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Reportage e storie di confini del mondo
Una conversazione con Lelio Bonaccorso
Strade Maestre
La scuola che viaggia
Speciale BCBF 2026
Together we are better!
Speciale Salone del Libro 2026
Il mondo salvato dai ragazzini

UNA GUERRA FEROCE CHE SCONVOLGERÀ LE SORTI DEL REGNO











Palermo, 1970. Per il boss Nino Pipitone, il destino di sua glia è già scritto: silenzio e obbedienza. Ma Lia sceglie i jeans al posto dei vestiti ordinati, la risata libera al posto dello sguardo basso e il diritto di decidere per se stessa. Daniele Aristarco racconta la storia vera di una ragazza che ha s dato la cultura ma osa e patriarcale, trasformando i divieti in una promessa di libertà. Un’eredità di coraggio da tenere viva ogni giorno.






REDAZIONE
Direttore responsabile:
Sandra Gesualdi
Coordinamento editoriale
Flavia Fiocchi (redazioneliber@ fondazioneaccademiadeiperseveranti.it)
Redazione
Federica Mantellassi (fmantellassi@idest.net), Benedetta Masi
Staff catalogatori documentalisti
Antonella Lamberti, Federica Mantellassi, Benedetta Masi
Progetto grafico
Paolo Bulletti
Grafica Mirco Bettazzi
Stampa
Arti Grafiche Cardamone srl - Decollatura (CZ)
Amministrazione e pubblicità
Sonia Mini (smini@idest.net)
Abbonamenti
Sabrina Benelli (sbenelli@idest.net)
Fabio Ciarrocchi, romano, ama disegnare, l’arte e il visual design. Specializzato in grafica allo IED, un Master in UX design al Talent Garden, nel 2026 il Mimaster illustrazione.
Editoriale
5 Disobbedire alle mappe. Sandra Gesualdi

Il Mondo ci aspetta. Il grande viaggio comincia qui
18 Il coraggio di partire, l’audacia di stare. Irene Greco
22 Guardare per imparare. Matteo Biagi
24 Strade Maestre. Imparare dai fiumi. Marco Saverio Loperfido
26 Rangdum. Laura Manaresi e Giovanni Manna
30 Ogni passo cambia chi sei. Alberto Rossetti
35 Ritratto non autorizzato del signor U. Francesco Niccolini
42 Carnet di viaggio a fumetti. Conversazione di Fausto Boccati con Lelio Bonaccorso
46 Il mancato viaggio dell’eroe fragile. Fabrizio Silei
51 Una mappa non esiste. Giuseppe Nibali
54 Istruzioni per un’altra vita. Pierdomenico Baccalario
56 TuttaNatura. Piccole note di viaggio. Tiziano Fratus
Spuntidiletture
32 Letteratura per ragazzi “on the road”. Alice Bigli
36 Che viaggio sarebbe senza le storie e i personaggi mitici?
Cristiana Pezzetta
53 Il viaggio al centro. Nicoletta Gramantieri
LiBeR, trimestrale sull’editoria e letteratura per l’infanzia, è progettato ed editato da Fondazione Accademia dei Perseveranti, ente culturale partecipato del Comune di Campi Bisenzio (FI).
Sede editore, amministrazione e gestione dei servizi Fondazione Accademia dei Perserveranti Piazza Dante 23 - 50013 Campi Bisenzio (FI) Tel. 055 8979403
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Autorizzazione del Tribunale di Firenze n. 3719 del 2/6/1988
L’editore si dichiara disponibile a riconoscere, a chi ne sia legalmente in possesso, eventuali diritti per le immagini di cui non sia stato possibile reperire la fonte.
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HANNO COLLABORATO AL N. 150
Agata Diakoviez, libraia; Alberto Rossetti, psicoterapeuta; Antonella Lamberti, bibliotecaria documentalista, Campi Bisenzio; Benedetta Masi, bibliotecaria documentalista, Campi Bisenzio; Giusi Marchetta, scrittrice; Chiara Lepri, docente; Cristiana Pezzetta, scrittrice; Cristina Busani, esperta di letteratura per l’infanzia; Serena Marradi, bibliotecaria e funzionaria Regione Toscana, Firenze; Elena Corniglia, responsabile del Centro di Documentazione e Ricerca sul Libro Accessibile di Area onlus; Elisa Mazzoli, scrittrice e formatrice; Francesca Brunetti, bibliotecaria; Leyla Vahedi, bibliotecaria; Martina De Lucia, editor; Francesca Romana Grasso, pedagogista; Francesca Tamberlani, giornalista e blogger; Francesco Niccolini, scrittore e sceneggiatore; Gabriela Zucchini, esperta di letteratura per l’infanzia; Giovanna Canzi, giornalista e scrittrice; Giovanni Manna, illustratore; Giuseppe Nibali, insegnante, scrittore e poeta; Greta Lugli, scrittrice; Irene Greco, libraia e ideatrice di Leggimiprima; Lelio Bonaccorso, fumettista,

62


Numero 150 . Aprile/Giugno 2026 . Anno XXXIX . Fasc. II 74
Premio LiBeR
60 Il premio LiBeR 2025. Benedetta Masi
62 Il richiamo silenzioso del bosco. Intervista di Francesca Tamberlani a Kengo Kurimoto
Speciale Bologna Children’s Book Fair 2026
64 Toghether we are better!
Speciale Salone internazionale del Libro 2026
68 Il mondo salvato dai ragazzini. Anticipazioni sul programma del Salone. Giusi Marchetta


illustratore e poeta; Fabrizio Silei, insegnante e scrittore; Marco Saverio Loperfido, insegnante e scrittore; Maria Grosso, esperta di letteratura per l’infanzia; Marnie Campagnaro, professoressa associata di Letteratura per l’infanzia presso l’Università degli Studi di Padova; Matteo Barbiero, insegnante; Marcella Terrusi, docente di Storia e Culture d’infanzia, Università degli Studi di Bologna; Matteo Biagi, insegnante e blogger; Alice Bigli, libraia e formatrice; Fausto Boccati, libraio e formatore; Monia Antonelli, illustratrice; Nicoletta Gramantieri, bibliotecaria e scrittrice; Paola Benadusi, giornalista esperta di letteratura per ragazzi; Paola Zanini, psicologa, psicoterapeuta e scrittrice; Eléonore Grassi, operatrice culturale; Elena Baroncini, scrittrice; Pierdomenico Baccalario, scrittore; Riccardo Pontegobbi, esperto di letteratura per l’infanzia; Roberto Farnè, docente di Pedagogia del gioco e dello sport, Università di Bologna; Sandra Gesualdi, Direttrice Fondazione Accademia dei Perseveranti; Laura Manaresi, scrittrice e insegnante; Tiziano Fratus, scrittore; Vichi De Marchi, giornalista e scrittrice;
72 Progetto “Almeno questi”. Federica Mantellassi
40 Itinerari incantati. Il viaggio nella letteratura fantasy. William Grandi
58 In viaggio verso i bambini. Elisa Mazzoli
6 Zoom editoria
74 Rubabandiera. Roberto Farnè
76 Ricerche e approfondimenti. Marnie Campagnaro
78 Mappamondi. Flavia Fiocchi
79 La cassetta degli attrezzi. Giovanna Canzi
81 La bibliografia del libro per bambine/i e ragazze/i 151 segnalazioni bibliografiche
William Grandi, docente di Pedagogia della narrazione all’Università di Bologna.
IL COMITATO SCIENTIFICO DI LIBER
Domenico Bartolini, studioso di letteratura per l’infanzia; Emma Beseghi, docente di Letteratura per l’infanzia, Università di Bologna; Pino Boero, docente di Letteratura per l’infanzia, Università di Genova; Stefano Calabrese, docente di Semiotica del testo, Università di Modena e Reggio Emilia; Franco Cambi, già docente di Filosofia dell’educazione, Università di Firenze; Roberto Farnè, docente di Pedagogia del gioco e dello sport, Università di Bologna; Mary Hoffman, scrittrice e editor di Armadillo, magazine sui libri per ragazzi, Inghilterra; Mauro Guerrini, docente di Biblioteconomia, Università di Firenze; Federico Maggioni, illustratore e concept designer; Rita Valentino Merletti, studiosa di letteratura per l’infanzia; Luigi Paladin, psicologo, bibliotecario, studioso di letteratura per l’infanzia; Riccardo Pontegobbi, studioso di letteratura per l’infanzia; Michele Rak, docente di Teoria e critica della letteratura, Università di Siena; Dieter
Richter, docente di Storia e critica della letteratura, Università di Brema, Germania; Jack Zipes, docente di Lingua e letteratura tedesca, Università del Minnesota, Stati Uniti.
Errata corrige
Sul numero di LiBeR 149 è apparso l’articolo La biblioteca di Jella a sola firma di Elena Guerzoni quando le autrici sono Elena Guerzoni e Cristina Gumirato. Ci scusiamo con le autrici. L’articolo completo è disponibile su www.liberweb.it.
Le illustrazioni di questo numero sono frutto della collaborazione con Mimaster Illustrazione di Milano, che ringraziamo per il prezioso contributo.

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C’è un muro nella nostra epoca. Non sempre si vede, ma si sente. È fatto di protezione, di paura, di controllo. Un muro che non chiude solo fuori il mondo, ma trattiene dentro di noi la possibilità di attraversarlo. Eppure, basta una crepa, una frattura, uno sguardo per decidere di andare oltre. Da lì ricomincia il viaggio.
Oggi il viaggio riguarda anche il modo in cui stiamo nel mondo. Non per metafora, ma per necessità, perché viaggiare significa uscire dalle proprie certezze, esporsi, incontrare ciò che non controlliamo e non conosciamo. Ed è proprio questo che, sempre più spesso, impariamo a evitare o crediamo possa farci male.
C’è, poi, l’equivoco diffuso di pensare che viaggiare significhi arrivare. Prenotare, passare, consumare luoghi. Ma il viaggio comincia dove finisce la mappa. Quando qualcosa non torna, quando l’orientamento vacilla, quando non abbiamo più strumenti pronti per interpretare ciò che accade. Dire che una mappa non esiste – come suggerisce Giuseppe Nibali – non è solo una postura poetica. È una scelta. Significa rinunciare a un mondo già ordinato, già spiegato, già innocuo e addomesticato. Significa accettare che la conoscenza passi attraverso la meraviglia dello smarrimento.
È anche un atto di disobbedienza alle mappe che ci rassicurano, ai percorsi già tracciati dalla società, dalle categorie, dagli status; all’idea che tutto debba essere previsto. Disobbedire alle mappe per restare aperti. Eppure, il movimento dominante è opposto. Ai ragazzi e alle ragazze si chiede di non esporsi, di non sbagliare, di non farsi male. Le storie si accorciano, si semplificano. Fabrizio Silei lo afferma con precisione, togliere la ferita significa rimuovere la trasformazione. Il risultato non è protezione, ma fragilità. Una difficoltà a stare nel mondo che non riguarda i singoli, ma il modo in cui stiamo costruendo l’esperienza. Per questo il viaggio torna necessario, non come eccezione, ma come pratica quotidiana. Non serve andare lontano. A volte bastano pochi chilometri, o uno spostamento minimo dello sguardo, saltare su una bicicletta, aprire un libro, notare un dettaglio per strada.
È da qui che prende forma questo numero primaverile di LiBer, colmo di novità ed entusiasmi nuovi (benvenuta Flavia Fiocchi!). Dal bisogno di restituire al viaggio il suo senso essenziale: presenza, incontro, responsabilità, scelta, leggerezza. E ancora possibilità, ascolto, respiro profondo e consapevolezza.
Nelle pagine che seguono si attraversano strade diverse, ma il punto resta lo stesso. Matteo Biagi parla di attenzione, della capacità di fermarsi abbastanza a lungo da vedere. Pierdomenico Baccalario mette in guardia da una conoscenza senza esperienza. Sono traiettorie diverse che convergono in un’idea semplice: non è la distanza che cambia le cose, ma la disponibilità. Disponibilità a lasciarsi spostare, a non restare identici, a restare porosi, assorbenti alla vita, nostra e degli altri.
Perché incontrare davvero l’altro, anche vicino, ogni gior-
no, non è un gesto immediato. Richiede tempo, espone, a volte disorienta. Ma è lì che qualcosa accade.
Le mappe, allora, non sono solo geografiche. Sono culturali. Disegnano confini, stabiliscono gerarchie, indicano cosa conta e cosa no. Attraversarle, e a volte disobbedire loro, è una forma di libertà.

Ma cosa perdiamo quando smettiamo di viaggiare davvero?
Lo scopriamo in queste pagine: la possibilità di cambiare. Il confronto con l’alterità. La capacità di stare dentro ciò che non controlliamo. Perdiamo storie, biografie, memoria, paesaggi, pezzi di noi e di mondo, timori ma anche sussulti e con tutto ciò una parte di realtà che potremmo assaggiare. Perdiamo aria.
Viaggiare, allora, non è un lusso. Non è evasione. È una scelta, un gesto di responsabilità. Un modo per incrinare il limite, per attraversarlo, per tornare a essere presenti, anche a pochi passi da casa. Per scoprire che non abbiamo bisogno né di muri, né di confini segnati. Perché fuori, intanto, il mondo continua a esistere, nonostante noi, nonostante chi vorrebbe distruggerlo. Non si lascia semplificare e ci aspetta. Buona lettura.
Sandra Gesualdi Direttrice generale Fondazione Accademia dei Perseveranti
Mireille Messier,
ill. di Charlotte Parent
Il Castoro, 2026, 52 p.
€ 18,00; Età: da 4 anni

Fabiana Canale
Balena Gobba, 2026, 56 p.
(L’isola)
€ 20,00; Età: da 5 anni

È in libreria Il berretto magico, un bell’albo di grande respiro e generoso formato dall’ambientazione fiabesca di due autrici canadesi: Mireille Messier, scrittrice per ragazzi originale ed eclettica, che è anche doppiatrice, sceneggiatrice, regista e traduttrice e l’illustratrice Charlotte Parent. La bellezza e la fedeltà ai ritmi fiabeschi è garantita dalla bella traduzione della libreria Radice Labirinto, di cui avevamo già apprezzato la traduzione di Streghetta nocciola di Phoebe Wahl. Che abbiamo a che fare con il mondo della fiaba emerge già infatti dalla lingua: l’uso dell’imperfetto, presenze come una minuscola casetta ai margini del bosco, addirittura dai versicoli al punto di scioglimento del racconto: “Berretto magico, rosso scarlatto / Cosa hai trovato per questo baratto? / Non so resistere a un dono perfetto / È notte fonda e lo scambio io accetto”.
Lo capiamo dal fatto che i due protagonisti, Isaura e Arlo, siano due fratellini, che vivono soli con Crispin, il loro riccio domestico come unica compagnia. Come nelle fiabe, i bambini hanno un’urgenza, una missione da realizzare: devono trovare uno
gnomo per guarire Crispin, e per farlo dovranno uscire di casa, partire in missione. Fiabesca e piovosa è anche l’atmosfera delle illustrazioni pulite ma ricche di dettagli gustosi, realizzate con una tecnica tradizionale come le matite colorate su pagine opache, morbide.
L’originalità dell’albo risiede però in particolare nella magia che avviene allo snodo della storia: quando i bambini escono di casa e si avventurano nel bosco. Da quel momento infatti l’albo diventa anche un cerca-trova e il testo suggerisce ai lettori di aguzzare la vista, perché tra quei colori morbidi spuntano dei berretti a punta rossi, che ai protagonisti restano invisibili. I piani narrativi della fiaba si moltiplicano ed entriamo in gioco noi lettori, che possiamo seguire una storia ulteriore.
Infine, lo scioglimento dell’albo lo conferma come una fiaba, perché a un focolare anche Isaura e Arlo tornano, ma rinnovati e con una nuova compagnia, visibile e invisibile.
Leyla Vahedi
Blu comincia nei risguardi. Lo sbuffo di una teiera sparge il colore del mare su un portatile aperto tra molte tazzine; nel frontespizio, una casetta rossa disegnata a mano ha contorni nitidi dentro una sbavatura di caffè: il rapporto tra immaginazione e creatività, mediato dalla relazione materno-infantile, è il tema del racconto. Ci troviamo in un interno in cui una madre è al lavoro, china sul proprio computer, nell’atto di scrivere o, almeno, di provare a farlo. C’è una bambina che s’ingegna per riempire il tempo di una lunga attesa. Nel grigiore di una stanza senza luce,
la connotazione dei personaggi è minima: nessuna caratterizzazione di dettaglio è necessaria di fronte a una maternità e a un’infanzia che condividono lo spazio della stessa stanza. Il punto di vista infantile presto accoglie quello materno: mentre la parola bambina conduce la narrazione, rivolgendosi continuamente a un ‘Tu’ per cui immagina di costruire una casa sul mare, l’impossibilità adulta di esprimersi con voce propria trova la strada del pensiero visivo.
L’ambientazione, che nel segno ci appare eterea e sospesa, richiama il nucleo
narrativo di Un grande giorno di niente di Beatrice Alemagna. Ma qui la fuga dell’infanzia non corre verso l’esterno, alla ricerca di un altrove che sia fuori della porta. Stavolta il tappeto della bambina si sovrappone a quello materno: nel cuore dell’inverno, l’acqua del bicchiere si fa acquerello finché il blu non punteggi anche il tappeto più grande. Le sequenze narrative ci mostrano con precisione visiva come alla stasi creativa della madre corrisponda il levarsi in volo di un uccello blu che origina dall’immaginazione della figlia. È quando gli uccelli iniziano a moltiplicare il blu nel cielo immaginativo della bambina, fino a investire tutta la stanza, che l’adulta riprende a scrivere. Mentre una colora di rosso la porticina della loro casa in riva al mare, l’altra può alzarsi e far uscire dalla propria finestra creature nuove, blu: per metà uccelli, per metà pesci, parti di stelle. Le doppie pagine finali sono mute: chi vola ora si confonde con chi nuota, mentre la porta della casetta a poco a poco scolora. È per entrambe il privilegio del blu.
Martina
De Lucia
Sonia Maria Luce Possentini
Orecchio Acerbo, 2026, 48 p.
€ 17,50; Età: da 6 anni

Elsa Beskow; trad. di E. Mazzoli
Pulce, 2025, 20 p.
€ 8,90; Età: da 1 anno

“Oriele non è un personaggio immaginario.” Inizia così la postfazione di Paolo Cesari al lavoro di Sonia Maria Luce Possentini.
Un incipit che riporta il lettore all’inizio di questo lavoro, a rivedere i passi di Oriele per risentirne l’eco nel presente, per scorgere la differenza tra il racconto letto e la testimonianza ascoltata.
L’autrice ha raccolto e conservato le parole di Oriele, le ha custodite fino al giorno in cui erano pronte per diventare immagini e racconto.
Chissà quante volte la Possentini avrà avuto accesso all’antro buio della memoria di Oriele fino a farne suo ogni dettaglio.
Arriva poi il giorno in cui tutto è pronto per far sì che quella testimonianza si trasfiguri nel racconto de La canzone del domani
verso e, insieme ad altre ragazze, intonare un canto per chiedere la dignità che il lavoro deve sempre dare. Qualche anno dopo non fu un caso se i costituenti diedero al lavoro il posto più importante, quello a cui tutti guardano, il primo articolo della nostra Costituzione.
Oriele e le altre mondine di questa storia seppero intonare una canzone tutte insieme. Milleduecento mondine rivendicarono condizioni migliori di lavoro, il loro canto si fece eco e speranza per un giorno che doveva essere il presente, in cui lavorare in libertà e dignitosamente.
E, questa, anche se la storia che viene raccontata è di ieri, resta La canzone del domani, perché ci sono diritti che vanno sempre chiesti insieme e raccontati per essere di tutti sempre.
I diritti delle lavoratrici
L’immaginario ha fatto spazio alla realtà per dirsi, per continuare a far vivere Oriele e le altre ragazze che nell’anno più duro della guerra, la primavera del 1944, ebbero le schiene curve per l’obbedienza, per la fame, per la miseria in cui riduce ogni guerra.
Seppero rialzarsi, ascoltare e immaginare un presente di-
Agata Diakovietz
Fa un certo effetto pensare che questa perla editoriale abbia compiuto 129 anni. Eppure, sebbene la prima pubblicazione in Svezia risalga al 1897, qui da noi giunge ora per la prima volta, grazie a Pulce, che conferma la sua vocazione per le narrazioni rivolte alla primissima infanzia. Nel catalogo della casa editrice bolognese, infatti, un posto d’onore viene riservato proprio ai whiteboard, cartonati robusti con pagine spesse, sfondi bianchi e angoli arrotondati, adatti agli 0-3 anni, che creano un’opportunità di relazione tra adulto e bambino o tra bambini più grandi e più piccoli. La proposta è ampia e trasversale, dai volumi con i numeri ai libri fotografici, e tiene conto delle competenze specifiche del target, del suo sviluppo cognitivo, di un lessico stimolante, di contenuti aderenti al vissuto e alla quotidianità dei piccolini. Ma in questo panorama ha un primato ineguagliabile, perché probabilmente è stato il primo libro della storia a essere scritto e illustrato per questa fascia d’età, Una casina piccina picciò, di Elsa Beskow, autrice e illustratrice svedese che ha lasciato un segno indelebile nella produzione letteraria per l’infanzia. Come negli altri suoi albi tradotti da Pulce, anche qui ritroviamo l’attenzione ai dettagli del
mondo naturale, il tratto elegante, la presenza di ambientazioni dal tono fiabesco, la capacità di amplificare i piccoli accadimenti della vita. Ma in questo cartonato pieno di grazia e ironia colpiscono soprattutto la circolarità e sequenzialità della narrazione, la musicalità e ripetitività del testo (merito anche della traduzione e dell’adattamento a cura di Elisa Mazzoli). “Nella casina piccina picciò / della vecchina piccina picciò / c’era un tavolino piccino picciò”…. A ogni cambio pagina fa la sua comparsa qualcosa di piccino picciò: la mucchina, la ciotolina, e ancora il gattino che balzò e tutto il latte si pappò. Non è
Primo libro
solo una questione di ritmo e sonorità, ma è l’autenticità dell’episodio raccontato, la verità del micio che s’intrufola in cucina, la reazione della vecchina e il felino che fugge via per ricomparire un momento dopo, non visto. Un’avventura semplice e buffa che non ha bisogno di effetti speciali né di trovate spettacolari per entrare nel cuore di chi la incontra.
Francesca Tamberlani
Giovanni Colaneri
Rizzoli, 2026, 48 p.
€ 17,00; Età: da 4 anni

Ultimo libro scritto e illustrato da Giovanni Colaneri, Cerco la mia storia, è un libro sulla ricerca di sé e sull’amore per le storie. Il protagonista si rivolge direttamente al lettore dicendo di aver perso la propria storia e di non sapere dove andare a cercarla. Cosicché prova in edicola, dal barbiere, in biblioteca dove ce ne sono tantissime ma non la sua, al museo, nella giungla e persino in un sogno. Il libro, oltre a essere molto divertente, si presta a più letture e a lettori di diverse età, perché gioca sul tema della “storia”: il protagonista cerca la sua e si trova all’interno di tante storie perché si ren-
de conto di non essere l’unico a cercarla. Fino al momento in cui prende consapevolezza che la sua storia è già cominciata dall’inizio e mentre la cerca la sta già vivendo. Inevitabile, mentre sfogliamo le pagine, pensare alla nostra vita e alla sua forma, e anche al fatto che dentro di noi convivono tanti sé e che ogni convivenza con il mondo nasce prima di tutto dentro di noi e dipende da come orchestriamo questa moltitudine. Il rimando a questo pensiero è racchiuso nell’immagine di copertina della biblioteca che sovrasta il piccolo personaggio e che ritro-
viamo anche all’interno del libro. La biblioteca come metafora dell’intreccio non solo della nostra vita insieme alle altre, ma anche della nostra interiorità, che coltiviamo leggendo libri e immergendoci nelle storie.
Una metafora straordinaria di un luogo fisico e nel contempo simbolico, di archivio delle nostre vite in continuo movimento e “riposizionamento”.
Avvicinarsi a queste immagini infatti, oltre a farci ritrovare questo movimento nel protagonista che si sposta da un luogo all’altro, ci riporta ai ricordi dell’infanzia, al bambino che sopravvive in noi e di cui, leggendo questo albo illustrato, ci sembra di prenderci cura. Un movimento che è disegnato già dai risguardi del libro che raffigurano un labirinto.
Ci sarà un sequel del libro?
Le storie di Colaneri sono così avvincenti e nello stesso tempo filosofiche, che noi ci auguriamo un altro libro, del tutto nuovo!
Paola
Zanini
Guia Risari, Marianna Balducci, Fabio Gervasoni
Camelozampa, 2026, 56 p.
(Aperture)
€ 20,00; Età: da 4 anni

Che cos’è il cielo? è una delle domande contenute nel libro che porta lo stesso nome, ultima uscita di Camelozampa per Aperture, la prima collana in Italia dedicata esclusivamente agli albi fotografici per l’infanzia “per stupire sguardo e mente”. Ed è proprio il caso di questo albo, sorprendente e divertente, che vede per la prima volta insieme le parole di Guia Risari e le illustrazioni di Marianna Balducci, in un felice connubio con le fotografie di Fabio Gervasoni.
Ventiquattro domande universali, tanto semplici quanto profonde, per altrettante ri-
Parola, illustrazione, fotografia
sposte, spiazzanti e ironiche; domande e risposte aprono interrogativi, riflessioni e nuove prospettive, nella direzione del pensiero laterale e divergente. Il testo dialoga con le illustrazioni e le fotografie; le illustrazioni si innestano sulle fotografie, dando vita a delle “fotografie illustrate”, che rendono il confine tra una e l’altra, e di conseguenza tra fantasia e realtà, sottile e affascinante. Le immagini, che ci mostrano prospettive inaspettate e micro-universi alternativi, ampliano il nostro
sguardo, diventando un vero e proprio laboratorio visivo di immaginazione e meraviglia. Le parole di Marianna Balducci spiegano il rapporto tra parola, disegno e fotografia e il processo creativo che li unisce: “Le foto vengono dal vastissimo archivio di Fabio Gervasoni e sono scattate un po’ in tutto il mondo. Queste visioni non sono set allestiti appositamente, ma ritrovamenti veri e propri in cui succede che le parole si accomodino in una porzione di mondo e facciano spazio al disegno che, come una felice interferenza, ci suggerisce quanto il quotidiano possa essere ospitale nei confronti dell’immaginazione”. Il libro si muove su terreni diversi, tra fantasia e realtà, poesia e ironia, filosofia e gioco, senza contrapporre i campi ma piuttosto contenendoli tutti e tenendoli insieme: ed è anche questa la forza di quest’opera, pronta a stupire e divertire lettori e lettrici di tutte le età. Ispirato al francese Cent mille milliards de poèmes di Raymond Queneau, Che cos’è il cielo? si propone come stimolo per soffermarsi sui grandi perché della vita, ma anche come strumento per sperimentare infinite attività ludiche e creative.
Eléonore Grassi
Magda Garguláková, ill. di Marie Urbánková Gallucci, 2026, p. 26 € 14,50; Età: da 4 anni

Theet: You Only get Two Sets è il titolo originale di questo divertente libro illustrato dedicato ai denti: un titolo inequivocabile che la dice lunga sull’importanza che i denti rivestono nella vita di ciascuno di noi. A differenza degli squali o dei coccodrilli, che li perdono e li rigenerano di continuo − si legge nel libro − l’uomo ha a disposizione i denti di latte che, dopo la fase della dentizione mista, lasceranno il posto a quelli permanenti. Ecco perché conviene imparare a conoscerli e a prendersene cura: questo libro vuole dirci tutto su questa parte fondamentale del corpo umano. L’autrice Magda Garguláková e l’illustratrice Marie Urbánková li presentano al lettore per quello che sono, organismi viventi complessi, dotati di parti visibili: la corona, lo smalto, e le parti che ci sono ma non si vedono. Ne illustrano in modo giocoso le funzioni, dalla masticazione alla fonetica – i denti permettono di parlare e non di farfugliare − sino alle loro indubbie qualità estetiche: i denti “creano il sorriso, danno forma al viso”. Una narrazione intrigante ripercorre tutte le tappe della vita del dente e si sofferma su tappe in cui i bambini possono rispecchiarsi, quando, appena nati, i denti non sono visibili, al momento in cui compaiono i primi molari
permanenti e i denti di latte cominciano a cadere. Vi è poi la parte dedicata alla cura dei denti. Come non sorridere di fronte alle immagini di batteri che con picconi, martelli e trapani li assaltano? O alle dettagliate descrizioni degli strumenti indispensabili alla loro pulizia? Spazzolini, scovolini, filo interdentale, di cui si spiega come sono fatti, come devono essere usati per u-
I denti sono straordinari, preziosi, e tutt’altro che noiosi
na corretta igiene della bocca nella quale avviene una lotta quotidiana tra i cibi amici e i nemici giurati dei denti: caramelle, dolciumi, bevande zuccherate. Non manca infine la descrizione dello studio del dentista. Servirà a placare l’agitazione, la paura o il nervosismo comuni ai bambini che non lo hanno mai frequentato? Forse, certo è che viene presentato come un luogo attraente, ad alta dimensione tecnologica, tutto da scoprire, che aggiunge un tassello di conoscenza a Denti: istruzioni per l’uso, un libro che non può mancare nello scaffale di una biblioteca per i più piccoli.
Francesca Brunetti
Federico Garcia Lorca, ill. di Javier Zabala; trad. di M. Rota Núñez
Topipittori, 2026, 80 p. (Parola magica) € 16,00; Età: da 7 anni
Ci sono libri che sovvertono la gerarchia nello scaffale degli irrinunciabili. E La finestra della scuola ha una tenda di stelle è uno di questi. L’ordito è quello dei versi di Federico Garcia Lorca, la trama quella di tre storie che si incrociano in un volume dal peso specifico stellare. Da un lato c’è Giovanna Zoboli, che a 8 anni scopre la sua natura di Topopittore. Folgorata da Cinque lire di Stelle (Bompiani, 1971), autoconfeziona una plaquette di poemi: ghianda del progetto di editoria e ricerca che conosciamo. Dall’altro c’è Marta Rota Núñez, curatrice dell’antologia, che dà vita a un lavoro più che di traduzione sulla traduzione, operando una scelta stilistica – dopo aver riconsultato l’integrale di Lorca – dove ritmo e musicalità dettano un mood che ci restituisce “quello che Federico immaginava da piccolo, quando guardava fuori dalla finestra della scuola”. Sul sottofondo dei temi lorchiani –l’amore, la perdita, la terra, la spiritualità – le poesie, tratte dalle opere precoci, (Canciones, Cantares populares e Suites) creano sentieri tra quotidianità, immaginario e natura in cui la risonanza dell’emozione fa sostare a ogni pagina, a ogni verso, come giustamente richiede la poesia.
E poi c’è la storia di Javier

Zabala, che crea un’antologia nell’antologia con la ricchezza dei suoi stili, dei suoi mondi. Ritroviamo motivi decorativi – un veliero che riaffiora tra le pagine – figure stilizzate o ben delineate (il cavallo picassiano in Arbolè, Arbolè), uso espressionistico del colore, geometrie cubiste con orizzonti mobili (Canzone cinese in Europa), echi naif, in un linguaggio espressivo da capogiro che alterna matite, acquerello, collage, gouache, rullo, gessi: un’armonica danza dove il
Antologia per versi e immagini
bianco e l’ariosità delle tavole rispondono agli spazi di silenzio dei versi.
Un libro che trasmette il fuoco sacro dell’incipit creativo e della visione perché tutti, soprattutto i bambini, non smettano di vedere “dietro i vetri appannati un albero giallo trasformarsi in uccelli”.
Elena Baroncini
Susie Morgenstern, ill. di Serge Bloch; trad. di M. Bastanzetti
Babalibri, 2026, 84 p. (Superbaba)
€ 12,00; Età: da 8 anni

Beausoleil, soleggiata cittadina della costa azzurra a ridosso del Principato di Monaco, sembra un nome inventato ad arte per fare da scenario a una allegra storia per bambini, dove famiglie perfette crescono figli allegri e spensierati.
Invece la città del bel sole esiste davvero: si tratta di un groviglio di salite e discese a picco sul mare “tra rocce, palazzi, mare e cielo” con una popolazione cosmopolita in cui “il 60 per cento delle persone ha una lingua madre diverse dal francese e il 70 per cento proviene da famiglie economicamente svantaggiate” ed è qui che, un giorno, approdano anche Elodie e la sua bambina di 10 anni. Elodie, mamma single e fiorista disoccupata, con alle spalle un passato difficile e un presente incerto, non ha perso il suo ottimismo insieme ai suoi denti: convinta di essere un fiore con il compito di portare gioia nella vita degli altri, tutti i giorni fa volontariato presso la scuola della figlia vestita in modo stravagante e con un sorriso che conquista tutti, nonostante l’imbarazzo della sua bambina per questa mamma alternativa così presente e conosciuta dai suoi amici. Quando arriva inatteso un lavoro nel Principato di Monaco, frutto dell’intraprendenza della piccola protagonista in
cerca di spazi per sé e di qualche soldino in più, questo sembra costituire per lei un punto di arrivo, regalandole soddisfazioni professionali, una stabilità economica e, forse, anche un buon matrimonio. Elodie, però, si rende conto che anche lei può sognare e osa chiedere di più. Una storia tutta al femminile che parla di madri anticonvenzionali, cuori generosi,
mariti che non sono così indispensabili e principi che esistono davvero, anche se non fanno più di tanto la differenza.
In questo breve racconto illustrato, destinato ai bambini e bambine dagli otto ai dieci anni di età, gli autori Susie Morgenstern (testo) e Serge Bloch (illustrazioni) si divertono a citare la loro opera più famosa nel catalogo Babalibri, Anche le principesse vanno a scuola, e offrono loro uno spaccato di umorismo, leggerezza e fiducia nelle loro possibilità, anche nel caso in cui alla partenza non siano collocati, esattamente, fra i favoriti.
Serena Marradi
Guido Sgardoli
Edizioni San Paolo, 2026, 224 p.
€ 16,00; Età: da 12 anni

Haven’s End è una comunità chiusa, avvolta dai boschi e circondata da montagne, dove il tempo si misura secondo i cicli agricoli e la Linea Rossa − il confine invalicabile del villaggio − separa i suoi abitanti da un mondo che viene descritto come corrotto e pericoloso. Rebecca, sedici anni, è cresciuta in questo ordine immutabile. Ma è anche l’unica che si fa domande. Guido Sgardoli costruisce un romanzo che sa usare le convenzioni del genere distopico per teenager − la comunità chiusa, la ribelle incompresa, la verità nascosta − senza mai scivolare nel meccanismo prevedibile. L’inizio è lento e radicato nella quotidianità: il lettore entra in Haven’s End insieme a Rebecca, ne assapora la semplicità prima di cominciare a sentirne il peso opprimente. È una scelta narrativa efficace, perché quando la ragazza viene catturata, processata dal Consiglio degli anziani e marchiata a fuoco con la lettera D di Disobbediente, lo scandalo morale è già interiorizzato da chi legge. Il colpo di scena che struttura l’intera storia − il mondo esterno non è il passato medievale immaginato da Rebecca, ma il 2042, con droni, intelligenza artificiale e tecnologia digitale − è costruito con pazienza e svelato a distanza giusta. Gli oggetti misteriosi trovati nella
stanza sottoterra (un tablet, uno smartphone, una torcia) diventano indizi di un altrove che la protagonista non ha ancora gli strumenti per decodificare. Sgardoli gioca bene con la differenza di vocabolario tra i due mondi: la stranezza dell’elettronica descritta con parole ottocentesche produce un effetto straniante, quasi umoristico, che alleggerisce la tensione senza smontarla. In appendice, la nota d’autore chiarisce l’ispirazione: la riflessione sulle comunità Amish e l’idea di contrapporre stili di vita distanti quasi due secoli. Sgardoli ammette anche di aver collaborato con un’IA per alcune descrizioni tecniche, una scelta coerente con i temi del libro e dichiarata con trasparenza. Haven’s End funziona soprattutto come romanzo di formazione: Rebecca è una ragazza capace di sopportare, osservare e dubitare − qualità più rare e più significative del coraggio fisico. Un libro che parla ai ragazzi di libertà e del valore di un dubbio costruttivo in un’epoca di manipolazione verbale, visiva e di conoscenza.
Matteo Barbiero
Ivan Canu,
ill. Maria Lucia Carbone Nomos, 2026, 72 p. (I libri dei mesi)
€ 24,90; Età: da 11 anni

Da bambina adoravo gli almanacchi, quella possibilità di accedere a un mondo di informazioni, di solito in salsa pop, offerte in un ordine classificatorio, in una forma tassonomica e creativa che invita alla consultazione, facilita la memoria, si offre alla curiosità enciclopedica dei bambini..
Il libro di marzo è parte di un progetto, raffinato e colto, che coprirà tutti e dodici i mesi, in ordine non cronologico, e poggia proprio su questo gusto e su questa motivazione pedagogica, cioè il desiderio di organizzare informazioni per destinarle ai bambini, nel segno dell’eccellenza editoriale.
La struttura cronologica è straordinariamente utile per la familiarizzazione con lo scorrere del tempo, lungo una linea di eventi in successione. Il tempo però non ha solo una progressione, ma una stratificazione che permette al lettore di costruire un ideale mese in cui ogni giorno appartiene a un anno diverso: ogni giorno un fatto, rigorosamente controllato nella veridicità delle fonti, racconta qualcosa di memorabile accaduto nella storia. Un fatto piccolo o grande, individuale e collettivo, afferen-
Jean-Luc Fromental, ill. di Joëlle Jolivet Fatatrac, 2026, 64 p. (Fatacomics)
€ 9,90; Età: da 8 anni

te agli ambiti più diversi della cultura, della musica (molti Beatles!), dell’arte, della politica, della scienza, che quel giorno omaggia e ricorda, riconsegnandolo alla memoria collettiva.
Il lettore si trova davanti, confezionata nei testi eleganti di Ivan Canu, una narrazione del reale e dell’immaginario, che restituisce al tempo, e al tempo delle nostre vite e delle vite bambine, il legame con ciò che è stato ed è altrove, in altri tempi e in altri spazi: il senso della storia collettiva.
Un senso complessivo di orizzonte aperto, eppure di molti itinerari possibili e percorribili, scelti, curati nel dettaglio e illustrati da Maria Lucia Carbone, che ha costellato le pagine di visioni inaspettate, pervade il libro, secondo volume di un progetto ambizioso, che offrirà omaggi ai mesi, ai giorni e agli eventi di un intero anno.
Il libro, come accade con molti progetti di Nomos, editore che unisce alla vocazione divulgativa e scientifica l’eccellenza della curatela editoriale, qui di Davide Calì, si presta a molteplici letture, e potrà abitare e seminare amore per la conoscenza, e per il libro, in luoghi e contesti diversi, a partire dalla scuola, per lettori di ogni età.
Marcella Terrusi
Negli ultimi anni sono comparsi alcuni fumetti, pensati per la fascia 7-10 anni, felici per l’idea narrativa che li sorregge e ben costruiti nella sceneggiatura. Tra questi merita sicuramente un posto d’onore la serie di Miss Cat, che con il titolo Il tesoro del Viking King è arrivata al suo quinto volume. Nata dalla fantasia di una coppia francese, Jean-Luc Fromental e Joëlle Jolivet, già vincitori del premio Andersen 2007 con l’albo Trecentosessantacinque pinguini, Miss Cat vede i due autori che lavorano in perfetta sintonia, firmandone testo e immagini. Miss Cat è una giovane investigatrice privata con una caratteristica particolare, ovvero è sia gatto che umana. Ha sembianze vagamente feline e indossa una cuffietta con orecchie da gatto, ma ciò che la rende davvero irresistibile è la sua natura ambigua: parla, ragiona e agisce come un essere umano, eppure conserva movenze, istinti e passioni tipicamente feline. Si arrampica con agilità sorprendente, adora latte e croccantini, possiede sensi acutissimi. Questa continua ambiguità, queste oscillazioni del comportamento rendono il personaggio irresistibilmente affascinan-
te. Attorno a lei ruotano due straordinari personaggi secondari: Ole, il polpo barista del “Milk Polp’z Bar” e soprattutto Griselda, la signora archivista del quotidiano “Dåg Tablet”, indispensabile aiutante di Cat che, con la sua memoria eccezionale, reperisce tutte le informazioni necessarie alle sue investigazioni e spesso l’accompagna nelle sue avventure, nonostante si muova su una sedia a rotelle.
In questo quinto volume il motore dell’avventura è la sparizione di Ole, che porterà Miss Cat e Griselda a svolgere indagini intricate fino al relitto Viking King, in un crescendo di colpi di scena surreali ed epifanie inaspettate. Il ritmo è dinamico e tiene il giovane lettore incollato alle pagine, a fianco dell’investigatrice-gatto che in questa avventura arriva a indossare una muta da sub e a inabissarsi nel mare profondo nonostante la sua natura felina non sia certo amica dell’acqua. A completare il fascino di questo e degli altri volumi della serie è l’accurata ambientazione nordica con architetture, oggettistica e scritte e parole in alfabeto scandinavo che contribuiscono a creare un mondo coerente e immersivo che coinvolge bambine e bambini in un altrove davvero affascinante.
Cristina Busani
Out of the blue. Dal cielo
Sophie Cameron; trad. di L. Cojazzi
Terre di Mezzo, 2026, 272 p. (Slanci)
€ 16,00; Età: da 14 anni

In un mondo sconvolto dalla caduta improvvisa delle Creature alate – angeli che piovono dal cielo, senza vita, seminando paura, fanatismi e avidità – una ragazza vive un crollo più silenzioso, ma non meno devastante. Jaya ha diciassette anni, e dieci giorni prima ha perso sua madre in un incidente di cui si sente responsabile. Leah, la ragazza che ama, è scomparsa senza spiegazioni. Il suo universo si muove come sotto vetro, attutito, sospeso. È in questo vuoto che accade l’impossibile: un angelo vivo le precipita davanti, ferito a un’ala. Jaya lo guarda senza capire, come si osserva qualcosa che sfugge e attrae allo stesso tempo. Con l’aiuto di Allie e Calum, due amici che lottano per proteggere le Creature dallo sfruttamento e dalla crudeltà, decide di nasconderlo e di prendersene cura. Quel gesto, fragile e ostinato, la trascinerà in un percorso che la obbligherà a guardare dentro di sé, a interrogare la ferita e il desiderio, la colpa e la possibilità del riscatto.
L’autrice costruisce una storia attraversata da una magia sottile, mai esibita, che si insinua tra le pieghe della realtà come un soffio. Si avverte l’eco di un immaginario à la David Almond – quel modo di far tremare la linea tra il possibile e l’impossibile, tra
Il coraggio della fragilità
l’umano e l’altro – ma ciò che colpisce è come questa suggestione venga trasformata in qualcosa di intimo e personale. Una voce che non imita, ma trova un suo tono. È un romanzo che parla di perdita e di fragilità, ma anche della forza gentile che spinge a scegliere la cura, persino quando tutto sembra perduto. Una storia che si apre un poco alla volta, come una ferita che inizia finalmente a respirare. E quando si richiude, lascia un calore inatteso, una scintilla che continua a brillare anche dopo l’ultima pagina. Consigliato dai 14 anni, ma capace di toccare chiunque cerchi – o abbia cercato – il proprio posto nel mondo.
Matteo Biagi
Camille Jourdy; trad. di S. Cavenaghi Arka, 2026, 128 p.
€ 20,00; Età: dai 7 anni

Nella casa di Pepe e Olivia fervono i preparativi per una festa. L’impazienza dei due bambini è grande e così la mamma pensa bene di mandarli a comprare il pane. Una piccola passeggiata nel quartiere, giusto per ingannare l’attesa. In quel breve tragitto, però, incontri e pieghe del discorso fanno affiorare una serie di ricordi. Sono ricordi di giorni ordinari in cui sono accadute cose memorabili: il ritrovamento di un gattino, un’avventura selvaggia a casa dei nonni, la ricerca di una cartella smarrita, un film di vampiri guardato di nascosto o un’improvvisa nevicata notturna.
Piccole cose memorabili
Cose memorabili, per l’appunto, dove la memorabilità poco ha a che vedere con lo sbalorditivo e molto con le emozioni, con i piccoli guizzi nelle cose di ogni giorno. La commissione dal panettiere diventa così cornice di una serie di episodi apparentemente slegati tra loro, ma in realtà accomunati dalla capacità di lasciare un segno nelle vite dei due fratelli. Protagonista assoluta di questi racconti è una quotidianità imperfetta e verissima in cui si muovono personaggi vivaci e credibili. Insieme a
Pepe e Olivia, troviamo spesso i genitori, i nonni, i cugini e gli amici più stretti: figure mai stereotipate in cui è facile riconoscersi tanto per i bambini quanto per i grandi che eventualmente leggono con loro.
Camille Jourdy ha, infatti, un’abilità pregevole: quella di cogliere gli aspetti salienti del reale e di restituirli con grande ironia e naturalezza. La scelta del fumetto, in questo, risulta estremamente efficace perché nei dettagli dei volti, delle posture e degli ambienti, così come nel tono dei dialoghi e nei tempi dei botta e risposta, relazioni e situazioni prendono una forma molto definita. Corposo eppure snellissimo perché fresco e godibile anche a puntate, Pepe e Olivia porta l’inconfondibile stile dell’autrice, in cui si mescolano linee fini, toni pastello, tavole piene e ritmi pacati. La delicatezza del tratto riflette quella delle atmosfere dipinte, anche quando ci si perde nel bosco o la festa tanto attesa pare risolversi in un bel niente. D’altronde, come canta in chiusura Pepe: “Io faccio un gran sorriso perché ho capito appena che con le feste di un bel niente la vita è più serena”.
Elena Corniglia
Giuseppe Festa
Salani, 2026, 288 p. € 13,90; Età: da 12 anni

Michail Esenovskij, ill. di E. Sadkovskaja; trad. di T. Pepe, Caissa Italia, 2026, 96 p. € 16,00; Età: da 6 anni

