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La figlia del dottor Baudoin, Marie-Aude Murail

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LE SPORE 1


Titolo originale “La fille du docteur Baudoin” Traduzione di Sara Saorin Copertina di Rossana Bossù Prima edizione: ottobre 2017 ISBN 978-88-99842-07-9

La fille du docteur Baudoin Testo di Marie-Aude Murail © 2006 l’école des loisirs, Paris Per l’edizione italiana © 2017 Camelozampa Tutti i diritti riservati www.camelozampa.com


Marie-Aude Murail

LA FIGLIA DEL DOTTOR BAUDOIN Traduzione di Sara Saorin


Capitolo 1

Benvenuti a Maialand!

Ogni sera della settimana, il dottor Baudoin ritrovava un momento di felicità, peraltro piuttosto breve, quando prendeva l’ascensore. Mentre la piccola gabbia di vetro decollava verso il suo lussuoso appartamento, lui lasciava andare contemporaneamente un gran sospiro e la sua valigetta in pelle. Bene, un’altra giornata di lavoro terminata. Quella sera, rientrava di buon’ora. Avrebbe potuto cenare in famiglia con sua moglie, Stéphanie, e i tre figli, carne della sua carne, luce dei suoi occhi: Violaine, diciassette anni, Paul-Louis, quindici, e Cerise, otto. Quinto piano, scendono tutti. «Ah, eccoti, papà! Sixte mi ha invitato alla sua serata di gala il mese prossimo». Paul-Louis gli agitò il cellulare davanti al naso per fargli capire che l’amico era in linea. «Ma mi serve un vestito elegante». Il dottor Baudoin guardò il figlio senza trovare niente da rispondergli, nemmeno il classico: “È bello essere accolto in questo modo”. Entrò in salotto, dove la polizia di Miami sparava in direzione del divano facendo ululare le sirene. 9


«Sei sorda?» gridò il dottor Baudoin alla figlia maggiore. Violaine, tenendo un cuscino stretto sul petto come un giubbotto antiproiettile, fece: «Eh?» e si limitò a continuare lo zapping senza abbassare il volume. «Va bene per il vestito?» riprese Paul-Louis alle spalle di suo padre. «La mamma è in casa?» domandò il dottor Baudoin. Poi, senza sperare in una risposta, uscì dalla stanza in cerca di Stéphanie e si scontrò in corridoio con la figlia più piccola. «Oh, papà!» esclamò Cerise. «So che è tutto finto e che ci sono altri motivi per piangere nella vita, ma ero riuscita a vincere due porcellini e stavano anche per fare un piccolo! Ma c’è qualcuno che è entrato in casa mia e ha liberato un lupo che si è mangiato la mia maialina. E il mio povero porcellino ha perso tutta la gioia di vivere, adesso». Era sul punto di scoppiare in lacrime. «Ma di cosa stai parlando?» esclamò suo padre, sbalordito. «È Maialand» precisò la bambina tirando su con il naso. «Su Internet». «Papà» gemette Paul-Louis, «cosa rispondo a Sixte?» Il dottor Baudoin alzò gli occhi al cielo. E pensare che stravedeva per quel figlio quando aveva tre anni e lo chiamavano Pilou! «Gli dici che tuo papà ti darà la sua carta di credito» gli rispose senza sospettare che il ragazzo l’avrebbe preso in parola. Chiuse piuttosto bruscamente la porta della cucina 10


in faccia ai figli. Stéphanie sobbalzò. Si stava leccando le dita. «Oh, già qui! Sto facendo un po’ di besciamella... con del burro anticolesterolo». Una volta il dottor Baudoin stravedeva anche per lei. Quando l’aveva sposata aveva dieci anni meno di lui, ma, dopo il suo “problemino” al seno, aveva preso anche dieci chili. Il marito la baciò sulla guancia. «Santa Montessori, prega per noi!» disse con quel tono mondano che gli donava così tanto. «Che cosa ho fatto al buon Dio perché mi rifilasse una cozza aggrappata al divano, un figurino da stilista e una guardiana di maiali virtuali?» «Stai parlando dei tuoi figli?» «Preferirei che fossero quelli del vicino». «Perché dici così? Se qualcuno ti sentisse, crederebbe che non gli vuoi bene». «Gli voglio bene... ma avrei comunque fatto meglio ad annegarli appena nati». Per quanto Stéphanie fosse abituata allo humour del marito, aggrottò le sopracciglia. «Ti fai venire le rughe» commentò lui, lisciandole la fronte con l’indice. «Bene, il prossimo fine settimana andiamo a Deauville, solo noi due». Un rossore le invase le guance, poi la scollatura. Lei continuava a stravedere per suo marito. Quel gesto che aveva appena fatto o quel suo modo di appoggiarsi al lavello la turbava come se fossero stati appena sposati. «Riesci a farti sostituire da Chasseloup?» gli domandò. Il dottor Chasseloup era da sei mesi il giovane socio del dottor Baudoin. 11


