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Pmi12

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EDITORIALE

IN QUESTO NUMERO: Qualità e lungimiranza al servizio dell’Italia 3

Editoriale

Qualità e lungimiranza al servizio dell’Italia

Le imprese di aerospazio e difesa sorreggono la credibilità della nostra economia

Le imprese di aerospazio e difesa sorreggono la credibilità della nostra economia

Intervista

4-5

Mettiamo al centro le imprese che assicurano occupazione e qualità

Dentro le PMI

6-7

Quanto è bello essere piccoli fra grandi

Intervista all’Assessore al Lavoro e Formazione della Regione Lazio, Mariella Zezza

Intervista al Presidente e Amministratore Delegato di Fucine Umbre Srl, Antonio Alunni

Difesa

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Kosovo: Italia in prima linea

Difesa

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I Balcani verso la stabilizzazione

Difesa

10 -11

Celebrato a Montelibretti il 31° anniversario del Corpo degli Ingegneri

Aerospazio

12-13

Nasce la Piattaforma Tecnologica SPIN-IT

Aperture

12-13

Il 4 novembre la Giornata delle Forze Armate

Intervista con il comandante del Multinational Battle Group West, colonello Vincenzo Cipullo

Intervista con l’ambasciatore italiano in Kosovo, Michael L. Giffoni

Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Gen. C.A. Giuseppe Valotto: “La sinergia tra Forze e Armate e Industria è un vantaggio per tutti”

La crisi economica e politica continua a rendere precaria e difficile la situazione nel nostro Paese. Eppure, e lo affermiamo da tempo, c’è un settore che sembra emergere per stabilità e coraggio. Quel settore è l’aerospazio e difesa. I suoi protagonisti, le imprese, piccole, medie o grandi che siano, continuano a dedicarsi a progetti capaci di superare i limiti di questi tempi bui e di sorreggere la credibilità della nostra economia. L’immagine dell’Italia esce vincente se ci si sofferma sulle sue eccellenze tecnologiche e produttive, se si mettono in evidenza qualità, lungimiranza, rischio e determinazione, tutte caratteristiche che portano le nostre imprese ai primi posti nel mondo. Certo non è una vita facile per nessuna di loro, per le PMI ancor più che per le grandi aziende, perché l’instabilità politica e finanziaria pesa, perché l’incertezza del quadro di riferimento si paga, perché le normative di riferimento in materiale fiscale ci penalizzano, perché l’ondata negativa che ha inciso sul calo degli ordinativi è giunta fino a qui. Ma c’è qualcosa, nelle imprese dell’aerospazio e della difesa, che le rende speciali, capaci di districarsi tra le onde impervie della tempesta, non perdendo mai di vista l’orizzonte, l’obiettivo. E la direzione, che è quella dell’investimento costante, in ogni tempo felice e infelice, in ricerca e sviluppo, in occupazione altamente specializzata, in produzioni di nicchia capaci di coprire spazi di mercato internazionali. Scegliere la strada più ambiziosa e complessa ripaga. E paga con molti interessi la competitività internazionale di questo strano Paese che è l’Italia. Roberta Busatto Direttore responsabile PMI Live

Intervista al Responsabile Spazio di AIAD, Maurizio Madiai

Al Circo Massimo, a Roma, tre giorni per tutta la famiglia

PMI Live anno II numero 12 bimestrale Settembre - Ottobre 2011 Registrazione: presso il Tribunale di Latina - n° 921/2009 Direttore responsabile: Roberta Busatto direttore@pmilive.it Redazione: Coop. Editoriale “Barra Spaziatrice” redazione@pmilive.it Progetto Grafico: Vincenzo Schiano Moriello Foto editoriale: Francesco Rastrelli Stampa: Graficart snc - Formia (LT) viale dell’industria 37 - 04023 Editore: Coop. Editoriale “Barra Spaziatrice” redazione@barraspaziatrice.it Iscritta al ROC in data 25/10/2011 con numero 21618

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Sito web: www.pmilive.com

“ETIAM CAPILLUS UNUS HABET UMBRAM SUAM” (dalle “Sententiae” di Pubilio Siro, mimo del 1° secolo a.C.)

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Intervista

Mettiamo al centro le imprese che assicurano occupazione e qualità

Intervista all’Assessore al Lavoro e Formazione della Regione Lazio, Mariella Zezza

apre la strada a nuovi posti di lavoro stabili e di qualità. Assume infatti un ruolo strategico e imprescindibile la formazione di personale in grado di operare in un ambito come quello aeronautico caratterizzato da una continua innovazione tecnologica”. Il Lazio è una regione leader nel settore dell’aerospazio e della difesa per numero e qualità di aziende presenti. Spesso però il loro lavoro quotidiano di eccellenza rischia di rimanere nascosto. Pensa che la responsabilità sia anche delle istituzioni che fino ad oggi non hanno saputo adeguatamente valorizzarle? “La caratteristica principale del sistema economico, non solo regionale ma nazionale, è quella di disporre di un tessuto imprenditoriale di piccolissime, piccole e medie dimensioni di riconosciuta qualità e di grande specializzazione. Il lavoro quotidiano delle nostre aziende, anche a causa di un sistema informativo che tende troppo spesso ad assecondare un gusto che trova nel negativo la notizia più appetibile, rimane nascosto ai più. Eppure abbiamo eccellenze in grado di competere nei mercati internazionali. In particolare, nell’aerospazio, nell’aeronautica e nella difesa operano PMI e grandi aziende che sono in grado di trasferire un valore aggiunto di conoscenze, professionalità, innovazione agli altri settori produttivi. Le istituzioni spesso sono assorbite da necessità pressanti, ma non possono e non devono dimenticare che entrare dentro queste aziende significa poter acquisire informazioni fondamentali per la propria attività. E’ per questo motivo che, in totale condivisione con la Presidente Polverini, personalmente in questi 18 mesi di mandato ho effettuato un serie di visite istituzionali in aziende strategiche per lo sviluppo economico del Lazio. Ho incontrato realtà grandi, come l’Abbott nel chimico-farmaceutico o l’Avio proprio nell’aerospazio, e realtà più piccole ma altrettanto valide. La mia scelta è stata fin da subito quella di entrare nelle imprese che assicurano occupazione e qualità, mettendo in primo piano le politiche attive del lavoro e della formazione”. Nel Lazio insiste l’unico Distretto Tecnologico Aerospaziale formalmente riconosciuto in Italia. La sua governance è regionale. Come valuta gli obiettivi raggiunti fino ad ora? Intravede potenzialità di sviluppo? “Il riconoscimento nel 2004 da parte del Ministero dell’Economia e Finanza e del MIUR del Distretto Tecnologico Aerospaziale del Lazio è stato senza dubbio un ottimo punto di partenza per lo sviluppo del comparto. Si è trattato infatti della conferma formale dell’esistenza di un tessuto produttivo e anche formativo specializzati nel settore, che portano la nostra regione ad assumere un ruolo di primo piano in Italia e nel mondo. Un distretto è un importante strumento che aiuta a fare rete, ad integrare le competenze e a canalizzare al

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A 18 mesi dall’inizio di questa sua avventura come Assessore al Lavoro e Formazione della Regione Lazio, riuscirebbe a definire quali possano essere le linee di sviluppo del settore? “il settore dell’aerospazio e difesa è caratterizzato da una forte vocazione per l’innovazione tecnologica, la ricerca e sviluppo, l’elevata specializzazione delle professionalità e la grandissima qualità. E’ necessario, per rafforzarne il sistema, che si sviluppino però più forme di integrazione tra imprese, soprattutto di piccole e medie dimensioni. Da parte nostra continueremo sempre di più a premiare il merito e a sostenere i progetti di ricerca delle PMI, importanti strumenti per garantire loro la necessaria autonomia dalle grandi aziende e per dare all’economia del Lazio prospettive di crescita più strutturate”.

