadagnò diverse chiamate al proscenio1360. Ignoriamo se i Lambertini diedero altre rappresentazioni, sappiamo invece che il teatro fu disertato dagli spettatori tanto da far dire al “Trovatore” che i piccoli attori “recitavano alle panche”1361 . Partiti i Lambertini, ecco tornare al Carcano le opere col Poliuto donizettiano, che non si dava dal 1868 e che fu trovato invecchiato. Tra gli interpreti, i migliori furono la Bianchi-Montaldo, che nel ruolo di Paolina fece udire una voce di vero soprano unita a un forte senso drammatico, e il baritono Quirot, un artista che oltre a possedere lodevoli mezzi vocali cantava con perfetto metodo di canto. Bravo fu pure il basso Visconti mentre il tenore Mazzolani poté fare poco perché raffreddato1362. Al Poliuto seguì la Favorita che, forse fin troppe volte ascoltata, interessò ben poco gli spettatori del Carcano. Inoltre tra gli interpreti c’erano alcuni cantanti che lasciavano non poco a desiderare. Uno di questi fu il tenore D’Orazi che, con la sua voce di tenore leggero, si mostrò inadatto al ruolo di Fernando. Col D’Orazi c’era il soprano Turri-Princig, che pur dotato di notevole intuito artistico fece udire una voce troppo debole. Il migliore tra tutti fu ancora il Quirot che si distinse per la bella voce e l’ottima scuola. Mediocri le seconde parti1363 . 1356

“Frusta teatrale”, 9 novembre 1885.

1357

“Frusta teatrale”, 9 novembre 1885.

1358

“Frusta teatrale”, 18 novembre 1885.

1359

“Il Trovatore”, 1 gennaio 1886.

1360

“Il Trovatore”, 15 gennaio 1886.

1361

“Il Trovatore”, 8 gennaio 1886.

1362

“Il Trovatore”, 5 febbraio 1886.

1363

“Il Trovatore”, 12 febbraio 1886.


!248 La stagione, passata dal carnevale alla primavera, si rialzò un po’ con Norma che fece accorrere al Carcano un folto pubblico desideroso di riascoltare la Bianchi-Montaldo (Norma) che piacque ancora una volta per la sua robusta e pastosa voce. Adalgisa era la spagnola Sola Conde dalla voce intonatissima, sicura e ben educata. Meno valido fu il tenore Manfrini, un Pollione poco convincente, cui il pubblico però non negò i suoi applausi. Bene il basso Rinaldi1364. Nel corso della stagione di primavera la Favorita fu data con una nuova compagnia di canto che ebbe il pieno favore del pubblico. Vi facevano parte la prima donna Elettra Valle, il tenore Laspiur, il baritono Carbonelli-Villar e il basso Saccardi. Molti applausi riscossero soprattutto il Carbonelli-Villar e il giovane tenore Laspiur, di cui fu pronosticata, per le sue notevoli capacità, una fortunata carriera1365 . Importante, dopo la Favorita, fu la messa in scena della Mignon di Thomas, che ebbe a protagonista una cantante ricca di talento, Virginia Ferni, che proprio in Mignon aveva ottenuto, al teatro Manzoni, un successo entusiastico. Scrisse il “Trovatore”: “La Ferni, come cantante, non potrebbe improntare più efficacemente il soave tipo di Mignon: essa ha rinnovato tutti gli entusiasmi destati la prima volta, nella stessa parte, al Manzoni. Ciò che più distingue l’esimia artista è la preoccupazione costante che dimostra nel voler trovare, nella squisitissima melodia della sua opera prediletta, sempre nuovi e delicatissimi effetti”1366. Altri interpreti della Mignon furono il tenore Galli, che pur piacendo agli spettatori fu incolpato dalla critica di cantare “in veste da camera” e più da comprimario che da primo tenore. Ottima, invece, nel ruolo di Fillina, fu la Buti, che, giovane ancora, espresse una bella voce e notevole talento artistico. C’era poi il basso Osvaldo Bottero ben calato nella parte di Lotario, la Savoldi (Federico) e il Giordano (Laerte). Orchestra diretta mirabilmente da Cleofonte Campanini, che si guadagnò dal “Trovatore” questi elogi: “Il Campanini ha qualità rare; nella sua interpretazione è d’un’aristocrazia inarrivabile e, mercè sua, non uno solo degli squisiti ricami, di cui la Mignon è ingemmata, va perduto. Il valente direttore, la prima sera, ha avuto un’ovazione dopo la sinfonia, ed in fine dell’opera la Ferni volle che anche lui dividesse, alla ribalta, gli applausi del pubblico”1367. Dopo la Mignon, fu data un’opera nuova molto attesa dal pubblico, composta dal maestro greco Spiro Samara, intitolata: Flora Mirabilis (testo di F. Fontana). Per il “Trovatore” l’opera, insieme alle Villi di Puccini, pur senza essere un capolavoro, era però la migliore produzione milanese degli ultimi quattro anni. “Con ciò non è detto – specifica il giornale – che sieno due capolavori, intendiamoci bene; sono prova chiara di quanto, proseguendo nei severi studi, e resistendo alle facili tentazioni degli inebrianti successi, potranno fare, per gloria loro e dell’arte!, i maestri Puccini e Samara”. Più avanti il foglio milanese fornisce alcune informazioni sul Samara, alunno, a Parigi, di Léo Délibes: “E’ un giovane greco, educato a Parigi alla scuola di Léo Délibes, - il chiaro musicista del quale in Italia conosciamo la Lakmè e parecchie buone composizioni orchestrali - e scrisse già un’opera, su soggetto indiano, Madjé. Venuto a Milano, e messosi in relazione coll’Editore Sonzogno, questi si impegnò a fargli rappresentare la sua Flora”. Nella Flora Mirabilis il “Trovatore” vide una fantasia originale e vivace, melodie ispirate e soavi, insieme a un “sufficiente maneggio dell’orchestra” vale a dire “le migliori doti dell’operista”. Tra i cantanti, ottima fu la Bendazzi, “una Lidia unica più che rara per la sua insuperabile arte del canto”. C’era poi il tenore Garulli, che cantò con sentimento e passione, il baritono Felici e il basso Bottero, tutti festeggiati e chiamati più volte al proscenio. Benissimo l’orchestra, diretta dal Campanini, “che ormai ha preso posto tra i migliori giovani maestri”. Messa in scena ricca ed elegante. Il “Trovatore”, quindi, a buon 1364

“Il Trovatore”, 5 marzo 1886.

1365

“Il Trovatore”, 19 marzo 1886.

1366

“Il Trovatore”, 30 aprile 1886. Virginia Ferni, cugina delle violiniste Carolina e Vincenzina Ferni, era nata a Torino nel 1849 ed era anch’essa violinista e cantante. Fanciulla prodigio, esordì in teatro a 7 anni interpretando il Faust di Gounod a Siviglia. Si esibì in Italia, Spagna, Russia e nelle due Americhe. Ritiratasi nel 1896 dalle scene teatrali, aprì a Torino una scuola di canto. Dotata di un’ottima tecnica vocale, intelligenza scenica e forte temperamento drammatico, morì nella stessa città il 4 febbraio 1934. 1367

“Il Trovatore”, 30 aprile 1886.


!249 diritto poteva scrivere: “Musica, esecuzione, allestimento scenico, tutto dunque concorre a rendere le rappresentazioni della Flora mirabilis uno spettacolo ammirabile ed ammirato”1368 . Terminata la stagione di primavera, iniziò quella estiva con un’opera inedita per il Carcano, vale a dire: Mirella di Gounod (testo di M. Carrè, da Mistral, “prima”, Parigi 1864). Dal punto di vista musicale essa non piacque molto alla critica che però ne apprezzò l’esecuzione affidata a un buon gruppo di artisti. Migliore fra tutti fu la Bendazzi, “che cantò divinamente”, ben accompagnata dal tenore Garulli, dalla voce limpida e fresca, dal mezzosoprano Giulia Ravogli e dal basso Bottero. Discrete le seconde parti. L’orchestra, diretta dal Campanini, si espresse al meglio delle sue capacità1369. L’ultimo spettacolo di questa ricca stagione fu Carmen data a favore dell’associazione benefica degli Asili notturni (l’introito fu di 5000 lire). L’opera fu allestita in tutta fretta ma riuscì ugualmente ad accontentare gli spettatori, anche perché come protagonista c’era la Ferdi che, nel ruolo di Carmen, ricevette vere ovazioni e numerose chiamate al proscenio. Bravissimi anche i suoi due compagni: la Bendazzi, omaggiata di molti fiori, e il Garulli, cui fu offerta una corona1370. Conclusa la stagione estiva, con un bilancio molto positivo, il Carcano aprì i suoi battenti anche in autunno, ma questa volta con ben altri risultati. La prima opera ad essere messa in scena fu Traviata, il popolare capolavoro verdiano, che il pubblico accolse abbastanza bene (per richiamar gente il biglietto era stato ridotto a una lira). Protagonista fu la Gorè che nel ruolo di Violetta si meritò molti applausi e diverse chiamate alla ribalta; bene anche il tenore De Castello, un Alfredo dalla bella voce e dall’ottimo metodo di canto; discreto il baritono Querzè ben calato nel ruolo di Germont. Sul podio c’era il maestro Disconzi che si fece notare soprattutto per “la ginnastica sul suo sgabello” ma che mostrò anche di sapere il fatto suo1371. Le cose precipitarono durante una replica dell’opera verdiana quando i professori d’orchestra, che non erano stati pagati, si ammutinarono. Ne nacque addirittura un tumulto che dovette essere sedato dalla polizia. Soldi però non ce n’erano e la soluzione non poteva che essere una sola: sospendere gli spettacoli, come effettivamente avvenne1372 . Finita così malamente la stagione estiva, e saltata quella autunnale, nella successiva stagione d’autunnino, il Carcano ospitò le sempre gradite operette che furono presentate dalla compagnia Schurmann. La compagnia però si fermò per sole quattro sere rappresentando due spettacoli: Le fiacre 117 e Niniche dove tra tutti gli interpreti emerse la Megay, definita dal “Trovatore” “bella, vivace, nervosa”. La compagnia, che pur aveva buona fama, complessivamente però deluse il pubblico che dopo la prima sera disertò il teatro. Ciò anche perché, proprio alla prima sera, c’era stato un episodio che non aveva fatto onore alla compagnia lasciando nel frattempo interdetti gli spettatori. Così lo descrive il suddetto giornale: “Alla prima sera ci fu un intermezzo non musicale, ma giudiziario. Lo Schurmann si vide sequestrato dagli uscieri l’incasso serale (2900 lire) per conto ed ordine dell’Impresario Rosegger di Trieste, al quale pare che lo Schurmann abbia bruciato il paglione, non conducendovi, il carnovale passato, la Patti, come doveva per contratto”1373. Per il Carcano evidentemente questo periodo non era tra quelli più fortunati e se cambiò in meglio, fu merito di un concerto tenuto dal violinista fiorentino Consolo che diede prova di capacità del tutto eccezionali. Egli, infatti, eseguì mirabilmente un programma di grande impegno che comprendeva brani di Veracini, Vivaldi, Geminiani, Lotti, Viotti e Valentini, tutti autori italiani del Sei e Settecento che non godevano di grande popolarità. Il Consolo però non si limitò solo a suonare perché volle tenere anche un’interessante conferenza durante la quale trattò il tema della scuola italiana di violino, scuola che ormai era in notevole ribasso proprio per la scarsa considerazione che i giovani violinisti avevano per i grandi autori del passato1374 . Passati alcuni giorni dal concerto del Consolo, iniziò al Carcano la stagione operistica di carnevale, per la quale erano state programmate due sole opere: Guarany e Lucia di Lammermoor. Per soprammercato le due 1368

“Il Trovatore”, 21 maggio 1886.

1369

“Il Trovatore”, 4 giugno 1886.

1370

“Il Trovatore”, 11 giugno 1886.

1371

“Il Trovatore”, 29 ottobre 1886.

1372

“Il Trovatore”, 5 novembre 1886.

1373

“Il Trovatore”, 10 dicembre 1886.

1374

“Il Trovatore”, 24 dicembre 1886.


!250 opere alla fine si ridussero a una sola a riprova della cattiva stella che da un po’ di tempo sembrava incombere sul teatro di Porta Romana. Guarany di Carlos Gomez era quasi una novità per il Carcano essendovi stata data una sola volta nel 1875 con grande successo. L’esito che ebbe fu molto positivo anche in questa edizione con molti applausi rivolti a tutti gli interpreti, compreso il bravo direttore d’orchestra Morreale. Di ciò è prova questa breve recensione che riprendiamo dal “Trovatore”: “Lo spettacolo è buono e merita fortuna. Darwalla è un ottimo Cacico, di bella voce e accurato attore. Venne applaudito assieme al Garbini, baritono di bei pregi. Battimani e lodi ebbero pure la Buireo, il Gasparini, e l’orchestra diretta dal m.° Morreale”1375 . 1887 La stagione di carnevale continuò con le repliche del Guarany cui doveva seguire, come abbiamo detto, Lucia di Lammermoor. Ciò però non avvenne perché dopo vari rinvii l’opera donizettiana, probabilmente per ragioni economiche, saltò determinando la chiusura del Carcano con intuibile disappunto dei suoi affezionati frequentatori1376. Quando il teatro si riaprì, fu per ospitare la compagnia Vitaliani che, sempre nella stagione di carnevale, diede alcuni spettacoli di prosa cui la sorte fu favorevole. Il primo di essi fu la celebre Mandragola di Macchiavelli, che raccolse molti applausi dagli spettatori, ma forti critiche dal “Trovatore” che trovò la recitazione esageratamente artificiosa1377 . Alla Mandragola seguì il Marescalco dell’Aretino, e la Calandria di Dovizi da Bibbiena, lavori tutti cinquecenteschi che riuscivano però a esprimere ancora “comicità e snellezza nell’azione”. Tuttavia, la Calandra dava fin troppo spazio a motti boccacceschi (che secondo il “Trovatore” facevano arrossire persino i Carabinieri di piantone nella sala) e ciò non era tollerabile. Bravi, tuttavia, gli attori tra cui si distinse il Vitaliani e soprattutto il Sichel “che nella parte dello stupido e incoronato Calandro, è il vero successore di Ferravilla”. Per inquadrare storicamente sia la Calandra sia il Marescalco ci furono anche due conferenze tenute da Giuseppe Giacosa e Paolo Fambri che interessarono molto il pubblico, intervenuto a teatro numeroso1378 . Saltate le stagioni di primavera, autunno e autunnino, il Carcano si riaprì solo in dicembre in occasione della stagione di carnevale, per la quale furono programmate tre opere: La forza del destino, Fra Diavolo e Roderico re dei Goti. L’opera scelta per dare il via al carnevale fu quindi La forza del destino la cui ultima edizione risaliva al 1874. L’esito che ebbe fu del tutto positivo, anche se la critica notò che gli applausi erano rivolti, più che alla musica, al direttore d’orchestra, il maestro Rossi, che con pochi elementi a disposizione era riuscito a ottenere risultati impensabili. Buona, tuttavia, fu anche la prestazione dei cantanti, tutti, chi più chi meno, festeggiati. Essi erano il tenore Maina, il baritono Bacchetta, il basso Gautiero e soprattutto il soprano Teresina Brambilla-Ponchielli, ammirevole per il suo grande talento drammatico e l’intelligenza artistica1379 . 1888 All’opera verdiana seguì Fra Diavolo di Auber, una novità per il Carcano (testo di E. Scribe e C. Delavigne, “prima”, Parigi 1830). Contrariamente alle attese, volte al pessimismo, l’esito che ebbe fu buono e tutti gli interpreti riscossero vivi applausi e richieste di bis. Nel ruolo di Zerlina c’era la Cipriani, che diede prova di possedere doti vocali e artistiche non comuni. Veniva poi il baritono Pini-Corsi (probabilmente Antonio Pini-Corsi) che nei panni dell’Inglese si mostrò vivace, brioso e comicissimo; gli altri interpreti erano il tenore Zonghi, un bravo cantante-attore, la Baldi, il Manni, il Vanni e il Borelli, lodevoli tutti e ben affiatati nelle loro parti1380 .

1375Ibid. 1376

“Il Trovatore”, 6 gennaio 1887.

1377

“Il Trovatore”, 20 gennaio 1887.

1378

“Il Trovatore”, 27 gennaio 1887.

1379

“Gazzetta dei teatri”, 29 dicembre 1887.

1380

“Il Trovatore”, 7 gennaio 1888.


!251 Dopo Fra Diavolo, il terzo e ultimo spettacolo della stagione carnevalesca fu un’opera nuova per Milano: Roderico l’ultimo re dei Goti di Ponchielli (testo di F. Guidi), messa in scena il 16 gennaio, secondo anniversario della morte del compositore cremonese. Scritta nel 1863 quando Ponchielli era ancora un umile maestro di banda a Piacenza, l’opera non dispiacque al pubblico che ne apprezzò soprattutto la facile e limpida vena melodica (per la critica, invece, la musica era troppo antiquata e meglio sarebbe stato lasciare l’opera nell’oblio). Gli interpreti, desunti dal libretto, furono: Vincenzo Maina (Roderico re di Spagna), Cesare Bacchetta (Emiliano), Teresa Brambilla-Ponchielli (Florina), Achille Gautiero (Munza), Giulia Lamberti (Irene)1381. Interprete principale fu la vedova di Ponchielli, Teresa Brambilla-Ponchielli (chiamata anche Teresina), che si impose per la sua “anima e passione d’artista”; meno lodevoli, invece, furono i suoi compagni: il Maina, il Bacchetta e il Gautiero, già uditi nella Forza del Destino. Tutti però furono festeggiati dal pubblico, che si mostrò, come sempre, generoso e tollerante. Bene l’orchestra, diretta dal maestro Rossi1382. Dopo l’opera di Ponchielli era stato programmato Papà Martin ma Bottero, che ne sarebbe dovuto essere il principale interprete, si ammalò determinando la fine della stagione. Un’altra ragione della chiusura della stagione fu lo scarso pubblico presente agli spettacoli che aveva causato ai soci impresari che li avevano allestiti forti perdite finanziarie1383. 1889 Nessuno spettacolo. 1890 Saltate primavera, estate ed autunno, si arrivò alla stagione di carnevale, organizzata dall’impresario Limonta che approntò un cartellone di tre opere: Faust, Traviata e Trovatore (vedremo però che il programma subirà dei cambiamenti). Il 26 dicembre andò in scena Faust che il pubblico accolse senza un grande entusiasmo. Ne furono interpreti: Rosa De Villareale, Amparo Radeguerra, il tenore Roberto Bonesini, il baritono Lancetti e il basso Limonta (era lo stesso impresario). Non furono però loro ad essere applauditi, ma il direttore d’orchestra Pintorno, che mostrò capacità notevoli di vero artista1384 . 1891 Al Faust seguì, in gennaio, Ernani, un’opera che al Carcano era data con una certa frequenza e che di solito era accolta con favore. Essa, come scrisse il “Trovatore”, sempre puntuale nelle sue cronache, “ebbe lieto successo, specialmente per la debuttante Elvira Richelmi, della quale fu apprezzata la voce fresca ed estesa, la buona scuola, l’intelligenza ed il sentimento del canto”. Quindi molti applausi per la giovane artista che prometteva una carriera fortunata. Bene anche gli altri interpreti, che contribuirono, con le loro performance, al buon esito dell’opera. Essi erano: il tenore Noli, il baritono Miotti e il basso Raitano1385 . La stagione continuò col Barbiere di Siviglia che non si eseguiva dal 1868, quando era stato dato in occasione della morte di Rossini. Lo spettacolo, allestito decorosamente, fu accolto molto bene dagli spettatori per merito soprattutto del baritono Buti che realizzò un Figaro al tempo stesso elegante e pieno di brio. Con lui c’era il soprano Otto, una gradevole Rosina, il tenore Huarte e il basso Limonta, tutti calorosamente festeggiati1386. Terminata la stagione di carnevale, complessivamente positiva, prese il via quella di quaresima, organizzata da un nuovo impresario: Virginio Muzio di Pavia, che pensò di allestire, come primo spettacolo, nientemeno che l’Africana di Meyerbeer, nuova per il Carcano. E fu un azzardo perché l’opera era troppo impegnativa per le modeste possibilità del Carcano rischiando l’insuccesso, come, infatti, avvenne. Ciò 1381

Il libretto di Roderico l’ultimo re dei Goti è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

1382

“Frusta teatrale”, 9 febbraio 1888; “Il Trovatore”, 3 febbraio 1888.

1383

“Il Trovatore”, 24 febbraio 1888.

1384

“Il Trovatore”, 1 novembre, 28 dicembre 1890.

1385

“Il Trovatore”, 4 gennaio 1891.

1386

“Il Trovatore”, 22 gennaio 1891.


!252 risulta dalla recensione che le dedicò il “Trovatore”, che dà conto anche dei cambiamenti determinati all’ultimo momento tra i cantanti: “Dovendosi parlare dell’Africana al Carcano, c’è, prima di tutto, da chiedersi se ciò che si avrà a dire sia il vero, tanto esso è poco verisimile! Il Carcano è un bel Teatro, armoniosissimo – ma è lontano, fuor di centro e giù di moda. Attirarvi gente, non è cosa agevole: si potrebbe tentarlo allestendovi spartiti geniali, proporzionati a quelle scene, ed eseguiti con ogni cura. Ebbene si fa al contrario e si sceglie un’operona nella quale sono messe in iscene l’Europa e l’Africa, una seduta parlamentare, una burrasca, una battaglia ecc. ecc., e tutto questo si vuol dare in un Teatro che per tutto ciò non ha né i mezzi, né i modi. C’è di peggio. Lunedì mattina, 23, il Manifesto annunziava l’Africana colla Filonoff (Selika), Morales (Vasco) e Zardo (Nelusko) e l’opera andava in iscena la stessa sera – cambiamento a vista! – colla Strebel (Selika), Guardenti (Vasco) ed Athos (Nelusko)! Cose da strabiliare. Nessuna meraviglia quindi se la prova non generale, ma caporale e dalla quale uscirono con onore soltanto l’Athos, la Cassandro ed il Dadò”1387. Nelle repliche, fatti dei cambiamenti, e resi più sicuri i cantanti, le cose per l’Africana andarono meglio rovesciando un po’ il giudizio iniziale. Scrisse, infatti, il “Trovatore”: “Il successo generale è andato migliorando ed assodandosi. La Filonoff ha voce bella ed intonata e canta con buona scuola e con buon gusto. Sempre bene l’Athos, la Cassandro, e molto progredito l’assieme dello spettacolo”. Più avanti il giornale dà conto, brevemente, anche della rappresentazione della Norma, data come seconda opera della stagione di quaresima che, grazie a una buona esecuzione, si guadagnò il pieno favore del pubblico: “Per seconda opera della stagione, martedì 3, andò in iscena la Norma. La Agresti ha avuto applausi a bizeffe, e frenetici, e dovette bissare il primo duetto con Adalgisa e quello dell’ultimo atto con Pollione. Applausi a iosa anche alla Sambo ed all’Avedano, ed applausi pure ad Oroveso, il basso Corsi. Orchestra un po’ troppo galoppante”1388 . Di galoppante purtroppo non c’era solo l’orchestra ma anche la crisi finanziaria in cui era caduto il Carcano che determinò la sua chiusura obbligandolo ad “avvolgersi nell’antico oblio”1389 . Saltata la stagione estiva, per il teatro di Porta Romana ci fu però quella successiva d’autunno che, coraggiosamente, prese il via con un’opera inedita per il Carcano: Nerone, del maestro Riccardo Rasori, testo di anonimo (la “prima” era avvenuta a Torino nel 1888). L’opera non dispiacque al pubblico, ma per la critica, pur avendo indubbiamente dei pregi, come l’abile uso dell’orchestra e una certa “spontaneità d’ispirazione”, mostrava di mancare dell’elemento che garantiva la sua vitalità cioè l’originalità: “Se l’opera del m.° Rasori rivela buona cultura musicale, abilità nell’adoperare l’orchestra e spesso anche una certa spontaneità di ispirazione, non ha però quelle caratteristiche di originalità, che sole possono riprometterle vitalità”. Quanto agli interpreti, essi furono “tutti buoni anzi buonissimi”, a cominciare dal tenore Vincentelli, ben noto agli spettatori del Carcano, che per la sua performance fu calorosamente festeggiato. Molti applausi furono rivolti anche alla brava e simpatica Panizza-Stinco, soprano, che fece udire una voce limpida e dolce, usata inoltre con eleganza e sicurezza. Gli altri erano la Marcomini, mezzosoprano, l’Urbinati, baritono, i bassi Rossini e Mazzanti. L’orchestra, diretta dal maestro Lovati-Cazzulani, si mostrò molto affiatata e coscienziosa. Decorosa la messa in scena. Insomma uno spettacolo, nel complesso, riuscito, tale da soddisfare pienamente il pubblico1390 . Purtroppo però dopo due sole repliche, ammalatosi il protagonista, Nerone fu ritirato causando allo sfortunato maestro Rasori, che l’aveva allestito con i propri soldi, la perdita di 12.000 lire, cifra per quei tempi di non poco conto.

1387

“Il Trovatore”, 27 febbraio 1891.

1388

“Il Trovatore”, 6 marzo 1891.

1389

“Il Trovatore”, 13 marzo 1891.

1390

“Il Trovatore”, 13 novembre 1891.


!253 Dopo Nerone era programmato Otello di Rossini, ma si dette addio anche a questo spettacolo con la conseguente chiusura del Carcano cui la fortuna aveva decisamente voltato le spalle1391. Fu solo a carnevale che il teatro di Porta Romana aprì i suoi battenti, non però agli spettacoli lirici, ma alle commedie dialettali milanesi, presentate da una compagnia di recente formazione di cui erano capocomici Gaetano Sbodio e Davide Carnaghi. Lo Sbodio, attore di grande esperienza e capacità, veniva dalla compagnia Ferravilla che aveva lasciato con l’intenzione di fare un diverso tipo di teatro dialettale, meno “vero” e più “verista”, come scrive Cervieri. E appunto per questo aveva formato una compagnia con elementi giovani e provetti, i quali “erano animati dal fuoco sacro e da una passione viva per il teatro milanese, e con un programma diametralmente opposto a quello ferravilliano. Né si può dire che avesse torto!”1392 . La nuova compagnia, che aveva debuttato il 14 marzo 1891 al teatro Filodrammatici di Milano, era composta, oltre che dallo Sbodio, da Davide Carnaghi, Fulgida Venturi, prima attrice, Ferruccio Garavaglia, primo attore giovane, Laura Vestri, caratterista, Luigi Galimberti, amoroso, Fernando Caravati, caratterista, Amelia Del Vecchio e Bice Rozen1393. Essa esordì al Carcano con la commedia Dorina modista, ben recitata e calorosamente accolta dal pubblico. Ne era autore Carlo Bertolazzi, un commediografo ancora giovane ma ricco di talento, che con le sue produzioni avrebbe contribuito in maniera rilevante ad innovare il teatro milanese1394. 1892 Altri lavori allestiti dalla compagnia Sbodio-Carnaghi furono La Piscinina, un monologo nuovo del Carnaghi, dato in occasione della beneficiata dell’attrice Amelia Del Vecchio1395 , La bastarda, di Federico Bussi, nuovo lavoro allestito per la beneficiata del Carnaghi, In filanda, della Rizzi1396 e soprattutto la quadrilogia di Camillo Cima composta di quattro spettacoli dedicati ciascuno a un aspetto diverso di Milano: la festa, il cuore, il ventre e i piedi. Particolare successo ebbe El coeur de Milan e El venter de Milan, due produzioni che descrivevano scene esilaranti e tipi studiati dal vero particolarmente coloriti e realistici1397. Altri spettacoli presentati dalla compagnia Sbodio-Carnaghi, seguiti sempre da un pubblico folto ed entusiasta, furono In licenza, primo lavoro di Carlo Noseda, giovane di belle speranze, e Cognac, una scena riuscitissima di Antonio Curti interpretata con bravura dalla Venturi e dallo Sbodio, due colonne della compagnia1398. La stagione si chiuse con una recita di beneficenza che vide la messa in scena di La serva noeva di Gerolamo Rovetta accolta anch’essa con molti applausi1399 . Partita la compagnia Sbodio-Carnaghi, con un bilancio nettamente positivo, il Carcano ospitò due sole rappresentazioni de Il Ventaglio, una vecchia opera di Pietro Raimondi, inedita per il teatro di Porta Romana (testo di D. Gilardoni, da Goldoni, “prima”, Napoli 1831). Quali ne furono gli interpreti? Non lo sappiamo, come pure ignoriamo l’esito che ebbe1400. Saltata la stagione estiva, il Carcano si aprì solo in autunno per una serie abbastanza ricca di spettacoli operistici, cui però la fortuna non fu sempre benigna. Il primo di essi, di particolare impegno, fu Faust che a causa di una mediocre prestazione del protagonista, il tenore Tomei, lasciò molto a desiderare:

1391

“Il Trovatore”, 20 novembre 1891.

1392

A. M. Cervieri: Il teatro milanese-Note e ricordi, Estratto dai nn.. 14, 15, 16, 18, 19 de “Il Giornale dell’Arte”, 1931-IX, p. 25. 1393 A.

M. Cervieri: Il teatro milanese-Note e ricordi...cit., p. 15.

1394

“Il Trovatore”, 8 gennaio 1892.

1395

“Gazzetta dei teatri”, 21 gennaio 1892.

1396

“Gazzetta dei teatri”, 4 febbraio 1892.

1397

“Gazzetta dei teatri”, 18, 25 febbraio 1892.

1398

“Gazzetta dei teatri”, 3 marzo 1892.

1399

“Gazzetta dei teatri”, 10 marzo 1892.

1400

“Il Trovatore”, 18 marzo 1892.


!254 “L’esecuzione zoppicò alquanto nella parte del protagonista. Il tenore Tomei è artista intelligente ma purtroppo i suoi mezzi vocali sono deficienti e tutti mi capiranno che Faust senza voce non se ne canta e che se la si può passar liscia nel primo atto nel secondo alla Salve dimora bisogna capitombolare”. E gli altri? Erano il soprano Stuarda Savelli che nel ruolo di Margherita sfoggiò una voce “bella ed insinuante”, usata inoltre “con arte finissima specie nell’aria dei gioielli”, il baritono Sammarco, che cantava per la prima volta a Milano e che fece udire “una delle più belle voci baritonali che si possano ideare”, il basso Fabro (Mefistofele), dalla voce robusta e intonata, il mezzosoprano Paoletta Tartini, discreto nel ruolo di Siebel. Cori e orchestra ben affiatati e precisi1401 . Dopo Faust, per il pubblico del Carcano ci fu una novità, vale a dire: Vendetta, composta dal maestro Arturo Berutti su testo di Domenico Crisafulli (era stata data pochi mesi prima a Vercelli). Secondo la “Frusta teatrale”, l’opera aveva momenti belli e spontanei, ma erano molto pochi, troppo pochi anzi per pronosticarle un felice futuro. Quanto al libretto, si trattava di una delle solite insipide storie d’amore, condite inoltre di assurdità che lo rendevano assolutamente mediocre. Ottima, invece, l’esecuzione, effettuata da un quartetto distinto di cantanti i cui componenti erano il baritono Sammarco, il soprano Savelli, il tenore Giraud e il basso Salmasi, tutti festeggiati dal pubblico. Orchestra e cori lodevoli, messa in scena poco accurata, quindi esito, nel complesso, non del tutto positivo1402. La stagione autunnale continuò con un’opera di Verdi: I Lombardi alla prima Crociata, che pur mostrando ormai i suoi anni fu accolta favorevolmente. Del resto essa conservava ancora splendide pagine ed esse riuscirono a trascinare il pubblico al più vivo entusiasmo. Ciò avvenne, ad esempio, con la romanza del tenore del secondo atto che, “cantata dal Russomanno con calore d’accento e passione inarrivabili”, elettrizzò gli spettatori. Ottimo, insieme al Russomanno, fu il soprano Paoletti-Tartini, dai mezzi vocali potentissimi e una perfetta intonazione. Bravissimo anche il basso Salmasi che nella parte di Pagano mostrò tutta la sua valentia di grande cantante-attore. Abbastanza bene cori e orchestra1403 . A Verdi successe Donizetti, con la sua Favorita, che fece accorrere al Carcano molti spettatori, con probabile gioia dell’impresa che vedeva entrare parecchi denari nella cassa, così spesso vuota, del teatro. Gli applausi furono vivissimi e incessanti ed andarono soprattutto al baritono Sammarco che riconfermò i suoi invidiabili mezzi vocali. Con lui assai brava fu pure la Rosiello, ottima interprete della celebre romanza O mio Fernando. Lodevole anche il tenore Stampanoni, dalla bella voce e dall’ottima scuola. Il trio era completato dal basso Salmasi che con la sua voce potente e intonata si confermò artista di assoluto valore. L’orchestra lasciò molto a desiderare mostrandosi incerta e poco affiatata. Del resto erano state fatte poche prove e non si poteva desiderare di più1404. L’ultimo spettacolo della stagione autunnale fu un lavoro nuovo per il Carcano e molto atteso: Rudello, del maestro Vincenzo Ferroni (testo di anonimo, “prima”, Roma 1890). A parte il libretto, di valore molto modesto, l’opera musicalmente non dispiacque e ottenne anzi una buona accoglienza. Su di essa così si espresse la “Frusta teatrale”: “Rudello, del maestro Ferroni, atteso da qualche tempo con impazienza, se non ha ottenuto esito entusiastico, causa all’esile ed infelice soggetto, ha però molto soddisfatto per la bella musica e per la finissima orchestrazione. L’autore ha avuto una decina di chiamate”. Tutti gli interpreti s’impegnarono al massimo per fare bella figura riuscendovi pienamente. Essi erano il tenore Russomanno, sempre corretto sulla scena e dalla voce particolarmente potente, il baritono Sammarco, sopra ogni elogio, la Rosiello, applaudita soprattutto nel suo Racconto, e la Ertel, esordiente, un po’ incerta e impacciata1405 . 1893 La stagione di carnevale, iniziata in gennaio, prese il via con spettacoli presentati dalla compagnia SbodioCarnaghi, così ben accolta nel carnevale precedente. La prima commedia ad essere allestita fu Incugin e ‘l 1401

“Frusta teatrale”, 12 ottobre 1892.

1402

“Frusta teatrale”, 25 ottobre 1892.

1403

“Frusta teatrale”, 5 novembre 1892.

1404

“Frusta tetrale”, 19 novembre 1892.

1405

“Frusta teatrale”, 6 dicembre 1892.


!255 martel di Prospero Battoni che, assai ben recitata, ebbe un “successo di vera ilarità”1406 . Seguì Il scior Commendator di Alfredo Testoni un lavoro nuovo per il quale si pronosticò, invece, una vita assai breve (Testoni, commentò il “Trovatore”, era sì un commediografo, “ma un commediografo che vorrebbe ma non sa essere artista”)1407. Produzione particolarmente importante fu El nost Milan di Bertolazzi data in due puntate: La povera gent e I sciori, entrambe accolte con entusiasmo dal pubblico1408. Tra gli attori, bravissimi furono Sbodio e Carnaghi che recitarono senza esagerazione di toni e di movenze, con verità e semplicità. Con loro, molto applaudite furono pure Fulgida Venturi, Bice Rozen, Laura Vestri e la Guarini. Belli i costumi e sorprendente la riproduzione scenica dell’ambiente milanese1409 . Partita Fulgida Venturi per altri impegni, il suo posto fu preso da Antonietta Proserpio che nel dramma Città di Roma per la sua performance ricevette dal pubblico del Carcano un applauso “unanime, caloroso e prolungato”. Scrisse “L’Arte drammatica”: “La signorina Proserpio può chiamarsi soddisfatta dell’esito che ottenne: applaudita quasi ad ogni scena, ad ogni calare della tela uscì parecchie volte con lo Sbodio e con i compagni chiamata dagli insistenti applausi”. Alla Città di Roma succedette Gabinett particolar, L’Eredità del Felis di Luigi Illica, Ordinanza e 5-4-9 scopa1410 . Terminato il carnevale, e nella maniera più positiva, la compagnia Sbodio-Carnaghi si fermò al Carcano anche in quaresima attirando molti spettatori e facendo realizzare all’impresa, una volta tanto, ottimi incassi1411. La prima delle commedie messe in scena dalla Sbodio fu la scena comica Ai giardin publich di Davide Carnaghi, ottimamente recitata dallo stesso autore e dalla brava Bice Rozen. “E’ una pagina di fine osservazione e d’umorismo – scrisse la “Scena drammatica” – che diverte assai”. Seguì Vita d’inferno, nuova commedia in quattro atti di Antonio Curti, che pur avendo molti applausi non convinse del tutto. Niente da dire, invece, sulla esecuzione realizzata con la solita bravura dallo Sbodio, dal Carnaghi, dal Vestri, dal Garavaglia e soprattutto dalla Proserpio, che, bionda e dotata anche di una bella figura, si era accattivata ormai le simpatie del pubblico1412. Venne poi El strozzin di Bertolazzi, Le Rozeno di Camillo AntonaTraversi (tradotta in milanese da Carlo Bonola), Ona Travasa fin de siècl di Cletto Arrighi (al secolo Carlo Arrighetti) e I francobolli sprecati ancora di Antona-Traversi (milanesizzati dal Carnaghi in Bolitt trasaa). Tra gli attori, oltre ai due capocomici, emersero ancora Laura Vestri, Bice Rozen e Fulgida Venturi1413 . In autunno il Carcano fu preso in appalto dal famoso editore Edoardo Sonzogno che s’impegnò a programmare una stagione lirica di tutto rispetto avendo a compagno l’impresario Barilati, che trasportò le sue produzioni dal teatro Manzoni a quello di Porta Romana. Inizialmente furono date due opere in un atto: Il piccolo Haydn e Festa a marina, entrambe nuove per il Carcano. Il Piccolo Haydn, di Gaetano Cipollini con libretto di Antonio Cipollini (“prima”, Como 1833), fu accolto favorevolmente dal pubblico e ciò risulta da questo brevissimo commento del “Trovatore”: “L’incipriata commedia lirica del Cipollini fu gustata e festeggiata anche in quell’ambiente più vasto [cioè più vasto del Manzoni], e furono ammirati e festeggiati la Farini, squisita sempre, ed il tenore Agullini”. Molto più lungo è il commento dedicato dal giornale milanese a Festa a marina, fatica del maestro Gellio Benvenuto Coronaro, premiata al terzo Concorso Sonzogno. Certo, non era paragonabile a Cavalleria rusticana, vincitrice, nel 1889, del primo Concorso Sonzogno, ma era pur sempre una produzione di buona fattura che denotava nel Coronaro indubbie capacità:

1406

“Il Trovatore”, 7 gennaio 1893.

1407

“Il Trovatore”, 3 febbraio 1893.

1408

“Il Trovatore”, 11 febbraio 1893.

1409

“L’Arte drammatica”, 11 febbraio 1893.

1410

“L’Arte drammatica”, 25 febbraio 1893.

In quaresima, la compagnia Sbodio-Carnaghi era composta dalle attrici Antonietta Proserpio, Laura Vestri, Amelia Del Vecchio, Bice Rozen, Eugenia Malinverni, Emma Pirovano, Cleofe Guerrini, Emilia Broggi, Pierina Beltramini, Edvige Rossi, Maria Sarina e dagli attori Cav. Gaetano Sbodio, Davide Carnaghi, Ferruccio Garavaglia, Arturo Pirovano, Ferdinando Caravati, Giulio Grassi, Augusto Vergani, Luigi Allievi, Americo Colombo, Cesare Sarina, Carlo Guidi e Enrico Fasana. Cfr. “L’Arte drammatica”, 4 marzo 1893. 1411

1412

“L’Arte drammatica”, 3 marzo 1893.

1413

“Il Trovatore”, 24 febbario, 3, 17, 24, 31 marzo 1893.


!256 “La Festa a Marina venne giudicata con molta severità, specialmente dalla magna critica. L’opera di Coronaro non meritava siffatto trattamento. Non tutti i Concorsi possono dare una Cavalleria rusticana. La critica, che ciò avrebbe voluto, ne è rimasta delusa ed ha riversato le amarezze della sua delusione sul m.° Coronaro. Ed ha fatto male secondo noi. Questa Festa a marina, sebbene non sia un’opera perfetta, completa, ha però pregi tali di fattura che inducono a bene sperare in avvenire dal Coronaro. Anzitutto il giovane maestro ha avuto torto a musicare quel libretto, pessima contraffazione della Cavalleria Rusticana; ma è un giovane impaziente di misurare le proprie forze, speranzoso di vincere, e perciò gli va perdonato”. L’esecuzione dell’opera fu affidata a un gruppo di interpreti che misero tutto il loro zelo per fare bella figura. Essi erano il soprano Adriana Busi, il tenore Agullini, il baritono Wigley, il basso Terzi e il mezzosoprano Rossi. Ottima l’orchestra, diretta dal maestro Ferrari e lodevoli pure i cori, guidati dal maestro Venturi1414 Tra le repliche di Festa a marina fu data anche un’opera di Umberto Giordano inedita per Milano: Mala Vita che nelle sue rappresentazioni precedenti non aveva avuto molta fortuna (testo di N. Daspuro, “prima”, Roma 1892). Secondo il “Trovatore”, invece, essa non solo riusciva a realizzare una perfetta fusione tra musica e dramma, ma era anche ricca di ispirazione e di vivacità, tutte virtù che le meritavano un giudizio più che positivo. Tra i cantanti, ottima prova fece la Busi di cui il “Trovatore” fece questo elogio: “Essa ha trovato accenti così vigorosamente umani da strappare applausi insistenti e calorosi. Né la cantatrice è da meno dell’attrice, perché la brava Busi ha voce morbida, fresca, simpatica, resistente e sa adoperarla con misura, con garbo e talora con magistero efficace. Ecco un’artista per quanto giovane, altrettanto preziosa”. Gli altri esecutori di Mala Vita, non tutti del livello della Busi, furono il tenore Ghilardini, visibilmente indisposto, la Niccolini, il baritono Buti, il mezzosoprano Rossi e l’altro tenore Daddi. Eccellenti sia i cori sia l’orchestra, ottimo l’allestimento scenico1415. Altra novità per il Carcano, che girava ormai da alcuni anni per i teatri italiani con grande successo, era Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni scritta su libretto di G. Targioni-Tozzetti e G. Menasci (“prima”, Roma 1890). L’opera, di un solo atto, che per la prima volta introduceva nel melodramma italiano il verismo, uno spirito cioè più aderente alla realtà e alle istanze sociali, aveva preso forma su una novella omonima di Giovanni Verga (per la sua brevità era spesso eseguita insieme a un’altra opera verista, I pagliacci di Ruggero Leoncavallo). Della Cavalleria rusticana furono interpreti la Farini (Santuzza), appassionata e intelligente, il Ghilardini (Turiddu), che pur essendo ancora un po’ indisposto seppe cavarsela bene ugualmente, e il Buti, che interpretò il ruolo di Alfio “in maniera mirabile”1416. Molto attesa, oltre a Cavalleria rusticana, era anche un’altra opera inedita per il Carcano, vale a dire Manon Lescaut di Massenet accolta dal pubblico favorevolmente (testo di H. Meilhac e P. Gille, “prima”, Parigi 1884). Sulla musica, ricca di melodia e di passione, così scrisse la “Frusta teatrale”: “Massenet descrive con incessante melodia le tinte appassionate della novella del Prevost, ritraendo effetti sorprendenti pure in quelle che accentuano la frivolezza della vita mondana, la giocondità d’una donna, quale è Manon, invasa da una precoce sete d’amore. Per questa immensa virtù dell’opera l’attenzione del pubblico è di continuo attratta, incoraggiata, rimunerata e disposta a sorpassare generosa su qualche deficienza di esecuzione”. Protagonista dell’opera fu il soprano Frandin, già udita al Carcano nel 1883, artista di grandi meriti la cui voce però aveva il difetto di mancare d’energia. Suo compagno fu il baritono Isnardon (Lescaut), buon cantante, pieno di brio che il pubblico applaudì vivamente. C’era poi il tenore Castellano, “al quale si richiederebbe un po’ più di slancio specialmente nella scena della separazione e dell’arresto”, e il basso Contini, “splendido attore-cantante”. Orchestra molto ben diretta dal maestro Ferrari e allestimento discreto1417.

1414

“Il Trovatore”, 6 ottobre 1893.

1415

Ibid.

1416

“Il Trovatore”, 20 ottobre 1893.

1417

“Frusta teatrale”, 27 ottobre 1893.


!257 La stagione, già così ricca di novità, finì con un’altra opera nuova per il Carcano: L’Amico Fritz di Mascagni che però attirò a teatro pochi spettatori (testo di P. Suardon, “prima”, Roma 1891). Su di essa, così, sbrigativamente, scrisse la “Frusta teatrale”: “La stagione si è chiusa coll’Amico Fritz. Senza dilungarci sulle ciliegie e sulle viole, roba tutta fuori di stagione comprenderemo in un elogio sentito i bravi esecutori, soprano Pasini, mezzo soprano Collamarini, tenore Lombardi e baritono Giordano”1418. Conclusa la stagione autunnale, da considerarsi, per la quantità di melodrammi nuovi messi in scena, tra le più importanti mai realizzate al Carcano (e di ciò si doveva ringraziare l’editore-impresario Sonzogno che nell’allestire il cartellone aveva dimostrato coraggio e notevole lungimiranza), iniziò quella di carnevale. Essa, come la precedente, si aprì con spettacoli di prosa presentati dalla brava compagnia Sbodio-Carnaghi, diventata quasi un appuntamento fisso per gli habitué del Carcano. La serie delle sue commedie, naturalmente in dialetto meneghino, iniziò con Sistema de mia miee, di Labiche (tradotta in milanese da Camillo Bosisio), accolta molto favorevolmente1419 . 1894 Seguì una novità assoluta, cioè Tosann de marì di Silvio Zambaldi, un lavoro senza pretese ma ricco di gioiosa vitalità che divertì molto il pubblico1420. Venne poi La tosa del brumista che il “Trovatore” giudicò “una mediocre cianfrusaglia senza invenzione e senza organismo”, con solo qualche “macchietta” ben riuscita1421 . Altra novità fu Una vigilia de Natal, anche questo “un drammettino senza pretese e nel quale non mancano l’interesse e l’efficacia drammatica”1422. Si continuò con El giudizi de Salomon, ancora di Zambaldi, una produzione che piacque poco al “Trovatore” perché contraria al vero spirito del teatro meneghino e incline ad imitare produzioni francesi di teatro leggero: “Non è confortante attestare che giovani autori i quali, come Zambaldi, hanno fatto professione di fede modernissima, sul Teatro cerchino di arricchire il repertorio milanese di sbiadite convenzioni imbastite sulla falsariga (oh!! molto falsa!) di certe pochades francesi! Così il Teatro dialettale ambrosiano non è campo di riproduzione viva e diretta, ma contraffazione non vitale e perciò inutile…Pare impossibile che Sbodio e Carnaghi accintisi al capocomicato con idee di ribellione alle consuetudini riduzionarie vigenti nel Teatro ferravilliano, accettino di farsi presentatori di commedie, che dell’ambiente e della vita milanese non sono punto derivazione”1423. Molto più vicino all’animus milanese fu invece Strozzin, di Bertolazzi, che insieme ai calorosi applausi degli spettatori raccolse il giudizio positivo del “Trovatore”: “Il suo dramma non è originale nella sua invenzione, non è per questo meno interessante e meno commovente. Nel suo Strozzin vi sono pregi di dialogo vivo e vivace e di colorito gusto e simpatico”1424.

1418

Ibid.

1419

“Il Trovatore”, 30 dicembre 1893.

1420

“Il Trovatore”, 6 gennaio 1894.

1421

“Il Trovatore”, 6 gennaio 1894.

1422

“Il Trovatore”, 13 gennaio 1894.

1423

“Il Trovatore”, 3 febbraio 1894.

1424

“Il Trovatore”, 10 febbraio 1894.


!258 Con il dramma di Bertolazzi la stagione teatrale terminava in bellezza, ma assai male dal punto di vista finanziario. Ciò perché, durante il suo corso, il pubblico aveva disertato il Carcano determinando scarsi introiti, cosa questa che mise in seria difficoltà l’impresa che aveva organizzato gli spettacoli1425. Saltate le stagioni di primavera, estate e autunno, il Carcano si riaprì in carnevale ancora con spettacoli drammatici allestiti, questa volta, dalla compagnia Aliprandi (ex Sbodio-Carnaghi) che esordì il giorno di S. Stefano con una commedia di Filippo Bordini intitolata: Cristoforo Colombo1426. 1895 Dopo Cristoforo Colombo, che si guadagnò il consenso degli spettatori, fu la volta di El sogn de Milan, “una bizzarria comico-musicale in un atto e sette quadri” di Bertolazzi e Francesco Pozza. La musica era del maestro Buzzi-Peccia mentre le scene, assai belle, erano state realizzate da un bravissimo scenografo, Antonio Rovescalli. Il lavoro piacque molto al pubblico del Carcano che ne apprezzò soprattutto la musica gaia, facile e scorrevole (due pezzi furono anche bissati: il Coro dei Bigioni e il Quintetto dei ciclisti). Il teatro, per l’occasione, era esaurito e così si mantenne anche nelle repliche con intuibile gioia dell’impresario Aliprandi che lo aveva preso in appalto1427. Altra fatica di Bertolazzi – definito, dalla stampa, “la più lieta speranza del Teatro dialettale milanese” – fu I sciori, seconda parte del Nost Milan, che pur ottenendo un discreto successo piacque meno delle altre produzioni del commediografo milanese1428 . Seguì El Barchett de Boffalora, una popolarissima commedia di Cletto Arrighi, data centinaia di volte dalle compagnie dialettali milanesi e che anche in questa edizione fu accolta col massimo favore (secondo il “Trovatore” la commedia era giunta nel 1895 alla sua 1002esima replica)1429 . Altre produzioni della compagnia Aliprandi furono La modella, un monologo di Camillo Antona-Traversi, dato in occasione della beneficiata della prima attrice Ezilda Merelli1430, La radis di C. Gabardini, altro monologo non molto fortunato1431, Commedia proibita di Pippo Bordini che ebbe “esito lieto”1432, L’inaugurazion del monument di Cinq Giornad di E. Mariani e infine Assemblea scientifico-Letteraria di Antonio Stoppani, una commedia satirica di valore molto modesto1433 . La stagione ebbe così fine risultando, nel complesso, più che positiva con un incredibile numero di repliche del Sogn di Bertolazzi: ben 96, un vero record per il Carcano. In autunno gli spettacoli furono solo due: Il piccolo Haydn, con musica e testo di Alfredo Soffredini (dato per la prima volta a Faenza nel 1889) e Tarcisio, inedito, con musica e testo ancora del Soffredini (l’opera era stata premiata all’Esposizione Eucaristica). Parlandone, brevemente, così ne scrisse la “Gazzetta Musicale di Milano”: “Al Carcano ha ottenuto un nuovo successo la notissima opera di Alfredo Soffredini Il Piccolo Haydn. Un’altra nuova opera dello stesso maestro, intitolata Tarcisio rappresentasi pure a questo teatro, ha avuto un lusinghiero successo”1434 . Ignoriamo gli interpreti del Piccolo Haydn, mentre esecutori di Tarcisio furono 50 ragazzi che fecero del loro meglio per soddisfare il pubblico affluito numeroso al teatro di

Un avvenimento che vale la pena di registrare accaduto nel mondo teatrale milanese del 1894 è l’apertura del Teatro Lirico Internazionale, cioè la Canobbiana rinnovata, di cui era proprietario l’editore Edoardo Sonzogno. L’inaugurazione avvenne il 22 settembre con l’opera di Spiro Samara intitolata: La Martire. Cfr. “Il Trovatore”, 29 settembre 1894. 1425

1426

“Il Trovatore”, 29 dicembre 1894.

1427

“Il Trovatore”, 12 gennaio 1895.

1428

“Il Trovatore”, 2 febbraio 1895.

1429

“Il Trovatore”, 16 febbraio 1895.

1430

Ibid.

1431

“Il Trovatore”, 23 febbario 1895.

1432

“Il Trovatore”, 2 marzo 1895.

1433

“Il Trovatore”, 6 aprile 1895.

1434

“Gazzetta Musicale di Milano”, 5 dicembre 1895.


!259 Porta Romana. Lo spettacolo era stato organizzato a scopo benefico ed ebbe un vivo successo con applausi rivolti sia ai ragazzi e sia al Soffredini, impegnato nel ruolo di direttore d’orchestra1435. Conclusa la mini stagione autunnale, iniziò quella di carnevale con la compagnia Maria BorisiMicheluzzi, capitanata da Francesco Pozzone. Essa, come primo spettacolo, allestì il 26 dicembre, Santarellina, una commediola che pur nella sua modestia si guadagnò dal pubblico un discreto numero di applausi1436 . 1896 Altri lavori della compagnia Micheluzzi, seguiti, per lo più, da uno scarso pubblico, furono Teodora, di Sardou, Lo sfratto dell’istitutrice di F. Serravalli e Mauceri-Bonanno, Amba Alagi e Virtù e morte, una novità, questa, messa in scena per la beneficiata della prima attrice Emma Cairo1437. Partita la compagnia Micheluzzi, di cui assai poco scrisse il “Trovatore”, iniziò in primavera una breve stagione lirica, organizzata da una cooperativa d’artisti, che, come primo spettacolo, diede un’opera più volte ripetuta al Carcano: Ernani. L’esito positivo che il lavoro verdiano ebbe fu quasi inaspettato e ciò andò a merito dei cantanti che s’impegnarono molto per fare bella figura. Primo fra tutti fu il ben noto tenore Russomanno, che si era già fatto applaudire al Carcano nel 1892 e che sfoggiò ancora una volta una voce bella e squillante e un fraseggio caldo ed efficace. Con lui piacque pure la Ester Reminolfi, il Moreo e il Rusconi, rispettivamente soprano, baritono e basso. Il Moreo, anzi, giovane ancora, fu una vera rivelazione, tale da far prevedere per lui una carriera molto fortunata1438. Il secondo spettacolo della stagione fu la Favorita dove il giovane soprano Fumagalli seppe distinguersi nella parte della protagonista per la voce bella e omogenea e il canto animato e corretto. Era ancora alle prime armi e avrebbe dovuto ancora studiare, ma, come per Moreo, il futuro per lei era pieno di promesse. Con la Fumagalli furono applauditi pure i suoi compagni, vale a dire il De Neri, il Veneziani e il Benuc1439 . La stagione, breve ma fortunata, si concluse con il Trovatore accolto dal pubblico molto favorevolmente. Nel ruolo di Eleonora c’era il soprano Pellegrini che per la sua gradevole voce e il buon metodo di canto piacque particolarmente. Azucena era il mezzosoprano Molka, artista straniera, che invece realizzò una prova modesta. Veniva poi il tenore Oschierdu, giovane, ma dai mezzi notevolissimi, e da cui il pubblico volle la ripetizione del famoso brano Di quella pira. Bene anche il baritono Veneziani, che per la sua prestazione fu accolto con vivi applausi. Orchestra ottimamente diretta dal maestro Luigi Ricci. Spettacolo in conclusione riuscitissimo, a lode della cooperativa di artisti che l’aveva allestito1440. 1897 Saltata la stagione di carnevale, il Carcano si riaprì solo in estate, periodo solitamente poco favorevole agli spettacoli lirici, come del resto si vide anche in questa occasione. L’opera di apertura, che fu al tempo stesso anche di chiusura perché non ne seguirono altre, fu: Tirza scritta espressamente dal maestro Francesco Lombardi su libretto del fratello Eliodoro1441. Sul soggetto del libretto, che aveva come tema Spartaco e la rivolta degli schiavi, così scrisse, brevemente, il “Trovatore”: “Il soggetto è antiquato e melodrammatico, ma le situazioni sono ben svolte ed il verso corre spontaneo e corretto”. Decisamente mediocre, invece, era la musica: “Ahimè la musica del m.° Lombardi manca di ispirazione, di originalità, di colorito e finisce coll’ingenerare una noia opprimente, aggravata dal caldo della stagione (ma perché si era avuta l’idea di dare un’opera nuova nella stagione più afosa dell’anno in un teatro eccentrico e sviato?)”.

1435

“Il Trovatore”, 23, 30 novembre 1895.

1436

“Il Trovatore”, 28 dicembre 1895.

1437

“Il Trovatore”, 4 gennaio, 15 febbraio 1896.

1438

“Il Trovatore”, 16 aprile 1896; “Frusta teatrale”, 15 aprile 1896.

1439

“Il Trovatore”, 23 aprile 1896.

1440

“Gazzetta dei teatri”, 7 maggio 1896; “Il Trovatore”, 9 maggio 1896.

1441

Il libretto di Tirza è conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano ma non riporta i nomi dei cantanti.


!260 Quanto all’esecuzione, essa fu in generale poco sicura e ciò determinò lo scarso successo dell’opera. Gli applausi però, soprattutto d’incoraggiamento, non mancarono ed essi furono rivolti a tutti i cantanti vale dire al soprano Passeri (Tirza), al mezzosoprano Petich, al tenore Barbaini e al baritono Barbieri. La seconda rappresentazione vide il teatro semivuoto mentre la terza, per indisposizione di un cantante, saltò, facendo finire di conseguenza anche la sfortunata stagione1442. In autunno, s’installò al Carcano, con l’intenzione di rimanervi anche a carnevale, la compagnia Carnaghi (ex Sbodio-Carnaghi, ormai disciolta, come si scioglievano dall’oggi al domani le compagnie a quell’epoca) che presentò un programma composto dalle seguenti produzioni: La sura Maddalena di Rovetta e Bertolazzi; Il paese delle belle gambe, un atto di Belfiore, musicato dal maestro Gigione (leggi: Buzzi-Peccia); Donna Dolores De Panza, riduzione milanese della Zia di Carlo; El principato de Tuccintok Cuccagna, vaudeville in tre atti, libretto di Macchi con musica di Gigione; L’omm de preja di Corrado Colombo; I provinciai a Milan, riduzione di C. Gabardini della commedia I provinciali a Parigi; Pestilenza comica, di Bussi e Colombo; El sur Bicochetti da un originale francese; Giengh de fieu, un atto di Ventura Almanzi1443. Una commedia che piacque molto tra quelle allestite dalla compagnia Carnaghi fu Il paese delle belle gambe, “trabiccolo lirico-comico di Bertolazzi e Buzzi-Peccia”, come lo definì il “Trovatore”, dove molto applauditi, furono Carnaghi, “col naso più lungo del solito”, e la Rozen “dalle belle gambe”1444 . 1898 Scarse sono le notizie che abbiamo sulle altre produzioni della compagnia Carnaghi, tuttavia sappiamo che tra i suoi spettacoli, dopo il Paese delle belle gambe, ci furono La zia di Carlo e un nuovo lavoro di Cesare Hanau intitolato: On bel tipo1445 . Alla compagnia Carnaghi, per due serate, seguì, in maggio, l’esecuzione di uno “scherzo poetico” – come lo definì la “Gazzetta teatrale italiana” – intitolato Cantico dei Cantici di Felice Cavallotti, scelto per commemorare lo stesso Cavallotti ucciso in duello in marzo dall’onorevole Macola. Ridotto e musicato dal maestro Emilio Ferrari il lavoro ebbe come interpreti il soprano Olga Beduschi (Pia), il tenore Angelo Parola (Antonio) e il baritono Arrigo Oldi (Colonnello Soranzo)1446. L’esecuzione fu incerta ma il pubblico, generoso come sempre, non ricusò ai tre artisti i suoi applausi1447 . Successivamente a queste rappresentazioni, Milano visse giornate drammatiche causate da un grande sciopero organizzato dagli operai, che determinò anche la chiusura dei teatri, Carcano compreso. Durissime erano allora le condizioni di vita degli operai che dovevano lavorare molte ore al giorno per un salario di fame. A ciò si aggiungeva il rincaro continuo dei generi alimentari di prima necessità che rendeva sempre più precaria la vita per cui nonostante i capi dei lavoratori, tra cui lo stesso Filippo Turati, cercassero di frenare la rabbia degli scioperanti, si verificarono, tra esercito e manifestanti, scontri particolarmente duri e sanguinosi. Fu una vera guerra civile, protrattasi per quattro giorni, dal 7 all’11 maggio, con barricate costruite un po’ dovunque, tanto da far ricordare quelle del 1848. Ora però il nemico non erano gli austriaci ma altri italiani, e il generale da combattere non era Radetzky ma Bava Beccaris che per sedare i tumulti non esitò a usare il cannone causando decine di morti. Fu un vero eccidio perpetrato su una popolazione che voleva solo un trattamento più giusto e umano. Il generale Bava Beccaris fu anche decorato per la sua azione da re Umberto e sarà proprio questo gesto a spingere l’anarchico Gaetano Bresci, nel 1900 a Monza, a compiere l’assassinio del re, ritenuto responsabile dei morti di Milano. Passata la bufera, sedati i tumulti, si tornò lentamente alla normalità, che aveva però con sé “infiniti dolori, trepidazioni, angoscie, lutti” come leggiamo nella “Gazzetta teatrale italiana”: “La calma è ritornata a Milano; ma calma che ha con sé infiniti dolori, trepidazioni, angoscie, lutti e non poche angustie e miserie moltissime, sì, perché le folli ore vandaliche di questo maggio hanno spopolata la città nostra del numero stragrande di forestieri che ospitava; ha fatto abortire le giornate delle corse, che 1442

“Il Trovatore”, 19 giugno 1897.

1443

“Il Trovatore”, 11 dicembre 1897.

1444

“Il Trovatore£, 28 dicembre 1897.

1445

“Il Trovatore”, 8 gennaio, 5 febbraio 1898.

1446

“Gazzetta teatrale italiana”, 30 aprile 1898.

1447

“Gazzetta teatrale italiana”, 10 maggio 1898.


!261 tanto denaro mettono in circolazione; ha occasionato la chiusura dei teatri per 10 giorni – e le scritture teatrali parlano chiaro in simili casi, vuol dire pei comici e pei cantanti sospensione di paga, scioglimenti di impegni –; ha mandato tanti illusi a popolare le prigioni, lasciando chi la madre o il padre vecchio, chi la moglie e i bambini senza mezzi di sussistenza; tanti illusi pei quali non può sorridere nemmeno, in epoca futura, la gloria del martirio, perché questa sapranno a tempo appropriarsela quelli che sono stati solleciti a raccomandarsi alle gambe”1448 . . Tornata la normalità, si pensò di dare al Carcano nuovamente il Cantico dei Cantici ma essendo il teatro di Porta Romana giunto a un punto vergognoso di degrado si decise di eseguirlo in un teatro più dignitoso: “Il grazioso lavoro del Ferrari mi auguro di riudirlo in un ambiente più distinto, più omogeneo, più simpatico di quello che sia oggi il teatro Carcano, tenuto dai proprietari in modo veramente sconveniente e con certi accessi che fanno venire la pelle d’oca pensando ad una disgrazia”1449 . Passata l’estate, in autunno il Carcano riaprì i suoi battenti per ospitare il circo equestre Roussiére. Prima però del circo Roussiére, il Carcano subì al suo interno una trasformazione che lo rese più accessibile ai ceti popolari, quasi una risposta a quelle istanze che la mini rivoluzione del maggio aveva fatto così drammaticamente emergere. Così, infatti, leggiamo nel “Trovatore”: “Per cura dell’impresario vercellese Facchinetti, il Teatro Carcano ha subito una trasformazione. Il terzo e il quarto ordine dei palchi è stato ridotto a gallerie, e così l’imprendidore crede di avere risolta la questione del Teatro “sviato”, cosa, che ci permetterà di dubitare. Habent sua fata Theatri! Il Carcano lo si vuole aperto per 9 mesi ed in questo frattempo qualche cosa nascerà. Questa sera, intanto, inaugurazione della stagione. Ci sarà il Circo Roussiére”1450. Circa gli spettacoli del circo equestre Roussiére, dalla rubrica “Spettacoli d’oggi” del giornale “La Lombardia” sappiamo che essi si svolsero dal 10 al 31 ottobre, richiamando un buon numero di spettatori. L’ultimo giorno poi, il circo ospitò 100 allievi dell’Orfanotrofio Maschile, che poterono godersi lo spettacolo gratuitamente1451 . Dopo il circo Roussière, il 5 novembre fu data al Carcano la Favorita, che nel 1896 era stata così ben eseguita dal giovane soprano Fumagalli. Gli interpreti furono il soprano Maria Pozzi, il tenore Attendolo, il baritono Baldassarri, i bassi Gazzotti e Sala. Tra tutti, ottima prova fece la Pozzi, esordiente, “che cantò con buona voce, con arte e correttezza” meritandosi ripetuti applausi. Degli altri ignoriamo l’esito. Bene l’orchestra, diretta dal maestro Alberto De Cristoforo1452 . Dopo qualche replica della Favorita, il Carcano si aprì per ospitare il Teatro d’Arte, una delle tante troupe che agivano a quei tempi nei teatri milanesi e che come primo lavoro mise in scena un dramma nuovo di Amalia Rosselli. S’intitolava: Anima e al Concorso Drammatico dell’Esposizione di Torino aveva ricevuto un premio di 2000 lire. “Lavoro forte - scrisse il “Trovatore” -, ben condotto, sebbene non originale”. Tra gli attori, i più applauditi furono la Della Guardia, la Teldi, la De Sanctis e il Del Rossi-Spinelli1453. Altre produzioni del Teatro d’Arte furono Medea, La scuola delle mogli di Molière, Gian Gabriele Borkmann di Ibsen, nuovo per Milano, e La moglie di un grande artista di L. Muratori (produzione premiata con 1000 lire al succitato Concorso)1454. Per la stagione d’autunnino, nuova compagnia, la Rossi-Iggius-Pietriboni, che come prima commedia mise in scena La Macchina Casimir di Augusto Novelli, un lavoro che per le sue situazioni comiche piacque

1448

“Gazzetta teatrale italiana”, 20 maggio 1898.

1449

Ibid.

1450

“Il Trovatore”, 8 ottobre 1898.

1451

“La Lombardia”, 31 ottobre 1898.

1452

“Il Trovatore”, 5, 12 novembre 1898; “Frusta teatrale”, 14 novembre 1898..

1453

“Il Trovatore”, 19 novembre 1898; “Gazzetta dei teatri”, 17 novembre 1898

1454

“Il Trovatore”, 26 novembre, 3 dicembre 1898.


!262 molto al pubblico1455 . Altre produzioni della compagnia furono Frou Frou, allestita per la beneficiata della prima attrice Bianca Iggius, Forchambault, di Pietriboni e Le colpe dei padri di Cristiano Robusto1456. Ora stava per iniziare la stagione di carnevale, che però fu preceduta da alcune prestazioni di un certo Pickmann, la cui specialità era di leggere il pensiero. Pochi però furono coloro che si recarono a teatro per vedere le sue performance e anche questi pochi ne furono delusi1457. Per il carnevale ecco ritornare al Carcano il teatro dialettale, che fu illustrato dalla compagnia Milanese Francesco Grossi diretta da Gaetano Sbodio. Prima sua produzione fu una commedia inedita di Corrado Colombo intitolata: Gervasino dei Conti Malvasia che divertì molto il folto pubblico affluito al teatro di Porta Romana. Unico difetto del lavoro, come rilevò la “Gazzetta dei teatri”, era la sua eccessiva lunghezza: “Il nuovo lavoro di Corrado Colombo ha un difetto, quello della prolissità. Il suo Gervasino in fondo non è che una farsa, e per una farsa tre atti sono soverchi. Un atto solo sarebbe bastato. Ciò però non vuol dire che non sia piaciuto. L’esecuzione fu lodevolissima e il pubblico rise tutta la sera e si divertì”1458 . 1899 Altra rappresentazione della compagnia Sbodio fu Giovanni Maria Visconti di Carlo Porta e Tomaso Grossi, un dramma vecchiotto che però fece accorrere al Carcano una folla numerosa, forse anche più di quanto ci si attendesse. L’esecuzione fu molto buona e gli applausi premiarono tutti gli attori, ma specialmente il Caravati che impersonò assai bene il ruolo di Biagio da Viggiù. Scrisse ancora la “Gazzetta dei teatri”: “Fu davvero una felice idea quella dei signori Grossi e Sbodio, capocomici, di esumare il vecchio dramma di Carlo Porta e di Tomaso Grossi. Il Carcano, all’annunzio di questa interessantissima esumazione, si affollò in modo eccezionale e l’interessante dramma filò trionfalmente dal principio alla fine. L’esecuzione fu nel complesso accuratissima e il bravo Caravati si distinse moltissimo nella parte di Biagio da Viggiù. Buona pure la messa in scena, nella quale fu notata la cura dei più minuti particolari”1459. Ci fu poi L’Arcobaleno, una nuova commedia in quattro atti di Silvio Zambaldi, di cui, così, brevemente, scrisse il “Trovatore”: “Le situazioni non sono molto originali, ma la struttura scenica, la spigliatezza del dialogo e certe trovate di buon gusto rivelano nel suo autore un notevole progresso”1460 . Un altro lavoro impegnativo ma deludente della compagnia fu I promessi sposi, ridotti per le scene dialettali da Ventura Almanzi, che raccolse solo pochi applausi. Lodevoli, però, l’esecuzione e la messa in scena1461 . Dopo aver dato Casa Buschetta, accolta con molto favore1462 , la compagnia Grossi lasciò il posto a un’altra compagine, l’Angelo Pezzaglia che aveva Antonio Bozzo come nuovo socio. Essa diede, come primo spettacolo, Papà la virtù, un drammone in cinque atti che mise alla prova la pazienza degli spettatori. Anche la presenza sul palco di un leone in carne e ossa non ebbe l’effetto sperato di coinvolgimento emotivo. Il dramma derivava dal romanzo di De Courcelle I due Derelitti, ma aveva perso molto del suo pathos originario per cui “le ciglia degli spettatori rimangono asciutte, e la molla dell’entusiasmo non riesce a scattare”. Più avanti, la “Gazzetta dei teatri” così continuava: “Papà la Virtù è un dramma militare, il cui scopo evidente, specialmente all’ultimo atto, che è il migliore, è quello di far simpatizzare il pubblico francese con la grande armée. Tradotto in italiano, Papà la Virtù non

1455

“Il Trovatore”, 10 dicembre 1898.

1456

“Il Trovatore”, 17 dicembre 1898.

1457

“Il Trovatore”, 24 dicembre 1898.

1458

“Gazzetta dei teatri”, 5 gennaio 1899.

1459

“Gazzetta dei teatri”, 12 gennaio 1899.

1460

“Il Trovatore”, 21 gennaio 1899.

1461

“Gazzetta dei teatri”, 2 febbraio 1899.

1462

“Il Trovatore”, 25 febbraio 1899.


!263 può esercitare su noi lo stesso fascino, visto che il dreyfusismo e l’antisemitismo sono passioni, che, per nostra fortuna, non ci toccano da vicino”. Tra gli attori, ottimi furono soprattutto il Pezzaglia, il Bozzo, il Cattaneo e la Zanelli. Bravissima poi fu la Cattaneo, giovane che “trasportata in tutt’altro ambiente, circondata da ottimi artisti e guidata da un’abile direzione, potrebbe acquistare un bel posto in arte ed assicurare il proprio avvenire”1463. Ignoriamo se dopo Papà la virtù, la compagnia Pezzaglia abbia dato altre produzioni, com’è probabile, sappiamo invece che dopo le commedie prese il via al Carcano, una stagione lirica programmata dall’impresario Tommaso Barberis che promise quattro opere: Trovatore, Attila, Faust e Rigoletto. Ma era, il Carcano, un teatro sicuro, in grado d’essere ancora usato per darvi spettacoli teatrali? La “Gazzetta teatrale italiana” non ne era molto convinta: “Una stagione lirica è preannunciata anche al Carcano, un teatro che proprio abbisogna del piccone demolitore, perché in quei corridoi, in quei palchi tutto è sporco, lurido e minaccioso in un caso di disgrazia. Chi è quel disgraziato impresario che ha dei denari da perdere, magari straziando le orecchie al pubblico?”1464. La prima delle quattro opere era quindi il Trovatore la cui ultima edizione al Carcano risaliva al 1896 con il bravo tenore Russomanno. Essa fu interpretata dalla Ferrari (Leonora), dalla Di Campofiore (Azucena), dalla Bruno (Ines), dal tenore Alfredo Dorta, dal baritono Liccini [sic per Licini] e dal basso Baldi. Direttore d’orchestra il maestro Renato Avena1465. Scarse sono le notizie che abbiamo circa l’esito della rappresentazione, tuttavia, per la “Gazzetta dei teatri”, che se ne occupò brevemente, l’opera ebbe un’esecuzione discreta ricevendo dal pubblico una buona accoglienza1466. Ma evidentemente qualcosa non funzionò perché dopo il Trovatore, i giornali non accennano più alla stagione lirica facendo pensare che per una qualche sconosciuta ragione essa fosse stata sospesa. Ora, nella stagione di primavera, venne il turno delle attesissime operette, che furono presentate dalla compagnia Severino Leoni, una troupe di buona fama composta di ottimi artisti. La prima operetta messa in scena fu La bella profumiera di Offenbach, che per l’accurato allestimento e la buona prestazione di tutti gli artisti ottenne un più che discreto successo1467. Seguirono Pompon, di Lecocq, Mascotte1468, Pericholle1469, Sentinella forzata, bozzetto musicale del maestro Luigi Dell’Argine1470 . A queste si aggiunse Un milanese in China di cui così scrisse la “Gazzetta dei teatri”: “La commedia è un’olla podrida, in cui si trova un po’ di tutto, meno che del buon senso e dello spirito vero e di buona lega. Ciò non significa però che il pubblico non abbia applaudito e forse il Milanese tornerà in China per diverse sere…Buona in complesso l’esecuzione e giustizia vuole che i primi onori siano devoluti alla bravissima Parmigiani, un’attrice e cantante, che ha le diable au corps e che sa farsi sempre applaudire. Bene pure la bella Leoni ed il Piraccini, sicché può ben dirsi che tutto va per il meglio”1471. Dopo Un milanese in China fu la volta di La canzone di Fortunio di Offenbach, con le brave Parmigiani e Leoni, e Santarellina1472 .

1463

“Gazzetta dei teatri”, 23 marzo 1899.

1464

“Gazzetta teatrale italiana”, 30 marzo 1899.

1465

“Rivista teatrale melodrammatica”, 1 aprile 1899.

1466

“Gazzetta dei teatri”, 6 aprile 1899.

1467

“Gazzetta dei teatri”, 18 maggio 1899.

1468

“Il Trovatore”, 20 maggio, 17 giugno 1899.

1469

“Il Trovatore”, 3 giugno 1899.

1470

“Il Trovatore”, 10 giugno 1899.

1471

“Gazzetta dei teatri”, 8 giugno 1899.

1472

“Gazzetta dei teatri”, 29 giugno 1899.


!264 L’ultima produzione della compagnia Leoni fu Milena data in un teatro soffocante per la canicola, un vero supplizio che il pubblico dovette sopportare pazientemente. La nuova operetta aveva musica di Giovanni Giannetti e libretto, giudicato assolutamente modesto, di Taddeo Ricciardi. Anche la musica, del resto, non brillava per originalità e a parte qualche riuscito motivo e a una buona strumentazione, “non usciva mai dagli angusti confini della mediocrità”. Tra gli interpreti, molto buona fu la prestazione della De Luca che oltre a una bella voce sapeva pure come usarla. Con lei c’era il tenore Mazzanti e il baritono De Paoli, entrambi discreti e applauditi dal pubblico. Buona la concertazione e la direzione d’orchestra del maestro Riboldi. Quindi, scrisse la “Gazzetta dei teatri”, “l’accoglienza del pubblico fu in complesso benevola, ma fredda...benché il termometro segnasse 37 gradi”1473 . Dopo le operette della compagnia Leoni, che attrassero costantemente un folto pubblico, subentrarono al Carcano spettacoli operistici che, allestiti dall’impresario Gaetano Bavagnoli, continuarono fino al carnevale. Il primo di essi fu Il Barbiere di Siviglia, il capolavoro di Rossini sempre vitalissimo e capace di attirare moltissimi spettatori. Ma se piacque, come sempre, la musica, bene si comportarono anche i principali interpreti, accolti tutti con calorosi battimani. Essi erano il soprano Stecchi (Rosina), il tenore Mandolini (Almaviva), il baritono De Paoli (Figaro), il basso Garavaglia (Don Basilio) e il buffo Capurro (Don Bartolo). Insieme all’opera fu dato anche il ballo I due soci, dove prima ballerina era Laura Cerri che con la sua performance si fece molto onore1474. Altro lavoro onusto di anni ma ancora capace di divertire il pubblico per la sua verve, il suo spirito gioioso, fu Crispino e la comare, cui il pubblico riservò una buonissima accoglienza. Scrisse la “Gazzetta dei teatri”: “E a questo successo, oltre il valore della musica sempre gaia, frizzante dei fratelli Ricci, contribuì non poco la buona esecuzione, della quale va data lode meritatissima alle signore Stecchi e Prette ed ai signori Mandolini e Barberis. Ecco un complesso, in cui non rifulgono stelle di luce troppo smagliante, ma che è costituito da forze, che si equilibrano, e che nel loro equilibrio trovano la consonanza dell’insieme”1475 . A Crispino e la comare seguì Fra Diavolo, e anch’esso ottenne il gradimento del pubblico. Scrisse, infatti, la “Rivista teatrale melodrammatica”: “Alla impresa Bavagnoli la ciambella è riuscita col buco e il Fra Diavolo, frettolosamente allestito, trovò buona accoglienza, non immeritata”. Tra gli interpreti, nel ruolo di Zerlina, c’era l’Almansi, provvista “di simpatici mezzi vocali”. Con lei c’era il tenore Castagnoli, quasi debuttante, che piacque per la voce gradevole, estesa e robusta. Seguivano poi il baritono Barberis, un eccellente Beppo, lo Zanetti (Giacomo), il Talamanca (Inglese), la Marocco (Milady) e il tenore Mongini (Lorenzo). Discreti i cori, apprezzabile l’orchestra, diretta dal maestro-impresario Gaetano Bavagnoli1476. Seguì, l’Elisir d’amore, il capolavoro donizettiano poco eseguito al Carcano, che grazie a una lodevole esecuzione ebbe “una buona accoglienza”. Ne furono interpreti il tenore Mariotti, “artista coscienzioso che canta bene, con una gradevole mezza voce”, e di cui il pubblico volle il bis di Una furtiva lagrima, il soprano Angiolina Vanoli, una graziosa Adina che cantò con “finezza e sentimento”, il baritono Marocco, un Dulcamara di grande effetto, e il basso Zara, un Belcore dalla bella voce, specialmente nelle note centrali. Ottima l’orchestra, diretta dal Bavagnoli, un musicista nel quale il pubblico riconosceva l’elemento principale del successo delle opere fin qui rappresentate1477 . I melodrammi successivi, di cui abbiamo pochi dati, furono la Sonnambula, con Giulietta Wermez, il Mariotti e lo Zara1478 , la Favorita, con la MontiBrunner, il tenore Mauri, il baritono Baldassarri e il basso Fabbri1479 e I Lombardi alla prima Crociata. Di quest’opera sappiamo che attirò al Carcano un pubblico numeroso che le decretò un’accoglienza più che discreta e di ciò se ne avvantaggiò evidentemente l’impresa sempre preoccupata per l’aspetto economico degli spettacoli. Giselda era impersonata dal soprano Crippa, applaudita soprattutto nei punti in cui si serviva della sua gradevole mezza voce. Oronte era il tenore Blanc, ancora alle prime armi, ma dotato di buoni mezzi vocali. Nel ruolo di Pagano c’era il basso Alessandro Nicolini, dotato di voce calda e robusta e di una buona presenza scenica, così necessaria al suo importante ruolo. Venivano poi il tenore De Gennaro (Alvino) e il 1473

“Gazzetta dei teatri”, 27 luglio 1899.

1474

“Gazzetta dei teatri”, 3 agosto 1899; “Il Trovatore”, 12 agosto 1899.

1475

“Gazzetta dei teatri”, 17 agosto 1899.

1476

“Rivista teatrale melodrammatica”, 8 ottobre 1899.

1477

“Rivista teatrale melodrammatica”, 15 ottobre 1899.

1478

“Gazzetta dei teatri”, 3 novembre 1899.

1479

“Gazzetta dei teatri”, 16 novembre 1899.


!265 mezzosoprano Lucca, discreti entrambi. Orchestra accettabile, diretta dal giovane maestro Palumbo, ma la banda sul palcoscenico lasciava molto a desiderare1480 . Finite le opere, e prima che tornassero le operette presentate dalla compagnia Coniglio, il Carcano aprì i suoi battenti a una forma di spettacolo del tutto inedita, che a quell’epoca stava prendendo sempre più piede, vale a dire il cinema. Naturalmente non era ancora il cinema parlato, ma era pur sempre uno spettacolo di grande suggestione che col tempo sarebbe diventato un temibile concorrente sia del teatro parlato sia del teatro cantato1481. Titolo della pellicola proiettata era “La passione di Cristo”, di cui ignoriamo l’esito, anche perché la “Gazzetta teatrale italiana” da cui abbiamo preso la notizia è molto parca di parole: “In questi giorni, attraverso al cinematografo, si rappresenta la passione di Cristo. In carnevale senza cinematografo saranno messe in mostra le polpe più o meno autentiche delle artiste e coriste della compagnia nuova d’operette diretta dal maestro Coniglio, che fu per tanti anni il direttore d’orchestra della compagnia Tomba. La stessa signora Coniglio moglie al maestro, è principale ornamento”1482 . Al Carcano, quindi, per la stagione di carnevale, si presentò la compagnia di operette Coniglio-Valle che debuttò con: I Granatieri del maestro Vincenzo Valente, molto ben accolto1483 .

1900 Altra produzione della compagnia Coniglio fu Il Coccodrillo, una novità per il Carcano di Ferron, che attirò numerosi spettatori ottenendo anch’essa vivi applausi1484 . Seguirono D’Artagnan e Il Babbeo e l’intrigante, quest’ultima del Sarria, e forse altri lavori di cui però ignoriamo i titoli1485. Per la stagione di primavera ancora operette presentate dalla compagnia Leoni, che tornava al Carcano per la seconda volta. Essa mise in scena Fior di thè, I Giapponesi, Pericholle e soprattutto Eros di Offenbach, un lavoro eseguito ormai di rado e quasi dimenticato. Allestita con lusso di abiti e di scene, l’operetta ebbe anche un’ottima esecuzione dando prova di un’inaspettata vitalità. Ne furono interpreti la Leoni, la Rubile, la Morosini, il Piraccini, il Verrusio e il Lotti1486. Altri lavori della compagnia Leoni furono La bella profumiera, Le Campane di Corneville, La figlioccia del Re, M.me et M.r sol la si do, Gelsomino-Garofano-Rosa1487 . Brillante esito ebbe La fornaia degli scudi, di Offenbach, che espresse una musica “fresca, spigliata, brillante”. Ne furono applauditi interpreti le signore Leoni, Rubile e Morosini e i signori Piraccini e Verrusio1488. Le ultime produzioni della compagnia Leoni, che grazie ai suoi affollati spettacoli beneficiò di ricchi incassi, furono Le cinque parti del mondo, féerie del maestro Caballero, La principessa delle Canarie, di Lecocq e Il venditore d’uccelli1489 . Terminate le operette, nella stagione estiva si sostituirono ad esse le commedie presentate dalla compagnia Galanti-Fantecchi-Campioni, un’equipe piuttosto quotata nell’ambiente del teatro parlato, composta di attori di buona lega. Dal giornale “Il Tempo” sappiamo che la 1480

“Rivista teatrale melodrammatica”, 1 dicembre 1899.

1481

La prima apparizione del cinema a Milano era avvenuta nel 1896 col cinema Lumière così annunciato dalla“Perseveranza” : “Ieri, al Circolo fotografico lombardo, potemmo ammirare questo apparecchio ideato dai fratelli Lumière, e che per la prima volta faceva la sua apparizione in Italia”. Cfr. “La Perseveranza”, 30 marzo 1896. 1482

“Gazzetta teatrale italiana”, 20 dicembre 1899.

1483

“Gazzetta dei teatri”, 28 dicembre 1899.

1484

“Il Trovatore”, 13 gennaio 1900.

1485

“Il Trovatore”, 20 gennaio, 17 febbraio 1900.

1486

“Il Trovatore”, 7 aprile 1900.

1487

“Il trovatore”, 21, 28 aprile, 5 maggio 1900.

1488

“Il Trovatore”, 2 giugno 1900.

1489

“Il Trovatore”, 16, 30 giugno 1900.


!266 prima produzione della compagnia fu Francillon, data il 3 aprile. Essa ebbe, come principali interpreti, le signore Fausta Galanti-Fantecchi, e Bianchini, e i signori Campioni, Bianchini e Guerra1490 . Altre produzioni della compagnia Galanti furono Spiritismo, con la Galanti-Fantecchi, il Campioni e il Bianchini, tutti applauditi, Il padrone delle ferriere1491, Le due orfanelle, Mezza Quaresima, una commedia brillante di Fabiani, che con le sue situazioni comiche, anche se non sempre nuove e originali, riuscì a divertire il pubblico1492 . Altre produzioni furono Tristi amori, Il catenaccio, una pochade, in cui fecero un’ottima prestazione, la Galanti, il Guerra e il Cambiè1493, La cieca di Sorrento, lavoro popolare, che attirò un pubblico particolarmente numeroso e largo di applausi nei confronti della “intelligentissima” signora Galanti-Fantecchi1494 . Le rappresentazioni della compagnia Galanti continuarono senza sosta con Il Conte di Montecristo, La statua di carne1495, Tosca1496, Il profumo, Il romanzo d’un giovane povero1497 , Mastro Holden1498 , La signora dalle camelie1499 , Tutti all’esposizione di Parigi1500, L’ebreo errante1501 e Fuoco al convento1502 . Tra questi ultimi drammi, importanti, per il richiamo che ebbero sul pubblico, furono Tosca e Mastro Holden, due assolute novità per il Carcano. Tosca fu accolta molto favorevolmente dal pubblico che applaudì con calore i tre principali interpreti vale a dire Fausta Galanti-Fantecchi, dalla recitazione intensa ed efficace, il Campioni (Cavaradossi) e il Bianchini, uno Scarpia veramente lodevole. Anche Mastro Holden, scritto da Bussi e Colombo, lasciò pienamente soddisfatto il pubblico, venendo così giudicato dal “Tempo”: “Si tratta di una successione di scene ricche d’effetto popolare, attraverso le quali si agita la passione di un umile operaio per la figlia d’un ricco industriale, passione che conduce a una catastrofe sanguinosa”. I tre principali interpreti, tutti lodevoli e ben calati nei loro ruoli, furono ancora una volta la Fantecchi, il Campioni e il Bianchini, molto festeggiati dal pubblico insieme ai due autori. Sempre in estate, e in un clima caldissimo, ci fu un impresario che eroicamente decise di programmare al Carcano una stagione lirica mettendo in scena come primo spettacolo Fra Diavolo di Auber. L’opera, data un anno prima, nel 1899, non solo attirò al Carcano numerosi spettatori, indifferenti, evidentemente, al caldo, ma ebbe pure un’accoglienza molto buona. L’esecuzione, del resto, fu ottima e di ciò furono meritevoli i quattro principali interpreti, vale a dire: il tenore Giacobino, che sfoggiò acuti particolarmente squillanti, il soprano Emma Cisterna, brava sia come cantante e sia come attrice, il buffo Barberis, un eccellente Beppo, e la Ziveri, lodevole nel ruolo di Pamela. Buona anche l’orchestra, diretta dal maestro Renato Avena1503. Dopo Fra Diavolo seguì il Barbiere di Siviglia cui la fortuna, grazie a un’esecuzione più che buona, e alla sempre fresca vitalità della musica, fu del tutto favorevole. L’opera ebbe come interpreti la Cisterna, una Rosina lodevole sotto tutti gli aspetti, il Fossetta, un Figaro esilarante, dalla voce robusta ed estesa, il buffo Barberis (Don Bartolo) e il basso Fabro, un Don Basilio efficacissimo1504 .

1490

“Il Tempo”, 5 luglio 1900.

1491

“Il Tempo”, 7 luglio 1900.

1492

“Il Tempo”, 8, 9 luglio 1900.

1493

“I Tempo”, 13, 14 luglio 1900.

1494

“Il Tempo”, 15 luglio 1900.

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“Il Tempo”, 16 luglio 1900.

1496

“Il Tempo”, 19 luglio 1900.

1497

“Il Tempo”, 21 luglio 1900.

1498

“Il Tempo”, 24 luglio 1900.

1499

“Il Tempo”, 26 luglio 1900.

1500

“Il Tempo”, 28 luglio 1900.

1501

“Il Tempo”, 29 luglio 1900.

1502

“Il Tempo”, 30 luglio 1900.

1503

“Rivista teatrale melodrammatica”, 8 agosto 1900.

1504

“Rivista teatrale melodrammatica”, 15-23 agosto 1900.


!267 Il terzo e ultimo melodramma della stagione fu Esmeralda di Vincenzo Battista, una scelta infelice perché l’opera mostrò di essere ormai invecchiata e “non meritevole di vita” (di questo lavoro ignoriamo librettista e prima esecuzione). Esito quindi piuttosto freddo nonostante gli interpreti si fossero molto impegnati per ben figurare. In testa c’era il giovane soprano Pogliaghi, quasi al suo debutto, che nel ruolo di protagonista si guadagnò molti applausi. Ottimo anche il tenore Giacobino “che seppe emergere per voce gradevole e ben modulata e per azione scenica”. C’erano poi il baritono Costantino e il basso Baldi, definiti “inappuntabili”. Pregevole l’orchestra, diretta “con vera coscienza d’artista” dall’Avena1505 . In autunno, dopo la parentesi lirica, ancora operette presentate dalla compagnia Giulio Marchetti1506 , che trovò al Carcano un’inaspettata quanto utile novità: la luce elettrica, sostitutiva di quella a gas. Certo, se si teneva conto che alla Scala la luce elettrica era giunta fin dal 1882, il Carcano non mostrava in quest’occasione un grande tempismo, ma bisognava anche tenere conto che le condizioni economiche del Carcano erano molto diverse da quelle della Scala. Ciò che importava, ora, era che, magari in ritardo, anche il Carcano cercasse di stare al passo con i tempi soddisfacendo le giuste esigenze dei suoi affezionati frequentatori. Da questo momento in poi, nei palchi, in platea e sul palcoscenico non più ombre e oscuri anfratti, ma una luce viva, splendente che forse nella sua crudezza rendeva visibili anche certe decrepitezze che sarebbe stato meglio fossero lasciate al buio. L’elettricità però non portava solo una luce brillante e un senso di gioiosa vitalità ma anche maggiore sicurezza in teatro perché si sostituiva al gas, colpevole spesso di disastrosi incendi, una sicurezza questa di cui avrebbe goduto sia chi lavorava in teatro e sia il pubblico. Tornando alla compagnia Marchetti, sappiamo, dal “Trovatore”, che essa, come primo lavoro mise in scena D’Artagnan di Varney definito…. “…una moschetteria di sorprese: dalla eleganza della messa in scena all’affiatamento degli artisti, dallo sfoggio di belle voci alle più vere e schiette intenzioni d’arte…così che il battesimo del pubblico si riassunse in un completo successo”. Tra gli interpreti, emerse Silvia Gordini-Marchetti, artista piena di brio e di grazia. Ottimi, con lei, furono pure la Forlani, la Morroto, il Marchetti, il Rinaldi, il Pinelli e il Petrucci. Benissimo l’orchestra, diretta con talento e vigore – forse anche troppo vigore – dal maestro Paolo Lanzini1507. Altra produzione della compagnia Marchetti fu Le piccole Michù di Messager che attirò al Carcano numerosi spettatori. Ottimamente allestita e recitata, la graziosa operetta piacque molto al pubblico conseguendo un pieno successo. Tra tutti gli interpreti, i migliori furono la coppia Marchetti, la Cottin ed il Gordini, artisti forniti di grande talento e professionalità1508. A Le piccole Michù seguì La figlia di Pagliaccio di Varney che si avvalse di una messa in scena lussuosa ed elegante oltre che di una interpretazione briosa e vivace. Sugli esecutori così si espresse la “Rivista teatrale melodrammatica”: “Silvia Marchetti nella parte di Marianna, elegantissima nel vestire, irreprensibile nel gesto e, nell’azione, corretta e brava attrice-cantante (bel volume di voce squillante). Giulio Marchetti, attore ricco di finezza e di brio ci diede del Marchese di Lauvertin una caratteristica macchietta. Bravo Petrucci (Pagliaccio), egregio Pinelli (Federico), eccellente il Gordini (Policarpio). Lodevoli le signore Morroto e Gordini, i signori Favi e Tani”1509. Una novità assoluta nel repertorio della compagnia Marchetti fu Veronica, di Messager, che però rispetto ad altre operette, sia per il testo e sia per la musica, si rivelò meno interessante. Nulla da dire, invece, quanto a ricchezza di messa in scena, con bellissimi costumi e scene, e ciò, insieme alla bravura di tutti gli interpreti, fu motivo per il pubblico di applaudire calorosamente anche questa rappresentazione1510.

1505

“Rivista teatrale melodrammatica”, 1 settembre 1900.

Gli attori che formavano la compagnia Marchetti erano: Silvia Marchetti, Cottin, Morroto, Forlani, Gordini, donne, Dante Pinelli, Marchetti, Gaetano Tani, Favi, Badalone, Petrucci, Rinaldi, uomini. Cfr. “Il Trovatore”, 15 settembre 1900. 1506

1507

“Il Trovatore”, 22 settembre 1900.

1508

“Il Trovatore”, 29 settembre 1900.

1509

“Rivista teatrale melodrammatica”, 8 ottobre 1900.

1510

“Il Trovatore”, 13, 20 ottobre 1900.


!268 Finiti gli spettacoli della compagnia Marchetti, sempre seguiti da spettatori numerosi ed entusiasti, prese il via, a novembre, la stagione lirica d’autunnino durante la quale furono messe in scena tre opere: La forza del destino, Ruy Blas e Janko. Relativamente alla prima opera, la cui ultima edizione risaliva al carnevale del 1888, ecco come si espresse il “Trovatore” all’inizio della sua recensione: “Di punto in bianco, è saltata fuori un’altra stagione lirica, al Carcano. Si è inaugurata giovedì con la Forza del destino, fruttando moltissimi applausi, in parte di convinzione e in parte di amicizia, agli esecutori”. Ma quali erano gli esecutori? Alcuni erano ben noti agli spettatori del Carcano, altri no. Tra i primi c’era il soprano Stinco-Palermini che mostrò ancora una volta di possedere una bella e vigorosa voce; il tenore Querzè, anch’egli molto conosciuto, che dovette concedere due bis. Gli altri erano il baritono Moreo, il basso Rusconi, il buffo Bonfanti e il mezzosoprano Molinari. Bene l’orchestra, diretta dal maestro Guerrera1511 . Dopo la forte opera di Verdi, fu la volta di Ruy Blas di Marchetti che ebbe un esito discreto. Lodevoli, fra gli interpreti, furono soprattutto il tenore Martelli e il soprano Tozzi-Fornari. C’erano poi il Boriani, il Rusconi e la Molinari, tutti, chi più chi meno, applauditi. Sempre encomiabile l’orchestra1512. Ultimo spettacolo della breve stagione operistica fu Janko, un dramma lirico in 3 atti del maestro Primo Bandini, inedito per Milano, ma già eseguito con buon esito al teatro Vittorio Emanuele di Torino nel 1897 (testo di E. Panzacchi e A. Zanardini). Soprassedendo al mediocre libretto, e alla messa in scena realizzata con poche prove, sulla musica e il suo autore, così scrisse la “Rivista teatrale melodrammatica”: “In conclusione però il maestro Bandini s’è rivelato musicista profondamente colto e intelligente contrappuntista. Il suo spartito conta pagine ricche di melodia, scene di grand’effetto e credo che i critici dei giornali politici abbiano esagerato troppo col demolire la musica di questo Janko di cui per poter dare un giudizio serio, competente, assennato (sempre riguardo alla musica, s’intende) bisognerebbe riudirne una riproduzione un po’ più in floride condizioni di questa data al nostro popolarissimo Carcano”. Il pubblico, tuttavia, nonostante le sue carenze, si mostrò entusiasta dell’opera di Bandini e lo dimostrò prodigando calorosi applausi a molti pezzi. Ottimi, seppur emozionati, furono tutti gli interpreti, ma principalmente il tenore Querzè che nel ruolo di protagonista ripeté il successo della Forza del destino. Molto apprezzata fu pure la Stinco-Palermini che nel ruolo di Maria si confermò artista di non comune talento. Bravo il baritono Moreo (Rodolfo), che a una voce potente e pastosa univa un efficace accento drammatico. Venivano poi il mezzosoprano Grossi (Juliska) e il basso Rusconi, lodevolissimo, quest’ultimo, nella breve parte di Frank. Abbastanza efficace la direzione del maestro Guerrera. Alla fine applausi per tutti, ma in particolare al maestro Bandini chiamato ripetutamente al proscenio1513. Dopo Janko ci furono alcune rappresentazioni straordinarie del Barbiere di Siviglia con una compagnia di canto di cui facevano parte il soprano Romilda Nelli, il tenore Ferraresi, il baritono Fossetta, il basso Formentin e il basso comico Caracciolo1514. L’opera, che per il suo carattere gioioso e vivace era accolta generalmente con molto favore, questa volta fece fiasco e di ciò furono responsabili un po’ tutti, cantanti, cori e orchestra, indignando con ciò la ”Rivista teatrale melodrammatica” che ne scrisse in questi termini: “Che dire della edizione di Barbiere data a questo popolare teatro, se non che fu uno scandalo indegno del sublime nome di Rossini e indegno di Milano? Basti registrare che si salvarono dai fischi e dagli urli il baritono Fossetta e il basso comico Caracciolo. Ma gli altri, artisti, cori e orchestra altro che profanatori del tempio… Il Fossetta, che già altra volta eseguì al Carcano e con buon esito la parte di Figaro, s’è rifiutato di cantare la seconda sera e ha fatto benone. La Stecchi sostituita alla prima Rosina fu assai apprezzata e così pure il baritono Talamona”1515 . 1901

1511

“Il Trovatore”, 10 novembre 1900.

1512

“Il Trovatore”, 24 novembre 1900.

1513

“Rivista teatrale melodrammatica”, 12 dicembre 1900.

1514

“Rivista teatrale melodrammatica”, 18 dicembre 1900.

1515

“Rivista teatrale melodrammatica”, 24 dicembre 1900.


!269 Per la stagione di carnevale, lasciate da parte le opere, si presentò, sul palco del Carcano, la compagnia Giraud-Cima e C., dove c’era Edoardo Ferravilla, attore dialettale di grandissimo talento che godeva dell’incondizionata ammirazione dei milanesi per il suo irresistibile humor e la capacità di assumere i caratteri più diversi. Scrisse, infatti, “Il Teatro”: “Il bravo Ferravilla, il più grande artista dialettale, che onora di sua presenza il bel salone di Porta Romana, fa sempre smascellare dalle risa chiunque vada ad ascoltarlo. La sua compagnia, formata di ottimi elementi, ci appare la migliore del genere, sotto ogni punto di vista”1516 . Molte furono le commedie date dalla compagnia Giraud durante la sua permanenza al Carcano. Mancano però le recensioni per cui ci limitiamo a riportarne i titoli che riprendiamo dalla rubrica “Spettacoli d’oggi” dei giornali “La Perseveranza” (dal 27 dicembre 1900 fino al 21 gennaio 1901) e “La Lombardia” (dal 22 gennaio 1901 al 6 febbraio 1901), mettendo tra parentesi il giorno e il mese dell’esecuzione: Spos per rid, Tecoppa interprete, Servitor de Fikman (27 dicembre 1900); Telefono, Giovin de cervellee, A la follia (28 dicembre 1900); El sur Brugnel (29 dicembre 1900); Massinelli in vacanza, Minestron (30 dicembre 1900); El Signor di poveritt, Calzolar de donne (31 dicembre 1900); Tecoppa Commendator, Suicidi rientrati, Sul canton de la Guastalla (1 gennaio 1901); El galoppin, I me calzon, Dottor di donne (2 gennaio 1901); El matrimoni del sur Giangianni, I golos (3 gennaio 1901); El sur Pedrin ai bagn, Class di asen (4 gennaio 1901); Qui pro quò (5 gennaio 1901); La signora del cagnolin (6 gennaio 1901); L’ultim gamber del sur Pirotta (7 gennaio 1901); El barchett de Boffalora, Ona cambial, Maestrin sentimental (9 gennaio 1901); El zio Gandola (11 gennaio 1901); El sur Occhetti, Evviva la bolletta, In soffitta (12 gennaio 1901); Dopo 3 ann, Agent teatral, Petitt de mia miee (13 gennaio 1901); I duellant de Bagg (14 gennaio 1901); Tecoppa in tribunal (15 gennaio 1901); El sindech Bertold (16 gennaio 1901); I prodezz del Tecoppa (21 gennaio 1901); El sur Pedrin in quarella (22 gennaio); El duel del sur Panera (26 gennaio); L’opera del maester Panizza (29 gennaio); El prof Petillioni (3 febbraio); A un certo punto, Ferravilla si ammalò e ciò causò lo scioglimento della compagnia Giraud, come apprendiamo dalla “Lombardia”: “Carcano. Non potendo più recitare, a causa di malattia, per questo resto di anno comico, Edoardo Ferravilla, ch’era il perno della compagnia milanese Giraud-Cima e C., questa si è sciolta. Lo scioglimento di una compagnia durante la stagione di carnevale è un fatto nuovo nella storia delle nostre compagnie comiche e che si presta a commenti poco benevoli”1517. Lo scioglimento della compagnia Giraud però non interruppe il corso degli spettacoli di prosa al Carcano perché subentrò la compagnia Milanese Sbodio, ben nota e apprezzata dal pubblico del teatro di Porta Romana. Così, infatti, leggiamo nella “Gazzetta dei teatri”: “Scioltasi, per malattia del Ferravilla, la sua compagnia, venne a sostituirla l’altra Compagnia milanese della Rozen e di Sbodio e gli habitués del teatro di Porta Romana le fecero cordiali accoglienze. Lo Strozzin, la Balia e i Quadri plastici provocarono schietti e vivi applausi”1518. A tambur battente, esaurite le poche rappresentazioni della Sbodio, ecco ripresentarsi puntualmente al Carcano le operette che furono allestite questa volta dalla compagnia Bertini e Gargano. Come primo spettacolo, la compagnia, nuova per il Carcano, allestì un lavoro molto in voga a quell’epoca, vale a dire I Granatieri, del maestro Vincenzo Valente, che fece accorrere a teatro un folto pubblico. Gli applausi, come ci si attendeva, non mancarono e furono rivolti soprattutto ai cantanti-attori migliori, vale a dire la Bianco, il Bertini ed il Gargano1519. Altri lavori messi in scena dalla compagnia Bertini furono: Mascotte, Ninon de Lenclos e Un viaggio di nozze al Polo Nord, uno spettacolo, quest’ultimo, composto di ben venti quadri che con le sue trovate e novità allegre fece divertire molto il pubblico1520 . 1516

“Il Teatro”, 14 gennaio 1901.

1517

“La Lombardia”, 6 febbraio 1901.

1518

“Gazzetta dei teatri”, 14 febbraio 1901.

1519

“Gazzetta dei teatri”, 21 febbraio 1901.

1520

“Gazzetta dei teatri”, 11 aprile 1901.


!270 Dopo la compagnia Bertini, eccone un’altra, la Tani, con una nuova serie di operette, a riprova del fatto che le operette stavano trovando al Carcano un ambiente molto favorevole (scrisse, infatti, la “Gazzetta dei teatri”: “…sembra che al Carcano siano simpatiche le operette, tutte le compagnie vi si presentano”). La prima produzione a essere messa in scena fu Don Pedro dei Medina, accolta dal pubblico con simpatia, cui seguì Santarellina dove piacque soprattutto la bella e brava signora Tani1521. Venne poi Il matrimonio fra due donne e Flick e Flock due lavori in cui tutti gli interpreti ebbero l’approvazione degli spettatori confermando l’ottimo livello della compagnia1522 . In primavera, dopo la compagnia Tani, fu annunciata una stagione lirica che prometteva tre opere: Papà Martin, Belisario e Favorita. Ma qualcosa evidentemente andò storto perché alla fine, delle tre opere, ne fu data una sola, vale a dire Papà Martin del Cagnoni, accolta molto favorevolmente. Gli esecutori furono il soprano Rapisardi, il mezzosoprano Fratoni, il tenore Setragno, il baritono Guarini, il basso Bonfanti, il Fiorini, il Cacicci e la Petrovich. Su di essi, autori tutti di una lodevole prestazione, così scrisse la “Rivista teatrale melodrammatica”: “Il baritono Guarini fu un protagonista squisito ed applauditissimo per la voce estesa, bella e potente, per il gesto sicuro e misurato ed ebbe applausi ben meritati. La Rapisardi (Amelia) riscosse sempre ovazioni entusiastiche e fu apprezzata come cantante eccellente e come intelligente attrice. Ottimi la Fratoni (Olimpia) e il tenore Setragno (Armando), che sfoggiò gradevole e ben impostata voce e dimostrò belle disposizioni. Apprezzati il Bonfanti (Feliciano), Fiorini (Charanson), il Cacicci (Comandante), e la Petrovich (Genovieffa)”. Bene anche l’orchestra, diretta dal maestro Luigi Ricci1523. Arriviamo a settembre quando il “Trovatore” comunica la notizia che sta per essere formata, proprio al Carcano, una compagnia stabile milanese. Per l’occasione, sarebbero stati istituiti anche dei premi in denaro per le migliori produzioni: “Buone notizie ancora sulla compagnia stabile milanese. La Società di questo teatro comunica che le trattative per la formazione della compagnia sono affidate ad un consigliere d’amministrazione e sono già a buon punto, tanto che l’elenco artistico sarà quanto prima completato e pubblicato. La Società entrerà in esercizio col 1° novembre. Le recite si faranno al Carcano fino a tutto il carnevale. A giorni si saprà pure il numero dei premi in denaro per le migliori produzioni. Le azioni di L 50 si ricevono ancora presso il “Circolo degli Interessi industriali e commerciali””1524. Passano alcuni giorni, ed ecco che lo stesso giornale annuncia che la Compagnia stabile del Teatro Milanese è ormai una realtà, non solo, ma che ha pure iniziato le sue rappresentazioni: “La Compagnia stabile del Teatro Milanese si è ormai costituita ed ha iniziato le sue recite al Carcano. Vediamo che ne fanno parte la Rozen, la Ventura, la Grilli, la Nebuloni, lo Sbodio, il Giraud, il Cima, il Bazzero, il Galli ecc. ecc. Nel repertorio figurano commedie nuove di Rovetta, Fontana, Guicciardi, Carugati, Macchi, Stoppani e Boldori”1525. La compagnia Stabile Milanese debuttò il 10 novembre con La torta di Decio Guicciardi e Benis de spos di Bertolazzi avendo un’accoglienza molto calorosa. Renato Simoni, il celebre commediografo e critico teatrale, così ne scrisse nel “Tempo”: “Il principio è stato lieto: molto pubblico e molti applausi…Dignità e disciplina più di quelle che non si è avvezzi a vedere, di solito, nelle compagnie milanesi; messa in scena decorosa; comici bene scelti e bene uniti; arricchito il gruppo solito da un’attrice che aveva disertato il teatro dialettale, la Fulgida Venturi… Insomma, un’aria se non di casa signorile, certo di casa agiata”1526 . 1521

“Gazzetta dei teatri”, 23 maggio 1901.

1522

“Gazzetta dei teatri”, 30 maggio, 13 giugno 1901.

1523

“Rivista teatrale melodrammatica”, 15 maggio 1901.

1524

“Il Trovatore”, 29 settembre 1901.

1525

“Il Trovatore”, 10 novembre 1901.

1526

“Il Tempo”, 15 novembre 1901.


!271

Altra produzione della Milanese fu Ol paradis di poaritt, una commedia in vernacolo brianzolo di Antonio Stoppani (omonimo dell’autore del Bel Paese) che alla “Gazzetta dei teatri” non dispiacque: “La commedia si svolge nel cortile di una cascina della Brianza. Si tratta di un quadretto di genere ben lumeggiato e bene incorniciato, a cui dà grande rilievo la ottima esecuzione e la pittoresca messa in scena”1527. Venne poi La fin del Prina, da Il principio di secolo del Rovetta, nella traduzione meneghina. Scrisse il “Trovatore”: “Com’era piaciuta poco in italiano, questa commedia, così diversa dal genere solito del Rovetta, nemmeno nella traduzione dialettale incontrò molto il favore del pubblico”1528 . Ottimo, invece, fu l’esito che ebbe una delle più popolari commedie di Bertolazzi: la Gibigianna, che costituiva il cavallo di battaglia di diverse compagnie dialettali1529. 1902 Terminata la stagione autunnale, per il carnevale, si pensò di dare La Guerra (I vincitori), di Pompeo Bettini ed Ettore Albini. Questo lavoro aveva vinto nel 1896 il Concorso Siccardi indetto dalla Società Lombarda della Pace ed era poi stato messo in scena da un gruppo di filodrammatici al Teatro dell’Arte. Esso ebbe questo giudizio dalla “Gazzetta dei teatri”: “Il dramma in 4 atti di Bettini ed Albini è veramente un forte lavoro, di quelli che lasciano una viva impressione perché basati sulla osservazione, sulla verità, sul sentimento, senza mai passare la giusta misura. Lodevoli lo Sbodio, grande artista. Ottimo il Cima, interprete di una parte assai difficile, lo stesso dicasi della Venturi, della Nebuloni, del Casè, del Milla e degli altri”1530. Altra produzione molto attesa dal pubblico del Carcano fu La rava e la fava, una “rivista-bizzarria” di Alberto Colantuoni, con musica del maestro Noli che attrasse al teatro di Porta Romana moltissimi spettatori. Esito nel complesso buono, ma fu notato che la musica mancava di quella gaiezza e spensieratezza che il soggetto richiedeva. Splendida la messa in scena, più che buona l’esecuzione di tutti gli interpreti. Dopo il teatro dialettale, il Carcano rimase chiuso per diversi mesi aprendosi solo in autunno con una stagione lirica che voleva essere una celebrazione del centenario di apertura del Carcano (in realtà il Carcano era stato inaugurato nell’autunno del 1803, non nel 1802 quindi aveva 99 anni). La stagione fu allestita dall’impresario Tommaso Barberis, che si riprometteva di dare diverse opere, compresa la Zaira del Federici, che aveva inaugurato il teatro di Porta Romana. Scrive, infatti, la “Rivista teatrale melodrammatica”: “Ricorrendo, nell’imminente carnevale, il centenario dell’apertura di questo teatro, il signor Tommaso Barberis darà spettacolo d’opera, sperando anche di poter dare la Zaira del maestro Federici, con la quale, cent’anni oro sono, s’inaugurò il teatro di Porta Romana”. La prima opera a esser messa in scena in questa particolare stagione fu il Trovatore cui gli spettatori riserbarono una calorosa accoglienza. Gli interpreti furono Ida Schultz (Leonora), Elisa Marenzi (Azucena), Giulio Doni (Manrico), Giovanni Lucini (Conte di Luna), Celeste Baldi (Ferrando), Vittorio Font (Ruiz) e Maria Urbinati (Ines). Tutti insieme formavano un gruppo omogeneo ed equilibrato che lasciò pienamente soddisfatto il pubblico. Chiesti e concessi anche alcuni bis come quello della Pira e del Miserere. Bene anche l’orchestra, diretta dal maestro Beniamino Gonzales Lombardi1531. Al Trovatore seguì la Traviata, dove nel ruolo di Violetta c’era il soprano Perosio, che però poté fare ben poco a causa di un’indisposizione. Alfredo era il tenore Firpo che sfoggiò una bellissima voce e un canto 1527

“Gazzetta dei teatri”, 28 novembre 1901.

1528

“Il Trovatore”, 1 dicembre 1901.

1529

“Il Trovatore”, 8 dicembre 1901.

1530

“Gazzetta dei teatri”, 2 gennaio 1902.

“Il Secolo”, 26-27 gennaio 1902. 1531

“Rivista teatrale melodrammatica”, 21 dicembre 1902.


!272 espressivo e di buon gusto (aveva anche una bella figura e ciò non guastava). Ottimo Germont fu il baritono Pagnoni e bene gli altri1532. 1903 Seconda opera del carnevale fu la Sonnambula, messa in scena in pochi giorni e con poche prove. Nel ruolo principale di Amina c’era Giuseppina Del Giglio, un giovane soprano che per la sua prestazione ebbe vere ovazioni, con offerte di ricchi mazzi di fiori. Lodevoli tutti gli altri, vale a dire il tenore De Micheli, il basso Baldi, le signore Bellini e Petrovich1533. Dopo l’opera belliniana, seguì la Forza del destino, anch’essa accolta col massimo favore grazie soprattutto al soprano Ida Schultz (Eleonora), che tornava al Carcano dopo l’ottima prova fornita nel Trovatore. Dotata di una bella voce di soprano drammatico, essa si confermò artista di valore anche in questa occasione meritandosi i vivissimi applausi del pubblico. Trionfale fu pure la prestazione del tenore Doni (Don Alvaro), un artista che non temeva alcuna difficoltà di tessitura e che dovette concedere vari bis. Pregevole, nel ruolo di Vargas, il baritono Giovanni Lucini; bravi il mezzosoprano Elena Marenzi (Petrosilla), il basso Giovanni Scolari (Padre Guardiano) e il baritono Gualtiero Pagnoni (Melitone)1534 . A Verdi succedette Rossini, col suo sempre vitale Barbiere, interpretato da un valido gruppo di cantanti. Nel ruolo di Rosina c’era Giovannina Coliva, un soprano ammirevole sotto tutti i rapporti; Almaviva era il Sabatano, valente nel canto e nell’azione scenica; c’era poi il Pagnoni, eccellente Figaro, lo Scolari, un bravissimo Don Basilio, il Barberis, un esilarante Don Bartolo, e la Petrovich (Berta). A tutti, calorosi applausi, indirizzati anche al direttore Lombardi1535. Nelle repliche della Forza del destino e della Traviata si presentò sul palco del Carcano, dopo lunga assenza dalle scene per una malattia alla gola, un artista molto dotato, il tenore Giuseppe Oxilia che, nei ruoli di Don Alvaro e di Alfredo, stupì gli spettatori per la bellezza della voce e la perfetta dizione1536. L’ultima opera della stagione, insolitamente prodiga di spettacoli, fu Lucia di Lammermoor, dove nel ruolo di protagonista c’era la Coliva, che fece un’altra pregevole prestazione, particolarmente apprezzata dal pubblico. Suo compagno era il bravissimo Oxilia che non smentì il suo talento (era Edgardo). Gli altri interpreti erano il Lucini (ottimo Ashton), il Baldi (Enrico) e il Font (Arturo)1537. Dopo Lucia, per la stagione di quaresima, fu dato un melodramma particolarmente impegnativo che richiedeva bravi cantanti e un ricco allestimento: Gli Ugonotti di Meyerbeer, mai dati prima d’ora al Carcano (testo di E. Scribe e E. Deschamps, “prima”, Parigi 1836). Fu, questa, una scelta rischiosa ma vincente perché l’opera, ben eseguita da un manipolo di bravi cantanti, e un’orchestra diretta autorevolmente dal Lombardi, fu accolta assai bene dal pubblico. Nel ruolo di Regina c’era la Finzi, che fece sfoggio di buone doti vocali e ottimo metodo di canto; lodevoli anche le prestazioni della Engherson (Paggio) e della Giuliani (Valentina). Tra gli uomini, il migliore fu il tenore Albiach (Raoul) che impressionò per la voce estesa, ben timbrata e l’efficace azione scenica. Venivano poi il Niccolini, un convincente Saint-Bris, e il Lucenti (Marcello)1538. Dopo gli Ugonotti, che si guadagnarono una buona messe di applausi, fu dato Fra Diavolo di Auber, che piacque molto grazie soprattutto alla Finzi, una intelligente e dotata Zerlina, capace di superare la difficoltà di una parte troppo bassa per lei. C’era poi il tenore Breda, cantante-attore corretto, la De Dionigi (Pamela), il Limonta (Inglese) e il Niccolini (Giacomo). Su tutti, tuttavia, prevalse il basso comico Barberis, che realizzò un Beppo caratteristico, dall’efficace falsetto. Ottima l’orchestra, diretta con fermezza dal sempre lodevole Lombardi1539. Probabilmente gli spettatori del Carcano non lo sapevano, ma dopo Fra Diavolo non sarebbero state date altre opere perché il teatro di Porta Romana era ormai giunto alla fine della sua esistenza. 1532

“Il Teatro”, 31 dicembre 1902; “Il Trovatore”, 30 dicembre 1902.

1533

“Rivista teatrale melodrammatica”, 16 gennaio 1903; “Il Teatro”, 10 gennaio 1903.

1534

“Rivista teatrale melodrammatica”, 16, 21 gennaio 1903; “Il Teatro”, 20 gennaio 1903.

1535

“Rivista teatrale melodrammatica”, 26 gennaio 1903.

1536

“Rivista teatrale melodrammatica”, 6, 11 febbraio 1903.

1537

“Rivista teatrale melodrammatica”, 21 febbraio 1903.

1538

“Rivista teatrale melodrammatica”, 11, 16 marzo 1903.

1539

“Il Teatro”, 25 marzo 1903.