Avventura sul mare
I libri di avventura hanno sempre attratto i ragazzi con storie che sanno di cielo, di mare e di terra e protagonisti dai riflessi rapidi pronti a combattere le bugie e l’ingiustizia, alla ricerca di una verità spesso sfuggente. In questo filone si colloca il romanzo di Giuseppe Festa dal titolo significativo, La pescatrice , una favola moderna che si svolge a Marettimo in Sicilia immergendoci nell’azzurro di un mare che evoca libertà e bellezza, dove il vento “sa sempre dove deve andare”. Non così per Scilla, la protagonista quattordicenne del romanzo, “una capa tosta”, chiamata la Capitana, perché guida lei la Cariddi, la barca ereditata dal padre, “una feluca di dieci metri con lo scafo di legno color rosso corallo, segnato da una fascia turchese”. Quando può, la ragazzina marina la scuola e va a pesca di pesci spada con Mansur, il suo arpionatore, che viene dalle isole di Capo Verde dopo avere attraversato il mare su un barchino come tanti immigrati.
La profonda capacità dello scrittore di avvicinare il mondo giovanile attraverso storie di animali e percorsi naturali di grande fascino, si unisce
alla ricchezza psicologica dei personaggi e alla capacità stilistica che caratterizza la migliore narrativa. La storia di Scilla lo conferma, per lei il mondo come lo vedono gli adulti è noioso, la sua energia di vita la spinge a oltrepassare i limiti della piccola isola dove è nata. Come si fa a vivere della sola realtà? E la fortuna le viene in soccorso spingendola a impegnare i propri affetti e a inseguire i suoi sogni. L’ignoto si materializza nell’incredibile ritrovamento di un ciondolo d’oro (con delle lettere incise) tra i denti di un enorme pesce spada che riesce a catturare con grande sforzo, convinta che il suo modo di pescare sia quello giusto, ad armi pari, arpione, sangue, possibilità di fuga per l’incauta preda, anziché con le reti e gli ami. La ragazza si convince che il ritrovamento del ciondolo sia un segno del destino, “un segnale per restare, o per andare...”.
Scrive Giuseppe Festa che vivendo per un periodo a Marettimo ha trovato l’ispirazione per questa storia “di mare e di madri, di partenze e ritorni, di chi resta e di chi va”. Di chi non si accontenta della propria vita e continua a sperare che qualcosa di incredibile possa accadere.
Paola Benadusi
Esistono ancora “uscite dal mondo”? Da questo mondo?
La più bella di tutte è un piccolo volume, nemmeno un centinaio di pagine, ma leggendo con attenzione e gustando anche con gli occhi, è sorprendente scoprire come possa racchiudere salvifiche chiavi d’accesso a mondi altri, microscopici e grandi, remoti e vicinissimi.
Brevi testi, agili racconti il cui nucleo pulsante è l’amore in senso lato, quello che Esenovskij vede inseparabile dalla memoria dell’infanzia – come cronache da un pianeta perduto – dall’io narrante stralunato e ironico dell’incipit: “Secondo me un tempo erano tutti molto più intelligenti perché sapevano molte più cose. Chi sa dire adesso che sapore aveva per esempio la maniglia del cassetto della scrivania? [… ]. Prima invece molti lo sapevano, o almeno la maggior parte”. Un io non asservibile e libero nelle sue passioni primarie per l’eroina del titolo – “la mia mamma è bella anche quando sputa. Ad esempio, quando le vola in bocca una zanzara” – capace di sensibilità ecologica e slancio affettivo nella creazione di una “nonna cactus” (tristissimo andare in vacanza dimenticandosi di innaffiarla, salvo sorprese).
E a seguire un esilarante ossessivo “bigliettino d’amo-
Racconti d’amore
re” e dialoghi sentimentali “andando a scuola”, un’improbabile tenera “lista di Kukuskin il Dongiovanni” e racconti su racconti: innamorati che si cercano per sempre in un’antica grotta come nei sotterranei della metropolitana, bambine che vogliono farsi mangiare dal lupo per fuggire l’esito di un brutto voto… e “Storie di amori felici” (da riscrivere quella della ragazza innamorata del prestigiatore, che sacrifica se stessa alla rabbia e alla foga segante dello spettacolo di lui).
Un florilegio lieve e folle di variazioni, dunque, con sedimenti tra i più creativi dell’anima russa (pensando a Bulgakov, Gogol’, Charms...): una ricerca visuale irriverente come quella di Elena Sadkovskaja e il raffinato lavoro di traduzione di Tatiana Pepe, con la supervisione editoriale di Yuri Garrett che – leggiamo – ha preferito talvolta distaccarsi dalla lettera per restituire tutta la brillantezza di un testo che per la sua gioiosa fantasmagorica stratificazione (azzardo!) avrebbe forse rallegrato Umberto Eco.
Maria Grosso
Matilde Tacchini
Kite, 2026, 32 p.
€ 16,00; Età: da 4 anni

Ti è mai capitato di trovarti dinnanzi a qualcosa di insormontabile? Qualcosa di enorme, di ingombrante, che improvvisamente ti ha sbarrato la strada. Qual è stata la tua reazione? Quali strategie hai attuato? La questione interessa una famiglia di tre omini, da un giorno all’altro costretti a fare i conti con una cosa gigante, tanto da non riuscire a scorgerne i contorni, girarci intorno, passarci sopra. Gli omini sono preoccupati: si tratta di qualcosa che prende decisamente “tanto, troppo spazio” e nessuna idea sembra funzionare, nessun calcolo offre una buona soluzione. Diventare giganti appare l’unica possibilità
Affrontare le difficoltà
per fronteggiare il problema, ma come si fa? L’intera famiglia si concentra in questa impresa tanto a lungo da dimenticarsene. Nel frattempo la cosa, raffigurata come una smisurata montagna rossa che neppure la pagina contiene, si ridimensiona sempre più sino a diventare dapprima un sasso, poi una palla: i tre omini, al suo cospetto, sono adesso giganti, possono persino far rimbalzare la cosa.
L’albo illustrato Quella cosa gigante di Matilde Tacchini,
pubblicato da Kite, racconta con grande efficacia metaforica una storia di tutti, perché nessuno è esente dall’essersi confrontato con un problema che irrompe inaspettato e assume agli occhi di chi lo guarda grandezze spropositate. E basta davvero poco per farlo: l’autrice stende una pennellata rossa sulle pagine e conferisce grande espressività a un industrioso trio di personaggi deciso a rimboccarsi le maniche per escogitare un piano insieme. Gli spunti di riflessione che derivano da questa lettura per grandi e piccini sono moltissimi, come sempre accade con i libri ben congegnati, essenziali nel segno ma di notevole valore comunicativo: a tua volta puoi raccontare quand’è che hai trovato uno scoglio invalicabile di fronte a te e come hai reagito. Se lo hai arginato o se col passare del tempo non lo hai più notato. Se è servito diventare “giganti” oppure è bastato semplicemente condividere quella preoccupazione e non sentirsi soli. Con ironia e leggerezza l’albo narra un percorso di crescita e di resilienza e invita lettori e lettrici a scoprire dentro di sé e negli altri le risorse per superare gli ostacoli della vita.
Chiara Lepri
Ann Brashares, Ben Brashares; trad. di B. Capatti Rizzoli, 2026, 440 p. € 17,00; Età: da 12 anni

Con il tempo non si scherza! E sarebbe bene non pasticciare con il passato quando si dispone di una vecchia radio, casualmente dissepolta in giardino, malconcia ma funzionante, sintonizzata su un unico canale, quello che comunica con chi 79 anni prima ha abitato la tua stessa casa.
Però, Henry, Frances e Lukas, che nell’aprile 2023 vivono da dodicenni in una cittadina del New Jersey, non sanno granché di futuri alternativi, di “effetti farfalla” e relative conseguenze e disastri causati da improvvidi interventi sul passato.
Nemmeno i loro corrispondenti, Alice, Lawrence e Artie, che nel medesimo giorno del 1944 armeggiano con l’apparecchio, possono immaginare a quali grossi guai andranno incontro cedendo all’invito gracchiante e galeotto della radio. Westfallen, titolo originale di questo romanzo, evoca lo scenario che risulterà dall’incontro nel tempo fra i due gruppi di ragazzi: gli Stati Uniti del secondo millennio non saranno più la grande democrazia d’Occidente che conosciamo, bensì una Westfalia in terra d’America, una colonia tedesca governata dai nazisti, in virtù della vittoria conseguita nella Seconda guerra mondiale. Tutto questo dipenderà proprio dal disvelamento delle manovre segrete messe in
atto dagli Alleati nella preparazione del D-Day del giugno ’44, che i ragazzi del 2023, attingendo ai libri di storia, offriranno ai loro “coetanei”. La notizia, raccolta da una spia tedesca operante in città, provocherà il ribaltamento delle sorti del conflitto. Il motivo della storia alternativa e in particolare la raccapricciante ucronia che vede il Terzo Reich conquistare l’Occidente non è certo di nuovo conio. Il bello, letterariamente parlando, è che il meccani-
Futuri alternativi
smo funziona sempre; anche in questo caso di ucronia seriale o in divenire (tanto ripetuti saranno i tentativi dei due gruppi di modificare elementi del passato, quanto inattesi saranno gli esiti dei loro sforzi) la storia avvince e la trama cattura il lettore, che non può che fare empaticamente squadra con i ragazzi, contro l’oppressione totalitaria, il razzismo e l’antisemitismo del nuovo sistema di potere.
Ma riusciranno i nostri eroi a riavvolgere il nastro del tempo? Se il finale aperto dell’opera ci impedisce di spoilerare, certo non ci frena dall’immaginarne un gustoso seguito.
Riccardo Pontegobbi
Guido Quarzo
Uovonero, 2026, 122 p. (I geodi)
€ 16,00; Età: da 11 anni

“Non avevo dipinto la salamandra: avevo dipinto il modo in cui la guardavo. Forse era questo il mio segreto: non afferrare il mondo, ma inseguirlo finché non lasciava un lampo negli occhi”.
Cremona, 1556: Europa Anguissola ha dieci anni e vive con le sorelle e il fratello in
una vivace casa aristocratica piena di quadri e di libri. Come la sorella maggiore Sofonisba, sua confidente e guida, avverte una precoce attrazione per la pittura, sostenuta da genitori che incoraggiano i figli nell’esplorazione dell’arte. Vivace, curiosa e dotata di una sensibilità non comune, guarda alla pittura come a una forma di magia, capace di penetrare il mistero delle cose e di mantenere viva la presenza di chi non c’è più. Il suo sguardo, arguto e originale, coglie ciò che agli altri sfugge; dall’osservazione nascono domande filosofiche, che rivelano la naturale inclinazione dell’infanzia a interrogarsi sull’essenza del reale. Colpita dall’apparizione di una salamandra, una creatura sospesa tra scienza e leggenda, Europa tenta di trattenerla nei colori, fissandola sulla tela attraverso il filtro del proprio sguardo. La cre-
atura diviene così una compagna immaginaria, fino al gesto simbolico di dipingersi il volto di giallo e di nero e scegliere per sé, quando sarà affermata pittrice, il nome di Salamandra Anguissola. Attraverso l’osservazione, Europa si interroga, e interroga la sorella Sofonisba – che la ritrae nel celebre dipinto La partita a scacchi, riportato sul risvolto di copertina – sul significato della pittura, sulla sua capacità di cogliere la verità, di svelare il segreto delle cose, persino della propria identità. Immersa in un mondo ricco di sollecitazioni, Europa esce dall’infanzia trovando la propria strada nella pittura, che la porterà a dedicarsi ai ritratti, dei quali ben pochi sono arrivati fino a noi.
Con la storia di Europa Anguissola, pittrice realmente esistita, sorella minore della più celebre Sofonisba, Guido Quarzo non solo racconta uno spaccato di vita rinascimentale, ma affronta alcuni temi universali, come il passaggio dall’infanzia all’età adulta, il misterioso legame tra vita e morte e l’importanza dell’arte come strumento per interpretare il mondo e preservare la memoria.
Gabriela Zucchini
Ole Könnecke; trad. di C. Belliti Beisler, 2026, 32 p. (Libri pinguino)
€ 18,50; Età: da 3 anni

Sega, martella e costruisci. Una casa per Signora Pecora è l’ultimo libro a figure di Ole Könnecke arrivato in casa Beisler con la traduzione di Chiara Belliti. Le opere di questo autore –oltre quaranta quelle rivolte espressamente all’infanzia –sono state insignite con importanti riconoscimenti: solo lo scorso anno con Niente draghi per Celeste! Könnecke ha vinto il Bologna Ragazzi Award 2025, il Premio Strega 2025 – miglior narrazione per immagini e il Premio Andersen 2025 – miglior libro 6/9 anni. Dunque questo libro è un ulteriore avanzamento nella ricerca personale che l’autore, laureato in letteratura tedesca, compie nel raccontare storie quotidiane: storie che rimangono verosimili anche quando mettono in scena mondi altri sulla scia di un sentire interiore che anima le figure protagoniste. Proprio qui riconosciamo uno dei talenti raffinati dell’autore: la capacità di far vibrare emozioni, fantasie, timori e desideri. Un altro talento di Könnecke si esprime attraverso la rappresentazione del quotidiano con un approccio didascalico che ricorda Richard Scarry, a cui lui stesso ha esplicitamente dichiarato di essersi ispirato: entrambi danno seguito all’insegnamento di Comenio che pubblicò a Norim-
berga, nel 1658 l’Orbis Pictus, considerato il primo testo didattico, in cui viene messa a frutto la naturale attenzione che l’infanzia rivolge alle immagini e al piacere di guardarle. È attraverso le figure che l’apprendimento diventa un’esperienza interessante e gradevole. Dal piacere iniziale, provocato dal desiderio di guardare tutto, soffermarsi sull’una o sull’altra figura con l’unica guida del proprio istinto visivo, oggi come ieri, nascono domande, interessi e il bisogno di scoprire i nomi e il perché delle cose.
Addentrandoci in quest’ultimo libro, unitamente ai nomi di materiali e macchinari, si apprende il procedimento complessivo attraverso cui si costruisce una casa di legno (il libro fa il paio con uno dedicato all’edilizia e ai suoi macchinari), la sequenza delle fasi, i tempi di lavoro e riposo, ma anche, non di secondaria importanza, dell’aiuto reciproco, dell’amicizia e del valore della comunità, dove donne e uomini sono tanto interessate al fare che all’esserci per chi ne ha bisogno.
Osservare, imparare e fare
Francesca Romana Grasso
Massimo D’Anolfi; ill. di Giulia Pastorino
Terre di Mezzo, 2026, 36 p.
€ 16,00; Età: da 7 anni

C’è una qualità rara negli albi che tentano una cosmogonia: la capacità di farsi origine senza spiegarsi. L’autore, Massimo D’Anolfi, vi riesce scegliendo la via apparentemente più scarna e insieme più vertiginosa, quella del racconto onirico che sembra già esistere da sempre. Non è un caso che questo albo nasca dall’immaginario già esplorato nel suo documentario Bestiari, Erbari, Lapidari presentato al Festival del cinema di Venezia nel 2024, di cui distilla la tensione ecologica in una forma essenziale, che tanto ricorda la tradizione orale intorno al fuoco. Nel mito della caverna di Platone l’uomo deve svegliarsi dal sonno chiamato vita per giungere alla verità. Qui, invece, in un tempo primordiale, il mondo prende forma dai sogni degli animali: un universo lento, condiviso, dove dormire è atto cosmico generativo e luogo di relazione. L’irruzione dell’uomo -creatura inquieta incapace di abbandonarsi, che “sveglia” e quindi distrugge – introduce una frattura irreversibile, la perdita dell’armonia. La possibilità che qualcuno però continui a dormire apre le porte a una resistenza poetica: il sogno come spazio alternativo, creativo, salvifico, spazio originario dell’immaginazione e misura di equilibrio perduto tra i viventi. Una
Assia Petricelli, Sergio Riccardi
Tunué, 2026, 272 p. (Ariel)
€ 19,90; Età: da 14 anni

riflessione sull’immaginazione come atto politico minimo, o sull’infanzia stessa come ultimo luogo di un mondo non ancora del tutto svegliato. Infanzia – ultimo presidio di resistenza – non dal punto di vista nostalgico bensì come tensione aperta: finché qualcuno continuerà a dormire, il mondo potrà ancora accadere. Le immagini di Giulia Pastorino non illustrano, in-
carnano questa visione. Tavole dense e stratificate, dal segno materico, emergono da una dimensione onirica. Una narrazione mitica che chiede mediazione adulta e invita a sostare. Più che narrare, suggerisce. E proprio in questa rarefazione sta la sua forza. Uno sguardo non antropocentrico da cui nasce un albo di forte coerenza poetica, che chiede lentezza e restituisce profondità. Quel verbo – incenerire i sogni – così vicino a quella chioma di albero che si staglia su doppia pagina, rimanda ad un’atomica nuvola blu. Non si limita a raccontare un’origine, ma interroga il nostro modo di abitare il mondo e, silenziosamente, lo incrina.
Greta Lugli
Il bel titolo provocatorio del graphic novel introduce con energia la figura intensa e sofferta di Camille Claudel, di cui racconta la vicenda umana e artistica. La scultrice francese (1864-1943) conobbe diversi artisti suoi contemporanei e con uno di loro, Auguste Rodin, ebbe un rapporto professionale e amoroso che segnò profondamente la sua vita, conclusasi drammaticamente in manicomio, dove fu rinchiusa dalla sua stessa famiglia e dove rimase per trent’anni, fino alla morte. Troppo libera, sì: Camille non voleva essere l’appendice di nessuno, né produrre un’arte stereotipata e leziosa come ci si aspettava da una donna, alla quale non era allora concesso avere idee e temperamento forti e definiti. E di sicuro qualche problema con l’identità femminile esiste ancora, se nelle prime righe della voce Wikipedia su di lei, accanto a “scultrice”, compaiono subito “sorella di Paul” e “amante di Rodin”, quasi che la sua arte non bastasse a definirla. Nel libro la relazione con il celebre scultore non è il tema centrale. A parlare sono piuttosto la sua vocazione creativa e le sue sculture, che talvolta si
animano in sequenze oniriche e simboliche, evocando pensieri e tormenti della protagonista. Come sottolinea anche la postfazione, il materiale biografico è trasformato in un racconto animato da un’energia quasi avventurosa, che esprime la vitalità e il movimento di questa donna “fuori norma”. Nel potente finale, alcune tavole senza parole mostrano l’artista emergere nuda da un blocco informe di pietra, per poi ergersi e muoversi tra le sculture di altre artiste del Novecento, vissute e affermatesi dopo di lei: un simbolico avanzare verso un futuro a cui era stata molto, “troppo” vicina, fino a un’immagine di libertà luminosa che sembra restituirle vita oltre ogni sepoltura. Assia Petricelli e Sergio Riccardi tornano qui, dopo Cattive ragazze, a raccontare l’anticonformismo femminile, e lo fanno con affiatamento e sensibilità artistica, costruendo un racconto emozionante, capace di immergere lettrici e lettori young adult nella tormentata vicenda di Claudel. Il volume è una bella scommessa con il pubblico a cui si rivolge dichiaratamente, e una garanzia per chiunque ami il genere o voglia scoprire questa artista: in entrambi i casi, un incanto quasi certo. Antonella Lamberti
Susanna Mattiangeli; ill. di Francesco Chiacchio
emons!raga, 2026, 143 p. (Piazza bella piazza)
€ 13,50; Età: da 10 anni

Vigdis Hjorth; trad. di F. S. Giona Mondadori, 2026, 180 p. (Contemporanea)
€ 16,50; Età: da 9 anni

Un nuovo titolo si aggiunge alla collana di emons!raga, Piazza bella piazza. È La Villa di Lea, di Susanna Mattiangeli, con le illustrazioni di Francesco Chiacchio. Si tratta di un romanzo sotto forma di diario, divertente e profondo. Il protagonista è Tito, descritto dagli amici come “un soggetto”, bravissimo a scuola, soprattutto in matematica, esperto cuoco, appassionato di liste, divoratore di merende salate, “gattaro” di quartiere, amante di libri che non riesce mai a terminare perché d’improvviso spariscono. La sospettata numero uno di queste sparizioni è la sorella Lea, raccontata dal protagonista come un’insopportabile prepotente, ultra disordinata e odiosa, con cui gli tocca condividere la camera da letto. Nel caos in cui Tito è costretto a dormire e nella “guerra di confine” che ha intrapreso con la sorella per preservare i suoi spazi si agitano, in realtà, desideri, inquietudini, grandi assenze: il lutto per il padre, l’insicurezza sul suo aspetto fisico, i rapporti affettivi (il primo bacio), la fatica di crescere e il timore di non essere visto. Lea, invece, affronta l’adolescenza in modo apparentemente più spavaldo, utilizza un lin-
romano
guaggio intessuto di un romanesco biascicato, ha amici fidati su cui esercita un forte ascendente, trascorre giornate che diventano sempre più segrete sino a precipitare in un vero e proprio giallo con fughe, inseguimenti e sparizioni. Anche lei, a modo suo, cerca il suo spazio nel mondo. In questo romanzo sull’identità e le differenze di chi abita il caos della crescita si inserisce un terzo protagonista. È la città di Roma, o meglio Villa Doria Pamphilj (la Villa per i suoi frequentatori) e il vicino quartiere dove tutto accade. Come in altri titoli della collana situati in diverse città, l’ambientazione romana non insiste sui luoghi “classici”, da cartolina turistica; sceglie, invece, una porzione urbana meno ovvia seppure di grande valore storico e artistico. I luoghi di Tito e Lea sono, infatti, Il Casino del Buon Respiro, il Villino Corsini e le catacombe di San Pancrazio la cui storia si può leggere in appendice o ascoltare, come tutto il testo, grazie alla voce di Jacopo Olmo Antinori.
Vichi De Marchi
“Certi adulti credono che non ci si possa innamorare prima dei tredici anni e dell’ottava classe. Invece ci si innamora eccome”: questa la tesi sostenuta dall’intero romanzo, enunciata con fermezza nell’incipit ed esplorata pagina dopo pagina attraverso lo sguardo e le riflessioni di Anne Lunde, che frequenta la quarta classe e di anni ne ha solo dieci.
Nella scuola della piccola cittadina norvegese dove vive, tutte le compagne di Anne vantano lunghe trecce ben curate e pelli delicate, sono graziose e pulitine – quanto pettegole e inaffidabili – mentre lei non si preoccupa di presentarsi con qualche buco nel vestito, non si tira indietro quando c’è da azzuffarsi in cortile con i maschi, batte i ragazzi di quinta a braccio di ferro e gareggia con loro in bici.
E poi c’è Beate, amica e complice con la quale confidarsi, soprattutto sugli ingarbugliati problemi di cuore. Perché si sa che l’amore, per quanto ancora non si capisca bene cosa sia, è un traguardo irrinunciabile e desiderabile da chiunque. Quando Jørgen appare per la prima volta nella scuola, Anne capisce che la strada per mettersi in coppia con lui è più ripida del previsto e va costantemente difesa su più fronti: dalle imprevedibili insicurezze che salgono
da dentro, dalle diffuse gelosie che attaccano da fuori… e non ci vorrà molto per capire come dotarla di scorciatoie, con espedienti non sempre irreprensibili: false letterine d’amore per seminare zizzania, sotterfugi, complotti, bugie e tanti colpi bassi inferti sapientemente alle rivali in amore (che non esitano a ricambiare).
La scrittura è lieve e accarezza con sguardo ironico le u-
scite maldestre e le ingenue conclusioni di Anne, senza mai ridicolizzarle. E non meno protagonista di Anne, in questo breve romanzo dal sapore corale, è la piccola costellazione di personaggi che le orbita intorno, a completare l’affresco di un’infanzia che muove i primi, sognanti passi verso la complessa galassia dei sentimenti. Le merendine gentilmente condivise e gli innocenti giochi di cortile lasciano spazio a vorticosi colli di bottiglia che puntano minacciosi ed espongono al giudizio collettivo, con nuovi obblighi da sostenere e nuove verità da nominare.
Fausto Boccati
[Il mondo ci aspetta]
iaggiare è un verbo antico e un’azione moderna, si viaggia per ragione e per sentimento, un viaggio è la vita e l’educazione, e capirne la paura è l’inizio della libertà.

manda”, quella capace di sparigliare le carte: cosa avrebbe significato, piuttosto, restare? Quale prezzo avrei pagato nel rinunciare? Il mio vero viaggio ha avuto inizio lì, in quel preciso istante, ancora prima di salire effettivamente sull’aereo. Joseph Campbell, lo studioso che ne L’eroe dai mille volti ha decodificato le strutture archetipiche del mito, ha dimostrato come ogni narrazione umana segua un’architettura universale che inizia sempre con un sussulto: la “chiamata all’Avventura”.
È il momento di rottura in cui l’equilibrio rassicurante del Mondo Ordinario si spezza e la sicurezza cede il passo a un
Avventura
Advenire deriva dal latino medievale adventura, che è il neutro plurale (sostantivato) del participio futuro del verbo advenire (“accadere”, “sopraggiungere”). Letteralmente, il termine indica “le cose che stanno per accadere”. Inizialmente il termine indicava un evento imprevisto, un caso o la sorte (concetto legato a “ventura”), poi il significato si è spostato verso l’idea di un’impresa rischiosa ma affascinante, caratterizzata dall’incertezza e dal superamento di ostacoli.
Ilaria Bee
incerto, ma vibrante, richiamo verso l’ignoto. In questo spazio liminale, l’Eroe può ancora rifiutare la chiamata: si può pur sempre scegliere di non partire. Ma l’immobilità ben si addice ai sassi, non agli esseri umani. Se l’Eroe non lasciasse mai la propria casa, la storia non avrebbe luogo e, con essa, svanirebbe la possibilità di scoprire chi siamo davvero. Per evolvere, siamo chiamati a rispondere al richiamo della trasformazione.
Ineludibile topos della letteratura universale, il viaggio, sia esso reale o fantastico, di fuga o di conoscenza, cela il desiderio umano di cambiamento: si viaggia perché in fondo c’è qualcosa di inesplorato dentro di noi e nella nostra vita che vogliamo conoscere e, se possibile, modificare1 .
Partire pertanto è, prima di tutto, un atto di rottura. Un passaggio spesso tutt’altro che facile, ma chi ha mai detto che debba esserlo? Illuminanti sono, in questo senso, le parole annotate nei Taccuini di Albert Camus: «Il valore del viaggio è nella paura. È nel fatto che, a un certo momento, così lon-
La risposta alla domanda “chi me lo fa fare?” di Irene Greco
tani dal nostro paese e dalla nostra lingua […] un vago timore ci coglie, e l’istintivo desiderio di ritrovare il rifugio nelle vecchie abitudini. È l’apporto più evidente del viaggio. In quel momento, siamo febbrili ma porosi. La minima emozione ci scuote sino al fondo dell’essere2». In fondo, non è forse questo ciò che sperimentiamo a ogni risveglio, anche senza volare dall’altra parte del mondo? Ogni giornata è, potenzialmente, una chiamata all’avventura che interroga le nostre sicurezze. Ogni mattino, con le sue fragili promesse e il suo carico di incognite, contiene in sé i tratti di un’iniziazione, di una prova spirituale. Camus ci ricorda che
esseri «in cammino» e costantemente ci invitano ad abbandonare le mappe prestabilite per imparare, insieme a loro, il linguaggio del divenire. Prendersi cura dei più giovani, amarli incondizionatamente, nutrirne i bisogni cercando di offrire loro ogni giorno la miglior versione di noi, rappresenta uno dei più potenti traini per intraprendere il proprio personale viaggio dell’eroe.
Bambini e ragazzi ci chiedono quotidianamente di non dare niente per scontato, di essere aperti e curiosi, di essere disponibili all’imprevedibilità, all’incertezza, alla flessibilità. Ci chiedono a gran voce di non etichettarli né come catego-
L’immobilità ben si addice ai sassi, non agli esseri umani. Se l’Eroe non lasciasse mai la propria casa, la storia non avrebbe luogo e, con essa, svanirebbe la possibilità di scoprire chi siamo davvero. Per evolvere, siamo chiamati a rispondere all’invito della trasformazione.
la paura non è un ostacolo da abbattere ma una condizione di grazia: viaggiare ci rende aperti, vulnerabili, ed è proprio in questa vulnerabilità che il mondo può finalmente “toccarci”. La vera sfida, allora, non è solo la spedizione verso terre esotiche ma la capacità di mantenere quella “porosità” anche nel partecipare pienamente e appassionatamente a una realtà che quotidianamente cambia, sia fuori dalla finestra sia dentro le mura della nostra stessa casa. In una delle sue opere più famose, L’infinito viaggiare, il pluripremiato autore triestino Claudio Magris scrive: «L’avventura più rischiosa, difficile e seducente si svolge a casa; è là che si gioca la vita, la capacità o incapacità di amare e di costruire, di avere e dare felicità, di crescere con coraggio o rattrappirsi nella paura; è là che ci si mette a rischio3».
Ciò è tanto più vero quando il nostro cammino si intreccia con quello dei bambini e degli adolescenti: sono loro la nostra più ineludibile chiamata all’avventura. Essi sono, per definizione,
ria – «Forse noi consideriamo i bambini troppo “globalmente” come una razza»4, scrive l’autore Peter Bichsel –, né come singolo bambino in quanto individuo, e di essere invece disponibili a “leggere” ogni giorno, in ogni istante, chi abbiamo realmente davanti. E se non siamo presenti all’incontro, allora essi bussano alla nostra porta con le loro roboanti inquietudini e opposizioni, che non sono dispetti o capricci ma esercizi di pura (r)esistenza: vogliono essere protagonisti della propria storia.
Bambini e ragazzi si fanno sentire con l’irruenza delle loro domande radicali, che non ammettono risposte preconfezionate e ci costringono a scendere dal piedistallo della nostra presunta saggezza per ammettere che anche noi stiamo ancora cercando. Come scrive Rainer Maria Rilke nelle sue Lettere a un giovane poeta: «Sii paziente verso tutto ciò/ che è irrisolto nel tuo cuore e…/ cerca di amare le domande, che sono simili a/ stanze chiuse a chiave e a libri scritti/ in una lingua

straniera5». Ebbene, i figli sono quelle domande incarnate. I giovani ci chiedono, in fondo, di avere il coraggio di rispondere con fiducia al richiamo di quel viaggio al quale noi per primi li abbiamo invitati a partecipare. Se li abbiamo messi al mondo, abbiamo promesso loro un’avventura. Come possiamo ora disertare questa promessa? Il modello più alto che come adulti possiamo offrire alle nuove generazioni è proprio
proprio in virtù di quel “tutto” che la vita ci offre. Dove trovare, dunque, questo coraggio?
Osservando gli eroi delle storie, di cui forse Ulisse si fa emblema eterno, scorgiamo due complementari forze trainanti. La prima è una pulsante curiosità per l’imperscrutabile: il desiderio ostinato di navigare oltre le proprie “colonne d’Ercole”. Non si tratta solo di un viaggio geografico, ma di un atto di ribellione contro il non plus ultra imposto dalle convenzio-
La vera sfida, allora, non è solo la spedizione verso terre esotiche, ma la capacità di mantenere quella “porosità” anche nel partecipare pienamente e appassionatamente a una realtà che quotidianamente cambia, sia fuori dalla finestra, sia dentro le mura della nostra stessa casa.
questo: un perpetuo innamoramento verso l’oggi che ci viene incontro. È qui che il viaggio narrativo diventa atto educativo. Non possiamo guidare nessuno verso l’età adulta se noi stessi abbiamo smesso di viaggiare, se abbiamo sigillato le finestre per paura che il vento perturbante della vita ci spettini i capelli, le emozioni e le certezze. Forse tutto quello che ci chiedono è di non fug gire, e invece di essere disponibili a rimanere. A ben guardare è proprio questa l’essenza para dossale del viaggio: partire implica, a ogni passo, l’audacia di stare. Stare nella paura, nell’assenza di controllo, nell’inatteso, nella vulnerabilità.
Viaggiare esige in effetti una presenza intensifi cata; implica avere il coraggio di essere radi calmente presenti a ciò che è, gioendo del fatto di essere vivi nonostante tutto. O meglio, forse
Inatteso
Io aspetto incessantemente l’inatteso
Elias Canetti

ni, dai tabù e, soprattutto, dalla nostra stessa paura. È una curiosità “ontologica”, un’urgenza dell’essere che ci spinge a testare la resistenza dei nostri confini. Come il navigatore omerico, l’eroe sa che definire sé stessi significa innanzitutto scoprire dove finisce il “già noto” e dove inizia l’inesplorato. In questa prospettiva, la conoscenza è un’espansione dei confini dell’anima. La seconda forza è la madre di tutte le cose: “l’amore”. Gli eroi delle storie ci insegnano che la vita è un processo troppo miracoloso per far finta di niente e che l’unica vera morte è rinunciare al privilegio di partecipare pienamente al gioco. In tal senso, il viaggio, fisico o metaforico, è appunto un esercizio di disponibilità; l’eroe che accetta la chiama-
Bianca D’Ascanio
ta smette di temere la perdita della propria stabilità perché scopre una stabilità più profonda: quella di chi si espone al rischio e sa abitare il mutamento.
Bambine, bambini, ragazze e ragazzi ci chiedono, quindi, di essere eroici nel senso più profondo e meno retorico del termine: ci invitano ad aprire le porte e “andare a vedere” cosa c’è là fuori, un passo oltre le nostre cer tezze, per poi tornare a casa un po’ diversi, più ricchi e, perché no, più felici. Solo cosi si diventa davvero adulti, solo cosi l’eroe torna a casa davvero trasformato. Fino alla prossima partenza, ovviamente. Il ritorno, infatti, non è che il preludio a una nuova chiamata, poiché il vero viaggiato re scopre che l’unico modo per onorare la vita è rimanere sempre sulla soglia, pronti a partire di nuovo. Come leggiamo ne Il buon viaggio di Beatrice Masini: «Uno ti dice Buon viaggio quando ti vede pronto per andar via e non sa dove vai e nemmeno perché ma crede che tu sappia tutto e invece non sai niente ma va bene così. A volte non sai niente nemmeno alla fine, perché non sai se quella è la fine o se è solo una tappa. Allora vuol dire che hai fatto davvero Buon viaggio, perché sei già pronto per cominciarne un altro»6. Verso dove?

la verità. Se rimani nel conosciuto non scoprirai niente di nuovo. Come fai? Viaggi sui binari del conosciuto e rimani nel conosciuto. E così è quando cerchi. Se sai cosa cerchi non troverai mai quello che non cerchi... e che magari è giusto la cosa che conta, no? Per cui è uno strano processo che richiede
È qui che il viaggio narrativo diventa atto educativo. Non possiamo guidare nessuno verso ‘l’età
adulta se noi stessi abbiamo smesso di viaggiare, se abbiamo sigillato le finestre per paura che il vento perturbante della vita ci spettini i capelli, le emozioni
Non ha importanza. Mentre il pensiero occidentale tende a una visione teleologica, orientata cioè allo scopo e al traguardo, nel Taoismo la Via è il fine stesso: non si cammina per arrivare da qualche parte; si cammina perché il camminare è l’espressione stessa della vita. Questa saggezza orientale risuona con forza nelle parole di chi ha fatto del viaggio la propria forma di conoscenza, come Tiziano Terzani. In Un altro giro di giostra, infatti, scrive: «La verità è una terra

e le certezze.
una grande determinazione, perché implica rinuncia, assenza di certezze. È comodo adagiarsi sul conosciuto, no? Alle otto c’è il treno, alle nove apre la banca, comportati bene, non rubare i soldi e avanti. Ma se tu esci dal conosciuto e cerchi strade che non sono state completamente battute o, come dico, se te le inventi, hai la possibilità di scoprire qualcosa di straordinario7».
Partire, dunque, è un atto di spoliazione e spossessamento: ci si libera dal dover sapere “dove si va” per lasciare spazio a ciò che, lungo il cammino, finalmente ci troverà. Solo così il viaggio narrativo, educativo e umano può dirsi autentico: quando smettiamo di cercare quello che già conosciamo e iniziamo, finalmente, a vedere “ciò che è”.
1. «Bambini in cammino» nella letteratura per l’infanzia. Forme e figure nei libri illustrati. In M. Campagnaro. Le terre della fantasia: leggere la letteratura per l’infanzia e l’adolescenza. Donzelli, Roma 2014, p. 73
2. A. Camus, Taccuini: maggio 1935-febbraio 1942. Bompiani, Milano 2004, p. 16
3. C. Magris, L’infinito viaggiare, Mondadori, Milano 2005
4. P. Bichsel, Al mondo ci sono più zie che lettori, introduzione di C. Allegra, Marcos y Marcos, Milano 1989, p. 64
5. R. M. Rilke, Lettere a un giovane poeta, Adelphi, Milano 1999
6. B. Masini, G. De Conno, Il buon viaggio, Carthusia, Milano 2017
7. T. Terzani, Un altro giro di giostra, Longanesi & C., Milano 2004
gni viaggio inizia con un atto di sguardo. Per questo educare al viaggio significa formare alla visione, alla capacità di leggere le tracce che il mondo ci offre, spesso in modo discreto.
Matteo Biagi è la nostra guida d’eccezione tra le pagine di viaggio

Molti romanzi per ragazzi degli ultimi anni hanno interpretato il viaggio proprio come esercizio dell’at tenzione, un modo per fermarsi e osservare con cura ciò che di solito si ignora. In L’imprevedibile viaggio di Coyote Sunrise, Dan Gemeinhart mette in scena una protagonista che vive letteralmente sulla strada, eppure non è la quantità dei chilometri a segnare la sua crescita, ma la qualità dei dettagli che impara a cogliere: i gesti silenziosi di chi sale sullo scuolabus, le storie raccolte quasi per caso, gli sguardi che diventano ponti tra solitudini diverse. E soprattutto il momento in cui comprende che ogni viaggio ha senso solo se prevede un ritorno. La svolta narrativa avviene quando Coyote – e non suo padre – decide che è tempo di invertire la
Orientamento
rotta: un atto di consapevolezza che ribalta l’idea di viaggio come fuga e lo trasforma in un processo di riconciliazione. Tornare, qui, diventa un gesto di coraggio, non di rinuncia: la scelta di affrontare ciò che si teme piuttosto che continuare a scappare. Una riflessione affine emerge in La distanza tra me e il ciliegio di Paola Peretti, dove il movimento è minimo e quasi metaforico. Mafalda osserva il mondo mentre la vista si riduce progressivamente: la sua “perdita di orientamento” non avviene nello spazio, ma nella percezione.
Cecilia Balzani
Ciò che vede – o non vede più – la costringe a rallentare, a trattenere i contorni delle cose, a dare valore ai suoni, alle luci che si affievoliscono. Il suo è un viaggio interiore reso possibile da una nuova forma di attenzione:
Pensiamo sempre a quello scolastico, poi c’è quello sessuale ma da una base culturale dobbiamo partire. Siamo orientati al nostro contesto, non guardiamo a oriente ma troppo spesso a terra. E se ci perdiamo è perché non ci reggiamo in piedi.
quella che nasce quando il mondo non può più essere guardato come prima. In un tempo dominato dalla velocità, questi romanzi suggeriscono una postura diversa: viaggiare non significa spostarsi rapidamente, ma restare abbastanza a lungo dentro ciò che accade da comprenderne il senso. La lentezza, lungi dall’essere un freno, si rivela una competenza, un modo di abitare il presente con più consapevolezza.
Il viaggio come incontro
Se il viaggio educa allo sguardo, educa anche all’altro: alla scoperta che le persone incrociate lungo il cammino sono spesso la parte più trasformativa dell’andare. Per molti protagonisti della narrativa contemporanea per ragazzi, viaggiare significa imparare la disponibilità all’ascolto, riconoscere che ogni incontro è un’occasione per rivedere le proprie certezze. In Hoopdriver di Pierdomenico Baccalario, ambientato lungo le strade del Regno Unito, il protagonista affronta un viaggio in bicicletta che è insieme prova di autonomia e scoperta dell’altro. A scandire il percorso non sono solo le tappe, ma i volti: adulti eccentrici, coetanei imprevedibili, sconosciuti capaci di aprire brevemente finestre di senso. Baccalario mostra come l’incontro, anche accidentale, abbia la forza di spostare lo sguardo, rendendo il viaggio un dialogo continuo con ciò che accade ai margini della strada.
Pregiudizio
I viaggi danno una grande apertura mentale: si esce dal cerchio dei pregiudizi del proprio paese e non si è disposti a farsi carico di quelli degli stranieri. Montesquieu
detta per caso, uno sguardo che cambia l’umore, un gesto gentile che incrina un pregiudizio.
Reynolds suggerisce che l’alterità non si trova in luoghi lontani, ma nelle brevi distanze, nei micro-spazi che separano le persone e che, a volte, pochi passi riescono ad attraversare. Tre libri diversi, accomunati dall’idea che l’incontro sia la vera destinazione di ogni viaggio.
Crescere viaggiando, viaggiare per crescere
Se il viaggio è incontro, è anche trasformazione: un modo per misurarsi con ciò che si è e con ciò che si potrebbe diventare. Molti romanzi recenti scelgono di raccontare la crescita attraverso percorsi solitari, in cui il movimento nello spazio si intreccia con la scoperta di una voce interiore. In Vento del Nord di Gary Paulsen, il protagonista affronta un viaggio che ha il sapore di un antico rito di passaggio. Spinto dalla necessità di sfuggire a un’epidemia, risale le fredde correnti del Nord con una canoa e l’essenziale. Paulsen trasforma la natura nel vero interlocutore del ragazzo: il vento contrario, la fame, il gelo diventano strumenti di conoscenza. La solitudine, in questo
Non servono chilometri per cambiare, a volte basta condividere una strada, una bicicletta, un pezzo di marciapiede. È in questo movimento minimo – e profondamente
umano
–che il viaggio rivela la sua dimensione educativa.
Una dimensione diversa dell’incontro emerge in Un viaggio chiamato casa di Allan Stratton. Qui il percorso è quello di Zoe e della zia-nonna Dot, un’anziana donna dallo spirito eclettico che inizia a perdere i propri ricordi. Per evitarne il ricovero in una struttura, Zoe fugge con lei verso la vecchia casa di campagna. Il loro è un viaggio breve, spesso caotico, ma sufficiente per trasformare una relazione che sembrava già definita. Attraverso gli scarti della memoria di Dot, le sue paure e le sue invenzioni, Zoe impara a vedere la zia come una persona nuova, con un passato da ricomporre e una dignità da proteggere. Stratton tratta l’incontro tra generazioni con delicatezza, mo strando che la distanza più complessa da colmare è spesso quella che separa chi crediamo di conoscere, da chi è davvero.
Non servono chilometri per cambiare, a volte ba sta condividere una strada, una bicicletta, un pezzo di marciapiede. È in questo movimento minimo – e profondamente umano – che il viaggio rivela la sua dimensione educativa.

Molto più contenuti negli spostamenti, ma altrettanto centrati sulle relazioni, sono i racconti di Tornando a casa di Jason Reynolds. I personaggi percorrono solo pochi isolati, dal cancello della scuola al portone di casa, eppure in quei tragitti minimi si concentrano gli incontri decisivi: una frase
percorso, non è una condanna ma uno spazio di formazione, un luogo in cui misurare la propria resistenza e riconoscere il momento in cui l’infanzia si trasforma in età adulta. Una prospettiva più intima e contemporanea è quella proLa prima volta di ogni cosa di Dan Santat, un graphic memoir in cui il viaggio non avviene solamente verso grandi distanze ma dentro i territori inesplorati dell’adolescenza. Santat racconta con grande sincerità i suoi tredici anni, l’esperienza di un’estate all’estero che gli spalanca un mondo nuovo: amici diversi da quelli di casa, prime decisioni autonome, prime vulnerabilità condivise. Ogni tavola del memoir è un passo verso la consapevolezza che crescere significa imparare a stare nel disorientamento, accogliere il nuovo nonostante la paura. Il viaggio diventa così una mappa emotiva: le “prime volte” come luoghi da attraversare. A questa stessa idea di crescita come attraversamento, appartiene Alma del vento di Timothée de Fombelle, romanzo che unisce respiro epico e profondità emotiva. Alma, costretta a lasciare la sua terra per ritrovare il fratello, intraprende un viaggio che la porta tra oceani, rotte pericolose e incontri che cambiano il suo destino. De Fombelle tratteggia una protagonista che cresce nel momento stesso in cui sceglie di non fermarsi, trasformando il bisogno di salvare qualcuno nell’occasione per definire sé stessa. Il romanzo
Come nasce un’idea che ripensa il modo di fare scuola?
Da un fiume, come il racconto di Marco Saverio Loperfido
L’ho capito osservando la valle del Leutasch in Austria, in un viaggio a piedi per l’Europa1. Non c’era una sorgente unica, ma decine di piccoli ruscelli che scendevano dalle montagne, si univano, diventavano torrenti, poi fiume. Il delta era all’inizio, come alla foce. Così è stato per Strade Maestre2, il progetto educativo della cooperativa CamminaMenti che porta ragazzi degli ultimi anni delle superiori a vivere un intero anno scolastico camminando attraverso l’Italia. Un primo ruscello: la Lettera a un giovane italiano nel mio libro Il giro della Tuscia in 80 giorni3, dove provocatoriamente suggerivo ai neo-diplomati di concedersi un anno o due di cammino prima di precipitarsi all’università. Poi, durante il viaggio verso Bruxelles, Ricercato-
ri in Cammino. Più tardi, nella Valle dei Calanchi, A Piè di Pagina4, un progetto con le scuole. Tanti piccoli rivoli, fino all’incontro con Marcello Paolocci. Intervistandolo, è emersa la domanda cruciale: «E se facessimo un intero anno scolastico a piedi, alternando cammino e studio, con insegnanti che siano anche guide escursionistiche?».

