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CARITAS N. 4 / Settembre 2026

La Rivista di Caritas Svizzera

Edizione commemorativa

125 anni di impegno contro la povertà Ieri

Oggi

Due storie di povertà

I desideri dei giovani

Pagina 8

Pagina 4

Pagina 22

1901: un padre alle origini di Caritas

Domani


Lettera aperta

Cara lettrice, caro lettore, quando gli altri stanno male provo grande dispiacere. Perché vorrei che tutti potessero condurre una vita dignitosa e guadagnarsi da vivere. La povertà, nella maggior parte dei casi, non è riconducibile al comportamento scorretto dei singoli, ma al mondo che abbiamo costruito. Perché permettiamo le ingiustizie e non difendiamo più i valori fondamentali, come solidarietà, tolleranza, sostegno reciproco e amore per il prossimo. Vedo molte persone intorno a me che devono cavarsela con un budget limitato. Tutti i giorni, da noi, in Svizzera, ma anche in altri Paesi. In particolare, mi hanno colpito gli incontri fatti durante una visita in Uganda. Lì ho potuto constatare in prima persona quanto sia difficile affrontare la vita quotidiana quando non sono garantiti i bisogni fondamentali. Sia lì che qui è incredibilmente faticoso dover lottare ogni giorno per sopravvivere. Mentre nel Sud del mondo l’attenzione è concentrata sulla fame, da noi è l’isolamento sociale a risultare particolarmente opprimente. Nel prossimo futuro dovremo superare grandi sfide come la digitalizzazione, l’aumento del costo della vita e delle spese per la salute nonché l’accesso al sistema sa-

«Per l’anniversario mi auguro che la povertà non sia più un argomento tabù.»

nitario. Mi preoccupa che il divario tra ricchi e poveri continui ad allargarsi sempre più, che la solidarietà stia diminuendo, sia all’interno della società sia tra i vari Paesi. Traggo invece speranza da quel che ho appena avuto modo di vivere, per esempio, in Uganda: la gente mi ha fatto capire che anche alla fine del tunnel più lungo si vede sempre la luce. Sono rimasta profondamente colpita dalla loro resilienza, dal loro spirito imprenditoriale e dalla loro gioia di vivere. Un altro aspetto che infonde coraggio è che siamo in tanti: cittadini, istituzioni, organizzazioni sociali. Insieme rafforziamo la rete sociale: oggi, infatti, le lacune sono meno evidenti. Noi di Caritas Svizzera contribuiamo da 125 anni al raggiungimento di questo traguardo. Per l’anniversario mi auguro che la povertà non sia più un argomento tabù. Che ci siano abbastanza centri di consulenza per superare i momenti difficili della vita. E che insieme riusciamo a costruire un mondo senza povertà. Grazie di cuore per continuare a impegnarsi insieme a noi a favore delle persone bisognose. Cordiali saluti

Monika Maire-Hefti Presidente Caritas Svizzera

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Foto: Urban Fischer


Sommario

Dall’aiuto al cambiamento

8 Le pioniere dell’assistenza

Nel corso dei suoi 125 anni di storia, la concezione dell’aiuto e della povertà di Caritas è profondamente cambiata. Da un’assistenza inizialmente improntata a una visione confessionale e rivolta alle persone in difficoltà si è passati a una collaborazione paritaria con le popolazioni del posto, fondata sulla responsabilità in loco e volta a produrre effetti duraturi. Ne sono un esempio i progetti che favoriscono l’accesso all’acqua. Pagina 14

Già prima della fondazione di Caritas nel 1901 e anche dopo, molte donne si impegnavano a favore di persone in situazioni di vita difficili.

19 Caritas pioniera del commercio equo

Caritas fu tra le fondatrici di Max Havelaar Svizzera. Il commercio equo è stato a lungo una delle sue attività principali.

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I ntervista: Joseph Deiss e la povertà

L’ex consigliere federale Joseph Deiss invita i Cantoni finanziariamente più solidi a fare di più contro la povertà.

IMPRESSUM La rivista di Caritas Svizzera esce sei volte all’anno Editrice è Caritas Svizzera, Comunicazione e Fundraising, Adligenswilerstr. 15, Casella postale, CH-6002 Lucerna, info@caritas.ch, www.caritas.ch, Tel. +41 41 419 24 19 Redazione: Bettina Schucan-Birkhäuser (bs), Niels Jost (nj), Livia Leykauf (ll), Anna Haselbach (ah), Daria Jenni (dj), Fabrice Boulé (fb), Tamara Bütler (tb), Stefan Gribi (sg), Vérène Morisod Simonazzi (vm). Il costo dell’abbonamento è di 5 franchi all’anno e viene dedotto una sola volta dalla donazione. Copertina: Un abbraccio che attraversa le generazioni: una donna con il suo pronipote nel sud dell’India negli anni Ottanta. Foto: Karl Gähwyler Grafica: Urban Fischer Tipografia: Kyburz, Dielsdorf Carta: 100 % riciclata Conto donazioni: IBAN CH69 0900 0000 6000 7000 4 Stampa climaticamente neutraI I vostri dati personali sono al sicuro con noi. Informazioni sulla protezione dei dati di Caritas Svizzera sono disponibili alla pagina www.caritas.ch/it/protezione-dati

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Personaggi

Con ago e filo verso una vita autonoma Caritas Svizzera si impegna da 125 anni contro la povertà nel mondo avvalendosi anche di uno strumento collaudato costituito da misure volte a promuovere il reddito. La storia di Gelaye Guta ne illustra in modo esemplare i risultati. Nonostante tutte le difficoltà, la sarta etiope è riuscita a mettere in piedi una piccola impresa. Nel curriculum di Gelaye Guta, alla voce «competenze particolari», figurerebbero parole come resilienza, coraggio e determinazione. Per questa donna etiope di 42 anni non si tratta di concetti vuoti scritti su un pezzo di carta, ma di valori che permeano la sua intera vita professionale. Tutto è iniziato nel 2018 con una macchina da cucire. Gelaye voleva prendere in mano la propria vita e generare un reddito. Si è fatta prestare una macchina da cucire e ha iniziato ad accettare piccoli lavori. Era

sicura che in questo modo sarebbe riuscita a guadagnarsi da vivere per sé e per la sua famiglia. La sua città natale, Wonji – che si trova quasi esattamente nel cuore geografico dell’Etiopia – trae beneficio dalla coltivazione della canna da zucchero, che costituisce una certa base economica per la località. La madre di tre figli adolescenti acquistava stoffe e filati per riparare i vestiti usati, disegnarne di nuovi e poi cucirli da sé. Poi è arrivato il coronavirus.

La pandemia di coronavirus vista come opportunità Per molte persone, la pandemia di coronavirus è stata la rovina finanziaria, ma non per questa donna di 42 anni. Non ci pensò due volte e, invece di cucire vestiti, si mise a cucire mascherine. Erano realizzate con una tale precisione che ha ricevuto un ordine di 5000 unità. Grazie a quella cospicua fornitura, è riuscita a far quadrare i conti per la sua famiglia anche in un periodo così difficile dal punto di vista economico. Mentre Gelaye continuava a cucire mascherine, le venivano in mente nuove idee. È entrata in contatto con Caritas Svizzera il cui «programma EnJoy» in Etiopia è un ottimo esempio di come, nell’ambito della cooperazione allo sviluppo, sia possibile rafforzare in modo sostenibile i giovani, in particolare le donne. Questo sostegno mirato, offerto dai progetti di Caritas, garantisce ogni anno a migliaia di persone la possibilità di non dover vivere in condizioni di dipendenza e povertà. Ricevono una formazione professionale e un accesso agevolato ai microcrediti. L’obiettivo è che i partecipanti riescano a inserirsi in modo duraturo nel mercato del lavoro e possano provvedere autonomamente al proprio sostentamento.

