

Sudan del Sud: ricominciare da zero
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Libano
Svizzera
La Rivista di Caritas Svizzera
Cara lettrice, caro lettore,

«Ringrazio sinceramente
Peter Lack per il suo impegno e per gli innumerevoli spunti che ha fornito a Caritas.»
questo numero della rivista offre molti articoli interessanti. Vi consiglio vivamente il reportage principale dal Sudan del Sud dove Caritas fornisce assistenza medica in un campo profughi. Riportiamo anche aggiornamenti sulla situazione attuale in Libano e in Venezuela. Un altro argomento poco conosciuto in Svizzera sono le mutilazioni genitali femminili. Caritas è l’organo promotore della Rete svizzera contro le mutilazioni genitali femminili.
Ci tengo inoltre a comunicarvi che Peter Lack, il direttore di Caritas Svizzera, ha deciso di intraprendere un nuovo percorso professionale. Desidero in questa sede ringraziarlo sinceramente per il suo impegno e per gli innumerevoli spunti che ha fornito a Caritas.
Peter Lack ha fatto progredire lo sviluppo di Caritas Svizzera con grande impegno e prudenza in una fase caratterizzata da grandi sfide e difficoltà. Ha rafforzato lo spirito imprenditoriale e l’azione dell’organizzazione, ha portato avanti la trasformazione digitale e consolidato partnership fondamentali, sia nella rete Caritas mondiale sia in quella nazionale. È anche riuscito a trasporre nel presente le radici storiche e i valori di Caritas. Ciò si riflette in particolare nella nuova dichiarazione di missione, moderna e contemporaneo.
L’intera responsabilità operativa sarà assunta dalla sua vice Esther Reinhard fino all’arrivo di un nuovo direttore o di una nuova direttrice.
Esther Reinhard è responsabile del dipartimento Finanze e amministrazione in seno a Caritas Svizzera. Il mio ringraziamento va anche a lei per aver accettato questo incarico così vario e impegnativo.
Insieme a voi ci battiamo per eliminare miseria e povertà: in Svizzera e nel mondo. Da 125 anni. A settembre festeggeremo il nostro anniversario.
Saremo lieti di poter continuare a contare sul vostro prezioso sostegno.
Cordiali saluti
Monika Maire-Hefti Presidente, Caritas Svizzera
Condizioni di vita che fanno ammalare
Chi vive nel campo di Gorom, nel Sudan meridionale, ha affrontato una fuga estenuante dal Sudan. Le 22 000 persone sono fisicamente indebolite e mentalmente distrutte. Il centro sanitario all’interno del campo profughi cerca di guarire corpo e anima. Pagina 6

5 Attualità: urgenza sul fronte

Nella regione di Kharkiv la guerra è molto vicina. Gli aiuti devono arrivare rapidamente alla popolazione.
13 Svizzera: una mamma con sette lavori

Eleonora S. racconta come sbarca il lunario la sua famiglia. Il budget è limitato, anche se entrambi i genitori lavorano.
15 youngCaritas: sviluppo concreto dei progetti

Un fine settimana di ispirazione per impostare progetti a lungo termine.
IMPRESSUM
La rivista di Caritas Svizzera esce sei volte all’anno Editrice è Caritas Svizzera, Comunicazione e Fundraising, Adligenswilerstr. 15, Casella postale, CH-6002 Lucerna, info@caritas.ch, www.caritas.ch, Tel. +41 41 419 24 19 Redazione: Bettina Schucan-Birkhäuser (bs), Livia Leykauf (ll), Daria Jenni (dj), Niels Jost (nj), Tamara Bütler (tb), Vérène Morisod Simonazzi (vm), Fabrice Boulé (fb), Stefan Gribi (sg), Sarina Schöni (ss), Reto Schefer (rs). Il costo dell’abbonamento è di 5 franchi all’anno e viene dedotto una sola volta dalla donazione. Grafica: Urban Fischer Copertina: Kenyi Moses Tipografia: Kyburz, Dielsdorf Carta: 100 % riciclata Conto donazioni: IBAN CH69 0900 0000 6000 7000 4 Stampa climaticamente neutra I dati personali sono al sicuro con noi. Informazioni sulla protezione dei dati di Caritas Svizzera sono disponibili alla pagina www.caritas.ch/it/protezione-dati


