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Pmi Live n. 22

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SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE

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IN QUESTO NUMERO PAG 3 EDITORIALE

PAGG 4-5 L’INTERVISTA

INSIEME PER VINCERE Intervista all’Assessore alle Attività Produttive della Regione Lazio, Professor Guido Fabiani

PAGG 6-9 DIFESA

PAGG 6-7 VERSO SISTEMI CONCORRENZIALI

Intervista al Comandante Logistico dell’Aeronautica Militare, Gen. S.A. Maurizio Lodovisi

PAGG. 8-9 L’ARMA DEI TRASPORTI E DEI MATERIALI Il 22 maggio la festa guidata dal Vice Comandante Logistico e Capo Dipartimento TRAMAT Ten. Gen. Vincenzo Porrazzo

PAGG 10-13 AEROSPAZIO IL TRICOLORE TRA LE STELLE

Nuovi esperimenti dell’Italia in orbita con Luca Parmitano

PAG 14 SICUREZZA

MARINA MILITARE E ISTITUTO ITALIANO DI NAVIGAZIONE CONTRO LA PIRATERIA MARITTIMA

Si è svolto l’11 giugno scorso il Convegno organizzato insieme alla Camera di Commercio di Napol

"ETIAM CAPILLUS UNUS HABET UMBRAM SUAM" Dalle "Santantiae" di Publio Siro, mimo del I secolo a.C.

PMI LIVE ANNO IV NUMERO 22 MAGGIO-GIUGNO 2013 REGISTRAZIONE PRESSO IL TRIBUNALE DI LATINA NUMERO 921/2009 DIRETTORE RESPONSABILE: ROBERTA BUSATTO direttore@pmilive.it REDAZIONE: Cooperativa editoriale “Barra spaziatrice” redazione@pmilive.it IDEAZIONE GRAFICA E IMPAGINAZIONE: Kristian Franzini – Bopstudio STAMPA: Nuova Grafica 87 Via del Tavolato snc 04014 Pontinia (Lt) EDITORE: Cooperativa editoriale “Barra spaziatrice” info@barraspaziatrice.it Iscritta al ROC in data 25/2011 con numero 21618 SITO WEB www.pmilive.com La foto a pagina 3 è di Francesca Busatto Per ricevere PMI Live in abbonamento postale contattaci su redazione@pmilive.it.


EDITORIALE

NON MANDIAMO PER ARIA LE PMI SE VOGLIAMO LO SPAZIO E’ l’aria l’elemento prevalente in questo numero di PMI Live, che dedichiamo al nostro astronauta Luca Parmitano lanciato sulla Stazione Spaziale Internazionale il 28 maggio scorso. L’articolo a pagina 10 racconta ampiamente il ruolo dell’Italia nell’ambito di questa missione e tratteggia un’evoluzione nei rapporti tra industria, ASI e Aeronautica Militare. Quest’ultima è ben rappresentata anche dall’intervista al Comandante Logistico, Generale di Squadra Aerea Maurizio Lodovisi. Un intervento puntuale e di ampio respiro, che ben fa percepire la trasformazione in atto nelle Forze Armate italiane. E’ un tema che abbiamo iniziato a tratteggiare lo scorso numero con il Capo di Stato Maggiore della Marina Ammiraglio Giuseppe De Giorgi e che certamente rappresenterà il filo conduttore degli approfondimenti di PMI Live nei prossimi mesi. La situazione economica e la conseguente necessità di tagli alla spesa pubblica, influenzano inevitabilmente il settore della Difesa, tra l’altro oggi tra i più contestati dall’opinione pubblica, con la commedia degli F35 e del programma Joint Strike Fighter. Il Vice Comandante logistico e Capo dipartimento dell’Arma Trasporti e Materiali dell’Esercito Italiano, Tenente Generale Vincenzo Porrazzo, sprona i suoi uomini ad andare avanti con lo spirito di sempre, pur nelle ristrettezze economiche. E’ quello che con molta più facilità possiamo dire alle nostre PMI della Difesa, già abituate a fare i conti con l’andamento altalenante del pubblico e con il rischio degli investimenti in proprio. Il tema dei tagli alla spesa militare, anche se affrontato sotto un profilo etico, non può prescindere dal lavoro, dall’intelligenza e dalle risorse messe in campo quotidianamente dall’industria italiana. Il nostro Paese, a differenza di altri, affronta con più fatica le programmazioni a lungo termine, perché queste richiedono una continuità politico-istituzionale che va ben oltre l’alternanza al governo. Dietro un programma come il JSF o come Forza NEC c’è prima di tutto un investimento importante di tanti imprenditori, spesso di piccole e medie dimensioni. Pensare di tornare indietro su decisioni, assunte tra l’altro di fronte ad una platea internazionale, significa non rispettare prima di tutto loro, le aziende. E significa rischiare di mettere seriamente in difficoltà le preziose PMI italiane del settore. Che invece noi vogliamo difendere, sempre.

Roberta Busatto Direttore responsabile

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L’INTERVISTA

INSIEME PER VINCERE

Intervista all’Assessore alle Attività Produttive della Regione Lazio, Professor Guido Fabiani Lei ha dichiarato che l’obiettivo prioritario della Giunta Zingaretti è di sostenere la tenuta e la ripresa delle PMI. In che modo pensa di farlo? “Il sistema produttivo del Lazio ha ancora oggi un ruolo importante nella composizione del PIL nazionale (10,7 per cento). Questo è l’elemento di forza da cui partiamo con politiche mirate a sostenere la ripresa ed il rafforzamento del tessuto imprenditoriale. Siamo consapevoli che le principali sfide che dovremo affrontare riguardano la capacità delle nostre imprese di essere protagoniste, con propri prodotti e propri servizi, all’interno di filiere produttive in costante trasformazione e sempre più interconnesse. Ne consegue un’azione regionale fortemente orientata alla crescita ed al consolidamento dei centri di eccellenza presenti sul territorio, a migliorare il dialogo tra PMI e le modalità di interazione e cooperazione tra imprese stesse; politiche, quindi, che siano anche orientate a favorire i processi di aggregazione e le reti, soprattutto sul terreno dell’innovazione e della ricerca di nuove opportunità su nuovi mercati. Vorremmo arrivare a non parlare più di distretti e sistemi produttivi locali, bensì di RETI DI IMPRESA, di parchi industriali e tecnologici, di poli produttivi trasversali ed estremamente flessibili dove coesistono pluralità di specializzazioni sia artigiane, sia industriali. Un sistema forte quindi con aziende maggiormente capitalizzate, dove un ruolo importante lo avranno i processi di Internazionalizzazione e le politiche per l’attrazione degli investimenti. La Giunta regionale per sostenere tutto ciò sta adottando alcune misure per semplificare la burocrazia ed assicurare efficienza, agevolare l’accesso al credito e la concessione delle garanzie alle imprese, utilizzare appieno i Fondi Europei anche attraverso una nuova e mirata programmazione per il 2014 – 2020”. Le PMI operanti nell’Aerospazio e nella Difesa rappresentano, in gran parte dei casi, un’eccellenza tecnologica votata all’innovazione e alla ricerca, linfa vitale per molti altri settori produttivi. Quale orientamento avranno in riferimento agli obiettivi di Horizon 2020? “La filiera dell’Aerospazio e Difesa è un sistema dove il livello tecnologico è alto e fortemente condizionato da programmi di grande complessità e durata, e da una competizione sempre più globale. In questo ambito, le nuove politiche regionali terranno conto delle esigenze del comparto garantendo il continuo raccordo tra istituzioni nazionali deputate a definire i programmi di difesa ed industriali, compatibili e perseguibili dal sistema Paese, ed individuando, nel contempo, quei filoni tecnologici in cui il tessuto industriale del Lazio ha maggiori capacità e prospettive. Risulta, poi, importante garantire il trasferimento di innovazione e tecnologia tra mondodella ricerca, le Università e sistema imprenditoriale, favorendo l’azione sinergica tra grandi e piccoli, stimolando la base scientifica regionale a garantire una produzione costante in termini di ricerca e a raggiungere gli obiettivi indicati dal programma di Horizon 2020. Sto parlando di sviluppare i talenti, creare un canale diretto e a doppio flusso tra mondo delle imprese e mondo della ricerca affinché i progetti innovativi siano il frutto di una “spinta dal basso”, di esigenze e intuizioni di gruppi di imprese e di mercati di sbocco sempre più impegnativi, oltre che di attività di eccellenza nella ricerca”.

