Douglas Mortimer I nobili piaceri del gentiluomo
i nobili piaceri del gentiluomo
di Douglas Mortimer © 2021, Burno Tutti i diritti riservati. Collana Saggi, 1 Progetto grafico e impaginazione di Valeria Morelli Correzione bozze di Gabriella Vajano Ordini o informazioni: info@burno.it Informazioni sulla distribuzione: promozione@burno.it stampato tramite Tespi srl nel mese di febbraio 2022 Burno © è un marchio in esclusiva di Solone srl Via Aversana, 8 – 84025 Eboli (SA) burno.it instagram.com/BurnoEditore facebook.com/BurnoEditore #burno
Douglas Mortimer
I nobili piaceri del
Gentiluomo
Indice
Premessa 11 Iniziazione 13 Il piacere del tabacco 19 Il sigaro 20
Conoscere il sigaro 22 Gustare il sigaro 31 Conservazione e preparazione 35 Finestra tecnica n. 1 38 La pipa 45 Godimento intellettuale 46 Godimento sensoriale 48 Folclore ed esotismo 53 Il primo approccio 58 Finestra tecnica n. 2 63 I pericoli del tabacco 66 Finestra letteraria n. 1 67
Il piacere del buon bere 71 Il vino 71 Come nasce il vino 74 Apprezzare il vino 75 Finestra tecnica n. 3 78 Finestra letteraria n. 2 83 Memento finale 88
I distillati 89
Whisky 89 Finestra tecnica n. 4 95 Grappa 97 Rum 98 Cognac, Armagnac e Brandy 99 Gin 102 Assenzio 104 Finestra tecnica n. 5 110 Amari e liquori 112 I cocktail 118 La birra 127 Birre di tradizione britannica 129 Birre di tradizione tedesca 130 Birre di tradizione belga 133 Birre bianche 135 Le birre artigianali italiane 136 Sull’ebbrezza alcolica e sui pericoli derivanti 139 Finestra letteraria n. 3 141
Il piacere della buona tavola 143 Il piacere della ristorazione 145 Cibi esclusivi, rari e raffinati 150 Tartufo bianco 151 Caviale 152 Bottarga 154 Ostriche 155 Foie gras 156 Aragosta 157 Riso italiano 158
La nobiltà della cucina povera 159 Il selvaggio piacere del fuoco 171 Fiorentina patrimonio dell’umanità 174 Finestra letteraria n. 4 177
Il piacere del benessere 179 La rasatura tradizionale 179 La profumeria 185
I profumi classici da uomo 188 Che fine hanno fatto le vecchie fragranze? 190 Finestra tecnica n. 6 192 L’eleganza 197 Il termalismo 199 I piaceri delle terme 201
Il piacere del possesso 205 Orologi 209
Finestra tecnica n. 7 211 Penne stilografiche 213 Coltelli 216 Antiquariato 222 Mobili vecchi e antichi. 223 Mobili autentici, in stile, riproduzioni e falsi 226 Libri antichi 228 Filatelia 231 Finestra tecnica n. 8 232 Numismatica 234 Opere d’arte 236 Collezionismo naturalistico 238
Il piacere della contemplazione 241 L’arte 242 La natura 247
Il piacere della sfida 249 Il giuoco 251 L’esplorazione 253 La caccia 255 La tauromachia 259
Il piacere di condurre 263 Cavalli 263 Barche 266
Finestra tecnica n. 9 268 Biciclette 270 Automobili e motocicli 273 Finestra letteraria n. 5 276
Il piacere di donare 279 Mecenatismo 280 Filantropia 281 Volontariato 282 Creare 283
Il piacere indispensabile 285 Decalogo del buon vivere 286
Ringraziamenti speciali Alla mia famiglia, che è tutto ciò che conta sopra a tutto. A Luca B. e Gabriele U., che per primi hanno creduto nella mia attività di divulgazione, sostenendomi attivamente e incondizionatamente. A tutti i mecenati del “salotto”, il cui prezioso contributo è stato, ed è tuttora, di fondamentale importanza. Segnalazioni Per segnalazioni di refusi, imprecisioni o altro, si prega cortesemente di scrivere a info.douglasmortimer@gmail.com
Premessa «Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza». Il piacere è quel senso di viva soddisfazione che distingue il vivere dal semplice sopravvivere e che, il più delle volte, s’identifica con l’appagamento di un appetito, di un desiderio o di un’aspirazione. Sperimentare piacere può essere un’esperienza tanto rude ed elementare quanto complessa e raffinata. Qualcosa che si può vivere su differenti livelli, che può coinvolgere uno o più dei nostri cinque sensi, e che può spingersi sino a lambire i livelli più elevati dello spirito e dell’intelletto. Esiste, insomma, una vastissima gamma di piaceri, di varia complessità e di varia levatura, molti dei quali presentano la ragion di sé stessi, e comportano il soddisfacimento di un bisogno naturale, come quello di riposare, di mangiare, di riprodursi o di espletare le proprie funzioni corporali. Tra i piaceri vi è anche la categoria di quelli ignobili o malsani, che non menzioneremo in questo lavoro ma che si riconoscono per essere causa o effetto di un male, la cui natura è evidentemente patologica. Vi è infine la categoria dei piaceri nobili o elevati, a cui il presente è votato. Si riconoscono per essere per lo più superflui alla sopravvivenza: non hanno cioè un fine diretto se non quello di abbellire la vita, di arricchirla e di farci sentire in qualche modo più vivi.