Nuovo responsabile dei mercati Caritas
Ogni giorno, oltre 3600 persone fanno la spesa nei mercati Caritas, organizzati in forma cooperativa. Dopo nove anni alla loro guida, Thomas Künzler a febbraio è andato in pensione, passando il testimone al suo vice Tim Murer. «Insieme al team, continuerò a impegnarmi per offrire un’ampia gamma di prodotti a prezzi convenienti, in modo che anche le persone con un budget limitato possano avere un’alimentazione bilanciata», afferma Murer.
Thomas Künzler è stato fondamentale per i mercati Caritas. Sotto la sua direzione, l’offerta di prodotti è stata ampliata a 1200 articoli, il sistema di cassa
è stato modernizzato ed è stata lanciata una nuova app per la clientela. «Thomas ha sempre avuto una priorità: aiutare le persone in condizione di povertà», dice Daniel Furrer, membro del consiglio di amministrazione. «Ha portato avanti progetti importanti con grande energia e creato collaborazioni preziose.»
La cooperativa con sede a SempachStation coordina, tra l’altro, la fornitura della merce, la logistica e stabilisce l’assortimento di base per l’intera rete svizzera. I 22 mercati vengono gestiti da organizzazioni Caritas regionali. (nj) caritas-markt.ch
Energia solare nella sede di Lucerna
Sia nei progetti Caritas in tutto il mondo che nella sede centrale di Lucerna, la produzione di energia sostenibile è un obiettivo prioritario. Dall’estate 2025, un impianto solare sull’edificio che ospita gli uffici produce elettricità. I 138 pannelli sfruttano l’ampia superficie del tetto e nelle giornate soleggiate coprono l’intero fabbisogno energetico. L’energia prodotta in eccesso viene immessa nella rete elettrica e potenzia la fornitura locale. Come sottolinea Benjamin Brander, responsabile stabile e manutenzione, l’installazione nasce dall’approccio alla sosteni-
bilità di Caritas. Grazie all’energia solare, in un anno si risparmiano 41 tonnellate di CO2. L’impianto è diventato il suo progetto del cuore: «Siamo orgogliosi di essere riusciti a realizzarlo perché diamo un notevole contributo alla nostra strategia energetica.»
Caritas lancia così un segnale a favore dell’energia sostenibile. In tutto il mondo utilizza nei suoi progetti componenti a energia rinnovabile, come le scatole solari in Etiopia o le celle frigorifere a energia solare ad Haiti. L’impianto di Lucerna è un nuovo tassello del suo impegno ecologico. (tb)
Eco mediativa
Laregione.ch I Caritas Svizzera raccomanda di respingere l’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni! » I 7. 4. 2026 «L’iniziativa scarica semplicisticamente sull’immigrazione le cause delle sfide sociali, chiede misure sproporzionate in materia di asilo e mette in conto una violazione del diritto internazionale da parte della Svizzera. La proposta dipinge l’immigrazione come un peso per le infrastrutture e la società, non riconoscendo l’importanza centrale delle persone migranti per il funzionamento dell’economia e dei servizi essenziali.»
RSI I Ginevra rilancia il multilateralismo umanitario I 26. 2. 2026 «(…) Ginevra rilancia il multilateralismo umanitario nella 5ta edizione del Forum della cooperazione Internazionale. (…) In un panorama internazionale segnato dal moltiplicarsi dalle crisi e dal drastico taglio ai finanziamenti, ripensare il futuro degli aiuti umanitari non è più un opzione – è una necessità urgente, e chi lavora sul terreno lo sa. (…) Marc Kessler, Caritas Svizzera: ‹I bilanci per le spese militari stanno aumentando, e i soldi devono pur venire da qualche parte. In generale, la situazione in campo umanitario è diventata più difficile.›»
Tio.ch I Caritas lancia l’allarme «Sarà un anno difficile» I 9. 1. 2026 «Il 2026 metterà a dura prova le persone povere e le economie domestiche più vulnerabili, che dovranno fare i conti con un forte aumento delle spese. Ne è convinta Caritas Svizzera, la quale esorta la politica ad intervenire. (…) ‹Non è accettabile che il 16 % della popolazione – tra cui numerose famiglie e bambini – si trovi ad affrontare prospettive fortemente limitate e a subire costanti preoccupazioni per il proprio sostentamento›, sottolinea il direttore di Caritas Svizzera Peter Lack.»
Il vicepresidente Daniel Furrer (a sinistra) ringrazia Thomas Künzler per il grande impegno profuso negli anni.
Tim Murer è il nuovo direttore della Cooperativa dei mercati Caritas.

