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LEGGERE:TUTTI

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Leggere:tutti

SOMMARIO

Leggere:tutti

NEL PROSSIMO NUMERO

eSplOrereMO i liTerArY

rOle-plAYiNG GAMe: NON

SOlO STOrie, MA pAleSTre

Dell’ANiMA iN CUi i GiOVANi

TrASFOrMANO il “GiOCO”

iN CreSCiTA perSONAle

5

Editoriale

Il mondo che germoglia

tra i libri

Patrizia D’Attanasio

6

Climate fiction

Futuro tra le pagine: narrativa distopica e clima

Camilla Tettoni

8

Ecologia letteraria

L’immaginazione verde: la letteratura si fa ecosistema

Elena D’Alessandri

10

Tracce d’autore

Virginia Woolf: nel giardino la sua oasi di felicità

Anna Rita Guaitoli

12

Pollice verde

Gli alberi che fanno vivere le città

Camilla Tettoni

14

Lettura sostenibile

Filiera editoriale ecologica

Filippo Accettella

16

Il tempo è… cultura

La nobile arte di riciclare i libri

Ludovico Fulci

18

Percorsi di carta

Un passo lungo una pagina

Francesco Roat

20

Note green

Abitare la terra con leggerezza

Gaetano Menna

22

Lo scrittore dimenticato

Il mare di Francesco

Biamonti, dove l’umano si perde e naufraga

Gianni Zagato

24

Storie di mare

Raccontare il mare per custodirne la memoria

Marco Di Milla

Leggere:tutti

Leggere:tutti

Mensile del libro e della lettura

Anno 22 - n. 195

Aprile 2026

Direzione e redazione

Via Nomentana 257 - 00161 Roma tel. 0644254205 - fax 0644254239 www.leggeretutti.eu - info@leggeretutti.it

Direttrice responsabile

Patrizia D’Attanasio

Pubblicità

Boschi, alberi e verde Le piante ci salveranno

Sergio Auricchio

La biblioteca del mese

A Padova tra natura e cultura

Silvia Scapinelli

29

Zibaldone – Libro del mese

Un Vangelo verde per salvare la terra

Maria Rosaria Grifone

44

Librerie in vetrina

Un ponte tra cultura e solidarietà

Loredana Simonetti

46

Il mestiere dell’editore

Quando le idee hanno le ruote

Cesira Fenu

48

Vetrina narrativa

“Narrative” predominanti

Edoardo Monti 50

Vetrina saggi

Storie con i piedi per terra

Gianni Maritati

Vetrina Food

Basta che sia vero

Carlo Ottaviano

Leggere:tutti Junior A cura di Anna Garbagna

Junior

Bologna accende la fantasia e fa brillare i libri per ragazzi

Anna Garbagna

63

Piccole grandi interviste

Anna Llenas: il colore delle emozioni

Anna Garbagna

Filippo Di Girolamo filippo.digirolamo@leggeretutti.it

Consulente di redazione

Valentina Capogna

Progetto grafico Rosa Schiavello

Stampa Ex Press srls stabilimento di Via Oreste Ranelletti, 8 Roma

In copertina vasempreacapo via Gemini

Copertina Leggere:tutti Junior Bumi Cha per Bologna Children’s Book Fair 2026

Responsabile promozione

Fiorella Cappelli

Hanno collaborato a questo numero Filippo Accettella, Sergio Auricchio, Rita Bompadre, Chiara Campanella, Fulvio Caporale, Andrea Coco, Elena D’Alessandri, Laura D’Angelo, Claudio Deplano, Filippo Di Girolamo, Marco Di Milla, Leonardo Dragoni, Cesira Fenu, Ludovico Fulci, Anna Garbagna, Alessandra Graziani, Maria Rosaria Grifone, Anna Rita Guaitoli, Carla Iannacone, Gordiano Lupi, Giovanni Graziano Manca, Alessia Mancini, Gianni Maritati, Andrea Matucci, Gaetano Menna, Edoardo Monti, Bernardina Moriconi, Carlo Ottaviano, Nico Parente, Francesco Roat, Silvia Scapinelli, Loredana Simonetti, Alessandra Sofisti, Giuliana Speranza, Girolamo Terracini, Camilla Tettoni, Simona Vassetti, Pasquale Veltri, Gianni Zagato

Registrazione Tribunale di Roma n.156 del 22 aprile 2005. Iscrizione Roc n. 36166

Editore:

Coop Leggere:tutti

Via Nomentana 257 - 00161 Roma

Distribuzione: Librerie, case editrici, biblioteche, manifestazioni ed eventi.

Prezzo a copia: euro 4,00. La rivista è inoltre inviata agli abbonati e ai soci del Club Leggere:tutti.

Copie arretrate: euro 5,00 cadauna.

Il mondo che germoglia tra i libri

Aprire un libro sotto un albero è atto di presenza, sospensione dal rumore insistente che caratterizza la quotidianità. Immergersi nelle pagine, con il fruscìo delle foglie come accompagnamento e il canto degli uccelli da sottofondo, trasforma la lettura da semplice attività cognitiva ad esperienza sensoriale. Ogni parola diventa un paesaggio da esplorare, un filo che lega la mente alla natura circostante e invita ad un’attenzione più profonda. In un tempo in cui la velocità digitale tende a frammentare la nostra concentrazione, il gesto di leggere richiede un atto di volontà: fermarsi, lasciare sedimentare una frase, tornare su una parola che risuona. In questo spazio dedicato al pensiero, la lettura diventa calma, cura e rinnovamento.

Chi legge non cerca soltanto storie o informazioni: tenta di trovare un dialogo con sé stesso e con il mondo naturale. In passato i libri hanno viaggiato passando di mano in mano tra familiari, amici, vicini di casa, nei prestiti della biblioteca o tra gli scaffali delle librerie. In quel lento spostarsi accumulavano tracce invisibili: una dedica, una pagina ripiegata, un biglietto dimenticato tra le pieghe. Ogni volume diventava un archivio di memoria condivisa, un contenitore di storie multiple, imprevedibili, intime. Oggi, nei mercatini dell’usato o nei circuiti del bookcrossing, questo spirito persiste: un libro non è soltanto ciò che racconta, ma anche la storia del suo percorso. In queste testimonianze, nei segni lasciati da altri lettori, si nasconde una delle ricchezze più profonde della lettura: la possibilità di entrare in rapporto non solo con l’opera, ma con le vite che l’hanno sfogliata prima di noi.

Se la lettura è relazione, allora la natura è il teatro più autentico in cui può prendere forma. Mentre scorrono i paragrafi, l’aria che muove le fronde, l’odore della terra umida dopo la pioggia o il tepore del sole tra i rami diventano parte integrante dell’esperienza. Non è un semplice abbinamento tra testo e ambiente è un invito a sentire la lettura con tutti i sensi. Vedere l’erba muoversi al soffio del vento mentre si legge di foreste lontane crea un ponte tra ciò che è scritto e ciò che è vissuto. Molti autori hanno esplorato il rapporto tra narrativa e habitat come forma di educazione alla tute-

la del pianeta. Rachel Carson nel libro Primavera silenziosa evidenzia che ogni gesto umano influisce sugli ecosistemi, trasformando dati scientifici in coscienza etica. Peter Wohlleben, con La vita segreta degli alberi, ha invitato milioni di lettori a scoprire reti invisibili e comunicazioni tra piante: un linguaggio silenzioso, fatto di scambi nutrienti, segnali chimici, in cui il bosco si trasforma in un microcosmo di connessioni, svelando che la foresta è molto più di un semplice insieme di alberi. Ne Il sussurro del mondo, Richard Powers mostra quanto le nostre vite siano legate agli ecosistemi. Il contesto naturale non è semplice ambientazione, ma protagonista, condizione, trama. Che si tratti di grandi romanzi o di saggi di divulgazione, la narrativa ambientale non è soltanto racconto: è esercizio di empatia e responsabilità. Ogni pagina rappresenta un’occasione per riflettere su ciò che ci circonda e sul ruolo di custodia che possiamo svolgere per la sua conservazione. Anche albi illustrati, romanzi di formazione, poesie e testi per l’infanzia trasformano la lettura in un dialogo con il mondo esterno e con la nostra interiorità. Libri come I colori delle emozioni di Anna Llenas aiutano i più giovani a riconoscere e nominare i propri sentimenti, fornendo strumenti per comprendere e regolare l’interiorità. Queste opere, pur rivolte ai bambini, offrono spunti preziosi anche agli adulti ricordando che la capacità di sentire è risorsa, non difficoltà e che la natura non è mai neutrale, ma condizione di possibilità per la vita stessa. Leggere diventa così un gesto quotidiano che amplifica la consapevolezza e nutre la mente e lo spirito.

Il libro, qualunque sia il suo formato, resta uno spazio in cui il pensiero può maturare senza fretta: aprirlo offre la possibilità di cambiare prospettiva, osservare la complessità della vita e riconoscere la nostra responsabilità verso il globo terrestre. Tra pagine e alberi, parole e fronde, scoprire la natura attraverso la lettura è coltivare una sensibilità che va oltre l’estetica. Il libro piantato nella nostra vita germoglia come un seme e richiede tempo, accuratezza, dedizione e rispetto per crescere. Ma quando lo fa, schiude nuovi punti di vista, insegna a vedere ciò che prima sfuggiva e rende possibile immaginare un futuro più sostenibile.

Se volete scrivermi: patrizia.dattanasio@leggeretutti.it

PATRIZIA D’ATTANASIO

Futuro tra le pagine: narrativa distopica e clima

Dai mondi devastati di Margaret Atwood e paolo Bacigalupi alle città sommerse di Kim Stanley robinson, la climate fiction trasforma la crisi ambientale in storie capaci di emozionare e far riflettere

Negli ultimi anni la narrativa distopica ha trovato nella crisi ambientale uno dei suoi temi più forti e riconoscibili, trasformando l’ansia climatica contemporanea in storie capaci di parlare a un pubblico ampio. Inquinamento, riscaldamento globale, scarsità di risorse naturali, desertificazione, scioglimento dei ghiacciai e perdita di biodiversità non sono più soltanto argomenti scientifici o politici: diventano scenari narrativi concreti, luoghi in cui i personaggi si muovono in un futuro compromesso e spesso già segnato da scelte irreversibili. La letteratura, in questo senso, diventa uno spazio in cui il presente viene osservato da una prospettiva futura, consentendo ai lettori di immaginare in modo più vivido le conseguenze delle trasformazioni ambientali già in atto.

In questo contesto si è affermata la cosiddetta climate fiction, o “cli-fi”, un filone sempre più diffuso che utilizza la forza del racconto per rendere visibili e immaginabili le conseguenze delle azioni umane sull’mbiente. A differenza delle distopie classiche del Novecento, dominate da regimi totalitari o tecnologie oppressive, queste storie prendono spunto da problemi concreti e verificabili, proiettandoli oltre il punto di non ritorno. Il risultato sono mondi inquietanti proprio perché plausibili: città sommerse dall’acqua, territori resi inabitabili dal caldo estremo, ecosistemi artificiali e comunità costrette a migrare, in un continuo rimando alle cronache e alle previsioni scientifiche sul futuro del pianeta.

Tra le autrici più rappresentative di questo filone spicca Margaret Atwood, che nella trilogia MaddAddam imma-

CAMillA TeTTONi

gina un mondo devastato da disastri ecologici, pandemie artificiali e biotecnologie fuori controllo. Nei romanzi Oryx and Crake, The Year of the Flood e MaddAddam, l’autrice costruisce una società dominata da grandi corporazioni e da sperimentazioni genetiche estreme, mostrando come lo sfruttamento indiscriminato dell’ambiente e degli esseri viventi possa condurre a un collasso globale. Atwood ha più volte chiarito che le sue storie non appartengono alla fantascienza pura, ma a una narrativa speculativa basata su tecnologie e dinamiche economiche già esistenti, rendendo le sue distopie ancora più perturbanti.

Accanto a lei, Paolo Bacigalupi immagina futuri segnati dalla scarsità di acqua, energia e cibo. In romanzi come The Windup Girl e The Water Knife il cambiamento climatico ridisegna le mappe politiche e sociali del pianeta, trasformando le risorse naturali in strumenti di potere e controllo. Nei suoi mondi narrativi l’acqua diventa una vera moneta di scambio e motivo di conflitto, simbolo di una disuguaglianza globale sempre più marcata che colpisce soprattutto le popolazioni più vulnerabili.

Un altro autore centrale della climate fiction è Kim Stanley Robinson, che affronta in modo diretto e documentato le conseguenze del riscaldamento globale. In New York 2140 immagina una Manhattan trasformata in una città semi-sommersa dall’innalzamento dei mari, mentre in The Ministry for the Future esplora possibili risposte politiche ed economiche alla crisi climatica. Nei suoi romanzi la distopia non è soltanto un futuro di rovina, ma anche uno spazio narrativo in cui interrogarsi sulle soluzioni e sulle responsabilità collettive.

tura possano essere profondamente alterati dal riscaldamento globale.

Un’altra voce importante è quella di Octavia E. Butler. Nel romanzo Parable of the Sower descrive una società futura segnata da violenza, instabilità politica e scarsità di risorse; in questa distopia, il degrado ambientale alimenta tensioni sociali e migrazioni forzate.

La scarsità dell’acqua è invece al centro di Memory of Water, della scrittrice finlandese Emmi Itäranta, ambientato in un futuro in cui l’acqua è rigidamente controllata da un potere autoritario. Il romanzo mostra come una risorsa naturale possa diventare strumento di dominio politico e sociale.

A completare questo panorama c’è infine Gold Fame Citrus di Claire Vaye Watkins, ambientato in una California ormai desertificata. Tra città abbandonate e profughi climatici, il libro racconta un mondo in cui il paesaggio stesso diventa una forza imprevedibile e minacciosa.

SONO MONDi iNQUieTANTi

prOpriO perCHÉ plAUSiBili:

CiTTÀ SOMMerSe DAll’ACQUA,

TerriTOri reSi iNABiTABili DAl

CAlDO eSTreMO, eCOSiSTeMi

Accanto a questi autori ormai centrali nel panorama della climate fiction, molti altri scrittori hanno utilizzato la distopia ambientale per raccontare il rapporto fragile tra umanità e natura, immaginando futuri segnati da catastrofi ecologiche, scarsità di risorse e nuove forme di conflitto sociale.

ArTiFiCiAli e COMUNiTÀ

COSTreTTe A MiGrAre

Il libro La strada, di Cormac McCarthy, descrive un mondo post-apocalittico spoglio e silenzioso, in cui la natura è quasi scomparsa e la sopravvivenza umana è ridotta a un gesto primordiale. Pur senza indicare con precisione la causa della catastrofe, il romanzo offre una potente immagine simbolica di un pianeta devastato.

una funzione fondamentale: trasformare dati scientifici e proiezioni climatiche in esperienze emotive. Attraverso personaggi, paesaggi e storie individuali, la narrativa riesce a rendere tangibile ciò che resta spesso astratto nelle statistiche o nei rapporti scientifici.

La distopia ambientale non offre soluzioni semplici né finali rassicuranti, ma stimola lettrici e lettori a interrogarsi sulle responsabilità individuali e collettive. I mondi che questi libri descrivono non sono inevitabili: sono il frutto di scelte politiche, economiche e culturali che prendono forma nel presente e che, se ignorate, possono condurre a scenari estremi e drammatici. Per questo la climate fiction rappresenta oggi uno strumento di sensibilizzazione particolarmente potente.

La letteratura ha la capacità unica di farci sentire, vivere e comprendere ciò che i dati scientifici spesso comunicano in modo astratto. Attraverso la narrazione, possiamo immaginare concretamente i futuri possibili, esplorare le conseguenze delle nostre azioni e sviluppare una consapevolezza più profonda del presente. Leggere questi romanzi significa confrontarsi con mondi in cui l’equilibrio tra sviluppo tecnologico, economia e ambiente è fragile e precario.

Tra gli esempi più significativi di climate fiction contemporanea troviamo anche Flight Behavior di Barbara Kingsolver, che racconta gli effetti del cambiamento climatico sulla migrazione delle farfalle monarca e sulla vita di una comunità rurale americana, mostrando come gli equilibri più delicati della na-

Anche Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood, pur non essendo un romanzo climatico in senso stretto, mostra come inquinamento e degrado ambientale possano contribuire a una crisi della fertilità e favorire la nascita di regimi autoritari, dimostrando quindi quanto la crisi ecologica possa intrecciarsi con un degrado politico e sociale.

Tutti questi romanzi condividono

La distopia, così, non si limita a raccontare catastrofi: ci invita a riflettere sul nostro ruolo e sulle responsabilità collettive, mostrando quanto il destino del pianeta sia intrecciato alle scelte politiche, sociali e culturali del nostro tempo. In questo senso, la narrativa ambientale diventa uno specchio del presente e un monito per il futuro: ci ricorda che il mondo di domani dipende dalle decisioni che prendiamo oggi, e dall’impegno con cui scegliamo di agire.

L’immaginazione verde: la letteratura si fa ecosistema

Dalla filosofia del paesaggio all’agroecologia, la letteratura contemporanea riscopre il legame indissolubile tra uomo e biosfera. Un viaggio tra le pagine che trasformano il “green” da semplice etichetta a nuovo paradigma culturale, per tornare ad abitare il mondo con consapevolezza e meraviglia

Non siamo spettatori esterni della natura, ma filamenti di un unico, intricato tessuto biologico. Per decenni abbiamo guardato all’ambiente come a uno sfondo o, peggio, a una risorsa da estrarre. Oggi, nel pieno di una crisi climatica che è prima di tutto crisi di senso, la letteratura reclama un ruolo nuovo: non più solo cronaca del disastro, ma bussola per una nuova “ecologia dell’anima”. Scrivere di green oggi non significa elencare buone pratiche di riciclo, ma scardinare l’antropocentrismo, dare voce al “mondo più-che-umano” e riscoprire quel vincolo di reciprocità che ci lega a venti, foreste e radici. Le case editrici più attente lo hanno capito: la sostenibilità è un paradigma culturale che attraversa la saggistica, la memoria e la poesia. In questo viaggio tra le novità in libreria, esploriamo i testi che ci insegnano a “pensare come una montagna” e a ritrovare il nostro posto nel giardino del mondo.

Le fondamenta: ecocritica e percezione Per capire dove stiamo andando, bisogna tornare alle radici del pensiero ecologico. Ecologia letteraria. E altri scritti di ecocritica di Serenella Iovino (Edizioni Ambiente) è, in questo senso, un testo imprescindibile. Pubblicato originariamente nel 2006 e oggi riproposto in una veste rinnovata e ampliata, il volume ha dato forma e lessico all’ecocritica in Italia quando ancora era un territorio inesplorato. Iovino ci ricorda che noi umani siamo “animali che raccontano storie” e che la cultura non è un elemento astratto, ma un tratto della nostra vita materiale. La nuova edizione, arricchita dalla prefazione della poetessa Antonella Anedda, rilancia la traiettoria di un’in-

dagine che oggi appare più urgente che mai: la letteratura diventa lo strumento per uscire dai confini della nostra specie e dare voce ai soggetti marginalizzati, umani e non, invitandoci a immaginarci “insieme al mondo”.

Sulla stessa scia di profondità filosofica si muove David Abram con L’incanto del sensibile. Percezione e linguaggio in un mondo più-che-umano (Edizioni Nottetempo). Abram, figura di culto dell’attivismo ambientale, indaga come abbiamo reciso l’antico vincolo di reciprocità con l’universo naturale a causa dell’astrazione del pensiero occidentale. Attingendo alla fenomenologia, all’animismo e alle storie orali delle popolazioni indigene, il testo ci invita a riscoprire la “porosità” del nostro corpo. Ritrovare il “sensibile” significa tornare a meravigliarsi di un mondo “avvolgente” da cui continuiamo a dipendere, riscoprendo la biosfera così come viene vissuta dall’intelligenza corporea di quel “vigile animale” che resta, nonostante tutto, l’uomo. La Terra che nutre: agroecologia e biodiversità

Dalla filosofia alla terra arata, il passo è breve se guidato dal rigore scientifico di Slow Food Editore. In questa direzione si muove Botanica nascosta di Benedetta Gori, un invito gentile a cambiare sguardo sul territorio. Gori ci conduce in un viaggio appassionante attraverso le piante dimenticate: cereali, legumi, frutti ed erbe spontanee che rappresentano varietà agricole resilienti e nutrienti. Dalla riscoperta della cicerchia e del sorgo all’utilità dell’ortica e del gelso, il libro dimostra come la biodiversità sia la nostra migliore difesa contro l’insicurezza alimentare. Accanto a questo titolo, Slow Food propone riflessioni complementari come Che mondo sarebbe di Cinzia Scaffidi e Con tutti i miei sensi di Alice Waters, autrici che da anni promuovono un rapporto sensoriale e consapevole con ciò che portiamo in tavola. Il tema della produzione alimentare viene sviscerato con lucidità anche da

Francesco Lami in Agroecologia. Un viaggio nella complessità della vita, là dove cresce il nostro cibo (Il Mulino). Lami smonta con piglio divulgativo ma rigoroso le polarizzazioni tra “biologico” e “intensivo”, proponendo una terza via: guardare ai campi come ecosistemi complessi. L’agroecologia non combatte la natura, ma ne asseconda i processi, sfruttando i nemici naturali dei parassiti e la varietà delle colture come risorse strategiche. Un testo fondamentale per chi vuole capire come nutrire il pianeta senza distruggerlo, trasformando l’agricoltura da minaccia ambientale a soluzione praticabile e resiliente. Memorie Amazzoniche e viaggi dell’anima

SCriVere Di GREEN OGGi NON

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La cura dell’ambiente passa anche attraverso la decolonizzazione dell’immaginario e la riscoperta delle radici. In Mariri. L’Amazzonia dentro (Rizzoli), la cineasta e ricercatrice Micaela Saxer trasforma un pellegrinaggio fisico nei fiumi della sua terra d’origine in un viaggio tra memoria e mito. Nata a Iquitos durante le leggendarie riprese del Fitzcarraldo di Werner Herzog, ma cresciuta tra le colline umbre, Saxer esplora la propria identità meticcia e il dolore di una storia familiare che si intreccia con quella di un intero territorio violato. Attraverso una scrittura intensa, l’autrice restituisce voce alle storie amazzoniche soffocate, superando la vergogna delle origini per riscoprire l’essenza di una terra che non è “selvaggia”, ma è vita pulsante e resistenza. Un’opera che fonde cinema, teatro e ricerca antropologica in un unico, commovente flusso narrativo.

L’estetica del verde: dai labirinti al cinema

La sostenibilità è anche cura della bellezza e comprensione antropologica del paesaggio. In questo ambito, le Edizioni Pendragon offrono un catalogo ricco di suggestioni “verdi” che meritano una riscoperta. I volumi di Ettore Selli Labirinti vegetali e Labirinti italiani esplorano l’architettura dei giardini come specchio dell’inge-

gno umano applicato alla materia viva, tracciando la storia di percorsi simbolici che uniscono natura e geometria.

