numero
92
Anno 16 Bimestrale n.5 Settembre | Ottobre 2026
www.bgsalute.it POSTE ITALIANE S.P.A. - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE AUT. N°LO-NO/00968/05.2026 PERIODICO ROC
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10 GASTROENTEROLOGIA INFEZIONI ALIMENTARI: COME PREVENIRLE ( E QUANDO PREOCCUPARSI)
30 STILI DI VITA QUANDO IL RIENTRO DALLE VACANZE METTE ALLA PROVA IL CERVELLO
32 ALIMENTAZIONE RESET DOPO GLI ECCESSI DELL’ESTATE: SERVE DAVVERO?
34 PSICOLOGIA ALLARME AUTODIAGNOSI “FAI-DA-TE”
20 L’UDITO AUDIOROSO L’Udito Audioroso: da quasi 30 anni al fianco delle persone per tornare a sentire e vivere meglio
Dott. Dott. Dott. Luis Luis Luis V V V
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numero
92
Anno 16 Settembre | Ottobre 2026
) EDITORIALE 5 Ricominciare con la salute al centro
36 Coppia Come evolve una relazione autentica
) ENOGASTRONOMIA 58 Sapore di mare al K Beach di Endine
) SPECIALITÀ A-Z 6 Chirurgia della spalla I tre infortuni alla spalla più frequenti nello sport 10 Gastroenterologia Infezioni alimentari. Come prevenirle e quando preoccuparsi 14 Tossicologia Pile a bottone. Un piccolo oggetto, un rischio da non sottovalutare
) IN FAMIGLIA 38 Dolce attesa La maternità arriva sempre più tardi 40 Bambini Quando gli schermi entrano troppo presto nella vita dei più piccoli 42 Ragazzi Quando il rapporto con il corpo diventa una fonte di preoccupazione 44 Anziani Social e over65. La connessione che fa bene (se usata con equilibrio)
) VIAGGI DELLA SALUTE 60 Lugano, ospitalità principesca
) PERSONAGGIO 20 L’Udito Audioroso. Da quasi 30 anni a fianco delle persone per tornare a sentire e vivere meglio ) REALTÀ SALUTE 25 Casa di Cura Palazzolo 27 OFI Bergamo 29 Figurella Bergamo ) IN SALUTE 30 Stili di vita Qundo il rientro dalle vacanze mette alla prova il cervello 32 Alimentazione Reset dopo gli eccessi dell’estate. Serve davvero? ) IN ARMONIA 34 Psicologia Allarme autodiagnosi “fai-da-te” online
) IN FORMA 48 Fitness Barre workout. Il fitness ispirato alla danza che allena tutto il corpo ) RICETTA 50 Risotto con funghi shiitake e limone ) RUBRICHE 52 Animali Quando finiscono le vacanze anche gli animali devono ritrovare la routine 56 Altre terapie Coltivare il benessere. Alla scoperta dell’ortoterapia
) DAL TERRITORIO 62 Farmacie Farmacie aperte in estate. Un presidio essenziale per la salute di residenti e turisti 64 News 66 Terzo settore Dalla pelle al respiro 69 Malattie rare Sindrome di Weill-marchesanita 70 Testimonianza Davide Epis, dopo l’incidente una nuova partenza. La neve come riscatto 72 Testimonianza La vita oltre il Crohn. Terry «Non lasciate che sia la malattia a decidere» 74 Bergamox1000 Bergamox1000 e Pegazo. Una partnership per aiutare gli imprenditori a crescere insieme ) PROFESSIONI SANITARIE 76 Infermieri sempre più specializzati. Come cambia la professione ) SALUTE IN VETRINA 78 Salute in vetrina
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Ricominciare, con la salute al centro Settembre ha un sapore particolare. Per molti rappresenta un nuovo inizio: si riprendono il lavoro, la scuola, le attività quotidiane e, insieme alla routine, tornano anche i buoni propositi. C’è chi decide di dedicare più tempo a sé stesso, chi riprende l’attività fisica, chi sceglie di prestare maggiore attenzione all’alimentazione o di ritrovare un equilibrio tra impegni e benessere. È proprio in questo momento dell’anno che la salute torna naturalmente al centro delle nostre giornate. Non come obiettivo da
CLAUDIO GUALDI Direttore Responsabile
EDITORIALE
raggiungere in poche settimane, ma come percorso fatto di piccoli gesti quotidiani, di prevenzione, di consapevolezza e di scelte che, nel tempo, possono fare la differenza. Anche questo nuovo numero di Bergamo Salute nasce con lo stesso spirito: offrire ai lettori informazioni affidabili, approfondimenti corretti e spunti di riflessione per affrontare con maggiore serenità le sfide della vita di ogni giorno. Perché conoscere significa anche prendersi cura di sé in modo più consapevole. Nelle pagine che seguono parleremo di prevenzione, di innovazione, di benessere e di qualità della vita nelle diverse età. Dall’importanza di mantenere attiva la mente anche attraverso un uso consapevole delle tecnologie, ai benefici del contatto con la natura e dell’ortoterapia; dalle nuove prospettive della professione infermieristica alle attenzioni da dedicare ai più piccoli nel loro rapporto con il mondo digitale. Troveranno spazio anche temi legati alla cop-
pia, alla maternità, al terzo settore e alle tante realtà del nostro territorio che ogni giorno contribuiscono a costruire una cultura della salute sempre più inclusiva e partecipata. La salute, oggi più che mai, è un concetto ampio. Non riguarda soltanto la cura della malattia, ma comprende il benessere fisico, psicologico e relazionale, la prevenzione, la qualità dell’ambiente in cui viviamo e la possibilità di mantenere relazioni significative in ogni fase della vita. Significa imparare ad ascoltare il proprio corpo, ma anche coltivare interessi, affetti e occasioni di incontro. Con questo spirito vi accompagniamo nella lettura di un numero che guarda alla ripartenza non come a un semplice ritorno alla routine, ma come all’occasione per riprendere il cammino con uno sguardo nuovo. Perché ogni stagione può essere quella giusta per prendersi cura della propria salute. Buona lettura!
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SPECIALITÀ A-Z
CHIRURGIA DELLA SPALLA
I tre infortuni alla spalla più frequenti nello sport ∞ A CURA DEL DOTT. EUGENIO CESARI
La spalla è l’articolazione con il più ampio raggio di movimento del corpo umano e, proprio per questo, è particolarmente esposta a traumi e sovraccarichi. Quali sono i principali? Gli infortuni alla spalla sono tra i problemi più frequenti per chi pratica attività sportiva, soprattutto nelle discipline che prevedono movimenti ripetuti del braccio sopra la testa, i cosiddetti sport overhead, come tennis, padel, nuoto, pallavolo e baseball. La spalla, infatti, è l’articolazione con il più ampio raggio di movimento del corpo umano e, proprio per questo, è particolarmente esposta a traumi e sovraccarichi. Con l’aiuto del dottor Eugenio Cesari, Responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia della Spalla di Humanitas Gavazzeni e Humanitas Castelli di Bergamo, abbiamo scoperto quali sono i tre infortuni alla spalla più comuni nello sport, quali sintomi provocano e perché una diagnosi precoce è fondamentale.
LESIONE DELLA CUFFIA DEI ROTATORI La lesione della cuffia dei rotatori
è una patologia della spalla molto diffusa tra gli sportivi. La cuffia dei rotatori è costituita da un gruppo di quattro muscoli, sovraspinato, sottospinato, piccolo rotondo e sottoscapolare, che consentono il movimento e la stabilità dell’articolazione. Nei gesti atletici ripetuti sopra il livello delle spalle, i tendini possono andare incontro a infiammazione, poi a degenerazione e, nei casi più avanzati, a una lesione o a una rottura. Favoriscono l’usura dei tendini anche l’età, il fumo e il diabete. Tra i sintomi più comuni ci sono: > dolore alla spalla, in particolare durante i movimenti; > dolore notturno che può disturbare il sonno; > difficoltà a utilizzare il braccio in presenza delle lesioni più importanti, fino a rendere difficoltoso sollevarlo oltre i novanta gradi. La diagnosi si basa sull’esame cli-
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nico, confermato dalla risonanza magnetica. Nelle fasi iniziali il trattamento è in genere conservativo, con riposo, farmaci e terapie riabilitative. Quando è presente una lesione o una rottura tendinea più estesa, può essere necessario un intervento chirurgico artroscopico, valutato in base al tipo di lesione, all’età del paziente e alle sue esigenze funzionali.
INSTABILITÀ DELLA SPALLA Tra gli infortuni della spalla nello sport rientrano anche le lesioni del complesso capsulo-legamentoso, che possono provocare instabilità della spalla. Si distinguono due forme principali: l’instabilità traumatica, causata da un evento acuto come una lussazione, con lesione della porzione anteriore del labbro glenoideo (lesione di Bankart), e l’instabilità multidirezionale, che compare più spesso in assenza di traumi importanti, in soggetti con
una lassità legamentosa costituzionale che coinvolge entrambe le spalle. La forma traumatica può verificarsi dopo cadute durante attività come calcio, basket, rugby, sci o ciclismo. Nei pazienti più giovani il rischio di recidiva è maggiore, anche in assenza di un nuovo trauma. Per questo è importante ottenere una diagnosi tempestiva: la forma traumatica richiede spesso un trattamento chirurgico in artroscopia o, in caso di perdita ossea della glenoide, con tecniche a cielo aperto come l’intervento di Latarjet; nella forma multidirezionale si privilegia invece un trattamento conservativo e riabilitativo.
LESIONE SLAP DEL CAPO LUNGO DEL BICIPITE Un altro infortunio tipico degli sport overhead, in particolare de-
gli sport di lancio come baseball, pallanuoto, lancio del disco e del peso, è la lesione SLAP (Superior Labrum Anterior to Posterior), nota anche come spalla del lanciatore. Si verifica quando la lesione interessa la parte superiore del labbro glenoideo — l’anello di fibrocartilagine che circonda il bordo della glenoide, la cavità della scapola in cui si articola la testa dell’omero — e si estende dalla parte anteriore a quella posteriore, coinvolgendo spesso il punto in cui si inserisce il tendine del capo lungo del bicipite. Colpisce con particolare frequenza gli sportivi tra i trenta e i quarant’anni, a causa della ripetitività del gesto del lancio. Il sintomo caratteristico è un dolore pungente che compare durante movimenti come sollevare il braccio lateralmente, portarlo sopra la
DOTT. EUGENIO CESARI Responsabile di Chirurgia della Spalla Humanitas Gavazzeni e Castelli, Bergamo
testa o distenderlo come nel gesto del lancio; il dolore si irradia spesso nella regione anteriore della spalla, lungo il tendine bicipitale, e può comparire anche di notte. Si possono associare rumori articolari e riduzione della forza. Il trattamento iniziale prevede spesso riposo
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SPECIALITÀ A-Z
CHIRURGIA DELLA SPALLA
con tutore, ghiaccio e fisioterapia; quando la lesione non guarisce spontaneamente, può essere necessaria una chirurgia riparativa in artroscopia, seguita da alcuni mesi di riabilitazione. Una diagnosi corretta, un trattamento riabilitativo adeguato e un programma di prevenzione possono essere sufficienti per risolvere la problematica nei casi indicati.
