I TRAPEZISTI 3
Titolo originale Amok. Eng Lëtzebuerger Liebeschronik © “AMOK”, Éditions Guy Binsfeld, first edition 2011, Luxembourg All rights reserved Per l’edizione italiana Copyright © 2017 Camelozampa Tutti i diritti riservati www.camelozampa.com Traduzione dal lussemburghese di Christian Welter Copertina di Eliana Albertini
Prima edizione italiana: maggio 2019 ISBN 9788899842451
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Tullio Forgiarini
Amok Traduzione di Christian Welter
Tullio Forgiarini è nato nel 1966 a Neudorf, in Lussemburgo, da padre italiano e madre lussemburghese. Dopo gli studi storici, dal 1989 è insegnante di storia, latino e geografia al Lycée du Nord a Wiltz, in Lussemburgo. È inoltre attivamente impegnato nel sostegno a ragazzi problematici e provenienti da contesti sociali difficili. È autore di racconti, soprattutto di genere noir e crime, pubblicati in riviste e antologie, per lo più in francese, oltre che di diversi romanzi.
Christian Welter, nato a Esch-sur-Alzette (Lussemburgo) nel 1982, ha studiato all’Università Roma Tre e all’Università di Strasburgo, dove si è laureato in Italiano e Letteratura francese. Dopo aver lavorato come assistente linguistico in provincia di Arezzo, dal 2008 è insegnante di Italiano e Francese in due licei in Lussemburgo. Fra i suoi progetti attuali, la traduzione dell’Inferno di Dante Alighieri in lussemburghese.
Per Suzette e per Gino Grazie…
«In principio era la Paura» dissi. Jakob Bronsky
Uno
«Di essere inculato. Nelle docce. Cosa sennò?» Non l’hai detto. L’hai pensato. Perché l’ho pensato io. E io l’avrei anche detto. Ma tu no. Non perché non avresti avuto il coraggio di dire una cosa del genere. Dopo tutto hai già urlato al signor Krämer: «Testa di cazzo!» e hai detto alla signora de Matos di andare a farsi fottere. No, avresti tranquillamente potuto dire alla signora Steines: «Di essere inculato. Nelle docce. Cosa sennò?» Soprattutto perché la signora Steines è un’educatrice. E non si arrabbia mai. Quasi mai. È già da più di un’ora che ti sta parlando senza sosta. «Guardami quando ti parlo!» dice. Cosa che fai. Solo brevemente. Perché tanto guardi solo le sue grosse tette appoggiate sul tavolo della mensa. “Delle tette supergrosse superfiche”, come dici sempre. E come sempre arrossisci. E come sempre ti viene duro. La signora Steines non se ne accorge. Forse semplicemente non le importa. Prova a spiegarti meglio cos’è Dräibuer. Non è così tremendo, dice. Lì non è come raccontano sempre. E staresti meglio lì che a casa. Molto meglio. Perché lì avresti un contesto stabile. Delle regole che invece a casa mancano. E delle persone che ti aiuterebbero a ritrovare il binario giusto. E poi non sarebbe per sempre. Ma solo per qualche mese. Se tutto va bene. Se ti dai un po’ da fare. Non fare tante scene, dice. Perché non vuoi? Hai paura? E di che cosa avresti paura? 11
«Di essere inculato. Nelle docce. Cosa sennò?» Ovviamente hai paura di quello. Ma non lo diresti per niente al mondo. Non alla signora Steines. E neanche a nessun altro di tutte quelle facce da culo. Ma di quello hai paura. Perché è quello che raccontano gli amici. Perché hai degli amici che sono già stati lì. A Dräibuer. Già una buona parte. Nessuno di loro s’è fatto inculare. Né nelle docce né altrove. Almeno è quello che sostengono. Ma solo perché avevano degli amici lì. Dicono. Sono solo stati picchiati. Ma quello sarebbe