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Il futuro tra riso e pak choi

La Rivista di Caritas Svizzera

Cara lettrice, caro lettore,

«Facciamo in modo che il mondo giri nella direzione giusta.»

noi diciamo di sì: sì a un mondo senza povertà. Vogliamo annullare la povertà in Svizzera e nel mondo. La lotta contro la povertà è da sempre, sin dalla sua fondazione nel 1901, l’obiettivo centrale di Caritas. E oggi lo è più che mai, mentre ci lasciamo indietro un anno che ha visto grandi turbolenze e incertezze in molte parti del mondo. Forse condividete la mia impressione: nel 2025, la Terra non ha soltanto ruotato, ma a volte sembrava girare all’indietro. Basta pensare ai disordini della guerra, in Medio Oriente, in Ucraina e nel Sudan. Osserviamo l’ascesa dei movimenti autocratici, che non sono solo lontano da noi, ma anche in Europa. E teniamo anche presente che gli Stati ricchi, tra cui la Svizzera, hanno operato tagli ai fondi da destinare alla solidarietà globale.

Un motivo in più per invitarvi a iniziare il nuovo anno con coraggio e una visione chiara: nel 2026 celebreremo il 125° anniversario di Caritas Svizzera. Vediamo in questo importante traguardo l’opportunità per adottare una nuova missione e una nuova strategia. La lotta alla povertà in Svizzera e nel mondo è al centro della nostra opera. E diciamo sì alle pari opportunità per tutti: tutte le persone devono avere accesso a cibo, alloggio e istruzione. E tutte le persone devono avere un reddito che garantisca il loro sostentamento. Questa è la visione di Caritas Svizzera. È l’unico modo per garantire che il mondo non vada ulteriormente a rotoli e che giri nella direzione giusta.

Cara lettrice, caro lettore, leggete sulle pagine seguenti come Caritas sta perseguendo questi obiettivi: a Blatten, in Medio Oriente, nell’orto cambogiano, nel centro di consulenza legale. Grazie al vostro fedele sostegno, possiamo avere un impatto attivo ovunque. Vi ringrazio di tutto cuore.

Vi auguro di finire l’anno in serenità, di trascorrere un buon Natale e di fare tante esperienze e incontri incoraggianti nel nuovo anno.

Peter Lack

Direttore Caritas Svizzera

In Cambogia tutti si danno da fare

5 Personaggi: resistere in Medio Oriente

La guerra ha molti volti: tre voci da Gaza, dalla Siria e dal Libano.

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In Cambogia, famiglie di contadini, aziende, Stato e iniziative collaborano per creare un’agricoltura sostenibile. Caritas Svizzera riunisce le varie parti interessate in quattro province al confine con la Thailandia per distribuire l’acqua disponibile in modo equo, coltivare riso e verdure in modo redditizio e promuovere metodi ecologici.

11 Attualità: raccolto di scalogno e resilienza

Un programma di Caritas nel Mali promuove il raccolto e la coesione sociale.

13 Blatten: lottare per il futuro e le cose proprie

Lo shock è seguito da un aiuto sincero che, secondo la residente Sarah Ebener, arriva «da chiunque».

IMPRESSUM

La rivista di Caritas Svizzera esce sei volte all’anno. Editrice è Caritas Svizzera, Comunicazione e Fundraising, Adligenswilerstr. 15, Casella postale, CH-6002 Lucerna, info@caritas.ch, www.caritas.ch, Tel. +41 41 419 24 19 Redazione: Bettina Schucan-Birkhäuser (bs); Livia Leykauf (ll); Daria Jenni (dj); Niels Jost (nj); Vérène Morisod Simonazzi (vm); Fabrice Boulé (fb); Tamara Bütler (tb); Stefan Gribi (sg); Lena Baumann (lb); Isabelle Müller (im); Patrick Bisch (pb). Il costo dell’abbonamento è di 5 franchi all’anno e viene dedotto una sola volta dalla donazione. Grafica: Urban Fischer Copertina: Nicolas Honoré Tipografia: Kyburz, Dielsdorf Carta: 100 % riciclata Conto donazioni: IBAN CH69 0900 0000 6000 7000 4 Stampa climaticamente neutra I dati personali sono al sicuro con noi. Informazioni sulla protezione dei dati di Caritas Svizzera sono disponibili alla pagina www.caritas.ch/it/protezione-dati

Povertà in Svizzera: aspetti

politici, scientifici e culturali

Qual è la posizione della Svizzera in tema di povertà? Caritas affronta questo argomento scottante nel nuovo Almanacco sociale 2026 in occasione del suo 125° anniversario. Anche il Forum Caritas, che avrà la Consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider come relatrice, si concentrerà sulla politica di lotta alla povertà.

Una politica coerente contro la povertà riveste un ruolo di secondo piano in Svizzera, dove dominano austerità e lotte nella politica sociale. Negli ultimi dieci anni, è aumentato il numero delle persone in condizioni finanziarie precarie. La soglia di povertà si basa su un livello di sussistenza molto basso che non contempla i costi per l’inclusione sociale. A causa dell’aumento costante della spesa per gli alloggi e i premi della cassa malati, le famiglie arrivano sempre più al limite. Sono inoltre troppi i bambini colpiti dalla povertà.