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Nel Lazio, in questo settore, coesistono PMI ad altissimo contenuto tecnologico con le più grandi aziende italiane. Come pensa che la Regione possa intervenire per riequilibrare i rapporti di forza troppo spesso squilibrati verso le seconde? “Sicuramente lavorando affinché i così detti “piccoli” - veri e propri laboratori di innovazione - abbiano più risorse da dedicare alla R&S e maggiori stimoli all’AGGREGAZIONE. E’ proprio questa, ad esempio, la filosofia del Bando “Insieme per Vincere”, una serie di agevolazioni che mirano a diffondere la cultura dello “stare insieme”, del fare rete su progetti imprenditoriali. Solo così le PMI potranno crescere e trovare nuovi sbocchi a livello internazionale, complementari ai consolidati rapporti di fornitura con le grandi imprese del settore e nel contempo essenziali per rafforzare il loro posizionamento competitivo. Ad oggi queste ultime rappresentano, solo, il 12 % della struttura della Filiera produttiva dell’Aerospazio e Difesa e generano un fatturato pari al 74% del totale dell’intero settore, anche se all’interno di tale percentuale, va considerata la quota di valore generato dall’indotto dei grandi player internazionali (per lo più costituito da PMI eccellenti). Miriamo quindi a rafforzare il sistema delle PMI accrescendone la capacità di generare valore, nel contempo, per le caratteristiche proprie del settore, vanno ottimizzate le complementarietà e le sinergie sull’intera filiera produttiva”.


Nel suo intervento in VII Commissione del Consiglio regionale del Lazio ha citato, con nostro immenso piacere lo SBA, strumento finora dimenticato dai nostri rappresentanti istituzionali. E’ così difficile la sua applicazione. Che forme prenderà? “Come ho detto, tra gli obiettivi della Giunta Zingaretti vi è proprio la SEMPLIFICAZIONE, semplificazione che vuole essere sinonimo di una burocrazia amica, di una pubblica amministrazione più efficiente, che risponda nei tempi giusti ed eroghi servizi adeguati. È quello che chiedono le imprese, non solo agevolazioni economiche ma condizioni favorevoli alla crescita ed alla competitività. Metteremo in campo ogni azione per tradurre nella pratica i principi dello SBA; non ci vogliamo limitare solo allo sportello Unico ma ad un insieme di misure a sostegno dell’imprenditorialità, dell’adattamento della Pubblica amministrazione alle esigenze delle PMI, al potenziamento, come si diceva sopra, dell’innovazione e della ricerca, all’apertura ai mercati esteri, solo per citarne alcune”. Era il 2004 quando nella nostra regione, per primo in Italia, nacque il Distretto Tecnologico dell’Aerospazio. Le imprese Laziali lamentano una sua scarsa presenza ed efficacia; come pensa di rianimarlo? E soprattutto che ruolo pensa che il Lazio potrà assumere nell’ambito del neonato Cluster Nazionale? “La costituzione di un Cluster Nazionale è sicuramente un passo importante in termini di aggregazione, di dimensioni strutturali, di politiche di promozione sull’estero. Ci vogliamo presentare sui mercati internazionali come un player forte ed in evoluzione, rappresentativo di capabilities sviluppate sia da grandi imprese che da piccole aziende che fanno dell’innovazione la loro missione aziendale. Anche in termini di DTA la nuova Amministrazione sta lavorando per rafforzare la promozione e l’accompagnamento nei processi di ricomposizione di filiera e di aggregazione, anche attraverso la messa a sistema di strumenti innovativi come mappe di competenze, di servizi e di prodotti. Alla base c’è la consapevolezza che sia necessario un momento di discontinuità, partendo dalla chiarezza dei ruoli e delle regole e proponendosi, come sistema pubblico, di svolgere una funzione di promozione, di animazione e di collegamento tra ricerca ed impresa. Bisogna assolutamente che si realizzi un’efficace governance del sistema e che si eviti il rischio di disperdere le competenze esistenti, non riuscendo ad accedere ai fondi già allocati e ad attivare le risorse che possano consentire di costruire i pacchetti d’offerta per il futuro”. Anche in questo settore è in atto un difficile processo di integrazione di PMI. Ritiene che sia possibile fare di più in tal senso? “Assolutamente si. Penso nello specifico alle politiche di internazionalizzazione, ad iniziative di sistema, specifiche per il settore Aerospazio e Difesa in grado di sollecitare l’aggregazione su progetti concreti e comuni, di favorire osmosi e sinergie tra le eccellenze industriali, delle grandi aziende come delle piccole realtà, e quelle del mondo della ricerca. Proprio in questi giorni nell’ambito di una articolata strategia a sostegno dell’Internazionalizzazione del settore, stiamo lavorando ad un progetto volto ad individuare una serie di prodotti ad alta tecnologia, evoluzione di forme di collaborazione tra capabilities delle singole PMI. Prodotti e servizi realizzabili in rete, da indirizzare sia verso il mercato interno sia verso quello internazionale, un esempio di come la spinta verso l’aggregazione possa generare innovazione”. Quali sono più in generale gli obiettivi che si pone con il suo mandato? “Sostenere la tenuta delle imprese, sviluppare nuove imprenditorialità, sollecitare il sistema delle PMI a lavorare in rete con una buona proiezione internazionale e soprattutto riportare il Pil del Lazio ai livelli pre-crisi”. Come valuta il rapporto tra il mondo della ricerca e PMI? Ritiene che le istituzioni possano sostenere un processo di maggiore integrazione tra questi due ambiti? “Sia da Assessore regionale alla Attività Produttive, che da Docente Universitario, quale sono stato per tanti anni, non posso che risponderle positivamente. Un più stretto e continuo rapporto di collaborazione - e reciproca “contaminazione” - tra mondo della ricerca e sistemi d’impresa, in particolare di piccola e media impresa, è uno dei principali generatori d’innovazione. E l’innovazione è il principale motore della crescita e della valorizzazione del capitale umano in particolare quello rappresentato dai giovani. In una parola, della costruzione di futuro”.

