GLI 11 CALCIATORI PIÙ PAGATI L’ANIMA DEL COMMERCIO UNDER 30
INVESTIGATION SCOSSA ELETTRICA CINESE
NELL'HUB MARCHIGIANO DELLE SCARPE L’EVOLUZIONE DI AIRBNB
Italia 4,90 euro - CH CT 11,90 Chf - Côte d’Azur 13,90 euro - Anno 7 - N° 73 - novembre 2023 - Periodicità: mensile - Prima immissione: 09/11/2023 Mensile - Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale D. L. 353/2003 (conv in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1 comma 1 LO/MI
NOVEMBRE, 2023
C OV E R S TO RY
UN MONDO IN DIGITALE
DANILO CATTANEO, AMMINISTRATORE DELEGATO DI INFOCERT
Classifiche I 100 comunicatori e marketing manager
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Volume 73
novembre, 2023
INSIDE
5 CONTENTS
32 | L’alfiere del digitale
Lo Spid, la Pec, la fatturazione elettronica, la firma sul tablet per aprire un conto in banca. Dietro gran parte delle innovazioni che hanno digitalizzato la burocrazia italiana c’è InfoCert, un’azienda che dal 2010 a oggi è passata da 20 a 140 milioni di euro di ricavi. A guidarla, in veste di amministratore delegato e direttore generale, è Danilo Cattaneo. di Daniel Settembre NOVEMBRE, 2023
FORBES.IT
13 | Don’t cry for Argentina Steve Forbes
14 | Il maratoneta del banking Andrea Giacobino
CONTENTS
6
16 | Il mondo su piattaforma Giovanni Iozzia
FRONTRUNNER 19 | Formazione d’oro
24 | Condividere, non competere
26 | La forza della comunicazione
NEWS 28 | Innovation people Giovanni Iozzia
46
THE LIST 38 | I 100 volti del marketing e della comunicazione
29 | Social responsibility
THE INVESTIGATION
30 | Forbes silicio
46 | Dalla Cina con motore (elettrico)
Enzo Argante
Gabriele Di Matteo
31 | Space news Emilio Cozzi
COVER STORY 32 | L’alfiere del digitale Daniel Settembre
Tommaso Carboni
50 | La corsa all’oro blu Cosimo Maria Palleschi
52 | Tesori extraterrestri Patrizia Caraveo
CONTRARIAN 55 | La legge del brand
66
Maurizio Abbati
58 | Un domani difficile Matia Venini
60 | Al servizio del capitale umano Enzo Argante
QUALITY LEADER 63 | Scrigni d’Oriente Letizia Fontana
66 | Un alleato indispensabile Matteo Borgogno
68 | L’azienda come ecosistema Gabriele Di Matteo
70 | Comfort al settimo cielo Penelope Vaglini
32 FORBES.IT
72 | Ingegneria made in Italy Matia Venini
NOVEMBRE, 2023
GOOD STORIES 95 | Missione Italia Maurizio Abbati
98 | L’ufficio del futuro
8
Anna della Rovere
100 | Modello svizzero
CONTENTS
Elisa Serafini
102 | Dove va la consulenza Giulia Piscina
104 | Un ponte verso il mondo Danilo D’Aleo
106 | Aria nuova
Matteo Calzaretta
104
74 | Il volto umano della tecnologia Francesca Vercesi
76 | La bellezza di restituire
108 | Vetrina mondiale
Federico Silvio Bellanca
109 | Un dibattito lungo 75 anni 110 | Raccontare il territorio Luca Sessa
Matteo Chiamenti
78 | Al fianco delle pmi
116 | L’avvocato degli influencer
Francesca Vercesi
Danilo D’Aleo
SPECIALE HEALTHCARE
UNDER 30 80 | Innovare la comunicazione a cura di Roerta Maddalena
119 | Il potere della prevenzione Elisa Serafini
80
144 | Innovazione, qualità ed eccellenza: la formula vincente
SMALL GIANTS A cura di Piera Anna Franini
147 | Arte secolare
150 | La forza artigiana
BRANDVOICE con Altea Federation
152 | La tecnologia al punto di svolta per l’uomo
Leonardo Vesci
112 | Il giusto partner del cambiamento
Francesca Vercesi
BRANDVOICE con Fine Foods & Pharmaceuticals Ntm
122 | Sanità all’avanguardia Agostino Desideri
124 | I valori della crescita Maurizio Abbati
126 | La bellezza per tutti Marco Gemelli
128 | Diversità come ricchezza Paola Arosio
130 | La salute che verrà Matteo Borgogno
132 | Orientati al benessere Andrea Celesti
134 | Sorrisi d’autore
DESIGN
A cura di Valentina Lonati
155 | Leadership visionaria 158 | Illuminare è un’arte
FORBES LIFE 161 | Il senso di Patricia per la forma Susanna Tanzi
164 | Il nuovo volto della Giudecca Penelope Vaglini
166 | Tradizioni secolari Luca Sessa
168 | Un piatto, due continenti Marco Gemelli
169 | La perla dell’ospitalità Luca Sessa
170 | Col piede giusto Mara Cella
174 | Cercare nuovi orizzonti Anna della Rovere
Lavinia Desi
136 | Conoscere per prevenire Agostino Desideri
BRANDVOICE con Dvb Pure 92 | Purosangue della finanza FORBES.IT
138 | Vederci chiaro Paola Arosio
140 | L’unione delle eccellenze Marco Gemelli
142 | Vocazione a innovare Andrea Sermonti
LIVING 175 | Milano Alessia Bellan 176 | Roma Mara Cella 177 | New York Aka Sarabeth 178 | Pensieri e parole Eredità NOVEMBRE, 2023
Sidelines
L’Italia è la culla del digitale
NOVEMBRE, 2023 | VOLUME 73 Mensile registrato presso il Tribunale di Milano al n°260 del 7 settembre 2017 CASA EDITRICE BFC Media Spa Via Melchiorre Gioia, 55 - 20124 Milano Tel. (+39) 02.30.32.11.1 - Fax (+39) 02.30.32.11.80 info@bfcmedia.com - redazione@bfcmedia.com BFC MEDIA SPA editore ELIO PARIOTA Amministratore delegato ALESSANDRO MAURO ROSSI Direttore responsabile Strategy editor: Andrea Giacobino Managing editor: Daniel Settembre Video content officer: Valerio Gallorini Events & Award director: Fabio Wilhelm Invidia WRITERS Massimiliano Carrà, Matteo Chiamenti, Roberta Maddalena, Matteo Novarini, Edoardo Prallini, Matteo Rigamonti, Matteo Sportelli
GLI 11 CALCIATORI PIÙ PAGATI
L’ANIMA DEL COMMERCIO UNDER 30
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NELL'HUB MARCHIGIANO DELLE SCARPE L’EVOLUZIONE DI AIRBNB
NOVEMBRE, 2023
Italia 4,90 euro - CH CT 11,90 Chf - Côte d’Azur 13,90 euro - Anno 7 - N° 73 - novembre 2023 - Periodicità: mensile - Prima immissione: 09/11/2023 Mensile - Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale D. L. 353/2003 (conv in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1 comma 1 LO/MI
FORBES
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Una volta l’Italia era terra di santi, poeti e navigatori. Ora di santi in giro se ne vedono pochi, la poesia è racchiusa in circoli di intellettuali, i navigatori sono tutti a bordo degli yacht. Forse la definizione più giusta del nostro Paese ai tempi nostri potrebbe essere terra di qualità, ingegno, innovazione. Già. La dura agricoltura si è trasformata in produzione di qualità che porta il marchio Italia in tutto il mondo; l’ingegno ci ha sempre contraddistinto, ma con la crisi e il Covid è stata la bussola che ha aiutato tante imprese a creare nuovi prodotti, a cercare nuovi mercati, a ideare nuove soluzioni. Poi ecco la sorpresa. Il digitale, ossia l’innovazione più… innovativa. Da un ragionamento superficiale ci si aspetta che l’innovazione digitale arrivi dagli Stati Uniti, dalla Cina, da Taiwan, dal Giappone. Persino dalla Germania e dai paesi del nord Europa. Invece l’Italia è la culla del digitale. Lo dimostrano le nostre ultime due copertine (quella di questo numero e la precedente), che abbiamo volutamente messo in fila. Il mese scorso abbiamo dedicato la copertina a Francesco Tripi di Almaviva, un gruppo italiano leader nell’innovazione digitale, che accompagna la cresciClassifiche ta del sistema paese e, allo stesso tempo, UN MONDO IN DIGITALE organizzazioni e imprese, pubbliche e private, che vogliono diventare e rimanere sempre più competitive nell’epoca del digitale, innovando il proprio modello di business, la propria organizzazione, la cultura aziendale e l’Ict. A partire da solide competenze made in Italy, Almaviva ha dato vita a un network globale che oggi conta circa 45mila persone e oltre 1 miliardo di euro di fatturato nel 2022. Opera attraverso 76 sedi in Italia e all’estero, con un’importante presenza in Brasile, Stati Uniti, Arabia Saudita, Colombia, Egitto, Finlandia, Repubblica Dominicana e Tunisia oltre che a Bruxelles, centro nevralgico della Ue. In questo numero, invece, raccontiamo la storia di Danilo Cattaneo, classe 1968, amministratore delegato e direttore generale di InfoCert (Tinexta Group), uno dei più grandi qualified trust service provider europei, ovvero quelle società che offrono servizi digitali utili a cittadini e imprese per garantire il valore legale di documenti elettronici e transazioni online con aziende private e con la pubblica amministrazione. Avete presente quando, per aprire un conto in banca, vi chiedono di firmare i documenti con un pennino su un tablet? O il tanto controverso Spid, grazie al quale si può usufruire dei servizi online della pubblica amministrazione, consultare contributi fiscali, Inps e Inail? E ancora, fatturazione elettronica e Pec? Ecco: dietro alla maggior parte di queste innovazioni che hanno aiutato a digitalizzare la burocrazia italiana, facendo risparmiare ai cittadini tempo e denaro, c’è Infocert. Bastano queste due storie per affermare, con un po’ di presunzione, che il digitale italiano non ha paura di niente e di nessuno? F
SPECIAL CONTRIBUTORS Smart mobility: Giovanni Iozzia Lifestyle: Susanna Tanzi Technology: Gabriele Di Matteo Space economy: Emilio Cozzi Responsibility: Enzo Argante Contributors: Maurizio Abbati, Paola Arosio, Alessia Bellan, Federico Silvio Bellanca, Matteo Borgogno, Matteo Calzaretta, Patrizia Caraveo, Tommaso Carboni, Andrea Celesti, Mara Cella, Danilo D’Aleo, Luigi Dell’Olio, Anna Della Rovere, Lavinia Desi, Agostino Desideri, Fabiola Fiorentino, Piera Anna Franini, Letizia Fontana, Marco Gemelli, Davide Lizzani, Valentina Lonati, Cosimo Maria Palleschi, Giulia Piscina, Aka Sarabeth, Elisa Serafini, Andrea Sermonti, Luca Sessa, Penelope Vaglini, Matia Venini, Francesca Vercesi Grafica: Filippo Scaglia, Patrizia Terragni Stampa: Rotolito S.p.A. - Via Bergamo 7/9 - 20063 Cernusco sul Naviglio (Milano) Distribuzione Italia e estero: Press - Di Distribuzione stampa e multimedia srl - via Bianca di Savoia, 12 - 20122 Milano Gestione abbonamenti Direct Channel Spa - via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (Milano) – Tel. 02 49572012 abbonamenti.bfc@pressdi.it Il costo di ciascun arretrato è di 8,00 euro Servizio Arretrati a cura di Press-di Distribuzione Stampa e Multimedia S.r.l. – 200090 Segrate (MI). Per le Edicole richieste tramite sito: https://servizioarretrati.mondadori.it – Per Privati collezionisti richieste tramite email: collez@mondadori.it oppure tel.: 045.888.44.00 nei seguenti orari: lunedì-giovedì 9.00-12.15/13.45-17.00 venerdì 9.00-12.15/13.45-16.00 costo chiamata in base al proprio operatore, oppure fax a numero: 045.888.43.78 Direttore commerciale: Michele Belingheri - belingheri@bfcmedia.com Sales director: Michele Gamba - gamba@bfcmedia.com Direttore marketing: Andrea Agostini - agostini@bfcmedia.com Digital specialist: Giovanni Aragona - aragona@bfcmedia.com FORBES GLOBAL MEDIA HOLDINGS INC. Steve Forbes chairman and editor-in-chief Michael Federle president & ceo Randall Lane chief content officer Alicia Hallett-Chan design director Katya Soldak editorial director, international editions Peter C.Hung president, licensing and branded ventures Matthew Muszala president, licensing & branded ventures MariaRosa Cartolano general counsel Nikki Koval vice president & assistant general counsel
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I 100 comunicatori e marketing manager
DANILO CATTANEO, AMMINISTRATORE DELEGATO DI INFOCERT
Founded in 1917 B.C. Forbes, Editor-in-Chief (1917-54) Malcolm S. Forbes, Editor-in-Chief (1954-90) James W. Michaels, Editor (1961-99) William Baldwin, Editor (1999-2010) Copyright@2022 Forbes Media LLC. All rights reserved. Title is protected through a trademark registered with the U.S. Patent & Trademark Office.
FORBES.IT
— ALESSANDRO ROSSI, DIRETTORE NOVEMBRE, 2023
FACT & COMMENT
di Steve Forbes, Editor-in-Chief
Don’t cry for Argentina
NOVEMBRE, 2023
scela letale di nazionalismo fascista e socialismo che continua fino a oggi. Tutte le istituzioni liberali precedenti furono distrutte. Lo stesso Milei aveva tali opinioni da giovane ma, osservando i terribili risultati, ha iniziato a cercare alternative. Ha letto le opere di economisti di libero mercato noti, come Ludwig von Mises, e ha compreso che il capitalismo è stato il miglior distruttore della povertà nella storia dell’umanità. Milei ha persino chiamato i suoi cani con i nomi di economisti di libero mercato, tra cui Milton Friedman. Scherzosamente non pettina i capelli dopo la doccia, lasciando che “la mano invisibile”, come dice lui, lo faccia al suo posto. Sebbene sia un outsider politico e un membro di prima legislatura della Camera dei deputati argentina, Milei ha deciso di proporre un antidoto di libero mercato radicale per una nazione in difficoltà come candidato del partito libertario. Gli elettori stanno rispondendo in modo positivo. Naturalmente, l’establishment politico è sconvolto. Lo è anche gran parte dei media internazionali, che ritraggono Milei come un demagogo di estrema destra. I veri demagoghi sono tutti quei leader argentini che hanno portato questo paese al suo attuale stato deplorevole, in particolare il generale Juan Perón, che ha preso il potere per la prima volta negli anni ‘40. Perón era un ammiratore dichiarato del dittatore fascista italiano Benito Mussolini e ha fatto dell’Argentina un rifugio per criminali di guerra nazisti dopo la Seconda Guerra Mondiale. Se Milei dovesse vincere, avrà un vantaggio nel confrontarsi con avversari formidabili come i potenti sindacati del Paese, determinati a rimanere sulla strada rovinosa del passato. Avrà ottenuto un potente mandato presentando un chiaro programma economico. F FORBES.IT
FACT & COMMENT
Arrivano alcune notizie incoraggianti per la libertà economica dall’Argentina. Quel paese è da tempo noto per politiche economiche disastrose, principalmente caratterizzate da tasse elevate, regolamentazioni opprimenti e, soprattutto, croniche crisi di iperinflazione. Un secolo fa l’Argentina era uno dei paesi più ricchi e in più rapida crescita al mondo; oggi si colloca intorno al 70° posto per ricchezza. Con la continua caduta del valore della moneta locale nella più recente ondata di inflazione debilitante, sempre più argentini stanno vivendo nella povertà. Ma un cambiamento radicale potrebbe essere in corso. Al primo turno delle elezioni presidenziali di ottobre Javier Milei, candidato anarco-capitalista della Libertard Avanza, ha ottenuto il 30% dei voti, aggiudicandosi un posto al ballotaggio del 19 novembre contro il leader del centrosinistra di Union por la patria Sergio Massa. La proposta di Milei è sorprendente. Vuole abolire la banca centrale dell’Argentina e sostituire il peso con il dollaro. Propugna massicci tagli fiscali per questa economia gravemente sovrapprezzata. Sta proponendo di tagliare la spesa governativa con motosega e di ridurre le gonfie burocrazie del paese. Un tale intervento è necessario per mettere questo martoriato paese sulla strada verso una prosperità di libero mercato. L’Argentina è benedetta da abbondanti risorse naturali, terre agricole fertili e una popolazione istruita. Non c’è motivo per cui non possa diventare rapidamente una storia di successo economico eccezionale. Un tale risultato rappresenterebbe un modello urgentemente necessario per un continente che cade sempre più sotto l’influenza di governi di estrema sinistra e sempre più dittatoriali. Dopo gli anni ‘20, l’Argentina fu colpita da una mi-
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FINANCIAL PICTURE di Andrea Giacobino
Il maratoneta del banking FINANCIAL PICTURE
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Arturo Nattino guida Finnat Euramerica, la società di famiglia fondata nel 1898 dal bisnonno Pietro. Punta su solidità, affidabilità e ascolto del cliente. Amante della corsa, ha disputato per cinque volte la maratona di New York e scommette sullo sport anche per la comunicazione aziendale Nato a Roma, classe 1964, Arturo Nattino, appassionato maratoneta, sposato con tre figli, uno dei quali già in azienda, dopo gli studi in economia alla Sapienza di Roma ha iniziato la sua attività lavorativa come procuratore alle grida dell’agente di cambio Angelo Nattino, suo zio, alla Borsa di Milano, per poi entrare nell’azienda di famiglia come responsabile area Borsa di Finnat Euramerica. Oggi a capo della banca di famiglia, crede che uno dei maggiori punti di forza dell’istituto sia il tempo dedicato a comprendere e soddisfare le esigenze dei clienti che vogliono proteggere e accrescere il loro patrimonio per creare valore per le generazioni future. Il 2023 ha rappresentato per Banca Finnat un traguardo importante, perché l’attività, fondata nel 1898 dal bisnonno Pietro, ha celebrato i 125 anni. Nato come studio professionale di agenti di cambio, poi come finanziaria e commissionaria di Borsa e successivamente come Sim, dal 1998 è diventata banca e oggi, con le altre società del gruppo, offre prodotti e servizi che spaziano dal private banking alla consulenza, dall’attività fiduciaria al family office, dal real estate e dalla gestione di fondi immobiliari all’advisory & corporate finance e ai servizi per gli investitori istituzionali. Arrivata alla quinta generazione, è una delle più antiche realtà finanziarie italiane sempre rimaste di proprietà della stessa famiglia. Dal 2009 Arturo Nattino è amministratore delega-
to. Oltre alla sua attività in banca, nel 2002 ha fondato Investire Immobiliare, oggi Investire, società del real estate di cui è presidente e amministratore. Sono soci Banca Finnat, Regia (degli eredi di Gilberto Benetton), Empaf, Fondazione Cariplo, Cassa di previdenza dei geometri, Iccrea Banca e Fondazione Cari Forlì. Investire, con un portafoglio di oltre 7 miliardi di euro in più di 55 fondi immobiliari di diversa tipologia, sia quotati che riservati a investitori istituzionali e operatori professionali, rappresenta in Italia uno dei maggiori player del settore e il punto di riferimento per oltre 250 investitori. La società è specializzata nel social housing ed è gestore di riferimento del sistema Fondi per l’Abitare promosso da Cassa Depositi e Prestiti. Dopo il delisting, avvenuto lo scorso novembre, l’obiettivo di Banca Finnat è crescere ulteriormente nel private banking, aumentando il numero di banker. La necessità è quella di avere figure capaci di coordinare la relazione tra il cliente e la banca, prerogativa indispensabile anche alla luce delle esperienze vissute negli ultimi anni, tra Covid e conflitti. I clienti oggi hanno bisogno di consulenti fidati e disponibili, in grado di supportarli nella gestione dei patrimoni. Il gruppo punta molto anche sulla preparazione dei banker, che ricevono una formazione che spazia dall’asset management a temi giuridici, fiscali e finanziari. Motivo d’orgoglio per Arturo è l’affidabilità della
Oltre alla sua attività in banca, nel 2002 Nattino ha fondato Investire Immobiliare - oggi Investire -, società del real estate di cui è presidente e amministratore. Sono soci, oltre a Finnat, anche Regia (degli eredi di Gilberto Benetton), Empaf, Fondazione Cariplo, Cassa di previdenza dei geometri, Iccrea Banca e Fondazione Cari Forlì. L’azienda ha un portafoglio di oltre 7 miliardi di euro in più di 55 fondi immobiliari di diversa tipologia
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NOVEMBRE, 2023
NOMICA IMAGOECO
ino Arturo Natt
banca. Il Cet1 ratio individuale al 31 dicembre 2022 era del 45,5% e l’istituto è tra i primi in Italia per solidità patrimoniale. Le masse totali del gruppo, al 30 giugno 2023, sono di circa 17 miliardi. Non solo finanza, mercati ed economia nella famiglia di Nattino, ma anche pasta e cioccolato, grazie a Celeste Buitoni, nipote del fondatore dell’azienda alimentare nata a San Sepolcro nel 1827. I Buitoni, con quattro cavalieri del lavoro in famiglia, sono stati anche i fondatori della Perugina e gli ideatori, con Luisa Spagnoli, del cioccolatino famoso in tutto il mondo che Giovanni Buitoni battezzò Bacio. Non solo nonni e zii, ma anche NOVEMBRE, 2023
Giampietro Nattino, padre di Arturo e presidente onorario di Banca Finnat, è stato nominato nel 2001 cavaliere del lavoro. Un’intera famiglia che ha quindi contribuito in modo significativo al miglioramento delle condizioni lavorative del Paese. Oltre al lavoro, predominate nella sua vita, la corsa è una grande passione per Arturo, che ha partecipato cinque volte alla maratona di New York. L’importanza dello sport e la condivisione dei valori che rappresenta si ritrovano anche nell’attività di comunicazione della banca, che organizza molti eventi sportivi in tutta Italia, occasioni di incontro con i clienti al di fuori della realtà professionale. F FORBES.IT
DIGITAL BREAK di Giovanni Iozzia
Il mondo su piattaforma D I G I TA L B R E A K
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Airbnb è un esempio di successo della platform economy, un ecosistema innovativo che ci propone sullo smartphone musica, cibo a casa, spostamenti in auto e affitti. Ora anche per la società cofondata da Brian Chesky è arrivato il momento di evolversi
Brian Chesky ha annunciato per il 2024 “l’aggiornamento di Airbnb più grande di tutti i tempi”. Accade quindici anni dopo la fondazione dell’azienda che ha cambiato il mercato dell’ospitalità in tutto il mondo, al punto che si discute, da New York a Roma, di nuove regole per qualcosa che prima non c’era e adesso è diventato la normalità. Che cosa sta preparando l’ex body builder di Niskayuna, stato di New York, 42 anni in agosto e un’imprevedibile passione per i bonsai? Nuove proposte di affitti a medio termine, noleggio auto e altri servizi dedicati a chi ama viaggiare restando… a casa. Ma al di là di quel poco che ha anticipato, Chesky ci sta dicendo che chi fa innovazione digitale non può mai sedersi sui propri successi, che il modello di azienda piattaforma è anzi, deve essere in continua evoluzione. “L’innovazione abilitata dalle piattaforme non è solo innovazione tecnologica; è un modo diverso di intendere il mondo”, spiegano Tommaso Buganza e Daniel Trabucchi, che hanno appena pubblicato il libro Platform Thinking. Pensare come una piattaforma. Anche Brian Chesky, come Jess Bezos ed Elon Musk, appartiene alla categoria degli ambiziosi che diventano ricchi perché a un certo punto della loro vita decidono di cambiare il mondo. La leggenda racconta che al suo socio Joe Gebbia, ex compagno di college, quando si sono laureati, avrebbe detto: “Un giorno fonderemo un’azienda che sarà raccontata nei libri”. Effettivamente Airbnb è diventata un caso, studiato, analizzato, imitato, un esempio di quella che viene definita platform economy, l’economia delle piattaforme che ci propone sullo smartphone musica (Spotify), cibo a casa (Just East o Deliverooo), spostamenti in auto (Uber o Lyft per chi vive negli Usa). Ma non è solo questione di creare un’app. “Ci sono alcuni miti che devono essere sfatati”, osservano Buganza e Trabucchi, che dirigono il neonato Osservatorio
Platform Thinking del Politecnico di Milano. “Le piattaforme sono solo digitali, sono riservate alle startup, provengono dalla Silicon Valley. Non è vero! Il platform thinking è una mentalità, un modo di vedere il mondo. E attraverso la comprensione e l’adozione dei meccanismi delle piattaforme, le aziende possono sbloccare immense opportunità di innovazione e di trasformazione digitale”. Ci stanno pensando quasi tutte le grandi aziende americane, ma solo una piccola percentuale sta veramente sposando la filosofia delle piattaforme. La lezione di Airbnb è chiara, almeno sulla carta. Molto più difficile metterla in atto. “Se avessi chiesto alle persone cosa volevano, mi avrebbero detto un hotel più economico. Ma un hotel più economico non risolveva il problema. Il problema era che volevano sentire che appartenevano alla città in cui si trovavano”, ha raccontato tante volte Chesky, che ha cominciato affittando due materassi gonfiabili nella sua casa della costosa San Francisco (per questo si chiama Airbnb, all’inizio Airbedandbreakfast) e ha poi sintetizzato la sua proposta nello slogan ‘Belong Anywhere’. Sentirsi a casa ovunque. Serve, quindi, quella che i manager chiamano value proposition, una proposta di valore chiara e forte, che è molto più di un semplice servizio digitale. “Airbnb ha intercettato un bisogno, sia di chi viaggia, sia dei proprietari di casa”, spiega Giacomo Trovato, country manager Italy and South East Europe. “Da una parte la possibilità di avere un’esperienza diversa, una cucina, più spazio; dall’altra quella di valorizzare un bene che non si voleva o poteva affittare a lungo termine”. Oggi su Airbnb ci sono più di sette milioni di annunci con oltre un miliardo e mezzo di viaggiatori che hanno prenotato un soggiorno. “Se vuoi creare un grande prodotto, concentrati su una persona e fai in modo che abbia la migliore esperienza possibile”: è un altro mantra di Chesky. L’ossessione verso il cliente, quin-
“Bisogna sfatare i miti secondo cui le piattaforme sono solo digitali, riservate alle startup e provengono dalla Silicon Valley. Il platform thinking è una mentalità, un modo di vedere il mondo. E attraverso la comprensione e l’adozione dei meccanismi delle piattaforme, le aziende possono sbloccare immense opportunità di innovazione”
FORBES.IT
NOVEMBRE, 2023
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ky Ches Brian
di, che sia il proprietario di casa o il viaggiatore. “Le piattaforme non sono solo motori di profitto, ma strumenti che mettono le persone al centro, uniscono comunità e puntano alla sostenibilità ambientale e sociale”, confermano le ricerche di Buganza e Trabucchi. Come dice Sangeet Paul Choudary, un guru della platform economy, autore del saggio Platform Revolution: “Una piattaforma dovrebbe saper comprendere i vari interlocutori, farlo in tempo reale, comprendere i loro dati in maniera dettagliata e usare le conoscenze per il coordinamento e la creazione di partnership” Un’altra caratteristica delle piattaforme è che si evolvono continuamente, nella proposta e nell’uso che se ne fa. Cominciano come qualcosa di semplice (Airbnb era una lista di proprietari disposti ad accogliere un ospite in casa) e diventano qualcosa di sempre più complesso. Aggiungono nuovi lati, creano relazioni prima inesplorate. Perché cambiano le esigenze, cambia il consumatore, cambiano i mercati. “Nel 2022 abbiamo fatto una ricerca per chiedere ai nostri host le ragioNOVEMBRE, 2023
ni della loro presenza su Airbnb. Il 40% perché in alcuni periodi dell’anno la usava, circa un terzo perché non voleva prendere impegni a lungo termine, un altro terzo perché aveva avuto brutte esperienze con gli inquilini”, racconta Trovato, che aggiunge: “In Italia, che è un paese di seconde case, siamo diventati l’opportunità per valorizzare il patrimonio immobiliare”. Gli host sono più di 200mila e coprono tutto il territorio. “L’offerta di Airbnb non è solo nelle grandi città, ma anche in centri che spesso hanno poche strutture ricettive. Le notti prenotate nelle grandi città quest’anno è del 48% e nel 2019 era del 57%. Un punto che ci sta a cuore, perché pensiamo di poter contribuire alla dispersione del turismo”. E gli affitti a lungo termine? È un’evoluzione naturale dettata dalla domanda. “Il 18% delle notti è all’interno di prenotazioni di almeno un mese”, conclude Trovato. “Questa tendenza si è sviluppata con la pandemia. Con lo smart working, molti preferiscono trascorrere più tempo in luoghi nuovi o preferiti. E infatti da maggio le commissioni per i soggiorni superiori ai tre mesi sono più basse. Le piattaforme non hanno successo perché sono benedette dall’alto, ma perché sono in grado di offrire un’esperienza utile, semplice e intuitiva. Questo spiega il nostro successo anche in un Paese poco digitalizzato come il nostro. E dovrebbe essere da stimolo per tutti”. F FORBES.IT
W H AT ’ S NEW
WHO’S NEXT
Con un incasso previsto di 260 milioni di dollari nella stagione 2023/2024, il cinque volte Pallone d’Oro Cristiano Ronaldo è tornato in cima alla classifica dei calciatori più pagati del mondo. In seconda posizione, a grande distanza, il rivale di sempre, Lionel Messi
LIONEL MESSI 135.000.000 $
KYLIAN MBAPPÉ 110.000.000 $
CRISTIANO RONALDO 260.000.000 $
KARIM BENZEMA 106.000.000 $
NEYMAR 112.000.000 $
ERLING HAALAND 58.000.000 $
MOHAMED SALAH 53.000.000 $
KEVIN DE BRUYNE 39.000.000 $
HARRY KANE 36.000.000 $
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SADIO MANÉ 52.000.000 $
ROBERT LEWANDOWSKI 34.000.000 $ NOVEMBRE, 2023
FORBES.IT
FRONTRUNNER
FORMAZIONE D’ORO
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FRONTRUNNER
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LA CLASSIFICA DEI PRIMI UNDICI CALCIATORI PIÙ PAGATI AL MONDO (Tutte le cifre sono in dollari) 1 | CRISTIANO RONALDO Squadra: Al-Nassr Guadagni totali: 260 milioni Guadagni sul campo: 200 milioni Guadagni fuori dal campo: 60 milioni 2 | LIONEL MESSI Guadagni totali: 135 milioni Squadra: Inter Miami Guadagni sul campo: 65 milioni Guadagni fuori dal campo: 70 milioni 3 | NEYMAR Squadra: Al-Hilal Guadagni totali: 112 milioni Guadagni sul campo: 80 milioni Guadagni fuori dal campo: 32 milioni
uella appena cominciata non sembra essere una stagione da ricordare per Kylian Mbappé. In estate il fuoriclasse francese era stato addirittura messo fuori squadra dal Paris Saint-Germain. Poi è stato reintegrato, ma i risultati sul campo non sono eccezionali. Ora Mbappé ha perso anche il primo posto della classifica dei calciatori più pagati al mondo di Forbes, scivolando addirittura in quarta posizione. Chi comanda ora? Neanche a dirlo, Cristiano Ronaldo. Con un incasso previsto di 260 milioni di dollari nella stagione 2023/2024, il cinque volte Pallone d’Oro è tornato in cima alla classifica grazie al contratto da 200 milioni a stagione garantitogli dal club saudita dell’Al-Nassr, a cui va aggiunto un lungo elenco di accordi commerciali, pubblicità e altre attività. Dietro il 38enne portoghese c’è il rivale di sempre: Lionel Messi. In estate il fenomeno argentino ha finito la sua esperienza al Paris Saint-Germain e ha portato il suo immenso talento negli Stati Uniti, nell’Inter Miami fondato da David Beckham. Oltreoceano Messi percepirà 65 milioni di dollari a stagione, a cui vanno sommati 70 milioni di guadagni extra-campo. In totale, FORBES.IT
Squadra: Paris Saint-Germain Guadagni totali: 110 milioni Guadagni sul campo: 90 milioni Guadagni fuori dal campo: 20 milioni 5 | KARIM BENZEMA Squadra: Al-Ittihad Guadagni totali: 106 milioni Guadagni sul campo: 100 milioni Guadagni fuori dal campo: 6 milioni GETTYIMAGES
Q Kevin De Bruyne
4 | KYLIAN MBAPPÉ
Karim Benzema NOVEMBRE, 2023
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Cristiano Ronaldo NOVEMBRE, 2023
FORBES.IT
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6 | ERLING HAALAND
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Squadra: Manchester City Guadagni totali: 58 milioni Guadagni sul campo: 46 milioni Guadagni fuori dal campo: 12 milioni
Erling Haaland 7 | MOHAMED SALAH Squadra: Al-Ittihad Guadagni totali: 53 milioni Guadagni sul campo: 35 milioni Guadagni fuori dal campo: 18 milioni 8 | SADIO MANÉ Squadra: Al-Nassr Guadagni totali: 52 milioni Guadagni sul campo: 48 milioni Guadagni fuori dal campo: 4 milioni 9 | KEVIN DE BRUYNE Squadra: Manchester City Guadagni totali: 39 milioni Guadagni sul campo: 35 milioni Guadagni fuori dal campo: 4 milioni 10 | HARRY KANE Squadra: Bayern Monaco Guadagni totali: 36 milioni Guadagni sul campo: 26 milioni Guadagni fuori dal campo: 10 milioni GETTYIMAGES
GETTYIMAGES
FRONTRUNNER
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quest’anno metterà in tasca 135 milioni, poco più della metà di quello che incasserà Ronaldo. Il trasferimento di Ronaldo in Arabia Saudita ha spalancato le porte di un mercato nuovo per il calcio mondiale. Secondo Deloitte, in estate i club della Saudi Pro League hanno speso complessivamente 1 miliardo di dollari per acquistare alcuni dei nomi più noti del calcio europeo. E così a chiudere il podio della classifica c’è Neymar, che ha salutato il Paris Saint-Germain e ha accettato l’offerta faraonica dell’AlHilal: villa con personale, flotta di auto di lusso, jet privato, bonus per le vittorie della squadra e per ogni post sui social, permesso di vivere con la fidanzata anche se non sposato e, infine, un contratto da 80 milioni di dollari all’anno. A tutto ciò vanno aggiunti gli accordi commerciali con sponsor come Puma, Konami e Red Bull, che fanno lievitare i suoi guadagni Lionel Messi fino a 112 milioni. Ronaldo e Neymar non sono gli unici calciatori in top 11 a giocare in Arabia Saudita. Il quinto posto è occupato dal bomber Karim Benzema, che dopo 14 anni ha lasciato il Real Madrid per l’Al Ittihad, accettando uno stipendio da 100 milioni di dollari all’anno. Mentre l’attaccante senegalese Sadio Mané, in ottava posizione, ha raggiunto Ronaldo all’Al-Nassr per ‘soli’ 48 milioni a stagione. Completano la classifica, oltre a Mbappé (110 milioni), il prodigio Erling Haaland del Manchester City e il suo compagno di squadra Kevin De Bruyne (rispettivamente 58 milioni e 39 milioni di dollari), la stella del Liverpool Mohamed Salah (53 milioni), e l’attaccante del Bayern Monaco Harry Kane (36 milioni). Rimane appena fuori il centravanti del Barcellona Robert Lewandoski (34 milioni). Complessivamente, al termine della stagione i primi 11 giocatori più pagati avranno incassato 995 milioni di dollari. F
Harry Kane 11 | ROBERT LEWANDOWSKI
Robert Lewandowski FORBES.IT
Squadra: Barcellona Guadagni totali: 34 milioni Guadagni sul campo: 24 milioni Guadagni fuori dal campo: 10 milioni NOVEMBRE, 2023
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CONDIVIDERE, non competere
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La terza edizione del Sustainability Award ha premiato le aziende italiane più virtuose in materia di sostenibilità. Per l’occasione, le imprese hanno messo da parte la sfida sul mercato nel segno di un obiettivo comune
Massimo Vitali di Vitali , Graziano Verdi di Italcer e Cristian e Sara Vitali
N
ello scenario di Borsa Italiana, 135 imprese si sono unite per tentare di costruire un mondo migliore per le prossime generazioni, nel segno della sostenibilità. Le aziende sono state selezionate in base a un processo quantitativo rigoroso, che ha individuato le eccellenze sostenibili italiane in base al rating esg. Anche durante la terza edizione del Sustainability Award sono state premiate così le imprese che hanno raggiunto performance ambientali, sociali e di governance virtuose. Il premio è ideato da Kon Group e promosso assieme a Elite, FORBES.IT
l’ecosistema lanciato nel 2012 da Borsa Italiana che aiuta le piccole e medie imprese a crescere e ad accedere ai mercati dei capitali privati e pubblici, e Azimut EmiliaRomagna, Marche e Umbria, con il supporto dei partner scientifici Altis Advisory, spin-off dell’Università Cattolica, e Reprisk, provider indipendente di rating esg. La serata è stata dominata dalla sensazione di condivisione che per qualche ora ha fatto mettere da parte la competizione sui mercati, spesso dura, per un sentimento comune che avvicina gli imprenditori, le persone, consapevoli di agire insieme per un obiettivo importante.
Graziano Verdi di Italcer e Marco Mantellassi di Manteco
È questo il vero motivo del Sustainability Award, che ripaga i promotori e tutti i partner degli sforzi profusi. La presenza massiccia all’evento nasce da questo, oltre che dalla presenza in sala delle più importanti aziende italiane e dalla consapevolezza di fare parte di un gruppo esclusivo di eccellenze del sistema imprenditoriale del Paese, che si propone di combinare profitto, sviluppo e futuro sostenibile. Un esempio di responsabilità sociale a vantaggio delle future generazioni. Quest’anno alla classifica Top 100 Excellence, fondata solo sullo score esg ottenuto in base ai criteri Altis, si è
aggiunta la classifica Top 100 Performance, riservata alle aziende che, partecipando per più anni consecutivi, hanno dimostrato di aver ottenuto i più consistenti miglioramenti e di aver condiviso l’obiettivo più importante del Sustainability Award: seguire un percorso virtuoso verso la sostenibilità, consentendo un monitoraggio continuo dei progressi. Lo sforzo degli organizzatori non finisce con la premiazione. Nei prossimi mesi, le oltre 250 imprese che hanno partecipato incontreranno i professionisti delle aziende promotrici del premio, che consegneranno gratuitamente il report esg e lo discuteranno alla presenza degli imprenditori. È NOVEMBRE, 2023
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Vincenzo Cecere (a sinistra) di Fiera Milano
Beatrice Lucchese (a sinistra) di Florim
Andrea Grillenzoni (a destra) di Garc
Stefano Leoni (a sinistra) di Ieo
Mario Toniutti di Illiria
Giulia Melfa di Meic
Mirco Melato (a sinistra) di Mepol
Claudia Ravera e Massimo Casullo di Nwg
Paolo e Alessia Felicetti (a sinistra) di Pastificio Felicetti
Davide Possi (a destra) di Piramis
Nicola Barbieri (a destra) di Punto Pack
Giovanni Gasparini (a destra) di Renco
Chiara De Stefani di Sit
Massimo De Iasi (a sinistra) di Socotec Italia
Marzia Chiesa (a sinistra) di Sodai
Francesca Pilati (a sinistra) e Lucia Bianchi Maiocchi di Vitale Barberis
fatta alla presenza dei massimi dirigenti. Anche questa è cultura della sostenibilità, anche questo è il futuro che Kon Group vede in questa manifestazione e che Elite e Azimut Emilia-Romagna, Marche e Umbria hanno condiviso, convinti che la sfida di un mondo più sostenibile si
vincerà soltanto se cambierà il modo di intendere il ruolo dell’impresa. Solo coloro che dimostreranno questa sensibilità saranno ammessi a partecipare all’esclusiva lounge che Kon Group ed Elite hanno annunciato e che sarà riservata agli iscritti al Sustainability Award. F
convinzione dei promotori, infatti, che la sostenibilità debba essere insita nella strategia aziendale, e non un pezzo di essa, pur importante. La strategia di sviluppo del business si forma al vertice delle imprese. Di conseguenza, un’analisi delle risultanze della sostenibilità non può che essere NOVEMBRE, 2023
FORBES.IT
FRONTRUNNER
Filippo Sertorio (a destra) di Farmaceutici Procemsa
FRONTRUNNER
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Cecilie Hollberg
La forza della COMUNICAZIONE Anche quest’anno a Firenze si sono svolti i Forbes Social Awards, l’evento che ha premiato i progetti che hanno saputo meglio interpretare le nuove esigenze creative
V
iviamo in un’epoca in cui il mondo è iperconnesso e la comunicazione riveste un ruolo centrale nel definire il nostro presente e il nostro futuro. Ma non basta. Perché quando guardiamo, in particolar modo, alla comunicazione istituzionale europea, è evidente come essa debba trovare fondamento anche su analisi radicate nella nostra cultura e incentrata sul concetto stesso di Europa. FORBES.IT
D’altronde stiamo parlando di un continente ricco di storia, cultura e diversità, che, grazie anche alle sue nazioni, ha contribuito in modo significativo allo sviluppo della civiltà umana. La comunicazione istituzionale in Europa, quindi, non può prescindere da questo patrimonio culturale unico. È proprio da questa riflessione che è nata l’idea di creare i Forbes Social Awards, un evento dedicato a esplorare la forza e l’importanza della comunicazione per le istituzioni
nello scenario globale. Tutto in un contesto in cui l’Ue rappresenta una delle maggiori potenze economiche del mondo, con un mercato di oltre 450 milioni di cittadini che vengono supportati, giorno dopo giorno, dalle istituzioni e dagli attori economici che svolgono un ruolo fondamentale nella fornitura di servizi e nell’investimento anticiclico, anche attraverso programmi di aiuto umanitario, cooperazione internazionale e supporto finanziario a paesi in via di sviluppo. Sforzi che, nel
complesso, contribuiscono a migliorare la vita di molte persone, promuovendo la stabilità e la prosperità in diverse regioni del mondo. “La diversità è la forza dell’Europa, ma, oggi più che mai, l’Ue e le sue aree di influenza si trovano ad affrontare questioni mondiali che richiedono un approccio creativo e strategie innovative”, spiega Franco Pomilio, presidente di Pomilio Blumm, uno dei principali player di comunicazione istituzionale a livello internazionale. “La NOVEMBRE, 2023
Franco Pomilio
NOVEMBRE, 2023
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simbolo del rinascimento, che incarna al meglio il legame tra l’arte della comunicazione e la capacità di rivoluzionare modelli di partecipazione e visioni del mondo. La sua centralità è testimoniata anche dalla sua influenza duratura sulla cultura europea e mondiale. Le opere d’arte e le idee sviluppate a Firenze nel Rinascimento hanno continuato a ispirare artisti, pensatori e scienziati per secoli, contribuendo alla trasformazione del mondo. Una delle icone artistiche di quel periodo è il David di Michelangelo, ospitato dalle Gallerie dell’Accademia da 150 anni, dopo lo spostamento fisico
da piazza della Signoria che si protrasse dal 30 luglio all’8 agosto 1873. “Oggi, 150 anni dopo quell’impresa coraggiosa e all’avanguardia, la Galleria dell’Accademia di Firenze continua a essere la casa del David”, ha detto il direttore Cecilie Hollberg. “Un’opera iconica, la cui forza simbolica e la cui perfezione rimangono attuali, oltre ogni periodo storico, che attira migliaia di persone da tutto il mondo, solo per incrociare il suo mirabile sguardo. Il nostro compito è quello di continuare a proteggerla. E per il suo anniversario la presentiamo in una nuova luce”. Proprio per gli
interventi realizzati negli ultimi anni per offrire una visita ancora più immersiva al capolavoro di Michelangelo Buonarroti Hollberg ha ricevuto uno dei Forbes Social Awards. Gli altri premi sono andati all’Università Luiss Guido Carli per la campagna di comunicazione per le iscrizioni di studenti internazionali ‘unlearn – learn – lead’, alla Direzione generale della Giustizia e dei consumatori (Dg Just) per la campagna Gender Stereotype, al Servizio ricerca del Parlamento europeo (Eprs) per la dataviz sul Normandy Index 2023. A far incetta di riconoscimenti è stata la Pomilio Blumm, agenzia che ha visto prevalere molte delle iniziative firmate negli ultimi 12 mesi. Nel Salone della Gherardesca del Four Seasons di Firenze, con dipinti del Settecento su pareti, soffitti e porte e il supporto tecnico di una società altamente qualificata come Tecnoconference, altri due Forbes Social Awards sono stati assegnati al Servizio europeo per l’azione esterna (Eeas) per la campagna ‘Eu for the environment: promoting waste source separation in 4 regions’ e alla Direzione generale per la salute e la sicurezza alimentare (Dg Sante) per la campagna di comunicazione ‘United in protection’. F FORBES.IT
FORBES SOCIAL AWARDS
comunicazione istituzionale in Europa non può essere gestita in modo uniforme per tutti i paesi, poiché ciascuno ha storia, lingua e cultura proprie. Tuttavia, è corretto sviluppare un approccio comune incentrato sull’Europa, che tenga conto delle sfide e delle opportunità specifiche del continente. La comunicazione istituzionale in Europa deve promuovere il dialogo e la partecipazione attiva dei cittadini. Dobbiamo creare spazi in cui i cittadini possano esprimere le proprie opinioni, contribuire alle decisioni politiche e sentirsi coinvolti nel processo democratico”. Non è tutto. Le istituzioni europee hanno dimostrato di essere capaci di investire in maniera anticiclica. In periodi di crisi economica, sono state in grado di mobilitare risorse per stimolare la crescita e proteggere i cittadini dalla disoccupazione e dalla precarietà. Come i fondi di solidarietà e i piani di ripresa economica, che hanno svolto un ruolo cruciale nel superare la crisi finanziaria del 2008 e, più di recente, nell’affrontare gli impatti economici della pandemia e permettere una nuova rinascita. Non è un caso, quindi, se i Forbes Social Awards sono andati in scena proprio a Firenze, la città
INNOVATION PEOPLE
di Giovanni Iozzia
SHORT NEWS
regtech
Una PIATTAFORMA PER VINCERE la burocrazia dei bonus
C
i sono molte startup che hanno una vocazione sociale. Che cosa significa? Nascono per risolvere problemi sociali. È il caso di Simplifai Ted, che ha creato la piattaforma BonusX per semplificare la burocrazia e permettere l’accesso alle agevolazioni previste dai governi. Il problema non è solo italiano e, infatti, viene definito non-take-up: quasi la metà degli europei che hanno diritto a una prestazione sociale (dai sostegni al reddito alle coperture sanitarie) non la usa, perché non le conosce o si perde nei
Giovanni Pizza (a destra), insieme a Fabrizio Pinci
SCENARI
Crescono le startup a IMPATTO SOCIALE B corp, sono aumentate, e adesso rappresentano quasi il 5% delle startup innovative”, osserva Paolo Landoni, direttore della ricerca. “A titolo di confronto, due anni fa queste startup erano il 3% del totale e il trend è in costante crescita”. L’anno scorso è sceso il numero di tutte le startup e, quindi, anche quelle a vocazione sociale (-9,2%), ma sono molte di più le giovani imprese con qualifica di società benefit (+38,2%) così come le B corp (+55,6%). Nel monitor sono state selezionate le 22 migliori startup, che hanno mediamente più di 2 milioni di euro di ricavi, una crescita annuale media del 217% e almeno 18 dipendenti, con un aumento annuo medio del 146%. IMAGOECONOMICA
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Paolo Landoni A proposito di startup a impatto sociale, quante sono in Italia? Che cosa fanno? I dati più aggiornarti arrivano dalla nuova edizione del Social innovation monitor del Politecnico di Torino. “Le startup che dichiarano ufficialmente il proprio impatto sociale o ambientale, tramite qualifiche come quelle di società benefit o FORBES.IT
meandri burocratici. Al round da 3,2 milioni chiuso a metà ottobre da BonusX hanno partecipato il fondo di venture capital inglese Giant Ventures ed Exor Ventures, il veicolo di investimento della famiglia Agnelli-Elkann. “Dal suo lancio, a gennaio 2022, BonusX ha attirato più di 350mila persone, aiutandole ad accedere a più di 25 milioni di bonus pubblici”, ricorda Giovanni Pizza, ceo e fondatore insieme a Fabrizio Pinci. E adesso diventeranno molte di più, grazie alle nuove risorse per lo sviluppo internazionale. ROUND
FOOD-AS-A-SERVICE di SoulK: una raccolta da 20,5 milioni Nella patria della buona tavola le vie del food tech sono infinite. SoulK, nata come SoulKitchenBio nel 2016, ha intrapreso quella del food-as-a-service: produce piatti e semilavorati per ristoranti, hotel e operatori del delivery. E lo fa con successo, grazie a un modello che prevede digitalizzazione e automazione dei processi, velocità e personalizzazione dei prodotti. A metà ottobre la startup, fondata da Andrea Cova, ha chiuso un round da 20,5 milioni di euro, di cui 7,5 di debito bancario. I nuovi capitali serviranno prima di tutto alla realizzazione di uno stabilimento produttivo a Udine, che aspira a essere tra i più avanzati al mondo. E poi lo sviluppo in Italia e soprattutto all’estero. “Adesso siamo in grado di esprimere appieno la nostra visione strategica di una nuova industria del cibo”, dice Cova, che è anche ceo. “Il modello food-as-a-service rappresenta il futuro di questo mercato”.
Andrea Cova (in blu) con la squadra di SoulK
NOVEMBRE, 2023
di Enzo Argante
SOCIAL RESPONSIBILITY
SHORT NEWS
diversity & inclusion
Qvc Italia campione di GENDER EQUALITY
Q
vc Italia, società specializzata nel video commerce (Commerce), ha ricevuto la certificazione Idem per la parità di genere. Attiva in Italia dal 2010, conta oggi 465 dipendenti, di cui 37% uomini e 63% donne, ha ricevuto la certifica-
zione dall’omonima startup universitaria che si impegna a sostenere e accelerare il percorso di tutte le organizzazioni che scelgono di impegnarsi a raggiungere la gender equality. L’indice Idem è basato su un rigoroso metodo scientifico di dati oggettivi che prende in considerazione quattro dimensioni aziendali fondamentali: carriera, retribuzione, organizzazione e cultura. Il progetto, partito nel 2020 grazie all’impegno di Fondazione Marco Biagi dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e all’Osservatorio Job Pricing, vuole contribuire al raggiungimento dell’obiettivo 5 dell’Agenda Onu 2030: l’uguaglianza di genere e l’autodeterminazione di tutte le donne e le ragazze.
INIZIATIVE
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Uno SPAZIO CONTRO la violenza di genere
pazio Libellula nasce dalla volontà di combattere la violenza di genere attraverso una serie di iniziative culturali per sensibilizzare i cittadini. L’iniziativa è stata creata da Fondazione Libellula, la realtà di Zeta Service “nata per combattere la violenza di genere”, spiega Debora Moretti, fondatrice e presidente della fondazione, “attraverso i luoghi dove passiamo la maggior parte delle nostre giornate, ovvero i posti di lavoro. Abbiamo deciso di creare un’antenna sul territorio per intercettare anche chi è tenuto fuori dal mondo del lavoro, oltre che quelle situazioni in cui la violenza di genere non è evidente. Grazie alle azienDebora Moretti de e agli enti del Network Libellula che ci hanno sostenuto in questa iniziativa: E.On, Barilla, Generali, Heineken, Uni, Italia Squisita e Fondazione Banca del Monte di Lombardia”. Lo spazio, che sorge a Milano, offrirà una serie di servizi, come i percorsi di autodeterminazione per donne e uomini, lo sportello di ascolto gratuito, anonimo e senza obbligo di denuncia per intercettare situazioni di violenza o vulnerabilità, una piccola biblioteca, rivolta a tutte le fasce di età. Inoltre Spazio Libellula è anche uno spazio child care, che si propone di educare le nuove generazioni attraverso stimoli ed esperienze ludiche formative, come i laboratori sulle emozioni, che trasmettano la valorizzazione dell’equità di genere.
NOVEMBRE, 2023
E-COMMERCE
FAMILY NATION per i bambini green
Emilia Mugnai e Aidan Cox
Family Nation, lo shop online che da dieci anni seleziona e propone una collezione dei migliori brand per bambini e premaman provenienti da tutto il mondo, diventata lo scorso anno società benefit, presenta il suo primo report di sostenibilità, simbolo dell’impegno nei confronti di ambiente, dipendenti e consumatori, attuato con una campagna di riforestazione per la compensazione della CO2. Nel 2022 sono stati piantati 139 alberi tra avocado, lime, cedro e caoba che hanno compensato 78.030 kg di CO2, corrispondenti a 270mila chilometri percorsi da una macchina di medie dimensioni, poco meno di sette giri intorno al pianeta. “Abbiamo scelto ZeroCO2 come partner per la nostra campagna di riforestazione perché è un’azienda B corp che lavora per le persone che vivono nelle zone in cui avviene la riforestazione, in modo che questa generi un impatto umano, oltre che ambientale”, ha spiegato Emilia Mugnai, ceo di Family Nation. “I nostri alberi sono stati adottati dalle comunità di contadini in Guatemala e contribuiscono alle loro attività economiche, spesso a carattere familiare”. La scelta dello smart working è per andare incontro alle esigenze dei dipendenti e limitare le emissioni di CO2 derivate dagli spostamenti.
