Chi è Bologna? SU SINISTRA BOLOGNA
UNIVERSITARIA
Chi è Bologna? Documento politico per le elezioni Comunali di Bologna 2021 a cura delle ragazze e dei ragazzi dell’associazione studentesca Sinistra Universitaria
Indice Introduzione
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Questione Abitativa
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Canone concordato: per un contratto inclusivo . . . . . . . . . . . . . .
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Rimodellare il mercato degli affitti: prima dell’utile l’utilità sociale . 10 Mobilità
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Trasporto pubblico locale: tra esigenza sociale ed emergenza climatica 15 Mobilità integrata: per una sinergia dei trasporti . . . . . . . . . . . . 18 Rapporto con la città: cultura, rappresentanza, inclusione
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Governare la notte . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23 Per un patto necessario . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25 Piazza Verdi e zona U: vivere insieme lo spazio pubblico . . . . . . . . 26 Per un nuovo presidio del territorio: tra vetro e illuminazione . . . . . 29 Aiuto alle marginalità: non voltiamoci dall’altra parte . . . . . . . . . 31 Conclusioni
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Introduzione
Siamo consapevoli di non essere in grado di dar voce alle esigenze di tutte e tutti. Siamo consapevoli che il nostro punto di vista, in quanto tale, non può che essere parziale: nessuno può avere la pretesa di rispondere da solo ai bisogni di un’intera città. Tuttavia, è proprio la coscienza di questo limite che ci spinge a metterci in gioco. Il valore di una comunità non deriva semplicemente dalla somma delle parti che la compongono, ma dalla capacità di ciascuna parte di esprimere sé stessa entrando in rapporto con le altre: mettere a disposizione le proprie forze, per quanto esigue, innescando una reazione virtuosa capace di generare legami e liberare nuove energie. Partecipare e creare partecipazione. Bologna è attraversata ogni giorno da decine di migliaia di corpi, cresce e si trasforma grazie alle diverse esperienze che la animano dall’interno: a fare Bologna sono le persone che vivono la città, che ne animano le piazze e che ne arricchiscono, in ogni senso, le varie componenti del tessuto sociale. Infat2
ti, solamente le studentesse e gli studenti fuori-sede dell’Alma Mater hanno un impatto economico sulla città quantificabile in 220 milioni di euro annui (Indagine Good Practice 2020 del Politecnico di Milano), cui si aggiunge il capitale culturale e intellettuale, incalcolabile dal punto di vista economico. Inoltre, molta di questa popolazione studentesca elegge Bologna come luogo in cui vivere anche dopo il termine degli studi, ricoprendo un ruolo non trascurabile nella crescita demografica e sociale della città. A differenza di quanto è avvenuto nel corso degli anni, è necessario che l’Università, l’Amministrazione Comunale e Metropolitana superino gli attuali rapporti di collaborazione sporadica e stringano un’alleanza strategica, trovando soluzioni di medio e lungo termine attraverso un dialogo continuo in grado di dare risposte efficaci a tutte le anime della compagine sociale. In quest’ottica, chi guiderà la città non potrà esimersi dal considerare gli studenti e le studentesse come effettivi cittadini e cittadine del territorio metropolitano, e non come turisti dell’istruzione.
È proprio per questo che abbiamo deciso di realizzare questo documento, portando il nostro contributo politico in qualità di cittadine e cittadini di Bologna, prima ancora che studentesse e studenti. Ci auspichiamo che un documento come questo possa trovare lo spazio che merita nel dibattito pubblico, accendendo la luce su una componente cittadina troppo poco ascoltata negli ultimi anni e, anzi, spesso considerata come un problema. Siamo invece fermamente convinti che le studentesse e gli studenti ricoprano un ruolo di assoluto protagonista nello sviluppo che Bologna ha avuto e sta avendo;
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nella nostra opinione, è l’incontro di tante esperienze provenienti da territori diversi a rendere unica questa città e a farla crescere dal punto di vista culturale, tecnologico ed economico. Una discussione franca sulla partecipazione e sul rapporto tra componente studentesca e città non è più rimandabile: è arrivato il momento di riconoscerlo e lavorare insieme. Pertanto, consegneremo le nostre idee e la nostra proposta di città alle forze politiche della Sinistra bolognese, per iniziare da subito a progettare insieme una Bologna che non lasci indietro nessuno e che esprima a pieno il proprio potenziale nella collaborazione delle sue componenti sociali.
In virtù di queste considerazioni, riteniamo che l’Amministrazione Comunale, in sinergia con Università e Regione, debba farsi essa stessa promotrice di politiche mirate per le studentesse e gli studenti universitari, senza trascurare la componente dei fuori-sede. Il Comune di Bologna, in quanto istituzione pubblica, non può e non deve cedere a una concezione di città in cui gli studenti e le studentesse universitarie vengono considerati come semplici consumatori, i cui diritti sono lasciati alla mercé delle logiche di mercato. Al contrario, riteniamo che il Comune debba rivestire un ruolo attivo nella difesa del Diritto allo Studio Universitario, senza rinunciare alla gestione di servizi pubblici essenziali e intervenendo per garantire un diritto fondamentale come quello alla casa: tutto ciò non può essere demandato al settore privato senza che ne venga messa a repentaglio l’accessibilità per le fasce economicamente più fragili. La crisi sanitaria ed economica ci impone di ripensare modelli di welfare e di aiuto agli ultimi: è da qui che parte la nostra
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riflessione e il nostro discorso.
Abbiamo deciso di articolare il presente documento in tre sezioni principali, i cui macro-temi riteniamo meritino un’attenzione speciale: questione abitativa, trasporti, rapporto con la città. Ciascuno di questi temi, la cui complessità non è certo facilmente scomponibile, non può essere racchiuso in sé stesso ma va inevitabilmente a intrecciarsi con gli altri. Un’Amministrazione che voglia dirsi di Sinistra non può accettare di subire passivamente fenomeni che hanno un ruolo incisivo dal punto di vista economico e sociale sulla comunità che rappresenta, ma deve farsene carico con coraggio e intervenire giungendo a soluzioni che non lascino indietro nessuno.
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Questione Abitativa Come governare l’emergenza?
