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L'arte del prestigiatore

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L’arte del prestigiatore di Andrea Boccia © Andrea Boccia

© 2026 Burno per questa edizione

Tutti i diritti riservati per le immagini utilizzate Collana Saggistica, 35

Direttore editoriale: Nicola Pesce

Caporedattore: Stefano Romanini

Progetto grafco e cover design: Sebastiano Barcaroli

Impaginazione: Ruslan Viviano

Correzione bozze: Marco D’Apice

Stampato presso Rotomail Italia S.p.A. Vignate (MI) – LUGLIO 2026 Burno

è un marchio in esclusiva di Solone srl Via Aversana, 8 – 84025 Eboli (SA) burno.it @burnoedizioni #burno

La casa editrice e gli autori con questa opera intendono assolvere a una funzione di informazione. A tal riguardo ogni illustrazione originale assolve al compito di omaggio all’importanza degli argomenti trattati.

L’Editore ha provato a reperire gli aventi diritto delle illustrazioni coperte da copyright senza riuscirvi e si dichiara pienamente disponibile a regolare con essi i relativi e proporzionali diritti d’autore.

L’ARTE del ANDREA BOCCIA

5.5 La presentazione

5.6 Le formule e i gesti magici .....................................

6. IL SEICENTO

6.1 Tavole, fere, teatri e attrazioni

6.2 Fenomeni, i mangiatori di pietre ..............................

6.3 “Sputatori”, coloro che possono cambiare acqua in vino… dalla loro bocca ..................................................

7.

7.1

7.2

7.3 Solisti e piccole compagnie ....................................

7.4 Francia e Inghilterra e i professori di

7.5 Il turco che gioca a scacchi ....................................

7.6 Il nuovo pubblico, negozi di magia e prime riviste del settore

7.7

7.8 Giuseppe Pinetti .............................................

(1814-1874),

8.6 Robert-Houdin (Jean-Eugène Robert, 1805-1871)

8.7 Johann Nepomuk Hofzinser (1806-1875)

Frikell (1817-1903)

8.8

9.1 L’epoca d’oro

9.2

9.3 Gli Herrmann

9.4 Un teatro per grandi prestigiatori ..............................

9.5 Prima del “viaggio sulla luna”, la memoria magica in movimento...

9.6 Le Americhe ..................................................

9.7 Il personaggio nella vita

9.8 Harry Houdini (Ehrich Weiss, 1874-1926)

9.9 Trucchi da brivido

1. La struttura dello spettacolo magico .188

2. Ciò che non è permesso al prestigiatore è di “sbavare” un’illusione

3. Il rischio controllato ...........................................

4. L’arte che fa crollare le certezze ..................................

«I nterpretando la parodia del prestigiatore, ho sempre avvertito il bisogno di approfondire la materia che andavo a parodiare. Ma in queste pagine Andrea Boccia, in quanto ad approfondimento, ha davvero esagerato. Pozzo di sapienza e autorità indiscussa nel campo dell’illusionismo, ha scritto un documentatissimo trattato storico, antropologico e sociale sull’arte del prestigiatore.

Un’arte secolare che ha affascinato anche le menti di grandi personalità come Orson Welles o Woody Allen, per citare solo alcune fra le più recenti. Ma non c’è bisogno di volare così in alto: la verità è che nessun essere umano può fare a meno di stupirsi e di sognare.

Una verità che, per paradosso, ci è rivelata proprio dalla più ingannevole fra le arti, cioè la magia. Ma perché non sembri tutta una sviolinata, un difetto a questo libro lo devo pur trovare, quindi diciamo che è un libro troppo bello e interessante. E si sa: quando è troppo è troppo.

MICHELE FORESTA (MAGO FOREST)

«Era da tanto che aspettavo un libro che trattasse con grande cura un argomento sulla fgura del prestigiatore. Andrea Boccia oltre ad essere un intelligente performer , negli ultimi anni si è dedicato profondamente allo studio e alla ricerca delle origini della nostra arte, regalandoci un libro importante che non può mancare nella biblioteca di un artista.

RAUL CREMONA

«C he bello! Ho pensato un libro così, scritto da Andrea Boccia, un artista, amico e storico appassionato. Scritto da una persona che sa ascoltare. Questo libro sarà utile a tanti prestigiatori, ma anche a chiunque abbia uno spirito di avventura e ancora un po’ di quella curiosità che ci rendeva così coraggiosi quando eravamo bambini. Bello pensare al Prestigiatore come un giocoliere di pensieri, sguardi, intenzioni e intonazioni. Il “Mago” sa che il pubblico guarda dove lui guarda e quindi per primo impara a vedere… e il trucco? È quella piccola genialità che permette la meraviglia. Credo che questo sarà un libro di meraviglie. Buona lettura a tutti.

