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Museo Civico della Media Valle del Liri Di Sora

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XXV Fibrenus Premio d’incisione CARNELLO cArte ad Arte 2011 A cura di Loredana Rea Direzione artistica Marco D’Emilia e Guido Pecci Progetto grafico Luca Evangelista Allestimeni Associazione Officina della Cultura - Carnello

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Commissione scientifica: Marina Bindella (docente ‑ Presidente di Giuria), Loredana Rea (storico e critico d’arte), Marco D’Emilia (professore, pittore e incisore) Guido Pecci (professore, pittore e incisore) Andrea Lelario (docente) Roberto Piloni (docente) Raffaella Ravelli (artista) Andrea Petricca (assessore alle Politiche Culturali del Comune di Sora) Sara Polsinelli (referente dell’Officina della Cultura) Giuseppe Rea (architetto, membro dell’Officina della Cultura)

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Nei mesi che hanno preceduto la preparazione di questa XXV edizione del Premio Fibrenus abbiamo “scoperto” che il nostro progetto, seppur “vecchio” di cinque lustri, è stato inserito tra le buone pratiche italiane riservate ai giovani artisti nell’ambito di uno studio curato per conto del Dipartimento della Gioventù presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri elaborato dall’associazione per l’Economia della Cultura e Federculture per l’ANCI (associazione nazionale comuni italiani) e per il GAI (giovani artisti italiani) inserito nel progetto ITALIA CREATIVA. Oltre la ovvia soddisfazione per l’illustre riconoscimento ci sprona a continuare nel nostro lavoro la rinnovata consapevolezza di agire nella giusta direzione soprattutto alla luce delle considerazioni svolte dalla curatrice dello studio, la dott.ssaAnnalisa Cicerchia che a chiosa del suo lavoro sintetizza: Nulla e più letale al mondo della creatività della miopia programmatica. L’ansia di tradurre da un anno all’altro in fatturato, in ricchezza, persino in occupazione diretta, le attività culturali e creative e pericolosa e fuorviante. Occorre invece una riflessione sul tempo, come risorsa strategica, non diversa dalle risorse finanziarie, umane e logistiche, che consenta di attribuire la dimensione temporale appropriata ai risultati attesi. E senza dimenticare che alcuni risultati fondamentali possono essere ottenuti solamente con interventi di lungo periodo, senza che questo voglia dire – come invece sta accadendo in Italia da parecchi anni – lasciarli cadere perche non pagano nell’immediato. In particolare, le politiche della domanda si costruiscono in modo durevole e plurisettoriale, educando il gusto, le scelte, i comportamenti, non diversamente da quanto accade per le politiche di sostegno diretto ai creativi. Obiettivi di breve, di medio e di lungo periodo vanno pertanto individuati e inseriti negli adeguati sistemi di programmazione e di pianificazione, che consentano di tenere conto della scarsità attuale di alcuni tipi di risorse e della grande disponibilità di altre, dell’esistenza della crisi e della necessita di superarla, e, soprattutto, del bisogno irrinunciabile di progettare con creatività il futuro, non solo dell’arte, ma di questo Paese