La collana “Pendragon Garden” si sofferma invece sul dettaglio botanico e culturale con titoli come Le rose italiane di Andrew Hornung e il suggestivo L’intelligenza dei fiori di Maurice Maeterlinck, un saggio quest’ultimo che indaga le strategie di sopravvivenza e comunicazione del regno vegetale. Particolarmente affascinante è poi l’incrocio tra natura e visione artistica proposto da testi come Il paesaggio incantato di Lidia Zitara e Giardini al cinema di Giovanna Mattioli. Questi volumi analizzano come la settima arte abbia raccontato il nostro rapporto con l’ambiente, trasformando il giardino in un set dove si consumano passioni e trasformazioni sociali. Infine, per chi cerca l’aspetto più onirico e stravagante della botanica, “Giardini pazzi e misteriosi” di Luca Bergamin offre una panoramica sulle creazioni più insolite del pianeta, ricordandoci che il rapporto uomo-natura può declinarsi in infinite, meravigliose, follie.

Una bibliodiversità per il futuro

L’editoria contemporanea sta costruendo una vera e propria “bibliodiversità” del pensiero verde e questa rassegna non può certo dimenticare La ragazza sull’albero. Diario di una vittoria: 738 giorni su una sequoia per salvare una foresta (Terra Nuova Edizioni) in cui Julia Butterfly Hill racconta la sua straordinaria lotta tra paure, sacrifici e speranza. Un diario di coraggio e impegno che testimonia la difesa della natura contro lo sfruttamento. Un messaggio ancora attuale che invita, soprattutto i giovani, a credere nella forza dei piccoli gesti per cambiare il mondo e curare noi stessi.

Quel giardino nel Sussex ci parla di amore: amore per la natura; amore tra due esseri umani che hanno cercato di sostenersi a vicenda. E per tanti anni Virginia e Leonard la forza l’hanno trovata nel piccolo pezzo di terra acquistato a un’asta nel 1919 e poi realizzato insieme, con dedizione, nel rispetto della storia e della fisionomia del luogo: così, rivelando una sensibilità davvero moderna, è stato nella realizzazione di nuovi ambienti e nella scelta dei materiali utilizzati. Quel giardino era privo di ogni comodità? Che importa: la Woolf racconta che nel 1925 ha impiegato la rendita delle sue pubblicazioni per costruire un bagno con tanto di scaldacqua. Il giardino è costato fatica? Certo, però: “Tutto il giorno a tagliare erbacce con uno strano entusiasmo che mi ha indotto a dire: questa è la felicità” (Diario, 31 maggio1920). Amare la natura significa anche facilitare le interrelazioni tra gli elementi: ed ecco che tra fiori e frutti colorati arrivano le api. Nel 1931 Virginia scrive all’amico Hugh Walpole: “Uno sciame di api italiane che pungono tutto e tutti ha fatto 30 libbre di miele selvatico...”.

Ma lei è una scrittrice, e il giardino diventa parte integrante della creatività. Si era fatta costruire in un posto appartato il suo studiolo. “Domani annuserò una rosa rossa; solcherò dolcemente il prato… mi accenderò una sigaretta, mi metterò sulle ginocchia la tavola per scrivere…”.

I giudizi più comuni la descrivono brillante intellettuale, sì, ma snob, acida, chiusa agli altri. È vero: certo che la vita per lei non è stata facile tra morti precoci (madre, sorella, e poi padre) e abusi sessuali dei fratellastri. Alle ferite che non ha saputo arginare seguono depressione, tentativi di suicidio, ricoveri. Poi, a 59 anni, dopo aver attraversato il prato verde del suo giardino, si riempie le tasche di sassi e annega nel fiume vicino.

Nel grafismo più noto, nervoso, irregolare, angoloso, dal tratto quasi tagliente e dal ritmo aspro (fig.1), si ritrova sia la caratteristica di una lucida intelligenza sia l’aspetto più tormentato di lei. Eppure, nella sua personalità c’è posto per la tenerezza, la timidezza, una immensa sensibilità. Ed è questo lato suo meno cerebrale che il giardi-

Virginia Woolf: nel giardino la sua oasi di felicità

Tra le scrittrici più famose, e più complesse, per vent’anni ha amato un giardino. Nei suoi diari e nelle sue opere ha descritto la bellezza della natura, la forza che questa può dare. il giardino, per lei luogo di lavoro e quiete, è Monk’s House

no accoglie, permettendole di abbandonare le difese più rigide: “Guardavo l’aiuola dei fiori vicino alla porta di casa. Ecco il tutto”.

In particolare, nella grafia degli anni 1920-30 (fig.2) si evidenzia l’emotività intensa (forte disuguaglianza di coloritura) che si accompagna (allargamenti, curve più dolci, ritmo meno inten-

so, quasi pacato) a una apertura timida ma fattiva alla vita.

Sarà solo la manifestazione grafica delle sue tante contraddizioni o, forse, ci sarà anche l’eco di quei frammenti di felicità colti nel giardino “luogo di pace e di refrigerio spirituale”?

A Monk’s House riposano le sue ceneri. Vicino, quelle di Leonard.

20 MARZO 1931
AGOSTO 1923, MONK’S HOUSE

Gli alberi che fanno vivere le città

Clima urbano, salute pubblica e qualità della vita: il ruolo degli alberi nelle città contemporanee secondo Francesco Ferrini, autore di numerosi libri su questo tema

Nelle città sempre più calde e impermeabili, gli alberi sono molto più che elementi decorativi: sono infrastrutture vitali per il clima, la salute e la qualità della vita. Ne parliamo con Francesco Ferrini, Professore di Arboricoltura all’Università di Firenze e tra i maggiori esperti italiani di verde urbano. Nelle città contemporanee, spesso dominate da cemento, traffico e alte temperature, gli alberi svolgono un ruolo sempre più importante. Dal suo punto di vista di studioso di arboricoltura urbana, perché la presenza degli alberi è fondamentale per migliorare la qualità della vita nelle nostre città?

Gli alberi in città non sono un elemento ornamentale: sono infrastrutture verdi, al pari di una rete idrica o elettrica. Svolgono servizi ecosistemici essenziali: mitigano l’isola di calore urbana attraverso ombreggiamento ed evapotraspirazione, intercettano e trattengono inquinanti atmosferici, sequestrano carbonio, riducono il ruscellamento superficiale e quindi il rischio idraulico. Ma c’è di più. Un albero è una macchina biologica straordinariamente efficiente, capace di lavorare gratuitamente per decenni. La sua presenza incide sul microclima locale, sulla qualità dell’aria e persino sul valore immobiliare delle aree circostanti. Parlare di alberi significa parlare di salute pubblica, di equità ambientale e di resilienza urbana. Le città che investono seriamente negli alberi contribuiscono alla prevenzione sanitaria e alla qualità della vita. Negli ultimi anni si parla molto di “verde urbano”, ma non sempre le scelte progettuali e gestionali sono davvero efficaci. Quali sono gli errori

CAMillA TeTTONi
.. POLLICE VERDE
PARTICOLARE DI COPERTINA, ALBERI E GENTE NUOVA PER IL PIANETA, FRANCESCO FERRINI E LUDOVICO DEL VECCHIO (ELLIOT, 2022)

più comuni che si commettono quando si progettano o si gestiscono gli alberi negli spazi urbani? Pensa che negli ultimi anni ci sia stato un maggiore interesse verso gli alberi in città?

L’errore più frequente è considerare l’albero un arredo urbano e non un organismo vivente complesso. Si piantano specie inadatte al contesto pedoclimatico, si riducono gli spazi radicali a volumi di terreno insufficienti, si impermeabilizza il suolo, si eseguono potature drastiche e tecnicamente scorrette che compromettono stabilità e longevità. Un altro errore è l’assenza di pianificazione: si interviene in emergenza, senza una visione di lungo periodo. Un albero urbano deve essere scelto e messo a dimora pensando ai prossimi 30–50 anni, non alla stagione successiva. Negli ultimi anni l’interesse verso il verde urbano è certamente cresciuto, anche per effetto dei cambiamenti climatici. Tuttavia, non sempre l’attenzione si traduce in competenza tecnica. C’è il rischio di rincorrere slogan - ad esempio piantare milioni di alberi - senza interrogarsi su dove, come e con quali risorse gestirli nel tempo.

Nei libri che ha scritto insieme a Ludovico Del Vecchio, come La terra salvata dagli alberi e Resistenza verde, emerge chiaramente come gli alberi non abbiano soltanto una funzione ambientale. Quali effetti possono avere sulla salute psicologica, sul benessere emotivo e sulla vita sociale delle persone che vivono nelle città?

a costruire comunità più coese. Sono elementi strutturali anche del paesaggio emotivo delle persone. Nel volume Alberi e gente nuova per il pianeta lei propone una riflessione sul rapporto tra esseri umani e natura e sull’urgenza di ripensare il nostro modello di sviluppo. Crede che le città del futuro possano diventare luoghi in cui alberi e persone convivono in modo più equilibrato?

il CONTATTO CON Gli AlBeri, MA ANCHe lA SeMpliCe ViSiONe, riDUCe lO STreSS, ABBASSA lA preSSiONe ArTeriOSA, MiGliOrA lA CONCeNTrAZiONe e FAVOriSCe il reCUperO COGNiTiVO

Possono, ma solo se cambiamo paradigma. Non dobbiamo “aggiungere” verde alla città esistente: dobbiamo progettare la città intorno ai sistemi naturali. Questo significa de-impermeabilizzare, restituire suolo, integrare infrastrutture verdi e blu nella pianificazione urbanistica. Il modello di sviluppo che ha dominato il Novecento è stato energivoro e centrato sull’automobile. Le città future dovranno essere più compatte, più ombreggiate, più permeabili, più biologicamente funzionali. La convivenza equilibrata tra alberi e persone non è un’utopia: è una necessità climatica ed economica. Spesso si pensa che la tutela del verde urbano sia una responsabilità esclusiva delle istituzioni. In realtà anche i cittadini possono avere un ruolo importante. Quali azioni concrete possiamo compiere, nella vita quotidiana, per contribuire alla cura e alla difesa degli alberi nelle nostre città?

equilibrato consiste nel promuovere competenza, continuità gestionale e rispetto per la fisiologia dell’albero. La consapevolezza è il primo passo. Un cittadino informato è un alleato fondamentale per la gestione sostenibile del patrimonio arboreo.

La rivista Leggere:tutti promuove da oltre vent’anni la diffusione della lettura e della cultura. Secondo lei quanto può essere importante la divulgazione scientifica – anche attraverso libri accessibili al grande pubblico, come quelli che lei ha scritto – per aiutare le persone a comprendere meglio il valore degli alberi, dell’ambiente e delle scelte che riguardano il nostro futuro?

La letteratura scientifica è ormai ampia e solida: il contatto con gli alberi, ma anche la semplice visione, riduce i livelli di stress, abbassa la pressione arteriosa, migliora la concentrazione e favorisce il recupero cognitivo. Gli ambienti alberati stimolano attività fisica, relazioni sociali e senso di appartenenza. Non si tratta di romanticismo naturalistico, ma di dati misurabili. Quartieri con maggiore copertura arborea mostrano, in diversi studi, minori livelli di disagio psicologico e persino riduzioni in alcuni indicatori di criminalità. Gli alberi contribuiscono

La gestione del verde urbano è responsabilità primaria delle amministrazioni, che devono pianificare e operare su basi tecnico-scientifiche. Tuttavia, anche i cittadini possono contribuire in modo costruttivo, purché con un approccio informato e non solo emotivo. È utile conoscere il valore degli alberi maturi e comprendere che la loro sostituzione comporta una perdita di servizi ecosistemici. Si può chiedere trasparenza su abbattimenti e potature, verificare che le scelte siano motivate da valutazioni tecniche documentate e sostenere interventi che garantiscano adeguato volume di suolo e corretta gestione nel tempo. Evitare comportamenti che danneggiano radici e colletti è altrettanto importante. Un contributo

La divulgazione è un atto di responsabilità civile. La scienza che rimane confinata nelle sedi accademiche difficilmente orienta le decisioni collettive. Rendere accessibili i risultati della ricerca significa fornire strumenti critici per comprendere il valore degli alberi e le implicazioni ambientali, economiche e sociali delle scelte che riguardano il nostro futuro. La narrazione ha un ruolo importante: aiuta a costruire consapevolezza, a rendere comprensibili temi complessi e a creare coinvolgimento. Tuttavia, non deve mai sostituirsi ai risultati della scienza. Il racconto può accompagnare i dati, non rimpiazzarli. Quando si parla di ambiente si entra nel campo delle politiche pubbliche e delle strategie di sviluppo. Senza una base solida di conoscenze verificate, il dibattito rischia di diventare ideologico. La cultura è condizione necessaria della sostenibilità: senza conoscenza non c’è tutela, e senza rigore scientifico non c’è buona narrazione.

Come ogni filiera anche quella dell’editoria si interroga su come poter essere più sostenibile. Alla scorsa Fiera del libro di Francoforte, l’Associazione internazionale degli editori (IPA) e la Federazione degli editori europei (FEP) hanno presentato il “Publishing 2030 Accelerator”, un comitato direttivo che vuole velocizzare l’implementazione della sostenibilità in editoria portando “a variazioni sistematiche nel settore”.

Quel che forse pochi sanno è che proprio in Italia vi sono una serie di esempi virtuosi che stanno coniugando impresa e rispetto dell’ambiente in questo settore. Per scegliere un libro in base alle scelte sostenibili legate alla casa editrice si può partire dal tipo di carta su cui è stato stampato, cercando il logo PEFC (Programme for the Endorsement of Forest Certification) o FSC (Forest Stewardship Council), due sistemi internazionali di certificazione delle foreste sostenibili, che indicano che è stata impiegata carta proveniente da foreste che vengono ripiantate dopo il taglio, per essere conservate per le generazioni future.

Alcune case editrici hanno scelto pratiche di stampa sostenibili anche in relazione all’inchiostro. Il Gruppo Il Castoro, Tuuè e Sonda nel suo sito dichiara: “Il nostro gruppo ha ricevuto l’etichetta ClimatePartner Certified, un riconoscimento che certifica il nostro impegno concreto per la tutela del clima e per la riduzione delle emissioni di gas serra attraverso il passaggio all’energia verde al 100% entro il 2026 per tutti e tre gli editori del gruppo”.

Diverse case editrici che scelgono di rispettare l’ambiente devono affrontare un lavoro molto complesso monitorando, segmentando e studiando ogni aspetto della filiera produttiva, della logistica, e perfino su ogni abitudine quotidiana relativa ai consumi negli uffici, selezionando in modo accurato i fornitori, privilegiando quelli più vicini ai magazzini, acquistando energia elettrica verde e impegnandosi a contribuire a progetti di protezione del clima.

Monica Martinelli, fondatrice di Settenove, dice: “Il numero di copie è commisurato alle prenotazioni e alle vendite auspicate. Di solito stampiamo 500 copie di media, massimo 2000 per i libri ad alta rotazione. Al momento non abbiamo praticamente fatto macero e le copie più rovinate vengono regalate o donate”.

Filiera editoriale ecologica

Sempre più case editrici scelgono un’ideologia green non solo per i propri prodotti, ma anche per le dinamiche che precedono la loro realizzazione. leggere un libro è un piacere, lasciamo che lo sia anche per il nostro pianeta

Infinito Edizioni si è dotato di impianti fotovoltaici sul tetto delle proprie sedi per produrre autonomamente energia. Iperborea ha incentivato fortemente lo smartworking, che riduce i consumi e consente di diminuire l’impatto dei trasporti utilizzati dai dipendenti, e l’utilizzo di trasporti ecologici come la bicicletta o i treni al posto degli aerei, quando è possibile.

Giraldi Editore, diretta da Rossella Bianco, ha scelto di stampare ogni copertina dei libri senza plastica, usando cartoncino riciclato, biodegradabile o facilmente riciclabile, “La nostra decisione di eliminare la plastica dalle cover dei nostri libri è parte di un impegno più ampio verso la sostenibilità e un domani più pulito”. Interlinea è stata tra le prime ad aver utilizzato carte ecologiche in modo organico. Si

tratta di Alga Carta, ideata per impiegare le alghe che proliferavano in maniera anomala nella Laguna di Venezia danneggiandone il fragile ecosistema, risparmiando l’abbattimento di alberi e riciclando rifiuti organici difficilmente smaltibili.

FrancoAngeli, da sempre attenta ai temi della sostenibilità ambientale, promuove e pubblica numerosi titoli dedicati alle questioni ecologiche e allo sviluppo sostenibile e adotta politiche produttive orientate alla riduzione degli sprechi, privilegiando basse tirature e il ricorso al print on demand per limitare al massimo il macero. Dalla raccolta differenziata dei pallet, dalla carta o la plastica riciclata per gli imballaggi al riuso di cartoni per le spedizioni, sono molti i modi attuati dalle case editrici per rispettare l’ambiente.

- Ma sì, certo, ormai i nostri figli sono grandi e il Campanini Carboni non gli serve più… Passa a prenderlo quando vuoi.

- Già che mi trovo, tuo figlio ha finito di leggere La valle dell’Eden?

- Come no! Ma l’ha così entusiasmato che ora lo sta leggendo sua sorella che s’è incuriosita… Appena lo finisce, te lo restituisco…

Conversazioni del genere correvano fino a qualche decennio fa sul filo del telefono tra parenti e amici. Soprattutto i romanzi e i vocabolari si prestavano e non sempre si restituivano. I libri duravano di più ed era possibile trovare in libreria un’opera pubblicata venti o trent’anni prima. Dalla bibliotechina di classe alla Biblioteca circolante per arrivare a quelle delle Università Popolari, i libri a disposizione del pubblico, molto spesso riciclati (donati, ceduti in eredità come “fondi librari”) erano tanti.

Il fascino del libro antico è noto ai collezionisti a caccia di pezzi rari e a volte assai costosi, ma, a parte l’antico, chi si avventura a frugare nell’usato, vede riemergere come da una memoria sepolta libri, riviste, giornali, guide turistiche, testi scolastici, romanzi per signorine, dispense universitarie, magari di quelle che si scrivevano a mano, vecchie agende, almanacchi, libri di cucina, libretti d’opera, con dentro biglietti di tram colorati, ritagli di giornali, dediche, appunti, biglietti da visita, ricevute di tanti tipi. E – tocco di un romanticismo non sempre raffinato, ma per certi aspetti delizioso – un fiore appassito. Tutte cose che datano e rendono più prezioso il volume che si rigira tra le mani, per poi riporlo sulla bancarella, forse col dispiacere di non poter comprare tutto quel che piace.

A proposito di costi e del valore intrinseco degli oggetti che compriamo, in un’economia che tende sempre di più al riciclaggio, va detto che il vintage attira sempre di più. Se questo è vero per gli abiti e per gli arredi di casa, che si trovano sempre più spesso nei mercatini dell’usato, i vecchi libri di case editrici sorte nell’Ottocento e nel primo Novecento, cominciano a distinguersi come oggetti di qualche pregio. La carta della Laterza dell’epoca di Croce, dello spessore giusto con i margini esterni decisamente larghi della pagina, utili per piccoli appunti, con i caratteri nitidi, si apprezza oggi come

La nobile arte di riciclare i libri

Quello del vintage è un fenomeno consolidato nel settore dell’abbigliamento e dell’arredamento, ma anche nell’editoria sta guadagnando terreno: i vecchi libri di storiche case editrici, infatti, cominciano a distinguersi come oggetti di pregio

lUDOViCO FUlCi

ricercatezza dei tempi andati. C’erano anche le edizioni popolari. Si pensi ai romanzi d’avventura della Salani, casa editrice nota per aver pubblicato sul finire dell’Ottocento i romanzi ultrapopolari di Carolina Invernizio.

Tra le case editrici non più esistenti, c’era la Bemporad di Firenze, che pubblicò varie opere di Giovanni Verga; Treves di Trieste, editore di D’Annunzio fino a che il poeta non conobbe Arnoldo Mondadori da lui ribattezzato Montedoro. C’era la Formiggini di Roma, specializzata in profili biografici di grandi italiani e stranieri, la Sandròn di Palermo.

Oggi quei libri possono trovarsi con facilità. La pratica del bookcrossing che prevede lo scambio di libri in luoghi segnalati nei supermercati, nei bar, dovunque il libro sia un ospite bene accetto, si aggiunge ai mercatini, a volte perfino improvvisati, altre volte noti per vantare una storia di tutto rispetto, come le bancarelle di Fontanella Borghese a Roma, o quelle delle vie di Napoli. E che dire delle bancarelle del Quartiere latino a Parigi?

Ha ragione un mio caro amico a ricordarmi che “un libro usato ha più valore di uno nuovo perché qualcuno lo ha conservato negli anni”.

Negli ultimi anni il ritorno alla natura è diventato molto più di una tendenza: è un’esigenza culturale e personale. Camminare nei boschi, lungo le coste o tra i sentieri collinari non rappresenta soltanto un’attività fisica, ma un gesto di cura verso sé stessi e verso l’ambiente. In questo scenario si inserisce una produzione editoriale italiana sempre più ricca, capace di raccontare il fenomeno delle passeggiate green attraverso guide aggiornate, narrazioni di cammino e strumenti di educazione ambientale.

Tra le pubblicazioni più significative si distingue Cammini d’Italia: 100 spettacolari itinerari a piedi (Terre di Mezzo), un atlante che raccoglie cento itinerari lungo tutto il Paese. Non è soltanto un repertorio di percorsi, ma un invito a scoprire la varietà dei paesaggi italiani con lentezza e rispetto. Ogni cammino è accompagnato da informazioni pratiche, ma anche da approfondimenti sul patrimonio naturale e culturale attraversato, suggerendo un approccio sostenibile al viaggio. Sulla stessa linea si colloca L’Italia in cammino: 52 grandi itinerari per riscoprire il nostro paese con lentezza, pubblicato dal Touring Club Italiano. Qui il camminare diventa strumento di valorizzazione territoriale: scegliere un itinerario a piedi significa sostenere economie locali, ridurre l’impatto ambientale e riscoprire un rapporto diretto con il paesaggio.

Altro contributo rilevante è Cammina Italia: 20 viaggi a piedi per tutti nelle regioni italiane (Ediciclo Editore), che propone un percorso per ogni regione italiana. L’attenzione non è rivolta solo alla bellezza dei luoghi, ma anche alla loro fragilità. Le descrizioni invitano a muoversi con consapevolezza, a rispettare sentieri e biodiversità, a considerare l’escursionismo come pratica responsabile. Accanto alle guide tecniche si moltiplicano testi che raccontano la natura come esperienza sensoriale e culturale. Libri come Sguardi nella natura (Ronzani Editore): un taccuino che raccoglie esperienze ed emozioni di due amici appassionati di animali selvatici, raccontate con un linguaggio adatto a tutti, grazie alla penna di Daniele Zovi e alla matita di Giuliano Dall’Oglio.

Il successo di queste pubblicazioni

Un passo lungo una pagina

Stare a contatto con la natura è sempre più un bisogno profondo, sia culturale che individuale. perdersi in un bosco, scoprire nuovi sentieri, ammirare una costa non vuol dire solo camminare, ma ascoltare se stessi e l’ambiente. Scopriamo insieme i libri che ci “insegnano a passeggiare”

dimostra come il fenomeno delle passeggiate a contatto con la natura sia in continua espansione. Le guide diventano strumenti di educazione ambientale, capaci di avvicinare un pubblico sempre più ampio ai temi della sostenibilità. Camminare significa ridurre la distanza tra uomo e ambiente, scegliere una mobilità dolce, rallentare in un mondo dominato dalla velocità. In questa prospettiva, la cura “green” assume molte sfaccettature: è attenzione al territorio, è rispetto delle comunità locali, è impegno a non lasciare tracce del proprio passaggio. L’editoria ita-

liana dedicata ai cammini interpreta e rafforza questa sensibilità, offrendo strumenti concreti per trasformare una semplice escursione in un atto di consapevolezza. La passeggiata nella natura diventa così un moto quotidiano carico di significato. Ogni sentiero percorso è un filo che ricuce il legame con il paesaggio, ogni guida letta è un passo verso una cultura più attenta agli equilibri ambientali. E proprio attraverso queste pubblicazioni si consolida l’idea che il futuro della sostenibilità possa partire da un gesto antico e semplice: camminare.