Due torrenti che si sono uniti in un fiume
Strade Maestre è una sorta di Grand Tour rivisitato, organizzato, unito alla scuola a tutti gli effetti. Si avvale dell’istruzione parentale e permette ai ragazzi di sostenere gli esami da privatisti. È una scuola che viaggia e fa dell’esperienza diretta il fulcro dell’apprendimento: contatto con i territori, corpo sempre attivo e vigile, memoria sollecitata dai luoghi attraversati. Su questi si innestano le nozioni, che non restano concetti astratti calati dall’alto, ma diventano conoscenze incarnate, vissute anche nella vita di gruppo.
Il tutto è seguito da guide-insegnanti: hanno competenze didattiche, sono guide escursionistiche, hanno esperienza come educatori, diventano per forza di cose mentori. Vivono con i ragazzi 24 ore su 24, attraversando l’Italia.
Ma come si porta a compimento un sogno così? Ne abbiamo parlato con altre realtà che hanno iniziato a “drenare” energie dentro questa visione. Ognuno scorrendo per le proprie valli, portando acqua nel modo più naturale. Passaparola, collaborazioni, finanziamenti, famiglie che hanno creduto. Così è partito il primo anno: otto ragazzi, tre guide sempre presenti, 1300 chilometri attraverso l’Italia5. Un anno di iniziazione, non solo per i ragazzi, per tutti, anche per il progetto. Ma per i ragazzi an-
ricorda che partire non è mai facile, ma che spesso è l’unico modo per diventare la versione più coraggiosa di ciò che si è. In tutti e tre i casi, ciò che conta non è la distanza percorsa, ma l’intensità del passaggio: che si navighi nel silenzio del Nord, si affrontino le prime incertezze adolescenziali o si attraversino oceani in cerca di un affetto perduto, il viaggio diventa il
di viaggio consapevole. Rumiz ricorda che camminare significa misurare il mondo con il proprio corpo: solo a piedi si colgono le sfumature del paesaggio, le sue fragilità, le sue ferite. Procedere lentamente diventa così un atto di responsabilità, perché impone di osservare e di rispettare, di entrare in relazione con ciò che si incontra senza forzarlo. Una declinazione narrativa
Il romanzo ricorda che partire non è mai facile, ma che spesso è l’unico modo per diventare la versione più coraggiosa di ciò che si è.
terreno dove ci si misura con i propri limiti e si intravede, per la prima volta, chi si potrebbe diventare.
Viaggiare responsabilmente
Accanto al movimento e all’incontro, il viaggio porta con sé un’altra dimensione educativa: quella della responsabilità. In un’epoca in cui la rapidità degli spostamenti rischia di ridurre il mondo a una sequenza di immagini, molti testi – narrativi e non – propongono invece un ritorno al passo lento, alla cura verso i luoghi e verso chi li attraversa. Un punto di riferimento efficace è A piedi di Paolo Rumiz, un libro che, pur rivolgendosi a un pubblico ampio, offre ai lettori giovani un modello limpido
di questa attenzione la offre A un passo dalle stelle di Daniela Palumbo, in cui adulti e ragazzi condividono un tratto della Via Francigena. Il cammino non è solo un percorso fisico ma un’occasione per mettere alla prova relazioni, ruoli, attese. Palumbo mostra come camminare insieme significhi imparare a modulare il passo, a prendersi cura l’uno dell’altro, a dare valore alle differenze. La via, con i suoi ritmi antichi, restituisce la dimensione comunitaria del viaggio: nessuno arriva da solo e nessuno resta indietro se il gruppo sa ascoltarsi.
Camminare, sostare, condividere la strada diventano così gesti educativi, capaci di restituire al viaggio il suo potere più semplice e più necessario: insegnare a prendersi cura.
cor di più: un “rito” che introduce alla società, a uno studio più autonomo, a una maggiore responsabilizzazione, alla capacità di incontrare la gente e sviluppare un linguaggio appropriato. Il progetto ha preso la forma delle persone stesse che ci lavorano, così come un fiume è fatto dalle gocce che provengono da più parti, ognuna con la propria storia. A settembre 2025 è partito il secondo anno: quattordici ragazzi da tutta Italia, in cammino in questo momento. Nuove meraviglie, criticità, difficoltà, approcci diversi. Perché siamo un progetto sperimentale. E il futuro? Continuo a vederlo nella stessa metafora. Non deve essere solo la cooperativa CamminaMenti a gestire questo sogno.
Devono essere una rete di collaborazioni, voci del progetto stesso. Ogni confluenza è un inizio, non un arrivo. Come? Su questo aspetto ci stiamo ancora confrontando, ma io sono un sostenitore della teoria dell’ordine spontaneo, che ripone fiducia nelle capacità auto-organizzative delle persone. «Dato un comune bisogno, gli individui sono in grado – per tentativi ed errori, con improvvisazione ed esperienza – di sviluppare le condizioni per il suo soddisfacimento. L’ordine che ne deriva è più duraturo e funzionale di qualsiasi altro imposto da un’autorità esterna»6. Così è stato nel viaggio, comunità itinerante con bisogni e ruoli. Così deve continuare: ridistribuire, mettere a regime tante realtà diverse, far convogliare nel progetto associazioni grandi e piccole. E insieme, generare fiumi paralleli. Disperdersi come un delta. Avere il coraggio di sollecitare altre realtà affinché facciano scelte proprie, sperimentino modalità diverse, per poi convogliare in una grande riflessione collettiva a


fine anno. Un convegno in cui le esperienze emergano nel dibattito e alimentino una riflessione comune sulla scuola che cammina. Magari non un convegno statico, ma anch’esso in cammino, itinerante. Processi di unione e processi di contaminazione positiva. Perché solo dalla variabilità delle esperienze può nascere un modo nuovo di imparare. Un fiume che non smette mai di cercare il mare.
1. https://www.ammappalitalia.it/un-viaggio-a-piedi-da-chiaa-bruxelles-paese-europa/
2. https://www.strademaestre.org/
3. https://www.ammappalitalia.it/il-giro-della-tuscia-in-80-giorni/
4. https://www.lorussoeditore.it/prodotto/a-pie-di-pagina/ 5. https://www.terre.it/prodotto/strade-maestre/ 6. https://www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=471
Alla stessa idea di responsabilità appartiene Cento passi per volare di Giuseppe Festa, un romanzo che intreccia il cammino alla tutela dell’ambiente. Lucio, un ragazzo non ve dente, affronta un’escursione in montagna insieme all’amica Chiara: la loro relazione diventa la lente attraverso cui esplorare un paesaggio da “vede re” con sensi diversi. Festa insiste sulla capacità di Lucio di cogliere suoni, odori, vibrazioni che sfuggono a chi vede, trasformando il suo passo in uno strumento di conoscenza. L’incontro con un’aquila ferita porta il tema della responsabilità su un piano concreto: proteggere un animale selvatico significa proteggere il mondo che lo ospita. In tutti questi percorsi, il viaggio non è un’esibizio ne di resistenza né una sfida estre ma: è un apprendimento paziente, un modo per entrare nel paesaggio con ri spetto, lasciando spazio all’ascolto e alla

reciprocità. Camminare, sostare, condividere la strada diventano così gesti educativi, capaci di restituire al viaggio il suo potere più semplice e più necessario: insegnare a prendersi cura.
I romanzi che raccontano il viaggio ai ragazzi mostrano con forza che partire non basta. Il movimento serve, certo, ma è solo una parte dell’esperienza: ciò che conta davvero è la qualità dello sguardo, la disponibilità all’incontro, la capacità di assumersi la responsabilità dei propri passi. E quando arriva il momento di tornare, i protagonisti scoprono che il ritorno non è un gesto passivo, ma una scelta: una forma di coraggio che permette di ricollegare ciò che si è visto con ciò che si è. L’educazione al viaggio, così come la racconta la narrativa contemporanea, non riguarda la distanza, ma la trasformazione. Insegna che ogni strada percorsa – reale o interiore – lascia una traccia, e che imparare a seguirla è forse il modo più semplice, e più necessario, per crescere.




[Il
viaggio autentico, non mediato, fatto di strada, rischi e scoperte, che solo senza la protezione degli adulti consente di crescere davvero.
L’adolescenza, una volta, non esisteva. Per riferirsi a chi stava attraversando questo periodo della vita, che possiamo indicativamente collocare tra il suo esordio attorno ai 10-11 anni e la sua conclusione verso i 18-19 anni, si usava la parola studenti. Gli adolescenti di prima erano gli studenti, persone che dovevano applicarsi nello studio per potersi formare e diventare grandi. Si inizia a parlare di adolescenza solo a cavallo tra Ottocento e Novecento, quando i giovani cominciano a fare delle scelte di vita indipendenti da quelle dei genitori. Siamo nel tempo dei primi romanzi di formazione, la letteratura mette al centro del racconto questi giovani descrivendoli nel loro viaggio di crescita che, a partire da un momento di crisi, li condurrà verso la scoperta della propria identità. L’adolescenza nasce quindi quando ai ragazzi non viene più chiesto solo di applicarsi nello
in quegli anni, ha dovuto aspettare diversi decenni prima di arrivare a teorizzare l’adolescenza come una fase della vita con compiti di sviluppo specifici. Sigmund Freud – ho in mente ad esempio il suo testo Psicologia del ginnasiale (1914) – parlava di fanciulli e di studenti e non di adolescenti, e anche in uno dei suoi testi più celebri, i Tre saggi sulla teoria sessuale (1905), fa riferimento al tempo della pubertà non chiamandola adolescenza.
Sono stati necessari diversi anni, decenni, prima che l’adolescenza venisse riconosciuta come una fase specifica della vita, prima che quella domanda su chi si vuole essere diventasse non più un interrogativo che solo una certa fascia di persone aveva il lusso di porsi, ma una questione necessaria che qualunque ragazza e ragazzo deve rivolgersi per poter crescere.

Un percorso che non ha linea retta, nelle parole dello psicoterapeuta Alberto Rossetti
raccontare e definire gli adolescenti sono diverse da quelle di ieri e da quelle di domani. A non cambiare, però, è l’idea che questa fase della vita rappresenti un momento di passaggio, una fase di transizione più o meno lunga, un viaggio che porta a scoprirsi passo dopo passo.
Cercare il proprio “odore”
La radice della parola adolescenza la incontriamo nella parola latina adolescere, che significa crescere. Il tempo dell’adolescenza è quel tempo in cui si diventa grandi, in cui si passa dall’infanzia all’età adulta, in cui si matura e ci si trasforma.

Significa accorgersi e accogliere gli spigoli della propria vita, imparare a riconoscerli e accettarli per quelli che sono.
L’odore del proprio corpo è qualcosa che si può camuffare, nascondere, ma mai eliminare del tutto ed è proprio questa la cifra singolare che differenzia l’uno dall’altro e su cui si forma l’identità.
Oggi, a differenza di quanto avveniva nel passato, l’adolescenza è diventata una fase della vita su cui si proiettano molte paure e ansie del mondo adulto. In Occidente i figli sono sempre di più un progetto su cui i genitori investono e questo rende più complesso il processo di separazione. Per
L’adolescenza nasce quindi quando ai ragazzi non viene più chiesto solo di applicarsi nello studio, ma anche di decidere chi vogliono essere e questa domanda, che continua a risuonare anche oggi nei corpi in trasformazione dei più giovani, apre alla vita.
Un tempo che coincide ancora oggi con quello dello studio, dell’essere studenti, per cui possiamo dire che un adolescente è sempre anche uno studente, è colui che non sa e che si applica per arrivare a saperne un po’ di più, che apprende non solo le materie scolastiche ma anche, se non soprattutto, il linguaggio dell’Altro. Un linguaggio che gli farà scoprire il suo nome da una prospettiva nuova, che lo porterà a un nuovo battesimo di sé, che lo ingaggerà nel rapportarsi con l’altro. C’è poi una seconda radice della parola adolescenza che non sostituisce ma completa questo tempo, ed è arrivare ad avere “il proprio odore”. Non è certo un segreto che il corpo di un ragazzo e di una ragazza abbia un odore durante questa fase della vita e attraversare il tempo dell’adolescenza significa poter fare spazio anche a questo lato meno nobile, certamente meno piacevole, dell’esistenza.
lo stesso motivo l’adolescenza viene più o meno consapevolmente medicalizzata, cercando di rispondere più al bisogno dell’adulto che del ragazzo, ed è per questo che, oggi più che mai, è importante rimettere al centro del discorso l’adolescente, il suo percorso, le sue particolarità.
Come a un viaggio
Alla luce di quanto detto finora, possiamo pensare all’adolescenza “come a un viaggio”. Il viaggio, come metafora, si presta molto bene a raccontare questa tappa della vita perché non solo evoca immediatamente la presenza di due punti,
Spigoli
Il punto vivo e sottile in cui due superfici si incontrano e si sfiorano, tracciando una linea netta, talvolta aspra, come un confine deciso tra forme e direzioni; è il margine che interrompe la continuità, dove la materia cambia volto e si fa tagliente, quasi a custodire il segreto della sua struttura.
Letteratura per ragazzi “on the road”. Di Alice Bigli
Viaggiare è uno degli eventi più significativi dell’esistenza e senza dubbio uno dei più trasformativi, non a caso si sente dire spesso che “quel viaggio mi ha cambiato la vita”. Per questo è un dispositivo narrativo tra i più efficaci per raccontare la crescita, l’autonomia e la scoperta di sé, e le ambientazioni “on the road” sono al centro di tanti romanzi straordinari. Specie se parlano di e vengono letti da adolescenti.
Pensiamo, solo per prendere gli ultimi anni, al grande successo sia tra ragazze e ragazzi che tra esperti e critici di romanzi come I Tillerman di Cynthia Voigt e L’imprevedibile viaggio di Coyote Sunrise di Dan Gemeinhart. In realtà il romanzo di Voigt era stato pubblicato in più volumi già diversi anni fa da Fabbri, ma si è fatto notare nella nuova veste proposta da Il Barbagianni. La storia è quella di quattro fratelli che, abbandonati senza spiegazioni dalla madre nel parcheggio di un centro commerciale, si mettono in cammino alla ricerca di ipotetici lontani parenti, in un viaggio che è insieme rito di passaggio e ricerca di radici, di una storia di famiglia tutta da ricostruire. Il punto di forza dell’opera è certamente nei personaggi, nei loro caratteri ben definiti e nelle relazioni tra loro, che crescono e si consolidano letteralmente passo dopo passo lungo la strada. Il romanzo di Dan Gemeinhart di cui si è già parlato, è pubblicato da Giralangolo, marchio della casa editrice EDT in
uno di partenza, l’infanzia, e uno di arrivo, l’età adulta, ma esclude che tra questi due punti esista un cammino regolare, una retta che li unisce senza deviazioni. Pensare all’adolescenza come a un viaggio significa pertanto lasciare spa zio alle varie e diverse tappe interme die, agli incontri che avverranno lungo la strada, ai rischi inevitabilmente presenti, alla maturità che aumenta a mano a mano che si procede. Significa porre l’adolescen za e gli adolescenti fuori da casa, atto sempre più complicato nella società contemporanea, e accettare che possano compiere il loro viaggio, non quello dei genitori. Significa accettare che il viaggio li trasformerà, li renderà diversi rispetto alla partenza, per cui arriverà un momento in cui, potrebbe succedere, si avrà la sensazione di non conoscerli più. Forse è proprio il cambiamento l’elemento che più di tutti accomuna l’adolescenza al viaggio perché se è vero che un viaggio termina quando si fa rientro a casa, è abbastanza evi dente che per l’adolescente questo rientro è
Chiara Revetria
cui si sente potente il richiamo del viaggio. Nel loro catalogo dedicato agli adolescenti troviamo infatti molti libri che vale la pena citare in questo contesto. Uno, che ho amato moltissimo, è Contromano di Coline Pierré, dove a mettersi in viaggio è una coppia improbabile formata da Victor, un giovane ladro suo malgrado, e Yazel, una ragazzina sorda. Il fatto è che Victor avrebbe dovuto rapinare la villa in cui Yazel vive con gli zii, lei avrebbe dovuto spaventarsi. Invece entrambi desiderano così tanto fuggire dalle loro vite che quello che doveva essere un pessimo incontro si trasforma subito in una grande opportunità di fuga. Insieme lungo le strade d’Europa cercheranno una diversa possibilità di guardare alle aspettative sociali, alla loro identità autentica, ai valori imposti dagli altri in cui non si riconoscono.
Sempre nella stessa collana troviamo Il ritmo dell’estate di Nina LaCour, storia di tre amiche che fondano un gruppo rock e con il miglior amico di una di loro decidono, alla fine del liceo, di girare un anno per l’Europa prima di pensare al college. Un piano che è destinato ad andare incontro a grandi imprevisti.
Se qui parliamo di ragazze giù quasi universitarie, è invece molto più giovane Teo, il protagonista di Dimmi che sei felice di Elisa Puricelli Guerra (Mondadori). Teo decide di fuggire appena riceve i risultati dell’esame di terza media,

interdetto. L’infanzia non c’è più, se ne conserva solamente un lontano ricordo, e se non si può tornare a casa si deve andare avanti.
Ad avvicinare viaggio e adolescenza, allora, è proprio questo moto che scava dentro, per cui il viaggio termina non quando si torna a casa ma quando ci si scopre diversi da prima, quando ci si rende conto che lo sguardo non volge più all’indietro, verso il passato, ma punta avanti, al futuro. Quando si prende atto che la vita è là fuori, che è il mondo la propria famiglia.
Accanto a questa metafora, ne troviamo un’altra, piuttosto comune, per raccontare l’adolescenza ed è quella del ponte. Un ponte che unisce due versanti di una montagna piuttosto che due sponde di un fiume, e che i ragazzi e le ragazze devono attraversare per poter crescere. Nel pensare a questa immagine, dobbiamo provare a porre attenzione a ciò che sottende più che a ciò che mostra. Oltre al ponte, quindi, dobbiamo osservare quel vuoto, più o meno
e parte per l’Irlanda in teoria per studiare l’inglese, in realtà per fare chiarezza dentro di sé. Anche nella sua storia si mescoleranno un viaggio, un rito di passaggio e un tour musicale.
Nei viaggi di formazione che servono a mettere alla prova l’autonomia e ad affer mare la propria identità il mezzo di trasporto non è indifferente. Auto e mezzi a motore permettono di percorrere grandi distanze ma comportano guidatori già adulti o quasi. La bicicletta invece è uno strumento di libertà assoluta a portata di adolescenti. Accade in Hoopdriver di Pierdomenico Baccalario ma viaggiano in bici anche le protagoniste di Le reginette di Clémentine Beauvais, edito da Rizzoli. Il loro è un viaggio programmato e seguitissimo sui social: un viaggio di rivincita dopo che le tre protagoniste sono state “incoronate” online come le ragazze più brutte della scuola. Queste tre straordinarie giovani francesi cercheranno il loro riscatto partendo in bici verso Parigi, ciascuna animata anche da un motivo segreto.

Allegra Mussato
Le storie di formazione in cui il viaggio è occasione di crescita o tappa fondamentale per comprendere le proprie radici (è difficile costruire la propria identità senza conoscere la propria storia) non mancano nemmeno nei romanzi a fumetti. In La prima volta di ogni cosa, Dam, il protagonista,
profondo, che sta sotto. Un vuoto che ricorda quanto l’adolescenza sia un tempo rischioso, instabile, precario. Un vuoto che però è allo stesso tempo uno spazio necessario di cui diventare consapevoli perché è solo attraversandolo, dunque guardandolo, che si può crescere. Senza quello spazio vuoto, non sarebbe possibile sperimentarsi, perdersi per poi ritrovarsi, in alcuni casi anche cadere e poi rialzarsi. Su quel ponte, danzando più o meno pericolosamente sopra a quel vuoto, i ragazzi costruiscono la propria identità, passo dopo passo, imparando a conoscersi e riconoscersi.
è il classico bravo ragazzo, collaborativo, gentile, educato a casa e a scuola, che si tiene lontano dai guai, ma è anche un ragazzino insicuro, con qualche difficoltà relazionale, poco coraggioso e intraprendente, quando i suoi genitori lo mandano in vacanza-studio in Europa è proprio il viaggio a cambiare tutto, a offrire occasioni di crescita e apprendimento che vanno molto oltre il programma di visite. In Pashmina invece Priyanka è una ragazza americana di origini indiane con una mamma che considera argomento tabù ogni domanda sul padre, che la ragazza non ha mai conosciuto, o sulle ragioni del trasferimento dall’India agli Stati Uniti. È solo affrontare un viaggio alla scoperta delle origini, da sola, per andare a trovare la zia, che permette alla ragazza di mettere insieme i pezzi di un puzzle, di trovare un filo per collegare il passato alle possibilità di futuro e come ogni adolescente ha tante domande senza risposta che le frullano per la testa. Nelle storie on the road i protagonisti si misurano con il mondo, ma soprattutto con i propri limiti e desideri: la strada diventa spazio di libertà e di costruzione della propria identità. Vi si ritrova il gusto dell’imprevisto, la necessità di mettersi alla prova, ci si confronta e si impara ad accettare il cambiamento, ci si prende il tempo di capire cosa si vuole e non si vuole più. Insomma, un po’ per volta, ci si trasforma. E, in questo modo, si diventa grandi.
affrontano i cambiamenti corporei e la loro attenzione è rivolta prevalentemente verso sé stessi. Questo tempo è quello che porta molti adulti, genitori e insegnanti, a dire ai ragazzi: «Non sei più quello di prima…sei cambiato!» Certo che sono cambiati, ed è un bene che sia così. Siamo nel tempo dello sviluppo puberale, un tempo in cui ai cambiamenti corporei si affiancano quelli psichici, in cui la pulsione sessuale fa il suo ingresso chiedendo spazio e affermazione.
Ad avvicinare viaggio e adolescenza, allora, è proprio questo moto che scava dentro, per cui il viaggio termina non quando si torna a casa ma quando ci si scopre diversi da prima, quando ci si rende conto che lo sguardo non volge più all’indietro, verso il passato, ma punta avanti, al futuro.
Sempre in viaggio
Per fare tutto questo, per compiere questo viaggio, ci vuole tempo ed è proprio il tempo una parte essenziale di questa fase: l’adolescente è “sempre in viaggio”, non sembra fermarsi mai Possiamo riconoscere tre tempi durante l’adolescenza. Il primo inizia attorno agli 11 anni e termina attorno ai 14: è il tempo della scuola media, quando i ragazzi e le ragazze
Tutto questo modifica il modo con cui ci si relaziona all’altro perché cambia la percezione del proprio sé e il giudizio entra a fare parte della vita. I primi passi dentro all’adolescenza sono impegnativi, dirompenti, velocissimi. Il secondo tempo ha inizio attorno ai 14 anni e termina verso i 16. I ragazzi e le ragazze devono affrontare la parte cen-
Cambiamento Oltre allo scambio, dalla parola latina “cambiare”, “barattare”, il termine implica una metamorfosi o un’evoluzione (dal greco metamorphosis, “cambiare forma”).
trale del loro viaggio, quella in cui il focus si sposta sulla separazione dalle figure genitoriali e sulla relazione con gli altri. I genitori non sono più il centro della vita dei ragazzi mentre prendono sempre più spazio le amicizie e le relazioni sentimentali. Un passaggio che diventa più complicato se gli adulti non lasciano andare, se non permettono questa separazione, se legano i figli a loro chiedendo, più o meno implicitamente, di tornare indietro, di non crescere, di non intraprendere il loro viaggio. Infine, nel terzo tempo, tra i 16 e i 19 anni, gli adolescenti arrivano finalmente a lavorare sulla propria identità. Tutto ciò che hanno vissuto precedentemente, sia le esperienze positive che negative, contribuiscono alla definizione di sé come soggetti. L’identità si forma, è meno esposta alle turbolenze del viaggio, ed è tempo di fare le prime scelte di vita,
Libertà
Ci si sente liberi nella misura in cui l’immaginazione non supera i desideri reali e nessuno dei due oltrepassa la capacità di agire. Zygmunt Bauman
dal contesto storico, sociale e culturale di riferimento e una società che tende al giovanilismo, quindi al volere ostinatamente che tutte le fasi della vita restino legate alla giovinezza, rende difficile mettere un punto finale e definitivo al viaggio dell’adolescente.
A questo punto, forse, potremmo dire che il viaggio non rappresenta solo una metafora con cui parlare dell’adolescenza e neanche solo un tempo, anzi tre, della vita di un essere
Potremmo spingerci un po’ oltre e arrivare a sostenere che l’adolescenza è il “viaggio” per eccellenza, fatto di scoperta, avventura, incertezza, incontri e voglia di conoscere i propri limiti. Un viaggio che dura un attimo che in alcuni momenti può sembrare eterno ma che resterà nei ricordi come un lampo.
di lasciarsi alle spalle il ponte sospeso su quel vuoto. L’adolescente termina il suo viaggio, anche se sappiamo bene che oggi, ancor più di ieri, la sensazione è che quel viaggio non finisca in quel momento ma prosegua

umano. Potremmo spingerci un po’ oltre e arrivare a sostenere che l’adolescenza è il “viaggio” per eccellenza, fatto di scoperta, avventura, incertezza, incontri e voglia di conoscere i propri limiti. Un viaggio che dura un attimo che in alcuni momenti può sembrare eterno ma che resterà nei ricordi come un lampo. Un viaggio rischioso, in cui ci si può perdere e dove si entra in contatto con quel vuoto che accompagna le vite degli umani. Il viaggio, scrive l’antropologo Claude , non è solo un movimento nello spazio ma «si inserisce simultaneamente nello spazio, nel tempo e nella gerarchia sociale» e il viaggio dell’adolescente deve essere letto consideran-
Tornando al nostro oggi, è bene continuare a raccontare questi viaggi dal momento che sempre più ragazzi faticano a viaggiare, con la fantasia così come nelle loro vite. Oggi il viaggio viene approvato solo se è supervisionato, se al suo interno ci sono dei contenuti educativi, se offre delle garanzie di raggiungimento di obiettivi, se si inserisce
Ma il viaggio di cui hanno bisogno i ragazzi per diventare grandi non è questo, non può essere una messa in scena del viaggio mediata dall’adulto. No, il viaggio dell’adolescente deve poter essere vero, genuino, vissuto per la strada, esposto alle insidie e alle tormente del tempo. All’adulto resta il non banale compito di avere fiducia nei ragazzi e nelle ragazze, nelle loro capacità di poter affrontare quel viaggio che li farà diventare grandi. Ne hanno tanto
memorie
Parte prima: Ulisse e il viaggio
Piccolo, ma largo di spalle. Ha una grossa cicatrice, ben riconoscibile, su una gamba, sopra il ginocchio: gliel’ha provocata, quando era un ragazzo, l’attacco di un cinghiale che la gamba gliel’ha squarciata fino all’osso. Dai venti ai trent’anni combatte controvoglia lontano da casa una guer ra che non gli appartiene. Dai trenta ai quarant’anni viaggia per il mondo sem pre sotto mentite spoglie, con un solo obiettivo: tornare a casa. Il suo nome non promette bene: “Odis seo” in greco è “colui che è odiato dai nemici” o forse “colui che è colmo d’ira e odio” o ancora, con differente traduzione, “colui che è colmo di pazienza e sopporta
*Francesco Niccolini è autore insieme a Marco Paolini de Il Calzolaio di Ulisse Mondadori (2024) e dello spettacolo Nel Tempo degli dèi, produzione Piccolo Teatro di Milano, Teatro Stabile di Bolzano.

zione”. Io mi sono abituato a chiamarlo con il suo nome latino, Ulisse, per gli amici (ma non ne aveva molti) il signor U. A prima vista è un tipo insignificante, ma ha dentro di sé una forza prodigiosa: la scintilla dell’intelligenza. Priamo dice di lui che restava in silenzio per riflettere, solo dopo apriva bocca proferendo «parole simili a fiocchi di neve d’inverno: allora nessun altro mortale avrebbe sfidato Odisseo». Forse per questo Atena lo ama immensamente, e lo protegge. Come lo protegge il dio Hermes, di cui è pronipote: Hermes, infatti, è il padre di Autolico, il nonno ladro. La genia promette bene: Hermes, si sa, è il dio dei bugiardi, e degli attori. Chiuderà un’epoca, Ulisse, quella degli dèi e degli eroi. Dopo di lui, inizia la vita senza eroi, la Storia. Ulisse è già con un piede nel nuovo mondo, quello in cui si
Che viaggio sarebbe senza le storie e i personaggi mitici?
Di Cristiana Pezzetta
Le storie del mito hanno da sempre esercitato un grande fascino sui lettori adulti, moderni e contemporanei, a tal punto che già alla metà dell’ ‘800 compare il primo libro nel quale l’autore, Nathaniel Hawthorne, con un sapiente escamotage letterario, decide di offrire anche ai bambini molti tra i miti greci più conosciuti.
Da quel momento molte e diversificate sono le pubblicazioni destinate al giovane pubblico a tema mito. Tanti scrittori per l’infanzia, nel panorama nazionale e internazionale, hanno aperto la strada verso l’incontro tra infanzia e mito, tra i quali Laura Orvieto, Mino Milani, David Almond, Nathaniel Hawthorne, e tanti altri.
Ad attrarre i bambini è la presenza di personaggi, situazioni, luoghi al di fuori dell’ordinario, che fanno del mito un luogo in cui la dimensione dell’Altrove trova la sua più fine espressione. Nei più bei libri dedicati all’infanzia questo Altrove è sempre presente e diventa condizione di appartenenza non solo alla letteratura ma ai bambini stessi, come ci spiega molto bene Giorgia Grilli nel suo saggio, Di cosa parlano i libri per bambini. La letteratura per l’infanzia come critica radicale (Donzelli 2021). Per cogliere la potenzialità di questa dimensione altra è necessario affinare lo sguardo, la lettura, saper leggere tra le righe, soffermarsi sui dettagli.
Così anche quando si legge un mito è necessario farlo con estrema attenzione, perché sono i dettagli apparentemente insignificanti che possono rivelare un sentiero da seguire verso quell’Altrove e anche perché «la lezione che possiamo apprendere da un mito sta nella letteralità del racconto, non in ciò che aggiungiamo noi dal di fuori» (I. Calvino, Lezioni americane, Mondadori, Milano 1993, pag 9).
Se assecondiamo la tentazione di assegnare ai miti, come anche alla letteratura per l’infanzia, un valore pedagogico, didascalico, morale oserei dire, non stiamo facendo un buon servizio ai miti e nemmeno alle bambine e ai bambini cui vorremmo proporlo. Il mito non è un prontuario comportamentale per tempi difficili. Il mito vive in un tempo e in uno spazio altro rispetto al nostro e solo provando a osservarlo dalla nostra distanza, riusciremo a vederlo per quello che è, un racconto straordinario.
Nell’ultimo decennio la letteratura per l’infanzia ha visto proliferare in maniera esponenziale i volumi che hanno al centro i miti. Ne ho sfogliati e studiati molti, tra i quali alcuni davvero entusiasmanti, per la scelta del mito, per la relazione tra testo e immagini, per la sapienza delle illustrazioni e della scrittura, altri invece risentono di un approccio che semplifica e riduce.
Riscrivere un mito, qualora non se ne possa o non se ne voglia dare una restituzione in traduzione, non è riassumerlo, ma lavorare a partire dal contesto storico e culturale nel quale quel mito nasce, cercare di trovare cosa quella
storia aveva da dire nel suo tempo e quindi cercare di fare proprio uno stile, una forma linguistica che restituisca quel contesto, quella relazione tra narratore e pubblico, evitando di censurare parole a volte complesse o passaggi difficili e scomodi. È proprio nella loro alterità che risiede anche il loro tesoro.
In questa direzione mi è sembrato che alcuni libri siano molto interessanti.
Primo fra tutti un libro consigliatomi da un bambino un pomeriggio in biblioteca: La battaglia delle rane e dei topi, adattamento e illustrazioni di Davide Catalli, pubblicato da Ippocampo Ragazzi, un testo straordinario per la vividezza della prosa, per l’ironia che sa mantenere e che è propria del testo originario e per le illustrazioni altrettanto evocative. Segue Antigone, con l’adattamento di Gita Wolf e Sirish Rao, illustrato splendidamente da Indrapramit Roy, pubblicato da Lapis edizioni. Qui la scrittura non rinuncia all’impianto tragico da cui la storia proviene e le illustrazioni si inscrivono, come fossero fondali scenici, dentro i margini della tradizione pittorica vascolare a figure rosse. Un connubio straordinario, che trae forza anche da una manifattura artigianale realizzata nel sud-est dell’India. Accanto a questo, c’è Un chicco di melograno. Come nacquero le stagioni, riscritto da Massimo Scotti e illustrato da Pia Valentinis, pubblicato da Topipittori. Anche in questo caso la scrittura sa restituire un immaginario in cui l’Altrove del mito viene messo in scena senza censure, mentre le illustrazioni raccontano, attraverso una scelta cromatica simile a quella del libro di Roy, tutto il dolore per la scomparsa di Kore e, attraverso la tecnica dell’incisione, rendono in modo magnifico il disvelamento della verità e l’epilogo della storia. Stesso mito incontriamo in La nascita delle stagioni. Il mito di Demetra e Persefone, ispirato all’Inno a Demetra di Omero, con i testi di Chiara Lossani e le illustrazioni di Octavia Monaco, pubblicato da Arka edizioni. In questo volume la scrittura non si limita a raccontare senza edulcorare, ma scende in profondità nella sintassi del mito. Diventa così evidente che la crescita di Kore non può avvenire in simbiosi con la madre Demetra, ma è anche evidente che la scomparsa della ragazza non può che sortire una catastrofe sulla terra, a causa del dolore della madre, divinità che sovraintende alla semina e ai raccolti. Lo stile visionario, simbolico, onirico di Octavia Monaco amplifica il senso di straniamento che il mito racconta.
Sempre su questo sentiero e dello stesso editore c’è Il destino di Achille, scritto e illustrato da Bimba Landman. Assai felice il connubio tra il testo poetico, ispirato all’Iliade di Omero, e le illustrazioni di Bimba Landman in cui il luogo della narrazione mitica diventa un paese straniero avvolto dal buio, in cui potenti squarci di luce e di azione dell’eroe
dischiudono al lettore il senso di questa storia lontana, un lavoro bellissimo.
Come molto interessante risulta essere il volume intitolato Il principe d‘Egitto, di Koenig Viviane, illustrato da

Sarah Loulendo, pubblicato da Lapis, nel quale la storia del giovane principe costretto nei confini del palazzo per uno sventurato presagio, si sposa a illustrazioni che sanno riprendere in modo originale i rilievi parietali dipinti delle necropoli egizie.
Usciti di recente, sono i due volumi di mia scrittura, pubblicati da Topipittori, il primo una traduzione del mito di Filemone e Bauci, dalle Metamorfosi di Ovidio, e illustrato in modo straordinario da Daniela Tieni, che ha sapientemente scelto il suo stile, ispirandosi al periodo dei ritagli di Matisse, come più volte ha detto, e che colloca la narrazione in una dimensione quasi rarefatta che contribuisce ad amplificare i significati nascosti della narrazione mitica e ad avvicinare il lettore alla storia dei due vecchi abitanti della Frigia. E poi La bambina e l’orsa, ricostruzione e narrazione di un rituale di passaggio riservato alle bambine nella Grecia del V sec. a.C., illustrato magistralmente da Sylvie Bello, che, lavorando con minuscoli tratti di pennarello, sa far immergere il lettore in una storia in cui l’amicizia tra un’orsa e una bambina, pur sconfinando nella violenza e nel dolore, conduce a un finale trasformativo: nulla torna più come prima, ma ancora tutto è di nuovo vivo e vivificante.
Da ultimo perché rappresenta un caso particolare, c’è Gilgamesh. Oltre i confini del mondo, riscritto da Annamaria Gozzi, illustrato da Andre Antinori e pubblicato da Topipittori. La storia di Gilgamesh resta una delle saghe mitiche più complesse da riscrivere e l’autrice sceglie opportunamente di iniziare a narrare da un punto specifico della saga, puntando così lo sguardo su una tematica pre-
cisa: la morte di Enkidu, amico del re Gilgamesh, il senso della vita e la ricerca dell’immortalità. Le illustrazioni scardinano letteralmente ogni possibile immagine di regalità, perché di fronte a domande così grandi anche il re più potente si sente minuscolo. Così è il Gilgamesh di Antinori, straordinariamente piccolo e così straordinariamente coraggioso nell’affrontare il viaggio della vita.
Nell’ambito della narrativa molti sono i lavori che restituiscono la dimensione altra del mito, primo fra tutti, come già ricordato, il classico di Nathaniel Hawthorne, Il libro delle meraviglie, che si può trovare in traduzione integrale a opera di Sara Antonelli e Igina Tattoni, con le splendide illustrazioni di Walter Crane, pubblicato da Donzelli Editore. Uno degli spunti più interessanti del volume è il gioco narrativo: una voce esterna racconta di come un giovane studente si trovi a intrattenere con i miti un nutrito gruppo di bambine e bambini, di varia età. Si rimette in scena così la trasmissione orale, propria della genesi dei miti, cui però il lettore contemporaneo accede invece tramite la lettura. Molto interessante, oltre che splendidamente narrato.
Segue l’immancabile Mino Milani con La storia di Ulisse e Argo, pubblicato da Einaudi Ragazzi, un capolavoro senza tempo come anche quello di Laura Orvieto, che scrive Storie di bambini molto antichi e Storia delle Storie del Mondo, recentemente ripubblicato da Mondadori Ragazzi; quindi ancora Luisa Mattia, con Il ritorno di Achille, per il Battello a vapore, che riprende una tradizione minore nella quale Achille viene riportato in vita da Zeus, per le suppliche della madre Teti. Il romanzo racconta dell’incontro, desiderato ma difficile, tra Akel, il ragazzino figlio di Achille e suo padre.
Sempre nella narrativa ci sono gli splendidi volumi che Lapis ha dedicato all’Iliade e all’Odissea, riscritti da Nicola Cinquetti e illustrati da Desideria Guicciardini. Per La Nuova Frontiera Junior è stato pubblicato qualche anno fa un bel volume dedicato alle donne nella mitologia greca, Mitiche è il titolo, a firma di Giulia Caminito e con le illustrazioni di Daniela Tieni. Della stessa casa editrice ritroviamo anche Gilgamesh. Il re della terra tra i fiumi, riscritto da Idalberto Fei e illustrato da Irene Rinaldi, una buona restituzione letteraria e iconografica, considerata la complessità e la difficoltà della saga.
Da ultimo, perché rivolto a un pubblico di adolescenti, cosa non comune, è il libro dedicato al mito di Orfeo e Euridice, scritto da David Almond con il titolo La canzone di Orfeo, pubblicato da Salani. Qui l’incontro con il mito è oltreché simbolico anche reale, perché una delle protagoniste dopo una notte passata con gli amici su una spiaggia, viene risvegliata da un giovane apparso dal nulla che suona il flauto, Orfeo. La presenza del giovane Orfeo stravolge gli equilibri all’interno del gruppo e soprattutto mostra, con tutta la sua bellezza e tragicità, la forza dirompente di un giovane amore.


cantano le gesta degli antichi eroi scomparsi. La sua fama lo precede: mentre è disperso e in viaggio verso casa, a Itaca e in tutta l’Ellade i reduci e i poeti cantano la guerra di Troia e la vittoria dei guerrieri achei. Anche Ulisse si metterà a raccontare: a Calipso prima, poi ad Alcinoo e Nausicaa, infine a Penelope, nel loro letto, dopo che hanno fatto l’amore, vent’anni dopo.
Ulisse è il primo grande narratore di storie: le sue. Tutti gliene riconoscono l’autorità: è l’uomo che ha viaggiato, che quelle avventure ha vissuto in prima persona. Vale la pena ascoltarlo. U. è diverso da tutti gli altri condottieri: non è splendido in battaglia, spesso vince con l’inganno. Non è bello, non è alto, non è invincibile e conosce la paura, ma sa pensare e ne approfitta per sfuggire alle trappole e abbattere gli ostacoli che trova sulla sua strada. Costi quello che costi. Spesso questo prezzo è altissimo e non gli fa onore: talvolta la sua ferocia è per proteggersi dalle partenze o per procurarsi (invano) un ritorno più rapido. Eppure, “lui” è il simbolo del viaggio.
gli latra dentro. Qualcuno finalmente lo riconosce. Il primo è Telemaco: lui non ha bisogno di prove, semplicemente sente con tutto sé stesso che è davanti a suo padre e si fida. Dopo tocca ad Argo: il cane, vecchissimo, pulcioso, incapace pure di stare in piedi, riconosce l’antica voce del suo padrone e gli scodinzola appena appena. Ma il padrone non può dargli soddisfazione, e si commuove senza mostrarsi. Sono lacrime che vanno nascoste, perché non può farsi scoprire, e il cane muore.
Poi si fa riconoscere da Eumeo il porcaro e Filezio, il guardiano delle bestie del palazzo. Ha fatto i suoi conti: i nemici sono solo cento: «Si può fare», pensa U.
Ulisse è il primo grande narratore di storie: le sue. Tutti gliene riconoscono l’autorità: è l’uomo che ha viaggiato, che quelle avventure ha vissuto in prima persona.
Cronaca di una strage annunciata Tutti sappiamo cosa accade quando U. torna a Itaca. In lui monta l’indignazione verso l’arroganza dei principi: il cuore
Penelope ha avuto una nuova idea, dopo che i Proci hanno scoperto l’inganno della tela. Propone una gara con il mitico arco del marito: chi riuscirà a tenderlo e centrare dodici anelli posti su dodici asce, avrà la sua mano (e dunque il regno). Penelope racconta dell’arco, commossa, eccitata ed eccitante. Telemaco pianta le asce e i Proci si preparano, anch’essi eccitati e vogliosi di risolvere finalmente la questione con la vedova tanto agognata.
Noi ricordiamo la gara con l’arco vinta da U. contro i Pretendenti. Forse faremmo meglio a ricordare la spaventosa strage
che ne segue: lui, il figlio, Eumeo e Filezio scannano centootto giovani principi.
U. è spietato, accecato da Atena. Lo è pure con tutti, pure con Leode, che è solo l’aruspice di palazzo, esperto nell’arte divinatoria (“esperto” si fa per dire, se non ha previsto il ritorno di U. e che fosse bene prendere le distanze dai Proci). Leode non ha neppure tentato di violare Penelope, non punta al trono: ha solo la colpa di non essersi opposto ai nuovi principi. Implora pietà, e quando tutti ci aspettiamo che lo risparmi, U. «afferrò con la mano gagliarda la spada giacente e con questa lo colpì in pieno collo: parlava ancora, e la testa rotolò nella polvere».
E non è ancora nulla rispetto a quello che U. fa alle ancelle di palazzo che si sono date alle orge con i principi: prima le usa per spostare i ca daveri dei loro amanti e ripulire tutto, poi le mette in fila e le impicca, a una a una, «perché nel modo più tristo morissero, e coi piedi scalciavano. Per poco, però, non a lungo».

tornare indietro, finalmente libero da ogni peso e maledizione, finalmente a casa.
La serenità e il riposo non sono per lui: tornato a Itaca, finalmente al fianco di Penelope e del suo unico figlio, spesso U. sogna una figura tra l’umano e il divino, maestosa che lui vorrebbe abbracciare, ma quell’essere misterioso lo respinge, dicendogli che è un’unione scellerata, dato che hanno lo stesso sangue, e uno dei due sarebbe morto per mano dell’altro. Interroga vari indovini, che gli dicono tutti la stessa cosa: è un presagio di morte, guardati da tuo figlio. Per proteggersi, Ulisse decide di mandare Telemaco nelle campagne di Cefalonia, dove guardie fidate lo tengano sotto stretto controllo. Ha impiegato trent’anni per riunire la famiglia e ora, per salvarsi, deve smembrarla di nuovo: credo che sia il contrappasso per lo scherzetto della tela di Penelope...
Chiara Revetria
La dismisura tra la colpa e la punizione è sotto gli occhi di tutti. Ulisse si comporta come un reduce di guerra che perde completamente il controllo di se stesso: sembra un marine tornato dal Vietnam, dal Kuwait o dall’Iraq che spara all’impazzata in un supermercato perché la gente compra porcherie.
E dopo?
Tiresia glielo aveva annunciato: sarebbe dovuto ripartire subito dopo l’atroce vendetta, con un remo in spalla, andare verso la montagna e continuare finché qualcuno gli domanderà cos’è quel legno che ha con sé. Allora potrà fermarsi, fare un sacrificio e
Quello che lui ignora è che Circe, nell’anno passato insieme, è rimasta incinta e gli ha dato un figlio: Telegono. Ora Telegono, saputa la verità sul padre, lo vuole conoscere e sbarca a Itaca: respinto dalle guardie di palazzo, Telegono sbraita, pretende di incontrare “suo padre”.
Fermi tutti. Le guardie pensano che sia Telemaco in fuga da Cefalonia, scatta un piano di protezione, ma non funziona per colpa di Ulisse stesso: va incontro all’attentatore, pur sapendo cosa rischia. Forse si è accorto che quello lì che grida e avanza non è Telemaco e dunque non ha paura: U. prova a colpirlo con la sua lancia, ma questa volta non c’è Atena a rendere infallibile il colpo, o forse nemmeno Atena, quel giorno, può competere con il Fato. Di contro, Telegono impugna la sua lancia, la cui punta è l’aculeo avvelenato di una razza: colpisce in pieno Ulisse, senza sapere che proprio quell’uomo è il padre che sta cercando.

Ulisse lo sa che la morte lo avrebbe raggiunto per mano di suo figlio, ma ignora di averne avuto uno da Circe e che quel valente guerriero sia proprio colui che lo ha colpito con l’aculeo di una razza. Anche questo Tiresia gli aveva detto: una dolce morte sarebbe arrivata dal mare. E U. muore consumato dal veleno, eppure è felice: rasserenato dal fatto di non essere stato ucciso dall’amato Telemaco. Per questo è una dolce morte. Solo ora Telegono comprende d’aver ucciso l’uomo che da tanto tempo stava cercando.
Distrutto dal dolore, Telegono porta Penelope, Telemaco e il cadavere di Ulisse da Circe sua madre. Lei, con grande savoir faire, rende immortali Penelope e Telemaco, poi fa celebrare matrimoni incrociati: lei e Telemaco, Penelope e Telegono. E tutti vissero felici e contenti.
Tranne U.
Colpa
Non è solo la conseguenza di un errore, ma una forma di consapevolezza: nasce quando riconosciamo di aver infranto una regola, ma soprattutto quando sentiamo di aver tradito un valore, nostro o altrui.
Sotto
molti punti di vista le storie fantasy sono soprattutto narrazioni di viaggio: le avventure intraprese dai tanti protagonisti delle trame fantastiche appartenenti a questo genere si collocano quasi sempre in un contesto narrativo che prevede spostamenti, perlustrazioni, attraversamenti e incontri con creature e realtà “altre”, a loro modo “esotiche”. Anzi, proprio l’alterità intesa come dimensione topografica e favolosa è una delle caratteristiche più significative di questa peculiare forma di racconto: basti pensare alla dettagliata mappa dell’immaginaria Terra di Mezzo disegnata da Tolkien e allegata al volume de Il Signore degli anelli per aiutare il lettore a seguire con un unico sguardo le imprese, gli itinerari e le tappe dei suoi beniamini che attraversano boschi, città, fiumi e dirupi. Oppure, basti pensare alla «mappa del malandrino» che consente a Harry Potter e ai suoi amici di muoversi con prudenza negli spazi arcani della loro scuola.