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Sono quei piaceri che il Mantegazza riteneva concorressero al fine supremo di far amare l’esistenza e di difenderla dalle potenze nemiche, cioè da tutto ciò che la degrada e la svilisce. In questo libro asseriamo che la ricerca del piacere, nelle sue forme più nobili ed elevate, è assimilabile a una forma d’arte: richiede conoscenza, esperienza e, spesso, studio. Un’arte qui definita del buon vivere; cioè del vivere bene, con nobiltà e nettezza, nel rispetto di sé stessi, degli altri e di ciò che ci circonda. Qualsiasi pratica che, a vario titolo, contribuisce a nobilitare l’esistenza può essere dunque ascritta a quest’arte. Il libro che avete fra le mani, cari lettori, ha l’ambizione di farsi portavoce di quest’arte, seppur con umiltà e discrezione, lungi dal pretendere qualsivoglia esaustività. Intendiatelo1 piuttosto com’un invito alla conoscenza; ché sia di stimolo alla curiosità e al desiderio di approfondimento. «Or va’, mio libro: affidati a quelli che amano la verità; non far cipiglio alla critica leale, per quanto severa ti possa sembrare; consola la vita di chi soffre, rammentandogli che all’uomo è concessa una larga messe di gioie anche in questa terra; indirizza chi gode di piaceri poco nobili a cercare gioie più degne». Paolo Mantegazza
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Congiuntivo esortativo, da “intendiate” (voi lettori) e “lo” (riferito al manuale).
Iniziazione L’approccio ai piaceri più elementari, quali ad esempio il sesso, il cibo e il riposo, avviene in modo del tutto istintivo, facendo essi leva sulle nostre primordiali pulsioni di sopravvivenza. Godere di questi piaceri è qualcosa di connaturato all’uomo; non prevede necessariamente un’attività propedeutica o una consapevolezza che vada al di là di quella del semplice soddisfacimento del desiderio. Non è un caso che l’elemento distintivo dei piaceri elementari sia proprio la presenza, alla base, di quelli che Epicuro, nella sua Lettera a Meneceo, definiva “desideri naturali necessari”1, cioè quelli che nascono dalle necessità primitive, essenziali alla vita umana. Esistono nondimeno piaceri più alti, più fini, che oltrepassano i semplici istinti e i bisogni primordiali. Per quanto superflui alla sopravvivenza, codesti piaceri hanno il nobile effetto di abbellire la vita, rendendocela piacevole e degna d’esser vissuta. Riuscire a goderne con consapevolezza e moderazione può emendare la vita dalle brutture, migliorare l’esistenza e financo elevarla a uno stadio più nobile. Così pure teniamo presente che, per quanto riguarda i desideri, solo alcuni sono naturali, altri sono inutili, e fra i naturali solo alcuni quelli proprio necessari, altri naturali soltanto. Ma fra i necessari certi sono fondamentali per la felicità, altri per il benessere fisico, altri per la stessa vita. Una ferma conoscenza dei desideri fa ricondurre ogni scelta o rifiuto al benessere del corpo e alla perfetta serenità dell’animo, perché questo è il compito della vita felice, a questo noi indirizziamo ogni nostra azione, al fine di allontanarci dalla sofferenza e dall’ansia. 1
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Si tratta, tuttavia, di piaceri di non immediato approccio, il cui godimento può esigere una particolare predisposizione, una certa sensibilità d’animo, una qualche specifica consapevolezza, finanche, in molti casi, un vero e proprio apprendistato. Se i piaceri elementari sono, per definizione, accessibili a tutti, i piaceri nobili possono non esserlo; anzi, l’esclusività ne è spesso elemento distintivo e il percorso verso il loro raggiungimento può assumere connotazioni di natura quasi iniziatica; da cui il titolo e lo scopo di questo capitolo. Fondamentale infine è discernere il confine che separa il piacere dal vizio. Il primo arricchisce senza nocumento immediato ed è sempre manifestazione di libertà; il secondo, al contrario, porta con sé una qualche forma di danno ed è scaturito non già da un atto di libertà quanto piuttosto di costrizione, anche inconscia. Non è infrequente, invero, che l’esperienza del piacere, se non moderata e consapevole, porti l’uomo debole a sconfinare nel dominio del vizio. Ecco che il piacere si trasfigura nel suo esatto opposto: quello per la buona tavola, ad esempio, si tramuta in gola; quello per l’eleganza in vanità; quello del collezionismo in avidità, e così via. Il vizio racchiude in sé una componente morbosa che non può – e non deve – mai trovare luogo nei nobili piaceri che, se davvero tali, si esprimono sempre con nettezza di intenti e di sentimenti. Sulla base di quanto premesso, possiamo dunque definire nobili quei piaceri che presentano le seguenti caratteristiche fondamentali: 1. Sono superflui. Non sono cioè necessari alla sopravvivenza, al proseguimento della specie o a estinguere direttamente un male. Sono quindi una componente del tutto accessoria della vita e, per questo, spesso considerati un lusso.