FrANCeSCO rOAT

L’ultimo suggestivo progetto di Erica Boschiero, Un posto sulla terra (Squilibri Editore), è un organismo vivente: un CD-book che fonde canzone d’autore, saggistica, arte visiva e pensiero green. In un’epoca di rumore assordante, la cantautrice cadorina propone un cammino musicale lieve e necessario per restare umani, curando le ferite del presente attraverso la bellezza e l’intensità di una musica che “sente” la natura.

Il fulcro narrativo risiede nel ribaltamento della prospettiva: non siamo solo noi ad ascoltare la natura, è la natura che ci osserva e ci ascolta. Nella splendida canzone Gli alberi hanno grandi orecchie (scritta con Paolo Capodacqua), le piante diventano testimoni senzienti: ascoltano la neve silenziosa, il bacio della primavera, ma anche il pianto dei bambini e dei soldati prima dell’assalto. Gli alberi capiscono prima degli uomini quando stiamo per cambiare e, nel loro respiro alle radici, attendono con pazienza il tempo della metamorfosi. È un’immagine di ecologia profonda che invita alla contemplazione del bosco come custode della memoria.

A dare corpo visivo a queste audiosuggestioni interviene la maestria dell’illustratore americano di origini ceche Peter Sís. Il book è pure una partitura di immagini che si muove lungo due direttrici: il volo e l’abisso. Da un lato, le sue celebri persone fluttuanti –vestite di terra e di nuvole, portate dal vento come pollini – ci restituiscono l’immagine di un’umanità senza radici ma con le ali, sospesa in una ricerca di senso che non accetta la gravità della rassegnazione. Dall’altro, il viaggio si fa profondo, trasformandosi in un’immersione onirica dove la maestosa figura della balena illustra la canzonepoesia Non siamo isole

Qui Erica scava nel contrasto tra il ritmo ancestrale e la frenesia moderna: “Ricordi quel tempo in cui tutto era lento e ogni passo veniva da sé ma guardati adesso che è tutto diverso e l’affanno diventa un perché”. In questa discesa negli abissi dell’anima, la musica diventa atto di fede: “Riprenderò dal mio sogno scartato perché non voglio credere che siamo isole”. Non siamo frammenti isolati, ma parti di un unico respiro sommerso.

L’impegno artistico di Erica Boschie-

Abitare la terra con leggerezza

Dalle orecchie degli alberi al soffio del vento. il CD-Book

Un posto sulla terra di erica Boschiero è un manifesto di ecologia profonda. l’abbraccio tra la canzone d’autore e il tratto onirico di peter Sís si fa atto di cura per la Terra, la nostra “casa comune”: un impegno verde per restare umani, sapendo che nel ciclo naturale “chiudere serve ad aprire”

ro abbraccia una dimensione spirituale autentica. Nel 2022 ha tenuto il primo tour italiano nelle foreste gestite responsabilmente, portando la musica direttamente nel cuore verde del Paese. Questo cammino di raccoglimento ha trovato un momento di altissima risonanza l’anno dopo, quando Erica ha cantato in Aula Nervi per Papa Francesco. In quel contesto, la sua musica si è fatta preghiera laica e testimonianza della “cura della casa comune”, un richiamo alla responsabilità verso il Creato che il Santo Padre ci ha lasciato come eredità universale.

L’intero viaggio poetico della can-

tautrice converge nella title track che apre il disco. “Sono andata in capo al mondo, ho visto l’oceano. Con tutto il vento che fa. Ho guardato dentro ad ogni sguardo, c’ho visto un sogno”, canta Erica, restituendoci l’immagine di un’umanità che cerca ancora casa tra le pieghe del pianeta. In questa canzone la musica si fa atto di cura: come in un bosco che si rigenera, l’artista “pota i rami già secchi” e accetta di lasciar andare pezzi di sé lungo il sentiero. È un ciclo naturale necessario, perché, come ci ricorda questo splendido audio-book, “chiudere ti serve ad aprire a quello che ancora non c’è”.

SENZA RADICI, MA FLUTTUANTI: L’EVOCATIVA IMMAGINE DI PETER SÍS

Il mare di Francesco Biamonti, dove l’umano si perde e naufraga

“prima delle macerie il mare permette di vedere ciò che è essenziale, ciò che permane nella distanza. permette la realizzazione dell’uomo come l’essere delle lontananze”

In una intervista di diversi anni fa il grande editore Giulio Einaudi, con uno dei suoi tipici rovesciamenti delle parti, pone lui una domanda all’intervistatore di allora, Paolo Di Stefano. La cultura che cos’è, secondo te?, gli chiede. E prontamente si risponde: La cultura non è solamente un romanzo asettico e pulito, a noi interessano i romanzi che sono cultura, i romanzi che si rimuginano dentro, che ti fanno sperare nell’uomo, nella vita, che ti fanno venire dubbi su quella che è l’inconsistenza della vita che tutti i giorni noi uomini, editori, giornalisti soffriamo in questo clima italiano. E porta come esempio un romanzo uscito allora, Attesa sul mare, dello scrittore Francesco Biamonti. Un autore che Giulio Einaudi ha molto amato. Sosteneva che nel panorama italiano dei romanzieri di fine Novecento nessuno possedeva la forza poetica di quel ligure dalla vita appartata, o piuttosto isolata, trascorsa nell’immediato entroterra di Ventimiglia, tra il confine francese e il mare. Ed era convinto che proprio da uno come lui – e come, aggiungeva, da Antonio Tabucchi – un giorno potrebbe venire il capolavoro, un libro inaspettato. Quel giorno purtroppo non ha trovato il modo di arrivare, per entrambi la vita si sarebbe chiusa anzitempo.

Di quei romanzi “che fanno cultura, che si rimuginano dentro”, Biamonti ne ha scritti appena quattro; un quinto, Il silenzio, è uscito postumo e incompiuto. Del resto, ha preso a fare letteratura alla soglia dei sessant’anni, quasi interamente vissuti a San Biagio della Cima, fino alla morte giunta all’età di settantatré anni. Quel borgo vuol dire colline, vuol dire vigneti e

GiANNi ZAGATO

ulivi che digradano fino al mare, sul lembo estremo della Liguria di Ponente che è pur sempre Provenza. Quando comincia a scrivere, dovrà smettere di coltivare mimose, e prende a vivere come il personaggio del suo primo romanzo, L’Angelo di Avrigue, che ha sempre amato chi vive e muore nascosto. Da lì in poi, rare le escursioni in questa o quella città della costa, Sanremo, Bordighera o Nizza e Cannes, appena di là del confine, nessuna delle quali infatti comparirà mai nei suoi romanzi. Solo la frequentazione di qualche fedele e solida amicizia, nelle pause che si concede dal tavolino di lavoro, in quella casa col frantoio dove vive da solo, tra libri accatastati e posaceneri stracolmi. La scrittura per Biamonti è prima di tutto un compito da assolvere con scrupolo e ha una sua etica, poiché si fonda sulla responsabilità di chi sceglie di praticarla. Poi da lì ritrova il mare, dove pare non abbia mai messo piede, apprendendone tuttavia, dal fratello marinaio, segreti e insidie. E vede le navi che su e giù lo solcano, la notte e il giorno, senza posa.

Forte di una solida conoscenza della cultura francese non può non considerare quelle parole di Foucault secondo cui la nave è un frammento galleggiante di spazio, un luogo senza luogo, che vive per sé stesso, e che è abbandonato, nello stesso tempo, all’infinito del mare. E sarà quel mare laggiù, infatti, il più grande serbatoio di immaginazione da cui attingere per la propria opera. Ma quale mare troviamo nella scrittura di Biamonti? È il mare che non si lascia abbracciare dallo sguardo, è il Mediterraneo, antico e tragico, è la poetica della lontananza e della luce. Il mare di Montale e del golfo di Genova, di Valery e del golfo del Leone, di Camus e delle rive algerine; le tre voci che lo hanno rappresentato, secondo Biamonti, in modo mirabile: Ha la cupa gioia della tragedia, una gioia che viene dalla luce. Niente a che vedere allora con l’idea romantica, sempre incombente in tanta letteratura, del mare visto da terra, dai porti sicuri, con lo sguardo sperso nel lontano orizzonte, vaneggiando partenze verso lidi di pura, assoluta libertà.

In realtà, il mare di Biamonti è sempre, com’è stato osservato, un aldilà, non tanto geografico, di spazio e di latitudini, quanto piuttosto interiore ed esistenziale: L’uomo di terraferma crede che il marinaio sia felice di andare,

non sa che è intessuto di angoscia e sogni e che gli sembra di percorrere una via che non conduce a nessun luogo. Il mare pare dirci che ciascuno segue il proprio cammino, ma non va da nessuna parte, destinati come siamo a portarci dietro sempre i nostri confini. Il mare di Biamonti appare come quell’estremo limite dell’umano, dove l’umano si perde e naufraga. Non è una condizione precostituita, o assoluta, bensì l’ora su cui pare essersi fermata la meridiana di questa nostra civiltà. Dunque se è destino abitare il mondo, ci dice l’autore, è anche destino umano sognarne un altro diverso, e speranze e desideri affiorano qua e là nei suoi personaggi. Ma la conclusione a cui giunge Biamonti, consegnandoci la sua raffinata tetralogia, è che oggi non è possibile scrivere un libro come Guerra e pace, perché non è possibile vedere il destino umano in modo positivo. C’è in questo giudizio un punto di vista intellettuale sul mondo e insieme una condizione realmente vissuta. La mia giovinezza, scriverà, fu priva di tutto: di libri, di cultura, di scuola; fu angosciante, mutilata. Forse per questo, aggiunge, mi piacciono gli emarginati, coloro che hanno una vita nuda, dove tutto è passaggio, transito, clandestinità. Una esplicita e precisa dichiarazione di poetica, che ci porta dritto al cuore della sua intera opera, insieme alla ricerca di uno stile adatto a realizzarla. Purificando fino all’essenziale la scrittura, scegliendo il modo più cristallino e meno contorto di dire le cose, a rischio di parere incompiuto, frammentario, la prosa di Biamonti ha la forza, si direbbe poetica, di rischiarare dall’ombra la profondità dell’animo umano. Parlare del mare, invece, è quasi impos-

sibile, bisognerebbe avere un vocabolario nuovo; parlandone lo si tradisce, è da ascoltare in silenzio. Del Mediterraneo dirà che vi erra una luce strana. Questo mare ha insegnato la pietas, il rispetto per i morti, i bambini, le donne, i vecchi, il perdono verso i vinti. Ma oggi queste leggi morali sono state infrante. Ha insegnato la bellezza, che oggi è ridotta a un rottame sulle sue coste…, ha resuscitato odi sepolti, divisioni, separazioni. Ogni popolo si è chiuso, spaccato persino al suo interno entro eresie immaginarie. Eppure dove battono le onde, la stessa grave melopea accompagna il lavoro dei pescatori; sorge al mattino la stessa luce, scende alla sera la stessa ombra. L’Europa su queste sue acque sconfina, si marginalizza, eppure resta qui il suo cuore antico. È su questo mare che si misura la sua stessa capacità di continuare ad esistere. Avranno i politici – si chiede e ci chiede Francesco Biamonti – la capacità di solcarlo con naviglio leggero, con spirito reso agile dalla contemplazione del rapido svanire di ogni fede? Per ora un’arcaica violenza minaccia il suo destino di pace. Vi sarà ancora una dolcezza nei suoi depositi di sole? Sono parole pronunciate alla soglia del nuovo millennio e saranno state accolte allora, con ogni probabilità, come apocalittiche. Del resto è destino della parola poetica risultare inattuale, quell’inattualità che consiste nel giungere spesso con così tanto anticipo sul proprio tempo da non essere riconosciuta come vera. Ma l’esperienza di tornare oggi ai romanzi di Francesco Biamonti porta a dire che, sì, Giulio Einaudi aveva visto giusto in quel lontano 1994: da uno così sarebbe potuto venire un libro inaspettato.

Il mare è memoria, viaggio, confine e incontro. È la rotta solcata da Ulisse nel mito e quella percorsa ogni giorno da navi mercantili e pescherecci. È lo splendore di acque cristalline e fondali ricchi di vita, ma anche il luogo dove si consumano drammi umani e sfide ambientali. Raccontare il mare significa allora raccontare una parte essenziale della storia e dell’identità del nostro Paese.

Nasce da questa consapevolezza la collana editoriale Storie di Mare, progetto curato dal Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di porto - Guardia Costiera in collaborazione con le Edizioni All Around. L’iniziativa prende forma dalla volontà di custodire e valorizzare la tradizione marittima del nostro Paese, raccontando il mare in maniera completamente trasversale: da un punto di vista narrativo, storico, scientifico e divulgativo.

Affidata alla penna di autori selezionati tra esperti del settore marittimo, studiosi universitari e giornalisti, la collana rappresenta un percorso editoriale che unisce memoria storica, cultura e attualità. I volumi pubblicati – dodici ad oggi – contribuiscono non solo a diffondere i valori e la cultura del mare, ma anche a riportare alla luce vicende meno conosciute della storia italiana, episodi spesso lontani dai riflettori ma ricchi di significato e meritevoli di essere tramandati.

Tra i titoli pubblicati figura Affondate le navi della giornalista Donatella Alfonso, dedicato alla figura di Enrico Roni, Comandante della Capitaneria di porto di Savona che l’8 settembre 1943 impedisce alle navi italiane di cadere nelle mani dell’esercito tedesco. Il giornalista Maurizio Piccirilli in Il giorno del diavolo ricostruisce invece il drammatico naufragio della nave London Valour e il coraggioso salvataggio del suo equipaggio. Lo storico Luciano Zani, con Silurate: 24 luglio 1943, riporta alla luce la tragica vicenda del piroscafo Santa Lucia, affondato durante la seconda guerra mondiale.

Accanto alle ricostruzioni storiche trovano spazio opere che intrecciano memoria e narrazione contemporanea, come Sotto le stelle del Giglio dello sceneggiatore Salvatore De Mola, ispirato al naufragio della nave Costa Concordia. Altri volumi esplorano la dimen-

Raccontare il mare per custodirne la memoria

Grazie alla penna di autori selezionati tra esperti del settore marittimo, la collana “Storie di mare” rappresenta un percorso editoriale che unisce memoria storica, cultura e attualità. progetto curato dal Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di porto - Guardia Costiera in collaborazione con edizioni All Around

sione culturale e ambientale del mare, come Incanto nel blu di Marina Viola e Il navigar dei Santi del giornalista Giuseppe Mazzarino.

La collana affronta anche temi meno noti ma altrettanto significativi: dalle indagini sulle cosiddette “navi a perdere” in Navi mute di Giampiero Cazzato e Marco Di Milla, fino al patrimonio archeologico sommerso raccontato in Sommersi nel blu di Livio Nardò e Lucia Visca, passando per la storia delle migrazioni italiane narrata in Partono i bastimenti di Gianluca Gerli.

Nel loro insieme, i volumi di Storie di Mare compongono un mosaico di racconti e testimonianze che restituiscono la complessità del rapporto tra l’Italia e il mare. Un progetto culturale che intende riportare al centro della narrazione nazionale uno spazio che ha segnato profondamente la storia, l’economia e l’identità del Paese.

Attraverso queste pagine, il mare diventa non solo lo scenario di vicende straordinarie, ma patrimonio culturale condiviso: una realtà da conoscere, tramandare e proteggere.

MArCO Di MillA

Nel mese di marzo scorso, nella spettacolare biblioteca San Giorgio di Pistoia, una delle più grandi e attive in Italia, è stato presentato il Concorso Letterario Nazionale di narrativa breve “Le piante ci salveranno” sul tema dei boschi, degli alberi, del verde urbano e della sostenibilità ambientale. La scelta del luogo non è casuale: Pistoia è stata proclamata Capitale Italiana del Libro 2026, ma è anche capitale delle piante con circa 5.000 ettari di superficie coltivata, oltre 100 aziende leader nel settore e 2.500 specie prodotte. Una “città verde” che negli anni si è distinta per eventi come Un altro parco in città in cui ogni anno, a settembre, il centro storico si trasforma in un’oasi verde con prati e piante che invadono le piazze e le vie centrali della città.

Con questo concorso gli organizzatori intendono richiamare l’attenzione dei partecipanti sull’importanza dei boschi, degli alberi e delle piante. Partner content, in tema con il concorso, è il Labirinto della Masone, nato da un’idea di Franco Maria Ricci e ispirato da Jorge Luis Borges, lo scrittore “dei labirinti reali immaginari, allegorici e infiniti”.

A presentare il concorso a Pistoia è stata la direttrice di Leggere:tutti, Patrizia D’Attanasio: “Con il nostro mensile da sempre abbiamo rivolto particolare attenzione alle pratiche sostenibili e alla cura di tutto quello che ci circonda. Anche nei viaggi di istruzione che organizziamo, come Una nave di libri per Barcellona, inseriamo sempre nel programma iniziative di sensibilizzazione, come quella realizzata nell’ultima edizione in collaborazione con l’lspra per valutare lo stato di salute del mare nostrum”. “Il Concorso – ha aggiunto entrando nel merito della nuova iniziativa – con partecipazione gratuita, si articola in un’unica sezione ed è aperto a tutti i maggiorenni, senza distinzione di sesso, provenienza, religione e cittadinanza. I partecipanti dovranno inviare entro il 31 luglio prossimo un racconto breve inedito in lingua italiana, della lunghezza minima di 1 cartella e non superiore alle 3 cartelle”.

“Arte, letteratura e paesaggio naturale dialogano da sempre nel raccontare la storia dell’uomo”, ha dichiarato Gloria Oppici, Project Leader di Gree-

Le piante ci salveranno

Al via il Concorso letterario Nazionale di narrativa breve promosso da Greenitaly in collaborazione con leggere:tutti

SerGiO AUriCCHiO

nitaly che si terrà a Parma quest’anno dal 7 al 9 ottobre. “Progettare un giardino significa immaginare uno spazio narrativo, dove visione, immaginazione e competenza si intrecciano”.

Particolarmente interessanti i premi in palio. I 50 racconti selezionati dalla giuria saranno inseriti in un’antologia, che sarà presente e posta in vendita nei più importanti appuntamenti fieristici a cui Leggere:tutti partecipa, come il Salone internazionale del libro di Torino e Più libri Più liberi di Roma. In linea con il tema del concorso sono anche i premi previsti per chi salirà sul podio: il vincitore, e chi

lo accompagnerà, potrà passare una notte in una suite immersa nel verde del Labirinto della Masone e cenare in uno dei migliori ristoranti di Parma, prima di ricevere gli applausi durante la premiazione che si terrà a Parma il 9 ottobre 2026 nel contesto della seconda edizione di Greenitaly - Salone Internazionale del Florovivaismo e del Paesaggio.

Premi in libri per 200 e 150 euro per il secondo e il terzo classificato. Il bando con le modalità di partecipazione al concorso è stato pubblicato sul sito www.leggeretutti.eu. Per informazioni: info@leggeretutti.it

Potremmo soddisfare questa nostra curiosità visitando l’orto botanico universitario più antico del mondo ancora situato nella sua sede originaria dal 1545, motivo per cui è inserito nella lista dei Patrimoni dell’Umanità Unesco: l’Orto botanico dell’Università di Padova.

Quest’ultimo è all’origine di tutti gli orti botanici del mondo e ha largamente contribuito al progresso di numerose discipline scientifiche moderne, in particolare la botanica, la medicina, la chimica, l’ecologia e la farmacia.

Esteso su una superficie di 3,5 ettari, custodisce un cuore rinascimentale, il Giardino dei semplici. Ospita 3.500 specie di piante provenienti da tutto il mondo ed è oggi centro di ricerca e di conservazione della biodiversità vegetale.

Nel 2023 il sito ha completato la sua offerta culturale con l’apertura del Museo Botanico e l’integrazione della Biblioteca Storica, creando un polo scientifico unico che unisce storia, natura e ricerca. Il Museo Botanico ha sede nell’antica “Casa del Prefetto” e conserva ed espone preziosi erbari, come quello di Bonati e Marsili, semi e collezioni didattiche accumulati in secoli di ricerca. Inoltre il museo si sostanzia anche di un percorso espositivo con installazioni interattive e multimediali, come ad esempio Botanica senza frontiere che raccontano il rapporto tra piante, medicina e uomo e di un Teatro Botanico, ovvero uno spazio dove vengono proiettati filmati dedicati alla storia della botanica e in particolare si può assistere alla proiezione del film Goethe. La vita delle foglie, scritto e diretto da Denis Brotto, dove si racconta l’ideale ritorno a Padova del grande artista tedesco.

Nella medesima struttura del museo si trova la Biblioteca storica Vincenzo Pinali e Giovanni Marsili come luogo di custodia di un patrimonio librario e d’archivio di inestimabile valore in quanto conserva illustrazioni botaniche e anatomiche che hanno segnato la storia della scienza. Soventemente il suo patrimonio viene valorizzato attraverso mostre e percorsi museali. Sono in corso numerosi progetti di studio e valorizzazione delle collezioni, tra cui la digitalizzazione delle collezioni d’erbario.

Sono esposti reperti delle raccolte

A Padova tra natura e cultura

in queste prime giornate di primavera cosa c’è di più bello che immergersi nella natura magari approfondendo le nostre curiosità botaniche sfogliando antichi erbari e manoscritti?

botaniche risalenti prevalentemente all’Ottocento e al primo Novecento, tra cui spicca “l’erbario storico” ovvero uno straordinario archivio della biodiversità vegetale con circa 800.000 esemplari tra piante, alghe, funghi e licheni e che conta anche 16.000 provette con semi di specie alimentari, medicinali e ornamentali e le tavole didattiche ottocentesche.

Oltre al materiale bibliografico moderno, antico e manoscritti di pregio, in biblioteca si possono trovare “ogget-

ti” di interesse storico-scientifico. Ad esempio sono conservati alcuni ritratti ad olio o a stampa con le vedute e la planimetria ottocentesche dell’orto, la riproduzione dell’atto di fondazione del 1545 e della biblioteca del 1835, il barometro torricelliano, un microscopio di Domenico Saccardo e molto altro.

Non ci resta che partire ed immergerci in questa natura italiana dall’alto valore culturale. Per tutte le info: https://ortobotanico1545.it

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Il Messia delle piante di Carlos Magdalena

Aboca Edizioni, 2026 pp. 320, euro 22,00

le piante sono la chiave del futuro del pianeta, per noi e per i nostri figli, eppure vengono date per scontate da milioni di persone che, spesso, sottovalutano i benefici che queste ci offrono, mentre sono essenziali per la nostra sopravvivenza. Carlos Magdalena ha dedicato tutta la sua vita a difendere la miracolosa ricchezza del pianeta, salvando in ogni continente le specie vegetali sull’orlo dell’estinzione. Anche rischiando personalmente, ha agito in nome della biodiversità, ha viaggiato nelle zone più remote e pericolose del mondo alla ricerca di specie rare e vulnerabili allo scopo di proteggerle dalla distruzione ecologica causata dall’uomo. Tornato in laboratorio, presso i prestigiosi royal Botanic Gardens di Kew, a londra, ha sviluppato tecniche pionieristiche e originali per favorire la riproduzione di queste specie, aiutandole a prosperare nuovamente. Nel 2010 è stato definito il “Messia delle piante”, ma un Messia non può cambiare la mentalità generale senza dei sostenitori disposti a diffondere il suo Vangelo. Quando si tratta di conservazione è necessaria la passione, la motivazione e l’azione. È tempo di cambiare e questo libro può essere l’inizio del cambiamento. Abbiamo bisogno delle piante e le piante hanno bisogno di noi tutti.