meglio i fondi pubblici, regionali, nazionali ed europei. Si tratta inoltre di un settore che ha risentito in maniera minore della crisi internazionale, tanto da far registrare nel secondo trimestre del 2011 un aumento delle esportazioni del 59%, a conferma di un trend positivo già riscontrato nei primi tre mesi dell’anno. Il Lazio dispone di 5 Università che si occupano di aerospazio e di alta tecnologia (La Sapienza, Tor Vergata, RomaTre, Cassino, Viterbo), numerosi enti/organismi di ricerca privati e pubblici di grande qualità, circa 250 imprese di elevate capacità tecniche in grado nel secondo trimestre di dare occupazione a circa 30.000 addetti, per un fatturato di circa 5 miliardi di euro. Sono numeri importanti che sicuramente il lavoro svolto dalla Filas, che ha la responsabilità della gestione del DTA, ha contribuito a rafforzare. Oggi però è importante che la Regione cominci a lavorare di più ad una strategia sull’aerospazio che superi la sola gestione dei finanziamenti. Sono certa, infatti, che oggi le imprese e le istituzioni abbiano acquisito una maturità tale da consentire al Distretto di fare un salto in avanti e di poter essere davvero strumento di integrazione, progettazione e, quindi, di moltiplicatore di risorse progettuali ed economiche”. Generalmente le politiche di supporto al settore dell’Aerospazio portano le istituzioni a privilegiare le grandi aziende. Pensa che la Regione Lazio possa invertire la rotta? “Le PMI costituiscono oltre l’80% delle imprese aderenti al DTA e contribuiscono per il 26% sul fatturato e per il 31% per numero di dipendenti. I numeri ci dicono dunque che per raggiungere i risultati ambiziosi che il Lazio deve porsi sono fondamentali sia le grandi che le piccole e medie imprese. E lo sono allo stesso modo se si considera che dietro i numeri dei prime contractor c’è anche il lavoro nascosto e fondamentale dei sub fornitori. La Regione Lazio non può prescindere da questo quadro. Non può farlo nella definizione delle politiche strategiche e dei bandi nei vari settori tra cui quello che mi compete”. Più di ogni altro settore, l’aerospazio e la difesa vedono nella possibilità di disporre di professionalità qualificate un elemento di reale criticità di successo. La Regione Lazio ha previsto iniziative in tal senso? “Proprio in questi giorni si sta per concludere l’Avviso pubblico per la formazione e la riqualificazione del personale

Roberta Busatto SCHEDA tribù A4 DEF 16 giugno

operante nel settore dell’aerospazio. Si tratta di un intervento importante, per il quale abbiamo messo a disposizione 10 milioni di euro, con il quale sosterremo le imprese che intendono investire sui lavoratori e sulle nuove tecnologie. Un’iniziativa che ovviamente si aggiunge all’offerta su tutto il territorio regionale della formazione professionale ed altri progetti avviati in questi mesi, tra i quali i corsi di alta formazione riservati ai giovani laureati”. Un gruppo di aziende del Lazio sta dando vita ad una innovativa forma di aggregazione dedicata alla Manutenzione Aeronautica, l’MRO (Maintenance, Repair and Overhaul). La ritiene una iniziativa valida? “Il settore della manutenzione è oggi nell’aereonautica quello che dimostra di avere maggiori margini di sviluppo. Il Lazio in tal senso può assumere un ruolo di primo piano grazie alla presenza sul territorio di imprese, professionalità e enti di ricerca di grande spessore. Creare una rete tra tutti questi soggetti significa mettere a fattor comune le risorse e moltiplicare le potenzialità. Da parte nostra vogliamo dare tutto il contributo possibile per sostenere un progetto che

23-06-2011

12:46

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PRO DI GIO

Nascono i professionisti PRO.DI.GIO. Con il nuovo progetto Pro.DI.Gio. Professionisti (Diciamo) Giovani ! la Regione Lazio finanzia con 2,5 milioni di euro le aziende che richiedono prestazioni professionali a giovani laureati e professionisti under 35.

www.portalavoro.regione.lazio.it

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Dentro le PMI

Quanto è bello essere piccoli fra grandi Intervista al Presidente e Amministratore Delegato di Fucine Umbre Srl, Antonio Alunni

specializzata nella forgiatura, inizia a dedicarsi specificatamente alla produzione di particolari stampati a caldo in materiali metallici di difficile trasformazione e di alta complessità geometrica, scegliendo quei mercati caratterizzati da elevati standard qualitativi e lotti di piccola e media serie. Oggi l’azienda opera maggiormente nei settori dell’aeronautica, dell’aerospazio e della difesa. Lavoriamo su diverse applicazioni delle ruote, come ad esempio freni, sistemi di controllo o il rotore e comunque su tutte le applicazioni su velivoli. Puntiamo ad essere un partner nella produzione di componenti strutturali altamente stressati e perseguiamo questo obiettivo attraverso la combinazione di un elevato livello di innovazione tecnologica nei processi produttivi e con un management capace di supportare i clienti nel risolvere le problematiche che vengono a determinarsi dalla progettazione alla realizzazione del prodotto finito”.

Presidente e Amministratore Delegato della PMI di questo numero, Fucine Umbre Srl, Presidente della Cassa di Risparmio di Spoleto, Vicepresidente nazionale della Piccola Industria di Confindustria e nel CDA di AIAD, Antonio Alunni è anche Presidente dell’ultimo nato tra i poli distrettuali dell’aerospazio, l’Umbria Aerospace Companies, un’associazione privata tra 28 aziende rappresentative di 1.500 dipendenti e 350.000.000 di euro di fatturato. Lo abbiamo incontrato e ne è venuto fuori il profilo di un giovane imprenditore con le idee molto chiare e l’ambizione di unire imprese e istituzioni intorno ad un unico grande progetto di sviluppo del settore. Di cosa si occupa la sua azienda? “Sul finire degli anni settanta l’attività della nostra azienda,

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Fucine Umbre è un’azienda tipicamente italiana, trasmessa di padre in figlio. “Trasformiamo molti materiali, leghe in titanio, acciaio, superleghe da oltre 44 anni. Siamo alla terza generazione di un’impresa che è sempre stata a Terni, città di antica tradizione industriale e che ha prodotto eccellenze fin dalla metà del 1800. Terni ha una caratteristica principale, la grande professionalità delle proprie maestranze ed è per questo un ambiente da sempre adatto a sviluppare l’industria ed in particolare quella manifatturiera. Pur non lavorando con il territorio, il territorio è dunque il presupposto della nostra attività. A metà degli anni ’70 mio padre ha iniziato a condurre l’azienda, grazie alle professionalità di cui disponeva, verso l’aeronautica vera. Un investimento continuo in tecnologie e impianti assicura di poter operare su tutte le componenti, anche le più piccole e complesse e su ogni impianto. Gli investimenti sulle tecnologie sono necessari e noi abbiamo continuato ad investire, portando l’azienda ad acquisire in un contesto internazionale una competenza riconosciuta. Il numero di dipendenti è crescente negli ultimi 10 anni, in cui si è anche triplicato il fatturato. Pur in una fase difficile di mercato, grazie agli investimenti effettuati precedentemente, oggi raccogliamo i frutti e progrediamo”. Quali sono i vostri investimenti in ricerca e nello sviluppo? “Nel 2010 abbiamo inaugurato il nostro centro di ricerca insieme alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Perugia,

