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LEGGERE_TUTTI_2026

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Leggere:tutti

4,00Euro

Animali: compagni di vita e di pagina

Dacia Maraini: anche i cani volano

Creature straordinarie, tra fantasia e scienza

Il bestiario dei Pink Floyd

L’amore a quattro zampe di Elisabetta Canalis

MENSILE DEL LIBRO E DELLA LETTURA NUMERO 194 MARZO 2026

SOMMARIO

Leggere:tutti

NEL NUMEro DI aPrILE:

DaLLa NaTUra, LIBrI E PaGINE VErDI

5

Editoriale

Nei libri gli animali

prendono la parola

Patrizia D’Attanasio

6

Incontri

Dacia Maraini: impariamo dagli animali a non fare la guerra

Camilla Tettoni

8

L’approfondimento

L’animalità dell’umano

Gianni Zagato

10

Tracce d’autore

Jack London: storie di vita e animali

Anna Rita Guaitoli

12

Libranimali

Il mondo degli animali nelle nuove frontiere narrative

Elena D’Alessandri

14

Zampe impossibili

Creature fantastiche e dove leggerle

Beppe Roncari

16

Modi di dire… animaleschi

I topi, la trippa e i gatti di Roma

Ludovico Fulci

18

Film a quattro zampe

Animali da bestseller: quando i libri diventano film

Camilla Tettoni

20

Zoologia Rock

Il bestiario dei Pink Floyd

Gaetano Menna

22

Pet Library

Saggi “selvaggi”: animali per ritrovarci

Silvia Scapinelli

24

Etica nel piatto

Cibo e coscienza: perché il veganismo interroga tutti

Francesco Roat

25

La biblioteca del mese

Bestie… tra gli scaffali

Silvia Scapinelli

Il mestiere dell’editore

Neri Pozza: un’avventura che dura da ottanta anni

Cesira Fenu

Librerie in vetrina

Libraie si nasce o si diventa: la storia delle “Cavallotto”

Loredana Simonetti

Zibaldone – Libro del mese La coraggiosa scelta di una levatrice del Settecento

Maria Rosaria Grifone

Arte a 360°

La street art incontra

Anna Magnani Bruno Ialuna

Le dimenticate Mura, il rosa e il giallo Gianni Zagato 46

Vetrina narrativa

Voler sapere quello che accadrà

Edoardo Monti

Vetrina saggi Il prezzo delle libere scelte Gianni Maritati

Vetrina Food Il senso dell’ospitalità Carlo Ottaviano

Da non perdere La notte silenziosa delle streghe A cura della redazione

Leggere:tutti

Leggere:tutti

Mensile del libro e della lettura

Anno 22 - n. 194

Marzo 2026

Direzione e redazione

Via Nomentana 257 - 00161 Roma tel. 0644254205 - fax 0644254239 www.leggeretutti.eu - info@leggeretutti.it

Direttrice responsabile

Patrizia D’Attanasio

Pubblicità

Filippo Di Girolamo filippo.digirolamo@leggeretutti.it

Consulente di redazione

Valentina Capogna

Progetto grafico

Rosa Schiavello

Stampa Ex Press srls stabilimento di Via Oreste Ranelletti, 8 Roma

In copertina vasempreacapo via Gemini

Copertina Leggere:tutti Junior vasempreacapo via Gemini

Responsabile promozione

Fiorella Cappelli

Hanno collaborato a questo numero

Leggere:tutti Junior A cura di Anna Garbagna

Junior Qua la zampa! Anna Garbagna

Incontri con la coda Un amore in punta di zampa Anna Garbagna

Piccole grandi interviste

Chico: l’amore come missione Anna Garbagna

Sergio Auricchio, Serena Bedini, Rita Bompadre, Andrea Borgese, Chiara Campanella, Fulvio Caporale, Andrea Coco, Fausto Coppola, Elena D’Alessandri, Laura D’Angelo, Riccarda Dalbuoni, Claudio Deplano, Filippo Di Girolamo, Leonardo Dragoni, Cesira Fenu, Claudio Filippello, Laura Frangini, Ludovico Fulci, Francesca Ghezzani, Anna Garbagna, Rosa Gargiulo, Alessandra Graziani, Maria Rosaria Grifone, Anna Rita Guaitoli, Niccolò Lucarelli, Gordiano Lupi, Giovanni Graziano Manca, Alessia Mancini, Susanna Mancinotti, Gianni Maritati, Gaetano Menna, Edoardo Monti, Bernardina Moriconi, Laura Musso, Carlo Ottaviano, Beppe Roncari, Silvia Scapinelli, Loredana Simonetti, Alessandra Sofisti, Girolamo Terracini, Camilla Tettoni, Simona Vassetti, Pasquale Veltri, Gianni Zagato, Paola Zoppi

Registrazione Tribunale di Roma n.156 del 22 aprile 2005.

Iscrizione Roc n. 36166

Editore: Coop Leggere:tutti

Via Nomentana 257 - 00161 Roma

Distribuzione: Librerie, case editrici, biblioteche, manifestazioni ed eventi.

Prezzo a copia: euro 4,00.

La rivista è inoltre inviata agli abbonati e ai soci del Club Leggere:tutti.

Copie arretrate: euro 5,00 cadauna.

Nei libri gli animali prendono la parola

Non è solo una questione di affetto o di buoni sentimenti. Parlare di animali, oggi, significa interrogarsi sull’etica, sulla responsabilità e sul modo in cui scegliamo di abitare il mondo. La letteratura affronta questi temi da secoli, ma negli ultimi anni lo fa con una consapevolezza nuova: attraversa il confine tra umano e non umano non per rafforzarlo, bensì per metterlo in discussione.

Per lungo tempo le creature non umane presenti nelle pagine letterarie sono state soprattutto simboli. Le favole antiche le hanno trasformate in maschere morali: la volpe astuta, il lupo feroce, la formica previdente. Anche nei grandi classici la presenza animale ha spesso funzionato come metafora: la balena come incarnazione dell’ossessione, il cavallo o il cane come emblemi di fedeltà, forza, libertà. Figure potenti, certo, ma subordinate alla prospettiva umana, strumenti utili a raccontare altro.

Poi qualcosa cambia. Quando l’animale smette di essere un segno e diventa individuo, la narrazione si trasforma. Nei romanzi moderni dedicati alla vita silvestre, cani e lupi non sono più comparse funzionali alla crescita dell’uomo: sentono, soffrono, scelgono. La loro interiorità non è un espediente, ma il cuore del racconto. È qui che iniziano davvero a “prendere la parola”: non parlano come uomini travestiti, ma esistono come soggetti dotati di esperienza propria. Questo spostamento di prospettiva emerge con particolare forza nella produzione per l’infanzia. Nei testi destinati ai più giovani l’animale non occupa quasi mai una posizione inferiore: è compagno, presenza, alleato. Il cane, soprattutto, attraversa molte storie come figura di prossimità assoluta. Non impartisce una morale dall’alto, ma condivide un’esperienza. Attraverso il suo sguardo le gerarchie si ribaltano: l’essere umano appare fragile e incoerente; l’animale custodisce attenzione, memoria, fedeltà. L’empatia nasce in modo naturale, senza retorica.

Leggere storie, vicende incentrate su altre specie viventi significa esercitare l’immedesimazione. Per i bambini è un gesto spontaneo: riconoscersi in un cane che aspetta, in un animale che soffre o che gioisce permette di affrontare temi complessi, come la perdita, l’abbandono, la responsabilità,

la cura, con una distanza, un distacco che protegge ed allo stesso tempo coinvolge. È una forma di educazione emotiva silenziosa, ma profonda. E non riguarda solo i più piccoli. Anche l’adulto, attraverso la mediazione della narrazione, può sperimentare uno sguardo decentralizzato, meno autoreferenziale.

Negli ultimi anni, del resto, saggistica e narrativa hanno rimesso in discussione l’antropocentrismo. Filosofi e scrittori hanno insistito su un punto essenziale: gli animali non sono risorse né oggetti, ma esseri senzienti, capaci di provare dolore, paura, attaccamento. Promuovere opere che restituiscono tale complessità non è una scelta neutra: è una presa di posizione culturale. Significa riconoscere che la letteratura non si limita ad intrattenere, ma contribuisce a modellare il nostro modo di percepire il vivente.

Eppure il dialogo tra gli esseri umani e le altre creature non nasce oggi. I bestiari medievali, con le loro miniature raffinate, intrecciavano osservazione, mito ed allegoria morale. In quelle pagine convivevano scienza, simbolo e spiritualità: il leone, l’unicorno, il pellicano erano creature reali e insieme figure cariche di senso. Anche se lontani dal rigore scientifico moderno, quei manoscritti testimoniavano il desiderio di comprendere ed ordinare la natura, riconoscendone ricchezza e mistero. Oggi quell’immaginario riaffiora in forme nuove, tra mostre immersive e narrazioni ibride, a dimostrare che il bestiario non è soltanto memoria del passato, ma materia viva.

In un tempo segnato da crisi ambientali e da un rapporto sempre più fragile con ciò che vive, la letteratura dedicata agli animali suggerisce di decentrare la prospettiva. Le altre specie esistenti non sono migliori di noi, ma la loro presenza ricorda che è imprescindibile la coesistenza, ogni equilibrio è precario, qualsiasi forma di vita è intrecciata alle altre e la protezione non è debolezza, ma intelligenza relazionale.

Forse è per questo che continuiamo a leggere storie popolate di animali, ad ogni età. Perché insegnano che non siamo soli, né separati, né al centro dell’universo. E perché la lettura, oggi, serve anche a riconoscere il pianeta come una casa condivisa, abitata da molte vite, tutte degne di essere descritte e raccontate.

Se volete scrivermi: patrizia.dattanasio@leggeretutti.it

PATRIZIA D’ATTANASIO

Dacia Maraini: impariamo dagli animali a non fare la guerra

animali, memoria, etica e immaginazione si intrecciano nell’ultimo libro di Dacia Maraini: un racconto profondo e civile che invita a ripensare il nostro modo di stare nel mondo

CaMILLa TETToNI

In Anche i cani a volte volano. Storie di animali per tornare umani (Solferino), Dacia Maraini intreccia memoria personale, riflessione civile e narrazione poetica per interrogare il nostro rapporto con gli animali e, attraverso di loro, con il mondo. Un libro che parla di rispetto, consapevolezza e responsabilità, capace di restituire agli animali una voce e di ricordarci quanto la loro presenza sia fondamentale per comprendere noi stessi. In questa intervista, l’autrice riflette sull’etica, sulla letteratura, sulla memoria e sull’urgenza di ritrovare un equilibrio più giusto con la natura. Nel libro lei scrive: “Il mondo vive di un equilibrio in cui partecipano anche gli animali”. Perché ce ne dimentichiamo così spesso?

Per presunzione. Tendiamo a considerarci superiori a tutto, come se l’essere umano fosse il padrone del mondo e l’unico legittimato ad abitarlo. Ma non è così: dipendiamo dalla natura, dagli animali, dal clima. Basta pensare alle api: se scomparissero, probabilmente scompariremmo anche noi. Viviamo in continua simbiosi con alberi, acqua, mare, vento. Eppure ci comportiamo da padroni inconsapevoli, distruggendo ciò che ci circonda e trattando male gli animali. Se continuiamo su questa strada, le conseguenze saranno inevitabili. Nel libro racconta molti incontri: i cani che l’hanno accompagnata fin dall’infanzia, il gatto Carbone, un gabbiano che durante la pandemia si posava ogni giorno sul suo terrazzo. Che cosa ci insegnano gli animali, senza bisogno di parole?

Ci insegnano innanzitutto che la natura è fatta di forme diverse, tutte degne di rispetto. Per secoli, la mancanza di

rispetto verso gli animali è stata legata all’ignoranza: si credeva che non avessero anima, e quindi né sensibilità né sentimenti. Oggi sappiamo che ogni animale possiede un proprio linguaggio, diverso dal nostro ma altrettanto reale, attraverso cui comunica, vive e si esprime. La scienza dimostra quanto siano più vicini a noi di quanto si pensasse: riconoscerne la sensibilità significa imparare a rispettarli e comprendere meglio il mondo in cui viviamo. Qual è, secondo lei, l’errore più grande nel nostro rapporto con gli animali e con l’ambiente?

Ancora una volta, l’ignoranza. Non sapere – o non voler sapere – che gli animali sono esseri sensibili, in molti aspetti simili a noi, porta a trattarli senza rispetto. È vero, abbiamo una struttura cognitiva più complessa, ma condividiamo con loro istinti fondamentali: aggressività e violenza, ma anche bontà, generosità, affetto, tenerezza, persino il desiderio di creare legami familiari. Dovremmo rispettarli non solo perché ci somigliano, ma perché fanno parte dell’universo. Molti animali abitavano la Terra molto prima di noi e condividono con il mondo un legame profondo. Tutto è connesso: anche gli alberi comunicano tra loro, si aiutano, si sostengono quando uno è malato. Questo dimostra che sono esseri senzienti, dotati di sensibilità e sentimenti. Non possono essere trattati come oggetti inanimati. Purtroppo, molti non lo comprendono o non si fermano a riflettere abbastanza.

seguire le stagioni e deporre le uova, e vengono uccisi senza alcuna necessità. La caccia poteva avere un senso un tempo, oggi è solo un atto crudele e ingiustificabile.

Qual è il suo giudizio sugli allevamenti intensivi?

Li trovo profondamente indegni. Sono vegetariana e non mangio carne, ma non sono fanatica e rispetto chi lo fa. Quello che non posso accettare è il trattamento riservato agli animali negli allevamenti intensivi: rinchiusi in gabbia, imbottiti di ormoni e antibiotici, privati del movimento, di una vita familiare e di qualsiasi contatto con la natura. È una pratica crudele e inaccettabile, che andrebbe proibita senza esitazioni. Nel libro lei afferma che anche gli animali hanno un’anima e lo fa attraverso una chiusura poetica, riscrivendo favole con protagonisti animali. Perché ha scelto la favola?

TENDIaMo a CoNSIDErarCI

SUPErIorI a TUTTo, CoME SE L’ESSErE UMaNo FoSSE IL PaDroNE

DEL MoNDo E L’UNICo LEGITTIMaTo aD aBITarLo. Ma NoN È CoSÌ:

DIPENDIaMo DaLLa NaTUra, DaGLI aNIMaLI, DaL CLIMa

Lei ha detto che oggi la caccia andrebbe proibita. Perché?

Perché non ha più alcun senso. In passato esisteva un rapporto diverso tra l’uomo e l’animale, ma oggi molte specie selvatiche sono prossime alla scomparsa: pensiamo agli elefanti, sterminati per le zanne, o a tanti altri animali decimati dall’uomo. Le armi moderne, come i fucili automatici, rendono l’uccisione rapida e priva di abilità: non è più caccia, ma distruzione gratuita. E poi ci sono gli uccelli migratori, che percorrono migliaia di chilometri per

La favola permette di andare oltre la superficie della realtà, di svelarne i significati simbolici. Attraverso l’immaginazione possiamo esplorare ciò che non esiste nel mondo concreto ma vive dentro di noi, nei sogni e nella fantasia. Gli animali che parlano nelle favole incarnano un modo diverso di pensare e di agire, che ci aiuta a comprendere la complessità e la profondità della vita. La favola ci ricorda che la realtà è più misteriosa e articolata di quanto appaia. Poco prima delle favole, nel libro lei rievoca un ricordo molto doloroso: la prigionia nei campi di concentramento giapponesi, dove fu rinchiusa da bambina con la sua famiglia. Quanto quella memoria ha influenzato il suo sguardo e la sua scrittura? E quanto la letteratura può davvero salvarci?

La letteratura può aiutarci profondamente, perché racconta la vita e scava nella nostra interiorità. Scrivere e leggere agiscono sull’inconscio, portando alla luce parti di noi che spesso ignoriamo, ma che sono fondamentali per diventare consapevoli. Vivere in armonia con gli altri richiede consapevolezza: senza di essa rischiamo di agire solo per egoismo. La lettura ci mette in

relazione con gli altri e con il mondo, stimola l’immaginazione, ci fa viaggiare nel tempo e nello spazio, allena il cervello e apre nuovi spazi interiori. Ci insegna a guardare la realtà con maggiore profondità. Per me, leggere è un esercizio di libertà.

Lei fa parte della giuria di Visionarie 2026, “ancora più eretiche”. Che cos’è per lei uno sguardo femminile eretico? E ha a che fare anche con il modo in cui guardiamo gli animali?

Quando gli esseri umani sono ignoranti o privi di empatia, possono essere molto più predatori e crudeli degli animali. Lo stupro, per esempio, non esiste nel regno animale: se la femmina non vuole, il maschio non insiste, e non esistono violenze di gruppo. Gli animali non fanno la guerra. Combattono, sì, ma seguendo regole; vivono in comunità organizzate e mostrano una capacità di convivenza spesso più equilibrata e armoniosa di quella umana. Il loro modo di stare insieme ci insegna che è possibile vivere senza distruggere, ed è una lezione preziosa che dovremmo finalmente imparare. In un momento in cui si dice spesso che i giovani leggano meno, noi di Leggere:tutti promuoviamo la lettura con progetti come aMare Leggere e la Nave dei Libri, che avvicinano ragazze e ragazzi ai libri e agli autori. Quale consiglio darebbe a chi legge poco per innamorarsi della lettura?

Bisogna liberarsi dall’idea che esistano libri da leggere per dovere. La lettura nasce dall’incontro giusto: sfogliare, provare, capire se una storia ci parla. Se non succede subito, non importa. Ma quando il libro giusto arriva, ti prende e ti porta avanti da solo. È così che nasce l’amore per la lettura.

L’animalità dell’umano

Da sempre la specie animale è vittima di un pregiudizio storico, non inferiore al razzismo o al sessismo, che divide e separa il vivente a partire dalla razza e dal genere. Parliamo di animali sempre a partire da noi stessi, come esseri mancanti al nostro cospetto. E invece non è così: invertire la rotta nella relazione tra l’uomo e l’animale è tra le urgenze maggiori del nostro tempo

Dove finisco io e comincia il cane?

Dove finisce il mio cane e comincio io?, si chiede in tarda età il grande scrittore portoghese José Saramago. Non c’è forse domanda migliore di questa per interrogarsi sugli animali e su di noi, gli umani. Formulata con lo stile della parola chiara, diretta, contiene tuttavia lo spessore di tutta la complessità di una relazione storicamente irrisolta da parte della nostra cultura verso gli animali e le altre specie viventi. Ha il merito di indicare quale sia, nel punto di divisione del confine, il luogo dell’incontro e della reciprocità, là dove ancora oggi quella relazione esprime all’opposto il dominio, la sopraffazione, la discriminazione, perpetrata in varie forme dalla nostra specie umana verso quella animale. Del resto la letteratura non ha mai smesso di indagare questo nodo, di cosa sia l’animalità e di come entri nelle nostre vite. E pare essere proprio la parola letteraria quella più di altre capace di varcare il limite culturale dell’antropocentrismo filosofico come dello specismo scientifico, per i quali il discorso sugli animali ogni volta muove dalla nostra autoreferenzialità.

Parliamo di animali sempre e soltanto a partire da noi stessi, non prima d’aver presentato l’animale come quell’essere mancante al nostro cospetto. E così facendo, sorretti in questo da una lunga tradizione culturale dell’Occidente, nostra, certo, ma non universalistica, consideriamo del tutto naturale pensarci, noi umani parlanti, come esseri separati dal resto del mondo vivente, in particolare dagli animali. Una condizione che grava, col peso del

senso comune che trascina con sé, su ciascuno di noi. Inevitabile, affiora da quel nostro retroterra culturale, anche in chi ama e rispetta appieno gli animali, quel tratto di paternalismo, quella posizione di primato dell’umano che rimanda all’idea di noi, uomo o donna, come ad entità superiore a qualsiasi altro animale. Per questo l’animalità, questo stare nel mondo e starci in un modo pieno, totale, è sempre di più la nozione da mettere al centro non solo della nostra relazione con gli animali, bensì con ogni specie vivente, con la natura, con l’ecosistema, con l’equilibrio del pianeta Terra, oggi come mai prima alla soglia del rischio di rottura. Occorre mettere in movimento un nuovo punto di vista culturale, come gradualmente avviene da alcuni decenni nel campo delle neuroscienze con la dimostrazione concreta che la senzietà, la capacità di essere sensibili, possa risultare unicamente umana. E trarne le conseguenze, poiché se un essere è senziente, ne deriva che s’impongono limiti e confini verso ciò che l’umano può eticamente fare verso quell’essere, e gli animali in particolare. Occorre, anche, la capacità di riflettere, con gli strumenti efficaci di cui pure disponiamo, sulla lezione del tempo presente. Dentro la tragedia planetaria la pandemia ci offriva questa possibilità. Ma abbiamo vissuto quel segnale con uno stupore disincantato, increduli che un invisibile virus potesse produrre effetti talmente spaventosi su di noi umani, senza considerare che è così che sempre funziona la Natura quando i nostri comportamenti incrinano i suoi delicati equilibri. E ancora non s’intravvede, da parte dei governi del pianeta come dei nostri complessivi stili di vita, quell’approccio alla filosofia comportamentale di una sola salute (One Health) che indica nella connessione tra salute umana, salute mentale e salute dell’ambiente il raggiungimento di un benessere reciproco tra le diverse specie viventi. Dilaga viceversa il sopruso, la violenza, l’esproprio che noi esseri

umani riversiamo sulle altre specie viventi, e sull’ambiente. Come possiamo chiamare tutto ciò se non con il nome di complesso di superiorità dell’uomo e del suo stare nel mondo?

L’ANIMALITÀ, Lo STarE NEL

MoNDo IN MoDo ToTaLE, È La NozIoNE Da METTErE aL CENTro

DELLa NoSTra rELazIoNE CoN

GLI aNIMaLI, CoN oGNI SPECIE

VIVENTE, CoN La NaTUra, CoN

L’ECoSISTEMa E CoN L’EQUILIBrIo

DELLa TErra

Tommaso d’Aquino, mutuando il pensiero di Aristotele, enuncia con limpida chiarezza, nella Summa Theologica, un concetto che ha percorso a fondo la nostra cultura: “L’animale è per natura sottomesso all’uomo…, poiché gli esseri imperfetti sono messi a disposizione degli esseri perfetti”. Un pensiero che si è radicato in noi, ha prodotto senso comune, e fornito le basi a quello specismo che discrimina gli esseri viventi sulla base della loro appartenenza a questa o quella specie. Oggi sentiamo tutto il peso di un pregiudizio storico, verso la specie animale, non inferiore al razzismo o al sessismo, un identico nodo culturale che divide e separa il vivente a partire dalla razza e dal genere. E sappiamo, o forse siamo messi finalmente nella condizione di considerare, che risultiamo parte di una Natura connessa in una immensa, ininterrotta rete, non più in grado di sopportare che la specie animale possa essere considerata e adoperata come un reddito, una merce, un esperimento o, ciò che accade sempre più spesso, un nostro capriccio umano. Invertire la rotta nel lungo cammino che segna la relazione tra l’uomo e l’animale è tra le urgenze maggiori del nostro tempo, per il fatto che essa costituisce il paradigma su cui si misurano le sfide per l’ambiente, il territorio, la salute, le biodiversità, non di questa o l’altra parte del mondo, bensì dell’unica Terra che abitiamo.

Mezzo secolo è trascorso da che due pensatori contemporanei, Peter Singer e Tom Regan, hanno dato impulso con le loro ricerche ad un’etica radicale e a movimenti di liberazione degli animali; una nuova filosofia ripresa dal legislatore europeo e italiano e tradotta in diritto sia nel Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (articolo 13), sia nella Costituzione Italiana (articoli 9 e 41). Siamo sulla strada del

riconoscere la dignità dell’animale e di sancire a sua tutela diritti sul piano giuridico. Una buona strada, ma non ancora quella maestra. La strada dei diritti va perseguita, ma non è ancora la via dell’animalità. La via maestra dell’animalità ha a che fare con qualcosa di profondo: un ripensamento dell’umano, della sua inquieta, permanente scissione tra coscienza e corpo, sconosciuta all’animale in quanto tale, una condizione che lo rende perpetuamente decentrato, sempre fuori di sé. L’animalità umana è un “abbandono deciso, profondo del proprio ego”, e occorre “lascia cadere gran parte dell’io” per dare e avere pienezza del nostro stare nel mondo.