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Zibaldone Libro del mese

FONTE:

Esistono uomini che dedicano la vita a cause invisibili ai più. Mentre l’attenzione globale è spesso catalizzata dalla fauna o dalla corsa allo spazio, Carlos Magdalena guarda verso il basso, verso il fango delle paludi o l’aridità dei deserti, alla ricerca di ciò che sostiene la vita stessa: le piante. Botanico e orticoltore presso il Tropical Nursery dei Royal Botanic Gardens di Kew, a Londra, Magdalena è diventato una figura leggendaria. Nel 2010 Sir David Attenborough lo definì il “Messia delle piante” durante un’intervista, riprendendo il soprannome usato per la prima volta da un giornalista spagnolo. È così che nasce il titolo del suo libro, tradotto da Laura Calosso e pubblicato da Aboca Edizioni. “La mia missione è farvi conoscere la grande importanza delle piante. In realtà, sono proprio ossessionato da questa idea. Voglio dirvi tutto sulle piante e quanto fanno per noi, quanto sono essenziali per la nostra sopravvivenza e perché dovremmo salvarle” spiega Carlos Magdalena nell’introduzione. La sua è una vita da romanzo, fatta di spedizioni ai confini del mondo, da Mauritius all’Amazzonia fino ai deserti australiani, lavorando in ambienti estremi per recuperare semi o talee di specie sull’orlo dell’estinzione. È celebre il caso della Nymphaea thermarum, la ninfea più piccola del mondo. Quando ogni tentativo di coltivarla sembrava fallire, Magdalena capì che la chiave non era l’acqua profonda ma il fango riscaldato dalle sorgenti termali. Replicando quel micro-ecosistema, l’ha strappata all’estinzione definitiva. Con altrettanto impegno Carlos Magdalena ha salvato la Ramosmania rodriguesii, una pianta endemica di Mauritius di cui sopravviveva un solo esemplare incapace di riprodursi da solo. Tuttavia, nonostante il suo successo, il botanico evidenzia un divario culturale pericoloso. Secondo l’esperto, il mondo della conservazione vegetale soffre di una mancanza di visibilità cronica. Il suo messaggio è un appello all’azione individuale. «C’è sempre una pianta che ha bisogno di un piccolo aiuto, un animale che potrebbe trarre giovamento da una buona gestione dell’habitat. Dalle erbe alpine ai muschi rari alle fanerogame marine, ci sono giardini pensili da costruire, dune di sabbia da sistemare e rane in attesa che forniate loro un laghetto. C’è sempre un modo per arricchire l’ambiente e la biodiversità» scrive Carlos Magdalena nel suo libro. Non serve essere botanici di fama mondiale per fare la differenza: scegliere specie autoctone per il proprio giardino, ridurre i prodotti chimici o sostenere progetti di riforestazione sono passi fondamentali. La biodiversità non è semplicemente una lista di nomi latini: è la base della nostra sopravvivenza, della medicina e dell’equilibrio climatico. Il Messia delle piante non è solo il racconto di una carriera straordinaria, ma un invito a cambiare mentalità prima che l’ultima foglia di una specie unica cada per sempre. (Maria Rosaria Grifone)

UN VANGELO VERDE PER SALVARE LA TERRA

DALLE GIUNGLE

DELL’AMAZZONIA AI LABORATORI DI KEW

GARDENS, CARLOS

MAGDALENA COMBATTE

UNA GUERRA CONTRO L’ESTINZIONE DELLE

PIANTE. PER IL BOTANICO

SPAGNOLO SIAMO NOI LA

CAUSA DEL PROBLEMA, MA

POSSIAMO ESSERE ANCHE LA

AIMEE BENDER

La ragazza con la gonna in fiamme MinimumFax, 2025 pp. 172, euro 14,00 La prima raccolta di racconti di Aimee Bender esce nel 1998, al centro i grandi temi sui quali lavorerà nelle opere successive. La temperatura di queste storie si misura nell’ultimo testo che dà il titolo alla raccolta, La ragazza con la gonna in fiamme: una consonanza di materiale incendiario pronto a bruciare al termine della lettura.

Famiglie in cui si partorisce se stessi, padri morti o auspicati tali da figlie che si incarnano ripetutamente negli uomini che incontrano, adolescenti in via di mutazione, miscellanee. Si muovono in una dimensione che appare irreale, surreale, distopica e si è in errore: le sue protagoniste sono tutto e il contrario di tutto, sono ciò che vedono di sé e ciò che vedono gli altri. Un gioco delle parti che svela l’essenzialità dell’essere umano: un magma in evoluzione continua.

“Ripasso i miei ricordi e mi assicuro che siano ancora intatti, perché se lui non c’è più, allora è compito mio ricordare”, dice Annie nel primo racconto, un archivio di memorie sensoriali che l’autrice è pronta ad aprire. (Paola Zoppi)

ROBERTO RICCARDI

Salvatore Ottolenghi

Giuntina, 2025

pp. 200, euro 18,00 Salvatore Ottolenghi. Inventore della polizia scientifica di Roberto Riccardi restituisce la figura di un pioniere della scienza forense italiana. Medico e criminologo, Ottolenghi trasformò l’investigazione da pratica empirica a disciplina scientifica, introducendo strumenti come impronte digitali, cartellini segnaletici e la carta d’identità italiana. Riccardi intreccia con maestria storia, scienza e casi giudiziari, dai misteri di corte della regina Elena ai delitti più celebri come quello Matteotti, delineando un ritratto completo di un uomo che ha reso l’Italia all’avanguardia nella polizia scientifica. Il libro racconta anche la formazione dei primi detective italiani, la rete internazionale di cooperazione tra forze di polizia e l’impegno di Ottolenghi per rendere la giustizia davvero giusta. Una biografia vivace e documentata, pubblicata da Giuntina nella collana Vite, che illumina un periodo cruciale della storia italiana e l’eredità duratura di Ottolenghi nel mondo investigativo.

(Camilla Tettoni)

Cuore capovolto

CArlA iANNACONe

Cosa succede quando il confine tra la realtà virtuale e quella di tutti i giorni si annulla? Com’è che il mondo di internet può arrivare ad influenzare i pensieri, le azioni, i comportamenti, gli affetti di un individuo tramutandolo in “un mostro”?

Lo sa bene Alberto Danini, esperto informatico della Polizia Giudiziaria, e lo sa bene Paola Barbato che con questo romanzo ci mette in guardia dai pericoli in cui possiamo incorrere navigando in quelli che possono sembrare degli innocui e banalissimi siti web, specialmente se a cadere nella trappola delle insidie sono gli adolescenti.

Tutto ha inizio con la denuncia di Attilio Petronio che in una sera qualunque, dopo aver sbirciato sul cellulare del figlio Leonardo, spinto anche da un fatto avvenuto poco prima in bagno dopo averlo sorpreso allo specchio in atteggiamenti inequivocabili, si reca al commissariato per sporgere denuncia. Attilio sospetta infatti che il tredicenne sia stato adescato in rete da un gruppo di persone che traffica in materiale illecito. Il caso viene affidato all’agente Danini e agli altri suoi colleghi del dipartimento.

Danini è un esperto del campo, in tanti anni ha assunto migliaia di identità sa bene come muoversi nel deep web e scovare i mostri che si celano dall’altra parte dello schermo. Questa volta il caso però si presenta di difficile soluzione e Alberto non tarderà a commettere una sciocchezza che gli costerà l’esonero dall’incarico, che proseguirà comunque in maniera ufficiosa supportato dal suo compagno.

Con Cuore capovolto Paola Barbato ci consegna una storia del tutto nuova nel suo genere, che esplora un territorio il cui tema è sempre attuale nel magma dell’universo mediatico: i rischi del web e le giovani vittime coinvolte in questo giro di inganni. La scrittura della Barbato è fluida, incalzante, coinvolge dalla prima all’ultima pagina. Il finale non è meno sorprendente della trama, mostrandoci ancora una volta quanto l’apparenza si diverte a confonderci celandosi dietro le “maschere” della vita di tutti i giorni.

PAOLA BARBATO

Cuore capovolto

Neri Pozza, 2025

pp. 368, euro 20,00

Washington D.C.

Washington d.c. racconta la politica della capitale americana dal New Deal fino alla Guerra fredda. È un romanzo corale, un grande affresco di un periodo in cui gli Stati Uniti si stavano preparando a diventare una potenza imperiale. La narrazione si sviluppa su due piani, da una parte il contesto storico e dall’altra la vita di due famiglie potenti e influenti. Due famiglie che cambiano, mentre il loro potere muta con le condizioni storiche. Tuttavia, i personaggi rimangono sempre legati alle loro carriere, come se fossero stati in qualche modo scelti per non perire mai. La loro decadenza è solo naturale, legata al tempo che passa. I colpi di scena, i soprusi, le lotte, i cambiamenti, rientrano in un contesto che in fondo non cambia perché nessuno di loro rompe gli schemi. In questa narrazione densa, vediamo da una parte la famiglia di Blaise Sanford, magnate dell’editoria, proprietario del principale giornale della capitale, ricchissimo e desideroso di influenzare la politica interna ed estera degli Usa. Dall’altra la famiglia del senatore repubblicano Day, candidato alla presidenza degli Stati Uniti in una lotta contro l’allora potentissimo presidente Roosevelt. Il contesto storico è raccontato con precisione e i fatti ricalcano gli avvenimenti nel loro sviluppo ma la cronaca viene infarcita dai ricatti, la corruzione, il cinismo di persone che cercano di proteggersi a vicenda. E così i Sanford proteggono i Day e viceversa per cercare di ottenere più potere e anche di imporre le proprie idee, mentre gli Usa passano da un periodo di isolazionismo ad un periodo di influenza geopolitica incontrastabile. Gli anni passano ma il potere resta. E anche coloro che sostituiscono i vecchi potenti non sono altro che loro emanazioni. Come il giovane Clay, ex assistente del senatore Day, ex marito della figlia di Blaise Sanford che diventa eroe di guerra e poi deputato in un’ascesa inarrestabile. Ciò che rimane di questo affresco è la sua forza narrativa e la sua verità inappellabile: che il potere distrugge solo chi non lo possiede.

GORE VIDAL

Washington D.C.

Fazi, 2025

pp. 420, euro 20,00

MICHAEL FARRIS SMITH

Lupi nella notte

Jimenez, 2025

pp. 248, euro 19,00

Una chiesa in rovina, un bosco tenebroso e quattro uomini morti ammazzati impalati l’uno accanto all’altro sulla gradinata d’ingresso; un furgone e un pick-up con le portiere aperte, un uomo e una bimba seduti in auto a osservare la scena. L’uomo scende e ispeziona lo scantinato dell’edificio. Corpi in decomposizione si trovano sul pavimento. Lupi nella notte è un romanzo dalle atmosfere gotiche e pieno di suspense, dove i protagonisti Burdean e Keal, malviventi strani e imprevedibilmente pericolosi, nel percorrere in modo inequivocabile la propria cattiva strada si imbattono in una bambina che pare invasata, in una donna che ad essa vorrebbe fare da madre, in una vecchia demente perdutasi nella notte. La lettura del romanzo di Michael Farris Smith conquista e suscita riflessioni profonde; tra le pagine, le ambientazioni sinistre e ciò che trapela dei vari personaggi sembrano voler dare rappresentazione di un’America cambiata, diversa, lontana dal garantire a tutti uguali possibilità. (Giovanni Graziano Manca)

PIERA CARLOMAGNO

Ovunque andrò Solferino, 2024 pp. 304, euro 19,50 Con Ovunque andrò Piera Carlomagno costruisce un giallo internazionale avvincente che unisce mistero e storia familiare. Tutto parte dalla caduta di Raniero Monforti da un grattacielo di Pechino: suicidio o omicidio?

Nella notte che precede la sentenza, la moglie Tania ripercorre la propria vita e quella della sua famiglia, riportando il lettore dall’Italia fino alla Cina, e molto indietro nel tempo. I capitoli seguono lo scorrere delle ore di un solo giorno, ma aprono continuamente finestre sul passato, rivelando poco alla volta segreti, legami e ferite. Carlomagno costruisce una narrazione tesa e coinvolgente, in cui l’indagine si intreccia con la memoria e il destino dei personaggi. Il risultato è un romanzo intenso, ricco di atmosfera e di colpi di scena, capace di tenere il lettore incollato fino all’ultima pagina. Una storia che attraversa luoghi, generazioni e verità nascoste, e che si legge davvero tutta d’un fiato. Un giallo elegante e coinvolgente che intreccia indagine, memoria e destino. (Camilla Tettoni)

FRANCO POGGIANTI

Il bellissimo Cecè

Vita e morte del conte partigiano

Effigi, 2025 pp. 174, euro 14,00

Durante una cena di famiglia, Franco Poggianti, giornalista e autore del libro, ascolta la storia di un parente di sua nuora, il conte Giuseppe Celani, uomo distinto e di cultura, distaccato dalla politica antifascista e dedito a donne piacenti e automobili di lusso.

Si scopre, però, attraverso i dialoghi familiari, che il bellissimo conte, non rimane insensibile alle attività partigiane e viene coinvolto da una profonda scelta antifascista, avversando le leggi razziali e cercando di contrastare il fascismo e il varo di leggi sciagurate.

L’autore non riesce a rimanere insensibile alla storia e decide di ricostruire, attraverso i canali ufficiali e non solo, la storia di questo gentiluomo, che finisce i suoi giorni assassinato dalle SS, dopo l’attentato in Via Rasella.

Il libro è un documento ineccepibile, intervallato dalle considerazioni storiche della nuora Eugenia e dà lustro e vita alla figura del bellissimo conte Celani, il cui corpo è inumato nel sacello 42 del Mausoleo delle Fosse Ardeatine.

(Loredana Simonetti)

MATTIA INSOLIA

La vita giovane

Mondadori, 2026

pp. 384, euro 20,00 Un romanzo severo, intenso, conflittuale, in nome di un’irrequieta coscienza generazionale. Il protagonista Matteo ritorna a casa per il matrimonio di due suoi amici: il contesto è lo spunto narrativo ed esistenziale per ritrovare sentimenti abbandonati nella provincia, rievocare il passato, confrontarsi con gli interrogativi dimenticati, reagire alla domanda: “Chi siamo prima di diventare noi stessi?”. Mattia Insolia approfondisce l’inquietudine del paesaggio all’età adulta, la tensione dei desideri incompiuti e il disincanto dei progetti di vita sospesi. Il richiamo ai sogni si incrocia con la responsabilità di un tempo che ha sconvolto la realtà e ha fatto svanire gli ideali. L’autore narra la difficoltà di vivere, gli affetti fragili e spaventosi, l’attraversamento di un sentire comune, la frattura delle possibilità. Il romanzo si muove nella dimensione vulnerabile tra la nostalgia delle esperienze e l’esitazione delle speranze, non concede risposte dirette, ma fronteggia il coraggio, trascina il dolore nella forza travolgente di una redenzione emotiva.

(Rita Bompadre)

L’artista e l’assassino

ClAUDiO FilippellO

In L’artista e l’assassino, Mark Frutkin mette in scena un corpo a corpo brutale tra la luce divina e il fango della terra. La Roma del 1600 che emerge dalle sue pagine non è fatta di marmi immacolati, ma è un organismo vivo di vicoli maleodoranti e palazzi dove il potere si tinge di sangue.

Il 28 maggio 1606 segna il punto di non ritorno: un “carbone ardente” esplode nella mente di Michelangelo Merisi, trasformando l’incontro con Ranuccio Tomassoni in tragedia: “Tomassoni, cosa vuoi? Un agguato?... La lama di Caravaggio squarcia la gola del rivale, siglando con il sangue la propria condanna”. Da quel momento il genio si fa preda: il “bando capitale papale” lo scaglia in un esilio disperato lontano da Roma, tallonato da Luca Passarelli. Assassino, accattone e modello per necessità, Passarelli diventa l’ombra ineludibile dell’artista, un predatore pronto a reclamare il suo tributo di morte lungo ogni tappa della fuga.

La bellezza tragica del romanzo risiede proprio nel dualismo tra Caravaggio e il suo cacciatore. Frutkin dipinge i due come facce della medesima medaglia: entrambi abitanti dei margini, esperti del peso del sangue e della bellezza estrema. Mentre Merisi cerca la redenzione nel colore, Passarelli ne segue le tracce con precisione predatrice. Un legame invisibile che unisce chi crea a chi distrugge.

La prosa di Frutkin è una scrittura chiaroscurale, densa e materica. L’autore rifugge il cliché del “genio folle” per regalarci un uomo tormentato dal dono di scorgere il volto di Dio nei tratti stropicciati degli ultimi, come la modella Fillide Melandroni. Emblematico è il pensiero che attraversa il romanzo:

“La luce non è nulla senza l’oscurità che la definisce; è nel nero più profondo che il bianco rivela la sua vera violenza”.

L’artista e l’assassino è un’esperienza sensoriale che interroga sul prezzo del talento. Frutkin ci ricorda che la verità va cercata nei dettagli che emergono a fatica dalle tenebre, là dove il dolore si trasforma in arte.

L’artista e l’assassino

Les Flaneurs, 2026 pp. 272, euro 18,00

Voci dal futuro

Viviamo in un’epoca di forti incertezze che trovano in questa antologia, composta da storie distopiche, la rappresentazione di un futuro negativo situato in un’epoca più o meno vicina, un monito sugli infausti effetti di scelte scellerate o disperate alle quali nessuno ha pensato di porre rimedio. Nessuno a parte l’autore di questo libro, Fabrizio Trainito, che ha scelto per sé il ruolo di giullare con la speranza di attirare l’attenzione di persone in grado agire sul presente per salvare il futuro. Storie dal finale sorprendente che lasceranno il lettore pieno di dubbi sull’avvenire: Quale sarà il colore dominante di una società basata sul censo e sulla meritocrazia? (Una questione cromatica); L’immortalità in futuro sarà garantita dall’eternità dell’anima? Forse sì (Lifewear, gli spiriti della vita eterna); Per evitare di prendere malattie contagiose basta non toccarsi. Ma tutta questa distanza non farà male ai sentimenti? (La distanza di sicurezza); Come la cicogna anche la Sentinella delle nascite non sbaglia mai nel consegnare i neonati. Quasi mai. E se non ci credete peggio per voi (La sentinella delle nascite); L’uomo è finalmente il creatore di ogni cosa. tuttavia, la migliore di tutte le epoche deve ancora venire (2424, la migliore di tutte le epoche); Jenny, Tom e la sonda Voyager 1 della Nasa sono i superstiti di una epoca passata. Eppure, tutti e tre hanno ancora qualcosa da dire all’umanità (La vecchia sonda impazzita); La razza umana è in pericolo perché il moto di rotazione della terra sta rallentando. Urge una soluzione ma quando i galli a cantare sono in troppi... (Un’accelerazione pericolosa); Un buco nero sta per inghiottire la Terra ma non è detto che sia un male. Potrebbe essere la volta buona per fare i conti con il proprio passato (La seconda opportunità). Tanti dubbi, insomma, e una sola certezza: il futuro è la proiezione del presente e del passato dell’uomo. A buon intenditor poche parole.

FABRIZIO TRAINITO

La sentinella delle nascite e altri racconti di fantascienza

Tabula Fati, 2026 pp. 84, euro 9,00

DARIO SOSTEGNI, RAFFAELE

SORRENTINO

Il sogno della cicala Canicola, 2025 pp. 208, euro 20,00 In un paese immaginario della costa italiana, una ragazzina, Villa, pensa al fratello Devid, scomparso da mesi, trovando rifugio nei suoi unici amici, Julia e Mirko. Un tuffo nel mare diventerà la porta per una dimensione paranormale, popolata da creature misteriose e da Sama, un essere sospeso tra bambino e animale, che li guiderà in un viaggio di formazione, che li mette di fronte alla perdita e al desiderio di crescere. Si racconta l’adolescenza e l’ingresso nell’età adulta come un processo incompleto e doloroso. Il sogno evocato dal titolo non va inteso solo come livello onirico, ma anche come desiderio: per gli autori è la possibilità di restare fanciulli, di non emergere così come fa la cicala per lungo tempo. Il testo fonde realtà, fantasy e fantascienza con uno stile grafico visionario e fluido. Tra i riferimenti, si nota il new weird di Jeff Vandermeer e i racconti di formazione di Stephen King. Tutto ciò, grazie ai disegni di Dario Sostegni, e i testi funambolici di Sorrentino. (Simona Vassetti)

Ninù

Articoli Liberi, 2025

pp. 265, euro 14,00 Napoli nel ventre della sua violenza. Napoli misera assente, Napoli capolavoro perenne, Napoli notturna e mai addormentata, città stratificata, Napoli che sembra ridere e invece piange, che distoglie lo sguardo e poi sa di pietà perdonare. È nei vicoli di una città sotterranea che Ninù compie il suo viaggio quotidiano della sopravvivenza. È un vagabondaggio in una città altra, non quella del sole e del mare che guarda al suo disordine santo di numeri e miracoli ma la città imbrigliata di nero, dall’odore forte di dolore e di marcio, tra esclusi, emarginati, tra chi vive ai limiti dell’illegalità, nella Napoli mostruosa della sopportazione di esistere, del peso della colpa e della redenzione. Attraverso la storia di un uomo, Ninù di Franco Malanima rappresenta la storia di un’umanità a cui è stato sottratto qualcosa, il futuro, il presente, o forse soltanto la voglia di amare e di essere amati. Un romanzo sulla redenzione e sulla speranza, sul desiderio di vedere e capire, o forse soltanto di riaffiorare in superficie per essere visti per davvero. (Laura D’Angelo)

L’ultima nebbia

pAOlA ZOppi

Bersagliate da un destino ingrato, simboli di una natura indomita, le protagoniste di Maria Luisa Bombal sono giovani alle quali è sconsigliato “dormire sul cuore”, che fanno “sogni inquieti”, consapevoli che “in sogno torniamo ai luoghi dove abbiamo vissuto prima dell’esistenza che stiamo vivendo ora”. Sono donne la cui arma spesso è il silenzio, che si chiedono come riuscirebbero a vivere se “riuscissero a dimenticare”, ed è perchè non vogliono dimenticare che vivono in luoghi popolati da “fantasmi e assassini”.

Tutto il materiale letterario di Maria Luisa Bombal riunito in un solo volume, lo dà alle stampe la casa editrice romana Sur, nella traduzione di Francesca Lazzarato: l’opera della scrittrice cilena è racchiusa in una manciata di brevi romanzi, alcuni racconti scritti fino al 1941 all’età di 31 anni, quando smette, dopo un fatto di cronaca, per tornare a pubblicare un racconto inedito cinque anni dopo.