«La stima dei clienti è la mia ricetta segreta per avere successo.»

Grazie alla sua piccola sartoria, Gelaye Guta riesce a mantenere la sua famiglia e a finanziare l’istruzione dei figli.

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Il passaparola fa aumentare il numero dei clienti Gelaye ha partecipato al progetto e, con il sostegno di Caritas, ha perfezionato la sua idea imprenditoriale. Ha seguito corsi e appreso le basi della contabilità. Il suo progetto di aprire una sartoria ha convinto la giuria, tanto da ricevere un premio. Con il denaro ha acquistato la prima macchina da cucire, affittato un piccolo locale e assunto una collaboratrice. «Ho chiamato il mio atelier ‹Gela ­Fashion›, perché tutti sappiano a chi appartiene. Ne sono molto orgogliosa»,

Foto: Climax Production


Personaggi racconta. Le stoffe colorate alle pareti e il passaparola attirano un numero crescente di clienti. Grazie al suo reddito, Gelaye mantiene tutta la famiglia. Nuovo indirizzo, stesso programma collaudato Gelaye è felice, finché non viene a sapere di un progetto infrastrutturale locale. Le casette in cui anche lei aveva la sua sartoria verranno ben presto demolite. Cerca

quindi una nuova sede e continua a servire i propri clienti quasi senza interruzioni. Nuovo indirizzo, stesso programma collaudato: Gela Fashion, abbigliamento donne, uomini e bambini. Gelaye non ha mai considerato l’idea di arrendersi. Le sue capacità, la diligenza, il coraggio e le conoscenze acquisite grazie al progetto di Caritas le consentono oggi di cavarsela da sola. È economicamente indipendente e garanti-

sce ai propri figli una buona istruzione, in modo che anche loro potranno gestire la propria vita in piena autonomia. Ma Gelaye non sarebbe Gelaye se non volesse ottenere ancora di più: condivide le sue conoscenze e le sue abilità artigianali. Mostra alle sue collaboratrici i migliori trucchi per cucire e spiega loro le basi della contabilità. «Ma altrettanto importante è la stima dei clienti. È la mia ricetta segreta per avere successo.» (ll)

Povertà in Svizzera: «In un attimo può cambiare tutto» 1,45 milioni di persone in Svizzera vivono alla soglia del minimo esistenziale. Janina Tenner, di cui abbiamo modificato il nome, è una di queste. La sessantatreenne, originaria della Svizzera centrale, racconta per propria esperienza cosa significhi vivere in condizioni di povertà. «La mia vita è stata molto lineare: ho conseguito il diploma di maturità, ho trovato lavoro come impiegata di commercio e ho fatto carriera fino a diventare responsabile delle risorse umane. Vivevo con mio marito e mio figlio, avuto dal primo matri-

«Fa male quando ti dicono: ‹Su dai, non fare così!›» monio, in un bellissimo attico di proprietà. Non ci mancava nulla. Ma il rapporto con mio marito peggiorava. Beveva, era infedele ed era violento in casa. Questa dinamica traumatizzante ha segnato il mio percorso. Da quando, 15 anni fa, ho divorziato, non mi sono mai più ripresa dal punto di vista finanziario. Ero una madre single e sono caduta in uno stato di burnout. Non riuscivo più a svolgere il mio lavoro impegnativo. L’avrei voluto, ma il mio corpo non ce la faceva. Dato che per i lavori con meno responsabilità ero considerata troppo qualificata, andavo avanti con lavori saltuari.

Quando si è stati autonomi per tutta la vita, è molto difficile dipendere dagli altri. Mi sentivo spesso impotente, frustrata, avevo paura. E faceva davvero male quando mi sentivo dire frasi come: «Su dai, non fare così!» Anche per mio figlio avrei voluto un’altra situazione. Volevo offrirgli di più e ho sperato a lungo di poter rimediare. Crisi di questo tipo, sia finanziarie che emotive, possono colpire chiunque, anche in modi diversi. In un attimo può cambiare tutto. Io stessa non avrei mai pensato di ritrovarmi in questa situazione. Senza la mia forte fede in Dio e senza aiuto professionale, probabilmente non ce l’avrei fatta a elaborare l’esperienza traumatica e a trasformarla in opportunità per qualcosa di nuovo. Oggi vivo con una piccola pensione e ricevo prestazioni complementari. Ho a disposizione circa 3000 franchi al mese. Cerco sempre soluzioni per cavarmela con le poche risorse che ho. Ho fatto della povertà il mio progetto: ormai nel risparmio sono una vera esperta. Sono sempre alla ricerca di occasioni, vado ai mercatini delle pulci o compro articoli di

seconda mano online. Inoltre cucino io: i prodotti freschi sono sia più economici che più sani. Ho imparato a provare gioia e gratitudine per le piccole cose, a riconoscere i piccoli successi e a non considerarmi una vittima delle circostanze, ma l’artefice della mia libertà. Uso, per esempio, i buoni offerti da Caritas per andare al ristorante o a un concerto. Fa bene e infonde coraggio. Do inoltre libero sfogo alla mia creatività scrivendo o dipingendo e mi godo la natura. Dalla società mi auguro più umanità e maggiore comprensione. Vorrei che ci apprezzassimo a vicenda, indipendentemente da chi siamo o da come siamo: dietro ogni vita c’è comunque sempre una storia. E poi mi auguro che non ci si dimentichi di coloro che nella vita se la passano meno bene.» (nj)

Decidere autonomamente in merito al proprio budget nel «percorso sulla povertà»: caritas.ch/armutsparcours

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Cifre e fatti

Il mondo ha compiuto enormi progressi, ma povertà, fuga e disuguaglianze persistono 125 anni: un mondo in trasformazione Persone in condizioni di povertà estrema (%)

Speranza di vita (anni)

Mortalità infantile (per 1000 neonati) 73,5

65,4

10,2

32

Popolazione mondiale (miliardi) 8,23

41

32 3,7

1900

2025

125 anni fa quasi due terzi della popolazione vivevano in estrema povertà. Oggi è una persona su dieci che deve vivere con meno di 3 dollari al giorno.

1900

2025

Nel 1900 la speranza di vita media era di soli 32 anni. Oggi, a livello mondiale, supera i 73 anni: più del doppio.

1900

2025

125 anni fa, circa 41 bambini su 1000 morivano prima dei cinque anni. Oggi sono meno di 4 su 1000: un calo di oltre il 90 per cento.

1,65 1900

2025

Nel 1900 la popolazione mondiale era di circa 1,65 miliardi di persone. Oggi supera gli 8 miliardi: è quindi quasi quintuplicata.

Fonte: Our World in Data

Caritas nel mondo: un aiuto che fa la differenza Raggiungere le persone in difficoltà, rafforzare i mezzi di sussistenza, creare nuove prospettive: la cooperazione internazionale di Caritas Svizzera agisce su più fronti.

Nel 2025,

Nel 2025,

540 279

persone sono state raggiunte da Caritas Svizzera in tutto il mondo.

Nel 2025,

40 073

persone hanno potuto migliorare il proprio reddito grazie ai progetti di Caritas Svizzera.

