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Bimestrale - n. 11 - anno II - spedizione in abbonamento postale - art. 1, legge 46/04 del 27/02/2004 - Registrazione n° 921/2009 presso il Tribunale di Latina
Anno II n. 11 LUGLIO - AGOSTO 2011
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Per non dimenticare l’impegno dei nostri soldati in missione all’estero.
EDITORIALE
IN QUESTO NUMERO:
Il lavoro silenzioso delle nostre Forze Armate Un numero speciale dedicato alle missioni di pace
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Editoriale
Il lavoro silenzioso delle nostre Forze Armate Un numero speciale dedicato alle missioni di pace
Golfo di Aden
4-5
La Marina Militare in missione contro la pirateria
Libia
6-7
Dai cieli d’Italia un supporto costante
Afghanistan
8 -9
Afghanistan verso l’autonomia
10-11
Libano
Intervista con l’ammiraglio Gualtiero Mattesi, comandante dello Standing NATO Maritime Group 1
Intervista con il colonnello Mauro Gabetta, comandante del 37° Stormo Trapani
Intervista con il generale Carmine Masiello, comandante del Regional Command West
Libano: “Leonte X” la missione continua
Intervista con il generale di Brigata Gualtiero Mario De Cicco, comandante del Sector West
L’estate non necessariamente porta con sé il desiderio di svago e tranquillità. Avere più tempo a disposizione per l’approfondimento è un’occasione rara in questi giorni intensi. E’ per questo che abbiamo voluto dedicare i due mesi più caldi dell’anno all’impegno dei nostri contingenti in missioni di pace e nei teatri di guerra. E’ questo un tema di così grande attualità da rischiare di essere trascurato lontano dal clamore delle bombe. Che in ogni caso purtroppo di questi tempi non mancano. Libia, Iraq, Afghanistan, Libano, Golfo di Aden sono i luoghi da noi toccati in questo viaggio speciale. Ringrazio per la collaborazione tutti coloro che, nonostante la delicatezza del loro impegno, hanno voluto concederci tempo e attenzione. I comandanti delle missioni in primis, ma anche tutte le squadre ed equipe operative di Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri che hanno reso possibile questo numero. Doveroso e sentito il ringraziamento per la collaborazione fondamentale e professionale concessaci dalla redazione di cybernaua.it, da Maria Clara Mussa e Daniel Papagni. Speriamo di aver reso un servizio giusto ed equilibrato alle nostre Forze Armate, di cui abbiamo voluto raccontare il lavoro quotidiano e prezioso per le popolazioni colpite dai conflitti. Ma il nostro intendimento, il nostro proposito dell’estate, è di fare ancora qualcosa in più: è quello di non dimenticare il lavoro dei nostri militari impegnati lontani dall’Italia, in tempo di guerra e di pace, consapevoli che da qualche parte del mondo c’è chi sceglie di rischiare la vita per gli altri. Nel prossimo numero ospiteremo anche la missione italiana in Kosovo. E allora, buona estate di giusti pensieri. Roberta Busatto Direttore PMI Live
12-14
Iraq
Iraq: sette anni di impegno e passione
Intervista con il generale di Divisione Giovanni Armentani, vicecomandante della NATO Training Mission
Le interviste di questo numero sono a cura di Maria Clara Mussa www.cybernaua.it PMI Live anno II numero 11 bimestrale Luglio - Agosto 2011 Registrazione: presso il Tribunale di Latina - n° 921/2009 Direttore responsabile: Roberta Busatto direttore@pmilive.it r.busatto@gmail.com Redazione: Coop. Editoriale “Barra Spaziatrice” redazione@pmilive.it Progetto Grafico: Vincenzo Schiano Moriello Foto editoriale: Francesco Rastrelli Foto in copertina di: Daniel Papagni by cybernaua.it Foto di: Daniel Papagni e archivi delle Forze Armate Stampa: Graficart snc - Formia (LT) viale dell’industria 37 - 04023
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Editore: Coop. Editoriale “Barra Spaziatrice” info@barraspaziatrice.it Sito web: www.pmilive.com
“ETIAM CAPILLUS UNUS HABET UMBRAM SUAM” (dalle “Sententiae” di Pubilio Siro, mimo del 1° secolo a.C.)
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Golfo di Aden
La Marina Militare in missione contro la pirateria Intervista con l’ammiraglio Gualtiero Mattesi, comandante dello Standing NATO Maritime Group 1
Ci spiega in cosa consiste la missione che sta svolgendo, dove avviene, e quanti uomini sono impiegati? Quanti atti di pirateria avete contrastato? “La missione si svolge nel Golfo di Aden, nelle acque antistanti il Corno d’Africa e nel Bacino somalo dell’Oceano Indiano, in accordo alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza della NATO al fine di prevenire le attività di pirateria. Attraverso la sua presenza e visibilità la NATO inoltre scoraggia le attività di pirateria contribuendo alla sicurezza delle rotte commerciali marittime e, in caso di attacchi, è preparata a contrastare le aggressioni da parte dei pirati. Attualmente ci sono diverse Unità navali appartenenti sia a coalizioni sia a singoli Stati che operano in questa area. L’Italia è presente in zona con Nave Andrea Doria che conta circa 250 persone di cui 12 donne. Dall’inizio della missione, avvenuta il 15 giugno del 2011, sono stati sventati dalle Unità della coalizione tre attacchi sotto il coordinamento del gruppo navale permanente della NATO (SNMG1 – Standing Nato Maritime Group 1). In una occasione, l’elicottero imbarcato su Nave Doria ha fornito un supporto determinante per fermare una imbarcazione di pirati che aveva tentato l’attacco nei confronti di un mercantile”. Con chi cooperate nell’ambito della missione antipirateria? Chi ha il comando delle operazioni? “La NATO, impegnata nell’Operazione Ocean Shield, coopera con Unità Navali appartenenti all’Unione Europea (operazione Atalanta) e al CMF (Coalition Maritime Force) comprendente navi di diversi Paesi americani, europei e asiatici. Tali coalizioni (NATO, EU,
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CMF) costituiscono un dispositivo navale integrato che, grazie ad uno stretto e costante coordinamento, permette di assolvere i compiti sopra descritti. L’operazione Ocean Shield è condotta nell’ambito della forza navale permanente della NATO (SNMG1) che, per il semestre Giugno-Dicembre 2011 è sotto il Comando italiano”. Come funziona la missione? Si scortano navi mercantili o si ricevono segnalazioni? Quali tipi di collaborazione esistono tra Marina Militare e Imprese italiane (armatori) attualmente in atto per contrastare il fenomeno della pirateria? “In sintesi la missione si concretizza nel pattugliamento costante delle aree di mare più a rischio, allo scopo di garantire la libertà di navigazione e di prevenire le aggressioni di pirateria, che mettono in pericolo gli equipaggi, il commercio e la stabilità. Nonostante i pirati abbiano dimostrato di poter colpire anche in pieno Oceano Indiano, la zona più a rischio rimane quella del Golfo di Aden, dove transitano oltre 20.000 mercantili ogni anno e la distanza dalla costa è relativamente breve. E’ proprio in tale area che si cerca di concentrare quindi il maggior numero di navi militari disponibili. Per rendere più efficace l’opera di pattugliamento è stato istituito nella parte centrale di questo braccio di mare, un corridoio di sicurezza costantemente sorvegliato da Unità militari, attraverso il quale viene assicurato alle navi mercantili un transito relativamente sicuro. Certamente un occhio di riguardo viene rivolto anche a quelle navi che per ragioni strutturali possono risultare particolarmente vulnerabili agli attacchi dei pirati. Per quanto riguarda la collaborazione tra Marina Militare Italiana ed Armatoria nazionale, tra le due