Se la nebbia che si spande sin dal titolo della raccolta diffonde tutta la sua immobilità e una certa ossessione per la verità, nelle rare schiarite gli unici elementi in movimento che si possono scorgere, sono le donne di Bombal che per sentirsi vive, circondate da un’incertezza delle cose, desiderano fortemente. Abbandonata la ragione, non resta che uno stato selvaggio al quale aggrapparsi, una nuova grammatica, in cui i sentimenti tormentano e appagano, il “sorgere e ascendere di una marea ignota”; gli alberi, il gomero in particolare, si riempiono di “risate e bisbigli” e contorcendosi “come un’impetuosa fiammata nera”, trasmettono l’impeto di una personale passione; e poi gli antichi segreti che conducono a spiagge interminabili in cui i piedi “non lasciano orme”, mentre il sogno subisce la corrosione della memoria.

Le protagoniste di Bombal riacquistano, nei contorni confusi dalla nebbia, la determinazione a restare: sono la visione multipla di un’autrice che fece di un’ossessione la sua didattica di apprendimento.

MARIA LUISA BOMBAL

L’ultima nebbia

Opere complete

Edizioni Sur, 2026 pp. 228, euro 19,00

Voci libere

Più di un motivo ci spinge a segnalare questo volume delle Edizioni Curci (realtà editoriale musicale fondata nel 1860): oltre all’accuratezza editoriale e ai meravigliosi disegni di Alessandro Ventrella, illustratore che assume fonti di ispirazione anche dalla musica d’autore di cui è appassionato, piace l’idea che sta alla base di Voci libere – Storia della canzone d’autore italiana di Luigi Cuna ed Emanuele Felice, quella di tracciare sinteticamente ma in modo rigoroso e completo (sono circa 70 le schede dedicate agli autori e interpreti di un filone musicale che, a partire dalla fine degli anni 50 continua ancora oggi a entusiasmare giovani e meno giovani) una guida illustrata ai cantautori e interpreti della canzone italiana soprattutto a beneficio di coloro che per ragioni anagrafiche non hanno potuto vivere in prima persona tutte le stagioni di un genere musicale che ha saputo nel corso dei decenni raccontare e di volta in volta interpretare i cambiamenti sociali e culturali d’Italia. Gli autori, entrambi economisti appassionati di musica e di cantautori, coltivano e realizzano un libro davvero prezioso che, spiegano, intende raccontare “le canzoni che hanno rappresentato la colonna sonora della nostra vita”, quelle con cui “abbiamo sognato e quelle che ci hanno aiutato a crescere e a capire, a svelare le ingiustizie, scoprire la ricchezza e la complessità del mondo e della storia, ma soprattutto a trovare noi stessi.” La storia, che inizia con Buscaglione, Carosone, Modugno e Celentano e prosegue con i cantautori classici degli anni Sessanta (Paoli, Bindi, Lauzi, Tenco, Endrigo e Ciampi) e quelli più “impegnati” (De Andrè, De Gregori, Guccini, e così via), annovera il più grande di tutti (“Lo diciamo forte e all’inizio: Enzo Jannacci è l’artista più innovativo, dirompente, geniale della canzone italiana”) e termina con autori e interpreti in auge ancora oggi. Il libro fornisce suggerimenti d’ascolto e presenta una playlist accessibile tramite codice QR.

LUIGI CUNA, EMANUELE FELICE

Voci libere

Storia della canzone italiana Curci, 2025 pp. 176, euro 21,00

FABRIZIO CARCANO

Il volto della Medusa

Mursia, 2026

pp. 190, euro 17,00

Diciannovesimo giallo firmato Fabrizio Carcano per Mursia, Il volto della Medusa è un noir urbano che intreccia cronaca, memoria e rimozione. Protagonista è Federico Malerba, cronista di nera (mero alter ego dell’autore, giornalista di professione) inviato a Rapallo nell’estate 2023 per seguire un caso che sembra archiviabile in poche righe: il suicidio di un medico milanese precipitato con l’auto da una scogliera. Ma durante le operazioni di recupero dal fondale riemerge un terribile passato. Un’inquietante scoperta, che riapre una ferita lontana nel tempo. Carcano costruisce un’indagine su due piani temporali, alternando il presente dell’inchiesta a un passato segnato da traumi collettivi e segreti irrisolti. Il risultato non è soltanto un giallo ben congegnato, ma un noir psicologico in cui il protagonista, più che risolvere un caso, affronta i propri tormenti e demoni interiori. Lo stile è asciutto e diretto; il ritmo è serrato. Un giallo che guarda negli occhi il passato e interroga il presente, dimostrando come la verità, prima o poi, emerge sempre. (Nico Parente)

Vita e peccati di Maria Sentimento

Rizzoli, 2025

pp. 380, euro 18,00 È una scrittrice di larga diffusione, racconta storie al femminile della sua terra di origine, la Sicilia, che ama profondamente. Catena Fiorello Galeano ha scritto la storia di Maria Sentimento, una donna degli anni ’60 che ha affrontato la vita in maniera caparbia e ostinata, come una tigre coraggiosa, il cui primo pensiero è sempre la sua famiglia e i suoi figli. Non esiste sfortuna in quello che le accade, ma solo prove da affrontare e risolvere, senza cedere a sentimenti sbagliati ma conservando sempre un principio di equità verso se stessa e la profonda passione per la vita e l’amore, senza compromessi né falsità. Chi impara a conoscerla è ammirato dal suo temperamento. Il libro si propone quasi come una possibile sceneggiatura di un film, salvaguardando la figura femminile che si muove, talvolta, in un contorno familiare ostile, come in altre storie note della Sicilia. L’autrice è sempre molto convincente nel suo stile letterario piacevole e scorrevole e non lesina anche commoventi ricordi familiari.

(Loredana Simonetti)

Woody Allen, il genio di Manhattan

eleNA D’AleSSANDri

Esiste un prima e un dopo Woody Allen. Prima di lui, la nevrosi era un disturbo da lettino psicanalitico; dopo di lui, è diventata una suprema forma di intrattenimento intellettuale. Enrico Giacovelli, con il suo monumentale Tutto Woody Allen, non si limita a celebrare il regista di Io e Annie, ma edifica una cattedrale laica dedicata all’autore che più di ogni altro ha saputo ridere dell’insensatezza dell’esistere. Il volume è un’immersione totale in una carriera che sfida le leggi della fisica produttiva: quasi un film l’anno per mezzo secolo. Giacovelli ha il merito di non trascurare nulla, dalle prime fulminanti battute scritte per i comici dei night club negli anni ‘50 alle vette malinconiche dell’ultima fase europea. Non è solo cinema: tra queste pagine vibrano i suoi articoli (perle del «New Yorker»), il teatro, le apparizioni televisive e quelle dichiarazioni pubbliche che sono entrate di diritto nel dizionario delle citazioni universali. Il pregio del lavoro di Giacovelli sta nel saper unire il rigore del saggio cinematografico al calore della devozione cinefila. Analizza l’evoluzione di Woody dalla comicità fisica degli esordi – quella dei “primi, buffi film” – alla rivoluzione della commedia moderna, dove il sesso, la morte e Dio discutono davanti a un hot dog a Central Park. Ma c’è spazio anche per le ombre, per le ossessioni bergmaniane e per quella capacità sovrumana di Allen di trasformare il fallimento personale in successo universale.

Arricchito da un apparato iconografico straordinario, il volume di Giacovelli ci ricorda perché abbiamo ancora bisogno di Woody: perché in un mondo che si prende troppo sul serio, lui ci ha insegnato che l’unico modo per sopravvivere è ammettere che “la vita non imita l’arte ma la cattiva televisione”. Un’opera imprescindibile per chiunque voglia perdersi nel labirinto di un genio che ha reso il pessimismo la cosa più divertente del secolo.

ENRICO GIACOVELLI

Tutto Woody Allen

Gremese, 2025

pp. 651, euro 39,00

CATENA FIORELLO GALEANO

Ad un passo dal divino

Nel suo ultimo saggio Francesco Roat si confronta con uno dei testi più letti e insieme più fraintesi della tradizione cristiana, sottraendolo a due riduzioni opposte: quella devozionale, che ne fa un manuale intimistico e moralistico, e quella storicistica, che lo confina definitivamente nel passato. Il presupposto del volume è che l’Imitatio Christi continui a interpellare l’uomo contemporaneo proprio nei punti di maggiore crisi del pensiero moderno e postmoderno. Il merito dell’opera non sta nel rivendicare astrattamente una perenne validità del testo, ma nel mostrarne la capacità di intercettare strutture fondamentali dell’esperienza umana: il rapporto con il tempo, con l’io, con la finitezza e con la dispersione dell’esistenza. L’Imitazione emerge così non come un ideale di perfezione individuale, ma come una diagnosi radicale dell’umano, sorprendentemente affine – pur nella distanza – alle grandi analisi novecentesche dell’esistenza. In questa prospettiva si colloca il confronto con Heidegger. Là dove l’analitica dell’esserci porta alla luce la nullità e la precarietà del fondamento umano, l’Imitatio Christi non elude la finitezza, ma la attraversa, sottraendola alla chiusura nel nulla. L’imitazione di Cristo non appare come fuga dal mondo o dalla morte, bensì come un diverso modo di abitare la propria finitezza.

Roat mostra, inoltre, come il testo medievale in oggetto non proponga né eroismo morale né auto-perfezionamento, bensì un decentramento del soggetto, chiamato a rinunciare a fondarsi su di sé. In un’epoca segnata dall’ossessione per l’autorealizzazione, questa rinuncia si rivela paradossalmente come una forma di libertà: non autosufficienza, ma affidamento. Attualità dell’Imitazione di Cristo si configura così non solo quale studio intorno a un classico dell’ascesi, ma quale esercizio di pensiero che interroga il presente a partire da una tradizione viva, mostrando come la sua attualità non sia artificio interpretativo ma una reale necessità spirituale.

FRANCESCO ROAT

Attualità dell’imitazione di Cristo

Graphe, 2025 pp. 152, euro 15,90

Il giardino dei fiori infelici

Neo, 2025 pp. 180, euro 16,00

Nicola Lucchi, vincitore del Premio Nazionale di narrativa di Neo edizioni 2025, in questo romanzo ci propone la macabra e lacerante storia di Lucas: un ventiduenne che, di fronte all’accusa di aver ucciso dei bambini, accetta di chiarirne i motivi solo a condizione che gli venga concessa una camminata nel bosco insieme ad un’insolita guida spirituale di nome don Raffaele. Il prete, che ha abbandonato il paese diversi anni prima, ignaro del perché il ragazzo voglia parlare proprio con lui, accetta l’ingrato incarico. Più che ad ascoltare una confessione, don Raffaele, si ritrova, però, ad assistere ad una estenuante via crucis del giovane, in cui ad ogni tappa corrisponde un luogo di sepoltura ed il racconto di come abbia spento una vita. Alla voce di Lucas si affianca quella della madre Olga, che ricostruisce la storia della sua famiglia, indissolubilmente legata a quella della comunità alpina in cui vive: un gruppo incattivito dalla miseria, dalla violenza e dal dolore. Un intenso thriller psicologico, in grado di trascinare il lettore in un vortice di emozioni contrastanti, in cui l’orrore del male è sempre dietro l’angolo.

(Chiara Campanella)

ZOHA KAZEMI

Superstar

Future Fiction, 2025

pp. 225, euro 16,00 Una raccolta decisamente insolita per il panorama culturale italiano perché si tratta della prima antologia di racconti di fantascienza scritti da una autrice iraniana, un genere narrativo che in Iran sta conquistando un numero crescente di lettori. Zoha Kazemi, la scrittrice più pubblicata nel suo paese, tratta molti dei sottogeneri tipici della letteratura speculativa: bio-punk, post-apocalittico e viaggi nel tempo e nello spazio. I cinque racconti affrontano temi molto profondi e sentiti dall’autrice come la questione ambientale, la solitudine, l’amore contrastato, le relazioni umane, lo scontro generazionale, i rapporti tra genitori e figli, la realtà virtuale e lo sfruttamento del prossimo per arricchirsi di soldi e fama (in quest’ultimo caso il tema di Superstar, il racconto che dà il titolo all’opera). Una interessante raccolta con testo in doppia lingua, italiano e persiano, ottima per apprezzare la cultura di un paese troppe volte conosciuto per altri motivi. Traduzione a cura di Antonio Valentini e Marta Vomiero.

(Andrea Coco)

Visionario ribelle

AleSSANDrA SOFiSTi

David Gelles, giornalista del New York Times, autore del libro, ha svolto il suo puntuale lavoro di ricerca sia nella natura incontaminata seguendo in viaggio Yvon Chouinard, alpinista, surfista, kayakista, eccellente pescatore, capo d’industria, sia in azienda con lo staff di Patagonia, con l’obiettivo di confermare la teoria di una possibile evoluzione benefica dell’imprenditoria e in generale del capitalismo. Da giovane pioniere dell’arrampicata Chouinard ha aperto vie su alcune delle più inaccessibili pareti del Globo, oltre ad aver reinventato l’attrezzatura necessaria all’arrampicata, soprattutto su pareti di ghiaccio. Da surfista ha cavalcato le onde di spiagge incontaminate, ha scalato ghiacciai in Antartide, si è perso fra le montagne del Buthan, è quasi morto sotto una valanga in Cina e semi affondato in kayak in Cile. È stato un leader visionario, illuminato, rivoluzionario, in anticipo di decenni rispetto ai contemporanei. Patagonia è una delle aziende più innovative del mondo, pionieristica per l’attenzione alle esigenze familiari dei dipendenti, al bilanciamento tra lavoro e vita privata, ma soprattutto per la ricerca della qualità e della sostenibilità del pianeta. Patagonia non è un’azienda, bensì una corrente di pensiero, uno stile di vita, una visione alternativa all’approccio economico moderno. Con la sua attenzione sociale e la capacità di creare reti, l’azienda già oggi ha lasciato un’impronta profonda in tutto l’ambiente imprenditoriale. “Non siamo perfetti – afferma Chouinard – ma se non altro ce ne rendiamo conto e cerchiamo sempre di rimediare”. Anti-trumpiano sin dalla prima candidatura del presidente USA, nel 2017 la rivista Forbes lo aveva inserito tra gli uomini più ricchi al mondo, suscitando tutte le sue ire. Si racconta che, dopo aver ricevuto la notizia, vagasse come un indemoniato dirtbagger (scalatore selvaggio), sbraitando: “Fatemi togliere da quella lista! Non la sopporto!”.

Visionario ribelle: Yvon Chouinard e la storia di Patagonia

Limina, 2025 pp. 293, euro 19,90

Un viaggio dentro sé stessi

C’è qualcosa di rivoluzionario nell’ultimo lavoro di Vittorino Andreoli, Due poltrone rosse. Dopo una vita trascorsa a scrutare gli abissi della mente altrui, lo psichiatra decide di compiere il passo più difficile: passare dall’altra parte della “barricata”. Per la prima volta, Andreoli non è colui che accoglie, ma colui che si siede sulla poltrona che per decenni ha ospitato i suoi pazienti, inaugurando così una serie di “sedute” solitarie e trasformando lo studio medico in un teatro dell’autoanalisi.

Il libro non è una semplice biografia, ma un viaggio catartico dove memoria, sogni e riflessioni filosofiche si mescolano. Le due poltrone assurgono a simbolo del rapporto tra chi cura e chi cerca sollievo, diventando il perimetro di un dialogo interiore necessario. Andreoli intreccia i ricordi d’infanzia con le esperienze nei laboratori internazionali e i casi clinici più complessi, svelando che la radice della “cura” non risiede nella diagnosi, ma nell’ascolto.

La potenza dell’opera risiede nella vulnerabilità esibita. Andreoli esplora il confine fragile del colloquio terapeutico, ricordandoci che il narrare è l’unico strumento per incontrare davvero noi stessi e gli altri. Passando dal “mondo dei matti” a quello dei “sani”, lo psichiatra affronta i grandi temi dell’esistenza e la vecchiaia, intesa non come declino ma come compimento di un senso.

Attraverso queste pagine intime, Andreoli ci consegna un testamento umano di rara bellezza. Ci insegna che nessuno è immune dal bisogno di essere ascoltato e che la vera sapienza nasce dalla capacità di riconciliarsi con le proprie ombre, accettando la propria nudità di fronte allo specchio della memoria. Un’opera che trasforma il dolore in consapevolezza e il silenzio in una forma altissima di comunicazione.

VITTORINO ANDREOLI

Due poltrone rosse

San Paolo, 2026

pp. 176, euro 16,00

CINZIA DELLA CIANA

Invenzioni a una o più voci

Omaggi da ribalta Helicon, 2026 pp. 175, euro 17,00

Quindici dialoghi

immaginari, come 15 erano le Invenzioni a due voci di Bach. Dal do maggiore al si minore sfilano i più diversi personaggi, da San Francesco a Tiresia passando per Petrarca, Vasari e Calvino, ciascuno impegnato in dialoghi con altri personaggi storici o di fantasia. Dialoghi che non sono accesi contraddittori ma confronti, fatti di ascolto e di coinvolgimento, proprio nello spirito della polifonia: le due voci, talvolta tre, talvolta anche solo una che parla con sé e con noi, si alternano e si oppongono per sostenersi a vicenda e senza mescolarsi restano armonia. C’è in questo libro, dietro le parole dei personaggi, uno studio che rende ciascuno dei dialoghi del tutto plausibile, giustificato dalla storia e quindi illuminante su quella stessa storia; ma c’è, soprattutto, il rinascere ogni volta di un inno alla pace – a cui è dedicato l’intero libro – che è fatta, come avrebbe voluto San Francesco nel suo incontro col Sultano, di ascolto, di comprensione, di perdono. (Andrea Matucci)

GIOVANNA CALDARA

Invisibile agli occhi

Sbs, 2026

pp. 298, euro 18,00 Invisibile agli occhi di Giovanna Caldara affronta con sensibilità, misura e linguaggio chiaro un tema delicato, ma oggi sempre più urgente: il rapporto con il corpo, il peso del giudizio e il dolore silenzioso dei disturbi alimentari. Il romanzo ha il merito di non cercare effetti facili: accompagna invece il lettore dentro una fragilità reale, quotidiana, riconoscibile. Bea, la protagonista, prende voce con autenticità e rende visibile ciò che troppo spesso resta nascosto. La scrittura è semplice nel senso migliore del termine: scorrevole, pulita, capace di farsi comprendere da tutti senza perdere intensità. Proprio qui sta la forza del libro, che unisce immediatezza e profondità. Il successo che sta raccogliendo è un segnale importante: c’è bisogno di racconti come questo, capaci di affrontare un tema molto popolare ma ancora difficile da nominare con rispetto e verità, offrendo una lettura utile, coinvolgente e necessaria oggi per famiglie e lettori giovani adulti. (Alessia Mancini)

Oltre lo spazio e il tempo

Esistono artisti che non cavalcano il proprio tempo, ma ne ridisegnano i confini fino a renderli infiniti. David Bowie è l’esempio più luminoso di questa metamorfosi. A dieci anni dalla scomparsa, “David Bowie. Oltre lo spazio e il tempo” di Paul Morley non è una semplice biografia, ma un’analisi molecolare su una forza culturale capace di rigenerarsi.

Firma storica del giornalismo britannico e già autore di The Age of Bowie, Morley firma un volume che è un compimento critico. Suddiviso in agili capitoli, il libro riflette il soggetto: frammentario e stratificato. Il cuore dell’opera risiede nella duplicità: Morley invita a osservare gli occhi di Bowie, diversi tra loro, come porte su mondi contrapposti. In questo squilibrio visivo l’autore rintraccia le tensioni che hanno alimentato l’artista: passato e futuro, gioia e malinconia, umano e automa. Il percorso non è cronologico ma inizia dal 10 gennaio 2016, leggendo la morte di Bowie come la sua “trasformazione più grande”, spartiacque del declino dell’Occidente.

Accanto a lui rivivono personalità come Eno, Sakamoto e Iman, mentre le città diventano stazioni di un’inquietudine feconda: dalla Los Angeles paranoica alla Berlino della trilogia, luogo di “instabilità radicale” filtrata da Fassbinder o Isherwood. Morley spazia tra musica, arte e cinema, restituendo la complessità di un uomo baluardo per tutti i “reietti e freak” che il sistema tende a emarginare.

L’edizione italiana, curata da Ezio Guaitamacchi e tradotta da Leonardo Follieri, è nobilitata dalle prefazioni di Manuel Agnelli e Paolo Fresu, che vedono in Bowie una consapevolezza che eleva la musica a mezzo per esplorare l’ignoto. In un’epoca oscura, Bowie non è un ricordo, ma una fonte di speranza che continua a parlarci oltre lo spazio e il tempo.

PAUL MORLEY

David Bowie

Oltre lo spazio e il tempo

Hoepli, 2026 pp. 384, euro 22,90

L’ultimo valzer

Il catalogo di Jimenez Edizioni (che in larga parte pubblica narrativa contemporanea e saggistica musicale e cinematografica di alto profilo di nazionalità americana e britannica), si arricchisce di un ulteriore prezioso volume di memorie scritto dal leggendario chitarrista (e principale autore) del gruppo rock statunitense The band, Robbie Robertson. “La loro musica ci diede la certezza che il paese era più ricco di quanto credevamo”, scrive Greil Marcus con espressione che solo in parte spiega l’idea di quanto seminale fosse il gruppo di cui Robbie (chitarra, pianoforte, voce), faceva parte insieme a Richard Manuel (voce, pianoforte, batteria, armonica a bocca, sassofono), Garth Hudson (organo, tastiere, fisarmonica, clavinet, sassofono), Rick Danko (voce, basso, violino, contrabbasso) e Levon Helm (voce, batteria, mandolino, chitarra). Robertson, scomparso nel 2023, ha lasciato un segno nella storia del rock come solista della chitarra elettrica, oltre che come autore di canzoni immortali, tra esse The weight, Evangeline, Chest fever, Tura Lura Lural, Somewhere down the crazy river, Fallen angel (dedicata all’amico Richard Manuel), The night they drove old Dixie down, e tante altre. Era, il nostro, anche musicista sublime tout court: in tale veste, per quarant’anni scrive colonne sonore per il cinema di Martin Scorsese con il quale, dopo The last waltz (documentario-concerto che conclude la carriera di The Band, uscito nel 1978, diretto dallo stesso Scorsese) e a seguito del fallimento del suo matrimonio con Dominique e del deteriorarsi dei rapporti con i compagni di The Band, stringe una profonda amicizia. Il libro che volentieri segnaliamo (Insomnia è il titolo), oltre a essere lo spaccato di un’epoca irripetibile, documenta del rapporto tra due giganti della cultura USA e dei frutti preziosi derivati dalla loro collaborazione. Più di tutto, a spiccare tra le pagine, il talento e l’umanità di un artista di cui oggi più che mai avvertiamo la mancanza.