!273

1904 Nel corso di quest’anno, gli unici spettacoli dati al Carcano furono due commedie recitate da una compagnia di dilettanti a scopo di beneficenza. La prima, intitolata Le due strade, era dell’avvocato Poggio, ed era stata premiata al Concorso teatrale di Torino; il titolo della seconda era I poveri di spirito e ne era autore Emilio De Marchi. Ovviamente, con una compagnia di tale qualità non si potevano pretendere risultati particolarmente brillanti, ma ciò che contava non erano tanto gli applausi quanto un generoso introito che sarebbe servito per aiutare della povera gente 1540. Iniziava ora, per il Carcano, il momento della verità quello in cui bisognava decidere se poteva continuare o no la sua esistenza. Il suo degrado, infatti, era giunto a un tale stato di gravità da minacciare addirittura l’incolumità degli spettatori. Tra l’altro, era privo delle più elementari norme di sicurezza ed era già un miracolo che non avesse mai subito nel corso della sua esistenza un incendio, com’era invece successo a molte altre sale teatrali. Ora però non si poteva più continuare così, bisognava prendere dei provvedimenti, e di ciò si occupò la Commissione di Vigilanza dei Teatri che nella persona del suo presidente Giovanni Silvestri, dopo “lucide e fondate argomentazioni”, sancì la chiusura definitiva del teatro. Scrive Gutierrez: “E venne poi quegli che doveva portare il colpo di grazia al popolarissimo Teatro: Giovanni Silvestri, il presidente della Commissione di Vigilanza dei Teatri, l’uomo per il quale, al di sopra di tutto, la vita delle persone che costituiscono un pubblico teatrale è una cosa sacra. Così le agonie ch’egli fa passare ai gestori di spettacoli pubblici, prima di consegnare loro il sospirato licet debbono essere approvate di cuore da chi, pagando il biglietto, vuole acquistare insieme al diritto allo spettacolo, quello inseparabile di assistervi con serena tranquillità. E basta pensare – scongiurandolo col pensiero – al tragico quadro più volte purtroppo tracciato dal destino, anche di un solo allarme d’incendio, in un teatro colmo di pubblico che si slancia alle uscite strozzatrici e, come impazzito, vi trova la morte, calpestato e calpestando, per benedire, sia pure severo, l’Istituto della Commissione Teatrale, a Milano così energicamente impersonato in Giovanni Silvestri. Del resto, il solo pensare quali erano in passato le condizioni di sicurezza del Carcano dà un brivido pauroso. Ma certo, se allora qualche spietata vigilanza avesse imposto le misure che ora giustamente si prendono, il glorioso patrimonio artistico universale del Carcano non avrebbe potuto accumularsi. Basta immaginare l’enorme vaso eufonico affocato di gente, tutto punteggiato di fiammelle di candele, prima, e poi con triplice illuminazione a gas, e con una sola uscita che sembrava fatta apposta per venire sbarrata inesorabilmente dall’enorme urto della folla travolta dal panico. Chi si è assunta la tremenda responsabilità è stato il Destino che protesse il Carcano sino alla sua vittoriosa risurrezione. Ma eccoci all’atto di morte del Carcano: in data dell’8 Maggio 1904. Il Relatore sullo stato dei Teatri esistenti in Milano, dopo lucide e fondate argomentazioni concludeva col non concedere frattanto un ulteriore uso del Teatro per rappresentazioni”1541. La data ufficiale di morte del Carcano (quello però ottocentesco, perché, come vedremo, nel Novecento, il teatro, dopo essere stato demolito, fu ricostruito ex novo), fu quindi l’8 maggio 1904. Altra data importante da ricordare che sanciva il vero atto di addio tra il Carcano e i suoi affezionati frequentatori fu quella del 24 maggio 1913. Questo, infatti, fu il giorno in cui il teatro ospitò un importante trattenimento organizzato dall’Associazione Lombarda dei giornalisti al quale parteciparono artisti di gran nome che con le loro prestazioni – di canto, di suono e di recitazione – vollero testimoniare il sentimento di affetto che li univa al vetusto teatro. Grazie al programma di sala del concerto, conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano, conosciamo anche i nomi di questi artisti, e sono nomi importanti che qui trascriviamo seguendo lo stesso ordine in cui si trovano citati nel suddetto programma. In testa c’è Emma Vecla, cantante di ottima scuola, ammirata esecutrice di operette, che cantò alcune chanson francesi del XVII e XVIII secolo; segue Guido Carlo Visconti di Modrone che suonò una Fantasia di Listz per pianoforte e orchestra; Lyda Borelli, che recitò alcuni versi; Ernestina Poli-Randaccio che cantò un brano tratto dai Lituani di Ponchielli; Domenico Viglione-Borghese che interpretò il Prologo dei Pagliacci di Leoncavallo; Rosina Storchio, Antonio PiniCorsi, Giuseppe Paganelli e Adolfo Pacini che tutti insieme eseguirono il primo atto del Don Pasquale di Donizetti con l’orchestra della Scala diretta da Guido Carlo Visconti di Modrone; Antonio Gandusio, Emanuele Castelbarco e Lyda Borelli interpreti di un pezzo teatrale scritto espressamente da Sabatino Lopez intitolato: Scenata. 1540

“Gazzetta dei teatri”, 24 marzo, 14 aprile 1904.

1541

B. Gutierrez: Il Teatro Carcano…cit., pp. 180-181.


!274 Dello straordinario trattenimento, che richiamò nel quartiere di Porta Romana una folla numerosissima tale da bloccare il traffico, si occuparono i più importanti giornali milanesi che ne diedero resoconti più o meno particolareggiati. Tra tutti, quello più ricco e circostanziato, con accenni riguardanti anche eventi e personaggi famosi attivi al Carcano nel corso della sua esistenza, fu quello del “Secolo” che merita di essere trascritto integralmente: “Una fila interminabile di automobili, di carrozze ha sbarrato, ieri sera, per una buona mezz’ora il Corso di Porta Romana, ed i pacifici borghesi, abituati alla routine tranquilla della vecchia arteria milanese, hanno per poco dovuto provare un senso di stupore e di curiosità: forse anche la sensazione di una specie di invasione fantastica. E’ che il Carcano, il vecchio Carcano, nel quale si dava la grande première di un’ultima rappresentazione, esercitava l’ultimo suo fascino storico e sentimentale. Attraverso il passaggio delle genti e dei tempi nuovi aveva veduto rifiorire e sfiorire l’arte e la letteratura. Aveva accolto il politicante e il patriota, la gentildonna dei biscottini ed il popolano commosso dalla semplicità tutta milanese di Gaetano Sbodio. Della sua tradizione aveva lasciato un ricordo di lontana nostalgia. Questa nostalgia dovette, per una sera, riprovare il pubblico enorme che ieri si era dato convegno nell’antica sala, cara agli applauditori della Pasta e della Ristori, di Emanuel e della Duse. E fu una celebrazione di intimità collettiva. Una di quelle giubilazioni, nelle quali per un bel gesto di paganesimo si brinda sul feretro del più vicino parente. Innocenzo Cappa, disse da prima, con commozione ed ironia, col suo fascino un po’ goethiano, un po’ boulevardier, alcune parole. Pronunziò, anzi, un discorso: uno di quei discorsi nei quali egli profonde l’appassionata ed inquieta versatilità del suo temperamento. Ed il Carcano, nel suo divenire, dal 1801 ai nostri giorni, dai fasti della repubblica ai nefasti del cinematografo, egli fece rivivere in una sintesi geniale. Fu ricostruttore fedele? Che importa? Fu poeta di una deliziosa sensibilità ed improvvisatore aristocratico. Il pubblico gli decretò le prime ovazioni della serata. Lo volle tre, quattro volte al proscenio, fra applausi interminabili. Il programma non poteva essere più vario. Dopo la Fantasia ungherese di Listz eseguita al piano con sapienza e coscienza di virtuoso da Guido Visconti di Modrone, si ebbero le canzoni antiche di Francia, dette da Emma Vecla, con gusto e con finezza, si ebbe l’aria di Aldona nei Lituani di Ponchielli, cantata da Ernestina Poli-Randaccio con una magnifica voce; si ebbe il prologo dei Pagliacci, cantato dal baritono Viglione Borghese con bella efficacia. Gli applausi nutriti ed entusiasti salutarono volta per volta tutti gli artisti. E numerose corbeilles sfilarono sul palcoscenico glorioso: omaggio alla femminilità, alla grazia, alla bellezza. Si ebbe anche un intermezzo di poesia: e Lyda Borelli declamò festeggiatissima Le mani di Gabriele d’Annunzio, Jaufré Rudel di Carducci. E si giunse al clou della serata: alla rappresentazione del primo atto del Don Pasquale di Donizetti. A questo punto lo spettacolo ebbe valore di una resurrezione. Il capolavoro donizettiano apparve nella sua cornice primitiva. Rivisse negli scenari semplici del buon tempo passato, caro ai sorrisi ed alle lacrime dei nostri vecchi. E per l’interpretazione di Antonio Pini-Corsi, uno dei veterani del vecchio melodramma giocoso, e del Pacini, e del Paganelli, ritrovò un successo vibrante, magnifico. Chi fu veramente la trionfatrice, nella esumazione caratteristica, fu Rosina Storchio1542 . Quali grazie di seduzione, ella non ebbe nelle vesti ingenue e maliziose di Rosina! Da molto tempo la Storchio, non cantava a Milano. Ieri sera, la grande curiosità del pubblico, fu sopraffatta dalla sorpresa di ritrovarsi dinanzi alla Storchio di parecchi anni fa; con le identiche risorse di voce, con la stessa arte, con le stesse finezze. E l’applaudì lungamente, chiamandola al proscenio con gli altri interpreti e col conte Guido Visconti di Modrone, che aveva diretto l’orchestra con molto buon gusto, una infinità di volte, mentre il palcoscenico, di nuovo, si popolava di bellissime corbeilles, ed il sipario magnifico, un’opera d’arte, tolta dalla sua guaina polverosa, mostrava la simbolica composizione del suo quadro. La serata si è chiusa con un’altra manifestazione di buon gusto: con la rappresentazione di una…scenata di Sabatino Lopez, scritta appositamente dall’autore della Buona figliola, per dar modo a Lyda Borelli di essere Lyda Borelli, a Gandusio di apparire una volta tanto nella figura di uno di quegli autori drammatici che egli è forse abituato a respingere come capocomico, ad Emanuele Castelbarco di impersonare il tipo di un apache dalla “r” irreprensibilmente aristocratica. Il breve atto scoppiettante di humor e di battute deliziose, terminò con l’ormai nota danza degli apaches, ballata dalla Borelli e dal Castelbarco. Nuovi applausi, nuove chiamate. E Rosina Storchio, soprano, nacque a Venezia il 19 maggio 1872. Studiò al Conservatorio di Milano con A. Giovannini e G. Fatuo. Nel 1892 esordì al teatro Dal Verme di Milano in Carmen e poi nella Traviata. Alla Scala, nel 1903, prese parte alla prima rappresentazione di Siberia di Umberto Giordano; nel 1904 interpretò Madama Butterfly di Puccini e nel 1906 vi trionfò nella Traviata, ritornandovi spesso fino al 1918. Cantò anche all’estero: a Buenso Aires, a Madrid e a Barcellona dove nel 1923 concluse la sua carriera. Aveva voce di soprano lirico che le permetteva di delineare, vocalmente e scenicamente, peronaggi patetici e sorretti da una intensa carica sentimentale e da un fraseggio ricchissimo di colori e di accenti. Morì a Milano il 24 luglio 1945. 1542


!275 questa volta anche Sabatino Lopez apparve – per la prima volta? – a salutare il pubblico dal palcoscenico del Carcano. Lo spettacolo non poteva essere dunque meglio organizzato, né poteva avere accoglienze più calorose. Al conte Guido Visconti di Modrone, insieme a diversi componenti l’Associazione Lombarda dei giornalisti che lo avevano allestito con intelligenza e con amore, tutto il merito. L’incasso raggiunse le dodicimila lire”1543 . Anche la musa meneghina pianse la scomparsa del vecchio Carcano. Essa lo fece con un sonetto di Gaetano Sbodio, il capocomico che ben più di una volta, insieme al collega Davide Carnaghi, si era esibito sul palco del teatro di Porta Romana: Al Carchen Ciao Carchen! Donca te trann giò anca tì Coi palch, coi quint, coi scenn e coi tendon Sabet che te fasevet pu sentì I bene! i bravo! e i ziffoi del lobbion. Ciao Carchen! E con ti, l’è sott’intes, Saludi tucc, fasenden on bel mazz, Chi ha scritt per el Teater Milanes, Cima, Righetti, Duroni e Bertolazz… Donzella – Pret scapuse – Panattonin Milanes in mar – Gaina – Usurari El nost Milan – I benis de spos – Strozzin… Ciao Tutti! E ciao bei sogn…castei per ari! Sont vecc…sont stracch…e no me resta infin Che smorzà i ciar e lassà giò el sipari! Gaetano Sbodio1544 --- --- --Come si vede, la poesia voleva ricordare soprattutto il Carcano degli ultimi anni dell’Ottocento, periodo in cui dava spazio al teatro dialettale milanese; ma se con uno sguardo retrospettivo e come a vol d’uccello sorvolassimo il secolo di attività del teatro, vedremmo che la forma di spettacolo che ebbe più peso nella sua storia, non fu il teatro parlato ma il teatro cantato, il melodramma, in cui poesia, musica, scenografia e coreografia componevano un insieme affascinante e unico. Al momento dell’apertura del Carcano, Milano aveva già due altri teatri importanti: la Scala e la Canobbiana, ma pur svantaggiato da questa concorrenza e dalla sua posizione periferica, e senza avere inoltre la dote governativa sulla quale potevano contare i due succitati teatri, il Carcano era riuscito a ritagliarsi uno spazio per sé che gli aveva dato modo di svolgere un’attività dignitosa e apprezzata. Certo, per diversi anni, il Carcano, per sopravvivere, aveva dovuto combattere una difficile battaglia, e i tentativi di cedere il teatro fatti da Giuseppe Carcano nei primi anni di attività sono lì a provarlo, ma poi si era in qualche modo ripreso riuscendo, con straordinaria vitalità, persino a emulare i due nominati teatri. Ciò era avvenuto nel carnevale 1830-‘31 quando aveva ospitato due importantissime “prime”, quella della Sonnambula e dell’Anna Bolena meritandosi con tali eventi un posto di primo piano nella storia del melodramma italiano. Naturalmente, al Carcano si ebbero altre “prime”, oltre alle due succitate, ma non furono molte anche perché, organizzare uno spettacolo con scene e costumi nuovi di zecca, era un’operazione molto costosa, realizzabile solo da teatri d’importanza nazionale. Anche il capitolo cantanti ebbe le sue eccellenze nella storia del Carcano. E ciò a partire proprio dai due principali interpreti di Sonnambula e Anna Bolena, vale a dire: il soprano Giuditta Pasta e il tenore Giovanni Battista Rubini due artisti di assoluto valore, capaci di entusiasmare i pubblici di tutta Europa. Con loro, però, altri grandissimi cantanti calcarono le tavole del palcoscenico del Carcano e ciò fu un altro suo titolo di merito. Ricordiamo: Giacomo David, Domenico Cosselli, Luigi Duprez, Filippo Galli, Elisa Taccani, Fanny 1543

“Il Secolo”, 25 maggio 1913.

1544

“L’Uomo di pietra”, 31 maggio 1913.


!276 Tacchinardi-Persiani, Teresa Brambilla, Antonio Cotogni, Felice Varesi, Eugenia Tadolini, Napoleone Moriani, Giorgio Ronconi, Erminia Frezzolini, Romilda Pantaleoni, Angiolina Ortolani, Giuliano Gajarre, Teresina Brambilla e Gemma Bellincioni. Ovviamente, il livello delle centinaia di cantanti scritturati dagli impresari per le stagioni liriche al Carcano non era sempre altissimo. Anzi, la tendenza era di far cantare grandi artisti giunti ormai alla fine della loro carriera e quindi più economicamente accessibili, oppure cantanti giovanissimi privi di esperienza. Questa tendenza però non era perseguita solo dal Carcano, ma, in generale, da tutti i teatri privati che mancavano di risorse finanziarie adeguate. Anche il balletto ebbe al Carcano il suo periodo d’oro, e ciò avvenne quando il grande coreografo e ballerino Salvatore Viganò creò per il teatro di Porta Romana alcuni splendidi balletti con scene realizzate da geniali artisti come Gaspare Galliari e Alessandro Sanquirico. Uscendo dall’ambito operistico, non si devono dimenticare i concerti che, seppure non frequentissimi, diedero modo ai milanesi di ampliare la loro cultura musicale. Basti ricordare l’esecuzione nel 1878 della Nona sinfonia di Beethoven diretta da Franco Faccio o il concerto wagneriano del 1883 che tanto scalpore suscitò nel pubblico milanese. Riguardo poi alla presenza dei concertisti al Carcano, l’elenco sarebbe lungo e qui non lo faremo. Tuttavia non è possibile ignorare Paganini che, nel 1813, come una meteora luminosa, si fece udire in indimenticabili performance, quali solo lui poteva realizzare. Sempre nel campo violinistico, vanno ricordati anche altri artisti di grande valore come Camillo Sivori, Antonio Bazzini, le sorelle Milanollo e le sorelle Ferni. Infine, passando dalla musica alla prosa, moltissime furono le compagnie che presentarono i loro spettacoli al Carcano, alcune con attori di sommo livello. Basti ricordare la compagnia francese Raucourt, oppure quella diretta da Giuseppe Moncalvo, impagabile interprete di Meneghino, la Raftopulo, la Sarda, con il grandissimo Luigi Vestri, la Fabbrichesi, la Carlo Goldoni, la Gustavo Modena, la Lombarda, diretta da F. A. Bon, la Tommaso Salvini, la Sbodio-Carnaghi ecc. ecc. E qui non si può certo dimenticare la straordinaria e incomparabile diva della prosa: Adelaide Ristori che al Carcano, a partire dal 1855, diede campo, più di una volta, alla sua grandissima e unica arte di esprimersi pienamente. C’erano poi compagnie di tutt’altro tipo, come quelle equestri o acrobatiche che con i loro spettacoli, molto graditi agli spettatori, esaltavano la destrezza, la forza, l’agilità, portando al teatro di Porta Romana l’atmosfera tipica del circo. Nella seconda metà dell’Ottocento ci fu poi l’ingresso al Carcano delle operette, una forma nuova di spettacolo che ebbe un successo straordinario. Presentate per la prima volta nel 1880 dalla compagnia tedesca Freund, esse conquistarono letteralmente il pubblico che ne ammirò lo spirito fresco, il brio, la gioiosa vitalità. Generalmente, erano allestite con scene e costumi particolarmente ricchi, talvolta sfarzosi, una caratteristica questa che le rendeva ancor più apprezzate. --- --- --Doveva passare un anno, dal 24 maggio 1913, giorno della serata d’addio, fino al 4 giugno 1914 per vedere risorto il Carcano. Una resurrezione, però, non mitica come quella della Fenice (anche perché non c’era stato alcun incendio) ma reale voluta con grande passione da Luigi Gianoli, un intraprendente impresario attivo sia in Italia e sia all’estero. Al momento dell’apertura del nuovo Carcano forse nessuno avrebbe potuto immaginare che il teatro sarebbe vissuto un altro secolo, il Novecento, eppure è così e noi oggi lo vediamo incamminato addirittura verso il terzo secolo, esprimendo una vitalità del tutto eccezionale per un teatro, che può essere paragonata solo a quella della Scala, del San Carlo o della Fenice. Ora manca solo la storia della


!277 seconda vita del Carcano, storia di cui noi auspichiamo la compilazione perché costituirebbe un altro tassello non solo della storia del teatro di Porta Romana ma della stessa Milano1545.

Il nuovo Carcano fu progettato dall’architetto Nazzareno Moretti che per la sua opera ebbe il giusto apprezzamento dell’opinione pubblica. Sulla nuova sala così si espresse la “Gazzetta dei teatri” : “In meno di un anno è stato compiuto un vero miracolo. Non più lo stretto andito di accesso al pubblico, non più le anguste scalette e i meschini corridoi ove bisognava passare uno alla volta; non più i famosi camerini nei quali non era quasi più possibile entrare, da tanto che erano ingrossate di sudiciume le pareti!... Ora tutto è l’opposto del passato. Saloni ampi, esuberanti di aria e di luce, corridoi spaziosi, vaste terrazze per il pubblico; e tutto costruito con un senso estetico e pratico meraviglioso, tanto che nessun teatro di Milano può vantare le comodità e la fresca eleganza del Carcano. L’architetto Moretti, progettista e direttore dei lavori compiuti, ha ridotto il teatro - costituito prima da cinque ordini di palchi - a due grandi gallerie per la parte centrale, lasciandovi lateralmente cinque palchi per parte e per ordine, come erano in origine. Il primo ordine dei palchi venne soppresso per ampliare la platea, e il palcoscenico fu rifatto, secondo i criteri moderni della tecnica teatrale; ma l’arco armonico e il soffitto della sala sono rimasti intatti, per rispettare religiosamente la proverbiale acustica del Carcano che costituiva uno dei suoi principali titoli di gloria”. Per la serata inaugurale del nuovo Carcano 5 giugno - fu dato Bastiano e Bastiana, una piccola opera di Mozart (scritta per Vienna nel 1768, quando il musicista aveva solo dodici anni), diretta da Edoardo Mascheroni, l’Amico Fritz di Mascagni (diretto dall’autore), e un brano della Lakmé di Delibes cantato dal soprano Amelita Galli-Curci. La serata si chiuse con Una famiglia ferruginosa, divertente spettacolo in un atto scritto a molte mani per Dina Galli, Ferravilla, Giovannini e Guasti. Cfr. la “Gazzetta dei teatri”, 11 giugno 1914. 1545


!278

DOCUMENTI Doc. 1 I 28 articoli del Rapporto della commissione teatrale sono i seguenti (nella trascrizione di questo come dei successivi documenti, per renderli più comprensibili abbiamo talvolta sciolto le abbreviazioni ivi contenute e modificato parzialmente la punteggiatura): 1. 2. 3. 4. 5. 6.

7. 8. 9. 10. 11. 12. 13.

14. 15. 16. 17. 18. 19. 20. 21. 22.

Nel territorio cisalpino il teatro è destinato a rendere la pubblica istruzione un oggetto di piacere del popolo. A questo fine sono assoggettate tutte le parti dello spettacolo, cioè le tragedie, le commedie, la musica, i balli e le decorazioni. Tre soli mesi dell’anno si rappresenteranno opere in musica così dette “serie” o “buffe” sotto le condizioni dell’articolo 2. Negli altri nove mesi si recitano tragedie, e commedie patriottiche. Sono proscritti dalle scene i castrati. Non è permesso ai castrati forestieri di cantare né meno fuori delle scene sotto la pena di sei mesi di carcere. Le tragedie che si recitano, ispireranno odio al governo dei tiranni, coraggio e fierezza repubblicana, commiserazione per l’innocenza oppressa. La commedia smaschererà l’orgoglio brutale dell’aristocratico, l’impostura dell’ipocrita superstizioso, l’ambizione ridicola del ricco, le cabale dell’intrigante, l’avarizia del provvisioniero, la venalità d’un magistrato, l’infamia del falso patriota. Essa avrà una plenipotenza universale di censura sul costume del tempo. Il ballo ed ogni altra decorazione seguiranno costantemente questi principi. Fra un’atto [sic] e l’altro si canteranno arie patriottiche, o almeno se ne sonerà. Ne’ giorni di feste patriottiche le rappresentazioni presentano qualche fatto accaduto sulle circostanze che hanno dato luogo alla festa. Le compagnie comiche forestiere sono sbandite dal suolo cisalpino. Le nazionali fin qui conosciute restano disciolte al più lungo entro due anni. Ne’ capi-luoghi di dipartimento si formano delle compagnie nazionali. I maestri di eloquenza delle scuole centrali istruiscono nella declamazione teatrale que’ giovani dell’uno e dell’altro sesso, che avendo buone disposizioni, vogliono ascriversi alle compagnie medesime. L’istruzione per la declamazione si farà tre volte ogni decade sullo stesso palcoscenico. E’ permesso ai padri o alle madri o ad una persona che li rappresenti, l’accompagnare le figlie a questo esercizio. Ad ogni altro cittadino è proibito espressamente l’entrare in tale occasione in teatro. Nessuno degli allievi d’ambo i sessi viene ammesso alle compagnie nazionali stipendiate, se non ha un certificato di esperimentata abilità dietro le prove date nelle scuole centrali. Quegli attori o attrici che tenessero vita scostumata per qualunque titolo sono immediatamente dimessi, e secondo i casi severamente castigati. La polizia è direttamente incaricata di vigilare su questo articolo. Il Potere esecutivo è incaricato di assicurare in ogni capo-luogo di dipartimento e in ogni altro comune contenente almeno tra le sue mura otto mila abitanti un teatro di proprietà nazionale. Questi teatri vengono amministrati direttamente a conto della Nazione dalle amministrazioni locali secondo le norme che saranno prescritte. Ogni anno le amministrazioni dipartimentali sono tenute di pubblicare a parte colla stampa lo stato attivo e passivo dell’azienda de’ teatri, le spese tanto ordinarie quanto straordinarie occorse, e l’introito delle somme ricevute. Questo ragguaglio serve di norma per le spese che si possono intraprendere negli spettacoli, e sul prodotto netto è fissata l’indennizzazione delle compagnie nazionali ne’ rispettivi dipartimenti e comunità in tutti i teatri dichiarati In qualunque teatro v’è un luogo distinto pe’ cittadini che si sono resi illustri nella Repubblica, o per valor militare, o per invenzione, od opera utile, o per la composizione tragica o comica stata premiata come si dirà in appresso. Il Potere esecutivo dà le norme opportune alle amministrazioni locali, onde l’ingresso per le recite sia fissato al minimo prezzo possibile per il più facile concorso de’ cittadini.


!279 23. 24. 25. 26.

27. 28.

Ogni sera di decade ed ogni sera di festa nazionale il teatro sarà aperto al popolo gratuitamente. Le amministrazioni distribuiranno per tali sere i viglietti preferendo que’ cittadini che a cagione del loro stato negli altri giorni frequentano meno il teatro. Nei teatri non dichiarati nazionali i palchetti sono guarniti uniformemente, e coi soli colorri nazionali. Ogni anno il Potere esecutivo elegge una Commissione di disciplina teatrale composta di dieci cittadini di conosciuto patriottismo e capacità, la quale è incaricata del regolamento di ogni genere di rappresentazione teatrale rapporto alla pubblica istruzione, al costume ed al buon gusta. Questa amministrazione ogni anno pubblica una nota delle rappresentazioni che si dovranno recitare in tutta la Repubblica, e prescrive il genere di musica, le decorazioni e il soggetto de’ balli che dovranno far parte dello spettacolo. Questa Commissione è però autorizzata anche nel decorso dell’anno a prescrivere la recita di qualche componimento nuovo, che essa creda degno d’essere presentato al popolo. I maestri d’eloquenza delle scuole centrali de’ diversi dipartimenti in vigileranno perché i piani della Commissione non siano né violati né alterati Si apre un concorso di componimenti teatrali diretti alla pubblica istruzione conformemente agli articoli 5 e 6. Ogni anno il Potere esecutivo dietro il rapporta della Commissione di disciplina teatrale ne sceglie sei, che vengono premiati con una medaglia d’oro del valore di 500 lire. Gli autori in una festa nazionale, in cui verrà recitato il loro componimento, riceveranno una corona civica. Questa funzione che avrà luogo una volta sola, seguirà coll’apparato che verrà prescritto dalla Commissione”.

(I soprascritti articoli sono riprodotti in: Assemblee della Repubblica Cisalpina, a cura di Camillo Montalcini, Annibale Alberti, vol. V, pp. 847-850, Bologna, Zanichelli, 1917/1940) Doc. 2 Libertà Eguaglianza Amministrazione Centrale dell’Olona Il Cittad.o Giuseppe Carcanò [l’accento sull’”o” finale ben evidenzia la pronuncia francese determinata dai nuovi tempi] abitante lungo il Naviglio di P.ta Romana contrada dell’Ospedale al n.° 4624 esibisce, e presenta qui annessi [ma in realtà mancanti] le Copie della sua insinuazione, rispettivo pagamento fatto in contanti del p.zo [prezzo] delle dieci azioni forzate a lui assegnate sopra il soppresso giardino, ortaglia, e Monastero di S. Lazaro situato sul Corso di P.ta Romana, e domanda gli sia rilasciato da quest’Ammin.e l’opportuno Decreto per entrare al possesso di detto fondo, previa la perizia, estima a norma della Legge, eleggendo il suddetto S. Ingegnere a fare le sue parti, l’Ing.e Paolo Ripamonti Carpani. Milano 23 Vendemmiaire An.° VII (15 ottobre 1799) Salute Rispetto Gius. Carcanò (Beniamino Gutierrez: Il Teatro Carcano 1803-1914 Glorie artistiche e patriottiche decadenza e resurrezione, G. Abbiati, Milano 1914, p. 14. Gutierrez, come luogo che conserva il documento, cita l’Archivio Storico Civico di Milano, cartella 100, ma da una nostra ispezione in loco risulta mancante). Doc. 3 Cittad.o Ministro dell’Interno L’Affittuario generale del Locale di S.t Lazaro in P. Romana, avuto riflesso alla numerosa popolazione, che va aumentandossi [sic] in questa Vasta Comune, e considerando pure il bisogno, che può avere questo Pubblico d’essere nel medesimo tempo, ed istrutto, e divertito; ha pensato di costruire nel d.to circondario un Teatro nel quale si propone il Sud.o di dare nel principio del prossimo Carnevale un opera buffa la migliore che gli sarà possibile, avuto riguardo alla ristrettezza del tempo. Si Lusinga il Medesimo, che il Governo sempre intento a favorire le belle Arti, non che a secondare gli onesti, e dilettevoli trattenimenti di questo Pubblico, vorrà accordargli un favorevole permesso, ed una valido appoggio, onde possa così il Petente giovare a sé, sollevare dalle domestiche cure gli onesti Cittadini, e secondare le provide cure del Governo.


!280 Per l’adempimento poi di quanto sopra, non che per l’esata osservanza, e disciplina tropo necessaria in divertimenti di tale natura, esibisce il Cittad.o Gius. Carcano per mallevadore di qualunque disordine potesse emergere per colpa dell’esponente. Milano 19 9bre 1802 Giusepp’Antonio Canonica Sul verso del foglio si legge ancora: Milano 19 9bre 1802 an. I Presentata, che avrà l’adesione dell’appaltatore de’ Teatri di questa Comune si delibererà Il Ministro degli Affari Interni Villa Rossi Capo Div.e (ASMi, Spettacoli pubblici, cart. 38. Il Documento è pure citato dal Gutierrez nel suo libro – con alcune piccole inesattezze – alle pp. 14-15) Doc. 4 Cittadino Ministro dell’Interno Il Cittadino Francesco Olivazzi come delegato del C.no Antonio Canonica rimette qui unito l’antecedente Ricorso del Sud.to non chè un’allegato [sic] contenente l’unico articolo dell’Istromento d’appalto fatto dal governo al presente Appaltatore dei due Teatri pubblici col quale esso non viene investito che dell’appalto dei due soli Teatri cioè della Scala e quello della Canobbiana. Senza parlare né degl’altri piccioli Teatri; né di quelli che si potessero nel seguito costruire. Tutti gli altri articoli poi riguardano altre materie, né mai si fa il menomo cenno di tale privativa. Appoggiato dunque a tale titolo di ragione si addimanda che verificato l’esposto venga il petente formalmente abilitato ad aprire il d.to Teatro risultando inutile dagl’antecedenti esposti qualunque adesione all’Appaltatore presente. La ristrettezza del tempo, ed i gravi danni che dal ritardo ne preverrebbero all’Esponente fanno sì che si prega istantemente alla maggiore sollecitudine nella spedizione del presente. Salute, rispetto e considerazione Milano li 21 9bre 1802, an. I Francesco Olivazzi deleg.to da G. Anto. Canonica Sul verso del foglio si legge ancora: 21 9bre 1802 a. I Rimesso al Dirett.e de’ Teatri e Spettacoli perché sentito l’appaltat.e degli Spettacoli Teatrali informi col suo parere Villa Massa Seg.io (ASMi, Spettacoli pubblici, p. m., cart. 38) Doc. 5 Consigliere Ministro Gli Appaltatori di questi Teatri non avendo alcun diritto di privativa, né trovandosi alcun articolo nell’istromento rogato Lonati tra la Nazione e li Cittadini Ricci e Compagni che osti all’apertura di un nuovo Teatro, tutto dipende dalla Vostra buona volontà, Consigliere ministro, nel volere accordarlo, o no. Un poco di emulazione negli Spettacoli, a parer mio, non starebbe male; ma se voi lo stimaste opportuno, crederei altresì che, trattandosi di un Pubblico Teatro, dove gli Attori sono assoldati, dove si paga, e per conseguenza permesso indistintamente a qualunque l’entrata, sarebbe bene che questo nuovo teatro fosse anch’egli soggetto alla Direzione Generale dei Spettacoli per esercitarvi quelle saggie disposizioni Governative dirette al buon ordine, e a quella tranquillità, che tanto da Voi giustamente si desidera.


!281 Vi ritorno, Consigliere Ministro, le Carte speditemi ieri unita alle quali troverete copia conforme di quanto gli Appaltatori mi hanno risposto in iscritto all’interpellazione da me per ordine Vostro fattagli su questo particolare. Ho l’onore di ripeterVi nello stesso tempo il mio immancabile rispetto. Brentano de Grianty Dirett. Generale dei Teatri e dei Spettacoli Da casa li 22 9bre an.° I (ASMi, Spettacoli pubblici, p. m., cart. 38) Doc. 6 Cittadino Direttore Nel nostro Contratto d’Appalto non vedesi alcuna espressione di privativa Teatrale, onde dal canto nostro non si può frapporre ostacolo all’erezione, ed esercizio del nuovo Teatro su cui vi compiaceste d’interpellarci. Approfittiamo di quest’occasione per rassegnarci con tutto il rispetto. Milano 21 9bre 1802 Sott. Francesco Bened.o Ricci, e Compagno Per copia conforme (ASMi,Spettacoli pubblici, p. m., cart. 38) Doc. 7 Cittadino Ministro dell’Interno Nel presentarvi il dissegno del nuovo teatro che sono incombenzato d’edificare unisco le mie proteste di uniformarmi a quel Piano di disciplina mi verrà imposto, ed alle leggi veglianti di Polizia che crederà la Superiore vostra Autorità di prescrivermi nell’accordarmi la grazia dimandatami col precedente mio ricorso. Salute, Rispetto e Considerazione Milano li 23 9bre 1802 Francesco Olivazzi come Del.to di G. Antonio Canonica Sul verso del foglio si legge ancora: Milano 25 9bre 1802 an.° I Al Sopraintendente Gen.e delle Fabbriche Nazionali per le sue ispezioni Architettoniche, e savio parere Il Ministro degli Affari Interni Villa Massa Seg.o (ASMi,Spettacoli pubblici, p. m., cart. 38) Doc. 8 (minuta) Al Cit.o Consig.re Ministro degli Affari Interni Milano 30 9bre 1802 an. I Dalla semplice ispezione dell’abbozzo in pianta di un teatro da erigersi (sul quale mi avete eccitato Citt.o Cons.re Ministro col vostro decreto 25 and.te 9bre allegato all’unita petizione che vi ritorno ad apporvi le relative mie osservazioni e parere), ho potuto rilevare che la configurazione e proporzioni dell’abbozzo med.o non sono le più idonee e conducenti al dupplice scopo di una visuale universalmente [cancellata la parola “bastantemente”] libera per gli spettacoli e di una equabile propagazione della voce, e che rispetto al di Lui gusto architettonico [parole cancellate: “e regolarità di dimensioni”] e vaghezze di ornati non sono abilitato a pronunciare alcun giudizio dacché non mi è stato presentato il prospetto in alzata. Sul riflesso però che il Teatro [parola camcellata: “edificio”] di cui si tratta non è di ragione pubblica ma bensì una proprietà e speculazione di particolarj che intendono di mettere a profitto l’area circoscritta dagli esistenti muri nell’alienato Locale di S.t Lazaro, io sarei del subordinato avviso che prescindendo dalle


!282 osservazioni e disamine sulla regolarità di figura, dimensioni od altro dalla teoria prescritta per edifici di simil genere convenga piuttosto [parole cancellate: “non ammettere”] di accertarsi che nella erezione del Teatro non abbisi a mancare in punto della necessaria solidità onde rimuovere possibilmente ogni pericolo di rovina, al quale oggetto suggerirei che si dovesse procedere a della visite da Periti eletti per ordine Governativo nell’atto che si sta costruendo, giacché riguardo [parola cancellata: “rapporto”] alle altre mancanze come sopra accennate non potranno le med.e che ricadere in parziale svantaggio di chi ha voluto intraprenderlo per speculazione, senza che ne derivi alcun danno pubblico. Ho l’onore L. Canonica (ASMi, Genio Civile, cart. 3154) Doc. 9 Milano 6 Dicembre 1802 Anno I Il Ministro degli Affari Interni al Sopraintendente Gen.le alle Fabbriche Naz.li Perché la costruzione del nuovo Teatro di cui tratta il vostro Foglio p.mo corrente riesca tale che nulla abbia a temersi dal lato della solidità, e della sicurezza, v’invito a destinare due Periti i quali all’atto della costruzione med.a osservino, e riferiscano sull’indicato oggetto, con quella scrupolosità, che l’importanza della cosa richiede. Villa Rottigni Seg.o (ASMi,Genio Civile, cart. 3154) Doc. 10 Repubblica Italiana Milano 6 Decembre 1802 Anno I Il Ministro degli affari interni Al Prefetto del Dipartimento d’Olona Il Cittadino Antonio Olivazzi come Delegato del Cittad.no Ant.o Canonica, ha presentato a questo Ministero un progetto per un nuovo Teatro da edificarsi nel Locale di S. Lazzaro in Porta Romana, chiedendo la superiore approvazione. Avendo io considerato che l’oggetto più importante, si era quello, che la costruzione di siffatto Teatro riuscisse tale, che nulla avesse a temersi dal lato della solidità e della sicurezza, ho incaricato il Soprintendente gen.le delle Fabbriche Naz.li, di destinare due Periti, i quali all’atto della costruzione med.a facciano le opportune osservazioni, e riferiscano. Vi compiacerete pertanto di significare al Delegato Olivazzi l’anzidetta risoluzione, ed insieme di prevenirlo che il Governo non avrà difficoltà di dare la sua approvazione per l’aprimento del nuovo Teatro, purché si adempiano le seguenti condizioni P.mo Che la fabbrica riesca solida e sicura da rovine e lontana dal pericolo degli incendi, e che sia decente in ogni sua parte 2.do Che si sottomettano i Proprietarj del Teatro med.o ai Regolamenti di Polizia pubblica, e di Polizia Teatrale che sono, e saranno prescritti pei Teatri Nazionali 3.zo Che in conseguenza dipendano dalla persona che dal Governo che sarà delegata ad invigilare sul buon ordine e disciplina del Teatro sud.to ed alla revisione de’ libri per le rappresentazioni; insomma, in tutto ciò c he può interessare il costume, e insieme la decenza degli Spettacoli, la loro durata, il periodo dell’aprimento, e simili 4.to Che al Governo sia riservato il Palco di mezzo formato e disposto colla debita distinzione e decenza, ed un altro sia ritenuto per sua disposizione nel luogo che sarà destinato dal Governo med.mo 5.to Che per la ricognizione al Delegato sudd.to, come per le altre spese occorrenti, riguardo alla Polizia tanto esterna che interna per le guardie nelle sere di Spettacolo etc. i Proprietarj si obblighino a soddisfarle, e così pure per tutte le altre che il servigio e l’ordine pubblico, e la pubblica sicurezza richiedessero in avvenire, ad esempio di quelle che si trovassero necessarie pei Teatri Nazionali in parità di caso. Firmato Villa Rottigni Seg.o


!283 Per Copia conforme (Biblioteca “Livia Simoni” del Teatro alla Scala, Documenti Teatro Scala Cannobiana e Carcano…, cart. D 32/4) Doc. 11 Repubblica Italiana Milano 8 xbre 1802 Anno I Il Prefetto del Dipartimento d’Olona Al Citt.o Antonio Olivazzi Qui unite vi compiego per copia conforme le determinazioni assentate dal Consigliere Ministro dell’Interno sul vostro mostratogli progetto per un nuovo Teatro da edificarsi nel Locale di S. Lazzaro in Porta Romana. Esaminate le clausole, sotto le quali vi accorda la superiore sua approvazione, vi compiacerete, Citt.no Olivazzi, di riscontrarmi sull’accettazione, o nò, delle singole condizioni, che accompagnano l’annuenza alla realizzazione del vostro progetto. Ho il piacere di salutarvi Longo Casati Segr.o Agg.to (Biblioteca “Livia Simoni” del Teatro alla Scala, Docunenti Teatro Scala Cannobiana e Carcano…, cart. D 32/1) Doc. 12 Milano 17 Gennaio 1803. Anno secondo della Rep.a Ital.a Per tenore della presente, che vogliono le infrascritte Parti, che debba valere come Pubblico, e giurato Istromento ecc. hanno convenuto, e convengono in quanto segue. P.mo Il Cittad.o Giuseppe Carcano dà e concede in Appalto ai Cittad.i Giuseppe Antonio Canonica, Domenico Fontana, e Gaetano Rocca sotto i seguenti patti e condizioni la totale costruzione del Teatro, nel Locale di S. Lazzaro in Porta Romana nel sito del Reffettorio, ed annessi il tutto conforme resta marcato nel Disegno fatto dal Cittad.o Architetto Luigi Canonica, e con tutte le altre opere, mobili, comodità, annessi, e commessi descritti nella specifica che qui si unisce sotto la Lett.a A per allegato approvato dalle Parti contraenti. 2do Tanto il fabbricato, come tutto ciò che resta descritto nella sopraccennata specifica segnata A dovrà essere terminato, e perfezionato in ogni sua parte, niente eccettuato, per il giorno quindeci Agosto 1803 corrente Anno, ed in modo tale che debba detto Teatro essere servibile in ogni sua parte per detto giorno. 3zo Mancando in tutto, od in qualche parte all’adempimento di quanto sopra, ed accadendo che per l’indicato giorno 15 Agosto 1803 non fosse perfezionato, e servibile detto Teatro, saranno tenuti i su nominati tre Cittadini Soci Appaltatori della suddetta Fabbrica a tenere indenne e rilevato il Cittad.o Giuseppe Carcano Principale da qualunque molestia, danni, e spese glie ne potessero emergere, rinunciando, come fin d’ora rinunciano, a qualunque ragione, scusa, e pretesto potesse loro militare anco in loro favore. 4to Il detto Teatro con tutti gli annessi, e connessi dovrà essere costrutto e fabbricato con solidità, materiali, Legnami, Calcina, e Ferramenti, della migliore qualità a dettame dell’Egregio Ingeg.re Paolo Ripamonti Carpano, e dall’Architetto della Nazione, che sarà delegato dal Governo, e nascendo qualche controversia, od eccezione per parte dei suddetti, non che dei Vicini del detto Circondario saranno tenuti i sovranominati tre Appaltatori a tenere indenne e rilevato il Cittad.o Giuseppe Carcano Principale da qualunque molestia, o danni gli potessero emergere per tali oggetti, obbligandosi, come si obbligano, in conseguenza di tutto ciò, i suddetti tre Appaltatori a modificare o riformare escluso qualunque richiamo, quella qualunque parte di Fabbrica, che non venisse approvata dai suddetti Delegati Periti perché così ecc. Se poi nella specifica segnata A qui unita, vi fossero ommesse delle Operazioni che si trovassero essere essenzialmente necessarie al perfetto aprimento del detto Teatro nel modo descritto nella specifica suddetta s’intenda che i tre Soci Appaltatori sovra accennati dovranno fare senza poter esigere dippiù del prezzo totale convenuto qui sotto nella presente Scrittura, e finalmente s’obbligano i suddetti a sciegliere i migliori Pittori tanto per le Scene convenute, quanto per il Teatro dovranno scegliere a preferenza od il Cittad.o Paolo Landriani, od il Cittad. Gaspare Galeari, e non potendo questi, altri che siano però della loro Sfera.


!284 5to Per prezzo poi Totale, e definitivo di tutte le Operazioni descritte nessuna eccettuata da farsi nella costruzione di questo Teatro, a norma come sopra, il Cittad.o Giuseppe Carcano pagherà a’ sud. Tre Appaltatori Soci per una volta tanto la somma di lire L. 150.000 diconsi lire cento cinquanta mille di Milano nei modi, termini e qualità qui sotto espressa cioè lire 45.000 diconsi lire quaranta cinque di Milano in contante sonante all’atto della presente Scrittura di contratto. Dippiù, cederà, come in vigore della presente cede, e fa vendita a’ suddetti tre Appaltatori Soci i quali si dichiarano contenti di riceverli come se fossero danaro contante i Fondi, e casa Livellata qui sotto descritta p.mo La Possessione denominata il Barchetto in Territorio di Caleppio di Pertiche 180 c.a censita N. 1035 affittata ad Ant.o Turconi nel modo, e conforme fù dal Cittad.o Carcano acquistata dalla Nazione, come ne risulta dall’Istromento, e Carte che il detto Carcano consegnerà a’ suddetti tre Soci Appaltatori all’atto del finale Istromento parziale di questa vendita che egli fa. 2do Più la Possessione denominata la Cassina de’ Negri in Territorio Lodigiano di Pertiche 100 circa censita N. 1367 ora affittata a’ Stefano Cigognino, come dall’Inv.ra, e Carte che dal Carcano si rassegneranno agli Acquirenti all’atto dell’Istromento come sopra. 3zo Finalmente una Casa di affitto in Milano vituata sull’Angolo della Contrada degli Armorari ora livellata al Cittad.o Agostino Carcano, e censita N. 659. 6to Per il prezzo poi del primo Fondo denominato il Barchetto resta convenuto in lire 15.000 diconsi lire quindici mille di Milano. Per prezzo del secondo Fondo denominato la Cassina de’ Negri resta convenuto in lire 10.000 diconsi lire dieci mille di Milano. Il prezzo finalmente della Casa resta convenuto in lire 10.000 diconsi lire dieci mille di Milano. In conseguenza di ciò questi tre prezzi uniti alla sovra indicata somma da sborsarsi in contanti come si è detto all’atto del presente contratto, formano una somma totale di lire 80.000 diconsi lire ottanta mille di Milano. 7mo Il Possesso poi dei suddetti Beni che il Carcano vende come si disse a’ tre Soci Appaltatori in conto di prezzo per la Fabbrica del Teatro, si dichiarano che si deve intendere come già principiato a favore de’ detti Acquirenti Appaltatori in quanto sia dal S. Martino 1802 in avanti per rapporto a’ due Fondi di Campagna, e riguardo alla Casa Livellata dal S. Michele 1802 in avanti. Si liquideranno i Conti arretrati, e qualunque errore ne possa risultare in favore del Carcano, o dei tre Soci Appaltatori saranno questi vicendevolmente abbonati appena terminate le dette liquidazioni, ed il Cittad.o Giuseppe Carcano sott’obbligo della sua Persona, e Beni presenti, e futuri garantisce in forma comune e di ragione li detti Soci Appaltatori. 8vo I suddetti tre Soci Appaltatori si dichiarano pienamente edotti del Reddito e qualità de suddetti due Fondi e della Casa avendo anzi loro offerti i sovra descritti tre prezzi i quali sono stati dal Carcano accettati in contemplazione della velocità colla quale dovranno fabbricare il Teatro, e resta rimossa per parte de’ suddetti qualunque ulteriore pretesa per il maggiore, o minore Perticato, e Scudato de’ sovraccennati Beni, come pure s’intende per sempre escluso qualunque riclamo secondo le maggiori o minori ragioni d’Acque, sopra la qualità de’ Fittab. Patti d’Invest.e, mancanze di scorte, durature d’Invest.e non avendosi nel presente Contratto per tali oggetti avuti alcun riguardo. 9no Per riguardo poi alla somma di lire 70.000 diconsi lire settanta mille di Milano che rimane a completare la somma totale così assentata di lire 150.000 per il prezzo totale come si disse resta fra le Parti convenuto come segue cioè il Cittad.o Carcano si obbliga pagare la detta residua somma di prezzo in lire 70.000 di Milano nel giorno 30 Agosto 1804, e dal giorno 30 Agosto 1803 in avanti pagherà a’ suddetti Soci Appaltatori l’Interesse del 6 % all’Anno, ed alla rata sul detto residuo prezzo. Per l’adempimento poi di quanto sopra si obbligano le suddette infrascritte Parti solidalmente di adempire, ed osservare in ogni sua parte tutto quanto resta di sopra dichiarato sott’obbligo delle loro rispettive Persone, e Beni presenti e futuri, rimossa ogni eccezione, e sotto refezione e rifusione ecc. In prova di tutto ciò si sono le Parti sottoposte in questo giorno dieci sette Gennaio mille ottocento tre di proprio pugno alla presenza degli infrascritti Testimoni. Dopo fatta la presente Scrittura avendo li suddetti Appaltatori fatto riflesso alla difficoltà che dovranno incontrare alla Vendita de’ suddetti Beni al prezzo di sopra stabilito e per altra parte rendendosi per loro indispensabile di realizzare in denaro la suddetta somma per le spese occorrenti nella Fabbrica del detto Teatro, hanno convenuto, e convengono di ricevere, ed accettare per ora li suddetti Beni, e procurarne immediatamente l’esito; ma qualora però nel termine di tre Mesi prossimo avvenire dalla data della presente non si potessero alienare, col percepire il prezzo di sopra stabilito, in questo Caso dovranno rimanere in proprietà del detto Cittad.o Carcano per farne quel uso che crederà conveniente, ed in questo caso si obbliga di corrispondere a’ Medesimi Appaltatori in denaro effettivo la sopra ennunciata somma ripartitamente cioè rispetto alla metà nel termine di tre Mesi dalla data della presente come sopra e l’altra metà al principio del Mese di settembre prossimo avvenire.


!285 A questo punto vi sono le firme autografe di Giuseppe Carcano, dei tre appaltatori Canonica, Fontana e Rocca, e dei testimoni: Giuseppe Carcano Giuseppe Antonio Canonica Capo M. Domenico Fontana Capo M. Gaetano Rocca Faleg.me Paolo Ripamonti Carpano Ing. Francesco Cairo testimonio Giovanni Rizzi Testimonio Io Giacomo Rocca mi obligo acanto a Gaetano insolidamente Più sotto si legge ancora: “Confessiamo noi sottoscritti d’avere ricevuto dal Cittad.o Giuseppe Carcano, Lire di Milano quarantacinque mille, dico L. 45.000 a norma del Capitolo quinto della presente Scrittura in Conto delle lire Cento cinquanta mille convenute questo giorno istesso dieci sette Gennaio 1803 e per Fede insolidamente Giuseppe Antonio Canonica Capo M. Domenico Fontana Capo M. Gaetano Rocca in Saldo Giacomo Rocca Segue la “specifica” A contenente tutti i Capitoli relativi alla costruzione del nuovo teatro. A Capitoli Dichiarazione delle Operazioni da farsi per la Costruzione del nuovo Teatro nel Locale di S. Lazaro che si vogliono appaltare come segue. L’ingresso del detto Teatro sarà per una Porta sulla Corsia ossia Borgo di Porta Romana di Milano, ed andito sotto il nuovo Fabbricato che si sta diggià eseguendo in separato Contratto. A norma del Disegno delineato dall’Architetto Nazionale Cittadino Luigi Canonica si costruerà come segue. In seguito al descritto Andito si costruerà come al N.1 un Portico chiuso da muro di S 6 d’altezza [la S è il simbolo dell’unità di misura chiamata oncia, corrispondente alla dodicesima parte del braccio] B.a 8 alla Gronda [B.a 8 significa Braccia 8; il braccio milanese corrispondeva, come unità di misura lineare, a circa 59 centimetri] con N. 2 Finestre risguardanti nel Cortile munito de’ Telari d’Invetriata e Ramata lasciandovi nel detto Muro con Apertura di larghezza B.a 4 altezza B.a 5 S 6 munita di Porta riquadrata con suoi rispettivi Ferri il quale avrà Soffitta di Travotti, ed asse con Orli coperto a Tetto in un sol Piovente. Vestibolo diviso in tre Campi, e subdiviso come nel Disegno al N. 2 con Muri, e nell’altezza prescritta formando Timpano coperto a Tetto in due Pioventi con suo pavimento di Mattoni forastieri. Soffitto di Travotti, ed asse compito con N. 3 Porte d’ingresso munito di suoi rispettivi ferramenti in Opera con soglia di vivo al piede entrando della Porta sotto al Portichetto che mette al Vestibolo della parte alla dritta vi sarà il Portello per il Portinaio ove si va al teatro alla sinistra s’entra nella Stanza per l’Impresario o Direttore del Teatro mediante Uficio in due Ante relegate per di fuori, Antiporto con Vetri per di dentro, con levare l’attual Tetto, e riffarlo nell’altezza sufficiente all’uso con rialzare a due Latti gli Muri, levare l’attual Sala da Mercante da Vino, otturare l’Uficio a muro pieno rialzare con Tema, e farvi il suo pavimento a livello del descritto Vestibolo, intonaccare a tre Lati gli muri Rustici farvi un Camino con Canna, e Turino, soglia e posfuoco in Telaro di Chieppo. Soffitto di Travottoni, ed Asse compito N. 1 Finestra verso il descritto Portichetto con Telaro Invetriata, e Scuri con ferrata, e scosso di vivo. E ritornando al Vestibolo si faranno in voltura di nuovo tre Porte dalle quali una mette alla Platea, e due Laterali mettono a corsia de Palchi mediante a queste cinque Gradini verso il Vestibolo, e cinque verso il passaggio della Platea per cadauna Porta. Si farà la demolizione del Volto dell’attuale Rffettorio come pure di quella porzione di muro verso il Giardino segnato in Pianta nel Disegno come pure il Tetto, e Chiavi superiore alla nuova Costruzione del teatro, restando collo spoglio di dette demolizioni tutto gratis, e senza compenso agli Appaltatori; perché così ecc.


!286 Si costruiranno tutti li Muri circondanti gli Palchetti, Corritoio, Palco Scenico, Palchi di Proscenio con Colonne di Cotto, base capitello, e Cornice dipinte e Volto sostenuto con Travi coperta d’asse che devono essere dipinte della grandezza ed altezza prescritta nel Disegno, e rispetto a quelli che circondano il Palco Scenico saranno solamente intonaccati a rasa pietra entro e fuori come tutto l’esterno, e rispetto ai fondamenti de’ suddetti Muri sarà lecito agli Appaltatori di poter far Pilastri e tarcheggiare sotterra per risparmio di Materiale, e Tempo purché siano detti Pilastri ben fatti, e di quella grossezza, e profondità secondo gli verrà prescritto. Detto Teatro sarà ricoperto di Tetto in due Ale portato da N. 6 Capriatte grandi a tre ometti con due fondi, e di due altre cioè una di un sol’ometto con un sol fondo sopra il Proscenio, e l’altra in fondo superiore all’ingresso eguale alle grandi; ma senza la seconda Capriatta, e sarà di soli due ometti, e sarà costruito con Terzere distanti S 18 cadauna attraverso delle Capriatte con asse al longo invece delle Cottichette, e Coppi finito il quale si unirà mediante due Converse col restante Tetto del demolito Reffettorio formandovi altresì un grande Lucernone da munirsi con Telaro d’Invetriata e Ramata per illuminare il sito ove travaglieranno i Pittori, avendo a due parti lo sporto di Gronda niente meno di S 18, e nell’altro per essere un frontispizio verso il Giardino sarà di sole S 12. Le Capriatte saranno munite da corrispondenti ferri cioè Staffe, e Chavichi, tiranti il tutto di ferro, ed il tutto quanto sopra e sotto a dettame dell’Archietto sunnominato. Tornando al Vestibolo vi saranno due Scale di vivo, ai due Latti e repiano di Cotto avente ciascun repiano un pisciatoio chiuso con Ante in opera, pavimento di vivo con Canna di Cotto e Canale conducente nella Cisterna che si dirà in appresso; come dal Disegno, per ascendere su la Corritoia comunicative alli Palchi che in appresso si descriveranno; le quali Sale saranno illuminate cadauna con due finestre da farsi in rottura con Telari d’Invetriata in opera, e Bancata. Platea Al piede delle piantane che costruiscono i Palchi si farà un Muro di piccol fondamento per cadauna Piantana avanti porvi il Legno si porrà saldamente una Bevola acciò faccian forza al detto Legno, e questo sarà nella parte ove non esiste la Cantina nella parte che corrispondono le piantane sopra la detta Cantina si faranno dei Pilastri in Cantina; li metteranno sopra alla Volta che corrisponde sopra detti Pilastri dei Legni di Rovere sopra i quali s’appoggerano le sopra descritte piantane; tra una piantana e l’altra vi sarà un Muro in altezza di S 24 che formerà Zoccolo, e francatura delle suddette piantane. Saranno di Cotto le due spalle segnatamente descritte nel Disegno formante l’arco della Porta d’Ingresso alla Platea li quali resteranno troncati sotto il pavimento del palco superiore alla suddetta Porta della Platea; la suddetta Porta sarà munita di Serramento con ferri in opera; tutti li sottodescritti palchi avranno il Soffitto di Travotti, Asse reffilate; come pure le Corritoie che corrispondono ai detti Palchi da descriversi Soffitti come sopra, pavimento di Mattoni forastieri, plafonati sotto di Cannette imbottite, e guscia agli angoli stabiliti ecc. Si descrivono i Palchi – I palchi si formeranno nel detto Teatro in quattro file la quinta sarà il Loggione; nella prima fila vi saranno N. tredeci palchi per parte compreso quelli del Proscenio, la seconda fila saranno N. tredeci per parte ed uno sopra la Porta che mette alla Platea, nella Terza fila saranno N. tredeci palchi come sopra, ed uno nel mezzo come sopra descritto; nella quarta fila saranno N. dodeci per parte, ed uno nel mezzo come sopra. Il loggione sarà tutto sciolto senza divisione de palchi, e vi saranno due Aperture per entrarvi. Gli palchi saranno costruiti come segue; riguardo alla Sagoma saranno come il Disegno, ed avrà le sopranominate piantane di Legno di Larice di S 2 ½ per S 3 ½ suo architrave di egual misura incastrato d’una parte all’altra alle suddette piantane pure di Larice; Soffitto con Travotti, pavimento di Cotto, Mesole che sporgiano in fuori delle piantane S 7, suoi Modiglioni Sagomati che vadano sino al pavimento d’una Mesola all’altra; porvi un Assone sopra dette Mesole che prenda il giro della Curva prescritta di detto Teatro; all’altezza del parapetto mettervi un Legno pioppa sagomato come l’Assone di sotto incassato nei due Modiglioni in piedi i quali Modiglioni tenuti in opera con Reggie di ferro attaccate alle descritte piantane, come pure le dette Mesole tenute in opera con ferri come sopra; parapetto d’asse in piedi fissato con Chiodi attaccati alli suddetti Modiglioni; Cornice di cimasa fascia, e Sagoma attorno alle Mesole, la qual Costruzione sarà anche per quelle del Loggione. Fra un palco e l’altro vi saranno divisioni d’asse peccia che sarà incastrato nello mezzo delle suddette piantane, e dell’altra parte fissate nel Muro; i prescritti palchi nelle sunominate file avranno i suoi rispettivi Antiporti muniti di quattro Vite, due polici ferratura, e Chiave cadauna. Saranno plafonati gli detti Palchi di Tela impremita come pure le Tramezze di detti Palchi, e vi si farà una Cornice di riglievo tutto in giro alle detti Palchi sopra il plafone. Saranno dipinti a Quadrattura con un bordo in giro come anche al Plafone per tutto l’interno degli Palchi.


!287 Saranno addobbati gli detti Palchi da due Tanburè grandi, e due piccoli per cadaun Palco fatti decentemente di Legno di Noce, imbottiti e coperti di Tela ecc. Sopra il parapetto di detti Palchi si farà un Asse con due Spine di ferro coperti ed imbottiti come gli Tamburè i quali servono per appoggiarsi sopra i parapetti de’ Palchi. Loggione L’Ingresso al Loggione sarà per una Scala separata, vi si farà il il sito per ricevere il denaro, portello per il Portinaio; si faranno N. 25 Banche da sedersi di longhezza B.a 3 cadauna fatte con suo Schenale ecc. Si ritorna alla Platea – Nella suddetta Platea vi si farà porta d’Ingresso come pure si farà il pavimento costruto di Terziroli peccia, Travotti Larice sotto ai suddetti ed il Marciapiede in giro più alta vicino al Zoccolo di Cotto; nel suddetto Zoccolo di Cotto si faranno quattro Usci muniti di ferramenti, e ferri i quali servono per porvi i Scagni della Platea sotto alla prima fila. Nella suddetta Platea vi saranno N. duecentocinquanta Canapè di un sol posto i quali imbottiti e coperti di Tela Bombace Cedrone dei quali saranno Quaranta da tre posti, Quaranta da due, e cinquanta d’un sol posto che formeranno li Duecentocinquanta come sopra. Si costruirà la Volta che copre la Platea composta da Centani Canette intonaccate, e stabiliti con sua Cornice di Legno in giro subito l’Architrave del Loggione sostenuto con tiranti di ferro attaccati alla Travottoni appoggiati sopra le Capriatte i qual formano Soffitto e pavimento d’Asse che si deve fare per la Sala da dipingere i Pittori. Tanto la Volta, parapetti, Mesole, Modiglioni, Proscenio e tutto quello che fa esterno di detto Teatro cioè l’interno della Platea sarà dipinto a norma di quello che verrà prescritto dall’Architetto. Si farà una Barriera d’asse che divide l’Orchestra dalla Platea, sarà fermata nel Pavimento, ed avrà un portello per entrarvi i Suonatori. Si faranno tutti i Lettorini necessari tanto per l’Orchestra che per il Maestro al Cembalo come pure tutte le necessarie Banche imbottite e sgabelle occorrenti per dette Orchestre come pure tutte le Tolle, e Tollini portante i Lumi della medesima. Palco Scenico Il pavimento del palco scenico sarà costituito con un Trave alla lunga del mezzo nel detto Palco portato da Pilastri di Cotto di Travottoni, e Travotti formanti le Strade Gargami il tutto coperto di Assoni di Tuna pioppa, e peccia ove occorre in tutta l’estenzione nell’Area prescritta nel Disegno; vi saranno N. sei Strade e N. 24 Gargami per parte; la prima Strada tra il Proscenio ed il Sipario sarà distante dal primo Gargame T 12, vi saranno due Gargami indi una Strada di larghezza T 14 eppoi quattro Gargami così continuando sino all’ultima Strada ove vi saranno solamente due Gargami uno degli ultimi due arriverà sino al mezzo del Palco come pure il Gargame N. dieci principiando dal Proscenio si allargherà sino al mezzo del detto Palco. Agli N. quarantotto Gargami vi si faranno gli suoi corrispondenti Carrelli tutti guarniti dell’occorrente i quali sotto al Palco, e saranno costrutti cioè intellerati d’assoni con quattro piantoni in piedi, due asse di pioppa attraverso abbasso; due Girelle di Diametro T 6 di Legno di Noce; animelle di Bronzo nel centro delle medesime, spine di ferro che fa perno alle suddette. Vi saranno i suoi Registri di Travottoni sotto ai medesimi Carrelli con Orli di Noce in cui formano registro ai suddetti Carrelli. Nei suddetti Carrelli vi saranno N. 96 Animelle di Legno corrispondenti sopra il Palco di longhezza Braccia 10 cadauna con suoi Gattelli e Staffa di ferro per portare i Laterali i quali Caminano per i suddescritti Gargami. Ribalta Alla Ribalta vi saranno due Macchine per parte per alzare i Lumi composta da Corde Girelle, e Manubri, le asse che v’appoggiano i Lumi, saranno coperti di Latta per raccogliere l’Oglio che si può spandere. Per chiudere detta Ribalta vi saranno attaccate al palco le sue Ante, e vi si aggiungerà dell’altra parte i Telari coperti di Velo verde, ossia Sendale che servono per far Notte. Vi sarà il parapetto di Legno che chiude l’Orchestra verso il Palco Scenico, vi sarà nel detto una porta per entrarvi, e sortire i Suonatori dell’Orchestra. Si farà lo sforo per il Sugeritore col suo rispettivo scagno ecc. Scenario


!288 Subito al Proscenio si faranno due panni, ed il corrispondente panno all’alto di color rosso co’ suoi rispettivi Telari i quali fanno contorno al Sipario; ordito co’ suoi Stangoni, Mulini, Corde, ed Orditure secondo il costume. Tela di Ripiego ordita secondo il costume. Si faranno N. dodeci Mutazioni di Scene con una Sala parapettata, e si faranno N. ottanta Laterali co’ suoi panni, Tele d’arie, Soffitta corrispondente alle suddette Scene a norma che verrà prescritto dall’Architetto o Pittore, esclusi però gli attrezzi non prescritti. Le suddette Scene cioè Tele, Telari, panni d’aria, e Soffitti saranno muniti delle sue occorrenti Corde, cioè Corde grosse, orditure, e Stabili. Sopra al detto Palco si faranno N. sei Camerini per gli Virtuosi i quali saranno costruiti di Legno chiusi con asse in piedi, Soffitti, e suoi corrispondenti Usci chiusi con Chiave; in angolo vicino alla Scala vi si farà la Latrina con Cisterna di Cotto, bocca di Cotto, in Telaro di vivo. Scendendo per una Scala di Legno sotto al Palco dove si costruerà altri N. sei Camerini per gli Virtuosi il tutto come li sopra descritti; inoltre si farà una divisione attraverso al Palco Scenico, si dividerà per metà al lungo di detto Palco, metà servirà per le Comparse, e l’altra metà per le Guardie, i quali luoghi saranno pavimentati di Gerone compreso l’Andatora. In servizio di detto Palco della parte inferiore ove si farà un Apertura di Porta nel Muro verso il Giardino la quale è di larghezza Braccia otto vi si farà un grand’Antone impernato con Polici, s’abbasserà come un ponte Levatoio che abbassato si appoggerà sopra tre Travi attraverso, ed appoggiati sopra una Cinta di Muro, il quale Antone sarà munito di Girelle, e Corde per poterlo alzare e bassare all’occorrenza; vi sarà una Rampa che principierà dal piano Terra, e metterà sopra lo stesso Antone, la quale sarà capace a poter introdurre nella medesima i Cavalli. Illuminazione Sopra al detto Palco si farà un Camerino in angolo fiancheggiato di Cotto per porre tutti i Lumi occorrenti per l’illuminazione di detto Teatro, sarà d’altezza B.a dieci, larghezza B.a quattro Sfondo B.a tre S Sei munito di suo Soffitto, Anta d’Uficio ferrata, ed in giro farvi le sue Coltichette per attaccarvi le Stage degli Argani. Per detta illuminazione si faranno N. Cento trenta lumi all’Argani, parte saranno doppi, e parte semplici a norma del bisogno; N. Sessanta Lumi di Lata da porsi in vari luoghi che occorreranno per tutto il Teatro, far N. venti Cantinelle con Cambre di ferro, Cancani per gli Argani, due misure per l’Oglio, ed un Cazzulo il tutto di Lata. Loggia per i Movimenti delle Scene Ascendendo per una Scala di detto Palco la quale mette ad una Loggia corrispondente sopra i sunnominati Camerini la quale Loggia si estenderò del muro agli Piloni che dalli Piloni sporgerà in fuori verso il mezzo del Palco B.a due S sei la sua larghezza è di B.a venticinque sarà portata da Legni grossi tra il Muro, ed i Pilastri gli quali Legni sporgeranno e formeranno Mesola per la detta Loggia; e sarà pavimentata d’asse peccia; la qual Loggia serve per fare il movimento alle Scene; sopra detta Loggia vi si farà un Argano con tutto l’occorrente, suo Mazzapietra, Corda grossa munita de’ suoi Stampini per levare Contrapesi; vi saranno due Contrapesi di pietra muniti d’occhio, e anello, ed avranno il suo Canale per trascorrere nel Muro che s’appoggiano ai Camerini de’ Virtuosi. Cassa per il rumore del Temporale fatta colle sue ruote ecc. si faranno due Tamburri con ferri portati da suoi Cavalletti i quali servono per fare il rumore della Grandine; due macchine per il rumore della Saetta fatte con asse, Corde ecc. N. due Casse per il rumore della pioggia. Armatura sopra il Scenario Dalla Loggia ascendendo per una Scala che mette all’Armatura, la quale Armatura sarà costruita da Travottoni peccia appoggiati sui fondi di Capriatta, attraverso delli medesimi Travottoni vi si appoggeranno delle Stage di larghezza S due cadauna, e di distanza d’una all’altra S due, per potervi calare le Corde occorrenti al movimento, e sostentamento delle Scene; si faranno N. undeci Mulini muniti de’ suoi rispettivi ferri Armatura per tenerli in opera i quali devono servire per muovere i Telloni; un altro più grande per il Sipario,ed un altro per la Tela di Ripiego, N. otto Mulini di diverse forme per li panni, ed arie eppiù N. tre altri simili alli undeci su descritti che formeranno il N. di quattordici. Sala da Festa da Ballo


!289

Per formare la Sala della Festa da Ballo sopra il Palco si faranno N. trenta Telari d’altezza B.a dieci, larghezza B.a due S sei, colle sue corrispondenti battute che unite formano tre Laterali della detta descritta Sala; si faranno N. sei Telari di longhezza e larghezza occorrente i quali calandoli dall’Armatura orditi sopra Mulini vengano ad appoggiarsi sopra detti Telari i quali formano il Plafone della suddetta Sala; come pure la Sala sarà dipinta di Quadrattura, e paneau; si metteranno tra detta Sala, e Platea N. cinque Lampadari di Cristallo orditi sopra Mulini per poterli abbassare al bisogno ecc. N. novanta quattro Braccetti di ferro a due lumi cadauno de quali N. settantaquattro saranno per la Platea, ed il rimanente per la Sala suddescritta. Ridotti Nella Corritoia del primo ordine de’ Palchi alla dritta entrando si faranno due luoghi ad uso di Pasticcieria divisi con Muri di T nove, formando così due siti uno serviente per Cucina, e l’altro per lo smercio; li due siti saranno coperti con Soffitti di Travotti ed asse con orli smussi, sostenuti da due Travi come pure si farà di nuovo il suo Camino, con Canna e Turrino ad uso di Cucina con fornelli ecc; si faranno pure in rottura di Muro due aperture di finestre in luce di S ventiquattro altezza, B.a tre S tre quali saranno muniti di Telari con Vetri Scuri, e suoi ferri compiti suo scosso di Bevola alla Genovese, due Usci cadauno in un Anta foderata in opera con sue Serrature e Chiavi; alla porta vi saranno cinque Gradini per discesa; gli detti due siti dovranno essere imbiancati senz’altro. Superiormente a detta Pasticcieria si farà il Luogo del Ridotto tutto intiero per larghezza, ed in altezza di due ordini de’ palchi con suoi Soffitti Travotti, ed asse rustiche portato da due Someri plafonato di Tela, farvi in rottura due finestre di larghezza S ventiquattro, altezza B.a quattro, suoi parapetti e scossi di vivo, munite de suoi Serramenti con Vetri, ante, scuri, il tutto finito, e sue Geneffe per Mende; Camino da farsi in rottura con Canna e Turrino, Camino di lustro fumo di S ventisette con sua soglia di vivo, posfoco; quattro Antiporti fatti puliti, il tutto co’ suoi ferri, serratura, e Chiave, e manetta d’ottone, il detto sito avrà il suo pavimento di Cotto, sarà dipinto a paneau tanto i Muri, che il plafone. Il qual Ridotto avrà due Lampedari da Cristallo da otto Lumi cadauno. Superiormente al detto Ridotto si farà una Stanza che potrà servire per usi di Guardarobba e Sartoria, si farà il suo Soffitto portato dal fondo di Capriata esistente con apertura d’Uficio munita d’anta foderata in opera, con Serratura e Chiave, con Camerino, Canna e Turrino, soglia e posfuoco; N. due finestre di luce di S ventiquattro per B.a quattro, Telaro d’Invetriata, due Antini con Scuri col suo scosso cadauna; pavimento come sopra, quali Luoghi devono essere nell’interno bene intonacati e finiti con imbiancatura. Tornando alla Corridora del primo ordine, si farà una Bottiglieria per uso del detto Teatro con apertura grande verso la detta Corritoia, munita di sue Ante foderate in opera, con Serratura e Chiave, e sarà divisa con Muro come la Pasticcieria descritta, con Soffitto portato da due Someri, ed altro sotto portato da Pilastrini sotto il Volto con pavimento simile a livello della stessa con due finestre in rottura simili a quelle della Pasticcieria. A fianco di detto Vestibolo si farà la Scala del Loggione in due Andate di vivo di Larghezza T ventidue, portato da una parte da Muro con due repiani di Bevola, due mesole di vivo, cinta, e chiusa da Tavolato intellerato intonaccato e finito d’ambe le parti, con Uficio in un Anta, Serratura e Chiave nella porta d’ingresso, e due finestroli in detto Tavolato con Antini con Vetri e ramata coperta con Soffitto in pendenza, e Coppi, e la Terza andata mediante Uficio in rottura nudo che resta superiore alla Bottiglieria, scuri fatto di Travetti, ed asse chiusa pure di cessata d’asse, e coperta che metterà al suddetto Loggione. Per cadauna delle quattro file si faranno due Latrine esterne con suolo di Bevola portato da una Mesola, sue Ante in opera con rampino, e nel Loggione altre due simili coperte a Tetto collanti in due Cisterne da farsi di nuovo con sue bocche in Telaro di vivo; la ritirata delle Donne nella prima fila si faranno due Luoghi cinti da Tavolato longo Braccia quattro per Braccia due con Uscio munito d’Antiporti, e rispetto alle altre tre file alla sinistra farle eguali alle descritte, ed alla dritta superiori alla Stanza del Direttore con accesso mediante Bevola in angolo, e due Ufici il primo munito d’Antiporto simile. Sotto alla Bottiglieria si farà un Pozzo in Cantina, verrà rialzata la sua Canna nella Camera di servizio della stessa Bottiglieria con suo parapetto e morena di vivo coperto con Soffitto, curlo con polici in opera finito. Superiormente alla Bottiglieria al terzo ordine si farà un altro Ridotto con Soffitto rustico portato da due Someri plafonato con Tela, due finestre in rottura con Telaro d’Invetriata, Scuri con Rampino cadauno e Geneffe con ferro; pavimento da Mattoni forastieri, N. quattro Antiporti simili ai descritti il tutto come nell’altro sopra alla Pasticcieria, e due Ufici con portine in Opera finite, Camino in rottura, Canna e Turrino in telaro di lustro con soglia, e posfuoco di vivo, il quale sarà dipinto tanto il Plafone che gli Muri a paneau con due Lampedari simili alli altri come sopra nel Ridotto.


!290 Per uso poi della Pasticcieria non che del corpo del Teatro si costruerà un Pozzo di nuovo con Canna sin sotto alla Volta ove si farà Tromba con Canne di Rame ben stagnate servibile ai quattro ordini perpendicolarmente co’ suoi Canali di Cotto immitenti nella Cisterna descritta de’ Pisciatoi vicino la Scala con suo rispettivo Avello di vivo, bocca di Bronzo e Manubrio di ferro; quindi a prevenzione d’Incendio si farà tra il Soffitto ed il pavimento del Loggione Canale di Cotto con sua Canna pure di Rame continuativa sulla Loggia interna del Palco Scenico ove si fanno i movimenti delle medesime Scene con sua Chiave di Bronzo e Vaso di Legno. Sotto all’andito della porta principale verso il Borgo, entrando alla dritta vi si formerà il Camerino per la dispensa de’ Biglietti munito de’ suoi Serramenti tanto di finestra che di Porta. Come pure a comodo del Cittadino Carcanò Padrone si farà un accesso alla Corritoia del secondo ordine mediante Loggia chiusa e coperta tutta di Travetti, ed asse con Coppi al lungo del Muro vecchio del Reffettorio con Gradini per portarsi al Livello, e pavimentata di forastieri ecc. col trasporto delle sopra descritte Latrine al bisogno ecc. Milano li dieci sette Gennaio Anno mille ottocentotre Giuseppe Antonio Canonica Capo M. Domenico Fontana Capo M. Gaetano Rocca Faleg.e Paolo Ripamonti Carpano per Testimonio Francesco Cairo Testimonio Giovanni Rizzi Testimonio Giacomo Rocca solidalmente Il documento sopra trascritto è accompagnato da un altro documento, che qui riportiamo, datato 21 febbraio 1803, che ne illustra il contenuto ratificandolo (manca purtroppo il “tipo”, cioè disegno, di Luigi Canonica ivi citato) Nel Nome del Signore Iddio l’anno della sua Nascita Mileottocentotre Indizione sesta il giorno di Lunedì Vent’uno del Mese di Febbraro anno secondo Repubblicano Si premette che con Scrittura del giorno 17 Gennaio prossimo passato abbia l’infrascritto Cittadino Giuseppe Carcano appaltata agli infrascritti Cittadini Giuseppe Antonio Canonica, Domenico Fontana, e Gaetano, e Giacomo Fratelli Rocca la Fabrica del Nuovo Teatro, che il detto Cittadino Carcano ha determinato di far erigere nel Locale altrevolte di S.t Lazzaro in P. R. di Milano per il prezzo, e sotto li patti, e condizioni risultanti dalla detta Scrittura d’Appalto, che qui unitamente agli annessi Capitoli, e Tipo fatto dal Cttadino Architetto Luigi Canonica. Si registra Volendo ora dette Parti rattificare per pubblico Istromento l’anzidetta Scrittura d’Appalto, e relative convenzioni, sono perciò passate al presente Istromento, col quale Detto Cittadino Giuseppe Carcano del fù Don Francesco di P. R. P. S.t Nazzaro, e qui presente per una parte, e Li suddetti Cittadini Giuseppe Antonio Canonica, Domenico Fontana e Gaetano Rocca Figli rispetto al primo del fù Paolo di P. O. P. S. Babila, rispetto al secondo del fù Michele abitante come sopra, e rispetto al detto Rocca del fù Pietro di P. O. P. S. Maria de’ Cappuccini tutti qui presenti per l’altra parte, ed il quale cittadino Rocca fa le infrascritte cose anche con promessa di ratto del Cittadino Giacomo di lui Fratello, con cui vive in communione, come ha detto, ritenuto il di lui concorso già seguito con sua firma in calce della sovra registrata Scrittura per tutti gli effetti di ragione. Vista di nuovo la detta sovra registrata Scrittura del giorno 17 Gennaro prossimo passato, ed uniti Capitoli, e Tipo, quelli A mutua, e vicendevole richiesta, ed accettazione anche per acquiliana stipulazione, e susseguente [parola non chiara] legittimamente fra dette Parti intervenute Volontariamente ecc. Ed in ogni miglior modo ecc. Hanno rattificato, e rattificano, approvato, ed approvano, confermato, e confermano in tutto, e per tutto, e di parola in parola come in essa si legge, e si contiene, rinuovando quando faccia di bisogno ciascuna d’esse Parti gli obblighi rispettivamente assunti in detta Scrittura, non che le vendite condizionate, e rispettive Compre apparenti dalla medesima Scrittura con tutte le clausole translative di dominio, e possesso, e di quasi dominio, e di quasi possesso in, ed a buon conto del prezzo di detto Appalto convenuto nella detta Scrittura,


!291 colle riserve pure, e condizioni in essa contenute per tutti gli effetti di ragione, e protestando detti Cittadini Canonica, Fontana e Rocca di nuovo d’avere ricevute dal detto Cittadino Carcano lire quarantacinque mille in conto del prezzo convenuto per detto Appalto di Fabbrica del Teatro, di cui sopra, secondo consta dal Confesso in calce della sovra registrata Scrittura del detto giorno 17 Gennaro prossimo scorso, ed obbligandosi di nuovo detti Appaltatori colle loro persone, e Beni solidalmente per l’integrale adempimento del convenuto a loro carico nella detta Scrittura, non che per il riglievo totale degli obblighi con simili assunti dal detto Cittadino Carcano in concorso degli Appaltatori de’ Spettacoli di detto Teatro apparenti dalla Scrittura 7 Febbraio prossimo scorso, ed altre ed altre relative convenzioni in calce della medesima Scrittura, a cui ecc., in modo che essi Canonica, Fontana, e Rocca debbano tenere indenne detto Cittadino Carcano da ogni conseguenza delle suddette da lui assunte obbligazioni per il caso di ritardata esecuzione di detta Fabbrica di Teatro, e sua perfezione, oltre il termine prefisso in detta Scrittura 17 Gennaro prossimo scorso, e non altrimenti, cosicché solidalmente ecc. rinonciando per ciò detti Cittadini Canonica, Fontana, e Rocca alli beneficii delle antiche, e Nuove Constituzioni di Milano, della Lettera dell’Imperadore Adriano di cedere, e dividere le azioni, dell’esecuzione da farsi a proprie spese de’ Principali Debitori, e di qualunque altro introdotto a favore de’ più Correi Debitori Certificati ecc. Patto, che detti Appaltatori siano tenuti a dare al detto Cittadino Carcano entro di un mese prossimo futuro il Disegno della Pianta, e dello Spaccato del Teatro, e Luoghi annessi a spese però del detto Cittadino Carcano sotto reffezione ecc. Patto, che accadendo doversi fare dei notabili aumenti di Fabbrica per il detto Teatro, e luoghi annessi, oltre delle piccole ommissioni, e variazioni già contemplate nella sovra registrata Scrittura, e semprecché si possano fare nel termine in essa stabilito siano tenuti detti Appaltatori ad eseguirle mediante quel compenso, che in fine dell’opera verrà giudicato doversi fare dal detto Carcano a giudizio del Cittadino Ingegnere Paolo Ripamonti, che si elegge a tale oggetto anche in Arbitro a dichiararlo esclusa ogni formalità di giudice, ed ogni riclamo sotto reffezione ecc. Per l’osservanza delle quali cose esse Parti obbligano anche generalmente le rispettive loro Persone, e Beni presenti, e futuri secondo l’estensione della Clausola Quare. Rinonciando ecc. parimenti detti Canonica, Fontana, e Rocca rispetto alle conseguite lire quarantacinque Mille in conto del prezzo come sopra all’eccezione del non numerato danaro, come pure dette Parti rispetto alla Vendita, e Compra, ossia parziale dato in paga apparente dalla detta Scrittura al più, e minor prezzo, alla Legge Seconda, e Terza al Cod. de rescin.. Vendit..[parole non chiare], ed a qualunque altro aiuto di Legge, e di ragione certificat. ecc. Le quali cose si fanno anche sotto li patti esecutivi ecc. Dette Parti hanno giurato alla forma del Nuovo Regolamento Giudiziario d’avere rato, e fermo il presente Istromento, di attenderlo, osservarlo, e non contravvenirvi rimossa ogni eccezione, e sotto reciproca reffezione ecc. Dette predette cose ecc. Fatto, e rogato in una delle Sale superiori della Casa del detto Cittadino Giuseppe Carcano situata come sopra, presenti li Cittadini Giovanni Battista Ravizza del fù Carlo Maria di P. D. P. S. Maria Polone, e Carlo Lomazzi del fù Giovanni di P. R. P. S. Nazzaro Secondo Notari ecc. Sono intervenuti per Testimoni li Cittadini Giovanni Radaelli del fù Francesco di P. N. P. S. Marco, Carlo Cinago del vivente Francesco di P. R. P. S. Calimero, e Giovanni Rizzi del vivente Francesco di P. R. P. S. Nazzaro tutti Noti, ed idonei ecc. (ASMi, fondo notarile, notaio Righetti Gio. Tommaso fu Francesco Bernardo, cart. 47920, doc. n. 761) Doc. 13 Milano 24 Marzo 1803 Dopo di avere il Cittadino Giuseppe Carcano con Scrittura del giorno 17 Gennaio p. p. e successivo Istromento 21 Febbraio 1803 rogato Righetti dato in Appalto alli Soci Giuseppe Antonio Canonica, Domenico Fontana, e Gaetano Rocca la costruzione, e Fabbrica del Teatro in S.t Lazzaro essendosi determinato di fare diversi cambiamenti, ed accrescimenti per maggior commodo dello stesso Teatro conforme restano descritti nell’annessa specifica segnata B ha stimato conveniente, anche colla mediazione dell’Ing.e Paolo Ripamonti di venire ad una trattativa co’ suddetti Appaltatori per l’esecuzione totale delle suaccennate nuove operazioni da farsi a compimento del detto Teatro sotto le seguenti condizioni 1. Saranno tenuti li detti Appaltatori solidalmente di eseguire, o far eseguire tutte le opere descritte nella suddetta Specifica segnata B escluso soltanto la Pasticcieria sul Loggione, che resta convenuto di tralasciarla, ed ommetterla, e ciò sotto li patti, e condizioni espressi nella sudetta Scrittura 17


!292 Gennaro 1803 inserta nell’Istromento del giorno 21 Febbr.o Anno sudetto rogato Righetti, formando le suddette Opere come parte integrante del primo contratto. 2. Tutte le sudette Opere dovranno essere fatte in forma lodevole con buon materiale, e Calce sempre a dettame dell’Ing.e Paolo Ripamonti Carpano. 3. Tutte le sudette operazioni dovranno essere interamente terminate, e perfezionate per il giorno 15 del prossimo futuro Agosto 1803; rimossa ogni eccezione, e sotto refezione ecc. il tutto a norma di quanto è stato di già convenuto nel primo Appalto, e colle stesse comminatorie, perché così ecc. 4. Qualora per qualunque accidente si rendesse impossibile il perfezionare tutte le suddette Opere per il giorno quindici Agosto di sopra indicato (il che non si crede) sarà accordato ai sudetti Appaltatori la dilazione (soltanto però per la costruzione dei Camerini laterali ai Palchi) di altri quindici giorni, cioè sino al giorno 30 del detto mese di Agosto, per il qual giorno indispensabilmente dovranno essere perfezionati anche li detti Camerini rimossa ogni eccezione, e sotto le stesse Comminatorie espresse nel primo Contratto, avendone di tutto ciò avuto special riguardo nella costituzione del Prezzo. 5. Per prezzo totale, e definitivo di tutte le suaccennate opere dettagliate nella qui unita specifica B escluso soltanto la Pasticieria sul Loggione come di sopra si è detto sborserà il Cittadino Giuseppe Carcano ai sudetti Appaltatori per una volta tanto, come così è stato convenuto ne’ tempi, e nelle rate qui sotto espresse, la somma di lire sessantuna mille di buoni danari d’oro, ed Argento al corso di Milano, diconsi L. 61.000. 6. Li pagamenti comprensivamente alle lire trentacinque mille, che formano parte delle Lire cento cinquanta mille convenute nel primo Appalto del Teatro dovranno pagarsi dal detto Carcano nelle rate, e ne’ tempi qui sotto descritti, ancorché fosse diversamente convenuto nel primo antecedente contratto, che soltanto in questa parte di consenso delle Parti resta derogato: cioè Entro il giorno 26 del corrente Marzo lire quindici mille-----------------L 15.000 Nel giorno trenta Aprile pross. venturo altre lire venti mille---- ----------- 20.000 Per il giorno 30 Luglio 1803 altre lire trenta mille---------------------------- 30.000 E per il giorno 31 Agosto del corrente Anno 1803 altre lire trentuna/m--- 31.000 Formano in tutto lire novantasei Mille---------------------------------L 96.000 7. L’ultimo pagamento non verrà fatto dal Cittadino Carcano se non dopo che saranno state riconosciute, e colaudate le sudette Opere convenute tanto nella prima, che in questo secondo Appalto dall’Ingegnere Paolo Ripamonti Carpano, e dall’Architetto Nazionale Canonica, il quale ha dato il Disegno. 8. Escluso soltanto li cambiamenti annunciati nella detta specifica B in tutto il rimanente dovrà star fermo quanto fù convenuto nel primo Appalto del Teatro, sopra che le Parti possino pretendere per tali cambiamenti aumento, o diminuzione di prezzo perché così resta convenuto. 9. Per l’abbonamento e compenso da farsi alli detti Canonica, e Fontana quali Appaltatori della Fabbrica del Circondario di S.t Lazzaro sull’Annuo fitto già convenuto di L 18/m nelle rispettive Scritture d’ Appalto, e di affitto, si riportano li detti Appaltatori, ed il Cittadino Giuseppe Carcano alla dichiarazione, che verrà fatta dal detto Ingegnere Ripamonti, che si elegge in Arbitro, ed Arbitratore a determinare tanto in via di giustizia, che di equità con un sol Lodo, e sopra alcuna formalità di Giudizio, né restrizione di tempo, ed escluso ogni riclamo, il compenso da farsi sul fitto del detto Circondario del Cittadino Carcano alli detti Appaltatori, ed Affittuari Canonica, e Fontana per il sito occupato dal detto teatro, che si sta erigendo nel detto Locale di S.t Lazzaro, e per tutti que’ reciproci altri abbonamenti, e compenso, che dal detto Arbitro saranno dichiarati, rimossa ogni eccezione, e sotto refezione. 10. Finalmente si obbligano le Parti di ridurre li presenti Appuntamenti a pubblico, e giurato Istromento da rogarsi dal Dottor Righetti nel termine di giorni otto prossimi avvenire. In fede di che le suddette, ed infrascritte Parti si sono sottoscritte di proprio pugno questo giorno 24 Marzo 1803 alla presenza delli sottoscritti Testimoni. La presente sottoscritta dalle Parti, e dall’Arbitro accettata, si passerà al Cittadino Dottor Tomaso Righetti per essere inferta nell’Istromento di rattifica delle surriferite convenzioni. N. B. si dichiara a maggiore delucidazione dell’Articolo VII della presente Scrittura, che rimarrà ferma, stante ai sottoscritti Appaltatori la ragione di conseguire le lire settanta mille residue somma delle lire Cento cinquanta mille prezzo del primo contratto d’Appalto nel giorno trenta Agosto mille ottocento quattro coll’interesse del sei per cento convenuto nello stesso Contratto delle lire cento cinquanta mille, oltre alle rate già qui espresse nell’articolo VI. Si unisce la specifica B Giuseppe Carcano


!293 Giuseppe Antonio Canonica anche a nome del mio socio Domenico Fontana Gaetano Rocca falegn. Giacomo Rocca falegn. fui presente per Testimonio e per fede Mazzucchelli Domenico Io Michele Servoli fui presente per Testimonio Attesto io sottoscritto d’avere veduto li sovrascritti Cittadini Giuseppe Carcano, Giuseppe Antonio Canonica, e Gaetano e Giacomo fratelli Rocca, Principali, e Testimoni Domenico Mazzucchelli, e Michele Servoli di loro pugno e carattere, e per fede il Dottor Gio. Tomaso Righetti not.o di Milano Milano 24 Marzo 1803 Acetto il suddetto compromesso e la presente da me si passa in deposito del Sig. Dottor Tommaso Righetti Not.o di Milano che da me si elegge in Cancelliere per il suddetto Compromesso, e relative dichiarazioni come sopra, e per fede Paolo Ripamonti Carpano Ingegnere ed Arbitro come sopra Unito a questo documento c’è la cosiddetta “specifica” B che qui trascriviamo: B 1803 Specifica delle cose mancanti al perfezionamento del Teatro di S.t Lazzaro a dettame, e desiderio del Proprietario Cittadino Giuseppe Carcanò P.mo Si costruiranno tutti i Camerini corrispondenti ad ogni Palco in tutte le quattro file, i quali saranno a misura che si potrà cavare dal costrutto, e da costruersi Fabbricato, e saranno di muro, soffitto d’asse, ed orli lavorati, pavimento de mattoni, suo antiporto con serratura, e chiave, e finestra a vetri, aventi al primo ordine ferrata di Tondini, ed agli altri ramata come è di costume. 2.do Per formare il completo numero de’ sudetti Camerini si dovrà costruere sopra alla metà del Vestibolo del Teatro già appaltato, in linea de’ quali in faccia ai Palchi di mezzo di 2.da e 3.za fila vi si lascerà un Camerino più grande, uno per comodo del Palchettone ed altro per il Palchettone in 3.zo ordine, ed avranno in questi due Camerini Camino con telaro a lustro, Soglia di vivo, e posfoco. 3.zo La quinta fila che deve servire di Loggione avrà N. 13 Palchi di facciata compreso quello di mezzo, ed il rimanente sarà ancora Loggione, e saranno divisi con tramezze d’asse coperte di tela, chiusi con antiporti, ed addobbati come gli altri palchi già appaltati. 4.to Nell’attual Corritoia de’ Palchi si farà una divisione d’asse per disimpegnare il passaggio di quelli che anderanno alli due pezzi di Loggione laterali a sudetti Palchi, e per quelli che s’introdurranno nelli Palchi suddescritti. 5.to La scala entrando alla sinistra che presentemente conduce alla quarta fila, la stessa sarà continuata di larghezza S 18 in una sola andata sino alla quinta, cioè il Loggione, fatta di vivo, e mette solamente alli Palchi del Loggione ed i detti Palchi del Loggione saranno privi de’ Camerini. 6.to Al sudetto Piano de’ Palchi e Loggione corrispondente alli Camerini costrutti sopra il Vestibolo vi si farà in tutta l’estensione delli sunominati Camerini una pasticeria divisa in tre stanze ed una delle quali servirà di Cucina, ed avrà Camino con cappa di cotto, e suoi Fornelli. 7.mo Nello spazio che occuperebbe la Scala alla dritta, se arrivasse in quinta fila, e Corritoia pure di quinta fila si formerà l’abitazione del Custode, la quale sarà divisa in tre stanze, una delle quali avrà il Camino con cappa di cotto, e suoi rispettivi usci. 8.vo Siccome erasi convenuto di fare la Bottiglieria a Livello della prima Corsia de’ Palchi, veniva di conseguenza la stanza superiore che servir deve per ridotto più alta, e per l’egual modo la Stanza superiore a quest’ultima non era godibile avendo fatto la Bottiglieria colla discesa di tre gradini come la pasticceria, la stanza superiore al ridotto potrà servire di guardaroba invece di suddividere quella già convenuta sopra al Ridotto corrispondente alla Pasticeria, la quale Stanza sarà munita di soffitto lavorato, Serramenti con vetri, e sua porta. 9.no Si faranno due palchi, uno per parte nella quarta fila nel Proscenio corrispondenti e fatti come quelli della Terza fila. 10.mo Sopra al Palco di proscenio, e camerino alla sinistra, e Corridora corrispondente sul Loggione vi si farà la Stanza, e Bottega servibile per il Falegname, alla dritta sopra al Palco, e Camerino di Proscenio vi si farà una Stanza per studio e magazino del Pittore, tanto quella alla sinistra, come alla dritta avranno suoi serramenti di vetri, e suoi usci, muniti da serratura e chiavi, ed in quella del Pittore vi sarà Camino con cappa di cotto, soglia e posfoco. 11.mo Si allargherà il Palco dalla parte entrando alla sinistra, principiando dai Piloni ov’era stabilito il termine del detto Palco già appaltato, invece si sporgerà verso al giardino per l’estensione di B.a 8 dippiù, e vi si farà un muro in altezza che arriverà a sostenere una Loggia, che in appresso si dirà, ed il qual muro


!294 paralello ai Piloni arriverà sino al muro del Fabbricato vecchio; per tal allargamento si continuerà il Pavimento del Palco sostenuto da travi come il già convenuto. Superiormente a detto allargamento appoggiato sopra i nominati Pilastri vi si farà una Loggia costruita eguale a quella dell’altra parte già appaltata; come pure nel muro del Schenale del Teatro al Livello d’una Loggia all’altra vi si farà una Linghiera di sporto S 18 con suo parapetto di legno, la quale serve di dar comunicazione d’una Loggia all’altra. 12.mo Alla Porta che devesi introdurre Cavalli, e Cani sopra il Palco scenico vi si farà sotto alla Rampa un passaggio fatto con cinta di muro a volta di cotto, e vi si farà un Canale per sfogo dell’acqua proveniente dalli tetti de’ Camerini de’ Virtuosi, come pure quella che colerà dai due Cortiletti dietro al Palco scenico, il quale passaggio sarà Pavimentato di sassi borlanti. 13.mo Fuori del Palco scenico si faranno i Camerini costruiti [parola non chiara] Soffitti con travotti ed asse ed orli lavorati coperti da tetto, discendendo dal Palco tre gradini vi sarà una Corritoia tutta alla lunga che darà la comunicazione a tutti li sunnominati Camerini, i quali saranno in tutto in N. di 18, ed avranno i suoi Antiporti chiusi in muratura, e chiave, delli quali N. 6 superiori ai sudetti, i quali avranno una scala di vivo che principierà dal palco scenico, e naterà a sudetti Camerini, mediante una Coritora, e più vicino alla detta scala sopra al palco si costruirà un altro Camerino ad uso de’ suddetti Virtuosi. 14.mo Si faranno N. 6 Mutazioni di scene dippiù del convenuto in altro Contratto, e vi si faranno i suoi Teloni, e rispettivi laterali, Panni d’Aria, esclusi gli interompimenti, e praticabili, e vi si faranno i suoi mulini bisognevoli e relativi alle sudette scene, le quali scene saranno dipinte a norma che verrà prescritto dall’Impresario, o Poeta; il Cittadino Carcano corrisponderà per il pagamento delle sudette N. 6 scene per la sola pittura Zecchini N. 112 compreso il compenso dello stesso nolo per dipinture. 15.mo In fine della Coritora entrando alla dritta prima dell’uscio che mette sopra al Palsco scenico vi si farà una Scala di vivo che discende, e mette sotto al Palco del Proscenio, la quale servirà d’accesso per entrare nell’Orchestra. 16.mo Nella Platea avendo convenuto le sole sedie per duecento cinquanta Posti in altro Appalto, e fatto maturo riflesso il Cittadino Carcano alla Scrittura degl’Impresari dell’Opera per la fatta convenzione delle Persone che deve contenere il detto Teatro essendo scarso il numero convenuto di sedie perciò si faranno N. 88 altri posti costrutti nell’egual figura e grandezza, come li già appaltati. 17.mo A tutti gli Antiporti dei Palchi vi si darà la tinta a due colori, e le cornici saranno a colore diverso. Tutti i Palchi, camerini, e Scale saranno secondo il costume numerizzati 18.mo A tutti li Palchi di detto Teatro vi si faranno sopra alla Porta nell’intorno de’ suddetti una così detta Geneffa con sua cornice in giro, e ferro che sosterrà la tenda alla porta d’ingresso. 19.mo Al vestibolo in vece di fare il semplice soffitto d’asse e Travotti lavorati vi si farà sotto alli medesimi travotti il plafone di Bacchette riboccato, e stabilito, e così si farà l’eguale sotto al soffitto del Portico che dalla porta mette sotto al sudetto Vestbolo. 20.mo Invece di fare il Camerino della Dispensa de’ Biglietti sotto l’andito della Porta si costruirà di fianco alla stanza vicina al Vestibolo, ove stanno gli Impresari dell’Opera, la quale sarà divisa con Tramezza di muro, finestra con telaro a vetri ed uficio chiuso con serratura e chiave. Giuseppe Carcano Gius. Canonica anche per il Socio Domenico Fontana Gaetano Rocca falegn. Giacomo Rocca falegn. Al precedente documento è unito quest’altro documento che lo riassume ratificandolo: Nel nome del Signore Dio l’Anno della sua Nascita mille ottocento tre Indizione Sesta il giorno di Sabbato sette del Mese di Maggio, Anno Secondo della Repubblica Italiana Con Scrittura del giorno 24 Marzo 1803 l’infrascritto Cittadino Giuseppe Carcano qual Proprietario del Nuovo teatro, che si sta erigendo nel Circondario di S.t Lazzaro di Milano vendutoli dalla Nazione, dietro all’Appalto della Fabbrica del detto Teatro già da lui stipulato mediante Scrittura del giorno 17 Gen.o, rattificata col successivo Instromento 21 Febb.o corrente Anno 1803, ricevuto da me Notaio infrascritto colli infrascritti Cittadini Antonio Canonica, Domenico Fontana, e Gaetano e Fratello Rocca, si è determinato di aggiungere nuove opere al detto Teatro da eseguirsi dalli detti Appaltatori Canonica, Fontana e Rocca, coi quali è passato alla corrispondente Scrittura d’Appalto delle suddette nuove opere descritte nella Specifica B dalle Parti sottoscritta per il prezzo di L. 61/m pagabili ne’ termini, e rate, e sotto li patti espressi nella


!295 surriferita Scrittura di nuovo Appalto del giorno 24 Marzo prossimo scorso del tenore che coll’unita specifica B qui si registra. Si ponga N. 1 Nella medesima Scrittura li Cittadini Carcano, Canonica, e Fontana hanno eletto in loro Arbitro, ed Arbitratore Amichevole il Cittadino Ingegnere Paolo Ripamonti Carpano a determinare tanto in via di equità, che di giustizia con un sol Lodo, e senza formalità di giudizio, ed escluso ogni riclamo l’abbonamento, o compenso da farsi dal Cittadino Carcano alli detti Canonica, e Fontana nella qualità di Appaltatori delle Fabbriche, e di Affittuari generali del suddetto Circondario di S.t Lazzaro in forza delle Annaloghe Scritture d’Appalto, e di Affitto già stipulate fra le dette Parti per la riduzione dell’Annuo fitto convenuto, e per gli altri reciproci compensi, ed abbonamenti, che veranno dichiarati dal suddetto Arbitro a termini del suddetto Compromesso, quale fù accettato dal motivato arbitro, come vedesi in calce della sovra registrata Scrittura N. 1. Successivamente poi al rateato pagamento delle L. 35/m da anticiparsi in conto del ressiduo prezzo dell’Antecedente Appalto giusta il convenuto al Capo sesto della medesima Scrittura il Cittadino Carcano ha pagate alli detti Cittadini Canonica, Fontana, e Rocca le due rate l’una di lire quindici mille convenuta pagarsi entro del Mese di Marzo ora scorso, l’altra di lire venti mille pagabile nello scaduto Aprile, come consta dai rispettivi confessi che qui originalmente si registrano. Si pongano 2 e 3 Volendo ora dette Parti divenire all’Opportuno Istromento di ratifica del Contratto di detto nuovo Appalto, e de’ rispettivi parziali pagamenti come sopra fatti in conto del prezzo dell’Antecedente Appalto, e del corrispondente obbligo del pagamento anche del prezzo convenuto pel nuovo Appalto come sopra, sono perciò passate al presente col quale Il suddetto Cittadino Giuseppe Carcano figlio del fù Don Francesco abitante in P. R. P. S. Nazzaro di Milano, e qui presente per una parte, e Li suddetti Cittadini Giuseppe Antonio Canonica, Domenico Fontana, Gaetano Rocca, figli rispetto al Primo del fù…..ed abitante in P. P. S….rispetto al secondo del fù…di P. P. S…., e rispetto al detto Rocca del fù Pietro abitante in P. O. P. S. Maria de’ Capuccini, e tutti qui presenti per l’altra parte, ed il quale Gaetano Rocca fa le riferite cose anche in nome, e per l’interesse, e con promessa di rato del Cittadino Giacomo di lui fratello colla rinuncia all’eccezione di non essere tenuto pel fatto altrui certificato ecc. Vista di nuovo la sovra riferita Scrittura di nuovo Appalto adizionale di Fabbrica del detto Teatro di S.t Lazaro, ed unita specifica B del giorno 24 Marzo prossimo scorso, quivi presenzialmente lette, e riconosciute la stessa Scrittura, ed unita Specifica. A mutua, e vicendevole richiesta, ed accettazione anche per Aquiliana stipulazione, ed accettilazione legittimamente fra le dette Parti intervenute Volontariamente ed in ogni miglior modo Hanno ratificato, e ratificano, e di nuovo approvato, ed approvano, e confermato, e confermano in tutto e per tutto, e di parola in parola secondo in essa Scrittura si legge, e si contiene rinnovando ciascuna delle Parti li rispettivi obblighi da essi assunti nella medesima Scrittura per tutti gli effetti di ragione salvi li di già addempiti. Inoltre detti Cittadini Canonica, Fontana, e Rocca Appaltatori hanno protestato di nuovo, e protestano d’avere avuto, e ricevuto dal predetto Cittadino Carcano nelli ora decorsi Mesi di Marzo, ed Aprile le due partite l’una di lire quindici mille, l’altra di lire venti mille risultanti dai sopra registrati confessi N. 2 e 3 e da saldo delle L. 35/m convenute pagarsi come al Cap. 6 di detta Scrittura anticipatamente in conto del ressiduo prezzo dell’antecedente Appalto di Fabbrica del detto Teatro in un coi corrispondenti interessi decorsi sulle dette due partite, cosicché stanti li detti pagamenti ressidua il Capitale prezzo dovuto dal detto Cittadino Carcano sotto il giorno 3 corrente Maggio dell’antecedente Appalto a sole L. 70/m quali dovranno pagarsi ne termini, e modi convenuti nella Scrittura di detto Antecedente Appalto 17 Gennaro, ratificata col successivo Istromento 21 Febbraio 1803 ricevuto da me Notaio infrascritto in un col convenuto interesse, e fermo pure stante l’obbligo assunto dal detto Cittadino Carcano in detta sovra registrata Scrittura d’ Appalto di Fabbrica addizionale al detto Teatro per pagamento del convenuto Capital prezzo di L. 61/m ne Mesi di Luglio, ed Agosto prossimi futuri senza alcun interesse durante detto termine rimossa ogni occasione, e sotto reffezione ecc. Inoltre detti Cittadini Giuseppe Carcano, Giuseppe Antonio Canonica, e Domenico Fontana quando faccia di bisogno, e non altrimenti, hanno di nuovo ratificato, e ratificano il Compromesso da essi fatto nel detto Ingegnere Cittadino Paolo Ripamonti Carpano, di cui nel Cap. 9 di detta sovra registrata Scrittura N. 1 in tutte le sue Parti anche in concorso de’ loro rispettivi Eredi per tutti gli effetti di ragione. Patto che le spese del presente Istromento, e delle Copie autentiche da darsi l’una al detto Cittadino Carcano, l’altra alli detti Appaltatori, debbono essere a rispettivo carico delli stessi Appaltatori a riserva di


!296 quella della ratifica del Compromesso di cui sopra, che saranno a carico per metà di cadauno de’ compromittenti, perché così ecc. rimossa ecc. Per l’osservanza delle quali cose dette Parti obbligano rispettivamente le loro persone, e beni presenti e futuri anche generalmente, e secondo l’estensione della Clausola Quare. Rinunciando ecc. parimenti detti Cittadini Appaltatori all’eccezione del non numerato denaro rapporto alle partite come sopra da essi ricevuti, perché effettivamente ecc.; ed entrambe le Parti all’eccezione del più o minor prezzo, alle L. 2 e 3 del Cod. de rescind. Vendit. ed a qualunque altro aiuto di legge, e di ragione certificato. E dette Parti hanno giurato alla forma del N. R. G. di aver rato fermo il presente Istromento attenderlo, osservarlo, e non contravenirlo, rimossa ogni eccezione, e sotto reffezione ecc. E delle predette cose ecc. Fatto, e rogato in una delle Stanze inferiori del Circondario di S.t Lazzaro sito in P. R. P. S. Calimero di Milano; presenti li Cittadini Giovanni Battista Ravizza del fù Carlo Maria di P. V. P. S. Maria Podone, e Luigi S.t Ambrogio del fù Giovanni di P. V. P. S. Maria alla Porta Protonotari. Sono intervenuti per Testimoni li Cittadini Francesco Olivazzi del vivo Giorgio Antonio di P. C. P. S. Marco, Bernardo Minoia del fù Giovanni ed Eusebio Lazzarini di Giuseppe ambidue abitanti in P. C. P. S. Simpliciano tutti noti, ed idonei ecc. Unite al detto documento ci sono le ricevute (“confesso”) dei pagamenti effettuati da Giuseppe Carcano agli appaltatori Canonica, Fontana e Rocca. Una di L.15.000 (26 marzo 1803) e l’altra di L. 20.000 (3 maggio 1803) (ASMi, fondo notarile, notaio Righetti Gio. Tommaso fu Francesco Bernardo, cart. 47920, n. 781) Doc. 14 Articoli desunti dalla lettera dell’11 maggio 1803 del direttore generale dei teatri: P.mo Dovrà il Direttor Delegato far eseguire con esatezza il decreto del Cittadino Vice Presidente dettato li 8 7mbre 1802 An.° I e l’altro dell’Ufficio della Polizia dattato li 28 xbre 1802 An.° sud.o e questi ben inteso in tutti quelli Articoli che possono essere adattabili anche al Teatro di S.t Lazaro, tenendone d’ambedue affisse copia nel Camerino del Direttore. 2° Li Avvisi Teatrali di poca entità non sogliono essere firmati da alcuno in particolare; quelli che possono avere qualche importanza dovranno essere prima veduti dal Direttore Generale dei Teatri, e Spettacoli in seguito potranno essere segnati dal Direttore Delegato col proprio nome sempre però facoltativo al Direttore Generale di aggiungere la propria firma essendone egli il primo risponsale al Governo. 3° Potrà in qualunque tempo ed occasione il Direttore Generale portarsi e restare sul Palco Scenico, ed altrove non potendo egli mai alienarsi la primaria ispezione per il maggior buon ordine. 4° Nascendo qualche contestazione con qualunque Autorità costituita, od arrivando qualunque altro caso di entità nel recinto del teatro dovrà essere informato il Direttore Generale per contribuire nel miglior modo a provvedere alla tranquillità, e a riparare per quanto si può agli inconvenienti. 5° Tanto i Drammi seri che Buffi, quanto i Programmi dei Balli che gli Impresari avranno intenzione di produrre, come pure qualunque Tragedia, Commedia o farsa si vorrà rappresentare dalle Truppe Comiche dovranno esser prima vedute e passate dal Magistrato di revisione secondo il decreto ultimamente emanato da questo Savio Governo. 6° Qualunque domanda si volesse fare, o dai Proprietari del teatro, o dalli Impresari a questo Governo dovrà prima farsi nota, e comunicarsi al Direttore Generale perché questi ne sia l’Organo immediato presso il Governo medesimo. 7° Subito stampati i Libri, sia in Opere, farse, che in Programmi di Balli, od in qualunque altro spettacolo se ne manderanno due copie legate a casa del Direttore Generale secondo l’uso ordinario ricevuto in tutti i Teatri. 8° Sarà lecito al Direttore Generale se qualcuno degli Inservienti al Teatro mancasse replicatamente in manere di farlo licenziare dal servizio, come pure di far presente in qualunque occasione se ne’ Corpi dei Balli, od altri Corpi esistessero persone che fosse contrario al buon regime di lasciar comparire avanti il Pubblico perché si possa prendere quelle misure dovute, e non offendere quella decenza troppo necessaria nella rappresentazione degli Spettacoli e che si vuole da questo ben regolato Governo. 9° Quella annuale ricognizione che verrà determinata da darsi dal Proprietario del teatro alla Persona Delegata dal Governo (come all’articolo 4° della Lettera del Cittadino Ministro dell’Interno), questa sarà interamente a favore del Direttore Generale dei teatri, e dei Spettacoli.