Nell’ambito universitario, la possibilità di disporre di un alloggio di qualità rappresenta uno degli elementi su cui si fonda l’esperienza di vita dello studente e l’inclusione nella nuova città in cui si trasferisce. L’ormai perpetua emergenza abitativa, sul piano locale e nazionale, è uno dei principali fattori che determinano una precarietà del Diritto allo Studio. A causa di questa emergenza molti studenti e molte studentesse appartenenti alle fasce reddituali medio-basse devono ridimensionare o addirittura rinunciare al loro percorso accademico a Bologna. Siamo fortemente convinti che una città che accoglie oltre 40mila studenti e studentesse fuori-sede non possa sottrarsi dall’affrontare apertamente tale problema. Non possiamo accettare che tante ragazze e tanti ragazzi, peraltro potenziali futuri cittadini e cittadine bolognesi, debbano rinunciare a studiare nella città che ospita l’Università più antica dell’Occidente per l’impossibilità di trovare un affitto a prezzi congrui e una casa con servizi adeguati.
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Esito della collaborazione di Unibo, Fondazione Innovazione Urbana, Consiglio degli Studenti e associazioni studentesche, l’indagine di HousingBo, che ha raggiunto circa 11.400 studenti e studentesse nel territorio metropolitano, ha evidenziato come il principale problema sia il costo troppo elevato delle camere, per la cui ricerca è necessario un tempo medio di due mesi. Nondimeno, la congestione del mercato degli affitti non permette di trovare la sistemazione che più si confà alle proprie esigenze, costringendo a stipulare contratti di affitto per camere in appartamenti che – a voler utilizzare un eufemismo – versano in condizioni poco dignitose. I dati della suddetta indagine risultano essere preziosissimi qualora si vogliano dare risposte concrete e lungimiranti a questioni così complesse, ragione per cui la raccolta di informazioni, in primis a mezzo di questionari per gli studenti, non può fare a meno di proseguire nella proficua collaborazione avviata negli scorsi anni tra Unibo e Fondazione per l’Innovazione Urbana. Riteniamo che il riequilibrio del mercato degli affitti debba essere una priorità della prossima Amministrazione Comunale, il cui intervento per tutelare le categorie più vulnerabili e combattere i crescenti meccanismi di esclusione sociale non è più rimandabile.
Canone Concordato: per un contratto inclusivo Come è noto, il canone concordato è una misura che si basa su linee guida nazionali, all’interno delle quali ogni Comune può definire parametri specifici. Tale strumento, così come è stato pensato dalle precedenti amministrazioni comunali, si è rivelato però del tutto insufficiente e inefficace: stando ai dati 7
dell’indagine HousingBo, solo il 34.9% delle studentesse e degli studenti dichiara di aver stipulato un contratto a canone concordato. Inoltre, avendo operato un raffronto, tale soluzione contrattuale non comporta una riduzione delle spese né per i locatori né per gli inquilini. Infatti, dall’indagine già citata risulta che per i contratti a canone libero il costo medio per un posto letto in camera doppia è di 339e/mese (spese escluse) e il costo medio per una camera singola è di 415e/mese (spese escluse)1 : per chi si avvale del canone concordato l’oscillazione media dei costi si aggira intorno ai 10e, una cifra sostanzialmente irrisoria nella spesa complessiva degli studenti e delle studentesse in un anno. Questi prezzi risultano tutt’altro che economici, anche a causa di alcuni parametri di calcolo – come ad esempio la presenza di un posto auto riservato – pensati per contratti adatti a nuclei familiari o singoli lavoratori, che hanno logicamente esigenze diverse da quelle di uno studente universitario. Stando ad HousingBo, risulta che il primo criterio di scelta dell’abitazione è l’adeguatezza della camera e della casa alle attività di studio: il contratto a canone concordato contiene solamente l’indicazione “appartamento ammobiliato”, senza quindi nessun parametro che risponda a questa esigenza2 .
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URL: http://www.fondazioneinnovazioneurbana.it/images/2019_HousingBO/2019_11_12_ HOUSINGBO_Presentazione.pdf, Slides 32-34. Ibid., slide 24. Per quasi il 90% degli studenti e delle studentesse l’adeguatezza degli spazi abitativi all’attività di studio è un criterio fondamentale per poter vivere e studiare a Bologna.
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Figura 1: La ricerca della casa: le caratteristiche più importanti.
In definitiva, l’unico vantaggio effettivo che uno studente trae dal canone concordato è la possibilità di recesso dal contratto con tre mesi di anticipo, clausola peraltro già presente anche in molti contratti a canone libero. Pertanto, riteniamo in primo luogo necessario che il Comune elabori un contratto a canone ad hoc che risponda alle esigenze degli studenti e delle studentesse, ad esempio tramite nuove agevolazioni sulle aliquote per i locatori, affinché da esso gli studenti e le studentesse ne possano trarre un effettivo vantaggio economico. Congiuntamente a ciò, il nuovo contratto dovrà contenere parametri che rispondano alle esigenze abitative specifiche di uno
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studente universitario, come ad esempio la presenza di una scrivania e una libreria per ogni posto letto della casa. Tale strumento, per essere efficace, dovrà essere adeguatamente pubblicizzato e reso facilmente fruibile tramite la messa a disposizione di un applicativo in grado di simularne il costo.
Inoltre, riteniamo fondamentale che Comune, Università e Regione diano continuità alle misure di sostegno economico messe in campo durante l’emergenza sanitaria in favore dei titolari di contratto di affitto a canone concordato, rendendole stabili anche dopo il termine della pandemia.
Rimodellare il mercato degli affitti: prima dell’utile l’utilità sociale Siamo fermamente convinti che il Comune dovrebbe giocare un ruolo centrale nel regolare il rapporto tra affitti a lungo termine e affitti brevi. I dati degli ultimi anni3 dimostrano che la crescita esponenziale dei Bed&Breakfast gestiti attraverso piattaforme online è avvenuta a netto discapito degli affitti rivolti agli studenti e alle studentesse. Ciò dipende con tutta evidenza dal vantaggio economico che i locatori traggono nell’operare in un mercato che è ancora quasi completamente privo di tasse e limitazioni. Così, mentre negli ultimi anni la popolazione studentesca a Bologna è cresciuta a un ritmo costante4 , l’offerta degli alloggi a lungo termine è invece 3 4
URL: shorturl.at/notP9, Dati aggiornati al 18/09/2020. URL: https : / / magazine . unibo . it / archivio / 2019 / 11 / 29 / le - immatricolazioni all2019universita - di - bologna - segnano - 8 - 2, +5, 3% nelle lauree triennali, +12, 2% per le lauree magistrali e magistrali a ciclo unico.
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diminuita, raggiungendo la saturazione del mercato e facendo lievitare, come già accennato in precedenza, il prezzo medio degli affitti.