che si occupa dello studio e dell’analisi su materiali sottoposti a fatica e sulle dinamiche della frattura. Sono ovviamente sperimentazioni legate al nostro prodotto principale, cioè allo stampato che è una componente fortemente stressata. Le finalità che ci siamo posti sono di far crescere il know how aziendale e di fornire un supporto in più ai nostri clienti nella risoluzione delle loro problematiche. I ricercatori sono contrattualizzati con assegni di ricerca e potranno poi essere assorbiti dall’azienda, diventando un bacino di grande importanza per noi”. Qual è il vostro rapporto con le grandi aziende? “I nostri clienti sono di medie e soprattutto grandi dimensioni, ma lo sono anche i nostri fornitori, le più importanti acciaierie italiane. Siamo piccoli fra i grandi! E’ uno sviluppo naturale, non ne facciamo una questione di dimensioni, anzi, se sei un’azienda che deve costruire un velivolo devi necessariamente essere grande e strutturato, ma se resti nell’ambito della subfornitura allora essere piccoli è un vantaggio. Le PMI hanno la flessibilità e la velocità che le grandi non hanno. Con l’estero va superato l’impatto iniziale dovuto al fatto che fuori dall’Italia le aziende sono generalmente più grandi delle nostre. Ma una volta dimostrato di essere i più bravi si riesce anche a far apprezzare i vantaggi delle dimensioni ridotte”. E con le PMI? “Abbiamo partecipato alla creazione del nuovo distretto aerospaziale dell’Umbria, perché siamo convinti che la rete sommi le forze di ogni singolo e le moltiplichi rispetto ai singoli stessi. Insieme è possibile offrire un servizio più strutturato in termini di verticalizzazione e dunque di semplificare la vita ai clienti”. Qual è il suo parere sulla situazione distrettuale italiana, con particolare riferimento all’aerospazio? “I distretti o i poli sono la formalizzazione di qualcosa che già c’è. Il distretto ha la funzione di fare una politica comune in ambiti come l’internazionalizzazione, la formazione, l’innovazione. Essendo un’espressione territoriale ha in sé maggiori potenzialità, ponendosi come referente unico delle istituzioni regionali. Poi associazioni come AIAD sono indispensabili perché un’interfaccia regionale non può esercitare funzioni nazionali. L’efficacia di un distretto si misura sui risultati che porta alle proprie aziende associate. È necessario però ragionare affinché i distretti lavorino insieme e non in termini competitivi. Non hanno infatti per loro natura elementi di concorrenzialità ma di complementarietà”.

Quali sviluppi intravede? “Le regioni italiane per quanto grandi sono sempre piccole. La frammentazione è, dunque, sempre negativa. Bisogna cercare elementi di sintesi per fare in modo che le imprese crescano. Sono certo che nei prossimi mesi si concretizzerà un lavoro in tal senso più continuo. Sono fiducioso perché soprattutto in un periodo come questo, gli scenari portano necessariamente sempre più ad una azione di collaborazione forte”. Piera Zocchi

RAGIONE SOCIALE Fucine Umbre Srl PRESIDENTE/AMMINISTRATORE DELEGATO Antonio Alunni SEDE STABILIMENTO: Via del Sersimone, 22 05100 Terni RIFERIMENTI Tel.: +39 (0) 744300002
 Fax: +39 (0) 744303624 E-mail:
info@fucineumbre.com SITO WEB www.fucineumbre.com NUMERO DI DIPENDENTI 40 DESCRIZIONE Le Fucine Umbre dispongono internamente di una notevole varietà di processi in grado di gestire in modo integrato le più diverse esigenze dei Clienti in ogni processo: • Progettazione in concurrent engineering (CAD, CAM, FEM) • Produzione stampi ed attrezzature • Stampaggio a caldo • Trattamenti termici • Lavorazioni meccaniche • Controlli non distruttivi (MT, PT, UT) • Laboratorio tecnologico (analisi metallografica, dimensionale, prove meccaniche statiche e dinamiche, analisi della frattura) • Attività R&D nei campi dell’analisi della frattura e della fatica • Vendita materie prime con gestione stock service PRINCIPALI CLIENTI Grandi aziende manifatturiere e sistemiste. In particolare Fucine Umbre lavoro molto con le imprese del gruppo Finmeccanica e MATERIALI Acciai alto medio e basso legati, acciai inossidabili, acciai inossidabili indurenti per precipitazione, acciai maraging, superleghe, leghe di alluminio e leghe di titanio.

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Difesa

Kosovo: Italia in prima linea

Intervista con il comandante del Multinational Battle Group West, colonello Vincenzo Cipullo

KFOR è iniziata all’alba del 12 giugno 1999. Il contingente italiano entrava in Kosovo alla mezzanotte dello stesso giorno e raggiungeva Pec il mattino del 14 giugno. Negli anni, la missione ha sostenuto numerose operazioni a favore della pace e della stabilità in Kosovo e nei Balcani in genere e ha visto l’Italia sempre attivamente impegnata. Il susseguirsi di varie operazioni, (Joint Determined Guarantor, Joint Forge in Bosnia Erzegovina, Joint Enterprise), ha rappresentato il passaggio delle responsabilità delle operazioni militari dalle forze NATO (SFOR) a quelle della Unione Europea (EUFOR). Nel contempo, vi è stata anche una ristrutturazione delle forze componenti la missione, con la trasformazione delle forze militari internazionali in Kosovo da 4 Multinational Brigades a 5 Multinational Task Forces. Dal 10 gennaio 2010, pur rimanendo inalterati missione e compiti, il livello ordinativo delle Multinational Task Forces è stato ridotto a Multinational Battle Groups (MNBGs) su base Reggimento. In virtù della graduale cessione di responsabilità e attraverso la graduale riduzione delle forze in Teatro, all’operazione “Joint Enterprise” in Kosovo partecipano attualmente 31 Paesi, con un impegno complessivo di forze che oggi ammonta a circa 5500 unità. Il dispositivo di KFOR prevede dal 1° marzo 2011 due Multinational Battle Groups, di cui uno a conduzione italiana ed una consistente riserva nella quale è inserito il Reggimento Carabinieri MSU. Ed è una presenza importante, su quel territorio che storicamente sente forti le differenze culturali, religiose, politiche che ancora stanno alla base di periodici scontri tra le varie popolazioni che vivono gomito a gomito. Alla responsabilità italiana, rappresentata dai nostri carabinieri, è affidato il compito di salvaguardare l’equilibrio, spesso instabile, del Paese, la sicurezza dei suoi abitanti, le ricchezze culturali, patrimonio dell’umanità. Temi fondamentali, che richiedono grandi capacità di relazione e di intervento, come in modo chiaro ci ha raccontato il comandante del Multinational Battle Group West, colonello Vincenzo Cipullo nell’intervista che segue. Quali sono i compiti della missione “Joint Enterprise”? “La missione assegnata al Multinational Battle Group West (MNBG – W) in Kosovo, a guida italiana, è quella di continuare a concorrere, nell’ambito dell’operazione a guida NATO “Joint Enterprise”, alla costituzione di una Forza multinazionale per il mantenimento di un ambiente sicuro e stabile e la garanzia della libertà di movimento. La guida del MNBG – W, a partire dalla prima decade di maggio e fino al prossimo novembre 2011, è stata assegnata al 21° Reggimento Artiglieria “TRIESTE” con sede in Foggia per garantire, insieme al secondo MNBG East, a guida statunitense, ed alle Forze di riserva, una presenza militare NATO/ KFOR con funzioni di deterrenza. Oltre alle attività operative, la KFOR, nell’ambito del Security Sector Reform, sta assistendo la riforma del settore della sicurezza kosovara e quindi della KSF (Kosovo Security Force) e delle sue strutture civili di controllo, applicando gli standard previsti dalla NATO. Tuttavia, bisogna precisare che successivamente alla dichiarazione di indipendenza del Kosovo, la quasi totalità dei compiti nel settore della sicurezza sono stati trasferiti alle neo-istituzioni kosovare locali e centrali. Il coordinamento e la cooperazione con altre Organizzazioni Internazionali (UNIMUK, UE EULEX, OSCE, ecc.) è un elemento chiave per continuare a stabilizzare e consolidare la pace in tutto il Kosovo, migliorando la qualità della vita dei cittadini locali a prescindere dall’etnia di appartenenza e dal credo religioso. Questo lo definirei l’approccio globale alla soluzione dei problemi del paese balcanico”. Come agite per la salvaguardia dei luoghi patrimonio dell’umanità? “Un altro compito svolto quotidianamente dal MNBG - W per assolvere la missione è quello di garantire la sicurezza di due siti sensibili dal punto di vista culturale, storico e religioso, il Monastero di Decani e il Patriarcato di Pec. Tali complessi monastici sono