organizzazioni è in atto un continuo e proficuo scambio di informazioni. Ricordo inoltre la recente approvazione da parte del parlamento nazionale della norma che permetterà in un prossimo futuro alle navi mercantili di bandiera italiana di imbarcare i cosiddetti Nuclei Militari di Protezione, in gran parte costituiti da elementi appartenenti al Reggimento S. Marco della Marina Militare”. Ci racconta come si svolge la vita a bordo in una missione così delicata e per lunghi periodi? “La nave, nel suo insieme, è una sorta di microcosmo che vive senza soluzione di continuità lungo l’arco della giornata. Normalmente l’equipaggio è diviso in tre team che si alternano nei turni di guardia, facendo si che la nave possa risultare sempre pienamente operativa: dalla condotta della navigazione, all’impiego dei complessi sistemi elettronici, dalle manutenzioni giornaliere dei sistemi di propulsione ai servizi generali (mensa, servizio sanitario, amministrazione del personale, amministrazione, logistica, etc). Nell’arco della giornata tutti svolgono dunque un periodo di “guardia” - diurno o notturno che sia. Ci sono, inoltre, un fitness center, una biblioteca, una videoteca, un piccolo bar/ristoro, diversi locali ricreativi (i cosiddetti “quadrati”) distinti per il livello del grado dei frequentatori, dove ci si ritrova nel tempo libero, o la sera, per andare a pranzo, riposarsi, svagarsi, leggere. A bordo c’è anche un Cappellano Militare, che svolge un’importante opera di assistenza spirituale per i membri dell’equipaggio. Da tutti i computer della rete di bordo è possibile accedere al sito web interno della nave, che contiene le informazioni di interesse generale per l’equipaggio ed anche un servizio edicola, con link ai siti di informazione di quotidiani nazionali. Nave Doria nasce con un concetto di ricettività logistica e con livelli di comfort superiori rispetto alle navi del passato: tutto l’equipaggio è alloggiato in cabine di non più di quattro posti dotate di bagno
interno. La tecnologia è una componente essenziale anche per la qualità della vita a bordo; grazie ai collegamenti satellitari si possono, infatti, ricevere ed effettuare telefonate dal proprio camerino, oppure controllare la propria casella di posta elettronica in modo da mantenere regolarmente i contatti con le persone care. In sintesi, siamo una comunità totalmente autosufficiente, dotata di una lunga sostenibilità di vita in mare”. L’ammiraglio Gualtiero MATTESI Nato a Taranto il 15 Agosto 1959, è entrato in ACCADEMIA NAVALE nel 1978 ed è stato nominato Guardiamarina nel 1981. Dal Gennaio 1983 al Settembre 1984 ha frequentato il Corso di Pilotaggio negli Stati Uniti, conseguendo il brevetto di pilotaggio militare. Dal Settembre 1984 all’Agosto 1986 ha conseguito l’abilitazione per l’impiego operativo su elicottero AB 212 ASW. Dall’agosto 1986 al Settembre 1987è stato imbarcato su Nave ESPERO, dal Settembre 1987 al Settembre 1989su Nave SAGITTARIO, dall’Ottobre 1993 al Dicembre 1994 su Nave MIMBELLI. Ha Comandato il Dragamine STORIONE dal Settembre 1989 all’Ottobre 1990, Nave ZEFFIRO dall’Agosto 1998 al Luglio 1999, la 1^ Squadriglia Corvette (COMSQUACORV 1); da Luglio 1999 a Settembre 2000 e Nave DURAND DE LA PENNE dal Settembre 2004 al Novembre 2005. Ha inoltre ricoperto i seguenti incarichi: dall’Ottobre 1990 all’Agosto 1992 Comandante alla Classe presso l’Accademia Navale di Livorno; dal Settembre 1992 all’Ottobre 1993 è stato destinato presso MARINALLES La Spezia per allestimento Nave MIMBELLI; dal Dicembre 1994 al Settembre 1996 è stato Capo della 1^ Sezione 2° Ufficio del 6° Reparto Aeromobili dello Stato Maggiore Marina; dal Settembre 1996 all’Agosto 1997 addetto all’Ufficio addestramento aeromobili di CINCNAV – COMEDCENT. Dal Settembre 2000 al Settembre 2004 è stato assegnato al Gabinetto del Ministro della Difesa presso l’Ufficio Rapporti con il Parlamento e, dal Novembre 2005 all’Agosto 2010, ha svolto l’incarico di Capo Ufficio del SOTTOCAPO DI STATO MAGGIORE DELLA DIFESA. È stato promosso Contrammiraglio il 1 Luglio 2010 e dal Settembre 2010 ricopre l’incarico di Vice Comandante delle Forze d’Altura, di Deputy Commander Italian Maritime Forces e di Comandante del Gruppo Navale Italiano. Dal Dicembre 2010 ha assunto l’incarico di Comandante del primo Standing NATO Maritime Group (SNMG1). Nel 1988 ha partecipato su Nave Sagittario all’Operazione GOLFO PERSICO 1 per la protezione del traffico mercantile nazionale nell’ambito del conflitto Iran Irak. Nel 1999, in qualità di Comandante di Nave ZEFFIRO, ha partecipato all’Operazione NATO ALLIED FORCE in Mare Adriatico. Le sue decorazioni comprendono il titolo di Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, la Medaglia Militare Aeronautica di Lunga Navigazione Aerea (20 anni), la Medaglia d’Onore di lunga navigazione di 3° Grado (10 anni), la Medaglia Mauriziana, la Croce Commemorativa per la Missione Militare di Pace relativa alla crisi ex Jugoslavia, , la medaglia NATO per la partecipazione alle operazioni in Kosovo, la Medaglia NATO (Sharp Guard - Maritime Monitor - Maritime Guard) e la medaglia Commemorativa attività protezione navale mercantile nazionale salvaguardia libertà Golfo Persico. L’Ammiraglio MATTESI è coniugato con la Sig.ra Laura ed ha due figlie, Ilaria e Natasha Elena.
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Libia
Dai cieli d’Italia un supporto costante
volate da assetti dell’Aeronautica Militare rischierati a Trapani.
Come prosegue l’attività sulla base, in relazione alla situazione libica?
Il Task Group Air “Birgi” opera con i velivoli caccia Eurofighter del 4° Stormo di Grosseto e del 36° Stormo di Gioia del Colle (Ba) che, insieme agli F-16 del 37° Stormo, svolgono missioni finalizzate a garantire la difesa aerea dell’area di operazione, ovvero a contrastare qualsiasi tipo di minaccia possa provenire da altri aerei o elicotteri, diretta sia nei confronti della popolazione libica, sia nei confronti di altri assetti NATO impegnati.