FORBES.IT
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FORBES SILICIO
di Gabriele Di Matteo
cloud gaming
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Una galassia di GIOCHI tra le nuvole
S
amsung lancia il cloud gaming all’interno del Samsung Game Launcher. Secondo quanto riferito dal Korea Economic Daily, sarà disponibile sui telefoni Galaxy. Negli ultimi tempi l’azienda sudcoreana ha vagliato diverse fasi beta per curare ogni dettaglio della piattaforma che offrirà sugli smartphone una libreria di giochi in cloud. Per ora si limita a pochi titoli, ma è l’offerta è destinata a crescere, visto che sulla novità sono già al lavoro produttori di livello come Palyrix e Snow Print Studios. La flessione generalizzata delle vendite di smartphone non risparmia neppure la Samsung, che sta attraversando un anno problematico SCENARI
Le vendite dei pc RIALZANO LA TESTA
Il calo delle vendite dei pc non è una notizia nuova, visto che le scelte dei consumatori si rivolgono sempre più spesso all’area del benessere, dei viaggi e della cura della persona. Ma incrociando i dati delle principali società di ricerca - Idc, Gartner e Canalys si intravede una luce in fondo al FORBES.IT
tunnel. Sebbene le spedizioni siano ancora in calo tra il 7 e il 9% nel terzo trimestre del 2023, la flessione sta rallentando. La vera sorpresa che emerge da questi dati riguarda Apple. L’azienda di Cupertino accusa una flessione nelle consegne tra il 23 e il 29%. Nello specifico, il mercato pc secondo Idc cala del 7,6% su base annua, con 68,2 milioni di pezzi spediti. Gartner, invece, fotografa un calo più alto, pari al 9%, con 64,3 milioni di unità consegnate. Infine, Canalys riscontra una perdita del 7%, con 65,6 milioni di pc consegnati. Il Natale e le solite strenne, spinte dagli sconti di stagione, potrebbero invertire la tendenza. “Ci sono prove che il declino del mercato dei pc ha finalmente toccato il fondo”, ha affermato in una nota Mikako Kitagawa, direttore analista di Gartner. Dello stesso avviso anche Jitesh Ubrani di Idc: “L’industria dei pc sta imboccando un lento percorso di ripresa”.
punto di vista finanziario. Gli analisti hanno calcolato che quelli riportati nel quarto semestre del 2022 sono i peggiori risultati degli ultimi otto anni. Per questo ai piani alti del colosso tecnologico si stanno vagliando alternative. Una di questa è arricchire l’offerta dei contenuti degli smartphone che sono già nelle mani degli utenti giovani. Jong Hyuk Woo, vice president della divisione gaming di Samsung, ha dichiarato: “Le ricerche di mercato ci dicono chiaramente che il cloud streaming può dare un notevole contributo agli editori di giochi dedicati ai dispositivi mobili, eliminando il fastidioso collo di bottiglia del download”. MUSICA
SPOTIFY PROVA IL SALTO DI QUALITÀ
Se ne parla da oltre due anni. E forse questa è la volta buona per l’arrivo di Spotify Superpremium che promette agli utenti, con 19,90 euro al mese, un audio hi-fi lossless (qualità equivalente al cd) o in alta definizione. Il fondatore e miliardario svedese Daniel Ek (nella foto) ha parlato della novità in maniera molto ellittica. In sostanza, non esclude che possa essere un’opportunità per la piattaforma, ma non ha offerto dettagli ulteriori sulla sua introduzione. Quello che è certo è che Spotify, anche senza il Superpremium, continua a mostrare ottime performance. Ha chiuso il primo trimestre di quest’anno con 550 milioni di utenti giornalieri attivi, con una crescita del 22% rispetto allo stesso periodo del 2022. Valutando Superpremium, gli analisti da un lato leggono la novità come un arricchimento dell’offerta con buona ricaduta sull’azienda, dall’altra segnalano che il mercato dell’alta fedeltà rappresenta una nicchia per appassionati: quanti di loro vorranno sostenere un sovrapprezzo per tentare questo salto di qualità?
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SPACE ECONOMY
di Emilio Cozzi
SHORT NEWS
analisi
Il primo rapporto sulla SPACE ECONOMY italiana
A
te, la direttrice dello dolfo Urso, miSpace Economy Evonistro delle lution Lab di Sda BocImprese e del coni School of Manamade in Italy, ha ricegement, Simonetta Di vuto il primo RapporPippo, e il presidente to su space economy, dell’European Centre space industry e space for Space Law Ecls-Esa law. Il documento non e professore di Spasolo fornisce un’analisi ce law all’Università economica e industriaLa Sapienza di Roma, le del settore spaziale Sergio Marchisio. Una a livello nazionale e L’incontro a Palazzo Piacentini il 21 settembre commissione di 50 globale, ma propone anche interventi legislativi a sostegno dell’industria esperti, instauratasi nel ministero a maggio, sta ora e della ricerca italiane. Il rapporto è stato elabo- analizzando il rapporto e si prepara all’elaboraziorato in tre anni, interpellando 150 stakeholder, da ne del collegato sulla space economy promesso da un team di tre esperti: il presidente di Fondazione Urso subito dopo la sua nomina. Leonardo-Civiltà delle Macchine, Luciano Violan- DAVIDE RICCARDO LIZZANI IMAGING TERRESTRE
Contratto con l’Arabia Saudita: PLANETEK ITALIA fa centro Planetek Italia si è aggiudicata, tramite Geosystems Middle East, un contratto con l’Arabia Saudita nell’ambito della Saudi Green Initiative, che mira a piantare dieci miliardi di alberi in tutto il paese. L’azienda pugliese di geomatica svilupperà una piattaforma capace di utilizzare i dati satellitari per monitorare il territorio e l’andamento dell’iniziativa. Un servizio simile a quello che fornirà per la futura costellazione satellitare italiana Iride, per il cui coinvolgimento ha contratti per 42 milioni di euro. “Questo
contratto esemplifica il nostro impegno a sfruttare le tecnologie di osservazione della Terra per la conservazione dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile”, ha dichiarato Giovanni Sylos Labini, amministratore delegato di Planetek Italia. “Siamo entusiasti della partnership con Planetek Italia”, ha aggiunto Hussam Alshawi, ceo di Geosystems Middle East. “La sua esperienza nell’osservazione della Terra e nell’analisi dei dati, unita alla nostra conoscenza del mercato locale, garantirà il successo di questo progetto”. D.R.L.
RICONOSCIMENTI
ARGOTEC VINCE IL PREMIO INNOVAZIONE DI CONFINDUSTRIA
A meno di un anno dal successo della sonda ArgoMoon, che ha fornito supporto alla missione Nasa Artemis I, e del microsatellite LiciaCube, che ha accompagnato la prima missione di difesa planetaria della storia, Dart, Argotec ha raggiunto un traguardo più terrestre. La space company torinese ha infatti vinto la 13esima edizione del premio IxI (Imprese per l’innovazione) di Confindustria. Il premio “riconosce ufficialmente l’impegno e la spinta all’innovazione rappresentata da Argotec in molteplici aspetti della vita aziendale. Non solo quelli tecnologici, ma anche quelli relativi alle risorse umane, ai processi decisionali, al modello di business, alla sostenibilità e alla comunicazione”. David Avino (nella foto), amministratore delegato e fondatore di Argotec, ha commentato: “Adesso puntiamo all’espansione internazionale. È un nuovo inizio: SpacePark, espansione negli Stati Uniti, tecnologia, investimenti sul capitale umano e sulla sostenibilità sono gli assi di sviluppo su cui stiamo lavorando e grazie ai quali vogliamo continuare a essere leader di innovazione, in Italia e nel mondo”. D.R.L.
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U N M O N D O I N D I G I TA L E
THE PROFILE
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LO SPID, LA PEC, LA FATTURAZIONE ELETTRONICA, LA FIRMA SUL TABLET PER APRIRE UN CONTO IN BANCA. DIETRO GRAN PARTE DELLE INNOVAZIONI CHE HANNO DIGITALIZZATO LA BUROCRAZIA ITALIANA C’È INFOCERT, UN’AZIENDA CHE DAL 2010 A OGGI È PASSATA DA 20 A 140 MILIONI DI EURO DI RICAVI. A GUIDARLA, IN VESTE DI AMMINISTRATORE DELEGATO E DIRETTORE GENERALE, È DANILO CATTANEO
DA N I LO C AT TA N E O
L’ALFIERE DEL DIGITALE D I DA N I E L S E T T E M B R E FORBES.IT
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Danilo Cattaneo, amministratore delegato e direttore generale di InfoCert
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THE PROFILE
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“Operiamo in oltre 60 paesi in tutto il mondo. Amiamo dire, in modo scherzoso, che sulla nostra società non tramonta mai il sole”. A parafrasare in chiave moderna Carlo V d’Asburgo è Danilo Cattaneo, classe 1968, amministratore delegato e direttore generale di InfoCert (Tinexta Group), uno dei più grandi qualified trust service provider europeo, ovvero quelle società che offrono servizi digitali utili a cittadini e imprese per garantire il valore legale di documenti elettronici e transazioni online con aziende private e con la pubblica amministrazione. Avete presente quando per aprire un conto in banca vi chiedono di firmare i documenti con un pennino su un tablet? O il tanto controverso Spid, grazie al quale si può usufruire dei servizi online della pubblica amministrazione, consultare contributi fiscali, Inps e Inail? E ancora, fatturazione elettronica e Pec? Ecco: dietro alla maggior parte di queste innovazioni che hanno aiutato a digitalizzare la burocrazia italiana, facendo risparmiare ai cittadini tempo e denaro, c’è l’azienda guidata da Cattaneo. “Negli anni, grazie a un lavoro di formazione interna e a opportuni innesti di nuove persone, siamo diventati un’azienda capace di soddisfare le esigenze digitali dei clienti”, racconta Cattaneo. “Nel 2012, per esempio, abbiamo sviluppato una soluzione per il credito al consumo che ha digitalizzato un processo che prima era totalmente su carta, che si è dimostrata migliore delle attese e oggi è utilizzata da tutti i più grandi operatori in Italia. Insieme a Widiba, invece, FORBES.IT
abbiamo lavorato alla possibilità di aprire un conto corrente in digitale e da remoto, invece che in filiale, che all’epoca era una delle frontiere dell’innovazione, oggi formiamo la soluzione a oltre 100 gruppi bancari in Europa”. Dal 2021 InfoCert, portando sulle pubbliche amministrazioni le esperienze maturate sul settore bancario e sulle utilities, ha collaborato con l’Agenzia delle entrate riscossione, con cui adesso, per concordare un saldo e stralcio o una rateizzazione, è possibile prenotare un appuntamento da remoto e gestire la fase di transazione online. “Lo sportello telematico con Agenzia delle entrate e riscossione sfrutta la piattaforma Top (Trusted onboarding platform) di InfoCert per interagire con i cittadini online in modo sicuro e far firmare loro la documentazione amministrativa in tempo reale, totalmente da remoto”. Rendere più efficiante la burocrazia utilizzando strumenti digitali, missione sicuramente difficile, fa parte degli obiettivi di InfoCert dal giorno della sua costituzione. InfoCert fa infatti parte del gruppo Tinexta, tra gli operatori principali in Italia nelle aree degli innovation services, della cybersecurity e del digital trust. L’84% del capitale di InfoCert è detenuto dalla capogruppo Tinexta, quotata alla Borsa di Milano e partecipata per il 54% da Tecnoholding, ovvero dalle principali Camere di commercio. Si tratta, dunque, di una realtà con una chiara matrice istituzionale. “I trust service rappresentano un’infrastruttura strategica per il Paese, come aeroporti e autostrade, con importanti ricadute sulla competitività del nostro tessuto industriale”. Un piccolo impero, insomma, che partendo da servizi resi possibili dalla normativa europea realizza soluzioni digitali innovative sulla base delle esigenze dei clienti, garantendo alti standard di sicurezza e compliance, una user experience semplice e piena validità legale. E che oggi è partner di oltre cinquemila grandi aziende nei settori banking & financial services, pharma, telco & utilities, healthcare e insurance. Sotto la guida di Cattaneo - laureato in Scienze dell’informazione, Emba alla University of Edinburgh e Mba all’Enpc Paris, e un passato in Oracle, Accenture, Finmatica e Middlesex University - a partire dal 2010 InfoCert è passata dall’essere una società di 120 persone, con 20 milioni di euro di ricavi e una clientela solo italiana, a una realtà che conta oltre 700 dipendenti dislocati in diverse aree geografiche, 140 milioni di fatturato, con margine superiore a tutti i suoi competitor, clienti in 64 paesi e oltre 20 brevetti attivi. “Gestiamo ogni giorno oltre 2,5 milioni di messaggi Pec e tre milioni di firme digitali per i più grandi istituti bancari italiani ed europei, per pubbliche amministrazioni, per i ministri dell’Economia, degli Interni e della Giustizia, così come per tante medie aziende e professionisti”. NOVEMBRE, 2023
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Il team di InfoCert
Negli ultimi anni a fare da volano è stato il Covid, un potente seppure doloroso acceleratore del processo di trasformazione digitale in Italia. “In due anni, in termini di diffusione degli strumenti digitali, è stato compiuto un progresso per il quale, in condizioni normali, ci sarebbero voluti 25-30 anni. Sono stati fatti passi in avanti soprattutto per servizi online basic. Siamo riusciti a replicare in migliaia di amministrazioni locali il modello di servizi che abbiamo sviluppato per il mondo bancario”. Naturalmente non senza difficoltà. Una di queste è stata convincere gli enti pubblici della legalità e della sicurezza dello strumento digitale. “Fino ad alcuni anni fa l’importanza della digitalizzazione era compresa solo dai grossi gruppi. Durante la pandemia è risultata chiara a tutti, dai cittadini alla pubblica amministrazione, l’opportunità di interagire in maniera remota e digitale”. A convincere le aziende anche il fattore di una scalabilità molto maggiore. “Revolut, per esempio, ci ha utilizzato in pochi mesi per circa un milione di utenti in innumerevoli paesi europei, con pochissime modifiche per alcune normative locali da rispettare. Cifre che nessuna banca tradizionale avrebbe potuto raggiungere solo con il supporto delle filiali fisiche”. A questi benefici si aggiunge anche il tema della soNOVEMBRE, 2023
stenibilità ambientale: la digitalizzazione consente infatti di risparmiare carta e di evitare di perdere ore nel traffico. Un fattore che InfoCert ha molto a cuore. “Abbiamo raggiunto l’obiettivo della net zero carbon emission, ma vogliamo aiutare anche i nostri clienti a perseguirlo. Per questo dal 2022 forniamo alle aziende che acquistano i nostri prodotti un report sui consumi: in base ai servizi di cui hanno usufruito, calcoliamo e mostriamo il risparmio in carta, CO2, energia e acqua. Così facendo diffondiamo la cultura della sostenibilità”. Il lavoro costante di InfoCert si inserisce in un contesto più ampio di progresso macroeconomico. Nonostante il posizionamento non brillante nell’indice Desi (al di sotto della media europea, ma in deciso miglioramento), l’Italia è infatti, nell’ambito dell’identità digitale, uno degli esempi più virtuosi. Spid è diventato un successo grazie al modello di governance pubblico-privato: nel 2022 sono state registrate oltre un miliardo di autenticazioni. Il governo ha stanziato 40 milioni di euro per preservare il servizio ed estendere i casi d’uso. “Nel nostro Paese la firma digitale ha raggiunto 30 milioni di utenti, che in media utilizzano il servizio oltre 30 volte l’anno. Gli investimenti in firma digitale migliorano l’efficienza del 55% e incrementaFORBES.IT
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Danilo Cattaneo applica anche al business le lezioni imparate in barca a vela, sport che ha praticato per molti anni.
THE PROFILE
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no la sicurezza nelle vendite online del 100%”, evidenzia Cattaneo. “La fatturazione elettronica ha avuto un percorso più rapido: dal 2014 per la pubblica amministrazione e dal 2018 per il b2b, con oltre 55mila amministrazioni pubbliche e due miliardi di fatture elettroniche scambiate all’anno, è il sistema più utilizzato in Europa. Inoltre, dopo l’obbligo e l’aumento anche dell’utilizzo dei pagamenti digitali, l’evasione fiscale si è ridotta del 3% nel primo anno e del 2,7% l’anno successivo”. In questo senso, per i prossimi mesi, la sfida più grande sarà raggiungere un numero ancora maggiore di clienti tra le piccole e medie imprese italiane. “Con il Covid, i tanti hanno iniziato a utilizzare strumenti di interazione digitale con valore legale. Ma sono ancora molti quelli che non li hanno adottati. E qui risiede la nostra grande sfida per la crescita: stimiamo che la percentuale di adozione da parte delle pmi sia ancora al di sotto del 10%”. Margini da terra promessa. Poi c’è la sfida internazionale. “L’obiettivo strategico di InfoCert è mantenere la leadership europea e crescere a livello globale”, assicura Cattaneo. Le ultime operazioni societarie sono state attuate a supporto di tale strategia, con l’acquisizione di quote di maggioranza di Camerfirma e Certeurope, certification authority di Spagna e Francia, di Ascertia, tra le principali piattaforme di firma digitale con base in Gran Bretagna, e una partnership strategica con Authada, player tedesco specializzato nella gestione delle carte di identità locali. “Le prossime operazioni che verranno avviate quest’anno avranno lo stesso obiettivo”. Inoltre, sul fronte normativo europeo, è in discussione la modifica del Regolamento Eidas (n. 910/2014) del Parlamento e del Consiglio europeo in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno. Tra le novità introdotte da Eidas 2.0, la più significativa è l’e-Wallet, una sorta di portafoglio digitale per FORBES.IT
documenti e dati personali. Uno strumento che permetterà ai cittadini di avere a portata di smartphone informazioni come il gruppo sanguigno, il titolo di studio e la situazione creditizia, tutte certificate e con valore legale. E sarà anche un’opportunità per il sistema tecnologico europeo di affrancarsi da quello americano. “Questa evoluzione rappresenterà un’occasione per InfoCert per proporre le proprie soluzioni core a livello paneuropeo e introdurre nuovi servizi. Il nostro obiettivo è investire per consolidare la nostra leadership in Europa”, promette Cattaneo. Così come rappresenterà un’occasione l’attualissimo trend dell’intelligenza artificiale. “Già la utilizziamo per diversi servizi, come nel customer support, l’onboarding e in ambito cybersecurity. Lo sviluppo dell’IA sta comportando, però, anche alcuni rischi, come il deep fake. In futuro sarà necessaria, quindi, una certificazione dell’identità digitale del computer o dell’automa. E in InfoCert certifichiamo e garantiamo la provenienza di un insieme di dati da un sistema di sensori Iot, in modo analogo a quello in cui certifichiamo la firma di un documento da parte di un individuo”. Insomma, intelligenza artificiale, internet of things, ma anche big data e sicurezza informatica. Sfide che hanno il sapore di scenari futuristici e di sfide complicate e talvolta imprevedibili. Ma Cattaneo sembra avere la ricetta giusta per superarle. “Ho praticato vela per molti anni”, racconta. “In questo sport sono molto importanti la preparazione della barca, il settaggio delle vele e la pianificazione di una rotta. Poi, ovviamente, nel corso della navigazione tutto può succedere, una vela o un’attrezzatura si può rompere o il meteo può essere molto diverso dalle aspettative. Ed è qui che bisogna avere il sangue freddo e la lucidità di cambiare la strategia nella maniera più veloce ed efficace possibile. In InfoCert ci mettiamo costantemente in discussione per affrontare le nuove sfide della modernità”. F NOVEMBRE, 2023
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SIMONA SBARBARO
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GLOBAL CHIEF MARKETING OFFICER QC TERME È una senior marketing and strategy executive con oltre 20 anni di esperienza maturata in brand, media e contenuti nei più grandi mercati internazionali. Dopo aver lavorato nelle direzioni di realtà come Viacom, Luxottica e Moleskine, nel 2021 ha assunto il ruolo di chief marketing officer del gruppo Qc Terme, società dell’ospitalità e del benessere, con 12 spa e sette hotel dislocati tra Italia, Francia e Stati Uniti. Pensiero strategico, visione creativa e sguardo puntato sull’ospite, di cui anticipa costantemente i desideri: è con questo approccio che guida la direzione marketing, contribuendo al successo e alla crescita dell’azienda. Al centro della sua avventura c’è la famiglia con cui, da instancabile esploratrice , ama scoprire il mondo, nutrendo la sua grande passione per i viaggi, l’arte e la cultura.
VOLTI DEL MARKETING E DELLA COMUNICAZIONE Rappresentano la spinta innovativa di un’azienda, modellando posizioni, investimenti, scelte e decisioni dei consumatori. Affrontano con creatività le sfide del nuovo mondo scommettendo sulla sostenibilità e sulle nuove tecnologie. Per il quarto anno consecutivo, Forbes Italia ha selezionato i 100 direttori marketing e della comunicazione italiani di successo, di seguito in ordine alfabetico
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OLIMPIA ANGELETTI Responsabile comunicazione Andrea Bocelli Foundation Ente Filantropico RICCARDO ANTONIONI Marketing director Cruciani
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STEFANO ARDITO Chief marketing officer Retex IDA ARJOMAND Chief marketing & communication officer Maire PAOLO BAGNOLI Head of marketing and retail divisione mobile eXperience Samsung Italia DANIELA BALLABIO Channel marketing manager Italy, Spain and France Pimco LAURA BARBERIS Head of marketing Italy Jp Morgan CHIARA BARBIERI Head of marketing & communication Velier MASSIMILIANO BASILE Direttore marketing Tesisquare DIANA BATTELLI Senior marketing Vontobel Wealth Management RODOLFO BELCASTRO Chief communication officer - Sace ROSALBA BENEDETTO Direttore communications, marketing, public affairs & sustainability - Banca Ifis NOVEMBRE, 2023
PAOLO BAGNOLI
HEAD OF MARKETING AND RETAIL DIVISIONE MOBILE EXPERIENCE SAMSUNG ITALIA
In qualità di head of marketing and retail della divisione mobile eXperience di Samsung Electronics Italia, è responsabile delle strategie di marketing e dello sviluppo dell’area retail in Italia della divisione telefonia della multinazionale coreana dell’elettronica di consumo. In precedenza ha ricoperto, sempre in Samsung nella divisione mobile, il ruolo di head of marketing b2b, focalizzandosi sul mercato enterprise e delle piccole e medie imprese italiane. Prima di approdare nuovamente in Samsung ha avuto un’esperienza in Microsoft Italia, dove ha lavorato nella struttura consumer channel group con la responsabilità di definire le strategie marketing di Xbox nell’area mediterranea. In precedenza ha trascorso nove anni in Samsung, dove ha ricoperto ruoli di sempre crescente responsabilità, arrivando nel tempo a definire la strategia di marketing dell’azienda nel settore mobile.
LORENZO BERNERI Responsabile comunicazione e relazioni esterne Simest
MAURO BIRAGHI Director corporate & marketing communication E.On
FRANCESCA BERTA Head of marketing Axa Southern Europe
BENEDETTA BITOZZI Associate director communication, advocacy & policy Eli Lilly Italia
MIORICA LAURA BERTOLOTTI Direttore delle comunicazioni Hermès
SARA BONFIOLI Cmo Talent Garden
MARINA BUONOCORE Director, marketing and communication officer - Leonteq TONIA CALVIO Regional marketing director - Sas FRANCESCA CANALETTO Marketing manager It BeDisruptive ELEONORA CAPUANO Marketing manager Schroeders FORBES.IT
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SARA CESAROTTI
HEAD OF MARKETING & COMMUNICATION GARMIN ITALY
SARA BONFIOLI CMO TALENT GARDEN
Sara Bonfioli ha alle spalle una vasta esperienza internazionale nel campo del marketing. Ha trascorso la maggior parte della sua carriera lavorando in diverse città, tra cui Londra, Dublino e San Francisco. Il suo percorso professionale ha avuto inizio in un’agenzia creativa per proseguire poi in Google, dove ha lavorato per 13 anni ricoprendo diverse posizioni fino a diventare global acquisition marketing (Smb) lead. Appassionata da sempre di tecnologia, crede molto nell’importanza di diversity & inclusion come motore del cambiamento ed è recentemente rientrata in Italia per portare la sua esperienza in Talent Garden, tra le principale digital skills academy in Europa.
PRIYANGIKA CARLUCCIO Marketing manager Domori GIOVANNI CARPARELLI Marketing manager Berebel FRANCESCO CASTELLONE Head of communications and external relations Gruppo Iren SILVIO CAVALLO Cmo - ParkingGO FORBES.IT
GIANLUCA CECCHINI Head of marketing Emea Vontobel Asset Management SARA CESAROTTI Head of marketing and communication Garmin Italy ANNARITA CICCIARELLI Global marketing director Ruffino Estates
Classe ‘87, laureata in Economia & management all’università Tor Vergata di Roma, ha maturato un solido background nel marketing e nella consumer electronics grazie a esperienze con aziende internazionali. La sua carriera ha avuto inizio nel 2012 a Londra. Al rientro in Italia, nel 2015, si specializza nel retail marketing, fino a ricoprire il ruolo di retail marketing manager in Google Italia. Dal 2021 è head of marketing & communication in Garmin Italia.
MASSIMILIANO COLOGNESI Direttore comunicazione Bat Italia MASSIMILIANO COMISSO Head of marketing Italy Fidelity LATELLA CONSOLATO Marketing e communication manager Wtw ALBERTO CONTESSI Direttore marketing Extraeconomy Global
CRISTINA COSSA Global head of marketing Rigoni di Asiago LUCA CRISÀ Head marketing digital strategy & innovation director Trivellato STEFANIA DE DONATIS Brand manager Aim Group International DANIELE DE LEONARDIS Head of customer management office Italy Stellantis NOVEMBRE, 2023
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ELISABETTA GIAZZI
MARKETING & COMMUNICATION DIRECTOR PORSCHE CONSULTING
Laureata in economia aziendale e con un master in Gestione d’impresa alla business school Ipsoa, da otto anni è responsabile del marketing e della comunicazione di Porsche Consulting in Italia, dove lavora per incrementare l’awareness del marchio, acquisire reputation nei settori e nelle aree strategiche per l’azienda e per crescere e valorizzare il network Porsche Consulting. Ha 18 anni d’esperienza e ha supportato importanti aziende italiane e internazionali nella definizione della strategia di marchio, nel riposizionamento del brand e nella definizione di strategie multicanale, e ha condotto con successo diverse due diligence per fondi di private equity. Ha iniziato la sua carriera in Value Lab (ora Jakala), per poi proseguire in McKinsey e nella fashion unit di Valdani Vicari & Associati. È anche autrice di diverse pubblicazioni su tendenze di mercato per testate come Mark-up e contribuisce in modo attivo a iniziative di woman empowerment come She Sps, promosso dalla prima fiera italiana dell’automazione e del digitale.
TOMMASO DEL VENTO Head of business development Knapp Italia TEA DELLA PERGOLA Direttore comunicazione Pellegrini IVAN DOMPÉ Responsabile comunicazione Terna PIETRO ERBACCI Chief marketing officer Officine Maccaferri
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ADRIAN FENECH Cmo - Moncler SILVIA FONDRIESCHI Communication e pr manager Grand Hotel Et de Milan VIVIANA GIACALONE Marketing manager Adyen Italia ELISABETTA GIAZZI Marketing & communication director Porsche Consulting
FABRIZIO LINGESSO DIRETTORE MARKETING FINECO
Dopo la laurea in Economia aziendale all’università Bocconi di Milano, nel 2000 ha iniziato a collaborare con il gruppo Bloomberg come giornalista e analista per diverse testate finanziarie. Nel 2001 è entrato come marketing specialist in Comdirect Bank, banca diretta del gruppo Commerzbank, contribuendo al lancio della startup tedesca sul mercato italiano. Nel 2002 ha fatto il suo ingresso in Fineco e ha iniziato a occuparsi dello sviluppo dei prodotti e dei servizi retail. Negli anni ha ricoperto ruoli chiave in ambito innovazione, business development e comunicazione. Dal 2007 ha assunto la guida della direzione marketing, con responsabilità strategica sulle attività di branding, comunicazione, advertising, user experience ed eventi, sia per la clientela retail che per la rete di consulenti finanziari Fineco.
PAOLO IAMMATTEO Responsabile comunicazione Poste Italiane ELENA IANNI Marketing lead - TikTok BRENNA LARDINI Head of communication and press office Lardini FABRIZIO LINGESSO Direttore marketing Fineco
GIUSEPPE LISBO PARELLA Marketing manager Pizzium FRANCESCO LIUT Group marketing director - Luxottica ILARIA LODIGIANI Cmo - Gruppo Barilla LORENZO LUPI Marketing director Lifeanalytics CLARA MAGNANINI Group communication director - Marcolin NOVEMBRE, 2023
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MAURIZIO MAZZARELLI HEAD OF MARKETING BLACKROCK E ISHARES IN ITALIA
ILARIA LODIGIANI CMO GRUPPO BARILLA
Laureata in Economia all’Università di Pavia, ha un’esperienza di circa 20 anni nel mondo del food & beverage e del tech. Dal 2004 al 2009 ha lavorato in Heineken Italia, ricoprendo diversi ruoli fino a diventare senior brand manager. Poi è stata in Ferrero Soremartec e Vodafone Italy, prima di entrare in Microsoft Italy nel 2014 come Lumia marketing director. Nel 2016 è trasferita ad Amsterdam, rientrando in Heineken con il ruolo di global senior director low & no alcohol beverages, nel quale ha diretto lo sviluppo globale della categoria che ancora oggi guida la crescita dei ricavi dell’industria della birra. Nel 2021 è entrata in Barilla come vice president global marketing del brand, ruolo nel quale ha la responsabilità della crescita globale del marchio Barilla, evolvendo la personalità del brand, la sua visual Identity e gestendo l’agenda per l’innovazione a livello globale. Da aprile è chief categories & marketing officer Barilla Group, responsabile della definizione della strategia delle categorie pasta, condiments e bakery e dello sviluppo di un ricco portfolio.
NICOLÒ MARDEGAN Head of institutional affairs, sustainability and communications Italy Enel Group ALICE MARINELLI Responsabile comunicazione Pernod Ricard Italia LUCA MARIOTTI Head of marketing Ig Italy FORBES.IT
ELEONORA MARZI Marketing & communications manager Cantina Arnaldo Caprai MAURIZIO MAZZARELLI Head of marketing BlackRock e iShares in Italia SIMONA MENGHINI Communications director Oracle Italy
Responsabile marketing per BlackRock e iShares in Italia, con oltre 20 anni di esperienza maturati in sei paesi europei e uno skill set a tutto tondo che comprende strategia e pianificazione, digital experience, brand&reputation ed eventi. Esplora costantemente i trend in evoluzione per sviluppare percorsi avanzati e personalizzati di engagement che possano rafforzare il posizionamento del brand, della thought leadership e della generazione di opportunità di business e di partnership. Prima di entrare in BlackRock Maurizio ha lavorato con gruppi internazionali e nazionali come Invesco, Natixis, Aegon, Mediolanum, maturando esperienza B2B/B2C su prodotti di investimento, assicurativi e bancari.
EMANUELA MERCURI Marketing manager Europcar Mobility Group
FILIPPO PARISI International advertising manager - Benetton Group
COSTANZA MIGNANELLI Marketing and communication manager Fmg Frittelli Maritime Group
GIANCARLO PAROLINI Head of communication and press office - Zonin1821
ARIANNA NARDI Responsabile marketing Generali Italia e Cattolica
DEBORA PASTORE Head of marketing e communication - Amundi Italy
MARIA CRISTINA PAOLINI Head of media relations Mundys
IRENE PATRUNO Communication and mar comms manager Zafferano
ALESSANDRO PAPINI Direttore comunicazione e relazioni esterne Assolombarda
ERICA PICCIOLO Semea senior manager market reputation Bain & Company NOVEMBRE, 2023
ELENA TASSONE Responsabile marketing San Bernardo
ANDREA POMILIO Direttore generale marketing Pomilio Blumm
ARIANNA LAURA TIMETO Consumer marketing manager - Acer Italy, Greece e Malta
STEFANIA RAUSA Direttore marketing & comunicazione Edenred Italia
GABRIELE RONDANI Marketing e pr director Rinaldi 1957
LUCA TORCHIA Chief communication officer Ferrovie dello Stato Italiane
MICHELA RUBEGNI Marketing director Eu Alibaba.com
MATTEO TRANFAGLIA Direttore marketing Paglieri
MICHELE SAMOGGIA Responsabile comunicazione e sostenibilità Philip Morris Italia GIANMARCO SAVI Head of business development & marketing Jobtech SIMONA SBARBARO Global chief marketing officer Qc Terme GIUSEPPE SCARAMUZZI Responsabile marketing & comunicazione Mv Line Group ROBERTO SELVA Chief marketing & customer officer Gruppo Esselunga PATRIZIA SFERRAZZA Head of communications Banca Sistema ELENA SGRÒ Director of sales and marketing - Hotel Principe di Savoia Milano
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ALESSANDRO PAPINI
DIRETTORE COMUNICAZIONE E RELAZIONI ESTERNE ASSOLOMBARDA
Alessandro Papini, milanese, classe 1974, comunicatore, giornalista e docente in Comunicazione e relazioni pubbliche all’università Statale di Milano. È direttore comunicazione e relazioni esterne di Assolombarda. Laurea in Scienze politiche con specializzazione alla George Washington University, in precedenza dirigente responsabile della comunicazione istituzionale di Regione Lombardia e componente dell’unità di crisi sanitaria Covid-19. Già direttore comunicazione di Provincia di Milano e consulente Mef per la comunicazione internazionale nei programmi Phare-Eu. È membro del Comitato di indirizzo dell’International corporate communication hub e dell’Osservatorio comunicazione pubblica dell’università Iulm.
NICOLA SIVILOTTI Responsabile pubbliche relazioni, marketing e comunicazione Consorzio del Prosciutto di San Daniele EMANUELE SIENA Direttore marketing Salov CRISTIAN SOLITO Head of communication Il Prisma
VINCENZO TUNDO Direttore commerciale e marketing Gruppo Acqua Minerale San Benedetto VERONICA VALENTINI Communication manager Doucal’s FRANCESCA VALLANIA Head of communications Montblanc ELISABETTA VANUZZO Chief marketing e communication officer Wi Legal
ALICE SOMMARIVA Marketing manager Olio Sommariva
VALENTINA VILLA Marketing director Octopus Energy
ALBERTO SPINELLI Executive director and Emea chief marketing officer Lenovo
MARCO VISAGGIO Senior bd & marketing manager - Linklaters
VIRGINIA STANCHERIS Responsabile relazioni esterne - Santa Margherita Gruppo Vinicolo
STEFANO ZACCARIA Marketing director Toyota Material Handling Italia
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ELENA TONDINI Responsabile brand strategy, communication e media planning - A2A
VINCENZO RIILI Cmo - Google Italia
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The Investigation 46
Dalla Cina con motore (elettrico)
Nonostante la sua potenza manifatturiera, Pechino non è mai stata competitiva nel mercato delle auto. Oggi, con l’avvento dei veicoli a batteria e grazie a investimenti governativi per oltre 100 miliardi di dollari, esporta più di tutti nel mondo e domina nelle materie prime più importanti per la transizione. Mentre Byd è ormai la principale rivale di Tesla di Tommaso Carboni
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i può dire, forse estremizzando, che con i motori a batteria la corsa è ripartita da zero. E i cinesi l’hanno presa molto sul serio. Avrebbero avuto poche chance di competere con l’Occidente nelle macchine a benzina e diesel. Nonostante la sua potenza manifatturiera, la Cina non è mai riuscita a padroneggiare i motori a combustione interna, che hanno centinaia di parti mobili e sono difficili da assemblare. I veicoli a batteria, meccanicamente più semplici, l’hanno aiutata a recuperare terreno. All’inizio la produzione si è concentrata sul mercato interno. La spinta arrivava da ragioni economiche, geopolitiche e ambientali. Pechino si è resa conto che l’elettrico avrebbe potuto contribuire a ridurre la dipendenza da importazioni di petrolio che passano dalle acque contese del Mar Cinese Meridionale. Il motore a batteria era anche
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un modo per inquinare di meno, visto che l’aria sporca delle grandi città era oggetto di critiche sempre più aspre. Si calcola che tra il 2009 e il 2017 la spesa cumulata del governo nel settore dei veicoli elettrici sia stata vicina ai 60 miliardi di dollari. Dal 2018 al 2021 sono stati iniettati altri 66 miliardi, secondo
gli ultimi dieci anni vantaggi competitivi in quasi tutti gli aspetti della catena del valore delle auto elettriche. Oggi controlla il 60% della produzione globale di batterie ed è dominante anche nelle materie prime che contano di più per la transizione. Nel 2022 ha estratto quasi i tre quinti degli elementi di
La politica industriale del presidente cinese Xi Jinping punta all’autosufficienza e poi alla supremazia nelle nuove tecnologie verdi e digitali. I veicoli stradali sono un concentrato di tutto questo stime del Centro Studi Strategici e Internazionali. È la politica industriale del presidente cinese Xi Jinping, che punta all’autosufficienza e poi alla supremazia nelle nuove tecnologie verdi e digitali. I veicoli stradali sono un concentrato di tutto questo. La Cina, con investimenti molto mirati, ha ottenuto ne-
terre rare usati come componenti dei dispositivi elettronici. Ha raffinato il 60% del litio mondiale e l’80% del cobalto, minerali critici per le batterie elettriche ad alta capacità. Quest’anno in Cina si acquisteranno circa 25 milioni di macchine e più della metà del mercato - per la prima volta - sarà coperto
da brand autoctoni. Significa che il dominio delle case tedesche e giapponesi è finito. In Cina, tra il 2021 e il 2022, Volkswagen ha venduto il 6% in meno, Honda il 12%, Nissan il 24,7%. Ma il solo mercato interno non era più sufficiente a contenere tutta quella forza produttiva. Alle prese con un eccesso di capacità, l’industria delle auto cinesi doveva trovare nuovi sbocchi. Quest’anno la Cina, che già era il più grande produttore di auto al mondo, è diventata anche il primo esportatore, superando il Giappone. Le tappe di questo sorpasso sono lo specchio dei vantaggi e dei rischi di una politica industriale aggressiva, una strategia a cui ormai si sono convertiti gli Stati Uniti e che sta condizionando anche le scelte dell’Unione europea. I tentativi cinesi di espandersi nei mercati esteri, fino a pochi anni fa, erano stati deludenti. Nel 2015 la Cina NOVEMBRE, 2023
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esportava meno di 375mila auto all’anno, meno dell’India e grossomodo quanto Germania e Giappone spedivano in un mese. Ma intorno al 2020 ha cambiato marcia. Nel 2021 ha esportato quasi 1,6 milioni di auto, poi 2,7 milioni l’anno successivo e 2,34 milioni nei primi sei mesi del 2023. Meglio del Giappone. All’inizio la Cina vendeva soprattutto in paesi poveri, ma oggi non più. Le esportazioni verso l’Australia sono triplicate nella prima metà del 2023, quelle verso la Spagna sono cresciute di 17 volte. Oggi quasi la metà delle auto esportate dalla NOVEMBRE, 2023
Cina sono vendute in Europa e due terzi sono a batteria. Quest’anno l’8% delle macchine completamente elettriche vendute in Europa era cinese. Una quota ancora piccola, ma cresciuta in fretta e destinata ad aumentare ancora. Tuttavia c’è un punto importante da chiarire. Molte di queste auto sono prodotte in fabbriche cinesi di brand occidentali. In altre parole, il numero di veicoli elettrici con marchio cinese sulle strade europee è ancora basso. Quasi il 40% delle esportazioni è riconducibile a Tesla. Poi ci sono joint venture come Mg e Volvo - un
marchio britannico e uno svedese -, che ora appartengono a società con sede in Cina: i loro modelli costituiscono una grossa fetta delle auto spedite all’estero. Sarebbe un errore, però, sottovalutare i brand cinesi. In Germania, all’ultima fiera automobilistica, non sfiguravano in mezzo alle case europee. Ecco alcuni nomi che forse impareremo a conoscere. Chery, di proprietà statale, fondata nel 1997, per il prossimo anno punta a vendere solo nel Regno Unito 15mila macchine green. Lavora sui motori elettrici dal 2000. “Gradualmente la nostra qualità è aumen-
Lo stand di Byd al Salone di Monaco 2023. La casa cinese contende a Tesla il titolo di primo produttore di veicoli elettrici al mondo.
tata”, afferma Victor Zhang, direttore del gruppo in Gran Bretagna. “Ora siamo pronti per il mercato occidentale”. La società vuole aprire nel Regno Unito 50 showroom, raddoppiandone il numero entro il 2025. Poi c’è Nio, nata nel 2014, le cui auto sembrano all’avanguardia. I prezzi non sono economici. La nuova berlina Et5 dovrebbe fare concorrenza alla Model 3 di Tesla. È vero, la Cina si è avvantaggiata della meccanica FORBES.IT
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Fino a qualche anno fa, la Cina vendeva soprattutto in paesi poveri. Oggi non è più così. Le esportazioni verso l’Australia sono triplicate nella prima metà del 2023, quelle verso la Spagna sono cresciute di 17 volte. Quasi la metà delle auto esportate da Pechino sono vendute in Europa e due terzi sono a batteria
più semplice delle auto elettriche, ma il suo progresso tecnologico, ha detto il ceo di Nissan, Makoto Uchida, è stato comunque “molto più rapido di quanto ci aspettassimo”. Da un articolo del Financial Times si scoprono alcuni dettagli interessanti. Nonostante l’impulso industriale venga dall’alto, con investimenti e sussidi orchestrati dallo Stato, pare che molti dei produttori cinesi emergenti di veicoli elettrici abbiano i vantaggi funzionali delle startup. Ossia agilità e un carico leggero di operazioni cosiddette legacy, che invece gravano su brand che hanno fatto la storia dell’auto, come quelli europei. Tony Wu, partner di una società di venture capital focalizzata sulla Cina, spiega che una struttura organizzativa simile a quella delle startup può essere un grosso vantaggio. “Fin dal primo giorno tutti i reparti lavorano insieme, proprio come accade nelle società di internet. I muri vengono abbattuti, i dipartimenti comunicano e lavorano nello stesso spazio. In questo le case automobilistiche affermate incontrano difficoltà”. Un altro vantaggio è coprire molti aspetti chiave della supply chain. Ad esempio la casa Byd (acronimo di build your dreams, ‘costruisci i tuoi FORBES.IT
sogni’) ha cominciato negli anni ’90, facendosi le ossa come produttore di batterie. Poi, nel 2003, ha comprato una società statale e solo nel 2008 si è concentrata su veicoli elettrici e plug-in. È diventata molto abile nel contenere i costi. Da questo punto di vista godrebbe di un vantaggio del 25% rispetto alle case europee e statunitensi, secondo un’analisi della banca svizzera Ubs. Ha imparato a produrre da sé gran parte dei pezzi. Gli analisti di Ubs hanno smontato un modello del 2022 scoprendo che circa tre quarti delle componenti erano state prodotte internamente. Questa integrazione verticale serve a ridurre i costi e a tenere sotto controllo le forniture. Un altro esempio della stessa strategia: gli accordi e gli investimenti di Stellantis, il gruppo italo-francese, in società minerarie per garantirsi i metalli delle batterie. La Cina, però, comincia a essere un mercato saturo. Negli ultimi tre anni c’è stato un boom di auto elettriche pure e ibride plug-in, ma la crescita comincia a stabilizzarsi. L’economia cinese rallenta, le vendite complessive di auto sono scese rispetto al picco del 2017. E la concorrenza interna è feroce. Decine di aziende si contendono il mercato. Risultato: gli anali-
sti dicono che i tassi di utilizzo nelle fabbriche sono scesi a circa un terzo. Ecco uno degli effetti collaterali della politica industriale cinese. Pare che sia accaduta una cosa simile con gli armatori di navi: molti sussidi e poi un eccesso di capacità produttiva. O con la rete elettrica - in Cina di buona qualità, ma afflitta dagli eccessi -. In teoria, se ben gestita, una rete elettrica dovrebbe avere riserve d’energia pari a circa il 15% del carico di picco. Non è così
nelle province cinesi, dove la media raggiunge un incredibile 90%. In questi casi l’unica soluzione è esportare. Il fondatore di Byd, racconta il Wall Street Journal, alcuni anni fa era preoccupato che la sua azienda potesse non sopravvivere. Oggi quell’imprenditore, che ha 57 anni e si chiama Wang Chuanfu, è alle calcagna di Tesla: lui ed Elon Musk si contendono la palma di primo costruttore al mondo di veicoli elettrici. Quest’anno NOVEMBRE, 2023
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nel sud-est del continente, dove i tre quarti delle auto elettriche vendute sono di produzione cinese. Ma la piazza più ricca è quella occidentale. Lo scorso novembre, al salone dell’auto di Monaco, gli stand di Byd sono stati presi d’assalto. Bisognava prenotarsi con giorni d’anticipo per provare le macchine, rigorosamente elettriche. Design un po’ anonimo (ma gradevole), tecnologia all’avanguardia, dicono gli esperti.
ll traffico a Pechino. Quest’anno nel paese si venderanno circa 25 milioni di macchine. Per la prima volta, più della metà del mercato sarà coperto da brand autoctoni.
pata dalla Germania - per i veicoli a carburanti sintetici. La legge è fatta per il bene dell’ambiente, perché con più auto elettriche si accelera la transizione verde. L’Europa vuole almeno 30 milioni di macchine elettriche sulle proprie strade entro il 2030, dieci volte più di quelle in circolazione l’anno scorso. Come se al mercato elettrico nascente venissero somministrati steroidi. I cinesi scalpitano, con la loro abbondanza di auto. Ma un’indagine di Bruxelles potrebbe intralciare loro la strada. La Commissione europea cerca di capire se i prezzi bassi delle macchine cinesi siano dovuti a sussidi statali così generosi da falsare il mercato. I produttori cinesi ritenuti colpevoli potrebbero essere puniti con tariffe molto più alte del 10%. La soluzione, però, non è alzare muri, anche perché la Cina resta uno sbocco importante per le case europee. Soprattutto i tedeschi non vogliono una guerra dei dazi, perché non credono che le auto cinesi possano davvero minacciare brand storici del lusso come Bmw e Mercedes. La Francia, invece, ha più paura della concorrenza nel mercato di massa: la piccola Byd Seagull in Cina costa l’equivalente di 10mila euro. I dazi possono far guadagnare tempo, ma i produttori europei devono abbassare i costi. F FORBES.IT
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T H E I N V E S T I GAT I O N
Chuanfu pensa di vendere in tutto 3,6 milioni di macchine (comprese le ibride), risultato che collocherebbe la sua azienda tra le dieci case automobilistiche più grandi a livello globale. Byd ha superato Volskwagen per vendite in Cina e sta diventando temibile anche come esportatore. Per il prossimo anno l’obiettivo è raddoppiare l’export, raggiungendo quota 400mila veicoli. La società è già molto forte nel resto dell’Asia, soprattutto
Prezzi concorrenziali. Il suv compatto Atto 3, il modello più esportato, in Europa costa circa 42mila euro. Ma questa offerta cinese è vista come un’opportunità o come una minaccia? America ed Europa sono preoccupate? Del resto il comparto dell’auto è per entrambi un ingranaggio cruciale, con migliaia di posti di lavoro da difendere. Finora gli americani hanno alzato barriere notevoli. Un approccio analogo a quello che a suo tempo adottarono contro le auto giapponesi. Prima Trump: una tariffa del 27,5%. Poi Biden: un pacchetto da 370 miliardi di dollari per l’energia verde, riempito di sussidi da spendere in dieci anni in auto e batterie prodotte negli Stati Uniti. La storia insegna, però, che i dazi servono solo fino a un certo punto. Le auto giapponesi alla fine sono entrate lo stesso: nel 2021 i sei maggiori produttori facevano insieme il 40% delle vendite sul mercato statunitense. Resta il fatto che gli Stati Uniti, anche per le tensioni geopolitiche con Pechino, al momento si sono chiusi. L’Europa, invece, molto meno. Bruxelles applica un dazio del 10% sulle auto cinesi, nonostante l’export europeo di macchine verso Pechino sia tassato tra il 15 e il 25%. Intanto le vendite cinesi nel nostro continente sono triplicate negli ultimi due anni. L’interesse per il mercato europeo è alto anche perché Bruxelles ha deciso di vietare la vendita di auto nuove con motore a combustione a partire dal 2035, pur con una deroga - strap-
Geopolitica
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La corsa all’ORO BLU
Il cobalto, fondamentale per le batterie dei dispositivi elettronici e delle auto elettriche, potrebbe determinare gli equilibri geopolitici del prossimo secolo. La metà delle riserve conosciute si trova nella Repubblica Democratica del Congo. E a muoversi per prima è stata la Cina, che ha firmato accordi da decine di miliardi di dollari con il governo locale di Cosimo Maria Palleschi
“D
al confine dell’universo al palmo della tua mano”. Apple, con questo slogan, promuove in Italia il suo nuovo iPhone 15 e ne evidenzia la finitura in titanio. Questo elemento chimico occupa il numero 22 nella tavola periodica degli elementi. Poco più avanti, al numero 27, troviamo il cobalto. Forse meno conosciuto e reclamizzato del titanio, ma più importante per il funzionamento del dispositivo. Il cobalto, infatti, è fondamentale per le batterie degli smartphone (Apple e non) e, in generale, per le batterie di tutti dispositivi elettronici e, soprattutto, delle auto elettriche. Se per alcuni il litio sarà il petrolio del XXI secolo, il cobalto non è da meno. “Nei prossimi dieci il cobalto sarà tutto”, ha previsto il vicedirettore di Commus Global, una società mineraria congolese posseduta dalla cinese Zijing Mining Group. “Se vuoi essere il re del mondo, devi avere il cobalto”.
FORBES.IT
Quasi il 70% del cobalto mondiale si estrae nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc), che si ritiene possegga la metà delle riserve conosciute. La Rdc è un paese di oltre 2,3 milioni di chilometri quadrati, con circa 95 milioni di abitanti, ricchissimo di materie prime fondamentali per la transizione ecologica, ma sconvolto da endemiche guerre civili, carestie e povertà. Oltre
La ricchezza del sottosuolo congolese era già nota alla fine del XIX secolo, quando il re del Belgio, Leopoldo II, lo rese un suo possedimento personale prima di trasformarlo, nel 1908, nel Congo Belga, una colonia a tutti gli effetti. Cento anni dopo, nel 2008, la Cina ha siglato un accordo fondamentale a livello economico e geopolitico con l’allora presidente congolese Joseph Kabila, da
La ricchezza del sottosuolo congolese era già nota alla fine del XIX secolo, quando il re del Belgio, Leopoldo II, lo rese un suo possedimento personale, prima di trasformarlo, nel 1908, nel Congo Belga, una colonia a tutti gli effetti il 50% dei congolesi vive in povertà assoluta e si calcola che dal 1998 a oggi siano morti più di cinque milioni di persone per via dei conflitti scoppiati nel Paese per il controllo delle materie prime.
alcuni definito “l’accordo del secolo”. Pechino ha garantito investimenti infrastrutturali per circa 6 miliardi di dollari e altri 3 miliardi nell’industria mineraria, in cambio di una concessone di 25 anni - di un valore stima-
to tra i 40 e gli 80 miliardi di dollari - per estrarre dieci milioni di tonnellate di rame e 600mila tonnellate di cobalto. Da questo accordo è nata la Sicomines, una joint venture partecipata al 68% dalla Cina e al 32% della Rdc. Inoltre, secondo AsiaNews, 15 delle 19 imprese minerarie che operano nel Paese sono cinesi. Tra queste c’è China Molybdenum, secondo produttore globale di cobalto, che nel 2016 ha acquistato dall’americana Freeport-Mcmoran il 56% della più grande miniera al mondo, Tenke Fungurume, per 2,65 miliardi di dollari. Un altro 24%, che era in mano alla canadese Lundin Mining, è stato acquisito da un fondo di investimento di Bhr Partners, società cinese co-fondata da Hunter Biden, figlio del presidente statunitense. Così Pechino ha il controllo del 41% delle forniture globali di cobalto, oltre a detenere il 76% della sua raffinazione. NOVEMBRE, 2023
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GETTYIMAGES
GEOPOLITICA
Nelle miniere di cobalto ‘artigianali’, create anche nel giardino di casa, lavorano 100mila congolesi, di cui 40mila minorenni.