DIAGNOSI E PREVENZIONE, QUANDO RIVOLGERSI ALLO SPECIALISTA? In presenza di dolore persistente alla spalla, limitazione dei movimenti o dopo un trauma, è importante non sottovalutare i sintomi. Una diagnosi precoce, basata su una visita specialistica e, quando necessario, sulla risonanza magnetica, permette di individuare la causa del disturbo e impostare il trattamento più appropriato. An-
che la prevenzione riveste un ruolo fondamentale: una preparazione atletica adeguata, l’esecuzione corretta dei gesti tecnici e un per-
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corso riabilitativo, quando necessario, possono ridurre il rischio di infortuni o favorire un ritorno sicuro all’attività sportiva.
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CURA RAPIDA, ATTENZIONE IMMEDIATA
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SPECIALITÀ A-Z
GASTROENTEROLOGIA
Infezioni alimentari: come prevenirle e quando preoccuparsi ∞ A CURA DI IVANA GALESSI
Le temperature più elevate possono favorire la proliferazione di alcuni microrganismi, ma il rischio di contaminazioni alimentari non riguarda soltanto la stagione estiva. Conoscere le corrette modalità di conservazione e preparazione degli alimenti è importante per tutelare la salute durante tutto l’anno. Le infezioni alimentari sono disturbi causati dall’ingestione di alimenti o bevande contaminati da microrganismi, come batteri, virus o parassiti, oppure da sostanze prodotte dagli stessi microrganismi. Nella maggior parte dei casi si risolvono spontaneamente in pochi giorni, ma alcune situazioni possono richiedere maggiore attenzione, soprattutto nelle persone più fragili. Durante i mesi più caldi il rischio può aumentare: le temperature elevate, infatti, possono favorire la moltiplicazione di alcuni agenti responsabili delle contaminazioni, soprattutto quando gli alimenti non vengono conservati o preparati correttamente. Tuttavia, la prevenzione resta importante durante tutto l’anno e passa da alcune
semplici regole quotidiane: una corretta igiene delle mani, la separazione tra alimenti crudi e cotti, un’adeguata cottura e una corretta conservazione. Capire quali sono gli alimenti più a rischio, quali sintomi riconoscere e quando è opportuno rivolgersi al medico può aiutare ad affrontare queste situazioni con maggiore consapevolezza. Per questo ne abbiamo parlato con il Professor Stefano Fagiuoli, Direttore del Dipartimento di Medicina e della Gastroenterologia dell’ASST Papa Giovanni XXIII.
PROF. FAGIUOLI, PERCHÉ IN ESTATE AUMENTANO LE INFEZIONI ALIMENTARI? «Le temperature elevate favo-
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riscono la moltiplicazione di batteri e altri microrganismi negli alimenti, soprattutto quando i cibi non vengono conservati o preparati correttamente. È per questo che durante la stagione estiva le infezioni alimentari sono più frequenti.»
QUALI SONO I MICRORGANISMI PIÙ SPESSO RESPONSABILI? «La maggior parte delle infezioni alimentari è causata da batteri, ma possono essere coinvolti anche virus, tossine e parassiti. Tra i batteri troviamo più frequentemente Salmonella, Campylobacter, Staphylococcus aureus, Escherichia coli, Listeria monocytogenes e i Clostridi. Più raramente possono essere responsabili virus come il
Norovirus e il virus dell’epatite A oppure parassiti come Anisakis e Giardia.»
QUALI SONO GLI ALIMENTI PIÙ A RISCHIO? «Le fonti di contagio sono numerose: carni crude o poco cotte, uova crude, latte non pastorizzato, formaggi freschi, frutti di mare, vegetali contaminati, acqua non sicura e alimenti lasciati troppo a lungo a temperatura ambiente. Anche un cibo già cotto può contaminarsi se entra in contatto con utensili utilizzati per alimenti crudi.»
COME SI MANIFESTANO QUESTE INFEZIONI? «I sintomi più comuni sono diarrea, nausea, vomito, dolori addominali e febbre. Possono com-
parire dopo poche ore dall’ingestione dell’alimento contaminato oppure, in alcuni casi come l’epatite A, anche dopo settimane.»
NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI SI RISOLVONO SPONTANEAMENTE? «Sì. Generalmente provocano disturbi gastrointestinali che si risolvono nel giro di pochi giorni. Tuttavia, alcuni ceppi di Escherichia coli e Campylobacter possono causare diarrea molto intensa, talvolta emorragica, con complicanze soprattutto nei bambini piccoli e negli anziani.»
CI SONO INFEZIONI CHE RICHIEDONO PARTICOLARE ATTENZIONE? «Una di queste è la Listeria monocytogenes, un batterio che
PROFESSOR STEFANO FAGIUOLI Direttore del Dipartimento di Medicina e della Gastroenterologia ASST Papa Giovanni XXIII, Bergamo
ha la particolarità di proliferare anche alle temperature del frigorifero. Può contaminare alimenti pronti al consumo, come panini confezionati, salumi e paté. Nella maggior parte delle persone provoca sintomi simil-influenzali o
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SPECIALITÀ A-Z
GASTROENTEROLOGIA
gastrointestinali, e va sottolineato che in gravidanza può avere conseguenze importanti per il feto.»
ANCHE IL CAMPYLOBACTER È PIUTTOSTO FREQUENTE. COME SI CONTRAE? «È spesso associato al consumo di carne di pollo poco cotta, latte non pastorizzato, acqua non sicura o alimenti contaminati durante la preparazione. I sintomi compaiono in genere tra due e cinque giorni dopo l’ingestione e comprendono diarrea, talvolta con sangue o muco, dolori addominali, febbre, nausea e malessere generale.»
COME SI CURA UN’INFEZIONE DA CAMPYLOBACTER? «Nella maggior parte dei casi guarisce spontaneamente in circa una settimana. L’aspetto più importante è prevenire la disidratazione reintegrando adeguatamente i liquidi. Gli antibiotici non sono sempre necessari e devono essere prescritti dal medico, solo nei casi più gravi o nei pazienti più fragili.»
IL BOTULISMO CONTINUA A RAPPRESENTARE UN RISCHIO? «È una condizione rara, ma molto grave. È causata dalla tossina prodotta dal Clostridium botulinum ed è legata soprattutto al consumo di conserve domestiche preparate in modo non corretto. Tipici segni sono il rigonfiamento del coperchio o del barattolo, generalmente accompagnato da emissione di gas all’apertura. All’inizio si manifestano nausea, vomito e disturbi gastrointestinali, seguiti da sintomi neurologici come debolezza muscolare, visione doppia e difficoltà nei movimenti. Nei casi più severi può comparire una paralisi dei muscoli respiratori.»
COME POSSIAMO PREVENIRE LE INFEZIONI ALIMENTARI? «Le regole sono semplici ma fondamentali: lavare sempre bene le mani, separare gli alimenti crudi da quelli cotti, cuocere adegua-
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tamente carne, pesce e uova, conservare correttamente gli alimenti in frigorifero, non lasciare i cibi pronti a temperatura ambiente per troppo tempo e prestare particolare attenzione a creme, salse (es. maionese), frutti di mare e altri prodotti facilmente deperibili.»
QUANDO È NECESSARIO RIVOLGERSI AL MEDICO? «È importante non aspettare che i sintomi siano troppo intensi o che persistano da troppi giorni (oltre 2-3), o che compaia sangue nelle feci, febbre alta (>38°C) o che si manifestino già i sintomi della disidratazione (sete intensa, riduzione della diuresi, astenia o stato confusionale). È bene rivolgersi tempestivamente al proprio medico o al Pronto soccorso.»
SPECIALITÀ A-Z
TOSSICOLOGIA
Pile a bottone: un piccolo oggetto, un rischio da non sottovalutare ∞ A CURA DI SARA CARRARA
Le batterie al litio presenti in molti dispositivi di uso quotidiano possono provocare gravi lesioni se ingerite. Il Centro Antiveleni dell’ASST Papa Giovanni XXIII richiama l’attenzione sull’importanza della prevenzione e della tempestività di intervento. Piccole, lucide e facilmente accessibili. Le pile a bottone al litio sono presenti in numerosi oggetti di uso quotidiano, come telecomandi, orologi, bilance, giocattoli e piccoli dispositivi elettronici. Proprio le loro dimensioni e il loro aspetto le rendono particolarmente attraenti per i bambini, che nella prima infanzia esplorano il mondo portando gli oggetti alla bocca. Si tratta di un incidente domestico più frequente di quanto si possa immaginare. Negli ultimi 18 mesi il Centro Antiveleni dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo ha gestito 42 consulenze per ingestione di batterie, di cui 12 riguardavano pile al litio ad alto voltaggio. Un dato che richiama l’attenzione su un rischio poco
conosciuto ma potenzialmente molto grave.
PERCHÉ SONO COSÌ PERICOLOSE? Se una pila al litio viene ingerita e rimane bloccata nell’esofago, può provocare in poche ore gravi ustioni della mucosa per effetto elettrochimico, fino ad arrivare, nei casi più seri, alla perforazione dell’esofago. Anche lo stomaco può subire lesioni dovute al solo effetto elettrico
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della batteria, indipendentemente dall’eventuale rilascio di sostanze contenute al suo interno. Un aspetto spesso sottovalutato riguarda le batterie già utilizzate. Anche quando sembrano completamente scariche, infatti, conservano una carica residua sufficiente a provocare danni importanti. Per questo motivo proprio le pile esauste, lasciate incustodite in casa prima di essere smaltite, rientrano tra quelle più frequentemente ingerite dai bambini.
I SINTOMI POSSONO ESSERE LIEVI, MA IL RISCHIO È ELEVATO Tra i casi recentemente trattati all’ASST Papa Giovanni XXIII vi è quello di un bambino di 10 anni, giunto al Pronto Soccorso pediatrico dopo aver ingerito acci-
dentalmente una pila al litio. Nonostante riferisse soltanto sintomi lievi, gli accertamenti radiologici hanno evidenziato la presenza della batteria nell’esofago, rendendo necessaria la rimozione endoscopica in urgenza. Dopo alcuni giorni di ricovero in Terapia intensiva pediatrica e un successivo periodo di degenza in Chirurgia pediatrica, il bambino è guarito completamente. Il caso conferma come la gravità dell’ingestione non sia necessariamente legata ai sintomi iniziali. «È importante sapere che, in caso di ingestione di una pila al litio, la gravità della situazione non è correlata ai sintomi iniziali – spiega Giuseppe Bacis, responsabile del Centro Antiveleni dell’ASST Papa Giovanni XXIII –. Anche in assenza di manifestazioni evidenti è indispensabile
DOTT. GIUSEPPE BACIS Responsabile del Centro Antiveleni ASST Papa Giovanni XXIII, Bergamo
rivolgersi immediatamente al 112 o raggiungere il Pronto Soccorso. Il Centro Antiveleni è sempre disponibile per risolvere eventuali dubbi dei genitori, dei nonni o di chi è in casa con il bambino, fin dai primi minuti dall’ingestione certa o anche solo sospetta».