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(ASMi, Spettcoli pubblici, p. m., cart. 38) Doc. 15 Repubblica Italiana Milano 25 Agosto 1803 An. II° Maspoli Ingegnere Architetto Gilardoni Architetto Al Soprintendente Generale alle Fabbriche Naz.li Li 22 del Corrente ci siamo portati al teatro Carcano per riconoscere la solidità, e sicurezza del fabbricato, a tenore dell’incarico conferitoci colle vostre Lettere N. 706. Quivi abbiamo praticate le necessarie diligenze; e, riconosciuta la consistenza de’ Muri, la solida costruzione delle scale e de’ Palchi, e la soda armatura de’ tetti, ci troviamo in dovere di collaudare l’esecuzione del detto Teatro in ogni sua parte. Tanto ci occorre di parteciparvi, Cittadino Soprintendente Generale, mentre abbiamo il piacere di protestarvi la nostra stima Maspoli Ing. e Arch.to Pietro Gilardoni Arch.to (ASMi, Genio Civile, cart. 3154) Doc. 16 Dietro il Mandato fatto dal Cittadino Lorenzo Pani in Genova nella persona dell’infrascritto Cittadino Francesco Olivazzi non avendo detto Procuratore potuto ritrovare persone per associarle al detto Pani nel contratto d’Affitto fattogli colla Scrittura 10 xbre prossimo passato dall’infrascritto Cittadino Giuseppe Carcano mediante la persona del Cittadino Giuseppe Antonio Canonica per gli spettacoli da rappresentarsi nel nuovo Teatro di ragione di detto Carcano, che si sta erigendo nel Circondario del soppresso Monastero di S.t Lazzaro di questa Città di Milano, e non potendo esso Pani sostenere li impegni da lui assunti tanto colla detta Scrittura, e con altre successive convenzioni usando detto Cittadino Olivazzi del detto Mandato Pani del giorno 10 corrente Febbraio da registrarsi abbasso, dichiara di rinunciare come rinuncia a nome del detto Pani alla detta Scrittura d’Appalto 10 xbre prossimo scorso, e successive convenzioni relative, e dipendenti state accettate dal detto Pani in modo che mediante la presente rinoncia possa detto Proprietario Carcano disporre d’in nuovo Appalto di detto Teatro a suo piacimento con qualsivoglia persona, o persone, che aspirerà, ben inteso però, che detto Pani suo Principale, sia esonerato da ogni responsabilità di Scritture e contratti Teatrali, che possono essere stati fatti da esso Pani, o da altre Persone in di Lui Nome, e per suo ordine d’oggi retro, quali obblighi dovranno farsi assumere dalli Appaltatori nuovi di detto Teatro a pieno discarico dello stesso Pani, importandosi però detto Cittadino Olivazzi Procuratore all’onestà del detto Cittadino Carcano per procurare al detto Pani quel qualunque corrispettivo della presente rinoncia in concorso de’ nuovi Appaltatori, che sarà consigliato con detto Procuratore Olivazzi quale rinoncia si accetta dal detto Cittadino Carcano ritenute le sovra riferite condizioni per tutti gli effetti di ragione, obbligando detto Olivazzi la persona, e beni di detto suo Principale, e detto Carcano la di Lui Persona, e beni per l’osservanza di quanto sopra, rimessa ogni eccezione e sotto refezione. Il tenore poi di detto Mandato Pani si è quello che qui si registra Si ponga La presente dovrà rimanere ne Protocolli dell’infrascritto Notaro, per darne copia alle Parti ad ogni loro richiesta In fede di che Milano li 15 Febbraio mille otto cento trè Giuseppe Carcano Francesco Olivazzi come procuratore di Lorenzo Pani Gio. Batta Ravizza fù presente per Testimonio, ed ha veduto a firmarsi di proprio pugno li retroscritti Cittadini Giuseppe Carcano e Francesco Olivazzi Attesto io sottoscritto d’avere veduti firmarsi di loro pugno, e carattere li retroscritti Cittadini Giuseppe Carcano e Francesco Olivazzi ne’ modi come sopra Principali, e Testimoni Gio. Batta Ravizza e per fede Gio. Tomaso Righetti Notaro di Milano


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A questo documento è allegata la procura fatta dal Pani all’Olivazzi: Nel Nome del Signore Iddio sia Il Cittadino Lorenzo Pani del fù Francesco nativo di Firenze al presente Capo Comico in questo teatro detto del Falcone Spontaneamente ed in ogni miglior modo Ha fatto, e Constituito, conforme fa, e constituisce suo Procuratore, ed in di lui Luogo, e vece ha posto, e pone il Sig.r Francesco Olivazzi di Giorgio della Città di Milano qui presente, ed accettante Specialmente, ed espressamente a poter in nome del detto Constituente formare quella qualonque Società che potrà, o crederà conveniente a quei patti e Condizioni che saranno fatibili al maggior vantaggio di esso Constituente, ed in caso contrario che non potesse, o non fosse conveniente di formare, e stabilire la detta Società, di ritrovare con qualche sostituto il quale si assuma l’impegno contratto dal detto Constituente con rilevare il deposito della Sig.ra Silva, e che conservi varii diritti al Constituente predetto, e il nome della dita, ed altresì alcune stagioni, il Teatro per la sua Compagnia libera, ed esente dal solito quinto, alcuni Palchi con Lobione, un’Impiego onorifico nell’Impresa non che utile, e varii altri piccoli vantaggi che potrà ottenere detto suo Procuratore in detta Società da stabilirsi, a sostituzione da farsi riguardare il nuovo teatro che vada aprirsi in Milano sotto il nome di teatro nuovo, e circa quanto sopra con tutta quella facoltà, autorità, e bailia che detto suo Procuratore vorrà, e dichiarerà voler avere, in modo tale che riguardo alle predette cose, ed ognuna di esse mai possa opporsele diffetto, o mancanza di autorità, e bailia, mentre tutta la necessaria e richiesta ancorché non espressa gliela dà, e consere in amplissima forma, ed in ogni altro miglior modo ecc. E per maggior fermezza il detto Pani anche per il presente atto approva, e conferma tutto quanto sarà fatto, ed operato da detto suo Procuratore in forza della presente procura, della di cui sperimentale [parola non chiara] e giustizia non ha luogo a dubitarne. Promettendo, conforme promette di non rivocare il presente Mandato e di aver sempre per grato, valido, e fermo quanto sarà dallo stesso operato sotto Rinonciando Delle quali cose Me Carlo Luigi de Ferrari Notaro Fatto in Genova nello studio del Notaro Pallani posto in Banchi, l’anno della Nascita del Signore Mille ottocento trè sesto della R. L. giorno di giovedì dieci Febraio alla mattina, Essendovi presenti per Testimoni li Cittadini Niccolò Ravano del Notaro Francesco Antonio, e Giacomo Airenta di Giusepe chiamati Carlo Luigi De Ferrari Notaro pubblico Genovese Noi sottoscritti publici Neg.ti attestiamo che il detto De Ferrari è Notaro pubblico di questa Città e come tale alle di lui Scritture prestasi fede, e [parole non chiare] che fuori, ed in fede Genova Dom Gelisca per Procura di Gio. B.a Pescia Gius. Cortes Lorenzo Pani (ASMi, fondo notarile, notaio Gio. Tommaso Righetti fu Francesco Bernardo, cart. 47919, doc. 759) Doc. 17 Milano 12 Maggio 1804

N. 1

Con la presente valitura come pubblico e solenne Istromento Il Cittadino Giuseppe Carcano dà, e concede a titolo d’affitto per il corso d’Anni Cinque quanti sia dal giorno primo Del prossimo Settembre 1804 in avanti al Cittadino Paolino Franchi il di lui Teatro Detto Carcano Situato sul Corso di P.ta Rom.a al civico N… 1.mo Nell’affitto s’intendono compresi tutti i locali, che attualmente inservono al medesimo, e che formano parte integrante del Detto teatro, compresi i locali stati aggregati con tutti gli atrezzi, ordigni, macchine, Scene, mobili, ed altri oggetti, Cordaggi, ed altri da specificarsi nella Successiva consegna. 2.do Per causa di detto affitto si obbliga l’Appaltatore di pagare annualmente in trè rate eguali di quadrimestre in quadrimestre la pensione di Lire Dodeci mille di Milano, pagabili in questa comune alle mani del Proprietario di buone valute d’oro, o d’Argento effettivo al Corso delle Gride per tempo veglianti, esclusa qualunque moneta erosa, carta monetata, e qualsivoglia altro Surrogato. 3.zo Oltre la sudetta pensione resteranno a disposizione del Proprietario li Numeri Uno, Due, e Dodici in Seconda fila alla Sinistra, di palchi di facciata così detti di mezzo, ed in terza fila i palchi Numero Nove alla Sinistra, ed Undici alla dritta in Terza fila. 4.to Delle Scene, Macchine, atrezzi se ne farà la Stima all’atto della Consegna per essere riconsegnate nel egual modo, ben inteso, che rispetto alli Scenari non si avrà nella loro valutazione riguardo alla qualità della


!299 Pittura, e tale stima si eseguirà per mezzo di uno, o due periti della comune, o rispettiva confidenza colla rinuncia ad ogni riclamo, e con facoltà ai due Periti che venissero eletti di poter elleggere il terzo Perito per la stima di quei casi, nei quali non fossero d’accordo. Il divario che potesse emergere dal confronto della consegna, colla riconsegna sarà Supplito in denari contanti. 5.to Si farà la Consegna, e Stima del Vestiario e sarà stimato come se si avesse a rilevare a pronto contante, e l’Appaltatore si riterrà debitore del di lui importo, e pagherà in pendenza della locazione sul prezzo, che sarà liquidato l’Anno iniziale nella ragione del 5 per cento ed in fine di locazione il proprietario riceverà in sodisfacimento del suo credito altretanto vestiario da stimarsi come sopra senza obbligo però di riceverne una quantità Maggiore del Consegnato raporto al valore, e se ne farà la stima da uno, o due periti nel modo come sopra, e facoltà, e rinoncia come sopra. 6.to Dovrà l’Appaltatore dare l’ingresso gratuito al Teatro al Proprietario, e sua famiglia. 7.mo Tutte le riparazioni dei tetti, e muraglie del Teatro non che quelle dei Palchetti, esclusa riguardo a questi ultimi la manutenzione delle chiavi, ed Antiporti saranno a carico del Proprietario, e tutte le riparazioni del palco scenico a carico dell’Appaltatore. 8.vo Il suddetto affitto s’intende a tutto rischio, e pericolo dell’Appaltatore, ed in caso d’incendio si atteranno alle leggi, e capitoli vigenti fra la Nazione,e gli Appaltatori dei due Teatri di Milano. 9.no Le Spese di Perizia, Stima, ed Istromento non che quelle della Consegna, e riconsegna saranno a carico delle parti per egual posizione. 10.mo L’Appaltatore è tenuto rilevare tutti li contratti vigenti colli proffessori di Musica del Teatro suddetto. 11.mo L’uso, e godimento del Teatro sarà a libera disposizione e potrà anche Subbaffittarlo ferma però sempre la responsabilità di detto Appaltatore verso il Proprietario. 12.mo In fine di Locazione dovranno le parti preavisarsi per un anno prima, in diffetto s’intenderà continuato di Anno, in Anno. 13.mo Il Custode del Teatro sarà messo, e stipendiato dal Proprietario del Teatro, ed avrà l’Alloggio gratuito nel Locale come ha di presente, più il Camerino dei Mantelli. 14.mo Il Proprietario dovrà essere tenuto indenne e rilevato dall’Appaltatore per qualunque Obbligo, peso, e disposizione Governativa, e della Polizia. 15.mo Nascendo qualche quistione, o dubbio sull’intelligenza od esecuzione del presente affitto si riportano le parti all’arbitrio di uno, o due legali della comune, o rispettiva confidenza colla rinuncia ad ogni formalità, o riclamo. 16.mo Venendo accordati li Giochi d’azzardo nel Teatro degli utili che ne risulteranno se ne darà al proprietario una sesta parte. Per l’osservanza dei presenti appunti da ridursi a pubblico Istromento non per sostanza ma per maggior prova s’obbliga il Cittadino Paolo Granzino per l’Appaltatore con tutti i suoi beni presenti e futuri, ed il Cittadino Carcano obbliga parimenti ecc. Paolo Granzino Gius. Carcano Paolino Franchi Il documento continua con l’elenco degli oggetti contenuti nel teatro: N. 2 Nota Generale di tutta la Berettoneria, Attrezzi diversi, Spade, Palossi, e Scudi veri e finti, Schiopi trovati e quant’altro trovasi esistente nel Camerone del Berettonaro, e Attrezzista 6 1 1 20 3 46 8 23 11 61 4 3

Spinette Cembalo (due sono buone, e cinque cattive) Tamburo per la scena, e diversi Istromenti finti Berettoni coperti di lastra di ferro di diversi Caratteri Berettoni coperti di Raso diverso Detti Coperti di tela piombo Detti in tela, e rap all’Indiana lustri nati Detti di Cartone color dante Detti come sopra piombati Detti come sopra coperti di carta d’argento Detti coperti di Lustrino tigrati Detti all’Armena con Busti Bianchi


!300 21 Detti all’Indiana con fascie di Rovana celeste 20 Dette con Cupole di Rovana bianca 13 Detti fatti a modello di carta pista rappresentanti faccie di Leone con Criniere diverse, Altri Bonetti, Beretti, e caschi 1 Caschetto con chasmir coperto di rasetto nero 12. Detti parte scoperti come sopra 40. Detti di Cartone coperti di carta neri 20 Patron tasche con tracolle di roana dante 4 Bonetti alla Zingara coperti di seta nera 8 Capelli di Raso nero alla Spagnola 20 Detti di roana neri come sopra con fascie e gale 3 Detti di raso nero ricamati 4 Detti di Salice 13 Mitre di Cartone 5 Capelli di panno nero 1 Detto di panno verde Diversi Capelli parte di Salice soriana alla Paesana 64 Scudi di ferro dipinti in diversi specie 22 Paloscetti di legno tra’ piccoli e grandi 21 Schiopi di Legno tra’ piccoli e grandi Diverse Spade di Legno in N. 40 circa fra’ buone, e rote 1 Lancia del Coriolano 61 Dette a vari colori 10 Archi veri di ferro 22 Detti di legno coloriti scuri, e gallonati d’oro 17 Freccie diverse 15 Turcassi diversi 13 Scudi di Cartone Coloriti 18 Mazze ferrate 12 Accetti finti 4 Segurini finti 4 Detti di Legno 1 Detto, e Sciabola fatta a sega Diversi stili, e pistole di legno coloriti 14 Porta insegne tra Romane e Volchie 4 Oltre all’Americana 6 Bandiere diverse, e N. 4 Busti per trofei 16 Palme all’Americana in parte con casche di Velo varola 6 Faschi consolari dipinti diversi 51 Corone d’Aloro Alcuni scetri e bastoni di Comando 1 Detto per Giove rappresentante folgori 16 Cerchi di Legno grandi tutti contornati di Ghirlande di fiori 8 Sedili rappresentanti faschi di Legna all’Americana 1 Bareletta di Legno tutta colorata, e guarnita con sua stanga analoga 22 Cesti con entro frutti Americani coloriti 4 fiaschi pure di Vimini all’Americana 1 Bacile come sopra colorito Diversi cesti Cavagnette, Cavagnoli, in N. 9 o 10 di Vimini naturali, altri Cabarè, Bacilli, Bottiglie, Bicchieri, Cucchiari tondi, vasi, brocche ecc. Il tutto di Cartone o legno coloriti il tutto di N. 38 Capi 1 Patter con alcune vivande 1 Ombrello Coperto di tela Olmo 1 Valiggia di tela color corame 1 Perletto di vimini 4 Altre Valiggie di Roana marone 1 Baulo di cartone 2 Finti cavvi di roana come sopra 1 Arà


!301 1 Tripode con finta Caldaia 2 Cartelli con iscrizioni 2 Sedili all’antica Romana con suoi Cuscini di tela Roana rubina 1 Tavolino Ovale da scena 1 Soffà coperto di Roana rubino, e suoi Cuscini rossi 2 Bave con coperta di Roana come sopra, e l’altro greggio 17 Diverse freggie, due file di finte perle con Arpa da mano con Calamaio, ed un Sabicino 2 Bastoni uno con pomo d’Avorio 10 Pezzi di Legno forte per fiacole 22 Cattene di Latta compreso i due di ferro Avvanzi diversi de’ Berettoni disfatti, e ridotti in altro aspetto a norma delle urgenze. Varie piume, e criniere de’ Stami diversi bombace misto N. B. Di tutti i berettoni Bonetti, Capelli ecc. vi sono le rispettive fodre in tele diverse nuove, e vecchie Di tutti gli attrezzi di sovra descritti sono stati di comune e reciproca intelligenza, stimati e rilasciati al prezzo di L. 290 Distinta Generale de’ Teloni, Prospetti Latterali, che ritrovansi nel Teatro Carcano 1546 …………………………………….. …. Quadretti Prezzo di cadauno Totale 1 Telone d’Atrio della Zaira Q.ti 15 p 16 s 9………………………… ………..251 s 3 2 Teloni d’Atrio dell’Ines q 18 s 6 p 17 s 6…………………………………..324 3 Telone la Reggia nuolosa q 15 p 17…. …259 3 4 Teloncino Ponte realto q 9 s 8 p 15…… 145 5 Telone Ponte realto prato q 16 s 9 Coda B.a 4 p 5…………………….. ….. 187 6 6 Soffitto Atrio Zaira q 19 s 6 p 7….. ……136 6 7 Telone di mura Roma B.a 19 s 3 p 17.. .. 327 3 8 Soffitto d’Atrio Zaira B.a 17 s 6 p 8 s 6……………………………………. .. 149 9 Prospetto di fondi di Bosco di Palme del Ballo Spagnolo B.a 14 s 9 p 16……. 236 Soffitto di Sotteraneo adoperato per allargare telone B.a 22 p 5…………….. ..110 10. Telone di sfondo della Golonda di B.a 7 s 9 p 15 s 3……………………………. 270 9 11 Telone portico Coriolano B.a 18 p 17.3…323 6 12 Telone Cortil rustico Clorinda di 16 s 6 P 19 s 6………………………………… 322 13 Teloncino del Ballo d’Alfredo B.a 18 s 6 P 10 s 3…………………………………189 8 14 Prospetto del sud. B.a 14 s 9 p 18 essendo forato si levano q.i 39 rimane… 226 6 15. Soffitto del suddetto Padiglione B.a 7 s 6 p 22 s 6………………………………169 16 Telone di sfondo d’Atrio d’Ines B.a 14 s 6 p 16 s 9…………………………….. 243 2 17 Telone Tempio Coriolano B.a 17 p 20… 340 18 Telone Interno Robinson B.a 16 s 6 B.a 19 s 3……………………………….. 317 8 Quando nella prima colonna di questa Distinta si incontra “Q.ti” o anche “q.i” o ancora “q” significa Quadretti, misura di superficie; quando si incontra “B.a” o “B” significa Braccia. Queste Braccia però non sono intese come misure di lunghezza, o lineari, ma di superficie, sono dette, infatti, braccia-quadro (un braccio di questi corrispondeva a circa 0,35 metri quadri); “p” sta per soldi e “s” sta per denari (abbiamo scelto queste lettere perché assomigliano ai simboli grafici usati nel manoscritto originale). Le cifre nella colonna Quadretti indicano soldi e denari. Esse sono ottenute moltiplicando soldi e denari (cioè sottomultipli della lira di Milano, corrente nel periodo napoleonico) per i quadretti e per le braccia. 1546


!302 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51

Telone Campagna Coriolano di B.a 16 p 19……………………………………… 304 Telone l’esterno Capanna Robinson B. 16 s 9 p 17…………………………………….250 9 Telone Rompim.o Ballo Gornet B.a 8 p 16 s 6………………………………….. 132 Soffitto Villaggio B.a 19 s 6 p 7………… 136 6 Telone prosp.o Atrio del Re Teodoro di B.a 8 s 6………………………………… 132 Aria scura B.a 3 p 18………………………..54 Soffitto Villaggio B.a 20 p 5………………100 Soffitto Accamp.o B.a 23 s 6 p 4.6…… ….106 Soffitto foro Coriolano B.a 22 p 6……… 132 Soffitto Locanda B.a 21 p 6.6……………...115 6 Prospettiva sotto locanda B.a 19 p 8……….152 Prospettiva al Casotto fuori del Portone B.a 12 p 12 s 6……………………………. 150 Telone Orizonte B.a 23 s 6 p 18………….. 423 Telone di Nave B.a 24 p 17……………….. 408 Telone Accamp.o Coriolano B.a 18 p 17 s 6………………………………………… 315 Telone Bosco B.a 18 s 6 p 17.6………….. 324 Telone foro Coriolano B.a 19 p 17……… .. 323 Telone Atrio Teodoro B.a 20 p 19 Si levano q.ti 40 per essere forato, restano q.ti………. 340 Telone di Strada alle Serre B.a 19 p 18…… 342 Telone Pretorio B.a 17 p 15……………….. 255 Telone Locanda B.a 18 s 6 p 17………… 314 6 Telone Camera Sartore B.a 18 s 6 p 17… 314 6 Telone Camera Arcova B.a 19 p 16 s 6……. 313 6 Telone Gabinetto B.a 19 p 16 s 6………….. 313 6 Telone Villaggio B.a 17 s 6 p 15 o 6………. 271 6 Telone Sala inf. B.a 19 p 17…………………323 Telone Comodino B.a 21 p 20………………420 Telone Sipario B.a 21 p 20 s 6…………….. 430 6 Telone temporale B.a 21 p 13……………….273 N. 4 panni di Longhezza B.a 22 s 6 Cad.o… 528 N. 1 panino di Contorno al Proscenio………. 20 N. 5 Tele d’Arie sono quad.i in tutto………. 462 N. 3 tele d’Arie di temporale q.ti in tutto… 180 N. 187 Laterali coperti di tela con sua Intelaiatura di Saette e traversi formano per Cadauno B.a 13 s 6 per B.a 2 s 10………… 7215 1 N. 4 Laterali di panno al Proscenio formano.. 126 In tanti telari di Rompimenti coperti di Tela…718 6 Sala della festa da Ballo e Composta di N. 21 Laterali Altezza B.a 13 s 6, e di circonferenza tutti assieme sono B.a 57 che formano in tutto quadretti………………………………………769 6 Plaffone in N. 6 Pezzi per la suddetta Sala Longhezza B.a 20, e Larg.a B.a 20 in tutto……400 Telari, Onde di Mare, Riva di Mare e Barche sono quad.ti in tutto……………………………244 6 -------------22660 4 p 8 --------------

L. 9064.2.8 --------------

Distinta degli effetti stimati dalli rispettivi Periti Delegati


!303 In tanti Legnami del Macchinismo ed al [parola non chiara]................L. 1051 Per n. 3502 Cordami diversi a p 9 3 per cadauna………………………...1619.13.6 Ferramenti diversi………………………………………………………… 40 B.a 108 Tela diversa………………………………………………………. 60 Caretto, che serve pel trasporto de’ Scenari………………………………. 75 ……………… L. 2845.13.6 . Epilogo Cioè effetti ad interesse del 6 %...........................................................L. 4500 Effetti in consegna a stima…………………………………………… 12199.16.2 ……………. ………………………………………………………………………….L. 16699.16.2 Stima Inventario……………………………………………………….L. 4500 Attrezzi………………………………………………………………… 290 Teloni………………………………………………………………….. 9064.2.8 Cordami, Legnami, ferramenta, tela estera, e Carro ecc………………. 2845.13.6 …………….. L. 16699.16.2 Nella Guardarobba N. 1 Guardarobba a sei Ante con N. 12 Cassettoni con N. 3 fondi nel Luogo di mezzo N. 1 Altra Guardarobba a quattro Ante a tre fondi nel primo Campo e a sei fondi nel secondo N. 1 Scanzia a due Ordini con quattro ante con suoi fondi,e tutti i sovra descritti Mobili con suoi opportuni ferramenti, e Chiavi in buon essere N. 1 Tavolo grande di B.a 3 s 5 p s 23 di panno verde con suo bordo gialo in un giro suo Cassettone con serratura, e Chiave in buon essere N. 1 Detto grande di longhezza B.a 3 s 6 p B.a 2 s 9 N. 1 Detto piccolo nuovo di lunghezza B.a 2 s 6 p s 1,3 ½ con due Cassetti con sue serrature, e chiavi in buon essere N. 1 Scaletto di Legno a tre gradini N. 28 B.a Ometti di Legno in giro ai muri sostenuti da suoi ferri N. 36 Cadreghette di Legno Lisciate N. 3 Porta Cattino di Legno N. 3 Sidelini di rame stagnati in buon essere N. 2 Cattini di Maiolica N. 1 Tazza di ferro N. 1 Fornello di ferro con suoi piedi portatile N. 6 Tavole di Legno pecchia di B.a 2 s 3 cadauno p s 14 cadauna con rispettivi suoi cassetti senza chiave N. 2 Tavolini grandi di Longhezza B.a 5 p B.a 4 con quattro Cassetti per cadauno con due serrature, e chiavi per ciascuno il tutto in buon essere N. 20 Tamborini di Legno lisciati N. 1 Paletta piccola da fuoco, e due Rampini di ferro ad uso di fornello, ed altro piccol ferro per muovere il fuoco N. 1 Moietta di ferro ad uso di detti fornelli N. 2 Rigone di Legno Noce, e N. 2 Righe di Legno pecchia B.a 2 di lunghezza N. 1 Scoppa nuova N. 4 Ferri da sopresso due de’ quali grandi ed altri due mezzani Tutti gli Ometti semplici di Legno tutto all’ingiro del Muro, e sostenuti da suoi ferri il tutto in buon essere Nello Stanzone del Berettonaro B.a 78 Cassa pecchia di Larghezza s 6 porte alli muri 4 Laterali a doppio giro sostenute da N. 28 Mesolette parimenti di Legno pecchia N. 1 Tavolino s 18 p s 9 con suo Cassetto e Chiave in buon essere


!304 Benedetto Franchi qual Procurat. di mio Fratello Paolino Paolo Granzino Giuseppe Ferrario Procuratore Generale del Sig.r Giuseppe Carcano Ai documenti precedenti è unito questo documento di ratifica: Nel nome del Signore Iddio l’anno della sua Nascita mille ottocento cinque, Indizione ottava il giorno di mercoledì ventiquattro del mese di luglio Con Srittura del giorno 12 Maggio dello scorso anno 1804 il Sig. Giuseppe Carcano è passato all’affitto del di Lui Teatro situato giù dal Ponte di P. R., e Locali già stati aggregati al medesimo Teatro a favore dell’infrascritto Sig. Paolino Franchi, sotto la solidale sigurtà dell’infrascritto Sig. Paolo Franzini per l’annuo affitto di lire dodeci mille, e per il tempo, e sotto li patti contenuti nella detta Scrittura d’Affitto del tenore, che qui originalmente si registra Si ponga N. 1 A tenore del convenuto nella medesima Scrittura presso li opportuni Inventari, e stime fatte da rispettivi Periti de’ Mobili, Attrezzi, Ordigni, Macchine, Scene, Cordaggi, ed altro, a riserva di alcuni Mobili, che furono dati in consegna al Custode di detto Teatro Sig. Carlo Grassi, viene fatta delli altri effetti l’opportuna consegna alli detti Franchi e Grancini, come ne consta dall’atto di detta Consegna di ricevuta de’ detti Mobili che qui pure si registra. Rapporto al Vestiario stato pure consegnato alli detti S.ri Franchi, e Grancini questo venne di concerto valutato dalle Parti in via di transazione nella somma di lire quattro mille e cinquecento, come ne appare dalla Scrittura, che pure qui originalmente s’inserisce. Intendendo ora la Parti a norma del convenuto nella detta Scrittura d’Affitto di venire all’Instromento di ratifica della stessa Scrittura perciò si viene al presente col quale Il Sig. Giuseppe Ferrario figlio del fù Sig.r Ignazio abitante in P. V. P. S. Maria Podone, e qui presente in una parte nella qualità di Procuratore Generale del predetto Sig.r Giuseppe Carcano costituito con Istromento del giorno 28 Luglio 1804 ricevuto da me Not.o infrascritto al quale ecc. Li SS.ri Benedetto Franchi del fù Carlo abitante in P. M. P. S. Lorenzo, e Paolo Grancino figlio del Sig. Carlo, e da esso emancipato in vigore d’Instromento del giorno…ricevuto Aimetti, ed abitante in P. V. P. S. Maria de’ Servi, ed ambedue qui presenti per l’altra parte nelle rispettive qualità detto Franchi di Procuratore del suddetto S.r Paolino Franchi affittuario di detto Teatro come dal [parole non chiare] e di Sigurtà solidale come sopra Visto di nuovo, e qui presenzialmente letti li [parola non chiara] d’Affitto 12 Maggio 1804, Atto relativa al valore del Vestiario di sopra registrati sotto li N. 1, 2, e 4, quelli a’ mutua e vicendevole richiesta, ed accettazione anche per Aquilana stipulazione, e susseguente accettazione legittimamente fra le dette Parti intervenute. Volontariamente ecc. ed in ogni miglior modo ecc. hanno rattificato, e rattificano, approvato, ed approvano, confermato, e confermano in tutto, e per tutto, e di parola in parola secondo in essa Scrittura, ed atti di Consegna si legge, e si contiene rinnovando quando faccia di bisogno tutti gli obblighi rispettivamente assunti in essa sovra registrata Scrittura, salvi li già estinti ed adempiti, per tutti gli effetti di ragione. Per l’osservanza delle quali cose detti SS.ri Franchi e Grancini si obbligano ne’ modi [parole non chiare] anche generalmente, e detto Ferrario ha obbligato, ed obbliga la persona, e beni di detto suo Principale secondo l’estensione della Clausola Quare. Rinonciano ecc. E le quali cose si sono fatte, e si fanno anche sotto li patti esecutivi ecc. Le dette Parti ne’ modi rispettivi come sopra hanno giurato, e giurano alla forma del N. M. S. C. d’aver rato, e fermo il presente Istromento, attenderlo, e non contravenirlo, rimossa ogni eccezione e sotto refezione. Il tenore di detto mandato di Procura fatto dal S. Paolino Franchi nel S.r Benedetto Franchi è come siegue Pongasi N. 4 Fatto, rogato in una delle sale maggiori della casa di abitazione del Sig.r Giudice di Pace Luigi Bolognini sita in P. O. P Strada nuova de’ Servi Presenti li SS.ri Gio. Batta Ravizza figlio del fu Sig. Carlo Maria di P. V. P. S. Maria Podone, e Gius. Ubicini del fù Francesco di P. O. P. S. Maria de’ Servi Procuratore. Sono intervenuti per Testimoni Angelo Galli figlio del fù Pietro di P. O. P. S. Maria de’ Servi, Carlo Crespi fù Gio. Batta di P. C. P. S.a Maria del Carmine e Giuseppe Longhi figlio del fù Cesare di P. O. P. S. Maria de’ Servi …. tutti idonei.


!305 A questo documento ne sono uniti altri due: la perizia del vestiario, che lo valuta 4.500 lire, e la procura fatta da Paolino Franchi nei confronti del fratello Benedetto nel momento di ratificare il contratto d’affitto del Carcano: N. 3 Teatro Carcano Milano li 20 Agosto 1804 An. 2do In virtù della presente contraditoria stima eseguita dalli Periti Angelo Breno per parte della nuova impresa, e Giuseppe Redaelli per parte del Cittadino Gius. Carcano proprietario del Teatro, ed alla presenza del Cittadino Francesco Olivazzi direttore del suddetto Teatro, si è stabilito il valore di unanime consenso agli effetti di vestiario usato, e nuovo, non che a tutto ciò che relativamente concerne il vestiario medesimo, e ciò in lire quattro mille e Cinquecento, in fede di che ecc. Giuseppe Redaelli Perito Angelo Breno Perito Accetto, e prometto quanto sopra Paolo Granzino In nome di mio Cognato, e Principale Gius.e Carcano F. Olivazzi N. 4 Con la presente da rendere come Pubblico Istromento io infrascritto nella qualità di Affittuario del Teatro Carcano costituisco mio Procuratore speciale il Sig.r Bened.o Franchi mio Fratello a intervenire a mio nome, all’Istromento di Rattifica del detto affitto risultante dalla Scrittura Dodeci Maggio 1804 ad assumere all’occasione di detta Rattifica li corrispondenti analoghi obblighi portati dalla detta Scrittura, a nome di me costituente, ed a fare circa le permesse cose tutto ciò che farebbe il costituente dando al detto Procuratore ogni ampia facoltà, e promettendo sott’obbligo di mia Persona e Beni di aver ratto, e di osservare quanto sarà fatto dal detto mio Procuratore, in forza del presente mandato rimossa ogni eccezione, e sotto refezione. Milano li 24 Luglio 1805 Paolino franchi (ASMi, fondo notarile, notaio Gio. Tommaso Righetti fu Francesco Bernardo, cart. 47921, doc. 924). Doc. 18 (minuta) 2 Luglio 1805 Giuseppe Carcano proprietario del Teatro di questo nome presenta un suo progetto per venderlo al Governo 26 d. Non facendosi luogo ad ammettere il progetto, si restituiscano le carte (ASMi, Spettacoli pubblici, p. m., cart. 38) Doc. 19 Altezza Imperiale Quando il Carcano fabbricò il suo Teatro, gli fu dal passato Governo fatto sperare che anco nel detto Teatro sarebbero stati ammessi i Giuochi di azzardo. Disgraziatamente però è rimasto in ciò deluso, ed in conseguenza il detto Teatro non gli è riuscito di quell’utilità di cui poteva Egli ragionevolmente lusingarsi. Non domanda però ora il Carcano di avere al presente il detto permesso dei Giuochi, ma soltanto si limita a chiedere di essere dal Governo assicurato che nel nuovo qualunque Appalto che farà dei Giuochi, e dei Regi Teatri non ammetterà una nuova privativa tale che si estenda anco sul di Lui Teatro.


!306 Può il Governo riflettere che il detto Teatro ha dato, fino al presente, si può dire, l’anima a tutto il vasto Quartiere di P.a Romana, e che tutti li Abitanti della detta porzione di codesta Città ne provano non piccoli vantaggi. Si può inoltre considerare quante Persone vivono attualmente, e ricavano la loro sussistenza da codesto Stabilimento, e finalmente ben si vede quanto il detto Teatro giova al maggior lustro, e decoro di questa Città, ed anco quanto influisca a mantenere quell’emulazione che è cotanto necessaria nelle Belle Arti, e massime nei Stabilimenti di simile natura. Se difficilmente si possono mantenere buoni Spettacoli in codesti Regi Teatri senza l’aiuto dei Giuochi, quantunque siano i medesimi provveduti di altri sussidi, e direttamente protetti dal Governo, come potrà reggere questo, privo di dote, e risorse? Finalmente, siccome in tutti i Teatri del Regno si sono ammessi i Giuochi di azzardo, quantunque siano i detti Teatri, per la maggior parte, di privata ragione di vari Particolari, crede il Carcano di non dovere dubitare che non debbano essere ammessi anche nel suo. Il timore che la cabala di nuovi Impresari possa, alle volte, sorprendere per un momento il Governo, e prevalere a danno del di Lui Teatro, come fu per lo passato, la giusta considerazione che possono meritare le ragioni qui addotte; ed il quasi certo pericolo di non trovare mai più a chi affittare questo Teatro, se dovesse continuare a restare privo della risorsa dei Giuochi, e di doverlo, in conseguenza chiudere per sempre con grave danno; sono i motivi che inducono il Carcano a rivolgersi ora in prevenzione a V. A. I. e ad implorare la vostra Giustizia, ed aiuto su tale oggetto. Milano Aprile 1806 Umilissimo, e Fedelissimo Suddito di V. A. I. Giuseppe Carcano (ASMi, Spettacoli pubblici, p. m., cart. 38) Doc. 20 Altezza Imperiale Chiede il Carcano umilissimo Suddito di V. A. I., che voglia il Governo permettere che siano ammessi i Giuochi di azzardo anche nel suo Teatro, sempre ché però ciò sia coll’intelligenza, ed approvazione degli Appaltatori dei due Regi Teatri di Milano, onde non venga in veruna parte lesa la loro privativa. Si prega il Governo a riflettere che, rimanendo la Canobiana per la Corte, questo Teatro resta l’unico che possa, per l’avvenire, servire all’onesto trattenimento del Popolo, e di chi non è in grado di spendere molto. Si consideri che se non si possono mantenere buoni Spettacoli nei due Regi Teatri senza l’aiuto dei Giuochi, molto meno potrà reggere questo privo di quelle doti, risorse, e protezione di cui sono forniti i suddetti. Si rifletta che in molti altri Teatri del Regno sono ammessi i Giuochi di azzardo, quantunque i detti Teatri siano di particolare proprietà di vari Privati, e che, sotto qualunque aspetto si voglia riguardare il Giuoco, sarà sempre vero che non cangerà di natura per essere piuttosto in due, che in Tre Teatri. Finalmente non vuole ora qui il Carcano porre sott’occhio cose che tutti vedono e sanno cioè il vantaggio che tale Teatro ha recato, come con ben naturale, a molti abitanti del Vasto Quartiere di P.a Romana, il maggiore abbellimento e lustro dato alla Città, la quantità di Persone che hanno, fin’ora, vissuto su tale stabilimento, l’emulazione che ha introdotto cogli altri Teatri, ed i grandi sagrifici che ne sono derivati al Proprietario; ma solo chiede il suddetto che tale sua domanda sia presa in via di equità, e di giustizia considerazioni tutte che non possono che eccitare l’ottimo nostro Governo ad averne un dovuto riguardo. Milano 4 maggio 1806 Umilissimo, Fedelissimo Suddito di V. A. I. Giuseppe Carcano Il documento riporta una scritta autografa del vicerè Eugenio in cui è detto che la lettera del Carcano deve essere inviata al ministro dell’Interno per averne un parere. (ASMi, Spettacoli pubblici, p. m., cart. 38) Doc. 21


!307 Nel Nome del Signore Iddio l’anno della sua nascita mille ottocento sette corrente l’Indizione decima giorno di giovedì venti del mese di Agosto Si premette che mediante Scrittura del giorno 12 Maggio dello scorso Anno 1804 il Sig.r Giuseppe Carcano ha affittato il di lui Teatro denominato Carcano situato giù del Ponte di P.a Romana compresi li Locali aggregati al medesimo al Sig.r Paolino Franchi colla solidale obbligazione del Sig.r Paolo Granzino per una Locazione d’anni cinque incominciata col giorno primo settembre di detto anno, e che dovrebbe terminare col giorno 31 Agosto del prossimo futuro Anno 1809 con tutti gli attrezzi, ordigni, Machine, Scene, Mobili, Cordaggi, e qualsivogliano altri oggetti diffusamente descritti nella successiva consegna per l’annuo Fitto di Lire dodici mille di Milano facienti L. 9210, 23 Italiane pagabile in tre rate eguali di quadrimestre in quadrimestre e sotto vari altri patti, e corrispettivi risultanti dalla detta Scrittura, alla quale ecc. Che interessando alli detti Signori Franchi e Granzino nonché alli loro Soci per varie circostanze di sciogliersi dal suddetto Contratto abbiano prima d’ora introdotta un amichevole trattativa col predetto S.r Locatore Giuseppe Carcano, in pendenza della quale siansi al medesimo S.r Carcano presentati gli infrascritti Sig.ri Somaglia e Comp. Appaltatori de’ Regi Teatri di questa Città offrendo di prendere essi in affitto lo stesso suddetto Teatro Carcano cogli uniti Locali nel caso di scioglimento del precedente affitto come sopra fatto alli suddetti Sig.ri Franchi e Granzino. Che il detto Sig.r Giuseppe Carcano, ritenuta la già come sopra esternatagli disposizione de’ predetti Sig.ri Franchi e Granzino ha conciliate e stabilite le massime colli detti Sig.ri Somaglia e Comp. per il nuovo Affitto del detto di lui teatro da farsi colli medesimi tostoché fosse ridotto ad effetto il concertato scioglimento del detto precedente Contratto. Che essendo tutte le succitate, ed infrascritte Parti perfettamente d’accordo nelle rispettive precorse intelligenze, ed altro non mancando che di devenire alla loro stipulazione mediante atto legale si sono perciò le Parti medesime costituite personalmente avanti di me Dottore Tomaso Righetti Notaro di residenza in Milano per l’effetto di quanto sopra, e quindi Gl’infrascritti Sig.ri Paolino Franchi Figlio del fù Sig.r Carlo di P. M. P. S. Giorgio al Pallazzo abitante nella Contrada di S. Vito al Carrobbio al Civico N. 3882 ed il S.r Segretario Gaetano Manni figlio del fù S.r D.re e C. C. don Giovanni Evangelista di P. O. P. S.t Stefano in broglio di Milano abitante nella Contrada del Duomo al Civico N. 446 nella qualità di Procuratore Generale del detto S.r Paolo Granzino come dal generale Mandato del giorno 15 settembre 1806 stipulato nella Città di Napoli, ed originalmente depositato ne’ Protocolli del S.r Dottore Gio. Rognati Notaro di Milano, come dal Patent dello stesso Mandato, che s’inserirà in fine del presente, che dichiara di usare della espressa facoltà conferitagli dal detto suo S.r Principale. Volontariamente ecc. Ed in ogni miglior modo ecc. Hanno concordemente rinunciato, e rinunciano, come ciascun d’essi ha rinunciato, e rinuncia al vigente affitto del detto Teatro Carcano, e a tutti li Locali aggregati al medesimo, non che agli effetti relativi all’uso, ed esercizio dello stesso teatro compresi nello stesso affitto come sopra fattogli dal Sig.r Giuseppe Carcano, e di cui nella succitata Scrittura 12 Maggio 1804, ed in qualunque successivo atto a tale oggetto stipulato fra essi Contraenti, in modo che col giorno 31 del prossimo futuro Mese di Agosto ritengono cessato, e risolto il detto affitto, e rilasciato a libera disposizione del detto S.r Giuseppe Carcano tanto il detto teatro denominato Carcano con tutti, e singoli li Locali compresi nel detto loro Contratto, e da essi fin’ora goduti, quanto tutti gli attrezzi, Cordaggi, Vestiari, e qualsivogliano altri oggetti nello stesso teatro, e ne’ suddetti Locali esistenti, quantunque in detti effetti sianvi compresi non solo quelli come sopra consegnatigli dal S.r Giuseppe Carcano, ma ben’anche vari altri delli detti Sig.ri Rinuncianti aggiuntivi, come risulterà dalla nuova Consegna da farsi entro il prossimo futuro Mese di settembre, salva la rispettiva condeguazione a risultanza della loro stima, che verrà effettuata prima della detta consegna, e salva pure la liquidazione de’ rispettivi loro Conti. Il detto, e infrascritto Sig.r Giuseppe Carcano figlio del fù S.r D.n Francesco di P. R. P. S. Nazaro in Broglio di Milano previa di lui dichiarazione, e protesta di voler essere liberato da ogni, e qualunque peso, ed impegno assonti tanto dal medesimo, e rilevati dai detti affittuari, quanto di quelli assonti dagli affittuari medesimi verso qualsivogliano persone inservienti, o addette al detto teatro accetta la detta rinuncia e cessazione di detto affitto come sopra da lui fatto del detto di lui Teatro Carcano, e di tutti gli oggetti compresi nel detto loro Contratto per il giorno 31 Agosto prossimo futuro, nel qual giorno rimarrà interamente a libera di lui disposizione con tutti gli effetti in eso esistenti, e di sopra enunciati previa la loro stima, e consegna per la corrispondente [parola non chiara] e liquidazione di Conti, e quindi Il medesimo Sig.r Giuseppe Carcano figlio, e abitante come sopra senza pregiudizio delle di lui ragioni, ed azioni verso li detti Signori Franchi e Granzino, e loro beni, nel caso, che dal risultato della liquidazione de’


!308 rispettivi loro Conti rimanesse tutt’ora Creditore verso li medesimi, ed anche d’ogni di lui ragione per il finale bilancio di riconsegna Volontariamente, ed in ogni miglior modo ecc. Ha liberato, e libera li suddetti Signori Paolino Franchi e Paolo Granzino dall’affitto da essi fatto del detto teatro Carcano, e Locali aggregati, quantunque tutt’ora duraturo per altri due anni, e degli obblighi tutti dalli medesimi assunti verso lo stesso S.r Carcano in dipendenza del detto Contratto, ed in vigore della detta Scrittura 12 Maggio 1804, e di qualunque successiva Scrittura, o Strumento, in modo che col giorno 31 Agosto prossimo futuro viene a cessare anche la corrispondenza del Fitto convenuto, e l’interesse stabilito sul prezzo, e valore de’ detti effetti consegnati. E tutto ciò a reciproco, e vicendevole accettazione, e stipulazione e sott’obbligo de’ rispettivi loro Beni, e rispetto al detto S.r Manni de’ Beni del detto S.r Granzino di lui Principale per l’osservanza ed adempimento delle cose premesse. Inerendo poi al detto nuovo Contratto stabilito fra detto S.r Giuseppe Carcano e li detti ed infrascritti Sig.ri Somaglia e Comp. stesso suddetto, ed infrascritto Sig.r Giuseppe Carcano. Spontaneamente ecc. Ha investito ed investisce di fitto semplice e come meglio ecc. Li predetti, ed infrascritti Signori Somaglia e Comp. Appaltatori de’ Regi teatri di Milano che accettano, stipulano, s’investiscono e si obbligano come abbasso. Nominativamente del detto Teatro denominato Carcano di proprietà del S.r Locatore sito giù del Ponte di Porta Romana al Civico N….con tutti li Locali ad esso aggregati, e Luoghi d’affitto, come vennero fin’ora tenuti in affitto dalli sunnominati Signori Franchi e Granzino, e come verranno diffusamente identificati, a seguito nella futura Consegna con tutti gli effetti in esso attualmente esistenti di ragione del S.r Locatore e di cui abbasso. Parimenti di un Salone grande così detto delli Pittori situato nella Casa Contigua al detto teatro,al Civico N…. al Primo Piano superiore alla [parola non chiara] di Legna servibile alli detti Signori Conduttori per far dipingere le Scene, e per quegli altri usi che troveranno convenienti. La qual Locazione si è tutta, e si fa dal detto S.r Carcano Locatore, e rispettivamente si accetta dalli Signori Conduttori per anni sei consecutivi, che incominceranno col giorno primo decembre del corrente Anno 1807, e termineranno col giorno 30 Novembre del futuro Anno Mille ottocento tredeci, a riserva del suddetto Salone che dovrà essere a disposizione de’ Signori Conduttori da questo giorno in avanti per essersi così convenuto. Per l’Annuo Fitto, rispetto alli primi due Anni, cioè dal primo dicembre 1807 al 30 settembre 1809 di Lire dodeci Mille di Milano equivalenti a L. 9210.23 Italiane per cadaun Anno, e rispetto alli rimanenti quattro Anni della presente Locazione di sole Lire Undici Mille di Milano facienti L. 8492.71 Italiane, e sempre di semestre in semestre maturato, cominciando il pagamento della prima rata alla fine del Mese di Marzo del prossimo futuro Anno 1808, e così proseguendo di termine in termine, e di Anno in Anno finché dureranno le forze del presente Contratto. In oltre il presente affitto si è conciliato, e stabilito sotto li seguenti Patti, e corrispettivi da ritenersi correlativi, corrispettivi, individui, reciproci, e formanti individualmente un sol Contratto col Fitto come sopra convenuto. P.mo Il S.r Locatore durante la presente Locazione oltre al detto fitto avrà a di lui disposizione senz’obbligo di alcun pagamento, o compenso li seguenti sei Palchi nel detto teatro Carcano, cioè il N. primo in prima fila alla sinistra entrando e li N. uno e due in seconda fila alla sinistra entrando, il Numero dodici alla sinistra entrando e li N. 6 e 12 in quarta fila alla sinistra entrando, per il tempo in cui si dassero qualsivogliano Spettacoli o rappresentazioni nel suddetto teatro. 2. Il medesimo Sig.r Locatore durante la presente Locazione avrà pure per esso, e sua Famiglia l’entrata gratis in detto teatro Carcano, come la gode attualmente. 3. Per tutto il tempo di questa Locazione si darà altresì per il S.r Locatore, e sua Sig.ra Moglie la Porta gratis nel Regio Teatro della Scala. 4. Il Custode nel detto Teatro Carcano dovrà essere nominato dal detto Sig.r Locatore Carcano, al quale si corrisponderà dalli Signori Conduttori la mercede di annue L. 400 di Milano facienti L. 307.1 Italiane oltre il di lui alloggio che gode attualmente nello stesso teatro; resta inteso che in caso che il detto Custode fosse mancante al proprio dovere, o infedele, o incapace ad eseguire le proprie incombenze, saranno in diritto li Signori Conduttori di dimetterlo, ed al S.r Carcano competerà la nomina di un altro Custode da surrogarsi. 5. Nel detto Affitto si ritengono compresi tutti, e singoli li Locali annessi, e connessi, che sono attualmente goduti dalli detti Signori Franchi e Granzino, oltre il detto Salone grande de’ Pittori di cui sopra, e sono parimenti compresi tutti gli attrezzi, vestiario, Macchine, Scene, Cordaggi, Arganti, oggetti d’illuminazione, Mobili de’ Palchi, Platea, Ridotti, e Camerini de’ Virtuosi, e di quelli dell’Impresa che sono in oggi esistenti di ragione del detto Locatore Carcano.


!309 6. Di tutto quanto sopra se ne farà un esatto Inventario, che sarà eseguito entro il prossimo futuro Mese di novembre, e firmato da ambe le Parti, e li Conduttori saranno tenuti a farne la restituzione in fine di Locazione, salva la vetustà, ed il naturale deterioramento. 7. Nel solo caso che il detto Teatro Carcano si dovesse dal detto Proprietario vendere al Governo (eccettuato qualunque altro Acquirente) sarà sciolto il presente affitto per la fine di novembre dello stesso Anno, in cui avrà il Governo fatto il detto Acquisto, sempreché li Signori Conduttori siano preavvisati sei mesi prima, ed in tal caso di scioglimento d’affitto si abbonerà dal S.r Locatore alli Signori Conduttori, due Mille Scudi di Milano effettivi in piena tacitazione d’ogni loro proponibile pretesa. 8. Nel surriferito caso sarà però tenuto il S.r Locatore di stipulare col Governo il Contratto di vendita del suddetto teatro in modo che li Signori Conduttori siano esenti dall’obbligo di dover mentenere quel qualunque Contratto che si fosse da essi precedentemente stipulato con qualsivogliano Attori, o con qualunque Compagnia. 9. Il detto Affitto s’intende fatto a tutto rischio, e pericolo delli Conduttori sotto però le seguenti modificazioni, di maniera che per qualsivoglia caso fortuito, o per qualunque così detto Fatto di Principe dovesse rimanere chiuso il detto Teatro per giorni quindici consecutivi, non avranno essi diritto a pretendere dal Sig.r Locatore alcun bonifico, o ristoro, sia nel caso poi che il tempo in cui dovesse rimanere inoperoso il detto Teatro fosse maggiore del di sopra espresso, si dovrà dal S.r Locatore fare la diminuzione del Fitto a rateo di tempo cominciando dal giorno del sopravvenuto impedimento in avanti, e col ragguaglio del Dietim, e qualora poi venisse chiuso il detto Teatro continuatamente, in allora s’intenderà tosto sciolto il presente affitto, per essersi anche de’ suaccennati casi avuto riguardo nella costituzione del Fitto. 10. Li Signori Conduttori dovranno tener indenne, e rilevato il S.r Locatore da qualsivoglia peso potesse venir imposto per parte della Polizia, della Direzione de’ teatri e del Governo relativamente al detto teatro Carcano, ed all’esercizio del medesimo. 11. Tutte le riparazioni del Palco Scenico, e Macchinismo saranno a carico de’ Signori Conduttori, e qualsivogliano altre riparazioni sia di Mobili, che de’ suddetti locali compresi in questo Contratto saranno a carico del S.r Locatore, ben inteso però, che il detto Palco Scenico, e Macchinismo sia consegnato a stato servibile. 12. Occorrendo alli Signori Conduttori di fare qualche variazione nel detto teatro, e ne’ Locali aggregati potranno eseguirle previa però la partecipazione al S.r Locatore, ed in questo caso saranno essi tenuti di ripristinare il tutto in fine di Locazione. 13. Tutti li Soci componenti l’appalto de’ Regi Teatri di questa Città Conduttori del detto teatro Carcano si ritengono solidalmente obbligati per l’osservanza ed esatto adempimento del presente Contratto. 14. Il detto teatro si affitta senza verun obbligo alli Signori Conduttori di tenerlo aperto; ben inteso però che esso non potrà servire ad altri usi, fuorché ad uso di Teatro. 15. Sarà lecito alli Signori Conduttori di subaffittare il detto Teatro colli Locali annessi, ritenuta la loro obbligazione e responsabilità per l’osservanza del Contratto, e de’ relativi Patti. 16. Le spese del presente Instromento e di una Copia del medesimo da darsi al S.r Locatore fra giorni quindici dopo la stipulazione, e quelle pure della Tassa di Registro tanto fissa, che proporzionale saranno a carico delli Signori Conduttori; le spese però della Consegna, e riconsegna e rispettivo Inventario saranno a carico per metà delle dette parti Contraenti. Per l’osservanza delle quali cose tutte e di ciascuna di esse, le dette, ed infrascritte Parti hanno obbligato, ed obbligano, cioè il detto S.r Giuseppe Carcano la di lui Persona, e Beni, ed in specie il summentovato di lui Teatro, e locali annessi, e li detti Signori Conduttori le rispettive loro Persone, e Beni, ed in specie gli effetti, ed attività tutte del detto loro Sociale Appalto de’ Regi teatri di Milano. Il tenore poi del Mandato Generale fatto dal S.r Paolo Granzino nel S.r Segretario Gaetano Manni è il seguene Pongasi A. E previa la lettura, e pubblicazione fatta alle Parti del premesso Instromento, e certificate le stesse dell’importanza del contenuto nel medesimo, e del susseguito ragguaglio monetario in una delle sale superiori della Casa d’abitazione del S.r Luigi Attendolo Bolognini altro de’ Signori Conciliatori nell’Ufficio di Pace situato in P. O. P . S.ta Maria de’ Servi in S.t Pietro dell’Orto al N. civico 910 il tutto alla presenza di Giuseppe Belloni del fu Cesare di P. O. P. S.ta Maria de’ Servi al civico N. 910 ed Angelo Galli figlio del fù pietro di P. O. P. S. Fedele Contrada di Soccina al N. 914 Testimoni assunti noti, ed idonei si sono le dette parti unitamente ai testimoni, e me Notaro quivi sottoscritte. Gaetano Manni Procuratore come sopra Paolino Franchi Giuseppe Carcano Gaetano Garbagnati Procuratore del S.r Antonio Somaglia Giuseppe e fratelli Villa Giuseppe Crivelli


!310 Giuseppe Belloni fui presente per testimonio Angelo Galli fui presente per testimonio Dottore Gio. Tomaso Righett Pubblico Notaro di Milano il quale sono stato rogato del premesso istromento da me sottoscritto col segno del mio Tabellionato, ed attesto d’avere vedutto firmarsi di loro pugno e carattere le sottoscritte Parti e Testimoni. Al documento precedente è allegata la procura fatta da Paolo Granzino nei confronti di Gaetano Manni datata 15 settembre 1806. (ASMi, Fondo notarile, notaio Righetti Gio. Tomaso fu Francesco Bernardo, cart. 47923, doc. 1059) Doc. 22 Altezza Imperiale Il decreto di V. A. I. portante la fissazione dei Giuochi d’azzardo nei due teatri della Scala e Carcano trae seco, oltre gli oggetti in esso saggiamente contemplati, l’ottima conseguenza, che rimanendo aperto, ed in attività il detto Teatro Carcano, a motivo dei Giuochi suddetti, viene ad essere così tolto il dannoso e sordido Monopolio, che volevasi fare dagli Appaltatori del R.° Teatro della Scala col tenerlo chiuso a danno del Proprietario, a svantaggio del Pubblico, specialmente del bello, e popolato Quartiere di P.a Romana, ed a disdoro di una Metropoli, in cui la Sovrana Munificenza procura di sempre più promuovere l’emulazione fra le belle Arti, e l’incremento della pubblica istruzione. In tale stato di cose, consta al Proprietario del detto teatro Carcano Umilissimo, e Fedelissimo Suddito di V. A. I. che ancora si tenta dall’irrequieta, e forse anco non ben calcolata avidità di guadagno dell’impresa del R.° Teatro della Scala di cercare con nuove cabale, ed insussistenti, ed erronee ragioni di ottenere un’altro Decreto, col quale ottenere, che nuovamente vengano levati i giuochi dal Detto Teatro Carcano. Siccome dunque la base di un tale maneggio tutta si raggira, in ultima analisi, sul privato interesse dei detti appaltatori, e a danno altrui, come si è dimostrato; così osa il Sottoscritto di umilmente ricorrere ai piedi del Trono, onde conseguire, che V. A. I., ove lo creda del caso, come il Supplicante ha tutto il motivo di lusingarsene; voglia degnarsi di prendere in giusta considerazione l’esposto, ed in conseguenza tenere fermo lo stabilimento dei Giuochi d’azzardo nel Detto Teatro Carcano, a norma del già emanato Decreto. Di V. A. I. Umilissimo, Obbedientissimo, Fedelissimo Servo, e Suddito Giuseppe Carcano Milano li 11 Agosto 1808 (ASMi, Spettacoli pubblici, p. m., cart. 38) Doc. 23 Regno d’Italia Gli Appaltatori de’ Regi teatri di Milano al Sig.r Brentano de’ Grianty Direttore di Ridotti ne’ Regi Teatri, e Vice Direttore del Teatro alla Scala Sig.r Direttore Nel riscontrare il venerato di lei foglio del 19 corrente abbiamo l’onore di assicurarle che li Teatri Carcano e Lentasio furono dall’Impresa presi in affitto nella semplice considerazione, che il possedimento di questi potesse giovare al servizio de’ due Regi Teatri; e cioè deve eliminare ogni qualunque idea di monopolio di cui ci viene fatto carico. La mente nostra in tale operazione ebbe in vista di agevolare il successo delle molteplici nostre faccende, e giammai a procurarci una privativa; preghiamo il Sig.r Direttore di far conoscere a S. A. il Sig.r Ministro dell’Interno la purità delle nostre intenzioni in tale proposito. Per distruggere poi col fatto la taccia di monopolisti mettiamo a disposizione del R. Governo, o di chi lo vuole il Teatro Carcano da questo giorno sino a tutto il mese di Novembre 1810, obbligandosi noi stessi al pagamento dell’affitto per l’intiera Annata; onde chi lo prende l’averebbe senza spesa alcuna d’affitto. Non possiamo in modo alcuno disimpegnarsi dal Lentasio, mentre per effetto di un accordo preso da S. E. il Sig.r Conte Annoni, previa la superiore approvazione di S. A. I. viene per alcuni giorni occupato da una Compagnia comica assoldata da noi, come ben sa il Sig.r Direttore, la quale passa dalla Canobbiana al Lentasio.


!311 In tal guisa distrutta ogni idea di Monopolio (sottoponendosi sempre agli rispettabili ordini superiori) ci rimane la speranza di essere alleggeriti dal peso di pensare all’aprimento del Teatro Carcano, mentre siamo persuasi che in vista dell’offerta come sopra si troveranno più Impresari disposti ad assumere tale Impegno preghiamo quindi con tutto lo spirito il Sig.r Direttore a voler appoggiare questa nostra istanza, anche ad oggetto di potere noi attendere con maggiore tranquillità il disimpegno di tutto ciò che ha rapporto a Spettacoli de’ Teatri Regi, di cui abbiamo l’onore d’essere Impresari. Approfittiamo di questa occorenza per ricordare al Sig.r Direttore li sentimenti della nostra più distinta Considerazione. Devot.mi Obblig.mi Servitori Somaglia Crivelli Villa Milano li 17 xbre 1809 (ASMi, Spettacoli pubblici, p. m., cart. 39) Doc. 24 (non datato) Gli Appaltatori de’ Regi Teatri di Milano al Sig.r Brentano de Grianty Direttore de’ Ridotti ne’ sovraindicati Regi Teatri Sig.r Direttore Con il riverito foglio in data di ieri si compiacque il Sig.r Direttore di significare agli Appaltatori de’ Regi Teatri di questa Comune, che i due Teatri Carcano e Lentasio devono essere aperti con rappresentazioni abbastanza decenti pel Luogo, e per la Città, e che in proposito gli abbiano a comunicare al più presto le loro intenzioni, onde possa riferirlo a S. E. il Sig.r Conte Ministro dell’Interno da cui ne tiene la commissione. In riscontro al citato foglio gli fanno primieramente presente gli Appaltatori, che nella circostanza di ritrovarsi i medesimi investiti dei due Regi Teatri per un seiennio ebbero più d’una volta a convincersi della necessità di avere degli altri Locali per servirsene, segnatamente nel caso d’impedimento, od altro, attesa la nota angustia di Locali nel teatro Scala, e per essere il medesimo sempre aperto. Dietro questa considerazione, e non già per altre mire indirette, si determinarono a prendere in affitto anche i due Teatri Carcano e Lentasio unitamente ai rispettivi loro locali, il primo di quali trovavasi affittato alla compagnia Grancino, la quale già da vari anni lo teneva chiuso per le gran perdite sofferte; e l’altro al Sig.r Gius. Garavaglia, e quindi ai 20 Agosto del 1807, mediante Istromento ricevuto dal notaro D.r Righetti, e mediante altro atto dei medesimi giorno, mese, ed Anno presero in affitto li rammentati due Teatri per sei anni che termineranno col 30 novembre 1813. Tanto nel teatro Carcano, quanto in quello del Lentasio si fecero varie Rappresentazioni dopo che i medesimi si ritrovano affittati agli Appaltatori allor quando si presentarono loro delle buone Compagnie, ed i Teatri non si trovarono altrimenti occupati. Ciò che è certo si è che sì nell’uno, che nell’altro Teatro si fanno le prove delle opere e dei Balli, e si tengono quasi sempre occupati dai Pittori, siccome lo è al presente il Teatro Carcano in cui si dipingono le scene per gli Spettacoli del prossimo Carnevale. Dappoiché non da viste di interesse, ma dal desiderio di meglio servire il Pubblico furono mossi gli Appaltatori a caricarsi del peso delle indicate due affittanze, e dappoiché stipularono nelle medesime persino il disobbligo di tenerli aperti, non sanno essi comprendere per qual titolo si vogliono ora eccitare a riaprire li detti due Teatri, mentre non ignorano che a norma del loro contratto stipulato col Real Governo li 29 Aprile 1806 essi si sono obbligati a tener aperti due soli Teatri Regi cioè quello della Scala, e quello della Canobiana, ed a fornire in essi i spettacoli convenuti, non mai a tenere aperti altri Teatri, ed a tenere in essi perpetuamente dei Spettacoli per cui a termini anche della vegliante Legislazione non possono essere a ciò costretti. Quantunque siano certi gli Appaltatori, che per le sovraesposte ragioni svanirà qualunque sinistro concetto, che forse si fosse concepito sulle loro intenzioni, e che verrà riconosciuto e rispettato il loro diritto di disporre dei due Teatri come ad essi spettanti per titolo oneroso; tuttavia (qualora amasse il Real Governo di prevalersene) si dichiarano disposti a cedere al medesimo i vigenti loro contratti d’affitto; a condizione però di essere tenuti indenni e rilevati d’ogni e qualsivoglia pretesa, o molestia dei rispettivi Locatori. In questi sensi, si danno l’onore gli Appaltatori di rassegnare al Sig.r Direttore i loro distinti rispetti Umil.mi ed Obblig.mi Servitori Giuseppe Crivelli per l’appalto


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(ASMi, Spettacoli pubblici, p. m., cart. 39) Doc. 25 NAPOLEONE I PER LA GRAZIA DI DIO E PER LE COSTITUZIONI IMPERATORE DE’ FRANCESI, RE D’Italia E PROTETTORE DELLA CONFEDERAZIONE RENANA EUGENIO NAPOLEONE di Francia, Vice-Re d’Italia, Arcicancelliere di Stato dell’Impero Francese, Principe di Venezia, e Luogotenente di S. M. I. e Re per il Comando in capo dell’Armata d’Italia, a tutti quelli che vedranno le presenti salute NOI in virtù dell’Autorità che ci è stata delegata dall’Altissimo ed Augustssimo Imperatore e Re NAPOLEONE I. nostro onoratissimo Padre e graziosissimo Sovrano Considerando che a motivo del monopolio de’ Teatri di Milano fatto dagli appaltatori de’ Regi Teatri è stato defraudato il pubblico di Spettacoli abbastanza interessanti, e decenti quali si convengono al decoro della Capitale del Regno. Sopra Rapporto del Ministro dell’Interno e salvi quegli ulteriori provvedimenti che si troveranno giusti e convenienti. Decreta Art. 1° E’ vietato agli appaltatori de’ Regi Teatri di prendere in appalto direttamente o indirettamente qualunque altro Teatro di Milano. Art. 2 Sono dichiarati sciolti tutti i contratti di tal sorta fatti dai medesimi, e particolarmente quelli de’ Teatri Carcano, e del Lentasio, rimanendo a loro carico li compensi da farsi ai proprietari per la rescissione. Art 3 Scoprendosi che si contravvenga in avvenire a quanto si dispone nell’art. 1° sarà stabilito per il corso di sei anni alla porta d’ingresso nel Teatro un Commesso degli ospitali di Milano, che riceverà il prodotto dei biglietti d’ingresso per essere applicato a profito degli Ospitali. Art. 4 Il Ministro dell’Interno è inaricato dell’esecuzione del presente decreto. Dato in Milano li 9 Marzo 1810 Eugenio Napoleone Pel Vice Re Il Consigliere Segretario di Stato A. Strigelli (ASMi, Spettacoli pubblici, p. m., cart. 39) Doc. 26 Regno Lombardo Veneto Oggi giorno di giovedì 27. Ventisette febbrajo 1845 – mille ottocento quarantacinque Regnando S. M. l’Imperatore e Re Ferdinando Primo davanti a me pubblico Notajo, residente in Milano ed alla presenza degli infrascritti testimonj noti, idonei Personalmente cosituiti Il Nobile Sig. Francesco Carcano del fu Nobile D. Giuseppe Tenente Colonello, Ciambellano di S. M. I. R. et Ciambellano di servizio di S. A. I. il Principe Arciduca ViceRe domiciliato in Milano C.da di S. Ambrogio dei Disciplini N.° 4220 Spontaneamente ha fatto e fa vendita dato in proprio libero e come meglio Ai Signori Giacomo, Pietro e Giuseppe fratelli Martinetti del vivente Sig. Gio. Battista Fabbricatori di stoffe e Commercianti [parola non chiara] domiciliati in Milano C.da della Pasarella N.° 509 che acquistano


!313 e stipulano anche per gli altri fratelli Antonio e Carlo in comunione tutti fra di loro, essendo al presente [parole non chiare] due rappresentati dall’altro fratello Sig. Giacomo in qualità di loro Procuratore Generale costituito per rispetto ad Antonio dimorante in Vienna Capitale della Monarchia Austriaca dal Mand.o 27. 8bre 1842 e per rispetto a Carlo dimorante in Firenze dal Mandato 31 8bre 1842 i quali due Mandati debitamente legalizzati nelle vie diplomatiche vengono qui uniti A per copia concordata colla copia autentica edita dall’I. R. Archivio Notarile di Milano unita all’Ist.o a mio rogito 9 novembre 1844. Nominativamente della quinta parte ad esso Nobile venditore spettante e da lui posseduta indivisamente cogli Acquirenti Proprietarj d’altri due quinti e coi Nobili fratelli Cesare, ed Alessandro a cui spettano i residui due quinti del caseggiato detto di S. Lazzaro con l’annesso locale del Teatro Carcano in Milano costituente altre volte il Monastero e Chiesa delle soppresse Domenicane di S. Lazzaro stato venduto dall’Economato dei Beni Nazionali all’ora fu Nobile Giuseppe Carcano cogli Istromenti 23 agosto 1802, 5 aprile 1803 ambedue rogati dal fu D.n Giovanni Battista Riva Notaro di Milano, marcato esteriormente coi civici N. N. 5361. 5362. e descritti nelle tavole censuarie a parte del N.° 40 1/3, quaranta ed un terzo surrogate alla lettera B sull’estimo di S 3799.1.2, scudi tremila settecento novantanove lire una ottavi due, al qual Caseggiato e Teatro annesso fanno coerenza, a levante in parte fabbricato di S. E. il Sig. Conte Melerio, Persona dichiarata dal Sig. Conte Francesco Dal Verme, ed in altra poca parte Scuderia già Ortaglia dei Signori Fratelli Negri quond. Alfonso, a mezzogiorno, in parte corte e casa del Sig. Gariboldi, ed in parte corte e casa dei Signori Paolo, Mario e Teresa fratelli e Sorella Furlani; a ponente in parte ed in tre riprese il sud.o Caseggiato Furlani ed in parte il corso di P.ta Romana, ed in altra parte casa del Sig. Giuseppe Agnelli, ed il così detto Albergo delle due Spade degli eredi della fu Sig.a Contessa di Fulvia Bigli ved.a Crivelli, ed a tramontana in parte casa e corte di detto Sig. Giuseppe Agnelli, in parte il sud.o Albergo delle due Spade ed in altra parte ancora la corte annessa al ridetto caseggiato Dal Verme ora Melerio ed attigua Ortaglia e come trovasi più ampiamente descritto e coerenziato il sud.o stabile nella relazione degli Ing. Gio. Battista Talacchini ed Antonio Macchi del giorno 4. quattro novembre 1845 negli atti dell’I. R. Tribunale Civile di Milano rassegnata la stesso anno al N.° 35505 Con tutti i fissi ed infissi propri di detti stabili e specialmente parlando del teatro, colle [parola non chiara] al medesimo annesse di scene, macchine, mobiglie, oggetti d’illuminazione, compreso il gran Lampadario della Platea, cordami, e tutto ciò infine che forma pertinenza del detto Locale e Teatro a norma degli Inventarj esistenti presso l’Agente e Custode Sig. Carlo Palazzi ed a norma della più dettagliata inventarizzazione facente parte della suddetta relazione Talacchini e Macchi e ben inteso sempre per la quinta parte spettante a desso sig. Venditore. Al quale è pervenuta in proprietà il detto quinto in conseguenza delle transazioni e patti occorrenti nella famiglia del fu D. Giuseppe Carcano alla quale appartiene esso Sig. Venditore come altro dei figli e delle quali transazioni e patti risulta dagli atti 23 8bre 1829 e 4 maggio 1830 – 11 febbrajo 1831 nei rogiti Della Croce fu Notaro di Milano Colle ragioni e servitù attive e passive, apparenti e non apparenti che ai detti Nobili e relativa loro porzione di proprietà indivisa [parola non chiara] aspettar possano nello stato in cui presentemente si trovano, ponendosi e surrogandosi essi stessi Acquirenti in luogo, ragione e stato del Nobile Sig. Venditore, colle clausole abdicative e traslative del dominio, posesso e quasi con tradizione simbolica e convenzionale mediante dichiarazione di costituto possessore, costituzione di [parola non chiara] procuratore [parole non chiare] con promesse ed obbligo della manutenzione e difesa in forma comune e di ragione Per il prezzo così d’accordo convenuto di L 133.000 dico lire cento trentatre mila austriache in buone valute d’oro e d’argento, al corso [parola non chiara] bontà delle veglianti Tariffe In conto del qual prezzo, ed anche a titolo di caparra di contratto il Nobile Sig. Venditore confessa di avere ricevuto in buoni danari dai detti fratelli Martinetti L 5000 dico lire cinque mila austriache e ne rilascia corrispondente quietanza Le residue L 128.000 dico lire cento ventotto mila austriache a compimento e saldo di detto prezzo, saranno da pagarsi in tre distinte rate delle quali la prima di L 40.000 dico lire quaranta mila austriache col giorno di S. Michele pross.o futuro 29 Settembre 1845 – ventinove settembre mille ottocento quaranta cinque, col qual giorno incomincerà a favore degli Acquirenti il godimento e naturale possesso del detto quinto indiviso di proprietà, e sarà quindi ai medesimi conceduto di far seguire nelle tavole censuarie il relativo trasporto d’estimo; la seconda rata di L 44.000 dico quarantaquattro mila austriache sarà pagata alla fine di anni tre - 3 - successivi al giorno di S. Michele pross.o futuro e quindi scadente col giorno di S. Michele 29 settembre 1848; la terza ed ultima rata di simili lire quarantaquattro mila – L 44.000 austriache verrà sborsata di mano in mano che saranno estinti i pesi vitalizi ed altre passività da cui trovasi affetto ipotecariamente il detto quinto di proprietà stabile e sarà fatto constare dalla cancellazione o riduzione delle relative iscrizioni previo sempre l’avviso di mesi due


!314 In caso di mora, che non si crede, al pagamento della prima rata decorrerà sulla medesima l’interesse del 5 % cinque per cento all’anno e rata senza pregiudizio d’ogni ragione del Nobile Sig. Venditore pel conseguimento di detta porzione di prezzo e di qualsiasi altro rimedio di legge pervenibile da detta mora Sulle altre due rate poi decorrerà, fino all’effettivo loro pagamento, dal giorno 29 settembre pross.o fut.o l’interesse in ragione del 4 1/2 % quattro e mezzo per cento per la prima di esse cioè per quella scadente col giorno 29 settembre 1848, e nella misura del solo 4 ¼ % quattro ed un quarto per cento per l’ultima; i quali interessi saranno da pagarsi all’anno e rata di semestre in semestre Il presente contratto non s’intenderà perfezionato che col pagamento da farsi al tempo convenuto come sopra della prima rata di prezzo; all’atto del qual pagamento sarà costituita l’ipoteca sul quinto di proprietà cadente in contratto per garanzia del residuo prezzo capitale ed interessi Non incominciando il godimento a favore degli Acquirenti che col giorno di S. Michele pros.o fut.o il Sig. D. Francesco Carcano continuerà ad esigere le pigioni del caseggiato e Teatro Carcano anche per due quinti già di ragione dei fratelli Martinetti come successi per istromento di permuta a mio rogito 9. 9bre 1844 al Nobile Sig. Avvocato D. Diego Carcano. Sarà però obbligato esso Sig. D. Francesco Carcano di presentare prima della prossima Pasqua di risurrezione ai fratelli Martinetti il conto delle pigioni riguardanti il detto Caseggiato e Teatro pel semestre in corso cioè pel semestre dal S. Michele pros.o pas.o alla Pasqua ora detta, e le pigioni maturabili anticipatamente dalla Pasqua stessa in avanti verranno divise fra i Comproprietarj pro rata della loro civile salvo il contributo per le riparazioni e carichi prediali Le riparazioni occorribili nel corrente anno locatizio agli stabili suddetti saranno economicamente determinate dal Sig. Architetto Giacomo Moraglia in qualità di compromissario inapellabile delle Parti per rispetto ai tre quinti da loro rappresentati Il Sig. D. Francesco Carcano dichiara che il quinto da lui venduto non è affetto che alle seguenti iscrizioni cioè: quelle a favore dei fratelli Nobili Gio [parola non chiara] Giacomo Carcano fu Sig. D. Francesco per garanzia di pensione vitalizia d’annue L 3045.51 austriache per ciascuno degli iscritti attivi e quindi di complessive L 9136.53 la quale annualità vitalizia complessiva trovasi però ora ridotta a sole milanesi L 7023. dico lire sette mila ventitrè circa, come esso Sig. Venditore dichiara, e di cui incombe al Venditore la quinta parte. Tali iscrizioni sussistono in forza delle Note 21 e 22 gennajo 1842 N.° 294. 295. 311 Quella in data 25 aprile 1836 N.° 1525 a favore del Nobile Sig. Lorenzo Carcano quond. D. Giuseppe per garanzia di L 9987.97 austriache, pagabili a misura che cesseranno i suddetti vitalizi a favore dei fratelli Carcano quond. Francesco e delle quali austr. L 9987.97 ove incombe pure una quinta parte ad esso Sig. Venditore Le due iscrizioni 11 dicembre 1841 N.° 4714. 4715 a favore D.a Luigia Olivazzi vedova Carcano per garanzia di cagioni dotali e di controdote in L 60.000 milanesi non che per garanzia di L 3628.13 milanesi pensione vitalizia, e delle quali passività incombe sempre una quinta parte al Nobile Sig. Venditore Promette quindi e si obbliga esso Sig. D. Francesco Carcano di tenere sollevati ed indenni li acquirenti fratelli Martinetti da ogni molestia e spesa provenibile da dette passività ipotecarie ed a garanzia di detto diritto ed obbligo di indennità si ritiene vincolata la terza porzione di prezzo pagabile come sopra all’estituzione graduale di dette passività, del qual vincolo sarà pure facoltativo agli Acquirenti di far seguire ogni analogo annotamento in margine all’Iscrizione che dal Sig. Venditore venisse presa per garanzia del pagamento di detta terza porzione di prezzo Si obbliga poi il Nobile Sig. Venditore di giustificare prima del giorno di S. Michele pros.o fut.o cogli opportuni certificati censuarj ed ipotecarj lo stato come sopra dichiarato delle ipoteche afficienti il quinto per rispetto al di lui nome, ed afficienti l’intiero stabile per rispetto al nome de’ suoi datari risalendo al primo aprile 1806 Si obbliga poi il Sig. D. Francesco Carcano di consegnare pel giorno di S. Michele pros.o agli Acquirenti col concorso dei fratelli D. Alessandro e D. Cesare Carcano o loro Rappresentanti tutti i documenti di provenienza e relativi agli stabili suddetti, quali Egli ritroverà in buona fede di avere presso di se Le imposte prediali del quinto cadente in contratto saranno a carico degli Acquirenti, incominciando colla prima rata del pross. fut. anno camerale 1845-1846 Nella prima rata del prezzo da pagarsi col giorno di S. Michele pros.o fut.o saranno compensati cogli Acquirenti gli interessi in ragione del 4 ½ % da oggi al suddetto giorno di S. Michele pros.o fut.o sulle L 5000 austriache da essi Acquirenti sborsate come sopra Il premio annuo d’assicurazione degli incendj scadente col giorno 10 settembre pros.o fut.o sarà pagato dagli Acquirenti anche per la parte del quinto dedotto in contratto Sebbene il godimento non incominci negli Acquirenti che col giorno di S. Michele pros.o fut.o, pure si dichiara che la proprietà di detto quinto cede fin d’ora a comodo ed incomodo, rischio e danno degli Acquirenti stessi


!315 Le obbligazioni assunte dai fratelli Martinetti si intendono o si dichiarano fra loro tutti, tanto per quelli intervenuti al presente atto, che per quelli non intervenuti e quindi obbligati tutti per ciascuno e viceversa già per essi stessi che per i loro eredi e successori I pagamenti del prezzo ed interessi dovranno pagarsi in Milano alle casa e mani del Nob. Sig. Venditore Le spese del presente atto e di una copia autentica pel Sig. Venditore, sono a carico dei fratelli Martinetti e così pure le spese dell’iscrizione ipotecaria, sua eventuale rinnovazione riduzione e cancellazione per il residuo prezzo. Loro pure a carico di essi fratelli Martinetti le spese pel pagamento del prezzo in quanto alla porzione libera, ma quelle per i pagamenti della porzione vincolata e relativa riduzione ipotecaria sono a carico del Nob. Sig. Venditore a meno che tale pagamento di porzione vincolata fosse fatta in una sola volta poiché allora le spese saranno a carico degli Acquirenti Lo che tutto approvando le suddette Parti hanno [parole non chiare] di attendere ed osservare in piena buona fede rimesso ogni esecuzione E richiesto io Notaio conoscente delle Parti ho steso il presente atto da ritenersi in originale nelle mie abbreviature ove sono state rogate Fatto, letto e pubblicato cogli inserti a chiara ed intelligibile voce in una sala ad uso studio con luce verso strada di [parola non chiara] dell’abitazione di me Notajo sottoscritto situata in Milano Piazza del Teatro Filodrammatico civico N.° 1811 al secondo piano presenti per testimonj li SS.ri Santo Rossi del vivente Giuseppe e Gaetano Stamenghi del vivente Gio. Ant.o, entrambi domiciliati in Milano il primo in C.da di S. Michele sul dosso civico N.° 2951 ed il secondo C.da del Rovello civico N.° 2304 qui sottoscritti colle Parti e con me Notajo per ultimo Francesco Carcano Giacomo Martinetti anche qual Procuratore Giuseppe Martinetti Pietro Martinetti Santo Rossi testimonio Gaetano Stamenghi testimonio D. Alberto Parola del fu Giuseppe Notajo resid. in Milano Seguono due allegati Allegato A del N. 1088 del Repertorio Allegato A del N. 1016 del Repertorio Allegato N. 1 Vienna li 27. 8bre 1842 Gli infrascritti Giuseppe ed Antonio fratelli Martinetti figli del vivente Giovanni Battista abitanti in questa Capitale essendo indivisi ed in comunione di sostanza con gli altri loro fratelli Giacomo, Carlo e Pietro Martinetti, col presente atto per se e suoi eredi costituiscono e deputano in loro procuratore generale il proprio fratello Giacomo Martinetti abitante in Milano, conferendo al medesimo ogni e più ampia facoltà di rappresentarli ed agire in loro nome e vece, in tutti gli affari risguardanti la loro comunione fraterna, ad acquistare e vendere pel comune loro interesse, qualunque stabile e ragioni pel quel prezzo, patti e condizioni che esso Procuratore crederà convenienti; ed assumere qualsivoglia obbligazione anche nella via solidale pel pagamento del prezzo degli acquisti, pagare ed esigere le somme di prezzo, ritirare e rilasciarne le opportune quittanze e liberazioni; così pure ad acconsentire al trasporto censuario dei Beni venduti a favore dell’Acquisitore e viceversa ottenere il trasporto in testa dei fratelli Martinetti degli stabili acquistati e da acquistarsi, assistere pei costituenti ai convocati comunali ed ivi prendere quelle deliberazioni che si crederanno opportune dal d.o Procuratore, a prendere a mutuo per interesse della comunione fraterna qualunque somma, per quel tempo, patti e condizioni ed interessi benvisi allo stesso Procuratore, assumere in proposito ogni obbligazione anche in solidum per la restituzione dei mutui pagamenti d’interesse, e costituire a favore dei mutuanti, qualsivoglia ipoteca di stabili, cedere e vincolare a subingresso qualsivoglia loro credito, acconsentire a qualsivoglia iscrizione o prenotazione, accordare surrogazioni ed iscrizioni ed annotamento di subpegno. Esigere qualunque credito della comunione fraterna, e rilasciare la debita quietanza e liberazione, accordare subingressi a favore di chi pagasse a scarico dei debitori, acconsentire alla riduzione e cancellazione di qualsivoglia iscrizione ipotecaria, e prendere iscrizioni e prenotazioni ipotecarie a carico dei debitori della comunione fraterna, a rappresentarli, ad agire avanti qualunque Giudice e Tribunale sì di Prima che di ulteriore istanza, ed anche in via di conciliazione, in tutte le cause sì attive che passive, promosse e proponibili risguardanti la detta comunione ed in fare tutti gli atti che saranno necessari


!316 e transazioni, deferire e riferire, ed accettare giuramenti, fare eccezioni ed opposizioni, far seguire sequestri reali e personali, ottenere sentenze e Decreti, fargli eseguire, od interporvi Appello [parola non chiara], sostituire altri procuratori con eguali o più limitate facoltà, nominare Patrocinatori ed Avvocati, con facoltà ai medesimi di sostuire degli altri, e finalmente a fare circa le premesse cose tuttociò che farebbero li Costituenti medesimi se fossero presenti, con promessa di rato, e per fede Sott. Giuseppe Martinetti – Antonio Martinetti – Giorgio Rohray come testimonio richiesto – Giorgio Rohraner come testimonio – Francesco Sehlcher testimonio richiesto – Bernardo De Bernardis testimonio Dal Giudizio Civile dell’I. R. Circolo Superiore residente in Crema si certifica che Antonio Martinetti ha sottoscritto di propria mano in presenza dei pure sottoscritti identici testimonj questo documento steso (frase protocollato) sopra un foglio col bollo di 30. C.mi. In fede di che si pone firma e siggillo riservato Vienna il ventisette Ottobre 1842 – Firmato – Gio. Batta Rippelly I. R. Consigliere d’Appello – Sott. – Francesco Lottines Consigliere – Giuseppe [parola non chiara] Consigliere Dall’I. R. Giudizio della Signoria Wieden in Mirzzthele Burkhorice si certifica che il Sig. Giuseppe Martinetti in conseguenza dell’atto da lui eretto sotto questo giorno di propria mano in presenza dei sottoscritti testimonj ha sottoscritto questo foglio steso sopra carta col bollo di R. 30 si è di ciò preso protocollo. Dal Giudizio suddetto della Signoria di Wieden il 30 ottobre 1842 L. S. sott. Heinfhen Capitano Circolare Milano 11 Novembre 1842 Si certifica l’autenticità della contoscritta firma del Sig. G. B. Rippelly Consigliere Aulico Presidente dell’I. R. Tribunale Civile di Vienna Il Vice Presidente dell’I. R. Governo della Lombardia (L. S.) Firmato – Salvi – Sott. – A Viola Copia a cura della Parte, conforme all’originale in allegato N. 1 nell’istromento quattordici Novembre mille ottocento quarantadue in bollo di L 60, rogato dall’acquirente Notajo in Milano Costantino Casella fu Pietro Giuseppe al N. 4260 del suo Repertorio. In fede – Milano dall’I. R. Archivio Generale Notarile nove Novembre mille orrocento quarantaquattro – L. S. Sott. D. Luigi Lampugnani Not.o C.o Allegato N. 2 Nel nome santissimo di Dio, e così sia – Adì 31. Ottobre 1842 in Siena Gli infrascritti Carlo e Pietro fratelli Martinetti figli del vivente Giovanni Battista abitanti in Firenze, essendo indivisi ed in comunione di sostanza cogli altri due fratelli Giacomo, Giuseppe ed Antonio Martinetti, col presente atto per essi e loro Eredi costituiscono e deputano in loro Procuratore generale il proprio fratello Giacomo Martinetti abitante in Milano, conferendo al medesimo ogni più ampia facoltà di rappresentarli ed agire in loro nome e vece in tutti gli affari risguardanti la loro comunione fraterna, ed acquistare e vendere per il loro comune interesse qualunque stabile e ragioni per quel prezzo, patti e condizioni, che esso Procuratore crederà convenienti, ad assumere qualsivoglia obbligazione anche nella via solidale per il pagamento del prezzo degli acquisti, pagare ed esigere le somme di prezzo, ritirare e rilasciare le opportune quietanze e liberazioni, così pure ad acconsentire al trasporto censuario dei beni venduti a favore degli Acquirenti, e viceversa ottenere il trasporto in testa dei fratelli Martinetti degli stabili acquistati, e da acquistarsi, assistere pei Costituenti ai Convocati Comunali, ed ivi prendere quelle deliberazioni che si crederanno opportune al detto Procuratore, a prendere a mutuo per interesse della comunione fraterna qualunque somma per quel tempo, patti e convenzioni ed interessi inerenti allo stesso Procuratore, assumere in proposito ogni obbligazione anche in solidum per la restituzione dei mutui, e pagamento d’interessi, a costituire a favore dei mutuanti qualsivoglia loro credito in fine a consentire a qualsivoglia iscrizione o prenotazioni, accordare surrogazioni ed iscrizioni ed annotamenti di suppegno; esigere qualunque credito della Comunione fraterna, a rilasciarne la debita quietanza e liberazione, accordare subingressi a favore di chi pagasse a scarico dei debitori, a consentire alla riduzione e cancellazione di qualsivoglia iscrizione ipotecaria, a concedere iscrizioni e prenotazioni ipotecarie a carico dei debitori della comunione fraterna, a rappresentarli, ad agire avanti qualunque Giudice e Tribunale sì di Prima che di ulteriore istanza, ed anche in via di conciliazione in tutte le cause sì attive che passive promosse e proponibili risguardanti detta comunione, ed in fare tutti gli atti che saranno necessarj, e fare transazioni, definire, riferire, ed accettare giuramenti, fare eccezioni ed opposizioni, fare seguire sequestri reali e personali, ottenere sentenze e Decreti, fargli eseguire od interporvi appello e revisione; sostituire altri Procuratori con eguali facoltà o più limitate; nominare Patrocinatori ed Avvocati con facoltà ai medesimi di sostituire degli altri, e finalmente a fare circa alle premesse cose tutto ciò che farebbero i costituenti medesimi se fossero presenti con promessa di rato, e munito delle clausole amplissime ad agendum exigendum cum libera et ut alter ego; in fede Sott. – Carlo Martinetti costituisco come sopra – Pietro Martinetti costituisco come sopra – Vincenzo Cumbi testimonio – Ottavio Ruschi testimonio – Silvio Peretti testimonio – Nel nome SS.mo e così sia I sottoscritti signori Carlo e Pietro Martinetti sopra qualificati, ed il Sig. Vincenzo Cumbi, Ottavio Ruschi, e Silvio Peretti testimonj noti idonei, previa lettura fatta loro del presente soprascritto atto da me Notaro


!317 infrascritto; e previa la rattifica fattone dai detti signori fratelli Martinetti del contenuto in esso, hanno dichiarato non tanto questi, quanto i prefati sig.i testimonj con loro special giuramento da me Notaro descritoli, e da essi separatamente preso [parole non chiare] d’avere contestualmente firmato di loro proprio pugno e carattere il suddetto atto e così lo hanno ratificato, e confermato in ogni sua parte In Siena questo dì trentuno ottobe 1842. Luogo del Tabellionato sott. Io F. Angelo del fu Luigi Francardi Notajo R. residente in Siena rogato Visto all’Archivio Generale dei contratti della Città di Siena per la legalità della qui retro apposta firma di questo Regio Notaio quivi residente Angelo Francardi. In fede Dall’Archivio Generale suddetto li 31 ottobre 1842 (L. S.). Pel sopraintendente Sott. Vincenzo Rigani Cancelliere Visto per la legalizzazione della firma del Sig. Vincenzo Rigani primo Canc.e ff. di sopraintendente ai detti Regi Archivi – Dall’I. R. Governo di Siena li 31 ottobre 1842 – Il Consig.re di stato Generale Maggiore Governatore L. S. – Firmato – L. Seriston Firenze 5 Novembre 1842 – Attestasi da me sottoscritto Consigliere Segretario di stato, Ministro degli affari Esteri qualmente S. E. il Sig. Consig. Conte Luigi Sertori è come si qualifica, Governatore della Città e Stato di Siena, ed in fede (L. S.) gratis – Il Ministro – F. Compini Visto all’I. R. Legazione d’Austria per la legalizzazione della firma di S. E. il Sig. F. Compini, Consigliere di Stato Firenze 5 9bre 1842 (L. S.) gratis. Firm.o R. Metzburg Milano 11 9bre 1842 – Si certifica l’autenticità della retroscritta firma del Sig. Barone di Metzburg Commesso alla Legazione di S. M. I. R. A. presso la Corte Granducale di Toscana – Il Vicepresidente dell’I. R. Governo di Lombardia (L. S.). Firmato Salvi – Sott. – A. Viola Copia conforme all’originale (e da cura della Parte) in allegato N. 2 nell’istromento quattordici Novembre mille ottocento quarantadue in bollo di L 60 rogato dall’Acquirente Notajo in Milano Costantino Casella fu Pietro Giuseppe al N. 4204 del suo Repertorio. In fede – Milano – Dall’I. R. Archivio Generale Notarile nove Novembre mille ottocento quarantaquattro – L. S. – F. D. Luigi Lampugnani Notajo La presente copia [parola non chiara] concorda coll’orig.le [parola non chiara] di C.mi 75 Ciascun foglio riferto a li “A” [parole non chiare] 9 9bre 1844 [parole non chiare] miei rogiti al N. 1016. In fede col segno del tabelionato [parole non chiare] il giorno ventisette 27 febbrajo 18quarantacinque D. Alberto Parola del fu Gaspare Notajo resid.e in Milano I fogli che precedono i due allegati, sono in carta bollata da 60 lire (4 fogli) e da 50 centesimi (4 fogli). I fogli dei due allegati sono in carta bollata da 75 centesimi (ASMi, fondo notarile, notaio Alberto Parola fu Gaspare, cart. 1519, doc. 1088)


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Cronologia degli spettacoli 1803-1813 ABBREVIAZIONI “L’Arte dram.” “Il Barb. di Siv.” “Il Corr. Mil.” “Corr. d. dame” “Il Fig.” “Fru. teatr.” “Gazz. di Mi.” “Gazz. music. di Mi.” “Gazz. dei tea.” “Gazz. Priv. di Mi.” “Gazz. teatr. ital” “Gazz. Uff. di Mi.” “Gior. Ital.” “La Lomb.” “Il mon. art.” “La Persev.” “Il Pir.” “Riv. teatr. melodr.” “Il Sec.” “Il Tea.” “I Tea.” “Il Trov.”

attr. bar. bas. berr. cant. cb. cemb. cl. cop. cor. dir. dir. coro fg. fl. illum. L. libr. mezzosopr. mus. M. macch. m.° ob.

“L’Arte drammatica” “Il Barbiere di Siviglia” “Il Corriere Milanese” “Corriere delle dame” “Il Figaro” “Frusta teatrale” “Gazzetta di Milano” “Gazzetta musicale di Milano” “Gazzetta dei teatri” “Gazzetta Privilegiata di Milano” “Gazzetta teatrale italiana” “Gazzetta Ufficiale di Milano” “Giornale Italiano” “La Lombardia” “Il mondo artistico” “La Perseveranza” “Il Pirata” “Rivista teatrale melodrammatica” “Il Secolo” “Il Teatro” “I Teatri” “Il Trovatore”

attrezzista baritono basso berrettonaro cantante contrabbasso clavicembalo clarinetto copista della musica corno direttore d’orchestra direttore di coro fagotto flauto illuminatore Librettista libretto mezzosoprano musica Musicista macchinista maestro oboe

op. orch. ott. parr. pf. P pf. Q rappr. sopr. sostit. strum. rip. sugger. ten. tr. trb. vc. vest. vl. vla

opera orchestra ottavino parrucchiere pianoforte Primavera pianoforte Quaresima rappresentazione soprano sostituto strumentista ripetitore suggeritore tenore tromba trombone violoncello vestiarista violino viola


!319 Le parentesi quadre indicano le informazioni non riportate dalle fonti. L’asterisco - * - messo accanto al titolo dell’opera indica che l’opera è nuova. Nel caso in cui le fonti citino solo il compositore di un’opera e non il librettista, questo lo abbiamo desunto dal dizionario “La Musica”, a cura di Alberto Basso, 2 voll., Unione Tipografico – Editrice Torinese, 1971.

1803 Autunno 1. Zaira * L. [Mattia Butturini] M. Francesco Federici 2. Ines de Castro L. [Antonio Gasparini] M. Nicola Zingarelli INTERPRETI 1 Giacomo David (Orosmane), Natale Veglia (Lusignano), Rosalinda Grossi Silva (Zaira), Angelo Testori (Nerestano), Clementina Veglia Pellegrini (Fatima), Gaspare Martinelli (Castiglione), Pietro Zappini (Corasmino). Suppl. alle pr. Parti: Teresa Spiriti, Pietro Zappini INTERPRETI 2 Giacomo David (Alfonso), Angelo Testori (Don Pietro), Rosalinda Grossi Silva (Ines), Clementina Veglia Pellegrini (Regina), Gaspare Martinelli (Rodrigo), Natale Veglia (un personaggio che parla) ORCHESTRA M.° al cemb. Luigi Crippa; I vl. dell’op. Giovanni Carminati; I vl. dei balli Luigi Gregorio Piacentino; I vc. Filippo Rovelli; I cb. Giuseppe Andreoli; I fg. Gaetano Grossi; I ob. Giuseppe Hoffsteder; I fl. Giacomo Coppi; I cl. Gaetano Beccali; I cor. Antonio Carini; I vla Giuseppe Antonio Rolla SCENOGRAFO [Gaspare Galliari]; vest. uomo Giovanni Monti; vest. donna Luigi Magrini; macch. Carlo Grassi; berr. Giuseppe Tanzi BALLI Alfredo il Grande, Il disertore per amor figliale di Paolino Franchi BALLERINI Paolino Franchi, Giuseppe Simi, Amalia Cesari Muzzarelli, Carlo Aruzzati Lamberti, Santina Viganò, Antonio Bigiogero, Giuseppe Sorrentini, Gaetana Abrami, Anna Orti, Giuseppe Grassini, Teresa Sevini FONTI 1. libr. (Milano, Giambattista Bianchi s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “Il Corr. Mil.”, 1, 16 settembre 1803; manifesto riportato da Beniamino Gutierrez nel suo libro Il Teatro Carcano 1803-1914 Glorie artistiche e patriottiche decadenza e resurrezione, Milano, G. Abbiati, 1914, p. 16; Luigi Mantovani: Diario politico ecclesiastico di Milano, ms., Tomo II (1803), p. 389-390 (è conservato alla Biblioteca Ambrosiana di Milano); testimonianza del “Cameriere” riportata, ancora dal Gutierrez, nel suo libro citato, pp. 22-25; 2. libr. (Milano, Giambattista Bianchi s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); manifesto riportato da Beniamino Gutierrez nel suo libro citato, p.16. 1. Teresa e Claudio L. [Giuseppe Maria Foppa] M. Giuseppe Farinelli

Autunnino 2. Quanti casi in un sol giorno L. [Giuseppe Palomba] M. VittorioTrento

INTERPRETI 1 Gio. Battista Binaghi (Milord Wilk), Pietro Guariglia (Claudio), Maria Antonia Falzi (Teresa), Giacomo Fucigna (Leggerezza), Angiola Bianchi (Nerina), Severino Fiando (Jones) INTERPRETI 2 Gio. Battista Binago [sic] (Roberto), Maria Antonia Falzi (Lisetta), Pietro Guariglia (Astolfo), Angiola Bianchi (Carlotta), Giacomo Fucigna (Fagotto), Severino Fiando (Finocchio), Gio. Battista Gibelli (Aiutante)


!320 ORCHESTRA M.° al cemb. Luigi Crippa; I vl. Giovanni Cavinati; I vl. per i balli Luigi Gregorio; I vc. Francesco Alliani; I dei secondi Gio. Battista Costa; I cb. al cemb. Giovanni Iserich; I ob. Giuseppe Hoffsteder; I cl. Gaetano Beccali SCENOGRAFO ? Dir. cori Sebastiano Rossetti; vest. uomo Giovanni Monti; vest. donna Luigi Magrini; macch. Carlo Grassi; berr. e attr. Giuseppe Tanzi BALLO Cefalo e Procri di Domenico Grimaldi, mus. di Vittorio Trento BALLERINI Domenico Grimaldi, Maria Guglielminetti, Luigi Sedini, Antonio Coppini, Vincenzo Tavoni, Maria Zerbini FONTI 1. 2. libr. unico per le due farse (Milano, Giambattista Bianchi s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano). 1804 Carnevale 1. La maschera fortunata L. ? M. Marco Portogallo 2. La donna se la fa L. ? M. Francesco Gardi 3. La pastorella nubile

L. ? M. Pietro Guglielmi 4. La pianella perduta L. ? M. ?

INTERPRETI 1 2 3 4 Ferlendis, contr., Silva, contr., Sommariva, ten., Pacini, buffo FONTI 1. 2. 3. 4. Giuseppe Chiappori: Serie cronologica delle rappresentazioni Drammatio-Pantomimiche poste sulle scene dei principali teatri di Milano dall’autunno 1776 sino all’intero autunno 1818, Giovanni Silvestri, Milano MDCCCXVIII, p. 149; “Gior. Ital.”, 2 gennaio 1804. Primavera 1. Le lettere ovvero Il sarto declamatore* L. [Angelo Anelli] M. Ferdinando Orlandi 2. Il re Teodoro in Venezia L. [Giov. Battista Casti]

M. Giovanni Paisiello 3. Robinsone Secondo* L. ? M. Vittorio Trento

INTERPRETI 1 Orsola Fabrizi (Corilla), Giuseppe Concordia (Olmino), Antonio Parlamagni (Ficchetto), Clementina Veglia (Lucina), Luigi Carmanini (Marmeo), Natale Veglia (Bigiano), Luigi Raffanelli (Tondone) INTERPRETI 2 Antonio Parlamagni (Teodoro), Luigi Carmanini (Gafforio), Natale Veglia (Acmet III), Luigi Raffanelli (Taddeo), Orsola Fabrizi (Lisetta), Giuseppe Concordia (Sandrino), Clementina Veglia Pellegrini (Belisa) INTERPRETI 3 Luigi Raffanelli (Robinsone), Tomaso Carmanini (Cipajo), Orsola Fabrizi (Serpentina), Giuseppe Concordia (Clearco), Antonio Parlamagni (Farfalla), Natale Veglia (Vanbusca), Clementina Veglia Pellegrini (Lauretta) ORCHESTRA M.° al cemb. Luigi Crippa; I vl. dell’op. Giovanni Cavinati; I dei secondi Gio. Battista Polledro; I vl. per i balli Luigi Gregorio; I vc. Francesco Alliani; I cb. Francesco Hiserich; I fg. Gaetano Becali; I ob. Giuseppe Offsteder; I fl. Francesco Vecchi; I cl. Pietro Antolini; cor. Antonio Carini, Antonio Alinovi; I vla Pietro Bertuzzi SCENOGRAFO ? macch. Carlo Grassi; vest. uomo Giovanni Monti; vest. donna Luigi Magrini; berr. e attr. Giuseppe Tanzi; cop. Vincenzo Marra IMPRESARIO Paolino Franchi BALLI Marzio Cajo Coriolano, Divertimento campestre, Gomes nell’isola Cristina di Salvatore Viganò BALLERINI Salvatore Viganò, Giustina Quattrini, Antonio Bigiogero, Paolo Brugnoli, Antonio Unfarelli, Eligio Cuneo, Francesco Quattrini, Giuseppa Brugnoli, Francesca Pozzi, Barberini Serafina


!321

FONTI 1. libr. (Milano, Bianchi s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “Gior. Ital.”, 4 aprile 1804, 2. libr. (Milano, Bianchi s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “Gior. Ital.”, 12, 30 maggio 1804; 3. libr. (Milano, Bianchi s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “Gior. Ital.”, 11 giugno 1804; contratto d’appalto (v. Appendice, doc. 17); G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 148. Autunno 1. Merope L. [Mattia Butturini] M. Sebastiano Nasolini 2. Adelaide di Guesclino

L. Gaetano Rossi M. Giovanni Simone Mayr

INTERPRETI 1 Anna Maria Hochkoffer, sopr., Lorenza Correa, sopr., Francesco Fiorini, ten. INTERPRETI 2 Anna Maria Hochkoffer, sopr., Lorenza Correa, sopr., Francesco Fiorini, ten. BALLI Edwinski e Floresca o sia Le mine di Polonia, I finti ciechi, La scaltra pupilla di Andrea Giannini FONTI 1. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 149; “Gior. Ital”, 8 ottobre 1804; 2. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., pp. 149-150; “Gior. Ital.”, 10 novembre 1804. Autunnino 1.Un avvertimento ai gelosi L. [Giuseppe Maria Foppa] M. Stefano Pavesi 2. L’amante anonimo

L. [Giuseppe Maria Foppa] M. Stefano Pavesi

INTERPRETI 1 2 Anna Maria Hochkoffer, sopr., Lorenzo Sacconi, ten., Luigi Cola, buffo, Luigi Pacini, buffo FONTI 1. 2. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 150; “Corr. d. dame”, 9 dicembre 1804. 1805 Carnevale 1. Le nozze chimeriche o sia Bietolino Fiorone* L. Adrante Locrense M. Ferdinando Orlandi 2. Il duello per complimento L. ? M. Vincenzo Pucitta 3. Zelinda e Lindoro L. ?

M. Vincenzo Pucitta 4. L’incantesimo senza magia L. [Giuseppe Maria Foppa] M. Francesco Grandi 5. Le gelosie villane L. T. Grandi M. Giuseppe Sarti

INTERPRETI 1 Camilla Bracialdi Ferlendis (Belisa), Lorenzo Sacconi (Ernesto), Tommaso Marchi (Beltrame), Luigi Cola (Camillo Moscherino), Luigi Pacini (Bietolino Fiorone), Angiola Chies Sacconi (Doralice), Giovanni Ascolesi (Vespone) INTERPRETI 2 3 Lucia Migliorucci, sopr., Anna Maria Hochkoffer, sopr., Carlo Cauvini, ten., Diego Sommariva, ten., Francesco Scaccia, buffo, Carlo Masini, buffo INTERPRETI 4 Tommaso Marchi (Avorio), Camilla Bracialdi Ferlendis (Corilla), Luigi Paccini [sic] (D. Tirante), Lorenzo Sacconi (Ernesto), Angiola Sacconi Chies (Dorina), Giovanni Ascolesi (Lumino) INTERPRETI 5


!322 Anna Maria Hochkoffer (Giannina), Lucia Migliorucci (Olivetta), Diego Sommariva (Marchese), Francesco Scaccia (Tognino), Carlo Masini (Cecchino), Giuditta Silva (Sandrina), Giovanni Ascolesi (Narduccio) ORCHESTRA M.° al cemb. Luigi Crippa; I vl. dir. Giovanni Cavinati; I vc. Pietro Rachelle; I vl. per i balli Gio. Bttista Costa; I cb. Francesco Hiseric; I cl. Frncesco Antolini; I fl. Francesco Vecchi; I fg. Ferdinando Pinter SCENOGRAFO ? Cop. Giovanni Ricordi, Vincenzo Rinaldi; macch. Carlo Grassi; vest. Luigi Magrini; attr. Giuseppe Tanzi BALLI Il Filopemene, Adelaide ed Alfonso, Li tre matrimoni di Giuseppe Cajani BALLERINI Giuseppe Cajani, Anna Raimondi, Carolina Caldaroli, Pietro Bondoni, Antonia Pallerini, Lorenzo Colleoni, Alessandro Croce FONTI 1. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 150; libr. (Milano, Bianchi s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “Gior. Ital.”, 29 dicembre 1804; “Corr. d. dame”, 30 dicembre 1804; 2. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 150; “Corr. d. dame”, 6 gennaio 1805; 3. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 150; 4. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 151; libr. (Milano, Bianchi s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano). 5. G. Chiappori: Serie cronologica… cit., p. 151; libr. (Milano, Bianchi s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “Corr. d. dame”, 10 febbraio 1805. Quaresima 1. I furbi alle nozze L. ? M. Ferdinando Orlandi 2 La bella Pescatrice

L. [Saverio Zini] M. Pietro Guglielmi

INTERPRETI 1 Domenica Crespi Baistrocchi (Donna Lisa), Francesca Bosello (Laura), Giovanni Brambilla (Alidoro), Giuseppe Chiodo (Marcolfo), Luigi Pacini (Conte Baccellone), Tomaso Marchi (Marchese Tagliaferro), Costanza Mazzini (Checchina) INTERPRETI 2 Luigi Pacini, buffo ORCHESTRA M.° al cemb. Luigi Crippa; I vl. dir. Giovanni Cavinati; I vl. per i balli Gio. Battista Costa; cop. Giovanni Ricordi, Vincenzo Rinaldi; macch. Carlo Grassi; vest. Luigi Magrini; attr. Giuseppe Tanzi BALLO Metilde e Fernando ad un’isola di selvaggi di Gio. Battista Checchi BALLERINI Gio. Battista Checchi, Maria Conti, Pietro Campilli, Antonia Pallerini, Paolo Brugnoli, Giuseppe Cajrano FONTI 1. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p.151; libr. (Milano, Bianchi s. a., libretto conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); Corr. d. dame”, 10 marzo 1805; 2. “Gior. Ital.”, 25 marzo 1805. Primavera 1. Pamela L. [Gaetano Rossi] M. Giuseppe Farinelli 2. Il finto sordo L. [Angelo Anelli]

M. Giuseppe Farinelli 3. Pamela nubile L. [Gaetano Rossi] M. Pietro Generali

INTERPRETI 1 Anna Cittadini (Pamela), Luigi Brida (Bonfil), Matteo Porto (Ernold), Gaetano Ghedini (Isacco), Giuditta Silva (Madama Daure), Pietro Vassoli (Alberton), Carlo Merusi (Artur) INTERPRETI 2 3 Anna Cittadini, sopr., Luigi Brida, ten., Matteo Porto, buffo, Gaetano Ghedini, buffo ORCHESTRA M.° al cemb. Luigi Crippa; I vl. dir. Giovanni Cavinati; I vl. rip. e dir. dei balli Giambattista Costa; I vl. Raimondo Douché; sotto rip. dei balli Francesco Panigati; I vc. al cemb. Pietro Rachelle; II vc.


!323 Ferdinando Rachelle; I cb. al cemb. Francesco Hiseric; I fl. Francesco Vecchi; I cl. Francesco Antonini, Pietro Lesti; cor. Gaetano Giazzi, Antonio Alinovi; I fg. Gaetano Beccali; II fg. Ferdinando Pinter; timpani Fazzini SCENOGRAFI Giovanni Pedroni, Alessandro Sanquirico; vest. uomo Giovanni Monti; vest. donna Luigi Magrini; macch. Carlo Grassi; berr. e attr. Giuseppe Tanzi; cop. Giovanni Ricordi, Vincenzo Rinaldi BALLO Sammete e Tamiri di Salvatore Viganò BALLERINI Francesca Bernardini, Salvatore Viganò FONTI 1. libr. (Milano, Bianchi s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milanno); 2. 3. G. Chiappori: Serie cronologica…cit. p. 151. Estate 1. Camilla o sia Il sotterraneo L. [Giuseppe Carpani] M. Ferdinando Paër 2. La donna soldato

L. [Caterino Mazzolà] M. Giuseppe Gazzaniga

INTERPRETI 1 Non reperiti INTERPRETI 2 Anna Cittadini (Contessa), Luigi Brida (Capitano), Gioseffina Collini (Lauretta), Gaetano Ghedini (Ficcanaso), Matteo Porto (Tenente), Pietro Vasoli (Paolino), Carlo Merusi (Sergente) SCENOGRAFI Giovanni Pedroni, Alessandro Sanquirico BALLI La vanarella ed il semplice di Salvatore Viganò FONTI 1. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 152; ”Gior. Ital.”, Supplemento, 1 luglio 1805; “Gior. Ital.”, Secondo Supplemento, 12 giugno 1805; 2. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 152 ; libr. (Milano, Bianchi s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano). Autunno 1. Due nozze e un sol marito L. ? M. Pietro Carlo Guglielmi 2. L’accortezza materna

L. ? M. Stefano Pavesi

INTERPRETI 1 2 Amalia Vienna, sopr., Giuseppe Macchiavelli, ten., Valentino Camola, buffo, Pietro Vasoli, buffo BALLI Il poeta di campagna, La danzomania di Giovanni Cipriani BALLERINI Annunziata Pastori, Barbera Albuzio FONTI G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 153. Autunnino 1. Gli amanti comici L. [Giuseppe Petrosellini] M. Valentino Fioravanti 2. Lisetta e Giannino L. [Saverio Zini]

M.Valentino Fioravanti 3. La donna di genio volubile L. [Giovanni Bertati] M. Marc’Antonio Portogallo

INTERPRETI 1 2 3 Marianna Borroni, sopr., Antonio Bertini, buffo, N. Olivetti, buffo FONTI 1. 2. 3. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 153. 1806


!324 Carnevale 1. Il ciarlatano o sia I finti Savojardi L. ? M. Giacomo Cordella 2. La sposa contrastata* L. [Saverio Zini] M. Silvestro Palma 3. Le nozze di Lauretta

L. B. Mezzanotte M. Francesco Gnecco 4. Melo-Danse* L. [Antonio Gasparini] M. Ferdinando Orlandi

INTERPRETI 1 Teresa Strinasacchi, sopr., Nicola Tacchinardi, ten., Francesco Marchesi, buffo INTERPRETI 2 Teresa Strinasacchi (Giulietta), Nicola Tacchinardi (Leandro), Anna Pallerini (Celinda), Luigi Peyron (Minosse), Francesco Marchesi (D. Favonio), Luigi Vercellino (Gentilino), Maria Castiglioni (Fiorina) INTERPRETI 3 Teresa Strinasacchi (Lauretta), Nicola Tacchinardi (Conte), Francesco Marchesi (Bortolone), Maria Castiglioni (Giannina), Luigi Vercellino (Nicoletto), Luigi Peyron (Giorgio), Anna Pallerini (Cecchina) INTERPRETI 4 Thérése Strinasacchi (la Paix), Nicolas Tacchinardi (le Genie de l’Italie) ORCHESTRA M.° al cemb. Luigi Crippa; I vl. dir. Giovanni Cavinati; I vl.e dir. dei balli Gio. Batt. Costa; I vc. Pietro Rachelle; cor. Gaet. Giazzi, Ant. Alinari; I cl. Franc. Antolini, N. Succherini; I fl. Franc. Vecchi; I vla P. Bertuzzi; I fg. Ferd. Pinter SCENOGRAFI Gio. Pedroni, Alessandro Sanquirico; cop. Gio. Ricordi, Giulio Cesare Martorelli; macch. Carlo Grassi; vest. Dom. Mercantelli, Franc. Zaniboni BALLI Ecuba ossia La morte d’Achille, Idalide di Giacomo Onorati BALLERINI Rosa Goston, Giovanni Pozzi, Fanny Onorati, Gaetana Abrami FONTI 1. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., pp. 153-154; 2. libr. (Milano, Giornale Italico di Dova s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); 3. libr. (Milano, Giornale Italico di Dova s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); 4. libr. (Milano, Journal Italique de Dova s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano). Primavera 1. La capricciosa pentita L. Luigi Romanelli M. Valentino Fioravanti 2. Il concorso delle spose ovvero Il letterato alla moda* L. ?

M. Gaetano Marinelli 3. Bietolino Fiorone L. [Adrante Locrense] M. Ferdinando Orlandi

INTERPRETI 1 Maria Ceccarelli, sopr., Verni, Luigi Pacini, buffo, Tommaso Marchi, buffo INTERPRETI 2 Luigi Pacini (Ciccio Scannabue), Maria Ceccarelli (Isabella), Tommaso Marchi (D. Cacomiro), Claudio Bonoldi (Giacinto), Maria Fucigna (Gioseffina), Gaetana Montignani (Carolina), Teresa Pozzi (Brigida), Giovanni Prada (Tombola) INTERPRETI 3 Non reperiti BALLI Azemira o sia I selvaggi, Zulnane e Zoraid di Giacomo Onorati BALLERINI Maria Conti, Giacomo Piglia FONTI 1. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 154; “Corr. d. dame”, 12 aprile 1806; 2. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 154; “Corr. d. dame”, 11 maggio1806; libr. (Milano, Francesco Pulini Bocchetto s. a., conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano); 3. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 154.


!325

Estate 1. Non credere alle apparenze L. ? M. Raffaele Orgitano 2. L’accortezza materna L. Giuseppe Maria Foppa M. Stefano Pavesi 3. La locandiera

L. Gaetano Rossi M. Giuseppe Farinelli 4. Le nozze chimeriche ovvero Bietolino Fiorone L. Adrante Locrense M. Ferdinando Orlandi

INTERPRETI 1 2 3 4 Adelaide Carpano, sopr., Giuseppe Crespi, ten., Davide Banderali, buffo, Giuseppe Liparini, buffo BALLO Imelda di Eusebio Luzzi BALLERINI Pietro Bordoni, Teresa Luzzi, Giacomo Durgere FONTI 1. 2. 3. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 155. 4. “Gior. Ital.”, 17 giugno 1806. Ballo di Carlo Vestris FONTI “Gior. Ital.”, 21 giugno 1806. Compagnia drammatica francese Volange L’inutile risoluzione ossia Li travestimenti amorosi, Diffidenza e malizia, L’intendente commediante suo malgrado, Pigmalion, Bonifacio Pointu e tutta la sua famiglia FONTI “Gior. Ital.”, 18, 29 agosto 1806. Autunno Esperimenti sulla elettricità fatti dal prof. Francesco Bienvenu FONTI “Gior. Ital.”, 9, 11, 18 settembre 1806. Compagnia francese di M.me Raucourt Ifigenia in Aulide, Le false infedeltà, Le dissipateur, Le Dépit amoreux, Semiramis (Voltaire), Les trois frères riveaux, Le festin de Pierre (Moliere), Des espresses, Metromanie, La fauste Agnes, Le medicin malgré lui, Le misantrope, La femme jelouse, L’epreuve manuelle, Le Tartuffe, L’Avocat patelin, Coriolan, Les fourberies de Scapin, La coquette corrigés, Mercure galant, Les chateaux en Espagne, La papils, Alzire, La Gafeure imprevue, Le Cid, L’Epreuve reciproque, Zaire, L’esprit de contradiction, Monsieur de Asc dans son petit castel, Le menteur, Des jeux de l’amour et du hazard ATTORI Bacofen, Chapron, Grasseau FONTI “Gior. Ital.”, 10, 11, 12, 15, 17, 19, 21, 23, 24, 26, 27, 29, 31 ottobre, 4, 9, 11, 12 novembre 1806; “Corr. d. dame”, 19 ottobre 1806. 1807 Carnevale 1. La caffettiera di spirito* L. ? M. Giuseppe Dušek 2. La musicomania o sia Che originali L. [Gaetano Rossi] INTERPRETI 1 2 3

M. Giovanni Simone Mayr 3. Il sedicente filosofo L. [Giuseppe Maria Foppa] M. Giuseppe Mosca


!326 Camilla Barberis, Brescialdi Ferlendis, sopr., Filippo Vagner, ten., Gerolamo Crociati, buffo, Gaetano Bonocore, buffo IMPRESARI Andrea Martini, Carlo Bodio BALLO La molinara soldato di Antonio Landini BALLERINI Giovanna Magri, Vincenzo Tavoni, Giuseppe Panzieri FONTI 1. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 155; “Corr. d. dame”, 3 gennaio 1807; “Gior. Ital.”, 27 dicembre 1806; 2. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 155; 3. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 155; “Gior. Ital.”, 25 gennaio 1807; “Corr. d. dame”, 25 gennaio 1807. Primavera 1. Il barbiere di Siviglia L. [Giuseppe Petrosellini] M. Giovanni Paisiello 2. I filosofi immaginari L. [Giovanni Bertati]

M. Giovanni Paisiello 3. Le cantatrici villane L. [Giuseppe Palomba] M. Valentino Fioravanti

INTERPRETI 1 2 3 Adele D’Alman, sopr., Giovanni Prato, ten., Gio. Battista Brocchi,buffo, Giacomo Calcina, buffo BALLI Le forze d’amore, La danzo mania di Giacomo Onorati BALLERINI Elisabetta Brizzi, Vincenzo Tavoni FONTI 1. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 156; “Gior. Ital.”, 2 maggio 1807; 2. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p.156; “Gior. Ital.”, 14 giugno 1807; 3. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 156. Accademia vocale e strumentale con Adele d’Alman, Giovanni Prato, Giacomo Calcina, cant., il flautista veneziano Giovanni Beatri e il maestro Giuseppe Dušek FONTI “Gior. Ital.”, 25 maggio 1807. Estate-Autunno Compgnia drammatica francese M.me Raucourt La femme jolouse, Le consentement forché, La Phédre, Les Rivaux d’eux mêmes, La Jeunesse de Henry V, Les fauste infidelités, La metromanie, Cephise ou l’erreur de l’esprit, L’Andromaque, Le Dépit Amoreux, Le philosophe marié, Le Somnambule, Les trois frères rivaux, Omasis ou Joseph en Egypte (Baour-Lermian), Le Tuteur, Le Vieux Célibataire, Heureusement, Tartuffe ou l’Imposteur, L’Original, L’Heureuse erreur, Le Distrait, Le legs, Les ieux d’amour et du hazard, Cinna, Le Cocher supposé, Hypérmnester, Le Mari retrouvé, Amphitryon, La Gagèure imprévue, L’ Abbé de l’Epée, Le retour imprévu, Semiramis, Les Rivaux d’eux ménes, Les Amans genereux, Les Precieuse ridicule, China, Le Joeur, L’heureuse erreur, La petite Ville, Le Misantrope, Les fausse infidelités, L’avare, Dèfiance et malice, Le Consentement forcé, Mérope, Le philosophe sans le savoire, Les Marionnettes ou un jeu de la fortune, La coquette corrigée, Le Jeune indienne, Rhadamiste et Zenobie, Marlon et Frontin, Le Collateral, La Pupille, L’Amant Bourru, La Fausse Agnès, Les Femmes, Nanine, Ricochets, Iphigenie en Aulide, Claudine, Le Sourd, Le Bourru bienfaisant, Le mariage secret, Caroline ou le Tableau, Le Joueur FONTI “Gior. Ital.”, 5, 6, 10, 11, 12, 14, 16, 17, 21, 23, 26, 28, 30 luglio, 2, 4, 6, 9, 11, 13, 14, 18, 19, 21, 23, 27, 28, 30 agosto, 4, 6, 8, 10, 13, 15, 18, 20, 25, 27 settembre 1807. ATTORI Madama Riboux, Madinier, Madama Duruissel, Madamigella Gavandan, Sauvray FONTI “Gior. Ital.”, 10, 23 luglio, 10 settembre 1807. Compagnia Taddei La felicità nata dal naufragio, Lauretta di Gonzales, La signora del Fabbro


!327 ATTORI Marianna Taddei, Rosa Taddei, Francesco Taddei, Luigi Gattinelli, Pietro Solmi FONTI “Gior. Ital.”, 5, 6, 7 ottobre 1807; Mariagabriella Cambiaghi: La scena drammatica del Teatro alla Canobbiana in Milano (1779-1892), Bulzoni Editore, 1996, p. 305. 1808 Carnevale Compagnia Taddei L’umanità ricompensata o sia Il chirurgo, Corradino il terribile, Le prigioni di Lemberg FONTI “Gior. Ital.”, 24 gennaio, 21 febbraio, 5 marzo 1808. Compagnia Salvatore Fabbrichesi

Estate-Autunno

Le lagrime d’una vedova, Mirra (Alfieri), La locandiera (Goldoni), Misantropia e pentimento, Saulo, Le nozze d’argento, Agnese (Fitz-Henry), Le donne avvocato, Olimpia (Voltaire), La cambiale di matrimonio, I pregiudizi dei paesi piccoli, Ottavia (Alfieri), Il bugiardo, Cecchina suonatrice a Parigi, Carlotta e Werter, Maxwell e Malwil, Maometto (Voltaire), Sofia e Vandernot, Solitudine e rimorso, La vendetta di Eloisa Beaumarchais, Zaira (Voltaire), Lauretta di Gonzales, Il muto e il sordo alla Roccia d’Arpenagie, Oreste (Alfieri), I primi passi al malcostume, L. Quinzio Cincinnato, Non contar gli anni ad una donna, Un curioso accidente, Ifigenia in Tauride, Filippo (Alfieri), L’inimico delle donne, La clemenza di Tito Imperatore, Il buon giudice, Edipo (Forcioli), L’avviso ai maritati, L’Aristodemo (Monti), Ginevra regina di Scozia, Teresa e Claudio, La 4a generazione, Matilde, La vendetta del saggio, Il cavaliere di buon gusto, Il conte di Lenox ossia i carbonari di Scozia, Ino e Temisto, La scozzese, Atreo e Tieste (Foscolo), Giustina amata, perseguitata e protetta, L’avvocato veneziano, Cajo Gracco (Monti), Comingio pittore, Adelaide e Comingio romiti, Saffo, L’assedio di Temeswar, Eloisa e Roberto nell’isola di Chierios o sia Guelfind il feroce, Il pericolo di Enrico IV, L’equivoco de’ due dottori, Il tradimento notturno, Elisa o sia il Monte di S. Bernardo, Lo schiavo in Algeri, con Arlecchino protetto dal mago Archelaus, Vita e morte di Sansone, Ilmaritodi quattro mogli, La commissione militare o sia Dovere e natura, L’incoronazione di Caterina I, Cosimo II alla visita delle carceri, Il nascondiglio amoroso, Viene la sua per tutti, La festa della rosa, Leallegrezze della Val Brambana per la nascita del primo genito di Arlecchino, Il matrimonio per concorso, Le prigioni di Lemberg, La locanda in scompiglio, Il pellegrinaggio, Il rendez-vous notturno, Il nuovo piano di fortificazione presentato a Federico II FONTI “Gior. Ital.”, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 19, 20, 22, 23, 24, 25, 28, 29, 30 giugno, 2, 3, 4, 6, 8, 11, 12, 13, 15, 16, 17, 18, 19, 21, 22, 24, 25, 27,28, 29, 30, 31 luglio, 2, 3, 5, 9, 11, 12, 17,18, 19, 26, 27, 31 agosto, 1, 2, 3, 4, 8, 9,10, 15, 16, 18, 21, 24, 25, 27, 28, 29, 30 settembre, 2 ottobre. Compagnia di “saltatori di corda” FONTI “Gior. Ital.”, 22 ottobre 1808. Avvento 1. Il podestà di Chioggia L. [Angelo Anelli] M. Ferdinando Orlandi 2.La donna di genio volubile*

L. ? M. Giuseppe Farinelli

INTERPRETI 1 2 N. Persichini, Gregorio Coppini, Luigi Picchi BALLI Caterina alla pace di Prud, L’avaro di Giacomo Onorati BALLERINI Elisabetta Brizzi, Vincenzo Tavoni FONTI 1. 2. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 156. 1809


!328 Chiusura del Carcano 1810 Estate 1. I riti d’Efeso L. [Gaetano Rossi] M. Giuseppe Farinelli 2. Il feudatario

L. ? M. ?

INTERPRETI 1 Lisetta Zamboni, Raffaella Ruggieri, Antonio Cantù, ten., Andrea Ricci, bas. INTERPRETI 2 Ignoti SCENOGRAFI Luigi Ferrari, Giuseppe Cavallotti BALLO La vendetta di Medea di Giacomo Serafini BALLERINI Angiola Bonfiglio Crespi, Girolamo Albini FONTI 1. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p.157; “Corr. d. dame”, 30 giugno 1810. 2. “Gior. Ital.”, 12 agosto 1810. Avvento 1. I quattro rivali in amore L. ? M. Gaetano Marinelli 2. Alessandro in Efeso*

L. Francesco Marconi M. Gaetano Marinelli

INTERPRETI 1 Maddalena Pietralia Spek, Teresa Salucci Sormani, Antonio De Bezzi, ten., Lorenzo Olivieri, buffo, Andrea Ricci, bas. INTERPRETI 2 Maddalena Petralia Spek, Teresa Salucci Sormani, Antonio De Bezzi, ten FONTI 1. 2. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 157. Compagnia di Saltimbanchi Destefanis

Autunno

Arlecchino bombardato, L’ammalato immaginario, Arlecchino medico, Il vecchio geloso FONTI “Corr. d. dame”, 24 novembre 1810; “Gior. Ital.”, 20, 27, 28, 29 ottobre 1810. 1811 Carnevale 1. Le bizzarrie d’amore L. [Giuseppe Maria Foppa] M. Giovanni Simone Mayr 2. La sposa bisbetica

L. [Lorenzo Da Ponte] M. Pietro Carlo Guglielmi

INTERPRETI 1 2 Luigia Caldarini, Eliodoro Bianchi, ten., Vincenzo Camberai, buffo, Andrea Ricci, buffo SCENOGRAFO Giuseppe Cavallotti BALLO La vedo e non la vedo di Carlo Sessoni BALLERINI N. Costamagna, Assunta Sessoni FONTI G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 158.


!329

Primavera-Estate 1. Corradino L. [Antonio Simone Sografi] M. Francesco Morlacchi 2. Lisetta e Giacomino L. ? M. Valentino Fioravanti 3. Amor marinaresco

L. ? M. Giovanni Weigl 4. Il fiore o sia Il matrimonio per isvenimento L. ? M. Ferdinando Orlandi

INTERPRETI 1 2 3 4 Anna Nava Aliprandi, Vincenzo Aliprandi, ten., Davide Banderali, ten., Domenico Vaccani, buffo BALLI Ezzelino sotto le mura di Bassano, La donna di spirito, Giustina o sia La sposa riacquistata, I due svizzeri di Giacomo Serafini BALLERINI Candianilla Diotalevi, Pietro Beautain FONTI 1. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., pp. 158-159; “Corr. d. dame”, 20 aprile, 4 maggio 1811; 2. 3. 4. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., pp. 158-159. Concerto di Diego Sommariva (cant.) e Pietro Vimercati (mandola). FONTI “Gior. Ital.”, 26 giugno 1811. 1812 Rappresentazioni di compagnie comiche e accademie FONTI G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 159.