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DIFESA

VERSO SISTEMI CONCORRENZIALI

Intervista al Comandante Logistico dell’Aeronautica Militare Gen. S.A. Maurizio Lodovisi Generale, lei ha un compito di grande responsabilità: garantire l'efficienza e quindi anche la sicurezza degli equipaggiamenti, dei mezzi e delle infrastrutture in dotazione all'Aereonautica Militare. Quali sono i principali criteri di scelta che adotta? “L’Aeronautica Militare del futuro dovrà operare con efficacia, efficienza, rapidità di risposta e profondità d’ingaggio, confermando e rafforzando la capacità di fornire sicurezza nel contesto nazionale e in tutti gli scenari nei quali ne sia richiesta la sua presenza. Le forze aeree dovranno pertanto poter operare in più teatri simultanei proiettando capacità bilanciate e sostenibili in tempi estremamente contenuti. Rafforzare la proiettabilità delle Forze tramite un’Aeronautica Militare credibile e determinante, sono gli obiettivi che rappresentano il cuore della trasformazione dello strumento aereo che deve essere attuato con costanza di impegno, unità di intenti e determinazione. L’obiettivo strategico nel campo della sostenibilità è consolidare e proiettare nel futuro una struttura logistica in grado di fornire una risposta immediata ai molteplici, mutevoli e difficilmente prevedibili bisogni dell’utente operativo adattandosi alle diverse e improvvise variazioni dei task. La politica manutentiva di Forza Armata dovrà pertanto consolidarsi secondo due direttrici, distinte ma associate, cioè rispettivamente secondo classici concetti di manutenzione di sostegno (deep maintenance) e con una nuova e rafforzata componente sviluppata ai fini della rapida proiezione (capacità forward). Ciò necessariamente comporterà un profondo efficientamento e l’eliminazione di inutili ridondanze, rafforzando anche la cooperazione con enti manutentivi di altre Forze Armate in un quadro generale di logistica interforze vera dove chi sa fare meglio e ai minori costi potrà operare per tutti. Andrà incoraggiata inoltre la ricerca di un sano partenariato efficiente e selettivo con l’industria virtuosa, piuttosto che lo sterile e costoso outsourcing puro, attraverso specifiche e avanzate forme contrattuali che consentano all’Aeronautica Militare il controllo e la verifica delle prestazioni acquisite. In altri termini gli assetti manutentivi esistenti potranno essere integrati e co-gestiti con capacità industriali esterne, pur mantenendo in Forza Armata la piena visibilità e il controllo gestionale”. In che modo incide la riduzione di risorse sul procurement delle Forze Armate e in particolare dell'Aeronautica Militare? “L’eccessiva pressione cui rischia di essere sottoposta in futuro la capacità militare può portare a compromette anche la predisposizione di uno strumento strategico idoneo al mantenimento della Sicurezza in un contesto globale di aumento e frammentazione della minaccia. Tra le cause c’è la crisi economica generale che inevitabilmente, non risparmiando i bilanci della Difesa, spesso induce a “comode” scelte riduttive generalizzate che rischiano di compromettere definitivamente capacità operative presenti anemizzando nel contempo anche le capacità future. Questo processo colpisce tanto le Forze Armate quanto l’industria, che rischia di sparire o di essere conglobata in poche realtà transnazionali. In un ipotetico calendario la prima tappa vedrebbe un progressivo, lento scivolamento in Forze Armate bonsai sia per quantità sia per capacità, seguito da un conseguente calo dei fondi nella ricerca e nell’investimento che porterebbe a una rischiosa e dannosa deindustrializzazione nazionale ed europea nel settore della Difesa. In estrema sintesi, il contesto economico odierno comporta un duplice rischio: da un lato il ridimensionamento delle risorse destinate all’innovazione e all’investimento, dall’altro una progressiva perdita di mercato che di fatto si concretizzerebbe in una definitiva perdita di know how e di posti di lavoro. Per quanto riguarda il primo aspetto, le industrie dovranno specializzarsi e concentrare i propri investimenti in particolari segmenti di mercato ad alta tecnologia e innovazione; in questo modo, non solo gli investimenti potranno tradursi in vantaggi competitivi per le aziende, ma potrà realizzarsi anche l’auspicata razionalizzazione produttiva su scala continentale, l’elemento fondante per un mercato europeo della difesa che funzioni in modo efficiente e che sia di sostegno alla politica di sicurezza dell’UE, con particolare attenzione all’interoperabilità e affidabilità degli equipaggiamenti. Per quanto riguarda il secondo aspetto, il progressivo abbandono di attività e metodologie assistite, sviluppando tecnologie innovative e nicchie d’eccellenza nazionali, non potrà che essere un fattore positivo. In sintesi il processo di innovazione dovrà capitalizzare i pochi investimenti pubblici che dovranno essere maggiormente mirati, mentre si dovrà abbandonare qualsiasi logica assistenziale, certamente improduttiva in un sempre più inevitabile regime concorrenziale imposto dalla globalizzazione”.

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Quali sono i principali obiettivi che si è dato nello svolgimento del suo mandato? “Per una Forza Armata moderna e determinante essere al passo con i tempi significa intervenire in diversi ambiti con i seguenti intenti: • semplificare, snellire e migliorare le strutture di comando, aumentando l’efficienza e l’efficacia dell’azione di indirizzo accorciando la distanza fra periferia e centro conseguendo sinergie nelle attività di auto funzionamento;


