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B U S I N E S S

M A G A Z I N E

Periodico di informazione economica edito da Mediaservice s.r.l. ANNO II | NUMERO 1 |

Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale -70% Aut: CBPA-SUD/NA/297/2009

AMEDEO CANALE

Formula Sud

GENNAIO/FEBBRAIO 2010

| MENSILE | 2,50 EURO

FRANCESCO CICIONE

Patto per lo Sviluppo 2007-2013

Si vota per la Regione

Prometteteci una

rivoluzione!


editoriale

Gli economisti non sono dei maghi di

L

o sviluppo, prima di essere un fatto economico, è un fatto sociale. Lo abbiamo scritto su queste colonne nei mesi passati. Scegliamo di tornare su questa riflessione, nel primo numero di questo Duemiladieci, per argomentare meglio la questione. E per leggerla da una particolare angolazione, provando a comprendere come, in tempi di buone intenzioni, quali generalmente sono gli inizi di un nuovo anno, si possa decidere di affrontare in maniera propositiva il futuro che ci aspetta. Fatto sociale, dicevamo. Intendendo dire con questo termine, tanto complesso, quanto affascinante e “aperto”, che a determinarlo concorrono una serie di fattori, di condizioni, di variabili, appunto. A dispetto di quanti vogliono tirare in campo una sorta di determinismo economico, per sbirciare nell’anno che verrà, lontano dalla realtà. E questo, a mio modo di vedere, non è un danno. Papa Joseph Ratzinger, in un suo recente intervento, ha invitato a non credere a “improbabili prognostici” e a “previsioni economiche, pur importanti”, non essendo appunto gli economisti, alla pari di ricercatori in campo medico, biologico, fisico, maghi, capaci di prefigurare il futuro, in nome di un determinismo codificabile e di una scienza economica infallibile. Basti pensare che i modelli matematici, attraverso i quali si elaborano le previsioni economiche, rappresentano comunque una semplificazione della realtà, e peraltro devono tenere conto del futuro modo di agire degli uomini, le cui decisioni sono sempre caratterizzate

gennaio/febbraio 2010

Aldo Ferrara*

da elementi di emotività e quindi a razionalità limitata. «Non c’è determinismo nella scienza economica – ha scritto Antonio Guarino dell’University College London sulle colonne del Sole 24 Ore qualche settimana fa – , così come non ce n’è in altre moderne scienze sociali». La tentazione, certo, è forte. I media ce ne danno prova ogni giorno, riportando profezie su cosa ci accadrà nei prossimi anni. Proclami incoraggianti – ai quali vorremmo credere –, cui fanno seguito altrettanto disastrosi oracoli – che ci abbattono e ci demotivano – : segno, questa altalena appunto, che la “scienza economica” non ha certezze. Può soltanto offrirci previsioni “condizionali”, in grado di dirci come andrà a finire se determinate situazioni, “condizioni” appunto, continueranno a verificarsi così com’è stato calcolato. Di fronte all’incerto (e questa recente crisi finanziaria ha fatto crollare molte certezze), da che mondo è mondo, la volontà di lasciarsi indicare una via d’uscita è grande. Anche a costo di affidarsi a improbabili “cartomanti” dell’economia mondiale. Quello che penso, invece, tornando alle parole di Benedetto XVI, è che proprio per uscire da questa crisi economica dobbiamo ricordare che il futuro è nelle nostre mani e, naturalmente, per chi ci crede, in quelle di Dio. L’incognita è la nostra carta da giocare; l’assenza di una mappa attendibile è il “foglio bianco” sul quale scrivere. La centralità dell’uomo, dei territori, delle azioni è la più probabile e possibile via d’uscita, la variabile più significativa che possiamo

introdurre per determinare gli esiti di questa crisi. E, come ho detto, in particolar modo in Calabria, tutto questo non è necessariamente un danno. Per chi si occupa di comunicazione in campo economico, infine, nella consapevolezza del ruolo e dell’importanza che quest’attività può avere nello sviluppo di un territorio, credo che una sia la strada: interpretare il proprio ruolo alla maniera in cui già si faceva nell’antica Grecia, quando esistevano gli αγγελοι (angheloi), che portavano comunicazioni ritenute indispensabili per far fiorire idee e informazioni, preliminari a migliori scambi mercantili. Non magie in economia, dunque, e nemmeno profezie: ma informazioni utili a far fiorire idee. ● * editore di “Calabria Economia”

«Non c’è determinismo nella scienza economica, così come non ce n’è in altre moderne scienze sociali»

editoriale

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Sommario

www.calabriaeconomia.it

PRIMO PIANO

68 Umberto De Rose commenta i dati 2009 sull’esportazione

6 Chi governerà la Calabria si confronti con questi problemi 10

interventi

FORMULA SUD

70

FLASH NEWS 14

• Il Sud non è più "assistito"

• GIOVANNI FORTE

CULTURA 72

ATTUALITà 16

76

20 Unioncamere Nord-Sud Cosenza e Reggio fanno da sole "L'Ente camerale reggino è motore di sviluppo"

25

Piano Casa: Calabria commissariata

78

34 I numeri ed i costi del sommerso in Calabria 36

Intervista a Stella Ciarletta

39

L'ultimo saluto a Santo Lico

40

Lavoro nero

LETTERe AL DIRETTORE 42 Turismo: questa regione ha molto, ma cosa manca?

politica 43 fondi europei: La Calabria è sul binario giusto?

l'Opinione 45

Il meridione e l’individualismo

ECONOMIA 48 lamezia terme città del futuro Patto per lo Sviluppo 2007-2013 intervista a: francesco cicione 54

A tu per tu con Luigi Leone

80

nuovi corsi di laurea all'Ateneo magna grÆcia

forchette & calici 84

Metti una sera a cena da Abbruzzino...

HI-TECH 88

Le News dal mondo della tecnologia

Editoriali 1 Gli economisti non sono dei maghi di Aldo Ferrara

5 Non è il Nord che deve dirci

come dobbiamo vivere al Sud di Massimo Tigani Sava

9 Il Sud è meno sviluppato del Nord? È una questione di intelligenza! di Vittorio Daniele

In Copertina Si vota per la Regione Prometteteci una rivoluzione!

56 legacoop e ciu: “Cooperative del Sapere” per affrontare il post-crisi

Cosa chiedere al governo della Regione qualsivoglia esso sia?

62 Intervista all'avvocato Enrico Mazza

Amedeo Canale

64 30 milioni di euro a favore delle imprese che assumono in calabria 66 un bando per incentivare fino al 50% a fondo perduto

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Calzaturificio De Tommaso

università

30 I giovani calabresi e la ricerca di un lavoro Arriva la metropolitana leggera

Farmaci nella GDO anche in Calabria

business

26 Mario Maiolo alla guida di LegAutonomie Calabria

32

Associazione Jonici e Coldiretti Calabria Magna Grecia Lifestyle

sanità

Sviluppo economico: Calabria divisa!

22

Confidi e banche di garanzia

sommario

Formula Sud

FRANCESCO CICIONE Patto per lo Sviluppo 2007-2013

gennaio/febbraio 2010


Sommario

www.calabriaeconomia.it

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Sviluppo economico: Calabria divisa! Nasce l’Unione regionale delle Camere di Commercio Nord – Sud della Calabria

Calabria Economia mensile di informazione economica Anno II - Numero 1 - Gennaio/Febbraio 2010 Editore

Aldo Ferrara Direttore responsabile

Massimo Tigani Sava Contatti redazione via Caduti sul Lavoro, 9 88100 S. Maria di Catanzaro tel. 0961.781410 - fax 0961.789650 www.calabriaeconomia.it info@calabriaeconomia.it

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I giovani calabresi e la ricerca di un lavoro

In redazione: Rita Macrì, Rosalba Paletta (Cooperativa Servizi editoriali) Catanzaro info@coopservizieditoriali.com

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Associazione Jonici e Coldiretti Calabria Magna Grecia Lifestyle

78

Calzaturificio De Tommaso Dalla Calabria scarpe d'autore

www.calabriaeconomia.it di

Il Primo Quotidiano Economia della Calabria

leader nella regione per informazione e comunicazione Notizie economiche e politiche in tempo reale

Collaborazioni esterne Stefania Argirò, Antonio Bevacqua, Maurizio Bonanno, Benedetta Caira, Giacomo Carbone, Vittorio Daniele, Davide Lamanna, Angela Latella, Gianfranco Manfredi, Enrico Mazza, Monia Melia, Mario Meliadò, Luca Zema Progetto grafico Gianluca Muzzi Fotografie: Icaro fotocronache Mediaservice srl Cooperativa Servizi editoriali Stampa Stabilimento tipografico De Rose Montalto Uffugo (CS) Società editrice Mediaservice srl via Caduti sul Lavoro,9 88100 S. Maria di Catanzaro www.mediaserviceagency.it info@mediaserviceagency.it Pubblicità tel. 0961.781410 - fax 0961.789650 Responsabile Marketing Biagio Muzzi info: 333.3686792 marketing@mediaserviceagency.it Pubblicazione mensile registrata presso il Tribunale di Catanzaro al n. 14 Reg. Stampa del 07/07/2008

Inviare comunicati stampa, testi e foto a: info@calabriaeconomia.it

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sommario

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editoriale Non è il Nord che deve dirci come dobbiamo vivere al Sud di

L

’ormai atavica debolezza politica del Sud e della Calabria in particolare, sommata alla generale incapacità dei gruppi dirigenti di prendere coscienza del proprio ruolo (intellettuali e professionisti compresi), continua a imporci una lettura “da Nord” dei problemi del Sud. Occorrerà una vera e propria rivoluzione copernicana per invertire una tendenza, prima di tutto culturale, che impedisce al Mezzogiorno e alla Calabria di pensare a modelli di sviluppo e di convivenza pensati in autonomia e cuciti su misura. Lo stesso mondo della comunicazione, nel quale non esistono strumenti elaborati ed editi a Sud capaci di influenzare l’opinione pubblica generale, continua a schiacciare, sacrificare, indebolire e talvolta anche umiliare intere regioni e popolazioni. Questa testata, pur con grande umiltà, è nata anche con l’intenzione, sposando le più moderne tecnologie (leggi internet e web-tv) di superare un ritardo che ha prodotto danni ingenti. Sono davvero stufo di continuare ad ascoltare le sentenze di Soloni dell’economia e della politica che senza aver mai vissuto un giorno in Calabria o in Sicilia sono pronti a indicarci la strada da seguire, dopo aver ovviamente sputato critiche di ogni tipo. E sono doppiamente stanco di essere costretto, nella valutazione della questione meridionale, a dovermi confrontare con le reiterate proposte di soluzioni modellate per la Lombardia o per il Veneto, per il Piemonte o per il Friuli Venezia Giulia. E, del resto, che parliamo a fare di federalismo se non riconosciamo poi, ad ogni territorio, il diritto-dovere di autodeterminarsi, e quindi di elaborare rispo-

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Massimo Tigani Sava*

ste che tengano conto di storie, culture, visioni, situazioni e modi di vita diversi? I risultati delle prossime elezioni regionali ci diranno chiaramente che il Nord, e soprattutto il Veneto di Zaia, avrà fatto nuovi significativi passi avanti verso l’autonomia. Noi invece, ancora una volta, abbiamo assistito all’eterno, stressante, ingiusto e improduttivo logorio di trattative la cui regia sta prevalentemente a Roma. Sul piano politico continuiamo, di fatto, a essere una colonia, mentre dovremmo dedicare il nostro tempo e le nostre riflessioni a inquadrare scientificamente la realtà in cui tutti viviamo e, un attimo dopo, a sfornare fatti, azioni di governo, terapie adeguate. In questo ragionamento e in quest’ottica innovativa l’essere di sinistra o di destra conta poco. Ritengo che basterre essere Calabresi, figli di Calabresi, cittadini di una regione intenzionati a consumare il proprio progetto di vita in loco, rifiutando l’eterna logica dell’emigrazione. Gli stessi nostri “difetti”, così tanto amabilmente sottolineati dai reportage nordici, potrebbero, se sapientemente rimodulati, trasformarsi in pregi: penso alla solidarietà familiare, all’amicizia, all’essere piccoli, al mitico spirito di sacrificio, all’accontentarsi di poco. Chi l’ha detto che lo stile di vita nordico sia superiore? Chi l’ha detto che i pur negativi fatti di Rosarno siano più gravi dell’indicibile squallore che scampoli di cronache fanno trapelare dalle invivibili metropoli del Centro-Nord? Meditate Calabresi, meditate. E soprattutto svegliatevi! ● *

È un diritto del Sud capovolgere i punti di vista

direttore responsabile “Calabria Economia”

editoriale

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primo piano

Una rivoluzione culturale e politica

Chi governerà la Calabria si confronti con questi problemi Un breve viaggio tra emergenze ataviche, problemi irrisolti, possibili soluzioni, partendo dalla necessità di una grande rivoluzione culturale e politica

di

Massimo Tigani Sava

C

osa chiedere al nuovo Governo della Regione Calabria, qualsivoglia esso sia? Il quadro generale di riferimento non è ottimale. La crisi economica mondiale continua, nonostanti timidi segnali di ripresa del Pil, a generare problemi ed emergenze, soprattutto sul fronte occupazionale. L’obbiettivo del federalismo fiscale, per quanto ancora non definito nei dettagli, imporrà senz’altro azioni di razionalizzazione della spesa pubblica, dei principali servizi e degli apparati burocratici. Quasi sicuramente a costo di enormi sacrifici. Il livello di conflittualità e di litigiosità, sul terreno politico calabrese, continua ad essere molto elevato, per cui si disperdono energie e tempo in trattative estenuanti, in lotte di potere palesi o sotterranee, in interminabili tentativi di trovare la quadratura del cerchio. Si perdono di vista, quindi, sia l’analisi dei problemi, sia l’individuazione delle possibili cure. Andiamo in stampa in un momento in cui, nonostante l’appuntamento con le urne sia vicino, l’argomento alleanze e candidature non è stato del tutto definito, lasciando così ai margini un confronto serrato, dettagliato e profondo sulle cose da fare e sulle scelte da adottare. Dei candidati alla poltrona di governatore e dei loro alleati ne riparleremo nel prossimo numero del nostro magazine. Per ora ci sembra giusto focalizzare l’attenzione sulle principali questioni, economiche e

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primo piano

sociali, che sono sul tappeto e che, inevitabilmente, riempiranno l’agenda di coloro i quali saranno chiamati a reggere le sorti della Calabria dal 2010 al 2015. Non vogliamo proporre ai nostri lettori l’ennesimo e consumato cahier de doléances, ma piuttosto contribuire a riportare l’attenzione generale su quegli argomenti che, in condizioni normali, avrebbero dovuto essere già stati esaminati e sviscerati negli incontri fra partiti e organizzazioni sociali e di categoria. Vediamo un po’ se riusciremo, anche in maniera schematica, a fare il punto, almeno in riferimento ai pilastri di un’azione politica e di governo credibile. Burocrazia Si impongono scelte radicali di riorganizzazione, riqualificazione e semplificazione. Troppo spesso in Calabria si è parlato dei “difetti” e dei “ritardi” della politica, trascurando quelli, molto più evidenti e dannosi, della burocrazia. Nei decenni sono state spese risorse finanziarie enormi per retribuire e gratificare dirigenti e manager di ogni tipo, collocati in settori strategici. Un rapporto costo-benefici (a proposito, quanto sarebbe interessante un’analisi approfondita in tal senso, degna delle migliori aziende private europee) che fa tremare le vene ai polsi. Eppure, nonostante, l’altalenarsi al governo di centrodestra e centrosinistra, non si è ancora riusciti a compiere significativi passi in avanti. Sarebbe proprio ora di agire, perché serve una svolta radicale! Fondi europei C’è chi dice che si è fatto abbastanza. In ogni caso si po-

trà fare molto di più, soprattutto in direzione dell’accelerazione della spesa. Tutti sanno che rispetto agli obbiettivi di convergenza (reddito pro capite, occupazione, ecc.) fissati dall’Unione Europea al fine di giustificare le straordinarie risorse finanziarie messe a disposizione dal cosiddetto “Obbiettivo 1”, i traguardi raggiunti sono stati assolutamente insufficienti. Anzi, per certi versi, abbiamo anche compiuto dei passi indietro che hanno aumentato il divario tra la nostra condizione e quella media della Ue. Politica energetica Tutto il mondo sta investendo sulle energie alternative e rinnovabili (solare, eolico, ecc.). Una straordinaria opportunità per la Calabria, favorita in tal senso dalla propria collocazione geografica e dalle conseguenti condizioni climatiche. Né è da trascurare che l’opzione “energie alternative” avrebbe ricadute eccezionali sul fronte della tutela dell’ambiente in una regione vocata al turismo, e poi sul piano prettamente occupazionale. I pagamenti della P.A. Qui apriamo un capitolo dolentissimo che tutte le associazioni di categoria mettono ai primi posti quando elencano le situazioni di disagio degli imprenditori. Ma perché continuiamo a vivere questo vero e proprio dramma? Perché non si riesce a sbloccare una situazione che determina disagi enormi alle aziende e che, peraltro, innesca una catena di ritardi e disfunzioni che danneggia tutti indistintamente? Stiamo indicando un problema la cui soluzione ha rilevanza strategica.

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primo piano Accesso

al

credito

e

Una rivoluzione culturale e politica

Confidi

Un’altra emergenza che sta mettendo in ginocchio molte imprese, soprattutto se piccole. Si è discusso tanto delle conseguenze di “Basilea 2” e di un regime creditizio poco flessibile rispetto alle condizioni economiche strutturali del Sud e della Calabria. Detto questo, si potrebbe lavorare molto di più per facilitare l’accesso al credito, partendo ad esempio dal rafforzamento su base regionale dei Confidi. Fiscalità di vantaggio In questo campo l’azione da avviare è prima di tutto politica. Tra distribuzione di finanziamenti a fondo perduto e fiscalità di vantaggio, sono in tantissimi ormai a ritenere che la formula giusta sia la seconda. Fare impresa in Calabria è traumatico per mille ragioni: burocrazia farraginosa, insufficienza delle infrastrutture, distanza dai mercati principali, criminalità, difficoltà di accesso al credito, e chi più ne ha più ne metta. A fronte di una situazione generale che farebbe pensare all’emigrazione come unica possibile risposta, occorre comprendere che deve essere agevolata nel modo più efficace la voglia di intraprendere. Chiunque cerchi di affrontare da sé la necessità primaria di reperire un reddito va premiato due volte: perché genera ricchezza e perché non si mette in fila a cercare i sempre più limitati posti pubblici. Ma se il classico start-up qui da noi dura il triplo o il quadruplo di tempo rispetto al Nord, e se mantenere in piedi una qualsivoglia azienda è già di per sé un miracolo quotidiano, perché non insistere su una duratura applicazione della fiscalità di vantaggio? Perché non capire che un imprenditore calabrese non può essere soffocato e schiacciato da regimi fiscali e contributivi insostenibili? Formazione Un settore che ha bisogno di grandi ripensamenti. Un consiglio? Privilegiare la formazione in azienda! Internazionalizzazione La Calabria esporta pochissimo e le aziende che

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riescono a vendere le proprie merci al di là dello Stretto o del Pollino si contano sulle dita di poche mani. Occorrono sforzi seri, soprattutto se si pensa alle tante nicchie di eccellenza che la Calabria, nonostante tutto, può vantare sul fronte agroalimentare, enogastronomico e dell’artigianato artistico. Per elaborare strategie vincenti occorre prima di tutto parlare con le aziende, confrontarsi con loro, recepire i loro reali bisogni. Infrastrutture Non vogliamo entrare nella polemica Ponte sì e Ponte no. L’esistente, purtroppo, ha aspetti che poco hanno a che vedere con l’Europa, di cui pure facciamo parte. L’alta velocità ferroviaria si è fermata a Salerno. L’Autostrada A3 ed i tempi lunghissimi di rifacimento sono diventati in più occasioni argomento di satira. Come dire: riderci su per non piangere! Se riparliamo di Statale jonica 106 ci vien voglia di scappare a piedi (scalzi!). La tratta ferroviaria jonica è un monobinario non elettrificato. Forse va un po’ meglio sul fronte degli aeroporti, a partire dai fondi stanziati per quello internazionale di Lamezia Terme. Il potenziamento delle infrastrutture regionali è innanzi tutto una questione politica rispetto alla quale, peraltro, la rappresentanza parlamentare prima che ancora la Regione deve riuscire a pesare di più sulle scelte nazionali. Turismo E’ da decenni che avremmo dovuto fare di più e meglio, e invece stiamo ancora qui a discettare sul mancato decollo turistico della Calabria. Di finanziamenti a disposizione ce n’è stati tanti, ma non sono state elaborate strategie vincenti. Il patrimonio ambientale, culturale, storico, artistico, enogastronomico, di tipicità e tradizioni della nostra regione è immenso. Potrebbe essere proposto e venduto al mondo fino al punto da rivelarsi risolutivo sul fronte occupazionale. Pare che i nuovi bandi del Por contengano le risposte che si stanno cercando. Speriamo bene! Tutela dell’ambiente Preghiamo

il Cielo affinché non si debba mai più sentir parlare di mare sporco. La risorsa più grande e più preziosa della Calabria sta nella sua natura che, in maniera assurda, è stata ripetutamente aggredita, oltraggiata, depauperata, offesa. Basta! Basta due volte! C’è immondizia ovunque, non di rado anche nei siti ad altissima vocazione turistica. Occorre un disegno generale di risanamento, guardando possibilmente alla Svizzera o alla Baviera. Se non ce la facciamo da soli, chiediamo il loro aiuto! Una battuta? Autocommissariamoci in lingua teutonica! Disoccupazione Le questioni che abbiamo appena elencato sono tutte collegate alle opportunità di generare nuovi posti di lavoro. Ma c’è, prima di tutto, un ritardo di tipo culturale da superare, spesso incentivato dall’adozione di politiche clientelari. Tutti i nostri giovani e tutti i senza lavoro devono comprendere che, nella maggioranza dei casi, non sarà il cosiddetto “posto” a rappresentare la risposta, ma piuttosto il settore privato, l’intraprendenza individuale, la meritocrazia, la disponibilità a sacrificarsi per imparare e poi per costruire, la voglia di crescere e di cambiare. In quest’ambito possono fare molto di più le Università e la Scuola, perché sono chiamate a spiegare ancora meglio come si vive in tutto il mondo occidentale, e non solo. Questo è il terreno privilegiato, poi, per un’azione politica bipartisan. Pensate a un’ipotetica rivoluzione culturale in cui tutti i partiti e tutti i soggetti politici operanti in Calabria all’unisono dicessero: non venga più nessuno nelle nostre segreterie a chiederci posti di lavoro, noi non possiamo e non vogliamo dare risposte singole, ma dobbiamo e vogliamo lavorare per costruire soluzioni collettive. Un cartello, unico, ideato da un grande artista del design, come si faceva un tempo per i territori denuclearizzati: qui la raccomandazione è bandita! Se ci pensate basterebbe poco, intervenendo, anche in questa circostanza, sulle basi culturali di una tanto attesa rinascita. ●

primo piano

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editoriale

Il Sud è meno sviluppato del Nord?

È una questione di intelligenza! di

«

È

agli elementi africani ed orientali (meno i Greci), che l'Italia deve, fondamentalmente, la maggior frequenza di omicidii in Calabria, Sicilia e Sardegna, mentre la minima è dove predominarono stirpi nordiche (Lombardia)». Così scriveva Cesare Lombroso, autore tra l’altro di un saggio sulla Calabria, nella sua opera principale, L’uomo delinquente, nel 1878. «L’Italia è formata da due stirpi ben dissimili tra loro, anzi di caratteri fisici e psicologici del tutto diversi; una di queste stirpi popola il nord e il centro, l’altra il sud e le isole». Così scriveva, invece, Alfredo Niceforo, nel 1897. Le tesi razziste di Lombroso e Niceforo ebbero grande influenza e popolarità negli anni in cui vennero pubblicate. Sono anni, quelli, in cui tra le masse operaie del Nord si diffonde l’idea secondo la quale: «il Mezzogiorno è la palla di piombo che impedisce i più rapidi progressi allo sviluppo civile dell’Italia; i meridionali sono biologicamente degli esseri inferiori, dei semibarbari o dei barbari completi, per destino naturale». Accanto alla popolarità, le tesi sull’inferiorità antropologica dei meridionali suscitarono, però, non poco sdegno. Quanto quelle tesi fossero assurde, scientificamente prive di fondamento, nonché culturalmente e politicamente pericolose lo dimostrò assai efficacemente Napoleone Colajanni, in un opuscolo intitolato assai significativamente "Per la razza maledetta". Dopo oltre cent’anni, le tesi di Lombroso e Niceforo, e degli altri lombrosiani che tentarono di spiegare le differenze economiche e sociali at-

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Vittorio Daniele*

traverso la razza, affiorano dalle pagine di una rivista. Si badi bene, non si tratta né di una rivista di nostalgici né di un qualche foglio politico, ma di una rivista scientifica, cioè sottoposta a quella procedura detta peer review che dovrebbe garantire la qualità degli articoli pubblicati. Si tratta della rivista accademica Intelligence che, nell’ultimo numero, ha pubblicato un articolo di Richard Lynn, professore emerito di psicologia all’Università dell’Ulster (Regno Unito), che significativamente si intitola: In Italia, le differenze nord-sud nel quoziente intellettivo spiegano le differenze nei redditi, nell’istruzione, nella mortalità infantile, nella statura e nell’alfabetizzazione. Secondo Lynn, che basa la propria analisi sui risultati dei test scolastici (cosiddetti PISA), gli italiani del Nord avrebbero un quoziente intellettivo maggiore di quelli del Sud, e tale differenza sarebbe causa di una serie di differenze regionali, innanzitutto quelle nei redditi. E quali sarebbero le ragioni delle differenze nel quoziente intellettivo? Secondo Lynn, ciò sarebbe il risultato della mescolanza genetica, avvenuta nel corso della storia, con popolazioni del Medio Oriente e del Nord Africa. Alcune osservazioni. Primo, il professor Lynn non è nuovo a tesi del genere, avendo già sostenuto in un noto articolo che le differenze internazionali nei redditi pro capite sono spiegate dall’intelligenza media delle persone e che questa è correlata alla temperatura. Secondo, l’articolo di Lynn è basato su una metodologia statistica rudimentale e su dati, come i test scolastici, che non

valutano l’intelligenza, oltre che su ipotesi altamente discutibili. Terzo, stupisce come una rivista scientifica, dunque sottoposta al vaglio di valutatori esterni, possa pubblicare articoli del genere. Per ultimo, resta da capire quale sia l’impatto che tali tesi pseudoscientifiche (ancorché velate di scientificità) possano avere sulle idee e sulla cultura di massa e quale sarà la risposta scientifica alle tesi stesse. Quanto la fisiognomica di Lombroso e Niceforo fosse priva di fondamento l’hanno dimostrato la scienza e la storia. Preoccupante è la situazione attuale in cui, sulla base di semplici correlazioni, si costruiscono teorie che, se non fosse per le implicazioni tragiche che possono derivarne, andrebbero al più accomunate a quelle di Lombroso, che scrisse che «le prostitute, come i delinquenti, presentano caratteri distintivi fisici, mentali e congeniti», tra cui “l’alluce prensile”. Essendo intento a formulare tali acute tesi non sapeva, il povero Cesare Lombroso, che quelle su cui basava le sue osservazioni non erano le fotografie di prostitute da lui richieste al capo della polizia parigina, Gorion. Si trattava, invece, di foto di oneste (e presumibilmente morigerate) bottegaie parigine che avevano richiesto una licenza e che la polizia gli aveva spedito per errore. ● * professore di Economia politica Università Magna Græcia Catanzaro

editoriale

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primo piano

Formula Sud

Il tavolo dei lavori

Competenza e meritocrazia per un nuovo Mezzogiorno Il tavolo dei lavori

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B U S I N E S S M A G A Z I N E

gennaio/febbraio gennaio/febbraio 2010 2010


primo piano

di

Angela Latella

L

a radiografia della classe dirigente del Mezzogiorno è stato il biglietto da visita di Formula Sud. La nuova associazione, costituitasi di recente a Reggio Calabria, è stata presentata a Palazzo San Giorgio, sede dell’amministrazione comunale. Un salone gremito di personalità del mondo associazionistico, culturale e delle istituzioni – ma anche

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Formula Sud

semplici cittadini – ha dato il benvenuto a Formula Sud, che sarà guidata dall’attuale assessore alla Sicurezza della città dello Stretto, Amedeo Canale. Quest’ultimo non sarà l’unico della Giunta Scopelliti nel direttivo della neonata associazione: con lui, in questa prestigiosa avventura, anche Demetrio Porcino, assessore all’Urbanistica, ed il vice sindaco Giuseppe Raffa. A benedire il nuovo soggetto politico, Daniele Capezzone, portavoce del Partito delle Libertà. «Formula Sud è una iniziativa impor-

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tante e significativa – ha spiegato –. Nel Mezzogiorno c’è da rinnovare la classe dirigente e per noi del Pdl il rinnovamento verrà da Canale e Scopelliti». Anche il presidente del Senato Renato Schifani ha voluto portare il suo saluto. «Mi complimento per questa iniziativa – ha detto –. Solo dalla classe dirigente del Mezzogiorno può venire l’impulso per la rinascita di un Sud, che libero da ogni vittimismo e assistenzialismo, si renda protagonista del suo stesso sviluppo». Al tavolo dei relatori anche il ►

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primo piano sindaco Giuseppe Scopelliti, candidato per il Pdl alla carica di Governatore della Calabria. «C’è bisogno di una classe dirigente giovane – ha spiegato il primo cittadino – che porti entusiasmo e cambiamenti, anche se spesso si fanno i conti con la lentezza della burocrazia». A presentare Formula Sud è stato il suo stesso presidente, il quale ha dichiarato l’obiettivo che l’associazione si prefigge: dare un contributo in termini di qualità al nostro Paese. «Si trasformerà presto in fondazione – ha spiegato Amedeo Canale – considerato che in altre regioni d’Italia abbiamo raccolto la disponibilità ad aprire delle sedi collegate. Ci siamo sin da subito organizzati per rendere in modo residuale, in termini numerici, la presenza al proprio interno di uomini politici, privilegiando invece professionisti, imprenditori, docenti e ricercatori universitari, dirigenti e funzionari pubblici e privati, operatori dell’informazione, e soprattutto studenti universitari e giovani». Demetrio Porcino, presidente vicario, nel corso della presentazione, ha ribadito la «necessità di dare un contributo in termini di crescita del territorio. L’iniziativa ha l’obiettivo ambizioso di fornire non solo analisi puntuali rispetto alle problematiche del Paese, del Mezzogiorno d’Italia in particolare, ma soprattutto proporre soluzioni concrete». Giuseppe Raffa, vice presidente di Formula Sud, da parte sua ha spiegato come «ad avvio di questo percorso, ci siamo interrogati sulle prospettive del Sud. Ci siamo posti quindi l’obiettivo di rinnovare la classe dirigente, non solo quella politica». Proprio in questo contesto è stato presentato un rapporto della Lorien Consulting sulla classe dirigente del Mezzogiorno. A relazionare sullo studio, Antonio Valente, il quale ha sottolineato l’insoddisfazione dei cittadini non solo nei confronti della classe dirigente, ma anche verso la qualità del-

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Formula Sud

la vita, peggiorata negli ultimi cinque anni. Dallo studio è emerso in particolare come la classe dirigente non goda di fiducia e sia inadeguata. Condizione, quest’ultima, che, per un intervistato su due, crea povertà e disoccupazione. «La classe dirigente – ha spiegato tra l’altro Valente – deve sapere ascoltare. E’ una cosa fondamentale. Nel momento in cui si smette di relazionarsi col sistema e con i cittadini, si smette di progettare». Formula Sud ha così messo in piedi un «osservatorio permanente su tensioni, istanze, bisogni e desideri del sistema del Meridione, che rappresenta 20 milioni di italiani». Al tavolo dei relatori anche l’altro vice presidente Michele Pivetti, secondo il quale «l’intenzione di Formula Sud è quella di voler diventare un punto di eccellenza del sud Italia. Da meridionali dobbiamo essere protagonisti di un percorso positivo, pronti a saper sfruttare le opportunità che ci si presenteranno»; ed il senatore Giuseppe Esposito, vice presidente del Copasir, comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Quest’ultimo da parte sua ha ribadito come Formula Sud serva a «creare stabilmente una formazione di progettualità che sia immediatamente seguita dalla verifica di cantierabilità delle idee. A noi parlamentari permane la responsabilità di essere una buona cassa di ascolto». ●

Giuseppe Scopelliti:

«C’è bisogno di una classe dirigente giovane che porti entusiasmo e cambiamenti, anche se spesso si fanno i conti con la lentezza della burocrazia»

Intervista a:

Amedeo Canale

assessore alla Sicurezza Reggio Calabria

«A scanso di equivoci, inizio col dire che Formula Sud non è un partito, non è un movimento, né mai lo sarà. Non varerà liste elettorali, ma al contrario presenterà con regolarità i frutti dell’impegno intellettuale di tutti coloro i quali contribuiranno a rendere Formula Sud un riferimento autorevole e credibile per la comunità». Il presidente di Formula Sud, Amedeo Canale, attuale assessore alla Sicurezza al comune di Reggio Calabria, presenta così la neonata associazione, costituita nelle scorse settimane. Ad essa vi hanno aderito consiglieri regionali, provinciali, comunali, dirigenti di partito di altre regioni: tra i personaggi più autorevoli anche il portavoce del Pdl Daniele Capezzone e il senatore Giuseppe Esposito, vice presidente del COPASIR. «Formula Sud però è aperta a tutti – dice Canale –: a professionisti, imprenditori, docenti e ricercatori universitari, ma anche e soprattutto a giovani e studenti». Come nasce Formula Sud? «Nasce dall’idea di unire intelligenze e sensibilità del Mezzogiorno d’Italia che ritengono doveroso offrire un contributo volontaristico al dibattito aperto sulle questioni di più stretta attualità del Paese e del meridione. Formula Sud intende incidere sulla definizione di una nuova identità culturale e sulla formazione di una moderna e più attenta classe dirigente che si dimostri capace di capitalizzare le esperienze e le professionalità di cui i territori di riferimento sono ricchissimi».

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Quali scopi si prefigge l’associazione? «Quello di costituire un polo di attrazione per tutti coloro i quali non considerano compatibile il loro desiderio di partecipazione con le tradizionali formule aggregative ma che non rinunciano, comunque, a ritenere l’impegno civile, culturale o politico meritevole di essere vissuto adeguatamente. Formula Sud, a mio giudizio, è l’approdo ideale per tutte quelle persone che guardano già da tempo e con interesse a forme moderne di interazione con la vita pubblica e che hanno, come noi, preso atto della funzionalità di figure come Fondazioni o Think Tank. Gente che immagina la politica e l’impegno sociale come cose semplici ma serie». Qual è il primo obiettivo di Formula Sud? «La qualità del lavoro che andrà a svolgere. Ma anche e soprattutto quello della reputazione che questo sodalizio tenterà di conquistare e di mantenere nel contesto più ampio del dibattito sociale e politico del Mezzogiorno. Il nostro obiettivo è anche quello di offrire un contributo a quella fascia di classe dirigente che intenderà assumersi la responsabilità di tirar fuori l’Italia ed il Sud dalle secche della crisi e di proiettarli verso la modernità. Formula Sud farà tutto ciò, partendo dalla volontà di chiamare a raccolta le migliori energie del tessuto sociale meridionale, consapevole delle grandi potenzialità di cui il Sud è portatore e senza alcuna caratterizzazione vittimistica. Rifuggeremo quegli atteggiamenti che fino ad oggi hanno caratterizzato il dibattito e le politiche per il Sud e tenteremo di

Formula Sud

individuare e sviluppare una “formula”, un modello, che nascano e crescano nelle città del Mezzogiorno e che si possano considerare coerenti e vincenti su tutto il territorio nazionale ed europeo». ●

«

Formula Sud intende incidere sulla definizione di una nuova identità culturale e sulla formazione di una moderna e più attenta classe dirigente»

Amedeo Canale

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flash news Il Sud non è più "assistito"

De Rose commenta lo studio della Banca d'Italia sulle risorse pubbliche L’ennesimo studio sui prestiti agevolati in Italia, questa volta della Banca d’Italia, conferma, qualora ce ne fosse ancora bisogno, quello che da più tempo, solitari, andiamo sostenendo: non sono di sicuro le piccole e medie imprese né tanto meno quelle meridionali ad essere le beneficiarie delle risorse pubbliche. Questo il commento del leader degli industriali calabresi, Umberto De Rose, ai dati diffusi dalla Banca d’Italia sull’utilizzo del credito agevolato negli ultimi dieci anni in Italia. Tra il 1998 ed il 2007 gli incentivi pubblici, ha sottolineato De Rose, sono stati orientati infatti e per grandissima parte verso le grandi imprese e le società di capitali ed oltre il 74% di questi interventi hanno riguardato aziende del Nord. Non solo, dunque, viene sfatata quella leggenda secondo la quale il Sud è o è stato il destinatario principale se non esclusivo degli incentivi pubblici, quanto si conferma che l’attenzione ed il sostegno al tessuto produttivo meridionale è stato, di fatto, nullo se si considerano sia la tipologia d’impresa che l’area geografica di riferimento. Ed allora, sottolinea De Rose, stai a vedere che avevamo ragione? Stai a vedere che non si trattava di una battaglia di posizione o, peggio ancora, di una bieca rivendicazione di assistenza e sostegno generalizzata? Di certo c’è che sui numeri non si può far demagogia ed i dati pubblicati sono incontrovertibili ed ancor più credibili proprio perché forniti da una Istituzione terza come la Banca d’Italia! Ed il Sud assistito? Ed il pozzo senza fondo dentro il quale andavano a disperdersi, senza alcun ritorno, i contributi pubblici con grave pregiudizio per lo sviluppo del resto del Paese? Accanto ai problemi ed alle difficoltà che si vivono nel Mezzogiorno bisogna dunque anche lottare contro i luoghi comuni che spesso non solo nascondono la realtà ma la fanno apparire diversa da quella

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flash news

che è. Se a tutto ciò, ha concluso De Rose, aggiungiamo che le politiche per il Mezzogiorno, nell’ultimo decennio, non hanno portato risorse per lo sviluppo né in termini straordinari che in termini ordinari, allora ben si capisce perché il divario fra le due aree del Paese non solo non è mai stato colmato ma è rimasto esattamente quello che era 50 anni fa. Basta dunque con la falsa idea di un Sud assistito e piagnone a cui è inutile trasferire risorse pubbliche perché potrebbero essere facile preda del-

Giovanni Forte

la criminalità: esiste un Sud, e i dati lo dimostrano, che, nonostante le condizioni di arretratezza Umberto De Rose infrastrutturale e la carenza di trasferimenti pubblici, ha retto e si è sviluppato grazie soprattutto alle numerosissime piccole e medie imprese che, anche nel Mezzogiorno possono costituire volano di sviluppo per l’economia dei territori e quindi dell’intero Paese. ●

Nuovo presidente della Cassa Edile interprovinciale di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia

Giovanni Forte, titolare della Cogefor srl di Botricello già consigliere d’amministrazione dell’ente bilaterale, è il nuovo Presidente della Cassa Edile interprovinciale di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. La carica di Presidente della Cassa Edile rappresenta per Forte un riconoscimento all’impegno profuso in campo associativo e alle ottime capacità relazionali da sempre riconosciutegli, dopo aver maturato una significativa esperienza in Ance Catanzaro. L’insediamento è avvenuto nel corso del Comitato di Gestione della Cassa – svoltosi in un clima di grande serenità e cordialità – che per l’occasione ha visto la partecipazione del nuovo Presidente di Ance Catanzaro, Marcello Gaglioti, nonché dei Presidenti delle Ance di Crotone e Vibo Valentia Luigi D’Alessandro e Fausto Marino. Il Presidente Forte, prima di affrontare le tematiche all’ordine del giorno, ha ringraziato gli Organi Istituzionali della Cassa Edile e i rappresentanti delle Organizzazioni datoriali e sindacali che costituiscono l’Ente stesso, mostrando soddisfazione per l’incarico ricevuto. Il

Presidente Forte ha manifestato, inoltre, la sua piena disponibilità ad affrontare con la dovuta efficacia le esigenze dei colleghi costruttori al fine di rispondere, anche tempestivamente, alle istanze provenienti dal comparto edile, imprese e lavoratori, in un momento particolarmente complesso e difficile, quale quello attuale. Il neo Presidente ha, inoltre, espresso apprezzamento per le capacità dell’intera struttura organizzativa, grazie al lavoro ed alla collaborazione della quale, si riusciranno a raccogliere sfide importanti, consolidando il ruolo svolto dall’istituto a vantaggio del territorio. Forte, unitamente al Vice Presidente Gianni Dattilo, Giovanni Forte hanno ribadito, infine, la necessità di costruire un clima positivo tra le parti sociali, valorizzando le esperienze professionali e le diverse estrazioni, nella consapevolezza che, oggi più che mai, sarà necessario mettersi a servizio delle imprese e dei lavoratori per cercare di individuare azioni, iniziative e servizi sempre più efficaci, efficienti ed innovativi. ●

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attualità

”Unione regionale delle Camere di Commercio Nord – Sud della Calabria”

Sviluppo economico: Calabria divisa! Nasce l’Unione regionale delle Camere di Commercio Nord – Sud della Calabria Intervista a: di

Rosalba Paletta

C

’è un nuovo attore sulla scena dello sviluppo di questa regione: è nato lo corso 28 dicembre e si chiama “Unione regionale delle Camere di Commercio Nord – Sud della Calabria”. A generare il nuovo venuto le Camere di Commercio di Cosenza e di Reggio Calabria, rispettivamente presiedute da Giuseppe Gaglioti e Lucio Dattola, a suo tempo uscite da Unioncamere Calabria, attualmente presieduta da Roberto Salerno. La “casa” della nuova Unione Regionale è a Cosenza, presso la locale Camera di Commercio, in Via Calabria, 33. A guidarla, per il primo triennio, sarà il Presidente della Camera di Commercio cosentina, Giuseppe Gaglioti. A lui abbiamo rivolto alcune domande sul neonato soggetto e sui primi passi che muoverà per valorizzare l’operato delle Camere del Nord e del Sud della regione, sul terreno dello sviluppo economico-produttivo.