Compagnia francese

1813 Primavera

Giuochi ginnastici sulla corda tesa Compagnia comica italiana L’ajo nell’imbarazzo, Le donne la sanno lunga, I due prigionieri, Le convulsioni, La neve, Le gelosie per equivoco, Il cieco che vede chiaro, Il trombetta, Le nozze latine, La casa disabitata, Il gazzettiere, Il segreto, Il bottaio, L’erede universale, I regali di capo d’anno, L’innamorato al tormento FONTI “Gior. Ital.”, 25, 28, 30 marzo, 1, 4, 6, 8, 11, 18, 23, 27 aprile, 2, 9, 14, 16, 20 maggio 1813. Estate 1. Demetrio e Polibio L. [Vincenzina Viganò-Mombelli] M. Gioachino Rossini 2. Paolo e Virginia L. Cesare Sterbini

M. Vincenzo Migliorucci 3. Omar re di Temagene L. ? M. Marco Portogallo

INTERPRETI 1 Anna Mombelli, sopr., Ester Mombelli, contr., Domenico Mombelli, ten., Ludovico Olivieri, buffo, Carolina Magnanini, Leopoldo Agostini, ten. INTERPRETI 2 3 Anna Mombelli, sopr., Ester Mombelli, contr., Domenico Mombelli, ten., Lorenzo Olivieri, buffo


!330 FONTI 1. G. Chiappori: Serie cronologica...cit., p. 160; “Corr. d. dame”, 3, 10 luglio 1813. 2. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 160; “Corr. d. dame”, 31 luglio, 7 agosto 1813. 3. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 160; “Corr. d. dame”, 14 agosto 1813. Compagnia comica Bertotti Arsinoe, Prometeo FONTI “Corr. d. dame”, 1, 7 ottobre 1813. Avvento 1. Teresa e Claudio L. [Giuseppe Maria Foppa] M. Giuseppe Farinelli 2. La scelta dello sposo

L.[Luigi Guglielmo Buonavoglia] M. Pietro Carlo Guglielmi

INTERPRETI 1 2 Orsola Fei, sopr., Antonio Berini, ten., N. Rieschi, buffo, Giovanni Lainer, buffo BALLO Macbet sultano di Dely BALLERINI Maria Schiroli, Maria Nichli, Pietro Bordoni FONTI 1. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., pp. 159-160; “Corr. d. dame”, 4 dicembre 1813; 2. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., pp. 159-160.. Concerti di Niccolò Paganini tenuti coi cantanti Teresa Appiani, Teresa Mora, Gaetano Pozzi, Marietta Margaroli, Antonio Razzani e il pianista Gio. Lovati FONTI “Corr. d. dame”, 18 dicembre 1813; “Gior. Ital.”, 21, 25 dicembre 1813.

Compagnia francese

1814 Carnevale

Amphitrion, Heine aux femines, Lantara ou Le peintre au cabaret, L’assemblée de famille, Les deux Figaro, La valee de Barcelonnette, Arlequin tyran domestique, L’epreuve réciproque, Le mariage secret, L’habitant de la Guadelupe, Les fausses confidences, Le Mercure galant FONTI “Gior. Ital.”, 21, 28 gennaio, 1, 11, 16, 18 febbraio 1814. Accademia vocale e strumentale Paolo Vimercati (mandola), Maria Rossetti (cant.) FONTI “Gior. Ital.”, 15 aprile 1814. Primavera 1. O che originali L. [Gaetano Rossi] M. Giovanni Simone Mayr 2. Il sedicente filosofo

L. [Giuseppe Maria Foppa] M. Giuseppe Mosca

INTERPRETI 1 2 Paolina Configliacchi detta Taverna, N. Fosloni, ten., Gaetano Perelli, buffo, Ferdinando Auletta, buffo FONTI 1. 2. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 160.


!331

Accademia strumentale del sig. Scholl

Autunno

Concerto d’arpa di Luigia Pascal Accademia con Diego Sommariva e Pedrotti (cant.) Accademia con Diego Sommariva, Pedrotti, Carlina De Lorenzi (cant.) FONTI “Gior. Ital.”, 16 settembre, 6, 25, 30 ottobre 1814. 1. Don Papirio L. ? M. Pietro Carlo Guglielmi

Avvento

INTERPRETI 1 Chiara Asti, Marco Bordogni, ten., N. Vagnoli, buffo, Giuseppe Acquisti, buffo BALLO Sestetto di grotteschi BALLERINI Belloni, Densi, Adami, Aimi, Maria e Giuseppe Perelli FONTI 1. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 160.

1. L’Italiana in Algeri L. [Angelo Anelli] M. Gioachino Rossini

1815 Primavera

INTERPRETI 1 Elisabetta Coda, sopr., Tommaso Berti, bar., Pio e Bartolomeo Botticelli, buffi BALLO Le rovine di Janina di Domenico Grimaldi BALLERINI Carolina Rinaldi, Livio Morosini FONTI 1. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 160-161. 1. La Rosa bianca e la Rosa rossa L. [Felice Romani] M. Giovanni Simone Mayr

Estate

INTERPRETI 1 Elisabetta Pinotti (Enrico), Luigia Anti (Clotilde), Beatrice Anti (Elvira), Claudio Bonoldi (Vanoldo), Lodovico Bonoldi (Ubaldo), Giovanni Boggia (Rodolfo) ORCHESTRA M.° al cembalo Ferdinando Orlandi; dir. orch. e I vl. Giovanni Cavinati SCENOGRAFO Gaspare Galliari FONTI 1. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 161; libr. (Milano, Carlo Dova s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano). Autunno Compagnia Destefanis e Romanine che presentò dei “giuochi ginnastici” FONTI “Gior. Ital.”, 5 settembre 1815. 1816


!332 Estate 1. Tancredi L. [Gaetano Rossi] M. Gioachino Rossini 2. Alzira

L. [Gaetano Rossi] M. Nicola Antonio Manfroce

INTERPRETI 1 Maria Marchesini, contr., Marianna Bagarotti, Luigi Campitelli, ten. INTERPRETI 2 Maria Marchesini, contr., Marianna Bagarotti, Alberico Curioni, ten. BALLO Elena e Serisca di Francesco Venturi FONTI 1. 2. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 183. 1817 Estate

1. Elisabetta regina d’Inghilterra L. [Giovanni Schmidt] M. Gioachino Rossini

INTERPRETI 1 Ercolina Bressa, sopr., N. Sala, sopr., Giuseppe Lombardi, ten., Domenico Saini, bas. SCENOGRAFI Minola e Lonati BALLO La vendetta di Minerva di Filippo Bertini BALLERINI Marietta Schiroli, Pietro Bondoni FONTI 1. G. Chiappori: Serie cronologica…cit., p. 162; “Corr. d. dame”, 16 agosto 1817.

Compagnia Giuseppe Moncalvo

1818 Carnevale

Meneghino e Cecca, Le avventure di Giacomo Colombo detto il matto facchino a S. Martino FONTI “Gazz. di Mi.”, 6 febbraio 1818. Compagnia Granara

Primavera

Eltereda e Alfrida, Le nuvole, L’equivoco dei due gobbi FONTI “Gazz. di Mi.“, 21, 23, 26 marzo 1818. Accademia di un violinista di 6 anni

Estate

FONTI “Gazz. di Mi.”, 18 luglio 1818. 1819 Carnevale Rappresentazioni della Compagnia Guarna diretta da Giuseppe Moncalvo FONTI G. Chiappori: Continuazione della Serie cronologica delle rappresentazioni drammatico-pantomiche poste sulle scene dei principali teatri di Milano dal giorno 1 dicembre 1818 al giorno 22 detto 1819, Milano, G. Silvestri, MDCCCXX, p. 15.


!333

Società degli Accademici riuniti

Quaresima

Maria Stuarda (Vittorio Alfieri), La neve o sia Rinaldo d’Asti, Il borgomastro, Il principe spazzacamino FONTI G. Chiappori: Continuazione della serie cronologica…cit., pp. 15-17. 1. Il barbiere di Siviglia L. [Cesare Sterbini] M. Gioachino Rossini INTERPRETI 1 Adelaide Tosi Cressotti, sopr., Geremia Rubini, ten., Luigi Picchi, buffo, Domenico Remolini, buffo, Anna Pescatori, Luigi Picinotti, ten.

Domenico Spiaggi, buffo,

Balli eseguiti sulla corda dai fratelli Canabel FONTI G. Chiappori: Continuazione della Serie cronologica…cit., pp. 15-16. Primavera Accademia del prof. di corno inglese, fagotto e oboe Ranieri Nanni FONTI G. Chiappori: Continuazione della Serie cronologica…cit. p. 16. Estate 1. La morte di Patroclo L. ? M. Sebastiano Nasolini 2. Tancredi

L. [Gaetano Rossi] M. Gioachino Rossini

INTERPRETI 1 Giovanna Agnoni Teghil (Briseide), Carolina Michel (Patroclo), Antonio Gordigiani (Achille), Giovanni Boggia (Agamennone), Adelaide Cassego (Argia), Pietro Gentili (Taltibio) INTERPRETI 2 Giovanna Agnoni Teghil, Carolina Michel, sopr., Antonio Gordigiani, ten., Giovanni Boggia, bas., Adelaide Cassego, Pietro Gentili, ten. ORCHESTRA M.° al cemb. Filippo Borcardi, dir. orch. Pietro Visconti, I cl. Benedetto Carulli, I cor. da caccia Schiroli, I fg. Pessina, I cb. Hurth, I trb. Spinelli SCENOGRAFO Filippo Quaglia; macch. Gaetano Grassi; vest.e berr. Lodovico Buratti; luci Gius. Paleari, Ambrogio Castani FONTI 1. G. Chiappori: Continuazione della Serie cronologica…cit., p. 16; libr. (Milano, Carlo Dova s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); 2. G. Chiappori: Continuazione della serie cronologica… cit., p. 16. Compagnia Mascherpa-Velli-Favre

Autunno

Compagnia di saltatori e ballerini da corda FONTI G. Chiappori: Continuazione della Serie cronologica…cit., p. 17. 1. Pamela nubile L. [Gaetano Rossi] M. Pietro Generali INTERPRETI 1

Autunnino


!334 Eleonora De Bezzi, Arturo De Bezzi, Francesco Tetrazzoli, buffo, Clemente Rieschi, buffo, Antonio Razzani, buffo, Anna Fanti, Luigi Picinotti BALLO? BALLERINI Paolina Frasi, Giuseppe Griffanti. FONTI G. Chiappori: Continuazione della Serie cronologica…cit. p. 17. 1820 Carnevale Compagnia Filippo Ciarli con Giuseppe Moncalvo La Corradina o sia Il gran torneo, Il naufragio felice o sia Meneghino e Cecca schiavi fra i Turchi, Azzo Visconti o sia La distruzione del forte Desio, Il segreto con Meneghino disperato per la gelosia della sua padrona, Il Proscritto romano o sia Il leone del Caucaso, Le avventure di Meneghino Peccena con Cecca sua moglie FONTI G. Chiappori: Seconda continuazione della Serie cronologica delle rappresentazioni drammaticopantomimiche poste sulle scene dei principali teatri di Milano. Dal giorno 26 dicembre 1819 al giorno 20 detto 1820. Milano, Giov. Silvestri, MDCCCXXI, pp. 39-40. Primavera 1. Romilda e Costanza L. [Gaetano Rossi] M. Giacomo Meyerbeer 2. L’occasione fa il ladro L. [Luigi Prividali]

M. Gioachino Rossini 3. Il barbiere di Siviglia L. [Cesare Sterbini] M. Gioachino Rossini

INTERPRETI 1 Francesca Riccardi Paër, sopr., Maria Lossetti, sopr., Paola Belloni, Francesco Balassi, ten., Giovanni Boggia, bas., Giovanni Lorenzi, Serafino Gentili, ten. INTERPRETI 2 3 Teresa Melas, sopr., Serafino Gentili, ten., Giovanni Battista Cipriani, buffo., Vincenzo Pozzi, buffo FONTI 1. G. Chiappori: Seconda continuazione della Serie cronologica…cit., p. 41; “Corr. d. dame”, 25 marzo 1820. 2. G. Chiappori: Seconda continuazione della Serie cronologica…cit., p. 41; “Corr. d. dame”, 15 aprile 1820. 3. G. Chiappori: Seconda continuazione della Serie cronologica…cit., p. 41. 1. I baccanali di Roma L. [Gaetano Rossi] M. Pietro Generali

Estate

INTERPRETI 1 Marietta Bonsignori, sopr., Elisabetta Pinotti, sopr., Nicola Tacchinardi, ten., Vincenzo Botticelli, bas., Giuseppina Conti, Pietro Gentili, ten., Giuseppe Monticini, bas. FONTI 1. G. Chiappori: Seconda continuazione della Serie cronologica…cit., p. 41; “Corr. d. dame”, 8 luglio 1820 Compagnia di Antonio Raftopulo

Autunno

La fondazione di Roma ovvero Le strepitose guerre pel ratto delle Sabine, I figli del sole o sia L’antro della vendetta, Il giudice di sé medesimo, Sofia Van-der-Noot ATTORI Boccomini, Angelini


!335 FONTI G. Chiappori: Seconda continuazione della Serie cronologica…cit., p. 43; “Corr. d. dame”, 5 agosto 1820.

Compagnia di equitazione Lalanne e Ducrow

Autunnino

FONTI G. Chiappori: Seconda continuazione della Serie cronologica…cit. p. 44.

Compagnia di equitazione Lalanne e Ducrow

1821 Carnevale

Compagnia degli Emulatori I due Pietri Compagnia Giuseppe Moncalvo BALLO Lo stenterello burlato di Vincenzo Frassi BALLERINI Giuseppa Frontini, Paolina Frassi FONTI G. Chiappori: Terza continazione della Serie cronologica delle rappresentazioni drammaticopantomimiche poste sulle scene dei principali teatri di Milano dal giorno 26 dicembre 1820 al giorno 30 giugno 1824, Milano, Giovanni Silvestri MDCCCXXV, p. 93. 1. La molinara L. [Giuseppe Palomba] M. Giovanni Paisiello

Quaresima

INTERPRETI 1 Teresa Zucchielli, sopr., Domenico Saini, ten., Vincenzo Pozzi, buffo, Alessandro De Angeli, buffo, Geronima Conti, Debora Petrarca, Giacomo Bevilacqua, ten., Francesco Ricci, ten. BALLO Il matrimonio per inganno di Giosuè Benichi BALLERINI Giuseppa Valenza, Giuseppa Griffanti FONTI 1. G. Chiappori: Terza continuazione della Serie cronologica…cit., p. 94; “Corr. d. dame”, 7 aprile 1821. Primavera 1. Il Turco in Italia L. [Felice Romani] M. Gioachino Rossini 2. L’Italiana in Algeri L. [Angelo Anelli]

M. Gioachino Rossini 3. Il Barbiere di Siviglia L. [Cesare Sterbini] M. Gioachino Rossini

INTERPRETI 1 Rosalia Pennetti, sopr., Domenico Saini, ten., Vincenzo Pozzi, buffo, Luigi Maggiorotti, buffo, Anna Pescatori, Angela Mascietti, Giacomo Bevilacqua, ten., Marco Remondini, ten. INTERPRETI 2 Giuseppa Bonamici, contr., Domenico Saini, ten.,Vincenzo Pozzi, buffo, Luigi Maggiorotti, buffo, Anna Pescatori, Angela Mascietti, Giacomo Bevilacqua, ten., Marco Remondini, ten. INTERPRETI 3 Rosalia Pennetti, sopr.,Domenico Saini, ten., Vincenzo Pozzi, buffo., Luigi Maggiorotti, buffo., Anna Pescatori, Angela Mascietti, Giacomo Bevilacqua, ten., Marco Remondini, ten.


!336

ORCHESTRA M.° al cemb. Giuseppe Bianchi; I vl. Giuseppe Ronzoni; I vl. per i balli Vincenzo Bertuzzi; vc. al cemb. Leone Boccaccio, I cb. al cemb. Antonio Mentasta BALLI L’ipocrita punito, di Federico Massini; Chi la fa l’aspetta, di Teresa Grossi; Orfeo di ritorno dall’Inferno o sia La gloria, di Domenico Grimaldi BALLERINI Giuseppa Valenza, Raffaele Capuani FONTI 1. G. Chiappori: Terza continuazione della Serie cronologica…cit., p. 95. 2. G. Chiappori: Terza continuazione della Serie cronologica…cit., p. 95; “Corr. d. dame”, 12 maggio 1821. 3. G. Chiappori: Terza continuazione della Serie cronologica…cit., p. 95. Compagnia Raftopulo

Estate

1. Aureliano in Palmira L. [Felice Romani] M. Gioachino Rossini INTERPRETI 1 Carlotta Cavalli Vico, sopr., Antonietta Mosca, sopr., Giuseppe Lombardi, ten., Giuseppe Zambelli, bas., Rosa Nerini, Luigi Secchi, ten. ORCHESTRA M.°al cemb. Filippo Burcardi; I vl. Giuseppe Migliavacca; vc. al cemb. Leone Boccaccio; cb. al cemb. Antonio Mentasta FONTI 1. G. Chiappori: Terza continuazione della Serie cronologica…cit., pp. 97-98; “Corr. d. dame”, 12 maggio, 7 luglio 1821. Accademia di ventriloquazione di Faugier

Autunno

Società di dilettanti Emilia di Liverpool, La neve FONTI G. Chiappori: Terza continuazione della Serie cronologica…cit., pp. 98-99. 1. Tancredi L. Gaetano Rossi M. Gioachino Rossini

Autunnino

INTERPRETI 1 Catterina Toussainte, sopr., Margherita Garavaglia, sopr., Ferdinando Marchetti, ten., Domenico Sadis, bas., Margherita Mora, N. De Gregori, ten. ORCHESTRA M.° al cemb. Paolo Brambilla; I vl. Giuseppe Ronzoni; vc. al cemb. Leone Boccaccio; cb. al cemb. Francesco Hurtk FONTI 1. G. Chiappori: Terza continuazione della Serie cronologica…cit., p. 99.

Compagnia di Giuseppe Moncalvo 1. Il barbiere di Siviglia L. [Cesare Sterbini] M. Gioachino Rossini

1822 Carnevale-Quaresima


!337 INTERPRETI 1 Teresa Melas, sopr., Carlo Donà, ten., Lorenzo Olivieri, buffo, Francesco Petrazzoli, buffo, Razzani, buffo

Antonio

ORCHESTRA M.° al cemb. Antonio Piacentini; I vl. Carlo Sampietro; vc. al cemb. N. Ronchetti. BALLO Il maestro del villaggio di Giosuè Benichi BALLERINI Catterina Taddei, Francesca Cherubini, Giosuè Benichi, Antonio Broggi, Alessandro Borsi, Giuseppe Velutini FONTI 1. G. Chiappori: Terza continuazione della Serie cronologica…., pp. 100-101; “Corr. d. dame”, 20 marzo 1822. 1. Cenerentola L. [Jacopo Ferretti] M. Gioachino Rossini

Primavera

INTERPRETI 1 Angiola Riva, sopr., Pietro Gentili, ten., Giuseppe Nosadini, buffo, Paolo Lembi, buffo, Paola Belloni, Anna Capo Villa, Giovanni Gherardini, bas. ORCHESTRA M.° al cemb. Antonio Piacentini; I vl. Vincenzo Bertuzzi; vc. al cemb.: per la prima recita Leone Boccaccio, indi N. Perelli; cb. al cemb. Francesco Hurtk Compagnia Orsolini e Fracanzani Andromaca e Pirro Compagnia di Giuseppe Moncalvo L’Eroina delle figlie Compagnia Luigi Vestri Andromeda e Perseo FONTI 1. G. Chiappori: Terza continuazione della Serie cronologica…cit., pp. 101-102. Estate 1. Il Barone di Dolsheim L. [Felice Romani] M. Giovanni Pacini 2. La festa della Riconoscenza o sia Il Pellegrino bianco L. [Jacopo Ferretti] M. Filippo Grazioli

3. Il Turco in Italia L. [Felice Romani] M. Gioachino Rossini 4. Il Corradino L. [Gaetano Rossi] M. Stefano Pavesi

INTERPRETI 1 Giuditta Salio, sopr., Teresa Riboli, sopr., Giacomo Pozzi, ten., Giovanni Coppini, bas., Luigi Maggiorotti, bas., Giuseppe Massa INTERPRETI 2 Clelia Pastori (Giustino), Gaetano Pozzi (Barone Castelli), Giovanni Coppini (Nicola), Luigi Maggiorotti (Franck), Giuseppe Massa (Mengone), Giuseppe Zambelli (Rollando), Teresa Burcardi Coppini (Nina), Giovanni Riboli (Tommaso) INTERPRETI 3 Giacomo Pozzi, ten., Giovanni Coppini, bas., Luigi Maggiorotti, bas., Giuseppe Massa, Teresa Burcardi Coppini, Giovanni Riboli, ten., N. Curti, bas. INTERPRETI 4


!338 Giuseppe Zambelli, Teresa Burcardi Coppini, Giovanni Riboli, ten., N. Curti, bas. ORCHESTRA M.° al cemb. Carlo Piacentini; I vl. Sampietro; vc. al cemb. N. Perelli; cb. al cemb. Francesco Hurtk BALLI La selvaggia, La Capricciosa di Giuseppe Ceirano; Il Calzolaio burlato di Carlo Vienna BALLERINI Marietta Perelli, Francesca Cherubini, Carolina Ceirano, Giovanna Morandi, Giacomo Brianza, Antonio Adami, Giuseppe Ceirano, Gaetano Sevesi, Carlo Vienna FONTI 1 G. Chiappori: Terza continuazione della Serie cronologica…cit., p. 102; “Corr. d. dame”, 20 luglio 1822; 2. G. Chiappori: Terza continuazione della Serie cronologica…cit., pp. 102-103; libr. (Milano, Carlo Dova s. a., è conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “Corr. d. dame”, 3 agosto 1822; 3. 4. G. Chiappori: Terza continuazione della Serie cronologica…cit., pp. 102-103. Autunnino La Duchessa di Baviera, “rappresentazione spettacolosa con farsa” FONTI G. Chiappori: Terza continuazione della Serie cronologica…cit., p. 105.

Compagnia Giuseppe Moncalvo

1823 Carnevale

FONTI G. Chiappori: Terza continuazione della Serie cronologica…cit., p. 106. 1. Tebaldo e Isolina L. [Gaetano Rossi] M. Francesco Morlacchi

Quaresima

INTERPRETI 1 Giuditta Schiroli, sopr., Marietta Albini, sopr., Gaetano Crivelli, ten., Domenico Spiaggi, bas ORCHESTRA M.° al cemb. Paolo Brambilla; altro m.° al cemb. e dir. cori Filippo Burcardi; I vl. Giuseppe Ronzoni; vc. Giacomo Gallinotti; cb. Luigi Costa SCENOGRAFI Angelo Belloni, Filippo Quaglia FONTI 1. G. Chiappori: Terza continuazione della Serie cronologica…cit., pp. 106-107; “Corr. d. dame”, 15 marzo 1823. Primavera Accademia di Angelica Catalani e del violinista Fraenzel. La Catalani eseguì le Grandi variazioni di Rode, le arie Olà t’arresta indegno, Non più anderai farfallone amoroso e la cavatina Se mai turbo il tuo riposo FONTI G. Chiappori: Terza continuazione della Serie cronologica…cit., pp. 107-108; “Corr. d. dame”, 14 giugno 1823. Estate 1. Elisa e Claudio L. [Luigi Romanelli] M. Saverio Mercadante 2. Adelina

L. [Gaetano Rossi] M. Pietro Generali

INTERPRETI 1 2 Amalia Perfetti, sopr., Pietro Gentili, ten., Luigi Maggiorotti, buffo, Gio. Battista Rossi, buffo, Carlotta Carlevalis, Pietro Verducci, ten., Domenico Guarnieri, bas. ORCHESTRA M.° al cemb. Smith; I vl. Migliavacca; vc. Perelli; cb.Ronchetti


!339 FONTI 1. G. Chiappori: Terza continuazione della Serie cronologica…cit., pp. 108-109; “Corr. d. dame”, 12 luglio 1823; 2. G. Chiappori: Terza continuazione della Serie cronologica…cit., pp. 108-109; “Corr. d. dame”, 19 luglio 1823. Autunno Accademia vocale e strumentale della Società di dilettanti professori di musica con i cantanti Lucia Carrara, Hilaret, Lucia e Fulvio Carrara, Bonola Società dei dilettanti drammatici Loda e Levenop o sia Il Romitaggio di Sommerset, Bianca e Fernando Accademia vocale di Angiola Maria Bertozzi Accademia degli Emulatori Lo schiavo o sia Il Ritorno dalla Soria Accademia vocale e strumentale con i cantanti Marietta Morazzani, Giuseppe Pohr, Remondini. Solista di tromba diritta: Tomapschu; solista di flauto: Giuseppe Caldara FONTI G. Chiappori: Terza continuazione della Serie cronologica…cit., p. 112.

Società di dilettanti drammatici

1824 Carnevale-Quaresima

Sander e Molly, Il Pittochetto, La caduta di Balzac o sia Il Trionfo di Molesindo, La casa disabitata, La gran lotteria di sei mille zeri Esibizione della cantante Marietta Morazzoni Compagnia di S. M. il re di Sardegna diretta da Gaetano Bazzi La Gastalda, Amore ed Equivoco, La Lusinghiera, L’Abate de l’Epée, L’Ozioso e le due famiglie in una casa, Zaira (Voltaire) ATTORI Marchionni, Boccomini, Righetti Compagnia di dilettanti drammatici Bianca e Fernando o sia La Tomba di Carlo IV duca d’Agrigento, La sciabola di legno ovvero Meneghino ubbriaco Esibizione della cantante Carolina Alfini FONTI G. Chiappori: Terza continuazione della Serie cronologica…cit., p. 114 1. Edoardo e Cristina L. [Giovanni Schmidt] M. Gioachino Rossini INTERPRETI 1 Marietta Albini, sopr., Amalia Brembilla, sopr., Francesco Lega, ten., Stefano Ferrario, bas., Luigi Regola, ten. ORCHESTRA M.° al cemb. Giuseppe Bianchi; I vl. Giuseppe Bevilacqua; vc. Giacomo Gallinotti; cb. Francesco Hurtk


!340 FONTI 1. G. Chiappori: Terza continuazione della Serie cronologica…cit., pp. 113-114. Primavera

Compagnia di dilettanti drammatici I Misteri dei Sepolcri di Benevento Esibizione del trombettista Thomapschu Compagnia Raftopulo

L’Alunna della giumenta o sia La strage dei fanciulli dell’Atica, Meneghino facchino di piazza o sia I tre gobbi, Le quattro memorabili giornate della Persia, Bondocani ovvero Il Califfo di Bagdad, Meneghino schiavo in un’isola dell’Africa, Il diavolo muto con Meneghino custode del castello della solitudine, Giovanna d’Arco sotto le mura d’Orleans, Meneghino scudiere di D.Chisciotte alla presa del Cavilegno ovvero Le donne colla barba, La fondazione di Roma ovvero La strepitosa guerra per il ratto delle Sabine Compagnia di dilettanti L’Americana e l’Europea o sia Il Dovere e Gratitudine, Il piccolo Marinaio FONTI G. Chiappori: Terza continuazione della Serie cronologica…cit., pp. 115-117. Estate, Autunno e Autunnino 1. Giannina e Bernardone L. [Filippo Livigni] M. Domenico Cimarosa 2. Lo sposo di tre mariti

L. [Gaetano Rossi] M. Giuseppe Mosca

INTERPRETI 1 Antonio Parlamagni, buffo, Annetta Parlamagni, contr. INTERPRETI 2 Non reperiti FONTI 1.“Gaz. di Mi.”, 17 luglio 1824; “Corr. d. dame”, 24 luglio 1824; 2. “Gazz. di Mi.”, 29 luglio 1824; Compagnia Pisenti, Gattinelli e Solmi Giovanna di Montfaucon al castello di Belmont, I quattro rusteghi, Sesostri Compagnia di dilettanti Alvros mano di ferro, La carica senza palla Esperimento dell’Aereo-Veliero Compagnia di dilettanti I cavalieri della morte FONTI G. Chiappori: Terza continuazione della Serie cronologica…cit., pp. 115-117; “Gazz. di Mi”, 17, 29 luglio, 8 novembre 1824; “Corr. d. dame”, 7 febbraio, 6 marzo 1824.

Compagnia di dilettanti

1825 Carnevale

Evandro e Caterina, Stanislao Socrivitza, Temistocle, Aristodemo, Il furioso all’isola di S. Domingo


!341

FONTI “Gazz. di Mi.”, 1, 17 gennaio, 3, 8, 11 febbraio 1825. Compagnia Lalanne La sciabola di legno, Le consulte ridicole, Arlecchino protettor d’amore, La fuga del barone d’Ellemberg, Il poeta spaventato dalle supposte ombre FONTI “Gazz. di Mi.”, 16, 17, 18, 20 febbraio 1825. Quaresima Compagnia Ciabetti Il gran giudizio di Salomone, Meneghino servitore di due padroni, La morte del gigante Golia FONTI “Gazz. di Mi.”, 21, 22, 23 marzo 1825. Compagnia Salvatore Fabbrichesi

Estate

Il portafoglio, Il burbero benefico, Da burla o da vero, La bottega del caffè, Maometto, La locandiera, La famiglia d’Anglade, La giustuzia del duca di Wincester, Il medico e la morte, L’Ajo in imbarazzo, L’ospizio degli orfanelli, Il marito anacoreta, Il pranzo alla fiera, Un odio ereditario, Il falegname di Livonia, La cova cenere, Le smanie per la villeggiatura, Il duca d’Ostuna, Federico II re di Prussia in Islesia, L’astrologo per ghiottoneria, La casa disabitata, Il disertore prussiano, Il berretto nero, Dovea esser uno e sono quattro, L’autorità paterna, L’avventura della villeggiatura, Il ritorno dalla villeggiatura, Il ministro d’amore, Il poeta fanatico, L’adottiva di Palma il giovane, Costanza rara, Far male per far bene, Il pittore per amore, Un cestellino di fiori, La riconciliazione fraterna, L’argentiere di Brema, I due forzati, Agnese di Fitzhenry, Il figlio del signor padre, Il burbero benefico, Saul Varington, Gli amori di un filosofo, Il tiranno domestico, La sposa sagace, L’orfanella, L’Abbé de l’Epée, Pace figlia d’amore, Ventiquattro lettere anonime, Maria Stuarda, Il bugiardo, Onore vince amore, I contrapposti, Sofia Wandernoot ATTORI Giuseppe De Marini FONTI “Gazz. di Mi.”, 1, 2, 4, 6, 7, 8, 9, 10,12, 21, 23, 25, 26, 29 giugno, 1, 3, 6, 10, 11, 12, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 24, 25, 27, 28, 31 luglio, 2, 3, 4, 5, 7, 8, 9, 10,11, 12, 14, 15, 16, 17, 18, 21, 22, 24 agosto 1825; “Corr. d. dame”, 16 luglio 1825. Compagnia Vedova e Dorati Il falso orcolo di Bramma, La pianella perduta, Prometeo, La sposa fedele FONTI “”Gazz. di Mi.”, 26 agosto, 4, 17 settembre 1825. Compagnia Salvatore Fabbrichesi

Autunno-Autunnino

La restituzione, La dama cameriera, Matilde, Gli amori di Zelinda e Lindoro, La lotteria di Vienna, La commediante, Il medico e la morte, Il fortunato ritorno, La gelosia di Lindoro, Così faceva mio padre, La bottega da caffè, La China China, Jarico in Londra, Il pittore naturalista, Polinice, Il delirante per la speranza, La fedeltà a prova, L’Uomo di cento anni, Deve esser uno e sono quattro, Il Disertore francese, Oreste, Le nozze in testamento, Il tenente ed il colonnello, Un odio ereditario ATTORI Giuseppe De Marini, Luigi Vestri, Gustavo Modena FONTI ”Gazz. di Mi.”, 27, 28, 30 novembre, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 10, 12, 13, 14, 15, 16,17, 18, 19, 20, 21, 28, 30, 31 dicembre 1825; “Corr. d. dame”, 31 dicembre 1825.


!342

Compagnia Salvatore Fabbrichesi

1826 Carnevale

Lo stravagante, Un matrimonio alla moda, Federico II re di Prussia in in Slesia, Il berretto nero, Ventiquattro lettere anonime, Un Fatto promosso da un festino colle maschere, L’Orfano, Il Portafoglio, La Cova-Cenere, Il solitario e l’incognito, Agnese Fitz Henri, Giuseppe in Egitto, La riconciliazione fraterna, Il giuocatore, Il Barbiere di Gheldria, Il giorno della liberazione, I pazzi per progetto, L’inimico delle bugie, Il Riconoscente e l’Ingrato, I due tornei, Il Ministro d’onore, Il disperato per eccesso di buon cuore, L’autorità paterna, I contrapposti, La coscienza, La Dama cameriera, Il Poeta fanatico, La finestra murata, Il Precettore e la Scolara, Il Medico e la Morte, Il Pittore per amore, I conti d’Agliate, Carlo XII Re di Svezia sotto Mosca, Onore vince amore, Pace figlia d’Amore, Un curioso accidente, Sofia Wandernoot, Il Bugiardo, La donna bizzarra ATTORI Gustavo Modena, Giuseppe De Marini, Luigi Vestri, Fabbrichesi, Bettini, Cristiani, Belisario, Tofano, Fracanzani, Leonesi FONTI “Gazz. di Mi.”, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 19, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 30, 31 gennaio, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 8, 9, 10, 11, 12 febbraio 1826; “Corr. d. dame”, 4, 11 febbraio 1826. Compagnia di S. M. il re di Sardegna

Quaresima

La vedova in solitudine, Una lezione d’esperienza, La sposa senza saperlo, La Lusinghiera, Ifigenia in Aulide, L’avvocato veneziano, Chiara di Rosemberg, Il prodigo ravveduto, L’ammalata per immaginazione, Il benefico per vanità, Il vero amico, I discoli, La bella fattoressa, Delitto ed eroismo, La chiave falsa, Saulle, La buona famiglia, Sensibilità ed allegria, La macchina degli scacchi, Dovere e natura, Le risoluzioni in amore, Il pronosticante fanatico, Stravaganza e Spirito, Francesca da Rimini, Gurly, Gli Eredi, Mirra, L’Epigramma, Le peripezie del matrimonio FONTI “Gazz. di Mi”, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 23, 24, 25, 27, 28 febbraio, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 14, 15, 16, 17 marzo 1826. Spettacoli “ad uso inglese”

Primavera

Compagnia Perini e Orsolini Il Crociato in Egitto, Il Califfo di Bagdad FONTI “Gazz. di Mi.”, 18 aprile, 21 maggio, 5 giugno 1826. Estate 1. La Rosa bianca e la Rosa rossa L. [Felice Romani] M. Giovanni Simone Mayr 2. Evellina

L. [Gaetano Rossi] M. Carlo Coccia

INTERPRETI 1 Contini, contr. INTERPRETI 2 Ignoti FONTI 1. “Gazz. di Mi.”, 1 luglio 1826; “Corr. d. dame”, 15 luglio 1826; 2. “Gazz. di Mi.”, 28 luglio 1826. Accademia vocale e strumentale con Ferlendis (ob.), la figlia (cant.) ed Hector (bas. cant.) FONTI “Corr. d. dame”, 15 luglio 1826.


!343

Accademia strumentale

Autunno-Autunnino

Pietro Beccali (oboe) FONTI “Gazz. di Mi.”, 30 ottobre 1826. Compagnia Favre Il duca di Wincester al Castello di Milord Dolville, I falsi galantuomini, Il palazzo ereditato alla capitale, I fuggitivi di Elemberg, Cesare in Egitto, Il famoso corsaro di Marocco, Ariadena, Barbarossa, Il carcere d’Ildegonda, Elisabetta Regina d’Inghilterra, Il figlio colpevole per la madre, I Baccanali, Le prigioni di Lemberg, Marziale Brandt, I Romani in Pompeiano, Stenterello al castello di Dring, La donna ambiziosa, Il portafoglio, Il falso oracolo di Brama, Presto o tardi tutto si scopre, La Cecchina suonatrice di ghironda, L’impresario per le Smirne, Can-grande della Scala signore di Verona, Il medico della umanità FONTI “Gazz. di Mi.”, 4, 5, 6, 7, 8, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 22, 27, 28, 29, 30, 31 dicembre 1826.

Compagnia Favre

1827 Carnevale-Quaresima

Andromaca e Piero alla tombad’Ettore, Il malvagio, L’ipocisia smascherata, I trionfi di Carlo XII Re di Svezia sotto Mosca, Il chincagliere fortunato, Emilia di Liverpault, La vendetta di Medea, Il Crociato in Egitto, La vedova contrastata dalle quattro nazioni, Quinzio Cincinnato, Pietro CzardelleRussie nei Cantieri di Sardaam, I negozianti di Basilea, Mastino primo della Scala, L’ombra parlante nei sepolcri del castello di Benevento, La Lodowisca, Stenterello padre di famiglia, Il furioso all’isola di S. Domingo, Il gran torneo de’ cavalieri Piceni, La gran battagliadi Kaminick, Il figlio bandito, Alfredo d’Arp, Il benefattore e l’orfana, La Pretesa e i Pretendenti, Il bombardamento d’Algeri, Giovanna di Montfaucon, Così piace alle donne, La scuola de’ Vecchi, L’Abate de L’Epée, Elena e Gerardo, Non contar gli anni alle donne, Il lupo d’Ostenda, Un matrimonio per interesse e convenienza, Cristoforo Colombo all’isola di Ferandina, Gli amori d’un filosofo, Non è più il tempo che Berta Filava, Ginevra di Scozia, Comiola Torrenga, Un’improvvisa vendita di una casa, Gustavo III alla battaglia sul Kimen ed all’assedio di Frideriskal, Oda, Il Medico e la Morte, I morti che camminano, Le vertigini del secolo, Gli esiliati in Siberia, L’Amore in guerra, L’Ajo nell’imbarazzo, La Gazzetta Parigina, Federico II alla battaglia di Friedberg, Il conte di Varvik FONTI “Gazz. di Mi”, 1, 3, 5, 6, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 16, 17, 18, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 27, 28, 29, 31 gennaio, 1, 4, 5, 6, 7, 8, 10, 13, 14, 15, 17, 18, 19, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28 febbraio, 1, 2, 3, 4 marzo 1827 Compagnia delle sorelle Favre

Primavera

Lodovico Sforza detto il Moro, Il coraggio di mastro Pasquale, Comiola Lotterenga, Il filosofo celebre, Elisabetta regina d’Inghilterra, La pianella perduta, La disfatta dei Mamelucchi, La statuta mobile, ballo, Il disperato per eccesso di buon cuore, Il borgomastro di Rotterdam, Prometeo di ritorno dalla Scizia, Anna al parlamento di Londra, Medea, La vedovella sentimentale, Ulderico reggente di Svezia, I due granatieri in permesso, I fuggitivi conti di Ellemberg, La foresta pericolosa, L’accademia di musica e ballo, Chi la fa l’aspetti, La caduta di Macbet, Enrico IV al passo della Marna, Le tombe di Benevento con Stenterello spaventato dalle ombre, Il terribile idolo della festa di bue, Gli Arabi nelle Gallie, Una notte resa memorabile dallo spirito di una donna FONTI “Gazz. di Mi.”, 5, 6, 8, 10, 11, 12, 14, 15, 17, 18, 20, 21, 22, 23, 24, 26, 27, 30, 31 marzo, 1, 2, 6 aprile. Compagnia Giuseppina Restelli

Estate


!344

Otto mesi in due ore FONTI “Gazz. di Mi.”, 6 maggio 1827. Compagnia di dilettanti di declamazione Il coraggio d’un figlio, La Locandiera, Gabriella di Vergy, Il trionfo d’Adelina, I conti d’Agliate, Il pellegrino bianco, Le sanguinose guerre de’ tartari nell’Asia, La donna guerriera FONTI “Gazz. di Mi.”, 20, 24, 27 maggio, 4, 17, 24 giugno, 1, 2 luglio 1827. Compagnia Vedova e Borrelli Una lezione d’esperienza alla gioventù, La Lotteria di Vienna, Le donne avvocate, Negromante per ghiottoneria, Un giovine al lotto, Giovannino di Calais BALLI Sedesclavo re di Dalmazia di Serpos, Chi più guarda meno vede BALLERINI Piglia Sormanni, Ciotti, Montani, Griffanti, Turchetto FONTI “Gazz. di Mi.”, 9, 10, 13, 15, 16, 20, 22 luglio 1827. 1. Elisa e Claudio L. [Luigi Romanelli] M. Saverio Mercadante INTERPRETI 1 Molinari, sopr., Lei, ten., Lucchini, Picchi, buffo ORCHESTRA I vl. dir. Jona FONTI 1. “Gazz. di Mi”, 27 luglio 1827; “I Tea.”, Tomo I, Parte I, 29 luglio 1827, fascic. 16, p. 264. Accademia con Bertrand, suonatrice d’arpa e Vimercati, suonatore di mandolino FONTI “Gazz. di Mi.”, 21 settembre 1827. Compagnia Luigi Marchionni

Autunno-Autunnino

Giulietta e Romeo, Una lezione d’esperienza alla gioventù, Sogno punitore, Figlia della terra d’esiglio, I due sergenti, Il giudizio di Carlo Magno, I due Savoiardi, La giustizia del duca di Wincester, La fedeltà alla prova, Il Mondo vecchio e il Mondo nuovo, Il pregiudizio de’ paesi piccoli, Il proscritto romano, Paolina burbera e buona ATTORI Teresa Villani Marchionni, Erminia Gherardi, Catterina Venier, Elisabetta Monti, Luigi Marchionni, Giovanni Marini, Vincenzo Monti, Luigi Brandi FONTI “Gazz. di Mi.”, 3, 4, 6, 7, 10, 11, 12, 14, 19, 20, 21, 26 dicembre 1827; “I Tea.”, Tomo I, Parte II, 1 dicembre 1827, fascic. 34, p. 571; Tomo I, Parte II, 11 dicembre 1827, fascic. 35, p. 587.

Compagnia Luigi Marchionni

1828 Carnevale

I Romani in Pompeiano, Todero Brontolon, Il solitario di Montenero, Le donne curiose, L’Orfanella di Ginevra, I falsi galantuomini, La sposa senza saperlo, Le gelosie per equivoco, La caduta della capanna d’Alemagna, La dama velata, I calunniatori, Pietro Chiari, Chiara di Rosemberg, Il velocifero di Monza, La filosofo mania, La Dama a servizio, Eloisa di Bonmarchais, Il Solitario e l’Incognito, Abros mano di sangue,


!345 Carlo II a Poltava, Delitto ed eroismo, Il matrimonio dettato dalla ragione, Entusiasmo e buon-cuore, Il chincagliere irlandese, Clarissa Manson alla corte d’Alby, La morte di Carlo II Re di Svezia, Nicolò Pesce primo nuotatore di Messina, Didone abbandonata, Cesare in Egitto, Piano di fortificazione presentato a Federico II Re di Prussia, L’Eroe Spagnuolo, Il trionfo della verità, Otto mesi in due ore, La lusinghiera, La Vestale, Nulla di troppo, Il Lebbroso della Valle d’Aosta, La beneficiata di un suggeritore in Napoli, I Prussiani nella Slesia, Da burla o da vero, La figlia carceriere del padre, La Capanna d’Alemagna, Paolo e Virginia ATTORI Marini, Teresa Marchionni Villani FONTI “Gazz. di Mi.”, 1, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 12, 13, 14, 15, 16, 19, 20, 21, 22, 24, 27, 28, 29, 30, 31 gennaio, 1,2, 3, 4, 5, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24 febbraio 1828; “I Tea.”, Tomo I, Parte II, 6 marzo 1828, fascic. 47, p. 777. Compagnia Luigi Petrelli

Quaresima

Lauretta di Gonzales e ballo Le donne la vincono in tutto, Boemondo in Altemburgo, Una lezione ai giuocatori, Una lezione ai Discoli, L’innocente in periglio, Il carcere d’Ildegonda, La nonna, Il Bugiardo, Lodoviska, Sinforosa, La madre di famiglia, Le nozze del duca Bernador, La distruzione dei Proci, La restituzione, Ambizione e fanatismo, Oreste e ballo Rinaldo d’Asti, Il medico e la morte, Stenterello taglia legna, Stenterello spaventato dalle ombre, L’Americana e l’Europea, La buona moglie, Da burla o da vero, I due sergenti, Roberto di Moldar capo degli avventurieri, Il precettore malvagio, La crudeltà vinta dal rimorso, Madama Clarissa Manson alla corte criminale d’Alby, Emirra, La donna benefica ATTORI Luigia Petrelli, Erminia Gherardi, Lucilla Foscari, Lucia Bonuzzi, Antonietta Vincelli, Giuseppa Gherardi, Enrichetta Bonuzzi, Melinda Nobili, Luigia Feoli, Nicola Tofano, Giuseppe Feoli, Francesco Bonuzzi, Natale Fabrici, Corrado Vergnano, Adriani Mazzoni, Giuseppe Petrelli, Domenico Foscari, Pasquale Nobili, Luigi Cagnola, Antonio Lumazzi, Antonio Feoli FONTI “Gazz. di Mi.”, 26, 27, 28 febbraio, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 23, 24, 26, 28, 29 marzo 1828; “I Tea.”, Tomo I, Parte II, 1 marzo 1828, fascic. 46, p. 764; Tomo I, Parte II, 6 marzo 1828, fascic. 47, pp. 779-780; Tomo I, Parte II, 6 aprile 1828, fascic. 52, pp. 865-866. Primavera 1. Clotilde L. [Gaetano Rossi] M. Carlo Coccia 2. Agnese L. [L. Buonavoglia e Giannetti] M. Ferdinando Paër 3. La casa da vendere

L. ? M. Carlo Salvioni 4. Il Barbiere di Sivglia L. [Cesare Sterbini] M. Gioachino Rossini

INTERPRETI 1 Giovanni Bottari (Tartuffo), Rosa Lugani (Clotilde), Giovanni Cappelli [sic] (Emerico), Carlo Cassiglioni (Sivaldo), Carolina N.N. (Isabella), Filippo Spada (Jacopone), Debora Petrarca (Agata) INTERPRETI 2 Rosa Lugani, sopr., Giovanni Bottari, bar., Filippo Spada, Capelli, ten. INTERPRETI 3 Rosa Lugani, sopr., Filippo Spada, Giovanni Bottari, bar., Capelli, ten. INTERPRETI 4 Rosa Lugani, sopr., Filippo Spada, Giovanni Bottari, bar. SCENOGRAFO Luca Gandaglia BALLI L’Orfana di Ginevra, Paolo e Virginia di Monticini BALLERINI Carcano Monticini, Domenico Ronzani, Antonio Bedotti, Ponzoni


!346 FONTI 1. libr. (Milano, Carlo Dova, MDCCCXXVIII, conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano); “I Tea.”, Tomo I, Parte II, 5 aprile 1828, fascic. 1, pp. 17-20; 2. “I Tea.”, Tomo I, Parte II, 3 maggio 1828, fascic. 4, pp. 75-76; 3. “I Tea.”, Tomo I, Parte II, 23 maggio 1828, fascic. 7, pp. 126-127; 4. “I Tea.”, Tomo I, Parte II, 2giugno 1828, fascic. 8, pp. 144-145. Accademia vocale e strumentale

Estate

Adelina Schieroni, arpa, Giovanni Schneider, fl., Sceri Morelli e Andrea Sissa, cant. FONTI “I Tea.”, Tomo I, Parte II, 5 luglio 1828, fascic, 13, pp. 223-225 1. Pigmalione L. ? M. Bulgarelli INTERPRETI 1 Non reperiti FONTI 1. “I Tea.”, Tomo I, Parte II, 12 agosto 1828, fascic. 18, p. 303. Compagnia Adelaide Fabbri

Autunno-Autunnino

Oro non compra amore, Il giardino di Carlo Magno, Il berretto nero, Il gran torneo di Corradino d’Este, Onore non vince amore, Avviso ai maritati, L’Argentiere di Brema, Meneghino ricco negoziante in Basilea, Le feste per le nozze di Meneghino, Emilia di Liverpool, Il carcere di Ildegonda, Meneghino parrucchiere in Abbiategrasso, Nuvole di Aristofilo, I Contrapposti, Meneghino e Cecca schiavi in Turchia, L’innalzamento al trono di Francia – Esercizi atletici dell’Alcie Milanese Pietro Piatti - Chiara di Rosemberg, L’arrivo del Governatore, Raoul di Vitri, Meneghino oste di campagna, Andromaca e Pirro, La donna soldato per amore, Ingiustizia del duca di Wincester, Plebei ingentiliti, Il Principe filosofo, Antigone, Il duca d’Ossuna ATTORI Rocchetti, Moncalvo FONTI “Gazz. di Mi.”, 30 novembre, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 27, 28, 29, 30, 31 dicembre 1828; “I Tea.”, Tomo I, Parte II, 24 dicembre 1828, fascic. 36, pp. 626-627.

Compagnia Adelaide Fabbri-Moncalvo

1829 Carnevale

La lucerna d’Epitetto, L’ospitale dei pazzi, La caduta dell’idolo della festa di bue, Meneghino marito per ripiego, Così faceva mio padre, L’Avventuriere notturno, Meneghino negoziante in Livorno e confuso tra il qui pro quo, Fridolin, Matilde di Chabran, La maschera caduta, Il bugiardo, La villanella del monte Canisio, Meneghino parrucchiere in Abbiategrasso, Meneghino corriere per forza, Le avventure di Meneghino e Cecca, Edgardo Re d’Albione, Un odio ereditario, Il Tutore e la Pupilla, Meneghino custode dell’ospitale de’ pazzi, Il gran Serraglio del Mogol, Un curioso accidente, L’arrivo del Governatore, Il Nuovo Convitato di Pietra, Meneghino oste di campagna, Il ciabattino di Londra, La caduta del feroce Godelindo, I due sergenti, La pianella perduta nella neve, Meneghino padre afflitto e disperato, Il Giuocatore di Faraone, La donna selvaggia, Bernardo e Meneghino cervellee, La benedizione paterna, I quattro pretendenti, Gli amori di un filosofo, La clemenza di Tito, L’apparenza inganna, L’Importuno e l’Astratto, La buona moglie, Aristodemo, La somiglianza dei due gobbi, Il carcere d’Ildegonda, La figlia cameriera del padre, Meneghino schiavo in Turchia, La Rosella, Il consesso delle matrone romane, Il Monte S. Bernardo, L’arrivo del duca di Bernador, Le avventure di Meneghino Pecenna e quelle di Giacomo Colombo detto il matto facchino, Gli Uomini antichi e le Donne moderne, Il Magistrato e l’Amico, L’avviso ai maritati ATTORI Moncalvo, Adele Moncalvo, Rochetti, Gallina, Brandi


!347 FONTI “Gazz. di Mi.”, 1, 3, 4, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 13, 14, 15, 16, 18, 19, 20, 21, 24, 25,26, 30, 31 gennaio, 1, 2, 3, 4, 5,6, 7, 9, 10, 11,12, 13, 14, 16, 18,19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26,27 febbraio, 1, 3, 4, 5, 7 marzo 1829; “Corr. d. dame”, 17, 31 gennaio 1829. Compagnia Lugia Petrelli

Primavera-Estate

Trovatemi il secondo, La colpa non può celarsi, Isolina, L’Avola, I Paggi del duca di Vandome, ballo, La Straniera, Un matrimonio per interesse, L’ultimo giorno di Maria Stuarda, La corona d’alloro, Tre quartieri della città di Parigi, La donna velata, Madama Clarissa Manson alla corte criminale d’Alby, L’Orfanella di Underlak, L’Orfanella della Svizzera, Il palazzo ereditato alla capitale, La Dama a servire, Il questuante, Il pirata siciliano, La restituzione, L’Eroina di Svezia ATTORI Petrelli, Gherardi, Tessero, Petrucci, Corrado Vergnano, Rosa, Tranquilli, Fabrizi FONTI “Gazz. di Mi.”, 11, 12, 13, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 26, 27, 29, 31 marzo, 1, 2, 4, 9, 10 aprile 1829 1. Semiramide L. [Gaetano Rossi] M. Gioachino Rossini 2. Tancredi L. [Gaetano Rossi] M. Gioachino Rossini 3. Otello L. [Francesco Berio] M. Gioachino Rossini 4. Medea in Corinto L. [Felice Romani] M. Giovanni Simone Mayr 5. Nina o La pazza per amore

L. [B. J. Mersollier] M. Giovanni Paisiello 6. Oh! Che originali L. [Gaetano Rossi] M. Giovanni Simone Mayr 7. Giulietta e Romeo L. [Giuseppe Maria Foppa]. M. Nicola Zingarelli 8. Donna Caritea L. [P. Pola] M. Saverio Mercadante

INTERPRETI 1 Giuditta Pasta (Semiramide), Marietta Brambilla (Arsace), Domenico Cosselli (Assur), Luigi Duprez (Idreno), N. N. (Azema), Pietro Giani (Oroe), Giovanni Boccaccio (Mitrane) INTERPRETI 2 Giuditta Pasta (Tancredi), Stefania Favelli (Amenaide), Luigi Duprez (Argirio), Pietro Giani (Orbazzano), Antonietta De Farina (Isaura), Giovanni Boccaccio (Ruggiero) INTERPRETI 3 Giuditta Pasta (Desdemona), Matteo Porto (Elmiro), Luigi Duprez (Rodrigo), Gio. Giuseppe Giordani (Jago), Carlotta De Vincenti (Emilia), Angelo Tommasi (Doge) INTERPRETI 4 Giuditta Pasta (Medea), Alessandrina Duprez (Creusa), Matteo Porto (Creonte), Luigi Duprez (Egeo), Gio. Battista Montresor (Giasone), Giovanni Boccaccio (Tideo), Antonietta De Farina (Ismene) INTERPRETI 5 Giuditta Pasta (Nina), Gio. Battista Montresor (Lindoro), Matteo Porto (Il Conte), Carlotta De Vincenti (Elisa), Luigi Gastaldi (Giorgio), Luigi Duprez (Un Pastore) INTERPRETI 6 Luigi Gastaldi (D. Febeo), Marietta Brambilla (D. Aristea), Luigi Duprez (D. Carolino), Matteo Porto (Biscroma), Antonietta De Farina (Celestina), Angelo Tommasi (Carluccio) INTERPRETI 7 Giuditta Pasta, sopr., Carlotta De Vincenti, mezzosopr. INTERPRETI 8 Giovannina De Vecchi, contr., Magnani, ten., Vaschetti, ten., Giuseppe Marini, bas., Casanova, sopr. ORCHESTRA M.° al cemb. Luigi Bozzi; I vl. dir. Antonio Biraghi; I vl. sostit. Giuseppe Ronzoni; I vl. dei secondi Camillo Manzoni; I vc. al cemb. Tommaso Bussi; I cb. al cemb. Pietro Dela Valle; cb. sostit. Gaetano Moschini; I vl. Carlo Carcano; I cl. per le op. Benedetto Carulli; I cl. per i balli Ernesto Cavallini; I fl. Luigi Pagani; I ob. Paolo Emilio Daelli; I cor. caccia Paolo Gilardoni; arpa Adelaide Schieroni. Propr.


!348 Mus. Giovanni Ricordi; macch. Giuseppe Grassi; illum. Gaetano Grassi; vest. Briani e Mondini; attr. Ermenegildo Bolla; parr. Basano Graziadei BALLI I Molinari di Fleury, Il carnevale di Venezia SCENOGRAFO Alessandro Sanquirico FONTI 1. libr. (Milano, Antonio Fontana MDCCCXXIX“, conservato alla Biblioteca Comunale Sormani diMilano); Corr. d. dame”, 25 aprile 1829; 2. libr. (Milano, Antonio Fontana MDCCCXXIX, conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano); “Corr. d. dame”, 9 maggio 1829; 3. Libr. (Milano, Antonio Fontana MDCCCXXIX, conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano); “Corr. d. dame”, 30 maggio 1829; 4. libr. (Milano, Antonio Fontana MDCCCXXIX, conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “Corr. d. dame”, 27 giugno 1829; 5. libr. (Milano, Antonio Dova MDCCCXXIX, conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano), “Corr. d. dame”, 11 luglio 1829; 6. libr. (Milano, Antonio Dova MDCCCXXIX, conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano), “Corr. d. dame”, 11 luglio 1829; 7. “Corr. d. dame”, 25 luglio 1829; 8. “I Teatri”, Tomo III, Parte I, 2 settembre 1829. Autunno-Autunnino Compagnia Ercole Gallina-Giuseppe Moncalvo Un odio ereditario, Il figlio per adozione, L’Abate de l’Epée, Contraddizione e puntiglio, I due Figaro, I due Paggi, Meneghino parrucchiere in Abbiategrasso, Il Serraglio del gran Mogol, Meneghino ricco negoziante in Livorno, La borsa perduta, Le feste per le nozze di Meneghino, Il cugino di Lisbona, Il gran torneo dei cavalieri Piceni, Il cappellino color di rosa, Gli Strelitzi, La benedizione paterna, Dovere e natura, Il matrimonio per necessità, L’ultimo giorno di Pompei, Elisa e Claudio, Clotilde ed Adolfo, I contrapposti, L’Ospitale de’ Pazzi, L’arrivo inaspettato, Il Tutore e la Pupilla, I discoli ravveduti, Le avventure di Meneghino FONTI “Gazz. di Mi.”, 30 novembre, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 20, 21, 26, 27, 28, 29, 30, 31 dicembre; “I Tea.”, Tomo III, Parte II, 24 dicembre 1829, pp. 605-606. Compagnia francese L’Actrice en voyage ATTORI Tallié, Vogel, Federico FONTI “I Tea”, Tomo III, Parte II, 24 dicembre 1829, pp. 605-606. 1830 Estate 1. L’Italiana in Algeri L. [Angelo Anelli] M. Gioachino Rossini 2. Violenza e Costanza L. [Andrea Leone Tottola]

M. Saverio Mercadante 3. Adelina L. [Gaetano Rossi] M. Pietro Generali

INTERPRETI 1 Alessandrina Duprez, sopr., Luigi Duprez, ten., Antonio Finaglia, bas., Gio. Battista Difranco, buffo INTERPRETI 2 Alessandrina Duprez, sopr., Luigi Duprez, ten., Gio. Battista Difranco, buffo, Antonio Finaglia, bas. Rota INTERPRETI 3 Alessandrina Duprez, sopr., Luigi Duprez, ten., Gio. Battista Difranco, buffo, Rota ORCHESTRA I vl. dir. Eugenio Cavallini BALLO Il sogno verificato di Serafini


!349 FONTI 1. “I Tea.”, Parte I del 1830, Milano, Gaspare Truffi, XLII Appendice, 16 luglio, n. 27, pp. 432-433; 2. “I Tea.”, Parte I del 1830…XLIII Appendice, 23 luglio, n. 28, p. 446; “I Tea.”, Parte I del 1830…XLVI Appendice, 13 agosto, n. 31, pp. 527-528.. 1831 Carnevale 1. Anna Bolena L. Felice Romani M. Gaetano Donizetti 2. Malek-Adel L. Gaetano Rossi M.Giuseppe Nicolini 3. Gianni da Calais L. Domenico Gilardoni M. Gaetano Donizetti 4. La gazza ladra L. [Giovanni Gherardini] M. Gioachino Rossini 5. Semiramide L. [Gaetano Rossi] M. Gioachino Rossini 6. Matilde di Shabran

L. [Jacopo Ferretti] M. Gioachino Rossini 7. Rosamonda* L. Pietro Cominazzi M. Luigi Majocchi 8. Giulietta e Romeo L. [Giuseppe Maria Foppa] M. Nicola Zingarelli 9. La Sonnambula L. Felice Romani M. Vincenzo Bellini 10. Olivo e Pasquale L. [Jacopo Ferretti] M. Gaetano Donizetti

INTERPRETI 1 Giuditta Pasta (Anna Bolena), Giovanni Battista Rubini (Riccardo Percy), Filippo Galli (Enrico VIII), Elisa Orlandi (Giovanna Seymour), Lorenzo Biondi (Lord Rochefort), Enrichetta Laroche (Smeton), Antonio Crippa (Sir Hervey) INTERPRETI 2 Giuditta Pasta (Malek-Adel), Luciano Mariani (Ricardo), Lina Roser (Metilde), Paolo Cervati (Guido di Lusignano), Marianna Hazon (Giosselino di Montmorency), Lorenzo Biondi (Esmenardo D’Asp), Faustina Piombanti (Agnese) INTERPRETI 3 Giovanni Battista Rubini (Gianni da Calais), Elisa Orlandi (Metilde), Giuseppe Frezzolini (Rustano), Francesco Lodetti (il Re), Alessandro Zambaiti (Rogiero), Felicita Baillou-Hilaret (Adelina), Lorenzo Biondi (Guido), Antonio Crippa (Corrado), Amalia Ferretti (Arrigo), Antonio Tiraboschi (Uffiziale) INTERPRETI 4 Filippo Galli, bas., Leandro Valencia, ten., Eugenia-Humberta Martinet, sopr., Paolo Barroilhet, bas. INTERPRETI 5 Giuditta Pasta, sopr., Filippo Galli, bas., Fanny Eckerlin, contr., Musatti, ten. INTERPRETI 6 Elisa Taccani, sopr., Enrichetta Laroche, contr., Leandro Valencia, ten., Paolo Barroilhet, bas., Luciano Mariani, bas., Giuseppe Frezzolini, bas. INTERPRETI 7 Giovanni Battista Rubini (Enrico II), Enrichetta Laroche (Leonora di Guascogna), Lina Roser (Rosamonda), Giovanni Schober (Lord Gualtiero Clifford), Felicita Baillou-Hillaret (Arturo) INTERPRETI 8 Giuditta Pasta, sopr., Givanni Battista Rubini, ten., Elisa Orlandi, sopr., Giovanni Schober INTERPRETI 9 Giuditta Pasta (Amina), Giovanni Battista Rubini (Elvino), Luciano Mariani (Rodolfo), Elisa Taccani (Lisa), Lorenzo Biondi (Alessio), Felicita Baillou-Hilaret (Teresa) INTERPRETI 10 Non reperiti ORCHESTRA M.° al cemb. Francesco Schira; I vl. dir. Nicola Zamboni Petrini; I vl. sostit. Bernardo Ferrara; I vl. per i balli Camillo Manzoni; I vl. dei secondi Luigi Grossoni; I vla Alessandro Lavelli; I vla sostit. Giovanni Bussola; I vc. al cemb. Tommaso Bussi; I vc. sostit. Giacomo Setti; I cb. al cemb. Fabiano Ronchetti; I cb. sostit. Urbano Bianchi; I cor. caccia Benedetto Bergonzi; altro I cor. Cipriano Gelmi; I cl. Pompeo Cavallini, Alessandro Taveggia; I fl. Francesco Pizzi, Luigi Pagani; I ob. Paolo Emilio Daelli, Carlo


!350 Pighi; I fg. Antonio Cantù, Cesare Spotti; I tr. Giuseppe Viganò, Giovanni Siccarz; I trb. Luigi Bernardi, Giovanni Goldini; arpa Teresa Vergani SCENOGRAFO Alessandro Sanqurico. Edit. e propr. della mus. Givanni Ricordi; m.° dei cori Carlo Salvioni; dir. cori Giulio Cesare Granatelli; macch. Giuseppe Pavesi; attr. Giuseppe Fornari; vest. Giovanni Mondini, Rosa Cervi; sarti da uomo Colombo Giacomo, Antonio Gioncada; sarti da donna Giuseppe Foresti, Gaetano Valsecchi; parr. Graziadei Bassano; illum. Domenico Briani, Gaetano Paleari BALLI La vedova il giorno delle nozze, Tutto al contrario di Luigi Henry e Chao-Kang, mus. di Carlini. BALLERINI Mattis, Hasenhut, Soffra FONTI 1. libr. (Milano, Antonio Fontana, MDCCCXXX, conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “L’Eco”, 27 dicembre 1830; “Gazz. priv. di Mi.”, 28 dicembre 1830; 2. libr. (Milano, Antonio Fontana, MDCCCXXX, conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “L’Eco”, 31 dicembre 1830; 3. libr. (Milano, Antonio Fontana, MDCCCXXX, conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano); “L’Eco”, 3 gennaio 1831; 4. “L’Eco”, 7 1831; 5. “L’Eco”, 26, 28 gennaio 1831; 6. “L’Eco”, 2, 4 febbraio 1831; 7. libr. (Milano, Antonio Fontana, MDCCCXXXI, conservato al Conservatorio “G. Verdi” diMilano);“L’Eco”, 14 febbraio 1831; 8. “La Gazz. Priv. di Mi.”, 20 febbraio 1831; 9. libr. (Milano, Antonio Fontana, MDCCCXXXI, conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Gazz. Priv. di Mi.”, 8 marzo 1831; “Corr. d. dame”, 10 marzo 1831; “L’Eco”, 9 marzo 1831; 10. “Corr. d. dame”, 20, 25 marzo 1831 NOTE Durante una delle repliche di Matilde di Chabran si esibì la poetessa Rosa Taddei in alcuni suoi estemporanei componimenti.

Compagnia Tommaso Zocchi

1832 Primavera

Norma (commedia) FONTI “Corr. d. dame”, 15 aprile 1832. Estate Accademie vocali coi cant. Giulietta Negri, Matteo Tosi, Luigi Giorza ed Eugenio Modesti FONTI “Corr. d. dame”, 20 giugno, 25 luglio 1832. Autunno 1. Il falegname di Livonia L. [Felice Romani] M. Giovanni Pacini 2. Emma di Fondi* L. ?

M. Pietro De Mojana 3. Il Turco in Italia L. [Felice Romani] M. Gioachino Rossini

INTERPRETI 1 Chiara Albertini, sopr., Domenico Furlani, ten., Giuseppe Galante, bas., Carlo Cambiaggio, bas. INTERPRETI 2 Chiara Albertini (Emma), Carlo Cambiaggio (Gontrano), Giuseppe Galante (Adalberto), Adelaide Taddei (Elisa), Domenico Furlani (Reginardo), Gaudenzio Tasca (Aginulfo) INTERPRETI 3 Chiara Albertini, sopr., Carlo Cambiaggio, bas., Remolini, bas. ORCHESTRA I vl. dir. Rachelle BALLO Eutichio FONTI 1. “Corr. d. dame”, 25 ottobre 1832; 2. libr. (Milano, Dova 1832, conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “Corr. d. dame”, 10, 15 novembre 1832; 3. “Corr. d. dame”, 30 novembre 1832. 1833 Carnevale


!351

1. I Capuleti e i Montecchi L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini 2. L’inganno felice L. [Giuseppe Maria Foppa] M. Gioachino Rossini 3. Elisa di Montaltieri L. Agostino Pendola M. Antonio Granara 4. Enrico IV al passo della Marna*

L. ? M. Guglielmo Balfe 5. Gli Arabi nelle Gallie L. [Luigi Romanelli] M. Giovanni Pacini 6. L’elisir d’amore L. [Felice Romani] M. Gaetano Donizetti

INTERPRETI 1 Guglielmo Balfe, bar., Lina Roser-Balfe, sopr., Albertini, Michel, Lorenzo Bonfigli, ten., Carlo Cambiaggio, bas., Merlini, buffo INTERPRETI 2 Guglielmo Balfe, bar., Carlo Cambiaggio, bas. INTERPRETI 3 Guglielmo Balfe (Roberto), Lina Roser-Balfe (Elisa di Montaltieri), Lorenzo Bonfigli (Loredano), Pietro Roda (Fernando), Carlina Lugani (Giulietta) INTERPRETI 4 Carlo Cambiaggio (Gervasio), Lina Roser-Balfe (Cristina), Lorenzo Bonfigli (Enrico IV), Guglielmo Balfe (Costantino), Carlo Crosa (Du-Champ) INTERPRETI 5 Lina Roser-Balfe, sopr., Beltramini, contr., Lorenzo Bonfigli, ten. INTERPRETI 6 Guglielmo Balfe, bar., Carlo Cambiaggio, bas., Giacosa, sopr. ORCHESTRA M.° al cemb. Angelo Frondoni; m.° dir. della mus. Vincenzo Colla; m.° dir. dei cori Antonio Daville; I vl. dir. Michele Rachelle; I vl. per i balli Camillo Manzoni; I cb. Gaetano Motelli; I vc. Leonardo Moia; I fl. Luigi Pagani; I cl. Benedetto Carulli, Giuseppe Stucchi; I ob. Paolo Emilio Daelli; I vla Angelo Moia; I cor. da caccia Pietro Luoni; I vl. dei secondi Giuseppe Ressi; I tr. Giuseppe Araldi; edit. della mus. Giovanni Ricordi, Francesco Lucca e fratelli Artaria; vest. Leoni e Bassi; macch. Giuseppe Spinelli; attr. Ermenegildo Bolla; capo sarto Giovanni Guidetti BALLO Hamet di Angiolini FONTI 1. “L’Eco”, 24, 28 dicembre 1832; “Corr. d. dame”, 30 dicembre 1833; 2. “Corr. d. dame”, 20 gennaio 1833; 3. libr. (Milano, Dova s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “Corr. d. dame”, 25 gennaio 1833; 4. libr. (Milano, Dova s. a., conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano); “Corr. d. dame”, 15 febbraio 1833; 5. “Corr. d. dame”, 5 marzo 1833; 6. “Corr. d. dame”, 25 marzo 1833. Concerti con Bertrand, arpista, Borgatta, pianista

Primavera

FONTI “Corr. d. dame”, 25 aprile 1833. Estate-Autunno 1. Beatrice di Tenda L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini 2. La gabbia di matti L. ? M. ? 3. Adolfo e Chiara o I due prigionieri L. [B. J. Marsollier] M. Vincenzo Pucitta 4. Le cantatrici villane

L. [Antonio Palomba] M. Valentino Fioravanti 5. Danao re d’Argo L. [Felice Romani] M. Giuseppe Persiani 6. La Sonnambula L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini


!352

INTERPRETI 1 Teresa Brambilla (Agnese Del Maino), Claudio Bonoldi (Filippo Maria Visconti), Luigi Magnani (Orombello), Fanny Tacchinardi-Persiani (Beatrice di Tenda), Luigi Rigola (Anichino) INTERPRETI 2 ? INTERPRETI 3 Fanny Tacchinardi-Persiani, sopr., Luigi Alberti, ten. INTERPRETI 4 Fanny Tacchinardi-Persiani (Rosa), Luigi Alberti (Carlino), Luigi Biondini (D. Bucefalo), Annetta Brambilla (Agata), Giuseppina Buonamici (Giannetta), Luigi Rigola (Giansimone), Giuseppe Scheggi INTERPRETI 5 Fanny Tacchinardi-Persiani (Ipermestra), Gio. Batt. Genero (Danao), Adelaide Maldotti (Linceo), Luigi Biondini (Abante), Luigi Alberti (Plistene), Rebecca Rivolti (Argia), Luigi Rigola (Ipparco) INTERPRETI 6 Fanny Tacchinardi-Persiani (Amina), Luigi Biondini (Rodolfo), Annetta Brambilla (Lisa), Giacomo Santi (Elvino), Marietta Mar (Teresa), Luigi Rigola (Alessio) ORCHESTRA M.° dir. Francesco Schira; I vl. dir. Bernardo Ferrara; I vl. sostit. Faustino Burand; I dei secondi Giuseppe Ressi; dir. cori Antonio Davile; I vla Giovanni Bussola; I vc. Leonardo Moja; I cb. Claudio Motelli; I fl. Francesco Pizzi; I ob. Luigi Canti; I cl. Benedetto Carulli; I cor. PietroLuvoni; I fg. Stella Antonio; I tr. Giuseppe Araldi; trb. Vincenzo Pontiggia, macch. Giuseppe Spinelli; attr. Ermenegildo Bolla; parr. Bassano Graziadei; illum. Giuseppe Paleari SCENOGRAFO Gaetano Roversi di Ferrara IMPRESARIO Zenone Cazzioletti FONTI 1. libr. (Milano, D’Omobono Manini, MDCCCXXXIII, conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “Corr. d. dame”, 20 luglio 1833; 2. “Corr. d. dame”, 5 agosto 1833; 3. “Corr. d. dame”, 15 agosto 1833; 4. libr. (Milano, D’Omobono Manini MDCCCXXXIII, conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano); “Corr. delle dame”, 20 settembre, 20 ottobre 1833; 5. libr. (Milano, D’Omobono Manini, MDCCCXXXIII, conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “Corr. d. dame”, 30 ottobre 1833; 6. libr. (Milano, Omobono Manini s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “Corr. d. dame”, 25 novembre 1833.

Compagnia Giuseppe Moncalvo

1834 Carnevale

ATTORI Giuseppe Moncalvo FONTI “Il Barb. di Siv.”, 4 gennaio 1834. Primavera 1. Torquato Tasso L. Jacopo Ferretti M. Gaetano Donizetti 2. La Sonnambula L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini 3. Il Pitocco* L. ?

M. Giuseppe Gerli 4. Il furioso all’isola di San Domingo L. [Jacopo Ferretti] M. Gaetano Donizetti 5. La Straniera L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini

INTERPRETI 1 Giorgio Ronconi (Torquato Tasso), Francesco Pedrazzi (Roberto Geraldini), Girolamo Cavalli (D. Cherardo), Gaetano De Baillou (Alfonso II), Giovanni Battista Martinelli (Ambrogio) Luigia Sheldon Maggioni (Eleonora), Carolina Villa (Leonora di Scandiano) INTERPRETI 2


!353 Elisa Taccani (Amina) , Francesco Pedrazzi (Elvino), Giorgio Ronconi (Rodolfo), Carolina Macchi (Teresa), Giulia Corradi (Lisa) INTERPRETI 3 Elisa Taccani (Zulima), Francesco Pedrazzi (Incognito), Giorgio Ronconi (Nadir), Girolamo Cavalli (Gluglù), Gaetano De Baillou (Caled) INTERPRETI 4 Giorgio Ronconi, bar., Francesco Cavalli, bas., Gentili-Bonuri, sopr. INTERPRETI 5 Annetta Cosatti (Alaide), Carolina Macchi (Isoletta), Luigi Leonardi (Montolino), Francesco Pedrazzi (Arturo), Giorgio Ronconi (Barone di Valdeburgo), Gaetano De Baillou (Priore), Giovanni Battista Martinelli (Osburgo) ORCHESTRA M.° dir. Giuseppe Gerli; I vl. dir. Bernardo Ferrara; I vl. sostituto e I vl. per i ballabili: Camillo Manzoni; I dei secondi Giuseppe Ressi; m.° dei cori Antonio Davila; I vla Giovanni Bussola; I vc. Leonardo Moia; I ct. Claudio Motelli; I fl. Francesco Pizzi; I ob. Emilio Daelli; I cl. Alessandro Taveggia; I cor. Pietro Luoni; I fg. Luigi Migliavacca; I tr. Giuseppe Araldi; trb. Vincenzo Pontiggia; macch. Giuseppe Spinelli; attr. Ermenegildo Bolla; parr. Bassano Graziadei; illum. Giuseppe Paleari; vest. Bassi e Comp.; capo sarto Foresti SCENOGRAFI Carlo Fontana e Antonio Bocher NOTE In una replica di Torquato Tasso la prima donna Maggioni fu sostituita dal sopr. Corradi (v. “Corr. d. dame”, 5 aprile 1834; “Il Barb. di Siv.”, 9 aprile 1834); in una replica del Furioso la Gentili-Bonuri fu sostituita da Elisa Taccani (v. “Corr. d. dame”, 5 giugno 1834) FONTI 1. libr. (Milano, Dova s. a., conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano); “Il Barb. di Siv.”, 2 aprile 1834; 2. libr. (Milano, Dova s. a., conservato alla Bibliteca Comunale Sormani di Milano); “Corr. d. Dame”, 20 aprile 1834; 3. libr. (Milano, Dova s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “Corr. d. dame”, 15 maggio 1834; “Il Barb. di Siv.”, 14 maggio 1834; 4. “Corr. d. dame”, 30 maggio 1834; “Il Barb. di Siv.”, 28 maggio 1834; 5. libr. (Milano, Dova s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “Corr. d. dame”, 20 giugno 1834. Accademia vocale con la cant. Carlotta Orlandi FONTI “Il Barb. di Siviglia”, 14 giugno 1834 e “Corr. d. dame”, 30 giugno 1834 Concerto per quattro cembali di Carlo Czerny eseguito per la beneficiata di Giuseppe Gerli con i maestri Bortoloni, Bonmayer, Gerli e Origgi FONTI “Il Barb. di Siv.”, 21 giugno 1834 Beneficiata della Taccani cui presero parte Ronconi, De Bailleu e Pedrazzi. Esecuzione di una nuova sinfonia del maestro Bernardo Ferrara FONTI “Il Barb. di Siv.”, 2 luglio 1834. Accademia strum. con Giuseppe Sartirana, cornista FONTI “Il Barb. di Siviglia”, 5 luglio 1834 Estate 1. L’elisir d’amore L. [Felice Romani] M. Gaetano Donizetti 2. Il barbiere di Siviglia L. [Cesare Sterbini]

M. Gioachino Rossini 3. Eran due or son tre L. Jacopo Ferretti M. Luigi Ricci

INTERPRETI 1 Antonietta Raineri-Marini, sopr., Giuseppe Marini, bas., Carlo Cambiaggio, bas., Dessi, ten. INTERPRETI 2


!354 Carlo Cambiaggio, bas., Giuseppe Marini, bas., De-Bezzi, ten., Valesi, sopr., Ottolini Porto, bas., Venturi, sopr. INTERPRETI 3 Bartolommeo De-Gattis (Fernando), Giuseppe Marini (Edmondo), Eugenia Tadolini (Irene), Antonietta Raineri-Marini (Lucrezia), Carlo Cambiaggio (Sempronio Barbabietola), Antonio Bruni (Ernesto Eugeni) ORCHESTRA I vl. dir. Bernardo Ferrara; altro I vl. sostituto Faustino Durand; I dei secondi Giuseppe Rezzi; dir. cori Giuseppe Tiraboschi; I vla Carlo Carcano; I vc. Leonardo Moja; I cb. Gaetano Motelli; I fl. Francesco Pizzi; I ob. Paolo Emilio Daelli; I cl. Alessandro Taveggia; I fg. Luigi Migliavacca; I cor. Pietro Luoni; I tr. Giuseppe Araldi; trb. Vincenzo Pontiggia; macch. Giuseppe Spinelli; attr. Vittore Comer; parr. Bassano Graziadei; illum. Giuseppe Paleari; vest. Bassi e Comp.; capo sarto Foresti SCENOGRAFO Antonio Bocher NOTE In una replica dell’Elisir d’amore il tenore Dassi fu sostituito da De-Bezzi (“Il Barb. di Siv.”, 12, 16 luglio 1834); alla beneficiata della Raineri-Marini presero parte Galanti e Cambiaggio (“Corr. d. dame”, 15 agosto 1834) FONTI 1. “Il Barb. di Siv.”, 9 luglio 1834; 2. “Il Barb. di Siv.”, 23, 26 luglio 1834; 3. libr. (Milano, Dova s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “Corr. d. dame”, 30 luglio 1834. Spettacolo con “l’uomo scimmia”

Autunno

FONTI “Il Barb. di Siv.”, 3 settembre 1834. Compagnia Bertelli Lo speziale di campagna, ballo, coi ballerini: Billoci, Ciotti, Guerpont FONTI “Il Barb. di Siv.”, 5 novembre 1834.

Compagnia Solmi e Pisenti

1835 Carnevale

Matrimonio per menzogna, Il ritorno di Venceslao Re di Polonia, Agnese, Momento di punizione, Il Berretto Nero ATTORI Pietro Solmi, Giovanni Pisenti, Mariani, Chiari, Beseghi, Dondini FONTI “Il Barb. di Siv.”, 3 dicembre 1834; “Il Fig.”, 14 febbraio 1834. Compagnia Corrado Vergnano Oreste (Alfieri) ATTORI Camillo Ferri, Boccomini FONTI ”Il Fig.”, 1 marzo 1835. Primavera 1. Il Nuovo Figaro L. [Jacopo Ferretti] M. Luigi Ricci 2. La pazza per amore

L. [Jacopo Ferretti] M. Pietro Antonio Coppola

INTERPRETI 1 Antonietta Raineri-Marini, sopr., Giovanni Paganini, ten., Agostino Rovere, bas., Basoli, bas., Annoni, sopr. INTERPRETI 2


!355 Adelina Spech (Nina), Paolo Ambrosini (Rodolfo), Agostino Rovere (Simplicio), Antonio Pompeiano (Enrico), Laura Saini (Marianna), Giuseppe Rebussini (Giorgio) ORCHESTRA M.° al cemb. Giuseppe Gerli; I vl. dir. Bernardo Ferrara; I vl. sostituto Fausto Durando; I vl. per i balli Ruggero Ranussi; I dei secondi vl. Giuseppe Ressi; dir. cori Davide Deville; I vc. al cemb. Leonardo Moja; I cb. al cemb. Gaetano Motelli; cb. sostituto Alessandro Moja; I vla Giovanni Bussola; I cl. Alessandro Taveggia; I ob. Paolo Emilio Daelli; I fl. Francesco Pizzi; I fg. Luigi Migliavacca; I cor. caccia Giuseppe Sartirana; I tr. N. N., arpa Adelaide Schieroni; edit. della mus. Francesco Lucca; vest. Giuseppe Foresti, Francesco Franceschini; attr. Vittore Comer; macch. Giuseppe Spinelli; parr. Bassano Graziadei; illum. Giuseppe Paleari SCENOGRAFO Antonio Bocher BALLO I Promessi Sposi, La scimmia benefattrice di Giuseppe Turchi BALLERINI Paradisi, Sassi, Lamberti FONTI 1. “Corr. d. dame”, 30 aprile 1835; 2. libr. (Milano, Dova MDCCCXXXV, conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano); “Corr. d. dame”, 5, 10 maggio 1835; “Il Fig.”, 6 maggio 1835 Accademia vocale e strumentale Giacinto Marras, Giuseppina Lozano (cant.), Virginia Sardi (cant. e arpista) FONTI “Corr. d. dame”, 10 maggio 1835; “Il Fig.”, 6 maggio 1835. Accademia strumentale Pietro Laureati, vc. FONTI “Il Fig., 20 maggio 1835. Estate 1. Gli Esposti L. [Jacopo Ferretti] M. Luigi Ricci 2. I Capuleti e i Montecchi L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini 3. Chi dura vince L. Jacopo Ferretti M. Luigi Ricci 4. Un terno al lotto*

L. [Carlo Cambiaggio] M. Angelo Frondoni 5. Il conte d’Elmor* L. ? M. Giuseppe Curci 6. Il Pirata L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini

INTERPRETI 1 Teresa Brambilla, sopr., Carlo Cambiaggio, bas., Agostino Rovere, bas., Giovanni Paganini, ten. INTERPRETI 2 Adelina Spech, sopr., Giovanni Paganini, ten INTERPRETI 3 Adelina Spech (Elisa), Carlo Cambiaggio (Giovanni), Agostino Rovere (Gennaro Malerba), Prospero Ferrari (Emilio Sanviti), Giuseppe Rebussini (Biagio), Davide Bergomi (Chiasso) INTERPRETI 4 Carlo Cambiaggio, bas. INTERPRETI 5 Teresa Brambilla, sopr., Prospero Ferrari, ten., Paolo Ambrosini, bas., Agostino Rovere, bas. INTERPRETI 6 Giuseppe Zoboli, ten., Colla, bas., Leva, sopr. FONTI 1. “Il Fig.”, 27 giugno 1835; 2. “Corr. d. dame”, 10 giugno 1835; 3. libr. (Milano, Dova, MDCCCXXXV, conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano); “Il Fig.”, 11 luglio 1835; 4. “Il


!356 Fig.”, 29 agosto 1835; 5. “Corr. d. dame”, 25 agosto 1835; 6. “Il Pir.”, 8 settembre 1835; “Il Fig.”, 9 settembre 1835. BALLI La torre maledetta, Le nozze di Figaro di Giuseppe Armellini BALLERINI Paolina Monti Compagnia di magia egiziana diretta da Bosco FONTI “Corr. d. dame”, 10 luglio 1835 Compagnia Rosa Meneghino negoziante in Basilea ATTORI Giovanni Bussola FONTI “Il Fig.”, 30 settembre 1835 Autunno 1. La fidanzata di Lammermoor L. Pietro Beltrame M. Alberto Mazzucato 2. L’Orfanella di Ginevra

L. [Jacopo Ferretti] M. Luigi Ricci

INTERPRETI 1 Carolina Patteri (Malvina), Marianna Hazon (Edoardo di Rawenswood), Giuseppe Zoboli (Lord Buklaw), Gaetano Maspes (Lord Asthon), Teresa Rossetti (Adele) INTERPRETI 2 Rosa Manara, sopr., Giuseppina Rossi, contr., Giuseppe Zoboli, ten., Gaetano Maspes, bar., Catalano, bas. ORCHESTRA I vl.dir. Gaetano Dalla Baratta; dir. cori Antonio Cattaneo; sugger. Giuseppe Vecchi SCENOGRAFO Roversi; macch. Giuseppe Spinelli; vest. Francesco Franceschini; parr. Bassano Graziadei FONTI 1. libr. (Milano, Dova, MDCCCXXXV, conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano); “Corr. d. dame”, 5 novembre 1835; “Il Fig.”, 24 ottobre 1835; 2. “Corr. d. dame”, 30 novembre 1835; “Il Fig.”, 21, 25 novembre 1835.

Compagnia Angelo Rosa

1836 Carnevale

La figlia del soldato (Ancelot), Malvina, Una moglie e centomila scudi (Leone Fontana), La separazione, Parisina (Somma), Salvatori Rosa (Brofferio), Teresa (Dumas), Ara Cornaro (Ventura), Guido Reni ossia Il trionfo delle belle arti (Antony Beraud), Una legge d’Inghilterra (Ancelot), Amore o morte (Scribe), La giovine tutrice ATTORI Gaetana Rosa, Leonesi, Elisabetta Monti, Giovannina Rosa, Ventura, Vincenzo Monti FONTI “Il Fig.”, 6, 23, 27, 30 gennaio, 6, 17 febbraio, 9, 30 marzo 1836 Esibizione del poeta estemporaneo Pasquini Accademia vocale con il basso Galli e il mezzosoprano Caremoli FONTI “Il Fig.”, 30 marzo 1836. Compagnia Bergamaschi


!357 FONTI “Il Fig.”, 9 aprile 1836. Accademia vocale e strumentale con Talamari Le François, Rachelle, cant., Luigi Veneziani, vl. FONTI “Il Fig.”, 14 giugno 1836. 1. Gabriella di Vergy L. [A. Profumo] M. Saverio Mercadante

Estate

INTERPRETI 1 Maspes, bas., Santolini, sopr., Magni, ten. IMPRESARIO Carlo Schütz FONTI 1. “Il Fig.”, 6 luglio 1836. Compagnia Lipparini

Autunno

Carolina civetta FONTI “Il Fig.”, 26 novembre 1836.

Compagnia Carlo Goldoni

Autunnino

Le false confidenze, La commedia in giardino, Le Baruffe chiozzotte (Goldoni), Il Moro di corpo bianco (Gozzi), Gli indizi del matrimonio, L’uomo senza cerimonia (Sevin), Ludro e la sua gran giornata, Un viaggio a spese comuni, E’ forse un sogno? (Rougemont), Il giornaletto e la lettera (Locroy), La gran giornata di Mosca, Tramonto del sole (Scribe), Il ventaglio (Goldoni), Il ricco insidiato (Goldoni), Lo spirito di contraddizione (Goldoni) ATTORI Coniugi Bon, Mazzotti, Conti, Clotilde Sacchi, Giacomo Landozzi, Vincenzo De-Rossi, Alberti FONTI “Il Fig.”, 3, 14, 24 dicembre 1836.

Compagnia Goldoni

1837 Carnevale

La vincita del lotto senza aver giuocato (Giuseppe Bucellati), Le donne di buon umore (Goldoni), La Gigantessa, I quattro Rusteghi (Goldoni), Il matrimonio di Ludro (F. A. Bon), Il testamento di Figaro (F. A. Bon) ATTORI F. A. Bon, Luen Bellotti, De Rossi, Mazzotti, Sacchi, Landozzi, Conti, Piccinini Compagnia Giuseppe Moncalvo FONTI “Il Fig.”, 18, 25, 4 febbraio, “Il Pir.”, 17 febbraio 1837. Accademia vocale e strumentale con Teresa Aspetti, Grancini, Vincenzo Vaninetti, Giuseppe Gerli, Angelo Boccomini, cant.; sinfonia del maestro Edoardo Bauer FONTI “Il Pir.”, 15 maggio 1837. Estate


!358 Accademia vocale strumentale con Carobbi, Galli, cant.,Vincenzo Bianchi, vl., Graziani, arpa FONTI “Il Pir.”, 14 luglio 1837 Esibizione del prestigiatore Giacinto Debraine

Autunno

FONTI “Il Fig.”, 26, 30 agosto 1837. Compagnia Gaetana Rosa Le donne sensibili (Rosier), Il Biricchino di Parigi (Bayard e Vanderbourch), Due giorni, Il marito alla città e la moglie alla campagna, Teresa (A. Dumas), Chiara ossia La preferenza materna, Michelangelo e Rolla ATTORI Giovannina Rosa, Malvina Rosa, Gattinelli FONTI “Il Fig.”, 16 settembre, 7 ottobre, 6, 16 dicembre 1837.

Compagnia Taddei

1838 Carnevale

La figlia dell’Avaro, I fratelli di Leyden (Scribe), La Marescialla d’Ancre (Alfredo d’Avigny), Il chirurgo e ilVice Re del Messico (Nota) ATTORI Tadei, Gattinelli, Colombino, Costantini, Livini FONTI “Il Pir.”, 9 gennaio, 13 febbraio 1838. Compagnia di S. M. il re di Sardegna

Quaresima

La scommessa Araba, I due metodi, Natalina ovvero Il Liceo di Heisperg (Nota), Papà Goriot ATTORI Luigi Vestri FONTI “Il Pir.”, 30 marzo 1838. Primavera 1. I Puritani L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini 2. Esmeralda L. [F. de Boni]

M. Alberto Mazzucato 3. La Sonnambula L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini

INTERPRETI 1 Elisa Taccani, sopr., Matteo Alberti, bas., Luigi Ricciardi, ten. INTERPRETI 2 Elisa Taccani, sopr., Matteo Alberti, bas., Matteo Tosi, ten. INTERPRETI 3 Elisa Taccani, sopr., Matteo Alberti, bas. ORCHESTRA I vl. dir.BernardinoFerrara NOTE Per la beneficiata della Taccani fu eseguita un nuova sinfonia di Carlo Imperatori, dilettante FONTI 1. “Il Pir. – Supplemento al N. 81”, 10 aprile 1838; ”“Il Pir.”, 20 aprile 1838; 2. “Il Pir.”, 8 maggio 1838;”Il Pir.”, 29 maggio 1838


!359

Compagnia francese del signor Alix

Estate

Caterina Howard (A. Dumas), Edgardo di Scozia, Le Tartufe, Buffon ou Prince, L’ambassadeur, La famille de l’Apotichaire, Ecole des vieillards, Un duel sous Richelieux ATTORI Virginia Martin, Dubois, Mad.lle Mars FONTI “Il Pir.”, 24 luglio, 21 agosto 1838; “Gazz. di Mi.”, 24 agosto 1838. Autunno Compagnia Sarda ATTORI Marchionni, Vestri, Romagnoli, Robotti, Ristori, Gottardi, Righetti, Borghi, Tessero FONTI “Il Pir.”, 21 settembre 1838. Compagnia CorradoVergnano Il vagabondo e la sua famiglia (Maillan e E. Cormon), Lo studente ed il suo parrucchiere ovvero La sarta milanese (Dennery e Marsan), Giovanna ossia Il progetto di vendetta (Ancelot), La figlia in casa (Theaulon), La madre alla festa di ballo, Giovanni Durand giocatore di bigliardo (Theaulon e Signol), Il conciatett (Carmouche) ATTORI Anna Job FONTI “Il Pir.”, 7 dicembre 1838.

Compagnia Angelo Rosa

1839 Carnevale

Torquato Tasso, Il birichino di Parigi, La figlia dell’avaro, Luisa di Lignerolles, Il capolavoro sconosciuto, Maria o le tre epoche, Elena (Carlo Guaita) ATTORI Giovannina Rosa, Gattinelli, Ventura, Rosa Malvina, Serafini FONTI “Il Fig.”, 19 gennaio, 9 febbraio 1839. Quaresima Compagnia Vittorio Alfieri diretta da Lorenzo Da Rizzo Gismonda (Pellico), L’Impresario per le Smirne (Goldoni), Medea (Alfieri), Filippo (Alfieri) ATTORI Maddalena Pelzet, Carolina Paladini FONTI “Il Fig.”, 27 febbraio, 2, 6 marzo 1839. Primavera 1. Semiramide L. [Gaetano Rossi] M. Gioachino Rossini 2. Cenerentola L. [Jacopo Ferretti]

M. Gioachino Rossini 3. Il barbiere di Siviglia L. [Cesare Sterbini] M. Gioachino Rossini

INTERPRETI 1 Camilla Sodese, sopr., Elisabetta Fürst, contr., Cirillo Antognini, ten., Capelli, bas. INTERPRETI 2 Trivulzi, sopr., Capelli, bas., Cirillo Antognini, ten.


!360 INTERPRETI 3 Guiddo, bar., Camilla Sodese, sopr., Antonelli, ten., Hillaret, buffo, Torri, bas. ORCHESTRA dir. cori Luigi Pellegrini SCENOGRAFO Carlo Fontana; macch. Giuseppe Spinelli; vest. Rovaglio; attr. Giuseppe Monetti FONTI 1. “Il Pir.”, 19 marzo, 12, 19 aprile 1839; 2. “Il Pir.”, 26 aprile 1839; 3. “Il Pir.”, 10 maggio 1839. Accademia degli alunni delle scuole elementari di perfezionamento per la musica Elisabetta o sia La Figlia dell’Esiliato in Siberia (dramma), Cenerentola (farsa in prosa) FONTI “Il Pir.”, 28 maggio 1839. 1. L’Orfanella di Ginevra L. [Jacopo Ferretti] M. Luigi Ricci

Estate

INTERPRETI 1 Giuseppina Lacinio, sopr., Teresa Gabrini-Rossi, contr., Giovannini, ten., Colla, bas., Rivarola, buffo FONTI 1. “Il Pir.”, 16, 26 luglio 1839. Compagnia Lipparini ATTORI Carolina Santoni, Lipparini (marito e moglie) FONTI “Il Pir.”, 23 agosto, 27 settembre 1839. Compagnia Solmi e Pisenti

Autunno

Sedici anni sono, Il matrimonio per menzogna, Un momento di punizione, La Fiera (Nota), La figlia dell’avaro ATTORI Amalia Pieri, Pietro Solmi, Dario Bacci, Emilio Ferrini, Vincenzo Gandolfi, Beseghi, Adelaide Mancini, Giovanni Pisenti, Bazzi, Angelo Mancini, Vincenzo Mingotti FONTI “Il Pir.”, 11 ottobre 1839

Compagnia Corrado Vergnano

1840 Carnevale

ATTORI Corrado Vergnano, Giovanni Ventura, Anna Job, Giacomo Modena Accademia di Gustavo Modena FONTI “Il Pir.”, 10, 21 gennaio 1840. Accademia di poesia estemporanea del poeta Cataldi che improvvisò su vari argomenti: Le astuzie dei piccoli etterati per ottener fama, L’amicizia delle donne, Adamo ed Eva alla vista della prima notte, Lodi ai mustacchi, Lode del comico signor Ventura FONTI “Il Pir.”, 4 febbraio 1840. Compagnia Mascherpa

Quaresima


!361

Le gelosie di Zelinda e Lindoro (Goldoni), Il matrimonio per punizione, Un rifiuto e una vendetta, Mamma Agata, La figurante ATTORI Robotti, Colomberti, Luigi Gattinelli, Chiari, Dondini, Fabbri FONTI “Il Pir.”, 11 aprile 1840. Compagnia Carlo Mancini

Primavera-Estate

L’erede di ritorno dal Brasile, Enrico IV Re di Navarra al campo di Chalons, Enrico IV Re di Navarra al trono di Francia, Il carcere di Ildegonda, I stivali di Carlo Magno, La morte di Sisara, L’uomo di tre faccie proscritto da Venezia, Il comandare piace alle donne, Il nuovo Figaro e la modista, I riti indiani, Il portafoglio, La superba in amore, con Stenterello, Il bombardamento e la presa d’Algeri, La fondazione di Roma, La pianella perduta nella neve, Il barbiere di Sestri, Il borgomastro di Saardam, Da burla o da vero?, Don Cesareo Persepoli, Il ratto delle Sabine, Ezzelino il superbo, Chiara di Rosemberg, Le terribili miniere della Polonia, L’ultimo giorno di Missolungi, Cosimo II alla visita delle carceri, Delitti, arresto e condanna di Giuseppe Mastrilli, Le cinque memorabili giornate di Gustavo Wasa Re di Svezia, Lo sbarco dei Francesi nelle isole del Chieiros, Lodowiska, Delitti e condanna di Stella coi suoi compagni, Il Giuocatore, La morte di Spartaco sotto le mura di Roma, Menderlik Barbableu, La Sonnambula, Stenterello marito geloso, Le terze nozze di una vedova capricciosa, La notte di un infelice FONTI “Gazz. Priv. di Mi.”, 19-20, 21, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30 aprile, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 10, 11, 13, 14, 17, 19, 21, 24, 28, 31 maggio, 1, 2, 4, 9, 11, 12, 14 giugno 1840; “Il Pir.”, 5 giugno 1840. Compagnia Majeroni Il Padre e la Figlia, La biscia dalla bella scorza, Il giocatore di Faraone, Robert le Diable, Le baruffe Chiozzotte, Il negoziante di seta ed il sensale di cambio, La gran battaglia data da Federico II Re di Prussia nelle pianure di Friedberg, Elena e Gerardo, La presa di Costantina, La casa nuova, Ginevra di Scozia, Alvaros mano di sangue, Don Desiderio disperato per eccesso di buon cuore, Sior Todero Brontolon, Radonich terrore del Montenegro, Ludro e la sua gran giornata, Il gran convitato di pietra, I sepolti vivi, L’uomo arrosto, Boemondo d’Altemburgo, Il fabbro del villaggio Saint Paul, La vera maniera di resuscitare i morti, Di equivovo in equivoco, Arlecchino servitore di due padroni FONTI “Gazz. priv. di Mi.”, 16, 17, 19, 21, 22, 24, 26, 28, 29 giugno, 1, 3, 5, 7, 9, 12, 15, 16, 19, 20, 23, 25, 26, 27, 28 luglio 1840. Accademia vocale e strumentale Rubatto, Zauner, Fouché, cant., Zamara, arpa FONTI “Il Pir.”, 28 agosto 1840. Compagnia G. Moncalvo

Autunno

Le avventure di Meneghino e Cecca, Il vagabondo e la sua famiglia (F. A. Bon), Un celibe (Luigi Canoletti), I Padri provvisori, Malvina ATORI Farinam Martini, Martinez, Colombino, Luigi Romagnoli FONTI “Il Pir.”, 11, 22 settembre 1840. Compagnia Corrado Vergnano

Autunnino

Margherita Pusterla (Barone Cosenza), Il Postiglione di Fondi, Oreste (Alfieri), Odoardo (Ronzi)


!362

ATTORI Job, Vergnano (coppia), Coltellini, Fabbri, Tessari (coppia), Ventura, Pedretti FONTI “Il Pir.”, 17, 24 novembre, 1 dicembre 1840. Compagnia Lipparini Il vagabondo e la sua famiglia (F. A. Bon), Un duello sotto Rihelieu ATTORI Feoli, Carolina Santoni, Chiari, Marchi, Lipparini NOTE Nel corso dell’accademia vocale e strumentale tenuta in estate furono eseguite due nuove sinfonie dei maestri Toja e Temistocle Solera (“Il Pir.”, 28 agosto 1840) FONTI ”Il Pir.”, 29, 30 dicembre 1840. 1841 Carnevale Continuano le rappresentazioni della compagnia Lipparini Marino Faliero (Casimiro Delavigne), Mirra (Alfieri), Un matrimonio per imprudenza (Ambrogio Ronzi), L’Astuta (Virginia Fedeli-Galli), Diana di Chiari ATTORI Filippo Lottini, Carolina Santoni, Cesare Marchi, Lipparini, Chiari, Feoli FONTI “Il Fig.”, 18, 23, 29 gennaio, 10, 16 febbraio 1841. Primavera Compagnia Lombarda diretta da Giuseppe Moncalvo I Dragoni di Felsheim, Un filosofo in viaggio con Meneghino, I quattro Rusteghi, Così faceva mio padre, Meneghino parrucchiere in Abbiategrasso, Un vagabondo e la sua famiglia, Il terribile lupo d’Ostenda, con Meneghino, I ridicoli equivoci della rassomiglianza dei due gobbi, Le prigioni di Boston, con Meneghino, Il Bravo di Venezia e la Veneziana, Giungere in buon punto, Il custode della moglie altrui, Cosimo II alla visita delle carceri, con Meneghino, Enrico Hamelin, La caduta del feroce Golo, La sciabola di legno, Le ventiquattro lettere anonime, Il bugiardo, Sior Todero Brontolon, Il momento della punizione, Rosella, Carlotta Wanfort, Le avventure di Meneghino e Cecca, La Profuga, La duchessa e il suonatore di violino, La gran Lucerna d’Epitetto, I plebei ingentiliti, I Dragoni di Felsheim, I due Sergenti, L’eroismo di Cristina regina di Scozia, I due Arlecchini gemelli, Meneghino e Cecca schiavi in Algeri, I due fratelli di Leyden, Le avventure di Meneghino e Cecca a rassomiglianza dei due gobbi, Edoardo in Iscozia, Osti non osti ATTORI Carlotta Mariani, Gaetano Mariani, Pasqualini, Luigi Romagnoli, Napoleone Colombino, Bernardo Martinez FONTI “Gazz. Priv. di Mi.”, 1, 2, 3, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 26, 27, 29, 30, 31 marzo, 1, 2, 3 aprile 1841; “Il Pir.”, 12 febbraio, 12 marzo 1841. Compagnia Ezechiele Gasparoli Margherita Pusterla, Commedia in giardino, Tutti pranzano e io digiuno, La riconciliazione di un matrimonio in teatro, Il fantasma di Benevento o sia Il Genio della Notte ATTORI Marietta Taddei, Giovanni Boldo, Ezechiele Gasparoli, Andrea Darra, Giuseppe Salvini, Antonietta Darra, Eugenio Latour FONTI “Il Pir.”, 2, 16, 27 aprile 1841. Compagnia Costantini e Sciulz

Estate


!363 Le battaglie, le conquiste e le vittorie di Francesco Sforza, Duca di Milano, o sia l’Enorme tradimento, la sconfitta e la morte del conte Francesco Carmagnola sotto le mura di Milano, Il Bruno Filatore ATTORI Ferdinando Sciulz, Giuseppe Astolfi FONTI “Il Pir.”, 2 aprile, 22 giugno, 3 luglio 1841. Compagnia Mariani

Autunno

Federico II Re di Prussia, Il ritorno dell’armata de’ Crociati, Gabriella, La Gitana, L’alloggio militare si appigiona FONTI “Gazz. Privi. di Mi.”, 3, 7, 11, 13 ottobre 1841. Compagnia francese diretta dal sig. Huart unita a una Compagnia di arabi saltimbanchi Le Vieux Garçon et La jeune Fille, Le Gamin de Paris FONTI “Il Pir.”, 13, 22 ottobre 1841; “Gazz. Priv. di Mi.”, 14, 17 ottobre 1841. Compagnia Luigi Guillaume d’equitazione e compagnia acrobatica fratelli Chiarini FONTI “Il Fig.”, 23 ottobre 1841. Compagnia Mancini e Metello

1842 Carnevale

Tutti i gruppi si riducono al pettine (Francesco Avelloni), L’arrivo di Rossini a Parigi (Scribe, farsa con musica) FONTI “Il Fig.”, 29 dicembre 1841. Compagnia Toscana diretta da Lorenzo Canelli

Quaresima

E’ pazza, Amore e mistero, Tre matrimoni stravaganti, Il Birichino di Parigi, Stenterello medico imbrogliato in un ospedale de’ pazzi, La fedeltà alla prova, La lotteria di Vienna, Clarissa Manson alla corte criminale d’Alby, La marchesa di Senneterre, Amore e morte, Le formidabili astuzie delle donne, Maurizio medico del villaggio, Lucia di Lammermoor, L’inaudito assassinio commesso in Olanda, I tristi effetti di un tardo ravvedimento, Ginevra degli Almieri, con Stenterello, L’ultimo giorno del terribile leone della foresta, Dopo tre anni, Maria Padilla, D. Giovanni Tenorio, con Stenterello, Chiara di Rosemberg, L’onta della nascita, Le prigioni d’Edimburgo, I tre feriti al passaggio della Beresina, La formidabile spedizione delle cento galee venete, Bruno filatore, La caccia del crociato, Giustizia e clemenza di Cosimo duca di Toscana, con Stenterello; ballo nuovo La rosa (a beneficio della prima ballerina Giuseppina Turpini Bedotti), L’inaspettato arrivo del misterioso pellegrino da Gerusalemme; ballo nuovo Margherita Pusterla, Stenterello cavaliere titolato e confuso in giorno di nozze, I tre gemelli Stenterelli, La duchessa ed il soldato, Un segreto, Il matrimonio di un pazzo, L’eroina Italiana, con Stenterello ATTORI Gustavo Bugamelli, Felice Sciaccaluga, Paolina Conti, Giuseppina Bedotti FONTI 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29 febbraio, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 13, 14, 15, 17, 18, 19 marzo 1842; “Il Pir.”, 15 febbraio, 4 marzo 1842. Primavera 1. Il Giuramento L. [Gaetano Rossi] M. Saverio Mercadante 2. Roberto Devereux

L. [Salvatore Cammarano] M. Gaetano Donizetti 3. Un’avventura di Scaramuccia L. [Felice Romani]


!364 M. Luigi Ricci 4. I due Figaro L. [Felice Romani]

M. Giovanni Antonio Speranza

INTERPRETI 1 Luigia Matthey, sopr., Clory Morandi, contr., Giuseppe Zoboli, ten., Carlo Gibellini, bas. INTERPRETI 2 Luigi Giorza, bas., Jeanne Austin, sopr., Corrodi, sopr., Ferrari, ten. INTERPRETI 3 Luigia Matthey, sopr., Giuseppe Zoboli, ten., Angelo Boccomini, bas., Clory Morandi, contr., Luigi Giorza, bas. INTERPRETI 4 Vernhet, sopr., Jeanne Austin, sopr., Clory Morandi, contr., Angelo Boccomini, bas., Ferrari, ten., Luigi Giorza, bas. ORCHESTRA vc. Alfredo Piatti, Pizzi, Zamara BALLO Rosa NOTE Nel corso della rappresentazione delle opere, la compagnia Cannelli mise in scena Essere amato o morire di Scribe (“La Fama”, 12 maggio 1842) FONTI 1. “Il Pir.”, 29 marzo 1842; 2. “La Fama”, 14 aprile 1842; 3. “La Fama”, 11 marzo, 21 aprile 1842; 4. “Il Pir.”, 10 maggio 1842; “La Fama”, 12 maggio 1842. Compagnia Forti e Bernabei

Estate

Lord Giorgio Bramber condannato a morir di fame colla sua famiglia nel castello di Windsor (Forti), Mayno (Forti), L’Artevelle (Virginia Fedeli-Galli), Nabucodonosor (P. Ringhieri), La Gerusalemme (Forti), L’incendiaria, La presa d’Orano ATTORI Bernabei, Castellazzi, Venturini, Forti FONTI “La Fama”, 9 giugno, 21, 28 luglio, 4, 15 agosto 1842. Compagnia Giuseppe Moncalvo

Autunno

Contraddizione e puntiglio (Avelloni), Il Birichino di Parigi, Oscar (Scribe), La Calunnia, Le memorie del Diavolo, Le prigioni di Boston, I Dragoni di Felsheim, La Primogenita e la Cadetta, Un curioso accidente, Il Duca d’Ossuna, Pmai e Zeila (Francesco Regli) ATTORI Luigi Romagnoli, Arnaus, Martinez, Moncalvo, Eugenia Baraccani, De Rossi NOTE Nel corso delle rappresentazioni della compagnia Moncalvo si esibì Puglisi, abile nel fare a memoria difficili calcoli (“Il Pir.”, 20 settembre 1842) FONTI “Il Pir.”, 6, 20 settembre 1842; “La Fama”, 29 settembre, 6 ottobre 1842; “Il Pir.”, 14 ottobre; “La Fama”, 10 novembre 1842. Continua la compagnia Moncalvo

Autunnino

Il Noce di Benevento FONTI “La Fama”, 12 dicembre 1842.

Compagnia Pisenti e Solmi

1843 Carnevale


!365 Il segreto, Un marito vecchio, I guanti gialli, Le sventure del maggiore Polbieski, Ledonne, il Giuoco ed il Vino, La strada di ferro (Scribe e Melesville), L’astuzia di una commediante italiana ATTORI Ferroni, Carolina Donnini, Chiari, Moreschi, Vincenzo De Rossi, Buzzi, Pisenti, Bellotti, Amalia Donnini, Solmi Compagnia equestre Lagoutte e Gillet FONTI “Il Pir.”, 27 dicembre 1842; “La Fama”, 9, 16 gennaio, 20 febbraio 1843. Compagnia Giuseppe Moncalvo Le prime armi di Richelieu, Il Proscritto, Luigia di Lignerolles, L’anello della nonna (F. A. Bon) ATTORI Carolina, Giovannina e Carlotta Falchetti, Paolina De Rossi, Carlotta Sciultz, Marietta Arnaus, Luigi Romagnoli, Giuseppe Arnaus, Saverio Petrocchi, Bernardo Martinez, Ferdinando Sciultz, Giuseppe Moncalvo FONTI “Il Pir.”, 3 marzo, 4 aprile 1843. Compagnia G. B. Tassani e Giovanni Bosello

Primavera

Maria Stuarda a Dombar, Roberto il Diavolo, Didone abbandonata, La caduta del signor di Trevigi, Il pellegrino misterioso, Gli eroi della Costa d’oro in Africa, Giuseppe Mastrilli, L’incendio della città di Corinto, Mosè in Egitto, Luchino Visconti, Le sanguinose guerre fra i Persiani ed i Tartari, Il figlio del carnefice, Attila flagellum Dei, La vendetta di Ugone FONTI “Gazz. Priv. di Mi.”, 19, 23 aprile, 3, 7, 8, 14, 15, 18, 21, 25, 28, 29 maggio, 5, 11 giugno 1843; “La Fama”, 17, 24 aprile, 8 maggio 1843. Compagnia Mazzotta e Cavicchi L’uomo di cento faccie, Il Serraglio del terribile Gran Mogol, Il ritorno del coscritto francese dopo l’incendio di Mosca FONTI “Gazz. Priv. di Mi.”, 8, 25 giugno, 2 luglio 1843; “Il Pir.”, 20 giugno 1843. 1. Le cantatrici villane L. [Giuseppe Palomba] M. Valentino Fioravanti

Estate

INTERPRETI 1 Orsola Lanzi-Bruni, sopr., Calista Biscottini, sopr., G. B. Zoni, ten., Luigi Parmigiani, bas., Salvatore Natali, bas., Luigi Papa, buffo FONTI 1. “Il Pir.”, 7, 14, 18 luglio 1843; “La Fama”, 20 luglio 1843 Compagnia Giuseppe Moncalvo Cosimo de’ Medici e Lazzaro il mandriano, I due gobbi ATTORI Luigi Romagnoli, Carolina Falchetti, Saverio Petrocchi, Marietta Arnaus, Giuseppe Moncalvo, Bernardo Martinez FONTI “La Fama”, 10 agosto 1843.


!366 Autunno Compagnia Gagliardi diretta da Ferdinando Livini FONTI “Il Pir.”, 1 settembre 1843. Compagnia Moncalvo La famiglia dell’assente, I quattro conti del sole, Un matrimonio a tamburo, Maria Chapelle Lafarge, Meneghino sposo senza sposa, Jacquard ATTORI Luigi Romagnoli, Carolina Falchetti, Paolina De Rossi, Giuseppe Arnaus, Carlotta Falchetti FONTI “La Fama”, 5, 19, 30 ottobre, 16, 27 novembre 1843. Compagnia di atleti inglesi FONTI “La Fama”, 27 novembre 1843 NOTE Nel corso delle rappresentazioni della compagnia Moncalvo ci fu un concerto a cui prese parte il contralto Fanny Farré e lo stesso Moncalvo (“La Fama”, 31 agosto 1843) 1844 Carnevale Compagnia Morelli, Capella e Bergamaschi e troupe equestre Guillaume Il testamento di una povera donna, Lazzaro il mandriano, Pia de’ Tolomei, La lettiga dell’emigrato, Di chi è la colpa, Il segreto ATTORI Alemanno Morelli, Luigia Cappello Mazeppa, spettacolo mimico-equestre della compagnia Guillaume FONTI “La Fama”, 15 febbraio 1844; “Il Pir.”, 27 dicembre 1843, 30 gennaio 1844. Quaresima 1. Columella L. [Andrea Passaro] M. Vincenzo Fioravanti 2. Torquato Tasso L. [Jacopo Ferretti]

M. Gaetano Donizetti 3. Lucia di Lammermoor L. [Salvatore Cammarano] M. Gaetano Donizetti

INTERPRETI 1 Maurizio Borella, bas., Rachele Agostini, sopr., Bencich, bas., Carletti, Valerio INTERPRETI 2 Cella, sopr., Vajro, bas., Maurizio Borella, bas., Bonomelli, ten. INTERPRETI 3 Rachele Agostini, sopr., Luigi Pignoli, bar., Gaspare Pozzolini, ten. NOTE In una delle rappresentazioni di Columella, la prima donna Rachele Agostini fu sostituita dalla sorella Ersilia, mentre nella Lucia cantò la quasi esordiente Giovannina Perger (“La Fama”, 28 marzo 1844) FONTI1. “La Fama”, 7 marzo 1844; 2. “La Fama”, 11 marzo 1844; “Il Pir.”, 12 marzo 1844; 3. “La Fama”, 21 marzo 1844. Primavera 1. Lucrezia Borgia L. [Felice Romani] M. Gaetano Donizetti

2. Gemma di Vergy L [Emanuele Bidera] M. Gaetano Donizetti


!367 3. Chi dura vince L. [Jacopo Ferretti] M. Luigi Ricci 4. Roberto il Diavolo L. [E. Scribe-G. Delavigne] M. Giacomo Meyerbeer 5. La figlia del Reggimento

L. [J. De Saint-Georges e J. F. Bayard] M. Gaetano Donizetti 6. Maria di Rohan L. [Salvatore Cammarano] M. Gaetano Donizetti

INTERPRETI 1 Carolina Cuzzani, sopr., Atenaide Paquier, contr., Clemente Mugnaj, ten., Euzet, bas. INTERPRETI 2 Luigia Matthey, sopr., Della Cella, ten., Luigi Pignoli, bas., Teodolinda Gerli, sopr., Gaetano Rossi, bas. INTERPRETI 3 Carlo Cambiaggio, bas., Erminia Brambilla, sopr., Gaetano Rossi, bas., Pelosio, Ruggeri INTERPRETI 4 Luigia Matthey, sopr., Carolina Cuzzani, sopr., Della Cella, ten., Soldi, Euzet, bas. INTERPRETI 5 Mantucchielli, sopr., Carlo Cambiaggio, bas., Carisio, ten., Ruggeri INTERPRETI 6 Romolo Colmenghi (Enrico), Carolina Cuzzani (Maria), Luigi Cuzzani (Riccardo), Clori Morandi (Armando), Marco Penco (Visconte di Suze), Giovanni Valerio (De Fiesque), Giuseppe Briata (Aubry) ORCHESTRA I vl. dir. Eugenio Cavallini; vl. sostituto Bernardo Ferrara; I dei secondi vl. Giacomo Bucinelli; I vl. per i ballabili Giosuè Fazzini; dir. cori Luigi PellegriniI vc. Giovanni Perelli; I cb. al cemb. Luigi Rossi; I vla Pietro Tassistro; I cl. Costantino Erba; I ob. Carlo Yvon; I fl. Giuseppe Raboni; I fg. Antonio Cantù; I cor. da caccia Martino Evergete; I tr. N. N.; arpa Virginia Rigamonti; editore della mus. Giovanni Ricordi; sugger. Zaverio Pizzen; vest. Pietro Rovaglia; sarto da uomo Rinaldi Albini; sarto da donna Paolo Veronesi; berr. Luigi Zamperoni; attr. Gaetano Croce; macch. Giuseppe Spinelli; parr. Bassano Graziadei; illum. Giorgio Cattaneo SCENOGRAFO Carlo Fontana di Milano BALLI Divertimento, La Gitana BALLERINI Marietta Baderna, Francesco Penco FONTI 1. “La Fama”, 28 marzo 1844; “Il Pir.”, 9 aprile 1844; 2. “La Fama”, 4, 22 aprile 1844; “Il Pir.”, 26 aprile 1844; 3. “La Fama”, 29 aprile 1844; 4. “La Fama”, 23 maggio 1844; 5. “La Fama”, 10 giugno 1844; 6. libr. ( Giovanni Ricordi, MDCCCXLIV, conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano); “Il Pir.”, 28 giugno 1844. Autunno Compagnia drammatica Giannuzzi e Compagnia acrobatica fratelli Chiarini Il giovane marito, La Donna di governo (Goldoni), La morte di Torquato Tasso, I figli d’Edoardo, Il Conte d’Agliati ATTORI Carlotta Landozzi, Margherita Mazzotti, Luigia Bon, Giovanni Ventura FONTI “Il Pir.”, 20 agosto 1844; “La Fama”, 2, 9 settembre 1844; “Il Pir.”, 10 settembre, 8 ottobre 1844; “La Fama”, 10, 31 ottobre 1844. Compagnia Schiultz e Preda

Autunnino

ATTORI Martinez, Preda, Martini, Preda FONTI “La Fama”, 2, 9, 19 dicembre 1844.

Compagnia Gustavo Modena

1845 Carnevale


!368

Kean, Saul (Alfieri), Il Fornaretto (Dall’Ongaro), Il Giuocatore (Iffland), La Dote, Clotilde (Saoulié), La Putta onorata (Goldoni) FONTI “Il Pir.”, 10, 21 gennaio 1845. Compagnia Sarda di S. M.