Su questa strada, di come noi umani stiamo al mondo, torniamo allora alla letteratura. Cosa sia l’animalità umana, nel renderci conto di quanto poco controlliamo la nostra esistenza e di quanto poco cogliamo la straordinaria ricchezza del mondo, ce lo spiega la gatta di Derrida. Lui esce un giorno dalla doccia e nota che la sua gatta lo sta guardando. Non si era mai reso conto di quello sguardo. Sente, prima ancora di capire, che quello sguardo animale è importante, nuovo; finora aveva concepito la relazione con l’altro e lo sguardo dell’altro, solo come sguardo umano. E ancora sente che quello non è un generico sguardo tra l’animale e l’uomo, bensì lo specifico sguardo di quel singolo gatto, è lo sguardo di un incontro, un incontro tra due viventi, due specifici individui, e come ogni incontro è unico. Sente anche, per la prima volta, che può amare quella sua gatta non più perché è simile a lui, ma proprio per la sua differenza da lui, per essere altro da lui. Per vedere l’altro, per sentire l’altro, è l’elevato livello di guardia del nostro io che dobbiamo abbassare. Ora, dicono le parole conclusive de L’animale che dunque sono, interamente dedicato a quello sguardo, posso cominciare a pensare.

Non fu facile la sua vita già dagli inizi: un padre assai incerto; una madre ricca ma “alternativa” che non lo amava e lo aveva affidato (meglio, lasciato) a una ex schiava nera che sarà per lui “madre di gioia”, come avrebbe detto il poeta Saba. Jack comincia a lavorare a 13 anni, e a 17 anni viene arrestato per vagabondaggio. Ma eccolo studiare come un matto e iscriversi alla Università di Berkeley. Sarà però un breve intervallo: la volontà c’è; i soldi no (Jack impegna anche la sua macchina da scrivere). E poi, nuovi arresti, nuove avventure, e dedizione all’alcol (la sua prima sbronza a 5 anni).

Riassumono il tutto le sue parole: “Prima vivere, poi scrivere, poi tornare a vivere per scrivere ancora”: farà lo strillone di giornali, il pescatore clandestino, il lavandaio, il cacciatore di foche, il corrispondente di guerra, l’agente di assicurazioni, il pugile, il coltivatore, il cercatore d’oro, un confuso attivista politico… Nel frattempo, legge e scrive anche per diciannove ore al giorno.

Il suo successo inizia con la storia del cane Buck (1903, sei milioni e mezzo di copie vendute) in cui una umanità crudele ne annulla la tendenza gentile risvegliando gli istinti primordiali necessari alla lotta per la sopravvivenza. Sempre nella natura infinitamente bianca, invece, il cucciolo selvatico (Zanna Bianca, 1906) diventerà inoffensivo. Perché molto amato.

Jack venera gli animali: e li fa protagonisti; ama la natura: e la esalta; conosce la povertà estrema: e la racconta. In fondo, seppure Martin Eden è una sorta di libera autobiografia in terza persona, tutta la sua opera è una autobiografia. Una feroce autobiografia raccontata in modo crudo con uno stile asciutto.

“Sono passato per diecimila generazioni, ho vissuto per milioni di anni, sempre padrone della mia volontà”. Una volontà consapevole la sua che riguarda anche l’utilizzo di antidolorifici, morfina e alcol con cui prova ad anestetizzare, e a combattere, dolori e malasorte (sempre nuove malattie, incendio del ranch appena comprato…).

Tutto di questo uomo complesso e artista scomodo è raccontato nel tracciato grafico. L’infanzia non felice, la vita travagliata (e deragliata), hanno, come ovvio, determinato una profon-

Jack London: storie di vita e animali

Zanna Bianca, Il richiamo della foresta, Il lupo di mare. Sono solo alcuni dei titoli più amati nella sua prolifica produzione, in cui una cosa è chiara: Jack venera gli animali, e li fa protagonisti; ama la natura, e la esalta. Storie diventate nutrimento di sogni, avventure e libertà

da inquietudine che si manifesta in una scrittura troppo allargata, troppo aperta nelle vocali (lettere affettive, o e a). La sua volontà a non cedere alla potenziale depressione si nota nel grafismo dal forte tratto che procede testardamente, con una conduzione spesso impetuosa capace di far mantenere al grafismo slabbrato l’appoggio

sul rigo, anche se discendente. La forza di London è l’azione: e la scrittura che tende a compattarsi tra le parole (fig.1, 1906) ne è indice importante. Negli ultimi anni tutto si aggrava, le forze vengono meno: la tensione grafica (fig.2, 1914) non regge, la conduzione si allenta e procede a scatti, il tratto si impoverisce.

FIG. 2 (1914)
FIG. 1 (1906)

Il mondo degli animali nelle nuove frontiere narrative

Dalle favole di Esopo e Fedro ai classici indimenticabili come Moby Dick – e tanti altri –, la dimensione che racchiude gli animali da sempre appartiene, non solo alla nostra vita, ma anche al nostro bagaglio letterario. E oggi? Facciamo un giro tra i titoli più attuali

C’è un paradosso che abita il nostro presente: mentre la tecnologia ci permette di mappare ogni centimetro del globo, la nostra capacità di vedere l’altro da noi — l’animale — sembra essersi atrofizzata e, contemporaneamente, riscoperta sotto luci nuove. Per millenni il regno animale è stato il nostro primo e più grande specchio narrativo. Dalle grotte di Lascaux, l’uomo ha dipinto la bestia per possederne lo spirito ed educare sé stesso. Le favole di Esopo e Fedro ci hanno insegnato la morale attraverso maschere zoomorfe: la Cicala e la Formica non erano insetti, ma il monito contro l’indolenza e l’elogio della previdenza; i Tre Porcellini incarnavano le diverse tappe della maturità umana di fronte al pericolo del “lupo”.

Questo debito con il mondo animale non si esaurisce con le fiabe della buonanotte. Risalendo la china della grande letteratura, incontriamo il Moby Dick di Melville, dove la balena è l’incarnazione dell’ossessione e dell’ignoto, o il Cane di Byron, cui il poeta dedicò un epitaffio ancor oggi commovente: “Possedeva la bellezza senza la vanità, la forza senza l’insolenza, il coraggio senza la ferocia”.

Oggi, questo testimone passa nelle mani di autrici come Dacia Maraini. Anche nel suo ultimo saggio, Anche i cani a volte volano (Solferino) la scrittrice ci ricorda che l’animale merita un proprio status giuridico e affettivo. È questa la vera rivoluzione che troviamo negli scaffali: l’animale smette di essere simbolo e diventa individuo. Capire l’animale — dalla sua psiche alla sua storia evolutiva — significa, in ultima analisi,

ELENa D’aLESSaNDrI

capire noi stessi e il fragile ecosistema che abitiamo. In questa rassegna, alcune tra le proposte più recenti e interessanti che affrontano questo legame: dalla storia della paleontologia alla medicina comportamentale, dalla poesia alla meraviglia microscopica dell’infinitamente piccolo.

Alcune proposte: una biblioteca del vivente

Gli animali sono politici di Hannah Chazin (il Saggiatore) scava nelle radici della nostra convivenza con alcune specie, indagandone la domesticazione come complessa relazione di potere, valore e lavoro. È un testo che ribalta la prospettiva storica, mostrandoci come il controllo sulle greggi abbia plasmato le nostre strutture politiche e sociali. Lo stesso editore ha curato nel 2024 il ritorno di Nuova liberazione animale di Peter Singer, uno dei saggi più influenti del secondo Novecento in cui l’autore analizza con rigore scientifico la problematicità di allevamenti intensivi e laboratori. Con la prefazione di Yuval Noah Harari, il testo è un’esortazione a creare una società più giusta, dove il benessere animale è legato a doppio filo al futuro del pianeta.

A cena con il dinosauro di Edward Dolnick (Aboca) è un saggio che si legge come un romanzo d’avventura. Dolnick ci riporta nell’Ottocento vittoriano per raccontare lo shock culturale della scoperta dei fossili. Prima di allora, il mondo era considerato un posto sicuro; poi arrivarono le ossa giganti trovate da pionieri come Mary Anning o William Buckland. Il libro racconta come questa scoperta abbia “cambiato accidentalmente il mondo”, costringendo l’umanità ad accettare l’abisso del tempo geologico e l’idea stessa di estinzione.

Manuale di medicina comportamentale del cane e del gatto, a cura di Clara Palestrini, Simona Cannas, Manuela Michelazzi, Elisabetta Scaglia (Tecniche Nuove). Un manuale che affronta la sfida della convivenza quotidiana, elevando il rapporto con i pet a disciplina clinica rigorosa. Non si parla di addestramento, ma psichiatria e neuroscienze: capire le basi biologiche delle fobie, dell’aggressività o della depressione nel cane e nel gatto significa riconoscerli come soggetti dotati di una vita emotiva complessa.

Meraviglie degli insetti di Ross Piper, illustrazioni di Carim Nahaboo (L’ippocampo) è un’opera che sfida i

nostri sensi e pregiudizi. L’entomologo ci porta alla scoperta di settanta creature che sembrano uscite da un film di fantascienza: dalla formica di velluto alla cimice Picasso. Attraverso illustrazioni di una bellezza ipnotica, il libro spiega che questi esseri non sono alieni o spaventosi, ma campioni di adattamento che sostengono l’equilibrio biologico dei nostri giardini e delle foreste pluviali. Un invito a munirsi di lente d’ingrandimento per scoprire che la perfezione non ha bisogno di grandi dimensioni.

La rivoluzione poetica degli animali di Valeria Bianchi Mian e Max Ponte (Buendia Books) è una favola “metanimale” ambientata in un futuro prossimo in cui si fondono poesia e prosa. Quando gli umani riducono la Terra a un colabrodo, sono gli animali guidati dall’antilope Margherita, a prendere la parola attraverso i media nazionali. Gli autori, unendo la sensibilità junghiana di Bianchi Mian alla forza lirica di Ponte, propongono una rivoluzione non violenta basata sul linguaggio. Una riflessione sul potere del verso come unico strumento di alleanza contro il disastro ecologico.

Tanti tantissimi animali di Marlène Normand (L’ippocampo) è un monumentale bestiario illustrato che raccoglie oltre 2.500 specie e un’opera di alfabetizzazione visiva che permette ai bambini (4+) e agli adulti di vagabondare in un inventario infinito di forme e colori. Un libro imperdibile per chi crede che la difesa della natura passi innanzitutto dalla capacità di riconoscerla e nominarla.

Il suo odore dopo la pioggia di José Luis Munuera (BAO Publishing) è un graphic novel tratto dal best seller

di Cédric Sapin-Defour, che traspone in immagini il legame tra un alpinista e il suo bovaro Ubac. È il racconto di dieci anni di vita simbiotica, dalla preparazione all’arrivo del cucciolo fino allo strazio dell’addio. Un’opera visiva che parla di un amore primordiale, capace di ridefinire il concetto stesso di famiglia.

Nascosti di Amandine Delaunay (L’ippocampo) affronta il tema del mimetismo con una raffinatezza grafica eccezionale. Attraverso pagine speciali e calchi, il libro svela le strategie di sopravvivenza di creature come il pesce cometa o il polpo imitatore. È un elogio dell’invisibilità: in un mondo che ci spinge a essere sempre sulla ribalta, l’animale ci insegna che sparire e confondere le tracce è la forma più alta di intelligenza biologica.

Sfogliare questo mosaico di proposte significa accettare una sfida: sentirsi, finalmente, meno soli. Dalle cene vittoriane con i fossili di dinosauro ai manuali che insegnano a decifrare il dolore dei pet, la letteratura sta gridando che la festa dell’uomo come dominatore assoluto è finita. Rimane il bisogno di una nuova alleanza che non si basi più sull’uso strumentale della natura, ma sull’ascolto.

Riconoscere l’ululato di un cane lupo, meravigliarsi davanti alla geometria perfetta di un insetto o studiare la psiche di un felino non sono atti di svago, ma esercizi di sopravvivenza spirituale. Leggere di animali oggi significa, in ultima analisi, tornare a leggere noi stessi con più onestà, scoprendo che la bellezza del mondo risiede proprio nella sua inafferrabile, misteriosa e meravigliosa alterità.

Quando si parla di letteratura fantastica non si possono ignorare le creature magiche o immaginarie, sia di recente creazione sia di antichissima tradizione, fondata nel folklore dei vari popoli e presenti in differenti forme e con differenti significati nelle opere più eterogenee.

Come diceva J.R.R. Tolkien, padre fondatore del genere fantasy contemporaneo: “Il regno delle fiabe è vasto, profondo, eminente e colmo di molte cose: vi si trovano animali e uccelli di ogni specie; mari sconfinati e stelle innumerevoli [...] Faërie contiene molte cose oltre a elfi e fate, e oltre a gnomi, streghe, troll, giganti o draghi: contiene i mari, il sole, la luna, il cielo; e la terra, e tutto ciò è in essa: alberi e uccelli, acqua e pietre”.

E dove c’è un argomento ricco e multiforme, ecco che si crea anche una bibliografia di opere che aiutano a orientarsi in questo campo di studi, antico almeno quanto i famosi Bestiari medievali e molto più vasto di quanto non lo sia nella nostra realtà – che Tolkien chiama “Mondo Primario” – perché la zoologia dei “Mondi Secondari” e la xenobiologia della Fantascienza inglobano e ampliano potenzialmente all’infinito quelle del mondo ordinario.

Un buon punto di partenza è Creature dell’impossibile. Esseri immaginari tra folklore e letteratura fantastica di Davide Ghezzo, Rosanna Masoero, Chiara Nejrotti e Luisa Paglieri, edito da Solfanelli. Questa raccolta di saggi esplora l’immaginario nel suo dialogo costante con il mondo naturale e culturale. Le creature del folklore e della letteratura fantastica vengono analizzate come presenze cariche di significati simbolici, in uno spazio al confine tra realtà e alterità. Oltre che di animali immaginari, il volume parla di antiche divinità, esseri sovrumani, piante ed entità ibride, mostrando come il mito e il fantasy riflettano paure ataviche e credenze antichissime. L’opera ha un approccio divulgativo e un ricco apparato iconografico.

È d’obbligo poi citare J.K. Rowling, che ha fatto di questo tema uno dei suoi punti di forza, non solo attraverso le lezioni di Hagrid in Harry Potter ma anche e soprattutto con Gli animali fantastici: dove trovarli (Salani),

Creature fantastiche

e dove leggerle

Non si può esplorare la letteratura, soprattutto quella fantastica, senza imbattersi in creature di straordinaria e “animalesca” invenzione. Che affondino le radici nel folklore millenario o nascano dalla creatività moderna, da sempre popolano i testi più disparati, manifestandosi con aspetti e significati sempre nuovi

BEPPE roNCarI

testo metanarrativo della Biblioteca di Hogwarts, firmato da Newt Scamander, recentemente adattato per il cinema. Infine, per i fan del fantasy italiano, non può mancare il contributo di Licia Troisi nel volumetto I mostri della fantasia (Laterza) che racconta di chimere, draghi, basilischi, idre e chi più ne ha più ne metta, mettendo l’accento sulla dimensione “mostruosa” (nel senso latino di “spettacolare”) di queste creature immaginarie.

Da Alice nel Paese delle Meraviglie alle fiabe con gli animali parlanti, dal Cerbero dei miti greci ai draghi parlanti di “Eragon”, le bestie fantastiche sono con noi da sempre. E chissà che, in certe notti di luna piena, non bazzichino anche nel giardino di casa nostra o nel parchetto dietro il palazzo. Perché l’immaginario non è un altrove indefinito, ma abita gli stessi spazi della nostra vita, solo… con le orecchie a punta e il pelo un po’ più folto.

Difficile definire il rapporto degli esseri umani con gli animali. Cani e gatti sono vezzeggiati e coccolati, in alcuni casi trattati come figli, mentre altri godono di pessima fama. Così a Napoli lo scarafone è proverbialmente tanto brutto da piacere (soltanto!) a mamma soie. La capra, poverina, oltre che poco intellettualmente dotata, è, per voce popolare, puzzolente senza pari. Allo stesso modo il mulo è testardo, la volpe astuta, particolarmente fastidioso il calabrone.

Per pietà e commiserazione accenniamo soltanto al porco, vittima designata di un lessico che ricama su vari aspetti della ripugnanza, sia sul piano estetico (il grugno), sia su quello della sporcizia morale.

Certo nessuno è più disprezzato del verme, degno solo di strisciare per terra. Ma non per questo è il più antipatico di tutti. Il tarlo che ti mangia il cervello è veramente insopportabile, finché non prendi un granchio… ma davvero, non in senso figurato. Per non parlare delle zecche, delle pulci e delle piattole.

Ma poi perché menare il can per l’aia? L’argomento merita qualcosa di più succoso. Se negli esempi fatti il significato è trasparente, ci sono dei detti la cui origine va spiegata e discussa.

Mi pare che ci si possa soffermare su due modi di dire, illustrando l’origine di espressioni come “essere un pollo” e “non c’è trippa per gatti”. Iniziamo dal primo che tutto sommato è il più facile.

Che il pollo finisca facilmente allo spiedo o in padella, dopo essere stato spennato, è un fatto risaputo. Si lascia infatti acchiappare con una certa facilità. Ci sono delle specie che, per essere più “timide”, si allontanano vedendo qualcuno che si avvicina. Ma le specie domestiche hanno familiarità con l’uomo e non ne hanno paura. Sicché è “pollo” chiunque si lasci fregare, senza bisogno di trappole, per eccesso di ingenuità.

L’espressione “non c’è trippa per gatti” ha un’origine ben precisa.

Dal 1909 al 1913 fu sindaco di Roma Ernesto Nathan (Londra 1845 - Roma 1921), mazziniano fervente. Risoluto nel voler mettere a posto le finanze pubbliche della Capitale, un giorno si trovò a controllare le voci di spesa.

I topi, la trippa e i gatti di Roma

Gli animali da sempre ci affiancano, riempiono le nostre case e ci influenzano in mille maniere diverse… anche nei modi di dire. Spesso sono ispirazioni scherzose e scanzonate, a volte attingono a tradizioni e accadimenti antichi

La sua attenzione ricadde sui denari impegnati per comprare la trippa per i gatti di Roma. Si racconta che il sindaco, fermo e deciso, esclamasse con un accento tipicamente inglese: “Non c’è trcippa pe’ gatci”. E cassò quella voce. Da quel momento l’espressione si usa per invitare a una certa parsimonia. Va detto che il rimprovero del sindaco giunse al cuore dei gatti che non emigrarono rimpiangendo la trippa. Preferirono fare quel che Nathan aveva previsto, dando la caccia ai topi. Sono spunti per spiegare come mai, fin dai tempi più antichi, alcuni animali siano diventati simbolo di at-

titudini presenti negli esseri umani. Senza rimandare alla Fisiognomica di Giovambattista Della Porta (1535 –1615) che indicò caratteristiche somatiche comuni ad animali e tipi umani, ci sono proprio sui proverbi e i modi di dire vari libri che aiutano a proseguire il nostro discorso. Si segnalano per i più curiosi le seguenti opere: Qui gatta ci cova. Parlare e scrivere con gli animali di Nicola Di Mauro (Edizioni La meridiana), Proverbi, aforismi, citazioni, di Maria Sandra Bosco Coletsos (Aracne Editrice) e Animali nei proverbi di Attilio (Giunti Marzocco).

Buona lettura.

Gli animali nei film non sono mai semplici comparse: spesso nascono tra le pagine di libri diventati best-seller e conquistano il grande schermo, portando emozioni autentiche e valori universali come lealtà, amicizia, coraggio e resilienza.

Tra i protagonisti più celebri c’è Bambi, nato nel 1923 dal romanzo Bambi, a Life in the Woods di Felix Salten, pubblicato in tedesco e tradotto in molte lingue. Il libro racconta la vita di un giovane cervo nella foresta, esplorando con intensità le difficoltà della natura e le sfide della sopravvivenza, mentre il celebre film Disney del 1942 ha conservato la forza emotiva della storia, rendendo universali la crescita del protagonista e la perdita della madre.

Un altro esempio recente e amatissimo è Io & Marley, memoir autobiografico di John Grogan pubblicato nel 2005 e subito diventato best-seller internazionale, che racconta la vita quotidiana con Marley, un Labrador Retriever irriverente e affettuoso. Il film del 2008 ha trasformato il libro in una commedia dolce e commovente, mostrando quanto un animale possa cambiare la vita di una famiglia grazie al suo carattere unico, insegnando pazienza, amore incondizionato e responsabilità.

Jack London, invece, ha portato sul grande schermo avventure nella natura selvaggia con Il richiamo della foresta, pubblicato nel 1903, dove il cane Buck passa dalla vita domestica alla durezza dei cercatori d’oro del Klondike, riscoprendo l’istinto primordiale. Le trasposizioni cinematografiche hanno reso visibili le sfide e i paesaggi descritti nel libro, ma è nella lettura che emergono appieno le emozioni e la forza della narrazione.

Anche i più piccoli protagonisti di E.B. White hanno attraversato la carta e lo schermo: Stuart Little, il topo coraggioso inserito in una famiglia umana, e La tela di Carlotta, con il maialino Wilbur e la sua amica ragno Charlotte, raccontano temi di amicizia, diversità e affetto con delicatezza, trasformando storie semplici in avventure capaci di parlare a tutte le età.

Dal passato arrivano anche gli animali del Libro della giungla di Rudyard Kipling, pubblicato nel 1894, dove Baloo, Bagheera e Shere Khan incarnano

Animali da bestseller:

quando i libri diventano film

Dalla pagina al grande schermo, cani, cervi, cavalli e tigri ci emozionano con storie indimenticabili nate dai libri più amati

CaMILLa TETToNI

ruoli simbolici ed educativi nella giungla indiana. Dai racconti ai film Disney, fino ai più recenti remake live action, questi animali hanno affascinato intere generazioni, mostrando quanto la natura e i comportamenti animali possano essere strumenti narrativi potenti. Tra gli esempi più recenti spicca la tigre Richard Parker in Vita di Pi: non una semplice presenza, ma compagna di viaggio, antagonista e potente metafora della sopravvivenza del giovane protagonista. La pellicola, tratta dal romanzo di Yann Martel e ampiamente premiata, ha tradotto in immagini di grande impatto una storia già straordinaria, dimostrando come figure non umane possano incarnare emozioni

universali e concetti complessi con forza immediata.

Che siano cervi, cani, cavalli o tigri, questi animali dimostrano che quando passano dalla pagina al cinema non perdono nulla della loro forza narrativa. Anzi, diventano ancora più vivi e memorabili, capaci di emozionare, insegnare e accompagnare il pubblico in un viaggio segnato da coraggio, affetto e rispetto per la natura. Dai libri ai film, continuano a raccontare storie che restano impresse nel tempo, scena dopo scena, pagina dopo pagina, rivelando quanto sia profondo e duraturo il legame tra l’essere umano e il mondo naturale nell’immaginario collettivo e nella cultura popolare.

.. FILM A QUATTRO ZAMPE
LOCANDINA DE IL LIBRO DELLA GIUNGLA, LIVE ACTION DISNEY DEL 2016

Il bestiario dei Pink Floyd è una mappa genetica della loro evoluzione artistica che conduce dall’innocenza lisergica alla disillusione politica. Per approfondire, è giunto ora in libreria il corposo Pink Floyd. L’essenziale (Edizioni Clichy, febbraio 2026) di AA.VV.; non è un trattato sulla fauna floydiana ma, in 224 pp., fornisce una profonda e dettagliata immersione nella storia della band, con la discografia completa.

Gli animali floydiani: tutto ha inizio 60 anni fa con il brano Butterfly (tra le prime 6 incisioni dei Pink Floyd recuperate nel 2015 nel doppio EP a 45 giri 1965: Their First Recordings); Il testo gioca sulla metafora del catturare una ragazza con un “retino per farfalle”.