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TOSSICOLOGIA
UN PERCORSO MULTIDISCIPLINARE La gestione di questi pazienti richiede un intervento rapido e il coinvolgimento di numerosi specialisti. All’ASST Papa Giovanni XXIII la presa in carico inizia fin dalle prime fasi nel Dipartimento di Emergenza Urgenza e Area Critica. Il Centro Antiveleni coordina la consulenza specialistica, mentre il Pronto Soccorso pediatrico avvia tempestivamente gli accertamenti diagnostici insieme alla Gastroenterologia. Quando necessario interviene la Chirurgia pediatrica per la rimozione endoscopica urgente della batteria. Il percorso prosegue poi con l’assi-
stenza della Terapia intensiva pediatrica e delle équipe di Pediatria e Chirurgia pediatrica, in base alle condizioni cliniche del paziente.
PREVENZIONE: IL PRIMO STRUMENTO DI PROTEZIONE Molti di questi incidenti possono essere evitati adottando alcune semplici precauzioni. È importante conservare sia le pile nuove sia quelle esauste fuori dalla portata dei bambini e smaltire tempestivamente quelle scariche. Occorre inoltre verificare che i dispositivi che le contengono abbiano vani batteria integri e ben chiusi, non facilmente apribili dai
più piccoli, prestando particolare attenzione a telecomandi, giocattoli e altri oggetti di uso domestico. Le pile al litio ad alto voltaggio sono generalmente riconoscibili dalla sigla CR seguita da quattro cifre e hanno un diametro compreso tra 10 e 24 millimetri. Tutte rappresentano un potenziale pericolo, ma quelle con diametro pari o superiore a 20 millimetri sono le più frequentemente coinvolte nei casi in cui la batteria si arresta nell’esofago dei bambini, provocando le lesioni più gravi.
COSA FARE SE SI SOSPETTA L’INGESTIONE In caso di ingestione certa o anche solo sospetta di una pila al litio è fondamentale non attendere la comparsa dei sintomi. È necessario contattare immediatamente il 112 o il Centro Antiveleni, accompagnare senza ritardo il bambino al Pronto Soccorso e non provocare il vomito. Se possibile, è utile portare con sé il dispositivo da cui proviene la batteria, la confezione originale oppure una batteria identica, così da facilitarne l’identificazione. Quando si parla di pile al litio, la tempestività rappresenta il principale fattore in grado di ridurre il rischio di complicanze e di garantire le migliori possibilità di guarigione. Per questo motivo, anche in presenza del solo sospetto di ingestione, è sempre consigliabile rivolgersi immediatamente ai servizi di emergenza. 16 | Bergamo Salute | Settembre/Ottobre 2026
PERSONAGGIO
L’UDITO AUDIOROSO
L’Udito Audioroso: da quasi 30 anni al fianco delle persone per tornare a sentire e vivere meglio
Una storia familiare cresciuta sul territorio, tra innovazione tecnologica, attenzione alla persona e un servizio sempre più vicino alle esigenze di ogni paziente Sentire bene significa molto più che percepire suoni e parole. Significa partecipare a una conversazione, mantenere relazioni, sentirsi sicuri nella quotidianità, continuare a coltivare la propria autonomia. L’udito è una componente fondamentale del benessere e prendersene cura significa investire sulla qualità della vita. È questa la filosofia che da quasi trent’anni guida L’Udito Audioroso, realtà familiare nata in Valtellina e cresciuta negli anni fino a diventare un punto di riferimento per migliaia di persone in Lombar-
dia, dalla provincia di Lecco alla Bergamasca, passando per il territorio di Sondrio. Una crescita costruita passo dopo passo, mettendo al centro non solo la competenza tecnica, ma soprattutto il rapporto umano con il paziente. Una passione nata nel 1998 e tramandata di generazione in generazione La storia di Audioroso inizia nel 1998 con la prima apertura a Morbegno. A fondare l’attività è Fabio Roso, che trasforma un mestiere
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in una vera passione, quella di aiutare le persone a recuperare un ascolto migliore e quindi una vita più ricca di relazioni e possibilità. Negli anni il progetto cresce e coinvolge anche la famiglia: oggi al suo fianco ci sono i figli Elena e Marco, che hanno raccolto questa eredità portandola avanti con competenze e sensibilità nuove. Elena Roso è dottoressa tecnico audioprotesista, mentre Marco si occupa della formazione e dell’aspetto tecnico. Insieme hanno accompagnato l’evoluzione dell’azienda, che da un unico
punto vendita è arrivata oggi a nove sedi distribuite sul territorio. A Bergamo e provincia Audioroso è presente a Calusco, in via Europa 6, e a Villa d’Almè, in via Mazzini 101. La rete comprende inoltre diversi centri in provincia di Sondrio: Sondalo, Chiavenna, Sondrio, Morbegno, Tirano e Bormio. «La crescita di questi anni è il risultato di un lavoro costante – raccontano Fabio, Elena e Marco Roso – Abbiamo sempre cercato di mantenere lo spirito di una realtà familiare, anche aumentando le dimensioni dell’attività. Per noi ogni persona che entra in un centro Audioroso non è semplicemente un cliente, ma qualcuno da accompagnare in un percorso». La tecnologia al servizio dell’ascolto Il mondo dell’audioprotesi è profondamente cambiato negli ultimi anni. Gli apparecchi acustici di
oggi sono strumenti tecnologicamente avanzati, molto diversi rispetto al passato. «La strumentazione ha fatto passi avanti enormi – spiega Marco Roso – Gli apparecchi di una volta erano analogici e richiedevano regolazioni manuali. Oggi abbiamo dispositivi digitali sempre più evoluti, con possibilità di connessione, sistemi intelligenti e soluzioni che permettono una personalizzazione molto precisa». L’obiettivo non è semplicemente amplificare i suoni, ma restituire un ascolto naturale e adattato alle abitudini della persona. «La tecnologia è importante, ma deve sempre essere al servizio dell’individuo – sottolineano i professionisti Audioroso – Per questo la scelta dell’apparecchio non può essere standardizzata. Ogni persona ha esigenze diverse, legate alla propria quotidianità, al proprio stile di vita e anche alle proprie aspettative estetiche».
Proprio l’aspetto estetico, in passato spesso motivo di rifiuto, oggi è profondamente cambiato. Gli apparecchi acustici sono sempre più piccoli, discreti e personalizzabili. «Ancora oggi molte persone fanno fatica ad accettare l’idea di utilizzare un apparecchio acustico, soprattutto per motivi culturali – osserva Elena Roso – In realtà dovrebbe essere considerato al pari degli occhiali: uno strumento che aiuta a stare meglio. E oggi esistono soluzioni praticamente invisibili, pensate per integrarsi nella vita della persona». Prevenzione, protezione e attenzione a tutte le età Quando si parla di problemi di udito si pensa spesso esclusivamente agli anziani. In realtà la prevenzione riguarda tutte le fasce d’età. «Il nostro lavoro oggi è molto più ampio – racconta Elena Roso – Ci sono naturalmente persone anziane che hanno bisogno di un
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PERSONAGGIO
L’UDITO AUDIOROSO
supporto acustico, ma ci occupiamo anche di giovani e adulti che desiderano migliorare il proprio ascolto o prevenire eventuali problemi». Un ambito sempre più importante è quello della protezione dal rumore. L’inquinamento acustico è infatti un tema attuale, legato non solo agli ambienti lavorativi ma anche alla vita quotidiana. Audioroso realizza tappi antirumore e dispositivi di protezione individuale certificati e su misura per aziende e lavoratori, collaborando con importanti realtà del territorio e multinazionali. L’attività è inoltre abilitata per forniture indicate da Asst e Inail. «Il rumore è diventato una presenza costante nelle nostre giornate – aggiunge Marco Roso – Pensiamo al traffico, agli ambienti industriali, ma anche a situazioni domestiche come alcuni impianti tecnologici. Proteggere l’udito significa fare prevenzione». Un servizio vicino alle persone, anche a domicilio Uno degli elementi che distingue Audioroso è la volontà di essere
presente concretamente accanto alle persone. Per questo l’attività offre anche un servizio a domicilio, rivolto in particolare a chi ha difficoltà negli spostamenti, come anziani o persone con disabilità. «Cerchiamo di essere professionisti di riferimento, ma anche amici e alleati dei nostri clienti – raccontano Fabio, Elena e Marco Roso – La relazione umana è una parte fondamentale del nostro lavoro. A volte una persona non ha solo bisogno di un apparecchio, ma anche di essere ascoltata, accompagnata e rassicurata». L’ascolto, del resto, non riguarda soltanto il funzionamento di un dispositivo, ma il modo in cui una persona riesce a vivere il rapporto con gli altri. Negli ultimi anni Audioroso ha portato la propria esperienza anche fuori dai centri, partecipando a iniziative sul territorio con il proprio camper audiologico, chiamato in alcuni comuni per offrire controlli e momenti di sensibilizzazione direttamente nelle piazze. «Sono iniziative che hanno anche un valore sociale – spiega Elena Roso – soprattutto nei piccoli comuni dove alcune persone
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possono avere più difficoltà a raggiungere i servizi. Portare la prevenzione vicino alle persone è parte della nostra missione». Sentire meglio per vivere meglio La richiesta di servizi legati all’udito è in crescita e riguarda oggi una platea sempre più ampia. L’età media delle persone che si rivolgono ai centri si sta abbassando: sempre più persone comprendono l’importanza di intervenire tempestivamente, senza aspettare che il problema diventi un limite nella vita quotidiana. «Prendersi cura dell’udito significa prendersi cura di sé – conclude la famiglia Roso – Sentire bene aiuta a comunicare, a mantenere le relazioni, a sentirsi parte del mondo che ci circonda. È un piccolo gesto di attenzione verso la propria salute che può fare una grande differenza». Dalla prima apertura del 1998 a oggi, Audioroso ha mantenuto lo stesso obiettivo: accompagnare ogni persona verso un ascolto migliore, con professionalità, tecnologia e soprattutto con un rapporto umano costruito sulla fiducia.