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attualità

Giuseppe Gaglioti

presidente Camera di Commercio Cosenza

Da dove è nata l’esigenza di costituire l’Unione Regionale delle Camere di Commercio Nord-Sud della Calabria?

«E’ necessario fare una premessa: i miei predecessori avevano già ritenuto nel 2000 di uscire dal sistema dell’Unione, per poi rientrarvi nel 2005. Le frizioni verificatesi con le consorelle sono poi nuovamente Giuseppe Gaglioti emerse e, condivise con la Camera di Commercio di Reggio Calabria, hanno poi portato, lo scorso 28 dicembre, alla nascita del nuovo organismo».

Quando parla di “frizioni” a che cosa si riferisce in particolare?

«Penso essenzialmente a ragioni di ordine strategico, assolutamen-

te niente di personale, né politico. Situazioni che abbiamo tentato di risolvere con il dialogo interno, sollevando le problematiche. Le faccio alcuni esempi: i territori di Reggio Calabria e Cosenza, costituiscono il 65% dell’intero territorio regionale, e andavano a versare al sistema dell’Unione circa il 65% (40% solo la Camera di Cosenza, il restante 25% quello di Reggio Calabria) dell’intero bilancio, ottenendo servizi eguali, se non inferiori, in ordine alla programmazione strategica necessaria, delle altre consorelle. A suo tempo per risolvere questa problematica avanzai la proposta di riequilibrare le presenze all’interno del Consiglio di Amministrazione e in Assemblea. Ma venne bocciata. Proponemmo allora di pagare quote eguali, ma anche questa soluzioni non venne

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attualità approvata. A tal punto è maturata la decisione di uscire dall’associazione e seguire in autonomia l’indirizzo prescelto e considerato più idoneo».

Un’associazione quella appena costituita, come pure quella denominata Unioncamere Calabria, lo ricordiamo, che non ha carattere istituzionale, come le singole Camere di Commercio provinciali, ma del tutto libera e privata, vero?

«Assolutamente sì, ed è per questo che riteniamo di avere agito in piena legittimità, non avendo condiviso l’approccio e le scelte di un’associazione alla quale liberamente le imprese avevano aderito, e dalla quale altrettanto liberamente hanno deciso di uscire non trovando riscontro alle loro istanze. Il caso ultimo del bilancio, approvato con un semestre di ritardo, è stato per noi decisivo: un ritardo di sei mesi si riflette sulla mancanza di programmazione e di azioni, che le

”Unione regionale delle Camere di Commercio Nord – Sud della Calabria”

aziende non possono permettersi».

Non sono mancati gli apprezzamenti, in maniera particolare da parte delle istituzioni del territorio, per il nuovo soggetto: Comune e Provincia di Cosenza hanno manifestato il loro punto di vista positivo, come pure la locale Confindustria; ma qualche voce contraria si è sentita pure, ad esempio Coldiretti Calabria, che ha letto tale iniziativa come una ennesima frammentazione in un quadro regionale che richiederebbe unità per progettare sviluppo: che cosa ne pensa?

«Torno a ripetere che non comprendo il motivo di tanto fragore intorno ad una scelta che essendo privata, come l’associazione camerale che si è andati a costituire, è libera di autodeterminare l’indirizzo da seguire. L’operato delle Camere continuerà ad essere quello di istituzioni pubbliche che agiscono per il bene delle aziende; l’operato delle singole

Salvatore Perugini Sindaco di Cosenza

«Tra il Comune di Cosenza e la Camera di Commercio guidata dal presidente Giuseppe Gaglioti si sta sviluppando un intenso e proficuo rapporto di collaborazione che ha trovato concreta attuazione in importanti iniziative come, ad esempio, la Banca di Garanzia e la Carta Giovani. È un rapporto che si inserisce nel più complessivo clima di grande condivisione che esiste tra le diverse Istituzioni chiamate al governo del territorio e che vede nell’Ente Camerale un protagonista di primo piano». É la dichiarazione del sindaco di Cosenza Salvatore Perugini, a seguito della diffusione della notizia della costituzione della

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associazioni camerali sarà parimenti libero di ispirarsi ai rispettivi mandati e agire di conseguenza con le modalità che si ritengono più proprie. Per questo non vedo l’opportunità di usare termini “scissionisti” per commentare questo soggetto. La scelta delle Camere di Commercio di Cosenza e Reggio Calabria, all’interno delle quali sono rappresentate tutte le categorie, è avvenuta all’unanimità, e tengo a precisare che è stata voluta dal basso: ho sentito i singoli rappresentanti e sono stati loro a darmi la forza e l’entusiasmo per intraprendere questa azione. Con Lucio Dattola, Presidente della Camera di Reggio Calabria, l’intesa è stata immediata, come pure la decisione presa di comune accordo di affidare a me la presidenza per i primi tre anni. Inoltre, voglio precisare che l’intero apparato è a costo zero: presidenza, consiglio di amministrazione …, vogliamo evitare ►

"Comprendo questa scelta"

nuova associazione camerale presieduta da Gaglioti. «Per questa ragione, – ha continuato Perugini – comprendo bene che la scelta delle Camere di Commercio di Cosenza e Reggio Calabria, che insieme rappresentano il 66% del territorio e delle imprese operanti in regione, di recedere dall’Unioncamere Calabria e di costituire l’Unione delle Camere di Commercio Nord-Sud della Calabria, nasce dalla volontà di valorizzare adeguatamente le diverse aree del territorio regionale, superando una situazione che rischiava di penalizzare proprio quelle maggiormente estese e in cui la grande parte delle aziende opera». «Sono convinto – ha proseguito il sindaco di Cosenza Perugini – che sarebbe un grave errore di prospettiva considerare la decisione assunta dagli enti di Cosen-

za e di Reggio Calabria semplicemente come elemento di divisione all’interno del tessuto produttivo calabrese. Credo, piuttosto, che essa intenda evidenziare con forza la necessità di un’adeguata rappresentanza dei diversi territori, coerente con il dinamismo imprenditoriale che vi si manifesta, e di una fase di rilancio dell’azione degli enti camerali. Perciò, ritengo che quanto accaduto debba essere visto come un segno della grande vitalità del sistema delle aziende e della loro capacità di organizzazione. Mi auguro, quindi, – ha concluso Perugini – che possa costituire occasione di seria riflessione per ricomporre una rete aperta a nuove sinergie, all’innovazione, alla dimensione internazionale per rafforzare nel suo insieme l’intero sistema produttivo calabrese».

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attualità apparati elefantiaci che disperdono gran parte dei loro bilanci in costi di personale perdendo di vista le urgenze e le aspettative delle aziende». Andando sul piano pratico e concreto, appunto riguardo alle aspettative delle aziende: quali sono le azioni che da subito intendete promuovere per andare incontro alle richieste dei vostri associati?

«Bisogna che, a livello locale, regionale, nazionale, europeo ed internazionale, si promuova e si diffonda la cultura della innovazione e dell’internazionalizzazione, anche in sintonia con la Regione Calabria e con tutte gli attori possibili. Ciò che ci sta più a cuore è lo sviluppo di chi opera nei territori di Cosenza e Reggio Calabria e per fare questo riteniamo di dover puntare sulla penetrazione dei mercati esteri. L’internazionalizzazione rimarrà il cuore della nostra programmazione e della nostra azione da qui ai prossimi anni».

Azioni in questo senso venivano promosse anche nella precedente struttura aggregativa: in che cosa intendete distinguere la vostra esperienza?

«Non basta partecipare a fiere internazionali per collocarsi sui mercati, bisogna accompagnare l’imprenditore, l’azienda fin dentro il tessuto economico dei paesi esteri. E’ in questa azione che vogliamo distinguerci, assistere l’azienda e accompagnarla in ogni suo passo fuori dai confini in cui è solita muoversi. Per svolgere al meglio questo genere di attività stiamo lavorando anche alla costruzione di un’Agenzia di promozione e sviluppo insieme alla Provincia di Cosenza, e siamo ad un livello avanzato nell’avviamento della Banca di Garanzia, per cui la Provincia stessa ci ha sostenuto con

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”Unione regionale delle Camere di Commercio Nord – Sud della Calabria”

un finanziamento di ben 4 milioni di euro (pari alla cifra stanziata dalla Camera di Commercio di Cosenza), a dimostrazione che la politica se vuole può impegnarsi in azioni utili e rispondere alle esigenze dei territori. Sul piano istituzionale speriamo di procedere con questo approccio collaborativo e sinergico. Nei riguardi della Regione Calabria ci aspettiamo che sappia adesso guardare ai diversi soggetti in campo in maniera equa, sostenendo in maniera eguale, nel caso in cui ce ne sia l’intenzione, proposte e programmi dell’una e dell’altra associazione». Un’ultima riflessione sul piano concreto: come stanno le aziende e che anno le aspetta?

«Le aziende sono un potenziale grande ma necessitano di essere ancora seguite e accompagnate perché non possiamo dire di avere lasciata alle spalle la crisi. In Calabria gli effetti della congiuntura internazionale sono arrivati dopo, per via della tipologia del nostro sistema economico-sociale, per lo più impiegatizio. Ma ancora avremo l’ombra della crisi per tutto il 2010. Puntiamo con forza sulla Banca di Garanzia e auspichiamo che collaborazioni e sinergie con le diverse istituzioni, i diversi Enti ed attori dei territori portino frutti positivi, come già accaduto con la Provincia cosentina».

Che cosa si augura per questo 2010, dunque?

«Mi auguro un percorso collaborativo, di sana competizione e di crescita per le nostre aziende … Perché no, anche con l’Unioncamere Calabria: se la competizione è sana spinge tutti a fare meglio e, nel caso specifico, delle ricadute positive non potranno che beneficiare le nostre aziende». ●

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”Unione regionale delle Camere di Commercio Nord – Sud della Calabria”

Mario Oliverio

presidente Provincia di Cosenza

«Non vi è dubbio che l’attività della Camera di Commercio sotto la presidenza di Giuseppe Gaglioti ha assunto carattere di dinamismo e di iniziativa attiva, ponendosi in forte sinergia con la Provincia di Cosenza e con il sistema territoriale delle autonomie locali. In questo quadro bisogna intendere anche la scelta della Camera di Commercio di Cosenza di dare vita, assieme a quella di Reggio Calabria, alla costituzione dell’Unione delle Camere di Commercio nord-sud della Calabria, per spezzare una logica campanilistica che impedisce il pieno dispiegarsi delle potenzialità delle diverse aree territoriali della regione e, in particolare, di una grande provincia come quella di Cosenza che costituisce oltre il 40% del territorio regionale Que-

sta scelta, le cui ragioni sono pienamente condivisibili, ritengo sia dettata dalla esclusiva esigenza di valorizzazione dei territori e corrisponde al potenziale di crescita che esprime il sistema imprenditoriale ed alla valorizzazione di un territorio come il nostro, ricco di risorse e di grandi potenzialità». Con queste parole il Presidente della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio, commenta la nascita della nuova associazione camerale presieduta da Gaglioti. «Con il Presidente Gaglioti si è realizzato un intenso rapporto di collaborazione e di sinergie che ha contribuito a mettere in atto una significativa programmazione per la realizzazione di obiettivi qualificanti, in direzione della crescita dei nostri territori e del sistema delle imprese. Primo fra tutti, bisogna ricordare la realizzazione della Banca di Garanzia. Esperienza unica nel panorama nazionale – ha proseguito Oliverio – che consentirà, a partire

Pietro Molinaro presidente Coldiretti Calabria

«Già il nome Unione Regionale Camere di Commercio Nord-Sud evoca contrapposizioni territoriali di cui la Calabria non ha proprio bisogno e necessità, e poi, non è né una riforma, né può essere condivisa infatti, creerà sicuramente disorientamento per gli azionisti veri delle Camere di Commercio che sono le imprese». Così il presidente della Coldiretti Calabria, Pietro Molinaro, ha commentato la costituzione della nuova Unione Regionale delle Camere di Commercio, promossa dalla Camera di Commercio di Cosenza e di Reggio Calabria. “In questa fase – ha proseguito Molinaro – nella quale occorre e bisogna insistere su un autorevole ed efficace attività di promozione in direzione dello sviluppo

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"Intenso rapporto con Gaglioti" dall’anno in corso, un salto di qualità nel rapporto tra il sistema creditizio e quello delle imprese, le cui difficoltà trovano ragioni non secondarie nelle politiche creditizie esasperatamente vessatorie esercitate in modo particolare nel Mezzogiorno ed in Calabria. Altre iniziative stanno per essere messe in campo, come quella per il sostegno alla internazionalizzazione delle nostre produzioni e del contesto più complessivo della nostra provincia. La voglia di crescere e di affermare un ruolo propulsivo da parte delle istituzioni – ha affermato inoltre Oliverio –, per imprimere una spinta allo sviluppo del territorio e della sua economia, deve essere sostenuto. Per queste ragioni condividiamo la scelta compiuta da Gaglioti di dare vita ad una nuova Unione che consenta di affermare la definitiva rottura di ogni campanilismo e la realizzazione degli obiettivi di crescita».

"No a contrapposizioni territoriali"

del sistema produttivo della Calabria e delle sue tante eccellenze, si sceglie uno stato di rottura, che sicuramente non serve alle imprese e men che meno alla Calabria ed ai suoi cittadini, che di contrasti, che non hanno prodotto nulla, ne hanno visti troppi nel corso della storia. Insomma – continua il commento di Molinaro –, uno strappo che non piace alla Coldiretti calabrese perché effettuato su un terreno decisivo dello sviluppo della nostra regione che è quello di affermare e promuovere il “Made in Calabria” e l’internazionalizzazione e la competitività delle imprese. Non è il tempo per tollerare un flop clamoroso che può portare confusione al sistema delle imprese e difficoltà anche nel continuare a sostenere una progettualità in loro favore e dei tanti giovani della regione che hanno scelto di iniziare attività imprenditoriali. La Coldiretti Calabria – si legge inoltre

nella dichiarazione del Presidente Molinaro – non può accettare di sedersi su due tavoli diversi, che magari delineano “location” diverse e progetti contrapposti. «E’ necessario – continua Molinaro – rafforzare un “Made in Calabria” unico che prende forza dalle distintività territoriali, e su questo bisogna giocare una partita all’attacco ma vedendo uniti gli Enti di promozione che hanno questa specifica missione». Ancora il numero Uno di Coldiretti Calabria, al termine delle sue considerazioni, rivolge un invito e un appello alle forze imprenditoriali e sindacali regionali, affinché subito si avvii una fase negoziale che possa ricondurre a scelte condivise un sistema camerale, che non ha bisogno certamente di lacerazioni che potrebbero determinarne un indebolimento o un fallimento e questo – conclude –, «non possiamo assolutamente permettercelo».

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Camere di Commercio

Unioncamere Nord-Sud Cosenza e Reggio fanno da sole

di

Mario Meliadò

P

olemiche e aspettative quasi si equivalgono, per la nascita di una nuova unione camerale. Si chiama Unioncamere Nord-Sud la sintesi che – guidata dal presidente della Camera di commercio di Cosenza Giuseppe Gaglioti in seguito al rogito eseguito a Cosenza dal notaio Stefania Lanzillotti – su un fronte mette insieme le legittime aspettative delle imprese delle province di Cosenza e Reggio Calabria, al tempo stesso sgretolando la “scatola” dell’Unioncamere calabrese. Anche se il nome resta quasi invariato e il logo utilizzato rimarrà identico e, peraltro, la legge istitutiva delle Camere di commercio non solo prevede genericamente la possibilità che le Camere aderiscano facoltativamente a non meglio precisate unioni (e non, dunque, a una ben determinata piuttosto che ad altre), ma non dice una parola sulla necessaria adesione “in esclusiva” a una sola di queste, anziché a più di un’unione tra Enti camerali contemporaneamente… Tutto è cominciato con l’elezione di Fortunato Roberto Salerno alla guida (appunto) di Unioncamere nel maggio dello scorso anno: un’incoronazione assai contestata dagli Enti camerali di Reggio Calabria e Cosenza, molto oltre la persona prescelta. Salerno è infatti il presidente della Camera di commercio di Crotone: «La sua elezione faceva seguito a oltre 8 anni di mandato del catanzarese Paolo Abramo, chiusi col rinvio di un anno

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e mezzo dell’elezione del successore – rammenta il presidente della Camera di commercio di Reggio Calabria Lucio Dattola, ultimo presidente reggino di Unioncamere per il breve volgere di un anno, a cavallo del 2002 –. Un’alternanza effettivamente democratica avrebbe voluto che adesso la presidenza toccasse a Cosenza o a Reggio. In subordine si poteva comunque arrivare a una sintesi, a elaborare strategie condivise anche per la governance articolata nei vari organismi camerali: invece, non s’è neanche arrivati a discuterne».

Lucio Dattola

Questione politica “in senso lato” sì («Occorre maggior condivisione, mentre le tre province alleate hanno sempre deciso molte cose per conto loro, in termini di gestione»); questione di ‘poltrone’ no, però, argomenta Dattola. E osserva che i nodi veri sono altri due. «Intanto, esiste un problema di proiezione delle istanze portate avanti dalle imprese rappresentate dalle varie Camere di commercio: è per

porgerle al meglio che, quanto alla guida di Unioncamere, sarebbe stato il caso di garantire un’alternanza effettiva sul versante territoriale. E poi – osserva ancora il presidente dell’Ente camerale reggino – c’è una doppia questione di cifre che va considerata con attenzione». I numeri infatti dicono che (vedi box) «le Camere di commercio di Reggio e Cosenza, messe insieme, contano le iscrizioni del 64% delle imprese calabresi complessivamente; le altre tre Camere cumulativamente contano il 36%, ma storicamente hanno espresso quasi sempre la presidenza di Unioncamere», si fa notare. Ma c’è una seconda e forse più rilevante questione: perché questo “patto di ferro” fra gli Enti camerali di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia? Perché la presidenza viene espressa non in base al numero d’imprese rappresentate o ai denari versati all’unione, ma “per testa”: il voto di ciascuna Camera di commercio conta uno. «In teoria tutto questo è molto democratico; in realtà – lamenta Lucio Dattola – questo principio sovverte completamente i princìpi democratici e anche i principi del libero fare impresa. Perché io imprenditore, se ho il 60% delle azioni di un’azienda, voglio contare e decidere per il 60%; in Unioncamere non è così ma in più, quasi a mo’ di beffa, paga di più chi ha più iscritti. E allora, delle due l’una: o ai fini decisionali conta di più chi ha più aziende a registro e fornisce contribuzioni maggiori, oppure si conferma il principio “una testa, un voto” ma allora si sancisce anche un contributo unificato, dall’importo valevole per tutt’e 5 le Camere». Anche perché – è il ragionamento

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Camere di Commercio

I NUMERI DELLE CAMERE DI COMMERCIO IN CALABRIA Aziende iscritte ai vari Enti camerali al 3° trimestre 2009 (cioè al 30.9.09) CATANZARO ......................... 32.610 COSENZA .............................. 65.164 CROTONE ............................. 18.053 REGGIO CALABRIA .............. 51.070 VIBO VALENTIA ................... 14.677 TOTALE ................................ 181.574 COSENZA e REGGIO CALABRIA con le loro 116.234 imprese complessive hanno il 64% tondo delle aziende dell’intero panorama regionale CATANZARO, CROTONE e VIBO VALENTIA con le loro 65.340 aziende, tutte messe insieme, vantano appena 176 unità imprenditive in più rispetto al solo Ente camerale di Cosenza

– in caso contrario s’impedisce che quei denari vengano investiti, in ciascun singolo territorio provinciale, per soddisfare i bisogni espressi dalle imprese locali. Certo, una preoccupazione è ovvia: rompere l’unità regionale sul versante della rappresentanza delle imprese potrebbe incarnare un vulnus per lo sviluppo territoriale complessivo. Al civico 12 di via Tommaso Campanella, tuttavia, sono convinti del contrario… E anche secondo il sindaco di Cosenza Salvatore Perugini «sarebbe un grave errore di prospettiva considerare la decisione assunta dagli Enti di Cosenza e di Reggio semplicemente come elemento di divisione all’interno del tessuto produttivo calabrese – afferma il primo cittadino cosentino –. Ritengo che quanto accaduto debba essere visto come un segno della grande vitalità del sistema delle aziende e delle loro capacità d’organizzazione». «La scelta – rileva il consigliere regionale ed ex presidente dell’Arssa Antonio Pizzini – non è il frutto di un improvviso desiderio di scissione, ma rappresenta la volontà dei vertici camerali e della maggior parte delle aziende di ripristinare la propria autonomia rivendicando quella correttezza nell’organizzazione e nella divisione delle forze immesse nel sistema

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camerale della regione». Il che nulla toglie alla contrarietà di un esponente delle associazioni agricole come Pietro Molinaro, presidente regionale Coldiretti: «Già il nome Unione regionale Camere di commercio Nord-Sud evoca contrapposizioni territoriali di cui la Calabria non ha proprio bisogno e necessità e poi non è né una riforma né può essere condivisa: infatti, creerà sicuramente disorientamento per gli azionisti veri delle Camere di commercio, che sono le imprese», asserisce Molinaro. Quest’inedito asse Cosenza-Reggio Calabria ha comunque determinato uno scossone tra gli addetti ai lavori. E se in riva allo Stretto si chiarisce che «non è sicuramente questione partitica, altrimenti il posizionamento del presidente di Unioncamere Nord-Sud e dello stesso sindaco di Cosenza dovrebbe far pensare a un soggetto di sinistra; cosa che non è…», il dato più significativo è l’espansione in tempi brevi perseguita dalla nuova unione tra Enti camerali: verso Nord, in Basilicata (intavolata una discussione con la Camera di commercio di Matera) e verso Sud, in Sicilia (dove sono avviatissime le trattative con le Camere di Messina e Catania). «Attorno a quest’iniziativa vedo

grande entusiasmo qui a Reggio, e se possibile ancor di più a Cosenza – argomenta Lucio Dattola –: in questo senso, non va dimenticato che l’iniziativa non è stata varata da due persone, ma all’unanimità da due Consigli camerali di 27 componenti ciascuno. E’ chiaro che con Nord-Sud difendo le 51mila aziende espresse dal territorio reggino, dopo averne verificata la perfetta legittimità previo parere dell’ufficio legale Unioncamere; ma resto aperto al dialogo». Una domanda frulla ugualmente nel cervello: a parte alcune ricadute che sembrano perfino scontate (in materia turistica, per esempio, con la possibilità di andare “oltre i confini regionali” con accordi tra Unioncamere Nord-Sud e Camere di commercio come quella di Messina che vanta ‘gioiellini’ tipo Taormina e le isole Eolie…), quali sono le aspettative degli impenditori reggini e cosentini verso questo nuovo assetto? «Rispondo ancora una volta con una cifra: in atto, l’export calabrese rappresenta lo 0,4% delle esportazioni italiane – fa, secco, Dattola –. E’ sufficiente a farci ritenere che negli ultimi 8 anni, i vertici Unioncamere, ma anche molti Enti direttamente interessati non abbiano sicuramente lavorato bene per la promozione oltre confine delle nostre imprese. Che però, nel frattempo, sono enormemente cresciute in termini qualitativi, investendo tanto in diversificazione del prodotto e innovazione. Ecco allora che l’eccellenza sviluppata dai nostri produttori di vino, d’olio, d’insaccati li rende in grado di competere alla pari con qualsiasi altra impresa mondiale di settore. Purché, dal turismo all’agroalimentare “top level”, ci si convinca che è indispensabile frantumare un vecchio provincialismo da quattro soldi e capire che le nostre imprese hanno un enorme interesse a sviluppare un confronto positivo con le aziende di altri territori». ●

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Camere di Commercio

C In

"L'Ente camerale reggino è motore di sviluppo" Intervista al presidente Lucio Dattola di

Angela Latella

«

S

olida, attiva e dinamica». Lucio Dattola definisce così la Camera di Commercio di Reggio Calabria, che presiede da ormai da un decennio. Con quasi cinquantotto mila aziende iscritte, l’ente reggino è promotore di sviluppo ed innovazione, anche e soprattutto grazie ad una serie di iniziative messe in campo negli ultimi anni. «Da erogatore di certificati, con la legge 580 di riordino delle Camere di commercio ci siamo trasformati in un ente di erogazione di servizi. E’ un passo importante – ammette Lucio Dattola – che ha fatto sì che al centro dell’economia cittadina e provinciale ci fosse un ente con competenze specifiche in tutti i campi della produzione locale: dall’agricoltura all’industria, all’artigianato ed al

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turismo. La Camera di commercio è la grande casa di tutta l’economia provinciale reggina». Come si è arrivati a questo traguardo?

«Con la continuità nella conduzione e con una sinergia assoluta tra le varie associazioni. Mi piace rimarcare che attorno al tavolo della Camera di commercio, da sempre, tutte le associazioni di categoria – Confindustria, Confcommercio, Confartigianato – hanno deliberato all’unanimità i provvedimenti. Ciò accade da dieci anni, da quando ci siamo noi: non c’è mai stata una delibera o una determina assunta in Giunta che non sia stata votata all’unanimità. Ciò significa che non è vero che Reggio è una città divisa e che sui problemi importanti non riesce a trovare la coesione. Al contrario, sulle difficoltà di impatto sociale, economico e finanziario si è sempre deciso tutti insieme, lasciando da parte le proprie

appartenenze per arrivare ad un’idea condivisa».

Quali le caratteristiche dell’economia reggina?

«In larga parte, l’economia riguarda il settore del commercio, che rappresenta quasi la metà delle aziende iscritte. Una grossa importanza ha anche il comparto agricolo, con circa 9 mila imprese. L’export della provincia Lucio Dattola è quasi tutto imperniato sui settori industriale ed agricolo. Le nostre produzioni maggiori riguardano l’olio di oliva. Se fino a qualche anno addietro si produceva un olio non eccelso - tant’è vero che non

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attualità

esisteva un marchio riconosciuto tra le aziende provinciali - da qualche anno, si è riusciti con un lavoro costante ad elaborare produzioni di qualità. Non solo però con l’olio extravergine di oliva, ma anche nei settori dei vini, degli insaccati, dei dolciumi. In atto a Reggio Calabria ci sono un centinaio di aziende di assoluta qualità nei settori merceologici che possono competere sui mercati mondiali più prestigiosi». C’è quindi una crescita del tessuto reggino.

«Sì. Le nuove aziende oggi vengono costituite da giovani che si mettono in gioco, che fanno impresa con grande attenzione al mercato globale. Non c’è più il tentativo velleitario di chi non avendo dove parcheggiarsi, tipo un disoccupato, apriva un negozio o un’attività. Adesso è un discorso più ponderato. Un ottimo lavoro lo fanno le scuole, quelle di avviamento professionale , che indirizzano i giovani verso traguardi ben precisi». Come è stata affrontata la recente crisi?

«In Calabria, che è la regione più povera come prodotto interno lordo, la crisi ha avuto un impatto meno feroce rispetto ad altri territori. Essendo il nostro un tessuto economico pressocchè impiegatizio, soprattutto nella

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Camere di Commercio

provincia reggina, chi aveva uno stipendio o due in famiglia ha affrontato le difficoltà molto meglio. La crisi, per assurdo, ha influito meno che in altre regioni italiane. Sicuramente si è avvertita di più nel settore imprenditoriale perché le banche l’hanno fronteggiata chiudendo i rubinetti del credito. Un modo di comportarsi discutibile e pericoloso, perchè smettendo all’improvviso l’erogazione dei crediti o chiedendo addirittura il rientro dai fidi o dai debiti contratti, tante aziende sono fallite. Si è creata una situazione di disagio sociale molto preoccupante. Anche perché non dimentichiamo che a Reggio Calabria c’è sempre l’incubo ‘ndrangheta: tante volte chi non trova le porte aperte in banche o in finanziarie oneste è costretto a rivolgersi al mercato clandestino dell’usura che è notoriamente controllato dagli ambienti malavitosi della città». Quali le prospettive per il 2010?

«Sono sicuramente migliori rispetto all’anno precedente. Prendiamo in

esame i saldi: tanti commercianti mi hanno confidato di essere soddisfatti di come stanno procedendo. I negozi stanno incassando liquidità, svuotando le giacenze di magazzino. Un aspetto, questo, positivo. Fino a qualche anno fa, alla fine dei saldi, i commercianti erano obbligati a stoccare la merce rimanente, ora invece si riesce a piazzare quasi tutto l’invenduto. Questa però è una tematica da rivedere, anche perché gli sconti si praticano di continuo nel corso dell’anno. A volte sono anche esagerati: acquistare un capo al 50% in meno, fa presumere che ci sia stato un ricarico esoso. La politica dei prezzi va ridiscussa. Il settore del commercio è in grande movimento e merita una riflessione che a breve faremo con le associazioni di categoria. Sulla base di quello che ci dicono i capi area delle banche, il credito sta ripartendo anche

grazie alle pressioni del Governo e degli enti territoriali. Per questo motivo stiamo cercando di stimolare gli istituti bancari ad aprire linee di credito innovative. Stiamo organizzando il Microcredito, rilanciando i Confidi, costruendo insieme ad altri enti pubblici la “banca di garanzia”, che è un’innovazione notevole e mi auguro che a marzo riuscirà a partire». ●

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attualità

"Piano Casa", la posizione dell'Ance

Piano Casa: Calabria commissariata Intervista a Francesco Cava

di

Stefania Argirò

P

iano Casa: il Governo ha proceduto al commissariamento della Regione Calabria, ai fini dell’attuazione dell’intesa del primo aprile 2009, incaricando Agazio Loiero dell’adozione, entro il termine di 30 giorni dalla sua nomina, di ogni idonea attività al riguardo, anche avente valore di legge”. Questo il tema dell’intervista a Francesco Cava, Presidente di Ance Calabria, Associazione nazionale costruttori edili, che ha focalizzato l’attenzione su uno dei provvedimenti che l’amministrazione regionale non ha mai definito e attuato. Nell’ambito delle iniziative promosse dal Governo per superare la crisi economica, si inserisce il Piano per il rilancio dell’attività edilizia volto, da un lato, a promuovere interventi sul patrimonio immobiliare e dall’altro a semplificare le procedure amministrative urbanistiche. “

Ci parla del Piano Casa?

«Tale legge del Governo prevedeva l’impegno delle Regioni ad approvare entro il 30 giugno leggi regionali volte a disciplinare interventi di: ampliamento di edifici con volume massimo pari a 1.000 mc. escludendo i volumi delle superfici di autorimesse, cantine, ecc, entro il limite del 20%; per tale intervento è reso obbligatorio il fascicolo di fabbricato e la certificazione antisismica; ed interventi di demolizione e ricostruzione di edifici con premi volumetrici entro il 35%, e fino al 50% in casi particolari».

Crede che il Piano Casa sarebbe stato utile ed efficace ai fini di un rilancio del settore delle costruzioni in Calabria?

«Sì, o quanto meno avrebbe rimesso in moto il settore dell’edilizia che, soprattutto

nell’anno trascorso, ha vissuto uno dei suoi momenti più difficili. Purtroppo però del Piano Casa si è discusso per mesi e mesi ma alla fine non è mai stato varato dalla Regione Calabria; il provvedimento, peraltro, sarebbe stato utile anche per l’indotto che ne deriva dalle opere di ampliamento, adeguamento, demolizione e ricostruzione. Infine, soprattutto sulle ricostruzioni, si sarebbero potute avviare e consolidare le nuove tecniche costruttive con la bioedilizia ed avere un occhio attento circa il risparmio energetico, anche questo tema oggi di non poco conto. Il paradosso è che la Regione Calabria non ha adottato tale provvedimento, nonostante fosse stato licenziato dalla Giunta già dal mese di agosto, e, per questo motivo – io credo con grande vergogna per tutti noi calabresi – è stata commissariata dal governo centrale. Ora il commissario Agazio Loiero, avrà il compito nonché l’obbligo di licenziare il testo entro 30 giorni dalla sua nomina che ricordiamo risale al 2 gennaio. Sarà dunque il Presidente della Regione ad adottare le modifiche al Piano Casa che il Consiglio regionale non è riuscito a licenziare nell'ultima seduta del 30 dicembre scorso». Come considera tale situazione?

«Credo che tale situazione sia da considerarsi molto grave anche per le considerazioni che facevo prima. Una Regione che legifera poco e quando lo fa legifera male – il 76% dei provvedimenti regionali sono in contestazione ed impugnati dal Governo (siamo secondi solo alla Campania) non può anche permettersi il lusso di non adempiere essa stessa agli obblighi di legge imposti dal Governo centrale, come appunto il Piano Casa. In ogni caso per

noi costruttori diventa, ora, importante che si riparta, per licenziare la norma definita, dal testo sia varato dalla Giunta nei mesi scorsi, poiché quel documento era stato ampiamente condiviso dalle Associazioni di Categoria e da tutti noi addetti ai lavori. Ciò nonostante crediamo tuttavia che tale testo possa essere ancora ulteriormente migliorato».

Francesco Cava*

Nel dettaglio cosa vorrebbe venisse modificato?

«Ciò che già avevamo sostenuto in fase di concertazione cioè prevedere che gli interventi di ricostruzione, in particolari casi, siano consentiti anche su aree diverse rispetto a quelle occupate dai fabbricati demoliti, purché a ciò destinate dagli strumenti urbanistici, nonché su quelle demaniali previo assenso dell’ente competente. Il più importante di questi casi potrebbe essere quello relativo alle coste per liberare 300 metri di fronte mare previsti dalla Legge Galasso. Inoltre, nell’ottica di favorire maggiormente la riqualificazione delle aree, occorre consentire che la percentuale possa essere elevata fino al 50% in caso di demolizione e ricostruzione con modifiche di destinazione d’uso degli edifici a destinazione produttiva e residenziale. Infine sarebbe utilissimo un maggiore dettaglio sull’utilizzo dello strumento della D.I.A. per non creare interpretazioni diverse nei vari territori e, soprattutto che divenga chiaro che essa sostituisce quelle eventualmente già in essere, divenendo di fatto strumento unico».

E’ fiducioso che l’iter della Legge possa finalmente concludersi?

«Lo sono perché finalmente forse possono essere superate una serie di difficoltà che hanno bloccato il varo della Legge. L’unica cosa che mi auguro però è che non si faccia “solo” una Legge ma, soprattutto, che si faccia una buona Legge». ● * Presidente di Ance Calabria

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Enti locali

Mario Maiolo alla guida di LegAutonomie Calabria Federalismo fiscale? Per ora solo parole! di

Davide Lamanna

I

l primo atto ufficiale da quando ha assunto la presidenza di LegAutonomie è stato quello della presentazione del rapporto sullo stato di salute degli enti locali, nei primi giorni di gennaio. Mario Maiolo, 56 anni, assessore regionale alla Programmazione comunitaria, si dice onorato di aver ottenuto questa nuova carica, prendendo il posto del compianto Antonio Acri. La chiacchierata col neo presidente non può certo che partire dal ricordo del suo predecessore.

democrazia. Per questo il suo impegno in LegAutonomie. E questa visione è da me condivisa».

Cosa ne pensa della Finanziaria approvata dal Governo? Come ne escono, a suo avviso, gli enti locali alla luce anche della prevista riduzione del numero di amministratori?

«C’è stata una manifestazione corale

Al momento della sua nomina lei ha doverosamente ricordato Antonio Acri: cosa porterà di lui in questa esperienza da Presidente di LegAutonomie?