Esce quindi nel 1967 il brano Lucifer Sam (nel 33 giri di debutto dei Pink Floyd The Piper at the Gates of Dawn), ispirato alla gatta di Syd Barrett che traduce le movenze feline in un riff influenzato dal surf rock di Dick Dale, mentre Roger Waters usa l’archetto sul basso per ottenere un suono spettrale. Se qui l’animale è un mistero inspiegabile, in Grantchester Meadows (nell’album Ummagumma, 1969) la natura diventa un rifugio idilliaco arricchito dai versi di allodola, oca, volpe, sebbene il ronzio di un’ape “schiacciata” con il giornale, sul finale rappresenti l’ultimo baluardo di un ambiente che l’uomo sta distruggendo.

La mucca frisona Lulubelle III, protagonista della copertina di Atom Heart Mother (1970), rompe ogni schema: rappresenta la staticità della terra; la mucca non spiega, “è”. Nel disco Meddle (1971), l’animale entra ufficialmente nello spartito con Seamus, brano dedicato al cane di Steve Marriott degli Humble Pie. David Gilmour, accortosi che l’animale ululava sentendo l’armonica, lo coinvolse in un bizzarro blues, esperimento ripetuto nel film “Live at Pompeii” con il levriero Mademoiselle Nobs.

Il cuore del bestiario è il concept allegorico Animals (1977) in cui i Pink Floyd – ispirandosi a La fattoria degli animali di George Orwell – suddividono la società in tre classi: i Cani, predatori aggressivi; i Maiali, politici corrotti; le Pecore, massa cieca. L’immagine definitiva è raffigurata in copertina con il maiale gonfiabile Algie, sopra la Battersea Power Station.

Il bestiario dei Pink Floyd

Gli animali, in brani e cover, tracciano l’evoluzione della band che va dal sogno alla distopia. Dal mistero psichedelico del gatto, si passa alla concretezza rurale della mucca e al blues affidato al latrato del cane, fino alla ferocia politica del maiale di animals. Un’eredità, raccolta da Lodovico Ellena, tra blues psichedelico e influenze indiane

GaETaNo MENNa

Questa sensibilità surrealista è stata raccolta negli anni ‘80 da Lodovico Ellena e dai suoi Effervescent Elephants, band di culto del rock psichedelico italiano. Il nome omaggia il brano Effervescing Elephant (1970) dell’album solista di Syd Barrett, una favola dove un ippopotamo osserva il destino di un elefante che si agita troppo e viene mangiato da una tigre. Come ci spiega lo stesso Ellena – che sentiamo in una pausa delle registrazioni del disco Sound of Vintage della sua attuale formazione, Ganesh Blues Band e nell’imminenza di un reportage nei luoghi di Syd – “l’elefante barrettiano

lo avevamo scelto a simbolo perché anche noi ci agitavamo e ci esponevamo ai pericoli e alle critiche, accettando il rischio della tigre devastante”.

Per approfondire la storia dell’acid rock italiano c’è il libro scritto proprio da Lodovico Ellena Psichedelica (Banksville, 2017).

Oggi, l’elefante (quello sacro di Ganesh) continua a popolare la visione musicale di Ellena, chiudendo un cerchio ideale: se per i Pink Floyd di Animals lo zoo-rock era una prigione politica, per il musicista di Alice Castello l’animale torna a essere, come per Barrett, una porta verso la meraviglia.

Ai nostri tempi il rapporto tra uomo e animale domestico è diventato un importante pilastro affettivo e sociale. I nostri cosiddetti pet vengono sempre più considerati veri e propri membri della famiglia. In Italia, quasi il 40% delle famiglie vive con almeno un animale.

Anche nei luoghi pubblici si trova una maggiore accettazione dei pet in ristoranti, hotel e spiagge, segno di una società sempre più pet-friendly.

In una società sempre più frammentata, gli animali domestici offrono un supporto emotivo costante e un amore sincero ed incondizionato. La letteratura scientifica contemporanea, inclusi i documenti dell’Istituto Superiore della Sanità, evidenzia che la convivenza con animali porta vantaggi tangibili in termini di salute tra i quali: riduzione dello stress, in quanto interagire con gli animali aumenta i livelli di ossitocina e riduce ansia e cortisolo, prevenzione della salute cardiovascolare, in quanto muoversi e camminare insieme ai nostri animali contribuisce ad abbassare la pressione sanguigna e il colesterolo ed infine il miglioramento delle funzioni cognitive, poiché negli anziani e nei pazienti con Alzheimer, il contatto con i pet stimola memoria, linguaggio e l’attenzione. Sempre più spesso si parla di Pet therapy ovvero tutti quegli interventi di co-terapia atti al miglioramento della salute umana.

A corollario di questa situazione, sugli scaffali di biblioteche e librerie, troviamo numerosi saggi e manuali sul mondo animale che spaziano dall’etologia alla medicina veterinaria.

Tra i saggi più curiosi vanno evidenziati quelli che trattano la comprensione delle emozioni negli animali domestici che è un campo di studi che unisce comportamentismo, psicologia comparata e neuroscienze, evidenziando come i nostri compagni a quattro zampe provino paure, gioie, empatia e legami affettivi profondi. Ad esempio nel noto saggio L’ultimo abbraccio. Cosa dicono di noi le emozioni degli animali di Frans de Waal edito da Raffaello Cortina Editore, l’autore mette in luce come gli animali provino emozioni simili a quelle umane, sostenendo una continuità biologica tra noi e loro.

Nel testo I cani non mentono sull’amore di Jeffrey Moussaieff Masson viene messa in luce un’indagine approfondita sulla vita psichica e sentimentale dei cani,

Saggi “selvaggi”: animali per ritrovarci

Che avere un animale in casa porti vantaggi reali non è un’impressione: lo dimostrano i dati della ricerca scientifica. È importante, dunque, capire al meglio questi nostri inseparabili compagni di vita, per curarli, comprenderli e rispettarli

esplorando la loro capacità di provare amore, lealtà ed eroismo sfidando anche le visioni più scettiche. Il libro inoltre evidenzia come la nostra percezione delle loro emozioni influenzi il modo in cui li trattiamo e li comprendiamo.

La casa editrice Il Faro di Trento vanta alcuni volumi sul mondo animale davvero interessanti tra i quali Messaggi dal mondo animale. Il fascino discreto della zoologia scritto da Aldo Martina. L’autore analizza come gli animali inviino “messaggi” attraverso segnali visivi, acustici e comportamentali. Il sottotitolo, suggerisce un’attenzione particolare verso quegli aspetti meno appariscenti ma fondamentali della vita animale che spesso sfuggono ad un’osservazione superficiale.

Una casa per i gatti, un cuore per la

vita, di Marta Sala, è invece una lettura orientata ad un viaggio verso l’amore che salva. Chi lo leggerà scoprirà che l’affetto donato al nostro gatto non è mai perduto bensì ci illuminerà e tornerà indietro. Un testo che tocca il cuore.

Infine da non perdere il saggio considerato un classico contemporaneo per la sua capacità di abbattere le barriere tra specie diverse: Pensare senza parole di Temple Grandin, pubblicato da Adelphi; è un’opera rivoluzionaria che utilizza la prospettiva unica dell’autrice e scienziata affetta da autismo per esplorare il comportamento animale.

Possiamo quindi divertirci tra gli scaffali a esplorare questo mondo di pubblicazioni che ci avvicinano sempre più ai nostri dolci amici pelosi.

SILVIa SCaPINELLI

Negli ultimi anni il veganismo si è affermato sempre più come una scelta esistenziale che va oltre l’ambito alimentare, configurandosi come una posizione etica capace di interrogare il rapporto tra esseri umani, animali e ambiente. Non si tratta semplicemente d’un insieme di preferenze a tavola, ma di una riflessione più ampia sul modo in cui le nostre abitudini quotidiane incidono su altri esseri viventi e sul pianeta che abitiamo.

Alla base del pensiero vegano vi è il rifiuto di considerare gli animali come mere risorse a disposizione dell’uomo. Gli animali sono esseri senzienti, capaci di provare emozioni al pari di noi, e come tali meritano rispetto. Da questa consapevolezza nasce una critica radicale ai sistemi produttivi contemporanei, in particolare agli allevamenti intensivi, nei quali milioni di animali vengono sottoposti a pratiche che ne compromettono il benessere fisico e psichico.

Va detto, a tale proposito, che il veganismo si differenzia in modo netto dal vegetarianismo. Se quest’ultimo si concentra principalmente sul rifiuto dell’uccisione dell’animale a scopo alimentare, il veganismo estende la riflessione etica all’intero sistema di sfruttamento. Latte, uova e altri derivati animali, pur non implicando necessariamente la morte immediata di questi ultimi, presuppongono comunque selezioni, abusi e sovra utilizzi che riducono l’essere vivente a puro mezzo produttivo. Si tratta dunque di una scelta alimentare che mette in discussione proprio questo paradigma oggi imperante.

Un altro elemento centrale dell’etica vegana è il concetto di responsabilità. In un contesto in cui le alternative vegetali sono ampiamente disponibili, la scelta di consumare prodotti di origine animale non appare più come una necessità, ma come un’abitudine. Se un’azione causa sofferenza evitabile e non è indispensabile alla sopravvivenza, diventa allora oggetto di interrogazione morale. Il veganismo invita poi a riconsiderare le consuetudini alimentari alla luce delle attuali conoscenze scientifiche.

La riflessione etica si estende anche alla dimensione ambientale e sociale. La produzione di carne e derivati animali comporta un consumo elevato di

Cibo e coscienza: perché il veganismo interroga tutti

È una scelta che va ben oltre il piatto. È un modo vivere che ci porta a riflettere sul valore della vita animale e sulla tutela dell’ambiente. Un percorso che non vuol dire solo cambiare menù, ma riconoscere la responsabilità delle nostre abitudini

risorse naturali, contribuendo in modo significativo alle emissioni di gas serra e alla perdita di biodiversità. Inoltre, l’impiego di grandi quantità di cereali per l’alimentazione animale sottrae risorse che potrebbero essere destinate direttamente al consumo umano, aggravando le disuguaglianze globali. In questo senso, il veganismo si propone come una scelta che intreccia il rispetto per gli animali con l’attenzione per la Terra e per le generazioni future.

In conclusione, la scelta vegana si configura come una vera e propria filosofia che invita a ripensare il significato del nutrirsi. Attraverso un gesto

quotidiano come il mangiare, esso propone un modello fondato sulla responsabilità, sul rispetto per la vita e su una diversa idea di convivenza con il mondo naturale.

Fra le varie uscite editoriali sul tema, consiglierò qui ai lettori tre testi, di recente pubblicazione, che mi sono apparsi particolarmente significativi: Disobbedienza vegana. Ovvero il veganismo come potrebbe essere, di Adriano Fragano (Edizioni Veganzetta); Manifesto Queer Vegan, di Rasmus Rahbek Simonsen (Ortica Editrice); Vegan antispecista. Per la liberazione animale e umana, di Marco Reggio (Eris).

In Italia, i bestiari medievali sono tesori rari conservati principalmente in biblioteche antiche e archivi ecclesiastici. Questi manoscritti, spesso riccamente miniati, fondono descrizioni zoologiche con simbologia cristiana e creature leggendarie.

Le principali Biblioteche che conservano bestiari sono quelle storiche come ad esempio la Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, la Biblioteca Apostolica Vaticana, la Capitolare di Verona e la Comunale Teresiana di Mantova.

In particolare la Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze custodisce una straordinaria collezione di manoscritti e bestiari medievali che fondono zoologia, allegoria morale e arte miniata. I manoscritti appartengono prevalentemente al Fondo dei Plutei, che contraddistingue l’iniziale raccolta medicea della biblioteca. Sono tuttavia rappresentati in sede anche altri fondi della biblioteca, quali l’Ashburnham, il Gaddi, il D’Elci, tutte raccolte di particolare pregio e assoluta unicità. Sono inoltre presenti anche alcuni reperti di animali del Museo di Storia Naturale e originali strumenti di veterinaria d’epoca.

Pur avendo un carattere più scientifico è importante citare anche il Museo Civico di Zoologia di Roma che contiene al suo interno una biblioteca specializzata in biologia animale e conservazione della natura. Un settore della biblioteca è dedicato alle pubblicazioni moderne e conserva circa 6500 pubblicazioni, mentre la parte storica raccoglie volumi e documenti antichi derivanti da donazioni e acquisizioni come il fondo documentario del Conte Ettore Arrigoni degli Oddi, considerato da molti il padre dell’ornitologia e le monografie di Ulisse Aldrovandi, naturalista e museologo vissuto tra la fine del 1500 e l’inizio del 1600.

A proposito di quest’ultimo la Biblioteca Universitaria di Bologna e il Museo di Palazzo Poggi, conservano il Fondo Ulisse Aldrovandi, che è una delle collezioni scientifiche e documentarie più preziose del Rinascimento. Questo Fondo rappresenta l’eredità intellettuale del celebre naturalista bolognese considerato il fondatore del moderno museo di storia naturale. Il Fondo comprende 382 manoscritti di

Bestie... tra gli scaffali

Per tutti gli amanti della lettura e degli animali, una curiosa scoperta sono i cosiddetti bestiari, opere librarie affascinanti che mescolano zoologia, mito e arte, con declinazioni storiche, naturalistiche o fantastiche

osservazioni dirette, raccolte alfabetiche e studi su piante, animali e minerali e 4000 splendide tavole acquerellate realizzate da artisti come Jacopo Ligozzi che servivano a catalogare visivamente ogni specie naturale osservata. Infine sono presenti xilografie e migliaia di libri a stampa di autori catalogati da Aldrovandi stesso. Ma non solo l’Italia bensì tutta l’Europa è detentrice di creature fantastiche, esseri mitologici che ci portano in un mondo di pura immaginazione. In particolare a Barcellona ha recente-

mente debuttato una esperienza denominata “La Biblioteca fantastica delle bestie”. Dai musei e dagli edifici storici il patrimonio storico è stato valorizzato al Centre d’Art Amatller, che ha aperto una suggestiva mostra immersiva. Questa esperienza è stata progettata da Layers or Reality, uno studio tecnico all’avanguardia nei contenuti audiovisivi e nella realtà estesa, i quali sono riusciti a dare una vera e propria vita al bestiario medievale con una mostra spettacolare che unisce divertimento e divulgazione. Da non perdere!

ILLUSTRAZIONE DAL MONSTRORUM HISTORIA DI ULISSE ALDROVANDI

Neri Pozza, classe 1912, burbero dal piglio deciso e intransigente, aveva alle spalle una storia di antifascismo e impegno nella Resistenza che lo portò al carcere. Poeta, scrittore, scultore, artista rivolse l’attenzione alla letteratura e in particolare alla Poesia. Ne La prigione trattò dell’esperienza resistenziale. La casa editrice da lui creata nel 1946 accolse importanti voci della cultura italiana: Croce, Montale, Cardarelli, Sbarbaro, Gadda, Buzzati, Luzi e Parise

Neri Pozza pubblica narrativa contemporanea anche internazionale, classici, saggistica.

In ultimo ha ottenuto riconoscimenti con il Premio Strega per Due vite di Emanuele Trevi nel 2021 e per Di spalle a questo mondo di Wanda Marasco Il Campiello 2025.

Chiediamo alla vicedirettrice Sabine Schultz cosa significa questo traguardo che è anche una ripartenza con nuove energie, nuovi spunti e risultati.

Quando un autore o un’autrice vince un premio importante più che una ripartenza credo che sia una conferma: aver fatto le scelte giuste, curato i libri e accompagnato gli scrittori. Quest’anno gli scrittori hanno vinto vari premi testimoniando la crescita della narrativa italiana pubblicata da Neri Pozza. Quanto pesa ancora la forte personalità del fondatore?

L’impronta di Neri Pozza è ben presente nell’identità della casa editrice: attenzione a qualità, cura del lavoro redazionale e centralità delle scelte editoriali. Era un editore audace e risoluto, che non seguiva le mode ma scommetteva su autori e libri destinati a durare, convinto che la letteratura fosse una forma di pensiero capace di interpretare il proprio tempo. Nostro compito è tenere viva quella eredità di valori, adattandola al presente, operando scelte oltre la moda. Come controbattere l’agguerrita concorrenza dei grandi gruppi editoriali?

I grandi gruppi editoriali investono somme ingenti in mode talvolta passeggere. Siamo convinti che si possa lasciare un segno più duraturo nel tempo. Scopriamo nuovi scrittori accompagnandoli nella crescita e assumendoci rischi che i grandi gruppi evitano. Otteniamo importanti riconoscimen-

Neri Pozza: un’avventura che dura da ottanta anni

Dal 1946 si distingue con una proposta editoriale che punta sul valore letterario e non sulle logiche di consumo, con un catalogo dove la narrativa contemporanea internazionale e la saggistica storica si fondono in un’estetica curata e artigianale. Ne abbiamo parlato con la vicedirettrice Sabine Schultz

ti. Oltre quelli citati prima il Premio Strega Europeo vinto da Neige Sinno con Triste Tigre. Le case editrici indipendenti dimostrano che esistono alternative ai grandi gruppi per esempio anche attraverso concorsi e progetti — come il Premio Letterario Neri Pozza — offriamo uno spazio alternativo, rendendo la pubblicazione accessibile a voci originali.

Avete un catalogo variegato con offerte di pregio. Qual è il vostro lettore tipo e quali le prossime uscite in occasione degli ottant’anni?

Sì, è vero, il catalogo Neri Pozza ha tante anime. Il lettore Neri Pozza è cu-

rioso e attento alla qualità: libri curati, traduzioni accurate e storie che stimolino la riflessione. Ama la narrativa e la saggistica di spessore. Apprezza autori consolidati e voci originali.

Neri Pozza celebra il proprio ottantesimo anniversario con un progetto che guarda al futuro partendo dagli scrittori che ne hanno segnato la storia più recente, da Romain Gary ad Abraham Verghese. Moltissime nuove uscite e nuove riconferme. Proponiamo casi editoriali e due saggi stranieri a cui teniamo moltissimo: Io e la lepre di Chloe Dalton e Noi siamo mare di Helen Scales.

NERI POZZA. PARTICOLARE DI COPERTINA DA NERI POZZA. LA VITA, LE IMMAGINI A CURA DI P. DI PALMO (NERI POZZA, 2005)

La conoscenza di Anna Cavallotto e della libreria da lei condotta, insieme alla mamma e alle sue sorelle Cetti e Luisa, è un vero romanzo. Non a caso, la scrittrice Giuseppina Torregrossa ne ha fatto un libro di grande successo (ndr: Il figlio maschio, Rizzoli). Mi puoi raccontare la lunga storia della libreria Cavallotto?

Con le mie sorelle, faccio parte della terza generazione di librai Cavallotto. Tutto ha inizio da mia nonna, che era la sorella di Filippo Ciuni, importante libraio di Palermo dagli anni ’20 del secolo scorso. Mia nonna, originaria di Sommatino, vicino Caltanissetta, andò a Palermo rimanendone incantata e iniziò a collaborare con il fratello, rappresentante della Vallecchi Editore, prestigiosa casa editrice. Ritornata a Caltanissetta consigliò al figlio Vito (mio padre) di lavorare nella libreria di un altro zio e, nel 1954, lo aiutò ad aprire la sua prima libreria. Mio padre da subito abbinò, alla semplice vendita di libri, anche incontri con gli autori e organizzò mostre, con l’incoraggiamento di Leonardo Sciascia, fine intenditore di arte, che in quegli anni insegnava nella scuola elementare. Il Maestro suggerì a mio padre artisti importanti come Bruno Caruso, Emilio Greco, Renzo Vespignani e altri di cui conserviamo i cataloghi con la sua introduzione. Nel 1969 mio padre decide di trasferirsi a Catania e aprire una libreria su quattro piani con grandi spazi, di cui uno interamente dedicato alla galleria d’arte, e nel 1977 un’altra libreria a Palermo. Quando organizzava una mostra la svolgeva nelle tre sedi, Catania, Caltanissetta e Palermo. Nel frattempo inaugurò anche la casa editrice. Viaggiava molto, forse troppo, e nel 1983 perse la vita in un incidente stradale. Noi sorelle eravamo tutte adolescenti, ma nostra madre, con l’aiuto di tutta la famiglia, prese le redini della libreria. Abbiamo, inoltre, avuto sempre un team di bravi collaboratori motivati che hanno contribuito al nostro successo.

Hai citato la casa editrice specializzata. Quali sono i titoli di cui ancora oggi andate fieri?

Il nostro primo libro fu La civiltà del legno in Sicilia, di Antonino Uccello, la testimonianza etnoantropologica di un mondo contadino e pastorale, di cui

Libraie si nasce o si diventa: le “Cavallotto”

La storia della libreria Cavallotto ha le sue radici nel 1954, una storia densa di vita e di personaggi storici e della letteratura. ancora oggi è tra le più importanti librerie di Catania, con una casa editrice specializzata nella storia e tradizioni locali

c’è una casa museo a Palazzolo Acreide; poi, La Sicilia illustrata, ristampa anastatica del giornalista Gustavo Chiesi, una descrizione geografica, storica e culturale della Sicilia di fine ’800, e anche Profumi di Sicilia, che ancora vendiamo benissimo, considerato la Bibbia della cucina siciliana. L’ultima nostra pubblicazione è un prestigioso volume fotografico sull’Etna con le foto di Massimo Siragusa e un testo di Giovanna Giordano.

Ho visto che siete parte della grande famiglia Ubik. Come vi trovate?

Ci troviamo benissimo, perché è un gruppo di librerie indipendenti e dal

punto di vista gestionale viene stimolata la propria peculiarità. Fare rete è fondamentale e il gruppo Ubik, offre un grande supporto operativo, esaltando la diversità. Abbiamo a Catania due librerie molto simili, eppure totalmente diverse, perché si trovano in zone differenti.

Nel 2024 abbiamo intrapreso una collaborazione con FunSide, la più grande catena di fumetterie italiana, dedicando al settore un intero piano nella sede di Corso Sicilia. Come sempre ci aggiorniamo e seguiamo i giovani, che sono i nostri attuali e futuri clienti.

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L’inverno della levatrice di ariel Lawhon

Neri Pozza, 2026 pp. 496, euro 22,00

Maine, 1789: con il disgelo, il fiume Kennebec restituisce il corpo di un uomo. Martha Ballard viene chiamata a esaminarlo e a stabilire le cause della morte. In qualità di levatrice e guaritrice, Martha è testimone silenziosa di tutto ciò che accade dietro le porte chiuse della comunità di Hallowell. Nel suo diario, da sempre, annota con precisione ogni nascita, ogni morte, ogni crimine e ogni scandalo che scuote il paese. Qualche mese prima, Martha aveva registrato i dettagli di un’accusa di stupro mossa contro due dei cittadini più rispettati della città, uno dei quali è proprio l’uomo ritrovato nel ghiaccio. Quando però il medico locale scredita le sue ipotesi, definendo la morte un semplice incidente, Martha decide di condurre da sola un’insidiosa indagine per far emergere la verità. Un giallo storico ispirato alla vita e al diario della levatrice Martha Ballard, che sfidò il sistema legale americano lasciando un’impronta indelebile nella storia.

I lettori che hanno amato la protagonista di Outlander apprezzeranno Martha, l’eroina di Lawhon: coraggiosa, schietta e pronta a tutto pur di proteggere gli innocenti. («The Washington Post»)

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Zibaldone Libro del mese

LA CORAGGIOSA SCELTA DI UNA LEVATRICE DEL SETTECENTO

UN GIALLO STORICO

ISPIRATO ALLA VITA

DI MARTHA BALLARD, CHE OSÒ SFIDARE IL

SISTEMA LEGALE DEL SUO TEMPO IN UN’EPOCA

IN CUI UNA DONNA CHE OSAVA PARLARE RISCHIAVA TUTTO

“Il grande gelo è arrivato con un mese di anticipo a Hallowell, nella regione del Maine, e anche se il morto non può saperlo, così come non possono saperlo i vivi, il disgelo arriverà solo fra parecchi mesi. Lo chiameranno ‘l’anno del lungo inverno’. Diventerà leggenda, e lui ne farà parte. Ma, per ora, tutti dormono al sicuro e al caldo nei loro letti, con le porte chiuse contro questo inverno precoce ed efferato”, scrive Ariel Lawhon nelle prime pagine del suo libro L’inverno della levatrice. Quando il disgelo primaverile restituisce il corpo di un uomo intrappolato nel ghiaccio, è a Martha Ballard che viene chiesto di esaminarlo. In qualità di ostetrica della comunità di Hallowell, Martha è molto più di una semplice assistente al parto, che nel corso della sua lunga carriera ha fatto nascere oltre mille bambini e non ha mai perso una madre: è testimone silenziosa di tutto ciò che accade dietro le porte chiuse del villaggio e annota tutto con meticolosa precisione nel suo diario.

