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B U S I N E S S

M A G A Z I N E

Periodico di informazione economica edito da Mediaservice s.r.l. ANNO II | NUMERO 3

APRILE/MAGGIO 2010

Pasquale Bova

MENSILE | 2,50 EURO

Pietro Ciucci

Aeroporto di Reggio Calabria

”Stretto di Messina”

Investimenti: fondi Pisu per 219 milioni Gioia Tauro: Protocollo delle Legalità

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Magna Grecia Lifestyle a Vinitaly

SCOPELLITI una nuova

Calabria


www.calabria Il Primo Quotidiano di Economia on-line della Calabria leader nella regione per informazione e comunicazione

Notizie economiche e politiche in tempo reale

Inviare comunicati stampa, testi e foto a: info@calabriaeconomia.it


economia.it


editoriale

Una nuova stagione? di

L

’asso vincente è dunque Giuseppe Scopelliti. La Calabria ha puntato tutto su di lui in una tornata elettorale in cui è emersa prepotente la voglia di cambiamento. Il neo Governatore eredita tuttavia una realtà complessa, colma di ritardi ed emergenze, con una economia caratterizzata da un progressivo impoverimento economico e demografico, che non ha ancora trovato giovamento dalle politiche di coesione dell’Unione Europea. Insomma una economia asfittica che fatica a trovare il proprio sentiero di sviluppo anche per le ripercussioni della crisi internazionale. Ora sembrerebbe che dalla crisi economica si stia progressivamente uscendo. Naturalmente la percezione vera di questo fenomeno è ancora lontana, soprattutto in Calabria dove è difficile distinguere tra gli effetti della crisi e una condizione strutturale che vincola lo sviluppo della nostra regione. Il lamento delle imprese continua ad essere prevalente, ma lo scenario economico ci deve indurre a pensare positivo. Durante la crisi le imprese per sopravvivere si sono ristrutturate, riducendo il personale e tagliando i costi, creando le premesse per un recupero di competitività all’avvio della ripresa. Ora, dunque, le imprese sane potranno rilanciarsi e contribuire a creare crescita e occupazione. Ma ciò non basta; occorre che anche il nuovo governo regionale fac-

aprile/maggio 2010

Aldo Ferrara*

cia la sua parte. A partire da una profonda opera di razionalizzazione della burocrazia regionale, che snellisca le procedure, accorci i tempi delle autorizzazioni, rispetti i tempi di pagamento, contenga gli sprechi e sfrutti a pieno e con lungimiranza i fondi Europei. L’entusiasmo e la risolutezza del nuovo governatore sembrano incoraggianti. La formazione della nuova giunta in sole 24 ore dal suo insediamento testimonia la voglia di non perdere tempo con le inutili liturgie partitocratiche, per affrontare al più presto i nodi dello sviluppo. Da qualche settimana è arrivata la primavera. Basta con l’inverno e basta con il grigiore della crisi; che sia il nuovo governatore e la sua giunta ad annunciare anche in Calabria l’inizio di una nuova stagione? Buon Lavoro. * editore di “Calabria Economia”

«Il neo Governatore eredita una realtà complessa, colma di ritardi ed emergenze»

editoriale

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Sommario

www.calabriaeconomia.it

PRIMO PIANO

salute

8 La sfida di Scopelliti per una nuova Calabria

70 Migraine Care: curare la cefalea in Calabria

11 La sconfitta del centrosinistra e del PD

business

ATTUALITà 14

Intervista a Sebastiano Caffo

18

Speciale Olimpiadi invernali "Vancouver 2010"

26 Ponte sullo Stretto: pronto per il 2017 30 La Calabria frana l'esperienza di Janò a Catanzaro 34

La frana di Maierato: Storia di uno scoop

36 Aeroporto di Reggio: problemi e prospettive 40

73

La holding Fin.Sal

eventi 74

Jonici - Magna Grecia Lifestyle a Vinitaly

UNIVERSITà 76 UNICAL Facoltà di Economia: sono 8.000 gli iscritti Intervista al preside Franco Rubino

forchette & calici 79

Il ristorante La Tavernetta a Camigliatello

HI-TECH 80 lE NEWS DAL MONDO DELLA TECNOLOGIA

Gioia Tauro: Protocollo delle Legalità

42 Investimenti: fondi Pisu per 219 milioni

Editoriali

FLASH NEWS

3 Una nuova stagione

44

- De ROse - Fausto Aquino

politica 46 Calabria: crocevia per lo sviluppo del Mediterraneo

SPAZIO IMPRESA 48 il temporary shop

economia 52 Un bando per gli stabilimenti balneari 54 Agevolazioni per strutture ricettive alberghiere 58 "Medalics" centro di ricerca per le relazioni mediterranee

di Aldo Ferrara

7 E’ sempre il Nord a dettare l’agenda politica nazionale di Massimo Tigani Sava

13 Riformare la Sanità,

un compito difficile ma necessario di Vittorio Daniele

In Copertina Scopelliti una nuova Calabria

60 Russia Discovers Calabria 68 confindustria vibo valentia intervista al presidente Domenico Arena 69

4

Sua Calabria: appalti più trasparenti

sommario

Pasquale Bova

Aeroporto di Reggio Calabria

Pietro Ciucci

”Stretto di Messina”

aprile/maggio 2010


Sommario

www.calabriaeconomia.it

18

Speciale Olimpiadi invernali "Vancouver 2010"

Calabria Economia mensile di informazione economica Anno II - Numero 3 - Aprile/Maggio 2010 Editore

Aldo Ferrara Direttore responsabile

Massimo Tigani Sava Contatti redazione via Caduti sul Lavoro, 9 88100 S. Maria di Catanzaro tel. 0961.781410 - fax 0961.789650 www.calabriaeconomia.it info@calabriaeconomia.it

30

La Calabria frana l'esperienza di Janò a Catanzaro

In redazione: Rita Macrì, Rosalba Paletta (Cooperativa Servizi editoriali) Catanzaro info@coopservizieditoriali.com

68

confindustria vibo valentia intervista al presidente Domenico Arena

70

Migraine Care: curare la cefalea in Calabria

Collaborazioni esterne Stefania Argirò, Antonio Bevacqua, Maurizio Bonanno, Benedetta Caira, Giacomo Carbone, Vittorio Daniele, Davide Lamanna, Angela Latella, Gianfranco Manfredi, Enrico Mazza, Monia Melia, Mario Meliadò, Simone Puccio, Concetta Schiariti Progetto grafico Gianluca Muzzi Fotografie: Icaro fotocronache Mediaservice srl Cooperativa Servizi editoriali Stampa Stabilimento tipografico De Rose Montalto Uffugo (CS) Società editrice Mediaservice srl via Caduti sul Lavoro,9 88100 S. Maria di Catanzaro www.mediaserviceagency.it info@mediaserviceagency.it

www.calabriaeconomia.it di

Il Primo Quotidiano Economia della Calabria

leader nella regione per informazione e comunicazione Notizie economiche e politiche in tempo reale

Pubblicità tel. 0961.781410 - fax 0961.789650 Responsabile Marketing Biagio Muzzi info: 333.3686792 marketing@mediaserviceagency.it Pubblicazione mensile registrata presso il Tribunale di Catanzaro al n. 14 Reg. Stampa del 07/07/2008

Inviare comunicati stampa, testi e foto a: info@calabriaeconomia.it

aprile/maggio 2010

sommario

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editoriale E’ sempre il Nord a dettare l’agenda politica nazionale di

I

l nostro filone culturale, si sarà capito, è quello del Meridionalismo maturo, consapevole, non ideologico, capace prima di tutto di fare autocritica e poi di rivendicare i propri diritti. Se vogliamo lavorare davvero per la rinascita economica, sociale e civile del Sud dobbiamo partire da analisi schiette, veritiere e scevre da ogni venatura romantica o tardo-sanfedista. Diciamocela tutta: troppo spesso la Lega di Bossi ha ragione nel denunciare i nostri grandi difetti e ritardi, colpevolmente accumulati nonostante i notevoli poteri di intervento della Regione. E’ pur vero, però, che quando l’agenda politica è dettata da altri, anche le posizioni corrette diventano un po’ strabiche. Si omette sempre, ad esempio, di dare voce alla Calabria che lavora e produce, che ottiene risultati nonostante conviva con emergenze ataviche, che lotta quotidianamente contro problemi di ogni tipo. E’ quella Calabria cui noi tentiamo di dare voce e che dal punto di vista politico non gode di grande considerazione, né in loco né altrove. Né si spiega bene, a tutta l’Italia, che così come è stato evidente già all’indomani dell’Unità, il fenomeno dell’ascarismo ha avuto due effetti: schiacciare il Mezzogiorno in una dimensione parassitaria e assistenzialistica ancora oggi ben viva, ma essere anche al servizio di strategie politiche pensate e portate avanti da e per il Nord del Paese. Se ancora ai giorni nostri la Calabria e il Sud contano poco o nulla, di certo dobbiamo farcene una colpa di-

aprile/maggio 2010

Massimo Tigani Sava*

retta, senza facili scuse, ma è altrettanto vero che più di qualcuno se ne approfitta per continuare a delineare processi di sviluppo poco rispondenti alle nostre esigenze, o addirittura dannosi e controproducenti per chi come noi necessita di cure adeguate e mirate. L’eliminazione delle preferenze per l’elezione dei parlamentari, e quindi la nomina di fatto, a insindacabile giudizio dei partiti romani, dei nostri rappresentanti alla Camera e al Senato, non ha certo migliorato la situazione. Eppure di queste cose non ne parla quasi nessuno. E' come se esistesse un tacito accordo che, alla fin fine, conviene a tutti: maggioranza e opposizione. C’è da sperare, quindi, che il ruolo di supremo difensore dei diritti dei Calabresi venga assunto dal Governatore, dal Consiglio regionale e dai Sindaci, partendo proprio da una fortissima azione di sano riequilibrio dell’agenda politica nazionale. Uniti contro tutti gli avversari del cambiamento reale (interni ed esterni), contro ogni forma di gattopardismo, contro la gravissima linea che lentamente si sta affermando: è solo colpa dei Calabresi, che facciano la fine che meritano! ● *

direttore responsabile “Calabria Economia”

«C’è da sperare, che il ruolo di supremo difensore dei diritti dei Calabresi venga assunto dal Governatore, dal Consiglio regionale e dai Sindaci, partendo proprio da una fortissima azione di sano riequilibrio dell’agenda politica nazionale»

editoriale

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primo piano

È iniziata l'era di Peppe Scopelliti

Il nuovo governatore sa con certezza quali sono gli errori da non commettere

La sfida di Scopelliti per una nuova Calabria Tiri dritto e punti su risultati concreti: cittadini, elettori e imprese crederanno solo ai fatti

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primo piano

B U S I N E S S M A G A Z I N E

di

Massimo Tigani Sava

L

a Calabria ha scelto Peppe Scopelliti. Il voto è stato di tipo plebiscitario: 57,76% contro il 32,22 del presidente uscente, Agazio Loiero. Una grande responsabilità per un uomo politico ancora quarantenne, ma già con una bella esperienza alle spalle: presidente dell’Assemblea di Palazzo Campanella, assessore regionale, sindaco dell’antica e popolosa Città

aprile/maggio 2010


primo piano

È iniziata l'era di Peppe Scopelliti

dello Stretto. Il paragone che stiamo per proporre non deve indurre il Pdl a gesti scaramantici, ma vuole solo ricordare a tutti che l’euforia è destinata a passare presto se non si lavora subito di grande lena. Cinque anni fa l’affermazione di Loiero fu altrettanto netta, dimostrando che i Calabresi non avevano apprezzato il precedente lustro di governo del centrodestra: 59,00% contro il 39,70 raggranellato da Sergio Abramo. In molti avranno ancora in mente le immagini di quei primi giorni di aprile: un centrosinistra baldanzoso, sicuro di sé, intenzionato, si diceva, a rivoluzionare l’assetto economico-sociale della Regione, intervenendo su ogni settore in ritardo e su ogni criticità. I risultati si sono visti e sono davanti agli occhi di tutti. Dai primi passi compiuti dal neo governatore Scopelliti, ci pare di capire che la lezione sia stata metabolizzata. Tempi rapidissimi per la composizione della Giunta, toni non esaltati ma improntati a una visione “operaia” (questa l’espressione usata nella conferenza stampa di presentazione dell’esecutivo), evidente consapevolezza delle sfide sul tappeto. Del resto, la lunga esperienza di guida di un capoluogo tanto bello quanto difficile, ha senz’altro abituato Scopelliti a tastare gli umori della gente, dei cittadini, degli elettori. Il nuovo inquilino di Palazzo Alemanni sa che cosa significa avere a che fare con un

popolo esigente, come quello calabrese, ma non sempre altrettanto disponibile a sentir parlare di sacrifici. Né, l’ormai ex sindaco di Reggio Calabria, è così ingenuo e inesperto da non sapere quanto sia scivoloso il terreno di quei settori delle forze politiche ancora legati a una visione partitocratica della democrazia e quindi anche del consenso. Insomma, i pericoli e le trappole in cui Scopelliti potrebbe rischiare di imbattersi, gli sono ben chiari, tanto che, ad esempio, alcune deleghe strategiche sono ancora saldamente nelle sue mani, o comunque vengono tenute sotto stretta osservazione. Il centrosinistra fu presuntuoso nell’immaginare che la rinascita della Calabria la si potesse realizzare con una bella manciata di aria fritta, senza sudore, ed evitando anche qualche bella dose di lacrime. Ritennero, i partiti della coalizione vincente, che la retorica dei valori e dei princìpi astratti potesse essere sufficiente a tenere a bada l’opinione pubblica, a galvanizzarla, non comprendendo che sempre di più la gente, ormai, giudica le cose concrete e la coerenza delle persone rispetto ai fatti. Agazio Loiero, dal canto suo, immaginò che il dna democristiano gli avrebbe assicurato il dominio politico incontrastato sulla Calabria. La Regione “c’est moi”, sembravano voler dire alcuni atteggiamenti, spesi anche nei confronti dei vertici romani, con un richiamo

ELEZIONI REGIONALI 2010 - CALABRIA Elettori: 1.887.078 Sezioni: 2.405 Votanti: 1.118.429 59,27% Sezioni pervenute: 2.405 100,00%

Presidente

Voti

%

Giuseppe SCOPELLITI

614.584

57,76 %

Agazio LOIERO

342.773

32,22 %

Filippo CALLIPO

106.646

10,02 %

Voti validi 1.064.003

aprile/maggio 2010

Schede nulle 33.218

Schede bianche 21.040

Schede contestate 168

Totale 1.118.429

«Il nuovo inquilino di Palazzo Alemanni sa che cosa significa avere a che fare con un popolo esigente, come quello calabrese, ma non sempre altrettanto disponibile a sentir parlare di sacrifici» a un sole che qui da noi, in verità, quasi mai produce splendore e troppo spesso genera aridità e arsura. Non sarà quindi azzardato affermare che i grandi errori degli uni potrebbero rivelarsi come un grande vantaggio per gli altri. Fatti, opere che si possano vedere con gli occhi, cose reali: Scopelliti pensi solo a questo, in maniera diretta, senza delegare troppo, senza perdere tempo nella ritualità di una politica che è ancora complessivamente vecchia, farraginosa, incrostata, inconcludente. Perché tanto, diciamoci la verità, cinque anni non sono sufficienti a dare un posto di lavoro sicuro e ben pagato a tutti i calabresi, a risollevare le sorti di un’economia che fa acqua da tutte le parti, a invertire completamente le sorti di una Regione che esporta solo lo 0,1% di tutto ciò che l’Italia sa vendere al mondo. E allora? Un suggerimento, modesto ma netto: si imiti il pragmatismo della Lega di Bossi, si parli direttamente con i cittadini, si tasti periodicamente il sentire comune, si stia lontani da salotti e convenevoli che distorcono la realtà vera, che lusingano senza contribuire a costruire nulla per la collettività, che rispondono solo alle esigenze di autogratificazione di pochi. Né si immagini che i dirigenti di partito, e le forze politiche stesse, siano più quelli degli anni Settanta e Ottanta. Oggi un cittadino può sottoscrivere qualsivoglia tessera e un anno dopo, deluso, votare dall’altra parte. Ma altrimenti perché si parlerebbe di crisi ►

primo piano

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primo piano delle ideologie, di crollo dei muri, di società più che mai aperta e globalizzata? E perché (insistiamo ormai da tempo su questi concetti) la Lega di Bossi miete consensi a non finire nel Nord del Paese e non solo? E allora Scopelliti non perda tempo in cose minori e secondarie, non si faccia distrarre dalle mille sirene che incontrerà saltando da un convegno forbito ad un’inaugurazione elegante, ma proceda dritto per la sua strada sapendo che, già tra un anno o due, la gente inizierà a chiedersi: ma che cosa ha fatto? “Chi sta facendu?” diranno i Calabresi a voce alta nelle piazze, attenti più ad eventuali cattivi esempi, che non all’elaborazione di progetti e processi così complicati e lunghi da apparire pura fantasia. Il neo governatore è giovane ed ha subito det-

È iniziata l'era di Peppe Scopelliti

to che per dare uno scossone forte alla Calabria occorrono almeno dieci anni, è cioè due legislature consecutive. Ne siamo certi anche noi, ma si sappia che occorre posizionare mattone su mattone, e spiegarlo passo passo alla gente. Quella “L” che differenzia il Pdl dal Pd non deve significare solo “Libertà”, come vuole Berlusconi, ma anche “Lealtà”: con gli elettori, i lavoratori, i disoccupati, le imprese, gli artigiani. I Calabresi sono perfettamente consapevoli che, anche in conseguenza di troppi anni di malgoverno, le emergenze e i problemi sono davvero tanti. E sanno che nessuno ha la bacchetta magica in mano. Pretendono, però, di verificare che ci si è incamminati sul sentiero giusto, che le cose iniziano a cambiare veramente, che non ci trovia-

Biografia

Giuseppe Scopelliti di Angela Latella

Giuseppe Scopelliti è nato a Reggio Calabria il 21 novembre del 1966. Si è laureato in Economia presso l’Università degli Studi di Messina con una tesi in Scienza delle Finanze intitolata “Analisi dei BOC e dei principali strumenti di finanziamento degli Enti Locali”. E’ sposato con Barbara Varchetta ed ha una figlia, Greta, di otto anni. Inizia giovanissimo l’attività politica nei movimenti studenteschi. • Nel 1988 è eletto consigliere circoscrizionale. • Nel 1991 è nominato Segretario Provinciale del Fronte della Gioventù di Reggio Calabria. • Nel 1992 viene eletto consigliere comunale. • Nel 1993 diviene Segretario Nazionale del Fronte della Gioventù, incarico che mantiene sino all’elezione (con il maggior numero di voti nelle liste di An) a consigliere regionale, nel 1995. • Dal 1995 al 2000 ricopre la carica di Presidente del Consiglio regionale della Calabria, facendosi promotore di diverse iniziative, tra cui la realizzazione in riva allo Stretto dell’attuale sede del Consiglio regionale e del Centro Regionale di Diagnosi dell’Epilessia. Tra le leggi regionali da lui proposte ed approvate, quella per il recupero e la tutela del patrimonio olivicolo e del bergamotto e quella per la promozione e lo sviluppo dello sport per disabili. • Riconfermato Consigliere regionale con oltre 12 mila voti, nel 2000 è nominato Assessore regionale con delega alle Politiche del lavoro, Formazione professionale e Cooperazione. • Nel maggio dello stesso anno viene chiamato a ricoprire l’incarico di Presidente del Coordinamento degli Assessori alla formazione professionale e lavoro d’Italia. Dal 2002 è Presidente di Tecnostruttura delle Regioni per il Fondo Sociale Europeo.

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mo di fronte all’ennesimo e deplorevole, oltre che costoso per le casse pubbliche, giro di valzer. Né immaginiamo, come del resto è capitato a Loiero e alla sua Giunta, che la maggioranza dei Calabresi sia ancora pronta a gridarlo in faccia che le cose non vanno. Però ha imparato ad usare l’urna, in libertà, come un’arma ben affilata. E lì ti punisce se non hai saputo dare risposte positive, se ha deciso di relegarti nel magazzino della politica da dimenticare. Un magazzino magari comodo, e con l’aria condizionata, ma senza gloria. Nessun vero campione di calcio, per quanto ben pagato, ama stare in panchina o ancora peggio in tribuna con i vip. Il campione vuole segnare e ricevere applausi. Scopelliti sappia che la Calabria è assetata di gol. ●

• L’attività dell’assessorato di Scopelliti è stata caratterizzata da una costante lotta alla disoccupazione, finalizzando la formazione professionale alle richieste di mercato del lavoro. Ha fornito sbocchi occupazionali stabili al mondo del precariato per 6000 persone nei lavori socialmente utili e 4000 in quelli di pubblica utilità, stipulando convenzioni con 357 enti attuatori. • Dal 2001 ha proceduto, grazie alla legge 4/2001, alla stabilizzazione di 2800 disoccupati. Nel 2002 ha realizzato il progetto “Opportunità giovani”, finanziato con legge regionale, che ha consentito la nascita di 300 imprese di cui circa 140 nella sola Reggio Calabria. Ha avviato i progetti di “work esperience”, un innovativo strumento di politica attiva del lavoro, che ha permesso a circa 2000 giovani di maturare importanti esperienze lavorative all’interno di aziende, assunti per il 60% trascorsi i 6 mesi del progetto. Ha avviato la procedura per individuare tra giovani disoccupati 100 agenti per l’emersione del lavoro neo. Nella gestione dei fondi previsti da “Agenda 2000” ha predisposto interventi di formazione che hanno coinvolto circa 15000 tra giovani, disoccupati e docenti in tutta la Calabria, impegnando così completamente le annualità 2000/2001/2002. • Nel 2002, sostenuto da una coalizione di centrodestra, è eletto Sindaco di Reggio Calabria con il 53,8% dei voti. Anche nella sua qualità di Sindaco, Scopelliti ha varato numerosi progetti tesi all’occupazione giovanile. Tra le altre cariche anche quella di componente dell’ANCI nazionale, con delega ai Paesi del Mediterraneo. • Nel 2003 è nominato Commissario Delegato per il problema della salinità dell’acqua. • Nel 2007 è riconfermato Sindaco per un secondo mandato con il 70% dei consensi. • Dal 2008 è Coordinatore regionale del Popolo della Libertà. • Dal 29 marzo 2010 è Presidente della Giunta Regionale. • Nel mese di gennaio 2010 il quotidiano finanziario “Il Sole 24 Ore” ha pubblicato i risultati di un sondaggio sull’indice di gradimento degli elettori nei confronti dei sindaci dei capoluoghi di provincia italiani, riferito all’anno 2008. Anche in questa classifica Scopelliti si è classificato al primo posto, con un consenso stimato al 75%.

aprile/maggio 2010


primo piano

Regione, la sconfitta del centrosinistra e del PD

Loiero era convinto di vincere. Il dibattito che si è aperto all’indomani del voto è incomprensibile

La sconfitta del centrosinistra e del Pd: qualcuno li avvisi che il mondo è cambiato! Si ritorni all’insegnamento e all’esempio degli avi: lotte politiche vere e credibili, militanza tra la gente e sui posti di lavoro. O altrimenti si lasci spazio a chi ne ha voglia

L

a sconfitta del centrosinistra calabrese, e del suo candidato alla presidenza, l’uscente Agazio Loiero, è stata davvero pesante. Qualcuno potrebbe osservare: ma cinque anni prima accadde la stessa cosa, quando Sergio Abramo, che si trovò ad ereditare un lustro di governo Chiaravalloti, venne letteralmente travolto dagli avversari. Corsi e ricorsi storici, quindi, supportati da un dato che sembrerebbe consolidarsi: chiunque si cimenti nella gestione della cosa pubblica calabrese viene bocciato dagli elettori. Sarà anche vero, questo assunto, a dimostrazione che le emergenze e i ritardi accumulati nei decenni, nonché quell’unicità ormai rappresentata a livello nazionale dal Caso Calabria, richiedono un approccio completamente nuovo, diverso, all’altezza della sfida. Si pretendono, ormai dovrebbero averlo capito anche i più duri di comprendonio, vere e proprie rivoluzioni nell’agire politico, capaci di ribaltare metodi consumati e superati, puntando su meritocrazia, efficienza, competenza, voglia di fare e di lavorare, amore vero per la propria terra e non solo per se stessi o per pochi intimi. Né questo che stiamo affermando può essere negato, a meno che non si voglia postulare che

aprile/maggio 2010

per la Calabria non esistono ricette, cure, soluzioni praticabili. Ma se ci trovassimo di fronte a questa situazione, ad un cancro in metastasi, tanto varrebbe sospendere questa dispendiosa e periodica altalenanza di elezioni, giunte e consigli regionali, e prendere in leasing degli amministratori del Nord. Pochi, senza alcun legame con il territorio, disposti, dietro buona remunerazione, a fare tutto quello che noi abbiamo dimostrato di non sapere o volere portare a termine. Preferiamo la prima soluzione, ovviamente, e cioè quella autcotona, così come privilegiamo i vitigni Gaglioppo e Greco di Bianco, rispetto a quelli internazionali, o le straordinarie cultivar Ottobratica o Carolea per produrre oli extravergine di oliva d'eccellenza. Non ce la sentiamo, però, nonostante l’identico risultato ottenuto in termini di riscontro con le urne, di considerare uguali le due esperienze rispettivamente guidate da Chiaravalloti e da Loiero. Nel caso di quest’ultimo, infatti, ci siamo trovati di fronte a un professionista della politica, a un esperto di partiti e consensi, circondato (si guardino i nomi presenti nelle diverse edizioni di giunta) da personalità altrettanto ferrate e di lungo corso. Da quest’aspetto, in un’analisi

serena e certo non esaustiva del voto del 28 e 29 marzo, bisogna partire se vogliamo comprendere due passaggi che molti analisti hanno finora trascurato: Agazio Loiero e i suoi più fedeli collaboratori, fino a poche ore prima dell’apertura delle urne, erano davvero convinti di vincere; i contenuti del confronto politico in atto nel centrosinistra, ma soprattutto nel Pd, all’indomani della sconfitta. Esaminiamoli separatamente. Se Loiero era convinto di vincere, vuol dire che la sua visione della Calabria va assolutamente aggiornata e rimodulata. Il Vento del Nord, nonostante le pur evidenti resistenze, è arrivato anche qui da noi, come la nube del vulcano islandese che ha paralizzato i voli. La gente è stufa dei vecchi metodi, delle cose che non vanno, della politica che non riesce a cambiare radicalmente, dei mille e uno ritardi della macchina burocratica, di constatare che troppe persone senza meriti particolari sono collocate su poltrone comode se non preziose, di vedere ancora troppo legata la ricerca del lavoro alla politica. Per carità, la Calabria sanfedista è sempre dietro le porte. L’ormai famosa analisi del sociologo Robert Putnam sulla profonda differenza in termini di maturità civile fra Nord ►

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Regione, la sconfitta del centrosinistra e del PD

REGIONALI 2010

e Sud, esposta nel saggio intitolato “La tradizione civica delle regioni italiane”, è sempre attuale, e i rigurgiti feudali non sono stati per nulla sconfitti in questa parte terminale dello Stivale. Ma sarebbe un grave errore pensare, come pare abbiano fatto Loiero e i suoi, che la Calabria sia rimasta ferma agli anni Settanta e Ottanta. No, non è così. Sono tanti i Calabresi che per ragioni di lavoro o di studio, o grazie alla rivoluzione di internet (siti, facebook, ecc.) sono stati contaminati da idee nuove e moderne, dai valori più forti e sani della società globalizzata e deideologizzata: meritocrazia, capacità, competenza, efficienza, difesa dell’ambiente, economia sostenibile, valorizzazione attenta delle risorse del territorio… e così via, fino a non spaventarsi neanche, purché ben amministrati, dell’appuntamento con il federalismo. E questi valori non hanno colore politico, ma guardano alle persone, alla loro affidabilità, alla loro LISTE

immagine pubblica. E veniamo al secondo aspetto: il dibattito in atto nel Pd all’indomani del tonfo elettorale. Anche su questo fronte non vogliamo ingenuamente pensare che in Calabria la partitocrazia, intesa soprattutto come cultura, sia morta e sepolta. Basterebbe guardare a quante persone si candidano ai consigli comunali nelle nostre principali città! Se accadesse a Milano o a Roma, in una proporzione che da noi è pari a 1 aspirante su 100 abitanti, vedremmo schierati ogni volta 25-30 mila potenziali consiglieri, con tanto di manifesti e “santini” coloratissimi. A leggere, dall’esterno, le analisi proposte e i ragionamenti elaborati dai protagonisti del Pd calabrese, sembra di essere rimasti fermi a venti anni fa. Si parlano tra loro, con uno stile e persino un linguaggio per adepti. Badate bene: non è cattiveria, né ignoranza, almeno nella maggior parte dei casi. E sarebbe pure ingiusto

VOTI IL POPOLO DELLA LIBERTÀ BERLUSCONI PER SCOPELLITI

271.581

PARTITO DEMOCRATICO

162.081

SCOPELLITI PRESIDENTE

102.090

26,39% 15,75 % 9,92 %

CASINI - UNIONE DI CENTRO LIBERTAS

97.213

AUTONOMIA E DIRITTI LOIERO PRESIDENTE

71.945

DI PIETRO - ITALIA DEI VALORI

55.370

INSIEME PER LA CALABRIA SCOPELLITI PRESIDENTE

53.158

RIFONDAZIONE COMUNISTI ITALIANI

41.520

4,03 %

PARTITO SOCIALISTA ITALIANO SINISTRA CON VENDOLA

38.581

3,75 %

SOCIALISTI UNITI PSI

33.000

LIBERTÀ E AUTONOMIA NOI SUD

31.345

ALLEANZA PER LA CALABRIA

23.106

SLEGA LA CALABRIA

21.145

2,05 %

IO RESTO IN CALABRIA CON CALLIPO

20.443

1,99 %

9,44 % 6,99 % 5,38 % 5,16 %

3,21 % 3,05 % 2,24 %

FIAMMA TRICOLORE DESTRA SOCIALE

4.136

0,40 %

LISTA MARCO PANNELLA EMMA BONINO

2.551

0,25 %

affermare, il che vale anche per Loiero ovviamente, che nel Pd non ci siano anche delle buone menti, persone colte e di ottime letture. Ma qualcuno dovrà pure avvisarli che un ventenne di oggi guarda a Berlinguer, Fanfani, Andreotti e persino Craxi con lo stesso approccio con il quale si interessa di Crispi e di Cavour. E’ un po’ come se fossero prigionieri di loro stessi, ingabbiati dentro riti, metodi e tecniche politiche che il resto del mondo ha dimenticato o addirittura ignora. Del resto, l’esempio romano non li auta, anzi! Lo accetteranno questo umile e disinteressato suggerimento, che ovviamente non vuole fare di tutte le erbe un fascio? Basta con i dibattiti e con gli articoli sui giornali o le uscite in tv tutte impregnate di vetusto politichese. Se volete rimanere in campo, finitela con questa interminabile, fratricida e suicida resa dei conti. Né ci si preoccupi di quanti strumentalmente brandiscono l’arma del nuovismo e del ricambio generazionale ad ogni costo. La ricetta è semplice. Anziché fare ciò che vi hanno insegnato padri e fratelli maggiori, ritornate agli esempi di nonni e bisnonni, dei vostri avi, insomma. Individuate battaglie politiche serie, con riscontri concreti sulla vita reale dei cittadini, e ritornate tra la gente, con spirito di sacrificio, passione e sana voglia di militanza autentica. Aprite siti internet e postazioni su facebook, ciclostilate volantini (oggi magari si useranno le stampanti laser), state davanti alle università e alle scuole, andate a parlare con quanti lavorano nei campi e nei laboratori artigiani, ascoltate ciò che hanno da dirvi commercianti e piccoli imprenditori, usando un linguaggio chiaro e onesto. I vostri avi sfidarono le cannonate del generale Bava Beccaris, a Milano, alla fine dell’Ottocento. Ma a quei valori e a quel modo di intendere la politica oggi si rifà la Lega di Bossi e non più i salottieri e ben pasciuti vertici del Pd. Fermate l’agonia e riscoprite l’orgoglio di credere in qualcosa. Oppure tutti a casa, e lasciate posto a chi ne ha voglia! ● Massimo Tigani Sava