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definiti PrDSS (Proprieties with Designated Special Status), luoghi a statuto speciale. L’attività militare consiste in un vero e proprio servizio di vigilanza per i due PrDSS: i soldati italiani guardano Decani mentre gli Sloveni il Patriarcato di Pec/Peja. La nostra vigilanza ha consentito il rifiorire dei pellegrinaggi e del turismo verso questi siti. Non appena il visitatore arriva in queste due strutture si trova dinanzi ad opere d’arte complesse, costituite di architettura, scultura, pittura muraria e icone. Decani e Pec, secondo alcuni storici dell’arte, contengono il più lussuoso e più ricco ornamento scultoreo dell’arte medievale serba, nonché la più grande galleria di affreschi medievali. Decani è inserita nell’elenco dei beni patrimonio dell’umanità dell’UNESCO”. Quali nazioni alimentano il MNBG - W? “Il MNBG – W, dislocato in Belo Polije, nei pressi della città di Peja/ Pec, è uno dei due Battle Group NATO che dipendono dal comando KFOR con a capo il generale tedesco di divisione Drews. Il secondo Battle Group a guida statunitense, è dislocato a Bondsteel. Nell’ambito del mio comando (MNBG – W), oltre ad unità italiane, operano anche contingenti della Slovenia, che insieme agli Italiani sono dislocati a Villaggio Italia, mentre il personale austriaco e svizzero è in una base, chiamata Casablanca, situata nel sud del Kosovo (Suva Reka). Tuttavia, all’interno della base operano alcuni elementi austriaci nello staff ed ungheresi inquadrati nell’ambito di un’altra realtà operativa. Quello delle missioni all’estero è un mondo affascinante dove convivono forze armate provenienti da paesi diversi per lingua, cultura e tradizione che, tuttavia, si impegnano per assolvere la stessa importante missione: stabilizzare il Kosovo”. Maria Clara Mussa www.cybernaua.it Vincenzo CIPULLO Il Col. Vincenzo CIPULLO, nato a San Tammaro (CE) il 15 giugno 1967, dopo aver conseguito la maturità scientifica presso la Scuola Militare “NUNZIATELA” in Napoli (dal 1983 al 1986- 196° Corso), ha frequentato il 168° Corso “FEDELTA’” dell’Accademia Militare di Modena nel biennio 19861988. Successivamente alla nomina a Sottotenente dell’Arma di Artiglieria, ha completato la formazione di base presso la “Scuola d’Applicazione” di Torino e la “Scuola di Artiglieria” di Bracciano (Corso Tecnico Applicativo). In aggiunta, prima dell’impiego operativo, è stato impiegato (sei mesi) presso il Centro Addestramento Reclute del 3° rgt. Granatieri “GUARDIE” in ORVIETO Ha completato l’iter formativo con la Scuola di Guerra dell’Esercito italiano (125° Corso) in Civitavecchia, il corso Superiore di Stato Maggiore Interforze (5° Corso) in Roma presso Centro Alti Studi della Difesa in Roma ed il conseguimento del Master di II livello in Scienze Strategiche (Università degli Studi di Torino) e di quello in Relazioni Internazionali (Università LUISS e CASD di Roma). I suoi incarichi di comando includono periodi da Cte di Sezione, Sottocomandante, Comandante di batteria OBICI M 109 G ed L ed Aiutante Capo Centro Operativo presso il 21° Reggimento “TRIESTE”. Ha inoltre ricoperto l’incarico di Comandante di Plotone fucilieri nell’ambito dell’Operazione “IBIS” in Somalia (tre mesi-1993-1994) e di Comandante di battaglione Allievi Marescialli (8° Corso “IMPETO”) presso la Scuola Sottufficiali dell’Esercito (2005-2007). Ha esperienza di stato maggiore in ambito nazionale ed internazionale maturata negli incarichi di Ufficiale Addetto dell’Ufficio Addestramento e Studi dell’Accademia Militare (1996-1998) e dell’Ufficio del Sottocapo dello Stato Maggiore della Difesa (2003-2005) nonché presso il Comando Multinazionale EUROFOR in Firenze (1999-2002), Quartier Generale della NATO SFOR in Sarajevo (1999) ed il Comando del Raggruppamento “AQUILA” in Albania (2001). Il Col. Cipullo è insignito della Croce d’Argento per anzianità di servizio, Croce commemorativa per la salvaguardia delle libere istituzioni e di mantenimento ordine pubblico (“VESPRI SICLIANI”), della croce commemorativa per la missione di pace in Somalia, Bosnia e Kosovo, e della connessa medaglia dell’ONU o della NATO. Egli é, inoltre, laureato in “Economia e Commercio” e “Scienze Politiche” presso l’Università degli studi di Salerno. Dal 17 settembre 2007 ha assunto l’incarico di Addetto Aggiunto per i Comitati di Politica Militare in ambito Rappresentanza Permanente d’Italia presso il Consiglio Atlantico. Dal 01 ottobre 2010 ha assunto il comando del 21° Reggimento Artiglieria Terrestre “Trieste” e dal 16 maggio 2011 è impiegato con il Reggimento in Kosovo, nell’ambito dell’operazione “Joint Enterprise”, come Comandante del Multinational Battle Group West. Dal 2007 è sposato con la Signora Karla ed ha due figli: Pierpaolo e Sofia.

I Balcani verso la stabilizzazione

Intervista con l’ambasciatore italiano in Kosovo, Michael L. Giffoni

Da più di dieci anni, l’Italia, insieme ad altri trentun Paesi, è impegnata nel processo di stabilizzazione del Kosovo, che tra alti e bassi, sta cercando di raggiungere una propria vera autonomia, seppur già dichiarata nel 2008, ma spesso segnata da problemi e tentativi di destabilizzazione. Per conoscere in modo approfondito la situazione, abbiamo intervistato l’ambasciatore italiano in Kosovo, Michael L. Giffoni. E chi meglio di lui poteva parlarci della situazione politica, dei problemi sociali, dei possibili rapporti economici che l’Italia può instaurare con il Paese. Qual è la situazione politica in Kosovo? “A tre anni e mezzo circa dalla dichiarazione di indipendenza (17 febbraio 2008) il Kosovo prosegue un complesso e controverso processo di consolidamento istituzionale, di sviluppo economico-sociale e di legittimazione a livello regionale ed internazionale. La situazione politica generale risente tuttora di un alto livello di conflittualità interna, anche dopo gli esiti del lungo processo elettorale che ha caratterizzato la fase a cavallo tra il 2010 ed il 2011. Al momento, dopo la formazione di un nuovo Governo di coalizione guidato dal leader del PDK Thaci, con la partecipazione dell’AKR e dei partiti delle comunità di minoranza (inclusi quelli rappresentativi della comunità serba a sud dell’Ibar), la nomina alla Presidente della Repubblica, signora Atifete Jahjaga, e l’intesa tra i partiti di maggioranza ed il principale partito di opposizione (l’LDK di ispirazione rugoviana), l’atmosfera si è rasserenata ed il Governo è sembrato riprendere, seppure in maniera alterna, il processo di riforme, essenziale per la ripresa stabile del Paese. Al momento, è in corso una “crisi di mezza estate” nella zona a Nord di Mitrovica (Mitrovica nord e municipalita’ di Zvecan, Zubin Potok e Leposavic) a seguito del mancato accordo da parte serba sulla questione dei timbri doganali del Kosovo nell’ambito del dialogo tra Belgrado e Pristina e della reazione da parte kosovara (con il blocco delle importazioni dalla Serbia, provvedimento analogo a quello preso dalla Serbia tre anni fa). La crisi ha avuto momenti di estrema tensione negli ultimi giorni con episodi di estrema violenza ai valichi di frontiera nr. 1 e 31, che sono posti ora sotto controllo militare: la situazione è comunque in via di miglioramento e si spera che possa stabilizzarsi nel corso delle prossime settimane, prima della ripresa del dialogo tra Belgrado e Pristina attesa per l’inizio di settembre”. E quella sociale? “La situazione sociale risente dei limiti di un processo di sviluppo economico basato esclusivamente sull’arrivo di ingenti finanziamenti dall’estero senza l’avvio di un sistema interno di produzione e distribuzione che possa poi auto-sostenersi: tale “modello” ha caratterizzato la dinamica economico-sociale kosovara nel decennio di gestione UNMIK e sia la classe dirigente locale sia la comunità internazionale non sono state capaci di “cambiare passo” nel periodo successivo all’indipendenza. Permangono pertanto forti e potenzialmente destabilizzanti fermenti sociali, legati soprattutto alla persistenza di due“piaghe” dell’economia kosovara: l’altissimo tasso di disoccupazione, in particolar modo giovanile e l’enorme incidenza dell’economia informale o sommersa, con connotazioni anche criminali. E’ importante che la comunità internazionale incoraggi la leadership locale sulla strada della stabilizzazione politica e della stabilità finanziaria per evitare che questi fermenti sociali possano collegarsi a rivendicazioni di altro tipo, etnico in primo