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FABER Non me ne vogliano gli altri autori, ma devo confessare una mia attenzione particolare verso una delle opere che hanno vinto “Carte ad Arte”nel 2004. È “Faber” di Claudio Tassinari; testa d’uomo dal cranio abnorme e uno sguardo determinato rivolto verso un orizzonte per noi sconosciuto. La sua è una determinazione che mi attira e allo stesso tempo mi spaventa: quella di un uomo consapevole della propria forza straordinaria, novello demiurgo che si candida a condurre le masse verso destini difficili da immaginare. L’opera di Claudio Tassinari mi porta a riflettere sulla condizione umana in generale e sull’uomo italiano in particolare indiscusso inventore della modernità in una stagione straordinaria come quella del rinascimento. Personaggi della stirpe dei Faber di Tassinari l’Italia ne ha sempre creati: affidarci a loro sembra far parte della nostra natura, della nostra insicurezza, della nostra incapacità di formarci come nazione. Montanelli dice di Caio Mario, uno di questi uomini, che “per tutta la vita fu convinto di essere l’uomo che ci voleva per Roma”. Guidato dalla forza brutale della sua ostinazione, senza dubbi e senza ripensamenti, Mario incarnava il sentimento dell’homo faber colui che secondo la famosa locuzione di Appio Claudio “è l’artefice della propria sorte”. Ma Faber non incarna solo il prototipo dell’uomo forte in politica. Ce n’è almeno un altro che a noi interessa in modo particolare: è quello attivo fra ottocento e novecento, che lega indissolubilmente la propria sorte allo sviluppo dell’industria manifatturiera. Quest’uomo nasce con la rivoluzione industriale e si consegna alla storia con il suo tragico ottimismo e la sua cieca fiducia nella scienza e l’assoluta certezza di un futuro radioso per il genere umano. Un uomo la cui determinazione ha rappresentato il principale motore della crescita economica e sociale dell’era moderna. E’ chiaro che Faber non può credere alla volubilità del destino che per lui è solo una materia da plasmare secondo i propri interessi. Ma cosa succede quando un uomo razionale e freddo si trova tutto a un tratto a dover ammettere che il destino esiste e che può essere tragico e di una malvagità assurda? L’essenza “Carte ad Arte” si riduce a questo: noi chiediamo ad ogni artista di provare a dare una risposta a questa domanda. Provare cioè a riflettere sulla duplice natura dell’uomo moderno fatta di forza e fragilità, certezza e dubbio. L’archeologia industriale è ovviamente un pretesto, ma è uno dei campi di applicazione in cui questo homo faber mostra con tanta evidenza il suo ingegno così vicino alla natura divina e la sua istintiva brutalità così vicina alla sua parte animale.

Enzo Carlo Cerrone Architetto, Docente di Storia dell’Arte

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Come primo cittadino, sono ben felice di salutare la XXV Edizione del Premio Fibrenus “eArte ad Arte”. Si tratta di un’iniziativa degna di considerazione poiché ormai consolidata, giunta al quarto di secolo, e perché utilizza la tecnica artistica dell’incisione per rievocare il nostro passato, l’archeologia industriale, i gloriosi opifìci che trasformarono la nostra zona in una delle aree industriali più floride del Regno delle Due Sicilie. Questo territorio, insieme alle Valli delll’Irno e del Sabato, era il cuore pulsante dell’industria borbonica; grazie al prezioso flusso del provvido Fibreno, quegli stabilimenti producevano tonnellate di carta e tessuti assicurando lavoro alle maestranze e prestigio al comprensorio. Rievocarli tramite il potente ed immediato mezzo dell’immagine dev’essere per noi motivo di orgoglio, ma anche dovere morale. Perché questa Amministrazione, attenta al presente ed al futuro, sta profondendo il massimo impegno per lo sviluppo del territorio, ma allo stesso modo apprezza e favorisce tutte quelle iniziative culturali capaci di accendere una luce più intensa sul nostro passato, nel desiderio di una chiara promozione umana e sociale. Perché è vero che non si vive di passato, ma senza passato non si vive, in quanto senza autoconsapevolezza storica è difficile interpretare il presente ed è impossibile preparare l’avvenire. Inoltre, queste iniziative possono costituire un’occasione per creare fluissi turistici capaci di ravvivare l’economia locale, visto che la voce turismo sta diventando una componente sempre più importante per le economie locali. Un caloroso saluto, dunque, a tutti i partecipanti, ed un grande plauso agli organizzatori per i sacrifici di questi anni, volti a consentire alla manifestazione di crescere e diffondersi.