In generale, la meravigliosa complessità dei mondi fantasy viene disvelata a poco a poco attraverso viaggi e perlustrazioni: per esempio, il lettore delle avventure di Harry Potter condivide con il suo eroe lo stupore di inoltrarsi volume dopo volume in luoghi sempre nuovi e inattesi appartenenti alla dimensione parallela dei maghi; anzi, sotto certi aspetti si potrebbe affermare che questa saga è soprattutto esplorazione, scoperta e disvelamento di una terra incognita che il giovane lettore impara a riconoscere attraverso lo sguardo incantato dell’apprendista mago. Il ciclo di romanzi scritti da J.K. Rowling può essere inteso anche come una sorta di peculiare guida turistica a un mondo sorprendente che, per noi poveri babbani, è meraviglioso pure nei suoi aspetti minacciosi e terribili: ma questo viaggio di scoperta di Harry che – si badi

bene – avviene soprattutto in interieur scolastici più che in spazi aperti, ricalca anche una sorta di esplorazione interiore, in quanto di avventura in avventura, tra stanze dimenticate, aule polverose e sotterranei inquietanti il protagonista recupera parti segrete del suo passato e scopre qualità personali di cui inizialmente non aveva contezza. Per certi versi – come un novello Xavier de Maistre in viaggio nella sua stanza –Harry vive la maggior parte delle sue avventure nel chiuso della sua scuola, nei corridoi e negli scantinati di Hogwarts: questi attraversamenti, reiterati di romanzo in romanzo, rappresentano una sorta di viaggio junghiano di esplorazione della propria Ombra, delle parti oscure e dimenticate di sé. E, infatti, dopo sette volumi di perlustrazioni che avvengono soprattutto in quel microcosmo infinito e “altro” che è la scuola di Silente, Harry risulta cambiato, forse meno allegro, ma di sicuro più maturo. Che il viaggio nell’alterità sia una delle cifre tematiche del fantasy è dimostrato anche da due diversi famosi romanzi appartenenti a questo genere: si tratta di opere che presentano interessanti elementi di specularità tra loro in taluni dettagli essenziali. Si allude qui a due cicli narrativi britannici per ragazzi: il primo – Le cronache di Narnia – scritto da C.S. Lewis negli anni Cinquanta, mentre il secondo – Queste oscure materie – pubblicato da Philip Pullman tra la fine del Novecento e l’inizio del nuovo millennio. Il più famoso dei romanzi fantasy di Lewis – ovvero Il leone, la strega e l’armadio – ha come momento centrale l’ingresso della piccola Lucy nel fatidico guardaroba magico che con il suo sembiante dimesso attende sornione di aprirsi come un passaggio segreto: il grosso mobile dall’aspetto solido e banale ha una presenza legnosa che richiama silenziosamente su di sé la curiosità della bam-
bina. L’armadio si rivela così a Lucy – inizialmente solo a lei – come soglia tra il Qui e l’Altrove, tra la realtà quotidiana e le infinite possibilità dell’immaginazione. E, pertanto, entrare nel guardaroba significa innanzitutto inoltrarsi in un viaggio dove sono possibili avventure altrimenti irraggiungibili.
Anche La bussola d’oro – ovvero il più famoso dei romanzi della saga di Pullman – ha come punto di inizio l’ingresso della giovanissima Lyra in un armadio-guardaroba: questo mobile, se possibile, è ancora più dimesso di quello precedente e per di più si trova all’interno di una stanza privata nella quale alla protagonista è vietato espressamente di accedere; Lyra – a differenza di Lucy – all’inizio della sua storia si trova già nell’Altrove: vive infatti in una Oxford parallela situata in una dimensione diversa dalla nostra. La protagonista di Pullman non trova nel suo armadio una via verso un mondo incantato, ma utilizza il suo nascondiglio per spiare gli adulti e i loro funesti complotti: detto in altri termini, la piccola eroina di Pullman utilizza l’armadio come passaggio segreto per entrare in incognito nel mondo dei “grandi”. Lyra impara così da quel suo insolito e proibito punto di osservazione alcune questioni che non avrebbe mai dovuto sapere: proprio attraverso quella conoscenza proibita la bambina potrà mettersi in viaggio, per salvare il suo Altrove e i tanti infiniti mondi che si affastellano gli uni accanto agli altri.


Dunque, una volta superata la soglia, una volta effettuato l’ingresso in una dimensione alternativa, inizia un viaggio che diviene occasione di avventura e anche risorsa di formazione personale, perché viaggiare nell’Altrove obbliga a rompere le proprie abitudini, a spezzare i propri equilibri, ad accettare l’incredibile come parte della propria quotidianità. Il viaggio nell’Altrove fantastico fa emergere nei protagonisti delle parti di sé che spesso essi non conoscevano e, inoltre, li costringe ad evocare forze che non sapevano di possedere: da questo punto di vista il viaggio fantasy è connotato da una forte dimensione di autoeducazione, perché parte dalla curiosità intesa come spinta vitale verso il nuovo che sollecita a livello personale a prendere le distanze dal già noto, per andare incontro al mistero, sfidando – spesso da soli – conformismi e idee consunte. E proprio questo accade a Bilbo Baggins, il protagonista de Lo hobbit (1937) di Tolkien che a un certo punto della sua vita accoglie l’invito di Gandalf e di una banda di nani poco raccomandabili a lasciare la sua comoda casa per andare in cerca di avventure, in un lungo percorso verso un tesoro che, per essere raggiunto, obbliga a passare attraverso un dominio di orchi, un regno di elfi e una città lacustre, in-
crociando il proprio sentiero con troll, ragni e aquile. Bilbo si è incamminato con Gandalf e i nani, ha viaggiato in un mondo pieno di bizzarrie e tesori, quindi è tornato nella Contea d’origine, scoprendo però di aver perso la sua rispettabilità: infatti, per quel popolo hobbit, abitudinario e rustico, vagabondare in terre lontane è costume disonorevole. Ma a Bilbo è piaciuto viaggiare ed è poco interessato ai pregiudizi altrui perché, come dice Gandalf al suo panciuto e tarchiato amico, «non sei più l’hobbit di un tempo»: il viaggio lo ha cambiato, lo ha reso diverso, ha affinato il suo sguardo che ora vede oltre i limitati orizzonti dei suoi compaesani i quali mai hanno attraversato gli stretti confini della Contea. Ma alla fine di questo itinerario avventuroso non è cambiato solo Bilbo: hanno vissuto il cambiamento pure le giovani lettrici e i piccoli lettori che hanno seguito l’hobbit timido e scaltro nelle sue peregrinazioni per la Terra di Mezzo, rivivendo con lui i suoi percorsi, i suoi incontri, le sue imprese. Si dirà che questo processo di immedesimazione del lettore avviene con tutte le tipologie di racconto, purché la storia abbia una trama interessante e un ritmo coinvolgente: è vero, ma il fantasy ha una specificità che non tutti i generi letterari possiedono, ovvero la capacità di trasfigurare l’incredibile in quotidiano e il consueto in straordinario; si tratta di una qualità che il fantasy condivide con le fiabe, da cui del resto in parte deriva. Nel fantasy infatti si può, come se nulla fosse, conversare con un potente drago o prendere il tè con un mitologico fauno mentre, per converso, si scopre con sorpresa che un anello di aspetto banale è il Male incarnato, mentre un comune pilastro di una stazione conduce a un mondo favoloso: il rovesciamento continuo dei paradigmi e dei riferimenti stimola il lettore a non sottovalutare i dettagli, a considerare che anche le grandi cose hanno punti deboli, mentre pure gli esseri apparentemente trascurabili sono capaci di imprese sorprendenti. E tutto ciò si manifesta pienamente proprio nei viaggi che i personaggi fantasy compiono per portare a termine le loro avventure: in quegli itinerari – sempre perigliosi e spesso intrapresi con fatica – hobbit, apprendisti maghi, bimbe coraggiose, nani e altre creature si mettono alla prova, acquisiscono esperienza, fanno incontri illuminanti e così crescono, regalando a giovani lettrici e lettori trame entro cui rispecchiarsi.
William Grandi è docente di Pedagogia della narrazione all’Università di Bologna e da tempo si occupa del rapporto tra infanzia e racconto. In particolare, le ricerche di Grandi si sono soffermate sulle modalità con cui la fantasia, il progresso scientifico e la tradizione mitologica hanno influenzato l’immaginario infantile.
[Il
ra taccuini, reportage disegnati e storie dai confini del mondo, Fausto Boccati dialoga con il fumettista e poeta sul potere del fumetto come strumento di inchiesta e responsabilità civile.

Come nasce la tua passione per il fumetto e quali sono stati i tuoi riferimenti di giovane lettore? Com’è andata invece con l’apprendistato professionale, quali difficoltà hai riscontrato muovendoti in questo ambito editoriale?
È da quando avevo cinque anni che volevo fare il mestiere di fumettista. Sono nato e cresciuto con i numeri di Topolino che mia madre mi comprava ogni mercoledì per passare poi a Dylan Dog e ad altre testate fumettistiche classiche, e tutte hanno stimolato in me questo sogno: poter raccontare storie attraverso il disegno. Nella mia città, Messina, non esistevano
all’epoca scuole di fumetto; le più vicine si trovavano da Roma in su, ed erano anche piuttosto costose. Quindi il mio inizio è da autodidatta, con la complicità di un cugino che invece sognava di fare cinema e sulla base di un semplice accordo: “tu scrivi, io disegno”. Abbiamo esordito con un fumetto di 56 pagine! Mi sembrò un’impresa titanica, non potevo certo sapere che 56 pagine sono poca roba per un professionista. Portai questo primo lavoro a Lucca e in quell’occasione conobbi le persone che avrebbero poi aperto la scuola di fumetto di Palermo, oggi una delle migliori realtà a livello internazionale. Ho frequentato quella scuola, poi nella stessa ho insegnato e infine ho deciso di tornare a Messina: ripensando alla mia esperienza mi sembrava importante dare un’opportunità ai giovani che non trovavano punti di riferimento per iniziare questo tipo di percorso nella mia città. Ritenevo importante far comprendere che alcuni lavori (il mio, come tanti altri) si possono fare “anche” in Sicilia, in città che soffrono di una vera “emorragia demografica” che nessuno riesce (o vuole?) fermare. Con la fondazione dell’Associazione Culturale Officina del Sole è nato, intorno a me ed altri con la mia stessa passione, un ambiente dove tanti ragazzi hanno potuto formarsi. Sono orgoglioso di poter dire che oggi Messina si attesta, insieme a Palermo, come una delle città di riferimento per questo tipo di formazione professionale.
Guerre, migrazioni e mafie fra inchiesta giornalistica, viaggi e interviste sul campo… quando e come il fumetto è diventato per te non solo un modo per condividere momenti di puro intrattenimento ma anche una forma di impegno su contenuti importanti?
Il mio bisogno di raccontare la realtà si è espresso inizialmente con reportage estemporanei e non editati, come quello di circa sette pagine realizzato insieme a Cristina Insinga per testimoniare la drammatica alluvione di Saponara, a Messina: lei fotografava le scene del disastro e io intervenivo sulle foto con il mio disegno. Molto si deve però al mio incontro
Graphic journalism, inchieste e impegno civile nel lavoro di Lelio Bonaccorso
con Marco Rizzo, con il quale condivido da sempre una certa attitudine a ‘rimboccarci le maniche’ e scendere in campo, su tematiche relative alle ingiustizie sociali e i diritti umani negati. Sulla base di questi orizzonti politico-culturali comuni è nato Peppino Impastato. Un giullare contro la mafia (Becco Giallo, 2009) il nostro primo lavoro insieme.
L’idea di fondo è poter offrire attraverso le immagini un resoconto della realtà di facile e immediata fruibilità, perché è proprio per immagini che funziona in gran parte la nostra mente. Oggi la lettura è una pratica sempre più in declino, la tecnologia informatica e mediatica ci rubano sempre più tempo e concentrazione da dedicare all’approfondimento e all’esercizio di un pensiero critico; il fumetto in questo senso propone un linguaggio più efficace per coinvolgere l‘attenzione del lettore, metterlo a suo agio per poi passargli anche un contenuto non banale. La tua prolifica produzione vede molti lavori pubblicati e premiati in diverse parti del mondo: ci sono Paesi nei quali il graphic journalism e il fumetto d’inchiesta sono più diffusi e riscuotono maggiore attenzione di pubblico? Il graphic journalism esordisce negli anni ‘90 con un andamento inizialmente non continuativo, ed oggi vede la sua maggiore diffusione in Francia, Stati Uniti, Olanda, Belgio, Italia, ora anche Spagna. Le maggiori differenze si devono semplicemente al fatto che in alcuni paesi come la Francia c’è più attenzione per la cultura del fumetto in tutte le sue declinazioni, anche con di scussioni pubbliche e passaggi in televisione. Da noi questa tradizione manca e per molto tempo il fumetto, in tutte le sue forme, è stato generica
mente classificato come lettura legata al mondo dell’infanzia. In Italia, il primo significativo esordio del graphic journalism si deve alla casa editrice Becco Giallo con Brancaccio. Storie di mafia quotidiana, di Claudio Stassi e Giovanni Di Gregorio, uscito nel 2006 e poi rieditato da Bao Publishing. Del 2009 è il mio Peppino Impastato, un lavoro che ha avuto una decina di ristampe e che ancora oggi ha mercato all’estero (in

Spagna), a testimoniare l’universalità di un soggetto solo apparentemente ‘tutto italiano’.
Cosa rientra esattamente in quello che oggi definiamo graphic Journalism ? E’ un ‘contenitore’ editoriale che raccoglie intenzioni ed esiti artistici differenti o si riconosce in canoni stilistici collaudati e regole specifiche?

Dal punto di vista del disegno c’è sicuramente la massima libertà e varietà nelle scelte espressive. Molto più importanti però sono gli aspetti deontologici e quelle regole non scritte che rimandano ad aspetti universali dell’etica giornalistica: il rispetto per le persone che incontriamo, nella loro individualità ed identità culturale, soprattutto se le avviciniamo in condizioni di difficoltà e quindi fragilità; ma anche la conoscenza dei contesti sociali e culturali che stiamo esplorando: approcciarsi al mondo della ‘ndragheta calabrese, per esempio, comporta una certa padronanza dei codici linguistici e comportamentali radicati in quel territorio, con la consapevolezza di possibili situazioni conflittuali, perfino vere tensioni dovute a incomprensioni di fondo tra intervistatore e intervistato. Da questo punto di vista, noi siamo anche fumettisti, ma fondamentalmente persone che incontrano altre persone e lo stesso vale, in questo senso, per quello che succede dopo la pubblicazione di un libro: presentarsi ad un pubblico etero-

geneo dove c’è il ragazzino, l’universitario, l’anziano, chi è allineato con una certa tua visione del mondo e chi ha opinioni diametralmente opposte… comporta saper gestire la comunicazione e il confronto con un pubblico imprevedibile e sfaccettato e ti permette di portare avanti, in ambiti diversi e con il giusto linguaggio, il racconto iniziato attraverso le pagine del libro.
Sinai (Becco Giallo, 2017) è un viaggio tra i volti e la cultura dei Beduini di oggi, in un luogo dalla storia millenaria. Come è nata l’idea di raccontare una cultura così lontana dalla nostra attenzione, e chi ti è stato compagno in questo viaggio? È uno dei libri a cui sono più legato. Sono stato per due volte nel deserto del Sinai, la prima per un periodo di un mese e la seconda di quaranta giorni. Conobbi Fabio Brucini, che conosce quella regione da più di trent’anni e che allora portava avanti per il CNR progetti di ricerca applicati al campo medico. Attraverso i nostri incontri abbiamo potuto raccontare la cultura dei Bedu, le loro conoscenze mediche, le credenze, il sistema delle leggi e delle regole sociali; abbiamo cercato di rendere lo spirito e l’energia di quei luoghi, intervistato persone e visitato siti antichi carichi di riferimenti biblici come il monastero di Santa Caterina dove ebrei, cristiani e musulmani convivono pacificamente (rispettivamente come ‘’radici, tronco e rami di uno stesso albero’’, ci spiegò uno dei capi Bedu intervistati). Si tratta oltretutto di uno dei territori più militarizzati dell’Egitto, e da un punto di vista giornalistico il pressante controllo rendeva difficile muoversi e avvicinarci in autonomia ai punti di nostro interesse.
Salvezza (Feltrinelli, 2018) è la documentazione di un ‘viaggio tra persone in viaggio’. Come è nato questo progetto e come si organizza, in situazioni estreme ed umanamente così complesse, la raccolta delle testimonianze?
Io e Marco Rizzo siamo molto orgogliosi che Salvezza sia, in assoluto, il primo caso di gaphic novel che inizia la sua lavorazione su una nave di soccorso ai migranti. Il progetto nasce quasi come uno ‘scherzo’. Nel 2017 Feltrinelli inaugurava la collana Feltrinelli Comics, il curatore Tito Faraci mi chiese di proporre un nostro contributo e io quasi per azzardo gli dissi “perché non ci spedite su una nave di soccorso a vedere cosa succede là?”. Detto, fatto: due mesi dopo eravamo diretti in acque internazionali a bordo dell’Aquarius, insieme ad operatori di SOS Mediterranée e Medici senza frontiere, sfiorando tra l’altro concrete situazioni di rischio per la presenza minacciosa della ‘marina’ libica. Abbiamo incontrato persone dalle storie più diverse e incredibili: dall’ex tecnico della Nasa al ragazzino che portava incisi nella carne i segni devastanti delle violenze subite (alcune delle quali non abbiamo neanche avuto il coraggio di riferire nel libro). La differenza nel nostro
modo di relazionarci a bordo, rispetto a qualsiasi altro approccio giornalistico, stava proprio nel fatto di non avere con noi telecamere e altre strumentazioni invasive. Io mi sedevo accanto alle persone imbarcate, iniziavo a ritrarle sul mio blocco e la loro diffidenza iniziale si scioglieva in piacevole sorpresa, poi in sorriso divertito. Si cre ava un contatto umano emotivamente intenso, di reciproca fiducia e curiosità per l’altro. Un uomo mi disse “ho capito perché mi metti nel tuo disegno: perché così sarò sempre con te e non mi dimenticherai”.
Come avete ripartito il lavoro a due tra sceneggiatura, struttura nar rativa generale e creazione artistica delle tavole?
Nel nostro diario di viaggio abbiamo raccolto mon tagne di interviste, foto, video ed acquarelli. Marco ha poi curato la sceneggiatura del fumetto, io la parte grafica. Al ritorno, avevamo tempi strettissimi per la realizzazione del libro: qualcosa come 120 tavole in quattro mesi, un vero massacro! Ma questo è servito a me e a Marco -ognuno a proprio modo- per rielaborare e portare rapidamente fuori da noi, fissata nella creazione artistica, un’esperienza psicologicamente così pesante e coinvolgente.

nazionale stentavano a far luce su di loro. Incontravamo persone a volte aggressive anche nei nostri confronti perchè ci vedevano come i soliti ‘personaggi’ in cerca di visibilità mediatica, a spese della loro sofferenza. Si sentivano vittime di un razzismo italiano ed europeo che li sfruttava come forza lavoro negando loro diritti e dignità umana. Tutto questo in un contesto squisitamente meridionale dove, a fronte di una ‘ndragheta che tiene in pugno tutto il sistema dei rapporti di forza produttivi, la percezione di rischio sociale e lo scontento degli abitanti erano dirottati sul fenomeno dell’immigrazione. Come potresti riassumere la sostanza del tuo lavoro creativo e culturale dal punto di vista del suo impatto sul nostro presente, come definiresti la natura dell’impegno civile e della ‘missione’ che ti sei dato?
…A casa nostra. Cronaca da Riace (Feltrinelli, 2019) è invece un viaggio tra persone migranti nelle fasi di prima accoglienza sul suolo italiano. Ci racconti come si è svolta questa inchiesta?
Questi reportage in Calabria -a Riace, Gioiosa Ionica e San Ferdinando- si sono svolti in contesti molto diversi da quelli di Salvezza, e per molti aspetti non meno drammatici. Anche la situazione politica italiana era nel frattempo cambiata e avvertivamo il clima di speculazione ideologica e di manipolazione nella narrazione di queste tragedie; con ricadute polemiche anche nei confronti del nostro lavoro, laddove il nostro impegno era quello di documentare un’emergenza umanitaria di cui non si voleva parlare, non di piegarla a interpretazioni di parte. In Calabria abbiamo trova to l’inferno delle tendopoli, migran ti che impazzivano dalla rabbia per le condizioni di segregazione e caporalato che subivano, mentre i riflettori della comunità inter

Per me l’arte e la creatività non sono mai un esercizio di stile fine a se stesso. E penso che qualsiasi artista debba saper ragionare anche al di sopra del successo e degli obiettivi personali, porsi il tema di come connettersi alla dimensione sociale, come partecipare all’evoluzione della comunità civile in cui vive. Negli ultimi decenni una certa classe intellettuale italiana ha fatto l’errore di salire in cattedra perdendo il contatto con la gente, regalando alla politica il vantaggio di costruire narrazioni distorte e faziose della realtà. Dovremmo sempre saper impiegare responsabilmente la visibilità mediatica di cui abbiamo il privilegio, la possibilità di comunicare il nostro lavoro.
Ti capita spesso di incontrare ragazze e ragazzi per parlare dei tuoi libri? Quale è il tuo approccio e la tua modalità di conversazione con i giovani, e quale atteggiamento riscontri in loro?
Incontro davvero tantissime classi ogni anno, e l’atteggiamento dei ragazzi è regolarmente di grande curiosità, soprattutto se si utilizza un registro comunicativo coinvolgente e informale. Le nuove generazioni, iperstimolate dai social e mentalmente molto aperte, vanno comunque in cerca di concretezza e punti di riferimento, incontri con persone ‘in carne ed ossa’ che possano dare un esempio positivo di come anche loro potrebbero realizzarsi, da adulti. E l’esempio che io posso rappresentare per loro è quello di una persona che fin da piccola ha creduto nel sogno di poter disegnare per raccontare storie, ha coltivato questo desiderio, nutrito il suo talento, e oggi lo può raccontare anche a loro.
Le illustrazioni sono di Lelio Bonaccorso
n viaggio
pericoli non cambia nessuno: anche la lettura deve mettere i giovani davanti alla vertigine della vita.
Le prove e i rischi del viaggio interiore secondo Fabrizio Silei
Esistono solo due trame per scrivere una storia: qualcuno si mette in viaggio, o uno straniero arriva in città.
E. M. Forster
Guidando verso casa sento alla radio lo spot pubblicitario di una nota compagnia aerea: «Cos’è una destinazione? A volte è un Paese, a volte è una città, ma altre volte è molto di più: un sogno, una sfida, una scommessa con noi stessi».
e guardando un film, fino all’arrivo.
Mi torna in mente Dario che a diciannove anni, complice una famiglia più unica che rara, ha pianificato e realizzato il suo sogno: attraversare l’Africa in bicicletta partendo da Firenze per arrivare a Città del Capo percorrendo da solo 22.000 chilometri e attraversando venti Paesi in 383 giorni. A muoverlo il desiderio dell’avventura, di misurarsi con una grande impresa1
Dario è un ragazzo normale, magro, con occhi e riccioli scuri
Come la letteratura e la vita ci mostrano, il viaggio è sempre attraversamento, incontro, scontro e confronto. Ci è difficile lasciare andare chi si ama perché sappiamo che nel suo viaggio si esporrà a una serie di prove e di rischi
Fino a concludere che «è solo con un viaggio che possiamo raggiungerla: possiamo farlo sulle piste, tra le nuvole o comodamente seduti».
Sorrido, ascoltando questo spot che spaccia la destinazione per il viaggio, lo confonde con la fila in aeroporto e lo starsene comodamente seduti, magari ordinando qualcosa da bere
e un grande sorriso buono. Ci ha raccontato di meravigliose notti sotto le stelle, villaggi di adulti e bambini con cui comunicare alla meglio e dividere il cibo, ma anche di scorpioni giganti divenuti quotidiani compagni di letto, di paludi da attraversare con una bici pesante e carica di borse, dei deliri della malaria…

Un giorno gli hanno rubato i documenti e il telefono, in un altro si è ritrovato nel bel mezzo di una rivolta armata. I militari alle frontiere l’hanno ricattato e respinto, e un camionista nel bel mezzo del nulla gli ha puntato una pistola contro. La sua avventura sarebbe perfetta per un romanzo, è stata un vero viaggio dell’eroe, che l’ha messo alla prova ed esposto a rischi davvero notevoli.
Sua madre mi dice che è tornato sì il suo Dario, ma anche un ragazzo cambiato, più maturo, felice, consapevole e forte, desideroso di nuove avventure. Dario ha evidentemente l’indole dell’esploratore, la sua ghianda è quella, per dirla con James Hillman2, e non si fatica a credere che questo viaggio abbia cambiato la sua vita e anche lui.
Ascoltando lui e la madre raccontare, capisco che all’inizio di ogni viaggio degno di questo nome si ritrovano due tipi di coraggio: quello di chi parte e quello di chi lascia partire chi ama. Quest’ultimo, il lasciare andare, è anche una delle forme d’amore più grandi che si possano dimostrare: lasciare andare un figlio, una donna o un uomo che si è amato, per permettere loro di intraprendere il loro viaggio lontano da noi. Anche l’elaborazione del lutto è questo: lasciare andare chi si ama accettando la perdita, per quanto dolorosa. Come la letteratura e la vita ci mostrano, il viaggio è sempre attraversamento, incontro, scontro e confronto. Ci è difficile lasciare andare chi si ama perché sappiamo che nel suo viaggio si esporrà a una serie di prove e di rischi. Temiamo non possa essere all’altezza e, ancora più, temiamo di perderlo perché sappiamo, per dirla con il viaggio dell’eroe di Christopher Vogler3, che si troverà solo a tu per tu con la morte, nella caverna più profonda e nella prova centrale del viaggio. È questo viaggio mancato, per timore o per una malintesa
forma d’amore e di protezione, che ho voluto raccontare nei miei libri Il bambino di vetro e Hikikomori, quest’ultimo scritto con Ariela Rizzi.
Nel primo libro Pino è un bambino fragile, afflitto da emofilia in anni in cui era difficile fronteggiarla, e viene tenuto chiuso in casa dai genitori preoccupati che possa accadergli qualcosa d’irreparabile: “Un soprammobile nella sua scatola imbottita di ovatta”. Saranno i genitori a dover fare un viaggio di crescita per realizzare che Pino è prima di tutto un bambino e solo poi un malato, che Pino non è la sua malattia. Più di dieci anni dopo, in Hikikomori, la situazione si è invertita: è Luca che decide volontariamente di chiudersi nella propria camera perché non ce la fa ad affrontare il mondo. L’eroe fragile rinuncia al viaggio e alla vita per timore di essere ferito. Secondo i dati ufficiali è la drammatica situazione che in Italia vivono sessantamila ragazzi e ragazze dai 14 ai 25-30 anni, ma le stime ufficiose di chi lavora su questo disagio arrivano a duecentomila. Immaginate una città come Prato o Padova, dove nessuno esce più dalla propria camera. Sappiamo che in Italia e nelle società ricche si è ridotta fino al cosiddetto inverno demografico la natalità, i figli sono pochi e spesso unici e si fanno sempre più tardi. In questo senso sono preziosissimi e come tali vengono spesso coccolati e protetti, difesi a tutti i costi. Anche se svolgono molte attività sportive o culturali, ciò avviene sempre in ambienti protetti sotto la supervisione di un adulto: allenatore, maestro, insegnante, pronto a intervenire in caso di bisticci o contrasti. In molti casi è la paura degli adulti a dettare questo comportamento e lo scopo inconscio è quello di proteggerli dalle
ferite, dai possibili piccoli traumi relazionali, da delusioni, sconfitte, brutti voti. Magari spronandoli al contempo a fare il meglio possibile, facendo pressione su di loro perché primeggino a scuola e nello sport. Fatto sta che, ad esempio, è quasi scomparso il gioco dei bambini autogestito, senza la presenza di un adulto Quel momento in cui si possono sperimentare conflitti, imparare e litigare e a superare il dispiacere della ferita relazionale4
Si ha paura della ferita come esperienza e così facendo si finisce per causare altri problemi. La ferita messa fuori dalla porta rientra dalla finestra, a volte più grave e minacciosa. Secondo i dati di molte ricerche e rilevazioni autolesionismo, disturbi alimentari, bullismo, rabbia e in generale disagi psichici sono in constante aumento fra bambini, adolescenti e giovani adulti.
«Se io non esco dalla mia camera, se ho solo contatti virtuali con il mondo, nessuno mi potrà più ferire!» questa è la strategia illusoria di Luca, dei cosiddetti hikikomori: rinunciare al viaggio. In realtà così facendo ne intraprendono un altro, non privo di ferite sociali e familiari. Un viaggio nel disagio ma nascosto agli occhi del mondo o, almeno nelle intenzioni, sottratto al suo sguardo.
L’uomo viaggia e si muove fin dalle sue origini5. Si muove spinto dal bisogno o dal desiderio di scoperta, d’avventura e di conquista.
Ogni epoca ha le sue narrazioni del viaggio, che sottendono una differente visione del mondo. Il viaggio dell’antichità è un viaggio eroico, è quello di Odisseo che dopo mille avventure, scontri, amori e inganni torna a Itaca come straniero e si vendica dei Proci. Un viaggio che conferma le doti dell’eroe ma non implica una trasformazione interiore. È quanto accade nelle fiabe tradizionali piene di viaggi, di cammina cammina e di eroi messi alla prova. Il fratello buono diviene ricco e sposa la principessa, quello cattivo e maleducato non ottiene gli oggetti magici e perde la sfida o perisce. Il personaggio non cambia durante il viaggio, il suo destino dipende dalla sua indole e integrità Il viaggio in bici di Dario attraverso l’Africa riattualizza una trasformazione dell’eroe più vicina a noi, è trasformativo, nella sua straordinarietà ci ricorda quello di Ismaele. Melville inizia Moby Dick con un giovane come Dario, a cui la terra brucia sotto i piedi. Che trepida per l’avventura, che vuol mettersi in viaggio per mare. L’incipit è fulminante e diventerà uno dei più famosi attacchi della letteratura di tutti i tempi: «Call me Ishmael».
Cesare Pavese lo tradusse letteralmente con: «Chiamatemi Ismaele!» conservandone inalterata la potenza. In alcune traduzioni successive si è scelto, invece, di tradurlo con: «Il mio nome è Ismaele.» Un bel cambiamento, dal momento che in questo secondo caso chi racconta sa come si chiama, ne è certo e ce lo comunica, mentre nell’originale ci dice solo come dobbiamo chiamarlo senza garantirci che quello sia il suo vero nome e che lui stesso sappia chi è.
Per rispondere, ha bisogno di raccontare una storia giacché ognuno di noi non è solo il proprio nome, ma la storia che ha vissuto. L’avventura, il viaggio che l’ha portato a misurarsi con il mondo, con l’alterità, a rispondere alla domanda: “Chi sono io?” O, ancor meglio: “Per chi sono io?” Il giovane che si fa chiamare Ismaele ha come primo interlocutore il mare, quest’essere mondo che è ambiente e natura e con il quale desidera confrontarsi. Da lì a poco si ritroverà a dormire insieme a Queequeg, un cannibale tagliatore di teste, pagano e orribilmente tatuato. Melville si diverte a inserire il protagonista nella situazione di massima intimità con il massimo dell’alterità. Ma nel momento stesso in cui lo spaventoso cannibale tagliatore di teste racconta la sua storia la sua alterità viene meno e diventa il suo compagno. Il viaggio permette di esercitare l’arte dell’incontro ed è così che ogni creatura incontrata ci interroga ponendoci di fronte a un’altra vita possibile. Il primo ufficiale Starbuck razionale e religioso, l’ironico Stubb, la straordinaria figura del capitano Achab accecato dall’odio e dal desiderio di vendetta, fino alla stessa Balena bianca, quel Moby Dick che da sempre si presta a interpretazioni multiple e contrastanti rappresentando per alcuni la natura indomita, il male assoluto, e per altri Dio, l’alterità, l’incomprensibile, l’invincibile. Ishmael non sa chi è, chi è diventato. È un sopravvissuto e proprio come Queequeg risponde alla domanda “chi sei?” attraverso la narrazione della propria storia.
È come se dicesse io sono la mia storia, sono tutti coloro che ho incontrato e che ho perduto e che posso far rivivere grazie alla parola.
Un romanzo-mondo straordinario e bellissimo.
Ma è senz’altro l’antieroe novecentesco quello che si avvicina di più alla nostra condizione, e a quella dei nostri ragazzi, una condizione tragica perché rinunciataria, permeata da disagi e paure, da fragilità che impediscono di mettersi in viaggio e di esporsi al rischio, alla ferita che genera benedizione e cambiamento, riconoscimento di sé e del proprio senso e scopo. Se alla domanda Chi sono io? si risponde con una storia, che storia può avere chi rinuncia al viaggio della vita? Una storia dolorosa: quella dell’antieroe novecentesco il cui viaggio si fa tutto interiore, tormentato dall’impossibilità di essere, dall’inettitudine a vivere narrata nei romanzi di Musil, Pirandello e Svevo. Gli antieroi dichiarano il fal limento del viaggio come risposta. Essi non hanno nemmeno bisogno di viaggiare fisicamente, immersi come sono nel loro tormentato viaggio interiore di uomi ni senza qualità. Ma almeno Zeno Cosini, Vitangelo Moscarda e i suoi omologhi si raccontavano, agivano, soffrivano e vivevano nel mondo, sebbene un mondo ristretto fatto da una città, un paese e un ambiente so
Melville pone subito una domanda forte, quella dell’identità. Nel non scritto che precede la prima riga del romanzo c’è un interlocutore immaginario che ha appena chiesto al giovane: «Chi sei?» oppure: «Come ti chiami?». L’eroe risponde con una formula che nega l’esaustività della propria risposta. Martina Fantasia

ciale, nel quale si sentivano intrappolati, inadeguati e incapaci di dare un senso alla propria vita. I ragazzi che vivono il ritiro sociale e che ho cercato di raccontare in Hikikomori hanno ridotto ulteriormente questo spazio. Basta loro un cellulare e la propria camera. Qualcosa di dispotico a pensarci, che nemmeno Orwell o la letteratura Cyber punk hanno saputo imma ginare. «Se uscirete dalla vostra camera e vivrete la vostra vita sarete feriti» mi capita di dire ai ragazzi nelle scuole. «Non v’è alcun dubbio. Non posso promettervi che non avrete dolori, umiliazioni, lutti − che fra l’altro vi raggiungeranno comunque − ma una cosa posso garantirvela, che se restate chiusi in camera non incontrerete l’amicizia, l’amore, quello che dà un senso alla nostra vita e la benedice. Allora il mio augurio è questo: che, come Giacobbe, abbiate la forza di lottare con Dio e con gli uomini e di vincere, per essere bene-detti».
Le storie sono potenti e possono talvolta cambiare le no stre vite, nel bene e nel male. Dal momento che la lettera tura stessa è un viaggio. Compierlo e viverlo, in una sorta di simulatore di volo6, potrebbe preservarci, prevenire quelle imprudenze, quelle “cattive idee” di cui par lava il padre di Pennac in Diario di scuola7? Credo di sì, almeno in parte, ma a condizione di non aver paura anche di loro. Che l’attraversamento sia autentico, le insidie e le ferite percepite come reali.

Damaris Mendoza
«Le storie sono creature selvagge»8 ha fatto dire al suo mostro Patrick Ness in Sette minuti dopo la mezzanotte, e io aggiungo che devono restare tali per funzionare bene. Invece, un malinteso istinto di difesa e di protezione degli adulti educatori, unito a un micidiale miscuglio di revisionismo e impoverimento lessicale, compiacimento di presunti lettori deboli e politically correct, rischia di disinnescare il viaggio della lettura e di togliervi ogni benedizione per timore di causare delle ferite, dei traumi. Recuperare la necessità dell’esperienza e l’importanza del viaggio come confronto con il mondo, sia esso viaggio reale, di attraversamento, o viaggio della lettura è a mio parere fondamentale. Per questo “cattive parole”, antagonisti
1. Su instagram: @dariofranchi_
2. J. Hillman. Il codice dell’anima. Carattere, vocazione, destino. Adelphi, Milano 2009
3. C. Vogler. Il viaggio dell’eroe. La struttura del mito ad uso di scrittori di narrativa e di cinema. Trad. J. Loreti. Audino, Milano 2010. Si veda anche il testo dal quale Vogler ha tratto la sua struttura: J. Campbell. L’eroe dai mille volti. Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano 1958
4. D. Novara. Non è colpa dei bambini. Perché la scuola sta rinunciando a educare i nostri figli e come dobbiamo rimediare, subito BUR Rizzoli, Milano 2017
5. T. Pievani, G. Remuzzi. Dove comincia l’uomo. Ibridi e migranti:
implacabili e fascinosi, questioni scottanti, non devono in alcun modo essere contrastate o edulcorate. Occorre che la possibilità e il senso di vertigine della scelta sbagliata che il protagonista potrebbe compiere siano reali. Non avranno sconti dalla vita i nostri ragazzi, non troveranno cattivi e antagonisti ridicoli, visioni buffe e chiaramente inaccoglibili. No. Il lettore che parte non può limitarsi ad allungare i piedi e ordinare un drink illudendosi di compiere l’esperienza del viaggio, ma deve dormire con gli scorpioni e giungere nella caverna più profonda, rischiare la propria vita e quella dei suoi cari, chiedendosi a ogni passo cosa avrebbe fatto al posto del protagonista per tornare, infine, dal suo viaggio cambiato. Ognuno di noi sempre, ma ancor più in giovane età, ha bisogno di confrontarsi con le grandi domande e con tutte le oscure signore: la morte, la malattia, la discriminazione, per crescere e trovare la forza e il coraggio di affrontare la vita. Impedire l’esperienza, non solo nella vita ma anche nella lettura, impedire a chi scrive di raccontare ciò che vuole e sente di dover scrivere, revisionare i classici per renderli più corretti, semplificare eccessivamente il linguaggio, significa correre dietro ai figli con la canottiera di lana per paura che prendano freddo.
Privarli del senso della vita, che viaggio e lettura rappresentano e costituiscono, dice molto su noi adulti. Significa proiettare la nostra paura sulle loro vite e renderli fragili. La cosa peggiore che si può fare se davvero si ama qualcuno è impedirgli di viaggiare e di leggere storie autentiche e, ai nostri occhi, spietate. Forse un mondo adulto che agisce così sta a sua volta rinunciando al viaggio e al confronto. Una destinazione sicura, raggiunta senza fatica e senza gli ostacoli dal cui superamento derivano gioie, soddisfazioni e conferme non è in grado di cambiare nessuno, non è un viaggio e non lo sarà mai e questo, nel bene e nel male, ci raccontano da sempre le storie.
una breve storia dell’avventura umana. Solferino, Milano 2025
6. J. Gottschall. L’istinto di narrare. Come le storie ci hanno reso umani. Trad. di G.M. Olivero. Bollati Boringhieri, Torino 2018
7. D. Pennac. Diario di scuola. Trad. di Y. Mélaouah. Feltrinelli, Milano 2008. Pennac racconta che il padre vedendolo fissare dalla finestra della sua stanza i Massicci de La Gaude e Di Saint-Jeannet, noti per abbreviare le sofferenze degli innamorati respinti nei loro crepacci, bussando alla porta di camera sua, gli disse: «Ah! Daniel, mi ero dimenticato di dirtelo: il suicidio è un’imprudenza!», in altre parole: non è una buona idea.
8. P. Ness. Sette minuti dopo la mezzanotte (ill. J. Kay; da un’idea di S. Dowd). Mondadori, Milano 2012

l viaggio è un salto nella
il viaggio,

fica, per la fedeltà nei confronti della distanza lineare tra due punti, ogni altra informazione?
Franco Farinelli
La prima cosa che cerchi è una mappa. E una mappa non esiste. Se la cerchi sei fuori dalla storia, non hai capito. Se per evitare il panico, il dolore al centro del petto, l’ansimare, il chiuderti in bagno, devi avere una mappa in mano, allora ti chiedo di superare questo testo e di passare avanti, o addirittura di strappare le pagine di questo giornale che hai in mano. Di sicuro: non continuare la lettura. Una mappa non esiste. Né te ne serve una. Ma se vuoi indicazioni più precise: siamo in Sicilia, a
Palermo. Quello che hai davanti è un palazzo. Su quel palazzo ecco che noti un’incisione. È una sagoma, si dice che chi l’ha disegnata non abbia poi ricordato più niente, né i nomi delle città né delle piazze, né delle strade. Niente ricorda l’umano che lì doveva guidarti con la sua mappa. E perciò tu fatti il sangue amaro, sistemati i pantaloni, stringi il labbro inferiore tra i denti e aggiungi quanto ti serve a memoria, se ti serve. Gli altri umani non l’hanno fatto mai. Non hanno scritto niente, è lì da trecento anni. Poi d’improvviso, ma saranno stati due, tre giorni fa: Juve merda, col pennarello. E basta più.
Respira. Siamo tra Palermo e Mascali, e tra Brindisi e Finisterre e devi accettarlo, accettare di non avere il controllo, che la pagina ti supera, ti scavalca. È un patto, quello che qui stiamo facendo.
Abbiamo scoperto quindi che ci manca qualcosa, ci manca la strada su cui poggiavi ogni tuo racconto, ogni tua storia, anche nella tua infanzia: manca qualcosa. Tu bambina hai fatto la casa, la mamma, il papà, hai fatto la staccionata, il sole