REALTÀ SALUTE
Terapia del Dolore la Casa di Cura Palazzolo ottiene l’accreditamento regionale e rafforza la rete di cura per i pazienti fragili
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La gestione del dolore cronico è una sfida complessa che richiede competenze specialistiche, tecnologie avanzate e una forte attenzione alla persona. A Bergamo, la Casa di Cura Palazzolo ha ottenuto l’accreditamento regionale per il suo Ambulatorio di Terapia del Dolore, confermando la qualità di un servizio che negli anni è diventato un punto di riferimento per il territorio. Un’équipe solida e dedicata: competenza e continuità al servizio dei pazienti A dirigere l’Ambulatorio è il Dott. Alberto Zarcone, specialista in Anestesia e Responsabile del Blocco Operatorio della Casa di Cura Palazzolo. Accanto a lui, con un ruolo determinante, opera la Coordinatrice Giovanna Piovanelli, presente sin dall’avvio dell’attività e oggi figura imprescindibile per l’organizzazione, la gestione dei percorsi e la relazione quotidiana con i pazienti. «La Terapia del Dolore richiede competenze tecniche avanzate, ma soprattutto una grande attenzione alla persona» spiega il Dott. Zarcone. «L’accreditamento conferma la qualità del lavoro svolto
e rafforza la nostra capacità di offrire ai pazienti un percorso integrato, soprattutto quando il dolore si inserisce in quadri clinici complessi.» Tecniche mininvasive e tecnologie di ultima generazione L’Ambulatorio utilizza procedure mininvasive eseguite con guida ecografica o radiologica in tempo reale, tra cui: > infiltrazioni articolari ecoguidate; > blocchi nervosi periferici; > peridurali antalgiche; > blocchi delle faccette articolari e della sacroiliaca; > PENS Therapy; > radiofrequenza pulsata o ablativa. Tecniche che permettono di ridurre il dolore, migliorare la mobilità e spesso evitare trattamenti farmacologici prolungati o interventi chirurgici. Un servizio integrato con Hospice e Cure Palliative Uno dei punti di forza dell’Ambulatorio è la sua integrazione con l’Hospice e con l’équipe delle Cure Palliative della Casa di Cura Palazzolo. Questa sinergia consente di garantire sollievo dal
dolore nei pazienti fragili, personalizzare i trattamenti e assicurare continuità tra gestione del dolore, supporto psicologico e assistenza globale alla persona. Per i pazienti che affrontano malattie avanzate, la gestione del dolore è un elemento fondamentale per la qualità della vita e per la serenità del percorso di cura. Un punto di riferimento per Bergamo e provincia L’accreditamento regionale consolida il ruolo della Casa di Cura Palazzolo come centro di eccellenza nella gestione del dolore cronico. Il servizio è aperto sia ai pazienti esterni sia ai pazienti ricoverati, con percorsi dedicati e un’équipe stabile, competente e orientata alla persona.
Casa di Cura Palazzolo Apertura Sportelli: da Lunedì a Venerdì dalle 7 alle 17 Sabato dalle 7 alle 12 Centralino +39 035.243105: da Lunedì a Venerdì dalle 9.30 alle 12.15 e dalle 13.30 alle 15.45 cup@casadicurapalazzolo.it
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REALTÀ SALUTE
Giornata Mondiale della Fisioterapia 2026 immagine genereta dall’intelligenza artificiale
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Il ruolo del fisioterapista nella prevenzione di malattie cardiovascolari e ictus. Intervista al Dott. Simone Ruggeri, Presidente dell’Ordine dei Fisioterapisti di Bergamo L’8 settembre si celebra la Giornata Mondiale della Fisioterapia. Qual è il tema del 2026? «Quest’anno la campagna è dedicata al ruolo della fisioterapia e dell’attività fisica nella prevenzione, nella gestione e nella riabilitazione delle malattie cardiovascolari e dell’ictus. Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte nel mondo e l’ictus interesserà una persona su quattro nel corso della vita. Eppure molti di questi eventi possono essere prevenuti adottando uno stile di vita attivo e controllando i principali fattori di rischio.» Qual è il contributo del fisioterapista? «Il fisioterapista è il professionista sanitario esperto del movimento e dell’esercizio terapeutico. Dopo una valutazione funzionale, il fisioterapista elabora un programma di esercizi personalizzato, sicuro e progressivo, calibrato sulle condizioni cliniche, sulle capacità e sugli obiettivi della persona. L’attività fisica regolare, se svolta con le modalità più appropriate,
contribuisce a prevenire le malattie cardiovascolari e può ridurre il rischio di ictus fino al 25%.» Quanto è importante la fisioterapia dopo un ictus? «È una componente essenziale del percorso di cura. La riabilitazione dovrebbe iniziare il prima possibile, quando le condizioni cliniche lo consentono, e proseguire con un programma individualizzato. Il fisioterapista aiuta la persona a recuperare forza, equilibrio, mobilità e capacità di camminare, riduce il rischio di cadute, contrasta dolore e rigidità, migliora la resistenza fisica e favorisce il ritorno alle attività della vita quotidiana, come alzarsi da una sedia, vestirsi o utilizzare gli arti superiori. L’esercizio terapeutico migliora anche il tono dell’umore, contrasta la stanchezza e contribuisce a prevenire un secondo ictus, favorendo il mantenimento di uno stile di vita attivo.» Come riconoscere un fisioterapista qualificato? «È importante affidarsi esclusivamente a fisioterapisti regolar-
mente iscritti all’Ordine. L’iscrizione all’Albo garantisce che il professionista possieda i requisiti previsti dalla legge, operi nel rispetto del Codice deontologico e sia soggetto agli standard di qualità, formazione e responsabilità propri della professione. Per verificare l’iscrizione è sufficiente scansionare il QR code riportato qui sotto e consultare il registro pubblico della FNOFI. È un gesto semplice che tutela la propria salute e consente di scegliere un professionista qualificato, affidandosi a buone mani!»
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REALTÀ SALUTE
Donne e forma fisica: storia di un rapporto da ricostruire
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Il rapporto tra donne e forma fisica è una storia lunga secoli, attraversata da mode, stereotipi e nuove consapevolezze. Esiste davvero una “forma fisica perfetta”? La risposta è no. Per troppo tempo, la società ha imposto alle donne modelli estetici rigidi, senza calcolare che ogni corpo è diverso. La ricerca scientifica conferma che il parametro più importante per la forma fisica non è il peso ma la combinazione tra movimento, metabolismo attivo e una vita sana e armoniosa che permette di sentirsi attive, energiche e in equilibrio.
> secondo il Ministero della Salute, il movimento adeguato e costante riduce il rischio di malattie cardiovascolari del 30% e migliora l’equilibrio ormonale; > secondo uno studio della Harvard Medical School “Il corpo umano è fatto per muoversi. La sedentarietà è il vero nemico del Benessere”. Prendersi cura della propria forma fisica è prima di tutto un investimento sulla propria Salute.
Un passato tra standard mutevoli e condizionamenti sociali Nella storia, il corpo della donna è stato associato soprattutto alla figura materna o divina, simbolo di bellezza e rigogliosità. Nei secoli, tuttavia, la percezione del corpo femminile ha subito trasformazioni radicali che hanno portato molte donne a vivere il proprio corpo con insicurezza, rincorrendo modelli spesso irrealistici e lontani dal concetto di benessere. Oggi, grazie agli studi scientifici, sappiamo che non è così: > l’OMS sottolinea che il 25% delle donne adulte è sedentario, con conseguenze su metabolismo, circolazione e qualità della vita nel proprio corpo;
Il Metodo Figurella: un approccio scientifico al benessere Figurella ha sempre basato il proprio metodo su ricerca scientifica e personalizzazione, ma soprattutto sulla lotta all’inattività fisica. Gli studi sui benefici del movimento adeguato confermano che il corpo femminile ha esigenze specifiche: il metabolismo cambia con l’età, gli ormoni influenzano il peso e l’energia, e la qualità del movimento è più importante della quantità, soprattutto se si attiva una giusta regolarità. Qualche semplice spunto per riflettere su quello che si può fare, da subito: > smettere di inseguire modelli irrealistici: ogni donna ha una forma unica e irripetibile.
L’obiettivo è sentirsi bene nel proprio corpo; > dare priorità alla salute: un corpo sano è un corpo che si muove, si nutre in modo equilibrato e riceve le giuste attenzioni; > scegliere un metodo efficace e sicuro: senza approcci estremi, senza stress e senza sacrifici inutili, ma con costanza. Il cambiamento inizia sempre da una scelta consapevole Il rapporto tra Donne e forma fisica non deve più essere basato sulla lotta, sulla rinuncia o sul confronto con modelli irrealistici. Deve essere una storia di equilibrio, di amore per sé stesse e di scelte che fanno stare bene. Iniziamo dal primo passo: scegliere un Metodo che rispetti il corpo e lo accompagni nel tempo. Il Metodo Figurella può aiutare a riscoprire il piacere di sentirsi bene nel proprio corpo. Prenota una consulenza gratuita e inizia il tuo percorso verso una nuova cura di te stessa.
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IN SALUTE
STILI DI VITA
Quando il rientro dalle vacanze mette alla prova il cervello
∞ A CURA DELLA DOTT.SSA CRISTINA MATTEI
Nella maggior parte dei casi si tratta di un fisiologico periodo di adattamento, che può essere affrontato con maggiore consapevolezza e qualche semplice accorgimento È un’esperienza piuttosto comune che il rientro dalle vacanze sia caratterizzato da una sensazione di malinconia, scarsa motivazione e irritabilità. Non si tratta di un semplice “malumore”, bensì di una risposta temporanea dell’organismo che prende il nome di post-vacation blues. Tale reazione ha basi psicologiche e neurofisiologiche ben precise e tende a manifestarsi nel passaggio da un contesto in cui le richieste emotive e cognitive si riducono, al ritorno a un ritmo di vita dove responsabilità e scadenze sono all’ordine del giorno.
