centroamerica
II Carovana italiana per i diritti dei migranti, per la dignitĂ e la giustizia a
Rompete il silenzio e l’indifferenza, mettetevi in gioco subito, prima che sia troppo tardi. Vera Vigevani Jarach, Madre de Plaza de Mayo
mediterraneo
Carovana italiana per i diritti dei migranti, p 2-18 aprile 2016
rompere l’indifferenza costruire solidarietà
Vera Vigevani Jarach è una Madre de Plaza de Mayo. Ha perso il nonno ad Auschwitz e la figlia è desaparecida per mano della dittatura civico-militare argentina. Vera è una donna inarrestabile perché sa che la storia può ripetersi. Non ne fa mistero con gli studenti che incontra in ogni parte del mondo quando parla loro di migranti e di terre promesse. La sua invocazione risuona forte e chiara: rompete il silenzio e l’indifferenza, mettetevi in gioco subito, prima che sia troppo tardi.
auschvitzA
In questo convinto appello alla partecipazione troviamo forse il senso più alto, lo spirito profondo che anima la nuova Carovana.
Non possiamo non vedere quanto succede in Europa e nel contempo conosciamo i limiti della nostra esperienza che attraverserà l’Italia in poco più di quindici giorni. Sappiamo quanto sia difficile –inutile?- fare denuncia, quanto invece sarebbero necessarie le nostre energie per aprire le porte delle nostre case ai nuovi cittadini, per salvarli in mare o sulle coste buie della notte greca e siciliana. La Carovana può essere un umile tentativo che può solo essere l’insieme degli sforzi nostri e di chi incontreremo lungo la strada. La fortezza Europa cementa il peggio dei suoi egoismi, nuovi fascismi si rinsaldano contemporaneamente alla realizzazione di nuovi pogrom anti migranti alle frontiere.
FORTEZZA EURO
Sono immagini che non avremo più voluto vedere e che subiamo ogni giorno in silenzio. Persino una parola, timidamente mutuata dalla storia recente delle dittature latino americane al quadrante mediterraneo, diventa verosimile: desaparecidos. Nuovi desaparecidos. Aumentano i morti sulle nuove rotte, aumentano gli scomparsi, anche e soprattutto in quegli Stati ai quali l’Europa da credito e denari ed entro i quali vorrebbe fermare i popoli che fuggono da guerre e miseria.
A ben vedere la Carovana, dal novembre del 2014, non si è mai fermata.
...La luna è nascosta stanotte, forse si vergogna forse piange anche lei. Io ti penso e vorrei andare sottoterra o arrampicarmi sulla luna vorrei trovarti con i tuoi occhi con la voce con i respiri con le braccia ma non ci sei non mi senti più Cos’è diventato il tuo corpo ? Azoto Elio ? Ossigeno no L’ossigeno per respirare l’hanno tolto i criminali di stato a noi madri a noi donne ....*
DESAPARECIDOS * Monica Specchia
II
er la dignità e la giustizia Ha camminato a piccoli passi tutto l’anno, aggregando e connettendo persone sul territorio, osservando quotidianamente le forme di solidarietà che tentano di indebolire le strutture della concorrenza neoliberista, provando ad individuare forme di partecipazione capaci di insidiare l’individualismo di quanti non vogliono vedere. Questa seconda Carovana segue imperterrita la strada intrapresa dalla prima, unendo approcci e discipline, favorendo il dialogo tra testimoni e realtà che diversamente non si potrebbero incontrare. Visto dall’alto questo apparente dispiegamento di energie su tanti obiettivi si ricompone quantomeno nello sforzo di individuare forme di organizzazione comunitaria sui territori, nuove forme di partecipazione, legami di solidarietà, buone pratiche che possono invertire, o almeno rallentare, la corsa verso un nuovo Medioevo. Nel novembre del 2014 la Carovana italiana per i diritti dei migranti, per la dignità e la giustizia attraversò l’Italia da Lampedusa a Torino
Lampedusa, Pozzallo, Niscemi, Caltagirone, Rosarno, Palazzo San Gervasio, Andria, Caivano, Casal di Principe, Roma, Aprilia, Livorno, Pisa, Firenze, Milano e Torino
OPA
La Carovana si svolse in contemporanea con quella che da undici anni si tiene in Messico e con la quale le madri dei paesi centroamericani cercano i loro figli scomparsi durante il tentativo di raggiungere gli Stati Uniti. E’ passato poco più di un anno; un’altra Carovana ha percorso il centroamerica nello scorso dicembre, e noi ora ripartiamo per affermare che non dobbiamo perdere tempo prezioso. Sono sempre più evidenti i nessi tra le politiche migratorie nordamericane e messicane con quelle europee. Sono soprattutto evidenti i fallimenti delle politiche applicate in quel continente fin dal 2014. Se non vogliamo far finta di nulla dobbiamo sapere che le politiche d’oltreoceano non hanno fermato la moltitudine di persone in movimento, i passaggi sono diventati sempre più pericolosi, sono aumentati i numeri di minori non accompagnati che si mettono in viaggio e che spariscono o vengono respinti una volta raggiunti gli Stati Uniti d’America. Qui sono partite vere e proprie battute notturne contro i migranti, di notte, casa per casa. A nulla è servito spostare le frontiere più a sud, militarizzare foreste e deserti.