«Il lascito di Antonio Acri è grande, non facilmente riassumibile. In ogni caso è una eredità politica ed umana. E’ facile sentir dire che la politica disumanizza, rende cinici, indifferenti ai profili umani. Ecco, io credo che una delle lezioni di Acri è stata anche la capacità di tenere insieme questi due aspetti. Poi c’è l’autonomista convinto, il politico consapevole che la storia civile e sociale del nostro Paese passa soprattutto attraverso i Comuni, le autonomie locali e che disseccare questa storia significa inaridire le nostre radici politiche ed istituzionali, la nostra

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Mario Maiolo

dei sindaci italiani davanti alla Camera per contestare i tagli della Finanziaria, e questo indipendentemente dai colori politici. Una protesta non rituale che mi pare vada oltre i tagli previsti dal documento di programmazione economica. Credo ci sia un’onda montante di protesta che nasce dalla constatazione che la loro azione locale è continuamente vanificata da disposizioni improvvisate e dall’impotenza a contrastare decisioni avventate

che stanno provocando crepe evidenti nel tessuto istituzionale locale. La riduzione del numero di amministratori va in questa direzione, con l’aggravante di additare i sindaci, gli enti locali, come il luogo dello spreco di denaro pubblico, quando invece tutti i dati statistici ci dicono che non è così. Deve essere chiaro che la riduzione del numero di amministratori non è un taglio allo spreco, ma un taglio alla democrazia. Deve essere chiaro che mediamente i sindaci italiani hanno indennità di poco oltre i mille euro, perché quando parliamo di comuni non parliamo solo di Roma, Firenze, Torino, Milano ma di quel pulviscolo diffuso di municipi che vanno sotto il nome di piccoli comuni che in Calabria sono l’80% e in Italia poco meno». Oltre al taglio di amministratori, il CdM ha approvato il Codice delle Autonomie che definisce le funzioni delle Autonomie locali. Qual è il suo giudizio sul provvedimento fortemente voluto dal ministro Calderoli?

«Nel Codice delle Autonomie ci sono cose sensate che chiediamo da tempo ma anche decisionismo fine a se stesso, disposizioni dal forte e incomprensibile centralismo. I sindaci si aspettano il federalismo: l’autonomia di tassare responsabilmente i cittadini in rapporto ai servizi erogati e di governare sotto il controllo anche severo delle loro comunità, ma liberi da condizionamenti e vincoli centralistici. Su questo argomento sarà incentrato il Congresso nazionale di Le-

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attualità gAutonomie che si svolgerà a Firenze il 22 e 23 gennaio prossimo e nel quale porteremo anche la voce dei Comuni calabresi..» Il 2010, secondo Berlusconi, sarà l’anno delle riforme, anche del Fisco. E quello dell’introduzione del Federalismo fiscale. Di cosa dovrà tenere conto, a suo avviso, questo provvedimento per evitare di marcare la distanza tra due Italie?

«In via astratta che riparta il treno delle riforme non può che trovarci soddisfatti. In via pratica rimane più che qualche perplessità rispetto alle modalità con le quali si stanno affrontando i problemi posti alla nostra attenzione. Sul tema del federalismo fiscale, poi, non abbiamo ancora marcato passi in avanti rispetto ad enunciazioni di principio. Mi preme evidenziare che - ultima in ordine di tempo - il 15 novembre scorso sono stati resi noti i risultati di una indagine conosciti-

Enti locali

va della Camera dei Deputati proprio sul tema del federalismo fiscale, che parla di più di mille tra opzioni e combinazioni normative per passare dal rapporto tra principi e criteri prescrittivi dato il numero di variabili. Lo stesso Ministro Tremonti ha dovuto ammettere le difficoltà di trasformare in numeri i principi della legge delegata. La verità è che, sul tema del federalismo fiscale, abbiamo una cornice ancora vuota».

Dal Rapporto sullo stato delle autonomie calabresi che avete presentato, è chiaro che la principale fonte di entrata tributaria, per i Comuni, era l’Ici. Il Governo ha garantito il rimborso, previsto dalla stessa finanziaria: 900 milioni per il 2008/09. Basterà?

«No. Solo per il 2008 anche l’Anci ha chiesto una ulteriore integrazione dello stanziamento per il rimborso dell’ICI di 344 milioni di euro. Il taglio dell’ICI ha

comunque significato una diminuzione netta dell’autonomia tributaria dei Comuni che segnala ancora una volta l’ambiguità di chi a parole propugna il federalismo quale espressione più elevata della cultura e della politica autonomistica e nei fatti veste i panni di un chiuso centralismo di ritorno che mortifica l’iniziativa politica locale».

Un altro dato molto interessante del Rapporto riguarda la spesa dei Comuni per Territorio e Ambiente. In Calabria destinano il 29% della spesa corrente, 11% in più rispetto alla media italiana. Queste cifre, da sole, garantiscono, a suo avviso, la tutela del nostro territorio?

«Anche in questo caso la risposta è negativa perché le grandi opere infrastrutturali di tutela del territorio non possono essere appannaggio dei piccoli e piccolissimi comuni calabresi che gestiscono territori ben più grandi delle ►

Lo stato di salute degli enti locali Calabresi

L

a “radiografia”, come sempre accade quando di mezzo ci sono i numeri, non può che essere oggettiva. Lo è, così, anche e soprattutto nel caso del rapporto di Legautonomie sullo stato di salute delle autonomie locali. Perché si tratta di uno studio ricco di cifre che restituisce, a chi lo legge, un quadro esaustivo sulle condizioni in cui versano gli enti calabresi. Il riferimento è all’anno appena concluso. Nelle 53 pagine curate dal segretario di Legautonomie Calabria Claudio Cavaliere, sono due le macro aree indagate nel dettaglio: la finanza comunale e la sicurezza. La finanza comunale. L’obiettivo di questa sezione è comprendere e valutare l’evoluzione delle autonomie locali offrendo informazioni a sostegno delle scelte politiche. Sono stati presi in esame i conti consuntivi dei 409 comuni calabresi tra il 2003 e

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il 2007. Il risultato è che i maggiori introiti sono quelli che arrivano da contributi e trasferimenti soprattutto statali (33%) seguiti dalle entrate tributarie (27%). Tra queste, la più importante da un punto di vista delle cifre risultava l’Ici e, subito dopo, l’addizionale Irpef. Per quanto riguarda le tasse, la più corposa è quella per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Nel 2007 la Calabria ha fatto registrare un + 23% rispetto al 2003 per ciò che riguarda la variazione assoluta delle imposte e un + 42% per quella delle tasse. Proprio quest’ultime, rispetto alla media italiana dello stesso periodo (+0,5), sono aumentate di molto nella nostra regione. Basti pensare che il valore pro capite, in Calabria, è di 93 euro mentre nel resto del Paese è di 81. Una capitolo a parte meritano le entrate extratributarie, quelle che arrivano all’ente sottoforma di pagamento

di servizi a domanda individuale, dalle contravvenzioni, dai dividendi delle società partecipate o da proventi di beni patrimoniali. In Calabria, nel 2007, rappresentavano il 14% del totale delle entrate dei Comuni. La media regionale è di 148 euro per abitante ma le oscillazioni sono notevoli: si va dal minimo di 43€ di Platania agli oltre 2.000 € di Casignana. Anche nei Comuni capoluogo le differenze sono rilevanti e oscillano dai 79€ di Crotone ai 251€ di Cosenza. Da segnalare che la maggior parte di queste entrate arriva dal pagamento dell’utenza di servizi pubblici, in particolare del servizio idrico integrato (63,74 euro pro capite). E veniamo alle spese. Nel 2007 i comuni calabresi hanno “movimentato” una spesa complessiva di circa 2,5 miliardi di euro, in media circa 1.280€ pro capite. Di questi 1,4 miliardi è di spesa corrente (il 55% della spesa ►

attualità

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attualità stesse città. Le porto un solo esempio, quello del Comune di Longobucco cui le ultime precipitazioni hanno interrotto l’unica strada di accesso dal versante jonico. Bene, parliamo di un Comune di poco più di 3.000 abitanti che deve gestire una superficie territoriale quasi sei volte più grande del Comune di Cosenza ma le cui responsabilità nella gestione del territorio non differiscono. Questo Comune sarà sempre costretto a spendere parte del suo bilancio per il territorio ma non riuscirà mai da solo a garantire opere definitive che lo mettano in sicurezza».

Gli atti intimidatori ai danni degli amministratori comunali, nell’anno appena trascorso, sono stati 78. Un numero che dimostra, ancora una volta, come la situazione sia sempre allarmante. Come tutelare, a suo av-

totale); 252 milioni di euro (10%) sono spese per rimborso prestiti; 618 milioni di euro (24%) spese in conto capitale. Interessante, a questo proposito, l’analisi dettagliata delle spese da cui si evince che i nostri enti locali impegnano il 37% delle loro risorse per amministrazione, gestione e controllo e il 29% per il settore Territorio e Ambiente. E’ nel sociale che si spende poco: appena il 6% contro il 16% della media nazionale. Per quanto riguarda l’autoamministrazione, i comuni per il proprio funzionamento hanno speso, nel 2007, 530 milioni di euro. Martone, con il 72% sulla spesa corrente, è quello che ha sborsato più risorse. A Casignana si è invece parsimoniosi (23%). Si tratta di comuni con meno di 1000 abitanti. Tra i più popolosi, invece, da segnalare da un lato Taurianova (45%) e dall’altro Corigliano Calabro (28%). Consorzi e società partecipate. I dati, in questo caso, si riferiscono al 2008. Un comune su tre partecipa a un consorzio o società: in tutto, queste ultime, sono 67 e in 42 casi si tratta di

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Enti locali

viso, chi decide di impegnarsi nella “cosa pubblica”?

«Il corretto e trasparente funzionamento delle istituzioni è la cosa che più spaventa la criminalità. Credo che soprattutto in questo campo la funzione delle associazioni autonomistiche sia fondamentale per offrire sponde ai Sindaci più esposti. Su questo versante LegAutonomie Calabria ha offerto un contributo importante; penso, ad esempio, alle nuove norme sugli scioglimenti dei consigli comunali per mafia, che hanno recepito quasi integralmente le osservazione che il compianto Acri portò davanti la commissione affari costituzionali della Camera. Oppure alla legge regionale sulla sicurezza locale, una nostra integrale proposta. Continueremo ad impegnarci su questo versante anche con nuove proposte».

società per azioni. Complessivamente gli oneri di partecipazione ammonterebbero a 76,6 milioni di euro. Sicurezza ed enti locali. Lo studio prende in esame gli atti intimidatori diretti o indiretti che hanno riguardato, nel 2009, amministratori locali. Sono stati 78, sei in più rispetto al 2008 ma 22 in meno rispetto al 2007, “annus horribilis” sotto questo punto di vista. La provincia di Catanzaro (22) è stata quella più interessata dal fenomeno, seguita da quella di Vibo (20). In coda Crotone (8). Gli episodi sono stati “spalmati” su 48 comuni diversi. L’atto intimidatorio più diffuso è la lettera di minacce o il recapito di proiettili. In quindici casi gli amministratori hanno

Per chiudere, una domanda “politica”. In primavera le elezioni per rinnovare l’esecutivo regionale. Lei è parte in causa, ma cosa dovrà fare, a suo avviso, la prossima Giunta per contribuire allo sviluppo delle autonomie locali?

«Non dobbiamo dimenticare che in larga misura l’esito delle trasformazioni previste nel nuovo Codice delle Autonomie e dal federalismo fiscale dipenderanno dalla capacità delle singole Regioni di ripensare il modo di funzionare e di rendere applicativi i principi di queste nuove disposizioni. Il ruolo delle Regioni, soprattutto con riferimento al nuovo ordinamento degli enti locali, sarà determinante. Mi auguro, pertanto, che il nuovo Consiglio regionale, si coinvolga in maniera proficua e determinata». ●

subito l’incendio della propria autovettura; in altrettanti danneggiamenti di macchine o di strutture pubbliche o private. Una sola l’aggressione denunciata. Sindaci e assessori sono le vittime privilegiate (54%), seguono i consiglieri (21%) e i semplici candidati a qualche carica istituzionale (13%). Il rapporto si conclude con il dato relativo allo scioglimento di consigli comunali per mafia. «Nel corso del 2009 – si legge – sono stati disciolti in Italia, con questa motivazione, undici consigli comunali tra cui cinque in Calabria: Rosarno, Taurianova, San Ferdinando, Sant’Onofrio e Fabrizia. Diventano così 46 i consigli comunali disciolti dal 1991 per mafia». ●

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Enti locali

I VALORI PRO CAPITE DI IMPOSTE E TASSE (in euro) LE FONTI DELLE ENTRATE CALABRIA 2007

Alienazioni e trasferimenti di capitali 26% Entrate extratributarie 14%

Le IMPOSTE definite dai comuni includono: • ICI • Addizionale IRPEF • Addizionale sul consumo di energia elettrica • Altro (pubblicità, insegne, ecc.) • I valori riportati in tabella non includono la compartecipazione IRPEF

Entrate tributarie 27%

Le TASSE includono: • Tassa smaltimento rifiuti solidi urbani • Addizionale tassa smaltimento rifiuti • Altro

Contributi e trasferimenti 33%

2003

2004

2005

2006

2007

IMPOSTE

TASSE

CALABRIA

131

65

ITALIA

239

83

CALABRIA

118

68

ITALIA

250

86

CALABRIA

143

84

ITALIA

251

92

CALABRIA

138

86

ITALIA

256

82

CALABRIA

162

93

ITALIA

280

81

DOVE SPENDONO I COMUNI IN CALABRIA E ITALIA Spesa corrente per funzione (impegni)

2007 Calabria

Amm.ne gestione e controllo Territorio e ambiente Settore sociale Istruzione pubblica Viabilità e trasporti Polizia locale Cultura Sport e ricreazione Sviluppo economico Servizi produttivi Giustizia Turismo

37% 29% 6% 8% 8% 5% 3% 1% 1% 0,4% 1% 1%

Italia

33% 18% 16% 10% 9% 6% 4% 2% 1% 1% 1% 1%

Totale spesa corrente Calabria = 1,43 miliardi di euro ATTI INTIMIDATORI DIRETTI E INDIRETTI NELLE PROVINCE A DANNO DI AMMINISTRATORI LOCALI

2000

2001

2002

2003

2004

2005

2006

2007

2008

2009 Totale

Calabria 41 53 71 89 88 82 73 110 72 78 757 Prov. Cs 4 7 20 11 16 10 10 18 9 15 120 Prov. Cz 6 4 9 15 13 33 17 25 23 22 167 Prov. Kr 4 5 4 7 18 9 14 21 10 8 100 Prov. Rc 21 29 22 33 20 13 17 35 15 13 218 Prov. Vv 6 8 16 23 21 17 15 11 15 20 152

Crotone Cosenza Vibo Valentia Catanzaro Reggio Calabria

n. atti

0

50

100

150

200

250

LegAutonomie Calabria www.autonomiecalabria.it

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fotomodernagrillo

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I giovani calabresi e la ricerca di un lavoro di

Maurizio Bonanno

E

ssere riusciti a portare a Vibo Valentia la presidente nazionale dei giovani imprenditori, Federica Guidi, è certamente da considerare un grande successo e non nega la sua soddisfazione il leader dei giovani imprenditori vibonesi, Nuccio Caffo, anche perché l’occasione è stata trasformata in un confronto con gli studenti per parlare di prospettive di lavoro in una terra difficile come la Calabria. «Abbiamo deciso di affrontare questa tematica – spiega Nuccio Caffo – scegliendo di farlo insieme agli studenti che frequentano l’ultimo anno delle superiori e quindi si trovano ad una svolta: scegliere di proseguire gli studi, con il difficile compito di indovinare la

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facoltà giusta per loro, oppure accettare il rischio di mettersi sul mercato del lavoro». «Sarà una bella giornata di orientamento per i giovani che frequentano le scuole vibonesi – confida Nuccio Caffo, pochi minuti prima di iniziare l’incontro – soprattutto perché sarà con noi il nostro presidente Federica Guidi. Per la prima volta è qui a Vibo Valentia e potrà, grazie alla sua esperienza, anche di livello internazionale, dare le dritte giuste per capire come affrontare il futuro». Nuccio Caffo è l’erede di una dinastia di distillatori che in provincia di Vibo Valentia, a Limbadi, si è lanciata in tutto il mondo. Il gruppo famoso per l’ormai mitico “Amaro del Capo”, ha allargato la sua produzione offrendo proposte che vanno conquistando importanti fette di mercato, divenendo così un serio punto

di riferimento per quanti credono che, anche in Calabria, non solo è possibile fare impresa, quanto soprattutto offrire soluzioni nuove ed originali, proposte vincenti. D’altronde, il nuovo corso promosso dai giovani imprenditori anche in provincia di Vibo Valentia guarda con particolare interesse ad un nuovo Nuccio Caffo modo di porsi, di comunicare. «La comunicazione è la nostra forza – spiega Mario Romano, titolare della Romano Arti Grafiche di Tropea e pre-

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Pippo Callipo e Federica Guidi

sidente della sezione Comunicazione & Grafica di Confindustria Vibo Valentia – noi da tempo stiamo provando ad innescare un sistema di rete con il mondo dei giovani: per comunicare i nostri obiettivi, per veicolare i nostri messaggi imprenditoriali». «Anche la comunicazione è immagine – conclude – è il valore aggiunto del nostro percorso. Per far comprendere che l’idea più importante è la qualità, per far passare i messaggi positivi che anche da questo nostro territorio possono arrivare. Perché anche qui vi possono essere tante opportunità da coltiva-

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re, nonostante tutte le difficoltà». E se la possibilità di trovare, e creare, lavoro in Calabria è stato il tema del confronto tra studenti ed imprenditori, quel che più conta sono gli esempi, la testimonianza diretta di chi ha scommesso su se stesso ed una sua idea e ce l’ha fatta, anche qui, in Calabria. Emblematica, in tal senso, l’esperienza personale di Rocco Colacchio, che dal nulla ha creato la Colacchio Food. Rocco Colacchio innanzitutto ribadisce il valore di un simile incontro dando particolare importanza alle possibili sinergie tra la Confindustria e gli istituti scolastici: «Ai giovani bisogna dare speranza – afferma – spiegare che è possibile essere imprenditori e raccontare come noi abbiamo trovato lavoro». La sua storia è affascinante, ma il suo racconto è semplice: «Ero un piccolo imprenditore ed in cinque, sei anni sono riuscito a realizzare il mio progetto. Ero un piccolissimo panettiere, ora ho un’azienda che fa buoni numeri e dà ad altri la possibilità di lavorare». La formula di Rocco Colacchio? «Crederci – risponde secco lasciando trasparire grande energia – credere nelle proprie idee, credere che anche qui tra noi il lavoro c’è, e se non c’è quello che si sogna, si può inventare!». Eh già! Sembra impossibile? Lui ce l’ha fatta. Ed ora la racconta ai giovani provando a trasferire l’entusiasmo di un “giovane” imprenditore vibonese. ●

Federica Guidi

Rocco Colacchio:

«Credere nelle proprie idee, credere che anche qui tra noi il lavoro c’è, e se non c’è quello che si sogna, si può inventare!»

attualità

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attualità

Metropolitana Cosenza - Rende

Arriva la metropolitana leggera

una rivoluzione nei trasporti dell'area urbana cosentina

di

Benedetta Caira

U

Umberto Bernaudo, sindaco di Rende

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attualità

n investimento di 130 milioni di euro, tre anni di lavori, una vettura ogni quarto d’ora, due interi centri urbani attraversati dalle rotaie. Sono solo alcuni dei numeri di un progetto destinato a rivoluzionare il sistema dei trasporti nell’area urbana cosentina. A guardarlo adesso il Viale Parco (o meglio, viale Giacomo Mancini) che ancora aspetta di essere riaperto (dopo il sequestro della magistratura, il dissequestro e l’avvio dei lavori), sembrerebbe fantascienza: nel giro di qualche anno da qui passerà la metropolitana. Un progetto di cui si parla da un decennio ma che dalla scorsa estate ha finalmente contorni più definiti: in agosto è stato infatti firmato il protocollo d’intesa tra la Regione Calabria, la Provincia di Cosenza e i Comuni di

B U S I N E S S M A G A Z I N E

Cosenza e Rende per la realizzazione della metropolitana leggera CosenzaRende-Università della Calabria. Ora, assicurano i sindaci di Cosenza e Rende, si va verso una accelerazione: entro la fine di gennaio l’approvazione del progetto definitivo, subito dopo ci sarà la firma dell’accordo di programma quadro e verrà indetta la gara d’appalto europea. Una previsione sui tempi? “Entro febbraio, o al massimo marzo la gara d’appalto” garantisce Franco Ambrogio, vicesindaco e assessore ai lavori pubblici di Cosenza, “entro l’estate l’aggiudicazione dei lavori e a settembre la posa della prima pietra”. Non ci saranno rallentamenti, non sarà l’ennesima incompiuta calabrese, assicurano, il finanziamento di 130 milioni di euro attinge a risorse disponibili: la Giunta regionale l’ha

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attualità

Metropolitana Cosenza - Rende

inserita tra i progetti strategici del Por il traffico caotico e sempre più ingestibi2007-2013. «è un’opera già finanziata su le delle autovetture. C’è un precedente, cui la Regione ha puntato molto – precisi chiamava “BinBus” e non è stato un sa Umberto Bernaudo, sindaco di Rende successo. Si trattava di un sistema di – augurandoci che ad aggiudicarsi l’apintegrazione tariffaria realizzato tra le palto sia una ditta che possa dare il masaziende di trasporti Consorzio Autolinee, simo in termini di efficienza, speriamo di Amaco, Ferrovie della Calabria, Trenitavederla realizzata nel giro di tre anni». lia, e prevedeva l’utilizzo di un unico biLa metropolitana leggera avrà il suo caglietto per viaggiare su tutti gli autobus e polinea in piazza Matteotti, zona nevralsui treni, ma non è mai decollato. I mezzi gica, nel centro della città di Cosenza, a pubblici rimangono quasi deserti, le straun passo dal municipio e dalla stazione de intasate. «Con la metropolitana sarà dei treni: da qui partirà una vettura ogni ridisegnato il sistema di trasporti urbano quindici minuti e attraverserà tutto il trated extra urbano – dice Franco Ambroto cosentino del Viale Parco (le rotaie sagio, vice sindaco di Cosenza – sarà più ranno posizionate sul lato sinistro della semplice per chi lavora a Cosenza o a carreggiata) per poi innestarsi sul terriRende e arriva da altri comuni, spostartorio rendese all’alsi da una parte all’altra tezza della chiesa evitando l’automobile e della Madonna di scongiurando i ritardi che Lourdes, a Roges. solitamente allontanano Proseguirà lungo dall’uso dei mezzi publa vecchia statale blici». Le premesse (e i 19 fino alla chiesa soldi) per realizzare la di San Carlo Bormetropolitana leggera e romeo, percorrerà il sogno di viaggiare senvia Marconi e da za disagi, per adesso ci qui fino all’ultima sono. «Si concretizza una fermata, Universidelle più grandi ambiziotà della Calabria. ni dell’area urbana coPresto bisognerà sentina – ha detto il sincominciare a pensadaco Salvatore Perugini re a chi si occuperà - . Questa nuova grande della metro. «Si può infrastruttura inciderà in ipotizzare una gemaniera rivoluzionaria stione mista – affer- Salvatore Perugini, sindaco di Cosenza sul sistema della mobima il sindaco di Rende – in cui la parte lità urbana ed extraurbana, permettendo privata sia composta da aziende che già anche forme di integrazione nel più vasi occupano di trasporti nell’area urbana. sto sistema dei collegamenti all’interno Il Consorzio delle autolinee o le Ferrovie del territorio. Una scelta che segna una ritengo siano i soggetti principalmente forte inversione di tendenza: non più interessati a questo progetto, ma non gli progetti senza copertura finanziaria o unici. Potrebbero esserci altri partner, con finanziamenti insufficienti, non più non è detto che poi esca fuori qualcosa di incompiute né finanziamenti a pioggia, diverso». Chi salirà sulla metropolitana? ma una programmazione che guarda allo Studenti e lavoratori pendolari soprattutsviluppo complessivo della regione e ad to, ma si prevede un flusso di viaggiatori un sistema di mobilità delle aree urbane molto eterogeneo: l’obiettivo è far decoled extraurbane nel contesto di un piano lare finalmente il piano dei trasporti pubche tocca anche altre province e comuni blici, educare all’uso dei mezzi e smaltire capoluogo». ●

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La Giunta Comunale di Cosenza ha approvato la progettazione preliminare della metropolitana leggera Cosenza-Rende-Università della Calabria La Giunta Comunale di Cosenza ha deliberato, su proposta dell’Assessore ai Lavori Pubblici On. Franco Ambrogio, l’approvazione della progettazione preliminare della metropolitana leggera Cosenza-RendeUniversità della Calabria, esprimendo parere favorevole alla realizzazione dell’intervento per come approvato dal Dipartimento LL. PP. della Regione Calabria. «Si tratta – dichiara il Sindaco, Salvatore Perugini – di un altro concreto passo in avanti per il raggiungimento di un obiettivo perseguito con grande determinazione. Si accorcia il percorso verso la realizzazione di questa importantissima infrastruttura, un cammino che ha visto nell’agosto scorso una tappa decisiva nella firma del protocollo d’intesa tra la Regione Calabria, la Provincia di Cosenza e i Comuni di Cosenza e Rende, con la previsione di un finanziamento di 130 milioni di euro che attinge a risorse disponibili. Ora si compie un altro passaggio determinante. Voglio ricordare – prosegue il Sindaco Perugini – che la metropolitana leggera Cosenza-Rende-Università della Calabria, inserita dalla Regione tra i progetti strategici relativi al Por Calabria 2007-2013, cambierà in maniera rivoluzionerà il sistema della mobilità urbana ed extraurbana di un’area molto vasta, rendendo possibili anche nuove modalità di integrazione nei collegamenti all’interno del nostro territorio. Con grande soddisfazione vediamo concretizzarsi sempre di più uno dei punti prioritari del programma di questa Amministrazione».

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cultura attualità

Intervista a benedetto di iacovo

I numeri ed i costi del sommerso in Calabria: "Quello che ci lasciamo alle spalle, è stato un anno importante” Intervista a Benedetto Di Iacovo, presidente della Commissione regionale della Calabria per l'emersione del lavoro non regolare di

Rita Macrì

«

P

romuovere l’emersione del lavoro e dell’economia sommersa significa promuovere il “Buon Lavoro”, la cultura della sicurezza e della legalità; significa anche aiutare le imprese ad essere più competitive». Benedetto Di Iacovo, eletto alla guida della Commissione regionale della Calabria per l'emersione del lavoro non regolare, nel corso di un’intervista ha precisato quali sono i numeri ed il costo del sommerso in Calabria.

Che cos'è la Commissione regionale della Calabria per l'emersione del lavoro non regolare e come opera?

«La Commissione Regionale della Calabria per l’Emersione del Lavoro non regolare, istituita con delibera della Giunta regionale n. 1138 del 28/12/2000, in attuazione di quanto disposto all’art. 78, comma 4, della Legge 23 dicembre 1998 n. 448, opera per favorire l’emersione del lavoro non regolare. Attua tutte le iniziative utili ai fini di una progressiva regolarizzazione e trasparenza dei rapporti di lavoro nelle imprese. La Commissione per l’Emersione quale “luogo” della Concertazione tra le Parti sociali, gli Enti Previdenziali e di Vigilanza, dell’Unione delle Camere di Commercio, Agenzia regionale delle Entrate, Direzione regionale del lavoro, ecc. concorre a determinare le Politiche di regolarità del lavoro, anche attraverso

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azioni di contrasto in materia. Per legge, inoltre, ha compiti di analisi e monitoraggio del fenomeno. La Commissione promuove il coordinamento tra i diversi attori operanti nel campo della lotta al sommerso (istituzioni locali, parti sociali, organismi di vigilanza, ecc.) e valuta le iniziative per favorire l’emersione del lavoro irregolare mediante l’individuazione di percorsi che prevedono il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e imprenditoriali. Altro compito legato alla Commissione è quello di sensibilizzare le comunità locali sui costi sociali dell’economia sommersa (concorrenza sleale, distorsione di mercati, assenza di tutela, di protezione sociale e sicurezza dei lavoratori, squilibrio della finanza pubblica, ecc..) attraverso una serie di iniziative di sensibilizzazione e animazione territoriale».

Ci parla degli indicatori macroeconomici relativi all'anno 2009?

«Come emerge chiaramente dal VI Rapporto sull’Economia sommersa ed il Lavoro non regolare (i cui dati hanno un valore meramente scientifico/statistico e non di propaganda politica), redatto a cura della Commissione Regionale che ho l’onore di presiedere, quello che ci lasciamo alle spalle, è stato un anno importante per la Calabria, perché sia pur in presenza di una congiuntura internazionale di crisi particolarmente negati-

Benedetto Di Iacovo

va, grazie alle importanti azioni messe in atto dalla Giunta regionale guidata dall’On. Agazio Loiero, riesce non solo a tenere, ma anche a migliorare alcuni indicatori macroeconomici, soprattutto in direzione dell’abbattimento del tasso di irregolarità del lavoro nero e sommerso. Infatti, in una delle peggiori fasi di recessione degli ultimi decenni, la Calabria, grazie alle azioni di politiche del lavoro del competente assessorato attraverso i bandi per l’occupazione, e mentre a livello nazionale si perde il 5% del Pil, va in controtendenza in termini positivi, facendo sì che la disoccupazione fra il I ed il IV trimestre 2008 abbia una brusca discesa, passando dal 13,3% del I trimestre 2008 all’11,7% del IV trimestre 2008 e anche l’occupazione cresce, come tasso attivo, dal 42,3% del I trimestre al 43,2% del IV trimestre. Ma è proprio sul versante della regolarità del lavoro che si ha la maggiore sorpresa e risultato insieme. Si può tranquillamente affermare che questo miglioramento coincida con circa 6.000 regolarizzazio-

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attualità ni e/o nuovi posti di lavoro, prodotti dai bandi emessi dal Dipartimento 10-lavoro, grazie alla volontà della Giunta, ed in particolare del Presidente e dell’assessore al lavoro». Dati alla mano in quanti lavorano in nero in Calabria?

«I lavoratori in nero o irregolari, in Italia, sono un esercito formato da quasi 2 milioni 943 mila persone che contribuiscono a sottrarre al Fisco ed agli Enti previdenziali 47 miliardi 112 milioni di euro l’anno. In Calabria, nonostante il miglioramento significativo degli indicatori macroeconomici, prima richiamati, che hanno abbattuto di ben 3 punti percentuali il tasso di irregolarità nel settore del lavoro sommerso, passando dal 26% del 2005 a circa il 23% del 31/12/2008, in valori assoluti le unità in posizione di irregolarità, nero e/o sommerso della nostra regione ad oggi si possono quantificare in 170.097 unità. Va però ricordato che nel 2005, queste erano 175.200. Tutto ciò porta ad una incidenza di risorse economiche sottratte a vario titolo all’erario regionale calabrese, pari a 2 miliardi di € l’anno. E’ comunque la città di Napoli, che fa registrare il più alto numero di lavoratori in nero, in termini assoluti: quasi 224.500. Seguono Milano (202.505) e Roma (178.881)».

Come si può intervenire per risolvere questo grave problema?

«Il sommerso, per come emerge dai dati del VI Rapporto sull’economia sommersa ed il lavoro non regolare in Calabria, in via di pubblicazione, si «I lavoratori in nero o irregolari, in Italia, sono un esercito formato da quasi 2 milioni 943 mila persone»

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Intervista a benedetto di iacovo

presenta come un fenomeno multiforme che non costituisce solamente un problema dal punto di vista economico, ma anche e soprattutto dal punto di vista sociale, poiché i suoi effetti si riflettono sulla sfera privata degli individui, causando dei drammi e sconvolgendo, a volte, anche il loro equilibrio psicologico. Il lavoro nero e l’economia non regolare è un indicatore di un utilizzo non efficiente dei fattori produttivi, di evasione fiscale e contributiva e, in ultima analisi, di disagio economico e

Combattere il lavoro nero e ogni forma di irregolarità è possibile! Così come è possibile denunciare il lavoro nero e ogni altra forma di sfruttamento! Combattere il sommerso deve essere una delle priorità assolute di qualsiasi Governo, di qualsiasi colore politico. Non solo per i risvolti economici ma soprattutto per il fatto che la lotta al sommerso consente più sicurezza nei luoghi di lavoro, più legalità e più diritti per i lavoratori. Insomma, la lotta all’irregolarità ci rende un Paese più civile». Cosa si aspetta dal 2010...

sociale. La natura complessa del problema fa sì che sia necessario attivare un mix di politiche e strumenti per incidere sul fenomeno dell’economia sommersa e del lavoro non regolare. La riduzione dell’economia e del lavoro non regolare, di conseguenza, diviene uno dei principali obiettivi delle politiche del lavoro della nostra regione. La Commissione che ho l’onore di presiedere, continuerà a svolgere il suo compito istituzionale di Osservatorio, Monitoraggio, Ricerca e Studio sul fenomeno, per far sì che attraverso opportune misure di contrasto, questo possa essere ricondotto a livelli fisiologici. Contrastare l’economia sommersa, combattendo ogni forma di lavoro di illegalità, di lavoro irregolare o sommerso, è la premessa per aumentare il livello dei diritti di cittadinanza soprattutto in Calabria, per dare qualità al sistema produttivo, rendendo più equilibrato e trasparente il mercato del lavoro, combattendo altresì l’illegalità diffusa.

«Una maggiore attenzione sul fenomeno, da parte del massimo consesso regionale e cioè il Consiglio regionale. La possibilità di licenziare una Legge regionale sul sommerso in Calabria, per come da noi proposto, attraverso un apposito articolato, sarebbe una bella risposta ai calabresi. Poi un grande progetto capace di “Educare alla legalità”, che per noi significa elaborare e diffondere un'autentica cultura dei valori civili. Si tratta di una cultura che: intende il diritto come espressione del patto sociale, indispensabile per costruire relazioni consapevoli tra i cittadini e tra questi ultimi e le istituzioni; consente l'acquisizione di una nozione più profonda ed estesa dei diritti di cittadinanza, a partire dalla consapevolezza della reciprocità fra soggetti dotati della stessa dignità; aiuta a comprendere come l'organizzazione della vita personale e sociale si fondi su un sistema di relazioni giuridiche; sviluppa la consapevolezza che condizioni quali: dignità, libertà, solidarietà, sicurezza, non possano considerarsi come acquisite per sempre, ma vanno perseguite, volute e, una volta conquistate, protette e difese nel tempo». «Questo è il terreno sul quale la Commissione da me presieduta, luogo per eccellenza della concertazione tra le parti sociali, lavora con impegno e determinazione». ●

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Intervista a Stella Ciarletta

Da sinistra: Maria Stella Ciarletta; Sonia Munizzi, consigliera di parità della provincia di Catanzaro; Tommasina Lucchetti, consigliera regionale supplente di Parità

Le donne: una risorsa preziosa per lo sviluppo della Calabria Intervista a Stella Ciarletta, consigliera regionale di Parità Stella Ciarletta si è anche soffermata a spiegare il rapporto annuale sui risultati conseguiti nel campo delle politiche di pari opportunità. di

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Rita Macrì

na crisi economica planetaria non ha risparmiato l’economia calabrese. Abbiamo chiesto a Stella Ciarletta, consigliera regionale di Parità, quale impatto ha avuto tale grave fenomeno sulle donne e insieme a lei abbiamo ragionato sull’importanza della promozione delle pari opportunità e dei principi di non discriminazione tra uomini e donne.

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Come si è chiuso questo 2009 per le donne lavoratrici calabresi?

«Il 2009 sarà ricordato come l'anno della Crisi, con la C maiuscola, che ha travolto tutta l'economia nazionale, non solo calabrese. L'impatto di tale fenomeno è stato tale da stravolgere le ordinarie politiche del lavoro e imporre nell'agenda della Giunta Regionale la gestione degli ammortizzatori sociali in deroga per contenere gli effetti del rallentamento dell'imprenditoria locale. L'assessore regionale al lavoro Maiolo e il Dirigente Generale dott.ssa Marino, oltre ad aver gestito con competenza tutta la partita,

hanno da subito coinvolto il nostro Ufficio per seguire gli impatti che tale grave fenomeno avrebbe avuto sulle donne, per costruire congiuntamente le politiche attive del lavoro più idonee per favorire il reinserimento lavorativo delle donne fruitrici di tali ammortizzatori. Le donne rappresentano circa il 35,7% del totale dei beneficiari (2.404 in totale) e, così come avvenuto per gli uomini, la maggior parte usufruisce della mobilità in deroga ed ha una età inferiore ai 50 anni. Questi dati indicano una situazione di disoccupazione strutturale preesistente alla crisi, che ha visto una preoccupante accelerazione nel corso dell'ultimo anno. Basti pensare che il tasso di disoccupazione femminile in Calabria è pari al 15,7%, con picchi più alti nelle province di Crotone e Vibo Va-

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attualità lentia e il tasso di occupazione si ferma al 30,8%, la metà di quel 60 % indicato dalla Strategia di Lisbona come obiettivo delle regioni per il 2010. Ma il dato più allarmante riguarda il tasso di inattività, cioè relativo alle donne che rinunciano a cercare lavoro, che cresce vorticosamente di anno in anno ed è arrivato al 63,5%». Come si prospetta il 2010?

«Se la Calabria vuole crescere, deve continuare a scommettere sul lavoro delle donne. Come Regione non ci possiamo permettere il lusso di vedere metà della popolazione inattiva, disoccupata o occupata in lavori precari se non addirittura non regolari, come purtroppo spesso avviene. Naturalmente queste sono politiche che richiedono lungimiranza e costanza, non è sufficiente un bando che occasionalmente promuova il lavoro femminile, credo che di questo la Giunta Loiero ne sia pienamente consapevole e abbia impostato tutta la programmazione regionale in tal senso. E' importante che in futuro tali strumenti siano potenziati e mantenuti per favorire l'entrata e la permanenza delle donne nel mercato del lavoro».

Intervista a Stella Ciarletta

Quali risultati avete raggiunto? Ci parla del rapporto annuale sui risultati conseguiti nel campo delle politiche di pari opportunità? Cosa c'è ancora da fare…

«In occasione del 2007 "Anno Europeo delle Pari Opportunità per tutti" la Regione Calabria si è dotata di un Piano Pari Opportunità, nel quale erano stati individuati quattro macro obiettivi: politiche di genere, politiche conciliative, bilancio di genere e rappresentanza. Nel giro di due anni quasi tutti gli obiettivi sono stati centrati. E anche laddove non lo sono ancora stati, come nel caso della rappresentanza

Ci spiega meglio qual è la sua mission?