subito il riscaldamento e acquistare un generatore.
Zona del fronte in Ucraina: aiuti rapidi e mirati all’essenziale
Lungo il fronte in Ucraina, gli aiuti devono arrivare rapidamente. Caritas Svizzera ha dato vita a un nuovo progetto che consente a due organizzazioni Caritas locali di intervenire con maggiore prontezza, grazie a un budget flessibile, per organizzare evacuazioni, installare attrezzature temporanee o fornire sostegno diretto alle famiglie più vulnerabili.
Le comunità vicine alla linea del fronte nella regione di Kharkiv, in Ucraina, vengono bombardate continuamente. Mentre la popolazione è stata sfollata e le
«Abbiamo ridotto i tempi di risposta alle emergenze da due mesi a due settimane.»
infrastrutture sono state distrutte, le organizzazioni del posto – parrocchie, iniziative di volontariato e Caritas locali –rimangono al fianco delle persone colpite e continuano a fornire un aiuto essenziale. Tuttavia, queste strutture lo -
cali spesso non dispongono di risorse finanziarie proprie per garantire il sostegno o coprire costi operativi e imprevisti. I meccanismi di sovvenzione tradizionali sono in generale troppo complessi e richiedono troppo tempo per queste circostanze.
Per sopperire a tale situazione, Caritas Svizzera ha avviato un progetto pilota da gennaio a marzo 2026 che ha fornito trasferimenti collettivi di denaro (Group Cash Transfers – GCT) a due organizzazioni Caritas locali, ovvero Caritas Ucraina Kharkiv e Caritas Spes Kharkiv, consentendo loro così di realizzare i propri piccoli progetti, specifici per gli aiuti di emergenza rapidi. Le due organizza-
zioni Caritas hanno utilizzato il budget in modo flessibile per organizzare evacuazioni, installare impianti di riscaldamento o stazioni di ricarica per dispositivi elettronici nei centri di accoglienza o anche per sostenere le famiglie più bisognose fornendo loro aiuti finanziari.
I bambini possono continuare la scuola
«Complessivamente hanno beneficiato degli aiuti 984 persone, un numero di gran lunga superiore alle 160 previste all’inizio», afferma soddisfatta Sarah Buss, responsabile dell’aiuto umanitario in seno a Caritas Svizzera. I beneficiari hanno apprezzato in particolare la rapidità e la flessibilità di questo supporto. Le stazioni di ricarica hanno garantito l’elettricità durante le interruzioni di corrente e la possibilità di rimanere in contatto con i propri cari. In più, hanno permesso ai bambini di continuare il programma scolastico grazie alla didattica online.
L’aiuto finanziario ha consentito soprattutto alle famiglie più bisognose di far fronte alle spese più urgenti quali cibo, acqua, medicine, bollette dell’elettricità e cure mediche. Nove famiglie con esigenze particolari hanno inoltre ricevuto dei radiatori.
Il bilancio è molto positivo
Con questo progetto pilota siamo riusciti a rispondere con maggiore rapidità all’urgenza. «Abbiamo ridotto i tempi di risposta all’emergenza, che in media sono di due mesi per un progetto umanitario tradizionale, a soli quindici a venti giorni», sottolinea Sarah Buss. Il progetto ha dimostrato che l’approccio GCT è efficace, flessibile e adatto alle situazioni di crisi. Forte dei risultati ottenuti, Caritas Svizzera sta ora preparando un progetto più ambizioso in Ucraina e condividerà gli insegnamenti tratti da tale esperienza con gli altri Paesi in cui opera. (vm) caritas.ch/transferts-monétaires
Una madre e suo figlio disabile hanno trovato rifugio in un centro di accoglienza. Grazie a Caritas, è stato possibile riparare
Un ambulatorio per 22 000 rifugiati nel campo di Gorom
Testo: Livia Leykauf
Foto: Kenyi Moses

Viola Abali misura la pressione sanguigna dei suoi pazienti a ogni visita.
Le risorse mediche nel campo di Gorom sono limitate. Per questo la gioia è ancora più grande quando un parto si svolge senza complicazioni.

Nel campo di Gorom, nel Sudan del Sud, Caritas sostiene l’unico centro sanitario per 22 000 rifugiati. Per chi ha vissuto gli orrori della guerra e della fuga, è un luogo dove curare sia i dolori fisici che le ferite psicologiche.
Il centro sanitario è uno dei pochi edifici stabili e in muratura del campo profughi di Gorom. Tra la stanza che ospita il laboratorio e i due ambulatori arredati in modo
« Un parto in queste condizioni non è facile, né per le madri né per me come ostetrica. »
essenziale, si estende, all’aperto, l’area di attesa. Qui, già la mattina presto, decine di persone attendono sulle panche di legno l’apertura della clinica. Nonostante le tante persone riunite in uno spa -
zio ridotto, regna un insolito silenzio. Tutti sembrano persi nei propri pensieri. Anche i bambini: nessun urlo, nessuna risata.
Dopo la registrazione i pazienti vengono accolti nell’ambulatorio di John Lako Michael. Il ventottenne è un clinical officer, una figura a metà strada tra un infermiere e un medico. Siede dritto alla sua scrivania quasi vuota e trasmette una naturale autorevolezza, che ispira fiducia. John Michael visita, fa diagnosi e prescrive farmaci. I casi più complessi li indirizza alla dottoressa del progetto, mentre per altri si rivolge alla clinica nella capitale Juba. Il centro sanitario offre assistenza medica di base. Per la popolazione del campo, questo servizio, fornito da Caritas Juba, è di vitale importanza. Senza questo presidio non ci sarebbero nemmeno antidolorifici, farmaci per il diabete o test
per la malaria, per non parlare di antibiotici, medicazioni e infusioni. Le cure e i farmaci fuori dal campo sono inaccessibili per i rifugiati.
Precarietà che fa ammalare
La possibilità di effettuare esami clinici nel centro sono limitate. «Per questo è fondamentale capire esattamente cosa affligge le persone. Devo sempre saper ascoltare», afferma Michael. Gran parte dei pazienti ha vissuto sulla propria pelle gli orrori della guerra in Sudan e in seguito ha passato momenti traumatici durante la fuga. Una volta qui, come spiega Michael con la sua voce sonora, «le condizioni di vita nel campo di Gorom sono tutt’altro che salubri.»
Il campo era stato progettato per accogliere 2500 persone, ma secondo l’Agenzia ONU per i Rifugiati, oggi ci vivono circa 22 000 profughi. Un grave problema è l’accesso all’acqua: i punti di rifornimento nel campo sono in funzione solo poche
Quasi tutte le capanne del campo profughi sono costruite con semplici supporti di legno e un telone di plastica.