S III
La situazione messicana, seppur decisamente diversa da quella italiana, annuncia fenomeni che abbiamo il compito di contrastare soprattutto facendo in modo che quei meccanismi non si radichino nel nostro paese, nel mezzogiorno d’Italia o lungo i nuovi corridoi balcanici. I testimoni messicani presenti alla prima Carovana hanno ricordato -alle persone incontrate nel viaggio- le strategie dei mercanti di esseri umani e di come il loro agire indisturbato abbia cambiato in poco tempo il volto di un’intera regione delpianeta.
Frontera herida abierta sin cicatrizar espina clavada en el corazón Muro de Lamentos para familias fantasía pesadilla desilusión refugio purgatorio infierno para miles tumba sin demarcación oh desierto abrazando al cielo oh partición del alma de la humanidad*
* francisco x. alarcon
frontera La tratta di esseri umani è diventata redditizia almeno quanto il commercio di stupefacenti. Non più di due settimane addietro il comandante della missione EunvaFor Med, nel corso di un’audizione presso le commissioni congiunte Difesa di Camera e Senato sull’operazione Sophia nel Mediterraneo, ha anticipato la notizia che alcuni minori non accompagnati ‘possano essere stati venduti alle reti che espiantano gli organi’”. Il cammino dei migranti centroamericani spesso coincide con le rotte del narcotraffico, in maniera analoga le mafie nella nostra penisola e di quelle che in pochi mesi hanno preso il sopravvento sul corridoio balcanico allargano inesorabilmente il controllo del destino dei migranti che giungono sulle coste europee. È doveroso interrogarsi sul peso che l’economia illegale ha sul bilancio del nostro paese. E’ doveroso far si che i nuovi cittadini arrivati dal sud del mondo entrino in contatto, in primo luogo, con la parte più disponibile del nostro paese, facendo in modo che il mondo dell’integrazione e dell’accoglienza sia il tramite più efficace verso la trasformazione di queste persone in cittadini tra i cittadini. Per le cose appena ricordate è quindi un tratto distintivo della nostra esperienza il legame con il Movimiento Migrante Mesoamericano che organizza la Caravana de Madres centroamericanas buscando a sus familiares desaparecidos. Fin dal nome, al plurale, CarovaneMigranti vuol essere un ponte con quella esperienza decennale. Non siamo un associazione, non abbiamo un presidente e soprattutto cerchiamo di coinvolgere tutti nelle decisioni, sacrificando il tempo per convincere e non perché gli uni prevalgano su altri. A cominciare dal primo viaggio italiano del 2014 abbiamo consolidato un forte legame con le famiglie dei giovani tunisini scomparsi dopo essere sbarcati sulle nostre coste fin dal 2011. La loro voce si alza forte verso il nostro Governo e verso quello tunisino che non hanno alcuna intenzione di ascoltarli. Viaggeranno con noi Imed Soltani dei famigliari di Terre pour tous, l’associazione tunisina che raccoglie gran parte delle famiglie degli scomparsi.