normale. Tutti i nuovi vengono picchiati. È così. Ma qualche cazzotto… non ti fa paura. Neanche la cella dentro la quale ti chiudono quando perdi il controllo. Un materasso per terra. Acqua e pane. Come nei film… come a Colonia… Ma essere inc… «Niente!» rispondi alla signora Steines e subito dopo guardi di nuovo il tavolo. Il tavolo sporco della mensa. Le briciole che ci stanno sopra. Immagini che siano delle persone. Vere persone vive. Quando respiri un po’ più forte, si muovono. A seconda di come tieni la testa, le raduni o le disperdi… La signora Steines se n’è andata. «Ci vediamo dopo» ha detto, poi è partita. Probabilmente a fumare. Anche se è vietato, lei riesce sempre a trovare un posto. Così come anche tutti gli altri prof. La signora Steines ha 28 anni. Lo sai. Lo sai perché glielo hai chiesto tu stesso. La signora Steines sa di sigarette e di gomme da masticare. I suoi capelli biondi sanno di mele. Lo senti quando si siede accanto a te per aiutarti con i tuoi compiti per casa. Il più delle volte è gentile con te. Persino quando ti comporti come l’ultimo degli imbecilli. O quando le guardi continuamente nella scollatura… A parte te non c’è quasi più nessuno in mensa. Tutti gli altri sono al bus. Ché loro il consiglio non ce l’hanno. Solo tavoli vuoti. Pieni di cartacce e macchie di cioccolata. E le donne che puliscono lo sporco. Solo portoghesi. Non te n’eri neanche accorto. Finché te lo ha detto tua madre. 12
Anche lei ha lavorato qui. Non per molto tempo. Fino allo scoppio di una lite. Sandra finisce sempre per litigare al lavoro. Bene che non ci sia più, eh? Adesso non devi più fingere. E lei neanche. Far finta di non conoscerla. Lei voleva così. Tu pure. Ma ora speri comunque che venga. Per il consiglio… E speri che venga da sola… Non con Steve… Ché sennò quello fa di nuovo il compagno-di-vita-padre-sostitutivo. Solo perché da qualche settimana si scopa tua madre… Totalmente imbarazzante. Quel piccolo stronzo ha solo dieci anni più di te… E tu? Sai come funziona. Non è il tuo primo consiglio. È il… Sai almeno che numero è? Due a Pétange… poi a Grevenmacher solo uno, ma soltanto perché te ne sei andato prima che potessero fare il secondo… E adesso questo qua… In… Quanto…? Neanche due anni scolastici. Fai come sempre, tanto sai cosa vogliono. Nel consiglio non c’è spazio per la sincerità. Nel consiglio vale solo una cosa: abbassa le orecchie e la testa e menti tanto e meglio che puoi. Puoi anche piangere. Soprattutto quando parlano di Dräibuer. Tanto non possono fare quasi niente. Hai solo quindici anni. Ti devono riammettere lo stesso. Vibra il tuo iPhone. Tua madre. È in ritardo. Però viene. Così dice. E ti manda un “:-P”. Un “:-P” da portare al consiglio! Tua madre è una stupida. Troppo stupida! Non è colpa sua. Veramente. Ma neanche tua. Tu sei solo un incidente. Te l’ha detto lei stessa. E non solo una volta. Lo racconta persino quando è presente altra gente. E poi ride. Non ti devi assolutamente vergognare per quella sciocca. Ma ti vergogni lo stesso… Cerchi i video che ti ha mandato Rui via bluetooth. Ha più di mille porno Rui. Ogni tanto te ne regala uno. Il più delle volte devi pagare però. Come anche tutti gli altri. Bisogna nasconderli bene, perché le insegnanti non li trovino subito quando ti sequestrano il cellulare… Attacchi gli auricolari e vai a farti una sega in bagno. 13
AMOK di Tullio Forgiarini in libreria e online www.camelozampa.com