Quaresima

Osvaldo o Mutazione di fortuna (Alberto Nota), Estella, La donna vendicativa (Goldoni), L’Osteria del Cavallo bianco (Alberto Nota), Un uomo d’onore (F. A. Bon), Luigi XI, Domenico il Fedele FONTI “Il Pir”, 14, 20, 25, 28 febbraio, 14, 17, 18 marzo 1845; “La Fama”, 24 febbraio 1845. Primavera Compagnia Mingoni, Prosperi e Gandini e Compagnia acrobati marocchini Mia moglie e il mio impiego, Un’avventura di Scaramuccia, La figlia del Reggimento FONTI “La Fama”, 27 marzo, 7, 14 aprile 1845. 1. Linda di Chamounix L. [Gaetano Rossi] M. Gaetano Donizetti 2. Montezuma*

L. ? M. Giacomo Treves

INTERPRET 1 Emilia Dielitz, sopr., Elena Rho, contr., Traversi, ten., Perger, bar., Achille Senna, buffo, Breghenzer, bas. INTERPRETI 2 Pietro Tozzoli (Montezuma), Stefanina Del Pino (Telaira), Polidoro Covaz (Fernando Cortes), Natale Giacosa (Telasco), Angiolina Bertucci (Elvira) FONTI 1. “La Fama”, 1, 8 maggio 1845; 2. libr. (Milano, Crespi e Paganoni, 1845, conservato al Conservatorio “G. Verdi”di Milano); “La Fama”, 15, 19, 22 maggio 1845. Esibizione del prestigiatore Adrien

Estate

FONTI “La Fama”, 24 luglio 1845. Compagnia Giannuzzi-Moncalvo

Autunno

Ludro, (F. A. Bon), Il Francese in Siberia, Giovanni Maria Visconti, Il Barbiere maldicente ATTORI Giannuzzi, Ciarli, Martini, Landozzi NOTE Insieme agli spettacoli della compagnia Giannuzzi-Moncalvo ci fu l’esibizione di Meyerofer che fece “esperienze idrauliche” (“La Fama”, 23 ottobre 1845) FONTI “La Fama”, 16 ottobre, 10 novembre, 1, 8, 18 dicembre 1845.

Compagnia Antonio Giardini

1846 Carnevale

La modista francese, Un Signore ed una Signora, Il Proscritto, L’ultimo dei Carrara, Rodolfo Fior di Maria, Oreste (Monti), Kean, Il cambio dei passaporti (Giuseppe Paveri), Nobili cittadini e plebei (Giacometti)


!369 ATTORI Gaetano Benini, Carolina Giardini, Vincenzo Gandolfi, Luigi Preda, Arnous, FONTI “La Fama”, 29 dicembre 1845, 1, 22, 26 gennaio, 2, 5, 12, 19, 23 febbraio 1846. Compagnia Giannuzzi-Moncalvo

Primavera

La morte di Maria Padilla, La macchia di sangue, La croce d’oro, Cosimo alla visita delle carceri ATTORI Carlotta Landozzi, Mozzi, Ruffini, De Rossi, Moncalvo, Gaetanina Giannuzzi, Riva, Martini,Vaudagna NOTE Con le commedie ci fu l’esibizione di Monsieur Gregoire, uno “spacca-macigni” dalla forza erculea (“Il Pir.”, 13, 17 marzo 1846). Una serata musicale fu quella in cui cantò il soprano Placida Correnti che eseguì diversi brani d’opera (“Il Pir.”, 24 marzo 1846). Altra esibizione ci fu con Giovanni Rossi, un ventriloquo che faceva parlare…la pancia, oltre a imitare perfettamente il ronzio degli insetti (“La Fama”, 16, 27 aprile 1846) FONTI “La Fama”, 12 marzo 1846; “Il Pir.”, 13, 17, 24 marzo 1846; ”La Fama”, 16, 27 aprile 1846. 1. L’elisir d’amore L. [Felice Romani] M. Gaetano Donizetti 2. I falsi monetari

L. [Jacopo Ferretti] M. Lauro Rossi

INTERPRETI 1 Estella Bennati, sopr., Alberti, ten., Rivarola, buffo INTERPRETI 2 Angiolina Tantalora, sopr., Carisio, ten., Zambellini, bas., Rivarola, buffo., Estella Bennati, sopr. BALLI Caterina di Kisbir, Elda degli Abbruzzi di Giacomo Rossi BALLERINI Amalia Legros, Settimia Rossi, Ferdinando Croci FONTI 1. “Il Pir.”, 1 maggio 1846; 2. “La Fama”, 14 aprile, 21 maggio, 1, 4 giugno 1846; “Il Pir.”, 29 maggio 1846. Estate 1. Ernani L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 2. I Lombardi alla prima Crociata

L. [Temistocle Solera] M. Giuseppe Verdi

INTERPRETI 1 Virrginia Grimoldi, sopr., Lorini, ten., Rommy, bas. INTERPRETI 2 Emilia Cominotti, sopr., Lorini, ten., Lanner, ten., Franceschi, bas. ORCHESTRA I vl. dir. Angelo Mariani NOTE Nel corso delle rappresentazioni operistiche si esibì il suonatore di fagotto Tamplini (“La Fama”, 24, 27 agosto 1846), mentre la Grimoldi, ammalata, fu sostituita dal giovane soprano Angiolina Bosio (“La Fama”, 3 settembre 1846) FONTI 1. “La Fama”, 3, 13 agosto 1846; 2. “La Fama”, 24, 27 agosto, 3 settembre 1846. Compagnia Mancini

Autunno

Saul (Alfieri), Giovanni Maria Visconti, Don Cesare di Bazan, Il cittadino di Gand


!370

ATTORI Francesco Jannetti, Mazzoni, Martinengo, Marini NOTE Nel corso delle rappresentazioni della compagnia Mancini ci fu un concerto del flautista Giulio Briccialdi (“La Fama”, 28 settembre 1846) Compagnia Luigi Forti Attila flagello di Dio (Luigi Forti), Roberto il Diavolo FONTI “La Fama”, 19, 6 novembre 1846. Compagnia Vincenzo De Rossi Clarissa Harlowe, Giovanna Maria ATTORI Eugenia Barracani NOTE Serata del violinista Giuseppe Austri (“Il Pir.”, 24 dicembre 1846) FONTI “La Fama”, 14 dicembre 1846; “Il Pir.”, 15 dicembre 1846 1847 Carnevale Compagnia Luigia Capella e Compagnia equestre Quaglieni Gerusalemme liberata, Madamigella De Lafaille, Meneghino servitore del Diavolo ed ambasciatore dell’Inferno ATTORI Luigia Capella e marito, Arnaus FONTI “La Fama”, 1, 11 febbraio 1847. Compagna Sarda di S. M. il re di Piemonte diretta da Righetti Il bicchier d’acqua (Scribe), La separazione, Giovanna, Jolanda di Cipro, Il teatro in teatro, Lauretta, Educazione e Natura (Nota), Adalberto all’assedio della Roccella (Achille Montignani), Il mercato di Londra, I falsi galantuomini ATTORI Righetti, Robotti, Rosa Romagnoli, Cesare Dondini, Gattinelli, Boccomini, Borghi, Tessero, Buccinotti FONTI “La Fama”, 18, 22, 25 febbraio, 4, 12, 25, 26 marzo 1847. Primavera 1. Giovanna d’Arco L. [Temistocle Solera] M. Giuseppe Verdi 2. Linda di Chamounix L. [Gaetano Rossi] M. Gaetano Donizetti 3. Luigi Rolla L. [Salvatore Cammarano] M. Federico Ricci 4. Ernani L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 5. Baccanti*

L. Giacomo Sacchero M. Uranio Fontana 6. Nabucco L. [Temistocle Solera] M. Giuseppe Verdi 7. I due Foscari L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 8. Nina pazza per amore L. [Jacopo Ferretti] M. Pietro Antonio Coppola

INTERPRETI 1 Ersilia Ranzi, sopr., Ambrogio Volpini, ten., Cesare Ferri, bas.


!371 INTERPRETI 2 Giuseppina Rosetti-Sikorska, sopr., Luigi Ferrario, bar., Simone Grandi, buffo., Angiola Bertucci, contr., G. B. De Vecchi, ten. INTERPRETI 3 Napoleone Moriani (Luigi Rolla), Giuseppina Rosetti-Sikorska (Eleonora), Antonio Morino (Appiani), Teresa Bertucci (Stefano), Cesare Ferri (Michele), Teobaldo Gabbetti (Andrea Costa), Angiolina Mora (Ginevra), Carlo Mora (Famigliare) INTERPRETI 4 Elisa Biscaccianti, sopr., G. B. De Vecchi, ten., Luigi Ferrario, bar., G. B. Acquaroni, bas. INTERPRETI 5 Ersilia Ranzi (Fecenia), Ambrogio Volpini (Publio Ebuzio), Antonio Ghislanzoni (Mimio), Luigi Alessandrini (Postumio), Angelina Morra (Ippia), Teobaldo Gabbetti (Rutilio), Giuseppe Morra (Lentulo) INTERPRETI 6 Ferravilla, sopr.,Luigi Ferrario, bar., Alcamisi, bas. INTERPRETI 7 Ersilia Ranzi, sopr., Ruggero Pizzigati, bar., Ambrogio Volpini, ten. INTERPRETI 8 Giuseppe Olivieri, ten., Salvatore Palermi, bas., Magrini, buffo, Carolina Sannazzari, sopr. ORCHESTRA I vl. dir. Angelo Mariani SCENOGRAFO Carlo Fontana IMPRESARIO Angelo Baracchi e C. NOTE In una delle repliche del Nabucco la Ferravilla fu sostituita da Rosalia Gariboldi; con lei c’erano due nuovi elementi: Orsola Mongè e Francesco Spotorno (“La Fama”, 10 giugno 1847). Il 4 giugno, nel corso della stagione lirica, ci fu una serata a favore della famiglia di attori Tassoni con la rappresentazione di Giovanna d’Arco più una nuova commedia di Antonio Ghislanzoni intitolata Né l’una né l’altra (“Il Pir.”, 4 giugno 1847) FONTI 1. “La Fama”, 8 aprile 1847; 2. “La Fama”, 15 aprile 1847; “Il Pir.”, 7 maggio 1847; 3. libr. (Milano, Giovanni Ricordi, MDCCCXLVII, conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”, 29 aprile, 6 maggio 1847; 4. “La Fama”, 10, 13 maggio 1847; 5. lib. (Milano, Luigi Brambilla, 1847, conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”, 24, 27 maggio 1847; 6. “La Fama”, 3, 10 giugno 1847; 7. “La Fama”, 17 giugno 1847; 8. “Il Pir.”, 29 giugno 1847. Compagnia Keller di quadri viventi

Estate

FONTI “La Fama”, 8 luglio 1847 Compagnia Calloud Il cittadino di Gand, Alla barba di tutti (Bocage), Bertrand e Raton (Scribe), Marco Bozzari (Somma), Il campanaro di Londra, Il furor di partiti, Saul, Luigi XI, Ser Koke, La strega Monvicini, Edipo Re (Sofocle), Lo straccivendolo di Parigi, Clotilde di Valery, La morte di Wallenstein (Schiller) ATTORI Gustavo Modena, Forti, Pompei, Eugenia Barracani, Giannuzzi, Rossi FONTI “La Fama”, 29 luglio, 2, 9, 12, 19, 26 agosto, 6 settembre 1847. Compagnia Fusarini diretta da Cardarelli

Autunno

Il Proscritto (Soulié), Giulietta, Troppo felice, Clarissa Manson, Margherita Pusterla, La luna di miele, Riccardo d’Arlington ATTORI Giovanni Seghezza, Albina Pasqualini, Cardarelli, Antonio Papadopoli, Giuseppe Ferrandini FONTI “Il Pir.”, 11, 22 settembre 1847; “Gazz. Priv. di Mi.”, 9, 12, 13, 16, 19 settembre 1847.


!372 Compagnia acrobati fratelli Chiarini FONTI “La Fama”, 11, 21 ottobre 1847; “Il Pir.”, 13 ottobre 1847. Compagnia Lombarda Tre Re e tre dame (Goslan), La casa nova (Goldoni), Il marito in campagna, La signora di Saint Tropez, Il matrimonio a’ giorni di Luigi XV, La Duchessa di La Vaubalière ATTORI Alemanno Morelli, Bon, Bellotti-Bon, Balduini, Bonazzi, Sadoski, Arrivabene, Botteghini, Mayer, Mozzi FONTI “La Fama”, 11, 22, novembre, 9, 16 dicembre 1847.

Compagnia Mascherpa

1848 Carnevale

Teresa, Il conte Fosco (Dall’Ongaro), Il fabbro ferraio milanese, Il giuramento sulle montagne svizzere, Il bicchier d’acqua, La Pia, Medea ATTORI Santoni, Dreoni, Peracchi, Cesare Asti, Guagni, Leigheb FONTI “Il Pir.”, 29 dicembre 1847; “La Fama”, 6 gennaio, 10, 14, 21 febbraio, 9 marzo 1848. Primavera Compagnia Goldoni condotta da Francesco Bonuzzi e diretta da Giuseppe Moncalvo La pianella perduta nella neve, Dialogo fra Metternich e Radetzky FONTI “Il Pir.”, 11, 18 marzo, 11 aprile 1848. Esecuzione di un Inno di circostanza composto dal maestro Antonio Cristofani FONTI “Il Pir.”, 5 aprile 1848. 1. La Muta di Portici L. [E. Scribe-G. Delavigne] M. Daniel François Esprit Auber INTERPRETI 1 Virginia Bozzi, sopr., Stigelli, ten., Vercellini, bas., Zambelli, sopr., Corsi, ten., Fioretto, bas. SCENOGRAFO Carlo Fontana NOTE Il 14 maggio ci fu una serata con la rappresentazione di due commedie da parte della Compagnia della Fratellanza (“La Fama”, 15 maggio 1848) FONTI 1 “Il Pir.”, 15, 26, 29 aprile 1848. Estate Compagnia Lombarda diretta da Giuseppe Moncalvo Maria Padilla, Il medico e l’avvocato, Giovanni Maria Visconti, Il pastor santo alla visita delle sue diocesi, La villanella della Brianza, Oro non compra amore, Meneghino filosofo per forza, L’Amazzone per amore o Il capitano Carlotta, Il telegrafo d’amore ovvero Il guanto ed il ventaglio, Le gloriose gesta del duca di Vendôme, Il filosofo in viaggio con Meneghino, Essere amata o morire, L’eclissi di Meneghino NOTE In luglio, concerto vocale e strumentale con i cantanti Elisa Taccani-Tasca, Enrico Calzolari, Felice Varesi e il clarinettista Ernesto Cavallini. Esecuzione di brani scritti dal maestro Panizza su parole di Giulio


!373 Carcano. Declamazione di poesie sugli eroi di Curtatone da parte del poeta Ottavio Tasca (“Gazz. di Mi.”, 15, 17 luglio 1848) FONTI “Gaz. Di Mi.”, 20, 23, 28 maggio, 1, 14 giugno, 12, 13, agosto, 25, 26, 27, 28 29, 30 dicembre 1848. 1849 Carnevale Compagnia Lombarda diretta da Giuseppe Moncalvo Scacco matto, Talento senza denari e denari senza talento, Una fortuna in prigione, Funerali e danze, Il contratto di Meneghino e Bernarda, Il Noce di Benevento, Le prime armi di Richelieu, Margherita di Vorgogna Reggente di Francia, Meneghino schiavo in Turchia, Meneghino barone per forza, La moglie di un angelo e figlio del diavolo, L’operaio arricchito, La pace è figlia d’amore, Il Conte di Montecristo, Meneghino parrucchiere in Abbiategrasso, Kean, Un duello a morte fra il duca di Chevreux ed il conte di Chalais, La giustizia di Dio, Il guanto ed il ventaglio, Il Medico e la Morte, Così va il mondo, I due gobbi Meneghino e Beltramino, La strega Monvicini, Ippolita Buondelmonte, Corso de Leon, ballo, La gran Lucerna di Epitetto, con Meneghino ricco avaro, Il diplomatico senza saperlo di Esserlo e Osmina, ballo grande, La battaglia di Stettino, L’eroico coraggio dei pescatori di Napoli, Clotilde di Valery, Maria Giovanna, Il pellegrino della rupe, La giustizia di Cosimo De Medici, Il matrimonio di un colonnello sottol’Impero, La zingarella, passo a due, Il cappellino color di rosa con Meneghino critico e censore delle mode inconcludenti, Le avventure di Meneghino e Cecca, Il campanaro di Londra, La figlia di Domenico, L’arrivo del generale in Boston con Meneghino carceriere, La morte di Torquato Tasso, La modista francese in Portogallo, L’innamorato della luna FONTI “Gazz. di Mi.”, 1, 3, 4, 5, 6, 8, 19, 13, 15, 17, 18, 19, 21, 22, 25, 26, 28, 29, 31 gennaio, 2, 4, 5, 6, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25 febbraio 1849. 1. L’elisir d’amore L. [Felice Romani] M. Gaetano Donizetti

2. La Sonnambula L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini

INTERPRETI 1 Non reperiti INTERPRETI 2 Non reperiti FONTI 1. “Gazz. di Mi.”, 27 febbraio, 1, 4, 7, 8 marzo 1849; 2. “Gazz. di Mi.”, 9 marzo 1849. Estate-Autunno Compagnia non identificata e Compagnia degli Arabi Maroccani [sic] I funesti effetti di un tardo ravvedimento FONTI “Gazz. di Mi.”, 30 agosto. Esibizione del sig. Philippe, “fisico prestigiatore” FONTI “Gazz. di Mi.”, 12, 14, 16, 18, 19, 23, 25 novembre. 1850 Carnevale 1. Il Barbiere di Siviglia L. [Cesare Sterbini] M. Gioachino Rossini 2. Roberto Devereux L. [Salvatore Cammarano] INTERPRETI 1

M. Gaetano Donizetti 3. I Capuleti e i Montecchi L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini


!374 Vaschetti, sopr., Francesco Giordani, bar., Battaggia, ten., Marconi, buffo INTERPRETI 2 Carlotta Carrozzi, mezzosopr.,Vaschetti, sopr., Scotti, ten., Francesco Giordani, bar. INTERPRETI 3. Angiolina Borghi-Vietti, contrr., Carlotta Carrozzi, mezzosopr., Scotti, ten., Francesco Giordani, bar. SCENOGRAFO Carlo Fontana NOTE Durante una replica dei Capuleti e i Montecchi ci fu l’esibizione di Angelo Bovio, arpista (“La Fama”, 20 febbraio 1850). Altra esibizione fu quella del sig. Phlippe, prestigiatore (“La Fama”, 24 febbraio 1850) FONTI 1. “La Fama”, 14 gennaio 1850; 2. “La Fama”, 21 gennaio 1850; 3. “La Fama”, 11, 20 febbraio 1850. Compagnia Mingoni

Quaresima

Il lupo di mare, Il Macellaio del Mercato degli Innocenti di Parigi, La bella molinara BALLI L’Andalusa, L’arrivo di Pasquale di Villa BALLERINI Elisabetta e Tommaso Ferrante NOTE L’11 e il 13 aprile si tennero due concerti con elementi dell’orchestra scaligera. Cantò il sopr. Gariboldi-Bassi, suonarono Cavallini, cl., e Rabboni, fl. (“La Fama”, 15 aprile 1850) FONTI “La Fama”, 27 febbraio, 4, 7, 14 marzo 1850. Primavera 1. I Masnadieri L. [Andrea Maffei] M. Giuseppe Verdi 2. I due Foscari L. [Francesco Maria Piave]

M. Giuseppe Verdi 3. Poliuto L. [Salvatore Cammarano] M. Gaetano Donizetti

INTERPRETI 1 Giovanni Landi, ten., Amilcare Casali, bas., Emilia Cominotti, sopr., Ferrario, bar. INTERPRETI 2 Giovanni Landi, ten., Ferrario, bar., Emilia Cominotti, sopr. INTERPRETI 3 Giovanni Landi, ten., Tirelli, sopr., Tonelli, bar., Casali, bas. SCENOGRAFO Carlo Fontana BALLO L’alloggio militare BALLERINI Pochini, Mazzei NOTE Nel corso delle repliche di Poliuto furono ingaggiati due nuovi cantanti: Giuseppina Castagnola, sopr., e Federico Monari, bar. (“La Fama”, 27 maggio 1850) FONTI 1. “La Fama”, 18, 25 aprile 1850; 2. “La Fama”, 6 maggio 1850; “La Fama”, 23, 27 maggio 1850. Concerti Esecutori del primo di otto concerti Gorè, bas., Ernesto Cvallini, cl. (Fiori Rossiniani), Rabboni, fl. (Gli Innamorati del maestro Panizza, fantasia su motivi della Linda). Orch. (sinfonie della Gazza ladra e del Guglielmo Tell) FONTI “La Fama”, 15 aprile 1850. Esecutori del secondo concerto


!375

Ermesto Cavallini, cl. (fantasia sopra motivi dell’Elisir d’amore), Gariboldi-Bassi, sopr. Orch. (Il Deserto di Félicien César David) FONTI ”La Fama”, 15 aprile 1850. Esecutori del terzo concerto Virginia Rigamonti, arpa (brani di Paris Alvars), Eufrosina Bordet, vl. (fantasia di Vieux-Temps), e Carolina Bordet, sopr. L’ochestra suonò una sinfonia di Stunz, il primo tempo della quarta sinfonia di Beethoven, lo Stabat Mater di Rossini (solisti: Rosalia Gariboldi-Bassi, Annetta Casaloni, G. B. Milesi, Gorè) FONTI “La Fama”, 2 maggio 1850. Esecutori del quarto concerto Cantanti: Gariboldi, Luigia Gino, Casaloni, G. B. Milesi e Gorè; Alfeo Gilardoni, cb., Eugenio Cavallini, fratello di Enrico, e Bernardo Ferrara, vl. (concerto a due violini di Dancla). L’orchestra, diretta da Ernesto Cavallini, eseguì le sinfonie de L’Assedio di Corinto di Rossini, del Reggente di Mercadante e brani di Hummel FONTI “La Fama”, 6 maggio 1850. Esecutori del quinto concerto Cavallini, cl., Rabboni fl.; cantanti: Carolina Crotta, sopr., Padovani-Polli, bar. Giuseppina De-Filippi e Augusta Fasola, pianiste (fantasia di Fumagalli e duetto di Herz). Orchestra, diretta da Ernesto Cavallini: sinfonie (Flauto magico, di Mozart, Franco-Arciero, di Weber, di Paris-Alvars) FONTI “La Fama”, 9 maggio 1850. Esecutori del sesto concerto Ernesto Cavallini, cl., Fasanotti e Rosas, pianisti; cantanti: Elena Zenoni, Felicita Castellani, Basadonna, Trabattoni, Antonietta Marini. Orchestra: sinfonia di Pré aux Clercs di Hérold e sinfonia nuova di Lauro Rossi FONTI “La Fama”, 20 maggio 1850. Esecutori del settimo concerto Brani orchestrali di Haydn, Rossini, Donizetti, Lauro Rossi, G. A. Gambini. Cantanti: Braham, bar., Luxore, sopr., Gariboldi, sopr., Bordoni, contr., Garzoni, ten., Rodas, bar. Strumentisti: Ferrara, vl., Rossari, cor., Fasanotti e Gambini cemb. FONTI “La Fama”, 27 maggio 1850. Esecutori dell’ottavo concerto Orchestra, diretta da Ernesto Cavallini: sinfonia nuova di Giuseppe Winter; introduzione e quartetto con cori del Mosè Nuovo di Rossini (interpreti: Rodas, Gariboldi, Garzoni e Padovani-Polli); brano per vc. e orchestra di Kummer eseguito da Isidoro Truffi; brano per fl. e orchestra eseguito da Rabboni; brano per cl. eseguito da Cavallini; cantanti: Gariboldi, sopr., Davila, basso cant. FONTI “La Fama”, 3 giugno 1850. Sei concerti Esecutori del primo concerto

Estate


!376

Orchestra: sinfonia della Gazza ladra e della Semiramide; Stabat Mater di Rossini; cantanti: Gariboldi, Clotilde Semiglia, Garzoni, Gorè; strumentisti: Ernesto Cavallini, cl., Ferrara e Eugenio Cavallini vl., Rabboni, fl. Ballo con le ballerine Elisa e Corinna Casati FONTI “La Fama”, 3 giugno 1850. Esecutori del secondo concerto Cantanti: Negrini, Rodas, Gariboldi, Rocco, Semiglia, Davila, Trabattoni, Aliprandi; strumentisti: De Ponte, pf., Angelo Bovio, arpa FONTI “La Fama”, 17 giugno 1850. Esecutori del terzo concerto Orchestra: sinfonia del Prometeo di Beethoven, sinfonia dell’Ismailia di Mercadante. Cantanti: Davila, Trabattoni, Riva, Gariboldi, Negrini, Bozzetti, Rocco, Gorè. Strumentisti: Enrico Cavallini, cl. (fantasia su motivi della Sonnambula e Carnevale di Venezia) FONTI ”La Fama”, 24 giugno 1850. Esecutori del quarto concerto Orchestra: Il Diluvio, oratorio di Cesare di Castelbarco, sinfonia del Poliuto. Strumentisti: Eugenio Cavallini, vl.. Cantanti: Gaetanina Brambilla FONTI “La Fama”, 1 luglio 1850. Esecutori del quinto concerto Orchestra: due sinfonie di Carlo Marcora e Giulio Litta. Strumentisti: Guglielmo Quarenghi, vc., Rabboni, fl., Cavallini, cl. Tre brani corali di Rossini: Fede, Speranza e Carità con accompagnamento di quattro clavicembalisti: Mazzucato, Boniforti, Almasio e Fasanotti. Cant.: Giuditta Bertrand. Coro: Brindisi di Gavirati, coro Fantastico di Cesare Favetti FONTI “La Fama”, 15 luglio 1850. Esecutori del sesto concerto Orchestra: Stabat Mater di Rossini (solisti: Gariboldi, Gorè, Gaetanina Brambilla, Giovanni Comolli); sinfonia di Jacopo Foroni Tre brani corali di Rossini: Fede, Speranza e Carità con accompagnamento di quattro clavicembalisti: Mazzucato, Boniforti, Almasio e Fasanotti. Strumentisti: Giuseppine De-Filippi, pf; cantanti: Maria Gandiani-Stella, sopr. FONTI “La Fama”, 1 agosto 1850. 1. Gemma di Vergy L. [Emanuele Bidera] M. Gaetano Donizetti INTERPRETI 1 Giovanni Landi, ten., Bollich, sopr., Galli, bas., Borghi, contr. FONTI “La Fama”, 27 giugno 1850. Autunno 1. I due Foscari

L. [Francesco Maria Piave]


!377 M. Giuseppe Verdi 2. Don Pasquale L. [Giovanni Ruffini] M. Gaetano Donizetti 3.Amori e trappole L. ?

M. Antonio Cagnoni 4. Luisa Miller L. Salvatore Cammarano M. Giuseppe Verdi

INTERPRETI 1 Giovanni Battista Corsi, bar., Rosalia Gariboldi, sopr., Guglielmo Fedor, ten. INTERPRETI 2 Rosina Vigliardi, sopr., Luigi Rinaldini, ten., Giovanni Comolli, ten., Rocco, bas. INTERPRETI 3 Rosina Vigliardi, sopr., Luigi Rinaldini, ten., Rocco, bas., Giovanni Comolli, ten., Antonio Benciolini, bar. INTERPRETI 4 Giovanni Battista Corsi (Miller), Rosalia Gariboldi (Luisa), Guglielmo Fedor (Rodolfo), Annetta Casaloni (Federica), Feliciano Pons (Conte di Waler), Antonio Benciolini (Wurm), Marietta Zambelli (Laura) NOTE Nel corso della stagione lirica fu eseguito Il canto dell’Ugolino di Donizetti strumentato dal maestro Giacomo Panizza e interpretato dal bar. Giovanni Battista Corsi (“La Fama”, 26 settembre 1850). Durante una ripresa del Don Pasquale, Rocco fu sostituito da Soarez, bas. (“La fama”, 30 settembre 1850) FONTI 1. “La Fama”, 8 agosto 1850; 2. “La Fama”, 12 agosto 1850; 3. “La Fama”, 2 settembre 1850; 4. libr. (Milano, Giovanni Ricordi, MDCCCL, conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”, 12, 16 settembre 1850. Concerto Il cinque maggio, messo in musica dal maestro Achille Graffigna (interpreti: Casaloni, Comolli, Pons). Brani per fg. eseguiti dal prof. Torriani. Brani vocali (cant.: Vigliardi, Casaloni, Soarez) FONTI “La Fama”, 7 ottobre 1850. Autunnino 1. La Vestale L. [Salvatore Cammarano] M. Saverio Mercadante 2. La figlia di Figaro L. Jiacopo Ferretti M. Lauro Rossi 3. Macbeth L. [Francesco Maria Piave]

M. Giuseppe Verdi 4. L’Italiana in Algeri L. [Angelo Anelli] M. Gioachino Rossini 5. Il campanello L. [Gaetano Donizetti] M. Gaetano Donizetti

INTERPRETI 1 Rosalia Gariboldi, sopr., Guglielmo Fedor, ten., Annetta Casaloni-Barboglio, contr., Bartolucci, bar., Feliciano Pons, bas. INTERPRETI 2 Cesare Soarez (Duperron), Rosa Vigliardi (Aspasia), Luigi Rinaldini (Saint-Reant), Giovanni Comolli (Edmondo), Luigia Gino (Pamela), Marietta Allievi (Celina), Luigi Fagnoni (Vittorio D’Erigni) INTERPRETI 3 Rosalia Gariboldi, sopr., Bartolucci, bar., Feliciano Pons, bas., Guerra, ten. INTERPRETI 4 Giovanni Comolli, ten., Gorè, Cesare Soarez, bas. INTERPRETI 5 Luigi Rinaldini, ten., Cesare Soarez, bas., Rosa Vigliardi, Antonio Benciolini, bar., Marietta Zambelli NOTE Con l’esecuzione del Campanello, si fece udire, nella seconda parte della serata, l’esordiente Mazzolini che insieme al Soarez eseguì vari brani operistici mentre l’orchestra, da sola, suonò le sinfonie della Semiramide e dello Zampa (“La Fama”, 25 novembre 1850)


!378 FONTI 1. “La Fama”, 7 ottobre 1850; 2. libr. (Milano, Giovanni Ricordi, MDCCCL, conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”, 17 ottobre 1850; 3. “La Fama”, 28 ottobre 1850; 4. “La Fama”, 14 novembre 1850; 5. “La Fama”, 25 novembre 1850. Concerto Orchestra: sinfonie di Meyerbeer, di Lauro Rossi e di Bellini. Cant. donne: Angiolina Borghi-Vietti, Marietta Spezia, Luigia Gino; cant. uomini: Feliciano Pons, Giuseppe Olivieri, Soarez, Giovanni Comolli. Virginia Rigamonti, arpa FONTI “La Fama”, 28 ottobre 1850; “Gazz. music. di Mi.”, 27 ottobre 1850. Compagnia Moncalvo Madamigella De-la Faille, La sorella del mulattiere, Elisa e Claudio o Lavillanella della Brianza, Maria Lafarge, Amore in viaggio, con Meneghino, I morti camminano, Paolo e Virginia, I plebei ingentiliti, con Meneghino, La gran lucerna di Epitetto, Dio non paga il sabato, Una dama soldato carcerata per amore, Una fortuna in prigione, Il passaggio della diligenza, L’inondazione di Brescia per lo straripamento del fiume Mella nell’agosto 1850, Pace figlia d’amore, con Meneghino, La bella ebrea di Costantina, Le gloriose gesta del duca di Vendòme, Il padre e la figlia, Luisa Miller, La gran battaglia e ritirata di Stettino, Poliuto, Il trionfo del bel sesso e le educande di Saint-Cyr, La profuga all’ospedale dei pazzi, con Meneghino ATTORI Giuseppe Moncalvo, Rita Ferraresi NOTE Durante le esibizioni della compagnia Moncalvo il ginnasta inglese Lewis, col pupillo Tom, eseguì esercizi ginnici (“La Fama”, 16, 19, 23 dicembre 1850) FONTI “Gazz. di Mi”, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 17, 18, 19, 20, 21, 22 dicembre 1850; “La Fama”, 12 dicembre 1850. 1851 Carnevale

Compagnia Giardini

Burigozzo o L’uomo del popolo (Pietro Perego), Calvino ATTORI Fabbretti-Giardini, Boldrini, Mozzidolfi, Papadopoli FONTI “La Fama”, 24 febbraio, 6 marzo 1851. Compagnia Gaetano Benini

Quaresima

La madre siciliana (Zauli-Sajani), Diana di Chivry (Soulié) ATTORI Caracciolo, Benini, Guagni, Aiudi NOTE Con la compagnia Benini si esibirono, nei “quadri viventi”, i componenti della compagnia Valentino Guazzi di Venezia (“La Fama”, 9, 16 giugno 1851) FONTI “La Fama”, 3 aprile 1851. Concerti

Primavera-Estate

Orchestra: sinfonie di Auber e di Weigl. Cantanti: Zanetti, Rachele Gianfredi, Spechel, Romanoff, Rocca. Strumentisti: Rigamonti e Truffi, arpisti FONTI “La Fama”, 5 luglio 1851. Secondo concerto


!379

Orchestra: sinfonie di Villi Reninig e di Carlo Bigatti (presa da I furbi al cimento). Cantanti: Luisa FinettiBatocchi, Andrea Costa, Filippo Giannini. Strumentisti: Bernardo Ferrara, vl. ( Pensieri sul Mosè di Rossini), Antonio Torriani, fg. FONTI “La Fama”, 14 luglio 1851; “Gazz. music. di Mi.”, 13 luglio 1851. 1. Ernani L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 2. I Lombardi alla prima Crociata L. [Temistocle Solera]

M. Giuseppe Verdi 3. Caterina di Cleves L. ? M. Francesco Chiaromonte

INTERPRETI 1 Luigia Abbadia, sopr., Bencich, bar., Alzamora, ten., Dalbesio, bas. INTERPRETI 2 Cominotti, sopr., Domenico Mecksa, ten., Dalbesio, bas. INTERPRETI 3 Luigia Abbadia, sopr., Bencich, bar., Alzamora, ten. ORCHESTRA I vl. dir. Bragozzo NOTE In una delle repliche di Ernani si esibì un nuovo basso, Giuseppe Crotti, che sostituì Dalbesio (“La Fama”, 21 agosto 1851). In una replica dei Lombardi debuttarono due nuovi cantanti: Bartolucci, bas., e Palmieri, ten. (“La Fama”, 15 agosto 1851) FONTI 1. “La Fama”, 24 luglio 1851; 2. “La Fama”, 28 luglio, 7 agosto 1851; 3. “La Fama”, 25 agosto 1851. Concerto Orchestra: sinfonia della Giovanna d’Arco, del Don Bucefalo e una inedita del maestro Prati. Cantanti: Giuseppina Jotti, Finetti. Strumentisti: Giuseppe Stanzieri, pf. (fantasie sul Gondoliere, di Chiaromonte, Rigoletto, Semiramide, più uno studio intitolato Folle di L. Graziani) FONTI “Gazz. music. di Mi.”, 10 agosto 1851; “La Fama”, 11 agosto 1851. Concerto Orchestra: sinfonia della Giovanna d’Arco. Cantanti.: Cominotti, Massera, Tosgobbi,. Strumentisti. Ranieri Cacciamani, tr., Varisco, cl., Naur, pf. FONTI “La Fama”, 3 settembre 1851. Compagnia francese di Felix Rachelle

Autunno

Horace (Corneille), Phédre (Racine) ATTORI Felix Rachelle FONTI “La Fama”, 2, 6 ottobre 1851. Compagnia Antonio Poletti, con esperimenti magnetici, e compagnia dei fratelli Cottarelli, acrobati FONTI “La Fama”, 20 ottobre, 3, 10 novembre 1851. Autunnino 1. Macbeth

L. [Francesco Maria Piave]


!380 M. Giuseppe Verdi 2. Belisario L. [Salvatore Cammarano] M. Gaetano Donizetti

3. Lucrezia Borgia L. [Felice Romani] M. Gaetano Donizetti

INTERPRETI 1 Walter, bar., Castagnola, sopr., Ignazio Cabot, ten., Fogari, bas. INTERPRETI 2 Gio. Battista Righini, ten., Ignazio Cabot, ten., Giuseppina Gavazzi, sopr., Maria De Gianni-Vives, contr. INTERPRETI 3. Borioni, ten., Giuseppina Leva, sopr., Walter, bar. ORCHESTRA I vl. dir. Bragozzo BALLO La scimia riconoscente di G. B. Grillo, BALLERINI Emilia Bellini FONTI 1.”La Fama”, 1 dicembre 1851; “Gazz. music. di Mi.”, 30 novembre 1851; 2. “La Fama”, 18 dicembre 1851; “Gazz. music. di Mi.”, 21 dicembre 1851; 3. “La Fama”, 29 dicembre 1851. 1852 Carnevale-Quaresima

BALLO Le quattro nazioni di G. B. Grillo BALLERINI Emilia Bellini, Bazzi, Librini, Paradisi, Trabattoni, Moschini FONTI “La Fama”, 15 gennaio 1852. 1. I due Foscari L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 2. Il Corsaro L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 3. Nabucco

L. [Temistocle Solera] M. Giuseppe Verdi 4. La Sacerdotessa d’Iside* L. [Serafino Torelli] M. Giuseppe Mazza

INTERPRETI 1 Ignazio Cabot, ten., Gio. Battista Righini, ten., Ester Righini, sopr. INTERPRETI 2 Fortunato Borioni, ten., De Gianni-Vives, sopr., Giuseppina Leva, sopr., Walter, bar. INTERPRETI 3 Walter, bar., Carolina Rota-Galli, sopr., Elena Rho, sopr., Cabot, ten., Benedetto Cervini, bar. INTERPRETI 4 Carlo Scola (Alcanore), G. B. Righini (Amasi), Benedetto Cervini (Pubblio), Luigi Fagnani (Proconsole), Giuseppina Leva (Arsinoe), Luigi Mazzini (Apriete) BALLI La fanciulla mal custodita, I viaggiatori all’isola d’amore BALLERINI Emilia Bellini NOTE Nel corso delle repliche de I due Foscari si esibì il nano Tom Pouce che eseguì una pantomima intitolata: Un naufragio alla Cina (“La Fama”, 8, 29 gennaio, 2 febbraio 1852). Ci fu poi un’altra esibizione, quella dei Mori dell’Africa che eseguirono esercizi ginnici (“La Fama”, 16, 23 febbraio 1852). Altra esibizione, fu quella della spagnola Irma che fece degli esperimenti relativi alla trasmissione del pensiero (“La Fama”, 25 marzo 1852) FONTI 1. “La Fama”, 19 gennaio 1852; 2. “La Fama”, 9 febbraio 1852; 3. “La Fama”, 11 marzo 1852; 4. libr. (Milano, Fratelli Centenari e C., 1852, conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”, 1, 5 aprile 1852. Compagnia Moncalvo


!381 L’eclisse di Meneghino, Meneghino parrucchiere di Abbiategrasso, L’ospitale dei pazzi, con Meneghino, Rinaldo d’Asti, con Meneghino, Meneghino marito in apparenza, Meneghino cervellee, Il supposto morto, con Meneghino, Il conte d’Agliate, con Meneghino, Una camera affittata a due, Meneghino padre disperato, Le avventure di Meneghino e Cecca, Osti e non più osti, con Meneghino, Meneghino barbiere maldicente, La battaglia delle donne, Un furto di 1000 fr., Lazzaro il mandriano, Un matrimonio per sentenza di tribunale, La lettera perduta, Un appuntamento nella serra degli agrumi, Il capriccio di una donna, Niente di male, Contraddizione e puntiglio, con Meneghino, L’uomo di quattro faccie FONTI “Gazz. Uff. di Mi.“, 1, 2, 5, 8, 10, 14, 15, 16, 17, 20, 21, 23, 25, 27, 29 febbraio, 2, 3, 7, 8, 10, 14, 16, 18, 19, 21, 23 marzo 1852; “La Fama”, 4 marzo 1852. Primavera 1. Maria Padilla L. [Gaetano Rossi] M. Gaetano Donizetti 2. Luisa Miller L. [Salvatore Cammarano] M. Giuseppe Verdi 3. Ernani

L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 4. Saul L. [Camillo Giuliani] M. Antonio Buzzi

INTERPRETI 1 Bordas Gio. Battista, ten., De Gianni-Vives, sopr., Gio. Battista Portheau, bar., Irene Locatelli, sopr. INTERPRETI 2 Luxoro Pretti, sopr., Bolcioni, ten., Massiani,bar., Manari, contr., Alessandrini, Paraboschi INTERPRETI 3 Luxoro Pretti, sopr., Atanasio Pozzolini, ten., Gio. Battista Portheau, bar., Zanetti, bas. INTERPRETI 4 Prospero Derivis (Saul), Irene Locatelli (Micol), Giovan Battista Bordas (David), G. Cervini (Achimelech), Clotilde Peccia (Gionata) ORCHESTRA I vl. dir. Bignami, sostituito da Cavallini BALLI La vendetta di Glassemorre, Giovanna di Napoli di Montani BALLERINI Erminia Duarti-Marsigliani, Bellini, coniugi Montani NOTE In una delle repliche della Miller, Bolcioni fu sostituito da Atanasio Pozzolini, ten. (“La Fama”, 3 maggio 1852) FONTI 1. “La Fama”, 15 aprile 1852; 2. “La Fama”, 29 aprile, 3 maggio 1852; 3. “La Fama”, 17 maggio 1852; 4. ibr. (Milano, Giovanni Ricordi s. a., conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano); “La Fama”, 7 giugno 1852. Estate 1. Norma L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini 2. Gemma di Vergy L. [Emanuele Bidera] M. Gaetano Donizetti 3. I due Foscari L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 4. Dante e Bice* L. Serafino Torelli

M. Paolo Carrer 5. Anna Bolena L. [Felice Romani] M. Gaetano Donizetti 6. Il ritorno di Columella L. [Andrea Passaro] M. Vincenzo Fioravanti 7. I Capuleti e i Montecchi L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini

INTERPRETI 1 Marietta Anselmi, sopr., Luisa Gavetti, sopr., Assandri, ten., Garcia, bas. INTERPRETI 2 Patti, mezzosopr., Perozzi, ten., Grandi, bar., Benedetto Cervini, bas.


!382 INTERPRETI 3 Antonio Agresti, ten., Viviani, sopr., Bonora, bar. INTERPRETI 4 Marietta Anselmi (Bice), G. B. Portheau (Dante Alighieri), L. Guglielmini (Conte de’ Gabrielli), G. Bernasconi (Folco Portinari), Benedetto Cervini (Virgilio) INTERPRETI 5 Antonio Agresti, ten., Luisa Gavetti, mezzosopr., Borsi Deleurie, sopr., Ernestina Schapié, contr., Bailini, bas. INTERPRETI 6 Cesare Favretto, buffo, Guglielmini, ten., Bonora, bar., Gandaglia, sopr. INTERPRETI 7 Luisa Gavetti, sopr., Ernestina Scapié, contr., Antonio Agresti, ten. NOTE In una replica di Gemma di Vergy si fecero udire due nuovi cantanti: Giuseppina Leva, sopr., e Guglielmini, ten. (“La Fama”, 16 agosto 1852) ORCHESTRA I vl. dir. Ernesto Cavallini SCENOGRAFO Carlo Sala IMPRESARIO Giovanni Mangiamele FONTI 1. “La Fama”, 27 luglio 1852; 2. “La Fama”, 2, 16 agosto 1852; 3. “La Fama”, 5, 9 agosto 1852; 4. libr. (Milano, Francesco Lucca s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”, 26 agosto 1852; 5. “La Fama”, 6 settembre 1852; 6. “La Fama”, 16 settembre 1852; 7. “La Fama”, 27 settembre 1852. Compagnia Luigi Capella

Autunno

Jenny l’operaia, Adriana Lecouvreur, Madre Siciliana, Il conte di San Germano, La mendicante, Elisabetta Sirani (Napoleone Pepoli) ATTORI Luigi e Luigia Capella, Arnous, Carrani, Preti, Federico Boldrini FONTI “La Fama”, 7, 18, 25 ottobre, 11, 18 novembre 1852. 1. Roberto il Diavolo L. [E. Scribe e C. Delavigne] M. Giacomo Meyerbeer 2. Cenerentola ossia La bontà in trionfo L. [Jacopo Ferretti]

M. Gioachino Rossini 3. Saul L. [Camillo Giuliani] M. Antonio Buzzi

INTERPRETI 1 Galletti, ten., Teresa Gambardella, sopr., Carolina Charl, mezzosopr., Pietro Vialetti, bas., Luigi Ferretti, ten. INTERPRETI 2 Camillo Everardi (Dandini), Alberto Bozzetti (Don Ramiro), Simone Grandi (Don Magnifico), Teodolinda Gerli (Clorinda), Marietta Allievi (Tisbe), Eloisa Everardi (Cenerentola), Alessandro Trabattoni (Alidoro) INTERPRETI 3 Olivi-Vetturi, sopr., Pietro Vialetti, bas., Saccomanno, ten., Benedetto Cervini, Peccia ORCHESTRA I vl. dir. Bragozzo BALLO ? BALLERINI Rosina Ghirand NOTE Nel corso delle opere si esibì la compagnia di ginnasti I tre Persiani (“La Fama”, 9 dicembre 1852) FONTI 1. “La Fama”, 4, 29 novembre 1852; 2. libr. (Milano, Paolo Rigamonti s. a., conservato nella Bibliotea Comunale Sormani di Milano); “Gazz. dei tea.”, 11 dicembre 1852; 3. “Gazz. dei tea.”, 27 dicembre 1852, 5 gennaio 1853; “Gazz. Music. di Mi.”, 2 gennaio 1853.. 1853


!383 Carnevale 1. Il Barbiere di Siviglia L. [Cesare Sterbini] M. Gioachino Rossini 2. Semiramide

L. [Gaetano Rossi] M. Gioachino Rossini

INTERPRETI 1 Virginia Pozzi, sopr., Camillo Everardi, bar., Grandi, buffo, Cervini, bas., Bozzetti, ten. INTERPRETI 2 Maddalena Olivi-Vetturi (Semiramide), Camillo Everardi (Assur), Angiolina Borghi-Vietti (Arsace), Pietro Vialetti (Oroe), Luigi Saccomanno (Idreno), Gaetano Benfatti (Arbate) ORCHESTRA I vl. dir. Bregozzo SCENOGRAFO Carlo Sala BALLO La scaltra fattoressa di Giuliani BALLERINI Citterio, Foriani FONTI 1. “Gazz. dei tea.”, 11, 16 gennaio 1853; “La Fama”, 13 gennaio 1853; 2. libr. (Milano, P. Ripamonti, 1853, conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano); “La Fama”, 31 gennaio 1853. Primavera 1. Norma L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini 2. Crispino e la comare L. [Francesco Maria Piave] M. Fratelli Ricci 3. Il Barbiere di Siviglia L. [Cesare Sterbini] M. Gioachino Rossini 4. Eufemio di Messina* L. Giuseppe Torre M. Andrea Gambini 5. Otello

L.[Francesco Berio] M. Gioachino Rossini 6. L’Italiana in Algeri L. [Angelo Anelli] M. Gioachino Rossini 7. Lucrezia Borgia L. [Felice Romani] M. Gaetano Donizetti 8. Baschina* L. Francesco Maria Piave M. Federico De-Liguoro

INTERPRETI 1 Teresa Parodi, sopr., Gaetano Baldanza, ten., Luigia Bianchi, sopr., Prospero Derivis, bas. INTERPRETI 2 Carlo Cambiaggio, bas., Adele Rossetti-Rebussini, sopr. INTERPRETI 3 Teresa Parodi, sopr., Galvani, ten., Giuseppe Altini, bar., Carlo Cambiaggio, bas.., Prospero Derivis, bas. INTERPRETI 4 Teresa Parodi (Lodovica), Gaetano Baldanza (Eufemio), Giuseppe Altini (Teodoro), Giuseppe Benzi (Almanzor), Luigi Alessandrini (Pacomio) INTERPRETI 5 Teresa Parodi, sopr., Gaetano Baldanza, ten., Galvani, ten., Giorgi, bar., Prospero Derivis, bas. INTERPRETI 6 Giulia Amadei, contr., Galvani, ten., Prospero Derivis, bas., Carlo Cambiaggio, bas. INTERPRETI 7 Teresa Parodi, sopr., Galvani, ten., Elisa Poma, sopr., Prospero Derivis, bas. INTERPRETI 8 Prospero Derivis (Dagoberto), Adele Rossetti-Rebussini (Baschina), Matilde Ruffi (Giovanna), Luigi Alessandrini (Conte di Marillac), Gaetano Baldanza (Giuliano), Annetta Menegotti (Elena), Giuseppe Benzi (Cancelliere) ORCHESTRA I vl. dir. Eugenio Cavallini; I vl. sostituto Achille Marzorati, I vl. dei secondi Riccardo Rotti, I vc. al cemb. Isidoro Truffi; sostituto del Truffi Antonio Fasanotti; I vla Pietro Tessistro; I cb. Luigi Rossi; I fl.


!384 Giuseppe Rabboni; I ottav. Luigi Zamperone; I ob. Luigi Galloni; I cor. Gustavo Rossari; I cl. a vicenda Benedetto Carulli e Luigi Bassi; I tr. Cornelio Freschi; I fg. a vicenda Antonio Cantù e Antonio Torriani; I trb. a vicenda Luigi Sacchi e Giuseppe Bernardi; macch. Giuseppe Spinelli; vest. Pietro Rovaglia; attr. Gaetano Croce. Edit. della mus. Giov. Ricordi e Francesco Lucca SCENOGRAFI Filippo Peroni e Luigi Vimercati IMPRESARIO Pietro Visoni FONTI 1. “La Fama”, 21, 31 marzo 1853; 2. “La Fama”, 4 aprile 1853; 3. “La Fama”, 14 aprile 1853; 4. libr. (Milano, Tipografia di Commercio s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”, 28 aprile 1853; 5. “La Fama”, 9 maggio 1853; 6. “La Fama”, 12 maggio 1853; 7. “La Fama”, 26 maggio 1853; 8. libr. (Milano, Tipografia di Commercio s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”, 9 giugno 1853. Estate

Compagnia Giardini

ATTORI Giardini, Salvini, Papadopoli, la Giardini, Bensi, Signoris FONTI “La Fama”, 29 agosto 1853. Compagnia Massa e Morandi

Autunno

La Mendicante, La pazza di Tolone, Contraddizione e puntiglio ATTORI Marietta Pezzi, Zocchi, Massa, Venturini, Giuseppe Moncalvo FONTI “La Fama”, 8, 13 settembre 1853 BALLI Sidney, Lo speziale o Il tutore burlato, Roberto ossia Il pescatore di D’Amore NOTE Nel corso delle commedie, Moncalvo interpretò l’aria buffa Ogni donna ha il suo tesoro (“La Fama”, 24 ottobre 1853) 1. Betly L. [Gaetano Donizetti] M. Gaetano Donizetti INTERPRETI 1 Virginia Miller, sopr., Attuada, ten., Aliprandi, bas. FONTI1. “La Fama”, 10, 24 ottobre 1853. Autunnino 1. Rigoletto L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 2. La figlia del Reggimento L. [J. H. Saint Georges e Bayard] M. Gaetano Donizetti 3. Nabucco

L. [Temistocle Solera] M. Giuseppe Verdi 4. Parisina L. [Felice Romani] M. Gaetano Donizetti

INTERPRETI 1 Giovanni De-Vecchi, ten., Amilcare Casali, bas., Giuseppe Pauly, bar., Angiolina Ortolani, sopr., Giuseppina Lemaire, mezzosopr. INTERPRETI 2 Amabile Laget, sopr., Teodolinda Gerli, Giuseppe Pasi, ten., Simone Grandi INTERPRETI 3


!385 Giovannina Campagna-Casali, sopr., Amilcare Casali, bas., Giuseppe Marra, bar., Giuseppina Lemaire, mezzosopr., Pio Motta INTERPRETI 4 Angiolina Ortolani, sopr., Giuseppe Pasi, ten., Giuseppe Pauly, bar., Antonio De Morelli, Teodolina Gerli NOTE Durante una rappresentazione del Nabucco il direttore d’orchestra Muzio fu sostituito dal I vl. Marzorati (“La Fama”, 19 dicembre 1853); nel Rigoletto De Vecchi fu sostituito dal Pasi, il Casali dal De Morelli, e il Pauly da Francesco Gnone (“La Fama”, 9 gennaio 1854) FONTI 1. “La Fama”, 28 novembre 1853; 2. “La Fama”, 1 dicembre 1853; 3. “La Fama”, 15, 19 dicembre 1853; 4. “La Fama”, 22 dicembre 1853. 1854 Carnevale 1. Don Sebastiano L. [Eugène Scribe] M. Gaetano Donizetti 2. L’elisir d’amore L. [Felice Romani]

M. Gaetano Donizetti 3. Lucia di Lammermoor L. [Salvatore Cammarano] M. Gaetano Donizetti

INTERPRETI 1 Giovanni De Vecchi, ten., Alessandro Olivari, bar., Amilcare Casali, bas., Antonio Trabattoni, Angiola Orecchia, sopr. INTERPRETI 2 Sofia Vera-Lorini, sopr., Pasi, ten., Francesco Gnone, bar. INTERPRETI 3 Angiolina Ortolani, sopr., Giovanni De Vecchi, ten., Francesco Gnone, bar. BALLI Le astuzie di Frontino, Gisella di D’Amore BALLERINI Angiolina Negri, Bellini FONTI 1. “La Fama”, 16 gennaio 1854; 2. “La Fama”, 23 gennaio 1854; 3. “La Fama”, 2 febbraio 1854. 1. Il Corsaro L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi

Quaresima

INTERPRETI 1 Giovanni De-Vecchi, ten., Angiolina Ortolani, sopr., Alessandro Olivari, bar., Luigia Francia-Zanini, sopr. FONTI 1. “La Fama”, 2 marzo 1854. Compagnia Pascali, Bovi e Cardarelli (detta anche Metastasio) Donna (Giacometti), Una fortuna in prigione (Bayard), L’antica Zeffirina di Porta Ticinese, L’amore della famiglia ATTORI Bovi, Cardarelli, Ghezzi, Carlo Pascali FONTI “La Fama”, 9 marzo 1854; 6, 13 aprile 1854. BALLI L’orfanella di Ginevra, Emma di Salerno di Villa BALLERINI Marchesini-Cortesi, Marina Mora, Poggiolesi, Mulettini 1. Linda di Chamounix L. [Gaetano Rossi] M. Gaetano Donizetti


!386

INTERPRETI 1 Vincenzo Galli, buffo, Lemaire, mezzosopr., Calestani, bar., Sacchero, ten., Hawlei, sopr. NOTE In una delle repliche di Linda la Hawlei, prima donna, fu sostituita da Amalia Fumagalli, sopr. (“La Fama”, 3 aprile 1854) FONTI “La Fama”, 9, 16,23, 27, 30 marzo, 3 aprile 1854. Primavera 1. I Puritani L. [Carlo Pepoli] M. Vincenzo Bellini 2. Fausta L. [Domenico Gilardoni] M. Gaetano Donizetti 3. La Sonnambula

L. [FeliceRomani] M. Vincenzo Bellini 4. I Masnadieri L. [Andrea Maffei] M. Giuseppe Verdi

INTERPRETI 1 Enrichetta Fodor, sopr., Atanasio Pozzolini, ten., Vincenzo Prattico, bar., Pietro Nolasco Llorens, bas. INTERPRETI 2 Carolina Mauri-Ventura, sopr., Romolo Colmenghi, bar., Achille Assandri, ten., Luigi Alessandrini, bas. INTERPRETI 3 Marietta Almonti, sopr., Bartolomeo Daniele, ten., Giuseppe Ippolito, bar., Gamarra, sopr. INTERPRETI 4 Paolina Monfrini, sopr., Atanasio Pozzolini, ten., Vincenzo Prattico, bar., Pietro Nolasco Llorens, bas., Luigi Alessandrini, bas. ORCHESTRA I vl. dir. Dalla Baratta SCENOGRAFO Carlo Sala IMPRESARIO Giovanni Mangiamele NOTE In una delle repliche dei Puritani la prima donna Fodor fu sostituita da Luigia Gavetti (“La Fama”, 22 maggio 1854) FONTI 1. “La Fama”, 20 aprile 1854; 2. “La Fama”, 1 maggio 1854; 3. “La Fama”, 4 maggio 1854, 4. “La fama”, 15 maggio 1854. Estate Compagnia equestre Alessandro Guerra FONTI “La Fama”, 19 giugno 1854. 1. Macbeth L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 2. I Masnadieri L. [Andrea Maffei]

M. Giuseppe Verdi 3. Ida di Danimarca* L. Calisto Bassi M. Luigi Rieschi

INTERPRETI 1 Eufrosina Marcolini, sopr., Prattico Vincenzo, bar., Vincenzo Massini, ten., Pietro Nolasco Llorens, bas. INTERPRETI 2 Carolina Mauri-Ventura, sopr., Giovanni Petrovich, ten., Giuseppe Ippolito, bar., Pietro Nolasco Llorens, bas. INTERPRETI 3 Eufrosina Marcolini (Ida), Atanasio Pozzolini (Olvardo), Luigi Alessandrini (Arturo), Giacomo Radaelli, Linda Fiorio (Alvina), Vincenzo Prattico (Gustavo Jutland) ORCHESTRA I vl. dir. Cremaschi IMPRESARIO Giovanni Mangiamele


!387

FONTI 1. “La Fama”, 10 luglio 1854; 2. “La Fama”, 13 luglio 1854; 3. libr. (Milano, Giambattista Redaelli s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”, 31 luglio 1854. Concerto Cant.: Marcolini, Llorens, Petrovich, Adelaide Philips, Prattico. Strum: Rampazzini, vl. Ballo coi ballerini Sofia Fuoco e Calori FONTI “La Fama”, 24 agosto 1854. Compagnia A. Giardini

Autunno

La vita color di rose, L’ebete, La salamaia, Camoens, Un fidanzato di provincia, Una donna che si getta dalla finestra, Amante e madre, Galileo Galilei, I ghiacci dell’Oceano, Il vecchio caporale, Una moglie per un napoleone d’oro, Le piccole miserie della vita, La torre di Londra, Elvira o il collare d’oro, Il montanaro scozzese, La scala delle donne, Pagliaccio, I misteri di un generale, Il genero del signor Poirier, Il modello di legno, Stifelius, L’onore della famiglia, Il conte di Montecristo, L’amico Francesco, La notte di S. Silvestro, Kean, Giovanni il cacciatore scozzese, Un viaggio per istruzione, Il Domenichino, Il mercato di buoi, Amleto principe di Danimarca, Corpo ed ombra, Come si vendicano le donne, Il supplizio di Tantalo, Antichi e moderni, Il coraggioso, il poltrone e lo stravagante, Le tre Eleonore, Il vagabondo e la sua famiglia, Giovanni il cocchiere, Francesco il mulatto, La donna e l’artista, Le prime armi di Richelieu, Benvenuto Cellini, Faust, Il nemico delle donne, Prigionia e morte di Cristoforo Colombo, I misteri di Parigi, La punizione, Caterina Howard, Macbeth, I due sergenti, Matilde di Maran, Il mercato di Londra, Il biricchino di Parigi, La povera Claudia, Il marchese ciabattino, Il banchiere ed il cassiere, La capanna dello zio Tom, Camoens, Gli spazzacamini della valle d’Aosta, Il poeta e la ballerina, Il figlio del reggimento eroe a 15 anni, Gli zingari di Parigi, Trent’anni di vita di un giuocatore, Il raggiratore, I misteri di un morto, La sfida di un cieco, Il sonnambulo, Mio cugino ATTORI Fabretti-Giardini, Signoris, Lecchi Bigiogero, Bensi, Giardini, Alessandro Salvini BALLI Enrico Morton, Monsieur de Chalimeaux, Malvina di Calabria, Un sogno di Villa FONTI “Gazz. di Mi.”, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 10, 13, 14, 15, 16, 17, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 28, 30 settembre, 1, 2, 3, 4, 6, 7, 9, 10, 11, 12, 13, 15, 16, 17, 20, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 29, 30, 31 ottobre, 1, 2, 3, 6, 7, 8, 9, 10, 11,12, 13, 15, 16, 17, 18, 19, 20 novembre 1854; “La Fama”, 7, 14 settembre, 2, 9 ottobre 1854. Autunnino 1. Il Domino nero L. [F. Rubino] M. Lauro Rossi 2. Ernani L. [Francesco Maria Piave]

M. Giuseppe Verdi 3. Il Barbiere di Siviglia L. [Cesare Sterbini] M. Gioachino Rossini

INTERPRETI 1 Rosina Polacco, sopr., Gaetano Biundi, ten., Maurizio Borella, buffo, Ranieri Maestri, bar. INTERPRETI 2 Donati, sopr., Gaetano Biundi, ten., Mirandola, Luigi Ferrario INTERPRETI 3 Adelaide Philips, sopr., Cervini, bas., Ferrari, bar., Gaetano Biundi, ten., Maurizio Borella, buffo NOTE In una delle repliche di Ernani si esibirono due nuovi cantanti: il sopr. Philips e il ten. Miserocchi (“La Fama”, 11 dicembre 1854) FONTI 1. “La Fama”, 27 novembre 1854; 2. “La Fama”, 7 dicembre 1854; 3. “La Fama”, 21 dicembre 1854. Compagnia dei ginnasti Chiarini insieme alla compagnia Tassani


!388 Adriana Lecouvreur (Scribe), Sullivan (Melesville), L’onore della famiglia ATTORI Elena Germoglia, il Germoglia, Tassani FONTI “La Fama”, 18 dicembre 1854. 1855 Carnevale 1. Lucrezia Borgia L. [Felice Romani] M. Gaetano Donizetti 2. La Donna Bianca d’Avenello* L. Gaetano Rossi M. Cesare Gallieri 3. Ernani L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 4. Il Domino nero

L. [F. Rubino] M. Lauro Rossi 5. Il Campanello L. [Gaetano Donizetti] M.Gaetano Donizetti 6. Sansone* L. [Vittorio Merighi] M. Giacomo Panizza

INTERPRETI 1 Antonietta Melada Drusilla Florio, sopr., Temistocle Miserocchi, ten., Eugenio Crosti, bar. INTERPRETI 2 Emilia Cominotti (Fanny), Gaetano Biondi [sic per Biundi] (Giorgio Brown), Luigi Ferrari (Gaveston), Maurizio Borella (James), Benedetto Cervini (Dominus), Alessandro Trabattoni (Mac-Irton), Adelaide Gajani (Anna) INTERPRETI 3 D’Apice, ten., Giuseppe Bertolini, bar., Benedetto Cervini, bas., Donati, sopr. INTERPRETI 4 Rosina Polacco, sopr., Gaetano Biundi, ten., Maurizio Borella, buffo INTERPRETI 5 Ferrario, bar., Maurizio Borella, buffo, Fiorio Borella, sopr. INTERPRETI 6 Stefano Scapini (Sansone), Luigia Donati (Dalila), Benedetto Cervini (Zambra), Giovanni D’Apice (Occari), Alessandro Trabattoni (Simulacro) SCENOGRAFO Carlo Sala FONTI 1. “La Fama”, 25, 28 dicembre 1854; 2. libr. (Milano, Luigi Brambilla s. a., conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano); “La Fama”, 8 gennaio 1855; 3. “La Fama”, 11 gennaio 1855; 4. “La Fama”, 15 gennaio 1855; 5. “La Fama”, 25 gennaio 1855; 6. libr. (Milano, Luigi Brambilla, 1854, conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”, 5, 15 febbraio 1855. Compagnia Tassoni Il Vetturale del Moncenisio, Il marito di mia moglie FONTI “La Fama”, 1 febbraio 1855. Primavera 1. Isabella d’Aspeno L.? M. Paolo Carrer 2. Il Trovatore L. [Salvatore Cammarano] M. Giuseppe Verdi 3. Il Templario L. [G. M. Mariani]

M. Otto Nicolai 4. I due Foscari L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 5. Elodia di San Mauro* L. Calisto Bassi M. Giovanni Battista Meiners


!389

INTERPRETI 1 Giacinto Ghislanzoni (Arnolfo), Adele Dell’Argine (Isabella), Bartolomeo Gandini (Rainoldo), Antonio Ghislanzoni (Rudigero), Lucia Viale (Ebba), Alessandro Trabattoni (Ugo) INTERPRETI 2 Alberti-Salani, sopr., Annetta Heller, mezzosopr., Luigi Spellini, bar., Maccaferri, ten. INTERPRETI 3 Giacinto Ghislanzoni, ten., Annetta Heller, mezzosopr., Costanza Viale, sopr. INTERPRETI 4 Adele Dell’Argine, sopr., Maccaferri, ten., Luigi Spellini, bar. INTERPRETI 5 Vittoria Rupini (Elodia), Domenico Mattioli (Il Solitario), Giacinto Ghislanzoni (Erberto), Bartolomeo Gandini (Anselmo), Cesare Viganò (Corrado), Alessandro Trabattoni (Gherardo) SCENOGRAFO Carlo Sala NOTE In una delle repliche di Isbella si fece udire, tra un atto e l’altro, il signor Decker, inventore di una “chitarra a pedale” (“La Fama”, 16 aprile 1855); in una delle repliche del Trovatore la Alberti-Salani, incinta, fu sostituita da Vittoria Rupini (“La Fama”, 7 maggio 1855) FONTI 1. libr. (Milano, Alessandro Lombardi, 1855, conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”, 12 aprile 1855; 2. “La Fama”, 23 aprile 1855; 3. “La Fama”, 14 maggio 1855; 4. “La Fama”, 4 giugno 1855; 5. libr. (Milano, Guglielmini, 1855, conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano”); “La Fama”, 18 giugno 1855. Estate 1. Don Sebastiano L. [Eugéne Scribe] M. Gaetano Donizetti 2. Leonora de’ Medici*

L. Francesco Guidi M. Giulio Briccialdi

INTERPRETI 1 Domenico Mattioli, bar., Luigi Saccomanno, ten., Luigia Abbadia, sopr., Pons, bas., Alessandro Trabattoni, bar. INTERPRETI 2 Luigi Alessandrini (Francesco de’ Medici), Domenico Mattioli (Piero), Linda Fiorio (Bianca), Luigia Abbadia (Leonora), Luigi Saccomano [sic] (Guido Antinori), Luigi Fagnoni (Giulio Caccini), Gaetano Borbone (Francitto) IMPRESARIO Briccialdi SCENOGRAFO Carlo Sala FONTI 1. “La Fama”, 30 luglio 1855; 2. libr. (Milano, Francesco Lucca s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”, 13 agosto 1855; “Gazz. Uff. di Mi.”, 16 agosto 1855. Compagnia Sarda

Autunno

Francesca da Rimini (Silvio Pellico), Mio Cugino, Mirra (Alfieri), Maria Stuarda (Schiller), Elisabetta d’Inghilterra (Giacometti), Pia de’ Tolomei (Carlo Marenco), Oreste (Alfieri) ATTORI Adelaide Ristori, Ernesto Rossi, Tessero, Boccomimi, Bellotti Bon FONTI “La Fama”, 22, 26, 29 novembre, 3, 6 dicembre 1855. Autunnino 1. Attila L. [Temistocle Solera]

M. Giuseppe Verdi 2. Saffo


!390 L. [Salvatore Cammarano] M. Giuseppe Verdi 3. Il Trovatore L. [Salvatore Cammarano] M. Giuseppe Verdi

4. I Lombardi alla prima Crociata L. [Temistocle Solera] M. Giuseppe Verdi

INTERPRETI 1 Giovanni Antonucci, bas., Vittoria Luzzi, sopr., Giorgio Stigelli, ten., Spellini, bar. INTERPRETI 2 Carlotta Sannazzari, sopr., Pellegrini, ten., Paolina Duclot, contr., Micò, bar. INTERPRETI 3 Donati, sopr., Perillo, ten., Viale, mezzosopr., Spellini, bar., Bernasconi INTERPRETI 4 Vittoria Luzzi, sopr., Giorgio Stigelli, ten., Giovanni Antonucci, bas. NOTE In una delle repliche di Saffo si esibirono due nuovi interpreti: il ten. Perillo e il bar. Carlo Bartolucci (“La Fama”, 10 gennaio 1856) FONTI 1. “La Fama”, 10 dicembre 1855; 2. “La Fama”, 13 dicembre 1855; 3. “La Fama”, 20 dicembre 1855; 4. “La Fama”, 24, 31 dicembre 1855. 1856 Carnevale 1. La Rediviva* L. Giuseppe Sapio M. Paolo Carrer 2. Il Marchesino*

L.Tommaso Stecchi M. Giuseppe Borani

INTERPRETI 1 Giorgio Stigelli (Giorgio di Garran), Luigia Donati (Matilde), Luigi Spellini (Conte di Montgeron), G. B. Antonucci (Maresciallo di Richelieu), Lucia Viale (Sofia di Garran), Alessandro Trabattoni (Luigi), Giuseppina Bernardi (Marianna), Enrico Rossi (Bassompierre), Giovanni Loda (Albergatore) INTERPRETI 2 Gio. Batt. Antonucci (Marchese Duratesta), Giorgio Stigelli (Edoardo), Carlo Bartolucci (Spaccafronte), Luigia Donati (Bradamante), Giuseppe Bernasconi (Trappolone), Giovanni Loda (Livio), Alessandro Trabattoni (Priore) SCENOGRAFO Carlo Sala BALLO ? BALLERINA Enrichetta Giustetti; vest.: Pietro Rovaglia FONTI 1. libr. (Milano, Alessandro Lombardi, 1855, conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”, 21, 24 gennaio 1856; 2. libr. (Milano, Luigi Brambilla s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”, 7 febbraio 1856. Compagnia Zoppetti

Quaresima

ATTORI Giulietta Vedova-Ristori, Gattinelli FONTI “La Fama”, 23 febbraio 1856. BALLO Edwige di Polonia di Tommaso Casali [sic per Casati] BALLERINI Enrichetta Giustetti, Cardella FONTI “La Fama”, 28 febbraio 1856. Primavera


!391 Compagnia equestre Luigi Guillaume Cavallerizza Maddalena Guillaume FONTI “La Fama”, 21 aprile 1856. Estate 1. Nabucco L. [Temistocle Solera] M. Giuseppe Verdi 2. La Sonnambula L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini 3. Il Franco Bersagliere (Freischutz) L. Federico Kind M. Carl Maria von Weber 4. Lucia di Lammermoor L. [Salvatore Cammarano]

M. Gaetano Donizetti 5. Il Barbiere di Siviglia L. [Cesare Sterbini] M. Gioachino Rossini 6. Leonora L. [Marco D’Arienzo] M. Saverio Mercadante 7. Don Pasquale L. [Michele Accursi] M. Gaetano Donizetti

INTERPRETI 1 Francesco Perego, bar., Chiara Bertolini-Raffaelli, sopr., Giuseppe Miral, bas. INTERPRETI 2 Angiolina Ortolani, sopr., Bozzetti, ten., De Dominici, bas. INTERPRETI 3 Angelo Calderini (Ottokar), Giuseppe Bernasconi (Kouno), Giuditta Elena (Alisa), Letizia Borgognoni (Annetta), Luigi Bianchi (Gasparo), Gaetano Romanò (Max), Pietro Prette (Kilian), Francesco Lodetti (Eremita) INTERPRETI 4 Angiolina Ortolani, sopr., ten. Biundi INTERPRETI 5 Letizia Borgognoni, sopr., Giannini, bar., Bozzetti, ten., Borella, bas., Giuseppe Bernasconi, bas., Bignami INTERPRETI 6 Domenico Raffaelli, buffo, Angiolina Ortolani-Vallandris, sopr., Carapia, Biundi, ten. INTERPRETI 7 Bozzetti, ten., Angiolina Ortolani-Vallandris, sopr., Giannini, bar., Domenico Raffaelli, bas. NOTE In una delle repliche del Nabucco si esibì il bar. Luigi Valli in sostituzione di Francesco Perego (“La Fama”, 12 giugno 1856); in una delle repliche di Lucia di Lammermoor, il ten. Biundi sostituì il ten. Petrovich (“La Fama”, 10 luglio 1856) ORCHESTRA I vl. dir. Corbellini SCENOGRAFO Carlo Sala; macch. Giuseppe Spinelli BALLI di Tomaso [sic per Tommaso] Casati IMPRESARI Trabattoni (prima parte dell’estate), Eugenio Ajroldi (seconda parte dell’estate) FONTI 1. “La Fama”, 2, 12 giugno 1856; 2. “La Fama”, 16 giugno 1856; 3. libr. (Milano, Francesco Lucca s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); ”La Fama”, 26 giugno 1856; 4. “La Fama”, 10 luglio 1856; 5. “La Fama”, 21 luglio 1856; 6. 4 agosto 1856; 7. “La Fama”, 25 agosto 1856. Autunno 1. Ernani L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 2. I Puritani

L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini

INTERPRETI 1 Casimir-Ney, sopr., Giovanni Mea, ten., Gazzone, bas., Puig, bar. INTERPRETI 2


!392 Casimir-Ney, sopr., Gazzone, bas., Giotti, bar., Berti, ten. BALLI Corso de Leon, Una burla al castello di Turrita di Borsi BALLERINI Prisco, Ravaglia, Borsi, Zaccaria, Viganò FONTI 1. “La Fama”, 29 settembre 1856; 2. “La Fama”, 27 ottobre 1856. Autunnino Compagnia equestre e di ginnasti diretta da L. Naudmann FONTI “La Fama”, 27 novembre 1856. 1857 Carnevale 1. Pipelè L. [R Berninzone] M. Serafino Amedeo De Ferrari 2. Torquato Tasso L. [Jacopo Ferretti] M. Gaetano Donizetti 3. Gli Studenti* L. [Luigi Zanetti] M. Achille Graffigna 4. Lida da Carcano*

L. Francesco Guida M. Antonio Tadei 5. Traviata L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 6. Le due fidanzate* L. [Antonio Ghislanzoni] M. Antonio Baur

INTERPRETI 1 Carlo Cambiaggio, bas., Luigi Caserini, ten., Giuseppe Altini, bar., Fumagalli, sopr. INTERPRETI 2 Giuseppe Bernasconi (Alfonso II), Carmela Poch (Eleonora), Paolina Torrina (Eleonora di Scandiano), Carlo Cambiaggio (Don Gherardo), Pietro Chiesi (Roberto Geraldini), Giuseppe Cofratti (Ambrogio) INTERPRETI 3 Amalia Fumagalli (Alice), Elisa Puccini (Marianna), Luigi Cajeroni (Enrico), Pietro Mattioli-Alessandrini (Gedeone), Giuseppe Altini (Roberto), Giuseppe Bernasconi (Tiburzio) INTERPRETI 4 Teresa Pozzi-Mantegazza (Lida), Giuseppe Cofratti (Richelmo), Giuseppe Bernasconi (Orsino), Pietro Chiesi (Ulrico), Enrico Delle-Sedie (Rumo), Giuditta Cassani (Eurosa) INTERPRETI 5 ? INTERPRETI 6 Amalia Fumagalli (Elena), Carmelina Poch (Elisa), Giuseppe Altini (Lorenzo Aldini), Luigi Caserini (Goffredo), Cesare Gianelli (Piero), Luigi Rigola (Doge di Genova), NOTE Dalle cronache giornalistiche risulta che nel Torquato Tasso interprete principale fu Enrico Delle Sedie, non citato dal libretto (“La Fama” 22 gennaio 1857) FONTI 1. “Gazz. dei tea.”, 7 gennaio 1857; 2. libr. (Milano, Francesco Lucca s. a., conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano); “La Fama”, 22 gennaio 1857; 3. libr. (Milano, Luigi Brambilla s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”, 9 febbraio 1857; 4. libr. (Milano, Luigi Brambilla s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”, 23 febbraio 1857; 5. “La Fama”, 23 febbraio 1857; 6. libr. (Milano, Giacomo Messaggi s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”, 2 marzo 1857. Compagnia Giardini

Primavera

La riabilitazione (Fambri e Salamini), I falsi galantuomini ATTORI Landozzi Compagnia di giochi ginnastici dell’arabo Moahmed-Ben-Giussin-Mustafà


!393

FONTI “La Fama”, 19 marzo, 2 aprile 1857. 1. Lucrezia Borgia L. [Felice Romani] M. Gaetano Donizetti 2. Don Bucefalo L. [Calisto Bassi] M. Antonio Cagnoni 3. Luisa Miller L. [Salvatore Cammarano]

M. Giuseppe Verdi 4. Attila L.[Temistocle Solera] M. Giuseppe Verdi 5. Bernabò Visconti L. ? M. Lucio Campiani

INTERPRETI 1 Nina Barbieri-Thiolier, sopr., Rosina Picco, mezzosopr., Corrado Conti, ten., Giovanni Atry, bas. INTERPRETI 2 Francesco Frizzi, bas., Sofia Dottin, sopr., Giovanni Thiolier, bas. INTERPRETI 3 Nina Barbieri-Thiolier, sopr., Pietro Gorin, bar., Giovanni Atry, bas., Corrado Conti, ten., Giovanni Thiolier, bas. INTERPRETI 4 Giovanni Atry, bas., Vittoria Luzzi, sopr., Porro, ten., Pietro Gorin, bar. INTERPRETI 5 Guerrabella, sopr., Altavilla, ten., Pietro Gorin, bar., Giovanni Atry, bas. FONTI 1.”La Fama”, 9, 16 aprile 1857; 2. “La Fama”, 9, 27 aprile 1857; 3. “La Fama”, 7 maggio 1857; 4. “La Fama”, 21, 25 maggio 1857; 5. “La Fama”, 10 giugno 1857. Estate 1. Il Trovatore L.[Salvatore Cammarano] M. Giuseppe Verdi 2. Ernani L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 3. Macbeth

L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 4. Maria di Rohan L. [Salvatore Cammarano] M. Gaetano Donizetti

INTERPRETI 1 Edy D’Ania, sopr., Piccinini,ten., Andrea Mazzanti, bar., Iride Fantozzi, mezzosopr. INTERPRETI 2 Andrea Mazzanti, bar., Giulia Beltramini-Marcora, sopr., Luise, ten., Rossi-Galli, bas. INTERPRETI 3 Gnone, bar., Carolina Cattinari, sopr., Luise, ten., Gariboldi, bas. INTERPRETI 4 Carolina Cattinari, sopr., Gnone, bar., Pico Vietti, contr., Biasoli, ten. ORCHESTRA I vl. dir. Sordelli IMPRESARI Simoni e Casati FONTI 1. “La Fama”, 29 giugno 1857; 2. “La Fama”, 13 luglio 1857; 3. “La Fama”, 3 agosto 1857; 4. “La Fama”, 20 agosto 1857. Concerti delle sorelle violiniste Carolina e Vincenzina Ferni Primo concerto: fantasia e capriccio di Vieuxtemps, sinfonia di Alard, fantasia di Bériot, Carnevale di Venezia Secondo concerto: fantasie di Alard su motivi della Sonnambula, del Pirata e della Figlia del Reggimento, Carnevale di Venezia


!394 Terzo concerto: fantasie operistiche di Alard, Léonard, Bériot, Carnevale di Venezia Quarto concerto: brani di Alard, Herman, Carnevale di Venezia Quinto concerto: rimembranze di Mozart, settimo concerto di Bériot, fantasia su motivi della Favorita di Alard, Carnevale di Venezia. Brani vocali presi dal Barbiere eseguiti dal sopr. Fantozzi e dal bar. Gariboldi Sesto concerto: fantasie di Leonard e Vieuxtemps e sinfonia concertata di Alard, Meditazione su motivi del primo preludio di Bach ridotta da Gounod per due violini, pianoforte e fisarmonica, Carnevale di Venezia Settimo concerto: fantasia su motivi del Nabucco FONTI “La Fama”, 9, 16, 20, 23, 30 luglio, 17, 24 agosto, 1857. Compagnia di Valentino Bassi

Autunno

Marin Faliero (Riccardo Castelvecchio) Prestigiatore Vigoreux FONTI “La Fama”, 17, 24 settembre 1857. Autunnino Compagnia di Cesare Dondini Elisabetta d’Inghilterra (Giacometti), Zaira, La signora delle camelie, Francesca da Rimini (Pellico), Pia de’ Tolomei (Marenco), Le scimmie (Gherardo Del Testa), Oreste (Alfieri), Piccarda Donati (Marenco), Demi-Monde, Adriana Lecouvreur, Cuore ed Arte ATTORI Cazzola-Brizzi, Tommaso Salvini, Alfonsina Aliprandi, Cesare ed Achille Dondini FONTI “La Fama”, 5, 12, 15, 19, 22, 26, 29 ottobre, 2 novembre 1857. Compagnia degli acrobati fratelli Chiarini FONTI “La Fama”, 9 novembre 1857. 1. Marin Faliero L. [Emanuele Bidera] M. Gaetano Donizetti 2. Poliuto L. [Salvatore Cammarano]

M. Gaetano Donizetti 3. Rigoletto L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi

INTERPRETI 1 Agostino Rodas, bas., Nina Barbieri-Thiolier, sopr., Melchiorre Sacchero, ten., Giuseppe Mancusi, bas., Scotti, bas. INTERPRETI 2 Angelica Moro, sopr., Agostino Pagnoni, ten., Alessandro Salvago, bar., Giovanni Thiolier, bas. INTERPRETI 3 Virginia Boccabadati, sopr., Felice Varesi, bar., Agostino Pagnoni, ten., Agostino Rodas, bas., Clara Duprez De-Charran, mezzosopr. FONTI 1. “La Fama”, 7, 10 dicembre 1857; 2. “La Fama”, 17 dicembre 1857; 2. “La Fama”, 28, 31 dicembre 1857. 1858 Carnevale 1. I Lombardi alla prima Crociata L. [Temistocle Solera] M. Giuseppe Verdi 2. L’assedio di Leida

L. [Domenico Bolognese] M. Errico Petrella 3. Il Barbiere di Siviglia L. [Cesare Sterbini]


!395 M. Gioachino Rossini INTERPRETI 1 Cattinari, sopr., Barbaccini, ten., Agostino Rodas, bas. INTERPRETI 2 Moro-Cantalupi, sopr., Prattico, ten., Melchiorre Sacchero, ten., Giovanni Thiolier, bas. INTERPRETI 3 Clara Duprez, mezzosopr., Bozzetti, ten., Felice Varesi, bar., Agostino Rodas, bas., Giovanni Thiolier, bas. BALLO La Ninfa e la sposa di Balassi BALLERINI Noberini, Balassi, Bustini NOTE In una replica del Poliuto Agostino Pagnoni fu sostituito dal ten. Barbaccini (“La Fama”, 31 dicembre 1857, 3, 18 gennaio 1858) FONTI 1. “La Fama”, 4 febbraio 1858; 2. “La Fama”, 18 febbraio 1858; 3. “La Fama”, 25 febbraio 1858. Accademia vocale e strumentale Brani vocali tolti da Guerilla Catalana di Adolfo Noseda. Dir. orch: Cavallini. Cant.: Gattinari, Negrini, Colombo, Biacchi FONTI “La Fama”, 1 aprile 1858. 1. Ruy Blas L. [Scipione Manuel] M. Giuseppe Rota

Primavera

INTERPRETI 1 Rosina Polacco, sopr., Dordoni, ten., Crotti, bar. IMPRESARIO Boranelli FONTI “La Fama”, 12 aprile 1858. Compagnia drammatica Scremin e Mariani

Autunno

La cameriera astuta, Luigi XI (De Lavigne) ATTORI Bovi-Campeggi, Carolina Paladini BALLI L’Orfano e l’omicida, Il proscritto scozzese di Alessandro Borsi FONTI “La Fama”, 27 settembre, 4, 25 ottobre 1858. Compagnia acrobatica fratelli Chiarini Il diluvio universale, “quadro plastico” eseguito da 76 persone FONTI “La Fama”, 18 novembre 1858.

Compagnia equestre Ciniselli

1859 Carnevale

FONTI “La Fama”, 25 dicembre 1858. Quaresima


!396 Compagnia Alessandro Grossi Monaldesca (Napoleone Giotti), La sposa sagace (Goldoni), La lotteria, Riccardo d’Arlington, Il modello di legno, L’orfanella della Svizzera, I due Sergenti ATTORI Giovannina Falchetti-Grossi, Miraglia, coniugi Falchetti, Grossi FONTI “La Fama”, 28 marzo, 7, 11 aprile 1859. Estate 1. La battaglia di Legnano L. [Salvatore Cammarano] M. Giuseppe Verdi 2. Le prigioni d’Edimburgo

L. [Gaetano Rossi] M. Federico Ricci

INTERPRETI 1 Gaetano De-Baylou (Federico Barbarossa), Amalia Jakson (Lida), Enrico Barbaccini (Arrigo), Giuseppe Marra (Rolando), Luigi Baroni (Console), Francesco Lodetti (Podestà di Como), Giuseppe Bernasconi (Marcovaldo), Francesca Repossi (Imelda), Carlo Mariani (Araldo) INTERPRETI 2 Amalia Jakson, sopr., Enrico Barbaccini, ten., Giuseppe Marra, bar. FONTI 1. libr. (Milano, Tito di Giovanni Ricordi s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”, 2, 9 agosto 1859; 2. “La Fama”, 2, 9 agosto 1859. Autunno Compagnia Metastasio diretta da Carlo Pascali e Evaristo De-Ogna Ercole III Duca di Ferro, La donna avvocato, Ballo Il Bersagliere delle Alpi, D. Giovanni d’Austria, I misteri di Napoli, Il re di Roma, Fede, speranza e libertà, Gli Austriaci in Piemonte, Carlotta Corday, Venezia dopo la pace di Villafranca, Un terremoto ambulante, Aristocrazie e plebe, L’assedio di Alessandria, La tazza rotta, Tutti all’oscuro, vaudeville, La poltrona storica, L’ombra di Radetzky al campo Austriaco la notte della sconfitta di Magenta, a beneficio del primo attore Evaristo De Ogna e del brillante Carlo Pascali, La donna del Verzee, Il nuovo fornaretto condannato a Venezia, Tradimento e morte, La lega lombarda, Suor Teresa, Le memorie del diavolo, Un matrimonio occulto, Una gloria del 1808. Beneficiata della prima ballerina assoluta Bottali Carolina la quale cede parte dell’introito a lei spettante all’Emigrazione Veneta, Gli orfani di un prode soldato ATTORI Carlo Pascali, Evaristo De Ogna FONTI “La Fama”, 4, 11 ottobre 1859; “La Lomb.”, 4, 5, 7, 9, 10, 11, 12, 13, 15, 16, 17, 19, 20, 22, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 31 ottobre, 1 novembre 1859. BALLO Il Bersagliere delle Alpi di Viotti FONTI “La Fama”, 4, 11 ottobre 1859. 1. Luisa Miller L. [Salvatore Cammarano] M. Giuseppe Verdi 2. Gemma di Vergy L. [Emanuele Bidera]

M. Gaetano Donizetti 3. Maria Tudor* L. Antonio Ghislanzoni M. Kascperoff

INTERPRETI 1 Alba e Angiolina Baldi, sopr., Luigi Guglielmini, ten., Virgilio Collini, bar., Enrico Clcaterra, bas., Moretti, bas. INTERPRETI 2


!397 Carmelina Poch, sopr., Guglielmini, ten., Collini, bar. INTERPRETI 3 Carmelina Poch (Maria Tudor), Isabella Alba (Giovanna Talbot), Luigi Guglielmini (Gilberto), Virgilio Collini (Fernando), Enrico Calcaterra (Renardo) ORCHESTRA I vl. dir. Montaguti SCENOGRAFO Carlo Sala BALLO I tre Moschettieri di Viotti FONTI 1. “La Fama”, 15 novembre 1859; 2. “La Fama”, 29 novembre 1859; 3. libr. (Milano, Luigi Brambilla s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”,13 dicembre 1859. 1860 Carnevale 1. La Lega Lombarda L. [F. Meucci] M. Antonio Buzzi 2. Belisario L. [Salvatore Cammarano]

M. Gaetano Donizetti 3. La Sonnambula L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini

INTERPRETI 1 Augusto Vitti (Jacopo Manfredo), Sofia De Montelio (Matilde), Marietta Siebanechi (Beatrice), Giorgio D’Antonj (Oberto), Giuseppe Monari (Lodrisio), Giovanni Ascani (Federico Barbarossa), Antonio Prette (Sichero) INTERPRETI 2 Augusto Vitti, bar., Giorgio D’Antoni, ten., Sofia De Montelio, sopr. INTERPRETI 3 Emma Vernike, sopr., Corsi, ten., Majni, bas. FONTI 1. libr. (Milano, Luigi di Giacomo Pirola s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”, 3 gennaio 1860; 2. “La Fama”, 31 gennaio 1860; 3. “La Fama”, 14 febbraio 1860. Compagnia Gustavo Modena

Primavera

Saul, Luigi CXI ATTORI Gustavo Modena FONTI “La Lomb.”, 7 marzo 1860. Compagnia Toscana di Raffaello Landini Il Medico e la morte, Lupi e agnelli, I pappagalli della signora Filippa, La notte del 5 gennaio, Un’eredità in Corsica, Il duello all’ultimo sangue di Stenterello, Arrigo il Diavolo, Stenterello figurinaio, più ballo comico Monsieur Dandan, Stenterello ambizioso, Gli studenti di Padova FONTI “La Lomb.”, 11, 13, 15, 16, 17, 19, 20 marzo 1860. Concerti di Vincenzo Bianchi, violinista (Verdiana, Le ultime ore di Edgardo sulla quarta corda, Satana e le Silfidi, brani composti tutti dal Bianchi) FONTI “La Lomb.”, 15 marzo 1860. Primo concerto del violinista Camillo Sivori con l’esecuzione di: Folies d’Espagne, fantasia sulla Lucia di Lammermoor e Preghiera del Mosè di Rossini; cant.: Ginevra Guerrabella, Rosina Feltri FONTI “La Fama”, 17 aprile 1860


!398

Quarto concerto (del secondo e del terzo ignoriamo il programma) con l’esecuzione di una fantasia sulla Norma, Tarantella Napolitana, variazioni sulla canzone della Catalani Nel cor più non mi sento brillare, preludio di Bach (suonato con la signora Dreyfus e il signor Rivetta), Carnevale di Venezia FONTI “La Fama”, 1 maggio 1860. Concerto d’addio (decimo) in cui Sivori eseguì: Follie Spagnuole, Preghiera del Mosè sulla quarta corda, Fantasia Chilena, Carnevale di Venezia. Cant.: Villa, mezzosopr., Fiorini, bas. FONTI “La Fama”, 5 giugno 1860. 1. La figlia del Reggimento L. [J. H. Saint Georges e Bayard] M. Gaetano Donizetti 2. Lucia di Lammermoor

L. [Salvatore Cammarano] M. Gaetano Donizetti

INTERPRETI 1 Ginevra Guerrabella, sopr., Barone, ten., Demi, buffo INTERPRETI 2 Gabriella Colonna, sopr., Liverani, ten., D’Ettore, bar., Fiorini, bas. NOTE In una delle repliche della Figlia del Reggimento si esibìrono la signora Dreyfus, suonatrice di armonium, e il violinista Camillo Sivori (“La Fama”, 15 maggio 1860) FONTI 1. “La Fama”, 8, 15 maggio 1860; 2. “La Fama”, 22 maggio 1860. Estate Accademia vocale e strumentale organizzata dal maestro Magazzari a favore della Causa Nazionale propugnata da Garibaldi combattente in Sicilia. Si esibirono Camillo Sivori, violnista, e Giovanni Bottesini, contrabbassista. Cantarono: il sopr. Martini e il ten. Monari-Rocca FONTI “La Fama”, 26 giugno 1860. Compagnia Torinese diretta da Trivelli La controdanza (Codebò) ATTORI Coniugi Pompili, Trivelli, Papadopoli, Lollio, Cutini-Mancini, Mancini FONTI “La Fama”, 24 luglio 1860. Compagnia Andreani e Rodolfo Barac Ballo Lo sbarco di Garibaldi in Sicilia di Razzani BALLERINI Adele De Giuli, Razzani, Marco Magri FONTI “La Fama”, 21, 28 agosto 1860. Accademia con Antonio e Teresa Ferni, violinisti

Autunno

Brani di Allard, fantasia su motivi dell’Anna Bolena, Carnevale di Parigi Compagnia Ligure diretta da Tommaso Massa L’Amico Francesco, L’ultima notte di carnevale


!399 ATTORI Alessandro Salvini, Paladini BALLO Crinolino Maria BALLERINA De Giuli FONTI ”La Fama”, 25 settembre 1860. Compagnia Adelaide Ristori Giuditta (Paolo Giacometti), Maria Stuarda (Shiller), Bianca Maria Visconti (Giacometti), Mirra (Alfieri), Medea, Cassandra (Somma) ATTORI Adelaide Ristori, Achille Majeroni, Glech, Santoni, Barbara Feliziani, Tessero FONTI “La Fama”, 23, 30 ottobre, 6 novembre 1860. Banchetto per onorare i garibaldini tornati in patria dalla Sicilia durante il quale la Ristori recitò La Croce del Verbano di Dall’Ongaro e La madre italiana di Del Botto FONTI “La Fama”, 27 novembre 1860. Autunnino 1. Ernani L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 2. Il Trovatore

L. [Salvatore Cammarano] M. Giuseppe Verdi

INTERPRETI 1 Elena Puerari, sopr., Enrico Giusti, ten., Rokitansky, bas., Enrico Prevedali, bar. INTERPRETI 2 Carolina Merea, sopr., Gottardi, ten., Viganotti, bar., Rosina Feltri, contr. BALLO La potenza d’amore di Gasparo Pratesi FONTI 1. “La Fama”, 4, 11, 18 dicembre 1860; 2. “La Fama”, 24 dicembre 1860. 1861 Carnevale 1. La Traviata L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 2. Il Barbiere di Siviglia

L [Cesare Sterbini] M. Gioachino Rossini

INTERPRETI 1 Giusti, ten. INTERPRETI 2 Villa, sopr., Morelli-Condolmieri, bar., Bozzetti, ten., Rokitansky, bas., Borelli, bas., Nebuloni, mezzosopr. NOTE In una delle repliche della Traviata si esibirono la prima donna Merea, il ten. Gottardi, e il bar. Morelli-Condolmieri. In una delle repliche del Barbiere di Siviglia, Rokitansky fu sostituito dal bas. Silvestri (“La Fama”, 22 gennaio, 12 febbraio 1861) BALLI Esmeralda, Il consiglio di recluta BALLERINI Barbisan, Brighenti-Rossi FONTI 1. “La Fama”, 1, 8 gennaio 1861; 2. “La Fama”, 12 febbraio 1861. Estate


!400

1. La Traviata L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 2. Il diavolo ossia Il conte di S. Germano

L. Giovanni Peruzzini M. Antonio Traversari

INTERPRETI 1 Gottardo Aldighieri, bar., D’Antoni, ten., Sofia De Montelio, sopr. INTERPRETI 2 Amalia Perrone (Giannina), Gottardo Aldighieri (Conte di S. Germano), Giorgio D’Antony (Marcello), Antonio Prette (Giuliano), L. Alessandrini (Pietro), Sofia De Montelio (Marchesa Appiani), P. Bernasconi (Cavaliere di Vandray), N. Archinti (Barone D’Ornoy) IMPRESARI Saldarini e Compagni FONTI 1. “La Fama”, 18 giugno 1861; “Il Trov.”, 20 giugno 1861; 2. libr. (Milano, Tipogr. Dell’Orfanotrofio de’ maschi, 1861, conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”, 9 luglio 1861; “Il Trov.”, 5 luglio 1861. 1. Il Barbiere di Siviglia L. [Cesare Sterbini] M. Gioachino Rossini INTERPRETI 1 Carlo Cambiaggio, bas., Gottardo Aldighieri, bar., Achille Corsi, ten., Luigia Pessina, sopr. ORCHESTRA I vl. dir. Venceslao Fumi FONTI 1. “Il Trov.”, 25 luglio 1861. Compagnia Luigi Capodaglio

Autunno

Una gloria del 1800, ballo Un giuocatore ravveduto, I due Savojardi, Clermont o la moglie dell’artista, La cieca della Lorena, Il carcere d’Ildegonda, I pazzi per progetto, Concerto della Banda Garibaldi, Caterina Howard, Gli Austriaci in Piemonte, Il matrimonio di due fanciulli al tempo di Luigi XIV, Giosuè il Guardacoste, Pietro Torregiano, I due Sergenti, La morte del conte Ugolino, Ella è pazza, Niente di male, Gli spazzacamini della Valle d’Anta, Variato trattenimento a beneficio dei due fanciulli artisti Pia ed Iciglio Capodaglio, La suora di carità torinese, La sorella del cieco, Il Furioso all’isola di San Domingo, Paolo Albini, L’assassinio dei cinque fratelli Salviati, Le due parole, La figlia del Reggimento, vaudeville, I misteri del fumo, I figli di Edoardo IV, Susanna Imbert, La veneziana in Olanda, Bruno filatore, Susanna, La figlia dell’avaro, La fedeltà alla prova, Osti non Osti, Il regno di Adelaide, Trattenimento danzante FONTI “La Persev.”, 3, 4, 6, 7, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 19, 20, 22, 23, 24, 25, 27, 28, 29, 30 ottobre, 1, 3, 4, 6, 7, 10, 11, 12, 15, 16, 17, 20, 25 novembre 1861. 1. Nabucco L. [Temistocle Solera] M. Giuseppe Verdi

Autunnino

INTERPRETI 1 Virginia Conti, sopr.,Marchisio, bas., Bruno, bar. FONTI “La Fama”, 17 dicembre 1861. 1862 Carnevale


!401 1. I Lombardi alla prima Crociata L. [Temistocle Solera] M. Giuseppe Verdi 2. Aroldo L. [FrancescoMaria Piave] M. GiuseppeVerdi 3. Le precauzioni L. [Marco D’Arienzo]

M. Errico Petrella 4. Rigoletto L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 5. La Fidanzata di Savoja* L. Filippo Barattini M. Ercole Boccolini

INTERPRETI 1 Silvia Della Valle, sopr., Cerbara, ten., Paolo Polli-Lenzi, bar. INTERPRETI 2 Francesco Gnone, bar., Silvia Della Valle, sopr., Fabris, ten., Paolo Polli-Lenzi, bas. INTERPRETI 3 Marchisio, buffo, Rocca, buffo, Bozzetti, sopr., Cerbara, ten. INTERPRETI 4 Francesco Gnone, bar., Fabris, ten., Silvia Della Valle, sopr., Paolo Polli-Lenzi, bas., Carlotti Martini, contr. INTERPRETI 5 Silvia Della Valle (Ida), Ettore Irfrè (Edmondo), Andrea Bruno (Uberto), Matilde Bartoletti (Arrigo), Paolo Polli-Lenzi (Guido), Alessandro Trabatoni (Messo) NOTE In una delle repliche di Rigoletto il Fabris fu sostituito dall’Irfrè (“La Fama”, 4, 11 febbraio 1862) ORCHESTRA I vl. dir. Repetti; dir. cori Montaguti FONTI 1. “La Fama”, 31 dicembre 1861; 2. “La Fama”, 7 gennaio 1862; 3. “La Fama”, 21 gennaio 1862; 4. “La Fama”, 4, 11 febbraio 1862; 5. libr. (Milano, Luigi Brambilla s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”, 4 marzo 1862. Quaresima 1. Il Birraio di Preston L. [Francesco Guidi] M. Luigi Ricci 2. Norma

L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini

INTERPRETI 1 Grosso, sopr., Papini, buffo., D’Ettore, bar., Marimpietri, ten. INTERPRETI 2 De Filatoff, sopr., Romani, sopr., Boy, ten., Coll, bas. NOTE Nel corso della stagione lirica, per l’onomastico di Garibaldi, fu eseguito il nuovo Inno dell’Eroe di Marsala di Mercadante (“La Fama”, 25 marzo 1862) BALLO Le astuzie di Rosina IMPRESARIO Perales FONTI 1. “La Fama”, 18, 25 marzo 1862; 2. “La Fama”, 1 aprile 1862. Estate 1. Il Barbiere di Siviglia L. [Cesare Sterbini] M. Gioachino Rossini 2. Cenerentola

L.[Jacopo Ferretti] M. Gioachino Rossini

INTERPRETI 1 Giuseppina Finoli, sopr., Pardini, ten., Carlo Cambiaggio, bas., Morelli-Ponti, bar., De Giovanni, bas. INTERPRETI 2 Giuseppina Finoli, sopr., Pardini, ten., Saccomanno, bar., Borella, bar., De Giovanni, bas.


!402 FONTI 1. “La Fama”, 10 giugno 1862; 2. “La Fama”, 24 giugno 1862. 1. Il Barbiere di Siviglia L. [Cesare Sterbini] M. Gioachino Rossini 2. Cenerentola L.[ Jacopo Ferretti]

M. Gioachino Rossini 3. Norma L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini

INTERPRETI 1 Annetta Casaloni, sopr., Camillo Guidotti, ten., Saccomanno, bar., Grandi, bas., Laterza, bas., Filomena, sopr. INTERPRETI 2 Annetta Casaloni, sopr., Camillo Guidotti, ten., Saccomanno, bar., Sebastiano Ronconi, Alessandrini, bas., Nebuloni INTERPRETI 3 Pirola, sopr., Liverani, ten., Bagagiolo, bas., Polacchi, sopr. FONTI 1. “La Fama”, 15 luglio 1862; 2. “La Fama”, 22 luglio 1862; 3. “Gazz. dei tea.”, 30 agosto 1862. Autunno Esibizione del professore di magia egiziaca Gallignani FONTI “La Fama”, 11 novembre 1862. 1. Attila L. [Temistocle Solera] M. Giuseppe Verdi 2. Il Trovatore

L. [Salvatore Cammarano] M. Giuseppe Verdi

INTERPRETI 1 Elisa Franchi-Capello, sopr., Castellani, ten., Cantù, bar., Mitrovich, bas. INTERPRETI 2 Alice Bellati, sopr., Sannier, mezzosopr., Liverani, ten., Cantù, bar. FONTI 1. 2. “Gazz. dei tea.”, 22 novembre 1862. Compagnia di Adelaide Ristori

Autunnino

Norma (Soumet), Mirra (Alfieri), Noema la Figlia di Caino (Bolognese), Il cavalier di spirito, Oro ed orpello (Gherardi Del Testa) ATTORI Pezzana, Ciotti, Ristori, Marchi, Giechi FONTI “La Fama”, 9, 16 dicembre 1862. Compagnia Tommaso Salvini Zaira (Voltaire), Otello, Saul, La signora dalle camelie, Cuore ed arte, Ercole Slavo, Sansone (Ippolito D’Aste), La Lega Lombarda ATTORI Clementina Cazzola, Alessandro Salvini, Tommaso Salvini, FONTI “La Fama”, 30 dicembre 1862. 1863 Carnevale


!403

1. L’Italiana in Algeri L. [Angelo Anelli] M. Gioachino Rossini 2. Vittor Pisani L. [Francesco Maria Piave] M. Achille Peri 3. Don Pasquale L. [Michele Accursi] M. Gaetano Donizetti 4. Il Barbiere di Siviglia L. [Cesare Sterbini]

M. Gioachino Rossini 5. Ernani L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 6. Crispino e la comare L. [Francesco Maria Piave] M. F.lli Ricci 7. Cenerentola L. [Jacopo Ferretti] M. Gioachino Rossini

INTERPRETI 1 Casaloni, sopr., Stecchi-Bottardi, ten., Mitrovich, bas., Ciampi, bas. INTERPRETI 2 Cantù, bar., Norsa, sopr. INTERPRETI 3 Maria Fevari, sopr., Ciampi, bas., Stecchi-Bottardi, ten., Mottino, bar. INTERPRETI 4 Mottino, bar., Casaloni, sopr., Stecchi-Bottardi, ten., Ciampi, bas., Mitrovich, bas. INTERPRETI 5 Merson-Ferrucci, sopr., Dobbletz, bas., Cantù, bar. INTERPRETI 6 Maria Fevari, sopr., Ciampi, bas. INTERPRETI 7 Casaloni, sopr., Stecchi-Bottardi, ten., Ciampi, bas., Mottino, bar. NOTE In una replica dell’Ernani gli interpreti furono Aureli, Mitrovich, Merson, Cantù (“La Fama”, 10 marzo 1863) FONTI 1. “La Fama”, 6 gennaio 1863; 2. “Il Trov.”, 3 gennaio 1863; 3. “La Fama”, 20 gennaio 1863; 4. “Il Trov.”, 28 gennaio 1863; 5. “La Fama”, 27 gennaio, 3 febbraio 1863; 6. “La Fama”, 17 febbraio 1863; 7. “La Fama”, 10 marzo 1863. Concerto del violinista ungherese Reményi e del professore di oficleide Colasanti FONTI “La Fama”, 10 marzo 1863. Concerto di Tito Mattei che suonò uno strumento nuovo inventato dal cavaliere Fummo chiamato pianomelodio (fantasie su motivi della Traviata, della Lucia di Lammermoor e dei Puritani) FONTI “La Fama”, 10 marzo 1863. Serate col prestigiatore Poletti

Primavera

FONTI “La Fama”, 7 aprile 1863. Compagnia Adelaide Ristori Luigia Sanfelice (Giacometti), Giuditta (Giacometti), Epicari e Nerone (Ippolito d’Aste), Elisabetta d’Inghilterra, Gulnara (Gualtieri), Bianca Maria Visconti, Pia de’ Tolomei, Merope (Alfieri) ATTORI Ristori, Tessero, Pezzana, Pia Marchi, Ciotti, Bianchi, Giech FONTI “La Fama”, 14, 28 aprile, 5 maggio, 1863. Estate


!404 1. La Traviata L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 2. L’Aurora di Nevers

L. [M. Bruno] M. Giuseppe Sinico

INTERPRETI 1 Antonio Cotogni, bar., Vincentelli, ten., Elvira Demi, sopr. INTERPRETI 2 Elvira Demi, sopr., Vincentelli, ten., Antonio Cotogni, bar., Corbari FONTI 1. “La Fama”, 4 agosto 1863; 2. “La Fama”, 1 settembre 1863. Autunno 1. La Sonnambula L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini 2. Lucia di Lammermoor

L. [Salvatore Cammarano] M. Vincenzo Bellini

INTERPRETI 1 Erminia Frezzolini, sopr., Minetti, ten. INTERPRETI 2 Erminia Frezzolini, sopr., Felice Varesi, bar., Minetti, ten. FONTI 1. “La Fama”, 15 settembre 1863; 2. “La Fama”, 22 settembre 1863. Compagnia Ernesto Rossi La Gelosia (Teobaldo Ciconi), Amleto, Sardanapalo, Ruy Blas, L’origine d’un banchiere (Italo Franchi), Macbeth, Otello ATTORI Rossi, Pompili-Trivelli, Vestri, Brizzi, Orlandini, Parducci, Vestri FONTI “La Fama”, 13, 20 ottobre, 3 novembre 1863. 1. Il Folletto di Gresy L. [Domenico Bolognese] M. Errico Petrella 2. Il Trovatore L. [Salvatore Cammarano] M. Giuseppe Verdi 3. Don Bucefalo

L. [Calisto Bassi] M. Antonio Cagnoni 4. Il Barbiere di Siviglia L. [Cesare Sterbini] M. Gioachino Rossini

INTERPRETI 1 Bottero, buffo, Pozzi, sopr., Archinti INTERPRETI 2 Bovi, ten., Colombo, bar., Rovaglia-Porati, mezzosopr. INTERPRETI 3 Bottero, buffo, Pozzi, sopr. INTERPRETI 4 Bottero, buffo, Pozzi, sopr. FONTI 1. “La Fama”, 10 novembre 1863; 2. “La Fama”, 15 novembre 1863; 3. “La Fama”, 1 dicembre 1863; 4. “La Fama”, 8 dicembre 1863. Compagnia Adelaide Ristori

Autunnino


!405 Luisa Sanfelice (Giacometti), Debora, Maria Stuarda, Suor Teresa (Camoletti) ATTORI Adelaide Ristori, Pezzana, Pia Marchi, Ciotti, Bianchi, Glech, Palestrini FONTI “La Fama”, 15, 22 dicembre 1863.

Compagnia Carlo Zamarini e Preda

1864 Carnevale

Uno fra quattro, con Meneghino; ballo: Falco della rupe, Meneghino carceriere di Boston, Il giuocatore di bussolotti, Il padiglione delle mortelle, Martuccia e Frontino, L’abbadia di Casiro, Meneghino ciabattino, L’onore della famiglia, Il pericolo d’Enrico IV, con Meneghino, Le pecorelle smarrite, Meneghino fanatico per le galanti avventure, La Gastalda veneziana, I plebei ingentiliti, con Meneghino, I due sergenti, I misteri dell’Inquisizione, Vita per vita, Le due madri, declamazione; Meneghino sindaco Babbeo, La casa nuova, La cisterna murata, con Meneghino, Meneghino ciabattino generoso, Meneghino ricco negoziante, La rivincita, Le trentatrè disgrazie di Meneghino, L’arte di far fortuna, Maddalena di Tolosa, Il medico e la morte, con Meneghino, I misteri di Parigi, Ricchezza e miseria, con Meneghino, Cristoforo Colombo; concerto di clarinetto del prof. Fernando Busoni; beneficiata del primo attore Michele Ferrante, Meneghino barbiere maldicente, Il muto e l’omicida, La gran lucerna di Epitetto. Fra gli atti della commedia l’attrice-cantante signora Elisa Venturelli in unione al tenore Giuseppe Paravalli eseguì alcuni pezzi della Lucrezia Borgia. L’ingenua di Parigi, Meneghino e Cecca, L’abito non fa il monaco, Il filosofo in viaggio. Beneficiata della prima ballerina M. Millet. La giustizia d’un monarca, con Meneghino, Una spia dell’alta società, Meneghino servitore di due padroni, Ciò che piace alle donne, con Meneghino, Un matrimonio impossibile, Le gelosie di Meneghino e Cecca, Meneghino ajo nell’imbarazzo, Il gobbo di Baltimora, Meneghino barone per forza, Il vagabondo e la sua famiglia, Il ridicolo matrimonio d’un pazzo, con Meneghino ATTORI Zamarini-Cottin, Amalia Gallini, Preda FONTI “La Persev.”, 25, 27, 31 dicembre 1863, 2, 3, 4, 5,6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 16, 17, 18, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 31 gennaio 1864, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14 febbraio 1864; “La Fama”, 22, 29 dicembre 1863, 19, 26 gennaio, 2 febbraio 1864. Esibizione delle bande musicali “Vittorio Emanuele” e “Garibaldi” FONTI “La Fama”, 26 gennaio 1864. Primavera 1. Norma L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini 2. La Sonnambula L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini 3. Rigoletto

L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 4. La Favorita L. [A. Royer e G. Vaez] M. Gaetano Donizetti

INTERPRETI 1 Paolina Vaneri, sopr., Marietta Villa, sopr., Guglielmini, ten., Fioroni, bas. INTERPRETI 2 Erminia Frezzolini, sopr., Cesare Sarti, ten. INTERPRETI 3 Erminia Frezzolini, sopr., Massiani, bar., Vidal, ten. INTERPRETI 4 Marietta Gazzaniga-Malaspina, sopr.,Vincentelli, ten., Giacomo Rota, bar., Giacomo Foli, bas. FONTI 1. “La Fama”, 23 febbraio 1864; 2. “La Fama”, 1 marzo 1864; 3. “La Fama”,22 marzo 1864; 4. “La Fama”, 26 aprile 1864.


!406

1. Il Domino nero L. [F. Rubino] M. Lauro Rossi 2. I due Italiani*

L. ? M. Giuseppe Tamburini

INTERPRETI 1 Carlotta Marazzani, sopr., Ercole Pizzioli, ten., Zambellini, bar., Alessandro Sabatini, buffo INTERPRETI 2 Lodovico Mazzoni-Osti (Ruggero), Carlotta Marazzani (Aldina), Luigi Carisio (Rodrigo), Alessandro Sabatini (Trifonio), Ercole Pizzioli (Adolfo), Maria Bolis (Adele), Luigi Borotti (Messo) FONTI 1. “La Fama”, 7 giugno 1864; 2. libr. (Milano, Giovanni Martinenghi s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano; “La Fama”, 21, 28 giugno 1864; “Il Trov.”,25 giugno 1864. Estate 1. Nabucco L. [Temistocle Solera] M. Giuseppe Verdi 2. Ernani L. [Francesco Maria Piave]

M. Giuseppe Verdi 3. Lucrezia Borgia L. [Felice Romani] M. Gaetano Donizetti

INTERPRETI 1 Nadina Dunord, sopr., Ettore Corti, bar., Luise, ten., Agostino Dobles, bas. INTERPRETI 2 Moriami, bar., Brucioni, sopr., Balma, ten., Agostino Dobles, bas. INTERPRETI 3 Maria Arigotti, sopr., Ronzi, ten., Parboni, bas., Varalli, contr. BALLO Adda la figlia del saltimbanco di Razzani NOTE In una delle repliche del Nabucco Luise e Dobles furono sostituiti dal bar. Fallica e dal ten. Balma (“La Fama”, 19 luglio 1864) FONTI 1. “La Fama”, 5, 12 luglio 1864; 2. “La Fama”, 19 luglio 1864; 3. “La Fama”, 2, 9 agosto 1864. Autunno 1. Roberto il Diavolo L. [E. Scribe e C. Delavigne] M. Giacomo Meyerbeer 2. Gemma di Vergy

L. [Emanuele Bidera] M. Gaetano Donizetti

INTERPRETI 1 Lavini, sopr., Marietta Siebs, sopr., Concordia, ten., Antonio Garcia, bas. INTERPRETI 2 Lavini, sopr., Concordia, ten., Murri, bar. ORCHESTRA I vl. dir. Bassi IMPRESARIO Moreno FONTI 1. “La Fama”, 30 agosto, 13 settembre 1864; 2. “La Fama”, 27 settembre 1864. Autunnino 1. Un ballo in maschera

L. [Antonio Somma]


!407 M. Giuseppe Verdi 2. Linda di Chamounix L. [Gaetano Rossi] M. Gaetano Donizetti 3. Norma L. [FeliceRomani]

M. Vincenzo Bellini 4. Le memorie del Diavolo* L. Antonio Bellotti M. Luigi Sozzi

INTERPRETI 1 Marietta Siebs, sopr., Giuseppina Lemaire, sopr., Luigia Ponti-Dell’Armi, sopr., Paolo Baraldi, bar., Antonio Garcia, bas., Nino Rebottaro, bas. INTERPRETI 2 Luigia Varesi, sopr., Felice Varesi, bar., Stecchi-Bottardi Luigi, ten., Giuseppina Lemaire, contr., Topai, buffo INTERPRETI 3 Luigia Ponti-Dell’Armi, sopr., Marietta Siebs, sopr., Dell’Armi, ten., Antonio Garcia, bas. INTERPRETI 4 Luigia Ponti-Dell’Armi (Elisa di Roccabruna), Felice Varesi (Cavalier Macario), Paolo Baraldi (Robin), Luigi Stecchi-Bottardi (Valentino) IMPRESARIO FilippoMoreno FONTI 1.“La Fama”, 18 ottobre, 15 novembre 1864; 2. “La Fama”, 22, 29 novembre 1864; 3. “La Fama”, 6 dicembre 1864; 4. libr. (Milano, Tipogr. V. Guglielmini, MDCCCLXIV, conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”, 20 dicembre 1864; “Fru. teatr.”, 29 dicembre 1864. 1865 Carnevale 1. I Masnadieri L. [Andrea Maffei] M. Giuseppe Verdi 2. Mosè

L. [Andrea Leone Tottola] M. Gioachino Rossini

INTERPRETI 1 Marietta Siebs, sopr., Dell’Armi, ten., Paolo Baraldi, bar., Calcaterra, bas. INTERPRETI 2 Luigia Ponti-Dell’Armi, sopr., Antonio Garcia, bas., Luigi Stecchi-Bottardi, ten., Paolo Baraldi, bar. FONTI 1. “Il Trov.”, 31 dicembre 1864; 2. “La Fama”, 17 gennaio 1865. Quaresima 1. Linda di Chamounix L. [Gaetano Rossi] M. Gaetano Donizetti 2. Nabucco

L. [Temistocle Solera] M. Giuseppe Verdi

INTERPRETI 1 Hayes, sopr., Felice Varesi, bar., Giuseppina Lemaire, contr., Paolo Baraldi, bar. INTERPRETI 2 Gualtieri, sopr., Miller, bas., Paolo Baraldi, bar. NOTE Per la beneficiata di Marietta Siebs si esibì la violinista Emilia Arditi (brani del fratello Luigi Arditi e del maestro Ferrra) (“La Fama”, 21 febbraio 1865) FONTI 1. “La Fama”, 14 febbraio 1865; 2. “La Fama”, 21 febbraio 1865. Concerto di Camillo Sivori

Primavera


!408 Il Campanello, Omaggio a Bellini, su motivi della Norma e preghiera del Mosè. Cant.: Giuseppina Dogliotti, sopr., Ercole Ronconi, ten., Giuseppe Fontana, bar. FONTI “La Fama”, 25 aprile 1865. 1. Semiramide L. [Gaetano Rossi] M. Gioachino Rossini 2. I Puritani L. [Carlo Pepoli] M. Vincenzo Bellini 3. I Capuleti e i Montecchi L. [Felice Romani]

M. Vincenzo Bellini 4. Norma L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini 5. Il Barbiere di Siviglia L. [Cesare Sterbini] M. Gioachino Rossini

INTERPRETI 1 Sorelle Papini, Crivelli, ten. INTERPRETI 2 Siebs Marietta, sopr., Tom Holer, ten., Morgas, bar., Rigo, bas. INTERPRETI 3 Rebecca Peri, Carlotta Rossi, Fabbri, ten. INTERPRETI 4 Pirola, sopr., Liverani, ten., Allevi, sopr., Norberti, bas. INTERPRETI 5 Serene, sopr., Setragni, ten., Bolton, bar., Topai, buffo FONTI 1. “La Fama”, 25 aprile 1865; 2. “La Fama”, 9 maggio 1865; 3. “La Fama”, 16 maggio 1865; 4. “La Fama”, 30 maggio 1865; 5. “La Fama”, 30 maggio 1865. Concerti di Camillo Sivori Le follie spagnuole FONTI “La Fama”, 2 maggio 1865. Estate 1. Otello L. [Francesco Berio] M. Gioachino Rossini 2. Norma

L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini

INTERPRETI 1 Carolina Ferni, sopr., Villani, ten., Iginio Corsi, ten., Corti, bar. INTERPRETI 2 Carolina Ferni, sopr., Villani, ten. IMPRESARIO Sanguineti FONTI 1. “La Fama”, 4 luglio 1865; 2. “La Fama”, 11 luglio 1865. 1. Il Trovatore L. [Salvatore Cammarano] M. Giuseppe Verdi 2. Maria di Rohan L. [Salvatore Cammarano] INTERPRETI 1

M. Gaetano Donizetti 3. L’elisir d’amore L. [Felice Romani] M. Gaetano Donizetti


!409 Modiano, sopr., Mazzucco, sopr., Perotti, ten., Mazzoni-Osti, bar., Vannucci, bas. INTERPRETI 2 Giorgio Ronconi, bar., Sofia De Montelio, sopr., Barbacini, ten. INTERPRETI 3 Giorgio Ronconi, bar., Sofia De Montelio, sopr., Mazzoni-Osti, bar., Domenico Aliprandi, ten., Salvatori, bar. FONTI 1. “La Fama”, 15 agosto 1865; 2. “La Fama”, 26 settembre 1865; 3. “La Fama”, 3 ottobre 1865. Autunno 1. Tutti in maschera L. [Marco Marcellino Marcello] M. Carlo Pedrotti 2. I Lombardi alla prima Crociata L. [Temistocle Solera] M. Giuseppe Verdi 3. Maria di Rohan L. [Salvatore Cammarano] M.Gaetano Donizetti 4. Il Barbiere di Siviglia L. [Cesare Sterbini]

M. Gioachino Rossini 5. La Sonnambula L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini 6. Lucia di Lammermoor L. [Salvatore Cammarano] M. Gaetano Donizetti 7. La Favorita L. [A. Royer e G. Vaez] M. Gaetano Donizetti

INTERPRETI 1 Tagliana, sopr., Pagani, sopr., Celestini, ten., G. Garcia, bar., Giacomelli, buffo INTERPRETI 2 Albertini-Baucardé, sopr., Cesare Sarti, ten., Poli-Lenzi, bas. INTERPRETI 3 Giorgio Ronconi, bar., Sofia De Montelio, sopr., Cesare Sarti, ten. INTERPRETI 4 Ninizza Alessandresco, sopr., G. Garcia, bar., Cesare Sarti, ten., Giacomelli, buffo, Volman, sopr., Poli-Lenzi, bas. INTERPRETI 5 Erminia Frezzolini, sopr. INTERPRETI 6 Cesare Sarti, ten., Erminia Frezzolini, sopr. INTERPRETI 7 Rita Pellini, sopr., Ercole Ronconi, ten., Moragas, bar., Poli-Lenzi, bas. IMPRESARIO Filippo Moreno FONTI 1. “La Fama”, 11 novembre 1865; 2. “La Fama”, 21 novembre 1865; 3. “La Fama”, 21 novembre 1865; 4. “La Fama”, 28 novembre 1865; 5. “La Fama”, 19 dicembre 1865; 6. “La Fama”, 19 dicembre 1865; 7. “La Fama”, 12 dicembre 1865. 1866 Carnevale 1. Faust L. [J. Barbier e M. Carré] M. Charles Gounod 2. La Favorita L. [A. Royer e G. Vaez] M. Gaetano Donizetti 3. Tutti in maschera L. [Marco Marcellino Marcello] M. Marco Pedrotti 4. Beatrice di Tenda INTERPRETI 1

L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini 5. Don Giovanni L. [Lorenzo Da Ponte] M. Wolfango Amedeo Mozart 6. Uberto da Brescia L. ? M. Giovanni Bajetti


!410 Cesare Sarti, ten., Giuseppina Monset, sopr., Poli-Lenzi, bas. INTERPRETI 2 Morio, contr., Baroni, ten., Moragas, bar., Poli-Lenzi, bas. INTERPRETI 3 Amalia Fumagalli, sopr., Garcia, bar., Giacomelli, buffo INTERPRETI 4 Clotilde Bianchi-Biffi, sopr., Moragas, bar., Verati, ten. INTERPRETI 5 Amalia Fumagalli, sopr., Morio, contr., Giacomelli, buffo, Poli-Lenzi, bas., Verati, ten., Garcia, bar. INTERPRETI 6 Marianna Santori (Maria), Ignazio Viganotti (Uberto), Cesare Sarti (Tebaldo), Giuseppe Gambini (Fernando), Domenico Aliprandi (Rondello), Giovannina Patrizio (Elisa) ORCHESTRA I vl. dir. Nicola Bassi FONTI 1. “La Fama”, 9 gennaio 1866; “Il Trov.”, 6 gennaio 1866; 2. “Il Trov.”, 13 gennaio 1866; 3. “Il Trov.”, 13 gennaio 1866; 4. “La Fama”, 23 gennaio 1866; 5. “La Fama”, 6, 13 febbraio 1866; 6. libr. (Milano, Pio Istituto di Patronato, 1865, conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”, 27 febbraio 1866; “Il Trov.”, 17 febbraio 1866; “Fru. teatr.”, 28 febbraio 1866. 1. Guglielmo Tell L. [E. Jouy e H. Bis] M. Gioachino Rossini

Primavera

INTERPRETI 1 Filippo Coliva, bar., Ferenczy, ten., Giorgio Righi, ten., Annetta Heller, sopr., Giuseppina Locatelli, mezzosopr. FONTI 1. “La Fama”, 15, 22 maggio 1866. Autunno 1. Crispino e la comare L. [Francesco Maria Piave] M. F.lli Ricci 2. Don Giovanni L. [Lorenzo Da Ponte] M. Wolfango Amedeo Mozart 3. I due Foscari L. [Francesco Maria Piave]

M.Giuseppe Verdi 4. La Vestale L. [Salvatore Cammarano] M. Saverio Mercadante 5. Lucia di Lammermoor L. [Salvatore Cammarano] M. Gaetano Donizetti

INTERPRETI 1 Tillo, sopr., Giannetti, sopr., Fiorini, buffo, Piana, ten., Torricelli, bas. INTERPRETI 2 Francesco Steller, bar., De Baillou Marinoni, sopr., Borella, bas., Minetti, ten., Adele Lomi, sopr., Giuseppina Bellini, sopr., Coreggioli, bas., Milesi, bas. INTERPRETI 3 Augusto Parboni, bar., Merea, sopr. INTERPRETI 4 Gabriella Boema, sopr., Gavotti, sopr., Fabbricatore, bar., Petrovich, ten. INTERPRETI 5 Simoni, sopr., Petrovich, ten., Augusto Parboni, bar. FONTI 1. “La Fama”, 28 agosto 1866; 2. “La Fama”, 11 settembre 1866; 3. “La Fama”, 9 ottobre 1866; 4. “Il Trov.”, 17 novembre 1866; 5. “La Fama”, 27 novembre 1866. Compagnia Serate Parigine diretta da Heric Blaye


!411 La compagnia presentò “quadri artistici viventi”, “apparizioni di spettri volanti” e altre attrazioni FONTI “La Fama”, 9 ottobre 1866. 1867 Carnevale 1. Il Giuramento L. [Gaetano Rossi] M. Saverio Mercadante 2. Un ballo in maschera L. [Antonio Somma] M. Giuseppe Verdi 3. Lucia di Lammermoor L. [Salvatore Cammarano] M. Gaetano Donizetti 4. Rigoletto L. [Francesco Maria Piave]

M. Giuseppe Verdi 5. Ernani L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 6. Lucrezia Borgia L. [Felice Romani] M. Gaetano Donizetti 7. La Traviata L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi

INTERPRETI 1 Gabriella Boema, sopr., Kempton, contr., Corrado Miraglia, ten. INTERPRETI 2 Saurel, sopr., Marzi, Gavotti, contr., Giannini, ten., Pellico, bar. INTERPRETI 3 Turini, sopr., Giannini, ten., Ciceri, bar., Wagner, bas. INTERPRETI 4 Anna De Lagrange, sopr., Contini, bar., Corrado Miraglia, ten., Gavotti, contr. INTERPRETI 5 Gabriella Boema, sopr. INTERPRETI 6 Anna De Lagrange, sopr., Baccei, ten., Gavotti, contr., Contini, bar. INTERPRETI 7 Anna De Lagrange, sopr., Cerbara, ten., Contini, bar., Wagner, bas. FONTI 1. “Il Trov.”, 30 dicembre 1866; 2. “La Fama”, 8 gennaio 1867; 3. “Fru. teatr.”, 20 gennaio 1867; 4. “La Fama”, 5 febbraio 1867; “Il Trov.”, 2 febbraio 1867; 5. “Il Trov.”, 16 febbraio 1867; 6. “La Fama”, 19, 26 febbraio 1867; 7. “La Fama”, 5 marzo 1867; “Fru. teatr.”, 2 marzo 1867. Concerti dell’impresario Ulmann con Carlotta Patti, sopr., Vieuxtemps, vl., Batta, vc., Aptomas, arpista, Krebs, pf. FONTI “La Fama”, 22 gennaio 1867; “Fru. teatr.”, 29-30 gennaio 1867. Primavera-Estate 1. Rigoletto L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 2. La prova di un’opera seria L. ? M. Giuseppe Mazza 3. Norma

L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini 4. Il Barbiere di Siviglia L. [Cesare Sterbini] M. Gioachino Rossini

INTERPRETI 1 Teresita Isturiz, sopr., Contini, bar., Cerbara INTERPRETI 2 ? INTERPRETI 3 Laura e Adele Ruggero, sopr. e mezzosopr., Luigi Ceresa, ten., Enrico Rossi-Galli, bar.