Il Sindaco

Ernesto Tersigni

Storia ed arte, archeologia industriale ed incisione. È questo il connubio che anima la manifestazione “cArte ad Arte” giunta ormai alla venticinquesima edizione. L’Officina della Cultura dimostra per l’ennesima volta, casomai ce ne fosse ancora bisogno, quanta propositività e quanta voglia di fare il nostro territorio riesce ad esprimere. Io come Assessore al ramo ne sono fiero, perché sento la città risorgere, scrollarsi di dosso l’apatìa ed incamminarsi verso un futuro migliore, per tutti. In tempi di osanna trionfanti ai campioni del calcio, in cui gli eventi culturali sembrano passare in secondo piano, l’Officina della Cultura riesce sempre a realizzare iniziative dense di contenuti e seguitissime, con grande partecipazione, tanto da arrivare al quarto di secolo. Eventi ricchi di valore storico, umano e documentario, di una Camello che non esiste più, ma che pulsa ancora nella vita e nell’umanità dei suoi abitanti, che nelle loro azioni giornaliere esprimono uno stile di vita affine a quello dei loro antenati. E proprio per evidenziare questo legame, nascono queste manifestazioni pazientemente elaborate, frutto di un sapiente lavoro di squadra che non lascia nulla al caso. Possiamo paragonare l’Officina della Cultura per impegno, cuore e passione alla nostra Giunta Comunale: tanti aspetti ci legano, la volontà di fare tanto e bene, l’abnegazione, la visione globale. Questo a significare che tutti i cittadini possono fare qualcosa per il territorio: la politica fa la sua parte, ma anche le associazioni, insomma tutte le persone di .buona volontà possono contribuire, in sinergia, per la crescita e lo sviluppo.

Assessore alle Politiche Culturali

Andrea Petricca

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LA DIFFICOLTÀ DELLA CONTINUITÀ Il traguardo dell’VIII edizione Noi comunichiamo col bianco e il nero, da cui la natura non sa ricavare nulla. Non sa fare nulla con un po’ di inchiostro. Ha bisogno di un materiale letteralmente infinito. Noi invece di pochissime cose, e, se possibile, di molto spirito. Paul Valéry

In questi mesi di grandi difficoltà politico-economiche, mentre l’attenzione di tutti è calamitata dall’andamento dei mercati finanziari, dai continui declassamenti delle agenzie internazionali di rating, dalle analisi degli economisti e dai rischi di default, la cultura è la prima a pagare il prezzo di una crisi che si presenta in maniera endemica. Di conseguenza tagliare il traguardo dell’VIII edizione di un piccolo premio di incisione come Carnello C’Arte ad Arte potrebbe essere considerato una grande conquista. Al contrario in un momento in cui nulla deve essere dato per scontato organizzare questo nuovo appuntamento espositivo non può semplicemente rappresentare un punto di arrivo, sia pure costruito con pazienza, entusiasmo e determinazione, ma deve significare un’importante opportunità per raggiungere altri obiettivi. Non si tratta soltanto di consolidare quanto raggiunto e di sostenere un ulteriore radicamento nel territorio, piuttosto di continuare a proporre occasioni di crescita culturale e offrire altre opportunità per incontrarsi, confrontarsi e sollecitare una differente attenzione alla complessità di questo nostro tempo. L’arte, infatti, è una pratica in grado di cambiare il modo di pensare, ponendo l’accento sulla necessità di lasciare emergere la densità di senso sottesa a ogni azione. In questa prospettiva suggerirei di leggere la nuova edizione di Carnello C’Arte ad Arte come una possibilità per riflettere sul ruolo della ricerca artistica, in una società sempre meno attenta ai bisogni profondi dell’individuo, e di considerare gli anni di lavoro, investiti a sostenere le forme in cui essa si realizza e si propone al pubblico, che pure hanno contribuito a definire una concretezza culturale da cui non si deve prescindere, come il risultato di un impegno abbracciato con la speranza di contribuire a trasformare i modi di intendere e affrontare le tensioni e le contraddizioni che scuotono la realtà contemporanea. Non è un caso quindi che alla base dell’esperienza legata a questo Premio Internazionale di Incisione ci sia stata fin dall’inizio il proposito di riscoprire e comunicare attraverso l’arte l’identità storica di della Media Valle del Liri, in cui fin dal XVI secolo si era sviluppata una prosperosa produzione cartaria, scomparsa nel corso della seconda metà del ‘900, ma soprattutto il desiderio di coniugarla poi con la necessità di una contestualizzazione più ampia, per costruire le basi di una significativa considerazione sulla necessità di riappropriarsi del passato e progettare consapevolmente il futuro. Anche per quest’anno il desiderio di portare alla luce il tessuto delle storie che in maniera determinante hanno contribuito all’identità di un luogo, di elaborare la persistenza del passato, di comprendere il senso del tempo trascorso, di impedire che il disinteresse cancelli ciò che è accaduto e di recuperare le trame della cultura e della memoria, è il filo tenace che ha legato le scelte operate. A guidare le numerose sfumature delle valutazioni, accanto alla necessità di declinare il tema proposto con esiti formali mai troppo scontati, è stata la volontà di concretare nel circoscritto spazio della mostra i tempi in cui si sedimentano le conoscenze tecniche e i modi con cui si rielaborano le soluzioni linguistiche e i presupposti teorici, per porre l’accento l’importanza di accordare nel segno dell’incisione sperimentazione e tradizione. Attenzione alla continuità del fare e desiderio di cambiamento e rinnovamento, che sfiorandosi o sovrapponendosi generano quegli sconfinamenti e quelle interferenze che costituiscono il tessuto vitale della contemporaneità artistica, sono i termini entro i quali si è collocato fin dal 2004 questo Premio, nell’intento di presentarsi non solo come momento di confronto dialettico sulla molteplicità dei progetti e dei risultati, quanto piuttosto come momento di riscontro sull’importanza della