Intervista con il colonnello Mauro Gabetta, comandante del 37° Stormo Trapani
“Sull’aeroporto militare di Trapani, sede del 37° Stormo, le attività aeree legate alla crisi libica proseguono senza soluzione di continuità dallo scorso 19 marzo, data in cui sono iniziate le missioni in ottemperanza delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 1970 e 1973 per la protezione della popolazione libica dalle azioni militari condotte dal vigente regime. Nell’attuale contesto dell’operazione a guida NATO “Unified Protector”, l’Aeronautica Militare mette a disposizione i propri assetti “caccia” Eurofighter, Tornado, AMX e F-16, inseriti nell’organico del Task Group Air “Birgi”, unità appositamente costituita per la gestione delle missioni assegnate alla componente aerea italiana, che si avvale del supporto tecnico e logistico del 37° Stormo per tutti i servizi fondamentali alla preparazione e la condotta dei voli. Servizi e supporti che sono allo stesso modo assicurati anche alle altre componenti NATO rischierate sulla base. Come dicevo, è un’attività continua, che prosegue sette giorni su sette, ventiquattro ore al giorno; tutto il personale, ognuno per i propri compiti specifici, è coinvolto nelle attività che vedono nella missione operativa l’espressione più tangibile, ma comprendo-
no, altresì, l’assistenza tecnica a terra, il rifornimento di carburante, il controllo del traffico aereo, il servizio meteorologico, quello antincendio, l’assistenza sanitaria, il servizio di sicurezza, oltre all’alloggiamento e il vettovagliamento per tutto il personale presente. Non dimentichiamo, poi, che Trapani è un aeroporto militare aperto anche al traffico aereo civile per il quale è nostro compito fornire tutti i servizi di controllo e assistenza al volo. Le operazioni in corso hanno, logicamente, comportato la revisione di alcune procedure per garantire la corretta cornice di sicurezza e priorità alle missioni; ma, nondimeno, è stata assicurata l’adeguata tutela dei passeggeri e garantita, in tempi brevissimi e quasi integralmente, la ripresa delle attività sullo scalo ”Vincenzo Florio”. Anche questo è stato ed è uno sforzo impegnativo ma necessario per non penalizzare l’economia del territori”. Il contrasto all’immigrazione fa parte delle vostre attività? “La missione assegnata al 37° Stormo, in qualità di reparto di Difesa Aerea, è quella di contribuire alla Sorveglianza dello Spazio Aereo Nazionale mentre al TGA “Birgi” è dato il compito di operare nel contesto dell’operazione “Unified Protector” per il rispetto della risoluzione ONU 1973; non vi è, quindi, un legame diretto con le attività legate al contrasto all’immigrazione clandestina. Sicuramente, nella generalità delle operazioni svolte da Trapani, che sono comunque finalizzate a contribuire al Sistema di Sicurezza Nazionale, le capacità operative dello Stormo e degli assetti dell’Aeronautica Militare sono a disposizione qualora fosse ritenuto necessario”. Quante missioni sino ad ora son state effettuate, con quanti e quali mezzi e uomini? “Dall’inizio delle operazioni ad oggi, i velivoli della NATO hanno effettuato quasi 18.000 sortite di cui 1.200 sono state
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I Tornado ECR del 50° Stormo di Piacenza, invece, sin dalle primissime missioni, hanno garantito la protezione da tutte le possibili minacce antiaeree. Nel TGA sono presenti anche i cacciabombardieri Tornado IDS del 6° Stormo di Ghedi e gli AMX del 32°Stormo di Amendola e del 51° Stormo di Istrana. Questi ultimi assetti sono impiegati per attività di ricognizione, svolte mediante l’utilizzo del sistema “Reccelite”, un sensore in grado di acquisire immagini ad altissima risoluzione delle aree sorvolate che, una volta analizzate da esperti operatori a terra, vengono utilizzate per controllare la situazione sul terreno e individuare le possibili minacce. Il loro impiego prevede anche l’intervento contro obiettivi militari, diretto a protezione della popolazione attraverso l’impiego di armamento di precisione a guida laser e GPS. Recentemente inserito nel TGA ma operante da Amendola (FG) è il velivolo a pilotaggio remoto MQ-9 “Predator B” del 32° Stormo, sistema in grado di svolgere missioni di ricognizione a grande distanza e di lunga durata. Nel Task Group Air “Birgi è poi confluito tutto il personale di supporto inviato a Trapani da altri Reparti dell’Aeronautica Militare per garantire la sostenibilità delle operazioni in modo continuo (“24/7” come diciamo noi) e rinforzare tutti i servizi fondamentali
per lo svolgimento delle missioni di volo. Allo stesso modo il sistema di sicurezza aeroportuale è stato potenziato con l’inserimento nel TGA di un Nucleo operativo di Fucilieri dell’Aria del 16° Stormo di Martina Franca, specializzato in questo tipo di attività. Complessivamente, insieme alle altre unità NATO, il personale militare presente al 37° Stormo è sostanzialmente raddoppiato”.
IL Colonnello Mauro GABETTA È nato a Como il 18 gennaio 1969 e, dopo aver conseguito il diploma di “Perito in informatica industriale”, si è arruolato in Accademia Aeronautica nel 1987 con il corso Grifo IV. Nominato Sottotenente e Pilota Militare nel 1991, nel 1992 è stato assegnato al 5° Stormo di Rimini, dove ha svolto l’intera carriera operativa nell’ambito del 23° Gruppo Caccia Intercettori fino al giugno 2006. Dal 2006 al 2008 ha ricoperto l’incarico di “Comandante di Corso” presso l’Accademia Aeronautica di Pozzuoli. Nominato Colonnello nel 2008, è stato assegnato all’Ufficio Generale del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, con l’incarico di Vice Capo Ufficio Pubblica Informazione e Comunicazione. Ha svolto attività di Difesa Aerea nel corso delle operazioni legate alle crisi in Ex Jugoslavia, Albania e Kosovo ed ha ricoperto la posizione di Ufficiale addetto alle Operazioni Aeree presso il comando NATO-SFOR di Mostar (Bosnia) dal dicembre 1996 al maggio 1997. Ha al suo attivo più di 2600 ore di volo, ed è abilitato sui seguenti velivoli: SF260. S208, MB339A, G91T, F104, F16A/B. E’ qualificato Istruttore Pilota sul velivolo F16 A/B, Istruttore di Specialità Difesa Aerea, Pilota Collaudatore di Produzione e Ufficiale Valutatore nell’area Operazioni in ambito NATO e Nazionale. Il Colonnello Gabetta ha conseguito la laurea in Scienze Aeronautiche presso l’Accademia Aeronautica di Pozzuoli ed ha frequentato i seguenti principali corsi di formazione: • Corsi Normale e Comando presso l’Istituto di Scienze Militari Aeronautiche di Firenze • “Senior Course” presso il NATO Defence College di Roma • Corso Ufficiali Sicurezza Volo presso l’Ispettorato Sicurezza Volo di Roma E’ insignito delle seguenti onorificenze: • medaglia militare aeronautica di lunga navigazione aerea • medaglia N.A.T.O. per servizi resi nelle operazioni in ex Jugoslavia • medaglia N.A.T.O. per servizi resi nelle operazioni in Kosovo • distintivo di bronzo per azioni belliche nella specialità “caccia” E’ stato nominato Comandante del 37° Stormo il 16 dicembre 2010. Il Colonnello Gabetta è sposato con la signora Maria Rivieccio, avvocato penalista del Foro di Rimini, ed ha due figlie, Mariachiara di 14 anni e Giorgia di 8 anni.
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Afghanistan
Il Generale Carmine MASIELLO
Afghanistan verso l’autonomia
Intervista con il generale Carmine Masiello, comandante della Regional Command West
LA MISSIONE
Comandante, quali sono i compiti della missione? ”I compiti della missione ISAF, di cui siamo responsabili per la regione West, è di essere di supporto alle autorità afgane, per proteggere la popolazione locale e contrastare l’insorgenza. Tutte le attività sono “afgan led”, vale a dire svolte insieme agli afghani, nello sforzo congiunto per portarli a essere sempre più indipendenti. La nostra opera e di tutta la missione ISAF vanno su questa rotta e le forze afgane stanno dimostrando di esser pronte alla transizione, di poter andare con le proprie gambe”.
Il nostro compito: Sosteniamo il Governo afgano nello svolgimento delle attività di sviluppo e consolidamento delle Istituzioni locali affinché lo Stato dell’Afghanistan diventi stabile e sicuro e non sia più un rifugio sicuro per il terrorismo internazionale e forniamo assistenza umanitaria alla popolazione.