luogo, e sfuggano da ogni controllo”. Quali sono gli interessi economici dell’Italia nel paese balcanico? ”E’ essenziale che il Kosovo prosegua con successo il processo di consolidamento interno, presentandosi come un fattore di stabilizzazione - e non come una perenne minaccia - per il quadro regionale balcanico: per l’Italia è infatti interesse primario che la regione dei Balcani Occidentali, così vicina a noi, sia stabile e prosegua il graduale processo di integrazione europea attraverso la Prospettive Europea lanciata e sviluppata dall’UE ai Vertici di Zagabria (novembre 2000) e di Salonicco (giugno 2003). Per quanto riguarda specificamente il Kosovo, da più di dieci anni l’Italia è impegnata a garantire tale processo, con la presenza della nostra componente militare nell’ambito della missione NATO-KFOR, con la partecipazione civile alla missione europea di “rule of law ”(EULEX, attiva dal 2008), nonché con l’impegno delle nostre ONG nell’ambito della cooperazione allo sviluppo. Sono rilevanti anche i nostri interessi economici, in costante progresso: l’Italia infatti è da alcuni anni stabilmente al secondo posto nell’interscambio commerciale con il Kosovo (dopo la Germania) e molte sono le joint-ventures e le partecipazioni italiane nel processo di privatizzazione delle compagnie pubbliche, in primo luogo nei settori agro-industriale, tessile e della lavorazione del legno”. MCM

MICHAEL L. GIFFONI Ambasciatore della Repubblica Italiana a Pristina (Repubblica del Kosovo) Nato a New York (USA) il 19/09/1965. Lauree in Scienze Politiche ed in Lettere e Filosofia, corso di laurea in Geografia (Università di Siena ed Università “La Sapienza” di Roma). Corsi di perfezionamento in Germania (Heidelberg - Alta Facoltà di Studi Politici), in Francia (La Rochelle) e Regno Unito (London School of Economics - Londra). Diplomatico di carriera dal 1991, con primi incarichi presso il Servizio Stampa ed Informazione del Ministero Affari Esteri e l’Ambasciata d’Italia a Belgrado. Brevi missioni in qualità di membro della ECMM (European Community Monitoring Mission) in Croazia (Vukovar, Osjiek) nel 1993. Vice- Capo della Delegazione Diplomatica Speciale Italiana (Ambasciata d’Italia dal novembre 1995) a Sarajevo (Bosnia- Erzegovina) dal 1994 al 1996. Dal 1996 al 1999 a Sarajevo come “Senior Political Advisor” presso l’Ufficio dell’Alto Rappresentante per l’Applicazione degli Accordi di Dayton in Bosnia-Erzegovina. Dal 1999 al 2004 ha prestato servizio presso la Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Unione Europea come Consigliere Antici (principale funzionario incaricato della preparazione dei Consigli Europei durante la Presidenza italiana) con alterni periodi di fuori ruolo con incarichi presso l’Unità Politica dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Europea nella task Force per i Balcani Occidentali. Dal 2004 al 2006, Consigliere presso l’Ufficio del Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri. Dal 2006 al 2008, fuori ruolo presso il Segretariato Generale del Consiglio dell’Unione Europea in qualità di Capo della Task Force per i Balcani Occidentali dell’Unità Politica e Consigliere per i Balcani dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Europea, Javier Solana. Ambasciatore della Repubblica Italiana a Pristina (Kosovo) dal 3 Settembre 2008 (dal settembre 2009 ricopre anche le funzioni di Rappresentante dell’Unione Europea per il Nord del Kosovo).

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Difesa

Celebrato a Montelibretti il 31° anniversario del Corpo degli Ingegneri

Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Gen. C.A. Giuseppe Valotto: “La sinergia tra Forze e Armate e Industria è un vantaggio per tutti”

Si è svolta il 7 ottobre presso il Centro Polifunzionale di Sperimentazione dell’Esercito a Montelibretti, in provincia di Roma, la cerimonia per il 31° anniversario della costituzione del Corpo degli ingegneri. Alla cerimonia hanno preso parte le più alte cariche militari, tra cui il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Giuseppe Valotto, il Segretario Generale della Difesa e Direttore Nazionale degli Armamenti, Generale di Squadra Aerea Claudio Debertolis, il Comandante Logistico dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Rocco Panunzi e il nuovo Capo del Corpo degli Ingegneri nonché Direttore degli Armamenti terrestri, Tenente Generale Gianfranco Giglio. La giornata è stata dedicata al Tenente Generale Angelo Ambrosino, già Capo del Corpo degli Ingegneri, prematuramente scomparso lo scorso mese di agosto, di cui è stato ricordato in più occasioni il valore. Nel corso della celebrazione sono stati premiati gli allievi del Corpo degli Ingegneri primi classificati nelle materie

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scientifiche dei Corsi di Accademia e della Scuola di Applicazione. A testimonianza dell’apporto che quotidianamente gli Ufficiali ingegneri forniscono al processo di ammodernamento della Forza Armata, la cerimonia è stata inserita, inoltre, nell’ambito delle attività tecniche finalizzate alla verifica dell’interoperabilità tra Posto Comando (SIACCON 2), Soldato Futuro e VBM “Freccia” svolte presso gli impianti di prova e strutture all’avanguardia del Centro Polifunzionale di Sperimentazione, che costituisce un polo di eccellenza della Forza Armata deputato alla sperimentazione tecnica di materiali e sistemi. Il Gen. C.A. Valotto nel corso della celebrazione ha sottolineato come per la Forza Armata il contributo degli Ingegneri militari sia “sostanziale e insostituibile nella condotta delle delicate fasi di progettazione, sviluppo e sperimentazione di armamenti ed equipaggiamenti”. Questo contributo ha assunto, in questi ultimi anni, nuove connotazioni. “L’ingegnere militare, oltre a rappresentare l’insostituibile interfaccia tra elemento operativo e l’industria degli armamenti, svolge un ruolo, non meno rilevante, di supporto diretto alle unità che operano al di fuori del territorio nazionale, dove gli appartenenti al Corpo esprimono capacità davvero uniche e insostituibili. E’ soprattutto in Patria, nel silenzio dei laboratori e degli studi di progettazione, così come ai tavoli tecnici, che la figura dell’Ingegnere militare assume una valenza a dir poco strategica ai fini della trasformazione che la Forza Armata sta vivendo e perseguendo”. “Abbiamo appena finito di definire” ha proseguito il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito “un master plan che definisce l’operatività per i prossimi 20 anni. Si tratta di uno strumento adattabile al variare delle esigenze e della disponibilità delle risorse, che prevede tappe intermedie di feedback e di verifica costanti. Oggi abbiamo mezzi sufficienti per raggiungere gli obiettivi prefissati con le risorse stabilite dal governo. Ma sempre ciò che conta sono proprio gli obiettivi”. La celebrazione del Corpo degli Ingegneri dell’Esercito è stata l’occasione per l’allestimento di una mostra statica dei principali assetti afferenti all’intero Programma Forza NEC e di altri materiali/sistemi di nuova concezione sviluppati dall’industria italiana per la Difesa, a cui hanno partecipato le più importanti imprese italiane del settore.