La domanda di cobalto, anche per via dell’utilizzo sempre maggiore di auto elettriche, è prevista in crescita di 41 volte entro il 2040. Forse anche per questa ragione il presidente congolese, Félix Tshisekedi, è volato in Cina, a maggio, per rinegoziare l’accordo sottoscritto dal predecessore. Tshisekedi, riferisce la Reuters, ha chiesto ulteriori investimenti per 17 miliardi di dollari, oltre ai 3 già previsti, consapevole della dipendenza cinese dall’importazione di cobalto congolese. Xi JinNOVEMBRE, 2023
ping, non a caso, ha fatto entrare la Rdc nella sua nuova Via della Seta, diventando il primo partner commerciale del paese africano. Per di più negli ultimi anni Xi ha cancellato oltre 28 milioni di dollari di interessi su prestiti infrastrutturali fatti al governo di Kinshasa. La ricerca del cobalto ha causato però, oltre a un notevole inquinamento delle falde acquifere e delle città vicine alle miniere, un preoccupante impiego di manodopera minorile. Secondo stime dell’Unicef, 40mila dei 100mila congolesi che lavorano in miniere ‘artigianali’, ovvero create anche nel giardino di casa,
sono bambini o adolescenti. Un’inchiesta del Washington Post ha rivelato che il cobalto estratto in maniera artigianale viene poi rivenduto soprattutto ad aziende cinesi, come la Congo DongFang Mining, controllata da Huayou Cobalt, che fornisce circa il 20% del cobalto utilizzato dalla Apple. Anche Panasonic, principale fornitore di batterie di Tesla, compra cobalto congolese. Le altre due produttrici di batterie per l’azienda di Elon Musk, la sudcoreana Lg Chem e la cinese Catl, non sono da meno. Catl, per esempio, nel 2018 si è assicurata circa un terzo del cobalto congolese
prodotto dalla multinazionale Glencore. Gli Stati Uniti hanno inserito il cobalto nella lista delle ‘risorse da conflitto’, ovvero quelle per il cui controllo si possono scatenare guerre e la cui produzione può causare devastazione, inquinamento e sfruttamento. Non è semplice, però, rinunciare al cobalto della Rdc, anche considerando l’aumento della diffusione di veicoli elettrici. La Cina si è mossa per prima. Se in questo secolo il dominio del mondo passerà per il dominio tecnologico, Pechino, monopolizzando il mercato delle materie prime strategiche, ha un chiaro vantaggio. F FORBES.IT
Space Economy
TESORI extraterrestri
La missione Psyche della Nasa raggiungerà un asteroide dal valore economico pari a 100mila volte il Pil globale. Per ora la prospettiva di guadagnare con le risorse celesti resta lontana nel tempo. Ma le possibilità di successo crescono man mano che il costo di accesso allo spazio diminuisce di Patrizia Caraveo
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er gli investitori che credono nelle potenzialità dello sfruttamento dei corpi celesti, lo studio degli asteroidi è un argomento di grande interesse. Chi progetta di aprire un’attività mineraria interplanetaria necessita di informazioni dettagliate sugli oggetti più promettenti, sui quali effettuare poi prospezioni. Nessuno sarebbe disposto a organizzare missioni rischiose e ad alto costo per aprire miniere su un asteroide carbonioso come Ryugu e Bennu, che sono stati oggetto di studio in loco da parte della Jaxa, l’agenzia spaziale giapponese, e della Nasa. Quelle rientrate sulla Terra con qualche grammo di materiale extra-planetario sono capsule del tempo della storia del Sistema solare. Hanno un inestimabile valore scientifico, ma sono poco interessanti dal punto di vista economico. Per questo, dopo avere festeggiato, il 24 settembre, la consegna di circa 200 grammi di materiale dell’asteroide Bennu, raccolti dalla sonda Osiris
FORBES.IT
Rex, la Nasa continua lo studio degli asteroidi con la partenza della missione Psyche, destinata a studiare 16 Psyche, un asteroide diverso perché metallico, più raro, ma molto più intrigante per i potenziali minatori spaziali. Scoperto all’osservatorio di
con i suoi 279 chilometri di diametro, è uno dei più grandi, ma anche perché è molto brillante. In effetti, analizzando la luce solare riflessa dalla sua superficie, si è capito che è composto da ferro e nichel, proprio come le meteoriti ferrose che cadono sul nostro pia-
MIT
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Capodimonte nel 1852 da Annibale de Gasparis, 16 Psyche è stato il sedicesimo corpo celeste a essere osservato nella fascia degli asteroidi che occupa una vasta zona tra Marte e Giove, dove orbitano milioni di sassi celesti. Tra questi Psyche campeggia non solo perché,
neta. Potrebbe essere il resto di un nucleo planetario che ha perso il mantello a causa di urti con altri corpi celesti. Gli scienziati sperano che Psyche possa essere d’aiuto per capire meglio il nucleo della Terra, che, pur sotto i nostri piedi, è irraggiungibile.
Tuttavia, l’interesse per l’asteroide metallico, che la missione statunitense raggiungerà nell’agosto del 2029 dopo un viaggio di quattro miliardi di chilometri, va oltre la sua valenza scientifica. Lyndy Elkins-Tanton, responsabile della missione, ha fatto tesoro del suo passato da geologa per stimare il valore di 16 Psyche in circa dieci quintilioni di dollari. Per rendere l’idea, un quintilione è un milione di milioni di milioni. I patrimoni delle persone più ricche della Terra si stimano in centinaia di miliardi di dollari e il Pil di tutte le nazioni messe assieme è inferiore a 100mila miliardi. 16 Psyche, insomma, varrebbe 100mila volte l’intero Pil del nostro pianeta. Un numero che, però, non deve trarre in inganno, considerato che queste ricchezze sono - e resteranno al di fuori della nostra portata. È la stessa responsabile della missione a mettere in guardia dai facili entusiasmi: non solo non abbiamo la capacità di sfruttare la ricchezza di 16 Psyche, ma, se ci riuscissimo, NOVEMBRE, 2023
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NASA GETTYIMAGES
SPACE ECONOMY
L’asteroide 16 Psyche. Nell’altra pagina, la sonda spaziale
il mercato del nickel sarebbe inondato e, per conseguenza, il valore del metallo crollerebbe. Il fatto che 16 Psyche non rappresenti il nuovo Eldorado non significa però che il progetto di sfruttare altri asteroidi dal punto di vista minerario sia da abbandonare. Certo, il business plan non è dei più facili, perché sono richiesti ingentissimi investimenti iniziali i cui frutti, se tutto andrà bene, arriveranno solo tra molti anni. Oltre a essere pazienti, gli investitori devono amare il rischio, perché nessuno può quantificare le possibilità di successo. Questo spiega perché le compagnie nate una decina di anni fa, NOVEMBRE, 2023
Oltre a essere pazienti, gli investitori devono amare il rischio, perché nessuno può quantificare le probabilità di successo. Le compagnie nate una decina di anni fa, sull’onda dell’entusiasmo per lo Space Act di Obama, non sono più operative sull’onda dell’entusiasmo per lo Space Act del presidente Obama, non sono più operative. Obama aveva dichiarato che, pur rispettando il trattato sull’utilizzo pacifico della spazio, che vieta alle nazioni di possedere corpi celesti, le compagnie private potevano sfruttare le ricchezze. Le miniere spaziali non potevano essere possedute, ma potevano essere sfruttate. Peccato che sia Planetary Resources, sia Deep Space Industries abbiano chiuso prima di
riuscire a estrarre alcunché. Il che non ha impedito la nascita di nuove compagnie, come Astro Forge e TransAstra Corporation. Per rendere profittevole questo tipo di business occorrerebbe anzitutto trovare un asteroide metallico più vicino, perché raggiungere la fascia degli asteroidi (tra Marte e Giove) implica un viaggio troppo lungo. Sarebbe inoltre opportuno iniziare da un asteroide metallico abbastanza piccolo da potere, magari, essere catturato per portarlo
più vicino alla Terra, in modo da rendere le operazioni degli astro-minatori più semplici. Certo, non succederà domani, ma le possibilità di successo di piani di questo genere crescono man mano che il prezzo di accesso allo spazio diminuisce. Le compagnie che hanno chiuso non hanno potuto sfruttare la rivoluzione di SpaceX, che, con il lanciatore Starship, promette di abbassare il costo di lancio fino a poche centinaia di dollari al chilogrammo. 16 Psyche non sarà oggetto della nuova corsa all’oro, ma la missione a lui dedicata potrebbe farci capire come si siano formati i pianeti rocciosi come il nostro. Un piccolo grande passo per un business smisurato. F FORBES.IT
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IL CORAGGIO DI OSARE
55 di Maurizio Abbati La sede nella Fifth Avenue a New York
LA LEGGE DEL BRAND
Lo studio Bruno & Associati assiste grandi nomi del lusso, dell’industria, dello sport e dell’arte. Oggi è un marchio riconosciuto che lavora in Italia e negli Stati Uniti con professionisti abilitati in entrambe le giurisdizioni. La sua filosofia: “Non facciamo tutto e non lo facciamo per tutti” NOVEMBRE, 2023
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Business, leadership, lifestyle. Tre elementi che si fondono in uno studio legale forse unico nel suo genere. Una realtà che spinge a chiedersi se uno studio che rappresenta grandi brand su scala internazionale sia diventato esso stesso un brand, creando un concept nuovo, attrattivo per i grandi nomi del lusso, del business, dello sport e dell’arte, in Italia e all’estero. Una law firm italiana che si è affermata con il passaparola di società da fatturati multimiliardari. Un passaparola che rappresenta quasi un dogma per i grandi marchi del lusso, poco inclini a dare credito a comunicati stampa spesso autoreferenziali. Lo studio si chiama Bruno & Associati e prende il nome dal fondatore, Bernardo Bruno. Con oltre 20 anni di storia, è una delle realtà legali internazionali più innovative degli ultimi anni e si discosta dallo stereotipo di law firm. Lo confermano i riscontri di industriali italiani, grandi aziende americane e alti dirigenti del Nasdaq di New York. Lo studio si rivolge a una clientela di fascia alta, selezionata per potenziale di crescita e valori. Ha assunto un posizionamento di nicchia, espandendosi quasi in sordina, con il profilo basso di chi ha chiaro dove vuole arrivare. Ha inventato un club privato interno alla struttura aziendale per creare ciò che il fondatore definisce “un luogo di lusso informale, capace di estendere il dialogo professionale ad ambiti culturali, coltivando la passione per il dettaglio in un Bernardo Bruno contesto di totale riservatezza”. È il FORBES.IT
Bruno & Associati Members Club, un luogo riservato ai clienti principali, oggi presente nella Fifth Avenue a New York e in via Monte Napoleone a Milano, cioè la prima e la terza strada più esclusiva del mondo. Bruno & Associati ha avuto una crescita quasi silenziosa prima di esplodere negli ultimi anni, proponendo un modello di business alternativo, in grado di creare un ponte tra Italia e Stati Uniti. Si parla con professionisti italiani e americani, abilitati in entrambe le giurisdizioni, senza alcun cambio di team, di direzione, addirittura di tariffario. E chi si è trovato a dialogare con interlocutori diversi in questi due paesi sa quanto sia importante. Lo studio non propone un’offerta full service, focalizzandosi invece su una tipologia di clientela specifica e limitando la propria attenzione a società selezionate, con un vantaggio competitivo o una storia di prestigio. Il sito ufficiale chiarisce: “Non facciamo tutto e non lo facciamo per tutti. Siamo convinti che solo un simile approccio renda l’eccellenza credibile”.
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Grandi aziende, esponenti dei mondi dell’arte e dello spettacolo e gallerie di fama internazionale non si sono limitati a scegliere Bruno & Associati come riferimento legale, ma hanno creato progetti di co-branding
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B R U N O & AS S O C I AT I
Ma le caratteristiche più originali sono legate ad aspetti di branding. Perché lo studio, uscendo dagli schemi, ha calamitato l’attenzione dei grandi brand, diventando esso stesso un brand. Basta leggere i comunicati stampa di alcune aziende internazionali per rendersene conto. La quotata Bang and Olufsen (alta fedeltà e design industriale) o la Giorgetti (mobili di livello premium), celebrità candidate agli Emmy, esponenti del mondo dell’arte e dello spettacolo e gallerie di fama internazionale non si sono limitati a scegliere Bruno & Associati come riferimento legale, ma hanno creato progetti di co-branding, per promuovere una liaison professionale inedita, sino a firmare gli spazi che lo studio riserva alla clientela più rinomata. Società dell’intrattenimento di lusso hanno cogestito il portfolio internazionale, dichiarando l’identità di valori e promuovendo eventi culturali congiunti. Società di calcio di Champions League e membership club americani hanno scelto Bruno & Associati per gestire interessi riservati e strategie di crescita internazionale. Oggi lo studio fonde la tecnica giuridica con i valori e lo stile del made in Italy, di cui è diventato portavoce negli Usa, dove si è guadagnato una solida reputazione. Qui un avvocato italiano ha creato un brand forte e un concetto di lifestyle in grado di attrarre imprese internazionali. F NOVEMBRE, 2023
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CONTRARIAN
di Matia Venini
LEADERSHIP
Un domani difficile
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Negli ultimi anni i liberi professionisti italiani sono in calo. “A causa di burocrazia e percorsi formativi antiquati il lavoro autonomo non è più appetibile”, dice Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni. Quali sono le prospettive per un mondo in cambiamento?
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Secondo l’ultimo rapporto di Confprofessioni (Confederazione italiana libere professioni) in Italia ci sono un milione e 402mila lavoratori autonomi. Un numero che rappresenta il 28,5% della forza lavoro indipendente del Paese. Le stime per il futuro, però, non sono molto confortanti. I giovani infatti non sono più attratti dalla libera professione: stando agli ultimi dati censiti da Confprofessioni e Adepp (l’Associazione degli enti previdenziali privati), tra gli under 40 si registra un ritmo di cancellazione dalle casse previdenziali del 2% e nel 2021 i neolaureati orientati al lavoro autonomo sono calati del 7,2% rispetto all’anno precedente. “Il mondo professionale non è più appetibile come qualche anno fa”, spiega Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni. Dopo una carriera dedita alla causa del lavoro autonomo, Stella è anche vicepresidente dell’Unione mondiale delle professioni liberali e presidente del board executive del Conseil Européen Professions Libérales, oltre che componente del Cnel. “I professionisti fanno crescere il sistema Paese, perchè assistono i cittadini, le imprese e la pubblica amministrazione. Negli ultimi dieci anni in Italia abbiamo avuto una crescita esponenziale di lavoratori autonomi, siamo il Paese che ha il maggior numero di FORBES.IT
Gaetano Stella
professionisti in rapporto agli abitanti”. Forse troppi? “Chiaramente questa proliferazione ha impedito un’ulteriore crescita, ma le previsioni per il futuro sono allarmanti. Solo il 28% dei laureati vuole diventare professionista, percentuale che è destinata a calare ancora. Una volta la libera professione era lo sbocco naturale: i ragazzi si laureavano, per esempio, in giurisprudenza o in economia e commercio e andavano a fare gli avvocati o i commercialisti. Ora non è più così automatico”. Un calo della ‘vocazione’ che forse aiuterà a “snellire” qualche settore (secondo lo Eu Justice ScoreNOVEMBRE, 2023
“La formazione universitaria non risponde più alle esigenze del mercato. Negli ultimi anni si sono sviluppati temi nuovi, come il digitale e la sostenibilità, su cui i giovani hanno grande sensibilità, ma che ancora non sono entrati nei paradigmi degli atenei” NOVEMBRE, 2023
delle attività produttive… Quindi noi dovremmo interfacciarci con tutti. È impossibile”. Una delle battaglie che Stella sta combattendo da anni è quella per l’accesso agli incentivi e l’equiparazione tra imprese e lavoratori autonomi. “Nel 2006 la Commissione europea ha sentenziato che il professionista esercita un’attività economica alla pari delle piccole e medie imprese. Spesso i lavoratori autonomi hanno dipendenti e devono fare investimenti per portare avanti la propria attività, come l’acquisto di computer, programmi, attrezzature. Non si capisce per quale motivo sia avvenuta una frattura: il mondo delle imprese da una parte, quello professionale dall’altra”. L’emendamento presentato dalla Lega al ddl incentivi (attualmente all’esame della Camera), sostenuto dal sottosegretario al ministero delle Imprese e del made in Italy Massimo Bitonci, sembrava aver chiuso la questione. “Ma alla fine hanno aggiunto che i professionisti hanno il nulla osta per accedere agli incentivi ‘ove previsto’. Due parole che rispediscono i lavoratori autonomi al punto di partenza”. Un’altra battaglia portata avanti da Confprofessioni è quella relativa all’assistenza sanitaria integrativa. “Il libero professionista non può farla per problemi di bilancio dello Stato, perché una misura di questo tipo significherebbe consentire una detrazione fiscale, che quindi crea un problema di sostenibilità economica”. Facendo parte anche di organismi europei e internazionali, Stella ha ben chiare le differenze più evidenti tra Italia ed estero: “Prima di tutto, negli altri paesi i lavoratori autonomi sono molti meno rispetto ai nostri. Ma sono considerati alla stregua delle piccole e medie imprese. Comunque non siamo gli unici ad avere criticità: all’estero, per esempio, non hanno i contratti collettivi, che sono una peculiarità italiana. Grazie alla Cassa di assistenza sanitaria, poi, riusciamo a garantire anche prestazioni di welfare come pacchetto famiglia, asili nido, rimborsi spese e libri di testo, anche se in questo campo c’è ancora tanto per cui lottare”. Per esempio, il rimborso totale della maternità e maggiori tutele per chi esercita una libera professione non soggetta ad albo professionale. “La soluzione è solo una: che lo Stato creda e investa di più nel mondo professionale”. F FORBES.IT
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STELLA
board 2023 siamo il quarto paese dell’Unione Europea per numero di avvocati in rapporto alla popolazione, dietro solo a Lussemburgo, Cipro e Grecia), ma che rischia di metterne in crisi altri: basti pensare alla carenza di medici che si è registrata durante la fase più dura della pandemia. Per Stella il problema alla base risiede nella formazione universitaria. “Non risponde più alle esigenze di mercato. Negli ultimi anni si sono sviluppati temi nuovi, come il digitale e la sostenibilità, su cui i giovani hanno grande sensibilità ma che ancora non sono entrati nei paradigmi universitari. E poi c’è troppo poco contatto con il mondo del lavoro: un ragazzo dopo la laurea non comincia a esercitare subito. Una volta c’era uno sbocco naturale, adesso invece la gente deve fare i conti con ciò che le permette di vivere il più dignitosamente possibile in tempi rapidi. In questo contesto bisogna considerare anche che le normative sono diverse rispetto a un tempo, soprattutto in ambito fiscale”. E qui entra in gioco la burocrazia. “Si parla sempre di semplificazione, ma in Italia non si riesce mai a realizzarla. Paradossalmente, non avremmo bisogno di più norme utili a inserire i professionisti nel mondo del lavoro, ma ce ne vorrebbero meno. Recentemente abbiamo avuto un incontro con il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, che ci ha chiesto una mano per il processo di semplificazione. Ma la Pa ha a che fare con tanti ministeri: quello dell’economia, quello dei trasporti, della salute,
CONTRARIAN
di Enzo Argante
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EDUCATION
Al servizio del capitale umano Nextalia e Intesa Sanpaolo hanno dato vita a Digit’Ed, il principale polo di formazione continua in Italia, con un giro d’affari di 150 milioni di euro. “La sfida è imparare ciò che occorre, quando occorre”, dice Valerio Momoni, chief corporate development
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Supportare la crescita del capitale umano del nostro Paese, tessuto connettivo di quel made in Italy che ancora prospera nel sistema economico globale con ampi margini di crescita. Ecco perché il più importante fondo di private equity italiano, Nextalia, e la più importante banca, Intesa Sanpaolo, lanciano il principale polo di formazione continua nel Paese. Un traguardo raggiunto in soli due anni, con grandi numeri e, soprattutto, in coerenza con l’obiettivo occupabilità, che promette un alto impatto sociale. Ne abbiamo parlato con Valerio Momoni, chief corporate development di Digit’Ed. Parola d’ordine è investire sul capitale umano nelle scuole, nelle università, nelle istituzioni, nelle aziende. Formazione continua e rapida. Parliamo di una formazione che non si limita a quella scolastica e universitaria, ma prosegue nel mondo del lavoro. È necessario, visti i repentini cambiamenti del mercato, che impongono riqualificazione e aggiornamento. La formazione continua richiede la capacità di offrire apprendimento in linea con le esigenze, con un grosso sforzo tecnologico. Bisogna aggiornare non solo i contenuti, ma anche le metodologie. Apprendere ciò che serve, quando serve: è questa la sfida per le istituzioni che si occupano di formazione. FORBES.IT
Quali sono i tratti positivi e negativi del mercato del lavoro in Italia in questo momento? L’ultima ricerca di Unioncamere parla di mezzo milione di posti di lavoro ricercati. Eppure, sul 46% di questi profili le aziende dichiarano forte difficoltà a trovare candidati con le competenze richieste. Questo fenomeno, noto come skill gap, si aggiunge a un’altra difficoltà per i datori di lavoro, ovvero quella di trattenere le risorse. In uno studio inedito che stiamo realizzando su un campione molto ampio di profili, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, abbiamo constatato la propensione delle persone a cambiare lavoro con grande frequenza (il cosiddetto job hopping). Questo vale soprattutto per i più giovani, che sono molto sensibili alla crescita professionale e ai percorsi di formazione interna. Ed ecco Digit’Ed, che, partendo da Intesa Formazione e con importanti acquisizioni, si posiziona come motore privato di questi processi. Digit’Ed nasce per supportare la crescita del capitale umano di questo Paese. Lo fa con un progetto tutto italiano che in 18 mesi è cresciuto, grazie a importanti acquisizioni, per mettere insieme le nostre eccellenze, accomunate da metodologie didattiche innovative, tecnologia e attenzione alla qualità. Oggi siamo il principale polo di formazione in Italia e uno dei più importanti in Europa, con oltre 400 collaboratori, 1.000 progetti di formazione l’anno e un giro d’affari di poco meno di 150 milioni di euro. Grazie all’ingresso di 24 Ore Business School, la principale business school digitale italiana, formiamo 15mila studenti l’anno e il 95% di loro entra nel mondo del lavoro appena termina il master. La nostra offerta è in grado di abbracciare le esigenze formative di tutti: da chi ha completato la scuola superiore ai neolaureati, fino ai professionisti in cerca di perfezionamento o riqualificazione. Sul fronte b2b, accompagniamo le aziende in progetti complessi con un servizio di consulenza capace di supportare i processi di hr transformation. NOVEMBRE, 2023
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Quali sono le linee strategiche del gruppo in termini di competenze? Quanto pesa il digitale? Il digitale è uno dei pilastri del gruppo. Le aziende che ne fanno parte sono accomunate da una propensione all’innovazione della metodologia didattica, che passa per gli investimenti tecnologici, su cui Digit’Ed è molto attiva. Le faccio due esempi concreti. Poco meno di un mese fa abbiamo lanciato Digit’Ed Med, la più evoluta piattaforma digitale per la formazione medica, che racchiude in un solo strumento il più grande repository di procedure sanitarie e ambienti di microsimulazione per l’allenamento della pratica. Grazie ai video, ai tutorial, ai consigli degli esperti e alle simulazioni, Digit’Ed Med permette di creare un percorso di formazione coinvolgente, ricco di esperienze immersive. Entro fine mese lanceremo poi una nuova piattaforma per la formazione che nasce per superare le attuali soluzioni per l’apprendimento digitale. La progettazione NOVEMBRE, 2023
La formazione sarà a distanza o in aula? Ormai si parla di formazione blended, ovvero erogata sia in aula, sia in modalità digitale, con attività online da portare avanti in autonomia. Le stesse aule fisiche si sono evolute per poter accogliere anche lezioni virtuali. Porto l’esempio delle aule di 24 Ore Business School, che sono dotate di sensori, microfoni e telecamere che consentono a chi segue le lezioni a distanza di partecipare come se fosse in prima fila, con un livello di coinvolgimento comparabile a quello che si ha nella sede fisica. Il confine fra aula e digitale è sempre più sfumato. E ben venga questa sfumatura, che accresce la flessibilità con cui si può imparare. Sempre in tema di flessibilità, un’altra tendenza della formazione è il bite size learning, ovvero la suddivisione di contenuti in porzioni più piccole, che consente di imparare in modo rapido ed efficace, sfruttando i momenti liberi a disposizione nella giornata. Per questo offriamo una library con oltre diecimila titoli formativi, molti dei quali saranno disponibili sulla piattaforma in arrivo. Qual è il rapporto tra Digit’Ed e università? Collaborazione, competizione, integrazione? È un rapporto di complementarità, se non addirittura di integrazione. Possiamo contare su un corpo di oltre 1.200 docenti che provengono sia dal mondo del lavoro, sia da quello accademico. Anche rispetto all’offerta formativa ci integriamo, nel senso che colmiamo la preparazione erogata dai nostri atenei, con le competenze pratiche mutuate dal mondo aziendale. Su alcuni fronti riusciamo a muoverci più rapidamente delle università. Ad esempio, dove rileviamo nuove esigenze formative o nuove figure professionali, riusciamo a creare percorsi in tempi che, per le università, non sono praticabili. Grazie agli investimenti tecnologici, offriamo poi modalità formative innovative e possiamo testarne velocemente l’efficacia nel contesto lavorativo. In generale, ci vediamo uniti nella missione di far crescere il capitale umano del nostro Paese F FORBES.IT
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di questo nuovo strumento - dalla user experience ai sistemi integrati di intelligenza artificiale e machine learning, che consentono il confronto con gli altri utenti e permettono di misurare l’efficacia della formazione, attraverso dati e analisi molto evoluti guarda al futuro. La semplicità e la versatilità lo rendono adattabile alle esigenze di aziende e individui, grazie ai contenuti modulabili a seconda dei bisogni degli utilizzatori. Tecnologia e innovazione, unite all’ossessione per la qualità, sono alla base della strategia del gruppo per garantire un’offerta formativa efficace e coinvolgente.
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Scrigni d’Oriente ENI HA TROVATO GRANDI RISERVE DI GAS AL LARGO DELLE COSTE DELL’INDONESIA, NON LONTANO DALLA REGIONE CHE IN FUTURO REGISTRERÀ LA PIÙ FORTE CRESCITA DELLA DOMANDA DI GNL. “L’ABBANDONO DEL CARBONE IN CINA E INDIA SARÀ UNA DELLE DINAMICHE ENERGETICHE DOMINANTI DEI PROSSIMI DECENNI”, DICE GUIDO BRUSCO, DIRETTORE GENERALE DI ENI NATURAL RESOURCES NOVEMBRE, 2023
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Indonesia, 85 km al largo della costa orientale del Kalimantan. Il pozzo, battezzato Geng North-1, si apre 1.947 metri sotto il livello del mare e scende fino a 5.025. Secondo stime preliminari, contiene 140 miliardi di metri cubi di gas - circa due volte il consumo annuo dell’Italia - e 400 milioni di barili di condensati. È la nuova scoperta nel Sud-est asiatico compiuta da Eni, annunciata all’inizio di ottobre. “Sono risorse significative sia per il volume, sia per la collocazione geografica”, afferma Guido Brusco, direttore generale di Eni Natural Resources, che si occupa, tra l’altro, delle attività di esplorazione e produzione di idrocarburi dell’azienda. “Siamo vicini all’Estremo Oriente, la regione che nei prossimi anni registrerà la più forte crescita di domanda di gas naturale liquefatto”. Secondo il rapporto Coal 2022 dell’Agenzia internazionale dell’energia, lo scorso anno il consumo globale di carbone ha superato per la prima volta gli otto miliardi di tonnellate. Più FORBES.IT
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della metà era riconducibile alla Cina, un altro miliardo all’India. “La sostituzione del carbone con il gas in questi paesi”, dice Brusco, “sarà una delle dinamiche dominanti nel mercato dell’energia per i prossimi decenni”. In base alle prove di produzione, Eni stima per Geng North una portata di 2,2-2,7 milioni di metri cubi di gas al giorno e cinque-semila barili di condensati. Il pozzo si trova vicino ad altre risorse che Eni ha acquisito a luglio dalla Chevron. “Le scoperte precedenti erano significative, ma non abbastanza da essere sviluppate a prezzi ragionevoli”, spiega Brusco. “Ora ci sono risorse sufficienti per dare vita a un nuovo polo produttivo da 280 miliardi di metri cubi”. Forse anche di più: “Quando si fa esplorazione, si testano concetti, ipotesi. Ogni scoperta aumenta le probabilità di compierne altre nelle vicinanze. Il successo di Geng North ci fa pensare di poter trovare altro gas nella zona”.
Il nuovo polo ne affiancherà un altro, più a sud, costituito da altri asset rilevati dalla Chevron, e potrà appoggiarsi a infrastrutture esistenti. “Il bacino è vicino a Bontang Lng, un impianto di liquefazione costruito decenni fa, poi ampliato e ammodernato, pensato per sfruttare campi che, nel tempo, hanno diminuito la produzione. Perciò c’è una grande capacità disponibile”. Una vicenda che rispecchia quella di Giacarta nel settore del gas naturale. “L’Indonesia è stata un grande produttore, ma i suoi principali giacimenti si sono svuotati. Ora vuole tornare a raddoppiare la produzione e a sfruttare le infrastrutture”. L’Indonesia, dove Eni ha siglato il primo accordo di esplorazione nel 1968 ed è presente dal 2001, è uno dei paesi a cui l’azienda guarda per diversificare il suo portafoglio di gas naturale liquefatto (gnl). “Nei prossimi cinque anni, diventerà uno dei primi cinque paesi per Eni, sia per investimenti che Un impianto galleggiante di produzione in Indonesia. Nell’altra pagina, uno degli addetti.
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per produzione”, dice Brusco. Una strategia in controtendenza con quella di tante grandi compagnie energetiche che hanno abbandonato il mercato. “Quelle aziende non avevano risorse sufficienti a giustificare la loro presenza. Noi le risorse le abbiamo trovate, come già era accaduto in Egitto, in Angola e in Costa d’Avorio. L’eccellenza nell’esplorazione è uno dei nostri punti di forza. Anche perché le risorse che troviamo costano meno di quelle che compriamo”. Proprio questa, aggiunge Brusco, sarà la chiave della politica di Eni sul gas nei prossimi anni. “Vogliamo concentrarci sul gas che scopriamo, sviluppiamo, produciamo e commercializziamo, anziché sulla compravendita. Entro il 2030, il 60% della nostra produzione sarà gas. Entro il 2050, sarà il 90%”. Il vantaggio è che “in questo modo si garantisce la sicurezza energetica, perché si è certi di avere sempre le risorse a disposizione. E poi chi è presente sull’intera catena può estrarre tutto il valore dal gas, tenere basso il costo di produzione e resistere meglio alle oscillazioni di prezzo”. Le scoperte indonesiane contribuiranno al cambiamento del mix energetico di Eni. Oggi, nel portafoglio dell’azienda, gas e petrolio hanno più o meno lo stesso peso. L’obiettivo è un rapporto 90-10 a favore del gas. “Tutto questo rientra nel percorso di decarbonizzazione che dovrà portarci alle zero emissioni nette entro il 2050”, spiega Brusco. “Il cambio del mix energetico è una delle leve per arrivarci, assieme all’efficienza, alla cattura dell’anidride carbonica, ai biocombustibili, alle rinnovabili e a tanti altri elementi”. In questo quadro, il gnl avrà un ruolo centrale. Nel 2022 Eni aveva contratti per nove milioni di tonnellate di gnl all’anno. Nel 2026 il totale sarà di 18 milioni.
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“Il gnl, rispetto ai gasdotti, ha il grande vantaggio della flessibilità. Permette a una compagnia energetica di cogliere le occasioni di mercato: lo si può vendere in Europa come in Asia, a seconda del mercato più conveniente”. Nell’ultimo anno e mezzo, la crisi energetica ha spinto aziende e paesi - a partire dagli Stati Uniti - a investire nel gnl. “Sono stati decisivi, però, anche alcuni progressi tecnologici”, sottolinea Brusco. Per esempio i floating lng (floa-
ting liquefied natural gas), ovvero impianti di produzione e liquefazione galleggianti come quello che Eni ha realizzato in Mozambico, più agili da costruire e da gestire. “Fino a qualche anno fa, solo giacimenti di grandi dimensioni giustificavano la costruzione di un impianto gnl. Oggi l’industria ha sviluppato soluzioni modulari che rendono conveniente l’impianto anche in presenza di giacimenti più piccoli. Così si possono valorizzare molte più risorse”. F FORBES.IT
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di Matteo Borgogno
Un alleato indispensabile
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L’evoluzione che l’intelligenza artificiale sta apportando al programmatic advertising, e in generale al digital marketing, è innegabile. “Non farne uso significa perdere preziosi insight, nuove audience e incrementi in produttività”, dice Ilaria Zampori, vp Italy & Spain di Quantcast
Le attuali previsioni ci dicono che, globalmente, il settore dell’intelligenza artificiale applicata al marketing raggiungerà i 78,8 miliardi di dollari entro il 2030. Abbiamo chiesto a Ilaria Zampori, vp Italy & Spain di Quantcast, di spiegarci perché i marketer non possono permettersi di ignorare i vantaggi che questo tipo di tecnologie può offrire. Da dove nasce l’infatuazione collettiva per l’IA? Sebbene molti credano che l’intelligenza artificiale sia esplosa improvvisamente, è più antica di molte aziende che la utilizzano. Alan Turing, ad esempio, ne stava già esplorando le possibilità matematiche nel 1950, quando pubblicò Macchine calcolatriFORBES.IT
ci e intelligenza. Tuttavia, è innegabile come il ritmo dell’evoluzione dell’IA sia aumentato rapidamente negli ultimi dieci anni, con una consapevolezza – anche tra le persone comuni – che ha raggiunto il massimo storico negli ultimi 12 mesi. Secondo un’indagine svolta a ottobre 2022 dall’Osservatorio IA del Politecnico di Milano con Bva-Doxa, oltre il 40% dei lavoratori italiani si dichiara favorevole all’introduzione di IA o robot in azienda, percentuale che arriva al 45% tra i giovani tra i 18 e i 34 anni. Un sentiment positivo che trova conferma anche nelle evidenze di una ricerca di Goldman Sachs, secondo cui l’IA, come la maggior parte dei cicli di innovazione, potrebbe essere responsabile della creazione di nuovi posti di lavoro, di un aumento della produttività e di un incremento del 7% del valore totale annuo di beni e servizi. Ed è proprio su questi aspetti di un avvenire insieme all’IA che i marketer dovrebbero concentrarsi.
Quali sono i numeri dell’IA marketing? Secondo il recente report rilasciato da Reportlinker.com, il settore globale del marketing basato sull’intelligenza artificiale varrà 78,8 miliardi di dollari entro il 2030. Una previsione che potrebbe destare preoccupazioni occupazionali nei marketer, ma non dovrebbe: la tecnologia è progettata per integrare la creatività umana e aumentare la produttività. Indipendentemente dal livello che si ricopre all’interno di un’agenzia di marketing, ci saranno senza dubbio alcune mansioni che, con i corretti input, potrebbero essere rapidamente padroneggiate dagli algoritmi di intelligenza artificiale. E non è affatto un aspetto negativo. Un esempio? C’è il programmatic advertising, ossia la compravendita automatizzata di spazi pubblicitari online. L’attuale complessità della gestione delle campagne secondo questa modalità non concede
La sede di Quantcast
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Ilaria Zampori
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centrarsi su altri elementi chiave della loro professione. Potrebbero dedicarsi alla realizzazione e alla valutazione di diversi piani, perfezionando o sperimentando nuovi messaggi e sfruttando gli strumenti avanzati a portata di mano per trasformare intuizioni in azione e innovazione. I marketer avrebbero, dunque, l’opportunità di focalizzarsi sulla creatività, sulla direzione strategica, sul new business, sull’aumento della redditività e sulla realizzazione di risultati misurabili.
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Qual è la ricetta migliore per ottenere risultati positivi e durevoli con l’IA? I risultati, in particolare nel programmatic advertising, dipendono dalla profondità della conoscenza del pubblico a cui si punta. Mentre gli approcci più tradizionali dipendono da stereotipi, come ad esempio la promozione di prodotti presumibilmente maschili durante i contenuti sportivi, e da cookie di terze parti ormai obsoleti, l’intelligenza artificiale consente ai marketer di comprendere il consumatore finale in tempo reale, spesso ampliando la reach attraverso una maggiore inclusione e migliorando le performance aziendali complessive. Inoltre, grazie alla capacità del machine learning di ottimizzare gli input ricevuti senza sosta, i marketer possono perfezionare kpi specifici come il roas (return on advertising spend), il cpa (cost per acquisition) o una qualsiasi combinazione di valori misurabili. Un’abilità fondamentale in un contesto che mette sempre più sotto pressione i budget di marketing. Cosa significa oggi per un marketer dire no all’intelligenza artificiale? Decidere di non avvalersi dell’IA per migliorare le campagne pubblicitarie, e di conseguenza le performance da esse generate, significa perdere preziosi insight, nuove audience e incrementi in produttività. Al contrario, chi, fin da ora, sceglie di affidarsi a soluzioni all’avanguardia guadagnerà un vantaggio competitivo sul lungo periodo. L’evoluzione che l’IA sta apportando al programmatic advertising, e più in generale al digital marketing, è ormai innegabile: provare anche solo a immaginare un domani in cui questa tecnologia non assumerà un ruolo fondamentale per l’avanzamento e il progresso dell’intero comparto pubblicitario non è più possibile. Ecco perché i marketer devono iniziare oggi a investire in innovazione per essere pronti ad abbracciare il futuro del settore. F FORBES.IT
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QUANTCAST • ZAMPORI
ai marketer il tempo per prendere in considerazione nuove strategie, anche se volessero farlo: la loro capacità di innovare è limitata dalla tecnologia comunemente utilizzata. Abilitando, però, l’intelligenza artificiale – ora in grado di dare un senso ai dati in tempo reale su larga scala, di trasformare i dati in previsioni e di ottimizzare in modo continuo e autonomo la pubblicità durante l’intera durata – i marketer avrebbero più energia e risorse, sia fisiche che mentali, per con-
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di Gabriele Di Matteo
L’azienda come ecosistema
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“Vogliamo integrare il nuovo prodotto nelle soluzioni hardware e software che l’utente usa già”. Così il manager Alberto Spinelli riassume l’approccio al marketing di Lenovo. E aggiunge: “Siamo quelli che interagiscono di più con il consumatore, perciò entriamo in scena anche nella progettazione” L’approccio di Lenovo mira a posizionare il prodotto rispetto al cliente, integrandolo nelle nostre soluzioni, hardware e software, che l’utente già usa. Abbiamo poi posto la massima attenzione all’esperienza nel punto vendita e al racconto del brand attraverso tutti i media, soprattutto quelli digitali.
“Ho avuto una lunga carriera nell’It e posso dire di avere visto dall’interno l’evoluzione del marketing in questo settore. All’inizio eravamo legati ai media tradizionali e cartacei. Poi, con la rivoluzione digitale, abbiamo sviluppato nuovi modelli. Le regole di base, però, non cambiano: il marketing serve a far conoscere l’azienda, a farla apprezzare dagli utenti e a fare in modo che diventi la loro opzione preferita”. A parlare è Alberto Spinelli, executive director ed Emea chief marketing officer di Lenovo. Il vostro approccio è diverso da quello del marketing classico? È un marketing di ecosistema, che accompagna il cliente in varie fasi. FORBES.IT
Il marketing viene coinvolto nella progettazione di un nuovo prodotto? Oggi il marketing può interagire di più con gli utenti, che sono disposti a condividere la loro esperienza e le loro aspettative nelle soluzioni tecnologiche. Ecco perché siamo anche noi tra gli attori che entrano in scena per la nascita di un nuovo prodotto: siamo quelli più vicini alle esigenze del cliente. Un esempio? Nel 2021 abbiamo inaugurato la Legion Gaming Community, a cui oggi aderiscono più di 250mila gamer. A loro chiediamo feedback sui prodotti. In questo modo partecipano alla creazione di dispositivi migliori, sempre più accessibili e personalizzati. Vi considerate un’azienda data driven? Certo, ma rispettando la privacy degli utenti. Abbiamo internalizzato il media advertising, quindi gestiamo in modo diretto le campagne e gli insight che ne derivano.
Attiverete modalità di vendita in-app? Stiamo facendo test in diversi mercati e non escludo che possa essere un nuovo canale di vendita che si integrerà con gli altri. La chiave è nelle mani delle nuove generazioni, dei nativi digitali abituati a fare tutto con un clic attraverso lo smartphone. Acquisiti compresi. Quali sono i punti di forza dell’ecosistema Lenovo? Siamo un’azienda globale con la più ampia offerta di soluzioni intelligenti nel mercato, dal pocket, con gli smartphone Motorola, ai supercomputer, fino al cloud. Vogliamo offrire interoperatività tra i dispositivi e le soluzioni nel nostro portfolio. Ad esempio, Ready For, una piattaforma che permette allo smartphone di trasferire al pc una serie di funzionalità. Oppure il pc che viene sbloccato dallo smartphone, che si occupa di autenticare l’utente in prossimità. Il mercato dei pc flette, anche se Gartner, Idc e Canalys vedono arrestarsi questo trend. Durante la pandemia, con l’adozione in massa dello smart working, gli acquisti di tecnologia sono aumentati come mai nella storia, poi fisiologicamente sono tornati a livelli consueti. Il mercato ha una ciclicità e Lenovo ha dimostrato di essere nella migliore posizione per affrontare le congiunture più complicate, anche perché va oltre il puro hardware. NOVEMBRE, 2023
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Come procede l’impegno sull’innovazione di prodotto e quali benefici porta? Lenovo ha definito molte nuove categorie nel settore, da Motorola razr, il primo smartphone clamshell, al primo pc pieghevole, fino al concept del rollable pc che abbiamo presentato al Ces di Las Vegas quest’anno. Primati NOVEMBRE, 2023
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La crescita esponenziale delle applicazioni di IA generativa influenzerà le vostre attività? L’IA rappresenta una trasformazione epocale, paragonabile a internet o al WiFi, e si presta ad applicazioni varie. Ad esempio, Lenovo adotta soluzioni basate su IA nei processi produttivi e nella gestione della logistica. A livello di marketing, siamo in fase sperimentale, con vari strumenti. In questo momento si può dire che lo scenario sarà molto più dinamico per la comunicazione di prodotto. Oggi Lenovo investe 2,2 miliardi di dollari l’anno in ricerca e sviluppo, con una crescita costante del 6% annuo. Una buona parte di questa cifra viene investita per introdurre soluzioni di IA nei nostri prodotti e sviluppare una capacità di calcolo sempre migliore. Qual è l’importanza delle sponsorizzazioni per il marketing? Un esempio concreto arriva dalla Formula 1. Siamo global technology partner e forniamo all’organizzazione mondiale la tecnologia e i servizi per la trasmissione e la gestione di un evento globale. Oltre al broadcast, è nostra la tecnologia per la telemetria, la raccolta di dati. Tutto questo materiale viene elaborato e trasmesso in diretta in ogni angolo del mondo. In Giappone abbiamo realizzato insieme il primo trofeo che si accende quando baciato dal pilota, un miliardo di persone ha visto questa scena. Tutte queste attività rafforzano il brand e l’affidabilità delle nostre soluzioni, aprendoci la strada per ispirare i clienti. Anche la partnership con Ducati va in questa direzione.
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Alberto Spinelli
che permettono al brand di essere riconosciuto come il più innovativo del mercato. Qual è il vostro impegno per rendere la tecnologia sostenibile? Abbiamo un obiettivo ambizioso: raggiungere zero emissioni nette entro il 2050. È un obiettivo validato e approvato da Science Based Targets, un partenariato promosso dal Patto mondiale delle Nazioni unite, dal World resource institute e dal Wwf, cui oggi hanno aderito più di duemila aziende in tutto il mondo. Abbiamo il primato nel mercato It. Ed entro il 2030 diminuiremo le emissioni che derivano dal trasporto e dalla distribuzione del 25% per tonnellata-km di prodotto trasportato. In questo sforzo
a favore del clima abbiamo anche inventato un metodo di saldatura a bassa temperatura che ha rivoluzionato il processo di produzione dei pc, consumando meno energia. Un nuovo processo che mettiamo a disposizione del mercato. Dal punto di vista dei prodotti, integriamo sempre più l’uso di materiali riciclati e plastiche post consumo, stiamo facendo grandi passi avanti anche dal punto di vista del consumo energetico dei dispositivi. Entro il 2030, ogni nuova generazione di server e pc desktop avrà un’efficienza energetica migliorata del 50%, pc e smartphone del 30%. Il futuro come sarà? Dispositivi sempre più intelligenti e sostenibili. F FORBES.IT
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di Penelope Vaglini
Comfort al settimo cielo
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La Compagnie è la prima compagnia aerea a operare solo in business class. Un’idea che ha conquistato soprattutto uomini d’affari che viaggiano per lavoro. “Facciamo il possibile per soddisfare chi cerca un’esperienza diversa”, dice il ceo Christian Vernet Salire a prezzi accessibili su un aereo dove non esistono sedili stretti, in cui tutti i passeggeri possono sdraiarsi e riposare in totale comfort e in cui i servizi (menu stellati compresi) raggiungono l’eccellenza fino a qualche anno fa sembrava un’utopia. Finché nel luglio 2014 La Compagnie, giovane compagnia aerea francese indipendente, ha lanciato il primo volo che opera solo in business class, con 76 posti a sedere. L’esperimento è partito sulla tratta ad alta competizione Parigi-New York e, dopo il grande successo, si è ampliato nel 2019 con la rotta stagionale Nizza-New York, fino all’inaugurazione dell’italiana Milano Malpensa-New York Newark nell’aprile 2022, attivata per intercettare chi viaggia per piacere o per affari e che ha incuriosito, in particolare, i business traveller dei set-
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tori di moda, design, architettura e spettacolo. “L’idea di questo modello di business innovativo”, racconta Christian Vernet, ceo di La Compagnie, “nasce dall’esigenza sempre più forte di esperienze di viaggio confortevoli e senza stress, che si integrino piacevolmente con il resto del soggiorno, soprattutto per chi viaggia per lavoro e ha bisogno di arrivare riposato a incontri o eventi in destinazione. L’esperienza inizia con l’accesso alla lounge in aeroporto, sia all’andata che al ritorno, per attendere il volo in tutta comodità. A questo si aggiungono il servizio di fast-track e l’imbarco gratuito di due bagagli registrati di 32 kg ciascuno”. All’interno dell’aereo, il colore turchese è studiato per infondere un senso di relax, mentre il sistema di intrattenimento permette di sce-
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LA COMPAGNIE • VERNET
gliere film, serie tv, musica e diverse letture sugli schemi di bordo o direttamente dai propri dispositivi, eliminando giornali e opuscoli di carta in nome della sostenibilità. Chi invece vuole approfittare del viaggio per lavorare può usufruire del wifi gratuito e illimitato ad alta velocità e godersi pause gourmet con i menu curati da grandi chef, realizzati con ingredienti stagionali. Infine, i sedili reclinabili fino alla postazione letto consentono di riposare e arrivare a destinazione rilassati. “La nostra cabina all-business class si sta rivelando una ricetta di successo, in grado di entrare in un mercato con un’offerta già molto consolidata”, aggiunge Vernet. “Ogni giorno facciamo il possibile per soddisfare i clienti che cercano un’esperienza diversa, non solo un mezzo di trasporto per raggiungere una destinazione. La nostra agilità è un fattore importante e ci consente di essere flessibili, grazie all’ottimizzazione della rotazione degli aerei e al fatto che il nostro Airbus A321neo consumi oltre il 30% di carburante in meno rispetto agli altri aerei sulla stessa rotta, come riportato dai dati di Google Flights, con 1.140 kg di CO₂ per passeggero, contro i 1.686 kg medi su questa rotta”, prosegue. “Per rispondere alle esigenze ambientali, l’azienda impiega parzialmente i nuovi carburanti sostenibili per l’aviazione (saf ) provenienti da fonti non fossili, mentre l’uso della plastica a bordo è ridotto al minimo”. Le dimensioni contenute e l’indipendenza de La Compagnie rende l’azienda pronta a rispondere alle esigenze dei passeggeri e capace di mantenere un prezzo smart, più accessibile rispetto alla concorrenza. Altro fiore all’occhiello sono i menu studiati da professionisti della cucina giovani e dallo stile contemporaneo. “Con la rotta Milano–New York abbiamo costruito un collegamento, che non è solo geografico, tra l’Italia
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Christian Vernet
e gli Stati Uniti, portando a bordo alcune eccellenze italiane, tra cui i migliori chef stellati. Per la stagione 2023/2024 sono previsti tre grandi nomi. Lorenzo Cogo tra ottobre e novembre porterà i passeggeri in Veneto, impreziosendo i suoi piatti con tre diversi tipi di pepe. Felix Lo Basso curerà il menu invernale tra dicembre e gennaio, mentre Chiara Pavan presenterà il menu primaverile tra aprile e maggio 2024, con la sua cucina green vocata al chilometro zero”. L’insieme di queste scelte innovative ha portato l’azienda a registrare un fatturato netto di un milione di euro nel 2022, segnando il primo anno in positivo dal lancio . L’obiettivo è registrare lo stesso livello di performance anche nel 2023. “Di recente abbiamo annunciato i piani di sviluppo dei prossimi tre anni, con l’acquisizione di due nuovi aerei. Il
primo consentirà di capitalizzare gli eccellenti risultati registrati e di puntare a un’ulteriore crescita, consolidando le rotte i da Parigi, Milano e Nizza con maggiori frequenze. Il secondo ci permetterà di aprire una nuova rotta e di mantenere l’attività di charter, che ha superato le aspettative della clientela su rotte a lungo raggio”. Un gradimento confermato dalla presenza per il quinto anno consecutivo nella lista dei World’s Best Awards di Travel + Leisure, con la scalata dalla posizione dieci del 2019 alla numero uno nel 2023. “Il premio è frutto di un sondaggio effettuato tra i lettori della rivista americana, tutti viaggiatori appassionati. Rappresenta un mezzo molto significativo per valutare il lavoro delle aziende e senza la professionalità del nostro team non sarebbe stato possibile conquistarlo”. F FORBES.IT
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di Matia Venini
Ingegneria made in Italy
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Un nuovo brand e una ridefinizione dell’identità di gruppo hanno marcato il 2023 di Maire. Che, con il piano industriale Unbox the Future, vuole essere uno dei protagonisti della transizione energetica. “È l’inizio di un nuovo viaggio”, dice il fondatore Fabrizio Di Amato
“Abbiamo deciso di far evolvere l’identità di Maire e il nostro brand per avvicinarci a ciò che il nostro business esprimeva verso i clienti e il mercato”. Quarant’anni fa Fabrizio Di Amato ha fondato il nucleo di quello che sarebbe diventato uno dei gruppi principali dell’industria ingegneristica italiana. Partito con tre persone e l’entusiasmo dei 19 anni, oggi guida una realtà presente in 50 paesi che conta su circa settemila dipendenti diretti, supportati da oltre 20mila persone - tra partner e filiere - nell’esecuzione dei progetti. Maire ha una visione di grande crescita a lungo termine, raccontata nel piano strategico 2023-32 Unbox the future, presentato a MilaFORBES.IT
no a marzo. Il rebranding non ha solo significato un cambio di logo, ma anche un diverso assetto organizzativo del gruppo e un forte orientamento alla crescita, in termini sia di tecnologia che di ricavi. “L’obiettivo è giocare un ruolo di global leader nella transizione energetica, puntando da una parte sulle soluzioni tecnologiche sostenibili e dall’altra sulla storica capacità ingegneristica e di esecuzione del gruppo”, spiega Di Amato. “La riorganizzazione ha portato alla creazione di due divisioni: sustainable technology solutions e integrated e&c solutions. La prima amplierà il portafoglio tecnologico del gruppo a servizio della transizione energetica sotto il marchio NextChem, assieme a tutti gli altri brand nei vari segmenti. La divisione potrà lavorare in tandem con l’altra unità che rappresenta la nostra storica capacità impiantistica”. L’accordo da 8,7 miliardi di dollari - il più grande nella storia di Maire – firmato di recente con la Abu Dhabi National Company (Adnoc) ne è una conferma: “Realizzeremo un grande impianto sulla terraferma per il trattamento del gas che opererà per ridurre gradualmente a zero le emissioni nette di CO2 nel suo complesso, grazie a un design che consentirà, ad esempio, il recupero dell’anidride carbonica estratta dai pozzi”, spiega ancora Di Amato. “Si tratta di un processo nostro, tutto italiano. La dimostrazione chiara di come il nostro
Paese, di cui Maire è un alfiere nel mondo, sia un crogiuolo di diverse competenze di altissimo livello. Siamo abituati a pensare al food o al lusso come beni da esportare. Esiste anche un export ad alto valore aggiunto, quello delle competenze e del nostro patrimonio ingegneristico e di innovazione, di cui vogliamo essere il traino”. Di Amato sottolinea come, a pieno regime, al progetto abudabino lavoreranno 30mila professionisti, tra cui 1.500 ingegneri del gruppo, con un impatto sulla filiera italiana di Maire stimabile fino al 40% del valore del contratto. “Continuiamo”, prosegue, “a evolvere il nostro dna come gruppo. Siamo sempre più technology driven e vogliamo restituire valore alla società. Quello che abbiamo appena conseguito è un esempio coerente con le nostre ambizioni e la volontà di raggiungere grandi risultati per le nostre persone, i nostri azionisti e i nostri stakeholder. Abbiamo costruito un player leader dell’ingegneria, mettendo insieme competenze e tecnologia con più di 100 anni di storia. Ora siamo attori chiave nella transizione energetica. E siamo pronti ad accelerare. Vogliamo utilizzare tutta la nostra esperienza per rispondere alle crescenti richieste del mercato con un nuovo approccio. Quest’anno per noi rappresenta l’inizio di un nuovo viaggio”. Proprio il tema della transizione energetica è la leva centrale per realizzare il piano strategico decennale. “Come imprenditore sento NOVEMBRE, 2023
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Fabrizio Di Amato
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giovanile: una sostenibilità declinata sotto ogni profilo. La grande sfida della nostra industria è consentire ai clienti di realizzare gli stessi prodotti con materie prime diverse e ci impegniamo costantemente, con la nostra catena di fornitura, ad assumere impegni comuni”. Una visione che Di Amato ricollega all’accordo siglato ad Abu Dhabi: “Il nostro impegno nel Medioriente è anche un esempio della volontà di quell’area di impegnarsi nella decarbonizzazione dei processi. Si tratta della zona del mondo dove sono maggiori gli investimenti per la transizione energetica. Vogliamo essere protagonisti e partner del cambiamento”.