SERGIO BINI (BUSTRIC)

A mia Madre

INTRODUZIONE

Un’opera che amo moltissimo è Who’s who in magic di Barth Whaley. Un testo del 1990, indispensabile per chi ama la nostra arte, dal quale non mi separo mai. Idem per L’arte del prestigiatore di Andrea Boccia che dovrebbe trovare posto nello scaffale di ogni prestigiatore. Un libro interessantissimo. Una correlazione frutto di una ricerca bibliografca di centinaia di titoli, con tonnellate di informazioni distillate con passione e dovizia di particolari.

Boccia, uno studioso e appassionato ricercatore di testi magici diffcilmente reperibili, è perfettamente consapevole della problematica di una non facile ricerca. Passa al setaccio, con una minuziosa ricerca personale di elevatissima credulità storica, il “meglio” rintracciabile.

Con il lumicino di Diogene, supportato dalla sua grande passione, egli scava nei meandri di una bibliografa magica sconfnata di 650 testi, elaborando una specie di piattaforma rigorosa a disposizione di chi ama la nostra affascinante storia.

Un elenco sterminato di indicazioni e colti giudizi personali, rivolti a opere magiche molte delle quali introvabili, nelle quali spunta la drammaturgia e la narrazione magica obiettiva ed essenziale, facendo ammantare di fascino e mistero la fgura del facitore di miracoli nel corso dei secoli.

Dal Papiro di Westcar a oggi, nessun mago è assente all’appello storico-mitologico, con l’aggiunta di giudizi e commenti sapienti dell’autore che riesce a inserire una sflza di tessere al posto giusto, da perderci la testa per l’interesse che suscitano!

Silvan

PREMESSA

Oggetto di questo lavoro è far conoscere la fgura del prestigiatore1 , tracciare la storia di quest’arte, evidenziare i mezzi psicologici e fsici che utilizza quest’artista per procurare stupore, analizzare la sua interazione con il pubblico, comprendere le vicinanze e le divergenze con le altre forme di spettacolo presenti nel percorso di crescita dell’arte del prestigiatore. Nella prima parte si affronteranno le origini, accennando alla diffcoltà di scindere la fgura dell’illusionista che utilizza i trucchi per esibirsi, da quella del sacerdote che utilizza gli stessi trucchi per affermare il suo potere.

1 Prestigiatore o Prestidigitatore? I due termini sono entrambi validi. Ma, si è scelto in questo lavoro di utilizzare il termine “prestigiatore” invece di “prestidigitatore”, giacché il primo termine è molto più antico (già in uso nelle commedie di Plauto, e menzionato da Seneca come vedremo più sotto) e rappresenta meglio del secondo l’arte dell’inganno. Il linguista e prestigiatore Carlo Rossetti (1876-1948) ha scritto a questo proposito: «Prestigiazione e non prestidigitazione […]. Prestigio e Prestigiazione (dal latino praestigiae) hanno origini antichissime, esempi nobilissimi, e sono le voci registrate dai nostri vocabolari. Prestidigitazione è stato invece tolto di peso […] dal francese, prestidigitation inventato di sana pianta da Jules De Rivère […]. Il pretenzioso vocabolo, dal quale, data la sua formazione con i latini praesto e digitus, esula ogni idea di prestigio, ebbe rapida fortuna in Francia, dove l’accademia fnì per registrarlo nell’edizione del 1878 [nel Boiste, Dictionnaire universel de la langue francaise, del 1829 è registrato come mot savant] del suo Vocabolario. Robert-Houdin, però, vi era contrario: “Au lieu de créer des mots nouveaux, n’eùt-il pas été préférable de conserver aux adeptes de la magie blanche le nom si juste et si complet que l’on trouve dans Plaute et que l’on voit aussi dans le plus grand nombre de dictionnaires anciens et moderns, Prestigiateur (prestigiator, faiseur de prestiges)?”». Si veda: J. R. Robert-Houdin, Comment on devient sorcier. Les secrets de la prestidigitation et de la magie, Calmann-Lévy, Paris 1878, p. 30; C. Rosetti, Magia delle carte. Trattato completo di prestigiazione con le carte (1935), Ulrico Hoepli, Milano 1958, p. 3. Lo studioso d’illusionismo M. Rampin ha evidenziato: «L’attuale “prestigiatore” deriva da praestigiator, “colui che effettua il praestigium”, ma questo (così come la sua forma femminile plurale praestigiae), sono correlati a praestingere, “rendere attonito”, verbo a sua volta risultante da prae- (“davanti”) e stringere (“tenere avvinto”). Il verbo contiene quindi la nozione di “tenere avvinta (l’attenzione) davanti”, su di un piano in evidenza: il che lascia supporre (come in effetti è) che esista un “dietro”, dove ha luogo l’inganno che dà origine all’illusione». M. Rampin, L’arte dell’impossibile. Studi sull’illusionismo, Aurelia, Asolo (Treviso) 2004, p. 15. Si veda anche l’articolo: V. Bossi, Si dice prestigiatore o prestidigitatore?, in «Ars Magna», vol. 1, n. 3, CLAM, Milano 2007, pp. 35-39.

