PROGRAMMAPROGRAMMA PROGRAMMAPROGRAMMA PROGRAMMAPROGRAMMA PROGRAMMAPROGRAMMA PROGRAMMAPROGRAMMA 17-18-19 MAGGIO ELEZIONI UNIVERSITARIE PROGRAMMAPROGRAMMA PROGRAMMAPROGRAMMA PROGRAMMAPROGRAMMA VOTA SINISTRA UNIVERSITARIA PROGRAMMAPROGRAMMA PROGRAMMAPROGRAMMA PROGRAMMAPROGRAMMA PROGRAMMAPROGRAMMA PROGRAMMAPROGRAMMA PROGRAMMAPROGRAMMA
PROGRAMMA
LASCIA IL SEGNO
SINISTRAUNIVERSITARIA SINISTRAUNIVERSITARIA SINISTRAUNIVERSITARIA SINISTRAUNIVERSITARIA SINISTRAUNIVERSITARIA SINISTRAUNIVERSITARIA SINISTRAUNIVERSITARIA DIRITTO ALLO STUDIO E DIRITTO ALLA CASA SINISTRAUNIVERSITARIA PARITÀ DI GENERE E INCLUSIVITÀ SINISTRAUNIVERSITARIA MOBILITÀ E SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE SINISTRAUNIVERSITARIA DIDATTICA E INTERNAZIONALIZZAZIONE SINISTRAUNIVERSITARIA SINISTRAUNIVERSITARIA CITTADINANZA STUDENTESCA SINISTRAUNIVERSITARIA SINISTRAUNIVERSITARIA
50 PUNTI PER
#LASCIAREILSEGNO
SINISTRAUNIVERSITARIA SINISTRAUNIVERSITARIA SINISTRAUNIVERSITARIA SINISTRAUNIVERSITARIA DIRITTO ALLO STUDIO E DIRITTO ALLA CASA
2. NUOVO CANONE CONCORDATO PER STUDENTЗ
SINISTRAUNIVERSITARIA SINISTRAUNIVERSITARIA SINISTRAUNIVERSITARIA
PARITA' DI GENERE E INCLUSIVITA'
21. CARRIERE ALIAS: PORTIAMO LA PROPOSTA A LIVELLO NAZIONALE
SINISTRAUNIVERSITARIA SINISTRAUNIVERSITARIA SINISTRAUNIVERSITARIA MOBILITÀ E SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE
28. INSTALLAZIONE EROGATORI D'ACQUA, STOP ALLE PLASTICHE MONOUSO E POTENZIAMENTO RACCOLTA DIFFERENZIATA
SINISTRAUNIVERSITARIA SINISTRAUNIVERSITARIA DIDATTICA E INTERNALIZZAZIONE
SINISTRAUNIVERSITARIA SINISTRAUNIVERSITARIA SINISTRAUNIVERSITARIA
CITTADINANZA STUDENTESCA
CHI SIAMO? Sinistra Universitaria è un’associazione studentesca saldamente ancorata ai valori della sinistra democratica e progressista : la giustizia sociale, la sostenibilità ambientale, il riconoscimento e l’adesione alla Costituzione, la lotta per l’uguaglianza di genere e per l’autodeterminazione di ogni individuo tracciano il nostro orizzonte valoriale. A questi principi e obiettivi fondamentali si aggiunge un fattore ulteriore, l’inclusività: la pluralità di sensibilità politiche presenti all’interno dell’associazione si è sempre dimostrata una risorsa inestimabile ai fini dell’elaborazione politica del gruppo, apportando elementi nuovi nell’ottica di un dialogo costruttivo che non si è mai adagiato su facili posizioni aprioristiche. L’obiettivo fondante dell’associazione è l’attività di rappresentanza studentesca all’interno degli Organi Accademici, concepita come lo strumento fondamentale per far valere le istanze della comunità studentesca a tutti i suoi livelli : Consiglio di Corso, Consiglio di Dipartimento, Consiglio degli Studenti e Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari. Non intendiamo l’attività di rappresentanza come impegno esclusivo del singolo, ma come impegno di un singolo a rappresentanza di una comunità e di un gruppo con cui condivide valori e obiettivi, che lo sostiene e contribuisce al suo lavoro. Fermi nella convinzione che l’attivismo debba dare risposte concrete alle istanze di cui si fa interprete, come Sinistra Universitaria riconosciamo nelle istituzioni cittadine e regionali canali imprescindibili di dialogo per affrontare questioni che non possono essere risolte all’interno delle mura accademiche (basti pensare alla questione abitativa). Parallelamente all’attività di rappresentanza ed elaborazione politica, come associazione ci occupiamo di realizzare iniziative culturali, intese come momenti di approfondimento e valorizzazione degli interessi di ciascunə, nonché occasione di aggregazione e socialità. Oltre a impegnarci sul piano locale, lottiamo per i diritti della comunità studentesca anche sul piano nazionale con di Primavera degli Studenti, l’associazione nazionale di cui facciamo parte che ci rappresenta al Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, organo fondamentale per far arrivare le nostra voce ai livelli più alti della politica (basti pensare alle lauree abilitanti).
CAPITOLO 1: DIRITTO ALLO STUDIO E DIRITTO ALLA CASA DIRITTO ALLA CASA Il diritto alla casa, l’accesso a un’abitazione economicamente sostenibile e adeguata alle proprie esigenze, costituisce per ciascun individuo il primo tassello del welfare. Benché l’Emilia-Romagna sia innegabilmente un esempio virtuoso in materia di Diritto allo Studio, avendo eliminato da anni la figura dell’idoneo non beneficiario di Borsa di Studio, molto ancora rimane da fare sul piano degli alloggi pubblici e delle possibilità di affitto presso privati, a Bologna come in altre città universitarie della regione. L’ormai perpetua emergenza abitativa si presenta dunque come uno dei principali fattori che determinano una precarietà del Diritto allo Studio. Tra le ragioni della saturazione del mercato degli affitti privati un peso importante spetta alla conversione degli affitti a lungo termine in affitti a breve termine a uso turistico: la crescita di Airbnb a Bologna negli ultimi dieci anni ne è la testimonianza più evidente. Come dimostrato dall’indagine HousingBo (2019) e come confermato dal nostro questionario sull’emergenza abitativa, il problema principale della ricerca di una stanza a Bologna consiste nella scarsità dell’offerta, nell’inadeguatezza dei locali posti in affitto e nel costo troppo elevato delle stanze (utenze escluse, circa 300€/mese per un posto in doppia e 400€/mese per una singola). A tutto ciò si somma l’insufficienza di posti letto nelle residenze pubbliche Er.Go: su 5.500 aventi diritto in Emilia-Romagna, ad oggi i posti disponibili sono solo 3.500. Tra coloro che rimangono esclusз dalle residenze pubbliche circa 1200 studiano a Bologna. A pagare il costo di questa emergenza abitativa non possono essere lз studentз. Servono soluzioni e servono subito.
1) Regolare la crescita e la numerosità di B&B presenti in città attraverso un intervento del Comune di Bologna Fino a poco tempo fa questa operazione sembrava impossibile, vista anche la pronuncia della Corte di Giustizia europea del 2019 che vedeva vincere Airbnb – la piattaforma online di booking più utilizzata – contro il tentativo di tassarla alla stregua di un’agenzia immobiliare. A sorpresa, invece, un’altra sentenza della Corte Europea del 2020 ha ribaltato la situazione, permettendo al Comune di Parigi di porre un limite massimo al numero di privati che possono utilizzare i propri locali per affitti brevi, prevedendo sanzioni per chi non effettui la registrazione. La pandemia ha definitivamente scombinato i vecchi schemi ed è ora necessario pensare nuovi modelli di welfare e domandarsi quale debba essere il ruolo delle istituzioni pubbliche in questo ambito: porre dei limiti al numero di stanze affittabili dagli host proprietariз di molti appartamenti non è un obiettivo irrealizzabile.
2) Nuovo canone concordato per studentз Il canone concordato è una misura che si basa su linee guida nazionali, all’interno delle quali ogni Comune può definire parametri specifici. Tale strumento, così come è stato pensato sino ad ora a Bologna, si è rivelato però del tutto insufficiente e inefficace: stando ai dati delle indagini che sono state svolte nel tempo, lo strumento è poco noto alla popolazione studentesca e ancor meno applicato. Infatti, tale soluzione contrattuale non comporta una riduzione sostanziale delle spese né per lə locatorз né per lз inquilinз. L’unico vantaggio effettivo che unə studentə trae dal canone concordato è la possibilità di recesso dal contratto con tre mesi di anticipo, clausola peraltro già presente anche in molti contratti a canone libero. Pertanto, riteniamo in primo luogo necessario e urgente un tavolo di lavoro congiunto tra Comune, Università, rappresentanze studentesche e di categoria per elaborare un contratto a canone concordato ad hoc che sia in grado di incentivare lз proprietariз di casa ad affittare a studentз e allo stesso tempo garantisca prezzi accessibili alla comunità studentesca. Congiuntamente a ciò, il nuovo contratto dovrà contenere parametri che rispondano alle esigenze abitative specifiche di unə studentə universitariə, come ad esempio la presenza di una scrivania e una libreria per ogni posto letto della casa.