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La nuova brand indentity rappresenta in modo fisico, quasi tangibile, la svolta di Maire. “Era per noi arrivato il momento di accompagnare il nuovo posizionamento con una comunicazione adeguata ai cambiamenti in atto. Di fatto il marchio storico doveva raggiungere il business”, spiega Ida Arjomand, chief marketing officer del gruppo. Il lavoro di rebranding si è dipanato lungo tre filoni. Il primo ha riguardato il naming, con la semplificazione da Maire Tecnimont a Maire. “L’acquisizione di Tecnimont, un tempo divisione di ingegneria del gruppo Montedison, è stata uno step importante per la crescita del nostro gruppo”, racconta Arjomand. “Eravamo consapevoli dell’impatto che avrebbe avuto cambiare il nome. Per questo ci siamo confrontati con le tante voci del mercato. Il feedback che abbiamo ricevuto ha consolidato la nostra percezione: Maire era giustamente considerata la capogruppo e Tecnimont la società specializzata nell’e&c su larga scala”. Il secondo filone di lavoro ha riguardato l’estetica del brand: “Cercavamo un marchio più visibile, adatto ai tempi e alla grammatica del digitale, riconoscibile per impatto, linee e colori. Il nuovo logo è un’evoluzione dei tre archi di Maire Tecnimont. Si tratta di una forma più tridimensionale, solida, in grado di incarnare i tre pilastri - economico, sociale e ambientale - della sostenibilità.” Le tre dimensioni sono richiamate anche nel nuovo purpose: ‘We believe in a future where humanity, industries, and the planet can all thrive’. Infine, il payoff ‘Make to inspire’ – dalla cui crasi delle sillabe chiave si forma il nome Maire, richiama, secondo Arjomand, l’approccio concreto dell’azienda: “Make è una chiamata verso un luogo attrattivo dove poter fare la differenza, aiutando il mondo a prosperare, svilupparsi e crescere”. F FORBES.IT
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una grande responsabilità: quella di sostenere la trasformazione di cui il nostro pianeta ha bisogno in termini di ambiente e sviluppo”, commenta Di Amato, sottolineando come Unbox the Future preveda un impegno “ad aumentare significativamente la nostra redditività e sostenibilità. Il nostro viaggio futuro sarà supportato da acquisizioni e crescita interna. Inoltre, stiamo lavorando moltissimo per accelerare il raggiungimento dei nostri target di decarbonizzazione (neutralità carbonica al 2030 per le emissioni dirette, al 2050 per quelle indirette), ma anche per valorizzare la componente femminile e
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Il volto umano della tecnologia
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“Ognuno ha una vita di relazioni e una vita di informazioni. Vogliamo che il cliente scelga la dimensione in cui rapportarsi con la banca”. Così Maurizio Giglioli, direttore marketing di Credem, riassume il nuovo servizio che unisce la semplicità del digitale e l’empatia con il consulente all’atto notarile, operando a distanza (videoconferenza) e col supporto di un’app per il tracking dell’operazione e lo scambio di documenti. Queste scelte valorizzano i recenti investimenti del gruppo Credem nella digitalizzazione di servizi e transazioni, consentendo a una platea molto più ampia di fruire di servizi omnicanale vicini allo stile di vita dei più giovani. Il nuovo modello di offerta per i privati è disponibile anche per i clienti della rete dei consulenti finanziari, che potranno beneficiare dei principali servizi bancari a distanza. Ne abbiamo parlato con Maurizio Giglioli, direttore marketing Credem, e con Moris Franzoni, responsabile consulenza finanziaria.
Credem accelera la crescita nel mercato digitale con il lancio di un nuovo modello di servizio per i privati, che coniuga la semplicità dell’esperienza digitale con l’empatia della relazione umana. In particolare, i clienti possono aprire un conto corrente online con carta di debito internazionale, richiedere un finanziamento, attivare carte di credito e utenze in autonomia, senza dover andare in filiale, e potendo al contempo scegliere se usufruire gratuitamente di un servizio di consulenza personale a scelta in qualsiasi punto vendita della banca o fare riferimento solo a una filiale. Nasce anche l’home center, un nucleo di professionisti specializzati nell’accompagnare i clienti nell’acquisto della casa tramite mutuo, dalla richiesta
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Giglioli, da dove nasce l’esigenza di trasformazione del retail della banca? Ciascuno ha una vita fatta di relazioni umane, personali, di lavoro e una vita di informazioni, servizi e intrattenimento digitale. Credem vuole lasciare scegliere al cliente la dimensione in cui vuole vivere la relazione con la sua banca, sapendo sempre di poter passare da una modalità all’altra. A che cosa si ispira questo modello di servizio? Il post Covid ci ha restituito una società trasformata nella propensione all’uso degli strumenti di relazione digitale, ma anche desiderosa di ricreare connessioni fisiche. Credem, con il wellbanking, intende generare valore e benessere sostenibili nel tempo. Questo implica anche adattare il modello di business agli stili di vita delle
persone, per cercare di rispondere alla loro esigenza di benessere. In termini di offerta? La possibilità di accedere ai servizi del gruppo sottoscrivendo online il conto Credem Link a canone zero e una carta di debito internazionale per i pagamenti e i prelievi. Il conto Link permette l’accesso a tutti i servizi digitali tramite il sito Credem.it e l’app Credem, ma dà anche la possibilità di un consulente personale in uno dei circa 500 punti vendita Credem, oppure nella filiale remota, attrezzata per fornire a distanza i servizi del banking tradizionale. Come vi aspettate avvenga l’interazione dei clienti con questo modello umano e digitale? Stiamo registrando un interesse superiore alle aspettative, su tutto il territorio nazionale e in tutte le fasce di età, con enfasi sui 18-25enni e sui 3550enni. La scelta ricade soprattutto su un consulente nella filiale remota (83%) e l’identificazione avviene principalmente con lo Spid (73%). Qual è la relazione tra conto corrente e consulenti? Il conto corrente è un servizio a supporto delle esigenze quotidiane di incasso e pagamento delle famiglie, ma non è efficiente per la valorizzazione dei loro risparmi. Questa attività richiede il supporto di consulenti professionali che mettiamo a disposizione di ogni cliente. Per chi sceglie di utilizzare la banca soprattutto in modalità self, serve un’attenzione maggiore. Abbiamo NOVEMBRE, 2023
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quindi sviluppato un programma di educazione finanziaria perché ogni scelta, seppure assistita, possa dirsi consapevole.
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Franzoni, come si integra questo nuovo modello di offerta nella strategia della consulenza finanziaria? Il nuovo modello si inserisce perfettamente nella strategia, innanzitutto perché la nostra rete è completamente integrata con le filiali bancarie in tutto il territorio. Il nostro modello di business ha uno dei pilastri proprio nell’essere parte di un gruppo completo, che garantisce l’accesso a tutti i servizi e i prodotti del banking. L’intercambiabilità e la sinergia con la rete retail si vedono anche in questa evoluzione del servizio. Qual è il valore del nuovo modello per la rete dei consulenti finanziari? È altissimo. La possibilità di operare da remoto, in autonomia e con strumenti e modalità che agevolano l’operatività dei clienti è fondamentale. Il tema centrale è la possibilità di accedere a un centro di competenze da remoto che rappresenta un valore molto importante sia per i clienti, sia per i consulenti. L’approccio del consulente resta flessibile? Certo che sì. Il tema centrale non è se e come la digitalizzazione entrerà nel modo di gestire i rapporti con i clienti, dato che è già un elemento centrale. Ovviamente ci sono e ci saranno sempre differenze di approccio tra un cliente e l’altro, tra chi preferisce solo il canale digitale e chi predilige una formula mista. Il consulente finanziario, che fa della flessibilità e della vicinanza al cliente uno degli aspetti più importanti della professione, può guardare alle piattaforme digitali e alla possibilità di operare da remoto come a un potentissimo alleato. NOVEMBRE, 2023
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Qual è l’evoluzione delle richieste della clientela? Più che altro sono cambiati gli stili di vita. I clienti hanno sempre meno tempo e il consulente ha un numero sempre più alto di esigenze a cui deve far fronte. Restano però alcuni valori fondamentali: semplicità, rapidità e flessibilità di contatto. Il vantaggio competitivo consiste nella presenza fisica del consulente, sempre pronto quando serve, ma solo se serve e soprattutto se il cliente lo cerca.
Qual è il vostro modello di servizio per attrarre nuovi professionisti, anche giovani? L’evoluzione dell’offerta verso il digitale rappresenta un vantaggio a livello di attrattività per un giovane che vuole avvicinarsi alla professione del consulente finanziario. In questo modo si integra e si completa il nostro modello, che consente anche ai neofiti di entrare in contatto con una pluralità di ambiti, anche oltre la gestione dei risparmi del cliente in termini finanziari. F FORBES.IT
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La bellezza di restituire
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Diversi studi dimostrano che i più ricchi hanno aumentato le donazioni rispetto al passato. “Per noi il tema è prioritario da anni”, dice Lorenzo Palleroni, ad di Vontobel Wealth Management. “Con l’aiuto di esperti, mettiamo a disposizione tutta la struttura per disegnare una strategia di beneficenza”
La pandemia e le questioni socio-politiche globali continuano a far riflettere sull’importanza delle donazioni di beneficenza e sull’impatto che queste possono avere sul prossimo, sull’ambiente e sull’economia. Da un rapporto di McKinsey della prima metà del 2023 emerge che, nell’era post-pandemia, gli investitori hnwi (high net worth individual, ovvero individui con grandi patrimoni) donano di più rispetto al passato: l’85% delle famiglie benestanti ha mantenuto o aumentato le donazioni, nonostante l’incertezza. Un altro studio firmato Bny Wealth Management ha chiesto agli investitori hnwi di classificare le ragioni per cui effettuano donazioni. In FORBES.IT
cima alla lista ci sono la soddisfazione personale, il legame emotivo con una causa o un’organizzazione e la volontà di contribuire al miglioramento della vita delle persone e del pianeta, anche se in minima parte. Dalle indagini, insomma, sembra che in questo momento così faticoso e incerto le persone si stiano facendo avanti per aiutare di più. I cinici potrebbero contestare che i benefici fiscali siano la motivazione principale dell’aumento delle donazioni. Ma tant’è. Tra gli investitori interpellati, nove su dieci concordano sul fatto che una strategia di beneficenza dovrebbe far parte di una strategia patrimoniale globale. I filantropi hwni di oggi ne riconoscono l’importanza, a livello sia individuale che familiare. Ci sono realtà che hanno fatto della filantropia uno degli aspetti fondativi. È il caso della svizzera Vontobel, presente a livello mondiale ma radicata nella sua cultura d’origine, specializzata nella gestione patrimoniale, nell’asset management e nelle soluzioni d’investimento, guidata da quasi 100 anni dalla famiglia che le ha dato il nome. La banca è stata quotata in Borsa nel 1986, mentre nel 1993 ha creato una fondazione di famiglia che ha scopi benefici e attenzione al sociale. Vontobel è giunta alla quarta generazione. Ha superato guerre, crisi economiche e stravolgimenti epocali, tanto da arrivare a contare 2.200 dipendenti e un patrimonio
totale della clientela di oltre 272 miliardi di franchi svizzeri (circa 288 miliardi di euro). La banca è stata fondata nel 1924 a Zurigo, inizialmente come agenzia di borsa Haeberli & Cie. In seguito, con l’arrivo di Jakob Vontobel nel 1936, è diventata Bank J. Vontobel & Co. Da allora il nome di famiglia l’ha sempre connotata. Ha 27 sedi in tutto il mondo. Due sono in Ticino, territorio in cui Bank Vontobel è di casa da quasi dieci anni, e una è a Milano, la Vontobel Wealth Management guidata da Lorenzo Palleroni, amministratore delegato e direttore generale. Palleroni, a distanza di quasi un secolo dalla fondazione della banca e di 37 anni dalla sua quotazione in Borsa, i membri della famiglia Vontobel sono ancora presenti nell’azionariato? La famiglia Vontobel e la fondazione omonima detengono la maggioranza delle azioni (51%) e dei diritti di voto. Nel consiglio di amministrazione siedono due membri della famiglia: Maja Baumann e Björn Wettergren. Quanto ha inciso sulla cultura aziendale e sul modello organizzativo di Vontobel il fatto di essere una banca a connotazione familiare? Molto. La nostra cultura aziendale si basa sull’attenzione ai bisogni e alla crescita delle persone, sul dialogo e sui valori condivisi. Ownership a tutti i livelli. Su quest’onda, intendiamo essere un punto di riNOVEMBRE, 2023
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ferimento per le famiglie che hanno la stessa attitudine. Per questo ho creato Fondazione in Dialogo. Sono stati invitati al tavolo rappresentanti di fondazioni di famiglia, associazioni e onlus. Gli argomenti spaziavano dalla governance delle fondazioni al fundraising. Uno dei temi emersi dagli incontri è che a volte le nuove generazioni non hanno lo stesso impegno dei padri. Oppure il fatto che, in mancanza di istituzioni governative efficienti, le associazioni e le fondazioni private possono coprire gli spazi che lo stato non riesce a coprire. Tutto questo può diventare un nuovo e prezioso tessuto distintivo, che va aiutato a organizzarsi. NOVEMBRE, 2023
Qual è il vostro obiettivo in materia? Essere più presenti nei confronti di una clientela che sente sempre più forte il concetto del giving back. In America, dove questa prassi è già molto diffusa, le famiglie sono sempre più impegnate nel sociale. Per questo abbiamo deciso di creare una comunità interessata a questo tema, dove ci si confronta, ci si scambia idee e si trovano soluzioni. Che cosa mettete a disposizione dei clienti? Con l’ausilio di esperti del settore, tutta la struttura per disegnare una strategia di beneficenza. Dalla costituzione di uno statuto che rispecchi l’immagine del fondatore
alla costruzione di un consiglio di amministrazione. Da come impostare una campagna di raccolta fondi a come gestire la comunicazione sociale. Dalla parte fiscale a quella legislativa. Come si prospetta il futuro per una realtà come Vontobel? Nonostante la situazione socio-politica non sia semplice, guardiamo al futuro con fiducia, convinti che, per uscire dalle tempeste, servano strategia, impegno e professionalità. Tra le sfide che ci aspettano desideriamo dare risalto ai temi di filantropia e responsabilità sociale, prioritari per Vontobel già da molti anni. F FORBES.IT
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Al fianco delle pmi
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UniCredit ha passato il miliardo di euro mobilitato con i minibond, segmento in cui detiene una quota di mercato superiore al 18%. “Questo strumento permette alle piccole e medie imprese di diversificare le fonti di finanziamento”, dice il deputy head Remo Taricani termini di numero di minibond. Il traguardo del miliardo raggiunto da UniCredit in pochi anni è un segnale anche dell’attenzione crescente delle pmi verso strumenti innovativi, che permettono una diversificazione delle fonti di finanziamento. Il trend è testimoniato anche dai dati Bankitalia: se a inizio 2012 quasi l’80% del debito finanziario delle imprese italiane era rappresentato dal credito bancario e l’utilizzo di obbligazioni era solo all’8%, a fine 2022 le quote erano rispettivamente del 65% e del 14%, a testimonianza di un cambiamento generale cui hanno contribuito anche minibond, basket bond e bond di filiera. Anche i dati di sistema elaborati dal Politecnico di Milano testimoniano come i minibond piacciano sempre di più alle pmi: nel 2022 gli emittenti sono stati 254, di cui 190 esordienti, in aumento del 27% rispetto ai 200 del 2021. “Soprattutto in questa fase congiunturale è importante aggiungere alla tradizionale
Con 174 minibond strutturati a partire dal 2017 a supporto dei piani di sviluppo e degli investimenti di 160 pmi italiane, UniCredit ha superato il traguardo del miliardo di euro mobilitato con questo strumento. La banca si conferma quindi Il tema esg sta assumendo un’importanleader in Italia za crescente negli ultimi anni, anche, ma non solo, sul fronte dei minibond. Una connel mercato dei ferma arriva dai dati di UniCredit: il 33% capitali anche delle emissioni totali sottoscritte negli anni nel segmento dalla banca per conto delle aziende hanno incorporato obiettivi di sostenibilità. delle piccole e UniCredit è passata infatti dal primo mimedie imprese, nibond esg emesso nel 2020 ai 18 del 2021 con una quota (40% del totale emissioni), fino ai 25 del 2022 (56%). Nel 2023 il tema della sostenidi mercato stabilità è presente nell’81,3% delle emissioni. bilmente supeUn contributo importante allo sviluppo lo riore al 18% in
attività di supporto all’economia reale anche i minibond, che consentono alle pmi di approcciare il mercato dei capitali, diversificando le fonti di finanziamento”, ha spiegato Remo Taricani, deputy head di UniCredit Italia. “Sono evidenti i vantaggi che derivano dall’uso di questo strumento, che permette di ottenere finanziamenti a lungo termine e avere una maggiore stabilità del credito. Anche per questo le imprese italiane si stanno sempre più orientando verso l’utilizzo di minibond, segno di una crescente maturità finanziaria”. A Taricani fa eco Alessandro Mallo, responsabile minibond e baket bond di UniCredit. “Anche in un contesto di tassi sensibilmente aumentati, in cui per le pmi diventa più complicato trovare fonti di approvvigionamento, il minibond si conferma strumento utile, in grado di conciliare gli interessi degli emittenti e quelli degli investitori. Un ruolo essenziale per la crescita del mercato l’hanno avuto le garanzie pubbliche (Sace, Fei/Bei, regioni), il cui prolungamento sarà fondamenha dato il basket bond esg, il primo protale per l’ultegramma di minibond portato sul mercato per sostenere gli investimenti delle azienriore diffusione de dei settori strategici dell’economia dello strumenitaliana, finanziandone i piani di svilupto”. po sostenibile. Con la seconda tranche di emissioni per 53,5 milioni di euro in Per UniCredit, favore di cinque pmi e mid-cap italiane, dall’inizio del completata di recente, UniCredit e Cdp 2023 sono state hanno superato in otto mesi il traguardo dei 100 milioni, a sostegno di 13 imprese. 16 le emissioni Una terza tranche di emissioni è prevista di minibond, entro fine anno. per un volume
IL VALORE DELLA SOSTENIBILITÀ
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che sfiora i 100 milioni di euro. L’ultima operazione si è conclusa proprio in questi giorni a favore di Tregenplast, azienda lombarda del recupero ecologico che ha emesso un minibond esg da 4 milioni di euro, interamente sottoscritto da UniCredit e con garanzia del Fondo di garanzia per le pmi, gestito da Mediocredito Centrale per conto del ministero delle Imprese e del made in Italy. Il 21% delle 174 emissioni di minibond curate da UniCredit ha coinvolto aziende del settore food & beverage. Molto ricettivi anche i settori telecom & It, quello dei beni di consumo e il chimico farmaceutico, ma anche i servizi, l’agricoltura e il tessile. Quanto alla dislocazione geografica, le imprese del Nord hanno effettuato il 50% delle operazioni, ma si stanno mostrando molto attive anche le pmi del Mezzogiorno, che si attestano al 40% del totale delle emissioni curate da UniCredit, anche grazie al contributo della banca alla diffusione dello strumento. Secondo i dati dell’Osservatorio minibond del Politecnico di Milano, da quando esiste lo strumento del minibond, 65 dei 208 emittenti del Sud - circa un terzo - sono stati assistiti da UniCredit, con una quota particolarmente significativa in Puglia (86,8%) e in Sicilia (45,5%). Un decisivo contributo ai risultati raggiunti da UniCredit è arrivato dai basket bond, operazioni di portafoglio che consentono di aumentare l’interesse degli investitori istituzionali per le pmi: dei 55 minibond emessi nell’ambito di queste operazioni, 30 riguardano il basket bond Puglia, con garanzia della Regione Puglia, 12 il basket bond di filiera, iniziativa promossa con Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) per lo sviluppo delle principali filiere dell’economia italiana, e 13 il basket bond esg. F FORBES.IT
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INNOVARE la comunicazione
Sovvertire le regole del digitale, ripensare il mercato degli affitti brevi o sfruttare la tecnologia per migliorare le performance delle pmi. Sono solo alcune delle idee degli Under 30 selezionati da Forbes Italia per la categoria Marketing & Advertising a c u r a d i R O B E R TA M A D DA L E N A FORBES.IT
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Dall’online advertising alla web optimization, Storeis fornisce servizi di consulenza per i brand. L’età media del team è 30 anni, e per i millennial è la migliore azienda in cui lavorare
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stinguersi per innovazione e passione. Ne è un esempio la Digital Academy: un percorso di formazione gratuito per neo-laureati, laureandi e studenti Its interessanti a specializzarsi sui temi digital analytics, website optimization, media & marketing, erogato dai consultant di Storeis per accelerare l’inserimento in agenzia o in aziende partner. Alla prima edizione hanno partecipato dieci ragazzi con meno di 30 anni, provenienti da percorsi di studio differenti, ma accomunati dalla passione per l’e-commerce e il digitale. Inoltre, in continuità con le attività formative promosse in Storeis, ad aprile è stato lanciato Digital-mente, un percorso di formazione gratuito dedicato a giovani del territorio in situazioni di difficoltà o di disagio sociale. Il progetto è stato rivolto a care leaver (i neomaggiorenni che vivono fuori dalla famiglia) e Neet (I giovani che non lavorano, non studiano e non si formano): dieci ragazzi tra i 16 e i 24 anni provenienti da paesi diversi e residenti nella provincia di Padova. L’obiettivo è stato sensibilizzare i ragazzi sulle enormi possibilità che può rappresentare il mondo digitale per un futuro professionale a loro sconosciuto o percepito come irrealizzabile, permettendo loro di acquisire le conoscenze di base del digital marketing. F FORBES.IT
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toreis è una società di consulenza e-commerce e un’agenzia di digital marketing indipendente fondata da Andrea Vit. Le aree di expertise spaziano dall’online advertising alla web optimization, dalla Ux alla digital intelligence. Specializzata nei settori fashion, luxury, sport, retail, beauty e consumer electronics, Storeis si pone come business partner di lungo periodo per i brand con cui collabora, supportandone i processi di trasformazione digitale. Dal 2021 Storeis è poi un’azienda certificata Great Place to Work. Considerata Best Workplaces for Millennials, for Women e tra i Best Workplaces for Diversity, Equity & Inclusion, Storeis è uno dei migliori posti di lavoro in Italia, complici le iniziative messe in atto a favore degli under 30. Un’azienda che mette al centro le persone, il cui team è attualmente composto da 72 esperti di marketing digitale con un’età media di 30 anni, che ha fatto della trasparenza, dell’innovazione e della relazione i presupposti chiave su cui fonda la propria identità e cultura aziendale. Per Storeis è importante sostenere iniziative che diano spazio a giovani talenti che, come i collaboratori, siano capaci Andrea Vit di mettersi in gioco e di-
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NEL 2017 BENEDETTA BALESTRI HA CO-FONDATO UN’AGENZIA CHE SI OCCUPA DI MANAGEMENT E COMUNICAZIONE DIGITALE. “IL RAPPORTO CHE SI INSTAURA CON I CREATOR È PRIMA DI TUTTO UMANO, ED È NOSTRO COMPITO ACCOMPAGNARLI CON TATTO E DEDIZIONE”
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ei suoi progetti c’era inizialmente l’arte, avendo studiato fin da bambina pianoforte, canto e danza. L’università, come racconta Benedetta Balestri, era un “piano B”, poi qualcosa è cambiato. “Ho frequentato Economia per arte, cultura e comunicazione all’Università Bocconi, e il contesto internazionale che si respirava mi ha permesso di viaggiare. Sono stata alla Sciences Po in Francia per l’Erasmus, poi mi sono trasferita a Los Angeles per un tirocinio nella redazione della Rsi”. Rientrata a Milano, ha lavorato per un’etichetta discografica fino a quando, nel 2017, ha co-fondato One Shot Group, agenzia italiana specializzata in management e comunicazione digitale, insieme a Eugenio Scotto e Matteo Maffucci. “Una sintesi stimolante del mio curriculum”, dice Benedetta, che dopo gli studi aveva iniziato a interessarsi al mondo dei social network. “L’idea di One Shot è nata alla fine del 2016. Con Eugenio si è creata un’intesa immediata, quindi ho deciso di dare le dimissioni e lanciarmi a capofitto in questo progetto. Quando abbiamo incontrato Matteo Maffucci è diventato ancora più chiaro che l’ingranaggio avrebbe funzionato, e a maggio 2017 è nata ufficialmente One Shot Agency, la prima branca del gruppo”. Alla realtà fanno capo oggi quattro unità: One Shot Agency, talent agency con un roster di talenti digitali, un’altra agenzia che sviluppa strategia e creatività per aziende, un hub di produzione specializzato in live streaming e un’etichetta musicale. Balestri è anche managing director della sociatà, quindi si occupa di sviluppare gli obiettivi di business e definire la strategia di molti progetti dei clienti principali. “Il bello di One Shot è che tutto è molto dinamico e in continua evoluzione. Lavorando a stretto contatto con le persone, sono spesso in ufficio, ma capita di prendere un aereo al volo per seguire un creator o assistere alla realizzazione di un progetto appena nato”, spiega. Di recente la società ha inaugurato Zenzero, talent agency verticale sul mondo del food nata dalla joint venture con Giallo Zafferano. “Il food è un settore in grande ascesa sui social network e si reinventa sempre in nuovi formati sulle varie piattaforme e media. C’è una nuova leva di food
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creator che ha tanto in comune con i creator con cui lavoriamo da anni, e questa sinergia è stata il punto di partenza”. Certo, anche il volto dell’influencer marketing sta cambiando. “L’abilità è rimanere al passo. La prima forma di tutela verso i creator con cui lavoriamo è però umana: il rapporto che si crea è centrale per assisterli in ogni aspetto, perché molto spesso sono giovani ed è nostro compito accompagnarli con tatto e dedizione”. Come si rimane competitivi in un mercato in costante evoluzione? “Bisogna capire sempre che cosa piace alla gente e creare contenuti che siano interessanti. Bisogna saper innovare e adattarsi ai nuovi formati, traducendo i trend che nascono dai social network per le aziende. Il legame con la community è alla base di tutto”. Se oggi sono Instagram e TikTok a trainare la comunicazione digitale, è opportuno saper differenziare i linguaggi che li contraddistinguono: “Per un creator emergente, TikTok è il modo per farsi notare. Instagram però rimane importante per costruire la community ogni giorno e permettere alle persone di affezionarsi veramente al creator”. Intanto, nei progetti futuri di Benedetta c’è spazio anche per il sociale, attraverso la collaborazione con la Fondazione Progetto Itaca, che si occupa di salute mentale, di cui è volontaria. “L’impegno è nato dall’esigenza di fare qualcosa in questo settore e si è trasformato in un programma di formazione per creator, Itaca Lab, con un team di volontari, psichiatri ed esperti. Tornando a One Shot, invece, stiamo cercando di focalizzarci su progetti più verticali per colpire target a cui non ci siamo ancora rivolti”. F Roberta Maddalena
“Lavorando a stretto contatto con le persone, sono spesso in ufficio. Ma capita di prendere un aereo al volo per seguire un progetto appena nato” NOVEMBRE, 2023
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Casa dolce casa NEL 2019 LUDOVICO CIANCHETTA VAZQUEZ HA FONDATO BNB ACADEMY INTERNATIONAL, ACCADEMIA DI FORMAZIONE SUGLI AFFITTI BREVI CON OLTRE 3.300 STUDENTI. DIVENTATA LA PIÙ GRANDE D’EUROPA, ORA PUNTA ALL’ESPANSIONE NEI MERCATI PORTOGHESE, INGLESE E SPAGNOLO
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“Un ulteriore problema è quello degli operatori di settore improvvisati, che prendono in gestione immobili altrui senza formazione, rovinando la percezione che i proprietari possono avere degli affitti brevi”. C’è poi da considerare il ruolo dei social media. “Grazie a strumenti come i reel su Instagram e TikTok, chiunque può scoprire le bellezze che l’Europa può offrire con un clic. E capita spesso che chi si innamora di una località vista sui social venga poi a visitarla realmente. Questo tipo di turismo garantisce un indotto incredibile a noi property manager, ma anche a ristoratori, albergatori, guide turistiche e a tutta la filiera. Per non parlare di eventi che si sono svolti in Italia, come la Ryder Cup di golf a Roma o la Design Week a Milano, che quest’anno hanno attratto, ancora una volta, una vasta clientela. Il turismo è uno dei pochi settori che non possono essere minacciati dalla realtà virtuale o dall’intelligenza artificiale”. Dopo avere formato oltre tremila property manager con BnB Academy, Ludovico ha fondato a gennaio 2023 RentalPro, il primo network collaborativo d’Europa per host e property manager. “Oggi il network conta oltre 300 immobili acquisiti e stimiamo di chiudere il primo bilancio con un fatturato di oltre un milione di euro”. Nei piani futuri c’è l’espansione nei mercati portoghese, inglese e spagnolo. “Abbiamo inaugurato, inoltre, la nostra prima boutique immobiliare per affitti brevi a Roma, cui seguiranno entro fine anno spazi anche a Milano, Ventimiglia, Padova e Firenze. Per il 2024 ci aspettiamo una crescita importante, a livello sia di ricavi, sia di centri sul territorio, garantendo così una capillarità ai proprietari che vogliono affidarci i loro immobili”. F Roberta Maddalena
“Il turismo è uno dei pochi settori che non possono essere minacciati dalla realtà virtuale o dall’intelligenza artificiale” FORBES.IT
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udovico Cianchetta Vazquez ha lanciato la sua prima startup a 18 anni, raccogliendo in un mese 45mila dollari attraverso un crowdfunding internazionale. Ma il successo è arrivato quando, dopo la laurea in Public relations & corporate communication, si è reso conto che un lavoro a tempo pieno era lontano dalla sua indole di imprenditore. Nel 2019 ha fondato quindi BnB Academy International, accademia di formazione sugli affitti brevi che conta oggi migliaia di studenti in tutto il mondo. “BnB Academy è nata dopo aver intrapreso un percorso di affitti brevi da autodidatta, dove ho riscontrato difficoltà nel reperire le informazioni di cui avevo bisogno. Dopo aver investito tempo e denaro con tanti professionisti, su invito di molti amici che volevano intraprendere questa carriera ho iniziato a registrare lezioni”, spiega Cianchetta. “Ho raccontato il mio percorso da gestore di affitti brevi e quello che avevo imparato”. BnB Academy è diventata l’accademia di formazione più grande d’Europa per l’affitto breve con oltre 3.300 studenti e oggi è l’unico corso sul tema certificato da AlterEdu, organo riconosciuto dall’Unione Europea per la certificazione di corsi professionali. “BnB academy è anche l’unica azienda di formazione certificata dall’Associazione italiana property managers e da Aigab, Associazione italiana gestori affitti brevi”. Il mercato è cresciuto molto: secondo una recente indagine del sito immobiliare.it, il suo valore in Italia ha toccato gli 11 miliardi di euro. E nella rivoluzione, BnB Academy ha fatto la sua parte. “Prima l’immobile veniva affittato senza accortezze, senza alcun intervento di home staging e con una comunicazione verbale e visiva pressoché assente sugli annunci. Ora ogni annuncio creato dalla community di BnB Academy ha immagini professionali scattate da fotografi certificati, titoli descrittivi e descrizioni professionali”. La criticità più grande, spiega Cianchetta, è però la frammentazione delle regole tra le regioni dove ci sono diritti e doveri diversi. Pertanto partire da zero senza un’adeguata formazione determina errori che possono trasformarsi in gravi inadempienze, con conseguenti multe e sanzioni.
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Il digitale come opportunità CON LA LORO SOCIETÀ DATAZ, I FRATELLI LORENZO E PIO FIORITO HANNO FATTO DEL MARKETING DIGITALE UNO STRUMENTO DI PERFORMANCE E BUSINESS INTELLIGENCE PER LE PMI. LA LORO MISSIONE? TRASFORMARE I DATI IN INFORMAZIONI UTILI CHE POSSONO AVERE UN IMPATTO SUL ROI DELL’AZIENDA PARTNER
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orenzo e Pio Fiorito sono fratelli gemelli. Laureati entrambi alla Cattolica di Milano in Economia e marketing, dopo il mancato accesso alla specialistica hanno sfruttato il ‘fallimento’ per ricavarne un’opportunità. Il loro vantaggio, in quanto gemelli, è stato “essere complementari e avere una visione in comune”. Così nel 2019 hanno creato Dataz, azienda che fornisce consulenza specializzata a startup e scaleup che aumentano il loro investimento anno per anno sulle piattaforme digitali e offre servizi di data management e data strategy, digital strategy e performance analysis per accompagnare i partner verso una scalabilità data driven. “Dopo l’università abbiamo lavorato per Meta, a Lisbona, in un momento in cui si stava iniziando a capire la centralità delle performance e dei dati nel digital marketing”, raccontano. “Questa esperienza è stata cruciale: era come essere in un parco giochi dove poter apprendere una serie di competenze allora rare sul mercato. Soprattutto, potevi conoscere da vicino i bisogni delle aziende che iniziavano a investire sempre di più nel settore. Abbiamo capito che le performance online sarebbero state sempre più un mezzo di raccolta di informazioni, così dopo un anno ci siamo licenziati per iniziare il nostro percorso imprenditoriale”. Trasformare i dati in informazioni utili che possono avere un impatto sul roi dell’azienda partner è diventata quindi la loro missione. “Ci riusciamo attraverso tre pilastri: know-how tecnico, processi analitici e tecnologia. Con l’avvento dei social media il marketing è diventato sempre più confuso, o meglio limitato solo all’ultima delle quattro P (promozione), ma il digitale ci dà l’opportunità di collezionare un’infinità di dati su tutte le altre P (prodotto, prezzo, posizionamento, ndr). Attraverso questi strumenti possiamo raccogliere dati da trasformare in informazioni utili e strategiche per i nostri partner sul prodotto, sul prezzo di vendita e sul posizionamento del brand”. Tutte queste informazioni, proseguono i fondatori, sono poi passate al team di strategia interno, che si occupa di mappare i problemi rilevati e proporre soluzioni con un sistema di A/B test. “Questo
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processo è in realtà molto complesso da inserire nelle dinamiche aziendali e prevede l’inserimento di molte figure specializzate, come data engineer, data analyst, strategist e growth specialist”. Da due anni Lorenzo e Pio hanno iniziato a sintetizzare il lavoro umano che fanno tutti i giorni in ufficio in uno strumento tecnologico che permette loro di svolgere attività complesse e tecniche in un clic. “La tecnologia che abbiamo creato internamente ci permette di visualizzare tutti i dati aziendali, dal crm alle relazioni brand-utente-prodotto e all’impatto sul fatturato che stanno generando le strategie di marketing. Come un assistente virtuale, la tecnologia ci dà le istruzioni su quali iniziative fare su quale cluster di utenti, su quale piattaforma e con quale leva comunicativa, fornendoci anche unastima delle probabilità di successo di ogni iniziativa”. Ma a che punto sono le aziende italiane con il digitale? “Sta aumentando la consapevolezza degli strumenti e delle finalità d’uso, ma siamo indietro rispetto ai mercati esteri. Vediamo aziende che non sfruttano ancora i dati di prima parte come il crm, figuriamoci strategie di business intelligence. Il processo di evoluzione è tuttavia inevitabile: chi non si adeguerà verrà tagliato fuori dal mercato”. Dataz intanto prevede di chiudere il 2023 con 2 milioni di euro di fatturato: “Oggi abbiamo la forza di finanziare da soli la nostra crescita, ma l’obiettivo del 2024 è riuscire a fornire al mercato la tecnologia che abbiamo creato in ottica di trasformazione SaaS. Dataz rimarrà una boutique agency e up-sell di servizio consulenziale legato alla tecnologia. Immaginiamo il nostro futuro in ottica di scalability pura”. F Roberta Maddalena
“Dopo l’università abbiamo lavorato per Meta a Lisbona. All’epoca si stava iniziando a capire la centralità dei dati nel digital marketing” NOVEMBRE, 2023
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Lorenzo (a destra) e Pio Fiorito NOVEMBRE, 2023
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Astra Pagliai FORBES.IT
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Sognando l’America A 26 ANNI ASTRA PAGLIAI È DIVENTATA DIRETTORE OPERATIVO DI EXPORTUSA. IN DUE ANNI HA PORTATO L’AZIENDA A UNA CRESCITA DEL FATTURATO DEL 30%. NEL SUO RUOLO AIUTA LE IMPRESE EUROPEE AD AFFERMARSI NEL MERCATO STATUNITENSE
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presenza sul mercato internazionale”. Nel 2022, dall’expertise di ExportUsa è nata Concepto Nyc, la prima agenzia di comunicazione italiana specializzata sul mercato americano. “Ci siamo resi conto che la moltitudine dei clienti che ci sceglie ha anche bisogno di creare la propria brand identity per il mercato americano. Da un lato ExportUsa si occupa di tutti gli aspetti gestionali, amministrativi e burocratici, dall’altro Concepto Nyc enfatizza il versante creativo, ponendosi come mediatore culturale e assicurando alle aziende una strategia di espansione mirata”. In altre parole, un dipartimento di branding fondato per colmare il gap tra l’eccellenza europea e le aspettative dei consumatori americani. C’è una frase che Astra ripete continuamente al suo team: “In America people buy from people they like”, ovvero “In America la gente acquista dalla gente che le piace”. Qui, precisa la manager, il successo non si misura solo in termini di vendite, ma anche in base alla capacità di creare e mantenere relazioni autentiche e durature con i consumatori. Le aziende che operano negli Stati Uniti devono saper parlare la lingua dei clienti americani, fatta non solo di parole, ma anche di valori, aspettative e desideri. “È un incontro culturale che va oltre il semplice scambio commerciale”. E per il futuro? “L’aspirazione è quella di ampliare notevolmente la portata di ExportUsa e Concepto Nyc. Abbiamo due importantissime novità, che al momento non possiamo rendere pubbliche. Vogliamo diventare il punto di riferimento per tutte le aziende italiane che vogliono distinguersi sul mercato statunitense”. F Roberta Maddalena
“Il mio obiettivo è assicurare che ogni giorno ciascun componente dell’organico aziendale funzioni alla perfezione. Tutti i dettagli sono fondamentali” FORBES.IT
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el 2021 il nostro export verso gli Stati Uniti ha toccato i 49 miliardi di euro, con una crescita del 16,5% sul 2020. Un dato che testimonia come gli Stati Uniti, in particolare New York, siano ancora un sogno per tanti manager italiani e ritagliarsi uno spazio nel mercato americano è ancora il sogno di molte aziende. A guidare una delle realtà che più si occupano di creare un ponte tra l’Italia e gli Stati Uniti è l’under 30 Astra Pagliai, direttore operativo di ExportUsa. “Il mio viaggio nella società è cominciato circa sette anni fa, grazie a una fortuita serie di coincidenze”, spiega. “Entrata nel team, ho subito percepito l’eccezionale potenziale di crescita che l’azienda offriva”. Fondata da Lucio Miranda e Muriel Nussbaumer, la società di consulenza, che vanta più di 20 anni di esperienza negli Usa, è specializzata nell’offrire a imprenditori e aziende italiane, europee ed extra-europee tutti i servizi necessari per avviare il proprio business negli Stati Uniti. Astra ne è diventata direttore operativo a 26 anni e, complice una formazione che spazia dalla psicologia al marketing, acquisita frequentando università italiane e americane come l’Alma Mater di Bologna, la Cornell University di New York e l’Harvard Business School, in due anni ha portato l’azienda al +30% del fatturato. “Sono convinta che una strategia ben articolata e un costante impegno da parte di tutto il team possano fare la differenza”, spiega. Il ruolo di direttore operativo è camaleontico, prosegue Astra. “Inoltre, varia in base alla natura e alle esigenze dell’azienda. Ogni giorno il mio obiettivo è assicurare che ciascun componente dell’organico aziendale funzioni alla perfezione. Nella complessità del nostro lavoro, ogni dettaglio conta”. Da piccola, Astra aspirava a viaggiare, esplorare e conoscere. La sua innata curiosità e il desiderio insaziabile di sapere l’hanno portata negli Stati Uniti. “New York non è solo un’aspirazione per molti manager, ma rappresenta il cuore dell’economia globale. L’opportunità di espandere il proprio business in questo contesto dinamico e multiculturale è vista come un passo significativo verso il successo e il consolidamento della propria
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ANTONIA TRUCILLO DAL 2015 È MARKETING MANAGER PER LA TORREFAZIONE DI FAMIGLIA. DIRIGE INOLTRE L’ACCADEMIA DEL CAFFÈ, PER DIVULGARE LA CULTURA DELLA BEVANDA ANCHE ATTRAVERSO NUMEROSI VIAGGI NEI PAESI PRODUTTORI. LE PROSSIME DESTINAZIONI? UGANDA, TANZANIA E KENYA
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okyo, Sydney, New York: nelle stesse città dove andava da piccola, per via degli innumerevoli viaggi di lavoro della mamma, oggi Antonia Trucillo torna spesso in qualità di marketing manager per l’azienda di famiglia. Nipote di Cesare Trucillo, fondatore di Caffè Trucillo, e figlia di Matteo Trucillo, attuale presidente, insieme alla sorella Andrea e al fratello Cesare Antonia rappresenta la terza generazione di una famiglia campana dedita dal 1950 alla produzione e commercializzazione di pregiate miscele di caffè, diventata una torrefazione apprezzata in 40 paesi. Antonia è entrata in azienda nel 2015, dopo aver completato la triennale in marketing alla Iulm di Milano. “Avevo 21 anni e a spingermi a entrare nel business di famiglia sono stati da un lato il senso di responsabilità, dall’altro la paura di non esserne all’altezza”, ricorda Antonia. Oggi ricopre il ruolo di marketing manager e direttore dell’Accademia del Caffè Trucillo, nata nel 1998 per volontà della madre Fausta Colosimo, head of international markets di Caffè Trucillo. “Se prima piangevo quando la mamma prendeva l’aereo, ora non tengo nemmeno più il conto di quante valigie faccio al mese”. Di frequente, infatti, dall’India al Brasile, da Sydney a Toronto, dopo il primo viaggio in Honduras nel 2015, Antonia esplora i paesi produttori di caffè e quelli in cui Trucillo esporta i suoi prodotti. “Quando sono in ufficio a Salerno è sempre bello, perché vivo l’azienda, le dinamiche quotidiane. Ma devo comunque sempre andare nei bar, incontrare i baristi, ascoltarne le esigenze. L’Accademia è il fulcro di tutto questo, lo spazio in cui i professionisti del settore hanno modo di formarsi e aggiornarsi con le nuove tecniche”. Se oggi Antonia è in grado di riconoscere i chicchi migliori, è quindi anche grazie ai numerosi viaggi: “Della mia prima volta in piantagione, in Honduras, ricordo le persone. I loro sorrisi e la generosità, nonostante le difficoltà delle condizioni di vita”. L’Accademia Trucillo è oggi un progetto che la vede impegnata a 360° per divulgare la cultura
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del caffè di qualità attraverso un’offerta formativa rivolta ai professionisti del settore a livello internazionale. In azienda, inoltre, Antonia si occupa della qualità della materia prima: “Il caffè, come prodotto agricolo è soggetto a numerosissime variabili che possono causare difetti al chicco. I problemi possono derivare da particolari condizioni sfavorevoli a livello di agricoltura o clima. Poi c’è tutta la parte relativa alle lavorazioni e al trasporto del caffè dal paese di origine fino al luogo di tostatura”. Negli anni 2000, il padre di Antonia ha istituito i primi Coffee Lab Trucillo, laboratori di analisi interni dove i caffè vengono costantemente sottoposti a valutazioni qualitative per singola origine e valutati sulla base delle caratteristiche organolettiche, per garantire la migliore qualità possibile del prodotto. E qui entra in gioco Antonia: “Dopo i miei frequenti viaggi di studio e ricerca, ho definito le procedure per analizzare il caffè; riceviamo un campione prima di acquistarlo, per valutarne la conformità e le caratteristiche organolettiche”. Antonia è stata tra i più giovani Q Grader in Italia, titolo che rappresenta la massima specializzazione nel mondo della formazione del caffè. “I miei prossimi viaggi saranno in Uganda, Tanzania e Kenya. L’Africa è l’unico continente del caffè che ancora non ho visitato. Un progetto a cui tengo in modo particolare, invece, è il ‘barattolo’. una nuova veste in cui presenteremo il caffè Trucillo per il consumo domestico. Non si tratterà di un semplice prodotto, ma di un oggetto di design per la casa. A febbraio potrò dire di più”. F Roberta Maddalena
“Della mia prima volta in piantagione, in Honduras, ricordo le persone. I loro sorrisi e la generosità, nonostante le difficoltà delle condizioni di vita” NOVEMBRE, 2023
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Antonia Trucillo NOVEMBRE, 2023
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In collaborazione con Dvb Pure
Purosangue della finanza
Scuderia 1918 è uno dei team di sport equestri più conosciuti a livello internazionale. Dvb Group è una realtà svizzera specializzata in investimenti alternativi. Insieme hanno dato vita a Dvb Pure, che vuole unire i due mondi per creare un modello di business anticiclico e ad alto rendimento
Il cavaliere Kevin Staut in sella a Scuderia 1918 Viking d’la Rousserie di Scuderia 1918 al concorso Grand Prix Chi Ginevra 2022
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alla volontà di unire il mondo alternativi, nata dall’intuizione della In questo ambito si inserisce Dvb della finanza, capace fondatrice Eva Baldassin, che Pure, che propone un modello di di reperire liquidità, con grazie alle competenze maturate nel business anticiclico, decorrelato e ad quello degli sport equestri, capace corso degli anni offre opportunità di alto rendimento, legato non soltanto di generare redditività, nasce Dvb investimento uniche e innovative. alla vendita dei cavalli per attività Pure, con la mission di diventare Il focus principale è quello sportiva nelle tre discipline olimpiche leader assoluto di mercato grazie a dell'industria equestre, un mercato in (salto ostacoli, dressage e completo), un modello di business innovativo e forte espansione che oggi vale circa ma anche all’allevamento e alla fortemente scalabile. 300 miliardi di euro, con una crescita riproduzione, supportate da ricerca Scuderia 1918 è uno dei racing team costante anno su anno, e che conta e sviluppo intensi nel campo della equestri più conosciuti nel panorama 170 milioni di appassionati, con una genetica e della statistica. internazionale, che vanta risultati forte componente di uhnwi (ultra high Eva Baldassin è la founder e ceo di net worth individual) e business leader Dvb Group, holding di diritto svizzero fuori dal comune: miglior cavallo di grandi aziende. al mondo 2018, miglior cavallo al che partecipa e coordina diverse mondo 2019, miglior società operanti nel stallone al mondo 2021, mondo finanziario, MODELLO DI medaglia d’argento a assicurativo, digital SPORT BUSINESS Tokyo 2020 e quattro e crypto asset. Dvb cavalli già qualificati per Group è nata quando le Olimpiadi di Parigi la fondatrice, dopo RESEARCH & 2024. molti anni di esperienza TRAINING ALLEVAMENTO STALLONI Dvb Group è una realtà nel settore della CENTER svizzera specializzata consulenza finanziaria, in investimenti ha colto l’esigenza SELEZIONE
FATTRICI
EMBRIONI
PULEDRI
TRAINING
COMPETIZIONI
VENDITA
VENDITA SEME
GIOVANI CAVALLI
- GENETICA
- STATISTICA
- ANALISI PERFORMANCE
• Scuderia 1918 Halifax
• Scuderia 1918 Tobago Z • Scuderia 1918 Casago
B U S I N E S S I N N O V A T I O N
della clientela di avere un unico interlocutore in grado di supportare la gestione del patrimonio, abbracciando tutte le esigenze finanziarie e consulenziali. Un ruolo determinante viene svolto dalla parallela attività di networking in termini di opportunità di business e di relazioni. I settori e le aree di investimento di Dvb Group, infatti, sono tutti riconducibili ad alleanze strategiche nei relativi mercati di riferimento. “Tra le cose che mi hanno colpito e mi hanno convinta a creare un nuovo modello di business, in primis ci sono i risultati ottenuti analizzando lo storico, che hanno dimostrato un rendimento molto interessante, ma soprattutto costante da sette anni”, dice Baldassin. “Un altro fattore è sicuramente la
In collaborazione con DVB PURE
Eva Baldassin
Ha un’esperienza trentennale nel settore equestre e negli ultimi anni ha sviluppato relazioni e collaborazioni con le principali federazioni e istituzioni equestri internazionali. “Il nostro motto è ‘team always wins’, ‘la squadra vince sempre’, per cui è nel nostro dna cercare collaborazioni vincenti”, dichiara. “Con il gruppo Dvb si è creato da subito un rapporto di estrema fiducia e sintonia. Quello della finanza è un mondo che può far fare un salto di qualità al nostro sport. Vogliamo aumentare considerevolmente il parco cavalli, arrivando a una posizione di leadership sul mercato. Vogliamo aumentare il numero dei top rider che montano nel nostro team, per arrivare ad avere regolarmente almeno tre cavalieri nella top 10 del ranking mondiale. Sicuramente svilupperemo il nostro research & training center puntando sulla genetica, sulla statistica e sulle analisi di performance. Questo ci permetterà di ottenere un vantaggio competitivo difficilmente replicabile in termini di selezione e acquisto dei cavalli”. Emanuele Anchisi Questo progetto è diventato un esempio di come la diversità e la collaborazione possano portare a risultati straordinari. Eva ed Emanuele hanno dimostrato che la passione e la competenza possono superare i confini e creare sinergie inaspettate. Nel loro caso, la fusione di finanza e mondo equestre ha aperto nuove prospettive e opportunità, dimostrando che quando le menti brillanti si uniscono, possono veramente fare la differenza.
fascia di mercato dove è posizionata Scuderia 1918, che vanta alcuni tra i migliori cavalieri e i migliori cavalli al mondo. Inoltre, grazie alla commercializzazione delle monte e al congelamento del seme dello stallone per 30 anni, il valore del cavallo viene salvaguardato, dando stabilità al progetto e all’investimento”. Quanto alla crescita dei risultati, con l’ingresso della finanza, Baldassin spiega: “Possiamo sicuramente affermare che Scuderia 1918 è in crescita costante, e i risultati ottenuti in ambito economico, sportivo e di immagine ne sono la prova. Con il nostro ingresso ci aspettiamo di accelerare l’ottenimento di ottimi risultati". Emanuele Anchisi, assieme a Maria Anchisi, è fondatore di Scuderia 1918.
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di Maurizio Abbati
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JTI • ELLENA
Missione Italia
JTI È SBARCATA NEL NOSTRO PAESE NEL 2000 E OGGI È LA SECONDA AZIENDA SUL MERCATO. SCOMMETTE SU QUALITÀ E VARIETÀ DEI PRODOTTI. DI RECENTE HA LANCIATO ANCHE DA NOI IL SUO NUOVO DISPOSITIVO A TABACCO RISCALDATO E HA SIGLATO UN ACCORDO CON IL MINISTERO DELL’AGRICOLTURA PER LA TUTELA DELLA FILIERA NOVEMBRE, 2023
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de storia e tradizione, è nota in tutto il mondo per la qualità della materia prima e per la modernità delle tecniche produttive”, ha commentato Didier Ellena, presidente e amministratore delegato di Jti Italia.
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L’Italia è uno dei principali produttori di tabacco dell’Unione europea anche grazie a Jt International Italia. La storia di Jti Italia è iniziata nel 2000, quando è nata come società del gruppo Jti (Japan Tobacco International), attivo in oltre 130 paesi, tra i maggiori produttori internazionali di tabacco e di prodotti a tabacco riscaldato. Dopo 20 anni di crescita costante, Jti è oggi la seconda azienda nel mercato italiano. In questo periodo è cresciuta anche l’attenzione alla filiera del tabacco nel nostro Paese, con l’acquisto del prodotto in foglia, qualità Virginia Bright, e il coinvolgimento di circa duemila addetti nelle fasi di coltivazione, raccolta e prima lavorazione. Fino all’accordo siglato a marzo con il ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste per l’acquisto di tabacco italiano per i prossimi tre anni. Insieme a Deltafina, società trasformatrice partner di Jti dal 2021, è stato infatti sottoscritto un contratto che, grazie a un sistema di adeguamento prezzi, tutela i lavoratori da eventuali rincari delle materie prime, consentendo programmabilità e sostenibilità a lungo termine alla filiera. “La filiera italiana del tabacco ha granFORBES.IT
Ellena, quali sono le strategie di sviluppo per i prossimi anni e su quale tipo di consumo siete orientati? Puntiamo su un’elevata qualità del prodotto. Da sempre Jti fa della qualità e della varietà dei prodotti un punto di forza: scegliamo la materia prima migliore e investiamo in ricerca e sviluppo per offrire prodotti sempre all’avanguardia, capaci di soddisfare anche i consumatori più esigenti. Il nostro obiettivo è, anzitutto, regalare momenti appaganti ai consumatori e la nostra strategia di sviluppo per i prossimi anni sarà focalizzata proprio sui loro gusti e le loro necessità, la bussola più importante per orientarci in un mondo in continuo cambiamento. Seguendo questa filosofia, per offrire ai consumatori una gamma di prodot-
ti sempre più ampia, qualche anno fa abbiamo deciso di investire nel mercato del tabacco riscaldato, un settore in espansione e destinato a crescere ulteriormente. Da questo impegno è nato il nostro brand Ploom, dedicato alla creazione e commercializzazione di dispositivi a tabacco riscaldato, nel cui avvenire crediamo moltissimo e che andrà ad affiancarsi in maniera sempre più rilevante alla nostra offerta tradizionale. Un’importante novità è l’ingresso nel mercato italiano del nuovo Ploom X. In che cosa consiste? Ploom X è la nostra risposta al mercato del tabacco riscaldato: un dispositivo che fa di innovazione tecnologica, design e qualità dell’esperienza i suoi tratti distintivi. È intuitivo, facile da usare e altamente personalizzabile. Fin dal suo lancio in Italia, a marzo, ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per il successo. In poco più di sei mesi abbiamo raggiunto oltre un milione di fumatori adulti, che hanno potuto scoprire Ploom X durante alcu-
Didier Ellena
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JTI • ELLENA
Il market solidale promosso da Jti Italia e Fondazione Progetto Arca a Milano
ni eventi esclusivi, dove erano presenti anche artisti e altri volti noti italiani e internazionali. Questi numeri evidenziano l’impegno verso l’eccellenza dei prodotti che abbiamo messo in ogni tappa di questo viaggio, partito da Milano a inizio anno e proseguito con risultati crescenti in altre otto regioni già prima dell’estate. Un viaggio che da metà novembre raggiungerà tutta l’Italia, passando da Roma e Napoli come tappe principali dell’espansione. L’Italia è stata il primo Paese dell’Unione europea in cui abbiamo lanciato Ploom X e questa è l’ennesima conferma della sua importanza per la nostra azienda. Qui siamo cresciuti moltissimo e vogliamo crescere ancora. Da oltre dieci anni investiamo in misura consistente nella filiera tabacchicola italiana e vogliamo continuare a farlo, come dimostra il recente protocollo d’intesa siglato assieme al ministero dell’Agricoltura. Jti è molto attiva anche sul fronte della sostenibilità, della tutela dell’ambiente e dell’inclusione soNOVEMBRE, 2023
ciale. Quali sono le vostre prospettive in tal senso? Crediamo in un approccio integrato alla sostenibilità, che veda lavorare in sinergia sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Siamo convinti che, per creare un futuro migliore, per le comunità in cui operiamo sia necessario considerare tutti questi aspetti, perché non può esserci sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale se non ci sono anche uno sviluppo economico capace di sostenerlo e un impegno sociale. Gli investimenti sono necessari, ma non sufficienti. Servono anche iniziative concrete sui territori e per le persone che li abitano. Per questo ci impegniamo a costruire iniziative capaci di migliorare la qualità di vita, come la recente partnership con Banco dell’Energia che ha portato in Umbria il progetto Energia in Periferia, attraverso il quale vengono supportate le famiglie in difficoltà nel pagamento delle bollette e si è aperto uno sportello informativo per creare consapevolezza energetica. Nelle realtà urbane portiamo avanti il nostro impegno con i progetti di Sustai-
nable Cities, in cui la sostenibilità è centrale. In collaborazione con Save The Planet Onlus abbiamo creato un sistema di valutazione di sostenibilità delle città secondo i parametri degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni unite, portando avanti progetti che mirino a migliorare l’impatto ambientale. Solo per citarne alcuni: abbiamo inaugurato un murales capace di ‘respirare’ a Pesaro e a Bergamo e un city tree a Bari, in grado di ridurre le isole di calore. Inoltre, sempre con Save The Planet e il collettivo social Casa Surace, abbiamo lanciato la quarta edizione di #IoLaButtoLì, la campagna anti-littering con cui cerchiamo di sensibilizzare in modo divertente il pubblico al corretto smaltimento dei piccoli rifiuti. Senza dimenticare l’impegno che da più di dieci anni ci vede lavorare con Fondazione Progetto Arca in progetti che hanno al centro il sostegno ai più fragili: dai food truck per i senza fissa dimora a Padova e Bari, fino al recente market solidale inaugurato a Milano. Il nostro impegno per creare un futuro migliore è sempre più concreto. F FORBES.IT
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di Anna della Rovere
L’ufficio del futuro
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L’ultima novità di casa Zucchetti si chiama ZAsset Booker e si rivolge a facility manager, responsabili It e hr. La soluzione consente una completa mappatura, organizzazione e assegnazione degli asset, compresi i processi di prenotazione e utilizzo di servizi, spazi e risorse aziendali
Il lavoro ibrido è ormai un modello consolidato. Tuttavia è indispensabile che ci siano gli strumenti adeguati, software e hardware, per far fronte a questo cambiamento epocale. In questo scenario si inserisce l’ultima novità di casa Zucchetti, rivolta a facility manager e responsabili It e hr. La soluzione presentata dalla lA software house si chiama ZAsset Booker, e consente una completa mappatura, organizzazione e assegnazione degli asset, compresi i processi di prenotazione e utilizzo di servizi, spazi e risorse aziendali. Ne abbiamo parlato con il product manager, Salvatore Barbera. Come funziona ZAsset Booker? ZAsset Booker permette di gestire FORBES.IT
in modo nuovo gli spazi, i servizi e gli asset aziendali, rispondendo alla necessità di applicare modelli organizzativi e tecnologici più dinamici e flessibili, orientati a ottimizzare la gestione di persone e ambienti di lavoro. Dunque, supporta le aziende nell’organizzazione e nella condivisione degli asset aziendali semplificandone i processi di prenotazione, assegnazione e monitoraggio. Lo strumento agevola una più stretta collaborazione fra facility manager, hr e It manager per applicare la space strategy e farla evolvere nel tempo, favorire l’applicazione di smart working e lavoro ibrido, mettere al centro la user experience. In questo modo, la tecnologia è il fattore decisivo, perché supporta le organizzazioni nel ridisegnare processi, strumenti e comportamenti per ambienti di lavoro flessibili, agili e più inclusivi. In che modo questa soluzione agevola l’adozione del lavoro ibrido per le imprese, mettendo al centro la user experience? Perché non lega più in modo vincolante e fisico la persona a un unico spazio e valorizza la qualità del suo lavoro e del suo tempo. La nostra soluzione fonda la propria efficacia sui princìpi che guidano il lavoro ibrido, ovvero flessibilità, responsabilizzazione, autonomia, condivisione, garantendo al contempo produttività e allineamento con gli obiettivi aziendali. Il lavoro viene gestito in ottica user journey: non più necessariamente statico, ma con l’occupazione e l’utilizzo degli asset in funzione dell’attività da svolgere.