6

256 000 persone hanno ricevuto aiuti di emergenza da Caritas Svizzera.

Nel 2025,

62 641 persone hanno partecipato a formazioni sull’agricoltura adattata al clima.

Fonte: Caritas Svizzera


Cifre e fatti Spese delle economie domestiche in Svizzera

35,3 %

100 %

Redditi bassi, oneri elevati

Risparmio 17,5 %

19.10%

16,3 %

Le persone con redditi modesti impiegano tutte le risorse disponibili per far fronte ai costi fissi e ai bisogni primari. Non rimane quindi alcun margine per ulteriori spese. Molte di queste famiglie spendono più di quanto guadagnano, con il rischio di indebitarsi.

Abitazione ed energia

19,1 %

Internet, telefono, svago, altro

7,2 % 14,1 %

4,3%

Trasporti Spese sanitarie (senza premi)

6,7 % 2,1 % 6,8 % 1,5 % 5,3 %

13,3 %

Generi alimentari e bevande analcoliche

2% 8,6 %

Abbigliamento e calzature Altre assicurazioni e tasse

29,2%

32%

Imposte, contr. sociali, ass. malattia base

Tutte le economie domestiche

20% delle economie domestiche con i redditi più bassi

0%

31%

Fonte: Ufficio federale di statistica (Indagine sul budget delle economie domestiche)

117,9

3,9

della ricchezza complessiva

miliardi di persone

appartiene all’1 % più ricco della popolazione svizzera, che possiede in media un patrimonio 800 volte superiore a quello della metà più povera della popolazione.

vivono in regioni fortemente colpite dalla crisi climatica, quasi la metà della popolazione mondiale. Entro il 2030, fino a ulteriori 132 milioni di persone

milioni di persone

sono attualmente in fuga, all’interno del proprio Paese o oltre i confini nazionali. Oggi le persone costrette a fuggire dal proprio Paese sono quasi venti volte più numerose che nel 1951. Per quanto riguarda gli sfollati interni, i dati sono disponibili soltanto dal 1993: da allora il loro numero è cresciuto di oltre sedici volte.

Fonte: World Inequality Database, IPCC e Banca mondiale, UNHCR

Caritas in Svizzera: un sostegno in crescita Numero di tessere CartaCultura

Fatturato annuo dei mercati Caritas

Numero di tessere

Milioni di CHF

220 000

18

200  000

16

180  000

14

160  000

12

140  000 120  000

10

100  000

8

80  000

6

60  000

4

40  000

2

20  000 0

2008

2010

2012

2014

2016

2018

2020

2022

2024

0

2002 2004 2006 2008 2010 2012 2014 2016 2018 2020 2022 2024

Negli ultimi 20 anni, le tessere CartaCultura e i mercati Caritas hanno ampliato in modo significativo la loro offerta, rafforzando costantemente il sostegno alle persone in situazione di povertà. Tra il 2016 e il 2019, i mercati Caritas hanno attraversato una «fase di consolidamento», passando da 24 a 21 punti vendita. Fonte: Caritas Svizzera

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Reportage Negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale, Caritas distribuiva i cosiddetti «pacchi di solidarietà», contenenti generi alimentari e indumenti.

Dall’assistenza cattolica alla lotta alla povertà Testo: Anna Haselbach Foto: Archivio Caritas Svizzera, Anette Boutellier


Reportage

Durante un intervento umanitario a Magonza, dopo la Seconda guerra mondiale, alcune donne distribuirono 980 000 pasti a bambini e persone anziane.

Fin dalla sua fondazione, Caritas Svizzera ha risposto alle sfide sociali del proprio tempo. Nata dal desiderio di organizzare meglio la solidarietà cristiana, nel corso di 125 anni si è trasformata in una ONG impegnata nella politica sociale con l’obiettivo di sostenere con efficacia le persone indigenti e quelle in fuga. Doveva essere una personalità fuori dal comune: «di salute robusta, […] dotato di uno spirito vivace, rapido e traboccante di idee, e di un’anima ardente e piena di energia». Così un necrologio pubblicato sul quotidiano Vaterland descriveva Rufin Steimer, il padre cappuccino che, ispirandosi al modello tedesco, voleva fondare anche in Svizzera un’organizzazione Caritas. Il 23 settembre 1901 l’Associazione dei cattolici svizzeri si riunì a Beckenried, nel Canton Nidvaldo. Alla settima trattanda dell’ordine del giorno, Steimer presentò la proposta di istituire un’associazione per la «promozione sistematica della carità cristiana». Cresciuto senza un genitore e sacerdote vicino alla gente, Steimer conosceva bene le difficoltà della popolazione. In un’epoca in cui la questione sociale era sempre più urgente e le tutele statali

quasi inesistenti, da anni chiedeva un migliore coordinamento dell’impegno caritativo cattolico. In quel giorno d’autunno, l’Associazione dei cattolici svizzeri approvò la proposta: nasceva così l’Associazione Caritas Svizzera. L’assistenza sociale, una storia anche di donne Se la fondazione di Caritas porta il nome di Rufin Steimer, il suo sviluppo deve molto anche all’impegno di migliaia di donne. Già dalla metà dell’Ottocento operavano negli istituti educativi, nelle case di accoglienza e nelle organizzazioni femminili, trasformando la carità cristiana in un aiuto concreto. Non a caso, nel 1908, durante una riunione di Caritas, si disse: «Dove ci sono le donne, c’è la vittoria!». Dietro il successo della prima iniziativa di Caritas vi furono soprattutto le donne.

Padre Rufin Steimer e Dora Stockmann furono figure trainanti nei primi anni di Caritas.

Nel 1903, per far fronte alla carenza di personale infermieristico nelle campagne, Rufin Steimer promosse una scuola per infermiere a Sarnen. Diretta dapprima dai coniugi Stockmann e poi dalla figlia Dora con le sorelle, ottenne il riconoscimento federale e formò migliaia di professioniste fino al 2010. Dora Stockmann, pioniera del servizio sociale nel Canton Obvaldo, creò una rete di sostegno per le persone in difficoltà economica e contribuì alla nascita di nuovi servizi di consulenza. Questa esperienza riflette l’impegno di Caritas nel sociale: insieme a opere caritative, persone

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Reportage dal Sud del mondo, Caritas ha esteso il proprio impegno a tutti i migranti e rifugiati, indipendentemente dalla loro appartenenza religiosa. Oggi contribuisce attivamente anche alla definizione della politica nazionale in materia di asilo (cfr. pagina 16).

In Svizzera, l’assistenza alle persone anziane e alle persone con disabilità rientrava tra le priorità di Caritas Svizzera; comprendeva anche escursioni e soggiorni di vacanza.

impegnate a titolo volontario, parrocchie e sezioni locali, offriva sostegno e consulenza ai soggetti più vulnerabili. Fin dagli inizi, anche l’informazione e la formazione facevano parte della missione di Caritas. Il personale delle case di accoglienza e di altre istituzioni riceveva un accompagnamento professionale e, fino agli anni Sessanta, anche una formazione ispirata ai valori della tradizione cattolica.