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primo piano

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editoriale

Riformare la Sanità,

un compito difficile ma necessario di

U

no dei temi più importanti che la politica dovrà affrontare nei prossimi mesi è, senza ombra di dubbio, quello della riforma del sistema sanitario regionale. I problemi del settore sanitario sono numerosi, complessi e di vecchia data. In linea generale, e assai schematica, questi problemi possono essere ricondotti a due aspetti tra loro complementari: il primo è quello relativo alla qualità delle prestazioni offerte; il secondo riguarda l’efficienza e l’organizzazione del sistema. Per quel che riguarda la qualità dei servizi, senza voler ricordare i diversi tragici casi di “malasanità” verificatisi nel recente passato, ci si può riferire al giudizio, fortemente negativo, che i calabresi hanno nei confronti del sistema sanitario regionale. Quanto sia negativo tale giudizio lo evidenzia, per esempio, il recente Rapporto Osservasalute 2009, che rivela come solo il 14 per cento dei cittadini calabresi si dichiari soddisfatto del sistema sanitario della propria regione. In Trentino, giusto per avere un termine di confronto, la quota dei cittadini soddisfatti raggiunge, invece, il 70 per cento. L’insoddisfazione dei calabresi emerge anche da altri indicatori. Per esempio dai dati sulla mobilità sanitaria, che mostrano come la percentuale di calabresi che richiede cure in altre regioni sia tra le più alte d’Italia, riguardando oltre il 15 per cento dei ricoveri. Ciò significa che una parte consistente della spesa pubblica per la sanità calabrese è destinata a finanziare prestazioni erogate altrove, in particolare del Nord del Paese. Per quel che riguarda l’efficienza e l’organizzazione del sistema sanitario regionale i problemi sono molti, e non certo nuovi. Per cominciare, vi sono quelli relativi alle strutture ospedaliere pubbliche, spesso assai vetuste e con evidenti caren-

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Vittorio Daniele*

ze strutturali e organizzative. Secondo i dati contenuti nell’ultimo Piano sanitario regionale, nella regione sono presenti 40 strutture pubbliche e 36 private. Delle strutture pubbliche, otto sono molto piccole, avendo meno di 50 posti letto, mentre quelli con oltre 200 posti sono solo sei. Nonostante il numero, queste strutture non sempre sono in grado di offrire un’adeguata rete di assistenza ai cittadini, sia tenendo conto delle specializzazioni offerte, sia della necessità di avere un sistema di prima assistenza che, oltre a funzionare efficacemente, sia in grado di assicurare un’adeguata copertura del territorio. Sebbene le performances complessive del sistema sanitario siano, nel complesso, insoddisfacenti, è necessario ricordare che sono molti gli operatori che svolgono con competenza e dedizione le loro funzioni anche in condizioni di contesto difficili. È a loro, oltre che ai cittadini, che la riqualificazione e riorganizzazione delle strutture porterebbero evidenti vantaggi. In diverse occasioni, la sezione regionale della Corte dei Conti ha evidenziato come la gestione delle Aziende sanitarie calabresi sia stata, nella maggior parte dei casi, tutt’altro che efficiente. Sebbene una gestione di tipo manageriale, improntata cioè a criteri di efficienza ed economicità, richieda una programmazione di mediolungo periodo, i Direttori generali delle Aziende sanitarie calabresi si sono avvicendati, negli ultimi anni, a ritmi che definire incalzanti suona quasi come eufemistico. Secondo i dati raccolti dal Cergas dell’Università Bocconi, tra il 1996 e il 2009, in Calabria, la durata media in carica dei Direttori generali è stata circa di un anno e mezzo, mentre in Lombardia ha superato i quattro anni. Il risultato complessivo è che la nostra regione ha accumulato un enorme disavanzo che im-

pone l’adozione di misure di rientro ormai improcrastinabili. Il settore sanitario ha un peso considerevole nell’economia regionale. La spesa pubblica per la sanità pesa per circa l’80 per cento sul bilancio della Regione e rappresenta circa il 10 per cento del Pil calabrese. È chiaro che, per la dimensione economica e per il numero di persone impiegate, questo settore riveste un ruolo fondamentale anche dal punto di vista delle scelte politiche. Riformare la sanità è un compito necessario. Lo è dal punto di vista economico, ma ancor di più da quello dei servizi che essa è in grado di offrire ai cittadini. È evidente, infatti, che un sistema sanitario non efficiente lede il principio d’equità e i diritti elementari di cittadinanza. Una sanità che funzioni male penalizza, infatti, particolarmente le fasce sociali più deboli e bisognose, colpendo gli individui nel bene più prezioso: la salute. Ridurre la spesa, rendere più efficienti i servizi, cercare di umanizzare le prestazioni sanitarie può essere politicamente difficile. Ogni politica di riforma tende, infatti, a creare malcontenti e a incontrare resistenze, soprattutto da parte di coloro che sono abituati a beneficiare di piccole o grandi rendite, ottenendo vantaggi alle inefficienze del sistema. Superare le eventuali resistenze è però indispensabile, soprattutto quando gli interessi collettivi in gioco sono così importanti. ● * professore di Economia politica Università Magna Græcia Catanzaro

editoriale

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attualità

Intervista a Sebastiano Caffo

di

Rita Macrì

A «

nome mio e del gruppo giovani imprenditori di Confindustria Calabria che rappresento, desidero congratularmi con il neo-presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti, per la grande affermazione politica e personale ottenuta grazie a tanti anni di impegno politico». Sono le parole di Sebastiano Caffo, presidente del Gruppo giovani imprenditori di Confindustria Calabria, espresse all'indomani dell'elezione del nuovo presidente della Regione Calabria. Nel corso di un’intervista il presidente Caffo ha parlato inoltre di “No Tax Area” e delle opportunità di sviluppo per la nostra regione che dovrebbe puntare su settori come il turismo e l’agroalimentare.

Sebastiano Caffo

Sebastiano Caffo si congratula con Giuseppe Scopelliti per l'elezione a presidente della Regione Calabria Cosa si sente di dire al governatore Giuseppe Scopelliti, neo eletto alla guida della Regione Calabria?

«Mi congratulo con lui. Sono sicuro che lavorerà con l’entusiasmo e la passione che contraddistingue i giovani, per contribuire in maniera determinante alla costruzione di una Calabria nuova che spero divenga presto un terreno fertile per la nascita e la crescita delle imprese. I temi fondamentali del suo programma coincidono con le aspettative dei giovani imprenditori calabresi, che si augurano vengano messi presto in pratica. In particolare mi riferisco alla fiscalità di vantaggio per la Calabria, che potrà essere un volàno importantissimo per lo sviluppo delle imprese sane, gestite da imprenditori che realmente hanno intenzione di investire e creare occupazione in Calabria nel medio - lungo periodo, ed alla valorizzazione dell’importanza della centralità della Calabria nel Mediterraneo, vista l’apertura imminente dell’area di libero scambio EuroMed». Come a suo avviso il neo governatore potrà arginare le piaghe

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attualità

dell’emigrazione e della disoccupazione giovanile?

«Noi giovani imprenditori calabresi siamo consapevoli di essere espressione di quella imprenditoria sana che investe, innova, progetta e Giuseppe Scopelliti che, nonostante le difficoltà strutturali che quotidianamente incontra, ogni giorno si rimbocca le maniche per contribuire alla costruzione del futuro della propria regione. E' qui che vorremmo far lavorare nei prossimi trent’anni le nostre imprese, senza accettare compromessi e chiedendo solo che venga rispettato da tutti, anche in Calabria, il principio della libertà d’impresa. Chiediamo quindi al presidente Scopelliti un’attenzione particolare per i problemi delle imprese Calabresi gestite da giovani che, come noi, hanno deciso di rimanere qui perché credono in questa terra e vogliono contribuire al suo sviluppo rafforzando nel tempo il suo tessuto industriale. Sono sicuro che il presidente, essendo

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attualità

Intervista a Sebastiano Caffo

lui stesso un giovane calabrese, ci aiuterà concretamente con azioni idonee alla crescita sana delle imprese, che si tradurrà naturalmente nella creazione di nuovi po-

sti di lavoro nel settore privato, allo scopo di arginare le piaghe dell’emigrazione e della disoccupazione giovanile che ormai hanno superato il 30% in Calabria».

Uno scambio possibile: la No Tax Region ● Una misura valida di per sé (meno sussidi, meno tasse) ma che oggi può essere calata nel dibattito sul federalismo fiscale. ● Anziché insistere sulla perequazione, i governatori del Sud negozino con lo Stato uno scambio "meno trasferimenti, ma meno tasse statali sul territorio".

Perché no ai soliti sussidi... ● Le forme di intervento pubblico nel Mezzogiorno sono i sussidi finanziari alle imprese e i cd. strumenti di programmazione negoziata. Entrambi hanno effetti negativi. ● I sussidi finanziari non stimolano investimenti aggiuntivi, determinano un sovradimensionamento degli investimenti, incoraggiano i clientelismi, aumentano i costi di transazione e le attività di ricerca della rendita. ● La programmazione negoziata complica il contesto istituzionale, rinforza il potere delle burocrazie locali, è poco trasparente, aumenta le opportunità di scambi politici e rende profittevoli le attività di ricerca della rendita.

I vantaggi della NTR/1 ● Vantaggi per le imprese: - Ovviamente meno tasse... - Minori costi di compliance fiscale ● Vantaggi per lo Stato: - Semplificazione del quadro normativo e burocratico delle politiche per il Mezzogiorno, minori spese per i controlli ● Vantaggi per il sistema-Paese: - "Trattenere" investimenti probabilmente destinati all'estero ● Vantaggi per il Centro-Nord: - Effetto "domino" (come in Irlanda)

I vantaggi della NTR/2 ● La NTR come soluzione all'evasione cronica nel Mezzogiorno ● Graduatoria dell'intensità dell'evasione regionale IRAP 13,04% 22,05% 22,26% 26,05% 30,53% 33,67% 44,51%

Lombardia Emilia Romagna Veneto Lazio Piemonte Toscana Umbria

49,75% 54,71% 60,55% 60,65% 65,89% 93,89%

Basilicata Sardegna Campania Puglia Sicilia Calabria

Media 1998-2002 (base imponibile evasa/dichiarata) Fonte Agenzia delle Entrate

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Istituto Bruno Leoni - 17 dicembre 2008

“No Tax Area per la Calabria”. Un argomento che sta molto a cuore ai giovani imprenditori calabresi. Perchè può diventare una grande opportunità di sviluppo?

«Sì, è proprio vero; questo argomento ci sta molto a cuore. Anche se si tratta di un concetto molto attuale di “No Tax Area per la Calabria” se ne discute da tempo. Come giovani imprenditori abbiamo partecipato a Roma ad un incontro con alcuni politici e l’Istituto Bruno Leoni che ha trattato a fondo questo tema già il 18 dicembre 2008 presso la Camera dei Deputati, a Palazzo Marini. Essendo di fatto tale politica fiscale un'incentivazione automatica, verrebbero premiate solo le imprese virtuose che pagano le tasse in quanto producono valore aggiunto e quindi reddito sul territorio regionale. In tal modo viene esclusa ogni forma di ingerenza politica e/o clientelare nella concessione delle agevolazioni, e vengono di fatto penalizzati ed eliminati gli imprenditori disonesti che, anziché realizzare attività produttive, si  mettono in tasca buona parte dei contributi ricevuti. Ogni imprenditore che si possa definire tale, ha il desiderio di vedere la propria impresa prosperare, producendo fatturati e utili. Se gli viene data la possibilità di poter reinvestire gli utili detassati nella propria impresa,  si prospetteranno naturalmente condizioni favorevoli per la creazione di nuovi posti di lavoro. Inoltre, il minor prelievo fiscale eviterà all'imprenditore onesto di  dover anticipare le imposte, cosa che spesso avviene ricorrendo  agli istituti di credito visto che il ciclo finanziario delle imprese non coincide mai con quello economico, soprattutto in questo periodo di crisi. La No Tax Area per la Calabria in 10 anni porterebbe sicuramente uno sviluppo superiore  rispetto a quello portato dal sistema dei contribuiti a pioggia. E' sotto gli occhi di tutti che con l'attuale sistema in tanti anni non è cambiato nulla. Non sarebbe il primo caso in Europa, vista l'esperienza positiva Irlandese ►

attualità

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attualità ed anche quella tedesca,  dove per  favorire la ricostruzione della Germania ex comunista è stata applicata un'aliquota fiscale inferiore di circa l'8% rispetto alla Germania ovest. Un'altra misura importante per favorire la creazione di posti di lavoro e la regolarizzazione del lavoro nero, potrebbe essere costituita da sgravi fiscali e contributivi mirati alla riduzione del costo del lavoro in Calabria rispetto ad altre regioni. Per esempio le grandi imprese tedesche, soprattutto le case automobilistiche (Porsce, Audi, ecc.) hanno avviato stabilimenti produttivi in Germania est nella zona di Lipsia visti i costi minori da sostenere rispetto alla Germania ovest, mentre in Italia sta succedendo che le industrie del Nord (principalmente la Fiat) stanno producendo all'estero perchè non trovano condizioni economiche interessanti nel sud Italia. Basti pensare che la Fiat 500, icona del made in Italy, viene prodotta in Polonia! L'Italia sta perdendo gran parte del suo tessuto industriale, non approfittando della grande occasione che potrebbe essere rappresentata dal Sud. Questo perchè i fondi a disposizione per lo sviluppo del Meridione finora sono stati spesi male. Quanto descritto può rappresentare l'aspetto positivo per la Calabria del federalismo fiscale».

Parliamo di Made in Calabria. Lei è titolare di un’azienda impegnata nella produzione di liquori, la ben conosciuta Distilleria Caffo. Secondo la sua esperienza in che modo la Regione può sostenere i produttori impegnati nel settore agroalimentare?

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attualità

Intervista a Sebastiano Caffo

«Per competere sul mercato alle imprese non basta avere grandi stabilimenti e macchinari all'avanguardia. Oggi non basta saper produrre bene. In Calabria abbiamo la fortuna di avere ottime materie prime a disposizione ed anche una solida tradizione industriale, per esempio nel campo agroalimentare, dove accanto a piccole realtà artigiane operano anche imprese note in Italia ed all'estero. Le più grandi industrie agroalimentari calabresi che sono riuscite ad emergere conquistando mercato fuori regione, sono evoluzioni di realtà artigiane che si sono affermate gradualmente nel corso degli anni grazie alla caparbietà degli imprenditori che hanno investito, oltre che sulla produzione, anche sulla comunicazione dei prodotti con mirate campagne pubblicitarie e packaging adeguato, e che sono riusciti a creare un'adeguata rete di vendita nei vari canali di sbocco (GDO, horeca, dettaglio, importatori, ecc,ecc,) riuscendo a far arrivare il loro prodotto al consumatore finale. Su questo aspetto, secondo me dovrebbe puntare la Regione per poter valorizzare le produzioni di qualità già esistenti, consentendo lo sviluppo delle piccole e medie realtà che hanno interesse a crescere ed a dare continuità al lavoro già avviato. Ricordo quando in epoca abbastanza recente,  circa 20 anni fa, da ragazzino frequentavo già le fiere internazionali insieme a mio padre, e notavo che i clienti non sapevano cosa fosse la 'nduja o qualcuno, non essendo mai stato al Sud, addirittura non conosceva nemmeno i fichi d'india. Allora le conserve  a base di cipolla di Tropea non erano ancora in commercio e così tanti altri prodotti che oggi invece rappresentano il Made in Calabria. Poi, grazie alla diffusione dei prodotti innescata da una parte in modo naturale dal turismo e dall'altra dalle aziende più lungimiranti che hanno investito sulla distri-

«

Per competere sul mercato alle imprese non basta avere grandi stabilimenti e macchinari all'avanguardia» buzione credendo in quello che facevano, la Calabria si è fatta conoscere anche per le sue specialità oltre che per le notizie negative che, purtroppo, vengono riportate continuamente dai Tg. Credo quindi che, per rinnovare l'immagine della Calabria in maniera positiva, la Regione debba necessariamente puntare a legare il settore del turismo con quello agroalimentare, premiando tutte le imprese che portano la Calabria in giro per il mondo e che contribuiscono a dare un’immagine positiva della nostra terra. Invece di investire tanti fondi su campagne pubblicitarie e promozioni disgiunte, si potrebbero fare operazioni in co-marketing tra turismo e agroalimentare, creando, per esempio, un concorso al quale potrebbero partecipare tutte le persone che acquistano un prodotto Made in Calabria fuori regione. I premi  naturalmente dovrebbero  essere costituiti da settimane di soggiorno nelle località più belle della nostra Calabria. I costi sarebbero contenuti e l'impatto mediatico enorme visto che tutti i produttori avrebbero interesse a partecipare ad una operazione promozionale gratuita per le aziende ma che servirebbe a spingere le vendite dei propri prodotti. Anche i villaggi turistici avrebbero forte interesse ad essere presenti  per pubblicizzare le loro strutture. Naturalmente la selezione deve essere rigida per offrire il meglio della Calabria ed i prodotti coinvolti devono essere realmente rappresentativi delle nostre produzioni tipiche». ●

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Speciale Olimpiadi invernali "Vancouver 2010"

“La Calabria ai Giochi di Vancouver 2010”

Una vetrina mondiale per il Made in Calabria: hanno partecipato alla gara migliaia di atleti provenienti da più di 80 Paesi

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B U S I N E S S M A G A Z I N E

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Speciale Olimpiadi invernali "Vancouver 2010"

Olimpici e Paraolimpici

di

Rita Macrì

D

iscover Calabria”. Per numerosi calabresi emigrati in Canada, precisamente a Vancouver, entrare nel prestigioso Showroom posto nel cuore della baia in cui sorge l’attrattiva città che si affaccia sull’Oceano Pacifico, è stato davvero un modo concreto per fare un salto nei sapori e nel fascino delle tradizioni della loro terra natia. La location esclusiva è stata rea“

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lizzata in occasione delle “Olimpiadi invernali Vancouver 2010” dall’Assessorato alle Attività Produttive della Regione Calabria e da Unioncamere Calabria in collaborazione con l'Icri (Istituto calabrese relazioni internazionali) e la Camera di Commercio Italiana di Vancouver, Edmonton, Calgary. All'interno di “Discover Calabria”, aperto per quattro settimane, dall’8 febbraio fino al 5 marzo, posto in una

B U S I N E S S M A G A Z I N E

via centrale della metropoli canadese proprio in occasione dei Giochi Olimpici e Paraolimpici degli Sports Invernali “Olimpiadi invernali Vancouver 2010”, si sono svolte varie attività grazie ad un programma di eventi, sia di carattere prettamente commerciale prevedendo quotidianamente incontri d'affari B2b, sia di tipo educational attraverso seminari specialistici sul turismo, sul sistema socio-economico calabrese, sui ►

attualità

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attualità

valori nutrizionali e sui benefici dell’olio d’oliva, del vino rosso e della cucina mediterranea. Si è trattato di una vetrina prestigiosa per l'imprenditoria calabrese di eccellenza che si declina nei comparti chiave dell'economia regionale: agroalimentare, artigianato, gioielleria, alta moda, turismo e promozione del territorio calabrese. Abbiamo partecipato alla festosa cerimonia di chiusura ufficiale dello Showroom “Discover Calabria”, nel corso della quale sembrava di essere in Calabria visto l'alto numero di calabresi residenti a Vancouver presenti. Tale evento si è svolto giorno 5 marzo alla presenza di: Celso Boscariol, presidente della Camera di commercio italiana di Vancouver, Edmonton, Calgary; Elizabeth Iachelli, segretario della Camera di commercio italiana di Vancouver, Edmonton, Calgary; Alex Martyniak,

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direttore del marketink della Camera di commercio italiana di Vancouver, Edmonton, Calgary; Giorgio Puppin, della Camera di commercio italiana di Vancouver, Edmonton, Calgary; i produttori calabresi: Garardo Colavolpe, titolare dell’omonima azienda che opera a Belmonte Calabro (Cs) e i fratelli Arcuri insieme a Franco Ciccone, per l'azienda olivicola Arcuri di Maida (Cz); Adolfo Rossi, consulente esperto in internazionalizzazione presso Unioncamere Calabria; Machael Cuccione, presidente dell’associazione Culturale Calabrese

di Vancouver; Fortunato Bruzzese, importatore agroalimentare originario di Mammola (Rc); Fortunato Bellantoni, importatore vitivinicolo; Joe Valoroso, importatore italiano; fra i tanti calabresi anche Marco Rizzitano, giovane catanza-

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rese residente a Vancouver; infine vari giornalisti della stampa canadese, oltre che una delegazione giornalistica tutta calabrese, composta da alcuni redattori della testata Calabriaeconomia e le telecamere di Videocalabria. «La Regione Calabria ha individuato, nella sua azione di promozione delle imprese calabresi nel mondo, alcuni Paesi evoluti come l'America, il Giappone e appunto il Canada», ha dichiarato Francesco Sulla, Assessore pro tempore alle Attività Produttive della Regione Calabria in una nota stampa ufficiale. Sulla ha anche evidenziato verso quali paesi sarebbe utile attivare politiche di internazionalizzazione. «Non vi è dubbio – prosegue Sulla – che proprio sull'esigente mercato canadese risulti facilitata la penetrazione dei nostri prodotti di eccellenza soprattutto grazie alla forte comunità di italiani ivi esistente. Certamente, le nostre imprese non temono il confronto con nuovi mercati ed hanno superato la timidezza e la sindrome da Cenerentola attraverso le numerose iniziative condotte a Montreal e Toronto e le visite delle delegazioni calabresi. Ritengo che il segreto sia non condurre iniziative spot ma consolidare i rapporti avviati e proprio secondo tale strategia lo Showroom a Vancouver è una occasione che non poteva certo andare persa. Occorre continuare – ha proseguito Sulla – nella

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ricerca di manifestazioni che consentano di realizzare vetrine internazionali per l'esposizione delle eccellenze calabresi come appunto lo Showroom “Discover Calabria” che consente di aprirsi non solo al pubblico canadese ma al mondo intero. Bisogna, inoltre, comprendere che si deve vendere non solo il singolo prodotto ma l'intero territorio, i processi produttivi, le tecnologie, l'ambiente, la cultura: solo in questo modo risulterà più facile attrarre gli operatori commerciali e posizionare i nostri prodotti sui mercati mondiali». «L'obiettivo principale dell'Icri – ha affermato Nicolino Congestrì, Presidente Icri – è quello di unire ed integrare i ca-

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labresi all'estero nonchè di valorizzare le risorse economiche ed imprenditoriali che agevolano gli scambi intersettoriali con la terra di origine. Dunque, quale migliore occasione dei Giochi Olimpici e Paraolimpici degli Sports Invernali Vancouver 2010 per cercare di raggiungere gli obiettivi suddetti. Toronto e la provincia dell'Ontario sono già mercato ove la presenza dei prodotti calabresi è capillarmente diffusa; non è così per le province della British Columbia ed Alberta con le città di Vancouver, Edmonton e Calgary. Quest'area del Canada è costituita da circa 8.000.000 di abitanti e da tali territori ci sono giunte richieste talvolta specifiche di prodotti calabresi. L'Icri è convinta che in parallelo allo Showroom “Discover Calabria” le comunità italo-canadesi possano diventare volàno per una larga diffusione dei nostri prodotti». Donatella Romeo, segretario generale di Unioncamere Calabria, ha infine puntato l'accento su questa kermesse che ha definito «importante in termini di visibilità mediatica; un'opportunità commerciale all’interno della quale si è dispiegato un fittissimo programma di appuntamenti quali seminari tema-

tici, incontri d’affari B2b, mostre dedicate all'artigianato artistico e dimostrazioni dal vivo dei maestri artigiani della Calabria». Donatella Romeo nel corso di un’intervista è stata disponibile a rispondere alle nostre domande su “Discover Calabria”. Quando nasce “Discover Calabria”? Un nome significativo per una vetrina internazionale...

«“Discover Calabria” nasce da una forte condivisione strategica messa in campo con il Dipartimento Attività Produttive della Regione Calabria e dalla collaborazione attivata con la Camera di Commercio Italiana di Vancouver, Edmonton e Calgary. La scelta di attribuire allo showroom il nome di “Discover Calabria” è stata pensata propria per attrarre flussi di interesse ed accrescere la conoscenza verso l’intero “Sistema Calabria” che all’estero, spesse volte, non gode di un adeguato livello di riconoscibilità soprattutto per quanto riguarda il nostro patrimonio imprenditoriale e produttivo. Indubbiamente i riflettori mediatici mondiali sono stati puntati sulle Olimpiadi invernali di Vancouver 2010 e lo Showroom “Discover Calabria” ha rappresentato una vetrina internazionale di ampio respiro e di straordinaria componente attrattiva oltre che una evidente opportunità di visibilità per le eccellenze

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attualità del panorama imprenditoriale calabrese. Penso all'agroalimentare con la produzione di conserve alimentari a base di tonno, di fichi secchi, il vino, l'olio extra vergine di oliva ma non solo, penso anche al meglio dell'artigianato calabrese dalla gioielleria all'alta moda, al design. All'interno di “Discover Calabria”, aperto tutti i giorni per un mese, abbiamo inteso realizzare un fitto programma di eventi sia di carattere prettamente commerciale prevedendo quotidianamente incontri d'affari B2b, che di tipo educational attraverso seminari specialistici sul turismo, sul sistema socio-economico calabrese, sulla dieta mediterranea ed i relativi valori nutrizionali, sui benefici dell’olio d’oliva, del vino rosso e di tutti i nostri sapori ed odori unici e straordinari. Il tutto è stato modulato all'interno di settimane tematiche che hanno restituito al pubblico dei partecipanti una chiara immagine della Calabria, della sua identità produttiva e territoriale». Pensa che iniziative di questo tipo possano aiutare la Calabria a uscire dai suoi confini ed entrare nei mercati internazionali?

«Non ho riserve in merito; sicuramente la nostra presenza a Vancouver ci ha restituito risultati importanti ed esprimo soddisfazione per il bilancio positivo che abbiamo portato a casa soprattutto in favore delle nostre imprese. Accompagnare le imprese calabresi ad entrare con successo sui mercati internazionali e fornire loro concrete opportunità di business per accrescere la propria competitività rientra nei compiti istituzionali delle Camere di Commercio e dell’Unione Regionale della Calabria. Sono del parere che sia necessario attivare politiche strategiche di internazionalizzazione sempre più mirate a soddisfare i reali e sostenibili bisogni di espansione avanzati dalle imprese ma soprattutto occorre ragionare sulla reale utilità di tutte le iniziative programmate in una visione organica e coordinata».

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Speciale Olimpiadi invernali "Vancouver 2010"

Che beneficio hanno avuto gli imprenditori?

«Senza dubbio gli imprenditori hanno sperimentato l’opportunità di vivere una location esclusiva inserita in un contesto ad alta visibilità di carattere mondiale e proiettata su un mercato canadese in forte espansione come quello di Vancouver e della British Columbia che indirizza le proprie mire espansionistiche verso Oriente. Non dimentichiamo, inoltre, che gli imprenditori hanno svolto incontri d’affari con operatori commerciali internazionali e che lo showroom è stato oggetto anche di un’attenzione particolare da parte dalla stampa nazionale ed estera; penso a Rai International, allo speciale realizzato su Channel 4 di Vancouver ed alle dirette radio senza dimenticare gli articoli sul Vancouver Sun o sulla Province. Tutti segnali positivi che si sommano ai tanti messaggi di complimenti ricevuti anche su siti ufficiali delle Olimpiadi».

Che idea si è fatta dei calabresi emigrati in Canada?

sono continuare ad alimentare». Come si svilupperà in futuro questa partnership?

«Su tale tema occorre avviare un nuovo ragionamento con la Regione Calabria, nostro partner nell’iniziativa. Tuttavia è nostra ferma intenzione consolidare le collaborazione istituzionali e commerciali avviate con i rappresentanti del governo della British Columbia, dell’Agenzia di sviluppo di Vancouver e dell’Autorità Aeroportuale con particolare riferimento al settore delle “best practices” e della “green economy” di cui Vancouver vanta il primato di leader mondiale. Ritengo, inoltre, che sia possibile avviare future missioni imprenditoriali per rafforzare i legami di carattere commerciale già avviati soprattutto nei settori del turismo, dell’agroalimentare e dell’artigianato, avvalendosi anche dell’apporto organizzativo e della collaborazione delle comunità calabresi in Canada». ●

«L’emigrazione calabrese verso la British Columbia si è svolta tra la fine della II guerra mondiale ed i primi anni 70 ed è la terza come numero dopo quella presente su Toronto e Montreal; questi dati ci parlano di una comunità molto attiva sotto ogni profilo: da quello politico ed economico a quello sociale. Devo riconoscere che la nostra presenza è stata accolta con molto favore e la partecipazione allo showroom è stata grandiosa, oltre le aspettative. Ritengo che la comunità di calabresi emigrati in Canada abbia raggiunto straordinari livelli di integrazione e di eccellenza in diversi ambiti di azione. Ovviamente molti di loro ritornano periodicamente in Italia ed hanno contatti sistematici con le loro comunità di origine, ma tanti altri, pur avendo definitivamente abbandonato l’Italia, la portano nel cuore conservando un sentimento vero che, anche attraverso il contatto con le nostre produzioni, pos-

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Speciale Olimpiadi invernali "Vancouver 2010"

Intervista a:

Pino Posteraro

Chef Cioppino's Mediterranean Grill & Enoteca

Tra i calabresi più famosi in Canada abbiamo intervistato il titolare di “Cioppino's Mediterranean Grill & Enoteca”, Pino Posteraro, nato in provincia di Cosenza, precisamente a Lago, Chef del 2008 di Vancouver Magazine of the Year, vanta preziosi riconoscimenti ed è conosciuto come uno tra i ristoranti più rinomati, meta di celebrità, campioni e figure istituzionali di rilievo.

ire al loro benessere alimentare. Così decisi di dedicarmi all’arte culinaria. Ho avuto il privilegio di lavorare, tra gli altri, con: Armando Zanetti e Sergio Lorenzi. Mi sono diplomato al George Brown College ove sono poi diventato istruttore. Ho aperto il mio ristorante “Cioppino's” nel 1999; nel 2009 siamo stati scelti come il migliore ristorante della British Columbia in assoluto. Sono orgoglioso di tutti i riconoscimenti che abbiamo ricevuto negli anni. Tra i più prestigiosi:

Perchè ha dato questo nome al ristorante?

«Il nome Cioppino's è basato su un gioco di parole contenente il mio nome; precisamente ho abbinato alla parola Chez il mio nome, Pino, per indicare “C'è Pino”».

Ci racconta la sua storia. Perché questa professione? Pensava da bambino di diventare un noto chef calabrese a Vancouver?

«Da piccolo non ho mai pensato di diventare chef, anche se a casa mia ero circondato da ottimi cuochi a partire da mia madre. Finite le superiori decisi di iscrivermi alla facoltà di medicina ma ho frequentato solo il biennio perché decisi di lasciarla quando ho assistito per la prima volta alla dialisi. Fu allora che compresi che sarei stato felice perseguendo un altro obiettivo: vedere le persone sorridere e contribu-

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- Ristorante dell' Anno 2009 Vancouver Magazine; - Chef dell' Anno 2008 Vancover Magazine; - Medaglia d'Oro nella Gold Medal Plates Competition; - Miglior ristorante Italiano per sei anni consecutivi; - Scelto da la James Beard Foundation per un evento esclusivo alla J. Beard House; - Selezionato da Gourmand Magazine per il mio libro omonimo al ristorante. Che mi dice delle nostre eccellenze

enogastronomiche? Vino, olio extravergine d'oliva, peperoncino, miele, dolci, salumi, formaggi.... Quali ingredienti made in Calabria non mancano mai nella sua cucina?