III
Dal Messico Omar García uno studente sopravvissuto al massacro di Ayotzinapa e alla scomparsa dei 43 studenti della Scuola rurale, María Guadalupe González Herrera una delle Patronas de Amatlán de los Reyes, Veracruz. Ana Gricelides Enamorado madre hondureña della Caravana Centroamericana e del Movimiento Migrante Mesoamericano. Una delegazione algerina composta da Koucela Zerguine e Kamel Belabed, avvocato e padre di uno degli scomparsi di Annaba. A Catania durante le giornate di mobilitazione contro Frontex, ci raggiungerà un pompiere spagnolo incriminato per aver salvato vite umane nell’isola greca di Lesbo.
CarovaneMigranti promuove quindi la seconda Carovana italiana per i diritti dei migranti, per la dignità e la giustizia e si rivolge a tutti voi perché si possano costruire insieme occasioni di scambio, di condivisione di nuove pratiche, di nuova partecipazione. Camminando incontriamo, alimentiamo dubbi e soprattutto diamo voce ai testimoni in quanto portatori di saperi reali, di esperienze di vita che ben ci guardiamo dal rinchiudere in schemi che troppo spesso si sono rivelati soffocanti e inutili per le loro e nostre battaglie. CarovaneMigranti si autofinanzia, siamo tutti volontari e raccogliamo i fondi per permettere ai testimoni di incontrarsi. Puoi quindi aiutarci ad acquistare i voli aerei e a contribuire alle spese per gli spostamenti, il vitto e l’alloggio per gli invitati internazionali. E’ partito il crowdfunding su Produzioni dal basso. Aiutaci su http://linkpdb.me/9901
mediterraneo ITALIA. MESSICO, TUNISIA, ALGERIA
Carovana italiana per i diritti dei migranti, per la dignità e la giustizia
Caravana de Madres Centroamericanas buscando a sus migrantes desaparecidos
IV
Al otro lado del rio. I versi delle pagine precedenti sono di Monica Specchia e di Francisco X.Alarcon. Monica è stata con noi dal primo momento, preziosa voce radiofonica ha raccontato e scritto della prima Carovana. Francisco lo abbiamo conosciuto in Salvador e non abbiamo fatto in tempo a portarlo in Italia e in questa seconda carovana. Suo lo straordinario lavoro artistico contro la violentissima legge SB1070 voluta dallo stato dell’Arizona contro i migranti centroamericani. A proposito guarda la pagina di Poets responding to SB1070
TERRE POUR TOUS
IMED SOLTANI/ TUNISIA
Imed Soltani è il rappresentante dell’associazione tunisina “La terre pour tous” che da cinque anni rappresenta le madri di 504 ragazzi dispersi durante il viaggio migratorio verso l’Italia e le supporta nella loro ricerca, nel tentativo di ritrovarli o di conoscere la verità sulla loro sorte. Si tratta di persone svanite nel nulla dopo l’approdo sulle nostre coste, e sul cui arrivo in Italia esistono evidenze tratte da fotografie e riprese video. Il lavoro di Imed e dell’associazione consiste nel facilitare il dialogo non sempre facile tra le famiglie e le istituzioni tunisine e italiane, e nel tentativo di Omar è il portavoce degli studenti delcostruire una rete di solidarietà capace di conla scuola “Normale Rurale Raúl Isidro nettere tutte le realtà sensibili alle istanze della Burgos” di Ayotzinapa, nello stato del ricerca della verità e della giustizia. Guerrero in Messico; è un sopravvissuto In Tunisia, inoltre, l’associazione “La terre pour tous” della tragica notte del 26 settembre 2014 porta avanti un interessante lavoro di supporto psinella quale tre studenti furono uccisi e cologico nei confronti dei parenti dei dispersi, e di altri 43, prelevati dalle forze dell’ordine, sensibilizzazione nei confronti dei giovani tunisini, sono scomparsi. per evitare che si ripetano nuove tragedie nel MediLe scuole normali rurali, essendo comterraneo. pletamente gratuite, costituiscono l’unica possibilità di studio per lo strato più povero della popolazione, ma questi studenti sono un esempio di impegno scolastico civile e di lotta per tutti gli studenti Hanno incatenato la sua bocca messicani. In un contesto di corruzione e e legato le sue mani alla pietra dei morti. narcotraffico e distruzione ambientale da Hanno detto: “Assassino!”, parte delle multinazionali studiano per gli hanno tolto il cibo, le vesti, le bandiere diventare maestri, inseguono il sogno di e lo hanno gettato nella cella dei morti. formare i più emarginati a costruire un Hanno detto: “Ladro!”, mondo di giustizia sociale e sono l’unico lo hanno rifiutato in tutti i porti, supporto dei bisogni della loro comunità hanno portato via il suo piccolo amore, Per questo sono oggetto di repressione poi hanno detto: “Profugo!”. La vicenda dei 43 studenti ha prodotto Tu che hai piedi e mani insanguinati, nel Messico, in cui la violenza contro la la notte è effimera, natura e contro l’uomo è normale e la protesta viene criminalizzata, una grande né gli anelli delle catene sono indistruttibili, perché i chicchi della mia spiga che va seccando mobilitazione e voglia di cambiamento.