«Basta che glielo chieda». «Sei sempre contento di lui?» «Perché non dovrei?» «Ha un che da “Cavaliere dalla Trista Figura”. Mi sa che ha problemi di digestione». Jean si mise a ridere e concluse, con tono leggero: «Povero Chasseloup!» A cena, si discusse innanzitutto del cattivo che entrava negli account degli altri per far fuori le maialine. «Non so come facesse a conoscere la mia password» si domandò Cerise. «È “Mela”» le replicò il fratello. «Come fai a saperlo?» si indignò la bambina. «Ma se è il tuo nickname su MSN!» «Allora la cambio» brontolò Cerise. «Evita “Pera”» le consigliò suo padre. «Quello che mi fa stare peggio» mormorò la bimbetta, nuovamente sul punto di piangere, «è che stavano per avere un piccolo. Non ho mai avuto dei maialini». Ci fu un attimo di silenzio in cui ognuno si sforzò di non mettersi a ridacchiare. «Allora» domandò all’improvviso Paul-Louis a suo padre, «mi presti la tua carta di credito domani?» Jean smise per un momento di masticare, come se cercasse il senso di quella domanda, e poi disse: «Era una battuta». «Ah, davvero?» Paul-Louis aveva fatto un salto sulla sedia, come se ci fosse passata della corrente. Era costretto a mimare le proprie emozioni perché, di norma, non provava nulla. 12


«Ma ti sbattono fuori da un party se non hai un vestito elegante!» «E la cravatta» gli ricordò Cerise. «Vedremo, vedremo» disse velocemente Stéphanie per evitare incidenti tra padre e figlio. Paul-Louis capì che avrebbe avuto la carta di credito di sua madre. «E allora, Violaine, non dici niente?» notò il dottor Baudoin. «Ti hanno dato l’orario, stamattina?» Può essere difficile chiamarsi Violaine. Per una sorta di miracolo, Violaine aveva il fisico che il suo nome richiedeva: molto scura di capelli, pelle bianchissima, occhi di un blu che tendeva al viola. Era molto carina nonostante una certa postura adolescenziale che le incurvava spesso le spalle e il collo. «Orario?» fece lei, come se quella parola le fosse stata detta per la prima volta. «Sì, orario» si innervosì suo padre. «Con indicato lunedì, martedì, mercoledì...» «Ma che importa!» sbottò lei. «È sempre lo stesso». Violaine era all’ultimo anno di liceo scientifico. «In ogni caso, mi voglio togliere. Credo che dovrei passare al linguistico. Mi sarà più utile». «Cosa?» esclamò il dottor Baudoin. «Ma hai il diploma alla fine di quest’anno!» «Voglio fare una scuola di giornalismo» proseguì Violaine, senza dar segno di aver notato l’obiezione di suo padre. «È ultra-cara» approvò suo fratello, che sembrava avere la missione di far spendere il più possibile ai genitori. 13


Jean lanciò uno sguardo costernato alla moglie, che tentò una volta di più di fare da cuscinetto: «Con un diploma scientifico, si può fare giornalismo scientifico...» «Sì ma no» la interruppe Violaine con la sua voce più moscia. «Quello che voglio fare io sono dei reportage, come andare a filmare il ciclone in Louisiana...» Era talmente sconfortante che nemmeno sua madre trovò qualcosa da risponderle. Jean si voltò verso la piccola Cerise: «In fondo, è meglio se ti hanno mangiato il maialino appena nato. Perché dopo sarebbe cresciuto, avrebbe voluto mettersi giacca e cravatta e girare documentari catastrofici». «Tentativo di humour senza speranza» fece notare Paul-Louis al piatto che aveva davanti. Suo padre preferì non cogliere il commento. Dopo cena, ognuno se ne andò a sistemare gli affari che aveva in sospeso. Cerise era oberata di lavoro: doveva insegnare le arti marziali al pulcino su Chickentofight, raccogliere le cacche del suo drago su Allevaundrago.com, comprare degli articoli per la scuola agli orsetti di Bearslife e mungere le mucche su My-e-farm. Fortunatamente, sua madre si affacciò alla porta e la liberò da quest’ultima incombenza: «Spegni quel computer! Hai fatto la cartella?» Nella camera accanto, Paul-Louis, brillante studente di seconda, aveva uno scambio filosofico su MSN con Sixte Beaulieu de Lassalle, il suo amico dei quartieri alti. 14