Le offerte di Caritas promuovono l’autodeterminazione e la partecipazione alla vita sociale Al fianco delle persone rifugiate Dalla metà degli anni Trenta, il sostegno alle persone rifugiate divenne uno dei principali ambiti di intervento di Caritas, un impegno che continua tutt’oggi. Dopo l’ascesa al potere di Adolf Hitler, sempre più persone cercarono rifugio in Svizzera. Caritas distribuiva viveri e indumenti, or-

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ganizzava alloggi e sosteneva chi doveva proseguire il viaggio. Per i bambini e i giovani vittime di guerra organizzava inoltre soggiorni di recupero in Svizzera. Nel 1945 le persone rifugiate assistite da ­Caritas raggiunsero per la prima volta quota 18 000. All’epoca l’assistenza era organizzata su base confessionale e Caritas si occupava esclusivamente delle persone di fede cattolica. Anche in altri ambiti l’operato di ­Caritas rifletteva le concezioni del tempo e non corrispondeva ai principi umanitari odierni. Dopo la Seconda guerra mondiale, Caritas fu tra i promotori di un progetto di reinsediamento in Brasile dei cosiddetti «tedeschi del Danubio», volto alla creazione di una comunità agricola etnicamente omogenea. La selezione dei coloni non fu sufficientemente accurata: tra i 2446 partecipanti vi erano anche 16 ex appartenenti alle Waffen-SS. Inoltre, il progetto comportò l’espropriazione di parte della popolazione locale. Oggi ­Caritas riconosce le gravi mancanze emerse in quel contesto storico. Questa vicenda mostra come il concetto di aiuto ai rifugiati si sia evoluto nel tempo. A partire dagli anni Settanta, con l’arrivo in Svizzera di persone provenienti

Dalla lotta alla povertà alla politica sociale Gli anni Settanta segnarono, più in generale, l’inizio di una nuova fase dell’attività di Caritas in Svizzera. L’affermarsi del neoliberismo, della globalizzazione e dei movimenti di emancipazione trasformò profondamente il contesto. Con il forte aumento della disoccupazione a partire dal 1991, emersero con maggiore chiarezza anche in Svizzera la dimensione strutturale della povertà e le disuguaglianze sociali. Caritas fece propria questa trasformazione. Alla logica della beneficenza sostituì un approccio basato sulla pari dignità, sull’autonomia delle persone e sull’impegno a favore dei loro diritti. Insieme alle organizzazioni Caritas regionali, ampliò la propria azione oltre il sostegno individuale e i programmi per le persone disoccupate. Negli anni Novanta diede vita a nuove iniziative per contrastare le cause della povertà, come i mercati Caritas e la CartaCultura, che promuovono l’autodeterminazione e favoriscono la partecipazione alla vita sociale, riconosciuta come una dimensione fondamentale della lotta alla povertà. «Caritas non può contribuire ad alleviare il disagio sociale senza occuparsi, al tempo stesso, delle condizioni della società che ne sono all’origine e ne favoriscono il perdurare», si leggeva già nel rapporto annuale del 1977. Negli anni Novanta consolidò il proprio ruolo di organizzazione impegnata anche sul piano della politica sociale. Tra i risultati più significativi di questo percorso vi è una diversa comprensione della povertà in Svizzera: non più considerata soltanto una responsabilità individuale o una semplice mancanza di denaro, ma riconosciuta come una sfida strutturale e sociale.


Reportage Solidarietà con le persone in difficoltà, allora come oggi Nel 2021, Dora Stockmann è stata ricordata in una mostra nazionale dedicata al 50° anniversario del diritto di voto delle donne come una delle oltre 150 donne che hanno contribuito a fare la storia della Svizzera. La classe liceale che l’ha scelta per l’esposizione ha sintetizzato così il suo impegno: «Chi attraversa un momento difficile deve poter trovare un punto di riferimento, capace di offrire sostegno e consigli.» Un principio che ancora oggi continua a ispirare l’azione di Caritas. (ah)

Caritas invitava bambini provenienti da regioni segnate dalla guerra, tra l’altro a Churwalden, per soggiorni di convalescenza.

Con alcuni clienti ci voleva un po’ di tatto Da decenni, una delle attività principali di Caritas è la raccolta di abiti a favore dei più bisognosi. Nel negozio della centrale di abbigliamento a Emmen, le persone indigenti e i rifugiati possono fare acquisti a prezzi convenienti. Monica Stocker, 64 anni, ha lavorato nella centrale di abbigliamento per 35 anni, di cui 18 come responsabile e formatrice professionale, e ha lasciato un segno indelebile. Ad aprile è andata in pensione e ripensa ai momenti più emozionanti della sua vita. Monica Stocker, lei è un’infermiera qualificata. Perché nel 1990 è passata alla centrale di abbigliamento? Ho sempre avuto molto a cuore il benessere delle persone che si trovano in situazioni difficili. In ospedale, però, c’era poco tempo da dedicare ai pazienti. Quando ho letto l’annuncio di lavoro di Caritas, ho pensato subito: questa è la mia vocazione. Com’è stato l’inizio? Lo dico in tutta sincerità: non sapevo proprio nulla di vestiti! Con le persone,

invece, ci so fare. Ai tempi, oltre alle persone in condizioni di povertà, venivano da noi anche tossicodipendenti e alcolisti. Ci voleva un po’ di tatto, specie se qualcuno entrava nel negozio in stato di ebbrezza. C’è stato un incontro che l’ha colpita in modo particolare? Avevo un legame molto stretto con un tossicodipendente. Veniva da una famiglia benestante e la prima volta è arrivato da noi che aveva 16 anni. Oggi ne ha 43. Ho assistito alle sue crisi di astinenza, alle ricadute e ai ricoveri in clinica. Mi prendevo sempre il tempo per dargli dei consigli. Ricordo bene anche una mamma con tre bambine. Comprava in modo molto mirato. Quando, una volta, le mancavano i soldi per comprare una maglietta da 6 franchi, la figlia più piccola ha tirato fuori la sua moneta. Allora ho detto: «No, ci mancherebbe, la pago io!» Caritas fornisce indumenti alle persone con un budget limitato anche

nell’ambito del Soccorso d’inverno. Si dice che il servizio di consegna pacchi sia il suo «bambino». Perché? In passato, grazie al Soccorso d’inverno, arrivavano da noi persone bisognose da tutta la Svizzera. A me e a Hugo F ­ uchs, il mio capo di allora, sembrava una cosa quasi imbarazzante. Allora ho proposto di spedire i vestiti direttamente a casa delle persone. Poco tempo dopo, il primo pacchetto è stato spedito a due bambine di Basilea. Oggi, nei periodi di massima attività, la centrale di abbigliamento spedisce 30 pacchi al giorno in tutta la Svizzera. (nj)

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Brennpunkt Menschen Linea del tempo

1901

Durante la Seconda guerra mondiale, l’assistenza ai profughi cattolici in Svizzera diventa uno dei compiti principali di C ­ aritas. Nella primavera del 1945 raggiunge il numero record di 18 000 persone assistite. L’impegno di allora costituisce il punto di partenza dell’attuale operato di ­Caritas nel settore dell’asilo.

1983

Inizio della Seconda guerra mondiale

1967

1939

La storia di Caritas Svizzera, dalla fondazione a oggi

Carestia in Etiopia

Aiuti nel Biafra La carestia in Biafra dà ­avvio a una vasta operazione di soccorso e trasforma radicalmente l’attività internazionale di Caritas.

Fondazione della Federazione svizzera Caritas

La prima sede

Carestia in India

Le difficoltà durante la Prima guerra mondiale richiedono un coordinamento più efficace. Nel 1919 viene istituita la prima sede operativa con la centrale di Caritas a Lucerna. Nonostante la carenza di fondi e di personale, C ­ aritas organizza aiuti sia in Svizzera all’estero, con un’attenzione particolare ai bambini. Pone inoltre le basi per la creazione di sezioni regionali.