«Il ruolo della Consigliera è complementare alle politiche del lavoro della Regione e ha come mission la promozione delle pari opportunità e dei principi di non discriminazione tra uomini e donne, laddove una Amministrazione attenta deve sapere, però, ascoltare le proposte e trasformarle in azioni positive concrete. Un tale equilibrio istituzionale è avvenuto nel corso del nostro mandato e, oggi, posso affermare che la Regione ha fatto il pieno di pari opportunità, nel senso che la Giunta ha predisposto una serie di strumenti su determinati argomenti quali politiche del lavoro, politiche conciliative e bilancio di genere, che hanno visto il via in questi anni ma continueranno ad essere realizzate in futuro grazie al loro inserimento in seno al Por Calabria Fse e Fesr 2007/2013».

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Stella Ciarletta

femminile in relazione alla legge elettorale, si è comunque aperto un dibattito serio presso il Consiglio Regionale, nel corso del quale i consiglieri si confronteranno sulla proposta avanzata dagli organismi di parità di tutta la regione. Il nostro compito si ferma alla promozione di politiche di parità, anche in seno agli organismi elettivi; spetta poi all'assemblea consiliare assumere le decisioni che riterrà più corrette. Ma soffermiamoci, invece, sugli obiettivi raggiunti, in primis grazie alla realizzazione del “Piano per il Lavoro e l'Occupazione” avviato dall'Assessorato al Lavoro: 3.000 voucher di conciliazione destinati ad altrettante donne con bambini o anziani a carico per un valore complessivo di circa € 21.000.000,00;

338 nuove imprese individuali femminili ammesse a finanziamento per un valore di circa € 12.500.000,00; 49 progetti di sperimentazione di servizi di conciliazione presso le imprese finanziati con circa € 6.000.000,00. A questi risultati, bisogna aggiungere anche quelli raggiunti in in via “indiretta”, in considerazione dell'impatto che altri bandi, non rivolti direttamente alle donne, hanno comunque avuto sulla occupazione femminile, come ad esesempio con i finanziamenti per incentivare l'assunzione di soggetti svantaggiati, dove oltre il 50% delle nuove assunzioni riguarda forza lavoro femminile. Anche sul Bilancio di Genere, tema affrontato dal nostro Ufficio nel giugno 2008 in un seminario di studi a Copanello, la Giunta è intervenuta, con una delibera dell'agosto 2009, con la quale sono state approvate le Linee Guida per la realizzazione del bilancio sociale, generazionale e di genere della Regione Calabria. L'Assessorato al Bilancio avrà il compito di realizzare questo importante progetto, in collaborazione con gli assessorati al Lavoro e alla Programmazione Comunitaria nonché con la Consigliera Regionale di Parità. Come si può facilmente intuire, parlo del passato soprattutto per costruire le azioni future; tante altre se ne sono immaginate per potenziare le politiche di Pari Opportunità anche dentro l'Amministrazione. Da parte nostra, ho recentemente attivato uno Sportello Pa, rivolto esclusivamente agli Enti Locali per offrire assistenza a tutte quelle amministrazioni che vogliano costituire Comitati Po al loro interno e/o adottare i Piani triennali Po previsti dalla legislazione nazionale. Ho, infine, deciso di pubblicare parte del lavoro fatto fino ad oggi e, assieme ad un importante editore calabrese, procederemo alla creazione di una collana editoriale che affronti mano a mano i temi sviluppati nel corso del mandato per lasciarne testimonianza scritta, oltre che offrire uno strumento operativo per la divulgazione delle politiche calabresi di pari opportunità». ●

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L'ultimo saluto a Santo Lico di

Maurizio Bonanno

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a fine dell’anno a Vibo Valentia segna l’addio ad un imprenditore tra i più importanti nel territorio, sebbene la sua vita si sia caratterizzata per l’estrema discrezione con la quale ha contraddistinto ogni sua azione. Sconfitto da un male incurabile, Santo Lico è morto a Roma, dove era ricoverato, all’età di 69 anni. Sposato con Nazarena La Rubina, ha avuto quattro figli: Letizia, Michele, Loredana e Daniela. La storia di Santo Lico è la classica storia di un uomo che si è fatto da solo lavorando sodo, ma mettendoci uno straordinario intuito nel capire prima degli altri i settori dell’imprenditoria in grado di aprire nuove frontiere. Inizia a lavorare giovanissimo negli anni duri del Dopoguerra, quando al coraggio bisogna aggiungere una grande dose di voglia di fare e dimostra sin da subito carattere forte e non comune volontà ad intraprendere, caratteristiche queste che lo accompagneranno sempre nella sua vita. Dopo le prime positive esperienze decide che è arrivato il momento di rischiare in prima persona e di cimentarsi nell’attività imprenditoriale: apre così una ditta individuale attiva nella realizzazione di impianti elettrici per civili abitazioni. È il 1960, il boom economico è appena scoppiato in tutta Italia arrivando anche nel Sud e nella lontana Calabria: lui coglie al volo lo spirito pionieristico di quegli anni e quella sua prima creatura sarà il trampolino che lo porterà avanti fino ai massimi livelli. Da allora, prende vita un’attività senza soste che ha poche, chiare, precise pietre miliari puntando sempre sulla professionalità e sulla qualità, dimostrando, già in questo, carattere innovativo e lungimi-

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ranza. I settori di riferimento sono quelli dell’impiantistica industriale, dell’acquedottistica e degli impianti elettrici industriali e delle manutenzioni. Da queste esperienze si consolida il know-how nel settore del ciclo delle acque e della gestione impiantistica, che rimarranno i pezzi forti del suo “impero” imprenditoriale. Ma quello che caratterizza la sua personalità è l’intuito, il comprendere prima di altri come si evolve il mondo dell’imprenditoria. A metà degli anni ’80, Santo Lico lancia la sua attività nel settore delle telecomunicazioni ed in quello dei grandi impianti tecnologici. Ma già nel 1977 aveva tentato in proposito una prima sperimentazione realizzando (e chi scrive ne è testimone diretto essendo stato chiamato a curare la programmazione delle prime “messe in onda”, veri e propri programmi) la prima emittente televisiva calabrese, GLP Tele Sud Italia, con sede a Vibo Valentia in un’ala dell’antico Palazzo Cordopatri nel pieno centro storico della città a due passi dal Castello. La sua presenza, comunque, è rimasta sempre discreta. Ha puntualmente rinunciato ad incarichi e ruoli per i quali molti altri hanno sempre fatto a gara accettando solo, forse per ricordare a se stesso ma ancor più ai suoi eredi le origini di “uomo che si è fatto da solo”, la presidenza della Società Operaia Vibonese; ma, pur schivo e poco propenso a mettersi in mostra, non può evitare alcuni prestigiosi riconoscimenti: nel 1981 gli viene attribuita l’onorificenza di Cavaliere; nel 1990, il Capo dello Stato gli conferisce l’onorificenza di Commendatore della Repubblica; nel 1994 ottiene il premio per la Fedeltà al Lavoro. Ma non è pago, anzi. Nel 2001 trasforma la sua azienda in società di capitali e chiama a farne parte il figlio Michele (attualmente

commissario straordinario della Camera di Commercio di Vibo Valentia), che già da tempo operava al suo fianco. Nell’attività sempre più frenetica ed ampia delle sue aziende, affiancato dal figlio e dai più stretti collaboratori, si divide fino all’ultimo tra la sede di Vibo Valentia e quella di Roma: le porte dei più importanti uomini della politica e dell’economia nazionale per lui sono sempre aperte, eppure mai ostenta la forza del suo carisma conquistatosi con il lavoro e la serietà negli impegni. Iniziano i successi con le grandi compagnie nazionali ed internazionali, tra le quali Telecom, Enel, Terna, TSF, Wind, Vodafone, Poste Italiane: partner che considerano Santo Lico imprenditore affidabile e di sicuro riferimento. Stakanovista nel lavoro ma anche uomo impegnato nel sociale nel quale si spendeva in silenzio: una volta fu – come dire? – “scoperto” ricevendo, proprio per l’attività nel terzo mondo, un premio dal Kiwanis International (il “We Build”), consegnatogli a Castrovillari nel 2003. Convintosi che il futuro di un imprenditore è strettamente legato alla capacità di diversificare, la Santo Lico sua indomita volontà di fare impresa spinge Santo Lico ad aprire ulteriori attività anche nel settore manifatturiero e turistico, rendendosi promotore di ancora altro sviluppo e positività. Ha condotto le sue aziende coerentemente ai suoi tratti caratteriali, ovvero con tenacia, coraggio ed ottimismo, sentimenti in cui coinvolgeva tutte le sue squadre, dai dirigenti agli operai. È riuscito così a costruire imprese solide e produttive tanto che in mezzo secolo di attività ha assicurato con continuità occupazione a centinaia di persone e reddito alle rispettive famiglie. Con la sua dipartita il territorio ha perso un grande uomo, un valido imprenditore, un fiero vibonese. ●

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Catanzaro, commissione provinciale per l'emersione del lavoro irregolare

Lavoro nero Riflessioni e programmi per il 2010

di

Filippo Capellupo*

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l Sud il lavoro nero ammortizza la crisi. E’ una provocazione questa ovviamente, ma è purtroppo una provocazione che fotografa in maniera preoccupante la situazione del ricorso all’illegale pratica del lavoro nero, soprattutto nelle regioni del Sud. E se è vero che la situazione in Calabria, rispetto agli altri anni, è migliorata dal punto di vista dell’emersione di tutte le situazioni irregolari, è anche vero che la crisi economica, di cui la società sentirà gli effetti almeno nei primi sei mesi del 2010, purtroppo continuerà ad avere i suoi riflessi anche nel mondo del lavoro. L’effetto perverso che bisogna assolutamente spezzare attraverso politiche attive, è quello per il quale pare che la presenza del sommerso attenui gli effetti della profonda crisi che sta colpendo il Paese. In particolar modo al Sud, pare che il sommerso costituisca un vero e proprio ammortizzatore sociale. Ed è questo l’effetto socialmente più pericoloso provocato dalla mancanza di regolarità nei rapporti di lavoro. Nera la crisi, nero il lavoro. Con «Al Sud un livello il lavoro nero di disocammortizza cupazione decisamenla crisi» te superio-

re alla media nazionale ed un’economia più provata che altrove, le regioni del Sud Italia sono quelle in cui il numero di lavoratori “in nero” è più alto. E’ sorprendente scoprire che è la mole di lavoro sommerso che sembra letteralmente muovere l’economia del Sud. Un datore di lavoro assume in nero per non pagare oneri sociali al proprio lavoratore e il lavoratore accetta di non vedersi versato alcun contributo previdenziale in cambio magari di una busta paga più consistente o, semplicemente, pur di avere un lavoro. Un lavoro in nero. Ciò accade di norma, ma soprattutto in questi mesi per battere la crisi. Ecco perché quando si parla di politiche attive per spezzare questo effetto perverso il riferimento è innanzitutto a tutti quegli enti, pubblici e privati, che costituiscono la parte più consistente del core business di tutte quelle aziende che arrivano a dover attendere anni prima di vedersi riconosciute le proprie spettanze, gran parte delle quali va a coprire proprio il costo del lavoro. In secondo luogo è necessario sbloccare e rendere più agevole e meno costoso l’accesso al credito soprattutto da parte delle piccole e medie imprese le quali, soprattutto nelle regioni del Sud, costituiscono ancora l’ossatura di un’economia che, non potendo contare su un’industrializzazione forte, deve puntare alla valorizzazione delle peculiarità. E in questo discorso si inseriscono due conseguenze dirette della difficoltà di accesso

al credito. La prima riguarda la necessità impellente di rivedere subito i criteri di Basilea 2 e la seconda l’importanza di varare la banca del sud come strumento di sostegno dell’economia del mezzogiorno e non come ulteriore mezzo per drenare liquidità al Sud da investire in altre zone d’Italia. Ultimo aspetto, non meno importante, è quello della valorizzazione del patrimonio umano fatto da giovani, che se da un lato devono ritrovare nella loro capacità creativa la forza di imporsi sul mercato, proiettandosi verso l’internazionalizzazione delle professioni, esercitate anche in forma cooperativa, con l’utilizzo delle nuove tecnologie, dall’altro devono essere sostenuti con politiche pratiche e attive affinché il mezzogiorno e la Calabria in particolare non diventino “Paesi per vecchi”, incapaci di rigenerarsi e produrre ricchezza e sviluppo. Per raggiungere a piccoli passi grandi obiettivi la commissione provinciale per l'emersione del lavoro nero ha in programma nei primi mesi dell'anno due iniziative. La prima è quel di un workshop tra imprese e rappresentanti delle forze di polizia. Un momento di confronto per porre in rilievo l'importanza della prevenzione rispetto a certe situazioni. L'altra iniziativa riguarda l'attivazione di un sito che costituirà, oltre che un mezzo di informazione, anche un utile strumento di confronto tra esperti, lavoratori e imprese che vogliano confrontarsi sui temi del lavoro. ● * Presidente Commissione provinciale per l'emersione del lavoro irregolare

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lettere al direttore

Turismo in Calabria

Turismo: questa regione ha molto, ma cosa manca?

O

rmai parlare di turismo in Calabria è diventata una moda e non un bisogno. Sì, c’è la necessità di parlarne come di un bisogno, di un’opportunità. Il turismo in Calabria è un’opportunità di sviluppo. Sviluppo che, dalla mia semplice opinione, non esiste affatto anzi manca completamente. In questi ultimi anni le strutture ricettive iniziano ad aumentare di numero e, arriveremo al punto che tutta la costa calabrese avrà solo villaggi e non spiagge. Le spiagge spariranno metà a causa delle costruzioni e metà a causa dai rifiuti, di cui le nostre spiagge sono ricoperte; uno dei fattori di non sviluppo turistico della regione. Oltre al turismo balneare in Calabria è possibile praticare un turismo sportivo o di avventura, scolastico e religioso, basta solo conoscere le risorse che lo rendono possibile. Potremmo vivere solo di turismo! Abbiamo angoli bellissimi, nulla di invidiare a Sardegna, Puglia (che negli ultimi anni è di moda). Basterebbe soltanto pubblicizzarli attraversi i giusti canali, e soprattutto pubblicizzare quello che c’è di bello e nel modo giusto. Un dato di fatto è che la Calabria si regge su un turismo stagionale, e che la manovra da apportare è la destagionalizzazione del prodotto Calabria. È inutile ripetere che la colpa è della mancata raggiungibilità di questa regione, a causa di autostrade inesistenti, ferrovie precarie e di voli riservati solo ad una classe sociale medio alta. Secondo me, la mancanza principale è la professionalità, la dedizione, la passione per il cliente.

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entile Simona, la ringraziamo innanzitutto per aver voluto manifestarci il suo pensiero. Spiace constatare che il mancato sviluppo turistico della nostra regione deriva, come lei stessa ha scritto, fra le altre cose, da una mancanza di consapevolezza delle potenzialità che questa terra è in grado di offrire, e dell’impegno per valorizzarle. Consapevolezza e impegno che mancano a più livelli, in maniera molto diffusa, e che assumono di volta in volta i tratti dell’incuria, del degrado, dell’abbandono, dell’abuso, dell’ignavia, e via dicendo. A noi non difettano certamente le potenzialità: abbiamo tutto quello, e forse anche di più, su cui altre regioni d’Italia hanno saputo costruire benessere diffuso e posti di lavoro. Ottenendo, peraltro, di vivere in luoghi armoniosi e gradevoli, in primo luogo per sé, e poi per i turisti. Come potrebbe accadere anche

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lettere al direttore

Ho acquistato in edicola la mensile Calabria Economia, perché sono stata attratta dalla locandina in edicola, ecco l’effetto della pubblicità! Nella locandina c’era scritto “Perché il turismo in Calabria non decolla”. Ho letto subito l’articolo e ho trovato riscontro in quelli che sono stati i miei pensieri da calabrese e soprattutto da ventottenne laureata in nientepocodimenochè valorizzazione dei sistemi turistico culturali all’università della Calabria. Una situazione, la mia, ridicola, come quella dei miei colleghi di università. Dovremmo essere noi a valorizzare la nostra regione, il nostro mare, le nostre spiagge, la nostra montagna. Dovremmo creare noi imprenditorialità, e invece andiamo via! Via alla ricerca di lavoro. Insomma una fuga di cervelli anche nel settore turistico calabrese. Perché? Perché siamo costretti! Magari parlo in prima persona, sono stata costretta! Costretta da un sistema di egocentrismo imprenditoriale! Nell’articolo sopracitato viene descritto perfettamente la situazione, potremmo avere le più belle strutture d’Italia, potremmo avere grandi attrattive, e invece? Il nulla! Il mio forse è uno sfogo per una realtà che mi circonda! Magari tra dieci anni o anche più, quando arriverà un’idea imprenditoriale seria in Calabria, forse tornerò. Quando si deciderà, anzi si capirà che si deve investire sulle risorse umane. Mi è capitato di leggere in questi giorni che sono in arrivo nuovi finanziamenti per l’industria turistica italiana, finanziamenti che porteranno sviluppo e creerà miracolosamente occupazione. Il mio sogno si starà forse realizzando?! Simona Genovese - Lamezia Terme

per la nostra Calabria, fiera di un patrimonio storico, culturale, artistico, agroalimentare ed enogastronomico plurimillenario. Lei ha fatto una scelta, quella di partire, certamente non facile e comprensibile. Non credo, in tutta onestà, che saranno i flussi di denaro in arrivo, come non lo sono stati quelli giunti in passato, a cambiare le sorti di questa terra. Almeno, non da soli. C’è bisogno dell’impegno di tutti, anche di chi vive, magari momentaneamente, a distanza. Occorre che ciascuno faccia la propria parte, nel modo e nelle forme in cui gli è possibile. Soltanto così lo sviluppo per tutti sarà davvero fattibile. Spero che quanto prima lei abbia la possibilità di realizzare se stessa nella nostra terra.

Massimo Tigani Sava

gennaio/febbraio 2010


Fondi Europei

La Calabria è sul binario giusto? di

Rosalba Paletta

S

e la Calabria emergerà finalmente in materia di sviluppo economico, sociale, infrastrutturale e culturale dopo queste notizie non lo sappiamo. Certo è che il governatore della Regione Agazio Loiero ha annunciato, accompagnato dall’ingegnere Salvatore Orlando, dirigente generale del dipartimento Programmazione nazionale e comunitaria; dalla dottoressa Marinella Marino, dirigente del settore Politiche del lavoro; e da Mario Toteda, per il dipartimento Agricoltura, che gli obiettivi di spesa dei fondi Por 2007/2013, al 31 dicembre 2009, sono stati raggiunti. Il bilancio sui fondi europei, dunque, per l’ente gestore è positivo. Respinte al mittente le critiche, giunte tanto da destra, quanto da certa sinistra, sui ritardi sulla gestione dei fondi europei. «Rispondiamo con i numeri – ha affermato Loiero -». E, con ancora più insistenza, ha rimarcato: «Siamo stati irreprensibili nella gestione di questi fondi, e a dirlo non siamo stati noi, ma la Commissione Europea, della quale abbiamo finalmente riguadagnato la fiducia». Presentato, nell’occasione, anche il Piano di attività per il primo trimestre del 2010. Di “generale ritardo sullo stato di attuazione dei programmi” parla la relazione sul rendiconto generale e sulle politiche di spesa della Regione Calabria (esercizio finanziario 2008), della Corte dei Conti, sezione regionale di controllo per la Calabria. Il ritardo sarebbe “ascrivibile

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gennaio/febbraio politica2010

– secondo la relazione – alla particolare situazione economica, all’approvazione dei programmi avvenuta a fine 2007, all’espletamento delle attività propedeutiche necessarie per garantire il concreto avvio dei programmi stessi e alle procedure per la predisposizione dei primi bandi”. Le risorse complessive per il Por Calabria Fesr sono all’incirca tre milioni (2.998.240.052 milioni di euro). Le tre linee di intervento in cui si incanalano i fondi europei destinati alla nostra regione in quanto Obiettivo 1 sono: Fesr, Fes, Psr. «La spesa prevista dalla regola N+2 – ha spiegato l’ingegnere Orlando – al 31 dicembre 2009 era di 178.431.130 euro, mentre quella certificata è di 178.531.375 euro, quindi abbondantemente raggiunto l’obiettivo di spesa». «La somma degli impegni attualmente assunti – ha proseguito Orlando – sul Por Fesr Calabria 2007 – 2013 è pari a 1. 116.094.644 euro, necessari per il raggiungimento di obiettivi importanti. Entro il 28 febbraio inoltre, in Commissione Europea abbiamo assunto l’impegno di selezionare progetti di un importo pari a 4/7 del Programma Operativo, quindi pari a 1.713.280.029 euro». In merito ai bandi lo stesso Orlando ha elencato quelli pubblicati fino al 31 dicembre dello scorso anno e anche lui, solitamente poco incline alle polemiche, si è lasciato sfuggire un laconico: «Parliamo poco, ma evidentemente lavoriamo molto». «Del resto – ha aggiunto – i rappresentanti dei servizi della Commissione europea hanno espresso soddisfazione per le attività

B U S I N E S S M A G A Z I N E

realizzate e per la messa a regime del Por Calabria Fesr 2007/2013, ed hanno altresì evidenziato che la soglia di spesa raggiunta potrà permettere alla Regione di evitare i rischi di disimpegno delle risorse comunitarie». Per il primo trimestre del 2010 è prevista la pubblicazione di Bandi di gara e avvisi pubblici nel numero di circa 15 per un valore di circa 300 milioni di euro, nei settori: Trasporti, Aree Urbane, Case della salute, Parchi Impresa regionali, Ciclo integrato delle Acque, Difesa del suolo, Tutela delle Acque, Protezione civile. Stando così le cose la Regione Calabria ha approvato il Piano d’azione per il raggiungimento degli obiettivi di servizio: vale a dire che proprio per il raggiungimento certificato di questi ultimi parte il meccanismo premiale che prevede la verifica finale degli obiettivi al 30 novembre 2013 e sono previste un serie di verifiche intermedie. «Per quanto riguarda il Mezzogiorno – hanno precisato i tecnici - la riserva di premialità è legata al conseguimento di risultati verificabili in termini di erogazione di servizi collettivi negli ambiti di: istruzione, servizi per infanzia e cura degli anziani, ciclo integrato di rifiuti urbani, servizio idrico integrato». «Alla verifica intermedia del dicembre 2009 – ha concluso Orlando – la Calabria, unica fra le regione partecipanti all’attribuzione di questa premialità, ha mostrato miglioramenti in tutti gli indicatori statistici di riferimento. Pertanto questa regione potrà candidarsi all’ottenimento di risorse premiali per un importo di circa 90 milioni di euro». ●

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gennaio/febbraio 2010


l'opinione

Il Meridione e l’individualismo di

Giacomo Carbone

N

egli anni precedenti la caduta del muro di Berlino, il Meridione d’Italia a lungo ha rappresentato più che terreno di scontro fra i seguaci dell’ideologia social-comunista e coloro che difendevano i principi dell’economia liberista occidentale, il luogo dove la società italiana preservava i valori tradizionali del proprio patrimonio storico al di là delle scelte politiche individuali. Il Sud, dunque, si identificava nella visione della famiglia come nucleo parentale più ampio di quello costituito dai genitori e dai figli, e nello stesso tempo legame inscindibile di appartenenza raramente destinato allo scioglimento, nel senso religioso o comunque metafisico della vita, nella ricerca della tranquillità economica più che in una tensione continua verso l’aumento delle proprie ricchezze, in valori morali consolidati sia pure spesso esasperati e causa di gesti aberranti, nell’affermazione personale vissuta come riscatto di un

Una società antica: i suoi valori, i suoi difetti, le sue priorità

gennaio/febbraio 2010

intero popolo più che riscatto dal degrado del proprio territorio. Queste caratteristiche compensavano, in positivo, l’indolenza della popolazione meridionale, lo scarso senso civico, le sostanziali condizioni di arretratezza economica, l’incapacità politica di risolvere i propri problemi, la diffusione dell’illegalità. Paradossalmente la fine della contrapposizione tra il blocco comunista con quello occidentale, ed il parallelo sfumare delle tensioni e degli ideali politici che avevano caratterizzato buona parte del secolo scorso, hanno travolto anche le istanze portanti della società meridionale, che più che altre ha subìto il vuoto ed il disorientamento ideologico degli ultimi anni, smarrendo identità fondanti e subendo quindi un decadimento morale che ha aggravato anche l’atavico sottosviluppo economico-sociale, e le distanze esistenti con il resto dell’Europa nord-occidentale. L’individualismo esasperato, figlio delle strutture calvinistiche anglosassoni, si è quindi affermato in una società che già minata da una connaturata deficienza economica e civica, era completamente impreparata ad accoglierlo. Smarrita la funzione strutturale della famiglia in ambito societario, disperse le illusioni metafisico-religiose, distorto il senso morale della propria esistenza, nel Sud italiano forse più che in altri luoghi occidentali, quell’individualismo sta divenendo soltanto motore di una ricerca esasperata della manifestazione della propria affermazione in termini di ric-

Giacomo Carbone *

chezza propria o proprio potere, senza che tale affermazione sia vincolata dall’esprimersi come rappresentazione e testimonianza delle proprie capacità personali ed umane poste anche al servizio della Società. Al contrario, dunque, dell’idea fondante la struttura della società calvinista anglossassone, il successo non è o comunque non necessariamente deve essere il simbolo manifestante il valore umano di chi lo raggiunge, ma basta a se stesso, sia pure frutto di malaffare, di contiguità o compromessi, a qualunque costo e costi quel che costi. Il pericolo di una simile distorsione del giudizio del merito di ciascun individuo, è particolarmente elevato se rapportato all’arretratezza economico-sociale delle nostre regioni, all’inefficienza delle istituzioni statali ed alla presenza della criminalità diffusa che l’accompagnano, nonché all’imminente impatto con la diffusione del dell’immigrazione di nuovi popoli che soltanto per adesso ha appena lambito le nostre terre. Una società minata da disoccupazione ed inefficienza burocratica, e contemporaneamente priva di principi e ►

l'opinione

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l'opinione tensioni ideali che possano sostenerla, rischia, infatti, per non implodere in se stessa, di ricercare nuovi sentieri e guide per percorrerli, che possono sfociare in tragici fanatismi ideologici e religiosi. Situazione diversa ma utile da ricordare fu quella rappresentata dal tentativo di occidentalizzare il mondo islamico nelle regioni medioorientali da parte dell’Iran dello Scià Reza Pahlavi, laddove le condizioni economiche e culturali di quelle popolazioni non potevano invece consentire uno svuotamento dei valori che ne avevano nei secoli permesso l’aggregazione sociale. Disiorentata e quindi dominata dalla paura, la società iraniana, ed un buon seguito delle popolazioni medio-orientali, hanno reagito recuperando ed estremizzando il proprio patrimonio storico-morale, alla ricerca di certezze e capisaldi ai quali ancorare le insicurezze del proprio sottosviluppo sociale. Una comunità povera, una comunità dove la disoccupazione e la criminalità sono una costante della propria esistenza, hanno bisogno di principi e valori ai quali legarsi per sopportare le proprie sofferenze e trovare forza per evolvere verso futuri migliori. Pensare che il profitto personale, l’obiettivo della ricchezza individuale, possano da soli, unire e cementare una società, è un errore che il mondo occidentale, e prima di tutte le sue regioni meridionali pagheranno a caro prezzo. Tra una società dove la massima aspirazione di un giovane è quella della manifestazione individuale dell’agio più che il raggiungimento del benessere sociale ed economico non soltanto proprio ma anche della comunità alla quale si appartiene, ed una società che esprime uomini e donne capaci di sacrificare la propria e la vita altrui per ideali nazionali o religiosi, errati o giusti che siano ma comunque di ma-

«L’Europa delle Banche centrali, ha inseguito il mito del liberismo economico statunitense, senza comprendere che quest’ultimo ancora non aveva tradito gli ideali dei propri padri fondatori»

trice collettiva, si potrebbe ben ipotizzare che è la seconda, al di là delle apparenze, quella destinata nel tempo a perdurare. L’Europa delle Banche centrali, ha inseguito il mito del liberismo economico statunitense, senza comprendere che quest’ultimo ancora non aveva tradito gli ideali dei propri padri fondatori, senza comprendere che il cuore del paese più ricco del mondo, batte negli stati centrali e rurali del continente americano, nel senso di appartenenza e nell’orgoglio della propria nazione e dei valori e dell’etica che la rappresentano. L’Europa tradita ed asservita soltanto ad un'unione economica illuminata dalla luce del profitto individuale, è destinata ad essere divorata dal miraggio di quella luce, ed i germi della possibile disgregazione, se non si porrà rimedio, appariranno dapprima nelle regioni più povere e maggiormente gravate dai problemi sociali ed economici. E’ un pericolo ed una sfida che il Sud e la Calabria rischiano di dovere ben presto affrontare. ● * Avvocato, Catanzaro

gennaio/febbraio 2010


economia

Patto per lo Sviluppo 2007-2013

Lamezia Terme

La città del futuro di

Luca Zema

F

rancesco Cicione, 35 anni, esperto di programmazione comunitaria. Vice Presidente della Fondazione Field, il “laboratorio” delle politiche di sviluppo della Regione Calabria e stretto collaboratore dell’economista Luca Meldolesi che della Fondazione è Presidente del Comitato Scientifico. Da due anni è assessore tecnico nella Giunta Speranza con delega alla Programmazione comunitaria. Da quella postazione ha lavorato per la costruzione del Patto per lo Sviluppo 2007-2013. Un risultato che tutti, senza distinzione di colore politico, hanno definito storico. Novecentoquarantadue milioni di euro di cui 436 derivanti da risorse pubbliche da investire nei prossimi cinque anni nell’area di Lamezia Terme. Un'occasione irripetibile per cambiare il volto di quel territorio. La Commissione Europea ha giudicato virtuoso ed innovativo lo strumento del Patto per lo sviluppo assumendolo come modello per tutte le aree urbane. Da qualche settimana il Presidente Loiero e la Giunta Regionale hanno chiamato Francesco Cicione a coordinare le attività per la sottoscrizione del Patto per lo Sviluppo in ogni area urbana della Calabria. Anche in questo caso un’occasione irripetibile per la Calabria: il 60% della spesa comunitaria impegnata all’inizio del ciclo e concentrata su pochi obiettivi.

«

Cicione:

è un’inversione di tendenza epocale»

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economia

Perché succede proprio oggi. Non sarà una trovata elettoralistica ?

«Assolutamente no. Si iniziano a raccogliere i frutti dell’ottimo lavoro di pianificazione e programmazione fatto negli ultimi anni in Calabria. E’ stato un processo lungo, laborioso ed articolato, per alcuni versi “carsico” tanto da far temere talvolta, erroneamente, l’immobilismo. Si è agito alacremente ai diversi livelli della Governance regionale, nazionale e comunitaria. Sono state create le premesse per un'accelerazione sostanziale e significativa della qualità e della velocità della spesa comunitaria. Oggi i tempi sono maturi per portare a sintesi questo sforzo». Cosa c'entra il Patto per lo sviluppo con tutto questo ?

«Il Patto per lo sviluppo è uno strumento di accelerazione della spesa che presenta due tratti di forte innovazione».

Quali ?

«Il primo è di carattere metodologico. Lo ricordavo già prima. Per la prima volta la spesa comunitaria viene concentrata su pochi obiettivi strutturali, valorizzando la sintesi tra le strategie e la struttura finanziaria della programmazione ed il complesso lavoro di pianificazione sviluppato con il Qtr, il Qtcp e con i Piani Strategici. Grazie a questi strumenti si è proceduto alla rilevazione dei fabbisogni ed alla catalogazione delle idee antiche e nuove di sviluppo. Un inventario prezioso dalla cui razionalizzazione sono scaturite visioni coerenti ed ambiziose di città e di Regione tradotte in Matrici Integrate di Sviluppo, a loro volta, profondamente e rigorosamente incardinate nelle strategie della Programmazione Unitaria 2007/2013. Oggi quelle visioni vengono finanziate e ricondotte a fattibilità. Si produce dunque

B U S I N E S S M A G A Z I N E

gennaio/febbraio 2010


economia

Patto per lo Sviluppo 2007-2013

Grandi Progetti, i Pisr (Progetti integrati di Sviluppo Regionale), i Pisu (Progetti integrati di Sviluppo Urbano), gli Altri Progetti a Regia Regionale e gli Interventi Privati a Regia Pubblica (i progetti di finanza)».

Come si incardinano, rispetto a questa schematizzazione, gli interventi previsti nel Patto di Lamezia Terme?

«I Grandi Progetti si concentrano sul tema dell’intermodalità. E non poteva essere diversamente. La nuova Aerostazione, il collegamento tra l’Aeroporto e la stazione ferroviaria, la piattaforma logistica, l’autoporto ed il nuovo svincolo autostradale nell’Area Industriale, la metropolitana di superficie nell’Area dell’Istmo. La complessità degli scambi multimodali ship to air, ship to train, land to train, e con essi l’intera filiera dell’intermodalità e della connessa movimentazione logistica, si chiude nel territorio di Lamezia Terme, candidando la Calabria ad un ruolo decisivo nelle più articolate strategie delle rotte commerciali trans-regionali e trans-europee e proiettando quest’area ad un ruolo di protagonismo internazionale. Certo occorrerà mettere a sistema questa prospettiva con gli interventi previsti nell’area di Gioia Tauro: non a caso è previsto nel protocollo l’istituzione di una Cabina di Regia sull’intermodalità». Nei Pisr invece?

«Per iniziare il Parco d’imprese nell’area industriale. 24 milioni di euro destinati alla infrastrutturazione, ai servizi ed alla competitività: le potenzialità dell’Area industriale più grande del Mezzogiorno possono definitivamente esplodere collegandosi alle opportunità che si svilupperanno nella vicina area Zfu nella quale la Regione, in forma aggiuntiva rispetto alle risorse impegnate dal Governo centrale, avuti i necessari permessi dalla Dg Europea che vigila in tema di concorrenza, assume l’impegno di destinare risorse dedicate per le politiche attive e di sviluppo per la competitività Il tavolo dei lavori e l’occupabilità. Parlare di Impresa significa poi ancora parlare di innovazione di processo e di prodotto e dunque di ricerca applicata: ecco dunque il Centro Regiospesa coerente, efficace e soprattutto integrata». nale di Innovazione e Ricerca sull’Agroalimentare. Le UniverLa seconda innovazione ? sità a Lamezia Terme in una forma nuova e moderna: al servizio «Riguarda le procedure: il Patto per lo sviluppo avvia, e dello spin off. Parlare di impresa significa parlare di sicurezza: badate bene non esaurisce, un confronto negoziale permaecco il Contratto Locale di Sicurezza ecco l’impegno previsto nente con la Regione. Naturalmente recependo gli indirizzi nell’accordo affinché i grandi appalti di questa intesa vengano emersi in sede partenariale. Il Patto non è infatti un protocurati dalla Sua. Poi un intervento integrato su un altro fattore di collo. Bensì un Accordo di Programma quadro ai sensi e per particolare competitività del nostro territorio: i grandi attrattori gli effetti dell’art. 34 del Dlgs 267/2001. Vincolante, quindi, culturali tema sul quale già in passato attraverso la felice espenegli obiettivi e nelle coperture finanziarie dagli enti sottorienza del Sinus Lametinus si era opportunamente intervenuti in scrittori. Grande concretezza dunque: risorse finanziarie certe un area di grandissimo interesse storico-archeologico nella quaper obiettivi ed interventi certi». le permangono e si sovrappongono preesistenze magno-greche, Come si struttura il Patto per lo Sviluppo ? normano-sveve e bizantine oltre che angioine. I talenti del nostro «Sostanzialmente in cinque strumenti operativi e finanziari: i ► In alto Francesco Cicione

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B U S I N E S S M A G A Z I N E

economia

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economia

Patto per lo Sviluppo 2007-2013

ottica di accrescimento della qualità e dei servizi urbani».

territorio trasformati in oro, connessi alla valorizzazione delle risorse ambientali (è in via di approvazione la legge sull’istituzione del Parco Regionale del Reventino), alla valorizzazione della filiera del termalismo che la Regione e la provincia assumono l’impegno di individuare come grande attrattore del sistema turistico regionale,B la riqualificazione e la rigenerazione dei centri storici e ALLEGATO dei quartieri marginali che si concretizza attraverso il Pisu in un

I Pisu per l’appunto. Quali interventi ?