Nel corso delle vacanze il funzionamento del nostro cervello è attraversato da modifiche rilevanti. La riduzione dello stress quotidiano favorisce un abbassamento dell’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, con una conseguente diminuzione dei livelli di cortisolo. Allo stesso tempo, la maggiore disponibilità di tempo libero, il contatto con la natura, il movimento, le relazioni sociali e le esperienze piacevoli contribuiscono ad attivare i circuiti cerebrali della ricompensa, sostenuti da neurotrasmettitori come dopamina e serotonina, coinvolti nella
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regolazione del tono dell’umore, della motivazione e del benessere. Perché il rientro è così faticoso Il termine delle ferie richiede al cervello un rapido cambio di assetto. Tornano gli orari rigidi, gli impegni lavorativi, le responsabilità familiari e la necessità di mantenere elevati livelli di attenzione e controllo. Questa brusca riattivazione dei sistemi dello stress richiede un periodo di adattamento, durante il quale è comune sperimentare una sensazione di affaticamento mentale e una minore efficienza cogniti-
va. L’organismo ha il compito di riallineare ritmi biologici, processi cognitivi e regolazione emotiva. In questo contesto anche il sonno gioca un ruolo molto importante: spesso durante le ferie il ritmo sonno-veglia subisce delle modifiche rispetto alla routine quotidiana, aspetto che - inizialmente - può rendere faticoso il ritorno ai ritmi circadiani consueti. Nel corso della fase di riadattamento possono essere presenti sonnolenza, difficoltà di concentrazione e una maggiore irritabilità. Il cervello si trova poi a dover riattivare rapidamente funzioni come pianificazione, memoria di lavoro, capacità decisionale e controllo dell’attenzione, prevalentemente sostenute dalla corteccia prefrontale. Questo incremento del carico cognitivo spiega perché, nei primi giorni dopo il rientro, molte persone si sentano meno produttive o rallentate. Non ha nulla a che vedere con la mancanza di volontà, ma è il tempo fisiologico necessario affinché il sistema nervoso ritrovi un nuovo equilibrio. Quando il disagio non è solo un momento di adattamento Nella maggior parte dei casi il post-vacation blues si risolve spontaneamente nell’arco di pochi giorni o di un paio di settimane. Tuttavia, per alcune persone che soffrono ad esempio di disturbi d’ansia, depressione o livelli elevati di stress cronico può rappresentare un momento di parti-
colare vulnerabilità. In questi casi le risorse adattive necessarie nel ritorno alla quotidianità possono essere ridotte, rendendo più delicata la regolazione emotiva nel corso di questo passaggio, durante il quale è possibile sperimentare una riacutizzazione dei sintomi. Le vacanze infatti, possono aver attenuato in modo temporaneo l’impatto del quadro sintomatologico, rendendo il rientro il momento in cui il disagio torna a manifestarsi con maggiore intensità. E’ quindi importante distinguere il fisiologico post-vacation blues da un disagio persistente. Se tristezza, ansia, insonnia o perdita di interesse si protraggono per diverse settimane, interferiscono con il funzionamento quotidiano o si accompagnano a una marcata sofferenza psicologica, è opportuno rivolgersi a un professionista della salute mentale. In questi casi il rientro dalle vacanze non è la causa del problema, ma può rappresentare l’occasione in cui emergono difficoltà preesistenti che meritano uno spazio di ascolto e trattamento. Ripartire con gradualità Ad ogni modo, vi sono alcune cautele che si possono mettere in atto per evitare un impatto troppo brusco con il ritorno ai ritmi della quotidianità, come organizzare il proprio rientro un paio di giorni prima di riprendere in mano la classica routine. Anche ripristinare gradualmente gli orari del sonno
DOTT.SSA CRISTINA MATTEI Psicoterapeuta e sessuologa Brain&Care Group, Torino
e pianificare gli impegni in modo progressivo, preservando spazi dedicati ad attività di svago e socialità, può creare un terreno fertile affinché il cervello si riadatti in modo più efficace. L’attività fisica regolare poi, può favorire tale transizione, dal momento che il movimento libera endorfine promuovendo un maggior senso di equilibrio. Il fatto stesso di conoscere questo fenomeno può aiutare a ridurre le aspettative di prestazione rispetto ai primi giorni di rientro, tenendo lontani sentimenti di frustrazione o senso di inefficacia. Comprendere che il cervello ha bisogno di tempo per riorganizzare i propri equilibri permette di vivere questa fase con maggiore consapevolezza, evitando di interpretare una fisiologica risposta allo stress come un segnale di debolezza o inadeguatezza personale.
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IN SALUTE
ALIMENTAZIONE
Reset dopo gli eccessi dell’estate: serve davvero?
∞ A CURA DELLA DOTT.SSA FEDERICA BELOTTI
Tutti i miti da sfatare e le buone abitudini da ritrovare L’estate è sinonimo di leggerezza, convivialità e maggiore libertà. Tra aperitivi, gelati, grigliate, vacanze e qualche pasto fuori casa in più, è normale che le abitudini alimentari cambino rispetto al resto dell’anno. Al rientro, però, molte persone sentono il bisogno di “rimettersi in riga” e il web si riempie di proposte per un presunto reset: diete detox, digiuni, succhi depurativi o programmi estremamente restrittivi promettono di eliminare gli “eccessi” accumulati durante le vacanze e di far perdere rapidamente i chili presi. Ma il nostro organismo ha davvero bisogno di essere “ripulito”? La risposta è no. Il corpo umano possiede già sofisticati sistemi di detossificazione, affidati principalmente a fegato, reni, intestino, polmoni e pelle. Questi organi lavorano ogni giorno per eliminare le sostanze
di scarto e non necessitano di cure miracolose o alimenti dalle proprietà magiche. Nessun centrifugato, tisana o dieta lampo può sostituire il loro lavoro o renderlo più efficace. Seguire un’alimentazione equilibrata e uno stile di vita sano aiuta certamente questi organi a svolgere le loro funzioni, ma è molto diverso dal pensare che esistano alimenti o programmi “detox” in grado di depurare l’organismo. Un altro falso mito riguarda il peso. Capita spesso di salire sulla bilancia al ritorno dalle ferie e vedere uno o due chili in più. Nella maggior parte dei casi non si tratta esclusivamente di massa grassa: un maggiore consumo di alimenti ricchi di sale e carboidrati, insieme a un ritmo diverso di vita, può favorire una temporanea ritenzione idrica e un aumento delle riserve di glicogeno, che trattiene acqua. Anche eventuali cambiamenti nell’attività fisica e negli orari dei pasti possono contri-
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buire a queste variazioni. Tornando gradualmente alle consuete abitudini alimentari, questi cambiamenti tendono a normalizzarsi spontaneamente nel giro di pochi giorni o settimane. Il rischio più grande è quello di passare dagli eccessi alle privazioni. Saltare i pasti, eliminare intere categorie di alimenti o seguire regimi estremamente ipocalorici può sembrare una soluzione rapida, ma spesso porta a fame intensa, perdita di massa muscolare, stanchezza, irritabilità e, nel tempo, al recupero del peso perso. Inoltre, restrizioni troppo rigide sono difficili da mantenere e rischiano di alimentare un continuo alternarsi di eccessi e compensazioni. Un approccio equilibrato è decisamente più efficace e sostenibile. Come ripartire quindi? Il primo passo è ristabilire una routine. Durante le vacanze è normale mangiare a orari diversi, fare pasti
più abbondanti o concedersi qualche spuntino in più. Riprendere gradualmente pasti regolari aiuta l’organismo a ritrovare il proprio ritmo, favorisce una migliore gestione del senso di fame e rende più semplice tornare alle proprie abitudini senza eccessive rinunce. Anche l’idratazione merita attenzione. Con il caldo si perdono più liquidi e non sempre li si reintegra a sufficienza. Bere acqua durante la giornata rappresenta un gesto semplice ma fondamentale per il benessere generale, per il corretto funzionamento dell’organismo e per compensare le perdite dovute alla sudorazione. A tavola è utile tornare a privilegiare alimenti freschi e poco trasformati: abbondanti porzioni di verdura, frutta di stagione, cereali integrali, legumi, pesce, uova, latticini nelle giuste quantità e carni magre. Non si tratta di “compensare” gli eccessi, ma di fornire all’organismo tutti i nutrienti necessari per funzionare al meglio. Anche una corretta distribuzione dei pasti e delle porzioni contribuisce a ritrovare un’alimentazione equilibrata senza dover ricorrere a restrizioni drastiche. Anche il movimento rappresenta un pilastro fondamentale L’attività fisica regolare contribuisce non solo al dispendio energetico, ma anche al mantenimento della massa muscolare,
al benessere metabolico e cardiovascolare e al miglioramento dell’umore. Non è però necessario sottoporsi ad allenamenti estenuanti per “bruciare” le calorie degli eccessi estivi. Molto più utile è riprendere gradualmente un’attività fisica costante, scegliendo quella più adatta alle proprie abitudini e ai propri gusti. Camminare ogni giorno, andare in bicicletta, nuotare o tornare ad allenarsi con regolarità sono strategie efficaci e sostenibili nel lungo periodo. La differenza, infatti, la fa la continuità, non l’intensità di pochi allenamenti. Infine, è importante prestare attenzione al sonno. Le vacanze spesso modificano gli orari e la qualità del riposo. Dormire a sufficienza favorisce non solo il recupero fisico e mentale, ma contribuisce anche alla regolazione degli ormoni che controllano fame e sazietà, rendendo più semplice mantenere uno stile di vita equilibrato. L’estate non dovrebbe essere vissuta come una parentesi di “trasgressione” da espiare a settembre. L’alimentazione sana non si misura sul singolo pasto, sul weekend o sulla vacanza, ma sull’equilibrio costruito nel tempo. Un gelato in più, una grigliata o una cena con gli amici fanno parte della convivialità e possono inserirsi perfettamente in uno
DOTT.SSA FEDERICA BELOTTI Dietista Studio medico Trescore Balneario; FIOS MED Osio Sotto; DIETETICA SU MISURA Treviglio; HUMANITAS Gavazzeni e Medical Care Bergamo
stile di vita equilibrato, così come un’insalata non può “rimediare” a settimane di eccessi. Più che cercare un reset, quindi, può essere utile cambiare prospettiva: settembre può rappresentare un’occasione per riprendere abitudini che fanno stare bene, senza sensi di colpa e senza ricorrere a scorciatoie. È l’insieme dei comportamenti quotidiani a fare davvero la differenza: mangiare in modo vario ed equilibrato, muoversi con regolarità, bere acqua a sufficienza, dormire bene e concedersi la giusta flessibilità. La vera strategia vincente non è la dieta dell’ultimo minuto, ma la costanza di piccoli gesti sostenibili nel tempo. Perché il benessere non nasce dalla perfezione, ma dall’equilibrio costruito giorno dopo giorno.