“E’ ormai cambiato il tipo di rapporto” ha infine commentato il Generale Valotto a margine dell’iniziativa “tra Forze Armate e industrie, le quali hanno un dialogo costante con noi prima di procedere all’elaborazione di un nuovo prodotto. Un tempo, l’industria progettava e forniva il mezzo. Ora sono le aziende stesse avvalersi delle nostre esperienze e capacità tecnologiche. Questa sinergia è un vantaggio per tutti. Fino a diventare, in alcuni casi, eccellenza, che suscita interesse presso le Forze Armate di altri Paesi. Solo attraverso un confronto nell’operatività è possibile individuare soluzioni che siano realmente rispondenti alle nostre esigenze. Questo è avvenuto con le tute e gli equipaggiamenti oggi in mostra sviluppati durante il programma Forza NEC. In particolare nell’ambito della protezione e della sicurezza dei nostri soldati abbiamo un obbligo prima di tutto morale di studiare con l’industria le misure necessarie e più efficaci”. Roberta Busatto

IL PROGRAMMA FORZA NEC Sempre più spesso le nostre truppe sono impegnate in un contesto di guerra “specializzata”. Infatti, una delle caratteristiche, che marca la distanza con quanto fatto fino a pochi anni fa, è l’elevata specializzazione dei soldati sul terreno, , non solo nelle abilità combattenti, ma anche e sempre di più, nella capacità di utilizzare le nuove tecnologie disponibili per minimizzare i rischi e massimizzare i risultati. Il frutto di questa nuova esigenza è il “Master Plan” dell’esercito, che ha l’obiettivo di massimizzare l’efficienza e l’efficacia delle forze di terra e, parallelamente, di ottimizzare le risorse disponibili, evitando sprechi e investimenti ridondanti. In un momento di crisi finanziaria, è importante, ad ogni livello, mantenere il controllo preciso dei soldi spesi per investimenti e così si sono pensati e realizzati dei programmi di investimento ad ampio spettro, che comprendesse un numero di prodotti elevato, ma con la stessa destinazione finale. Uno dei progetti più ambiziosi che si integra in questo scenario è il programma Forza NEC (Network Enabled Capabilities), che ha lo scopo di realizzare una rete di informazioni direttamente sul campo di battaglia. In questa visione, i mezzi diventano centri di raccolta dati, i soldati sensori e recettori di informazioni scambiate in tempo reale. Il risultato è un tempo di adattamento e reazione alla minaccia notevolmente ridotto, essenziale ove le tattiche militari dell’avversario siano improntate alla guerriglia e il cui successo è basato sull’imprevedibilità degli attacchi. Ma la differenza di approccio alla materia armamenti non è solo da parte delle Forze Armate, anche le industrie hanno modificato le loro linee di sviluppo. L’industria, se vuole competere in un mercato molto affollato, deve minimizzare i margini di errore ed offrire prodotti di sicuro interesse, allora si rivolge al cliente mettendo a disposizione capacità tecnologica e manifatturiera e ottenendo preziose informazioni che sono spendibili anche in contesti internazionali. Questo scambio di informazioni ha come risultato una cultura industriale totalmente differente rispetto al passato. All’inizio il settore difesa produceva prodotti, da qualche tempo si parla di “sistemi”, come ad esempio sistema d’arma, ora si sta introducendo il concetto di “piattaforma”. Integrare, adattare, modulare gli strumenti all’esigenza è la via che l’industria della Difesa sta intraprendendo per conquistare competitività. Ma l’integrazione è anche tra diverse industrie del settore. Sempre nel programma Forza NEC, sono coinvolte diverse aziende, ciascuna leader nel suo settore, che mettendo insieme le proprie eccellenze tecnologiche sono in grado di rispondere alle esigenze del Master Plan. Un risparmio per l’esercito che gestisce pochi programmi e che ha in cambio uno strumento “chiavi in mano” pensato e modulabile sulle esigenze attuali e, soprattutto, su quelle future. Questo tipo di gestione, tuttavia, ha anche delle esigenze che sorgono dal dover gestire molti prodotti che in genere hanno poco o nulla in comune. Se si pensa al solo “Sistema Soldato” che è la parte equipaggiamento che è in dotazione alla singola unità, ci si deve riferire ad una varietà di oggetti che vanno dalla protezione balistica ai sistemi di comunicazione ai visori infrarossi. Una tale varietà di tecnologie, racchiuse in uno stesso contratto, mette a dura prova sia gli strumenti amministrativi, spesso non idonei per la loro rigidità a lavorare intorno ad un processo di sviluppo, sia le competenze tecnologiche degli ufficiali che sovrintendono i vari tavoli tecnici. In ultima analisi tutto il sistema viene spinto al massimo delle capacità, generando una forza motrice verso l’eccellenza di ogni singola parte.

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Aerospazio

Nasce la Piattaforma Tecnologica SPIN-IT Intervista al Responsabile Spazio di AIAD, Maurizio Madiai

legali (associazioni, consorzi, società consortili, cooperative, etc).
Hanno l’unico obiettivo di approvare documenti di politica industriale nel campo delle Nuove Tecnologie e della Ricerca, documenti che siano la sintesi e la convergenza sulle priorità per il sistema nazionale della Ricerca e dell’Innovazione.
I partecipanti possono approvare un regolamento interno per il corretto funzionamento delle proprie attività operative, rifacendosi a quanto previsto a livello Europeo per le ETP, le European Technological Platforms.
In linea di principio, essendo concepite come strutture organizzate dal basso verso l’alto e non viceversa, sono aperte ai contributi e alle proposte di tutti i propri aderenti, che saranno opportunamente sottoposte al voto.
Decidono sempre a maggioranza degli aderenti e le decisioni sono sempre vincolanti indipendentemente dalla percentuale con la quale sono state assunte. I partecipanti possono decidere di attribuire pesi diversi, nelle
votazioni, alla componente industriale rispetto a quella scientifica (in Europa mediamente il rapporto è 80/20).
 Questo modello organizzativo è estremamente efficace perché il “focus” delle azioni è rivolto sui pochi obiettivi considerati prioritari per la crescita e lo sviluppo della Ricerca legata alla tecnologia, e non sui soggetti partecipanti; i soggetti, provenendo da settori diversi conferiscono all’aggregazione un valore aggiunto di esperienza e di “vision” sul futuro; sono aperte all’ingresso del maggior numero di player interessati all’adozione della tecnologia e generalmente sono composte da almeno il 90% dei soggetti nazionali interessati all’obiettivo di Ricerca individuato; utilizzano il modello aggregativo a “croce” per integrazione Verticale: Grande, Media e Piccola Impresa e integrazione Orizzontale: Università, EPR, Centri di Ricerca e Istituzioni”.