Nel 1965/1966, Caritas fornisce per la prima volta aiuti su larga scala all’estero. Il dipartimento per gli aiuti di emergenza e in caso di catastrofi, fondato nel 1960, fornisce generi alimentari e medicinali in India in collaborazione con Sacrificio Quaresimale. Allo stesso tempo vengono realizzati progetti di irrigazione e agricoltura.

Inizio degli impegni alpestri di Caritas Svizzera A seguito delle gravi intemperie che colpirono il Canton Uri, nel 1977 Caritas organizza un intervento con oltre 1000 volontari a sostegno delle popolazioni delle regioni montane colpite. Con tale azione nasce un’iniziativa permanente, ovvero Caritas Impegno Alpestre. Oggi, Caritas Svizzera coordina ogni anno diverse centinaia di volontari che aiutano le famiglie di contadini di montagna nelle loro faticose attività quotidiane.

1977

1965

1919

Uno dei primi loghi, risalente al 1937.

Durante la carestia che colpì l’Etiopia nel 1983/1984, Caritas affiancò agli aiuti alimentari progetti realizzati con le comunità locali per proteggere acqua e suolo. Un passo decisivo verso una cooperazione allo sviluppo sostenibile.

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Foto: Karl Gähwyler, Bild: Archivio Fabio Medina Caritas Svizzera Ramirez


© Post CH Netz AG

Nel 1996 nasce a Zurigo la Carta­ Cultura su iniziativa dell’associazione IG Sozialhilfe: le persone con un budget limitato possono beneficiare, esibendo una tessera personale, di tariffe agevolate per offerte nei settori della cultura, dello sport, dell’istruzione e della salute. Il progetto è sostenuto da Caritas Zurigo sin dalla fase di avvio; altre organizzazioni Caritas regionali seguiranno la ­ stessa scia. Nel 2008 viene fondata Carta­ Cultura Svizzera di ­Caritas. E così, da un’idea locale si sviluppa un’offerta su scala nazionale che oggi conta oltre 200 000 utenti e 4300 offerte.

2022

Istituzione della CartaCultura

2026

1996

Linea del Am tempo Puls

Guerra in Ucraina La guerra che sta devastando l’Ucraina suscita in Svizzera un sentimento di profonda costernazione e un’ondata di grande solidarietà. Nella fase iniziale, Caritas affida i rifugiati a circa 2000 famiglie ospitanti e ne sostiene l’integrazione. In Ucraina, Caritas Svizzera realizza progetti in tutto il Paese in collaborazione con organizzazioni locali.

Francobollo commemorativo In occasione del 125° an­ niversario di Caritas Svizzera, La Posta lancia un nuovo francobollo, realizzato da Ursina Roffler. Ordinazioni su: postshop.ch/caritas

Tsunami nell’Oceano Indiano Il 26 dicembre 2004 uno t­ sunami devasta i Paesi che si affacciano sull’Oceano Indiano. C ­aritas Svizzera reagisce immediatamente e fornisce tutto il sostegno possibile in Sri Lanka, ­Indonesia, India e Thailandia. In totale, l’organizzazione stanzia 92,6 milioni di franchi, fornisce assistenza a 422 000 persone e costruisce 3914 case. Frana di Blatten

Bild: John Foto: Sigi Tischler, Kalapo Caritas Spes, Keystone, Archivio Caritas Svizzera, DFI

Nel 2025 una frana seppellisce gran parte del villaggio di Blatten. Caritas Svizzera offre subito soccorso: tutti i residenti ricevono un aiuto immediato di 2000 franchi. Seguono aiuti temporanei e contributi per i costi non coperti. Il sostegno continua. (tb)

2025

Negli anni ’90, l’impegno nell’ex Jugoslavia assume un’importanza fondamentale per Caritas. L’organizzazione fornisce aiuti di emergenza nelle zone colpite e sostiene i rifugiati in Svizzera e nei campi profughi sul posto. Dopo la fine della guerra, partecipa alla ricostruzione, tra l’altro con l’edificazione di nuove case.

2004

1991

La guerra nell’ex Jugoslavia

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Cooperazione internazionale

A sinistra: In Biafra, la ­sofferenza era immensa. Le persone venivano spesso ritratte come un gruppo indistinto bisognoso di aiuti. A destra: Una donna boliviana si rallegra del nuovo accesso all’acqua. Oggi il sostegno è maggiormente adeguato alle esigenze individuali e locali.

Come la fame è entrata nella coscienza degli svizzeri Oltre 50 anni fa, la popolazione svizzera rimase impressionata dalle immagini di gravi carestie che rivelavano le ingiustizie presenti nel mondo. Uno sguardo alla storia mostra come queste crisi abbiano segnato l’inizio degli aiuti internazionali e come abbiano spinto Caritas a impegnarsi nella politica di sviluppo. «Mi servono urgentemente grandi quantità di siero per prevenire un’epidemia di morbillo che sta per scoppiare. Per favore comunicare immediatamente il numero delle unità attualmente disponibili.» Queste sono le parole trasmesse via radio da

Per un mondo senza fame servono fondi, ma anche un cambiamento di mentalità e misure a livello politico. un soccorritore di Caritas nel novembre 1968 dalla zona di crisi del Biafra, Nigeria. La scena, tratta dal programma «Rundschau» della televisione svizzera tedesca, illustra chiaramente come si dovesse organizzare l’aiuto umanitario all’epoca. Biafra: pietra miliare e crisi per Caritas Fabian Saner, storico e responsabile del servizio specialistico Istruzione in seno a

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Caritas Svizzera, ha approfondito la storia dell’impegno internazionale di Caritas. «L’operazione di soccorso per il Biafra, in Nigeria, è stata per l’organizzazione elvetica una pietra miliare e al tempo stesso una crisi», afferma. Tra il 1967 e il 1970, alcune organizzazioni ecclesiastiche hanno trasportato tonnellate di aiuti umanitari nel Biafra, isolato dall’esercito nigeriano. Un’azione che ha salvato la vita a centinaia di migliaia di persone. L’intervento in Biafra segnò una svolta per l’attività internazionale di Caritas, fino ad allora concentrata sulla ricostruzione e sul sostegno agli sfollati cattolici nell’Europa del dopoguerra. Mise a dura prova l’organizzazione e rese indispensabile una maggiore professionalizzazione dell’impegno internazionale. Immagini di un mondo ingiusto Karl Gähwyler è stato uno dei pochi fotografi che sono riusciti a recarsi nel Biafra. Le sue immagini di grande impatto, scattate su incarico di Caritas Svizzera per le

sue campagne di raccolta fondi, ma anche per i media svizzeri, hanno contribuito a plasmare la percezione di quella carestia. «Il Biafra è diventato praticamente sinonimo di ‹fame›», continua Fabian Saner. Il fotografo Gähwyler documentò anche le grandi crisi umanitarie degli anni Settanta in Etiopia e in Bangladesh. In quel decennio, il dipartimento per gli aiuti internazionali di Caritas registrò una forte crescita. Furono avviati oltre 100 progetti in America Latina, Asia e Africa. L’attenzione si spostò dagli aiuti in caso di catastrofi agli «aiuti allo sviluppo», concepiti in una prospettiva a lungo termine e in collaborazione con organizzazioni partner locali, per esempio con progetti di sostegno alle donne o in ambito sanitario. La fame è causata anche dalla disuguaglianza Gli anni Settanta non sono stati solo un periodo caratterizzato da gravi crisi alimentari. Tra la popolazione svizzera aumentava anche la consapevolezza che i Paesi ricchi del Nord del mondo fossero corresponsabili per la palese disuguaglianza. Caritas Svizzera iniziò a occuparsi di questioni relative alla politica di sviluppo. «Per un mondo senza fame ser-

Foto: Karl Gähwyler


Cooperazione internazionale vono fondi e la disponibilità a donare, ma occorre anche un cambiamento di mentalità da parte nostra e l’introduzione di misure a livello politico», si legge in una pubblicazione di Caritas di quel periodo.