«Nella mia cucina non mancano mai i prodotti made in Calabria come l’olio d'oliva, le olive, l’origano, il miele, i pomodori secchi, i fichi secchi, il vino, i formaggi come il pecorino Crotonese, la ricotta affumicata… e molte altre eccellenze di cui la Calabria si può vantare». Le manca la Calabria?

«La Calabria è diventata un rifugio. Ci torno quando posso per rilassarmi e fuggire dalla routine quotidiana. Purtroppo la mia professione non mi permettere di essere via dal ristorante troppo spesso. Rientrare mi permette di rivivere sensazioni forti. Penso, per esempio, al rito del porco. Il Nerello Calabrese era il suino più diffuso in Calabria ma i tempi di maturazione, due anni invece di 10-12 mesi, hanno favorito la carne del suino bianco come scelta primaria delle famiglie. Da ragazzi ricordo che partecipavamo volentieri alla produzione di ottimi salumi». Chi sono i suoi clienti...

«Troppi da nominare tutti. Tra i “big” subito mi vengono in mente Al Pacino, il principe Alberto di Monaco, Harrison Ford, Jennifer Aniston, Bill Clinton». ● R. M.

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Speciale Olimpiadi invernali "Vancouver 2010"

Vancouver:

un messaggio di operatività dal Presidente Roberto Salerno

"La Calabria è migliore!" di

Rosalba Paletta

I

giochi olimpici e paraolimpici di Vancouver 2010 non sono stati soltanto un’occasione agonistica d’incontro per migliaia di atleti e appossionati sportivi: nella suggestiva cornice della sponda occidentale canadese, che unisce alle vette innevate, la bellezza del Pacifico, passando per grattacieli mozzafiato, anche la Calabria ha avuto uno podio per i suoi campioni: non di sci, ma dell’agroalimentare e dell’artigianato artistico e di tradizione locale. Approfittando della presenza di visitatori provenienti da tutto il mondo, infatti, la nostra Regione ha esposto per ben 4 settimane, in uno dei quartieri più esclusivi della città, i suoi tesori in uno spazio che già nel nome svela la sua finalità: Discover Calabria. L’esposizione ha coinvolto aziende calabresi impegnate nella produzione olearia, dolciaria, vitivinivola, di prodotti sott’olio, tonno, caffè, ma anche nell’arte orafa, nella creazione di abiti di alta sartoria, di ceramiche artistiche e gioielli. Ovviamente, oltre ai visitatori provenienti da tutto il mondo

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per via delle Olimpiadi, ad affollare lo spazio “Discover Calabria”, è stata anche la grande comunità di emigrati calabresi a Vancouver: una comunità affiatata, che non ha mai dimenticato i gusti, gli odori e i sapori che la nostra terra è ancora in grado di offrire. A sorprendere anche loro, però, è stato il livello di specializzazione che molti dei nostri produttori hanno raggiunto negli anni, posizionandosi, in molti casi, a pieno titolo in quella che oggi viene definita “nicchia di mercato”. All’approccio espositivo, che ha comunque deliziato la vista e il palato di tanti turisti, si è unito quello commerciale, grazie all’organizzazione di incontri B2B fra produttori calabresi e importatori canadesi; e quello di educational, grazie a seminari a tema sul concetto di sana e corretta alimentazione che tanto caratterizza la nostra Dieta Mediterranea. Discover Calabria è valso anche per promuovere incontri fra investitori canadesi interessati ad intraprendere attività nella nostra regione e istituzioni. Proprio durante le giornate olimpiche abbiamo incontrato a Vancouver il Presidente di Unioncamere Calabria, Fortunato Roberto Salerno, che si è detto soddisfatto dell’interesse dimostrato da alcuni imprenditori della British Columbia. Presto

voleranno nella nostra regione per verificare la fattibilità di alcuni progetti. Proprio lui ci ha raccontato come spera si evolverà questa intensa esperienza canadese. Presidente Salerno, qual è la sua opinione su questa esperienza?

«Sono soddisfatto. Grazie alla collaborazione che abbiamo realizzato con l’assessorato alle Attività produttive della Regione Calabria abbiamo realizzato 4 intense settimane qui a Vancouver: un mese dedicato alla nostra regione, appunto denominato “Discover Calabria”, in occasione dei Giochi Olimpici e paraolimpici. In fase organizzativa ci era sembrata un’occasione irripetibile e imperdibile, ora possiamo dire che è stata un’intuizione giusta. La Calabria ha riscosso un grande successo».

Al centro di questo spazio l’artigianato artistico e di tradizione e l’agroalimentare: settori significativi nella nostra economia posti qui in una vetrina permanente e d’eccezione…

«Assolutamente sì, la location individuata dalla Camera di Commercio Italiana a Vancouver con grande competenza e serietà è stata determinante. Nell’isola pedonale, a pochi metri da dove si sono svolti i Giochi, in uno dei quartieri più

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attualità esclusivi e suggestivi della città, la Calabria ha svolto un ruolo da protagonista. La Camera di Commercio italiana a Vancouver ha fatto davvero un gran lavoro di relazioni, attivandosi e ponendo in essere per le nostre realtà produttive contatti molto importanti con operatori economici locali. Per questo la ringrazio in maniera davvero profonda». Nello speciifico in che cosa sono consistite queste quattro settimane?

«La prima è stata la settimana della moda e dell’arte orafa, nell’ambito della quale abbiamo realizzato anche sfilate in contesti di grande richiamo; la seconda ha messo al centro l’agroalimentare, e molto spazio è stato dedicato anche agli spazi cosiddetti “educational”, cioè informativi e seminariali, per spiegare ciò che di più prezioso caratterizza le nostre produzioni tipiche, come l’olio extravergine di oliva ed il vino, alla base della nostra Dieta Mediterranea e di una corretta alimentazione, tema molto sentito in Canada. Le altre due settimane sono state dedicate al turismo. Abbiamo constatato con grande soddisfazione il potenziale che c’è per la nostra regione a Vancouver, partendo da un dato di grande importanza: la solidità della comunità calabrese residente qui. Si tratta di una comunità molto attiva, giunta alla quarta generazione, che detiene posti importanti dal punto di vista politico (ci sono membri di governo di origine calabrese), ma anche dal punto di vista imprenditoriale. Operatori economici fra i più affermati della città sono, e lo diciamo con orgoglio, di origini calabresi».

Questa occasione è valsa anche a individuare le possibilità che la nostra regione ha di attrarre nuovi investimenti industriali: nello specifico può dirci qualcosa in più?

«I canadesi sono fra i primi al mondo per competenze e interventi nel campo della green economy. L’economia verde riscuote oggi in tutto il mondo un grande interesse. Se noi, come Calabria, riu-

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Speciale Olimpiadi invernali "Vancouver 2010"

sciremo a dare seguito alle proposte che sono state avanzate durante le giornate del “Discover Calabria”; se riusciremo, come mi auguro, a valutare con serenità insieme alla Regione Calabria le tante occasioni che si possono aprire per i nostri imprenditori, sotto l’aspetto turistico, agroalimentare e dell’ economia verde, saranno molti gli investitori interessati ad attenzionare la nostra terra. Ci sono molte attività che possono essere implementate con il coinvolgimento delle camere di Commercio di Montreal, Toronto e Vancouver, in particolare per ciò che attiene ai rapporti commerciali con le aziende calabresi: grazie alla sinergia delle tre Camere si potrebbero anche superare alcune delle difficoltà doganali, soprattutto in riferimento al vino e all’olio, la cui commercializzazione è sottoposta a regole molto rigide». Si tratta di progetti ambiziosi e importanti, che lasciano quindi presupporre tempi di realizzazione medio-lunghi. Che cosa vi aspetta al rientro in Calabria?

«Posso prendere questo impegno come Presidente di Unioncamere Calabria: non molleremo questa opportunità. Partiamo da un presupposto: noi non abbiamo grandi siti industriali, abbiamo tante piccole realtà, prodotti di nicchia che possono farci entrare in questi mercati dalla porta principale. Per farlo però, noi per primi, dobbiamo acquisire una consapevolezza: la costanza della qualità è imprescindibile. Dovremo redigere in tal senso un disciplinare, vigilare perché venga osservato e sulla base della fedeltà a tali regole saremo noi a dare la possibilità alle nostre imprese di entrare in questi mercati, con la garanzia delle Camere di Commercio attive qui in Canada. Quando si opera in collaborazione con le camere di Commercio locali, inoltre, le garanzie sui partner sono totali, perché sono loro per prime a conoscere le realtà che vengono segnalate alle nostre imprese. Sono stati

loro, come dicevo prima, a farci incontrare membri della Commissione dello Sviluppo Economico canadese. Abbiamo avuto degli F. R. Salerno incontri ufficiali con il locale Ministero, che ci ha prospettato realtà concrete di apertura ai nostri operatori turistici: una opportunità che ci è sembrata ottimale sembra già essersi profilata per Vibo Valentia. Avremo nei prossimi mesi una visita nella cittadina tirrenica, che sarà seguita direttamente da noi, e che potrebbe tradursi in un ottimo investimento. Vorrei rimarcare questo aspetto: la costanza e l’accompagnamento delle attività che si andranno a programmare è un ulteriore elemento di serietà, che spesso purtroppo è mancato, facendo sfumare occasioni che non possiamo più permetterci di perdere». Che messaggio vuole lanciare alla Calabria migliore, che qui a Vancouver ha fatto bella mostra di sé?

«Voglio dire che la Calabria è migliore, come i luoghi frequentati in questi giorni, gestiti, come il ristorante Choppino's che ci ospita mentre parliamo, da calabresi tenaci e capaci, dimostrano. Quando la Calabria sceglie la strada della qualità non teme rivali: Pino Posteraro, che voglio citare come esempio, usa per elaborare i suoi piatti, prodotti calabresi e ad apprezzarlo non c’è un pubblico di nostri nostalgici conterranei, che potrebbero non essere obiettivi nel valutare. C’è la popolazione americana, canadese. Questo vuol dire noi abbiamo un potenziale grande: dobbiamo soltanto attrezzarci per tradurlo in azioni concrete da portare nel mondo». ●

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Intervista al presidente dell'Anas Pietro Ciucci

Ponte sullo Stretto: pronto per il 2017 «Ripartiti i cantieri per le opere propedeutiche»

di

Angela Latella

I

l Ponte sullo Stretto nel 2017 sarà realtà. Dopo anni di rinvii e polemiche, la società “Stretto di Messina” nel dicembre dello scorso anno ha finalmente dato l’avvio ai lavori della più grande infrastruttura del Mezzogiorno. L’amministratore delegato della società e presidente di Anas Pietro Ciucci in questa intervista parla dell’opera: dalle fasi di realizzazione alle ricadute socio - economiche sul territorio, senza dimenticare l’au-

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tostrada A3 Salerno – Reggio Calabria, che, secondo le previsioni, sarà completata entro il 2013. Presidente Ciucci, con l’avvio dei cantieri per alcune opere propedeutiche è, di fatto, cominciata l’era del Ponte sullo Stretto.

«Si, ma più che cominciata direi che è ripartita. La rapida successione delle azioni finalizzate al riavvio del Ponte, oltre a testimoniare il grande impegno e l’accelerazione posta dalla Stretto di Messina, sottolineano la forte volontà del Governo e del Ministero delle Infrastrutture a portare a termi-

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ne questa grande opera. Nell’arco di pochi mesi infatti è stato raggiunto e superato il punto del 2006 in cui l’opera subì un ingiustificato blocco. Abbiamo firmato gli accordi con le imprese che avranno il compito di realizzarla, dato loro l’ordine di inizio attività, varato l’aumento di capitale della Stretto di Messina, approvato la Convenzione con il relativo piano finanziario, aperto i cantieri della prima opera propedeutica del Ponte - la cosiddetta “variante di Cannitello” per risolvere le interferenze con il futuro cantiere della torre lato Calabria -, avviato

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Intervista al presidente dell'Anas Pietro Ciucci

Pietro Ciucci Amministratore delegato della società "Stretto di Messina" e presidente Anas

la progettazione definitiva dei 40 km di collegamenti a terra del Ponte che rappresentano circa un terzo dell’investimento complessivo. Insomma un grande lavoro fatto nei tempi previsti. E proprio il rispetto dei tempi, oltre che della qualità e dei costi dell’opera, sarà il nostro filo conduttore». A proposito di tempi, è la prima domanda che si pone l’opinione pubblica. Quando ritiene possa essere operativo il collegamento stabile tra Calabria e Sicilia?

«La progettazione definitiva delle opere a terra, come detto, è già co-

minciata. Il 1° aprile è stata avviata quella del Ponte per essere completata in settembre, con la conseguente attivazione delle procedure di approvazione da parte del Cipe. Successivamente si procederà alla stesura della progettazione esecutiva e si prevede di poter avviare il cantiere principale per l’inizio del 2011, con l’obiettivo di aprire l’opera al traffico il 1° gennaio del 2017». Nella fase di realizzazione del Ponte, quale ricaduta si prevede dal punto di vista occupazionale, tra lavoratori direttamente impegnati nei

cantieri e indotto?

«Per quanto riguarda le aspettative socioeconomiche, la realizzazione del progetto del Ponte determinerà importanti ricadute, non solo per i Comuni direttamente interessati dai lavori, ma per l’intero territorio del Mezzogiorno. Complessivamente, l’impatto economico diretto, indiretto e indotto della fase di cantiere risulta pari al significativo importo di circa 6 miliardi di euro: di questi, oltre il 50 per cento si concentra in Calabria e Sicilia e circa il 75 per cento nel Mezzogiorno d’Italia. Le ricadute ►

Vista del ponte area direzionale - Calabria

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B U S I N E S S M A G A Z I N E

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Intervista al presidente dell'Anas Pietro Ciucci

Vista Santa Trada - Calabria

occupazionali dirette ed indirette sono pari a circa 40.000 unità l’anno limitatamente alle regioni dello Stretto. Ad un anno dall’apertura del cantiere principale saranno al lavoro oltre 8.000 persone». Dopo l’entrata in esercizio?

«Le valutazioni relative alla fase di esercizio muovono da due principali presupposti che si basano sull’effettivo valore di un collegamento stabile e continuativo, aperto ventiquattro ore al giorno per 365 giorni l’anno, che consente l’attraversamento dello Stretto in soli tre minuti. Il primo concerne il forte miglioramento della qualità del servizio offerto che determina al contempo effetti positivi sullo sviluppo del territorio e nella vita quotidiana. Il secondo si basa sul contributo dell’opera alla decisiva riduzione del deficit infrastrutturale che, con una contestuale riqualificazione delle infrastrutture portanti del Mezzogiorno sia ferroviarie che stradali, consente di attivare un “effetto volàno”. Si tratta, in altre parole, di

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un moltiplicatore di sviluppo destinato a creare straordinarie ricadute, anche superiori a qualsiasi aspettativa positiva, sul sistema industriale ed economico del Mezzogiorno. In particolare nell’ambito dei vari settori l’impatto più importante è relativo agli scambi commerciali e all’attività economica. L’impatto turistico è almeno duplice: c’è l’impatto di migliori collegamenti che agevolano l’accessibilità sia sul breve che sul lungo raggio e c’è l’impatto del “manufatto” Ponte, che può divenire esso stesso meta turistica. L’impatto urbanistico è relativo al decongestionamento del traffico, al miglioramento della qualità della vita che ne consegue, al rilancio dell’immagine urbana e delle sue funzioni commerciali e turistiche. Non di secondaria importanza sono le possibilità legate alla riqualificazione delle aree che si renderanno disponibili e alla sistemazione del fronte mare. Con la realizzazione del Ponte potranno anche essere riqualificati gli attuali sistemi portuali che, alleggeriti dalle fun-

zioni di traghettamento locale, potranno concentrarsi sul mercato croceristico internazionale e diportistico. Per quanto riguarda poi i servizi alle persone, la creazione di un’“area urbana integrata” tra Messina e Reggio Calabria, grazie al drastico abbattimento dei tempi di attraversamento dello Stretto, comporterà una più agevole fruizione di varie funzioni, tra le altre, culturali, sanitarie, commerciali, di svago». Si parla spesso di un forte valore aggiunto per la ricerca scientifica.

«Certo, nel considerare la valenza socio-economica, non si può prescindere dal valore delle ricadute sulla ricerca scientifica, in questo caso legata ai materiali ed alle tecniche e tecnologie costruttive e di monitoraggio ambientale. Il progetto del Ponte sullo Stretto costituisce di per sé un grande laboratorio di ricerca. L’alto contenuto tecnologico del progetto e la dimensione dell’intervento lasciano prefigurare l’importante valore aggiunto per la siderurgia e l’industria dei semilavorati metallici, per la

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Intervista al presidente dell'Anas Pietro Ciucci

Vista Pantano grande - Sicilia

carpenteria metallica di alta qualità, per i grandi montaggi meccanici, per l’impiantistica ad alta tecnologia e, più in generale, per la ricerca, la sperimentazione tecnico – scientifica e ambientale. Si tratta di un fenomeno già registrato in altri paesi interessati dalla costruzione di grandi ponti». Coinvolgerà anche le Università dello Stretto?

«Faccio un esempio a titolo esemplificativo. Gli studi ingegneristici condotti in occasione della realizzazione, ed in seguito sul monitoraggio, del Golden Gate Bridge hanno portato alla creazione in loco di una delle più importanti facoltà di ingegneria americane, mi riferisco alla University Berkeley della California».

Il Ponte è anche il simbolo di un grande rilancio del Mezzogiorno. Quali effetti potrà produrre la realizzazione di quest’opera?

«E’ una delle tante categorie di impatto socio-economico analizzate, peraltro di difficile rilevazione quan-

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titativa, ma è comunque da tenere in considerazione per una valutazione compiuta degli effetti della realizzazione del sistema di collegamento attraverso lo Stretto. L’implementazione di un collegamento stabile, stante la dimensione assolutamente eccezionale dell’opera Ponte, genera conseguenze riassumibili in “effetto credibilità”: la ricaduta positiva sul clima di business - riassumibile in un maggior interesse di investitori esterni all’area - connesso al fatto che l’Italia investe nel Mezzogiorno in un’opera di assoluto prestigio tecnologico, ad elevata visibilità. Si può ipotizzare quindi che la realizzazione del Ponte attragga investitori internazionali, con possibilità di insediamento di aziende multinazionali nel territorio derivante dalla maggior accessibilità per le merci e per le persone». In molti sostengono la necessità di completare i lavori di ristrutturazione dell’autostrada Salerno – Reggio Calabria prima di occuparsi d’altro.

«E' quello che stiamo facendo e con

buoni risultati. Allo stato attuale, infatti, quasi metà della nuova autostrada è già completata: su un totale di 443 km, 194 km di autostrada sono già ultimati e fruibili e, inoltre, circa 181 km di autostrada sono in esecuzione, per un totale di circa 375 Km, corrispondente all’85% dell’intero tracciato. I restanti 68 km sono in avanzata fase di progettazione e, grazie ai fondi stanziati dal Cipe, le relative procedure di gara potranno essere avviate entro la prima metà del 2010. L’obiettivo che il Governo ci ha posto è quello di completare  l’autostrada A3 progressivamente entro il 2012 e il 2013, e quindi dieci anni dopo l’avvio effettivo dei lavori. Si tratterebbe di un risultato in linea con le migliori performance nazionali ed internazionali, tenuto conto dell’estensione complessiva dell’infrastruttura e della complessità dei lavori per le caratteristiche geomorfologiche dei territori attraversati e per la necessità di operare in presenza di traffico». ●

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La Calabria frana

La Calabria frana

l'esperienza di Janò a Catanzaro

di

U

«Non c’è angolo delle cinque province che possa considerarsi al sicuro»

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Davide Lamanna

na pioggia abbondante e la Calabria va in crisi. Non sono soltanto stradine di periferia a crollare, ma anche pezzi di autostrada, ponti ferroviari, interi agglomerati urbani. Non c’è angolo delle cinque province che possa considerarsi al sicuro. Perché “lo sfasciume pendulo sul mare”, come Giustino Fortunato ai primi del ‘900 definì la nostra regione, è fragile per sua natura. E non è che l’uomo abbia cercato di migliorare le cose. Tutt’altro. Anni di lassismo e abbando-

no, di prosciutto davanti agli occhi e di tappi nelle orecchie degli amministratori, ci hanno regalato il desolante spettacolo di questo lungo inverno. Certo straordinario per intensità di eventi piovaschi, ma non così da giustificare quel che è successo a Maierato, ad esempio, o nel capoluogo calabrese, dove piccoli imprenditori hanno perso anche il lavoro. Il loro e quello dei dipendenti. Gli sono rimasti solo i debiti contratti per far partire o migliorare le proprie attività. Janò sorge nella zona alta di Catanzaro. E’ il nome dato a una strada a ridosso della quale, negli ultimi vent’an-

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ni, sono state costruite una miriade di case facendovi nascere un popoloso quartiere. Ha la sua scuola, la sua piccola cappella. Sono circa mille gli abitanti. Accedervi significa mettere in conto la difficoltà di percorrere strade strette come vichi, tra salite e discese. Scopri ville signorili ed edifici ancora da completare. Piccoli capanni e case di campagna. Ma il biglietto da visita è un palazzotto disabitato che mostra i segni di un cedimento strutturale. Sta lì da anni, oltre 15, ed è l’emblema del dissesto idrogeologico che caratterizza questa zona. Un dissesto che le piogge di questo inverno – e di febbraio in particolare – hanno accentuato, imponendo lo sgombero di circa un centinaio di abitazioni. Mentre chi è potuto restare nella propria casa vive nel terrore di sentire l’urlo di una sirena che avvisa della necessità di lasciare tutto e scappare in luoghi più sicuri. Un po’ come succedeva nel corso della Seconda guerra mondiale, quando veniva avvistata l’aviazione nemica e bisognava

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correre nei ripari. Un’ansia che soffoca e che non lascia spazio alla tranquillità del vivere quotidiano. Tuttavia c’è chi ha un’ansia ancora maggiore. Sono coloro che, oltre ad aver perso la loro casa, hanno dovuto chiudere anche l’attività commerciale, messa in piedi con grande sacrificio. Piccoli artigiani, meccanici, carrozzieri, gestori di bar e pizzerie che, nel giro di qualche ora, hanno perso le certezze di una vita. C’è chi può guardare solo da lontano la sua officina perché la strada per arrivarci è crollata. E comunque ha la speranza di riappropriarsene. E c’è chi invece se l’è vista trascinare via da una incredibile colata di fango. E’ il caso di Maurizio Iiritano. Sposato, padre di due figli, l’11 febbraio ha fatto in tempo a recuperare qualche attrezzo del mestiere. Poi si è rassegnato a guardare – lui incredulo – la frana che inghiottiva la sua attività. «Non si può descrivere ciò che si prova in quei momenti, non si può raccontare il senso di rabbia, di frustrazione, di debolezza di fronte a una scena che pensi di vedere soltanto nei film». Parla, Maurizio, e gli si legge negli occhi l’impotenza al cospetto di una sciagura che, nel giro di

24 ore, ha cambiato lo scorrere della sua esistenza. Non tutti vogliono raccontarsi. «A cosa serve farlo – sbotta un autocarrozziere che ha dovuto mandare a casa i suoi sei dipendenti – se lo abbiamo già fatto con le persone che contano e a tutt’oggi non abbiamo visto niente. La sua attività trentennale è in ginocchio “e nessuno si sta dando da fare per aiutarci”. Hanno mutui, rate di debiti. Qui tutti sono d’accordo: il Governo è assente e solo il Comune, con in testa il sindaco Rosario Olivo, si è prodigato per attenuare lo sconforto di questi giorni. «E’ vero – spiega Giampaolo Mungo, ex assessore comunale all’Ambiente della Giunta Abramo e profondo conoscitore di questo territorio – l’Amministrazione comunale ha fatto il possibile. Il problema è che servono ingenti risorse per mettere in sicurezza quest’area e solo lo Stato può reperirle e dirottarle a Catanzaro. Abbiamo apprezzato la presenza di Bertaloso e della Commissione Ambiente ma aspettiamo che le parole si trasformino in fatti. A oggi c’è un’ordinanza ministeriale pubblicata sulla Gazzetta ufficiale che parla di stato d’emergenza, ma non c’è quella di Protezione Civile, quella che definisce il contributo economico per aiutare la gente a ripartire. Si parla di uno stanziamento di 15 milioni di euro. Abbiamo anche chiesto la sospensione del pagamento di bollette e rate dei mutui. Ma quando saranno accolte queste richieste?». E nell’attesa si può contare solo sulla solidarietà reciproca. Quella del Comitato sorto spontaneamente per far fronte all’emergenza; quella che, ad esempio, è scattata ►

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tra alcuni piccoli imprenditori. «C’è un carrozziere – racconta ancora Mungo – la cui attività non è stata toccata, per fortuna, dalla frana. Si chiama Alberto De Gregorio e sta ospitando, nei suoi locali, un meccanico e un elettrauto, entrambi sgomberati». Solidarietà che ha messo in gioco la Chiesa, con un uomo di Dio di quelli che conciliano con il credo cattolico. Si chiama Don Maurizio Olivadoti ed è sceso in campo con gli stivaloni di gomma, pronto a difendere i suoi parrocchiani. Soprattutto da quell’accusa odiosa che qualcuno gli ha mosso, quella di essere abusivi. «Un’accusa infondata perché queste costruzioni sono state tutte condonate e sono stati pagati allo Stato fior di quattrini per regolarizzare le diverse posizioni. Dunque è solo un alibi parlare di abusivismo». Don Maurizio, su questo, non accetta “se e ma”. «Qui si pagano le tasse e non ci sono cittadini italiani di serie B. Invece c’è gente che non dorme la notte, che è terrorizzata quando comincia a piovere. Ci sono bambini che hanno continuamente incubi e mamme e papà che non sono capaci di rincuorarli visto che non hanno certezza del loro futuro. Vivono

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la rassegnazione di chi sa che dovrà ricominciare tutto di nuovo. Ma per farlo bisogna essere forti». Così il parroco ha deciso di dare un sostegno a chi ne ha bisogno, avvalendosi dell’ausilio di psicologi che incontrano le famiglie e li aiutano nei momenti di sconforto. «Cominciamo da questo, ma siamo pronti a far da pungolo alle istituzioni se non staranno vicino alla popolazione. Regione e Governo, per ora, sono stati solo a guardare mentre devo dire grazie al sindaco Olivo che ha evitato di sistemare le famiglie sgomberate nei container, trovando soluzioni certamente più dignitose». Alcuni alloggi della Telecom sono stati requisiti con una ordinanza sindacale e destinati agli sfollati. Non è come stare a casa, ma certo meglio che vivere in un container. Si trovano, tra l’altro, in una zona a ridosso di Janò. Dove si ritorna ogni giorno. Dove si osserva, con timore, la montagna. Con la speranza che la frana non inghiottisca un altro pezzo della propria vita. ●

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Don Maurizio Olivadoti:

Ci sono bambini che hanno continuamente incubi e mamme e papà che non sono capaci di rincuorarli visto che non hanno certezza del loro futuro»

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La Calabria frana

Risponde il geologo Fabio Procopio, consulente esterno del Comune di Catanzaro La Calabria è “uno sfasciume pendulo sul mare” per sua conformazione geomorfologica o per come l’uomo è (o non è ) intervenuto negli anni?

«Direi che la nostra regione è paragonabile a una persona malata che ha bisogno di cure. Il territorio urbanizzato deve essere ben reggimentato altrimenti assisteremo sempre a quello che sta capitando in questi giorni. C’è da ricordare che la normativa Urbanistica regionale è stata approvata solo nel 2002 e ha conosciuto fasi molto travagliate. Solo ora si parla, finalmente, di sostenibilità e tutela ambientale. Un altro elemento da tenere in considerazione è l’alto tasso di abusivismo che ha caratterizzato la Calabria in passato. Molte delle strutture sorte senza permessi sono state condonate. Ora bisogna capire che, una volta promosso il condono, è necessario promuovere di pari passo anche tutte quelle opere che sanino il territorio».

Quanto la figura del geologo riesce a trovare spazio nelle istituzioni calabresi?

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«La legge, ormai, lo prevede. Dall’inizio degli anni ’80 la normativa impone che la relazione geologica sia obbligatoriamente affidata a un geologo e non a un tecnico. Ritengo, dunque, che ci sia una maggiore attenzione verso i problemi che investighiamo. Tuttavia c’è anche da dire che di geologia se ne parla ancora troppo poco. E’ un problema culturale. Ad esempio se bisogna costruire una casa si dà molto più importanza alla ricerca di un architetto, lasciando in secondo piano il parere del geologo». Soffermandoci sulla zona di Janò e Piterà, a Catanzaro, perché queste aree ha risentito più delle altre del maltempo di questo inverno?

«Storicamente è un territorio caratterizzato da paleofrane, cioè da frane che risalgono a migliaia di anni fa. Si tratta di frane quiescenti che però, se non trattate correttamente, si risvegliano. Nel caso in questione ce ne sono due. La prima è quella “Gelsi – Scala”,

quella che ha investito la statale 19. Si tratta di una frana ben definita che registra piccoli movimenti. Più complessa è quella che chiamiamo “Rombolotto”. Qui si sono attivate piccole porzioni di frane con un dissesto più diffuso». Ma è possibile mettere in sicurezza queste aree o si tratta di prevedere solo interventi tampone e non risolutivi?

«Per quanto riguarda la situazione di Rombolotto, il Comune sta provvedendo alla realizzazione dello stralcio di un progetto più ampio che certamente consentirà il risanamento idrogeologico di quest’area. Complicata è la situazione di località Scala dove il movimento della frana è più profondo ma, soprattutto, non ci sono ancora studi che ci consentano di conoscere quanto sia spessa. Serve un monitoraggio più approfondito che l’Amministrazione comunale ha già predisposto. Solo dopo potremo dire come poter intervenire per risanare la situazione». ● D. L.

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La frana di Maierato

La frana di Maierato: Storia di uno scoop

di

Maurizio Bonanno

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orrete… correte…”. La voce è rotta dall’emozione, il grido è come un appello disperato mentre tutto intorno si muove ad una velocità innaturale, accelerata. Il vocio della gente mescola insieme stupore, incredulità, paura, forse anche rabbia, di certo sbigottimento, sconcerto. Sono attimi: incredibili, inimmaginabili… stupefacenti. Tutto si muove: si muove la collina che dinanzi ai nostri occhi si sbriciola e, come fosse su di una passerella mobile, scivola a valle con un senso di liquefazione come fosse magma, si muovono le persone che cercano riparo correndo verso una zona più sicura. Tutto si muove, solo la telecamera in mano alla collega Patrizia Venturino, giornalista con il vizio di riprendere direttamente in prima persona gli eventi che racconta, rimane immobile, fissa su quella collina che scende giù con movimento compatto ed inesorabile: è lei che con mano ferma, nonostante il turbinio di avvenimenti che si accavallano in pochi secondi, riesce nella “

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storica impresa di filmare la “liquefazione dell’argilla”, un fenomeno straordinario, come poi diranno gli esperti, che in un attimo si consuma dinanzi ai nostri occhi. Siamo stati noi, quel giorno, quel pomeriggio del 15 febbraio, a filmare in presa diretta un fenomeno unico nel suo genere in Italia; anzi, nell’Europa meridionale. Come spiegato, infatti, dagli esperti qualche giorno dopo l’incredibile evento, fatti simili erano stati riscontrati solo nei paesi scandinavi, mai prima d’ora era stato provato che ciò avvenisse anche nell’Europa del sud, nell’Europa mediterranea. Così si è consumato l’evento mediatico che ha caratterizzato l’ultimo mese. Quello che in gergo si definisce uno scoop giornalistico. Ma come è stato possibile? È un mix di casualità, di fortuna professionale, ma anche di perseveranza, di attenzione, di capacità di leggere gli eventi così come all’improvviso esplodono e capire che quello è il momento di non mollare la presa lasciandosi portare dalla notizia, mettendo da parte paure, dubbi, la più piccola delle preoccupazioni.