Per voi è una bella soddisfazione, quindi, è un risultato positivo della vostra attività? ”Certamente. Da soli hanno già effettuato operazioni con grossi risultati. E’ di qualche giorno fa il ritrovamento di un camion con esplosivi, un’operazione molto complessa, che ha richiesto un quadro informativo e dettagliato, che essi hanno svolto con attività operativa in assoluta indipendenza. Ci hanno solo informati chiedendoci se li avremmo supportati in caso di necessità. Anche dopo l’attacco al PRT di Herat, in giugno, hanno dato dimostrazione di abilità e competenza. Subito dopo l’aggressione le forze di polizia erano sul posto, dimostrando grande capacità di coordinamento tra loro, tra loro e noi e con l’esercito afghano e unità ISAF. Dopo hanno dimostrato invece capacità investigativa, riuscendo a disarticolare buona parte della cellula terroristica e ad arrestare molte persone. Per noi è stata una grandissima soddisfazione”. Qual è la situazione attuale in Afghanistan, vedete realizzabile l’exit strategy per la data prevista del 2014? “Posso parlare della situazione della regione sotto il mio comando. Stanno facendo grossi progressi, sono valutazioni di ordine collegiale. Ci accorgiamo che le forze di sicurezza afgane crescono giorno per giorno. Herat sta andando in transizione, ed in un secondo momento, lo farà tutta la provincia di Herat, grazie all’opera delle autorità locali e delle forze di sicurezza; a noi il compito di dare loro supporto. La popolazione crede sempre di più nelle proprie forze locali; ovunque io vada, incontro le autorità politiche locali che sono sempre più accompagnate dalla polizia afgana in uniforme. C’è una maggiore attività di polizia locale. E’ un segnale positivo, che dimostra come si stia sempre più affermando la loro presenza nell’ambito delle attività della sicurezza. Noi li supportiamo, ma loro stanno davvero crescendo e la popolazione ha fiducia in loro”.
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dello Sviluppo Economico. Noi offriamo supporto per ciò che riguarda la sicurezza, ma i rapporti tra imprese non fanno parte del nostro impegno. La città di Herat, che sarà la prima ad avviare il processo di transizione, garantisce già sicurezza agli imprenditori che vogliono operare nella regione. Ed un grande sforzo per contribuire alla crescita del Paese, è fatto dalla Cooperazione Italiana, del Ministero Affari Esteri, con attività rivolte allo sviluppo e alla governance della regione, delle amministrazioni locali, mettendo in atti una serie di progetti (che vanno dal settore dell’agricoltura a quello dell’artigianato n.d.r)”.
L’opera di addestramento è continua? ”L’opera di addestramento continua. La scuola di polizia continua a lavorare, ad Herat, ad Adraskan, a Scindand. Inoltre, a Scindand sorgerà anche una scuola di volo per elicotteristi afghani”. Quali sono le task force più impegnate? ”Sono molte le task force, e sono tutte impegnate: 1 task force spagnola, 1 statunitense, 4 italiane, tutte impegnatissime e tutte mossi dal filo conduttore, lavorare sempre di più con gli afghani, per portare gli afghani a gestirsi da soli. Tutto con gli afghani”. In questo momento quali progetti del PRT sono via di realizzazione? ”Sotto la mia responsabilità ci sono 4 PRT, uno per ogni provincia, che si occupano dello sviluppo. Il discorso riguarda uno sviluppo di un certo livello, oltre quello del CIMIC, le cui attività sono limitate alle esigenze immediate dei villaggi, con cui vengono in contatto (ad esempio per la costruzione di un pozzo, di un argine… ). Se parliamo del PRT di Herat, attualmente sono in corso 56 progetti. Sono di diversi livelli di adattamento. Ultimamente, abbiamo inaugurato scuole. Una delle attività più grandi è la realizzazione del terminal dell’aeroporto di Herat, un progetto del valore di quasi 600mila euro gestiti dal PRT. E’ un lavoro importante, che deve essere compiuto prima della fine di settembre, in occasione del pellegrinaggio, a causa del quale è prevista una presenza forte di passeggeri. Per alleviare la pressione, su richiesta del governatore di Herat, il PRT realizza il terminal, che ha funzione di ponte”. E’ comunque prevista una ristrutturazione di tutto l’aeroporto di Herat? ”Tutto l’aeroporto, in prospettiva di ulteriori sviluppi, come hub internazionale, ha bisogno di lavoro nell’ordine di circa 10 milioni di euro. E’ una forma di sviluppo di livello superiore, non riguarda il PRT; in un progetto di tale consistenza, intervengono forme di finanziamento più consistenti, finanziamenti da imprese private e finanziamento pubblico”. A circa tre mesi dalla firma del protocollo per la collaborazione economica tra Italia e Afghanistan, quali risposte si sono avute dalle imprese e quali le vostre aspettative a riguardo? ”Su questo non ho molto da dire, i rapporti sfuggono al nostro controllo, è una domanda da porre al Ministero
Perché siamo qui: Siamo in Afghanistan a sostegno della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n. 1386 del 20 dicembre 2001.
Come lo facciamo: L’Italia è inserita in una Forza multinazionale International Security Assistance Force (ISAF) che, dal 2003, è sotto il comando della NATO. Dove operiamo: Il Contingente nazionale è schierato nelle aree delle città di Kabul ed Herat. Nell’area di Kabul è presente nello staff del Comando dell’operazione, denominato Regional Command Capital, con del personale dell’Esercito. Nell’area di Herat l’Italia detiene il Comando di un Contingente nazionale interforze presente presso il Regional Command West, che ha la responsabilità anche su quattro Provincial Reconstruction Team (PRT) che operano nella provincia di Herat. Il Contingente nazionale dispone, inoltre, di mezzi di manovra, di supporto, aerei da trasporto, per missioni di sorveglianza e ricognizione e di alcuni elicotteri. L’Italia partecipa anche alla missione di Polizia Eupol AFGHANISTAN sviluppata dall’Unione Europea che si inserisce nell’ambito dell’iniziativa di Politica Europea di Sicurezza e Difesa (PESD). La missione, iniziata il 15 giugno 2007, ha lo scopo di sviluppare le attività di training, advising e mentoring a favore del personale afgano destinato alle unità dell’Afghan National Police (ANP) e dell’Afghan Border Police (ABP): essa prevede lo schieramento in Teatro di personale dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. L’Italia, inoltre, con un’iniziativa bilaterale, è impegnata ad Herat con Carabinieri e Finanzieri nell’addestramento della Polizia di frontiera, collaborando con il personale USA del Combined Security Transition Command Afghanistan (CSTC-A) per l’addestramento dell’Afghan National Civil Order Police (ANCOP).
Nato a Casagiove (CE) il 28 giugno 1963. Si è arruolato nell’Esercito nel 1981 con il 163° Corso ordinario dell’Accademia Militare di Modena. Nel biennio 1983-85 ha frequentato la Scuola di Applicazione di Torino. Dopo il periodo accademico ha svolto l’incarico di Sottocomandante di batteria (due anni) presso il 185° Gruppo Artiglieria Campale Paracadutisti in Livorno e successivamente l’incarico di Comandante di plotone Allievi presso l’Accademia Militare di Modena per altri due anni. Nel 1989 è rientrato al 185° Reggimento quale Comandante di batteria Paracadutisti. In tale periodo ha partecipato alle Operazioni dei Contingenti Italiani in Kurdistan (AIRONE) ed in Somalia (IBIS). Dal 1993 al 1995 ha frequentato il 120° Corso di Stato Maggiore e il Corso Superiore di Stato Maggiore presso il Collegio Interforze di Difesa francese. Nel 1996 è stato impiegato nell’ambito dell’Operazione IFOR in Bosnia Erzegovina. Dal 1997 al 1998 ha frequentato il 120° Corso Superiore di Stato Maggiore ed il 4° Corso Superiore di Stato Maggiore Interforze. Successivamente è stato impiegato presso lo Stato Maggiore dell’Esercito - III Reparto, quale Addetto all’Ufficio Politica Militare e Regolamenti. Dal 1998 al 2000 ha svolto l’incarico di Ufficiale addetto alla Sezione Pianificazione Nazionale e NATO dello Stato Maggiore dell’Esercito - Reparto Pianificazione Generale e Finanziaria. Nel 2001 ha comandato il 1° Gruppo Acquisizione Obiettivi. Al termine del periodo di comando è stato trasferito presso lo Stato Maggiore dell’Esercito dove ha svolto gli incarichi di Capo Sezione Attività Internazionali e Capo Sezione di Stato Maggiore dell’Ufficio Generale del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito. Prima di assumere il comando del 185° Reggimento Par. “Folgore” ha partecipato alle Operazioni in Libano con l’incarico di Capo di Gabinetto del Comandante di UNIFIL. Nel periodo dal settembre 2010 a marzo 2011 è stato il Comandante della Brigata Paracadutisti FOLGORE. Dal 4 aprile 2011 è l’attuale Comandante di RC West in Afghanistan. Ha conseguito il brevetto di Paracadutista Militare e l’abilitazione al lancio con la Tecnica della Caduta Libera, è Comandante di pattuglia guida e Direttore di Lancio. E’ in possesso dei brevetti di paracadutista francese, canadese, belga, statunitense e giordano. Ha frequentato con successo il Corso avanzato per Ufficiali di Artiglieria ed il Corso di gestione delle risorse entrambi negli Stati Uniti. Ha conseguito la Laurea in Scienze Politiche, la Laurea in Scienze Strategiche, la Laurea di 2° livello in Scienze Internazionali e Diplomatiche, il Master di specializzazione in Studi Europei e il Diploma di perfezionamento scientifico in Organizzazione della Cooperazione e dell’Integrazione europea. Ufficiale dell’Ordine Militare della Repubblica Italiana, il Generale MASIELLO è insignito di Croce di Bronzo al Merito dell’Esercito, Croce d’argento di Anzianità di Servizio, Medaglia d’Argento di lunga attività di Paracadutismo, Croci Commemorative per le Operazioni in Kurdistan, Somalia, Iraq e Libano, medaglia d’argento della Difesa Nazionale della Repubblica Francese, croce al merito militare con distintivo bianco dell’Esercito spagnolo, medaglia Marechal Hermes dell’Esercito brasiliano, croce con spade dell’ordine al Merito Melitense del Sovrano Militare Ordine di Malta. E’ sposato con la signora Federica ed hanno due figli, Maria Vittoria e Alessandro.