Una delle soluzioni più immediate sarebbe quella di intervenire direttamente nel mercato ponendo un tetto massimo al numero di locali che possono essere adibiti ad uso turistico. Fino a poco tempo fa questa operazione sembrava impossibile, vista anche la pronuncia della Corte di Giustizia europea del 2019 che vedeva vincere Airbnb – la piattaforma online di booking più utilizzata – contro il tentativo di tassarla alla stregua di un’agenzia immobiliare5 . A sorpresa, invece, un’altra sentenza della Corte Europea del 2020 ha ribaltato la situazione, permettendo al Comune di Parigi di porre un limite massimo al numero di privati che possono utilizzare i propri locali per affitti brevi, prevedendo sanzioni per chi non effettui la registrazione6 .
La crisi dovuta all’emergenza sanitaria in corso ha portato molti Bed&Breakfast a dover chiudere o ridimensionare le stanze sulle piattaforme. Crediamo sia fondamentale anticipare una nuova esplosione incontrollata come quella degli ultimi anni, ponendo dei limiti al numero di stanze affittabili da ciascun host, oltre che pretendere dai proprietari di più appartamenti posti in fitto che parte degli utili vengano utilizzati per la collettività: negli ultimi anni sono varie le esperienze di gestione di strutture per affitti brevi inserite 5 6
URL: https : / / www . repubblica . it / economia / 2019 / 12 / 19 / news / airbnb _ corte _ ue 243843775/. URL: https : / / curia . europa . eu / jcms / upload / docs / application / pdf / 2020 - 09 / cp200111it.pdf.
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all’interno di contesti cooperativi e votati alla restituzione di valore aggiunto al territorio. La scelta di un modello cooperativo/collaborativo, a fronte di un diffuso modello predatorio, può conciliare le necessità dei proprietari con quelle dell’utenza (spesso giovani, che per motivi economici non alloggiano in strutture alberghiere), senza scaricare effetti nocivi sui contesti di azione.
Un’Amministrazione Comunale che voglia dirsi di Sinistra non può permettersi di non affrontare direttamente una questione sociale fondamentale come il diritto alla casa, lasciando che venga messo in discussione dalle dinamiche di mercato. Al contrario, dovrà incentivare l’accesso a basso costo all’edilizia pubblica e avvalersi di tutti gli strumenti giuridici e politici a propria disposizione al fine di ottenere una distribuzione più equa delle risorse immobiliari tra affitti a breve e lungo termine, combattendo la locazione turistica predatoria nella direzione di un mercato immobiliare più inclusivo.
In forza di quanto detto fin qui, crediamo che la futura Amministrazione debba farsi intermediaria, garante e promotrice con ASP Città di Bologna affinché vengano messe a disposizione delle studentesse e degli studenti provenienti da famiglie a basso reddito le abitazioni sfitte a prezzi calmierati già nella disponibilità dell’azienda. Inoltre, si potrebbero sperimentare nuove forme di abitare collaborativo tra studenti e residenti, sul modello dell’esperienza di Porto 157 e sul modello della convenzione stipulata tra il Comune di Bologna, ACER Bologna ed Er.Go. Questa esperienza ha permesso, infatti, 7
URL: https://www.porto15.it/.
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LE NOSTRE PROPOSTE IN SINTESI QUESTIONE ABITATIVA
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CANONE CONCORDATO
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TURISMO PREDATORIO
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Un nuovo canone concordato per studenti e studentesse con parametri specifici alle varie esigenze.
Tetto massimo alle stanze in fitto per singolo host e riutilizzo di parte degli utili per la collettivitĂ .
DIRITTO ALLA CASA
Incentivare accesso a basso costo all’edilizia pubblica. Avviare nuove forme di abitare collaborativo tra studenti e residenti.
PREZZI CALMIERATI Accordo Comune-ASP per la messa a disposizione di abitazioni sfitte a prezzi calmierati per gli studenti e le studentesse provenienti da famiglie a basso reddito
agli studenti di poter alloggiare presso le residenze popolari in cambio di un aiuto per la realizzazione di progetti di integrazione, ambientali, di sostegno e welfare per gli anziani. Così facendo si porrebbe un argine alla continua cementificazione della Città, offrendo soluzioni alternative agli studentati – non più sostenibili dal punto di vista ambientale – e dando nuova vita a edifici sfitti e in disuso da tempo. Ciò non significa essere aprioristicamente contrari all’edificazione di studentati pubblici, poiché un incremento degli alloggi a disposizione degli studenti è con tutta evidenza necessario. Tuttavia, crediamo che prima di avviare nuove costruzioni siano da recuperare gli edifici abbandonati già esistenti, coniugando la valorizzazione del patrimonio pubblico in funzione sociale alla sostenibilità ambientale. Crediamo che attraverso azioni di partenariato pubblico-pubblico si possa governare il mercato degli affitti permettendo anche a chi è privo di mezzi di poter studiare in una città diversa da quella in cui è nato. È necessario che Bologna si impegni affinché tutte e tutti abbiano modo di sperimentare quanto questa città ha da offrire e possano accedere a nuove occasioni di crescita personale e sociale, acquisendo un bagaglio di conoscenze ed esperienze da spendere a vantaggio della comunità tutta.
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Mobilità
L’esigenza di una mobilità pubblica, efficiente e capillare, che si proponga realmente come valida sostituta dei mezzi di trasporto privati, sta diventando sempre più urgente. Oltre a rappresentare un diritto fondamentale per chi non possiede un mezzo proprio, la mobilità pubblica si coniuga alla crescente necessità di sviluppare stili di vita sani e all’emergenza di promuovere una mobilità sostenibile dal punto di vista ecologico. Inoltre, il tema si intreccia a doppio filo con tanti punti trattati in questo nostro documento. Infatti, siamo convinti che un servizio pubblico capace di mettere in comunicazione il centro con le aree di tutto l’hinterland bolognese, possa aiutare la città a risolvere un problema critico come l’emergenza abitativa. Una mobilità dalla visione metropolitana, all’altezza di una Città come Bologna, dovrebbe essere in grado di decongestionare il centro cittadino e permettere a tutti e tutte di raggiungerlo in tempi ragionevoli, offrendo la pos14
sibilità di trovare soluzioni abitative all’esterno delle mura e disincentivando l’utilizzo dei veicoli privati altamente inquinanti.