• ridurre e razionalizzare la pianta operativa e logistica riducendo ed accorpando i sedimi, riducendo i livelli delle scorte, velocizzando la movimentazione dei materiali e dei ricambi, innovando i processi e le procedure, conseguendo migliori condizioni di economicità, efficacia ed efficienza; • aumentare l’insourcing, sviluppando efficaci criteri di partenariato con l’industria, sfruttando le risorse interne alla Forza Armata, anche attraverso la riqualificazione di personale, al fine di contenere al massimo i costi derivanti dai contratti di supporto logistico; • ridurre il parco infrastrutturale. In linea con la riduzione dei sedimi e delle realtà attuali e future degli enti e reparti della Forza Armata per diminuire i costi di gestione e la dispersione di capacità e risorse; • semplificare la struttura dei servizi affinando l’organizzazione e la distribuzione sul territorio dei servizi sanità, commissariato e amministrazione, demanio e supporti; • rafforzare il supporto di “profondità”, inteso come capacità manutentiva e tecnica adeguata a garantire il supporto dello strumento aereo in condizioni di economicità ed efficienza”. In virtù del suo attuale ruolo, come giudica il livello raggiunto in termini di qualità ed efficienza dalle aziende italiane della Difesa? “L’industria italiana, grazie ai passati investimenti, è presente nei diversi segmenti di mercato del settore aeronautico con strategie e risultati di rilievo. Tale strategia ha consentito significativi livelli di crescita, il mantenimento di elevati livelli occupazionali e di acquisire competenze tecnologiche specifiche. Tuttavia, va verificato se tale strategia possa rivelarsi, in prospettiva, un punto di debolezza per l’intero sistema nazionale. Infatti, nella prima metà degli anni ‘90 la crisi del settore aeronautico ha accelerato la formazione di grandi poli, sia in Europa sia negli USA, che dominano i segmenti di mercato a più elevato contenuto tecnologico. In questo contesto, l’Italia rischia di trovarsi schiacciata tra le grandi imprese mondiali, già impegnate a ridurre il gap produttivo proponendosi esse stesse come sub-fornitori di parti e componenti ad alta tecnologia e le imprese di terzo livello dei Paesi emergenti che realizzano parti e componenti di un certo contenuto tecnologico a costi sicuramente inferiori. L’industria italiana, anche se registra dei ritardi rispetto alle altre imprese europee e mondiali, deve porre le basi per un rafforzamento dei legami con le altre principali imprese aeronautiche mondiali acquisendo un ruolo sempre più qualificato. Il raggiungimento di tale obiettivo richiede tempi lunghi e un coinvolgimento attivo non solo delle imprese italiane, ma di tutto il sistema degli attori – istituzionali e non – che, offrendo un supporto globale, consentano di sostenere lo sviluppo dell’industria aeronautica italiana nel suo insieme, transitando da sistemi assistiti a sistemi concorrenziali che possano reggere le sfide presenti e future sempre più imposte dalla globalizzazione”. Ritiene che le PMI della Difesa abbiano un adeguato supporto dalle istituzioni? “Nell’arco di circa 20 anni la Forza Armata ha compiuto un’importante trasformazione, aumentando le proprie capacità operative in modo più che proporzionale al forte ridimensionamento degli organici complessivi. Sono state introdotte capacità importanti in settori chiave (aerei a pilotaggio remoto, rifornimento in volo, ingaggio di precisione, ricognizione con immagini radar etc.). Ciò si è tradotto in un accrescimento del prestigio nazionale, con ricadute importanti e potenzialmente ancora maggiori nel settore industriale. Per consolidare e accrescere questi risultati, nella triplice ottica operativa, di politica estera e di ricadute industriali, è necessario comprendere con esattezza in cosa consista l’effettiva spesa per la Funzione Difesa. In particolare, la voce Investimento è legata direttamente alle tematiche di Ricerca e sviluppo, innovazione, competitività e occupazione. Al di là del pur cruciale aspetto dei volumi finanziari, che in questo momento storico potrebbero essere fortemente penalizzati, il ruolo dell’Investimento è dunque essenziale per la prosecuzione dell’innovazione tecnologica elemento chiave per garantire un’Industria aeronautica trainante e al passo con le sfide del contesto internazionale con modalità che riflettano i livelli di ambizione del Paese. In questo contesto le PMI con enormi difficoltà hanno creato e mantenuto un ruolo di primo piano imponendosi sul mercato, prova ne sia il positivo coinvolgimento nel difficile ed estremamente competitivo mondo del velivolo F 35. A mio parere un nuovo approccio che coinvolga e bilanci meglio i differenti ruoli della Grande Impresa e delle PMI, contestualmente a moderni e innovativi interventi del Pubblico, potrebbero dare quello stimolo e quell’impulso determinanti per lo sviluppo di armoniche e bilanciate capacità future”. Che ruolo potrebbe svolgere l'Aeronautica Militare italiana nell'eventuale costituzione di una forza di difesa europea? “Sebbene i Paesi europei siano ancora relativamente ben equipaggiati per mobilitare gli strumenti contro potenziali minacce, nell’Unione Europea c’è una limitata consapevolezza delle sfide emergenti e relativamente poche voci che chiedono Forze Armate efficienti e sostenibili. E’ vero che ci si è mossi verso eserciti più piccoli e di professionisti consolidando la cooperazione in tema di sicurezza anche con l’istituzione di organismi comuni come l’Agenzia europea per la Difesa, ma non si è mai affrontato il vero nodo della questione della reale condivisione delle risorse e delle capacità nazionali. In questo contesto la Forza Armata, in stretto collegamento con tutti i Dicasteri competenti, dovrà continuare a sviluppare le relazioni internazionali al fine di consolidare la posizione di rilievo del nostro Paese e accrescere l’influenza dell’Aeronautica Militare. Un’influenza globale fondata su relazioni di fiducia e reciproca conoscenza e comprensione che permettano di ottenere “ruoli, accessi” privilegiati. Occorre quindi consolidare capacità determinanti, riducendo quelle ormai obsolete puntando sulla tecnologia così da risparmiare per il presente e per il futuro. E’ necessario cercare di ottimizzare gli sforzi per migliorare l’efficacia e l’efficacia dello strumento militare. C’è bisogno di promuovere l’innovazione nella tecnologia militare e la logistica a supporto in un quadro unico e in armonia sin dalle prime fasi. In questo contesto l’Aeronautica Militare ha già da tempo attuato un piano, in linea con lo spirito nazionale di revisione dello strumento Difesa, volto a massimizzare l’efficienza e l’efficacia capacitiva in settori chiave in cui, ancor oggi, l’intera comunità Europea stenta a spiccare il volo, con lo scopo di rafforzare l’integrazione internazionale senza aver paura della perdita di sovranità”.

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DIFESA

L’ARMA DEI TRASPORTI E DEI MATERIALI Il 22 maggio la festa guidata dal Vice Comandante Logistico e Capo Dipartimento TRAMAT Ten. Gen. Vincenzo Porrazzo