L’attenzione si spostò dagli aiuti in caso di catastrofe agli «aiuti allo sviluppo», concepiti in una prospettiva a lungo termine. In seguito, Caritas sostenne in modo determinante la petizione denominata «Lo sdebitamento: una questione di sopravvivenza». La petizione chiedeva, e ottenne, che il Consiglio federale istituisse, in occasione del 700° anniversario della Svizzera nel 1991, un fondo a favore dello sviluppo e per la cancellazione del debito dei Paesi del Sud del mondo. La Svizzera deve assumersi le proprie responsabilità La guerra nei Balcani e la vasta ricostruzione delle case distrutte, lo tsunami nell’Asia meridionale del dicembre 2004, il terremoto ad Haiti nel 2010 e la guerra civile in Siria sono esempi di crisi e catastrofi in cui Caritas si è impegnata con

Nel campo profughi di Kukës, in Albania, una madre kosovara si concede un momento di intimità con il suo bambino.

aiuti di emergenza, ricostruzione e la creazione di nuove fonti di sostentamento. Con l’adesione ad Alliance Sud nel 1992, Caritas Svizzera ha rafforzato il proprio impegno nell’ambito della politica di sviluppo. Oggi la cooperazione internazionale deve affrontare un clima politico avverso, tuttavia Caritas è convinta che la Sviz-

zera continuerà ad assumersi la responsabilità di combattere le ingiustizie globali e di mettere in discussione anche il proprio ruolo. (sg) Per ulteriori informazioni sull’impegno internazionale di Caritas dal 1945 e sulla politica sociale, consultare il sito caritas.ch/anniversario

Politica sociale: la povertà non è un fallimento individuale «Secondo una nuova stima di Caritas, il numero delle persone indigenti in Svizzera ammonta a circa un milione.» Sebbene formulato con cautela, un comunicato stampa di Caritas del 2005 suscitò grande scalpore. Il Parlamento presentò in seguito una mozione al Consiglio federale affinché attuasse una strategia nazionale contro la povertà, accompagnata da un piano di azione. I rapporti pubblicati successivamente dalla Confederazione confermarono che la povertà stava assumendo dimensioni allarmanti. Caritas aveva già in precedenza influenzato notevolmente il dibattito sulla povertà in Svizzera. Nel 1998 pubblicò

Foto: Sigi Tischler

un documento di posizione intitolato «Trotz Einkommen kein Auskommen» dedicato ai working poor che portò all’attenzione dell’opinione pubblica il problema dei lavoratori poveri. Poco dopo uscì il primo almanacco sociale. Questo annuario sulla situazione sociale della Svizzera solleva tuttora questioni di grande attualità relative alla povertà e alla disuguaglianza. Un messaggio fondamentale è rimasto: la povertà non può essere bollata come un fallimento individuale delle persone coinvolte. Ha cause sociali e strutturali, con ripercussioni che vanno ben oltre l’aspetto finanziario. ­Caritas Svizzera non si impegna

quindi soltanto a favore delle persone in condizioni di povertà – per esempio offrendo servizi di consulenza o con il mercato Caritas –, ma regolarmente incentiva anche il dibattito a favore di riforme politiche. La pandemia di coronavirus ha messo in luce più che mai la vulnerabilità di ampi strati della popolazione. Caritas ha reagito fornendo aiuti diretti alle persone colpite. È stata la più grande operazione sul territorio nazionale della sua storia fino ad oggi. Caritas Svizzera continua a impegnarsi a favore di una politica sociale di prevenzione, orientata in modo coerente alla lotta alla povertà. (sg)

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Svizzera

Come cambia l’impegno contro la povertà in Svizzera L’asilo dal volto umano Caritas sostiene le persone rifugiate sin dalla Prima guerra mondiale. Durante la Seconda guerra mondiale inviava pacchi nei Paesi confinanti per aiutare la popolazione cattolica. Più problematico appare oggi il sostegno a un progetto di emigrazione in Brasile di rifugiati tedeschi provenienti dai Balcani. In seguito, Caritas ha accolto i rifugiati che venivano dai regimi comunisti (Ungheria, Tibet, Cecoslovacchia, Vietnam) e, negli anni Ottanta e Novanta, persone in fuga dalle guerre civili in Turchia, nello Sri Lanka e nell’ex Jugoslavia. Prende sempre più piede l’idea che i rifugiati debbano essere integrati socialmente. Le leggi sull’asilo vengono inasprite, mentre la tutela giuridica viene rafforzata. Caritas ­Svizzera sostiene un approccio umano e si impegna per garantire procedure eque. Intorno al 1990, si occupa di circa un sesto di tutti i richiedenti l’asilo in Svizzera. Negli anni successivi, i centri di accoglienza vengono aperti e poi chiusi, a seconda dei flussi migratori. Con la riforma del 2019 vengono introdotte la procedura di asilo accelerata e la protezione giuridica gratuita. Quest’ultimo servizio è garantito da Caritas nella Svizzera romanda; in Ticino e nella Svizzera centrale è gestito in collaborazione con SOS Ticino. Caritas resta fedele al suo impegno anche nelle crisi attuali, come la guerra in Ucraina, accogliendo con umanità chi è costretto a fuggire. (vm)

Un mercato contro la povertà L’idea nasce semplice e convincente: distribuire il cibo in eccedenza dei grandi distributori alle persone colpite dalla povertà. Prima che Caritas Basilea potesse aprire, nel 1992, il primo mercato Caritas – ai tempi ancora con il nome di ­«Carisatt» – fu tuttavia necessario persuadere i commercianti al dettaglio. Alcuni temevano che l’iniziativa potesse rappresentare una concorrenza per la propria attività. Ma ben presto i collaboratori di Caritas poterono andare a ritirare le merci a intervalli regolari: il pane dalla fornaia, la verdura dal grossista. Il mercato di Basilea superò rapidamente gli obiettivi di fatturato e altre organizzazioni Caritas regionali ­aprirono i propri mercati. Fare la spesa in modo autonomo A metà degli anni 2000, per soddisfare la crescente domanda, Caritas ­Svizzera e alcune organizzazioni regionali crearono la Cooperativa mercato Caritas, ­ampliando l’offerta con prodotti acquistati. I mercati Caritas propongono generi di prima necessità a prezzi molto ridotti, ma non gratuiti, per tutelare dignità e autonomia. Oggi i 22 mercati presenti in Svizzera offrono anche sostegno sociale e ­integrazione professionale. (ah)

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Foto: Karl Gähwyler, Archivio Caritas Svizzera


In immagini A sinistra: in Libano, una suora mostra le ferite che la guerra lascia sugli edifici. A destra: nel 1993, in Sierra Leone, alcune donne vendono vasi d’argilla modellati senza tornio a un mercato da loro creato.