Maurizio Bonanno e la frana in diretta

L’incredibile ondata di maltempo sta ancora provocando in tutta la Calabria una condizione di rischio perenne mettendo a nudo la debolezza di un intero sistema: frane, smottamenti, crolli, pericoli costanti. La Calabria sta combattendo una difficile battaglia contro una natura che ha deciso di reagire dopo decenni durante i quali il calabrese se n’è infischiato ed ha costruito e avviato un lungo elenco di opere che ora vivono una condizione di precarietà fisica inesorabile. Ed allora, il nostro lavoro di cronisti ci porta sempre in giro tra i luoghi e le genti a raccontare, filmare, testimoniare quanto accade. Così è successo quel pomeriggio del 15 febbraio. A fronte del lavoro fatto durante la mattinata, avevamo deciso di dedicare il pomeriggio alla frana di

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attualità Maierato, anche sulla scorta di quanto ci aveva raccontato il sindaco Sergio Rizzo: al telefono lamentava non poche preoccupazioni per alcuni segnali allarmanti provenienti dalla zona “Pantano”, mai immaginando quegli incredibili eventi che di lì a poco avrebbero trasformato Maierato in un fenomeno mediatico di caratteristiche planetarie. Sì, perché quelle immagini hanno fatto il giro del mondo e tutti hanno potuto assistere ad un evento raro. Eravamo andati, dicevamo, per realizzare il classico servizio e raccontare una frana, una delle tante che rendono difficile, a volte impossibile, in qualche momento drammatica la situazione. Eravamo lì, quando qualcosa di strano ed inimmaginabile comincia a prendere corpo. I primi segnali sono piccole spie, non da tutti percepibili. D’un tratto, ci accorgiamo che un traliccio dell’elettricità, lassù in cima alla collina, viene giù in un attimo: troppo velocemente. Cosa sta accadendo? Difficile rispondere, difficile spiegare, impossibile prevedere. In quel momento, con Patrizia ci guardiamo negli occhi e in un istante decidiamo: rimaniamo fermi qui, aspettiamo, cerchiamo di capire e con la telecamera pronta cerchiamo di cogliere ogni segnale rivelatore degli accadimenti. E lasciamo i microfoni aperti per raccogliere in presa diretta ogni piccolo elemento, ogni sospiro che possa raccontare per immagini e suoni ciò che sta per accadere. Nemmeno il tempo di dirlo che la collina dinanzi ai nostri occhi si apre, si sfalda, si sbriciola, si dissolve, si scioglie: come acqua, come magma, come… argilla liquefatta. Patrizia, ipnotizzata da quell’evento imprevisto e straordinario tiene la telecamera fissa su quell’immagine che, attimo dopo attimo, si compone dinanzi a noi in un crescendo indescrivibile. Aggrappata a quella telecamera, quasi per paura di lasciarsi andare al fluire di quella collina che dinanzi ai nostri occhi si sbriciolava, riprendeva l’evento, mentre il microfono

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La frana di Maierato

acceso trasformava la mia meraviglia, il mio stupore, le mie esclamazioni in una vera e propria telecronaca in diretta di quanto stava accadendo. Tutto si è consumato in un momento. E solo noi a filmare quanto avveniva: incredibile! La storia di una collina di argilla che veniva a valle con il fluire liquido come di fiume, con l’incedere determinato come lava, si componeva dinanzi a noi mentre l’obiettivo della telecamera fissava inesorabilmente e per sempre il fenomeno; ed il microfono acceso, con la mia voce, quella del cronista testimone diretto, ne interpretava le emozioni, i turbamenti, le inquietudini ed il dramma di chi di lì a poco sarebbe stato costretto ad abbandonare la sua casa per trasformarsi in un accampato chissà dove e chissà per quanto tempo. Quelle immagini, come era bastato un attimo a memorizzarle, così in un attimo hanno fatto il giro del mondo. Quelle immagini hanno consentito che la frana e con essa l’intera comunità di Maierato fosse al centro dell’attenzione dei media. Sono, siamo orgogliosi di tutto ciò avendo sempre pensato che l’affascinante mestiere di giornalista dovesse essere interpretato come un servizio da offrire alla gente. Sin qui nulla di straordinario, sebbene il valore del servizio da noi fatto abbia valicato i confini della Calabria, finanche d’Italia. Ma vi è un secondo aspetto, meno fascinoso e più volgare che è giusto raccontare. È accaduto pure qualcos’altro di inatteso che sorprende ed amareggia. Devo essere sincero: all’inizio io l’ho presa a ridere scherzandoci su, non così Patrizia che, a causa della diversa sensibilità che hanno le donne, ha sempre reagito con fastidio. Poi la cosa è andata assumendo toni – come dire? – “antipatici”, perché affiancata da sorrisetti compiaciuti, toccate di gomito. Tutto ciò, perché si è favoleggiato sugli straordinari guadagni che avremmo fatto nel vendere queste immagini. Io e Patrizia siamo dei semplici giornalisti: free lance, si dice, per indicare

quei giornalisti che non sono assunti a stipendio fisso ed offrono servizi da esterni per le diverse testate con le quali attuano un rapporto di collaborazione. Io e Patrizia viviamo, dunque, di ciò che facciamo e per contratto siamo tenuti ad offrire i nostri servizi a quelle testate con le quali siamo in rapporto e che ci corrispondono il dovuto in base ad un accordo contrattuale a suo tempo formalizzato: nulla più; nulla di diverso. E, d’altronde, non potrebbe essere altrimenti. Ecco perché è bene precisare tutto ciò: noi, nel fare quelle riprese, nel predisporre quel servizio, non abbiamo fatto altro che il nostro lavoro, consapevoli comunque della straordinarietà dell’evento, ma coscienti anche che il nostro guadagno è strettamente legato ai contratti che abbiamo onorato: non vi sono extra, né potrebbero esserci. La vita vera non è fiction, non è un film: la vita vera è la quotidianità che un giorno ti consente di realizzare un servizio sul gattino salvato dal pompiere ed un altro ti offre l’occasione di riprendere una frana. Ma è sempre un servizio giornalistico che hai fatto e come tale ti sarà pagato. La vita vera, poi, è fatta di milioni di persone oneste che ogni giorno fanno il loro dovere, con scrupolo ed impegno, e non dei pochi “furbetti del quartierino”, come si immagina sia oggi il mondo dove regnano intrallazzi, speculazioni, comparaggi, e vanno avanti solo quelli che sono capaci di speculare anche sugli eventi tragici, altrimenti sei un fesso. Finita l’enfasi dell’evento, siamo tornati alla normalità di ogni giorno, assolvendo al nostro lavoro come i tanti che ogni giorno fanno il loro dovere, sbarcano il lunario e fanno continuamente i conti per sapere se ce la faranno, anche stavolta, ad arrivare a fine mese. Fare uno scoop (se così può essere definito) non è vincere al superenalotto, ma solo aver compiuto il proprio dovere e l’unico guadagno possibile è legato alla stima che ti sarai conquistato tra la gente: nient’altro. Ed a me basta! ●

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Intervista all'Amministratore unico di Sogas, Pasquale Bova

Aeroporto di Reggio:

problemi e prospettive di

Angela Latella

D

ifficoltà e soluzioni per il rilancio economico dell’aeroporto dello Stretto. L’amministratore unico di Sogas Pasquale Bova presenta la società di gestione dello scalo “Tito Minniti” (i cui soci sono Comune, Provincia e Camera di Commercio di Reggio Calabria, Regione Calabria, Comune e Provincia di Messina) che dirige dal maggio del 2008: dalla riprogrammazione dei servizi interni alla recente realizzazione del pontile, alle gravi difficoltà di carattere economico affrontate da Sogas negli ultimi anni. «Quando sono arrivato – spiega – mi sono ritrovato un’azienda non in condizioni floride, anzi. Mi sono quindi reso conto che bisognava fare degli interventi in termini radicali. La sfida si presentava difficile, ma superabile con la collaborazione di tutti, istituzioni pubbliche comprese». Dott. Bova, di recente sono entrati nel consiglio di amministrazione di Sogas anche Comune e Provincia di Messina.

«Per loro è un ritorno, perché i due enti avevano lasciato la società di gestione al mio arrivo. Poi hanno cominciato a credere in questa nuova politica che si sta portando avanti per lo sviluppo dell’aeroporto. Si è creata una nuova sinergia con la convinzione che insieme

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si possano soddisfare meglio le esigenze di questa area metropolitana dello Stretto. Si, perché più che un aeroporto calabrese, il “Tito Minniti” deve essere inteso come scalo dello Stretto». Ha rilevato una società in condizioni economiche difficili. Quale lo stato attuale di Sogas?

«L’azienda opera in condizioni di deficit strutturale, nel senso che i costi di gestione sono rilevanti, soprattutto perché si devono considerare in termini di sicurezza. Dopo l’11 settembre del 2001 si è posto a livello mondiale il problema della messa in sicurezza soprattutto dell’attività aerea. Quindi i costi sono lievitati notevolmente, tant’è che in una conferenza dell’anno scorso con Enac e l’Assieurope si è messo in evidenza come i costi di gestione siano saliti del + 35%. E tale lievitazione si prevede crescerà ancora. Per quanto possibile, abbiamo abbattuto i costi del 40%, attuando una politica di rientro rispetto a quegli sperperi che c’erano al momento del mio insediamento. Dobbiamo lavorare molto sul lato ricavi della gestione. In questo senso, comincio col dire che il quantum dell’attività volativa dipende dallo stato di sviluppo economico: se il territorio è ricco, ci sono affari, ci si muove. Diversamente

Pasquale Bova

l’attività volativa è limitata. Il nostro bacino d’utenza, quello dell’estrema Calabria, è ancora tutta da sviluppare in termini di attività produttive, turistici e della ricettività alberghiera. Sogas Spa non può sopperire a queste carenze perché siamo una società che gestisce solo servizi aeroportuali. Visto che il bacino è molto limitato, nel senso che l’estrema Calabria non sarebbe sufficiente per avere ricavi tali da coprire i costi rilevanti e quindi andare in equilibrio economico finanziario, abbiamo cominciato a ragionare in termini ampi, guardando al bacino dell’altra parte dello Stretto. Abbiamo già tracciato le linee

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strategiche per il futuro e mi sono adoperato per trovare una leva strategica fondamentale per affacciarsi all’utenza messinese, individuata nel pontile aeroportuale». Pontile, quello di San Gregorio, completato di recente.

«Quando ho assunto la direzione di Sogas mancano i fondi per poterlo completare. Siamo riusciti ad ottenerli dalla Regione Calabria e abbiamo concluso la struttura. Da febbraio siamo pronti a partire con il suo esercizio. Credo che velocizzando i collegamenti con la Sicilia si creeranno i presupposti e le condizioni per far sì che l’utenza messinese

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Intervista all'Amministratore unico di Sogas, Pasquale Bova

abbia convenienza a venire nel nostro aeroporto. Il pontile al momento prevede solo 4 collegamenti esercitati dal Consorzio Metromare. Con essi però la politica del pontile e dell’integrazione del bacino di utenza fallisce. Non si possono immaginare in una giornata di attività volativa solo 4 collegamenti: questo significa costringere la gente a dover aspettare in aeroporto 4 – 5 ore, inducendola così verso Catania. Siamo stati ascoltati dalla nona commissione parlamentare della Camera dei Deputati a novembre, alla quale abbiamo chiesto 10 collegamenti completi per coprire l’intero arco della giornata. Vedremo

quali saranno le iniziative a livello ministeriale». Di recente alla Bit di Milano, è stato manifestato interesse nei confronti del pontile.

«Sì, gli albergatori di Taormina e delle Isole Eolie ci hanno chiesto la possibilità di attraccare con i loro aliscafi. Siamo a loro disposizione in qualsiasi periodo dell’anno. Il completamento del pontile consente oggi, con la seconda asta realizzata, gli attracchi con qualsiasi vento, sia di scirocco che di levante. So che gli albergatori, entusiasti, si stanno movendo per avere contributi dalla Regione Sicilia per ►

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cultura attualità

Intervista all'Amministratore unico di Sogas, Pasquale Bova

fare collegamenti direttamente con i loro alberghi. Si immagini quale flusso e quale movimentazione si possono creare. Noi come Sogas ci siamo mossi sia in questo senso, sia nel settore della charteristica. In questo contesto abbiamo chiesto alla Regione Calabria il finanziamento per il potenziamento tecnologico dell’aeroporto in maniera tale da agevolare anche gli atterraggi dei charter, considerate le difficoltà di questo aeroporto. Si tratta di un milione ed ottocento mila euro, speriamo di avere risposte concrete molto presto». Ci sono però delle opere propedeutiche all’esercizio del pontile.

«C’è ancora da completare la stradella che porta in aerostazione. Purtroppo il percorso non ha un bel vedere, c’è poi un cattivo odore. Bisogna rifare l’illuminazione del sottopista. Il Comune ha già avviato i lavori, speriamo si velocizzino anche perché se è vero che da qui a poco partiremo con i collegamenti, dovremo essere nelle condizioni giuste di presentare un percorso adeguato. Stiamo inoltre ragionando sui collegamenti a mezzo navetta. Non possiamo lasciare le persone ferme al pontile. Se si tiene conto che l’aeroporto è una struttura di interesse pubblico per lo sviluppo territoriale, gli enti interessati devono preoccuparsi anche di creare le condizioni per consentire questi servizi importanti. Noi Sogas purtroppo non possiamo caricarci di tutto, perché ci sono condizioni difficili, costose. Mi sono rivolto all’Atam ed al Sindaco per verificare se esistano le condizioni per espletare questo servizio. C’è una problematica che va superata. Noi rendiamo i servizi nell’ambito della nostra aerostazione. Speriamo nelle istituzioni pubbliche preposte allo sviluppo del territorio».

Quali le altre idee per lo sviluppo dell’aeroporto?

«Intanto nel prossimo mese di mag-

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« Io guido questa società con il cuore: appartengo a questo territorio e tengo allo sviluppo dell’aeroporto e dell’area metropolitana dello Stretto» gio avremo voli diretti per Bologna ed altri per Milano. Questi voli, uniti ai collegamenti con la Sicilia, aumenteranno la domanda di trasporto. Le compagnie se c’è domanda vengono e ricoprono i costi con i ricavi: si deve creare un’attività volativa aggiuntiva sostenuta dalla crescita della domanda di trasporto. Si può dunque lanciare un’offerta commerciale ed in questo ci darà una mano la Sicilia. Sul bacino calabrese possiamo prendere la domanda di trasporto che va attualmente verso altri lidi. Prendiamo in considerazione la Piana di Gioia Tauro e la fascia Ionica. Le persone di questi comprensori hanno difficoltà a raggiungere il nostro aeroporto. L’idea è quella

di organizzare un collegamento diretto con lo scalo da una stazione di partenza individuata nella zona del “Porto degli Ulivi”. Abbiamo contattato i manager di quell’area che ci hanno manifestato un’ampia disponibilità. E ho chiesto alla Regione Calabria un collegamento diretto, così come espletato in altri aeroporti. Il problema è all’attenzione di tutti e speriamo di poterlo risolvere. C’è tutta una serie di condizioni che ci fa sperare bene per il futuro. Io guido questa società con il cuore: appartengo a questo territorio e tengo allo sviluppo dell’aeroporto e dell’area metropolitana dello Stretto, progetto cui bisogna guardare con interesse ed attenzione». ●

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attualità

Firma del "Protocollo delle Legalità"

Gioia Tauro

Va in porto

il "Protocollo

di

Concetta Schiariti

L

a lotta preventiva alle infiltrazioni mafiose si fa sempre più dura all’interno del porto di Gioia Tauro. L’Autorità Portuale di Gioia Tauro e la Prefettura di Reggio Calabria hanno firmato il “Protocollo delle Legalità”. Uno strumento regolamentare che deroga la normativa vigente in materia di certificazioni antimafia, adottato dopo aver ottenuto il parere positivo del Ministero dell’Interno e sentite le Associazioni imprenditoriali di categoria e le Organizzazioni sindacali. In pratica, è stata abbassata la soglia del valore economico entro il quale è richiesta l’informativa della Prefettura. Necessaria per passare al vaglio tutte le ditte che parteciperanno all’aggiudicazione di lavori pubblici e richiederanno l’autorizzazione di concessioni d’esercizio d’uso delle aree demaniali e di quelle portuali. «In vista della programmazione di importanti opere pubbliche e l’appalto di servizi e forniture di rilievo – ha spiegato il presidente dell’Autorità Portuale, Giovanni Grimaldi – abbiamo deciso di rendere più stringenti i controlli preventivi, per evitare i tentativi di ingerenze della criminalità organizzata nell’azione

amministrativa e nel settore degli appalti pubblici”. Del resto, lo scorso mese, è stato adottato il primo Piano Regolatore Portuale che ha l’obiettivo di pianificare lo sviluppo futuro del Porto che, da solo, produce il 50% del Pil privato regionale. Alla base del PRP vi è un percorso di crescita con il territorio, voluto dall’Authority in collaborazione con gli Enti locali interessati, per offrire alla Regione Calabria un nuovo volto economico. Tra le infrastrutture previste vi è la costruzione di un secondo canale portuale che potrà essere l’elemento da cui partire per diversificare l’offerta. Per stimolare, inoltre, l’integrazione dello scalo con l’entroterra è stato progettato un gateway ferroviario, che sarà l’anello di congiunzione tra il porto e il collegamento terrestre regionale,

Giovanni Grimaldi

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attualità

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Firma del "Protocollo delle Legalità"

delle Legalità" La parola al presidente dell'Autorità Portuale Giovanni Grimaldi nazionale e internazionale. Si tratta di un terminal intermodale che concentra le operazioni di carico e scarico dei carri ferroviari. Strutturato per rispondere alle esigenze del traffico container e di quello delle auto nuove con accesso, anche, ai flussi extra portuale. E queste sono solo alcune delle opere che potrebbero, in fase di aggiudicazione degli appalti pubblici, stuzzicare gli appetiti delle ditte in odor di mafia. Da tutto ciò la conseguente necessità di ampliare le soglie economiche in cui è richiesta l’informativa della Prefettura. Ricadranno, infatti, sotto il suo scanner gli appalti di opere o lavori pubblici del valore superiore a 200mila euro. Nel settore del subappalto, invece, l’informativa si estende ai subcontratti per la realizzazione di opere e lavori pubblici del valore superiore a 50mila euro. Mentre, per le prestazioni di servizi e forniture pubbliche e per le autorizzazioni a svolgere attività imprenditoriali all’interno

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dell’area portuale e demaniale, la soglia tocca il valore superiore a 50mila euro. Saranno, altresì, soggetti all’informativa antimafia tutti gli operatori economici che intenderanno iscriversi nei pubblici registri tecnici dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro. Naturalmente, decorso il termine dei 45 giorni dalla data di ricezione della richiesta di informativa da parte della Prefettura, il contratto potrà essere sottoscritto con la presentazione del certificato della Camera di Commercio. Ma non finisce qui. L’esclusione dai lavori potrà avvenire, anche, in un secondo momento, quando arriverà la certificazione antimafia prefettizia che ne attesterà il carattere interdittivo di una determinata ditta. Stessa esclusione scatterà per quelle società che, al loro interno, avranno rapporti con imprese di subappalto in odor di mafia. In questo caso la principale dovrà allontanare la subappaltante pena la rescissione del contratto

originario. «Il nostro scopo – ha continuato Grimaldi – è quello di garantire maggiore legalità e trasparenza in un’area di particolare interesse delle cosche mafiose e, nel contempo, assicurare lo svolgimento delle attività imprenditoriali, secondo regole di libera concorrenza». Dal canto suo l’Authority nella compilazione del bando pubblico inserirà una serie di clausole preventive che dovranno essere rispettate, pena la nullità del procedimento aggiudicatario. Tra queste, in cima alla lista, è posta la sottoscrizione da parte delle ditte concorrenti di non avere accordi di controllo e collegamento con le altre partecipanti all’appalto. A questo si aggiunge l’impegno a denunciare ogni illecita richiesta di danaro o prestazione e i tentativi subìti di estorsione o intimidazione. Ad aggiudicazione avvenuta, inoltre, la ditta vincitrice dovrà indicare l’elenco delle imprese a cui affiderà i subappalti. «Allo stesso tempo – ha aggiunto Grimaldi – questo Protocollo avvierà importati misure di contrasto al lavoro nero. L’Ente appaltante, infatti, potrà procedere alla rescissione del contratto o a revocare le autorizzazioni rilasciate ai sub contratti quando, a seguito di verifiche ispettive, verranno accertate violazioni delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro, di sicurezza stradale e impiego di lavoratori in nero». ●

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Por 2007-2013

Investimenti

Progettati interventi strategici Pisu per 219 milioni di euro

di

Milena Galati

A

mmontano a 219 milioni 171 mila euro le risorse finanziarie che saranno attivate grazie ai Progetti integrati di sviluppo urbano (Pisu) del Por 2007-2013 in sette città e relative aree urbane della regione. Le città e le aree urbane interessate sono Catanzaro, l’area urbana Cosenza-Rende, Crotone, Vibo Valentia, Reggio Calabria, l'area urbana Corigliano-Rossano. Ci sono anche Lamezia Terme il cui accordo è stato stipulato lo scorso novembre e la “città porto” di Gioia Tauro. Il presidente uscente della Regione Agazio Loiero affiancato dal direttore generale del Dipartimento “Governo del Territorio” Rosaria Aman-

tea, ha illustrato il complesso percorso che ha portato alla definizione e alla gestione dei Pisu per arrivare alla stipula degli accordi di programma e alla firma delle convenzioni. Gli interventi, in base all’articolazione che è scaturita dalla sinergia operata dal Dipartimento regionale con i comuni, riguardano soprattutto aspetti relativi alla riqualificazione ambientale e alla rigenerazione sociale ed economia dei centri storici e dei quartiere marginali, servizi per la tutela del patrimonio culturale e servizi per filiere della creatività. «Ci siamo mossi privilegiando le direttrici della mobilità, competitività e qualità urbana e riteniamo di avere fatto un lavoro in sinergia storicamente sconosciuto in Calabria – ha spiegato il governatore uscente – percorso tracciato è, ormai, quello dell’unità della regione e di tutti i calabresi».

«L'accordo sottoscritto – ha detto, invece, Rosaria Amantea – con le città e le aree urbane darà vita ad un maggiore inquadramento anche per l'utilizzo delle altre risorse e finanziamenti. Non si agisce su emergenze ma si stabilisce un quadro di riferimento programmatico che ha una valenza più complessiva». Fissati anche i tempi di attuazione: entro sessanta giorni da oggi dovranno essere presentati dai comuni i piani di gestione e studi di fattibilità; entro 150 giorni progetti esecutivi ed entro il 31 dicembre del 2010 dovranno esmilioni sere attivate procedure di gara e certifimila euro cazione della

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le risorse fianziarie del Por 2007-2013

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che saranno attivate aprile/maggio 2010


attualità spesa; la conclusione delle opere è fissata al 30 giugno 2015. Gli accordi sono stati sottoscritti dai sindaci di Catanzaro, Rosario Olivo (per un finanziamento di 32.664.434,80 euro); di Cosenza Salvatore Perugini e Rende Umberto Bernaudo (per un finanziamento di 35. 260. 651,85); Vibo Franco Sammarco (17.033.369,19 euro); Crotone Peppino Vallone (23.190.423,47 euro); Corigliano Pasqualina Straface e Rossano Franco Filareto, (35.260.651,85), Reggio Calabria il vice sindaco Giuseppe Raffa (56.449.198,60 euro). La Regione Calabria ha lavorato secondo un’azione di concertazione istituzionale ispirata all’approccio territoriale dello sviluppo. Con Delibera CIPE n. 20/04 APQ “Accelerazione della spesa nelle aree urbane”, oltre che con risorse del Ministero dei Trasporti, sono stati finanziati nel 2004 e nel 2005 n. 11 Piani Strategici relativamente alle seguenti Aree Urbane: la Città di Catanzaro; l’Area Urbana Cosenza-Rende; la Città di Corigliano Calabro; la Città di Crotone; la Città di Lamezia Terme; la Città di Vibo Valentia; la Città di Reggio Calabria; la città di Rossano; l’Area Vasta della Locride; il PIT n. 20 “Aspromonte”; il PIT n. 19 “Gioia Tauro”. Nell’ambito degli 11 Piani strategici ogni a urbana ha: esplicitato la vision per lo sviluppo secondo un orizzonte temporale decennale; individuato i progetti prioritari per la messa in valore delle specificità rilevate in fase di redazione dei quadri conoscitivi dei rispettivi contesti. Anche nell’ambito degli indirizzi di pianificazione regionale contenuti nel Quadro territoriale RegionalePaesaggisitico (QTR/P), si evincono i seguenti indirizzi strategici relativamente allo sviluppo delle città: la necessità di individuare le città come luoghi privilegia-

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Por 2007-2013

ti dell’innovazione tecnologica, della ricerca e dello sviluppo; l’opportunità di definire la creazione della rete delle città calabresi; il vantaggio di specializzare le aree urbane secondo le funzioni superiori da esse erogate con riferimento a territori di area vasta. Nell’ambito del Por 2007 – 2013 la definizione degli obiettivi e delle linee di intervento dell’asse “Città, Aree urbane e Sistemi territoriali” nella programmazione 2007-2013 a partire dalla Priorità 8 del QSN relativa ai sistemi urbani “Competitività e attrattività delle città e dei sistemi urbani” ha come obiettivo generale “promuovere la competitività, l’innovazione e l’attrattività delle città e delle reti urbane attraverso la diffusione di servizi avanzati di qualità, il miglioramento della qualità della vita, e il collegamento con le reti materiali e immateriali”. L’asse 8 “Città, Aree Urbane e Sistemi Territoriali” del Por Calabria Fesr 2007/2013 contiene l'Obiettivo Specifico 8.1 “Promuovere la competitività, l’innovazione e l’attrattività delle città e delle reti urbane attraverso la diffusione di servizi avanzati di qualità, il migliora-

mento della qualità della vita e il collegamento con le reti materiali e immateriali”, che prevede: linee di intervento 8.1.1.1 – Azioni per la realizzazione e il potenziamento delle funzioni e dei servizi per la valorizzazione turistica del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico delle Città e delle Aree Urbane; linea di intervento 8.1.1.2 – Azioni per la realizzazione e il potenziamento delle funzioni e dei servizi per la ricerca scientifica, l’innovazione tecnologica e i servizi innovativi per le imprese nelle Città e nelle Aree Urbane; linea di Intervento 8.1.1.3 – Azioni per la realizzazione e il potenziamento delle funzioni e dei servizi per le filiere della creatività, dell’intrattenimento, della produzione artistica e culturale nelle Città e nelle Aree Urbane; linea di intervento 8.1.2.1 – Azioni per la riqualificazione ambientale e la rigenerazione sociale ed economica dei Centri Storici e dei Quartieri Marginali e Degradati delle Città e delle Aree Urbane; linea di intervento 8.1.2.2 – Azioni per potenziare i sistemi di mobilità sostenibile nelle Città e nelle Aree Urbane. Nell’ambito delle suddette linee di intervento è prevista la realizzazione di Progetti Integrati di Sviluppo Urbano (P.I.S.U.) finalizzati alla strutturazione di un efficiente sistema urbano di servizi ed il potenziamento delle funzioni urbane nell’area urbana della Città di Catanzaro. Le Città e Aree Urbane beneficiarie individuate nel POR sono: la città di Catanzaro - l’Area Urbana CoriglianoRossano; l’Area Urbana di Cosenza-Rende; la Città di Crotone (60.517 abitanti); la Città di Lamezia Terme; la Città di Reggio Calabria; la la Città di Vibo Valentia (33.749 abitanti); la “Città – Porto” di Gioia Tauro. ●

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flash news CONFINDUSTRIA: benvenuto a Scopelliti!