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Lo scorso 22 maggio, secondo tradizione, è stata celebrata la festa dell’Arma dei trasporti e dei materiali nell’accogliente cornice dell’aula polifunzionale del Comando logistico di proiezione alla presenza della Bandiera di guerra dell’Arma, del Capo di stato maggiore dell’Esercito – Gen. C.A. Claudio Graziano, del labaro dell’Associazione nazionale autieri d’Italia e degli stendardi delle associazioni combattentistiche e d’arma. La bandiera di guerra dell’Arma dei trasporti e dei materiali è decorata con: due medaglie d’argento ed una medaglia di bronzo al valor militare, quattro croci di guerra al valor militare, una medaglia d’argento ed una di bronzo al valore dell’Esercito, una croce d’oro ed una d’argento al merito dell’Esercito, una medaglia d’oro al merito civile. Nel corso della cerimonia, il Vice Comandante logistico e Capo Dipartimento dei trasporti e dei materiali, Tenente Generale Vincenzo Porrazzo ha voluto, con un’approfondita e commossa commemorazione storica, rendere ancora una volta merito ai nostri valorosi soldati che nel maggio del 1916 riuscirono a trasportare oltre 120.000 uomini dal fronte del Tagliamento e della Carnia all’Altopiano di Asiago per contenere e contrastare l’avanzata delle truppe austro-ungariche. Tale fatto d’arme, che consentì di respingere, grazie all’afflusso delle ingenti forze di rincalzo, l’offensiva in Trentino, determinò l’elezione del 22 maggio come data per festeggiare il Corpo automobilistico dell’Esercito, depositario di valori, gesta e tradizioni che ancora oggi tracciano il cammino maestro degli appartenenti all’Arma dei trasporti e dei materiali e che ispirò l’invitto Duca d’Aosta a pronunciare le parole dell’odierno motto “Fervent rotae, fervent animi”. Ma veniamo a un tempo più recente. L’innovazione tecnologica e il cambiamento degli scenari nello scacchiere geopolitico hanno influito fortemente sulla direzione di questo cammino, anche se il principale stimolo è sempre stato dato dall’esigenza di bilanciare il costo della logistica con l’efficienza e l’efficacia dello strumento militare. Supportare in tempi estremamente ridotti, anche lontano dalla madrepatria uno strumento efficiente, flessibile e sempre aderente alle richieste della Nazione e della comunità internazionale: questo il “diktat”. Nell’ultimo decennio la Forza Armata ha concepito e varato un nuovo modello logistico; un’idea che, coniugando tecnologie dell’informazione e modelli organizzativi innovativi, ha permesso di guidare il passaggio da un rigido modello, organizzativamente articolato per divisione delle attività, a uno particolarmente flessibile, in grado di adottare contemporaneamente dinamiche per funzione e per materia sulla base della specificità dell’esigenza. Punto chiave della trasformazione è stata l’integrazione dei vari sistemi in una logica “net-centrica” con il ricorso massivo alle tecnologie dell’informazione. Da struttura statica a risorsa snella, orientata al dinamismo, pronta a supportare le molteplici forme d’impiego che oggi possono essere attribuite alla Forza armata. Una rapida evoluzione che nel tempo ha portato a una logistica di proiezione e digitale. In altre parole, piattaforme capaci di prevedere e segnalare automaticamente potenziali inefficienze di singoli componenti (o sistemi) al fine di ricercare e implementare, per tempo, soluzioni risolutive mirate a evitare l’insorgere di situazioni di crisi. Il supporto logistico alle Unità può così essere indirizzato in relazione alle reali necessità, mentre la costante visibilità dei flussi e delle scorte consente di essere più aderenti e flessibili lungo la rete di distribuzione dei rifornimenti. Insomma, una struttura organizzativa più snella e flessibile con un più attento orientamento ai bisogni dell’utente finale. Ma dove operano gli uomini e le donne dell’Arma TRAMAT? Dottrinalmente, gli organi logistici di Forza armata sono suddivisi tra la fascia logistica di aderenza (FLA) e la Fascia logistica di sostegno (FLS). Alla prima fanno capo gli organi esecutivi inseriti nella componente operativa della Forza Armata deputata al supporto logistico delle unità da combattimento impegnate in operazione. I suoi organi di comando, direttivi ed esecutivi sono tutti in grado di operare senza infrastrutture fisse e sono proiettabili fuori dal territorio nazionale. Sono altresì in grado di operare in ambienti non permissivi ad alto livello di conflittualità. In sintesi, la FLA è composta soprattutto dai reggimenti trasporti e dai reggimenti di manovra. Per quanto riguarda invece la Fascia Logistica di Sostegno (FLS), facente capo al Comando logistico dell’Esercito, all’interno del quale è collocato il Dipartimento dei trasporti e dei materiali, essa ha compiti di supporto generale alla componente operativa, ed è responsabile del supporto diretto a tutte le Unità/Enti della Forza Armata quando questi sono in guarigione. La FLS garantisce il reperimento e la disponibilità dei materiali necessari all’Aderenza per le operazioni assicurando, inoltre, tramite la gestione delle scorte., la continua disponibilità delle risorse. I suoi organi di comando, direttivi ed esecutivi, non sono strutturati per una rapida proiezione in un Teatro di operazioni e operano prevalentemente in istallazioni fisse. In sostanza la logistica di sostegno agisce prevalentemente sul territorio nazionale, anche se in operazioni può distaccare nuclei specialistici proiettabili. È questo il caso di squadre a contatto altamente specializzate dei Poli di mantenimento dipendenti dal Dipartimento TRAMAT l’impiegate in teatro di operazione, a supporto dei Gruppi Supporto Aderenza (GSA). Quest’ultimo è un’unità di supporto al combattimento, a struttura “framework”, il cui nucleo è costituito da uno dei Reggimenti Combat Service Support della Brigata Logistica di Proiezione. In sostanza il GSA non dispone di organici predefiniti; pertanto per ogni operazione è adottato il principio dell’organizzazione per moduli in base al compito assegnato, e la struttura del GSA risulta quindi di volta in volta attagliata alla missione da compiere.


“LA LOGISTICA DA SEMPRE È FATTORE PRIMARIO DI SUCCESSO E NOI DI ESSA ABBIAMO FATTO UN’ARTE AGGIORNANDOLA CON L’EVOLVERE DELLA TECNOLOGIA MA TENENDONE SEMPRE FERMI I PRINCIPI BASILARI DI AIUTO E DISPONIBILITÀ VERSO TUTTI CON UN’APERTURA MENTALE CHE CI HA CONSENTITO CONTINUI PROGRESSI. FACCIAMO IN MODO CHE LA NOSTRA ORGANIZZAZIONE NON ABBIA MAI A DIVENTARE AUTOREFERENZIALE. A UNA SIMILE ORGANIZZAZIONE SUCCEDE INEVITABILMENTE QUEL CHE SUCCEDE A UNA PERSONA RINCHIUSA IN SÉ: SI ATROFIZZA FISICAMENTE, PRIMA O POI DIVENTA PARANOICA, AUTISTICA. LA NOSTRA ORGANIZZAZIONE INVECE DEVE CONTINUARE AD ESSERE LA RISULTANTE DI TANTI SFORZI INDIVIDUALI IN SINTONIA TRA DI LORO PER RAGGIUNGERE ECCELLENTI RISULTATI. NON IMPORTA SE I NOSTRI SFORZI TALVOLTA NON SONO ADEGUATAMENTE VALORIZZATI: È INEVITABILE CHE QUANDO QUALCOSA FUNZIONA BENE, SEMBRA CHE SIA NATURALE. ANCHE IN QUESTO PERIODO DI VICENDE ECONOMICHE NON ESALTANTI MANTENIAMO SALDA LA NOSTRA MOTIVAZIONE E STRINGIAMOCI ATTORNO ALLA FORZA ARMATA. FACCIAMO SENTIRE AD ESSA LA FORZA E LA VITALITÀ DEI SUOI FIGLI”. TEN. GEN. VINCENZO PORRAZZO

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AEROSPAZIO Spazio ….Il Sogno di ieri, l’impegno di oggi, la realtà di domani.