Chi siamo: A Kabul operiamo nell’ambito del Quartier Generale di ISAF, della NATO Training Mission - Afghanistan e di Italfor Kabul con circa 210 uomini mentre ad Herat siamo presenti con circa 4.000 uomini ora, principalmente, appartenenti alla Brigata paracadutisti Folgore. Per le esigenze connesse con le missioni in Afghanistan ed in Iraq, inoltre, ci sono 125 persone tra Al Bateen, Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti), dove sono dislocati alcuni velivoli che assicurano il sostegno logistico, a Tampa (USA) presso il Comando USA dell’intera operazione, nell’ambito della cellula nazionale interforze di collegamento e in Bahrein quale personale di collegamento con le Forze USA.
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Libano
L’attuale attività di demarcazione sul terreno prevede il posizionamento di “markers” detti “Blue Pillars”, il cui numero attualmente stimato necessario è pari a 469. Ad oggi Israele e Libano hanno raggiunto un’intesa riguardo all’esatto posizionamento di 171 “Blue Pillars” pari a circa il 33% (39 km) di tutta la lunghezza della “Blue Line”. Per collocare i “Blue Pillars” occorre compiere un delicato lavoro di sminamento di campi minati collocati a ridosso della “Blue Line”nel corso dei vari conflitti che hanno interessato il Libano meridionale; dei 171 “Blue Pillars” concordati 132 sono stati già posizionati. Il Contingente italiano, con le proprie unità del genio, ha già realizzato attività di sminamento per l’apertura di 9 corridoi, lunghi anche oltre un centinaio di metri, e prossimamente procederà all’avvio dei lavori per l’apertura di due ulteriori corridoi per il posizionamento di due nuovi “Blue Pillars”.
Libano: “Leonte X” la missione continua Intervista con il generale di Brigata Gualtiero Mario De Cicco, comandante del Sector West Quali sono i compiti della missione? “I compiti della missione UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon) discendono dall’applicazione del mandato conferito dalle Nazioni Unite con la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1701 del 2006. Questa risoluzione ha l’obiettivo di garantire stabilità e sicurezza nel Libano meridionale, nell’area compresa tra il fiume Litani e la “Blue Line” (attuale linea di demarcazione tra Israele e il Libano corrispondente alla linea di ritiro delle Forze Armate israeliane dal Libano nel 2000) e di consolidare la sovranità del Governo libanese in tale area affinché la stessa non sia utilizzata per attività ostili di qualsiasi genere. A tale scopo, il Contingente Italiano, inquadrato nell’ambito dell’Operazione “Leonte 10”, conduce in stretta cooperazione con le Forze Armate libanesi attività di controllo del territorio, 24 ore al giorno, con posti di controllo fissi e mobili, posti di osservazione e pattugliamento. Parallelamente contribuisce al rilancio delle attività sociali ed economiche e allo sviluppo sociale ed economico dell’area, attraverso iniziative e progetti di assistenza umanitaria. Qual è la situazione attuale in Libano? “La situazione attuale nell’area di responsabilità di UNIFIL è sostanzialmente stabile ancorchè non si sottovalutano i possibili rischi derivanti dalla minaccia terroristica rappresentata dalla presenza di gruppi estremisti che possono avere interesse a minare la stabilità del Libano, come dimostrano gli attentati condotti contro il Contingente spagnolo nel 2007, quello irlandese nel 2008 e quello più recente del 27 maggio scorso che ha causato il ferimento di sei soldati del Contingente Italiano. A tal riguardo, UNIFIL ha ulteriormente innalzato le misure di protezione per garantire la sicurezza del personale. Si tratta comunque di attentati isolati tendenti a ostacolare l’azione svolta da UNIFIL, che non si fa condizionare da tali tentativi. Le forze di UNIFIL e il Contingente italiano, in particolare, godono comunque di ampio consenso e sostegno da parte della popolazione nonché di piena collaborazione da parte delle Forze Armate libanesi. Il livello di attenzione e vigilanza dei nostri militari è comunque sempre elevato ed il Contingente è preparato ed equipaggiato per fronteggiare qualsiasi situazione in contrasto con il mandato discendente dalla risoluzione 1701. In termini generali, si può tranquillamente affermare che i rapporti con la popolazione locale sono improntati al massimo rispetto e che la nostra presenza è ben accetta. Le attività di cooperazione con le Forze Armate libanesi sono in costante aumento nell’intento di fare conseguire alle stesse la piena capacità di garantire la sicurezza nel Libano del Sud”. Quali progetti CIMIC sono via di realizzazione? “Le attività di assistenza umanitaria svolta dal Contingente italiano nell’ambito della missione UNIFIL, sono rivolte al conseguimento degli obiettivi fissati
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dalla Risoluzione 1701 che, tra l’altro, prevede il ripristino di infrastrutture pubbliche e la riattivazione di servizi essenziali in coordinamento con le organizzazioni presenti nell’area. Da settembre 2006 a dicembre 2010 il Contingente italiano ha già realizzato 475 progetti per un valore di circa 5,7 milioni di Euro. Per il 2011 sono stati stanziati dall’Italia circa 1,2 milioni di Euro per finanziare 64 progetti di cooperazione civile-militare nei settori dell’istruzione, della protezione civile, della salute, della tutela ambientale, del patrimonio culturale, della protezione sociale e delle infrastrutture essenziali (elettricità, impianti idrici e rete stradale). Oltre a questi progetti la Brigata “Aosta”, prima dell’immissione in Libano, si è fatta promotrice della raccolta di donazioni di materiali sanitari, scolastici e sportivi da parte delle Istituzioni locali nelle città di Messina, Palermo e Trapani, che vengono distribuiti alla popolazione locale”. In che modo la vostra presenza nel sud del Libano ha contribuito a migliorare le condizioni di queste genti? ”La missione UNIFIL ha avuto il grande merito di garantire sicurezza e stabilità nel sud del Libano a partire dal mese di Settembre 2006 impedendo di fatto, a parte qualche circoscritto e marginale incidente registrato nei cinque anni trascorsi, la cessazione delle ostilità lungo la “Blue Line”. Molte cose sono cambiate da quando il Contingente multinazionale di UNIFIL è stato schierato nel Sud del Libano per riportare la pace in queste terre afflitte da anni di guerre e ciò è sicuramente merito della presenza della missione UNIFIL. È migliorata la viabilità, l’edilizia è esplosa, tante piccole e nuove iniziative economiche private sono state avviate. Tutto ciò può essere letto come un segnale di fiducia. Non ci si mette a costruire o ad avviare attività economiche, in una zona che sino a pochi anni fa è stata campo di battaglia, se i cittadini non avvertissero un crescente clima di sicurezza. Per quanto riguarda poi in particolare il Contingente Italiano, i rapporti umani che gli Italiani sono riusciti ad instaurare con la popolazione locale, costituiscono il valore aggiunto del nostro diuturno lavoro. Nella consapevolezza che il ripristino di infrastrutture pubbliche, e riattivazione dei servizi essenziali, costituiscono la base per del rilancio dello sviluppo in quest’area martoriata dalla guerra, il Contingente militare italiano è stato protagonista nel creare un clima di sicurezza e serenità molto apprezzato dalla popolazione locale”. Si parla di Blu Line, come si può correttamente definire? “La “Blue Line” indica l’attuale linea di demarcazione, non un confine riconosciuto internazionalmente, tra Israele e Libano. E’ lunga complessivamente circa 118 km di cui 42 km interessano il Settore Occidentale a guida italiana.