"E’ importante che la Calabria abbia, a pochi giorni dall’ insediamento del suo Presidente, un nuovo governo". E’ il commento del Presidente degli industriali calabresi, Umberto De Rose, all’indomani dell’annuncio della nuova squadra di governo che dovrà affrontare sia le emergenze che intraprendere le giuste iniziative per lo sviluppo della Regione. "La nomina poi - dice De Rose - alla Vice Presidenza di una donna come Antonella Stasi, è una sorpresa positiva che testimonia il ruolo che l’imprenditoria può esercitare anche nel governo della cosa pubblica oltre ad essere un riconoscimento alle sue personali qualità di imprenditrice e manager d’azienda. E’ inoltre apprezzabile che la nuova compagine di governo sia frutto di un mix di esperienze consolidate e di dinamismo giovanile necessari entrambi per affrontare le difficili emergenze da un lato e per attivare politiche innovative dall’altro". "Se è necessario infatti - si legge ancora - affrontare con equilibrio emergenze della regione come il debito sanitario ed il trasporto pubblico, è altrettanto importante valorizzare e rilanciare anche le sue eccellenze come nel caso del turismo, delle attività produttive e dell’energia, predisponendo anche il territorio, attraverso una necessaria opera di semplificazione amministrativa e normativa, al federalismo fiscale di prossima applicazione. Un progetto complessivo di sviluppo - prosegue De Rose - che deve, per la sua valenza, trovare la più ampia condivisione con le forze economiche e sociali attraverso l’esercizio vero e concreto di una concertazione responsabile e rivolta agli interessi generali delle imprese e dei calabresi per evitare sia conflitti di De Rose competenze con il Governo centrale che per far sì che l’Antitrust non intervenga su temi come ad esempio l’energia, per lamentare l’eccesso di restrizione delle normative regionali che di fatto impediscono la competitività del mercato". "Gli imprenditori di Confindustria - conclude De Rose - nel formulare gli auguri di buon lavoro al neo Presidente ed alla sua squadra, non si tireranno indietro di fronte agli interessi generali dei calabresi come hanno sempre fatto e valuteranno il Governo regionale per la capacità che saprà dimostrare nella risoluzione dei problemi della nostra terra". ●

Nasce "Trasportisullostretto.it", il portale d’informazione sui trasporti nello Stretto di Messina

Un comunicato ufficiale informa che "è da pochi giorni online www. trasportisullostretto.it, il nuovo blog d’informazione dedicato alla mobilità nello Stretto di Messina". "Il sito – si legge nel testo – nasce dalla necessità di 'sistematizzare' le varie informazioni, reperibili sul web e non solo, che riguardano – appunto – i trasporti sullo Stretto di Messina. La mission – prosegue la nota – degli ideatori è quella di fornire indicazioni sempre aggiornate su orari e tariffe praticati dalle varie compagnie di navigazione, insieme all'immancabile meteo ed alle notizie più rilevanti in merito alla mobilità tra 'il Continente e la Sicilia'. Ma non solo: un ampio spazio del portale è dedicato alle news che quotidianamente interessano la tematica dei trasporti, oltre ad approfondimenti, curiosità ed uno sguardo sempre rivolto ai progetti futuri (dalla 'Metropolitana del mare' fino al 'Ponte sullo Stretto')". "Un portale, dunque – conclude il comunicato –, specifico e tematico in cui non solo pendolari e viaggiatori, ma anche tecnici e operatori del settore potranno trovare un punto di riferimento legato alle loro esigenze e attività". ●

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flash news Fausto Aquino è il presidente designato di Confindustria Cosenza

Il prescelto vanta una lunga esperienza nel sistema Confindustria Votazione finale dell’assemblea dei soci - Fausto Aquino è il presidente designato di Aquino Confindustria Cosenza per il prossimo biennio. Lo ha deliberato il Consiglio direttivo dell’Assindustria cosentina che lo proporrà all’assemblea dei soci per la relativa votazione, per come previsto dallo statuto associativo. Lo rende noto un comunicato stampa diffuso da Confindustria Cosenza. Deliberazione a scrutinio segreto - In apertura di riunione, presieduta dal presidente Renato Pastore, - si legge nella nota - i componenti la commissione dei saggi, Giuseppe Gaglioti, Giovan Battista Perciaccante e Gerardo Smurra, hanno dato lettura della relazione predisposta al termine delle consultazioni della base associativa che si sono tenute nelle scorse settimane. La relazione è stata sottoposta al voto da parte del Consiglio direttivo che, esprimendosi a scrutinio segreto, ha deliberato all’unanimità sul nome di Fausto Aquino. ●

Con Movida una crociera a Barcellona a tutto... divertimento Lo staff di Movida, gruppo di lavoro catanzarese, ha presentato nei giorni scorsi "l’evento più divertente e spettacolare dell’anno: un bellissimo Viaggio-Spettacolo della durata di 4 giorni, dal 12 al 15 giugno 2010, su una delle navi più moderne del mondo, la “Cruise Barcelona”. "Si tratta della seconda edizione di un articolato progetto - spiega una nota - che a novembre 2009 ha coinvolto un pubblico proveniente da ogni parte d’Italia, lo ha messo in moto e… divertimento è stata la parola d’ordine". "Il Viaggio è definito ViaggioSpettacolo - prosegue la nota - perché sarà ricco di eventi musicali dedicati al mondo della musica Disco con appuntamenti sia durante la navigazione che una volta giunti alla fantastica meta: Barcellona. Un Evento singolare e bene organizzato. L’imbarco è previsto da Civitavecchia giorno 12 giugno quando la nave salperà alla volta di Barcellona". "E’ previsto lo stazionamento per un giorno nella capitale del divertimento, Barcellona - precisa la nota - e il successivo rientro giorno 15 giugno. Tanti i servizi accessori di cui si potrà fruire: un bellissimo centro estetico, un casinò con diversi tavoli da gioco, una modernissima palestra, il ristorante alla carta e il bar posto sul ponte esterno". Per informazioni è possibile contattare il numero verde 800.090228. ●

Nuova legge sulle denominazioni dei vini Confagricoltura: "Riforma attesa e necessaria”

Confagricoltura ha accolto positivamente la firma da parte del presidente della Repubblica del decreto legislativo per la tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche, provvedimento atteso e necessario. "Dopo 18 anni è stata finalmente riformata la base normativa (fissata dalla legge 164/92) sui vini Doc ed Igt, nell’ottica di una riqualificazione delle produzioni. Ma c’è ancora da lavorare”, ha commentato Confagricoltura in una nota stampa. Confagricoltura – si legge ancora - ricorda infatti come molti temi importanti siano stati rimandati ai successivi decreti attuativi, come le semplificazioni del sistema di controllo e la rivisitazione del sistema sanzionatorio. “L’emanazione dei decreti attuativi è urgente ed è un fondamentale complemento al testo. Comunque - ha sottolineato Confagricoltura - si è imboccata la strada della riforma della normativa, nell’ottica di agevolare il lavoro dei produttori, permettendo loro di operare sul mercato con un prodotto qualitativamente valido e competitivo dal punto di vista economico". ●

La mostra di Alessandro Mendini

"Alchimie, dal Controdesign alle Nuove Utopie" a Catanzaro fino al 25 luglio Al Marca, il Museo delle Arti di Catanzaro – informa una nota stampa – è aperta fino al 25 luglio la grande mostra di Alessandro Mendini ‘Alchimie, dal Controdesign alle Nuove Utopie’. Le opere in mostra sono oltre 70 e provengono da importanti collezioni pubbliche e private europee, come il tedesco Vitra Design Museum, la Fondazione Cartier di Parigi e la Triennale di Milano”. “L’allestimento, che avviato da due settimane – prosegue la nota – è ormai alla stretta finale, ha cambiato profondamente la percezione degli spazi del museo per far spazio ai colori e alla fantasia di un personaggio di primo piano del panorama internazionale. Mendini, che lavora principalmente nel campo del design e dell’architettura, propone a Catanzaro una serie di opere che ne rivelano ancora una volta la sorprendente vena creativa. Quadri, oggetti, mobili e sculture dagli anni ’70 ad oggi, dialogano con le grandi pareti dipinte in un gioco intrigante e raffinato di rimandi, provocazioni e allusioni”. “Nei lavori di allestimento – aggiunge la nota - com’è consuetudine del Marca, sono state impiegati anche professionisti della nostra città, con la collaborazione di cinque giovani artisti formatisi all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, che hanno dato un contributo qualificato, maturando nel contempo una significativa esperienza professionale. ● Kandissi, divano, 1979 Collezione Bau-Haus con Alchimia

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flash news

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politica

La Calabria "scommette" sullo sviluppo del Mediterraneo

Calabria:

crocevia per lo sviluppo del Mediterraneo di

Saverio Puccio

L

a Calabria intende avere un ruolo di primo piano nello scacchiere dello sviluppo del Mediterraneo, e per farlo si candida anche ad ospitare una delle prossime iniziative che saranno intraprese in questa direzione. Il presidente della Regione Giuseppe Scopelliti intende puntare molto su questo principio. Per questo ha accolto con soddisfazione l’invito del ministro degli Esteri Franco Frattini al summit che si è svolto a Roma, alla presenza dei sottosegretari Enzo Scotti e Bobo Craxi. Un incontro nato per coinvolgere le regioni del Sud Italia in un’azione comune e sinergica, che sappia sfruttare le occasioni che si aprono per l’area del Mediterraneo. La prima idea messa in cantiere al termine della riunione, è stata quella di costituire un tavolo permanente tra il

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politica

ministero degli Esteri e le Regioni del Sud che abbia lo scopo di coordinare e programmare tutte le iniziative utili per creare un “Sistema Italia per il Sud”, come lo ha definito lo stesso Frattini. D’altronde, il ministro si è detto convinto del fatto che bisogna realizzare con urgenza utili occasioni di confronto perché, dopo le esperienze già in corso a livello europeo, è necessario un approccio coordinato e armonico fra tutti i soggetti che lavorano in questa direzione. Da qui la decisione del responsabile della Farnesina di avviare «un censimento delle azioni già intraprese dalle Regioni meridionali e insulari verso i Paesi e le comunità del Mediterraneo, per valutarle tutte insieme nell’ambito del disegno più vasto – ha spiegato Frattini – che è proprio del Governo italiano ed arrivare, in tempi brevi, evitando la parcellizzazione e la sovrapposizione delle iniziative, ad un “progetto Mediterraneo” condiviso tra Stato e Regioni».

E per raggiungere questi obiettivi, il ministro intende mettere in campo tutte le potenzialità che il proprio ministero rappresenta, partendo dalla rete delle Ambasciate, dei Consolati e degli istituti di cultura. «In questo modo – ha aggiunto – saremo costantemente al fianco delle Regioni italiane, nel quadro di una collaborazione che deve essere sempre più stretta». Sul tavolo della discussione ci sono temi di primo piano per le aree del Sud: dall’immigrazione alla lotta al terrorismo, dagli approvvigionamenti energetici alla gestione delle rotte marittime, inserendosi nella discussione dei complessi rapporti arabo-israeliani. La parola d’ordine, dunque, è sviluppo, con tutto ciò che questo si intende quando la si inserisce nel panorama che rappresenta il Mediterraneo. Un ambito che, secondo Frattini, «costituisce una opportunità di sviluppo per il Mezzogiorno, per la sua economia e per la sua cultura». Per queste ragioni è fondamentale unire le forze

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La Calabria "scommette" sullo sviluppo del Mediterraneo

e avviare un programma sinergico. Frattini Una scommessa condivisa a pieno dal neo governatore della Calabria, il quale ha voluto ringraziare i governatore calabrese, occorre «rendere componenti del Governo “per avere comsempre più baricentriche le nostre represo quanto l’area del Mediterraneo sia gioni, sviluppando verso sud una serie vitale in termini di prospettive e di svidi iniziative volte a creare momenti di luppo per le regioni del Mezzogiorno”. sviluppo e di relazioni importanti con i L’analisi di Scopelliti al termine dell’inPaesi del Mediterraneo. La Regione Cacontro, che è stato anche l’occasione per labria – ha aggiunto – guarda a questa la prima uscita istituzionale romana per opportunità come momento strategico il presidente, vede la Calabria in cima a per disegnare il suo futuro. Per quanto mi questi progetti. «Nel corso dell’inconriguarda – ha concluso il presidente Scotro – ha detto Scopelliti – ho anche afpelliti – i successivi incontri e le prossifermato che dopo la nascita a Marsiglia me riunioni daranno l’opportunità di model segretariato generale dell’Unione per dellare meglio un progetto e un’idea di il Mediterraneo, presieduta dal presidensviluppo delle regioni del Sud, in un’otte Sarkozy, e la nascita del Forum delle tica mediterranea con il coordinamento imprese a Milano, le prossime iniziative del ministero degli Esteri». devono trovare sede naturale nelle reIl contesto europeo in cui si muovogioni del Mezzogiorno, proprio per dare no le iniziative allo studio del ministero ancora più forza al rilancio del sud del degli Esteri e delle Regioni ha, da tempo, nostro Paese». indicato il bacino del Mediterraneo come Per questo, come ha sottolineato il un'area di importanza prioritaria per lo

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Scopelliti

sviluppo e il consolidamento delle strategie politiche ed economiche dell'Unione Europea. In questa direzione un passo decisivo per l'avvio di una nuova fase di cooperazione è stata la nascita del Partenariato Euro-Mediterraneo, in occasione della Conferenza di Barcellona del 1995, anche conosciuto come Processo di Barcellona. Tre i principi cardine di questo accordo, contenuti nella Dichiarazione di Barcellona. Si tratta della necessità di creare un'area comune di pace e stabilità attraverso il consolidamento del dialogo politico e sulla sicurezza; della costruzione di una zona di prosperità attraverso la cooperazione economica e finanziaria e la nascita graduale di un'area di libero scambio commerciale; dell'avvicinamento tra le popolazioni attraverso scambi di risorse umane, scientifiche e tecnologiche. ●

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spazio impresa

e r e i t n o r f e o v i o c r u : e N e m n o m i o z c o p o nel la prom h s l y r la ne agli imprenditori a r eparola o

p m il te

del settore

A tu per tu con Demetrio Metallo, Emilio Cataldi, Giuseppe Giuliano, Claudia Montesano di

Angela Caridà*

I

profondi cambiamenti intervenuti sui consumi hanno ridefinito in maniera significativa il ruolo del consumatore divenuto finalmente “protagonista” ed interprete dei suoi processi di acquisto. Il consumatore, oggi, non è solo un “logical thinker” ma un individuo emotivamente coinvolto nel processo di shopping all’interno del quale le percezioni sensoriali, l’immaginazione e le emozioni sono aspetti particolarmente ricercati ed apprezzati. Inevitabilmente l’affermazione

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spazio impresa

di tali atteggiamenti comportamentali trova riflesso nelle scelte strategiche aziendali che individuano nel coinvolgimento emozionale e psicologico del cliente durante il processo d’acquisto, la fonte primaria del vantaggio competitivo. Gli spazi di consumo diventano, così, una leva strategica per l’impresa, luoghi in cui dar vita allo scambio emotivo tra l’impresa e il pubblico di riferimento, in cui il brand mette in scena se stesso “raccontando la sua storia”. In tale prospettiva l’invenzione e la diffusione del negozio a tempo fortemente caratterizzato nella sua dimensione esperienziale ed interattiva, innova le formule di comunicazione e distribuzione, puntando sulla ridefinizione dello spazio di vendita che viene vissuto ed interpretato dal consumatore. I temporary shop o boutique temporanee sono spazi mutevoli e camaleontici destinati ad ospitare soprattutto monomarche per un lasso di tempo breve e predefinito (da una a quattro settimane). Lo spazio solitamente si trova nelle zone maggiormente rappresentative delle principali città metropolitane e l’obiettivo

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«un giro d’affari complessivo pari a 24 milioni di euro»

è creare l’evento stimolando la curiosità del pubblico indotta proprio dal limite temporale. Benché esprimano un fenomeno relativamente recente oggi i negozi a tempo rappresentano una realtà di successo. La definizione originale si è ampliata al limite della confusione fino a comprendere luoghi anche molto diversi tra loro, purché accomunati da qualche idea di provvisorietà (non solo negozi, ma anche gallerie d’arte e outlet multimarca). Lo shop a tempo, meno impegnativo di un negozio tradizionale, offre alle aziende l’opportunità di avere massima visibilità solo nei periodi e nei tempi più adatti al proprio modello di business, garantisce una presenza temporanea sulla scena giusta, in strade di rilevanza per lo shopping rappresentando anche per le vie un’occasione di rinnovamento dell’offerta e di cambiamento della “scena”. Con riferimento specifico alla realtà italiana, il temporary shop assume una valenza anticrisi, nel 2009 la città di Milano ha registrato l’apertura di almeno 50 temporary shop (associati e non) a fronte della chiusura di oltre 500 negozi tradizionali, per un giro d’affari complessivo, incluso l’indotto di eventi e comunicazione, pari a 24 milioni di euro1 (Assotemporary 2010). L’affitto di un temporary shop costa circa 3.500 euro a settimana, costo che può variare a seconda della metratura dell’immobile, della zona commerciale, del periodo2 in cui si richiede l’apertura e del tipo di servizi aggiuntivi richiesti al gestore dello spazio (uso della licenza a vendere, arredo della location ecc).

Oltre ai grandi brand pionieri quali Alixir di Barilla, Nivea, Durex, Lagostina, Pirelli e Illy anche le aziende artigiane ed i piccoli imprenditori si stanno affacciando alla realtà dello spazio temporaneo come modalità di comunicazione e vendita. I business per i quali tale formula appare di maggiore appeal e applicazione sono differenti: la moda ha operato da apripista ma oggi tutti i comparti no food sono ben posizionati, in particolare abbigliamento, cosmesi ed arredamento. Recenti esperienze, tuttavia, segnalano una particolare attenzione verso tale fenomeno anche da parte del mondo della ristorazione. Attualmente i temporary associati ad Assotemporary3 sono 50, di questi 38 hanno sede a Milano, punto di riferimento europeo, oltre che italiano della moda e del design, ma ultimamente tale fenomeno si sta espandendo anche in altre città italiane quali Roma, Bari, Firenze, Torino, Bologna e Napoli.

Principali tipologie di temporary shops ● Location che sfrutta l’affitto a breve termine per vendite di breve periodo. ● Location che crea l’evento ed offre una vetrina temporanea per lanciare un nuovo prodotto o per consolidarne uno di successo. ● Location riconducibile a motivazioni contingenti: un’occasione per tenere aperti immobili commerciali in attesa di un insediamento stabile da parte di un’altra attività anche per assicurare la competitività delle strade commerciali.

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er aprire validi motivi p shop un Temporary

Recentemente anche Catanzaro è stata contagiata dall’esperienza dello shop temporaneo, ce ne parla Lello D’Ambra pionere nell’utilizzo di questa nuova formula.

emozioni. 1 Trasmettere oi gusti. mercato ed i su 2 Saggiare il prodotti. testare nuovi 3 Lanciare o à. una nuova attivit 4 Far conoscere con una sinergia attiva 5 Sprigionare comunicazione una o attravers o lic pubb il le”. “tridimensiona la clientela. ù comodamente pi 6 Raggiungere lso. l’acquisto d’impu 7 Promuovere à. la propria attivit 8 Differenziare onali. prodotti stagi 9 Promuovere

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Cosa l’ha spinta a sperimentare lo shop temporaneo?

«Sono partito dal concetto di temporary shop per soddisfare due esigenze specifiche: testare un prodotto sul mercato approfittando della temporanea disponibilità di una location, situata sul corso principale di Catanzaro, che proprio a Dicembre, periodo centrale dell’anno, rischiava di rimanere inutilizzata». ►

In meno di due anni, grazie all’enorme diffusione del fenomeno sul territorio il valore generato è passato da 7,5 milioni di euro a 24 milioni di euro. Nei periodi di alta stagione, come quello natalizio, nella città di Milano il costo può arrivare anche a 20 mila euro a settimana. 3 Associazione Italiana del Temporary Shop: raggruppa, rappresenta e si pone al servizio degli operatori economici, titolari di spazi organizzati per un uso commerciale o espositivo temporaneo. 1 2

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Il suo esperimento è frutto di motivazioni contingenti?

«Sicuramente la disponibilità dello spazio ha dato un grande impulso allo sviluppo del progetto ma studio da diverso tempo questo nuovo fenomeno con l’obiettivo di comprenderne l’evoluzione valutandone l’applicabilità in contesti cittadini diversi da quelli in cui fino ad ora si è sviluppato».

Come ha declinato la formula “temporary” nel contesto cittadino?

«So bene che lo shop temporaneo deve creare l’evento fornendo un’esperienza di consumo unica in un periodo di tempo determinato. Io ho scelto di sviluppare una soluzione ibrida di spazio temporaneo, trascurando volutamente alcuni aspetti legati alla sensazionalità dell’evento, principalmente per due motivi. Il primo è direttamente connesso all’obiettivo di testare la risposta del mercato rispetto ad un prodotto specifico (abiti da uomo realizzati da un brand locale) che si indirizza ad un target definito, il secondo motivo risiede nella necessità di adeguare la formula temporary al contesto locale ancora poco avvezzo sia dal punto di vista commerciale che dal punto di vista del consumo a tali novità».

In termini di performance l’esperimento da poco concluso ha soddisfatto le sue attese?

«Si, sono stato positivamente colpito dall’attenzione e dalla risposta soprattutto in termini di vendite. Confermano il successo dell’esperimento le diverse sollecitazioni, avute da parte del brand e dai consumatori, a trasformare lo shop temporaneo in shop permanente. Ribadisco che il progetto che mi ha visto coinvolto si connota per un carattere artigianale; ritengo che non ci sarebbero state le potenzialità soprattutto in termini di flusso di consumatori per coprire i costi legati all’investimento in grandi impianti scenografici o in attività di comunicazione e promozione».

po di agevolare l’apertura degli esercizi commerciali, ha agito in questa direzione eliminando tale periodo di attesa». Rispetto al contesto cittadino quali sono gli elementi che limitano in maniera sostanziale l’applicazione del temporary?

«Ritengo esistano tre motivi principali. La scarsa numerosità della popolazione: questo tipo di shop proprio per la temporaneità dell’esperienza “funziona” solo in città con un numero di abitanti superiore a 400500 mila. Il limitato appeal del corso principale: il temporary da solo non può incidere in maniera sensibile sul livello di attrattività del corso, a meno che non si tratti di temporary outlet rispetto al quale l’effetto risparmio potrebbe incentivare chi cerca quel determinato tipo di prodotto a raggiungerlo. I vincoli burocratici: penso possa

Come è stata percepita la sua iniziativa dai competitors?

«Benché disomogenei, sicuramente non sono stato ben visto dai competitors più diretti. Fin da subito ho puntato sulla visibilità e sulla comunicazione del differente posizionamento dello shop, rispetto ai concorrenti, focalizzato sulla ridotta profondità delle referenze, composta da soli 3 articoli, e sul prezzo particolarmente vantaggioso ed accessibile».

Ritiene esistano dei vincoli di carattere burocratico che penalizzano l’apertura del temporary shop?

«Ancora a livello legislativo ci scontriamo con l’assenza di una normativa ad hoc e sicuramente la disciplina attuale in tema di apertura di esercizi commerciali, che richiede un termine non inferiore a 30gg dalla presentazione della dichiarazione di inizio di attività produttiva (Diap), non agevola la diffusione del temporary shop che ha bisogno dell’immediatezza. A tal proposito mi preme sottolineare che il Comune di Milano, allo sco-

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Elementi che concorrono al successo dell’iniziativa ● Location, situata in zone a fortissimo passaggio pedonale in città di medie grandi dimensioni. ● Target di consumatori attento alle novità. ● Timing. ● Presenza contemporanea di manifestazioni in grado di generare l’opportunità di sfruttare sinergie. ● Progetti di interior design che prevedono arredamenti colorati e scenografici. ● Creazione di offerte limited edition. ● Promozione integrata dell’evento. ● Sponsorizzazione da parte di testimonial famosi.

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essere opportuno, analogamente a quanto fatto in altre città, ridurre in maniera significativa i tempi necessari per l’avvio delle attività produttive. Questo non significa rifuggire dalle regole ma crearne di nuove anche per evitare che l’uso “sconsiderato” dello shop temporaneo possa creare turbativa nel mercato». Se opportunamente rimodulato pensa possa essere una formula valida per la promozione delle produzioni locali?

«Sì, probabilmente in quest’ottica potrebbe avere un riscontro effettivo sul territorio dando rilevanza a quegli aspetti che rendono il temporary interessante come l’unicità dell’evento, la maggiore visibilità e il coinvolgimento». Quali sono le potenzialità che riconosce a questo strumento di comunicazione e vendita?

«Sicuramente questo concetto ha aperto e aprirà nuove strade soprattutto in relazione al modo in cui un brand o un prodotto comunica se stesso. Per le aziende il temporary shop

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rappresenta un’opportunità concreta per rendersi visibile, per avere dei feedback da parte del consumatore, per fare tendenza, per stupire ma soprattutto per fare business». Pensa di ripetere questa esperienza?

«Al momento no, ma sicuramente potrei fare nuovamente ricorso al temporary shop per testare la risposta del mercato rispetto all’opportunità di creare una nuova attività continuativa». ●

* Dottorando di ricerca in Economia e Management in Sanità UMG Catanzaro.

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economia

Un bando per gli stabilimenti balneari

Finanziamenti a fondo perduto per gli stabilimenti balneari calabresi di

Enrico Mazza

C

on decreto Dirigenziale n. 55 del 24/02/2010 il dipartimento n. 12 “Turismo, beni culturali, sport e spettacolo, politiche giovanili” ha approvato un importante avviso pubblico relativo alla concessione di aiuti in favore delle imprese turistico-balneari e ricettive stagionali (POR Calabria 2000/2006). Tale avviso pubblico si pone l’ambizioso obiettivo di riqualificare e promuovere una nuova immagine delle coste calabresi, favorendo ed incentivando la riqualificazione degli stabilimenti balneari esistenti e promuovendo la realizzazione di stabilimenti balneari nuovi. In particolare, per la realizzazione di tali obiettivi, la Regione Calabria intende sostenere ed incentivare (con una dotazione finanziaria iniziale di 8 milioni di Euro) la realizzazioni delle seguenti azioni: - Azione A - Marchio di qualità degli stabilimenti balneari della Calabria; - Azione B - Riqualificazione degli stabilimenti balneari esistenti; - Azione C - Realizzazione di nuovi stabilimenti balneari.

Vediamo di esaminare gli aspetti più importanti di questo bando. I punti salienti di questo bando riguardano i requisiti che le imprese devono avere per essere ammesse, gli investimenti ammissibili, le spese ammissibili, le forme ed intensità

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dell’agevolazione ed infine alle modalità di presentazione delle domande e Enrico Mazza relative istruttorie e valutazioni. Per ciò che attiene al primo punto, possono presentare domanda di agevolazione, secondo quanto disposto dall’art. 4 del bando, le imprese costituite in qualsiasi forma giuridica (che siano concessionarie o titolari di licenze di stabilimenti balneari) che intendano acquisire il marchio di qualità denominato “Blue Beach Calabria”, promuovere la riqualificazione degli stabilimenti balneari esistenti, o realizzare stabilimenti balneari nuovi nella regione Calabria. Per beneficiare dell’agevolazione le imprese devono avere i seguenti requisiti: • Iscritte al registro delle imprese o se imprese di nuova costituzione devono essere titolari di partita IVA; • Essere in regola con le disposizioni normative in materia di obblighi contributivi; • Non devono avere cartelle di pagamento pendenti; • Devono avere la piena disponibilità degli immobili dello stabilimento balneare dove verrà realizzato il piano.

Per ciò che attiene all’acquisizione del marchio di qualità, esso è annuale. La Regione Calabria ha definito dettagliatamente i requisiti che gli stabilimenti devono possedere per poter vantare tale assegnazione. Ha disposto inoltre che gli stabilimenti che presenteranno domanda di finanziamento per la riqualificazione (azione B) o per la realizzazione di nuovi stabilimenti (azione C) dovranno obbligatoriamente conseguire

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economia

Un bando per gli stabilimenti balneari

i requisiti previsti per l’assegnazione del marchio. Per quanto riguarda il gli investimenti ammissibili, il bando dispone che essi devono riguardare un unico stabilimento balneare di cui al momento di presentazione della domanda di agevolazione il soggetto richiedente deve dimostrare di avere la piena disponibilità degli immobili ove viene realizzato il piano. Gli investimenti devono essere finalizzati a:

1. realizzare nuovi stabilimenti balneari ecosostenibili; 2. riqualificare la struttura degli stabilimenti balneari esistenti; 3. migliorare le prestazioni ambientali degli stabilimenti balneari (nuovi ed esistenti); 4. ampliare l’offerta degli stabilimenti.

Per quanto riguarda le spese ammissibili agli investimenti l’art. 10 del bando ammette le spese riguardanti: 1. progettazioni ingegneristiche, direzione dei lavori, studi di fattibilità, concessioni edilizie, prestazioni per l’ottenimento di certificazioni di qualità (spesa agevolabile nel limite del 5% dell’investimento complessivo ammissibile che verrà incrementata al 10% in seguito alla modifica sopra indicata); 2. suolo aziendale/fabbricato esistente (nel limite del 10% dell’investimento complessivo ammissibile); 3. sistemazione del suolo; 4. opere murarie (fino ad un limite massimo del 50% dell’investimento complessivo ammissibile che verrà incrementata al 70% in seguito alla modifica sopra indicata) 5. infrastrutture specifiche aziendali; 6. macchinari, arredi, impianti ed attrezzature varie nuovi di fabbrica; 7. ausili, arredi, attrezzature per soggetti portatori di handicap; 8. know how ed attività immateriali.

Un aspetto rilevante è rappresentato dalla decorrenza delle spese. Il bando nella versione originale prevedeva che le spese ammissibili fossero quelle sostenute in data successiva al rilascio del provvedimento con cui l’Amministrazione Regionale ha confermato per iscritto che gli stessi sono conformi e coerenti al regime di aiuto. Se verrà pubblicata la modifica oggetto di concertazione sopra indicata, la data di decorrenza delle

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spese ammissibili sarà anticipa alla data di presentazione della domanda. Quanto all’intensità dell’aiuto, il beneficio è rappresentato da un contributo in conto capitale, pari al 50% delle spese ammissibili per la riqualificazione di stabilimenti balneari esistenti e ampliamento dei servizi, e pari al 60% delle spese ammissibili per la realizzazione di nuovi stabilimenti balneari ecosostenibili. Le spese ammissibili non possono superare l’importo di 300.000,00 euro. E’ opportuno puntualizzare che al momento della presentazione della domanda, il soggetto richiedente, al fine di attestare la copertura finanziaria del Piano di investimento, deve produrre lettera bancaria sul merito creditizio comprovante la disponibilità finanziaria. E’ importante sottolineare, a mio avviso, che nella versione originale del bando la dimostrazione della suddetta capacità finanziaria dell’impresa beneficiaria imponeva la presentazione di lettera di merito creditizio redatta secondo uno schema molto rigido e difficilmente ottenibile. L’ auspicata modifica più volte citata consentirà la possibilità di presentare qualsiasi documentazione bancaria che sia sufficiente a dimostrare l’affidabilità del soggetto proponente e questo permetterà ad un maggior numero di operatori turistici di poter partecipare a detto bando. Quanto alla presentazione della domanda, questa deve essere redatta, pena l’inammissibilità, utilizzando esclusivamente i format previsti dal bando ed allegando la documentazione richiesta. Il tutto rigorosamente allestito nei modi e termini previsti, sia in formato cartaceo ed elettronico. E’ inutile, puntualizzare che la predisposizione del progetto rappresenta la fase più delicata, in quanto il mancato rispetto di termini, modi e modulistica previsti dal bando comporta, ribadisco, l’inammissibilità dello stesso; se può essere utile la M.I.A. Mondo Impresa Azienda (0961777029), con tecnici esperti, è disponibile a fornire informazioni utili per evitare errori che potrebbero comportare l’esclusione della domanda. Infine, per quanto concerne i criteri di valutazione impiegati dall’Amministrazione Regionale, verrà effettuata una verifica formale circa la completezza e presenza di requisiti richiesti dal bando; le domande ritenute ammissibili saranno poi sottoposte ad una valutazione svolta da apposita commissione circa le sussistenza di tutte le condizioni per l’ammissibilità alle agevolazioni, la fattibilità economicofinanziaria, l’ammissibilità degli investimenti, la piena disponibilità dell’immobile, la coerenza del piano finanziario. Per qualsiasi chiarimento e/o delucidazione in merito, è possibile consultare il nostro portale (www.calabriaeconomia. it), o collegarsi sul sito www.regione.calabria.it dove oltre al bando e a tutta la documentazione prevista sono pubblicate anche le FAC con le risposte alle domande più frequenti. ●

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economia

Agevolazioni per strutture ricettive alberghiere

Regione,

finanziamenti per attività ricettiva alberghiera Intervista all'avvocato Enrico Mazza di

Rita Macrì

N

el corso di un’intervista l’avvocato Enrico Mazza, direttore della M.i.a. Mondo Impresa Azienda, società specializzata nella consulenza ed assistenza alle imprese, responsabile della sezione aiuti alle imprese del portale “Calabriaeconomia” nonché assistente alla cattedra di diritto commerciale della facoltà di Economia Aziendale dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, ha spiegato due importanti bandi pubblicati nel Bollettino Ufficiale della Regione Calabria del 08/02/2010 (supplemento straordinario n. 01 – parte III). I “Pacchetti integrati di agevolazione per la qualificazione, il potenziamento e l’innovazione di sistemi di ospitalità”, una misura che consente alle imprese di richiedere contributi finanziari, per il miglioramento e l’ampliamento di strutture ricettive esistenti e i “Piani di investimenti produttivi per il sostegno delle nuove iniziative imprenditoriali turistiche”, che permette agli imprenditori di richiedere contributi finanziari per la creazione di nuove attività ricettive alberghiere. Avvocato Enrico Mazza chi può beneficiare di queste misure?

«Da un’attenta e accurata lettura dei citati bandi si evince che i beneficiari sono le imprese costituite in qualunque veste giuridica che svolgano attività ricettiva alberghiera, in unità produttive locali ubicate in Calabria che intendano avviare un piano di sviluppo aziendale (migliorando o ampliando una struttura ricettiva esistente) o che intendano realizzare un piano di Investimento Produttivo (allo scopo di intraprendere nuova attività ricettiva alberghiera). E’ necessario che le imprese ope-

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economia

rino nei settori di attività previsti in modo tassativo dal bando. Sul sito della Regione Calabria (www.regione.calabria.it) o sul portale di Calabria Economia (www.calabriaeconomia.it) e presso la M.i.a. Mondo Impresa Azienda di Catanzaro (telefax 0961.777029) è possibile recuperare informazioni più dettagliate in merito alle attività finanziabili. E’ importante precisare che alla data di presentazione della domanda di agevolazione l’impresa deve essere già iscritta al registro delle imprese; tuttavia, le domande presentate da imprese di nuova costituzione e non ancora operanti, potranno essere istruite anche in assenza di iscrizione al registro delle imprese, purchè siano costituite e titolari di partita Iva. In tal caso l’iscrizione al registro delle imprese dovrà essere perfezionata e comprovata al momento della richiesta di erogazione relativa al primo Sal».

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economia

Agevolazioni per strutture ricettive alberghiere

«

È previsto un contributo a fondo perduto fino al 25% degli investimenti per le medie imprese e fino al 35% per le piccole imprese »

Agevolazioni finanziarie per strutture ricettive esistenti e per nuove attività ricettive alberghiere Quali sono le tipologie di interventi ammissibili e quelle di aiuti ammissibili?