Trasporto pubblico locale: tra esigenza sociale ed emergenza climatica Non è solo l’Università in sé e per sé ad attirare gli studenti fuori-sede a Bologna. Infatti, l’indagine HousingBo8 mette in luce l’esistenza di un per nulla trascurabile “effetto città”, per il quale i fuori-sede considerano Bologna come una meta ideale in cui sperimentare la propria autonomia rispetto alla famiglia d’origine e un luogo ricco di opportunità sul versante ricreativo e culturale. Di conseguenza, la possibilità di accedere agli spazi fisici in cui si svolgono tali attività è per le studentesse e gli studenti un criterio di ricerca fondamentale nella scelta dell’abitazione. Risulta, pertanto, che la distribuzione delle linee del trasporto pubblico, la vicinanza dei loro tragitti al centro città e alle sedi universitarie, nonché la presenza di corse negli orari notturni influenzano sensibilmente la distribuzione degli universitari sul territorio metropolitano9 . Un efficace servizio di trasporto nelle ore serali e notturne – fino all’1:00 in infrasettimanale e per tutta la notte quantomeno nei weekend – che permetta di raggiungere agevolmente le zone della città relativamente lontane dal centro permetterebbe senza dubbio agli studenti di considerare come valide più soluzioni abitative, prospettando anche l’eventualità di un abbassamento 8 9
URL: https://www.fondazioneinnovazioneurbana.it/images/2019_HousingBO/2019_11_ 12_HOUSINGBO_Presentazione.pdf. Ibid.
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dei prezzi d’affitto legato a un aumento dell’offerta. Allo stesso modo, potenziare le linee notturne già esistenti potrebbe rendere maggiormente appetibili zone della città attualmente poco abitate dalla componente studentesca.
Figura 2: Distribuzione trasporti pubblici. Frequenza e continuità dopo le 21:00
In quest’ottica si fa palese la necessità di rendere maggiormente accessibili i servizi di trasporto pubblico. Su iniziativa politica del Consiglio degli Studenti, l’Alma Mater ha siglato pochi anni fa un accordo con l’azienda di trasporto locale Tper, mettendo a disposizione di 5.000 studenti e studentesse con ISEE inferiore a 35.000e un abbonamento annuale al prezzo agevolato di 99e. Benché la tariffa sia quasi dimezzata rispetto a quattro anni fa, credia16
mo sia ancora necessario fare un passo in più grazie all’intervento dell’Amministrazione Comunale. Come già avviene in altre grandi città in Italia, il Comune di Bologna dovrebbe agevolare il trasporto su autobus – e nel futuro su tram – riducendo il prezzo dell’abbonamento urbano ed extraurbano per le fasce economicamente più deboli. Secondo questa logica si potrebbe superare il criterio delle agevolazioni per gli Under 27, che per quanto virtuose, non tengono in alcun modo in considerazione le effettive condizioni economiche degli abbonati al servizio di trasporto pubblico. Proponiamo, quindi, che il Comune e Tper prevedano nuovi abbonamenti annuali per Under 30 con definizione del prezzo in base all’ISEE in maniera progressiva, così come proponiamo un nuovo abbonamento trimestrale o semestrale per raggiungere tutte le utenze – ad esempio lavoratori con contratti a tempo determinato della durata inferiore all’anno – e per disincentivare l’utilizzo del mezzo privato.
Oltre a quanto detto finora, una razionalizzazione degli orari delle corse relative alle linee che servono le sedi universitarie più lontane rispetto alla cerchia dei viali permetterebbe di evitare la circolazione di autobus semi-vuoti e di rispondere efficacemente ai bisogni di chi frequenta ogni giorno quei luoghi. In tal senso, un dialogo con l’Università e le sue rappresentanze studentesche permetterebbe di individuare con facilità le fasce di orario che andrebbero servite con maggior frequenza, tenendo conto delle esigenze degli studenti e del personale. Inoltre, a livello metropolitano l’Università di Bologna vanta sedi importanti
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stanziate a Imola e Ozzano. Anche in questo senso è necessario pensare a un migliore investimento di risorse e a un’implementazione dei servizi affinché tutte le studentesse e tutti gli studenti possano vivere l’Università e Bologna a 360 gradi.
Mobilità integrata: per una sinergia dei trasporti Ogni servizio di trasporto, pubblico o privato, ha le proprie criticità: la sinergia di più servizi può dare una risposta efficace alle esigenze della mobilità cittadina, soprattutto se la si vuole considerare in un’ottica metropolitana. Lo scorso anno il Comune di Bologna ha avviato l’iter tecnico per la costruzione di quattro linee di tram, con la previsione di avviare la prima linea nel 2026: si tratta di un intervento importante e strategico per disegnare una nuova mobilità cittadina, con ricadute importanti sia sul piano ambientale che su quello sociale. Su quest’ultimo fronte si inserisce certamente l’impatto che il tram avrà sul mondo universitario bolognese.
Innanzitutto, il piano di linee previsto collegherà con molta più celerità le sedi periferiche di Agraria, del Navile e del Lazzaretto, oggi raggiungibili con viaggi lunghi e spesso mal organizzati. Inoltre, sarà fondamentale per collegare il centro con tutte le zone periferiche della città in modo molto più rapido e agevole. Questo consentirà una diversificazione delle zone abitate e frequentate dagli studenti, con una maggiore disponibilità di abitazioni per i fuori-sede e una conseguente possibile diminuzione dei prezzi medi. Sulla direttrice opposta, può essere un importante mezzo per rivitalizzare le perife18
rie rendendole più facilmente raggiungibili e, quindi, vive. La distanza nelle città non si misura in chilometri, ma in tempi e costi: il tram può davvero essere il mezzo per abbattere le distanze (anche sociali) all’interno del tessuto cittadino bolognese.