ore al giorno. A causare le malattie sono la mancanza di servizi igienici, ma anche la malnutrizione. «A volte», commenta Michael, «le persone non mangiano nulla per giorni. Questo debilita il corpo e un sistema immunitario debole è una porta di
Nel campo, le persone trovano sicurezza, ma in un equilibrio precario tra vivere e sopravvivere.
ingresso per le malattie.» Poi c’è il caldo della stagione secca, che spesso supera i 40 gradi, e l’umidità afosa della stagione delle piogge che crea condizioni ideali per le zanzare della malaria.
Spazio per la nuova vita
A pochi passi si trova il reparto di ginecologia dove, accanto alla porta di ingresso
aperta, troviamo Viola Abali, ostetrica diplomata. In un grande quaderno scrive i risultati e i dati della paziente seduta di fronte a lei, dall’altra parte della porta. Alcuni giorni alla settimana è presente anche un ginecologo, ma la prima interlocutrice è la ventitreenne.
La stanza, adibita a sala di attesa, reception e ambulatorio, è gremita. Tre donne sono sedute sul bordo di una branda sulla quale è sdraiata una donna agli ultimi mesi di gravidanza. Altre aspettano il loro turno su sedie di plastica. La privacy è inesistente. In fondo alla stanza, un paravento protegge dagli sguardi sul lettino da visita.
La giovane ostetrica si infila tra tenda e lettino per auscultare il battito cardiaco del nascituro con lo stetoscopio di Pinard. Non ci sono strumenti diagnostici moderni. Per le nascite c’è una sala parto molto spartana: due poggiagambe sono fissati a un lettino accanto al quale si trova un piccolo lavandino con acqua corrente. Per i neonati c’è una piccola culla con zanzariera, accanto una bilancia e un
sacchetto con il dispositivo per la ventilazione manuale in caso di complicazioni. «Un parto in queste condizioni non è facile, né per le madri, né per me», racconta Viola Abali. «Ma poi, quando i bambini nascono, il tempo si ferma per un attimo.» L’ultimo parto, di una donna molto giovane, risale solo a pochi giorni fa. Ha chiamato sua figlia Angel, angelo. Tra la sabbia e la polvere del campo, sono questi i momenti di speranza: una nuova vita, un segno che le cose in qualche modo vanno avanti, malgrado tutto.
Distesi in una jeep verso la capitale Oltre all’ambulatorio e al reparto di ginecologia, il centro del campo di Gorom comprende anche un laboratorio, una farmacia, un centro di vaccinazione e due stanze per il ricovero dei pazienti. Un bambino con una grave infezione batterica agli occhi è accovacciato accanto alla nonna sotto un telo che lo protegge dalla luce. In un altro letto, un uomo con un fissatore esterno alla gamba riceve visite, mentre un adolescente è sotto flebo a causa della febbre alta. Qui vengono trattati i casi più «semplici», come la malaria o il tifo. I pazienti con quadri clinici complessi vengono trasferiti nella capitale. Come ambulanza viene utilizzata una jeep riadattata che percorre i 26 chilometri sobbalzando e sbandando lungo la strada accidentata. Ma quasi nessuno nel campo profughi può permettersi le spese mediche e di trasporto. I trasferimenti ai centri sanitari più attrezzati nella capitale rientrano perciò nel progetto di Caritas.
Caffè tradizionale sudanese per combattere la nostalgia di casa Nel campo, le persone trovano sicurezza, ma in un equilibrio precario tra vivere e sopravvivere. Questo tema è spesso oggetto di discussione nel centro di accoglienza per donne, anch’esso parte del progetto di assistenza sanitaria di base nel campo di Gorom. Diverse volte alla settimana, circa 50 donne si incontrano per ricevere un input tematico o per discutere in gruppo di determinati
argomenti. Grazie al personale con formazione in psicologia, possono condividere le loro esperienze su come affrontare i traumi subiti o le paure per il futuro dovute alla mancanza di opportunità lavorative, la violenza domestica nel campo o il pesante fardello di dover crescere i figli da sole, perché il marito è morto in guerra.
Al termine di ogni incontro, nella saletta sul retro, dove solitamente si svolgono le sedute individuali di consulenza psicologica, viene preparato il caffè, arricchito con spezie secondo la tradizione sudanese. Viene servito con popcorn salati. Per le donne, questa tazza di caffè rappresenta un piccolo lusso: un sapore di casa in una quotidianità segnata dalla precarietà.
caritas.ch/fr/soudan-du-sud