3) Favorire incontro domanda-offerta e sportello universitario di supporto Chiediamo che l’Ateneo sviluppi una piattaforma che permetta di fare incontrare domanda e offerta, mettendo in collegamento universitariə fuorisede e proprietariə. L’Università potrebbe porsi come mediatrice tra le parti e fornire uno sportello di supporto giuridico per la comunità studentesca nell’iter di stipulazione del contratto. Tale piattaforma, se funzionante e in grado di mettere a sistema un gran numero alloggi, offrirebbe anche una serie di informazioni di primaria importanza sulla situazione affitti a Bologna, fungendo da osservatorio permanente sulla questione abitativa.
4) Aumentare i posti letto Er.Go Se la figura della’idoneo non beneficiaria di Borsa di Studio sembra essere stata debellata, tuttavia in Emilia-Romagna, come in altre regioni d’Italia, continua a esistere endemicamente la figura dell’idoneə non assegnatariə di alloggio. Ciò significa che ogni anno centinaia di studentз, moltз dei quali matricole, sono tenutз in sospeso dalle graduatorie Er.Go fino ad inizio ottobre, per poi apprendere che non accederanno alle residenze pubbliche di cui avrebbero diritto. Dopodiché, sono tenutз a trovare da sé una sistemazione e ad auto dichiarare il proprio regolare contratto di affitto entro fine ottobre, andando però incontro a un mercato che presenta le criticità di cui si è già detto e che una settimana dopo l’inizio delle lezioni offre poche possibilità a prezzi poco accessibili per unə beneficiariə di borsa. Se non riesce in quanto detto, si perde lo status di studente fuorisede e la propria borsa di studio viene dimezzata. Riteniamo che una linea di intervento efficace sia senza dubbio la rilevazione e rigenerazione di edifici pubblici in disuso. Un’operazione di questo tipo, condotta congiuntamente da Er.Go, Ateneo, Comune e soggetti terzi permetterebbe di trovare soluzioni abitative alternative alla costruzione di nuovi studentati. Ciò non significa essere aprioristicamente contrariз all’edificazione di studentati pubblici, poiché un incremento degli alloggi a disposizione dellз studentз è con tutta evidenza necessario: bensì significa coniugare la valorizzazione del patrimonio pubblico in funzione sociale alla sostenibilità ambientale, offrendo soluzioni integrative e alternative agli studentati e dando nuova vita a edifici sfitti o in disuso da tempo. Inoltre, si potrebbero sperimentare nuove forme di abitare collaborativo tra studentз e residentз, sul modello dell’esperienza di Porto 15 e sul modello della convenzione stipulata tra il Comune di Bologna, ACER Bologna ed Er.Go. Questa esperienza ha permesso, infatti, allз studentз di poter alloggiare presso le residenze popolari in cambio di un aiuto per la
realizzazione di progetti di integrazione, ambientali, di sostegno e welfare per lз anzianз.
TASSAZIONE Attualmente il calcolo delle tasse universitarie in raffronto al modello ISEE presenta delle criticità dovute alla presenza di immobili infruttiferi nei capitoli dell’ISPE che in molte situazioni sfalsano la situazione economica dichiarata dallз studentз rispetto alla situazione economica reale. Queste criticità dipendono dalla legislazione tributaria nazionale sulla quale l’Università non ha competenza di intervento ma crediamo che debba essere avviato un lavoro di indagine sulle possibilità migliorative del calcolo dell’ISPE e dell’ISEE per il conseguente accesso dellз studentз realmente bisognosз ai benefici del Diritto allo Studio. Ci faremo promotorз all’interno del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari di tale istanza a dialogo con i ministeri competenti, chiedendo al Rettore di fare altrettanto all’interno della CRUI. Vi sono invece degli interventi che l’Ateneo può e deve fare a livello locale. Risulterà forse impopolare, ma riteniamo ingiusto e sbagliato chiedere una riduzione generalizzata delle tasse. Non tuttз sono nelle stesse condizioni economiche e la pandemia non ha colpito tuttз allo stesso modo: c’è chi ha visto i propri redditi familiari calare, chi li ha visti rimanere stabili e persino chi li ha visti crescere. Abbassare indiscriminatamente le tasse significa distribuire risorse in maniera piatta e, in un mondo di risorse limitate, ciò significa non fare distinzioni tra chi ha maggiore disponibilità economica e chi è invece più fragile: il criterio deve sempre essere quello costituzionale della progressività, e la priorità deve sempre essere la tutela delle fasce ISEE medio–basse. Nell’ultimo anno accademico, dopo essere intervenutз con borse di studio straordinarie per chi ha visto i propri redditi calare in corso di pandemia, siamo riuscitз a ottenere un abbassamento delle contribuzioni studentesche per lз studentз della fascia 33.000-45.000. Ma non è ancora abbastanza. C’è molto da fare sul quadro generale delle contribuzioni studentesche e per quanto riguarda lз studentз fuoricorso. Un intervento importante sul fronte della tassazione, coniugato a nuove misure nella risoluzione della questione affitti, può davvero fare la differenza nel miglioramento delle condizioni materiali di vita della comunità studentesca.
5) Innalzamento della NO TAX AREA fino a 28.000 euro di ISEE Fino a qualche anno fa l’Unibo era una delle università con la NO TAX AREA più elevata in Italia: ad oggi quasi tutte le università del paese si sono adeguate o hanno persino superato la soglia dei 23.000 euro di ISEE. Crediamo sia giunto il momento di fare un balzo in avanti e alzare il tetto della NO TAX AREA fino ai 28.000 euro di ISEE, lavorando affinché anche la regione ampli progressivamente la platea dei beneficiari di borsa di studio Er.Go.
6) Ampliamento platea beneficiariз “Ultimo miglio” Nel corso dell’attuale anno accademico abbiamo approvato una misura che permette allз studentз con ISEE fino a 35.000 euro al primo anno fuori corso e in debito della sola tesi di iscriversi all’anno accademico successivo o a una parte di esso con una quota tasse ridotta, senza incorrere nel rincaro di 700 euro dovuto alla non soddisfazione dei requisiti di merito (dal momento che non si hanno più esami da sostenere). Crediamo che la soglia ISEE di questa nuova misura possa essere ulteriormente alzata, arrivando nel corso dei 3 anni di rappresentanza fino a 45.000.
7) Abbassamento magistrali
importi
massimali
delle
Ad oggi gli anni di studio più costosi in termini di contribuzioni studentesche risultano essere quelli delle lauree magistrali, i cui importi massimali sono talvolta del tutto sproporzionati rispetto agli effettivi costi relativi alla didattica e ai servizi offerti dal corso di studio. Crediamo che sia possibile lavorare su molti di questi importi, andando a ridurre (fermo restando il principio di progressività) le spese che la comunità studentesca deve sostenere negli ultimi anni di corso. Inoltre, le soglie di merito in alcuni anni di corso possono risultare particolarmente problematiche e ben al di là di un requisito minimo volto ad arginare abusi. In tale circostanza, è bene ricordare che le soglie minime di CFU da conseguire in ogni anno di corso sono stabilite per legge nazionale.
BORSE DI STUDIO 8) Annullamento restituzione borsa di studio per chi non soddisfa i requisiti di merito Per moltз studentз la borsa di studio è la principale entrata economica durante il loro percorso universitario. Attualmente la borsa di studio viene saldata in tre rate, in base al raggiungimento di criteri di merito entro tre diverse scadenze. Nel caso in cui non venga soddisfatto il criterio di merito entro il 10 agosto dell’anno accademico in corso, si è tenuti a restituire la prima e seconda rata della borsa. Certamente un criterio di merito minimo è necessario per confermare la borsa di studio, al fine di evitare abusi. Tuttavia, riteniamo che la richiesta di restituzione della prima e seconda rata sia una misura di carattere punitivo: crediamo che la non conferma della borsa di studio, dovuta al non raggiungimento dei CFU minimi richiesti al 10 agosto, sia già una misura sufficiente a evitare abusi. Per unə studentə fuorisede la non conferma della borsa di studio si traduce troppo spesso in una rinuncia di fatto agli studi.
9) Revisione soglie minime conferma della borsa
di
merito
per
la
Le soglie di merito in alcuni anni di corso possono risultare particolarmente problematiche e ben al di là di un requisito minimo volto ad arginare abusi. Il secondo anno di corso di studi risulta essere quello maggiormente problematico: per questo anno sono richiesti minimo 80 CFU al 10 agosto. Ipotizzando che unə studentə abbia acquisito 20 CFU al 10 agosto del primo anno e, grazie ai 5 CFU bonus, abbia potuto procedere alla domanda di borsa per il secondo anno, si troverà a dover conseguire 60 CFU nel corso di un anno solare per la conferma della borsa. Tale situazione rappresenta sicuramente un caso estremo, ma comunque possibile: risulta evidente come 60 CFU sia una cifra sproporzionata rispetto a una soglia che dovrebbe valere a evitare degli abusi. Crediamo che tale soglia sia da abbassare. Sarà bene ricordare che le soglie minime di CFU da conseguire in ogni anno di corso sono stabilite per legge nazionale e che la sede più idonea a sollevare tale istanza è il CNSU, a confronto con il Ministero dell’Università.
10) Assicurare innalzamento della borsa a tutte le persone idonee Con l’ultima legge di bilancio è stato stabilito l’innalzamento degli importi delle borse di studio, differenziati in base allo status di in sede/pendolare/fuori sede. Era un innalzamento che chiedevamo da tempo e che accogliamo con entusiasmo, ma ora è fondamentale far sì che i fondi stanziati a livello ministeriale siano sufficienti a coprire effettivamente tali innalzamenti, che rimarranno altrimenti lettera morta.