IL TRICOLORE TRA LE STELLE

Nuovi esperimenti dell’Italia in orbita con Luca Parmitano …28 Maggio 2013, cosmodromo di Baikonour, Kazakistan……ore 22.30 italiane Il bagliore della Soyuz FG in decollo illumina il sito di lancio segnando l’inizio della Expedition 36/ 37…..inizia l’avventura tricolore nello spazio….! Il Maggiore Luca Parmitano, pilota collaudatore/sperimentatore dell’Aeronautica Militare è il nostro astronauta a bordo della navicella con il con il ruolo di flight engineer. In diretta dall’ASI l’evento è commentato dal Capitano Samantha Cristoforetti, pilota dell’Aeronautica Militare e prossima astronauta italiana a raggiungere l’ISS nel 2014. Ad aprire l’emozionante kermesse il Presidente dell’ASI Enrico Saggese: “C’è oggi l’orgoglio di una Italia spaziale che sa funzionare e che è capace di realizzare importanti progetti di impatto internazionale”. “Andare verso l’alto prima con lo spirito, con la preparazione, con gli esperimenti per una veloce crescita tecnologica al servizio del settore difesa e dei cittadini. Competizione, passione sono rappresentati da Parmitano e dall’Aeronautica Militare” commenta il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare Generale di Squadra Aerea Pasquale Preziosa. “Lo spazio per l’Aeronautica Militare” ha proseguito “rappresenta un punto di riferimento, è l’elemento portante per tutte le operazioni che si svolgono a Terra. E’ sicurezza, perché mi consente grazie all’osservazione dei terremoti, maremoti, movimenti, di salvare vite umane. Le origini delle attività spaziali italiane affondano negli anni ‘50-‘60 quando il professore e generale del Corpo del Genio Aeronautico Luigi Broglio iniziò a sviluppare per conto della nostra Forza Armata e insieme al CNR, mezzi e capacità umane che resero possibile la messa in orbita del S. Marco 1 dalla base di Malindi in Kenya, portando l’Italia a essere il terzo Paese al mondo dopo Russia e Stati Uniti d’America, primo in Europa, a lanciare nel 1964, un proprio satellite”. “Dal lancio fino all’ingresso in orbita, il tempo è di circa 9 minuti a una velocità di otto chilometri al secondo. Normalmente l’aggancio con la Stazione avviene in 36 ore. Questa volta impiegheremo 6 ore e considerando che la ISS viaggia a ventottomila chilometri orari, il docking avviene in pochi cm al secondo” ci spiega l’astronauta Luca Parmitano durante un seminario sul “Volo Spaziale” in Accademia Aeronautica a Pozzuoli ad Aprile. ”La Soyuz” ha proseguito “prima del lancio è sottoposta a infiniti controlli. Si effettuano test strutturali, si verifica il funzionamento degli apparati di supporto alla vita, del modulo di comando e controllo. Seguono ripetute procedure per verificare la prontezza del velivolo. Viene pressurizzato il modulo abitativo per controllare che ci sia un trasferimento di pressione da un modulo all’altro in orbita alta. Subito dopo si effettua un test di comunicazione“. Infatti in un tempo record, dopo 4 orbite, e una serie di correzioni della traiettoria, alle ore 6.14 di mercoledì 29 maggio la Soyuz TMA-09M di nuova versione effettua il rendez vouz e l’attracco a una delle quattro porte russe presenti sulla Stazione Spaziale. La navetta denominata “digitale” permette un rivoluzionario profilo di volo grazie all’avanzato computer di controllo e ai dispositivi di nuova generazione che ne semplificano le manovre da parte dell’equipaggio. L’ACCORDO INTERGOVERNATIVO IGA ISS L’accesso alla ISS nasce da un accordo intergovernativo (IGA ISS) sottoscritto a Washington dai governi di Canada, Europa, Giappone, Russia e Stati Uniti il 29 gennaio 1998. L’Italia lo ha ratificato con la Legge n.418 del 20 Dicembre 2000. La missione, gestita da ASI e supportata da ESA, la prima in assoluto di lunga durata sulla ISS, concretizza una delle prestigiose opportunità di volo assegnate dalla NASA al nostro Paese in seguito al Memorandum (MoU) - sottoscritto il 9 ottobre 1997 per la Progettazione, lo Sviluppo, l'Operazione e l'Utilizzazione di tre Mini Moduli Logistici Pressurizzati (MPLM) per la Stazione Spaziale Internazionale, denominati Leonardo, Raffaello e Donatello. Il Memorandum è stato successivamente recepito in un accordo intergovernativo tra l'Italia e gli Stati Uniti mediante uno scambio di lettere entrato in vigore l' 11 gennaio 2005. Il primo Modulo è stato modificato in PMM (Permanent Multi Purpose Module), per diventare stabilmente parte della ISS. IL RUOLO DELL’AERONAUTICA MILITARE In tale ambito s’inserisce la collaborazione con l’Aeronautica Militare, proiettata in campo aerospaziale quale ulteriore frontiera d’interesse e di continua esplorazione, ufficialmente sancita dalla firma di due specifici accordi esecutivi. Il primo, nel settore del volo umano spaziale, prevede la possibilità di svolgere attività di sperimentazione congiunta, di far volare nello spazio propri ufficiali nell’ambito dell’opportunità di cui l’Italia dispone, nonché di fornire supporto alle operazioni mediante personale qualificato della stessa Aeronautica Militare. E’ veramente un’importante opportunità per acquisire ulteriori competenze astronautiche in tal settore e nel campo delle Operazioni Spaziali da trasferire all’interno della Forza Armata a beneficio delle proprie capacità operative. “L’Aeronautica Militare favorisce in modo straordinario l’evoluzione normale di un pilota che diventa astronauta considerando lo spazio un ambiente estremo in cui si continuerà a volare” ha sottolineato Luca Parmitano.

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L’ITALIA INTORNO ALLA ISS Questi sentimenti ben sono rappresentati dal nome della missione “Volare” proposto dall’ingegnere e musicista Norberto Cioffi e dal suo logo, disegnato dalla Dott.ssa Ilaria Sardella - la Soyuz che porta Parmitano fino alla ISS e i colori della bandiera italiana. Le orbite che rappresentano l’aspirazione dell’uomo a viaggiare oltre la Terra e il suo desiderio di conoscenza, sono stati scelti nell’ambito di due concorsi nazionali organizzati dall’ASI. “Occorreva esaltare l’italianità, la ricerca, l’innovazione diretta allo spazio” sottolineano i vincitori che grazie ad uno speciale premio, hanno potuto assistere ad alcune fasi dell’allenamento finale di Parmitano presso lo Yuri Gagarin Cosmonaut Training Centre nelle specifiche strutture quali: l’hidrolab, la centrifuga, i moduli russi. La partecipazione dell’ufficiale italiano all’equipaggio della spedizione ISS 36/37 conferma il ruolo fondamentale che il nostro Paese ha nel settore spaziale e nell’utilizzo scientifico della Stazione. Inoltre molti dei moduli abitativi del segmento non-russo (circa il 50% dello spazio abitabile) sono stati costruiti a Torino. In “Casa Italia”, come il Presidente Saggese ha definito la ISS, un’ampia e articolata attività di sperimentazione da lungo tempo pianificata dal crew office della NASA sarà possibile nel corso dei prossimi 6 mesi. In esse, il nostro astronauta, utilizzando le dotazioni scientifiche, in particolare quelle del laboratorio europeo Columbus, parteciperà a 20 esperimenti delle Agenzie Spaziali statunitense, canadese e giapponese. Rachele De Rosa