“Continuo a tenere un diario perché mi piace, ma anche perché è il mio stesso lavoro a esigerlo. Come levatrice e donna di medicina, conosco intimamente la vita dei miei compaesani, le loro paure e i loro segreti e, quando è opportuno, li annoto affinché non vadano perduti. La memoria a volte è infida e distorce i nostri ricordi. Ma carta e inchiostro accolgono la verità senza emozione e ce la restituiscono con onestà. Forse è per questo che di solito le donne non ricevono alcuna istruzione: solo Dio sa cosa farebbero, se godessero del potere della scrittura” spiega Martha. Ed è proprio in quelle pagine che si cela la chiave per comprendere il mistero dell’uomo nel ghiaccio. Qualche mese prima del macabro ritrovamento, Martha aveva annotato nel suo diario i dettagli inquietanti di una denuncia di stupro mossa contro due dei cittadini più rispettati di Hallowell. Uno degli accusati di quella violenza efferata è proprio l’uomo trovato morto, sepolto dal ghiaccio del fiume Kennebec. La coincidenza è troppo evidente per essere ignorata e Martha intuisce immediatamente che i due crimini possano essere collegati. Tuttavia, quando il medico locale scredita le sue conclusioni, definendo la morte un semplice incidente, Martha si trova di fronte a una scelta difficile. Può accettare il verdetto di un uomo che, in quanto medico, gode di un’autorità sociale superiore alla sua oppure può seguire la sua coscienza e la sua esperienza, conducendo da sola un’insidiosa indagine per far emergere la verità. La levatrice sceglie la seconda strada. Ariel Lawhon, autrice specializzata in narrativa storica, per la prima volta presenta ai suoi lettori un libro che è solo ispirato a eventi reali e non interamente basato su di essi attraverso un’eroina che ebbe il coraggio di prendere posizione in una vicenda rimasta quasi dimenticata per secoli. Il romanzo è un racconto emozionante di una figura straordinaria che osò sfidare il sistema legale del XVIII secolo, quando le donne erano considerate cittadine di seconda classe.

(Maria Rosaria Grifone)

ARIEL LAWHON

EDITH BRUCK

L’amica tedesca

La nave di Teseo, 2025 pp. 115, euro 17,00 Questo libro scritto negli anni ’90 da Edith Bruck è rimasto chiuso molti anni in un cassetto. La scrittrice narra di una inconsueta amicizia con una giovane donna tedesca, affezionatasi a lei oltre misura, che la Bruck cerca di allontanare ma ne resta attratta. Un’amicizia con una donna tedesca non sarebbe mai stata contemplata in vita sua, dopo le orribili esperienze vissute nei campi di concentramento di Dachau, ma Lena era diversa, e affrontava le sue difficoltà giornaliere con grande leggerezza e sempre con il sorriso. Una strana amicizia che durava nel tempo e, tra la solidarietà al femminile e la piacevolezza di viverla con la curiosità della tenerezza lesbica, Edith Bruck parla della sua amica Lena, “in bilico tra innocenza e incoscienza”, osservandola con cura e senza malizia. Il libro, dicevo, è rimasto nascosto a lungo, probabilmente per i temi trattati, ma oggi i tempi sono maturi per affrontare diversità e femminicidi. Una storia di grande attualità, dura e tristemente dolorosa. (Loredana Simonetti)

SABRINA GABRIELE

I buoni propositi Salani, 2025

pp. 256, euro 16,90 È il dicembre 1981 e nel centro di Bologna esiste una piccola libreria con una particolare caratteristica: i clienti scrivono sui foglietti i loro propositi per l’anno nuovo e li lasciano dentro alle pagine dei volumi usati. C’è chi spera in una casa nuova, chi in un lavoro, chi nella vittoria dell’Italia ai mondiali di calcio. Accantonato il suo sogno di gioventù, Vanni Maestri, che è l’anima della libreria, ha scelto di essere il custode di quelli altrui, di vivere una vita tranquilla e tenere a distanza il ricordo di un amore rimasto sospeso nel tempo. Attraverso storie che si intrecciano e a volte si sfiorano soltanto, Sabrina Gabriele racconta la tenerezza dei sogni nel passato e la dolce ostinazione di quelli ancora da realizzare, ricordandoci che per andare incontro al destino bisogna prima di tutto ascoltare sé stessi. Secondo romanzo per Sabrina Gabrile dopo Quattro giorni sempre pubblicato nel 2023 con Edizioni E/O. (Anna Garbagna)

Il ritorno di Jo Nesbø

CLaUDIo FILIPPELLo

Jo Nesbø non bussa alla porta: la abbatte. Con L’impronta del lupo, il re del thriller norvegese abbandona il ghiaccio di Oslo per il fango di Minneapolis. Non è un semplice cambio di scenario, ma un trapianto di cuore in un corpo martoriato da gang e razzismo. Al centro di questo universo brutale brilla di una luce opaca Bob Oz.

Dimenticate l’investigatore eroico: Oz sembra vomitato dalle pagine più nere di James Ellroy. È un uomo fuori tempo massimo, politicamente scorretto, con una vita ridotta a macerie. Eppure, la sua “esistenza in frantumi” è il motore di una ferocia etica che risponde a una legge interiore antica, più che ai codici penali. La Minneapolis di Nesbø non è una città, ma un personaggio maligno, uno specchio delle ossessioni americane dove il confine tra distintivo e crimine è una linea tracciata nel sangue. In questo teatro di corruzione, Oz trova tregua solo nei dialoghi surreali con un amico tassidermista, l’unico capace di guardare nel vuoto della sua solitudine.

La narrazione è un congegno a orologeria che scatta tra il 2016 e il 2022. Tutto parte da un omicidio tra gang, ma è solo l’esca: le tracce portano a Lobo, un sicario leggendario che vent’anni prima aveva trasformato la città in un mattatoio. Bob Oz, sospeso tra il licenziamento e il delirio, intuisce che il Lupo non è tornato per vendetta, ma per esercitare una giustizia brutale che lo Stato ha fallito nel garantire. Nesbø gioca con l’identità e la percezione, costringendo il lettore a una domanda scomoda: chi è davvero il predatore? Il romanzo è un’indagine viscerale sul peso della colpa e sulla possibilità di restare “decenti” in un mondo senza bussola morale. Nesbø firma un ritorno magistrale, regalandoci un antieroe tragicamente umano. L’era di Bob Oz è iniziata, e ha il sapore amaro della verità.

JO NESBØ

L’impronta del lupo

Einaudi, 2026 pp. 410, euro 21,00

Pulp novel

Un modo originale per raccontare vita e opere di Quentin Tarantino, mai così collegate come nel caso del regista nordamericano, che ha fatto dell’amore per il cinema un tratto fondamentale della sua carriera. Christina Dumalasova e Katerina Horakova sono le sceneggiatrici, mentre la bella copertina a colori e le immagini disegnate in forma pittorica sono di Michael Purmensky, per un lavoro edito da Gremese – storica casa editrice di cinema – in esclusiva per l’Italia. Il bel volume cartonato fa percorrere un viaggio a ritroso nel tempo, passando per l’infanzia difficile del piccolo Quentin che cresce solo con la madre e si appassiona al cinema grazie ad alcuni uomini che la frequentano. Vediamo la giovinezza inquieta di un ragazzo che conosce la galera, prima di impiegarsi nel negozio di videocassette a noleggio – unico particolare noto della biografia –, luogo simbolico dove farsi una cultura da cinefilo a base di rare pellicole pulp. A questo punto comincia la parte dedicata ai film, ogni capitolo prende il nome dalla pellicola analizzata, in modo originale e per niente didascalico, grazie a citazioni e particolari dei singoli lavori, con riflessioni e considerazioni da esperti cinematografici. Per questo motivo il volume è indicato anche per chi voglia farsi una cultura sul regista, non solo a chi è appassionato di fumetto. Un’opera pregevole, che non presenta carenze di nessun tipo, informata ed esaustiva, da Pulp Fiction a Kill Bill (con la scelta azzeccata dei due volumi, decisa dai produttori), passando per Bastardi senza gloria e C’era una volta Hollywood, senza dimenticare il mitico Django. Al tempo stesso un fumetto coloratissimo, disegnato con stile tradizionale e di facile comprensione, che alterna la doppia tavola metaforica e la splash-page stile Marvel alle cinque vignette per pagina come stile classico comanda. Una manna per i cinefili che amano il fumetto.

C. DUMALASOVA, K. HORAKOVA, M. PURMENSKY

Quentin Tarantino

The Graphic Novel Gremese, 2025 pp. 110, euro 19,90

ALEJANDRO ZAMBRA

Tema libero Sellerio, 2025 pp. 230, euro 15,00 Que la escritura da calma/a los tormentos del alma, cantava Violeta Parra, mostrando quell’immagine di travaglio che è il processo della scrittura: sia uno stato febbrile sia l’esplorazione di un territorio. Stimolata da un tema libero al quale deve attenersi Zambra di fronte a una platea di studenti, la scrittura assume i connotati di un’ode al senso di appartenenza, il tema di fondo della letteratura. Da studenti, “costretti al tema libero, scoprivamo, con una certa angoscia che un tema non l’avevamo”, per poi ritrovarsi di fronte a un testo, capace di sciogliere le briglie lasciando libero il pensiero: “non avevamo bisogno di un tema, scrivere poteva essere una rumorosa maniera di rimanere zitti”; ma attanagliandolo comunque fino a quando “la storia, misteriosamente, decollava”. Se “scrivere è vedere se stessi nella moltitudine”, per Zambra il tema libero diventa specchio nel quale approcciare la parte di sé più sconosciuta dotata di calore e follia, parametri con cui misurare il grado di riuscita di un racconto.

(Paola Zoppi)

Prima che arrivino

Edarc, 2025 pp. 216, euro 18,00 Un giallo storico avvincente che unisce il rigore della ricostruzione storica alla tensione del thriller. Siamo a Messina. L’atmosfera è carica di tensione. La città è sospesa nell’attesa che Garibaldi completi la conquista dell’isola. Nella notte del 26 maggio 1860 il ritrovamento di un cadavere orrendamente mutilato nel porto dà il via a un’indagine di polizia che è anche un affresco storico dell’epoca. Al centro della scena il rapporto tra i due ispettori della polizia del Regno delle Due Sicilie: Alfio Lax e Gabriele Sciarrone, amici fraterni, divisi da una frattura ideologica insanabile: il primo, con simpatie neanche troppo celate verso i rivoluzionari, il secondo, fedele servitore della monarchia borbonica. Una divergenza che li porterà, con l’evolversi degli eventi – caratterizzati da un susseguirsi di morti all’apparenza inspiegabili, legate tra loro da un impercettibile filo conduttore – a fare scelte opposte ed inconciliabili, sino ad un esito tragico. Un romanzo godibile, in cui la storia si lega indissolubilmente ai meccanismi classici del noir. (Claudio Filippello)

VALERIO DE LORENZO

VANIA PIRILLO

Enanthelios

NeP Edizioni, 2025

pp. 496, euro 20,00

La città di Rosenhaven non esiste più. Secondo le fonti ufficiali, è stata data alle fiamme per fermare la peste. Un uomo, sfuggito alla tragedia, è stato preso prigioniero ma si rifiuta di parlare. L’impero ha bisogno di risposte e il comandante dei servizi segreti Konrad von Mairpentainer è stato inviato dalla capitale per condurre l’interrogatorio. È noto che nessuno possa resistere ai suoi metodi.

Sarà proprio la necessità di raggiungere la verità a ogni costo che lo porterà a disvelare realtà ben più oscure. Un gruppo di sbandati, di cui faceva parte il prigioniero, durante il disastro è fuggito rocambolescamente dalla città trafugando il tesoro del conte Eckbert e una preziosa reliquia. Ma è ancora più fitto il mistero che si cela attorno al simbolo dell’Enanthelios, scomparso per anni e riemerso dall’ombra proprio in questa situazione. Un’antica setta ispirata a tale effige, e dimenticata dall’oblio dei secoli, potrebbe riaffiorare e mettere in pericolo l’esistenza dell’impero stesso.

Tra inseguimenti e complotti, gli uomini si rivelano pedine cieche nella partita eterna tra tempo, caso e destino.

(Francesca Ghezzani)

ANTONIO ALATORRE

L’emicrania

Ventanas, 2025

pp. 104, euro 14,00

Con L’emicrania, la casa editrice Ventanas presenta la prima traduzione italiana di un’opera di Antonio Alatorre, tra i più eminenti filologi e intellettuali messicani del Novecento. Noto per il rigore accademico e la direzione della «Nueva Revista de Filología Hispánica», Alatorre ha lasciato ai figli un romanzo segreto e incompiuto, ritrovato postumo nel 2010. Il romanzo, un piccolo gioiello autobiografico, segue le vicende narrate dall’anziano professor Guillermo mentre ripercorre gli anni della formazione in seminario. Tra quelle mura, mentre scopre significativamente la soavità della musica e della letteratura, il protagonista soffre anche il tormento di un’emicrania cronica, descritta come un “fuoco spaventosamente freddo” che marchia la coscienza. Il dolore, che appare evidente sintomo di un malessere spirituale, trova risoluzione solo nel risveglio del corpo erotico e nel desiderio di libertà. Un’opera densa e indimenticabile, capace di trasformare l’erudizione in vita pulsante.

(Serena Bedini)

L’ombra della Sindone

CLaUDIo FILIPPELLo

L’ombra della Sindone, di Edoardo Crisafulli, si configura come un’opera di ampio respiro intellettuale, dove l’indagine narrativa funge da pretesto per un’acuta analisi filosofica. Le proiezioni inquietanti di un domani imminente prendono forma nel 2033, quando il cadavere di padre Quirico Malatesta, custode dei segreti della Sindone, viene rinvenuto tra le ombre di un’epoca dominata dal dubbio. È l’incipit di un viaggio dove il simbolo si fa carne e il mistero tragedia. Un colpevole c’è già: l’assistente del sindologo ha confessato. Ma la fretta del Vaticano nel chiudere il caso puzza di messinscena agli occhi della redazione di Scandalo: quel delitto eccellente tra le mura della Santa Sede nasconde troppe ombre. A scavare nel torbido viene mandata Veronica Pozzi: non l’eroina infallibile dei romanzi, ma una donna fragile e ostinata. Al suo fianco, una squadra tanto improbabile quanto efficace: Emanuela, la figlia adolescente dal talento geniale, e Marione, al secolo “l’Orso Marsicano”, un collega dai modi ruvidi ma dal cuore leale. Da Roma a Gerusalemme, l’indagine trascina il trio in una corsa contro il tempo. Al centro della tempesta si staglia la Sacra Sindone, l’enigma millenario che continua a sfidare il confine tra fede e scienza, autenticità e artificio. La scrittura di Crisafulli, raffinata e dal ritmo incalzante, si concede preziose incursioni nella storia delle religioni abramitiche e nella geopolitica: digressioni erudite che arricchiscono la trama di una profondità rara, trasformando il thriller in un affresco culturale. L’Autore inaugura così uno stile distintivo, capace di dosare la tensione del genere e il rigore della saggistica. Al centro emerge l’ossessione contemporanea per la verità: in un mondo saturo di informazioni, assistiamo alla ricerca spasmodica di “fatti nudi”, una polarizzazione dove ogni fazione rivendica la propria veritas come l’unica legittima. È il ritratto lucido di un’epoca dominata dalla post-verità e dalla manipolazione del sacro. In definitiva, L’ombra della Sindone non è un semplice racconto d’avventura, ma una sfida intellettuale che esplora il confine labile tra fede e prova empirica. Un’opera che non rinuncia alla forza dei grandi archetipi narrativi, intrecciando magistralmente omicidi, sesso e trame di potere.

EDOARDO CRISAFULLI

L’ombra della Sindone

Vallecchi, 2025

pp. 465, euro 20,00

Tanto domani muori

“Casa auto lavoro / tanto domani muori”. Non è solo un graffito sui muri della periferia nord di Milano, tra i binari e il klinker marrone; è il mantra che accoglie Anna nel mondo. Tanto domani muori non è però una semplice cronaca di periferia. È un andirivieni temporale ipnotico, un montaggio alternato che lega la crescita di Anna negli anni ‘70 alla giovinezza del padre Nino e ai fantasmi della madre Adriana, nata vicino al mare toscano e perseguitata dalla “Canuta”, uno spettro familiare che trasforma tutto in un presagio di sventura. Ciò che colpisce fin dalle prime pagine è la qualità estrema della prosa: autentica, efficace, quasi visiva. Pozzi scolpisce le parole con il rigore della traduttrice e la visione della poetessa, restituendo un’Italia dove le lotte per i diritti e il sangue degli anni di piombo filtrano attraverso le finestre di una casa proletaria. Qui si consuma il paradosso biologico tra i genitori: Nino, l’operaio con una “predisposizione cieca alla felicità”, e Adriana, chiusa in una malinconia senza nome. Ma il vero cuore politico del romanzo è la metamorfosi di Anna. Partita da una famiglia operaia, la bambina introversa diventa una donna borghese, compiendo un’ascesa che ha il sapore amaro del tradimento. Come scrive l’autrice, Anna “è partita da un mondo senza approdare in nessun altro (…) Vive una terra di mezzo in cui non è possibile scendere a patti con il concetto di identità”. Non è più la figlia dell’operaio, ma non appartiene nemmeno del tutto al salotto in cui siede. Attraverso questo continuo scarto temporale, Antiniska Pozzi ricostruisce un’epoca e un lutto universale. Il dolore diventa arte e il romanzo di formazione si trasforma in una riflessione affilata sull’appartenenza. Un’opera preziosa, capace di colpire al cuore chi legge e di raccontare, con una lingua lirica e brutale, la fatica di trovare una voce che non sia solo l’eco di un passato da cui si è fuggiti.

ANTINISKA POZZI

Tanto domani muori

Harper Collins, 2025

pp. 176, euro 18,00

Amore e dovere

Bibliotheka, 2026

pp. 65, euro 12,00 “Ogni ragionamento sull’amore, lo distrugge”. Lo scriveva Lev Tolstoj, assieme ad altri assiomi e scritti morali raccolti in Amore e dovere edito da Bibliotheka edizioni, con nota di lettura di Roberto Maier.

Oltre ai capolavori letterari, lo scrittore russo ha dedicato parte della sua riflessione all’esperienza dell’amore, alle sue tre specie: l’amore elegante, cioè “essere presi dalla bellezza del sentimento che si prova e nel dilettarsi di questa manifestazione”, l’amore devoto che sacrifica se stesso per la persona amata “senza indagare se realmente le rendiamo un servizio o no”, e l’amore attivo che “consiste nel desiderare ardentemente la soddisfazione di tutti i bisogni, i desideri, i capricci, anche biasimevoli della persona amata”.

Nella raccolta di scritti, inoltre, Tolstoj esplora l’amore, definito facoltà essenziale dell’anima umana, in rapporto alle sue contraddizioni, alla carnalità, al dovere, alla vita morale, alla relazione tra i sessi, ai ruoli nella famiglia e nella società ricoperti da uomini e donne.

(Riccarda Dalbuoni)

SANTE RODELLA

Ritratti infiniti di donna Il Foglio Letterario, 2026 pp. 240, euro 16,00 Scrivere di Alida Valli, vuol dire avere compreso perfettamente cosa significa il grande cinema, perché la sua è stata una vita avventurosa e lei è stata donna forte e tenace. Ha iniziato giovanissima, poi ha vissuto l’epoca hollywoodiana e poi è ritornata in Europa, in Francia, in Italia. È stata figlia del mondo, ha interpretato oltre 100 film, ma ha anche avuto una interessante carriera teatrale.

L’autore Sante Rodella, ha avuto stile nel descrivere un’attrice e donna così complessa, avendo molta delicatezza nel narrarci la sua vita privata senza essere troppo invadente. È un libro scritto su misura per quella che è sempre stata l’estrema discrezione in cui ha vissuto l’attrice, che ha per esempio concesso pochissime interviste nel corso della sua vita.

Rodella dimostra affetto, grande conoscenza del personaggio e capacità di elaborare un ritratto efficace in soltanto duecento pagine. Un’impresa che sembra ardua, probabilmente impossibile, ma l’arte di riassumere è una qualità, non è un freno alle ambizioni di racconto.

(Domenico Palattella)

Fiori che si aprono di notte

LorEDaNa SIMoNETTI

Il libro di Tomàs Downey, Fiori che si aprono di notte, propone quattro racconti con possibili ambientamenti contemporanei, intrisi di curiosità e grande immaginazione.

Nel primo, la sopravvivenza malsana di due cugini rimasti soli al mondo, che affrontano la quotidianità come possono, nel secondo l’invasione spaziale di uova nere indistruttibili che si trasformano in tranquilli animali domestici, nel terzo il ritorno discutibile in vita di un bambino e l’accoglienza impossibile che la mamma riesce a fare e nell’ultimo il dono di un “omino”, che funge da pet therapy ad una bambina rimasta orfana della mamma, delegando affetto e crescita ad uno pseudo giocattolo.

Ogni storia si svolge lentamente, rispettando i tempi di assorbimento della storia medesima da parte di ogni protagonista del libro, ciascuno stupito di quanto stia accadendo nella storia stessa.

L’autore, di origine sud americana e specializzato in sceneggiatura, utilizza uno stile cinematografico, rendendo così la trama dei suoi racconti accattivanti e densi d’interesse.

“Tutti i vivi hanno un fantasma dentro, non è vero?” è la citazione iniziale di Kelly Link, scrittrice statunitense di fantasy, riportata dall’autore ad inizio libro e introduce con potenza i racconti successivi.

Oltre alla scorrevolezza dei racconti e alla capacità di cogliere l’essenziale in queste piccole avventure fantascientifiche, il lettore viene totalmente assorbito dalla trama, con il rischio, in una lettura notturna, di trascorrere l’intera notte a leggere, fino ad assistere alla fioritura di finali inaspettati e coinvolgenti.

Sbocciati nella casa editrice Gran Via, i libri proposti sono originali e curiosi. Si tratta di una letteratura straniera che alterna narrativa dark e fantascienza, sfogliando petalo per petalo di ogni storia suggerita. Sono quattro racconti che crescono di intensità pagina per pagina, e che, come fiori nella notte, si aprono lentamente per farsi apprezzare dai lettori.

Fiori che si aprono di notte Gran Via, 2025 pp. 187, euro 16,00

Storia di un ragazzino

Uri, tredici anni, un ragazzino del quale non conosciamo nulla: né da dove arrivi, se abbia una famiglia, sappiamo solo che ha una incredibile capacità: quella di manipolare gli adulti; Ferrante è, vedovo, disperato, ha perso il lavoro, vorrebbe drogarsi, ma in fondo ha paura e non ci riesce, forse basterà solo nascondersi agli occhi del mondo. Inizia a scavare per costruire una casa sotterranea; Milena, una vita passata ad occuparsi degli anziani genitori. Era abituata al silenzio sin da quando era bambina, in famiglia si ponevano sempre le medesime domande e le risposte erano sempre uguali. Milena è sola, si riduce ad essere un’alcolista.

Cosa hanno in comune Ferrante e Milena? Chi è Uri? Perché li fa incontrare e li spinge a conoscersi, ad uscire dalla loro solitudine al fine di intrecciare le loro vite?

Tante le domande che i due protagonisti si pongono e i dubbi che hanno riguardo a Uri, Ferrante è turbato perché “c’era qualcosa in quel ragazzino che lo inquietava. Più di una cosa. Il modo in cui appariva all’improvviso, lo sguardo che a ogni occhiata sembrava leggergli dentro le domande. E le risposte”. Uri si esprimeva come un adulto, non parlava di esperienza, bensì di essenza, “quella che ognuno di noi ha, la possiede dal momento in cui ha aperto gli occhi su questo mondo […] Ci si può confrontare con chiunque, e che chiunque può dare o ricevere un consiglio. Sulla base di quel che si è, non di ciò che si ha o di ciò che si è fatto”.