11) Database Er.Go per studentз internazionalз con facsimili di documentazione valida Moltз studentз extra-UE hanno difficoltà nel certificare la propria condizione economica, per via delle complicazioni (e delle relative spese) burocratiche per procurarsi nel proprio paese di provenienza documenti equivalenti a quelli riconosciuti in Italia. Per la tassazione tale problema è stata quest’anno ovviato introducendo un’alternativa valida ed economicamente vantaggiosa alla presentazione di una pseudo-attestazione ISEE, ma per la Borsa di Studio il problema rimane. Proponiamo di creare un database Er.Go per studentз internazionalз con facsimili di documentazione valida e suddivisa per Paese di provenienza, in modo da offrire dei modelli per lз richiedentз della borsa extra-UE, velocizzando così le pratiche ed evitando inutili spese per la traduzione di documentazione non valida.
MENSA E SERVIZI RISTORATIVI 12) Riduzione costo mensa e calcolo pasto su base ISEE Negli ultimi anni il servizio mensa è risultato tutt’altro che vantaggioso, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista del servizio. Per chi non è beneficiariə di borsa di studio un pasto completo in mensa costa tra i 5€ e i 6€, a seconda della struttura. Un prezzo di questo tipo non compete in nessun modo con l’offerta di molti locali della zona universitaria e non solo, il cui costo degli alimenti è decisamente inferiore. Pertanto, il primo obiettivo è senza dubbio quello di rendere la mensa più accessibile, insistendo su una riduzione del costo complessivo dei pasti.
Ciò che proponiamo, come avviene in altri Atenei d’Italia, è il calcolo del prezzo d’acquisto del pasto sulla base dell’ISEE, stabilito in cassa tramite la presentazione del badge. Inoltre, è necessario poi ripensare la composizione dei vari menù, adeguandoli alle mutate esigenze alimentari della comunità studentesca.
13) Capillarità e varietà servizi ristorativi: locali convenzionati per i pasti Per dare una risposta alla carenza dei servizi di mensa, concentrati quasi tutti in zona universitaria (fatte salve alcune mense/bar in Viale Risorgimento presso i dipartimenti di Ingegneria, al Navile e ad Agraria), crediamo che l’Ateneo debba stringere una serie di convenzioni con locali cittadini vicini ai plessi universitari per consentire a studentз di avere accesso a pasti a prezzi agevolati. Un’esperienza virtuosa in tal senso è la convenzione in via di realizzazione riguardante il centro Sociale CostArena, che abbiamo avviato come Sinistra Universitaria facendo da mediatorз tra una realtà cittadina, Università di Bologna e regione.
SPAZI 14) Incremento spazi per lo studio individuale e di gruppo La costante crescita del numero di iscrittз a cui abbiamo assistito negli ultimi anni palesa la necessità di incrementare gli spazi a disposizione per lo studio individuale e di gruppo. I recenti interventi promossi dal Consiglio degli Studenti hanno permesso l’apertura di nuovi spazi per lo studio: in fase pandemica, stringendo accordi con Er.Go, è stato possibile adibire Le Scuderie e (temporaneamente) l’ex Stazione Veneta e la mensa di Piazza Puntoni ad aule studio nelle ore non destinate ai pasti dal lunedì alla domenica.
15) Punti ristoro in tutte le sedi didattiche Riteniamo necessario che l’Università allestisca all’interno di ogni propria struttura degli spazi destinati al ristoro (oggi quasi inesistenti), in cui lз studentз possano sedersi per consumare il pranzo portato da casa o semplicemente fare una pausa. Tale esigenza, a cui pone parzialmente rimedio nei mesi più caldi la presenza di cortili, piazze e portici contigui alle aule universitaria, diventa ancora più urgente nei mesi invernali, quando è impossibile mangiare all’aperto per ragioni metereologiche.
16) Estensioni orari biblioteche Non è solamente necessario aprire nuovi spazi, ma anche estendere gli orari di apertura di quelli attualmente esistenti, andando a coprire anche le fasce orarie serali e i fine settimana. Gli orari di molte biblioteche appaino con tutta evidenza limitanti. Alcune strutture chiudono persino prima dell’orario di termine delle lezioni. Inoltre, la maggiore parte delle biblioteche non sono accessibili nei weekend, rendendo impraticabile il prestito e la consultazione, necessari non solo alla preparazione degli esami ma anche la scrittura della tesi. Estendere gli orari delle biblioteche e i relativi servizi di consultazione e prestito alle ore serali e nei weekend permetterebbe alla comunità studentesca di programmare lo studio in modo decisamente più flessibile ed efficace.
STUDENTə LAVORATORə 17) Riconoscere lo status di studentə lavoratorə: flessibilità Crediamo che un vero Diritto allo Studio debba garantire a tuttз di studiare senza dover lavorare. Il sostentamento economico è condizione necessaria per potersi dedicare, liberamente, al percorso formativo e sociale che è l’Università. Tuttavia, moltз sono costrettз a lavorare per mantenersi e pagare gli studi. Ad oggi per lз studentз che lo desiderino l’Università offre la possibilità di un percorso da studentə a tempo parziale, sdoppiando ogni anno di studio (max 30 CFU all’anno): tale percorso, benché possa essere scelto da chiunque, è attivato principalmente proprio dallə studentə lavoratorə. Crediamo che si possa fare qualcosa in più (come anche sul fronte delle lezioni con i nuovi strumenti a disposizione): riconoscere lo status di studentə lavoratorə, concedendo maggiore flessibilità per la date e le modalità di svolgimento dell’esame.
CAPITOLO 2: PARITA’ DI GENERE E INCLUSIVITA’ 18) Apertura sportello antiviolenza e spazi sicuri Secondo i dati ISTAT il 31,5% delle donne aventi età compresa fra i 16 e i 70 anni nel corso della propria vita ha subito una qualche forma di violenza fisica, psicologica e sessuale. Di fronte a questi dati – e alla crescita esponenziale dei numeri a seguito del periodo di pandemia - fondamentale è il lavoro dei centri antiviolenza. Riteniamo sia necessaria l’apertura di uno sportello antiviolenza, attrezzato presso uno dei locali dell’Ateneo e in collaborazione con associazioni/centri antiviolenza cittadini: un luogo di accoglienza che possa garantire servizi di sostegno, ascolto e supporto, sia psicologico che giuridico. Tale servizio sarà gratuito e rivolto all’intera comunità universitaria, componente studentesca, dottorandз, corpo docente e personale a vario titolo. Oltre a uno sportello fisico con orari di apertura prestabiliti, l’idea è di predisporre un servizio h24 attraverso il numero verde, in modo tale da consentire alle vittime di ricevere assistenza in ogni momento e, soprattutto, tempestivamente. La ratio di questa proposta consiste nella necessità di contribuire attivamente al contrasto del fenomeno della violenza di genere, amplificatosi durante la pandemia, la quale ha causato un ulteriore isolamento delle vittime (anche a causa dell’interruzione di molti servizi e percorsi precedentemente esistenti). L’Università come luogo dei saperi operanti per il progresso sociale e la promozione di una cultura basata sul rispetto dei diritti, non può sottrarsi a tale compito. Parallelamente, proponiamo l’istituzione di luoghi sicuri all’interno dei locali universitari aperti fino a tarda notte, in cui chi sente di non essere al sicuro possa trovare supporto e la possibilità di chiedere aiuto.
19) Collaborazione con consultori pubblici Nell’ambito dell’assistenza sanitaria per studentз fuorisede, attivata nel 2020 dopo anni di richieste e certamente da potenziare, riteniamo sia importante aggiungere un elemento ulteriore: un servizio di orientamento che indirizzi lз studentз verso i consultori pubblici esistenti e accessibili tramite sistema sanitario nazionale. Per moltз studentз fuorisede, soprattutto nei primi anni di università, non è semplice muoversi nel marasma dei servizi pubblici, difficili da intercettare e talvolta sconosciuti: un servizio di orientamento di questo tipo, adeguatamente pubblicizzato, può essere di aiuto per moltз.
20) Il ciclo non è un lusso: distributori di assorbenti in università Nel corso della sua vita una persona è in media soggetta a 456 cicli mestruali, con una spesa pro – capite per i soli assorbenti di circa 1.700€, a cui si somma la spesa per i medicinali per la gestione dei sintomi. Fino all’anno scorso i prodotti per l’igiene femminile sono stati considerati beni di lusso, al pari di sigarette e vino, e per questo tassati con un'IVA pari al 22%; nell’ultima legge di bilancio è passata al 10%, ma la strada è ancora lunga. A nostro parere, dovrebbe essere compito dello Stato fornire gratuitamente il materiale igienico–sanitario e i medicinali necessari al trattamento dei sintomi mestruali. È sicuramente necessario un profondo mutamento culturale coniugate a precise scelte di governo per minare le fondamenta patriarcali della nostra società, ma allo stesso tempo siamo profondamente convinti che l’Università possa dare una risposta fattualmente concreta alla questione, proponendosi come esempio positivo di inclusività e dando un messaggio politico significativo nei confronti della comunità studentesca, della politica nazionale e della società tutta. La nostra proposta è che presso le varie sedi dell’Ateneo vengano installati distributori di materiale igienico–sanitario di qualità non inferiore alla media di mercato, in modo da essere presenti in almeno un bagno di ogni edificio. L’obiettivo politico, lo ripetiamo, è senza dubbio che tali materiali vengano distribuiti gratuitamente a tutta la popolazione che ne necessita. Ciò che pretendiamo dall’Università è che vengano quanto meno messi a disposizione a un prezzo calmierato rispetto alle tendenze del mercato.