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L’INTERNATIONAL SPACE STATION La gravità influenza quasi tutti i processi biologici-fisici-chimici che si svolgono sulla Terra. Eliminarla consente agli scienziati di scoprire la natura intima di questi processi con uno studio più preciso. La ISS offre al Paese un opportunità unica per condurre ricerche pioneristiche nei settori quali la fisiologia umana, la biologia, la fisica di solidificazione e fusione e le scienze dei materiali, l’osservazione della Terra e la scienza spaziale. La microgravità si dimostra quindi come un bene prezioso anche per l’innovazione produttiva e l’ideazione di nuove tecniche per sviluppare sulla Terra nuovi processi industriali con maggiore efficienza energetica e minor impatto ambientale. Il gioiello europeo è il Columbus struttura permanente dove generare dati scientifici controllati a Terra dai ricercatori grazie a connessioni dedicate con sette User Support and Operations Centre (USOC) in tutta Europa.

LA ISS, ELEMENTO CARDINE DELLA CONQUISTA DELLO SPAZIO. Frutto della prima esperienza storica di cooperazione globale spaziale, è nata nel 1998, il 20 novembre con il primo modulo Zarya alba lanciato per svolgere in modo automatico le prime operazioni orbitali. Si agganciarono poi il nodo americano Unity e il modulo russo Zvdza stella con funzioni di comando e controllo dell’intera ISS. Dai primi tre ospiti portati dalla Soyuz TM 3 il 31 ottobre 2000, è permanentemente abitata senza soluzione di continuità da equipaggi internazionali di 6 astronauti. In volo ad una quota tra i 360-400 Km, in un piano inclinato di 51,6° percorre un orbita ogni 91 minuti. Dalla cupola si assiste al meraviglioso spettacolo del susseguirsi delle albe e tramonti. L’osservatorio è il più recente modulo di fabbricazione europea della Stazione. La volta a sette finestre del modulo offre agli astronauti una vista a 360 gradi della Terra e una chiara visuale per controllare a distanza le apparecchiature che si trovano all’esterno della stazione.

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IL PROGRAMMA GREEN AIR È forte la presenza del know-how italiano nel programma Green Air: Diapason e ICE (ItalianCombustionExperiment). “L’Esperimento ha il tricolore e si avvicina ad un concetto di ecologia, indispensabile per il grande pubblico. Bruciare qualcosa sulla ISS è una novità, sarà molto interessante. Di grande rilievo le ripercussioni a Terra” ha dichiarato l’astronauta siciliano. La particolarità del programma è accentuata dalla sua realizzazione nell’ambito della Joint Venture Contrattuale tra l’ASI e la PMI romana AGT Engineering basata sulla formula di una Partecipazione Pubblico-Privata per l’utilizzo della Stazione Spaziale Internazionale. “Primo caso nella storia dell’Agenzia, in cui l’ASI non eroga fondi ma garantisce l’accesso alla piattaforma spaziale ISS e alle strutture necessarie all’esperimento. In questo modo l'ASI ha coordinato, gestito e permesso l’utilizzo delle risorse massa e volume al lancio, massa e volume per il rientro a terra, utilizzo strutture a bordo della ISS, tempo astronauta per svolgere gli esperimenti, collegamenti con il centro di controllo per il supporto in tempo reale agli esperimenti, potenza elettrica, raffreddamento, verifiche e test funzionali, addestramento dell'astronauta. Dal canto suo AGT ha coordinato un team composto dalla DTM di Modena, spin off di Ferrari e dall'Istituto Motori del CNR di Napoli, che hanno ideato i due payload (DIAPASON e Italian Combustion Experiment)”, come sottolineato dall’ing. Gabriele Mascetti dell’ASI, responsabile di procedimento per il progetto Green Air. Il progetto ICE, condotto dal CNR di Napoli, prevede una serie di esperimenti su biocombustibili. Questi vengono iniettati e fatti bruciare in un apparecchio che registra tutti i parametri della combustione mentre essa avviene, in microgravità e quindi in condizioni ideali. Gli stessi esperimenti vengono poi svolti, in identiche condizioni, sulla Terra. La comparazione fra le condizioni ideali sulla ISS e quelle reali sulla Terra consentirà di individuare tecnologie ed elementi innovativi per la progettazione e realizzazione di nuovi componenti per il miglioramento dell’efficienza nei processi di combustione, con l’obiettivo di ridurre i consumi e abbattere gli inquinanti nelle macchine per la generazione di energia in impianti stazionari e per la propulsione spaziale aerea, marittima, terrestre. "I parametri della combustione che verranno studiati sono numerosi: diametro delle particelle di combustibile nebulizzate, velocità di iniezione nella camera di combustione, velocità di propagazione della combustione (fronte di fiamma), temperatura, pressione, rapporto in peso e volume tra combustibile e comburente. Le gocce iniettate andranno da 1 a 4 mm di diametro, la pressione da 1 a 4 bar, e la percentuale di ossigeno verrà fatta variare fra il 10 e il 40%" spiega l'ing. Filippo Ugolini, Presidente di AGT Engineering. "L’obiettivo è ricavare le leggi fondamentali da utilizzare nella modellazione delle nuove generazioni di biocombustibili e creare una griglia di riferimento per i progettisti”. Il progetto Diapason, un apparecchio realizzato dall’italiana DTM, riguarda invece la rilevazione della presenza nell'aria di particelle di dimensione di pochi nanometri, consentendo studi accurati sull’inquinamento atmosferico e sulla presenza di agenti patogeni nell'aria in alcune specifiche aree ospedaliere. “Un prezioso servizio offerto alla ISS, in quanto il sistema aiuta a verificare la qualità dell’aria” sottolinea Ugolini. “Diapason è un piccolo strumento, di forma triangolare e peso inferiore a 300 grammi, costituito da una cartuccia centrale divisa in cinque sezioni, che vengono esposte una per volta al flusso dell’aria attraverso un microventilatore. Le nanoparticelle presenti nell'aria vengono catturate da ciascuna sezione attraverso due piastrine mantenute a differente temperatura da una semplice batteria, sfruttando un fenomeno fisico detto di termoforesi. Completata la cattura, la cartuccia viene sostituita per ulteriori misure, mentre quella contenente gli agenti inquinanti viene inviata ad un laboratorio, per la esatta individuazione della natura e misura delle particelle catturate, che vanno da due miliardesimi di metro a un milionesimo di metro". Il Piano di Utilizzazione stabilito invece per Luca Parmitano dall’Agenzia Spaziale Europea include esperimenti di fisiologia, biologia, fluidodinamica, scienza dei materiali, studio delle radiazioni, dimostrazioni tecnologiche ed Education. Tra questi il progetto FASES (Fundamental and Applied Studies in Emulsion Stability), selezionato da ESA e supportato dal contributo ASI, ideato e presentato da un nutrito team italiano e con l’ambizioso obiettivo di stabilire relazioni qualitative e quantitative tra le proprietà chimico-fisiche dello strato interfacciale tra liquidi immiscibili e la stabilità delle emulsioni. Il progetto è proposto da un team di partner accademici e industriali coordinato dal responsabile del CNR-IENI di Genova, Libero Liggieri, e la sua rilevanza risiede nell’estrema varietà di possibili applicazioni delle tecnologie delle emulsioni in generale, ancorché il progetto FASES sia stato concepito in modo più specifico per le necessità dell’industria petrolifera. Nell’ambito di FASES sono stati realizzati due container per lo svolgimento di esperimenti in orbita, FASES Experiment Container (FASES-EC), nel quale saranno effettuati esperimenti su campioni di emulsioni nella facility ESA FSL (Flui Science Laboratory) e FASTER, nella facility ESA EDR (European Drawer Rack), nel quale saranno effettuati esperimenti su singole interfacce liquide. Rachele De Rosa