Per le donne è importante poter condividere ed elaborare le loro esperienze in un ambiente protetto.
Dalla guerra a un nuovo rischio di conflitto
In Sudan, le forze armate e il gruppo paramilitare «Rapid Support Forces» si combattono da aprile 2023. Milioni di persone fuggono e cercano rifugio nei Paesi vicini, tra cui il Sudan del Sud.
Tuttavia, anche questo Paese sta già affrontando enormi sfide economiche e politiche. La situazione, in termini di sicurezza, è molto tesa. È in corso un conflitto di potere tra il presidente Salva Kiir Mayardit e il vicepresidente Riek Machar che sfocia in ripetuti episodi di violenza tra le due fazioni. Il fragile equilibrio politico è profondamente sconvolto. In vari sotto-stati sono inoltre coinvolti nei combattimenti altri gruppi locali militarizzati. Molti temono che il Sudan del Sud stia scivolando di nuovo in una guerra civile.
La situazione delle forniture per i rifugiati nel Sudan del Sud è peggiorata notevolmente negli ultimi anni. I tagli globali ai finanziamenti destinati alla cooperazione internazionale colpiscono duramente le persone che vivono nei campi profughi come quello di Gorom, abbandonato ormai anche da molte organizzazioni umanitarie. Ogni mese, i rifugiati ricevono un po’ di denaro dalle Nazioni Unite per comprare cibo e beni di prima necessità. La distribuzione di pacchi alimentari è stata interrotta. Negli ultimi tempi si è registrata una mancanza di fondi anche nel settore sanitario. E qui interviene il progetto di Caritas Svizzera.
Sudan del Sud
Sudan
JUBA
Mauricio ritrova il suo ritmo
lontano da casa
Mauricio alza il volume della musica. Finalmente può di nuovo cantare, ridere, tornare a essere un bambino. Dopo anni di instabilità, l’undicenne ritrova a Medellín una quotidianità più regolare. Tra scuola, campo da calcio e melodie coinvolgenti, cresce la speranza che la vita torni a essere più leggera.
Quando Mauricio canta e balla nel suo «inquilinato», il ragazzino si crea un momento di rifugio interiore nel mezzo di un
«Sin da piccolo amo cantare e ballare la musica tradizionale llanera.»
ambiente inquieto e rumoroso. Le abitazioni collettive di Medellín offrono un tetto a molte famiglie di rifugiati e a persone con limitate risorse economiche. Ma gli edifici sono angusti, sovraffollati e in cattive condizioni. Le stanze sono separate solo da pannelli sottili, i conflitti degenerano ra-
pidamente e soprattutto i bambini sono esposti a grandi rischi. In un ambiente del genere, è raro trovare pace e sicurezza.
Anche Mariangel e i suoi due figli vivono in un «inquilinato». Per molte famiglie venezuelane, questa forma di alloggio è l’unico modo conveniente per stabilirsi in Colombia. In tale contesto è importante disporre di luoghi in cui i più piccoli possano starsene più tranquilli ed essere semplicemente bambini. Uno di questi è la «Casa della porta aperta», un progetto di Caritas Svizzera e dell’organizzazione partner locale Corporación Educativa Combos. Qui i bambini come Mauricio trovano spazi sicuri imparare, giocare e rilassarsi.

La crisi in Venezuela spinge milioni di persone verso la Colombia Il Venezuela è alle prese da anni con una grave crisi politica ed economica. Molte famiglie riescono a malapena a soddisfare i propri bisogni primari: «Gli ultimi sviluppi politici stanno inasprendo ulteriormente la situazione della popolazione civile. Inflazione, povertà e malnutrizione sono in rapido aumento e segnano la vita quotidiana», afferma Rafael Filliger, responsabile del programma crisi in Venezuela di Caritas Svizzera. Oltre cinque milioni di persone dipendono da aiuti alimentari esterni. La persistente incertezza e le difficili condizioni di vita costringono milioni di persone a lasciare il proprio Paese. Circa 2,8 milioni di venezuelani cercano attualmente protezione in Colombia. Caritas Svizzera sostiene sia le famiglie in Venezuela che le persone rifugiate in Colombia.
Tornare a una realtà quotidiana più sicura e serena
Mariangel è dovuta fuggire più volte dal Venezuela, lasciando suo figlio sempre con il padre da cui è separata ma restando spesso senza contatto oppure senza sapere quando avrebbe rivisto Mauricio. A fine 2023, mamma e figli hanno ricominciato una nuova vita insieme a Medellín. Mauricio ha ripreso a frequentare la scuola. Nella terza classe della scuola primaria Combos, sta gradualmente ritrovando un ambiente sicuro, il ritmo dell’apprendimento e la gioia per il calcio e la musica. Il ragazzino è appassionato in particolare della tradizionale «música llanera». Quando la sua voce risuona tra le pareti dell’inquilinato, per un momento la vita sembra più leggera e Mauricio esprime il suo sogno: «Un giorno voglio guadagnarmi da vivere ballando, cantando o giocando a calcio.» (dj)
caritas.ch/protezione-bambini
Mariangel e i suoi figli restano uniti come famiglia malgrado i problemi dell’inquilinato.