L’autore ci fornisce anche un indizio per contestualizzare il racconto: “La giornata era calda e il cielo coperto. Era un venerdì mattina dell’estate del 1972, e l’aria corrente che dalle finestre aperte attraversava la casa portava con sé particelle di futuro. Si depositarono per un attimo sulle braccia e sulle mani dell’uomo e del ragazzo e poi proseguirono verso i campi”.

Fornari usa un linguaggio semplice ma allo stesso tempo complesso; i dialoghi imprimono alla narrazione un ritmo veloce e incalzante, fino allo scioglimento.

Uri Il Funambolo, 2025 pp. 368, euro 20,00

BERNARDINA MORICONI

Ogni cosa ha il suo post

La Valle del Tempo, 2025 pp. 136, euro 15,00 Bernardina Moriconi, docente, pubblicista e critica letteraria, ironizzando sulle sue esperienze, ci racconta episodi della sua vita personale, tratte dalla quotidianità, in cui il padre è presenza vivida e necessaria, o aneddoti che rivelano la profonda conoscenza della letteratura.

Il tutto espresso con uno stile originale, anche nel formato cartaceo del libro. I temi trattati sono svariati, attualissimi, tanto da creare un prontuario non privo d’ironia, che sfocia in riflessioni serie.

Alla fine di ogni post, utilizzando un’espressione social, non ci sono soluzioni, ma ciò che ha voluto esprimere l’autrice. Racconta di come sturare efficacemente lo scarico di un lavandino, oppure di non riuscire a preparare, in tempi brevi, un dolce al cioccolato per i propri figli; o, confessando di essere priva di senso dell’orientamento, racconta come riesce a perdersi nella propria casa. Le tematiche variano e le pagine si susseguono, e dalla leggerezza si passa all’ironia, fino agli spunti di riflessione. (Simona Vassetti)

MIRKO TOMMASI

Cinéma Besson

Guida all’opera di Luc Besson

Shatter, 2025 pp. 152, euro 18,90 Cinéma Besson – Guida all’opera di Luc Besson di Mirko Tommasi si propone come il primo saggio italiano ad analizzare in modo complessivo l’intero percorso artistico del regista francese, dalla Nouvelle Vague personale delle opere giovanili fino a Dracula – l’amore perduto (2025). Tommasi non si limita a un semplice catalogo filmografico, ma restituisce con lucidità l’equilibrio unico che Besson ha saputo creare tra l’intellettualismo d’oltralpe e il ritmo spettacolare di matrice hollywoodiana, fondendo sentimento e azione in un linguaggio iconico e riconoscibile. La guida attraversa capolavori come Léon, The Fifth Element e Lucy, esplorando le ossessioni visive, i personaggi memorabili e le scelte stilistiche che rendono l’opera di Besson così affascinante per studiosi e cinefili. In poco più di 150 pagine, l’autore offre una lettura critica e avvincente, capace di soddisfare sia i neofiti interessati a scoprire il cineasta sia gli appassionati desiderosi di approfondire i fili narrativi e le suggestioni estetiche che animano il cinema di Besson. (Filippo Di Girolamo)

Quello che cerchi sta cercando te

Kader Abdolah narra il carisma e la forza evocativa del poeta e mistico persiano Rumi, attraverso l’esperienza di un cammino alla ricerca dell’amore e della spiritualità nella dimensione umana e divina. Racconta la magnetica vita di Rumi, nella cultura dell’identità persiana e nella pura creatività poetica, il viaggio di illuminazione tra la connessione universale con l’assoluto e la capacità di percepire la verità oltre le parole, oltre il visibile. L’autore commenta la libertà di un percorso autentico, segnato dallo stupore, dalla comprensione e dal distacco, dal ciclo continuo di morte e di rinascita, l’impegno di superare l’esistenza materiale per trovare un’intensità ideale, nella contemplazione della bellezza, nella crescita e nell’esperienza rigenerata dell’anima. Il patrimonio poetico di Rumi valorizza la sensibilità, la disponibilità del cuore, la passione, la paura e la gratitudine, il significato di una conoscenza profonda che riflette il suo messaggio dentro ognuno di noi. Il testo collega la sapienza dell’ispirazione alla cronaca degli eventi biografici, storici e personali, amplia l’atmosfera affascinante della fantasia poetica. Il pensiero di Rumi è l’energia che pervade e influenza intimamente la volontà dell’umanità, l’insegnamento di un equilibrio che è principio di un unico tessuto, unità cosmica che abbraccia l’infinito. La leggendaria figura di Rumi conquista il lettore per la sua spontanea riflessione sulla saggezza che spinge ogni uomo verso la sua essenza, sospende l’individualismo e offre la sincerità del sentimento. La legge dell’amore, come energia fondamentale che governa ogni cosa, l’appartenenza al tutto, l’invito al cambiamento, il rinnovamento interiore, la via della trasformazione. Il libro contiene la guida di una religione del bene fondata sulla ricerca, sull’intuizione e sulla relazione viva con l’armonia che si fa segreto della vita e orizzonte di consapevolezza. Traduzione a cura di Elisabetta Svaluto Moreolo.

KADER ABDOLAH

Quello che cerchi sta cercando te Iperborea, 2025 pp. 496, euro 20,00

Il caso Calvi, tutta la verità

È il cinque giugno 1982, dodici giorni prima di essere impiccato, quando Calvi decide di scrivere direttamente al Papa affinché intervenga sul cardinale Paul Casimir Marcinkus e sullo IOR, la Banca del Vaticano che a quel tempo era azionista del Banco Ambrosiano. E da questa lettera che inizia l’indagine di Raffaella Notariale, giornalista, e Armando Palmegiani, criminologo, i quali ricostruiscono la tragica fine di Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano, trovato impiccato sotto il ponte dei frati neri, a Londra. Nel libro i due autori ricostruiscono lo scenario politicofinanziario della Santa Sede e dell’Italia degli anni Settanta e Ottanta, in particolare a partire della salita al soglio pontificio di Karol Woytila. Con Giovani Paolo II inizia, infatti, una politica di contenimento del pericolo comunista, iniziativa che rende necessario il reperimento di grandi somme di denaro ed è in questo frangente che si inserisce Roberto Calvi, il quale lavorava nel Banco Ambrosiano sin dal 1947 e aveva stretto rapporti con i vertici dello IOR, l’Istituto per le Opere di Religione. Proprio grazie a queste amicizie Calvi diventa sempre più importante fino a conoscere monsignor Paul Marcinkus, il presidente dello IOR con il quale intreccia subito rapporti strategici. Il Banco diventa così una centrale finanziaria che movimenta ingenti capitali, anche attraverso filiali e società offshore, dalla provenienza a volte tutt’altro che limpida: mafia, banda della Magliana, massoneria deviata. Una ascesa in termini di potere prestigio alla quale segue una rovinosa caduta, il fallimento del Banco che Calvi non può evitare perché i rappresentanti di Dio che prima l’hanno corteggiato poi l’hanno ignorato e infine rinnegato. La storia di Calvi è quella di un uomo intrappolato in una rete di potere che trascende la normale finanza, fatto oggetto di pressioni crescenti da parte di potenti gruppi che hanno interesse a farlo tacere per evitare pericolose rivelazioni.

ARMANDO

Il peso della fede

Roberto Calvi, tutta la verità

Armando, 2025 pp. 223, euro 15,00

ANDREA CARDONI

La parte migliore del paese Fandango, 2025 pp. 206, euro 16,50 L’autore riesce con uno stile molto personale a far sorridere il lettore pur trattando temi di tragica attualità: chiusura di ospedali pubblici (211) e strutture di pronto soccorso (113) tra il 2010 e il 2020 e crisi del volontariato sociale. Nella nota al testo si leggono dati strabilianti: 32.500 posti letto tagliati tra il 2020 e il 2022, 11.000 medici che hanno lasciato strutture pubbliche tra il 2019 e il 2022. Nel 2025, 18.213 operatori sanitari sono stati coinvolti in aggressioni fisiche e verbali. Il romanzo ruota attorno al protagonista Mattia Taidelli, un lavoro nel campo delle trasmissioni televisive, che, dopo una grave infrazione del Codice della strada, è costretto a svolgere attività socialmente utili presso l’Associazione di volontariato “Esserci sempre” che affianca gli operatori del 118. Impossibilitato a salire su un’ambulanza perché non regge la vista del sangue, Mattia propone alla Direzione un podcast “Mamaiut”, realizzato con i racconti dei soccorritori. Esilaranti sono sia i personaggi, vere “macchiette” che si muovono all’interno dell’associazione, sia le loro esperienze di vita e di morte.

(Alessandra Sofisti)

ALBA NABULSI

Lessico palestinese: anatomia del genocidio a Gaza in dieci parole Le Plurali, 2025 pp. 166, euro 18,00 “Lessico palestinese è solo una goccia nel mare”, afferma l’autrice, ricercatrice, educatrice, giornalista e attivista, cresciuta tra Francia e Italia. Un libro che custodisce la memoria dei nomi di chi non c’ è più, archivia fatti, notizie, documenti perché non si dimentichi. Racconta una Storia attraverso singoli capitoli dedicati a parole che pesano come macigni sulla coscienza di tutti: mutilazione, velo, stupro, identità, pulizia etnica, urbicidio, disturbo mentale, fame, maternità violata. Scrive ancora Alba Nabulsi: “Possono strappare la casa, il pane, la Terra, ma non la voce, né la nostra capacità critica. Finché avremo fiato, urleremo il nostro nome. La speranza sopravvivrà all’orrore, perché il nome della Palestina è iscritto in modo imperituro nella Storia nei cuori delle persone.”

Il libro è arricchito dai disegni di Greta Bombardieri che illustrano la vita dei nonni paterni dell’autrice, costretti all’esilio dalla città di Nablus e da note che approfondiscono tutti gli aspetti storici e politici relativi alla Palestina dalla fine della Seconda guerra mondiale ai giorni nostri. (Alessandra Sofisti)

Il massacro del Circeo, oltre la cronaca

PaSQUaLE VELTrI

Il 29 settembre 1975 due ragazze romane di diciassette e diciannove anni ricevono un invito a partecipare ad una festa da parte di due giovani della “Roma bene”. Si chiamano Rosaria Lopez e Donatella Colasanti e non arriveranno mai a quella festa perché i giovani, insieme ad un terzo complice le sequestrano e seviziano fino al giorno dopo, quando le abbandonano, credendole entrambe morte, nel bagagliaio di una “127” in una strada della capitale. Una delle due ragazze sopravvive e i suoi lamenti attirano l’attenzione di un passante che dà l’allarme e fa scoprire l’orrore. Questa è la sintesi estrema di un crimine inedito e gravissimo che ha innescato numerose conseguenze sociali, culturali e legislative. Gli autori, immediatamente scoperti, sono stati protagonisti di vicende processuali lunghe e articolate. Una delle vittime, Donatella Colasanti, è vissuta fino al 2005 e nonostante i postumi del trauma è stata testimone decisiva nei processi diventando il simbolo della lotta contro le violenze sulle donne. Di ciò che successe in ambito mediatico, sociale, umano e legislativo si occupa questo interessante libro che in meno di duecento pagine coglie numerosi aspetti dell’intera vicenda. Il libro consiste in dieci contributi ed è strutturato come se si trattasse di una fiction televisiva a puntate, ma è solo una impostazione estetica: c’è un trailer, una immaginaria colonna sonora con un elenco di canzoni, e una serie di “episodi” che però non sono una cronaca puntuale di ciò che è accaduto nel tempo. Tutti i fatti della vicenda sono facilmente reperibili altrove; qui invece, in modo molto più utile, si tratta di aspetti collaterali come ad esempio il linguaggio dei media, l’atteggiamento morboso che si perpetua nel tempo, alcuni aspetti dei processi, la trattazione del reato di violenza sessuale a livello legislativo, l’inquadramento e la descrizione dell’ambiente sociale ed economico romano nel quale è maturato il massacro a partire dal dopoguerra fino agli anni ’70.

AA. VV.

Il massacro del Circeo 29-30 Settembre 1975

Tab Edizioni, 2025 pp. 180, euro 15,00

WhatStapp: 365 contatti per il 2026

In un’epoca in cui tutto è tecnologico e smaterializzato, WhatStapp di Charlie Gnocchi compie un’operazione controcorrente: riporta al centro l’umano. Non è soltanto un’agenda, né una semplice guida. È piuttosto un prodotto di comunicazione ibrido e sorprendente, una “guidAgenda” che nasce da un gruppo multimediale formato nel corso degli anni: tante persone, tanti contatti nel mondo della cultura, dell’industria e dell’artigianato. Una sorta di Pagine Gialle contemporanee con un’anima: non solo per lavorare, ma anche per divertirsi, viaggiare e festeggiare. Il sottotitolo – “365 persone forti per lavorare, fare affari, giocare e… brindare” – sintetizza perfettamente lo spirito del progetto. Nelle parole di Gnocchi, è “una collezione di gente viva e concreta, che risponde al telefono, che sa fare, lavorare, che magari ti salva la giornata o ti cambia la vita o almeno te lo promette”. Ed è proprio questa concretezza a colpire: editori, scrittori, artisti, poeti, ma anche imprenditori capaci di far dialogare il mondo della cultura con quello dell’impresa. Professionisti dei settori più disparati –wedding planners inclusi – uniti dall’idea di mettersi in gioco. Ogni mese si apre con sezioni brillanti che intrecciano riflessioni su economia, società, cultura e un pizzico di gossip. Ogni giorno del 2026 propone una citazione legata a un fantasioso “lavoro del giorno”, seguita dallo spazio per annotare gli impegni e, in fondo, dai contatti: nome, azienda, mail, telefono. Una bussola concreta per orientarsi nel lavoro e nelle relazioni. E poi, a fine mese, l’irresistibile rubrica: “Cosa stapp? Dove stapp? Con chi stapp?” – persone, luoghi e idee che meritano un approfondimento e, perché no, un brindisi. Arricchita dalla simpatia dei testi e dalle vignette di Mike Comics, WhatStapp è un oggetto editoriale godibile e intelligente. In tempi di connessioni virtuali, ci ricorda che non siamo soli: esiste un network reale su cui contare. Un’idea fresca, utile e assolutamente da premiare.

CHARLIE GNOCCHI

WhatStapp 2026

Guidagenda

Gremese, 2025 pp. 208, euro 12,00

NINO ORTO

Israele - Palestina

Voci di una terra contesa Logisma, 2026 pp. 124, euro 11,00 Al di là delle narrazioni amplificate e dei titoli urlati, esiste la vita quotidiana di chi abita quella terra che per alcuni si chiama Israele e per altri Palestina. Ed esistono storie che parlano di speranza, paura, resistenza e fragilità. Nino Orto, giornalista indipendente specializzato in geopolitica e conflitti del Medio Oriente, descrive la vita di quattro persone, Amal, Hassan, Eitan e Gal, che convivono nella medesima terra. Le loro storie non si limitano a raccontare eventi ma attraversano muri, confini e pregiudizi, mettendo in contatto vite separate e facendo risuonare emozioni comuni. Ogni storia si chiude con un interrogativo, ogni finale è aperto come una porta socchiusa. Israele - Palestina. Voci di una terra contesa non è un romanzo tradizionale, è un’opera ibrida, sospesa tra fiction narrativa e cronaca diretta, un mosaico di prospettive raccolte in oltre un decennio di presenza sul campo, tra kibbutzim e villaggi palestinesi, tra checkpoint militari e rifugi, tra insediamenti e campi profughi.

(Andrea Coco)

ROBERTO DE GAETANO

La scena americana

Mimesis, 2025

pp. 206, euro 20,00

Molto di quello che gli Stati Uniti hanno espresso in campo artistico, della filosofia e della letteratura, in un libro denso e interessante che riprende un famoso titolo di Henry James (The American Scene è un libro di scritti di viaggio attraverso gli USA nel 1904-1905) e che anche alla luce di recenti avvenimenti politici americani non può non far riflettere e suscitare interrogativi su ciò che gli USA con la loro cultura hanno rappresentato fino a oggi e ciò che potranno essere in futuro. Tra le pagine di La scena americana (il cui autore Roberto De Gaetano insegna Cinema e scrittura critica presso La Sapienza di Roma), la disamina di scrittori, poeti, artisti di varia estrazione, il pensiero di filosofi come Charles Peirce, William James, Dewey, Stanley Cavell; la letteratura di autori come Hawthorne, Melville, Whitman e James Agee; pittori, fotografi e cineasti come Edward Hopper, Evans, John Ford e Orson Welles, Clint Eastwood e Frederick Wiseman, Jim Jarmusch e Sofia Coppola. (Giovanni Graziano Manca)

Bellezza ciao

LaUra D’aNGELo

Il volto martoriato della guerra, da una prospettiva profondamente umana. L’Italia devastata della Seconda Guerra Mondiale, nella vita quotidiana di un Comando della Luftwaffe, negli ultimi anni decisivi, dallo sbarco degli Alleati alla ritirata verso il Nord, fino all’armistizio, al suffragio universale e alla ricostruzione. Bellezza ciao (Ecra, 2025), segue le tappe di un viaggio nell’Italia occupata (Piombino, Firenze, Mezzocorona, Mezzolombardo, Baveno, Bolzano) al seguito degli invasori nazisti, e in ritirata. Un viaggio nella memoria, tra le macerie e le cicatrici di ferite indelebili, inflitte dalla cieca crudeltà di cui ogni conflitto è capace. Non c’è colore, non c’è bandiera politica, perché la guerra rende tutti vittime inconsapevoli, oltre le ideologie e le questioni di stato, non ci sono soldati, ma uomini. Lo sa bene Jone, che della guerra coglie tutta la drammaticità nell’opera di disumanizzazione e annientamento cui pure cerca di resistere, nei reciproci gesti di solidarietà, fratellanza, umanità, all’interno di una compagnia militare tedesca. Una resistenza morale, capace di inglobare partigiani, alleati, civili, in quel senso del sacro che è l’onore del rispetto umano, quasi ad anticipare l’idea di un’unione tra giovani europei. E poi c’è Karl, il giovane aviere tedesco, da cui nasce un amore capace di andare oltre gli ordini impartiti dall’alto, da cui pure scaturisce la forza per la salvezza. Romi Di Martino ricostruisce da fatti realmente accaduti uno spaccato della nostra storia collettiva e di quella personale di Jone, conducendo il lettore in un viaggio commovente tra sacrificio e perdita, tra senso dell’onore e umana sacralità, imprimendo sulla carta il ricordo di personaggi indelebili (come le sorelle Fontana, Armando Fraccaroli, le sorelle Botti), soldati anonimi e condottieri coraggiosi, restituendo il senso profondo di quel sacrificio di sangue: la tutela della libertà degli uomini e della democrazia. Non è poco per consigliarne la lettura.

ROMI DI MARTINO

Bellezza ciao

Ecra, 2025

pp. 660, euro 33,00

Il culto dell’ostrica blu

L’heavy metal (letteralmente “metallo pesante”) è un genere rock nato negli anni ’70 come evoluzione dell’hard rock, caratterizzato da sonorità potenti, chitarre distorte e ritmi aggressivi. Tuttavia, nell’universo dei Blue Öyster Cult (BÖC) del tastierista Allen Lanier, questa potenza sonora è sempre stata al servizio di una narrazione colta e visionaria. Stefano Cerati, nel suo nuovo volume (Don’t Fear) The Reaper esplora proprio questo connubio, dove l’elettricità del metallo della band statunitense incontra la sci-fi (science fiction, che in italiano traduciamo come fantascienza); l’autore ricorda come i testi dei brani fossero “criptici, bizzarri, intriganti, profondi e complessi, tanto da far definire la loro musica thinking man’s metal (metal per uomini intelligenti)”. Tra gli autori dei testi anche scrittori di fantascienza e pure la rocker poetessa Patty Smith (fidanzata di Lanier). Il titolo del saggio richiama quello del loro brano di massimo successo (presente nell’album Agents of Fortune del 1976), che è una riflessione sulla trascendenza dell’amore che sopravvive alla fine fisica, suggerendo che la morte (The Reaper, il Mietitore) sia una transizione da non temere.

Il nome della band (il culto dell’ostrica blu) deriverebbe da un poema del manager Sandy Pearlman e descriverebbe una civiltà aliena incaricata di influenzare segretamente la storia umana: un concetto perfetto per un gruppo che ha fatto della fantascienza e dell’esoterismo il proprio marchio di fabbrica. Ma il nome potrebbe essere l’anagramma di “Cully Stout Beer” (letteralmente “compagna birra scura”) che pare fosse molto gradita al loro entourage. Che si tratti di un messaggio intergalattico o di una goliardata nata davanti a una pinta, questa ambiguità riflette perfettamente l’anima della band. A sigillare questa estetica “esotica” fu Allen Lanier con l’introduzione dell’umlaut sulla Ö, un vezzo grafico volto a dare un tono wagneriano e “metallico” al nome, diventato poi uno standard per band come Motörhead e Mötley Crüe.

STEFANO CERATI

(Don’t Fear) The Reaper Testi e canzoni dei Blue Öyster Cult

Tsunami, 2025 pp. 296, euro 20,00

GIANCARLO MARINO, ALDO PUTIGNANO

Guida narrativa d’Europa

Homo Scrivens, 2025 pp. 488, euro 24,00 Questo libro è una guida narrativa, un moderno Grand Tour per conoscere oppure rivedere con un occhio diverso città e località europee; un’antologia di racconti scritti che porteranno il lettore in luoghi lontani, facendogli assaporare il clima e le atmosfere. Storia d’amore e d’avventura, dal giallo fino alla fantascienza, mostrando come il futuro sia già arrivato nelle città della vecchia Europa. Ogni scrittore ha messo a disposizione i suoi taccuini di viaggio per portare la propria esperienza a vantaggio del lettore. Assieme ai racconti sono presenti rubriche che variano di città in città e torneranno utili per organizzare il viaggio come i cinque luoghi imperdibili da visitare, una serie di suggerimenti con indicazioni per muoversi attraverso le località narrate o per segnalare qualcosa da vedere. Inoltre, consigli su quali oggetti da mettere in valigia e che potranno tornare utili, eventuali escursioni e consigli di lettura per scoprire come quei luoghi siano stati oggetto e sfondo di romanzi e racconti.

(Andrea Coco)

GABRIELE

La vera scuola è la vita vol. 2

Edizioni Gabriele, 2025 pp. 240, euro 14,00 Ogni giorno ci è dato per cambiare in modo positivo e contribuire a creare pace in noi, con il nostro prossimo, ma anche con la natura e gli animali. Questi insegnamenti dati da Gabriele, dalla Sapienza divina, ci aiutano a utilizzare il tempo prezioso della nostra esistenza sulla Terra, per riconoscere dove ci comportiamo in modo errato, per sistemare e riconciliarci con il prossimo. Il libro si apre anche a dimensioni molto più profonde che giungono nella nostra anima, aiutandoci a comprendere che in realtà siamo figli e figlie di Dio; ci trasmette quanto Dio, nostro Padre, ci sia vicino ogni attimo e come possiamo sperimentare sempre di più il Suo aiuto e la Sua vicinanza.

Dal capitolo L’Amore di Dio per gli esseri umani e per ogni creatura: “L’essere umano potrebbe imparare molto dagli animali, che sono estremamente intelligenti. Hanno una meravigliosa comunità familiare, se si lascia loro la libertà e possono svilupparsi liberamente, senza paura di essere massacrati, macellati o di subire sofferenze...”. www.edizioni-gabriele.com (Lucia Tragni)

FIAMMA LUSSANA

Il mito della Belle Époque Società e politica nell’età giolittiana Carocci, 2025 pp. 238, euro 27,00

Anche l’Italia beneficiò delle luci e del benessere di quella che è passata alla storia come la Belle Époque, breve epoca quasi leggendaria in cui la fiducia nella scienza e nella tecnica sembrava non porre limiti alle potenzialità dello sviluppo sociale ed economico; ma dietro simboli luminosi e allegri quali l’Orient Express, il café chantant e il can can, ci furono anche le ombre tetre delle tensioni sociali. Non fece eccezione l’Italia giolittiana, dove ai tentativi di apertura alle masse popolari da parte del governo, come l’ampliamento del suffragio maschile, corrispondevano però la povertà e disuguaglianze sociali varie. Nel suo bel saggio edito da Carocci, Fiamma Lussana ripercorre in maniera approfondita, ricorrendo a importanti fonti documentarie, i circa due decenni della controversa Italia di Giolitti. Un piccolo ma interessante apparato iconografico, con molte immagini anche formato testo, impreziosisce questo bel saggio su un momento importante della storia del nostro Paese.