SOMOS TODOS AYOTZINAPA
Omar García/ MéXICO
COMIDA HERMANOS!
María Guadalupe Gonzá MéXICO
Guadalupe fa parte di un grupp ciute con il nome “Las Patronas” tiere Patronas della città de Los R Veracruz in Messico. Sono persone comuni che ogni g nessun utile personale, prepara i migranti che attraversano il Mes soprannominato “La Bestia” nel l so gli Stati Uniti. Un viaggio diffic cocente d’estate, al freddo e alla senza cibo né acqua, senza pote rischio di cadere, spesso con bam “Comida!” gridano, e lanciano u riso, fagioli ed acqua sul tetto del sollievo per i migranti. Lavorano tra mille difficoltà , in u la Chiesa ufficiale , la criminalità volte anche i vicini le ostacolano dalla loro fede religiosa, dalla im dei migranti e da alcuni sacerdot base. Da vent’anni svolgono questo lav troppo la condizione dei migranti anzi è peggiorata. Hanno ricevuto per la difesa dei Diritti Umani . So ogni essere umano dovrebbe seg sulla strada della morte.
testim riempiranno la valle di grano. profugo, Mahmoud Darwish
V
ález Herrera
po di donne conos”, che vive nel quarReyes nello stato di
giorno, senza ano il cibo per ssico sul treno loro viaggio vercile, sotto un sole a pioggia d’inverno, er dormire per il mbini di pochi anni. un sacchetto con l treno, un vero
brûler les frontières
BUSCANDO MI HIJO DESAPARECIDO Ana Gricelides Enamorado/HONDURAS
Ana Gricelides Enamorado è una madre hondureña che, da anni, cerca il figlio di cui non ha più notizie dal 2010. Due amici del figlio, con cui lui aveva condiviso abitazione e lavoro, sono stati sequestrati ed uccisi in quell’anno ed Ana Harraga, gli immigrati “coloro che brucia- ha fornito alle autorità messicane tutti i dati in suo possesso chiedendo loro di indagare. Non è successo nulla. no [le frontiere]” Kamel Belabed fa parte del collettivo delle Ora Ana vive in Messico e lavora con il Movimiento Migrante Mesoamericano continuando la ricerca del figlio ed aiutando famiglie degli harraga spariti. Si danno da fare da anni nella speranza di tutti gli altri familiari a cercare i loro cari scomparsi. E’ diventata un’autorevole portavoce del Movimento e della ritrovare tracce dei loro figli. “Non intendiamo mollare e andremo fino in Caravana Centroamericana e sarà con noi in rappresentanza fondo, fino al giorno in cui troveremo una di queste realtà. risposta alla nostra ricerca” ci dice Belabed. Non ha notizie di suo figlio dal 17 aprile 2007, quando aveva tentato di partire come harraga dalle coste di Annaba. Spera sempre di ritrovarlo, secondo quanto ci ha detto: Intanto proprio dall’Honduras arriva la terribile notizia dell’assassinio di “Ci credo sempre. Mi hanno riferito delle Berta Cáceres leader indigena del popolo Lenca. Berta lottava contro gli voci secondo cui potrebbe essere in pristessi gruppi economici e criminali che rubano le terre ai contadini spingione in Francia. Altri giovani harraga sono gendoli a scappare dal loro paese per poi ingrossare le fila degli scomparsi allo stesso modo segnalati nelle prigioni nell’ odissea verso nord. tunisine, ma nessuno ci vuole aiutare. Siamo completamente abbandonati dalle Autorità del paese”. Ci racconta un episodio che gli dà la forza di insistere negli sforzi che ha fatto e che intende continuare a fare: “Mi è stato appena confermato che la famiglia di un giovane di Oran ha ritrovato le sue tracce dopo due anni di ricerche.