Il Libano allo stremo: aiuto a un Paese in grave crisi
La situazione umanitaria in Medio Oriente è estremamente tesa. Dopo i bombardamenti sull’Iran da parte di Stati Uniti e Israele, la violenza si è estesa anche al Libano. Caritas Svizzera e i suoi partner locali stanno fornendo aiuti umanitari urgenti alle persone colpite.
«Lo sfollamento delle popolazioni non è più temporaneo, è una fuga senza fine.»
La popolazione libanese è sfinita. Da anni, il Paese sta attraversando una crisi dopo l’altra: un’enorme esplosione nel porto di Beirut nel 2020, collasso economico e svalutazione della lira libanese, violenza armata nel 2024. Dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran lo scorso 28 febbraio, i bombardamenti israeliani sul Libano si sono intensificati. Un nuovo shock per migliaia di famiglie già traumatizzate dalla violenza iniziata
nel 2024. Molte di loro erano tornate a casa soltanto da pochi mesi e sono state costrette a fuggire di nuovo.
Oltre un quinto della popolazione è sfollata
Già dopo pochi giorni sono state sfollate 1,3 milioni di persone, tra cui 380 000 bambini che ora non possono più andare a scuola e vivono in condizioni di instabilità. Le infrastrutture essenziali sono al collasso: strade e ponti distrutti, reti idriche ed elettriche fuori uso, ospedali e centri sanitari danneggiati o chiusi. È diventato sempre più difficile anche fornire aiuti umanitari. I rifugi ufficiali hanno potuto accogliere solo una parte degli sfollati: la maggior parte è stata ospitata in case private o costretta a dormire in
tende improvvisate, nei parcheggi coperti o all’addiaccio.
Aiuto malgrado gli ostacoli
Caritas Svizzera è intervenuta immediatamente. Da inizio marzo 2026 distribuisce, insieme alle organizzazioni partner locali, cibo, coperte e materassi alla popolazione e garantisce assistenza medica e supporto psicologico grazie a cliniche mobili e centri sanitari. Tra gli sfollati ci sono anziani, disabili e persone che soffrono di malattie croniche. Un progetto di aiuti di emergenza finanziato dalla Catena della Solidarietà integra le prime misure di intervento. Nonostante le strade interrotte e i rischi per la sicurezza, le squadre di soccorso riescono ancora a raggiungere le aree più colpite.
Una fuga senza fine
Da Beirut, Wael Darwish, direttore del programma di Caritas Svizzera per il Medio Oriente, descrive la portata della crisi: «La guerra sta spingendo le comunità sull’orlo del baratro. Lo sfollamento non è più temporaneo, è una fuga senza fine e comporta rischi sempre maggiori per la salute e la dignità delle persone, mettendo a repentaglio la stabilità sociale.» Caritas Svizzera si è impegnata a favore della popolazione civile coinvolta sia sul posto che in Svizzera, a livello politico, chiedendo il rigoroso rispetto del diritto internazionale umanitario. Oggi più che mai, la solidarietà a livello mondiale è essenziale per sostenere le famiglie libanesi. (fb)
Il gioco come piccolo diversivo dalla vita tra le macerie.

Deqa Samatar gode della fiducia della sua comunità ed è una preziosa interlocutrice per la Rete contro le mutilazioni genitali femminili.
«Proteggiamo le nostre ragazze»
Anche in Svizzera ci sono bambine e donne sottoposte a mutilazioni genitali. Deqa Samatar svolge da tempo un’instancabile opera di sensibilizzazione sull’argomento. Abbiamo incontrato questa pioniera.
Deqa Samatar infonde un grande senso di calma. La sessantacinquenne ha vissuto tanti momenti brutti nella sua vita, ma mai si è lasciata abbattere. Da 25 anni lotta contro le lesioni e le ablazioni praticate sugli organi genitali femminili (vedi riquadro).
«La mutilazione genitale femminile non ha nulla a che fare con la religione.»
«Ho avuto una vita molto bella da bambina», racconta Samatar con entusiasmo. La sua famiglia apparteneva al ceto medio somalo. Ma nel 1991 Samatar dovette fuggire dalla guerra con i suoi quattro figli. Giunsero in Svizzera passando per l’Italia. «Arrivare qui da sola con quattro bambini è stata dura», ricorda Sama-
tar. Per fortuna sapeva l’inglese e ha imparato presto il tedesco. Lavorava come addetta alle pulizie e traduttrice. Dopo un po’, venne in Svizzera anche il marito e nacquero altri tre figli. Anche gli altri rifugiati somali ebbero grandi difficoltà: gli orrori della guerra erano ancora vivi nelle loro menti, eppure dovevano orientarsi senza conoscere la lingua del posto. Samatar iniziò quindi a tradurre per le sue connazionali che frequentavano i corsi pre-parto e fondò un’associazione di donne somale.
Contro una tradizione che provoca dolore
Una questione importante per molte donne di quella regione sono le mutilazioni genitali femminili, una pratica giustificata perché risalente ad antiche tradizioni. La procedura comporta però spesso grandi sofferenze fisiche e psico-
Sensibilizzare contro un tabù doloroso
La mutilazione genitale femminile è indicata anche con la sigla inglese FGM/C (Female Genital Mutilation/Cutting). Sono oltre 200 milioni le vittime in tutto il mondo. Anche in Svizzera si stima che siano 24 600 le persone colpite o a rischio.
Si parla di FGM/C quando i genitali femminili esterni vengono parzialmente o completamente rimossi o danneggiati senza una ragione medica. La forma varia a seconda della regione e della comunità. Le mutilazioni sono inflitte soprattutto a bambine tra zero e i quindici anni.
Dieci anni fa Caritas Svizzera, insieme ad altre tre organizzazioni, ha fondato, su incarico della Confederazione, la «Rete svizzera contro le mutilazioni genitali femminili» che, grazie a «figure moltiplicatrici» come Deqa Samatar, ha molta più efficacia.
logiche. Deqa Samatar incoraggia molte donne a cercare aiuto e le esorta: «La mutilazione genitale femminile è vietata, è contro i diritti umani. Non ha nulla a che fare con la religione. In nome di una vita dignitosa: non mutilate le vostre ragazze!» Spesso è la generazione più anziana a insistere su questa usanza. Molti uomini consideravano inoltre questa pratica un segno di purezza. Ma piano piano cresce il numero di coloro che mettono in discussione la tradizione e anche il personale specialistico oggi è più preparato dopo anni di sensibilizzazione. (bs)
caritas.ch/mutilazioni