In alto: durante una siccità in Bangladesh, piccoli trattori hanno permesso a molti coltivatori di riso, rimasti senza animali da tiro, di continuare a lavorare i campi. A destra: nel 1992, bambini curdi fuggirono dall’Iraq con i familiari per sottrarsi al regime di Saddam Hussein.

Foto: Karl Gähwyler

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In immagini

La promozione del reddito, l’accesso all’acqua, l’istruzione e le cure sono oggi al centro dell’impegno di Caritas ­Svizzera, così come una politica di sviluppo e sociale improntata alla solidarietà.

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Photos : Fabian Biasio, Hasan Belal, Kenyi Moses, Nicolas Honoré, Bambang Febriandi Wibowo


Cooperazione internazionale

Come cambia l’impegno contro la povertà nel mondo Una casa, un nuovo inizio Quando negli anni Novanta l’Europa fu raggiunta dalla guerra, Caritas Svizzera avviò il più grande programma di ricostruzione della sua storia. Tra il 1995 e il 2010, ­Caritas ha ricostruito 8600 case e appartamenti, nonché le infrastrutture per l’elettricità e l’acqua in oltre 200 villaggi della Bosnia e del Kosovo. La gente doveva poter tornare in una casa sicura e ricominciare da capo con dignità. L’approccio «Un tetto sopra la testa», già applicato nel 1991 nel Nord dell’Iraq, è diventato il segno distintivo degli aiuti di Caritas in caso di catastrofi. È stato impiegato anche in occasione di calamità naturali, come lo tsunami nel Sud-Est asiatico. Darsi da fare in prima persona Le organizzazioni partner radicate sul territorio hanno realizzato i progetti con grande impegno, valorizzando le competenze locali. I proprietari delle case hanno partecipato ai lavori di costruzione, contribuendo così alla ricostruzione e sentendosi legati alle nuove abitazioni fin dall’inizio. Anche dopo la ricostruzione, Caritas ha creato opportunità di reddito, per esempio nel settore agricolo, offrendo nuove prospettive. Sostenibilità e collaborazione alla pari con i partner locali e le persone coinvolte contraddistinguono ancora oggi il suo impegno umanitario. (ah)

Il commercio equo contro la povertà «Il fatto che molte delle ‹nostre› produttrici e dei ‹nostri› produttori siano ancora attivi è un grande successo», afferma Monica Hagen. Responsabile del commercio equo e solidale di Caritas Svizzera dal 1978 al 2013, ne ricorda le origini in Guatemala, dopo il terremoto del 1976: durante la ricostruzione, Caritas sostenne produttrici e produttori di miele affinché potessero venderlo a un prezzo equo. Caritas Svizzera ha così venduto il miele come primo prodotto del commercio equo e solidale, talvolta venduto in tazze dai colori vivaci. Sempre negli anni Settanta, sostenne la produzione equa e solidale di borse di iuta in Bangladesh. Grazie a questo progetto, le vedove di guerra ebbero la possibilità di procurarsi un reddito proprio. Più uguaglianza grazie al commercio equo Il commercio equo e solidale di Caritas si estese presto a caffè, artigianato e gioielli, distribuiti nelle Botteghe del mondo in tutto il Paese. Nel 1992 Caritas contribuì a fondare Max Havelaar Svizzera. Con il marchio Unica gestiva quattro negozi di moda; nel 2013 affidò il settore a claro. Molte realtà produttrici sono tuttora attive. Hagen è soddisfatta: «Abbiamo prestato grande attenzione alla qualità e oggi le produttrici e i produttori ne traggono vantaggio.» (bs)

Foto: Archivio Caritas Svizzera

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Incontri

Sradicare miseria e povertà

Caritas Svizzera compie 125 anni. Come valuta la sua attività? L’impegno a favore della solidarietà e della perequazione sociale di Caritas Svizzera risale a ben prima del mandato preciso e concreto affidato all’autorità statale dall’articolo 12 della Costituzione. Di conseguenza, Caritas ha svolto un ruolo di precursore, sia sul piano materiale che politico, nella costruzione del nostro sistema sociale e della tradizione umanitaria del nostro Paese.

Joseph Deiss ha fatto entrare la Svizzera nelle Nazioni Unite nel 2002. Fervente sostenitore di una Svizzera impegnata a favore del multilateralismo, si è più volte espresso affinché il nostro Paese difenda con determinazione il diritto internazionale e umanitario. Senza indulgenza nei confronti delle posizioni di Caritas, parla della solidarietà in Svizzera e nel mondo.

«Caritas ha svolto un ruolo di precursore.»

L’ex ministro degli esteri Joseph Deiss afferma che la Svizzera non deve tirarsi indietro, ma assumersi le proprie responsabilità quale forza umanitaria e solidale.

«Chi è nel bisogno e non è in grado di provvedere a sé stesso ha diritto di essere aiutato e assistito e di ricevere i mezzi indispensabili per un’esistenza dignitosa.» Costituzione federale, articolo 12

«Questo diritto fondamentale è sancito dalla nostra Costituzione sin dalla revisione totale entrata in vigore il 1° gennaio 2000. È molto efficace, perché si riferisce a qualsiasi persona, indipendentemente dalla sua nazionalità, dal sesso, dal colore della pelle o da qualsiasi altro criterio discriminatorio. Definisce, da un lato, il diritto legale di ricevere aiuto in caso di biso-

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gno e, dall’altro, sottolinea il dovere dello Stato di proteggere i più deboli della nostra società. Esso incarna lo spirito di solidarietà e di apertura al mondo proclamato nel preambolo della nostra carta costituzionale. In tale contesto si inserisce l’azione sociale di Caritas.» Joseph Deiss, ex consigliere federale

In che modo la politica estera svizzera potrebbe evolversi per sostenere meglio gli operatori umanitari le popolazioni colpite? Il nostro Paese ha una duplice vocazione: in primo luogo morale, grazie al nostro impegno a favore del diritto internazionale umanitario. In qualità di Stato depositario delle Convenzioni di Ginevra e sede del Consiglio dei diritti umani dell’ONU, la Svizzera ha una responsabilità particolare. E in secondo luogo materiale, attraverso il benessere di cui godiamo e che deve spingerci alla solidarietà internazionale. Senza cadere nell’autocompiacimento, è giusto e legittimo sottolineare la generosità dimostrata più volte dal popolo svizzero in questo ambito. D’altra parte, è altrettanto opportuno denunciare con fermezza lo scarso interesse che negli ultimi anni di crisi si è instaurato nel parlamento, nel governo e persino tra la popolazione quando si tratta di condannare a gran voce i crimini di guerra o contro l’umanità, nonché di approvare i bilanci necessari per i nostri interventi sul campo. Lei è stato l’artefice dell’adesione della Svizzera all’ONU. È stato un segno di solidarietà mondiale. Negli ultimi anni, la Svizzera ha ridotto il proprio sostegno finanziario all’ONU. Si sta allontanando dai Paesi del Sud del mondo?