Caritas coglie l’occasione del suo 125° anniversario per interrogarsi sulla situazione della Svizzera sociale e trovare soluzioni. Qual è il ruolo che deve assumere il Consiglio federale? Risponderà a queste e ad altre domande del pubblico la Consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider al termine del suo intervento. La conferenza del 30 gennaio 2026 a Berna offrirà inoltre approfondimenti sul nuovo sistema di monitoraggio

della povertà della Confederazione, sugli ultimi risultati delle università e sulla visione di Caritas in merito agli sviluppi nel settore sociale. Alla luce delle sfide da affrontare, urge agire in modo mirato.

Nell’edizione dell’anniversario, l’annuario dell’Almanacco sociale, pubblicato dal 1998, presenta una rassegna. L’attenzione è rivolta alla povertà e alla lotta contro la povertà, oggi e in futuro. Articoli specialistici di facile comprensione fanno luce sulla povertà infantile, sul modello di riforma dell’Assicurazione universale di reddito e sulla precarietà nelle regioni di montagna. Il volume è arricchito da testi di carattere letterario e politico. Autori come Catherine Lovey, Yari Bernasconi e Migmar Dolma vi incontrano, tra altri, le figure politiche Mandy Abou Shoak e Patricia von Falkenstein. Nel libro ci sono anche testimonianze di persone che conoscono la povertà per esperienza propria. Sono garantite visioni complesse e diversificate sul fenomeno della povertà in un Paese ricco. (sg)

Per ordinare l’Almanacco sociale 2026 shop.caritas.ch (disponibile in tedesco e francese)

Eco mediatica

Tio.ch I Per uno su quattro «anche un solo franco in più è troppo» I 23. 9. 2025 È il giorno dell’annuncio dei premi dell’assicurazione malattia per il 2026. E gli assicurati devono aspettarsi un nuovo aumento significativo. (…) E un numero ancora maggiore di famiglie a basso reddito si troverà sotto pressione, ha già fatto sapere Caritas. Sull’arco di cinque anni, tra il 2022 e il 2026, le famiglie dovranno far fronte ad aumenti complessivi pari a circa il 25 %. «È una cifra enorme e la situazione è insostenibile», ha deplorato l’organizzazione umanitaria, sapendo che, nello stesso periodo, «gli stipendi sono rimasti fermi». Le riduzioni dei premi non saranno sufficienti da sole ad alleviare in modo adeguato le famiglie a basso reddito, ha avvertito la Caritas. Per uno su quattro «anche un solo franco in più è troppo».

Corriere del Ticino I «Israele impedisce alle ONG di distribuire cibo: usa la fame come arma» I 14. 8. 2025 Oltre 100 organizzazioni umanitarie hanno firmato una lettera congiunta in cui chiedono a Israele di fermare la «militarizzazione degli aiuti» a Gaza, di fronte al problema della malnutrizione, che si starebbe aggravando sempre di più. (…) La dichiarazione è stata pubblicata ieri sera ed è stata sottoscritta pure da associazioni svizzere, tra cui Alliance Sud, Caritas Svizzera, (…) e Terre des Hommes. (…) Secondo le associazioni, la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza sta soffrendo la fame e gli ospedali sono gravemente sotto equipaggiati. Bambini, anziani e disabili muoiono per la mancanza di cibo e per malattie che potrebbero essere curate, denunciano le organizzazioni.

Programma e iscrizione al Forum Caritas del 30 gennaio 2026 caritas.ch/forum

Sarà presente anche la Consigliera federale Elisabeth BaumeSchneider quando, a gennaio, Caritas organizzerà un evento per fare il punto sulla povertà in Svizzera.

Quando la guerra prosciuga ogni forza

Il Medio Oriente non trova pace. A Gaza, in Siria e in Libano, milioni di persone soffrono a causa della violenza, dello sfollamento e della povertà estrema. Come riescono le persone ad affrontare la vita di tutti i giorni in circostanze così difficili? Tre donne raccontano le loro storie.

Gaza: L’esplosione ha cambiato tutto

La vita di Israa Ayad era fatta di rinunce già prima della guerra a Gaza. La donna si manteneva svolgendo lavoretti saltuari. Ma l’esplosione di una bomba a Deir al-Balah, nel centro della fascia costiera, ha cambiato tutto. «Ero seduta in salotto con le mie sorelle; è stata la nostra ultima conversazione», racconta la ventinovenne.

Le sue sorelle non ce l’hanno fatta. Israa ha perso una gamba. È stata ricoverata per 21 giorni. Non ha potuto curarsi

Siria: «Cucire mi dà forza»

«Ho cucito questo vestito tutto da sola», dice Rana Al-Sofy con orgoglio. Il suo negozietto in un villaggio vicino alla costa siriana prospera... di nuovo, per essere precisi. La guerra civile ha costretto Rana ad abbandonare tutto: la casa, la famiglia, il suo negozio di sartoria.

Ha trovato rifugio in montagna con i suoi quattro figli. Essendo vedova, Rana si è dovuta occupare da sola del reddito e dell’educazione dei figli. «Avevo tanta

più a lungo perché nell’ospedale non c’era posto. Israa si sentiva impotente. Come avrebbe fatto a mantenersi in futuro?