«Tanti. Dalla riqualificazione dell’Area Termale esistente al nuovo Palazzetto dello Sport, dalla creazione dei Centri Commerciali Naturali nei centri storici (con loro contestuale rigenerazione) alla realizzazione di Parchi letterari e tematici (il parco Costabile, il parco dei Mulini). E poi ancora interventi sul verde urbano ed il

P.I.S.U. PROGETTO INTEGRATO DI SVILUPPO URBANO P.I.S.U. DELL’AREA URBANA DISVILUPPO LAMEZIAURBANO TERMEE PROGETTO INTEGRATO DI DELL'AREA URBANA DI LAMEZIA TERME PROGRAMMAZIONE UNITARIA 2007-2013 PROGRAMMAZIONE UNITARIA 2007-2013

ASSE VIII

8.1.1.1 - Azioni per lA reAlizzAzione e il potenziAmento delle funzioni e dei servizi per lA vAlorizzAzione turisticA del pAtrimonio culturAle, AmbientAle e pAesAggistico delle città e delle Aree urbAne

Riqualificazione e valorizzazione dell’area termale anche attraverso la realizzazione di infrastrutture pubbliche per il benessere ed il tempo libero

Recupero ex convento domenicano SUBTOTALE

8.1.1.2 - Azioni per lA reAlizzAzione e il potenziAmento delle funzioni e dei servizi per lA ricercA scientificA, l’innovAzione tecnologicA e i servizi innovAtivi per le imprese nelle città e nelle Aree urbAne

Infrastrutture, servizi ed attrezzature per le aree produttive comunali finalizzato alla formazione del parco d’imprese comunali (ZFU)

Infrastrutturazione di rete a banda larga e servizi tecnologici

SUBTOTALE

8.1.1.3 - Azioni per lA reAlizzAzione e il potenziAmento delle funzioni e dei servizi per le filiere dellA creAtività, dell’intrAttenimento, dellA produzione ArtisticA e culturAle nelle città e nelle Aree urbAne

Distretto Culturale Urbano “Parco letterario Costabile” - Acquisizione e ristrutturazione Palazzo Franzì e realizzazione Parco degli Ulivi

8.1.2.1 - Azioni per lA riquAlificAzione AmbientAle e lA rigenerAzione sociAle ed economicA dei centri storici e dei quArtieri mArginAli e degrAdAti delle città e delle Aree urbAne

Bastione di Malta – acquisizione e valorizzazione Intervento Pubblico-Privato per la realizzazione del nuovo Teatro Comunale SUBTOTALE

Riqualificazione spazi ed infrastrutture sottoutilizzate Parco dei Mulini Ampliamento del Giardino litoraneo mediante la riqualificazione naturalistica e paesaggistica dell’area di Ginepri e sua connessione funzionale con l’area Cafarone Interventi di house energetico anche mediante la riqualificazione delle facciate di edifici pubblici e privati per l’accrescimento della qualità e del decoro urbano Miglioramento dotazione di verde urbano SUBTOTALE Rigenerazione economica e nuove opportunità occupazionali Rigenerazione economica e sociale dei centri storici attraverso la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente: realizzazione dei Centri Commerciali Naturali Sostegno di iniziative finalizzate alla creazione di nuove opportunità occupazionali SUBTOTALE Rigenerazione sociale – qualità servizi essenziali – servizi integrazione sociale Interventi sui beni confiscati alla criminalità organizzata per la realizzazione di centri per i giovani e per micro-iniziative imprenditoriali Cittadella dello sport e realizzazione nuovo Palazzotto dello Sport SUBTOTALE

8.1.2.2 - Azioni per potenziAre i sistemi di mobilità sostenibile nelle città e nelle Aree urbAne

Piste ciclabili su strade comunali Riqualificazione e completamento di assi di penetrazione e di reti viarie verso le aree interne e periferiche Sistemi per la mobilità ed il potenziamento dei servizi di TPL in aree urbane

Azioni di sistemA

Urban Center Manuale del recupero dei centri storici e redazione Piano del colore Concorsi internazionali per la redazione dei Master Plan: “Area Termale e filiera del Termalismo” e “Area costiera”

INTERVENTO

ASSE I

ASSE IV

ASSE V

ASSE VI

8.1.1.1 - Azioni per lA reAlizzAzione e il potenziAmento delle funzioni e dei servizi per lA vAlorizzAzione turisticA del pAtrimonio culturAle, AmbientAle e pAesAggistico delle città e delle Aree urbAne Riqualificazione e valorizzazione dell’area termale anche attraverso la realizzazione di infrastrutture pubbliche per il benessere ed il tempo libero

3.000.000

2.000.000

Recupero ex convento domenicano SUBTOTALE

1.000.000 4.000.000

2.000.000

A

8.1.1.2 - Azioni per lA reAlizzAzione e il potenziAmento delle funzioni e dei servizi per lA ricercA scientificA, l’innovAzione tecnologicA e i servizi innovAtivi per le imprese nelle città e nelle Aree urbAne 2.000.000 2.000.000

SUBTOTALE

INTERVENTO

Infrastrutture, servizi ed attrezzature per le aree produttive comunali finalizzato alla formazione del parco d’imprese comunali (ZFU) Infrastrutturazione di rete a banda larga e servizi tecnologici

4.000.000

8.1.1.3 - Azioni per lA reAlizzAzione e il potenziAmento delle funzioni e dei servizi per le filiere dellA creAtività, dell’intrAttenimento, dellA produzione ArtisticA e culturAle nelle città e nelle Aree urbAne Distretto Culturale Urbano “Parco letterario Costabile” - Acquisizione e ristrutturazione Palazzo Franzì e realizzazione Parco degli Ulivi Bastione di Malta – acquisizione e valorizzazione Intervento Pubblico-Privato per la realizzazione del nuovo Teatro Comunale SUBTOTALE

4.000.000

4.000.000

ASSE I

2.000.000

2.000.000

4.000.000

4.000.000

ASSE IV

3.000.000

3.000.000

3.000.000

ASSE VI

5.000.000 5.000.000 10.000.000

10.000.000

ASSE VII

4.000.000 4.000.000

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economia

5.000.000

1.000.000 6.000.000

2.000.000

2.000.000

4.000.000

4.000.000

1.000.000 2.000.000 7.000.000

4.000.000

4.000.000

1.000.000

1.000.000 10.000.000

3.000.000

4.000.000 7.000.000

3.000.000 7.000.000 10.000.000

1.000.000 5.000.000 5.000.000 11.000.000

Urban Center Manuale del recupero dei centri storici e redazione Piano del colore Concorsi internazionali per la redazione dei Master Plan: “Area Termale e filiera del Termalismo” e “Area costiera”

TOTALE

Piste ciclabili su strade comunali Riqualificazione e completamento di assi di penetrazione e di reti viarie verso le aree interne e periferiche Sistemi per la mobilità ed il potenziamento dei servizi di TPL in aree urbane

4.000.000 4.000.000 1.000.000 1.000.000 6.000.000

4.000.000

3.000.000 3.000.000

ASSE V

2.000.000

2.000.000

1.000.000 2.000.000 3.000.000

4.000.000

4.000.000

9.000.000

8.1.2.2 - Azioni per potenziAre i sistemi di mobilità sostenibile nelle città e nelle Aree urbAne

Azioni di sistemA

ASSE VIII

3.000.000

1.000.000 4.000.000

4.000.000

4.000.000

4.000.000

1.000.000

1.000.000 6.000.000

3.000.000

3.000.000

7.000.000 7.000.000

55.000.000

1.000.000

25.000.000 4.000.000 3.000.000 9.000.000 10.000.000 4.000.000

58.000.000

1.000.000

4.000.000

1.500.000 500.000 1.000.000

PROGRAMMAZIONE UNITARIA 2007-2013

TOTALI

SUBTOTALE

Riqualificazione spazi ed infrastrutture sottoutilizzate Parco dei Mulini Ampliamento del Giardino litoraneo mediante la riqualificazione naturalistica e paesaggistica dell’area di Ginepri e sua connessione funzionale con l’area Cafarone Interventi di house energetico anche mediante la riqualificazione delle facciate di edifici pubblici e privati per l’accrescimento della qualità e del decoro urbano Miglioramento dotazione di verde urbano SUBTOTALE Rigenerazione economica e nuove opportunità occupazionali Rigenerazione economica e sociale dei centri storici attraverso la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente: realizzazione dei Centri Commerciali Naturali Sostegno di iniziative finalizzate alla creazione di nuove opportunità occupazionali SUBTOTALE Rigenerazione sociale – qualità servizi essenziali – servizi integrazione sociale Interventi sui beni confiscati alla criminalità organizzata per la realizzazione di centri per i giovani e per micro-iniziative imprenditoriali Cittadella dello sport e realizzazione nuovo Palazzotto dello Sport SUBTOTALE

TOTALE 28.000.000

DELL’AREA URBANA DI LAMEZIA TERMEE

8.1.2.1 - Azioni per lA riquAlificAzione AmbientAle e lA rigenerAzione sociAle ed economicA dei centri storici e dei quArtieri mArginAli e degrAdAti delle città e delle Aree urbAne

1.000.000 2.000.000 3.000.000

3.000.000 7.000.000 7.000.000

3.000.000

1.000.000

SUBTOTALE

TOTALI

5.000.000 5.000.000 10.000.000

1.000.000

25.000.000 4.000.000 3.000.000 9.000.000 10.000.000 4 1.500.000 500.000 1.000.000

TOTALE 28.000.000

4.000.000

3.000.000

9.000.000

gennaio/febbraio 2010

10.000.000


I

economia

completamento del lungomare. Insomma interventi per la qualità urbana». Insomma, ci sono le condizioni per aprire una fase nuova per Lamezia Terme?

«Senza dubbio. I tematismi sensibili che per decenni, fin dalla nascita di Lamezia Terme, hanno segnato la dialettica seriale e ricorrente del confronto politico diventano meno evanescenti. La lunga incubazione si schiude in una prospettiva concreta di futuro e di cambiamento. Si pongono le basi della nuova Lamezia, una città che dovrà dimostrare, però, di saper vincere ASSE VII TOTALE la sfida della qualità, dell’innovazione, della competitività, della eccellenza». 5.000.000

1.000.000 6.000.000 2.000.000 2.000.000 4.000.000

ne

4.000.000 1.000.000 2.000.000 7.000.000

4.000.000 4.000.000 1.000.000 1.000.000 10.000.000 3.000.000 4.000.000 4.000.000

4.000.000 7.000.000 3.000.000 7.000.000 10.000.000

Nell’aprire una fase nuova di Lamezia si apre, anche, una fase nuova della storia dell’Area Vasta dell’Istmo?

«Va dato merito a tutte le istituzioni coinvolte di aver dato prova di grande maturità e lungimiranza. La Regione, la Provincia, il Comune di Catanzaro e di Lamezia Terme. E’ stata un bella pagina di collaborazione interistituzionale. Magari fosse sempre così…». Anche questa una innovazione?

«Ripeto spesso, riferendomi al Patto per lo sviluppo, che, a mio parere, assumono valore lo spirito ed il metodo prima ancora che la dimensione finanziaria degli interventi che pure è importante e straordinaria: pianificazione, programmazione, integrazione delle vocazioni strategiche, superamento dei particolarismi e dei localismi. E’ questa la sfida più difficile. Vinceremo questa sfida se sapremo esprimere soggettività territoriale orientata allo sviluppo, coesione sociale, collaborazione politica, maturità istituzionale e cooperazione interistituzionale, qualità progettuale, buona amministrazione. Vinceremo questa sfida se sapremo edificare lo spirito di comunità, se sapremo proporre ed intercettare suggestioni nuove, se sapremo interpretare ed attuare un nuovo paradigma. E’ una sfida di democrazia e di cambiamento. Riguarda tutti. Nessuno escluso. Ecco perché il Patto per lo Sviluppo è il risultato di tutti».

«Non è un caso che il Patto per lo Sviluppo di Lamezia Terme si sia sottoscritto a conclusione del Laboratorio di Progetto sulla Polarità Urbana Catanzaro Lamezia. A testimonianza Concludiamo con due domande flash. Entro quando sarandi una stagione di rinnovata ed accresciuta no firmati i Patti per lo sviluppo delle altre Aree Urbane? azione di collaborazione tra i diversi attori «Abbiamo assunto con la Commissione Europea l’impegno istituzionali dell’area che è auspicabile posdi sottoscrivere i Patti entro la prima metà di Febbraio. Stiamo già sa ulteriormente irrobustirsi ed evolvere fino lavorando con tutte le aree urbane. Il Presidente Loiero annette ad assumere forme di governance più stabili grande importanza a questo obiettivo ed i Dipartimenti Programmazione ed Urbanistica sono concentrati in questo sforzo che è e durature. Lo sviluppo della Calabria passa necessariamente per il consolidamento di poi, lo ripeto, frutto del loro impegno». funzionamenti di scala vasta e metropolitana Cosa risponde a quanti dicono che è il solito libro dei sonell’Istmo dei Due Mari, che significa afgni? francamento dalle dicotomie territoriali dalle «Che ogni Patto è un Accordo di Programma che individua divisioni, per il superamento dello schema interventi precisi. Che per ogni intervento è indicata esplicitamendatato ed insufficiente della città urbanizzata, te l’imputazione delle risorse finanziarie connesse e gli atti amgeograficamente delimitata, in grado di conministrativi già assunti per la loro finalizzazione. Che se questo tenere e rappresentare al suo interno tutte le non è sufficiente basterà pazientare qualche anno per vedere gli dimensioni di governo, di produzione, di serinterventi realizzati. Da domani può essere una nuova Calabria. vizio, di struttura sociale ed istituzionale, di laDipende da noi. Nessuno escluso». ● voro intellettuale, a vantaggio di un modello, ALLEGATO A A più immateriale, di città intesa come “nodo di ALLEGATO sistemi di reti e di relazioni, dove i processi si QUADRO QUADRO SINOTTICO SINOTTICO DEGLI DEGLI INTERVENTI INTERVENTI PUBBLICI PUBBLICI E PRIVATI E PRIVATI PREVISTI NELL’AREA NELL’AREA URBANA URBANA DI INTERVENTI LAMEZIA DI LAMEZIA TERME TERME E PRIVATI QUADRO SINOTTICO DEGLI PUBBLICI attuano su una scala territoriale molto vasta, e PREVISTI PROGRAMMAZIONE PROGRAMMAZIONE UNITARIA UNITARIA 2007-2013 2007-2013 PREVISTI NELL'AREA URBANA DI LAMEZIA TERME la crescita dei sistemi urbani vengono in larga PROGRAMMAZIONE UNITARIA 2007-2013 misura a dipendere dalla loro capacità di entrare nei processi di ridistribuzione delle risor89 0 0 89 PROGETTI PROGETTI 89 89 se a livello internazionale”. I Piani Strategici GRANDIGRANDI di Lamezia Terme e Catanzaro hanno bene 0 0 PROGETTI STRATEGICI STRATEGICI 253 253 253 253 interpretato questa sfida. Nei prossimi giorni PROGETTI sarà sottoscritto anche il Patto per lo Sviluppo PROGETTI PROGETTI INTEGRATI INTEGRATI DI SVILUPPO DI SVILUPPO URBANO URBANO 58 58 0 0 58 58 di Catanzaro ed il processo avrà una sua compiutezza definitiva». INTERVENTI INTERVENTI PRIVATI PRIVATI A REGIA A REGIA PUBBLICA PUBBLICA 10 10 466 466 476 476 INTERVENTI INTERVENTI

000 000 000

00 4.000.000

000

Patto per lo Sviluppo 2007-2013

4.000.000

1.000.000 5.000.000 5.000.000 11.000.000

55.000.000

58.000.000

gennaio/febbraio 2010

Anche in questo caso un risultato non scontato?

ALTRI PROGETTI ALTRI PROGETTI A REGIA A REGIA REGIONALE REGIONALE

(in milioni di euro)

(in di milioni (in milioni euro)di euro)

RISORSERISORSE

PUBBLICHE PRIVATEPRIVATE TOTALE TOTALE PUBBLICHE

26

26

40

40

66

66

436

436

506

506

942

942

economia

51


economia

GRANDI PROGETTI Patto perPROGETTI lo Sviluppo 2007-2013 GRANDI PROGETTI GRANDI SOGGETTO ATTUATORE

INTERVENTI

Aeroporto di Lamezia Terme

GRANDI PROGETTI INTERVENTI

PUBBLICHE

INTERVENTI RISORSE INTERVENTI PRIVATE

Aeroporto di Lamezia Terme Aeroporto 65 di Lamezia Terme 0

Sacal

SOGGETTO SOGGETTO ATTUATORE IMPUTAZIONE RISORSE ATTUATORE PUBBLICHE

TOTALE

PUBBLICHE PUBBLICHE

Sacal LI 6.1.2.2 PO FESR Sacal LI 6.1.2.2 PAR FAS PON Reti e Mobilità 2007-2013

65

LI 6.1.1.1 PO FESR

SOGGETTO ATTUATORE

Aeroporto di Lamezia Terme

Sacal

Collegamento Aeroporto-Stazione Ferroviaria LI 6.1.2.3 PO FESR Regione RISORSE Ferroviaria IMPUTAZIONE RISORSE LI 6.1.1.1 PAR Regione FAS Collegamento Aeroporto-Stazione Ferroviaria Regione Collegamento 24 Aeroporto-Stazione 0 24

PUBBLICHE

PRIVATE

PUBBLICHE

TOTALE

RISORS RISORS PRIVAT PRIVAT

65 65

0 0

24 24

0 0

LI 6.1.2.3 PAR FAS PON Reti e Mobilità 2007-2013

LI 6.1.2.2 PO FESR PROGETTI INTEGRATI DI SVILUPPO REGIONALE GRANDI PROGETTI LIINTEGRATI 6.1.2.2 PAR FAS 65 0 PROGETTI 65 DI SVILUPPO PROGETTI INTEGRATI DI SVILUPPO REGIONALERISORS DGR 881/2007 REGIONALE GRANDI PROGETTI RISORS SOGGETTO PON Reti e Mobilità 2007-2013 DGR 881/2007 SOGGETTO

DGR 881/2007 DGR 564/2009

DGR 564/2009 INTERVENTI INTERVENTI RISORSE IMPUTAZIONE RISORS ATTUATORE ATTUATORE SOGGETTO DCR RISORSE SOGGETTO RISORSE IMPUTAZIONE RISORSE SOGGETTO PUBBLICHE PRIVAT DGR 255/2008 564/2009 PUBBLICHE PRIVAT INTERVENTI INTERVENTI ATTUATORE DCRPUBBLICHE PUBBLICHE ATTUATORE PRIVATE PUBBLICHE ATTUATORE TOTALE 255/2008 LI 6.1.1.1 PO FESR PUBBLICHE PRIVATE TOTALE PUBBLICHE PRIVAT DCR 360/2009 LI 6.1.2.3 PO FESR DCR 360/2009 DCR 360/2009 DCR 359/2009 RISORSE LI 6.1.1.1 PO FESR Ammodernamento tratta ferroviaria LI 6.1.1.1 PAR FAS RISORSE SOGGETTO IMPUTAZIONE Collegamento Aeroporto-Stazione Ferroviaria Regione 24 0 24 Aeroporto di Lamezia Terme Sacal 65 0 LI 6.1.2.2 PO FESR Ammodernamento tratta ferroviaria DCR C(2007) 359/2009 DCR 359/2009 DCE 6322 INTERVENTI RFI 199 0 RFILI 6.1.3.2 PO FESR 199 0 LItratta 6.1.2.3 PAR FAS ATTUATORE PUBBLICHE Settingiano-Lamezia Terme LI 6.1.2.2 PAR FAS Aeroporto diPRIVATE Lamezia Terme Sacal Settingiano-Lamezia 65quadro 0ferroviaria 65 Ammodernamento ferroviaria Ammodernamento tratta Terme DCE C(2007) PUBBLICHE TOTALE DCE C(2007) 6322 Protocollo ENAC, delRFI 13LIMaggio 2009199 6.1.1.1 PAR FAS RFI 6322MIT, 199 SACAL, Regione 0 PONCalabria 0 PON Reti e Mobilità 2007-2013 Reti 199 e Mobilità 2007-2013 Terme Settingiano-Lamezia Terme Protocollo quadro MIT, ENAC, SACAL, Regione Calabria del 13 Maggio 2009FAS Protocollo quadroSettingiano-Lamezia MIT, ENAC, SACAL, Regione Calabria del 13 Maggio 2009 LI 6.1.3.2 PAR LI 6.1.1.1 PO FESR PON Reti e Mobilità 2007-2013 LI 6.1.3.2 PO FESR LI 6.1.1.1 PO FESR Ammodernamento tratta ferroviaria LI 6.1.1.1 PAR FAS RFI 199 0 199 Collegamento Aeroporto-Stazione Ferroviaria LI 6.1.2.3 PO FESR Regione 24 0 DGR 881/2007 Settingiano-Lamezia Terme ASI ASILI 6.1.2.3 PO FESR LI 6.1.3.2 PAR FAS Autoporto e piattaforma logistica in Area ex-SIR 8 0 LI 6.1.1.1 PAR FAS Collegamento Aeroporto-Stazione Ferroviaria Regione 24 0 24 LI 6.1.3.2 PO FESR Autoporto e piattaforma logistica in Area ex-SIR 8 0 DGR 564/2009 Lamezia ASI ASIEuropa PON Reti e Mobilità 2007-2013 Lamezia LI 6.1.2.3 PAR FAS Autoporto e piattaforma logistica in Area ex-SIR Autoporto e piattaforma logistica 8 in Area ex-SIR 0 LI 6.1.2.3 PAR 8 FAS Europa 8 0 DCR 255/2008 Lamezia Europa RISORSE PON Reti Lamezia e Mobilità Europa 2007-2013 LI 6.1.3.2 PAR FAS SOGGETTO IMPUTAZIONE LI 6.1.2.3 PO FESRRISORSE DCR 360/2009 INTERVENTI PON Reti e Mobilità 2007-2013 ATTUATORE LI 6.1.3.2 PUBBLICHE PO FESR PUBBLICHE PRIVATE TOTALE DCR 359/2009 ASI LI 6.1.2.3 PAR FAS Autoporto e piattaforma logistica in Area ex-SIR 8 0 8 DGR 881/2007 DCE C(2007) 6322 Lamezia Europa LI 6.1.3.2 PAR FAS LI 6.1.1.1 PO FESR DGR 881/2007 881/2007 (in milioni di euro) 564/2009 DGR Protocollo quadro MIT, ENAC, SACAL, Regione Calabria del 13 Maggio 2009 DGR 881/2007 PON Reti PO e Mobilità 6.1.3.2 FESR 2007-2013 (in milioni di euro) DGR 564/2009 (in milioni di euro) DGR 881/2007 LI 881/2007 DGR 564/2009 DCR 255/2008 DGR 564/2009 Ammodernamento tratta ferroviaria LI 6.1.1.1 PAR FAS RFI 199 0 199 DCR 255/2008 255/2008 DGR 564/2009 DGR 564/2009 DCR 255/2008 360/2009 DCR Settingiano-Lamezia Terme LI 6.1.3.2 PAR FAS DCR 360/2009 360/2009 DCR 255/2008 PON Reti e Mobilità 2007-2013 255/2008 DCR 360/2009 359/2009 DCR INTERVENTI

PROGETTI INTEGRATI DI SVILUPPO REGIONALE DCR 255/2008

PROGETTI INTEGRATI DI SVILUPPO REGIONALE

DGR 881/2007 DGR 564/2009 DCR 255/2008 Autoporto e piattaforma logistica in Area ex-SIR DCR 360/2009 DCR 359/2009 DCE C(2007) 6322 (in milioni di euro) DGR 210/2009

ASI Lamezia Europa

DGR PISR881/2007 “Sistema ferroviario metropolitano regionale”. DGR 564/2009 DCR 255/2008 SOGGETTO DCR 360/2009 INTERVENTI ATTUATORE DCR 359/2009 DCE C(2007) 6322 DGR 210/2009 ASI Parco Regionale d’Impresa in Area ex-SIR Lamezia Europa PISR “Sistema ferroviario metropolitano regionale”.

DGR 184/2009

INTERVENTI

SOGGETTO ATTUATORE

DCR 359/2009 DCR 360/2009 360/2009 DCR 359/2009 DCE 359/2009 C(2007) 6322 DCR DCE C(2007) 6322MIT, ENAC, SACAL, Regione Calabria del 13 Maggio 2009 DCR 359/2009 DCE C(2007) 6322DCR 359/2009 LI 6.1.2.3 PO FESR Protocollo quadro DCE C(2007) 6322 LI 6.1.3.2 PO FESR DGR 210/20096322 DCEENAC, C(2007) 6322 DCE C(2007) Protocollo quadro MIT, SACAL, Regione Calabria del 13 Maggio 2009 DGR 210/2009 LI 6.1.2.3 PAR FAS 8 0 8 DGR 210/2009 DGR 210/2009 LI 6.1.3.2 PAR FAS PISR “Sistema “Sistema ferroviario ferroviario metropolitano metropolitano regionale”. regionale”. PISR PON Reti e Mobilità 2007-2013 PISR “Sistema ferroviario metropolitano regionale”. PISR “Sistema ferroviario metropolitano regionale”.

RISORSE

IMPUTAZIONE RISORSE (in milioni di euro) PUBBLICHE PRIVATE Parco TOTALE Regionale d’ImpresaPUBBLICHE in Area ex-SIR

24

24

0

SOGGETTO ATTUATORE

SOGGETTO ATTUATORE

PUBBLICHE

PRIVATE

SOGGETTO ATTUATORE

PUBBLICHE

INTERVENTI

SOGGETTO ATTUATORE

PUBBLICHE

24

DGR 191/2009

INTERVENTI

SOGGETTO ATTUATORE

PISR “Grandi Attrattori Culturali della Magna Grecia” Contratto locale di sicurezza

Regione Comune

INTERVENTI INTERVENTI SOGGETTO INTERVENTI ATTUATORE PUBBLICHE

INTERVENTI LI 7.1.1.1 PO FESR LI 7.1.1.1 PAR FAS

8

LI 1.1.1.1 PO FESR ASSE IV Ob. M PO FES PON PNM Ricerca e Competitività

52

economia

(in milioni di euro)

PRIVATE

RISORS RISORS SOGGETTO SOGGETTO RISORS ATTUATORE ATTUATORE RISORSE SOGGETTOIMPUTAZIONE PUBBLICHE PRIVAT PUBBLICHE PRIVAT PUBBLICHE ATTUATORE TOTALE PUBBLICHE PRIVAT LI 1.1.1.1 PO FESR Regione 8 Regione 8 ASSE IV Ob. M PO FES 8 Regione 8 PON PNM Ricerca e

0 0 0

Competitività

DGR DGR 882/2007 882/2007 DCR 256/2008 256/2008 DGR 882/2007 DCR DCE 6711 DCR (2007) 256/2008 DCE (2007) 6711 IMPUTAZIONE RISORSE APQ (2007) Ricerca6711 e Competitività Competitività del del 31 31 Luglio Luglio 2009 2009 DCE (2007) 6711 DCE PUBBLICHE APQ Ricerca e PRIVATE TOTALE APQ Ricerca e Competitività del 31 Luglio 2009 APQ Ricerca e Competitività del 31 Luglio 2009 PISR “Rete “Rete Regionale Regionale dei dei Poli Poli di di Innovazione Innovazione per per la la competitività competitività delle delle imprese”. imprese”. PISR LI 1.1.1.1 PO FESR PISR “Rete Regionale Innovazione per la competitività delle imprese”. PISR “Rete Regionale dei Poli di Innovazione per la competitività delle imprese”. ASSE IV dei Ob. Poli M POdiFES 0 8 PON PNM Ricerca e DGR 882/2007

PUBBLICHE

Competitività

RISORSE PUBBLICHE

INTERVENTI INTERVENTI SOGGETTO INTERVENTI ATTUATORE PUBBLICHE

INTERVENTI

Grandi Grandi Attrattori Attrattori Culturali Culturali Comune Grandi Attrattori Culturali Archeologico) Provincia Archeologico) Regione Archeologico)

IMPUTAZIONE RISORSE PUBBLICHE

Grandi Attrattori Culturali

PRIVATE

TOTALE

Archeologico) 9

0

9

RISORSE PRIVATE

0

RISORS RISORS SOGGETTO SOGGETTO RISORS ATTUATORE ATTUATORE RISORSE SOGGETTOIMPUTAZIONE PUBBLICHE PRIVAT PUBBLICHE PRIVAT PUBBLICHE ATTUATORE TOTALE PUBBLICHE PRIVAT

Comune Comune Provincia 9 Comune Provincia 9 LI 5.2.1.1 PO FESR Regione 9 Provincia 9 Regione LI 5.2.2.1 PO FESR Regione

0 0 0

LI 5.2.1.1 PO FESR LI 5.2.2.1 PO FESR

DGR DGR 191/2009 191/2009 DGR 200/2009 200/2009 191/2009 DGR DGR 200/2009 IMPUTAZIONE RISORSE PISR “Grandi “Grandi Attrattori Attrattori Culturali Culturali della della Magna Magna Grecia” Grecia” PUBBLICHE PISR PRIVATE TOTALE PISR “Grandi Attrattori Culturali della Magna Grecia” PISR “Grandi Attrattori Culturali della Magna Grecia” . DGR 191/2009

RISORSE DGR 200/2009 PUBBLICHE

9

9

0 .

LI 5.2.1.1 PO FESR LI 5.2.2.1 PO FESR

RISORSE

(in milioni milioni di di euro) euro) (in (in milioni di euro)

PUBBLICHE

5

PRIVATE

0 .

TOTALE

5

IMPUTAZIONE RISORSE PUBBLICHE

LI 4.3.1.2 PO FESR

Wanda Ferro e Gianni Speranza

(in milioni di euro) DGR 183/2009 PISR “Legalità e sicurezza”.

RISORSE

Polo Polo Regionale Regionale di di Innovazione Innovazione e e Ricerca Ricerca sull’Agroalimentare c/o Centro Centro Agroalimentare Agroalimentare Polo Regionale di Innovazione e Ricerca sull’Agroalimentare c/o di Lamezia Terme Regione 0 sull’Agroalimentare di Lamezia Terme c/o Centro8Agroalimentare di Lamezia Terme

IMPUTAZIONE RISORSE

Polo Regionale di Innovazione e Ricerca PUBBLICHE PRIVATE TOTALE sull’Agroalimentare c/o Centro Agroalimentare di Lamezia Terme

(in milioni di euro) (in DGR milioni200/2009 di euro)

0 0 0

RISORSE DCR 256/2008

Comune Provincia 9 PISR “Rete Regionale dei Poli di Innovazione per la competitività delle imprese”. Archeologico) Regione

DGR 191/2009 DGR 200/2009 Comune Grandi Attrattori Culturali PISR “Grandi Attrattori Culturali della Magna Grecia” Provincia Archeologico) Regione

ASI ASI 24 24 Lamezia Europa ASIEuropa LI 7.1.1.1 PO FESR Lamezia 24 24 LI 7.1.1.1 PAR FAS Lamezia Europa

(in milioni di euro) d’Impresa in Area ex-SIR Parco Regionale Parco Regionale ASI d’Impresa in Area ex-SIR Parco Regionale d’Impresa in24 Area ex-SIR 0 Lamezia Europa

LI 7.1.1.1 PO FESR LI 7.1.1.1 PAR FAS

TOTALE

RISORSE

DGR 882/2007 DCR 256/2008 Polo Regionale di Innovazione e Ricerca DCE (2007) 6711 sull’Agroalimentare c/o Centro Agroalimentare Regione 8 APQ Ricerca e Competitività del 31 Luglio 2009 di Lamezia Terme PISR “Rete Regionale dei Poli di Innovazione per la competitività delle imprese”. DGR 882/2007 INTERVENTI DCR 256/2008 DCE (2007) 6711 APQ Ricerca e Competitività del 31 Luglio 2009 Grandi Attrattori Culturali

PRIVATE

RISORS RISORS SOGGETTO SOGGETTO RISORS ATTUATORE ATTUATORE RISORSE SOGGETTOIMPUTAZIONE PUBBLICHE PRIVAT PUBBLICHE PRIVAT PUBBLICHE ATTUATORE TOTALE PUBBLICHE PRIVAT

DGR 184/2009 184/2009 DGR DGR 184/2009 PISR “Piano “Piano Regionale Regionale per per le le Infrastrutture Infrastrutture Produttive Produttive -- Parchi Parchi Regionali Regionali di di Impresa”. Impresa”. PISR RISORSE PISR “Piano Regionale per le Infrastrutture Produttive - Parchi Regionali PISR “Piano Regionale perdileImpresa”. Infrastrutture Produttive - Parchi Regionali di Impresa”. IMPUTAZIONE RISORSE

DGR 184/2009 Polo Regionale di Innovazione e Ricerca sull’Agroalimentare c/o Centro Agroalimentare Regione 8 0 PISR “Piano Regionale per le Infrastrutture Produttive - Parchi Regionali di Impresa”. di Lamezia Terme INTERVENTI

RISORSE

DGR 184/2009

PISR “Piano Regionale per le Infrastrutture Produttive - Parchi Regionali di Impresa”. ASI Parco Regionale d’Impresa in Area ex-SIR 24 0 Lamezia Europa INTERVENTI

INTERVENTI INTERVENTI SOGGETTO INTERVENTI ATTUATORE PUBBLICHE

INTERVENTI

(in milioni di euro)

gennaio/febbraio 2010

.. .


economia

Patto per lo Sviluppo 2007-2013PROGETTI INTEGRATI DI SVILUPPO URBANO PROGETTI INTEGRATI DI SVILUPPO PROGETTI URBANO INTEGRATI DI SVILUPPO URBANO SOGGETTO SOGGETTO ATTUATORE

INTERVENTI

PUBBLICHE

INTERVENTI RISORSE INTERVENTI PRIVATE

TOTALE

ATTUATORE IMPUTAZIONE RISORSE SOGGETTO PUBBLICHE ATTUATORE

RISORS PRIVAT

PUBBLICHE

PRIVAT

LI 8.1.1.1 PO FESR

PISU Area Urbana di Lamezia Terme Asse VIII LI 8.1.1.2 PO FESR Comune Comune PISU Area25 0 Urbana di Lamezia Terme25 Asse VIII LI 8.1.1.3 PO FESR Comune

PISU Area Urbana di Lamezia Terme Asse VIII

LI 8.1.2.1 PO FESR LI 8.1.2.2 PO FESR

PROGETTI INTEGRATI DI SVILUPPO URBANO INTERVENTI

PISU Area Urbana di Lamezia Terme Asse VIII

SOGGETTO ATTUATORE

Comune

RISORSE PUBBLICHE

PRIVATE

Azioni di sistema 25

0

TOTALE

25

IMPUTAZIONE RISORSE PUBBLICHE LI 8.1.1.1 PO FESR LI 8.1.1.2 PO FESR LI 8.1.1.3 PO FESR LI 8.1.2.1 PO FESR LI 8.1.2.2 PO FESR

Azioni di sistema Comune Azioni di sistema 3

0

3

RISORS

PUBBLICHE

LI 8.1.1.1 PO FESR Comune LI 8.1.1.2 PO FESR LI 8.1.1.3 PO FESR Comune LI 8.1.2.1 PO FESR LI 8.1.2.2 PO FESR

25

0

25

0

3

0

3

0

RegioneURBANO PROGETTI INTEGRATI SVILUPPO PISU Area Urbana di Lamezia Terme AssiDI Coerenti 30 Comune RegioneURBANO PROGETTI INTEGRATI SVILUPPO Assi I, IV, V, VI,Regione VII PO FESR PISU Area Urbana di Lamezia Terme AssiDI Coerenti 30 0 30 30 SOGGETTO Comune PISU Area Urbana di Lamezia Terme Assi Coerenti

0

0 RISORS Comune INTERVENTI LI 8.1.1.1 PO FESR RISORSE ATTUATORE SOGGETTO IMPUTAZIONE RISORSE PUBBLICHE PRIVAT LI 8.1.1.2 PO FESR INTERVENTI > Atti amministrativi già assunti per l’attuazione delle procedure l’impegno e la finalizzazione delle riso ATTUATORE PUBBLICHE LI 8.1.1.3 PO FESR Azioni di sistema Comune 3 0 3 PUBBLICHE PRIVATE TOTALE > Atti amministrativi già assunti per l’attuazione delle procedure l’impegno e la finalizzazione risorseper finanziarie > DGR Atti amministrativi già assunti l’attuazione delle procedure l’impegno e la finalizzazione delle riso LI 8.1.2.1 PO FESR 181/2009 delle LI 8.1.1.1 PO FESR LI 8.1.2.2 PO FESR DGC 236/2009 DGR 181/2009 PISU Area Urbana di Lamezia Terme Asse VIII LI 8.1.1.2 PO FESR Comune 25 0 DGR 181/2009 Le risorse VIII 25 sono indicate in quota parte della disponibilità complessiva DGC 236/2009 LI 8.1.1.3 PO FESR PISU Area Urbana di Lamezia Terme Asse VIII Comune DGC 25finanziarie dell’Asse 0 236/2009 “Sistema delledell’Asse Aree Regionali” LI 8.1.2.1 PO FESR Le risorse finanziarie dell’Asse VIII sono indicate in quota parte della PISR disponibilità complessiva delUrbane Le risorse finanziarie VIII sono indicate in quota parte della disponibilità complessiva Regione LI 8.1.2.2 PO FESR Le risorse finanziarie Assi saranno connesse alle Assi I, IV, V, VI, VII PO FESR PISU Area Urbana di Lamezia Terme Assi Coerenti 30PISR “Sistema 0 delle Aree 30 Urbane Regionali” PISR “Sistema delledegli Areealtri Urbane Regionali” Comune RISORS procedure di attuazione della Unitariaalle 2007-2013. SOGGETTO Le risorse finanziarie degli altri Assi saranno connesse alle Le risorse finanziarie degli altriProgrammazione Assi saranno LI connesse INTERVENTI 8.1.1.1 PO FESR ATTUATORE procedure di attuazione della Programmazione Unitaria 2007-2013.Azioni PUBBLICHE PRIVAT di sistema Comune 3 0 procedure di attuazione della Programmazione Unitaria 2007-2013. LI 8.1.1.2 PO FESR LI 8.1.1.3 PO FESR Azioni di delle sistema Comune 3 0 3 > Atti amministrativi già assunti per l’attuazione delle procedure l’impegno e la finalizzazione risorse finanziarie RISORS LI 8.1.2.1 POSOGGETTO FESR RISORSE SOGGETTO IMPUTAZIONE RISORSE (in milioni di euro) INTERVENTI DGR 181/2009 INTERVENTI LI 8.1.2.2 POATTUATORE FESR PUBBLICHE PRIVAT Area Polifunzionale Integrata - API Comune 10 292 ATTUATORE PUBBLICHE PUBBLICHE PRIVATE TOTALE DGC 236/2009 (in milioni di euro) (in milioni di euro) RISORSE Regione Le risorse finanziarie dell’Asse VIII sono indicate in quotaSOGGETTO parte della disponibilità complessiva del IMPUTAZIONE RISORSE PISU Area Urbana di Lamezia Terme Assi Coerenti 30 0 INTERVENTI Comune RISORS Regione PISR “Sistema delle Aree Urbane Regionali” ATTUATORE PUBBLICHE SOGGETTO PUBBLICHE TOTALETerme Assi Coerenti Assi I, IV, V, VI, VII PO FESR PISU AreaPRIVATE Urbana di Lamezia 30 0 30 INTERVENTI Comune 10 292 Comune Area Polifunzionale Integrata RISORSE - API Le risorse finanziarie degli altri Assi saranno connesse alleComune ATTUATORE Risorse Private Area Polifunzionale Integrata - API 10 292 302 SOGGETTO IMPUTAZIONE RISORSE PUBBLICHE PRIVAT INTERVENTI procedure di attuazione della Programmazione Unitaria 2007-2013. ATTUATORE DCCPUBBLICHE PUBBLICHE PRIVATE 49/2009 > Atti amministrativi già assunti per TOTALE l’attuazione delle procedure l’impegno e la finalizzazione delle riso Risorse Private Area Polifunzionale Integrata - API Comune 10Atti amministrativi 292 302 per l’attuazione > già assunti delle procedure l’impegno e la finalizzazione delle risorse finanziarie LI 8.1.1.1 PO FESR DGR 181/2009 PISU Area Urbana di Lamezia Terme Asse VIII LI 8.1.1.2 PO FESR Comune 25 0 RISORS SOGGETTO DGC 236/2009 INTERVENTI DGR 181/2009 LI 8.1.1.3 POATTUATORE FESR PISU Area Urbana di Lamezia Terme Asse VIII Comune DCC 49/2009 25 0 25 (inDCC milioni di euro) 49/2009 Le risorse finanziarie dell’Asse VIII sono indicate in quota parte della disponibilità complessiva PUBBLICHE PRIVAT DGC 236/2009 LI 8.1.2.1 PO FESR

INTERVENTI PRIVATI A REGIA PUBBLICA INTERVENTI PRIVATI A REGIA PUBBLICA

INTERVENTI PRIVATI A REGIA PUBBLICA INTERVENTI PRIVATI A REGIA PUBBLICA

DCC 49/2009

INTERVENTI

SOGGETTO ATTUATORE

INTERVENTI

SOGGETTO ATTUATORE

destinazione direzionale con annesso nuovo teatro destinazione direzionale con annesso nuovo teatro

Comune

PROGETTI INTEGRATI DI SVILUPPO URBANO PROGETTI INTEGRATI DI SVILUPPO URBANO

“Sistema delle Aree Le risorse finanziarie dell’Asse VIII sono indicate in quota parte della PISR disponibilità complessiva delUrbane Regionali” LI 8.1.2.2 PO FESR Le risorse finanziarie degli altri Assi saranno connesse alle SOGGETTO PISR “Sistema RISORSEdelle Aree Urbane Regionali” INTERVENTI IMPUTAZIONE RISORSE Comune LI 8.1.1.1 POATTUATORE FESR procedure di attuazione della Programmazione Unitaria 2007-2013. Le risorse finanziarie degli altri Assi saranno connesse alle PUBBLICHE Azioni di sistema Comune LI 8.1.1.2 PO FESR PUBBLICHE PRIVATE TOTALE procedure di attuazione della Programmazione Unitaria 2007-2013. LI 8.1.1.3 PO FESR Azioni di sistema Comune 3 0 3 RISORSE IMPUTAZIONE RISORSE PUBBLICHE 0

(in milioni di euro) Zona Franca Urbana - ZFU

LI 8.1.2.1 PO FESR Comune Comune LI 8.1.2.2 PO FESR

PUBBLICHE Risorse Private

destinazione direzionale con annesso nuovo teatro (in milioni di euro)

Regione PISU Area Urbana di Lamezia Terme Assi Coerenti Comune Regione Assi I, IV, V, VI,Comune VII PO FESR 30 0 30 Comune Comune destinazione direzionale con annesso nuovo teatro

SOGGETTO ATTUATORE

Regione

PUBBLICHE

PRIVATE

(in milioni di euro) 10 10

TOTALE

20

PUBBLICHE

LI 7.1.4.1 PO FESR LI 7.1.4.2 PO FESR LI 7.1.4.1 PAR FAS LI 7.1.4.2 PAR FAS

(in milioni di euro) (in milioni di euro)

SOGGETTO ATTUATORE

Provincia Comune

RISORSE PUBBLICHE

PRIVATE

TOTALE

10

10

20

IMPUTAZIONE RISORSE PUBBLICHE LI 5.3.1.1 PO FESR / PAR FAS LI 5.3.2.1 PO FESR / PAR FAS LI 5.3.2.2 PO FESR / PAR FAS LI 5.3.2.3 PO FESR / PAR FAS LI 5.3.3.1 PO FESR / PAR FAS

LR 36/2008, DGR 47/2009 Piano di Azione STL - Sistema Turistico Locale Provincia di Catanzaro mediante l’individuazione del Parco Termale come Grande Attrattore Turistico.