La soluzione dispone anche di un’app per avere accesso a tutte le funzioni anche da mobile. L’app permette ai collaboratori di prenotare in piena autonomia le risorse aziendali, condividendo l’ambiente di lavoro in modo dinamico e collaborativo. Permette di gestire le prenotazioni di tutte le risorse aziendali, prenotare servizi annessi e strumenti di supporto (proiettori, lavagne, catering e altri servizi utili), confermare l’occupazione delle risorse prenotate attraverso checkin e check-out, interagire in modo smart con i dispositivi hardware. Ulteriore vantaggio è l’integrazione con le soluzioni Zucchetti per la gestione del personale e il controllo degli accessi: è questo lo smart office per eccellenza? Assolutamente sì. Lo smart office deve essere in grado di integrare i processi di gestione del personale con quelli di gestione di asset, spazi e servizi. Nel nostro software, l’integrazione nativa con i processi e le soluzioni Zucchetti Hr consente di intercettare qualsiasi evento legato al collaboratore (assenze, smart working, trasferte, turni, corsi, ecc.). Questo contribuisce a modificare automaticamente lo stato di ogni prenotazione, rendendo più fluido l’intero processo. L’integrazione con le soluzioni software e hardware di controllo accessi permette invece una migliore automazione dei processi e una migliore user experience. In particolare, le funzioni instant di un room display o desk panel velocizzano le fasi di occupazione di NOVEMBRE, 2023
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Salvatore Barbera
Quali sono quindi i vantaggi di ZAsset Booker? Grazie a ZAsset Booker è possibile organizzare in modo efficiente processi differenti relativi a molteplici tipologie di asset (scrivanie, sale, aule, parcheggi) in un’unica piattaforma, gestire gli asset riducendo i costi associati, attraverso la progettazione di work setting diversificati per sede, piano, area aziendale, indirizzare al meglio la destinazione d’uso di ciascuna tipologia di asset. E ancora: sviluppare e consolidare un’esperienza di vita in azienda che punti a valorizzare la persona, per incentivare lo spirito di collaborazione e la creatività, aumentando di conseguenza benessere, engagement e produttività, sostenere attraverso la tecnologia la creazione di un nuovo modello di cultura aziendale, avviare un processo decisionale più veloce basato sull’analisi dei dati e gestire organizzazioni multi company, multi building e multi country. F
“La nostra soluzione fonda la propria efficacia sui princìpi che guidano il lavoro ibrido, ovvero flessibilità, responsabilizzazione, autonomia, condivisione, garantendo produttività e allineamento con gli obiettivi aziendali” NOVEMBRE, 2023
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sale o scrivanie, e l’ingresso viene consentito solo alle persone autorizzate in base alle prenotazioni. Inoltre le transazioni rilevate dai dispositivi di controllo accessi e dai terminali di rilevazione presenze diventano importanti, non solo per confermare la presenza, ma anche per convalidare l’occupazione degli asset prenotati nell’arco dell’intera giornata o per liberarli in caso di mancata conferma.
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di Elisa Serafini
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Modello svizzero
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La Swiss School of Management, fondata nel 1981 a San Gallo, ha 22 sedi in dieci paesi. Porta anche in Italia uno dei sistemi di formazione migliori al mondo secondo Universitas 21. “Bisogna incentivare la curiosità”, dice Stefano Anzuinelli, direttore centrale degli istituti di Brescia e Milano
La Svizzera è conosciuta per la qualità dei servizi e dei prodotti. Nel commercio internazionale, questo fenomeno viene definito country of origin effect. Non tutti sanno, però, che la Svizzera detiene un record di qualità europeo per il sistema universitario. Secondo Universitas 21, rete internazionale di università ad alta intensità di ricerca, quello della Svizzera è il miglior sistema universitario europeo e il secondo al mondo, dopo quello degli Stati Uniti. La classifica considera formazione, ricerca, innovazione e interconnessioni tra istituzioni e stakeholder, sia nazionali che esteri. Sulla base di questo patrimonio storico di metodo e di conoscenza si è sviluppata la Swiss School of Management, fondata nel 1981 a San Gallo, che conta oggi
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Stefano Anzuinelli NOVEMBRE, 2023
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Se il mondo cambia sempre più velocemente, come può stare al passo il sistema universitario? I cambiamenti nel nostro settore sono velocissimi. Per garantire la miglior formazione è necessario innovare, mantenendo alcuni principi. Il primo è il concetto di umanità: nessun processo creativo può generare un risultato senza un rapporto umano. Questo significa conoscere le persone e, nell’ambito della formazione, si traduce nel limitare il numero di studenti per gruppo o classe. È poco efficace avere classi con centinaia di studenti che ascoltano la lezione, a distanza, grazie a un microfono. I nostri gruppi si riuniscono intorno a un tavolo. La formazione deve incentivare la curiosità. E poi bisogna parlare di adattabilità.
pacità degli studenti, mostrano uno scenario preoccupante per quanto riguarda le competenze in Italia. Come dovrebbero agire le istituzioni? Ci sono voci a favore e voci contrarie a questo tipo di test, ma la fotografia del nostro paese è da sempre molto allarmante. Nel 2000 si è verificato in Germania il cosiddetto ‘Pisa-shock’: i tedeschi erano convinti, fino ad allora, di avere uno dei migliori sistemi di formazione al mondo, ma i test Pisa smentirono questa tesi. Di conseguenza tutto è stato rivoluzionato. Il sistema italiano ottiene sempre
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la scuola che ho frequentato, fino al 1981, sia uguale a quella di oggi. Che cosa distingue il metodo svizzero dagli altri sistemi di formazione avanzata? Il nostro modello è il risultato di un’esperienza basata su interconnettività e multiculturalità. All’interno di Swiss School of Management adottiamo programmi di studio aggiornati, sia per gli input che gli output. Il nostro sistema è basato sulla conoscenza delle aspirazioni degli studenti. Anche per questo averne pochi è fondamentale. Swiss School of Management offre anche programmi avanzati di formazione. Qual è il vostro target e che cosa offrite ai professionisti? Noi offriamo sia laurea che master e dottorato. L’mba, tutto in inglese, è rivolto a professionisti che hanno già terminato una parte del percorso accademico o che hanno raggiunto obiettivi nel proprio settore, ma che sanno che con un mba possono aumentare le opportunità di carriera. Ci sono diverse specializzazioni, ma l’aspetto fondamentale è la praticità del corso. Rifuggiamo dalla teoria pura e basiamo il modello su un approccio pratico. La maggior parte delle ore sono di tirocinio e lo studente può svolgere i trimestri a Dubai, Barcellona, Singapore o nelle diverse sedi internazionali. Il percorso di valutazione avviene attraverso paper presentati nelle classi. È un’occasione per migliorare le competenze in public speaking, esperienza che nelle università tradizionali spesso manca. Un’altra caratteristica della nostra realtà è che i docenti sono quasi tutti professionisti. Anche questo fa la differenza. F
“Rifuggiamo dalla teoria pura e basiamo il modello su un approccio pratico. La maggior parte delle ore sono di tirocinio e la valutazione avviene attraverso paper presentati nelle classi”
Che cosa significa promuovere adattabilità nella formazione avanzata? In questi tempi le informazioni possono essere ricavate da ciò che ci circonda e da internet. Occorre perciò che gli educatori incentivino un forte senso critico. Per quanto riguarda il metodo, dobbiamo ribaltare paradigmi e non dare nulla per scontato. I test Pisa, che fotografano le caNOVEMBRE, 2023
gli stessi risultati, ma i processi non cambiano. In Germania hanno risposto allo shock promuovendo molte più scuole a tempo pieno, e questo ha migliorato i risultati. Anche in Italia le esperienze delle scuole elementari sono spesso considerate positive, mentre le difficoltà sembrano iniziare dalle medie e dal liceo, nelle quali si avrebbe bisogno di un contenitore scolastico più integrato, come quello fornito dal modello anglo-americano, che è stato adottato in Germania. Un modello che valorizza competenze e capacità, rispetto alla standardizzazione del voto. Bisogna avere il coraggio di cambiare. Fa riflettere che
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SWISS SCHOOL OF MANAGEMENT • ANZUINELLI
oltre cinquemila laureati e 22 centri di apprendimento in dieci paesi. La Swiss School of Management offre corsi di laurea di primo livello, mba e dba e ha inaugurato di recente una sede a Milano. A guidare lo sviluppo della scuola è Stefano Anzuinelli, direttore centrale delle sedi di Brescia e Milano e manager con esperienza internazionale. Laureato in lingue e specializzato alla Bocconi, Anzuinelli racconta le opportunità di un modo diverso di fare formazione, anche in Italia.
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di Giulia Piscina
Dove va la consulenza
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Un rapporto di Ey, basato su 2.600 interviste con clienti di tutto il mondo, afferma che la gestione della ricchezza è diventata più complessa negli ultimi due anni. E gli italiani, a differenza degli altri europei, continuano a preferire il faccia a faccia con il banker rispetto al digitale conduttore, come suggerito dal report e confermato durante i due panel. Come ha sottolineato Mike Lee, global wealth & asset management sector leader di Ey, a livello internazionale i clienti percepiscono una maggiore difficoltà nella gestione degli investimenti. I millennial richiedono una maggiore informazione riguardo a tutti i servizi di wealth management, mentre è forte la preoccupazione per i costi nascosti. Lee ha parlato di tre pratiche da attuare: educare a navigare la complessità e a comprendere la volatilità dei mercati, seguire il cliente, anche grazie ai canali digitali, e valorizzare l’esperienza degli investitori, aumentando il loro coinvolgimento. Giovanni Andrea Incarnato, Ey Italy wealth & asset management La gestione della ricchezza ha subito notevoli trasformazioni e innovazioni, soprattutto negli ultimi due anni. È ciò che emerge dall’indagine di Ey Global Wealth Research Report 2023. La ricerca biennale si propone di indagare l’evoluzione della clientela nel wealth management ed è basata su colloqui con circa 2.600 clienti a livello globale. Le interviste sono servite ad approfondire l’impatto che la complessità e la volatilità del mercato hanno avuto sulle aspettative dei clienti e l’evoluzione delle scelte di servizi, prodotti e tipologie di operatori a cui si rivolgono, per fornire insight utili ai wealth manager. Durante l’evento di presentazione dell’indagine, che si è tenuto il 9 ottobre all’Hotel Gallia di Milano, l’equilibrio di percezione tra rischio e opportunità è risultato essere il filo FORBES.IT
Giovanni Andrea Incarnato
sector leader, ha evidenziato che “le ‘poli-crisi’ che stiamo vivendo stanno gettando preoccupazione nel mondo della gestione degli investimenti, anche nel nostro Paese”. Il 57% degli italiani ritiene che la gestione delle proprie esigenze di investimento sia diventata più complessa negli ultimi due anni. In particolare, lo pensa il 72% degli investitori della Gen X, il 49% dei baby boomer e il 39% dei millennial. Gli italiani mostrano apertura a relazioni virtuali (video chat o e-mail), ma, a differenza di quanto avviene a livello europeo, la relazione di persona resta quella preferita per tutte le attività. “La compartecipazione attiva nella pianificazione finanziaria e un monitoraggio continuo sul raggiungimento degli obiettivi sono la risposta alle esigenze dei clienti italiani”, ha sottolineato Incarnato. “È dunque fondamentale una costante condivisione per cambiare traiettoria, rivedere e raggiungere i target”. Il contesto macro-economico e geopolitico ha complicato la scelta degli investimenti. Tuttavia, gli investitori italiani hanno un’alta considerazione della loro educazione finanziaria. “Il rischio è che la convinzione di essere preparati prevenga il ricorso a una consulenza professionale”, ammonisce Pierluigi Giverso, condirettore generale di Anima Holding e condirettore generale e direttore commerciale di Anima Sgr, ricordando l’importanza di mantenere un rapporto di fiducia e trasparenza tra intermediario e investitore. “La complessità è comunque una grande opportunità, a patto che si NOVEMBRE, 2023
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re il report è anche un monito, come spiega Lorenzo Palleroni, ad di Vontobel Wealth Management: “I clienti si aspettano di più dai consulenti. Laddove si tenderebbe a standardizzare, c’è invece sempre più bisogno di specializzare, con un forte coinvolgimento del cliente”. Definire e adottare un processo di on-boarding digitalmente efficace è una prerogativa per i clienti e un imperativo per i wealth manager. Sono necessarie, però, distinzioni di settore, come ricorda Matteo Benetti, dg di Credem Euromobiliare Private Banking: “L’on-boarding di un cliente privato con un grande patrimonio rimane fisico, ma il processo e gli strumenti a supporto devono essere digitali. In ogni caso, le resistenze più forti non sono solo sul versante clienti: anche i consulenti sono spesso restii, almeno all’inizio, al nuovo paradigma phygital”.
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La maggioranza dei clienti ritiene che un confronto sugli obiettivi debba avere luogo almeno ogni tre mesi. “Sono molte le piattaforme che eseguono stress test, analizzano le esigenze dei clienti e danno opportunità straordinarie ai consulenti”, ha sottolineato Fabrizio Greco, responsabile della divisione private & wealth management di Bper e amministratore delegato di Banca Cesare Ponti. “Permettono di discutere la propensione al rischio dei clienti su basi quantitative, componente fondamentale nella costruzione di un portafoglio. L’azione di formazione va rivolta ai banker”. Mentre Giovanni Daprà, co-founder e ad di Moneyfarm, ha rimarcato che “la relazione umana nella gestione del wealth management rimane fondamentale, ma solo quando la persona aggiunge valore. Per la risoluzione di richieste a basso valore aggiunto, il dispendio umano è superfluo. La scelta rimane comunque nelle mani del cliente.” Libero arbitrio al cliente anche per Renato Miraglia, head of wealth management e private banking di UniCredit: “Il modello ibrido che funziona per noi è quello che permette al cliente di vivere tutte le dimensioni del processo di consulenza e dell’operatività, individuando di volta in volta le modalità più opportune per procedere”. I wealth manager dovrebbero considerare la preoccupazione dei clienti per i costi nascosti. “Ho fiducia nei banker e nella loro visione del mercato”, ha dichiarato Marco Marazia, dg di Banca Widiba. “Buona parte dello sviluppo lo mettiamo al servizio di chi deve interagire con il cliente, tentando di riconoscere il bisogno dell’investitore. La digitalizzazione non lascia da solo il cliente. Anzi, la tecnologia permette una consulenza evoluta non più solo con un professionista, ma con un team con competenze diverse che segue lo stesso cliente”. F FORBES.IT
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metta a disposizione del cliente un network di competenze che permetta di fornire una consulenza di valore e allargata”, aggiunge Paolo Vistalli, ad e dg di Cassa Lombarda. Si nota anche un ampliamento della gamma prodotti. “Mappare le esigenze del cliente è un lavoro sempre più complesso. In questo scenario, intelligenza artificiale e nuove tecnologie saranno alleati per accorciare le distanze tra i banker e l’analisi del profilo di rischio dei singoli clienti”, sottolinea Stefano Vecchi, ad di Banca Investis. “I clienti non comprano ciò che metti in un prodotto, ma ciò che potenzialmente ne ricavano”, ha detto Alberto Lionello Martini, head of wealth management di Banca Mediolanum. “Non esiste un prodotto che possa essere abbastanza adattato alle esigenze del cliente. È l’esperienza che, una volta modellata, fa la differenza”. Dunque, per i professionisti del setto-
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di Danilo D’Aleo
Un ponte verso il mondo
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La V Commissione del Consiglio generale degli italiani all’estero promuove lo sviluppo e l’integrazione del sistema paese nei mercati internazionali. “Sotto l’aspetto socio-economico, gli emigranti sono i nostri ambasciatori”, dice il presidente, Massimo Romagnoli
Quando si parla di emigrazione italiana, spesso vengono in mente immagini di un passato lontano, con treni affollati di uomini e donne che lasciavano il loro paese con una ‘valigia di cartone’. Eppure, negli ultimi dieci anni, il flusso ha conosciuto una nuova crescita, diventando un’emergenza in un Paese con una bassa natalità e una popolazione sempre più anziana. Si stima che siano più di sei milioni gli italiani che vivono all’estero e sono iscritti all’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero). Dato che non tutti sono tracciabili, sono molti di più coloro che hanno lasciato l’Italia, pur mantenendo un legame affettivo e culturale. Un sentimento che il nostro Paese proFORBES.IT
va a coltivare garantendo servizi e promuovendo attività commerciali e culturali. Ed è qui che gioca un ruolo chiave il sistema Italia, un meccanismo per la promozione dell’Italia nel mondo e la tutela dei suoi cittadini all’estero. Il deputato e imprenditore Massimo Romagnoli ha assunto di recente il ruolo di presidente della V Commissione - Promozione sistema paese all’estero del Consiglio generale degli italiani all’estero (Cgie), la cui visione è quella di promuovere lo sviluppo e l’integrazione del sistema Italia nei mercati internazionali, in linea con la nuova sensibilità politica. “La V Commissione rappresenta il forte desiderio del governo di promuovere il sistema Italia a livello commerciale nel mondo”, dice Romagnoli. “Fino a oggi, nonostante le buone intenzioni, non siamo mai riusciti a dar vita a un lavoro organico e di squadra. Adesso, con la mia presidenza, prendo l’incarico di far funzionare tutti gli ingranaggi in modo armonico, per far sì che finalmente si passi dalla teoria ai fatti”. Il sistema Italia è composto da diversi attori che rappresentano il Paese all’estero e ne curano gli interessi. Ne fanno parte le ambasciate, i consolati, le camere di commercio, gli istituti italiani di cultura, l’Istituto commercio estero
e l’Enit. “Come commissione, tra le prime nostre azioni c’è quella di far visita alle ambasciate italiane nel mondo, con il coinvolgimento di tutti i consiglieri Cgie attivi a livello internazionale, per innescare un processo virtuoso”, aggiunge Romagnoli. “Credo che la condivisione di una visione e di un obiettivo comune sia il modo migliore di operare, soprattutto in ambito istituzionale”. Romagnoli è convinto che la promozione dell’export italiano, uno dei pilastri dell’economia nazionale, e le gare d’appalto internazionali siano due temi fondamentali. “La V Commissione Cgie sviluppa strategie per promuovere i prodotti e i servizi italiani nei mercati internazionali. Inoltre, vogliamo stilare un elenco delle gare d’appalto all’estero che sia di interesse per le imprese italiane e le spinga a partecipa-
Massimo Romagnoli NOVEMBRE, 2023
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Romagnoli con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani
re”. In questa direzione, aggiunge, è fondamentale creare un ambiente propizio alle esportazioni. Ed è qui che giocano un ruolo chiave la semplificazione delle procedure, l’agevolazione dell’accesso ai mercati esteri per gli imprenditori e la sicurezza, ossia la tutela delle imprese da minacce esterne. Impegno che si traduce in una stretta collaborazione con le autorità estere e nel costante monitoraggio delle condizioni economiche e politiche nei
paesi di interesse. “La promozione degli interessi italiani all’estero richiede un’interazione sinergica tra le istituzioni e gli organismi nazionali. La V Commissione lavorerà pertanto a stretto contatto con la rete diplomatica per promuovere nuove opportunità commerciali e affrontare le sfide internazionali con una visione innovativa e condivisa. Come presidente della commissione, riconosco il ruolo centrale svolto dalle associazioni italiane
Il Comites Belgio promuoverà l’iniziativa Imprenditalia, che premierà e valorizzerà l’impegno delle aziende italiane che da anni lavorano all’estero NOVEMBRE, 2023
e dai Comites nell’appoggio alla comunità italiana all’estero e nella valorizzazione del made in Italy”. Proprio per avviare questo percorso, anticipa Romagnoli, il Comites Belgio promuoverà l’iniziativa Imprenditalia, che premierà e valorizzerà il lavoro delle aziende italiane che da anni lavorano all’estero. In sintesi, un riconoscimento per chi ha deciso di fare impresa fuori dai confini nazionali, portando il made in Italy nel mondo. “Sotto l’aspetto socio-economico, i nostri emigranti svolgono un ruolo fondamentale di ambasciatori del nostro Paese. Quella che si terrà a Bruxelles il 25 novembre sarà un’edizione ‘zero’, ma per i prossimi anni intendiamo allargare la platea dei candidati a tutto il mondo, perché tutti possano sapere che l’Italia non dimentica i suoi figli”. F FORBES.IT
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di Matteo Calzaretta
Aria nuova
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Liquigas fornisce a privati e imprese soluzioni energetiche pulite come il gpl e il gnl, i due prodotti meno inquinanti tra le fonti fossili sul mercato. “Per il futuro? L’obiettivo più importante che ci proponiamo è quello della transizione ecologica”, dice l’ad Giuseppe Fiorino
Nel 2023 il nostro Paese si trova di fronte a un’importante sfida, quella di dover migliorare in un’ottica di sviluppo sostenibile e innovare il proprio energy mix: l’insieme delle fonti primarie che vengono utilizzate per la produzione di energia. Oggi, inoltre, è fondamentale dare importanza alla tutela della qualità dell’aria, un tema che sempre più rappresenta una priorità per la salute dei cittadini e la difesa del territorio. A questa necessità risponde Liquigas, azienda attiva sul mercato nazionale nella distribuzione di gpl (una miscela di propano e butano allo stato liquido) e gnl (metano liquido), che offre a privati e imprese (che vivono nelle aree off-grid, ovvero le zone del paese non raggiunte dalla rete del metano) soluzioni FORBES.IT
energetiche pulite. Gpl e gnl sono infatti caratterizzati da un mix di proprietà di forte interesse: a fronte di un alto potere calorifico entrambi presentano bassi livelli di emissioni di CO2 e polveri sottili. Liquigas è una realtà italiana 100%, parte del gruppo Shv Energy, tra i leader mondiali nella distribuzione di soluzioni energetiche off-grid e a basso contenuto di carbonio. Nel 2023 Liquigas ha nominato come amministratore delegato Giuseppe Fiorino. Il manager, che da 13 anni lavora per Shv Energy, è rientrato in Liquigas dove, a partire dal 2010 e per quasi nove anni, ha ricoperto il ruolo prima di financial director e poi di cfo. Fiorino ha poi proseguito la sua carriera con due significative esperienze: prima dal 2019 in Turchia, come cfo presso Ipragaz, poi in Cina, sempre come cfo, questa volta per Shv Energy China.
Avete pubblicato da poco il vostro ultimo report sostenibilità. Come si pone Liquigas su questo tema? Abbiamo pubblicato quest’anno l’11esimo report di sostenibilità, un dato che mostra quanto sia importante questo aspetto per noi. Sicurezza e sostenibilità sono da sempre due temi su cui lavoriamo e la pubblicazione del report rappresenta un ulteriore passo avanti in termini di trasparenza e rendicontazione delle nostre attività. Parlando di sostenibilità, puntiamo a combattere l’inquinamento dell’aria offrendo due prodotti, il gpl e il gnl, che sono i meno inquinanti tra le fonti fossili sul mercato. Cosa avete intenzione di fare per combattere o compensare l’utilizzo dei combustibili fossili? Siamo consapevoli dell’impatto
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In che modo la vostra azienda si allinea alle disposizioni europee in materia di risorse rinnovabili? Liquigas si muove in sinergia con tutte le filiali del gruppo. Quello che chiediamo è un approccio basato sulla neutralità tecnologica che ci dia la possibilità di investire come privati nello sviluppo di prodotti bio, come il biogpl, il biognl e l’rDM, e la garanzia che questi prodotti possano essere utilizzati in mix con quelli esistenti per una progressiva sostituzione di questi ultimi. Peraltro, questa richiesta, supportata sia dall’associazione italiana Assogasliquidi che da quella europea, tiene conto dell’interesse dell’economia di NOVEMBRE, 2023
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delle fonti fossili come il gpl sulla produzione di CO2. Per questo da anni riduciamo le emissioni lungo tutto il ciclo di vita del nostro business. In linea con gli impegni del gruppo ci siamo dati obiettivi di sostenibilità che nel 2022 ci hanno consentito nel 2022 di ridurre le emissioni dirette del 29,5% e quelle indirette dell’8%, anticipando peraltro il raggiungimento di questo target, inizialmente fissato al 25% entro il 2025. Per fare un esempio concreto, noi il gpl lo consegniamo casa per casa, con una flotta di circa 300 autobotti che monitoriamo costantemente per ottimizzarne l’utilizzo, in termini sia di itinerari che di stile di guida, e ridurre quindi il più possibile i consumi di carburante e i relativi impatti sull’ambiente. La parte più significativa per la sostenibilità futura sarà la conversione da gpl fossile a gpl rinnovabile. Il futuro sarà l’utilizzo di molecole da fonti rinnovabili. La prima è il bio gpl, la seconda è la rDME, una nuova molecola già in produzione. È già partita, a livello di gruppo, una sperimentazione con un impianto nel Regno Unito.
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Giuseppe Fiorino
un’intera filiera che comprende anche il consumatore finale, che, nell’ipotesi di una decisione europea esclusivamente mirata a una totale elettrificazione dei consumi, subirebbe gravi ripercussioni di tipo economico, sia dirette che indirette, legate a un cambio radicale di impianti e di modello energetico. Riteniamo che un approccio veramente neutrale debba lasciare al consumatore finale la possibilità di decidere se utilizzare le nostre soluzioni per la transizione piuttosto che altre e se e quanto orientarsi sull’elettrico, in base alle proprie valutazioni ed esigenze di consumo. Dove è presente Liquigas in Italia? Liquigas è presente su tutto il territorio nazionale e garantisce ogni giorno un servizio capillare a oltre 300mila clienti, attraverso i suoi 20 stabilimenti e depositi e circa 50 uffici vendita. Serviamo 142 comuni canalizzati a gpl, per oltre 742 chilometri di rete. Liquigas può inoltre contare su oltre cinquemila rivenditori di bombole gpl e una flotta di 300 autobotti di proprietà.
Qual è l’offerta che Liquigas contempla con Futuria? Attraverso Futuria, il gruppo sta lavorando allo sviluppo di biogpl, biognl e rDme. L’obiettivo è che il cliente non si accorga della transizione, in quanto non sarà necessaria una sostituzione di apparecchiature. Per tutte le altre forme di energia rinnovabili il cliente deve affrontare spese iniziali legate all’installazione degli impianti. Nel nostro caso, invece, non ci sono costi aggiuntivi per la transizione ecologica. Su quali altri punti lavorerete per il consolidamento del vostro business? Che obiettivo ha l’azienda per il futuro prossimo? Puntiamo a consolidare la nostra posizione come leader del mercato, raggiunta anche grazie a diverse acquisizioni fatte negli scorsi anni. Riteniamo poi importante proseguire nella lotta alla vendita illegale delle nostre bombole. L’obiettivo più importante che ci poniamo è però quello della transizione: riuscire a dare un’offerta sostenibile ed efficace ai nostri attuali clienti e ai nuovi, con i prodotti che arriveranno sul mercato. F FORBES.IT
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di Federico Silvio Bellanca
PERONI NASTRO AZZURRO
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Vetrina mondiale
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Peroni Nastro Azzurro è stata tra le aziende protagoniste dell’edizione italiana della Ryder Cup. Un’occasione per raccontare le novità del brand ai tanti appassionati stranieri arrivati a Roma
La Ryder Cup, torneo biennale di golf in cui si sfidano selezioni di giocatori europei e statunitensi, per la prima volta si è svolta in Italia, portando nella capitale fan da tutto il mondo a vivere la passione per lo sport e ad abbracciare lo stile di vita italiano. Tra le aziende protagoniste della manifestazione c’era anche Peroni Nastro Azzurro. Ne abbiamo approfittato per intervistare Grant McKenzie, chief marketing officer di Asahi Europe & International, di cui Peroni fa parte. Che cosa ha rappresentato la Ryder Cup per Peroni Nastro Azzurro? È stata una grande opportunità, perché giocavamo in casa. Questo ci ha permesso di condividere i valori del brand in modo ancora più forte, facendo vivere a tutti gli ospiti lo stile italiano. Oltre 300mila persone sono arrivate a Roma per l’evento, per godersi l’Italia e un’edizione dal fascino probabilmente irripetibile. Di solito la Ryder, quando si tiene in Europa, si gioca nel Regno Unito o in Irlanda. Qui il mood è diverso, dal
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del nostro brand. Penso, in primis, alla voglia di connettere le persone, creare condivisione. Questo percorso di creazione del valore serve a consolidare il posizionamento di Peroni Nastro Azzurro a livello globale.
Grant McKenzie
clima all’ospitalità: l’italianità celebrata nel mondo. Questa vetrina ci ha dato modo di far conoscere al pubblico internazionale - sono moltissimi gli appassionati arrivati da Scandinavia e Regno Unito - due innovazioni: Peroni Nastro Azzurro 0.0%, che intercetta la richiesta del mercato crescente delle birre analcoliche, e Peroni Nastro Azzurro Stile Capri, un modo nuovo di bere Peroni Nastro Azzurro, più leggera e rinfrescante, grazie alla scorza di limone e alla nota amaricante della foglia d’ulivo, con meno alcol, perfetta per l’aperitivo. Negli ultimi anni il marchio ha conquistato sempre di più il territorio sportivo. Che tendenza vede in quest’area? È un percorso di cui siamo orgogliosi, che è iniziato qualche anno fa con la collaborazione di 0.0% con il mondo della Formula 1 e continua oggi con la Ryder Cup, senza scordare la vicinanza alla Nazionale italiana di rugby. I valori dello sport sono assimilabili a quelli
Roma ha ospitato la prima The House of Peroni Nastro Azzurro italiana. Il brand porta da anni il format in giro per il mondo. Che cosa dobbiamo aspettarci per il futuro? Il nostro obiettivo per Peroni Nastro Azzurro è portarla a essere, nei prossimi anni, uno dei primi dieci brand al mondo. Sentiamo di essere sulla buona strada. Le The House Of Peroni Nastro Azzurro sono fondamentali per far conoscere il nostro mondo. Da Dubai a Londra o da Melbourne a Singapore e ora a Roma, questi hub sono icona di stile e rappresentazione di ciò che il brand vuole trasmettere. Allargando lo sguardo a tutto il gruppo, qual è la visione di Asahi Europe International per i prossimi anni? Abbiamo un progetto molto ambizioso, poiché siamo ancora piccoli su scala globale. Dobbiamo concentrarci sulla qualità e sull’esperienza. La nostra strategia parte dalle persone, sia quelle interne all’azienda che i consumatori, che, nel riscoprire il piacere di ritrovarsi per bere una birra di qualità, sono i migliori comunicatori della nostra visione. L’obiettivo è, ovviamente, la crescita del marchio premium. La strategia incoraggia ad apprezzare il gusto, ma anche la moderazione nel consumo di alcol, con varietà meno intense e 0.0%. Il tutto mantenendo l’impegno verso filiere produttive e di fornitura sempre più sostenibili. F NOVEMBRE, 2023
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di Leonardo Vesci
Un dibattito lungo 75 anni
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Il salario minimo è al centro della discussione politica. Il tema trova le radici nell’articolo 36 della Costituzione, che nel 1948 sanciva il principio della giusta retribuzione
Il salario minimo è un tema attuale ma non nuovo, che trova le radici addirittura nei precetti costituzionali. Il principio di giusta retribuzione è nato con l’articolo 36 della Costituzione. E ancora oggi nelle aule di tribunale - nei contenziosi giuslavoristici in materia di possibili differenze retributive e compensi non adeguati - è il parametro dell’articolo 36 a essere invocato in caso di salari troppo bassi o legati a contratti collettivi che vengano considerati non di ‘prima fascia’ o sproporzionati rispetto a categorie affini. La norma costituzionale che compie 75 anni già fornisce le indicazioni per una sorta di salario minimo costituzionale e recita: “Il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufNOVEMBRE, 2023
ficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa” (art. 36 I comma). I principi generali e astratti dell’articolo 36 si sarebbero dovuti legare al seguente articolo 39 della Costituzione ultimo comma, che prevedeva all’ultimo capoverso l’efficacia erga omnes dei contratti collettivi di settore, ma che non ha mai avuto concreta attuazione. E i 1.000 e oltre contratti catalogati dal Cnel sono la riprova di un’evidente frammentazione. Ecco perché in numerose pronunce delle sezioni lavoro, in caso di contestazione di retribuzioni non adeguate, viene considerato, come retribuzione proporzionata e parametro di congruità, il trattamento economico complessivo dei contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella categoria di riferimento. Il salario minimo da garantire viene quindi spesso considerato quello
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del Ccnl comparativamente più rappresentativo del settore, che funge da parametro (esterno, analogico e interpretativo) di commisurazione della proporzionalità e della sufficienza. Ovviamente ci sono anche le eccezioni rappresentate da Ccnl più rappresentativi di settore ma comunque non congrui. È quanto evidenziato dalla sentenza della Cassazione del 2 ottobre 2023 n. 27711, che affronta il tema e lascia l’ultima analisi dell’effettiva congruità ai tribunali. Di recente è intervenuto anche il Cnel - organo di rilievo costituzionale previsto dall’articolo 99 della Costituzione con funzione consultiva rispetto al governo, alle camere e alle regioni e con potere di iniziativa legislativa -, che ha confermato negli interventi di ottobre come la soluzione possa continuare a essere la centralità dei Ccnl nell’individuazione dei parametri. Ma sempre con un’attenzione massima e costante al vaglio di eventuali casi di settori in cui anche Ccnl più rappresentativi siano scaduti, obsoleti o di dubbia tenuta rispetto ai parametri di proporzione previsti dall’articolo 36 della Costituzione (come precisato dalla Cassazione). Riassumendo, si ritiene che la Costituzione (fonte gerarchicamente sovraordinata) rimanga il faro, con i Ccnl e la sempre possibile verifica giudiziale a permettere una costante analisi di equilibrio e congruità. F FORBES.IT
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di Luca Sessa
Raccontare il territorio
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L’azienda vitivinicola Librandi è ambasciatrice della Calabria nel mondo. Ha superato i 2,5 milioni di bottiglie all’anno e vuole coniugare tradizione e ricerca. “L’armonia delle nostre zone ci ha suggerito la strada”, dicono i membri della terza generazione, oggi alla guida della società Quando si nomina la Calabria e si pensa alla sua produzione vitivinicola, è naturale pensare ai Librandi, una delle famiglie italiane di riferimento nel settore. La loro è una storia lunga oltre un secolo, che narra di una viticultura capace di interpretare un territorio e di una famiglia che ha saputo tradurre il proprio bagaglio di conoscenze, studi e sperimentazioni in un caso imprenditoriale, oltre che in un’occasione di crescita e progresso per la regione. Gli addetti ai lavori e chi conosce questa zona riconoscono ai Librandi la lungimiranza, la capacità di creare connessioni -
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sia tra le imprese del territorio che tra le comunità - e quella di essere portavoce del vino calabrese nel mondo. Da tre generazioni l’azienda vitivinicola Librandi è ambasciatrice della viticoltura calabrese, della sua ricchezza e delle sue potenzialità. Affacciata sul mar Ionio, a Cirò Marina, con i suoi vigneti collinari e pianeggianti incastonati nella macchia mediterranea, comprende circa 350 ettari, dei quali 232 vitati, 80 a uliveto e i restanti boschivi. Cirò rappresenta la storia e l’anima della vite e del vino in Calabria. Qui i Librandi coltivano la vite e qui, negli anni ‘50, decisero di allargare le attività, organizzandole per l’imbottigliamento e la commercializzazione del vino. Ancora oggi il principale obiettivo è diffondere la conoscenza di un patrimonio ricco di storia, tradizioni e biodiversità. L’azienda, fondata e accompagnata nella crescita compiuta nel ‘900 da Tonino e Nicodemo Librandi, è oggi guidata dai figli di Nicodemo, Raffaele e Paolo, e da quelli di Tonino, Francesco e Teresa. “La nostra storia è nata dai sei ettari di terra acquistati da nonno Raffaele, punto di partenza di un rapporto con la terra caratterizzato da orgoglio e passione”, dicono i Librandi. “Oggi parliamo di Calabria attraverso vini dalle caratteristiche uniche”. Fin dalle origini l’azienda ha guardato al futuro. Sia per anticipare temi e tendenze, interessandosi alla tutela della biodiversità e alla sostenibilità, sia per dare sempre maggiore solidità e rigore scientifico alla NOVEMBRE, 2023
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LIBRANDI
Da sinistra: Raffaele, Paolo, Nicodemo, Teresa e Francesco Librandi
conduzione dei vigneti e della cantina. Si è sempre dedicata alla ricerca in ambito vitivinicolo ed è stata protagonista della riscoperta di vitigni autoctoni dimenticati o perduti. Un progetto ancora in atto. “È stata l’armonia della nostra terra”, raccontano, “a suggerirci la strada. Da una parte la valorizzazione della tradizione con gli impianti ad alberello, i portainnesti storici e gli insegnamenti dei nostri viticoltori, la cui maestria è radicata nella storia del Cirotano; dall’altra, gli investimenti nell’innovazione e nella ricerca, con la collaborazione di grandi esperti del settore, spinti dalla convinzione che la ricerca ci avrebbe permesso di conservare ed esaltare il nostro patrimonio viticolo. Questo è da sempre il nostro obiettivo e la nostra richiesta alla comunità scientifica. Non abbiamo inventato o modificato alcunché, attraverso la scienza abbiamo capito meglio quello che avevamo a disposizione. È stata la voglia di conservare, attualizzare ed esaltare le caratteristiche delle NOVEMBRE, 2023
nostre varietà a spingerci in questa avventura. Oggi sappiamo che l’intuizione iniziale era giusta e che alcune delle pagine più belle dell’enologia calabrese devono ancora essere scritte”. La cantina Librandi ha fatto della sostenibilità un argomento centrale. L’impegno sociale, economico e ambientale è stato attestato nel 2021 con la certificazione Equalitas e si è consolidato con la pubblicazione del primo bilancio di sostenibilità. Nel primo semestre del 2022, oltre alla riconferma della certificazione Equalitas, sono stati conclusi il calcolo e l’analisi degli indicatori di carbon footprint (emissioni di CO2 e altri gas serra) e water footprint (impatto idrico), per impostare un percorso di compensazione delle emissioni. Nel 2023 l’azienda ha definito nuovi progetti, con un considerevole impegno sul fronte sociale. Non ultima la realizzazione di attività culturali, come il completamento del Museo della Viticoltura e del Vino, Vites (viticoltura, territorio, storia):
una collezione di reperti, attrezzi e oggetti, in parte conservati nei magazzini della famiglia Librandi e in parte appartenuti ad altre famiglie locali. La cantina Librandi ha superato il traguardo dei due milioni e mezzo di bottiglie all’anno con le ultime vendemmie. L’export sfiora il 50% e copre oltre 40 paesi: dalla Germania agli Stati Uniti, dal Giappone al Regno Unito, passando per l’Australia, il Messico, il Brasile e molti altri. Oltre ai vigneti, brillano i vini, figli del territorio e allo stesso tempo – anzi, proprio per questo – cosmopoliti. “La nostra produzione è il frutto del costante lavoro di ricerca e valorizzazione di varietà autoctone”, affermano i Librandi. “Lo studio e la fase di selezione e innesti ci permettono di mettere in bottiglia l’espressione più autentica della nostra terra. La filosofia produttiva non è mai cambiata nel tempo: cerchiamo di coniugare identità e complessità, facendo in modo che i vini possano essere anche piacevoli e fruibili”. F FORBES.IT
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di Matteo Chiamenti
NAMIRIAL
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Il giusto partner del cambiamento
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Namirial fornisce soluzioni software e servizi fiduciari digitali per il settore privato e la pubblica amministrazione. Ora punta all’internazionalizzazione cose, on-boarding digitale, servizi di firma, conservazione a norma dei documenti e comunicazione certificata. Siamo presenti in Italia e in molti Paesi europei e sudamericani.
Chi l’avrebbe mai detto che tra gli esempi più rilevanti di made in Italy ci fosse la competenza digitale? Ne è la dimostrazione Namirial, azienda italiana che è riuscita a diventare una multinazionale nel segmento delle soluzioni software e dei servizi fiduciari digitali certificati Ue. Max Pellegrini è il ceo.
Come vi siete evoluti negli ultimi anni e come è cambiato il contesto di mercato? Sono entrato in Namirial nel 2020, in piena pandemia. Questo contesto ha generato logicamente un forte incremento nella domanda di servizi digitali. Una volta che un’azienda abbraccia il digitale, non torna più indietro, perché i vantaggi sono tangibili: i costi si abbassano e l’efficienza dei processi aumenta. Infine, non dimentichiamo l’impatto positivo della digitalizzazione sull’ambiente, ragionando in termini di risparmio di carta, acqua ed emissioni di CO2. Guardando in prospettiva, è prevista una crescita della domanda di servizi digitali in Europa tra il 20 e il 25% anno su anno, e questo ci dà grande fiducia per il futuro.
Ci parli della società. Namirial è nata più di 20 anni fa a Senigallia, nelle Marche. All’inizio l’offerta era orientata al supporto dei professionisti, ma con l’avvento dei servizi fiduciari qualificati abbiamo abbracciato anche questo mercato. Oggi siamo un qualified trust service provider e supportiamo i nostri clienti nell’esecuzione di transazioni sottoposte a forte compliance in mercati regolamentati, in maniera completamente digitale e con grande attenzione alla sicurezza e all’affidabilità dei servizi. La nostra offerta prevede, tra le altre
Che cosa vi distingue in termini di offerta? La nostra piattaforma è end-to-end e riusciamo a supportare la digitalizzazione dei processi dei nostri clienti con una soluzione che accompagna lungo tutto il percorso, dall’identificazione del cliente alla transazione gestione del documento. Inoltre fino alla piattaforma è completamente proprietaria e in cloud, e questo ci permette una grande flessibilità in funzione delle esigenze della clientela. Infine siamo il partner giusto per i clienti con un approccio al mercato omni-channel.
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Max Pellegrini
Nel digitale uno degli argomenti più dibattuti è quello dell’IA generativa. Come vi state muovendo su questo fronte? La utilizziamo come supporto per la produttività dei team. Attraverso il nostro hackathon AI Lab stiamo selezionando i modelli da utilizzare, che meglio si adattano al nostro business. Lato prodotti, lavoriamo alla comprensione della semantica dei documenti coinvolti nei processi della clientela. Piani per il futuro? Stiamo puntando sull’internazionalizzazione attraverso due binari paralleli. Il primo è quello della crescita organica, l’altro è relativo alla possibilità di future acquisizioni di realtà in grado di creare sinergie con la nostra. F NOVEMBRE, 2023
A cura di Filippo Ferri, partner di Cagnola & Associati
A prova di intelligenza artificiale
La tecnologia ha influenzato anche il settore legale. Ma gli interrogativi che l’uso di strumenti come ChatGPT solleva sono molti, a partire dalla verifica della veridicità delle informazioni
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i fa un gran parlare, negli ultimi tempi, di quello che sarà o potrà essere l’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro dell’avvocato. La discussione si è animata soprattutto a seguito dell’utilizzo del sistema ChatGPT, un chatbot basato su intelligenza artificiale e apprendimento automatico, specializzato nella conversazione con un utente umano. Lo scopo di questa tipologia di software è quello di simulare un dialogo con un essere umano. La 'pietra dello scandalo', però, è stata rappresentata da alcuni casi clamorosi di uso non andato a buon fine di ChatGPT da parte degli
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lavoro: presa alla lettera la richiesta di ricerca degli avvocati, si è inventato una serie di precedenti, riportando persino i dettagli dei numeri di registro e dei giudici che avrebbero emesso le sentenze. Lo studio legale, quindi, ha subito una multa di 5mila dollari. Il giudice, infine, ha riconosciuto come non ci fosse nulla di improprio nell’utilizzo di ChatGPT, ma che fosse onere degli avvocati verificare sempre la veridicità delle informazioni raccolte. L’utilizzo di ChatGPT pone una serie di quesiti e problemi, dovuti principalmente al fatto che questi applicativi sono ancora acerbi o, quanto meno, ne è ancora acerbo l’uso da parte degli utenti. La vera problematica è però relativa al ruolo dell’avvocato e alla sua modalità di lavoro, non solo perché la diffusione massiva dell’uso di ChatGPT potrebbe far perdere posti di lavoro (chi ha più bisogno di praticanti e collaboratori, se ci pensa il software?), quanto piuttosto perché tale tipologia di software potrebbe incidere molto negativamente sulla formazione e la preparazione dell’avvocato del domani. Se è vero che i vecchi maestri erano molto esigenti nel pretendere una ricerca estesa alle vecchie riviste giuridiche ingiallite, è altrettanto vero che da quel lungo, paziente e pesante lavoro il giovane praticante usciva incredibilmente arricchito, con maggiori conoscenze e un'eccezionale palestra mentale. Potrebbe tutto questo cambiare, in negativo, con il diffondersi dell’intelligenza artificiale? L’esperienza insegna che non bisogna avere paura del progresso, ma che quest’ultimo va gestito con prudenza. Chissà se il mondo degli avvocati lo saprà fare.
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Filippo Ferri
studi legali. Secondo recenti notizie di stampa, un caso in particolare ha visto un privato citare in giudizio la compagnia area colombiana Avianca, adducendo di essere stato colpito al ginocchio da un carrello di metallo durante un volo diretto a New York. Gli avvocati della parte attrice, per supportare le loro argomentazioni accusatorie, hanno presentato al tribunale un fascicolo contenente casi di precedenti analoghi a loro favorevoli. Per disgrazia dei legali dell’attore, ChatGPT aveva però preso un granchio: tutti i casi citati, infatti, erano completamente fasulli. Il software, in realtà, aveva fatto il suo
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a cura di Marco Baglioni, partner di Biscozzi Nobili
Una nuova architettura per le s.p.a.
Il cambio nell'assetto di controllo di una società impone adeguata tutela giuridica. Da un lato si inserisce l’art. 2359 del codice civile, dall’altro intervengono clausole risolutive o di recesso
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generalmente tendono a subordinare la sopravvivenza del contratto al mantenimento, in capo a una o a entrambe le parti, dell’assetto proprietario originario al momento della firma del contratto stesso. Gli strumenti per realizzare lo scopo sono apposite clausole risolutive o di recesso, o condizioni risolutive che vengono inserite nel contratto: se cambia il controllo, ne deriva, automaticamente o meno a seconda del tipo di clausola prescelto, lo scioglimento del vincolo contrattuale. Nei finanziamenti, per esempio, la parte finanziata ha l’obbligo di comunicare il cambio di controllo alla
banca finanziatrice, che ha il diritto di risolvere il contratto qualora non gradisca il nuovo azionista di controllo. Nel contesto societario, le clausole che prevedono il diritto di riscatto delle azioni qualora cambi il controllo trovano applicazione sia negli statuti delle società, sia nei patti parasociali. Il Consiglio notarile di Milano, con la massima n.185, ha riconosciuto la legittimità delle clausole di cambio di controllo negli statuti, ma solo con riguardo al trasferimento delle quote della società nel cui statuto la clausola è inserita e non ai trasferimenti delle partecipazioni della società socia.
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Marco Baglioni
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l change of control, ossia la sostituzione del soggetto proprietario o che ha un’influenza dominante su una s.p.a., agita il sonno di chi partecipa a operazioni straordinarie, acquisizioni di quote azionarie, quotazioni in borsa, finanziamenti di banche e agli operatori di private debt. Da un lato, è frequente nell’imprenditore che sta valutando di quotare in Borsa la propria società o di aprire il capitale a un operatore di private equity il timore di perdere il controllo dell’azienda. D’altro canto, in varie tipologie di contratti commerciali o di finanziamento, una o entrambe le parti hanno la preoccupazione che, dopo la conclusione del contratto, la controparte o la società finanziata cessi di appartenere all’imprenditore con il quale hanno trattato. La parte che teme la possibilità del cambio di controllo, infatti, ha l’interesse a mantenere il vincolo contrattuale tra le parti originarie. Quali rimedi e tutele sono reperibili quindi nella normativa? La legge non ne stabilisce direttamente le regole. Interviene allora la norma del 2359 del codice civile, da cui si ricava la nozione di controllo di una società: “Sono considerate società controllate quelle di cui un’altra società dispone della maggioranza dei voti nell’assemblea ordinaria (controllo di diritto) o dei voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria (controllo di fatto) o esercita un’influenza dominante in base a vincoli contrattuali (controllo contrattuale)”. Sono comunque utilizzate nella prassi, sia in ambito societario, sia in ambito contrattuale, le clausole di cambio di controllo, ossia le pattuizioni che prevedono la liberazione dal vincolo contrattuale nei casi in cui passi di mano il controllo dell’impresa coinvolta. In ambito negoziale, i contenuti sono lasciati alla libera determinazione delle parti, ma
A cura di Jungler
L’economia dei creator
Dal 2019 Jungler si è ritagliata uno spazio nelle agenzie di comunicazione, dove segue campagne di influencer marketing. L’ad Irene Jin: “Vogliamo formare i talenti che faranno il futuro del digital”
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Irene Jin
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un ebitda in alta crescita rispetto all'esercizio precedente”. Come riporta Andrea Fato, advisor della società, questi risultati sono stati raggiunti da una pianificazione strategica in cui le persone giocano un ruolo chiave sia nella gestione operativa delle campagne e di vendita, sia nei nuovi rapporti di partnership. “Ci siamo resi conto che è fondamentale, in un settore fatto di persone e relazioni come quello nell’influencer marketing, mantenere la componente umana strettamente connessa agli strumenti digitali, in modo da poter sempre offrire al cliente un servizio su misura, efficiente e misurabile”, ha concluso Irene.