I più remoti documenti qui presentati riguardano l’antico Egitto. Saranno spunto di rifessione per sottolineare alcuni aspetti del prestigiatore nella costruzione di uno spettacolo e conoscere i trucchi che ancora oggi sono utilizzati dai moderni prestigiatori.

Si cercherà di tracciare fn da subito le caratteristiche che fanno di questa professione la sua ossatura: il patto con lo spettatore, il gioco non dannoso, la facilità di adattarsi ai diversi spazi scenici avendo la possibilità di stupire una persona o un pubblico molto vasto.

Gli strumenti che saranno utilizzati in queste analisi saranno gli strumenti stessi del prestigiatore: i suoi manuali, gli oggetti, il materiale pubblicitario, le testimonianze di chi vi ha assistito. Contestualizzando il tutto con testi sulla storia dello spettacolo in generale e dell’illusionismo in particolare.

Quando è possibile, si cercherà di far capire come pensa un mago e perché fa determinate scelte in un’esibizione.

Si scoprirà che il vero segreto di un prestigiatore non risiede nella sua abilità fsica (un elemento importante, ma non indispensabile), e ancor meno nei suoi oggetti. Il suo punto di forza è nella capacità di controllare l’attenzione. Proveremo a smontare e a comprendere come funziona questo controllo.

Le prime rappresentazioni visive del prestigiatore saranno messe a confronto con la manualistica del settore, tentando in questo modo di ricostruire com’era un’esibizione nella piazza. Proveremo a comprendere: i metodi, le tecniche, gli attrezzi, l’effetto che ne scaturiva e l’interazione con le altre professioni vicine a quella prestigiatoria.

Il prestigiatore è una fgura che deve essere credibile per far accettare le sue incredibili esibizioni, deve ogni volta trovare delle presentazioni (dei “vestiti”) che si adattino alla sua epoca. Evocare dei demoni come intermediari del suo potere diventa poco credibile per un pubblico emancipato dall’Illuminismo, ecco perché nei secoli troveremo nel suo repertorio indicazioni che trasformano il suo “potere” in linea con il momento storico (fuidi magici, magnetismo ecc.).

Il prestigiatore diventa ben radicato all’interno del circuito teatrale dalla seconda metà dell’Ottocento fno agli inizi del Novecento, questo è chiamato il periodo d’oro della magia, i maghi si affrontano a colpi di bacchetta.

Le illusioni più spettacolari si costruiranno in quel momento. Gli illusionisti avendo dei teatri per loro, hanno la possibilità di sperimentare e inventare effetti grandiosi. Si cercherà di esaminare alcuni di questi effetti che sono diventati dei classici per il pubblico, come ad esempio il trucco della donna segata in due.

Il cinema deve molto a quest’arte, lo sviluppo tecnico (effetti speciali, montaggio) e narrativo (con i “viaggi straordinari” ricreati da Georges Méliès), sono nati dalla mente immaginifca dei prestigiatori, che volevano stupire con un nuovo mezzo meccanico, come avevano fatto in passato con altre meraviglie (automi, lanterne magiche, specchi magici ecc.). Il cinema è prima ospitato negli spettacoli dei prestigiatori, diventando in seguito il loro maggior avversario. Le due fgure (quella del regista e quella del prestigiatore) in alcuni casi si fondono insieme. Ci sono stati grandi registi prestigiatori, che nei loro flm mostrano il risultato dell’incontro delle due arti, ad esempio Orson Welles2 o Woody Allen3 .

2 Per quanto riguarda Orson Wells si veda in particolare il materiale (fotografco, pubblicitario e gli articoli di giornale) sullo spettacolo Mercury Wonder Show, con Welles come mago e Rita Hayworth e Marlene Dietrich come sue assistenti. Leggendo l’intervista-libro con Peter Bogdanovich (O. Welles, P. Bogdanovich, Io Orson Welles, Baldini + Castoldi, Milano 1999), nel cap. V, intitolato Beverly Hills, si hanno alcune opinioni e il rapporto di Welles con la magia. Wells raccontò spesso il suo incontro con Harry Houdini che gli insegnò le prime regole di un buon mago. Si veda: J. Naremore, Orson Welles. Ovvero la magia del cinema, Marsilio, Vicenza 1993, p. 21; O. Welles, P. Bogdanovich, Io sono Welles, cit., p. 200. Nel 1978 Orson Welles introduce David Copperfeld nel suo secondo speciale, e si esibisce con un numero di magia mentale, sempre Copperfeld nel 1992 per il CBS-TV Special “interagisce” con un flmato (girato nel 1953 per il prestigiatore Dick Himber) di Orson Welles che fa un gioco di carte. Esistono numerose riprese di performance magiche di Welles. Uno degli ultimi progetti rimasti incompiuti fu The Magic World of Orson Welles, un flm dove avrebbe mostrato alcuni dei suoi migliori trucchi di prestidigitazione, tutti eseguiti senza effetti speciali cinematografci; il flm è stato girato sporadicamente fra il 1967 e il 1985. Come da lui dichiarato in O. Welles, P. Bogdanovich, Io Orson Welles, cit., p. 564, nello stesso libro a p. 72 Orson Welles ricorda anche un altro grande attore-prestigiatore Harold Lloyd, con cui condivideva lo stesso circolo magico. Altre informazioni su Orson Welles illusionista si possono trovare in B. Whaley, The Man Who Was Magic, libro elettronico, 2006 e negli articoli di Wynn Pierce Wheldon, Orson Wells the Magician, in «Genii», vol. 63, n. 2, febbraio 2000, pp. 20-33, e di J. Ward, Io, Orson Welles. Vi racconto la mia magia, in «Magia», vol. 8, n. 12, 2011, pp. 148-154.