Alessandro Rossi
enorme hai fatto, all’angolo sinistro del foglio, quel rettangolo di cielo azzurro, ma non poggiava su nulla. Non c’era la terra. E questo ti andava bene. Staccavi il cielo dalla terra e per te era ok ma ora ti serve una mappa. Ti ci concentri, ripensi ai viaggi in macchina con i tuoi genitori, quelli come nei film, che poi schiatta sempre qualcuno, attìsica o il padre o la madre. I figli mai, né il cane. Quelli non muoiono nei film, sono i protagonisti. Ti ricordi l’orologio di papà, il suo riflesso sul tettuccio, il seggiolino e come era messo, su che sedile era? A destra? Hai frammenti, mai filoni completi, ti chiedi spesso quel giorno in cui è successa quella cosa lì, cos’altro era successo?
L’iscrizione esiste, come è esistito quel giorno, solo che non lo ricordi, come l’uomo dell’incisione non ricordava i nomi dei luoghi. Né ti ricordi che l’hai vista, la guerra.
Quella mattina in cui c’è stato il viaggio e l’orologio di tuo padre e la mamma e il disegno, in cui hai dimenticato la strada, quel giorno in cui eri bambina tu hai visto la guerra: due colombe che litigavano per un pezzo di pane, l’hai vista e non hai capito, hai chiesto al papà e alla mamma e loro hanno parlato d’altro, hanno messo la musica dei cartoni animati e tanto è bastato.
Ti ricordi, del viaggio, la lingua. Tu che giocavi, certo, con la lingua in mezzo ai denti, a sentire sotto i molari in crescita il salato del sangue, lo zinco, il metallo. Ma anche, mi pare, del viaggio tu ricordi la lingua parlata. I giochi con tuo padre, il colore delle macchine che aruspicavi bloccata dal seggiolino.
Tuo padre, per esempio, visto che ci torniamo, lui esisteva ed era: gli affetti. Quelli che per gli altri sono la carovana di zie e di nonni, per te quegli affetti erano: tuo padre e tua madre. Nessun fratello, figlia unica, e via andare. Ma tuo padre più
di tutto, meglio di tutti, era gli affetti. Che sognavi di mordere con i denti nuovi il suo petto, ché avevi visto la mamma fare altrettanto, il tuo primo inverno, tra le coperte, mentre eri nel seggiolone, un pomeriggio e hai registrato l’operazione. Esiste una fede, è trascritta sul rosario che tua madre ha messo accanto al solitario. Anulare destro, due giri d’oro bianco molto piccoli.
C’erano poi le frecce delle auto, quel giorno in cui è successa quella cosa, le auto come rasoi elettrici lungo l’asfalto e il tuo giubbotto grigio. Ma anche l’autoradio che tuo padre quando chiudeva metteva nello zaino. L’autoradio quella grande come un videoregistratore, e il videoregistratore, lo stesso giorno, ma la mattina, dove facevi macerare infinitamente quella cassetta di Harry Potter, il primo.
C’era tutto, nei giorni che sono passati.
Così ti muovi sul seggiolone, non ti basta più la mano che come un boa si sporge dai sedili davanti per nutrirti, i Ritz somministrati lentamente mentre cantano Paolo Conte alla radio. Piangi, sei stanca, viaggiate da troppo. Gli orecchini che ieri ti hanno messo sono alle orecchie come oro fuso e il dolore è troppo vicino al cervello.
E amore, stai piangendo, stai piangendo per la rottura, per lo stacco con la terra.
Alla tua età viaggiare è lasciare la casa e lasciare la casa è lasciare la madre e il padre e lasciare la madre e il padre significa che puoi morire, che è possibile morire, anche per te che sei immortale come sempre è immortale chi nasce dove e come sei nata tu… e non può succedere niente.
Ma tu hai commesso peccato.
Sei uscita dal limite, lo hai trapassato, hai lasciato la terra e adesso hai capito che sei senza una mappa.
Ecco perché il pianto, perché le mosse che fai con le braccia. Hai caldo, vuoi levarti il giubbotto, respirare, lì dove sei, lì
Partire, attraversare, cercare: il viaggio come motore delle storie e dell’immaginazione. Di Nicoletta Gramantieri
In La libertà del romanzo: letteratura per l’infanzia e inquietudine del raccontare, Milena Bernardi si sofferma sull’idea di attraversamento e sulla predisposizione infantile a trasferirsi dal qui all’altrove, dal noto all’ignoto, vocazione che ipotizza possa concorrere a rendere la letteratura per l’infanzia difficile da fermare, da definire, da fissare. Potremmo immaginare allora che proprio le storie che ci raccontano di viaggi, di attraversamenti, e cambiamenti si nutrano di questa predisposizione e degli stilemi che letterariamente ne derivano e che siano le storie che, forse più di altre possano coinvolgerci in questa sensazione di imprendibilità. Questa prospettiva potrebbe render conto, per esempio, del senso di inafferrabilità che suscita la storia di Pikkeli Mimù di Anne Brouillard un albo illustrato che ci racconta, con un testo essenziale e illustrazioni evocative e ricche di dettagli, il viaggio di Killiok, cane nero che somiglia a un Mumin e vive in mezzo alla foresta, che lascia la sua casa confortevole e affronta un viaggio sotto gli alberi carichi di neve, attraverso la tempesta di fiocchi, trainando una slitta: una storia minima, intima, con un narrare lento che del sentire dei bambini ha l’attenzione ai particolari e un’incertezza che non diventa indecisione. Sono passi, titubanze, inquietudini che spesso ritroviamo in romanzi che mettono il viaggio al centro, perché se si parte un motivo sempre c’è e c’è la rottura con una precedente stabilità. È il turbamento e la tensione che attraversa il viaggio in camper di Coyote e di suo padre attraverso gli Stati Uniti d’America un viaggio che sembra più una fuga da qualcosa che, chi legge, inizia a poco a poco a presagire e
dove sei arrivata, ché il viaggio è ancora lungo. Per questo di nuovo il panico, il dolore al centro petto, l’ansimare. Non preoccuparti. Continuiamo. Non è stato sempre così. All’inizio si racconta che gli uomini non andavano in giro. Non viaggiavano come tu viaggi. Rimanevano fissi alla terra. Se ne stavano per ogni dove allo stesso tempo e tutti erano bambini ed erano nutriti dalle api, dalle capre e dalle colombe come i poeti raccontavano di Zeus. Poi le città si sono fatte grandi, belle e spaventose. È nata
a temere. Lo stesso succede leggendo della partenza segreta di Ulf e del nonno (La grande fuga, Ulf Stark, Iperborea, 2018), dalla casa di riposo in cui l’anziano risiede e che, con vicende arrischiate, li porta sull’isola dove il vecchio è stato felice con la moglie e dove desidera tornare prima della morte. Vuole invece andare alle origini della sua vita Polissena nella storia che è ormai un classico, nato dalle mani di una delle più autorevoli autrici della letteratura italiana per l’infanzia. Anche qui la protagonista rompe con la vita precedente e si muove per le strade di una Sardegna del 1700 alla ricerca della famiglia che l’ha abbandonata in fasce.
Anche al di fuori dell’orto della letteratura per l’infanzia troviamo storie che mantengono quella sorta di impenetrabilità raccontando di passi e dell’opporsi a destini che paiono già scritti. È il caso di Il sentiero del sale (Raynor Winn, Feltrinelli, 2022) racconto autobiografico che narra della scelta della protagonista e del marito, dopo la perdita della fattoria che per loro è casa e sostentamento, di darsi lo statuto di senzatetto e di incamminarsi per oltre 1000 chilometri, per il South West Coast Path lungo la costa sudoccidentale dell’Inghilterra. Come per Killiok, Coyote, Ulf e Polissena, per Raynor e Moth, mettere un passo dopo l’altro riconduce a una ricerca di senso intima, che riguarda vita, radici e proiezioni nel futuro.
Ed è grazia per lettrici e lettori entrare in storie di passi e di destini, che dell’andare non fanno indicazione o programma, permettendo a chi legge di stare con i protagonisti là fuori e, allo stesso tempo, dentro di sé.
Tebe e dopo Tebe è nata Atene. Poi Roma, poi Selinunte. Poi Rho e San Giuliano Milanese. Mentre tu sei trasportata e non capisci e vuoi strapparti di dosso la cintura di sicurezza che riga il seggiolino, il giubbotto che ti soffoca. Arrivati a destinazione dopo ore, tuo padre e tua madre ti dicono cose. Parlano per minuti di ciò che è segreto mentre ti liberano finalmente dalla stretta, prima la cintura, poi il giubbotto. E tu li vedi, loro e i loro sogni e le loro storie e i loro segreti. E vedi tutto ciò che è esistito: Zama; la costruzione delle mura di Troia; Alessandro lanciato verso il Gange; e Leone III Imperatore di Bisanzio; e Corrado figlio di Federico; ed Enzo e Manfredi di Svevia; e Carlo V; Pontormo con le sue mani distrutte; Caravaggio col suo corpo in pezzi; l’America; l’India come un cono, la Siberia; la Luna da calpestare, Marte, la terra lontano che saluti; Alpha Centauri, Neres, Deneb, soprattutto, luminosa come una torcia nelle tenebre. Nemmeno lì, amore, esiste una mappa. Per questo la visione ti brucia gli occhi come l’esplosione di un vulcano, e non bastano gli abbracci della madre e del padre, non basta la
Respira. Siamo tra Palermo e Mascali, e tra Brindisi e Finisterre e devi accettarlo, accettare di non avere il controllo, che la pagina ti supera, ti scavalca. È un patto, quello che qui stiamo facendo.
vertigine che senti scorrere come clorofilla. Quelle che hai visto nel tuo viaggio sono state luci e fuochi e sogni di noi che li sogniamo, ed è qualcosa di tremendo che vedrai ancora e sempre ricorderai. Poi sarà seppellito e solo a ondate verrà fuori nei giorni neri. Con molti nomi d’umano chiameranno questo male che non è il tuo male ma che è tutto il male, che è tutto il viaggio che è tutta la vita. Qui, dove sparisce la strada, bambina, e si apre un passaggio più oscuro oltre le luci che si muovono alle pareti. Lì ti faranno poggiare piano talloni e metacarpi sulla terra, per imparare a camminare.
ome libri, incontri e mondi immaginari cambiano il modo di viaggiare, insegnando che a volte sono i luoghi inventati a dirci la verità.
Quando ricevetti le prime royalties del romanzo di Ulysses Moore, che diede il via, ormai vent’anni fa, a una serie di libri che svoltarono econo micamente la mia carriera, li inve stii tutti nell’acquisto di una collana di libri che fino a quel punto avevo solo sognato di poter collezionare: le Guide Impossibili curate da Gianni Guadalupi e pubblicate da Franco Maria Ricci, in co fanetti blu scuro, in tiratura limitata, con rilegature in filo di seta e immagini applicate a mano, con la punta di colla. Conoscevo Gianni Guadalupi perché ne avevo parlato per ore in nostre lunghe passeg giate veronesi con Jacopo

Olivieri, un amico e autore dalla sterminata cultura pop, che allora aveva iniziato a scrivere un gigantesco romanzo di avventura e viaggi per mare che aveva come protagonista un giovane capitano Achab. E che ha terminato quest’anno. Gianni Guadalupi (con Manguel) aveva appena dato alle stampe il Manuale dei Luoghi Fantastici, una sorta di enciclopedia di brevi istruzioni turistiche a uso e consumo di viaggiatori di luoghi e mondi del tutto inesistenti, se non tra le pagine della letteratura. Il suo libro, quelle chiacchiere, quella [Il

città e quell’amico furono uno dei grandi punti di svolta della mia vita: le istruzioni per coraggiosi viaggiatori del Manuale mettevano infatti sullo stesso piano la più alta letteratura dell’immaginario (da Swift a Borges), la saggistica speculativa (di Utopia), i classici (Atlantide) con gli allora contemporanei (il Mondo Disco di Terry Pratchett) facendo così crollare tutte le frontiere e i confini dei possibili regni e mondi culturali. Fino ad allora le divisioni tra ciò che è “bello” da ciò che “non è degno” mi erano sempre sembrate poco lucide, parecchio ideologiche e, come avviene con le frontiere fisiche, mi avevano piuttosto attirato a osservare in che modo il confine era stato costruito e quanti difetti avesse (ne aveva molti). Il Manuale, e Jacopo come suo primo discepolo, fu una specie di libretto di istruzioni per una rivoluzione che, nel mio piccolo, cominciai lentamente a costruire: prima con Ulysses Moore, dove si racconta di un luogo in cui si trovano le ultime porte del tempo, che non hanno a che fare con il tempo (fu una scelta dell’editore, chiamarle così, io ho sempre detestato il viaggio nel tempo), ma con la possibilità di collegare tra loro tutta una serie di luoghi immaginari. Poi con Cyboria, dove inventammo una città perfetta, costruita da ex-futuristi, an data deserta dai suoi cittadini. E così torniamo alle Guide Impossibili, che sono una collana di diari di viaggio falsi o poco attendibili di viaggi altrettanto improbabili, scritti in varie epoche e contesti, nei quali si raccontano non tanto i luoghi reali, ma quelli che si vorrebbe che lo fossero, o come li si può immaginare senza averli mai davvero raggiunti. Come la Agarthi di Bulwer-Lytton (quello del famoso incipit “Era una notte buia e tempestosa”). In quel le guide non altrimenti utilizzabili c’era l’essenza stessa del meraviglioso e dell’esotico, dove il fascino della lettura non è dato dall’informazione, dall’aderenza a una topografia o alla reale comprensione di una cultura, ma il suo esatto opposto. Serve, ovviamente, saperlo prima - che non sono guide “reali” - altrimenti si rischia l’effetto Chatwin, o Salgari, due grandi narratori di luoghi remoti, affascinati dalle lingue e dai loro suoni, e del tutto inaffidabili.
Non ho mai avuto un’esperienza di viaggio più deludente del viaggiare in Australia pensando di ripercorrere le Vie dei Canti di Chatwin, o di ritrovare qualcosa di vero nella sua Patagonia. E per fortuna non sono mai andato a cercare i thugs in qualche “Giungla Nera”, con la differenza che mentre l’autore italiano, suicida a Torino per eccesso di realtà, i suoi viaggi li aveva fatti esclusivamente su enciclopedie e manuali compilativi, il più fortunato Bruce viaggiò davvero in lungo e in largo, e scelse poi con grande cura cosa e come raccontare, risultando credibile grazie al suo talento narrativo impareggiabile. Meglio Pierre Loti, alla fine, perché è più onesto e rispettoso di quel patto di fiducia tra lettore e scrittore/viaggiatore che serve a farsi portare in un luogo lontano, a conoscere altri modi di vivere. Reali o meno che siano, ci saranno utili a fornire alternative e rafforzamenti al nostro modo di pensare. Io, ad esempio, ho cominciato ad amare i parchi nazionali grazie a un libro di fantascienza, Stazione di Araminta di Jack Vance, che per me ha fatto più di mille campagne per la preservazione di questo o quell’albero

ra foreste antiche, parchi e montagne, la natura si rivela come un luogo di quiete e meraviglia, capace di restituirci tempo, respiro e profondità.
Tiziano Fratus conosce bene le parole che fanno della natura un viaggio
Esplorare. Esplorare il mondo, qui fuori. Ed esplorare il mondo, qui dentro, dentro di noi. Non è facile, non è semplice. O meglio: lo è, è semplice mentre lo facciamo, lo è meno mentre lo pensiamo o lo progettiamo. Non poche esperienze nella vita sembrano più facili da pensare che da fare, e poi si dimostra vero il contrario. Se dovessi dire: domani, o settimana prossima, parto e vado senza pensare a niente da qualche parte, dove vorrei andare? In Amazzonia? Nel Borneo? In Australia? O preferirei un’isoletta più vicina, magari la civile Ischia, o l’Olbia, o Capri, con i suoi hotel agé e i faraglioni? O le Canarie, per le spiagge, oppure Ibiza, per le serate e la musica?
Se fossi liberissimo da ogni impegno e senza pensiero per qualsiasi intoppo riguardante ad esempio le preno tazioni quanto i costi, partirei, o meglio, ripartirei per gli Stati Uniti, e in particolare per la California. Vorrei proprio tornare a visitare le grandi immense sequoie millenarie, i parchi statali e nazionali, e poi su, fino a Big Pine, nell’interno, per ritornare alla Inyo National Forest, a tremila metri, tra i pini dai coni setolosi coi loro quattromila e cinquemila anni di vita!

Un bel mese tra queste conifere straordinarie, da solo, ramingo, a dormire in tenda, o scomodamente in macchina, qualche volta. Difficilmente la felicità potrebbe assumere una forma più precisa, per me. Beh, potessi farlo in moto sarebbe ancora meglio, ma poi in sella a una splendida Moto Guzzi si viene tallonati dal pensiero che qualcuno, in tua assenza, se la porti via e allora meglio un’anonima automobile che basta parcheggiare e via.
Tempo fa mi raccontavano che in Inghilterra, i ragazzi, finito il liceo o comunque la scuola superiore, si prendevano una sorta di anno sabbatico per girare il mondo. Visitavano le città francesi e italiane, le capitali europee, e visitavano altre culture, l’India, la Cina, il Giappone e qualcosa delle Americhe, magari New York o Rio de Janeiro. Durante questo anno avevano modo di maturare quelle esperienze che si sarebbero forse rivelate utili a capire se sarebbero dovuti andare a lavorare o se fosse stato il caso di proseguire gli studi all’università. Si trattava comunque dei figli di famiglie benestanti, di certo aristocratici ma non esclusivamente. In Italia non abbiamo questa tradizione, anche perché buona parte della popolazione non potrebbe nemmeno permetterselo. Ma non sarebbe male se qualcosa di simile si potesse programmare, invece di rimuginare nuove forme di servizio militare, come ogni tanto si ipotizza, si potrebbe finanziare un viaggio, quantomeno nella nostra Italia, alla scoperta delle venti regioni che compongono il paese. E ribadisco venti: ci sono giornalisti laureati che lavorano nei nostri più diffusi quotidiani che insistono che le regioni siano 18, o al massimo 19!
La natura potrebbe essere una buona scelta. Invece di collezionare musei e caffè, pinacoteche e gipsoteche, chiese e torri, si potrebbe scegliere di attraversare il mondo, visitando anzitutto luoghi naturali: e dunque parchi, riserve, montagne, boschi e foreste, orti botanici. L’Italia ne è ricca e il mondo, nonostante le guerre, nonostante il cambiamento climatico, lo sfruttamento delle risorse e l’avanzamento della desertificazione, offre moltissime alternative.
Citavo in apertura la California, che è di certo uno dei nostri tesori più preziosi: lì sono conservati i più annosi e i più alti alberi noti del pianeta. Visitare e perdersi nella vallata di Yosemite, o nelle foreste della contea di Humboldt, e ancora visitare il più grande albero del mondo, il General Sherman Tree, al Sequoia National Park, o seguire le strade bianche tra le colonnari sequoie nel nord dello stato, prossime al confine con l’Oregon, sono alcune delle esperienze che chiunque in vita dovrebbe prima o poi provare. Le parole, le descrizioni, non bastano mai1.
Anche attraversare il Giappone setacciando città e aree selvatiche è un’esperienza meravigliosa, tenendo conto che qui ogni treno, ogni nave, ogni aereo assicura una puntualità che noi italiani, manco a dirlo, abbiamo perso anni o decenni fa, se mai l’abbiamo avuta. Ma fa effetto visitare un enorme ginkgo di novecento anni nella periferia di Tokyo, capitale e megalopoli che con la vicina Yokohama va a definire un’unica conurbazione di circa trenta milioni di abitanti, metà della nostra popolazione. Ma fa anche più effetto raggiungere nei mari del sud l’isoletta vulcanica di Yakushima, dove a mille metri si incontra una fitta foresta di alberi millenari, specie Criptomeria japonica, da loro ribattezzati Sugi.

In Italia natura ne abbiamo? Abbastanza. Il 40 per cento (un dato in aumento costante) del paese è ricoperto ancora da foreste e aree boschive, non moltissimo se consideriamo altre parti del mondo, ma comunque di più rispetto ai paesi con i quali condividiamo un egual stato di industrializzazione e popolazioni comparabili, quali Francia e Germania. I nostri parchi nazionali più antichi hanno celebrato nel 2021-22 i cento anni dalla fondazione, mentre in totale ne abbiamo operativi ben venticinque, con una copertura di territorio pari a un milione e seicentomila ettari, una superficie di poco inferiore al Lazio. In un paese abitato da sessanta milioni di scalmanati non è male.
Da ragazzi la natura piace, ovviamente gli interessi vengono catturati più dalle città, dai negozi, dai locali, dalla gente, dalla musica, e dalle possibilità di conoscere, incontrare e innamorarsi. Ma in taluni stati d’animo la natura ha un suo fascino, può richiamare l’attenzione. Sarà però da adulti che essa ci rivelerà tutte le sue potenzialità, anzitutto riposanti e rigenerative, e non parlo per forza di spiritualità o religione, sebbene anche queste siano eventualità rilevanti. Parlo del piacere, concretissimo, di andare a ritirarci in un vasto querceto, dell’alzarsi all’alba e risalire i sentieri che portano ad una cima, ad un lago, ai piedi di una splendida e fragorosa cascata. O il privilegio di godersi un tramonto lassù, tra abetine e lariceti secolari, magari nella stagione degli amori del cervo, col suo bramito che sembra fiorire dalle profondità della terra, da sotto i piedi. Luoghi che dovreste visitare, prima o poi: il Lagorai, il Pollino, il Gran Paradiso, lo Stelvio, le Foreste Casentinesi, e ancora la Foresta Umbra, le faggete abruzzesi, il cuore della Sardegna, i monti siciliani, i Nebrodi o le Madonie, i luoghi più legati alla tradizione francescana, come La Verna, foreste che qualcuno chiama sacre e non a caso: difficile non credere che vi sia qualcosa di divino, di sovrumano standoci dentro, galleggiandoci. Ma ogni regione ha le sue preziose riserve, i sui orti botanici, gli alboreti, i canyon di certi fiumi e i paesaggi da ammirare e nei quali perderci. Come diceva una vecchia pubblicità, meditate gente, meditate!
1. Per quanto le parole siano insufficienti, ho provato a scriverne in alcuni libri, tra i quali Giona delle sequoie (Bompiani), Manuale del perfetto cercatore d’alberi (Feltrinelli), Alberi millenari d’Italia (Gribaudo), Ogni albero è un poeta (Mondadori) e Il bosco è un mondo (Einaudi).
Di Elisa Mazzoli
Gianni Rodari e il richiamo dell’altrove:
un viaggio tra fantasia e realtà
Un lungo viaggio voglio fare i bimbi del mondo andrò a trovare […]1
Illettore a cui Rodari, poeta e favolista, si rivolge è il bambino, interlocutore serio, onesto e profondo, destinatario delle sue domande più che dei suoi insegnamenti, soggetto creativo e pluridirezionale, capace di un’immaginazione dinamica attraverso la quale conquista la propria libertà e scopre la propria identità in relazione agli altri. Il pensiero bambino è una freccia che va in più direzioni, ci dice Rodari, e anche per quanto riguarda la tematica del viaggio, nella sua opera, lo scrittore ci sfida a giocare ad acchiapparella percorrendo diversi itinerari. Innanzitutto, il viaggio delle rime che raggiunge mete nuove, divergenti, sorprendenti, sconvolgenti: un viaggio senza ritorno, poiché è da Rodari in poi che “errore” può fare rima con “cuore: […]
Oh paese felice scoperto per errore… Lamponia del mio cuore2
La sua chiamata alle rime è una straordinaria esperienza di sonorità e ritmo grazie alla quale, per mezzo del libro e della parola, l’infanzia si raduna e, come fanno i musicanti di Brema non ancora rovesciati3, suona a modo suo e si diverte a far risuonare la propria voce, strumento musicale per eccellenza: sentiamo allora che la rima, non più didattica e leziosa come nella quasi totale produzione del passato, diventa funzionale al gioco della scoperta e al cammino verso l’emancipazione. Del resto, se conosciamo il “triumvirato della fantastica”4 sappiamo che Rodari fa rima con Munari (l’errore come miccia che innesca l’invenzione) e fa rima anche con Salgari. Quest’ultima corrispondenza è valida a proposito della pronuncia del cognome e del coinvolgimento del lettore per mezzo del viaggio nei mondi immaginari, ma non certo in merito al tema del viaggio reale: la mappa degli spostamenti fisici di Gianni Rodari è una cartina geografica tempestata di puntine, dal momento che Gianni, a differenza di Emilio, viaggia in lungo e in largo5. Focalizzando l’attenzione sul territorio italiano, leggiamo che l’autore di Omegna va ovunque, e ovunque trasforma toponomastiche e toponimie (L’ago di Garda6 , Como nel comò7 , Il paese senza punta8…) in un tripudio di meravigliose assurde ovvietà, per cui una pera non
può che andare a Voghera e un melone, invece, a Frosinone9 Gianni Rodari viaggia davvero, verso l’altro e verso l’altrove. Sulla “Rodari Road” il viaggio diventa un fatto tutto nuovo e tutto umano, un percorso mai percorso, un’esperienza libera e meravigliosa nella quale la grammatica della fantasia si intrufola nella logica della realtà C’era una volta un gatto che andava in Canadà e questa è la metà. Portava un cartoccetto di pane col prosciutto, e questo è tutto10 . e riesce a raccontare il rifiuto di un cuore in pena di entrare nella valigia del suo emigrante.11La fantasia non è un universo in cui fuggire e rifugiarsi, ma una facoltà umana capace di abitare e tramutare la realtà. E nella realtà e oltre (come nel caso di Giampiero Binda12) i mezzi di trasporto per il viaggio sono i più svariati: che sia la Freccia Azzurra dell’Epifania13, il diretto Capranica-Viterbo su cui sale il signore con un orec-

La vera giostra di Cesenatico, costruita sul meccanismo di un carro armato trovato dopo la guerra nella pineta, che fu di ispirazione per Gianni Rodari. Fu recuperata da Tinin Mantegazza e riportata a Cesenatico qualche anno fa per ricordarlo. Ora è custodita da Artexplora e Claudio Cavalli.

Illustrazione di Monia Antonelli. La giostra di Cesenatico, ispirata dall’omonima favola di Gianni Rodari e realizzata per una mostra a Cesenatico nel 2020.
chio acerbo14 , la carrozzella che porta Pulcinella a Biella, o il cavallino che lo porta a Torino15, più parole usiamo e più mezzi abbiamo, pezzi di trasporto verso la libertà. Il viaggio dei personaggi: che ricordo vivido quello di me bambina felice di tuffarmi tra le pagine di Gelsomino nel paese dei Bugiardi, di Alice Cascherina, Cipollino e Tonino l’invisibile! Che fosse il viaggio nel tempo del barone Lamberto o nella bolla temporale del “sempre Natale” di Marco16 poco importava, a me che giravo sulla giostra di Cesenatico, quella vera, quella che il mio scrittore preferito aveva visto e di cui aveva raccontato nelle Favole al telefono: «Una volta a Cesenatico, in riva al mare, capitò una giostra. […] Una sera un vecchio signore, dopo aver messo il nipote in una jeep, salì lui pure sulla giostra e montò in sella a un cavalluccio di legno. Ci stava scomodo, perché aveva le gambe lunghe e i piedi gli toccavano terra, rideva. Ma appena l’ometto cominciò a far girare la giostra, che meraviglia: il vecchio signore si trovò in un attimo all’altezza del grattacielo di Cesenatico, e il suo cavalluccio galoppava nell’aria, puntando dritto il muso verso le nuvole […]».
E poi, il viaggio nella vita. L’indiscusso maestro della fantasia, nel numero 3/4 di marzo-aprile 1970 del Giornale dei genitori, con l’articolo Viaggio intorno a casa mia, ci insegna una cosa
1. “Un lungo viaggio”, da Il secondo libro delle filastrocche, 1964 e successivamente in Filastrocche in cielo e in terra, Einaudi, Torino 1985 e Viaggio in Italia, Einaudi, Torino 2018.
2. “Viaggio in Lamponia”, da Il libro degli errori, Einaudi, Torino 1964
3. Quello del rovesciamento delle favole è uno dei suggerimenti di La grammatica della fantasia, Einaudi, Torino 1973.
4. Salgari, Rodari, Munari
5. All’estero, per ragioni politiche, giornalistiche e letterarie, Rodari si recò ripetutamente in Unione Sovietica e nei paesi dell’Europa dell’est.
6. “L’ago di Garda”, da Il libro degli errori, Einaudi, Torino 2011.
7. Componimento contenuto in Filastrocche in cielo e in terra, Einaudi, Torino 1985
8. È una delle Favole al telefono, Einaudi, Torino 2010.
9. Un incontro, da Filastrocche in cielo e in terra, Einaudi, Torino 1985
10. “C’era una volta”, da Le filastrocche del cavallo parlante, Filastrocche in cielo e in terra, Einaudi, Torino 1985
fondamentale sulla realtà, ossia che il viaggio più importante per i bambini piccoli è il viaggio dentro e intorno a casa, a individuare, nominare e memorizzare gli oggetti quotidiani, le cose vere. I primi giri di giostra si fanno piano, ancorandosi alla realtà, alla certezza del saluto di mamma e papà. Solo successivamente si prende il volo e la giostra ci fa fare il suo viaggio volante nella fantasia. Solo successivamente si può incontrare un gatto viaggiatore17 che viaggia per conto proprio, con occhiali, soprabito, cappello e valigia, e si può, e si prova il gusto, di scegliere uno dei tre finali proposti da Rodari: il gatto è un robot? Il gatto è un pupazzo manovrato da un ventriloquo prestigiatore? Il ragazzo dello scompartimento che traduce i miagolii del gatto in italiano ha la capacità di parlare con gli animali? L’autore, si capisce, propende per il finale poetico che auspica un futuro in cui gli esseri umani potranno finalmente comunicare con gli animali. E qui sta il grande valore della fantasia come strumento per superare i limiti e le barriere fra le creature del mondo senza scappare dalla realtà, bensì cavalcandola in un viaggio di analisi e cambiamento, il viaggio dell’educazione. «In un’impresa educativa il programma non dovrebbe essere l’elenco delle cose che ci proponiamo di ottenere dai bambini, ma di quelle che dobbiamo fare noi per essere utili ai bambini. Dovremmo elaborare regole per il nostro comportamento, non per quello dei bambini: i quali, se messi in condizione di farlo, sanno benissimo inventarsi le loro regole, quelle di cui hanno veramente bisogno, e rispettarle»18
L’invito è per tutti: chi educa, chi scrive, chi vive l’infanzia. È un incoraggiamento sempre attuale, per tutti noi che, inscatolati su un sedile con il naso sullo schermo di un telefono, ci perdiamo l’opportunità di ammirare l’oltre fuori dal finestrino e mescolare oggetti, frutti, animali con i nomi delle città che attraversiamo. L’invito è chiaro, preciso, urgente: diventiamo, o torniamo a essere, un po’ Giovannini.19 Gettiamo via le mappe ammuffite, cambiamo mezzi di trasporto: saliamo insieme su un bel libro e mettiamoci in viaggio, davvero, verso i bambini.
11. La valigia dell’emigrante, da Filastrocche in cielo e in terra, Einaudi, Torino 1985.
12. Gip nel televisore e altre storie in orbita, Einaudi, Torino 2014
13. La Freccia azzurra, Editori riuniti , Torino 1964
14. “Un signore maturo con un orecchio acerbo”, da Parole per giocare, Manzuoli, Firenze 1979
15. “I viaggi di Pulcinella”, da Il vestito di Arlecchino, Filastrocche in cielo e in terra, Einaudi, Torino 1985.
16. Marco vive le sue avventure in Il paese degli alberi di Natale. Il filone narrativo del Natale ripetuto in loop ha un capostipite: William Dean Howells, con il suo Tutti i giorni Natale (1886 rivista St.Nicholas, 1892 Harper & Brothers, edizione italiana Pulce 2022)
17. Da Tante storie per giocare, Einaudi, Torino 2011
18. Da Scuola di fantasia, La Nave di Teseo, Milano 2020
19. Come Giovannino Perdigiorno
Elisa Mazzoli scrive libri e canzoni per bambini e manuali per adulti che vivono e lavorano per l’infanzia. Ha vinto due volte il premio nazionale Nati per Leggere ed è stata finalista del premio Strega ragazze ragazzi categoria 6+.
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I libri selezionati quest’anno ci ricordano che c’è bisogno di ascoltare.
C’è un filo sottile che attraversa i migliori libri per bambini e ragazzi pubblicati nel 2025, selezionati dalla giuria di LiBeR (composta da librai, bibliotecari e studiosi di letteratura per l’infanzia): è il bisogno di fermarsi, ascoltare, dare forma a ciò che dentro fa rumore. La selezione restituisce l’immagine di un’offerta editoriale attraversata da una tensione verso il senso, l’ascolto e la profondità emotiva. I titoli scelti invitano i lettori a confrontarsi con emozioni complesse e domande autentiche. Sono storie che chiedono tempo, attenzione e partecipazione, e che riconoscono bambini e ragazzi come lettori capaci di sentire, pensare, interrogarsi. In cima alla graduatoria troviamo Il bosco segreto di Kengo Kurimoto (Il Castoro), graphic novel d’esordio dell’artista e game designer britannico di origini giapponesi. Attraverso tavole seppiate e parole ridotte all’essenziale, Kurimoto costruisce un racconto in cui la natura diventa rifugio, cura, possibilità di rinascita. Poppy scopre per caso un bosco nascosto nel cuore della città, mentre cammina distrattamente con il cane, isolata dal mondo da cuffie e cellulare. Quel varco inatteso la conduce in uno spazio altro, vivo e pulsante, dove incontra Rob, un compagno gentile che la guida giorno dopo giorno a osservare,
ascoltare, rallentare. Il bosco, come il giardino della tradizione burnettiana, si fa luogo trasformativo: Poppy, segnata dalla perdita della nonna, ritrova energia e meraviglia, fino a trascinare con sé anche la madre, imprigionata in un dolore che l’ha resa immobile. È la natura, ancora una volta, a offrire una via di ritorno alla vita. Dalla luce filtrata tra gli alberi si passa alla nebbia fitta e ostinata di Mal di nebbia di Nicoletta Gramantieri (Emons, disponibile anche in audiolibro), ancora destinato ai preadolescenti, secondo titolo più segnalato. Ambientato nell’Italia degli anni Quaranta, il romanzo racconta un paese oppresso da una maledizione: una nebbia perenne, bambini che muoiono misteriosamente e i fantasmi di dodici soldati disertori che, durante la Prima guerra mondiale, preferirono il fiume alla guerra. Il realismo magico, intriso di tinte cupe, prende forma attraverso la voce narrante di Albertina, dodicenne curiosa e determinata a fare luce sul mistero che terrorizza la comunità. L’uso della prima persona restituisce efficacemente lo sguardo infantile su una realtà oscura, carica di paure collettive. Seguono, con un buon numero di preferenze, tre titoli molto diversi tra loro ma accomunati dall’attenzione ai

5 voti
K. Kurimoto, Il bosco segreto, trad. di A. Zontini, il Castoro, 2025

4 voti N. Gramantieri, Mal di nebbia, Emons, 2025
moti interiori. In Non si dice sayonara di Antonio Carmona (Emons, disponibile anche in audiolibro) il lutto torna al centro del racconto, mostrando come una perdita possa ridisegnare i legami familiari. Elise, la giovane voce narrante, affronta la morte della madre e la chiusura rabbiosa del padre, che tenta di cancellare il dolore imponendo silenzi e regole. Saranno l’amica Stella e la nonna materna a offrire spazi di respiro, di memoria condivisa, di cura reciproca, accompagnando lentamente i protagonisti verso una possibile ricomposizione.
Alla terza posizione compaiono anche i primi due albi illustrati della selezione. Sua altezza Poltiglia, principessa di fango di Beatrice Alemagna (Topipittori) affronta la rabbia con una forza immaginativa di grande impatto. Yuki, sorella minore del silenzioso Sen, in un gesto di collera fa cadere le chiavi in un tombino e si ritrova a scendere in un mondo sotterraneo fatto di fango, melma. È un paesaggio interiore potente, che dà forma visiva al groviglio

3 voti
B. Alemagna, Sua altezza Poltiglia, principessa di fango, Topipittori, 2025

3 voti
G. Risari, ill. di A. Oberosler, Nonso Sabir, 2025

3 voti
A. Carmona, Non si dice sayonara, trad. di M. Cimmino, Emons, 2025
emotivo della rabbia e del senso di colpa. Solo attraversando questo spazio e riconoscendolo, sarà possibile risalire. Accanto a questo, Nonso di Guia Risari e Andrea Oberosler (Sabir) colpisce per la delicatezza con cui affronta il tema della comunicazione. Nonso è un cucciolo timido che, nato capace di pronunciare solo pochi suoni, con il tempo perde persino la bocca. Attraverso immagini poetiche e un segno leggero, il libro racconta quanto sia fondamentale trovare e usare la propria voce per esistere davvero nel rapporto con gli altri. Trovare la propria voce non è un atto scontato, ma una conquista necessaria per esistere in relazione.
I tre titoli preferiti indicati da ciascun giurato hanno dato vita a una classifica di cui in queste pagine sono state presentate le posizioni di vertice, ma è possibile consultare la graduatoria completa nella sua versione integrale su Liberweb.
Benedetta Masi
Dai mondi digitali al segno su carta: Kengo Kurimoto racconta a Francesca Tamberlani la nascita de Il bosco segreto, graphic novel poetica sulla perdita, l’amicizia e il dialogo con la natura
Artista digitale, game designer, animatore e illustratore, Kengo Kurimoto appartiene a quella generazione di creativi capaci di muoversi con naturalezza tra linguaggi diversi: videogiochi, animazione, arti visive. Per anni il suo lavoro è ruotato intorno all’universo digitale e alla costruzione di ambienti tridimensionali e interattivi. Con Il bosco segreto, Miglior libro per ragazzi del 2024 secondo il New York Times, pubblicato in Italia da Il Castoro, è tornato invece all’essenzialità del segno tracciato a mano, alla carta e alla lentezza dell’osservazione. Il risultato è una graphic novel delicata e contemplativa, costruita con poche parole e con immagini in bianco, nero e seppia, che narra lo smarrimento, la perdita, l’amicizia, i legami generazionali, la rinascita data dall’incontro con il bosco e i suoi abitanti. Un’opera in cui la natura è una presenza viva, un linguaggio da decifrare, uno spazio di ascolto e trasformazione. In questa ricca intervista l’autore racconta la nascita del libro, il suo legame con il mondo naturale e la scoperta del fumetto come mezzo espressivo privilegiato. Il suo lavoro l’ha portata nel tempo ad affermarsi come digital artist, mentre Il bosco segreto è un libro realizzato con matita e inchiostro. Le mancava disegnare così? Ha sentito anche lei l’esigenza, come Poppi, la protagonista del libro, di separarsi per un po’ dal mondo virtuale?

Ho sempre amato la natura, ma lavorare a questo libro mi ha portato a un livello di interesse superiore. Durante le ricerche ho iniziato a conoscere davvero fiori, alberi e uccelli: non solo i loro nomi, ma il modo in cui si muovono e cantano, come cambia il loro verso quando sono spaventati o semplicemente quando vanno in giro. È meraviglioso camminare nel bosco, sentire un canto e riuscire a immaginare l’uccello che lo produce. Ho scoperto che anche le piante hanno una “personalità”: la sera piegano il capo, di giorno si distendono verso il sole. Credo che tutti avremmo bisogno di connetterci di più con la natura. La realtà è che la maggior parte delle persone vive in città e la natura può sembrare lontana. Ma la natura è sempre lì, nei parchi, nelle crepe dei marciapiedi, si appollaia sugli edifici più alti. Credo che gran parte del sentirsi connessi consista nel ricordarsi di prestare attenzione e prendersi il tempo di osservare davvero. Certi giorni, quando cammino nei boschi, la mia mente è occupata e la passeggiata si riduce a un po’ di esercizio e aria fresca. Ma altri giorni, quando mi sento in piena sintonia con la natura, sembra così magica e viva.
Disegnavo molto da bambino e creare Il bosco segreto è stato un modo per ritrovare quel rapporto con il disegno. Ho scoperto l’arte digitale a quindici anni, quando un amico di mio padre mi regalò una copia pirata di 3D Studio arrivata da Hong Kong. Rimasi subito affascinato dalla possibilità di costruire mondi tridimensionali e animarli. Lavorare nei videogiochi è stato straordinario, ma le sfide tecniche possono essere talmente intense da farti impazzire a volte! Scrivere e illustrare questo libro è stato per me una pausa da tutto ciò. Guardando indietro, credo che faccia parte di un cambiamento più ampio: oggi mi interessa meno la virtuosità tecnica e molto di più la ricerca di significato. Una delle tematiche centrali del libro è il nostro rapporto con la natura e con la selvatichezza. La ragazza protagonista impara a riconoscerne il linguaggio, i suoni, i segnali… Lei che rapporto ha con la natura? Pensa che i bambini e i giovani di oggi siano troppo poco connessi con essa?
Nel libro ci sono pochissimi dialoghi e tanti dettagli da osservare, silenzi, suoni e fruscii che provengono dal mondo degli animali. È come se la protagonista, una volta entrata nel bosco segreto, vivesse un risveglio dei sensi. Questo tipo di esperienza fa parte anche del suo vissuto personale? Come è nata l’ispirazione per il libro? Un artista, un creativo come lei, ha bisogno di un “bosco segreto” per trovare le condizioni ideali per disegnare e progettare una storia importante come questa?
L’idea è nata da un incontro reale nel bosco. Era il crepuscolo e stavo percorrendo il mio solito sentiero quando ho visto una piccola macchia bianca muoversi velocemente verso di me: era un tasso. Non si era accorto di me. All’ultimo istante si è fermato, ha mostrato i denti e ha sibilato prima di sparire nel sottobosco. Poco dopo ho notato il suo cucciolo che lo seguiva. Sono rimasto incantato. C’era qualcosa nella magia di quel momento che mi è rimasto impresso. Come artista, volevo catturare quella luce, quell’atmosfera. Ma c’era qualcosa in più, ovvero la consapevolezza che tutto questo accade sotto i nostri occhi; una finestra su un mondo parallelo. Per me, l’i-
spirazione arriva sempre inaspettatamente, ma non credo che sia casuale. Nutrisco sempre la mia immaginazione, imparo cose nuove, incontro persone e mi immergo nel mondo. Più lo fai, più ti rendi conto che il mondo non è come pensavi, ed è lì che si trovano tutte le cose interessanti.
In questa storia la natura gioca un ruolo salvifico per tutti i personaggi: vale così anche per lei?
Mia madre è stata una grande ispirazione per i personaggi della madre e della nonna di Poppy. Proprio come la nonna, aveva un amore innato per il mondo naturale, contagioso. Amava vedere gli alberi d’inverno senza foglie, così da poter apprezzare la forma dei rami. Raccoglieva sassi e pezzi di corteccia e li esponeva con orgoglio come ornamenti. Ma proprio come la mamma di Poppy, anche lei soffriva di attacchi di depressione e, in seguito, di demenza. Ho sempre fatto in modo di portarla nel bosco, ci sedevamo e ascoltavamo. Ogni volta, puntualmente, vedevo un cambiamento nel suo umore, come se la sua attenzione si spostasse verso la bellezza del mondo. Verso la fine, con il peggiorare della sua demenza, mi chiedeva ripetutamente il nome di una pianta. Ma ogni volta che la guardava, il suo viso si illuminava come se ne vedesse la bellezza per la prima volta. Questi sono stati alcuni dei momenti più belli che abbia mai trascorso con mia madre. Un’attenzione particolare la rivolge agli uccelli e al loro linguaggio, alla loro vita “segreta” tra i tronchi, i rami, nei cieli del bosco ma anche nella città. Il suo è un invito a prestare ascolto e a osservarli con maggiore attenzione? Ne è affascinato?
Prima di scrivere Il bosco segreto, conoscevo solo pochi uccelli da giardino comuni. Li trovavo bellissimi, ma non ci avevo mai prestato molta attenzione. Ma man mano che la storia si sviluppava, il loro ruolo diventava sempre più centrale nella vita della foresta, e mentre disegnavo, diventavano sempre più centrali anche nella mia vita. Essendo un libro illustrato, dovevo trovare un modo per raffigurare il loro canto. Ricordo che nel film della Pixar Ratatouille i sapori venivano rappresentati come forme multicolori. Ho provato a fare qualcosa di simile con il suono, ascoltando attentamente il canto degli uccelli e cercando di disegnarlo. All’inizio, ho provato ad andare da sinistra a destra, muovendo la linea in alto e in basso a seconda dell’altezza. Ha funzionato bene, quindi ho provato a descrivere la “forma”. È stato difficile ma immensamente divertente: suoni acuti, suoni morbidi, schiocchi. Il canto di un pettirosso ha una complessità tale che potrebbe rivaleggiare con un sassofonista free jazz, mentre si libra e volteggia. Il crescendo finale è stato quello di rappresentare il coro dell’alba. Mi assicuro sempre, almeno una volta all’anno, di alzarmi prima dell’alba e di uscire nel bosco per ascoltarlo. Adoro quel suono, quando ascolti attentamente, non ci sono interruzioni. Solo il canto di migliaia di uccelli a chilometri di distanza. Ho immaginato una trama che si estendeva attraverso il paesaggio come una rete di canti intrecciati. Quando ascolti gli uccelli così attentamente, non puoi fare a meno di innamorarti di loro. Mi sento fortunato che ci siano queste piccole creature soffici che volano intorno e cantano per noi. Il minimo che possiamo fare è ascoltare.
Un altro tema del libro è il lutto, la nostalgia e il do-
lore provocato dall’assenza. Poppy si rivela una ragazza molto matura e molto forte. Capisce che sua madre ha bisogno di aiuto, di uscire di casa, di risvegliarsi dal torpore in cui è caduta. Il loro ritrovarsi

nella natura permette a entrambe di liberarsi di un peso, di confidarsi, di dare sfogo al dolore, con sincerità. Il modo in cui ha raccontato tutto questo è molto toccante e commovente. E l’alba che sorge e si fa sentire è il finale perfetto…
Quando parlavo del progetto con un amico gli dicevo che volevo raccontare soprattutto la meraviglia della natura, e che erano state le editor a chiedermi di toccare il tema del lutto. Lui mi ha fatto notare, però, che io stavo vivendo effettivamente un lutto, perché mentre scrivevo Il bosco segreto, stavo perdendo mia madre a causa della demenza. È stato così doloroso che immagino sia emerso senza che me ne rendessi conto… Il bosco segreto è la sua prima graphic novel: perché ha sentito l’esigenza di raccontare questa storia utilizzando il linguaggio del fumetto?
Inizialmente, avevo pensato di realizzarlo come un’animazione. Mi piaceva l’idea di comunicare tutti i movimenti degli animali, l’atmosfera, la luce della sera, il canto degli uccelli. Ma produrre anche un solo minuto di animazione richiede mesi di lavoro. Il fumetto era più praticabile e, artisticamente, si adattava meglio allo stile disegnato a mano. Sono soddisfatto della decisione. La semplicità del disegno mi ha permesso di sperimentare, il che è stato importante, dato che gran parte del lavoro è stato basato su tentativi ed errori. Molte sequenze conservano comunque un ritmo cinematografico, quasi come fotogrammi di un film, e ho mantenuto l’atmosfera cinematografica widescreen delle inquadrature. Ora mi sono innamorato di questo linguaggio; è il modo più diretto ed espressivo per me di esplorare storie, personaggi, idee e mondi. Il libro ha ricevuto numerosi premi: secondo lei perché è stato così apprezzato?
Vederlo viaggiare nel mondo è stato sorprendente. Forse il momento era quello giusto: in un’epoca dominata da schermi e social media, forse molte persone sentono il bisogno di qualcosa di reale, di quieto, di bello. Dopotutto, in fondo, siamo tutti creature del bosco.

La Bologna Children’s Book Fair è una porta, basta aprirla per partire.
Insieme è meglio! Questo il claim con cui si apre la 63ª edizione di Bologna Children’s Book Fair, la fiera leader mondiale nel settore editoriale bambini e ragazzi in programma a BolognaFiere dal 13 al 16 aprile 2026. A farle da complemento, BolognaBookPlus (BBPlus), la sezione dedicata all’editoria generalista e sviluppata in partnership con AIE - Associazione Italiana Editori, e Bologna Licensing Trade Fair/Kids (BLTF/Kids), estensione fieristica dedicata ai marchi del settore ragazzi. BCBF è organizzata con il supporto di Agenzia ICE e del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. In un momento storico in cui le divisioni tendono ad accentuarsi, attraverso questo motto Bologna vuole sottolineare la forza che da oltre sessant’anni la fiera, e tutti i suoi oltre 30.000 partecipanti, traggono dalla varietà: la varietà che percorre i suoi padiglioni e che rappresenta l’anima dei contenuti per bambini e ragazzi, che qui trovano un palcoscenico d’eccellenza in grado di attirare visitatori professionali e oltre 1500 espositori da ogni parte del mondo, curiosi di scoprire nuovi libri, lingue e culture. Hub globale unico per lo scambio di diritti d’autore nei settori dell’editoria, del multimedia, del gaming, del licensing, dell’illustrazione e dell’animazione, BCBF è infatti un vero e proprio centro creativo dove, ogni anno, le migliori storie e le idee più innovative per bambini e ragazzi sono assolute protagoniste.
Tra i principali ospiti che quest’anno porteranno e condivideranno le loro: Emma AdBåge, Albertine, Beatrice Alemagna, Pablo Amargo, Isabelle Arsenault, Alessandro Barbero, Sophie Blackall, Gianrico Carofiglio, Catia
Chien, Kitty Crowther, DJ Stout, Timothée de Fombelle, Armando Fonseca, Matthew Forsythe, Cai Gao, Jon Gray, Stian Hole, Anna Llenas, Mari Kanstad Johnsen, Lorenzo Mattotti, Leonard Marcus, Roger Mello, Bianca Pitzorno, Michael Rosen, Kristin Roskifte, Sergio Ruzzier, Felicita Sala, Sydney Smith, Øyvind Torseter, Hervé Tullet, Jacqueline Woodson.
Tra le iniziative più attese nel 2026 figurano gli eventi pensati per celebrare alcuni importanti anniversari: i 200 anni dalla nascita di Carlo Collodi; i 60 anni della Mostra Illustratori; i 50 anni dalla morte di Agatha Christie; i 100 anni dalla nascita di Mitsumasa Anno; gli 80 anni della Repubblica italiana. Un anno di anniversari anche per i tanti espositori: 50 sono le candeline spente da Gribaudo, 25 anni compiono Orecchio acerbo e Uppa, mentre tocca quota 35 anni la collana Contemporanea Mondadori, festeggiata in fiera da alcune delle sue esponenti di maggior successo, tra cui Bianca Pitzorno e Beatrice Alemagna.