«Per ciò che attiene alla tipologia degli interventi ammissibili, trattandosi di bandi diversi, è doveroso fare una distinzione. Il bando rivolto alle strutture ricettive esistenti prevede la realizzazione di un Piano di Sviluppo Aziendale costituito da uno o più piani specifici: il piano degli investimenti produttivi, il piano dei servizi reali, il piano della formazione aziendale. Quanto alla tipologie di aiuti ammissibili, per il piano degli investimenti produttivi è previsto un contributo a fondo perduto fino al 25% degli investimenti per le medie imprese e fino al 35% per le piccole imprese, oltre ad un contributo in conto interessi su finanziamenti ottenuti a copertura della restante parte. Per il piano dei servizi reali è previsto un contributo in conto

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capitale pari al 50%; per il piano di formazione aziendale; il bando prevede un contributo in conto capitale pari al 45% a favore della formazione specifica e pari al 80% a favore della formazione generale. Il Piano investimenti produttivi per nuova attività ricettiva alberghiera prevede la concessione di agevolazioni finanziarie per la creazione di una nuova struttura ricettiva che abbia almeno 15 camere ed una classificazione a fini turistico ricettivi non inferiore alle tre stelle e agevolazioni finanziarie anche per i servizi annessi e le strutture complementari ( a titolo esemplificativo: piscine coperte, ristoranti, bar, centri fitness, sale congressuali ecc….). Anche in tal caso l’aiuto previsto consiste in un contributo in conto capitale nella misura del 25% degli investimenti ammissibili per le medie imprese e del 35% per le piccole imprese, oltre al contributo in conto interessi. ►

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Agevolazioni per strutture ricettive alberghiere

Mi sembra opportuno precisare che in alternativa a queste forme di agevolazione possono essere concesse agevolazioni ai sensi del regolamento de Minimis. In tal caso le spese ammissibili non possono superare l’importo di € 500.000,00 e l’agevolazione concessa non può eccedere la percentuale del 60% e comunque l’importo di € 200.000,00. Presso la M.i.a. Mondo Impresa Azienda di Catanzaro tecnici esperti sono pronti a fornire informazioni più dettagliate in merito alle tipologie di aiuti». Ci spiega quali sono le spese ammissibili?

«Per rispondere adeguatamente a detta domanda a mio avviso è necessario prendere in considerazione la pubblicazione sul Burc del 02 aprile 2010 relativa alle integrazioni e modifiche ai bandi sopra indicati; comunque le spese ammissibili sono diverse a seconda del tipo di piano proposto. Per quanto riguarda il piano degli investimenti produttivi le spese ammissibili, al netto dell’Iva, sono quelle relative a: progettazioni ingegneristiche, direzione dei lavori, studi di fattibilità economico-finanziaria (nella misura massima del 5% dell’investimento che verrà incrementata al 10% in seguito alla modifica sopra indicata), suolo aziendale e/o fabbricato esistente (nella misura massima del 10% dell’investimento), sistemazione del suolo e indagine geognostiche, opere murarie e assimilate (nella misura massima del 50% dell’investimento che verrà incrementata al 70% in seguito alla modifica sopra indicata), infrastrutture specifiche aziendali, macchinari, arredi, impianti ed attrezzature varie, know how ed attività immateriali. L’importo dell’investimento ammissibile può variare da un limite minimo di € 100.000,00 ad un limite massimo di € 3.000.000,00. Per quanto riguarda il piano integrato dei servizi reali, sono ammissibili le spese connesse all’acquisizione di consulenze specialistiche per la fornitura di servizi previsti dall’Avviso pubblico, al conseguimento di certificazioni e/o attestazioni di conformità, servizi relativi all’internazionalizzazione. Il totale delle spese ammissibili non può eccedere l’importo di € 400.000,00. Per quanto riguarda il piano integrato della formazione, per la determinazione delle spese ammissibili, consiglio una lettura attenta del bando, vista la complessità dell’elenco».

Ci può illustrare le modalità di presentazione delle domande e la loro valutazione?

«Le domande di agevolazione, debitamente compilate, devono rigorosamente rispettare la modulistica pubblicata sul sito della Regione Calabria; dovranno pervenire in Regione, entro le ore 12.00 del 25 maggio 2010, al seguente indirizzo: Regione Calabria - Dipartimento 12 “Turismo, Beni culturali, Sport e Spettacolo, Politiche Giovanili”, Via San Nicola, 8, 88100

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Catanzaro. Precisiamo che, a differenza di quanto accadeva per bandi analoghi, non è prevista anche la presentazione telematica. E’ inutile, puntualizzare che la predisposizione del progetto rappresenta la fase più delicata, in quanto il mancato rispetto di termini, modi e modulistica previsti dal bando comporta, ribadisco, l’inammissibilità dello stesso; pertanto la compilazione della domanda, del formulario, degli allegati e di quant’altro richiesto deve essere effettuata utilizzando i format predisposti senza apportare alcuna modifica. Quanto invece alla valutazione delle domande, l’istruttoria prevede una prima verifica formale volta ad accertare la sussistenza dei requisiti di accoglibilità. In seconda fase vi è una valutazione dei singoli piani per l’accertamento di tutte le condizioni per l’ammissione alle agevolazioni, alla fattibilità economico-finanziaria, alla pertinenza e la congruità delle spese elencate, la disponibilità dell’immobile, la coerenza del piano finanziario per la copertura degli investimenti. Il nucleo di valutazione provvederà a predisporre una graduatoria redatta sulla base dei punteggi assegnati a ciascuna iniziativa, per procedere al finanziamento delle stesse nei limiti delle risorse disponibili». Qual è la sua opinione su questi bandi?

«Esprimere un’opinione non è facile in quanto se da un lato sicuramente dette iniziative rappresentano interessanti aiuti per gli operatori del settore è altrettanto vero che le risorse messe a disposizione, almeno quelle in prima battuta, non sono tantissime posto che il dipartimento competente, quello del turismo, in questa legislatura ancora non aveva pubblicato bandi analoghi. Un altro aspetto a mio avviso rilevante e delicato nello stesso tempo è rappresentato dalla decorrenza delle spese. Il bando nella versione originale prevedeva che le spese ammissibili fossero quelle sostenute in data successiva al rilascio del provvedimento con cui l’Amministrazione Regionale ha confermato per iscritto che gli stessi sono conformi e coerenti al regime di aiuto. Con la pubblicazione delle integrazioni e modifiche del 2 aprile la data di decorrenza delle spese ammissibili sarà anticipa alla data di presentazione della domanda. Un altro aspetto a mio avviso negativo è rappresentato dalla dimostrazione della capacità finanziaria dell’impresa beneficiaria, in quanto la versione originale imponeva la presentazione di lettera di merito creditizio redatta secondo uno schema molto rigido e difficilmente ottenibile. L’auspicata modifica più volte citata consentirà la possibilità di presentare qualsiasi documentazione bancaria che sia sufficiente a dimostrare l’affidabilità del soggetto proponente e questo permetterà ad un maggior numero di operatori turistici di poter partecipare a detto bando». ●

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"Medalics" centro di ricerca per le relazioni mediterranee

REGGIO CALABRIA Creatività, innovazione, conoscenza

Medalics,

centro di ricerca per le relazioni mediterranee di

Mario Meliadò

U

n ponte verso il Mediterraneo si può stendere anche con 50 mila euro di stanziamento della Regione. O almeno, ci si può provare… La buona notizia riguarda il Centro di ricerca per le relazioni mediterranee (l’acronimo è Medalics, cioè Mediterranean Area network for economics of learning, innovation and competence building systems), un progetto firmato dal prorettore dell’Università per stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria Massimiliano Ferrara per favorire un futuro in cui non ci si limiti a “sognare” un’integrazione del Mezzogiorno italiano - e del nostro territorio regionale specificatamente - col versante africano e asiatico, ma si creino quantomeno le precondizioni sociali, culturali e di tessuto economico per incrementare gli scambi fino a creare, come dire?, un mercato comune “di secondo livello”. Lo scopo di fondo è ambizioso: creare un ampio fronte di “produzione della conoscenza, della creatività e dell’innovazione” collegato in rete col sistema (anche produttivo) locale

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e il Pianeta Ricerca su scala internazionale, provocando un richiamo intenso verso manager dall’elevato know-how, tecnici di livello, studiosi, giovani ricercatori, la cui presenza su un territorio che in atto non abbonda di queste figure determini “bacini d’occupazione ad alta qualifica”. Mentre, sul versante istituzionale, il fine accessorio è agevolare un maggior accesso alla ricerca e all’innovazione della stessa Regione Calabria. Proprio Ferrara dirigerà il nuovo Centro col supporto di Roberto Mavilia, vicedirettore del Medalics con un pedigree da research assistant al Kites (cioè Knowledge, internationalization and technology studies) della “Bocconi”, avvalendosi di collaborazioni di primissimo rango: presidente onorario dell’organismo sarà Guglielmo de’ Giovanni-Centelles, docente di Storia del Mediterraneo alla Facoltà di Lettere dell’Università “Benincasa” di Napoli e direttore dell’Imac, l’Istituto mediterraneo d’arte classica di Valencia, mentre tra gli altri docenti nel Comitato scientifico figurano l’ex ministro delle Finanze Francesco Forte (già docente all’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria) e Mammo Muchie, docente d’Economia politica all’ateneo danese di Alborg e senior researcher alla Tshwane University of Technology di Pretoria, in Sudafrica: autore di molti significativi testi sull’economia, la globalizzazione e il digital divide, l’economia etiope è tra i fondatori di Globelics, il

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"Medalics" centro di ricerca per le relazioni mediterranee

Global network for the economics of learning, innovation and competence building systems, negli ultimi anni pilastro dell’innovazione su scala planetaria. A fare da “apripista” all’idea di un Centro di ricerca per le relazioni mediterranee vero e proprio, il lavoro di ricerca di Ferrara e Mavilia pubblicato lo scorso anno sull’African Journal of science, technology, innovation and development: tema fondante, “I flussi di conoscenza nell’area del Mediterraneo”. E la porzione più grande della sfida nell’area che ci riguarda così da vicino concerne, in fondo, proprio questo profilo: la capacità di analizzare nel profondo i bisogni dell’intero panorama, che «per la prima volta – ha evidenziato Mammo Muchie nella presentazione del Centro alla stessa “Alighieri”, per importanza la seconda Università per stranieri del Paese dopo quella di Perugia – potrebbe mettere insieme i fronti d’Europa, Asia e Africa, ingrandendo nei fatti lo stesso versante definitorio di “Mediterraneo”». Che poi è anche il contraltare di quanto denunciato da Globelics e alla base del suo stesso programma di ricerca: l’improvviso riscontro sulla minor competitività dei Paesi Ue rispetto all’economia statunitense e nipponica, l’esasperata (quanto, forse, tardiva) rincorsa al treno dell’innovazione con l’investimento programmato di 8 miliardi di euro in ricerca e sviluppo nel quadriennio 2009-2012, la prevedibile conseguenza “a cascata”: «PreIl tavolo dei relatori sumibilmente, sarà ulteriormente esacerbato il gap in costante aumento nell’accesso alla conoscenza tra il nocciolo “ricco” del pianeta», cioè la “triade” Usa-Europa-Giappone, «e il resto del mondo». In questo trinomio deluxe, però, le regioni del Sud e tanto più la Calabria paiono destinate a giocare il poco invidiabile ruolo del “vaso di coccio” tra vasi di ferro, proprio perché il tessuto connettivo dell’economia calabrese e del Sud in genere, saldato sulle piccole e piccolissime imprese, fa il paio con una cronica carenza di politiche per l’innovazione sul fronte pubblico e privato a un tempo. Mentre l’internazionalizzazione delle aziende, benché fuori dal totale immobilismo tipico ancora di pochi anni fa, smuove fin qui numeri quasi irrisori in termini di merci movimentate e fatturato. Ecco un motivo in più per cui pare cruciale la mission del Centro appena varato in sinergia con l’Ente regionale, fin

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dal suo motto (“Mediterraneo: dove il Nord incontra il Sud e l’Oriente incontra l’Occidente”). Al centro, quindi, i bisogni dell’area vasta mediterranea («La conoscenza, lo studio è la prima cosa», sottolinea Muchie con vigore). Ma c’è anche una prospettiva meno alata e, se vogliamo, più tangibile e di breve termine da perseguire attraverso strumenti come questo… Occupazione e sviluppo hanno necessità della forte spinta ricavabile da una nuova e – finalmente – rilevante attrattività verso gli investimenti diretti esteri nei nostri territori, dal Meridione italiano al Maghreb in Nordafrica: «In questa direzione – osserva Massimiliano Ferrara – stringere un legame forte con le multinazionali in tempi rapidi pare una misura più realistica e coerente al fine da perseguire, rispetto all’architettura socioeconomica dei Ris, i Sistemi regionali d’innovazione» che, tra l’altro, in un’analisi costi-benefici si distinguerebbero anche per gli esborsi programmati non irrilevanti. Mentre un’altra politica da portare avanti senza eccessivi oneri (finanziari e… concettuali) attiene alla promozione di dinamiche di spill over, le “esternalità territoriali” che – non risultando del tutto congruenti decisori, finanziatori e beneficiari finali di determinati servizi e attività – possano far avanzare le imprese locali nella catena del valore. E poi, c’è un interesse specifico di cui spesso si discute nei convegni, ma poi lascia a desiderare sul versante della finalizzazione: la lotta all’esecrata “fuga dei cervelli”. Ebbene – limitatamente a economia, statistica, informatica – il contributo di Medalics si espanderà anche in questa direzione, «permettendo alle migliori tra le giovani leve made-in-Calabria di restare a operare nella propria terra», pone in rilievo appunto Ferrara. Una controffensiva alla migrazione intellettuale …contro tutto e tutti, verrebbe da chiosare. Quanto agli specifici settori intorno ai quali graviterà il Centro di ricerca per le relazioni mediterranee, tre le macroaree di ricerca: economia dell’innovazione e della conoscenza (dall’innovation management ai flussi del knowledge system), commercio internazionale e globalizzazione (commercio internazionale e sviluppo sostenibile, a mo’ d’esempi) e, ovviamente, relazioni mediterranee (cooperazione transnazionale e storia del Mediterraneo, crescita economica e binomio competitivitàoccupazione). ●

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Russia Discovers Calabria

Russia Discovers Calabria, una tre giorni per far conoscere i nostri tesori

di

Rita Macrì

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i è svolta con successo “Russia Discovers Calabria”, una missione di incoming durata tre giorni, promossa dal Dipartimento Attività Produttive della Regione Calabria guidato dal direttore generale pro tempore Michele Lanzo, il quale nel corso del suo intervento, rivolgendosi agli operatori russi, ha dichiarato: «Grazie a tutti per essere venuti in Calabria. Ho avuto l’opportunità di visitare la vostra nazione. A Mosca mi sono accorto che avete molto interesse per la nostra regione. Riteniamo che ci possano essere molti punti di incontro tra la Russia e la Calabria e, per questa ragione, abbiamo voluto farvi conoscere di persona la nostra terra. Avete avuto modo di visitare e conoscere le aree produttive come il porto di Gioia Tauro, il nostro fiore all’occhiello. Ritengo che in Calabria ci siano i presupposti per fare business sfruttando anche i fondi comunitari». «Il dipartimento – ha proseguito Lanzo – ha elaborato strategie di internazionalizzazione per l'individuazione di nuove opportunità di business insieme a partner istituzionali locali, integrando le iniziative con il settore turistico e con quello agro-alimentare. Queste opportunità di cooperazione permetteranno agli investitori stranieri di trovare nuovi partners nel nostro territorio per una concreta cooperazione, specie nell’area di Gioia Tauro. Ora – ha concluso Lanzo – si punta a programmare, creando le condizioni più vantaggiose di un volo diretto Lamezia-Mosca/Mosca-Lamezia, che consentirà di accrescere gli scambi commerciali e un incremento di turismo di qualità, per valorizzare al meglio le risorse industriali e paesaggistiche del territorio regionale».

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Sullo stesso tema abbiamo intervistato Saveria Cristiano, dirigente del Servizio "Programmazione della Distribuzione Commerciale, Commercio Estero e Internazionalizzazione delle imprese, Regione Calabria". Perché la Regione Calabria ha organizzato Russia Discovers Calabria?

«Questa iniziativa rientra nel processo di internazionalizzazione che rappresenta una sfida ineludibile per le Amministrazioni regionali che intendono sostenere e sviluppare la competitività dei propri territori e migliorare la qualità della vita dei propri cittadini. Le dinamiche dell'internazionalizzazione si presentano sempre più spesso Saveria Cristiano con una molteplicità di dimensioni: dall'esportazione dei prodotti/servizi delle imprese locali, all'attrazione degli investimenti provenienti dall'estero, alla localizzazione produttiva, allo sviluppo del turismo, all'attrazione di giovani talenti stranieri. La complessità e trasversalità di questo fenomeno implica la necessità di concentrare le risorse verso obiettivi condivisi, nel rispetto delle prerogative istituzionali delle Amministrazioni coinvolte e coerentemente con i diversi livelli di programmazione previsti (comunitaria, nazionale, regionale). Nuovi attori si affacciano sullo scenario mondiale, spostando l'asse del confronto economico in nuove regioni del mondo. Tali mutamenti chiamano in causa la nostra capacità di

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Russia Discovers Calabria

adattamento al nuovo contesto geo-economico». In che modo la Regione aiuta le nostre imprese a diventare protagoniste del mercato mondiale?

«Per cogliere le opportunità della globalizzazione dei mercati è necessario rafforzare le capacità di presenza sui mercati internazionali. La sfida della globalizzazione richiede infatti che i prodotti e le imprese, soprattutto le medio-piccole, divengano protagonisti sul mercato mondiale. In tale contesto, di certo complesso e in perenne mutamento, è necessario che la Regione si renda protagonista e guida per il sistema produttivo locale, secondo quanto stabilito dalla legge costituzionale n. 3/2001, rimuovendo le criticità incontrate in passato ed avviando una politica che faccia leva su un impianto strategico organico e coerente con le scelte operate a livello locale, nazionale e comunitario. Appare fondamentale, dunque, rafforzare la funzione di indirizzo dell'Amministrazione Regionale, attraverso l'individuazione di priorità strategiche di breve e medio periodo, in grado di orientare e guidare le azioni e le iniziative intraprese dall'intero sistema regionale anche attraverso l'organizzazione ed il coordinamento del processo di governance dell'internazionalizzazione, che sottende l'attivazione di un processo sinergico con le altre attività regionali di natura internazionale. Internazionalizzazione, dunque, come scelta prioritaria e strategica per lo sviluppo del tessuto produttivo e, più in generale, dell'intero territorio. All'interno di tale strategia si inseriscono le iniziative volte alla promozione degli investimenti stranieri all'estero e all'attrazione degli stessi all'interno del territorio locale come è accaduto con la missione di incoming rivolta agli imprenditori russi».

Come giudica l'esito di questa iniziativa?

«L'esito dell'iniziativa è stato molto positivo perché ha permesso di rilevare un interesse crescente nei confronti della nostra regione da parte di uno dei paesi maggiormente in crescita. Abbiamo scelto di organizzare l'evento in giorni ricchi di appuntamenti. Giovedì 18 marzo, la delegazione russa di investitori, giornalisti e tour operator è stata accolta all'aeroporto internazionale di Lamezia Terme con aperitivo e saluti di benvenuto da parte del presidente della Sacal, Eugenio Ripepe. Nel pomeriggio, a Lamezia Terme, si è tenuto un workshop tecnico con la presenza delle rappresentanze istituzionali regionali sulle opportunità commerciali e finanziarie di interscambio tra i due Paesi. Al tavolo dei relatori l'arch. Michele Lanzo, Direttore Generale pro tempore Dipartimento regionale Attività Produttive; Domenico Neri, Direttore Ice Calabria; Zuikov Vadim, presidente della National Trade Association of Russia e presidente della sezione commercio della Camera di Commercio e Industria di Mosca; Ternovskiy Yaroslav, Deputato Camera Sociale Federazione Russa; Kriv-

zov Mikmail, Vice presidente del consiglio di amministrazione della Regione del Ryazan; Paolino Di Marco per Simest e Tommaso Cafora di Invitalia. A seguito della prima giornata, è stato realizzato un tour di due giorni sul territorio calabrese, per visitare alcune delle aree di maggiore interesse e sviluppo economico come l'area portuale di Gioia Tauro e alcune aziende del settore agroalimentare, turistico e immobiliare». Ci parla della funzione strategica degli incontri B2B?

«Al termine del workshop tecnico si è dato il via al business meeting tra gli investitori russi e le numerose aziende calabresi presenti, selezionate attraverso l'invito di Confindustria Calabria, cui è stato richiesto il supporto nell'individuazione delle imprese locali interessate ad intessere rapporti commerciali con l'estero. Nel corso degli incontri B2B le imprese calabresi hanno avuto la possibilità di esporre i propri prodotti, discutere delle migliori strategie commerciali e nel caso di due aziende specifiche, sottoscrivere un accordo commerciale pluriennale per la vendita di prodotti sul mercato russo. Il riscontro da parte di tutti gli operatori presenti è stato estremamente positivo, poiché è stata colta consapevolmente la grande occasione offerta ed è stato possibile constatare la reale opportunità di commercio e di investimenti fuori e all'interno della Calabria».

Come si evolverà ora la partnership tra la Regione Calabria e gli operatori russi?

«L'intenzione è quella di coltivare i rapporti con i partners russi e di fare in modo che questo cammino intrapreso recentemente possa essere percorso nella maniera più proficua anche attraverso successive missioni di incoming o outgoing volte al rafforzamento e all'ampliamento dei rapporti commerciali. Sono stati avviati accordi importanti che, nel corso del 2010, saranno rafforzati coinvolgendo le imprese regionali di vari settori. Il mercato russo è in rapida espansione; proprio in Russia sono disponibili ingenti capitali pubblici e privati e in questo contesto le imprese calabresi possono fornire un contributo importante in alcuni settori di nicchia. In programma le Olimpiadi invernali di Sochi del 2014 per le quali il Governo Russo ha stanziato 18 miliardi di dollari per l'ammodernamento infrastrutturale della regione. Oltre alle grandi opportunità nel settore infrastrutturale vanno sottolineate le grandi opportunità che derivano dall'implementazione dei trattati internazionali (la Russia ha recentemente firmato il Protocollo di Kyoto) che comportano sostanziali investimenti nel settore delle tecnologie innovative. La soluzione per operare al meglio sul mercato russo è sicuramente quella di sviluppare joint ventures con imprese locali e il nostro Dipartimento sta elaborando uno strumento finanziario regionale specifico: una novità di cui ancora è presto parlare». ●

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Russia Discovers Calabria

Le aziende partecipanti al Workshop Vino: Cantine Lento - Lamezia Terme (Cz) Olio: Olearia San Giorgio - San Giorgio Morgeto (Rc) Olio: Casa Ligarò - Andali (Cz) Olio e vino: Statti srl - Cantine e frantoio - Lamezia Terme (Cz) Olio e vino: Azienda Agricola Roberto Ceraudo - Strongoli Marina (Kr) Carne e salumi: Nero di Calabria - Acri (Cs) Frutta: OP Monte Soc. Coop - Polistena (Rc) Caffè: Guglielmo spa - Copanello (Cz) Prodotti calabresi: Salpa snc - Petronà (Cz) Prodotti per ristorazione: Industria agro-alimentare Muraca srl - Cicala (Cz) Dolci: Condorelli - Dolcon srl - Catanzaro Costruzione e arredamenti - Mattoni e piastrelle in cotto: Cotto Cusimano spa - Settingiano (Cz) Serramenti: Serramenti Procopio srl - Catanzaro

Serramenti - Teknalsystem srl - Sarrottino - Tiriolo (Cz) Arredamenti: Lucia Mobili di Lucia Naustica & C. sas - Maida (Cz) Porte e finestre: Silipo porte e finestre in legno srl - Catanzaro Arredamenti: Camillo Sirianni sas - Soveria Mannelli (Cz) Arredamenti: Descomitalia - Lamezia Terme (Cz) Barche: Rancraft Yachts spa - Soverato (Cz) Immobiliare - Turismo/Immobiliare: Hotel Caposuvero - Gizzeria Lido (Cz) Costruzioni e immobiliare: Cogecon srl - Catanzaro Turismo/Immobiliare: Villaggio Santandrea - S. Andrea Apostolo dello Ionio (Cz) Turismo/Immobiliare: Froio srl - Montepaone (Cz) Immobiliare: Cusimano Costruzioni - Settingiano (Cz) Trasporti: Assitur srl - Catanzaro Distribuzione stampa e servizi editoriali: A.D.S.S.E. srl - Agenzia distribuzione stampa e servizi editoriale - Gioia Tauro (Rc)

Intervista a Domenico Neri,

Direttore Istituto nazionale per il Commercio Estero (Ice) per la Calabria Ci spiega quali sono le funzioni dell’Ice?

«L'Ice, Istituto nazionale per il Commercio Estero, è l'ente che ha il compito di sviluppare, agevolare e promuovere i rapporti economici e commerciali italiaDomenico Neri ni con l'estero, con particolare attenzione alle esigenze delle piccole e medie imprese, dei loro consorzi e raggruppamenti. A tal fine l'Ice, in stretta collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico, elabora il Programma delle Attività promozionali, assumendo le necessarie iniziative e curandone direttamente la realizzazione. L'Ice ha la propria sede centrale a Roma e dispone di una rete composta da 17 Uffici in Italia e da 116 Uffici in 88 Paesi del mondo». Come opera l’ufficio regionale Ice per l’internazionalizzazione del prodotto “Made in Calabria”?

«Per l’internazionalizzazione della Calabria l’ufficio Regionale opera su due fronti. Un primo importante impegno è quello della collaborazione con i dipartimenti regionali di volta in volta competenti per l’organizzazione di eventi promozionali e di formazione. Gli strumenti utilizzati sono di solito due: in primis l’Accordo di Programma, strumento attraverso il quale l’Ice, il Ministero del Commercio Internazionale e la Regione Calabria progettano e coordinano una serie di interventi che sono finanziati al 50% dalla Regione Calabria ed al 50% dall’Ice. Il secondo strumento è la commessa privatistica, con la quale il dipartimento regionale competente individua una serie di azioni promozionali che intende realizzare all’estero e ne affida la realizzazione all’Ice. Tali interventi sono interamente finanziati dalla Regione. Il secondo impegno degli uffici Regionali dell’Ice è quello di fornire consulenza ed assistenza alle imprese che vogliono internazionalizzarsi e fungere da centro di coordinamento

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regionale per le iniziative prese dalla rete Ice». Quali sono a suo avviso i settori sui quali la Regione Calabria dovrebbe puntare?

«La Calabria non presenta distretti industriali come altre parti d’Italia; pertanto, non è possibile individuare un settore trainante. Certo, il comparto dell’agroalimentare, specialmente dell’olio, del vino e delle conserve è quello più rappresentativo sia in termini di numero di addetti, che in termini di presenza all’estero. È anche vero, però, che ogni settore presenta almeno una eccellenza: abbiamo imprese conosciute e apprezzate in Italia e all’estero oltre che nell’agroalimantare, nella moda, nell’arredamento, nella nautica da diporto, nelle nuove tecnologie, in quello orafo, etc.».

Che idea si è fatto della missione di incoming: “Russia Discovers Calabria”?

«Con il Dipartimento Regionale delle Attività produttive è in corso un dialogo al fine di evitare che i fondi Por da utilizzare vengano impegnati su più fronti senza che si riesca ad incidere a favore delle aziende in maniera positiva. In questa fase particolarmente delicata, che vede per la Calabria l’ultima opportunità di spendere bene i soldi dell’Unione Europea, è di vitale importanza fare rete fra le Istituzioni preposte all’internazionalizzazione e le imprese calabresi, al fine di promuovere in maniera forte e sostenuta i nostri prodotti sui mercati esteri. La missione degli operatori russi ha fatto sì che i componenti della delegazione arrivata nei giorni scorsi, potesse incontrarsi con i titolari delle aziende selezionate, onde aprire un canale commerciale con una Nazione con potenzialità enormi. Hanno avuto, altresì, la possibilità di visitare una parte del nostro territorio, restandone piacevolmente sorpresi». ●

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Russia Discovers Calabria

La Russia scopre la Calabria Imprenditori e investitori dell'Est ospiti di alcune significative realtà produttive nostrane di

Rosalba Paletta

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onoscere il proprio partner commerciale; sapere che faccia ha; guardarlo negli occhi. Sono, se vogliamo, principi estremamente elementari ad ispirare le più complesse strategie di internazionalizzazione dei mercati e delle imprese. Come quella messa in campo dalla Regione Calabria, Dipartimento Attività Produttive, che ha fatto incontrare una delegazione di trenta imprenditori russi con un nutrito gruppo di operatori economici calabresi. Obiettivo, appunto, fornire un’occasione di incontro a due mondi altrimenti distanti, che dagli sconfinamenti indotti dalla globalizzazione possono trarre benefici economici e commerciali. Nei tre giorni trascorsi a conoscere, per grandi linee, la realtà economica calabrese, uno spazio importante, anche se non esclusivo, l’hanno avuto il settore turistico e quello agroalimentare. A spiegare il perché sono gli ultimi dati Istat: l’export agroalimentare italiano è uno dei comparti che meglio ha retto all’urto della crisi economica globale. I dati di gennaio 2010, rispetto a quelli dello stesso mese del 2009, parlano di un + 1,4%: un risultato superiore all’export di tutti gli altri settori produttivi, che si attesta invece sul +1%. Se è vero, infatti, che sono diminuite dell’1,9% le esportazioni di prodotti agricoli allo stato naturale (e infatti l’agricoltura, altro grande potenziale della nostra regione, ha accusato il colpo), c’è anche da dire che sono cresciute del 2,4% quelle dei prodotti agricoli trasformati. Ciò significa, da una parte, che nel quadro delle politiche commerciali e di sviluppo dell’export necessita di un’attenzione specifica, ai vari livelli, il settore agroalimentare, con investimenti ed agevolazioni che ne possano rafforzare

la competitività e l’immagine nel mondo; dall’altra, che è il caso di spingere il piede sull’acceleratore dell’esportazione dei prodotti agricoli trasformati. Va da sé che, nell’ottica di un sano federalismo alimentare, e come le organizzazioni di categoria agricole propongono da tempo, riuscendo a valorizzare il concetto di filiera corta e ad utilizzare materia prima locale in determinati settori dell’industria della trasformazione, a traino anche il comparto agricolo trarrebbe maggiore beneficio dal successo dell’export agroalimentare. Ma questo è un altro discorso. Andiamo, invece, a vedere quali aziende hanno mostrato ai russi cosa la Calabria può fare nel settore della trasformazione, forte di una tradizione antica e di produzioni di qualità. Tappa  numero 1: Gioia Tauro

E’ iniziata di buon mattino la seconda giornata del tour russo alla scoperta delle produzioni calabresi. Il più grande porto del Mar Mediterraneo è una meta strategica per i traffici con l’Est Europa e oltre, di cui gli imprenditori presenti non tardano ad accorgersi. La posizione geografica del porto, infatti, che lo pone a poche ore di navigazione dalla rotta Suez

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Russia Discovers Calabria

- Gibilterra o Mare del Nord/Gibilterra, consente alle navi di deviare dalla rotta principale per scalare il Porto. L'equidistanza tra i porti del Nord Europa, raggiungibili via terra (corridoio Adriatico e Tirrenico), ed i porti Africani, fa della grande opera un nodo nevralgico. E’ noto che nonostante il Porto sia servito dal sistema stradale/autostradale composto dalla Statale 18 e dall'Autostrada A3, collegata al porto stesso con la tangenziale est, è ancora carente il raccordo con lo svincolo autostradale. Tale sistema viario è da migliorare: una svolta verrà sicuramente dal collegamento tra lo svincolo autostradale di Gioia Tauro ed il Porto. Il sistema di collegamento ferroviario è stato da poco elettrificato, sono in corso contatti con le Ferrovie dello Stato per attivare una stazione ferroviaria in località San Ferdinando, che verrebbe esclusa dalla cinta doganale – in cui è invece rigidamente inserito il Porto – per consentire la fruizione non solo a tutte le tipologie di merci e a tutti i passeggeri provenienti dall'ambito portuale, ma anche da tutto il territorio circostante. Attualmente, il traffico merci ferroviario consente la composizione di circa 5 treni al giorno. I vicini aeroporti di Lamezia Terme e Reggio Calabria offrono la possibilità di servirsi di un servizio aereo cargo e passeggeri. A fornire tali informazioni alla delegazione russa è stata nel corso dell’incontro l’Autorità Portuale, rappresentanza massima dello Stato nell’area marittima, presieduta da Giovanni Grimaldi. In sua vece, ad accogliere la delegazione, era presente il Segretario generale, Carmelo Maccarone. Tappa numero 2:

O.p. Monte: 80% del fatturato dall’export: mandarini, kiwi e arance calabresi Il viaggio dei russi è proseguito alla scoperta di una significativa realtà produttiva della provincia di Reggio Calabria: la O.p. (Organizzazione di produttori) Monte, con sede a Polistena. Leader nel settore ortofrutticolo (l’80% del fatturato dell’azienda viene dall’export), la O.p. ha accolto gli ospiti con una lunga tavolata imbandita di arance, kiwi e mandarini: prodotti di punta della realtà produttiva calabrese, molto apprezzati nel paese delle matrioske. L'azienda è stata presentata ai probabili clienti dal presidente Giuseppe Surace, con il quale abbiamo parlato a margine della visita. Quando nasce questa realtà produttiva?