LA MISSIONE UNIFIL dispone attualmente di circa 12.000 militari per l’assolvimento di una missione che viene svolta sia attraverso una componente terrestre sia mediante una componente navale. Nell’ambito del Settore Ovest di UNIFIL a guida italiana opera un contingente multinazionale di circa 3600 soldati (Brunei, Corea del Sud, Francia, Ghana, Malesya, Slovenia) di cui circa 1550 italiani, per la maggior parte provenienti dalla Brigata meccanizzata “Aosta”, Grande Unità dell’Esercito Italiano stanziata in Sicilia. Il mercato libanese (ricerca di Maria Clara Mussa) Il mercato libanese è un mercato aperto. Gli operatori libanesi sono ben informati delle realtà produttive internazionali (compresi i produttori italiani) grazie non solo alle frequenti visite alle fiere specializzate in Italia e in Europa, ma anche ai mezzi informativi. Un buon “punto di riferimento” è l’ICE che offre vari servizi basati sull’esigenza specifica dell’utente. Rapporti tra le imprese italiane e il mercato libanese Gli Uffici ICE (Istituto nazionale per il Commercio Estero), a Beirut, realizzano una complessa serie di attività che vanno dall’assistenza a imprese italiane e locali alla raccolta e divulgazione di informazioni (indagini di mercato settoriali, guide, congiuntura), dalla realizzazione in loco di iniziative promozionali, all’organizzazione di missioni di operatori locali in Italia, dalla formazione ai servizi personalizzati. Con riferimento a questi ultimi, particolare importanza rivestono i servizi per supportare le imprese italiane ad entrare, e a radicarsi, nel mercato locale. In un quadro di cooperazione multilaterale l’istituto incoraggia, inoltre, le opportunità di joint – venture e partnership tecnologiche ed industriali. • A titolo di esempio nel settore dei mobili, l’Italia è anche presente con: La Snaidero che ha costituito una joint venture, in collaborazione con la Indevco Group per la produzione e la distribuzione di cucine componibili. • La Fantoni che ha costituito una filiale nel Paese, “Fantoni Liban” per promuovere e vendere localmente i mobili per uffici di alta qualità col marchio “Fantoni”. • La Natuzzi che ha costituito nel 2009 un’azienda di franchising, con la ditta locale “ Furniture Line” per commercializzare i mobili imbottiti e divani “Natuzzi”. • Kartell che ha costituito nell’anno 2006 un’azienda di franchising per mobili ed accessori, con la ditta locale “ Galerie Vivre”. • Armani Casa di Giorgio Armani aperto all’inizio di marzo 2007, in franchising da Luxury Brand for Development Sal, stabilito in Libano nel 2005 e detentore della licenza “Armani Casa”. • Poliform, monomarchio in franchise, lanciato nel 2010 da Geahchan Group tramite la sua società ‘Inout”. • B&B Italia, monomarchio in franchise, lanciato nel dicembre 2010 da Le Cercle Hitti. • Lago, monomarchio in franchise di mobili ultradesign, aperto nel febbraio 2011 dalla ditta Sleep Comfort.
Il Generale Gualtiero Mario De Cicco Nato a Messina il 1° aprile 1961. Dopo aver conseguito il Diploma di Maturità Scientifica, ha frequentato il 162° Corso “Onore” dell’Accademia Militare di Modena (1980-1982) e la Scuola di Applicazione di Torino (1982– 1984), al termine della quale è stato assegnato alla specialità “artiglieria da campagna semovente”. Ultimato il Corso Tecnico-Applicativo d’Arma svolto nel periodo settembre – dicembre 1984, é impiegato nel periodo 1985-1986, con il grado di Tenente, presso il 9° Gruppo di artiglieria da campagna semovente “Brennero” nell’ambito della Brigata corazzata “Centauro”, prestando servizio quale Sottocomandante di Batteria obici semoventi. Dal gennaio 1987 al luglio 1992 è reimpiegato presso la Scuola di Artiglieria ove ha via via svolto gli incarichi di Comandante di Batteria AUC, Capo Sezione Corso Tecnico-Applicativo d’Arma, Ufficiale Addetto all’Ufficio Studi ed Esperienze e Capo Sezione Addestramento in s.v. dell’Ufficio Addestramento e Corsi. Nel periodo agosto 1992 - agosto 1993 ha operato come Osservatore militare nell’ambito della Missione di mantenimento della pace UNMOGIP in Kashmir (India-Pakistan). Nell’anno accademico 1993-1994 ha frequentato il 119° Corso di Stato Maggiore presso la Scuola di Guerra di Civitavecchia, al termine del quale é stato assegnato all’Ufficio Regolamenti dello Stato Maggiore dell’Esercito dove ha prestato servizio fino a settembre 1996. Dopo la frequenza del 119° Corso Superiore di Stato Maggiore e del 3° Corso ISSMI nel periodo settembre 1996- luglio 1997, ha operato inizialmente presso l’Ufficio Pianificazione dello Stato Maggiore dell’Esercito (luglio 1997 – luglio 1998) e successivamente presso l’Ufficio Generale del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito (agosto 1998 – settembre 1999). Dal settembre 1999 al novembre 2000 nel grado di Tenente Colonnello ha comandato il 1° Gruppo dell’11° reggimento artiglieria terrestre (smv.) “Teramo” nell’ambito della Brigata bersaglieri “Garibaldi”, partecipando in due diversi turni all’Operazione “Joint Guardian” in Kosovo con l’incarico di Comandante della Task Force “Istrice” su base 1° Gr./11° Rgt. a. ter. (smv.). Nel novembre 2000 é stato reimpiegato presso l’Ufficio dell’Ispettore Logistico dell’Esercito ove ha ricoperto l’incarico di Capo Sezione di SM e Segreteria fino a marzo 2001. Da aprile 2001 ad agosto 2005 ha prestato servizio presso l’Ufficio Generale del Capo di Stato Maggiore della Difesa dove ha svolto in successione gli incarichi di Capo Sezione Relazioni Interforze/Comitato dei Capi di SM e di Capo Sezione di SM. Nel grado di Colonnello ha successivamente ricoperto l’incarico di Comandante del 235° Reggimento Addestramento Volontari “Piceno” da settembre 2005 a luglio 2007 . Dal 18 luglio 2007 al 24 ottobre 2010 ha infine prestato servizio presso il Gabinetto del Ministro della Difesa ove ha ricoperto inizialmente per un anno l’incarico di Capo del 5° Ufficio Rapporti con il Parlamento e successivamente di Capo del 1° Ufficio -Affari del Personale Militare. Comandante della Brigata meccanizzata “Aosta” dal 29 ottobre 2010. Dal 09 maggio 2011 Comandante del Contingente Militare Italiano e Comandante del Sector West in Libano. E’ in possesso del titolo di Master in Scienze Strategiche conseguito presso l’Università degli Studi di Torino. Tra le esperienze formative in ambito internazionale annovera la frequenza all’estero dei seguenti corsi : • Field Artillery Officer Advanced Course in Fort Sill (OK, USA); • Defense Resources Management Course in Monterey (CA, USA); • 54^ Sessione del Centre des Hautes Études Militaires (CHEM) e 57^ Sessione dell’Institute des Hautes Études de la Défense Nationale (IHEDN) presso l’École Militare a Parigi. È Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana ed é insignito della: • Croce d’argento al merito dell’Esercito; • Croce d’oro per anzianità di servizio; • Croce commemorativa per la partecipazione ad operazioni di mantenimento della pace; • Medaglia NATO commemorativa per la partecipazione all’Operazione “Joint Guardian”; • Medaglia ONU commemorativa per la partecipazione alla Missione UNMOGIP. E’ coniugato con la Signora Cinzia Simonelli ed ha 2 figli (Martina di 14 anni e Stefano di 11 anni).