ROBBIE ROBERTSON

Insomnia

Jimenez, 2025 pp. 224, euro 20,00

GIANNI AGOSTINELLI

Storia funesta di un velista per caso

Bibliotheka, 2026 pp. 144, euro 16,00 Il 17 marzo 1968 il Sunday Times lancia ufficialmente la Golden Globe Race, il primo giro del mondo in barca a vela, in solitaria e senza scali. La gara non prevede un’unica data per la partenza ma in compenso prevede due premi: una coppa per chi farà ritorno per primo e soprattutto cinquemila sterline per il velista che impiegherà meno tempo a compiere il giro del mondo e ritornare al punto di partenza. Donald Crowhurst non è un velista, non ha una barca né ha mai affrontato una regata ma ha una leva potente dentro di sé: ha bisogno di soldi che gli permetterebbero di salvare la sua attività commerciale dal fallimento e dare un futuro alla famiglia. Ma per riuscire nell’impresa ha bisogno di una barca che riuscirà ad ottenere solo accettando delle condizioni molto onerose. Come è prevedibile l’ottimismo di Crowhurst si infrangerà sulle onde dell’Oceano e in questo libro Gianni Agostinelli racconta con uno stile elegante e dai toni poetici una storia tragica, un tributo ad uno degli ultimi sognatori romantici della nostra epoca. (Andrea Coco)

AGOSTINO ORILIA

Semi del presente

Parabole dei giorni nostri

Cittadella editrice, 2025 pp. 176, euro 15,50 I tempi cambiano, e noi cambiamo con essi; eppure, quando parliamo della Chiesa cattolica, uno degli argomenti più ricorrenti è la constatazione di quanto il suo linguaggio si sia progressivamente allontanato dalle famiglie; un processo incominciato con la generazione x ed ormai sempre più evidente oggi. Occorre trovare nuove chiavi di lettura che aggiornino il messaggio di Gesù, altrimenti c’è il serio rischio che le nuove generazioni camminino ad una distanza siderale dal percorso cattolico. Insomma, c’è bisogno di parole nuove ed è il tentativo che prova ad intraprendere nel suo ultimo libro il prof. Agostino Orilia, docente di religione da più di trent’anni al liceo scientifico di Terracina. Orilia offre pagine dense di riflessioni con un linguaggio volutamente semplice, accessibile a tutti: parabole moderne, attualizzate, e pensate appositamente per educatori, catechisti ma soprattutto per chiunque sia al di fuori del mondo cristiano ma cerchi un percorso spirituale nel contesto attuale. Con prefazione di monsignor Francesco Lambiasi, vescovo di Rimini. I semi del presente sono pronti a germogliare: non resta che leggere per... credere.

(Filippo Di Girolamo)

Non c’è più religione?

L’ultimo libro di Marco Vannini è una riflessione sul destino della religione in un mondo che sembra averne smarrito il senso. In poco meno di cento pagine il maggiore studioso italiano di mistica cristiana affronta una domanda cruciale: la crisi delle istituzioni religiose coincide davvero con la fine della spiritualità o ne rivela piuttosto la metamorfosi?

Le chiese si svuotano, però cresce l’interesse per forme di spiritualità laica e individuale. Vannini vi legge non la scomparsa del sacro, ma il suo spostamento verso una dimensione più interiore. Da qui il paradosso: la religione istituzionale è in declino, ma la fede, come esperienza viva dell’Assoluto, non è mai stata così necessaria.

Al centro del libro è la distinzione fra credenza e fede: la prima aderisce a dogmi e rituali, la seconda nasce dall’esperienza diretta dell’unità col divino. Le religioni storiche, riducendo la fede a credulità, hanno prodotto un formalismo che lascia l’uomo affamato di autenticità. Contro l’eccesso di esteriorità e moralismo, Vannini propone la via mistica: una spogliazione dell’io, un lasciar spazio al divino. Il problema, scrive, non è che non ci sia più religione, ma che ve ne sia troppa, e troppo esteriore. E allora: Come parlare di Dio in una società secolarizzata? Che valore ha la tradizione per chi non crede? È possibile una spiritualità laica? Le risposte, rigorose ma mai accademiche, intrecciano filosofia, teologia e vita vissuta. L’autore parla da dentro la crisi, senza nostalgie né consolazioni: invita a riconoscere che ogni vera fede nasce oltre le forme, nella nudità dell’anima. Il suo linguaggio limpido e talvolta provocatorio denuncia una religiosità che ha sostituito il mistero con la dottrina, ma lo fa per liberare lo spirito, non per distruggerlo. Piccolo per mole ma grande per profondità, il libro è un manifesto per un tempo post-religioso: non un elogio dell’ateismo né un lamento sulla secolarizzazione, ma un appello a ritrovare il nucleo vitale della fede come fiducia nello spirito, là dove il silenzio dell’anima si fa una cosa sola con l’Essere.

MARCO VANNINI

Non c’è più religione

Le risposte di un filosofo Lindau, 2025 pp. 90, euro 14,00

Un ponte tra cultura e solidarietà

Gianni Maritati lavora in rai dal 1993, come vice caporedattore nella redazione cultura e spettacoli. Dal 2010 ha fondato, a Ostia, piccoli mondi di carta, una libreria speciale dove i libri hanno una nuova vita e l’accoglienza viene al primo posto

Giornalista e scrittore apprezzato, non solo per la sua cultura, ma anche per la sua onestà intellettuale, Gianni Maritati mostra nelle sue rubriche una conoscenza approfondita degli argomenti che tratta, riportandoli con un’argomentazione sintetica e molto chiara. Un giornalista concreto, insomma, che non si perde in chiacchiere superflue, ma centra ogni argomento affrontato. È anche un grande lettore e, come tale, ha piacere a rimettere in circolo i libri che legge. Per questa ragione ha dato vita, ad Ostia, alla libreria Piccoli mondi di carta.

La tua iniziativa è nata dal voler svolgere del volontariato a Ostia, dove abiti, oppure da una tua esigenza personale?

È una combinazione di tutti e due i fattori. Da un lato, per passione e per lavoro, ho sempre avuto tantissimi libri, essendo stato fin da piccolo amante della lettura. Prima li regalavo, li scambiavo, però erano sempre tanti e ne avevo sempre di più. Quindi parlando con il parroco di Santa Monica, nel 2010 – era don Giovanni Falbo – ho proposto di mettere questi libri a disposizione di tutti. Chi li prendeva, lasciava magari un’offerta che poi veniva utilizzata per iniziative benefiche della parrocchia. Da questa esperienza che all’inizio durava solo un pomeriggio a settimana, è nata la Festa del Libro e della Lettura ad Ostia. In questo modo stavamo andando incontro alle difficoltà di tantissime famiglie, ma ancora non avevamo una sede tutta dedicata ai libri. Adesso, invece, con tanti altri volontari, hai costituito una sede fissa, una sedelibreria, anche con oggettistica varia.

Da oltre un anno è stata aperta ad Ostia Lido, il quartiere marino di Ro-

lOreDANA SiMONeTTi

ma, “Piccoli mondi di carta”, la sedelibreria dell’Associazione culturale no-profit Clemente Riva, attiva dal 2010 con lo scopo di creare un ponte fra il mondo della cultura e quello della solidarietà (Viale Ammiraglio Del Bono, 46). Prima di tutto “Piccoli mondi di carta” è un luogo di accoglienza e di dialogo, poi svolge con umiltà e tenacia il suo ruolo di polo culturale che combatte l’indifferenza e l’apatia; organizza presentazioni di novità editoriali, reading poetici, mostre d’arte e fotografiche, corsi di approfondimento, visite scolastiche, laboratori di fonetica. Gli ideali portanti sono sempre la promozione della lettura e il valore della scrittura, l’amore per l’arte e la cultura viste come momenti di rigenerazione di una collettività attiva e consapevole. All’inizio è stato difficile, ma adesso la “risposta” è positiva. Le persone del quartiere scoprono un luogo di aggregazione che aspettavano da tempo, si scambiano contatti e idee, seguono con interesse le iniziative di “Piccoli mondi di carta” e ne propongono di nuove.

In questo contesto è nata una delle iniziative più convinte della “Clemente Riva”: la creazione e la distribuzione di una Mappa intitolata “Ostia, i luoghi della cultura”, in formato sia elettronico che cartaceo. Ad Ostia Lido e ad Ostia Antica, vengono indicati i teatri, le librerie, i musei, le gallerie d’arte, le associazioni, la Biblioteca Elsa Morante del locale Municipio, insomma tutti i luoghi dove “si fa” cultura e che spesso non conoscono l’esistenza l’uno dell’altro. Qualche curiosità: il Museo degli Insetti, un piccolo gioiello ricco di foto e diorami; i teatri di Ostia Antica, che sono addirittura quattro, fra cui il prestigioso Teatro Romano all’interno del Parco archeologico; la sede di due case editrici (Viola e Apl-Duilio Litorale). L’obiettivo è quello di collaborare sempre più strettamente, di non disperdere le forze positive del quartiere in mille rivoli, di avere più voce come mondo dell’arte e della cultura impegnato nel sociale.

Umberto Eco diceva che le persone che leggono sono più felici dei non lettori. La lettura è un benessere che va coltivato.

Noi ci occupiamo di libri “svenuti”, cioè quelli che stanno nelle librerie di casa, nei magazzini delle case editrici, nei negozi come invenduti, ma che nessuno prende in mano. Facciamo il “massaggio cardiaco”, i libri ritrovano forza, luce e li rimettiamo in circolo. Il libro in mano riacquista vita; se giace, è un libro morto. Forse è estrema come metafora, però dà l’idea corretta. Quanto ti ha sostenuto la curiosità nel tuo lavoro e anche in questa iniziativa di volontariato?

NOi Ci OCCUpiAMO Di liBri

“SVeNUTi”, QUelli CHe STANNO

Nelle liBrerie Di CASA, Nei MAGAZZiNi, QUelli iNVeNDUTi.

FACCiAMO il “MASSAGGiO

CArDiACO”, i liBri riTrOVANO

FOrZA, lUCe. e li riMeTTiAMO iN CirCOlO

Da piccolo facevo sempre domande, come mio figlio che adesso ha 26 anni e che da piccolo mi chiese: “Papà, ma quando c’erano gli uomini primitivi, c’erano anche i bambini primitivi?”. Questo solo un bambino lo può chiedere, non viene in mente a nessun adulto una domanda del genere. Anche io da piccolo chiedevo sempre a mia madre sui doni dei Re Magi. Incenso e Mirra sono delle essenze, però l’oro ha una sua consistenza. Che fine ha fatto? Lei non sapeva che cosa rispondere e io ho immaginato che lo avesse tenuto San Giuseppe ben custodito e poi, da ragazzo, Gesù ne avrebbe fatto un uso miracoloso contro uno spirito maligno per salvare un gruppo di persone. Però, ripensandoci, che fine ha fatto l’oro che ha ricevuto Gesù dai Re Magi? I vangeli non ce lo dicono, naturalmente. Da giornalista, come riesci a cogliere la benevolenza con cui viene accolta questa iniziativa ad Ostia? Ci sono anche ambienti ostili nella cittadina. Ho visto che da un lato bisogna ascoltare le persone, i gruppi, le associazioni… bisogna quasi mordersi la lingua per ascoltare. Diceva mia nonna che noi abbiamo due orecchie e una sola bocca, perché dobbiamo ascoltare il doppio di quello che diciamo con la bocca. Gli anziani dicono delle cose pazzesche, che abbiamo, a volte, dimenticato o addirittura rimosso. La prima cosa è l’ascolto, anche per capi-

re perché una persona non legge. Non esistono formule generali. Una volta mi risposero che non leggevano, perché i genitori da bambini non gli leggevano favole. Bene, allora consigliavo anche un libro di favole.

Per la tua esperienza, quanta affluenza hai potuto constatare soprattutto dei giovani, presso la libreria “Piccoli mondi di carta”?

I bambini e gli adolescenti sono sempre presenti, le persone della nostra età vengono numerose, lo scoglio più duro sono i giovani. Organizziamo anche visite scolastiche e nella libreria trovano soprattutto un luogo di accoglienza che li fa stare bene. C’è stato un signore, una volta, che è stato mezz’ora a parlare con noi e non ha preso un libro, mentre un altro è entrato per un minuto e ne ha presi dieci. Il primo è quasi più importante del secondo, perché ha preso il luogo come segno di accoglienza. In un’epoca ipertecnologica e artificiale come la nostra è importante un dialogo diretto tra persone. Intanto accontentiamoci di creare un ambiente favorevole e accogliente. Quali libri della tua infanzia hanno rafforzato il tuo piacere della lettura?

Sono tanti, però due s’impongono su tutti: Il giro del mondo in 80 giorni di Jules Verne e Kim di Rudyard Kipling. La maestra elementare a suo tempo, ci diceva: se voi leggete questi trenta libri - è un numero simbolico - potete fare qualsiasi cosa nella vita. Aveva fatto un elenco, che ho perso purtroppo, ma c’era Verne, Kipling, il libro Cuore, Pinocchio… “Se leggete questi libri, potrete fare qualsiasi mestiere, perché questi libri vi formeranno”. È un ricordo bellissimo che mi sono stampato nella mente.

GIANNI MARITATI

La casa editrice Ediciclo prende vita da un sogno di quattro amici che avevano appena vissuto l’esperienza di una entusiasmante escursione in bicicletta sullo Stelvio. L’idea aveva le gambe, meglio le ruote! Era il 1987, quarant’anni di riconoscimenti e traguardi.

Ediciclo, sede a Portogruaro (Ve), è il punto di riferimento per gli appassionati di bicicletta, di viaggio e di cammino, la casa editrice specializzata in pubblicazioni di libri sul viaggiare sostenibile.

Substrato è una filosofia di vita, una visione del mondo che privilegia il vivere alternativo, la lentezza alla velocità, il guardarsi intorno e cogliere il meraviglioso del quotidiano.

Prima collana, Grimpeur, guide alle salite su strada, cui seguono altre tra cui: Altre terre (viaggi in bicicletta), Altri viaggi (esplorazioni intorno al mondo), Miti dello sport (ciclismo eroico con monografie sui campionissimi e gli anni mitici del Giro d’Italia e del Tour de France), la Piccola filosofia di viaggio e, ultima, Bon Voyage (le capitali raccontate da chi vi è nato o vissuto a lungo). Guide su ciclismo urbano, mtb, piste ciclabili e escursioni a piedi.

Tra gli autori: l’astrofisica Margherita Hack, Enrico Brizzi, Paolo Nori, Wu Ming 2, Paola Zannoner. Molti riconoscimenti: premio Bancarella Sport, Albatros per la letteratura di viaggio e Itas per la letteratura di montagna.

Ediciclo partecipa alle fiere dell’editoria nazionale, e a “Fa’ la cosa giusta!”, la fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili a Milano Rho.

Ediciclo: da una piccola idea si schiude un universo. Siete un editore indipendente che da quasi quarant’anni propone un altro angolo visuale. Come avete intercettato l’attenzione del pubblico?

Ediciclo ha intercettato una domanda cui il mercato editoriale non aveva dato risposta. Tutto ciò che circonda il mondo della bicicletta. Sport ma anche la bici mezzo di esplorazione del mondo utilizzato da chi chiedeva che quel mondo fosse raccontato. La casa editrice ha allargato lo sguardo sui temi del viaggio e del cammino e sul territorio in cui opera.

Quando le idee hanno le ruote

Da una piccola idea si schiude un universo: a tu per tu con Giuliano Boraso, editor di ediciclo

CeSirA FeNU

Quanto ha contato partire da Portogruaro dove l’uso della bicicletta è molto diffuso?

Ha contato molto partire da un territorio di confine dalla grande tradizione ciclistica. Inoltre, lavorare nella “provincia”, consente di avere uno sguardo diverso, più libero e seguire nuove strade.

Qual è il “segreto” del vostro successo?

Tanta passione e dedizione in quel che facciamo. Curiosità per ciò che ci circonda. Disponibilità ad ascoltare le persone che propongono progetti. In un periodo di crisi dell’editoria come “navigate” come casa editrice indipendente?

Da quando ho iniziato a lavorare con i libri, oltre vent’anni, sento parlare di “crisi dell’editoria”. È una formula così abusata che mi chiedo: esisterà mai un’editoria non in crisi? Le difficoltà sono tantissime ma strutturali non contingenti. Perciò si naviga guardando ai numeri, cercando soluzione agli ostacoli e risposte alle sfide. Con l’entusiasmo di pubblicare i libri che ci piacciono. Che progetti per il futuro?

Molti e su più fronti. Sarebbe grande soddisfazione allargare e diversificare ancora di più l’offerta, senza modificare l’identità e l’affidabilità costruiti in quarant’anni di storia.

“Narrative” predominanti

“l’uomo è un animale che finge, e non è mai tanto se stesso come quando recita” (William Hazlitt)

eDOArDO MONTi

Alcuni giorni fa, nel corso d’una piacevole conversazione, un collega si è divertito a elencarmi quelle che, a suo parere, son le parole ormai “di moda” – e dunque più abusate – dell’italiano contemporaneo. Ha sciorinato diversi esempi, fra i quali non potevano mancare dei veri vocaboli-tormentone come impattare, iconico, performante, empatia – nonché, naturalmente, l’onnipervasivo resilienza. Su un punto, tuttavia, ho espresso il mio disaccordo: ovvero, il fatto che giudicasse fastidioso l’impiego del termine narrativa (o narrazione) con il senso figurato di “visione del mondo” – come quando si dice, ad esempio, “la narrativa predominante in un certo ambiente (o gruppo politico, o altro)”. Tale vezzo stilistico, infatti, avrà pure preso piede con leggerezza... Però adombra una gran verità.

Le società degli esseri umani si sono costituite su dei miti fondativi – che sono appunto delle narrazioni. Il nostro stesso venire al mondo – che “accade” per vie naturali – è un evento che sentiamo di dover giustificare ex post, adottando la narrazione esistenziale che più ci convince. Quasi ogni cosa, nella nostra vita, ha a che fare con l’affabulazione, sia a livello collettivo che individuale. E di ciò rimane traccia anche in taluni modi di dire popolari, come ad esempio “tu non me la conti giusta”, oppure “la sai lunga, ma non la sai raccontare!”

Il paradigma più estremo di quanto ho scritto sinora è rappresentato dalla propaganda dei regimi autoritari. Perciò ho deciso di iniziare questa rassegna con Fango più dolce del miele, di Margo Rejmer: un appassionante reportage, strutturato come una specie di racconto a più voci, sull’Albania della Guerra fredda. Il volume ha il pregio d’illuminare un tassello geografico poco studiato dell’epoca suddetta: difatti, durante la dittatura di Enver Hoxha, la terra albanese divenne un microuniverso avulso dalle altre nazioni (incluse quelle del blocco sovietico), in cui la narrativa di Stato funzionò come un’ipnosi collettiva protrattasi per decenni. Un altro campo gravido di narrazioni è quello delle ideologie – specialmente quando fungono da

catalizzatore delle pulsioni sociali più violente. Il romanzo Le belve – di Clara Usón – racconta una Spagna dilaniata, negli anni ‘80, dalla lotta fra i baschi dell’ETA e il terrorismo “nero”. Ogni pagina, nel libro, sembra proprio scaturire da uno scontro tra diverse visioni del mondo – in cui l’anelito ideale s’intorbida nel fanatismo.

In ogni caso, ci sono anche temi meno drammatici che s’intrecciano, in modo efficace, a quello dell’affabulazione. Uno di questi è l’erotismo – affrontato, seppur da punti di vista diversi, in due testi che ho scelto. Il primo è Mura mura, di Tommaso Scotti: un reportage sulla vita notturna di Tokyo che analizza – senza toni moraleggianti – tutte le possibili sfumature ludiche del desiderio.

L’altro volume, La carità carnale, di Monica Acito, racconta una vicenda che vede giustapporsi – con innegabile audacia – l’amore dei corpi e l’Amore inteso in senso sacro. Un Bildungsroman in cui la scoperta di se stessi mette in discussione i pudori più convenzionali.

Una narrazione, soprattutto quand’è rivolta a un pubblico attento, può giocare con i richiami a delle storie già raccontate. È quanto accade nel romanzo Rancore, di Concetta D’Angeli, il quale si muove all’interno di una cornice da Decameron “2.0” – ove la “peste” è rappresentata dalla recente pandemia di Covid-19. Nondimeno, la vicenda narrata in questo libro non sfocia in amene atmosfere da novella, ma in un confronto insidioso, e senza esclusione di colpi, fra le anime delle protagoniste.

Infine, mi pare opportuno segnalare l’uscita di Ormai non poteva succedere più nulla, la raccolta dei taccuini del grande Henry James. Leggendo il testo – ricco di momenti di vita vissuta (e studiata) dall’autore –, si comprende come gli eventi più banali possano trasformarsi in fulgide narrazioni, nel momento in cui vengono osservati dagli occhi giusti. Poco importa che tutto resti – come nel caso specifico – in uno stato embrionale fatto di abbozzi e appunti. La “mano” di un autentico artista della parola si percepisce a livello costante – in ogni aggettivo, in ogni dettaglio.

MARGO REJMER

Fango più dolce del miele.

Voci dell’Albania comunista

Keller, 2026

pp. 352, euro 19,00

Quando si pensa alle mappe del periodo della Guerra fredda, l’Albania ne rappresenta uno dei “tasselli” meno noti, a causa del rigido isolamento in cui fu tenuta. Il presente libro nasce dall’esigenza di far luce su tale realtà, a livello storico e umano.

TOMMASO SCOTTI

Mura mura. Viaggio di una notte nella Tokyo del piacere Longanesi, 2026

pp. 224, euro 18,60

In questo singolare reportage, Tommaso Scotti analizza il modo in cui i nipponici, al giorno d’oggi, si approcciano all’erotismo – tra matrimoni in cui accade che il sesso non sia praticato e una “vita notturna” ludica e sfrenata.

CONCETTA D’ANGELI

Rancore

Il ramo e la foglia, 2026 pp. 224, euro 18,00 Durante i giorni della pandemia di Covid-19, un gruppetto di amiche decide di allontanarsi da tutto per rifugiarsi in un casolare in campagna. La convivenza, nata dalle contingenze del momento, farà emergere qualcosa di inaspettato (per tutte loro).

CLARA USÓN

Le belve

Sellerio, 2026

pp. 320, euro 17,00

Un noir fatto di vita feroce e scelte da compiere, sul proscenio della Spagna degli anni ‘80 – ostaggio del terrorismo dell’ETA e delle violenze dei suoi avversari.

MONICA ACITO

La carità carnale

Bompiani, 2026

pp. 464, euro 20,00

Cos’hanno in comune la sessualità e l’altruismo verso i più deboli? Nulla, dice la morale della Tradizione. Eppure, c’è una storia che da sola basta a metter in discussione tale assunto: e la si trova scritta in questo libro.

HENRY JAMES

Ormai non poteva succedere più nulla. Taccuini

Adelphi, 2026 pp. 562, euro 26,00

Da dove nascono gli spunti per imbastire una narrazione? Henry James, in questi suoi taccuini, descrisse eventi minimi che aveva osservato in società, conferendogli una grazia espressiva degna delle sue pagine “ufficiali” e più note.

Storie con i piedi per terra

“Non si riceve la saggezza, bisogna scoprirla da sé, dopo un percorso che nessuno può fare per noi, né può risparmiarci, perché essa è una visione delle cose” (Marcel proust)

Gli oceani sono immensi serbatoi di cibo e ossigeno, quindi sono essenziali per la nostra vita. Ma con i cambiamenti climatici e l’inquinamento dilagante quale sarà il loro e il nostro futuro? Ci viene incontro Roberto Danovaro con il saggio Oceano futuro, scritto con competenza e arricchito da letture di approfondimento. L’autore ci propone un excursus storico, dai Fenici a Cristoforo Colombo, per farci capire quanto sia importante, anzi urgente la lotta attuale per la salvaguardia del clima, la tutela della biodiversità e la salvezza dei mari. Una riflessione cruciale che unisce storia, scienza e attualità.

Ci accosta ai Vangeli e alle eterne domande dell’essere umano il libro di padre Antonio Spadaro, A passo d’uomo. Scrive nella prefazione la celebre cantautrice americana Patti Smith: “Gesù cammina da tempo immemorabile, i suoi piedi come di ottone brunito, a illuminare un susseguirsi di soglie. A ogni nostro passo in questa vita, lui è accanto a noi. Mentre siamo avviluppati nei nostri pensieri, lui è a un pensiero da noi”. L’attenzione dell’autore infatti si concentra sui piedi di Gesù, sul suo infaticabile cammino attraverso la Palestina, invitandoci a riscoprire la concretezza itinerante del Vangelo.