Surace

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«La nostra O.p. è stata costituita nel marzo 2001, dall'esperienza acquisita in un decennio di presenza nel settore dell'agricoltura di due cooperative, la "Agrumon" e la "Il Monte". I risultati raggiunti hanno fatto

nascere l'esigenza di organizzarsi in un unico contesto al fine di sviluppare una politica di crescita, sia economica che professionale, nell'ambito di un settore in continuo sviluppo».

Da quante realtà produttive è costituita attualmente la vostra organizzazione?

«Al momento aderiscono due cooperative che annoverano 569 soci produttori di agrumi, in particolare arance e kiwi».

Qual è l’aspetto caratterizzante la logistica dell’organizzazione?

«Disponiamo di strutture per la lavorazione di agrumi e kiwi con una linea di lavorazione, stoccaggio e confezionamento di prodotti destinati alla grande distribuzione (G.d.o.). Le celle frigo ad atmosfera controllata consentono la lunga conservazione dei kiwi».

Come giudica la visita di questa delegazione di imprenditori e investitori?

«Come accennato l’80% del nostro fatturato viene dalla voce esportazioni, quindi ogni nuovo possibile contatto commerciale non può che farci piacere e non possiamo che vedere positivamente questo genere di iniziative. In più sappiamo che gli agrumi sono molto apprezzati in Russia, in maniera particolare le arance. Dal punto di vista qualitativo questo prodotto, ricco di vitamina C, vitamina A, potassio, magnesio, ferro e fosforo, trova in Calabria ideali condizioni nella fertilità del terreno e nel clima, che costituiscono il vero segreto della unicità delle nostre produzioni. E’ a tutti gli effetti considerato un prodotto tipico calabrese e vanta una lunga tradizione: le varietà coltivate nella nostra regione sono: Naveline, Biondo, Moro, Tarocco e Valencia. Del resto, per tornare alla sua domanda iniziale, come già hanno avuto modo di scoprire i nostri visitatori, la vicinanza della nostra realtà produttiva al porto ha dato una sterzata alla nostra attività, e sebbene la crisi abbia rallentato i traffici, siamo fiduciosi nella ripresa, ed attività di questo genere vanno in questa direzione». Tappa numero 3:

Una tappa immancabile: la ristorazione di qualità

Insieme a “Villa Ersilia (Soverato), “Le Querce” (Sarrottino); “U tamarru” (Catanzaro) e "Marechiaro", (Gizzeria lido), l’Approdo di Vibo Valentia ha voluto fornire alla delegazione russa un saggio delle numerose eccellenze in tavola che la Calabria è in grado di offrire. Pino Lopreiato ha preparato per l’occasione pietanze a base di bianchetto, tonno rosso del Mediterraneo appena pescato, alici, rana pescatrice, pesce castagna, sanpietro. Pesce azzurro, tipico delle coste calabresi, considerato “povero” eppure in grado di dare ai piatti grande carattere e soprattutto di esaltare la tradizione gastronomica nostrana. Il tutto accom-

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Russia Discovers Calabria

pagnato da buon vino calabrese. A rendere interessante la visita della delegazione agli occhi di una realtà ristorativa locale è senz’altro l’aspetto legato al turismo. I dati danno quello russo in crescita, e il nostro Paese si iscrive fra le mete privilegiate. Ilia Andronov, docente universitario a Mosca e interprete ufficiale della missione, ci ha detto: «Il cibo in Russia non ha storicamente il fascino che ha per il vostro Paese: è sempre stato più un problema da risolvere, che un piacere della vita. Esperienze come questa rappresentano una vera e propria novità per chi viene dal nostro paese, e credo che l’apprezzamento suscitato dalla qualità dei cibi, dal modo in cui vengono presentati, dalla bellezza delle location in cui si posizionano alcuni dei ristoranti selezionati per la nostra delegazione… tutto questo darà i suoi frutti». A giudicare dalla nota che hanno tenuto a lasciare sul registro del ristorante gli ospiti russi, si direbbe che per loro l’approdo in Calabria, sotto il profilo enogastronomico, è stato decisamente positivo: «Magnifico! – hanno scritto – . Grazie per il buonissimo cibo e per il servizio perfetto!». Tappa numero 4:

Alla scoperta delle produzioni tipiche calabresi: Dolciaria Monardo, Colacchio Food, Attinà srl È risalendo la Sa-Rc, dopo aver ammirato la splendida vista dell’Etna innevato, o la Costa Viola, che gli imprenditori dell’Est fanno sosta per la loro quarta tappa: nell’azienda “Dolciaria Monardo” trovano una delegazione nutrita di imprenditori vibonesi e reggini che, per l’occasione, hanno allestito banchetti espositivi delle loro produzioni. A colpirli in maniera particolare è la cioccolata, in cui l’azienda specializzata nella produzione di dolcetti al miele (i tipici mostaccioli) molto diffusi sul mercato locale, sta via via tentando di posizionarsi sul mercato internazionale. «La cioccolata, al latte e fondente, ci sta dando soddisfazione sui mercati esteri – ci spiega Domenico Monardo

– . La Russia è già nostro riferimento commerciale, una visita come questa ci dà la possibilità di espanderci in un settore su cui stiamo puntando molto, come quello delle uova di Pasqua. È un prodotto che suscita molto interesse, anche perché la loro produzione non arriva alle dimensioni realizzate da noi e rimangono colpiti dalle grandi uova che invece fanno parte ormai della nostra tradizione». Soddisfatto dell’iniziativa è anche Santo Forti, responsabile commerciale della ditta “Attinà srl”: «Dobbiamo ringraziare la Regione Calabria per un’opportunità così ben strutturata e organizzata: a colpire i possibili acquirenti sono soprattutto le conserve e la linea gourmet, una linea qualitativamente elevata che stiamo curando molto e che è destinata alla ristorazione di qualità. La cucina italiana, e quindi calabrese – ha proseguito Forti –, è sempre più apprezzata in Russia e occasioni del genere, che danno la possibilità di incontrare personalmente i probabili partner commerciali, rappresentano ottime opportunità per spiegare, oltre che le caratteristiche delle singole produzioni, i luoghi in cui esse nascono, i contesti paesaggistici in cui vengono realizzate, le realtà aziendali. L’effetto è di grande d’impatto: conoscere un sito produttivo e chi lo porto avanti nel luogo in cui si sviluppa è sicuramente un valore aggiunto nella costruzione di relazioni commerciali affidabili. Inoltre – ha affermato Forti – conoscere i territori di produzione offre la possibilità di presentare il collegamento che unisce le produzioni conservate nel miglior olio extra vergine di oliva ai luoghi stessi in cui lo si produce, all’insegna del made in Italy, del made in Calabria e della migliore tradizione mediterranea della nostra tavola». Presente all’esposizione anche un’azienda leader nel settore della panificazione calabrese: “Colacchio Food”. Trae anch’essa dalla visita russa stimoli e occasioni di espansione, come ci spiega Rocco Colacchio, panificatore e Presidente della Sezione alimentare di Confindustria Vibo Valentia, nonché coordinatore regionale della Consulta alimentare di Confindustria Calabria: «I prodotti da forno rappresentano senz’altro un’evoluzione nel settore della panificazione, che si apre così a nuovi e più ampi orizzonti commerciali. La nostra azienda – ha proseguito Colacchio Monardo – è già presente in Ca-

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Russia Discovers Calabria

nada, negli Stati Uniti, in Australia, in Europa invece abbiamo già buoni rapporti con Germania, Francia, Svizzera. La Russia non fa ancora parte del nostro “pacchetto clienti”: speriamo da questa esperienza di poter trarre buoni contatti». «Sinergie – ha concluso Colacchio – fra istituzioni e associazioni di categoria, come questa fra l’assessorato alle Attività produttive della Regione e Confindustria, sono segnali di positività, operazioni che si spera di poter ripetere in futuro, per cercare il più possibile di puntare sull’internazionalizzazione dei prodotti calabresi». Tappa numero 5:

Calabria cost to cost. Dalla Piana di Lamezia a Copanello di Stalettì i russi rapiti dal vino e dall’aroma del caffè Il metodo della missione B2B è certamente ottimale e ha impressionato positivamente anche gli imprenditori che hanno accolto la delegazione russa nel corso della terza giornata. Immersi nel verde degli uliveti della Alberto e Antonio Statti tenuta Statti a Lamezia Terme hanno iniziato la loro ultima giornata. Appassionati da subito al processo produttivo (hanno potuto assistere alla fase di imbottigliamento ed etichettatura) hanno concluso la loro visita con uno speciale buffet preparato per l’occasione dalla nota casa vitivinicola lametina, a base di formaggi e salumi tipici. A commentare la visita è stato Alberto Statti, che ci ha detto: «Al di là della ricaduta economica di questa missione, al di là del fatto che si chiuderanno contratti con questa delegazione, il vero

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dato positivo è che le istituzioni si stiano accorgendo di quanto sia positivo per la nostra economia, per le nostre aziende, puntare sull’internazionalizzazione. C’è ancora da fare molto lavoro perché i nostri prodotti siano pienamente riconosciuti in loco, ma anche allorquando questo aspetto dovesse raggiungere i risultati che tutti speriamo, non potremmo dire di aver a sufficienza irrobustito le spalle delle nostre aziende. I mercati internazionali sono fondamentali, e in un regime di concorrenza qual è quello in cui ci troviamo ad operare, ogni iniziativa che punti a migliorare la qualità della presenza e della promozione sul mercato delle nostre produzioni non può che essere ben accetta. L’augurio – ha concluso Statti – è che si prosegua nell’ottica di una sempre maggiore specializzazione». A parlare a lungo dell’esperienza di incoming con noi è stato, infine, Maurizio Maneggia, direttore commerciale della Guglielmo Caffè, che ha commentato così la visita che ha coinvolto nella storica torrefazione di Copanello di Stalettì (Cz) la delegazione russa: «Le fiere, secondo la nostra esperienza, pur essendo molto frequentate, non rendono con efficacia l’idea delle realtà aziendali che sono alle spalle dei Maneggia singoli prodotti e che fanno la differenza». «Nel nostro caso, ad esempio, il caffè è un prodotto che fonda il suo successo sulla differenza qualitativa delle miscele: quelle che abbiamo presentato ai nostri ospiti erano loro assolutamente sconosciute, e ne sono rimasti entusiasti, inebriati fin dall’ingresso nella struttura dall’aroma che si diffonde in tutta la torrefazione per effetto della tostatura dei chicchi. Ora capiremo se alla qualità apprezzata sapranno far corrispondere costi adeguati, essendo quelli dei prodotti di qualità maggiori di quelli destinati a circuiti di massa». «La nostra azienda – prosegue Maneggia –, è ormai conosciuta nella nostra regione, ma ha iniziato da poco più di un anno l’espansione commerciale su mercati internazionali, con grande riscontro nel centro e nord Europa. Il mercato russo è completamente nuovo, inesplorato, e questa occasione è stata ottima per presentare miscele certamente sconosciute ai palati e agli olfatti dell’Est e, quindi, per aprirci a nuovi canali. L’aver visto i processi produttivi, i macchinari – ha concluso il direttore commerciale della Guglielmo Caffè – e soprattutto l’aver “sentito” l’aroma che si diffonde in tutta l’azienda, ha certamente impressionato positivamente i visitatori russi. Dalla loro reazione entusiasta ci auguriamo possano nascere e consolidarsi nel prossimo futuro proficue relazioni commerciali. Ben vengano dunque attività di questo genere». ●

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A Vibo Valentia le "fattorie del pensiero"

Confindustria Vibo Valentia, intervista al presidente Domenico Arena di

Maurizio Bonanno

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a quando è alla guida di Confindustria Vibo Valentia, con un’intesa davvero invidiabile realizzatasi in maniera naturale sin dal primo istante con il proprio direttore Anselmo Pungitore, Domenico Arena, Mimmo per gli amici, ha dato un netto impulso verso una chiara direzione. Basta i piagnistei, quell’andare in giro “cappello in mano”; basta atteggiamenti di rassegnata constatazione che qui tutto è più difficile e non sempre si può fare quel che si vorrebbe, tantomeno sognare qualcosa di nuovo, diverso, originale. Chi sceglie la strada delle libera impresa, secondo la “filosofia Arena”, deve avere un atteggiamento positivo, lo sguardo proiettato in avanti, senza paura del futuro. «Chi fa impresa – afferma perentorio il presidente di Confindustria Vibo Valentia – deve avere un unico obiettivo: costruire!». Sotto la sua guida, però, è stato dato un forte impulso anche sul piano dei rapporti: personali, istituzionali, sociali…

«Il compito che Confindustria si è data – spiega Mimmo Arena – è stato di costruire rapporti di fiducia e di trasparenza con tutti gli interlocutori. Non solo dire, ma fare. Fare il primo passo per creare sinergie politico-istituzionali. Fare nel sociale, per confermare la tradizionale attenzione dell’impresa ai temi dell’integrazione sociale, della dignità lavorativa, della responsabilità ambientale».

Un compito non semplice in un territorio, quello della provincia di Vibo Valentia che – purtroppo! – si sta distinguendo per una preoccupante recrudescenza della criminalità. La sua organizzazione si sta caratterizzando attraverso iniziative concrete, come, ad esempio, un dialogo costante e costruttivo con l’associazione “Libera”.

«Le limitazioni ambientali possono essere un problema serio, se ci si lascia condizionare, anche solo psicologicamente – ammette Domenico Arena – superare i limiti posti dalle difficoltà ambientali è un impegno che ci vede protagonisti non solo con campagne di sensibilizzazione, ma anche con gesti concreti di solidarietà e di esempio. I giovani talenti presenti nella nostra provincia devono avere la serenità tenendo presente che forma-

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Domenico Arena

zione e passione, sono le uniche armi che consentono di avere una vita migliore ed una chance di successo. Le scorciatoie non servono a nulla e il mito della vita agiata tramite le raccomandazioni, o peggio ancora, con la sponsorizzazione della criminalità non deve incantare più nessuno». Anche in questo caso, le conclusioni del leader provinciale degli imprenditori vibonesi sono perentorie: «La classe dirigente ha il compito gravoso ma inderogabile di dare segnali forti e determinati». Lei accennava allo spirito positivo con il quale bisogna intraprendere l’attività di imprenditore, anche in Calabria, in provincia di Vibo Valentia. Ma lei, presidente, in tutta sincerità, intravede in questo quadro non esaltante possibili fattori di sviluppo?

«Se i comparti tradizionali (edilizia, turismo, agroalimentare e metalmeccanica) reggono ancora la sfida con i mercati – risponde Arena – necessitano però di supporti concreti per proseguire nella loro attività e per competere sempre più efficacemente. La vera innovazione per il territorio potrebbe essere nel terziario, nel diventare il “centro servizi” dei paesi sia avanzati sia in fase di sviluppo. Servizi di progettazione, informatici, di ricerca, di sviluppo. Penso, ad esempio alla biomedica, alle nuove tecnologie, soprattutto penso all’importanza di lavorare per migliore le infrastrutture; ed ancora, tante altre specializzazioni possono rappresentare quei servizi ad alto valore aggiunto che, come hanno dimostrato grandi aziende che hanno ubicato qui la loro sede, necessitano solo di una precondizione essenziale per garantire una buona qualità della vita». L’idea del presidente provinciale di Confindustria è affascinante.

«Vorrei fare di Vibo Valentia il centro servizi del Mediterraneo. Credo sia la via da seguire per rendere un’area decisamente bella. Vibo Valentia trasformata nel campus delle scienze, da offrire a professionisti ed a centri di ricerca anche di indirizzo universitario per ubicare su questo territorio quelle che potremmo definire le “fattorie del pensiero”». ●

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Stazione unica appaltante

Sua Calabria:

appalti più trasparenti di

Saverio Puccio

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el corso del 2010 la Stazione unica appaltante non soltanto terrà a regime la sanità, ma l’intento è quello di superare i 499 milioni di euro di fatturato registrati nel 2009. Il 100% delle attività della sanità dovranno passare dal vaglio della Sua». È questa la convinzione di Salvatore Boemi, commissario della Stazione unica calabrese, illustrata nel corso della presentazione della relazione sull’attività portata avanti dall’autorità regionale durante lo scorso anno. All’incontro erano presenti anche il presidente del comitato di sorveglianza Ivan Cicconi, il segretario generale della Giunta, Nicola Durante, e i componenti del comitato Saverio Regasto e Paolo Severini. È, dunque, la sanità l’obiettivo principale su cui puntano i responsabili della Sua, come dimostrano anche i dati riferiti alle gare indette dai soggetti obbligati nel periodo 31 maggio 2008-31 maggio 2009 e che costituiscono il report su cui fare riferimento. Nello specifico, gli enti del servizio sanitario regionale hanno avviato 847 procedure di gara, per un importo complessivo di 499.942.071,16 milioni di euro, che costituiscono il 75,71% di tutti gli investimenti posti in essere dai soggetti obbligati. Per comprendere la mole economica movimentata dal settore, basta evidenziare che la seconda voce per importo di gare è determinata dai Dipartimenti e dal Consiglio regionale con 38 procedure avviate per un importo complessivo di 90.010.345,83 milioni di euro, con una incidenza del 13,63%. L’ente sanitario che ha investito maggiormente è stata l’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, con 113 procedure di gara avviate nel periodo di riferimento con un importo complessivo pari a 93.260.418,39 milioni di euro, seguita dall’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro con 121 procedure per un importo complessivo di 88.871.598,45 milioni di euro. Il 2010, dunque, rappresenta l’anno della piena entrata a regime della stazione unica appaltante. Per questo, sarà necessario anche superare lo scoglio della diversa interpretazione della legge di costituzione della Sua, contestata da società miste e consorzi, saranno avviati dei protocolli d’intesa che consentirebbero a queste società di utilizzare la Stazione unica per gli appalti di gara. Una necessità importante, considerato che al momento non sono considerati enti obbligati società come la Sorical, i Consorzi di bonifica e le Asi. Nel suo intervento Cicconi ha ripercorso il ruolo del comita-

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to di sorveglianza, a cui spetta il compito principale di assegnare e verificare gli obiettivi del commissario e dei responsabili di settore. Dal primo anno di attività, seppur limitata dalla partenza dell’iniziativa e dal ristretto numero di personale a disposizione, è stato possibile confermare che la sanità rappresenta il principale bacino di spesa nelle gare regionali. Rispetto al funzionamento della struttura, Cicconi ha ribadito che «essere arrivati a fine 2009 a costruire un organismo e avviare le attività della stazione è stato semplicemente un miracolo». E rispetto alle prospettive future ha ricordato anche la possibilità che gli enti “obbligati” possano essere esonerati dalla necessità di rivolgersi alla Sua se adotteranno “modalità di gestione delle procedure di affidamento attestate dal comitato di sorveglianza o certificate da un organismo accreditato”. Cicconi ha specificato ancora che «prioritaria, nella attuazione a regime del ruolo della Sua nei confronti dei soggetti obbligati, sarà la definizione delle convenzioni attuative con le stazioni appaltanti per le quali queste sono richieste, e le procedure attuative con tutte le altre. In entrambi i casi – ha aggiunto – la Sua nel 2010 dovrà esercitare una selezione delle gare che vorrà e potrà gestire». Per raggiungere gli obiettivi futuri, sono stati anche sottolineati i diversi protocolli sottoscritti nel corso del primo anno di attività, e propedeutici ad ogni altra azione. Si tratta delle basi normative che disciplinano i rapporti con enti e associazioni di categoria, oltre ai regolamenti interni alla stessa stazione unica appaltante. Tra gli accordi stipulati anche quello tra la Sua e le associazioni regionali di rappresentanza delle imprese. Gli obiettivi fissati nel protocollo riguardano, tra l’altro, la necessità di definire e diffondere, verso le amministrazioni aggiudicatici e gli operatori economici, documenti tipo e linee guida per la gestione della fase di qualificazione degli operatori economici e per la definizione dell’offerta economica più vantaggiosa, per sostenere la qualificazione della struttura imprenditoriale locale e premiare gli operatori economici che fondano sulla legalità, la qualità e la sicurezza del lavoro il loro modo di essere e di operare. L'ex segretario generale Durante ha ripercorso, nel suo intervento, l’iter che ha portato alla costituzione della Sua in Calabria, aggiungendo «la scarsa propensione dei dipendenti regionali ad imbarcarsi in questa avventura». Secondo Durante, «lo stato dell’arte attuale è che la Sua gestisce e gestirà i cinque sesti dell’intero monte economico degli appalti della Calabria, a partire dalla sanità». ●

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salute

Curare il mal di testa fa bene alle tasche

Lisa Brewster - (flickr.com)

Migraine Care:

curare la cefalea in Calabria

di

Rosalba Paletta

L

’emicrania non è un semplice mal di testa, ma una patologia molto diffusa e in molti casi invalidante. Meno forte è, però, la consapevolezza di quante e quali siano le conseguenze che tale disturbo comporta sul piano sociale. I numeri ci dicono che ne soffrono circa sei milioni di italiani, di cui 240 mila sono calabresi: per loro è compromessa la qualità della vita, quindi anche l’attività lavorativa e relazionale, soprattutto quando si presenta con elevata frequenza o quando si cronicizza, spesso a causa di un abuso di farmaci non adatti alla cura. I cosiddetti rimedi “fai da te”. In Calabria il problema dei costi sociali della malattia è serio, soprattutto in un momento di esiguità di risorse. In vista della Giornata mondiale della Cefalea, che ricorre

quest’anno l’8 maggio, abbiamo parlato dell’argomento con alcuni dei massimi esperti a livello regionale. Non solo: si tratta degli specialisti che da circa dieci portano avanti un progetto sperimentale, finanziato dalla Regione Calabria, volto proprio a ridurre i numeri della migrazione sanitaria attraverso una serie di misure: l’implementazione di un Centro dedicato; la creazione di una rete tra i centri cefalee sparsi sul territorio regionale; la promozione di strumenti che aumentino la conoscenza dei medici circa le linee guida stabilite in ambito nazionale, con particolare riferimento alla diagnostica strumentale e terapia specifica; l’applicazione dei percorsi clinici per ottimizzare la terapia acuta e cronica nell’ambito di una razionalizzazione della spesa farmaceutica regionale:

Costi… da mal di testa: curarli si può! Dott. Iannacchero partiamo dalle origini: che cos’è la cefalea?

«Quando parliamo di cefalee, naturalmente, ci riferiamo alle cefalee primarie, mal di testa che non sono il sintomo di un’altra malattia, mentre diverso è il caso dei mal di testa causati da tumori al cervello, traumi, pressione arteriosa alta o altra malattia; esistono tre tipi principali di cefalee primarie, quella a grappolo, per fortuna rara, quella tensiva, ovvero il comune mal di testa, che per fortuna non è disabilitante e che si cura con i comuni analgesici, e l’emicrania, che è più grave, ha sintomi specifici e colpisce nella fascia d’età che va dall’adolescenza alla piena maturità ben 12 italiani su cento». Quali sono i numeri della cefalea nella nostra regione e quali sono le conseguenze sociali di questa malattia?

«In Italia sono oltre sei milioni gli italiani che soffrono di emicrania, si tratta prevalentemente di donne in età lavorativa, spesso gli attacchi cefalalgici sono così

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intensi da creare problemi sul piano delle relazioni individuali e professionali; uno studio pubblicato su Cephalalgia (rivista della società internazionale delle cefalee) nel 2005 sulla nostra regione, realizzato dal nostro gruppo di studio in collaborazione con la cattedra di Igiene della nostra Università di Catanzaro, dimostra come in Calabria quasi 240.000 persone soffrono di emicrania. Nonostante l’incidenza elevata in Calabria sono una minoranza i pazienti che consultano uno specialista (26%); una grossa percentuale degli stessi si rivolge a strutture sanitarie e specialisti fuori regione (22%). Inoltre nello studio emergeva che i pazienti cefalalgici calabresi usufruivano con il servizio sanitario regionale dell’ accesso gratuito al medico di famiglia e la visita neurologica generale con il pagamento del ticket, ma la durata della malattia, in assenza di corretta diagnosi in Calabria, era mediamente intorno ai 10 anni e che oltre il 50% dei pazienti non fosse soddisfatto delle prestazioni

in due parole attraverso un progetto denominato “Migraine Care”. Di questo si parlerà l’8 maggio a Catanzaro, presso il Campus Universitario “S. Venuta” di Germaneto, nell’ambito di un incontro organizzato dal Coordinamento regionale Sisc (Società Italiana Studio Cefalea) Calabria, dal Centro interaziendale Cefalee e Disordini adattativi (rif. Lg 11/2004) dell’Azienda Ospedaliera Pugliese Ciaccio. Fra gli altri prenderanno parte all’incontro: il dottor Rosario Iannacchero, responsabile scientifico progetto Migraine Care; il dottor Emilio De Caro, Direttore della Struttura Complessa di Neurologia dell’Azienda Ospedaliera “Pugliese – Ciaccio”; il professor Giovanbattista De Sarro, preside della Facoltà di Medicina del Campus Universitario “S. Venuta” di Germaneto (Cz). ●

sanitarie ricevute. Solo il 27% dei pazienti emicranici rivoltisi a specialisti sapevano di soffrirne, gli altri non avevano avuto una diagnosi corretta e la stragrande maggioranza, intorno al 70%, assumeva in particolare farmaci da banco».

Dott. R. Iannacchero

Quali sono i più comuni errori nell’approccio a questa malattia?

«Molti medici dopo aver fatto una diagnostica differenziale con le tecniche di neuroradiologia per un disturbo cefalalgico, banalizzano il sintomo e non curano il paziente. Gli emicranici fin dalla giovane età hanno un fattore di rischio ipertensione 5 volte più alto della popolazione generale e hanno un maggior rischio di ictus cerebrale. Ma c’è di più, pur essendo una patologia a base organica, la componente psicologica è molto più importante di quanto si sospettasse in passato. Si sa ormai che un cefalalgico su due soffre di disturbo d’ansia, uno su tre ha una vera

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salute e propria depressione, e molti emicranici hanno un tratto di personalità che li porta ad una dipendenza dalle novità. Hanno per esempio bisogno di cambiare spesso (casa, lavoro, partner etc.). Per questo è fondamentale un’individuazione del profilo di personalità ed un’educazione del paziente. È inoltre importante che la patologia venga individuata prima che l’emicranico si avvii alla pericolosa spirale di tentativi terapeutici "fai da te", che aprono la via all’ abuso di farmaci». Come si cura oggi e come la si è curata, o meno, in passato?

«Negli ultimi 10 anni non ci sono stati progressi significativi per la terapia farmacologica d’attacco, i triptani rappresentano la prima scelta terapeutica; si è però fatto strada un cambiamento epocale nel modo di interpretare la malattia e, di conseguenza, nella cura in senso globale. Per esempio, per quanto riguarda le donne, è stato provato il ruolo degli ormoni, del ciclo mestruale e della menopausa e oggi si ritiene che una terapia non possa prescindere dall’ apporto dell’endocrinologo. Sicuramente la terapia di un paziente emicranico, con un profilo di rischio cardiovascolare, non può prescindere dalla valutazione cardiologica. In passato si curava il sintomo cefalea con un banale analgesico e non la sindrome cefalalgia con un ben preciso percorso diagnosticoclinico specifico e un personalizzato piano terapeutico».

Curare il mal di testa fa bene alle tasche

Com'è nato, dunque un progetto come Migraine Care e quali sono gli sviluppi attesi?

«Migraine Care, promosso dall’assessorato alla Salute nel 2007 in collaborazione con il coordinamento regionale della società italiana dello studio delle cefalee, vuole migliorare il rapporto di cura con i cefalalgici calabresi, ma tende ancor più ridurre l’uso inappropriato di risorse economiche del fondo regionale. Uno dei problemi della sanità calabrese è il controllo della domanda di prestazioni. L’esiguità delle risorse ed i meccanismi di finanziamento impongono sistemi di controllo del rapporto tra offerta e domanda che comportano, per le aziende sanitarie scelte di programmazione ed il confronto con i problemi quali l’equità, l’appropriatezza, l’educazione alla domanda. Avere conoscenze di qualità non solo è auspicabile per una buona tutela della salute, ma diventa di grande rilievo per sfavorire comportamenti sprovvisti di prova di efficacia. L’articolazione del progetto con la realizzazione della rete cefalea regionale, con modello hub-spoke, favorisce la formazione dei cefalologi calabresi mediante modelli culturali scientifici appropriati alla cura della patologia, favorisce in concreto la volontà di privilegiare soluzioni alternative al ricovero ospedaliero, e di erogare prestazioni mediche a livello crescente di complessità specialistica».

Quella introdotta con Migraine Care è

una buona pratica clinica perché tende a ridurre la migrazione sanitaria. In che termini e con quali numeri ciò avviene?

«L’analisi della migrazione sanitaria fuori regione per i pazienti cefalalgici (Drg 25) si attesta negli ultimi tre anni sul 20-22%; ciò obbliga la regione a pianificare interventi formativi e gestionali assistenziali tendenti a ridefinire nuovi percorsi assistenziali per i calabresi affetti dal mal di testa. E’ una migrazione per una patologia a bassa assistenza che non possiamo accettare. Il progetto Migraine Care, la presenza di Centro cefalee a riferimento regionale con prestazioni sanitarie complesse e la realizzazione degli ambulatori di I livello nelle aziende sanitarie calabresi (Palmi, Melito Porto Salvo, Locri, Lamezia Terme, Cosenza Ospedale Annunziata e Cosenza Inrca, Acri e Trebisacce), centri tra loro collegati funzionalmente, rappresenta una nuova modalità di presa in carico del paziente e permette di arrestare l’emorragia di pazienti cefalalgici fuori regione. Il modello che il Centro Cefalee di Catanzaro vuole rispecchiare è quello di altri centri cefalee italiani: formulare diagnosi cliniche avanzate delle cefalee ed impostare terapie specifiche ed aggiornate. Tutto ciò abbatte la migrazione sanitaria, soddisfa il paziente/utente/cliente e migliora il contesto culturale scientifico ambientale in cui lavoriamo». ●

Ricerca e pratica clinica: per una sanità migliore Migraine Care rappresenta un felice connubio fra ricerca clinica farmacologica e gestione clinica del paziente: un buon risultato per l’Ateneo e l’azienda Pugliese Ciaccio?

«La collaborazione tra la Cattedra di Farmacologia del nostro Ateneo ed il Centro Cefalee dell’ Ospedale PuglieseCiaccio di Catanzaro rappresenta come due realtà istituzionali diverse nei loro compiti possono trovare sinergie sia nel campo della ricerca clinica applicata che negli aspetti formativi; è chiaro che tutto ciò comporta una ricaduta notevole nella pratica clinica dell’ assistenza al

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malato cefalalgico e quindi per il servizio sanitario regionale».