E’ stata recentemente costituita SPIN-IT, la Piattaforma Tecnologica dedicata al settore spaziale, di cui l’AIAD è uno dei protagonisti. Di cosa si tratta? ““Space Innovation in Italy”, la Piattaforma Tecnologica nazionale dedicata allo Spazio, costituitasi il 29 settembre avrà principalmente il compito di promuovere l’Innovazione e rafforzare la presenza italiana nei programmi europei e internazionali di ricerca applicata nel settore spaziale. E’ l’ultima delle Piattaforme Tecnologiche costituite in ambito nazionale; l’AIAD (la Federazione delle Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza, n.d.r.) era stata anche la prima a costituire, nel 2003, la prima delle Piattaforme Tecnologiche nazionali che risponde al nome di ACARE-Italia e si occupa di aeronautica. Con SERIT, la Piattaforma che si occupa di Security, nata per iniziativa di Finmeccanica e del CNR, sono tre le Piattaforme coordinate adesso dalla nostra Federazione. SPIN-IT, così abbiamo chiamato la Piattaforma per lo Spazio, è stata costituita con il sostegno del Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca e con il concorso anche di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici e dell’Associazione per i Servizi, le Applicazioni e le tecnologie ICT per lo Spazio (ASAS, n.d.r.). I lavori della Piattaforma vogliono naturalmente massimizzare il fattivo e significativo dialogo già in essere tra la nostra Federazione e le altre Associazioni settoriali con l’Agenzia Spaziale Italiana, grazie anche alla Convenzione sottoscritta già più di un anno fa per favorire la competitività delle nostre PMI del settore Spazio, nonché il dialogo avviatosi con la Presidenza del Consiglio grazie alla costituzione del ”Tavolo Industriale per il Sistema Spazio Italia””. Cosa sono sostanzialmente le Piattaforme? “Sono delle “Strutture Aggregative Organizzate” che riuniscono, per il perseguimento di specifici obiettivi, principalmente la rappresentanza degli interessi italiani in Europa, cioè tutti gli operatori nazionali - industriali, scientifici, e istituzionali – deputati e interessati a contribuire alla definizione degli obiettivi prioritari del Sistema Paese”. Come sono strutturate? “Sono delle realtà organizzate esclusivamente sul piano volontaristico, con divieto assoluto di gestire e amministrare risorse economiche. Non sono delle entità

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E la Governance? “Le Piattaforme sono solitamente governate da un Gruppo di Coordinamento,
organizzato secondo le scelte di ciascuna Piattaforma, diverso ad esempio per ciascuna delle tre Piattaforme da noi coordinate, che sovrintende alle attività di aggregazione e provvede alle convocazioni ad intervalli definiti, per la discussione e approvazione dei diversi documenti. Chairman della piattaforma per lo Spazio è stato designato Massimo Claudio Comparini, Cto di Thales Alenia Spazio, che avrà al suo fianco in qualità di co-chairman Gianfranco Corini, Presidente di Next Ingegneria dei Sistemi; nell’ambito del Gruppo di Coordinamento si avvarranno di un ristretto comitato scientifico e di un gruppo formato dalle imprese espressione delle imprese più significative ma, naturalmente, anche delle PMI”. Perché una Piattaforma sullo Spazio? “Lo spazio rappresenta un settore fondamentale con enormi e significative ricadute nello sviluppo delle economie e nella crescita delle nazioni e del nostro Paese, non manifestandosi più solo come uno straordinario settore della ricerca, bensì concretizzandosi come un’importante opportunità economica, quale ad esempio quella fornita dal mercato delle telecomunicazioni e della navigazione satellitare.
E’ importante sottolineare come in ambito comunitario già il 7° Programmo Quadro abbia dedicato per la prima volta un capitolo a sé al settore spaziale a riprova della crescente importanza che l’Unione Europea attribuisce alla materia e all’acquisizione di una propria indipendenza nell’ambito delle attività spaziali. In tale direzione si muovono anche il progetto GMES (Global Monitoring for Environment and Security), che consentirà di utilizzare le osservazioni dallo spazio per prevenire o reagire alle crisi in materia ambientale e di sicurezza ed il progetto Galileo, che rappresenta il sistema europeo di navigazione satellitare. Ad oggi l’attività spaziale rappresenta pertanto una componente importante delle strategie di ammodernamento, sviluppo e crescita economica e culturale del mondo e, inevitabilmente, dovrà esserlo anche nel nostro Paese”. Quali gli obiettivi immediati di SPIN-IT? “Alla luce anche del documento di visione strategica 2010-2020 redatto dall’ASI uno degli obiettivi della Piattaforma è quello di contribuire ad aumentare la competitività del sistema paese attraverso una mappatura puntuale delle competenze, delle attività della filiera industriale, delle attività di ricerca e di quelle scientifiche favorendo al riguardo il confronto costante e un dialogo di concerto con i soggetti istituzionali interessati. La Piattaforma si pone altresì l’obiettivo attraverso una efficace analisi e programmazione delle attività di ricerca nell’ambito delle tematiche spaziali, ovvero l‘analisi dell’impatto delle

tecnologie spaziali come fattori ed asset abilitanti anche per altri settori, nel rispetto delle linee guida dei programmi quadro europei ed in particolare alla luce di Horizon 2020, di rafforzare le collaborazioni internazionali e il reperimento di fondi destinati alla Ricerca e allo Sviluppo in tale ambito. Le prime linee guida di visione sono previste per il primo trimestre 2012. In termini generali esse saranno ispirate a sostenere le tecnologie e i programmi spaziali come strumento per il perseguimento degli obiettivi della comunità, rappresentando nel contempo un importante volano per lo sviluppo della conoscenza e dell’innovazione”. Obiettivi traguardati principalmente, sembra, sulla maggiore efficacia di partecipazione e il reperimento di fondi a livello Europeo. “Il destinatario delle attività di tutte le Piattaforme è principalmente senz’altro l’Europa; non a caso l’attività operativa si articola in due macro ambiti; quello di Vision teso a identificare le priorità per il Sistema Italia e scegliere conseguentemente la strategia per conseguirle e quello di implementazione, attraverso la redazione di una vera e propria Agenda Strategica della Ricerca, per scegliere i Progetti a cui partecipare come Sistema Italia e le modalità operative per la gestione dei Progetti stessi. Nel caso di ACARE-Italia, la Piattaforma Tecnologica aeronautica, uno degli obiettivi più importanti è tuttavia anche quello di produrre un Piano Nazionale di Ricerca Aeronautica del quale ancora oggi il nostro Paese non può disporre”. La Commissione europea ha recentemente pubblicato una comunicazione sugli strumenti finanziari innovativi. Quali le novità e quale l’impatto per le PMI? “Si, la Commissione europea ha presentato recentemente, nel mese di ottobre, una comunicazione sugli strumenti
finanziari innovativi che rivestiranno un ruolo particolarmente importante nel contesto del futuro 
Quadro Strategico Comune (QSC) per la Ricerca e l’Innovazione in quanto potranno essere utilizzati per far leva sugli
investimenti privati per ricerca e innovazione, inclusi gli investimenti in capitale di rischio per le
aziende high-tech ed in particolare per le PMI. Tali strumenti - ai quali occorrerà riconoscere maggior importanza nel prossimo bilancio UE 2014-2020 - saranno gestiti dalla Banca europea per gli investimenti o da altre istituzioni finanziarie internazionali o pubbliche in cui almeno uno Stato membro è azionista. L’obiettivo della Commissione è quello di sviluppare strumenti finanziari innovativi che perseguano gli obiettivi della strategia Europa 2020 di una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva in modo efficiente ed efficace, basandosi sull’esperienza acquisita attraverso la gestione di strumenti già operativi nel QFP. Gli strumenti finanziari innovativi mireranno a fornire capitale di rischio o loan facilities al fine di: 1) incrementare la capacità del settore privato di favorire la crescita, l’occupazione, l’inclusione sociale e l’innovazione, in particolare attraverso il