Caritas Gerusalemme gestisce dieci centri sanitari con il sostegno di Caritas Svizzera. Israa si è rivolta a uno di loro per farsi curare le ferite e ha ricevuto anche medicamenti e assistenza specialistica.

paura di non essere in grado di mantenere la famiglia», dice la quarantaduenne. Quando Rana è potuta tornare nel suo villaggio con i figli, ha ritrovato la speranza. Con il sostegno di Caritas Svizzera e la sua organizzazione partner locale GOPA-DERD, ha riaperto il suo negozio. Rana dice: «Cucire mi dà forza. Anche perché sono di nuovo in grado di provvedere al mantenimento dei miei figli.»

Libano: «Voglio essere forte per i miei figli»

In realtà, Fawzieh Matar vuole solo una cosa: andarsene. Via dall’appartamento stretto e fatiscente. Via dal Libano dove ha sofferto tanto. Dapprima, è stato diagnosticato un cancro alla figlia sedicenne Alaa, poi sono dovuti fuggire dalla guerra. La famiglia di nove persone ha trascorso due mesi all’aperto. «Non potevamo trasferirci in un alloggio di emergenza», racconta Fawzieh. «Le condizioni igieniche disastrose avrebbero indebolito ulteriormente il sistema immunitario di Alaa.»

L’unica opzione era andare a vivere in un piccolo appartamento di pochi metri quadri. La quarantunenne dorme per terra, i figli su stuoie sottili. La situazione abitativa precaria incide negativamente sulla loro salute: Fawzieh e suo marito non riescono quasi più a svolgere il lavoro fisico da addetta alle pulizie e commerciante di acciaio. E ogni volta devono decidere se comprare le medicine per Alaa o il mangiare per tutti. (nj)

Link al video su Israa: caritas.ch/israa
Diverse migliaia di persone - come Israa Ayad, 29 anni, – hanno perso una parte del corpo.
Sarta orgogliosa: Rana Al-Sofy, 42 anni, siriana, è riuscita a riaprire il suo negozio dopo la fuga.
Fawzieh Matar, 41 anni, è preoccupata per la figlia malata di cancro.

Cambogia: garantire acqua, riso e futuro

Testo:

Foto:

Nel Nord della Cambogia, il cambiamento climatico sta mettendo a dura prova la coltivazione di riso che richiede un elevato consumo di acqua. È sempre più difficile guadagnarsi da vivere: servono nuove soluzioni.

Daria Jenni
Nicolas Honoré

Da giugno, Sophea e Romodol vivono principalmente delle verdure che vendono nel quartiere. Nel corso del tempo hanno perfezionato i loro metodi di coltivazione.

Molte famiglie dei villaggi nel Nord della Cambogia vivono della coltivazione di riso. Il loro raccolto, però, è minacciato dall’incertezza nell’approvvigionamento idrico e dall’aumento delle condizioni climatiche estreme. Insieme a una solida rete, le contadine e i contadini stanno riorganizzando la loro agricoltura, dalla coltivazione alla vendita.

Sophea Phoeurn, 48 anni, e suo marito

Romodol Lin, 49 anni, svolgono il proprio lavoro quotidiano tra viticci di cetriolo e foglie di pak choi. Raccolgono con cura

« Oltre al riso, coltiviamo anche ortaggi, che richiedono meno acqua. »

le verdure croccanti che poi vendono nel quartiere. Solo pochi mesi fa, qui c’era un campo polveroso. Oggi prospera tutto in file colorate, dalle melanzane alle angurie.

«Le nuove conoscenze sulla coltivazione, l’irrigazione e la protezione delle piante ci hanno aperto gli occhi», dice Sophea mentre si asciuga la fronte. Da tre mesi partecipano ai corsi di formazione

organizzati dal partner di Caritas EastWest Seed Knowledge Transfer dove imparano a coltivare da soli le piantine, a preparare meglio le aiuole, a riconoscere tempestivamente i parassiti e a tenere una semplice contabilità. «I corsi stanno cambiando il nostro modo di coltivare e curare gli ortaggi.» Con le entrate aggiuntive, Sophea e Romodol hanno potuto sanare i loro debiti, mettere qualcosa da parte e persino realizzare una nuova idea: Romodol di recente ha iniziato ad allevare rane e lumache da vendere.

Quando il riso non basta più per vivere «Una volta riuscivamo a guadagnarci da vivere coltivando il riso», racconta la contadina. Era l’attività principale di molte famiglie contadine nel Nord-Ovest della Cambogia, ma ormai non garantisce più un reddito stabile da tanto tempo. Le precipi-

tazioni sono troppo irregolari e le piogge abbondanti o i parassiti minacciano troppo spesso il raccolto. «I nostri campi sono troppo lontani dal canale dell’acqua», continua Sophea. Avere l’acqua più vicina consentirebbe l’irrigazione nella stagione secca e renderebbe possibile un secondo raccolto. «Ecco perché ora piantiamo più verdure: hanno bisogno di meno acqua.» Molte contadine e molti contadini sono costretti a lasciare i loro villaggi per cercare lavoro nelle città o in Thailandia. Vivono spesso per mesi separati dai loro figli e anche lì in condizioni precarie. Il progetto «Nurture» di Caritas Svizzera e HEKS / ACES interviene proprio qui: con un’irrigazione efficiente, nuove conoscenze e un migliore accesso al mercato, molte persone possono tornare a vivere nella loro terra di origine e conseguire un reddito sufficiente per vivere (vedi grafico a pagina 9).