21) Carriere alias: portiamo la proposta a livello nazionale La carriera alias è il mezzo attraverso cui studentз che non si riconoscono nella propria identità anagrafica possono ottenere documenti universitari con il nome di elezione, senza necessità di aver effettuato già il passaggio legale. Tuttavia, le difformità fra il regolamento di Ateneo e quelle che sono – purtroppo – le normative nazionali, crea controversie che continuano a non tutelare l’identità di chi richiede la carriera alias all’esterno del mondo universitario. Basti pensare che, terminati gli studi universitari, certificazioni e diploma di laurea riporteranno i dati anagrafici indicati nel documento di identità. Chiediamo che l’università si impegni a portare avanti questo tema anche all’interno della CRUI, affinché anche in altre università possa essere attivato un percorso di questo tipo e affinché la questione possa essere portata sul piano della politica nazionale. Da parte nostra faremo lo stesso attraverso il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari.
CAPITOLO 3: MOBILITA’ E SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE Introduzione A Bologna, il Diritto alla Mobilità si intreccia con il Diritto alla casa, il Diritto allo Studio e, come in ogni grande città, alla lotta per la sostenibilità ambientale. Una mobilità efficiente, capillare ed economicamente accessibile a tuttз permetterebbe di trovare soluzioni abitative all’esterno delle mura cittadine per lз tantз studentз fuorisede, decongestionando il centro, aumentando l’offerta, comportando un abbassamento generale del prezzo medio di affitto e disincentivando l’utilizzo dei veicoli privati altamente inquinanti. È necessario che l’Ateneo di Bologna incentivi la mobilità sostenibile, insistendo sulle politiche avviate negli anni trascorsi, e che allo stesso tempo si impegni per ridurre sensibilmente quello che è il proprio impatto ambientale, sia come struttura fisica sia nella realizzazione di accordi di ricerca e collaborazioni con aziende ed enti che possano dirsi davvero sostenibili. Sostenere di essere in prima linea per la battaglia climatica e stringere partnership con aziende altamente inquinanti è ipocrita: quello che vogliamo non è un ecologismo di facciata utile solo a scalare i ranking internazionali.
22) Incrementare abbonamenti creare agevolazioni per i spostano in treno
agevolati TPER e pendolari che si
L’Ateneo, su spinta del Consiglio degli Studenti, mette a disposizione da diversi anni la possibilità di acquistare un abbonamento annuale al trasporto pubblico TPER per il bacino urbano ed extraurbano al prezzo ridotto di 150€. Soprattutto, sono stati messi a disposizione tramite apposito bando - su base ISEE - 5000 abbonamenti al prezzo ulteriormente ridotto di 99€. Come stiamo già facendo, è necessario proseguire su questa linea di intervento per accrescere il numero di abbonamenti agevolati e far sì che nuovi accordi vengano stipulati anche per i Campus della Romagna. Oltre a ciò, le agevolazioni offerte dall’Università coprono solo le tratte che percorrono dalla Zona 1 alla Zona 3 – compreso da quest’anno anche il comune di Ozzano –, escludendo però lз studentз pendolarз e ignorando le loro difficoltà nel dover acquistare abbonamenti annuali a prezzo
sostanzialmente pieno – lз studentз con età inferiore a 27 anni hanno dirittoinfatti ad uno sconto del solo 10%. Pertanto, riteniamo necessario che l’Ateneo avvii un’interlocuzione con Trenitalia e TPER per far sì che lз studentз pendolarз appartenenti alle fasce ISEE medio–basse abbiano diritto a delle agevolazioni consistenti.
23) Razionalizzazione linee di trasporto locali: tavolo di confronto tra Università, TPER, studenti e indagine analitica sull’uso dei mezzi È necessario che l’Ateneo avvii un’interlocuzione con TPER e Comune per ottenere una razionalizzazione delle linee di trasporto locali in funzione degli orari di lezione e di lavoro dei poli universitari periferici – come, ad esempio, le sedi del Navile, di Agraria e Lazzaretto, oggi raggiungibili con viaggi lunghi e spesso mal organizzati – evitando che gli autobus circolino a vuoto inquinando oltre il necessario e migliorando in generale il servizio nelle ore di punta. Un esempio concreto riguarda il plesso Navile, che risulta ancora difficilmente raggiungibile. Infatti, nonostante TPER abbia effettivamente aumentato negli anni recenti il numero delle corse delle linee 37 e 87, questo aumento non ha tuttavia migliorato il servizio. Ciò si è verificato perché la necessità di recarsi al polo non è costante durante tutto l’arco della giornata ma solo in specifiche fasce orarie: aumentare le corse indistintamente a tutti gli orari porta solo a un maggiore inquinamento e spreco di risorse. La modalità che riteniamo più efficace nell’immediato per individuare le difficoltà di trasporto è un tavolo di confronto tra Università, TPER e componente studentesca, mettendo a sistema le varie esigenze. Per il lungo periodo è invece possibile pensare a indagini più analitiche sulla questione. Crediamo che l’Università possieda al suo interno le competenze e i mezzi per un lavoro di analisi dati sull’effettivo utilizzo delle linee da parte dellз utenti. Uno studio di questo tipo, svolto ad esempio attraverso sensori attivi e passivi in grado di misurare in tempo reale l’effettiva occupazione dei mezzi nelle varie fasce orarie, può davvero portare a una razionalizzazione dei mezzi di trasporto pubblico. Attraverso un accordo fra TPER, Università e Comune di Bologna, a partire dalle tratte riguardanti il polo Navile si potrebbe poi estendere lo studio a tutte le linee. Operazioni di questo tipo sono già svolte dalle grandi corporazioni del web per raccogliere dati con finalità di mercato: riteniamo che l’Università, in quanto istituzione pubblica, debba mettere al servizio di tutta la comunità cittadina le potenzialità che ha al suo interno con l’obiettivo di un utile sociale, evitando che tali potenzialità vengano drenate unicamente da aziende il cui interesse è di carattere prettamente commerciale. Crediamo che questa sia la strada da percorrere per un servizio pubblico che si adatti alle reali esigenze dellз cittadinз, e non il contrario.
24) Potenziamento linee notturne: capillarità e continuità del trasporto nelle ore serali e notturne Nel corso degli anni di pandemia molte delle linee notturne di autobus sono state soppresse, rendendo quasi impossibile frequentare la città nelle ore serali e notturne per coloro che vivono in alcuni quartieri esterni della città. Tale questione si intreccia in maniera imprescindibile alla questione abitativa: se fosse possibile spostarsi tra centro cittadino e quartieri esterni in modo efficace e H24 per unə studentə sarebbe possibile cercare un alloggio in affitto anche nelle zone periferiche di Bologna, aumentando nel concreto l’offerta abitativa e depressurizzando la zona all’interno delle mura. La presenza di linee notturne è quindi fondamentale per la vita studentesca.
25) Il tram: una vecchia-nuova trasporto pubblico cittadino
frontiera
per
il
Ogni servizio di trasporto, pubblico o privato, ha le proprie criticità: la sinergia di più servizi può dare una risposta efficace alle esigenze della mobilità cittadina, soprattutto se la si vuole considerare in un’ottica metropolitana. Nel 2019 il Comune di Bologna ha avviato l’iter tecnico per la costruzione di quattro linee di tram, con la previsione di avviare la prima linea nel 2026: si tratta di un intervento importante e strategico per disegnare una nuova mobilità cittadina, con ricadute importanti sia sul piano ambientale che su quello sociale. Su quest’ultimo fronte si inserisce certamente l’impatto che il tram avrà sul mondo universitario bolognese. Innanzitutto, il piano di linee previsto collegherà con molta più celerità le sedi periferiche di Agraria, del Navile e del Lazzaretto, oggi raggiungibili con viaggi lunghi e spesso mal organizzati. Inoltre, sarà fondamentale per collegare il centro con tutte le zone periferiche della città in modo molto più rapido e agevole. Questo consentirà una diversificazione delle zone abitate e frequentate dallз studentз, con una maggiore disponibilità di abitazioni per lз fuori-sede e una conseguente possibile diminuzione dei prezzi medi. Sulla direttrice opposta, può essere un importante mezzo per rivitalizzare le periferie rendendole più facilmente raggiungibili e, quindi, vive. La distanza nelle città non si misura in chilometri, ma in tempi e costi: il tram può davvero essere il mezzo per abbattere le distanze (anche sociali) all’interno del tessuto cittadino bolognese.
26) Favorire la mobilità a pedali: potenziamento e riduzione dei costi Almabike e abbonamento bus integrato a Mobike
La necessità di sviluppare stili di vita sani e sostenibili dal punto di vista ecologico è sempre più urgente. Nonostante i costi del servizio fornito alla città di Bologna siano in linea con quelli offerti dall’azienda nelle altre città italiane, abbiamo rilevato una netta difficoltà da parte dellз studentз nella fruizione delle Mobike. Crediamo che un servizio di questo tipo debba essere economicamente accessibile a tuttз, e crediamo che possa essere tanto più efficace quanto più integrato con gli altri servizi di trasporto cittadino. Una proposta interessante, da sviluppare con i dovuti interlocutori, potrebbe essere quella di un abbonamento integrato TPER e Mobike per studentз universitariз, in grado di garantire un servizio complessivamente più efficiente e a costi ridotti. Per quanto riguarda le Almabike fornite dall’Ateneo riteniamo necessario ridurre i costi del deposito cauzionale – attualmente di €99 – previsto per il comodato d’uso gratuito delle biciclette. Tale deposito, per quanto destinato a essere restituito, rappresenta comunque un’uscita notevole per le economie di unə studentə appartenente alle fasce ISEE più basse e la possibilità che possano essere trattenuti in caso di danneggiamento o di furto può facilmente indurre a cercare altre soluzioni – legali e non – per ottenere una bici della stessa qualità ma di proprietà. Inoltre, per quanto lodevole, il progetto mette a disposizione ad oggi un numero molto ridotto di bici: riteniamo che queste debbano essere aumentate e messe a disposizione tramite più bandi in diversi periodi dell’anno, al pari di quanto già si fa per gli abbonamenti agevolati TPER.