3 Woody Allen è un appassionato di giochi di prestigio: «La scoperta della magia avvenne a Long Island, verso i dodici anni, quando qualcuno gli regalò un’attrezzatura completa da mago… Ritornò

Si scoprirà che questa forma di spettacolo ora è viva più che mai. Il prestigiatore ha un ventaglio di esperienza tecnica e una scelta di materiale dovuti alla sua storia che è depositata nella manualistica, questo gli permette di potersi esibire in un qualsiasi spazio scenico, poiché come ricorda lo storico del teatro Butterworth, il prestigiatore ha la possibilità di poter cambiare spazio scenico, perché non ne ha bisogno:

Il Prestigiatore non ha bisogno di un palcoscenico su cui eseguire il suo lavoro, non più di quanto fa l’attore, anche se molti in tempi moderni si esibiscono sul palco e sfruttano le circostanze fsiche e le condizioni e convenzioni della messa in scena. Il Prestigiatore ha bisogno solo dello spazio che lo circonda per manipolare la sua interazione con lo spazio dello spettatore 4 .

Il piacere di scrivere questo lavoro è nel cercare di far conoscere un’arte viva ma purtroppo poco conosciuta nella sua costruzione ed evoluzione tecnica, teorica e storica.

alla magia (e questa volta per sempre) quando, per il suo tredicesimo compleanno, gli regalarono una copia di Magia illustrata di O. Fisher… fra i quattordici e i quindici anni era diventato abbastanza esperto da sottoporsi a due provini per varietà televisivi», E. Lax, Woody Allen, Longanesi & C., Milano 1991, pp. 60-61. Moltissime altre informazioni che riguardano i suoi primi tentativi nel mondo dello spettacolo esibendosi come mago (fece anche due provini per la tv come mago, ma non andarono bene) e la sua passione nei giochi di prestigio si trovano nelle pp. 59-68. Si veda anche: W. Allen, A proposito di niente, La nave di Teseo, Milano 2020. La passione di Woody Allen per la magia si può vedere in diverse sequenze nei suoi flm, solo per qualche esempio: in Stardust Memories, 1980, ci sono varie scene di levitazione e un bambino prodigio, che fa il prestigiatore; Edipo relitto (Oedipus Wrecks), un episodio del flm New York Stories, 1989, una madre che scompare in una scatola cinese; in Ombre e nebbia (Shadows and Fog, 1991), un mago insegna al protagonista “il bisogno delle illusioni”; in Tutti dicono I Love You (Everyone Says I Love You, 1996), Woody Allen esegue una levitazione romantica della sua ex moglie; in Scoop, 2006, Allen interpreta la parte di un prestigiatore, il Grande Splendini. L’elenco dei flm di Woody Allen, che contengono sequenze o riferimenti al mondo magico, è molto più lungo, ricordo che anche nel teatro Allen ha portato la sua passione nella prestigiazione, con la sceneggiatura teatrale La lampadina galleggiante (W. Allen, La lampadina galleggiante, Baldini e Castoldi, Milano 1993). Un’accurata ricostruzione dell’infuenza della magia nella vita e il cinema di W. Allen si può trovare in M. Casellato, Un mago a Manhattan. Storie di cinema e magia, Independently published, 2024.

4 P. Butterworth, Magic on the Early English Stage, Cambridge University Press, Cambridge 2005, pag. 31.

1. ORIGINI

In tempi remoti, la fgura del mago non era facilmente distinguibile da quella del sacerdote5 . Non esisteva una netta distinzione tra i due ruoli, i trucchi del prestigiatore erano necessari al sacerdote per avere o mantenere il proprio carisma. Erano comunque pur sempre dei segreti , che venivano tramandati. Quello che noi oggi distinguiamo come trucco, un tempo era una possibile arma per dimostrare la superiorità e l’astuzia in un confronto.

Un solo esempio ci può chiarire fno a che punto è diffcile separare le due fgure, nell’Esodo si legge:

8 Il Signore disse a Mosè e ad Aronne:

9 «Quando il faraone vi chiederà: “Fate un prodigio a vostro sostegno”, tu dirai ad Aronne: “Prendi il bastone e gettalo davanti al faraone e diventerà un serpente!”».

10 Mosè e Aronne vennero dunque dal faraone ed eseguirono quanto il Signore aveva loro comandato: Aronne gettò il bastone davanti al faraone e davanti ai suoi servi ed esso divenne un serpente.