Le organizzazioni sostengono le comunità in quattro province al confine con la Thailandia, nei posti dove c’è più bisogno. Mentre il villaggio in cui vivono

Kon e gli altri contadini raccolgono il riso insieme, fascio dopo fascio.

Sophea e Romodol si concentra principalmente sugli ortaggi, Kon Piseth e i suoi vicini ottimizzano la coltivazione di riso e la distribuzione dell’acqua. Un comitato per l’utilizzo dell’acqua gestisce ora l’agricoltura secondo un calendario ben preciso. «In passato, qui ognuno seminava e innaffiava come meglio credeva», racconta Kon e scuote la testa. «Oggi pianifichiamo insieme coltivazione e irrigazione e ci assicuriamo che ci sia abbastanza acqua per tutti.»

Meno costi, più raccolto

Ma anche chi ha acqua a sufficienza deve affrontare diverse sfide, come le forti variazioni dei prezzi di mercato e i costi di produzione elevati. Per acquistare sementi e fertilizzanti, molte famiglie contadine chiedono addirittura prestiti che difficilmente riescono a restituire anche dopo la sta-

tano. Il trentenne conosce quasi tutte le famiglie delle sei comunità che accompagna in questa iniziativa. A volte siede al fresco sotto una palma con un contadino come Kon, altre volte negozia la riparazione di un canale dell’acqua nell’ufficio di un’autorità locale. «Il mio lavoro consiste nel riunire le persone», spiega. «Solo

« Quando le persone vengono coinvolte fin dall’inizio, la loro fiducia cresce. »

gione del raccolto. Per questo motivo, i contadini che partecipano al progetto si avvalgono sempre più di metodi alternativi: utilizzano la cenere contro i parassiti, piantano canapa industriale per rafforzare il terreno e usano fertilizzanti organici. Così si riducono i costi e la qualità dei prodotti aumenta. «Il clima sta cambiando, la stagione secca è sempre più lunga», riassume Kon in modo riflessivo. «Dobbiamo adattarci a questi cambiamenti.»

Per garantire la sostenibilità a lungo termine delle nuove idee, serve un coordinamento, ovvero persone come Vanchet Sey che nei villaggi riuniscono famiglie, autorità e organizzazioni.

Con una rete solida, la sicurezza è garantita

Quando il coordinatore del progetto Vanchet si aggira per le risaie, tutti lo salu-

così possiamo trovare le soluzioni giuste per il futuro.» Lui e altri undici collaboratori del progetto organizzano la cooperazione tra famiglie contadine, autorità, cooperative agricole e aziende. Si crea così, passo dopo passo, una fitta rete che dà sicurezza ai contadini. L’effetto è sotto gli occhi di tutti: in diversi comuni, le famiglie hanno presentato le loro richieste direttamente all’amministrazione. Grazie alle insistenti negoziazioni, finalmente è stato inserito nel bilancio ufficiale il risanamento di un canale dell’acqua rinviato per anni. «Quando le persone vengono coinvolte fin dall’inizio, la loro fiducia cresce e gli approcci adottati si adattano perfettamente alla loro vita quotidiana», assicura Vanchet.

Affrontare l’imprevedibilità

Vanchet e il suo team stanno testando soluzioni innovative insieme alle famiglie di contadini, in modo da riuscire a far fronte, anche in futuro, ai cambiamenti climatici e alle imprevedibili condizioni meteorologiche estreme. A Peam, un impianto solare della società locale EGE Cambodia Energy Solutions pompa l’acqua dal fiume e la trasporta sui campi attraverso un canale. Questo consente ai contadini di irrigare le piante di riso anche nei periodi di siccità e di produrre un secondo raccolto all’anno.

A pochi villaggi di distanza, di recente sono state installate tre stazioni meteo-

rologiche che misurano valori come temperatura e precipitazioni. Forniscono dati preziosi per un’agricoltura più mirata, un sistema che Caritas sta già utilizzando con successo in Tagikistan (vedi riquadro). Vanchet indica un campo di pomodori ciliegini: «Stiamo testando se le piante crescono meglio se teniamo sotto controllo l’irrigazione in base ai dati meteo.»

Dal campo al mercato e poi verso l’Europa

Chi vuole guadagnare bene coltivando riso e verdure, deve anche poter vendere i propri prodotti. Per questo Caritas sostiene, con piccoli contributi, mercati locali, start-up e cooperative. I commercianti possono così offrire più prodotti regionali e un negozio di alimenti biologici può ampliare la propria gamma. Una cooperativa agricola ambiziosa si sta addirittura avventurando in Europa: forma i suoi membri per soddisfare i necessari standard di esportazione. Il primo riso ha superato tutti i test e ha già lasciato il magazzino per essere esportato in direzione occidente. È un traguardo fondamentale per queste famiglie: il loro riso, proveniente da piccoli appezzamenti nel

le verdure locali coltivate dalle famiglie contadine della sua comunità.

Nord in Cambogia, fa il salto verso i mercati mondiali.