27) Ridurre il consumo energetico delle strutture: efficientamento sistemi di riscaldamento e raffreddamento Una delle principali criticità che da anni riscontriamo è lo smodato utilizzo da parte dell’Ateneo degli impianti di riscaldamento d’inverno e di quelli di raffreddamento d’estate, inquinando più del necessario e comportando un dispendio eccessivo di risorse economiche. Riteniamo necessaria l’installazione di sistemi di gestione del riscaldamento e del raffreddamento di tutti gli spazi dell’Ateneo (aule, biblioteche, uffici, ecc.) che utilizzino una tecnologia tale da comportare una riduzione del consumo di energia. Un altro passo importante da compiere riguarda la limitazione del consumo di acqua calda. Se in alcuni periodi dell’anno l’utilizzo e il consumo di acqua calda è indispensabile, in altri periodi è invece superfluo. Perciò, riteniamo opportuna la sospensione dell’erogazione dell’acqua calda in tutti i locali dell’Ateneo almeno durante i mesi estivi.
28) Installazione erogatori acqua, stop alle plastiche monouso e potenziamento raccolta differenziata Una delle cause dell’emergenza ambientale è dovuta a un uso eccessivo delle plastiche monouso, che stanno danneggiando irrimediabilmente l’ecosistema. L’Ateneo ha attivato nel 2018 il progetto PLASTOP, volto a ridurre l’utilizzo della plastica da parte dell’intera comunità universitaria. A tale scopo è stata avviata la distribuzione di borracce in alluminio da 500ml, il cui utilizzo comporta una riduzione di 80g di CO2 emessa per ogni bottiglia in plastica non acquistata. Per quanto lodevole, tale misura si dimostra ad oggi insufficiente. L’assenza di distributori d’acqua in cui riempire le borracce vanifica in gran parte lo sforzo fatto. È pertanto necessario che l’Ateneo installi al più presto erogatori di acqua microfiltrata e le cosiddette Casine dell’acqua in ogni struttura dell’Università. Solo in questo modo si potrà ritenere definitivamente sorpassato l’uso delle bottiglie di plastica. Inoltre, un gran quantitativo di plastica monouso è dovuta agli imballaggi e ai contenitori dei distributori automatici presenti nelle strutture universitarie. Anche a tal proposito è necessario un intervento da parte dell’Ateneo, che dovrebbe premurarsi che le aziende responsabili del servizio utilizzino materiali maggiormente ecosostenibili – ad esempio: carta e legno –, come si è iniziato a fare per alcuni distributori automatici di caffè. La stessa cura nell’utilizzo di materiali ecosostenibili va pretesa anche da chi è responsabile del servizio mensa, in particolare per quanto riguarda gli imballaggi per l’asporto, senza che ciò comporti un incremento dei costi per lз studentз. Interventi come quelli sopra descritti non possono che accompagnarsi a un potenziamento del sistema di raccolta differenziata, poiché non tutte le strutture dell’Ateneo sono adeguatamente dotate dei contenitori appositi. Parallelamente, in collaborazione con il Comune di Bologna, riteniamo necessaria una campagna di informazione sul funzionamento e sulle modalità di smaltimento dei rifiuti a Bologna (e nei suoi Campus), pubblicizzando ad esempio l’apposita applicazione di Hera.
CAPITOLO 4:DIDATTICA
e
INTERNAZIONALIZZAZIONE 29) Didattica post-pandemica: registrazioni sperimentazioni blended come strumento inclusione e potenziamento della didattica
e di
Premessa Non sono state poche le voci levatesi a sostegno della didattica mista, rivendicata come strumento fondamentale per potenziare il diritto allo studio. Secondo questa posizione, la possibilità di seguire le lezioni da remoto consentirebbe a un pubblico molto più ampio di accedere all’Università, abbattendo i costi per il singolo (spostamenti, eventuale affitto ecc.) e consentendo di conciliare più agevolmente la vita privata con il percorso universitario. Benché alcune delle argomentazioni dellз sostenitorз della didattica mista siano vere e condivisibili, il discorso complessivo si rivela tuttavia miope e parziale. Innanzitutto, è necessario sottolineare che una didattica erogata in forma mista non può essere della stessa qualità – per chi è in presenza e per chi è a distanza – di una didattica erogata esclusivamente in presenza. Chiunque abbia partecipato, da docente o da studentə, a una lezione in modalità blended sa bene che gli elementi che possono inficiare la qualità della didattica sono diversi: problemi di ordine tecnico, relativi ad audio, video, connessione internet dell’aula e dellз singolз studentз che seguono da remoto; problemi nella gestione contemporanea di due aule, quella virtuale e quella fisica, che costringono lə docente a verificare continuamente che la comunicazione stia avvenendo in maniera efficace; problemi relativi al coinvolgimento attivo dell’aula virtuale, che può facilmente rimanere a margine del processo didattico. Inoltre, pensare che il percorso universitario dellə studentə consista unicamente nei momenti di didattica formalizzata (lezioni, laboratori, tirocini, esami ecc.) è radicalmente sbagliato: frequentare l’università è un percorso di formazione organico che va ben al di là dell’acquisizione di mere nozioni, ma è un percorso in cui ciascuno ha modo di crescere nell’incontro e nello scontro con l’altro, dal confronto diretto con lз colleghз e con lз docenti, dalla formazione di legami umani ed empatici senza i quali l’Università non potrebbe realmente dirsi tale. Oltretutto, sono proprio questo tipo di rapporti interpersonali che contribuiscono al reale sviluppo delle competenze trasversali – su cui molto l’Ateneo ha insistito negli ultimi anni – e che invece non sono certo acquisibili tramite specifici insegnamenti né sono quantificabili in termini di CFU, come pure si è tentato di fare. Da ultimo, ma non per importanza, è fondamentale tenere in conto l’incremento di disuguaglianze cui una didattica mista – resa strutturale – potrebbe condurre.
Non è infatti difficile immaginare che sul medio e lungo periodo la didattica mista porterà a un decremento negli investimenti a livello nazionale per il diritto allo studio. Infatti, con la possibilità di seguire le lezioni e sostenere gli esami da casa propria, non sarebbe più così urgente – come invece è a livello locale e nazionale – incrementare i fondi destinati all’edilizia universitaria, perché di fatti non sarebbe più strettamente necessario trasferirsi a Bologna per studiare. Di conseguenza, da parte dello Stato, dell’Ateneo e delle altre istituzioni pubbliche non sarebbe più necessario investire risorse in agevolazioni per affitti e spostamenti. Allo stesso modo, incrementare il numero delle aule e gli spazi per lo studio individuale sarebbero bisogni del tutto secondari. Così come non ci sarebbe più bisogno di aumentare il numero dellз docenti a fronte di un incremento del numero di iscrittз, poiché una sola persona potrebbe fare lezione a un numero di studentз molto più alto a parità di spazi – trascurando l’indicatore nazionale riguardante il rapporto studentз/docenti, che da anni nel nostro Ateneo denuncia una carenza di personale docente. Nel lungo periodo, la didattica blended potrebbe quindi condurre a uno scenario in cui, all’interno di un’Università pubblica, la disuguaglianza sociale diverrebbe strutturale. Tralasciando chi vive a Bologna, o nelle sue immediate vicinanze, si avrebbe una separazione della comunità studentesca su base economica: da una parte un gruppo di studentз privilegiate, in grado di sostenere l’onere finanziario di una casa in affitto a Bologna e le spese connesse alla vita da fuorisede; dall’altra parte, un gruppo di studentз di seconda categoria, i quali, non provenendo da famiglie economicamente in grado di sostenere i costi di cui sopra, potrebbero decidere di non trasferirsi e seguire esclusivamente a distanza. Inoltre, se il nostro Ateneo proseguisse con la didattica mista si avrebbero anche ricadute negative sui territori, danneggiando i piccoli Atenei e le città che li ospitano. Infatti, la didattica mista porterebbe senza dubbio a un incremento delle iscrizioni nei grandi e mega Atenei, che sarebbero in grado di raccogliere studentз dalle altre regioni in maniera ancora più significativa, depauperando in termini di risorse umane ed economiche le piccole università e i territori che arricchiscono. Proposta A nostro parere, tutelare il Diritto allo Studio significa mettere tuttз lз studentз nelle condizioni di accedere alla stessa offerta formativa, permettendo a chiunque lo desideri di vivere realmente l’Università, in presenza, con il complesso di esperienze di crescita personale e relazionale che questa permette di acquisire. Ed è lungo questa linea di intervento che l’attuale Governance d’Ateneo dovrà impegnarsi, in dialogo con l’Amministrazione comunale, la Regione, la CRUI e i Ministeri competenti per un incremento strutturale e nazionale dei fondi destinati al Diritto allo Studio e all’Università in generale. Tuttavia, come si è già accennato, non tutte le argomentazioni dellз sostenitorз della didattica mista sono da respingere. La didattica mista ha infatti permesso di intercettare i bisogni di vecchie e nuove
categorie di studentз, lз quali non sono mai riuscitз ad accedere alla didattica per come l’abbiamo conosciuta fino al mondo pre–pandemia. Sono studentз lavoratorз, studentз genitori, studentз impossibilitatз a recarsi fisicamente a lezione e altrз che per ragioni personali non sono mai riuscitз a partecipare in presenza alle lezioni. E ancora, le nuove sperimentazioni sono andate incontro alle esigenze dellз tantз pendolari, in precedenza costrettз a rinunciare a parte delle lezioni in ragione delle insufficienze dovute ai trasporti. Non è pensabile e, anzi, è radicalmente sbagliato voltare le spalle a questз studentз, che in precedenza andavano a costituire il grosso della categoria dellз non–frequentanti o che, nel peggiore dei casi, erano costrettз a rinunciare del tutto al percorso universitario. Per scongiurare i pericoli di disuguaglianze sociali e formative relativi alla didattica mista, ma per rispondere allo stesso tempo alle esigenze dellз studentз di cui si è appena parlato, proponiamo che al termine della pandemia l’Università torni a svolgersi principalmente in presenza, stabilendo però l’obbligo di registrazione di tutte le lezioni per tutta la comunità studentesca. Con un’integrazione di questo tipo si permetterebbe a queste categorie di accedere alle lezioni per come avvengono in aula, compatibilmente con i propri ritmi di vita e i propri impegni personali. Nondimeno, grazie alle registrazioni, si offrirebbe un servizio ulteriore per l’intera comunità studentesca, rispondendo per di più ai problemi di sovrapposizione degli orari di insegnamento che esistono in molti Corsi di Studi. Per tutelare la proprietà intellettuale dellз docenti, riteniamo che le lezioni debbano essere accessibili esclusivamente dalla piattaforma di Ateneo ‘Virtuale’ o altra analoga piattaforma. Inoltre, le lezioni dovranno essere non esportabili dal dispositivo singolo utente e dovrà essere stabilito un termine ultimo in cui possano essere visionate, ad esempio il termine dell’anno accademico di riferimento in cui l’insegnamento è erogato, salva diversa indicazione da parte dellə docente titolare dell’insegnamento.