!412 INTERPRETI 4 Massera, bar., Redi, sopr., Simonetti, ten., Fiorani, bas. BALLO Favilla di Razzani BALLERINA Durante Taglioni FONTI 1. “La Fama”, 26 marzo 1867; 2. “La Fama”, 2 aprile 1867; 3. “La Fama”, 26 maggio, 4 giugno 1867; 4. “La Fama”, 25 giugno, 2 luglio 1867. Autunno 1. Jone L. [Giovanni Peruzzini] M. Errico Petrella 2. Faust L. [J. Barbier e M. Carré] M. Charles Gounod 3. Il Barbiere di Siviglia L. [Cesare Sterbini]

M. Gioachino Rossini 4. Guglielmo Tell L. [E. de Jouy e H. L. F. Bis] M. Gioachino Rossini 5. Romeo e Giulietta L. [Marco Marcellino Marcello] M. Filippo Marchetti

INTERPRETI 1 Emma Wizjak, sopr., Barbacini, Cottone, Poli-Lenzi, bas. INTERPRETI 2 Poli-Lenzi, bas., Emma Wizjak, sopr. INTERPRETI 3 Colbrand, sopr., Poli-Lenzi, bas., Giannini, bar., Vidal, ten. INTERPRETI 4 Millet, ten., Amodio, bar., Maffei, bas., Viardy-Marty, sopr., Franks, sopr., Olgini, contr. INTERPRETI 5 Emma Wizjak, sopr., Amodio, bar., Artoni, ten., Poli-Lenzi, bas. ORCHESTRA I vl. dir. Bernardi e Brida IMPRESARIO Mariano Perales FONTI 1. “La Fama”, 18 ottobre 1867; “Il Trov.”, 12 ottobre 1867; 2. “Il Trov.”, 23 novembre 1867; 3. “Fru. teatr.”, 10 novembre 1867; 4. “Fru. teatr.”, 1 dicembre 1867; 5. “Gazz. Mus. di Mi.”, 15 dicembre 1867; “Il Trov.”, 14 dicembre 1867 1868 Carnevale 1. Rigoletto L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 2. Il Trovatore L. [Salvatore Cammarano] M. Giuseppe Verdi 3. Don Giovanni L. [Lorenzo Da Ponte]

M. Wolfango Amedeo Mozart 4. Piero da Padova* L. Napoleone Giotti M. Ettore Fiori 5. Poliuto L. [Salvatore Cammarano] M. Gaetano Donizetti

INTERPRETI 1 Giannini, bar., Vidal, ten., Clementina Ferlotti, sopr., Olgini, mezzosopr., Poli-Lenzi, bas. INTERPRETI 2 Luzzi, sopr., Aldini, sopr., Giacomo Artoni, ten., Francesco Amodio, bar. INTERPRETI 3 Faccio, sopr., INTERPRETI 4


!413 Francesco Amodio (Ezzelino da Romano), Rosa Fiorentini (Gisla), Giacomo Artoni (Piero da Padova), Chiarina Faccio (Cecilia), Raffaele Angioini (Ansedisio dei Guidotti), Giuseppe Bernasconi (Jacopo), Chiara Zappucci (Agnese), Ercole Scappaticci (Buonvicino da Vicenza) INTERPRETI 5 Luigia Abbadia, sopr., Ghislanzoni, ten. NOTE In una delle repliche di Rigoletto, Clementina Ferlotti fu sostituita dal sopr. Ostava Tornquist (“La Fama”, 7 gennaio 1868) FONTI 1. “Fru. teatr.”, 29 dicembre 1867; 2. “La Fama”, 21 gennaio 1868; 3. “La Fama”, 11 febbraio 1868; 4. libr. (Milano, G. Ricordi s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”, 25 febbraio 1868; 5. “La Fama”, 3 marzo 1868. Concerto benefico in favore di Francesco Maria Piave. Cant.: Adelaide Borghi-Mamo, Angelica Moro, Melania Reboux, Giuseppina Gavotti, Barbaccini, Corsi. FONTI “La Fama”, 21 aprile 1868. 1. Dinorah L. [J. Barbier e M. Carré] M. Giacomo Meyerbeer

Autunno

INTERPRETI 1 Camilla De-Maesen, sopr., Antonio Minetti, ten., Gustavo Moriami, bar., Giovanna Bonafi-Lucas, contr. ORCHESTRA I vl. dir. Franco Faccio IMPRESARIO Filippo Moreno FONTI 1 “La Fama”, 11 agosto, 8 settembre 1868. Autunnino 1. Zampa L. [Honoré Mélesville] M. Ferdinand Hérold 2. Faust L. [J. Barbier e M. Carré] M. Charles Gounod 3. Margherita L. ?

M. Jacopo Foroni 4. Lucrezia Borgia L. [Felice Romani] M. Gaetano Donizetti 5. Il Barbiere di Siviglia L. [Cesare Sterbini] M. Gioachino Rossini

INTERPRETI 1 Sara Bellot, sopr. (Camilla), Federico Blasco, ten. (Alfonso), Federico Sutter, bar. (Zampa), Paolina Verini, contr. (Rita), Pietro Smat (Daniele Capuzzi), Alessandro Cherni (Dandolo) INTERPRETI 2 Siebs, sopr., Vincentelli, ten., Garcia, bar. INTERPRETI 3 Romilda Pantaleoni, sopr., Blasco, sopr. INTERPRETI 4 Anna D’Este, sopr., Jenny Landsman, sopr., Vizzani, ten., Gnone, bas. INTERPRETI 5 Varesi, bar., Vizzani, ten., Vanda Miller, sopr. NOTE In una delle repliche del Faust il bar. Garcia fu sostituito dal bar. Valle (“La Fama”, 20, 27 ottobre 1868); in una delle repliche di Lucrezia Borgia cantò il contr. Chambers (“La Fama”, 1 dicembre 1868) IMPRESARIO Filippo Moreno FONTI 1. libr. (Milano,Francesco Lucca s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”, 13 ottobre1868; 2. “La Fama”, 20, 27 ottobre 1868; 3. “La Fama”, 10 novembre 1868; 4. “La Fama”, 17 novembre 1868; 5. “La Fama”, 24 novembre 1868.


!414

1. Nella Luna, rivista L. [Eugenio Torelli-Viollier] M. Carlos Gomez INTERPRETI 1 Ignoti FONTI 1. “La Fama”, 15 dicembre 1868. 1869 Carnevale 1. Macbeth L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 2. Gemma di Vergy L. [Emanuele Bidera] M. Gaetano Donizetti 3. Norma

L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini 4. Lucia di Lammermoor L. [Salvatore Cammarano] M. Gaetano Donizetti

INTERPRETI 1 Adamoli, sopr., Manni, bas., Carboni, bar. INTERPRETI 2 Pantaleoni, sopr., De Filippis, ten., Manni, bas. INTERPRETI 3 Rachele Gianfredi, sopr., De Filippis, ten., Pessina, mezzosopr., Manni, bas. INTERPRETI 4 Bedei, sopr., Carboni, bar., De Filippis, ten., Manni, bas. IMPRESARIO Moreno FONTI 1. “Fru. teatr.”, 28 dicembre 1868; 2. “La Fama”, 5 gennaio 1869; “Fru. teatr.”, 10 gennaio 1869; 3. “La Fama”, 26 gennaio 1869; 4. “La Fama”, 9 febbraio 1869; “Fru. teatr.”, 7 febbraio 1869. Quaresima 1. Norma L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini 2. L’Indovina

L. Temistocle Solera M. Antonio Buzzi

INTERPRETI 1 Sofia De Montelio, sopr., Danieli, ten., Antonio Morelli, bar. INTERPRETI 2 Sofia De Montelio, sopr. (Alba), Antonio Morelli, ten. (Ezzelino da Romano), Giovannina Spinzi (Cuniza), Regina Bevilacqua (Beatrice), Fausta Mola (Azzo d’Este), Augusto Gabrielli (Conte di Sambonifacio), Giulio Perkins (Turgazzano da Soncino), Enrico Harvin (Sordello da Mantova), Domenico Della Porta (Gualtiero), Rosa Fiorentini Marangoni (Indovina) FONTI 1. “La Fama”, 23 marzo 1869; 2. libr. (Milano, Francesco Gareffi s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”, 13 aprile 1869. Concerti con i cant. Plodowska, Voda e Malvezzi, prime donne, De Serini e Pettenghi, uomini; Giulia Gavirati, pf. FONTI “La Fama”, 18 maggio 1869. Estate


!415

1. Il conte Ory L. [E. Scribe e M. Delestre] M. Gioachino Rossini 2. Costanza di Francavilla*

L. [Giacomo Sacchero] M. Santino Coppa

INTERPRETI 1 Carlotta Bassi, sopr., Cesare Sarti, ten., Llorens, bas., Polonini, bar. INTERPRETI 2 Fanny Scheggi, sopr., Rosnati, ten., Corti, bar. FONTI 1. “Gazz. Music. di Mi.”, 20 giugno 1869; “La Fama”, 22 giugno 1869; 2. “La Fama”, 13 luglio 1869. Compagnia milanese Pret scapusc (Camillo Cima), I due matrimoni (C. Tanzi), El zio bancher (Martinazzi), El dì de sant Giorg (Bonzanini) FONTI “La Fama”, 3, 31 agosto, 7 settembre 1869. 1870 Carnevale 1. Un ballo in maschera L. [Antonio Somma] M. Giuseppe Verdi 2. Norma L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini 3. Rigoletto L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 4. Il Trovatore L. [Salvatore Cammarano]

M. GiuseppeVerdi 5. Luisa Miller L. [Salvatore Cammarano] M. Giuseppe Verdi 6. La Traviata L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 7. La figlia del Reggimento L. [J. H. Saint Georges e Bayard] M. Gaetano Donizetti

INTERPRETI 1 Palmira Missorta, sopr., Rossetti, sopr., Silenzi, bar., Guerrieri, ten., Maria Rovaglia-Porati, contr., Fiorani, bas. INTERPRETI 2 Ignoti INTERPRETI 3 Giovanni Corsi, bar., A. Roldan, sopr., Ippolito D’Avanzo, ten., Maria Rovaglia-Porati, contr., Fiorani, bas. INTERPRETI 4 Mosconi, sopr., Maria Rovaglia-Porati, contr., Castelli, ten., Mosca, bar. INTERPRETI 5 Palmira Missorta, sopr., Filippini, ten., Silenzi, bar. INTERPRETI 6 Roldan, sopr., Giovanni Corsi, bar., D’Avanzo, ten., INTERPRETI 7 Rossetti, sopr. IMPRESARIO Rovaglia FONTI 1. “Il Mon. art.”, 6 gennaio 1870; 2. “Fru. teatr.”, 18 gennaio 1870; 3. “La Fama”, 1 febbraio 1870; “Fru. teatr.”, 27 gennaio 1870; 4. “Fru. teatr.”, 6 febbraio 1870; 5. “La Fama”, 15 febbraio 1870; 6. “Fru. teatr.”, 24 febbraio 1870; 7. “Il Mon. art.”, 13 marzo 1870. Nel corso della stagione lirica fu dato un concerto del violinista Saurel che eseguì il Carnevale di Venezia


!416

FONTI “La Fama”, 22 febbraio 1870. Primavera Compagnia Beni-Zug-Zug composta da quaranta arabi autrice di esercizi ginnici FONTI “La Fama”, 19 aprile 1870. 1. Crispino e la comare L. [Francesco Maria Piave] M. F.lli Ricci INTERPRETI 1 Compagnia di Giovinetti Modenesi FONTI “La Fama”, 21 giugno 1870. 1. Norma L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini

Estate

INTERPRETI 1 Giuditta Alemanni, sopr., Marietta Villa, mezzosopr., Giussani, ten., De Serini, bas. FONTI 1. “La Fama”, 23 agosto 1870. Autunno 1. Otello L. [Francesco Berio] M. Gioachino Rossini 2. I Masnadieri L. [Andrea Maffei] M. Giuseppe Verdi 3. Ernani L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 4. Roberto il Diavolo

L. [E. Scribe e C. Delavigne] M. Giacomo Meyerbeer 5. Graziella L. [Carlo D’Ormeville] M. Decio Monti 6. Lucia di Lammermoor L. [Salvatore Cammarano] M. Gaetano Donizetti

INTERPRETI 1 Demi-Giori, sopr., Pardini, ten., Boschini, bar., Cornazzano, ten. INTERPRETI 2 Teresa Brambilla, sopr., Giuliano Gayarre, ten., Rossi-Rumiati, bar., Buzzi, bas. INTERPRETI 3 Enrichetta Bosisio, sopr., Pardini, ten., Corsi, bar., Fulvio Rigo, bas. INTERPRETI 4 Demi-Giori, sopr., David, bas., Mariani, ten., Luppi, bar., Cornazzano, bas. INTERPRETI 5 Enrichetta Bosisio, sopr., Ferrari-Pocoleri, contr., Giuliano Gayarre, ten., Rossi Rumiati, bar. INTERPRETI 6 Laura Sainz, sopr., Giuliano Gayarre, ten., Rossi-Rumiati, bar. NOTE In una replica di Lucia di Lammermoor si esibirono due nuovi cantanti: il ten. Vincenzo Simonetta e il sopr. Teresina Brambilla (“Fru. teatr.”, 20 dicembre 1870) IMPRESARIO Rovaglia


!417 FONTI 1. “La Fama”, 11 ottobre 1870; 2. “La Fama”, 18 ottobre 1870; 3. “La Fama”, 25 ottobre, 1 novembre 1870; 4. “Il mon. art.”, 8 novembre 1870; 5. “Fru. teatr.”, 20 novembre 1870; 6. “La Fama”, 29 novembre 1870. 1871 Carnevale-Quaresima 1. Rigoletto L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 2. Saffo L. [Salvatore Cammarano] M. Giovanni Pacini 3. La Sonnambula L. [Felice Romani]

M. Vincenzo Bellini 4. Rigoletto L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 5. I due Foscari L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi

INTERPRETI 1 Gaetano Giori, bar., Teresa Bellariva, sopr., Bernardo Massimiliano, ten., Luigia Amorini, mezzosopr., Attilio Buzzi, bas. INTERPRETI 2 De Fanti, contr., Elvira Demi, sopr., Pardini, ten., Gaetano Giori, bar. INTERPRETI 3 Matilde Fiorella, sopr., Badalucchi, ten., Boschi, bar. INTERPRETI 4 De Filippi, sopr., Malchenet, Corsi, bar., Celestini, Bonferreri INTERPRETI 5 Corsi, bar., De Filippi, sopr., Celestini, ten. NOTE In una replica di Rigoletto si esibì il nuovo ten. Ghislanzoni (“La Fama”, 17 gennaio 1871) IMPRESARIO Rovaglia FONTI 1. “Fru. teatr.”, 29 dicembre 1870; “Il Mon. art.”, 25 dicembre 1870; 2. “La Fama”, 17 gennaio 1871; 3. “La Fama”, 28 febbraio 1871; 4. “La Fama”, 7 marzo 1871; 5. “Il mon. art.”, 28 marzo 1871. 1. I Promessi Sposi L. Antonio Ghislanzoni M. Errico Petrella

Primavera

INTERPRETI 1 Leone Giraldoni (Don Rodrigo), Nicolò Pattoni (Conte Attilio). Tommaso Karl (Renzo), Maria Derivis (Lucia), Filomena Salustri (Agnese), Filippo Catani (Don Abbondio), Drusilla Garbato (Perpetua), Salvatore Cesarò (Padre Cristoforo), Enrico Sallemeno (Griso), Giuseppe Bernasconi (Tiradritto) ORCHESTRA I vl. dir. Gelli IMPRESARIO Filippo Moreno FONTI 1. Libr. (Milano, Francesco Lucca s. a., conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano); “Fru. teatr.”, 31 maggio 1871; “La Fama”, 23 maggio 1871. 1. Saffo L. [Salvatore Cammarano] M. Giovanni Pacini

Estate

INTERPRETI 1 Carolina Ferni, sopr., Teresa Ferni, Aramburo, ten., Giraldoni, bar. FONTI 1. “La Fama”, 8, 15 agosto 1871.


!418

1872 Carnevale 1. I Lombardi alla prima Crociata L. [Temistocle Solera] M. Giuseppe Verdi 2. Francesca da Rimini L. Matteo Benvenuti M. Giuseppe Marcarini 3. Un ballo in maschera

L. [Antonio Somma] M. Giuseppe Verdi 4. Rigoletto L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi

INTERPRETI 1 De-Zorzi Buzzi, sopr., Brunetti, ten., Arcangelo Balderi, bas., INTERPRETI 2 Arcangelo Balderi (Guido), Ignazio Viganotti (Lanciotti), Maria Cardini (Francesca), Maria Core (Pigliapesca), Assunta Alvisi (Elvira), Giuseppe Marelli (Paolo) INTERPRETI 3 Ignazio Viganotti, bar., De-Zorzi Buzzi, sopr., Nelly-Marzi, contr., Maria Core, mezzosopr., Mancio, ten. INTERPRETI 4 Ignazio Viganotti, bar., Ida Rosburg, sopr., Brunetti, ten., Maria Core, mezzosopr. ORCHESTRA I vl. dir. Coriolano Biacchi, dir. cori Luigi Bassinello FONTI 1. “La Fama”, 2 gennaio 1872; 2. libr. (Milano, C. Molinari e C. s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “Fru. teatr.”, 8 gennaio 1872; “La Fama”, 2 gennaio 1872; 3. “Fru. teatr.”, 29 gennaio 1872; “La Fama”, 24 gennaio 1872; 4. “Fru. teatr.”,8 febbraio 1872. Estate Concerto a favore dei danneggiati dal Po con recita anche del dramma di Marenco: Giorgio Gandi Cant: Augusta Cortesi, sopr., De-Serini, bar.; strum. Casoldi, Marzorati, vl., Quarenghi, Carini, Bianchi, Cerquetelli FONTI “La Fama”, 16 luglio 1872. Autunno 1. Don Bucefalo L. [Calisto Bassi] M. Antonio Cagnoni 2. Jone

L. [Giovanni Peruzzini] M. Errico Petrella

INTERPRETI 1 Alessandro Bottero, buffo., Trebbi, Parasini, ten., Baldassari, bar. INTERPRETI 2 Bonovelli, sopr. FONTI 1. “Gazz. Music. di Mi.”, 8 settembre 1872; “Il mon. art.”, 3 ottobre 1872; 2. “La Fama”, 24 settembre 1872. Autunnino 1. Maria di Rohan L. [Salvatore Cammarano] M. Gaetano Donizetti 2. La Traviata L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi

3. Faust L. [J. Barbier e M. Carré] M. Charles Gounod 4. Reginella L. [Antonio Ghislanzoni] M. Gaetano Braga


!419 5. David Rizio* L. Enrico Costa M. Luigi Canepa 6. Nabucco

L. [Temistocle Solera] M. Giuseppe Verdi

INTERPRETI 1 Ferlotti, sopr., Valle, bar., Giacomo Ferrari, ten, Levi, contr. INTERPRETI 2 Elvira Demi, sopr., Tommaso Villa, ten., Ignazio Viganotti, bar. INTERPRETI 3 Laura Carini, sopr., Tommaso Villa, ten., Vittorio Carpi, bar., Augieri, bar. INTERPRETI 4 Giacomo Ferrari (Mario), Elvira Demi (Adelia), Ignazio Viganotti (Enrico D’Averne), Faustino Molla (Brisson), Pietro Ferrario (D’Harvé), Ettore Marcassa (Frate Lorenzo) INTERPRETI 5 Federica Meyer (Maria Stuarda), Vittorio Carpi (Enrico Darnley), Giacomo Ferrari (David Rizio), Ida Valerga (Contessa D’Argyl), Riccardo Romani (Lord Rutwen), Pietro Ferrario (Lord Morton), A. Collardino (Lord Randolf), Luigi Bardellini (Montgeron) INTERPRETI 6 Mosconi, sopr., Ignazio Viganotti, bar., Augieri, bas., Ferdinanda Capelli, contr. ORCHESTRA I vl. dir. Casati FONTI 1. “Il mon.art.”, 15 ottobre 1872; 2. “La Fama”, 15, 22 ottobre 1872; 3. “La Fama”, 29 ottobre 1872; 4. libr. (Milano, Ricordi s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”, 5 novembre 1872; 5. libr. (Milano, Tip. Dei Teatri s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “La Fama”, 19, 26 novembre 1872; “Il mon. art.”, 26 novembre 1872; 6. “La Fama”, 3 dicembre 1872; “Fru. teatr.”, 30 novembre 1872. Concerto del pianista Benedetto Palmeri (Carnevale di Venezia, Pensieri sulla Sonnambula, aria su motivi napoletani) FONTI “La Fama”, 22 ottobre 1872. 1873 Carnevale 1. L’Ebreo L. [A. Boni] M. Giuseppe Apolloni 2. Gli Avventurieri L. [Antonio Ghislanzoni] M. Gaetano Braga 3. Crispino e la comare L. [Francesco Maria Piave] M. F.lli Ricci 4. Il Birraio di Preston

L. [Francesco Guidi] M. Luigi Ricci 5. Don Checco L. [Almerindo Spadetta] M. Nicola De Giosa 6. Papà Martin L. ? M. Antonio Cagnoni

INTERPRETI 1 Cavedani, sopr., Panzeri, ten., Nardini, bar., Moretti, bas. INTERPRETI 2 Alessandro Bottero, buffo, Airoldi, Parasini, ten., Bernasconi, Maria Lucchetti, Rosina Novetti INTERPRETI 3 Alessandro Bottero, buffo, Trebbi, Parasini, ten., Grassi, bas. INTERPRETI 4 Alessandro Bottero, buffo, Trebbi, Parasini, ten. INTERPRETI 5 Valentino Fioravanti, buffo, Irma De Sessi, sopr., Parasini, ten. INTERPRETI 6


!420 Alessandro Bottero, buffo, Parasini,ten., Trebbi, Valentino Fioravanti, buffo, Comberloni ORCHESTRA I vl. dir. Kuhon FONTI 1. “La Fama”, 29 dicembre 1872; “Fru. teatr.”, 30 dicembre 1872; 2. “Fru. teatr.”, 30 dicembre 1872, 8 gennaio 1873; 3. “La Fama”, 14 gennaio 1873; 4. “La Fama”, 28 gennaio 1873; 5. “Fru. teatr.”, 9, 19 febbraio1873; 6. “La Fama”, 3 marzo 1873. Giochi di prestigio del greco Melides FONTI “La Fama”, 11 marzo 1873. 1. Il Fornaretto L. [A. Codebò] M. Gualtiero Sanelli

Estate

INTERPRETI 1 Matilde Filippi, mezzosopr., De-Maestri, sopr., Gozzolini, ten., De-Serini, bas., Panizza, bar. IMPRESARIO Sante Profondo FONTI 1. “Il mon. art.”, 22 luglio 1873. Autunno 1. I Promessi Sposi L. [Antonio Ghislanzoni] M. Errico Petrella 2. Le Educande di Sorrento L. [R. Berninzone]

M. Emilio Usiglio 3. Ruy Blas L. [Carlo D’Ormeville] M. Alessandro Marchetti

INTERPRETI 1 Ida Cristino, sopr., Vincentelli, ten., Giraldoni, bar., Marchisio, buffo, De-Fanti, contr., Furlan, bas. INTERPRETI 2 De-Fanti, contr., Sainz, sopr., Setragni, ten., Marchisio, buffo, Marucco, bar. INTERPRETI 3 Vincentelli, ten., Rosina Fiorentini Marangoni, sopr., Giraldoni, Verati, Furlan, bas. ORCHESTRA I vl. dir. Bernardi FONTI 1. “Fru. teatr.”, 19, 30 ottobre 1873; 2. “La Fama”, 3 novembre 1873; 3. “La Fama”, 25 novembre 1873; “Fru. teatr.”, 30 novembre 1873. 1874 Primavera Esibizione del giocoliere Philippe, “dottore di magia bianca od egiziaca” FONTI “La Fama”, 3 marzo 1874 Complesso strumentale “Le Dame Viennesi” FONTI “La Fama”, 14 aprile 1874 1. La Forza del destino L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi

Autunnino


!421 INTERPRETI 1 Enrichetta Berini-Maini, sopr., Frapolli, ten., Preziosi, mezzosopr., D’Antoni, bar., Azzalini, bar. ORCHESTRA I vl. dir. Gialdini SCENOGRAFO Ferrario FONTI 1. “La Fama”, 29 dicembre 1874 1875 Carnevale-Primavera 1. Marta L.[W. Friedrich] M. Friedrich von Flotow 2. Un ballo in maschera L.[Antonio Somma] M. Giuseppe Verdi 3. Guarany

L. [A. Scalvini e C. D’Ormeville] M. Carlos Gomez 4. Jone L. [Giovanni Peruzzini] M. Errico Petrella

INTERPRETI 1 Chiomi, sopr., Armandi-Villa, ten., Moragas, bar., Caracciolo, contr. INTERPRETI 2 Azzalini, bar., Baratti, sopr., Bicchielli, ten., Gigli, contr. INTERPRETI 3 Berini-Maini, sopr., Castelli, ten., D’Antoni, bar., Daneri, Campelli, Parolini, Hericourt INTERPRETI 4 Fiorentini-Marangoni, sopr., Razzani, contr., Franco, ten., Magnani, bar. FONTI 1. “Il mon. art.”, 15 gennaio 1875; 2. “La Fama”, 26 gennaio 1875; 3. “La Fama”, 2 marzo 1875; 4. “Il mon. art.”, 9 marzo 1875. Autunno 1. Freischutz L. [Friedrich Kind] M. Carl Maria von Weber 2. Don Sebastiano L. [Eugène Scribe]

M. Gaetano Donizetti 3. Lucia di Lammermoor L. [Salvatore Cammarano] M. Gaetano Donizetti

INTERPRETI 1 Bianca Blume, sopr., Bardelli, mezzosopr., Atry, bas., Zennari, ten., Cornago, bar. INTERPRETI 2 Marinelli, sopr., Bardi, ten., Valden, bar., Atry, bas., Cornago, bar., Ceresa, Rincon, Elfi, Arnoldi INTERPRETI 3 Laura Zagury-Harris, sopr., Vicentelli [sic per Vincentelli], ten., Valden, bar., ORCHESTRA I vl. dir. Rasori FONTI 1. “Il mon. art.”, 14 novembre 1875; 2. “La Fama”, 23 novembre 1875; 3. “La Fama”, 7 dicembre 1875. 1876 Carnevale 1. Faust L. [J. Barbier e M. Carré] M. Charles Gounod 2. Il Trovatore L. [Salvatore Cammarano]

M. Giuseppe Verdi 3. Nabucco L. [Temistocle Solera] M. Giuseppe Verdi


!422

INTERPRETI 1 Da Caprile, ten., Utto, bar., Melzi, bas., Moroni, sopr. INTERPRETI 2 Steffanini, sopr., Rocchi, ten., Utto, bar., Galliani, mezzosopr. INTERPRETI 3 Melzi, bas., Parcolini, sopr., Borzelli, bar. NOTE In una delle repliche del Faust Da Caprile fu sostituito dal ten. Bignardi (“Il mon. art.”, 11 gennaio 1876) ORCHESTRA I vl. dir. Rasori FONTI 1. “Il mon. art.”, 31 dicembre 1875; 2. “Il mon. art.”, 11 gennaio 1876; 3. “La Fama”, 25 gennaio 1876. Primavera 1. Il Trovatore L. [Salvatore Cammarano] M. Giuseppe Verdi 2. Atala*

L. [Marco Praga] M. Carlo Gallignani

INTERPRETI 1 Stella Bonheur, contr., Vicentelli [sic per Vincentelli], ten., Carlotta Bassi, sopr., Pogliani, bar., Pozzi, bas. INTERPRETI 2 Bernau, sopr., Vicentelli [sic per Vincentelli], ten., Pogliani, bar. FONTI 1. “Il mon. art.”, 21 marzo 1876; 2. “La Fama”, 4 aprile 1876.

Compagnia drammatica Cuniberti

1877 Carnevale

Le miserie ‘d moussù Travet, Le prosperità ‘d moussù Travet, Le sponde del Po, La Cabana del Re, La cetera d’ Lina (Serbiani), Margritin d’ le violette ATTORI Amalia Cuniberti FONTI “La Lomb.”, 17, 19, 21 gennaio 1877; “La Fama”, 26 gennaio, 6, 13 febbraio 1877. 1. Isabella Spinola* L. [Jachino] M. Abbà Cornaglia

Primavera

INTERPRETI 1 Runcio, ten., Pogliaghi, sopr., Cappelli, bar., Mancini, bas., Ghia, bas. ORCHESTRA I vl. dir. Bernardi FONTI 1. “Il mon. art.”, 19, 28 maggio 1877; “Il Trov.”,27 maggio 1877. Autunno 1. Dinorah L. [J. Barbier e M. Carrè] M. Giacomo Meyerbeer 2. Poliuto

L. [Salvatore Cammarano] M. Gaetano Donizetti

INTERPRETI 1 Bianca Monti, sopr., Camilla Giotti, sopr., Scarabelli, ten., Cabella, bar., D’Ermance, ten.


!423 INTERPRETI 2 Palmieri, sopr., Fattorini, ten., Mirski, bar., Pugi, ten. ORCHESTRA I vl. dir. Corbellini FONTI 1. “Il mon. art.”, 1 ottobre 1877; 2. “Il Trov.”, 14 ottobre 1877. Concerto di Giovanni Bottesini, prof. di cb. (fantasia su motivi dei Puritani, Elegia, Tarantella) FONTI “Il Trov.”, 14 ottobre 1877. 1. Cleopatra* L. Pietro Rabitti M. Virgilio Sacchi

Autunnino

INTERPRETI 1 Giulietta Antuani (Cleopatra), Gio. Battista Baldini (Antonio), Virginia Donati (Ottavia), Adriano Acconci (Canidio) ORCHESTRA I vl. dir. Vincenzo Corbellini; dir. cori Luigi Bassinelli FONTI 1. libr. (Milano, Ricordi s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “Il Trov.”, 2 dicembre 1877. 1878 Carnevale 1. La Sonnambula L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini 2. Il Barbiere di Siviglia

L. [Cesare Sterbini] M. Gioachino Rossini

INTERPRETI 1 Bianca Donadio, sopr., Gazul, ten. INTERPRETI 2 Bianca Donadio, sopr., Carpi, bar., Lombardelli, bas., Gazul, ten. FONTI 1. “Il Trov.”, 23 dicembre 1877; 2. “Il Trov.”, 23 dicembre 1877. 1. Il lago delle fate L. A. Zanardini M. Cesare Dominiceti INTERPRETI 1 Michelangelo Benfratelli (Alberto), Ernestina Cairati (Fritz), Pietro Ciani (Ermanno), Albino Verdini (Rodolfo), Lodovico Viviani (Isacco), Teresa Bellariva (Zeila), Vittorina Bartolucci (Margherita) ORCHESTRA I vl. dir. Luigi Rivetta; dir. cori Emanuele Zarini; orchestra della Società del Quartetto di 60 prof. I vl. G. Rampazzini; I vl. dei secondi A. Meleniori; I vla Santelli; I vc. a vicenda G. Quarenghi, I. Truffi; I cb. L. Negri; I fl. A. Zamperoni; I ob. G. Pozzi; I cl. R. Orsi; I fg. A. Torriani; I corni Mariani ed Evangelisti; I tr. G. Falda; I trb: Bernardi; arpa A. Bovio SCENOGRAFO Carlo Ferrario; macch. A. Brera; vest. Brunetti, Chiappa e C.; attr. Roncati e C. calzolaio Mauroffer Rosa FONTI 1. libr. (Milano, F.lli Richiedei, 1878, conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “Il mon. art.”, 7, 27 maggio 1878. 1879 Carnevale


!424

1. Crispino e la comare L. [Francesco Maria Piave] M. F.lli Ricci 2. Papà Martin L. ? M. Antonio Cagnoni 3. Don Bucefalo

L. [Calisto Bassi] M. Antonio Cagnoni 4. Un’avventura di Scaramuccia L. [Felice Romani] M. Luigi Ricci

INTERPRETI 1 Alessandro Bottero, buffo, Luigia Binda, sopr., Gaetano Ciocci, ten., Maria Fattori, contr. INTERPRETI 2 Alessandro Bottero, buffo, Luigia Binda, sopr., Maria Fattori, contr., Vicini, ten. INTERPRETI 3 Alessandro Bottero, buffo, Luigia Binda, sopr., Maria Fattori, contr., Vicini, ten., Natali, bas. INTERPRETI 4 Luigia Binda, sopr., Maria Fattori, contr., Forapan, bar., Vicini, ten. FONTI 1. “Il Trov.”, 30 dicembre 1878; 2. “Il Trov.”, 12 gennaio 1879; 3. “Il Trov.”, 26 gennaio 1879; 4. “Il Trov.”, 9 febbraio 1879. 1. Norma L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini

Primavera

INTERPRETI 1 Clementina Amaldi, sopr., Sgargi, Spreafico, Bonacich, Benferreri FONTI 1. “Il Trov.”, 30 marzo 1879. Autunno 1. Ernani L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 2. Riccardo III* L. Fulvio Fulgonio

M. Luigi Canepa 3. Norma L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini

INTERPRETI 1 Lorenzini-Giannoli, sopr., Bianchi, bar., De Luca, ten., Campello, bas. INTERPRETI 2 Lodovico Buti (Re Riccardo), Francesco De Angelis (Rismondo), Davide Majocchi (Scroop), Giuseppe Ceresa (Autland), Emilia Maggi Trapani (Elisabetta regina), Francesca Prevost (Elisabetta figlia) INTERPRETI 3 Lorenzini-Giannoli, sopr., Pedemonti, mezzosopr., De Luca, ten. ORCHESTRA I vl. dir. Guerrera FONTI 1. “Il Trov.”, 9 novembre 1879; 2. libr. (Milano,Tipogr. Lamperti, 1879, conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “Il Trov.”, 16 novembre 1879; 3. “Il Trov.”, 30 novembre 1879. 1880 Carnevale 1. La Favorita L. [A. Royer e G. Vaez] M. Gaetano Donizetti 2. Ruy Blas

L. [Carlo D’Ormeville] M. Alessandro Marchetti 3. Jone L. [Giovanni Peruzzini]


!425 M. Errico Petrella 4. Faust L. [J. Barbier e M. Carré] M. Charles Gounod

5. Gabriella di Belle Isle* L. Carlo D’Ormeville M. Paolo Moggi

INTERPRETI 1 Giovanni Ulmann De Veiga, bar., Amalia Borgani, sopr., Serafino De Luca, ten., Alzina, bas. INTERPRETI 2 D’Avanzo, ten., Elvira Ercoli, sopr., Luigi Calcaterra, bas. INTERPRETI 3 Antonietti, sopr., Le Brun, mezzosopr., Filippos, Costello, Mazza INTERPRETI 4 Elisa Human, sopr., Serafino De Luca, ten., Serbolini, bas., Giovanni Ulmann De Veiga, bar., Le Brun, mezzosopr. INTERPRETI 5 Giovanni Ulmann De Veiga (Duca di Richelieu), Serafino De Luca (Cavaliere D’Aubigny), Luigi Calcaterra (Cav. D’Auvrai), Elisa Human (Gabriella di Belle-Isle), Elvira Ercoli (Marchesa di Prie), ORCHESTRA I vl. dir. Arnoldo Conti IMPRESARIO Steffenoni BALLI Il cambio del coscritto, di Butturini, Il battaglione d’amore, di Giuseppe Saracco, Brhama BALLERINI Amalia D’Agostini, Giorgio Saracco FONTI 1. “Il Trov.”, 29 dicembre 1879; 2. “Il Trov.”, 5 gennaio 1880; “La Lomb.”, 2 gennaio 1880; 3. “Fru. teatr.”, 11 gennaio 1880; 4. “Il Trov.”, 1 febbraio 1880; 5. libr. (Milano, Francesco Lucca s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “Gazz. music. di Mi.”, 7 marzo 1880; “La Lomb.”, 24 febbraio 1880. 1. Il Pirata L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini

Primavera

INTERPRETI 1 Barlani-Dini, contr. FONTI 1. “Gazz. mus. di Mi.”, 7 aprile 1880. 1 Fra Diavolo L. [E. Scribe e C. Delavigne] M. Daniel François Esprit Auber

Autunno

INTERPRETI 1 Emilio Naudin, ten., Léon-Duval, sopr., Ghiotti, Natali, Fagotti, Giacomelli ORCHESTRA I vl. dir. Pomè FONTI 1. “Il Trov.”, 5 dicembre 1880. Compagnia di operette Freund 1. Juanita L. [F. Zell e R. Genée] M. Franz von Suppé 2. Boccaccio L. [F. Zell R. Genée] INTERPRETI 1

Autunnino

M. Franz von Suppé, 3. Il Pipistrello L. [C. Haffner e R. Genée] M. Johann Strauss


!426 Lori Stubel INTERPRETI 2 Ignoti INTERPRETI 3 Ignoti FONTI 1. 2. 3. “Gazz. music. di Mi.”, 25 dicembre 1880; “Il Trov.”, 23 dicembre 1880.

1. La Favorita L. [A. Royer e G. Vaez] M. Gaetano Donizetti

1881 Carnevale

INTERPRETI 1 Bacchiani, sopr., Trabadello, bar., Valero, ten. FONTI 1. “Il Trov.”, 3 gennaio 1881.

Compagnia Salvator Rosa

1882 Autunno

L’articolo 189 (Foschini), Ginni-Lupo (Teodoro Anselmi) FONTI “Il Trov.”, 29 ottobre, 5 novembre 1882. Fratelli Lambertini, bambini (Luigino, Luigina, Achille) Il ritorno del babbo FONTI “Il Trov.”, 5 novembre 1882; “Fru. teatr.”, 7 novembre 1882. Autunnino 1. Il Trovatore L. [Salvatore Cammarano] M. Giuseppe Verdi 2. Rigoletto L. [Francesco Maria Piave]

M. Giuseppe Verdi 3. La Favorita L. [A. Royer e G. Vaez] M. Gaetano Donizetti

INTERPRETI 1 Castiglioni, sopr., Caglioni, ten., Clerici, mezzopr., Astori, bar. INTERPRETI 2 Astori, bar., Florenza De Amici, sopr., Caglioni, ten. INTERPRETI 3 Castiglioni, sopr., Roig, ten., Venturini, bar. FONTI 1. “Il Trov.”, 26 novembre 1882; 2. “Il Trov.”, 3 dicembre 1882; 3. “Il Trov.”, 10 dicembre 1882. 1883 Carnevale 1. Cicco e Cola L. ? M. Alfonso Buonomo 2. Le Educande di Sorrento L. [R. Berninzone] M. Emilio Usiglio

3. Crispino e la comare L. [Francesco Maria Piave] M. F.lli Ricci 4. La Sonnambula L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini


!427 5. Il Muratore di Napoli L. [Domenico Bolognese]

M. Mario Aspa

INTERPRETI 1 Ruotolo, buffo INTERPRETI 2 Ruotolo, buffo, Fugazza, ten. INTERPRETI 3 Airoldi, buffo, Valente, ten. INTERPRETI 4 Virginia Arnoldi, sopr., Macchiavelli, ten., Rappini, bas. INTERPRETI 5 Quercioli, Ugolini, Pagano, Airoldi, buffo, Ruotolo, buffo, La Morgia, Rappini, bas. ORCHESTRA I vl. dir. Ronzani BALLO Adriana di Maghetti BALLERINI Cicondio, Della Croce NOTE In una delle repliche delle Educande di Sorrento, Fugazza fu sostituito dal ten. Pagano (“Fru. teatr.”, 10 gennaio 1883) FONTI 1. “Fru. teatr.”, 3 gennaio 1883; 2. “Fru. teatr.”, 3 gennaio 1883; 3. “Fru. teatr.”, 17 gennaio 1883; 4. “Il Trov.”, 25 gennaio, 1 febbraio 1883; 5. “Riv. Teatr. Melodr.”, 8 febbraio 1883. Concerto wagneriano diretto da Franco Faccio

Primavera

Brani del Tannhauser, Lohengrin, Vascello Fantasma, Crepuscolo degli Dei, Tristano e Isotta, Parsifal FONTI “Il mon.art.”, 10 aprile 1883. Autunno 1. Carmen M. Aimé Maillart L. [H. Meilhac e L. Halévy] 3. Mignon M. Georges Bizet L. [J. Barbier e M. Carré] 2. I Dragoni di Villars M. Ambroise Thomas L. [J. P. Lackroy e E. Cormon] INTERPRETI 1 Galli-Marié, mezzosopr., De Bassini, ten., Novack, sopr., Magini, bar. INTERPRETI 2 Mendez, sopr., Adelina Piave, sopr., Barzi, ten., Buti, bar. INTERPRETI 3 Frandin, sopr., De Bassini, ten., Chiara Balti, Buti, bar., De Probizzi ORCHESTRA I vl. dir. Mascheroni IMPRESARIO Barilati FONTI 1. “Fru. teatr.”, 9 ottobre 1883; 2. “Fru. teatr.”, 21 ottobre 1883; 3. “Fru. teatr.”, 30 ottobre 1883. Autunnino 1. La Traviata L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 2. Un ballo in maschera INTERPRETI 1 La Porta, sopr., Bosio, bar., Salvini, ten. INTERPRETI 2

L. [Antonio Somma] M. Giuseppe Verdi


!428 Dorati, sopr. Domelli, sopr., Casati, contr. FONTI 1. 2. “Il Trov.”, 6 dicembre 1883. 1884 Carnevale 1. Il Matrimonio segreto L. [Giovanni Bertati] M. Domenico Cimarosa 2. I falsi monetari L. [Jacopo Ferretti] M. Lauro Rossi 3. Don Bucefalo L. [Calisto Bassi] M. Antonio Cagnoni 4. Le donne curiose

L. [Angelo Zanardini] M. Emilio Usiglio 5. Papà Martin L. ? M. Antonio Cagnoni 6. Napoli di Carnevale L. [Marco D’Arienzo] M. Nicola De Giosa

INTERPRETI 1 Alessandro Bottero, buffo, Baldelli, buffo., Luigia Binda, sopr., Galliani-Russo, mezzosopr., Adelaide Morelli, sopr., Annovazzi, ten. INTERPRETI 2 Baldelli, buffo, Raggi, sopr., Galliani-Russo, mezzosopr., Annovazzi, ten. INTERPRETI 3 Alessandro Bottero, buffo, Luigia Binda, sopr., Raggi, sopr. INTERPRETI 4 Baldelli, bar., Adelaide Morelli, sopr., Galliani-Russo, mezzosopr., Tessada, bar., Annovazzi, ten., Raggi, sopr. INTERPRETI 5 Alessandro Bottero, buffo, Baldelli, buffo, Luigia Binda, sopr., Annovazzi, ten. INTERPRETI 6 Alessandro Bottero, buffo, Baldelli, buffo, Luigia Binda, sopr., Adelaide Morelli, sopr., Annovazzi, ten. NOTE Nel corso della stagione d’opera Bottero, in veste di pianista, eseguì una fantasia di Thalberg su motivi della Lucia di Lammermoor (“Il Trov.”, 7 febbraio 1884) ORCHESTRA I vl. dir. Luigi Ricci FONTI 1. “Fru. teatr.”, 30 dicembre 1883; 2. “Il Trov.”, 3 gennaio 1884; 3. “Il Trov.”, 10 gennaio 1844; 4. “Il Trov.”, 24 gennaio 1884; 5. “Il Trov.”, 7 febbraio 1844; 6. “Il Trov.”, 28 febbraio 1884. Primavera Esibizione dei prestigiatori americani Thorn e Darwin FONTI “Il Trov.”, 13 marzo 1884 Compagnia di operette Luigi Maresca Lorenzo XIV (Gontrant), Madama Angot, Le Campane di Corneville, La Befana (E. Canti), Orfeo all’Inferno (Offenbach) INTERPRETI Pagay, Luigi Maresca, Milzi, Miller, Felice Sciosciammocca ORCHESTRA I vl. dir. Sassone FONTI “Il Trov.”, 17, 24 aprile, 1 maggio 1884. Compagnia Cesare Rossi


!429 Fedora (Sardou), La vita nuova, Odette, Divorziamo, La moglie di Claudio, Frou-Frou, La signora dalle camelie ATTORI Duse-Checchi FONTI “Il Trov.”, 8, 15, 22 maggio 1884. Compagnia Tessero Anita Garibaldi (Ratti) ATTORI Paladini FONTI “Il Trov.”, 19 giugno 1884. Autunno 1. I promessi sposi L. [Emilio Praga] M. Amilcare Ponchielli 2. La Sonnambula L. [Felice Romani]

M. Vincenzo Bellini 3. Dinorah L. [J. Barbier e M. Carré] M. Giacomo Meyerbeer

INTERPRETI 1 Turconi-Bruni, sopr., Borlinetto, sopr., Baroncelli, ten., Bacchetta, bar. INTERPRETI 2 Tescher, sopr., Cantoni, ten., Paoletti, bas. INTERPRETI 3 Adams, sopr., Emiliani, ten., Viganotti, bar., Luttichau, mezzosopr. FONTI 1. “Il Trov.”, 23 ottonre 1884; 2. “Il Trov.”, 30 ottobre 1884; 3. “Il Trov.”, 6 novembre 1884. Autunino 1. Atala* L. ? M. Filippo Guglielmi 2. La Traviata L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 3. Lucia di Lammermoor

L. [Salvatore Cammarano] M. Gaetano Donizetti 4. Il Trovatore L. [Salvatore Cammarano] M. Giuseppe Verdi

INTERPRETI 1 Baroncelli, ten., Bodrilla, sopr. INTERPRETI 2 Emma Bellincioni, sopr., Emiliani, ten., Viganotti, bar. INTERPRETI 3 Emma Bellincioni, sopr., Bacchetta, bar., Baroncelli, ten. INTERPRETI 4 Antonietti, sopr., Clerici, mezzosopr., Baroncelli, ten., Bacchetta, bar. ORCHESTRA I vl. dir. Pomé FONTI 1. “Il Trov.”, 20 novembre 1884; 2. “Il Trov.”, 20 novembre 1884; 3. “Il Trov.”, 4 dicembre 1884; 4. “Il Trov.”, 11 dicembre 1884. 1885 Carnevale


!430 1. Ernani L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 2. Linda di Chamounix L. [Gaetano Rossi] M. Gaetano Donizetti 3. Le precauzioni L. [Marco D’Arienzo]

M. Errico Petrella 4. Papà Martin L.? M. Antonio Cagnoni 5. Ruy Blas L. [Carlo D’Ormeville] M. Alessando Marchetti

INTERPRETI 1 Callioni,ten., Ajmo, sopr., Noto, bar., Fabro, bas. INTERPRETI 2 Kate Rolla, sopr., Pini-Corsi, mezzosopr., Antonio Pini-Corsi, bar., Fabro, bas., Tubertin, bas INTERPRETI 3 Alessandro Bottero, buffo, Ruotolo, buffo, Luigia Binda, sopr., Antonio Pini Corsi, bar., Tubertin, bas. INTERPRETI 4 Alessandro Bottero, buffo, Ruotolo, buffo, Pini-Corsi, mezzosopr., Luigia Binda, sopr., Ramini, ten., Marucco, bas. INTERPRETI 5 Papeschi, ten., Montesini, sopr., Fabro, bas. ORCHESTRA I vl. dir. Orsini IMPRESARIO Gasseau NOTE In una replica di Ernani si esibirono due nuovi cantanti: il ten. Papeschi e il sopr. Newosky (“Il Trov.”, 5 febbraio 1885) FONTI 1. “Il Trov.”, 3 gennaio 1885; “Fru. teatr.”, 30 dicembre 1884; 2. “Il Trov.”, 8 gennaio 1885; 3.”Il Trov.”, 22 gennaio 1885; “Fru. teatr.”, 20 gennaio 1885; 4. “Fru. teatr.”, 29 gennaio 1885; 5. “Il Trov.”, 19 febbraio 1885. Primavera 1. La figlia del Reggimento L. [J. H. Saint Georges e Bayard] M. Gaetano Donizetti 2. Il conte di Rysoor*

L. [A. Castelli] M. Riccardo Rasori

INTERPRETI 1 Raggi, sopr., Ramini, ten. INTERPRETI 2 Parboni, bar., Pio Facci, ten., Boema-Steffani, sopr., Cavallucci, mezzosopr., Giommi, bas. FONTI 1. “Il Trov.”, 16 aprile 1885; 2. “Il Trov.”, 30 aprile 1885. Compagnia Alessandro Marchetti Teodora (Filippo Waaths) ATTORI Boccomini Lavaggi, Paladini FONTI “Il Trov.”, 7 maggio 1885; “La Lomb.”, 3, 4 maggio 1885. Autunno 1. Rigoletto L. [FrancescoMaria Piave] M. Giuseppe Verdi 2. Buondelmonte L. [Salvatore Cammarano]

M. Giovanni Pacini 3. Ruy Blas L. [Carlo D’Ormeville] M. Alessandro Marchetti 4. Don Pasquale


!431 L. [Michele Accursi] M. Gaetano Donizetti 5. Adelia* L. ? M. Filippo Sangiorgi 6. Crispino e la comare

L. [Francesco Maria Piave] M. F.lli Ricci 7. Un ballo in maschera L. [Antonio Somma] M. Giuseppe Verdi

INTERPRETI 1 Farina, bar., Bosi, mezzosopr., Landi, ten., Ratti, bas. INTERPRETI 2 Viganotti, bar., Orlandi, sopr., Pogliaghi, mezzosopr. INTERPRETI 3 Savelli, sopr., Martinotti, mezzosopr., Del Papa, ten., Medini, bar., Notargiacomo, bas. INTERPRETI 4 Cesari, ten., Polonini, mezzosopr., Smeroski, sopr., Carnelli, ten. INTERPRETI 5 Savelli, sopr., Medini, bar., Del Papa, ten., Martinotti, mezzosopr., Notargiacomo, bas. INTERPRETI 6 Smeroski, sopr., Cesari, ten., Polonini, mezzosopr., Carnelli, Reggiani, Cappelli, contr. INTERPRETI 7 Vittorina Repetto, sopr., Savelli, sopr., Martinotti, mezzosopr., Del Papa, ten., Medini, bar., Melzi, bas., Reggiani, bas. ORCHESTRA I vl. dir. Conti IMPRESARIO Luigi Savelli FONTI 1. “Fru. teatr.”, 15 settembre 1885; 2.”Fru. teatr.”, 29 settembre 1885; 3. “Fru. teatr.”, 14 ottobre 1885; 4. “Il Trov.”, 29 ottobre 18815; 5. “Fru. teatr.”, 9 novembre 1885; 6. “Fru. teatr.”, 9 novembre 1885; 7. “Fru. teatr.”, 18 novembre 1885.

Compagnia fratelli Lambertini

1886 Carnevale-Primavera

Il salvadanaio (G.Salvestri) FONTI “Il Trov.”, 8 gennaio 1886. 1. Poliuto L. [Salvatore Cammarano] M. Gaetano Donizetti 2. La Favorita L. [A. Royer e G. Vaez] M. Gaetano Donizetti 3. Norma L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini 4. Mignon L. [J. Barbier e M. Carré]

M. Ambroise Thomas 5. Flora mirabilis* L. [Ferdinando Fontana] M. Spiro Samara 6. Mirella L. [M. Carré] M. Charles Gounod 7. Carmen L. [H. Meilhac e L. Halévy] M. Georges Bizet

INTERPRETI 1 Bianchi-Montaldo, sopr., Quirot, bar., Visconti, bas., Mazzolani, ten. INTERPRETI 2 D’Orazi, ten., Turri-Princig, sopr., Quirot, bar. INTERPRETI 3 Bianchi-Montaldo, sopr., Sola Conde, mezzosopr., Manfrini, ten., Rinaldi, bas. INTERPRETI 4 Virginia Ferni, sopr., Garulli, ten., Buti, mezzosopr., Osvaldo Bottero, bas., Savoldi, Giordano


!432 INTERPRETI 5 Bendazzi, sopr., Garulli, ten., Felici, bar., Osvaldo Bottero, bas. INTERPRETI 6 Bendazzi, sopr., Garulli, ten., Giulia Ravogli, mezzosopr., Osvaldo Bottero, bas. INTERPRETI 7 Virginia Ferni, sopr., Bendazzi, sopr., Garulli, ten. NOTE In una delle repliche della Favorita si esibirono quattro nuovi cantanti.: il sopr. Elettra Valle, il ten. Laspiur, il bar. Carbonelli-Villar e il bas. Saccardi (“Il Trov.”, 19 marzo 1886) ORCHESTRA I vl. dir. Cleofonte Campanini FONTI 1. “Il Trov.”, 5 febbraio 1886; 2. “Il Trov.”,12 febbraio 1886; 3. “Il Trov.”, 5 marzo 1886; 4. “Il Trov.”, 30 aprile 1886; 5.“Il Trov.”, 21 maggio 1886; 6. “Il Trov.”, 4 giugno 1866; 7. “Il Trov.”, 11 giugno 1866. 1. La Traviata L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi

Autunno

INTERPRETI 1 Gorè, sopr., De Castello, ten., Querzè, bar. ORCHESTRA I vl. dir. Disconzi FONTI 1. “Il Trov.”, 29 ottobre 1886. Compagnia di operette Schurmann

Autunnino

Le fiacre 117, Niniche INTERPRETI Megay FONTI “Il Trov.”, 10 dicembre 1886. 1887 Carnevale Concerto del violinista Consolo (brani di Veracini, Vivaldi, Geminiani, Lotti, Viotti e Valentini) FONTI “Il Trov.”, 24 dicembre 1886. 1. Guarany L.[A. Scalvini e C. D’Ormeville] M. Carlos Gomez INTERPRETI 1 Darwal, ten., Garbini, bar., Buirco, Gasparini ORCHESTRA I vl. dir. Morreale FONTI 1. “Il Trov.”, 24 dicembre 1886. Compagnia Vitaliani Mandragola (Macchiavelli), Marescalco (Aretino), Calandra (Cardinal Dovizi da Bibbiena) ATTORI Vitaliani, Sichel


!433 Conferenze di Giuseppe Giacosa (sulla Calandra) e di Paolo Fambri (sul Marescalco) FONTI “Il Trov.”, 27 gennaio 1887. 1888 Carnevale 1. La forza del destino L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 2. Fra Diavolo L. [E. Scribe e C. Delavigne]

M. Daniel Auber 3. Roderico l’ultimo re dei Goti L. Francesco Guidi M. Amilcare Ponchielli

INTERPRETI 1 Vincenzo Maina, ten., Cesare Bacchetta, bar., Achille Gautiero, bas., Teresina Brambilla-Ponchielli, sopr. INTERPRETI 2 Cipriani, sopr., Pini-Corsi, bar., Zonghi, ten., Baldi, Manni, Vanni, Borelli INTERPRETI 3 Teresina Brambilla-Ponchielli (Florina), Vincenzo Maina (Roderico re di Spagna), Cesare Bacchetta (Emiliano), Achille Gautiero (Munza), Giulia Lamberti (Irene) ORCHESTRA I vl. dir. Rossi FONTI 1. “Gazz. dei tea.”, 29 dicembre1887; 2. “Il Trov.”, 7 gennaio 1888; 3. libr. (Milano, G. Ricordi s. a., conservato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano); “Fru. teatr.”, 9 febbraio 1888; “Il Trov.”, 3 febbraio 1888. Nessuno spettacolo Nessuno spettacolo

1889 1890 1891 Carnevale

1. Faust L. [J. Barbier e M. Carré] M. Charles Gounod 2. Ernani L. [Francesco Maria Piave]

M.Giuseppe Verdi 3. Il Barbiere di Siviglia L. [Cesare Sterbini] M. Gioachino Rossini

INTERPRETI 1 Rosa De Villareale, sopr., Amparo Radeguerra, mezzosopr., Roberto Bonesini, ten., Lancetti, bar., Limonta, bas. INTERPRETI 2 Elvira Richelmi, sopr., Noli, ten., Miotti, bar., Raitano, bas. INTERPRETI 3 Buti, bar., Otto, sopr., Huarte, ten., Limonta, bas. ORCHESTRA I vl. dir. Pintorno IMPRESARIO Limonta FONTI 1. “Il Trov.”, 1 novembre, 28 dicembre 1890; 2. “Il Trov.”, 4 gennaio1891; 3. “Il Trov.”, 23 gennaio 1891. Quaresima 1. L’Africana L. [Eugéne Scribe]

M. Giacomo Meyerbeer 2. Norma


!434 L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini INTERPRETI 1 Strebel, sopr., Guardenti, ten., Athos, bar., Cassandro, Dadò INTERPRETI 2 Agresti, sopr., Sambo, sopr., Avedano, ten., Corsi, bas. IMPRESARIO Virginio Muzio NOTE In una delle repliche dell’Africana la Strebel fu sostituita dalla Filanoff, sopr. (“Il Trov.”, 6 marzo 1891) FONTI 1. “Il Trov.”, 23 gennaio 1891; 2. “Il Trov.”, 6 marzo 1891. 1. Nerone L. ? M. Riccardo Rasori

Autunno

INTERPRETI 1 Vincentelli, ten., Panizza-Stinco, sopr., Marcomini, mezzosopr., Urbinati, bar., Rossini, bas., Mazzanti, bas. ORCHESTRA I vl. dir. Lovati-Cazzulani FONTI 1 “Il Trov.”, 13 novembre 1891.

Compagnia Sbodio-Carnaghi

1892 Carnevale

Dorina modista (Carlo Bertolazzi), La Piscinina (Carnaghi), La bastarda (Bussi), In filanda (Rizzi), El coeur de Milan, El venter de Milan (Camillo Cima), In licenza (Carlo Noseda), Cognac (Antonio Curti), La serva noeva (G. Rovetta) ATTORI Gaetano Sbodio, Davide Carnaghi, Amelia Del Vecchio, Fulgida Venturi FONTI “Il Trov.”, 8 gennaio 1892; “Gazz. dei tea.”, 21 gennaio, 4, 18, 25 febbraio, 3, 10 marzo 1892. 1. Il Ventaglio L. [D. Gilardoni] M. Pietro Raimondi INTERPRETI 1 Non reperiti FONTI 1 “Il Trov.”, 18 marzo 1892. Autunno 1. Faust L. [J. Barbier e M. Carré] M. Charles Gounod 2. Vendetta L. [Domenico Crisafulli] M. Arturo Berutti 3. I Lombardi alla prima Crociata L.[Temistocle Solera] INTERPRETI 1

M. Giuseppe Verdi 4. La Favorita L. [A. Royer e G. Vaez] M. Gaetano Donizetti 5. Rudello L.? M. Vincenzo Ferroni


!435 Tomei, ten., Stuarda Savelli, sopr., Sammarco, bar., Fabro, bas., Paoletti-Tartini, mezzosopr. INTERPRETI 2 Sammarco, bar., Stuarda Savelli, sopr., Giraud, ten., Salmasi, bas. INTERPRETI 3 Russomanno, ten., Paoletti-Tartini, sopr., Salmasi, bas. INTERPRETI 4 Sammarco, bar., Rosiello, sopr., Stampanoni, ten., Salmasi, bas. INTERPRETI 5 Russomanno, ten., Sammarco, bar., Rosiello, sopr., Ertel, sopr. FONTI 1. “Fru. teatr.”, 12 ottobre 1892; 2. “Fru. teatr.”, 25 ottobre 1892; 3. “Fru. teatr.”, 5 novembre 1892; 4. “Fru. teatr.”, 19 novembre 1892; 5. “Fru. teatr.”, 6 dicembre 1892.

Compagnia Sbodio-Carnaghi

1893 Carnevale

Incugin e ‘l martel (Prospero Battoni), Il scior Commendator (Alfredo Testoni), La povera gent, I sciori (Carlo Bertolazzi), Città di Roma, Gabinett particolar, L’Eredità del Felis (Luigi Illica), Ordinanza, 5-4-9 scopa ATTORI Gaetano Sbodio, Davide Carnaghi, Fulgida Venturi, Bice Rozen, Laura Vestri, Antonietta Proserpio, Guarini FONTI “Il Trov.”, 7 gennaio, 3, 11 febbraio 1893; “L’Arte dram.”, 11 febbraio 1893. . Quaresima Compagnia Sbodio-Carnaghi Vita d’inferno (Antonio Curti), El strozzin (Carlo Bertolazzi), Le Rozeno (Camillo Antona-Traversi), Al giardin pubblich (Davide Carnaghi), I francobolli sprecati (Camillo Antona-Traversi) ATTORI Davide Carnaghi, Gaetano Sbodio, Laura Vestri, Bice Rozen, Fulgida Venturi FONTI “Il Trov.”, 24 febbraio, 3, 17, 24, 31 marzo 1893. Autunno 1. Il piccolo Haydn L. [Antonio Cipollini] M. Gaetano Cipollini 2. Festa a Marina L. ? M. Gellio Benvenuto Coronaro 3. Mala Vita L. [Nicola Daspuro] M. Umberto Giordano 4. Cavalleria rusticana

L. [G. Targioni-Tozzetti e G. Menasci] M. Pietro Mascagni 5. Manon Lescaut L. [H. Meilhac e P. Gille] M. Jules Massenet 6. L’Amico Fritz L. [P. Suardon] M. Pietro Mascagni

INTERPRETI 1 Farini, sopr., Agullini, ten. INTERPRETI 2 Adriana Busi, sopr., Agullini, ten., Wigley, bar., Terzi, bas., Rossi, mezzosopr. INTERPRETI 3 Adriana Busi, sopr., Ghilardini, ten., Niccolini, sopr., Buti, bar., Rossi, mezzosopr., Daddi, ten. INTERPRETI 4 Farini, sopr., Ghilardini, ten., Buti, bar. INTERPRETI 5 Frandin, sopr., Isnardon, bar., Castellano, ten., Contini, bas.


!436 INTERPRETI 6 Pasini, sopr., Collamarini, mezzosopr., Lombardi, ten., Giordano, bar. ORCHESTRA I vl. dir. Ferrari; dir. cori Venturi IMPRESARIO Barilati FONTI 1.2. “Il Trov.”, 6 ottobre 1893; 3. “Il Trov.”, 6 ottobre 1893; 4. “Il Trov.”, 20 ottobre 1893; “Fru. teatr.”, 27 ottobre 1893; “Fru. teatr.”, 27 ottobre 1893.

Compagnia Sbodio-Carnaghi

1894 Carnevale

Sistema de mia miee (di Labiche, ma tradotta in milanese dal Bosisio), Tosann de marì (Silvio Zambaldi), La tosa del brumista, Una vigilia de Natal, El giudizi de Salomon (Silvio Zambaldi), Lo strozzin (Carlo Bertolazzi) FONTI “Il Trov.”, 30 dicembre 1893; “Il Trov.”, 6 gennao 1894; “Il Trov.”, 13 gennaio 1894; “Il Trov.”, 20 gennaio 1894; “Il Trov.”, 3 febbraio 1894; ”Il Trov.”, 10 febbraio 1894.

Compagnia Aliprandi (ex Sbodio-Carnaghi)

1895 Carnevale

Cristoforo Colombo (Pippo Bordini), El sogn de Milan (di Carlo Bertolazzi e Francesco Pozza, con musica di Buzzi-Peccia), I sciori (Carlo Bertolazzi), El Barchett de Boffalora (Cletto Arrighi), La modella (Camillo Antona-Traversi), La radis (C. Gabadini), Commedia proibita (Pippo Bordini), L’inaugurazion del monument di Cinq Giornad (E. Mariani), Assemblea scientifico-letteraria (Antonio Stoppani) ATTORI Ezilda Merelli FONTI “Il Trov.”, 29 dicembre 1894; “Il Trov.”, 12 gennaio 1895; “Il Trov.”, 2 febbraio 1895; “Il Trov.”, 16 febbraio 1895; “Il Trov.”, 23 febbraio 1895; “Il Trov.”, 2 marzo 1895; “Il Trov.”, 6 aprile 1895. Autunno 1. Il piccolo Haydn L.[ Alfredo Soffredini] M. Alfredo Soffredini 2. Tarcisio*

L. [Alfredo Soffredini] M. Alfredo Soffredini

INTERPRETI 1 2 ignoti FONTI 1. 2. “Il Trov.”, 23, 30 novembre 1895; “Gazz. Music. di Mi.”, 5 dicembre 1895.

Compagnia Maria Borisi-Micheluzzi

1896 Carnevale

Santarellina, Teodora (Sardou), Lo sfratto dell’istitutrice (F. Servalli e Mauceri-Bonanno), Amba Alagi, Vrtù e morte ATTORI Emma Cairo FONTI “Il Trov.”, 28 dicembre 1895; “Il Trov.”, 4 gennaio, 15 febbraio 1896. Primavera 1. Ernani

L. [Francesco Maria Piave]


!437 M. Giuseppe Verdi 2. La Favorita L. [A. Royer e G. Vaez] M. Gaetano Donizetti

3. Il Trovatore L. [Salvatore Cammarano] M. Giuseppe Verdi

INTERPRETI 1 Russomanno, ten., Ester Reminolfi, sopr., Moreo, bar., Rusconi, bas. INTERPRETI 2 Fumagalli, sopr., De Neri, ten., Veneziani, bar., Benuc, bas. INTERPRETI 3 Pellegrini, sopr., Molka, mezzosopr., Ischierdu, ten., Veneziani, bar. ORCHESTRA I vl. dir. Luigi Ricci FONTI 1. “Il Trov.”, 16 aprile 1896; “Fru. teatr.”, 15 aprile 1896; 2. “Il Trov.”, 23 aprile 1896; 3. “Gazz. dei tea.”, 7 maggio 1896; “Il Trov.”, 9 maggio 1896.

1 Tirza* L. Eliodoro Lombardi M. Francesco Lmbardi

1897 Estate

INTERPRETI 1 Passeri, sopr., Petich, mezzosopr., Barbaini, ten., Barbieri, bar. FONTI 1. libr. (Milano, G. Ricordi e C. Edit., 1897, conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano); “Il Trov.”, 19 giugno 1897. Compagnia Carnaghi (ex Sbodio-Carnaghi)

Autunno

La sura Maddalena (Rovetta e Bertolazzi), Il paese delle belle gambe (testo di Belfiore con musica di BuzziPeccia), Donna Dolores De Panza, El principato de tuccintok Cuccagna (vaudeville di Macchi con musica di Buzzi-Peccia), L’omm di preja (Corrado Colombo), I provinciai a Milan (riduzione di G. Gabardin della commedia I provinciali a Parigi), Pestilenza comica (Bussi e Colombo), El sur Bicochetti, Giengh de fieu (Ventura Almanzi) ATTORI Davide Carnaghi, Bice Rozen FONTI “Il Trov.”, 11, 28 dicembre 1897.

Compagnia Carnaghi

1898 Carnevale

La zia di Carlo, On bel tipo (Cesare Hanau) FONTI “Il Trov.”, 8 gennaio, 5 febbrao 1898. 1 Il Cantico dei Cantici* L. [Felice Cavallotti] M. Emilio Ferrari

Primavera

INTERPRETI 1 Olga Beduschi, sopr., Angelo Parola, ten., Arrigo Oldi, bar. FONTI 1. “Gazz. teatr. ital”, 30 aprile, 10 maggio 1898.


!438

Compagnia equestre Roussière

Autunno

FONTI “La Lomb.”, 31 ottobre 1898. 1. La Favorita L. [A. Royer e G. Vaez] M. Gaetano Donizetti INTERPRETI 1 Maria Pozzi, sopr., Attendolo, ten., Baldassarri, bar., Gazzotti, bas., Sala, bas. ORCHESTRA I vl. dir. Alberto De Cristoforo FONTI 1. “Il Trov.”, 5, 12 novembre 1898; “Fru. teatr.”, 14 novembre 1898. Compagnia Teatro d’Arte Anima (Amalia Rosselli), Medea, La scuola delle mogli (Moliére), Gian Gabriele Borkmann (Ibsen), La moglie di un grande artista (L. Muratori) ATTORI Della Guardia, Teldi, De Sanctis, Del Rossi-Spinelli FONTI “Il Trov.”, 19, 26 novembre, 3 dicembre 1898; “Gazz. dei tea.”, 17 novembre 1898. Compagnia Rossi-Iggius-Pietriboni

Autunnino

La Macchina Casimir (Augusto Novelli), Frou Frou, Forchambault (Pietriboni), Le colpe dei padri (Cristiano Robusto) ATTORI Bianca Iggius FONTI “Il Trov.”, 10, 17 dicembre 1898. Esibizione di Pickmann specializzato nella lettura del pensiero FONTI “Il Trov.”, 24 dicembre 1898.

Compagnia Milanese Francesco Grossi

1899 Carnevale

Gervasino dei Conti Malvasia (Corrado Colombo), Giovanni Maria Visconti (Carlo Porta e Tommaso Grossi), L’Arcobalento (Silvio Zambaldi), I promessi sposi (milanesizzati da Ventura Almanzi), Casa Buschetta ATTORI Caravati FONTI “Gazz. dei tea.”, 5, 12 gennaio 1899; “Il Trov.”, 21 gennaio 1899; “Gazz. dei tea.”, 2 febbraio 1899; “Il Trov.”, 25 febbraio 1899. Compagnia Angelo Pezzaglia

Quaresima

Papà la virtù (dal dramma I due derelitti di De Courcelle) ATTORI Angelo Pezzaglia, Bozzo, la coppia Cattaneo, Zanelli


!439

FONTI “Gazz. dei tea.”, 23 marzo 1899. 1. Il Trovatore L. [Salvatore Cammarano] M. Giuseppe Verdi INTERPRETI 1 Ferrari, sopr., Campofiore, mezzosopr., Bruno, sopr., Alfredo Dorta, ten., Licini, bar., Baldi, bas. ORCHESTRA I vl. dir. Renato Avena FONTI 1. “Riv. teatr. melodr.”, 1 aprile 1899; “Gazz. dei tea.”., 6 aprile 1899. Compagnia di operette Severino Leoni

Primavera-Estate

La bella profumiera (Offenbach), Mascotte, Pompon (Lecocq), Pericholle, Sentinella forzata (Luigi Dell’Argine), Un milanese in China, La canzone di Fortunio, Santarellina, Milena (Giovanni Giannetti) INTERPRETI Parmigiani, Leoni, Piraccini, De Luca, sopr., Mazzanti, ten., De Paoli, bar. ORCH. I vl. dir. Riboldi IMPRESARIO Bavagnoli FONTI “Gazz. dei tea.”., 18 maggio 1899; “Il Trov.”, 20 maggio, 3, 10 giugno; “Gazz. dei tea.”, 8, 29 giugno, 27 luglio 1899. Estate-Autunno 1. Il Barbiere di Siviglia L. [Cesare Sterbini] M. Gioachino Rossini 2. Crispino e la comare L.[Francesco Maria Piave] M. F.lli Ricci 3. Fra Diavolo L. [E. Scribe e C. Delavigne] M. Daniel Auber 4. L’elisir d’amore L. [Felice Romani]

M. Gaetano Donizetti 5. La Sonnambula L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini 6. La Favorita L. [A. Royer e G. Vaez] M. Gaetano Donizetti 7. I Lombardi alla prima Crociata L. [Temistocle Solera] M. Giuseppe Verdi

INTERPRETI 1 Stecchi, sopr., Mandolini, ten, De Paoli, bar., Garavaglia, bas., Capurro, buffo INTERPRETI 2 Stecchi, sopr., Prette, mezzosopr., Mandolini, ten., Barberis, bar. INTERPRETI 3 Almansi, sopr., Castagnoli, ten., Barberis, bar., Zanetti, bas., Talamanca, Marocco, bar., Mongini, ten. INTERPRETI 4 Mariotti, ten., Angiolina Vanoli, sopr., Marocco, bar., Zara, bas. INTERPRETI 5 Giulietta Wermez, sopr., Mariotti, ten., Zara, bas. INTERPRETI 6 Monti-Brunner, sopr., Mauri, ten., Baldassarri, bar., Fabbri, bas. INTERPRETI 7 Crippa, sopr., Blanc, ten., Alessandro Nicolini, bas., De Gennaro, ten., Lucca, mezzosopr. ORCHESTRA I vl. dir. Gaetano Bavagnoli


!440 BALLO I due soci BALLERINI Laura Cerri IMPRESARIO Gaetano Bavagnoli FONTI 1. “Gazz. dei tea.”, 3 agosto 1899; “Il Trov.”, 12 agosto 1899; 2. “Gazz. dei tea.”, 17 agosto 1899; 3. “Riv. teatr. melodr.”, 8 ottobre 1899; 4. “Riv. teatr. melodr.”, 15 ottobre 1899; 5. “Gazz. dei tea.”, 3 novembre 1899; 6. “Gazz. dei tea.”, 16 novembre 1899; 7. “Riv. teatr. melodr.”, 1 dicembre 1899. Cinema: La Passione di Cristo FONTI “Gazz. teatr. ital.”, 20 dicembre 1899.

Compagnia di operette Coniglio-Valle

1900 Carnevale

I Granatieri (Vincenzo Valente), Il Coccodrillo (Ferron), D’Artagnan, Il Babbeo e l’intrigante (Sarria) FONTI “Gazz. dei tea.”, 28 dicembre 1899; “Il Trov.”, 13, 20, gennaio, 17 febbraio 1900. Compagnia operette Severino Leoni

Primavera

Fior di thè, I Giapponesi, Pericholle, Eros (Offenbach), La bella profumiera, Le Campane di Corneville, La figlioccia del Re, M.me et M.r sol la si do, Gelsomino-Garofano-Rosa, La fornaia degli scudi (Offenbach), Le cinque parti del mondo (Caballero), La principessa delle Canarie (Lecoq), Il venditore d’uccelli INTERPRETI Leoni, Rubile, Morosini, Piraccini, Verrusio FONTI “Il Trov.”, 7, 21, 28 aprile, 5 maggio, 2, 16, 30 giugno 1900. Compagnia Galanti-Fantecchi-Campioni

Estate

Francillon, Spiritismo, Il padrone delle ferriere, Le due orfanelle, Mezza Quaresima, Tristi amori, Il catenaccio, La cieca di Sorrento, Il Conte di Montecristo, La statua di carne, Tosca, Il Profumo, Il romanzo d’un giovane povero, Mastro Holden (Bussi e Colombo), La signora dalle camelie, Tutti all’esposizione di Parigi, L’ebreo errante, Fuoco al convento ATTORI Fausta Galanti-Fantecchi, Campioni, Bianchini FONTI “Il Tempo”, 5, 7, 8, 9, 13, 14, 15, 16, 19, 21, 24, 26, 28, 29, 30 luglio 1900. 1. Fra Diavolo L. [E. Scribe e C. Delavigne] M. Daniel Auber 2. Il Barbiere di Siviglia L. [Cesare Sterbini]

M. Gioachino Rossini 3. Esmeralda L. ? M. Vincenzo Battista

INTERPRETI 1 Giacobino, ten., Emma Cisterna, sopr., Barberis, buffo, Ziveri, sopr. INTERPRETI 2 Emma Cisterna, sopr., Fossetta, bar., Barberis, buffo, Fabro, bas. INTERPRETI 3 Pogliaghi, sopr., Giacobino, ten., Costantino, Baldi FONTI 1. “Riv. teatr. melodr.”, 8 agosto 1900; 2. “Riv. teatr. melodr.”, 15, 23 agosto 1900; 3. “Riv. teatr. melodr.”, 1 settembre 1900.


!441

Compagnia di operette Giulio Marchetti

Autunno

D’Artagnan (Varney), Le piccole Michù, La figlia di Pagliaccio (Varney), Veronica (Messager) INTERPRETI Silvia Gordini-Marchetti, Rinaldi, Pinelli, Petrucci, Giulio Marchetti, Gordini, Morotto ORCHESTRA I vl. dir. Paolo Lanzini FONTI “Il Trov.”, 15, 22, 29 settembre 1900; “Riv. teatr. melodr.”, 8 ottobre 1900 Autunnino 1. La forza del Destino L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 2. Ruy Blas L. [Carlo D’Ormeville] M. Filippo Marchetti

3. Janko L. [E. Panzacchi e A. Zanardini] M. Primo Bandini 4. Il Barbiere di Siviglia L. [Cesare Sterbini] M. Gioachino Rossini

INTERPRETI 1 Stinco-Palermini, sopr., Querzè, ten., Moreo, bar., Rusconi, bas., Bonfanti, buffo, Molinari, mezzosopr. INTERPRETI 2 Martelli, ten., Tozzi-Fornari, sopr., Boriani, bar., Rusconi, bas., Molinari, mezzosopr. INTERPRETI 3 Querzè, ten., Stinco-Palermini, sopr., Moreo, bar., Grossi, mezzosopr., Rusconi, bas. INTERPRETI 4 Romilda Nelli, sopr., Ferraresi, ten., Fossetta, bar., Formentin, bas., Caracciolo, bas. ORCHESTRA I vl. dir. Guerrera NOTE Alla secconda rappresentazione del Barbiere Romilda Nelli fu sostituita dal sopr. Stecchi e il Fossetta dal bar. Talamona (“Riv. teatr. melodr.”, 24 dicembre 1900) FONTI 1. “Il Trov.”, 10 novembre 1900; 2. “Il Trov.”, 24 novembre 1900; 3. “Riv. teatr. melodr.”, 12 dicembre 1900; 4. “Riv. teatr. melodr.”, 24 dicembre 1900.

Compagnia Edoardo Ferravilla

1901 Carnevale

Sposo per rid, Tecoppa interprete, Servitor de Pikman, Telefono, Giovin de cervellee, A la follia, El sur Brugnel, Massinelli in vacanza, Minestron, El Signor de poveritt, Calzolar de donne, Tecoppa Commendator, Suicidi rientrati, Sul canton de la Guastalla, El galoppin, I me calzon, Dottor di donne, El matrimoni del sur Giangianni, I golos, El sur Pedrin ai bagn, Class di asen, Qui pro quò, La signora del cagnolin, L’ultim gamber del sur Pirotta, El barchett de Boffalora, Ona cambial, Maestrin sentimental, El zio Gandola, El sur Occhetti, Evviva la bolletta, In soffitta, Dopo 3 ann, Agent teatral, Petitt de mia miee, I duellant de Bagg, Tecoppa in tribunal, El sindech Bertold, I prodezz de Tecoppa, El sur Pedrin in quarella, El duel del sur Panera, L’opera del maester Panizza, El prof Petillioni FONTI “La Persev.”, 27, 28, 29, 30, 31 dicembre 1900, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 9, 11, 12, 13 , 14, 15, 16, 21 gennaio 1901; “La Lomb.”, 22, 26, 29 gennaio, 3 febbraio 1901; “Il Tea.”, 14 gennaio 1901. Compagnia Sbodio Lo Strozzin, La Balia, Quadri plastici FONTI “Gazz. dei tea.”, 14 febbraio 1901.


!442

Quaresima Compagnia di operette Bertini e Gargano I Granatieri (Vincenzo Valente), Mascotte, Ninon de Lenclos, Un viaggio di nozze al Polo Nord INTERPRETI Bianco, Bertini, Gargano FONTI “Gazz. dei tea.”, 21 febbraio, 11 aprile 1901.

Compagnia di operette Gaetano Tani

Primavera

Don Pedro dei Medina, Santarellina, Il matrimonio fra due donne, Flick e Flock INTERPRETI Elena Tani FONTI “Gazz. dei tea.”, 23, 30 maggio, 13 giugno 1901. 1. Papà Martin L. ? M. Antonio Cagnoni INTERPRETI 1 Rapisardi, sopr., Fratoni, mezzosopr., Setragno, ten., Guarini, bar., Bonfanti, bas. ORCHESTRA I vl. dir. Luigi Ricci FONTI 1. “Riv. teatr. melodr.”, 15 maggio 1901. Compagnia Stabile Milanese

Autunno

La torta (Decio Guicciardi), Benis de spos (Bertolazzi), Ol paradis di poaritt (Antonio Stoppani), La fin del Prina, La Gibigianna (Bertolazzi) ATTORI Rozen, Ventura, Grilli, Nebuloni, Sbodio, Giraud, Cima, Bazzero, Galli FONTI “Il Trov.”, 29 settembre, 10 novembre 1901; “Il Tempo”, 15 novembre 1901; ”Gazz. dei tea.”, 28 novembre 1901; “Il Trov.”, 1, 8 dicembre 1901.

Compagnia Stabile Milanese

1902 Carnevale

La Guerra (Pompeo Bettini e Ettore Albini), La rava e la fava (Alberto Colantuoni, con musica di Noli) ATTORI Cima FONTI “Gazz. dei tea.”, 2 gennaio1902; “Il Sec.”, 26-27 gennaio 1002. 1. Il Trovatore L. [Salvatore Cammarano] M. Giuseppe Verdi INTERPRETI 1

Autunno


!443 Ida Schultz, sopr., Elisa Marenzi, contr., Giulio Doni, ten., Giovanni Lucini, bar., Celeste Baldi, bas., Maria Urbinati, sopr., Vittorio Font, bas. ORCHESTRA I vl. dir. Beniamino Gonzales IMPRESARIO Tommaso Barberis FONTI 1. “Riv. teatr. melodr.”, 21 dicembre 1902. 1903 Carnevale 1. La Traviata L. [Francesco Maria Piave] M. Giuseppe Verdi 2. La Sonnambula L. [Felice Romani] M. Vincenzo Bellini 3. La forza del destino L. [Francesco Maria Piave]

M. Giuseppe Verdi 4. Il Barbiere di Siviglia L. [Cesare Sterbini] M. Gioachino Rossini 5. Lucia di Lammermoor L. [Salvatore Cammarano] M. Gaetano Donizetti

INTERPRETI 1 Perosio, sopr., Firpo, ten., Pagnoni, bar. INTERPRETI 2 Giuseppina Del Giglio, sopr., De Micheli, ten., Baldi, bas., Bellini, sopr., Petrovich, contr. INTERPRETI 3 Ida Schultz, sopr., Doni, ten., Giovanni Lucini, bar., Elena Marenzi, mezzosopr., Giovanni Scolari, bas., Gualtiero Pagnoni, bar. INTERPRETI 4 Giovannina Coliva, sopr., Sabatano, ten., Gualtiero Pagnoni, bar., Giovanni Scolari, bas., Barberis, bas., Petrovic, contr. INTERPRETI 5 Giovannina Coliva, sopr., Giuseppe Oxilia, ten., Giovanni Lucini, bar., Baldi, bas., Font, ten. NOTE In una delle repliche della Forza del destino e della Traviata i personaggi di Don Alvaro e di Alfredo furono interpretati dal ten. Giuseppe Oxilia (“Riv. teatr. melodr.”, 6, 11 febbraio 1903) FONTI 1. “Il Teatro”, 31 dicembre 1902; “Il Trov.”, 30 dicembre 1902; 2. “Riv. teatr. melodr.”, 16 gennaio 1903; “Il Teatro”, 10 gennaio 1903; 3. “Riv. teatr. melodr.”, 16, 21 gennaio 1903; “Il Teatro”, 20 gennaio 1903; 4. “Riv. teatr. melodr.”, 26 gennaio 1903; 5. “Riv. teatr. melodr.”, 21 febbraio 1903. Quaresima 1. Gli Ugonotti L. [E.Scribe e E. Deschamps] M. Giacomo Meyerbeer 2. Fra Diavolo

L. [E.Scribe e C. Delavigne] M. Daniel Auber

INTERPRETI 1 Finzi, sopr., Engherson, Giuliani, Albiach, ten., Niccolini, Lucenti INTERPRETI 2 Finzi, sopr., Breda, ten., De Dionigi, Limonta, Niccolini, Barberis, bas. ORCHESTRA I vl. dir. Lombardi FONTI 1. “Riv. teatr. melodr.”, 11, 16 marzo 1903; 2. “Il Tea.”, 25 marzo 1903.

Compagnia di dilettanti

1904 Primavera


!444

Le due strade (Poggio), I poveri di spirito (Emilio De Marchi) FONTI “Gazz. dei tea.”, 24 marzo, 14 aprile 1904.

Concerto vocale e strumentale

1913 Primavera

Esecutori Emma Vecla (eseguì alcune canzoni francesi del XVII e XVIII secolo); Guido Carlo Visconti di Modrone (suonò, accompagnato dall’orchestra, una fantasia di Listz per pf.); Lyda Borelli (recitò alcuni versi); Ernestina Poli-Randaccio (cantò un brano tratto dai Lituani di Ponchielli); Domenico Viglione-Borghese (interpretò il Prologo dei Pagliacci di Leoncavallo); Rosina Storchio, Antonio Pini-Corsi, Giuseppe Paganelli e Adolfo Pacini (eseguirono il primo atto del Don Pasquale di Donizetti con l’ochestra della Scala diretta da Guido Carlo Visconti di Modrone); Antonio Gandusio, Emanuele Castelbarco e Lyda Borelli (recitarono un pezzo teatrale scritto espressamente da Sabatino Lopez intitolato: Scenata) FONTI Programma di sala inserito nel testo: “Serata di chiusura del Teatro Carcano promossa dall’Associazione Lombarda dei giornalisti”, Milano, 24 Maggio 1913, conservato alla Biblioteca Comunale Sormani di Milano; “Il Sec.”, 25 maggio 1913.

Indici delle opere, dei librettisti, dei compositori, dei cantanti, dei balli, dei coreografi, degli scenografi, delle compagnie, dei nomi Abbreviazione stagioni: C (carnevale), Q (quaresima), P (primavera) E (estate), A (autunno), AV (avvento), AU (autunnino) INDICE DELLE OPERE L’accortezza materna 1805 (A), 1806 (E) Adelaide di Guesclino 1804 (A) Adelia 1885 (A) Adelina 1823 (E), 1830 (E) Adolfo e Chiara o I due prigionieri 1833 (E)

L’Africana 1891 (Q) Agnese 1828 (P) Alessandro in Efeso 1810 (A) Alzira 1816 (E) Gli amanti comici 1805 (AU)


!445 L’Amico Fritz 1893 (A) Amor marinaresco 1811 (P-E) Amori e trappole 1850 (A) Anna Bolena 1831 (C), 1852 (E) Aroldo 1862 (C) Gli Arabi nelle Gallie 1833 (C) L’Assedio di Leida 1858 (C) Atala 1876 (P), 1884 (AU) Attila 1855 (AU), 1857 (P), 1862 (A) Aureliano in Palmira 1821 (E) L’Aurora di Nevers 1863 (E) Un’avventura di Scaramuccia 1842 (P), 1879 (C) Gli Avventurieri 1873 (C) I Baccanali 1847 (P) I baccanali di Roma 1820 (E) Un ballo in mschera 1864 (AU), 1867 (C), 1870 (C), 1872 (C), 1875 (C), 1883 (AU), 1885 (A) Il barbiere di Siviglia (Paisiello) 1807 (P) Il barbiere di Siviglia (Rossini) 1819 (Q), 1820 (P), 1821 (P), 1822 (C), 1828 (P), 1834 (PE), 1839 (P), 1850 (C), 1853 (C), 1854 (AU), 1856 (E), 1858 (C),1861 (C), 1862 (E), 1863 (C), 1863 (A), 1865 (P), 1867 (P), 1868 (AU), 1877 (AU), 1891 (C), 1899 (A), 1900 (AU), 1903 (C) Il Barone di Dolsheim 1822 (E) Baschina 1853 (P) La battaglia di Legnano 1859 (E) Beatrice di Tenda 1833 (E) Belisario 1851 (AU), 1860 (C) La bella pescatrice 1805 (Q) Bernabò Visconti 1857 (P) Betly 1853 (A) Beatrice di Tenda 1866 (C) Bietolino Fiorone 1806 (P) Il Birraio di Preston 1862 (Q), 1873 (C) Le bizzarrie d’amore 1811 (C) Buondelmonte 1885 (A) La caffettiera di spirito 1807 (C) Camilla ossia Il sotterraneo 1805 (E) Il campanello 1850 (AU), 1855 (C) Le cantatrici villane 1807 (P), 1833 (A), 1843 (E) La capricciosa pentita 1806 (P) I Capuleti e i Montecchi 1833 (C), 1835 (E), 1850 (C), 1852 (A), 1865 (P) Carmen 1883 (A), 1886 (P) Caterina di Cleves 1851 (E) Cavalleria rusticana 1893 (A) Cenerentola 1822 (P), 1839 (P), 1852 (AU), 1862 (E), 1863 (C) Chi dura vince 1835 (E), 1844 (P) Il ciarlatano o sia I finti Savojardi 1806 (C) Cicco e Cola 1883 (C) Cleopatra 1877 (AU) Clotilde 1828 (P) Columella 1844 (P) Il concorso delle spose 1806 (P) Il conte d’Elmor 1835 (E)

Il conte Ory 1869 (E) Il conte di Rysor 1885 (P) Il conte di S. Germano o Il diavolo (E) Corradino 1811 (P-E), 1822 (E) Il Corsaro 1852 (C), 1854 (Q) Costanza di Francavilla 1869 (E) Crispino e la comare 1853 (P), 1863 (C), 1866 (A), 1870 (E), 1873 (C), 1879 (C), 1883 (C), 1885, (A), 1899 (E) Danao re d’Argo 1833 (A) Dante e Bice 1852 (E) David Rizio 1871 (AU) Demetrio e Polibio 1813 (E) Dinorah 1868 (A), 1877 (A), 1884 (A) Il domino nero 1854 (AU), 1855 (C), 1864 (E) Don Bucefalo 1857 (P), 1872 (A), 1879 (C), 1884 (C) Don Checco 1873 (C) Don Giovanni 1866 (C), 1868 (C) Don Papirio 1814 (AV) Don Pasquale 1850 (A), 1856 (E), 1863 (C), 1885 (A) Don Sebastiano 1854 (C), 1855 (E), 1875 (A) La donna bianca d’Avenello 1855 (C) Donna Caritea 1829 (E) La donna di genio volubile 1805 (AU) La donna se la fa 1804 (C) La donna soldato 1805 (E) Le donne curiose 1884 (C) I Dragoni di Villars 1883 (A) Le due fidanzate 1857 (C) Due nozze e un sol marito 1805 (A) I due Figaro 1842 (P) I due Foscari 1847 (E), 1850 (P) (A), 1852 (C), 1852 (E), 1855 (P), 1866 (A), 1871 (C) I due italiani 1864 (E) Il duello per compimento 1805 (C) L’Ebreo 1873 (C) Edoardo e Cristina 1824 (Q) Le Educande di Sorrento 1873 (A), 1883 (C) Elisa di Montaltieri 1833 (C) Elisa e Claudio 1823 (E), 1827 (E) Elisabetta Federowna 1824 (P) Elisabetta regina d’Inghilterra 1817 (E) L’Elisir d’amore 1833 (C), 1834 (P-E), 1846 (P), 1849 (P), 1854 (C), 1865 (E), 1899 (A) Elodia di San Mauro 1855 (P) Emma di Fondi 1832 (A) Emma di Vergy 1859 (A) Enrico IV al passo della Marna 1833 (C) Eran due or son tre 1834 (P-E) Ernani 1846 (E), 1847 (P), 1851 (E), 1852 (P), 1854 (AU), 1855 (C), 1856 (A), 1857 (E), 1860 (AU), 1863 (C), 1864 (E), 1867 (C), 1870 (A), 1879 (A), 1885 (C), 1891 (C), 1896 (P) Esmeralda 1838 (P), 1900 (E) Gli Esposti 1835 (E)


!446 Eufemio di Messina 1853 (P) Evellina 1826 (E) Il falegname di Livonia 1832 (A) I falsi monetari 1846 (P), 1884 (C) Faust 1866 (C), 1867 (A), 1868 (AU), 1872 (AU), 1876 (C), 1880 (C), 1891 (C), 1892 (A) Fausta 1854 (P) La Favorita 1864 (P), 1865 (A), 1866 (C), 1880 (C), 1881 (C), 1882 (A), 1886 (C), 1892 (A), 1896 (P), 1898 (A), 1899 (A) Festa a marina 1893 (A) La festa della Riconoscenza o sia Il pellegrino bianco 1822 (E) Il feudatario 1810 (E) La fidanzata di Savoja 1862 (C) La fidanzata di Lammermoor 1835 (A) La figlia di Figaro 1850 (A) La figlia del Reggimento 1844 (E), 1853 (A), 1860 (P), 1885 (P) I filosofi immaginari 1807 (P) Il finto sordo 1805 (P) Il fiore o sia Il matrimonio per svenimento 1811 (P-E) Flora mirabilis 1886 (P) Il Folletto di Gresy 1863 (A) Il Fornaretto 1873 (E) La forza del destino 1874 (AU), 1888 (C), 1900 (AU), 1903 (C) Fra Diavolo 1880 (A), 1888 (C), 1899 (A), 1900 (E), 1903 (Q) Francesca da Rimini 1862 (C) Il Franco Bersagliere 1856 (E) Freischutz 1856 (E), 1875 (A) I furbi alle nozze 1805 (Q) Il furioso all’isola di San Domingo 1834 (P-E) La gabbia di matti 1833 (E) Gabriella di Belle Isle 1880 (C) Gabriella di Vergy 1836 (E) La gazza ladra 1831 (C) Le gelosie villane 1805 (C) Gemma di Vergy 1844 (P), 1850 (E), 1852 (E), 1864 (A), 1869 (C) Giannina e Bernardone 1824 (E) Giovanna d’Arco 1847 (P) Giulietta e Romeo 1829 (E), 1831 (C) Il Giuramento 1842 (P), 1867 (C) Graziella 1870 (A) Guaran y 1875 (P) Guglielmo Tell 1866 (P), 1867 (AU) L’Incantesimo senza magia 1805 (C) L’Indovina 1869 (Q) L’inganno felice 1833 (C) Isabella d’Aspeno (P), 1856 (Q) Isabella Spinola 1877 (P) L’Italiana in Algeri 1815 (P), 1821 (P), 1830 (E), 1850 (AU), 1853 (P), 1863 (C) Jone 1867 (A), 1872 (A), 1875 (P), 1880 (C) Janko 1900 (AU)

Il lago delle fate 1878 (P) La Lega Lombarda (C) Leonora 1856 (E) Leonora de’ Medici 1855 (E) Le lettere o sia Il sarto declamatore 1804 (P) Lida da Carcano 1857 (C) Linda di Chamounix 1845 (P), 1847 (P), 1854 (Q), 1864 (AU), 1865 (Q), 1885 (C) Lisetta e Giacomino 1811 (P-E) Lisetta e Giannino 1805 (AU) La locandiera 1806 (E) I Lombardi alla prima Crociata 1846 (E), 1851 (E), 1855 (AU), 1858 (C), 1862 (C), 1865 (A), 1872 (C), 1892 (A), 1899 (A) Lucia di Lammermoor (P), 1854 (C), 1856 (E), 1860 (P), 1863 (A), 1865 (A), 1866 (C), 1875 (A), 1866 (A), 1867 (C), 1869 (C), 1870 (A), 1884 (AU), 1903 (C) Lucrezia Borgia 1844 (P), 1853 (P), 1855 (C), 1857 (P), 1864 (E), 1867 (C), 1868 (AU) Luigi Rolla 1847 (P) Luisa Miller 1850 (A), 1852 (P), 1857 (P), 1859 (A), 1870 (C) Macbeth 1850 (A), 1851 (AU), 1854 (E), 1857 (E), 1869 (C) Mala Vita 1893 (A) Malek-Adel 1831 (C) Manon 1893 (A) Il Marchesino 1856 (C) Margherita 1868 (AU) Maria Padilla 1852 (P) Maria di Rohan 1844 (E), 1857 (E), 1865 (E), 1865 (A), 1872 (AU) Maria Tudor 1859 (A) Marin Faliero 1857 (AU) Marta 1875 (C) La maschera fortunata 1804 (C) I Masnadieri 1850 (P), 1854 (P), 1865 (C), 1870 (A) Matilde di Chabran 1831 (C) Il Matrimonio segreto 1884 (C) Medea in Corinto 1829 (P) Le memorie del Diavolo 1864 (AU) Merope 1804 (A) Mignon 1883 (A), 1886 (P) Mirella 1886 (P) La molinara 1821 (Q) Montezuma 1845 (P) La morte di Patroclo 1819 (E) Mosè 1865 (C) La musicomania o sia Che originali 1807 (C) La Muta di Portici 1848 (P) Nabucco 1847 (E), 1852 (Q), 1853 (AU), 1856 (E), 1861 (A), 1864 (E), 1865 (Q), 1872 (AU), 1876 (C) Napoli di Carnevale 1884 (C) Nerone 1891 (A) Nina o la Pazza per amore 1829 (E) Nina pazza per amore 1835 (P), 1847 (E)


!447 Non credere alle apparenze 1806 (E) Norma 1852 (E), 1853 (P), 1862 (Q), 1864 (P), 1865 (C), 1867 (P), 1869 (C), 1870 (C), 1879 (P), 1886 (C), 1891 (Q) Le nozze chimeriche o sia Bietolino Fiorone 1805 (C), 1806 (E) Le nozze di Lauretta 1806 (C) Il nuovo Figaro 1835 (P) L’occasione fa il ladro 1820 (P) O che originali 1814 (P), 1829 (E) Omar re di Temagene 1813 (E) L’Orfanella di Ginevra 1835 (A), 1839 (E) Otello 1829 (P), 1853 (P), 1865 (E), 1870 (A) Pamela 1805 (P) Pamela nubile 1805 (P), 1819 (AU) Paolo e Virginia 1828 (P) Papà Martin 1873 (C), 1879 (C), 1884 (C), 1901 (P) Parisina 1853 (AU) La pastorella nubile 1804 (C) La pianella perduta 1804 (C) Il piccolo Haydn 1893 (A), 1895 (A) Piero da Padova 1868 (C) Pipelè 1857 (C) Il Pirata 1835 (A), 1880 (P) Il pitocco 1834 (P-E) Il Poliuto 1850 (P), 1857 (E), 1868 (C), 1877 (A), 1886 (C) Le precauzioni 1862 (C), 1885 (C) Le prigioni d’Edimburgo (E) Il principe spazzacamino 1819 (Q) I Promessi Sposi 1871 (P), 1873 (A), 1884 (A) La prova di un’opera seria 1867 (P) I Puritani 1838 (P), 1854 (P), 1856 (A), 1865 (P) I quattro rivali in amore 1810 (A) La Rediviva 1856 (C) Reginella 1872 (AU) Il re Teodoro a Venezia 1804 (P) Riccardo III 1879 (A) Rigoletto 1853 (A), 1857 (AU), 1862 (C), 1864 (P), 1867 (C), 1868 (C), 1871 (C), 1872 (C), 1882 (A), 1885 (A) I riti d’Efeso 1810 (E) Il ritorno di Columella 1852 (E) Roberto Devereux 1842 (P), 1850 (C) Roberto il Diavolo 1844 (P), 1852 (A), 1864 (A), 1865 (Q), 1870 (A) Robinsone Secondo 1804 (P) Roderico re dei Goti 1888 (C) Romeo e Giulietta 1867 (AU) Romilda e Costanza 1820 (P) La Rosa bianca e la Rosa rossa 1815 (E),

1826 (E) Rosamonda 1831 (C) Rudello 1892 (A) Ruy Blas (Giuseppe Rota) 1858 (P) Ruy Blas (Alessandro Marchetti) 1873 (A), 1880 (C), 1885 (C), 1900 (AU) Saffo 1855 (AU), 1871 (C) Sansone 1855 (C) Saul 1852 (P), 1852 (AU) La Sacerdotessa d’Iside 1852 (Q) La scelta dello sposo 1813 (AV) Il sedicente filosofo 1807 (C), 1814 (P) Semiramide 1829 (P), 1831 (C), 1839 (P), 1853 (C),1865 (P) La Sonnambula 1831 (C), 1833 (A), 1834 (P-E),1838 (P), 1849 (P), 1854 (P), 1856 (E), 1860 (C), 1863 (A), 1864 (P), 1871 (C),1878 (C),1883 (C), 1884 (A), 1899 (A), 1903 (C) La sposa bisbetica 1811 (C) La sposa contrastata 1806 (C) Lo sposo di tre mariti 1824 (E) La Straniera 1834 (P-E) Gli Studenti 1857 (C) Tancredi 1816 (E), 1819 (E), 1821, (AU), 1829 (P) Tarcisio 1895 (A) Tebaldo e Isolina 1823 (Q) Il Templario 1855 (P) Teresa e Claudio 1803 (AU), 1813 (AV) Un terno al lotto 1835 (E) Tirza 1897 (E) Torquato Tasso 1834 (P-E), 1844 (P), 1857 (C) La Traviata 1857 (C), 1861 (C), 1863 (E), 1867 (C), 1870 (C), 1872 (AU), 1883 (AU), 1884 (AU), 1886 (A), 1903 (C) Il Trovatore 1855 (P), 1857 (E), 1860 (AU), 1862 (A), 1863 (A), 1865 (E), 1868 (C), 1870 (C), 1876 (C),1882 (A), 1884 (AU), 1896 (P), 1899 (P), 1902 (A) Il Turco in Italia 1821 (P), 1822 (E), 1832 (A) Tutti in maschera 1865 (A), 1866 (C) Uberto da Brescia 1866 (C) Gli Ugonotti 1903 (Q) Vendetta 1892 (A) Il Ventaglio 1892 (P) La Vestale 1850 (A), 1866 (A) Violenza e Costanza 1830 (E) Vittor Pisani 1863 (C) Zaira 1803 (A) Zampa 1868 (AU) Zelinda e Lindoro 1805 (C)

INDICE DEI LIBRETTISTI Accursi Michele 1856 (E), 1863 (C), 1885 (A)

Anelli Angelo 1804 (P), 1805 (P), 1808 (AV), 1815 (P), 1821 (P), 1830 (E), 1853 (P),


!448 1863 (C) Barattini Filippo 1862 (C) Barbier J. e Carré M. 1866 (C), 1867 (A), 1868 (A), 1868 (AU), 1872 (AU), 1876 (C), 1877 (A), 1880 (C), 1883 (A), 1884 (A), 1886 (C-P), 1891 (C), 1892 (A) Bassi Calisto 1854 (E), 1855 (P), 1857 (P), 1863 (A), 1872 (A), 1879 (C), 1884 (C) Beltrame Pietro 1835 (A) Bellotti Antonio 1864 (AU) Benvenuti Matteo 1871 (C) Berio Francesco 1829 (P-E), 1853 (P), 1865 (E), 1870 (A) Berninzone R. 1857 (C), 1873 (A), 1883 (C) Bertati Giovanni 1805 (AU), 1807 (P), 1884 (C) Bidera Emanuele 1844 (P), 1850 (E), 1852 (E), 1857 (AU), 1859 (A), 1864 (A), 1869 (C) Bolognese Domenico 1858 (C), 1863 (A), 1883 (C) Boni A. 1873 (C) Bruno M. 1863 (E) Buonavoglia Luigi Guglielmo 1813 (AV) Butturini Mattia 1803 (A), 1804 (A) Cambiaggio Carlo 1835 (E) Cammarano Salvatore 1844 (Q), 1844 (P), 1847 (P), 1850 (C), 1850 (P), 1850 (A), 1850 (AU), 1851 (AU), 1852 (P), 1854 (C), 1855 (C), 1855 (AU), 1856 (E), 1857 (P), 1857 (E), 1857 (AU), 1859 (E), 1859 (A), 1860 (C), 1860 (P), 1860 (AU), 1862 (A), 1863 (A), 1865 (A), 1866 (A), 1867 (C), 1868 (C), 1869 (C), 1870 (C), 1870 (A), 1871 (C-Q), 1871 (E), 1872 (AU), 1875 (A), 1876 (C), 1877 (A), 1882 (AU), 1884 (AU), 1885 (A), 1886 (C-P), 1896 (P), 1899 (Q), 1902 (A), 1903 (C) Carpani Giuseppe 1805 (E) Carré M. 1886 (C-P) Castelli A. 1885 (P) Casti Giovanni Battista 1804 (P) Cavallotti Felice 1898 (P) Cipollini Antonio 1893 (A) Codebò A. 1873 (E) Cominazzi Pietro 1831 (C) Costa Enrico 1872 (AU) Crisafulli Domenico 1892 (A) D’Arienzo Marco 1856 (E), 1862 (C), 1884 (C), 1885 (C) Da Ponte Lorenzo 1811 (C), 1866 (C), 1866 (A), 1868 (C) Daspuro Nicola 1893 (A) De Boni F. 1838 (P) De Jouy E. e Bis L. F. 1867 (A) De Saint-Georges J. – Bajard J. F. 1844 (P) Donizetti Gaetano 1850 ) (AU), 1855 (C) D’Ormeville Carlo 1870 (A), 1873 (A),

1880 (C), 1885 (C), 1885 (A), 1900 (AU) Farinelli Giuseppe 1806 (E) Ferretti Jacopo 1822 (P), 1822 (E), 1831 (C), 1834 (P), 1834 (E), 1835 (P), 1835 (E), 1835 (A), 1839 (P), 1839 (E), 1844 (P), 1846 (P), 1847 (P), 1850 (AU), 1852 (A), 1857 (C), 1862 (E), 1863 (C), 1884 (C) Fontana Ferdinando 1886 (C-P) Foppa Giuseppe Maria 1803 (AU), 1804 (AU), 1805 (C), 1806 (E), 1807 (C), 1811 (C), 1813 (AV), 1814 (P), 1829 (P-E), 1831 (C), 1833 (C) Friedrich Kind 1875 (A) Friedrich W. 1875 (C-P) Fulgonio Fulvo 1879 (A) Gasparini Antonio 1803 (A), 1806 (C) Gherardini Giovanni 1831 (C) Ghislanzoni Antonio 1857 (C), 1858 (A), 1871 (P), 1872 (AU), 1873 (C), 1873 (A) Giannetti e Buonavogli L. 1828 (P) Gilardoni Domenico 1831 (C), 1854 (P), 1892 (C) Giotti Napoleone 1868 (C) Giuliani Camillo 1852 (P) Grandi T. 1805 (C) Guidi Francesco 1855 (E), 1857 (C), 1862 (Q), 1873 (C), 1888 (C) Haffner C. e Genée R. 1880 (AU) Jachino 1877 (P) Jouy E. e Bis H. 1866 (P) Kind Federico 1856 (E) Lacroy J. P. e Cormon E. 1883 (A) Livigni Filippo 1824 (E) Locrense Adrante 1805 (C), 1806 (P), 1806 (E) Lombardi Eliodoro 1897 (E) Maffei Andrea 1850 (P), 1854 (P), 1854 (E), 1865 (C), 1870 (A) Manuel Scipione 1858 (P) Marcello Marco Marcellino 1865 (A), 1866 (C), 1867 (A) Mariani G. M. 1855 (P) Marsollier B. J. 1833 (E-A) Mazzolà Caterino1805 (E) Meilhac H. e Gille P. 1893 (A) Meilhac H. e Halévy L. 1883 (A), 1886 (C-P) Mélesville Honoré 1868 (AU) Merighi Vittorio 1855 (C) Mersollier B. J. 1829 (P-E) Meucci F. 1860 (C) Mezzanotte B. 1806 (C) Palomba Antonio 1833 (E-A) Palomba Giuseppe 1803 (AU), 1807 (P), 1821 (Q), 1843 (E) Panzacchi E. e Zanardini A. 1900 (AU) Passaro Andrea 1844 (Q), 1852 (E) Pendola Agostino 1833 (C) Pepoli Carlo 1854 (P), 1865 (P) Peruzzini Giovanni 1861 (E), 1867 (A), 1872 (A), 1875 (C-P), 1880 (C) Petrosellini Giuseppe 1805 (AU), 1807 (P)


!449 Piave Francesco Maria 1846 (E), 1847 (P), 1850 (P), 1850 (A), 1851 (AU), 1851 (C-Q), 1852 (E), 1853 (P), 1853 (AU), 1854 (Q), 1854 (E), 1854 (AU), 1855 (C), 1855 (P), 1856 (A), 1857 (C), 1857 (E), 1857 (AU), 1860 (AU), 1861 (C), 1861 (E), 1862 (C), 1863(C), 1863 (E), 1864 (P), 1864 (E), 1866 (A), 1867 (C), 1867 (P-E), 1868 (C), 1869 (C), 1870 (C), 1870 (A), 1871 (C-Q), 1872 (C), 1872 (AU), 1873 (C), 1874 (AU), 1879 (C), 1879 (A), 1882 (AU), 1883 (C), 1883 (AU), 1884 (AU), 1885 (C), 1885 (A), 1886 (A), 1888 (C), 1891 (C), 1896 (P), 1899 (E-A), 1900 (AU), 1903 (C) Pola P. 1829 (P-E) Praga Emilio 1884 (A) Praga Marco 1876 (P) Profumo A. 1836 (E) Rabitti Pietro 1877 (AU) Romanelli Luigi 1806 (P), 1823 (E), 1827 (E), 1833 (C) Romani Felice 1815 (E), 1821 (P), 1821 (E), 1822 (E), 1826 (E), 1829 (P-E), 1831 (C), 1832 (A), 1833 (C), 1833 (E-A), 1834 (P), 1834 (E), 1835 (E), 1838 (P), 1844 (P), 1846 (P), 1849 (C), 1850 (C), 1851 (AU), 1852 (E), 1853 (P), 1853 (AU), 1854 (C), 1854 (P), 1855 (C), 1856 (E), 1856 (A), 1857 (P), 1860 (C), 1862 (Q), 1862 (E), 1863 (A), 1864 (P), 1864 (E), 1864 (AU), 1865 (P), 1865 (E), 1865 (A), 1866 (C), 1867 (C), 1867 (P-E), 1868 (AU), 1869 (C), 1869 (Q), 1870 (C), 1870 (E), 1871 (C-Q), 1878 (C), 1879 (C), 1879 (P), 1879 (A), 1880 (P), 1883 (C), 1884 (A), 1886 (C-P), 1891 (Q), 1899 (E-A), 1903 (C) Rossi Gaetano 1804 (A), 1805 (P), 1807 (C), 1810 (E), 1814 (P), 1816 (E), 1817 (E), 1817 (AV), 1820 (P), 1820 (E), 1821 (AV), 1822 (E), 1823 (Q), 1823 (E), 1824 (E), 1826 (E), 1828 (P), 1829 (P-E), 1830 (E), 1831 (C), 1839 (P), 1845 (P), 1847 (P), 1852 (P), 1853 (C), 1854 (Q), 1855 (C), 1859 (E), 1864 (AU), 1865 (Q), 1865 (P), 1867 (C), 1885 (C) Royer A. e Vaez G. 1864 (P), 1865 (A), 1866 (C), 1880 (C), 1881 (C), 1882 (AU), 1886 (C-P), 1892 (A), 1896 (P), 1898 (A),