Contratto di Quartiere S. Eufemia Est

RISORSE

SOGGETTO ATTUATORE

PUBBLICHE

PRIVATE

TOTALE

Comune

6

20

26

IMPUTAZIONE RISORSE PUBBLICHE

Bilancio Regionale UPB 3.2.02.01

Francesco Cicione Art. 2 LR 36/2008 - D.Lgs. 112/98 1511 del 24 settembre 2009 recante “Pubblicazione dell’Avviso Pubblico per la manifestazione di interesse per il Contratto di Quartiere di Sant’Eufemia Est”

(in milioni di euro)

(in milioni di euro)

gennaio/febbraio 2010

30 0 0

0 82 10

DCC 31/2009 DGC 236/2009 DGR 181/2009 Le risorse finanziarie dell’Asse VIII sono indicate in quota parte della disponibilità complessiva Risorse Private 0DGC 236/2009 10 10 “Sistema delle Aree Le risorse finanziarie dell’Asse VIII sono indicate in quota parte della PISR disponibilità complessiva delUrbane Regionali” DCC 31/2009 Le risorse finanziarie degli altri Assi saranno connesse alle PISR “Sistema delle Aree Urbane Regionali” procedure di attuazione della Programmazione Unitaria 2007-2013. Le risorse finanziarie degli altri Assi saranno connesse alle procedure di attuazione della Programmazione Unitaria 2007-2013. RISORSE IMPUTAZIONE RISORSE (in milioni di euro)

Commissione Europea, per l’attuazione di PIA - Pacchetti Integrati di Agevolazioni dedicati.

INTERVENTI

82 82

> Atti amministrativi già assunti per l’attuazione delle procedure l’impegno e la finalizzazione delle riso Risorse Private 0 82 82 Comune 0 10 > Atti amministrativi già assunti per l’attuazione delle procedure l’impegno e la finalizzazione delle risorse finanziarie Risorse Private DGR 181/2009 0 10 10

L 296/2006 , L 244/2007, Commi 561,562, 563, L 99/2009, DGR 530/2008 Contratto di Zona Franca tra MISE, Comune Lamezia Terme del 28 Ottobre 2009

Grande Attrattore Turistico - Parco Termale e Filiera del Termalismo

0 0

Comune Comune

(in milioni di euro)

INTERVENTI

82

PRIVAT 0

(in milioni di euro) Risorse Private 0 82 82 PISU Area Urbana Assi Coerenti Private 0 82 di Lamezia 82 TermeRisorse

DCC 31/2009 ALTRI PROGETTI A REGIA REGIONALE INTERVENTI

TOTALE 82

RISORS

Comune Comune

Comune

DCC 31/2009

PRIVATE 82

0

PUBBLICHE 3

economia

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economia

I Poli di Innovazione

A tu per tu con Luigi Leone,

direttore Confindustria Calabria di

Rita Macrì

I

l Direttore di Confindustria Calabria, Luigi Leone, nel corso di un’intervista, ha espresso il suo personale giudizio rispetto ai Progetti Integrati di Sviluppo Regionale relativi alla ricerca e all’innovazione. Ci parla del settore della ricerca nella nostra regione?

«La ricerca, ovviamente mi riferisco a quella applicata, è uno degli elementi che più incidono in negativo sulla competitività delle imprese calabresi. In termini numerici,infatti, nella Regione Calabria la ricerca rappresenta appena lo 0,4% del Pil, mentre, ad esempio, nelle “Regioni convergenza” è pari allo 0,8. Non solo però siamo attestati alla metà di quanto prodotto nelle altre regioni del Mezzogiorno, quanto anche tutti gli investimenti in ricerca sono esclusivamente di natura pubblica. A ciò bisogna aggiungere che il sistema della ricerca è anche molto frammentato e che, soprattutto, ancora oggi, continua ad

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economia

Luigi Leone

esistere una profonda distanza tra le esigenze della domanda e quelle dell’offerta, quindi fra imprese ed Università. E’ vero anche che la domanda spesso è debole perché il sistema produttivo è poco strutturato e costituito da tante microimprese ma è anche vero che l’offerta spesso è autoreferenziale. In un sistema che funziona è invece normale che l’offerta debba essere consequenziale alla domanda, al contrario, dunque, di quanto

gennaio/febbraio 2010


economia

I Poli di Innovazione

avviene oggi sul nostro territorio. Solo attraverso una efficace sinergia fra questi soggetti si possono generare impatti significativi sullo sviluppo; questo è l’obiettivo sul quale abbiamo lavorato e che la stessa Regione si è proposta di raggiungere proprio grazie ai nuovi interventi dei Por 2007-2013».

Quali sono gli interventi auspicabili per sanare tale situazione?

«Innanzi tutto le Università devono fare rete con le aziende presenti sul territorio. Occorre costruire un vero e proprio “sistema della ricerca” mettendo in rete i soggetti che operano in questo settore a vario titolo. Non è un caso che uno degli interventi dell’Asse ricerca del Por Calabria sia dedicato proprio alla costruzione della rete per l’innovazione e la ricerca. In particolare, poi, i tavoli dei Pisr diventerebbero proprio i luoghi deputati alle sinergie fra pubblico e privato per la costruzione di vere vere e proprie “piattaforme strategiche” per lo sviluppo». Che cosa prevede il Por nel settore della ricerca?

«Sotto il profilo economico prevede una forte sinergia delle varie risorse finanziarie disponibili, comunitarie, nazionali e regionali, che porteranno in Calabria oltre 500 milioni di euro per il settore, di cui gran parte da investire in quelli che sono stati nominati i Poli di Innovazione».

Ci spiega che cosa sono e quali sono i Poli di Innovazione?

«I Poli di Innovazione sono raggruppamenti d’imprese (start-up innovatrici, Pmi, Grandi Imprese) e di Organismi di Ricerca attivabili in un particolare territorio e/o settore che operano per stimolare e attivare processi d’innovazione attraverso l’interazione intensiva tra le Imprese e tra queste e gli Organismi di Ricerca; l’utilizzo in comune di installazioni (infrastrut-

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ture e attrezzature) per attività di Rsi; lo scambio di esperienze e conoscenze; il trasferimento di tecnologie; la messa in rete e la diffusione delle informazioni tra i Soggetti che costituiscono il Polo. Ogni Polo di Innovazione adotterà un proprio Piano di Sviluppo. Sono in tutto nove e verranno localizzati in aree che hanno specifica vocazione settoriale o che vedano la presenza di importanti strutture scientifiche preesistenti. Nel dettaglio i Poli riguardano i settori: “Ambiente Marino”, (Vibo Valentia); “Trasporti e logistica”, (Gioia Tauro); “Beni Culturali” (Crotone); “Tecnologie dell’Informazione e delle Telecomunicazioni”, (Cosenza- Rende); “Salute dell’uomo”, (Catanzaro); “Sistema agroalimentare di qualità”, (la Regione intende destinare il Centro Agroalimentare di Lamezia Terme quale localizzazione fisica principale del Polo); “Materiali Avanzati e Sistemi Avanzati di Manifattura”, (Cosenza-Rende); “Energie Rinnovabili e Risparmio Energetico”, (Crotone); “Tecnologie per la Gestione Sostenibile delle Risorse Ambientali”, (Reggio Calabria)».

Da direttore di Confindustria quale pensa possa essere il ruolo delle imprese all’interno dei Poli di Innovazione?

«Intanto mi aspetto che le imprese siano tante e soprattutto fortemente interessate perché la scelta dei settori su cui investire è stata ampiamente condivisa con i nostri associati. Tali misure sono infatti nate dopo una lunga concertazione con la Regione che, con grande apertura, ha recepito le nostre osservazioni e i nostri suggerimenti. Ora, dunque, spetta al territorio e alle imprese farsi protagonisti della svolta e della buona riuscita degli interventi, affinché anche la Calabria acquisisca una posizione di maggiore avanguardia nel settore della ricerca». ●

economia

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economia

Legacoop e Ciu insieme per le “Cooperative del sapere”

Il tavolo dei lavori, da sinistra: poletti, gemelli, abramo, rossitto, Capellupo

“Cooperative del Sapere”

Un progetto nazionale Parte da Catanzaro un progetto di rilevanza nazionale che nasce dalla sintesi delle esperienze del Ciu, sindacato delle professioni intellettuali, e di Legacoop. Il progetto è stato presentato in anteprima nazionale presso la sala giunta della Camera di Commercio di Catanzaro lo scorso mese di dicembre.

per affrontare il post-crisi di

Rosalba Paletta

N

ell’epoca della crisi, ma anche della competitività e delle specializzazioni, la formula cooperativa può offrire un contributo alla ripresa dell’economia e alla collocazione sul mercato del lavoro di chi non c’è ancora entrato o ne è stato troppo anticipatamente espulso? Sì, a parere unanime, secondo Legacoop e Ciu, protagoniste a Catanzaro della firma di un protocollo d’intesa di livello nazionale che ha l’obiettivo di promuovere la creazione di “Cooperative del sapere”. Teatro dell'importante appuntamento, che vedrà nel resto del Pese ulteriori momenti di presentazione, la Camera di Commercio della Città dei Tre Colli, presieduta da Paolo Abramo. All’incontro, svoltosi alcune settimane fa, erano presenti: il presidente Legacoop Nazionale, Giuliano Poletti; il presidente Nazionale Ciu, Corrado Rossitto; il presidente regionale Legacoop, Giorgio Gemelli; il segretario regionale Ciu, Filippo Capellupo. Il potenziale dei servizi professionali intellettua-

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economia

li, in grado di costruire progetti complessi e articolare offerte qualificate a partire dai bisogni che la società esprime, in una economia basata sulla conoscenza, è sempre più evidente. E lo è ancora di più in una regione come la Calabria, e nel Mezzogiorno in generale. Là dove fino ad oggi ha prevalso la logica della pubblica amministrazione, e dove meccanismi di ingresso nel mondo del lavoro non sempre riconducibili al merito hanno lasciato il segno; là dove le statistiche ci dicono, purtroppo, che i giovani laureati non riescono a classificarsi ai primi posti per competenze gestionali e manageriali in una scala europea, Legacoop e Ciu scelgono di lanciare una proposta concreta, anche in considerazione della necessità di individuare possibili strumenti per il periodo del dopo crisi, che cambierà l’economia reale. Non a caso il lancio ufficiale dell’iniziativa è avvenuto nel capoluogo di regione calabrese. Su questi soggetti attivi e pulsanti, che sembrano in grado di riorganizzare, intorno ai bisogni della società, competenze, servizi e prodotti competitivi, a partire dalle professioni intellettuali e dalle esperienze maturate sul campo, abbiamo rivolto alcune domande al presidente Gemelli e al segretario Capellupo.

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economia Intervista a:

Legacoop e Ciu insieme per le “Cooperative del sapere”

Giorgio Gemelli

presidente di Legacoop Calabria

Legacoop si presenta con una proposta avvincente al momento, tanto atteso, dell’uscita dalla crisi economica: le cooperative del sapere. Che cosa sono e perché si prestano ad essere valorizzate in questa particolare fase economica e sociale, a livello regionale, nazionale e internazionale?

«Quelle che abbiamo voluto chiamare, con uno slogan molto suggestivo, “cooperative del sapere” sono esperienze imprenditoriali basate sulla aggregazione di professionisti che intendono dare vita a nuove forme di imprese associate, che consentono di migliorare e valorizzare le proprie opportunità economiche, di esperienze e conoscenze lavorative».

Da quali valutazioni, sul panorama economico-sociale attuale, sono partite Ciu e Legacoop per giungere alla firma dell’accordo?

«Nell'economia reale è maturato il passaggio da una economia strettamente manifatturiera ad una basata sulle conoscenze; in questo contesto i servizi professionali sono chiamati a svolgere un ruolo importante per migliorare la competitività nei confronti sia delle imprese, sia dei privati, sia per un rilancio qualificato dell’occupazione. Inoltre, questo progetto si inserisce pienamente negli obiettivi dell'Unione Europea; come è noto, infatti, il Consiglio Europeo di Lisbona del marzo 2000, ha adottato un programma di riforme economiche volto a trasformare l'economia della Ue in una economia basata sulle conoscenze».

Perché la formula cooperativa societaria, Giorgio Gemelli nell’attuale quadro del mercato del lavoro e delle sue richieste, è secondo voi più adatta di altre all’esercizio delle professioni intellettuali?

«La società cooperativa può rappresentare uno dei modelli societari più adeguati all'esercizio in forma aggregata delle professioni intellettuali in base soprattutto alla peculiarità dello scopo mutualistico: il che vuol dire che il primo obiettivo della cooperativa è la persona; il soddisfacimento dei suoi bisogni e la valorizzazione delle sue capacità, soprattutto se evidenziate in una alta professionalità. I campi di applicazione possono essere diversi: dai servizi di consulenza giuridica e fiscale, a quelli di consulenza manageriale e gestionale, di manutenzione, ma anche nel campo pubblicitario e della comunicazione, nel settore immobiliare nell'ingegneria e nell'architettura, nel settore sanitario. La modalità più utile per offrire buone garanzie ai potenziali clienti è la costruzione di una struttura organizzativa e articolata, di tipo

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La formula cooperativa si presta con plastica definizione ad accogliere la pluralità di bisogni e di competenze del moderno mercato del lavoro

societario, dove si sia in grado di garantire un elevato livello di specializzazione in tutte le nicchie del servizio, senza che venga meno il principio secondo il quale i rapporti professionali siano riconducibili alla relazione tra il singolo professionista ed il cliente. Il modello che proponiamo è quello tendente a far evolvere le attività professionali da una gestione di studio associato, ad una organizzazione di tipo imprenditoriale e per queste ragioni la nascita di una cooperativa del sapere deve essere preceduta ed accompagnata da un vero e proprio progetto d'impresa per definire un campo di attività, l'eventuale approccio di tipo interdisciplinare e multi professionale, che consenta anche la valutazione delle attività con maggiore valore aggiunto e qualificazione del servizio offerto al mercato». Chi decide tutto questo?

«Sono gli stessi soci a stabilire l'organizzazione aziendale che valorizzi i profili professionali, la giusta remunerazione dei soci, la formazione dell'utile con possibilità di distribuzione del ristorno come maggiore remunerazione del lavoro prestato dai singoli soci». La scelta, adottata a livello nazionale, della Calabria come punto di partenza del progetto è significativa per diversi aspetti: che cosa rende l’argomento più attuale e scottante, se possibile, nella nostra regione che nel resto del Paese?

«Sicuramente qui si sono incrociate le sensibilità degli esponenti regionali delle due organizzazioni proponenti, ma soprattutto si è partiti da qui per lanciare un messaggio di impegno e di speranza verso il patrimonio, di cui è dotata la Calabria e l'intero Mezzogiorno, di giovani laureati e specializzati nelle varie discipline. Il progetto ovviamente è rivolto a tutto il Paese avendo come obiettivo l'occupabilità: può essere un formidabile ammortizzatore sociale per quadri professionisti dipendenti, ricercatori ecc., che hanno perso o rischiano di perdere il posto di lavoro in un momento di crisi; ma può essere anche una possibilità di lavoro, per i giovani, per liberi professionisti che intendono organizzarsi con modalità multidisciplinari ed entrare nel mondo delle professioni, dove obiettivamente in Italia si registra un ritardo organizzativo rispetto ad altri Paesi europei, aumentando la loro competitività e quindi evitando di restare ai margini del mercato». ►

economia

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economia

Legacoop e Ciu insieme per le “Cooperative del sapere”

Gli esempi di “emergenze sociali” che possono essere trasformati in materia per le “Cooperative del Sapere”, non mancano: badantato, servizi alle imprese, asili nido, gestione dei territori, nuove tecnologie ambientali, servizi sanitari, pubblicità e comunicazione, ecc.

Ci sono già dei casi in questa regione che possono testimoniare il successo, pur fra mille difficoltà, della formula societaria cooperativa nel rispondere alle multiformi richieste del mercato del lavoro?

«Già da anni, soprattutto nel settore dell'ingegneria, dell'architettura e dell'urbanistica, vi sono esperienze cooperative che hanno però dovuto fare i conti con una legislazione inadeguata, anzi, che non incoraggiava tali forme. Negli anni recenti si sono affermate esperienze di imprese cooperative nella ricerca applicata e nel comparto socio sanitario. In particolare in tutto il paese nel campo sanitario stanno nascendo cooperative di operatori di cure primarie, medici di medicina generale; infatti la tendenza funzionale sposta le prestazioni sanitarie verso forme di aggregazione innovativa di medicina territoriale con l'obiettivo di coordinamento funzionale dei servizi, rapporto con l'ospedale, telemedicina ecc. Questo, pensiamo, sia un enorme contributo al processo di riorganizzazione territoriale dei servizi sanitari socio-sanitari».

Quale aiuto concreto Legacoop potrà offrire a chi intenda costituirsi in questa specifica tipologia di cooperativa? E attraverso quali strumenti?

«L'Organizzazione Legacoop in Italia e, per quanto ci compete in Calabria, offre una struttura consulenziale di riferimento per la costituzione di cooperative. Tra l'altro da poco è stato presentato il progetto “Mille Cooperative in tre anni” che ovviamente è finalizzato ad avviare una nuova stagione di promozione cooperativa in tutti i settori, ma che ben si adatta alla promozione di “cooperative del sapere”. Questo progetto è svolto in collaborazione con Coopfond spa, Ugf Banca ed il sistema dei Confidi e consiste, tra l'altro, in prestazioni di assistenza tecnica ed anche in possibilità di finanziamenti a breve termine erogati a fronte di investimenti e finalizzati allo start-up».

Un altro aspetto importante di questa proposta sta nella sua vocazione all’internazionalizzazione dei saperi, se così possiamo dire: si parla infatti di cooperative europee del sapere. Può spiegarci meglio come si delinea questa tipologia di cooperativa e come risponde alle attuali sollecitazioni del mercato del lavoro?

«Si tratta di favorire la libera circolazione e la mobilità dei professionisti all'interno dei Paesi membri dell'Unio-

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economia

ne Europea; è possibile dare vita ad una forma societaria cooperativa europea sulla base del diritto comunitario e quindi è possibile immaginare di far collaborare tra loro professionisti di vari paesi; il che può contribuire a rendere competitivo il mondo delle professioni liberali italiano e vederlo partecipe di un processo di riforma». Presidente, per concludere, una riflessione: alta specializzazione dei saperi professionali da una parte; rifusione nel modello societario cooperativo dall’altra. Questo modello, che si presenta quasi come un grande “Leviatano” del mondo del lavoro, intravisto da Legacoop e da Ciu, riuscirà a portarci fuori dalla crisi economica?

«L'idea che abbiamo è quella di far fronte alla crisi non aspettando che passi ma agendo concretamente; il protocollo che abbiamo stipulato con la Ciu è una tessera di un mosaico che la nostra Organizzazione sta delineando per contribuire, come è giusto che faccia una forza economico con forti connotazioni sociali, a dare una prospettiva di sviluppo al nostro Paese partendo dalla valorizzazione delle risorse umane e professionali del Mezzogiorno d'Italia. La natura sociale della cooperazione, il suo radicamento territoriale, la sua capacità di fare sistema possono essere uno dei punti forti di un progetto di rilancio dell'economia; in questo modo vogliamo caratterizzare l'utilità distintiva della cooperazione che rinnova la sua missione richiamandosi ai suoi scopi originali: dare certezza di reddito a ceti che rischiano di essere emarginati nel mercato del lavoro, valorizzando innanzitutto l'impegno delle giovani generazioni professionalizzate». ●

Giuliano Poletti presidente Legacoop Nazionale «La nascita, sempre più diffusa e organizzata, di “cooperative del capere” che l’accordo mira a promuovere, rappresenta un tentativo di utilizzare al meglio la forma societaria cooperativa, anche in ambiti nei quali, storicamente, non è stata presente, in particolare quello delle attività libero professionali sviluppatesi in questi anni. Inoltre non va dimenticato che la società cooperativa ci permette di applicare il principio democratico al mercato, anche e soprattutto a questo mercato che pare impazzito: cerchiamo di interpretare la dimensione moderna facendo tesoro della complessità e dell’integrazione che ci viene richiesta. Non è priva di significato per noi la partenza da Catanzaro. Il Mezzogiorno è un’area del Paese che più di altre ha bisogno dell’impegno di tutti per ridare slancio allo sviluppo e creare nuove occasioni di occupazione: naturalmente, il nostro impegno di promozione si estenderà, nei prossimi mesi, anche alle altre aree del Pese dove, comunque, le cooperative del sapere potranno rappresentare una significativa opportunità, specialmente per i giovani».

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economia Intervista a:

Legacoop e Ciu insieme per le “Cooperative del sapere”

Filippo Capellupo segretario regionale Ciu

Quali finalità e obiettivi ha il Protocollo d´intesa sulle "Cooperative del Sapere" sottoscritto da Ciu con Legacoop?

«Le cooperative del sapere, basate su professionisti di alta formazione e sul loro patrimonio professionale e culturale, rappresentano un’inevitabile evoluzione della forma cooperativa ed una risorsa indispensabile nell’economia della conoscenza alla quale la stessa Unione Europea affida il proprio futuro sviluppo. La creazione di Cooperative di Professionisti Intellettuali, denominate “cooperative del sapere”, può favorire l’obiettivo di assicurare al cliente dei servizi la fruizione di diversificate prestazioni professionali attraverso i soci Professionisti. Obiettivo che non va circoscritto ai confini nazionali, ma che può avere anche connotati comunitari, se non internazionali. La Ciu al fine di rendere aderenti le cooperative del sapere alle mutazioni del mercato della committenza, nonché all’apporto che le diverse specializzazioni professionali possono fornire sotto il profilo organizzativo, propone - a titolo esemplificativo - le seguenti possibilità di aggregazione, sia monoprofessionale che pluriprofessionale: a. Creazione di cooperative composte solo da quadri che hanno perso il posto di lavoro o professionisti di elevata competenza e qualifica, con particolare attenzione ai giovani. Possono rientrare altresì le donne professioniste ed ex-quadro (provenienti da ristrutturazioni aziendali, delocalizzazione, etc…) dopo un Filippo Capellupo corso di formazione di riconversione. Costituzione di cooperative di ricerca che tutelino i ricercatori e li aiutino a collocarsi nel mercato del lavoro qualificato. b. Costituzione di cooperative di professionisti intendendo, con tale termine, sia coloro che appartengono ad Ordini professionali regolamentati, sia a professioni non ordinistiche in base alla direttiva comunitaria 2005/36/CE, nel rispetto dei limiti e dei vincoli previsti per le professioni ordinistiche. c. Costituzione di cooperative miste di cittadini di Paesi Terzi dotati di Carte Blu e professionisti italiani. d. Società cooperative europee tra professionisti italiani residenti in Italia e all’Estero nonché dei Paesi ospitanti. e. Cooperative con prevalenza di giovani quadri o professionisti Junior». Quali sono le difficoltà che oggi incontrano i pro-

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fessionisti intellettuali nell´ingresso nel mondo del lavoro, soprattutto in Calabria?

«Il problema che si verifica spesso in questa regione è quello di trovarsi di fronte a individui - ed in particolare giovani e donne - che, pur avendo una soddisfacente formazione e pur rappresentando un’offerta lavorativa di alto valore qualitativo, restano assolutamente ai margini di un mercato del lavoro asfittico, dominato dalla presenza della pubblica amministrazione e da meccanismi di carattere nepotistico e clientelare».

Che cosa accade, secondo i dati che avete preso in considerazione, ai professionisti calabresi che, invece, si misurano in contesti internazionali?

«Per la fase post-crisi e l’attivazione del Trattato europeo di Lisbona, con il passaggio ad un’economia che si basa sulla conoscenza, si rende necessario ripensare ad un’organizzazione delle libere professioni in chiave europea e non più protezionistica e locale, al fine di consentire anche ai professionisti italiani di concorrere con le grandi strutture professionali europee ed uscire da un conservatorismo autolesionistico». Dal momento che siamo all´inizio di un nuovo anno e in atmosfera di auspici, che cosa si augura avvenga a livello dei diversi soggetti coinvolti, per invertire queste tendenze penalizzanti per i nostri "cervelli"?

«Speriamo che nel 2010 si possa promuovere una nuova cooperazione, che può rappresentare una soluzione reale ai bisogni di occupazione, emancipazione e di attuazione delle idee. Ciò che i “cervelli” non devono perdere è la creatività, che è una delle caratteristiche della cooperazione. Sei efficiente se inventi, se crei, se osi sempre di più in modo sempre più moderno in tutti i settori. E’ una sfida importante perché formare delle cooperative implica qualcosa di diverso e di più che formare dei lavoratori. Significa trasmettere consapevolezza, valori, percezione di essere parte di un movimento oltre che specifiche competenze di carattere gestionale e manageriale». Tornando all´intesa con Legacoop, attraverso quali strumenti concreti questo accordo porterà novità positive su questo fronte?

«Ciu e Legacoop metteranno a disposizione la propria esperienza nazionale ed europea per realizzare una formula organizzativa adeguata alla circolazione dei liberi professionisti. Intendiamo fornire la possibilità di affrontare la concorrenza proveniente da altri Paesi, nonché di far fronte ai mutamenti seguiti alla globalizzazione del mercato del lavoro, impegnando anche ingenti risorse finanziarie». ►

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economia

Legacoop e Ciu insieme per le “Cooperative del sapere”

La formula societaria cooperativa sposa la sfida della complessità e si presenta come nuovo "ammortizzatore sociale"

Le cosiddette “cooperative europee del sapere” possono influire positivamente sulla situazione che si registra a livello europeo e internazionale?

«La costituzione delle “cooperative del sapere” ha come obiettivo l’ “occupabilità”. In primo luogo come nuovo “ammortizzatore sociale” per quadri, professionisti dipendenti, ricercatori, che hanno perso o rischiano di perdere il posto di lavoro. Inoltre, tali cooperative aprono possibilità di lavoro per i giovani, per i liberi professionisti che intendono organizzarsi con modalità multidisciplinare ed in forma societaria, anche allo scopo di superare molte difficoltà tra cui, per esempio, la concorrenza estera nel mercato della committenza più ricca, delle imprese ed altro, sempre più internazionalizzata».

La Ciu svolge un´attività che spazia dal piano sindacale a quello politico: oltre all´accordo del quale nello specifico ci siamo occupati, quali sono le altre attività in cui è attualmente impegnata e quali gli obiettivi generali che nel nuovo mercato del lavoro si pone?

«La Ciu rappresenta gli interessi dei quadri, professionisti dipendenti, ricercatori vice dirigenti, consulenti, medio-alte professionalità , ed altri, sia persone fisiche che associazioni, è membra del Cnel riconosciuta dallo stato tra le grandi Organizzazioni sindacali comparative. Il progetto della Ciu è guidare il cambiamento che è dettato già dall’Europa, lavorando all’interno del Cese, recependo, adeguando e trasmettendo in tutte le nazioni dove opera. La formazione delle reti riesce oggi a superare il lavoro tradizionale ed a salvaguardare i progetti che sono di carattere europeo o mondiale. Non più emisferi separati ma sinergia sociale fra pubblico e privato che quindi si parlano e si riconoscono anche se cittadini stranieri. Quindi accompagnamento ad un cambiamento di cultura e di tutela, studiata con una strategia ad ampio raggio».

Quali sono i numeri della Ciu in Calabria?

«Sono circa duecento, gli iscritti alla Ciu, professionisti, quadri o dirigenti, ma ve ne sono altri quattrocento potenziali che si collegano con le strutture e discutono sulle problematiche correnti».

Al di là degli auspici, in base ai segnali, ai dati e ai numeri circolati in questo biennio, come usci-

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ranno secondo lei le professioni intellettuali calabresi dalla crisi economica? Saranno in grado di offrire un contributo significativo alla ripresa?

«L’economia sta conoscendo un periodo di cambiamenti radicali, innescati da fattori positivi quali la diffusione delle nuove tecnologie informatiche e telematiche, dall’apertura dei mercati su scala planetaria, e da fattori meno positivi, per usare un eufemismo, qual è la recente crisi, che ha scosso le più importanti economie ed ha coinvolto tutti i sistemi economici e sociali. L’economia è percorsa da mutamenti profondi del peso relativo delle diverse aree del mondo nell’ambito degli scambi economici e finanziari globali. In questo contesto, e anche in Calabria, emergono nuovi bisogni ed è necessario individuare nuovi spazi, modelli e strumenti di crescita per soddisfarli. Tra questi nuovi bisogni, si affacciano quelli di generazioni di professionisti e di giovani altamente professionalizzati che non trovano più nelle tradizionali aree di impiego la risposta al bisogno di lavoro e devono costruire il proprio futuro lavorativo in modo dignitoso e con prospettive di lungo periodo. Ciò che conterà sarà sempre di più la capacità di utilizzare le proprie basi di conoscenza, in genere costruite su un ambito locale caratteristico, per creare competenze distintive nella conoscenza globale. Lo ripeto: ciò che i cervelli non devono perdere, ora e in Calabria più che mai, è la creatività. E' da qui che viene la capacità di osare, inventare, in tutti i settori». ●

Corrado Rossitto, presidente Nazionale Ciu «L’attualità del messaggio che la promozione dell’istituzione delle “cooperative del sapere” è centrale, come pure lo è la questione della rigida separazione professionale che permane in Italia, a scapito delle richieste del mercato del lavoro europee. Si tratta di un progetto che interpreta pienamente l’indirizzo comunitario: il passaggio dall’individuo alla logica societaria è interessante perché abbraccia totalmente la richiesta di integrazione e complessità, il superamento di logiche professionali conservatrici e autolesionistiche. Noi vediamo nelle “cooperative del sapere”, e non in una qualunque forma societaria, una grossa opportunità per realizzare la libera circolazione delle professioni, la mobilità e l’arricchimento che viene dal fare esperienze in chiave finalmente europea, e non protezionista. Noi siamo interessati alla forma societaria cooperativa perché accanto alle professionalità aggiunge la responsabilità personale, la prevalenza della motivazione sul capitale, lo scopo mutualistico, la funzione di “ammortizzatore sociale” nell’essere capace di accogliere e valorizzare chi, perdendo l’occupazione, rischierebbe di essere espulso dal mercato del lavoro a soli 45 anni».

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Intervista all'avvocato Enrico Mazza, consulente aziendale

FINANZIAMENTI A FONDO PERDUTO ALLE MICROIMPRESE DI NUOVA COSTITUZIONE un bando per incentivare la nascita di aziende nel territorio calabrese

di

Rita Macrì

N

el Bollettino Ufficiale della Regione Calabria del 21 dicembre 2009 (supplemento straordinario n. 01 al n. 51 del 18.12.2009 Parte III) è stato pubblicato il bando per la concessione di agevolazioni agli investimenti e allo start up di microimprese di nuova costituzione denominato PIAIG – Pacchetti Integrati di Agevolazione Imprese Giovanili. Nel corso di un’intervista l’avvocato Enrico Mazza, direttore della M.I.A. Mondo Impresa Azienda, società specializzata nella consulenza ed assistenza alle imprese, responsabile della sezione aiuti alle imprese del portale “Calabriaeconomia” nonché assistente alla cattedra di Diritto commerciale della facoltà di Economia Aziendale dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, ha spiegato meglio questa importante opportunità per le giovani imprese calabresi. Avvocato Enrico Mazza chi può beneficiare di questa misura?

«Da un’attenta e accurata lettura del citato bando si evince che i beneficiari sono le persone fisiche tra i 18 e i 40 anni, residenti da almeno sei mesi nella ragione Calabria, che intendono avviare un’attività di microimpresa in forma individuale o società (s.n.c. – s.a.s – s.r.l. – soc. Enrico Mazza coop.) con sede legale e operativa nella Regione Calabria e con una compagine sociale composta per almeno la metà numerica da persone fisiche aventi le stesse caratteristiche indicate sopra. Mi piace precisare che, a differenza di quanto accadeva in passato, la potenziale società che intende beneficiare di questa misura non deve essere già costituita nella fase di presentazione della domanda, ma potrà costituirsi entro 45 giorni dal ricevimento della comunicazione dell’ammissibilità. Un’altra precisazione da fare è quella in merito all’organo ammi-

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nistrativo della costituita e/o costituenda società che deve presentare le caratteristiche in merito all’età ed in merito alla residenza prima descritti».

Quali sono le attività finanziabili e soprattutto le tipologie di aiuti ammissibili?

«Le attività finanziabili riguardano le iniziative relative ai settori della produzione di beni e fornitura di servizi tassativamente indicati nell’allegato “C” del bando; per individuare le attività ammesse e/o escluse è possibile consultare il sito della Regione Calabria (www.regione.calabria.it), ovvero contattare uno dei tecnici esperti della M.I.A. Mondo Impresa Azienda di Catanzaro, (0961777029), onde recuperare informazioni non solo in merito alle attività finanziabili e non, ma anche in merito alle attività che generano maggiore punteggio. Quanto alla seconda parte della sua domanda rispetto alle tipologie di aiuti ammissibili, è previsto un contributo a fondo perduto fino al 50% delle spese ammissibili per un massimo di € 175.000,00, nonché un contributo in conto esercizio fino al 35% delle spese di start-up sostenute nei primi due anni e comunque fino ad un importo complessivo di € 30.000,00. Vale la pena, anche su questi aspetti, fare almeno un paio di precisazioni. La prima, che l’investimento deve comprendere sia investimenti produttivi, sia investimenti in servizi reali; la seconda che non è previsto, a differenza di quanto capitava in esperienze pregresse, alcun finanziamento a tasso agevolato per l’altro 50%, quello appunto non finanziato. Tuttavia può essere riconosciuto un contributo aggiuntivo pari all’80% del costo sostenuto e comunque per un massimo di € 10.000,00 in caso di finanziamenti bancari supportati da garanzie di Consorzi Fidi». Avvocato quali sono le spese ammissibili?

«Le spese ammissibili dovranno riguardare, pena l’esclusione, per quanto riguarda il piano degli investimenti produttivi le spese,

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economia

Intervista all'avvocato Enrico Mazza, consulente aziendale

al netto dell’Iva, relative a macchinari, impianti, attrezzature, arredi, materiali necessari per garantire la sicurezza sul luogo di lavoro, opere di ristrutturazione (nella misura del 50% dell’investimento totale ammissibile), consulenze (nella misura del 5% dell’investimento totale ammissibile), hardware e software, autoveicoli ad uso commerciale da destinare esclusivamente al trasporto di merci, purché indispensabili allo svolgimento dell’attività. Per quanto riguarda la seconda parte dell’investimento, il piano integrato dei servizi reali, sono ammissibili le spese connesse all’acquisizione di consulenze specialistiche per la fornitura di servizi previsti nell’allegato D “Catalogo dei servizi reali” consultabile ai recapiti sopra indicati. Per lo start-up sono considerate ammissibili le spese legali, amministrative e di consulenza attinenti la costituzione della microimpresa, le spese di affitto di impianti / apparecchiature di produzione, energia, acqua, tasse (esclusa l’Iva), costi salariali e canoni di locazione per immobili». Ci può illustrare le modalità di presentazione delle domande e la loro valutazione ?

«Le domande di agevolazione debitamente compilate, pena l’inammissibilità, utilizzando rigorosamente la modulistica pubblicata sul sito della Regione Calabria sopra indicato, dovranno essere inviate tramite raccomandata A.R., posta celere o corriere espresso, entro 80 giorni dalla pubblicazione dell’ avviso sul Burc, in plico sigillato e controfirmato sui lembi di chiusura dal soggetto proponente, al seguente indirizzo: Regione Calabria - Dipartimento “Attività Produttive” Viale Cassiodoro – Palazzo Europa 88100 Catanzaro. Precisiamo che a differenza di quanto accadeva per bandi analoghi non è prevista anche la presentazione telematica. E’ inutile, puntualizzare che la predisposizione del progetto rappresenta la fase più delicata, in quanto il mancato rispetto di termini, modi e modulistica previsti dal bando comporta, ribadisco, l’inammissibilità dello stesso; pertanto la compilazione della domanda, del formulario, degli allegati e di quant’altro richiesto deve essere effettuata utilizzando i format predisposti senza apportare alcuna modifica. Quanto invece alla valutazione delle domande, l’istruttoria prevede una prima verifica formale, volta ad accertare la sussistenza dei requisiti di accoglibilità, e una valutazione di merito circa l’idea imprenditoriale, la fattibilità tecnicoeconomica dell’iniziativa, la cantierabilità della stessa. Il nucleo di valutazione provvederà a predisporre una graduatoria redatta sulla base dei punteggi assegnati a ciascuna iniziativa, per procedere al finanziamento delle stesse nei limiti delle risorse disponibili».