Kamel Belabed/ALGERIA
moni
un contesto in cui à organizzata e a o, sostenute solo mmensa gratitudine ti della Chiesa di
voro perché pur i non è cambiata, o numerosi premi ono un esempio che guire, portano vita
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#BertaCaceresvive
occhi e fotografi per la carovana baiano/pagnano/palazzo
Aiuta la Carovana su Produzioni dal Basso linkpdb.me/9901 e potrai scegliere tra diciotto loro foto
Carovana italiana per i diritti dei migranti per la dignitĂ e la giustizia
occhi e fotografi per la carovana/01 Antonio Baiano Antonio Baiano è nato a Napoli, nel 1962. Nel 1990 si trasferisce a Torino dove ha cominciato a lavorare professionalmente fotografando musica e musicisti, Tuttavia il reportage è l'interesse principale nel suo lavoro, perché "mi permette di esplorare e rivelare mondi e contesti diversi da quelli che conosco." Ha frequentato corsi con David H. Harvey, Kent Kobersteen, Tomasz Tomaszewski e Alexandra Boulat. Ha fotografato in diversi paesi: dall'Europa, all'Oceania e al Sud America. Nel 2001 ha iniziato il progetto "Radici" sulle religioni afro-caraibiche che lo ha portato a fotografare la Santeria a Cuba e il Candomblé in Brasile; "Radici" continua con l'esplorazione del Vodoo haitiano e delle origini africane di queste religioni. I suoi lavori sono stati pubblicati su "Musica Jazz", "Repubblica", "La Stampa", "Collezioni Edge", "Volontari per lo Sviluppo" e con successo ha dimostrato in diverse mostre. Antonio è membro generale dal 2002 di ASMP (American Society of Media Photographers). per noi sei scatti cubani, la santeria, il malecon de la Havana, la danza a santiago de cuba https://antoniobaiano.smugmug.com
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occhi e fotografi per la carovana/02 mauro pagnano Baiano Laureato in Giurisprudenza ho tentato di percorrere la strada da giurista per almeno 5 anni, lavorando sia in studi legali che in aziende specializzate in ricerca e formazione del personale. Da sempre appassionato di Fotografia seguo un corso di fotogiornalismo a Napoli con Luciano Ferrara e decido di investire tutto nel tentativo di diventare un foto-giornalista professionista. Inizio una collaborazione con Controluce e poi decido di proseguire come freelance essendo impegnato anche n diverse attività nel sociale. Il primo progetto di ampio respiro è quello relativo alla cosiddetta Terra dei Fuochi,(ancora in corso). Molte delle foto sono state pubblicate su magazine e quotidiani italiani e stranieri come Der Spiegel, L’Espresso, Panorama, Narcomafie, Il Reportage Sunday Times, Berliner, Il Manifesto, La Stampa, Avvenire e altri. Attualmente continuo a seguire il progetto dal punto di vista delle vittime di questo scempio ambientale e, contemporaneamente, sto seguendo un progetto sul processo di chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Attratto dalle storie con forte rilevanza sociale cerco soprattutto di raccontare i lati positivi e negativi del mio territorio perchè impegnato in comitati ed associazioni di rilevanza sociale. per noi sei scatti messicani i migranti, il rifugio ad ixtepec di padre alejandro solalinde e las patronas di amatlan de los reyes articoli e foto
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occhi e fotografi per la carovana/03 gio’ palazzo Giò era un ragazzo come tanti che un giorno falsificò un tesserino da fotoreporter e partì per la guerra. Quella ragazzata gli cambiò la vita. Fu testimone di uccisioni, anche di suoi colleghi, ma soprattutto di torture. IMPARO’ prima l’arte del sopravvivere e poi quella di fotografare, che ne venne irrimediabilmente segnata. Giovanni Palazzo si può definire una persona che vive e si alimenta con gli ideali. Nei primi anni ‘80, Giò decise di vivere di persona la difficile realtà dei paesi del centroamerica. Arrivato in San Salvador via terra, passando per il Guatemala, si recò in Nicaragua dove era in corso una rivoluzione sandinista. Sapendo che in el Salvador stava nascendo un processo rivoluzionario, decise di fermarsi nella città, stimolato dalla sete di informazione