Foto: DFI


Incontri Questa sarebbe una conclusione esagerata. Grazie alla nostra adesione alle Nazioni Unite, abbiamo acquisito maggiore sovranità, credibilità e solidarietà. Lo abbiamo dimostrato con la nostra appartenenza al Consiglio di sicurezza e continuiamo a figurare tra i 18 maggiori finanziatori che, oltretutto, versano puntualmente il proprio contributo. È invece preoccupante constatare che gli aiuti pubblici destinati allo sviluppo tendono a diventare la valvola di sicurezza per i sostenitori intransigenti dell’austerità di bilancio. Nel 2025, l’aiuto pubblico

«Voglio credere che la generosità della gente continuerà nel tempo e resisterà ai populismi.» della Svizzera allo sviluppo ha raggiunto lo 0,46 per cento del reddito nazionale lordo. Siamo ben lontani dallo 0,7 per cento che ci siamo prefissati in conformità con l’ONU. In Svizzera si sta allargando il divario tra i super ricchi e le persone che vivono in condizioni di povertà, mentre il ceto medio si trova in una situazione sempre più precaria. È una minaccia per il modello svizzero? La Svizzera ha un sistema di perequazione sociale solido. Nel 2022, più di un quarto del PIL era destinato alla previdenza sociale, rispetto a solo un sesto nel 1990. Si constata un reale miglioramento in numerosi settori, per esempio in

Joseph Deiss, professore di economia, politico democratico-cristiano, è stato eletto in Consiglio federale nel 1999. Nel 2002, quando era alla guida del Dipartimento degli affari esteri, fu accolta in votazione popolare l’adesione della Svizzera all’Organizzazione delle Nazioni Unite. Nel 2003 è stato eletto a ministro dell’economia. Nel 2004 è stato presidente della Confederazione e dal 2010 al 2011 ha presieduto l’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Foto: Ayaana Publishing

«Le reti di ONG locali sono insostituibili», afferma l’ex consigliere federale Joseph Deiss. Grazie alla rete Caritas, questi giovani cambogiani partecipano a un progetto educativo.

quello dell’assistenza agli anziani. I casi difficili oggi si riscontrano con maggiore frequenza tra le persone in età lavorativa che non sempre possono contare su una rete di sicurezza sociale efficace. Lei è un economista ed è stato anche ministro dell’economia: come spiega il fatto che in un Paese così prospero come la Svizzera vi siano ancora oltre 700 000 persone in condizioni di povertà, tra cui innumerevoli working poor? Quali misure proporrebbe per ridurre questo numero? Innanzitutto, va sottolineato che si sta facendo molto per migliorare la situazione dei più deboli impiegando contributi finanziari considerevoli. Nel 2025, per esempio, 2,5 milioni di assicurati, ovvero il 28 per cento, hanno beneficiato di sussidi per la riduzione dei premi della cassa malati. Secondo me, non è quindi soltanto una questione di risorse finanziarie. Per aiutare i più deboli, non bastano i metodi di distribuzione perché offrono un sollievo solo momentaneo attenuando l’impoverimento, ma spesso accentuano le disparità a causa dell’effetto «a pioggia». Piuttosto bisognerebbe, parallela-

mente ai sussidi, sviluppare e fornire alle persone assistite gli strumenti necessari per crearsi una maggiore autonomia economica. Caritas critica la mancanza di volontà politica nella lotta contro la povertà, sia in Svizzera che nel mondo. Condivide questa constatazione? Quali sarebbero, secondo lei, le priorità più urgenti? I dati sopra riportati dimostrano il notevole sforzo in termini di solidarietà compiuto dalla nostra popolazione, bisogna dirlo. Ma le difficoltà permangono. Ciò significa che il sopraccitato articolo 12 della nostra Costituzione non viene applicato con il dovuto rigore. In un Paese ricco come il nostro, è inaccettabile che siano necessarie distribuzioni di generi alimentari organizzate da iniziative private. Vale anche per i Cantoni ricchi, che disporrebbero di risorse sufficienti per non dover ricorrere a queste misure di emergenza. Voglio tuttavia credere che la generosità della gente, di cui il nostro Paese va tradizionalmente fiero e di cui Caritas è una delle espressioni concrete, continuerà nel tempo e resisterà ai populismi. (fb)

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I desideri delle giovani generazioni i simo più aperti gli un «Mi piacerebbe che fos persone devono verso gli altri. Tutte le uo, ere un trattamento eq essere uguali e ricev siano. Per il 2050 mi a prescindere da chi , che le frontiere siano auguro che ci sia pace ssa vivere in sicurezza più aperte e che si po o.» in ogni parte del mond

«Il mio desiderio è che entro il 2050 riusciamo a crea re un mondo in cu i non sia più necessario av ere la fortuna di na scere nel posto ‹giusto› per poter condur re una vita appagant e, equa e sosten ibile.» Julia (21), Sarnen

Bereket (18), Lucerna

«Auspico un mondo migliore in cui l’istruzione raggiunga anche le zone più remote. Così i giovani potranno impegnarsi a favore della propria terra, contribuire a plasmare la società, com­

«Nel 2050 avremo un mondo più umano in cui il futuro non sarà determinato dalle origini. Tutti avranno le stesse opportunità in materia di istruz ione e salute e una vita autonoma. La compassione vincerà sui pregiudizi, l’apertura sull’esclusione.»

battere la povertà e prevenire la migrazione irregolare.»

Sasha (18), Wikon

Bunthoeun (20), Cambogia

sia pace ovunque «Spero che nel 2050 ci ato. appartengano al pass e che fame e povertà e tal olversi in modo La tecnologia deve ev re delle persone, migliora da essere al servizio garantire un futuro più la qualità della vita e sostenibile per tutti.» Reine (19), Libano

«Quando pen so al 2050, mi auguro ch e tutte le per sone abbian o le stesse opportunità in materia d i istruzione e salute, indipendentem ente da quan to si guadagna o che uno sia ricco o p overo. E ch e tutti i grupp i sociali possano sentirs i a proprio agio allo stes so modo.» Manuel (27),

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Männedorf

«Mi auguro un mondo in cui tutti abbiano gli stessi diritti e le stesse opportunità, indipendentemente dall’origine o dal reddito. Chi ha bisogno di aiuto, deve riceverlo. Se restiamo uniti e risolviamo i conflitti in modo pacifico, la povertà non avrà futuro.» Omar (18), Zurigo

«Mi piacerebbe che la gente non chiedesse prima da dove vieni, ma chi sei. Siate gentili gli uni con gli altri e cercate di capire quel che hanno vissuto gli altri. Una parola e un gesto gentile significa moltissimo per chi ha perso tutto.» Hussain (18), Zurigo

«Il sistema educativo deve migliorare. L’insegnamento deve essere maggiormente orientato verso tematiche del futuro, per esempio su come bambini e adolescent i possano utilizzare consapevolmente l’intelligenza artificiale o i social media. E poi servono più iniziative di sostegno.» Remberto (19), Bolivia

Bilder: Foto: DFI …


Pronti per il futuro Il motore delle nostre azioni è la volontà di annullare la povertà, in Svizzera e nel mondo. Da 125 anni.

Siamo partecipativi.

Siamo affidabili. Siamo inclusivi. Siamo coraggiosi. Lavoriamo in modo accurato.

Siamo solidali.

Insieme aiutiamo le persone in difficoltà e costruiamo un futuro all’insegna della solidarietà.


Manifesti di Caritas Svizzera degli anni Ottanta: aiutare, offrire sostegno e speranza, coltivare il partenariato. Nel corso dei decenni sono cambiati non solo l’approccio alla lotta contro la povertà, ma anche il linguaggio e le immagini utilizzati per raccontarla.

Mostra commemorativa per il 125° anniversario di Caritas Svizzera fino al 30 settembre 2026, dal lunedì al sabato, dalle 10 alle 17. Adligenswilerstrasse 15, Lucerna. Maggiori informazioni: caritas.ch/anniversario

Distribuzione sproporzionata: perché la povertà ci riguarda


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