Quando Vanchet parla dei successi ottenuti, sembra convinto: «La cosa più importante è essere vicini alle persone. Dobbiamo ascoltare, prendere sul serio le loro preoccupazioni e sviluppare insieme soluzioni per il futuro.» Questo atteggia-

z az ione, strategieemisure per alivellolocal e Gestionedell’ acqua

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Progetto Nurture

Rafforzare la resilienza delle famiglie di piccoli contadini e delle loro comunità da ta

Agricoltura resistente al clima econquista di nuovi mercati

Con una serie di misure diversificate, le famiglie contadine, il governo e le imprese stanno migliorando insieme l’agricoltura nel Nord della Cambogia. Gli approcci possono essere suddivisi nei tre ambiti e obiettivi principali illustrati.

mento caratterizza il progetto: il percorso da intraprendere non viene stabilito da un’organizzazione, ma da una rete di molte persone e istituzioni.

Maggiori informazioni: caritas.ch/riso

Utilizzare le conoscenze meteorologiche del Tagikistan in Cambogia

Cinque anni fa, Caritas Svizzera ha introdotto in Tagikistan, in collaborazione con partner come MeteoSvizzera, un sofisticato servizio meteo-acqua-clima (WWCS), con l’obiettivo di adattare l’agricoltura alle mutate condizioni climatiche e all’evoluzione del meteo. Oggi, più di 300 stazioni registrano dati come temperatura, umidità, vento e clima del suolo. I contadini ricevono ogni giorno, tramite messaggio sul cellulare, raccomandazioni e consigli per la semina, l’irrigazione e il raccolto, oltre ad avvisi in caso di eventi meteorologici estremi.

I risultati sono convincenti e ora si auspica di ripeterli anche in Cambogia: insieme al team del Tagikistan, Vanchet e altri collaboratori locali hanno già installato tre stazioni meteo. Al momento, il sistema è in fase di adattamento alle condizioni tropicali. L’obiettivo è fornire anche alle famiglie contadine in Cambogia informazioni affidabili e tempestive, in modo che possano proteggere e migliorare il loro raccolto.

Sophors è una venditrice al mercato di Mongkol Borei. Porta a vendere

Ucraina: realtà diverse, speranza condivisa

Mentre nell’Est e nel Sud dell’Ucraina la gente cerca di sopravvivere, gli sfollati nell’Ovest cercano nuove prospettive per il futuro. Il sostegno fornito da Caritas si adatta alla situazione: aiuti rapidi nelle zone di combattimento e programmi a lungo termine dove sembra possibile la ricostruzione.

«Nell’Est del Paese, la preoccupazione principale è il presente», dice Margot Mayoraz, responsabile del programma per l’Ucraina presso Caritas Svizzera. Il progetto, che si svolge vicino al fronte,

«Nell’Est del Paese, la preoccupazione principale è il presente.»

è fortemente determinato dal ritmo della guerra: attacchi, distruzione, soluzioni temporanee. Una ricostruzione è pressoché impensabile.

Occorre intervenire in varie forme per soddisfare le realtà della vita: Caritas so-

stiene le famiglie le cui case sono state distrutte realizzando riparazioni. Sono particolarmente apprezzati gli aiuti in denaro per effettuare acquisti necessari come medicine o vestiti. I bambini ricevono supporto psicologico che li aiuta a superare le esperienze traumatiche. Il progetto prevede inoltre un servizio di consulenza legale.

Rafforzare il tessuto sociale

Le regioni occidentali, invece, sono un rifugio per centinaia di migliaia di sfollati interni. È una sfida enorme per il tessuto sociale e l’economia regionale. Per questo motivo, Caritas adotta approcci a lungo termine e potenzia la nuova comunità. «Qui possiamo concentrarci

maggiormente sul futuro», dice Margot Mayoraz.

Le persone vengono tenute temporaneamente al lavoro grazie a integrazioni salariali: le piccole e microimprese dei settori tessile, della panificazione e della produzione di miele possono richiedere un aiuto finanziario una tantum e un coaching. «Da uno studio è emerso che questi settori rafforzano le catene di approvvigionamento e stabilizzano la società. È importante in questi tempi di guerra così incerti», continua la responsabile del programma. Anche in questo caso, i progetti hanno sempre una componente sociale dovuta alle tensioni tra sfollati interni e comunità di accoglienza.

Due strategie, un unico obiettivo Il panorama del progetto è caratterizzato dalla realtà militare in Ucraina: aiuti rapidi nelle zone di combattimento, stabilizzazione a lungo termine dove si schiudono nuove prospettive. Sono necessari entrambi gli approcci, non solo per sostenere le persone, ma anche per ridare loro speranza.

Tuttavia, nonostante le realtà diverse, tutto il Paese rimane segnato dalla guerra. Anche nelle regioni meno colpite, la popolazione convive con attacchi, raid aerei notturni e costante incertezza. La posizione di Caritas Svizzera è chiara: sarebbe prematuro rimpatriare i rifugiati ucraini nelle zone apparentemente sicure. Finché la guerra continuerà, tutti gli ucraini hanno bisogno di protezione e aiuto, indipendentemente da dove si trovino. (ll)

Ulteriori informazioni: caritas.ch/fr/ukraine

Valentyna Babenko dirige un atelier di cucito a Pivdenne, nei pressi di Odessa. Malgrado la guerra, garantisce posti di lavoro e fornisce servizi importanti per la comunità.

Rafforzare la resilienza nel cuore del Mali

Nei villaggi di Bandiagara vi è grande povertà. Le sfide principali da affrontare sono tre: migliorare la sicurezza alimentare con l’uso di nuove tecniche agricole e sementi adattate, fornire aiuti alimentari alle persone bisognose e promuovere la coesione sociale nelle comunità.