Echi religiosi anche nel saggio di Michele Montanaro, Una ecologia dell’uomo, ispirato al magistero di papa Benedetto XVI (Joseph Ratzinger). Avvalendosi della sua esperienza didattica, l’autore elabora una proposta fondata su valori irrinunciabili come la cura e l’armonia del Creato, fra ecologia, poesia e sensibilità educativa. La questione ambientale diventa un atto di pace e di giustizia, una scelta di responsabilità verso le generazioni future. Puntuali le tante citazioni letterarie, a cominciare da Shakespeare.

Giuseppina Mellace invece ci fa leggere una pagina poco ricordata, ingiustamente, della storia recente con il saggio Le donne e l’esodo giuliano-dalmata . Siamo negli anni che vanno dall’armistizio del 1943 al dopoguerra, quando l’esilio giuliano-dalmata, doloroso e straziante per l’allontanamento forzato di tanti italiani, chiese alle donne un contributo grandissimo di resilienza. Donne comuni, segnate dalla sparizione e dalla morte violenta dei loro cari da parte degli uomini di Tito. L’accoglienza degli esuli in Italia fu difficile e piena di sospetti e di rinunce.

Parliamo ora di arte grazie ad Alessandro Masi che ha dedicato un saggio a Masaccio: L’opera perfetta. Masaccio muore a soli 26 anni ma nella sua breve vita a Firenze ha il tempo (e il talento) di “inventare”, nel Quattrocento, il Rinascimento insieme a Brunelleschi e Donatello. Si sospetta che sia stato avvelenato, ma da chi? Per quale interesse? L’autore scandaglia tutte le ipotesi. Ci restano i suoi capolavori senza tempo, geniali e impressionanti come la Crocifissione (conservata a Capodimonte), la Cappella Brancacci nella Chiesa di Santa Maria del Carmine (Il Tributo e le Storie di San Pietro) e la Trinità di Santa Maria Novella.

Chiudiamo con la lotta agli sprechi alimentari. Un tema affrontato da Andrea Segrè nel saggio Contro lo spreco. Non è solo una questione economica, di risparmio: salvare il cibo avanzato è un atto di responsabilità, giustizia, rispetto per gli altri, è una priorità del nostro tempo, un cambio totale delle nostre abitudini quotidiane e delle politiche urbane. Prefazione di Massimo Montanari. Postfazione di Davide Rondoni, ricca di echi francescani.

ROBERTO DANOVARO

Oceano futuro

Carocci, 2026

pp. 141, euro 14,00

Il volume ripercorre la storia del mare in un viaggio che parte dalla preistoria e dalle civiltà antiche e, attraverso le scoperte scientifiche e le esplorazioni, arriva a immaginare gli oceani dei prossimi decenni e secoli, spiegando quanto possiamo ancora fare per salvare il nostro “gigante blu” dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici.

MICHELE MONTANARO

Una ecologia dell’uomo

Tau Editrice, 2026 pp.134, euro 14,00

Questo libro propone un itinerario di riflessione sull’ecologia integrale, intrecciando il magistero della Chiesa, la voce dei poeti e la sensibilità educativa. Da Giovanni XXIII a Benedetto XVI, emerge come la cura del Creato non sia solo una questione ambientale, ma un atto di giustizia e di pace.

ALESSANDRO MASI

L’opera perfetta.

Vita e morte di Masaccio

Neri Pozza, 2026 pp. 169, euro 21,00

Questo libro è un viaggio nel cuore del Rinascimento che invita a riflettere sull’importanza dell’arte nella nostra vita e sul potere eternante della creatività umana. Masaccio muore a soli ventisei anni e attorno alla sua prematura scomparsa fioriscono subito, in quella primavera del 1428, leggende, dubbi e speculazioni. Ci restano i suoi straordinari capolavori.

ANTONIO SPADARO

A passo d’uomo. Una storia di Gesù con i piedi per terra Marsilio, 2026

pp. 203, euro 19,00

I Vangeli sono una storia in movimento. Il protagonista è un Uomo che si mette in cammino, affrontando acqua, pietra e sabbia: questi elementi entrano in scena come personaggi veri, con cui Gesù e chi lo circonda devono misurarsi. C’è poi un dettaglio fisico, che ricompare come un ritornello, su cui si fissa lo sguardo: i piedi.

GIUSEPPINA MELLACE

Le donne e l’esodo giulianodalmata. Memorie di una storia dimenticata

Mursia, 2026 pp. 232, euro 17,00

Durante l’esilio giuliano-dalmata, dall’armistizio del 1943 fino al dopoguerra, è stato fondamentale e straordinario il ruolo delle donne, che hanno pagato prezzi altissimi e hanno dovuto affrontare esperienze di sradicamento, violenza e resilienza ancora poco conosciute.

ANDREA SEGRÈ

Contro lo spreco.

Cibo, valore, futuro

Treccani, 2026 pp. 132, euro 12,00

Ridurre gli sprechi alimentari è oggi una priorità. Questo libro è una riflessione sul nostro modo di abitare il mondo: racconta oltre venticinque anni di ricerca e azione civile, intrecciando dati, storie e visioni in un percorso che unisce economia e giustizia, conoscenza e responsabilità, scienza e quotidianità.

Basta che sia vero

Molte certezze sul cibo italiano sono solo invenzione, i libri ci aiutano a scoprirle e a capire dove va – o dovrebbe andare – il mondo del vino. Anche a diventare perfette sfogline

Se il mitico e storico programma della Rai (senza numero, all’epoca c’era un solo canale) “Non è mai troppo tardi”, ha insegnato a gran parte degli italiani a leggere e scrivere, alla tv si deve anche il merito di aver “inventato” la cucina italiana. A sostenerlo col supporto di una bella dose di provocazione, ma anche di ricerca e attenta analisi è Alberto Grandi, docente di storia dell’alimentazione a Parma, che va a segno contro il falso patriottismo gastronomico (“gastro-spocchia”, lo definisce). In L’invenzione del cuoco. Contro le bugie degli chef, Grandi dimostra che la storia della cucina italiana è costruita sui miti. E ad averlo fatto, in primo luogo, è stata la tv. Scrive lo storico: “Nell’Italia degli anni Sessanta, mentre è in via di esaurimento il boom economico, il cibo inizia a essere narrato, rappresentato, spettacolarizzato dai media, acquisendo una dimensione simbolica e pian piano un ruolo identitario: in breve gli italiani diventano anche quello che cucinano. In questa narrazione è la televisione a svolgere un ruolo decisivo, allevando schiere di consumatori secondo la leggenda che succulenti piatti regionali costituiscano da sempre il desinare quotidiano nelle poverissime mense dei contadini fino al dopoguerra, addirittura perfezionati e tramandati di madre in figlia”.

Lo stesso Grandi ci offre lo spunto per un altro libro che però, nel caso della famosa cioccolata di Modica, lo smentisce. In DOI, Denominazione di Origine Inventata (un saggio, detto per inciso, che ho molto apprezzato), scriveva che “La storia è meno affascinante di quel che si racconta in modo decisamente bizzarro”. Secondo lui, dare ad Aztechi e ai conquistadores spagnoli del Messico il merito dell’origine della ricetta del cioccolato lavorato a freddo sarebbe pura invenzione. In Europa – sostenne Grandi in quel libro del 2018 – le prime barrette solide di cioccolato sono apparse nel 1847 a Londra e solo più di un secolo dopo, nel 1990, la Dolceria Bonajuto di Modica sarebbe riuscita a creare a freddo l’impasto granuloso con i cristalli di zucchero. L’accusa fu considerata lesa maestà

nella bellissima cittadina barocca in provincia di Ragusa. Adesso arriva in libreria L’antica dolceria Bonajuto di Giovanni Criscione, dottore di ricerca in Storia contemporanea. Guarda caso siamo proprio nel cuore dell’enclave spagnola in Sicilia. Vorrà significare qualcosa? Criscione fa rivivere la “grande storia di una piccola impresa, una fabbrica di cioccolato nata a Modica agli albori dell’Ottocento per iniziativa di Francesco Ignazio Bonajuto e nota oggi come una delle cioccolaterie più antiche d’Italia”.

Chiudiamo il capitolo passato-presente con una intrigante Storia del bar in Italia. Quando nasce ufficialmente il bar in Italia? Cosa lo differenzia da quelli europei e all’americana? Quali cocktail sono nati sui nostri banconi? Qual è stato il periodo di maggior splendore dei nostri locali? Tutte domande alle quali risponde Domenico Maura, che spinto dalla grande passione per il mondo dei bar, dopo meticolose ricerche e interviste, ha messo nero su bianco un vero e proprio viaggio nei bar italiani. Dialogo a cavallo tra storia, filosofia e vino è il saggio Il vino post naturale di Roberto Frega. Autore ben noto e apprezzato in Francia per i suoi stimolanti testi, qui propone un nuovo lessico del vino: quello che va oltre il vino naturale. Il post-naturale – spiega - non è un’etichetta ma un paradigma. Rilegge la tradizione senza idolatrarla, ne raccoglie l’eredità più autentica e la rilancia in un orizzonte in cui scienza e agricoltura dialogano. Il concetto principale non è più l’ideologia del “senza”, ma la qualità agronomica, la complessità dei suoli, la responsabilità ecologica di chi coltiva.

In chiusura un utilissimo e gustoso, letteralmente parlando, manuale per diventare veri maestri della pasta fresca, grazie alle ricette e ai trucchi di Basta che sia pasta. L’autrice è Elena Spisni, sfoglina e food creator seguita sui social da 400 mila persone. Da regalare a figli piccoli e nipoti un altrettanto prezioso volume della dietista Verdiana Ramina che in Viaggio sul pianeta Nutrix guida per mano i piccoli alla scoperta della piramide alimentare, grazie anche alle illustrazioni di Barbara Bongini.

ALBERTO GRANDI

L’invenzione del cuoco Mondadori, 2026

pp. 186, euro 19,00

“L’alimentazione degli italiani è stata segnata dalla scarsità e dalla frammentazione territoriale. Il concetto di ‘cucina italiana’ è un prodotto del Novecento. E lo è non solo per ragioni economiche e sociali, ma soprattutto mediatiche. Posso dire che la cucina italiana è stata inventata dalla televisione a partire dagli anni Sessanta”.

DOMENICO MAURA

Storia del bar in Italia Lswr, 2026

pp. 232, euro 32,90

“È tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento che, sempre di più, i “vecchi” caffè si evolvono nei più “moderni” bar, e a incidere su questo cambiamento lessicale sono sicuramente le maggiori influenze che cominciarono ad arrivare dal mondo anglosassone, in particolare la nascita dei primi American Bar nelle principali città europee”.

ELENA SPISNI

Basta che sia pasta

Mondadori, 2026 pp. 192, euro 24,90

“Fare la pasta è un gesto che può racchiudere mille significati diversi: può essere un modo per ricordare persone care, per passare del tempo in compagnia o con se stessi, per rallentare, rilassarsi o per ritrovare la bellezza nella semplicità”.

GIOVANNI CRISCIONE

L’antica dolceria Bonajuto Rubettino, 2025

pp. 198, euro 16,00

“C’è chi ha fatto la storia del cioccolato, noi ci limitiamo a rappresentarne la preistoria». Con questa frase ci ritagliamo un ruolo che non è in contrasto con i mostri sacri del settore perché noi in fondo eravamo un anello imprescindibile del percorso che aveva fatto il cioccolato in Europa. Questo ci ha dato modo di raccontarci” (Pierpaolo Ruta).

ROBERTO FREGA

Il vino post naturale

Ampelos, 2026

pp. 224, euro 25,00

“Questo libro si rivolge innanzitutto a chi come me sente che il dibattito sul vino è diventato stanco e ripetitivo, spesso autoreferenziale. A chi rifiuta la falsa alternativa tra convenzionale e naturale. A chi crede che il vino sia un prodotto agricolo dotato di uno straordinario contenuto culturale”.

VERDIANA RAMINA

Viaggio nel pianeta Nutrix

Gribaudo, 2025

pp. 64, euro 18,90

“In un angolo lontano dell’universo c’è Nutrix, un pianeta verde e felice dove gli abitanti vivono in armonia con la natura. Ma un giorno un enorme alieno affamato minaccia di inghiottire l’intero pianeta! Per fortuna, cinque giovani eroi dotati di poteri speciali – Flora Fru, Gaia Grano, Leo Pro, Ale Blu e il piccolo Zuki – sono pronti a intervenire”.

IL DESIDERIO DELLE IDEE

Dal 5 al 7 giugno torna Seminare Idee Festival Città di Prato, festival ideato e diretto da Annalisa Fattori e Paola Nobile e promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Prato.

Al centro della seconda edizione ci sarà la parola Desiderio. Il festival inviterà a esplorare il Desiderio nelle sue innumerevoli forme, con conferenze, letture, dialoghi, incontri e spettacoli – tutti gratuiti - diffusi nel centro storico di Prato; non mancheranno attività e laboratori dedicati a giovani e giovanissimi, nella sezione Seminare Idee Kids. “Indagare le sfumature del desiderio significa anche imparare a riconoscerlo. Non c’è una parola più astratta e nello stesso tempo più concreta. Il desiderio si veste di simboli, che sia un modello ideale di vita, o la spinta verso una forma di conoscenza più alta, verso il progresso che oggi ci porta a creare stazioni spaziali. Al desiderio possiamo sacrificare tutto e forse perdere tutto, ma significherà in ogni caso che siamo vivi”, dichiarano Annalisa Fattori e Paola Nobile. www.seminareideefestival.it

Premio Lettera

D’Amore a Napoli

Dopo il successo della prima edizione, torna il Premio Lettera d’amore a Napoli, promosso da IoCiSto e AbruzziAMOci, realtà che da vent’anni organizza il Premio nazionale “Lettera d’amore” e gestisce il Museo delle Lettere d’Amore di Torrevecchia Teatina (Chieti). L’iniziativa è realizzata in collaborazione con l’Assessorato al Turismo e alle Attività Produttive del Comune di Napoli. Tra le novità di quest’anno, una nuova sezione dedicata ai 100 anni del Napoli Calcio. Come ci dice lo scrittore Maurizio de Giovanni e presidente del premio: “Napoli è una città che non appartiene soltanto a chi ci nasce. Appartiene a chi la sceglie, a chi la scopre, a chi la porta dentro anche dopo averla lasciata. Io lo dico sempre, non è solo un luogo fisico ma un sentimento. Scrivere una lettera d’amore a Napoli significa fermarsi un momento e riconoscere ciò che questa città ha acceso in noi: meraviglia, rabbia, orgoglio, nostalgia, gratitudine. Quest’anno poi, nel centenario della squadra, il Premio introduce una novità a me molto cara, che racconta un altro volto di questo sentimento: la possibilità di scrivere una lettera al Napoli Calcio. Perché il Napoli non è soltanto una squadra. È un simbolo che unisce chi vive qui, chi è partito, ma anche chi napoletano non è e si è lasciato conquistare da questa energia irripetibile. Allo stadio come nelle strade, il calcio diventa linguaggio comune, racconto collettivo, appartenenza. Mettere questo amore su carta significa dichiararlo, condividerlo e trasformarlo in memoria. E ogni memoria condivisa diventa, in fondo, una piccola storia di comunità”. Un’altra novità di questa edizione è la possibilità per tutti i concorrenti che lo chiederanno, di partecipare nell’ambito dell’Officina delle Parole, al workshop di scrittura guidato da Enza Alfano di IoCiSto, dedicato allo stile epistolare. Le opere possono essere inviate fino al 20 maggio, mentre la premiazione è prevista il 1° agosto, nel giorno del compleanno del Napoli Calcio. www.iocistolibreria.it - www.comune.napoli.it - www.museoletteradamore.it

Immagina Di Essere

Altro

Fondata a Roma nel 2016 da Claudia Cintio e Marco D’Abbruzzi, la casa editrice si è specializzata nella narrativa fantastica e speculativa, pubblicando fantasy, fantascienza e distopie scritte da autrici e autori italiani.

In dieci anni I.D.E.A. ha costruito un catalogo di oltre quaranta titoli e una community di lettori molto attiva, gli “iders”, che seguono e sostengono il progetto editoriale. Alla base del lavoro della casa editrice c’è una visione precisa: la narrativa fantastica non è solo evasione, ma uno strumento per riflettere sul nostro presente e immaginare il futuro. “L’editoria non è un settore semplice”, spiegano Marco e Claudia, “ma con costanza, passione e professionalità si possono superare anche gli ostacoli più difficili”. Il percorso di I.D.E.A. ha preso forma negli anni anche grazie al rapporto diretto con autori e lettori, elemento che l’ha resa un punto di riferimento per molti appassionati del fantastico italiano. I festeggiamenti sono già iniziati, ma ci saranno molte sorprese per gli iders al Salone del Libro di Torino. www.immaginadiesserealtro.it

PREMIO TRIBÙK

DELLE LIBRERIE

Al via l’edizione 2027 del Premio Tribùk delle Librerie, riconoscimento che valorizza il ruolo di libraie e librai nella promozione della lettura e della bibliodiversità. Organizzato dall’Associazione Tribùk con Etica SGR (Gruppo Banca Etica), il Premio è stato presentato a marzo ad Abano Terme in occasione di Tribùk. Incontri tra editori e librai.

Ciascun editore iscritto alla manifestazione potrà candidare un solo titolo pubblicato nel 2026, scegliendo fra tre categorie: narrativa, non fiction, libri per bambini e ragazzi (0-13 anni). Le candidature saranno accolte dal 30 settembre al 1° dicembre 2026. Entro il 15 febbraio 2027, la Giuria di Selezione annuncerà le shortlist dei finalisti. I vincitori saranno scelti attraverso uno scrutinio pubblico dalla giuria del premio, composta da tutti i librai e le libraie che parteciperanno alla nuova edizione del concorso nel 2027. www.tribuk.it

Mondi Incantati: 30 racconti fantastici e una storia

d’amore

È uscita l’antologia speciale che celebra il trentennale del Trofeo RiLL: tra i più importanti premi letterari dedicati alle storie brevi di fantasy, fantascienza, horror. Al concorso, curato dall’associazione RiLL dal 1994, partecipano oltre 350 racconti all’anno. Il libro propone insieme tutti i racconti primi classificati: un viaggio a 360 gradi nell’immaginario fantastico, attraverso le storie che, anno dopo anno, hanno fatto la storia del Trofeo RiLL. È interessante notare l’evoluzione, in un arco di tempo lungo trent’anni, nella vita degli autori: c’è chi come Luigi Musolino è arrivato con i suoi racconti horror negli USA e in diversi paesi europei, chi è diventato professore universitario di Storia Economica (Guido Alfani), e chi ha “usato” il Trofeo RiLL come punto di partenza per pubblicare romanzi fantasy e di fantascienza (Nicola Catellani, Maurizio Ferrero, Laura Silvestri, Valentino Poppi) o per diventare una colonna portante della Sergio Bonelli Editore (Luca Barbieri). La storia del Trofeo RiLL è lunga, e merita certamente di essere approfondita. www.rill.it

NASCE IL GRUPPO PAP

Marco Saya Edizioni, fondate da Marco Saya a Milano nel 2012, cambia gestione ed entra nel Gruppo PAP di Elena Mearini, già proprietaria della Piccola Accademia di Poesia di Milano. Il Gruppo PAP si propone, quindi, come un luogo dove la poesia viene praticata, discussa e trasformata in libro. La direzione editoriale è affidata ad Antonio Bux, e le sostanziali novità riguardano la creazione di collane ex novo, del sito, il rafforzamento della promozione e della distribuzione e l’interazione con l’Accademia. Faranno parte del nuovo catalogo ben sei collane: Conseguito silenzio, che ospiterà riedizioni di libri da tempo fuori commercio di autori già piuttosto noti; Di soglia in soglia, destinata invece a inediti di voci già consolidate; Svolta del respiro, dove saranno accolte voci mature di poeti non più giovanissimi; Microliti, incentrata su quelle scritture tendenzialmente di ricerca; Luce coatta riservata a giovanissime voci e ad esordienti; infine PAP, dove saranno pubblicate le opere degli allievi più meritevoli dell’Accademia di Poesia.

Lonely Planet UlisseFest: Elogio della fuga

Sarà ancora una volta una città di mare a ospitare UlisseFest che nel 2026 approderà a Genova, rafforzando una partnership nata a partire dallo scorso anno con il riconoscimento della città ligure come unica destinazione italiana nella prestigiosa classifica Best in Travel di Lonely Planet.

Elogio della fuga è il filo conduttore scelto per la IX edizione del “Lonely Planet UlisseFest – La festa del viaggio”, in programma a Genova da venerdì 10 a domenica 12 luglio 2026. Un invito a vivere l’esperienza come impulso creativo, come movimento che nasce dal desiderio di trasformare sé stessi e il proprio sguardo sul mondo.

Per tre giorni Genova diventerà il punto d’incontro per viaggiatori, scrittori, blogger, fotografi, giornalisti e artisti. La città ligure, con il suo porto storico affacciato sul Mediterraneo e i suoi vicoli che hanno visto transitare mercanti e culture da ogni angolo del mondo, rappresenta la cornice ideale per celebrare l’incontro tra culture e la scoperta di nuovi orizzonti.

“Trasformeremo Genova in una mappa viva di storie, suoni e visioni”, commenta Angelo Pittro, Direttore di Lonely Planet Italia. “In una città che da secoli guarda il mare come promessa di altrove, celebreremo l’elogio della fuga: non come semplice evasione, ma come slancio, curiosità, bisogno di cambiare prospettiva. Scrittori, artisti, viaggiatori e musicisti dialogheranno con il pubblico in un continuo scambio tra parole, musica e sguardi sul mondo. UlisseFest è un invito a partire per incontrare l’altro, interrogare noi stessi e comprendere il mondo in cui viviamo”.

Il programma, come da tradizione, proporrà incontri, reading, spettacoli, film, concerti e dj set che animeranno tre intense giornate.

UlisseFest (www.ulissefest.it) è il festival di Lonely Planet organizzato dalla casa editrice EDT, partner unico di Lonely Planet in Italia, che da oltre trent’anni pubblica le celebri guide e contenuti di viaggio.

IN CASA LES FLÂNEURS NASCE PICAFLOR

In spagnolo la parola “picaflor” indica il colibrì, volatile per eccellenza dell’America latina, che incarna un ossimoro di forza e delicatezza. Ma Picaflor è anche il nome della nuova collana targata Les Flâneurs Edizioni, una raccolta principalmente dedicata alla letteratura contemporanea latinoamericana. Diretta dalla scrittrice, traduttrice e antropologa culturale Lucia Cupertino, la collana Picaflor nasce per far conoscere la diversità delle voci del mondo ispanoamericano di oggi. “La nostra intenzione – spiegano la direttrice e gli editori, Alessio Rega e Annachiara Biancardino – è quella di traghettare i lettori di lingua italiana alla scoperta (o riscoperta) del mondo ispanoamericano e, di riflesso, pensare con maggiore profondità anche al senso della nostra vita e al contesto in cui è immersa”. Primo titolo di questa nuova collana, uscito lo scorso 20 febbraio, è stato L’uomo che parlava di Marlon Brando di John Jairo Junieles, un romanzo affascinante che intreccia cinema, memoria e avventura tra Marlon Brando e la Cartagena degli anni ’60.