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Value Company 2023, programma dedicato alle aziende che investono su talento femminile e gender equality, realizzato dalla Fondazione Marisa Bellisario in collaborazione con Intesa San Paolo. La visione strategica della ceo è legata non solo allo sviluppo di un’organizzazione che metta al centro il benessere dei propri dipendenti, ma anche al raggiungimento degli obiettivi legati a redditività e processi. “L’impresa ha più che raddoppiato i ricavi da prestazione di servizi, puntando a raggiungere l’obiettivo di 700mila euro, con un miglioramento della redditività complessiva derivante dalle operazioni, sintetizzate da
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n un momento in cui il mercato della creator economy continua a crescere e l’utilizzo dei social media è essenziale per comunicare con le nuove generazioni, Jungler realizza campagne di influencer marketing per brand e agenzie di comunicazione. Alla guida Irene Jin, che ha recentemente assunto il ruolo di ceo per accompagnare la società in una fase di trasformazione e crescita. Fin dalla nascita, nel 2019, Jungler ha concentrato la sua attività nello sviluppo di una piattaforma dedicata alla gestione delle campagne di microinfluencer: ricerca e profilazione dei talent, gestione dei processi operativi e analisi delle performance della campagna. La piattaforma è stata poi finalizzata durante il percorso di accelerazione di startup di Luiss EnLabs di LVenture Group nel 2020. Oggi Jungler ha consolidato la sua posizione nel settore dell’influencer marketing estendendo la sua offerta anche nel supporto strategico, creativo e operativo delle campagne. I recenti sviluppi, uniti alla sua esperienza pluriennale nel settore, hanno permesso alla società di diventare un partner chiave per agenzie di comunicazione e centri media tramite la gestione totale delle loro campagne. Sebbene inizialmente i clienti fossero principalmente e-commerce e brand, da circa un anno il target di riferimento si è esteso, e Jungler ha trovato mercato fertile nelle agenzie di comunicazione. Il team si è da poco allargato includendo anche consulenti legali e fiscali in modo da poter offrire un servizio completo. “Il mio sogno è creare un’azienda capace di formare e valorizzare i giovani talenti che faranno il futuro del digital marketing”. Per questo motivo la squadra è composta prevalentemente da persone appassionate del settore, con un occhio verso la parità di genere. Non a caso, Jungler è stata selezionata tra le Women
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di Danilo D’Aleo
L’avvocato degli influencer
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Lo studio di Riccardo Lanzo assiste personaggi influenti sul web, content creator, agenzie di management e creative. Tra i suoi clienti, sin dall’esordio, Khaby Lame, che dal 2022 è il tiktoker più seguito al mondo. “I tempi sono maturi per un garante dei social network’”
Anticipare le esigenze dei clienti e fornire soluzioni a problemi nuovi, soprattutto in un contesto normativo rivoluzionato dalla comunicazione digitale, in particolar modo dai social e dalle nuove figure lavorative nate grazie a questo nuovo universo: gli influencer. Un obiettivo che, nel tempo, ha permesso allo studio legale dell’avvocato Riccardo Lanzo di crescere e di oltrepassare i confini di Novara, aprendo una sede a Milano. Concentrando la sua attenzione sulle nuove tendenze, approcciando meticolosamente il diritto della proprietà intellettuale con focus sull’influencer marketing e sulle nuove tecnologie, Lanzo FORBES.IT
è stato tra i primi a individuare il mercato globale dell’influencer marketing, le cui dimensioni sono passate da 6,5 miliardi di dollari nel 2019 a 16,4 miliardi nel 2022 e, secondo l’ultimo studio di Statista, nel 2023 raggiungeranno 21,1 miliardi di dollari. Nel dettaglio, lo studio assiste content creator, influencer, agenzie di management e creative e centri media in operazioni che rappresentano il 10% del mercato nazionale, pari a 308 milioni di euro. Non è un caso, quindi, se Lanzo ha seguito, dall’esordio fino al cambio del management, Khaby Lame, che dal 2022 è il tiktoker più seguito al mondo. “Oggi assistiamo alle prime esperienze di ambassadorship nel metaverso, con tutte le conseguenze legali del caso. Sono fondamentali, i diritti che vengono in rilievo e che devono essere considerati nelle negoziazioni
dei contratti aventi a oggetto campagne promozionali che hanno luogo, anche ma non solo, nella realtà aumentata”, dice Lanzo, che è stato scelto come autore del capitolo sull’influencer marketing del libro Metaverso, curato da Guido Sforza e Giuseppe Cassano, e che è intervenuto sul tema nel corso di alta formazione in diritti nel metaverso della European School of Economics di Roma. “Come studio, da tempo abbiamo accostato nella pratica il tema dell’influencer marketing a quello del metaverso, ritenendo necessario anticipare i tempi e costruire impianti giuridici, sotto forma di accordi, che tutelino i nostri clienti quando si sviluppano possibilità di business anche grazie all’innovazione tecnologica. Tutto ciò è strettamente collegato alla brand reputation, cioè all’identità che ogni impresa e ogni professionista, incluso l’influencer, vuole sviluppare per emergere nel proprio settore”.
“Come studio, già da tempo abbiamo inserito nella pratica il tema del metaverso. Abbiamo ritenuto necessario anticipare i tempi e costruire impianti giuridici che tutelino i nostri clienti anche nelle innovazioni tecnologiche” NOVEMBRE, 2023
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I social e il metaverso, però, non portano con sé solo opportunità, ma anche risvolti negativi, come bullismo, stalking, diffamazione e revenge porn. Temi che Lanzo tratta ogni giorno e che l’hanno portato a essere udito come esperto in commissione giustizia al Senato, dove ha suggerito spunti di riflessione e proposto soluzioni di carattere tecnico-operativo innovative. “Si auspica l’adozione di una normativa ad hoc non solo per contrastare, ma anche per prevenire condotte di questo tipo. È forte l’esigenza di istituire una figura a tutela degli utenti, anche minori, dei social network. I tempi sono maturi per un garante dei social network, NOVEMBRE, 2023
mediante l’eventuale attribuzione di competenze ad un’autorità già esistente”. Non è finita qui. Andando oltre i tipici social, Lanzo ha individuato in OnlyFans il nuovo terreno in cui si sta già giocando la partita della regolamentazione: “A settembre è uscito il libro Diritti e doveri su OnlyFans – viaggio nella piattaforma più controversa della Generazione Z, che ho curato insieme alla collega Giulia Suigo, in cui descriviamo il fenomeno di OnlyFans, approfondendo gli aspetti più dibattuti e cercando un bilanciamento degli interessi in gioco”. Nel dettaglio, offrendo spunti di riflessione, il libro illustra le cose da fare e
quelle da non fare a per chi opera in questo mercato. In sintesi, si propone come un vademecum per creator, chatter, manager, commercialisti, avvocati e giuristi che si trovano ad affrontare casi collegati a OnlyFans, da considerare con due sguardi diversi: quello del creator o quello del fan. Perché è proprio in base al ruolo che si interpreta che cambiano le condizioni di utilizzo, imponendo obblighi e responsabilità diverse. Pertanto, è bene che ogni utente sia consapevole di ciò che accetta iscrivendosi alla piattaforma e delle possibili conseguenze in termini civili, penali e reputazionali. “L’utilizzo illegittimo dei contenuti condivisi tramite OnlyFans, infatti, potrebbe integrare anche fattispecie penalmente rilevanti, come revenge porn, sostituzione di persona e illecito trattamento dei dati. Interessanti sono anche le questioni che coinvolgono lavoratori subordinati che utilizzano OnlyFans come creator, peraltro, sempre più spesso appoggiandosi ad agenzie e chatter. La definizione del rapporto con questi è fondamentale. Non possono essere trascurati, poi, i temi dell’utilizzo del marchio e di OnlyFans e delle iniziative di influencer marketing sulla piattaforma. Senza tralasciare che, spesso, creator che devono la propria fama a OnlyFans utilizzano gli altri social network per promuovere brand e il proprio profilo, creando un circolo virtuoso e profittevole per il business. “In sintesi, non è una terra franca ma, al contrario, sono molte le regole da conoscere e rispettare per utilizzare al meglio la piattaforma e valorizzare la propria attività. Spesso i creator incassano somme considerevoli, che rendono non trascurabili anche gli aspetti fiscali”. F FORBES.IT
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LANZO
Riccardo Lanzo
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L’OSPEDALE SAN RAFFAELE COLLABORA CON TANTE AZIENDE PER SPINGERE LE PERSONE A INFORMARSI E SVOLGERE CONTROLLI REGOLARI. ANCHE PER ABBATTERE I TABÙ CHE ANCORA CIRCONDANO LA SALUTE MASCHILE. “BISOGNA IMPARARE A FREQUENTARE PERIODICAMENTE UROLOGO E ANDROLOGO, A TUTTE LE ETÀ”, DICE LO SPECIALISTA ANDREA SALONIA NOVEMBRE, 2023
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G R U P P O SA N D O N ATO • D E A N G E L I S
Il potere della PREVENZIONE
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SPECIALE HEALTHCARE
ovembre è il mese dedicato alla salute maschile, un aspetto sul quale restano ancora molti tabù, nonostante una ricca offerta sanitaria. L’Ospedale San Raffaele è impegnato in campagne di prevenzione e collaborazioni con aziende per permettere a sempre più persone di accedere a informazione e consapevolezza, a beneficio della propria salute. Forbes ha intervistato Federico Esposti, direttore operativo dell’ospedale, neurofisiologo e manager, laureato in ingegneria biomedica, e Andrea Salonia, specialista in urologia e in endocrinologia e malattie del ricambio con indirizzo andrologico. Esposti, quali tabù rimangono a proposito della salute maschile? Sono tabù culturali. L’offerta sanitaria è simmetrica tra maschi e femmine, ma i maschi tendono a usufruire meno dei servizi sanitari, in particolare per quello che riguarda la prevenzione, con una parziale eccezione riguardo ai check-up. Le nuove generazioni sono però molto attente alla prevenzione. Nella popolazione over 55, in ambito urologico, fa fatica a emergere l’idea che la prevenzione sia importante. Campagne di awareness pubblica, come Movember, il mese di sensibilizzazione per il tumore alla prostata, sono utili per cambiare mentalità.
pali. L’altro ambito è quello della fertilità, con percorsi per individui e coppie, con urologo e ginecologo. Molti percorsi iniziano o vengono in parte svolti con il digitale: questo permette di lavorare in modo facile per il paziente, ad esempio per i follow-up. Salonia, quali opportunità offre lo studio della genetica rispetto alla salute maschile? La salute maschile è composta da diversi aspetti, da quello riproduttivo a quello oncologico. Lo studio della genetica è oggi importante nell’ambito della genitorialità al maschile e, nello specifico, nell’infertilità da fattore maschile, nelle diverse forme. In questi casi, sono suggeriti esami genetici dedicati all’analisi del cariotipo, cioè dei cromosomi ereditati dai genitori. La genetica è rilevante anche sul versante del rischio oncologico, come nel tumore della prostata. In più ha messo in evidenza mutazioni più o meno rilevanti nella determinazione dello stato di salute degli uomini, a partire dall’essere geneticamente e fenotipicamente maschio, come può non accadere nelle persone con disordini dello sviluppo sessuale. Che trend vede rispetto alle patologie del sistema genito-urinario maschile? È stata descritta una crescita delle patologie del sistema genito-urinario maschile. Ciò è da imputare, in primis, a una maggiore conoAndrea Salonia
Che ruolo possono svolgere le aziende? Parte della spesa sanitaria dovrà essere supportata dalle aziende. Lo vediamo negli indirizzi strategici del governo, in cui c’è una progressiva riduzione dei fondi di finanziamento del Ssn e, in contemporanea, una defiscalizzazione delle spese per i lavoratori. Oltre a offrire check-up aziendali, lavoriamo con grandi società proponendo specifiche campagne, sensibilizzando verso alcuni comportamenti, ad esempio nel campo della nutrizione o dello screening. Le aziende chiedono check-up ottimizzati per i propri lavoratori, anche perché sta crescendo la consapevolezza rispetto ai fattori ambientali. Che tipo di prodotti o servizi offre l’Ospedale San Raffaele in questo campo? Il check-up maschile è il prodotto più rilevante: gli interventi svolti tra i 40 e i 60 anni sono più efficaci rispetto a quelli compiuti quando la malattia si manifesta in età più avanzata. Prevenzione e trattamento rappresentano i percorsi princiFORBES.IT
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Federico Esposti
DRAMMATICHE LE CONSEGUENZE DELL’ASSUNZIONE DI FARMACI STEROIDI ANABOLIZZANTI, GENERALMENTE USATI PER AUMENTARE LA MASSA MUSCOLARE: POSSONO DETERMINARE UN DANNO ALLA FUNZIONE TESTICOLARE, TALVOLTA NON REVERSIBILE NOVEMBRE, 2023
Ci sono comportamenti che possono ridurre i rischi di patologie dell’apparato urinario-riproduttivo maschile? Una sana alimentazione riduce il rischio di obesità e sindrome metabolica, strettamente associate alle patologie maschili. Drastica l’associazione tra fumo di sigaretta e tumore della vescica, della via escretrice, della prostata e del pene. La promiscuità sessuale si associa a un incremento del rischio di malattie sessualmente trasmesse pericolose, come l’Hpv, e quindi il rischio di condilomatosi genitale e anale, i germi intracellulari, con alterazione della capacità riproduttiva, e un maggior rischio di sofferenza della mucosa dell’uretra. Drammatiche le conseguenze dell’assunzione di farmaci steroidi anabolizzanti, generalmente usati per aumentare la massa muscolare: possono determinare un danno alla funzione testicolare, talvolta non reversibile. Come possiamo convincere chi ci è vicino a occuparsi della propria salute? Gli esempi sono importanti. Penso ad Achille Polonara, campione di basket, e a molti sportivi con un tumore al testicolo. L’autopalpazione del testicolo è fondamentale, così come le campagne che mostrino come la salute maschile cambi col passare degli anni. E poi compagne e compagni, perché possano fare da promotori della necessità di visite e controlli. Infine, l’esempio familiare, l’igiene, l’accudimento del proprio corpo, il volersi bene, che al maschile è spesso più una questione di narcisismo che non di salute, purtroppo. Urologo e andrologo sono i nostri amici medici: non bisogna averne paura o vergogna. Bisogna farne buon uso e imparare a frequentarli con periodicità, a tutte le età. F FORBES.IT
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scenza, che spesso equivale a consapevolezza, ma talvolta non arriva a un livello specifico. Ad esempio, la scoperta del biomarcatore Psa ha determinato un incremento del numero di cancri della prostata, perché si è potuto usare un marcatore specifico per l’organo, sebbene non per la malattia. In altra forma, vale anche per i tumori testicolari, circa il 3% dei tumori maschili, in crescita in parallelo all’incremento dell’infertilità maschile, causa del 50% dell’infertilità di coppia. È maggiore anche la conoscenza della malattia renale, scoperta nel corso di screening del rene effettuati con ecografie addominali con fini totalmente diversi.
di Agostino Desideri
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Sanità all’AVANGUARDIA L’approccio innovativo ha permesso a Paideia International Hospital e Mater Dei General Hospital, due strutture private di Roma, di diventare precursori dell’intelligenza artificiale applicata al settore dell’healthcare
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egli ultimi anni l’intelligenza artificiale si è evoluta a tal punto da diventare una realtà concreta. I recenti sviluppi hanno permesso all’IA di integrarsi in vari aspetti della nostra vita, rendendo la tecnologia che ci circonda sempre più adattabile, intuitiva ed efficiente. Questa nuova frontiera sta portando una rivoluzione senza precedenti nel settore sanitario, aprendo le porte a un mondo di possibilità e innovazioni, a partire dal miglioramento dei processi medici chirurgici e diagnostici, oltre a trasformare radicalmente la qualità della cura. L’IA contribuisce infatti a ridurre il margine di errore umano, oltre ad aiutare nella diagnosi precoce e accurata delle patologie e nella gestione dei dati e dei processi sanitari aprendo la strada a una salute migliore per tutti. L’approccio pioneristico ha permesso alle strutture private Paideia International Hospital e Mater Dei General Hospital di diventare precursori dell’intelligenza artificiale applicata all’healthcare. I centri offrono servizi completi di alto livello con terapie personalizzate e percorsi di prevenzione su misura per il paziente. In tutti i reparti si utilizzano apparecchiature di ultima generazione: nelle sale
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operatorie, ad esempio, vengono utilizzati i sistemi robotici più evoluti, che permettono una chirurgia mininvasiva e di precisione. “L’obiettivo principale”, dice Andrea De Angelis, ad di Paideia International Hospital e Mater Dei General Hospital, “è quello di offrire ai nostri pazienti l’esperienza migliore per le cure di cui necessitano. Non solo professionisti di grande esperienza nazionali e internazionali, ma un percorso di cure e benessere basato sulla digitalizzazione di tutti i processi”. Il settore sanitario ha beneficiato dell’ingresso dell’IA. Nello specifico, la diagnostica per immagini è in grado di offrire definizione e qualità del dettaglio superiore, in minor tempo e con meno radiazioni. La radiologia, in particolare, è la branca della medicina che ha avuto la maggiore evoluzione grazie alle innovazioni tecnologiche che hanno consentito un miglioramento notevole delle apparecchiature negli ultimi 20 anni. L’introduzione di nuovi algoritmi di intelligenza artificiale ha consentito di migliorare le
Mater Dei General Hospital NOVEMBRE, 2023
Paideia International Hospital
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attività in ambito radiologico, per un maggior supporto al tecnico negli esami. Nel caso di una tac, ad esempio, gli algoritmi permettono di ridurre la dose di radiazioni erogata, pur mantenendo una qualità delle immagini elevata. Nella risonanza magnetica, la tecnologia consente di ridurre in maniera significativa il tempo di esame, migliorando la comodità del paziente. Senza dimenticare i benefici dell’IA nel miglioramento dei flussi di lavoro, con la possibilità di selezionare l’esame migliore in maniera automatica o semiautomatica. L’insieme di queste applicazioni sta spingendo il reparto di radiologia di Paideia e Mater Dei verso un futuro migliore, in cui non ci si baserà più sull’adozione di apparecchiature potenti, ma su un miglior utilizzo delle stesse. Questa tecnologia può essere non solo uno strumento per migliorare l’efficienza dei processi medici, ma anche un alleato indispensabile per i professionisti della salute, soprattutto nella diagnosi precoce delle patologie. Contribuisce, infatti, a migliorare le performance e i risultati di alcuni esami endoscopici, come la colonscopia. Quest’ultimo è fondamentale per
la diagnosi precoce del tumore al colon. Secondo l’Iss (Istituto superiore di sanità) un uomo su 12 e una donna su 19 si possono ammalare. Grazie alle nuove tecnologie, la capacità di diagnosi delle lesioni polipoidi piccole e delle lesioni neoplastiche piccole può migliorare significativamente. L’IA, infatti, ha una capacità nettamente superiore rispetto all’occhio umano di elaborare rapidamente le immagini e identificare e classificare le eventuali lesioni, sia polipoidi che tumorali. Oggi questi sistemi, presenti nelle sale endoscopiche delle strutture del gruppo, garantiscono la riduzione dell’incidenza di cancri intervallo, cioè quelli che intervengono tra una colonscopia e l’altra. La diagnosi precoce è fondamentale per la nostra salute e l’IA continuerà a essere un catalizzatore di progresso per la prevenzione. L’IA emerge come una tecnologia rivoluzionaria che promette di migliorare il benessere delle persone attraverso una diagnosi più accurata e precoce. “Paideia International Hospital e Mater Dei General Hospital dimostrano un impegno costante nel guardare avanti e nell’investire sempre in tecnologie di ultima generazione. Nei prossimi anni”, continua De Angelis, “vedremo l’IA fare il suo ingresso in ulteriori reparti e nei processi di questi ospedali, segnando così una promettente evoluzione verso il futuro”. F
di Maurizio Abbati
SPECIALE HEALTHCARE
I VALORI della crescita
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Execution, positivity e alliance sono alla base del mindset di Incyte Italia, società biofarmaceutica, presente a livello globale, focalizzata sulla scoperta, lo sviluppo e la commercializzazione di terapie innovative. “Vogliamo diventare un modello di ispirazione per le aziende biotech”
È
la storia di una crescita ad alta velocità quella di Incyte Italia, società biofarmaceutica presente a livello globale focalizzata sulla scoperta, lo sviluppo e la commercializzazione di terapie innovative. Una storia che si può ricostruire anche solo attenendosi ai dati. Dal 2016 a oggi l’azienda ha fatto registrare un aumento a doppia cifra anno su anno, con un tasso di investimento in sperimentazione clinica che supera l’80% del fatturato. Oltre 80 milioni di euro, quindi, investiti in ricerca in Italia negli ultimi quattro anni; un ampliamento in termini di risorse umane, con uno staff quadruplicato dal 2019 a oggi; 19 molecole in sviluppo in Italia; 60 studi clinici avviati, di cui il 25% in fase I; oltre 400 centri ospedalieri coinvolti in sperimentazioni, con oltre 650 pazienti inclusi nei programmi di ricerca clinica; una nuova sede nel cuore del quartiere dell’innovazione di Milano, realizzata in piena ottica green. Una crescita dinamica alla cui base non c’è soltanto il forte orientamento alla ricerca, ma anche il mindset che ispira l’organizzazione. Per meglio far capire il valore dell’attitudine del gruppo, Onofrio Mastandrea, vicepresidente e general manager
di Incyte Italia, porta spesso il caso della Silicon Valley, emblema di come i giusti valori possano fare la differenza quando si parla di crescita orientata all’innovazione. Reid Hoffman, cofondatore di LinkedIn, ha infatti sempre definito la Silicon Valley un mindset, non un luogo, perché è stato l’atteggiamento delle persone che ha reso possibile la sua nascita. “I valori che guidano Incyte Italia e sono alla base del mindset dell’azienda sono tre: execution, positivity e alliance”, spiega Mastandrea. “Execution è un termine che spesso viene tradotto impropriamente, non trasferendo il reale valore del concetto. Per noi questo termine racchiude un aspetto fondamentale, che è la circolarità dell’informazione: la capacità di trasmettere a tutti i livelli dell’organizzazione la consapevolezza del razionale che guida i processi strategici all’interno dell’azienda. L’informazione è potere e in quanto tale deve essere messa a disposizione dell’intera organizzazione, per abbattere le barriere nei processi decisionali e incentivare un modello agile, capace di rispondere alle sollecitazioni di un sistema sempre più complesso ed esigente”. Un altro valore decisivo è la positivity, che significa anche apertura al confronto, al dialogo, la ricerca di nuove soluzioni. “Per noi di Incyte la positività è una questione di prospettive: significa sapere guardare oltre ogni ostacolo, ogni vincolo, ogni barriera, per vedere l’opportunità che si nasconde, senza arrendersi mai. Nel nostro settore affrontiamo ogni giorno sfide complesse e per vincerle è fondamentale sapere portare soluzioni, coltivando anche il pensiero laterale, vale a dire la capacità di pensare in modo creativo e fuori dagli schemi per risolvere un problema”. Mastandrea cita un esempio che dimostra come l’innovazione, con il giusto mindset, sia possibile anche in uno degli ambiti più compressii, poiché molto vincolato, quello regolatorio. “L’anno scorso abbiamo
“PER NOI DI INCYTE LA POSITIVITÀ È UNA QUESTIONE DI PROSPETTIVE: SIGNIFICA SAPERE GUARDARE OLTRE OGNI OSTACOLO, OGNI VINCOLO, OGNI BARRIERA, PER VEDERE L’OPPORTUNITÀ CHE SI NASCONDE”
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I N CY T E • M AS TA N D R E A
Onofrio Mastandrea
portato avanti per la prima volta un uso compassionevole combinato con un’altra azienda, qualcosa che non era mai stato fatto prima in Italia. Per portare avanti questa attitudine è fondamentale che l’organizzazione sia orientata all’ascolto e all’inclusione delle diverse prospettive, ma non solo. È responsabilità del management coltivare una cultura dell’innovazione, che non sanziona l’errore, ma crea intorno a esso un sistema di apprendimento. ‘Fallisci in fretta, fallisci spesso’, per citare nuovamente una lezione che viene dalla Silicon Valley”. Connessa alla positivity è l’alliance, su cui si costruisce un’economia moderna. “Generare alleanze, sia all’interno che all’esterno dell’organizzazione, è fondamentale per raggiungere obiettivi ambiziosi”. Negli ultimi anni, secondo Mastandrea, il sistema salute ha visto moltiplicarsi gli interlocutori con cui aziende come la sua si relazionano. “È fondamentale tenere aperto un dialogo costante e trasparente con tutti gli attori del sistema, la comunità scientifica, le istituzioni, i pazienti e le associazioni che li rappresentano, i media e le altre aziende. L’obiettivo finale che accomuna tutti i soggetti che agiscono in questo sistema è generare soluzioni che possano avere un impatto positivo sulla vita dei pazienti e dei loro famigliari, migliorandone il percorso di cura e la qualità di vita. Per raggiungerlo e avere un impatto reale, dobbiamo essere capaci di lavorare insieme. Nel mese di ottobre è partito un progetto, il Vitilive walking tour, che sosteniamo e che porterà l’informazione sulla vitiligine in quattro grandi piazze italiane, per avvicinare la popolazione a questo tema, promuovendo una maggiore sensibilizzazione su una patologia troppo spesso ridotta alla sola sfera estetica. Il successo dell’iniziativa è legato al coinvolgimento attivo di diversi attori”. In primis le società scientifiche SIDeMaST e Adoi, che, oltre a riconoscere il patrocinio, sono state nelle piazze per raccontare la vitiligine e mettere a disposizione consulti dermatologici gratuiti. “Insieme a loro le istituzioni, l’associazione di pazienti, il mondo dell’informazione e i cittadini che hanno partecipato. Questa è la logica dell’alleanza”. Un insieme di valori che nella logica di Incyte sono alla base dello sviluppo e guidano la crescita futura. “La nostra visione, che definisco vivid vision, è diventare un modello di ispirazione per le aziende del settore biotech, sotto la spinta di un mindset orientato all’innovazione e in linea con il nostro motto ‘Solve on’”. F
di Marco Gemelli
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La BELLEZZA per tutti
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Un distintivo digitale per i saloni che offrono esperienze inclusive e accolgono a prescindere dall’orientamento sessuale. È l’iniziativa di Treatwell, gruppo anglo-italiano di prenotazione online di servizi beauty e wellness, che ha lanciato il badge ‘Lgbtqia+ friendly’
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uò un salone di bellezza puntare su atout diversi da qualità, professionalità del servizio e rispetto dei lavoratori? Ne è convinta Treatwell, società di prenotazione online di servizi beauty e wellness, secondo cui questi aspetti devono essere affiancati da altri. In un momento in cui l’attenzione all’inclusività e la valorizzazione della diversità sono riconosciute come fondamentali, il gruppo anglo-italiano - che tra i suoi brand conta, a livello internazionale, nomi come Wella, L’Oréal, Sephora e Proraso - ha compiuto un primo passo verso la creazione di un’industria della bellezza più inclusiva. È nato così il badge ‘Lgbtqia+ friendly’ di Treatwell: un distintivo digitale che vuole guidare gli utenti nelle prenotazioni, segnalando i saloni che offrono esperienze inclusive, ovvero accolgono tutti, indipendentemente dall’orientamento sessuale. La campagna si chiama ‘Treat everyone well’ e ha già raccolto l’adesione di oltre diecimila professionisti in tutta Europa. Se nel mondo ideale la bellezza è uno spazio di coccole ed emancipazione, infatti, la realtà dell’industria mostra uno scenario ben diverso, fatto di
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servizi poco accessibili, trattamenti ‘genderizzati’ e rigidi canoni estetici. Rispondendo alla necessità di cambiamento, Treatwell ha lanciato una campagna per suggellare l’inizio di un percorso che abbraccia la diversità, partendo dal sostegno alla comunità Lgbtqia+. “Consideriamo questo momento uno spartiacque nella storia della bellezza e siamo determinati a guidare questa rivoluzione all’esterno, ma soprattutto all’interno dell’azienda”, ha dichiarato James Hanlon, cpo e general counsel di Treatwell. La campagna ‘Treat everyone well’ è il risultato di uno sforzo che ha impegnato tutto il gruppo. Con un approccio inside-out, Treatwell ha coinvolto i dipendenti - sia coloro che appartengono alle comunità Lgbtqia+, sia coloro che non ne fanno parte - conducendo ricerche interne per comprendere le esigenze del pubblico e mettere alla prova le proprie idee. “Stiamo ponendo grande enfasi sulla diversity & inclusion tra i dipendenti”, ha aggiunto Hanlon. “Sono le fondamenta della loro crescita professionale e del loro benessere mentale, indicatori chiave per misurare il successo di Treatwell, su cui stiamo investendo molto”. Attraverso la piattaforma Treatwell, gli utenti possono prenotare un appuntamento di bellezza in ogni città, ovunque si trovino e a qualunque ora. La ricerca del salone può avvenire in base a zona geografica, prezzo, servizi offerti o recensioni verificate degli utenti. Al riguardo, è disponibile la selezione ‘top rated’, che raccoglie gli indirizzi che si sono distinti per qualità e cura del servizio secondo gli utenti. Inoltre, in ottica di risparmio e ottimizzazione dei tempi, nella propria area personale si può ripetere l’ultima prenotazione con un clic. La piattaforma è nata nel 2008 come Wahanda e ha preso il nome attuale nel 2015, dopo l’acquisizione dell’equivalente tedesco. Treatwell ha poi aggregato nel 2022 Uala, sito e applicazione NOVEMBRE, 2023
James Hanlon
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T R E AT W E L L • H A N LO N
“CONSIDERIAMO QUESTO MOMENTO UNO SPARTIACQUE NELLA STORIA DELLA BELLEZZA. SIAMO DETERMINATI A GUIDARE QUESTA RIVOLUZIONE ALL’ESTERNO, MA SOPRATTUTTO ALL’INTERNO DELL’AZIENDA” attivi nel Sud Europa. Oggi il gruppo ha più di 800 dipendenti ed è presente in 13 paesi europei, dove gestisce circa 100 milioni di appuntamenti ogni anno e fornisce il software gestionale a oltre 55mila saloni partner. La soluzione incorpora in un unico strumento moltissime funzionalità, riempie l’agenda e riduce i no show (i casi in cui l’utente non si presenta dopo avere prenotato). È proprio sul fronte dei saloni che Treatwell esprime tutto il suo potenziale: parrucchieri e centri estetici possono gestire l’attiviNOVEMBRE, 2023
tà grazie a un’agenda digitale e a un software gestionale in cloud. La prima permette di gestire in tempo reale gli appuntamenti, sia che provengano dal sito web e dall’app, sia che vengano concordati al telefono o tramite i social. Il secondo è di facile utilizzo e non richiede installazione e formazione specifica, funziona su computer desktop, tablet e smartphone grazie al cloud, che garantisce l’utilizzo in tempo reale su più dispositivi e il salvataggio automatico dei dati, senza necessità di backup. Oltre a massimizzare la presenza online dei saloni, il gestionale li aiuta in vari aspetti dell’attività, dal magazzino e dagli ordini alla fatturazione elettronica, dal rispetto delle direttive privacy all’emissione degli scontrini telematici. Il software permette inoltre di avere sotto controllo l’andamento del business grazie a statistiche e analisi su fatturato, clienti e dipendenti. F FORBES.IT
di Paola Arosio
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Diversità come RICCHEZZA
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La multinazionale biofarmaceutica francese Ipsen ha cinquemila dipendenti in 44 paesi. Al suo interno si parlano 55 lingue. “È un asset culturale importante”, dice Patrizia Olivari, presidente e ad della filiale italiana. “Non si discute più di diversity & inclusion, perché tutto questo è normalità”
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’azienda che accoglie, valorizza e rende tutti protagonisti. Ipsen, multinazionale biofarmaceutica fondata circa un secolo fa in Francia e presente in Italia dal 1990, ha oggi circa cinquemila dipendenti in 44 paesi. Qui diversità e inclusione sono valori costitutivi, un modo di essere dell’impresa, con cui incoraggiare la collaborazione in una cultura aperta, rispettosa, etica. Del tema parlano i vertici della filiale italiana: Patrizia Olivari, presidente e amministratore delegato, e Alessandra Benevolo, human resources director Italy & human resources cluster head Italy and Iberia.
le istituzioni a creare una certificazione dedicata alla parità di genere. Il risultato è stato questo attestato, rilasciato dopo un audit che tiene in considerazione specifici indicatori, sia quantitativi che qualitativi. Il requisito fondamentale per ottenerla è la parità salariale e di opportunità tra uomini e donne, entrambe da tempo consolidate nella nostra azienda. Per avere il certificato è indispensabile creare procedure aziendali sul tema. Tra queste, l’analisi dei rischi di possibili molestie, da quelle verbali ai veri abusi. Abbiamo adottato, inoltre, un sistema di monitoraggio continuo presieduto da un comitato guida, report di revisione periodica, piano strategico, di comunicazione, di formazione. Tutto ciò ha validità triennale, con verifiche annuali.
Quale valore aggiunto può dare la diversità in un’azienda? Olivari: Per noi la diversità è un valore e ha un significato più ampio del solo genere. È la diversità dei punti di vista che arricchisce l’azienda. Qualsiasi essa sia, o in qualsiasi modo sia declinata, la diversità è un’opportunità di crescita, sia per il singolo, sia per i team. In Ipsen parliamo 55 lingue. Ci rendiamo conto che abbiamo un asset culturale importante. Non si parla più di diversity & inclusion, di dover migliorare o rinunciare, perché tutto questo è normalità. D’altra parte, dai sondaggi annuali condotti da Great Place to Work, che ha riconosciuto Ipsen come Best work place for diversity & inclusion e Best work place for women, emerge che il 99% dei dipendenti ritiene che la nostra realtà garantisca a tutti un trattamento imparziale. Nel maggio di quest’anno avete ottenuto la certificazione della parità di genere Uni/Pdr 125:2022. In che cosa consiste e che cosa significa? Benevolo: Ipsen ha preso parte, insieme a Winning Women Institute, a un lungo percorso per portare FORBES.IT
Patrizia Olivari, presidente e amministratore delegato di Ipsen Italia
Tra i dipendenti di Ipsen le donne quante sono e quali ruoli ricoprono? Benevolo: A livello globale le donne sono circa il 60% dei dipendenti, in Italia siamo al 55%. Per quanto riguarda i ruoli, rappresentano il 64% dei manager, il 57% dei dirigenti e il 56% del comitato di direzione.
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Dato che la vostra è un’azienda biofarmaceutica, che cosa significa per voi salute inclusiva e come la declinate in concreto? Olivari: La salute inclusiva per noi è una realtà. Siamo impegnati su tre asset principali - oncologia, neuroscienze, malattie rare - per realizzare soluzioni terapeutiche innovative. Non ci focalizziamo, tuttavia, sulla sola fase di terapia, ma cerchiamo di essere partner in tutto il percorso affrontato dal paziente e dal caregiver. Oltre a ciò, cerchiamo di tenere sempre in considerazione le diversità. Tra i progetti che abbiamo supportato c’è quello realizzato da Elma Academy, con l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e l’Associazione per la cultura e l’etica transgenere (Acet), supportato da Ipsen in occasione dello scorso Pride month, in cui sono stati analizzati i percorsi diagnostico-terapeutici per persone transgender in ambito oncologico. È stata un’opportunità, per tutte le persone dell’azienda, per conoscere direttamente e approfondire le barriere che purtroppo esistono ancora oggi nel settore sanitario per alcune minoranze. Oltre a queste attività informative e di sensibilizzazione, crediamo nella salute inclusiva intesa come prevenzione per tutti. Per questo offriamo gratuitamente a tutto il nostro personale, inclusi collaboratori esterni e stagisti, un check up annuale, oltre a un servizio di consulenza psicologica gratuito esteso anche alle famiglie.
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Alessandra Benevolo, hr director Italy & hr cluster head South Europe
“NON CI FOCALIZZIAMO SOLO SULLA TERAPIA, MA CERCHIAMO DI ESSERE PARTNER IN TUTTO IL PERCORSO AFFRONTATO DA PAZIENTE E CAREGIVER”
Anche il merito è un concetto importante. Come lo misurate e come lo valorizzate? Olivari: Il concetto sotteso al merito è la condivisione, che significa creare un ambiente di lavoro basato sulla fiducia reciproca, in cui viene valorizzato l’operato dei singoli. Benevolo: Il merito si valuta su due assi: quantitativo e qualitativo. Nel 2021 il Forum della meritocrazia, un organismo con cui collaboriamo da anni, ha lanciato Meritorg, il primo strumento italiano per mappare, monitorare e misurare il merito nelle imprese in modo oggettivo sulla base di cinque pilastri: pari opportunità, sviluppo del capitale umano, attrattività per i talenti, performance e carriera, regole e trasparenza. Siete donne e avete ruoli di responsabilità in azienda. Come avete conciliato vita privata e vita professionale? Olivari: Rispondo come risponderebbe un uomo, una donna o qualsiasi condizione di diversità vogliamo trattare. È chiaro che per ricoprire ruoNOVEMBRE, 2023
li di responsabilità ci vuole una grande collaborazione, da parte sia dei colleghi in ufficio, sia dei familiari a casa. Riesco a trovare un ottimo bilanciamento come moglie e come caregiver tra la dimensione professionale e quella privata. Benevolo: La chiave per riuscire è il contesto che ci circonda, a livello sia professionale, sia privato. Spero che nel prossimo futuro, con l’aiuto delle istituzioni, nessuno dovrà più rinunciare alla crescita né su un fronte, né sull’altro.
In ambito diversity & inclusion, quali sono le sfide e i traguardi per il prossimo futuro? Olivari: Mi piacerebbe non dover più parlare di diversity & inclusion, che non fosse più un elemento distintivo, ma diventasse la prassi per tutti. Nella nostra azienda stiamo lavorando bene, ma vorrei che tale approccio fosse portato avanti su tanti tavoli, in modo che molte altre aziende possano ampliare i loro orizzonti. F FORBES.IT
di Matteo Borgogno
DY N A M I C O M E D U CAT I O N
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SPECIALE HEALTHCARE
La SALUTE che verrà Dynamicom Education è una società milanese di formazione sanitaria. Da più di 20 anni con i suoi corsi permette agli specialisti di restare aggiornato su diagnosi e terapie ratori sanitari. Di conseguenza, il 29 novembre 2001 ho fatto costituire un’apposita società, in attesa che l’eco diventasse realtà. Poi sono passati tre anni prima che Dynamicom diventasse operativa a tempo pieno. Che cosa sono i corsi di formazione Ecm e perché sono così importanti? Sono i corsi di aggiornamento post laurea che ogni operatore sanitario deve seguire tutti gli anni. Va da sé che la loro importanza è massima: frequentandoli, lo specialista rimane aggiornato sulle ultime novità in tema di diagnosi e terapia e può fare bene il suo lavoro.
Giorgio Maggiani
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iù di 20 anni di esperienza nella formazione medico-scientifica. Dynamicom Education è una società milanese nata dall’idea di Giorgio Maggiani, presidente e amministratore delegato, di inserirsi nel nuovo business della formazione sanitaria, dopo l’approvazione della legge sull’Educazione continua in medicina (Ecm) nel 2001 Dopo l’intuizione, nel 2004 Maggiani ha lasciato definitivamente la sua azienda precedente e ha puntato tutto sulla nuova creatura, che oggi è un provider accreditato per tutte le categorie previste dal programma nazionale Ecm: formazione a distanza (Fad), residenziale (Res) e sul campo (Fsc). Durante la pandemia, la società è riuscita a crescere, sfruttando tutti i vantaggi dell’innovazione digitale. Come? Lo spiega Maggiani, artefice di questa piccola grande rivoluzione nel mondo della formazione medica italiana. Che cosa ricorda della nascita di Dynamicom Education? Nel 2001 il ministero della Salute iniziò a divulgare notizie sulla possibile introduzione della formazione di aggiornamento obbligatoria per tutti gli ope-
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Quali sono i valori fondanti dell’azienda? Dynamicom Education ha uno slogan: ‘Passione per i valori’. Valori di vario tipo: formatori di valore, contenuti scientifici di valore, struttura organizzativa di valore. Crediamo nell’essere e non nel sembrare, e, pur essendo una srl, di solito preferiamo la sostanza di valore al facile profitto. Quali sono le sfide della formazione a distanza dopo il Covid? Come le eroga Dynamicom Education? Il periodo del Covid, nonostante tutto ciò che ha portato con sé, per noi è stato fondamentale per spiccare il volo. Tra i nostri collaboratori esterni avevamo la società One Coffee, specializzata in formazione a distanza tramite le varie piattaforme (Zoom, Teams, Google Meet, etc.). Dopo un breve periodo di sconcerto e preoccupazione, abbiamo convertito tutti i nostri corsi in forma residenziale in corsi a distanza, conquistando grandi quote di mercato. Che cosa manca alla sanità italiana per abbracciare la trasformazione digitale? Non lo so, a volte viene da pensare che manchi solo un pochino di coraggio in più. Con quello, si potrebbero fare scelte di rottura e proiettarsi nel futuro, anziché guardare troppo al passato. Quali sono gli obiettivi di breve e medio periodo della società? La società nel breve-medio periodo ha come obiettivo prioritario quello di ringiovanire il proprio parco account commerciali, che è composto totalmente da manager di sicura competenza e affidabilità, ma che al tempo stesso si stanno avvicinando al capolinea per motivi anagrafici. Lo faremo gradualmente, ma con la consapevolezza che non sarà un’operazione rapida e semplice. Proprio per questo sarà fondamentale realizzarla al meglio, per continuare a garantire alla società il ruolo di leader di mercato che detiene da diversi anni. F NOVEMBRE, 2023
di Andrea Celesti
SPECIALE HEALTHCARE
Orientati al BENESSERE
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Technogym ha delineato il suo percorso verso la sostenibilità che prevede, oltre alla promozione di uno stile di vita sano, processi produttivi innovativi e responsabili e wellness a favore della comunità locale
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a pandemia, la crisi climatica e quella economica hanno costretto a ripensare il concetto di sostenibilità, visto non più solo in ottica tradizionale, ma anche dal punto di vista sociale, ambientale e di governance. Technogym, marchio di prodotti, servizi e tecnologie digitali per il fitness, lo sport e la salute, è in prima linea per rispettare elevati standard ambientali ed etici. L’azienda, fondata nel 1983 da Nerio Alessandri insieme a suo fratello Pierluigi, è impegnata nella promozione di uno stile di vita basato su regolare attività fisica, dieta equilibrata e approccio mentale positivo. Adotta un modello di sviluppo sostenibile, in cui wellness e salute vanno di pari passo: salvaguardare il pianeta è infatti una condizione necessaria per difendere il benessere delle persone. “‘Let’s move for a better world’ è il motto che racchiude il senso del nostro impegno: aiutare le persone a vivere una vita migliore e più sana grazie a un esercizio fisico regolare”, dice Alessandri. “Più di 55 milioni di persone in tutto il mondo utilizzano ogni giorno le attrezzature Technogym, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dall’Onu”. Da qui al 2025 l’azienda ha delineato il suo percorso verso la sostenibilità che prevede, oltre alla promozione di uno stile di vita orientato al benessere, processi produttivi innovativi e responsabili e wellness a favore della comunità locale. Un esempio viene dal progetto Technogym Village, di cui fanno parte la sede centrale, l’impianto di produzione e il centro di ricerca, rivolto sia ai dipendenti, che hanno a disposizione un ambiente di lavoro unico con servizi personalizzati, sia alle altre imprese del settore, che possono seguire l’esempio per promuovere un’idea di welfare
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aziendale che metta in primo piano la salute. Il Technogym Village non promuove soltanto il concetto di ecosostenibilità, ma rappresenta un esempio perfetto di bioarchitettura: ogni metro cubo di terreno è stato recuperato per creare una barriera naturale dalla silhouette morbida e sinuosa che permette di migliorare l’isolamento acustico. La struttura, realizzata principalmente in legno e vetro, si differenzia per l’attenzione ai dettagli. Tra le sue caratteristiche c’è l’ottimo isolamento termico, che consente di mantenere una temperatura ideale negli ambienti di lavoro sia in estate che in inverno, riducendo i consumi energetici degli impianti di climatizzazione. Inoltre, l’edificio è orientato in modo da seguire sempre la traiettoria del sole, dall’alba al tramonto, per aumentarne l’esposizione alla luce naturale e ridurre il consumo di energia elettrica. Non solo. Lo stabilimento è uno dei pochi in tutta Europa ad avere un impianto di condizionamento dotato di scambiatore di calore integrato, che assicura un impatto ridotto e un ricambio d’aria costante. L’impegno a favore della sostenibilità non si esaurisce con il campus, ma include diverse iniziative. I consumi energetici, ad esempio, si limitano agli impianti di riscaldamento, climatizzazione e illuminazione e all’utilizzo di dispositivi elettronici. Technogym è attenta anche
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TECHNOGYM
Negli ultimi mesi la società “PIÙ DI 55 MILIONI DI ha annunciato cinque imPERSONE IN TUTTO IL MONDO portanti progetti che riguardano il piano di sosteUTILIZZANO OGNI GIORNO LE nibilità per il 2025. Tra c’è una valutazione ATTREZZATURE TECHNOGYM, questi dei fornitori in base ai parametri esg, lo sviluppo di CONTRIBUENDO AL prodotti con un impatto RAGGIUNGIMENTO DEGLI ambientale ridotto, oltre alla ricerca di soluzioni inOBIETTIVI DI SVILUPPO novative sia dal punto di SOSTENIBILE DEFINITI vista dei materiali utilizzati che delle prestazioni e a iniDALL’ONU” ziative di economia circola-
a ridurre i consumi di energia: per due volte ha effettuato una diagnosi energetica (nel 2015 e nel 2018), oltre a completare le procedure necessarie per ottenere la certificazione Iso 50001. L’azienda è sensibile anche al tema della gestione dei rifiuti, con una serie di controlli periodici per ridurre costantemente la quantità di scarti generati e massimizzare l’uso di componenti riciclabili in diverse applicazioni, a partire dagli imballaggi. Per quanto riguarda le attività di progettazione e i processi produttivi, Technogym può contare su una supply chain sostenibile, con un parco fornitori composto per l’87% da imprese con sede in Europa, un territorio che offre standard di lavoro elevati. L’azienda realizza ogni anno diversi progetti per promuovere la circolarità e la rigenerazione dei prodotti: nel 2022, il 50% di quelli idonei sono stati ricondizionati e reintrodotti sul mercato, contro il 30% del 2021. Non mancano iniziative a favore della comunità locale, su tutte la Wellness Valley, progetto che vuole fare della Romagna il primo distretto internazionale di competenze nel benessere e nella qualità della vita partendo dalla valorizzazione del patrimonio umano, sociale, storico, artistico, naturale ed enogastronomico del territorio. Per l’occasione, Alessandri ha coinvolto i principali stakeholder della regione insieme alla Wellness Foundation, che, come Technogym, ha lo scopo di promuovere uno stile di vita sano. NOVEMBRE, 2023
re. E ancora un impegno costante a tutela della diversità e miglioramenti nel percorso verso la decarbonizzazione, grazie all’installazione di pannelli fotovoltaici in alcune sedi e alla realizzazione di un impianto da diversi megawatt nel Technogym Village. Di recente, per gli ottimi risultati nella gestione delle tematiche ambientali e legate a lavoro e diritti umani, Technogym ha ottenuto la medaglia d’argento di EcoVadis, una delle principali agenzie mondiali per l’assegnazione di rating sulla sostenibilità delle imprese. Un riconoscimento che la posiziona nel primo 20% delle aziende mondiali della sua categoria. F FORBES.IT
di Lavinia Desi
SORRISI d’autore
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MANFREDONIA
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Annapaola Manfredonia è conosciuta per il programma La Dottoressa Smile su Real Time. Si occupa di cosmetica dentale: da 18 anni si avvale di un’innovativa tecnica invisibile di allineamento
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ra i sorrisi che ha firmato ci sono quelli di Lorenzo Insigne e della miss Italia Zeudi Di Palma. Molti la conoscono per il programma La Dottoressa Smile di Real Time, in cui racconta casi di pazienti con problemi ortodontici non solo estetici, ma anche funzionali. “In tv preferisco portare storie meno patinate”, spiega, “e ho scelto di raccontare il disagio delle persone che si rivolgono a me”. Annapaola Manfredonia è una dottoressa napoletana specializzata in odontostomatologia, che si occupa anche di cosmetica dentale. Nel tempo ha ricercato nuove tecniche e aggiornamenti e da circa 18 anni si avvale di un’innovativa tecnica invisibile di allineamento, chiamata Bracket free technique (Bft).
La tecnica consiste nell’applicazione di fili sulle superfici linguali e palatali dei denti, direttamente incollati, senza l’interposizione di bracket. L’applicazione è fissa ed è un grande vantaggio perché consente di lavorare con forze costanti, precise e soprattutto non intermittenti. Il paziente viene poi sottoposto a un controllo mensile per attivare il filo. Quando poi, si raggiunge l’allineamento perfetto, il filo attivo si rimuove e si sostituisce con un filo passivo per stabilizzare il risultato. Questo consente di evitare recidive. Quali sono i casi clinici gravi che tratta? Può fare qualche esempio? La tecnica Bft è efficace per qualsiasi tipo di malocclusione e anche per numerosi altri casi clinici, più o meno gravi. L’innovazione è data dalla possibilità di utilizzare strumenti ausiliari come le microviti ortodontiche che si inseriscono in modo indolore nell’osso. La microvite si utilizza per esercitare forza sui denti inferiori e correggere il morso profondo, contemporaneamente il filo interno ne corregge l’affollamento. La microvite può anche essere inserita nel palato per permettere l’estrusione in arcata di canini inclusi, oppure per spostare gruppi di denti.
Cosa intendiamo per tecnica invisibile di allineamento? La nascita e l’evoluzione della tecnica di alline- Lei però non tratta solo casi gravi, ma si occupa anche di estetiamento sono una parte significativa della storia ca, su cui incide molto l’aspetto psicologico. Cosa ha riscontrato a dell’ortodonzia moderna. La questo proposito? tecnica permette di migliorare L’aspetto psicologico incide il sorriso senza apparecchi visimoltissimo. Molti pazienti, bili. Esistono diverse tecniche pur avendo già un bel sorriso, ortodontiche che possiamo devengono al mio studio per otfinire ‘invisibili’. La prima è la tenere la perfezione. Oggi i tecnica linguale, nella quale si social media, la pubblicità e utilizzano bracket incollati sulla tv influenzano le persone e la superficie linguale dei denti. soprattutto i giovani, che riMa questo metodo crea disagi cercano modelli inarrivabili. ai pazienti, sia nel parlare, sia Il sorriso è sicuramente il binel mangiare. Poi è nata la tecglietto da visita di ogni personica con allineatori, nella quale na e incide sulla sicurezza in vengono utilizzate mascherine se stessi e sul modo di porsi trasparenti che vengono sostiagli altri. Ho visto pazienti tuite ogni otto o dieci giorni, timidi e introversi che a stenfino a ottenere l’allineamento to parlavano e si vergognavaprogrammato. L’ultima tecnino di mostrarmi i denti acca è quella che prediligo e che quisire più sicurezza e uso nel mio studio e si chiama sorridere senza problemi. Bracket free technique. Questo è l’aspetto del lavoro Annapaola Manfredonia che più mi gratifica. F Come funziona? FORBES.IT
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di Agostino Desideri
SPECIALE HEALTHCARE
Conoscere per PREVENIRE
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Negli ultimi anni la medicina ha fatto grandi progressi nella cura della spalla, che è fondamentale per la mobilità e il benessere. Li racconta Francesco Franceschi, primario di ortopedia al Fatebenefratelli di Roma e tra i maggiori esperti a livello internazionale
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a spalla è una delle articolazioni più versatili e importanti, sebbene possa sembrare piccola. È responsabile di molti movimenti che consentono agli arti superiori di svolgere attività quotidiane. La sua flessibilità e la sua capacità di adattarsi a diverse situazioni sono essenziali per garantire autonomia e qualità di vita. Per questo è cruciale conoscere l’importanza della spalla dal punto di vista anatomico e funzionale e capire questa articolazione, per prevenire lesioni e patologie. Forbes ne ha parlato con Francesco Franceschi, primario di ortopedia all’Ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma e professore associato di ortopedia alla facoltà di Medicina e chirurgia dell’Unicamillus International University, membro dell’international shoulder committee della società internazionale per la chirurgia articolare Isakos, in prima linea per il trattamento delle patologie della spalla di atleti e non solo. Com’è fatta la spalla? La spalla è fatta in realtà da tante articolazioni. La gleno-omerale è la più importante ed è composta dalla scapola e dall’omero. Queste due ossa sono connesse da un complesso di legamenti e di tendini molto vario: i legamenti servono per unire e tenerle insieme, mentre i tendini, in particolare quelli della cuffia dei rotatori, servono per accompagnare la forza del muscolo deltoide quando vogliamo, per esempio, alzare il braccio. Quali sono i problemi più frequenti? I tendini più fragili sono quelli della cuffia dei rotatori, responsabili della maggior parte dei dolori della spalla. Si possono infiammare per una cattiva postura, si può depositare calcio sulla loro superficie e soprattutto si possono lesionare, compromettendo
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i movimenti del braccio. Un altro problema frequente è quello della spalla che esce o si lussa. Può avvenire sia per motivi traumatici, sia per predisposizione genetica. La terza patologia, forse la più frequente, è quella del danno della cartilagine, che può essere causato sia da fratture, sia dal passaggio del tempo - si dice che è di tipo degenerativo -, con conseguente artrosi dell’articolazione. Come si prevengono questi problemi? La correzione di una postura sbagliata è fondamentale. Per atleti che eseguono gesti ripetitivi, come pallavolisti e nuotatori, è determinante anche un allenamento corretto, che interessi tutti i gruppi muscolari. Si ricorre spesso alla chirurgia? Prima di arrivare alla chirurgia, dobbiamo ricordare che la maggior parte dei problemi della spalla si risolve in modo non invasivo, magari con semplici infiltrazioni e fisioterapia eseguite da specialisti. Cosa ci può dire della capsulite, comunemente chiamata spalla congelata? La spalla congelata è un problema frequentissimo: forse l’80% dei pazienti che visito in ambulatorio ha questo problema. Consiste nella comparsa di un dolore acuto e rigidità dell’articolazione e si può curare rapidamente con infiltrazioni di cortisone. In che cosa consistono queste infiltrazioni? L’infiltrazione è un’iniezione nella spalla dal davanti all’interno dell’articolazione che è formata dall’omero - una specie di sfera - e la faccia articolare della scapola. Sono tenute insieme da legamenti e da quattro tendini che congiungono le ossa al motore della spalla, cioè la cuffia dei rotatori. Dopo aver eseguito almeno due infiltrazioni, il paziente viene inviato al fisioterapista, che procede nel recupero della mobilità. Parliamo della cuffia dei rotatori. Un altro problema molto frequente consiste nella patologia della cuffia dei rotatori, che è talmente delicata da subire spesso degenerazioni, rotture e, a volte, calcificazioni. Tutte queste sono patologie riscontrabili in persone che hanno svolto un lavoro con gli arti superiori o hanno praticato attività sportive come la pallavolo, il tennis o il nuoto. Altre volNOVEMBRE, 2023
te si possono calcificare, cioè si può depositare del calcio sul tendine e formare come un palloncino, che in alcuni momenti può scoppiare e dare luogo a dolore fortissimo.