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Iraq
Iraq: sette anni di impegno e passione Intervista con il generale di Divisione Giovanni Armentani, vicecomandante della NATO Training Mission
Infine, i corsi in favore dell’ Iraqi Federal Police hanno visto la partecipazione di 9443 poliziotti e di 161 istruttori, mentre a favore della neonata Oil Police, branca della polizia irachena che si occupa del controllo della filiera di produzione petrolifera, sono stati già addestrati 738 poliziotti e sono stati qualificati 38 istruttori. Numeri importanti, che da soli testimoniano il grande impegno che la NTM-I ha profuso a favore delle Istituzioni irachene in questi 7 anni di attività”.
Quali sono i compiti della missione, quanti uomini impegnati e quali i risultati ad ora? ”La Nato Training Mission Iraq (NTM-I) si è insediata in Iraq il 14 agosto 2004 in seguito alla richiesta del Governo iracheno ad interim. Lo scopo della missione è di fornire uno specifico addestramento, assicurare gli equipaggiamenti, garantire l’assistenza tecnica alle forze di sicurezza irachene (ISF – Iraqi Security Forces) e aiutare l’Iraq a sviluppare autonomamente la propria sicurezza in maniera efficace, duratura e nel rispetto dei principi democratici. Il lavoro del personale della NATO è focalizzato nell’addestramento delle varie categorie di personale, sia delle Forze Armate sia delle Forze di Polizia irachene, e si estrinseca nella formazione di base, nell’addestramento degli istruttori, nel consigliare e sostenere il personale iracheno che a vario titolo è coinvolto nell’addestramento, sia presso gli Istituti e le Scuole di formazione, sia presso i Ministeri; inoltre è impegnato nello sviluppare una forte leadership nei Quadri a tutti i livelli. La NTM-I è supportata e finanziata da tutte le 28 nazioni componenti la NATO. Attualmente 14 Paesi forniscono il personale impegnato nel teatro iracheno: Albania, Bulgaria, Danimarca, Estonia, Gran Bretagna, Italia, Lituania, Olanda, Polonia, Romania, Stati Uniti, Turchia, Ungheria e l’Ucraina – quest’ultima nell’ambito del Partenariato per la Pace - per un totale di circa 170 militari. L’Italia, che è la nazione maggiormente rappresentata, è impegnata con circa 70 unità appartenenti a tutte le Forze Armate. Il personale militare Italiano trova collocazione in tutte le attività formative, da quelle basiche svolte presso l’Accademia Militare, a quelle di alta formazione sviluppate presso il War College ed il National Defence College. Tuttavia, il maggiore impegno è concentrato nella preparazione delle Forze di Polizia irachene. In tale ambito, personale dell’Arma dei Carabinieri, organizza, coordina ed esegue, con la collaborazione degli Istruttori dell’Accademia di Polizia e del Ministero degli Interni, sia i corsi basici sia gli addestramenti specialistici per la Federal Police e per la Oil Police. I risultati fin qui raggiunti sono senz’altro ragguardevoli, con un elevato numero di corsi organizzati e portati a compimento sia sul territorio iracheno, sia in strutture NATO in Europa e negli Stati Uniti, in quelli che vengono denominati gli ”Out of Country Courses”. Tanto per fornire alcune cifre: la National Defence University ha qualificato 564 Ufficiali Superiori; l’Accademia Militare ha formato 2577 nuovi Ufficiali; le scuole per i Sottufficiali, istituite di recente, hanno già addestrato 807 elementi. L’Istituto Linguistico della Difesa ha provveduto all’insegnamento della lingua inglese a favore di ben 634 allievi. Da quest’anno è stato introdotto anche il corso di lingua italiana, grazie ad una iniziativa dell’Addetto Italiano per la Difesa a Baghdad. Nei corsi “out of country” sono stati inviati presso gli istituti e strutture della NATO ben 2667 partecipanti.
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Come vi rapportate con la popolazione irachena e quali risposte ottenete? “L’NTM-I per la natura del suo mandato non ha un approccio diretto con la popolazione civile irachena, fatto salvo per i contatti istituzionali. Posso comunque affermare che i rapporti creatisi con la società militare irachena e con le istituzioni sono senz’altro di ottimo livello, improntati a reciproco rispetto e connotati da entrambe le parti dalla volontà di proseguire la proficua collaborazione istaurata si sino dal 2004 e certo si percepisce molto interesse nei confronti delle proposte formative ed addestrative della NATO”. Che tipo di formazione fornite alle forze di polizia irachene? “Il modello operativo scelto dalle Autorità irachene per le proprie forze di polizia è quello della “Forza di Gendarmeria”, una struttura che raccolga insieme la capacità tattica (tipica delle unità militari) e la competenza propria delle attività di polizia. Modello, questo, che rispecchia quello proprio dei Carabinieri Italiani i quali, come già anticipato, sono stati chiamati per collaborare, in virtú di questa peculiarità, negli istituti di formazione della Iraqi Federal Police (IFP) e della Oil Police (IOP). I corsi si sono dapprima concentrati sulla formazione della base dell’IFP e dell’IOP, ora via via si stanno sempre più concentrando sulla formazione di nuovi istruttori (corsi T3) e ancora sulla formazione dei docenti dei futuri istruttori (corsi T5) . Per entrare un po’ più nel dettaglio nel modello formativo adottato dal personale dell’Arma, esso si articola in: “training diretto” e “training indiretto”. Per quanto riguarda il training diretto questo viene sviluppato attraverso l`addestramento propriamente detto, vale a dire nelle lezioni pratiche e nelle esercitazioni sul terreno. Molta enfasi, in ogni concetto che viene impartito, viene data alle linee guida fondamentali del servizio di polizia ovvero: - il rispetto dei diritti umani; - il rispetto delle leggi; - le procedure di polizia internazionale. Appare poi importante aggiungere che, laddove le lezioni riguardino situazioni dove si realizza il contatto con il cittadino, vengono sempre tenuti in massima considerazione i principi di mediazione e di
negoziazione, nonché il principio di uso progressivo della forza in funzione dell`atteggiamento della controparte. Inoltre, proprio in funzione dello specifico addestramento che si sta svolgendo in Iraq e del sempre più marcato indirizzo delle Forze di Polizia verso i compiti istituzionali, i frequentatori vengono istruiti ad affrontare e gestire i problemi operativi con approccio di forza di polizia. Tra le materie più significative che vengono trattate a fattor comune nei corsi a favore della Iraqi Federal Police e della Oil Police si possono menzionare: Etica professionale; Diritto umanitario; Psicologia della folla; LA MISSIONE Perché siamo qui: Siamo in Iraq in ossequio delle decisioni prese al Vertice dei Capi di Stato e di Governo della NATO tenuto a Istanbul in data 28 giugno 2004. Il nostro compito: Fornire assistenza e sostegno, addestramento, consulenza e mentoring nel settore della formazione delle Iraqi Security Force (ISF), allo scopo di aiutare l’Iraq a sviluppare un sistema di sicurezza efficace, democratico, duraturo, multi etnico e indipendente, in linea con gli standard internazionali. Come lo facciamo: Nell’ambito dell’attività di ricostruzione dell’Iraq, i Capi di Stato e di Governo dei Paesi membri della NATO hanno offerto all’allora Governo Provvisorio Iracheno l’assistenza per l’addestramento delle Forze di sicurezza. Nell’ambito di tale missione il personale italiano è incaricato della conduzione dei corsi di addestramento per il personale delle Forze di Polizia irachene, nonché della formazione a tutti i livelli del personale di staff delle Forze Armate irachene. Dove operiamo: La missione italiana opera presso il Comando della missione a Baghdad e con gli istruttori dell’Arma dei Carabinieri impiegati quali addestratori e mentor dell’Iraqi Federal Police e Oil Police a Camp Dublin. Due Ufficiali superiori operano, infine, presso il Ministero della Difesa iracheno con compiti, rispettivamente, di ufficiale advisor del ministero della difesa e di ufficiale di collegamento con il Comandante delle Forze navali irachene. Chi siamo: A seguito dell’accettazione da parte della NATO della richiesta del Primo Ministro iracheno di supporto nel settore dell’addestramento e formazione, è stato dispiegato, nell’ambito della NATO Training Mission in Iraq, un contingente italiano la cui consistenza è al momento stabilita in circa settanta militari; 14 Paesi (13 aderenti alla NATO e 1 al Partenariato per la Pace) partecipano alla missione con loro personale. L’attività è iniziata nel corso dell’operazione Antica Babilonia – condotta nell’ambito dell’operazione Iraqi Freedom – conclusa il 01.12.2006 con l’ultimo ammaina bandiera del Contingente italiano a An Nassiriyah.