Nella regione di Bandiagara, situata al centro del Mali, gran parte delle persone vive di ciò che coltiva. Tuttavia, è coltivabile solo il dieci per cento della terra e di conseguenza la povertà è tanta. Caritas Mopti,

Il nostro approccio umanitario deve essere potenziato alla luce delle crisi ricorrenti nella regione.

l’organizzazione partner locale di Caritas Svizzera, sta attuando un programma di sicurezza alimentare cofinanziato dalla DSC (Direzione dello sviluppo e della cooperazione): sostiene i piccoli contadini nella produzione agricola e fornisce loro un mi-

gliore accesso al mercato. Al programma partecipano più di 40 000 persone.

Aiutiamo adesso e anche in futuro

L’imprevedibilità della meteo rappresenta una sfida importante per la produzione agricola, anche per gli abitanti dei 56 villaggi, distribuiti su sette comuni, che partecipano al programma. Già nel 2024, la siccità e le successive forti precipitazioni hanno causato perdite nella produzione di miglio, riso, fagioli dall’occhio nero e scalogno. Questi alimenti sono essenziali per la popolazione, sia per il consumo proprio che per la vendita nei mercati. Ci sono stati danni all’agricoltura anche a marzo 2025 in seguito alle piogge insolitamente precoci.

I comitati di allerta rapida si impegnano costantemente per migliorare le loro previsioni e fornire informazioni affidabili. La stagione di coltivazione di quest’anno è stata pianificata di conseguenza e 1120 famiglie hanno ricevuto dal programma sementi adattate per riso e fagioli dall’occhio nero. Il raccolto è stato un successo. Ma non sempre basta adottare queste misure: nel periodo più critico, ovvero da agosto a ottobre, a volte si rende necessario distribuire cibo. Negli altri mesi dell’anno, le famiglie riescono a sfamarsi da sole con il proprio raccolto.

Le tecniche agroecologiche stanno dando i loro frutti

Le famiglie contadine hanno inoltre ricevuto attrezzature agricole e appreso nuove pratiche agroecologiche. Sono state costruite piccole dighe per una distanza di oltre 80 chilometri che proteggono dall’erosione ben otto ettari di terreno. Grazie a una nuova diga e alla ristrutturazione di due dighe esistenti, le colture possono essere irrigate meglio. Le donne stanno diversificando le loro attività economiche. Il miglioramento delle catene del valore contribuisce inoltre ad aumentare i prezzi di vendita dello scalogno. Diverse cooperative si avvalgono del «sistema warrantage», vale a dire che il raccolto viene prima immagazzinato per poter essere venduto successivamente al miglior prezzo possibile. Tali misure aiutano a stabilizzare le condizioni di produzione estremamente fragili della regione. Il programma di Caritas si concentra però anche sul tessuto sociale: le questioni relative alla proprietà terriera sono spesso causa di tensioni. Nel 2025, sono stati risolti 71 degli 80 conflitti segnalati e questo rafforza il legame sociale nei villaggi. (fb)

Maggiori informazioni sul progetto: caritas.ch/mali-résilience

Un buon raccolto di scalogni è di vitale importanza per le famiglie contadine della regione di Bandiagara.

Nessun Paese è il mio Paese

Vi siete mai chiesti come sarebbe non avere nessuna cittadinanza? L’impatto sulla vostra vita sarebbe enorme. Il centro di consulenza legale di Caritas aiuta le persone interessate affinché le autorità riconoscano la loro apolidia. Leggete in seguito la storia di Samira*.

Secondo le Nazioni Unite, almeno dieci milioni di persone nel mondo sono apolidi. In Svizzera, stando alla Segreteria di Stato della migrazione (SEM), a fine 2024 si registravano 1275 apolidi.

Gli apolidi di solito non possono muoversi o viaggiare liberamente.

L’apolidia può verificarsi quando uno Stato si disgrega e non è garantito che tutti acquisiscano la cittadinanza dello Stato successore o mantengano quella precedente. Ci sono anche casi in cui gli

Stati escludono deliberatamente dalla cittadinanza minoranze etniche, religiose o di altro tipo. Significa che non hanno diritti politici e quasi nessun accesso ai diritti sociali, al mercato del lavoro e all’istruzione. Gli apolidi di solito non possiedono

documenti di identità e quindi non possono muoversi o viaggiare liberamente. Nessuno Stato è inoltre tenuto a garantire loro protezione in caso di persecuzione.

Senza carta di identità, ma con tanta pazienza

Samira, una donna curda proveniente dalla Siria, si è rivolta al centro di consulenza legale di Caritas nella Svizzera centrale. Samira ha presentato domanda di asilo in Svizzera nell’autunno 2021. La domanda è stata respinta nell’estate 2022. Tuttavia, poiché il suo ritorno in Siria non le garantiva la dovuta sicurezza, è stata ammessa provvisoriamente. Samira aveva già fatto presente, durante la procedura di asilo, di essere una cosiddetta «maktuma», ovvero un’apolide non registrata. Nel 1962, la Siria ha revocato la cittadinanza a 120 000–150 000 curdi

perché si presumeva che fossero immigrati illegalmente dall’Iraq e dalla Turchia. Da allora anche i loro discendenti, di cui fa parte Samira, sono considerati apolidi. Samira non aveva né un certificato di nascita né un altro documento di identità. Non è nemmeno riuscita a registrare il suo matrimonio con un curdo morto nella guerra civile. Meno male che almeno aveva una copia di un documento di identità non ufficiale che la identificava come maktuma.