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grafica presso le nuove generazioni. Su questa linea si pongono tutti gli artisti selezionati con lo scopo di suggerire, sia pure in maniera incompleta, lo sviluppo delle esperienze dei più giovani, a restituire il senso e la sostanza di quella libertà di espressione, nutrita da intenzionalità spesso discordanti e perseguita con strumenti talvolta molto diversi. Il percorso espositivo, delineato dalla commissione scientifica, scegliendo con attenzione tra le opere pervenute, per suggerire la pluralità di motivazioni e di possibilità sottese a precise indicazioni di principio, propone, infatti, una selezione limitata, ma certamente esemplificativa. Pur nelle inevitabili differenze, generate dalla fertile mescolanza delle prassi operative, a colpire è la volontà di lasciare emergere la complessità di una modalità espressiva che si scopre solo con la pratica di laboratorio, capace di svelare il senso della creatività attraverso il compiersi di gesti e azioni, retti da una ritualità antica. I tempi lunghi di lavoro e il rigore tecnico, difficilmente eludibili, sono dunque l’indicazione di un linguaggio inequivocabilmente specialistico, legato alla consistenza dei segni, alla forza degli inchiostri, alla calibrata pressione esercitata sulla carta, che rappresentano l’essenza e contemporaneamente l’irresistibile fascinazione dell’incisione stessa. La necessità di un’accuratezza processuale, che non è stata messa in discussione neppure dalle innovazioni più avanzate, non permette né facili risultati, né tanto meno lascia spazio a quell’immediatezza del fare, che tanta parte ha avuto nell’arte del nostro tempo. Anzi, continua a preservare pressoché inalterati i procedimenti consolidati dalla tradizione, sebbene abbia poi sempre saputo accogliere le sollecitazioni della contemporaneità, per offrire altri territori alla ricerca. Proprio la necessità di specializzazione nel corso del XX secolo ha confinato l’incisione in una posizione di complessa lateralità, nonostante il moltiplicarsi di importanti appuntamenti espositivi a essa dedicati siano il segno indiscutibile della sua profonda vitalità, sia pure ai margini di un sistema sempre meno interessato a quanto non è conforme alle esigenze del mercato. Eppure, proprio essa ha permesso di consolidare la forza di quei linguaggi che nei primi anni del ‘900 si stavano sviluppando sotto la spinta della rivoluzione estetica propugnata dalle avanguardie. Nel momento in cui si attuava una straordinaria accelerazione verso il loro totale rinnovamento, l’incisione, infatti, è diventata il campo per nuove esperienze, altre prove e differenti riscontri, a ribadire che le ragioni della sperimentazione non possono prescindere dal legame con il passato. Loredana Rea

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Articolo Marco

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Opere

premio di incisione 2011

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1° Classificato Squaiera Tommaso “Spiraglio” (Acquaforte, acquatinta, ceramolle 48x62 - 2011)

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2° classificato Galluppo Pier Giacomo “Dualismo dell’individualità umana” (Acquatinta, acquaforte, lavis - 80,3x59,3 - 2010)

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3° Classificato Bellucci Gianluigi “Prospettive di segni” (Acquaforte, puntasecca, ceramolle su zinco - 40x29,5 - 2011)