Identità visiva 2026
La visual identity 2026 di BCBF è realizzata dalla giovanissima illustratrice coreana Bumi Cha, scelta tra i più giovani vincitori della Mostra Illustratori 2025 come autrice della nuova immagine per Bologna Children’s Book Fair, sotto la direzione dello studio Chialab Design
PAESE OSPITE D’ONORE: NORVEGIA
Per l’edizione 2026, è la Norvegia il Paese Ospite d’Onore di BCBF: occasione per gli editori di tutto il mondo di esplorare una scena editoriale e una tradizione creativa plasmate da libertà, immaginazione e audacia. L’insieme delle iniziative proposte in fiera e in città dalla Norvegia sono raccolte sotto il programma dal titolo What if?: vero e proprio motto al cuore della letteratura e dell’illustrazione norvegese per bambini e ragazzi, sono due parole che aprono a un intero mondo di possibilità. Al centro di BCBF, la Norvegia presenta una mostra di opere di 49 illustratori selezionati tra i migliori del Paese, e una panoramica della migliore produzione libraria norvegese attraverso 52 titoli d’eccellenza.
Temi in fiera
Come ogni anno, BCBF, tramite il suo lavoro di scouting e attraverso le migliaia di libri candidati ai BolognaRagazzi Awards, conduce un’indagine nelle tendenze più attuali dell’editoria per bambini e ragazzi. Si parte dunque proprio dalla categoria speciale dei BRAW, dedicata quest’anno a “Favole e fiabe”, in collaborazione con UN Publications, riflesso di un ritorno agli archetipi universali necessari a spiegare la complessità del presente. Profetica anche la presenza della Norvegia come Paese Ospite d’Onore 2026: il Nord Europa ha in questa edizione una vera esplosione di libri tradotti, oltre a tantissimi ospiti in fiera, da Kitty Crowther a Emma Adbåge, da Øyvind Torseter a Pija Lindenbaum, senza tralasciare la grande mostra in città dedicata a Eva Lindström. Ma l’editoria si mostra anche sempre più attenta alla parità di genere, e quest’anno la partnership con il programma UN Women trasforma Bologna in un osservatorio privilegiato, grazie agli incontri “Who Gets to Be the Hero? Gender Stereotypes in Children’s Books” e “Stories that Change us: Gender Equality through Children’s Literature”: una nuova ondata di titoli dedicati al superamento dei modelli tradizionali riflette questo impegno. Altro tema caldo è l’intelligenza artificiale, che emerge come uno dei filoni narrativi più fertili, dalla prima infanzia all’adolescenza: oggi l’IA entra nei libri come tema, personaggio e metafora, non più percepita come una minaccia ma come un tema di mercato cruciale. L’argomento sarà trattato in fiera in un incontro con Anna Castagnoli. E l’IA non è del tutto slegata dal

tema della lettura come forza salvifica: decine di titoli tentano di fronteggiare non solo il costante calo nel rapporto con la lettura, ma anche le difficoltà tecniche di bambini e bambine nella comprensione del testo denunciate da tanti studi. Su questo stesso tema, BCBF e AIE organizzano, in collaborazione con il Syndicat National de l’Édition (SNE), la Federazione degli Editori Europei (FEP), l’International Publishers Association (IPA) e l’International Board on Books for Young People (IBBY), “Building the Future Generation of Readers: Best Practices and Policies for Reading Promotion”, convegno internazionale per la diffusione delle migliori pratiche di promozione della lettura tra bambini e ragazzi e per riflettere sul ruolo delle politiche europee e internazionali.
Accanto a questo, anche un focus sulle nuove modalità di lettura che stanno ridefinendo il rapporto dei più giovani con questa pratica, anche dei libri illustrati, e ancora due giornate per esplorare gli ecosistemi narrativi digitali: sarà presentato in anteprima il primo Report dell’Osservatorio sulle Narrazioni Digitali, con indicazioni per orientarsi in un settore in rapida evoluzione. Infine, dopo il successo dell’edizione 2025, e vista la forte crescita del settore a livello globale – come dimostra l’alto numero di libri in versi candidati ai BolognaRagazzi Awards – la poesia per bambini e ragazzi torna a occupare un suo spazio dedicato: il Poetry Corner, a cura di Junior Poetry Associazione Culturale, ospiterà un ricco programma di presentazioni, incontri e reading, oltre a una selezione dei 100 titoli migliori tra i candidati ai BRAW.

ALESSANDRO BARBERO PER LA CHIUSURA
Il percorso del “Pinocchio Day” si concluderà idealmente nell’ultimo giorno della fiera, con un appuntamento speciale. Giovedì 16 alle ore 12, all’Illustrators Café, Alessandro Barbero sarà protagonista di La biblioteca di Alessandro, in conversazione con Ivan Canu e Giacomo Benelli: un racconto “sentimentale” dei libri per bambini e ragazzi, che intreccia memorie personali e radici letterarie. Cosa leggeva da bambino un grande narratore della storia? Il professore ripercorrerà le pagine che hanno segnato la sua formazione, da Pinocchio a Cuore, fino ai romanzi di Salgari e molti altri classici.
Mostra Illustratori
Compie sessant’anni la Mostra Illustratori, l’iniziativa più storica di Bologna Children’s Book Fair nata nel 1967 per scoprire e dare risalto alla migliore illustrazione internazionale di fronte alla comunità internazionale del libro riunita a Bologna, e divenuta trampolino di lancio per generazioni di artisti emergenti, oltre che di coronamento per i più affermati.
Per onorare la ricorrenza, il 2026 accoglie una versione speciale dell’Illustrators Annual, il catalogo edito da Corraini che raccoglie le tavole dei vincitori, arricchita da un inserto a firma di Paola Vassalli e da un’intervista al grande

illustratore australiano Shaun Tan. Le tavole originali dei vincitori 2026 saranno esposte in fiera, e partiranno poi per un tour internazionale che le porterà nelle più grandi città del mondo, a partire da Giappone, Corea e Cina.
Eccellenze Italiane.
I vestiti nuovi di Pinocchio
Tra i grandi temi di quest’edizione della fiera, ruolo di primo piano riveste sicuramente l’anniversario che celebra i 200 anni dalla nascita di Collodi: per l’occasione, BCBF ha lanciato un concorso internazionale di illustrazione al termine del quale ha selezionato, tra oltre 600, le tavole dei 24 migliori giovani illustratori. Affiancate da quelle di altrettanti artisti affermati, queste saranno esposte in fiera a comporre la mostra Eccellenze Italiane. I Vestiti Nuovi di Pinocchio, accompagnata da un catalogo edito da Giunti e curato da Accademia Drosselmeier e Bologna Children’s Book Fair. Curata da Accademia Drosselmeier, al termine della fiera la mostra intraprenderà un tour in diverse città del mondo. Di contorno, alcuni incontri di approfondimento in programma mercoledì 14 aprile marcheranno un vero e proprio “Pinocchio Day”.
Gli appuntamenti in città Come ogni anno, la creatività, le idee e i contenuti che convergono a Bologna Children’s Book Fair da tutto il mondo traboccano dai padiglioni della
MARIE NEURATH: DESIGNING KNOWLEDGE
Tra gli approfondimenti dedicati alle grandi pietre miliari della storia dell’illustrazione e dell’albo illustrato spicca quest’anno l’opera di riscoperta di Marie Neurath (1898-1986) raccontata in Designing knowledge: Marie Neurath’s Isotype Books for Children. Mostra site specific organizzata da Quinto Quarto Edizioni in collaborazione con BCBF e curata da Sue Walker e dall’Università di Reading per il Padiglione de l’Esprit Nouveau, l’esposizione riporta alla luce il lavoro dedicato dalla graphic designer all’avanguardia e pioniera della visual education alla divulgazione scientifica per l’infanzia, ‘trasformata’ in un linguaggio visivo immediato, democratico e universale.
fiera invadendo luoghi della cultura, biblioteche, scuole e palazzi della città di Bologna in una vera e propria festa diffusa.
BOOM! - Crescere nei libri, questo il titolo del programma delle iniziative in città, è curato dal Settore Biblioteche e Welfare culturale insieme ad Hamelin Associazione Culturale. Un’offerta ricca e diversificata dedicata al grande pubblico di adulti e bambini: per quasi due mesi la città sarà invasa da 49 mostre e più di 150 appuntamenti tra laboratori e incontri, ospiti, performance, proiezioni, spettacoli, presentazioni di libri, attività per le scuole e visite guidate.
Un palco, tanti colori, tante domande e un’unica regola: il microfono è riservato esclusivamente ai
Café, dove racconterà la sua idea di creatività come gesto libero e condiviso, intrecciando esperienze personali, pratica artistica e lavoro editoriale. Ancora, il maestro giapponese Mitsumasa Anno è al centro di Mitsumasa Anno 100, mostra a Palazzo Pepoli che permetterà di perdersi nell’universo di dettagli, citazioni, scoperte e giochi orchestrato da Anno, grazie ai più di 70 albi provenienti dal Fondo Sergio Silva, dal Fondo Emme edizioni e dalla Collezione Passerini Parma. Infine, dopo il successo delle prime due edizioni, torna OFF FAIR, a cura di Accademia Drosselmeier: un programma di mostre e donazioni di libri dall’archivio della fiera che porta i contenuti di BCBF fuori dai padiglioni di
IL GUARDAROBA FAVOLOSO E IL FILO CHE NON HA FINE
BCBF è presente in in città con la mostra Il guardaroba favoloso e il filo che non ha fine (spazio eXtraBO, Piazza Nettuno 1/ab): 150 titoli che invitano a muoversi tra sartorie fatate, eleganza e moda nella più recente produzione mondiale di albi illustrati. La curatela è di Marcella Terrusi, Silvana Sola e Mariaelena Schiavo, Anna Giulia Morano. Tre gli eventi in fiera: The Fabulous Wardrobe of Albertine: the Great Defilè of Picturebook (15 aprile, 9.50, Illustrators Café): l’illustratrice Albertine Zullo e la semiologa della moda Giulia Rossi esplorano l’universo artistico di Albertine, tra moda e immaginazione. Il guardaroba favoloso: Beatrice Alemagna e Paola Caridi. La stoffa racconta (13 aprile, 13.00, Booklovers Café) è una riflessione sulla condizione infantile, le storie e la stoffa. Infine, Il guardaroba favoloso e gli innumerevoli intrecci: fiaba, moda, arte, fili e albi (15 aprile, 17.00, Booklovers Café), un racconto di come la moda si intrecci negli albi di Steven Guarnaccia, Sophie Benini, Vittoria Facchini, Viktoria Semikina e Kristin Roskifte.
più piccoli, che potranno fare domande e dialogare con l’artista. È Chiacchiere a Colori, uno spettacolo alla scoperta della creatività, dei segreti, dei riti creativi, delle ispirazioni artistiche e dei trucchi del mestiere del grande artista Hervé Tullet. Il primo appuntamento è al Teatro Testoni di Bologna il 14 aprile, alle 18:00, nell’ambito di BOOM! - Crescere nei libri. Lo spettacolo, che proseguirà poi in tour a Roma, Torino e Milano, è realizzato grazie alla collaborazione tra Edizioni Erickson, Franco Cosimo Panini e Il Saggiatore. Hervé Tullet sarà presente anche a Bologna Children’s Book Fair il 13 aprile: in Sala Ronda, per condividere la sua visione di un’educazione che mette al centro il fare, il gioco e l’espressione libera; e al Book Lovers

BolognaFiere, per tutto l’anno e nel mondo. I libri che abitano la fiera divengono così patrimonio collettivo, grazie al coinvolgimento di biblioteche, musei e scuole nazionali e internazionali, che grazie alle donazioni, possono incrementare la loro proposta per i più piccoli. Centinaia di libri saranno dati: alla biblioteca internazionale di Genova; a Sesto Fiorentino; a Roma; nello storico Maggia di Stresa; e ancora in Ciociaria, tanti fumetti a Treviso, le fiabe alla Biblioteca Nazionale di Parigi, e quelli di arte, architettura, design, cinema fotografia e fumetto nella Firenze metropolitana. Infine, 100 gioielli dedicati all’arte, già presentati ad Arte Fiera, destinati a Gibellina, capitale dell’Arte contemporanea 2026.

Le anticipazioni sul programma 2026 di Giusi Marchetta
Ispirata a Il mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante, la XXXVIII edizione del Salone del libro mette al centro l’idea che ragazze e ragazzi siano dotati di uno sguardo capace di interrogare il presente per costruire un futuro migliore. In particolare quest’anno, quindi, il programma presenta una pluralità di eventi che interessano da vicino le nuove generazioni, a partire dalla lezione inaugurale della scrittrice Zadie Smith, dal titolo Ogni cosa era estrema. Ed è tuttora così. Una riflessione sull’adolescenza. Proprio questa età delicata e sfuggente diventa il filo conduttore degli incontri incentrati sulle storie di formazione di adolescenti che nascondono un segreto come il protagonista de Il custode di Niccolò Ammanniti o che volevano cambiare le cose come la Giovanna D’Arco raccontata ne La ragazzina di Valeria Parrella. Non mancano le novità dedicate al confronto con la propria identità: Le sette fate di Youssef di Linda Scaffidi e La ragazza d’aria della scrittrice di origine rumena Andreaa Simionel affrontano in modo diverso il racconto di un’adolescenza in bilico tra due mondi, mentre la sofferenza di chi sta crescendo

La Regione Toscana sarà presente al Salone del Libro di Torino con un suo stand di oltre 120 metri quadri che per cinque giorni diventerà l’“ambasciata” delle editoria e della cultura toscana. Allo stand infatti ci saranno oltre 70 eventi tra presentazioni, tavole rotonde, dialoghi, intermezzi teatrali
sotto le bombe trova spazio ne L’Album blu di Yaryna Grusha e nel libro di Novita Amadei, Da solo, ispirato alla storia vera di un bambino che, durante l’invasione russa in Ucraina, si mette in viaggio cercando una via di fuga Tra le proposte di narrativa straniera con giovani protagonisti, domina uno sguardo intenso ma ironico: Andrev Walden presenta Maledetti uomini, che affronta la storia di un bambino cresciuto con sette padri diversi, mentre John Patrick McHugh incontra i lettori a partire da Fine primo tempo, romanzo su un’adolescenza vissuta in Irlanda tra amicizie, calcio e primi amori. Adolescenti in contesti difficili sono invece al centro di In tempo reale di Tonio Schachinger, Radio Sarajevo di Tijan Sila e Maikan di Michel Jean storia vera e ancora poco conosciuta dei figli dei nativi sottratti alle famiglie per essere rieducati nei collegi canadesi. Come sempre grande spazio viene dedicato alle novità ma senza dimenticare i titoli che negli ultimi anni hanno raccontato in modo potente il percorso verso l’età adulta: tra i numerosi incontri dei ragazzi e delle ragazze del gruppo di lettura del Bookstock il dialogo con lo
e musicali per raccontare il fermento culturale della regione. La presenza di Regione Toscana sarà incentrata su due temi: da un lato sarà celebrato, grazie alla straordinaria forza delle foto dell’Archivio Locchi, già al centro di una mostra in Palazzo Guadagni Strozzi Sacrati, l’ottantesimo anniversario del voto femminile in Italia e in Toscana; dall’altro il 2026 è anche il duecentesimo compleanno del
scrittore americano Peter Cameron, autore di libri di culto come Un giorno questo dolore ti sarà utile, e il confronto con l’attore Pietro Turano e altri ospiti sul caso editoriale Una vita
Luciana Littizzetto, Melania Mazzucco, Francesco Pacifico e Alessandro Piperno si affiancano infatti in questa edizione anche i ragazzi e le ragazze della nuova sezione Il mondo

come tante di Hanya Yananghiara, successo che ha raggiunto migliaia di giovani lettori e lettrici. Lo sguardo delle nuove generazioni sulla lettura quindi non può e non deve essere ignorato: la più grande novità del Salone in questo senso è l’aggiunta di una nuova figura tra i curatori delle sezioni. A Francesco Costa, Tiziana Cremisi, Erin Doom, Matteo Lancini,
toscanissimo Collodi, al secolo Carlo Lorenzini, creatore di Pinocchio, simbolo globale della letteratura per ragazzi (e non solo).
Tra i principali ospiti negli spazi regionali ci saranno Dacia Maraini, Nicoletta Verna, Chiara Francini, ma i veri protagonisti saranno gli oltre 30 piccoli e medi editori che saranno ospiti dello stand, un modo per dare un sostegno
salvato dai ragazzini, Veronica Frosi, Gloria Napolitano, Sebastian Tanzi, Francesca Tassini e Lorenzo Riggio che hanno proposto temi che ruotano attorno ai modi in cui le nuove generazioni abitano relazioni, lavoro, linguaggi e spazi sociali. Non mancano tuttavia anche nelle altre parti del programma incontri ed eventi pensati per andare incontro alle
concreto a un comparto importante dell’economia toscana. Infine, come nelle ultime due edizioni del Salone del Libro, sabato 16 maggio ci sarà il “Treno dei lettori toscani”, un convoglio charter che da Santa Maria Novella porterà gratuitamente centinaia di giovani lettori direttamente a Torino (le prenotazioni si apriranno nella seconda metà di aprile).

aspettative dei giovani lettori e delle lettrici. Tra i più attesi, sicuramente l’appuntamento col Romance Pop up e il ciclo di eventi dedicati alle storie d’amore curati da Erin Doom e che oltre che al Salone, avranno luogo nelle sale dell’UCI Cinemas del Lingotto. Ricchissima in questa parte del programma la presenza di autrici italiane e internazionali tra cui Alessia Gazzola e Felicia Kingsley.

Per i più piccoli, il

Salone comincia con uno spettacolo speciale per festeggiare i cento anni di Winnie the Pooh di A. A. Milne con animatori e illustratori Disney e un grande vaso di miele che aspetta di essere riempito dai pensieri dei piccoli visitatori. A inaugurare il programma del Bookstock invece sarà Gianrico Carofiglio in dialogo con le scuole medie sulle piccole e grandi azioni che possono cambiare il mondo a partire dal suo libro Accendere i fuochi. Manuale di lotta e gentilezza.
Bambini e bambine in arrivo al Salone per incontrare classici amati e nuove storie non resteranno delusi dagli ospiti italiani e internazionali: dalla Francia arrivano infatti Magali Bonniol illustratrice della serie di albi della strega Cornabicorna, il mago dei colori Hervé Tullet con uno spettacolo destinato ai più piccoli che coniuga arte e illustrazione, Barroux col suo La tela di Bart e Guillaume Perreault, autore della serie a fumetti sulle avventure de Il postino spaziale. Sempre per il pubblico delle scuole elementari Helena Hedlund racconterà Semplicemente Kerstin
mentre Lena Frölander-Ulf presenterà Lotte senzaterra, storia di una marmotta alla ricerca del padre scomparso. Per gli amanti dell’albo illustrato imperdibili saranno gli eventi con Nicoletta Costa, Gek Tessaro, (che darà vita a una rappresentazione sulle piccole storie di insetti e abitanti del prato contenute ne I Bestiolini), e poi ancora i panel e gli incontri in programma con Marianna Balducci, Guia Risari,


Sergio Olivotti, Arianna Papini, Pino Pace e tutti i laboratori e le iniziative che intrecciano lettura ed altre forme d’arte come il reading a live painting di Animali superstar. Storie vere di animali straordinari a opera di Jacopo Olivieri e Giovanni Gastaldi, la lettura laboratorio de I tre capretti furbetti al parco acquatico di Bjørn F. Rørvik e Storie a perdicollo, uno spettacolo con Lodovico Bordignon e Sebastiano Amadio pieno di animali stravaganti e personaggi strampalati. Ad arricchire il percorso delle letture di qualità l’annuncio delle terne finaliste del Premio Strega ragazzi e la nuova edizione del Silent Book contest - Gianni De Conno Award, con la mostra dei sedici finalisti provenienti da tutto il mondo.
Per le scuole medie, il programma internazionale prevede tra gli altri la presenza di Cornelia Funke con Il regno verde ed Emma Carroll che presenterà il suo La piccola fiammiferaia brilla ancora. Dall’Olanda arrivano poi due avvincenti romanzi di formazione: Passaparola con il vento di Joke van Leeuwen, e Paloma
Giovedì 14 alle ore 11.30 presso lo stand della Regione Toscana
Il Centro regionale di servizi per le biblioteche per ragazzi e ragazze della Toscana
Presenta la nuova edizione di Almeno questi!, bibliografia specializzata per ragazzi giunta alla diciottesima uscita e proposta per la prima volta anche in versione cartacea. Uno strumento essenziale che seleziona ogni anno i migliori libri per orientare bibliotecari, insegnanti e operatori.
ALMENO QUESTI!
Al Salone del Libro di Torino la nuova edizione della bibliografia del Centro regionale di servizi per le biblioteche per ragazzi e ragazze della Toscana
La vetrina di Regione Toscana al Salone del Libro di di Torino accoglie quest’anno in veste rinnovata la bibliografia specializzata Almeno questi!, giunta alla sua diciottesima edizione.
La bibliografia è prodotta annualmente dal Centro regionale di servizi per le biblioteche per ragazzi e ragazze (attivo presso la biblioteca “Tiziano Terzani” di Campi Bisenzio e promosso dalla Regione Toscana, da questo Comune e dalla Fondazione Accademia dei Perseveranti) e si propone di rispondere alla sentita esigenza di chi opera nel mondo della letteratura giovanile (bibliotecari, insegnanti e altri operatori interessati) di disporre di una selezione – costruita con criteri ispirati a scelte qualitative – di libri di qualità in commercio destinati a infanzia, adolescenza e young adults, capace di supportare anche le scelte in fase di costruzione o ampliamento del fondo librario da parte di singole biblioteche.
Le proposte editoriali rivolte all’infanzia – pur con una tendenza negli ultimi anni a una buona presenza di opere di qualità – sono così numerose e non omogenee da rappresentare un mare magnum nel quale può essere faticoso orientarsi: ecco quindi che strumenti di formazione e informazione, come le bibliografie specializzate, possono contribuire a supportare l’impegno professionale di bibliotecari, insegnanti, operatori del settore chiamati a selezionare e proporre i libri a giovani lettrici e lettori.
Aggiornata ogni anno, la bibliografia si compone di libri scelti a partire dalla valutazione attribuita in LiBeR Database (espressa attraverso l’uso di “stellette”), fondata essenzialmente sulla qualità di testi e/o illustrazioni, sull’originalità, pertinenza e pregnanza dei contenuti, sulle possibilità di utilizzo sia in contesti di lettura individuale che condivisa.
Le schede che compongono la bibliografia e che descrivono ogni opera comprendono abstract, indicazione della fascia di età dei destinatari, ISBN – un utile strumento di ricerca – e prezzo. Almeno questi! si articola in sezioni che coprono le varie fasce di età, dalla prescolastica e scuola dell’infanzia fino a Young adults; a queste si aggiungono le sezioni dedicate ai crossover, che raggiungono lettori e lettrici prescindendo dai target di età, ai silent book, libri capaci di superare i confini, ai libri accessibili e ai libri in simboli, che ampliano la fruibilità dei testi con un’ampia gamma di interventi sui caratteri, il layout, la “traduzione”. Una piccola sezione speciale è infine dedicata – nel bicentenario della nascita di Carlo Lorenzini, noto come Collodi – a Pinocchio, con la segnalazione di edizioni integrali più o meno recenti dell’opera, purché reperibili in commercio, e di alcune riscritture o trasposizioni che testimoniano nel tempo la vitalità di un classico. Ogni anno il Centro regionale, attivo nel progetto della Biblioteca Diffusa di Campi Bisenzio, propone una serie di incontri rivolti ai bibliotecari e alle bibliotecarie delle reti toscane, finalizzati all’approfondimento di alcune sezioni della bibliografia. Per la prima volta, quest’anno, Almeno questi! viene proposto in versione cartacea a tiratura limitata; la versione elettronica sfogliabile e le edizioni precedenti della bibliografia sono accessibili gratuitamente a tutti e tutte dal sito LiBeRWEB. Federica Mantellassi

EDUCARE ALLA LETTURA
Anche quest’anno Educare alla lettura, realizzato in collaborazione con il CEPELL offre una preziosa occasione di aggiornamento su lettura, scuola e sfide educative. Il programma si apre con gli appuntamenti dedicati alle pratiche di educazione alla lettura come l’incontro conclusivo di Leggere cambia il mondo e la presentazione del volume legato alla scorsa edizione Perdersi, ritrovarsi. Filo conduttore del palinsesto saranno come sempre le storie: quelle che rileggono il passato, come nell’incontro corale Le donne che scrissero la Costituzione, e quelle che continuano a costruire il nostro immaginario come Le avventure di Pinocchio di Carlo Lorenzini che sarà ricordato con un evento speciale in occasione del Bicentenario Collodiano. Tra le novità più stimolanti per i piccoli lettori, si dialogherà sulle prime letture a partire dagli albi illustrati, si parlerà di lettura inclusiva, e si offriranno al pubblico le bibliografie aggiornate del nuovo numero di LiBeR, del Premio Nati per leggere e del Premio Andersen giunto alla quarantacinquesima edizione. Due eventi legati ai linguaggi con cui bambini e ragazzi scoprono il mondo ci presenteranno Nillson, progetto editoriale di Iperborea, e il lavoro della redazione di Internazionale Kids. Nel weekend il programma si concentra su scuola e apprendimento: tra gli ospiti che animeranno gli incontri a partire dai loro ultimi libri Daniela Lucangeli, Edoardo Lombardi Vallauri, Marco Rossi Doria. Stereotipi ed equità di genere sono invece oggetto del dialogo tra Marina Cuollo e Marzia Camarda, uno dei numerosi eventi promosso da Fondazione per la Scuola Compagnia di San Paolo sui diversi aspetti del percorso di formazione degli studenti. Il ruolo centrale della creatività nell’esperienza educativa sarà al centro del confronto tra esperti della narrazione per l’infanzia come Antonella Capetti, Angela Dal Gobbo, Elisa Mazzoli, Maria Teresa Nardi e Simona Vigoni mentre Della Passarelli analizzerà le storie che segnano il passaggio verso nuove età della vita. L’intreccio tra scrittura, arte e musica animerà eventi come il dialogo La scuola della curiosità organizzato dal Museo di Rivoli e Corraini con Fausto Gilberti, il panel Disegnare una canzone, i numerosissimi laboratori tra cui quello sul kamishibai e la formazione su pop-up e cartotecnica. Ampia parte del palinsesto mette il focus sul benessere psicologico attraverso panel sul disagio giovanile e incontri con esperti come Sandra Sassaroli che interviene sul modo di affrontare il trauma, mentre la dimensione dell’affettività sarà occasione di confronto in due eventi: Diventare sé stessi, sul tema delle identità non binarie in adolescenza, e Il vocabolario del rispetto su consenso e parità di genere. Imperdibili, infine, la tavola rotonda dedicata all’impatto dell’IA sulle competenze relazionali delle nuove generazioni e le riflessioni di studiosi come Vittorio Gallese e Luciano Floridi, voci che propongono una lettura critica del rapporto tra neuroscienze e tecnologie digitali, tra esperienza umana e intelligenza artificiale.
di Cees van den Berg. Storie che ispirano a costruire un futuro diverso saranno lo spunto degli incontri con Luigi Garlando che ha raccontato la figura di Sandro Pertini in Sandro libera tutti, Fabrizio Silei e Antonio Vassallo autori di Negli occhi di Giovanni. Storia di un ragazzo di Capaci e Daniele Aristarco che parlerà della collana Io dico no! pensata per approfondire ingiustizie del presente e del passato. Temi più legati all’interiorità dei protagonisti sono affrontati in Vespe nella testa di Daniele Nicastro e Via da qui di Tamara
Bach in cui ci si confronta con due diversi tipi di solitudine, mentre lo spagnolo Eloy Moreno con il suo Reti si interroga sul rapporto tra social e felicità. Uno spazio speciale riservato alla poesia accoglie tra le tante proposte il saggio di Giulio Zambon, Le parole sono frecce affilate, sul ruolo delle parole dei poeti nella nostra vita, e la nuova raccolta poetica di Silvia Vecchini, Se tutte insieme. Per rispondere alle sfide e agli interrogativi di una contemporaneità sempre più complessa, la letteratura per adolescenti e giovani adulti al
Salone presenta un quadro amplissimo di temi. Un mosaico di incontri sull’antichità classica offre l’occasione di fare un viaggio nel passato alla ricerca di strumenti utili per decifrare il presente con la guida di Michela Marzano, Nicola Gardini, Luciano Canfora, Matteo Nucci, Francesco Morosi e Paolo di Paolo. La voce delle donne nella storia sarà ricordata in numerosi incontri e in particolare da Dacia Maraini a partire da Scritture segrete. Le donne che hanno cambiato il mondo con la parola e Sara Rattaro che ne Il vestito di mia madre ci presenta una tra le più giovani protagoniste della Resistenza italiana. Molto attesi anche gli eventi in cui ragazzi e ragazze potranno confrontarsi col tema della guerra avvalendosi della lente di esperti come lo storico Carlo Greppi e Paola Caridi che in Gaza, l’albero e il bambino dà vita a una pianta di sicomoro testimone di una tragedia che dura da anni. Pur esplorando temi di attualità come l’IA con Giuseppe Antonelli e la necessità di un’informazione che vada oltre i social con Aldo Cazzullo, il palinsesto non rinuncia alle numerose nuove uscite capaci di stimolare immaginazione e spirito di avventura come Inferno freddo di Giuliana Facchini, Bagna i fiori e aspettami di Lidia Ravera, e l’ultima distopia di Pierdomenico Baccalario e Marco Magnone Countdown 1. Il libro della neve. Attraverso l’ampiezza del programma, il Salone invita quindi grandi e piccoli a ritrovare autori già noti e, allo stesso tempo, a lasciarsi guidare dalla curiosità verso nuove voci e storie capaci di sorprendere. A questo proposito nasce, in collaborazione con Cleio, L’isola di Arturolibreria per giovani lettori e lettrici, un nuovo spazio-libreria dedicato all’editoria


Giovedì 14 maggio 2026 ore 18.00
Il mondo è un libro e chi non viaggia ne legge solo metà
Presentazione del 150esimo numero di LiBeR Sala Fucsia
indipendente per l’infanzia che proporrà un programma di letture per i più piccoli e ospiterà una mostra di illustrazioni ispirate al tema del romanzo di Elsa Morante e tratte dai libri degli editori presenti in libreria (Beisler, Bianco e nero, Bohem Press, Equilibri, Hopi, Il Barbagianni, Kalandraka, Nomos, Orecchio Acerbo, Parapiglia, Sassi, Telos, Verba Volant). Non si contano infine gli eventi, i premi, i laboratori, gli spettacoli dedicati al fumetto, alle arti visive, alla musica e in generale, al mondo dell’arte e da quest’anno anche del podcast declinati sugli interessi e l’esperienza delle nuove generazioni ma a distinguere questa XXXVIII edizione del Salone è soprattutto la centralità riconosciuta alla voce dei ragazzi e delle ragazze, coinvolti in prima persona nella realizzazione del programma: oltre alla squadra dei gruppi di lettura del Bookstock e di Mi prendo il mondo, undici gruppi di lettura di scuole e biblioteche di ogni parte d’Italia dialogheranno in prima persona con gli ospiti; la Biblioteca delle passioni sarà animata dalle bibliografie curate da associazioni e reti giovanili come PoliENERGY, Friday for future Torino, Tutto Annodato, realtà che si occupa si sensibilizzare sul tema della salute mentale, e i Cerca Storie di Torino Rete libri; la squadra del Bookblog racconterà le giornate del Salone con video e reportage. Alle voci giovani, i giovani curatori hanno poi messo a disposizione un nuovo spazio, il Salotto: un luogo di confronto pensato per condividere spunti e riflessioni. Un’altra iniziativa, tra le tante proposte, che riassegna alla parola di tutti, grandi e piccoli, il potere di esprimere idee sulla realtà e la speranza di poterla cambiare.
Roberto Farnè
I Giochi sono la testimonianza di una continuità filosofica fra tradizioni antiche e aspirazioni contemporanee
Mentre si concludevano le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, Nell’inserto “La lettura” del Corriere della Sera del 22 febbraio, Donatella Puliga scriveva in un lungo articolo Dopo l’Olimpiade. Che cosa resta dei Greci: «Ci troviamo immersi in un tempo che sembra sospeso tra rito antico e frenesia contemporanea. Non è solo la fine di una competizione, ma il riflesso di una persistenza che sfida i millenni». Il rapporto fra le Olimpiadi antiche e quelle moderne, scrive Puliga anche se «poggia su faglie di profonda discontinuità» ha radici profonde che partono dalla Grecia classica, passano per Roma e ci consentono di comprenderne il senso (o il cambiamento di senso) oggi. Questo fenomeno culturale, nei suoi vari aspetti, è il focus della mostra I giochi olimpici. Una storia lunga tremila anni, a cura di Anne-Cécile Jaccard, Giulio Paolucci, Lionel Pernet, Patricia Reymond, allestita a Miano con la collaborazione della Fondazione
“Luigi Rovati” e dall’Olympic Museum di Losanna. Il catalogo della mostra (Johan & Levi, Fondazione Luigi Rovatti, pp.293), con una eccellente veste grafica e tipografica a cura di Sara Murrone, oltre alle immagini dei materiali esposti attraverso il ricco apparato iconografico suddiviso nelle sezioni tematiche, analizza il tema del - le Olimpiadi attraverso otto capitoli che ampliano e approfondiscono la visione della mostra. Ciò che immediatamente emerge è che le Olimpiadi moderne che vediamo e di cui parliamo non sono che la punta di un iceberg la cui storia occupa un tempo ben più profondo se si pensa che la loro nascita è datata 776 A.C. ad Olimpia e che, al ritmo di ogni quattro anni, si sono concluse dopo più di mille anni, nel 393 D.C. Era il tempo di un impero romano in sofferenza per le invasioni barbariche e dove il cristianesimo affermava il suo primato a partire dalla libertà di culto concessa da Costantino nel 313 e poi arrivata con Teodosio I al divieto dei culti pagani nel 380. Fu questo imperatore, col sostegno del vescovo Ambrogio, a dichiarare la fine delle Olimpiadi nel 393, considerate espressione di
culti pagani.
Dopo più di 1500 anni a far rinascere le Olimpiadi ci pensò Pierre De Coubertin nel 1896. Un “visionario” lo definisce nel suo saggio Anne-Cécile Jaccard: «Strenuo assertore del potere educativo dello sport, il barone francese reinventò i giochi dotandoli di una dimensione internazionale e umanista basati sui valori dell’eccellenza, dell’amicizia e del rispetto. […] I Giochi sono la testimonianza di una continuità filosofica fra tradizioni antiche e aspirazioni contemporanee» (p.79).

Il valore più importante della mostra, e i testi che corredano il catalogo ne sono una prova sul piano scientifico, è affermare che nello sport per come si è via via definito nella nostra storia c’è una cultura profonda, in altre parole: lo sport è cultura come lo sono le arti, la matematica, la filosofia, nate in quella Grecia classica che ha dato forma a spazi dedicati alla rappresentazione e allo spettacolo come il teatro e lo stadio, all’educazione e alla preparazione fisica come il ginnasio e la palestra. Oggi la lingua dello sport usa parole di radice greca perché lì è ha avuto origine questa cultura e questa pratica, e parole inglesi perché la storia moderna dello sport nasce e si sviluppa in Inghilterra nel XIX secolo.
Affermare che lo sport è cultura significa non solo fermarsi alle sue manifestazioni dove gli atleti danno spettacolo attraverso le competizioni nelle varie discipline, o praticare sport per il proprio benessere, ma anche lasciarsi guidare dalle testimonianze e dalle tracce che lo sport ha lasciato fin dalla sua storia antica; tracce e testimonianze che ci parlano nella mostra. Una testimonianza fra le più suggestive è la “Tomba delle Olimpiadi” di Tarquinia, portata alla luce a metà del secolo scorso in quella necropoli etrusca e così definita per le numerose scene di sport dipinte alle pareti. Vincenzo Bellelli ce ne dà una descrizione nel suo contributo all’interno del catalogo, mettendo in evidenza, oltre agli aspetti strettamente archeologici, come quelle espressioni atletiche fatte di corse, lanci, lotta ecc. fossero diffuse oltre

la Grecia. A Roma dove, come scrive Lionel Pernet, l’uso del termine “sport” per queste pratiche è anacronistico quando ci si riferisce all’antichità, «si individuano gli stessi tratti che contraddistinguono gli sport moderni; svago, competizione e attenzione alla salute» (p.69). Si deve a una satira di Giovenale il detto “Mens sana in corpore sano”, come preghiera rivolta a Giove e che esprime un ideale nella cura di sé, dove il corpo e la mente non sono entità separate, ma in armonia e in relazione reciproca.
maggiore presenza femminile a incidere su questo aspetto, fino a renderlo “glamour”. Le Olimpiadi, ieri come oggi, sono uno straordinario evento il cui valore simbolico è potentissimo, superiore a qualunque altra grande competizione sportiva. Per un atleta il solo far parte della squadra olimpica del suo sport rappresenta già un obiettivo di grande prestigio, il sogno è vincere una medaglia. Con il barone De Coubertin nascono le Olimpiadi moderne e la moderna “Pedagogia dello sport”. La sua

Per cogliere pienamente il valore delle competizioni atletiche nell’antichità classica basta vedere la straordinaria ricchezza di immagini che decorano anfore, vasi, coppe, con atleti impegnati nella corsa, nei lanci, nei salti: posture la cui estetica esalta il corpo nella tensione del movimento. La mostra gioca così mettendo in relazione l’antico e il moderno con i poster di alcune Olimpiadi del secolo scorso, con la ricerca grafica di loghi e immagini evocative, le tute, le scarpe, gli attrezzi, oggetti che uniscono alla funzionalità la dimensione iconica. Patricia Reymond nel suo contributo, una breve storia della “moda” alle Olimpiadi, scrive: «Lo sport agonistico scolpisce il corpo, e quello degli atleti è stato sempre rappresentativo di determinati canoni estetici” (p.89). Se i corpi nudi degli atleti rappresentati nelle statue classiche esprimevano insieme alla bellezza perfetta del corpo la bellezza della virtù della persona (Areté per i Greci, Virtus per i Romani), nella modernità il corpo dell’atleta si scopre e si copre a seconda del pudore e delle norme sociali/morali, ma sarà la sempre
opera e i suoi scritti, scrive Anne-Cécile Jaccard ci dicono di un “visionario” animato da una sorta di utopia pedagogica e sociale che lo portò a «reinventare i giochi dotandoli di una dimensione internazionale e umanista basata sui valori dell’eccellenza, dell’amicizia e del rispetto» (p.79). In una Europa attraversata da guerre senza soluzione di continuità (atroce fu quella franco-prussiana). De Coubertin pensò che le Olimpiadi avrebbero contribuito a quella educazione alla pace destinata purtroppo, a rimanere ancora un oggetto del desiderio. Da questo punto di vista lui ha fallito, anche se quei Giochi, puntualmente, ogni quattro anni ci dicono che la pace è possibile. Ad insegnarcelo è il gioco nelle forme della competizione che è prima di tutto partecipazione comune (cum-pĕtĕre, chiedere, dirigersi insieme) nelle forme del fair play, nella fatica condivisa dell’agon.
Le Olimpiadi si chiamano ufficialmente “Giochi olimpici” (Jeux olympiques, Olympic Games), non Sport, perché il gioco in quanto attività umana universale, unisce; l’Homo ludens , come ha scritto Johan Huizinga è alla base della costruzione della civiltà.
Marnie Campagnaro
La rubrica, realizzata in collaborazione con il gruppo di ricerca LETIN e Dipartimento FISPPA dell’Università di Padova, segue lo sviluppo del progetto BIBI - Biografie e Biofiction d’Infanzia
Materialità e potenzialità storico-culturali
delle carte visive
Dietro l’apparente semplicità di una carta visiva, fruibile tanto da una bambina quanto da un adulto, si cela una storia lunga e complessa, costruita attraverso sedimentazioni di pratiche narrative, educative, codici visivi, esperienze ludiche e forme di trasmissione culturale succedutesi nel corso della storia dell’educazione. Mobile, portatile, manipolabile e, perciò, disponibile a pratiche di classificazione e ricombinazione, la carta visiva concentra in una superficie piana e ridotta una densità immaginativa del tutto peculiare. Nel suo disporsi e ricomporsi, essa sollecita una pluralità di processi che investono la percezione, la memoria, l’organizzazione del pensiero e l’attribuzione di senso: osservare, riconoscere, associare, ordinare, ricordare, interpretare. La sua natura, profondamente ibrida, la pone al crocevia tra oggetto editoriale, pratiche di accesso alla cultura scritta e visiva e dispositivo ludico. Si configura, pertanto, come un campo di indagine particolarmente fecondo – e tuttavia ancora poco esplorato – poiché consente di osservare in che modo, nel corso dei secoli, la cultura e la costruzione degli immaginari abbiano preso corpo in dispositivi rivolti all’infanzia estremamente differenziati. In questa prospettiva, è proprio a partire da tali sollecitazioni che, nell’ambito del progetto BIBI, si è avviata una riflessione sulle potenzialità storiche, simboliche ed educative della carta visiva, assumendola come terreno di una ricerca storico-educativa insieme teorica e sperimentale.
Carte visive: quale forma di mediazione culturale?
Spesso assimilate al gioco e, per questo, non pienamente accolte nel perimetro del libro, ma al tempo stesso troppo implicate nei processi di trasmissione culturale per essere liquidate come supporti accessori, le carte visive occupano una zona di soglia, segnata da una costitutiva ambivalenza, che le ha a lungo sottratte a un’adeguata tematizzazione critica.
La loro storia editoriale è lunga e articolata. Già nel 1507 Thomas Murner ricorre a un mazzo di carte illustrate per sostenere i suoi studenti nell’apprendimento della filosofia, trasformando un contenuto astratto e di difficile comprensione in una pratica di riconoscimento, memoria e apprendimento ludico di notevole efficacia. In un contesto del tutto diverso, ma con analoga intensità culturale, lo Hyakunin Isshu, nato da una celebre antologia poetica giapponese, mostra come il formato-card abbia potuto trasmettere per secoli la letteratura classica attraverso
l’esercizio della memorizzazione (Bengtsson, 2025). Né meno rilevante è il caso, più noto, delle alphabet card, fenomeno educativo centrale nella literacy infantile. Le carte, in altri termini, non stanno ai margini della cultura del libro. Ne costituiscono, piuttosto, una linea apparentemente laterale, ma durevole e sorprendentemente fertile.
Esse, inoltre, contribuiscono ad arricchire l’esperienza stessa della “lettura”. A differenza della pagina, la carta visiva non impone una linearità continua, ma espone piuttosto a una lettura per accostamenti, ritorni, differenze, analogie e attese. La si osserva isolatamente e in serie, la si ricorda per posizione, per figura, per ricorrenza, la si dispone nello spazio, modificandone ogni volta il campo di relazione. In tal senso, la sua materialità dà luogo a una diversa economia del senso e della comprensione, nella quale percezione visiva, gesto manipolativo e attività interpretativa agiscono in modo inseparabile.
L’ipotesi radicale secondo cui le carte possano essere letteratura, funzionare come la letteratura e promuovere la letteratura (Bengtsson, 2025) merita di essere considerata in tutte le sue implicazioni teoriche. Non si tratta di estendere in modo generico la nozione di letterario, ma di riconoscere che, soprattutto nell’esperienza infantile, la relazione con il racconto, con la memoria culturale e con i primi processi di simbolizzazione prende forma anche attraverso meccanismi editoriali che non coincidono con la forma-libro.
Dalla materialità dell’oggetto alla progettualità dello sguardo
Ciò che rende particolarmente interessante la fruizione delle carte visive è la loro disponibilità alla manipolazione e alla ricomposizione: orientano il gesto, sollecitano confronti, chiedono di essere accostate, ordinate, nominate, discusse. Rendono così praticabili forme di attenzione condivisa e percorsi di costruzione del senso nei quali percezione, linguaggio e immaginazione procedono congiuntamente. In questo senso, esse diventano una vera palestra di visual literacy: ben oltre lo sviluppo di competenze di decodifica visiva, esse richiedono operazioni sofisticate, che implicano il saper agire sulle immagini, collocarle in una sequenza, farle entrare in una scena narrativa e relazionale. Proprio qui si coglie, ora come allora, una delle acquisizioni più fertili della riflessione di Neuman e
Roskos (1992): il valore educativo di un oggetto non dipende soltanto da ciò che mostra, ma dal tipo di azioni e di relazioni che rende possibili.
Nella stagione italiana di sperimentazione, tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta, vennero progettati giochi visivi basati sulle carte di straordinaria originalità. In quegli anni il libro per l’infanzia cessa progressivamente di essere pensato come mero veicolo di contenuti e viene assunto come strumento estetico e culturale, capace di accrescere l’agency di bambine e bambini anche prima della piena alfabetizzazione verbale. Le carte diventano così una delle forme attraverso cui si affermano l’autonomia di pensiero e la creatività dell’infanzia, aprendosi a pratiche di esplorazione visiva, tattile e spaziale nelle quali il senso si costruisce attraverso il fare, il vedere e il confrontare. Basti pensare all’orizzonte progettuale entro cui si è mosso il lavoro di collaborazione fra Bruno Munari e Giovanni Belgrano. Le carte narrative da loro create per Danese, oggi riproposte nel catalogo Corraini, non si limitano a semplificare o a rendere più piacevole l’accesso alle immagini: progettano le condizioni affinché il bambino possa esercitare lo sguardo come attività critica (Campagnaro, 2024). In Otto sequenze da mettere in ordine (1968), in Più e meno (1970), in Immagini della realtà (1976), Munari e Belgrano costruiscono situazioni in cui bambine e bambini sono chiamati a cogliere relazioni, differenze, progressioni, trasformazioni, passaggi di codice. La carta visiva diventa così il luogo in cui il vedere si fa lavoro del pensiero (confronto, ipotesi, montaggio, invenzione) e mostra che leggere può voler dire, già prima della piena padronanza della parola scritta, imparare a ordinare il reale, a riconoscerne le relazioni e a costruirlo come campo di senso attraverso le immagini.

carte organizzate in 20 ritratti femminili, ciascuno scomposto in 4 frammenti. Il loro valore progettuale risiede nella possibilità di rendere osservabili i processi di attribuzione di senso che si attivano quando il ritratto di una donna — artista, scienziata, matematica, politica, attivista, celeberrima o molto meno nota — non è dato come totalità immediata, ma prende forma attraverso la relazione tra indizi parziali, memoria culturale e ipotesi interpretative. Le BIBI Puzzle Cards hanno una duplice finalità. Da un lato, esse funzionano come strumenti di pre- e post-test, permettendo di rilevare il grado di familiarità con nomi, volti e percorsi biografici di donne significative all’inizio e al termine del percorso di ricerca svolto nelle scuole; dall’altro, agiscono come gioco visivo. Valutazione e formazione, osservazione e apprendimento, ricerca educativa e pratica d’aula risultano così strettamente intrecciate. In entrambi i casi, tuttavia, il riconoscimento dei volti delle donne scelte per questo lavoro di ricostruzione biografica — le cui immagini sono state appositamente progettate e realizzate dal team di ricerca LETIN dell’Università di Padova — non procede per evidenza immediata, ma per inferenza: un abito, un oggetto, una postura, una campitura cromatica o un dettaglio dello sfondo possono orientare l’identificazione quanto il volto stesso. In tal modo, la visual literacy viene intesa come pratica critica e situata, inseparabile dalla manipolazione e dalla trasformazione delle immagini: vedere significa intervenire sull’ordine dei frammenti, produrre connessioni, articolare narrazioni. È qui che BIBI ridefinisce, in chiave contemporanea, la tradizione delle carte visive, orientandola verso una grammatica visiva della biografia.
BIBI: una grammatica visiva della biografia È precisamente lungo questa linea che si colloca il progetto BIBI (https://www.childrensliterature-unipd.it/progetto-bibi/): la carta visiva viene sviluppata come vero e proprio strumento di ricerca visiva. Le BIBI Puzzle Cards, infatti, sono concepite per indagare in che modo bambine e bambini interpretano, negoziano e ricostruiscono, attraverso immagini frammentate, narrazioni biografiche e biofinzionali. Si tratta di un mazzo di 80
BIBLIOGRAFIA
Bengtsson, N. (2025). Playing cards: Forgotten format of a book? Bookbird: A Journal of International Children’s Literature, 63(1), 61–63.
Campagnaro, M. (2024). The long reach of creativity: The lasting impact of 1970s Italian children’s literature. Bookbird: A Journal of International Children’s Literature, 62(2), 5–13.
Neuman, S. B., & Roskos, K. (1992). Literacy objects as cultural tools: Effects on children’s literacy behaviors in play. Reading Research Quarterly, 27(3), 202–225.
Le venti figure selezionate non compongono una galleria omogenea né un repertorio esemplare chiuso, ma un insieme deliberatamente plurale, che attraversa circa millecinquecento anni di storia e mette in relazione contesti geografici, tempi storici e ambiti professionali differenti. Nel mazzo convivono, tra le altre, Maria Sibylla Merian, naturalista tedesca del Seicento, Alfonsina Strada, pioniera italiana del ciclismo, Wu Zetian, imperatrice cinese, Wangari Maathai, scienziata e attivista keniota, Rosalind Franklin, biochimica britannica, e Zaha Hadid, architetta irachena naturalizzata britannica. Questa eterogeneità rappresenta una precisa presa di posizione culturale: amplia l’archivio delle vite femminili disponibili allo sguardo infantile e, al tempo stesso, contribuisce a decostruire visioni eurocentriche della storia, dei saperi e delle genealogie dell’eccellenza femminile. Le carte intendono infatti intervenire anche nell’orizzonte degli immaginari infantili, ampliando le possibilità di identificazione e sottraendole a rappresentazioni univoche, stereotipate o esclusivamente domestiche del femminile. In tal modo, la ricostruzione del ritratto si lega alla ricostruzione di possibilità biografiche, e la visual literacy si intreccia con una più ampia educazione alla pluralità dei ruoli, delle esperienze e delle forme di presenza delle donne nella storia.
Flavia Fiocchi
Letterario G. P. Vieusseux di Firenze
Potrà sembrare fuori luogo, in un’istituzione culturale importante e rinomata come il Gabinetto Vieusseux di Firenze, nato a inizio Ottocento come gabinetto di lettura, dove sono messe a disposizione del pubblico cittadino e straniero le più importanti riviste d’Europa, festeggiare un compleanno ma è ciò che questa mostra si ripropone: celebrare i centocinquanta anni dalla nascita di Laura Orvieto (Milano, 7 marzo 1876 – Firenze, 9 maggio 1953), scrittrice di alcuni testi cardine della letteratura per ragazzi. Raccontare il mondo, recita il titolo, che alle nostre orecchie suona come “conoscerelo”, perché le storie di Laura Orvieto sono davvero uno strumento per scoprire la vita e il suo percorso formativo, tra alti e bassi, gioie e dolori, pericoli e montagne russe.