e documentazione. Ebbe perciò l’opportunità di essere testimone di atrocità inenarrabili, immortalando ogni cosa sui suoi magici rullini, che dovette nascondere per non essere considerato una spia, e fu successivamente in grado di inviare in Europa grazie ad un particolare escamotage. Giò passò diversi anni alternandosi tra l’Italia e il Sudamerica, finché nel Natale del 1989 venne catturato ed espulso da El Salvador. Poté salvare la propria vita solo perché riuscì a nascondere in tempo tutto il materiale fotografico che documentava gli orrori di quel regime. Naturalmente gio’non si è fermato un momento, la resistenza continua e c’è sempre bisogno di un fotografo. www.giopalazzo.it www.especiales.elfaro
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occhi, immagini e strumenti per la carovana a
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Puoi trovare le informazioni più aggiornate sulle tappe e il programma della Carovana su www.carovanemigranti.org il profilo twitter verrà aggiornato puntualmente dal 2 di aprile quando partiremo da torino
dalla pagina di youtube puoi scaricare alcuni video
parti con noi
i tunisini scomparsi
vera vigevani jarach madre de plaza de mayo linea fundadora
la Prima carovana, 2014
delle storiche organizzazioni delle Madri di Ciudad Juárez che continuano imperterrite a cercare le loro figlie desaparecidas, in un messaggio speciale a Carovane Migranti.
i testimoni dalle voci dei carovanieri
imed soltani
María Guadalupe González
Marisela Ortiz, fondatrice di una
ana enamorado
le tappe dalle voci dei carovanieri
pescara e no ombrina
mondeggi benecomune
riace
l’autofinanziamento su produzioni dal basso
grazie! ai primi diciotto occhi e fotografi per la carovana baiano/pagnano/palazzo
Carovana italiana per i diritti dei migranti per la dignità e la giustizia
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Tre bravi fotografi, mettono a disposizione 18 loro scatti. Chi aiuterà la Carovana con una donazione di 100 euro potrà scegliere una loro foto che riceverà in formato 30x40 al proprio domicilio.
il materiale stampa carovana per i diritti dei migranti per la dignità e la giustizia
l’appello Comunicato Stampa
italia 2-18 aprile 2016 Rompete il silenzio e l’indifferenza, mettetevi in gioco subito, prima che sia troppo tardi. Vera Vigevani Jarach, Madre de Plaza de Mayo
Contribuisci a far partire la II Carovana italiana per i diritti dei migranti, per la dignità e la giustizia L’appello Riparte la Carovana Italiana per i diritti dei migranti, per la dignità e la giustizia, che per due settimane percorrerà l’Italia. Questa seconda Carovana segue imperterrita la strada intrapresa dalla prima, unendo approcci e discipline, favorendo il dialogo tra testimoni e realtà che diversamente non si potrebbero incontrare. Visto dall’alto questo apparente dispiegamento di energie su tanti obiettivi si ricompone quantomeno nello sforzo di individuare forme di organizzazione comunitaria sui territori, nuove forme di partecipazione, legami di solidarietà, buone pratiche che possono invertire, o almeno rallentare, la corsa verso un nuovo Medioevo. Italia-Messico, insieme? Perché? Sono sempre più evidenti i nessi tra le politiche migratorie nordamericane e messicane con quelle europee. Se non vogliamo far finta di nulla dobbiamo sapere che le politiche d’oltreoceano non hanno fermato la moltitudine di persone in movimento, i passaggi sono diventati sempre più pericolosi, sono aumentati i numeri di minori non accompagnati che si mettono in viaggio e che spariscono o vengono respinti una volta raggiunti gli Stati Uniti d’America. A nulla è servito spostare le frontiere più a sud, militarizzare foreste e deserti. La situazione messicana, seppur decisamente diversa da quella italiana, annuncia fenomeni che abbiamo il compito di contrastare soprattutto facendo in modo che quei meccanismi non si radichino nel nostro paese, nel mezzogiorno d’Italia o lungo i nuovi corridoi balcanici. I testimoni messicani presenti alla prima Carovana hanno ricordato -alle persone incontrate nel viaggio- le strategie