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Bassu Emiliano “Due Mondi” (tecnica acquaforte - 2011)

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Bersini Prisca “Senza titolo” (Puntasecca 18x24 - 2011)

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Cangelosi Laura “lo schow” 170x200 mm foglio 90x70 P.d.A

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Segnalato Carbonelli Virginia “Superfici liquide� (Acquaforte e berceaux su zinco - 30x49,5 - 2011)

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Dawczynska Matgorzata “The fifteenth” (System dry point 2011)

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Eugenia Christova “The fifteenth” (System dry point 2011)

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Federico Giulio “Senza titolo� (acuqforte, acqua tinta, cera molle, punta secca - 2011)

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Gasparini Chiara “Memorie� (acquaforte, mm295x249, anno 2011)

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Segnalato Habisiak Matczac Alicja “Urbino - scendendo� (Acquatinta, acquaforte - 49x56 - 2009/11)

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Lewandowski Andrzej ???Self-portrait - the true identity or fiction, or emptiness_maniera near, puntasecca_2010???

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Moneghetti Adriano “fuga dalla città in rivolta”

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Paci Simone “Con il vento� (acquaforte - v.molle- m. pittorica- acquatinta- bulino - 2011)

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Paris Isabella “Intrecci subacquei”

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Pitzalis Melissa “struttura� (acquaforte e vernice molle 2011)

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Porcelli Francesco “periferia in riva�

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Sardella Nicola “Creando Architetture” (Acquaforte,Acquatinta,Làvis - 2011)

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Segnalato Vivoda Ana “Traces” (dry point - 2010)

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Segnalato Tomasi Tania “TL’isola che non c’è” (Acquaforte, acquatinta, vernice molle 2 lastre - 29,8x19,9 - 2011

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Varolo Alessandra “Between the middle line� (Maniera nera 35x45 2011)

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XXV Edizione Premio Fibrenus Premio d’incisione CARNELLO cArte ad Arte 2011 VERBALE DELLA COMMISSIONE GIUDICATRICE Il giorno 10 del mese di settembre dell’anno 2011, alle ore 11.00 nell’albergo “La Locanda” in via Pietro Nenni a Carnello (FR) si è riunita la commissione giudicante del Premio d’incisione 2011 “Carnello cArte ad Arte “ organizzato dall’Associazione Officina della Cultura di Carnello. Sono presenti i giurati, signori: BINDELLA Marina (docente ‑ Presidente di Giuria), REA Loredana (storico e critico d’arte), D’EMILIA Marco (professore, pittore e incisore) PECCI Guido (professore, pittore e incisore) LELARIO Andrea (docente) PILONI Roberto (docente) RAVELLI Raffaella (artista) PETRICCA Andrea (assessore alle Politiche Culturali del Comune di Sora) REA Giuseppe (Architetto, membro dell’Officina della Cultura) L’Officina della Cultura consegna n° 47 opere, contenute in plichi giunti nei termini definiti nel bando di gara e aperti in data 8 settembre alla presenza di Rea Giuseppe. I partecipanti al premio sono: 1. Bellucci Gianluigi, 2. Carbonelli Virginia, 3. Vivoda Ana, 4. Di Tommaso Valeria, 5. Paci Simone, 6. Lewandowski Andrzej, 7. Dell’Aglio Laura, 8. Varolo Alessandra, 9. Dawczynska Matgorzata, 10. Sedicina Simone Michele, 11. Pitzalis Melissa,12. Maresca Sabina, 13. Cabras Claudia, 14. Cabras Alessandra, 15. Cangelosi Laura, 16. Dettori Antonella, 17 Eugenia Christova, 18.Federico Giulio, 19. Tomasi Tania, 20. Gasparini Chiara, 21. Marzo Massimiliano, 22. Balladore Roberto, 23. Paris Isabella, 24. Moschetto Nunzia, 25. Giuffrida Michela, 26. Ligama Salvatore, 27. Gomes Morais Alexandra, 28. Tirotta Maria, 29. Porcelli Francesco, 30. Pompei Lara, 31. Prelati Maria Chiara, 32. Asoli Claudia, 33. Carta Gianluca, 34. Bersini Prisca 35. Corona Enrica 36. Puddu Elisa, 37. Boveri Roberta, 38. Lupu Ruxandra, 39 Moneghetti Adriano,40. De Gruttola Giampiero, 41. Squaiera Tomma 42. Bassu Emiliano, 43. Galluppo Pier Giacomo, 44. Sardella Nicola, 45. Podgornik Irene, 46. Lorusso Carmela, 47. Habisiak Matczac Alicja Rea Giuseppe, membro dell’Officina della Cultura, assume la funzione di Segretario. Si procede alla selezione delle opere pervenute secondo i seguenti criteri: a. Rispondenza delle opere rispetto al tema in concorso b. Rispondenza formale alle prescrizioni del bando, c. Abilità tecniche ed esecutive