La mostra, che sarà visitabile fino al 24 luglio, è curata da Benedetta Gallerini ed Elisa Martini che hanno posto al centro del percorso la figura di Laura Orvieto, autrice di libri celeberrimi come Storie della storia del mondo e Leo e Lia, senza dimenticare altri nomi di scrittrici che, con le loro storie e racconti, hanno portato per mano intere generazioni di italiani nei pomeriggi piovosi o un attimo prima di addormentarsi.
Le curatrici hanno scelto di dividere la mostra in sezioni, salendo lo scalone di Palazzo Corsini Suarez, sede dell’archivio Bonsanti, si può incontrare la prima teca (L’eredità) dedicata al «Premio di letteratura per ragazzi Laura Orvieto», nato
all’indomani della morte della scrittrice avvenuta nel 1953, e un altro piccolo tassello, denominato Verso il futuro, nel quale la scrittrice recensisce il libro Bambi, appena uscito. Nelle teche centrali appare Laura, la “festeggiata”, con le prime edizioni dei suoi libri e le sue preziose carte manoscritte. Nella teca Gli antenati, oltre alla “Guida dell’Educatore”» e alla rubrica Books for Children, le opere di Rudyard Kipling, Louisa May Alcott, Ida Baccini, Emma Perodi, Carlo Lorenzini, che avevano dato il via al filone della letteratura infantile e, come la Orvieto, erano stati a loro volta iscritti al Gabinetto Vieusseux. Assieme a loro, Rosa Errera, scrittrice e maestra di Laura. Nelle vetrine Le amiche fiorentine e Le amiche lontane viene dato spazio alle scrittrici e illustratrici

contemporanee di Laura: Amelia Pincherle Rosselli, Maria Bianca Viviani della Robbia, Bona Gigliucci, Lina Schwarz, Sonia Naldi de Figner, Paola e Gina Lombroso, Teresa Corinna Ubertis (in arte Térésah), Augusta Rasponi del Sale (Gugù), legate alla famiglia Orvieto, ma anche all’Archivio, che ne conserva le carte.
Gli ultimi spazi sono riservati alle riviste per l’infanzia e soprattutto all’attività della Orvieto come direttrice della Settimana dei ragazzi, fondata all’inizio del 1945 e che cessò le pubblicazioni nel 1947. Tanti i bozzetti, che recano le firme – tra le altre – di artisti di chiara fama come Fiorenzo Faorzi, Piero Bernardini, Giancarlo Bartolini Salimbeni e Vinicio Berti. Auguri Laura Orvieto, è sempre una gioia leggerti e rileggerti.
Giovanna Canzi
Migrazione e appartenenza tra letteratura e immaginazione: il sentimento dell’esilio nei racconti di Mylene Fernández
Pintado e nei viaggi interiori delle storie per bambini.
Benché storicamente interconnessi, turismo e migrazione rappresentano oggi due fenomeni opposti. Chi viaggia per piacere ha di fronte a sé frontiere aperte e liquide, mentre chi è spinto da necessità le trova pressoché impenetrabili. Eppure, lo sguardo comparativo dell’antropologia ha messo in luce molte forme di mobilità territoriale sviluppatesi nel tempo non riconducibili alla figura del migrante o del rifugiato dominante nelle cronache attuali. La migrazione è una delle forme di viaggio che si sono verificate nel corso dei secoli e che continuano a essere presenti. Ma cosa significa migrare da un punto di vista psicologico? Cosa prova chi vive in-between, ovvero nel mezzo, in una terra che fisicamente non esiste, ma che si colloca a metà tra il Paese d’origine e quello d’arrivo? Lo racconta Mylene Fernández Pintado,


voce autorevole della letteratura cubana, nei suoi libri. Il più recente “Un lungo addio” (Edizioni Efesto) è un’antologia di racconti di ida y vuelta (andata e ritorno, il libro è in versione bilingue Ita/Esp) da e verso Cuba attraverso storie in cui si intrecciano vita quotidiana, spazio vissuto e ricreato, ricordi e speranze, delusioni e ambizioni di un variegato gruppo di personaggi. Dalla lettura di questi racconti
emerge la nostalgia per la patria perduta, il confronto fra assimilazione e tradizione, le ferite intime dell’esilio. Tanti i riferimenti intertestuali che spaziano dalla musica ai film alla letteratura. Primo fra tutti “Alice nel Paese delle meraviglie” e “Attraverso lo specchio” di Lewis Carroll che si riflettono nel racconto “Sprüngli” dove la protagonista si trova alle prese con un mondo straniante: lo stesso che percepisce il migrante quando arriva in un nuovo Paese. La malinconia e l’inquietudine mai sopita raccontate dall’autrice sono presenti anche in un albo pubblicato da Kite Edizioni (4+), scritto da Nadia Al Omari e illustrato da Richolly Rosazza. Un libro che parla di viaggi, esplorazioni, ma soprattutto della necessità di partire anche solo con il pensiero – A casa mi aggiravo tra i mobili perché mi sembrava che mancasse qualcosa – per trovare quel luogo dove ci si possa sentire liberi e felici. Nostalgia, casa, speranza sono, infatti, temi che nascono durante l’infanzia, che la accompagnano e che verranno contenuti in uno scrigno di ricordi – riprendendo una bellissima immagine di Rilke in “Lettere a un giovane poeta” – che rimangono a disposizione della personalità nella sua evoluzione verso l’età adulta, ai quali può sempre attingere a piene mani. Temi amplificati dalle poetiche immagini di Rosazza che accompagnano il viaggio psicologico di una ragazza attraverso il tempo, lo spazio, le stagioni. La sua ricerca la spinge in mondi fantastici, popolati da personaggi reali o incantati. In questo continuo girovagare, anche la sua vita può essere definita in-between, sospesa fra la sua casa e le dimensioni che di volta in volta indaga fino a scoprire che la felicità è negli affetti, e che tornare significa riconoscere dove si trova il proprio cuore.


Rita Valentino Merletti. Studiosa di letteratura per l’infanzia, ha perfezionato la sua preparazione professionale negli Stati Uniti, studiando e lavorando presso il Simmons College e la Boston University. In Italia ha pubblicato numerosi saggi, ed è stata responsabile di numerosi progetti di educazione alla lettura e corsi di formazione per insegnanti, bibliotecari, educatori e genitori.
di Rita Valentino Merletti e Luigi Paladin
Illustrazioni di Paolo Moretti
(Edizioni Accademia dei Perseveranti, 2025)
Avvalendosi anche delle scoperte delle neuroscienze - dai neuroni specchio ai neuroni della lettura - e dei recenti studi di psicologia dell’età evolutiva e cognitiva, gli autori analizzano il rapporto dei bambini e delle bambine con i libri, durante i loro primi mille giorni di vita. In questa edizione aggiornata gli autori propongono una rilfessione e una bibliografia specifica sui “libri che sanno accogliere”, accessibili e multimodali.
Luigi Paladin. Psicologo, bibliotecario, saggista, esperto in libri e lettura per l’infanzia. Docente presso l’Università Cattolica Statale di Brescia, ha coordinato e insegnato per molti anni nei Corsi per bibliotecari della scuola IAL-Lombardia. Attivo divulgatore con interventi di formazione e aggiornamento. La passione e lo studio sulla produzione di libri per l’infanzia si riflettono nella sua raccolta storica, costituita da oltre ventimila libri
Inserto redazionale
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| Accademia dei Perseveranti