11 Allora il faraone convocò i sapienti e gli incantatori, e anche i maghi dell’Egitto, con le loro magie, operarono la stessa cosa.

5 A questo proposito: «Ma dobbiamo ricordare che c’è una differenza tra la magia antica e quella moderna, e che le due sono separate da un profondo abisso […]. In origine, la magia signifcava sacerdozio», P. Dr Carus, introduzione, in E. H. Ridgely, The Old and the New Magic, The Open Court Publishing Co., Chicago 1906, p. IX. [tr. ns.]. Ancora oggi le parole magia e mago creano diffcoltà di comprensione e una non facile lettura al profano, che potrebbe confondere l’esecutore di uno spettacolo magico con l’operatore esoterico. Un tempo era chiamata magia bianca: «Magie Banche (fr), per opposizione alla truffaldina Magia nera, chiamansi le innocenti e leggiadre produzioni della Prestigiazione», in C. Rossetti, Magia delle carte. Trattato completo di prestigiazione con le carte, Ulrico Hoepli, Milano 1984, p. 596.

12 Gettarono ciascuno il suo bastone e i bastoni divennero serpenti. Ma il bastone di Aronne inghiottì i loro bastoni.

13 Però il cuore del faraone si ostinò e non diede loro ascolto, secondo quanto aveva predetto il Signore 6

In questo passo si parla di una trasformazione di bastoni in serpenti7 . Esiste un serpente Naja haje (il cobra egiziano), che si può “paralizzare” con una pressione alla base della nuca8, il serpente diventa simile a un bastone, e lo “shock” di un contatto violento con il pavimento può “risvegliarlo”.

Nell’episodio Aronne è il protagonista ma non è l’unico a conoscere lo stesso “segreto”, anche i sacerdoti egiziani ne erano a conoscenza. Questo ci può indurre a pensare che per questa trasformazione da bastone a serpente, almeno una delle due parti (se non entrambe) abbia fatto uso del trucco della paralisi nel cobra.

6 Esodo 7,8-13.

7 Questo episodio utilizzato come esempio di preillusionismo è citato in diverse fonti tra le quali: T. Frost, The Lives of the Conjurors, Chatto & Windus, London 1881, p. 2; P. Dr Carus, introduzione, in E. H. Ridgely, The Old and the New Magic, cit., p. XXIII; O. S. Teale, Higher Magic; Magic for the Artist, Adams Press Print, New York 1920, p. 54; Silvan, Arte magica Illusionisti, trucchi e magie di tutti i tempi, Rusconi, Milano 1977, pp. 29-32; M. Dif, Histoire illustrée de la prestidigitation, Maloine, Paris 1986, pp. 14-16. Il saggista Robert Irwin ricorda un episodio simile (ma nella meccanica inversa), accaduto a: «Maxime du Camp, che nel 1849 fu al fanco di Flaubert in Egitto, incluse un vivido resoconto del modus operandi degli incantatori di serpenti… Uno di loro un ragazzo, dopo aver lasciato che il rettile si avvolgesse in spire intorno al proprio corpo, aveva sputato nella bocca dell’animale ed esercitato una pressione decisa sulla sua testa, fno a farlo irrigidire del tutto (un fenomeno curiosamente inverso a quello descritto nell’Antico Testamento, in cui i maghi del faraone tramutano i bastoni in serpenti)», R. Irwin, La favolosa storia delle Mille e una notte. I racconti di Shahrazad tra realtà, scoperta e invenzione Donzelli virgola, Roma 2009, pp. 120-121.

8 «Aspide (scient. Naja haje), è il Cobra egiziano, serpente famoso per l’importanza e l’alto signifcato che aveva nella religione dell’antico Egitto. Come le altre specie del genere Naja, ha la capacità di mantenere eretta la parte anteriore del corpo e di gonfare e dilatare il collo, quando venga in qualche modo eccitato […]. I Cobra egiziani sono fra quelli che si lasciano più facilmente ammaestrare dagl’incantatori di serpenti […]. In seguito a una leggera compressione, in una determinata regione della nuca, cadono in stato di catalessi e s’irrigidiscono acquistando quasi l’aspetto di bastoni: fenomeno, questo, che può spiegare il prodigio attribuito agli incantatori egiziani dalla Bibbia (Es 7,11-12), della trasformazione di bastoni in serpenti», E. Calabresi, in G. Gentile, C. Tumminelli (a cura di), Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere ed Arti, vol. 1, Istituto Giovanni Treccani, Roma 2000, p. 250.

Il Bastone di Aronne si trasforma in serpente di Julius Schnorr von Carolsfeld, Bibel in Bildern, 1860. Opera libera da vincoli di copyright.