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A seguito del controllo risultano ammesse le opere dei seguenti artisti: Bellucci Gianluigi, Carbonelli Virginia, Vivoda Ana, Paci Simone, Lewandowski Andrzej, Varolo Alessandra, Dawczynska Matgorzata, Pitzalis Melissa, Cangelosi Laura, Eugenia Christova, Federico Giulio, Tomasi Tania, Gasparini Chiara, Paris Isabella, Porcelli Francesco, Bersini Prisca, Moneghetti Adriano, Squaiera Tommaso, Bassu Emiliano, Galluppo Pier Giacomo, Sardella Nicola, Habisiak Matczac Alicja. Il Presidente invita la commissione a fissare i criteri per la successiva valutazione delle opere. Do-po congrua discussione i criteri di valutazione risultano i seguenti: 1. Capacità di elaborazione personale del tema proposto 2. Qualità tecnica 3. Originalità esecutiva. Vengono quindi valutati i lavori in concorso secondo i criteri fissati. Visti i voti attribuiti per ogni opera a seguito di varie votazioni, la graduatoria approvata all’unanimità è la seguente: 1° Classificato 2° Classificato 3° Classificato Segnalato Segnalato Segnalato Segnalato

SQUAIERA TOMMASO GALLUPPO PIER GIACOMO BELLUCCI GIANLUIGI VIVODA ANA TOMASI TANIA HABISIAK-MATCZAC ALICJA CARBONELLI VIRGINIA

Motivazioni 1° Classificato: per l’interpretazione del tema e la padronanza tecnico-formale; 2° Classificato: per la non convenzionalità iconografica e per la qualità sperimentale; 3° Classificato: per la sensibilità del segno e l’essenzialità della composizione. La commissione desidera assegnare una menzione per il rigore e la qualità ai lavori segnalati. Il Presidente, constatata la validità delle procedure adottate, non essendoci altre richieste da parte dei commissari, letto approvato e sottoscritto il presente verbale, dichiara la seduta della commis-sione chiusa alle ore 13:30. Il Presidente BINDELLA MARINA

REA LOREDANA

D’EMILIA MARCO

PECCI GUIDO

LELARIO ANDREA

PILONI ROBERTO

RAVELLI RAFFAELLA PETRICCA ANDREA

SARA POLSINELLI

Il Segretario REA GIUSEPPE Catalogo Carte ad Arte 2010.indd 37

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RALLENTARE LO SGUARDO per infrangere il ritmo del quotidiano Dalle forme pratiche e prive di significato di tutto ciò che vive o è senza vita, congiunto all’occhio dell’artista, sorge una nuova vita, una nuova forma, un nuovo colore Thomas Stearns Eliot