Da giugno 2018, in seguito al lavoro dell’Amministrazione Comunale, a Bologna è stato introdotto il servizio di bike sharing a flusso libero Mobike, di proprietà di un’azienda privata cinese. A dicembre 2019, dopo 14 anni di attività, il preesistente servizio comunale C’entro in bici è stato soppresso. I dati iniziali sull’utilizzo delle Mobike sono stati superiori alla media delle altre città italiane; tuttavia, dopo il rialzo dei prezzi dovuto al termine del periodo di lancio, il servizio sta perdendo appetibilità. Quest’ultima è ulteriormente calata in seguito alla recente decisione dell’azienda di ridurre l’area di parcheggio sul territorio cittadino, addirittura limitata al perimetro dei viali per le biciclette a pedalata assistita, portando come giustificazione il furto e gli atti vandalici arrecati ai mezzi – benché una riduzione dell’area non comporti oggettivamente una riduzione dei danni. Allo stato attuale, il servizio Mobike, pensato per favorire gli spostamenti sostenibili in modo più agile tra centro città e aree circostanti, non si dimostra efficiente né economicamente vantaggioso. Perciò, non possiamo fare a meno di dirci perplessi sulla cessione a un privato di un servizio pubblico gratuito che, per quanto fosse insufficiente, aveva come unico obiettivo l’utilità sociale: visto l’investimento dell’Amministrazione Comunale per portare Mobike a Bologna, è inevitabile chiedersi se con lo stesso sforzo economico si sarebbe
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potuto potenziare il servizio di bike sharing preesistente. Riteniamo che affinché Mobike possa essere una soluzione funzionale ed economicamente accessibile, sia necessario formulare una proposta di abbonamento integrato o delle forme di di agevolazione10 con il sistema di trasporto Tper, colmando sinergicamente le lacune di entrambi i servizi e combattendo allo stesso tempo la concorrenza sleale del traffico di bici rubate. Parallelamente, l’area di parcheggio dovrà essere ampliata al vecchio perimetro.
Un’altra soluzione che riteniamo possa essere decisiva per la mobilità di Bologna è l’uso della bicicletta – di proprietà o in sharing – combinato con il Servizio Ferroviario Metropolitano. Infatti, rispetto al trasporto pubblico su gomma, la rete ferroviaria offre un servizio più puntuale e più rapido a parità di distanza, ma le sue fermate non sono ovviamente altrettanto capillari. Chi possiede una bicicletta pieghevole ha la possibilità di servirsi di tale tipo di trasporto senza costi aggiuntivi; chi fosse dotato di una bicicletta tradizionale è invece tenuto a pagare un Abbonamento Annuale bicicletta al seguito, il cui costo di 60� va a sommarsi a quello dell’abbonamento Tper. In primo luogo, se raffrontato con il costo dell’abbonamento urbano annuale, tale integrazione risulta oggettivamente onerosa: se lo si vuole rendere accessibile, un abbassamento della tariffa è indispensabile. In secondo luogo, l’Abbonamento Annuale bicicletta al seguito è al momento sottoscrivibile dai soli residenti dell’Emilia-Romagna11 . Per tutte e tutti gli altri, studenti e la10 11
Si pensi al modello Tper-Corrente URL: https://www.tper.it/percorsi-orari/servizi-aggiuntivi.
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1 LE NOSTRE PROPOSTE IN SINTESI MOBILITÀ
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ABBONAMENTO TPER
Nuovi abbonamenti annuali per Under 30 a costo progressivo in base all’ISEE.
CORSE AUTOBUS
Razionalizzazione delle corse che servono le sedi universitarie più lontane rispetto alla cerchia dei viali. Potenziamento linee notturne trasporto pubblico locale.
MOBILITÀ INTEGRATA
Revisione accordi Mobike: formulazione abbonamento integrato con Tper.
MOBILITÀ INTEGRATA
Estensione Abbonamento Annuale bicicletta al seguito anche per i non residenti Emilia-Romagna a costo progressivo su base ISEE.
voratori fuori-sede, è necessario pagare un biglietto giornaliero del costo di 2.50�, rendendo sostanzialmente impossibile usufruire in maniera quotidiana e continuativa di questo servizio. Pertanto, riteniamo che la possibilità di sottoscrivere il sopradetto abbonamento sia estesa anche agli e alle iscritti/e Unibo e che per essi sia prevista una tariffa calcolata sulla base delle condizioni economiche.
Quanto detto finora, torniamo a ribadirlo, non rappresenta esclusivamente un’urgenza di carattere sociale ma anche di sostenibilità ambientale. L’impatto che le nostre scelte hanno sulla salute dell’ecosistema che condividiamo non può essere mai trascurato, tanto più se sono scelte politiche che riguardano un’intera comunità.
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Rapporto con la città: cultura, rappresentanza, inclusione È solo movida?
Negli ultimi anni, la retorica dominante nella descrizione delle zone della città che si snodano intorno a Via Zamboni e Piazza Verdi, così come le altre zone maggiormente frequentate dagli studenti nelle ore notturne, si è concentrata su due parole d’ordine: “degrado” e “insicurezza”. L’immagine che si dà di queste zone e degli studenti universitari che le popolano è quella di una massa caotica incontrollabile, chiassosa e sempre alla ricerca di divertimento. Riteniamo opportuno proporre una nuova narrazione e presentare delle proposte politiche che possano permettere a questi luoghi di essere vissuti al pieno delle proprie potenzialità. Crediamo che il conflitto tra le parti sociali, fulcro della dialettica democratica, possa trovare una sintesi proficua nell’interesse e nella convivenza dell’intera comunità cittadina. In questa visione della città l’Università deve rimanere centrale, fungendo da serbatoio inesauribile di risorse culturali ed energie per rendere Bologna una città 22
sempre più vivibile e attrattiva.
A nostro avviso la vivibilità di una città e dei suoi luoghi non è garantita esclusivamente dalla presenza di agenti e pattuglie, bensì in primis da una comunità ai cui cittadini e alle cui cittadine sia data la possibilità di abitare responsabilmente lo spazio pubblico, animandolo con la propria presenza e partecipazione. Occupare fisicamente gli spazi della Città con attività culturali, ludiche o politiche significa farla vivere di spirito civico, coinvolgendo pienamente i propri cittadini e le proprie cittadine. Vogliamo essere protagonisti di una politica che abbia una visione di lungo periodo, rifiutando le soluzioni immediate – spesso controproducenti – che rinviano e nascondono i problemi senza affrontarli seriamente. Crediamo che per la riqualificazione della zona universitaria sia necessario un progetto organico in grado di mettere a frutto le energie di tutte le parti coinvolte, promuovendo la socialità e facendo vivere culturalmente lo spazio pubblico.
Governare la notte Bologna, così come le altre città europee, non dorme mai; al contrario, le ore notturne sono non solo le più delicate da gestire, ma anche quelle che stanno generando nuove occasioni per i commercianti dell’area. Per questo motivo il primo tema su cui si sofferma la nostra riflessione è la proposta di un “Sindaco della notte”: questa figura, già adottata in altre città europee e da Firenze nel territorio nazionale, è un Assessore con una specifica delega al pre23
sidio della città nelle ore in cui gli uffici comunali sono chiusi. Date le specificità della città di Bologna, brulicante di studenti soprattutto nella zona universitaria, ci sembra arrivato il momento di potenziare la mediazione tra politica e territorio. La proposta di introdurre una delega ad hoc per curare i rapporti tra l’Amministrazione Comunale e le zone maggiormente vissute nelle ore notturne, intese non solo come zone geografiche, ma anche come centri di interesse al fine di incentivare un dialogo continuativo tra Università come istituzione e Università come comunità. Il sindaco della notte sarebbe un intermediario costante tra le parti interessate dalla vita notturna della città così da dare a Bologna una visione europea per la gestione della vita notturna.