30) Aumento posti Alma English Aumentare i posti di Alma English per garantire la possibilità a un maggior numero di studentз di poter conseguire la certificazione linguistica in inglese, fondamentale per potersi candidare a progetti internazionali e considerata sempre più come un requisito di base nel mondo del lavoro.
31) Incremento posti Erasmus nei corsi a maggior vocazione internazionale e aumento importi borse in modo progressivo su base ISEE Esistono corsi di studio che per propria natura sono caratterizzati più di altri da una vocazione internazionale, come possono essere ad esempio alcuni curriculum di Scienze Politiche. In altri i corsi le esperienze di internazionalizzazione sono invece poco praticate per ragioni strutturali. È
sui primi corsi su cui bisogna intervenire incrementando il numero di posti a disposizione.
in
maniera
analitica
Allo stesso tempo, è necessario che tuttз, indipendentemente dalle proprie disponibilità economiche siano messз nelle condizione di affrontare un’esperienza Erasmus: è pertanto necessario che gli importi delle borse siano erogati su base ISEE e che gli importi erogati siano calibrati in base al paese di arrivo con maggior precisione.
32) Magistrali in grado di accogliere lo numero di studentз presenti in triennale
stesso
Riconosciamo la necessità che ogni Dipartimento cresca in maniera sostenibile e che non sia possibile ammettere a una laurea magistrale chiunque in ogni circostanza. Tuttavia, ci sembra irragionevole che un Dipartimento non riesca ad accogliere nelle proprie magistrali lo stesso numero di studentз che accoglie ogni anno per i propri corsi triennali (ad esempio: se il Dipartimento FICLIT ha circa 600 studentз iscrittз ogni anno al proprio corso di laurea triennale ci pare strategicamente irragionevole e ingiusto per la comunità studentesca che il numero di studentз di magistrale non debba raggiungere questa stessa cifra). Va da sé che per raggiungere tale obiettivo è necessario un incremento dei fondi nazionali destinati alle Università, affinché sia possibile predisporre gli spazi necessari, strutturare un maggior numero di docenti, mantenere alto il livello della qualità didattica ed evitare classi eccessivamente affollate.
33) Potenziamento servizi di orientamento per le matricole Ad oggi i servizi e le attività di orientamento per le matricole ci appaiono insufficienti a presentare una panoramica efficace del funzionamento basilare dell’università (didattica, trasporti, strutture), i suoi servizi (borse, bandi, sconti) e le opportunità di partecipazione (associazioni, CUSB, eventi). L’università non va solo frequentata, ma anche vissuta, e lз studentз dovrebbero avere tutte le opportunità perché questo sia consentito loro sin da subito e nella maniera più completa possibile. Non nell’ottica di un assistenzialismo continuo, ma di stimolo e creazione delle basi per una partecipazione autonoma futura, che si può affermare proprio grazie a quegli strumenti e risorse messi a disposizione sin dall’inizio del Percorso formativo. Oltre alle necessarie presentazioni nelle aule dei primi anni riteniamo sia necessario ristrutturare e razionalizzare le pagine internet Unibo che sono dedicate ai vari servizi e alle varie opportunità, creando una pagina che le metta a sistema e sviluppando un’equivalente sezione all’interno dall’app myUniBo.
34) Stabilizzare il quarto d’ora accademico garantire spostamenti e pause tra lezioni
per
Vogliamo far notare che nell’orario delle lezioni l’ora di fine di una lezione e quella di inizio della successiva sono gli stessi. Ciò significa che, formalmente, allз studentз non è riconosciuta la possibilità di fare una pausa tra una lezione e l’altra. Ciò che si verifica è il “rispetto” del cosiddetto “quarto d’ora accademico”, un modo informale di chiamare quei 30 minuti, importanti e necessari, che separano le lezioni. Spesso, però, alcunз professorз vanno oltre l’orario “informale” e riducono così il prezioso tempo di mezz’orache intercorre tra una lezione e l’altra (professorз che finiscono più tardi o altri che iniziano prima). Bisogna inoltre tenere in conto che la soglia di attenzione, dopo un certo tempo, scende e riduce le capacità di apprendimento dellз studentз, influenzando negativamente l’efficacia della lezione. Vogliamo sottolineare che la pausa è importante tanto quanto la lezione stessa. Definire in maniera chiara la durata di ciascuna lezione costituisce un diritto per lə studentə nel garantire di recuperare le energie ed effettuare se necessari gli spostamenti tra strutture per poi iniziare la lezione successiva con concentrazione. Chiediamo quindi che l’orario venga formalizzato rispettando i tempi delle pause, in modo da garantire limiti ragionevoli nel rispetto delle necessità di alunnз e docenti.
35) Modificare il regolamento didattico: libertà di rifiuto del voto Sulla questione del rifiuto dei voti, il Regolamento Didattico di Ateneo, all’Art. 16 comma 5, prevede che: «La valutazione è espressa con una votazione in trentesimi per gli esami. La prova è superata con una votazione di almeno 18/30. In caso di votazione massima (30/30) può essere attribuita la lode. Il voto o il giudizio di idoneità sono riportati su apposito verbale. In caso di esito positivo lo studente può chiedere di rifiutare il voto. Il rifiuto deve essere concesso dal docente almeno una volta sul singolo insegnamento.» L’espressione «almeno una volta» permette di fatto allз docenti di far rifiutare il voto d’esame solo una volta. Pertanto, pur rimanendo convintз che non sia il voto a fare unə studentə, riteniamo l’attuale gestione del rifiuto dei voti limitante. A nostro parere lə studentə deve poter gestire la sua carriera universitaria in libertà e autonomia.
La nostra proposta è che la possibilità dellə studentə di rifiutare il voto non abbia alcun limite, dunque è di eliminare dall’Art.6 comma 5 la dicitura «almeno una volta» e di inserire la parola «sempre» tra «essere» e «concesso».
36) Modifichiamo il regolamento didattico: tempo massimo correzione esami e 60 giorni di anticipo pubblicazione appelli Benché il salto di appello sia esplicitamente vietato dal Regolamento didattico questo viene talvolta praticato indirettamente dallз docenti: se il voto dell’ultimo appello sostenuto non viene comunicato in tempi utili (ma a ridosso dell’appello successivo) per lз studentз non sarà possibile decidere se rifiutare il voto e ripetere l’esame all’appello successivo. Chiediamo che sia posto un limite di tempo chiaro per la correzione degli esami scritti e che tale limite di tempo sia idoneo a permettere un’adeguata programmazione dello studio: 7 giorni ci pare essere un limite ragionevole di tempo.
Inoltre, per programmare adeguatamente lo studio è necessario avere a disposizione le date degli esami con il dovuto anticipo. Ad oggi tale congruo anticipo, citato nel regolamento didattico, non è quantificato, lasciando discrezionalità ai singoli Dipartimenti e Corsi di Studio. Crediamo che tale anticipo, senza ledere una flessibilità che può essere funzionale alle esigenze della comunità studentesca, dovrebbe essere fissata dall’Ateneo in minimo 60 giorni di anticipo.