Il Generale Giovanni ARMENTANI Nato a Taranto il 29 gennaio 1958. Ha frequentato il 159° Corso dell’Accademia Militare. Negli ultimi anni ha ricoperto i seguenti incarichi: • Capo Sz Operazionidell’Ufficio O.A. del Cdo RMNE • Cte del 3° Battaglione Bersaglieri “CERNAIA” • Cte Dell’8° Reggimentot Bersaglieri • Capo Sz. Partenrship for Peace dell’Ufficio Piani e Normativa del Cdo FTASE • Capo Sz. Pianificazioni Addestrativa e studi dell’ Uff. Addestramento del Cdo FOTER • Cte del 18° Reggimentot Bersaglieri • Direttore del Centro per la Formazione Perm. del Pers. dell’Esercito dello SME – DIPE • Capo Ufficio Orientamento e Sviluppo Professionale • Cte della Brigata Granatieri di Sardegna • Capo di Stato Maggiore del 1° Comando FOD Ha svolto i seguenti corsi: • 116 ° Corso di SM • 116 ° Corso Superiore di Stato Maggiore • Corso di Geopolitica presso l’Università di Cassino E’ stato inviato in missione all’estero in: • Libano 1984 • Albania 1997 • Bosnia 1997, dove ha ricevuto la decorazione della Croce d’argento al merito dell’Esercito • Kosovo 2002 • Kosovo 2008 – 2009 E’ laureato in scienze strategiche e scienze politiche. E’ stato insignito di due riconoscimenti internazìonali: • The Army Commendation Medal • Gran croce al merito militare con distintivo bianco dell’Ordine al merito militare del Regno di Spagna. E’ sposato con la Signora Maria e ha due figli.
Detenzione ed interrogatorio degli arrestati. Il cosiddetto “training indiretto” non è altro che la trasmissione di un modello dell’essere, di una filosofia professionale che viene proposta agli allievi, attraverso l’atteggiamento degli istruttori e dei docenti. L’esempio ricevuto da una figura di riferimento, quale quella dell’istruttore, rimane indelebile nella formazione professionale del futuro Agente di polizia, creando certamente migliore motivazione e spirito di appartenenza”. In che modo la vostra presenza ha contribuito a migliorare le condizioni di queste genti e quanto durerà la missione? ”L’impegno della NTM-I consiste nel formare e professionalizzare le Forze di Sicurezza Irachene, conformandole agli standard delle nazioni della NATO. Tale iniziativa è destinata a contribuire senz’altro, nel medio periodo, a determinare migliori
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Iraq condizioni di sicurezza a favore dei cittadini che, non dimentichiamolo, anche per entità numerica, sono le principali vittime delle azioni terroristiche che tutt’ora accadono nel paese. Nell’immediato, sicuramente, si può apprezzare un aumento della capacità operativa delle Forze Armate e della Polizia Federale Irachena, il che si traduce in maggiori capacità di intervento, maggiori controlli, maggiore presenza nelle città e tra le strade. Ovviamente quello della sicurezza è solo un tassello, per quanto fondamentale, di un enorme puzzle rappresentato dalla complessità di un paese che deve trovare ancora il completo equilibrio sociale. La missione è attualmente autorizzata dai precedenti accordi bilaterali tra la NATO e l’IRAQ fino al 31 dicembre di quest’anno. A seguito della richiesta formale avanzata dal Premier iracheno di prolungare la collaborazione con NTM – I, il Consiglio Atlantico della Alleanza (NAC) sta valutando l’ipotesi di una estensione della missione per ulteriori due anni”. Nel Paese si parla di collaborazione delle imprese italiane nella ricostruzione: dal vostro punto di vista come procede? “Benché il mio incarico non mi permetta di avere diretta conoscenza degli aspetti relativi alla ricostruzione del paese, mi è noto che la rappresentanza diplomatica e le aziende nazionali sono molto attive. L’Iraq è un paese che oltre a notevoli necessità di beni, servizi ed impianti in tutti i settori merceologici legati alla ricostruzione, alla re-industrializzazione ed alla ristrutturazione dell’agricoltura, evidenzia mancanze sotto il profilo delle capacità tecniche e manageriali e delle competenze specifiche in molti settori. Sulla base di queste esigenze mi risulta che sono state promosse iniziative basate su un approccio che consenta agli operatori locali di familiarizzare con le tecnologie e le produzioni italiane,
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Dedichiamo in questo numero un pensiero particolare ad un nostro amico imprenditore precentemente scomparso, a Pietro Mantovani.
li guidi e li appoggi nell’organizzazione di corretti processi decisionali e di piani di programmazione economica adeguati, anche fornendo formazione e training a tutti i livelli. Per sviluppare questo progetto mi risulta che l’Ambasciata Italiana in Iraq, di intesa con i rappresentanti delle imprese e altre Istituzioni in italiane, ha dato corso a molte attività tra cui l’invio di delegazioni di imprenditori iracheni alle principali fiere italiane. In relazione a specifiche aree di intervento, il cui sviluppo resta tuttora condizionato dall’evoluzione della sicurezza nel Paese, i nostri Rappresentanti diplomatici hanno creato le premesse per la collaborazione delle imprese italiane nei campi dell’elettricità, delle risorse idriche, delle opere infrastrutturali, dei trasporti e dei settori agricolo e agro-industriale. Notevoli sviluppi, inoltre, potranno scaturire sulle filiere dei settori dei trasporti, sanitario, della plastica, agroindustriale, del marmo e di altre materie prime. Mi risulta inoltre che un altro ambito in cui si sta instaurando una copllaborazione molto attiva tra Italia e Iraq è quello dell’organizzazione di un progetto di valorizzazione economica delle Marshlands irachene, con particolare riferimento all’acquacoltura e, in prospettiva, al turismo. Concludendo, benché non vi sia una connessione diretta tra le attività della NATO Training Mission-Iraq e i progetti inerenti alla ricostruzione, intesa nel senso fisico ed economico del termine, gli effetti del lavoro della NTM-I saranno determinanti affinché si creino le condizioni per futuri investimenti in questo paese, in quanto nessuna attività d’impresa può prescindere dalla sicurezza ambientale del territorio in cui si vuole investire”.
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