Marina Bindella appartiene a quel gruppo di artisti in cui la solidità del pensiero guida la mano e l’occhio nel creare una lucida concatenazione di rapporti formali e sfumature emotive, concepite per determinare gli esiti di un’estetica giocata sul filo sottile del ponderato scarto tra assunti metodologici e scelte espressive. Non è un caso quindi che ognuno dei suoi lavori, pur lasciando trasparire la lenta decantazione di stimoli e suggestioni di natura diversa, appaia legato all’altro da un’estrema coerenza, come se nulla possa compromettere l’originario rigore progettuale, neppure le inevitabili deviazioni, che sopraggiungono inaspettatamente a suggerire ulteriori possibili soluzioni. Eppure abbandonandosi al pulsare dei segni, penetrando nella profondità dei neri, lasciandosi abbagliare dalla luminosità dei bianchi, assaporando le infinite variazioni dei grigi, si intuisce l’impegno sotteso all’elaborazione di un’idea. A guidarla è la volontà di costruire un equilibrio tenace tra l’esibizione della struttura visiva e la materializzazione di flussi energetici, spesso di andatura opposta, regolati da segni ben assestati, calibrati, eppure sensibili a ogni sfumatura del sentire, che evidenziano in una tessitura lieve e al tempo stesso robusta, per catturare immagini che lo spazio è pronto a fagocitare, restituendone poi altre sempre diverse. Ad abbracciare con lo sguardo il corpus delle opere, che l’artista ha selezionato per questa sua personale nell’ambito dell’VIII edizione di Carnello C’Arte ad Arte, si percepisce la complessità di un percorso di sviluppo, nutrito dal desiderio di sempre nuove sperimentazioni, mai fine a se stesse, che si innestano su esperienze maturate in territori differenti eppure complementari. Sono fogli di dimensioni diverse, xilografie realizzate in poco meno di un decennio intrecciando in maniera inestricabile apporti originali e innovativi alla tecnica tradizionale. Sono emblematiche partiture musicali, rette dal ritmo crescente dei segni impalpabili come tela di ragno o profondi come ferite che non possono rimarginare, componimenti poetici intessuti di fragili frammenti rubati al tempo, per rendere tangibile la consapevolezza del raggiungimento di un equilibrio difficile tra la necessità di un’imprescindibile analisi intellettuale e l’inesplicabile emozione del fare. Il saldo legame tra densità teorica e operatività artistica rappresenta, infatti, il punto di partenza per la strutturazione di un linguaggio essenziale e al tempo stesso sorprendentemente raffinato, capace di materializzare la profondità di una sensibilità che nell’incisione ha trovato, e continua a trovare, la sostanza di ogni ricerca. Un linguaggio che obbliga lo sguardo a rallentare per riuscire a infrangere il ritmo incalzante della realtà quotidiana e lasciarsi trasportare dove si allenta il rumore che annulla i pensieri e domina la rarefazione del silenzio, verso orizzonti più vasti, che possono essere abbracciati nella totalità solo allertando tutti i sensi.

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Loredana Rea

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MARINA Bindella

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babele II (xilografia e tecnica mista 35x50’08)

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Spartito d’acqua (xilografia su pvc-2004 35x50)

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Spartito d’acqua II (xilo 2010, 50x35)

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Babele (xilografia e tecnica mista 2008 70x45)

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è stato reso possibile grazie alla collaborazione di: Biagi Alessandro, Busetto Veneto, Cerrone Carla, Cerrone Enzo Carlo, Cerrone Maria Grazia, Di Palma Franco, Facchini Arrigo, Fiorelli Antonio, Friseda Roberto, Mastroinni Paolo, Mattachiome Loredana, Mattei Danilo, Pagnanelli Fiammetta, Pagnanelli Marco, Polsinelli Fernando, Rea Giuseppe, Rotondi Roberto, Salvatore Pietro.