Il centro di consulenza legale ha condotto vari colloqui con Samira. A novembre 2022 ha presentato una domanda alla SEM per il riconoscimento della sua condizione di apolidia. Ma la SEM dubitava che la conferma dell’apolidia fosse autentica e ha posto numerose domande. Il centro di consulenza legale ha aiutato Samira a rispondere a tutte le domande e a chiarire ogni dubbio. Essendo analfabeta, Samira non sarebbe stata in grado di farlo da sola.

Come apolidi finalmente una protezione

A inizio 2025, le autorità elvetiche hanno riconosciuto Samira come apolide. Ora ha diritto a un permesso di soggiorno nonché a un titolo di viaggio e a un documento di identità. In più, e questo è particolarmente importante per lei che è ancora traumatizzata dalla guerra, adesso è sotto la protezione della Svizzera. Se si integrerà bene, Samira un giorno avrà la possibilità di ottenere la cittadinanza svizzera e quindi, per la prima volta in vita sua, potrà dire: «Finalmente ora anch’io ho un Paese. Il mio Paese: la Svizzera». (im)

* Il nome è stato modificato per proteggere le persone interessate.

Ulteriori informazioni: caritas.ch/consultationjuridique

Per gli apolidi non è facile sviluppare un senso di appartenenza per un luogo.

Quando la montagna ha inghiottito la loro casa

Nel giro di pochissimo tempo, la famiglia Ebener ha dovuto lasciare la propria casa con pochi bagagli in mano. Giorni dopo, la frana di Blatten ha sepolto tutti i loro beni. La famiglia ora vive in un appartamento in affitto e ha ripreso la sua vita quotidiana. Ma manca qualcosa di fondamentale.

Quando venerdì Sarah e Oliver Ebener sono tornati a casa dalle vacanze in Francia con i loro due figli, hanno visto un messaggio nell’app del comune: nel piccolo Nesthorn si erano verificati mo -

«Fa molto male perdere tutto.»

vimenti del terreno con conseguente colata detritica, quindi la popolazione doveva essere preparata. «All’inizio non ci siamo preoccupati più di tanto», ricorda la trentasettenne, «noi della Lötschental siamo abituati ai fenomeni naturali.» Ma già il giorno dopo era chiaro: dovevano lasciare immediatamente le loro case.

Il sabato sera, invece di mettere a letto i bambini come previsto, Sarah li ha portati dalla nonna a Ferden. La coppia aveva un’ora e mezza di tempo per preparare i bagagli con l’essenziale. Hanno portato via soprattutto vestiti. «Pensavamo che potesse arrivare una colata di fango e che tutto ciò che si trovava a più di un metro da terra fosse al sicuro», racconta Oliver, 35 anni. Si sbagliavano di grosso: pochi giorni dopo, un’enorme valanga di detriti ha sepolto l’intero villaggio di Blatten e con esso tutti i ricordi della famiglia Ebener: le candele di battesimo e le prime scarpe dei bambini, le maschere di carnevale.

Un appartamento, ma non una casa Oggi la famiglia vive a Ferden, a poche centinaia di metri dalla madre di Sarah. Si

sono trasferiti in un appartamento di una coppia del Canton Berna. Sono stati fortunati: hanno tanto spazio, l’ambiente è familiare e i padroni di casa sono gentili. «Ma non è la nostra casa», dice Sarah. Una volta il figlio più grande ha chiesto se un giorno la sua stanza avrebbe avuto lo stesso odore della vecchia. «Vi siamo molto grati, ma siamo ospiti qui.»

La casa che Sarah e Oliver avevano costruito sette anni fa si era ingrandita: si erano aggiunti un parco giochi, una casetta da giardino e delle aiuole. «Fa molto male perdere tutto», dice Sarah con tristezza. Anche per i bambini sono cambiate molte cose. Prima potevano divertirsi e sfogarsi all’interno della proprietà, giocare all’aperto nella strada del quartiere e incontrare i figli dei vicini. Con la perdita della casa, hanno perso tutto da un momento all’altro.

L’aiuto arriva da ogni parte

In questo momento difficile, la famiglia riceve tanto calore e tanta cordialità. Una bambina dell’asilo ha regalato al figlio più piccolo un serpente di gomma, un’amica ha portato le sedie Tripp Trapp per i bambini e a Gampel è stata organizzata una campagna per raccogliere oggetti utili. Anche Caritas Svizzera ha immediatamente organizzato appelli per le donazioni e fornisce un sostegno finanziario di cui beneficia anche la famiglia Ebener. Ma non è facile accettare l’aiuto. «A volte sembra di chiedere l’elemosina», dice Oliver.

Il desiderio di avere qualcosa di proprio

La famiglia Ebener è grata per tutto ciò che ha ricevuto e continua a ricevere, ma rimane il desiderio di indipendenza. «Siamo gente di montagna», dice Oliver, «per noi significa avere una casa che sia la nostra, un posto dove possiamo stare e dove i nostri figli possano crescere.» Per i genitori è ovvio che la cosa più importante è ridare ai figli una casa tutta loro. (tb)

Ulteriori informazioni: caritas.ch/blatten

Anche la casa di Sarah e Oliver Ebener è stata travolta dalla frana di Blatten.