(Niccolò Lucarelli)

BARBARA BECHERONI

Ho guardato la bellezza con i miei occhi

SBS, 2026 pp. 356, euro 22,00 Ho guardato la bellezza con i miei occhi è un libro intenso e misurato, in cui Barbara Becheroni restituisce voce, profondità e umanità alla figura di August von Platen. Attraverso una scrittura elegante e limpida, l’autrice costruisce un percorso narrativo che unisce biografia, memoria e sensibilità, accompagnando il lettore dentro un’esistenza segnata dal desiderio di bellezza e dalla tensione tra libertà e costrizione. La narrazione procede con passo attento, lasciando spazio alle emozioni senza mai indulgere nel compiacimento. La bellezza non è semplice contemplazione estetica, ma esperienza interiore, ricerca identitaria, luogo di conflitto e di salvezza. I luoghi, l’arte, i legami affettivi e il rapporto con il proprio tempo diventano elementi vivi, capaci di dialogare tra loro e di restituire un ritratto complesso e profondamente umano. Barbara Becheroni dimostra un notevole controllo narrativo e una partecipazione autentica, rendendo accessibile una storia colta e stratificata. Un libro che invita a rallentare lo sguardo, ad ascoltare la memoria e a riconoscere la bellezza come gesto consapevole e necessario. (Alessia Mancini)

Mina: il coraggio di scegliere il proprio futuro

SErENa BEDINI

“All’inizio si trattò solo di un gran calore. La guancia bruciava. Non mi resi immediatamente conto di che fosse successo. Stordita e umiliata, non sentivo niente. Ma poi notai la sua grande mano ancora sospesa a mezz’aria e la mia che si appoggiava alla guancia come a correrle in soccorso, anche se il resto del mio corpo non avrebbe voluto crederci. Era tutto vero però, vero come il fatto che mi chiamavo Mina: Anton mi aveva appena dato uno schiaffo”.

Questa sequenza, di una drammaticità intensa e difficile da sostenere, appare come una scena vista al rallentatore, ma possiede tutta la forza evocativa della verità. Sancisce l’inizio di un’esperienza terribile che la protagonista e io narrante porta all’attenzione del lettore: la storia delle violenze domestiche subite, dalle quali Mina riuscirà a sottrarsi per iniziare una nuova vita. Il romanzo di Maria Breazu racconta fatti realmente accaduti, vissuti in prima persona dall’autrice, che li condivide con la speranza di offrire supporto ad altre donne afflitte da una quotidianità altrettanto drammatica.

Mina affronta la propria vicenda con dignità e disperazione, trovando la via per riscattarsi e rinascere, tornando a una vita fatta di rispetto, comprensione e amore. Le percosse, le lacrime e la paura che hanno segnato i suoi giorni prima della fuga si dissipano passo dopo passo durante l’attraversamento di un bosco – percorso nel timore di essere inseguita – verso la libertà e il futuro. Una storia purtroppo comune, che dimostra tuttavia quanto la forza di volontà e il desiderio di riscatto siano determinanti per mettersi in salvo. Lo stile scorrevole e fortemente evocativo rende queste pagine indimenticabili. L’illustrazione della copertina, realizzata dalla studentessa Maja Desiderio, è risultata la vincitrice della selezione tra tutte quelle realizzate per il libro Mina dalla 5° A del Liceo Artistico IIS Leardi.

MARIA BREAZU

Mina

Tratto da una storia vera Scritturapura, 2025 pp. 216, euro 22,00

Era il 21 marzo 1956, quella notte Anna Magnani se n’era andata a letto tranquilla. Quando nel cuore della notte la svegliarono per comunicarle al telefono che aveva vinto l’Oscar come migliore attrice, rispose: “Sentite, lasciatemi dormire perché a quest’ora, francamente, gli scherzi non sono divertenti”.

Anna Magnani era una donna con i suoi valori, che non si è mai piegata alle enormi difficoltà che la vita le ha messo davanti. Non riconosciuta dal padre, abbandonata dalla madre cresciuta con la nonna e cinque zie. Poi ragazza madre che da sola si è presa cura di suo figlio Luca. A settanta anni dall’Oscar Anna Magnani è stata ricordata con una mostra ANNAmò a lei dedicata da esponenti di street art con alcune opere realizzate appositamente per l’esposizione al Margutta Veggy Food & Art. Sono quindici gli artisti internazionali chiamati a confrontarsi con l’immagine di Anna Magnani, ognuno con il proprio linguaggio e la propria interpretazione del personaggio: Maupal, Mauro Sgarbi, Mobydick, Elena Gallo, Giusy Guerriero, Sid, Ale Senso, Uman, Elisa Tamburrini, Diavù, Rame13, Er Pinto, Miss K, Lediesis, Blub.

“Questa mostra nasce dal desiderio di rileggere Anna Magnani attraverso il linguaggio potente della street art, nel luogo che ha segnato una parte fondamentale della sua vita: Via Margutta”, così l’ideatrice Tina Vannini ha presentato la mostra nel corso dell’affollata inaugurazione. “Qui, Anna ha vissuto intrecciando relazioni artistiche tra cui quella con Federico Fellini. Portare ANNAmò in questo spazio significa restituire alla sua memoria un contesto autentico, dove arte e vita si sono sempre incontrate”.

Anna Magnani è una delle attrici più apprezzate della storia del cinema mondiale. Il MOMA di New York nel 2002 le ha reso omaggio con una retrospettiva unica nella programmazione del museo.

Giuseppe Ungaretti ed Eduardo De Filippo in poesia, Pino Daniele, Paola Turci, Gianni Togni, Carmen Consoli nella musica, le hanno dedicato parole bellissime. Sono anche numerosi i libri dedicati all’attrice per citarne solo alcuni tra gli ultimi pubblicati: Tutto su Anna (Vallecchi), Nannarella. Il ro-

La street art incontra Anna Magnani

Una mostra per ricordare i 70 anni dell’oscar ad anna Magnani come migliore attrice. resterà aperta fino al 10 maggio 2026 a roma, negli spazi de Il Margutta Veggy Food & art. anche tanti i libri dedicati a Nannarella

manzo di Anna Magnani (Fazi) e Anna Magnani: la biografia (Bompiani).

Visitando questa rassegna espositiva la vogliamo immaginare ancora qui, in casa Fellini, proprio al piano sopra il Margutta Veggy Food & Art, che discute per tutta la notte con il grande regista del ruolo che andrà a interpretare. “Nannarella” amava Roma di notte, la sua Roma, ma non quella mondana. Quella delle passeggiate a Villa Borghese e al Galoppatoio per portare fuori i suoi cani quando non c’era nessuno. E non è un caso se Roma, capolavoro di

Federico Fellini, e ultima apparizione cinematografica di Anna Magnani, si chiude con lei, che interpretando se stessa torna a casa di notte, e la visione dei bellissimi capolavori che hanno reso eterna e unica questa Città.

Anna Magnani è stata, è, e sarà per sempre Roma.

Info: Dal 19 febbraio al 10 maggio 2026, ingresso gratuito. Orario: 10:0024:00, tutti i giorni presso Il Margutta Veggy Food & Art - Via Margutta 118, Roma

* Curatore della mostra

BrUNo IaLUNa*
OPERA DI GINEVRA GIOVANNONI, IN ARTE RAME13 (PISA, 1989), NOTA ARTISTA, STREET ARTIST E ILLUSTRATRICE ITALIANA

Mura, il rosa e il giallo

ancora giovane, era già la scrittrice più letta d’Italia, negli anni cruciali del ventennio fascista. Scriveva tanto, teneva rubriche della posta del cuore, firmava racconti per bambini. Faceva inchieste sociali sul lavoro delle donne e frequenti viaggi dai quali traeva reportage di successo. Troppo, dirà la critica che la recensiva

Per Maria Assunta Giulia Volpi Nannipieri, in arte Mura, la scrittura era innanzitutto un lavoro, una professione da esercitare senza sosta, sacrificando il tempo degli affetti. Approdata alla Sonzogno, storica casa editrice, aveva avuto voce in capitolo per impedire che la sua principale rivale presso le lettrici dell’epoca, Amalia Liana Odescalchi, in arte Liala, la affiancasse in catalogo. Si rivolgevano allo stesso pubblico gareggiando nelle vendite per tutti gli anni Trenta. Ma trattavano la medesima materia degli intricati labirinti d’amore toccando corde opposte. Per una singolare coincidenza del caso, entrambe finiscono per vivere appartate, lontane dai riflettori della grande città, dei suoi cenacoli, a pochi chilometri di distanza l’una dall’altra, sul lago di Varese. Lei, la piccolo-borghese Maria Assunta Giulia Volpi Nannipieri, in un vecchio cascinale lombardo e Liala, aristocratica di nascita, nella villa in riva al lago, dove comporrà i propri romanzi, scrivendo solo un giorno a settimana, il mercoledì. Ma c’è da notare una seconda coincidenza del caso. Frequentava quelle parti del lago anche una scrittrice già affermata, e non soltanto in Italia, ma in Inghilterra e negli Stati Uniti, Annie Vivanti, prima giovane amante e poi ispiratrice dell’ultimo Carducci.

In un suo romanzo, Circe, aveva narrato la vicenda di Maria Tarnovskaja, nobildonna ucraina che si faceva chiamare Mura, processata in Italia per l’uccisione di un amante. Una femme fatale stravagante e ribelle, agli antipodi della donna angelo del focolare la cui vita si consuma all’ombra del maschio. Maria Assunta, nell’assu-

GIaNNI zaGaTo

mere quel nomignolo come proprio pseudonimo, manifesta dall’inizio la propria poetica letteraria e il proprio stile narrativo. Diventerà subito Mura, la più prolifica, la più letta, la più discussa delle scrittrici italiane degli anni del fascismo. Ma di quale letteratura? Di quella che possiamo definire rosa, certamente, di facile consumo, dedita ai tormenti d’amore, rivolta ad un pubblico femminile, quel genere d’evasione definito dalla critica paraletterario. Un genere, proprio in quegli anni, in rapida ascesa nella fisiologia del gusto di un pubblico di massa, che incrocia un certo disimpegno verso il sociale e marca il ripiegamento sulla scena domestica degli affetti, narrati attraverso uno stile piano, lineare, di diretta immedesimazione da parte del lettore. Storie scandite da una forma di iterazione letteraria articolata nei tre tempi canonici: l’innamoramento, il contrasto, il lieto fine come epilogo. Su questa tastiera si esercitano gli autori di maggior successo del ventennio, Liala, Pitigrilli, Lucio d’Ambra, Luciana Peverelli, Guido da Verona. Ma quando Mura irrompe sulla scena il canone rosa con lei si inoltra su strade ben più ardite per la morale dell’epoca. Accade già dal suo esordio col romanzo Perfidie, uscito nel 1919, la scrittrice ha ventotto anni. La materia sentimentale sfocia nell’erotico, narra dell’amore saffico e Sibilla, una delle due protagoniste, dirà: “Amo le donne. Mi appassionano. Mi interessano… Le studio. Se posso le perverto”. Due anni dopo, con Piccola, sarà una adolescente ad innamorarsi di un uomo di mezza età, per sfuggire alla noia della vita di provincia, e ripiombare alla fine in un angusto, prevedibile destino. La spregiudicatezza della storia è eclatante, il successo incredibile. È a questo punto che Liala, a cui il romanzo era piaciuto, è curiosa di conoscere da vicino questa donna minuta, non particolarmente bella, e così controcorrente che già la mette in ombra al cospetto del grande pubblico. L’andrà a trovare nella sua fatiscente cascina e l’incontro misurerà quella sottile linea di reciproca antipatia mai venuta meno negli anni successivi. Sentono e raccontano l’universo femminile

con animo e stile contrapposto. Tanto leziosa la narrativa di Liala, quanto irriverente quella di Mura. Con lei il desiderio femminile è squadernato senza particolari pudori e inibizioni: non si ferma alla camera da letto – dirà un critico autorevole di allora -, la oltrepassa. Fin qui, e ancora per un’altra decina d’anni almeno, non incorrerà in alcuna censura da parte del regime fascista, impegnato a dispiegare la sua pervasiva propaganda nell’affermare l’immagine di donna sposa e madre prolifica, regina del focolare ma discriminata e subalterna al maschio non appena mette piede nella società. Col potere politico, del resto, ha ottime credenziali. Aderisce al fascismo, si iscrive al partito, l’amore più importante della sua vita la legherà ad Alessandro Chiavolini, figura delle immediate retrovie della cerchia del Duce: prima suo segretario particolare e poi ministro. Ed è proprio qui, tuttavia, che il rosa a tinte erotiche si tramuta nel giallo esistenziale della sua vita. Tutto succede all’improvviso e inaspettatamente. La vicenda, pur risultando assai nota, non finisce di stupire ancor oggi per l’incredibile intreccio di circostanze che paiono darsi appuntamento in quell’anno fatidico – il 1934 – e che faranno di Mura “causa e pretesto” di un repentino incrudimento della libertà di espressione, specie quella artistica, da parte del regime.

Il contesto pubblico è quello che sta portando l’Italia dritta alla guerra d’Etiopia, nel segno delle mire espansionistiche coloniali di Mussolini. Il consenso interno è all’apice massimo. Ma è il rapporto con la Germania di Hitler, arrivato al potere l’anno prima, che lo inquieta. Dietro una “amicizia” politica di facciata, già serpeggia la rivalità con il fuhrer e il duce avverte l’insidia del rapido protagonismo hitleriano, che da “modello” da imitare lo tramuterà ben presto in “gregario” al traino tedesco. Si affretta per questo ad introdurre in Italia due misure che Hitler già stava introducendo in Germania: le leggi razziali e le restrizioni ad ogni libertà di stampa. Quando negli scaffali delle librerie italiane compare Sambadù, un amore negro, il nuovo e attesissimo romanzo di Mura, il cor-

to circuito getta scintille ovunque. La storia narra dell’innamoramento, del matrimonio, della nascita di un figlio, tra Sandra, giovane vedova ricchissima, biondissima e bellissima, con un ingegnere senegalese perfettamente “occidentalizzato”, che padroneggia diverse lingue, suona vari strumenti musicali, ha una posizione professionale di livello. L’epilogo ricondurrà quell’amore tra la donna bianca e l’uomo “negro” all’esito più tradizionale: la rottura della relazione, il ritorno dell’ingegnere al proprio villaggio tribale e a una vita di “selvaggio”.

Pagina dopo pagina sale il livello di razzismo della narrazione, che ne fa uno dei romanzi più xenofobi della letteratura italiana novecentesca, senz’altro la prova meno felice di Mura. Senonché intervengono due fattori paradossali. La copertina: ritrae i due avvinghiati in una sorta di ubriacante danza sensuale. A disegnarla (o a commissionarla ad un altro, anche questo è parte di un giallo non ancora chiarito) è uno dei padri del moderno cartellonismo, Marcello Dudovich, autore di manifesti dove la pubblicità si esprime in forma d’arte. Il contenuto: nessuno dei massimi gerarchi si prenderà la briga di leggere il romanzo, neppure il risvolto di copertina. Né Mussolini, preso dall’ira, né Ciano, responsabile dell’ufficio stampa del Governo, né Bocchini, capo della polizia che si precipita ad ordinare a tutti i prefetti d’Italia l’immediato ritiro del romanzo da tutte le librerie. Lo Stato maggiore fascista non aveva preso in considerazione l’ipotesi che i libri sono fatti per essere letti. Così, il più razzista dei libri in circolazione sparirà con l’accusa di “offesa alla dignità di razza”. Un suicidio culturale. Ma la censura da lì in poi sarà totale, a libri, giornali, persino fumetti. Mura, posta sotto sorveglianza, continuerà a pubblicare, senza essere più la stessa, si autocensura. Un dossier di polizia segue la sua vita fino alla morte, avvenuta a Stromboli, nel 1940, alle pendici del vulcano dove si schianta l’aereo in cui viaggia. Avrebbe però avuto rari momenti di autenticità. In uno di questi scriveva: “Dio mi ha dato l’amore, e io l’ho perdonato per avermi dato la vita”.

Voler sapere quello che accadrà

“Il futuro si apre davanti a lei come un fiore precoce che ha sentito il primo raggio di sole, ma potrebbe rimanere congelato sul ramo. Perché la primavera non è ancora arrivata e quel raggio di sole l’ha ingannata” (Dacia Maraini)

Tra le cose che la narrativa è in grado di insegnarci, ce n’è una a cui dovremmo attribuire molta importanza – e che si può capir appieno solo nei momenti di difficoltà. Cosa succede, infatti, quando siamo sconfortati? Semplicemente, che le “pagine” del futuro ci appaiono prive di sorprese, come se fossero state già lette. Percepiamo (in modo illusorio) l’assenza di un plot: di una trama che possa avvincerci e renderci curiosi. “Questo è il punto” – potremmo dire parafrasando Amleto –: in verità, nessuno può affermare di conoscere il resto della storia che lo attende, in questa vita. Esattamente come accade con le vicende dei romanzi. La narrativa insomma, facendoci vedere la vita come se fosse un volume irto di parole, ci mette di fronte a una domanda ineludibile: non siamo curiosi di avanzare nel nostro cammino per vedere cosa avverrà, dato che ancora ne siamo ignari? Se – nella stanchezza d’un momento complicato – possiamo ancora sentire la forza attrattiva di tale richiamo, dobbiamo afferrarci a esso con tutte le nostre energie, continuando a “scrivere” (e a “leggere”) il nostro percorso.

Immaginiamo, ad esempio, di trovarci nella storia narrata dal romanzo Contrattacco, di WonPyung Sohn: qui, la nevrotica società della Corea del Sud – con tutti i miti tipici di un Paese avanzato – viene metaforizzata nelle dinamiche della vita aziendale, che sembra essere il trionfo di una folle immutabilità. Eppure... C’è sempre un eppure dietro ogni cosa. E se il lettore sarà in grado di osservare la realtà con il medesimo sguardo dei personaggi di quest’opera, scoprirà che al mondo non c’è nulla di “prevedibile”.

Non ancora 101 – di Irene Salvatori – richiama, fin dal titolo, l’universo canino di un celebre film d’animazione della Disney. Avventurarsi in quest’opera significa voler conoscere non solo la realtà di una donna single – che vive coi suoi figli e con i cani –, ma anche l’anima di un luogo: ossia, quella Berlino “dalle molte città” (per citare Bertolt Brecht) che attrae i giovani di tutto il mondo. Il vitalismo corale presente nel romanzo cattura

l’attenzione del lettore con facilità, giacché – come accadeva nelle Mille e una notte – qui si salva solo chi ha nuove storie da raccontare.

Nel 2026 può capitare ancora di leggere, sui rotocalchi, che qualche personaggio famoso “sta lottando da tempo contro un brutto male”: una perifrasi di maniera, alla quale si ricorre – con pudore superstizioso – per non usare il termine cancro

Influcancer, di Liliana Porcelli, è un testo autobiografico che sembra esser stato scritto con l’obiettivo di mettere in discussione tale tabù, affrontando il tema con un’ammirevole solarità. Ne viene fuori il racconto limpido, e a volte addirittura ironico, di un’esperienza a cui si tende, di solito, a non pensare – illudendosi che ciò sia sufficiente per tenerla lontana.

Un uomo in Argentina, di Roberto Maggiani, ci dimostra, invece, come un sapiente input storico basti per stimolare la curiosità di un lettore attento. Il romanzo, infatti, è ambientato nell’Argentina degli anni ‘70: e il cognome tedesco della famiglia protagonista è già in grado – di per sé – di far suonare un campanello d’allarme nella nostra memoria. I conti con un passato disonorevole, all’interno di molte case, sono stati fatti davvero? È questa la domanda che riecheggia fra le pagine del libro.

Infine, per concludere la mia rassegna, vorrei segnalare altri due testi meritevoli di interesse. Il primo è La vecchia, di Georges Simenon, pubblicato ora per la prima volta in italiano. Nel romanzo, lo scrittore mette in scena – relegandolo fra quattro mura – il dramma delle interazioni umane. Non si tratta, insomma, del classico giallo con delitto... ma piuttosto di un’indagine più introspettiva e crudele.

Il secondo volume, di Ilaria Iannuzzi, è Storie di giuriste che hanno cambiato il mondo: un libro che documenta il difficile cammino compiuto dalle donne nell’ambiente del Diritto, dominato, fin dall’antichità, da figure maschili. L’autrice, attraversando varie epoche della Storia, guida i lettori in un grande viaggio – da cui usciranno con occhi diversi.

EDoarDo MoNTI

WON-PYUNG SOHN

Contrattacco

HarperCollins Italia, 2026

pp. 256, euro 18,50

Questo libro, più che un semplice romanzo, è un’analisi spassionata dell’attuale società sudcoreana, condotta nell’inquieto microuniverso di un’azienda. C’è chi vince, c’è chi perde – in un processo che sembra immutabile. Eppure, un giorno...

LILIANA PORCELLI

Influcancer. Diario di una folle resiliente

Piemme, 2026

pp. 144, euro 18,00

Si può decidere d’usare i social network non per condividere pareri sulla moda o il fitness, ma piuttosto per parlare del cancro da cui si è affetti? Liliana, autrice di questo libro, ha voluto farlo, dando vita a un diario – a tratti perfino ironico – che commuove per la sua schiettezza.

GEORGES SIMENON

La vecchia

Adelphi, 2026

pp. 167, euro 18,00

Un Simenon dai toni inconsueti costruisce questo racconto ambientandolo – dal principio alla fine – in un appartamento, che diviene teatro di uno scontro tutto al femminile. Un dramma umano in cui l’introspezione tocca i massimi livelli – fino alle estreme conseguenze.

IRENE SALVATORI

Non ancora 101

Marcos y Marcos, 2026 pp. 256, euro 18,00 Berlino. Una caotica famigliola composta da una donna sola, dai suoi figli e dai suoi cani. Intorno, tante piccole case, coi proprietari che manifestano il loro umore nelle più svariate lingue. Una babele di sentimenti che travolge il lettore, non smettendo mai d’incuriosirlo.

ROBERTO MAGGIANI

Un uomo in Argentina

Il ramo e la foglia, 2026 pp. 320, euro 19,00

Cosa può esserci di strano in una famiglia che vive, in modo pacifico e borghese, nell’Argentina degli anni Settanta? La risposta si trova in un dettaglio – occultato per decenni – che potrebbe sconvolgere molte esistenze.

ILARIA IANNUZZI

Storie di giuriste che hanno cambiato il mondo

Le Lucerne, 2026 pp. 256, euro 21,00 La storia del duro cammino compiuto dalle donne per conquistare un ruolo negli ambienti del Diritto, dominati per secoli dalle figure maschili. Un’opera – frutto di un lavoro approfondito – che ci fa guardare il passato sotto una luce nuova.

Il prezzo delle libere scelte

L’uomo non fa quasi mai uso delle libertà che ha, come per esempio della libertà di pensiero; pretende invece come compenso la libertà di parola (Søren Kierkegaard)

Il mondo sta cambiando profondamente e velocemente. La stessa nozione e definizione di “Occidente”, legata alla tradizione, risulta inadeguata alla complessità degli attuali rapporti internazionali. Giuseppe Lupo, in Medioccidente, ci invita a concepire un continente nuovo, che abita la mente (quello del titolo del suo saggio), a superare il disincanto dei nostri tempi e ad aggiornare la nostra identità culturale e politica. Il Medioccidente è una frontiera simbolica in cui tentare un equilibrio tra New York e Gerusalemme, tra Istanbul e Gibilterra, tra Oslo e Tangeri, inseguendo la necessità della memoria, dei legami comunitari, del senso del sacro.

Ci accosta ad un gigante della musica leggera italiana il volume di autori vari (curato da Giorgio Calcara) dal titolo Battiato svelato. Si ripercorre qui l’intera parabola artistica di Franco Battiato, dalle sperimentazioni degli anni settanta all’idea innovativa di una canzone carica di significati filosofici e spirituali, scegliendo la prospettiva del testimone diretto: da Simone Cristicchi a Vittorio Sgarbi, da Marco Travaglio a Syusy Blady. L’autore si concentra su alcuni temi essenziali per l’arte di Battiato: la ricerca di sé stessi, la meraviglia del creato, il desiderio di pace e armonia.