Concorso Letterario Nazionale “Riccardo Edizioni”

La casa editrice Riccardo Edizioni promuove il Concorso Letterario Nazionale “Riccardo Edizioni”, rivolto ad autori maggiorenni che desiderano presentare opere inedite in lingua italiana. Il concorso si articola in cinque sezioni: Narrativa contemporanea/letteraria, Romanzo storico, Romance, Thriller/ Noir e Fantasy. Ogni autore può partecipare con una sola opera per sezione. Il termine per l’invio delle opere è fissato al 17 settembre 2026. La cerimonia di premiazione si terrà il 17 ottobre 2026 a Reggio Emilia, presso la Sala Grasselli in piazza della Vittoria 3. I vincitori di ciascuna sezione vedranno la pubblicazione della propria opera con Riccardo Edizioni, comprensiva di editing, realizzazione della copertina, promozione e distribuzione. Le opere saranno inoltre promosse online e sui canali editoriali della casa editrice. Per partecipare è necessario inviare l’opera in Word o PDF: concorsoletterario@riccardoedizioni.it. Il regolamento completo e la scheda di iscrizione sono disponibili sul sito ufficiale della casa editrice. www.riccardoedizioni.it

ARCHIVISSIMA

La nona edizione di Archivissima, festival dedicato alla promozione e alla valorizzazione dei patrimoni archivistici –ideato da Promemoria Group e organizzato dall’associazione culturale Archivissima APS – si svolgerà a Torino dal 4 al 7 giugno. Tema di questa nuova edizione è Quello che non c’è: un modo per indicare l’immenso patrimonio d’archivio sommerso, in quanto conservato e ancora da esplorare o custodito, ma anche il patrimonio d’archivio che non è stato conservato, perché può o deve ancora essere raccontato, ricostruito, reinventato. Tra le novità di questa edizione ci saranno i Premi di Archivissima. Oltre alle categorie di contenuto (video, racconto delle scuole, podcast), si aggiungeranno alcuni riconoscimenti speciali, tra cui: il premio in collaborazione con la Direzione generale Archivi, dedicato al miglior progetto di valorizzazione presentato da un Archivio di Stato e il premio in collaborazione con l’Heritage Label Bureau, assegnato all’archivio che meglio interpreterà il tema in relazione ai valori alla base dell’Unione Europea. www.archivissima.it

Bologna accende la fantasia e fa brillare i libri per ragazzi

Dal 13 al 16 aprile BolognaFiere ospita la 63ª edizione della Bologna Children’s Book Fair insieme a BolognaBookplus e Bologna licensing Trade Fair/Kids. Mostre, anniversari, grandi ospiti e la Norvegia paese d’Onore, trasformano la città in un laboratorio internazionale di editoria, illustrazione e creatività per l’infanzia

Bologna torna a essere la capitale mondiale dell’editoria per ragazzi con la 63ª edizione della Bologna Children’s Book Fair (BCBF), appuntamento di riferimento internazionale per editori, autori, illustratori, agenti letterari e professionisti del settore. Nei padiglioni di BolognaFiere si incontreranno operatori provenienti da ogni parte del mondo per quattro giorni di scambi di diritti, presentazioni editoriali e confronto sulle nuove tendenze del mercato.

Accanto alla manifestazione tornano anche BolognaBookPlus (BBPlus), la sezione dedicata all’editoria generalista sviluppata in collaborazione con l’Associazione Italiana Editori, e Bologna Licensing Trade Fair/Kids (BLTF/Kids), lo spazio fieristico dedicato al licensing e ai marchi destinati al pubblico più giovane. Tra gli eventi più attesi, la mostra Eccellenze Italiane. I Vestiti Nuovi di Pinocchio, omaggio al personaggio di Collodi. Con catalogo Giunti, espone 50 illustrazioni: 25 di autori affermati e 25 di giovani talenti scelti tra oltre 600 candidati. Curata da Giannino Stoppani e Accademia Drosselmeier, sarà all’International Bookshop e poi in tour internazionale.

Il 2026 segna anche il 60° anniversario della storica Mostra Illustratori e, in parallelo, sarà presentata la mostra personale dell’illustratrice iraniana Noushin Sadeghian, autrice della copertina dell’Illustrators Annual e vincitrice del Grand Prix 2025 della Biennale di Illustrazione di Bratislava. 45 opere, di cui 15 inedite, raccontano un linguaggio visivo essenziale fatto di

ritmo, silenzio e atmosfere evocative. Dopo il successo della prima edizione torna anche il Poetry Corner, spazio dedicato alla poesia nei libri per l’infanzia con un fitto calendario di workshop, panel e presentazioni su nuovi linguaggi narrativi, strategie editoriali e opportunità del mercato globale.

La fiera sarà anche l’occasione per celebrare numerosi anniversari significativi: tra questi, gli 80 anni della Repubblica italiana, i 200 dalla nascita di Carlo Collodi, i 150 dalla nascita di Jack London e i 50 dalla morte di Agatha Christie. Anche alcune case editrici festeggiano traguardi importanti: Gribaudo raggiunge i cinquant’anni di attività, mentre Orecchio Acerbo e Uppa celebrano venticinque anni di storia editoriale.

Come da tradizione, la manifestazione offre un ricco programma di eventi in città e nell’area metropolitana. Gli appuntamenti, raccolti nei progetti “BOOM! Crescere nei libri” e “OFF FAIR”, coinvolgeranno librerie, biblioteche, teatri e spazi culturali. Tra gli eventi più attesi spicca il tour italiano dell’artista Hervé Tullet, che debutta a Bologna con lo spettacolo “Chiacchiere a colori”, un incontro creativo in cui il dialogo con l’autore è affidato direttamente ai bambini. Solo in scena, Hervé Tullet svela i suoi segreti, le ispirazioni artistiche e i ‘trucchi’ del mestiere in uno spettacolo realizzato con la collaborazione di Edizioni Erickson, Franco Cosimo Panini e Il Saggiatore.

A Bologna ci sarà anche l’occasione per complimentarsi con Sam Taplin, nuovo Direttore Editoriale di Usborne, che proprio qui debutterà nel suo nuovo ruolo dopo tanti anni da autore prolifico, durante i quali ha saputo parlare ai lettori più giovani con intelligenza e ironia, oltre ad aver contribuito in modo decisivo allo sviluppo del catalogo Usborne: sua infatti l’dea della collana bestseller Libri Tattili Sonori.

Sempre in città sarà allestita la mostra “Designing Knowledge: Marie Neurath’s Isotype Books for Children”, ospitata al Padiglione de l’Esprit Nouveau. L’esposizione, organizzata da Quinto Quarto in collaborazione con BCBF e l’Università di Reading, riscopre il lavoro dell’illustratrice austriaca Marie Neurath, pioniera dell’infografica e della divulgazione scientifica per l’infanzia. Il suo metodo visivo, capa-

ce di trasformare concetti complessi in immagini immediate e universali, rappresenta ancora oggi un modello di comunicazione chiaro e accessibile.

Tra gli ospiti più attesi molti i nomi di spicco della cultura e narrativa contemporanea: Alessandro Barbero, Gianrico Carofiglio, Mac Barnett, Nicola Gratteri, Bianca Pitzorno, Timothée de Fombelle e lo stesso Hervé Tullet, non sono che alcuni.

Paese Ospite d’Onore per l’edizione 2026 sarà la Norvegia che porterà in fiera il programma “What if?”, un invito a immaginare nuove possibilità creative. Il motto riflette lo spirito della letteratura norvegese per l’infanzia, fondata su libertà artistica, immaginazione e rispetto per lo sguardo dei bambini. Una mostra omonima con 49 artisti selezionati da una giuria di illustratori norvegesi, accompagnata da incontri e conferenze, offrirà una panoramica sulla vitalità della scena editoriale del Paese.

Una vitalità che si riflette anche nella proposta delle diverse case editrici, sempre entusiaste di partecipare alla vetrina più stimolante del settore.

Sempre molto attiva, Carthusia presenterà il suo Silent Book “Contest 2026 – Gianni De Conno Award” con l’inaugurazione della mostra dei finalisti, visitabile per tutta la durata della fiera. Tra le novità presentate: Cantando con gli occhi di Angelo Ruta, con i testi delle canzoni di Francesco De Gregori, Mia mamma è un dinosauro di Riccardo Francaviglia e Margherita Sgarlata, Ali di carta di Giorgia Zanin, con percorso narrativo di Marco Sergio Erculiani e Il mio cortile è bellissimo di Alessia Roselli, storia di un cortile

in un grigio caseggiato di periferia che, grazie all’immaginazione irrefrenabile dei due protagonisti, diventa lo scenario di grandi avventure e giornate indimenticabili.

È un altro cantante, Fabio Concato, l’autore di Fiore di Maggio (Einaudi Ragazzi), meraviglioso album illustrato ispirato a una delle canzoni più amate della musica italiana, mentre il dolcissimo Verso casa, scritto e illustrato da Simon Howe (Emme Edizioni) è la storia delicata sul legame tra padre e figlio, per parlare ai bambini di crescita e affetto.

Si parla di mettere nuove radici nel libro di Cornelia Funke Il regno Verde (Giunti), storia di Caspia che si trasferisce a Brooklyn per le vacanze estive e che, grazie ad una serie di lettere segrete risalenti agli anni ’50 tra enigmi, indovinelli botanici e misteri da svelare troverà il coraggio di mettere nuove radici.

È di Lucy Maud Montgomery, celebre autrice di Anna dai capelli rossi, il libro proposto da Bompiani Magia per Marigold, romanzo nato dall’espansione di quattro racconti collegati che l’autrice aveva scritto e pubblicato originariamente nel 1925.

Piccoli gesti quotidiani che, silenziosamente, costruiscono le nostre storie: Stessa ora, momenti diversi di Seong Hye (Pane e Sale edizioni) è una celebrazione del tempo che scorre e della vita nella sua dimensione più autentica. Nello stesso istante, nel mondo, accadono esperienze opposte e complementari: qualcuno accoglie una nuova vita, qualcun altro saluta la fine di un percorso; c’è chi scopre un amore e chi si prepara a un addio; chi guarda

al futuro con speranza e chi al passato con nostalgia. Un solo secondo può essere ordinario o decisivo, irrilevante o capace di cambiare tutto. Questo libro ci invita a fermarci e osservare, a riconoscere la bellezza nascosta nei piccoli gesti quotidiani, nelle scelte, negli incontri e nelle coincidenze che si intrecciano nello stesso momento, ma in luoghi e vite diverse.

Allo stesso modo Dall’altra parte di Laurence Fugier è una storia di gesti essenziali, nei quali è racchiuso un significato profondo: un muro divide due paesi e due bambini. Non si vedono, non si conoscono ma iniziano un semplice gioco: lanciarsi la palla da parte all’altra del muro. Non possono parlarsi – d’altronde parlano lingue diverse – ma trovano un modo per comunicare. Quando uno dei due disegna il proprio volto su un lato della palla, nasce un dialogo silenzioso, capace di superare le barriere.

Che vita sarebbe senza libri? Nel cuore del bosco, un gruppo di animali trova un oggetto misterioso: un libro. Nessuno sa a cosa serva, finché il Gufo, il più saggio tra loro, decide di aprirlo e leggerlo ad alta voce. Da quel momento, tutto cambia: le parole diventano immagini, i suoni si trasformano in emozioni, e gli animali scoprono che dentro le pagine si nasconde un mondo infinito di storie. E, una volta

scoperta la magia della lettura, non potranno più farne a meno (Una casa per tutti di Luca Tortolini, Emme edizioni)

Babalibri presenta Joe-Todd Stanton con Il piccolo Robot, storia di un robottino che sperimenta l’abbandono, la via dei ricordi e la luminosa rinascita di chi ha perso la speranza di un posto nel mondo, e Kristien Aertssen, con Berinie e Bibi, ci regala la felice originalità di uno stile vivace che accompagna le vicende di una volpe che nelle uova ha sempre visto una frittata, fino a quando da un uovo spunta il suo primo vero amico.

Senza dimenticare Ascoltami quando penso di Sara Gomel: il nuovo titolo della collana di saggistica “Babalibri Educazioni” che, accompagnato da un saggio di Franco Lorenzoni, indaga il ricchissimo e sorprendente legame tra filosofia, albo illustrato, bambine e bambini.

Si intitola Accendere i fuochi. Manuale di lotta e gentilezza (Mondadori) il libro di Gianfranco Carofiglio, per la prima volta alla BCBF: “Accendere un fuoco significa anche questo: imparare a vedere. Vedere chi normalmente non viene visto, ascoltare chi di solito non viene ascoltato, riconoscere l’esistenza di chi si sente trasparente. Perché il primo atto di ogni cambiamento è accorgersi di qualcosa; soprattutto: accorgersi di qualcuno”.

Trentacinque anni fa prendeva avvio una straordinaria avventura editoriale: Mondadori inaugurava la collana “Contemporanea” con Ascolta il mio cuore di Bianca Pitzorno, un romanzo dal successo intramontabile, che ha accompagnato migliaia di giovani lettori. Per festeggiare l’anniversario, alla BCBF la collana si presenta con una nuova veste grafica e Mondadori la celebra insieme ad alcune delle voci che, con parole e immagini, l’hanno resa così rilevante in questi anni.

Ricchissima la proposta Feltrinelli a cominciare da Massimo Polidoro con I fantasmi di Sherlock. Le indagini da brivido di Watson e Holmes, una raccolta di casi in cui Sherlock Holmes e il dottor Watson si muovono tra sedute spiritiche, fenomeni paranormali e presenze misteriose, e da Angelo Mozzillo con il giro del mondo di Topo Caciotta, fino a Lorenzo Piccolo e Il mondo che non c’è, che narra la forza di inventare nuovi mondi quando quello che ci circonda sembra troppo stretto.

“Grazie di avermi ascoltata. Di aver-

mi vista. Di avermi inclusa”. Comincia così Melody di Sharon M. Draper, una storia piena di ironia, coraggio e speranza, un bestseller che è già diventato un film.

È una dichiarazione d’amore alla Costituzione Italiana quella di Walter Veltroni con Francesco Clementi: La più bella del mondo contiene i 12 principi della Costituzione narrati attraverso le storie di dodici bambini (Universale Economica Feltrinelli Ragazzi).

Non può mancare Andy Lee con il suo Non aprite questo libro (Gribaudo), che questa volta Puzza: il decimo volume di una serie che, dal 2018, non smette di divertire bambini e adulti.

Occhi puntati su Cecilia Randall e il suo Kitsune 2, Il Potere della Volpe, un romanzo ispirato alla mitologia giapponese con un protagonista adolescente.

È un libro interattivo per i più piccoli Scuoti l’albero delle mele (Nico Sternbaum, Gribaudo) in cui ogni pagina è una piccola missione da compiere con le proprie mani, tra risate e sorprese.

Sempre per i più piccoli ecco la serie limitata di Lupetto (Gribaudo) di Orianne Lallemand e Éléonore Thuillie per i 50 anni della casa editrice ed i nuovi Il Lupo che voleva fare i trucchi di magia e Il Lupo che non voleva più camminare.

Mente per i più grandi Gribaudo propone Burning Crow, un nuovo romantasy con draghi, magia e amori proibiti ad opera di Marie Niehoff, già autrice della dilogia La sposa di sangue, e I guardiani della memoria di Nicola Lucchi, che si chiede perché la storia si ripeta nei secoli in corsi e ricorsi, e l’umanità ricada sempre negli stessi errori e non impara dal passato.

Che cosa succede dopo che l’eroe ha vinto e conquistato il regno? È la domanda che si pone F.T. Lukens in So This Is Ever After - Per sempre felici e contenti (Gribaudo), fantasy romantico, ironico, fuori dagli schemi, divertente e profondamente umano, una storia di formazione che gioca con gli archetipi del genere.

Ed è così che con il suo intreccio tra storie e innovazione, la Bologna Children’s Book Fair si conferma ancora una volta un osservatorio privilegiato sulle trasformazioni dell’editoria per ragazzi oltre che uno dei luoghi in cui le storie nascono e le immagini si apprestano ad accompagnare le nuove generazioni di lettori.

Anna Llenas: il colore delle emozioni

la scrittrice e illustratrice catalana ci ha regalato una serie di successi grazie ai suoi lavori: con I colori delle emozioni (Gribaudo) ha insegnato a milioni di bambini – e anche agli adulti – che i sentimenti possono essere riconosciuti, nominati e accolti. in questa intervista ci racconta come nasce un libro capace di parlare al cuore

Ci sono libri che si leggono e poi si ripongono sullo scaffale. E poi ci sono libri che diventano strumenti, compagni di crescita, piccoli alfabeti emotivi capaci di entrare nella vita quotidiana di bambini, genitori e insegnanti. I colori delle emozioni è uno di questi.

Pubblicato per la prima volta in Spagna nel 2012 e in Italia nel 2014, l’albo illustrato di Anna Llenas ha attraversato lingue, culture e generazioni trasformandosi in un vero fenomeno editoriale internazionale. La sua forza è disarmante nella semplicità: un piccolo mostro confuso, emozioni che si aggrovigliano e una bambina che lo aiuta a rimettere ordine, separando sentimenti e colori. La rabbia diventa rosso fuoco, la tristezza blu come la pioggia, la gioia esplode in un giallo luminoso. Un gesto narrativo semplice che però tocca qualcosa di universale: il bisogno di riconoscere ciò che proviamo.

Illustratrice e designer di formazione, Llenas ha costruito uno stile immediatamente riconoscibile fatto di collage, texture materiche e disegni che sembrano usciti direttamente da un quaderno di appunti emotivi. Nei suoi libri l’estetica non è mai solo decorazione: è un linguaggio che traduce sensazioni complesse in immagini accessibili, capaci di parlare anche ai lettori più piccoli.

Non sorprende quindi che I colori delle emozioni sia diventato uno strumento utilizzato nelle scuole, nei percorsi educativi e perfino in ambito terapeutico. In un’epoca in cui l’educazione emotiva è sempre più centrale, il “mostro dei colori” è riuscito a fare qualcosa di raro: trasformare un con-

ANNA GArBAGNA
ANNA LLENAS

cetto astratto in un’esperienza concreta, giocosa e condivisa.

Ma da dove nasce questa idea? Come si costruisce un libro capace di parlare contemporaneamente ai bambini e agli adulti? E qual è il rapporto tra arte, emozioni e infanzia nel lavoro di Anna Llenas?

Lo abbiamo chiesto direttamente a lei. In questa intervista l’autrice ci accompagna dietro le quinte del suo libro più amato e nel suo modo di guardare – e colorare – il mondo delle emozioni. Il suo bestseller Il mostro dei colori (pubblicato in Italia da Gribaudo con il titolo I colori delle emozioni) è diventato un punto di riferimento per l’educazione emotiva perché aiuta i bambini a capire come riconoscere le proprie emozioni. Come nasce e quali pensa siano le ragioni del suo successo ancora oggi a oltre dieci anni dalla sua prima pubblicazione?

I colori delle emozioni è nato dalla necessità di dare forma — attraverso immagini e parole — a qualcosa di profondamente umano: le emozioni. Spesso proviamo sensazioni che non sappiamo spiegare e, soprattutto durante l’infanzia, a volte è difficile capire cosa stia accadendo dentro di noi. Attraverso un linguaggio semplice, il libro vuole aiutare i lettori a riconoscere, descrivere e mettere un po’ d’ordine in questo mondo interiore.

Il personaggio è comparso nella mia mente in modo piuttosto naturale e spontaneo e i colori sono diventati un metodo visivo per rappresentare quel “groviglio” emotivo: una metafora chiara e accessibile.

Credo che il libro resti attuale perché le emozioni non passano mai di

moda. Tutti proviamo emozioni, a qualsiasi età e a qualsiasi cultura apparteniamo. Negli ultimi anni siamo diventati più consapevoli dell’importanza dell’educazione emotiva, ma abbiamo ancora bisogno di strumenti che ci aiutino a parlarne in modo naturale. Il libro offre un punto di partenza per aprire questa conversazione, sia a casa sia a scuola. E quando riusciamo a dare un nome a ciò che sentiamo, qualcosa dentro di noi comincia a trovare equilibrio.

Come si sviluppa il Suo processo creativo? Lavora prima sulle immagini e poi aggiunge il testo o viceversa?

Nel mio caso, testo e immagine sono strettamente connessi. Non esiste un ordine preciso. A volte è un’immagine a nascere per prima e a suggerire un’idea, altre volte è una frase che appare e chiede di essere disegnata. Mi muovo continuamente avanti e indietro tra i due.

Per me, l’immagine ha una grande forza e si percepisce in modo immediato, mentre il testo aiuta a chiarire o a dare significato a ciò che potrebbe non essere immediatamente visibile. Si tratta di un dialogo continuo tra questi due linguaggi. E quando trovano il loro equilibrio, so che il libro sta cominciando a prendere forma. Che cosa l’ha portata ad affrontare il tema dell’autostima nel Suo libro Il gioiello dentro me?

Nel libro Il gioiello dentro me ho voluto parlare di ciò che ci sostiene dall’interno. Spesso cerchiamo fuori da noi riconoscimento o approvazione, eppure c’è una parte essenziale di noi che è già presente e ha bisogno di essere ricordata e custodita.

Il libro presenta questo gioiello come una metafora della nostra essenza. Quando ci riconnettiamo ad essa, l’autostima diventa meno dipendente dalle circostanze esterne e si trasforma in una base più stabile. È stato un modo per parlare di vulnerabilità e valore personale attraverso un linguaggio simbolico e accessibile.

Lei è anche psicoterapeuta dell’arte e specialista in educazione emotiva: scopo del suo lavoro è quello di approfondire le emozioni attraverso l’arte. A chi si ispira e come è nata questa sua professione? Quale valore ha per lei la lettura?

Sono sempre stata interessata a due cose: l’arte e il mondo interiore — ciò che accade dentro di noi, ciò che non si vede ma ci tocca profondamente. A un certo punto ho capito che non erano percorsi separati e che l’arte poteva diventare un modo per esplorare questo territorio invisibile e dargli forma.

Mi ispira tutto ciò che aiuta a rendere visibile il mondo interiore: la creatività, il gioco, la sensibilità e le persone che lavorano con rispetto e consapevolezza.

Per me, la lettura è uno spazio intimo in grado di portare una trasformazione. Ci permette di entrare in altri mondi e, allo stesso tempo, di comprendere più a fondo il nostro. È un modo per sentirci accompagnati e ampliare la nostra prospettiva.

A quale nuovo progetto sta lavorando?

In questo momento sto lavorando a un progetto che apre un nuovo capitolo del mio percorso. Dopo molti anni in cui ho scritto principalmente per bambini, sento il bisogno di rivolgermi anche a un pubblico adulto. Continuerò a esplorare il mondo emotivo, ma da una prospettiva più ampia e riflessiva. Per me si tratta di un’evoluzione naturale del cammino che ho seguito finora.

Anna, se oggi fosse una bambina, quali libri leggerebbe?

Leggerei libri che alimentano la mia immaginazione e, allo stesso tempo, mi aiutano a comprendere ciò che sento. Storie con personaggi coraggiosi e sensibili, che non nascondono le proprie emozioni. Mi piacerebbe anche leggere libri che parlano di diversità e di differenze, e che mostrano che esistono molti modi di essere e di vivere nel mondo. I libri che ci fanno sentire visti sono quelli che lasciano un segno duraturo.

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