Francesco Franceschi
“LA CORREZIONE DI UNA POSTURA SBAGLIATA È FONDAMENTALE. PER ATLETI CHE ESEGUONO GESTI RIPETITIVI, COME PALLAVOLISTI E NUOTATORI, È DETERMINANTE ANCHE UN ALLENAMENTO CORRETTO, CHE INTERESSI TUTTI I GRUPPI MUSCOLARI” NOVEMBRE, 2023
Quali sono le maggiori conquiste nel trattamento delle lussazioni della spalla? Ormai le lussazioni della spalla non sono più complesse da risolvere, proprio perché, grazie all’artroscopia, siamo riusciti a capire meglio le cause. In questo modo si possono effettuare tutti i tipi di tecniche chirurgiche per riparare i legamenti, compresa la tecnica di Latarjet, che in tanti centri si effettua ancora a cielo aperto. In collaborazione con grandi chirurghi francesi, ho sviluppato nel mio centro questa tecnica in artroscopia, eseguendo solo piccolissime incisioni e lavorando con la telecamera. La protesi della spalla ha subito i maggiori miglioramenti con lo sviluppo delle tecnologie. Sicuramente la protesica di spalla ha raggiunto traguardi impensabili, sia con la comprensione degli errori commessi in precedenza nell’applicazione della protesi, sia con la comparsa di sistemi di guida intraoperatori. Abbiamo la possibilità di seguire su un monitor il percorso delle viti che entrano nell’osso. Poi si parla tanto di metaverso e di realtà virtuale. Immaginate che, indossando visori 3D, possiamo sovrapporre la pianificazione dell’intervento che è stata fatta qualche minuto prima su un computer mentre applichiamo il dispositivo artificiale. In più, con il perfezionamento degli impianti, la protesi inversa è quella più diffusa. Serve sia nei casi semplici, sia in quelli di artrosi disperate, nei quali i pazienti, anche senza la cuffia dei rotatori, non riescono più a muovere il braccio. F FORBES.IT
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Si può evitare l’intervento? E nel caso, in che cosa consiste? Se la lesione è traumatica, conviene sempre operare, perché si ha una probabilità maggiore di successo rispetto a un distacco vecchio. In questi casi il tendine non ha la forza di guarire per la mancanza di vascolarizzazione responsabile dell’eventuale guarigione. L’artroscopia si effettua con mini incisioni: durante la procedura si fanno passare fili nel tendine, legati a una vite che entra nell’osso, e tirando alcuni nodi si riavvicina il tessuto nel punto dove si era staccato. Questa tecnica permette di evidenziare le strutture, con speciali pinze che assomigliano a suturatrici. Dopo l’intervento, il paziente deve tenere il braccio fermo con un tutore per almeno 20 giorni e poi iniziare la riabilitazione.
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di Paola Arosio
SPECIALE HEALTHCARE
VEDERCI chiaro
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Karl Storz, multinazionale tedesca con 8.800 dipendenti e 2 miliardi di euro di fatturato, è specializzata nell’endoscopia. “Il nostro punto di forza è la qualità della visione, con cui permettiamo al chirurgo di operare in aree ridotte”, dice l’ad della filiale italiana, Claudia Georgia Banella
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rasparenza, coraggio, integrità, rispetto delle persone. Sono alcuni dei valori che animano Karl Storz, multinazionale familiare dell’endoscopia giunta alla terza generazione, con un portafoglio che include oltre 15mila prodotti dedicati alla medicina umana e veterinaria. Nata nel 1945 a Tuttlingen, in Germania, l’impresa ha 8.800 dipendenti, con 70 affiliati in 40 paesi e un fatturato che, a fine 2022, era di 2 miliardi di euro. “Il nostro punto di forza è la qualità della visione, che consente al chirurgo di operare in aree ridotte con la massima visibilità”, sottolinea Claudia Georgia Banella, direttore generale e amministratore delegato della filiale italiana dal gennaio 2022, dopo una lunga esperienza nelle principali multinazionali del settore medtech.
lavoro, ergonomia, assistenza ai pazienti. Nello stesso anno è stato creato il primo endoscopio miniaturizzato in grado di visualizzare l’interno del dotto salivare, mentre nel 2005 sono stati introdotti i primi sistemi di illuminazione a led, arrivando nel 2007 alla prima telecamera full hd e nel 2011 alla prima telecamera 3D full hd. Nel 2017 è stato commercializzato Vitom 3D, dispositivo che permette di visualizzare in modo tridimensionale le operazioni di microchirurgia a cielo aperto (open surgery), aprendo la strada alla chirurgia esoscopica. Un’altra importante svolta è avvenuta nel 2020 con la tecnologia Rubina in 4K e 3D, con fluorescenza delle immagini. E per quanto riguarda la tutela dell’ambiente? L’azienda è molto attenta alla gestione dei rifiuti, per minimizzarne l’impatto ambientale. Inoltre, nella sede centrale, nella quale sono in corso dei lavori, potrà essere generata ancora più energia verde con sistemi fotovoltaici agClaudia Georgia Banella
Quali sono le aree in cui siete specializzati? Le principali sono chirurgia generale, otorinolaringoiatria, ginecologia, urologia, anestesiologia, pediatria, microscopia e tante altre. Negli anni l’azienda ha collaborato con specialisti, università e centri di ricerca per sviluppare soluzioni tecnologiche in grado di soddisfare nel miglior modo possibile le necessità degli utilizzatori. Tante di queste sinergie sono avvenute proprio in Italia, uno dei paesi a più alto ‘assorbimento’ tecnologico in ambito medicale, con alcuni dei chirurghi migliori del mondo. Tanto che molti strumenti del nostro portfolio portano il nome di chirurghi italiani. L’azienda affonda le radici nell’immediato dopoguerra. Come si è evoluta in anni recenti? Nel 2000 Karl Storz ha introdotto nel mercato il concetto di sala operatoria integrata. In proposito, Or1 è una soluzione che offre strumenti tecnologici avanzati e strumenti di comunicazione per migliorare flussi di FORBES.IT
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giuntivi, per ridurre ulteriormente l’impronta di carbonio. Karl Storz genera già circa un milione di kilowattora di elettricità rinnovabile all’anno nella regione di Tuttlingen, una quantità equivalente ai fabbisogni elettrici di 222 famiglie di quattro persone. E infine, moderne centrali di trattamento delle acque conservano efficacemente le risorse idriche. Parliamo di risorse umane: quanti sono i dipendenti nella filiale italiana? Quando sono arrivata in azienda ho trovato circa 40 dipendenti, per la maggior parte uomini. In un anno e mezzo sono state assunte 26 persone, di cui il 61% donne. Ciò ha consentito di avere oggi il 48% di donne e il 52% di uomini, raggiungendo la gender equity. L’età media è di 41 anni: un’impresa ha bisogno di un mix di generazioni, per poter beneficiare sia della storia e dell’esperienza proveniente dalla tradizione, sia dei punti di vista alternativi dei più giovani. Ai dipendenti si aggiunge poi, sul territorio, una forza vendita composta da distributori e agenti. Per il 2024 prevediamo un ulteriore aumento del personale, fino a circa 75 dipendenti. Come vi regolate per lo smart working? In un mercato sempre più flessibile abbiamo deciso di essere anche noi flessibili, adottando un modello ibrido che offre ai dipendenti la possibilità di lavorare da remoto per il 50%. Crediamo che l’alternanza di smart working e lavoro in presenza sia un sistema valido e produttivo. È importante riporre fiducia nelle persone, perché loro ricambieranno dando il massimo. Sono in arrivo anche altre importanti novità in ambito welfare, che verranno comunicate ai dipendenti a fine anno. Di recente è avvenuto anche il trasferimento della sede dell’azienda da Verona a Roma. Negli ultimi due anni Karl Storz ha vissuto una profonda trasformazione per restare competitiva in un mercato in rapido mutamento. Puntiamo NOVEMBRE, 2023
a costruire un’impresa agile, che possa rispondere velocemente ai cambiamenti richiesti dal Servizio sanitario nazionale e dal sistema-paese. In questo contesto è maturata la decisione di trasferire la sede dell’azienda a Roma, in zona Eur, nell’hub del business, per essere più prossimi alle istituzioni e agli stakeholder e più attrattivi nel mercato del lavoro. Come mai è stata scelta questa zona? Il nuovo ufficio si inserisce in un progetto di rigenerazione urbana chiamato E-Urban, il cui obiettivo è coniugare innovazione e benessere. Ha molti spazi dedicati al co-working, sale meeting, auditorium, bistrot. L’edificio ha la certificazione Well, che misura i livelli di salute dei lavoratori negli spazi interni con un approccio olistico. Stiamo cercando di traghettare l’azienda nel futuro, anche attraverso un’estrema attenzione ai dipendenti, al luogo e al modo di lavoro. Come va la filiale italiana in termini di fatturato? Malgrado gli ultimi due anni siano stati caratterizzati da notevoli sfide dettate dal contesto socio-economico mondiale, stiamo attraversando un periodo molto positivo. La nostra tecnologia è talmente apprezzata che quest’anno stiamo registrando un +30% di fatturato rispetto al 2022. Il merito è di tutte le persone che lavorano per supportare Karl Storz: guido un gruppo di professionisti eccezionali. F FORBES.IT
di Marco Gemelli
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L’unione delle ECCELLENZE
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Lifeanalytics è nata nel 2018 da 40 laboratori italiani di analisi chimiche, fisiche e microbiologiche. Dopo l’ingresso nell’azionariato di Cerba Healthcare, ha avviato una ristrutturazione focalizzata su servizio, qualità del dato, risorse umane e sviluppo di prodotti innovativi
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a analisi chimiche e microbiologiche a consulenza e formazione. Lifeanalytics opera in molteplici settori: ehs (environment, health, safety, cioè ambiente, salute, sicurezza), engineering, product safety, food e cosmetic & medical device. In un contesto in cui la certificazione è strategica per le imprese, Lifeanalytics rappresenta oggi uno dei più grandi gruppi in Italia del comparto Tic (testing, instrument, certification). Il settore Tic è frammentato e in fase di consolidamento. Lifeanalytics, nata nel 2018 dall’unione di 40 laboratori italiani, alcuni dei quali eccellenze nei settori di riferimento, è stata protagonista di questo processo di consolidamento. Ma i progetti possono diventare un flop o un successo a seconda di come vengono gestiti. Con l’ingresso nell’azionariato di Lifeanalytics di Cerba Healthcare, importante gruppo mondiale nel settore medicale, nel novembre 2021, la società ha interrotto le acquisizioni e ha iniziato
un processo di ristrutturazione focalizzato sull’eccellenza del servizio, la qualità del dato, il rispetto delle risorse umane, lo sviluppo di servizi e prodotti innovativi. La ristrutturazione ha comportato un adeguamento della leadership aziendale, un approccio sistematico per ottimizzare i processi e una diffusa digitalizzazione dei processi, valorizzando le competenze tecniche e analitiche delle aziende acquisite. “Siamo grati a Cerba Healthcare, che ci ha supportato nello sforzo industriale che stiamo terminando e che consentirà a 30 laboratori altamente specializzati di servire al meglio gli oltre 18mila clienti sul territorio nazionale”, conferma il presidente e ceo, Roberto Pisa. Come spiega Guido Fornari, strategic consultant di Lifeanalytics, “una strategia studiata e condivisa è fondamentale. Lavoriamo per obiettivi di processo. In altre parole, ogni giorno ci poniamo traguardi funzionali a raggiungere un macro-obiettivo, un risultato. Questo è un mantra che ci guida al raggiungimento sia degli obiettivi finanziari che di quelli sociali. Dato il mercato in cui operiamo, abbiamo la responsabilità di cambiare e migliorare il mondo, per noi e per le generazioni future”. Marco Saltarelli, chief sales officer, aggiunge: “Per arrivare al mercato ci siamo strutturati con una divisione verticale in business unit, perché operiamo in mercati tecnocratici, in cui la competenza è la variabile chiave per generare contenuti d’interesse per i clienti e offrire soluzioni sartoriali. Ciò ci ha portato ad avere figure dedicate con un background molto tecnico”.
Da sinistra: Anna Pagliani, Claudio Fornari, Marco Saltarelli, Guido Fornari, Alberta Medici e Marco Gandini FORBES.IT
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“SIAMO OLTRE 1.200 PERSONE, CIASCUNA DELLE QUALI CON BACKGROUND E ATTITUDINI DIFFERENTI. PER FARE IN MODO CHE LA NOSTRA DIVERSITÀ GENERI VALORE, INVESTIAMO TEMPO E RISORSE NELLA FORMAZIONE. MONITORIAMO LE PERFORMANCE E PROMUOVIAMO LA CULTURA DEL FEEDBACK” Per Lifeanalytics, quindi, è l’approccio al cliente a fare la differenza. Lo conferma Claudio Fornari, chief consulting & training operations officer, secondo cui “un approccio consulenziale e un focus sulla formazione sono pilastri essenziali per supportare la crescita dei clienti, perché questo modo di lavorare li rende consapevoli delle complessità e delle opportunità che il mercato offre loro. Siamo in grado, in tutte le business unit, di affiancare i clienti per aiutarli a raggiungere i loro obiettivi”. In Lifeanalytics la qualità del servizio passa da un coordinamento interno delle attività produttivie. Anna Pagliani, chief operations officer, sintetizza così: “Il processo di footprint ed efficientamento che stiamo NOVEMBRE, 2023
Conclude Pisa: “A fine anno completeremo la prima fase di un importante lavoro di ristrutturazione e annunceremo il nuovo posizionamento competitivo, con il rebranding del gruppo. Nel 2024, con una nuova piattaforma integrata e competitiva, riprenderemo un percorso di alleanze con i tanti laboratori che vogliono beneficiare di sinergie industriali e di un’ampia gamma di servizi e analisi, per servire al meglio i clienti sempre più esigenti di questo settore”. F FORBES.IT
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Roberto Pisa
portando avanti è fondamentale per armonizzare i laboratori dislocati in tutto il paese. La distribuzione sul territorio è un punto di forza della nostra offerta: possiamo gestire un’analisi in multi-sito e l’hype di crescita che la footprint ci sta dando è l’impulso che fa la differenza per servire i clienti al meglio e con un’alta qualità del dato”. Ciascuno dei laboratori ha una sua rendicontazione economico-finanziaria. In Lifeanalytics è Marco Gandini, chief financial officer, che ne armonizza i flussi: “La cultura e la responsabilizzazione sono temi importanti per raggiungere gli obiettivi di ebitda. Lavoriamo con forecast per singolo laboratorio, responsabilizzando ogni centro. Investiamo grandi risorse in strumentazioni e metodi e monitoriamo attentamente il roi di ogni azione” La creazione di una cultura e di valori condivisi è invece curata da Alberta Menici, chief of staff. “Siamo oltre 1.200 persone, ciascuna delle quali con background e attitudini differenti. Per fare in modo che la nostra diversità generi valore, investiamo tempo e risorse nella formazione, strumento di crescita per i collaboratori. Monitoriamo le performance e promuoviamo la cultura del feedback, lavoriamo per creare un ambiente in cui le persone vivono bene. È importante trovare ogni giorno il miglior bilanciamento possibile tra le esigenze di uomini e donne dell’organizzazione. Oggi il numero di donne con ruoli di responsabilità è aumentato, grazie a politiche aziendali che assicurano a chiunque lo meriti opportunità di crescita in un ambiente stimolante. Per noi le persone contano.”
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di Andrea Sermonti
Vocazione a INNOVARE
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La giapponese Shiseido, l’azienda più longeva al mondo nel settore beauty, investe il 3% del fatturato in ricerca e sviluppo. “Per mantenere la leadership bisogna essere lucidi e guardare sempre al futuro”, dice Vittorio Garavelli, nuovo country general manager per l’Italia
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oniugare l’esperienza nella ricerca scientifica, lo sguardo al futuro, l’innovazione, trasformandoli in prodotti di alta qualità. È questo che fa la differenza tra la maggior parte delle aziende che si occupano di beauty e Shiseido, colosso cosmetico giapponese che investe in ricerca e sviluppo il 3% del fatturato mondiale. Un cambio di paradigma, quello di comunicare innovazione e ricerca scientifica, che ha toccato anche il consumatore finale. “L’approccio scientifico nel comunicare un’innovazione tecnologica è il nostro modus operandi, assieme all’idea di far vivere un’esperienza d’acquisto piacevole e di lusso”, dice Vittorio Garavelli, nuovo country general manager di Shiseido Italia. “Quello che comunichiamo è recepito molto bene dal consumatore. Il lancio dell’anno scorso, ad esempio, ha visto protagonista un siero che è a metà tra un prodotto cosmetico e uno farmacologico. Bio-Performance Skin Filler è stato recepito benissimo dagli utenti, tanto da diventare il prodotto più venduto nel settore della profumeria selettiva in Italia. Il più venduto tra tutte le categorie: skincare, make up e fragranze. Tutto questo si trasforma in dati: nel settore beauty, l’innovazione pesa sulle vendite tra il 20 e il 30%”. Shiseido ha acquisito diversi brand, incluse startup. Quanto è importante per un grande gruppo guardarsi intorno? Per noi essere all’avanguardia è un grande vanto. Oggi, per mantenere
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la leadership, devi essere lucido e avere un occhio sempre rivolto al futuro. Per questo siamo l’azienda più longeva al mondo in questo settore. Coniughiamo l’innovazione e le esigenze del consumatore. Tra le nostre particolarità c’è la capacità di adattarsi ai cambiamenti, trasformandosi progressivamente per anticipare i tempi e non rincorrerli. Per rimanere in trend, stiamo diventando una sorta di incubatore per startup, nuovi brand sviluppati in house. Ad esempio, abbiamo dato vita a un brand skincare che nasce dal nostro centro di ricerca e sviluppo dell’area europea, a Parigi: un esercizio molto interessante che ci sta dando tante soddisfazioni. È un brand ‘eco’, sviluppato con un’azienda che si occupa di vertical farm. Questo testimonia la nostra sensibilità ambientale. Abbiamo lanciato di recente il brand Shiseido Beauty Wellness, con cui puntiamo a diventare entro il 2030 la prima personal beauty wellness company. Shiseido, insomma, è lanciata sul mercato internazionale e partiremo con questo brand in Giappone a febbraio 2024, in Asia nel 2025 e poi nel resto del mondo. Tutto questo per ribadire che ci stiamo concentrando sullo sviluppo dei brand in house. Dal punto di vista globale, va sottolineato che negli ultimi anni abbiamo lavorato anche ad acquisizioni: Drunk Elephant prima della pandemia e, più di recente, Gallinée, un brand ancora acerbo ma molto interessante perché lavora sul microbioma cutaneo, che dovremo sviluppare da qui al 2026. Perché lo sviluppo dei brand in house? Perché quando si ha la capacità di investire il 3% del fatturato mondiale in innovazione, ricerca e sviluppo, si ha una potenza di fuoco enorme, soprattutto se si considera che abbiamo a disposizione più di 1.000 ricercatori che lavorano per garantirci prodotti tecnologicamente avanzati. Se si guarda al passato e si fa una comparazione, anche Shiseido prende atto del fatto che la trasformazione in questo settore è sempre più rapida: 30 anni fa tutto era più stabile, prevedibile e duraturo. È un’industria che sta cambiando tantissimo: parlando del mercato italiano, dopo la pandemia abbiamo assistito a una grande polarizzazione, con prodotti superiori ai 150 euro o inferiori ai 50. Durante il NOVEMBRE, 2023
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Vittorio Garavelli
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processo di acquisto il nuovo consumatore, che gli inglesi definiscono skin intellectual, va alla ricerca dell’ingrediente. Ci sono nuovi prodotti che hanno tratti caratteristici non solo cosmetici, ma anche farmacologici, e poi i prodotti a basso impatto sull’ambiente, i sostenibili, con packaging eco, vegan e altro ancora. Per fare un esempio, nel 2019 il mercato clean valeva 7 milioni di euro in Italia; oggi ne vale 44 e rappresenta il 12% della categoria del face skincare. Un altro dato indicativo riguarda i prodotti refill – nati in pratica negli ultimi tre anni – che hanno un’incidenza dell’8% sul turnover totale del mercato italiano della bellezza. Sono cresciuti del 119% negli ultimi tre anni. Per fare un esempio, il refill del nostro Bio-Performance Skin Filler pesa per il 40% sul totale vendite di questa referenza.
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Vittorio Garavelli ha iniziato la sua carriera nel gruppo L’Oréal. Nel 2014 è arrivato nel gruppo Shiseido in qualità di national key account manager. Nel 2019 è stato nominato commercial & retail director Italia. È approdato poi a Parigi in veste di international business development director Serge Lutens, occupandosi dell’integrazione del brand nel gruppo e della sua espansione su scala globale. Poi ha assunto l’incarico di Emea skincare business acceleration director, guidando l’ingresso della categoria nel canale farmaceutico e l’accelerazione del brand Shiseido nella regione.
Che cosa si porta in Italia della sua esperienza lavorativa all’estero? Ho ricoperto diversi ruoli in Francia e ho dovuto imparare a confrontarmi con le culture dei vari paesi, cosa che, a chi lavora in Italia, non succede con la stessa frequenza. A Parigi sviluppiamo fragranze per tutto il mondo. Confrontarsi significa imparare ad ascoltare, perché non puoi approcciarti a tutte le culture nello stesso modo. Crescere significa anche misurarsi con la quotidianità, superare la difficoltà della lingua, imparare a risolvere i problemi con pragmatismo. Tutte lezioni che entrano a far parte del tuo bagaglio culturale. Dai francesi abbiamo molto da imparare nel fare squadra, sia nel contesto imprenditoriale che nel modo di comunicare. Non dobbiamo dimenticare, però, la marcia in più degli italiani a livello di creatività, elasticità e originalità. F FORBES.IT
a cura di Fine Foods & Pharmaceuticals Ntm
Innovazione, qualità ed eccellenza: la formula vincente
Fine Foods & Pharmaceuticals Ntm sviluppa e realizza in conto terzi prodotti per l’industria farmaceutica, nutraceutica e cosmetica. Investe nelle tecnologie più avanzate, senza tralasciare l’etica e l’attenzione al capitale umano
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ondata nel 1984 come laboratorio di studio della tecnologia della granulazione a letto fluido per l’industria alimentare e farmaceutica, Fine Foods & Pharmaceuticals Ntm si è presto dedicata anche alla produzione di eccipienti e semilavorati per i due settori. Oggi è una contract development & manufacturing organization (cdmo) italiana indipendente che, attraverso tre business unit, sviluppa e produce in conto terzi prodotti per l'industria farmaceutica, nutraceutica e cosmetica. Da circa 40 anni, la ricerca dell'eccellenza è il tratto distintivo di Fine Foods, che le ha permesso di offrire ai clienti il rigore scientifico dell'alta qualità italiana nella produzione farmaceutica per conto terzi coniugato con la flessibilità e lo spirito di innovazione tipici del settore nutraceutico, uniti a una particolare attenzione all'etica e al capitale umano. I settori in cui opera sono in continua evoluzione e Fine Foods li accompagna attraverso innovazione ed eccellenza produttiva, che da sempre rappresentano
i fattori fondamentali per la crescita del gruppo. La vocazione all’innovazione è richiamata anche nel nome della società: Ntm, infatti, è l’acronimo di New Technology Manufacturing, che testimonia l’impegno di Fine Foods nella ricerca costante di innovazioni che permettono all’azienda di mantenere o aumentare il vantaggio competitivo acquisito negli anni. In Fine Foods, al know-how acquisito da personale altamente specializzato si abbinano importanti investimenti nelle più avanzate tecnologie di produzione per fornire ai clienti le soluzioni più efficienti, efficaci e che meglio supportano le loro necessità. Ma non solo competenze tecniche, esperienza e capacità innovativa: l’attenzione all’ascolto dei clienti fin dalle prime fasi di un progetto e la passione del team si integrano nella costruzione di un clima di fiducia sul quale si sviluppa la loro fidelizzazione nel tempo, non solo in Italia, ma anche a livello internazionale. Fine Foods, grazie al suo approccio
proattivo e alla sua struttura organizzativa, è in grado di accompagnare i clienti nel loro processo di innovazione continua, che sempre di più rappresenta un imprescindibile vantaggio competitivo. Dimostrazione pratica di tale approccio è quanto avvenuto in occasione del CPhI 2023 di Barcellona, dove Fine Foods ha presentato tre innovazioni nutraceutiche a marchio registrato, pensate per i clienti attuali o potenziali: la prima riguarda una linea di otto prodotti Biotic3, che combina prebiotici, probiotici e postbiotici; la seconda riguarda una linea di prodotti Hydralibrium, alla cui base sta il concetto di idratazione cellullare, per donare vitalità e forza; infine, sono stati presentati, all’interno del marchio QuickSlow2, tre concetti rispettivamente per il sonno, l’energia e l’immunità. Il cliente è sempre al centro delle azioni strategiche poste in essere da Fine Foods. Tra le altre, una è rappresentata dalla conduzione di regolari sondaggi per raccogliere la customer voice - grazie alla
con FINE FOODS & PHARMACEUTICALS NTM
Fine Foods dedica il 16% delle risorse ad attività scientifiche e di quality assurance & control. Riserva grande attenzione al tema della qualità, che per il gruppo non è solo legata al prodotto, ma abbraccia tutti i processi e tutti gli aspetti della vita aziendale infatti, consulenza sull’etichettatura ambientale degli imballaggi, supporto nel calcolo dell’impronta ambientale dei prodotti seguendo un approccio lca (quindi lungo tutto il ciclo di vita del prodotto), impegno nella ricerca di nuovi materiali più ecologici, anche attraverso il supporto delle attività di r&d dei clienti nella progettazione dei propri prodotti, sfruttando principi di eco-design. In armonia con questa visione, Fine Foods, nell’aprile 2021, ha modificato il suo statuto trasformandosi in società benefit. Una decisione che sottolinea l’impegno a perseguire finalità di beneficio comune e a operare in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente, beni e attività culturali e sociali, enti e associazioni e altri portatori di interesse.
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aggiornate e di un sistema procedurale avanzato, ma anche nella selezione di personale qualificato e nel successivo training, in modo che le persone possano migliorare ulteriormente le proprie capacità e competenze. Infine, le pratiche esg sono un fattore decisivo per la crescita di Fine Foods da oltre dieci anni: grazie alle certificazioni ambientali e sociali e ai riconoscimenti ottenuti, Fine Foods dimostra di essere un partner strategico e affidabile non solo in base a criteri finanziari, ma anche ambientali, sociali e di governo dell’impresa. Essere un partner strategico significa avere una struttura che consente di costruire una progettualità vincente insieme ai clienti anche su tematiche che riguardano la sostenibilità dei prodotti: Fine Foods è in grado di fornire,
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quale recepisce i desideri e le aspettative dei clienti -, nonché dall’utilizzo di ricerche e dati di mercato internazionali per essere aggiornata su lanci di prodotto e innovazioni. Il team trasversale dedicato esclusivamente all'innovazione è in grado di assicurare progetti innovativi a breve, medio e lungo termine. Fine Foods, con circa il 16% delle risorse dedicate ad attività scientifiche e di quality assurance & control, riserva grande attenzione al tema della qualità, che per il gruppo non è solo legata al prodotto, ma assume una connotazione olistica e abbraccia tutti i processi, e più ancora tutti gli aspetti della vita aziendale. Qualità che si traduce non solo nell’attenzione, per esempio, alla selezione delle materie prime da fornitori affidabili e compatibili con il codice etico e all’utilizzo di tecnologie costantemente
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SMALL GIANTS A cura di Piera Anna Franini
ARTE SECOLARE
GIÀ BOCCACCIO SCRIVEVA DELLE CALZATURE DI MONTEGRANARO E SANT’ELPIDIO A MARE. OGGI LE MARCHE, CON IL DISTRETTO FERMANO-MACERATESE, PRODUCONO UN TERZO DELLE SCARPE ITALIANE. SI TROVANO QUI L’IMPERO DEI DELLA VALLE, CHE CON TOD’S SUPERANO IL MILIARDO DI FATTURATO, E TANTE REALTÀ PIÙ PICCOLE. NELLA REGIONE INVESTONO ANCHE LOUIS VUITTON, FENDI E PRADA NOVEMBRE, 2023
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na calzatura italiana su tre viene prodotta nelle Marche, con zenit a Fermo, che da sola vale la metà dell’export regionale. Sant’Elpidio a Mare, Montegranaro, Monte Urano e Monte San Giusto disegnano un quadrilatero ribattezzato ‘Distretto calzaturiero fermano-maceratese’. Qui si fabbricano scarpe dall’epoca medievale. Lo certifica Boccaccio, che nel Decameron accenna alle scarpe degli artigiani di Montegranaro e Sant’Elpidio a Mare: belle e di qualità tali da essere richieste ed esportate ovunque. Quegli antichi conglomerati di botteghe e bottegucce si sono via via trasformati in aziende, anche su sprone delle quattro rivoluzioni industriali. Nel 1870, all’apice della seconda, veniva introdotta la macchina a pedale per cucire le tomaie, che ebbe un impatto anche sociale, perché favoriva l’inserimento della manodopera femminile. Un fenomeno che, come in ogni angolo d’Italia, si sarebbe ulteriormente intensificato durante il trienFORBES.IT
nio della Grande Guerra, con gli uomini al fronte e le donne a sostituirli. All’alba del Novecento tramontava l’era gloriosa delle chiochiere, pianelle di stoffa o pelle, senza tacco e con suola leggera. Vennero soppiantate da calzari di foggia moderna. Con il secondo dopoguerra, le botteghe a conduzione familiare prendevano a spopolare e con loro anche la parcellizzazione delle fasi lavorative. Si diffondevano imprese specializzate come tomaifici, tacchifici, guardolifici. Poi la curva discendente impressa dalla crisi degli anni Novanta, con la concorrenza dell’Europa dell’est e dell’estremo Oriente. Ad accusare il colpo, come in qualsiasi settore, furono le micro e piccole imprese, nel migliore dei casi assorbite dalle grandi aziende, ma spesso disperse. Quanto al presente, è Fermo a registrare la migliore performance di settore, con un export cresciuto del 38,4% (687 milioni di euro) rispetto al 2021. Nel primo semestre del 2023 il comparto delle calzature, che vale quasi 15 miliardi, ha conosciuto un crescendo sia in termini di fatturato, con un + 7,4%, che di export, con un +10,2%. I dati vanno però esaminati e contestualizzati. Perché a controbilanciare il piatto dei ‘più’ interviene un calo del 6,8% del volume di calzature esportate e del 5,7% del volume di quelle realizzate. In questo primo semestre sono stati esportati 87,9 milioni di paia: 6,4 milioni in meno rispetto allo stesso periodo di un anno fa, con un prezzo medio al paio salito del 18,2%. Valentino Fenni, presidente della sezione calzatura di ConfinduNOVEMBRE, 2023
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stria Fermo, sollecita cautela a completamento dello stabile, nella primaA SOSTEGNO DI UN TESSUTO nella lettura dei dati. Va fatto vera 2024. E ancora, la famiglia Della Valle, INDUSTRIALE SECOLARE, anzitutto un distinguo fra chi patron di Tod’s, ha annunciato una serie di MA CHE HA BISOGNO DI produce con proprio marchio investimenti logistici e produttivi, anzitutto RICONVERSIONE DIGITALE e chi per conto terzi. È suffinell’area di Casette d’Ete, a un soffio dal proE VERDE, IL MINISTERO ciente il trasferimento - anche prio quartier generale. Nel piano di assunzioDELLE IMPRESE E DEL MADE solo logistico - di una griffe da ni di Prada, che prevede l’inserimento di 400 IN ITALY HA STANZIATO un territorio all’altro per monuove figure, c’è anche il polo produttivo di OLTRE 7 MILIONI DI EURO dificare gli assetti. Si spiega Montegranaro. PER FINANZIARE PROGETTI così il fatto che nelle Marche, A sostegno di un tessuto industriale secolare, DI AMMODERNAMENTO E a fronte di imprese diminui- RIQUALIFICAZIONE DI REALTÀ ma che ha bisogno di riconversione digitale e te di 264 unità, si registra un verde, il ministero delle Imprese e del made in AI MARGINI DELLA FIUMANA aumento di addetti (+239). Italy ha nel frattempo stanziato oltre 7 milioni DEL PROGRESSO In queste terre di ermi colli di euro per finanziare progetti di ammodernacantanti da Giacomo Leopardi sono arrivate mento e riqualificazione di realtà ai margini della fiumana del maison come Fendi, che nel 2021 ha lanciato progresso. Si scongiura, insomma, il pericolo che diventino dei un nuovo polo produttivo di oltre settemila ‘vinti’. Qui c’è un patrimonio secolare da salvaguardare. Lo narra metri quadrati, cedendo a Loro Piana la sede il Museo della Calzatura Vincenzo Andolfi di Sant’Elpidio, scrigno di Porto San Giorgio. di migliaia di reperti di scarpe, forme e utensili per la lavorazioNel frattempo proseguono i lavori nell’area ne. Nel museo si documenta la storia delle calzature con esemplaindustriale di Santa Maria Apparente, dove ri di diverse epoche, dai calzari romani al Novecento. Intrigante, sta prendendo forma un nuovo stabilimento poi, la sezione degli omaggi alle scarpe delle celebrità, di area della Louis Vuitton, che pianifica 500 nuove sacra (i papi Paolo VI, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II) e proassunzioni: 200 entro il 31 dicembre, il resto, fana (sir Derek Walcott, Dario Fo, Beniamino Gigli). F NOVEMBRE, 2023
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Gianni (a destra) e Jerry Giannini
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e Marche sono il regno di Tod’s, numero uno per fatturato: oltre il miliardo. Seguono, con un certo distacco, Imac, Pigini, B.A.G., Santoni, Artisans Shoes, Falc, Premiata. Vi sono poi realtà più piccole, sotto i 50 milioni, ma solide. In testa Doucal’s, tra i leader nel segmento del lusso, con mezzo secolo di vita. Nasceva nel 1968 a Montegranaro, come piccolo laboratorio di Mario Giannini, che nel 1973 lo trasformava in una vera azienda, oggi di smalto internazionale e condotta dai figli Jerry e Gianni. Il 2023 è un anno di grande fermento per Doucal’s, che, per le ce-
lebrazioni, ha rieditato lo storico mocassino da uomo, ha lanciato un atelier nel quadrilatero della moda milanese con affaccio sul cortile di palazzo Bagatti Valsecchi e inaugurerà un nuovo stabilimento a Montegranaro. Festeggia 50 anni anche con un archivio di tremila paia di scarpe, schizzi, appunti e studi di fattibilità, con lo sguardo rivolto al futuro: in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche ha messo a punto occhiali smart virtuali che, indossati dagli artigiani addetti a taglio, giunteria e montaggio, consentono di riprenderne le azioni in tempo reale. Altra gemma marchigiana è l’azienda Rodolfo Zengarini, lanciata a Montegranaro nel 1982, che e da anni Novanta con Valentino, Gianfranco Ferré, Etro, Trussardi, Iceberg, Byblos, Calvin Klein Collection. Nell’ottobre del 1998 veniva siglata la licenza mondiale con Calvin Klein. I marchi oggi in licenza sono Roberto Cavalli, Vivetta, John Galliano, John Richmond, Les Hommes, Ungaro, Costume National, Bikkembergs. Ha showroom a Milano e New York. La Galizio Torresi veniva fondata invece nel 1979, imponendosi sul mercato con prodotti manifatturieri ricercati. Il sapere artigianale si combina con le moderne tecnologie per garantire un prodotto dagli alti standard in termini di comfort, qualità dei materiali, lavorazioni e cura dei dettagli. F
Due prodotti di Galizio Torresi
Lo showroom di Rodolfo Zengarini
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a cura di Altea Federation
La tecnologia al punto di svolta per l’uomo Altea Federation, fra i principali player It in Italia, raggruppa una ventina di aziende specializzate in system integration e digital innovation. Il fondatore Andrea Ruscica ha recentemente annunciato l’ingresso nel gruppo di Chequers Capital come nuovo azionista di maggioranza. E l’avvio di un piano industriale di crescita e sviluppo con focus su human+tech
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l 13 gennaio 1993 è una data importante per noi di Altea: segna l’inizio della nostra storia, una piccola società di consulenza nata sul Lago Maggiore. Oggi, a chiusura 2023, siamo Altea Federation e viviamo in continua evoluzione, immersi in un flusso di cambiamento epocale che non coinvolge solo le nostre scelte aziendali, ma rappresenta un punto di svolta per l’uomo e il progresso tecnologico. Fin qui, è stato un viaggio bellissimo e sono pronto a vedere cosa ci riserverà il futuro”. Andrea Ruscica, chairman e ceo di Altea Federation, è alla guida del gruppo dal primo giorno: ha fondato Altea con la missione di armonizzare persone, tecnologie e processi per accompagnare l’evoluzione delle imprese ed è proprio questo il dna che accomuna tutte le company riunite nel modello federativo. All’avvio del quarto decennio d’impresa, l’ingresso nel gruppo di Chequers Capital come socio maggioritario apre nuovi orizzonti di crescita e sviluppo per Altea Federation. “La partnership che abbiamo siglato con Chequers”, spiega Ruscica, “è nata dalla chiara visione di futuro che abbiamo sempre avuto per il progetto Altea. Si tratta di una scelta ambiziosa e coraggiosa, ma soprattutto di un atto di responsabilità che va oltre l’idea alla base di questo percorso. La maturità progettuale e l’approccio imprenditoriale che abbiamo costruito in questi 30 anni ci hanno aperto la strada per un confronto con numerosi fondi di private equity, interessati a conoscerci e seguirci per costruire un piano di investimento sostenibile. L’incontro con Philippe
Guérin (managing director di Chequers Capital) e con il suo team è stato però determinante: abbiamo davvero messo a fattor comune le nostre competenze e caratterizzazioni e siamo pronti ad avviare Next Level, il nuovo piano industriale di crescita e sviluppo per Altea Federation”. Chequers Capital è il più antico fondo di private equity d’Europa e ha all’attivo oltre 300 progetti di investimento. Da quasi 50 anni mette il suo know-how e i suoi capitali al servizio delle imprese e dei suoi dirigenti. Tipicamente interessato ad aziende leader del b2b, contribuisce alla crescita inorganica e a progetti di internazionalizzazione. “Fin dal primo incontro con Philippe sono rimasto colpito dalla loro politica di analisi degli investimenti: non è l’acquisizione per comparto industriale a guidare la loro scelta, quanto piuttosto il valore riconosciuto in squadre vincenti. Ed è proprio questo il plus di Altea Federation, che si riflette nel nostro unico modello di
business”, ha continuato il ceo. Altea Federation accoglie oggi una ventina di aziende e oltre 1.600 persone. Ogni company ha un suo specifico perimetro di specializzazione tecnologica o consulenziale, ma insieme offrono una value proposition trasversale in tema di innovazione e digitalizzazione dei processi. Una costellazione di ‘oloni’ autonomi, indipendenti e interconnessi (per spiegare in estrema sintesi il modello organizzativo ‘olonico virtuale’ di Altea), che riceve ora una nuova spinta propulsiva, alla ricerca di opportunità di integrazione e verticalizzazione sul mercato It. “Il nostro valore”, prosegue Ruscica, “si è sempre alimentato attraverso crescita organica e progettuale, a cui abbiamo affiancato l’acquisizione di alcune iniziative imprenditoriali innovative e complementari, allo scopo di coprire il viaggio end-to-end della trasformazione digitale delle imprese con un’offerta consulenziale e tecnologica sempre in
con ALTEA FEDERATION
adottando le metodologie di adoption più efficaci, senza mai uscire dal perimetro della federazione, grazie a quel virtuoso processo di innovazione ricombinante che nasce liberamente dalla collaborazione fra le company. È così che erp di nuova generazione si fondono a soluzioni personalizzate di IA e data intelligence, rpa e hyperautomation, cyber-security, Iot e smart manufacturing. Un orizzonte infinito di opportunità per accompagnare le persone nel viaggio di trasformazione digitale del business.
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per governare la trasformazione, senza subirla”. Una consolidata vendorship con i principali attori del panorama internazionale (Microsoft, Sap, Infor, Oracle, Salesforce, solo per citarne alcuni) e la conoscenza approfondita delle problematiche organizzative e di gestione dei processi industriali permettono ad Altea Federation di sperimentare le soluzioni best-of-breed e applicarle a ogni contesto di business, integrando le migliori tecnologie erp e
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divenire. Oggi stiamo accogliendo nuove realtà all’interno della nostra federazione e il piano di m&a che abbiamo disegnato è ambizioso e stimolante. Concentrazione su capacità di delivery da una parte, consolidando le nostre competenze di system integration e applicativi gestionali, e tecnologie di frontiera dall’altra, monitorando anche il dinamico mondo delle startup: sono queste le linee guida attraverso cui vogliamo interpretare il futuro human+tech”. Le aziende sono oggi chiamate ad affrontare il cambiamento imperante imposto dalle tecnologie digitali e dalla crescente competizione sui mercati. Perseguendo la propria mission, il gruppo Altea intende accelerare la crescita e affermarsi come partner It di riferimento per accompagnare l’evoluzione dei modelli di business e sostenerli con le soluzioni gestionali e tecnologiche più performanti e sostenibili. “La società globale sta uscendo da un periodo di incubazione lungo 30 anni, come ben raccontato dal filosofo contemporaneo Riccardo Manzotti sul tema dell’intelligenza artificiale”, ha concluso Ruscica. “Le innovazioni e i progressi tecnologici che si sono susseguiti nel tempo hanno reso possibile l’incredibile avanzamento che noi tutti stiamo sperimentando, fin dal novembre scorso con il lancio di ChatGpt a livello mondiale. E la cosa affascinante è che siamo solo all’inizio della curva di crescita esponenziale di questa tecnologia così dirompente. Gli impatti dell’IA generativa sulle aziende saranno pervasivi e quasi senza limiti. Un limite, in realtà, saremo sempre noi a porlo: starà a noi decidere come utilizzare l’output generato dall’IA per prendere decisioni migliori. Il focus sull’aspetto human e sulle necessarie strategie di reskilling sono a mio avviso vere priorità d’azione
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IRIS CERAMICA GROUP • MINOZZI
di Valentina Lonati
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Federica Minozzi
Leadership visionaria
Specializzata nella produzione di superfici di alta gamma, Iris Ceramica Group ha ideato il primo stabilimento produttivo nel settore alimentato a idrogeno verde. “Stiamo diffondendo una nuova cultura industriale”, dice il ceo Federica Minozzi, impegnata anche nella promozione della parità di genere NOVEMBRE, 2023
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ocazione all’innovazione e forte impegno nella sostenibilità ambientale. Iris Ceramica Group ha saputo imporsi come realtà di riferimento nella produzione di superfici naturali in ceramica per il mercato di alta gamma, arrivando a raggiungere un fatturato di 550 milioni di euro. Un successo che affonda le radici in una storia familiare forte di valori e di saper fare, ma soprattutto di visione. La stessa che ha portato Iris Ceramica Group a ideare e mettere in cantiere la H2 Factory, primo stabilimento produttivo al mondo alimentato a idrogeno verde nel settore ceramico, e a sviluppare tecnologie che stanno reingegnerizzando la ceramica. A parlarne è Federica Minozzi, ceo del gruppo.
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Qual è lo stato di salute dell’industria ceramica italiana? Ci troviamo davanti a grandi sfide, che occorre trasformare in opportunità: investire in sostenibilità ormai non è più solo una scommessa, ma una certezza che porterà un ritorno importante nel breve periodo. In ogni caso, le difficoltà congiunturali non hanno mai fermato la tenacia, l’ottimismo e la leadership globale del made in Italy. Di certo non lo faranno ora. Quando la sostenibilità è diventata un vostro valore chiave? Si tratta di un valore intrinseco nel nostro dna: erano gli anni ’60 quando mio padre Romano Minozzi, presidente e fondatore del gruppo, ha coniato l’equazione ‘economia = ecologia’, manifesto di una visione imprenditoriale
rivoluzionaria. Da oltre mezzo secolo siamo ecopreneur (imprenditori che costruiscono aziende rispettando l’ambiente, ndr), adottando soluzioni per il risparmio energetico e la salvaguardia dell’ambiente. Fino ad arrivare alla H2 Factory. Esattamente. La H2 Factory, il nostro nuovo stabilimento produttivo a Castellarano, in provincia di Reggio Emilia, verrà alimentato a idrogeno verde prodotto con un sistema all’avanguardia realizzato su misura in partnership con Edison Next. La fabbrica produrrà ampie lastre in ceramica 4D. Si tratta di superfici a ‘tutta massa’ dove la quarta dimensione è data dalla sostenibilità. Un caso di studio internazionale, in quanto apripista per un nuovo standard manifatturiero per l’industria ceramica.
All’ultima fiera Cersaie avete anche presentato lo stand Planet-Friendly, completamente riciclabile. Il nostro stand PlanetFriendly è un progetto circolare e riutilizzabile. Un obiettivo raggiunto insieme a Henoto, società specializzata in allestimenti fieristici sostenibili. Le lastre ceramiche e i materiali strutturali utilizzati per costruirlo verranno recuperati al 100%, con un approccio circolare reso possibile dall’impiego del sistema innovativo di posa magnetica a secco Attract. Sviluppato dalla nostra business unit Granitech, è un esempio concreto del potere della progettazione consapevole, in linea con i nostri valori esg: una tecnologia brevettata che apre nuove prospettive di riuso alla ceramica. Sostenibilità anche sociale: dal 2022, siete l’azienda del settore NOVEMBRE, 2023
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IRIS CERAMICA GROUP • MINOZZI
In alto lo stand dell’azienda all’ultima fiera Cersaie. In basso la H2 Factory.
ceramico dove le donne sono più felici di lavorare secondo l’indagine Italy’s Best Employers for Women. Valorizziamo le nostre dipendenti coinvolgendole nella creazione di valori, ideali e visioni aziendali, ma più in generale valorizziamo le persone in quanto tali. Promuoviamo l’inclusione e cerchiamo di mettere al centro le persone con la loro unicità, dando loro l’opportunità di esprimere le proprie potenzialità. In quest’ottica, grande soddisfazione è arrivata dal Corporate Heritage Awards - nella categoria Narrazione per il sociale - con Quarto Fuoco, progetto inclusivo di decoro ceramico studiato insieme ad Anffas. La Fondazione Iris Ceramica Group ha NOVEMBRE, 2023
messo a disposizione materie prime e personale tecnico, trasmettendo l’arte della lavorazione ceramica, a conferma dell’impegno del nostro ente no profit tramite azioni concrete, volte non solo a tutelare l’ambiente, ma anche a creare valore sociale. Il tema del gender gap sembra starle molto a cuore. Qual è la sua filosofia di leadership? Ci sono voluti tempo ed esperienza sul campo per trovare il mio stile manageriale in un settore molto maschile. La mia
è una leadership di squadra, caratterizzata da condivisione, trasparenza e collaborazione, che mette in campo grande impegno nella parità di genere. Ottenuta recentemente, è una conquista che va preservata con una prassi ben definita.
e performanti. Il nostro impegno è quello di migliorare la qualità della vita attraverso la ceramica, e per farlo vogliamo reingegnerizzarla per alimentare l’interazione tra le persone e l’ambiente. Per noi ogni innovazione ha una matrice culturale.
Qual è l’obiettivo che oggi le preme di più raggiungere? Stiamo provando a diffondere una nuova cultura industriale della ceramica, materiale naturale tra i più nobili
A proposito di innovazione, ci può parlare dell’investimento di Iris Ceramica Group negli Stati Uniti? Con Stonepeak Ceramics, principale produttore statunitense di superfici ceramiche di fascia alta e parte del gruppo dal 2005, abbiamo avviato una serie di investimenti strategici. Si tratta di un capitale da 10 milioni di dollari che copre tutti gli aspetti delle tecnologie di produzione del nostro stabilimento in Tennessee. Un ammodernamento multi-fase che dovrebbe concludersi alla fine di dicembre. F FORBES.IT
di Valentina Lonati
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Conosciuta per la creazione di chandelier, sculture e arredi per le residenze più esclusive, l’azienda iDogi ha portato la magia del vetro artistico veneziano in tutto il mondo. La sua eccellenza artigianale ha conquistato anche l’uomo più ricco dell’Asia, l’indiano Mukesh Ambani
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è un’azienda veneziana al centro del passaparola tra le famiglie più facoltose del pianeta. Una realtà che produce maestosi lampadari, imponenti nelle dimensioni e nelle competenze che racchiudono. Fondata nel 1968, iDogi è una di quelle rare imprese resistenti che hanno difeso e mantenuto in vita la tradizione del vetro artistico di Venezia, diffondendone la cultura in Italia e all’estero. Un impegno ripagato: oggi iDogi è conosciuta in tutto il mondo per la creazione su misura di chandelier, sculture luminose e arredi per le residenze e i palazzi più esclusivi e prestigiosi, dall’Europa fino al Medio Oriente e all’India. Tutte le opere sono progettate ad hoc da un team di designer e realizzate a mano da maestri vetrai, seguendo i lenti processi produttivi delle fornaci. Ogni prodotto è un pezzo unico e per realizzare alcuni lampadari, i più grandiosi e dettagliati, iDogi impiega un anno. FORBES.IT
ILLUMINARE È UN’ARTE “Curiamo tutto il processo produttivo, dalla progettazione alla creazione di ogni dettaglio. Questo ci permette di dare vita a lampadari di dimensioni particolari, fuori scala, alti e larghi anche 15, 20 metri. Produciamo internamente ogni componente e testiamo minuziosamente ogni prodotto”, spiega Domenico Caminiti, presidente de iDogi dal 2000 e figlio dei fondatori. “Quando ho assunto la gestione dell’azienda, tra il 1999 e il 2000, ho voluto dare impulso all’internazionalizzazione iniziando a partecipare alle fiere e a far conoscere NOVEMBRE, 2023
Domenico Caminiti, presidente di iDogi. Nella pagina accanto, in alto: la creazione di un’opera nella fornace. In basso: lo chandelier Meridies, realizzato per il primo Raffles Hotel di Londra.
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qualità. Dalla fase di design alla realizzazione, è stato necessario oltre un anno di lavoro. “È stata una sfida. Ma il vetro è la mia passione: in famiglia ci siamo sempre occupati di questo, e frequentando le vetrerie ancora oggi mi fermo a osservare i maestri, affascinato. Un giorno ho voluto provare anch’io: è andata malissimo. Come sbagli un gesto, distruggi tutto”. Ed è proprio seguendo questa passione che iDogi ha acquisito, nel 2018, il marchio Pauly & C. - Compagnia Venezia Murano, vetreria veneziana fondata nel 1866, e la Mvm
Cappellin, altra importante realtà del vetro artistico, insieme alla collezione di oggetti storici. Una collezione che racchiude la maestria vetraria veneziana e che include pezzi disegnati da Carlo Scarpa e da Umberto Bellotto, oltre a un centrotavola monumentale del 1931, testimone di un incontro tra Hitler e Mussolini. “Quando ho deciso di acquistare la collezione, non ho dormito per un mese. È una grande responsabilità. Per molto tempo ho ricevuto telefonate da parte di collezionisti che volevano
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IDOGI
il nostro lavoro. Da qui si sono aperte le porte di Medio Oriente, Parigi, Londra, India. Proprio in India c’è molto orgoglio nel mostrare i nostri prodotti, i clienti spargono la voce tra amici e conoscenti e il giro si amplia”. Una voce che ha raggiunto anche Mukesh Ambani, maggiore azionista di Reliance Industries Limited e uomo più ricco dell’Asia, che per la sua residenza a Mumbai ha commissionato a iDogi una fontana e una scalinata interamente in cristallo. “La soddisfazione più grande? Quando i clienti ci dicono che le nostre creazioni superano le loro aspettative. Per noi è importante riuscire a trasmettere l’eccellenza di ciò che facciamo”. Tra le ultime opere presentate c’è lo chandelier Meridies realizzato per il primo Raffles Hotel di Londra presso il The Owo, Old War Office, il palazzo da cui Winston Churchill coordinò le operazioni militari della Seconda Guerra Mondiale. Da poco riaperto dopo un restauro durato sette anni, The Owo accoglie sotto una spettacolare cupola uno chandelier iDogi alto 815 cm e dal diametro di 2,30 m, composto da 3.085 elementi e 96 luci. Per crearlo è stato coinvolto un ampio team di professionisti dell’azienda tra creativi, tecnici, maestri vetrai, uomini della squadra di produzione e di controllo
comprare pezzi, ma non ne ho venduto uno. Ora il mio unico pensiero è tutelarla in modo che diventi un patrimonio a disposizione delle nuove generazioni. Mi piacerebbe creare un museo all’interno dei nuovi spazi della nostra fornace, ma è ancora un progetto nella mia mente”. Recentemente restaurata e aperta al pubblico in occasione dell’ultima Venice Glass Week, a settembre la fornace muranese de iDogi è stata pensata come uno spazio ibrido e di sperimentazione che unisce design, storia e futuro. All’interno di una corte affacciata sulla Laguna, la fornace dialoga con un loft contemporaneo dove si trova una sala creativa dedicata alle ispirazioni progettuali. “Un luogo di ricerca dove i designer possono incontrarsi e dare forma alle proprie idee. È in quest’ottica che da alcuni anni collaboriamo con lo Iuav l’Università di Architettura di Venezia, perché crediamo nei giovani e nella loro capacità di creare bellezza per il futuro”. All’esterno della fornace, poi, sulla riva fronte Laguna, sorge l’opera Albero di Luce, un salice di vetro che al tramonto si illumina con i colori cangianti del crepuscolo. Un simbolo dell’approccio poetico dell’azienda. “Albero di Luce è un omaggio al fascino magico del vetro artistico veneziano, alla sua capacità di ammaliare, raccontare storie e fare luce sui nostri sogni e sulle nostre aspirazioni”, conclude Caminiti. F
IL VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELLE
Eccellenze Italiane 16.03.23 Salerno 23.02.23 Bergamo
10.05.23 Bologna 18.04.23 Treviso
12.10.23 Perugia
06.07.23 Ancona 22.06.23 Cagliari
14.09.23 Lecce
10.11.23 Palermo 19.10.23 Mantova
Dopo il grande successo ottenuto nelle 6 tappe del 2022, continua anche nel 2023, con ben 10 tappe, il viaggio di Forbes dedicato alla scoperta delle PMI, spina dorsale dell’Italia che cresce. Un’occasione per confrontarsi su temi quali sostenibilità, innovazione, digitalizzazione, internazionalizzazione, welfare, accesso al credito e per creare relazioni professionali. Il progetto è rivolto a imprenditori e manager che gestiscono PMI del territorio e alle grandi aziende che vogliono mettersi in contatto con loro. SCOPRI DI PIÙ: www.eventi.forbes.it/smallgiants/
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di Susanna Tanzi
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Patricia Urquiola, archistar spagnola
Il senso di Patricia per la forma C’è una corsa ad accaparrarsi i designer più alla moda per rifare il look a locali, hotel, ristoranti di lusso, dai laghi del nord Italia alle capitali del glamour. Tra tutti brilla la stella di Urquiola, l’architetta spagnola che cura il restyling con un gusto inconfondibile
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ittadina quasi milanese per gli studi (Politecnico, relatore e mentore il maestro Achille Castiglioni) e le commissioni importanti (dal 1990 con Vico Magistretti per De Padova), Patricia Urquiola da Oviedo (Spagna), classe 1961, è oggi la designer più richiesta per dare un tocco personale a chi costruisce il vero lusso, anche nel design e negli arredi. Così, tra i tanti progetti firmati dall’architetta, si fanno notare il Sereno sul Lago di Como, la nuova Casa Perbellini a Verona, Ca’ di Dio a Venezia, il Four Seasons di via del Gesù, nel quadrilatero della moda milanese, il Six Senses di Roma. Ad accomunare queste eccellenze italiane dell’ospitalità, le linee inconfondibili delle sedute, dei tavoli, di vasi, librerie, tappeti, lampade, financo di maniglie e sgabelli pensate dalla ‘stilista delle forme’. Con la quasi certezza che poi qualche suo oggetto entri a fare parte, come già successo, delle collezioni permanenti del MoMA a New York e di altri musei. Ecco allora le particolarità delle ultime collaborazioni made in Italy di Urquiola.