Avvertenza
Contenuto e copertura
Il fascicolo di Schede Novità: la bibliografia del libro per bambini e ragazzi segnala, a cadenza trimestrale, una selezione di pubblicazioni per bambini e ragazzi pubblicate in Italia.
I dati bibliografici sono tratti da LiBeR Database, attivo presso la Biblioteca Tiziano Terzani di Campi Bisenzio (ora Biblioteca Diffusa (www.liberweb.it).
Le segnalazioni delle novità librarie per bambini e ragazzi – presentate in versione ridotta nel fascicolo – sono consultabili online in formato completo (con descrizione bibliografica al massimo livello di approfondimento e numerosi accessi per le ricerche) in LiBeR Database, dov’è disponibile l’archivio delle pubblicazioni distribuite in Italia dal 1987.
Norme
Le norme applicate nella redazione delle schede sono le Regole italiane di catalogazione REICAT.
Struttura e ordinamento delle schede
Le descrizioni, sempre presentate sotto il titolo e strutturate secondo lo schema dell’International standard bibliographic description, sono distribuite nei fascicoli in una sequenza per generi. Tutte le schede sono completate da abstract, fascia d’età e valutazione, proposta mediante un giudizio sintetico espresso con “stellette”:
HHHHH Da non perdere
HHHH Molto interessante
HHH Meritevole di interesse
HH Di scarso interesse
H Di nessun interesse
3 Albi e Racconti Illustrati 6 Libri Gioco
6 Poesia e Dramma
7 Fiabe, Favole e Leggende
7 Romanzi e Racconti
7 Fantascienza e Fantasy
7 Giallo, Horror e Mistero
8 Storie Fantastiche e Avventure
8 Storie dell’Età Evolutiva
9 Temi Sociali e Storici
9 Fumetti
9 Pensiero e Società 10 Religione 10 Scienza e Tecnologia 10 Natura
10 Arte e Spettacolo 10 Giochi, Sport e Hobby
11 Geografia e Storia
Indice 12 Titoli
Redazione e amministrazione: Idest srl - Villa Montalvo - Via di Limite, 15 50013 Campi Bisenzio (FI) Tel. 055 8966577 – Fax 055 8953344
E-mail: liber@idest.net
URL: http://www.liberweb.it
Direttore responsabile: Sandra Gesualdi Coordinamento editoriale: Flavia Fiocchi
Per i dati bibliografici di LiBeR Database: Antonella Lamberti, Federica Mantellassi, Benedetta Masi
Per la gestione e il trattamento della base dati dell’inserto: Federica Mantellassi
Inserto redazionale nel numero 150 (Aprile-Giugno 2026) di LiBeR
Progetto grafico: Paolo Bulletti Impaginazione: Mirco Bettazzi
1 - 9 chilometri
testi di Claudio Aguilera ; illustrazioni di Gabriela Lyon
Notes, 2025
[56] p. : ill. ; 23 x25 cm
ISBN 9791280614315 : € 15,90
Pensieri e riflessioni di un bambino che, ogni mattina, percorre a piedi 9 chilometri per andare a scuola e di tutti gli stratagemmi che trova per non annoiarsi: contare le farfalle, i propri passi, gli uccelli che vede, le nuvole.
Età: 6-7 HHHH
2 - L’albero e il drago
Pierdomenico Baccalario, Chris Riddell
Il Castoro, 2025
[32] p. : ill. ; 31 cm
ISBN 9791255334132 : € 16,50
Ai piedi di un vecchio albero, da uno strano uovo, nasce un piccolo drago curioso di scoprire il mondo: le parole del grande albero lo guideranno nella crescita e nelle sue esplorazioni, tra mille avventure.
Età: 5-7 HHHH
3 - Allora arrivò Sam
Edward van de Vendel ; disegni di Philip Hopman ; traduzione di Laura Pignatti Sinnos, 2025
143 p. : ill. ; 21 cm
(I narratori a colori)
ISBN 9788876096358 : € 14,00
Un bambino, Kix, e la sua sorellina, che vivono in campagna, sembrano essere stati scelti come padroni da un bellissimo cane bianco che ogni giorno va da loro, al quale mettono nome Sam e sul quale scopriranno un po’ per volta molti dettagli del suo passato.
Età: 8-10 HHHH
4 - Arturo la Volpe e il Gigante del Bosco
Astrid Sheckels
Il Castoro, 2025
[40] p. : ill. ; 28 cm
ISBN 9791255333586 : € 18,00
Arturo la volpe legge ai suoi amici animali del bosco una storia di giganti che, scatenando la loro immaginazione, li spinge ad andare nella foresta e a vivere un’avventura imprevista.
Età: 4-5
5 - L’asinello di Santa Lucia
HHH
Saioa Aginako
Corraini, 2025
[24] p. : ill. ; 22 cm
ISBN 9791254931806 : € 12,00
Biagio, l’asinello di Santa Lucia, racconta i preparativi, a partire dalla raccolta delle lettere per assicurare la consegna di regali e carbone nella notte del 13 dicembre.
Età: 3-5
6 - Astrofantastica
James Foley
Giralangolo, 2025
[36] p. : ill. ; 24 x 30 cm (Sottosopra)
ISBN 9791223702260 : € 15,00
Curci, 2025
[48] p : ill ; 27 cm
ISBN 9788863954890 : € 19,00
La bambina Bianca, che è malata e si trova in ospedale, non può fare tutto quello che vorrebbe ma con il suo gioco del mare immagina di essere tra le onde e di fare amicizia con una medusa fuori dal comune.
Età: 6-7
8 - Il berretto magico
HHHH
storia di Mireille Messier ; illustrazioni di Charlotte Parent Il Castoro, 2026
[52] p. : ill. ; 31 cm
ISBN 9791255334484 : € 18,00
Preoccupati per la salute del loro amico riccio, un bambino e una bambina che vivono in una casetta nel bosco, cercano di trovare uno gnomo che magicamente possa guarirlo.
Età: 4-5
9 - Buon compleanno!
Heena Baek ; traduzione di Dalila Immacolata Bruno Terre di Mezzo, 2025
[72] p. : ill. ; 26 cm
ISBN 9791259963574 : € 16,00
HHH
Il regalo ricevuto dalla zia di un guardaroba magico che ogni giorno le propone gli abiti adatti alla giornata aiuta Zebrina, un po’ per volta, a riprendere a uscire di casa e combattere il cattivo umore.
Età: 6-8
10 - Cece e Cice sulla neve
HHHHH
Alice Keller, Veronica Truttero
Camelozampa, 2025
[28] p. : ill. ; 16 cm
(A bocca aperta)
ISBN 9791254642467 : € 12,90
Cece e Cice, d’inverno, fanno di tutto per non sentire la sveglia e restare sotto le coperte, finché decidono di alzarsi, vestirsi, e uscire a giocare con la neve e realizzare un bel pupazzo!
Età: 2-3
11 - Cece e cice tra le foglie
HHH
Alice Keller, Veronica Truttero
Camelozampa, 2025
[28] p. : ill. ; 16 cm
(A bocca aperta)
ISBN 9791254642450 : € 12,90
Anche se a Cece e Cice piace dormire fino a tardi e la giornata è fredda, dopo una bella colazione e ben coperti, escono a giocare con le foglie cadute per tornarsene poi al calduccio di casa. Età: 2-3 HHH
12 - Ci pensa il tuo papà
Mireille d’Allancé
Babalibri, 2013
[32] p. : ill. ; 19 cm
(Bababum)
ISBN 9791281495180 : € 12,50
Come reagirebbe papà orso se il suo cucciolo cadesse nel fiume o fosse rapito da un mostro?
Senza dubbio farebbe di tutto pur di salvarlo! Età: 3-5 HHH
La bambina protagonista scopre che in casa c’è un cucchiaio che non si può usare per mangiare la minestra, e neanche per scavare buche in giardino o per suonare sulle pentole e, quando chiede perché, scopre che è un cucchiaio prezioso, pieno di storie.
Età: 5-7 HHHHH
15 - Dentro ogni giorno un dono : 12 storie piccole sul filo delle stagioni
Silvia Vecchini & Mark Janssen
Lapis, 2025
[36] p. : ill. ; 31 cm
ISBN 9791255190776 : € 16,00
Nel silenzio del freddo di gennaio Elefante resta in silenzio anche lui, dopo una brutta litigata, ma scopre che una vera amicizia scalda sempre il cuore: questo e altri 11 racconti, uno per ogni mese dell’anno, con una frase finale che ne riassume il senso morale.
Età: 5-7 HHH
16 - Di cosa hai paura?
un racconto di Carola Susani ; illustrato da Virginia Clericetti
Orecchio Acerbo, 2025 [32] p. : ill. ; 31 cm
ISBN 9791255070603 : € 17,00
Fratellino e sorellina si raccontano le paure durante la notte, mentre sono a letto, ed evocandole le loro paure sembrano prendere forma, in un albero mostruosamente grande, in un’onda anomala, in alberi con gli occhi, per poi sparire con la luce del mattino.
Età: 4-6 HHHH
17 - Dogger
Shirley Hughes ; traduzione di Chiara Carminati
Storiedichi, 2025
[36] p. : ill. ; 28 cm
ISBN 9791281160286 : € 17,00
Dave, che ha smarrito l’amato cagnolino di pezza
Dogger, lo ritrova fra i giocattoli esposti su una bancarella della fiera dove una bambina lo acquista prima che il piccolo riesca a recuperarlo...
Età: 4-6 HHHHH
18 - La domenica in città
Luca Tortolini, Alessandra Lazzarin
Orecchio acerbo, 2025 [52] p. : ill. ; 31 cm
ISBN 9791255070740 : € 17,50
Un gruppetto di bambine e bambini va in giro per la città di domenica, divertendosi a osservare le persone, visitare luoghi e musei, saltare, cadere, sbucciarsi le ginocchia, mangiare gelati e rammaricandosi di dover tornare ciascuno a casa propria.
Età: 6-7 HHHHH
19 - Due piccoli gorilla
Jo Weaver ; traduzione di Carla Ghisalberti
Orecchio acerbo, 2025
[32] p. : ill. ; 28 cm
ISBN 9791255070559 : € 16,00
HHH
13 - La città grigia
Torben Kuhlmann ; traduzione di Lia
Bruna
Orecchio acerbo, 2025
62 p. : ill. ; 29 cm
ISBN 9791255070665 : € 18,00
Robin, una bambina dall’impermeabile giallo, scopre che la sua nuova città, interamente grigia, è controllata da una fabbrica e, insieme all’amico
La piccola gorilla Toya gioca nella giungla, stringe amicizia con un cucciolo a lei simile che si è smarrito e gli fa conoscere i suoi cugini che però, presi dall’entusiasmo, a quel punto si dimenticano di lei.
Età: 4-6 HHHH
20 - È solo un bottone
Silvia Crocicchi
Mimebù, 2025
[40] p. : ill. ; 31 cm
(Primi passi)
L’elefantessa Stella è decisa a diventare astronauta e riesce a superare, uno dopo l’altro, gli ostacoli che il comando spaziale le mette davanti: è grossa, è un animale, non ci sono tute adatte a lei e così via.
Età: 4-5 HHHH
7 - La bambina e la medusa rosa
Lorenzo Tozzi ; Orchestra Asclepio ; illustrazioni Alessandro Sanna
Alani, decide di sfidare l’imposizione del grigio per riportare i colori e la libertà.
Età: 7-10 HHHH
14 - Un cucchiaio pieno di storie
Sandra Siemens ; Bea Lozano
Caissa Italia, 2025
[32] p. : ill. ; 25 cm
ISBN 9788867292110 : € 16,50
ISBN 9791257220051 : € 14,90
A volte le paure crescono fino a bloccarci, ci spingono a fuggire e a cercare riparo, ma forse affrontarle da vicino è l’unico modo per vincerle e... appenderci una medaglia!
Età: 4-6 HHHH
21 - Fabir e l’aria che si vede
Federica Ortolan, Marco Brancato
Carthusia, 2025
[26] p. : ill. ; 22x29 cm
(Trovati e ritrovati)
ISBN 9788869452246 : € 17,90
Fabir, una scimmietta dalla sensibilità speciale partita con la sua famiglia alla ricerca dell’aria che si vede, affronta un viaggio nella foresta tra incontri, amicizie e un grande terremoto, per poi ritrovare se stesso seguendo i suoni che ama e il battito del proprio cuore.
Età: 5-8 HHH
22 - Un gattino dopo l’altro
Davide Calì & Monica Barengo Kite, 2025 [32] p. : ill. ; 30 cm
ISBN 9788867452323 : € 18,00
Una coppia di anziani legati da una vita all’amore per i gatti, pensano forse di non prenderne più, ma il ritrovamento inatteso di un piccolo randagio li porta a fare un’eccezione: il micio ha sette tra fratelli e sorelle che uno alla volta arrivano...
Età: 4-6 HHHH
23 - Grande come
Guia Risari, Giulia Pastorino Lapis, 2025 [26] p. : ill. ; 18 cm (come)
ISBN 9791255190738 : € 10,00
Dolce come la pera, amaro come un chicco di caffè: il piccolo animale protagonista guida a scoprire le differenze che rendono il mondo vario e ricco, mostrando in doppia pagina concetti opposti attraverso cose e animali conosciute e riconoscibili.
Età: 2-3 HHHH
24 - Indovina chi viene a merenda?
Laura Mucha, Marc Boutavant ; traduzione di Sara Ragusa
Terre di Mezzo, 2025 [48] p. : ill. ; 29 cm (Acchiappastorie)
ISBN 9791259963420 : € 16,00
Il piccolo Orso vorrebbe leggere il suo nuovo libro, ma viene disturbato da Riccioli d’Oro, Cappuccetto Rosso e i Porcellini che vogliono mangiare il suo porridge, finché arriva anche Lupo, deciso invece a mangiarsi gli ospiti!
Età: 3-5 HHH
25 - L’inverno, la gatta, il fuoco e il libro
Alba Donati ; illustrazioni di Anna Rizzi Mondadori, 2025 [32] p. : ill. ; 25 cm (Leggere le figure)
ISBN 9788804804895 : € 16,50
Adelaide deve scrivere a Babbo Natale quali sono i suoi desideri ma non è facile perché le sembra di avere già tutto quanto si possa desiderare: il fuoco che arde nel camino, la neve fuori dalla finestra, la gatta acciambellata sulle sue gambe e un libro divertente da leggere.
Età: 5-6 HHH
26 - Io sono foglia
Angelo Mozzillo, Marianna Balducci , 2025 [32] p. : ill., foto ; 29 cm (Leggere le figure)
ISBN 9788804813279 : € 17,00
Un bambino descrive sia la varietà di condizioni emotive che giorno dopo giorno esperisce, sia le differenti azioni che ne derivano, fino a un inedito richiamo finale...
Età: 6-8 HHHH
27 - Io sono più alto di te!
Kyung Hye-Won ; traduzione di Andrea De Benedittis
Orecchio Acerbo, 2025
[36] p. : ill. ; 31 cm
ISBN 9791255070689 : € 15,00
Un gruppetto di animali compete per stabilire chi è il più alto, fino a che l’orso, irritato dal serpente
che per vincere usa l’appoggio di un albero, butta giù la pianta, lasciando senza casa il picchio che abitava tra le sue fronde.
Età: 2-3
28 - Lento lentissimo
HHHH
Jon Fosse ; traduzione di Eva Valvo ; illustrato da Lucio Schiavon Iperborea, 2025
[48] p. ill. ; 28 cm
(I miniborei)
ISBN 9791281724020 : € 17,50
Un bambino racconta di aver rubato una banana a una vecchietta incrociata per strada per poi doverla cercare, costretto dalla mamma, per ringraziarla, dal momento che ha raccontato di aver ricevuto la banana in regalo.
Età: 4-6
29 - Lisa e la medusina
Larissa Bacci
EdizioniPiagge, 2025
[30] p. : ill. ; 20 cm
(Pungoli)
ISBN 9788897182573 : € 13,00
HHHH
Durante un bagno in mare, Lisa incontra una piccola medusa triste perché evitata da tutti e, trovando un modo per stringere amicizia con lei senza urticarsi, scopre un ambiente pieno di rifiuti da eliminare che il lettore è invitato a individuare.
Età: 3-5
HHH
30 - La meraviglia della sterna
Federica Ortolan, Anna Spreafico Uovonero, 2025
[36] p. : ill ; 29 cm
(I geodi)
ISBN 9791280104694 : € 18,00
Quando la sterna, tornata dalla migrazione stagionale, mostra di essere apatica e annoiata, i suoi amici animali pensano di aiutarla a ritrovare il senso della meraviglia accompagnandola in un viaggio a ritroso per i luoghi che aveva attraversato.
Età: 4-6
31 - Mia nonna
Jan De Kinder ; traduzione di Anna Petrucco Becchi
Orecchio Acerbo, 2025
[40] p. : ill. ; 34 cm
ISBN 9791255070696 : € 16,50
HHH
Il nonno e la sua nipotina sono insieme in barca, il nonno sente molta nostalgia della nonna e la nipotina gli fa compagnia, ma dov’è la nonna?
Età: 5-6
HHHHH
32 - Il mistero del lago scomparso
Cristina e Giulio Cassar Scalia ; illustrazioni di Giulia Di Cara Piemme, 2025
25 p. : ill. ; 21 cm (Minigialli)
ISBN 9791223850664 : € 9,90
Un giorno d’estate tre amici decidono di andare a pescare ma scoprono che il lago è stato prosciugato da qualcuno che con un lungo tubo lo ha svuotato per fare incetta di pesci: non resta che scoprire chi è stato.
Età: 5-7
33 - Niente coccole!
Michela Nodari, Emanuele Benetti Mondadori, 2025
[28] p. : ill. ; 29 cm
(Leggere le figure : per leggere il mondo)
ISBN 9788804801245 : € 16,00
[28] p. : ill. ; 25 cm
ISBN 9791259963949 : € 14,00
Dopo una nevicata orso e donnola sono indaffarati a spalare e riordinare, ma un gesto maldestro dell’orso irrita la donnola: ne scaturisce una litigiosa discussione su come ci si debba scusare, finché non arriva la volpe, il cui intervento li offende tanto che entrambi pretendono nuove scuse...
Età: 3-4
35 - Non mi fai paura se sei dentro una storia
HHH
Anna Vivarelli ; illustrazioni di AntonGionata Ferrari
Interlinea, 2025
[22] p. : ill. ; 28 cm (Le rane grandi)
ISBN 9788866992240 : € 14,00
Mostri che ti inseguono, insetti di ogni tipo, dinosauri enormi e persino malvagi pagliacci: Gionni legge storie piene di esseri che gli fanno paura sapendo che tanto poi la storia finisce, può chiudere il libro e addormentarsi contento.
Età: 3-6
36 - Non sono una fata
Ji Hyeon Lee Orecchio acerbo, 2025
[40] p. : ill. ; 30 cm
ISBN 9791255070757 : € 16,90
HHH
Minuscoli e invisibili ai più, sono lì indaffarati, dal momento della raccolta del cotone alla tessitura delle stoffe e alla loro tintura e poi al momento del confezionamento degli abiti: non sono fate ma bambini sfruttati.
Età: 4-6 HHHHH
37 - Nonso
Guia Risari, Andrea Oberosler Sabir, 2025 [48] p. : ill. ; 31 cm (Lallero albi illustrati)
ISBN 9788831460910 : € 17,00
Nel paese di Chissadove un cucciolo di nome Nonoso, pur potendo parlare, decide di non farlo fino a quando non dovrà andare a cercare la sua bocca perduta.
Età: 5-6 HHHH
38 - Notte di Natale in libreria
Valentina De Pasca, Benedetta Sala Nomos, 2025 [24] p. : ill. ; 29 cm
ISBN 9791259582348 : € 16,90
La giovane talpa Milla torna felice a casa dopo tanto tempo e scopre che Norman, l’anziano libraio della città, non ha più le forze per tenere aperta la sua libreria, ma grazie all’energia di Milla e all’aiuto di tutta la comunità la situazione può cambiare in meglio.
Età: 5-6 HHHH
39 - Odisseo cerca un papà
Lena Repetur
Caissa Italia, 2026
[32] p. : ill. ; 23 cm (Kids)
ISBN 9788867292097 : € 15,90
HH
Il bambino protagonista esprime i suoi gusti in fatto di libri: che facciano ridere, siano pieni di avventure e anche paurosi e pieni di mostri, basta insomma che non ci siano coccole sdolcinate... a meno di cambiare idea al bisogno!
Età: 3-5
34 - Non l’ho fatto apposta!
HHH
Jörg Mühle ; traduzione di Giulia Genovesi Terre di Mezzo, 2025
Il cane Odisseo, che ha una vita felice con un bambino dai capelli rossi e la sua mamma, si convince che al piccolo manchi qualcosa e si mette a cercare un papà per lui: scopre però che l’impresa non è affatto semplice.
Età: 5-7
40 - Ogni alba
HHH
Marc Martin ; traduzione di Silvia Vecchini
Terre di Mezzo, 2025 [48] p. : ill. ; 30 cm
(Acchiappastorie)
ISBN 9791259963079 : € 16,00
Il momento che dall’alba conduce al levarsi del sole, visto attraverso scene che si concentrano sui particolari della vita animale e vegetale in una radura: il cerbiatto che si abbevera, il canto di un uccello, l’attesa di una rana per catturare un insetto.
Età: 3-5
HHH
41 - Oltre il muro cosa c’è
Andrew J. Ross ; traduzione di Giulia Ravera
Mondadori, 2026
[50] p. : ill. ; 29 cm
(Leggere le figure : per leggere il mondo)
ISBN 9788804798774 : € 16,50
Un bambina assiste ai tentativi fallimentari di altri bambini e bambine di oltrepassare un alto muro, dietro il quale si cela qualcosa di meraviglioso: tutti rifiutano il suo aiuto e infine deridono la soluzione che propone, eppure...
Età: 4-5 HHHH
42 - L’orecchio
Piret Raud ; [traduzione di Daniele Monticelli]
Uovonero, 2025
[32] p. : ill. ; 25 cm (I geodi)
ISBN 9791280104717 : € 18,00
Un orecchio, solo e confuso per aver perso la testa e quindi il suo cervello, scopre quanto sia importante la sua capacità di ascoltare per stringere amicizie e trovare il proprio posto nel mondo.
Età: 4-6 HHHH
43 - Orso e Uccellina. La nuvola
Jarvis Lapis, 2025 [36] p. : ill. ; 28 cm (Orso e Uccellina)
ISBN 9791255190783 : € 16,00
Quando Orso, che è in cerca di un amico, incontra Uccellina che vuole individuare una nuvola a forma di polpo, comincia a proporre una serie di idee originali per aiutarla, ma la nuvola sembra introvabile...
Età: 5-7 HHH
44 - Un passo alla volta
Britta Teckentrup Gallucci, 2026
[28] p. : ill. ; 26 cm
ISBN 9791222111643 : € 14,50
Piccola Lepre è così concentrata su tutto ciò che di brutto potrebbe succedere da non voler più lasciare la sua tana; gli amici però sono pronti ad aiutarla a superare le sue paure.
Età: 4-5 HHH
45 - Perla e la sua famiglia
Momoko Abe Zoolibri, 2025
[32] p. : ill. ; 31 cm (Gli illustrati)
ISBN 9788899556877 : € 18,00
Perla trascorre il suo tempo piacevolmente con gli acini di un grappolo d’uva che crede essere la sua famiglia, quando scopre di essere un pisello e decide di mettersi alla ricerca del suo gruppo di appartenenza, per scoprire invece che somigliarsi non è affatto necessario.
Età: 4-6 HHH
46 - Piccole gioie
Emma Quay ; traduzione e adattamento di Silvia Vecchini
Lapis, 2025
[34] p. : ill. ; 29 cm
ISBN 9791255190660 : € 15,00
Per essere felici non servono cose grandissime, basta accorgersi e tenere stretti i piccoli regali di ogni giorno, come le bolle di sapone, un giro sull’altalena, la ciliegina sulla torta.
Età: 4-8 HHHH
47 - La primavera del lupo farfalla
Federica Ortolan, Giulia Orecchia Carthusia, 2025
[30] p. : ill. ; 23 cm
(Storie al quadrato)
ISBN 9788869452284 : € 17,90
Una famiglia di lupi si trova lontana dal branco da quando è nata la sorellina, lenta perché sempre stanca: anche quando dovranno affrontare una primavera nevosa e diversi ostacoli, il fratel-
lino e la piccola sapranno prendersi cura l’uno dell’altra.
Età: 7-9
48 - Primula
HHHH
una storia di Nadine Robert ; illustrazioni di Qui Leng ; traduzione di Lodovica Cima Il Castoro, 2025 [80] p. : ill. ; 26 cm
ISBN 9791255334156 : € 18,00
La bambina Primula, insieme ai suoi fratelli e sorelle, va al ruscello vicino alla fattoria dove abitano seguita dalla capretta Peonia; al momento di rientrare a casa Peonia è scomparsa e Primula dovrà scegliere se andare alla sua ricerca o tornare a casa.
Età: 5-6
49 - La principessa oltre le montagne
HHHH
Valeria Angela Pisi, Francesc Rovira NubeOcho, 2025
[34] p. : ill. ; 30 cm
(Egalitè)
ISBN 9791387834272 : € 16,90
Una principessa rapita da una dragonessa scaccia i cavalieri accorsi a salvarla ma fa eccezione per la Cavaliera Verde che, invece di portarla via, resta con lei per costruire una macchina volante e partire insieme.
Età: 4-6
HHHH
50 - Quando Findus era piccolo
Sven Nordqvist ; traduzione di Samantha K. Milton Knowles Camelozampa, 2025
[32] p. : ill. ; 31 cm
ISBN 9791254642504 : € 16,90
Pettson racconta per l’ennesima volta al suo amato gattino Findus la storia di quando lo prese da piccolo, regalo di una vicina che lo vedeva triste e solo, e di come effettivamente la sua presenza gli cambiò la vita.
Età: 5-7
HHHHH
51 - Un regalo di Natale molto speciale
Stefania Luisi ; illustrato da Michele Bosco Mondadori, 2025
[40] p. : ill. ; 27 cm
ISBN 9788804804000 : € 17,00
Alla vigilia di Natale Scoiattolo, Donnola, Volpe e Tasso trovano una sorpresa nel bosco coperto di neve: un enorme pacco rosso che, uno strato dopo l’altro, nasconde una sorpresa per ciascuno di loro, soprattutto se riusciranno a trovarsi d’accordo e a non litigare!
Età: 3-4
HHH
52 - Rolando Lelefante festeggia il Natale
Louise Mézel
Sinnos, 2025
[60] p. : ill. ; 21 cm
ISBN 9788876096105 : € 12,00
Rolando Lelefante, un elefante dalle dimensioni ridotte, si prepara per festeggiare il Natale nella sua casetta: si occupa delle pulizie, cura le decorazioni, apparecchia la tavola, prepara il pranzo, invita le amiche asinelle...
Età: 5-6
53 - Se fossi un cavallo
Sophie Blackall
Il Castoro, 2025
[24] p. : ill. ; 26 cm
ISBN 9791255333852 : € 16,00
ISBN 9788899556884 : € 18,00
Sette bambini si presentano davanti alla porta di una casa, dove vengono accolti da chi ci abita, trascorrono del tempo tra giochi e occupazioni varie, finché arriva notte e quando tutti dormono, se ne vanno pronti a suonare ad un’altra porta.
Età: 2-3
55 - Storia di Topino
HH
Sveva Sagramola ; illustrazioni di Cristiano Sagramola Mondadori, 2025
[56] p. : ill. ; 27 cm
ISBN 9788804802327 : € 15,00
Topino è l’animaletto di peluche del cuore della piccola Petra: lo porta con sé nella culla, in viaggio, dappertutto fino a che non diventa troppo fragile e lo lascia allora a casa a socializzare con gli altri suoi giocattoli.
Età: 4-5 HHH
56 - Strano!
Mark Janssen
Lapis, 2025 [32] p. : ill. ; 31 cm
ISBN 9791255190851 : € 16,00
Gli animali della savana scoprono un misterioso oggetto e incuriositi si avvicinano uno a uno: ciascuno si vede venire incontro un suo simile, ma avvicinandosi fino a toccare l’oggetto, le creature che compaiono sono sempre più strane...
Età: 4-5 HHH
57 - Un tempo il mondo era di chi dormiva più a lungo
Massimo D’Anolfi, Giulia Pastorino
Terre di mezzo, 2026 [36] p. : ill. ; 31 cm
ISBN 9791259963260 : € 16,00
Fino a quando erano solo gli animali a sognare, il mondo era tranquillo e alimentato dai sogni di tutti ma l’arrivo dell’uomo nei sogni degli animali crea scompiglio e distruzione anche nel mondo vero: potrà rinascere bello come prima?
Età: 3-5
58 - Uno come
Guia Risari, Giulia Pastorino
Lapis, 2025
[26] p. : ill. ; 18 cm
(come)
ISBN 9791255190721 : € 10,00
HHHH
Dopo aver imparato a contare fino a 10, il simpatico protagonista lo dimostra attraverso similitudini quotidiane e concrete e alla fine invita anche i bambini a farlo, divertendosi.
Età: 2-3 HHHH
59 - L’uomo che non aveva un nome
Davide Cali & Lucia Carlini
Kite, 2025
[40] p. : ill. ; 30 cm
ISBN 9788867452385 : € 18,00
Nato e vissuto su un’isola disabitata, un uomo ha per unici amici animali e alberi ed è da loro che desidera intensamente tornare dopo aver sperimentato la fama effimera tra gli esseri umani.
Età: 5-6 HHHH
HHH
Rotolarsi nel fango, non fare il bagno, portare sul dorso la sorellina a scuola e molto altro: una bambina immagina la libertà che potrebbe avere e le cose che potrebbe fare, se fosse un cavallo.
Età: 4-6 HHHH
54 - Sette bambini
Forest Xiao
Zoolibri, 2025
[32] p. : ill. ; 27 cm
(Gli illustrati)
60 - La vicina di casa
Kestutis Kasparavicius ; traduzione di Adriano Cerri ; illustrazioni dell’autore
Iperborea, 2026
[32] p. : ill. ; 25 cm
(I miniborei)
ISBN 9791281724501 : € 16,50
Il coniglio rosinello, che ha il terrore dei serpenti, deve ricredersi quando scopre che la lunghissima nuova vicina di casa è un’anaconda gentile che, dopo aver seminato confusione in città, gli offre un a torta buonissima per fare amicizia.
Età: 4-6 HHHH
61 - Vicini anche nel tempo
Hélène Lasserre, Gilles Bonotaux ; traduzione di Paolo Cesari
Orecchio acerbo, 2025
[28] p. : ill. ; 33 cm
ISBN 9791255070627 : € 15,00
I molteplici e differenti abitanti di un palazzo, che sono pecore e lupi, giraffe e canguri e molti altri, dopo aver costruito una macchina del tempo, se ne vanno scorrazzando per le epoche e i luoghi del mondo, dall’età preistorica fino al futuro.
Età: 4-5 HHHH
62 - La zuppa della mamma
testi di K. T. Hao ; illustrazioni di Li-Ping Pan ; adattamento di Susanna Mattiangeli Il Barbagianni, 2025
[40] p. : ill. ; 34 cm
ISBN 9788897865483 : € 20,00
Per ogni momento dell’anno c’è una zuppa diversa preparata dalla mamma, e poi dalla figlia adulta che la tramanda a sua volta alla figlia: di fagioli rossi per il freddo inverno, di pesce per il tempo degli esami, di funghi e semi di loto pei i momenti importanti.
Età: 5-8 HHHH
63 - Un amore così..
testo di Larissa Bacci ; illustrazioni di Beatrice Falcone Puntidivista, 2025 [16] p. : ill. ; 23 cm
ISBN 9791280350664 : € 18,50
Esiste un amore così grande da essere incontenibile, così alto da essere irraggiungibile, così forte che non può essere spezzato, ma chi mai potrebbe essere l’oggetto di un sentimento tanto intenso?
Età: 2-3 HH
64 - Il fachiro Biancatesta
Teresa Porcella per il testo e la canzone, Giulia Orecchia per le immagini
Telos, 2025
[16] p. : ill. ; 19 cm
(I canterini)
ISBN 9791298513631 : € 11,90
Con il suo flauto il fachiro Biancatesta incanta i cinque serpenti che ha nella cesta, ma puntualmente qualcuno arriva a spaventarne uno... come andrà a finire?
Età: 2-4 HHH
65 - La letterina di Lupo a Babbo Natale
CShakti Staal, Marianne Barcilon ; traduzione di Lodovica Cima
Il Castoro, 2025 [36] p. : ill. ; 31 cm
ISBN 9791255333739 : € 22,00
Lupo, ansioso di mangiarsi Babbo Natale, astutamente scrive una lettera per invitarlo alla cena della vigilia, prepara e imbandisce la tavola e pulisce bene il camino: poi, stanco, si addormenta...
Età: 4-5 HHH
66 - Trasformanatale
Agnese Baruzzi
Lapis, 2025
[22] p. : ill. ; 16x26 cm
(I mutanti : piccoli libri, grandi sorprese)
ISBN 9791255190585 : € 13,00
Una pallina da appendere all’albero di Natale, una slitta per correre sulla neve, una calza piena di dolci: questi e altri oggetti che magicamente si trasformano in soggetti collegati alle feste e all’inverno.
Età: 3-4 HHH
67 - Tumpa cucù
Elisabetta Garilli, Emanuela Bussolati
Carthusia, 2025
1 v. : ill. ; 20 cm
ISBN 9788869452277 : € 12,90
Un bambino, una banda di animali vari e stru-
menti musicali che giocano, cantano, sperimentano giocattoli e allegramente esplorano il mondo che li circonda.
Età: 1-2
HHHH
68 - Il viaggio del piccolo principe testi di Anselmo Roveda ; illustrazioni di Andrea Serio
Giralangolo, 2025
1 c. (98x66 cm) : ill. ; 24 cm
(LeMilleunaMappa)
ISBN 9791223702215 : € 12,00
Insieme al famoso piccolo principe un viaggio immaginario attraverso galassie e asteroidi, incontrando personaggi molto comuni o molto stravaganti, in un percorso che pone domande relative alla vita e alle relazioni con gli altri.
Età: 6-8
69 - Che bestie
Gek Tessaro
Lapis, 2025 [32] p. : ill. ; 25 cm
ISBN 9791255190691 : € 16,00
HHH
74 - La finestra della scuola ha una tenda di stelle
Federico García Lorca ; traduzione di Marta Rota Núñez ; illustrazioni di Javier Zabala
Topipittori, 2026
77 p. : ill. ; 20 cm
ISBN 9788833701912 : € 16,00
Un dialogo fra un maestro e un bambino, l’alba in un aranceto, una signorina col ventaglio, un cavallino che porta un cavaliere morto, un bambino muto, il pianto di due ramarri: queste e altre 25 poesie dell’autore, in una selezione antologica.
Età: 8-99 HHHHH
75 - Il libro delle domande : selezione
Pablo Neruda ; illustrazioni di Paloma Valdivia ; traduzione di Giuseppe Bellini Lapis, 2025
[60] p. : ill. ; 31 cm
ISBN 9791255190684 : € 26,00
C’è qualcosa di più triste al mondo di un treno immobile nella pioggia? dove lasciò la luna piena il suo notturno sacco di farina? queste e numerose altre domande poetiche e senza risposta.
Età: 4-6 HHHHH
76 - Una luce in soffitta
Shel Silverstein ; nella voce di Damiano Abeni
Un bambino nel giorno del suo compleanno riceve un regalo bizzarro dalla sua “strana” mamma: ben 6 galline che richiedono le sue attenzioni scatenando il caos in casa, ma niente in confronto a quello che riceverà dal papà!
Età: 4-6
70 - Il dodo raffreddado
Haider Bucar
Caissa Italia, 2025 [28] p. : ill. ; 22 cm
ISBN 9788867292103 : € 15,90
HHHH
Il grande Dodo, che viveva su un’isola dell’Oceano Indiano, si beccò un raffreddore tremendo dopo un acquazzone e, dopo aver emesso uno starnuto esagerato, sparì dalla circolazione e nessuno più lo vide.
Età: 3-5
71 - Dove sei, piccola volpe?
HHH
Rob Biddulph ; traduzione di Giuditta
Campello
EL, 2025 [32] p. : ill. ; 27 cm
ISBN 9788829607426 : € 14,90
Una notte, un bambino aiuta una volpe a ricongiungersi col suo cucciolo e lei ricambia mostrandogli dove recuperare la sua volpe-giocattolo.
Età: 3-5
HH
72 - Faccio un etto con l’osso : prima assoluta! da schiattare dal ridere!
Sergio Olivotti Terre di Mezzo, 2025 [56] p. : ill. ; 31 cm
(Acchiappastorie)
ISBN 9791259963437 : € 16,00
Sul palco, un convinto attore declama la fiaba di Cappuccetto Rosso mentre il suggeritore, nascosto dietro al sipario, lo aiuta con le battute, ma lui fraintende tutto e ne vien fuori una rivisitazione esilarante.
Età: 4-6
HHHH
73 - Filastrocche in altalena
Nicola Cinquetti, Gek Tessaro Lapis, 2025
[84] p. : ill. ; 24 cm
ISBN 9791255190615 : € 15,90
Un bambino e una bambina piccoli e alcuni momenti delle loro giornate, fra capricci, emozioni, giochi, incontri, letture, desideri e sogni. Età: 4-5 HHHH
Orecchio acerbo, 2025
167 p. : ill. ; 24 cm
ISBN 9791255070641 : € 22,00
Un retino per catturare la luna, un suggerimento per sottrarsi alla noia di asciugare i piatti, l’automobile più lunga del mondo: questi e altri oggetti e situazioni improbabili in una raccolta di oltre 130 poesie.
Età: 5-8 HHHHH
77 - Neve
Gianni Rodari ; illustrazioni di Ana Terral EL, 2025
51 p. : ill. ; 27 cm
ISBN 9788866569008 : € 18,00
Un ospite inatteso il giorno di Natale, un paese i cui abitanti sono fatti di ghiaccio, una neve di lana e cotone: questi e altri temi in una raccolta di nove poesie legate alla stagione invernale e alle sue ricorrenze.
Età: 5-6 HHH
78 - Il pirata Malacacca
Alicia Acosta, Emilio Urberuaga NubeOcho, 2025
[40] p. : ill. ; 30 cm. (Siamo8)
ISBN 9791387834371 : € 16,90
Il pirata Malacacca è sempre di cattivo umore perché non riesce ad andare in bagno e decide allora di approfittare della condizione sconfiggendo gli avversari a suon di puzzette, finché una risoluta piratessa gli suggerisce il rimedio per fare finalmente la cacca.
Età: 4-6 HHH
79 - Segui la stella
Chiara Carminati, Massimiliano Tappari Lapis, 2025
[26] p. : foto ; 20 cm
ISBN 9791255190646 : € 12,50
Spunti in rima ci invitano a scegliere la stella che più ci piace tra quelle che ci circondano, senza che ci facciamo caso: di carta, di gomma, dipinte, profumate e anche da mangiare.
Età: 3-4 HHHH
80 - Solo il seme lo sa Silvia Vecchini, Agnese Baruzzi Lapis, 2025
[26] p. : ill. ; 25 cm
ISBN 9791255190653 : € 17,50
Nell’oscurità della terra, solo il seme conosce la forma che assumerà l’albero: che sia una quercia che offre protezione, un baobab che sop -
porta la siccità o un volitivo cactus nel deserto, la terra sa che occorre soltanto attendere con pazienza.
Età: 3-5 HHHHH
81 - Brutto anatroccolo a chi? : dieci fiabe sottosopra
Giuditta Campello ; illustrazioni di Ilaria
Mancini
Terre di mezzo, 2025
107 p. : ill. ; 23 cm
ISBN 9791259963734 : € 14,00
Dieci fiabe classiche con trama rielaborata. Età: 7-9 HHH
82 - Cappuccetti rossi
testi e illustrazioni Fabian Negrin Giunti, 2025
28 p. : ill. ; 29 cm
(Le strenne)
ISBN 9791223210659 : € 22,00
Una Cappuccetto che attraversa il bosco in treno, un’altra che vive la celebre storia a colpi di onomatopee e così via 12 diversi modi in tutto di interpretare la celebre fiaba di Cappuccetto.
Età: 6-10 HHHHH
83 - L’elefante, il topolino e il sentiero della felicità : viaggio alla scoperta dei cinque maestri : gentilezza, respiro, gratitudine, silenzio e perdono
Daniel Lumera ; illustrazioni di Ilaria
Zanellato Mondadori, 2025
94 p. : ill. ; 25 cm.
ISBN 9788804807520 : € 16,50
Attraverso la storia di Elefante e topolino che affrontano insieme un viaggio nella foresta e incontrano cinque grandi maestri, cinque lezioni per provare a vivere con serenità e in pace con se stessi e gli altri.
Età: 6-8 HHH
84 - Favole e storie
Lev Tolstoj, Attilio Lapis, 2025 [128 p.] : ill. ; 27 cm
ISBN 9791255190707 : € 18,00
La storia della cornacchia nutrita dal falco, quella del serpente la cui testa e coda volevano separarsi tra loro, il cavallo che non volle aiutare l’asino e cosa accadde: queste e altre storie nella riscrittura delle favole del celebre autore russo.
Età: 6-8 HHHH
85 - Meravigliose sirene
Rémi Giordano, Olivia Godat, Laura Pérez ; traduzione di Maria Bastanzetti Terre di mezzo, 2025 [45] p. : ill. ; 34 cm
ISBN 9791259962973 : € 20,00
Le sirene dalle voci ammalianti incontrate da Ulisse, la bella Sedna trasformatasi in sirena nelle gelide acque del Nord: queste e altre simili affascinanti e pericolose creature in una raccolta di dieci leggende da tutto il mondo.
Età: 8-9 HHH
86 - I musicanti di Brema
[adattamento del testo e versione in simboli PCS di] Enza Crivelli ; [illustrazioni di] Antonietta Manca Uovonero, 2025
[32] p. : ill. ; 22 cm
(Pesci parlanti)
ISBN 9791280104663 : € 19,00
Un asino, un cane, un gatto e un gallo ormai vecchi e malvoluti dai loro padroni decidono di
fuggire a Brema per fare i musicanti, ma durante il viaggio una casetta illuminata attira la loro attenzione: cosa accadrà?
Età: 4-5
HHHH
87 - Viaggio nel tempo dell’antica
Roma
Antonella Botti ; illustrazioni di Stefano Ragazzo Giralangolo, 2025
1 c. (98x66 cm) : ill. ; 24 cm (LeMilleunaMappa)
ISBN 9791223702475 : € 12,00
La storia delle origini di Roma, seguendo la narrazione dell’Eneide: la fuga da Troia, il viaggio, le peripezie e avventure di Enea, l’amore per Didone, l’arrivo sulle coste italiane e nel Lazio. Età: 6-8
HHHH
88 - La fattoria degli animali : una fiaba
George Orwell ; traduzione di Riccardo Duranti ; illustrazioni di Federico Maggioni Donzelli, 2025
168 p. : ill. ; 20 cm
ISBN 9788804639732 : € 20,00
Gli animali di una fattoria insorgono contro l’agricoltore che li gestisce e scacciatolo creano in alternativa una società d’ispirazione comunista, che degenera però in dittatura.
Età: 14-16
89 - Orgoglio e pregiudizio
HHHH
raccontato da Sara Marconi ; illustrato da Ernesto Anderle
Lapis, 2025
287 p. : ill. ; 22 cm
ISBN 9791255190769 : € 14,90
Tra affetti, gelosie, intrighi e rancori le vicende sentimentali di svariati giovani - ma in special modo due sorelle - sullo sfondo dell’Inghilterra di fine Settecento.
Età: 9-11
HHH
90 - Come ho salvato la vita a Einstein
Cornelia Franz ; traduzione di Monica Manzella ; con illustrazioni di Petra Baan
Iperborea, 2025
233 p. : ill. ; 20 cm (I miniborei)
ISBN 9791281724389 : € 16,00
2020: la dodicenne Emily, in viaggio con il padre su una nave diretta a New York, dopo l’incontro con uno sconosciuto si trova catapultata nel 1913, su un transatlantico destinato a un tragico incendio, dove incontra due ragazzi che come lei hanno viaggiato nel tempo.
Età: 9-11
91 - Mattimeo
terribile Malkariss, signore del regno sotterraneo.
Età: 11-14 HHHHH
92 - Banchetto per cani
François Gravel ; traduzione di Tommaso
Marzi
Biancoenero, 2025
94 p. : ill. ; 21 cm
(Fifa blu)
ISBN 9791280011954 : € 14,50
Dopo la segnalazione da parte del medico dell’orfanotrofio, il tredicenne orfano Martin viene riconosciuto idoneo per gli esperimenti misteriosi del ricco e malvagio Asmodius, che lo adotta allo scopo di sottoporvelo.
Età: 13-15 HHHH
93 - Canto di Natale raccontato ai bambini da Annamaria Piccione ; illustrazioni di Francesc Rovira
Mondadori, 2025
155 p. : ill. ; 23 cm (I classici)
ISBN 9788804804222 : € 18,00
Il vecchio signor Scrooge vive una vigilia di Natale molto speciale: una notte popolata da fantasmi e da visioni lo trasforma da spilorcio e taccagno qual era in un uomo buono e generoso.
Età: 8-10 HHH
94 - Detective delle stagioni. Chi è sparito nella neve?
Sara Fandrey Mondadori, 2025
54 p. : ill. ; 22 cm
ISBN 9788804803201 : € 14,00
Nel Bosco della Betulla Ballerina fervono i preparativi per il Natale quando Piero, il cucciolo di procione, scompare: Ape Agata e Orso Orlando, seguendo tracce e impronte con l’aiuto degli altri animali del bosco, risolveranno il mistero.
Età: 7-8 HHH
95 - La casa della S
Michela Nodari, Silvia Crocicchi
Pelledoca, 2025
52 p. : ill. ; 23 cm
(Piccole piume)
ISBN 9788832791402 : € 12,00
Margherita, io narrante, racconta del misterioso appartamento vuoto nel paesino di mare dove vive, che scatena la sua curiosità e i suoi sospetti: cosa vi si nasconde?
Età: 6-7 HHH
96 - Il leggendario tesoro di Hell Gate
Davide Morosinotto
Mondadori, 2025
489 p. : ill. ; 23 cm
ISBN 9788804792185 : € 17,00
HHHH
Brian Jacques ; traduzione di Loredana
Serratore Mondadori, 2026
473 p. ; 21 cm
ISBN 9788804755999 : € 14,90
Nell’Inghilterra di un Medioevo fantastico la crudele volpe Slegar rapisce i cuccioli dell’abbazia di Redwall, fra cui Mattimeo, figlio del guerriero Pietro, per venderli come schiavi al
New York, anni Venti del secolo scorso: una gang di ragazzini si imbatte sotto un ponte nel cadavere di un uomo che ha con sé alcuni oggetti che fanno loro pensare a un tesoro nascosto, che decidono di andare a cercare.
Età: 12-14 HHHH
97 - Villa Ombrosa. Il potere di Vinny
Paola Barbato ; illustrazioni di Martina
Naldi
Piemme, 2025
138 p. : ill. ; 20 cm
(Il battello a vapore)
ISBN 9791223851135 : € 9,90
L’undicenne Vinny, da poco traferita con la fa-
miglia nella misteriosa Villa Ombrosa, impara a gestirne le mille stranezze, fin quando si ritrova davanti a una porta che non riesce ad aprire: nasconde un segreto?
Età: 9-11 HHH
98 - Arriva il Natale nella valle dei Mumin : da un classico di Tove Jansson
Alex Haridi, Cecilia Davidsson, Cecilia Heikkilä ; traduzione di Alessandra Scali Iperborea, 2025
[40] p. : ill. ; 27 cm (I miniborei)
ISBN 9788870917468 : € 16,50 I Mumin sono spaventati dall’imminente arrivo di Natale, annunciato da Emulo, perché non comprendono bene di cosa si tratti e del perché tutti si agitino in preparativi di ogni sorta. Età: 5-7 HHHH
99 - Cavalcherò fino all’ultima frontiera : storia della ragazza che divenne Calamity Jane
Francesco D’Adamo Mondadori, 2025
222 p. : ill. ; 23 cm.
ISBN 9788804787181 : € 17,00
La storia dei pistoleri Calamity Jane e Billy the Kid, tra finzione e realtà, nel selvaggio West.
Età: 11-13 HHHH
100 - Grillo
Annet Schaap ; traduzione dal nederlandese di Anna Patrucco Becchi La Nuova Frontiera Junior, 2025
377 p. ; 22 cm
ISBN 9791280176912 : € 20,00
Con il fratellino Grillo, un bambino lento, privo di un braccio, pauroso, la giovane Elisa parte alla ricerca degli altri fratelli, rifiutando di credere che siano scomparsi in un naufragio, come il padre e la matrigna raccontano.
Età: 11-14 HHHH
101 - L’isola dei delfini blu Scott O’Dell ; traduzione di Susanna Mattiangeli Il Barbagianni, 2025
208 p. : ill. ; 21 cm (Le uova)
ISBN 9788897865476 : € 16,50
La storia della piccola Karana che, rimasta sola sull’isola del Pacifico dove viveva con la sua tribù, vi resta per anni senza incontrare altri esseri umani e impara a sopravvivere
Età: 12-14 HHHH
102 - Tobia. La vita sospesa
Timothée de Fombelle ; illustrazioni di François Place ; traduzione di Maria Bastanzetti
Terre di Mezzo, 2025
339 p. : ill. ; 21 cm
ISBN 9791259963741 : € 18,00
Un bambino microscopico di nome Tobia, che abita con il suo popolo tra le pieghe e i rami di un enorme albero, vive cinque anni di avventure e amicizie, sempre in fuga da terribili inseguitori che hanno esiliato la sua famiglia.
Età: 11-14 HHHHH
103 - Vida e la missione di Re Inverno
Bjarne Reuter ; traduzione di Eva Valvo ; illustrato da Anna Forlati Iperborea, 2025
153 p. : ill. ; 20 cm
(I miniborei)
ISBN 9791281724044 : € 15,50
La piccola Vida, che con il fratellino Karl è ospite a casa del nonno per qualche giorno, incontra una curiosa creatura e decide di aiutarla a superare la prova imposta da Re Inverno per diventare veri folletti.
Età: 8-10
HHHH
104 - Adele
Anna Vivarelli , 2025
207 p. ; 21 cm
(Zonafranca)
ISBN 9788876096372 : € 15,00
Nell’Italia degli anni Sessanta del secolo scorso, l’amicizia tra Adele, figlia della portinaia e di un operaio, con Giulio, figlio dei più ricchi del palazzo, rompe le loro barriere e la solitudine ed evidenzai quanto hanno in comune al di là delle apparenze.
Età: 14-16 HHHHH
105 - Anna dai capelli rossi. 1: Benvenuta a Green Gables!
[adattamento di Kallie George ; illustrazioni di Abigail Halpin]
Il Castoro, 2025
63 p. : ill. ; 23 cm
ISBN 9791255333876 : € 15,00
Fratello e sorella adulti e non sposati adottano l’orfana Anna, dai capelli rossi, dall’allegria e la chiacchiera incontenibili, che porta una inaspettata ventata di gioia nelle loro vite.
Età: 7-9
HHHH
106 - Anna dai capelli rossi. 2: Spiriti affini!
[Adattamento di Kallie George ; illustrazioni di Abigail Halpin]
Il Castoro, 2025
63 p. : ill. ; 23 cm
ISBN 9791255333890 : € 15,00
L’orfana Anna, adottata da Marilia e dal fratello, si ambienta a Green Gables, sperando soprattutto di riuscire ad avere un’amica del cuore, desiderio che si realizzerà quando conosce la coetanea Diana, gentile e sorridente.
Età: 7-9
HHHH
107 - Il diario di Marilou. Amicizie e disastri al campo estivo
Catherine Girard-Audet ; traduzione di Caterina Ramonda Piemme, 2025
137 p. : ill. ; 22 cm
(Il battello a vapore)
ISBN 9788856699395 : € 16,50
In forma di diario il racconto della undicenne Marilou e del suo campo estivo di una settimana, tra momenti di divertimento e di scoramento.
Età: 11-14
108 - Io esisto
HHH
Holly Bourne ; traduzione di Sara Saorin
Camelozampa, 2025
441 p. ; 22 cm
(Le Spore)
ISBN 9791254641910 : € 19,90
La sedicenne inglese Paige vive in completa solitudine cercando di essere invisibile agli altri da quando la sua unica amica Ruby si è trasferita, fino a quando non riuscirà più a restare in silenzio davanti a numerosi sottili episodi di bullismo nei confronti di chi è più fragile.
Età: 16-19 HHH
109 - Orlando : una storia di Virginia Woolf raccontata da Beatrice Masini ; illustrazioni di Daniela Costa Pelledoca, 2025
59 p. : ill. ; 24 cm (OcchiAperti)
ISBN 9788832791334 : € 18,00
Il poeta Orlando, protetto della regina Elisabetta I, vive per quattro secoli alla costante ricerca di poesia e amore.
Età: 13-15 HHHH
110 - Piovono maiali
Shiro Yadama ; traduzione di Roberta Tiberi
Kira Kira, 2025
83 p. : ill. ; 19 cm (Tekuteku)
ISBN 9788832019285 : € 14,00
Noriyasu, un bambino giapponese, si accorge che sua madre legge il suo diario e decide di scriverci allora cose incredibili, non immaginando che la mamma le avrebbe usate per sorprenderlo.
Età: 8-9 HHHH
111 - Sono troppo io!
Daniele Nicastro ; illustrato da Carolina
Grosa
Lapis, 2025
275 p. : ill. ; 20 cm
ISBN 9791255190714 : € 13,50
Il bambino Alex racconta di sé con ironia, soffermandosi sul disagio del suo deficit di attenzione e annotando tutte le volte che perde oggetti, che pensa ad altro, che combina guai.
Età: 9-11 HHH
112 - Theo & Teseo nel labirinto Joseph Coelho ; traduzione di Sara Ragusa e Alessandra Valtieri
Terre di mezzo, 2025
315 p. ; 22 cm
ISBN 9791259963055 : € 15,00
Le storie, quasi parallele di Teseo che, nell’antica Grecia, cerca le proprie origini non sapendo chi è suo padre, e quella di Theo che nell’Inghilterra odierna, chiede alla madre chi è suo padre che non ha mai conosciuto, sembrano destinate a intrecciarsi.
Età: 11-15 HHHH
113 - Vulcano
Zakiya Ajmi ; traduzione di Eva Valvo Camelozampa, 2025
144 p. ; 22 cm
(Le Spore)
ISBN 9791254642016 : € 18,90
L’adolescente Anna, dopo alcuni mesi con la madre in un centro antiviolenza a causa dei comportamenti del padre, è pronta per una nuova vita: fra amicizie, situazioni pericolose e sentimenti che nascono, qualcosa dentro di lei comincia a cambiare...
Età: 16-19 HHHH
114 - Conta le stelle
Lois Lowry ; traduzione di Sara Congregati Mondadori, 2025
176 p. ; 22 cm
(Contemporanea)
ISBN 9788804790877 : € 17,00
1943: a Copenhagen, occupata dai nazisti, la decenne Annemarie racconta l’avventurosa operazione messa in atto dai suoi per salvare dalla deportazione la sua amica coetanea Ellen insieme alla famiglia. Età: 12-14 HHHHH
115 - L’inverno delle stelle
Nicoletta Verna
Rizzoli, 2025
397 p. ; 22 cm
ISBN 9788817191982 : € 17,50
Tra i boschi e le colline di Fiesole, vicino Firenze, nel 1943, la giovanissima Sirio e la sua banda di coetanei scorrazza libera per i boschi, vivendo anche in prima persona le conseguenze dell’occupazione nazista e delle lotte partigiane.
Età: 11-14 HHHH
116 - Paillettes : cinque storie di luce dal buio
Fabrizio Silei
Caissa Italia, 2025
94 p. : ill. ; 18 cm
(Calicanto)
ISBN 9788867292189 : € 8,00
Il racconto di quattro ragazze recluse in un campo di prigionia nazista che aiutano una fallimentare rivolta contro i loro aguzzini, la storia di un travestito all’epoca del fascismo e altri due racconti legati alle persecuzioni razziali dei nazisti.
Età: 14-16 HHHH
117 - La piccola fiammiferaia
brilla ancora
testo di Emma Carroll ; illustrazioni di Lauren Child ; traduzione dall’inglese di Aurelia Martelli
Giralangolo, 2025
198 p. ; ill. 20 cm
ISBN 9788859294177 : € 18,00
Nella Londra del 1887 la piccola Bridie, operaia poverissima in una fabbrica di fiammiferi, fonte di veleni tossici e di sfruttamento, con coraggio non comune, non si arrende al suo misero destino e si ribella.
Età: 9-11 HHHH
118 - I Watson vanno a Birmingham, 1963
Christopher Paul Curtis San Paolo, 2025
222 p. ; 21 cm
(Narrativa San Paolo ragazzi : l’avventura della mente e del cuore)
ISBN 9788892248274 : € 18,00
Flint, 1963: con i genitori e la sorellina, il decenne Kenneth, che racconta, accompagna il fratello di 13 anni, violento e ribelle, dalla nonna a Birmingham, in Alabama, dove assiste a una strage razzista in cui muoiono quattro bambine.
Età: 12-15 HHHHH
119 - Ambra Chiaro non è un colore : il graphic novel
Paula Danziger ; adattamento e illustrazioni di Victoria Ying ; colori di Lynette Wong ; traduzione di Laura Tenorini
Il castoro, 2025
103 p. : ill. ; 20 cm
ISBN 9791255333142 : € 15,00
L’americana Ambra, terza elementare, figlia unica di genitori divorziati, racconta i virtuali viaggi all’estero giocati in classe con il maestro, ma soprattutto il dolore per l’improvviso trasloco di Mattia, il suo più caro amico.
Età: 8-9 HHHH
120 - Un anno per amarti
storia Gene Luen Yang ; disegni Leuyen
Pham
Tunué, 2024
343 p. : ill. ; 22 cm
(Prospero’s Books)
ISBN 9788867906543 : € 24,00
Vissuta fino a 14 anni nell’incanto dell’amore e della giornata di San Valentino, con un amico immaginario piccolo Cupido, Valentina scopre
crescendo che l’amore può essere complicato, che anche gli amici immaginari si trasformano e che le persone che ci amano possono mentire, sia pure convinte così di proteggerci.
Età: 14-16
121 - Il bosco segreto
Kengo Kurimoto
Il Castoro, 2025
213 p. : ill. ; 18 x 25 cm
ISBN 9791255334194 : € 19,50
HHHH
La giovanissima Poppy, portando in giro il suo cane Pepper, entra in un giardino recintato vicino casa dove conosce Rob, un coetaneo, con la guida del quale scopre le meraviglie della natura e del bosco e ritrova l’energia per aiutare sua mamma, caduta in depressione.
Età: 9-12
HHHHH
122 - La grande rimozione
Roberto Grossi
, 2024
207 p. : ill. ; 21 cm
(Brick)
ISBN 9788876187209 : € 20,00
I dati di un rapporto che rivela quanti miliardi di tonnellate di anidride carbonica sono stati immessi nell’atmosfera dalle attività umane e altre informazioni e riflessioni sul cambiamento climatico.
Età: 16-99
123 - Michi birichina
HHHH
Agata Loth-Ignaciuk, Berenika Kolomycka ; traduzione di Giulia De Biase
Mondadori, 2025
86 p. : fumetti ; 24 cm (Leggere le figure)
ISBN 9788804798217 : € 17,00
L’aspirapolvere è un mostro rumoroso che ingoia ogni cosa, la lavatrice è una strana giostra che intrappola, il frigorifero può rivelarsi un prezioso alleato: la piccola Michi in tre storie tra le mura domestiche.
Età: 4-6
HHH
124 - Mira. #ragazze&ragazzi, #contro, #adulti
Sabine Lemire e Rasmus Bregnhøi ; traduzione dal danese di Claudia Valeria
Letizia e Eva Valvo
Sinnos, 2025
101 p. : ill. ; 24 cm
(Leggimi! Graphic)
ISBN 9788876096310 : € 14,00
Mira e i suoi amici, stanchi di non essere ascoltati dai genitori a casa e dagli insegnanti a scuola, si organizzano e protestano contro le troppe verifiche e per ricordare a tutti gli adulti che anche loro hanno delle esigenze.
Età: 9-11
HHHH
125 - Mumin comincia una nuova vita
Tove Jansson
Iperborea, 2025
74 p. : ill. ; 11x21 cm
ISBN 9788870915754 : € 15,00
Nella placida valle dei Mumin arriva un profeta che dispensa precetti di vita libera, senza regole e senza obblighi e questo genera molta sregolatezza ma non altrettanta felicità: cosa fare?
Età: 9-11
HHHH
126 - Il postino spaziale. Panico alla posta
Guillaume Perreault ; traduzione dal francese di Federico Appel
Sinnos, 2025
168 p. : ill. ; 24 cm
(Prima Graphic)
ISBN 9788876096303 : € 18,00
Il postino spaziale Bob aiuta in segreto la collega Marcelle a rimediare a un errore, catturando una creatura mutante divoratrice di cavi elettrici che la ragazza ha involontariamente introdotto nell’ufficio postale, causando ingenti danni. Età: 8-10 HHHH
127 - I racconti del Castello Tremarella. Una mummia molto chic
Loic Clément, Julien Arnal Lapis, 2025 [40] p. : ill. ; 20x27
ISBN 9791255190639 : € 15,00
Adocchiata dai giornalisti durante una serata di festa in cui umani ed esseri soprannaturali escono insieme, una mummia diventa per un breve periodo icona della moda ma sarà bello per lei tornare poi al suo castello infestato, tra gli amici di sempre.
Età: 6-7 HHHH
128 - I racconti del Castello Tremarella. Vita da mostri
Loic Clément, Julien Arnal Lapis, 2024 [40] p. : ill. ; 20x27
ISBN 9791255190097 : € 15,00
Nel castello Tremarella la vita dei mostri può essere difficile, come quando il vampiro di giorno russa troppo e il lupo mannaro non riesce a riposare, fino a quando la mummia non propone loro di provare per un po’ la vita dell’altro.
Età: 6-7 HHHH
129 - Troppo libera : l’arte, l’amore, la lotta di Camille Claudel Assia Petricelli, Sergio Riccardi Tunué, 2026
242 p. : ill. ; 24 cm (Ariel)
ISBN 9788867906567 : € 19,90
La vita travolgente e dall’esito drammatico della scultrice francese Camille Claudel che, dopo un esordio promettente nella vivace Parigi della fine del diciannovesimo secolo, pagò un caro prezzo alla sua vitalità e incapacità di fare compromessi e fu chiusa in manicomio.
Età: 16-19 HHHHH
130 - Benvenuto : un libro sull’amicizia
scritto da Alison Green ; illustrazioni di Axel Scheffler
Emme, 2025
[34] p. : ill. ; 29 cm
ISBN 9788829607075 : € 16,90
Tanti animali ci mostrano che l’amicizia è giocare insieme, aiutarsi, scusarsi, capirsi, ridere insieme... Età: 4-5 HHH
131 - Cerco la mia storia
Giovanni Colaneri
Rizzoli, 2026 [48] p. : ill. ; 29 cm
(Albi illustrati)
ISBN 9788817195287 : € 17,00
Il piccolo protagonista dichiara di aver perso la sua storia e cercandola in ogni dove si accorge di non essere solo, siamo tutti alla ricerca del proprio posto nel mondo e la nostra storia è quella che stiamo vivendo.
Età: 4-99 HHH
132 - Filosofia capibara
Lorenza Bernardi ; illustrato da Lucia Carlini Il Castoro, 2025
[128] p. : ill. ; 19 cm
ISBN 9791255334279 : € 15,50
Un capibara arrivato in giardino diventa maestro di vita del soggetto protagonista: come prendere la vita con molta calma, far bene una sola cosa alla volta, ridare importanza al tempo dell’ozio, al riposo e alla creatività improduttiva.
Età: 9-99 HHHH
133 - Il libro di Dicembre
testi Davide Calì ; illustrazioni Francesca Gastone ; collana diretta da Davide Calì Nomos, 2025 [72] p.: ill. ; 30 cm (I libri dei mesi)
ISBN 9791259582409 : € 24,90
Eventi memorabili avvenuti tutti nel mese di dicembre, a partire dall’istituzione della festa del sole da parte dell’imperatore Aureliano nel 274 d.C. al primo voto delle donne saudite nel 2015, elencati giorno dopo giorno dal 1 al 31.
Età: 9-11 HHHH
134 - La nostra liberta’
Cristina Expòsito Escalona, Mo Gutiérrez Serna NubeOcho, 2025 [36] p. : ill. ; 29 cm (Siamo8)
ISBN 9791387834470 : € 16,90
Noi e gli altri insieme liberi di esprimerci, ascoltarci, rispettarci, ognuno con il suo unico paio di ali per volare insieme in libertà.
Età: 6-7 HHHH
135 - Parchi
Marc Majewski ; traduzione di Sara Ragusa Terre di Mezzo, 2026 [44] p. : ill. ; 29 cm
ISBN 9791259963871 : € 16,00
Di grandi dimensioni, come Central Park, o piccoli come Place Dauphine, rumorosi come i Giardini di Tivoli o ordinati come i Giardini di Versailles, in ogni clima e in ogni parte del mondo i parchi sono luoghi che accolgono tutte le persone.
Età: 6-8 HHHH
136 - Ponti
Marc Majewski ; traduzione di Sara Ragusa
Terre di Mezzo, 2026
[44] p. : ill. ; 29 cm
ISBN 9791259963888 : € 16,00
Altissimi, come il Viadotto di Millau, sinuosi come il Ponte Pitone, mimetici come il ponte di radici di Umshiang, inquietanti come il Ponte del Diavolo, in ogni parte del mondo i ponti uniscono le persone.
Età: 6-8
HHHH
137 - Rompi le scatole! : idee e storie per fare a pezzi stereotipi e pregiudizi
Pina Caporaso e Cristina Portolano Settenove, 2025
159 p. : ill. ; 21 cm
(Collana soqquadro : idee rivoluzionarie per ridisegnare il mondo)
ISBN 9791281477124 : € 17,00
Come funzionano stereotipi e pregiudizi e come si può fare per superarli oltre al racconto di esempi di personalità anticonformiste che in vari campi, dalla moda all’arte all’educazione, hanno imposto il loro personale modo di essere.
Età: 10-12 HHHH
138 - La meravigliosa storia della creazione
Annette Langen ; illustrazioni di Martina Hoffmann ; [traduzione di Nora Tavelli] Paoline, 2025
[28] p. : ill. ; 29 cm
ISBN 9788831557825 : € 14,00
Racconto dei sette giorni che scandiscono la nascita del mondo.
Età: 7-8 HHH
139 - La meravigliosa storia di Pasqua
Annette Langen ; Illustrazioni di Martina Hoffmann Edizioni Paoline, 2025 [26] p. : ill. ; 29 cm
ISBN 9788831557771 : € 14,00
L’arrivo di Gesù a Gerusalemme cavalcando un asinello, la preghiera al tempio e la cacciata dei mercanti, l’ultima cena condivisa con i discepoli, l’arresto, la morte e la risurrezione.
Età: 5-7 HHH
140 - La Terra non è piatta
[Andrea Antinori] Corraini, 2025
[60] p. : ill. ; 27 cm
ISBN 9791254931752 : € 19,50
Interrogativi e ipotesi su come sarebbe la vita sul nostro pianeta se la Terra, come qualcuno sostiene, fosse piatta: quale forma avrebbero i suoi abitanti, quali attività svolgerebbero, quali sviluppi avrebbe avuto la storia umana?
Età: 5-7
HHHH
141 - Umanimali : gli strani modi in cui umani e animali si assomigliano
Christopher Lloyd, Mark Ruffle
Aboca, 2025
49 p. : ill. ; 29 cm
(Aboca kids)
ISBN 9788855233422 : € 22,00
Vita sociale, Emozioni e sentimenti, Intelligenza: in tre gruppi tematici comportamenti e abitudini che accomunano animali e umani, come lavorare in squadra, provare amore o tristezza, usare il linguaggio e altro.
Età: 9-11
142 - La vita segreta dei dinosauri
Rena Ortega
Aboca, 2025
[48] p : ill. ; 33 cm
ISBN 9788855233729 : € 22,00
HHHH
144 - Abitare l’errore
Guridi
Kite, 2025
[132] p. : ill. ; 21 cm (Focus)
ISBN 9788867452408 : € 18,00
Rappresentare o meno la realtà, avere un obiettivo, riflettere sull’atto della creazione artistica e altre riflessioni sulla creatività e l’arte, che indicano quanto importante sia il percorso artistico di per sé piuttosto che la riuscita o il fallimento.
Età: 12-16
145 - Arancione : una passeggiata colorata
Come si sono originati e quali sono stati i primi tipi, in che epoche vissero, come si estinsero, le varie specie e le caratteristiche principali dei dinosauri.
Età: 4-7
HHH
143 - Vivere con i cani : guida alla personalità di 40 razze
testi Elena Garoni ; illustrazioni di Valentina Gottardi
Nomos, 2025
119 p. : ill. ; 16 cm
ISBN 9791259582485 : € 17,90
HHHHH
Rachel Poliquin ; illustrazioni di Julie Morstad ; traduzione di Laura Bernaschi
Nomos, 2025 [48] p. : ill. ; 30 cm
ISBN 9791259582423 : € 16,90
La storia della diffusione delle arance, del loro nome e di come abbia poi dato nome al colore relativo e molte altre storie e curiosità tutte legate al colore arancione, alle sue sfumature e alla sua presenza in natura e nella cultura umana.
Età: 5-6 HHHH
146 - Gertrude : l’arte di creare il giardino
Ángela León
Topipittori, 2026
[60] p. : ill. ; 25 cm
ISBN 9788833701936 : €18,00
La vita della giardiniera e paesaggista Gertrude Jekyill: l’infanzia e la prima formazione nell’Inghilterra vittoriana, la passione per l’arte e la natura, le scelte anticonvenzionali e la progettazione di alcuni dei più famosi giardini inglesi.
Età: 9-11 HHHH
147 - Giorgio Gaber
testi di Luigi Cuna e Emanuele Felice ; Illustrazioni di Ernesto Anderle Curci, 2025
126 p. : ill. ; 24 cm
ISBN 9788863954869 : € 19,00
Torpedo blu, Il signor G, Alcuni erano comunisti: questi e altri titoli emblematici dell’opera di Giorgio Gaber, tra teatro, canzone e impegno civile, in un ritratto dell’artista attraverso le sue opere e uno sguardo agli anni italiani che ha attraversato.
Età: 14-99 HHHH
148 - Donna di pace : sconfiggere l’odio e costruire la speranza
Liliana Segre ; con Daniela Palumbo ; illustrazioni di Irene Fioretti Piemme, 2025
89 p. : ill. ; 24 cm
ISBN 9791223851913 : € 16,00
HHH
Io e te, Corro ma penso a te, E’ un duro lavoro ma qualcuno deve pur farlo, Perfetto come sono: in 4 gruppi la presentazione di 40 razze di cani, dall’Akita Inu allo Yorkshire Terrier con i consigli per convivere al meglio con ciascuna. Età: 10-12
Il racconto autobiografico della vita di Liliana Segre, con particolare attenzione alle persecuzioni razziali subite e all’esperienza del campo di concentramento nazista, come testimonainza per la comprensione e la pace tra i popoli. Età: 9-11 HHHH
149 - L’impero romano : a fumetti
Dominique Joly, Emmanuel Olivier Lapis, 2025
47 p. : ill. ; 31 cm
ISBN 9791255190745 : € 15,90
La storia dell’Impero romano, raccontata a fumetti : gli edifici, chi governava, chi erano i patrizi e i plebei, come era fatta una casa romana, cosa si mangiava e altro ancora.
Età: 8-10 HH
150 - Negli occhi la bellezza : 16 esperienze tra arte e natura da vivere prima dei 16 anni
Tommaso Sacchi ; illustrazioni di Elisa Macellari Mondadori, 2025
173 p. : ill. ; 25 cm
ISBN 9788804782384 : € 19,00
Dalla città di Milano e i suoi monumenti, fino a Napoli e le sue fermate artistiche della metropolitana, passando per grandi e piccoli centri della penisola, alla scoperta di zone urbane e meraviglie naturali.
Età: 9-11
HHHH
151 - Storie della buonanotte per bambine ribelli : oltre 100 vite di donne straordinarie
Elena Favilli e Francesca Cavallo ; con la prefazione di Concita De Gragorio ; traduzione di Loredana Baldinucci Mondadori, 2025
xiii, 227 p. : ill. ; 24 cm
ISBN 9788804809395 : € 24,00
In ordine alfabetico non di cognome ma di nome, le vicende di oltre 100 donne famose affermatesi nei loro campi di attività con coraggio e determinazione sfidando i pregiudizi sessisti delle società in cui vivono o vivevano.
Età: 8-10 HHH
Il numero rimanda a quello della scheda
9 chilometri 1
Abitare l’errore 144
Adele 104
L’albero e il drago 2
Allora arrivò Sam 3
Ambra Chiaro non è un colore : il graphic novel 119
Un amore così.. 63
Anna dai capelli rossi. 1: Benvenuta a Green Gables! 105
Anna dai capelli rossi. 2: Spiriti affini! 106
Un anno per amarti 120
Arancione : una passeggiata colorata 145
Arriva il Natale nella valle dei
Mumin : da un classico di Tove Jansson 98
Arturo la Volpe e il Gigante del Bosco 4
L’asinello di Santa Lucia 5 Astrofantastica 6
La bambina e la medusa rosa 7
Banchetto per cani 92
Benvenuto : un libro sull’amicizia 130
Il berretto magico 8
Il bosco segreto 121
Brutto anatroccolo a chi? : dieci fiabe sottosopra 81
Buon compleanno! 9
Canto di Natale raccontato ai bambini 93
Cappuccetti rossi 82
Cavalcherò fino all’ultima frontiera : storia della ragazza che divenne Calamity Jane 99
Cece e Cice sulla neve 10
Cece e cice tra le foglie 11
Cerco la mia storia 131
Che bestie 69
Ci pensa il tuo papà 12
La città grigia 13
Come ho salvato la vita a Einstein 90
Conta le stelle 114
Un cucchiaio pieno di storie 14
Dentro ogni giorno un dono :
ABBONAMENTI
LA RIVISTA LIBER
Editore Fondazione Accademia dei Perseveranti
12 storie piccole sul filo delle stagioni 15
Detective delle stagioni. Chi è sparito nella neve? 94
Di cosa hai paura? 16
Il diario di Marilou. Amicizie e disastri al campo estivo 107
Il dodo raffreddado 70
Dogger 17
La domenica in città 18
Donna di pace : sconfiggere l’odio e costruire la speranza 148
Dove sei, piccola volpe? 71
Due piccoli gorilla 19
È solo un bottone 20
L’elefante, il topolino e il sentiero della felicità : viaggio alla scoperta dei cinque maestri : gentilezza, respiro, gratitudine, silenzio e perdono 83
Fabir e l’aria che si vede 21
Faccio un etto con l’osso : prima assoluta! da schiattare dal ridere! 72
Il fachiro Biancatesta 64
La fattoria degli animali : una fiaba 88
Favole e storie 84
Filastrocche in altalena 73
Filosofia capibara 132
La finestra della scuola ha una tenda di stelle 74
Un gattino dopo l’altro 22
Gertrude : l’arte di creare il giardino 146
Giorgio Gaber 147 Grande come 23
La grande rimozione 122
Grillo 100
L’impero romano : a fumetti 149
Indovina chi viene a merenda? 24
L’inverno delle stelle 115
L’inverno, la gatta, il fuoco e il libro 25
Io esisto 108
Io sono foglia 26
Io sono più alto di te! 27
L’isola dei delfini blu 101
La casa della S 95
Il leggendario tesoro di Hell Gate 96
Lento lentissimo 28
La letterina di Lupo a Babbo Natale 65
Il libro delle domande : selezione 75
Abbonamento annuale a 4 numeri:
Italia: € 50,00 - Estero: € 72,00
LiBeR in versione digitale
I singoli fascicoli in pdf nei principali store a € 4,99
LIBER DATABASE
Abbonamenti
- accesso singolo: € 115,00 + iva 22%
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- da 2 a 5 accessi sconto 10%
- da 6 a 10 accessi sconto 15%
- da 10 a 20 copie sconto 20%
- ulteriori sconti oltre i 20 abbonamenti
Il libro di Dicembre 133
Lisa e la medusina 29
Una luce in soffitta 76
Mattimeo 91
La meraviglia della sterna 30
La meravigliosa storia della creazione 138
La meravigliosa storia di Pasqua 139
Meravigliose sirene 85
Mia nonna 31
Michi birichina 123
Mira. #ragazze&ragazzi, #contro, #adulti 124
Il mistero del lago scomparso 32
Mumin comincia una nuova vita 125
I musicanti di Brema 86
Negli occhi la bellezza : 16 esperienze tra arte e natura da vivere prima dei 16 anni 150
Neve 77
Niente coccole! 33
Non l’ho fatto apposta! 34
Non mi fai paura se sei dentro una storia 35
Non sono una fata 36
Nonso 37
La nostra liberta’ 134
Notte di Natale in libreria 38
Odisseo cerca un papà 39
Ogni alba 40
Oltre il muro cosa c’è 41
L’orecchio 42
Orgoglio e pregiudizio 89
Orlando : una storia di Virginia Woolf 109
Orso e Uccellina. La nuvola 43
Paillettes : cinque storie di luce dal buio 116
Parchi 135
Un passo alla volta 44
Perla e la sua famiglia 45
La piccola fiammiferaia brilla ancora 117
Piccole gioie 46
Piovono maiali 110
Il pirata Malacacca 78
Ponti 136
Il postino spaziale. Panico alla posta 126
La primavera del lupo farfalla 47
Primula 48
La principessa oltre le montagne 49
Quando Findus era piccolo 50
I racconti del Castello Tremarella. Una mummia molto chic 127
I racconti del Castello Tremarella. Vita da mostri 128
Un regalo di Natale molto speciale 51
Rolando Lelefante festeggia il Natale 52
Rompi le scatole! : idee e storie per fare a pezzi stereotipi e pregiudizi 137
Se fossi un cavallo 53
Segui la stella 79
Sette bambini 54
Solo il seme lo sa 80
Sono troppo io! 111
Storia di Topino 55
Storie della buonanotte per bambine ribelli : oltre 100 vite di donne straordinarie 151
Strano! 56
Un tempo il mondo era di chi dormiva più a lungo 57
La Terra non è piatta 140
Theo & Teseo nel labirinto 112
Tobia. La vita sospesa 102
Trasformanatale 66
Troppo libera : l’arte, l’amore, la lotta di Camille Claudel 129
Tumpa cucù 67
Umanimali : gli strani modi in cui umani e animali si assomigliano 141
Uno come 58
L’uomo che non aveva un nome 59
Il viaggio del piccolo principe 68
Viaggio nel tempo dell’antica
Roma 87
La vicina di casa 60
Vicini anche nel tempo 61
Vida e la missione di Re Inverno 103
Villa Ombrosa. Il potere di Vinny 97
La vita segreta dei dinosauri 142
Vivere con i cani : guida alla personalità di 40 razze 143 Vulcano 113
I Watson vanno a Birmingham, 1963 118
La zuppa della mamma 62
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63a EDIZIONE 13-16 APRILE 2026 BOLOGNA










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Mercoledì 15 aprile I VESTITI NUOVI
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