Adriana Valerio ci parla di Eretiche, cioè di quelle donne che in due millenni di Storia hanno seguito con coraggio un destino non segnato già dalle convenzioni sociali e dalle convinzioni culturali. Sono profetesse, mistiche, false sante, streghe, riformatrici, libere pensatrici. Sono donne che hanno pagato a caro prezzo le proprie scelte libere e controcorrente e perciò definite eretiche, nemiche del pensiero unico: donne condannate, perseguitate, ridotte al silenzio e che ora vengono riscoperte per la loro visione anticipatrice dei tempi.

Con Federico D’Annunzio, autore del saggio Habeas Corpus, siamo di fronte a un grande tema della nostra attualità: l’Intelligenza Artificiale. Di fronte a una grande novità tecnologica il dilemma è sempre lo stesso: opportunità o pericolo? Il saggio ci invita a conoscerla ma anche a regolamentarla, perché l’IA possiede i nostri dati fiscali, economici, giuridici, burocratici, sanitari. Come possiamo salvaguardare allora la nostra privacy? L’autore ci esorta ad ampliare il concetto storico di Habeas Corpus (inviolabilità della nostra libertà personale), comprendendo la nostra dimensione digitale e quindi reclamando nuovi strumenti e nuove leggi.

Grazie a Gianmichele Laino facciamo invece un tuffo nel passato. Il suo saggio s’intitola Che cosa pensano le ragazze di oggi?: un’indagine a tutto campo sulla Milano del 1966, quando “La Zanzara”, periodico del liceo classico Parini, pubblicò un’inchiesta omonima, sollevando scandalo e sconcerto. Ne seguì un dibattito accanito e un processo senza precedenti. La vicenda giudiziaria fu lo specchio di un vivace momento storico che l’autore confronta con i giorni nostri parlando del rapporto che c’è oggi fra il mondo degli studenti e i temi della sessualità.

La lingua usata durante i secoli nei manuali di storia dell’arte, da Vitruvio a Roberto Longhi e da Giorgio Vasari a Giulio Carlo Argan e oltre, è al centro del saggio di Andrea Felici e Veronica Ricotta L’italiano dell’arte. Fra precisione tecnicistica e spirito divulgativo, è un viaggio fra la grande bellezza del genio artistico italiano visto attraverso gli aspetti linguistici. Una prospettiva recente, questa, che però ha un alto valore didattico. Chiude il libro una sezione antologica con alcuni casi esemplari.

GIUSEPPE LUPO

Medioccidente. Un’alternativa geografica, politica, culturale

Marsilio, 2026

pp. 184, euro 18,00

L’invito rivolto al lettore è quello di immaginare un luogo fuori dalle cartine ma dentro le coscienze: il Medioccidente. Non una regione da rintracciare sugli atlanti geografici, ma una soglia tra un Oriente non finito e un Occidente non cominciato; un “continente morale” dove realizzare un nuovo patto tra gli esseri umani.

ADRIANA VALERIO

Eretiche. Donne che riflettono, osano, resistono

Il Mulino, 2026 pp. 154, euro 13,00

Profetesse, mistiche, false sante, streghe, riformatrici, libere pensatrici animano il vasto popolo delle eretiche, di quante si sono ribellate in cerca di verità e di libertà. Le donne che hanno provocato scosse inaspettate e scardinato gli equilibri del loro tempo hanno pagato a caro prezzo le proprie scelte autonome e controcorrente.

GIANMICHELE LAINO

Che cosa pensano le ragazze di oggi?

Ponte alle Grazie, 2026 pp. 174, euro 16,00 Milano, 1966. La Zanzara, periodico del liceo classico Parini, pubblica un’inchiesta dal titolo: Che cosa pensano le ragazze d’oggi? Le risposte date dalle studentesse sull’amore, la contraccezione, il matrimonio, il ruolo della donna e l’educazione sessuale accendono una scintilla destinata a infiammare tutto il Paese. Ne segue un processo che fissa un momento storico particolarmente importante.

AA.VV. (A CURA DI GIORGIO CALCARA)

Battiato svelato

Rai Libri, 2026

pp. 256, euro 20,00

Franco Battiato raccontato da chi lo ha conosciuto da vicino e ne ha ammirato il genio innovativo e la grande umanità. Un viaggio che porta il lettore dagli anni Settanta, quelli della sperimentazione e della ricerca, fino a quelli più recenti, con al centro la sua capacità di andare oltre le mode e le tendenze, di innovare continuamente il pop e di dar vita a una forma canzone d’ispirazione colta e filosofica.

FEDERICO D’ANNUNZIO

Habeas Corpus. Chi saremo nell’era dell’Intelligenza

Artificiale

San Paolo, 2026 pp. 286, euro 20,00

Il saggio affronta un tema che è già centrale: come è possibile la protezione non solo della nostra privacy, ma della vera e propria integrità della nostra identità personale? Ciascuno di noi gode di diritti in quanto individuo e in quanto corpo in cui si esprime la nostra individualità. Nel nostro tempo, l’individualità si estende alla nostra dimensione digitale.

L’italiano dell’arte

Carocci, 2026 pp. 118, euro 13,50 Nella tradizione degli studi sulla lingua italiana l’attenzione per gli aspetti linguistici dei testi di storia dell’arte è relativamente recente. Il volume, pensato anche come strumento didattico, offre un profilo aggiornato e sintetico delle ricerche sulla lingua dell’arte, da Vitruvio ai giorni nostri.

Il senso dell’ospitalità

Viaggiare, nutrirsi, cucinare per sé e per gli altri come gesti di condivisione e di conoscenza. Senza sprechi, neanche del tempo, alla ricerca della nostra memoria e dell’apertura ad altri mondi.

Esperienze senza ricette e formule precostituite per mettere sempre al centro la persona

Breve giro del mondo e nel passato. Con due bellissimi libri da leggere e sfogliare. In Cibaria Luigi Ferrando e l’illustratore Gabriele Pino raccontano curiosità, stranezze e riti al ritorno da un viaggio di sei mesi intorno al mondo (Italia compresa). Storie, suggestioni, ricette, esperienze che “sono metafora dei luoghi di origine, chiavi di lettura per interpretare concetti nuovi, spesso profondamente filosofici”. Sontuoso, grazie alle immagini del British Museum, è Nutrirsi. Storia di un gesto umano di Jenny Linford. È una sintesi di storia dell’umanità avendo come punto di osservazione il produrre e consumare alimenti. Sapendo, che “nelle nostre vite personali il cibo ha il potere di evocare lontani ricordi; alcune pietanze o bevande ci riportano, infatti, al tempo e al luogo in cui le abbiamo assaggiate la prima volta, facendoci rivivere alcuni momenti”. Memoria collettiva e ricordi personali ci accompagnano in Racconti & leggende intorno al cibo. Dieci esperti – tra tutti basti citare Giovanni Ballarini – offrono la loro e nostra visione del cibo, dall’aneddotica alla scienza, dalla complessa storia della gastronomia delle origini (troverete anche Omero) ai nostri giorni.

L’ospitalità oggi non è soltanto un gesto. “È un modo di guardare l’altro, di fargli spazio, di riconoscerlo. È una parola antica che continua a parlarci, forse più di prima. Da questa consapevolezza nasce 99 + 1 per l’ospitalità, come spiega il curatore Federico Menetto. Si tratta di un’opera corale che raccoglie voci, esperienze e sguardi diversi, per interrogarsi su che cosa significhi, davvero, accogliere (c’è anche un contributo di chi firma questa rubrica). Il libro non nasconde la complessità del settore: il lavoro, la stanchezza, la responsabilità verso le persone e le imprese, l’equilibrio delicato tra sostenibilità economica e qualità dell’esperienza. Un esempio concreto di tutto ciò è l’accoglienza nelle case di campagna, in particolare nelle aziende vinicole. Vincenzo D’Antonio, giornalista di lungo corso

del settore, firma Camera con Vigna, (vendita on line, 25 euro, 522 pagine) un’agile e utile guida a circa 150 strutture in tutta Italia. Il volume è impreziosito dalla prefazione di Roberta Garibaldi, massima autorità italiana in fatto di turismo enogastronomico. “Questo lavoro – scrive - ha il pregio di non dettare formule giuste o sbagliate, ma rappresenta il risultato di una ricerca attenta, selettiva, che non si limita a snocciolare indirizzi ma ne coglie l’anima. Dietro ogni parola ci sono storie di persone, scelte di qualità, esperienze di ospitalità che intrecciano vino e accoglienza, tradizione e innovazione. E persone, ancora, al centro”.

Chiudiamo chiudendoci in cucina, guardando però fuori. Anzi molto lontano, come fa Vittorio Castellani, più noto come Chef Kumalé (titolare da più di 30 anni, tra l’altro, della rubrica sulla cucina etnica sul Venerdì di Repubblica). Miscele di spezie da tutto il mondo è il primo volume pubblicato in Italia interamente dedicato all’universo delle miscele di spezie. L’opera nasce da 35 anni di viaggi e ricerche di sapori in oltre 70 paesi e raccoglie le 50 formulazioni più emblematiche di Europa, America, Asia e Africa. Ogni miscela è presentata con la sua formula originale, espressa sia in grammi sia in percentuale, per poterne facilitare la diffusione e l’uso in cucina. A corredo, oltre 20 ricette. Torniamo in cucina, anzi, non chiudiamoci in cucina. È la mission di Pigri in cucina di Valeria Arnaldi. Cento ricette facili e veloci, illustrate passaggio dopo passaggio e con possibili varianti, per permettere di sentirsi chef – o fingersi tali – almeno per una sera anche a chi sbadiglia per la noia al solo pensiero di dover entrare in cucina. Ma non facciamoci ingannare dal titolo, perché Arnaldi, bravissima giornalista del «Messaggero», pigra non lo è mai, ama cucinare, ma ama tutta la vita. Quindi il tempo, i tempi sono importanti e in un momento in cui la cucina si fa sempre più spesso spettacolo e perfino moda, il suo ricettario in controtendenza ci insegna come fare bella figura con poco.

CarLo oTTaVIaNo

Cibaria

Slow Food editore, 2025

pp. 256, euro 29,00

“La scoperta e la comunione del cibo sono state la maniera per brevemente sincronizzarmi con la vita altrui, con le usanze, le tradizioni, i gusti, un’occasione per poter guardare da uno spiraglio le culture dei luoghi che le sole guide turistiche, i viaggi organizzati, non riescono a scalfire, decodificare, scoprire”.

FEDERICO MENETTO

99 + 1 per l’ospitalità

Maretti Editore, 2026

pp. 118, euro 20,00

“In un’epoca dominata dalla velocità, l’ospitalità restituisce dignità al tempo. Rallenta, osserva, accoglie. Non è solo servizio impeccabile, è la capacità di leggere l’altro: comprenderne il ritmo, rispettarne la cultura, prevederne i desideri. È l’arte di creare spazi che abbracciano, sorrisi che rassicurano, parole che arrivano senza rumorosità”.

VITTORIO CASTELLANI

Miscele e spezie da tutto il mondo

Il leone verde edizioni, 2025 pp. 220, euro 19,50

“Negli ultimi anni, l’interesse per le spezie è cresciuto in modo sensibile. Tuttavia, molte di queste miscele restano sconosciute e/o mal utilizzate: il libro nasce per colmare questo vuoto, offrendo uno strumento pratico, ricco di riferimenti storici e culturali, indispensabile per cuochi, appassionati e comunicatori”.

JENNY LINFORD

Nutrirsi

Einaudi, 2025

pp. 256, euro 50,00

“Il cibo è allo stesso tempo universale e particolare. Il bisogno di nutrirsi è un imperativo biologico a cui l’uomo ha risposto con grande ingegnosità nel corso dei millenni. Se questo bisogno accomuna tutti gli uomini, ciò che mangiamo e il modo in cui lo mangiamo, varia a seconda del contesto storico-geografico, del clima e delle norme sociali”.

AA. VV. Racconti & leggende intorno al cibo

Il Ponte Vecchio, 2026 pp. 232, euro 18,00

“E chi lo dice che il cibo non generi anche idee? Pensiamo ai cuochi che portano nel mondo i gusti delle loro terre. Sono come traduttori: adattano, interpretano, fanno circolare i saperi. Le ricette, come le parole, viaggiano e si trasformano. … È il segno che le idee circolano anche quando cambiano forma”.

VALERIA ARNALDI

Pigri in cucina

Food District, 2025 pp. 224, euro 14,90

“Il riposo impone che non si tenga conto dell’orologio ma riservare appena 10 minuti al pasto vuol dire risparmiarne molti per potersi dedicare ad altro, che sia una passione, un hobby, una passeggiata, leggere un libro, guardare un film, fare una chiacchierata e via dicendo. Perché cucinare piace molti, ma avere più tempo per sé piace davvero a tutti”.

Torino si prepara ad accogliere

Silenziosa è la notte, un convegno dedicato alla storia della stregoneria, organizzato dalla casa editrice e centro studi Yume, che riunirà in città accademici, ricercatori e divulgatori provenienti da tutta Italia. Un appuntamento pensato non solo per gli studiosi, ma anche per chiunque voglia scoprire un capitolo affascinante e spesso frainteso del nostro passato.

L’obiettivo dell’incontro è chiaro: riportare alla luce ciò che la storia ha dimenticato, distorto o messo a tacere. Le cosiddette “streghe” non sono soltanto figure del folklore o protagoniste di processi drammatici, ma anche donne reali, con saperi, ruoli sociali e identità che il tempo ha spesso cancellato. Il convegno intende portare alla luce la storia e le storie delle donne perseguitate, collocandole nel contesto culturale, politico e simbolico delle epoche in cui vissero.

Durante le diverse sessioni, i relatori affronteranno temi che spaziano dalle radici antropologiche dei culti antichi alle paure collettive e persecuzioni, fino ad arrivare a quella che è la stregoneria oggi, anche a livello pratico. Si parlerà di medicina popolare, di ritualità, di iconografia, di miti che hanno attraversato i secoli trasformandosi di volta in volta in strumenti di controllo, narrazioni moralizzatrici o leggende affascinanti.

Silenziosa è la notte sarà un’occasione per guardare oltre gli stereotipi e comprendere come la figura della strega sia diventata, nel tempo, un simbolo usato da più fronti, quello della marginalità, della conoscenza, della libertà femminile temuta e repressa. Un tema che, pur affondando le radici nel passato, continua a tornare al presente con sorprendente attualità.

Torino, con la sua lunga tradizione culturale e il suo immaginario ricco di mistero, diventa così il luogo ideale per ospitare un evento che unisce rigore storico e divulgazione, offrendo al pubblico un’occasione unica per riscoprire storie che meritano di essere ascoltate.

Tra i relatori alcune eccellenze nei relativi campi, come Marina Montesano, Massimo Centini, Monia Montechiarini, Elena Percivaldi, Andrea Maraschi, Andrea Romanazzi, Katia Bernacci, Emiliano Russo e altri ancora.

La notte silenziosa delle streghe

Il 9 maggio Torino ospiterà una giornata di studi per esplorare miti, persecuzioni e realtà di un fenomeno che ha segnato i secoli: la stregoneria

L’organizzazione sottolinea che il convegno non si concentrerà solo sulla storia della caccia alle streghe, infatti, grazie a relatori esperti di magia e stregoneria contemporanee, verranno esplorate anche le eredità e le questioni che caratterizzano la stregoneria oggi.

La giornata includerà anche momenti ludici e la presentazione di nuovi progetti multimediali, offrendo spazi di confronto e partecipazione oltre alle sessioni di studio.

Sono previsti anche sconti dedicati per giornalisti e per diverse categorie

professionali, così da favorire una partecipazione ampia e qualificata. L’iscrizione rimane comunque obbligatoria tramite la piattaforma Eventbrite. Al termine del convegno verrà inoltre rilasciato un certificato ufficiale di partecipazione che riconoscerà le competenze acquisite durante l’evento, valorizzando il percorso formativo svolto nel corso dell’iniziativa.

L’invito è quindi a partecipare numerosi, per vivere insieme una giornata di studio, curiosità e dialogo che promette di lasciare il segno negli studi sulla stregoneria italiana ed europea.

LUCCA COLLEZIONANDO

Il 28 e 29 Marzo torna il festival vintage-pop dedicato al fumetto e al mondo del fantastico organizzato da Lucca Crea (società che realizza Lucca Comics & Games), in collaborazione con il Comune di Lucca.

Tra gli ospiti del mondo fumetto Sergio Gerasi, autore del manifesto di questa nona edizione e protagonista di una mostra con oltre 30 opere che ne ripercorrono la carriera. L’esposizione sarà impreziosita da una tavola originale di Crepax, un ritratto del suo personaggio simbolo, Valentina. Ospiti speciali anche Vauro e Neyef, che presenterà in anteprima grazie a Tunué, la sua graphic novel Hoka Hey!. Si aggiunge a questo tris di autori anche Mario Natangelo, autore delle vignette del «Fatto Quotidiano».

Un viaggio non solo alla riscoperta del vintage da collezione italiano, europeo ed americano, ma anche di manga e anime classici, nonché del retrogaming: torna infatti al piano superiore del Polo Fiere l’area Sali e gioca con oltre 50 tavoli gestiti in collaborazione con le associazioni e dedicati ai giocatori di ogni età ed esperienza. www.luccacollezionando.com

Premio Internazionale Città di Como

Giunto alla tredicesima edizione, il Premio Città di Como conferma la propria vocazione: essere non soltanto un concorso letterario, ma un osservatorio attento e indipendente sulla scrittura contemporanea. Nato per valorizzare opere edite e inedite, voci affermate e nuovi talenti, il Premio si è progressivamente imposto come uno spazio di confronto culturale serio, inclusivo e rigoroso, capace di coniugare qualità letteraria, apertura tematica e attenzione ai mutamenti del presente. Nel corso degli anni il Premio ha costruito una propria identità riconoscibile, fondata su giurie qualificate, criteri di valutazione trasparenti e un dialogo costante con editori, autori, studiosi e lettori. Un laboratorio permanente, in cui la letteratura viene letta e giudicata per ciò che è: forma di conoscenza, esercizio critico, strumento di interpretazione della realtà. La tredicesima edizione si colloca in un contesto culturale complesso, segnato da profonde trasformazioni sociali, tecnologiche e comunicative. Proprio per questo il Premio Città di Como continua a interrogarsi sul ruolo della scrittura oggi: sulla responsabilità dello sguardo narrativo, sulla forza delle parole, sulla capacità dei libri di resistere alla semplificazione e alla velocità del consumo culturale. Accanto alle tradizionali sezioni dedicate alla narrativa, alla poesia e alla saggistica, il Premio mantiene una particolare attenzione alle opere che sanno coniugare valore stilistico e profondità di contenuto, senza cedere alle mode o alle scorciatoie del mercato. Como, città di confine e di dialogo, fa da cornice ambientale a un Premio che guarda oltre i confini locali per inserirsi in una dimensione nazionale e internazionale. La tredicesima edizione rinnova così una promessa: continuare a difendere la centralità della cultura come spazio di libertà e di pensiero critico. www.premiocittadicomo.it

Volti, storie e voci

dal grande schermo

Lo scorso dicembre è uscito il primo numero di CineMoi, nuova rivista semestrale dedicata al cinema, fondata da tre donne, unite dalla passione per il grande schermo: Michela Mancusi (Direttrice Editoriale Editore Zia Lidia Social Club), Annamaria Gallo (Direttrice Responsabile) e Antonella Mancusi (Vicedirettrice Editoriale). L’intento della rivista è quello di raccontare il cinema non per come lo si fruisce, ma come forza attiva capace di influenzare il modo di pensare e di vedere il mondo. Ogni numero è pensato come un oggetto fisico da collezione, composto da 94 pagine, con le grafiche a cura di Shibui Creative Studio. Con una tiratura stimata di 10.000 copie CineMoi si rivolge a un pubblico mirato, ovvero a quello dei festival cinematografici e delle sale d’essai e dei cineclub. La rivista, distribuita gratuitamente, è disponibile anche in una serie di librerie selezionate. Il protagonista della copertina del primo numero uscito a dicembre 2025 è Toni Servillo, ritratto negli scatti di Gianni Fiorito. www.instagram.com/_cinemoi/ www.facebook.com/people/CineMoi/61585159543067/

GRAPHIC JAPAN.

DA HOKUSAI AL MANGA

Fino al 6 aprile, al Museo Civico Archeologico di Bologna, è possibile visitare la mostra “Graphic Japan. Da Hokusai al Manga”. L’esposizione, curata da Rossella Menegazzo ed Eleonora Lanza, traccia un filo rosso che lega i maestri dell’incisione all’arte contemporanea. Il cuore storico è l’Ukiyo-e, il mondo fluttuante, rappresentato da icone come la Grande Onda di Hokusai e i ritratti di Utamaro. Da qui, il Giappone eredita la potenza della serialità, della linea netta e un profondo rapporto con la natura, diversamente mediato rispetto al mito occidentale. Dagli anni ‘70 in poi, la grafica contemporanea (serigrafia, digitale) sintetizza questi principi: i maestri moderni mantengono una sorprendente fedeltà ai fondamenti dell’Ukiyo-e, come l’equilibrio tra pieni e vuoti e l’ossessiva cura del dettaglio. La mostra chiude invitando il visitatore a riconoscere in questa lunga tradizione le radici delle creazioni contemporanee giapponesi più celebri, come manga e anime.

VISIONI DEL DOMANI

Dal 21 al 22 marzo, presso Fornace Caravaggio a Pescara, torna Visioni del Domani, appuntamento di riferimento per gli amanti della Fantascienza. L’edizione del 2026 pone un accento particolare sulle quattro colonne tematiche che definiscono le ansie e le speranze del nostro secolo: Crisi Ambientale e Clima (Cli-Fi): saranno affrontati gli ipotetici scenari postapocalittici causati dal cambiamento climatico; Intelligenza Artificiale e Robotica: verrà discusso il futuro della coscienza artificiale e l’etica dell’IA; Distopia e Controllo Sociale: i panel esploreranno le moderne società ipersorvegliate e il ruolo delle Big Tech nel plasmare la realtà; Transumanesimo e Modifiche Biologiche: ampio spazio sarà dedicato all’esplorazione delle frontiere scientifiche. L’evento è organizzato dall’Associazione I Borghi della Riviera Dannunziana in collaborazione con l’Associazione Fornace Caravaggio, l’Associazione Editori Abruzzesi e della World SF Italia (associazione dei professionisti della fantascienza). Sarà presente anche uno spazio dove gli autori presenteranno le opere di fantascienza uscite nel 2025. www.visionideldomani.it

Athos firma la copertina di Racconti nella Rete

Edita da Castelvecchi, l’antologia accoglierà i 25 racconti vincitori della 25a edizione del Premio. L’immagine sarà utilizzata anche per il manifesto della 32a edizione del festival LuccAutori in programma a Lucca dal 3 al 18 ottobre. Le antologie di Racconti nella Rete hanno sempre avuto copertine d’autore, a partire dalla prima edizione del 2002. Sono state realizzate, tra gli altri, da Antonio Possenti, Lido Contemori, Giampaolo Talani, Sergio Staino, Marco De Angelis, Giuliano Rossetti, Mario Ramon Scocco, Alessandro Trisciuzzi, Franz Borghese, Massimo Cavezzali, Bruno Cannucciari, Benito Jacovitti, Silvia Ziche, Bruno Bozzetto, Milko Dalla Battista, Margherita Allegri, Fabio Sironi, Marilena Nardi. Athos Careghi, in arte Athos, emiliano di nascita vive e lavora a Milano. È considerato tra i più importanti vignettisti italiani. La sua passione per il disegno ha radici lontane. Ha pubblicato nel 2021 la raccolta intitolata “Fra Tino” in occasione dei 40 anni del personaggio. È autore di raccolte di strisce e di vignette di satira antimilitarista. Nel 2022 è uscito anche Un amore di sorelle, viaggio umoristico tra le suore d’Italia. Recentemente per le edizioni Sbam è uscito il nuovo libro dal titolo Fra Tino, cielo a pecorelle Racconti nella Rete è un concorso nazionale che permette di pubblicare in rete un racconto breve o un soggetto per corti con la semplice registrazione nel sito www.raccontinellarete.it.