1.1 Le più antiche testimonianze di un’esibizione

Il più antico documento a nostra disposizione sull’arte della magia è il Papiro di Westcar 9. Il testo racconta che per distrarre dalla noia il faraone

9 «I racconti di re Kheope, […] importante componimento letterario in Medio egizio, esistente in un solo esemplare, è redatto su un papiro databile al periodo degli Hyksos (II Periodo Intermedio, nella XVI-XVII dinastia, 1650 – ca. 1540 a. C.). Conservato col n° 3033 al Museo di Berlino, è conosciuto come Papiro di Westcar, dal nome dell’inglese Miss Westcar che lo portò dall’Egitto», M. Chioff,

Cheope, i suoi fgli gli narrano delle storie. Tre dei cinque episodi che sono descritti in questi racconti parlano di maghi, queste storie ci mostrano come poteva essere la magia nell’antico Egitto. Più sotto sono state inserite le due storie10, che mostrano come era rappresentata la magia di fronte a sua maestà il faraone.

Nel secondo racconto, abbiamo un vero e proprio spettacolo, con un numero di decapitazione e ricongiunzione delle parti recise, e la rianimazione dell’animale decapitato. Possiamo notare la costruzione del numero che cresce in diffcoltà, da un piccolo animale fno al crescendo dell’esibizione, con il concludersi di una decapitazione di un animale di dimensioni notevoli come il toro. La decapitazione è un effetto11 classico della prestidigitazione, la separazione e ricongiunzione fa parte delle azioni teatrali del prestigiatore12

G. Rigamonti, Antologia della letteratura egizia del Medio Regno vol. 2, Ananke, torino 2008, p. 11. Tra i testi di storia dell’illusionismo che citano il Papiro di Westcar: S. W. Clarke, The Annals of Conjuring, Miracle Factory, Seattle 2001, pp. 63-64; C. Rossetti prova un primo tentativo di traduzione di un racconto; l’articolo: Rossetti C, A Royal Command Performance of 4.600 Years Ago, in «The Sphinx», vol. 38, n. 3, maggio 1939, p. 71; C. Rossetti, Il trucco c’è ma non si vede, Hoepli, Milano 1961, pp. 3-4; M. Christopher, The Illustrated History of Magic, Thomas Y. Crowell Co., New York 1973, pp. 8-10; Silvan, op. cit., pp. 21-29, in questo testo vi è una prima trascrizione del documento tratta da E. Bresciani, Letteratura e poesia dell’Antico Egitto, Einaudi, Torino 1969; E. A. Dawes, The Great Illusionist, Chartwell Books, Inc., Secaucus 1979, pp. 15-16; M. Dif, Histoire illustrée, cit., pp. 13-14; M. Christopher, Magic: A Picture History, Dover Publications, Inc., New York 1991, pp. 1-2; R. Irwin, cit. op., cit., p. 63; Carlo Faggi nell’articolo Magie dell’antico Egitto, in «Magia», vol. 1 nella bibliografa a pag. 241, n. 2, 2005, pp. 114-126, ha utilizzato la traduzione di M. Chioff e G. Rigamonti per analizzare le possibili meccaniche dei trucchi descritti nel papiro.

10 Il primo racconto non è inserito in questo lavoro, poiché è la storia di una vendetta di un mago, non di un intrattenimento.

11 Per la parola “effetto” in questo lavoro ci si riferisce al gioco di prestigio come lo vedono gli spettatori, l’effetto che suscita a chi assiste alla “magia”. Utilizzo il termine in questo modo rispettando le disposizioni manualistiche del prestigiatore. Fin dai primi manuali, nella descrizione di un trucco è prima descritto l’effetto (cosa vede lo spettatore) e poi il metodo (in che modo creare quella determinata illusione).

12 Diversi autori di magia negli anni, si sono prodigati nel suddividere le “azioni” del prestigiatore, trovare i limiti nelle possibilità apparentemente infnite dell’illusionismo di esprimersi. Questa divisione “topologica” della magia può ricordare quello che in altre arti è avvenuto con gli “schemi base”. Di seguito, gli elenchi più noti di queste suddivisioni: il prestigiatore inglese David Devant

1.2 Giagiaemankh

«Quindi Baufra si alzò per parlare in questi termini: “Io farò che la Tua Maestà ascolti un prodigio che è accaduto all’epoca del tuo avo […]”». Il racconto inizia con la preparazione di una gita su una barca, per distrarre il faraone si vestono delle meravigliose ancelle esaltando la loro bellezza. Poi si parte, fno a che, la ragazza che deve tenere il tempo per le rematrici, si ferma, poiché perde il suo prezioso ciondolo che è caduto in acqua. Gli viene offerto un altro ciondolo, ma lei rifuta perché quello caduto è troppo prezioso per lei. Non rimane altro che far intervenire il mago:

Allora il sacerdote ritualista capo Giagiaemankh pronunciò quello che solitamente recitava come formula magica. Poi posò una parte delle acque del lago sull’altra, scorse quel ciondolo a forma di pesce posato sopra un sasso, e andò a recuperarlo, affnché fosse restituito alla sua proprietaria. Ora per quanto concerne l’acqua, essa era 12 cubiti di profondità nella parte più fonda, e fnì per essere di ventiquattro cubiti dopo che era stata ripiegata. Di nuovo egli pronunciò la formula magica, e riportò le acque di quel lago nella loro sede usuale. Sua Maestà trascorse la giornata con la casa reale, v.p.s., al completo, ed