37) DSA: aumentiamo la comunicazione sul tema Molt3 student3 con DSA ci hanno segnalato difficoltà nel reperimento delle informazioni utili ad accedere agli strumenti di supporto alla didattica e allo studio di cui hanno diritto. Crediamo che la comunicazione su questo fronte debba essere incrementata, sia attraverso le pagine istituzionali Unibo, sia attraverso gli eventi di orientamento dedicati alle matricole.
38) Creazione questionario studentз post esame Ogni momento della didattica e della ricerca in Università è sottoposto a una valutazione. Il momento dell’esame è escluso da questo quadro valutativo e lз studentз non hanno modo di esprimere un proprio giudizio in merito.
Crediamo che sia necessario strutturare un questionario studentз da compilare successivamente alla sostenimento dell’esame e che permetta di dire la propria sull’esame stesso.
39) Incremento punteggio per tesi nei corsi di studio maggiormente penalizzati Ciascun corso di studio ha senza dubbio le proprie peculiarità. Tuttavia, esistono corsi di studio in cui per la tesi possono essere attribuiti anche più di 10 punti e corsi di studio in cui il massimo dei punti «per tesi realmente eccellenti» è 4: in questi corsi di studio per laurearsi con il massimo dei voti è necessario arrivare alla laurea con una media ponderata del 29. A nostro parere, è necessario lavorare su tutti i corsi di laurea affinché possa essere attribuito un maggior punteggio per la tesi, valorizzando come già avviene in alcune circostanze il numero di lodi conseguite (ad esempio: 0,2 punti in più per lode fino al massimo di un punto) o altre esperienze didattiche meritevoli.
40) Attivazione di tutorati per il superamento delle materie scoglio Crediamo sia fondamentale garantire all3 student3 un supporto didattico specifico per la preparazione e il superamento degli insegnamenti più ostici del corso di studio (ad esempio gli esami di latino nel corso di studi in Lettere). Tutorati specifici per questo scopo potrebbero agevolare i percorsi di studio per molt3 student3, senza lasciare indietro chi ha esami in debito e cercando di scongiurare ritardi di carriera e quindi ulteriori spese per il singolo.
CAPITOLO 5: CITTADINANZA
STUDENTESCA 41) Piazza Verdi centro di eventi culturali e ricreativi Negli ultimi anni, la retorica dominante nella descrizione delle zone della città che si snodano intorno a Via Zamboni e Piazza Verdi, così come le altre zone maggiormente frequentate dallз studentз nelle ore notturne, si è concentrata su due parole d’ordine: “degrado” e “insicurezza”. L’immagine che si dà di queste zone e dellз studentз universitariз che le popolano è quella di una massa caotica incontrollabile e chiassosa. Riteniamo sia necessario proporre una nuova narrazione e presentare delle proposte politiche che possano permettere a questi luoghi di essere vissuti al pieno delle proprie potenzialità. In questa visione della città l’Università deve rimanere centrale, fungendo da serbatoio inesauribile di risorse culturali ed energie per rendere Bologna una città sempre più vivibile e attrattiva. A nostro avviso la vivibilità di una città e dei suoi luoghi non si produce con la presenza di agenti e pattuglie, è bensì prodotta in primis da una comunità ai cui cittadini sia data la possibilità di abitare responsabilmente lo spazio pubblico, animandolo con la propria presenza e partecipazione. Occupare fisicamente gli spazi della Città con attività culturali, ludiche o politiche significa farla vivere di spirito civico, coinvolgendo pienamente lз propriз cittadinз. Vogliamo essere protagonisti di una politica che abbia una visione di lungo periodo, rifiutando le soluzioni immediate – spesso controproducenti – che rinviano e nascondono i problemi senza affrontarli seriamente. Crediamo che per ridisegnare la zona universitaria sia necessario un progetto organico in grado di mettere a frutto le energie di tutte le parti coinvolte, promuovendo la socialità e facendo vivere culturalmente e liberamente lo spazio pubblico. Organizzare un programma virtuoso di eventi culturali (conferenze, spettacoli, concerti, dibattiti, proiezioni) aperti a tutta la cittadinanza e organizzati in collaborazione tra Università, Comune e parti civili può essere un punto di inizio.
42) Aprire alla comunità universitaria e cittadina locali e cortili dell’Università nelle ore serali e nei weekend
Un capitolo a sé della nostra riflessione meritano Piazza Verdi e la zona universitaria nel suo complesso, per cui riteniamo necessario un dialogo continuo che coinvolga lз rappresentanti di tutte le parti sociali e non solo le governance istituzionali. Piazza Verdi, nella sua ricchezza sui generis, accoglie realtà sociali tra loro diverse e spesso conflittuali: residenti, commercianti, studentз e persone socialmente marginalizzate. All’interno di un approccio cooperativo e collaborativo, una delle nostre proposte è aprire alla comunità tutta i locali e i cortili dell’Università, anche quelli meno centrali. Proponiamo un accordo tra l’Università e il Comune che permetta l’utilizzo di questi spazi anche in orari serali e nel fine settimana, con lo scopo di permettere alle Associazioni – studentesche e comunali – di organizzare iniziative di stampo culturale e ricreativo aperte a tuttз. Si tratta certo di una visione di Università diversa da quella a cui siamo abituatз, lontana dalla torre d’avorio di saperi specialistici destinati a una ristretta cerchia di persone, ma un luogo di incontro e scambio culturale per l’intera cittadinanza.
43) Introduzione bicchieri in policarbonato in Zona U, Vuoto a Rendere e apertura locali commerciali fino a tardi L’apertura di spazi, locali e market fino a tarda sera va senza dubbio nella direzione di costituire presidi territoriali capaci di garantire illuminazione e presenza fisica. Consente, altresì, di avere un ampio ventaglio di offerta che risponda alle esigenze economiche di tuttз, anche di chi non desidera o non si può permettere di usufruire del servizio al tavolo. I locali notturni delle zone più trafficate di Bologna subiscono, com’è noto, la concorrenza sleale dei venditori abusivi di alcolici, che tuttavia risponde in maniera evidente alla richiesta di una determinata fascia di consumatori. Quello dell’abusivismo è un fenomeno che va certo studiato, indagando i meccanismi – spesso di sfruttamento – su cui si regge. Ciononostante, contestualmente è necessario mettere in campo delle politiche che possano concretamente scoraggiarlo. Allo stesso modo, è necessario scongiurare la vendita di prodotti in vetro, che potrebbero diventare pericolosi in caso di rottura. A tal fine proponiamo che il Comune introduca nelle zone maggiormente trafficate nelle ore notturne distributori di bicchieri in plastica riutilizzabili: ciascunə avrebbe così la possibilità di ritirare sotto cauzione il proprio bicchiere con cui consumare poi nei vari locali e a fine serata avrebbe modo di restituirlo per avere in cambio quanto dato come cauzione; questo modello è stato già sperimentato in alcuni locali e realtà sociali di Bologna con ottimi risultati e un buon grado di adesione. Così facendo, oltre a ridurre la circolazione del vetro (fisicamente confinato all’interno degli esercizi commerciali), si ridurrebbe anche il consumo delle plastiche monouso, comportando un risparmio economico per i locali e un vantaggio ecologico per l’ambiente.
Nella consapevolezza che rimane urgente il tema della riduzione del vetro, un altro strumento funzionale a tale scopo può essere il progetto del Vuoto a rendere nella zona universitaria, capace di consentire il fruttuoso riciclo di vetro e plastica ed evitare il disordine dell’area urbana, incentivando la pratica con agevolazioni fiscali, sconti o voucher per lз utenti.
44) Potenziamento illuminazione notturna Alcune vie della Zona Universitaria risultano particolarmente problematiche dal punto di vista dell’illuminazione, risultando meno attraversabili nelle ore notturne dai corpi maggiormente fragili: pensiamo che anche un potenziamento dell’illuminazione pubblica potrebbe essere un aiuto concreto – seppur piccolo – in questo senso.
45) Recupero marginalità sociali : drop in A nostro parere l’amministrazione non dovrebbe sottrarsi dal mettere in campo politiche di risocializzazione delle persone marginalizzate che abitano questa Piazza e altre zone delle città: a nostro avviso, l’inclusione di queste persone nel tessuto sociale deve passare attraverso la creazione di opportunità di lavoro, sistemi di servizio civile e politiche nuove, non criminalizzanti, in materia di sostanze stupefacenti. Per mettere in atto politiche di questo tipo, determinante potrebbe essere la collaborazione con le tante realtà che sostengono attivamente la lotta alla povertà e all’emarginazione sociale. Una proposta in questo è la riapertura dei ei drop-in, luoghi in cui gratuitamente tutte le persone che affrontano il disagio quotidiano di una vita in strada possono trovare ristoro e usufruire dei servizi igienici. Congiuntamente, riteniamo sia di fondamentale importanza attivare dei laboratori lavorativi proprio nel contesto dei drop-in: oltre a offrire la possibilità di accedere a un sostegno economico ottenuto autonomamente, per quanto ridotto, un’iniziativa di questo tipo permetterebbe di ridurre sensibilmente la piccola criminalità da imputarsi in molti casi al solo stato di necessità.
46) Politiche di riduzione del danno: drug checking La “guerra alla droga”, a Bologna come in tutto il mondo, è fallita. Malgrado qualunque tentativo di istituzioni e forze dell’ordine, l’offerta sul mercato sarà sempre maggiore rispetto al numero di sequestri che possono essere effettuati. Crediamo sia arrivato il momento di invertire la rotta delle politiche fallimentari finora attuate nel contrasto alle sostanze stupefacenti: è necessario abbandonare il vecchio paradigma della repressione e acquisire consapevolezza dell’efficacia di una corretta informazione sulle sostanze reperibili sul mercato nero. L’investimento di risorse – economiche e umane – nella lotta al traffico di sostanze stupefacenti non sarà mai efficace finché a essa non si coniugheranno serie politiche per lotta alle tossicodipendenze e per la riduzione del danno. È arrivato il momento di un cambio di passo.