dei mercanti di esseri umani e di come il loro agire indisturbato abbia cambiato in poco tempo il volto di un’intera regione del pianeta. La tratta di esseri umani è diventata redditizia almeno quanto il commercio di stupefacenti. Il comandante della missione EunvaFor Med, nel corso di un’audizione presso le commissioni congiunte Difesa di Camera e Senato sull’operazione Sophia nel Mediterraneo, ha anticipato la notizia che alcuni minori non accompagnati ‘possano essere stati venduti alle reti che espiantano gli organi’”. Il cammino dei migranti centroamericani spesso coincide con le rotte del narcotraffico, in maniera analoga le mafie nella nostra penisola e di quelle che in pochi mesi hanno preso il sopravvento sul corridoio balcanico allargano inesorabilmente il controllo del destino dei migranti che giungono sulle coste europee. È doveroso interrogarsi sul peso che l’economia illegale ha sul bilancio del nostro paese. E’ doveroso far si che i nuovi cittadini arrivati dal sud del mondo entrino in contatto, in primo luogo, con la parte più disponibile del nostro paese, facendo in modo che il mondo dell’integrazione e dell’accoglienza sia il tramite più efficace verso la trasformazione di queste persone in cittadini tra i cittadini. Per le cose appena ricordate è quindi un tratto distintivo della nostra esperienza il legame con il Movimiento Migrante Mesoamericano che organizza la Caravana de Madres centroamericanas buscando a sus familiares desaparecidos. Fin dal nome, al plurale, CarovaneMigranti vuol essere un ponte con quella esperienza decennale. Perché abbiamo bisogno del vostro aiuto Siamo tutti volontari, l’organizzazione non costa nulla, solo tanto impegno. Ciascuno di noi pagherà la sua quota di viaggio, ma abbiamo bisogno del vostro aiuto per coprire i costi che sosterremo con i preziosi e fondamentali testimoni. Nello specifico dovremo acquistare 6 biglietti aerei (3 dal Messico, 1 dalla Spagna, 1 dalla Tunisia, 1 dall’Algeria). Le altre spese che sosterremo per i nostri testimoni sono: vitto e alloggio, il furgone sul quale viaggieranno, la benzina, i costi dell’autostrada, i biglietti del traghetto con il quale rientreranno alla fine del viaggio. Cammineranno con noi... Anche quest’anno la Carovana italiana camminerà con testimoni davvero importanti: Ana Gricelides Enamorado, madre honduregna della Caravana Centroamericana e del Movimiento Migrante Mesoamericano. Maria Guadalupe Gonzalez Herrera, fa parte di un gruppo di donne conosciute con il nome “Las Patronas”, che vive nel quartiere Patronas della città de Los Reyes nello stato di Veracruz in Messico Omar García, portavoce degli studenti della Scuola Normale Rurale di Ayotzinapa, sopravvissuto al massacro del 26 settembre 2014. Imed Soltani, con i genitori tunisini di Terre pour tous. Si aggiungeranno un avvocato algerino, e un volontario del gruppo spagnolo di pompieri che hanno salvato centinaia di persone al largo di Lesbo. Parti con noi
italiano spagnolo inglese francese
Seconda Carovana Italiana per i Diritti dei Migranti per la Dignità e la Giustizia Italia, México, Mediterraneo dal 2 al 18 aprile 2016 La seconda Carovana Italiana partirà da Torino il 2 di Aprile per terminare a Palermo il 18, con tappa a Catania il 17 per partecipare alle Giornate internazionali contro Frontex. Con noi viaggeranno tre testimoni centroamericani: Omar García, uno studente messicano sopravvissuto al massacro di Ayotzinapa, Ana Gricelides Enamorado, madre hondureña della Caravana de Madres Centroamericanas buscando a sus migrantes desaparecidos, María Guadalupe González Herrera delle Patronas di Amatlán de los Reyes, nello stato di Veracruz in Messico ). Imed Soltani, con due genitori tunisini di Terre pour tous, l'associazione che cerca in Italia, fin dal 2011, i figli desaparecidos. Una delegazione algerina composta da Koucela Zerguine e Kamel Belabed, avvocato e padre di uno degli scomparsi di Annaba. Durante le giornate di mobilitazione contro Frontex, ci raggiungerà un pompiere spagnolo incriminato per aver salvato vite umane nell'isola greca di Lesbo. Già con