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Avvocato Enrico Mazza arriviamo alla domanda che le vorrebbero fare tutti, qual è la sua opinione su questo bando ?

«A mio modo di vedere, questa misura che tutti gli operatori interessati aspettano da oltre due anni potrebbe rappresentare un’interessante opportunità per le giovani imprese. Quello che sicuramente colpisce positivamente è la possibilità, a differenza di come accadeva ed accade tutt’ora con l’analoga misura gestita dall’ex Sviluppo Italia oggi Invitalia, di partecipare e quindi di allestire la domanda senza passare prima dalla fase della costituzione della società. Questo determinerà grossi risparmi sia in termini di costi di costituzione sia in termini di costi di mantenimento, e capite bene che se trattasi di imprenditoria giovanile ridimensionare al minimo le spese è sicuramente cosa positiva. Qualche perplessità mi permetto di esprimerla rispetto alla quota parte non finanziata, pari al 50%, che la giovane impresa deve dimostrare o con mezzi propri e/o con capitale di terzi; ebbene detta capacità finanziaria, secondo quanto previsto dal bando, deve essere dimostrata in sede di presentazione della domanda nonché attestata da una lettera di merito creditizio bancario. Mi domando quanti giovani imprenditori calabresi possono far fronte a detti impegni. Un’ultima considerazione consentitemi di esprimerla in merito alle risorse finanziarie messe a disposizione per la copertura di questa misura ammontanti ad € 15.000.000,00 provenienti dalle risorse liberate dall’Asse IV per € 13.300.000,00 e la differenza pari a € 1.700.000,00 dal fondo unico per la concessione di agevolazioni, sovvenzioni, incentivi e contributi alle imprese sul Bilancio della Regione Calabria. Forse, dopo una lunga attesa, ma soprattutto dopo il trasferimento delle competenze dall’Assessorato al Lavoro all’Assessorato alle Attività Produttive, quindi rispettivamente dall’uso del Fse al Fesr tutti ci aspettavamo qualcosa di più importante, alla luce del fatto che tante sono le aspettative pertanto probabilmente molte saranno le domande che verranno allestite e presentate. Comunque, malgrado tutto, confermo la mia opinione complessivamente positiva; detta misura darà a chi vorrà intraprendere nella nostra difficile terra di Calabria un’attività di microimpresa un’interessante opportunità e confermo sia con il contributo del portale Calabria Economia sia con quello della M.I.A. Mondo Impresa Azienda ampia disponibilità da parte di tecnici specializzati a dare tutte quelle informazioni utili e necessarie per allestire una domanda che possa raggiungere un punteggio utile alla sua ammissibilità». ●

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Sostegno all'occupazione

30

milioni di euro

a favore delle imprese che assumono in calabria

di

Enrico Mazza

C

on la pubblicazione dell’avviso pubblico relativo alla concessione di aiuti alle imprese per l’assunzione di lavoratori svantaggiati e all’occupazione di lavoratori disabili, sotto forma di integrazione salariale previsto nell’Asse II – Occupabilità del Piano Regionale per l’occupazione e il lavoro (Por Calabria FSE 2007/2013) si tenta, in un momento storico di grave crisi economica, di riattivare l’occupazione in Calabria. Il dipartimento n. 10 “Lavoro politiche della famiglia, formazione professionale, cooperazione e volontariato” ha approvato con decreto Dirigenziale n. 21531 suddetto avviso. Vediamo di esaminare gli aspetti più importanti di questo bando partendo dai requisiti che le imprese devono avere per essere ammesse, alle condizioni di esclusione dei candidati, ai destinatari, alle forme ed intensità dell’agevolazione ed infine alle modalità di presentazione delle domande e relative istruttorie e valutazioni. Possono presentare richiesta di agevolazione i datori di lavoro che intendono incrementare la propria base occupazionale nelle loro unità e/o sedi operative, che alla data di presentazione

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della domanda presentino i seguenti requisiti di ammissibilità (vedi riquadro in basso): • avere unità produttiva e/o sede operativa in Calabria • non trovarsi in stato di scioglimento, liquidazione o fallimento • essere in regola con le disposizioni normative in materia di

obblighi contributivi, previdenziali, assicurativi ed in materia di sicurezza dei lavoratori • essere in regola con gli adempimenti di cui alla legge 68/1999 • non aver effettuato licenziamenti nei 12 mesi precedenti la data della domanda

Va precisato che il bando fissa un limite massimo alle nuove assunzioni (espresso in Ula), che è in misura proporzionale all’organico presente in azienda al momento della presentazione della domanda. A titolo esemplificativo un’azienda che al momento di presentazione della domanda ha già 10 addetti (espressi in Ula), può beneficiare di tale incentivo per massimo 7 Ula. I destinatari dell’agevolazione devono essere esclusivamente lavoratori svantaggiati, molto svantaggiati o disabili, che siano (vedi riquadro):

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Sostegno all'occupazione

• residenti alla data dell’assunzione nella Regione Calabria • individuati direttamente dai beneficiari o indicati dai Cpi competenti • privi di legami di parentela / affinità / coniugio entro il I° grado con il titolare del beneficio

Quanto all’intensità dell’aiuto, il beneficio è rappresentato da un incentivo straordinario per ciascuna assunzione a tempo pieno e indeterminato, corrispondente al 50% dei costi salariali di un anno per i lavoratori svantaggiati, al 50% dei costi salariali di due anni per due anni per i lavoratori molto svantaggiati e al 75% del costo del lavoro di tre anni per i lavoratori disabili. Dalla data di assunzione il beneficiario deve mantenere il rapporto lavorativo instaurato per almeno i mesi corrispondenti al periodo del beneficio concesso. E’ opportuno puntualizzare che al momento della presentazione della domanda, i costi salariali devono essere asseverati da un consulente abilitato, sulla base della modulistica da reperire sul sito della Regione Calabria (www.regione.calabria.it). Quanto alla presentazione della domanda, questa deve essere redatta, pena l’inammissibilità, utilizzando esclusivamente i format previsti dal bando ed allegando la documentazione richiesta. Il tutto rigorosamente allestito nei modi e termini previsti, dovrà essere inviato contestualmente a mezzo raccomandata postale con ricevuta di ritorno, e telematicamente previa registrazione sul sito (www. regione.calabria.it/formazionelavoro) entro il 30/06/2010 salvo precedente esaurimento dei fondi. E’ inutile puntualizzare che la predisposizione del progetto rappresenta la fase più delicata, in quanto il mancato rispetto di termini, modi e modulistica previsti dal bando comporta, ribadisco, l’inammissibilità dello stesso; se può essere utile la M.I.A. Mondo Impresa Azienda (0961777029), con tecnici esperti, è disponibile a fornire informazioni utili per evitare errori che potrebbero comportare l’esclusione della domanda. Infine per quanto concerne i criteri di valutazione impiegati dall’Amministrazione Regionale, verrà effettuata una verifica formale circa la completezza e presenza di requisiti richiesti dal bando; le domande ritenute ammissibili saranno poi sottoposte ad una valutazione svolta da apposita commissione circa le caratteristiche del candidato, dei destinatari e della tipologia

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di contratto da instaurare. Qualche perplessità mi permetto di esprimerla in merito al trattamento, che il bando ha riservato alle imprese in fase di strart-up, in particolare in merito al numero delle assunzioni previste che presenta una forbice, a mio avviso troppo larga; infatti le imprese costituende, possono presentare domanda di incentivo per massimo tre dipendenti, oppure per un numero di dipendenti superiore a 40 (in tal caso è necessario stipulare un accordo con le rappresentanze sindacali). Questa differenza dimostra un limite nella stesura del bando che metterà in grossa difficoltà le imprese, e sono molte, che in fase di avvio dell’attività hanno esigenza di acquisire personale da un numero di 4 a 39 unità. Vorrei esprimere un’altra considerazione in merito ad uno dei documenti da allegare alla domanda, mi riferisco al prospetto dei dati della Centrale rischi rilasciato dalla Banca di Italia e riferito agli ultimi 12 mesi; ebbene posto che, per come si evince dal bando la presenza o meno di eventuali segnalazioni sulla centrale rischi non pregiudica né la presentazione, né l’istruttoria della domanda mi chiedo, a questo punto, quale sia l’esigenza di allegare un documento che comunque crea all’imprenditore qualche difficoltà nel trovarsi, anche per un semplice ritardo di una rata di finanziaria, segnalazioni sulla centrale rischi. Credo che sarebbe stato più attinente alle finalità del bando richiedere il Durc che appunto attesta la regolarità contributiva alla data di domanda. Un’ulteriore puntualizzazione vorrei farla sulle modalità di prova delle condizioni di lavoratore svantaggiato e molto svantaggiato; infatti mentre per provare la condizione di svantaggio è sufficiente un’autocertificazione del lavoratore che attesti il possesso di determinate caratteristiche, la condizione di lavoratore molto svantaggiato deve essere provata solo con un’anzianità di iscrizione al centro per l’impiego di almeno 24 mesi. Comunque malgrado qualche perplessità esposta, anche per questo bando esprimo un’opinione complessivamente positiva posto che, in un momento di grave crisi economica, l’obiettivo che si vuole raggiungere è quello di dare un impulso alle assunzioni in Calabria. Mi auguro pertanto che gli imprenditori calabresi possano cogliere questa interessante opportunità. Per qualsiasi chiarimento e/o delucidazione in merito, è possibile consultare il nostro portale (www.calabriaeconomia.it), o collegarsi sul sito www.regione.calabria.it dove oltre al bando e a tutta la documentazione prevista, sono pubblicate anche le Fac con le risposte alle domande più frequenti. ●

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La Regione guarda ai centri storici

un bando per incentivare fino al 50% a fondo perduto

le imprese commerciali e della ristorazione collocate nei centri storici di

Enrico Mazza

C

on l’approvazione del bando (con decreto n. 18120 del 12 ottobre 2009) per la concessione di incentivi alle imprese commerciali ai sensi della legge 266 del 7 agosto 1997 art. 16, comma 1, pubblicato sul Burc del 13 gennaio 2010, la Regione Calabria ha finalmente avviato una misura che da oltre un mese era in pre-informazione sul portale tematico (Calabria e Sviluppo) redatto a cura dall’Assessorato competente, ossia il Dipartimento Attività Produttive – Settore Industria, Commercio e Artigianato. Esaminiamo insieme gli aspetti più salienti di detta misura, analizzando le tipologie dei progetti finanziabili, quindi le iniziative agevolabili, i requisiti dei soggetti beneficiari, gli investimenti e le spese ammissibili, le forme e l’intensità degli aiuti, ed infine le modalità di presentazione delle domande e le loro istruttorie e valutazioni. Le iniziative ammissibili riguardano la creazione di nuove attività imprenditoriali oppure l’ampliamento/ammodernamento e il trasferimento di attività imprenditoriali esistenti e operanti nel settore del commercio localizzate esclusivamente nei centri storici dei comuni calabresi (zona A dei piani urbanistici comunali). Nell’allegato 1 del presente bando sono indicate

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dettagliatamente sia le attività ammissibili sia quelle escluse. Detto allegato è consultabile sul sito della regione Calabria (www.regione. calabria.it) ovvero presso la M.I.A. Mondo Impresa Azienda (tel. 0961.777029). Possono presentare richiesta di agevolazione le piccole e micro imprese operanti nei settori del commercio al dettaglio e della somministrazione al pubblico di alimenti e bevande che alla data di presentazione della domanda siano in possesso dei seguenti requisiti, pena l’inammissibilità: essere imprese di piccola e micro dimensione; avere sede operativa nei centri storici dei comuni calabresi; essere iscritte al registro delle imprese, nella classificazione Istat Ateco 2002 settore G52 (commercio), oppure settore H (somministrazione di alimenti e bevande), come riportato nell’allegato 1. Per le ditte individuali commerciali non ancora operanti occorre essere comunque titolari di partita Iva; essere qualificate come esercizio di vicinato; avere la piena disponibilità degli immobili del locale ove viene realizzato il programma; trovarsi nel pieno e libero esercizio dei propri diritti; non trovarsi in una delle condizioni di “difficoltà” previste dalla Comunicazione della Commissione Europea 2004/C 244/02; essere in regola con le disposizioni normative vigenti in materia di obblighi assicurati-

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La Regione guarda ai centri storici

vi e previdenziali. Precisiamo che l’investimento complessivo previsto da questa misura deve essere di minimo € 20.000,00 + Iva, massimo € 100.000,00 + Iva, delle seguenti spese ammissibili: opere murarie ed assimilate, per un massimo di investimento del 30 %; macchinari, impianti e attrezzature, i quali devono essere nuovi di fabbrica, identificabili singolarmente ed a servizio esclusivo del progetto; Know How e attività immateriali, per un massimo di investimento del 20%, che comprendono spese per la realizzazione di siti web, programmi informatici, spese per sistemi di certificazione e audit ambientale, spese per sistemi obbligatori di igiene e sicurezza. Quanto all’intensità dell’aiuto, il beneficio è «L’investimento rappresentato da un concomplessivo previsto tributo a fondo perduto da questa misura che non potrà superare il 50% della spesa riconodeve essere minimo sciuta ammissibile. Quan€ 20.000,00 + Iva to alle modalità di presenmassimo tazione della domanda € 100.000,00 + Iva» questa deve essere redatta, pena l’inammissibilità,

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usando esclusivamente i format (domanda, formulario, allegati, ecc.) previsti dal bando, allegando altresì tutta la documentazione tecnica/amministrativa richiesta. Suddetta documentazione, rigorosamente allestita nei modi e nei termini previsti, dovrà essere inviata, esclusivamente a mezzo raccomandata postale con ricevuta di ritorno, entro 30 giorni a decorrere dal giorno successivo a quello della pubblicazione del bando nel Bollettino Ufficiale della Regione Calabria. Precisiamo che, a differenza di quanto accade per bandi analoghi, non è prevista anche la presentazione telematica. Infine, vale la pena analizzare i criteri di valutazione che saranno utilizzati dall’Amministrazione regionale in sede di stesura della graduatoria, ove verranno pubblicati le iniziative ritenute ammissibili. In particolare il nucleo di valutazione terrà conto della validità tecnico-economica della proposta, del grado di innovatività del progetto, del rapporto tra macchinari ed attrezzature ed investimento complessivo, della localizzazione dell’unità produttiva, della tipologia d’investimento, dei progetti che prevedono azioni specifiche in tema di risparmio energetico, e dei progetti che prevedono azioni specifiche in tema di sicurezza. Un’ultima considerazione consentitemi di esprimerla in merito alle risorse finanziarie messe a disposizione per la copertura di questa misura, ammontanti a soli € 7.000.000,00, provenienti sia da risorse nazionali, sia da risorse regionali. Dopo una lunga attesa, tante erano le aspettative, e forse qualche risorsa in più questa misura la meritava, posto che la Regione Calabria con questo strumento si prefigge, in riferimento ai centri storici, alle zone di degrado ed ai centri commerciali naturali, il raggiungimento di almeno due obiettivi: quello della qualificazione dei luoghi del commercio, del turismo e del tempo libero, nonché il miglioramento dell’offerta integrata di servizi comuni, commerciali e turistici, finalizzata ad un incremento di concorrenza a vantaggio dei consumatori finali. Concludiamo questa breve illustrazione comunicando che per qualsiasi chiarimento e/o delucidazione, oltre a consultare il nostro portale (www.calabriaeconomia.it), dove da tempo è stato pubblicato, nella sezione incentivi alle imprese, sia l’estratto del bando che la sua versione integrale, è possibile collegarsi al sito della Regione Calabria (www.regione.calabria.it) dove saranno pubblicate, oltre al bando e a tutta la documentazione prevista, probabilmente anche le Fac con le risposte alle domande più frequenti; infine, la M.I.A. Mondo Impresa Azienda, conferma la solita disponibilità da parte di tecnici specializzati a dare tutte quelle informazioni utili e necessarie per allestire una domanda che possa raggiungere un punteggio utile alla sua ammissibilità. ●

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I "piccoli" e l'Italia

"I piccoli fanno grande l'Italia"

Umberto De Rose commenta i dati 2009 sull’esportazione Per il presidente degli industriali calabresi

«Occorre puntare

sulle piccole e medie imprese per lo sviluppo del Made in Italy» “

I

piccoli fanno grande l’Italia!”. E’ quanto affermato dal presidente degli industriali calabresi, Umberto De Rose, in una nota stampa, a commento dei dati sull’esportazione per il 2009 diffusi dalla Fondazione Edison. Cento miliardi di dollari il valore dei beni esportati; primo posto nel mondo per il nostro Paese su circa trecento prodotti. «La forza di questi dati – ha sottolineato De Rose – non risiede soltanto nell’importanza e nella qualità dei numeri in sé, ma, soprattutto, nella tipologia di impresa che li ha prodotti, cioè tutto il sistema delle piccole e medie imprese». «Del resto non si spiegherebbero diversamente le oltre mille nicchie di eccellenza che rappresentano oltre la metà dell’intero valore dell’export italiano». «Questa situazione, ovviamente, – ha proseguito De Rose – non ci sorprende perché è da qualche anno ormai che continuiamo, come Confindustria calabrese, a sostenere che quello delle piccole e medie imprese non è soltanto il settore trainante dell’economia ita- Umberto De Rose liana ma anche quello su cui è necessario più incisivamente puntare per sostenere l’intero Paese». «Sfumato il sogno (o l’illusione?) dello sviluppo dei grandi giganti industriali soprattutto per territori come quelli meridionali e quello calabrese in particolare – ha aggiunto De Rose – bisogna, dunque e speditamente, prendere atto che le Pmi (Piccole e medie imprese) sono realmente l’unica prospettiva attraverso cui riposizionare lo sviluppo dell’intero Paese. Come infatti dimostrano i dati 2009 sull’export, che da sempre rappresenta la vera “certificazione di qualità” delle nostre imprese, essere piccoli non sempre, anzi quasi mai, è sinonimo di debolezza o di poca tutela e sviluppo del Made in Italy». «Anzi, semmai – evidenzia De

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Rose – questi dati dimostrano ancora una volta, che un sistema efficiente e ben organizzato di imprese come quello medio piccolo è capace di reggere non solo la concorrenza dei mercati sempre più globalizzati, ma di rappresentare anche ed al meglio il nostro Paese nel mondo. Ma se così è, è però anche necessario che le medie e piccole Imprese vengano sostenute con specifiche politiche di sviluppo soprattutto sul versante del credito. Ed allora – ha precisato De Rose – ai risultati positivi che si registrano in questa chiusura d’anno fa da contraltare, questo sì in senso negativo, il mancato ruolo di supporto del sistema creditizio alle imprese. Le previsioni di credito per il 2010 denotano, infatti, una crescente quanto inesorabile carenza di liquidità proprio per le imprese cui non si fa fronte con politiche creditizie mirate ed efficaci, anzi, sul versante del costo del denaro, l’Autority ha relazionato al Governo ed alla Banca d’Italia sull’elevato costo dei servizi bancari ed alle commissioni che hanno sostituito la famigerata commissione di massimo scoperto che, in taluni casi, è arrivata a costare, oggi, 15 volte in più di quanto costasse nel passato. Come avevamo avuto già modo di dire fatta la legge (che avrebbe dovuto far risparmiare i correntisti) trovato l’inganno (si paga di più)». «Dal Governo, alla Banca d’Italia, all’Ocse ormai tutte le autorità hanno detto e continuano a dire la loro in materia di credito e di costi dello stesso; possibile – si domanda De Rose – che solo le banche non si accorgano di una situazione tanto paradossale quanto penalizzante soprattutto per le imprese? Ed ancora mi chiedo: per quanto tempo dovremo continuare ad accettare questa sorta di legalizzazione di una pratica bancaria a volte davvero sin troppo simile a quel fenomeno dell’usura che con forza stiamo cercando di combattere e contrastare? Era forte il timore che la carenza di liquidità per le imprese portasse organizzazioni criminali e mafiose ad acquisire aziende o quote di aziende. Registriamo, invece, che su questo terreno le più attive sono ancora le banche che, grazie ai contributi statali, acquisiscono quote di importanti gruppi industriali con evidente conflitto di interessi interno». «L’unico augurio allora – ha concluso De Rose – è che il nuovo anno porti una forte ventata di novità positive sotto questo aspetto soprattutto in Calabria dove il fenomeno è più forte e il sistema delle Pmi ha già dimostrato di potercela fare anche da solo, ma per quanto ancora potrà durare?». ●

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interventi

L'accesso al credito

CONFIDI e banche di garanzia

Antonio Bevacqua

di

Antonio Bevacqua*

L

a riforma dei Confidi, fortemente richiesta dal sistema economico e finanziario, è contenuta nel Decreto Legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito dalla Legge 24 novembre 2003, n. 326. I Confidi, ricordiamo, sono quei consorzi, per lo più nati sotto l’egida delle locali Camere di Commercio o delle Organizzazioni imprenditoriali, aventi lo scopo di fornire consulenza, agevolazioni e garanzie in ambito bancario alle imprese aderenti. La Legge 326, battezzata subito “legge Confidi”, all’art. 13 descrive tre diversi modelli di operatività per tali enti: • un primo modello è quello ordinario, che prevede l’iscrizione del Confidi in una sezione speciale dell'elenco previsto dall'art. 106 del Tub (testo unico bancario). Questo tipo di consorzio fidi può svolgere esclusivamente l'attività di garanzia collettiva dei fidi e i servizi ad essa

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connessi o strumentali; • un secondo modello prevede la possibilità per i Confidi di conquistare una maggiore operatività, assumendo la veste di soggetti vigilati, quali intermediari finanziari iscritti nell’elenco speciale di cui all’art. 107 del Tub; • un ulteriore modello è quello che consente ai Confidi di assumere la forma di banche cooperative tenute a svolgere prevalentemente l'attività di garanzia collettiva dei fidi a favore dei soci. Tale ultimo modello viene inteso da molti come la migliore evoluzione dei Confidi nell’ambito di un processo di perfezionamento dei rapporti bancheimprese (Basilea 2), altri invece guardano all’abbandono della dimensione locale dei Confidi come al rischio di perdere il capitale sociale di relazioni accumulato. Vediamo, dunque, di analizzare le principali caratteristiche della forma “banca di garanzia collettiva”, la cui disciplina è contenuta nei commi da 29 a 31 dell’articolo 13 della Legge 326/2003 e nelle Istruzioni di Vigilanza (28.02.2008) della Banca d’Italia. Come accennato, le banche di garanzia collettiva vengono configurate come una categoria di banche costituite in forma di società cooperativa che, in base al proprio statuto, esercitano prevalentemente l’attività di garanzia collettiva dei fidi a favore dei soci e a cui si applicano, in quanto compatibili, talune disposizioni dettate dal testo unico bancario per le banche di credito cooperativo. Tale circostanza e altri indicatori induco-

no la Banca d’Italia a classificare dette banche nella categoria delle società cooperative a mutualità prevalente. Denominazione

La denominazione sociale delle banche di garanzia collettiva deve contenere una o entrambe le espressioni “confidi” e “garanzia collettiva dei fidi”. Alle altre banche è fatto divieto di fare uso delle predette espressioni o di altre che possano trarre in inganno sulla legittimazione allo svolgimento dell’attività di garanzia collettiva dei fidi. Inoltre, proprio in relazione al carattere locale delle banche di garanzia collettiva è richiesto che nella denominazione siano adottati riferimenti utili a identificare il territorio di competenza.

Forma giuridica e azioni

Abbiamo visto che le banche di garanzia collettiva devono essere costituite nella forma di società cooperativa per azioni a responsabilità limitata. Il capitale sociale, come in ogni cooperativa, è variabile. Esso è diviso in azioni nominative il cui valore nominale non può essere inferiore a 25 euro, né superiore a 500 euro. A tali banche è fatto divieto di erogare prestiti e rilasciare garanzie su proprie azioni, compensare le proprie azioni con eventuali debiti dei soci, mentre lo statuto deve prevedere i limiti all’acquisto di azioni proprie in conformità con quanto previsto dal codice civile. A salvaguardia dell’integrità del patrimonio della banca, le azioni proprie detenute non devono eccedere il 10% del capitale sociale. Alla costitu-

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interventi zione di banche di garanzia collettiva si applicano le Istruzioni di Vigilanza della Banca d’Italia in materia di autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria. Il capitale minimo iniziale richiesto per la costituzione di una banca di garanzia collettiva è pari a due milioni di euro e deve essere rappresentato unicamente da capitale sociale interamente versato e da riserve pienamente disponibili (ad es. riserva legale, riserva per sovrapprezzo azioni). Competenza territoriale

Le banche di garanzia collettiva devono indicare nel proprio statuto la zona di competenza territoriale. Entro tale zona esse acquisiscono i soci, assumono rischi nei confronti della clientela e aprono o trasferiscono le succursali. Nelle norme viene precisato che per zona di competenza territoriale si intende la provincia in cui la banca ha la sede legale e le province ad essa limitrofe. Istruzioni particolari sono poi dettate per l’apertura di sedi distaccate in altre province non ricomprese nella zona di competenza territoriale. Soci e sostenitori

Possono diventare soci delle banche di garanzia collettiva le piccole e medie imprese industriali, commerciali, turistiche e di servizi, le imprese artigiane e agricole, come definite - dice la legge - dalla disciplina comunitaria in materia di aiuti di Stato a favore delle piccole e medie imprese (imprese aventi, a livello individuale o consolidato meno di 250 occupati e un fatturato annuo non superiore a cosenza il primato

L'accesso al credito

a 50 milioni di euro, oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 43 milioni di euro). Possono essere soci dei confidi anche i professionisti iscritti in albi professionali e le associazioni professionali, sempre che svolgano un’attività economica e rispettino i limiti dimensionali relativi alle Pmi. Possono partecipare alle banche di garanzia collettiva anche imprese di maggiori dimensioni rientranti nei limiti dimensionali determinati dall’Ue ai fini degli interventi agevolati della Bei a favore delle piccole e medie imprese, purchè tale categoria di soci non superi il valore di un sesto del numero totale dei soci. Ai soci e ai clienti delle banche di garanzia collettiva è richiesto di essere soggetti residenti, avere sede o operatività con carattere di continuità nella zona di competenza territoriale delle banche medesime. Per le persone giuridiche si tiene conto dell'ubicazione della sede legale, della direzione, degli stabilimenti o di altre unità operative. Il numero dei soci non può essere inferiore a 200 e ogni socio non può possedere azioni per un valore nominale complessivo superiore a 50.000 euro. E’ previsto che gli enti pubblici e privati e le imprese di maggiori dimensioni prive dei requisiti per essere soci possono sostenere l’attività delle banche di garanzia collettiva attraverso contributi e garanzie non finalizzati a singole operazioni; essi non divengono soci né fruiscono delle attività sociali, ma i loro rappresentanti possono partecipare agli organi elettivi

delle banche di garanzia collettiva con le modalità stabilite dagli statuti, purché la nomina della maggioranza dei componenti di ciascun organo resti riservata all’assemblea dei soci. Operatività prevalente

Lo statuto delle banche di garanzia collettiva deve contenere la previsione che le stesse esercitano prevalentemente l’attività di garanzia collettiva dei fidi. In questo senso deve essere intesa “l’utilizzazione di risorse provenienti in tutto o in parte dalle imprese socie per la prestazione mutualistica e imprenditoriale di garanzie volte a favorirne il finanziamento da parte delle banche e degli altri soggetti operanti nel settore finanziario” e lo statuto deve indicare le modalità con cui la banca intende dare attuazione a tale principio della prevalenza. Secondo le Istruzioni di Vigilanza della Banca d’Italia il principio è rispettato quando dall’ultimo bilancio approvato risultino verificate entrambe le seguenti condizioni: 1) Ricavi Garanzia Collettiva Fidi > 50% Totale Ricavi 2) Ammontare Garanzie Collettive Fidi > 50% Totale Attivo La Banca d’Italia, tuttavia, può autorizzare, per periodi determinati, singole banche di garanzia collettiva ad un’operatività prevalente a favore di soggetti diversi dai soci, unicamente qualora sussistano ragioni di stabilità. ● *Commercialista Consigliere Istituto Banco di Napoli Fondazione

N

ei mesi scorsi, a Cosenza, è stato costituito il Comitato promotore della Banca di Garanzia che nasce nella Città dei Bruzi su iniziativa dell’Amministrazione Provinciale e della Camera di Commercio.Del Comitato promotore fanno parte il Presidente della Provincia Mario Oliverio, il Presidente della Camera di Commercio Giuseppe Gaglioti, il Sindaco di Cosenza e Presidente dell’Anci Salvatore Perugini, il Presidente della Fondazione Carical Mario Bozzo. «Con la costituzione del Comitato promotore – ha dichiarato il Presidente Oliverio – parte concretamente il percorso per dare vita alla Banca di Garanzia. La prima in Italia, uno strumento a sostegno delle piccole e medie imprese della nostra provincia. La decisione assunta dall’Amministrazione Provinciale e dalla Camera di Commercio di dare vita alla Banca di Garanzia destinando ad essa, rispettivamente, 4 milioni di Euro ha consentito di rendere concreta una iniziativa di notevole interesse e portata per il tessuto economico ed imprenditoriale della nostra provincia. Ora i protagonisti dovranno essere gli imprenditori ed il largo e variegato sistema delle imprese della provincia, che dovranno partecipare aderendo alla Banca di Garanzia con la sottoscrizione delle quote. Auspico che anche i Confidi assumeranno l’iniziativa di unificarsi e di aderire a questo progetto».

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cultura

Associazione Jonici e Coldiretti Calabria

Tesori storici e agroalimentari: la Calabria vincente si riscopre Alla Casa delle Culture di Catanzaro Associazione Jonici e Coldiretti Calabria promuovono il Magna Grecia Lifestyle di

Rosalba Paletta

S

i è chiuso con una grande cerimonia l’anno della Calabria dell’agroalimentare, della cultura e del patrimonio storico. Al centro dell’attenzione alla Casa delle Culture di Catanzaro la filiera agricola regionale, ma anche la filiera, se così si può dire, storica e culturale, che impreziosisce e riempie di identità ogni singola produzione calabrese. Quella filiera che l’Associazione Jonici, di cui e portavoce Massimo Tigani Sava, ha sintetizzato nell’idea base di un suo progetto culturale denominato “Magna Grecia Lifestyle”, e che ha visto insieme alle attività del progetto “Consuma e spendi calabrese”, fin da subito, l’appoggio di Coldiretti Calabria e del suo presidente, Pietro Molinaro. Mentre nel caso di “Consuma e spendi calabrese” l’associazione Jonici ha posto al centro il ruolo del consumatore calabrese nel supportare l’economia locale, prima ancora che la politica si muova e faccia i suoi passi; nel caso del progetto “Magna Grecia Lifestyle” l’associazione di giornalisti ha voluto ricondurre le tante e qualificate produzioni del mondo agroalimentare calabrese all’origine culturale e storica che le contraddistingue. Dalla sostanziale comunione di vedute con Coldiretti è nata l’importante iniziativa, e alla presenza di personalità politiche, istituzionali, imprenditoriali, è stata presentata la proposta di riscoprire il “Magna Grecia Lifestyle”, anche attraverso la valorizzazione del “Made in Calabria” e, più in generale, del “Made in Italy”. Sostenere la Filiera Agroalimentare Italiana e, in particolare e per quanto possibile, quella calabrese, significa promuovere un modello di sviluppo sano, ecosostenibile, capace

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cultura

di preservare territori e tradizioni, in grado di offrire molte risposte a una crisi mondiale che ha prodotto gravi conseguenze sul piano economico e sociale. Mai come in questi giorni possiamo dire che la giustizia sociale passa anche sopra le nostre tavole e "attraversa" ciò che mangiamo. Coldiretti Calabria in sintonia con la Federazione nazionale, continua a modellare sul territorio regionale una proposta che sta mobilitando migliaia di energie positive. D’altra parte, in maniera sinergica e costante, l’Associazione Jonici sta promuovendo un’azione articolata a partire dalla funzione strategica di agricoltori e produttori alimentari, che credono nel valore della terra, fino al coinvolgimento delle famiglie e dei singoli consumatori, che guardano con attenzione ai concetti di alimentazione equilibrata, di tracciabilità dei prodotti, di salvaguardia dell’ambiente, di conservazione di alcune preziose tradizioni. E proprio questi

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cultura

Associazione Jonici e Coldiretti Calabria

Il tavolo dei lavori

prodotti, produttori e consumatori, sono legati dal “Magna Grecia Lyfestile”. Come ha spiegato nel corso dell’evento alla Casa delle Culture lo stesso Massimo Tigani Sava: «Il richiamo alla filiera agroalimentare calabrese è più forte e convincente se si arricchisce delle proprie radici culturali, se diventa espressione di un territorio nel suo complesso, se rende coerente un progetto di sviluppo con le direttrici disegnate da millenni di vicende umane». In questo contesto Coldiretti Calabria ha fatto propria l’idea dell’Associazione Jonici di valorizzare l’immenso patrimonio agroalimentare calabrese partendo dalla storia e dalla cultura del territorio. «I nostri prodotti tipici e tradizionali – ha affermato il portavoce di Jonici – sono tali perché sono figli di culture che in Calabria si sono stratificate nel corso dei secoli. E’ per questa ragione che le nostre specialità agroalimentari oltre che essere genuine, sono anche uniche e particolari, rare e irripetibili, tanto da acquisire un valore aggiunto consistente sul piano globale». «Se storia e cultura accompagnano i nostri imprenditori – ha affermato Pietro Molinaro –, tutti noi siamo più forti e avremo una carta in più da giocare non soltanto sul piano locale, ma anche sul piano internazionale, un vero e proprio asso nella

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manica. Non possiamo non ringraziare Massimo Tigani Sava – ha proseguito nel corso del suo intervento il Presidente del popolo delle bandiere gialle calabresi – per aver fatto uscire così mirabilmente l’agricoltura dal recinto. Un recinto stretto, certamente non esaustivo delle sue reali possibilità, nel quale era stata relegata. Basti pensare al contributo che l’agricoltura intesa come specchio della storia può dare al turismo. Coldiretti – ha concluso Molinaro – , che da anni si batte per il riconoscimento del valore economico e sociale della terra e dei suoi prodotti, e che lo fa ancor di più in un momento in cui il ruolo dell’agricoltura è cruciale a livello mondiale, oggi non può non sposare la battaglia che Jonici chiama di recupero del “Magna Grecia Lifestyle”, e che noi traduciamo nel recupero del valore culturale dell’agricoltura in Calabria». ►

Un parte del pubblico partecipante

cultura

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cultura

Associazione Jonici e Coldiretti Calabria

Da sinistra: Rocco Leonetti, Agazio Loiero e Pietro Molinaro

Paolo Abramo, Wanda Ferro e Pietro Molinaro

Gerardo Sacco e Roberto Torchia

Magna Grecia Lifestyle: i premi e gli ospiti

inimitabile patrimonio storico e culturale. Nei ricchi cesti è contenuta anche un'opera del ceramista Luigi Parrilla di Cirò Marina (Kr), prematuramente scomparso purtroppo alcuni giorni dopo Nell'ambito della cerimonia, a riassumere i contenuti affronla sua applaudita presenza a Catanzaro. L’opera accuratamente tati da Massimo Tigani Sava e Pietro Molinaro, sono stati conselezionata e realizzata per l’occasione in numero limitato è la risegnati da Coldiretti Calabria a diversi rappresentanti del mondo produzione di un'antica e famosa moneta dell’antica Kroton, rafcivile, politico e sociale presenti, alcuni cesti ideati dall'Associafigurante il trìpode delfico. I cesti realizzati in puro salice e canzione Jonici, quali esempi dell’offerta variegata e qualificatissina dalle mani di capaci artigiani di Lamezia ma che il territorio è in grado di offrire. Ai Terme (Cz), sono, invece, espressione della cesti è stato attribuito un nome suggestivo nobile tradizione del territorio. A ricevere il ed evocativo di diverse importanti tradizioni prestigioso cesto sono stati: on. Agazio Loculturali di una terra antichissima, qual è la iero, presidente della Regione Calabria; on. Calabria: Nosside, poetessa di Locri (Rc); Wanda Ferro, presidente di Upi Calabria e Pitagora, pensatore che visse nell’antica della Provincia di Catanzaro; Gerardo SacKroton (Kr); I Bruzi, in nome dell’antica poco, maestro orafo di Crotone; Fortunato Ropolazione di pastori dell’entroterra (Cs); Siberto Salerno, presidente di Unioncamere bari, antica e opulenta colonia magno greca Calabria e della Camera di Commercio di (Cs); Cassiodoro, fondatore a Squillace del Maria Giovanna Cassiano e Benedetto De Serio Crotone; Maria Giovanna Cassiano, direttoVivarium (Cz). Tutti i cesti contengono spere dell'Inps di Rossano (Cs); Maria Perrusi, cialità agroalimentari ed enogastronomiche Miss Italia 2009. Alle premiazioni hanno partecipato numerose calabresi, realizzate da aziende che operano sul territorio, legaautorità e rappresentanti del mondo della cultura, dell'informate al concetto di filiera portato avanti da Coldiretti. Allo stesso zione, delle istituzioni nonché della società civile. Tra questi: l'on. tempo il nome che li identifica dà la misura di come in Calabria Piero Amato, assessore regionale all'Agricoltura; Paolo Abramo, parlare di agroalimentare significhi, ancora oggi, riferirsi non presidente della Camera di Commercio di Catanzaro; Grazioso solo ad una qualificata filiera produttiva, ma ad un prezioso ed

Wanda Ferro presidente di Upi Calabria e della Provincia di Catanzaro

«Dico grazie a Jonici per averci indicato la strada che potrà stimolare la politica e le istituzioni a procedere su un filone importante per la crescita ed il benessere della nostra regione. Dopo l’importante Tre giorni realizzata questa estate (Jonici Food Fest, ndr), che mi auguro abbia seguito per l’enorme varietà di realtà produttive che è stata in grado di coinvolgere, oggi con questo cesto ci mostra che quello che produciamo e mangiamo in Calabria è figlio della cultura fatta di “grandi personalità”, che il mondo ci invidia. Cominciamo noi per primi a comprendere il valore che ha questo mondo per il nostro bene, e impariamo a mostrarlo al mondo: per esempio cominciando nelle sedi istituzionali a omaggiare dei nostri prodotti i nostri interlocutori».