(1868-1941) nel capitolo Secrets of Magic, scrive: «La mia esperienza personale con la magia mi ha insegnato che tutti gli effetti magici rientrano in una delle sette categorie seguenti: 1. Una produzione o creazione; 2. Una scomparsa; 3. Una trasformazione; 4. Una trasposizione; 5. Un’apparente sfda alle leggi naturali; 6. Un’esibizione di una forza segreta; 7. Apparenti fenomeni mentali», in D. Devant, My Magic Life, Hutchinson & Co. Ltd., London 1931, cap. X. [tr. ns.]. D. Fitzkee (1898-1977), elenca ben 19 azioni, in The Trick Brain, Book II, Lee Productions, Pomeroy 1999; S. H. Sharpe (19021992) riassume in 6 azioni l’elenco di Fitzkee, in S. H. Sharpe, in Neo-Magic Artistry, The Miracle Factory, Seattle, 2000, p. 41; un riassunto ancora più succinto è stato fatto da Neale e Parr riducendo le azioni a tre: 1. Being, 2. Doing, 3. Relating, in R. E. Neale, D. Parr, The Magic Mirror: Refections on the Nature and Revelance of Magic, Hermetic Press, Seattle, 2002, pp. 167-168. Forse si può ridurre ad una sola azione leggendo le parole di Burger. «Penso che l’immagine centrale della magia, la metafora centrale, sia la trasformazione», E. Burger, The Theory and Art of Magic, in «The Linking Ring», vol. 80, n. 10, ottobre 2000, p. 48. [tr. ns.]. Negli anni i prestigiatori hanno allungato o accorciato questa lista, ma il senso non cambia, esiste un numero limitato di azioni, questo limite è il modo in cui l’uomo si esibisce con il mistero

infne egli ricompensò il sacerdote ritualista capo Giagiaemankh con ogni genere di cose buone.

Nel primo racconto non abbiamo un’esibizione magica nel senso teatrale del termine, si assiste a una delle funzioni del mago-sacerdote alla corte del faraone, si scorge però in questo episodio l’antenato di uno degli elementi psicologici alla base degli effetti del prestigiatore, quello che il regista teatrale e illusionista Henning Nelms13 (1900-1986), consiglia di utilizzare per dare signifcato a ciò che si fa, creare la giusta situazione, il tempo esatto per fare la magia 14 . Nel racconto il faraone è consigliato dal mago su come potersi distrarre piacevolmente, avendo il mago preparato per il faraone un doppio stupore. Senza analizzare la possibile soluzione dell’effetto15, in questo racconto si può osservare il modo di pensare di un mago. Il sacerdote ha preparato il suo “pubblico” e il suo “palcoscenico”. Conosceva come dividere le acque (l’ha dimostrato, anche se si tratta di un racconto), ma mancava un motivo “teatrale”, un qualcosa che potesse accrescere il potenziale di questo numero.

13 H. Nelms si è occupato di teatro pubblicando anche testi teatrali. Questi libri insegnano come organizzare uno spettacolo dal punto di vista registico e organizzativo: Lighting the Amateur Stage: A Practical Layout, Theatre Arts, Inc., New York 1931; A primer of stagecraft, Dramatists Play Service, Inc., New York 1941; Play Production: A Handbook for Backstage Workers, a Guidebook for Drama Students (College Outline Series), Barnes & Noble, New York 1950; Scene Design: A Guide to the Stage, Dover Publications, Inc., New York 1975. Come scrittore di drammi: Only an Orphan Girl: A Soul-stirring Drama of Human Trials and Tribulations in Four Acts, Dramatists Play Service, Inc., New York 1944. Con lo pseudonimo Hake Talbot, ha pubblicato romanzi e racconti.

14 «Non importa quanto sorprendente un trucco possa essere, esso soffre di una grave colpa – non ha alcun senso. Immaginiamo che tu possa fare un miracolo. Supponiamo che, senza che ti avvicini a me, semplicemente con un gesto verso la mia tasca mi dici di mettere la mia mano al suo interno. Faccio così e tiro fuori un panino al prosciutto. Questo mi avrebbe senza dubbio stupito, ma dopo essermi ripreso dalla sorpresa, il mio unico pensiero è, “Quindi?” Ma supponiamo che Io dica, “Io ho fame”, e mi si risponde, “posso rimediare. Guarda nella tua tasca sinistra del cappotto”. E quando lo faccio, trovo un panino. Questo mi ha colpito. Ha senso. Non puoi realizzare questa sorta di miracolo, ma puoi aggiungere signifcato al tuo gioco di prestigio». [tr. ns.]. H. Nelms, Magic and Showmanship: A Handbook for Conjurers, Dover Publications, Inc., New York 2000. pp. 5-6.