Working poor: le mille difficoltà quotidiane di una famiglia
Eleonora S., suo marito e i loro tre figli vivono con circa 5000 franchi al mese. Come molti in Svizzera, fanno parte dei cosiddetti working poor. Sono 800 000 le persone colpite o minacciate dalla povertà anche se in famiglia c’è un reddito da lavoro. Uno spaccato di vita quotidiana intensa.
Eleonora risponde al telefono in modo cordiale. È in giro per la città e sta portando il figlio di due anni dalla bambinaia. Il bambino è malato, ma lei deve andare a lavorare. E di lavori ne svolge ben sette,
«Ci teniamo che i nostri figli possano coltivare le proprie passioni.»
tra cui educatrice di giochi nel bosco, mediatrice artistica, traduttrice e impiegata in un consultorio familiare. Dopo una laurea in letteratura e storia dell’arte, in passato la trentaseienne ha lavorato anche nella ristorazione.
Suo marito era un insegnante di lingua curda in Turchia, ma è dovuto fuggire.
La sua laurea qui non viene riconosciuta, perciò lavora come assistente di classe. Una formazione richiederebbe più tempo e denaro di quanto è nelle loro disponibilità. Come scrittore, riceve sovvenzioni e così il reddito familiare, tutto sommato, raggiunge circa i 5000 franchi.
Programmi di sostegno e CartaCultura: un aiuto prezioso Nel tempo libero, le due figlie adorano fare sport e musica. «Possono seguire le loro passioni perché la città di Zurigo offre opportunità sociali come il programma Talent Eye e le scuole di musica. Per noi è importante, anche se richiede molta organizzazione ogni giorno», sottolinea Eleonora. Molto apprezzata è anche la possibilità di partecipare con tutta
la famiglia a numerosi eventi grazie alla CartaCultura di Caritas.
La famiglia conduce una vita piena di restrizioni. Per i figli recuperano vestiti gratis dalle cugine o nella chat di quartiere. «Cuciniamo sempre tutto in casa, non andiamo mai a mangiare fuori», continua Eleonora. Ovviamente le bambine sanno che altre famiglie vanno a sciare o fanno vacanze costose. Finora non le disturba più di tanto. Quando possono andare in ferie, trascorrono qualche giorno con la famiglia di Eleonora in Sicilia, dove la vita è molto meno cara rispetto a Zurigo.
L’assistenza sociale non viene contemplata
«Forse avremmo diritto all’assistenza sociale», dice Eleonora. Ma non la richiedono per un motivo preciso. Lei vorrebbe prendere la cittadinanza svizzera. Ma se percepisse degli aiuti sociali, sarebbe impossibile: «La naturalizzazione non è questione di volontà, è un fatto economico. Trovo che sia tremendamente ingiusto.» In Svizzera si parla raramente di problemi finanziari. Di recente ha raccontato il suo budget familiare al quotidiano Tagesanzeiger, ricevendo molti commenti positivi. «Riusciamo ad arrivare alla fine del mese con poco e ne andiamo fieri. Ma sappiamo anche di essere fortunati in certe cose e che ad altri va peggio.» Eleonora paga poco di affitto, altrimenti farebbero fatica anche loro. E in caso di una spesa dentistica urgente? Preferisce non pensarci. (sg)
La cucina è il centro della vita familiare. Mangiare fuori? Non esiste proprio.
Una piattaforma online sulla povertà in Svizzera