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IN ARMONIA
PSICOLOGIA
Allarme autodiagnosi “fai-da-te” online ∞ A CURA DEL PROF. FURIO RAVERA
Social media e IA portano a confondere esperienze comuni come l’irrequietezza e la disattenzione con neurodivergenze e disturbi clinici Stiamo assistendo a una tendenza in rapida crescita, in particolare tra i giovanissimi, ma che riguarda molto spesso anche gli adulti: l’abitudine ad affidarsi a piattaforme social o a software di intelligenza artificiale per autodiagnosticarsi condizioni cliniche complesse e delicate, come l’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività), l’autismo o il disturbo borderline di personalità. Per comprendere appieno questa dinamica, bisogna considerare l’ecosistema digitale in cui ci troviamo immersi, caratterizzato da un flusso continuo di informazioni, contenuti e stimoli che spesso rendono difficile distinguere tra divulgazione scientifica, esperienze personali e indicazioni realmente fondate dal punto di vista clinico. La “stagione dello stimolo” e il ruolo ambivalente dei social Sebbene la tendenza all’autodia-
gnosi esista storicamente da ben prima dell’avvento del web, l’esposizione continua ai dispositivi mobili agisce oggi da catalizzatore per il fenomeno. Possiamo definire l’epoca contemporanea come la “stagione dello stimolo”: le piattaforme digitali sfruttano il sistema di ricompensa cerebrale e il conseguente rilascio di dopamina per trattenere gli utenti al loro interno, incentivando una fruizione continua dei contenuti e un costante bisogno di nuove sollecitazioni. Donatoci da Madre Natura, questo sistema ha avuto il compito di marcare come piacevole, in maniera più o meno forte, un’esperienza che dal punto di vista evolutivo fosse positiva. Purtroppo, il circuito neurale coinvolto è paragonabile a una cassaforte che oggi può essere facilmente violata. Nel corso del tempo siamo passati da stimoli naturali a stimolanti chimici, come le dro-
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ghe, a stimoli che riceviamo da comportamenti che in qualche modo ci premiano, alimentando un meccanismo di ricerca continua della gratificazione. I social, tra sensibilizzazione e disinformazione In questo contesto, le piattaforme social, da Instagram a TikTok, svolgono un ruolo ambivalente. Se da un lato diffondono contenuti che favoriscono la sensibilizzazione sui temi della salute mentale, dall’altro finiscono per alimentare una grave disinformazione clinica. La conseguenza più evidente è la propensione a ricondurre comportamenti comuni, come l’irrequietezza occasionale o la semplice disattenzione, a definizioni mediche precise, anche in assenza di una reale neurodivergenza. Si rischia così di trasformare caratteristiche del tutto normali della quotidianità in presunti segnali di una patologia.
In particolare, l’ADHD è spesso oggetto di quelle che il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV e DSM-IV-TR) definisce “diagnosi sovradeterminate”. È bene specificare che, dal punto di vista neurofisiologico, l‘ADHD è determinata da una condizione in cui la corteccia cerebrale non riesce a esercitare adeguatamente la funzione di controllo su tutte le attività sottocorticali, come il movimento, l’impulsività e l’attenzione. La ricerca di risposte cliniche online non riguarda, come dicevamo, esclusivamente gli adolescenti. Tra gli adulti si registra un aumento dei tentativi di diagnosi di ADHD, in alcuni casi con l’obiettivo di ottenere prescrizioni per farmaci stimolanti. È necessario ricordare che il criterio clinico fondamen-
tale per inquadrare l’ADHD resta la diagnosi pediatrica oppure, negli adulti, un’attenta ricostruzione della storia clinica infantile del paziente, elemento indispensabile per una valutazione realmente corretta e attendibile. Ritornare all’oggettività dei dati Per rispondere alle criticità legate alle diagnosi “fai-da-te” supportate da algoritmi e video virali, l’iter medico prevede oggi il supporto di metodologie di indagine strumentale in grado di fornire un quadro clinico oggettivo. Uno strumento avanzato impiegato con successo è l’elettroencefalogramma quantitativo, che permette al medico di vedere e indagare gli squilibri delle varie onde cerebrali. In altre parole, l’esame consente di superare le valuta-
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DOTT. FURIO RAVERA Psichiatra; co-fondatore di Gruppo Ginestra (Milano) Casa di Cura Le Betulle (Appiano Gentile, CO)
zioni soggettive, aiutando lo specialista a misurare con precisione quanto il cervello sia sovreccitato di suo e offrendo così un supporto concreto alla definizione del corretto percorso diagnostico.
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Settembre/Ottobre 2026 | Bergamo Salute | 35 staff MindFit 2026 staff Clinic MindFit Clinic 2026
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IN ARMONIA
COPPIA
Come evolve una relazione autentica
∞ A CURA DELLA DOTT.SSA ELISABETTA NOTARO
Dall’entusiasmo dei primi tempi alle sfide della vita di coppia: ogni relazione attraversa fasi di cambiamento che, se vissute con consapevolezza, possono diventare un’opportunità di crescita personale e condivisa. L’innamoramento, oltre a rappresentare quella forza che avvicina due persone, può essere vissuto anche come un percorso di crescita interiore. È un tempo in cui ci sembra possibile ritrovare spontaneità, leggerezza e felicità, per poi confrontarci inevitabilmente con le nostre fragilità e con quelle dell’altro. Proprio questo passaggio può offrire l’opportunità di riconoscere e affrontare antiche ferite interiori, accogliendo con fiducia un processo di cambiamento e di rinascita personale. L’entusiasmo iniziale e l’avvento dell’Ego Quando ci innamoriamo reci-
procamente, ci viene offerta la possibilità di sperimentare come saremmo se fosse sempre il cuore a guidare le nostre scelte, prima ancora dell’Ego. Quest’ultimo tenterà inevitabilmente di riportarci verso paure, difese e convinzioni radicate, ma difficilmente potrà prevalere se scegliamo consapevolmente di custodire quel dono che l’innamoramento porta con sé. Molto spesso, però, quando l’entusiasmo iniziale si attenua – dopo pochi mesi o dopo anni, poco importa – quel dono viene messo in discussione dalle prime inevitabili oscillazioni emotive. È proprio in questa fase che molte persone smettono di dare ascolto al cuore e tornano ad affidarsi
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principalmente all’Ego, nel tentativo di proteggersi dall’incertezza e dalla paura del dolore, rischiando però di interrompere quello scambio autentico che aveva dato origine alla relazione. Le fasi della differenziazione e della sperimentazione Dopo la fase iniziale di forte connessione, è naturale che emerga anche la parte più vulnerabile di ciascuno. Durante l’innamoramento, infatti, è facile proiettare sull’altro il bisogno di sentirsi amati e completi, vivendo il partner come unica fonte di benessere. Sono i mesi delle grandi energie, delle scelte importanti, dei progetti condivisi e della sensazione
che tutto sia possibile. Ma ogni relazione, prima o poi, incontra una fase diversa: quella della sperimentazione. È proprio qui che possono emergere aspetti preziosi per la crescita della coppia e della persona, come il rispetto della libertà reciproca, il riconoscimento del percorso individuale di ciascuno, la capacità di lasciare andare il bisogno di controllo e il desiderio di costruire un legame fondato sull’autenticità. Quando tutto sembra fermarsi Se la paura prende il sopravvento, il dialogo può lasciare spazio a incomprensioni, silenzi, conflitti o tradimenti. Il cuore si allontana gradualmente da quella sorgente di energia condivisa che aveva caratterizzato l’inizio della relazione. A questo punto le strade possono
però di riproporre gli stessi schemi se non si è compiuto un autentico lavoro su di sé.
DOTT.SSA ELISABETTA NOTARO Psicologa, psicoterapeuta e sessuologa Livorno (LI)
essere diverse. C’è chi sceglie di mantenere la coppia così com’è, cercando altrove nuovi equilibri emotivi, e chi invece decide di interrompere la relazione per ricominciare un nuovo percorso con un altro partner, rischiando
A cosa serve ricominciare? Secondo questa prospettiva, l’innamoramento non rappresenta un traguardo, ma un’occasione di crescita. È un’opportunità per imparare a costruire un rapporto più maturo, fondato innanzitutto sull’amore e sul rispetto verso sé stessi. Solo attraversando con consapevolezza le diverse fasi della relazione è possibile arrivare a una forma di amore più stabile, nella quale riavvicinamento e interdipendenza non significano dipendenza reciproca, ma capacità di camminare insieme, riconoscendo che ogni relazione è fatta di trasformazioni, cambiamenti e continua evoluzione.
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IN FAMIGLIA
DOLCE ATTESA
La maternità arriva sempre più tardi
∞ A CURA DEL DOTT. CLAUDIO CRESCINI
Conoscere i cambiamenti legati all’età e i possibili fattori di rischio permette di vivere questo percorso con maggiore serenità e attenzione. Per scelta o per necessità, oggi la gravidanza arriva spesso più tardi rispetto al passato. Affrontarla nel modo migliore significa conoscere le caratteristiche della maternità dopo i 35 anni e adottare tutti gli accorgimenti utili per tutelare la salute della madre e del nascituro. La maternità viene rimandata sempre più avanti Negli ultimi anni, l’età delle donne alla prima gravidanza è progressivamente aumentata, soprattutto nei Paesi più sviluppati. Anche in Italia questa tendenza è ormai consolidata: l’età media delle madri alla prima gravidanza è di 32,2 anni, mentre anche le donne straniere residenti nel nostro Paese – che in passato avevano un’età media al primo figlio molto più bassa – hanno raggiunto
oggi un’età media di 29,2 anni. Le ragioni che portano a posticipare la maternità sono diverse. Per molte donne il rinvio della prima gravidanza è legato alla volontà di completare il percorso di studi, raggiungere una soddisfacente realizzazione professionale e una maggiore autonomia economica. Più raramente, invece, la scelta di aspettare è determinata dalla mancanza di un partner con cui condividere il progetto di avere un figlio. La possibilità di conservare gli ovociti In questo scenario si parla sempre più frequentemente anche dell’utilizzo delle banche di gameti, una soluzione che consente ad alcune giovani donne di depositare e conservare i propri ovociti per un eventuale utilizzo futuro attraverso tecniche di fecondazione assistita,
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quando la capacità riproduttiva sarà diminuita. Gli ovociti utilizzati saranno quindi quelli di un’età più giovane, mentre l’utero e l’organismo della donna avranno comunque subito il naturale processo di invecchiamento, con tutte le conseguenze che questo può comportare. Fino a oggi questa possibilità era riservata soprattutto alle donne che, a causa di patologie importanti, dovevano sottoporsi a trattamenti potenzialmente dannosi per le ovaie. In questi casi, la conservazione degli ovociti prima della terapia rappresentava una possibilità per preservare la fertilità futura della paziente. I cambiamenti dell’organismo durante la gravidanza La gravidanza, anche nelle migliori condizioni, rappresenta un importante impegno per il corpo
della donna. Durante i nove mesi l’organismo affronta numerosi cambiamenti e un carico di lavoro intenso, paragonabile addirittura a quello richiesto da un trekking di media difficoltà. Il cuore, per esempio, aumenta il proprio lavoro di circa il 40%: un adattamento che in una donna giovane e sana generalmente non comporta conseguenze, ma che in età più avanzata può risultare più impegnativo. Anche la crescita dell’utero e del feto coinvolge progressivamente diversi organi e apparati: dal fegato ai polmoni, fino al sistema cardiovascolare, scheletrico, endocrino, renale e digestivo, che devono adattarsi alle nuove esigenze dell’organismo. Gravidanza dopo i 35 anni: quali attenzioni? Con l’avanzare dell’età materna, indicativamente oltre i 35 anni, aumenta il rischio di alcune complicanze durante la gravidanza e il parto. Questo non significa che tali condizioni debbano necessariamente verificarsi, ma è importante che le future mamme siano adeguatamente informate e seguite. Oltre al maggiore impegno richiesto all’organismo durante la gravidanza, l’età più avanzata può associarsi a un aumento di peso e alla maggiore frequenza di alcune patologie, come la preeclampsia,
cioè l’aumento della pressione arteriosa in gravidanza, e il diabete gestazionale. Con l’aumentare dell’età cresce inoltre la probabilità di ricorrere al parto cesareo, di avere un bambino con peso inferiore alla media o di andare incontro a un parto prematuro. Anche la frequenza delle anomalie cromosomiche, come la trisomia 21 (più comunemente conosciuta come sindrome di Down), aumenta progressivamente in relazione all’età materna. Per questo motivo, da molti anni, in Italia le donne in gravidanza oltre i 35 anni hanno diritto, previa richiesta, agli accertamenti previsti per la diagnosi prenatale delle anomalie cromosomiche fetali. Dopo i 40 anni aumenta inoltre il rischio di aborto spontaneo e diminuisce la possibilità di concepimento naturale, che dopo i 45 anni diventa estremamente ridotta. Anche la mortalità perinatale e in utero risulta lievemente superiore nelle gravidanze in età più avanzata. L’importanza dello stile di vita Poiché spesso il rinvio della gravidanza è legato a motivazioni personali e sociali, il ruolo del medico è anche quello di informare le donne sui comportamenti utili per ridurre l’impatto dei fattori di rischio legati all’età. Contenere l’aumento di peso durante la gra-
DOTT. CLAUDIO CRESCINI Specialista in Ostetricia e Ginecologia; Adjunct Professor Humanitas University Milano Consulente ostetrico-ginecologico ASST Bergamo Est, Bergamo
vidanza, mantenere uno stile di vita attivo, seguire un’alimentazione equilibrata, controllare glicemia e pressione arteriosa e rispettare i controlli indicati dal medico rappresentano elementi fondamentali per affrontare il percorso della maternità nelle migliori condizioni possibili. Quando non esistono motivazioni specifiche per rimandare una gravidanza, è importante essere consapevoli di quanto l’età rappresenti un elemento significativo per la fertilità e per il buon esito della maternità. Una corretta informazione permette infatti a ogni donna di compiere scelte più consapevoli e di affrontare il percorso della gravidanza con maggiore serenità.