Come si è sviluppata questa forma di collaborazione?

«La collaborazione con il dr. De Caro e il Dr. Iannacchero nasce negli anni scorsi, ed è iniziata con studi di farmaco-epidemiologia sul territorio calabrese che si sono tradotti con la pubblicazione di contributi scientifici nelle riviste specializzate recensite a livello internazionale, la realizzazione di convegni scientifici regionali e nazionali, con la partecipazione di esperti delle più qualificate Università italiane (vedi

Università Cattolica di Roma, la cattedra di farmacologia dell’università di firenza, ecc.), e per ultimo il progetto formativo Migraine Care regionale».

Prof. G.B De Sarro

Si tratta della prima realtà del genere attiva nel centro Sud Italia sul modello di altre esistenti nel resto del Paese: un modo concreto per qualificare il nostro tanto criticato sistema sanitario?

«Il primo cefalologo italiano di ►

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salute rilevanza internazionale fu un farmacologo, il prof. Sicuteri della Scuola di Firenze; attualmente centri di farmacologia clinica che si occupano di cefalea sono rappresentati dal prof. Geppetti, di Firenze, prof. Pini di Modena e prof. ssa Del Zompo di Cagliari. Nella realtà meridionale da Roma in giù, il Centro Cefalee Interaziendale è un modello gestionale originale che integra funzionalmente l’esperienza del farmacologo clinico con quella del neurologo ospedaliero. Noi affrontiamo il problema dei soggetti che soffrono di cefalea, spesso rassegnati nella erronea convinzione di non poter fare nulla per migliorare il

Curare il mal di testa fa bene alle tasche

proprio mal di testa, raramente ne parlano con il medico di famiglia, si auto prescrivono ed assumono indiscriminatamente farmaci analgesici che nel giro di mesi o anni riducono la loro efficacia, mentre il mal di testa si presenta sempre con maggior intensità e disabilità. Lo sviluppo di una farmacodipendenza da analgesici o da farmaci antiemicranici è insidiosa. Il Centro Cefalee del Pugliese-Ciaccio presenta posti letto dedicati per la terapia da dissefuazione farmacologica ed il nostro contributo di esperienza neurofarmatossicologica favorisce una sinergia con il lavoro svolto dai neurologi ospedalieri».

Quanto influisce la ricerca nell’implementazione di best practices che offrono risposte concrete ai cittadini calabresi?

«L’Università fa Ricerca e Formazione didattica per gli studenti della futura generazione di medici calabresi. È chiaro che i pazienti calabresi hanno enormi vantaggi da queste iniziative e sicuramente ciò favoriscono la riduzione della migrazione sanitaria extraregionale, per quelle patologie a bassa assistenza, come la cefalea, e aumentano la soddisfazione dei pazienti calabresi verso le strutture sanitarie pubbliche». ●

Un progetto che viene da lontano Quando nasce la struttura per la cura della cefalea a Catanzaro e com'è organizzata?

«Il 17 giugno 2003 l’allora commissario straordinario dell’Azienda Ospedaliera Pugliese-Ciaccio di Catanzaro dr. D’Alessandro stipulò con il commissario straordinario dell’Asp di Catanzaro (ex Asl 7) un protocollo d’ intesa per l’istituzione di un Centro Interaziendale di Ricerca Formazione e Aggiornamento Cefalee e Disordini Adattivi che poi, con la legge regionale n° 11 del 2004 divenne centro di riferimento regionale per la cura delle cefalee. Il Centro dispone della possibilità di gestire il malato cefalalgico sia in regime ambulatoriale, sia in ricovero di day service cefalea, con ulteriore approfondimento diagnostico–clinico per la cura di eventuali comorbità con altre patologie; se si necessita di procedure terapeutiche particolari, o in regime di ricovero ordinario, è disponibile 1 posto letto dedicato (determinazione D.g. A.o.p.c. n° 48 del 10/05/2006 ) per la cura delle cefalee complesse con diagnosi da definire, cefalee croniche con abuso/dipendenza da analgesici, o in regime di ricovero day hospital (da attivare a breve) per cicli terapeutici di svez-

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zamento/riabilitazione farmacologica. Il centro si avvale per la diagnostica di base dei servizi specialistici della nostra azienda ospedaliera; effettua indagini specifiche, a volte necessarie per una cura personalizzata del mal di testa, test farmacologici di induzione/estensione cefalagici, test neurovegetativi in collaborazione con l’ Unit Syncope della Soc di cardiologia del nostro ospedale. Inoltre il counseling genetico (forme di cefalea familiare) con la Unità Semplice di epidemiologia genetica – clinica dell’Asp di Catanzaro e la valutazione degli aspetti psicocomportamentali dei pazienti cefalalgici con il D.s.m. dell’ Asp di Catanzaro». Quali sono gli obiettivi?

«Il Centro oltre a fornire assistenza clinica del paziente cefalalgico a tutta la regione, nasce dalla necessità di integrare sia a livello teorico, sia applicativo competenze specialistiche da anni maturate all’ interno di gruppi di lavoro differenti. Il suo scopo è promuovere lo sviluppo di studi multidisciplinari, clinici e gestionali, nel campo dei disturbi dell’adattamento. In questo ambito un ruolo preminente appartiene al capitolo delle cefalee. Interessante ed innovativo è, inoltre, il compito istituzionale della

Dott. E. De Caro

formazione continua e permanente con la medicina specialistica e territoriale del territorio calabrese».

Com’ è cresciuta nel tempo e come ha risposto la popolazione?

«L’ assistenza al paziente cefalalgico, con specifico ambulatorio dedicato, era già presente nella nostra azienda dal '96; poi, al fine di offrire una migliore risposta diagnostica–clinica e nel tentativo di ridurre la migrazione sanitaria si è attivato il centro cefalee, ora struttura semplice della Soc di Neurologia, con le articolazioni sopra descritte. Nel 2003-2007 non si aveva conoscenza del centro e delle sue attività. Oggi abbiamo maggiore consapevolezza, utenza da tutta la provincia di Catanzaro e nelle nostre liste d’attesa pazienti provenienti dalle altre province calabresi. Il numero medio di pazienti/anno è all’incirca 1100/anno in regime ambulatoriale, in regime di ricovero 60/anno e prevediamo con l’attivazione del day service cefalea 95-100/anno». ●

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business

San Marco Argentano

La holding Fin.Sal e tre aziende di successo: Cadis, Global Trans, Alupack

Un gruppo da 25 milioni di fatturato di

Benedetta Caira

I

l re delle vaschette d’alluminio non ha il piglio dell’imprenditore freddo e cinico. Con la voce roca tenta di governare un telefono che squilla in continuazione, perché il momento è caldissimo: c’è la politica (è stato candidato alle regionali), il Cosenza Calcio (ha rischiato di diventare il nuovo presidente) e poi, naturalmente, le sue aziende. Lui è Franco Salerno ed ha fondato nel 1995 la Fin.Sal, un nome che non dirà molto a chi è solito frequentare supermercati, più familiare è il marchio dei suoi prodotti: “Ottimo”, dalla carta forno ai contenitori di alluminio, passando per i sacchetti per il freezer alle buste per la pattumiera. Praticamente il numero due in Italia e in Europa dopo il più noto (e costoso) marchio Cuki. Ma Fin.Sal è la holding di proprietà della famiglia Salerno che detiene il controllo di gestione di tre aziende leader: Cadis, impresa impegnata nella grande distribuzione ed esclusivista del marchio “Ottimo”, Global Trans, dedicata alla logistica e alla movimentazione dei prodotti Cadis (e non solo) sul territorio nazionale ed internazionale, Alupack, azienda specializzata nella produzione di contenitori d’alluminio per uso alimentare. Qualche numero: 25 milioni di fatturato, 150 dipendenti (contando i circa trenta agenti di vendita in tutta Italia), uno stabilimento di 20 mila metri quadri nella zona industriale di San Marco Argentano. Il gruppo esporta in tutto il mondo (Spagna, Francia,Tunisia, Marocco, Sud Africa, Kenia) ed ha appena avviato un’unità produttiva in Polonia. «Ma non vogliamo delocalizzare – ci tiene a precisare Salerno – siamo orgogliosi di lavorare in Calabria anche se le difficoltà sono tante e servono garanzie e interventi che ci garantiscano di poter competere con i concorrenti che arrivano dall’Est». Sul sito internet la filosofia dell’azienda: «Servirsi del-

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le tecnologie più avanzate per realizzare prodotti di alta qualità, nel totale rispetto dell'ambiente. Utilizziamo esclusivamente materiali che presentano il marchio "atossico igienico e inodore" per realizzare prodotti riciclabili e di indiscussa qualità , in linea con le nuove esigenze. I nostri macchinari, leader mondiali, computerizzati, e ad alto contenuto tecnologico, garantiscono uno standard di produzione fedele alle indicazioni riportate su ogni confezione». «La nostra è una filiera cortissima – spiega l’imprenditore – produciamo tutto sul nostro territorio, dall’esterno prendiamo esclusivamente la materia prima». Ottimismo e fiducia nel futuro, nonostante la crisi. «Ne abbiamo risentito – ammette – come tutti i prodotti sugli scaffali anche i nostri sono stati penalizzati dal calo dei consumi, ma i nuovi clienti compensano». «Da quando l’azienda è nata non abbiamo mai smesso di investire» afferma soddisfatto Salerno che ha messo nelle mani del figlio Nereo tutto il settore dell’export. «Tecnologia all’avanguardia e rispetto dell’ambiente sono stati obiettivi primari». Ottimismo e fiducia, sì ma con qualche cedimento: «Fare impresa in Calabria è difficile – ammette – l’accesso al credito e il costo del lavoro sono questioni difficili. La Regione poi – continua – non è attenta ai problemi dell’industria calabrese mentre ha favorito associazioni e ordini professionali». Pesa poi il pregiudizio sul Sud e sulla legalità: «Ci sentiamo umiliati quando le nostre offerte vengono cestinate dalla grande distribuzione al nord. Non ci danno fiducia perché non danno fiducia alla Calabria. Qualcuno mi ha consigliato: fai come fanno gli altri, sposta la sede legale a Milano o a Vercelli. Io questo non lo farò mai, dobbiamo imporci sul mercato con la nostra qualità e con la nostra professionalità. Vogliamo lavorare in Calabria, da qui non ce ne andremo». ●

business

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eventi

Jonici - Magna Grecia Lifestyle a Vinitaly

La premiazione a Verona. Da sinistra: V. Ippolito, F. R. Salerno, V. Ippolito, M. Tigani Sava, S. Cristiano, G. ippolito

Vinitaly: dall’associazione Jonici il Premio Magna Grecia Lifestyle alle Cantine Ippolito 1845 Un "pinax" locrese in edizione impreziosita anche per ricordare il ceramista Luigi Parrilla di

Rosalba Paletta

S

i è concluso anche quest’anno con successo e soddisfazione del popolo di Bacco riunito a Verona il Vinitaly, giunto alla sua 44esima edizione. Ancora una volta numeri importanti (fonti ufficiali parlano di circa centomila presenze) hanno decretato il successo della massima kermesse internazionale dedicata al vino e dintorni. Fra i padiglioni del Verona Fiere operatori provenienti da oltre 110 Paesi. In questo contesto la Calabria non poteva mancare: una regione che vanta la nostra tradizione vitivinicola, agricola e olearia (aspetti, questi ultimi due, che hanno trovato accoglienza nelle manifestazioni venete parallele, denominate Agrifood e Sol), ha tutte le carte in regola per pensare ad una partecipazione da protagonista. Il confronto con le altre realtà territoriali del Bel Paese, ahinoi, non ci vede sempre vincitori. Continuiamo ad

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avere parecchio da imparare sul fronte del marketing territoriale: la capacità di rendere appetibile ed efficace, ai fini economici, l’identità di un luogo. Per la Calabria storia, cultura, tradizione, in una parola: vino. Ma al di là degli aspetti migliorabili, non sono mancati quelli positivi. Visitando i numerosi stand delle aziende calabresi, che con il contributo della Regione Calabria, di Unioncamere Calabria, delle Camere di Commercio di Cosenza e di Reggio Calabria, si sono presentate a Verona, sono emersi chiaramente: la passione dei produttori del mondo del vino; il lavoro che c’è dietro ogni singola etichetta; la volontà di farsi strada in un mercato che è difficile e che non lascia spazio alla mediocrità; la capacità di molti giovani di affinare professionalità e competenze, e non soltanto i propri vini nelle botti. E proprio in virtù di questo particolare atteggiamento, di professionalità e di specializzazione che si unisce a tradizione e cultura millenaria, l’Associazione di giornalisti Jonici

ha voluto assegnare il Premio “Magna Grecia Lifestyle” ai giovani protagonisti delle Cantine Ippolito 1845 di Cirò Marina (Kr). Il portavoce dell’Associazione, Massimo Tigani Sava, ha scelto quest'occasione anche per ricordare il grande amico Luigi Parrilla (il valente ceramista autore del “pinax” impreziosito che simboleggia il Magna Grecia Lifestyle), scomparso alla fine dello scorso anno. A Verona l’azienda calabrese era rappresentata, oltre che dalle sue bottiglie e da un nuovo nato, da tre giovani professionisti, Vincenzo, Gianluca e di nuovo Vincenzo Ippolito, tre cugini simbolo della Calabria che, forte delle sue tradizioni e di nuove professionalità, si fa strada nei mercati mondiali. Tigani Sava, esponendo le motivazioni del Premio, ha detto: «Avremmo dovuto essere qui con il nostro amico Luigi Parrilla, che aveva fatto della sua passione per l’archeologia anche la sua professione. Luigi non è più fra noi, ma lo vogliamo ricordare con questo Premio, riempiendolo di un significato

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eventi

che sta a cuore all’associazione Jonici e che ha ispirato tutte le attività realizzate da tre anni a questa parte. A riceverlo – ha proseguito Tigani Sava – è infatti un’azienda rappresentata qui da tre giovani professionisti, che portano avanti un’attività di famiglia lunga “160” anni. Un’esperienza tutta racchiusa nell’etichetta ultima nata e presentata proprio in questa vetrina d’eccellenza, nella quale la tradizione di un vitigno principe della nostra terra, il Gaglioppo, si fonde con la volontà di innovare e reinterpretare il passato». «La stessa cosa che avevamo iniziato a fare insieme a Luigi Parrilla che – ha proseguito il portavoce di Jonici – nel suo laboratorio aveva applicato piccoli inserti d’oro zecchino su uno dei suoi pinax, tradizionalmente proposti in semplice terracotta, raffigurante Dioniso che con un rigoglioso tralcio d'uva sulla spalla e una coppa di vino rende omaggio a Persefone, seduta in trono». A consegnare il Premio è stato chiamato il Presidente di Unioncamere Calabria, Fortunato Roberto Salerno: «Parrilla – ha affermato – era per noi un amico, un giovane valido e un artista che stava lavo-

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Jonici - Magna Grecia Lifestyle a Vinitaly

rando bene per portare nel mondo l’idea di Calabria che ci sta a cuore fare emergere: tengo a dire che sono sue le opere con le quali abbiamo voluto personalizzare gli spazi della Regione Calabria qui a Verona. E’ un onore e un piacere – ha proseguito – affidare un riconoscimento così significativo ad un’azienda che procede nella stessa direzione, dando prova di grande professionalità e capacità, grazie al lavoro di giovani e determinati e capaci». L’enologo delle Cantine, Vincenzo Ippolito, commentando la scelta di Jonici, ha affermato: «Mi emoziona che con questo premio ci venga riconosciuto lo sforzo massimo che stiamo impiegando per qualificare il nostro operato all’insegna di due capisaldi: la tradizione, che caratterizza la nostra regione, e l’innovazione, che ci vede proiettati nel futuro e su nuovi mercati e nuove scelte aziendali. Nel caso specifico, infatti, con “160 Anni” abbiamo voluto dare la possibilità al Gaglioppo, il nostro vitigno più rappresentativo, di esprimersi in una maniera nuova, diversa. Lo abbiamo fatto attraverso la parziale vinificazione di uve passite e applicando contestualmente la tecnica del ripasso, con le vinacce del passito, al vino ottenuto da uve fresche. Il risultato – ha spiegato Ippolito – è un vino profumato, dal colore inteso, assolutamente inaspettato da uve Gaglioppo, dolce per via dell’appassimento, ma allo stesso tempo tannico, di buona acidità». Il Vincenzo Ippolito che governa le relazioni commerciali, nel ricordare Parrilla, ha affermato: «Sono emozionato per il fatto che questo Premio, che ricorda anche un grande amico, vada alla mia azienda: ho conosciuto Luigi perché era il mio maestro di tennis, nel tempo è diventato per me una guida nella vita!». Gianluca Ippolito, infine, ha affermato: «Il fatto che venga assegnato alla nostra azienda, con la motivazione che i giovani abbiano il compito di realizzare questo connubio felice fra il passato ed il futuro,

tramite l’impegno e la professionalizzazione nel presente, ci riempie di soddisfazione, perché dà riscontro ad una delle principali motivazioni che ci spinge a portare avanti sempre meglio il nostro lavoro». Anche Saveria Cristiano, dirigente del Dipartimento attività produttive della Regione Calabria, presente alla premiazione, ha voluto rimarcare questo aspetto: «Come Istituzione – ha affermato – non possiamo che essere fieri di promuovere la partecipazione a manifestazioni così prestigiose di aziende in cui giovani e dinamici professionisti si esprimono e mostrano al mondo il volto migliore della nostra terra. Per questo continueremo a lavorare nella promozione all’estero delle nostre realtà produttive, puntando a qualificare sempre più questo fondamentale aspetto della nostra economia». «Duemilacinquecento anni fa – ha concluso Tigani Sava riassumendo la mission di Jonici – il vino in Calabria era già cultura: se riusciremo a riappropriarci di questo patrimonio, forse potremo superare i limiti e i ritardi dell’oggi». ●

eventi

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UNICAL i Economia: d à t l o c Fa i t t i r c s i i l g 0 0 0 . 8 sono e d i s e r p l a a IntervistRubino Franco

di

Benedetta Caira

O

ttomila iscritti tra studenti in corso e fuori corso. Un esercito di giovani che – con il famoso pezzo di carta in tasca – cercheranno una collocazione in una regione che produce tanti laureati ma troppo poche opportunità di lavoro. La facoltà di economia dell’Università della Calabria resta comunque una bella scommessa. Franco Rubino guida la facoltà dal 2007 e il suo curriculum ha i contorni di una favola: da studente a preside. Lui, figlio di modesti lavoratori e senza santi in paradiso, ha lavorato sodo e alla fine è emerso. Un esempio, per dire ai giovani che bisogna crederci, che i sogni si possono realizzare. E non è poco. Il rettore Latorre è piuttosto pessimista: “L’economia calabrese non è competitiva: il tasso di esternalizzazione è basso, il livello tecnologico e di innovazione della produzione e dei servizi è bassissimo e soprattutto, l’economia calabrese non è in grado di offrire lavoro ai calabresi”. Condivide questa visione?

«Purtroppo il rettore dipinge la realtà e la realtà non si condivide: si può solo prenderne atto. Tutti ci hanno pensato e tutti hanno dato ricette diverse, le più disparate, ma bisogna trovare il modo di uscirne. Il problema non è solo “economico” nel senso di avere più aiuti e più risorse, ma è anche culturale: uscire da logiche clientelari e puntare sul merito e sulla competenza per gestire le risorse in maniera efficiente ed efficace».

L’università che tipo di responsabilità ha rispetto ad uno scenario economico preoccupante come quello calabrese?

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università

Franco Rubino

«Proprio perché alla base di tutto sarebbe necessaria una “rivoluzione culturale”, l’Università ha un ruolo estremamente importante non solo nel trasmettere saperi, competenze e conoscenze, ma anche e soprattutto nel “formare persone”, persone che imparino a ragionare con la propria testa, ad avere delle opinioni proprie, a sapersi battere per portare avanti le proprie idee; idee che devono essere portatrici di una cultura nuova, una cultura basata sulla legalità, sul merito, sull’etica». Che studenti forma la sua facoltà?

«Nella Facoltà di Economia si iscrivono studenti che provengono da qualsiasi istituto superiore; uno dei miei “crucci” è che ogni anno non tutti riescono ad iscriversi, in quanto la nostra Università prevede ancora il numero chiuso ed alcuni sono costretti a iscriversi fuori. Penso che anche su questo in futuro dovremo intervenire». E che tipo di occupazione trovano i giovani che si laureano in Economia in Calabria?

«Non è facile trovare occupazione per i nostri laureati in Calabria, soprattutto perché mancano le imprese. Molti giovani

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Unical, Facoltà di Economia

a•Andres (flickr.com)

università

«

Un esercito di giovani che con il famoso pezzo di carta in tasca cercheranno una collocazione»

sono costretti ad andare a lavorare fuori, anche se vorrebbero restare in Calabria. I laureati in Economia trovano impiego presso aziende, presso pubbliche amministrazioni, possono fare la libera professione, possono loro stessi creare un’azienda e misurarsi con il mercato. Tutto ciò, come si diceva, spesso avviene fuori della Calabria, ma occorre impegnarsi per cercare di aumentare le opportunità di lavoro nella nostra Regione». Molti dei nostri cervelli più brillanti vanno via perché qui non hanno opportunità, ma tanti studenti che riescono ad arrivare alla laurea non hanno una formazione competitiva. Lei cosa ne pensa?

«Nella formazione esistono delle graduazioni: non tutti si laureano con 110 e lode, non tutti possono essere delle eccellenze. Quello di cui però sono convinto è che una preparazione di base viene data a tutti e che, comunque, l’occasione di “formarsi bene” tutti ce l’hanno. E’ chiaro che la preparazione finale dipende da tanti fattori e prima di tutto dalla serietà e dall’impegno con cui ciascuno studente affronta la sua carriera universitaria».

In Calabria conta di più essere “figlio di” o avere le competenze e la formazione giuste?

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«Mi duole ammetterlo, ma oggi, non per essere più pessimista del Rettore, la logica del merito, ovvero avere le competenze e la formazione giusta, conta fino ad un certo punto. Tuttavia non bisogna scoraggiarsi. Io non sono “figlio di”: mio padre portalettere, mia madre casalinga, i miei nonni contadini. A volte mi sono visto passare davanti persone, a mio giudizio, meno meritevoli di me: una volta ho anche pianto per questo. Ma non mi sono scoraggiato. Sono caduto, ma mi sono risollevato, ho studiato, ho creduto in quello che facevo, e alla fine sono arrivato anche io: più tardi, ma sono arrivato. Sono arrivato a coronare il mio sogno, ovvero fare il docente universitario. Forse sono andato al di là dei miei sogni: fare il Preside in quella stessa Facoltà in cui mi sono laureato. Mai quando ero studente ci avrei creduto, ma forse lo avevo sognato». A suo figlio chiederebbe di restare in Calabria o di andare via?

«Mio figlio deciderà da solo cosa fare. Se mi chiederà un consiglio, io gli dirò di restare. E’ facile andare via, il difficile è restare. E’ facile creare i problemi, il difficile è risolverli. E’ semplice criticare, il difficile è essere propositivi. E’ facile dimettersi, il difficile è governare e cercare di dare un contributo, sia pure minimo alla risoluzione dei problemi della nostra terra, perché noi ►

università

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università

Unical, Facoltà di Economia

siamo “figli” di questa terra». In che maniera la politica influenza l’economia?

«E’ inevitabile che la politica influenzi l’economia. Sono le scelte politiche che determinano gran parte delle decisioni economiche. Per esempio, siamo in un periodo di “tagli finanziari”. E’ una scelta squisitamente politica quella dei settori su cui investire e quelli su cui tagliare. I settori economici a cui verranno destinate più risorse, andranno avanti; gli altri si ridimensioneranno. E’ anche vero il contrario e, cioè, che delle decisioni politiche sono influenzate da gruppi di pressione economica. Per esempio, grandi aziende che premono per ottenere qualcosa. In ultima analisi, come direbbe un matematico, l’influenza tra politica ed economia ha una direzione “biunivoca”».

E la criminalità?

«La criminalità ha anche un ruolo rilevante nell’economia e anche qui, purtroppo, spesso l’influenza ha una direzione “biunivoca”. La criminalità è un altro grande problema della nostra terra».

Secondo lei cosa manca a questa università?

«Nel mondo tutto è perfettibile e, quindi, tutto è criticabile. L’Università della Calabria ha tante cose positive, ma anche altre migliorabili. Per carenza di strutture, non possiamo aprire, come dicevo prima, le iscrizioni a tutti: bisognerebbe arrivare a questo, ma per farlo ci voglio risorse da investire in attrezzature, docenti, aule, personale tecnico amministrativo. Occorre, inoltre, potenziare il processo di internazionalizzazione e aumentare i legami con il territorio e le altre istituzioni. In un mondo in cui va sempre più avanti la globalizzazione, bisogna fare rete, collaborare ognuno per il proprio ruolo e le proprie competenze, senza presunzione e nel rispetto reciproco. Se non si fa questo, si rischia di essere tagliati fuori da tutto».

Qual è l’impostazione che vuole dare alla facoltà di Economia, cosa c’è di nuovo rispetto ai suoi predecessori?

«Anche per la facoltà vale quello che si è detto per l’Ateneo nel suo complesso. Aprirsi di più al territorio, potenziare i rapporti a livello nazionale e internazionale, fare “rete”. E, poi, stare più vicino agli studenti, lavorare per loro, capire le loro esigenze, formarli: saranno loro gli attori del domani, sono loro la speranza per il futuro».

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università

In questo ateneo va avanti chi vale, o anche chi ha una “spintarella”?

«Il nostro Ateneo è inserito in quel contesto più generale di cui si parlava prima e in alcuni casi non può non “risentire” di certe “logiche” passate. Quello di cui sono certo è che attualmente c’è un grande sforzo da parte di tutti di cambiare le cose, per portare avanti e premiare persone capaci e meritevoli; anche perché avere persone competenti che governino è ormai diventata una necessità. In generale penso che siamo arrivati al capolinea: o prendono in mano le redini dei processi decisionali persone capaci, capaci di governare e di risanare, o non si andrà molto lontano e la “bancarotta” in molti settori e in tante istituzioni è alle porte». I fondi comunitari per le nuove imprese - in particolare la legge 488 - sono stati un’opportunità reale per l’economia della nostra regione?

«Tali fondi, se gestiti in maniera trasparente e corretta, avrebbero potuto rappresentare un’opportunità. Purtroppo, come sappiamo, così non è stato. Tante sono state le distorsioni, tante le corruzioni e, se qualche risultato c’è stato, in ogni caso non si sono avuti quei grossi risultati sperati. Come dicevo, lo sviluppo della Calabria non è un problema solo di fondi: ci vuole un mutamento culturale, un cambio di mentalità, che deve iniziare dalle scuole primarie. Certo ci vuole tempo, almeno una generazione: però, se mai si parte, mai si arriva. Non importa da dove cominciare: l’importante, però, è cominciare». Quali consigli offre ai giovani che intendono frequentare il corso di laurea in Economia?

«Quello di non scoraggiarsi per le difficoltà che potrebbero incontrare nel corso dei loro studi universitari e di acquisire solide competenze e professionalità. Si può cadere, ma bisogna rialzarsi; si può essere scavalcati da qualcuno, ma bisogna essere testardi e insistere. E, poi, per quanto il mio invito è quello di cercare di rimanere in Calabria per lavorare a dare un contributo per la sua crescita, fare comunque un’esperienza all’estero, imparare le lingue, per poi tornare con idee e progetti nuovi. E ognuno ricordi, come diceva qualcuno, che se, morendo, ci accorgeremo di non lasciare il mondo un po’ meglio di come lo abbiamo trovato, allora, purtroppo, dovremo concludere di aver vissuto invano». ●

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forchette & calici

Il ristorante La Tavernetta a Camigliatello

Dove i piaceri silani raggiungono alte quote

Il RATING GOLOSO* Cucina.............. AA+ Cantina............. AA+ Ambiente.......... AA

di

I

Servizio............ A+

Gianfranco Manfredi

l primo impatto è già lieto e propizio, nel cuore del Parco Nazionale della Sila. Mi intriga la vista e il palato nell’accogliente cantina di design, tutta legno, pietra e un tripudio di etichette (oltre 950, compresi inarrivabili millesimi di Romanée-Conti…), collocata strategicamente al centro del locale. Fra taglieri e secchielli, serbo memoria d’un autentico choc gustativo: si vuotano calici fragranti mentre sfilano, come in un défilé, il delizioso prosciutto della casa affettato al coltello, un soave lardo e una sarabanda di sfogliette calde e scaglie di caciocavallo. Ha radici forti e antiche la Tavernetta. Un tempo punto di ristoro per guardie forestali, taglialegna, cacciatori e operai e tecnici che lavoravano alla diga, sulla riva del lago Cecita, oggi ai vertici della ristorazione montana meridionale. Dopo il nonno (personaggio leggendario da queste parti), una generazione dopo l’altra, il timone è passato a Pietro Lecce, nipote iper-dinamico e appassionato che rilancia la saga familiare affiancato dalla dolce Denise, dai figli Biagio ed Emanuele e da uno staff giovane e preparato. Le danze si aprono con assaggini golosi, come la soffice spuma di porcini con gamberi di Schiavonea o gli ovoli conditi con lo stupefacente extravergine “Timpa dei Lupi” (di Corigliano).

Qualità/Prezzo.... AA

«

Tutto il gusto Poi primi ormai classici come i maltagliati di grano saraceno dell’Altipiano» con marzaioli freschi e anice

silano o la zuppetta di porcini e fagioli. Considero imperdibili: il cosciotto d’agnello farcito di pecorino e sopressata (arriva col tagliere a tavola), le patate “’mbacchiuse”, l’esemplare semplicità del capretto stufato (più che morbido, fondente) in vecchia teglia di rame, l’essenziale cappella di porcino arrosto con l’aglio (da capogiro). E in chiusura? Suggerisco la crema di ricotta con polvere di caffè e miele, e poi il sugello degli strepitosi cioccolatini e grandi, grandissimi distillati. Insomma: i piaceri del palato, le sensazioni olfattive e l’appagamento degli occhi sono note che compongono una sinfonia. ● La Tavernetta

) Silano (Cosenza • Camigliatello 12 o San Lorenzo, mp Ca a ad ntr Co • 9026 - 570642 57 . 84 09 l.: Te • 9026 • Fax: 0984.57 (non in estate) • Chiuso lunedì i a novembre bil ria va : rie Fe • o: tutte • Carte di credit avernetta.info lat w. ww o: Sit • bevande escluse dia sui 40 euro, Alla carta, in me

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forchette & calici

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Le notizie e le immagini sono state estratte dai siti di riferimento

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Taranto

Melilli (SR)

Marcellinara (CZ)

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Non tutto va male in Calabria     La Cal.Me Cementi SpA, società del gruppo Speziali ringrazia  i suoi 250 collaboratori per l’insostituibile contributo che nel  corso degli anni ha permesso il raggiungimento di risultati  sempre crescenti. Evoluzione tecnologica, ricerca ed eccellenza sono da sempre  i punti cardine della “mission” aziendale. Importanti società  impegnate nella realizzazione delle grandi opere, come il tratto  autostradale A3 Salerno-Reggio Calabria, hanno mostrato vivo  apprezzamento per la proficua collaborazione avuta con i  tecnici Cal.Me SpA. Ciò ha consentito la produzione di calcestruzzi di straordinaria  qualità. Nella consapevolezza dell’assoluto valore del capitale umano,  la Cal.Me SpA affronta il futuro forte della solidità e compatezza  della propria struttura societaria.  Perché in fondo…. “C’E’ UNA CALABRIA CHE PRODUCE”

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Calabria Economia - n.3 2010  

Calabria Economia - n.3 2010

Calabria Economia - n.3 2010  

Calabria Economia - n.3 2010