Se avete debiti, Caritas vi aiuta e vi consiglia

Le persone con difficoltà finanziarie si rivolgono spesso a Caritas. Per ridurre l’afflusso degli indebitati, Caritas ha istituito il servizio di consulenza telefonica e online SOS Info Debiti per consigli brevi e immediati. Se il caso è più complesso, metterà in contatto con il centro più vicino che può fornire consulenza sul po-

sto. Ogni anno si rivolgono a SOS Info Debiti oltre 3000 persone. Le ragioni di questa necessità sono molteplici: disgrazie, la perdita inaspettata del lavoro, aumento delle spese fisse. C’è chi non paga le bollette perché soffre di depressione oppure perché perde semplicemente il controllo delle proprie finanze. Può succedere a tutti.

Oltre al sostegno diretto alle persone in cerca di consulenza, Caritas Svizzera offre anche consulenza su questioni legali ai centri specializzati in materia di indebitamento. (pb/bs)

Consegna youngCaritas-Award 6 dicembre 2025, ore 18.00, Neubad Lucerna youngcaritas.ch

Un milione di stelle 13 dicembre 2025

Dimostrare solidarietà: accendere una candela per le persone colpite dalla povertà. Per trovare i luoghi della manifestazione: einemillionsterne.ch

Forum Caritas 2026

La povertà qui e ora: qual è la posizione della Svizzera sociale? 30 gennaio 2026, ore 9.30, Eventforum, Berna caritas.ch/forum

Eventi delle organizzazioni

Caritas regionali

Per saperne di più sull’offerta caritas.ch/consulenzarisanamento-debiti

Trovare un evento nelle vicinanze: caritas-regio.ch/agenda

Mercato Caritas: sconti e informazioni grazie alla nuova app

Ogni giorno, più di 3600 persone fanno la spesa al mercato Caritas. Per chi desidera fare acquisti, ora c’è anche un’applicazione chiamata «Bonus+» che offre ai clienti ogni settimana sconti aggiuntivi su otto prodotti selezionati, come l’olio d’oliva a 5.90 franchi invece di 6.50 franchi. Nell’app è possibile memorizzare anche la CartaCultura, che deve essere presentata nel negozio. L’applicazione fornisce inoltre informazioni su promozioni settimanali, ricette e altre offerte di Caritas. «Non tutte le persone che fanno la spesa da noi conoscono, ad esempio, la

nostra consulenza gratuita sui debiti o le offerte di formazione», afferma Thomas Künzler, direttore Cooperativa mercato Caritas. «L’app non facilita soltanto gli acquisti, ma aiuta anche in altri ambiti della vita.»

L’app ha vinto il premio Gold-Award nella categoria Accessibilità al «Best of Swiss Apps». (nj)

Tutte le informazioni su epiceriecaritas.ch

Chiunque può cadere nella trappola dei debiti.

I partecipanti al youngCaritas-Award 2024 sono impegnati in vari progetti.

youngCaritas-Award 2025: riconoscere l’impegno dei giovani

Il youngCaritas-Award premia i giovani che si impegnano per una società solidale e sostenibile con progetti da loro stessi avviati.

I giovani si assumono le loro responsabilità e si impegnano con anima e cuore per la creazione di una società solidale e sostenibile. I loro progetti lo dimostrano: l’impegno rende il mondo un posto migliore e unisce le persone. Il youngCaritas-Award sottolinea questo aspetto offrendo visibilità ai progetti, da oltre 20 anni e presto di nuovo: la cerimonia di premiazione di quest’anno si terrà sabato, 6 dicembre 2025, nel centro Neubad di Lucerna ed è aperta a tutti coloro che vogliono lasciarsi ispirare. Il premio principale per i partecipanti consiste in un reddito di progetto incondizionato di 500 franchi al mese per un anno.

L’evento, tuttavia, ha anche un altro aspetto: riconosce l’impegno volontario dei giovani, mette in primo piano le loro idee e offre uno spazio di scambio e

condivisione. Stand e bancarelle sul posto presenteranno iniziative e programmi di sostegno del network youngCaritas che invitano le persone a partecipare e a fare rete.

Anche nel 2025 si sono candidati al youngCaritas-Award numerosi progetti che spiccano per creatività, coraggio e impegno. Una giuria di cinque membri seleziona i vincitori e assegna ulteriori premi oltre al premio principale. Verrà inoltre consegnato un premio del pubblico. (lb)

Progetti premiati in precedenza

«Wir

lernen weiter»

«Wir lernen weiter», vincitore del youngCaritas-Award 2020, distribuisce computer portatili alle persone indigenti in Svizzera. Il fondatore Tobias Schär: «È stato il nostro primo premio, una conferma che siamo sulla strada giusta e che stiamo colmando grandi lacune.»

WildFlower

«WildFlower» – primo posto nel 2024 –consente alle ragazze in Afghanistan di ricevere gratuitamente lezioni online offerte da un team internazionale di volontari. Grazie a youngCaritas, il team ha potuto incontrarsi per la prima volta di persona: un passo importante verso la coesione, l’efficienza e il sostegno.

Ulteriori informazioni: youngcaritas.ch

No, non è un raccolto

I nostri progetti creano occupazione e reddito e fanno uscire le persone dalla povertà estrema.

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