15 Il metodo è stato ipotizzato dal prestigiatore Carlo Faggi nell’articolo: Magie dell’antico Egitto, cit., pp. 114-126.

Questo gli viene fornito dal recupero della collana. Se avesse fatto vedere al faraone come poter dividere le acque, avrebbe dimostrato di essere solo un bravo ingegnere, aspettando la richiesta del faraone di volersi distrarre, il mago ha potenziato lo stupore nell’effetto. Il faraone ha chiesto di trovare una soluzione al problema della ragazza, ma essa, la soluzione, già esisteva. Questo ci insegna un’altra delle regole di un mago: saper attendere il momento opportuno 16

1.3 Gedi Di Ged-Snefru

C’è un borghese il cui nome è Gedi, che dimora a Ged-Snefru, giusto di voce. È un borghese di 110 anni, che mangia 500 pani e, come carne, una spalla di bue e beve 100 boccali di birra ancora oggi.

Egli sa ricongiungere una testa mozzata; sa far camminare dietro di sé un leone, il cui guinzaglio striscia per terra, ma soprattutto conosce il numero delle camere segrete del santuario di Thot.

Cheope ordina a Hordedef di portare al suo cospetto il mago Gedi, segue il viaggio e l’arrivo al cospetto di Cheope:

Allora Sua Maestà domandò: “È vero ciò che si dice che tu sei in grado di riattaccare una testa mozzata?” E Gedi rispose: “Si, lo so fare, Sovrano mio Signore!” Pertanto Sua Maestà ordinò: “Fatemi condurre il prigioniero che è in carcere e venga eseguita la sua condanna!” Replicò

16 H. Decremps, che conosceremo in seguito, ha avuto il merito di verbalizzare le regole di un buon mago e la dodicesima ci dice: «12° Approftta abilmente di tutte le possibilità e dei diversi gradi di credulità che, per così dire, cadranno nelle tue mani. Spesso si presentano occasioni favorevoli; ma solo le persone intelligenti sanno come farne buon uso», H. Decremps, Testament de Jérome Sharp, professeur de physique amusante; où l’on trouve, parmi plusieurs tours de subtilité, qu’on peut exécuter sans aucune dépense, des préceptes & des exemples sur l’art de faire des chansons im-promptu; pour servir de complément a La magie blanche dévoilée chez J. F. Desoer, imprimeur-libraire, à la Croix d’or, sur le Pont-d’Isle 1793, p. 14. Per un elenco delle tredici regole si veda in questo libro l’appendice.

allora Gedi: “Ma non a un essere umano, o Sovrano mio Signore! Vedi! Non si è mai ordinato di fare una cosa simile al nobile bestiame!”.

Allora gli fu portata un’oca che fu decapitata. Poi l’oca fu posata verso il lato occidentale della sala ipostila mentre la sua testa verso quello orientale. Gedi pronunciò ciò che doveva come formula magica e, come esito, l’oca si alzò barcollando e la sua testa altrettanto. Poi, dopo che egli ebbe ravvicinato le due parti, l’oca si alzò starnazzando. Successivamente il mago si fece portare un’oca Khetaa e la sottopose allo stesso trattamento.

Allora Sua Maestà si fece condurre un toro la cui testa fu gettata al suolo. Gedi pronunciò ancora la formula magica: il toro si alzò dietro di lui mentre il suo laccio ricadeva al suolo.

Il numero della decapitazione17 e la ricongiunzione della testa con il corpo lo troveremo in varie forme nella storia della magia che andremo a conoscere, ed è all’origine degli effetti magici ancora oggi praticati nei grandi spettacoli illusionistici dove un corpo o parte di esso è tagliato e ricongiunto.

17 Il grande prestigiatore italiano Bartolomeo Bosco (1793-1863) fece un effetto simile davanti al sultano di Costantinopoli, utilizzò un piccione nero e uno bianco, e dopo averli decapitati, gli scambiò le teste rianimandoli. Davanti a un simile prodigio il sultano intimò a Bosco di ripetere l’esperimento utilizzando due uomini (un etiope e un circasso), prontamente Bosco trovò la soluzione per evitare tale tragedia. Si veda: B. Bosco, Satana. Raccolta universale, biografca, aneddotica delle avventure di Bosco da Torino, professore di prestidigitazione, Tipografa G. Favale e Comp., Torino 1860, pp. 39-41; ora in Pagine di magia. Prestigiazione, segreti, curiosità e misteri dalla collezione magica Roxy, S. Carello, G. Pasqua (a cura di) Florence Art Edizioni, Firenze 2013, pp. 69-71; C. Rossetti, Il trucco c’è, cit., pp. 4-6. Ancora oggi gli illusionisti si ispirano a questo numero. Ad esempio, David Copperfeld (David Seth Kotkin, 1956- ) nel suo spettacolo eseguiva lo stesso effetto, ultimamente il mago da strada David Blaine (1973- ) si è esibito strappando e riattaccando la testa di una gallina.

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I nobili piaceri del gentiluomo

Manuale di Eleganza Classica Maschile Le librerie più belle del mondo

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