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2. Sono esclusivi. Non sono cioè alla portata di tutti, in quanto accessibili solo a determinate condizioni. Possono prevedere specifiche conoscenze o competenze, richiedere una particolare sensibilità d’animo e anche, in alcuni casi, una certa disponibilità economica. 3. Abbelliscono la vita. Quale che sia il nobile piacere, la risultante è sempre un miglioramento dell’esistenza, la quale può arricchirsi tanto sul piano materiale (estetico, sensoriale) che su quello immateriale (emozionale, spirituale). 4. Non costituiscono un vizio. Non apportano cioè, almeno a dosi moderate, un nocumento evidente e immediato, si esprimono con nettezza di sentimenti (mai morbosi) e sono sempre manifestazione di un atto di libertà incondizionata, non già di costrizione o dipendenza. 5. Hanno radici storiche. Sono nobili quei piaceri che, oltre a essere riconosciuti e accettati dalla società, si fondono su consolidate tradizioni storiche. La durevolezza nel tempo non è prerogativa necessaria dei nobili piaceri, giacché tra questi se ne annoverano anche dei più effimeri. Mantenendo a mente questa definizione, ho voluto individuare nove piaceri che, per caratteristiche, storia e tradizioni, ben si inserissero in questa ampia categoria dell’esperienza umana. A ognuno di questi ho dedicato un capitolo del libro, nella speranza di fornire al lettore uno spunto, se non una base di partenza, per un eventuale approfondimento. Ho aggiunto infine un ultimo piacere che, sebbene non rientri nella definizione data, ha lo straordinario effetto di migliorare più di altri l’esistenza e di render nondimeno più piacevoli i di per sé già piacevoli piaceri.
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Però, per incamminarsi con soddisfazione lungo la via del nobile piacere è anzitutto essenziale conoscere le insidie che ne ostacolano il raggiungimento. Tra queste, a mio parere, più perniciose sono le seguenti: 1. Fretta. Uccide il piacere tanto più brutalmente quanto più codesto è nobile ed elevato. Il buon gaudente dovrà dunque rifuggire la fretta o, allorquando non possa questa esser messa al bando, saprà rimandare l’esperienza a occasione più propizia. 2. Distrazione. Godere di un nobile piacere non è né scontato né banale, ed esige la giusta concentrazione. Qualsiasi fonte di distrazione o, peggio ancora, di confusione, può minare gravemente l’esperienza, financo al punto di comprometterla del tutto. 3. Superficialità. L’oggetto del piacere racchiude spesso più livelli di lettura e di fruizione. Il buon gaudente non si arresta a quelli più superficiali, ma è in grado di andare oltre, di individuare – se vi sono – anche quelli più reconditi e profondi, traendone al fine sommo godimento. Se da un lato è bene aver sempre a mente le insidie da evitare, dall’altro è opportuno aver noti anche i requisiti esatti alla retta fruizione del nobile piacere. Non sorprenderà notare come, almeno parte di questi, siano un diretto corollario delle precedenti. 1. Tempo. Elemento prezioso e requisito fondamentale di ogni nobile piacere, il tempo non deve poter esser mai un limite. Non vi può essere pieno e totale appagamento se non si ha piena disponibilità del proprio tempo.