pilou <intrepido@hotmail.fr> pilou dice: C sr qqs bll alla tua festa? sissi <colonnellochabert@hotmail.fr> sissi dice: qlc zkkla portati gli skud “Skud” era il nome in codice dei preservativi. I due ragazzi amavano vantarsi delle loro prestazioni future non avendone un granché all’attivo. Dall’altra parte del muro divisorio, Violaine sfondava il tetto della sua ricarica telefonica discutendo al cellulare con Adelaide Beaulieu de Lassalle, sorella maggiore di Sixte, che in quel momento le diceva: «È innamorato perso di te, ma non ha il coraggio di parlarti. Jonathan, eravamo con lui in terza. Non ti ricordi chi è?» «Sì ma no. Sto con Domi, a ogni modo». «Non l’avevi piantato?» Risero tutte e due, Adelaide con un riso eccitato, Violaine con un riso stanco. La figlia del dottor Baudoin piaceva, piaceva pure troppo e aveva l’impressione che piacere le comportasse degli obblighi. Accettava di uscire con qualche ragazzo. Poi ritornava sui suoi passi. Sì ma no. Non aveva una reputazione troppo buona. C’erano quelli che la trattavano da civetta. E quelli che dicevano che era una repressa. «Certe volte ho l’impressione di aver capito tutta la faccenda». «Quello che è certo è che vogliono tutti la stessa cosa» rincarò Adelaide. 15


Fu l’unica a ridere di nuovo. Violaine avrebbe avuto qualcosa da dirle, qualcosa che le era rimasto fermo in gola, di traverso. Ci sarebbe sempre stato il tempo di parlarne domani. Quando le chiacchiere le ebbero fatto venire due orecchie belle rosse, decise di mettersi a letto. Raggomitolata sotto al piumone, sentiva come dei piccoli brividi di febbre lungo la colonna vertebrale, e un solletichio tra i denti. Se fosse stata influenza? Le sarebbe piaciuto che il sonno la portasse via subito, come quando aveva l’età della sua sorellina. Non voleva contare le pecore per addormentarsi. Soprattutto non voleva contare. 28, 29, 30. Erano 30 o 31? No, addirittura 32! Infilò le mani sudate sotto al cuscino. Non voleva toccare il proprio corpo. I suoi seni induriti e tesi. E quel pugno che le premeva sulla vescica. Le scappava ancora la pipì. Oh, no, non è possibile. Si sbagliava, doveva sbagliarsi per forza. Domi aveva fatto attenzione, gliel’aveva detto. E poi per una volta, una volta soltanto... Violaine si era rintanata in fondo al letto, immobile, all’erta. Avrebbe voluto essere un animaletto e andare in letargo. Dalla parte opposta dell’appartamento, il dottor Baudoin si chiedeva a voce alta: «Davvero, cosa dovremmo fare con Violaine?» A torso nudo, si stava slacciando la cintura dei pantaloni ed era rimasto fermo a metà per riflettere meglio. Sua moglie, già a letto, sfogliava Il quotidiano del medico, alzando di tanto in tanto gli occhi verso il marito. Era sempre un po’ turbata da quello strip-tease coniugale che Jean le offriva senza rendersene conto. «Bisognerebbe farle fare un buon matrimonio» ri16


prese. «Non è stata invitata alla festa, lei?» «Ha rifiutato. Non le piacciono le feste di quel tipo». «È lei che dovrebbe frequentare Sixte Beaulieu de Lassalle» disse Jean, scandendo il cognome con enfasi, mentre si sfilava i pantaloni. «Peccato che abbia solo sedici anni, quel cretinetto». «A questo proposito, invitiamo Domi?» «E chi sarebbe?» «Dominique. Lo chiama Domi, adesso». Era il ragazzo con cui Violaine usciva da un paio di mesi, un ragazzo che frequentava i corsi preparatori per l’università nel suo stesso liceo. Bisognava o no invitarlo per un fine settimana a Deauville? «Se Violaine lo chiama Domi» rispose Jean, «sparirà presto dalla circolazione». «Sparirà?» si stupì Stéphanie. Jean allargò le braccia come per meglio esporre la propria nudità ed esclamò: «Imploderà! Ti ricordi di Alexandre?» «Era l’anno scorso...» «Violaine all’inizio lo chiamava Alexandre, poi Alex, poi Al. Ed è scomparso. Dopo, è stata la volta di Sébastien, che è diventato Bastien e poi Seb. E dopo? Non se ne è più sentito parlare». Stéphanie si mise a ridere. Jean aveva un modo tutto suo di vedere le cose. «Dominique, l’ha chiamato Domino. Adesso è Domi. Risparmiamo qualche soldo, mia cara, non invitiamolo» concluse, stendendosi vicino a Stéphanie. “Tentativo di humour senza speranze” rifletté Jean. Senza speranze, lui? 17


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