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IN FAMIGLIA
BAMBINI
Quando gli schermi entrano troppo presto nella vita dei più piccoli ∞ A CURA DI SARA CARRARA
Smartphone, tablet e videogiochi fanno ormai parte della quotidianità delle famiglie. Ma nei primi anni di vita il tempo trascorso davanti agli schermi può influenzare sonno, movimento, linguaggio e relazioni. Ecco cosa suggeriscono le nuove raccomandazioni della Società Italiana di Pediatria. La tecnologia è ormai una presenza quotidiana anche nella vita dei bambini. Video, giochi, applicazioni educative e dispositivi digitali possono rappresentare strumenti utili, ma il momento in cui entrano nella vita di un bambino e il modo in cui vengono utilizzati possono fare la differenza. Negli ultimi anni l’esposizione a smartphone, tablet, videogiochi e social media è aumentata progressivamente, anche a seguito dei cambiamenti vissuti durante la pandemia. Per questo la Società Italiana di Pediatria (SIP) ha aggiornato le proprie raccomandazioni sull’uso del digitale in età evolutiva, con l’obiettivo di aiutare famiglie, scuola e professionisti ad
accompagnare bambini e ragazzi verso un rapporto più equilibrato con la tecnologia. Nei primi anni il bambino ha bisogno di esperienze reali L’infanzia è una fase fondamentale per lo sviluppo: il cervello cresce e si modifica attraverso le esperienze, le relazioni, il gioco, il movimento e l’esplorazione dell’ambiente. Secondo la revisione della letteratura scientifica condotta dalla SIP, un’esposizione precoce e prolungata agli schermi può essere associata ad alcuni effetti sul benessere dei bambini, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo del linguaggio, la qualità del sonno, l’attenzione e la
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capacità di regolazione emotiva. Non significa che la tecnologia debba essere eliminata dalla vita dei bambini, ma che è importante introdurla nel momento adeguato e con la presenza e la supervisione dell’adulto. Quanto tempo davanti agli schermi? Tra le indicazioni della Società Italiana di Pediatria viene confermata la raccomandazione di evitare l’uso di dispositivi digitali nei bambini sotto i due anni. Tra i 2 e i 5 anni, l’utilizzo dovrebbe essere limitato a meno di un’ora al giorno, mentre dopo i 5 anni è consigliato non superare le due ore quotidiane, sempre con il coinvol-
gimento e il controllo dell’adulto. Particolare attenzione viene posta anche allo smartphone personale: secondo la SIP sarebbe opportuno rimandarne l’introduzione almeno fino ai 13 anni, così come evitare un accesso autonomo e non supervisionato a Internet prima di questa età. L’obiettivo non è vietare la tecnologia, ma accompagnare gradualmente bambini e adolescenti verso un uso consapevole. Sonno, movimento e relazioni: cosa può togliere troppo tempo digitale Uno degli aspetti più studiati riguarda il sonno. L’utilizzo di dispositivi, soprattutto nelle ore serali, può interferire con il riposo: per questo è consigliabile evitare smartphone e tablet prima di andare a dormire e non tenere i dispositivi nella camera dei bambini durante la notte. Anche il movimento è un elemento fondamentale. Il tempo trascorso davanti a uno schermo è spesso tempo sottratto ad attività importanti per la crescita, come giocare, fare sport, stare all’aria aperta, leggere o semplicemente annoiarsi. Le esperienze concrete, infatti, permettono ai bambini di sviluppare capacità motorie, creative e relazionali che difficilmente possono essere sostituite da un’attività esclusivamente digitale.
I rischi dell’uso eccessivo La revisione della SIP evidenzia come un utilizzo eccessivo degli schermi possa essere associato a diversi aspetti della salute. Tra questi ci sono il rischio di sedentarietà e sovrappeso, la riduzione della qualità del sonno, difficoltà nella concentrazione e possibili ripercussioni sul benessere emotivo. Negli adolescenti, inoltre, un uso intensivo dei social può essere collegato a fenomeni come il confronto continuo con gli altri, la riduzione dell’autostima e un maggiore rischio di isolamento. Anche la salute visiva merita attenzione: l’aumento del tempo trascorso davanti agli schermi, associato a una minore esposizione alla luce naturale, può favorire problemi come affaticamento visivo e aumento della miopia.
Educare al digitale, senza demonizzarlo La tecnologia rappresenta uno strumento importante e può offrire opportunità di apprendimento, comunicazione e creatività. La sfida educativa non è quindi eliminare il digitale, ma aiutare bambini e ragazzi a sviluppare un rapporto equilibrato con gli strumenti che avranno sempre più spazio nella loro vita. In questo percorso il ruolo degli adulti è centrale: dare il buon esempio, stabilire regole condivise, proporre alternative e mantenere il dialogo aperto. Meno tempo davanti agli schermi non significa rinunciare al digitale, ma restituire spazio a tutte quelle esperienze fondamentali per crescere: giocare, muoversi, parlare, immaginare e costruire relazioni nel mondo reale.
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IN FAMIGLIA
RAGAZZI
Quando il rapporto con il corpo diventa una fonte di preoccupazione ∞ A CURA DI SARA CARRARA
Adolescenti, alimentazione e immagine di sé: tra social, confronto e bisogno di sentirsi bene Durante l’adolescenza il corpo cambia, così come cambiano il modo di percepirsi e il rapporto con gli altri. È una fase delicata, nella quale costruire la propria identità significa anche imparare ad accettare trasformazioni fisiche ed emotive. Oggi, però, questo percorso può essere influenzato anche dal confronto quotidiano con immagini, modelli estetici e aspettative che arrivano dal mondo digitale. Una recente indagine condotta nelle scuole superiori lombarde nell’ambito del progetto Food For Fine di Terre des Hommes Italia ha acceso l’attenzione sul rapporto tra adolescenti, alimentazione e benessere psicologico. Lo studio, realizzato dalla Fondazione The Bridge, ha coinvolto 415 studenti e studentesse delle scuole secondarie di secondo grado delle province di Milano, Monza, Como, Varese e Lecco, raccogliendo anche le risposte di 69 insegnanti. I risultati mostrano come l’immagine del corpo abbia un ruolo importante nella percezione che molti ragazzi hanno di sé. Alla domanda su cosa rappresenti un “corpo bello”, la risposta più frequente è stata “magro”: lo ha
indicato circa un adolescente su quattro. Solo il 20% circa degli studenti associa invece la bellezza a un concetto di salute. Un altro dato riguarda il rapporto con l’attività fisica: il 77% degli adolescenti coinvolti nell’indagine dichiara di praticare sport con l’obiettivo principale di migliorare o mantenere la propria forma fisica. Numeri che invitano a riflettere sul modo in cui i più giovani vivono il rapporto con il proprio corpo, con l’alimentazione e con la propria immagine. Tra specchio e confronto con gli altri Sentirsi a proprio agio nel proprio corpo non è sempre semplice, soprattutto in una fase della vita in cui il giudizio degli altri può assumere un peso importante. Il desiderio di piacere, di sentirsi accettati e di trovare il proprio posto nel gruppo fa parte del percorso di crescita, ma può diventare più complesso quando il confronto diventa continuo. Le piattaforme social hanno trasformato il modo in cui ragazzi e ragazze comunicano e si raccontano. Instagram, TikTok e altri strumenti digitali possono offrire occasioni positive
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di confronto e condivisione, ma allo stesso tempo espongono quotidianamente a immagini e modelli estetici che non sempre rappresentano la realtà. Fotografie selezionate, filtri, modifiche digitali e contenuti costruiti per attirare attenzione possono contribuire a creare aspettative difficili da raggiungere. Per questo diventa importante imparare a guardare questi contenuti con maggiore consapevolezza, ricordando che ciò che viene mostrato online rappresenta solo una parte della realtà. Il cibo non è solo nutrizione Mangiare è un gesto quotidiano che riguarda il benessere fisico, ma anche la dimensione sociale ed emotiva. Il cibo è legato ai momenti condivisi con la famiglia e gli amici, alle abitudini personali e alle emozioni. Anche in questo ambito l’indagine evidenzia aspetti diversi. Per il 59,5% degli studenti il cibo mantiene un significato positivo e viene associato a parole come “pizza”, “sapore” e “fame”. Accanto a questa dimensione, però, emerge una componente più delicata: il 20,5% degli adolescenti collega
il cibo a emozioni come disagio, ansia, paura o bisogno di sfogo. Un ulteriore 13,7% lo associa invece al controllo del peso, alle calorie, al grasso o alla dieta. Questi dati non indicano automaticamente la presenza di un disturbo, ma aiutano a comprendere quanto il rapporto con l’alimentazione possa essere influenzato anche dalla dimensione emotiva. Ascoltare senza giudicare Quando pensieri e comportamenti legati al peso, all’alimentazione o all’immagine corporea diventano una preoccupazione costante e interferiscono con la vita quotidiana, può essere importante parlarne e chiedere un confronto con persone competenti. Famiglia, scuola e adulti di riferimento possono avere un ruolo importante nel creare spazi di ascolto e nel cogliere eventuali cambiamenti. Alcuni segnali, co-
me una forte preoccupazione per il peso, cambiamenti improvvisi nelle abitudini alimentari o un disagio persistente legato al proprio aspetto, meritano attenzione soprattutto quando diventano difficili da gestire. Anche il linguaggio utilizzato dagli adulti può fare la differenza. Commenti frequenti sul corpo, sul peso o sull’aspetto fisico, anche se pronunciati senza intenzioni negative, possono contribuire a rafforzare l’idea che il valore di una persona dipenda dalla sua immagine. Imparare a prendersi cura di sé Prendersi cura del proprio corpo significa ascoltarlo, rispettarlo e accompagnarlo con abitudini sane. Fare movimento, seguire un’alimentazione equilibrata e dedicare attenzione alla propria salute sono comportamenti positivi quando nascono dal deside-
rio di stare bene e non dalla pressione di raggiungere un modello estetico ideale. Educare i ragazzi a un rapporto più sereno con il proprio corpo significa anche aiutarli a riconoscere che l’identità di una persona non si misura attraverso l’aspetto esteriore. In un periodo della vita in cui tutto cambia velocemente, imparare ad accettarsi e a chiedere aiuto quando necessario rappresenta una risorsa importante per il benessere presente e futuro.