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cultura

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cultura

Roberto Salerno

Associazione Jonici e Coldiretti Calabria

Nicodemo Librandi e Pietro Molinaro

Manno, presidente dei Consorzi di Bonifica di Calabria; il professor Valerio Donato, commissario dell'Arssa. Per loro l’associazione Jonici ha selezionato una copia di Pinax locrese raffigurante Dioniso che rende omaggio a Persefone seduta in trono, anch'essa realizzata dal compianto Maestro Parrilla. Anche in questo caso l’artigianato di tradizione calabrese ha arricchito di significato la premiazione. Persefone, infatti, nella mitologia, rappresenta la rigenerazione della natura, del rinnovarsi della vita dopo la Roberto Salerno, Grazioso Manno e Pietro Molinaro morte, e quindi della

Benedetto Di Iacovo e Pietro Molinaro

Aldo Ferrara e Rosalba Paletta

fertilità dei campi che si rigenerano di stagione in stagione: l’archeologia a supporto dell’agricoltura ancora riccamente praticata nella nostra regione. Per brindare ad un futuro in cui tali proposte si traducano in realtà un prodotto che simboleggia l'incontro fra tradizione e innovazione: uno spumante realizzato con il principe dei vitigni autoctoni calabresi, il Gaglioppo. Il Rosaneti Rosè delle Cantine Librandi di Cirò Marina (Kr), è stato offerto dalla nota cantina, per la quale erano presenti il professor Nicodemo Librandi e suo figlio Piero Amato, Maria Perrusi e Pietro Molinaro Paolo. ●

Nei cesti ideati dall'Associazione Jonici la Calabria del pesce, del biologico, della pastorizia, dei profumi, dell’opulenza Cassiodoro: la cultura del pesce in Calabria e la memoria delle vasche del Vivarium di Stalettì. Cassiodoro, grande statista, uomo politico, intellettuale e scrittore calabrese fondò il Vivarium nel VI sec. d.C. Il cesto contiene specialità marinare: tonno, acciughe, sarde, neonata… Pitagora: la dieta mediterranea e la cultura del biologico nella memoria del primo filosofo e scienziato dell’alimentazione nella storia dell’umanità. Il cesto contiene specialità biologiche e tipiche della dieta mediterranea: cereali, olio extravergine di oliva, miele, vino… I Bruzi: il paniere enogastronomico calabrese delle aree montane e collinari, nella memoria del Popolo che, prevalentemente dedito alla pastorizia, dal IV secolo a.C. occupò

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le aree interne della Calabria e soprattutto la Sila. Il cesto contiene varie specialità di salumi e di latticini. Nosside: la poetessa saffica dell’antica Locri e i profumi di Calabria. I frammenti delle sue meravigliose liriche ne evidenziano una forte ispirazione amorosa e sensuale. Nel cesto sono rappresentate le culture del Bergamotto, del Cedro, della Liquirizia, dei Liquori odorosi, dei vini passiti… Sibari: la straordinarietà della proposta agroalimentare, enogastronomica e artigianale della Calabria nella memoria della Polis che, per antonomasia, sin dall’antichità viene ricordata come esempio di lusso, opulenza, ricercatezza, sfarzo, gusto raffinato, splendore degli usi e dei costumi.

cultura

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sanità

Farmaci Otc e Sop

Farmaci nella Gdo anche in Calabria: riflessioni sulle ricadute del decreto Bersani

di

Monia Melia*

N

ell’attuale contesto competitivo italiano appare sempre più frequente l’estensione e la diffusione di nuove formule distributive a libero servizio anche a business storicamente veicolati attraverso canali e modalità propriamente tradizionali e fortemente ancorate ai rapporti di fiducia interpersonali tra cliente e venditore. Tali formule, ampiamente sperimentate nella realtà statunitense ed in molti mercati europei, rispondono all’esigenza di gestire le problematiche connesse all’eccesso di offerta e alla presenza di una domanda sempre più sofisticata, determinando di fatto il superamento della vendita tradizionale. Tale fenomeno, negli ultimi anni, ha interessato in Italia anche il contesto farmaceutico. Fino al 2006 la normativa in vigore nel nostro Paese riservava, a livello territoriale, la possibilità di vendere i farmaci al pubblico alle sole farmacie, compresi quelli destinati al trattamento di affezioni minori acquistabili senza presentazione di ricetta medica. Con il decreto Bersani (d.l. 4 luglio 2006 n. 233 convertito in legge n. 248/2006) è stata prevista la possibilità per gli esercizi commerciali al dettaglio di vendere farmaci di automedi-

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sanità

cazione o da banco (Otc) e farmaci o prodotti non soggetti a prescrizione medica (Sop)1 avviando così un procedimento già sperimentato in altre nazioni europee, quali il Regno Unito, l’Olanda, la Danimarca, la Norvegia, l’Irlanda, la Germania, il Portogallo. Le novità introdotte dal decreto Bersani hanno prodotto un autentico breakthrough, almeno concettuale, nel panorama della distribuzione farmaceutica italiana. È stata prevista la possibilità di vendere farmaci e parafarmaci durante l’orario di apertura dell’esercizio commerciale, in un apposito reparto (o corner salute) e con l’assistenza di uno o più farmacisti abilitati all’esercizio della professione ed iscritti al relativo ordine, garantendo in tal modo un’assistenza professionale indispensabile per la vendita di prodotti che sono farmaci e non beni di largo consumo. Il potenziale competitivo di tali spazi commerciali prescinde dall’acquisto del farmaco in sé ed esprime piuttosto una nuova visione dell’offerta distributiva farmaceutica che, da una nicchia estremamente specializzata, si muove verso un’offerta ampia e variegata di prodotti “accessori”. All’interno di tali corner, difatti, vengono offerti al consumatore oltre ai farmaci senza obbligo di prescrizione medica, anche prodotti omeopatici, veterinari, per l’infanzia, cosmetici e per l’igiene orale. L’inserimento dei corner salute all’interno della Gdo ha prodotto un impatto estremamente positivo sul super/ipermercato e sull’immagine del seller distributore in quanto ha permesso di coprire un’ulteriore e diversa esigenza del consumatore aumentandone il

grado di soddisfazione. Recenti indagini dimostrano tuttavia che il consumatore di prodotti farmaceutici è un acquirente consapevole e poco influenzabile dalle attività di visual merchandising2 applicate all’interno del punto vendita al fine di impattare sulle sue decisioni d’acquisto, e che non si è verificato ad oggi alcun abuso di tali prodotti così come era stato previsto (Asi, 2008). Le vendite di farmaci da banco, infatti, continuano a rimanere stabili (-0.3% a volume e +0.7% a valore rispetto all’anno precedente) confermando che il maggior numero di punti vendita ed una maggiore concorrenza sui prezzi non influiscono in maniera significativa sul processo di acquisto di farmaco. Nonostante ciò tutte le principali catene distributive, Auchan, Carrefour, Coop, Conad, Panorama, hanno avviato la vendita di prodotti farmaceutici senza obbligo di prescrizione medica anche in virtù del rilevante giro d’affari generato: 332 milioni di confezioni di farmaci non prescription acquistate dagli italiani nel 2008, 2.160 milioni di euro generati, di cui circa 2 milioni dalle farmacie, 53 milioni dalla Gdo e 77 milioni dalla parafarmacie (Anifa, 2009). In Italia attualmente esistono 299 corner salute, 2.688 parafarmacie e 17.716 farmacie distribuite capillarmente su tutto il territorio nazionale. Circa il 62% dei corner salute risulta concentrato al Nord tra Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto, il 23.4% al Sud e il 14.7% al centro (figura 1). Le parafarmacie, al contrario, risultano maggiormente concentrate al Sud (39.7%) e nello specifico in Sicilia, Campania e Calabria (Altroconsumo, 2009) (figura 2).

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sanità

Farmaci Otc e Sop

Figura 1 - Corner salute in Italia Nord 61,9%

Figura 2 - Parafarmacie in Italia

Centro 14,7%

Nord 34,3%

P

Centro 26% %03,43

DRON

%07,93

DUS

%03,62

ORTNEC

Sud 23,4% Sud 39,7%

Nonostante le farmacie rappresentino, attualmente, il canale maggiormente utilizzato dai cittadini, le nuove realtà distributive, parafarmacie e corner salute, con tassi di crescita rilevanti rispettivamente del 14.4% e del 23% nel corso del primo semestre 2009, e del 33-30% nel corso nell’ultimo anno, stanno lentamente erodendo quote di mercato alle farmacie conquistando circa il 10% del mercato dei farmaci da banco (Altroconsumo, 2009). Tale risultato può essere ricondotto ai più elevati sconti realizzati all’interno dei corner e delle parafarmacie rispetto alle farmacie tradizionali, anche se su un numero di referenze più limitato. È stato di fatto osservato come il 45% delle farmacie pratichi mediamente sconti dell’11% contro uno sconto del 23% applicato dai corner della Gdo.

“In Calabria, a seguito della liberalizzazione del mercato farmaceutico, sono sorte 218 parafarmacie”

In Calabria, a seguito della liberalizzazione del mercato farmaceutico, sono sorte 218 parafarmacie di cui una (corner salute) all’interno dell’ipermercato A.Z. affiliato Auchan presso il parco Commerciale “Le Fontane” a Catanzaro Lido. Inaugurata nell’aprile 2009 con l’intento di offrire al cliente un ulteriore punto di riferimento e di appoggio per l’acquisto di farmaci di automedicazione, di prodotti dermocosmetici, fitoterapici e per l’infanzia, la parafarmacia Auchan garantisce ai propri clienti assistenza continua e professionale grazie all’ausilio di tre farmacisti abilitati all’esercizio della professione ed iscritti al relativo ordine. A nove mesi dall’apertura con circa 14.775 acquirenti, 180/200 clienti al giorno e 15.500 confezioni di prodotti venduti tra farmaco e parafarmaco, rappresenta l’unica parafarmacia realizzata all’interno di un ipermercato in coerenza con quanto previsto dal decreto Bersani, vista la maggiore propensione registrata nella nostra regione all’apertura di parafarmacie fuori dalla superficie dell’ipermercato, indipendenti e non di proprietà del seller distributori. Riflessioni conclusive: L’emanazione del decreto Bersani e la conseguente liberalizzazione del mercato farmaceutico, ha prodotto effetti principalmente su tre

soggetti coinvolti nella relazione distributiva farmaceutica generando esiti di carattere sociale oltre che competitivo. Un primo effetto positivo, ha interessato il consumatore ed è consistito nell’ampliamento dei canali di commercializzazione del farmaco che, incentivando la libera concorrenza, ha determinato la riduzione dei prezzi dei farmaci da banco o l’applicazione di maggiori sconti da parte dei principali player di mercato: le farmacie. Il secondo effetto ha riguardato gli esercizi commerciali ai quali è stata estesa la possibilità di vendere al pubblico, oltre ai beni di largo consumo, anche i farmaci da banco, così come accade in altri paesi europei e statunitensi. La terza categoria di soggetti interessati dal cambiamento è rappresentata dai farmacisti non titolari che, grazie al decreto Bersani, hanno visto ampliarsi notevolmente l’offerta e le possibilità di lavoro disponibili, spesso con piani remunerativi ed orari di lavori sicuramente più vantaggiosi rispetto a quelli offerti dalle farmacie tradizionali. Tuttavia si tratta di una liberalizzazione parziale che, da una parte, consente al consumatore di acquistare solo una parte minoritaria di farmaci, generando ancora confusione sui possibili prodotti acquistabili e, dall’altra, comporta per la Gdo un elevato livello di costi, con la conseguenza che solo quelli di maggiore dimensione possono progettarne l’apertura. Pertanto, finché persisteranno tali condizioni e fintanto che questi nuovi luoghi d’acquisto non entreranno nell’immaginario e nelle abitudini di consumo collettivo, difficilmente si verificheranno ricadute positive di carattere sociale oltre che competitive in relazione ai consumatori. ● * Dottoranda di ricerca in economia e management in sanità

I farmaci da banco Over the counter, o di fascia C-bis, possono essere definiti come specialità medicinali utilizzate per patologie di lieve entità o minori, facilmente identificabili o risolvibili dal paziente stesso, contenenti principi attivi già largamente impiegati in medicina, vendibili senza obbligo di prescrizione medica, per i quali è possibile ricorrere a strumenti pubblicitari e di comunicazione. I farmaci senza obbligo di prescrizione medica (SOP) si differenziano dai primi perchè non prevedono il ricorso alla leva comunicazionale ma la cui conoscenza e diffusione dipende dal consiglio del farmacista. 2 Con il termine visual merchandising si identificano tutte le tecniche di comunicazione visiva che si rivolgono non solo ai clienti all’interno del punto di vendita, ma anche a quelli che sono ancora all’esterno. Lo scopo principale è quello di comunicare con specifici segmenti di clientela attraverso tutto lo spazio espositivo. 1

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sanità

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business

La Calabria che lavora

Calzaturificio De Tommaso Dalla Calabria scarpe d'autore

Cosimo De Tommaso

di

Benedetta Caira

S

e non indossereste mai scarpe da golf color ghiaccio in pelle di pitone, probabilmente è perché sul vostro conto in banca non ci sono milioni di euro. Gli sceicchi, per esempio, le adorano e la notizia è che ai loro piedi spesso ci sono calzature “made in Calabria”. Custodisce i segreti della tradizione degli “scarpàri” di Castrolibero (tra i primi a realizzare a mano le scarpe nella provincia di Cosenza) ma guarda ai mercati internazionali muovendo ordini e fatture via web: il calzaturificio De Tommaso è un’isola – piccola ma – felice, nel panorama economico calabrese. L’azienda ha chiuso il 2009 con un fatturato aziendale di due milioni di euro circa e per il nuovo anno ha in programma l’apertura di tre nuovi showroom, due in Italia (a Catanzaro e a Novara) e uno in Cile la cui inaugurazione è prevista a marzo. De Tommaso ha portato nelle vetrine di mezzo mondo scar-

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business

pe realizzate a mano che hanno conquistato la fascia più alta del mercato, diventando simbolo di lusso ed eleganza. Le ordinano imprenditori e uomini d’affari di ogni nazionalità: modelli in alcuni casi improponibili sul mercato italiano. Ma grigio ghiaccio a parte, sono scarpe che vanno anche tra i politici italiani. Qualche esempio? D’Alema, Fazio, Minniti e Rutelli le portano. «Per realizzare una scarpa i nostri artigiani impiegano circa due ore – spiega Cosimo De Tommaso –. Ogni scarpa ha una doppia cucitura, ogni cucitura richiede trentacinque minuti di lavoro. I nostri sono tempi lenti e sono i tempi giusti per realizzare prodotti di altissima qualità. La nostra è una clientela esigente – spiega – che ama il classico e sceglie scarpe interamente cucite a mano e realizzate con le pelli più pregiate». Le scarpe hanno i colori della Calabria, in alcuni casi sono un tributo alla gastronomia regionale: «Ecco quindi il rosso del nostro peperoncino – spiega De Tommaso – o le sfumature marroni del salame». Per azzerare le distanze e soddisfare le richieste della sua clientela internazionale, l’azienda utilizza nei suoi punti vendita

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business

La Calabria che lavora

di Londra e di Mosca il “Foot scanner”, uno strumento unico al mondo per la misurazione al millimetro della forma del piede progettato in collaborazione con l’Università della Calabria. Si tratta di una specie di “tac” che effettua la scansione tridimensionale del piede e spedisce telematicamente i dati alla sede del calzaturificio De Tommaso, che si è da poco trasferito a Paola, sul Tirreno cosentino. La misurazione inviata permette di dare il via alla lavorazione delle calzature. Il cliente, anche se materialmente lontanissimo dalla fabbrica, può comodamente scegliere il modello e il colore, poi le scarpe vengono cucite su misura nei reparti di produzione sulla base dei dati rilevati, e alla fine vengono spediti a casa. Il Foot Scanner londinese si trova all’interno della Sartoria Santarelli, nota boutique di alta classe nel centro della capitale britannica. Lo sforzo è quello di associare il brand ad uno stile elegante e prestigioso, «è per questo che siamo presenti in tutte le principali fiere del settore, in ogni parte del mondo» spiega De Tommaso. E c’è di più: quest’anno, per la terza volta consecutiva, le scarpe cosentine (della linea De Tommaso Luxury) passeggeranno sul red carpet della notte degli Oscar di Los Angeles, ma ancora c’è massimo riserbo sulle star che le indosseranno e sui modelli pensati per loro. In passato De Tommaso ha anche fornito le calzature ai pittoreschi protagonisti del Jazz Festival di New Orleans organizzato dalla fondazione Louis Armstrong. ●

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ai presentarsi all’appuntamento con delle scarpe anonime, senza identità o – peggio ancora – impolverate: Cosimo De Tommaso guarda il suo interlocutore dal basso verso l’alto per deformazione professionale. Le calzature sono oggetti preziosi, sono uno status symbol, sono quello che una persona vuole dimostrare di essere. L’azienda che dirige ha portato nelle vetrine internazionali scarpe made in Calabria che sono simbolo di lusso ed eleganza, ha conquistato la fascia più alta del mercato. In coccodrillo, struzzo, pitone, colori sgargianti o tonalità sobrie, sono ai piedi di sceicchi arabi, uomini d’affari russi, manager austriaci, giapponesi, americani, ma anche dei protagonisti dello star system e della politica di casa nostra. E c’è di più: le scarpe De Tommaso hanno appena esordito ad Hollywood (l’azienda calabrese è stata scelta tra 45 italiane), sono state indossate sul palco degli Oscar del cinema, a Los Angeles. Lo scatolone color arancio che contiene questa scommessa imprenditoriale, si trova alle porte di Cosenza in una zona industriale altrimenti poco produttiva. Da queste parti di tanto in tanto arrivano compratori russi o giapponesi che poi si accomodano sul divano bianco dello showroom e cominciano a selezionare i modelli gustando pane e rosamarina, mentre intorno a loro i maestri artigiani cuciono pazientemente a mano le pelli. Cosimo De Tommaso non ha l’aria da manager rampante, continua a maneggiare con affetto suole e tomaie. Cita con tono reverenziale gli scarpari di Castro Franco (capostipiti della tradizione calzaturiera in provincia di Cosenza) e contemporaneamente dialoga via internet con acquirenti austrialiani che hanno appena inviato un ordine di 44 paia di scarpe da golf, rigorosamente in pitone. Innovazione e tradizione: la lettura ottica del piede (il Foot Scanner) accanto alla cucitura a mano dei pezzi, uno a uno. Una qualità che fa il giro del mondo, grazie alla presenza dell’azienda in tutte le fiere internazionali e a punti vendita dislocati in vari paesi, da Londra a New York (lo showroom nel New Jersey è gestito da un italoamericano). Termini come “casual” o peggio ancora “trendy” sono per De Tommaso ciò che per Armani potrebbe essere la viscosa. A Los Angeles i modelli che hanno passeggiato sul palco più prestigioso del cinema, sono quelli ultra chic della linea da cerimonia destinati a occasioni uniche, come la notte degli Oscar. Sotto i riflettori, il mondo intero ha colto lo scintillio su quelle punte lucide cucite da mani esperte, il giusto tributo alla maestria degli scarpari. Di tutti i tempi.

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L'Ateneo catanzarese

Presentati i corsi di laurea in Economia aziendale e in Management e consulenza aziendale di

Rita Macrì

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è stata introdotta dal prof. Ostuni il quale si è soffermato a fare un excursus della storia dell´Ateneo. Nel corso del suo intervento Ostuni ha sottolineato come «sia importante la sinergia che si deve sempre più consolidare tra Istituzioni ed Università, in quan-

ono stati presentati l´8 gennaio all´Università degli studi Magna Graecia di Catanzaro, presso l´aula M dell´area Economica Giuridica e delle Scienze Sociali, i corsi di laurea in Economia aziendale (triennale) e in Economia aziendale e Management (magistrale). Hanno partecipato all´incontro, promosso dal Comitato Tecnico di Economia Aziendale, i professori Nicola Ostuni e Annarita Trotta, in qualità di membri del Comitato Tecnico stesso. Erano presenti Da sinistra: Rocco Reina, Dario Lamanna, Annarita Trotta, inoltre: Francesco Muraca, pre- Vittorio Daniele e Francesco Muraca sidente dell´Ordine dei Dottori Commercialisti di Catanzaro; Rocco Reito le prime rappresentano le esigenze na, docente di Organizzazione Aziendale; economiche del territorio ed alle seconde Vittorio Daniele, docente di Macroecononon resta che rispondere adeguatamente mia; Dario Lamanna, direttore di Confina tali sollecitazioni. Grazie a tale sinergia dustria Catanzaro; Aldo Ferrara, editore – ha proseguito Ostuni – i nostri laureati di "Calabria Economia". La discussione possono inserirsi più facilmente nel con-

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testo economico calabrese». La professoressa Trotta ha illustrato i nuovi ordinamenti e piani didattici dei corsi di laurea sopracitati partendo da un quadro generale della complessiva offerta formativa attualmente riconducibile all´area economico-aziendale, evidenziando come in pochi anni sia stato possibile costruire un percorso post lauream (Master Esso e Dottorato di ricerca in economia e management in sanità) orientato ad accordi di collaborazione con prestigiosi centri di ricerca o con Università straniere. «I nostri giovani – ha sottolineato la professoressa Trotta – devono essere in primis qualificati per diventare competitivi, sia a livello nazionale che internazionale; parlo di figure professionali che si collochino nel mondo del lavoro non vanificando le competenze acquisite durante gli anni di studio». Per Francesco Muraca «i laureati sono risorse preziose per il futuro della regione. La facoltà di economia ha un ruolo

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università strategico per lo sviluppo di un territorio. Chi consegue questa laurea deve diventare un soggetto altamente qualificato ed in grado di fornire delle prestazioni molto specialistiche sia alle aziende private che alla pubblica amministrazione». Dario Lamanna, in qualità di direttore Confindustria Catanzaro, ha dichiarato: «E´ un corso di laurea che abbiamo visto nascere; lo abbiamo accompagnato lungo il suo cammino. Sono preziose per gli studenti le contaminazioni didattiche con esperienze concrete grazie alle quali i giovani, in varie occasioni, si sono potuti confrontare con gli imprenditori». «I ragazzi hanno vissuto le esperienze delle varie realtà aziendali – ha aggiunto Lamanna – lavorando su dei casi di studio e cercando di risolvere le criticità che potevano sorgere». «Continua ad essere un corso di laurea che attrae – ha precisato Lamanna – visto l´alto numero di immatricolazioni. Proprio in questo momento di congiuntura economica sfavorevole vengono richieste figure professionali sempre più competenti. Utilissima è la flessibilità e, specie in questo momento di turbolenza, occorre una spiccata capacità di adattamento; bisogna essere in grado di cogliere nuove opportunità». Lamanna ha infine concluso: «Potrebbe essere utile riservare una particolare attenzione ad una serie di competenze che i nostri giovani dovrebbero avere; ad esempio in merito alla finanza agevolata e la programmazione comunitaria. Devono anche approfondire lo studio della lingua inglese puntando sul linguaggio specialistico e tecnico». La professoressa Annarita Trotta, finito l’incontro, è stata disponibile a rispondere alle nostre domande. Ci spiega il perché di questo incontro?

«La presentazione dei nuovi ordinamenti e piani didattici dei corsi di studio di matrice economico-aziendale, a seguito dell’adeguamento al D.M. 270/2004, avvenuta il giorno 8 gennaio, non ha

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costituito soltanto il momento di consultazione delle organizzazioni rappresentative a livello locale della produzione, servizi e professioni, in ottemperanza alle richieste del Ministero, ma è stata, nel caso specifico, un’occasione fondamentale di incontro e di confronto fra docenti e parti interessate per discutere le evoluzioni della funzione dell’Università nell’ambito dei sistemi di riferimento, il ruolo dei docenti nella formazione culturale, la qualità dell’offerta didattica e l’importanza che questa assume per il sapere, il saper fare ed il saper essere dei giovani calabresi».

Annarita Trotta

Ci parla della storia del Corso di Laurea?

«Nell’offerta formativa dell’Università “Magna Graecia” di Catanzaro dell’anno accademico 1999-2000 comparve per la prima volta il Corso di Laurea in Economia Aziendale. La sua principale caratteristica era, ed é ancora, di essere interateneo, ossia gestito, per ciò che concerne la didattica, dalle Università di Catanzaro e di Napoli (Federico II). Questa formula é stata scelta per almeno due ordini di motivi: innanzitutto gli iscritti al nuovo corso di laurea si sarebbero avvalsi dell’esperienza e della tradizione maturate, a Catanzaro, nel campo degli studi giuridici, e, a Napoli, di quelli economici e, fatto forse ancora più importante, ci si sarebbe avvalsi di

docenti altamente qualificati ed in numero sufficiente, in modo da disporre del tempo necessario per preparare, con la accuratezza opportuna, una nuova leva, attingendo ai ranghi degli studiosi locali, formatisi nel nuovo corso di laurea. Di talché, la formula organizzativa “interateneo” ha consentito agli studenti di poter fruire, sin dall’avvio del corso, di un percorso formativo con standard qualitativi consolidati, in quanto caratterizzati da una lunga e comprovata esperienza e competenza didattica e di ricerca (per gli insegnamenti di area economico-aziendale riconducibili alla scuola fridericiana). Tale formula accelera, naturalmente, i processi di sviluppo ed è stata ampiamente utilizzata, nel panorama universitario italiano, proprio dalle Università più giovani e più innovative, caratterizzate da ambiziose strategie. L’iniziativa ha avuto un successo, che difficilmente si sarebbe potuto auspicare, testimoniato dal fatto che ogni anno il numero di coloro che sono ammessi al Corso di Laurea viene raggiunto pochissimi giorni dopo l’apertura delle iscrizioni. Anche ciò ha indotto il Senato Accademico dell’Ateneo, dopo tre anni, ad inaugurare il corso di Laurea specialistico, sempre interateneo, in Management e Consulenza Aziendale. Questa circostanza ha fatto sì che anche la città di Catanzaro fosse sede (dal 2008) degli esami di Stato di Dottore Commercialista. Il successo dell’iniziativa e l’importanza assunta dai due corsi di laurea nell’ambito del territorio di pertinenza é testimoniato anche dalla velocità con cui i laureati del corso triennale e di quello specialistico riescono a trovare uno sbocco occupazionale coerente con il percorso di studio condotto. Intanto, in questi dieci anni sono stati banditi i primi posti di docente. I Corsi di laurea oggi possono fare affidamento su otto docenti, tra professori ordinari, associati e ricercatori, per la maggior parte calabresi, quasi tutti giovanissimi ma già conosciuti ed apprezzati da studiosi ed operatori, anche ►

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università a livello internazionale. L’Ateneo Magna Graecia ha investito notevoli risorse nei Corsi di Laurea suddetti, favorendo, così, la varietà dell’offerta formativa sul territorio e la possibilità di promuovere “cultura di impresa” in un sistema socioeconomico caratterizzato da difetti di sviluppo, anche con l’ausilio di competenze che si sono manifestate opportune e accolte con notevole gradimento». «Il

Francesco Muraca

corso triennale e quello specialistico non esauriscono l’offerta formativa di matrice economico-aziendale: in questo decennio, infatti, è stato costruito un percorso post-lauream particolarmente interessante per lo sviluppo regionale: il Master di secondo livello, in Economia dello Sviluppo Sostenibile (E.S.SO) e il Dottorato in Economia e Management in Sanità. Anche in questo caso, peraltro, sono stati privilegiati gli accordi con i Centri di Ricerca, nazionali ed internazionali, più qualificati. In particolare, il Dottorato in Economia e Management in Sanità è svolto in collaborazione con la Federico II e il Cergas dell’Università Bocconi. Esistono, inoltre, sinergie con l’Università di York e con la Business School di Oslo. Inoltre, vale la pena evidenziare che il giovane corpo docente dei corsi di laurea in oggetto ha sviluppato, anche, ottimi collegamenti per quanto riguarda

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L'Ateneo catanzarese

il Programma Llp/Erasmus: fra le altre, si ricordano: University of Economics, Bratislava; Universidad Complutense de Madrid; Universidad del Pais Vasco Bilbao; Universidad de Almería; International Business School – Budapest». «Il percorso formativo dei CdL si incentra, in particolare, sulle piccole imprese e sulle imprese familiari, e declina, poi, le teorie e le tecniche dell’economia aziendale per la generalità delle aziende, sia pubbliche che private. Per quanto riguarda la trasformazione dei corsi preesistenti, sulla base del D.M. 270/2004, i criteri seguiti per il percorso della laurea triennale in Economia Aziendale e per quello della nuova laurea magistrale in Economia Aziendale e Management sono: mantenimento della formazione di base interdisciplinare, negli ambiti economico, economico-aziendale, quantitativo e giuridico; con semplificazione dell’offerta didattica; riduzione del numero complessivo di esami da sostenere e contestuale attivazione di maggiori insegnamenti utili per un’adeguata preparazione alla figura professionale di "esperto contabile", in vista di una successiva iscrizione all'Albo dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (sezione B) e di dottore commercialista (con riferimento alla laurea magistrale); rafforzamento dell'orientamento internazionale, con l'istituzione dell’insegnamento di Business English e di Inglese avanzato, oltre che dei laboratori di informatica e di altre competenze linguistiche».

Quali sono le competenze distintive e la caratteristiche del profilo del laureato in Economia Aziendale (laurea triennale) e di Economia Aziendale e Management (laurea magistrale)?

«Il profilo del laureato in Economia Aziendale è il risultato di un equilibrato mix di competenze appartenenti a diverse aree: economico-aziendale; quantitativa; economica; giuridica. Il CdL attribuisce particolare considerazione alle caratteri-

stiche più recenti del mercato del lavoro e di quelle del contesto imprenditoriale locale, frammentato e contraddistinto da aziende di piccola dimensione e di imprese familiari. Ai fini di massimizzare l’utilità della formazione, sono previsti insegnamenti che favoriscono le conoscenze della strumentazione di base economico-aziendale, con riferimento ad un ampio ventaglio di aree (ad esempio: accounting, bilancio, operations, marketing, organizzazione, finanza) e di settori di attività economica (manifatturiero, commerciale, agricolo, servizi, aziende di credito, istituzioni finanziarie, settore pubblico)». «Il percorso formativo complessivo è strutturato nel seguente modo: nei primi 18 mesi di studio viene privilegiata la formazione interdisciplinare, con un'equilibrata ripartizione dei crediti formativi tra i quattro ambiti scientifico-disciplinari del CdL (matematico-statistico, economico-aziendale, giuridico, economico), con crediti formativi assegnati, anche, ai laboratori di informatica e di lingua straniera; nell'ultima parte del II anno e nel III anno si determina, invece, una maggiore presenza delle attività caratterizzanti il corso di laurea ed afferenti, in particolare, all'ambito aziendale. E' infine opportuno osservare che il corso di laurea in Economia Aziendale prevede di affiancare al proprio schema formativo, anche delle attività collaterali di ausilio e di supporto allo studio. In particolare, sono previsti: tutoraggio accademico, tutorato e seminari, testimonianze aziendali, capaci di favorire l’apprendimento in aula dei giovani e di stimolare l’interesse per gli argomenti di attualità».

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«Per quanto riguarda, invece, laurea magistrale in di Economia Aziendale e Management, il corso di studio si propone di fornire una preparazione approfondita nell'ambito delle discipline economicheaziendali, con l’obiettivo di formare figure professionali ad elevata competenza dei processi di gestione delle aziende private e pubbliche, con una forte enfasi sulle capacità di analisi di problemi complessi, e con un’attenzione specifica alle linee prospettiche di tendenza dell’economia globalizzata. Il laureato nella Laurea Magistrale in Economia Aziendale e Management sarà in grado di eccellere nello sviluppo di modelli di innovazione di processo e di prodotto per aumentare la competitività dei sistemi aziendali e delle aree territoriali in cui sarà chiamato ad operare. L’innovazione, in ogni caso, rappresenta un elemento centrale nella formazione dello studente che frequenta questo corso di studi». «L’articolazione dell’offerta formativa del corso di Laurea Magistrale in Economia Aziendale e Management prevede anche che gli studenti possano specializzarsi in maniera più diretta e naturale nell’esercizio della libera professione di Dottore Commercialista». Un percorso formativo utile allo sviluppo economico regionale… «Le conoscenze offerte agli studenti sono improntate a tre criteri: rigore scientifico, derivante dall’impegno nella ricerca dei docenti coinvolti nel Corso di Laurea; aggiornamento, derivante dal co-

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stante flusso tra la ricerca originale condotta e i contenuti degli insegnamenti offerti; adeguatezza al mondo del lavoro, derivante dal coinvolgimento, come testimonial e correlatori, di manager, professionisti e imprenditori. Il rispetto dei suddetti criteri assicura il trasferimento agli studenti, nelle forme didattiche adeguate e negli adeguati materiali di supporto allo studio, di conoscenze aggiornate, appropriate e affidabili». «Il CdL ritiene fondamentale sviluppare, nei giovani, capacità di applicare conoscenza e comprensione in maniera innovativa e creativa, capacità di acquisire autonomia di giudizio, favorita, anche, tramite l’esame di casi affrontati in aula o proposti per il lavoro individuale o di gruppo. Gli insegnamenti dei Corsi di studio utilizzeranno strumenti didattici vari e stimolanti, fra cui: partecipazione alla predisposizione e alla esposizione di elaborati in forma scritta e orale nell’ambito di case study, lavori di gruppo, esercitazioni, testimonianze aziendali, seminari, etc; analisi di testi di natura diversa libri, articoli scientifici, manuali, database, report, testi in lingua, etc.» «Ci si attende che, operando in tal modo, al termine del percorso formativo lo studente sarà capace di mettere in atto differenti strategie di apprendimento a seconda del contesto e dei materiali a disposizione. In particolare: sarà in grado di affrontare successivi e superiori programmi di studio (master, phd, ecc); sarà in grado di accompagnare in autonomia la propria vita professionale con la formazione permanente che il mondo del lavoro di oggi richiede». «I Corsi di Studio si propongono di formare giovani che

siano capaci di competere con successo nel mondo del lavoro a livello nazionale ed internazionale, ma che soprattutto possano giocare un ruolo fondamentale per lo sviluppo locale. In particolare, i corsi di studio hanno l’obiettivo di formare giovani che siamo capaci di: assumere ruoli di responsabilità all'interno delle imprese, sia in funzioni di staff che di linea manageriale; ma anche in organismi istituzionali (Camere di Commercio, Associazioni di categoria, Enti locali, Organismi internazionali, ecc.); intraprendere un’attività imprenditoriale autonoma; ricoprire ruoli di direzione e controllo nelle imprese e nelle aziende della pubblica amministrazione, (con particolare attenzione viene dedicata alle aziende sanitarie); svolgere l’esercizio delle professioni e delle attività di consulenza (contabile e aziendale) a supporto del tessuto produttivo». «Una particolare importanza viene attribuita dai docenti allo sviluppo di capacità di problem solving, di leadership e di gestione del tempo e dello stress». «In sintesi, tra le motivazioni che, attualmente, sono alla base della necessità di un Corso di Laurea in Economia Aziendale e di un Corso di Laurea Magistrale in Economia Aziendale e Management, nel territorio di riferimento dell’Ateneo di Catanzaro, segnaliamo: l'elevata capacità di attrazione del Corso e il trend costantemente crescente della richiesta di immatricolazioni; le indagini AlmaLaurea che danno conto della spendibilità del titolo nel mercato del lavoro, e le indagini Excelsior, che segnalano una richiesta, a livello locale, di profili professionali che abbiano una specifica e solida preparazione di tipo economico-aziendale; le peculiarità dell’offerta formativa, atte sia a sviluppare forme di autoimprenditorialità e di cultura di impresa - indispensabili per lo sviluppo di un territorio con difetti di sviluppo - sia a favorire la formazione di adeguate figure professionali per le esigenze del tessuto socioeconomico regionale». ●

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forchette & calici

Antonio Abbruzzino

Metti una sera a cena da Abbruzzino... Le prelibatezze di un ristorante tutto da scoprire a Santo Janni di Catanzaro

di

Gianfranco Manfredi

E

’ stato lui a lanciare la cucina dell’agriturismo “Contrada Guido” a Sellia Marina, il relais di Aurora De Fazio, pioniera e autentica signora del turismo rurale calabrese. Altri lo ricordano per un’intensa stagione al “Pero Selvatico” di Roccelletta di Borgia. E più di recente si deve alla sua firma l’exploit gastronomico della “Rosa nel Bicchiere”, la raffinata locanda dei Rubbettino a Soveria Mannelli. Dopo aver tanto contribuito ai successi altrui, Antonio Abbruzzino, cuoco errante e pluridecorato ma fedele al territorio, è diventato stanziale. Compiuti 46 anni, ha aperto finalmente un ristorantino tutto suo, dagli arredi e il design di tendenza, in un angolo tranquillo e appartato della periferia est di Catanzaro. L’ho visitato già più volte ricavandone piacevolissime conferme. Mi ha colpito innanzitutto l’atmosfera raccolta, curata e chic, da bistrot, col dehors per la bella stagione, l’ingresso con un raffinato lampadario-scultura e il classico bancone. Nella sala la sorpresa scenografica dei fornelli “a vista” dietro una grande vetrata, il confort dei tavoli ben distanziati, i piacevoli cromatismi e la luminosità “soft”. La cucina di Antonio Abbruzzino, di cui avevo ben presente la mano leggera nel dosare creatività e sostanza, ora s’è fatta più *legenda: (AAA superlativo; AA+ ottimo; AA molto buono; A+ buono; A sufficiente; A- mediocre)

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forchette & calici

Il RATING GOLOSO* Cucina..............

AA+

Cantina.............

AA

Ambiente..........

AA

Servizio............

AA

Qualità/Prezzo.... AA+

vibrante e appassionata mettendo al bando ogni tentazione accademica. Me lo hanno rivelato assaggi come il fagottino croccante di caciocavallo e verza su crema di zucca e tartufo o il baccalà con fave e crostini e, più avanti, fra i primi, i paccheri con cime di rape, gamberetti e uova di salmone e le tagliatelle al the verde con brodetto di pesce e carciofi. Terra e mare, e definizione dei “Un bistrot dettagli, anche ai secondi, con imche interpreta peccabili tagliate di tonno o carrè e e sa esaltare padellata di agnellino con carciofi, il territorio” patate e crema di piselli (un’evidente reinterpretazione della “tiana” catanzarese). Sceglierete da un’attenta, curiosa e o-n-e-s-t-i-s-si-m-a carta dei vini (ci sono nomi importanti dell’enologia e piccoli produttori locali) e non andrete via senza gustare lo strudel di frutta secca con gelato al mandarino. Il servizio è giovane, premuroso e compito, irresistibile il fragrante pane della casa (che è in vendita, insieme alle conserve), una tentazione la o i Abbruzzin Santo Jann o - Località 207 carta dei distil72 36 • Catanzar 3. 33 .799008 – • Tel.: 0961 ra e lunedì lati con autentimenica se do : so iu • Ch ione) ci fuoriclasse. ● la bella stag riabili • Ferie: va sterno con all’e 35 (+ 35 • Coperti: tutte use : ito ed cr vande escl • Carte di 40 euro, be edio è sui m ) o ne nt io co Il gustaz si menu-de (vantaggio

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hi-tech

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