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SICUREZZA

MARINA MILITARE E ISTITUTO ITALIANO DI NAVIGAZIONE CONTRO LA PIRATERIA MARITTIMA Si è svolto l’11 giugno scorso il Convegno organizzato insieme alla Camera di Commercio di Napoli

Si è svolto l’11 giugno il partecipato convegno: “La pirateria marittima minaccia i Paesi del Mediterraneo. Istituzioni e industria: la forza di una strategia di contrasto comune”, organizzato dall’Istituto Italiano di Navigazione in collaborazione con la Camera di Commercio di Napoli, che ha visto la partecipazione del Capo di Stato Maggiore della Marina Militare Italiana Ammiraglio Giuseppe De Giorgi. L'Istituto Italiano di Navigazione, presieduto dal professor Giorgio Franceschetti, è l’unico ente di ricerca nazionale che, dal 1959, persegue l’obiettivo di promuovere lo sviluppo delle scienze e delle tecniche nonché il diritto, la giurisprudenza, la gestione e l’economia della navigazione (terrestre, marittima, aerea e spaziale) e di diffonderne la conoscenza. I lavori hanno confermato il suo essere prestigioso ed autorevole elemento di sintesi. Il Presidente della Sede di Napoli Giosuè Grimaldi in apertura ha voluto sottolineare che “Pur nella convinzione che occorre lavorare per un’Europa solida e unita, va altresì guardato al Mediterraneo come a un naturale ponte che collega e unisce Paesi che da sempre hanno vissuto storie sovrapposte e intrecciate, generando per tutti stagioni di ricchezza e di cultura”. “La pirateria marittima” ha concordato il presidente della Camera di Commercio di Napoli, Maurizio Maddaloni “per le sue conseguenze ad ampio spettro, è un’emergenza anche per il nostro sistema imprenditoriale. Non è quindi solo un problema dell’Egitto e del Canale di Suez ma è un problema anche dell’Italia e delle città portuali. Da qui la necessità e quindi l’importanza e la responsabilità istituzionale del sistema di rappresentanza delle imprese di accendere un riflettore potente su un fenomeno che va tracciato con competenza e affrontato attraverso strategie condivise da tutta la filiera marittima”. Cuore del convegno, la relazione del Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Ammiraglio Giuseppe De Giorgi: “Oggi, la Marina Militare continua con immutato impegno la sorveglianza marittima nel Mediterraneo, ivi compreso il concorso al controllo dei flussi migratori e il controllo di tutte le attività che si svolgono in mare. Siamo anche impegnati in Oceano Indiano - sia con assetti navali che con personale di staff - nelle operazioni antipirateria denominate “ATALANTA” (sotto egida U.E.) e “OCEAN SHIELD” (sotto egida NATO). Una missione vitale per il paese consistente nella protezione delle rotte lungo le quali transitano il petrolio e le materie prime che importiamo e le merci che esportiamo, rotte che fanno capo ai nostri porti di Gioia Tauro, Trieste, Venezia, Livorno e Genova, porti che competono con gli altri hub europei. La pirateria, assai attiva in quell’oceano, penalizza l'Italia in maniera marcata: basti pensare che all’insorgere di questo fenomeno il 16% delle navi che fino a poco tempo fa attraversavano il Mediterraneo preferiscono oggi circumnavigare l’Africa ed attraccare direttamente nei porti del Nord Europa anziché nei nostri”. Di prestigio la tavola rotonda seguente, moderata dal nostro Direttore Responsabile Roberta Busatto, che ha visto la partecipazione di autorevoli professionisti ed esponenti del mondo imprenditoriale, istituzionale e associativo. A conclusione delle riflessioni dell’intensa giornata di lavoro, è emersa chiaramente la necessità di avviare un Osservatorio sulla pirateria marittima per il Mediterraneo. “Una proposta” ha dichiarato il Presidente Vicario dell’Istituto Italiano di Navigazione Luca Sisto “che poggia sulle specifiche competenze delle componenti iscritte e attive nell’Istituto: armatori, equipaggi, Marina Militare, Ministero degli Esteri, Ministero dei Trasporti, Guardia Costiera, industrie del settore della difesa nazionale e dei sistemi, giuristi ed economisti dei trasporti dei principali poli universitari nazionali specializzati. L’Osservatorio si propone di avviare, anche con il supporto del sistema camerale, l’analisi dei rischi che una potenziale marginalizzazione del Mediterraneo - causata dall’insicurezza delle rotte dell’Oceano Indiano da e verso il Mar Rosso e Suez – potrebbero derivare per le economie dei Paesi del Mare Nostro e dell’Italia in primis”. L’Istituto Italiano di Navigazione ha anche sottolineato l’importanza di monitorare l’attuale evoluzione del fenomeno piratesco in altre aree geografiche, quali ad esempio il West Africa. Si è trattato di un momento importante per porre l’attenzione sulle nuove dinamiche legate ai fenomeni di pirateria marittima, ma anche, più in generale, per condividere strategie comuni di valorizzazione dell’Economia del Mare. L’Istituto Italiano di Navigazione si conferma così prestigioso ed autorevole elemento di sintesi.


“L’Aeronautica Militare, come parte del sistema della Difesa italiana, ha sempre operato sulla base del dettato costituzionale, degli orientamenti della politica e del Governo al fine di garantire la sicurezza e la difesa del territorio nazionale e dei suoi interessi strategici, che sono valori di riferimento per il Paese. La riconoscenza dell’Aeronautica Militare va oggi, quindi, al Parlamento che ha sostenuto il programma F-35 in un momento economico così difficile per il Paese. I 90 F-35 non si aggiungeranno all'attuale dotazione di 256 velivoli che andranno in dismissione nei prossimi anni perché obsoleti. La sostituzione delle linee operative di aeromobili non può avvenire in breve tempo ma richiede un arco temporale della durata di oltre 10 anni”.


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