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LEFEBVRE Ernesto (…) Ai Lefebvre va il merito di aver realizzato, nei pressi delle cartiere, la costruzione di strade e di canali che valorizzarono l’intero territorio circostante. Grazie a tali interventi, incoraggiati dalle condizioni ambientali favorevoli, molti imprenditori fondarono cartiere e avviarono iniziative industriali in altri settori produttivi, specie in campo tessile, tanto che la valle del Liri fu chiamata dai contemporanei valle delle industrie. Alla morte del padre, nel 1858, il L. ereditò, oltre al patrimonio terriero, un castello a Balsorano, il titolo di conte di Balsorano (concesso con r.d. 10 apr. 1854) e le cartiere del Fibreno e del Carnello. In qualità di amministratore unico delle cartiere, il L. proseguì l’opera paterna, la consolidò e nel 1861 - quando, con l’Unità d’Italia, a causa dell’ampliamento del mercato interno e della liberalizzazione doganale, si moltiplicarono le difficoltà per l’economia meridionale - fu tra i promotori di una petizione, accolta dal governo, che reclamava il mantenimento temporaneo per il Mezzogiorno di un dazio protettivo sull’esportazione degli stracci, che continuavano a costituire la principale materia prima per la lavorazione della carta. Nel 1873 le cartiere del L. producevano carta bianca e colorata, da scrivere e da stampa e carta per parati, dando lavoro a 600 operai, contro i 340 e i 500 occupati rispettivamente nel 1840 e nel 1861; disponevano di 4 macchine continue e consumando 400 cavalli di forza motrice - producevano 1500 quintali di carta all’anno. Il L., inoltre, realizzò un progetto di ampliamento della fabbrica di parati di carta, che chiamò S. Carlo, in omaggio al padre: la fabbrica nel 1885 si estendeva su una superficie di 12.500 mq e disponeva di una macchina, unica in Italia, che produceva giornalmente 1200 rotoli di 8 m ciascuno e stampava fino a 24 colori. Sensibile all’importanza dell’istruzione, il L. aprì nei pressi degli stabilimenti una scuola elementare, per i dipendenti e le loro famiglie. Il L. partecipò alla vita politica locale: membro della Congrega di Carità, dal 1870 al 1886 fu consigliere comunale di Isola del Liri. Intorno agli anni Ottanta le cartiere del L., tuttavia, dovettero far fronte a una crisi rilevante, per la soppressione delle tariffe protettive del settore e per la concorrenza agguerrita da parte di imprese di nuova fondazione. A creare le maggiori difficoltà fu la Società delle Cartiere meridionali, sorta a Napoli nel 1873, per iniziativa di un gruppo di imprenditori e di istituti di credito. Si trattava di una anonima dotata di un capitale nominale di 2.500.000 di lire, il cui scopo consisteva nel promuovere lo sviluppo della produzione di carta attraverso l’acquisto o la fondazione di stabilimenti (art. 4 dello statuto). La nuova società realizzò il suo programma nella valle del Liri, dove acquistò alcune cartiere, si dotò di tecnologie moderne e di nuovi impianti per la produzione di pasta di legno, impiegata come materia prima in luogo degli stracci, e, in breve tempo, divenne la più importante del Mezzogiorno, ponendo in crisi le cartiere dell’area, dotate di impianti ormai obsoleti. Ad accentuare i problemi vi furono anche gli effetti della pubblicazione dei risultati dell’Inchiesta sulle condizioni degli operai nelle fabbriche (Roma 1879), condotta da A. Errera, che denunciava come nelle cartiere fosse alta l’occupazione minorile e come i fanciulli, occupati per lunghi orari di lavoro anche in tenera età, vivessero in condizioni malsane, esposti al trattamento chimico degli stracci e ai rischi di gravi malattie. In quell’occasione il L., che occupava nelle sue fabbriche un centinaio di minori, difese il lavoro minorile, utile, a suo dire, a sottrarre i fanciulli all’ozio, avviandoli a una adeguata educazione. La denuncia di Errera, tuttavia, fu il preludio alle successive conquiste legislative in tema di protezione del lavoro minorile (legge 11 febbr. 1886, n. 3657). Le crescenti difficoltà e i problemi finanziari impedirono al L. di realizzare il rinnovo e l’ammodernamento degli impianti necessari per sostenere la concorrenza e lo spinsero ad affidare l’amministrazione e la gestione delle cartiere, dapprima

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al figlio Carlo (1885), poi al genero P. Álvarez de Toledo (1886), che aveva sposato la figlia Giulia e infine, nel 1887, dopo la rinuncia anche di quest’ultimo, all’altro figlio Francesco. I nuovi amministratori, tuttavia, non riuscirono a risolvere i problemi societari tanto che Francesco, con atto del 18 ag. 1888, decise di far sospendere la produzione e di procedere alla vendita di tutti gli impianti e del materiale disponibile. Nel 1891 la Cartiera di Carnello fu affidata alla direzione di G. De Caria che l’acquistò nel 1909, trasformandola in Cartiera G. De Caria & C. La Cartiera del Fibreno, che si estendeva su un’area di 23.000 mq, nel 1892 fu ceduta in fitto alla Società delle cartiere meridionali che l’acquistò nel 1907.

Il L. morì a Napoli il 12 marzo 1891.

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da Dizionario Biografico - Treccani di A. dell’Orefice

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