la prima Carovana cercammo di accostare realtà apparentemente lontane.Separati da un oceano, il centroamerica e il mediterraneo sono invece realtà sempre più simili, con i popoli in fuga da guerre, criminalità organizzata, degrado ambientale, furto delle terre e delle risorse. Le politiche governative d’oltreoceano non hanno fermato la moltitudine di persone in movimento e in Messico i migranti desaparecidos sono decine di migliaia; nonostante sia sempre più difficile attraversare le frontiere è aumentato il numero migranti e di minori non accompagnati che si mettono in viaggio e che spariscono o vengono respinti una volta raggiunti gli Stati Uniti d’America. A nulla è servito spostare le frontiere più a sud, militarizzare foreste e deserti, respingere le persone. L'Europa sta commettendo gli stessi errori, cieca ed impotente di fronte all'evidenza. I nostri paesi rivivono scene terribili che riportano alla mente le immagini del “male assoluto”. Assistiamo alla dissoluzione dell’Europa che si sfalda come neve al sole sotto i colpi dei nuovi nazionalismi, degli egoismi, delle velleità egemoniche, delle spinte neocoloniali. Si sfalda con la costruzione di muri e di barriere legali, con l’utilizzo di polizie ed eserciti in guerra contro una massa crescente di esseri umani che hanno il solo torto di essere nati dalla parte sbagliata del mondo. Ricompare nel Mediterraneo, a due passi dalle nostre coste, talvolta sul nostro territorio, una parola che pensavamo dimenticata o relegata a realtà lontane come l’America Latina: desaparecidos. Ragazzi tunisini, algerini, di altre nazioni del maghreb e del medio oriente, scomparsi durante il viaggio, alcuni sicuramente dopo essere approdati sulle nostre coste. E quest’anno la Carovana proverà a cercarne le tracce, accompagnata da una delegazione algerino-tunisina che lavora su questa vergogna già da tempo e dai testimoni centroamericani che da 11 anni danno vita ad una Carovana che attraversa centroamerica e Messico in direzione del confine nord per cercare, e a volte trovare, gli scomparsi. Con questa Carovana i rapporti si fanno sempre più stretti, insieme condividiamo analisi, esperienze e denunce.
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La Carovana percorrerà oltre 2500 chilometri; attraversando l’Italia da nord a sud incontreremo realtà di lotta e resistenza alle devastazioni ambientali; incontreremo i migranti nei campi dove sono ridotti in schiavitù e in quei luoghi dove buone pratiche li hanno trasformati in cittadini tra cittadini. Ci fermeremo dove altre madri coraggiose si battono per avere verità e giustizia per la morte prematura dei loro figli o contro le logiche di guerra capaci di provocare solo altri lutti. Faremo incontrare i testimoni italiani, centroamericani e del Mediterraneo in un’ inedita esperienza di scambio emotivo e altamente politico. Per ulteriori informazioni, per le biografie dei testimoni o le tappe della Carovana potete consultare una documentazione più precisa e approfondita collegandovi sulle pagine social delle Carovane, di quella italiana in primo luogo. La Carovana, composta unicamente da volontari ha lanciato sulla piattaforma “Produzioni dal basso”, un crowdfunding per sostenere le spese di viaggio, trasporto e mantenimento delle delegazioni straniere. Vi invitiamo pertanto ad aiutarci e a diffondere questo link: https://www.produzionidalbasso.com/project/carovanemigranti-1 Cordiali saluti e grazie CarovaneMigranti Contatti telefonici 333.9741148, 371.1777745, in carovana 327.2018043, 340.9917474
Carovana italiana per i diritti dei migranti, per la dignità e la giustizia FB: CarovaneMigranti Twitter: @Cmigranti Youtube:carovanemigranti www.carovanemigranti.org
Caravana de Madres Centroamericanas buscando a sus migrantes desaparecidos
FB: MovimientoMigranteMesoamericano Twitter:@MMMesoamericano Youtube:Movimiento Migrante Mesoamericano https://movimientomigrantemesoamericano.org
ojalà inshallah, da radioflash, i podcast delle puntate radiofoniche con cui abbiamo seguito la 11°carovana messicana dal 23 novembre al 18 dicembre 2015