Cosa significa essere poveri nella ricca Svizzera? Chi sono le persone colpite? Come funziona il nostro sistema sociale? Cosa può fare la politica per prevenire la povertà? Caritas Svizzera viene contattata periodicamente da autorità, studenti, media e altri soggetti interessati al tema. Le risposte sono ora disponibili sulla piattaforma online «Povertà in Svizzera» che offre una panoramica completa e facilmente comprensibile sulla situazione nel nostro Paese. Sono contemplati anche i risultati del Monitoraggio della povertà in Svizzera. «Vogliamo rendere più accessibili le conoscenze in materia», afferma il direttore di Caritas Peter Lack per spiegare le ragioni dell’iniziativa. (sg)
125° anniversario della Caritas Svizzera
Caritas Svizzera festeggia il suo 125° anniversario con diversi eventi presso la sede centrale in Adligenswilerstrasse 15 a Lucerna.
Dal 9 al 30 settembre 2026, dal lunedì al sabato dalle 10 alle 17: mostra aperta al pubblico e visite guidate e laboratori per le scolaresche.
Visita possibile per singoli senza prenotazione; i gruppi di almeno dieci persone sono pregati di prenotare.
caritas.ch/pauvrete
Tutte le informazioni, ulteriori eventi e aggiornamenti sugli orari di apertura su: caritas.ch/jubiläum
Da 30 anni, CartaCultura sta per partecipazione

Che sia il concerto gratis, l’ingresso in piscina a cinque franchi o un corso di tedesco a metà prezzo: chi vive in Svizzera con risorse finanziarie limitate, mostrando la CartaCultura, ottiene almeno il 30 per cento di sconto su oltre 4300 offerte legate a cultura, sport, istruzione e salute.
CartaCultura esiste da 30 anni. La tessera è stata lanciata nel 1996 a Zurigo dall’associazione IG Sozialhilfe. Da allora sono state aggiunte molte altre regioni e offerte. Dal 2007 Caritas è promotrice unica dell’iniziativa. Oggi 219 477 persone hanno una CartaCultura. «CartaCultura è un’offerta facilmente accessibile che aiuta a combattere la povertà, dà sollievo concreto alle persone e consente loro di partecipare alla vita sociale», spiega Marylise Schiesser, responsabile dell’iniziativa. (nj)
www.kulturlegi.ch/it
La piattaforma online risponde alle domande sulla povertà nel nostro Paese.
Sconto al museo: una delle 4300 offerte della CartaCultura.

le competenze


I progetti si perfezionano
nella «WIRkstatt»
Dal 2021, youngCaritas aiuta ragazze e ragazzi a realizzare le loro idee in progetti concreti. A marzo si è svolto il primo weekend WIRkstatt, parte di un nuovo programma per la promozione a lungo termine di chi ha un progetto da sviluppare.
«Ho avviato un progetto e ora ho bisogno di un piano per svilupparlo.» Dialogando con i giovani, youngCaritas sente spesso affermazioni di questo tipo. E qui entra in gioco il nuovo progetto «WIRkstatt». In collaborazione con la Fondazione Wegweiser, il team youngCaritas accompagna per un periodo di tempo adeguato i promotori dei progetti nel loro percorso.
Primo fine settimana intensivo nell’Appenzello
A metà marzo si è svolto il primo weekend WIRkstatt. Una decina di persone impegnate in sei progetti hanno trascorso tre giorni al Villaggio Pestalozzi per bambini, beneficiando di un ambiente ideale per lo sviluppo progettuale. Il programma prevedeva interventi di specialisti, brainstor-
ming congiunto e lavoro individuale, con il supporto di coach da diverse aree di competenza.
Imparare da chi ci ispira Era presente, in qualità di coach, Lior Etter, che può essere considerato un modello per chi vuole sviluppare progetti. La sua proposta «Wasser für Wasser» (WfW) ha vinto il premio youngCaritas nel 2012. Oggi WfW è una rinomata ONG guidata da Etter. I partecipanti hanno ricevuto suggerimenti preziosi anche dal coach per la recitazione Matthias Koch e dalla consulente aziendale Julia Oestreich.

«Ho apprezzato molto l’incontro con gli altri. È stato interessante ricevere consigli da persone con diversi punti di vista. Voglio partecipare ogni anno al WIRkstatt e lo consiglio a tutti quelli che si cimentano con la realizzazione di un progetto. Si impara veramente tanto.» Partecipante W. M.

timane e mesi i partecipanti potranno beneficiare di un coaching individuale che li aiuterà a mettere in pratica i consigli ricevuti. Il gruppo si incontrerà di nuovo in autunno per discutere gli sviluppi. (rs/ss)
Ma non finisce qui L’appuntamento di marzo ha segnato l’inizio di un processo. Nelle prossime set- youngcaritas.ch/WIRkstatt
Il WIRkstatt unisce
specialistiche a un vivace scambio tra «colleghi».
Esci dalla tua zona di comfort!
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Fare fieno, curare gli animali, pulire la stalla o cucinare: cerchiamo volontari per sostenere famiglie contadine di montagna in difficoltà.
www.impegnoalpestre.ch
Foto: Franca Pedrazzetti