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2. Serenità. Le afflizioni della vita, siano esse economiche, sentimentali o di salute, possono rendere insignificante anche il più nobile dei piaceri. Non può esservi dunque pieno piacere, senza piena serenità. Laddove questa mancasse, la fruizione del piacere può assumere una pericolosa funzione consolatoria, con rischio di far tramutare il piacere in vizio. 3. Libertà. Non può esservi nobiltà senza piena libertà. La fruizione di un piacere deve rispondere sempre a un atto di volontà libera da costrizioni. Se così non fosse, il piacere sarebbe deprivato di una sua fondamentale componente. 4. Consapevolezza. Non può esservi piena e profonda percezione del piacere, senza la consapevolezza dell’esperienza che ci accingiamo a vivere. Non solo: maggiore è la consapevolezza, maggiore ne è il piacere ricavato. 5. Denaro. Essenziale merce di scambio, atta a garantirsi l’oggetto stesso del piacere nonché le condizioni necessarie alla sua piena fruizione. Fatto proprio il concetto di nobile piacere, chiare insidie e condizioni, il fine gaudente potrà postutto assurgere allo stato del buon vivere, votato a nobilitare l’esistenza, in nettezza e libertà, nel rispetto di sé, degli altri e della società alla quale egli appartiene.
Il piacere del tabacco Niente è più superfluo alla sopravvivenza umana del tabacco, che anzi, come noto, arreca grave nocumento alla salute, vieppiù se fruito smodatamente e con vizio. Lungi, dunque, da questo manuale il voler invitarne all’uso e men che meno al suo abuso. Tuttavia, vorrei darvi ragione del mio personale convincimento che un uso assai cauto, consapevole e parsimonioso della pregiata erba, apporti vigore all’animo, giovi all’intelletto e possa in qualche modo assurgere allo status di nobile piacere. Infine – cosa ancor più importante – cercherò in queste pagine di dimostrarvi come la nobiltà del tabacco oltrepassi lungamente la sua semplice fruizione e tragga piuttosto virtù dall’opera umana che vi sta dietro. Con ciò tutto, mi preme sgombrare il campo da ogni possibile fraintendimento sull’uso della volgare sigaretta, che trovo, personalmente, espressione massima di quel lato vizioso e deteriore dell’uso del tabacco; non mai, o quasi mai, atto di libera volontà quanto piuttosto di sottomissione a una schiavitù psicologica e fisiologica. In questo manuale affronterò dunque le forme d’uso del tabacco che, per storia e tradizione, possono ritenersi tra le più nobili ed elevate, quali, su tutte, quelle del sigaro e della pipa.
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Il sigaro Il gentiluomo sa che il piacere di gustare un sigaro oltrepassa di gran lunga quello procurato dalla nicotina, e abbraccia quelli più vasti e complessi della sensorialità, dell’intelletto e finanche dell’emozione. A ben vedere, un sigaro non è poi tanto dissimile, almeno entro certi limiti, da un’opera d’arte, e in ragione di ciò, merita d’esser goduto, non solo con i sensi, ma anche con la testa e con il cuore. Ogni sigaro racchiude al suo interno una storia, una cultura e, nondimeno, Anders Zorn – Ritratto di Antonin Proust. un’arte. La storia è quella che racconta le vicissitudini delle persone che hanno contribuito alla sua realizzazione. La cultura riguarda il complesso processo che porta dalla coltivazione alla fruizione del sigaro, e concerne, tra gli altri, la provenienza del seme (o dei semi), il terreno su cui è cresciuto, la selezione e l’uso che ne è stato fatto delle foglie sino alla loro maturazione. Infine vi è l’arte, che è quel mirabile complesso di esperienza e manualità, spesso tramandata di generazione in generazione, attraverso il quale le sigaraie o i torcedor hanno costruito – letteralmente – quello splendido manufatto che scorriamo tra le dita. Tutti questi aspetti, che potranno apparire insignificanti al fruitore rozzo, sono invece assai importanti per il fine appassionato. Non è un caso, ad esempio, che le confezioni dei sigari più raffinati riportino al loro interno le firme o i nominativi delle donne e degli uomini che hanno partecipato alla loro creazione.
Douglas Mortimer è ormai diventato sinonimo di cultura dell’eleganza in Italia. Il suo primo volume, Manuale di Eleganza Classica Maschile, è stato un immediato bestseller. I nobili piaceri del gentiluomo tratta di tutti i “vizi” e i “piaceri” che sono stati noti ai gentiluomini di ogni tempo e di quelli più recenti: dal piacere del tabacco a quello del buon bere, dal piacere della gastronomia d’élite a quello della cucina povera, dalla rasatura alla profumeria, dall’antiquariato al collezionismo, dal piacere della sfida a quello di condurre, fino ad arrivare al piacere più grande di tutti: quello di donare.
ISBN: 979-12-80772-00-8
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