sostegno a start-up, piccole e medie imprese, microimprese, imprese sociali, istituti di ricerca, parchi scientifici, trasferimento tecnologico o investimenti in diritti di proprietà intellettuale; 2) costruire infrastrutture avvalendosi di strutture di finanziamento adeguate, come PPP, per rafforzare la competitività e la sostenibilità dell’UE in settori quali i trasporti, l’ambiente, l’energia e le infrastrutture digitali. In particolare, nell’ottica di sostenere gli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione nel quadro di Horizon 2020, nella comunicazione sono proposti due strumenti finanziari: a) uno di debito, volto a fornire prestiti ai singoli beneficiari per investimenti in RSI e garanzie agli intermediari finanziari che erogano i prestiti; b) uno di equità, diretto a favorire gli investimenti nel trasferimento di tecnologie e di proprietà intellettuale e in fondi di venture capitaI per PMI ad alta intensità di innovazione”. Quanto pesa il settore aerospaziale sull’economia nazionale? “L’industria spaziale nazionale, che rappresenta senza dubbio una delle frontiere più avanzate in termini di intensità tecnologica e capacità innovativa dell’intero apparato industriale italiano, esprime (secondo una valutazione prudenziale) oltre 5.500 addetti diretti con un fatturato annuo (dati 2009), di oltre 1,4 miliardi di euro. Tale dimensione economica va inoltre considerata alla luce del cosiddetto “effetto moltiplicatore” indotto per cui l’industria spaziale mondiale (che vale circa lo 0,2 % del PIL mondiale) crea un valore pari a 6 volte quello dell’industria stessa. Infine il peso del comparto spaziale italiano in termini d capacità di leadership su grandi programmi applicativi ovvero in aree di eccellenza espresse dalla comunità nazionale (scientifica, accademica, industriale) è certamente più rilevante rispetto alla percentuale economica citata del comparto nazionale rispetto al valore del mercato mondiale stimato in 80 B€ per la componente di manifattura e di servizi. Il nostro Paese ha investito negli scorsi decenni attraverso il supporto istituzionale alle attività Spaziali importanti risorse nel settore, guadagnando una posizione primaria a livello europeo e mondiale e sostenendo una evoluzione tecnologica e sistemica dell’industria spaziale alla base della competitività del paese in questo settore strategico. Tale posizione, resa possibile anche da una rilevante presenza nel campo accademico e della comunità scientifica internazionale, deve essere mantenuta e valorizzata in un contesto di accresciuta competitività nel quale non si può prescindere dal sostegno di programmi istituzionali che permettono lo sviluppo di applicazioni ad altissimo valore tecnologico, non sempre sostenibili unicamente dal mercato commerciale. A tal fine è essenziale lo sviluppo di una azione sistemica che coinvolga le Istituzioni nazionali, le realtà locali e distrettuali, il mondo industriale articolato nell’intera filiera della catena del valore (grande industria, PMI), le Università e gli Istituti e Centri di Ricerca”. Leonardo De Cosmo

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Aperture

Il 4 novembre la Giornata delle Forze Armate Al Circo Massimo, a Roma, tre giorni per tutta la famiglia

Il 4 novembre 1918 si concludeva la prima guerra mondiale, con la firma dell’armistizio con l’Impero austro-ungarico siglato a Villa Giusti (Padova). Da allora quella giornata è dedicata alle Forze Armate. Anche quest’anno il Ministro della Difesa Ignazio La Russa ha avviato una serie di attività rievocative su tutto il territorio nazionale. Si tratta di un appuntamento importante che si colloca all’interno delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità di Italia. In particolare, a Roma, sarà allestito un ricco dispositivo promozionale al Circo Massimo nei giorni 4, 5, e 6 novembre. Nel settore dedicato all’Esercito saranno illustrate, in modo divertente e scenografico, le capacità operative e logistiche della Forza Armata. Questa festosa manifestazione è suddivisa in 5 aree tematiche ed un’area servizi, tutte aperte al pubblico e con capacità interattiva: 1. Nuove Tecnologie: dove saranno messi a disposizione del pubblico i veicoli, i mezzi e i materiali più moderni, come il nuovo veicolo blindato medio 8X8 FRECCIA, il sistema SOLDATO FUTURO, l’elicottero NH 90, il sistema d’arma missilistico contraerei SAMP/T ed i piccoli robot aerei e terrestri; 2. Area dimostrativa: simulatore di volo per elicottero, robot Wheelbarrow per il controllo di ordigni esplosivi, nuclei cinofili, dimostrazioni di primo soccorso, corsi di vulnoterapia, visite veterinarie gratuite per animali domestici; 3. Area mezzi moderni e storici: schieramento di VBM 8X8 FRECCIA, gli elicotteri A 129 e CH 47, Blindo “Centauro”, VTLM “Lince”, VCC “Dardo”, obice semovente PZH 2000, carro “Ariete”, e mezzi storici delle due guerre mondiali; 4. Area ginnico sportiva: percorso di addestramento ginnicosportivo, parete di roccia, ponte tibetano. 5. Area promozionale: Info team dell’Esercito e Nucleo Ricezione domande per il reclutamento. 6. Area Servizi: distribuzione gratuita di prodotti da forno e tipografia mobile campale. In ciascuna area sarà possibile visitare ogni esposizione,

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prendere parte alle attività dimostrative, giocare con i cani, salire a bordo dei mezzi tattici e di volo, ascoltare concerti delle più importanti bande militari italiane e perfino gustare un prodotto dei panificatori militari. Piera Zocchi

“Emozione ed orgoglio sono i sentimenti che mi accompagnano nel portare a compimento le celebrazioni per i 150 anni della nostra amata Patria, in occasione del prossimo 4 novembre “Giorno dell’Unità Nazionale” e “Giornata delle Forze Armate”. 150 anni sono un traguardo importante: è stato un percorso lungo e travagliato, segnato da momenti difficili, che, attraverso 3 guerre di indipendenza e 2 conflitti mondiali, ci ha portato fino ai giorni nostri. E mi sembra giusto e doveroso che a tale ricorrenza venga dato adeguato risalto, soprattutto perché la memoria del passato non vada perduta, per mai dimenticare il sacrificio dei nostri Padri ed affinché le nuove generazioni si sentano partecipi di un comune destino. Anche quest’anno, pertanto, la Difesa ha predisposto un ricco calendario di attività e manifestazioni, per onorare, con la gente e tra la gente nelle principali piazze cittadine, attraverso numerosi eventi di aggregazione ed incontro organizzati lungo tutta la penisola, lo storico 150° anniversario dell’Unità d’Italia: una scelta sempre premiata dall’entusiasmo coinvolgente dei cittadini italiani. A Roma, in particolare, la cerimonia dell’alzabandiera con la deposizione di una corona di alloro al Sacello del Milite Ignoto, da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Capo Supremo delle Forze Armate, si arricchisce quest’anno di un ulteriore valore simbolico. Quest’anno, infatti, ricorre il 90° anniversario della traslazione, da Aquileia a Roma, del feretro contenente la salma del Milite Ignoto, tumulata nel 1921 sotto la statua della Dea Roma, nel complesso monumentale del Vittoriano, in memoria dei tanti militari caduti in guerra e di cui non si conosce il nome o il luogo di sepoltura. Tra le varie iniziative promosse in questi mesi dalle Forze Armate per avvicinare, soprattutto i giovani, ai valori di amor di Patria e di senso dello Stato che da esse promanano, mi piace rammentare anche la loro partecipazione alle più popolari manifestazioni del nostro Paese, dalla Coppa Italia di calcio al Festival di Sanremo della canzone, dal Giro d’Italia di ciclismo al Gran premio di Monza di Formula 1. Nell’anno del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, le Forze Armate, che di questo processo unitario sono state parte fondamentale, confermano il loro incondizionato impegno presente e futuro al servizio del Paese”. Il Ministro della Difesa Ignazio La Russa

“Cari amici, ho letto con attenzione la vostra lettera e mi rendo ben conto dell’importanza degli argomenti che mi avete illustrato in polemica con l’annunciato taglio “lineare” al Fondo per l’editoria. Condivido la preoccupazione per i rischi che ne potrebbero derivare di mortificazione del pluralismo dell’informazione. E non mancherò di manifestare questo mio punto di vista al governo. Ho, allo stesso tempo, trovato altamente apprezzabile nella vostra lettera, la sensibilità per l’urgenza di “un’opera di bonifica” in questo settore e la disponibilità “a proporre ulteriori criteri per consentire da un lato risparmi e dall’altro una più rigorosa selezione nell’accesso alla risorse”. Credo che quanto più darete seguito concreto a questi vostri intendimenti, tanto più ne guadagnerà in efficacia la sollecitazione, che faccio mia, per una considerazione delle decisioni del governo”. Giorgio Napolitano Il Presidente della Repubblica risponde all’accalorata lettera di Mediacoop preoccupata, insieme a tutte le cooperative editoriali come noi, per i tagli del Governo italiano.

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