Dall’alto: l’hotel Sereno sul Lago di Como; lo chef Giancarlo Perbellini davanti al nuovo ristorante a Verona; la collezione Baccarat firmata Urquiola.
Sereno, Lago di Como
Oltre ad avere progettato il pluripremiato hotel cinque stelle lusso, di proprietà di Luis Contreras, l’archistar ha firmato, per la prima volta in Europa, gli arredi della Signature Penthouse Suite, un’esperienza unica perché shoppable. Ricca di materiali locali, tra cui i soffitti in legno di noce Canaletto, i
muri in pietra Verde Alpi, i pavimenti in pietra locale Ceppo di Gré, la Penthouse è caratterizzata da tessuti ispirati alle sciarpe comasche degli anni ‘50 e ai motivi paesaggistici del lago, omaggio alle icone del design italiano, con una combinazione di nuovi complementi su misura realizzati da Patricia. Tra i pezzi cult, l’elegante vasca Lariana e la poltrona Lud’o disegnata per Il Sereno, accanto a pezzi classici come la libreria Infinito di Franco Albini e la sedia Leggera di Gio Ponti.
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fare sentire l’ospite a casa, ma una casa studiata nei minimi dettagli, dove ogni scelta è fatta per un’armonia perfetta di colori e forme. Impagabile la vista sul campanile di San Giorgio, dalla finestra a oblò di uno spazio dedicato alla lettura e al relax.
Casa Perbellini 12 Apostoli, Verona
Inaugurata da pochi mesi, la nuova sede del ristorante di Giancarlo Perbellini, in quello che è stato un luogo cult per i veronesi, segna la collaborazione tra lo chef e la designer spagnola, che ha firmato il progetto di restyling affiancata dall’architetto Silvia Bettini. Un progetto che ha rispettato l’architettura preesistente, dove Patricia ha tradotto in chiave contemporanea l’atmosfera ricca di tradizione. Nei locali storici del ristorante 12 Apostoli, conservati e valorizzati mantenendo vivo il dialogo con il concept di Casa Perbellini, si pranza tra le tonalità calde della terracotta e del legno, gli arredi su misura e i preziosi dettagli che fanno da filo conduttore nelle sale, dove si respira un’atmosfera familiare e conviviale.
Four Seasons, Milano Dall’alto: un pezzo della collezione Home Atelier Swarovski firmato Urquiola; la lounge del boutique hotel Ca’ di Dio a Venezia; l’Alchemy Bar dell’hotel Six Senses di Roma; il ristorante Zelo dell’hotel Four Seasons a Milano.
Qui da sempre si ritrovano per pranzi di lavoro vip, manager e giornalisti. Un’oasi di bellezza a due passi da Montenapoleone, dove ora, grazie anche al rinnovamento apportato agli ambienti da Urquiola, il connubio cibo-ambiente è perfetto. L’impressione è quella di essere a Parigi, anche grazie al nuovo giardino
Ca’ di Dio, Venezia
Fuori dai soliti giri, questo boutique hotel progettato dalla designer offre uno scenario caratteristico della zona dell’Arsenale. Qui il lusso sta nella scelta di stanze e arredi quasi su misura. Dove l’ospitalità è ideato dall’architetto paesaggista e agronomo Flavio Pollano, che fa da quinta al ristorante Zelo, caratterizzato da mobili contemporanei ed eclettici, dalla nuova duplice identità: durante il giorno piatti sfiziosi e leggeri, la sera un’offerta più raffinata e gourmet.
Six Senses, Roma
Il primo urban hotel dell’esclusiva catena thailandese votata al benessere, nel quattrocentesco palazzo Salviati Cesi Mellini, porta, tra le altre, la firma di Urquiola. Uno spazio architettonico che invita a un viaggio affidato all’interpretazione green di Patricia, per un lusso che spinge al benessere totale. F
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FORBES LIFE
di Penelope Vaglini
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TRAVEL
Il nuovo volto della Giudecca Dopo il restyling dell’Hilton Molino Stucky, il gruppo Marseglia continua a investire nell’isola di Venezia con l’acquisto dell’area Scalera Trevisan. L’obiettivo è contribuire alla rinascita della zona, dove sorgerà un polo di ospitalità di alto livello
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I veneziani la chiamavano Spinalonga per la sua forma allungata a lisca di pesce, ma sulle origini del nome Giudecca sono tante le storie tramandate di gondoliere in gondoliere. C’è chi dice che fosse il primo quartiere ebraico di Venezia, mentre altri sostengono che vi si conciassero le pelli. Di certo, l’isola più grande della laguna di Venezia, affacciata sul sestriere di Dorsoduro, è stata per lungo tempo il cuore industriale della Serenissima, affiancando alla Basilica del Redentore di Palladio uno degli edifici più emblematici dell’architettura industriale italiana. Si tratta del Molino Stucky, nato nel 1884 come complesso per la produzione di farina e, dopo un periodo di declino seguito da un’accurata ristrutturazione, trasformato nella mecca dell’ospitalità cinque stelle di Venezia. Con la ristrutturazione guidata dagli architetti Francesco Amendolagine e Giuseppe Boccanegra, e il progetto di ristrutturazione delle camere e delle suite affidato allo studio Caberlon-Caroppi e all’architetto Biagio Forino, Hilton Molino Stucky Venice è la meta ideale per chi cerca la bellezza veneziana, ma rifugge dal caos delle vie centrali, desiderando un’oasi di pace e relax. La rinascita di questo gioiello architettonico è legata al gruppo Marseglia, che ha deciso di investire proprio nell’area della Giudecca, intercettandone le potenzialità. Pur affondando le sue radici FORBES.IT
nell’industria dell’olio, la società ha differenziato da tempo il suo portfolio immobiliare, investendo nel settore alberghiero, e punta a espandere la sua presenza sul territorio veneziano grazie a una nuova acquisizione sull’isola della Giudecca. Il gruppo Marseglia è adesso proprietario dell’area Scalera Trevisan, nella direzione corrispondente a Molino Stucky, ed è pronto a un ingente investimento per dare un nuovo volto alla struttura e ai territori limitrofi. “Il nostro obiettivo è completare la riqualificazione dell’area post industriale della Giudecca. L’isola è una delle più autentiche della laguna e merita un’attenzione speciale”, ha detto il fondatore del gruppo, Leonardo Marseglia. “Intendiamo terminare la valorizzazione territoriale iniziata con il restauro del Molino Stucky, creando
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GRUPPO MARSEGLIA
un polo di ospitalità di alto livello qualitativo, che renda fruibile l’area, rispettandone al contempo l’impianto originale”. Un lavoro ambizioso che vede la partecipazione di differenti attori, a cominciare dalla Società Rinascimento Valori, compagnia di consulenza nel campo dell’immobiliare e dell’hôtellerie, esperta nei processi di acquisizione, gestione, riposizionamento e vendita. “Abbiamo affiancato il gruppo Marseglia nella negoziazione di molti accordi con le compagnie alberghiere e nella realizzazione di tanti progetti di successo. Anche in questa nuova operazione troveremo insieme le migliori soluzioni per il raggiungimento degli obiettivi”, racconta il partner e ceo Marco Stoppelli. “Senza perdere di vista la redditività dell’operazione, il lavoro sull’area Scalera Trevisan punterà sulla sostenibilità finanziaria, portando vantaggi al territorio e richiamando ulteriormente l’attenzione sull’isola della laguna”, sostiene il ceo del gruppo Marseglia, Antonio Giannotte. “Il processo seguirà la scia della prima riqualificazione, resa possibile dalle sinergie e dalla collaborazione vincente con la proprietà”, aggiunge Massimiliano Perversi, direttore dell’Hilton NOVEMBRE, 2023
Il Molino Stucky, storico edificio veneziano, è oggi un hotel a cinque stelle.
Molino Stucky. “Gli alberghi sono affascinanti perché sono come industrie che non si fermano mai”, ribadisce Marseglia. “Quello che amo di più del Molino Stucky è la sua originaria vocazione industriale, unita alla storia e al fascino dell’architettura. Abbiamo affidato questo gioiello alla compagnia Hilton in una collaborazione che dura da tempo e si conferma sempre vincente. Da parte nostra, stiamo ancora investendo molto sulla struttura. Il completamento delle suite e delle camere è quasi giunto al termine, mentre stiamo lavorando per dare un posizionamento più alto all’albergo. In questo modo potremo soddisfare al meglio le richieste della clientela internazionale più esigente”. Il lavoro intercetta anche il segmento Mice (meetings, incentives, conferences, exhibitions), grazie al quale l’albergo della Giudecca ha ottenuto importanti riconoscimenti internazionali, come il titolo di Miglior conference hotel in Europa e in Italia ai World Travel Awards. “Questo risultato, insieme ai dati economici molto positivi, porta la nostra strategia verso un bilanciamento perfetto, con il 50% di clientela leisure e il 50% Mice”, conclude Marseglia. F FORBES.IT
FORBES LIFE
di Luca Sessa
FOOD&DRINK
Tradizioni secolari
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L’Acetaia Giusti affonda le sue radici a Modena dal 1605. Per 17 generazioni, il più antico produttore di aceto al mondo ha tramandato la sua ricetta in oltre 70 paesi. Nel 2019 l’azienda ha inaugurato un format retail per diffondere la cultura del prodotto
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“La perfezione dell’Aceto Balsamico di Modena dipende da tre condizioni: scelta delle uve, qualità delle botti e tempo”. Sono parole risalenti al 1863, pronunciate da Giuseppe Giusti e divenute il manifesto del più antico produttore di Aceto Balsamico di Modena: l’Acetaia Giusti. Fondata nel 1605 nella città emiliana, oggi la storica acetaia è guidata dalla 17esima generazione della famiglia, con Claudio Stefani Giusti. L’Aceto Balsamico di Modena, d’altronde, è da sempre sinonimo di cultura e storia: parte del patrimonio modenese, la sua ricetta viene tramandata a voce di generazione in generazione, e le sue botti gelosamente conservate nei sottotetti. Sono passati più di quattro secoli da quando gli antenati della famiglia Giusti avviavano le prime batterie di botti negli attici della loro casa di via Farini. Le ‘regole d’oro’, fissate da Giuseppe Giusti, hanno permesso a questo prodotto di uscire dai segreti delle soffitte dei palazzi, per diventare uno dei massimi rappresentanti della tradizione gastronomica di Modena. Da quel momento, il valore degli Aceti Balsamici di Modena Giusti si è affermato anche oltre i confini nazionali, con la partecipazione alle Esposizioni Universali dell’epoca (14 medaglie d’oro e lo stemma di ‘Fornitori della Real Casa Savoia’, concesso dal Re Vittorio Emanuele III nel 1929). Una storia che si è arricchita di un nuovo capiFORBES.IT
tolo nell’ottobre 2018 con la nuova sede dell’Acetaia, situata in un borgo agricolo di metà Ottocento restaurato, dove trova spazio il nuovo Museo Giusti. Un percorso tematico in dieci sale, che racconta la storia millenaria del Balsamico di Modena, i segreti della sua produzione e l’incontro con la famiglia Giusti. Il borgo ospita le antiche botti e uno spazio per degustazioni. “Sentiamo profondamente il valore del patrimonio storico che portiamo con noi e facciamo di tutto per condividerlo il più possibile”, racconta il ceo Stefani Giusti. “Le acetaie storiche e il museo di famiglia sono sempre aperti per i visitatori, che arrivano da tutto il mondo. L’anno scorso ne abbiamo accolti più di 25mila. Per loro abbiamo organizzato un tour guidato, con storie e aneddoti che hanno per noi un grande significato”, Le botti storiche del 1700 e 1800 ancora in attività sono il cuore dell’acetaia, custodite nel sottotetto e curate con amore dalle diverse generazioni della famiglia. Ogni legno è prezioso e attribuisce particolari caratteristiche al Balsamico: dal castagno, ricco di tannini, si ottiene il classico colore bruno; il ciliegio addolci-
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Claudio Stefani Giusti
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AC E TA I A G I U S T I
sce il sapore; il ginepro dona l’essenza resinosa; il rovere il tipico profumo vanigliato. Più antica è la botte, più intensi saranno gli aromi e il carattere. La collezione storica è la più rappresentativa: cinque aceti balsamici di Modena Igp di diverse ricette e invecchiamenti creati negli anni, oggi classificati con il numero di medaglie conseguite nelle Esposizioni Universali di fine ‘800. Prodotti nati dal connubio tra conoscenza e tradizione, giunti fino ai giorni nostri per divenire un prodotto globale che ha permesso all’azienda di essere presente in oltre 70 paesi e di registrare, nel 2022, un fatturato di 13,6 milioni (+25%). Una crescita resa possibile da Stefani Giusti, che ha proiettato l’azienda nel futuro attraverso una gestione giovane e flessibile e un approccio glocal. Artefice nel 2019 del lancio del format retail Boutique Giusti con l’inaugurazione della prima Boutique Giusti di Piazza Grande, una piccola bottega dell’Aceto Balsamico inserita nel contesto di un palazzo firmato dall’architetto Gio Ponti. Nel dicembre 2021 l’apertura del secondo store, la Boutique Giusti di via Spadari a Milano. Infine, ad aprile 2022, Acetaia Giusti ha inaugurato la sua terza boutique nel cuore di Bologna, in via degli Orefici. Gallerie esperienziali dall’aspetto raffinato, questi spazi non rappresentano sem-
La Boutique Giusti di via Spadari a Milano
plici punti vendita, ma luoghi in cui scoprire e degustare i prodotti della storica acetaia, circondati da botti secolari e oggetti dell’arte acetiera. Un format dall’anima didattica che vuole diffondere la cultura dell’Aceto Balsamico di Modena nel mondo, ma anche divenire un hub culturale grazie all’interazione con realtà vitivinicole e artistiche per l’organizzazione di eventi. “Le Boutique Giusti sono l’ulteriore tassello del percorso di crescita della nostra realtà, un’azienda che è passata in pochi anni da cinque a 60 dipendenti, con un’età media di 30 anni, che preserva il valore storico del prodotto nel rispetto della tradizione, ma che al tempo stesso lo rinnova per renderlo sempre più attuale”, sottolinea Stefani Giusti, che aggiunge: “Da anni investiamo nella valorizzazione dell’aspetto culturale del nostro prodotto e le boutique sono il completamento di un progetto partito con la nuova sede e le tre fasi del racconto della storia di Acetaia Giusti: il museo per la testimonianza di quanto fatto dalla famiglia nei secoli, le acetaie per illustrare il metodo di produzione, l’assaggio conclusivo nella sala di degustazione per far vivere un’esperienza educativa, la nostra opera divulgativa ha l’obiettivo di vincere due ritrosie spesso riscontrabili nel consumatore: la prima legata alla diffidenza gustativa, per il timore di una nota acetica troppo forte, il secondo relativo al quotidiano utilizzo di un prodotto così eccelso. Con i momenti d’assaggio riusciamo a far conoscere la vera essenza del sapore di un Aceto Balsamico di Modena di qualità e spieghiamo come poterlo usare in cucina ogni giorno per completare piatti e ricette”. F FORBES.IT
di Marco Gemelli
FORBES LIFE
FOOD
Un piatto, due continenti
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Lo chef Jyoti ‘Giotti’ Singh è il più richiesto dagli indiani che vogliono far scoprire l’Italia ai connazionali. Titolare del ristorante Haveli di Firenze, cura matrimoni ed eventi aziendali
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Un antico detto recita: “Puoi allontanare un indiano dall’India, ma non potrai mai allontanare l’India da un indiano”. Una frase che riassume quanto la popolazione del subcontinente asiatico sia legata ai suoi riti e alle sue tradizioni, anche se si trova a migliaia di chilometri da casa. Lo sa bene l’imprenditore Jyoti ‘Giotti’ Singh, lo chef più richiesto da chi vuole far scoprire il nostro paese alla fascia più alta di viaggiatori business. Già titolare del ristorante indiano attivo da più tempo a Firenze, Haveli, e ideatore di una ‘fabbrica di sogni’ per centinaia di cittadini indiani che vogliono sposarsi nel nostro paese, da 20 anni Jyoti e la moglie Rubel affiancano al settore dei matrimoni quello degli eventi aziendali. Insieme al catering d’alta fascia, che l’ha portato a firmare alcuni dei più sfarzosi matrimoni indiani celebrati in Italia, realizzando i desideri di uomini politici, sportivi, capitani d’impresa, magna-
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Una creazione di Jyoti Singh (in alto).
ti della finanza e stelle di Bollywood, Singh è oggi il più ricercato tra gli chef anche per ospitare eventi di team building aziendali e per tutte le occasioni in cui un’azienda indiana offre ai propri quadri un assaggio dell’Italia, in un contesto non legato al business. Il subcontinente indiano ha oggi oltre 1,4 miliardi di abitanti. Per le fasce benestanti della popolazione, l’Italia rappresenta ancora la meta ideale sia per il matrimonio che per un evento corporate: “Ai nostri concittadini”, raccontano Jyoti e Rubel, “non interessa così tanto sposarsi o fare team building in una città d’arte, bensì il contesto: che sia una villa storica, una località affacciata sul mare o le colline del Chianti, l’importante è stare insieme”. Ma è qui che la differenza tra matrimoni ed eventi corporate si fa significativa: “I matrimoni afferiscono ai sentimenti. Per tre giorni gli ospiti celebrano insieme i riti della tradizione hindu o sikh. Negli eventi aziendali, il business resta in primo piano e l’importante è fare sfoggio di eccellenza, tra cene di gala e ogni altra esigenza”. L’ultimo evento in cui Jyoti è stato chiamato dai connazionali è stato a metà ottobre, quando un centinaio di crocieristi nel Mediterraneo ha chiesto di poter fare sosta da lui a Firenze. Ma il cassetto dei ricordi è pieno di aneddoti: “Nel 2008 ci venne chiesto di fornire il pranzo - rigorosamente indiano - a circa 200 passeggeri a bordo dell’Eurostar tra Venezia e Roma. Riuscimmo a servire cestini a tutti, nei pochi minuti di sosta alla stazione fiorentina di Santa Maria Novella”. F NOVEMBRE, 2023
FORBES LIFE
di Luca Sessa
HOSPITALITY
La perla dell’ospitalità Villa Morona De Gastaldis, struttura del XVIII secolo di recente acquisizione, situata nel cuore di Valdobbiadene, tra le colline del Prosecco Docg, è la nuova proprietà di Mionetto
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Nell’anno in cui Mionetto apre le porte di Borgo Mionetto, spazio multifunzionale dedicato all’ospitalità situato nella sede storica della Cantina, dal 1887 a Valdobbiadene, il brand si arricchisce di una novità che completa un ideale racconto della storia del territorio e del suo grande fascino, in perfetta simbiosi con la cultura enologica più che centenaria. Villa Morona De Gastaldis, struttura del XVIII secolo di recente acquisizione, situata nel cuore di Valdobbiadene, tra le colline del Prosecco Docg oggi patrimonio dell’Umanità Unesco, è la nuova perla dell’ospitalità di Mionetto. “La villa riveste un ruolo di spicco per l’azienda, impreziosendo ulteriormente l’offerta dedicata all’ospitalità del Borgo Mionetto a Valdobbiadene”, commenta Paolo Bogoni, chief marketing officer e management board executive della Cantina. Mionetto è nata nel 1887 grazie a Francesco Mionetto, capostipite della famiglia, e alla sua passione per la terra e il lavoro in cantina. Un’eccellenza della zona del Valdobbiadene, un riferimento nel mercato del Prosecco, un racconto vitivinicolo lungo più di 135 anni, nel corso dei quali sono state narrate le peculiarità del territorio d’origine, permettendo a Mionetto di divenire una delle realtà vinicole italiane produttrici di vino spumante più rappresentative nel panorama internazionale. L’azienda dà quindi nuova continuità al connubio tra vino e ospitalità grazie a questa, proprietà a pochi passi dalla sede che, con la sua tipica architettura, richiama Venezia e domina il promontorio con la bellezza maestosa delle sue facciate: un luogo in NOVEMBRE, 2023
Da sinistra: Paolo Bogoni, cmo e management board executive di Mionetto, e Robert Ebner, cso and management board executive.
cui l’arte, il comfort, la tranquilla eleganza degli ambienti e il giardino affacciato sulle colline e sui vigneti circostanti divengono elementi preziosi. Proprio dal vigneto antistante la villa ha origine l’ispirazione per un esclusivo spumante firmato Mionetto: un Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Extra Brut. “Il nuovo spumante esprime in modo impeccabile l’essenza varietale dell’uva d’origine”, sottolinea Bogoni. “Il bouquet è ricco di sentori floreali, esaltati da eleganti note fruttate, mentre al palato è fresco, asciutto ed equilibrato, ottimo per aperitivi sfiziosi o in abbinamento a piatti a base di pesce e crudité di mare”. Il design, a sua volta, spicca per ricercatezza: l’unione sapiente di arte enologica ed estetica moderna interpreta l’eccellenza del Brand. Infine, materiali preziosi, texture metallizzate ed effetti di luci e ombre esaltano la personalità di un prodotto dall’autentico carattere italiano. “Disponibile nel wine shop all’interno del Borgo Mionetto e per selezionati clienti ho.re.ca, lo spumante di Villa Morona è pensato per intrattenere i nostri ospiti e offrire loro l’opportunità di godere di attimi di convivialità unici, accompagnati dal piacere e dalla qualità del nuovo prodotto: un Prosecco che per la prima volta proponiamo in versione Extra Brut”, conclude Robert Ebner, chief sales officer e management board executive. F
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FORBES LIFE
di Mara Cella
STYLE
Col piede giusto
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Con oltre quattromila punti vendita in tutto il mondo, il marchio americano Skechers punta a crescere nel segmento delle calzature sportive. Per farlo ha chiamato un ambassador d’eccezione: l’ex capitano della Nazionale italiana di calcio Fabio Cannavaro
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Un brand che ha dimostrato come il lifestyle possa incontrare l’innovazione, il comfort e le alte performance sportive. Skechers è un marchio globale presente in oltre 180 paesi, fondato più di 30 anni fa in California, a Manhattan Beach, da Robert Greenberg e dal figlio Michael. Il brand ha un posizionamento molto chiaro e coerente secondo cui la unique selling proposition (vantaggio di un’azienda, che le consente di distinguersi dalla concorrenza, ndr ) è il comfort estremo. Non a caso, il filo conduttore delle collezioni è il comfort, vera colonna vertebrale di questo marchio atipico, guidato da un’inarrestabile innovazione in termini di prodotto. L’ultimo esempio è la tecnologia brevettata Skechers Hands Free Slip-ins, di cui è diventato ambassador Fabio Cannavaro, ex capitano della Nazionale italiana di calcio e campione del mondo nel 2006. Da ottobre 2023 Cannavaro è il volto delle campagne multipiattaforma, in FORBES.IT
Sergio Esposito
Italia e nella penisola iberica, per le collezioni lifestyle del marchio, tra cui le Skechers Hands Free Slip-ins, caratterizzate da nuove tecnologie: una sorta di calzascarpe integrato che consente di indossarle senza piegarsi e la Skechers Arch Fit. “Trovo grandi affinità tra me e Skechers, e credo sia molto importante collaborare con marchi che condividono i miei valori”, ha dichiarato Cannavaro. “Mi piacciono la qualità e il comfort di Skechers, oltre all’attenzione per i dettagli che il marchio mette in ogni progetto. È lo stesso spirito che ho portato in campo da giocatore e che cerco di trasmettere ai giovani calciatori anche da allenatore. Fare le cose bene mi piace, e con Skechers condividiamo anche questo. Dal campo al tempo trascorso in famiglia, tutti devono essere a proprio agio e so che i fan in Italia e nella Penisola iberica ameranno la campagna”. Sergio Esposito, general manager di Skechers Usa Italia, ha spiegato: “Fabio Cannavaro rispecchia in tutto i valori di Skechers perché è leale, solare, semplice e trasparente. Oggi il brand vanta circa 4.600 punti vendita, di proprietà e in partnership in tutto il mondo, e proseguendo così anche per il 2023 confermerà la terza posizione al mondo fra i brand di calzature sportive.” Risultati internazionali in sincronia con i successi italiani: “Ho la fortuna di far NOVEMBRE, 2023
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Fabio Cannavaro da ottobre presta il volto alla promozione delle Skechers. Il brand oggi conta 4.600 punti vendita in tutto il mondo, di cui 35 in Italia.
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S K EC H E R S U SA I TA L I A
parte dell’azienda da 17 anni e posso dire di essere molto orgoglioso del crescendo dei risultati di Skechers Italia, anno dopo anno, grazie a un team di grandissimo valore. Parliamo di Skechers family, in cui la stabilità nelle risorse umane è da sempre un grande punto di forza. Il nostro team è fatto di persone di talento, appassionate e fuori dal comune; questo ha fatto la differenza, insieme al poter contare su una struttura multinazionale solida. Al contempo, nella velocità decisionale e nelle relazioni abbiamo un filo di-
retto tra noi e il quartier generale negli Stati Uniti. Ciò ha consentito una crescita continua all’interno di un percorso internazionale stellare, conquistando posizioni di mercato importanti”. Questo mix ha consentito a Skechers Italia di poter contare oggi su 35 punti vendita monomarca tra canali fisici di proprietà e in partnership. Non a caso, nel 2012 è stato assegnato alla filiale italiana un doppio premio: miglior filiale e miglior country manager. L’apertura del flagship store di Roma, inaugurato quattro anni fa nella centralissima Via del Corso, può definirsi un traguardo e un fiore all’occhiello del brand: una grande vetrina della vastissima gamma di collezioni che spaziano dai modelli maschili a quelli femminili e per bambini, con calzature più lifestyle e altre più specifiche per la camminata, la corsa e il calcio. Del resto, i molti ambassador di Skechers provengono da universi diversi. Oltre a Fabio Cannavaro e Benedetta Parodi in Italia, fanno parte del team anche global ambassador come gli ex calciatori Jamie Redknapp, Frank LeBeouf e Michael Ballack, le icone della musica Doja Cat e Snoop Dogg, la star del palcoscenico e del cinema Ashley Park ed ex atleti come il pugile Sugar Ray Leonard. Inoltre, sono molti i professionisti di tutto il mondo che gareggiano con le calzature Skechers. Tra questi, i golfisti Matt Fitzpatrick e Brooke Henderson e l’attaccante del Bayern Monaco Harry Kane. “Il calcio e la tecnologia Slip-ins saranno un focus anche nel 2024, e anche dall’abbigliamento ci aspettiamo una crescita e contributi importanti. Se finora il nostro principale segmento è stato quello dei 25-54enni, attraverso le tante collaborazioni e la nostra estrema poliedricità stiamo coinvolgendo nuove fette di clienti, anche molto più giovani. Non ci fermiamo mai”, ha concluso Esposito. F
A cura di Cai Aste immobiliari
Le aste in un clic
Consulenze Aste Immobiliari ha la missione di digitalizzare completamente il settore in Italia. “Stiamo per lanciare uno strumento che rivoluzionerà il mercato immobiliare italiano”, rivela il cfo Antonio Rizzo
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ai è una startup che ce l’ha fatta; in soli tre anni è entrata a pieno nel mondo del business delle aste immobiliari, grazie alla ricetta vincente dei fratelli Rizzo, nuovi soci del team: esperienza ventennale nel settore e affiancamento tecnico legale. Sì, perché il più grande terrore associato a questo tipo di investimento è l’insicurezza di aggiudicarsi l’asta, la paura di non avere gli strumenti o il supporto giusto per poter affrontare questo percorso. Nonostante ciò l’interesse è comunque alto e destinato a crescere, anche nel nostro paese. Il mercato immobiliare standard è sempre più complesso e inaccessibile, specialmente a causa dei costi elevati e dell’aumento del tasso dei mutui. Cai, partendo da Reggio Emilia, ha individuato una lacuna nel mercato e ha tentato di colmarla, riuscendo a pieno nell’impresa. Non solo dal 2020 a oggi le filiali si sono più che triplicate, allargandosi in varie città del Nord Italia (Reggio, Modena, Parma, Brescia, Milano, Torino, Verona, Mantova), ma è riuscita a far aggiudicare più di 120 immobili ai propri clienti. Quest’anno il progetto è diventato più ampio e completo con l’app Cai Aste immobiliari. Studiata e perfezionata durante i mesi
invernali, la prima applicazione in Italia per aste giudiziarie su tutto il territorio nazionale, ha visto la luce a settembre 2023. Quattro i tipi di abbonamento: free, bronze, silver e gold, aggiornamenti settimanali con occasioni uniche su tutte le province della penisola, chat istantanea e assistenza con operatore, consulenza tecnica con avvocati, geometri e architetti. “Nel primo mese l’applicazione ha superato i 1.500 download”, ha rivelato Antonio Rizzo, cfo e direttore marketing di Cai. “Siamo contentissimi di questo risultato, che ci indica che siamo sulla strada giusta nel perseguimento della nostra missione: la digitalizzazione completa del sistema delle aste in Italia”. Quale location migliore per l’evento di presentazione della nuova arrivata in casa Cai se non il Tecnopolo di Reggio Emilia. Punto fondamentale dell’ecosistema regionale e nazionale dell’innovazione, è nato proprio per contribuire allo sviluppo economico e sostenibile del territorio e delle realtà che ne fanno parte, con obiettivi comuni come la digitalizzazione del mercato. Partner dell’evento di lancio sono state realtà solide e affermate del territorio che da sempre credono nel progetto: Confesercenti, Assicoop, Reggiana Calcio, Euroansa,
Kheyla, Zenit, Islamic Relief, Smile Communication. Le idee non si esauriscono e gli obiettivi da raggiungere sono ancora parecchi: “Entro la chiusura del 2023 apriremo filiali a Roma, Venezia, Padova, Ravenna e Ferrara”, ha affermato ancora Rizzo, “e per il 2025 l’obiettivo è coprire tutte le regioni italiane con almeno una sede.” “ll pay off del nostro brand è: 'Consulenze aste immobiliari, non solo giudiziarie'; per questo a breve saremo pronti a lanciare un progetto ancora più innovativo e clamoroso: le aste tra privati”, ha detto Giuseppe Rizzo, amministratore delegato di Cai. “Qualcosa che rivoluzionerà il sistema immobiliare italiano, grazie a un Fondo Immobiliare Aste per un unico gruppo di acquisto di immobili in asta” Dietro al lancio dell’applicazione c’è anche un intento benefico: Cai ogni anno devolve una percentuale dei contratti stipulati a Islamic Relief, un'organizzazione umanitaria internazionale indipendente con più di 30 anni di esperienza. Con il lancio dell'app, grazie al ricavato degli abbonamenti, la società ha deciso di donare una percentuale ulteriore a un tema specifico: la scolarizzazione di giovani orfani nel loro percorso di studi.
L E A D E R I N A Z I O N E
Antonio (a sinistra) e Giuseppe Rizzo
Con X-Studios
Oltre l’orizzonte
Dal mondo della musica a quello immobiliare e della ristorazione, l’imprenditore Riccardo Patruno sta affermando la sua visione per anticipare, con modelli di business innovativi, il mercato
Riccardo Patruno
I N A Z I O N E
etichetta di musica elettronica a livello globale. Da allora, i Maximals hanno condotto una carriera eccezionale, portando la loro musica sui palcoscenici di tutto il mondo. L’impegno e la dedizione per questo lavoro li ha portati ben presto ad affrontare un tour in Europa, India e Olanda. Nel frattempo, Riccardo ha percepito un’affinità con il mondo imprenditoriale e si è dedicato alla progettazione di una serie di iniziative sostenibili e dalle molteplici sfaccettature. Uno degli esempi più notevoli della sua carriera professionale è stato il progetto X-Studios a Savona, uno studio di registrazione che ha agito da trampolino
L E A D E R
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iccardo Patruno, imprenditore savonese, non si è mai arreso all’idea che esista una sola strada per il successo. Un forte desiderio di rinnovamento continuo e un’impronta sostenibile sono i valori che contraddistinguono da sempre il suo operato. Dando così voce, anima e corpo alla possibilità di creare realtà ben consolidate nel tempo e di forte impatto sulla comunità. Il percorso verso l’imprenditoria per Riccardo è iniziato a 19 anni quando insieme al socio Davide Alpino (erano noti come Maximals), ha siglato un contratto discografico con la Spinnin Records, riconosciuta come principale
di lancio per talenti emergenti come Alfa, Jacopo Ottonello, Deddy, Maryam Tancredi e Ricky Jo. Lo spirito di diversificazione aziendale di Riccardo ha abbracciato nel tempo anche il settore della comunicazione. Da qui, la decisione di aprire la sua agenzia ConverXion. Il progetto ha dimostrato sin da subito il suo valore partecipando attivamente alla vittoria di un candidato sindaco grazie al lavoro svolto in una delle sue liste e contribuendo anche al successo di due ragazzi under 30 per il ruolo di consiglieri comunali savonesi. Di notevole importanza anche la collaborazione con alcuni comuni turistici per l’affidamento del progetto comunicativo per promuovere le sue iniziative estive e invernali a lungo termine e gestendo, infine, il profilo promozionale di alcune attività savonesi. Qualche anno più tardi, Riccardo, che ha già sviluppato una sua visione anche nel mercato immobiliare acquisendo due unità di pregio, si è spinto all’acquisizione di una rinomata pizzeria ad Albisola Superiore, punto di riferimento culinario conosciuto per la sua eccellenza. “Nel primo semestre del 2024 lancerò una nuova azienda di delivery e asporto con un'idea innovativa. L'evoluzione del settore alimentare mi ha portato a riconoscere il potenziale delle dark kitchen, cucine virtuali specializzate nella preparazione di piatti per la consegna a domicilio. In linea con questa tendenza, il mio nuovo progetto includerà l'offerta di Wrap Gourmet, preparati in una cucina dedicata”, svela Riccardo. “La passione, la diversificazione e l'abilità imprenditoriale possono convergere per creare un modello di business sostenibile e di successo”. Con questa nuova iniziativa, l’imprenditore savonese mira a coniugare la sua passione per l’innovazione, dimostrando ancora una volta la sua capacità di anticipare le tendenze e soddisfare le esigenze del mercato in evoluzione.
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di Anna della Rovere
FORBES LIFE
HOSPITALITY
Cercare nuovi orizzonti
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Sara Digiesi guida il business di Bwh Hotel Group Italia, che, dopo il travel, si sta consolidando nel leisure. “Nei prossimi mesi apriremo una struttura a Malta per arricchire l’offerta nel Mediterraneo”
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Le condizioni di mercato lo scorso anno sono state favorevoli per il settore alberghiero. Dopo la pandemia, si è assistito a un ritorno di visitatori provenienti da tutto il mondo, in particolare dagli Stati Uniti. Sono le parole di Sara Digiesi, chief executive officer di Bwh Hotels Italia, che oggi rappresenta il gruppo a livello globale nel Sustainability Leadership Council di Gbta come unica italiana e nel Planet Committee di Sha-Sustainable Hospitality Alliance. “Grazie al nostro network di 170 hotel in Italia”, prosegue, “gli equilibri di portafoglio hanno consentito di mantenere i numeri del 2022. Forte il ritorno degli Usa, ma anche l’Europa è cresciuta, in alcuni periodi. Lo stesso vale per Asia e Medio Oriente”. Da una ricerca di febbraio, affidata a Bva Doxa, emerge che in Italia il brand Best Western è il secondo marchio per awareness globale. In termini di experience, quello che i viaggiatori apprezzano di più sono l’accoglienza e la posizione strategica. Fattori che, dopo un 2022 chiuso a circa 320 milioni di euro di fatturato, contribuiranno a determinare una crescita del 20-25% nell’anno in corso. FORBES.IT
Sara Digiesi è ceo di Bwh Hotels Italia.
Il gruppo, già noto per il business travel, si sta velocemente consolidando anche nel segmento leisure: “La pandemia ha sicuramente cambiato il modo in cui concepiamo il viaggio. Se da un lato siamo sempre più connessi, complice lo smart working, dall’altro abbiamo altre esigenze di spazio e durata del soggiorno. Quello settimanale, ad esempio, oggi si estende anche al weekend, e ciò richiede servizi alberghieri che carantiscano efficienza, connessione internet e rivisitazione degli spazi comuni”, spiega Digiesi, che da 12 anni guida anche le attività esg del gruppo. “Bwh Hotels Italia fa della sostenibilità ambientale e sociale un asset strategico su cui investe in modo costante. L’impegno da oltre dieci anni si concretizza con Stay for the Planet e Stay Plasticless oltre che, in ambito sociale, attraverso progetti di inclusione, valorizzazione delle persone e rafforzamento delle relazioni con le comunità locali. A tal proposito, il prossimo anno avvieremo un progetto per sensibilizzare su centralità delle persone, valorizzazione dei talenti e importanza della formazione costante per tutte le funzioni operative in hotel, in partnership con una piattaforma di welfare”. Intanto, di recente, il gruppo è sbarcato a Malta, con una struttura di nuova costruzione con 170 camere. “Si arricchisce così la nostra offerta sul Mediterraneo, anche per la parte eventi. In generale, però, per mantenere competitiva l’offerta italiana rispetto a quella estera occorre riqualificare l’offerta leisure di casa nostra. Per il 2024 non prevediamo una contrazione per il business travel e guardiamo al mercato domestico, perché l’Italia si appresta, dal prossimo anno, a ospitare tantissimi eventi”. F NOVEMBRE, 2023
di Alessia Bellan
LIVING
MILANO
locali storicis
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La paninoteca NUMERO UNO qualità che stupisce il palato, alla costante ricerca dell’eccellenza e delle migliori materie prime, come i tartufi di Appennino Food Group o il Parmigiano del Caseificio Gennari (da provare Valentino, farcito con mortadella al pistacchio, carciofini e crema di parmigiano). Non poteva mancare, oltre alle tante birre artigianali, una selezione di bollicine firmate Moët & Chandon per innaffiare di gusto l’esperienza ai tavoli. Allo storico piccolo locale in Corso Magenta si sono aggiunti, oltre allo store in Rinascente, quello a due passi dal Tribunale, in via Cesare Battisti 19, e l’ultimo, a Brera, in via San Carpoforo 6.
Milano, se dici panino, dici De Santis. Era il 1964 quando i coniugi Renzo e Dina De Santis aprivano il primo locale in corso Magenta con una formula innovativa per l’epoca, quella del pasto veloce a base di panini fatti come si deve. Il successo non ha tardato ad arrivare e qui, dove gli arredi sono ancora quelli di una volta, si siedono anche artisti, sportivi, imprenditori, tutti legati dalla voglia di provare le sfiziose proposte di questo piccolo gioiello gastronomico. Da 60 anni i panini di De Santis coccolano i milanesi, punto di riferimento per una pausa appetitosa a qualsiasi ora della giornata. Una RISTORANTI
Giro del mondo in tre tappe
NUOVE APERTURE
Tutta un’altra musica Nell’anno in cui si celebrano i 170 anni dalla nascita, nel 1853, a New York, Steinway & Sons, che con oltre 135 brevetti è il fondatore dei moderni pianoforti, si è regalato il suo primo flagship store milanese. Un elegante spazio in largo Donegani, a pochi passi dal Quadrilatero della moda, al piano terra di un palazzo Art Nouveau dove le vetrine ad arco regalano suggestive prospettive degli strumenti musicali. Non solo showroom, ma anche luogo d’incontro, con una sala studio riservata agli artisti in visita in città. Oltre all’intera gamma di pianoforti a coda e verticali, come il leggendario modello D Gran Coda lungo 2,74 metri, presente in tutte le più prestigiose sale da concerto, sono inoltre disponibili in edizione limitata strumenti come il Masterpiece 8x8 in legno d’olivo. Capolavori artigianali e vere opere d’arte, i pianoforti Steinway sono costruiti da appassionati artigiani. I legni vengono fatti essiccare e maturare in media per due anni e ce ne vuole un altro prima che uno Steinway lasci la produzione. NOVEMBRE, 2023
Punto di riferimento per gli amanti della carne, Al Mercato Steaks & Burgers porta in tavola una proposta gastronomica rinnovata. La storica sede di Sant’Eufemia mantiene la sua identità con gli audaci burger (anche in versione plant-based) e gli smoked sandwich. Qui viene impiegata solo polpa selezionata di fassona e wagyu dry aged della Macelleria Sergio Motta, macinata tutti i giorni. Ma in questa ‘bomboniera gourmet’ si viene anche per le bistecche, le verdure alla brace e lo street food da condividere: tacos, qyoza, fish & vegetables tempura o focaccia con bufala, tartufo e guanciale. Un viaggio attraverso i cinque continenti prosegue nelle altre due location, Corso Venezia e piazza Alvar Aalto, con particolare attenzione a Stati Uniti, Oriente e Spagna. Protagoniste sempre le steak dai tagli pregiati che prendono vita attraverso la brace. Tra i nuovi piatti in carta il Pata Negra 100% Bellota, gli Yaki Udon Noodles (pasta di grano tenero tipica della cucina giapponese, saltata con maiale sfilacciato, germogli di soia, carote, spinaci e salsa yakisoba, coperta da un delicato dashi) e il Sushi Al Mercato (sei roll di riso farciti con tartare di wagyu e caviale all’aceto, tartare di gambero rosa e caviale al wasabi). Per uno spuntino c’è poi Degustazione Al Mercato: taco di gamberi e lime alla brace, chicken yakitori, tartare di wagyu e gyoza di pollo alla brace con tartare di gambero rosa.
MOSTRE
Alla maniera di Diango Dal 9 novembre al 31 dicembre le sirene di Diango Hernández vanno in scena alla Wizard Gallery di via Vincenzo Monti. Si intitola Cantos de Sirenas la personale dell’artista cubano, un viaggio attraverso la sua prospettiva unica, dipinti e disegni inediti pervasi di quello che Hernández stesso definisce ‘Olaismo’, il linguaggio del mare e i suoi misteri. Tra le opere più intriganti, il canto delle donne pesce che attira i marinai verso coste rocciose, creature che ammaliano e ipnotizzano con le melodie. Gli ultimi lavori, tra cui anche sculture, mostrano l’attitudine per le diverse forme di espressione, un’inclinazione a combinare vari stili, tecniche e mezzi per creare un linguaggio visivo eclettico. Un’esperienza innovativa, che fonde elementi classici e contemporanei. FORBES.IT
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di Mara Cella
ROMA
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PROFUMI mediterranei e internazionali
autunno nel bicchiere di Palazzo Montemartini Rome A Radisson Collection Hotel? Arriva con il cocktail Lily, ideato dal barman Mauro Cipollone (nella foto), che porta una ventata di novità alle proposte mixology dell’hotel. Cipollone ha iniziato giovanissimo con lo chef Fabio Baldassarre, al suo The Corner. Dopo varie consulenze è approdato al ristorante stellato di Cristina Bowerman e per anni è stato al servizio di Spazio Niko Romito a Roma, ideato BELLEZZA E SOSTENIBILITÀ
dallo chef tristellato Romito e premiato come miglior bar d’Italia dalla guida Gambero Rosso. Lily è un sour cocktail, per la precisione un pisco sour. È un drink che ci ricorda l’estate, con il profumo mediterraneo del rosmarino e una piccola quantità di Aperol. Allo stesso tempo il pisco - un distillato di vinacce proveniente dal Perù - racconta l’internazionalità del drink, che qui incontra un infuso all’ibisco, colorato e benefico fiore estivo che in Italia fiorisce fino all’autunno inoltrato. FOOD & CULTURE
Il brand francese che ha conquistato Roma
Raccontare il Giappone
Patyka è un brand di skincare francese, caratterizzato da biotecnologie e ingredienti naturali e certificati bio, che ha conquistato Roma. Grazia Zuccarini, consulente comunicazione Italia, e Thomas Lesage, direttore commerciale internazionale di Patyka (nella foto), ribadiscono un concetto fondamentale: nel Lazio post pandemico c’è stato un boom di imprese del settore cosmesi, tanto che, nella sola capitale, il giro d’affari si attesta intorno ai 60 milioni di euro. Ecco come l’etica, abbinata a una distribuzione selettiva e a prodotti come l’Huile Absolue - un elisir multifunzione di oli essenziali e vegetali con certificazione Eco-cert - o come il Siero C3 Perfection, è stata la formula vincente che ha consentito l’apprezzamento della filosofia del brand parigino: bellezza e cura della salute della pelle, grazie a formule ultra-concentrate di origine naturale, nel rispetto dell’ambiente e della biodiversità in ogni passaggio, fino al packaging brevettato.
Era il 2018 quando Hiromi Cake – la prima pasticceria tradizionale giapponese tutta al femminile – apriva a Roma nel Rione Prati. A distanza di cinque anni questo progetto torna a far parlare di sé, con una novità che va ben oltre il dolce. Il suo nome è Hiromi e ci conduce in un viaggio attraverso la cultura giapponese. A via Reggio Emilia, 24 è nato uno spazio di 200 metri quadrati che vuole raccontare il Giappone a Roma, attraverso corsi di lingua e calligrafia giapponese, lezioni di pasticceria tradizionale con focus sui prodotti tipici e tutto ciò che riguarda la cultura, a partire dal cibo. “Hiromi accoglie al suo interno Hiromi Cake, Hiromi Spiritz e Hiromi Sakè ed è un progetto che vuole andare ben oltre la pasticceria”, ha raccontato la proprietaria, Machiko Okazaki. Si porta in tavola la tradizione a pranzo e a cena, attraverso le ricette del Kansai e tante varietà di sushi coordinate dallo chef Aiuchi Takehiko. Ma anche l’arte, con il giardino zen di Hiromi, realizzato dall’artista dell’istituto culturale giapponese Akiyama Nobushige.
FORBES.IT
NOVEMBRE, 2023
LIVING
di Aka Sarabeth
NEW YORK sport
La CORSA più famosa del mondo
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a Maratona di New York è una delle gare podistiche più prestigiose e partecipate al mondo. Si svolge ogni anno a novembre e attira atleti di tutti i livelli, dai professionisti ai principianti. La gara si svolge sui classici 42,195 chilometri che attraversano i cinque distretti di New York, da Staten Island a Central Park. Il percorso è caratterizzato da una serie di salite e discese, e coinvolge l’intera città. Oltre ai partecipanti, infatti, milioni di spettatori si riversano sulle strade per assistere alla gara e sostenere gli atleti. La Maratona di New York è un evento che celebra lo sport, la solidarietà e lo spirito della città. Un’occasione per mostrare al mondo la bellezza e la diversità della grande mela. RICONOSCIMENTI
La cucina siciliana trionfa ai TripAdvisor Awards Piccola Cucina Osteria dello chef catanese Philip Guardione (nella foto), già premiato da TripAdvisor nel 2022 come miglior ristorante di New York, si classifica nella top 10 dei ristoranti hidden gems (gemme nascoste) degli Stati Uniti nel 2023 e ottiene il Traveler’s Choice Best of the Best – U.S. Restaurants 2023 Award di TripAdvisor. Il Traveler’s Choice Best of the Best Award – U.S. Restaurants è un premio che TripAdvisor assegna ogni anno a ristoranti negli Stati Uniti, che vengono suddivisi in varie categorie e votati da clienti che li hanno provati. Piccola Cucina Osteria non solo rientra nella lista di ristoranti che in tutti gli Stati Uniti sono considerati piacevoli sorprese del 2023, ma si classifica tra i primi dieci, al fianco di ristoranti per lo più americani.
NOVEMBRE, 2023
TECH
Un robot per poliziotto
Un nuovo robot, chiamato K5, inizierà a pattugliare la stazione della metropolitana di Times Square a New York durante la notte. Il robot, alto un metro e sessanta e pesante quasi 200 chili, è dotato di telecamere, un pulsante per le comunicazioni con gli agenti e un altoparlante. Sarà utilizzato in un programma pilota di due mesi, durante i quali verrà affiancato da un assistente umano della polizia di New York. Se il programma avrà successo, il robot potrà pattugliare la zona da solo. New York non è la prima città a sperimentare robot poliziotti. La società che ha prodotto il K5, Knightscope, ha già venduto diversi esemplari in giro per gli Stati Uniti, impiegati anche negli ospedali e nei centri commerciali. I K5 sono stati spesso vittime di atti vandalici, ma la polizia di New York ha assicurato che chiunque danneggi il robot sarà identificato e arrestato.
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“La differenza tra l’uomo che taglia i prati e il giardiniere sta nel tocco. Chi taglia il prato potrebbe benissimo non essere mai stato lì; il giardiniere ci sarà per tutta la vita.” Ray Bradbury
GETTYIMAGES
P E N S I E R I E PA R O L E
Eredità
“Se sei un artista, in ogni caso, non sarai il portavoce di un secolo, ma il padrone dell’eternità.” Oscar Wilde
“Stiamo diventando buoni antenati?” Jonas Salk
“Dovrei essere pronto in ogni momento della mia vita a confrontarmi e dire, ‘Questo è ciò che ho fatto.’” Jonathan Netanyahu
“Ha avuto un’infanzia terribile. Come l’ho avuta io. Queste cose si tramandano di generazione in generazione.” Iris Murdoch
Il corpo di un uomo può andarsene, ma la parte migliore di lui rimane. Rimane per sempre.” William Saroyan “Guai all’uomo che lascia dietro di sé un’ombra che porta la sua forma.” Victor Hugo “Non dovremmo dimenticare che sarà tanto importante per i nostri discendenti essere prosperi nel loro tempo quanto lo è per noi essere prosperi nel nostro.” Teddy Roosevelt FORBES.IT
Carlos Ruiz Zafón “La stessa pietra che si calcia con un piede durerà più a lungo di Shakespeare.” Virginia Woolf
“Memoria. Geni. È così che la vita parla al futuro. La storia che non finisce mai, è l’arte della sopravvivenza.” Franciska Soares
“I nostri discendenti meritano biblioteche, non caserme. Meritano di ereditare un mondo che valorizza sia le loro vite da svegli che i loro sogni.” Courtney M. Privett
“Fintanto che siamo ricordati, rimaniamo vivi.”
“Tutto ciò a cui aspiravo a essere e non sono stato mi conforta.” Olive Schreiner
“Immagina che non ci sia un Dio. Non ci sono paradiso o inferno. Ci sono solo tuo figlio e suo figlio e suo figlio, e il mondo che lasci loro.” Chuck Palahniuk FAHRENHEIT 451, DI RAY BRADBURY; I MISERABILI, DI VICTOR HUGO; SELF-PORTRAIT OF A HERO: THE LETTERS OF JONATHAN NETANYAHU; IL LIBRO DI TALBOTT, DI CHUCK PALAHNIUK; DUSTLIGHT, BY COURTNEY M. PRIVETT; THE HUMAN COMEDY, DI WILLIAM SAROYAN; JUST AS I AM, DI CICELY TYSON; THE SACRED AND PROFANE LOVE MACHINE, DI IRIS MURDOCH; LECTURE TO ART STUDENTS, DI OSCAR WILDE; L’OMBRA DEL VENTO, DI CARLOS RUIZ ZAFÓN; WOMAN AND LABOR, BY OLIVE SCHREINER; THEY WHISPER IN MY BLOOD, BY FRANCISKA SOARES.
“L’uomo buono lascia un’eredità ai figli dei suoi figli, ma la ricchezza del peccatore è riservata al giusto” Proverbi 13:22
PENSIERO FINALE
“Morirei contento, avendo già superato il limite biblico di 70 anni, se potessi sinceramente sentire che abbiamo fatto qualcosa per lasciare un mondo migliore.”
B.C. Forbes NOVEMBRE, 2023
COSA VUOI FARE GRANDE?
DI
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