Nell’ottica di uno scambio proficuo e di una partecipazione attiva della componente studentesca alla vita della città, proponiamo altresì l’introduzione di un “Consigliere comunale aggiunto”, quale espressione degli studenti e delle studentesse universitarie nel massimo organo collegiale di rappresentanza cittadina. Proprio a questi fini, il Consiglio degli Studenti ha già avviato un’interlocuzione con l’attuale Amministrazione Comunale: è arrivato il momento di concretizzare. Il Consigliere aggiunto non ha diritto di voto e non concorre a determinare il numero legale delle sedute ma, con diritto alla convocazione, all’informazione preliminare sugli oggetti all’ordine del giorno e con diritto di parola, è chiamato a partecipare ai lavori del Consiglio Comunale, delle Commissioni Consiliari Permanenti e delle Commissioni speciali. Ha gli stessi diritti pre-
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visti per i Consiglieri Comunali e la sua elezione avviene di norma insieme al rinnovo delle rappresentanze studentesche universitarie. È da tempo che sosteniamo la necessità di una figura di questo tipo, peraltro già presente in Comuni di dimensioni ridotte e che hanno una presenza studentesca sul proprio territorio di molto inferiore dal punto di vista numerico rispetto a quella che Bologna può vantare.
Per un patto necessario Allo stato attuale, è innegabile che il rapporto tra studenti, commercianti e residenti delle zone maggiormente frequentate non sia idilliaco. Tuttavia, la retorica dello scontro ci ha solo resi più diffidenti, senza portare nessun risultato positivo. Restiamo dell’opinione che le esigenze degli uni non siano incompatibili con le esigenze degli altri, ma che debbano, anzi, confluire in una sintesi all’insegna di una proficua convivenza. Un tentativo in questo senso è stato avanzato con la sperimentazione Per un patto necessario, sostenuto con i finanziamenti del progetto Rock. In quell’occasione, studenti, residenti, commercianti e amministratori locali erano tutti seduti allo stesso tavolo per discutere delle problematiche del territorio. Oggi, vogliamo proporre nuovamente una simile esperienza. L’Amministrazione Comunale deve, quindi, farsi promotrice di un tavolo tra residenti, commercianti della zona Universitaria, Università e componente studentesca è possibile creare un’unità di intenti per provare a risolvere, o almeno a ridurre, le criticità delle zone interessate.
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Piazza Verdi e zona U: vivere insieme lo spazio pubblico Un capitolo a sé della nostra riflessione meritano Piazza Verdi e la zona universitaria nel suo complesso. Il rinnovamento di queste aree, che passa anche per le proposte fin qui presentate, non può che fondarsi sulla collaborazione tra Città e Università, in un dialogo continuo che coinvolga i rappresentanti di tutte le parti sociali e non solo le governance istituzionali. Piazza Verdi, nella sua ricchezza sui generis, accoglie realtà sociali tra loro diverse e spesso conflittuali12 : residenti, commercianti, studenti e studentesse, persone socialmente marginalizzate. Allo stato attuale, le contraddizioni che caratterizzano la zona sono state amplificate dal lockdown, che ha svuotato le piazze e lasciato ancora più solo chi già lo era in tempi ordinari.
All’interno di un approccio cooperativo e collaborativo, la nostra proposta principale è quella di aprire alla comunità tutta i locali e i cortili dell’Università, anche quelli meno centrali. Proponiamo un accordo tra l’Università e il Comune che permetta l’utilizzo di questi spazi anche in orari serali e nel fine settimana, con lo scopo di permettere alle Associazioni – studentesche e comunali – di organizzare iniziative di stampo culturale e ricreativo aperte a tutte e tutti. Si tratta certo di una visione di Università diversa da quella a cui siamo abituati, lontana dalla torre d’avorio di saperi specialistici destinati a una ristretta cerchia di persone, ma un luogo di incontro e scambio
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URL: https://rpd.unibo.it/article/download/1701/1071/3362, Si può averne piena contezza grazie alla Ricerca svolta dal Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Alma Mater, risultato della rielaborazione di una serie di interviste a residenti e studenti nell’arco di otto mesi.
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culturale per l’intera cittadinanza. Organizzare un programma virtuoso di eventi culturali, pensati non solo per le studentesse e gli studenti ma per tutta la cittadinanza, creerebbe un senso di comunità e di condivisione dei saperi che ben si addice alla “dotta” Bologna. Un esempio in tal senso è stata l’iniziativa Saperi Pubblici13 , organizzata ad Ottobre 2018 da un gruppo di docenti e studenti, artisti e società civile che si sono dati appuntamento in Piazza Verdi. Anche noi abbiamo partecipato attivamente all’ideazione e alla realizzazione di quella iniziativa, convinti che sia la strada giusta da seguire: la risposta che in quell’occasione c’è stata da parte della cittadinanza lo dimostra ampiamente.
Continuando in questa stessa direzione concettuale riteniamo che Piazza Verdi, oltre ad ospitare eventi suoi propri, possa diventare un amplificatore di iniziative che si svolgono in altri luoghi della città, permettendo a un numero maggiore di spettatori di assistere. Ad esempio, un sistema di streaming potrebbe proiettare in Piazza gli spettacoli dell’adiacente Teatro Comunale o le lectiones di insigni studiosi e di personaggi pubblici che si tengono nell’Aula Magna di Santa Lucia; allo stesso modo, ampliando il virtuoso asse Piazza Maggiore-Barca, anche Piazza Verdi potrebbe partecipare alla rassegna estiva Sotto le stelle del cinema, offrendosi come ulteriore sala all’aperto. La piazza, soprattutto nei mesi primaverili ed estivi, può, allora, diventare un palco centrale della vita artistica e culturale cittadina grazie all’interazione proattiva tra Istituzioni comunali, Università e realtà associative. 13
URL: https://eventi.unibo.it/saperi-pubblici.