1899 (E-A) Rubino F. 1854 (AU), 1855 (C), 1864 (P) Ruffini Giovanni 1850 (A) Sacchero Giacomo 1847 (P), 1869 (E) Saint Georges J. H. e Bayard 1853 (AU), 1860 (P), 1870 (C), 1885 (P) Sapio Giuseppe 1856 (C) Scalvini A. e D’Ormeville C. 1875 (C-P) Schmidl Giovanni 1817 (E) Scribe Eugène 1854 (C), 1854 (E), 1875 (A), 1891 (Q) Scribe E.- Delavigne C. 1844 (P), 1848 (P), 1852 (A), 1864 (A), 1870 (A), 1880 (A), 1888 (C), 1899 (E-A), 1900 (E), 1903 (Q) Scribe E. e Delestre M. 1869 (E) Scribe E. e Deschamps E. 1903 (Q) Soffredini Alfredo 1895 (A) Sografi Antonio Simone 1811 (P-E) Solera Temistocle 1846 (E), 1847 (P), 1852 (C-Q), 1853 (AU), 1855 (AU), 1856 (E), 1857 (P), 1858 (C), 1861 (AU), 1862 (C), 1862 (A), 1864 (E), 1865 (Q), 1865 (A), 1869 (Q), 1872 (C), 1872 (AU), 1876 (P), 1892 (A), 1899 (E-A) Somma Antonio 1864 (AU), 1867 (C), 1870 (C), 1872 (C), 1875 (C-P), 1883 (AU), 1885 (A) Spadetta Almerindo 1873 (C) Sperlini Cesare 1865 (P) Stecchi Tommaso 1856 (C) Sterbini Cesare 1813 (E), 1820 (P), 1821 (P), 1822 (C-Q), 1828 (P), 1839 (P), 1850 (C), 1853 (C), 1853 (P), 1854 (AU), 1856 (E), 1858 (C), 1861 (C), 1862 (E), 1863 (C), 1863 (A), 1865 (A), 1867 (P-E), 1867 (A), 1868 (AU), 1878 (C), 1891 (C), 1899 (E- A), 1900 (E), 1900 (AU), 1903 (C) Suardon P. 1893 (A) Targioni Tozzetti G. e Menasci G. 1893 (A) Torelli Serafino 1852 (AU), 1852 (E) Torre Giuseppe 1853 (P) Tottola Andrea Leone 1830 (E), 1865 (C) Viganò Mombelli-Vincenzina 1813 (E) Zanardini Angelo 1878 (C), 1884 (C) Zanetti Luigi 1857 (C) Zelle F. e Genée R. 1880 (AU) Zini Saverio 1805 (Q), 1805 (AU), 1806 (C)

INDICE DEI COMPOSITORI Apolloni Giuseppe 1873 (C) Aspa Mario 1883 (C) Auber Daniel François Esprit 1848 (P), 1880 (A), 1888 (C) Bajetti Giovanni 1866 (C) Balfe Guglielmo 1833 (C) Baur Antonio 1857 (C)

Bellini Vincenzo 1831 (C), 1833 (C), 1833 (E-A), 1834 (P), 1835 (E), 1838 (P), 1849 (C), 1850 (C), 1852 (E), 1853 (C), 1854 (P), 1856 (E), 1856 (A), 1860 (C), 1862 (Q), 1862 (E), 1863 (A), 1864 (P), 1864 (AU), 1865 (P), 1865 (E), 1865 (A), 1866 (C), 1867 (P-E), 1869 (C), 1869 (Q),


!450 1870 (C), 1871 (C-Q), 1878 (C), 1879 (P), 1879 (A), 1880 (P), 1883 (C), 1884 (A), 1886 (C-P), 1891 (Q) Bertati Giovanni 1805 (AU) Bizet Georges 1883 (A), 1886 (C-P) Boccalini Ercole 1862 (C) Borani Giuseppe 1856 (C) Braga Gaetano 1872 (AU), 1873 (C) Briccialdi Giulio 1855 (E) Buonomo Alfonso 1883 (C) Buzzi Antonio 1852 (P), 1852 (A), 1860 (C), 1869 (Q) Cagnoni Antonio 1850 (A), 1857 (P), 1863 (A), 1872 (A), 1873 (C), 1879 (C), 1884 (C), 1885 (C) Campiani Lucio 1857 (P) Canepa Luigi 1872 (AU), 1879 (A) Carrer Paolo 1852 (E), 1855 (P), 1856 (C) Chiaromonte Francesco 1851 (P-E) Cimarosa Domenico 1824 (E-A-AU), 1884 (C) Coccia Carlo 1826 (E), 1828 (P) Coppa Santino 1869 (E) Coppola Pietro Antonio (P), 1847 (P) Cordella Giacomo 1806 (C) Cornaglia Abbà 1877 (P) Curci Giuseppe 1835 (E) De Ferrari Serafino Amedeo 1857 (C) De Giosa Nicola 1873 (C), 1884 (C) De-Liguoro Federico 1853 (P) De Mojana Pietro 1832 (A) Donizetti Gaetano 1831 (C), 1833 (C), 1834 (P), 1834 (E), 1842 (P), 1844 (Q), 1844 (P), 1845 (P), 1846 (P), 1847 (P), 1849 (P), 1850 (C), 1850 (P), 1850 (E), 1850 (A), 1850 (AU), 1851 (AU), 1852 (E), 1853 (P), 1853 (A), 1853 (AU), 1854 (C), 1854 (Q), 1854 (P), 1855 (C), 1855 (E), 1856 (E), 1857 (C), 1857 (P), 1857 (E), 1857 (AU), 1859 (A), 1860 (C), 1860 (P), 1863 (C), 1864 (P), 1864 (E), 1864 (A), 1864 (AU), 1865 (Q), 1865 (E), 1865 (A), 1866 (C), 1866 (A), 1867 (C), 1868 (C), 1868 (AU), 1869 (C), 1870 (C), 1870 (A), 1872 (AU), 1875 (A), 1877 (A), 1880 (C), 1881 (C), 1882 (AU),1884 (AU), 1885 (C), 1885 (P), 1885 (A), 1886 (C-P) Dušek Giuseppe 1807 (C), 1852 (P) Farinelli Giuseppe 1803 (AU), 1805 (P), 1806 (E), 1808 (AV), 1810 (E), 1813 (AV) Federici Francesco 1803 (A) Fioravanti Valentino 1805 (AU), 1806 (P), 1807 (P), 1811 (P-E), 1833 (E-A), 1843 (E), 1844 (Q) Fioravanti Vincenzo 1852 (E) Fiori Ettore 1868 (C) Flotow Friedrich von 1875 (C-P) Fontana Uranio 1847 (P) Foroni Jacopo 1868 (AU)

Frondoni Angelo 1835 (E) Gallieri Cesare 1855 (C) Gallignani Carlo 1876 (P) Gambini Andrea 1853 (P) Gardi Francesco 1804 (C) Gazzaniga Giuseppe 1805 (E) Generali Pietro 1805 (P), 1819 (AU), 1820 (E), 1823 (E), 1830 (E) Gerli Giuseppe 1834 (P) Gnecco Francesco 1806 (C) Gomez Carlos 1875 (C-P) Gounod Charles 1866 (C), 1867 (A), 1868 (A), 1872 (AU), 1876 (C), 1880 (C), 1886 (C-P), 1891 (C) Graffigna Achille 1857 (C) Granara Antonio 1833 (C) Grandi Francesco 1805 (C) Grazioli Filippo 1822 (E) Guglielmi Filippo 1884 (AU) Guglielmi Pietro 1804 (C), 1805 (Q) Guglielmi Pietro Carlo 1805 (A), 1811 (C), 1813 (AV), 1814 (AV) Hérold Ferdinand 1868 (AU) Kascperoff 1859 (A) Maillart Aimé 1883 (A) Majocchi Luigi 1831 (C) Manfroce Nicola Antonio 1816 (E) Marcarini Giuseppe 1872 (C) Marchetti Alessandro 1873 (A), 1880 (C), 1885 (C), 1885 (A) Marchetti Filippo 1867 (A) Marinelli Gaetano 1806 (P), 1810 (AV) Mayr Giovanni Simone 1804 (A), 1807 (C), 1811 (C), 1814 (P), 1815 (E), 1826 (E), 1829 (P-E) Mazza Giuseppe 1852 (C-Q), 1867 (P-E) Mazzucato Alberto 1835 (A), 1838 (P) Meiners Giovanni Battista 1855 (P) Mercadante Saverio 1823 (E), 1829 (P-E), 1830 (E), 1836 (E), 1842 (P), 1850 (AU), 1856 (E), 1866 (A), 1867 (C) Meyerbeer Giacomo 1820 (P), 1844 (P), 1852 (A), 1864 (A), 1868 (A), 1870 (A), 1877 (A), 1884 (A), 1891 (Q) Migliorucci Vincenzo 1813 (E) Moggi Paolo 1880 (C) Monti Decio 1870 (A) Morlacchi Francesco 1811 (P-E), 1823 (Q) Mosca Giuseppe 1807 (C), 1814 (P), 1824 (E-A-AU) Mozart Wolfango Amedeo 1866 (C), 1866 (A), 1868 (C) Nicolai Otto 1855 (P) Nasolini Sebastiano 1804 (A), 1819 (E) Nicolini Giuseppe 1831 (C) Orgitano Rffaele 1806 (E) Orlandi Ferdinando 1804 (P), 1805 (C), 1805 (Q), 1806 (C), 1806 (P), 1806 (E), 1808 (AV), 1811 (P-E)


!451 Pacini Giovanni 1822 (E), 1832 (A), 1833 (C), 1871 (C-Q), 1871 (E), 1885 (A) Paër Ferdinando 1805 (E), 1828 (P) Paisiello Giovanni 1804 (P), 1807 (P), 1821 (Q), 1829 (P-E) Palma Silvestro 1806 (C) Panizza Giacomo 1855 (C) Pavesi Stefano 1804 (AV), 1805 (A), 1806 (E), 1822 (E) Pedrotti Carlo 1865 (A) Pedrotti Marco 1866 (C) Peri Achille 1863 (C) Persiani Giuseppe 1833 (E-A) Petrella Errico 1858 (C), 1862 (C), 1863 (A), 1867 (A), 1871 (P), 1872 (A), 1873 (A), 1875 (C-P), 1880 (C), 1885 (C) Ponchielli Amilcare 1884 (A), 1888 (C) Portogallo Marco (Marc’Antonio)1804 (C) 1805 (AU), 1813 (E) Pucitta Vincenzo 1805 (C), 1833 (E-A) Rasori Riccardo 1885 (P), 1891 (A) Ricci Federico 1847 (P), 1859 (E) Ricci fratelli 1853 (P), 1863 (C), 1866 (A), 1870 (E), 1873 (C), 1879 (C), 1883 (C), 1885 (A) Ricci Luigi 1834 (E), 1835 (P), 1835 (E), 1835 (A), 1839 (E), 1842 (P), 1844 (P), 1862 (Q), 1873 (C), 1879 (C) Rieschi Luigi 1854 (E) Rossi Lauro 1846 (P), 1850 (AU), 1854 (AU), 1855 (C), 1864 (P), 1884 (C) Rossini Gioachino 1813 (E), 1815 (P), 1816 (E), 1817 (E), 1819 (Q), 1819 (E), 1820 (P), 1821 (P), 1821 (E), 1821 (AU), 1822 (C-Q),1822 (P), 1822 (E), 1824 (C-Q), 1828 (P), 1829 (P-E), 1830 (E), 1831 (C), 1832 (A), 1833 (C), 1834 (E), 1839 (P), 1850 (C), 1850 (AU), 1852 (A), 1853 (C), 1853 (P), 1854 (AU), 1856 (E), 1858 (C), 1861 (C), 1862 (E), 1863 (C), 1863 (A), 1865 (C), 1865 (P), 1865 (E), 1865 (A), 1866 (P), 1867 (P-E), 1867 (A), 1868 (AU), 1869 (E), 1870 (A), 1878 (C), 1891 (C)

Rota Giuseppe 1858 (P) Sacchi Virgilio 1877 (AU) Salvioni Carlo 1828 (P) Samara Spiro 1886 (C-P) Sanelli Gualtiero 1873 (E) Sangiorgi Filippo 1885 (A) Sarti Giuseppe 1805 (C) Sinico Giuseppe 1863 (E) Sozzi Luigi 1864 (AU) Speranza Giovanni Antonio 1842 (P) Strauss Johann 1880 (AU) Suppé Franz von 1880 (AU) Tadei Antonio 1857 (C) Tamburini Giuseppe 1864 (P) Thomas Ambroise 1883 (A), 1886 (C-P) Traversari Antonio 1861 (E) Trento Vittorio 1803 (AU), 1804 (P) Treves Giacomo 1845 (P) Usiglio Emilio 1873 (A), 1883 (C), 1884 (C) Verdi Giuseppe 1846 (E), 1847 (P), 1850 (P), 1850 (A), 1850 (AU), 1851 (P-A), 1851 (AU), 1852 (C-Q), 1852 (P), 1852 (E), 1853 (AU), 1854 (Q), 1854 (P), 1854 (E), 1854 (AU), 1855 (C), 1855 (P), 1855 (AU), 1856 (E),1856 (A), 1857 (C), 1857 (P), 1857 (E), 1857 (AU), 1858 (C), 1859 (E), 1859 (A), 1860 (AU), 1861 (C), 1861 (E), 1861 (AU), 1862 (C), 1862 (A), 1863 (C), 1863 (E), 1863 (A), 1864 (P), 1864 (E), 1864 (AU), 1865 (C), 1865 (Q), 1865 (E), 1865 (A), 1866 (A), 1867 (C), 1867 (P-E), 1868 (C), 1869 (C), 1870 (C), 1870 (A), 1871 (C-Q), 1872 (C), 1872 (AU), 1874 (AU), 1875 (C-P), 1876 (C), 1876 (P), 1879 (A), 1882 (AU), 1883 (AU), 1884 (AU), 1885 (C), 1885 (A), 1886 (A), 1888 (C), 1891 (C) Weber Carl Maria von 1856 (E), 1875 (A) Weigl Giovanni 1811 (P-E) Zingarelli Nicola 1803 (A), 1829 (P-E), 1831 (C) Zini Saverio 1805 (AU)

INDICE DEI CANTANTI Abbadia Luigia 1851 (C-E), 1855 (E), 1868 (C) Acconci Adriano 1877 (AU) Acquisti Giuseppe 1814 (AV) Adamoli 1869 (C) Adams 1884 (A) Agostini Leopoldo 1813 (E) Agostini Rachele 1844 (Q) Agresti 1891 (Q) Agresti Antonio 1852 (E) Agullini 1893 (A) Airoldi 1883 (C)

Ajmo 1885 (C) Alba Baldi 1859 (A) Alba Isabella 1859 (A) Albiach 1903 (Q) Alcamisi 1847 (P) Alberti 1846 (P) Alberti Luigi 1833 (E-A) Alberti Matteo 1838 (P) Alberti-Salani 1855 (P) Albertini 1833 (C) Albertini-Boucardé 1865 (A) Albertini Chiara 1832 (A)


!452 Albini Marietta 1823 (Q), 1824 (C-Q) Alcamisi 1847 (P) Aldighieri Gottardo 1861 (E) Aldini 1868 (C) Alemanni Giuditta 1870 (E) Alessandresco Ninizza 1865 (A) Alessandri 1852 (E) Alessandrini 1862(E) Alessandrini Luigi 1853 (P), 1854 (P), 1854 (E), 1855 (E), 1861 (E) Aliprandi 1853 (A) Aliprandi Anna Nava 1811 (P-E) Aliprandi Domenico 1865 (E), 1866 (C) Aliprandi Vincenzo 1811 (P-E) Allevi 1865 (P) Allievi Marietta 1850 (AU), 1852 (A) Almansi 1899 (E-A) Almonti Marietta 1854 (P) Altavilla 1857 (P) Altini Giuseppe 1853 (P), 1857 (C) Alvisi Assunta 1872 (C) Alzamora 1851 (P-E) Alzina 1880 (C) Amadei Giulia 1853 (P) Amaldi Alessandrina 1879 (P) Ambrosini Polo 1835 (P), 1835 (E) Amodio1867 (A) Amodio Francesco 1868 (C) Amorini Luigia 1871 (C-Q) Angioini Raffaele 1868 (C) Annoni 1835 (P) Annovazzi 1884 (C) Anselmi Marietta 1852 (E) Anti Beatrice 1815 (E) Anti Luigia 1815 (E) Antognini Cirillo 1839 (P) Antonelli 1839 (P) Antonietti 1880 (C), 1884 (AU) Antonucci Giovanni 1855 (AU) Antonucci Gio. Battista 1856 (C) Antuani Giulietta 1877 (AU) Aramburo 1871 (E) Archinti 1863 (A) Archinti N. 1861 (E) Arigotti Maria 1864 (E) Armandi-Villa 1875 (C-P) Arnoldi 1875 (A) Arnoldi Virginia 1883 (C) Artoni 1867 (A) Artoni Giacomo 1868 (C) Ascani Giuseppe 1860 (C) Ascolesi Giovanni 1805 (C) Assandri Achille 1854 (P) Asti Chiara 1814 (AV) Astori 1882 (AU) Athos 1891 (Q) Atry 1875 (A) Atry Giovanni 1857 (P) Attendolo 1898 (A)

Attuada 1853 (A) Augieri 1872 (AU) Auletta Ferdinando 1814 (P) Austin Jeanne 1842 (P) Avedano 1891 (Q) Azzalini 1874 (AU), 1875 (C-P) Baccei 1867 (C) Bacchetta 1884 (A), 1884 (AU) Bacchetta Cesare 1888 (C) Bacchiani 1881 (C) Badalucchi 1871 (C-Q) Bagarotti Marianna 1816 (E) Bailini 1852 (E) Baillou-Hilaret Felicita 1831 (C) Baistrocchi Domenica Crespi 1805 (Q) Balassi Francesco 1820 (P) Baldanza Gaetano 1853 (P) Baldassari 1872 (A) Baldassarri 1898 (A), 1899 (E-A) Baldelli 1884 (C) Balderi Arcangelo 1872 (C) Baldi 1888 (C), 1899 (Q), 1900 (E), 1903 (C) Baldi Alba 1859 (A) Baldi Angiolina 1859 (A) Baldi Celeste 1902 (A) Balduini Gio. Battista 1877 (AU) Balfe Guglielmo 1833 (C) Balma 1864 (E) Balti Chiara 1883 (C) Banderali Davide 1806 (E), 1811 (P-E) Baraldi Paolo 1864 (AU), 1865 (C), 1865 (Q) Baratti 1875 (C-P) Barbacini 1865 (E), 1867 (A) Barbaccini 1858 (C) Barbaccini Enrico 1859 (E) Barbaini 1897 (E) Barberis 1899 (E-A), 1900 (E), 1903 (C), 1903 (Q) Barberis Camilla 1807 (C) Barbieri 1897 (E) Barbieri-Thiolier Nina 1857 (P), 1857 (AU) Bardelli 1875 (A) Bardellini Luigi 1872 (AU) Bardi 1875 (A) Barlani-Dini 1880 (C) Baroncelli 1884 (A), 1884 (AU) Barone 1860 (P) Baroni 1866 (C) Baroni Luigi 1859 (E) Barroilhet Paolo 1831 (C) Bartoletti Matilde 1862 (C) Bartolucci 1850 (AU) Bartolucci Carlo 1856 (C) Bartolucci Vittorina 1878 (C) Barzi 1883 (C) Basoli 1835 (P) Bassi Carlotta 1869 (E), 1876 (P) Battaggia 1850 (C) Bedei 1869 (C)


!453 Beduschi Olga 1898 (P) Bellariva Teresa 1871 (C-Q), 1878 (C) Bellati Alice 1862 (A) Bellincioni Emma 1884 (AU) Bellini 1903 (C) Bellini Giuseppina 1866 (A) Belloni Paola 1820 (P), 1822 (P) Bellot Sara 1868 (AU) Beltramini 1833 (C) Beltramini Marcora Gulia 1857 (E) Bencich 1844 (Q), 1851 (C-E) Benciolini Antonio 1850 (A), 1850 (AU) Bendazzi 1886 (C-P) Benfatti Gaetano 1853 (C) Benferreri 1879 (P) Benfratelli Michelangelo 1878 (C) Bennati Estella 1846 (P) Benuc 1896 (P) Benzi Giuseppe 1853 (P) Bergomi Davide 1835 (E) Berini Antonio 1813 (AV) Berini-Maini Enrichetta 1874 (AU), 1875 (C-P) Bernardi Giuseppina 1856 (C) Bernasconi 1855 (AU),1873 (C) Bernasconi G. 1852 (E) Bernasconi Giuseppe 1856 (C), 1856 (E), 1857 (C), 1859 (E), 1868 (C), 1871 (P) Bernasconi P. 1861 (E) Bernau 1876 (P) Berti 1856 (A) Berti Tommaso 1815 (P) Bertini Antonio 1805 (AU) Bertolini Raffaelli Chiara 1856 (E) Bertucci Angiolina (Angiola) 1845 (P), 1847 (P) Bertucci Teresa 1847 (P) Bevilacqua Giacomo 1821 (Q), 1821 (P) Bevilacqua Regina 1869 (Q) Bianchi 1879 (A) Bianchi Angiola 1803 (AU) Bianchi-Biffi Clotilde 1866 (C) Bianchi Eliodoro 1811 (C) Bianchi Luigi 1856 (E) Bianchi Luigia 1853 (P) Bianchi-Montaldo 1886 (C-P) Biasoli 1857 (E) Bicchielli 1875 (C-P) Bignami 1856 (E) Binaghi Gio. Battista 1803 (AU) Binda Luigia 1879 (C), 1884 (C), 1885 (C) Biondi Gaetano 1854 (AU), 1855 (C) Biondi Lorenzo 1831 (C) Biondini Luigi 1833 (E-A) Biscottini Calista 1843 (E) Biundi 1856 (E) Blanc 1899 (E-A) Blasco 1868 (AU) Blasco Federico 1868 (AU) Blume Bianca 1875 (A) Boamici Giuseppa 1821 (P)

Boccabadati Virginia 1857 (AU) Boccaccio Giovanni 1829 (P-E) Boema Gabriella 1866 (A), 1867 (C) Boema-Steffani 1885 (P) Boggi Giovanni 1815 (E), 1819 (E) Boggia Giovanni 1820 (P) Boccomini Angelo 1842 (P) Bodrilla 1884 (AU) Bolcioni 1852 (P) Bolis Maria 1864 (P) Bollich 1850 (E) Bolton 1865 (P) Bonacich 1879 (P) Bonafi-Lucas Giovanna 1868 (A) Bonesini Roberto 1891 (C) Bonfanti 1900 (AU), 1901 (P) Bonferreri 1871 (C-Q) Bonfigli Lorenzo 1833 (C) Bonheur Stella 1876 (P) Bonocore Gaetano 1807 (C) Bonoldi Claudio 1806 (P), 1815 (E), 1833 (E-A) Bonoldi Lodovico 1815 (E) Bonomelli 1844 (Q) Bonora 1852 (E) Bonovelli 1872 (A) Bonsignori Marietta 1820 (E) Borbone Gaetano 1855 (E) Bordas Gio. Battista 1852 (P) Bordogni Marco 1814 (AV) Borella 1856 (E), 1862 (E), 1866 (A) Borella Maurizio 1844 (Q), 1854 (AU), 1855 (C) Borelli 1861 (C), 1888 (C) Borgani Amalia 1880 (C) Borghi 1850 (E) Borghi-Vietti Angiolina 1850 (C), 1853 (C) Borgognoni Letizia 1856 (E) Boriani 1900 (AU) Borioni Fortunato1851 (AU), 1852 (C-Q) Borlinetto 1884 (A) Borotti Luigi 1864 (P) Boschi 1871 (C-Q) Boschini 1870 (A) Bosello Francesca 1805 (Q) Bosi 1885 (A) Bosio 1883 (AU) Bosisio Enrichetta 1870 (A) Bottardi-Stecchi 1863 (C) Bottari Giovanni 1828 (P) Bottero 1863 (A) Bottero Alessandro 1872 (A), 1873 (C), 1879 (C), 1884 (C), 1885 (C) Bottero Osvaldo 1886 (C-P) Botticelli Bartolomeo 1815 (P) Botticelli Pio 1815 (P) Botticelli Vincenzo 1820 (E) Boy 1862 (Q) Bovi 1863 (A) Bozzelli 1876 (C) Bozzetti 1853 (C), 1856 (E), 1858 (C),


!454 1861 (C),1862 (C) Bozzetti Alberto 1852 (A) Brambilla Annetta 1833 (E-A) Brambilla Erminia 1844 (P) Brambilla Giovanni 1805 (Q) Brambilla Marietta 1829 (P-E) Brambilla-Ponchielli Teresina 1888 (C) Brambilla Teresa 1833 (E-A), 1835 (E), 1870 (A) Breda 1903 (Q) Breghenzer 1845 (P) Brembilla Amalia 1823 (C-Q) Bressa Ercolina 1817 (E) Briata Giuseppe 1844 (P) Brida Luigi 1805 (P), 1805 (E) Brocchi Gio. Battista 1807 (P) Brucioni 1864 (E) Brunetti 1872 (C) Bruni Antonio 1834 (E) Bruno 1861 (AU), 1899 (Q) Bruno Andrea 1862 (C) Buirco 1887 (C) Buonamici Giuseppina 1833 (E-A) Busi Adriana 1893 (A) Buti 1883 (C), 1886 (C-P), 1891 (C), 1893 (A) Buti Lodovico 1879 (A) Buzzi 1870 (A) Buzzi Attilio 1871 (C-Q) Cabella 1877 (A) Cabot Ignazio 1851 (AU), 1852 (C-Q) Caglioni 1882 (AU) Cairati Ernestina 1878 (C) Cajeroni Luigi 1857 (C) Calcaterra 1865 (C) Calcaterra Enrico 1859 (A) Calcaterra Luigi 1880 (C) Calcina Giacomo 1807 (P) Caldarini Luigia 1811 (C) Calderini Angelo 1856 (E) Calestani 1854 (Q) Callioni 1885 (C) Camberai Vincenzo 1811 (C) Cambiaggio Carlo 1832 (A), 1833 (C), 1834 (E), 1835 (E), 1844 (P), 1853 (P), 1857 (C), 1861 (E), 1862 (E) Camola Valentino 1805 (A) Campagona Casali Giovannina 1853 (AU) Campelli 1875 (C-P) Campello 1879 (A) Campitelli Luigi 1816 (E) Campofiore 1899 (Q) Cantoni 1884 (A) CantĂš 1862 (A), 1862 (A), 1863 (C) CantĂš Antonio 1810 (E) Capelli 1839 (P) Capelli Ferdinanda 1872 (AU) Capelli Giovanni 1828 (P) Cappelli 1877 (P), 1885 (A)

Capurro 1899 (E-A) Caracciolo 1875 (C-P), 1900 (AU) Carapia 1856 (E) Carboni 1869 (C) Cardini Maria 1872 (C) Carini Laura 1872 (AU) Carisio 1844 (P), 1846 (P) Carisio Luigi 1864 (P) Carletti 1844 (Q) Carlevaris Carlotta 1823 (E) Carmanini Luigi 1804 (P) Carmanini Tomaso 1804 (P) Carnelli 1885 (A) Carpano Adelaide 1806 (E) Carpi 1878 (C) Carpi Vittorio 1872 (AU) Carrozzi Carlotta 1850 (C) Casali 1850 (P) Casali Amilcare 1850 (P), 1853 (AU), 1854 (C) Casaloni 1863 (C) Casaloni-Barboglio Annetta 1850 (A), 1850 (AU), 1862 (E) Casanova 1829 (P-E) Casati 1883 (AU) Caserini luigi 1857 (C) Casimir-Ney 1856 (A) Cassandro 1891 (Q) Cassani Giuditta 1857 (C) Cassego Adelaide 1819 (E) Cassiglioni Carlo 1828 (P) Castagnola 1851 (AU) Castagnoli 1899 (E-A) Castellani 1862 (A) Castellano 1893 (A) Castelli 1870 (C), 1875 (C-P) Castello 1880 (C) Castiglioni 1882 (AU) Castiglioni Maria 1806 (C) Catalano 1835 (A) Catani Filippo 1871 (P) Cattinari 1858 (C) Cattinari Carolina 1857 (E) Cauvini Carlo 1805 (C) Cavalli Girolamo 1834 (C) Cavallucci 1885 (P) Cavedani 1873 (C) Ceccarelli Maria 1806 (P) Celestini 1865 (A), 1871 (C-Q) Cella 1844 (Q) Cerbara 1862 (C), 1867 (C), 1867 (P-E) Ceresa 1875 (A) Ceresa Giuseppe 1879 (A) Ceresa Luigi 1867 (P-E) Cervati Paolo 1831 (C) Cervini 1854 (AU) Cervini Benedetto 1852 (C-Q), 1852 (E), 1852 (A), 1855 (C) Cervini 1853 (C)


!455 Cervini G. 1852 (P) Cesari 1885 (A) Cesarò Salvatore 1871 (P) Charl Carolina 1852 (A) Cherni Alessandro 1868 (AU) Chiesi Pietro 1857 (C) Chiodo Giuseppe 1805 (Q) Chiomi 1875 (C-P) Ciampi 1863 (C) Ciani Pietro 1878 (C) Ciceri 1867 (C) Ciocci Gaetano 1879 (C) Cipriani 1888 (C) Cipriani Gio. Battista 1820 (P) Cisterna Emma 1900 (E) Cittadini Anna 1805 (P), 1805 (E) Clerici 1882 (AU), 1884 (AU) Coda Elisabetta 1815 (P) Cofratti Giuseppe 1857 (C) Cola Luigi 1804 (AU), 1805 (C) Colbrand 1867 (A) Coliva Filippo 1866 (P) Coliva Giovannina 1903 (C) Coll 1862 (Q) Colla 1835 (E), 1839 (E) Collamarini 1893 (A) Collardino A. 1872 (AU) Collini Gioseffina 1805 (E) Collini Virgilio 1859 (A) Colmenghi Romolo 1844 (P), 1854 (P) Colombo 1863 (A) Colonna Gabriella 1860 (P) Comberloni 1873 (C) Cominotti 1851 (P-E) Cominotti Emilia 1846 (E), 1850 (P), 1855 (C) Comolli Giovanni 1850 (A), 1850 (AU) Concordia 1864 (A) Concordia Giuseppe 1804 (P) Conde Sola 1886 (C-P) Configliacchi Paolina Taverna 1814 (P) Conti Corrado 1857 (P) Conti Geronima 1821 (Q) Conti Giuseppina 1820 (E) Conti Virginia 1861 (AU) Contini 1826 (E), 1867 (C), 1867 (P-E), 1893 (A) Coppini Giovanni 1822 (E) Coppini Teresa Burcardi 1822 (E) Coppini Gregorio 1808 (AV) Corbari 1863 (E) Core Maria 1872 (C) Coreggioli 1866 (A) Cornago 1875 (A) Cornazzano 1870 (A) Corradi Giulia 1834 (C) Correa Lorenza 1804 (A) Corsi 1860 (C), 1870 (A), 1871 (C-Q), 1891 (Q) Corsi A. 1861 (E)

Corsi Giovanni 1870 (C) Corsi Gio. Battista 1850 (A) Corsi Iginio 1865 (E) Corti 1865 (E), 1869 (E) Corti Ettore 1864 (E) Cosatti Annetta 1834 (C) Cosselli Domenico 1829 (P-E) Costantino 1900 (E) Cotogni Antonio 1863 (E) Cottone 1867 (A) Covaz Polidoro 1845 (P) Crespi Giuseppe 1806 (E) Cressotti Adelaide Tosi 1819 (Q) Crippa 1899 (E-A) Crippa Antonio 1831 (C) Cristino Ida 1873 (A) Crivelli 1865 (P) Crivelli Gaetano 1823 (Q) Crociati Gerolamo 1807 (C) Crosa Carlo 1833 (C) Crosti Eugenio 1855 (C) Crotti 1858 (P) Curioni Alberico 1816 (E) Curti 1822 (E) Cuzzani Carolina 1844 (P) Cuzzani Luigi 1844 (P) Da Caprile 1876 (C) Daddi 1893 (A) Dadò 1891 (Q) D’Alman Adele 1807 (P) D’Ania Edy 1857 (E) Danieli 1869 (Q) D’Antoni 1861 (E), 1874 (AU), 1875 (C-P) D’Antonj Giorgio 1860 (C), 1861 (E) D’Apice Giovanni 1855 (C) D’Avanzo 1880 (C) D’Avanzo Ippolito 1870 (C) Dell’Armi 1864 (AU), 1865 (C) D’Ermance 1877 (A) D’Este Anna 1868 (AU) D’Ettore 1862 (Q) Dalbesio 1851 (P-E) Daneri 1875 (C-P) Daniele Bartolomeo 1854 (P) Darwal 1887 (C) David 1870 (A) David Giacomo 1803 (A) De Amici Florenza 1882 (AU) De Angeli Alessandro 1821 (Q) De Angelis Francesco 1879 (A) De Baillou Gaetano 1834 (C), 1859 (E) De Bassini 1883 (C) De Bezzi 1834 (E) De Bezzi Antonio 1810 (AV) De Bezzi Arturo 1819 (AU) De Bezzi Eleonora 1819 (AU) De-Charran Clara Duprez 1857 (AU) De Dionigi 1903 (Q) De-Dominici 1856 (E)


!456 De Fanti 1871 (C-Q), 1873 (A) De Farina Antonietta 1829 (P-E) De Filatoff 1862 (Q) De Filippi 1871 (C-Q) De Filippis 1869 (C) De-Gattis Bartolomeo 1834 (E) De Gennaro 1899 (E-A) De Gianni-Vives Maria 1851 (AU), 1852 (C-Q),1852 (P) De Giovanni 1862 (E) De Gregori 1821 (AU) De Lagrange Anna 1867 (C) De Luca 1879 (A) De Luca Serafino 1880 (C) De-Maesen Camilla 1868 (A) De-Maestri 1873 (E) De Michelis 1903 (C) De Montelio 1861 (E) De Montelio Sofia 1860 (C), 1865 (E), 1865 (A), 1869 (Q) De Morelli Antonio 1853 (AU) De Neri 1896 (P) De Paoli 1899 (E-A) De Probizzi 1883 (C) De Serini 1870 (E), 1873 (E) De Sessi Irma 1873 (C) De Villareale Rosa 1891 (C) Del Giglio Giuseppina 1903 (C) Del Papa 1885 (A) Del Pino Stefanina 1845 (P) Della Cella 1844 (P) Della Porta Domenico 1869 (Q) Della Valle Silvia 1862 (C)) Dell’Argine Adele 1855 (P) Deleurie Borsi 1852 (E) Delle Sedie Enrico 1857 (C) Demi 1860 (P) Demi Elvira 1863 (E), 1871 (C-Q), 1872 (AU) Demi-Giori 1870 (A) Derivis Maria 1871 (P) Derivis Prospero 1852 (P), 1853 (P) Dessi 1834 (E) D’Ettore 1860 (P) De Castello 1886 (A) De Vecchi Giovanni 1853 (AU), 1854 (Q), 1854 (C) De Vecchi Giovannina 1829 (P-E) De Vecchi Gio. Battista 1847 (P) De Veiga Giovanni Ulmann 1880 (C) De Vincenti Carlotta 1829 (P-E) De-Zorzi Buzzi 1872 (C) Dielitz Emilia 1845 (P) Difranco Gio. Battista 1830 (E) Dobbletz 1863 (C) Dobles Agostino 1864 (E) Domelli 1883 (AU) Domi 1903 (C) Donà Carlo 1822 (C-Q)

Donadio Bianca 1878 (C) Donati 1854 (AU), 1855 (AU) Donati Luigia 1856 (C) Donati Virginia 1877 (AU) Doni Giulio 1902 (A) Dorati 1883 (AU) D’Orazi 1886 (C-P) Dordoni 1858 (P) Dorta Alfredo 1899 (Q) Dottin Sofia 1857 (P) Duclot Paolina 1855 (AU) Dunord Nadina 1864 (E) Duprez Alessandrina 1829 (P-E), 1830 (E) Duprez Clara 1858 (C) Duprez Luigi 1829 (P-E), 1830 (E) Eckerlin Fanny 1831 (C) Elena Giuditta 1856 (E) Elfi 1875 (A) Emiliani 1884 (A), 1884 (AU) Engherson 1903 (Q) Ercoli Elvira 1880 (C) Ertel 1892 (A) Euzet 1844 (P) Everardi Camillo 1852 (A), 1853 (C) Everardi Eloisa 1852(A) Fabbri 1865 (P), 1899 (E-A) Fabbricatore 1866 (A) Fabris 1862 (C) Fabrizi Orsola 1804 (P) Fabro 1885 (C), 1892 (A), 1900 (E) Facci Pio 1885 (P) Faccio Chiarina 1868 (C) Fagnani Luigi 1852 (C-Q) Fagnoni Luigi 1850 (AU), 1855 (E) Fagotti 1880 (A) Falzi Maria Antonia 1803 (AU) Fanti Anna 1819 (AU) Fantozzi Iride 1857 (E) Farina 1885 (A) Farini 1893 (A) Fattori Maria 1879 (C) Fattorini 1877 (A) Favelli Stefania 1829 (P-E) Favretto Cesare 1852 (E) Fedor Enrichette 1854 (P) Fedor Guglielmo 1850 (A), 1850 (AU) Fei Orsola 1813 (AV) Felici 1886 (C-P) Feltri Rosina 1860 (AU) Ferenczy 1866 (P) Ferlendis 1804 (C) Ferlendis Brescialdi 1807 (C) Ferlendis Camilla Bracialdi 1805 (C) Ferlotti 1872 (AU) Ferlotti Clementina 1868 (C) Ferni Carolina 1865 (E), 1871 (E) Ferni Teresa 1871 (E) Ferni Virginia 1886 (C-P) Ferraresi 1900 (AU)


!457 Ferrari 1842 (P), 1854 (AU), 1898 (Q) Ferrari Giacomo 1872 (AU) Ferrari Luigi 1855 (C) Ferrari-Pocoleri 1870 (A) Ferrari Prospero 1835 (E) Ferrario 1850 (P) Ferrario Luigi 1847 (P), 1854 (AU) Ferrario Piero 1872 (AU) Ferrario Stefano 1824 (C-Q) Ferravilla 1847 (P) Ferretti Amalia 1831 (C) Ferretti Luigi 1852 (A) Ferri Cesare 1847 (P) Fevari Maria 1863 (C) Fiando Severino 1803 (AU) Filippi Matilde 1873 (E) Filippini 1870 (C) Filippos 1880 (C) Filomena 1862 (E) Finaglia Antonio 1830 (E) Finoli Giuseppina 1862 (E) Finzi 1903 (Q) Fiorani 1867 (P-E), 1870 (C) Fioravanti Valentino 1873 (C) Fiorella Matilde 1871 (C-Q) Fiorentini-Marangoni 1875 (C-P) Fiorentini Rosa 1868 (C) Fiorini 1860 (P), 1866 (A) Fiorini Francesco 1804 (A) Fiorio Linda 1854 (E), 1855 (E) Fioroni 1864 (P) Firpo 1903 (C) Florio Antonietta Melada Drusilla 1855 (C) Fogari 1851 (AU) Foli Giacomo 1864 (P) Font 1903 (C) Font Vittorio 1902 (A) Forapan 1879 (C) Formentini 1900 (AU) Fosloni 1814 (P) Fossetta 1900 (AU) Franceschi 1846 (E) Franchi 1875 (C-P) Franchi-Capello Elisa 1862 (A) Francia-Zanini Luigia 1854 (Q) Frandin 1883 (C), 1893 (A) Franks 1867 (A) Frapolli 1874 (AU) Frezzolini Erminia 1863 (A), 1864 (P), 1865 (A) Frezzolini Giuseppe 1831 (C) Frizzi Francesco 1857 (P) Fucigna Giacomo 1803 (AU) Fucigna Maria 1806 (P) Fugazza 1883 (C) Fumagalli 1857 (C), 1896 (P) Fumagalli Amalia 1857 (C), 1866 (C) Furlan 1873 (A) Furlani Domenico 1832 (A)

FĂźrst Elisabetta 1839 (P) Gabbetti Teobaldo 1847 (P) Gabrielli Augusto 1869 (Q) Gabrini-Rossi Teresa 1839 (E) Gajani Adelaide 1855 (C) Galante Giuseppe 1832 (A) Galbiani 1876 (C) Galletti 1852 (A) Galli 1850 (E) Galli, 1886 (C-P) Galli Filippo1831 (C) Galli-MariĂŠ 1883 (C) Galli Vincenzo 1854 (Q) Galliani-Russo 1883 (C) Galvani 1853 (P) Gamarra 1854 (P) Gambardella Teresa 1852 (A) Gambini Giuseppe 1866 (C) Gandaglia 1852 (E) Gandini Bartolomeo 1855 (P) Garavaglia 1899 (E-A) Garavaglia Margherita 1821 (AU) Garbato Drusilla 1871 (P) Garbini 1887 (C) Garcia 1852 (E), 1868 (AU) Garcia Antonio 1864 (A), 1864 (AU), 1865 (C) Garcia G. 1865 (A), 1866 (C) Gariboldi 1857 (E) Gariboldi Rosalia 1850 (A) 1850 (AU) Gasparini 1887 (C) Gastaldi Luigi 1829 (P-E) Gautiero Achille 1888 (C) Gavazzi Giuseppina 1851 (AU) Gavetti Luisa 1852 (E) Gavotti 1866 (A), 1867 (C) Gayarre Giuliano 1870 (A) Gazul 1878 (C) Gazzaniga-Malaspina Marietta 1864 (P) Gazzone 1856 (A) Gazzotti 1898 (A) Genero Gio. Battista 1833 (E-A) Gentili Bonuri 1834 (C) Gentili Pietro 1819 (E), 1820 (E), 1822 (P), 1823 (E) Gentili Serafino 1820 (P) Gerli Teodolinda 1844 (P), 1852 (A), 1853 (AU) Ghedini Gaetano 1805 (P), 1805 (E) Gherardini Giovanni 1822 (P) Ghia 1877 (P) Ghilardini 1893 (A) Ghiotti 1880 (A) Ghislanzoni 1868 (C) Ghislanzoni Antonio 1855 (P) Ghislanzoni Giacinto 1855 (P) Giacobino 1900 (E) Giacomelli 1865 (A), 1866 (C), 1880 (A) Giacosa 1833 (C)


!458 Giacosa Natale1845 (P) Gianelli Cesare 1857 (C) Gianfredi Rachele 1869 (C) Giani Pietro 1829 (P-E) Giannetti 1866 (A) Giannini 1856 (E), 1867 (C), 1867 (A), 1868 (C) Gibellini Carlo 1842 (P) Gibelli Gio. Battista 1803 (AU) Gigli 1875 (C-P) Gino Luigia 1850 (AU) Giommi 1885 (P) Giordani Francesco 1850 (C) Giordani Gio. Giuseppe 1829 (P-E) Giordano 1886 (C-P),1893 (A) Giorgi 1853 (P) Giori Gaetano 1871 (C-Q) Giorza Luigi 1842 (P) Giotti 1856 (A) Giotti Camilla 1877 (A) Giovannini 1839 (E) Giraldoni 1871 (E), 1873 (A) Giraldoni Leone 1871 (P) Giraud 1892 (A) Giuliani 1903 (Q) Giusani 1870 (E) Giusti 1861 (C) Giusti Enrico1860 (AU) Gnone 1857 (E), 1868 (AU) Gnone Francesco 1854 (C), 1862 (C) Gordigiani Antonio 1819 (E) Gorè 1850 (AU), 1886 (A) Gorin Pietro 1857 (P) Gottardi 1860 (AU) Gozzolini 1873 (E) Granchi Simone 1852 (A) Grandi 1852 (E), 1853 (C), 1862 (E) Grandi Simone 1847 (P), 1853 (AU) Grassi 1873 (C) Grimoldi Virginia 1846 (E) Grossi 1900 (AU) Grosso 1862 (Q) Gualtieri 1865 (Q) Guardenti 1891 (Q) Guariglia Pietro 1803 (A) Guarnieri Domenico 1823 (E) Guerra 1850 (AU) Guerrabella 1857 (P) Guerrabella Ginevra 1860 (P) Guerrieri 1870 (C) Guglielmini 1852 (E), 1864 (P) Guglielmini L. 1852 (E) Guglielmini Luigi 1859 (A) Guiddo 1839 (P) Guidotti 1880 (A) Guidotti Camillo 1862 (E) Harvin Enrico 1869 (Q) Hawley 1854 (Q) Hayes 1865 (Q) Hazon Marianna 1831 (C), 1835 (A)

Heller Annetta 1855 (P), 1866 (P) Hericourt 1875 (C-P) Hillaret 1839 (P) Hochkoffer Anna Maria 1804 (A), 1804 (AU), 1805 (C) Holer Tom 1865 (P) Huarte 1891 (C) Human Elisa 1880 (C) Ippolito Giuseppe 1854 (P), 1854 (E) Irfrè Ettore 1862 (C) Ischierdu 1896 (P) Isnardon 1893 (A) Isturiz Teresita 1867 (P-E) Jakson Amalia 1859 (E) Karl Tommaso 1871 (P) Kempton 1867 (C) Lacinio Giuseppina 1839 (E) Laget Amabile 1753 (AU) Lainer Giovanni 1813 (AV) Lamberti Giulia 1888 (C) La Morgia 1883 (C) Lancetti 1891 (C) Landi 1885 (A) Landi Giovanni1850 (P), 1850 (E) Landsman Jenny 1868 (AU) Lanner 1846 (E) Lanzi-Bruni Orsola 1843 (E) La Porta 1887 (AU) Laroche Enrichetta 1831 (C) Laspiur, 1886 (C-P) Laterza 1862 (E) Lavini 1864 (A) Le Brun 1880 (C) Lega Francesco 1824 (C-Q) Lei 1827 (E) Lemaire Giuseppina 1853 (AU), 1854 (Q), 1864 (AU), 1865 (Q) Lembi Paolo 1822 (P) Léon-Duval 1880 (A) Leonardi Luigi 1834 (C) Leva 1835 (E) Leva Giuseppina 1851 (AU), 1852 (C-Q) Levi 1872 (AU) Licini 1899 (Q) Limonta 1891 (C), 1903 (Q) Liparini Giuseppe 1806 (E) Liverani 1860 (P), 1862 (A), 1865 (P) Llorens 1869 (E) Llorens Pietro Nolasco 1854 (P), 1854 (E) Locatelli Giuseppina 1866 (P) Locatelli Irene 1852 (P) Loda Giovanni 1856 (C) Lodetti Francesco 1831 (C), 1856 (E), 1859 (E) Lombardelli 1878 (C) Lombardi 1893 (A) Lombardi Giuseppe 1817 (E), 1821 (E) Lomi Adele 1866 (A) Lorenzi Giovanni 1820 (P)


!459 Lorenzini-Giannoli 1879 (P) Lorini 1846 (E) Lossetti Maria 1820 (P) Lucca 1899 (E-A) Lucchetti Maria 1873 (C) Lucenti 1903 (Q) Lucini Giovanni 1902 (A), 1903 (C) Lugani Carlina 1833 (C) Lugani Rosa 1828 (P) Luise 1857 (E), 1864 (E) Luppi 1870 (A) Luttichau 1884 (A) Luzzi 1868 (C) Luzzi Vittoria 1855 (AU), 1857 (P) Maccaferri 1855 (P) Macchi Carolina 1834 (C) Macchiavelli 1883 (C) Macchiavelli Giuseppe 1805 (A) Maestri Ranieri 1854 (AU) Maffei 1867 (A) Maggioni Luigia Sheldon 1834 (C) Maggiorotti Luigi 1821 (P), 1822 (E), 1823 (E) Magini 1883 (C) Magnani 1829 (P-E), 1875 (C-P) Magnani Luigi 1833 (E-A) Magnanini Carolina 1813 (E) Magni 1836 (E) Magrini 1847 (P) Maina Vincenzo 1888 (C) Majni 1860 (C) Majocchi Davide 1879 (A) Malchenet 1871 (C-Q) Maldotti Adelaide 1833 (E-A) Manara Rosa 1835 (A) Manari 1852 (P) Mancini 1877 (P) Mancio 1872 (C) Mancusi Giuseppe 1857 (AU) Mandolini 1899 (E-A) Manfrini 1886 (C-P) Manni 1869 (C), 1888 (C) Mantucchielli 1844 (P) Mar Marietta 1833 (E-A) Marangoni Rosa Fiorentini 1869 (Q), 1873 (A) Marazzani Carlotta 1864 (P) Marcassa Ettore 1872 (AU) Marchesi Francesco 1806 (C) Marchesini Maria 1816 (E) Marchetti Ferdinando 1821 (AU) Marchi Tommaso 1805 (C), 1805 (Q), 1806 (P) Marchisio 1861 (AU), 1862 (C), 1873 (A) Marcolini Eufrosina 1854 (E) Marcomini 1891 (A) Marconi 1850 (C) Marelli Giuseppe 1872 (C) Marenzi Elena 1903 (C) Marenzi Elisa 1902 (A)

Mariani 1870 (A) Mariani Carlo 1859 (E) Mariani Luciano 1831 (C) Marimpietri 1862 (Q) Marini Giuseppe 1829 (P-E), 1834 (E) Marinoni De Baillou 1866 (A) Mariotti 1899 (E-A) Marocco 1899 (E-A) Marra Giuseppe 1853 (AU), 1859 (E) Martelli 1900 (AU) Martinelli 1875 (A) Martinelli Gaspare 1803 (A) Martinelli Gio. Battista 1834 (C) Martinet Eugenia-Humberta 1831 (C) Martini Carlotti 1862 (C) Martinotti 1885 (A) Marucco 1873 (A), 1885 (C) Marzi 1867 (C) Mascietti Angela 1821 (P) Masini Carlo 1805 (C) Maspes Gaetano 1835 (A), 1836 (E) Massa Giuseppe 1822 (E) Massera 1867 (P-E) Massiani 1852 (P), 1864 (P) Massimiliano Bernardo 1871 (C-Q) Massini Vincenzo 1854 (E) Matthey Luigia 1842 (P), 1844 (P) Mattioli-Alessandrini Pietro 1857 (C) Mattioli Domenico 1855 (P), 1855 (E) Mauri 1899 (E-A) Mauri-Ventura Carolina 1854 (P), 1854 (E) Mazza 1880 (C) Mazzanti 1891 (A) Mazzanti Andrea 1857 (E) Mazzini Costanza 1805 (Q) Mazzini Luigi 1852 (C-Q) Mazzolani 1886 (C-P) Mazzoni-Osti Lodovico 1864 (P), 1865 (E) Mazzucco 1865 (E) Mea Giovanni 1856 (A) Mecksa Domenico 1851 (P-E) Medini 1885 (A) Melas Teresa 1820 (P), 1822 (C-Q) Melzi 1876 (C), 1885 (A) Mendez 1883 (C) Menegotti Annetta 1853 (P) Merea 1866 (A) Merea Carolina 1860 (AU) Merson-Ferrucci 1863 (C) Merusi Carlo 1805 (P), 1805 (E) Meyer Federica 1872 (AU) Michel 1833 (C) Michel Carolina 1819 (E) Micò 1855 (AU) Migliorucci 1805 (C) Milesi 1866 (A) Miller1865 (Q) Miller Vanda 1868 (AU) Miller Virginia 1853 (A)


!460 Millet 1867 (A) Minetti 1863 (A), 1866 (A) Minetti Antonio 1868 (A) Miotti 1891 (C) Miraglia Corrado 1867 (C) Miral Giuseppe 1856 (E) Mirandola 1854 (AU) Mirski 1877 (A) Miserocchi Temistocle 1855 (C) Missorta Palmira 1870 (C) Mitrovich 1862 (A), 1863 (C) Modiano 1865 (E) Mola Fausta 1869 (Q) Molinari 1827 (E), 1900 (AU) Molka 1896 (P) Molla Faustino 1872 (AU) Mombelli Anna 1813 (E) Mombelli Domenico 1813 (E) Mombelli Ester 1813 (E) Monari Giuseppe 1860 (C) Monfrini Paolina 1854 (P) Mongini 1899 (E-A) Monset Giuseppina 1865 (C) Montesini 1885 (C) Monti Bianca 1877 (A) Monti-Brunner 1899 (E-A) Monticini Giuseppe 1820 (E) Montresor Gio. Battista 1829 (P-E) Montignani Gaetana 1806 (P) Mora Margherita 1821 (AU) Moragas 1865 (A), 1866 (C), 1875 (C-P) Morandi Clory 1842 (P), 1844 (P) Morelli 1869 (Q) Morelli Adelaide 1884 (C) Morelli-Condolmieri 1861 (C) Morelli-Ponti 1862 (E) Moreo 1896 (P), 1900 (AU) Moretti 1859 (A), 1873 (C) Morgas 1865 (P) Moriami 1864 (E) Moriami Gustavo 1868 (A) Moriani Napoleone 1847 (P) Morino Antonio 1847 (P) Morio 1866 (C) Moro Angelica 1857 (AU) Moro-Cantalupi 1858 (C) Moroni 1876 (C) Morra Angiolina 1847 (P) Morra Giuseppe 1847 (P) Mosca 1870 (C) Mosca Antonietta 1821 (E) Mosconi 1870 (C), 1872 (AU) Motta Pio 1853 (AU) Mottino 1863 (C) Mugnaj Clemente 1844 (P) Murri 1864 (A) Musatti 1831 (C) Nardini 1873 (C) Natali 1879 (C), 1880 (A)

Natali Salvatore 1843 (E) Naudin Emilio 1880 (A) Nebuloni 1861 (C), 1862 (E) Nelli Romilda 1900 (AU) Nelly-Marsi 1872(C) Nerini Rosa 1821 (E) Nicolini Alessandro 1899 (E-A) Niccolini 1893 (A), 1903 (Q) Noli 1891 (C) Norberti 1865 (P) Nosadini Giuseppe 1822 (P) Notargiacomo 1885 (A) Noto 1885 (C) Novack 1883 (C) Novetti Rosina 1873 (C) Oldi Arrigo 1898 (P) Olgini 1867 (A), 1868 (C) Olivari Alessandro 1854 (C), 1854 (Q) Olivetti 1805 (AU) Olivi-Vetturi 1852 (A) Olivi-Vetturi Maddalena 1853 (C) Olivieri Giuseppe 1847 (P) Olivieri Lorenzo 1810 (AV), 1822 (C-Q) Olivieri Ludovico 1813 (E) Orecchia Angiola 1854 (C) Orlandi 1885 (A) Orlandi Elisa 1831 (C) Ortolani Angiolina 1853 (AU), 1854 (C), 1854 (Q), 1856 (E) Otto 1891 (C) Oxilia Giuseppe 1903 (C) Pacini 1804 (C) Pacini Luigi 1804 (AU), 1805 (C), 1805 (Q), 1806 (P) PaĂŤr Francesca Riccardi 1820 (P) Pagani 1865 (A) Paganini Giovanni 1835 (P), 1835 (E) Pagano 1883 (C) Pagnoni 1903 (C) Pagnoni Agostino 1857 (AU) Pagnoni Gualtiero 1903 (C) Palermi Salvatore 1847 (P) Pallerini Anna 1806 (C) Palmieri 1877 (A) Panizza 1873 (E) Panizza-Stinco 1891 (A) Pantaleoni 1869 (C) Pantaleoni Romilda 1868 (AU) Panzeri 1873 (C) Paoletti 1884 (A) Paoletti Tartini 1892 (A) Papa Luigi 1843 (E) Papeschi 1885 (C) Papini 1862 (Q), 1865 (P) Parasini Airoldi 1873 (C) Parboni 1864 (E), 1885 (P) Parboni Augusto 1866 (A) Parcolini 1876 (C) Pasini 1893 (A)


!461 Paquier Atenaide 1844 (P) Paraboschi Alessandrini 1852 (P) Parasini 1872 (A) Pardini 1862 (E), 1870 (A), 1871 (C-Q) Parlamagni Annetta 1824 (E-A-AU) Parlamagni Antonio 1804 (P), 1824 (E-A-AU) Parmigiani Luigi 1843 (E) Parodi Teresa 1853 (P) Parola Angelo 1898 (P) Parolini 1875 (C-P) Pasi 1854 (C) Pasi Giuseppe 1853 (AU) Passeri 1897 (E) Pasta Giuditta 1829 (P-E), 1831 (C) Pastori Clelia 1822 (E) Patrizio Giovannina 1866 (C) Patteri Carolina 1835 (A) Patti 1852 (E) Pattoni Nicolò 1871 (P) Pauly Giuseppe 1853 (AU) Peccia 1852 (A) Peccia Clotilde 1852 (P) Pedemonti 1879 (A) Pedrazzi Francesco 1834 (C) Pellegrini 1855 (AU), 1896 (P) Pelosio 1844 (P) Pellico 1867 (C) Pellini Rita 1865 (A) Penco Marco 1844 (P) Pennetti Rosalia 1821 (P) Perego Francesco 1856 (E) Perelli Gaetano 1814 (P) Perfetti Amalia 1823 (E) Perger 1845 (P) Peri Rebecca 1865 (P) Perillo 1855 (AU) Perkins Giulio 1869 (Q) Perosio 1903 (C) Perotti 1865 (E) Perozzi 1852 (E) Perrone Amalia 1861 (E) Persichini 1808 (AV) Pescatori Anna 1819 (Q), 1821 (P) Pessina 1869 (C) Pessina Luigia 1861 (E) Petich 1897 (E) Petrarca Debora 1821 (Q), 1828 (P) Petrazzoli Francesco 1822 (C-Q) Petrovich 1866 (A), 1903 (C) Petrovich Giovanni 1854 (E) Peyron Luigi 1806 (C) Philips Adelaide 1854 (AU) Piana 1866 (A) Piave Adelina 1883 (C) Picchi 1827 (E) Picchi Luigi 1808 (AV), 1819 (Q) Piccinini 1857 (E) Picco Rosina 1857 (P) Picinotti Luigi 1819 (Q), 1819 (AU)

Pignoli Luigi 1844 (Q), 1844 (P) Pini-Corsi 1885 (C) Pini-Corsi Antonio 1885 (C), 1888 (C) Pinotti Elisabetta 1815 (E), 1820 (E) Piombanti Faustina 1831 (C) Pirola 1865 (P) Pizzigati Ruggero 1847 (P) Pizzioli Ercole 1864 (P) Poch Carmela 1857 (C), 1859 (A) Pogliaghi 1877 (P), 1885 (A), 1900 (E) Pogliani 1876 (P) Polacco Rosina 1854 (AU), 1858 (P) Poli-Lenzi 1865 (A), 1866 (C), 1867 (A), 1868 (C) Polli-Lenzi Paolo 1862 (C) Polonini 1869 (E), 1885 (A) Poma Elisa 1853 (P) Pompeiano Antonio 1835 (P) Pons 1855 (E) Pons Feliciano 1850 (A), 1850 (AU) Ponti-Dell’Armi Luigia 1864 (AU), 1865 (C) Porro 1857 (P) Porroni Marianna 1805 (AU) Portheau Gio. Battista 1852 (P), 1852 (E) Porto Matteo 1805 (P), 1805 (E), 1829 (P-E) Porto Ottolini1834 (E) Pozzi 1863 (A), 1876 (P) Pozzi Giacomo 1822 (E) Pozzi Mantegzza 1857 (C) Pozzi Maria 1898 (A) Pozzi Teresa 1806 (P) Pozzi Vincenzo 1820 (P), 1821 (Q), 1821 (P) Pozzi Virginia 1853 (C) Pozzolini Alessandro 1852 (P) Pozzolini Atanasio 1854 (P), 1854 (E) Pozzolini Gaspare 1844 (Q) Prada Giovanni 1806 (P) Prato Giovanni 1807 (P) Prattico 1858 (C) Prattico Vincenzo 1854 (P), 1854 (E) Prette 1899 (E-A) Prette Antonio 1860 (C), 1861 (E) Prette Pietro 1856 (E) Pretti Luxoro 1852 (P) Prevedali Enrico 1860 (AU) Prevost Francesca 1879 (A) Preziosi 1874 (AU) Puccini Elisa 1857 (C) Puerari Elena 1860 (AU) Pugi 1877 (A) Puig 1856 (A) Quercioli 1883 (C) Querzè 1886 (A), 1900 (AU) Quizot 1886 (C-P) Radaelli Giacomo 1854 (E) Radeguerra Amparo 1891 (C) Raffaelli Domenico 1856 (E) Raffanelli Luigi 1804 (P) Raggi 1884 (C), 1885 (P)


!462 Raineri-Marini Antonietta 1834 (E), 1835 (P) Raitano 1891 (C) Ramini 1885 (C), 1885 (P) Ranzi Ersilia 1847 (P) Rappini 1883 (C) Ratti 1885 (A) Ravogli Giulia 1886 (C-P) Razzani 1875 (C-P) Razzani Antonio 1819 (AU), 1822 (C-Q) Rebottaro Nino 1864 (AU) Rebussini Giuseppe 1835 (P), 1835 (E) Redi 1867 (P-E) Regola Luigi 1824 (C-Q) Reggiani 1885 (A) Reminolfi 1896 (P) Remolini Domenico 1819 (Q) Remondini 1832 (A) Remondini Marco 1821 (P) Repetto Vittorina 1885 (A) Repossi Francesca 1859 (E) Rho Elena 1845 (P), 1852 (C-Q) Riboli Giovanni 1822 (E) Riboli Teresa 1822 (E) Ricci Andrea 1810 (E), 1810 (AV), 1811 (C) Ricci Francesco 1821 (Q) Ricciardi Luigi 1838 (P) Richelmi Elvira 1891 (C) Rieschi 1813 (AV) Rieschi Clemente 1819 (AU) Righi Giorgio 1866 (P) Righini Gio. Battista 1851 (AU), 1852 (C-Q) Righini Ester 1852 (C-Q) Rigo 1865 (P) Rigo Fulvio 1870 (A) Rigola Luigi 1833 (E-A), 1857 (C) Rinaldi 1886 (C-P) Rinaldini Luigi 1850 (A), 1850 (AU) Rinton 1875 (A) Riva Angiola 1822 (P) Rivarola 1839 (E), 1846 (P) Rivolti Rebecca 1833 (E-A) Rocca 1862 (C) Rocco 1850 (A) Rocchi 1876 (C) Roda Pietro 1833 (C) Rodas Agostino 1857 (AU), 1858 (C) Rokitansky 1860 (AU), 1861 (C) Roig 1882 (AU) Roldan 1870 (C) Roldan A. 1870 (C) Rolla-Kate 1885 (C) Romani 1862 (Q) Romani Gaetano 1856 (E) Romani Riccardo 1872 (AU) Rommy 1846 (E) Ronconi Ercole 1865 (A) Ronconi Giorgio 1834 (C), 1865 (E), 1865 (A) Ronconi Sebastiano 1862 (E) Ronzi 1864 (E)

Rosburg Ida 1872 (C) Roser-Balfe Lina 1831 (C), 1833 (C) Rosiello 1892 (A) Rosnati 1869 (E) Rossetti-Rebussini Adele 1853 (P) Rosetti-Sikorska Giuseppina 1847 (P) Rossetti 1870 (C) Rossetti Teresa 1835 (A) Rossi 1893 (A) Rossi Carlotta 1865 (P) Rossi Enrico 1856 (C) Rossi Gaetano 1844 (P) Rossi-Galli 1857 (E) Rossi-Galli Enrico 1867 (P-E) Rossi Gio. Battista 1823 (E) Rossi Giuseppina 1835 (A) Rossi-Rumiati 1870 (A) Rossini 1891 (A) Rota 1830 (E) Rota-Galli Carolina 1852 (C-Q) Rota Giacomo 1864 (P) Rovaglia Porati 1863 (A) Rovaglia-Porati Maria 1870 (C) Rovere Agostino 1835 (P), 1835 (P), 1835 (E) Rubini Geremia 1819 (Q) Rubini Gio. Battista 1831 (C) Ruffi Matilde 1853 (P) Ruggeri 1844 (P) Ruggero Adele 1867 (P-E) Ruggero Laura 1867 (P-E) Ruggieri Raffaella 1810 (E) Runcio 1877 (P) Ruotolo 1883 (C), 1885 (C) Rupini Vittoria 1855 (P) Rusconi 1896 (P), 1900 (AU) Russomanno 1892 (A), 1896 (P) Sabatano 1903 (C) Sabatini Alessandro 1864 (P) Saccomanno 1852 (A), 1862 (E) Saccomanno Luigi 1853 (C), 1855 (E) Sacconi Angiola Chies 1805 (C) Sacconi Lorenzo 1804 (AU), 1805 (C) Sacchero 1854 (Q) Sacchero Melchiorre 1857 (AU), 1858 (C) Sadis Domenico 1821 (AU) Saini Domenico 1817 (E), 1821 (Q), 1821 (P) Saini Laura 1835 (P) Sainz 1873 (A) Sainz Laura 1870 (A) Sala 1817 (E), 1898 (A) Salio Giuditta 1822 (E) Sallemeno Enrico 1871 (P) Salmasi 1892 (A) Salvago Alessandro 1857 (AU) Salvatori 1865 (E) Salustri Filomena 1871 (P) Salvini 1883 (AU) Sambo 1891 (Q) Sammarco 1892 (A)


!463 Sannazzari Carlotta 1855 (AU) Sannazzari Carolina 1847 (P) Sannier 1862 (A) Santi Giacomo 1833 (E-A) Santolini 1836 (E) Santori Marianna 1866 (C) Sarti Cesare 1864 (P), 1865 (A), 1866 (C), 1866 (C), 1869 (E) Saurel 1867 (C) Savelli 1885 (A) Savelli Stuarda 1892 (A) Savoldi 1886 (C-P) Scaccia Francesco 1805 (C) Scappaticci Ercole 1868 (C) Scarabelli 1877 (A) SchapiĂŠ Ernestina 1852 (E) Scheggi Fanny 1869 (E) Scheggi Giuseppe 1833 (E-A) Schiavoli Giuditta 1823 (Q) Schober Giovanni 1831 (C) Schultz Ida 1902 (A), 1903 (C) Scola Carlo 1852 (C-Q) Scolari Giovanni 1903 (C) Scotti 1850 (C), 1857 (AU) Secchi Luigi 1821 (E) Senna Achille 1845 (P) Serbolini 1880 (C) Serene 1865 (P) Setragni 1865 (P), 1873 (A) Siebanechi Marietta 1860 (C) Siebs 1868 (AU) Siebs Marietta 1864 (A), 1864 (AU), 1865 (C), 1865 (P) Silenzi 1870 (C) Silva 1804 (C) Silva Giuditta 1805 (C), 1805 (P) Silva Rosalinda Grossi 1803 (A) Simonetti 1867 (P-E) Simoni 1866 (A) Smat Pietro 1868 (AU) Smeroski 1885 (A) Soarez Cesare 1850 (AU) Sodese Camilla 1839 (P) Soldi 1844 (P) Sommariva Diego 1804 (C), 1805 (C) Sormani Teresa Salucci 1810 (AV) Spada Filippo 1828 (P) Spech Adelina 1835 (P), 1835 (E) Spek Maddalena Pietralia 1810 (AV) Spellini 1855 (AU) Spellini Luigi 1855 (P), 1856 (C) Spiaggi Domenico 1819 (Q), 1823 (Q) Spinzi Giovannina 1869 (Q) Spiriti Teresa 1803 (A) Spreafico Sgargi 1879 (P) Stecchi 1899 (E-A) Stecchi-Bottardi Luigi 1864 (AU), 1865 (C) Steffanini 1876 (C) Steller Francesco 1866 (A)

Stigelli Giorgio 1855 (AU), 1856 (C) Stinco-Palermini 1900 (AU) Strebel 1891 (Q) Strinasacchi Teresa 1806 (C) Stubel Lori 1880 (AU) Sutter Federico 1868 (AU) Taccani Elisa 1831 (C), 1834 (C), 1838 (P) Tacchinardi-Persiani Fanny 1833 (E-A) Tacchinardi Nicola 1806 (C), 1820 (E) Taddei Adelaide 1832 (A) Tadolini Eugenia 1834 (E) Tagliana 1865 (A) Talamanca 1899 (E-A) Tantalora Angiolina 1846 (P) Tasca Gaudenzio 1832 (A) Teghil Agnoni Anna 1819 (E) Terzi 1893 (A) Tescher 1884 (A) Tessada 1884 (C) Testori Angelo 1803 (A) Tetrazzoli Francesco 1819 (AU) Thiolier Giovanni 1857 (P), 1857 (AU), 1858 (C) Tillo 1866 (A) Tiraboschi Antonio 1831 (C) Tirelli 1850 (P) Tomei 1892 (A) Tommasi Angelo 1829 (P-E) Tonelli 1850 (P) Topai 1864 (AU), 1865 (P) Torri 1839 (P) Torricelli 1866 (A) Torrina Paolina 1857 (C) Tosi Matteo 1838 (P) Toussainte Catterina 1821 (AU) Tozzi-Fornari 1900 (AU) Tozzoli Pietro 1845 (P) Trabadello 1881 (C) Trabatoni Alessandro 1862 (C) Trabattoni Alessandro 1852 (A), 1855 (C), 1855 (P), 1855 (E), 1856 (C) Trabattoni Antonio 1854 (C) Trapani Emilia Maggi 1879 (A) Traversi 1845 (P) Trebbi 1872 (A), 1873 (C) Trivulzi 1839 (P) Tubertin 1885 (C) Turconi-Bruni 1884 (C) Turini 1867 (C) Turri-Princig 1886 (C-P) Ugolini 1883 (C) Urbinati 1891 (A) Urbinati Maria 1902 (A) Utto 1876 (C) Vaccani Domenico 1811 (P-E) Vagner Filippo 1807 (C) Vagnoli 1814 (AV) Vajro 1844 (Q) Valden 1875 (A)


!464 Valencia Leandro 1831 (C) Valente 1883 (C) Valerga Ida 1872 (U) Valerio 1844 (Q) Valerio Giovanni 1844 (P) Valero 1881 (C) Valesi 1834 (E) Valle 1872 (AU) Valle Elettra 1886 (C-P) Vaneri Paolina 1864 (P) Vanni 1888 (C) Vannucci 1865 (E) Vanoli Angiolina 1899 (E-A) Varalli 1864 (E) Varesi 1868 (AU) Varesi Felice 1857 (AU), 1858 (C), 1863 (A), 1864 (AU), 1865 (Q) Varesi Luigia 1864 (AU) Vaschetti 1829 (P-E), 1850 (C) Vassoli (Vasoli) Pietro 1805 (P), 1805 (E), 1805 (A) Veglia Natale 1803 (A), 1804 (P) Veglia Pellegrini Clementina 1803 (A), 1804 (P) Veneziani 1896 (P) Venturi 1834 (E) Venturini 1882 (AU) Vera-Lorini Sofia 1854 (C) Verati 1866 (C), 1873 (A) Vercellino Luigi 1806 (C) Verdini Albino 1878 (C) Verducci Pietro 1823 (E) Verini Paolina 1868 (AU) Vernhet 1842 (P) Verni 1806 (P) Verniche Emma 1860 (C) Viale 1855 (AU) Viale Costanza 1855 (P) Viale Lucia 1855 (P), 1856 (C) Vialetti Pietro 1852 (A), 1853 (C) Viardy-Marty 1867 (A) Vicentelli – Vedi Vincentelli 1875 (A) Vicentelli – Vedi Vincentelli 1876 (P) Vicini 1879 (C) Vico Cavalli Carlotta 1821 (E) Vidal 1864 (P), 1867 (A), 1868 (C)

Vietti Pico 1857 (E) Viganò Cesare 1855 (P) Viganotti 1860 (AU), 1884 (A), 1884 (AU), 1885 (A) Viganotti Ignazio 1866 (C), 1872 (C), 1872 (AU) Vigliardi Rosina (Rosa) 1850 (A), 1850 (AU) Villa 1861 (C) Villa Amalia 1805 (A) Villa Anna Capo 1822 (P) Villa Carolina 1834 (C) Villa Marietta 1864 (P), 1870 (E) Villa Tommaso 1872 (AU) Villani 1865 (E) Villar Carbonelli 1886 (C-P) Vincentelli 1863 (E), 1864 (P), 1868 (AU), 1873 (A), 1875 (A), 1876 (P), 1891 (A) Visconti 1886 (C-P) Vitti Augusto 1860 (C) Viviani1852 (E) Viviani Lodovico 1878 (C) Vizzani 1868 (AU) Volman 1865 (A) Volpini Ambrogio 1847 (P) Wagner 1867 (C) Walter 1851 (AU), 1852 (C-Q) Wermez Giulietta 1899 (E-A) Wigler 1893 (A) Wizjak Emma 1867 (A) Zagury-Harris Laura 1875 (A) Zambaiti Alessandro 1831 (C) Zambelli Giuseppe 1821 (E), 1822 (E) Zambelli Marietta 1850 (A), 1850 (AU) Zambellini 1846 (P), 1864 (P) Zamboni Lisetta 1810 (E) Zanetti 1852 (P), 1899 (E-A) Zappini Pietro 1803 (A) Zappucci Chiara 1868 (C) Zara 1899 (E-A) Zennari 1875 (A) Zoboli Giuseppe1835 (E), 1842 (P) Zoboli Giuseppe 1835 (A) Zonghi 1888 (C) Zoni Gio. Battista 1843 (E) Zucchielli Teresa 1821 (Q)

INDICE DEI BALLI Adda la figlia del saltimbanco 1864 (E) Adelaide ed Alfonso 1805 (C) Adriana 1883 (C) Alfredo il Grande 1803 (A) L’alloggio militare 1850 (P) L’Andalusa 1850 (Q) L’arrivo di Pasquale 1850 (Q) Le astuzie di Frontino 1854 (C) Le astuzie di Rosina 1862 (Q)

L’Avaro 1808 (AV) Azemira o sia I selvaggi 1806 (P) Il ballo del coscritto 1880 (C) Il battaglione d’amore 1880 (C) Il Bersagliere delle Alpi 1859 (A) Una burla al castello 1856 (A) Il Calzolaio burlato 1822 (E) La capricciosa 1822 (E) Il carnevale di Venezia 1829 (P-E)


!465 Caterina di Kisbir 1846 (P) Caterina alla pace di Prud 1808 (AV) Cefalo e Procri 1803 (AU) Chao-Kang 1831 (C) Chi la fa l’aspetta 1821 (P) Chi più guarda meno vede 1827 (E) Il consiglio di recluta 1861 (C) Corso de Leon 1856 (A) La danzomania 1805 (A), 1807 (P) Il disertore per amor figliale 1803 (A) Divertimento 1844 (P) Divertimento campestre 1804 (P) La donna di spirito 1811 (P) I due svizzeri 1811 (P) Ecuba ossia La morte d’Achille 1806 (C) Edwige di Polonia 1856 (Q) Edwinski e Floresca o sia Le mine di Polonia 1804 (A) Elda degli Abbruzzi 1846 (P) Elena e Serisca 1816 (E) Emma di Salerno 1854 (Q) Esmeralda 1861 (C) Eutichio 1832 (A) Ezzelino sotto le mura di Bassano 1811 (P) La fanciulla mal custodita 1852 (C-Q) Il Filopemene 1805 (C) I finti ciechi 1804 (A) Le forze d’amore 1807 (P) Giovanna di Napoli 1852 (P) Gisella 1854 (C) Giustina o sia La sposa riacquistata 1811 (P) La Gitana 1844 (P) Gomes nell’isola Cristina 1804 (P) Hamet 1833 (C) Idalide 1806 (C) Imelda 1806 (E) L’ipocrita punito 1821 (P) Macbet sultano di Dely 1813 (AV) Il maestro del villaggio 1822 (C) Marzio Cajo Coriolano 1804 (P) Il matrimonio per inganno 1821 (Q) Metilde e Fernando ad un’isola di selvaggi 1805 (Q)

La molinara soldato 1807 (C) I Molinari 1829 (P-E) La Ninfa e la sposa 1858 (C) Le nozze di Figaro 1835 (E) L’orfana di Ginevra 1828 (P) L’orfanella di Ginevra 1854 (Q) L’orfano e l’omicida 1858 (A) Orfeo di ritorno dall’Inferno o sia La Gloria 1821 (P) Paolo e Virginia 1828 (P) Il poeta di campagna 1805 (A) La potenza d’amore 1860 (AU) I Promessi Sposi 1835 (P) Il proscritto scozzese 1858 (A) Roberto ossia Il pescatore 1853 (A) Rosa 1842 (P) Le rovine di Janina 1815 (P) Sammete e Tamiri 1805 (P) Lo sbarco di Garibaldi in Sicilia 1860 (E) La scaltra fattoressa 1853 (C) La scaltra pupilla 1804 (A) La scimia riconoscente 1851 (AU) La scimmia benefattrice 1835 (P) Sedesclavo re di Dalmazia 1827 (E) La selvaggia 1822 (E) Sestetto di grotteschi 1814 (AV) Sideney 1853 (A) Il sogno verificato 1830 (E) Lo speziale o Il tutore burlato 1853 (A) Lo stenterello burlato 1821 (C) La torre maledetta 1835 (E) Li tre matrimoni 1805 (C) I tre Moschettieri 1959 (A) Tutto al contrario 1831 (C) La vanarella ed il semplice 1805 (E) La vedo e non la vedo 1811 (C) La vedova il giorno delle nozze 1831 (C) La vendetta di Glassemore 1852 (P) La vendetta di Medea 1810 (E) La vendetta di Minerva 1817 (E) I viaggiatori all’isola d’amore 1852 (C-Q) Zulnane e Zoraid 1806 (P)

INDICE DEI COREOGRAFI Angiolini 1833 (C) Armellini Giuseppe 1835 (E) Balassi 1858 (C) Benichi Giosuè 1821 (Q), 1822 (C-Q) Bertini Filippo 1817 (E) Borsi 1856 (A) Butturini 1880 (C) Cairano Giuseppe 1822 (E) Cajani Giuseppe 1805 (C) Casati Tomaso 1856 (Q), 1856 (E) Checchi Gio. Battista 1805 (Q) Cipriani Giovanni 1805 (A)

Fleury 1829 (P-E) Franchi Paolino 1803 (A) Frassi Lorenzo 1821 (C) Grillo Gio. Battista 1851 (AU) Grimaldi Domenico 1803 (AU), 1815 (P), 1821 (P) Grossi Teresa 1821 (P) Henry Luigi 1831 (C) Landini Antonio 1807 (C) Luzzi Eusebio 1806 (E) Maghetti 1883 (C) Massini Federico 1821 (P)


!466 Montani 1852 (P) Monticini 1828 (P) Onorati Giacomo 1806 (C), 1806 (P), 1807 (P), 1808 (AV) Razzani 1864 (E), 1867 (P-E) Rossi Giacomo 1846 (P) Saracco Giuseppe 1880 (C) Serafini Giacomo 1810 (E), 1811 (P-E), 1830 (E) Serpos 1827 (E)

Sessoni Carlo 1811 (C) Turchi Giuseppe 1835 (P) Venturi Francesco 1816 (E) Vienna Carlo 1822 (E) Viganò Salvatore 1804 (P), 1805 (P), 1805 (E) Villa 1854 (Q) Viotti 1859 (A)

INDICE DEGLI SCENOGRAFI Belloni Angelo 1823 (Q) Bocher Antonio 1834 (P), 1834 (E), 1835 (P) Cavallotti Giuseppe 1810 (E), 1811 (C) Ferrari Luigi 1810 (E) Ferrario Carlo 1878 (C) Fontana Carlo 1834 (P), 1839 (P), 1844 (P), 1847 (P), 1850 (C), 1850 (P) Galliari Gaspare 1803 (A), 1815 (E) Gandaglia Luca 1828 (P) Lonati 1817 (E) Minola 1817 (E)

Pedroni Giovanni 1805 (P), 1805 (E), 1806 (C) Peroni Filippo 1853 (P) Quaglia Filippo 1819 (E), 1823 (Q) Roversi Gaetano 1833 (E-A), 1835 (A) Sala Carlo 1852 (E), 1853 (C), 1854 (P), 1855 (C), 1855 (E), 1856 (C), 1856 (E), 1859 (A) Sanquirico Alessandro 1805 (P), 1805 (E), 1806 (C), 1829 (P-E), 1831 (C) Vimercati Luigi 1853 (P)

INDICE DELLE COMPAGNIE Acrobati marocchini 1845 (P) Aliprandi1895 (C) Alix 1838 (E) Atleti inglesi 1843 (A) V. Bassi 1857 (A) Beni-Zug-Zug 1870 (P) G. Benini 1851 (Q) Bergamaschi 1836 (P) Bertelli 1834 (A) Bertotti 1813 (A) H. Blaye 1866 (A) M. Borisi-Micheluzzi 1896 (C) Bosco 1835 (E) Calloud 1847(E) L. Canelli 1842 (Q) L. Capella 1847 (C), 1852 (A) L. Capodaglio 1861 (A) Carnaghi 1897 (A), 1898 (C) Chiarini 1841 (A), 1844 (A), 1847 (A), 1854 (AU), 1857 (AU), 1858 (A) Ciabetti 1825 (Q) Ciniselli 1859 (C) Comica Italiana 1813 (P) Costantini e Sciulz 1841 (E) Cottarelli 1851 (A) V. De Rossi 1846 (A) De Stefanis 1810 (A), De Stefanis e Romanine 1815 (A) Dilettanti 1904 (P) Dilettanti drammatici 1824 (C-Q),1824 (P),

1824 (E), 1825 (C) Dilettanti di declamazione 1827 (E) C. Dondini 1857 (AU) Emulatori 1821 (C) Fabbri 1828 (A-AU) A. Fabbri-Moncalvo 1829 (C) S. Fabbrichesi 1808 (E-A), 1825 (E), (A-AU), 1826 (C) Favre 1827 (C-Q) E. Ferravilla 1901 (C) L. Forti 1846 (A) Forti e Bernabei 1842 (E) Francese 1813 (P), 1814 (C),1829 (AV) Freund,1880 (AU) Fusarini 1847 (A) Galanti-Fantecchi-Campioni 1900 (E) E. Gallina-G. Moncalvo1829 (A-AV) E. Gasparoli (P) Giannuzzi 1844 (A) Giannuzzi-Moncalvo 1845 (A), 1846 (P) Giardini 1851 (C), 1853 (E), 1854 (A), 1857 (P) Giovinetti Modenesi 1870 (P) C.Goldoni 1836 (AU), 1837 (C),1848 (P) Granara 1818 (P) A. Grossi 1859 (Q) A. Guerra 1854 (E) L. Guillaume 1841 (A), 1844 (C), 1856 (P) Huart 1841 (A) Keller 1847 (E)


!467 Lagoutte e Gillet 1843 (C) Lalanne 1825 (C) Lalanne e Ducrow 1820 (AU), 1821 (C) Lambertini 1886 (C) R. Landini 1860 (P) S. Leoni 1900 (P) Lipparini 1836 (A), 1839 (E), 1840 (AU), 1841 (C) Lombarda 1847(A), 1848 (E),1849 (C) Majeroni 1840 (E) Mancini 1840 (P-E), 1846 (A) Mancini e Metello 1842 (C) A. Marchetti 1885 (P) L. Marchionni 1827 (A-AU), 1828 (C) Mariani 1841 (A) Mascherpa 1840 (Q), 1848 (C) Mascherpa-Velli-Favre 1819 (A) Massa e Morandi 1853 (A) Mazzotta e Cavicchi 1843 (P) Metastasio 1859 (A) Milanese 1869 (E), Milanese F. Grossi 1899 (C) Mingoni 1850 (Q) Mingoni, Prosperi e Gandini 1845 (P) G. Modena 1845 (C), 1860 (P) G. Moncalvo 1818 (C), 1819 (C),1821 (C), 1822 (C-Q), 1822 (P),1823 (C), 1834 (C), 1837 (C),1840 (A), 1841 (P), 1842 (A-AU), 1843 (C), 1843 (E),1843 (A), 1850 (AU), 1852 (Q) Morelli, Capella e Bergamaschi 1844 (C) MustafĂ 1857 (P) L. Naudmann 1856 (AU) Operette Bertini e Gargano1901 (Q) Operette Coniglio-Valle 1900 (C) Operette Freund 1880 (AU) Operette S. Leoni 1899 (P-E) Operette G. Marchetti 1900 (A) Operette L. Maresca 1884 (P) Operette Schurmann 1886 (AU) Operette G. Tani 1901 (P) Orsolini e Fracanzani 1822 (P) Pascali, Bovi e Cardarelli 1854 (Q) Perini e Orsolini 1826 (P) L. Petrelli 1828 (Q), 1829 (P-E) A. Pezzaglia 1899 (Q)

Pisenti, Gattinelli e Solmi 1824 (E) Pisenti e Solmi 1843 (C) A.Poletti 1851 (A) Quaglieni 1847 (C) F. Rachelle 1851 (A) A. Raftopulo 1820 (A), 1821 (E) Raucourt 1806 (A), 1807 (E) Re di Sardegna 1824 (C-Q), 1826 (Q), 1838 (Q) G. Restelli 1827 (E) A. Ristori 1860 (A), 1862 (AU),1863 (P), 1863 (AU) Rosa 1835 (A), 1836 (C),1837 (AU), 1839 (C) S. Rosa 1882 (A) C. Rossi 1884 (P) E. Rossi 1863 (A) Rossi-Iggius-Pietriboni 1898 (AU) RoussiĂŠre 1898 (A) Saltatori di corda 1808 (A) T. Salvini 1862 (AU) Sarda 1838 (A), 1845 (Q),1847 (C), 1855 (A) Sbodio 1901 (C) Sbodio-Carnaghi 1893 (Q), 1893 (Q), 1894(C) Schiultz e Preda 1844 (AU) Scremin e Mariani 1858 (A) Solmi e Pisenti 1835 (C), 1839 (A) Sorelle Favre 1827 (P) Stabile Milanese 1901 (A), 1902 (C) Taddei 1807 (A), 1808 (C), 1838 (C) G.B. Tassani e G. Bosello 1843 (P) Tassani 1854 (A), 1855 (C) Tessero 1884 (P) Tre (I) Persiani, 1852 (A) Vedova e Borrelli 1827 (E) Vedova e Dorati 1825 (A) Vergnano 1835 (C), 1838 (AU), 1840 (C), 1840 (AU) L. Vestri 1822 (P) Vitaliani 1887 (C) Vittorio Alfieri 1839 (Q) Volange 1806 (E) C. Zamarini e Preda 1864 (C) T. Zocchi 1832 (P) Zoppetti 1856 (Q)

INDICE DEI NOMI Abbadia Luigia, soprano, 160, 161, 181, 182, 233 Acconci Adriano, baritono, 255, 256 Acquaroni G. B., basso, 145 Acquisti Giuseppe, buffo, 56 Acrobati Marocchini, compagnia di, 137 Adami Antonio, ballerino, 70 Adamoli, cantante, 235

Adams, soprano, 272 Adrien, prestigiatore, 139 Agostini Ersilia, cantante, 135 Agostini Leopoldo, tenore, 53 Agostini Rachele, cantante, 134, 135 Agresti Antonio, tenore, 166, 167 Agresti, cantante, 283 Agullini, tenore, 287


!468 Airoldi, cantante, 247 Airoldi, buffo, 265, 266 Aiudi, attore, 160 Ajmo, soprano, 273 Ajroldi Eugenio, impresario, 187 Alard Delphin Jean, violinista e compositore, 191, 192 Alba Isabella, cantante, 198 Albertazzi, ballerina, 172 Albertazzi Antonietta, ballerina, 196 Alberti, attore, 116 Alberti, tenore, 141 Alberti Matteo Fasciotti, basso, 118, 119 Alberti Luigi, tenore, 106, 107 Alberti-Salani, cantante, 180 Albertini Antonietta, ballerina, 196 Albertini-BoucardĂŠ, cantante, 222 Albertini Chiara, soprano, 103, 104 Albertolli Giocondo, architetto, 10 Albiach, tenore, 305 Albini, ballerino, 50 Albini Ettore, commediografo, 304 Albini Marietta, soprano, 72, 75, 76 Albusi, capo della polizia, 22 Alcamisi, basso, 145, 146 Aldini, cantante, 232 Alemanni Giuditta, cantante, 240 Alessandresco Ninizza, cantante, 223 Alessandrini, cantante, 165 Alessandrini, basso, 209 Alessandrini L., cantante, 205 Alessandrini Luigi, cantante, 143, 145, 170, 171, 176, 177, 181, 182 Alfieri Vittorio, compagnia dr., 121 Alfieri Vittorio, poeta tragico, 47, 58, 112, 121, 125, 126, 137, 142, 183, 184, 193, 200, 203, 213 Alfini Carolina, cantante, 76 Aliprandi, basso, 155, 172, 233 Aliprandi, compagnia dr., 289, 290 Aliprandi Alfonsina, attrice, 193 Aliprandi Anna Nava, cantante, 51 Aliprandi Domenico, tenore, 222, 225 Aliprandi Vincenzo, mezzo carattere, 51 Alix, compagnia dr., 120 Alleva Antonio, ballerino, 97 Allevi, mezzosoprano, 221 Allievi Marietta, cantante, 158, 168 Almansi, cantante, 296 Almanzi Ventura, commediografo, 292, 294 Almasio, pianista, 156 Almonti Marietta, soprano, 176 Altavilla, tenore, 190 Altini Giuseppe, baritono, 170, 188, 189 Alvars Paris, compositore, 153 Alvisi Assunta, cantante, 244 Alzamora, tenore, 160, 161 Alzina, basso, 259 Amadei Giulia, cantante, 171 Amaldi Clementina, cantante, 258

Amati Carlo, architetto, 8 Ambrosini Paolo, basso, 112, 113, 114 Amodio Francesco, baritono, 231, 232 Amorini Luigia, mezzosoprano, 242 Ancelot Jacques, drammaturgo, 115, 120, 140 Andreani e Rodolfo Barac, compagnia dr., 202 Andreoli Giuseppe, contrabbassista, 20 Andrieux, commediografo, 35 Anelli Angelo, librettista, 33, 48, 56 Angelini Teresa, attrice, 47, 63 Angiolini, coreografo, 105 Angiolini, famiglia di ballerini, 26 Angiolini (vedi Angelini Teresa) Angiolini Raffaele, cantante, 232 Annoni, cantante, 112 Annovazzi, tenore, 268, 269, 270 Ansani Giovanni, tenore, 19 Anselmi Marietta, cantante, 166, 167 Anselmi Teodoro, commediografo, 264 Anti Beatrice, cantante, 56 Anti Luigia, cantante, 56 Antognini Cirillo, tenore, 121 Antona Traversi Camillo, commediografo, 287, 290 Antonelli, cantante, 121 Antonietti, cantante, 260 Antonietti, soprano, 273 Antonucci Gio. Battista, basso, 184, 185, 186, 190 Antuani Giulietta, cantante, 255, 256 Apolloni Giuseppe, compositore, 247 Appiani Carlo, ballerino, 59 Appiani Teresa, cantante, 55 Aptomas, arpista, 228 Arabi Marocchini, compagnia di equilibristi, 151 Araldi Giovanni, basso, 106 Aramburo, tenore, 243 Archinti N., cantante, 205, 214 Arcolesi Giovanni, cantante, 30, 32 Arditi Emilia, violinista, 219 Arditi Luigi, violinista, 219 Aretino Pietro, letterato e poeta, 281 Arigotti Maria, cantante, 217 Ariosto Ludovico, poeta, 102 Armandi-Villa, tenore, 251 Armellini Giuseppe, coreografo, 114 Arnaus, attore, 130, 131, 133, 140, 143 Arnaus Giuseppe, attore, 132 Arnaus Marietta, attrice, 132 Arnoldi, cantante, 253 Arnoldi Virginia, soprano, 265, 266 Arnous, attore, 167, 168 Arpesani Giovanni, contrabbassista, 115 Arrighi Cletto, commediografo, 287, 290 Arrivabene, attore, 147 Arrivabene Opprandino, critico, 117


!469 Artaria Ferdinando, stampatore, 52 Artoni Giacomo, tenore, 231, 232 Ascani Giovanni, basso, 199 Ascolesi Giovanni, cantante, 30, 32 Asioli Bonifazio, compositore, 72 Aspa Mario, compositore, 266 Aspetti Teresa, cantante, 117 Assandri Achille, tenore, 166, 176 Asti Cesare, attore, 148 Asti Chiara, cantante, 56 Astolfi Giuseppe, attore, 128 Astori, baritono, 265 Athos, cantante, 283 Atleti Arabi, compagnia di, 128 Atleti Inglesi, compagnia di, 133 Atry Giovanni, basso, 190, 252, 253 Attendolo, tenore, 293 Auber Daniel, compositore, 150, 157, 160, 262, 281, 299, 305 Augieri, baritono, 247 Augusta Amalia Luisa, principessa di Baviera, 36 Auletta Ferdinando, buffo, 56 Aureli, tenore, 212 Aureli Savina, cantante, 143 Austin Jeanne, soprano, 129, 130 Austri Giuseppe, violinista, 142 Avedano, cantante, 283 Avelloni F. A., commediografo, 47, 128, 131 Avena Renato, direttore dâ&#x20AC;&#x2122;orchestra, 295, 299 Avignone Enrico, clarinettista, 124 Azzalini, baritono, 251, 252 Babini Matteo, tenore, 19 Babbini Matteo (vedi Babini Matteo) Baccei, tenore, 228 Bacchetta Cesare, baritono, 271, 273, 281, 282 Bacchiani, soprano, 263 Bach Johan Sebastian, compositore, 192, 199, 201 Bacofen, attrice, 40 Badalucchi, tenore, 242 Baderna Marietta, ballerina, 135, 136 Badiali, cantante, 51 Bagagiolo, basso, 209 Bagarotti Marianna, cantante, 57 Baile Uda, poeta, 178 Bailini, basso, 167 Baillou-Hilaret Felicita, cantante, 97, 100, 101 Baistrocchi Domenica Crespi, cantante, 32 Bajard J. F., librettista, 135 Bajetti Giovanni, compositore, 225 Balassi, coreografo, 195 Balassi Francesco, tenore, 61 Baldanza Gaetano, tenore, 169, 170, 171 Baldassari, baritono, 245, 293, 297 Baldassarri (vedi Baldassari) Baldelli, buffo, 268, 269, 270 Balderi Arcangelo, basso, 243, 244

Baldi, cantante, 282 Baldi, basso, 295, 299, 304, 305 Baldi Alba, cantante, 198 Baldi Angiolina, cantante, 198 Baldi Carolina, cantante, 238 Baldi Celeste, cantante, 304, 305 Baldini Gio. Battista, tenore, 255, 256 Balduini, attore, 147 Balfe Guglielmo, basso, 104, 105, 106 Balma, tenore, 217 Balti Chiara, cantante, 268 Balzac de HonorĂŠ, romanziere, 118 Banderali Davide, buffo, 38, 51 Bandini Primo, compositore, 300, 301 Banti Brigida Giorgi, soprano, 75 Baour-Lermian, commediografo, 44 Barac Rodolfo, attore, 202 Baracani Eugenia, attrice, 131 Baraccani Eugenia (vedi Barracani Eugenia) Baraldi Paolo, baritono, 218, 219, 220 Baratti, soprano, 252 Barattini Filippo, librettista, 207 Barbaccini, tenore, 195 Barbaccini Enrico,cantante, 197, 233 Barbacini, tenore, 222, 230 Barbaini, tenore, 291 Barberis, basso, 305 Barberis, baritono, 296, 299 Barberis Tommaso, impresario, 295, 304 Barbier J., librettista, 223, 233, 267 Barbieri, baritono, 291 Barbieri Gaetano, giornalista, 86 Barbieri-Thiolier Nina, soprano, 190, 194 Barbieris Camilla, cantante, 41 Barbini, pittore, 16 Barbisan, ballerina, 204 Bardelli, mezzosoprano, 252 Bardellini Luigi, cantante, 246 Bardi, tenore, 253 Baretti Giuseppe, poeta, 3 Barilati, impresario, 267, 287 Barlani-Dini, contralto, 261, 262 Baroilhet (vedi Barroilhet Paolo) Baroncelli, tenore, 271, 272, 273 Barone, tenore, 201 Barone Cosenza, commediografo, 125 Baroni, tenore, 224 Baroni Luigi, cantante, 197 Barracani Ettore, ballerino, 147 Barracani Eugenia, attrice, 131, 142, 147 Barroilhet Paolo, basso, 97, 100, 101 Bartoletti Matilde, cantante, 207 Bartolucci Carlo, baritono, 158, 159, 161, 185 Bartolucci Vittorina, cantante, 257 Barzi, tenore, 267 Basadonna, basso, 154 Bassi, incisore, 16 Bassi Calisto, librettista, 176, 181, 190 Bassi Carlotta, soprano, 237, 254


!470 Bassi Nicola, direttore d’orchestra, 207, 208, 218, 219, 224, 225 Bassi Valentino, compagnia dr., 193 Bassinelli, direttore cori, 277 Batta, violoncellista, 228 Battaggia, tenore, 151 Battaglia Giacinto, giornalista, 206 Battista Vincenzo, compositore, 299 Battoni Prospero, commediografo, 286 Bauer Edoardo, compositore, 117 Baumarchais de P. A., commediografo, 117 Baur Antonio, pianista e compositore, 161, 189 Bavagnoli Gaetano impresario e direttore d’orchestra, 296, 297 Bayard J. F., commediografo, 117, 136, 175 Bazzero, attore, 303 Bazzi, attrice, 91 Bazzi, ballerina, 163 Bazzi, tenore, 267 Bazzi Gaetano, compagnia dr., 76 Bazzini Antonio, violinista, 191, 309 Beatri Giovanni, flautista, 43 Beauharnais Eugenio, viceré d’Italia, 10, 16, 18, 36, 39, 42, 43, 44, 45, 46, 47, 48, 49, 55 Beaumarchais Pierre-Augustine Caron de, commediografo, 35 Beccali Gaetano, clarinettista, 20 Beccali Pietro, oboista, 82 Beccaris Bava, generale, 292 Bedei, soprano, 236 Bedotti Antonio, ballerino, 89 Bedotti Giuseppina, attrice, 129 Beduschi Olga, soprano, 292 Beethoven Ludwig, compositore, 153, 155, 257, 309 Belfiore, commediografo, 291 Belisario, attore, 83 Bellariva Teresa, soprano, 242, 257 Bellati Alice, cantante, 210 Bellincioni Gemma, soprano, 272, 273, 309 Bellini, ballerina, 164, 165 Bellini, ballerino, 174 Bellini, cantante, 304, 305 Bellini-Casati Luigia, ballerina, 150 Bellini Emilia, ballerina, 163, 164 Bellini Giuseppina, cantante, 226 Bellini Vincenzo, compositore, 3, 21, 96, 101, 102, 103, 104, 105, 106, 109, 113, 114, 118, 119, 151, 160, 167, 176, 199, 220, 224, 232, 236, 249, 271 Bellissimo, direttore d’orchestra, 276 Belloni Angelo, scenografo, 72 Belloni Antonio, attore, 47 Belloni Paola, cantante, 61, 69 Bellot Sara, cantante, 233 Bellotti, attore, 132 Bellotti Antonio, librettista, 219 Bellotti-Bon Luigi, attore, 148, 183

Bellotti Felice, traduttore, 147 Bellotti Luten, attore, 116 Beltrame Pietro, librettista, 114 Beltramini, contralto, 106 Beltramini-Marcora Giulia, cantante, 191 Bencich, basso, 134, 160, 161, 228 Benciolini Antonio, basso, 157, 158, 159 Bendazzi, cantante, 279, 280 Beneggi Gio. Battista, violinista, 89 Benfatti Gaetano, cantante, 169 Benferreri, cantante, 259 Benfratelli Michelangelo, cantante, 257 Benichi Giosuè, coreografo, 64, 65, 68, 73 Benini, attore, 160 Benini Gaetano, attore, 140 Benini Gaetano, compagnia dr., 160 Bennati Estella, cantante, 141 Bensi, attore, 172 Bensi, attrice, 172, 178 Benuc, cantante, 291 Benvenuti M., librettista, 243 Benzi Giuseppe, cantante, 170, 171 Beraud Antony, drammaturgo, 115 Bergamaschi, compagnia dr., 115 Bergamaschi Luigi, attore e capocomico, 134 Bergomi Davide, tenore, 112, 114 Berini Antonio, mezzo carattere, 54 Berini-Maini Enrichetta, soprano, 251, 252 Berio di Salsa Francesco, librettista, 93 Bériot Charles Auguste, violinista e compositore, 191, 192 Berlioz Hector, compositore, 154 Bernabei, attore, 130 Bernardi, compositore, 216 Bernardi Giuseppina, cantante, 185 Bernardi, direttore d’orchestra, 216, 231, 234, 249, 255 Bernardini, ballerina, 33 Bernasconi Giuseppe, cantante, 167, 184, 185, 186, 187, 188, 189, 197, 232, 243, 247 Bernasconi P., cantante, 205 Bernau, soprano, 254 Berninzone R., librettista, 188, 248 Bertati Giovanni, librettista, 34, 43, 268 Bertelli, compagnia dr., 111 Berti, tenore, 188 Berti Tommaso, mezzo carattere, 56 Bertini, cantante, 302 Bertini Antonio, buffo, 34 Bertini Filippo, coreografo, 57 Bertini e Gargano, compagnia di operette, 302 Bertolazzi Carlo, commediografo, 284, 286, 287, 289, 290, 291, 292, 303, 304 Bertolini Giuseppe, baritono, 179 Bertolini-Raffaelli Chiara, cantante, 186 Bertotti, compagnia dr., 53, 54 Bertozzi Angiola Maria, cantante, 74 Bertrand, arpista, 85, 106


!471 Bertucci, cantante, 138, 139 Bertucci Angiolina (Angiola), cantante, 144 Bertucci Teresa, contralto, 144, 145 Bertuzzi, direttore d’orchestra, 63, 65, 69 Berutti Arturo, compositore, 285 Beseghi, attrice, 112 Bettini, attrice, 83 Bettini Giovanni, attore, 47 Bettini Pompeo, commediografo, 304 Bevilacqua Giacomo, tenore, 64, 65 Bevilacqua Giuseppe, violinista, 77 Beyer, compositore, 245 Biacchi, basso, 195 Biacchi, direttore d’orchestra, 244 Biaggi Teresa, cantante, 121 Bianchi, strumentista, 244 Bianchi, attore, 213, 215 Bianchi, cantante, 19 Bianchi, notaio, 46 Bianchi, baritono, 259 Bianchi Andrea, compagnia dr., 81 Bianchi Angiola, cantante, 23 Bianchi-Biffi Clotilde, cantante, 224 Bianchi Eliodoro, mezzo carattere, 51 Bianchi Giuseppe, m.° al cembalo, 65, 77 Bianchi Luigi, basso, 186 Bianchi Luigia, cantante, 169, 170 Bianchi-Montaldo, soprano, 278 Bianchi Vincenzo, violinista, 117, 200 Bianchini, attrice, 298 Bianchini, attore, 298 Bianco, cantante, 302 Biasoli, tenore, 192 Bibiena, scenografo, 20 Bicchielli, tenore, 252 Bidera Emanuele, librettista, 135, 194 Bidò, violinista, 216 Bienvenu Francesco, fisico, 39 Bigatti Carlo, compositore, 160 Bigiogero Lecchi, attrice, 178 Bignami, direttore d’orchestra, 165 Bignami, cantante, 187 Bignardi, tenore, 253 Billoci, ballerina, 111 Binaghi Gio. Battista, cantante, 23 Binda Luigia, cantante, 258, 268, 269, 270, 274 Biondi Gaetano (vedi Biundi Gaetano) Biondi Lorenzo, cantante, 97, 99, 100, 101 Biondini Luigi, tenore, 107, 108 Bis Hippolite-Louis-Florent., librettista, 225, 231 Biscaccianti Elisa,cantante, 143, 145 Biscottini Calista, cantante, 133 Biundi Gaetano, tenore, 178, 179, 186, 187 Bizet Georges, compositore, 267 Blanc, tenore, 297 Blanes Paolo Belli, attore, 47 Blasco, cantante, 234 Blasco Federico, tenore, 233, 234

Blasis, ballerino e coreografo, 159, 168 Blasis, coniugi ballerini, 147, 168, 202 Blasis Carlo, ballerino, 135, 136 Blaye Heric, capocomico, 226, 227 Blume Bianca, cantante, 252 Bocage, commediografo, 147 Boccabadati Virginia, soprano, 194, 195 Boccaccio Giovanni, cantante, 92, 93 Boccaccio Leone, violoncellista, 65, 66, 67, 69 Boccioni, tenore, 165 Boccolini Ercole, compositore, 207 Boccomini, attore, 63, 79, 112, 115, 137, 143, 183 Boccomini Angelo, basso, 117, 130 Boccomini Lavaggi, attrice, 275 Bocconi, fratelli commercianti, 261 Bodio Carlo, impresario, 42, 43 Bodoni Anna, grottesca, 59 Bodrilla, soprano, 272 Boema Gabriella, cantante, 227, 228 Boema-Steffani, cantante, 275 Boggia Giovanni, basso, 56, 59, 61 Boifava Barbara, storica, 12, 13 Bolcioni, tenore, 165 Boldo, attore, 127 Boldori, commediografo, 303 Boldrini, attrice, 160 Boldrini Federico, attore, 167, 168 Bolis Maria, cantante, 217 Bollich, soprano, 155 Bolognese Domenico, librettista, 195, 210, 214, 266 Bolton, baritono, 221 Bon, attrice, 88 Bon, attore, 147 Bon Bellotti, attore, 183 Bon Bellotti Luigi, attore, 147 Bon F. A., capocomico e attore, 116, 117, 124, 125, 132, 136, 137, 139, 309 Bon Luigia, attrice, 136 Bonacich, cantante, 259 Bonafi-Lucas Giovanna, contralto, 233 Bonamici Giuseppa, contralto, 65, 67, 106 Bonazzi, attore, 147 Bonesini Roberto, tenore, 282 Bonfanti, buffo, 300, 302, 303 Bonferreri, cantante, 242 Bonfichi, compositore, 61 Bonfigli Lorenzo, cantante, 104, 105, 106 Bonheur Stella, contralto, 254 Boni A., librettista, 247 Boniforti, pianista e m.° di canto, 156, 184 Bonmayer, pianista, 109 Bonocore Gaetano, buffo, 41 Bonola, cantante, 74 Bonola Carlo, commediografo, 287 Bonoldi Claudio, tenore, 37, 56, 57, 106 Bonoldi Elisa, cantante, 106, 107 Bonoldi Lodovico, 56


!472 Bonomelli, tenore, 134 Bonomini Giuseppa, cantante, 65 Bonora, baritono, 166, 167 Bonovelli, cantante, 245 Bonsignori Margarita, cantante, 62 Bonsignori Marietta, cantante, 61, 63 Bonuzzi Enrichetta, attrice, 88 Bonuzzi Francesco, attore e capocomico, 88, 148 Bonuzzi Lucia, attrice, 88 Bonzanini, commediografo, 238 Boracchi Angelo, impresario, 143 Boranelli, impresario, 196 Borani Giuseppe, compositore, 185 Borbone Gaetano, cantante, 181 Bordas Gio. Battista, tenore, 165, 166 Bordet Carolina, soprano, 153 Bordet Eufrosina, violinista, 153 Bordini Filippo, commediografo, 289, 290 Bordogni Marco, mezzo carattere, 56 Bordoni, contralto, 155 Bordoni Pietro, cantante, 54 Borella, cantante, 187, 204, 209, 226 Borella Fiorio, cantante, 179 Borella Maurizio, basso, 134, 178, 179 Borelli, cantante, 204, 282 Borelli Lyda, attrice, 307, 308 Borgani Amalia, cantante, 259 Borgatta, pianista, 106 Borghi, attore, 120, 143 Borghi-Mamo Adelaide, mezzosoprano, 233 Borghi-Vietti Angiolina, contralto, 151, 152, 155, 158, 169 Borgognoni Letizia, cantante, 186, 187 Boriani, cantante, 300 Borioni Fortunato, cantante, 163 Borisi-Micheluzzi Maria, compagnia dr., 290 Borlinetto, soprano, 271 Borotti Luigi, cantante, 217 Borrioni Marianna, cantante, 34 Borsi Alessandro, ballerino e coreografo, 65, 68, 187, 188, 196 Bortoloni, pianista, 109 Bortuzzi Francesco, pittore, 12 Borzelli, baritono, 253 Boschi, baritono, 242 Boschini, baritono, 240 Bosco, esperto di magia, 113 Bosello Francesca, cantante, 32 Bosi, mezzosoprano, 276 Bosi Stefano, scrittore, 15 Bosio, baritono, 268 Bosio Angiolina, soprano, 142 Bosisio Camillo, commediografo, 288 Bosisio Enrichetta, cantante, 241 Botta, violoncellista, 228 Bottardi, cantante, 219 Bottardi Stecchi, tenore, 211 Bottari Giovanni, basso, 89

Botteghini, attrice, 147 Bottero Alessandro, buffo, 214, 215, 244, 245, 247, 257, 258, 268, 269, 270, 274, 282 Bottero Osvaldo, basso, 279 Bottesini Giovanni, contrabbassista, 202, 255 Botticelli Bartolomeo, buffo, 56 Botticelli Pio, buffo, 56 Botticelli Vincenzo, basso, 61 Botto, commediografo, 203 Bouchardy, commediografo, 147 Bovi, attore, 175 Bovi, tenore, 214 Bovi-Campeggi, attore, 196 Bovio Angelo (Angiolo), arpista, 152, 155 Boy, tenore, 208 Bozzetti, cantante, 204, 207 Bozzetti, tenore, 155, 186, 187, 195 Bozzetti Alberto, tenore, 168, 169 Bozzi Virginia, cantante, 150 Bozzo Antonio, capocomico, 294, 295 Braga Gaetano, compositore, 246, 247 Bragozzo, direttore dâ&#x20AC;&#x2122;orchestra, 161, 162, 163, 168, 169 Braham, tenore, 155 Brambilla, cantante, 253, 254 Brambilla Amalia, contralto, 65 Brambilla Annetta, cantante, 106, 107, 108 Brambilla Erminia, cantante, 135 Brambilla Gaetanina, contralto, 155, 156 Brambilla Giovanni, cantante, 32 Brambilla Giuseppina, soprano, 106, 240 Brambilla Luigi, attore, 77 Brambilla Marietta, contralto, 92, 94, 106, 240 Brambilla Paolo, m.° al cembalo, 65, 67, 72, 74 Brambilla-Ponchielli Teresina, soprano, 281, 282 Brambilla Teresa, soprano, 106, 113, 114, 240, 241, 309 Brandi Luigi, attore, 86, 91 Breda, tenore, 305 Breghenzer, cantante, 138 Brembilla Amalia, soprano, 76 Brembilla Annibale, cantante, 115 Bresci Gaetano, anarchico, 292 Bressa Ercolina, cantante, 57 Brianza Giacomo, ballerino, 70 Briata Giuseppe, cantante, 136 Briccialdi Giulio, flautista, 142, 181, 182 Brida, direttore dâ&#x20AC;&#x2122;orchestra, 230 Brida Luigi, cantante, 33, 34 Brighenti-Rossi, ballerino, 204 Brizzi, attore, 214 Brizzi Elisabetta, ballerina, 43 Brocchi Gio. Battista, buffo, 43 Brofferio, commediografo, 115 Broggi Antonio, ballerino, 68 Brucioni, soprano, 217 Brunetti, tenore, 243, 244 Bruni Francesco, tenore, 118


!473 Bruno, cantante, 295 Bruno Andrea, baritono, 206, 207 Bruno M., librettista, 213 Bucciotti, attore, 143 Bucellati Giuseppe, commediografo, 116 Bugamelli Gustavo, attore, 129 Buireo, cantante, 281 Bulgarelli, compositore, 89 Buonamici Giuseppina, cantante, 107 Buonavoglia L. G., librettista, 54, 89 Buonomo Alfonso, compositore, 265 Burcardi Filippo, m.° al cembalo, 66, 72 Busi Adriana, soprano, 287, 288 Busoni Fernando, clarinettista, 215 Bussi Federico, commediografo, 284, 292, 298 Bussola Giovanni, attore, 114 Bustini, ballerina, 195 Buti, baritono, 278, 283, 287, 288 Buti, cantante, 279 Buti Lodovico, baritono, 259, 267, 268 Butturini, coreografo, 261 Butturini Mattia, librettista, 26 Buzzi Antonio, compositore, 166, 168, 199, 236 Buzzi Attilio, basso, 240, 242 Buzzi Elisabetta, attrice, 122, 132 Buzzi-Peccia, compositore, 289, 291, 292 Caballero, commediografo, 298 Cabella, baritono, 255 Cabot Ignazio, tenore, 162, 163, 164 Cacciamani Ranieri, trombettista, 161 Cacicci, cantante, 302, 303 Caglioni, tenore, 265 Cagnola Luigi, attore, 88 Cagnola Luigi, architetto, 15 Cagnoni Antonio, compositore, 156, 157, 190, 214, 244, 247, 258, 269, 302 Cairati Ernestina, cantante, 257 Cairo Emma, attrice, 290 Cajani Giuseppe, coreografo, 31, 32 Cajerini Luigi, cantante, 189 Calcaterra Enrico, basso, 198, 219 Calcaterra Luigi, cantante, 260, 261 Calcina Giacomo, buffo, 43 Caldara Giuseppe, flautista, 74 Caldarini Luigia, cantante, 51 Calderini Angelo, cantante, 186 Calestani, baritono, 175 Callioni, tenore, 273 Calloud, compagnia dr., 146, 147 Calloud, attore, 146 Calori, ballerino, 177 Calvi Felice, storico, 3 Calzolari Enrico, cantante, 150 Camagna G. D., librettista, 107 Camberai Vincenzo, buffo, 51 Cambiaggio Carlo, buffo, 103, 104, 105, 106,

110, 111, 113, 114, 135, 136, 170, 171, 188, 205, 209, 226 Cambiaghi Mariagabriella, storica, 4 Cambiè, attore, 298 Cammarano Salvatore, librettista, 129, 134, 136, 144, 154, 157, 158, 162, 171, 180, 184, 197, 276 Camola Valentino, buffo, 34 Camoletti Luigi, commediografo, 124, 215 Campagna-Casali Giovannina, soprano, 173 Campanini Cleofonte, direttore d’orchestra, 279, 280 Campelli, cantante, 252 Campello, basso, 259 Campiani Lucio, compositore, 190 Campioni, attore, 298 Campitelli Luigi, tenore, 57 Canabel, fratelli funambuli, 59 Canali Giuseppa, ballerina, 64 Canelli Lorenzo, compagnia dr., 128, 130 Canepa Luigi, compositore, 247, 259 Canoletti Luigi, commediografo, 125 Canonica Annunciata, madre di Giuseppe Antonio Canonica, 7 Canonica Francesco, figlio di Giuseppe Antonio Canonica, 7 Canonica Giuseppe Antonio, capomastro, 5, 6, 7, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 18 Canonica Luigi, figlio di Giuseppe Antonio Canonica, 7 Canonica Luigi, architetto, 3, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 18, 33 Canonica Paolo, padre di Giuseppe Antonio Canonica,7 Canonica Pietro, figlio di Giuseppe Antonio Canonica, 7 Canova Antonio, scultore, 25 Canti Edoardo, compositore, 270 Cantoni, tenore, 272 Cantoni Carolina, attrice, 125, 126 Cantù, baritono, 210, 211, 212 Cantù Antonio, tenore, 50 Cantù Cesare, storico e letterato, 125, 127 Capella Luigi, compagnia dr., 167, 168 Capella Luigi, attore, 167, 168 Capella Luigia, attrice, 167, 168 Capelli, cantante, 121 Capelli Ferdinanda, contralto, 247 Capelli Giovanni, tenore, 89 Capo Villa Anna, cantante, 69 Capodaglio Luigi, compagnia dr., 205 Cappa Innocenzo, uomo politico, 307 Cappella, attore, 143 Cappella Luigia, compagnia dr., 142, 143 Cappella Luigia, attrice, 134, 143 Cappelli, cantante, 277 Cappelli, baritono, 255 Capuani Raffaele, ballerino, 65 Capurro, buffo, 296


!474 Caracciolo, attrice, 160 Caracciolo, basso, 301 Caracciolo, contralto, 252 Carapia, cantante, 187 Caravati Fernando, attore, 284, 294 Carbonelli-Villar, baritono, 278 Carboni, baritono, 235, 236 Carcano Francesco, padre di Giuseppe, 3, 4 Carcano Giacomo, della famiglia Carcano, 3 Carcano Gian Pietro, della famiglia Carcano, 3 Carcano Giovanni, della famiglia Carcano, 3 Carcano Giulio, poeta, 150 Carcano Giuseppe, proprietario teatro, 3, 4, 5, 6, 10, 11, 22, 23, 29, 30, 35, 40, 45, 46, 48, 309 Carcano Lorenzo, padre di Francesco, 3 Carcano Pietro, della famiglia Carcano, 3 Carcano Vincenzo, della famiglia Carcano, 3 Cardarelli, capocomico, 147 Cardella, ballerino, 186 Cardini Maria, soprano, 244 Carducci Giosuè, poeta, 307 Caremoli, mezzosoprano, 115 Carini, strumentista, 244 Carini Antonio, cornista, 20 Carini Laura, cantante, 245, 246 Carisio, tenore, 136, 141 Carisio Luigi, cantante, 217 Carletti, cantante, 134 Carletti-Prosperi, attrice, 137, 138 Carlevalis Carlotta, cantante, 72, 73 Carlini, compositore, 100 Carmanini Luigi, cantante, 25 Carmanini Tomaso, cantante, 25 Carmouche, commediografo, 120 Carnaghi, compagnia dr., 291, 292 Carnaghi Davide, attore e capocomico, 284, 286, 287, 289, 292, 308 Carnelli, tenore, 277 Carobbi, soprano, 117 Carpani Giuseppe, librettista, 34 Carpani Paolo Ripamonti, ingegnere, 5, 10, 11 Carpano Adelaide, cantante, 38 Carpi Vittorio, baritono, 246, 256 Carrani, attore, 167, 168 Carrara Fulvio, cantante, 74 Carrara Lucia, cantante, 73, 74 Carré M., librettista, 223, 233, 267, 279 Carrer, compositore, 157 Carrer Paolo, compositore, 166, 167, 180, 185 Carriani, attore, 167 Carrozzi Carlotta, cantante, 151 Carugati, commediografo, 303 Casali Amilcare, basso, 152, 154, 173, 174 Casali Tommaso (vedi Casati Tommaso) Casaloni, cantante, 211, 212 Casaloni Annetta, contralto, 153, 157, 158, 209

Casaloni-Barboglio, cantante, 159 Casanova, soprano, 95 Casati, impresario, 182, 191 Casati, direttore d’orchestra, 246 Casati, contralto, 268 Casati Corinna, ballerina, 155 Casati Elisa, ballerina, 155 Casati Tommaso, coreografo, 186 Casè, attore, 304 Caserini Luigi, tenore, 188, 189 Casilini Amalia, attrice, 216 Casimir-Ney, soprano, 187 Casoldi, strumentista, 244 Casoli, ballerina, 97 Cassandro, cantante, 283 Cassani Giuditta, cantante, 189 Cassego Adelaide, cantante, 59 Cassiglioni Carlo, cantante, 89 Castagnola Giuseppina, soprano, 154, 156, 162 Castagnoli, tenore, 296 Castelbarco Cesare, compositore, 155 Castelbarco Emanuele, attore, 307, 308 Castellani, tenore, 210 Castellani Felicita, cantante, 154 Castellano, tenore, 288 Castellazzi, attrice, 130 Castelli, tenore, 239, 252 Castelli A., librettista, 275 Castelvecchio Riccardo, commediografo, 193, 196, 264 Casti Gio. Battista, poeta satirico, 26 Castiglieri Annetta, cantante, 121 Castiglioni, soprano, 265 Castiglioni Carlo, cantante, 89 Castiglioni Maria, cantante, 36 Catalani Angelica, soprano, 72, 74, 75, 76, 201 Catalano, basso, 115 Cataldi, poeta estemporaneo, 123 Catani Filippo, buffo, 243 Cattaneo, attore, 295 Cattaneo, attrice, 295 Cattaneo Carlo, scrittore e patriota, 15 Cattaneo Stanislao, m.° di canto, 199 Cattinari Carolina, soprano, 192, 195 Cauvini Carlo, mezzo carattere, 31 Cavalli, flautista, 95 Cavalli Girolamo, cantante, 108, 109 Cavallini Ernesto, clarinettista e direttore d’orchestra, 150, 152, 153, 154, 155, 156, 157, 195 Cavallini Eugenio, violinista e direttore d’orchestra, 96, 136, 153, 154, 155, 156, 165, 167, 169, 170 Cavallotti Felice, commediografo e uomo politico, 292 Cavallucci, cantante, 275 Cavedani, cantante, 247 Cavinati, direttore d’orchestra, 89