I 25 vincitori della nuova edizione saranno pubblicati nell’antologia edita da Castelvecchi. Il premio letterario si sviluppa nel sito fino al 31 maggio; gli scrittori possono pubblicare i loro racconti e gli utenti possono commentarli. Il premio è una vetrina letteraria, tutti possono partecipare al concorso presentando un racconto inedito, oppure un soggetto per la sezione Corti. Racconti nella Rete vuole essere un’opportunità di espressione e confronto fra aspiranti scrittori più o meno giovani. Per partecipare basta registrarsi e leggere il regolamento pubblicato nel sito www.raccontinellarete.it.

Il mondo salvato dai ragazzini

Il Salone Internazionale del Libro di Torino torna a Lingotto Fiere da giovedì 14 a lunedì 18 maggio 2026, anche quest’anno con la direzione di Annalena Benini.

Il mondo salvato dai ragazzini è il tema della XXXVIII edizione, tratto dall’omonimo libro di Elsa Morante. Un titolo che rispecchia quel mondo che il Salone del Libro prova a costruire ogni giorno con creatività e dedizione. Il manifesto è stato realizzato da Gabriella Giandelli, illustratrice che collabora con numerosi quotidiani, riviste e case editrici.

MAPPA LETTERARIA, QUANDO I LIBRI VIAGGIANO

Il programma de Il mondo salvato dai ragazzini sarà reso pubblico nella sua interezza a fine marzo. Come ogni anno, a dare il via al Salone ci sarà il tradizionale evento organizzato in collaborazione con Rai Radio3, previsto per la serata del 13 maggio, mentre la lezione inaugurale della XXXVIII edizione sarà di Zadie Smith, scrittrice e saggista inglese tra le più acute del panorama contemporaneo. Il titolo della lezione è Ogni cosa era estrema. Ed è tuttora così. Una riflessione sull’adolescenza. Per questa edizione, il Paese Ospite sarà la Grecia, mentre l’Umbria sarà la Regione Ospite. La novità di questa edizione è la nona sezione: Il mondo salvato dai ragazzini. Da vent’anni il Salone del Libro lavora riconoscendo nei giovani non solo un pubblico, ma una voce da ascoltare, e per questo ha deciso di inaugurare una nuova sezione, curata da ragazze e ragazzi che hanno collaborato con il Salone nel 2024 e 2025. Le curatrici e i curatori Veronica Frosi, Gloria Napolitano, Lorenzo Riggio, Sebastian Tanzi e Francesca Tassini hanno ideato incontri dedicati alla contemporaneità. Il loro primo ospite sarà Luca Dodaro, ideatore di Illuminashow. Tra gli ospiti internazionali saranno presenti al Salone: Petros Markaris, Emmanuel Carrère, Valeria Luiselli, David Grossman, Irvine Welsh, Ece Temelkuran, Abraham Verghese, Lea Ypi, Guillermo Arriaga, Hervé Tullet, Guillaume Perreault e Magali Bonniol. Molti degli ospiti internazionali saranno anche in dialogo con il pubblico per il ciclo di incontri L’AutoreInvisibile, curato da Ilide Carmignani e dedicato alla traduzione editoriale. www.salonelibro.it.

Unire luoghi e libri significa permettere alle storie di uscire dalle pagine e prendere forma nello spazio reale. Mappa Letteraria nasce con questo obiettivo: trasformare la letteratura in una mappa viva, da esplorare camminando, viaggiando, osservando. Ogni libro diventa una porta d’accesso a un territorio, ogni luogo un capitolo da leggere. Il progetto è frutto di un’intuizione di Daniela Mena ed è realizzato dall’associazione “L’Impronta” in collaborazione con il Cepell. Dal Salone del Libro di Torino 2023 e battezzata da Piero Dorfles, la piattaforma conta oggi 3.610 titoli caricati ed è in costante crescita. Un paio di esempi: Lucrezia Floriani di George Sand guida alla scoperta del Lago d’Iseo, Ossi di seppia di Eugenio Montale fa attraversare Genova sulle tracce della poesia. E la Capitale italiana del Libro 2026, Pistoia, si svela attraverso 132 opere ambientate sul suo territorio. Mappa Letteraria è un invito a lasciare che siano le storie a guidarci. www.mappaletteraria.it

PROVA A LEGGERTI

Edizioni Beroe, casa editrice calabrese fondata nel 2017 da Renato Costa, sotto gli auspici del Cepell, propone la prima edizione di “Prova Leggerti”, contest di lettura ad alta voce per autori. Si tratta di un’idea alternativa per promuovere il proprio libro. Chi si candida dovrà inoltrare all’email provaaleggerti@gmail.com entro il 31 marzo un video dai 2 ai 4 minuti nel quale legge un estratto del proprio libro. Sono accolti testi già editi in italiano di poesie, racconti e romanzi. Si accettano anche autori in self. Una giuria di esperti della comunicazione selezionerà i finalisti che saranno annunciati al Salone del libro di Torino 2026. Sarà svelata anche la location calabrese che ospiterà la prima cerimonia finale. Il premio vedrà la registrazione dell’unica video lettura vincitrice con la voce del maestro di teatro Gigi Miseferi. Il brano registrato potrà essere utilizzato per la promozione del libro. Per regolamento e adesioni: https:// edizioniberoe.com/contest-prova-aleggerti/

Europa in Versi e in prosa 2026

Il Premio, parte integrante del prestigioso Festival Internazionale di Poesia Europa in Versi, si conferma come uno dei riconoscimenti più qualificati nel panorama letterario contemporaneo, offrendo ad autori italiani e stranieri non solo premi in denaro e pubblicazioni, ma una straordinaria vetrina internazionale.

Il Premio è strutturato in quattro categorie principali, pensate per valorizzare sia i talenti emergenti che le opere già consolidate: poesia inedita, per opere originali pronte per il debutto editoriale; poesia edita: riconoscimento per volumi già pubblicati di particolare valore artistico; narrativa inedita: storie e manoscritti originali in cerca di pubblicazione; narrativa edita: romanzi o raccolte di racconti che meritano un palcoscenico globale.

I vincitori e i finalisti beneficeranno di premi in denaro: € 500,00 per i vincitori assoluti delle sezioni Edite (Poesia e Narrativa) e diplomi. Per le sezioni Inedite, è prevista la pubblicazione gratuita dell’opera con la casa editrice I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno e un’ampia copertura sulle piattaforme digitali globali e networking internazionale.

La qualità dei giudizi è garantita da una commissione di altissimo profilo, presieduta da Milo De Angelis (celebre poeta) per la sezione Poesia e dal Prof. Gianmarco Gaspari per la Narrativa. In giuria figurano inoltre nomi di rilievo come Roberto Galaverni, Bruno Galluccio, Stefano Donno, Elisabetta Broli e Laura Garavaglia.

Il culmine della manifestazione si terrà sabato 9 maggio 2026 a Como, durante il Festival Internazionale di Poesia Europa in Versi. La cerimonia pubblica sarà un momento di incontro tra autori, critici ed editori, animata da letture e performance letterarie.

Bando e modalità di partecipazione disponibili su: https://europainversi.org/ premio-eiv2026/

Leggere:tutti Junior

a CUra DI aNNa GarBaGNa @GarB_aNN

Qua la zampa!

Un amico a quattro zampe non tradirà mai... lo sa bene chi ha un cane. a spiegarcelo bene è la letteratura per ragazzi, che offre una serie ricchissima di storie, manuali, racconti che hanno come protagonista il migliore amico dell’uomo. E dei bambini

Nei libri per bambini e ragazzi, i cani non sono semplici animali da compagnia: sono amici fedeli, confidenti silenziosi e compagni di avventure capaci di insegnare il valore dell’amore incondizionato. Attraverso storie inaspettate, divertenti o commoventi, la letteratura dedicata ai più giovani racconta il legame profondo che nasce tra un cane e il suo padrone, un rapporto fatto di lealtà assoluta, presenza costante e affetto senza riserve.

I bambini, dal canto loro, riconoscono nei cani degli amici sinceri, capaci di comprendere emozioni e paure meglio di chiunque altro. Nei libri, questo rapporto diventa spesso una metafora della crescita: il cane accompagna il bambino nei momenti felici e in quelli difficili, dimostrando che l’amicizia vera non chiede nulla in cambio e può durare tutta una vita.

In questo panorama, Charlie Bau di Eric Battut (Bohem Press) occupa un posto particolarmente delicato e significativo: protagonista è un cane curioso e pensieroso che si interroga sulla propria identità, confrontandosi con gli altri animali e con ciò che ama fare, ovvero annusare, giocare, dormire nella sua casetta. Un percorso di scoperta semplice ma profondo, che rispecchia le domande dei più piccoli e li accompagna con leggerezza verso una rassicurante presa di coscienza: sapere chi si è significa anche sapere da chi si è amati.

Quando Charlie riconosce finalmente se stesso correndo veloce come il vento verso chi lo chiama, il racconto si trasforma in una dichiarazione d’amore silenziosa ma potentissima. Charlie è un cane, sì, ma soprattutto è “il cane di qualcuno”: una presenza fedele, gioiosa, insostituibile. Libri come questo mostrano ai bambini quanto l’amore di un cane sia fatto di attesa,

aNNa GarBaGNa

riconoscimento e dedizione totale, rafforzando l’idea che i cani non siano solo animali da accudire, ma veri amici di una vita, capaci di lasciare un’impronta profonda nel cuore di chi cresce accanto a loro.

Accanto a Charlie Bau, ecco la voce intensa e originale di Jutta Richter in Io sono soltanto un cane (Beisler). Qui il mondo è raccontato attraverso gli occhi (e il pensiero) di Anton, un cane pastore che osserva gli esseri umani con ironia, stupore e una saggezza disarmante. La sua voce narrante ribalta le gerarchie: gli uomini appaiono creature curiose, spesso incoerenti, mentre il cane diventa misura del buon senso, della fedeltà e dell’attenzione autentica all’altro. Con uno stile leggero ma profondamente poetico, Richter accompagna i giovani lettori in una storia che parla di famiglia, appartenenza e sguardi diversi sullo stesso mondo, ricordando che sentirsi “soltanto un cane” può essere, in realtà, un modo privilegiato di vivere la vita.

Ancora più simbolico e stratificato è Il cane dal cuore giallo, sempre di Jutta Richter, un romanzo che unisce realismo e fiaba per raccontare la storia di un cane senza nome, in cerca di casa e di riconoscimento. Il cuore giallo che porta con sé diventa emblema di identità, memoria e desiderio di essere scelti. In questo libro il cane non è solo compagno del bambino, ma una figura che attraversa solitudine, paura e speranza, incarnando il bisogno universale di amore e protezione. La scrittura, densa e limpida insieme, invita i lettori a confrontarsi con temi complessi –l’abbandono, la fiducia, la responsabilità – senza mai perdere la delicatezza propria della letteratura per ragazzi.

E, sempre da Beisler, Siamo nelle vostre zampe di Oleksii Kovalenko, illustrato da Daria Filippova, che allarga lo sguardo dal singolo cane all’intero regno animale e invita bambini e ragazzi a riconoscere gli animali come alleati fondamentali dell’essere umano. Attraverso esempi sorprendenti e illustrazioni evocative, il libro mostra come ogni specie contribuisca all’equilibrio del pianeta, suggerendo un’etica della convivenza basata su rispetto e collaborazione. Un testo che educa senza moralismi e rafforza un’idea già presente nei racconti narrativi: il nostro futuro, proprio come le nostre storie, è intrecciato a doppio filo con quello degli animali.

Accanto ai racconti più intimisti, i libri di Lapis mostrano invece il cane come motore di cambiamento, scoperta e meraviglia. In L’amico inatteso, l’arrivo improvviso di un cane sconvolge la routine e insegna il valore dell’accoglienza; Il mio cane è un genio celebra con ironia lo sguardo entusiasta dei bambini, capaci di vedere nel proprio cane un talento unico e irripetibile. In entrambe le storie, l’amicizia è fatta di sorpresa, affetto e crescita reciproca.

Con Ralf e Un campione a 4 zampe il cane diventa simbolo di fiducia, riscatto e tenacia: non eroe perfetto, ma compagno che affronta fragilità e sfide insieme al bambino. Sono racconti che parlano di autostima, collaborazione e coraggio, ricordando che vincere non significa primeggiare, ma non arrendersi e sentirsi parte di una squadra.

Più poetici e suggestivi sono Sogni con la coda e Animali superstar, che invitano a guardare gli animali come creature sensibili e sorprendenti. Tra immaginazione e divulgazione, questi libri ampliano lo sguardo e confermano il ruolo centrale dei cani nella letteratura per ragazzi: amici fedeli, compagni di crescita e maestri silenziosi di empatia e amore.

Affronta con delicatezza un argomento molto difficile per i bambini, ovvero la perdita del proprio animale domestico, il Silent book di Eya Gina Un posto fra le stelle, storia di un bimbo e del suo inseparabile amico.

Mentre, in Finalmente ho un cane!… come esulta il protagonista del libro scritto da Amanda McCardie (Margherita Edizioni), siamo di fronte a un vero vademecum per conoscere tutto ciò che serve per accogliere e accudire al meglio il nuovo “ospite”.

In linea con la sua produzione di libri interattivi, Usborne ci regala Cani e Cuccioli, con inserti sonori che riproducono addirittura latrati pieni di entusiasmo! Dov’è il mio cagnolino è invece un dolcissimo libro tattile da leggere e da accarezzare: i più piccoli adoreranno accarezzare il pancino peloso, la lingua rasposa e le orecchie soffici di questi adorabili cagnolini. Gli inserti di materiali diversi, le illustrazioni dai colori brillanti e il testo semplice e ripetitivo rendono questo libro perfetto per stimolare l’amore per i libri ed i cani fin da piccoli.

Arriva per la prima volta in Italia un classico britannico della letteratura per

l’infanzia firmato dalla celebre Shirley Hughes, che parla di amicizia e generosità, della perdita di un giocattolo speciale. È la storia di Dogger, un morbido cagnolino di pezza marrone, con un orecchio dritto in alto e l’altro che cade giù. È piuttosto vecchio e rovinato, ma per il suo bambino, Dave, che lo ama moltissimo e lo porta sempre con sé, è tutto. Un giorno, però, in un momento di confusione, Dogger viene perduto. Solo il giorno seguente, Dave lo vede su di una bancarella di giocattoli usati: cerca di racimolare i soldi per acquistarlo ma qualcuno, purtroppo, lo compra prima di lui. Riuscirà Dave ad avere indietro il suo amato cagnolino di pezza? Storiedichi Edizioni porta nella collana Radici, dedicata ai grandi classici da riscoprire, un albo illustrato tenero e commovente, che parla di quel legame profondo e indissolubile che alcuni bambini instaurano con il loro giocattolo preferito e di quegli atti di generosità inaspettata che fanno la differenza.

Così come il legame con il proprio cane, unico e indivisibile come la vera amicizia.

Un amore in punta di zampa

“a volte, l’anima che ti cambia la vita cammina su quattro zampe”. Elisabetta Canalis, nota showgirl, firma il suo primo libro e lo fa con una dichiarazione d’amore per i cani che ha salvato

“ Non posso dire come sarebbe la mia vita senza cani, non me la immagino proprio”. Inizia in questo modo il libro di Elisabetta Una zampa sul cuore. Storie di Nello e i suoi amici, tra dolcezza, coraggio e libertà (Rizzoli). Elisabetta da anni si impegna attivamente per aiutare i suoi amici cani negli Stati Uniti, in Italia e non solo, facendo lei stessa volontariato in canile, partecipando ad azioni di sensibilizzazione e prendendo parte a progetti volti al benessere di questi animali.

Perché questa è la storia di un amore che arriva in punta di piedi, con un nasino umido e zampe leggere. Non chiede nulla ed insegna tutto. E da questo amore prende il via questo libro che racconta un incontro – anzi, molti incontri – tra Elisabetta e i suoi cani. Adottati da un canile, scelti dal destino, questi compagni di vita le hanno insegnato il valore dell’amore incondizionato, la forza del coraggio gentile e la libertà di rinascere, anche quando il passato ha lasciato segni profondi. Tra gesti di tenerezza e scoperte quotidiane, Elisabetta Canalis trasforma questi ricordi in una dichiarazione d’amore ai cani che salvano, anche quando sembrano loro ad avere bisogno di essere salvati.

Ne abbiamo parlato con Elisabetta, che devolve al Rifugio Fratelli Minori della L.I.D.A. sezione di Olbia e alla Fondazione Save The Dogs and Other Animals ETS i propri proventi delle vendite del libro.

Come è nata l’idea di questo libro?

Nasce soprattutto dal desiderio di invitare le persone ad andare nei canili, non solo per “mettersi una zampa sul cuore”, ma per scoprire che proprio lì

possono trovare il cane perfetto per loro. A questo si aggiunge un aspetto per me molto importante: i miei proventi saranno destinati a sostenere due realtà che stimo profondamente, Save The Dogs e il Rifugio Fratelli Minori della L.I.D.A. Sezione di Olbia.

Un nasino umido, una coda che scodinzola, due occhi dolcissimi: chi ha un cane lo sa bene che l’amore per loro è per sempre. Elisabetta, quando hai cominciato ad amarli?

Ho cominciato ad amare i cani forse ancora prima di nascere. É un amore che mi ha trasmesso mia madre e che, con mia figlia, si è amplificato. Il mio rapporto con i cani è equilibrato e consapevole. In alcuni ambiti – come viaggiare in aereo con loro o portarli in luoghi pubblici – sono più severa e attenta alle regole. In casa, invece, concedo loro maggiore libertà, pur mantenendo una routine chiara e un’attenzione costante ai loro bisogni. Vivo in appartamento con quattro cani e cerco ogni giorno di trovare il giusto equilibrio tra educazione, rispetto e affetto. Anche io ho un labrador che è ormai il mio terzo figlio: ci capiamo con uno sguardo e ogni sua espressione è per me l’equivalente di un lungo discorso. Come hai imparato a comunicare con i tuoi cani, ma soprattutto come insegnare ai nostri ragazzi di amarli? Cani e bambini crescono insieme, non ho mai fermato i miei cani quando ringhiavano a mia figlia, sapevo che le stavano insegnando a non tirare loro la coda, a non disturbarli mentre dormivano, a rispettare i loro spazi. Allo stesso tempo i cani capiscono quando hanno davanti un cucciolo d’uomo: sanno essere più delicati. In

casa mia non ci sono mai stati problemi, il mio pitbull-amstaff, che qualcuno potrebbe ritenere “pericoloso”, è in realtà il più affettuoso e materno con mia figlia Skyler: avevo qualche pregiudizio anche io, invece mi sono ricreduta. Che cosa si potrebbe fare in più per i nostri amici a quattro zampe, sia per rendere la città più a misura sia per aiutare i meno fortunati?

Il divieto di vendere cani nei negozi e la creazione di ospedali pubblici che garantiscano ai cani vaccinazioni e cure di prima emergenza, proprio come alle persone.

Trovi differenze per loro tra USA e Italia?

Non ci sono grandi differenze nel modo in cui i cani vengono trattati nei due Paesi, ma in California esiste il protocollo di Service Animal. Gli animali – generalmente cani – vengono addestrati specificamente per assistere le persone che ne hanno bisogno. Negli Stati Uniti il loro status è regolato dall’Americans with Disabilities Act (ADA), che garantisce l’accesso dei cani, a supporto di persone, in tutti i luoghi pubblici e privati aperti al pubblico. In Italia questo purtroppo ancora non c’è.

Come insegnare ai nostri ragazzi il rispetto che i nostri amici a quattro zampe sanno dimostrare?

Appena vediamo un bambino trattare un animale come un giocattolo bisogna intervenire subito. Il rispetto dev’essere reciproco. Mai dare ragione al bambino quando, anche inconsapevolmente, maltratta il cane.

Elisabetta, se oggi fosse una bambina, quali libri leggerebbe? E quali libri legge alla sua bambina?

Rileggerei tutti i libri di Walt Disney che ho amato da bambina, quelli di Roald Dahl, Il richiamo della foresta – un libro che mi ha emozionata profondamente – e Zanna Bianca. Tornerei indietro a leggere anche tutti i fumetti Disney. Mi piacerebbe che mia figlia potesse vivere le stesse esperienze, ma mi rendo conto che siamo in epoche diverse: oggi i libri non si sfogliano quasi più, e spesso si leggono su Kindle o su altri dispositivi digitali. È un modo diverso di avvicinarsi alle storie, forse più comodo e immediato, ma che un po’ fa rimpiangere il profumo della carta e il gesto di girare le pagine.

Elisabetta Canalis è da anni una voce sensibile e attiva nella difesa degli animali, in particolare dei cani, sia in Italia sia negli Stati Uniti, dove trascorre molto del suo tempo. Il suo impegno va ben oltre l’amore personale per i propri amici a quattro zampe: si tratta infatti di una vera e propria missione che porta avanti con azioni concrete e messaggi di sensibilizzazione che raggiungono migliaia di persone. La showgirl ha anche più volte utilizzato la sua visibilità per promuovere l’adozione responsabile: attraverso post sui social invita infatti a riflettere bene prima di prendere un cane e a considerare come primo passo l’adozione nei canili, luoghi dove tanti animali aspettano una seconda possibilità. Attraverso azioni sul campo, testimonianze personali, campagne di sensibilizzazione e iniziative editoriali, continua a dare voce a chi non può parlare, ispirando tante persone a rispettare, adottare e amare i cani con responsabilità e profonda empatia.

Questo delizioso Maltipoo è anche il protagonista di Chico Missione Amore (Fabbri editore), un racconto commovente e divertente sulla famiglia, sull’amore che a volte fa giri strani prima di tornare a casa, e sulla fedeltà più pura: quella di un cane.

Quando C., la sua mamma umana (e compagna di Francesco), sparisce senza dire niente, Chico capisce che è ora di agire. Serve coraggio, fiuto e una scorta industriale di biscotti alla cannella. Così parte all’avventura con il suo papà umano: Francesco, frikkettone (come l’ha soprannominato Chico) malinconico, ciabatte ai piedi e cuore a brandelli. Ogni tappa è un rebus. Ogni briciola diventa un indizio. Ogni incontro, una rivelazione. Perché ritrovare C. non è solo una questione d’amore. È davvero una missione.

Abbiamo chiesto a Francesco Taverna che cosa rappresenti per lui l’amore per Chico: “L’amore per Chico ha contato immensamente perché mi ha insegnato ad apprezzare le piccole cose, la quotidianità, mi ha insegnato che a volte non è necessario andare, vedere, girare, ma le avventure più incredibili a volte accadono anche nella noia di casa. E poi oggi io come farei senza Chico, senza il suo amore che mi porta a scoprire un mondo incredibile e mi conduce sempre dentro avventure pazzesche? In conclusione direi che Chico è il mio incredibile, inseparabile compagno di avventure e amico”.

Non può mancare una domanda a questo batuffolo biondo, che risponde tramite il suo papà: tra una carezza e una bistecchina, lui che cosa sceglierebbe? “Chico direbbe stranamente una carezza – risponde Francesco - perché chi ti dà una carezza prima o poi ti darà anche una bistecchina”.

Prosegue così la ricerca di C., della felicità, della famiglia. Una corsa a perdifiato dietro a ciò che conta davvero. E nessuno conosce la famiglia meglio di un cane che la ama.

Chico: l’amore come missione

È il cane influencer più seguito (e amato). È stato il primo tedoforo a quattro zampe, avendo partecipato alla staffetta delle olimpiadi Milano-Cortina 2026. È una nuvola bionda dal cuore extra large. Ed ora è anche l’autore, insieme al suo “papà”, Francesco Taverna, di una romantica (e divertentissima) storia d’amore

CHI È CHICO

Chico è un cane di razza Maltipoo, divenuto una star dei social media (Instagram, TikTok, YouTube) grazie ai video creati con il suo “papà umano” Francesco Taverna, che presta la voce ai pensieri del cane. Noto per le sue avventure incredibili, Chico conta oltre un milione di follower. A gennaio 2026, Chico è stato protagonista come primo cane tedoforo per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 a Piacenza, simboleggiando il valore dell’inclusione e della fantasia.

aNNa GarBaGNa

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