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Altro punto fondamentale della nostra riflessione in vista di una riqualificazione della Zona Universitaria e delle altre zone più frequentate dalla componente studentesca parte da una riflessione sull’immagine che si vuole dare delle zone stesse. L’arredo urbano, in particolare, non deve essere certo inteso come distribuzione casuale di oggetti nelle strade, ma deve essere il risultato di uno studio attento ed integrato tra aspetti estetici e pratici, con la finalità di aumentare la qualità degli spazi pubblici. Per questo motivo la riqualificazione della zona deve passare, a nostro avviso, anche attraverso il ripensamento degli arredi: necessarie sono senza dubbio una migliore e maggiore illuminazione della zona, in particolare per la rete di strade formate da via Zamboni e traverse, nonché la collocazione di sedute e panchine, indispensabili per la vivibilità della zona. Inoltre, è necessario l’incremento del numero di rastrelliere per biciclette, attualmente difficili da parcheggiare senza che intralcino la circolazione nelle ore di punta. Anche l’organizzazione di bandi di gara aperti ad artisti e artiste di strada per l’animazione delle strade della zona Universitaria così come per la valorizzazione di spazi pubblici e privati che diano sulle strade e sulle piazze – come ad esempio le saracinesche dei negozi e in generale i muri su cui sia dato il lasciapassare della Sovrintendenza – possono essere occasioni di rivitalizzazione culturale del centro cittadino. Allo stesso tempo, il Comune avrebbe così la possibilità di supportare una componente fondamentale del tessuto sociale
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bolognese – e non solo – che è stata duramente colpita dalla crisi sanitaria.
Allo stesso modo, crediamo che l’Amministrazione Comunale, al pari dell’Ateneo, non possa sottrarsi dal potenziare le proprie aule studio e biblioteche della zona universitaria e non solo prolungandone gli orari di apertura lungo l’arco di tutta la settimana, weekend compresi. Investire nelle strutture adibite alle necessità di studio significherebbe non solo offrire un servizio efficiente per gli studenti e le studentesse universitarie ma anche avere un presidio fisso sul territorio, attraversato continuamente da ragazze e ragazzi.
Per un nuovo presidio del territorio: tra vetro e illuminazione L’apertura di spazi, locali e market fino a tarda sera va senza dubbio nella direzione di costituire presidi territoriali capaci di garantire illuminazione e presenza fisica. Consente, altresì, di avere un ampio ventaglio di offerta che risponda alle esigenze economiche di tutte e tutti, anche di chi non desidera o non si può permettere di usufruire del servizio al tavolo. I locali notturni delle zone più trafficate di Bologna subiscono, com’è noto, la concorrenza sleale dei venditori abusivi di alcolici, che tuttavia risponde in maniera evidente alla richiesta di una determinata fascia di consumatori. Quello dell’abusivismo è un fenomeno che va certo studiato, indagando i meccanismi – spesso di sfruttamento – su cui si regge. Ciononostante, contestualmente è necessario mettere in campo delle politiche che possano concre29
tamente scoraggiarlo. Allo stesso modo, è necessario scongiurare la vendita di prodotti in vetro, che potrebbero diventare pericolosi in caso di rottura. A tal fine proponiamo che il Comune introduca nelle zone maggiormente trafficate nelle ore notturne distributori di bicchieri in plastica riutilizzabili: ciascuno avrebbe così la possibilità di ritirare sotto cauzione il proprio bicchiere con cui consumare poi nei vari locali e a fine serata avrebbe modo di restituirlo per avere in cambio quanto dato come cauzione; questo modello è stato già sperimentato in alcuni locali e realtà sociali di Bologna con ottimi risultati e un buon grado di adesione. Così facendo, oltre a ridurre la circolazione del vetro (fisicamente confinato all’interno degli esercizi commerciali), si ridurrebbe anche il consumo delle plastiche monouso, comportando un risparmio economico per i locali e un vantaggio ecologico per l’ambiente. Nella consapevolezza che rimane urgente il tema della riduzione del vetro, un altro strumento funzionale a tale scopo può essere il progetto del Vuoto a rendere nella zona universitaria, capace di consentire il fruttuoso riciclo di vetro e plastica ed evitare il disordine dell’area urbana, incentivando la pratica con agevolazioni fiscali, sconti o voucher per gli utenti.
Sempre mantenendo l’idea di una politica che coniughi la vivibilità della zona con l’attenzione all’ambiente, sarebbe fondamentale dotare il centro città e le zone periferiche di maggior frequentazione di casette dell’acqua: si tratta di un progetto che è stato già avviato in Zona Pratello per ridurre il consumo di plastica e incentivare la buona pratica di bere acqua
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pubblica. Una proposta che avanziamo è quella di collaborare con il progetto Plastop14 , avviato nel 2018 dall’Alma Mater, il quale prevede diverse linee di intervento per ridurre il consumo di plastica. Nell’ambito di questo progetto è stata avviata la distribuzione di borracce in metallo, l’installazione della Casina dell’acqua nel Campus di Cesena e di erogatori di acqua filtrata, per ora riservati al solo personale. In definitiva, la vivibilità del centro cittadino non può fare a meno di coniugare funzionalità degli spazi a sostenibilità ambientale.
Aiuto alle marginalità: non voltiamoci dall’altra parte Parallelamente, la futura Amministrazione Comunale non potrà esimersi dal mettere in campo politiche di risocializzazione delle persone marginalizzate che abitano questa Piazza e altre zone delle città: a nostro avviso, l’inclusione di queste persone nel tessuto sociale deve passare attraverso la creazione di opportunità di lavoro, sistemi di servizio civile e politiche nuove, non criminalizzanti, in materia di sostanze stupefacenti. Per mettere in atto politiche di questo tipo, determinante potrebbe essere la collaborazione con le tante realtà che sostengono attivamente la lotta alla povertà e all’emarginazione sociale.
La “guerra alla droga”, a Bologna come in tutto il mondo, è fallita. Malgrado qualunque tentativo di istituzioni e forze dell’ordine, l’offerta sul mercato sarà sempre maggiore rispetto al numero di sequestri che possono essere effet14
URL: https://site.unibo.it/multicampus-sostenibile/it/ambiente/plastop.
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tuati. Crediamo sia arrivato il momento di invertire la rotta delle politiche fallimentari finora attuate nel contrasto alle sostanze stupefacenti: è necessario abbandonare il vecchio paradigma della repressione e acquisire consapevolezza dell’efficacia di una corretta informazione sulle sostanze reperibili sul mercato nero. L’investimento di risorse – economiche e umane – nella lotta al traffico di sostanze stupefacenti non sarà mai efficace finché ad essa non si coniugheranno serie politiche per lotta alle tossicodipendenze e per la riduzione del danno. È arrivato il momento di un cambio di passo.