Oltre al necessario potenziamento dell’Unità di Strada, la nostra proposta è quella di aprire in modo sperimentale degli sportelli di drug checking: si fa riferimento a una forma di riduzione del danno che permette, mantenendo l’anonimato, di ottenere l’analisi chimica delle sostanze psicoattive e una consulenza individuale sugli effetti della loro assunzione. L’intento di questa pratica è quello di fornire allз consumatorз tutte le informazioni di cui necessitano prima di assumere una determinata sostanza. Inoltre, è uno strumento che permetterebbe all’Amministrazione Comunale di avere un utile osservatorio sul territorio, in grado di segnalare l’introduzione sul mercato di nuovi prodotti e fornire informazioni utili sulla loro diffusione. Crediamo che un’attività di questo tipo, che responsabilizza e non criminalizza lз consumatorз, sia il modo più corretto di affrontare il problema. Una sperimentazione di drug checking su ampia scala è stata portata avanti attraverso un progetto di ricerca europeo chiamato BAONPS (Be aware of night pleasure safety), avente come obiettivo “l’identificazione ed il monitoraggio delle nuove sostanze psicoattive, [...] sia all’interno dei contesti del divertimento che al di fuori di essi”. L’esito di questo progetto di ricerca ha dimostrato come ”più della metà delle persone che scopre di non essere in possesso della sostanza attesa, decide di non utilizzare il composto oppure riflette e considera attentamente la possibilità di evitarne il consumo”.
47) Diritto alla salute: riportiamo il medico di base per fuorisede Circa 40.000 studentз Unibo sono fuorisede che vengono da fuori regione, quasi il 50% del totale dellз iscrittз. A meno che non trasferiscano a Bologna lə propriə medico di base, rinunciando allə medico nella propria città di provenienza, lз fuorisede sono consideratз cittadinз di serie B dal punto di vista del Diritto alla Salute. Nel 2020, dopo anni di sollecitazioni da parte di Sinistra Universitaria, l’Ateneo di Bologna in accordo con il CUSB (Centro Universitario Sportivo Bolognese), la Fondazione ANT e l’Azienda USL di Bologna, ha attività sul modello del Campus di Forlì un servizio medico offerto attraverso assistenza telefonica, a cui può seguire una visita in presenza e una prescrizione. Nonostante ciò, i problemi riscontrati sono stati numerosi poiché il servizio non sostituisce la validità dellə medico di base, il numero telefonico spesso risulta irraggiungibile e sono pochissimi i casi in cui al triage telefonico segue effettivamente una visita in presenza. Da una parte il servizio esistente va certamente potenziato. Dall’altra parte crediamo che sia arrivato il momento di lavorare per fare un passo in avanti rispetto al servizio attualmente esistente, riattivando lə medico di base in presenza attraverso un accordo tra regioni. Un modello di questo tipo esiste già all’Università di Firenze: si prenota la visita in un ambulatorio pubblico e al momento dell’appuntamento ci si presenta come studentз fuorisede e si esibisce il documento di identità; la visita viene registrata e a fine anno viene computato dalla regione in cui si studia il contributo economico che le
altre regioni le devono versare per coprire le spese delle prestazioni effettuate.
48) Potenziamento SAP e psicologo di base in EmiliaRomagna Riteniamo sia fondamentale continuare a lavorare sul Servizio di Aiuto Psicologico di Ateneo, tutelando la salute psicologica al pari di quella fisica. Il servizio, su spinta del Consiglio degli Studenti, ha visto triplicare i propri fondi negli ultimi due anni. I tempi di attesa sono ancora lunghi: i primi effetti postivi cominciano ora a farsi sentire, ma c’è ancora tanto da fare. Anche su questo fronte, come per il medico di base, crediamo che si possa procedere su due binari paralleli: continuare a potenziare il SAP d’Ateneo fino a che non sarà un servizio pienamente efficace e lavorare a livello regionale per l’introduzione dello Psicologo di Base al pari di quanto recentemente avvenuto in regione Campania. È fondamentale che il tema della salute psicologica assuma un posto di rilievo nelle politiche nazionali di welfare, introdurre in regione EmiliaRomagna uno servizio sanitario di questo tipo potrebbe innescare un effetto domino virtuoso in tutta Italia.
49) Introduzione Consigliere Comunale Aggiunto Lo studente non è un cittadino a tutto tondo, ma nemmeno qualcosa di passaggio. Per attribuire il giusto peso alla componente studentesca della città deve esserci una forma di legittimazione a livello istituzionale: una figura che possa farsi portavoce delle istanze dellз studentз e interloquire con le istituzioni cittadine nell’ottica di uno scambio proficuo e di una partecipazione attiva alla vita della città e di un miglioramento della vita dellз studentз. Proponiamo anche per la città di Bologna l’istituzione dellə consiglierə comunale aggiuntə per lз studentз universitariз, che possa partecipare alle sedute del Consiglio comunale e alle Commissioni consiliari con funzioni di osservazione, consultazione e proposta, senza diritto di voto e che svolga il mandato a titolo gratuito; una figura che il Comune dovrebbe interpellare su temi centrali come trasporti, contratti e canoni d’affitto, organizzazione di eventi e proposte culturali per la città. Lə consiglierə comunale aggiuntə potrebbe essere elettə insieme al rinnovo delle rappresentanze studentesche universitarie oppure tale carica potrebbe essere ricoperta dallə Presidente del consiglio studentesco, in quanto capace di sintetizzare le necessità, le proposte, le esigenze e le critiche provenienti dal mondo studentesco, emerse nei vari organi. L’istituzione di tale figura sarebbe un grande passo avanti anche per la città che dimostrerebbe consapevolezza riconoscendo l’importanza di un ateneo con più di 80000 studentз. Dopo i vari tentativi, è arrivato il momento di concretizzare la proposta, seguendo il modello di altre città italiane, e di
dare una legittimazione politica e amministrativa all’anima universitaria di Bologna.
50) Diritto
di voto per fuorisede: sosteniamo la proposta Voto Dove Vivo La più alta manifestazione della cittadinanza è, nelle nostre società, il diritto di voto. Lo è grazie ad anni di battaglie per il suffragio universale sulle quali, oggi, non è immaginabile alcun passo indietro. Eppure, a ogni tornata elettorale sono migliaia lз giovani studentз a cui viene negato il diritto di voto. Sono, nello specifico, lз fuorisede per lз quali il rientro a casa in occasione delle elezioni si rivela essere eccessivamente oneroso in termini sia economici che gestionali. Per questo, come già fatto in altri Paesi europei, come in Spagna, con il voto per corrispondenza, Francia, Danimarca e Estonia, che ha introdotto il sistema di i-voting. Come Sinistra Universitaria e a livello nazionale come Primavera degli Studenti riteniamo d’obbligo che l’Italia si doti di strumenti per garantire il diritto di voto a tuttз. Nella fattispecie, si rendono necessarie differenti tipologie di intervento: - Referendum nazionali: l’intervento necessario per garantire allз studentз fuorisede il diritto di voto per i referendum nazionali è quello dell’iscrizione temporanea dellə studentə nelle liste elettorali del Comune presso cui si svolge il proprio percorso di studi. È un modello già proposto da varie forze politiche in Parlamento e che non si rivelerebbe in alcun modo dispendioso per lo Stato; - Elezioni europee: in questo caso, dato l’esiguo numero di circoscrizioni elettorali (5 su tutto il territorio nazionale), si rivelerebbe sufficiente istituire dei seggi ad hoc in ciascuna Città universitaria per consentire allз studentз di votare per la propria circoscrizione di appartenenza, con un meccanismo di iscrizione temporanea che non comporterebbe alcun pregiudizio alla numerosità della popolazione delle diverse circoscrizioni, sulle quali viene calcolato il numero di eurodeputati spettanti. Per quanto riguarda, invece, lз fuorisede che si spostano in Città appartenenti alla medesima circoscrizione, basterebbe replicare il modello già proposto per i referendum; - Elezioni politiche: come già fatto da altri Paesi, il voto per le elezioni politiche, il cui sistema elettorale impedirebbe di trovare una soluzione simile a quella delle elezioni europee, può essere garantito attraverso la modalità postale, la cui sicurezza e tracciabilità è già stata verificata per quanto riguarda lз elettorз all’estero, motivo per cui non vi sarebbe alcun ostacolo adducibile a livello normativo; - Elezioni amministrative (Regionali e Comunali): per quanto riguarda queste consultazioni, nelle quali si sostanzia la partecipazione dellə studentə alla vita della propria comunità di appartenenza, si ritiene doveroso estendere anche allз studentз il rimborso già garantito allз elettorз residenti all’estero e iscrittз all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero).
La democrazia ha i suoi costi e non vi è investimento più mirato che spendere per garantire il voto a chi oggi si forma per contribuire allo sviluppo della propria comunità. In attesa di una riforma a livello nazionale, a livello locale chiediamo che gli spostamenti dellз studentз vengano agevolati con la flessibilità del calendario didattico attraverso la sospensione delle attività di lezione e degli appelli d’esame, così da permettere una gestione ottimale degli spostamenti.