!475 Cavinati Giovanni, violinista, 20, 41 Cavour, uomo politico, 197 Cazzioletti Zenone, impresario, 106 Cazzola-Brizzi, attore, 193 Cazzola Clementina, attrice, 210, 211 Ceccarelli Maria, cantante, 37 Ceirano Carolina, ballerina, 70 Ceirano Giuseppe, coreografo, 70 Celestini, tenore, 222, 242 Cella, cantante, 134 Celletti Rodolfo, musicologo, 36 Cerbara, tenore, 206, 207, 228, 229 Ceresa, cantante, 253 Ceresa Giuseppe, cantante, 259 Ceresa Luigi, tenore, 230 Cerquetelli, strumentista, 244 Cerri Laura, ballerina, 296 Cervantes Saavedra, scrittore, 19 Cervati Paolo, cantante, 99 Cervieri A. M., scrittore, 284 Cervini Benedetto, baritono, 164, 166, 167, 168, 169, 178, 179, 180 Cervini G., basso, 165, 166 Cesari, cantante, 277 Cesarò Salvatore, basso, 243 Chambers, contralto, 235 Chapron, attore, 40 Charl Carolina, cantante, 168 Charles, compositore, 295 Chateaubriand François-Auguste-René de, poeta, 254 Checchi Gio. Battista, coreografo, 32 Cherni Alessandro, cantante, 233 Cherubini Francesca, ballerina, 65, 68, 70 Cherubini Luigi, compositore, 56 Chiappori Giuseppe, musicologo, 24, 28, 31, 33, 34, 35, 36, 37, 38, 41, 48, 50, 52, 53, 54, 56, 57, 58, 60, 64, 68, 71, 75, 76, 78, 80 Chiari, attore, 111, 125, 126, 131, 132 Chiari, attrice, 123 Chiarini, compagnia di acrobati, 117, 128, 136, 137, 147, 178, 194, 196 Chiaromonte Francesco, compositore, 161 Chiesi, tenore, 188 Chiesi Pietro, cantante, 188, 189 Chiodo Giuseppe, cantante, 32 Chiomi, soprano, 251, 252 Ciabetti, compagnia dr., 80 Ciampi, basso, 211, 212 Ciani Pietro, cantante, 257 Ciarli, attore, 139 Ciarli Filippo, compagnia dr., 60 Ciceri, baritono, 228 Cicondio, ballerino, 265 Ciconi Teobaldo, commediografo, 214 Cima Camillo, attore e commediografo, 237, 284, 303, 304 Cimarosa Domenico, compositore, 17, 19, 36, 42, 78, 79, 111, 268

Ciniselli, compagnia equestre, 196, 197 Cinti-Damoreau Laure, soprano, 56 Ciocci Gaetano, cantante, 257 Ciotti, ballerino, 86 Ciotti, ballerina, 111 Ciotti, attore, 210, 212, 215 Ciotti-Sirtori, ballerina, 105 Cipollini Antonio, librettista, 287 Cipollini Gaetano, compositore, 287 Cipriani, cantante, 281 Cipriani Giovanni, coreografo, 34 Cipriani Gio. Battista, buffo, 61, 63 Cisterna Emma, soprano, 299 Cittadini Anna, cantante, 33, 34 Citterio, ballerina, 169 Clerici, impresario, 265 Clerici, mezzosoprano, 265, 273 Coccia Carlo, compositore, 65, 74, 82, 87, 89 Coda Elisabetta, cantante, 56 Codebò A., commediografo, 202, 248 Cofratti Giuseppe, cantante, 188, 189 Cola Luigi, buffo, 28, 30, 31 Colantuoni Alberto, commediografo, 304 Colasanti, professore di oficleide, 212 Colbrand, soprano, 230 Coliva Filippo, baritono, 225 Coliva Giovannina, soprano, 305 Coll, basso, 208 Colla, basso, 114, 121 Collamarini, mezzosoprano, 288 Collardini A., cantante, 246 Collini Gioseffina, cantante, 34 Collini Virgilio, baritono, 198 Colmenghi Romolo, baritono, 136, 176 Colomberti, attore, 123 Colombino, Napoleone, attore, 117, 125, 126 Colombo, baritono, 195, 214 Colombo Corrado, commediografo, 291, 292, 294, 298 Colonna Gabriella, cantante, 201 Coltellini, attore, 125 Comberloni, cantante, 247 Cominazzi Pietro, giornalista, 101, 135, 138, 145, 146, 157, 183, 203, 234, 237, 246, 254 Cominotti, cantante, 160, 161 Cominotti Emilia, soprano, 141, 153, 161, 179 Comolli Giovanni, tenore, 156, 157, 158, 159 Commedia Milanese, compagnia dr., 237, 238 Concordia, tenore, 218 Concordia Giuseppe, cantante, 25 Conde Sola, cantante, 278 Configliacchi Paolina, cantante, 56 Coniglio-Valle, compagnia di operette, 297 Consolo Federico, violinista e compositore, 280 Conti, attore, 116, 117 Conti, direttore d’orchestra, 260, 277 Conti, ballerina, 38


!476 Conti Corrado, tenore, 190 Conti Geronima, cantante, 64 Conti Giuseppina, cantante, 61 Conti Paolina, attrice, 129 Conti Virginia, cantante, 206 Contini, contralto, 84 Contini, baritono, 228, 229 Contini, basso, 288 Coppa Santino, compositore, 237 Coppi Giacomo, flautista, 20 Coppini Giovanni, basso, 70, 71 Coppini Gregorio, mezzo carattere, 48 Coppini Teresa Burcardi, cantante, 70, 71 Coppola Pietro Antonio, compositore, 112, 113, 124, 146 Corbari, cantante, 213 Corbellini, direttore d’orchestra, 186, 255 Cordella Giacomo, compositore, 35 Core Maria, mezzosoprano, 244 Coreggioli, cantante, 226 Cormon E., commediografo, 120, 267 Cormundi (vedi Dušek Giuseppe) Cornaglia Abbà, compositore, 254 Cornago, baritono, 252, 253 Cornazzani, basso, 241 Cornazzano, tenore, 240 Corneille Pierre, poeta tragico, 35, 162 Coronaro Gellio Benvenuto, compositore, 287 Corradi Giulia, cantante, 108 Correa Lorenza, soprano, 27, 28 Correnti Placida, soprano, 140 Corrodi, cantante, 129 Corsi, cantante, 233 Corsi, tenore, 150, 199 Corsi, basso, 283 Corsi Achille, tenore, 205 Corsi Giovanni, baritono, 156, 205, 238, 239, 241, 242 Corsi Gio. Battista, baritono, 157 Corsi Giovanni, baritono, 205 Corsi Iginio, cantante, 221 Cortesi Augusta, soprano, 244 Corti Ettore, baritono, 217, 221, 232, 237 Coruson, baritono, 276 Cosatti Annetta, cantante, 109 Cossato, amico di Bellini, 103 Cosselli Domenico, basso, 92, 309 Costa Andrea, tenore, 160 Costa Enrico, librettista, 246 Costa Luigi, contrabbassista, 72 Costantini, attore, 117 Costantini e Sciulz, compagnia dr., 127 Costantino, baritono, 299 Costello, cantante, 260 Cotogni Antonio, baritono, 213, 309 Cottarelli, compagnia di acrobati, 162, 185 Cottin, cantante, 300 Cottone, cantante, 230

Covaz Polidoro, tenore, 139 Cozzioletti Zenone, impresario, 106 Cremaschi, direttore d’orchestra, 177 Crespi, ballerina, 50 Crespi Giuseppe, mezzo carattere, 38 Cressotti Adelaide Tosi, cantante, 59 Crippa, soprano, 297 Crippa Antonio, cantante, 97, 100, 101 Crippa Luigi, cembalista, 20 Crisafulli Domenico, librettista, 285 Cristiani, attore, 83 Cristino Ida, soprano, 248 Cristofani Antonio, compositore, 149 Crivelli Gaetano, tenore, 51, 72, 75, 220 Croci Ferdinando, ballerino, 141 Crociati Gerolamo, buffo, 41, 42 Crosa Carlo, cantante, 105 Crosti Eugenio, baritono, 179 Crotta Carolina, soprano, 154 Crotti, baritono, 196 Crotti Giuseppe, basso, 161 Cuniberti, compagnia dr., 254 Cuniberti Amalia, attrice, 254 Cuniberti Gemma, attrice, 254 Curci Giuseppe, compositore, 114 Curioni Alberico, tenore, 57 Curti Antonio, commediografo, 284, 287 Curti N., basso, 70 Cutini-Mancini, attrice, 202 Cuzzani Carolina, cantante, 135, 136 Cuzzani Luigi, cantante, 136 Czerny Carlo, compositore, 109 Da Caprile, tenore, 253 Daddi, tenore, 288 Dadò, cantante, 283 D’Agostini Amalia ballerina, 261 Dalbesio, basso, 160, 161 Dalla Baratta, direttore d’orchestra, 175, 176 D’Alman Adele, cantante, 43 Dall’Ongaro, commediografo, 137, 148, 203, 210 Dame Viennesi, complesso strumentale, 249 D’Amore, coreografo, 172, 174, 175 Dancla Charles, compositore, 153 Dandini, attore, 137 Daneri, cantante, 252 D’Ania Edy, cantante, 191 Daniele Bartolomeo, tenore, 176 Danieli, tenore, 236 D’Annunzio Gabriele, poeta, 307 Dante Alighieri, poeta, 123, 157 D’Antoni Giorgio, tenore, 199, 205, 252 D’Apice Giovanni, tenore, 179, 180 Da Ponte Lorenzo, librettista, 51, 224 D’Arienzo M., librettista, 187, 207, 270 Da Rizzo Lorenzo, capocomico, 121 Darra, attore, 127


!477 Darwalla, cantante, 281 Darwin, prestigiatore, 270 Daspuro N., librettista, 287 Dessi, tenore, 110 D’Aste Ippolito, commediografo, 211, 212 D’Avanzo, tenore, 260 D’Avanzo Ippolito, tenore, 238, 239 David, cantante, 241 David Feliciano, compositore, 152 David Giacomo, tenore, 15, 16, 17, 19, 21, 22, 309 David Giovanni, tenore, 106 D’Avigni Alfredo, commediografo, 118 Davila, basso, 155 De Amici Florenza, cantante, 265 De Angeli Alessandro, buffo, 64 De Angelis, amico di Bellini, 102 De Angelis Francesco, tenore, 259 De Antoni, baritono, 251 De-Baillou Gaetano, cantante, 108, 109, 110, 197 De Baillou Marino, soprano, 226 De Bassini, tenore, 267, 268 De-Bezzi, tenore, 110 De Bezzi Antonio, mezzo carattere, 50 De Bezzi Arturo, mezzo carattere 59 De Bezzi Eleonora, cantante, 59 De Blanes, attore, 81 De Boni F., librettista, 119 Debraine Giacinto, prestigiatore, 117 De Castello, tenore, 280 De-Charran Clara Duprez,cantante, 194, 195 Decker, inventore, 180 De Courcelle Adrien, scrittore, 294 De Cristoforo Alberto, direttore d’orchestra, 293 De Dionigi, cantante, 305 De Dominici, basso, 186 D’Ettore, baritono, 201, 208 De-Fanti, contralto, 242, 248 De Farina Antonietta, cantante, 93, 94 De Ferrari Serafino Amedeo, compositore, 188 De Filatoff, cantante, 208 De-Filippi Giuseppina, clavicembalista, 154, 156 De Filippis, tenore, 235, 236 De-Filippis, soprano, 242 De Gattis Bartolommeo, baritono, 111 De Gennaro, tenore, 297 De Gianni-Vives Maria, cantante, 163, 165 De Giosa Nicola, compositore, 247, 270 De Giovanni, cantante, 208, 209 De Giuli Adele, ballerina, 202 De Gra Alessandro, scenografo, 143 De Gregori N., tenore, 67 De Grianty Brentano, direttore generale degli Spettacoli, 6, 11, 46, 49 De Jouy Etienne, librettista, 225, 231

Deker, inventore, 180 De Lagrange Anna, soprano, 228, 229 Delavigne Casimiro, drammaturgo, 125 Delavigne Germain., librettista, 135, 150, 196, 262, 281 Delestre E., librettista, 236 Deleurie Borsi, soprano, 167 Del Giglio Giuseppina, soprano, 305 Délibes Léo, compositore, 279 De Liguoro Federico, compositore, 171 Della Cella Agostino, tenore, 135, Della Croce, ballerina, 265 Dell’Argine Adele, cantante, 180, 181 Dell’Argine Luigi, compositore, 295 Dell’Armi, tenore, 218, 219 Della Guardia, attrice, 293 Della Valle Silvia, soprano, 206, 207 Delle Sedie Enrico, baritono, 188, 189 De Lorenzi Carolina, cantante, 56 Del Papa Dante, tenore, 276, 277 Del Pino Stefanina, cantante, 139 Del Rossi-Spinelli, attore, 293 Del Testa Gherardi, commediografo, 193, 210 De Luca, cantante, 296 De Luca Serafino, tenore, 259, 260, 261 Del Vecchio Amelia, attrice, 284 De-Maesen Camilla, cantante, 233 De-Maestri, soprano, 248 De Marchi Emilio, commediografo, 306 De Marini, attore, 127, 210 De Marini Giuseppe, attore, 47, 81, 83, 88 Demi, buffo, 201 Demi Elvira, soprano, 213, 241, 242, 245, 246 Demi Giori, cantante, 240 De Micheli, tenore, 305 De Mojana Pietro, compositore, 104 De Montelio Sofia, soprano, 199, 205, 222, 236 De Morelli Antonio, basso, 174 De Neri, cantante, 291 Dennery, commediografo, 120 De Paoli, baritono, 296 De Ponte, pianista, 155 De Probizzi, basso, 268 Derivis Maria, cantante, 243 Derivis Prospero, basso, 166, 169, 170, 171 D’Ermance, tenore, 255 De Rossi, attrice, 140 De Rossi Paolina, attrice, 132, 133 De-Rossi Vincenzo, attore, 116, 131, 132 De-Rossi Vincenzo, compagnia dr., 142 De Saint Georges J., librettista, 136 De Sanctis, attrice, 293 Deschamps E., librettista, 305 Deseghi Antonia, attrice, 122 De Serini, baritono, 236, 240, 244, 248 De Sessi Irma, soprano, 247 D’Este Anna, cantante, 234, 235


!478 Destefanis, compagnia dr., 50 Destefanis-Romanine, compagnia dr., 57 D’Ettore, baritono, 201, 208 Devasini, direttore d’orchestra, 225 De Vecchi Giovanni, tenore, 173, 174, 175 De Vecchi Giovannina, contralto, 95 De Vecchi G. B., tenore, 144, 145, 146 De Veiga Giovanni Ulmann, baritono, 259, 260, 261 De Vemenia Nino Bazzetta, biografo, 16 De Villareale Rosa, cantante, 282 De Vincenti Carlotta, cantante, 93, 94 De-Zorzi Buzzi, soprano, 243, 244 Di Campofiore, cantante, 295 Diderot Denis, scrittore, 35 Dielitz Emilia, soprano, 138 Difranco Gio. Battista, buffo, 95, 96 Dilettanti di declamazione, compagnia dr., 85 Dilettanti drammatici, compagnia dr., 87 Diotallevi Candianilla, ballerina, 51, 52 Disconzi, direttore d’orchestra, 280 Dobbletz Agostino, basso, 211, 217 Dobles Agostino (vedi Dobbletz Agostino) Dodio Carlo, impresario, 42 Dogliotti Giuseppina, soprano, 220 Domelli, soprano, 268 Domeniconi Luigi, attore, 137 Dominiceti Cesare, compositore, 249, 257 Dominicetti Cesare (vedi Dominiceti Cesare) Donà Carlo, tenore, 68, 71 Donadio Bianca, soprano, 256 Donati Luigia, cantante, 178, 179, 180, 184, 185, 186 Donati Paolina, cantante, 238 Donati Virginia, contralto, 255, 256 Dondini, attore, 111,123, 142, 143 Dondini Achille, attore, 193 Dondini Cesare, attore, 143, 193 Dondini Cesare, compagnia dr., 193, 194 Doni Giulio, tenore, 304, 305 Donizetti Gaetano, compositore, 3, 96, 97, 98, 99, 100, 103, 106, 108, 109, 124, 129, 130, 134, 135, 136, 138, 141, 143, 151,152, 153, 154, 155, 156, 157, 159, 162, 163, 164, 166, 167, 171, 172, 173, 174, 175, 176, 177,178, 179, 181, 187, 188, 190, 192, 194, 198, 199, 201, 211, 214, 216, 222, 223, 227, 231, 232, 233, 234, 241, 245, 249, 250, 252, 255, 273, 274, 277, 285, 307 Donnery, commediografo, 120 Donnini Amalia, attrice, 132 Donnini Carolina, attrice, 131, 132 Dorati, soprano, 268 Dorati Giacomo, compagnia dr., 81 Dordoni, tenore, 196 D’Orazi, tenore, 278 D’Ormeville Carlo, librettista, 196, 241, 248, 252, 260 Dorta Alfredo, tenore, 295 Dottin Sofia, cantante, 190

Dovizi da Bibbiena, drammaturgo, 281 Dreyfus, suonatrice di armonium, 201 Duarti-Marsigliani Erminia, ballerina, 165 Dubois, attore, 120 Duclot Paolina, contralto, 184, 185 Dugnani, compositore, 133 Dumas Alessandro padre, drammaturgo e scrittore, 115, 117, 120, 125, 137 Dunord Nadina, cantante, 217 Duprez Alessandrina, soprano, 93, 94, 95, 96 Duprez Clara, mezzosoprano, 194, 195 Duprez Luigi, tenore, 92, 93, 94, 95, 96, 309 Duruissel, attrice, 44 Duse Eleonora, attrice, 270, 271, 307 Dušek Giuseppe, compositore, 41, 43 Duval Alexander, commediografo, 35 Eckerlin Cajo, cantante, 115 Eckerlin Fanny, cantante, 100 Efisia Fioroni, ballerina, 261 Elena Giuditta, cantante, 186 Elfi, cantante, 253 Elisabetta, imperatrice d’Austria, 189 Emanuel, attore, 307 Emiliani, tenore, 273 Emulatori, compagnia dr., 74 Engherson, cantante, 305 Ercoli Elvira, soprano, 260, 261 Ertel, cantante, 286 Eschilo, tragico greco, 249 Euzet, cantante, 135 Everardi Camillo, baritono, 168, 169 Everardi Eloisa, mezzosoprano, 168 Evers-Lampugnani, m.° di canto, 232, 234 Fabbretti-Giardini, attrice, 160, 178 Fabbri, attrice, 123 Fabbri, attore, 125 Fabbri, tenore, 220 Fabbri, basso, 297 Fabbri Adelaide, compagnia dr., 87, 89, 90, 91 Fabbri Adelaide, attrice, 91 Fabbri-Moncalvo, compagnia dr., 91 Fabbricatore, baritono, 227 Fabbrichesi, compagnia dr., 46, 48 Fabbrichesi Francesco, compagnia dr., 80 Fabbrichesi Salvatore, attore e capocomico, 46, 47, 48 Fabbrichesi Salvatore, compagnia dr., 46, 48, 80, 81, 82, 83, 309 Fabiani, commediografo, 298 Fabretti-Giardini, attore, 178 Fabrici Natale, attore, 88 Fabris, tenore, 206, 207 Fabrizi, attore, 91 Fabrizi Orsola, cantante, 25, 26 Fabro, basso, 273, 274, 285, 299


!479 Facci Pio, tenore, 275 Faccio Chiarina, cantante, 232 Faccio Franco, direttore d’orchestra, 233, 257, 266, 167, 269, 309 Facchinetti, impresario, 293 Fagnani Luigi (vedi Fagnoni Luigi) Fagnoni Luigi, cantante, 158, 164, 181 Fagotti, cantante, 262 Falchetti Carlotta, attrice, 132, 133 Falchetti Carolina, attrice, 132, 133 Falchetti Giovannina, attrice, 132 Falchetti-Grossi Giovannina, attrice, 197 Fallica, baritono, 217 Falzi Maria Antonia, cantante, 23 Fambri Paolo, commediografo, 189, 281 Fanti Anna, cantante, 59 Fantozzi Iride, mezzosoprano, 191, 192 Fantuzzi, cantante, 19 Farina, attrice, 125 Farina, baritono, 276 Farinelli Giuseppe, compositore, 22, 33, 38, 48, 50, 54 Farini, cantante, 287, 288 Farré Fanny, contralto, 133 Fasanotti, pianista, 154, 155, 156 Fasola Augusta, pianista, 154 Fasoli Giovanni, cantante, 143 Fattori Maria, cantante, 258 Fattorini, cantante, 255 Faugier, ventriloquista, 66 Favelli Stefania, cantante, 93 Favetti Cesare, compositore, 156 Favi, cantante, 300 Favre, compagnia dr., 82, 84, 85 Favretto Cesare, buffo, 167 Fazzi, compositore, 42 Fedeli-Galli Virginia, commediografa, 126, 130 Federici Francesco, compositore, 16, 19, 304 Federici Vincenzo, compositore, 16, 19 Federico, attore, 95 Fedor Guglielmo, tenore, 156, 157, 158 Fei Orsola, cantante, 54 Felici, baritono, 279 Felici Alessandro, compositore, 16 Feliziani Barbara, attrice, 203 Feltri Rosina, cantante, 201, 204 Feoli, attore, 125, 126 Feoli Antonio, attore, 88 Feoli Giuseppe, attore, 88 Feoli Luigia, attrice, 88 Ferdi, cantante, 280 Ferdinando, duca di Parma, 21 Ferenczy, tenore, 225 Ferlendis Camilla Brecialdi, cantante, 30, 31, 32, 41, 42 Ferlendis, contralto, 24, 25 Ferlendis Alessandro, oboista, 31, 32, 41, 84 Ferlotti Clementina, soprano, 231, 245

Ferni, sorelle violiniste, 193, 202, 216, 309 Ferni Antonio, violinista, 202 Ferni Carolina, violinista e cantante, 191, 192, 193, 221, 243 Ferni Teresa, violinista e cantante, 202, 243 Ferni Vincenzina, violinista, 191, 192, 221 Ferni Virginia, violinista e cantante, 278, 279 Ferrandini Giuseppe, attore, 147 Ferrante Elisabetta, ballerina, 152 Ferrante Michele, attore, 215 Ferrante Tommaso, ballerino, 152 Ferrara Bernardino (Bernardo), violinista e direttore d’orchestra, 110, 113, 118, 153, 154, 155, 160, 219 Ferraresi, tenore, 301 Ferraresi Rita, attrice, 159 Ferrari, tenore, 129, 130 Ferrari, baritono, 178 Ferrari, cantante, 295 Ferrari, direttore d’orchestra, 287, 288 Ferrari Emilio, compositore, 292, 293 Ferrari Giacomo, tenore, 245, 246 Ferrari-Pocoleri, cantante, 241 Ferrari Prospero, tenore, 114 Ferrario Carlo, scenografo, 250, 251 Ferrario Luigi, baritono, 143, 144, 145, 146, 152, 153, 178, 179 Ferrario Pietro, cantante, 246 Ferrario Stefano, basso, 76 Ferravilla Edoardo, compagnia dr., 284, 301 Ferravilla Edoardo, attore e commediografo, 281, 284, 302 Ferravilla M. L., cantante, 143, 145, 146 Ferretti Amalia, cantante, 100 Ferretti Jacopo, librettista, 69, 71, 100, 103, 108, 109, 111, 112, 113, 115, 141, 269 Ferretti Luigi, tenore, 168 Ferri Camillo, attore, 112 Ferri Cesare, basso, 143, 144 Ferrini Emilio, attore, 122 Ferron, commediografo, 297 Ferroni, attrice, 131 Ferroni Vincenzo, compositore, 286 Fevari Maria, cantante, 211 Fiando Severino, cantante, 23 Filanoff, cantante, 283 Filippi Filippo, critico musicale, 250 Filippi Matilde, mezzosoprano, 248 Filippini, tenore, 239 Filippos, cantante, 260 Filomena, cantante, 209 Filonoff, cantante, 283 Finaglia Antonio, basso, 95 Finetti, basso, 161 Finetti-Batocchi Luisa, cantante, 160 Finoli Giuseppina, cantante, 208, 209 Finzi, cantante, 305 Fiorani, basso, 230, 239 Fioravanti Valentino, compositore, 34, 37, 43,


!480 51, 107, 133 Fioravanti Valentino, buffo, 247 Fioravanti Vincenzo, compositore, 134, 167 Fiorella Matilde, soprano, 242 Fiorentini, cantante, 236 Fiorentini-Marangoni, soprano, 249, 252 Fiorentini Rosa, cantante, 232 Fioretto, basso, 150 Fiori Ettore, compositore, 232 Fiorini, basso, 201, 302, 303 Fiorini, buffo, 226 Fiorini Francesco, tenore, 27, 28 Fiorio Angelo, pasticcere, 20 Fiorio Antonietta Melada Drusilla, cantante, 179, 190 Fiorio Linda, cantante, 176, 181 Fioroni, basso, 216 Fioroni Gian Andrea, compositore, 16 Firpo, tenore, 304 Fitz-Henry, commediografo, 47 Fleury, coreografo, 90 Flotow Friedrich von, compositore, 251 Fodor Enrichetta, cantante, 175 Fogari, basso, 162 Foli Giacomo, basso, 217 Font Vittorio, cantante, 304, 305 Fontana Carlo, scenografo, 121, 135, 136, 146, 150, 151, 152, 153, 154 Fontana Domenico, capomastro, 10, 11, 14, 18 Fontana Ferdinando, librettista, 279 Fontana Giuseppe, baritono, 220 Fontana Leone, commediografo, 115, 303 Fontana Marianna, ballerina, 64, 65 Fontana Uranio, compositore, 145 Fontane, architetto, 10 Fontanesi Francesco, scenografo, 20 Fontena Marianna, ballerina, 64 Foppa Giuseppe Maria, librettista, 22, 28, 34, 41, 51, 54, 94, 105 Forapan, cantante, 258 Forciroli, commediografo, 47 Foriani, ballerino, 169 Forlani, cantante, 299 Formentin, basso, 301 Fornasari, cantante, 51 Forni G., cantante, 166 Foroni Jacopo, compositore, 156, 234 Forti, attore, 147 Forti e Bernabei, compagnia dr., 130, 131 Forti Luigi, compagnia dr., 142 Foscari Domenico, attore, 88 Foscari Lucilla, attrice, 88 Foschini, commediografo, 264 Foscolo Ugo, poeta, 47 Fosloni N., mezzo carattere, 56 Fossati Giuseppe, appaltatore edile, 8 Fossati Luigi, appaltatore edile, 8 Fossetta, baritono, 299, 301 Fouché, contralto, 124

Fracanzani, attore, 83 Fraenzel violinista, 72, 76 Francesco I re di Francia, 242 Francesco Giuseppe I, imperatore d’Austria, 3, 189 Franceschi, basso, 141 Francesco di Borbone, re, 210 Francese, compagnia di Atleti Arabi, 128 Franchi, guardia, 22 Franchi Benedetto, direttore del Carcano, 42 Franchi-Capello Elisa, cantante, 210 Franchi Italo, commediografo, 214 Franchi Paolino, coreografo-impresario, 15, 19, 21, 23, 45 Francia-Zanini Luigia, cantante, 175 Frandin, soprano, 267, 288 Franco, tenore, 252 Franks, soprano, 231 Franzetti Aurelio, commerciante, 261 Frapolli, tenore, 251 Frasca, tenore, 265 Frasi Paolina, ballerina, 59 Frasi Vincenzo, ballerino, 59, 64 Frassi Marietta, ballerina, 64 Frassi Paolina, ballerina, 64 Frassi Vincenzo, ballerino, 64 Fratellanza Italiana, compagnia dr., 149 Fratoni, mezzosoprano, 302, 303 Freund, compagnia di operette, 263, 310 Frezzolini Erminia, soprano, 36, 213, 214, 216, 223, 309 Frezzolini Giovanni, basso comico, 97, 222 Frezzolini Giuseppe, cantante, 100, 101 Friedrich W., librettista, 251 Frizzi Francesco, basso, 190 Frondoni Angelo, compositore, 114 Frontini Giuseppa, ballerina, 64 Frontini Teresa, ballerina, 64 Fucigna Giacomo, cantante, 23 Fucigna Maria, cantante, 37 Fugazza, tenore, 266 Fulgonio Fulvio, librettista, 259 Fumagalli, compositore, 154 Fumagalli, soprano, 291, 293 Fumagalli Amalia, soprano, 175, 188, 189, 224 Fumi Venceslao, direttore d’orchestra, 205 Fummo, inventore, 212 Fuoco Sofia, ballerina, 177 Furlan, basso, 249 Furlani Domenico, tenore, 103, 104 Fürst Elisabetta, cantante, 121 Fusarini, compagnia dr., 147 Gabardini C., commediografo, 290, 291 Gabbetti Teobaldo, cantante, 143, 144, 145 Gabrini-Rossi Teresa, contralto, 121 Gado Giovanni, ballerino, 261


!481 Gafforini Elisabetta, contralto, 37, 41 Gagliardi, compagnia dr., 133 Gajarrre Giuliano (vedi Gayarre Giuliano) Gajani Adelaide, cantante, 179 Galante Giuseppe, basso, 103, 104 Galanti, cantante, 111 Galanti-Fantecchi-Campioni, compagnia dr., 298 Galanti Fantecchi Fausta, attrice, 298 Galassi, attore, 138 Galimberti Luigi, attore, 284 Galletti, tenore, 168 Galli, basso, 115, 155 Galli, tenore, 117, 279 Galli, attore, 303 Galli Filippo, basso, 3, 97, 98, 99, 100, 309 Galli-MariĂŠ Celestine, mezzosoprano, 267 Galli Vincenzo, buffo, 175 Galliani, mezzosoprano, 253 Galliani-Russo, mezzosoprano, 269 Galliari Fabrizio, scenografo, 16 Galliari Gaspare, scenografo, 15, 18, 20, 25, 56, 309 Galliari Giovanni, scenografo, 16 Gallieri Cesare, compositore, 179 Gallignani, professore di magia egiziaca, 210 Gallignani Carlo, compositore, 254 Gallina Ercole-Moncalvo Giuseppe, compagnia dr., 90, 91, 95 Gallinotti Giacomo, violoncellista, 72, 77 Galvani, tenore, 170, 171 Gambardella Teresa, cantante, 168 Gambini, clavicembalista, 155 Gambini G. A., compositore, 154 Gambini Andrea, compositore, 170 Gambini Giuseppe, cantante, 225 Gandaglia, soprano, 167 Gandiani-Stella Maria, soprano, 156 Gandini Bartolomeo, basso, 180, 181 Gandini Rosa, moglie di Giuseppe Antonio Canonica, 7 Gandolfi Vincenzo, attore, 122, 140 Gandusio Antonio, attore, 307, 308 Garavaglia, basso, 296 Garavaglia Ferruccio, attore, 284, 286 Garavaglia Margherita, soprano, 67 Garbato Drusilla, contralto, 243 Garbini, baritono, 281 Garcia, basso, 166, 224 Garcia Antonio, basso, 218, 219 Garcia G., baritono, 222, 223, 224, 234 Gardi Francesco, compositore, 24, 31 Garelli, commediografo, 254 Gargano, cantante, 302 Garibaldi Giuseppe, generale, 198, 202, 208, 209, 210, 225, 226, 271 Gariboldi, basso, 192

Gariboldi-Bassi Rosalia, mezzosoprano, 115, 146, 152, 153, 154, 155, 156, 157, 158, 159 Garoche Enrichetta, cantante, 96 Garulli, tenore, 279, 280 Garzoni, tenore, 154, 155 Gasparini, cantante, 281 Gasparini, librettista, 36 Gasparoli, attore, 127 Gasparoli Ezechiele, compagnia dr., 127 Gasseau, impresario, 273 Gastaldi Luigi, cantante, 94 Gaston Rosa, ballerina, 36 Gattinari, soprano, 195 Gattinelli, attore, 117, 120, 137, 143, 185 Gattinelli, attrice, 118 Gattinelli Luigi, attore, 45, 123 Gautiero Achille, basso, 281, 282 Gavandan, attrice, 44 Gavazzi Giuseppina, cantante, 162 Gavetti, mezzosoprano, 167 Gavetti Luigia, cantante, 176 Gavetti Luisa, cantante, 166 Gavirati, compositore, 156 Gavirati Giulia, pianista, 236 Gavotti, contralto, 227, 228, 230, 233 Gayarre Giuliano, tenore, 240, 241, 309 Gazul, tenore, 256 Gazzaniga Giuseppe, compositore, 34 Gazzaniga-Malaspina Marietta, soprano, 216, 217 Gazzone, basso, 187 Gazzotti, basso, 293 Gelli, direttore dâ&#x20AC;&#x2122;orchestra, 227, 243 Geminiani Francesco, violinista e compositore, 280 GenĂŠe R., librettista, 263 Generali Pietro, compositore, 33, 59, 61, 63, 73, 75, 96 Genero Gio. Battista, tenore, 107 Gentili Bonuri, cantante, 109 Gentili Pietro, tenore, 59, 61, 63, 69, 73, 75 Gentili Serafino, tenore, 61 Gerli Giuseppe, cantante, 117 Gerli Giuseppe, compositore, 109 Gerli Teodolinda, cantante, 135, 168, 173, 174 Germano-Ferni Virginia, cantante, 267 Germoglia Elena, attrice, 178 Gevandau, attrice, 44 Ghedini Gaetano, cantante, 33, 34 Gherardi, attrice, 91 Gherardi Erminia, attrice, 86, 88 Gherardi Giuseppa, attrice, 88 Gherardini Giovanni, basso, 69 Gherardini Giovanni, librettista, 100 Ghezzi, attrice, 175 Ghia, basso, 255 Ghilardini, tenore, 288 Ghiotti, cantante, 262 Ghiraud Rosina, ballerina, 168


!482 Ghislanzoni Antonio, cantante e librettista, 143, 145, 146, 180, 189,198, 199, 236, 242, 243, 246, 247 Ghislanzoni Giacinto, tenore, 180, 181, 233, 242 Giacobino, tenore, 299 Giacomelli, cantante, 262 Giacomelli, buffo, 222, 223, 224 Giacometti Paolo, commediografo, 140, 175, 184, 193, 203, 212, 215 Giacosa, soprano, 106 Giacosa Giuseppe, commediografo, 281 Giacosa Natale, basso, 138, 139 Gialdini, direttore d’orchestra, 251 Gianelli Cesare, cantante, 189 Gianfredi Rachele, soprano, 160, 235, 236 Giani Pietro, cantante, 92, 93 Giannetti, cantante, 226 Giannetti, librettista, 89 Giannetti Giovanni, compositore, 296 Giannini, baritono, 187, 230, 231 Giannini, tenore, 227, 228 Giannini Andrea, coreografo, 28 Giannini Filippo, baritono, 160 Giannizzi e Parisini, compagnia dr., 199 Giannuzzi, attore, 139, 140 Giannuzzi, compagnia dr., 136 Giannuzzi, attrice, 147 Giannuzzi Gaetanina, attrice, 140 Giannuzzi-Moncalvo, compagnia dr., 139, 140 Gianoli Luigi, impresario, 310 Giardini, attore, 171, 172, 178 Giardini Antonio, compagnia dr., 139, 160, 171, 172, 177, 178, 189, 190 Giardini Carolina, attrice, 140 Giardini F., cantante, 17 Gibelli Gio. Battista, cantante, 23 Gibellini Carlo, basso, 129 Giechi, attore, 210, 213 Gigione, compositore, 291 Gigli, contralto, 252 Gilardoni Alfeo, contrabbassista, 153 Gilardoni D, librettista, 99, 176, 285 Gilardoni Pietro, perito, 12 Gille P., librettista, 288 Gino Luigia, soprano, 153, 157, 158 Gioachino Musatti, cantante, 96 Giommi, cantante, 275 Giordani Francesco, baritono, 151, 152 Giordani Gio. Giuseppe, cantante, 93 Giordani Giuseppe, compositore, 15 Giordano, baritono, 279, 288 Giordano, cantante, 278 Giordano Umberto, compositore, 287 Giorgi, baritono, 170 Giori Gaetano, baritono, 241, 242 Giorza Luigi, basso, 103, 129, 130 Giotti, baritono, 188

Giotti Camilla, cantante, 255 Giotti Napoleone, commediografo, 197, 232 Giovannini, tenore, 122 Giovinetti Modenesi, compagnia di cantanti bambini, 240 Giraldoni Leone, baritono, 243, 249 Giraud, tenore, 285 Giraud, attore, 303 Giraud-Cima e C., compagnia dr., 301, 302 Giuliani, cantante, 305 Giuliani, coreografo, 169 Giuliani C., librettista, 166 Giussani, cantante, 240 Giustetti Enrichetta, ballerina, 186 Giusti Enrico, tenore, 203, 204 Gizzi, cantante, 270 Glech, attore, 203 Glech, attrice, 215 Gnecco Francesco, compositore, 35, 29, 229 Gnone, basso, 174, 192, 234 Gnone Francesco, cantante, 174, 206, 207 Goldoni Carlo, commediografo, 31, 33, 47, 116, 123, 136, 137, 147, 197, 269, 285 Goldoni Carlo, compagnia dr., 115, 116, 117, 148, 309 Gomez Carlos, compositore, 235, 252, 281 Gontrant, compositore, 270 Gonzaga, ballerina, 135 Gonzaga Pietro, scenografo, 20 Gordigiani Antonio, tenore, 59 Gordini, cantante, 299, 300 Gordini-Marchetti Silvia, cantante, 299, 300 Gorè, basso, 152, 153, 155, 156, 159 Gorè, soprano, 280 Gorin Pietro, baritono, 190 Goslan, commediografo, 147 Gottardi, attore, 120 Gottardi Aldighieri, tenore, 204, 205 Gounod Charles, compositore, 192, 223, 230, 231, 234, 246, 279 Gozzi Carlo, commediografo, 116 Gozzolini, tenore, 248 Graffigna Achille, compositore, 158, 188 Granara, compagnia dr., 58 Granara Antonio, compositore, 105 Granatelli Giulio Cesare, direttore d’orchestra e cori, 93, 98 Grancini, cantante, 117 Grandi, baritono, 166 Grandi, cantante, 205, 209 Grandi Simone, buffo, 144, 168, 169, 173 Grandi T., librettista, 31 Grasseau, attrice, 40 Grassi, cantante, 75 Grassi, basso, 247 Grassi Gaetano, fagottista, 20 Grassi Teresa, ballerina, 65 Graziani, arpista, 117 Graziani Luigi, pianista e compositore,


!483 115, 161 Grazioli Filippo, compositore, 69, 71 Grazioli Giuseppe, basso, 106 Gregoire, uomo forzuto, 140 Gregorio Luigi, violinista, 20 Griffanti Giuseppe, ballerino, 59, 64, 86 Grilli, attrice, 303 Grillo G. B., coreografo, 163 Grimaldi Domenico, cantante-coreografo, 23, 56, 65 Grimoldi Virginia, soprano, 141, 142 Grossi, mezzosoprano, 301 Grossi Alessandro, compagnia dr., 197 Grossi Francesco, compagnia dr., 294 Grossi Gaetano, fagottista, 20 Grossi Tommaso, scrittore, 139, 294 Grosso, cantante, 208 Grosson, amico di Bellini, 103 Guagni, attore, 148, 160 Guaita Carlo, commediografo, 120 Gualtieri, cantante, 220 Gualtieri, commediografo, 121, 212 Guardenti, cantante, 283 Guariglia Pietro, cantante, 23 Guarini, attrice, 286 Guarini, baritono, 302, 303 Guarna, compagnia dr., 58 Guarnieri Domenico, basso, 73 Guazzi Valentino, compagnia di quadri viventi, 160 Guercia, m.° di canto, 246 Guerpont, ballerino, 111 Guerra, tenore, 159 Guerra, attore, 298 Guerra, direttore d’orchestra, 259, 300, 301 Guerra Alessandro, compagnia equestre, 176 Guerrabella Ginevra, cantante, 190, 201 Guerrera, direttore d’orchestra, 259, 300 Guerrieri, tenore, 238 Guglielmi Filippo, compositore, 272 Guglielmi Pietro, compositore, 24, 32 Guglielmi Pietro Alessandro, compositore, 16 Guglielmi Pietro Carlo, compositore, 34, 51, 54, 56 Guglielmini L., tenore, 166, 167, 216 Guglielmini Luigi, tenore, 198 Guicciardi Decio, commediografo, 303 Guiddo, baritono, 121 Guidi Francesco, librettista, 181, 186, 189, 208, 282 Guidotti Camillo, tenore, 209 Guillaume Luigi, compagnia equestre, 128, 134, 186 Guillaume Maddalena, cavallerizza, 186 Gutierrez Beniamino, scrittore, 4, 5, 7, 13, 21, 306 Haffner C., librettista, 263 Halévy Ludovic, librettista, 263, 267 Hanau Cesare, commediografo, 292

Harvin, cantante, 236 Hasenhut, ballerina, 97, 98, 103 Hawlei, soprano, 175 Haydn Franz Joseph, compositore, 16, 154 Hayes, cantante, 219 Hazon Marianna, cantante, 99, 114 Hebert Giacomo, ballerino, 65 Hector, basso, 84 Heller Annetta, mezzosoprano, 180, 181, 225 Henry Luigi, coreografo, 96, 97, 98, 100, 101 Hericourt, cantante, 252 Herman, compositore, 192 Hérold Ferdinand, compositore, 233 Hérold Louis Joseph, compositore, 154 Herz Henri, compositore, 115, 154 Hilaret, cantante, 73 Hillaret Carlo, buffo, 121 Hochkoffer Anna Maria, cantante, 27, 28, 31, 32 Hoffsteder Giuseppe, oboista, 20 Holer Tom, tenore, 220 Huart, capocomico, 128 Huarte, tenore, 283 Hugo Victor-Marie, poeta e romanziere, 126, 198 Human Elisa, cantante, 260, 261 Hummel Johann, compositore, 115, 153 Hurtk Francesco, contrabbassista, 67, 69, 70, 77 Ibsen Henrik, drammaturgo, 293 Iffland, commediografo, 137 Iggius Bianca, attrice, 294 Illica Luigi, commediografo, 286 Imperatori Carlo, compositore, 119 Ippolito Giuseppe, baritono, 176 Irfrè Ettore, tenore, 207 Irma, lettrice del pensiero, 164 Isnardon, baritono, 288 Isturiz Teresita, soprano, 229 Ivanoff, cantante, 51 Jachino, librettista, 254 Jackson Amalia, cantante, 197 Jannetti Francesco, attore, 142 Job Anna, attrice, 120, 123, 125 Jona, direttore d’orchestra, 86 Jotti Giuseppina, soprano, 161 Karl Tommaso, tenore, 243 Kascperoff Vladimir, compositore, 198 Keller, compagnia di quadri viventi, 146 Keller, capocomico, 160 Kempton, contralto, 227 Kind F., librettista, 186 Krebs, pianista, 228 Kuhon, direttore d’orchestra, 247 Kummer, compositore,155


!484 Labiche Eugéne-Marin, commediografo, 288 Lablache Luigi, basso, 157 Lacinio Giuseppina, cantante, 121 Lackroy J. P., librettista, 267 Laget Amabile, cantante, 173 Lagoutte e Gillet, compagnia equestre, 131, 132 Lainer Giovanni, buffo, 54 Lalande, cantante, 88 Lalanne, compagnia dr., 80 Lalanne-Ducrow, compagnia equestre, 62, 64 Lamberti, ballerina, 113 Lamberti Giulia, cantante, 282 Lambertini, compagnia di attori bambini, 264, 278 Lambertini Achille, piccolo attore, 264, 278 Lambertini Luigina, piccola attrice, 264, 278 Lambertini Luigino, piccolo attore, 264, 278 La Morgia, baritono, 266 Lamperi Alessandro, amico di Bellini, 102 Lamperti m.° di canto, 194, 259 Lancetti, baritono, 282 Landi, tenore, 276 Landi Giovanni, tenore, 152, 153, 154, 155 Landini Antonio, coreografo, 41 Landini Raffaello, capocomico, 200 Landozzi, attrice, 136 Landozzi, attore, 117, 139, 189 Landozzi Carlotta, attrice, 140 Landozzi Giacomo, attore, 116 Landsmann Jenny, cantante, 234 Lanner, tenore, 141 Lanzi-Bruni Orsola, cantante, 133 Lanzini Paolo, direttore d’orchestra, 299 La Porta, cantante, 268 Laroche Enrichetta, cantante, 96, 97, 101 Laspiur, tenore, 278 Laterza, cantante, 209 Latour, attore, 127 Lattanzi Carolina, giornalista, 29 Lattuada, tenore, 172 Laureati Pietro, violoncellista, 113 Lavaggi Boccomini, attrice, 275 Lavini, cantante, 218 Lazzarini, cantante, 19 Leandro Valencia, cantante, 96 Lebrun, commediografo, 35 Le Brun, mezzosoprano, 260 Lecocq Alexandre-Charles, compositore, 295, 298 Le François Talamari, soprano, 115 Lega Francesco, tenore, 76 Legros Amalia, mima, 141 Lei, cantante, 86 Leibegh, attore, 148 Lemaire Giuseppina, mezzosoprano, 173, 175, 218, 219 Lembi Paolo, basso, 69

Lenzi Carlo, compositore, 16 Léon-Duval, soprano, 262 Léonard Hubert, violinista e compositore, 191, 192 Leonardi Luigi, cantante, 109 Leonardo da Vinci, pittore, 79 Leoncavallo Ruggero, compositore, 288, 307 Leonesi, attore, 83, 115 Leoni, cantante, 296, 297, 298 Leoni Severino, compagnia di operette, 295, 296, 297, 298 Leva, cantante, 114 Leva Giuseppina, cantante, 163, 164, 166 Levi, contralto, 245 Lewis, ginnasta, 160 Leybach, compositore, 245 Libarini Giuseppe, buffo, 38 Librini, ballerina, 163 Liccini (vedi Licini) Licini, baritono, 295 Ligure, compagnia dr., 202 Limonta, impresario, 282 Limonta, cantante, 305 Limonta, basso, 283 Liparini Giuseppe, buffo, 38 Lipparini, compagnia dr., 116, 121, 122, 125 Lipparini, attore, 125, 126 Lipparini, attrice, 126 Listz Franz, pianista, 307 Litta Giulio, compositore, 156 Liverani, tenore, 201, 209, 210, 221 Livigni Filippo, librettista, 78 Livini, attore, 117 Livini Ferdinando, capocomico, 133 Llorens Pietro Nolasco, basso, 175, 176, 177, 237 Locatelli Giuseppina, mezzosoprano, 225 Locatelli Irene, cantante, 165, 166 Locrense Adrante, librettista, 30 Locroy, commediografo, 116 Loda Giovanni, cantante, 185 Lodetti Francesco, cantante, 97, 100, 186, 197 Logheder Luigi, direttore d’orchestra, 265 Lollio, attore, 202 Lombarda, compagnia dr., 126, 127, 147, 148, 150, 206, 309 Lombardelli, basso, 256 Lombardi, attore, 210 Lombardi, tenore, 288 Lombardi Beniamino Gonzales, direttore d’orchestra, 304, 305 Lombardi Eliodoro, librettista, 291 Lombardi Francesco, compositore, 291 Lombardi Giuseppe, tenore, 57, 58, 66 Lombardi Luigi, tenore, 68 Lomi Adele, cantante, 226 Londonio Carlo Giacomo, scrittore, 29 Lopez Sabatino, commediografo, 307, 308


!485 Lorenzi Giovanni, cantante, 61 Lorenzini-Giannoli, cantante, 259 Lorini, tenore, 141 Lossetti Maria, cantante, 61 Lotti, cantante, 298 Lotti Antonio, compositore e organista, 280 Lottini Filippo, attore, 126 Lovati-Cazzulani, direttore dâ&#x20AC;&#x2122;orchestra, 284 Lovati Giovanni, pianista, 55 Lozano Giuseppina, cantante, 113 Lucca, mezzosoprano, 297 Lucchetti Maria, cantante, 247 Lucchini, cantante, 86 Lucenti, cantante, 305 Lucini Giovanni, baritono, 304, 305 Lugani Carolina, cantante, 105 Lugani Rosa, cantante, 89 Luise, tenore, 191, 192, 217 Lumazzi Antonio, attore, 88 Luppi, baritono, 241 Luraschi Gaetano, funzionario, 121 Luttichau, mezzosoprano, 272 Luxore, soprano, 154, 155 Luxoro Pretti, mezzosoprano, 165 Luzzi, cantante, 232 Luzzi Eusebio, coreografo, 38 Luzzi Vittoria, soprano, 184, 190 Maccaferri, tenore, 180, 181 Macchi, librettista, 291, 303 Macchi Carolina, cantante, 108, 109 Macchiavelli, tenore, 266 Macchiavelli Giuseppe, mezzo carattere, 34 Macchiavelli Niccolò, scrittore, 281 Macola, uomo politico, 292 Madame Raucourt, attrice, 35 Madinier, attore, 44 Maestri Ranieri, baritono, 178 Maffei, basso, 231 Maffei Andrea, letterato e librettista, 47, 152 Maffioletti Luigi, buffo, 75 Maffoli V., cantante, 17 Magazzari, compositore, 202 Maggioni Luisa Sheldon, cantante, 108 Maggiorotti Luigi, buffo, 65, 67, 70, 71, 73, 75 Maghetti, coreografo, 265 Magini-Coletti, baritono, 267 Magnani, baritono, 252 Magnani Luigi, tenore, 95, 106 Magnanini Carolina, cantante, 53 Magni, tenore, 115 Magri Marco, mimo, 202 Magrini, buffo, 146 Maillan, commediografo, 120 Maillart AimĂŠ, compositore, 267 Maina Vincenzo, tenore, 281, 282 Majeroni, compagnia dr., 124

Majeroni, attore, 200 Majeroni Achille, attore, 203 Majni, basso, 199 Majocchi Davide, baritono, 259 Majocchi Luigi, compositore, 96, 101 Malchenet, cantante, 242 Maldotti Adelaide, soprano, 107 Malibran Maria, soprano, 154 Malvezzi, cantante, 236 Malvina Rosa, attrice, 120 Manara Rosa, cantante, 115 Manari, contralto, 165 Mancini, attore, 202 Mancini, basso, 255 Mancini Adelaide, attrice, 122 Mancini Angelo, attore, 122 Mancini Carlo, compagnia dr., 123, 124, 142 Mancini e Metello, compagnia dr., 128 Mancio, tenore, 244 Mancusi Giuseppe, basso, 194 Mandolini, tenore, 296 Manetti Giuseppe, attrezzista, 121 Manfrini, basso, 278 Manfroce Nicola Antonio, compositore, 57 Mangiamele Giovanni, impresario, 166, 176, Manni, basso, 235, 236 Manni, cantante, 282 Manni Ranieri, oboista, 59 Mantegazza Pietro, tenore, 121 Mantovani Luigi, storico, 17, 22, 23, 30 Manuel Scipione, librettista, 196 Manzoni, ballerino, 196 Manzoni Alessandro, scrittore, 112, 158, 242, 243 Manzoni Marietta, cantante, 70 Mar Marietta, cantante, 107, 118 Marangoni Rosina Fiorentini, cantante, 248, 249 Maravini, mezzosoprano, 276 Marazzani Carlotta, cantante, 217 Marcarini Giuseppe, compositore, 243, 244 Marcassa Ettore, cantante, 246 Marcello M. M., librettista, 231 Marchesi Francesco, buffo, 35, 36 Marchesini-Cortesi, ballerino, 175 Marchesini Maria, contralto, 57 Marchetti Alessandro, compositore, 248, 249, 274, 300 Marchetti Alessandro, compagnia dr., 275 Marchetti Alessandro, cantante, 299 Marchetti Ferdinando, tenore, 67 Marchetti Filippo, compositore, 196, 231, 259, 260 Marchetti Giulio, attore, 300 Marchetti Giulio, compagnia di operette, 299, 300 Marchetti Silvia, cantante, 300 Marchettini Teresa, ballerina, 147 Marchi, attore, 125 Marchi, attrice, 210


!486 Marchi Cesare, attore, 126 Marchi Pia, attrice, 213, 215 Marchi Tommaso, buffo, 30, 31, 32, 37, 38 Marchionni, attrice, 79, 88, 210, 249 Marchionni, attore, 120 Marchionni Carlotta, attrice, 85 Marchionni Luigi, attore, 86 Marchionni Luigi, compagnia dr., 85, 86, 87, 88 Marchionni Teresa Villani, attrice, 86, 88 Marchisio, basso, 206, 207, 248 Marcolini Eufrosina, cantante, 176, 177 Marcomini, mezzosoprano, 284 Marconi, buffo, 151 Marconi, mezzosoprano, 283 Marconi Francesco, librettista, 50 Marcora Carlo, compositore, 156 Marelli Giuseppe, tenore, 244 Marenco Carlo, commediografo, 184, 193, 244 Marenzi Elisa, mezzosoprano, 304, 305 Maresca Luigi, compagnia di operette, 270 Margaroli Marietta, cantante, 55 Mariani, attrice, 111 Mariani, tenore, 241 Mariani, compagnia dr., 128 Mariani Angelo, direttore d’orchestra, 141, 143, 145 Mariani Carlo, cantante, 197 Mariani Carlotta, attrice, 126 Mariani E., commediografo, 290 Mariani Gaetano, attore, 126 Mariani Luciano, basso, 3, 97, 99, 101, 102 Mariani Marco, ballerino, 64 Marimpietri, tenore, 208 Marinelli, cantante, 253 Marinelli Gaetano, compositore, 37, 38, 50 Marini, cantante, 51 Marini, attore, 88, 142 Marini Antonietta, soprano, 155 Marini Giovanni, attore, 86 Marini Giuseppe, basso, 95, 111 Marini G M., librettista, 180 Marini Ignazio, basso,110, 154 Marinoni De Baillou, cantante, 226 Mario (nome d’arte di Giovanni Matteo De Candia), tenore, 56 Mariotti, tenore, 296, 297 Mariotti, cantante, 296 Marivaux Pierre, commediografo, 35 Marocco, cantante, 296, 297 Marotta, direttore d’orchestra, 237 Marra Giuseppe, baritono, 173, 197 Marras Giacinto, cantante, 113 Mars, attrice, 120 Marsan, commediografo, 120 Marsigliani, ballerina, 165 Marsollier des Vivetières Benoît Joseph, librettista, 107 Marta, pittore, 125

Martelli, tenore, 300 Martin Virginia, attrice, 120 Martinazzi, commediografo, 238 Martinelli, cantante, 252 Martinelli (vedi Martinetti) Martinelli Gaspare, cantante, 17, 19, 21 Martinelli Gio. Battista, cantante, 108, 109 Martinengo, attore, 142 Martinenghi, editore, 217 Martinet Eugenia-Humberta, soprano, 96, 100 Martinetti, proprietario del teatro Carcano, 249, 251 Martinez, attore, 133, 137 Martinez Bernardo, attore, 125, 126, 131, 132 Martini, attore, 125, 137, 139, 140 Martini, soprano, 202 Martini Andrea, impresario, 42 Martini Carlotti, cantante, 207 Martinotti, cantante, 277 Martinotti Lena, contralto, 276, 277 Marucco, baritono, 248, 274 Marzi, cantante, 227 Marzorati, violinista e direttore d’orchestra, 173, 244 Mascagni Pietro, compositore, 288 Mascheroni, direttore d’orchestra, 267, 268 Mascherpa, compagnia dr., 123, 148 Mascherpa-Velli-Favre, compagnia dr., 59 Mascietti Angela, cantante, 65 Masini Carlo, buffo, 31, 32 Maspes Gaetano, basso, 114, 115 Maspoli Gaetano, perito, 12 Massa, attore, 172 Massa Giuseppe, basso, 70, 71 Massa e Morandi, compagnia dr., 172 Massa Tommaso, capocomico, 202 Massenet Jules, compositore, 288 Massera, baritono, 161, 230 3 Masserati Lorenzo, padre di Francesco Carcano Masserati Teresa, madre di Francesco Carcano, 3 Massiani, baritono, 165, 216 Massimiliano Bernardo, tenore, 242 Massini Federico, coreografo, 65 Massini Vincenzo, cantante, 176 Mathieu, ballerino, 105 Matthey Luigia, soprano, 129, 130, 135 Mattei Tito, pianista, 212 Mattia, ballerino, 97, 103 Mattioli-Alessandrini Pietro, buffo, 189 Mattioli Domenico, baritono, 181, 182 Mattis, ballerino, 98 Mauceri-Bonanno, commediografo, 290 Mauri, tenore, 297 Mauri-Ventura Carolina, cantante, 176 Mayer, attrice, 147 Mayr Giovanni Simone, compositore, 16, 17, 28, 41, 42, 51, 56, 61, 62, 74, 82, 84, 93, 94, 99


!487 Mazza, cantante, 260 Mazza Giuseppe, compositore, 164, 229 Mazzanti, basso, 284 Mazzanti, tenore, 296 Mazzanti Andrea, baritono, 191 Mazzei, ballerino, 153 Mazzini Costanza, cantante, 32 Mazzini Luigi, cantante, 164 Mazzolà Caterino, librettista, 34 Mazzolani, tenore, 278 Mazzolini, cantante, 159 Mazzoni, attrice, 142 Mazzoni Adriani, attore, 88 Mazzoni-Osti Lodovico, baritono, 217, 221, 222 Mazzotti, attrice, 116, 136 Mazzotti, attore, 136 Mazzotti e Cavicchi, compagnia dr., 133 Mazzucato Alberto, compositore, 114, 118, 119, 146, 156 Mazzucco, cantante, 221 Mazzucchetti, cavallerizzo, 134 Mea Giovanni, tenore, 187 Mecksa Domenico, tenore, 161 Medini Achille, baritono, 276, 277 Megay, cantante, 280 Meilhac Henri, librettista, 263, 267, 288 Meiners G. B., compositore, 181 Melas Teresa, cantante, 61, 63, 68, 71 Mélesville Honoré, commediografo, 132, 178, 233 Meli, ballerina, 104 Melides, prestigiatore, 247 Melzi, basso, 253, 277 Melzi d’Eril Francesco, vicepresidente della Repubblica Italiana, 14 Menasci Guido, librettista, 288 Mendez, cantante, 267 Mengotti Annetta, cantante, 171 Mentasta Antonio, contrabbassista, 65, 66 Mercadante Saverio, compositore, 21, 75, 85, 86, 89, 94, 96, 115, 124, 129, 153, 155, 158, 187, 208, 227, 250 Mercanti, tenore, 211 Mercantini Luigi, poeta, 208 Merea Carolina, cantante, 204, 226 Merelli Ezilda, attrice, 290 Merighi Lorenzo, librettista, 179 Merlini, buffo, 105 Mersollier B. J., librettista, 94 Merson-Ferrucci, soprano, 211, 212 Merusi Carlo, cantante, 33, 34 Messager André, compositore, 299, 300 Metastasio, compagnia dr., 175, 198 Metastasio Pietro, poeta arcadico, 19, 175 Meucci F., librettista, 199 Meyer Federica, cantante, 246 Meyerbeer Giacomo, compositore, 3, 36, 60, 61, 63, 133, 135, 158, 168, 218, 233, 255, 272, 283, 305

Meyerofer, autore di giochi d’acqua, 139 Mezzanotte B., librettista, 35 Mezzanotte Gianni, storico, 9 Micali, ballerina, 196 Michel, cantante, 104, 105 Michel Carolina, soprano, 59 Micò, baritono, 184 Migliavacca Giuseppe, violinista, 66, 73 Migliorucci Lucia, cantante, 31, 32 Migliorucci Vincenzo, cantante, 52 Milanollo, sorelle violiniste, 191, 216, 309 Milanollo Domenica Maria Teresa, violinista, 153 Milanollo Maria, violinista, 153 Milesi, cantante, 226 Milesi G. B., cantante, 153 Milla, attore, 304 Miller, cantante, 270 Miller, basso, 220 Miller Vanda, cantante, 234 Miller Virginia, soprano, 172 Millet M, ballerina, 216 Millet, tenore, 231 Milzi, cantante, 270 Mingoni, compagnia dr., 152 Minetti Antonio, tenore, 214, 226, 233 Mingoni, Prosperi e Gandini, compagnia dr., 137, 138 Mingotti Vincenzo, attore, 122 Minoja Ambrogio, compositore, 16 Minoja Pietro, cantante, 115 Miotti, baritono, 282 Miraglia, attore, 197 Miraglia Corrado, tenore, 227, 228 Miral Giuseppe, basso, 186 Mirandola, cantante, 178 Mirate Raffaele, tenore, 36 Mirski, baritono, 255 Miserocchi Temistocle, tenore, 178, 179 Missorta Palmira, cantante, 238, 239 Mistral Frédéric, poeta, 279 Mitrovich, basso, 210, 211, 212 Moahmed-Ben-Guissin-Mustafà, ginnasta, 190 Modena Giacomo, attore, 123, 249 Modena Gustavo, attore, 81, 83, 123, 146, 147, 183, 199, 200, 204, 249 Modena Gustavo, compagnia dr., 137, 309 Modesti Eugenio, cantante, 103 Modiano, soprano, 221 Moggi Paolo, compositore, 260, 261 Molière Jean-Baptiste, commediografo, 35, 40, 293 Molinari, cantante, 86, 300 Molinari, mezzosoprano, 300 Molinari, ballerino, 97 Molka, mezzosoprano, 291 Molla Faustino, cantante, 246 Mombelli Anna, soprano, 52, 53


!488 Mombelli Domenico, tenore, 52, 53 Mombelli Maria Ester, cantante, 52, 53 Monari Federico, baritono, 154 Monari Giuseppe, cantante, 199 Monari-Rocca, tenore, 202 Moncalvo Giuseppe, attore-capocomico, 58, 60, 64, 68, 69, 71, 87, 89, 100, 108, 125, 126, 137, 140, 148, 149, 150, 172, 309 Moncalvo Giuseppe, compagnia dr., 58, 64, 68, 69, 71, 87, 90, 107, 108, 117, 124, 125, 131, 132, 133, 134, 137, 139, 148, 149, 159, 160, 164, 197 Monetti Giuseppe, attrezzista, 121 Monfrini Paolina, cantante, 176 Mongè, cantante, 146 Mongini, tenore, 296 Monset Giuseppina, cantante, 223 Monsieur Gregoire, “spaccamontagne”, 140 Montaguti, direttore d’orchestra, 198, 206 Montani, ballerino, 86 Montani, coreografo, 165 Montemerli Lorenzo, ufficiale, 150 Montépin, scrittore, 264 Montesini, cantante, 274 Monti Bianca, cantante, 255 Monti-Brunner, cantante, 297 Monti Decio, compositore, 241 Monti Elisabetta, attrice, 86, 115 Monti Paolina, ballerina, 114 Monti Vincenzo, poeta, 47, 55, 140 Monti Vincenzo, attore, 86, 115 Monticini Giovanni, coreografo, 89 Monticini Carcano, ballerino, 89 Monticini Giuseppe, basso, 61 Montignani Achille, commediografo, 143 Montignani Francesco, grottesco, 59, 60 Montignani Gaetana, cantante, 37 Montresor Gio. Battista, cantante, 93, 94 Montucchielli, cantante, 136 Mora Marina, ballerina, 175 Mora Angiola (vedi Morra Angiola) Mora Carlo, cantante, 144 Mora Marietta, cantante, 67 Mora Teresa, cantante, 55 Moragas, baritono, 223, 224, 252 Morales, cantante, 283 Morandi Clori, contralto, 129, 130, 136 Morandi Giovanna, ballerina, 70 Morandi Marietta, ballerina, 70 Morazzoni Marietta, cantante, 74, 76 Morelli, baritono, 236 Morelli Adelaide, cantante, 268, 269, 270 Morelli Alemanno, attore-capocomico, 134, 147 Morelli, Capella e Bergamaschi, compagnia dr., 134 Morelli-Condolmieri, baritono, 204 Morelli-Ponti, cantante, 208, 209 Morelli Scerì, cantante, 89 Moreno Filippo, impresario, 218, 221, 222,

224, 228, 233, 234, 235, 242 Moreo, baritono, 291, 300, 301 Moreschi, attore, 131 Moretti, basso, 198, 247 Morgas, baritono, 220 Mori dell’Africa, compagnia di ginnasti, 163 Moriami Gustavo, baritono, 217, 233 Moriani Napoleone, tenore, 143, 144, 145, 217, 309 Morino Antonio, baritono, 144, 145 Morio, contralto, 224 Morlacchi Francesco, compositore, 51, 72, 75 Moro Angelica, soprano, 194, 233 Moro-Cantalupi, soprano, 195 Moroni, soprano, 253 Morosini, cantante, 298 Morosini, ballerino, 135 Morosini Amalia, ballerina, 217 Morra, cantante, 157 Morra, suonatrice di chitarra, 149 Morra Angiola, cantante, 143, 144, 145 Morra Giuseppe, cantante, 143, 145 Morreale, direttore d’orchestra, 281 Morroto, cantante, 299, 300 Mosca, baritono, 239 Mosca Antonietta, soprano, 66 Mosca Giuseppe, compositore, 41, 42, 56, 78 Moschini, ballerino, 163 Mosconi, cantante, 239 Mosconi, soprano, 247 Motta Pio, cantante, 173 Mottino, baritono, 211, 212 Mozart Wolfango Amedeo, compositore, 16, 36, 57, 72, 73, 154, 192, 224, 232, 250 Mozzi, attore, 140, 147 Mozzidolfi, attore, 160 Mugnaj Clemente, cantante, 135 Mulettini, ballerina, 175 Murat Gioacchino, generale, 14 Muratori L., commediografo, 293 Murri, baritono, 218 Musatti Gioachino, tenore, 96, 100 Muzio Emanuele, direttore d’orchestra e compositore, 173, 250 Muzio Virginio, impresario, 283 Nanni Ranieri, oboista, 59 Napoleone III, imperatore, 197 Napoleone Bonaparte, imperatore, 2, 14, 30, 33, 35, 36, 55, 75 Napoleone Colombino, attore, 126 Nardini, baritono, 247 Nasolini Sebastiano, compositore, 26, 27, 59 Natali, cantante, 258, 262 Natali Salvatore, basso, 133 Naudin Emilio, tenore, 262 Naudmann L., compagnia equestre, 188 Nebuloni, attrice, 303, 304 Nebuloni, cantante, 204, 209


!489 Negri Angiola, ballerina, 174 Negri Giulietta, soprano, 103 Negrini, cantante, 155 Negrini, tenore, 195 Negrini Ester, cantante, 163 Neli, ballerina, 105 Nelli Romilda, soprano, 301 Nelly-Marzi, cantante, 244 Nerini Rosa, cantante, 66 Newosky, soprano, 274 Nichli Maria, cantante, 54 Nicolai Otto, compositore, 180, 181 Nicolini Alessandro, basso, 297 Nicolini Giuseppe (vedi Niccolini Giuseppe) Niccolini, cantante, 288, 305 Niccolini Giuseppe, compositore, 36, 99 Noberini, ballerina, 195 Nobili Melinda, attrice, 88 Nobili Pasquale, attore, 88 Noli, tenore, 282 Noli, compositore, 304 Norberti, basso, 221 Norsa, soprano, 211 Nosadini Giuseppe, buffo, 69, 73, 74 Noseda Carlo, commediografo, 284 Noseda Gustavo Adolfo, compositore, 195, 196 Nota Alberto, commediografo, 81, 118, 122, 137, 143 Notargiacomo Gaetano, basso, 276, 277 Noto, baritono, 273 Novack Paolina, soprano, 267 Novelli Augusto, commediografo, 293 Noverre Jean Georges, coreografo, 26 Novetti Rosina, cantante, 247 Offenbach Jacques, compositore, 270, 296, 297, 298 Oldi Arrigo, baritono, 292 Olgini, contralto, 232 Olivari, cantante, 157 Olivari Alessandro, baritono, 174, 175 Olivazzi Antonio, fratello probabile di Francesco Olivazzi, 9 Olivazzi Francesco, fratello di Luigia Olivazzi, 6, 7, 9, 11, 12, 15, 21, 22 Olivazzi Giorgio, padre di Francesco, 6 Olivazzi Giorgio, padre di Luigia, 3 Olivazzi Luigia moglie di Giuseppe Carcano, 3, 6 Olivetti N., buffo, 34 Olivi-Vetturi Maddalena, soprano, 168, 169 Olivieri, basso, 71 Olivieri, tenore, 146 Olivieri Giuseppe, cantante, 158 Olivieri Lorenzo, buffo, 50, 52, 53, 68 Olivieri Ludovico, cantante, 53 Onorati Fanny, ballerina, 36 Onorati Giacomo, coreografo, 36, 37, 38, 43, 48

Orecchia Angiola, soprano, 174 Orgitano Raffaele, compositore, 38 Origgi, pianista, 109 Orlandi, cantante, 276 Orlandi Carlotta, contralto, 109 Orlandi Elisa, mezzosoprano, 3, 51, 96, 97, 98, 100, 101, 109 Orlandi Ferdinando, compositore, 25, 30, 31, 32, 36, 37, 38, 48, 51, 62 Orlandini, attore, 214 Orsini, direttore d’orchestra, 273 Orsolini e Fracanzani, compagnia dr., 69 Ortolani Angiolina, soprano, 173, 174, 175, 186, 187, 309 Oschierdu, tenore, 291 Otto, soprano, 283 Ottolini Matteo, cantante, 111 Oxilia Giuseppe, tenore, 305 Pacini, buffo, 24, 25 Pacini Adolfo, cantante, 307 Pacini Giovanni, compositore, 69, 71, 73, 74, 103, 105, 106, 141, 184, 242, 243, 276 Pacini Luigi, buffo, 28, 29, 30, 31, 32, 37, 38 Padovani-Polli, baritono, 154, 155 Paër Ferdinando, compositore, 21, 34, 36, 87, 88 Paër Francesca Riccardi, cantante, 61 Pagay, cantante, 270 Paganelli Giuseppe, cantante, 307 Pagani, cantante, 222 Paganini Giovanni, tenore, 112, 113 Paganini Niccolò, violinista, 21, 54, 55, 117, 142, 200, 220, 239, 255, 309 Pagano, tenore, 266 Pagnoni Agostino, tenore, 194, 195 Pagnoni Gualtiero, baritono, 304, 305 Paisiello Giovanni, compositore, 16, 25, 26, 36, 42, 43, 64, 67, 94 Paladini, attore, 121, 271 Paladini, attrice, 202, 275 Paladini Carolina, attrice, 196 Palermi, basso, 146 Palestrini, attrice, 215 Pallerini, ballerina, 88 Pallerini Anna, cantante, 35, 36 Palma Silvestro, compositore, 35 Palmeri Benedetto, pianista, 245 Palmieri, tenore, 161 Palmieri, cantante, 255 Palomba Antonio, librettista, 107 Palomba Giuseppe, librettista, 22, 43 Palumbo, direttore d’orchestra, 297 Pani Lorenzo, impresario, 14, 15, 23, 24 Panizza, baritono, 248 Panizza Giacomo, compositore, 150, 152, 157, 179, 180 Panizza Stinco, soprano, 284 Pantaleoni Romilda, soprano, 234, 235, 309


!490 Panzacchi E., librettista, 300 Panzeri, tenore, 247 Paoletti, basso, 272 Paoletti-Tartini, soprano, 285 Papa Luigi, buffo, 133 Papadopoli, attore, 160, 172, 202 Papadopoli Antonio, attore, 147 Papeschi, tenore, 274 Papini, buffo, 208 Papini, sorelle cantanti, 220 Paquier Atenaide, cantante, 135 Paraboschi, cantante, 165 Paradisi, ballerino, 113, 163 Parasini, tenore, 245, 247 Paravalli Giuseppe, tenore, 215 Parboni Augusto, baritono, 218, 226, 227, 275 Parcolini, cantante, 253 Pardini, tenore, 240, 241, 242 Pardini, cantante, 208, 209 Parducci, attore, 214 Parini Giuseppe, poeta, 3, 15 Paris-Alvars,compositore, 154 Parlamagni Annetta, contralto, 79 Parlamagni Antonio, buffo, 25, 26, 79 Parmigiani, cantante, 295, 296 Parmigiani Luigi, basso, 133 Parodi Teresa, soprano, 169, 170, 171 Parola Angelo, tenore, 292 Parolini, cantante, 252 Pascal Luigia, arpista, 56 Pascali, attore, 175 Pascali, Bovi e Cardarelli, compagnia dr., 175 Pascali Carlo, attore e capocomico, 175, 198 Pasi Giuseppe, tenore, 173, 174 Pasini, soprano, 288 Pasqualini, attore, 126 Pasqualini Albina, attrice, 147 Pasquini Francesco, poeta estemporaneo, 115 Passaro A., librettista, 134, 167 Passeri, soprano, 291 Passeroni, poeta, 3 Pasta Giuditta, soprano, 3, 92, 93, 94, 95, 96, 97, 98, 99, 100, 101, 102, 106, 107, 108, 109, 119, 169, 170, 191, 249, 307, 309 Pastori Cecilia, soprano, 70 Pastori Clelia, cantante, 71 Patrizio Giovannina, cantante, 225 Patteri Carolina, cantante, 114 Patti Adelina, soprano, 166, 228, 257, 280 Patti Amalia, mezzosoprano, 166 Patti Carlotta, soprano, 228 Pattono Nicolò, cantante, 243 Pauly (vedi Pauli Giuseppe) Pauli Giuseppe, baritono, 173, 174 Paveri Giuseppe, commediografo, 140 Pavesi Stefano, compositore, 17, 28, 34, 38, 69

Peccia Clotilde, cantante, 166 Peccia, cantante, 168 Pedemonti, mezzosoprano, 259 Pedrazzi Francesco, cantante, 108, 109, 110 Pedretti, attore, 125 Pedroni Giovanni, scenografo, 33, 34, 36, 37 Pedrotti, cantante, 56 Pedrotti Carlo, compositore, 222, 224 Pellandi, attrice, 210 Pellandi Anna Fiorilli, attrice, 47 Pellegrini, tenore, 184 Pellegrini, soprano, 291 Pellegrini Clementina Veglia, cantante, 17, 25 Pellegrini Luigi, direttore cori, 121 Pellico, baritono, 227 Pellico Silvio, scrittore, 121, 182, 183, 193 Pellini Rita, cantante, 223 Pelosio, cantante, 135 Pelzet, attrice, 121 Penco Francesco, ballerino, 135 Penco Marco, cantante, 136 Pendola, librettista, 105 Pennetti Rosalia, cantante, 65 Pepoli Napoleone, commediografo, 167 Peracchi, attore, 137, 148 Perales Mariano, impresario, 208, 230 Percier, architetto, 10 Perego Francesco, baritono, 186 Perego Pietro, commediografo, 160 Perelli Gaetano, buffo, 56 Perelli Marietta, ballerina, 65, 70 Perelli N., violoncellista, 69, 70, 73 Perfetti Angela, cantante, 73 Perfetti Amalia, cantante, 73, 75 Perger, cantante, 138 Perger Giovannina, cantante, 135 Peri Achille, compositore, 211, 250 Peri Rebecca, cantante, 220 Perillo, tenore, 184, 185 Perini e Orsolini, compagnia dr., 82 Peroni (vedi Perone) Perone Filippo, scenografo, 156, 170, 171, 202 Perosio, soprano, 304 Perotti, tenore, 221 Perozzi, tenore, 166 Perrone (vedi Perone Filippo) Perrone Amalia, cantante, 205 Persiani Fanny, soprano, 36 Persiani Giuseppe, compositore, 107 Persichini, cantante, 48 Peruzzini Giovanni, librettista, 205, 230 Pescatori Anna, cantante, 59, 65 Pessina, mezzosoprano, 236 Pessina Luigia, cantante, 205 Petich, mezzosoprano, 291 Petrarca Debora, cantante, 64, 89 Petrazzoli, baritono, 71 Petrazzoli Francesco, buffo, 68


!491 Petrella Errico, compositore, 21, 195, 207, 214, 230, 242, 245, 248, 252, 260, 274 Petrelli Giuseppe, attore, 88 Petrelli Luigia, compagnia dr., 87, 88, 90, 91 Petrelli Luigia, attrice, 91 Petrocchi, attore, 133 Petrocchi Saverio, attore, 132 Petrosellini Giuseppe, librettista, 34, 43 Petrovich, tenore, 186, 226, 227 Petrovich, cantante, 302, 303, 304, 305 Petrovich Giovanni, cantante, 176, 177 Petrucci, attore, 92 Petrucci, cantante, 300 Pettenghi, cantante, 236 Peyron Luigi, cantante, 35, 36 Pezzaglia Angelo, compagnia dr., 294, 295 Pezzana, attore, 210, 212, 213, 215 Pezzi Marietta, attrice, 172 Philippe, prestigiatore, 152, 249 Philips Adelaide, soprano, 177, 178, 179 Piacentini Antonio, m.° al cembalo, 68, 69 Piacentini Carlo, m.° al cembalo, 70 Piacentino Luigi Gregorio, violinista, 20 Piana, tenore, 226 Pianca, compagnia dr ., 81 Piatti Alfredo, violoncellista, 129, 130 Piatti Pietro, uomo forzuto, 88 Piave Adelina, cantante, 267 Piave Francesco Maria, librettista, 141, 146, 158, 163, 170, 171, 189, 206, 211, 233, 251 Piazza, commerciante, 261 Picard, commediografo, 35 Picchi Luigi, buffo, 48, 59, 86 Piccinini, attore, 116, 117 Piccinini, tenore, 191 Picco Rosina, mezzosoprano, 190 Picinotti Luigi, mezzo carattere, 59 Pickmann, lettore del pensiero, 294 Pieri Amalia, attrice, 122 Piermarini Giuseppe, architetto, 7, 9, 10, 13, 15 Pietriboni, capocomico e commediografo, 294 Pigault, commediografo, 35 Pignoli Luigi, basso, 134, 135, 136 Pilo Rosolino, patriota palermitano, 202 Pilota, compositore, 70 Pinelli, cantante, 299, 30 Pini-Corsi, mezzosoprano, 273, 274 Pini-Corsi Antonio, baritono, 273, 274, 281, 307 Pinotti Elisabetta, soprano, 56, 57, 61, 63 Pinotti Rosina, cantante, 57 Pintorno, direttore d’orchestra, 282 Pio IX, papa, 147 Piombanti Faustina, cantante, 96, 99 Piraccini, cantante, 296, 298 Pirola, cantante, 209 Pirola, soprano, 220, 221 Pisenti, attore, 132 Pisenti, Gattinelli e Solmi, compagnia dr., 78

Pisenti e Solmi, compagnia dr., 131, 132 Pisenti Giovanni, attore, 112, 122 Pizzi, strumentista, 129 Pizzigati Ruggero, baritono, 146 Pizzioli, tenore, 217 Pizzioli Ercole, cantante, 217 Plodowska, cantante, 236 Poch Carmela (Carmelina), mezzosoprano, 188, 189, 198 Pochini, ballerina, 153 Poggio, commediografo, 306 Poggiolesi, ballerino, 175 Pogliaghi, cantante, 276 Pogliaghi, soprano, 255, 299 Pogliani, baritono, 254 Pohr Giuseppe, cantante, 74 Pola P., librettista, 95 Polacchi, mezzosoprano, 209 Polacco Rosina (Rosa), soprano, 178, 179, 196 Poletti Antonio, prestigiatore e autore di esperimenti ottici, 162, 212 Poli-Lenzi (vedi Polli-Lenzi) Poli-Randaccio, cantante, 307 Pollastri, ballerina, 103 Polli-Lenzi Paolo, basso, 206, 207, 222, 223, 224, 230, 231, 232 Polonini, baritono, 237, 277 Poma Elisa, cantante, 171 Pomè, direttore d’orchestra, 262, 271, 272, 273 Pompei, attore, 147 Pompeiano Antonio, cantante, 112 Pompili, attore, 202 Pompili-Trivelli, attrice, 214 Ponchielli Amilcare, compositore, 240, 271, 282, 307 Pons Feliciano, basso, 157, 158, 159, 181 Pontevichi Francesca, attrice, 47 Ponti-Dell’Armi Luigia, cantante, 218, 219 Ponzoni, ballerina, 89 Porro, tenore, 190 Porta Carlo, poeta dialettale milanese, 139, 294 Portheau G. B., baritono, 165, 167 Porto Matteo, cantante, 33, 34, 93, 94 Porto Matteo Ottolini, basso, 110, 118 Portogallo Marc’Antonio (vedi Portogallo Marco) Portogallo Marco, compositore, 16, 24, 34, 52, 53 Pouce Tom, nano, 163 Pozza Francesco, commediografo, 289 Pozzi, cantante, 214, 215 Pozzi, basso, 254 Pozzi Gaetano, tenore, 55, 70, 71 Pozzi Giovanni, ballerino, 36 Pozzi-Mantegazza Teresa, soprano, 188, 189 Pozzi Maria, soprano, 293 Pozzi Teresa, cantante, 37 Pozzi Vincenzo, buffo, 61 64, 65


!492 Pozzi Virginia, soprano, 169 Pozzolini Atanasio, tenore, 165, 176, 177 Pozzolini Gaspare, tenore, 134, 135 Pozzone Francesco, capocomico, 290 Prada Giovanni, cantante, 37 Praga Emilio, librettista, 271 Praga Marco, librettista, 254 Pratesi Gasparo, coreografo, 203 Prati, compositore, 161 Prati, m.° di canto, 141, 175 Prato Giovanni, mezzo carattere, 43 Prattico, tenore, 195 Prattico Vincenzo, baritono, 175, 176, 177 Preda, attore, 137 Preda, attrice, 137, 140 Preti, attore, 167, 168 Prette, cantante, 296 Prette Antonio, cantante, 199, 205 Prette Pietro, cantante, 186 Prevedali Enrico, baritono, 204 Prévost Antoine-François, romanziere, 288 Prévost Francesca, soprano, 259 Preziosi, mezzosoprano, 251 Prina Vitaliano, giornalista, 227 Prisco, ballerino, 187 Prividali Luigi, librettista, 63 Profondo Sante, impresario, 248 Profumo A., librettista, 115 Proserpio Antonietta, attrice, 286, 287 Pucchi, buffo, 86 Puccini Elisa, cantante, 188 Puccini Giacomo, compositore, 279 Pucitta Vincenzo, compositore, 31, 107 Puerari Elena, cantante, 203 Pugi, tenore, 255 Pugliesi, calcolatore a memoria, 131 Puig, baritono, 187 Quaglia Filippo, scenografo, 59, 72 Quaglieni, compagnia equestre,142 Quaranta ginnasti arabi, compagnia, 239 Quarenghi, strumentista, 244 Quarenghi Guglielmo, violoncellista, 155 Quercioli, cantante, 266 Querzè, baritono, 280 Querzè, tenore, 301 Quirot, baritono, 278 Rabboni, flautista, 152, 154, 155, 157 Rabitti Pietro, librettista, 255 Rachelle, direttore d’orchestra, 104, 105, 115 Rachelle Felix, attrice, 162 Racine Jean, poeta tragico, 35, 44, 162 Radaelli Giacomo, cantante, 176 Radeguerra Amparo, cantante, 282 Radetzky, feldmaresciallo austriaco, 149, 169, 292 Raffaelli Domenico, buffo, 187 Raffaello Sanzio, pittore, 191

Raffanelli Luigi, buffo, 25, 26 Raftopulo Antonio, compagnia dr., 62, 63, 66, 77, 309 Raggi, cantante, 269 Raggi, soprano, 275 Raimondi Pietro, compositore, 285 Raimondi Teresa, grottesca, 59 Raineri-Marini Antonietta, soprano, 110, 111, 112 Raitano, basso, 282 Ramaccini, ballerino, 172 Ramini, tenore, 275 Rampazzini, violinista, 177 Ranieri Giuseppe d’Asburgo, vicerè del regno Lombardo-Veneto, 55 Ranzi, soprano, 146 Ranzi Ersilia, cantante, 143, 145 Rapini, basso, 265, 266 Rapisardi, soprano, 302, 303 Rasori, direttore d’orchestra, 252, 253 Rasori Riccardo, compositore, 275, 283, 284 Raspi Luigi, commediografo, 126 Ratti, commediografo, 271 Ratti, basso, 276 Raucourt, compagnia dr., 35, 39, 43, 309 Raucourt, attrice, 39 Ravaglia, ballerina, 187, 188 Ravel Angelica, attrice, 60 Ravogli Giulia, mezzosoprano, 279 Razzani, coreografo, 202, 217, 230 Razzani, contralto, 252 Razzani Antonio, buffo, 55, 59, 68 Razzani Eva, cantante, 68 Re di Piemonte, compagnia dr., 142 Re di Sardegna, compagnia dr., 79, 82, 118 Re Giovanni, cantante, 208, 209 Reale Italiana, compagnia dr., 81 Rebottaro Nino, basso, 218 Reboux Melania, cantante, 233 Rebussini Adele, cantante, 170 Rebussini Giuseppe, basso, 112, 114 Rebussini-Rossetti, cantante, 171 Redi, soprano, 230 Reggiani, basso, 277 Regli Francesco, musicologo, 51, 57, 103, 119, 123, 124, 125, 131 Remény, violinista, 212 Reminolfi Ester, soprano, 291 Remolini, basso, 104 Remolini Domenico, buffo, 59 Remondini Marco, tenore, 65, 74 Reninig Villi, compositore, 160 Repetti, direttore cori, 206 Repetto Trisolini, cantante, 277 Repetto Vittorina, cantante, 277 Repossi Francesca, cantante, 197 Restelli Giuseppe, compagnia dr., 87 Restelli Giuseppina, compagnia dr., 85 Rho Elena, mezzosoprano, 138, 164


!493 Riboldi, direttore d’orchestra, 296 Riboli Giovanni, tenore, 70, 71 Riboli Teresa, cantante, 70 Riboux, attrice, 44 Ricci, appaltatore, 6, 7 Ricci, fratelli compositori, 170, 211, 226, 240, 247, 257, 266, 277, 296 Ricci Andrea, buffo, 50, 51 Ricci Dario, attore, 122 Ricci Federico, compositore, 144, 197 Ricci Francesco, tenore, 64 Ricci Giuliana, storica, 13 Ricci Luigi, compositore, 111, 112, 113, 115, 121, 130, 135, 208, 247, 258 Ricci Luigi, direttore d’orchestra, 268, 269, 270, 291, 303 Ricciardi Luigi, tenore, 118, 119 Ricciardi Taddeo, librettista, 296 Richelmi Elvira, cantante, 282 Rieschi Clemente, buffo, 59 Rieschi Luigi, compositore, 176 Rieschi N., buffo, 54 Rigamonti Virginia, arpista, 153, 158, 160 Righetti, attrice, 79 Righetti, attore, 120 Righetti, capocomico, 143 Righetti Giovanni Tomaso, notaio, 10, 46 Righi Giorgio, tenore, 225 Righini G. B., basso, 162, 163, 164 Rigo Fulvio, basso, 220, 241 Rigola Luigi, tenore, 77, 106, 107, 189 Rinaldi, cantante, 299 Rinaldi, basso, 278 Rinaldini, baritono, 159 Rinaldini Luigi, tenore, 157, 158 Rincon, cantante, 253 Ringhieri P., commediografo, 131 Ristori Adelaide, attrice, 108, 120, 183, 184, 202, 203, 210, 211, 212, 213, 215, 249, 254, 307, 309 Ristori Adelaide, compagnia dr., 215 Riva, attore, 140 Riva, cantante, 155 Riva Angiola, cantante, 69 Rivarola, buffo, 121, 140, 141 Rivetta, direttore d’orchestra, 257 Rivetta, strumentista, 201 Rivolta Rebecca, cantante, 107 Rizzi, commediografa, 284 Robotti, attore, 120, Robotti, attrice, 120, 123, 142, 137, 143 Robusto Cristiano, commediografo, 294 Rocca, baritono, 160, 207 Rocca Gaetano, falegname, 10, 11, 14, 18 Rochetti, attore, 89, 91 Rocchi, tenore, 253 Rocco, basso, 155, 157, 158 Roda Pietro, cantante, 105

Rodas, baritono, 154, 155 Rodas Agostino, basso, 194, 195 Rode Jacques, violinista, 72, 76 Roig, tenore, 265 Rokitansky, basso, 204 Roldan, cantante, 238, 239 Rolla Antonio, violista, 20, 21 Rolla Kate, cantante, 273 Romagnoli, attore, 120, 133 Romagnoli, attrice, 120 Romagnoli Luigi, attore, 125, 126, 131, 132, 133 Romagnoli Rosa, attrice, 137, 143 Romanelli G. F., librettista, 67 Romanelli Luigi, librettista, 37, 59, 75, 105 Romani, cantante, 208 Romani Felice, librettista, 3, 56, 69, 71, 93, 96, 97, 101, 103, 104, 106, 107, 109, 114, 119, 130, 135, 161, 173, 224 Romani Riccardo, cantante, 246 Romanò Gaetano, tenore, 186 Romanoff, tenore, 160 Romilli Carlo Bartolomeo, arcivescovo di Milano, 147 Rommy, baritono, 141 Ronchetti N., violoncellista, 68, 73 Ronchi, macchinista, 182 Ronconi Ercole, tenore, 220, 223 Ronconi Giorgio, baritono, 108, 109, 110, 209, 214, 221, 222, 223, 309 Ronconi Sebastiano, cantante, 209 Ronzani, direttore d’orchestra, 266 Ronzi, tenore, 217 Ronzi Ambrogio, commediografo, 126 Ronzani Domenico, ballerino, 89 Ronzoni Giuseppe, violinista, 65, 67, 72 Rosa, attore, 91 Rosa Gaetana, compagnia dr., 114, 115, 117, 120 Rosa Gaetana, attrice e capocomica, 115 Rosa Giovannina, attrice, 115, 117, 120 Rosa Malvina, attrice, 117 Rosa Salvator, compagnia dr., 264 Rosas, pianista, 154 Rosburg Ida, cantante, 244 Rosegger, impresario, 280 Roser-Balfe Lina, soprano, 96, 99, 101, 104, 105 Rosetti-Sikorska Giuseppina, cantante, 143, 144, 145 Rosiello, cantante, 285, 286 Rosier, commediografo, 117 Rosnati, tenore, 237 Rossari, cornista, 154 Rosselli Amalia, commediografa, 293 Rosselli John, musicologo, 27 Rossetti, cantante, 238, 239 Rossetti Maria, cantante, 56 Rossetti Teresa, cantante, 114 Rossi, attore, 147, 200 Rossi, mezzosoprano, 287, 288


!494 Rossi, direttore dâ&#x20AC;&#x2122;orchestra, 158, 281, 282 Rossi Carlotta, cantante, 220 Rossi Cesare, compagnia dr., 270 Rossi Enrico, cantante, 185 Rossi Ernesto, attore, 183, 184, 200, 214, 249 Rossi Ernesto, compagnia dr., 214 Rossi Gaetano, librettista, 28, 33, 38, 41, 50, 57, 59, 63, 67, 75, 78, 82, 89, 92, 99, 100, 129, 165, 179, 197 Rossi Gaetano, basso, 135 Rossi-Galli Enrico, basso, 191, 230 Rossi Giacomo, coreografo, 141 Rossi Giovanni, ventriloquo, 141 Rossi Gio. Battista, arpista, 65 Rossi Gio. Battista, buffo, 73, 75 Rossi Giuseppina, contralto, 112, 115 Rossi-Iggius-Pietriboni, compagnia dr., 293 Rossi Lauro, compositore, 141, 154, 158, 178, 217, 269 Rossi N., librettista, 61 Rossi Settimia, ballerina, 141 Rossi Teresa, cantante, 115 Rossignoli Paolo, tenore, 68 Rossini, basso, 284 Rossini Gioachino, compositore, 25, 36, 52, 53, 56, 57, 59, 60, 61, 63, 65, 66, 67, 68, 69, 70, 73, 74, 76, 87, 89, 92, 93, 95, 100, 102, 103, 104, 119, 121, 152, 153, 154, 155, 156, 169, 170, 171, 190, 195, 204, 211, 219, 220, 221, 222, 223, 225, 230, 231, 232, 233, 234, 235, 236, 240, 250, 282, 284, 296, 301, 305 Rota, basso, 96 Rota Ettore, storico, 55 Rota-Galli Carolina, cantante, 164 Rota Giacomo, baritono, 217 Rota Giuseppe, compositore, 196 Rothschild, banchiere, 258 Rougemont, commediografo, 116 RoussiĂŠre, circo equestre, 293 Rovaglia (vedi Rovaglio e C.) Rovaglia, impresario, 227, 238, 240, 241, 242 Rovaglia-Porati, contralto, 214, 239 Rovaglio e C., vestiarista, 121, 136 Rovelli Filippo, violoncellista, 20 Rovere Agostino, basso, 112, 113, 114 Rovescalli Antonio, scenografo, 289 Rovetta Gerolamo, commediografo, 285, 291, 303, 304 Royer A., librettista, 216 Rozen Bice, attrice, 284, 286, 287, 292, 302, 303 Rubatto, tenore, 124 Rubile, cantante, 298 Rubini Geremia, mezzo carattere, 59 Rubini Giovanni Battista, tenore, 3, 95, 96, 97, 98, 99, 100, 101, 102, 107, 119, 249, 309 Rubini Pietro, ballerino, 65 Rubino F., librettista, 178 Ruffi Matilde, cantante, 171 Ruffini, attore, 140

Ruffini Giovanni, librettista, 156 Ruggeri, cantante, 135, 136 Ruggero Adele, cantante, 229 Ruggero Laura, cantante, 229 Ruggieri Raffaella, cantante, 50 Rumiati Rossi, baritono, 240, 241 Runcio, tenore, 255 Ruotolo, buffo, 265, 266, 274 Rupini Vittoria, soprano, 180, 181 Rusconi, basso, 291, 300, 301 Russo, cantante, 268 Russomanno, tenore, 285, 286, 290, 295 Sabatano, cantante, 305 Sabatini, buffo, 217 Sabatini Alessandro, cantante, 217 Saccardi, basso, 278 Saccomanno Luigi, tenore, 168, 169, 181, 182, 209 Sacconi Angiola, cantante, 32 Sacconi Angiola Chies, cantante, 30, 32 Sacconi Lorenzo, mezzo carattere, 28, 30, 31, 32 Sacchero, tenore, 175 Sacchero Giacomo, librettista, 145, 237 Sacchero Melchiorre, tenore, 194, 195 Sacchi Clotilde, attrice, 116, 117 Sacchi Virgilio, compositore, 255, 256 Sadis Domenico, basso, 67 Sadoski, attrice, 147, 200 Saini Domenico, basso, 57, 58, 64, 65 Saint-Ange, cantante, 110 Sainz Laura, cantante, 241, 248 Sairano Carolina, ballerina, 70 Sajni Laura, cantante, 112 Sala, patriota, 147 Sala, basso, 293 Sala Carlo, scenografo, 167, 175, 178, 180, 185, 186, 189 Sala N., cantante, 57 Saldarini, impresario, 205 Salieri Antonio, compositore, 19 Salio Giuditta, cantante, 70, 71 Sallemeno Enrico, cantante, 243 Salmasi, basso, 285 Salmini, commediografo, 189 Salustri Filomena, cantante, 243 Salvago Alessandro, baritono, 194 Salvatori, baritono, 222 Salvestri, commediografo, 278 Salvini, attore, 172, 200 Salvini, tenore, 268 Salvini Alessandro, attore, 171, 172, 178, 202, 211 Salvini Giuseppe, attore, 127 Salvini Tommaso, attore, 193, 211, 249, 309 Salvioni Carlo, compositore, 89 Samara Spiro, compositore, 279 Sambo, cantante, 283 Sammarco, baritono, 285, 286


!495 Sampietro Carlo, violinista, 68, 70 Sanelli Gualtiero, compositore, 248, 250 Sangiorgi Filippo, compositore, 277 Sangiovanni Antonio, m.° di canto, 227 Sanguineti, impresario, 221 Sannazzari, cantante, 146 Sannazzari Carlotta, cantante, 184, 185 Sannier, mezzosoprano, 210 Sanquirico Alessandro, scenografo, 33, 34, 36, 37, 92, 93, 94, 98, 101, 309 Santi Giacomo, tenore, 107, 108 Santolini, soprano, 115 Santoni, attore, 125, 203 Santoni, attrice, 148 Santoni Carolina, attrice, 122, 126 Santori Marianna, soprano, 225 Sapio Giuseppe, librettista, 185 Saracco Giorgio, ballerino, 261 Saracco Giuseppe, ballerino, 261 Saracco Maria, ballerina, 261 Sarda, compagnia dr., 120, 137, 143, 183, 309 Sardi Virginia, cantante, 113 Sardou Victorien, commediografo, 270, 275, 290 Sarria, commediografo, 297 Sarti, inventore, 78, 79 Sarti Cesare, tenore, 216, 222, 223, 225, 237 Sarti Giuseppe, compositore, 19, 31 Sartirana Giuseppe, cornista, 110 Sassi, ballerina, 113 Sassone, direttore d’orchestra, 270 Saucerotte Marie Antoinette Josephe, attrice, 35 Saunier, mezzosoprano, 210 Saurel, cantante, 227 Saurel, violinista, 239 Sauvray, attore, 44 Savelli Giuseppina, soprano, 276, 277 Savelli Luigi, impresario, 276 Savelli Stuarda, soprano, 285 Savinelli, compositore, 104 Savoldi, cantante, 279 Sbodio, compagnia dr., 302 Sbodio-Carnaghi, compagnia dr., 284, 285, 286, 288, 289, 291, 309 Sbodio Gaetano, capocomico, 284, 285, 286, 287, 289, 294, 303, 304, 307, 308 Scaccia Francesco, buffo, 31, 32 Scalvini A., librettista, 252 Scapini Stefano, cantante, 179, 180 Scappaticci Ercole, cantante, 232 Scarabelli, tenore, 255 Schapié Ernestina, mezzosoprano, 167 Scheggi Enrichetta, cantante, 106 Scheggi Fanny, cantante, 237 Scheggi Giuseppe, basso, 106, 107 Schieroni Adelina, arpista, 89 Schiller Friedrich, poeta, 19, 147, 183, 203 Schira Francesco, m.° al cembalo, 97 Schiroli Giuditta, cantante, 72

Schiroli Maria, cantante, 54 Schiultz e Preda, compagnia dr., 137 Schmidt G., librettista, 57 Schneider Giovanni, flautista, 89 Schober Giovanni, basso, 101 Schoberlechner Giovanni, cantante, 97 Scholl, maestro di banda, 56 Schultz Ida, soprano, 304, 305 Schurmann, compagnia di operette, 280 Schütz Carlo, impresario, 115 Sciaccaluga Felice, attore, 129 Sciosciammocca D. Felice, cantante, 270 Sciultz Carlotta, attrice, 132 Sciultz Ferdinando, attore, 128, 132 Scola Carlo, tenore, 164 Scolari Giovanni, basso, 305 Scotti, tenore, 151 Scotti, basso, 194 Scremin e Mariani, compagnia dr., 196 Scribe Augustin-Eugène, drammaturgo, 86, 115, 116, 117, 118, 128, 130, 131, 132, 135, 143, 147, 150, 174, 178, 236, 262, 281, 305 Secchi Luigi, tenore, 66 Seghezza Giovanni, attore, 147 Séjour Victor, commediografo, 259 Semiglia Clotilde, cantante, 155 Senna Achille, cantante, 138 Serafini, attore, 120 Serafini Giacomo, coreografo, 50, 51, 95, 96 Serate Parigine, compagnia di quadri artistici, 226 Serbiani, commediografo, 254 Serbolini, basso, 260 Serene, soprano, 221 Serpos, coreografo, 86 Serravalli F., commediografo, 290 Sessoni Carlo, coreografo, 51 Setragni, tenore, 221, 248 Setragno, tenore, 302, 303 Sevesi Gaetano, ballerino, 65, 70 Sevrin, commediografo, 116 Sfondrini, architetto, 249, 250, 251 Sforza Francesco, duca di Milano, 172 Sgargi, cantante, 259 Shakespeare William, poeta, 19, 178, 259 Siccardi, commediografo, 304 Sichel, attore, 281 Siebanechi Marietta, cantante, 199 Siebs, soprano, 218, 219, 220, 234 Signol, commediografo, 120 Signoris, attore, 172, 178 Silenzi, baritono, 238, 239 Silva, contralto, 24, 25 Silva Giuditta, cantante, 32, 33 Silva Prospero, compositore, 16 Silva Rosalinda Grossi, soprano, 15, 16, 17, 21, 22, 24, 25 Silvestri, basso, 204 Silvestri Giovanni, funzionario comunale,


!496 306 Simonetta Vincenzo, tenore, 241 Simonetti, tenore, 230 Simoni, impresario, 182, 191 Simoni, soprano, 227 Simoni Renato, commediografo, 303 Sinico Giuseppe, compositore, 213 Sissa Andrea, cantante, 89 Sivori Camillo, violinista, 191, 200, 201, 202, 220, 309 Smat Pietro, cantante, 233 Smeroski, cantante, 277 Smith, m.° al cembalo, 73 Soarez Cesare, basso, 158, 159 Sodese Camilla, cantante, 121 Soffredini Alfredo, compositore, 290 Sofocle, poeta tragico, 147 Sografi Simeone Antonio, commediografo, 47, 51 Soldi, cantante, 135 Solera Temistocle, librettista, 124, 131, 141, 143, 146, 184, 236 Soliva Carlo, compositore, 73 Solmi Pietro, attore, 45, 111, 122, 132 Solmi e Pisenti, compagnia dr., 111, 112, 122 Somaglia, appaltatore, 46 Somma, commediografo, 115, 147, 203 Sommariva, tenore, 24, 25 Sommariva Diego, mezzo carattere, 31, 32, 52, 56 Sontag Henriette, soprano, 56 Sonzogno Edoardo, editore, 279, 287, 288 Sordelli, direttore d’orchestra, 193 Sormanni Piglia, ballerina, 86 Sormani Teresa Salucci, cantante, 50 Soulié, commediografo, 137, 147, 160 Soumet, commediografo, 210 Sozzi Luigi, compositore, 219 Spada Filippo, cantente, 89 Spadetta A., librettista, 247 Spartaco, gladiatore romano, 291 Spech Adelina, soprano, 112, 113, 114 Spechel, contralto, 160 Speck Maddalena Petralia, cantante, 50 Spellini, cantante, 184, 186 Spellini Luigi, baritono, 180, 181, 184, 185, 185 Speranza Giovanni Antonio, compositore, 130 Speroni N., grottesco, 59 Spezia Marietta, cantante, 158 Spiaggi Domenico, buffo, 59, 72 Spinelli Giuseppe, macchinista, 121 Spinzi, ballerina, 196 Spotorno, cantante, 146 Spotorno Francesco, cantante, 143 Spreafico, basso, 258, 265 Spreafico, cantante, 259 Stabile Milanese, compagnia dr., 303 Stampanoni, tenore, 285 Stanzieri Giuseppe, pianista, 161 Stecchi, cantante, 301

Stecchi, soprano, 296 Stecchi-Bottardi Luigi, cantante, 211, 212, 218, 219 Stecchi Tommaso, librettista, 185 Steffanini, cantante, 253 Steffanini-Donzelli, cantante, 253 Steffenoni, impresario, 259, 260, 261 Stendhal (Henry Beyle), scrittore, 25, 75, 83 Steller Francesco, baritono, 226 Sterbini Cesare, librettista, 52 Stigelli, tenore, 150 Stigelli Giorgio, tenore, 184, 185, 186 Stinco-Palermini, soprano, 301 Stolfi Giuseppe, storico, 9 Stolz Teresa, soprano, 265 Stoppani Antonio, commediografo, 290, 303 Storchio Rosina, soprano, 307, 308, 309 Strauss Johann figlio, compositore, 263 Strebel, cantante, 283 Strigelli, consigliere di Stato, 50 Strinasacchi Teresa, cantante, 35, 36 Stubel Lori, cantante, 263 Stunz, compositore, 153 Suardon P., librettista, 288 Sutter Federico, baritono, 233 Taccani Elisa, soprano, 3, 100, 101, 102, 108, 109, 110, 118, 119, 150, 309 Tacchinardi Nicola, tenore, 35, 36, 61, 62, 63 Tacchinardi-Persiani Fanny, soprano, 106, 107, 108, 309 Taddei, compagnia dr., 44, 46, 117, 118 Taddei, attrice, 127 Taddei, attore, 117, 118 Taddei Adelaide, cantante, 104 Taddei Caterina, ballerina, 68 Taddei Francesco, attore, 45 Taddei Marianna, attrice, 45 Taddei Marietta, attrice, 127 Taddei Rosa, attrice, 45 Taddei Rosa, attrice e poetessa, 101 Tadei Antonio, compositore, 189 Tagliana, cantante, 222, 223 Taglioni, coreografo, 78 Tadolini Eugenia, soprano, 111, 309 Taglioni Durante, ballerina, 230 Talamanca, cantante, 296 Talamona, baritono, 301 Talliè, attrice, 95 Talma, attore, 200 Tamberlick Enrico, tenore, 231 Tamburini Giuseppe, compositore, 217 Tamplini, fagottista, 142 Tani, compagnia di operette, 302 Tani, cantante, 300, 302 Tantalora Angiolina, contralto, 141 Tanzi C., commediografo, 237 Targioni-Tozzetti Giovanni, librettista, 288 Tartini Paoletta, mezzosoprano, 285


!497 Tasca Gaudenzio, cantante, 104 Tasca Ottavio, poeta, 150 Tassani, scenografo, 172 Tassani G. B. e Bosello G., compagnia dr., 132, 178, 179 Tassi A., pittore, 16, 20 Tassoni, famiglia di attori, 146 Tavoni Luigi, ballerino, 64 Tavoni Vincenzo, ballerino, 43, 64 Teatro d’Arte, compagnia dr., 293 Teatro Milanese, compgnia dr., 303 Teghil Giovanna Agnoni, cantante, 59 Teldi, attrice, 293 Terni Rachele, ballerina, 147 Terzani, ballerina, 97 Terzi, basso, 287 Terziani, m.° di canto, 238 Tescher, soprano, 271 Tessada, baritono, 269 Tessari, attore, 125 Tessari A., compagnia dr., 81 Tessari Carolina, attrice, 125 Tessari Carolina Cavalletti, attrice, 47, 125 Tessero, compagnia dr., 271 Tessero, attore, 91, 120, 143, 183, 203, 212 Testoni Alfredo, commediografo, 286 Testori Angelo, evirato, 17, 19, 21 Testori Pietro, padre di Angelo Testori, 17 Tetrazzoli Francesco, buffo, 59 Thalberg Sigismund, pianista e compositore, 269 Theaulon, commediografo, 120 Thiolier Giovanni, basso, 190, 194, 195 Thomapschu (vedi Tomapschu) Thomas Charles-Louis-Ambroise, compositore, 267, 278 Thorn, prestigiatore, 270 Tillo, cantante, 226 Tiraboschi Antonio, cantante, 100 Tirelli, soprano, 154 Tofano, attore, 83 Tofano Nicola, attore, 88 Toja, compositore, 124 Tom, ginnasta, 160 Tomapschu, trombettista, 74, 77 Tomba, compagnia di operette, 270, 297 Tomei, tenore, 285 Tommaseo Nicolò, letterato, 83 Tommasi Angelo, cantante, 93, 94 Tonelli, baritono, 154 Topai, buffo, 218, 221 Torelli Serafino, librettista, 164, 166 Torelli-Viollier Eugenio, librettista, 235 Torinese, compagnia dr., 202 Tornquist Ostava, soprano, 231 Torre Giuseppe, librettista, 170 Torri Giuseppe, basso, 121 Torriani, fagottista, 158, 160 Torricelli, basso, 226

Torrina Paolina, cantante, 188 Toscana, compagnia dr., 128, 200 Tosgobbi, basso, 161 Tosi Matteo, tenore, 103, 119 Tottola Leone Andrea, librettista, 96, 210, 219 Toussainte Catterina, cantante, 67 Tozzi-Fornari, soprano, 300 Tozzoli Pietro, basso, 139 Trabadello, baritono, 263 Trabattoni, tenore, 154, 155 Trabattoni, ballerino, 163 Trabattoni, impresario, 186 Trabattoni Alessandro, cantante, 168, 179, 180, 181, 185, 207 Trabattoni Antonio, cantante, 174 Tranquilli, attore, 91 Trapani Emilia Maggi, contralto, 259 Traversari Antonio, compositore, 205 Traversi, tenore, 138 Tre Persiani (I), compagnia di ginnasti, 168 Trebbi, cantante, 245, 247 Trento Vittorio, compositore, 22, 23, 25, 26 Trepiani G. B., compagnia dr., 81 Treves, direttore d’orchestra, 139 Treves Giacomo, compositore, 138 Trivelli, capocomico e attore, 202 Trivulzi, cantante, 121 Trovati Daniele, funzionario, 121 Truffi Isidoro, violoncellista, 155, 160 Tubertin, basso, 273, 274 Turati Filippo, uomo politico, 292 Turchetto, ballerino, 86 Turchi Giuseppe, coreografo, 112, 113 Turconi-Bruni, cantante, 271 Turini, soprano, 227 Turri-Princig, soprano, 278 Uda Baile, commediografo, 178 Ugolini, soprano, 265, 266 Ulmann, impresario, 228 Umberto I re di Savoia, 292 Urbinati, baritono, 284 Urbinati Maria, cantante, 304 Usiglio Emilio, compositore, 248, 266, 269 Utto, baritono, 253 Vaccani Domenico, buffo, 51 Vaccari L., segretario di stato, 46, 48 Vaëz Gustave, librettista, 216 Vagner Filippo, mezzo carattere, 41, 42 Vagnoli N., buffo, 56 Vajro, basso, 134 Valden, baritono, 253 Valencia Leandro, tenore, 96, 100, 101 Valente, tenore, 266 Valente Vincenzo, compositore, 297, 302 Valentini, compositore, 280 Valentini Giuseppe, ballerino, 68 Valentini Giuseppe, violinista e compositore,


!498 280 Valenza Giuseppa, ballerina, 64, 65 Valerga Ida, cantante, 246 Valerio, cantante, 134 Valerio Giovanni, cantante, 136 Valero, tenore, 263 Valesi, soprano, 110 Valle, baritono, 234, 245 Valle Elettra, cantante, 278 Valli Luigi, baritono, 186 Valsecchi, ballerina, 196 Vandagna, attrice, 140 Vanderbourch, commediografo, 117 Vaneri Paolina, cantante, 216 Vaninetti Vincezo, cantante, 117 Vanni, cantante, 282 Vannucci, basso, 221 Vanoli Angiolina, soprano, 297 Varalli, mezzosoprano, 218 Varesi Felice, baritono, 150, 194, 195, 214, 218, 219, 234, 309 Varesi Luigia, cantante, 218, 219 Varesi Rigoletto, m.° di canto, 269 Varisio, clarinettista, 161 Varney Louis, compositore, 299, 300 Vaschetti, tenore, 95 Vaschetti, soprano, 151 Vasoli Pietro (vedi Vassoli) Vassoli Pietro, buffo, 33, 34, 112 Vaudagna, attrice, 140 Vecla Emma, cantante, 306, 307 Veda, cantante, 236 Vedova e Borrelli, compagnia dr., 85, 86 Vedova e Dorati, compagnia dr., 80 Vedova-Ristori Giulietta, attrice, 185 Veglia Clementina, cantante, 17, 25 Veglia Natale, cantante, 17, 19, 21, 25 Velutini Giuseppe, ballerino, 68 Vendramini Bianca, attrice, 78 Veneziani, baritono, 291 Venier Catterina, attrice, 86 Venosta Felice, storico, 147 Ventura, attore, 115, 120, 125 Ventura, attrice, 125, 303, 304 Ventura Giovanni, attore, 122, 136 Venturelli Elisa, cantante, 215 Venturi, soprano, 110 Venturi, direttore cori, 287 Venturi Francesco, coreografo, 57 Venturi Fulgida, attrice, 284, 285, 286, 287, 303, 304 Venturini, baritono, 265 Venturini, attore, 130, 172 Vera-Lorini Sofia, cantante, 174 Veracini Francesco Maria,violinista e compositore, 280 Verati, tenore, 224 Verati, cantante, 249 Vercellini, basso, 150

Vercellino Luigi, cantante, 36 Verdi Giuseppe, compositore, 131, 141, 143, 145, 146, 149, 152, 153, 156, 157, 158, 162, 163, 164, 165, 167, 173, 174, 176, 178, 180, 181, 184, 190, 191, 197, 198, 204, 206, 207, 213, 217, 219, 226, 231, 233, 237, 239, 242, 243, 244, 246, 251, 253, 285, 300, 305 Verdini Albino, cantante, 257 Verducci Pietro, tenore, 73 Verga Giovanni, romanziere, 288 Vergnano Corrado, attore, 88, 91, 122 Vergnano Corrado, compagnia dr., 112, 120, 122, 123, 125 Verini Paolina, contralto, 233 Vernhet, soprano, 130 Verni, cantante, 37 Vernike Emma, cantante, 199 Verrusio, cantante, 298 Vestri, attore, 115, 120, 124, 214, 286 Vestri Laura, attrice, 214, 284, 286, 287 Vestri Luigi, attore, 81, 83, 118, 309 Vestris, compagnia dr., 69 Vestris Armando, ballerino, 38 Vestris Carlo, ballerino, 38 Viale Costanza, cantante, 180 Viale Lucia, mezzosoprano, 180, 184, 185, 186 Vialetti Pietro, basso, 168, 169 Viardy-Marty, soprano, 231 Vicentelli (vedi Vincentelli) Vicini, tenore, 258 Vico Carlotta Cavalli, cantante, 66 Vidal, tenore, 216, 230, 231 Vienna Amalia, cantante, 34 Vienna Carlo, coreografo e ballerino, 70, 97 Vietti Pietro, contralto, 192 Vieux-Temps Henri, violinista, 153, 191, 192, 228 Viganò Cesare, tenore, 181 Viganò Davide, impresario, 240 Viganò-Mombelli Vincenzina, librettista, 52 Viganò Salvatore, ballerino e coreografo, 25, 26, 33, 34, 54, 77, 98, 309 Viganotti Ignazio, baritono, 204, 225, 244, 245, 247, 272, 273, 275 Vigliardi Rosina, cantante, 156, 158, 159 Viglione-Borghese, cantante, 307 Vigoreux, prestigiatore, 193 Villa, cantante, 204 Villa, coreografo, 152, 171, 172, 175 Villa, fratelli appaltatori, 46 Villa, mezzosoprano, 201 Villa Carolina, cantante, 108 Villa Marietta, cantante, 216, 240 Villa Tommaso, tenore, 245, 246 Villani, cantante, 221 Villani Teresa Marchionni, attrice, 88 Vimercati Luigi, scenografo, 170, 171 Vimercati Paolo, suonatore di mandola e mandolino, 56, 85


!499 Vimercati Pietro, mandolinista, 52 Vincelli Antonietta, attrice, 88 Vincentelli, tenore, 213, 217, 234, 248, 249, 253, 254, 284 Viotti, coreografo, 198 Viotti Giovan Battista, violinista e compositore, 280 Visconti, basso, 278 Visconti Margherita, madre di Francesco Olivazzi, 6 Visconti Margherita, madre di Luigia Olivazzi, 3, 6 Visconti Giorgio, padre di Francesco Olivazzi, 6 Visconti Guido Carlo di Modrone, direttore d’orchestra, 307, 308 Visetti G. B., compagnia dr., 81 Visoni Pietro, compositore, 169 Vitaliani, attore, 281 Vitaliani, compagnia dr., 281 Vitti Augusto, baritono, 199 Vittorio Amedeo re di Spagna, 76 Vittorio Emanuele II, re d’Italia, 197, 209 Vivaldi Antonio, compositore, 280 Viviani, cantante, 166 Viviani Lodovico, cantante, 257 Vizzani, tenore, 234, 235 Voda, cantante, 236 Vogel, attrice, 95 Volange, attore, 38, 39 Volman, cantante, 223 Volpini Ambrogio, tenore, 143, 145, 146 Voltaire François-Marie-Arouet, filosofo e poeta, 19, 40, 47, 79, 211 Von Suppé Franz, compositore, 263 Wagner, basso, 228 Wagner Richard, compositore, 219, 266 Walter, baritono, 162, 163 Walter Luigi, basso, 162, 176 Warner, commediografo, 86 Waths Filippo, commediografo, 275 Weber Carl Maria von, compositore, 116, 154, 181, 186, 252 Weigl Giovanni, compositore, 51, 72, 160 Wermez Giulietta, cantante, 297 Wigley, baritono, 287 Winter Giuseppe, compositore, 155 Wizjak, cantante, 230, 231, 243 Zaccaria, ballerina, 187, 188 Zagury-Harris Laura, cantante, 253

INDICE GENERALE

Zamara, arpista, 124, 129 Zamarini, attore, 116 Zamarini Carlo e Preda, compagnia dr., 215, 216 Zamarini-Cottin, attrice, 216 Zambaiti Alessandro, cantante, 97, 100, 101 Zambaldi Silvio, commediografo, 289, 294 Zambelli, cantante, 150, 159 Zambelli Giuseppe, basso, 66, 70, 71 Zambelli Marietta, cantante, 157 Zambellini, basso, 141 Zambellini, baritono, 217 Zamboni Lisetta, cantante, 50 Zamboni Nicola, direttore d’orchestra, 98 Zanardini A:, librettista, 257, 269, 300 Zanchi Antonio, basso, 118 Zandozzi Carlotta, attrice, 140 Zanelli, attrice, 295 Zanetti, cantante, 296 Zanetti, tenore, 160 Zanetti, basso, 165 Zanetti Luigi, librettista, 188 Zanoja Giuseppe, architetto, 15 Zappini Pietro, cantante, 17 Zappucci Chiara, cantante, 232 Zara, basso, 297 Zardo, cantante, 283 Zauli-Sajani, commediografo, 160 Zauner, soprano, 124 Zegler, commediografo, 147 Zell F., librettista, 263 Zennari, tenore, 252 Zenoni Elena, cantante, 154 Zerri, attore,117 Zingarelli Nicola, compositore, 19, 21, 94, 101, 249 Zini Saverio, librettista, 32, 34 Ziveri, cantante, 299 Zoboli Giuseppe, tenore, 115, 129, 130 Zocchi, attore, 172 Zocchi, direttore d’orchestra, 241 Zocchi Tommaso, compagnia dr., 103 Zonghi, tenore, 282 Zoni G. B., tenore 133 Zopegni F., poeta, 254 Zoppetti, compagnia dr., 185 Zucchi, compositore, 72 Zucchielli Teresa, cantante, 64


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