Oltre al necessario potenziamento dell’Unità di Strada, la nostra proposta è quella di aprire in modo sperimentale degli sportelli di drug checking e riaprire i drop in, a partire dalle zone della cosiddetta movida e dai luoghi in cui si raccolgono le persone marginalizzate. Quando parliamo di drug checking facciamo riferimento ad una forma di riduzione del danno che permette, mantenendo l’anonimato, di ottenere l’analisi chimica della sostanze psicoattive e una consulenza individuale sugli effetti della loro assunzione. L’intento di questa pratica è quello di fornire ai consumatori tutte le informazioni di cui necessitano prima di assumere una determinata sostanza. Inoltre, è uno strumento che permetterebbe all’Amministrazione Comunale di avere un utile osservatorio sul territorio, in grado di segnalare l’introduzione sul mercato di nuovi prodotti e fornire informazioni utili sulla loro diffusione. Crediamo che un’attività di questo tipo, che responsabilizza e non criminalizza i consumatori, sia il modo più corretto di affrontare il problema della
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1 LE NOSTRE PROPOSTE IN SINTESI RAPPORTO CON LA CITTÀ: CULTURA, RAPPRESENTANZA,
MAGGIORE ASCOLTO
Introduzione del “Sindaco della Notte”, inserimento di un rappresentante degli studenti in Consiglio Comunale e un Tavolo permanente tra studenti residenti e commercianti
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ARREDO URBANO
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UTILIZZO DEGLI SPAZI
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RIDUZIONE DEL DANNO
Maggiori sedute e panchine e attività culturali in tutta la zona universitaria favorendo artiste e artisti di strada.
Aprire alla comunità gli spazi universitari, congiuntamente ad un prolungamento dell'orario di apertura degli esercizi commerciali
INCLUSIONE
Potenziare servizi come l’Unità di strada, riapertura dei Drop In con laboratori lavorativi e introdurre sportelli di drug checkin per un consumo responsabile.
tossicodipendenza, realizzando un modello virtuoso facilmente replicabile in altri comuni. Una sperimentazione di drug checking su ampia scala è stata portata avanti attraverso un progetto di ricerca europeo chiamato BAONPS (Be aware of night pleasure safety), avente come obiettivo “l’identificazione ed il monitoraggio delle nuove sostanze psicoattive, [...] sia all’interno dei contesti del divertimento che al di fuori di essi”15 . L’esito di questo progetto di ricerca ha dimostrato come ”più della metà delle persone che scopre di non essere in possesso della sostanza attesa, decide di non utilizzare il composto oppure riflette e considera attentamente la possibilità di evitarne il consumo”16 . Questo tipo di monitoraggio risulta fondamentale per intercettare eventuali soggetti ritenuti a rischio dipendenza, e ad esso va necessariamente affiancata la riapertura dei drop-in, luoghi in cui gratuitamente tutte le persone che affrontano il disagio quotidiano di una vita in strada possono trovare ristoro e usufruire dei servizi igienici. Congiuntamente, riteniamo sia di fondamentale importanza attivare dei laboratori lavorativi proprio nel contesto dei drop-in: oltre a offrire la possibilità di accedere a un sostegno economico ottenuto autonomamente, per quanto ridotto, un’iniziativa di questo tipo permetterebbe di ridurre sensibilmente la piccola criminalità – scippi et similia – da imputarsi in molti casi al solo stato di necessità.
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URL: http://baonps.coopalice.net/il-progetto/. URL: http://baonps.coopalice.net/wp- content/uploads/2019/04/Progetto- BAONPS_ risultati-italiani.pdf.
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Conclusioni
Bologna e l’Università, intese in primis come comunità e poi come istituzioni, non possono fare a meno l’una dell’altra. L’università, se vuole davvero attendere alla sua terza missione, non può fare a meno di aprirsi alla dimensione cittadina e far sì che le proprie energie non rimangano imprigionate all’interno delle mura accademiche. Allo stesso modo, il comune di Bologna, se vuole crescere in maniera sostenibile, non può esimersi dal pensarsi come Città Universitaria. Ribadiamo ancora una volta che è necessario lasciarsi alle spalle gli attuali rapporti di collaborazione sporadica e stringere un’alleanza strategica che guardi al futuro e sia fondata sulla piena partecipazione di tutte le componenti sociali presenti in Città. Le proposte che trovano espressione in questo documento sono programmatiche e tracciano delle strade da percorrere in un disegno che sappia andare oltre le incombenze dell’immediato futuro. Siamo perfettamente coscienti che le proposte contenute all’interno di questo documento non sono esauribili nel 34
tempo di una legislatura. Sono proposte che nelle nostre intenzioni guardano lontano, che rispondono alla volontà di ritrovare una politica il cui orizzonte non sia confinato alla prossima tornata elettorale, ma che cerchi di disegnare un progetto per il futuro. Abbiamo individuato dei macro-temi che sono, a nostro parere, da sviluppare nei prossimi 10 anni e che abbiano la forza valorizzare il volto poliedrico che caratterizza la città di Bologna. Rimaniamo profondamente convinti che la direttrice fondamentale che deve guidare il lavoro delle prossime Amministrazioni Comunali sia la ricerca di una proficua coabitazione tra le parti sociali. La ricchezza di Bologna consiste proprio nelle molteplici sfaccettature che la contraddistinguono: ogni singola componente della comunità cittadina, mantenendo le proprie peculiarità, deve essere messa nelle condizioni di poter contribuire attivamente alla costruzione della città che desidera. Perché Bologna è fatta dalle persone che la vivono.
Per questi motivi ribadiamo che è giunto il momento di una politica ambiziosa che colga le sfide del presente: coniugare sostenibilità sociale, economica e ambientale nella coesione e nel dialogo delle parti sociali.Tutto ciò non può e non deve prescindere da una scelta di campo ben precisa; non può e non deve avvenire senza avere come riferimento un orizzonte valoriale ben preciso; non può e non deve abdicare a un principio inalienabile di giustizia sociale: prima gli ultimi. Le proposte e le idee che emergono da questo documento sono il frutto dell’elaborazione di ragazze e ragazzi che vivono e guardano a Bologna non solo come studenti e studentesse ma anche, e soprattutto, in qualità di cittadine e
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cittadini. È la manifestazione di una volontà profonda a partecipare alla vita politica e cittadina di una comunità alla quale si sente di appartenere. Perché queste energie non vadano disperse è necessario che anche gli studenti e le studentesse universitarie abbiano una giusta rappresentanza negli organi decisionali.
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