IPB ISTITUTO POLISPECIALISTICO BERGAMASCO
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IN FAMIGLIA
ANZIANI
Social e over 65: la connessione che fa bene (se usata con equilibrio)
∞ A CURA DI IVANA GALESSI
Smartphone, app di messaggistica e social network sono entrati sempre più nella vita quotidiana degli over 65. Se utilizzati in modo consapevole, gli strumenti digitali possono favorire le relazioni sociali, stimolare la mente e contribuire al benessere psicologico. L’immagine del nonno impacciato davanti allo smartphone appartiene sempre più al passato. Anche la popolazione anziana è infatti sempre più presente nel mondo digitale: secondo recenti sondaggi, circa il 74% dei pensionati utilizza Internet, per comunicare con familiari e amici, informarsi, accedere ai servizi online o semplicemente mantenere un contatto con il mondo esterno.
Ma il tempo trascorso davanti a uno schermo è sempre un elemento negativo? Se nei più giovani spesso si parla della necessità di ridurre l’esposizione digitale, nella popolazione anziana il rapporto con la tecnologia appare più complesso. Alcuni studi pubblicati su riviste scientifiche internazionali come JMIR Aging e International Psychogeriatrics suggeriscono infatti che un
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utilizzo attivo e consapevole degli strumenti digitali può rappresentare un’opportunità per sostenere la socialità e mantenere allenate alcune capacità cognitive. Un aiuto contro la solitudine? La solitudine è uno dei principali fattori di fragilità nella popolazione anziana. Con il pensionamento, la perdita di persone care o la distanza dai familiari, può infatti ridursi il
numero di occasioni di incontro e di confronto quotidiano. In questo scenario, la tecnologia può diventare uno strumento utile per mantenere vivi i legami. Una videochiamata con i nipoti, un messaggio ricevuto da un amico, la partecipazione a un gruppo online o la possibilità di condividere interessi comuni permettono di sentirsi ancora parte di una rete sociale. La revisione degli studi pubblicata su International Psychogeriatrics, che ha analizzato 64 ricerche sul rapporto tra utilizzo dei social media e benessere negli anziani, evidenzia come l’uso delle piattaforme digitali sia spesso associato a una maggiore connessione sociale, a una riduzione della percezione di solitudine e a un
miglioramento del benessere psicologico. Gli autori sottolineano però che gli studi disponibili non permettono di stabilire un rapporto diretto di causa-effetto: il digitale può essere un supporto, ma non sostituisce le relazioni nella vita reale. Anche il cervello può allenarsi Imparare a utilizzare un nuovo dispositivo, orientarsi tra le funzioni di uno smartphone, scrivere un messaggio, cercare informazioni o effettuare una videochiamata sono attività che richiedono attenzione, memoria e capacità di apprendimento. Secondo alcune ricerche pubblicate su JMIR Aging, un maggiore coinvolgimento nelle attività digitali
può essere associato a migliori risultati sul piano cognitivo e a un declino più lento di alcune funzioni mentali nel tempo. Un altro studio pubblicato sulla stessa rivista ha osservato che gli anziani maggiormente esclusi dal mondo digitale presentavano un rischio più elevato di sviluppare demenza rispetto a chi utilizzava con maggiore frequenza strumenti come Internet e telefono cellulare. In particolare, la ricerca ha rilevato un rischio superiore del 36% nelle persone con maggiore isolamento digitale; tra chi non utilizzava Internet il rischio risultava più alto del 42%, mentre tra chi non utilizzava il telefono cellulare del 65%. Questi dati non dimostrano che la tecnologia prevenga direttamente il declino cognitivo, ma
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IN FAMIGLIA
ANZIANI
suggeriscono che rimanere coinvolti, anche attraverso gli strumenti digitali, può essere parte di uno stile di vita attivo e ricco di stimoli. Non basta essere online! Essere connessi, però, non significa automaticamente stare meglio. Gli studi evidenziano una differenza importante tra un utilizzo attivo della tecnologia e una fruizione esclusivamente passiva. Scrivere a una persona cara, partecipare a una conversazione o coltivare un interesse attraverso il digitale può favorire il coinvolgimento sociale. Diverso è trascorrere molto tempo semplicemente scorrendo contenuti senza interagire: un comportamento che, soprattutto se associato a isolamento nella vita quotidiana, può aumentare la sensazione di distanza dagli altri. Anche per gli anziani, quindi, non conta solo quanto tempo si passa online, ma soprattutto come si utilizza la tecnologia.
Attenzione alle informazioni in rete Internet offre molte possibilità, anche in ambito sanitario: permette di informarsi, conoscere servizi disponibili e approfondire temi legati alla salute. Allo stesso tempo, però, richiede attenzione. Online circolano infatti numerose informazioni non verificate, false notizie e consigli privi di basi scientifiche, soprattutto quando si parla
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di prevenzione, alimentazione o presunte cure miracolose. Per questo motivo diventa sempre più importante sviluppare competenze digitali anche in età adulta, imparando a riconoscere le fonti affidabili e a utilizzare gli strumenti tecnologici in modo sicuro. La tecnologia come strumento di autonomia L’obiettivo non è trascorrere più tempo davanti allo schermo, ma utilizzare il digitale come un mezzo per mantenere autonomia, relazioni e partecipazione sociale. Per molte persone anziane imparare a utilizzare smartphone, tablet e servizi online significa poter gestire più facilmente alcune attività quotidiane: comunicare con i familiari, prenotare servizi, accedere alle informazioni o partecipare a iniziative anche quando gli spostamenti diventano più difficili. Le evidenze scientifiche disponibili indicano quindi che la tecnologia, se accompagnata da consapevolezza e da una vita sociale attiva, può rappresentare un alleato per un invecchiamento più partecipato. Lo smartphone non sostituisce il rapporto umano, ma può diventare uno strumento in più per mantenerlo vivo.
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IN FORMA
FITNESS
Barre workout: il fitness ispirato alla danza che allena tutto il corpo ∞ A CURA DI SARA CARRARA
Nato dall’incontro tra danza classica, Pilates e allenamento funzionale, il barre workout punta su controllo, precisione e fluidità del movimento. Dalla sbarra della danza a una disciplina per tutti Negli ultimi anni il barre workout si è ritagliato uno spazio sempre più importante nel panorama del fitness, conquistando un pubblico eterogeneo. Nonostante il nome richiami il mondo della danza classica, non è necessario aver frequentato una scuola di ballo per praticarlo. La “barre” è infatti la sbarra utilizzata dai ballerini durante il riscaldamento e gli esercizi tecnici, che in questa disciplina diventa semplicemente un supporto per l’esecuzione dei movimenti. Il metodo nasce dalla combinazione di elementi della danza, del Pilates, dello yoga e dell’allenamento funzionale. Il risultato è una pratica che privilegia la qualità del movimento rispetto all’intensità, alternando esercizi alla sbarra e a corpo libero con l’utilizzo, quando previsto,
di piccoli attrezzi come elastici, pesetti leggeri o palline. L’obiettivo non è quello di imparare una coreografia, ma sviluppare controllo, stabilità, coordinazione e resistenza muscolare attraverso movimenti lenti, precisi e ripetuti. Un lavoro di precisione che coinvolge tutto il corpo La particolarità del barre workout risiede nel modo in cui vengono sollecitati i muscoli. Gli esercizi prevedono movimenti di piccola ampiezza, mantenuti per tempi relativamente lunghi e ripetuti più volte. Questa modalità di allenamento aumenta il cosiddetto time under tension, ovvero il tempo durante il quale il muscolo rimane attivo, stimolando soprattutto la resistenza muscolare e il controllo motorio. Durante una lezione lavorano contemporaneamente numerosi distretti muscolari, con
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particolare attenzione al core, ai glutei, alle gambe e alla muscolatura stabilizzatrice della colonna e delle scapole. L’allenamento richiede concentrazione e precisione nell’esecuzione, rendendo ogni movimento parte di un lavoro globale. Un ruolo importante è svolto anche dalle contrazioni isometriche, cioè dal mantenimento di determinate posizioni, alternate a piccoli movimenti dinamici. Questa combinazione contribuisce a migliorare il controllo del corpo nello spazio e la propriocezione, una capacità fondamentale sia nella pratica sportiva sia nei movimenti della vita quotidiana. Tonicità, postura e mobilità: i benefici della pratica Tra gli aspetti più apprezzati del barre workout vi è il lavoro dedicato alla postura. Gli esercizi
richiedono infatti un costante allineamento del corpo, il controllo della respirazione e l’attivazione della muscolatura profonda del tronco, favorendo una maggiore consapevolezza del movimento. Accanto al rinforzo muscolare trovano spazio numerosi esercizi di mobilità e allungamento, che contribuiscono a rendere l’allenamento armonico e completo. L’obiettivo non è sviluppare la forza massimale, ma migliorare il controllo dei movimenti e la resistenza muscolare attraverso un lavoro progressivo e continuo. Pur non essendo un’attività aerobica intensa come la corsa o il ciclismo, il ritmo sostenuto con cui vengono eseguite le sequenze mantiene moderatamente elevata la frequenza cardiaca, rendendo la seduta dinamica e coinvolgente. È importante, inoltre, sfatare uno dei luoghi comuni
più diffusi. Spesso il barre workout viene descritto come una disciplina capace di “allungare i muscoli”. In realtà i muscoli non cambiano la propria lunghezza anatomica: la sensazione di un corpo più slanciato deriva piuttosto dal miglioramento del tono muscolare, della mobilità articolare e della qualità della postura. Un approccio che mette al centro la qualità del movimento Uno dei punti di forza del barre workout è la sua grande adattabilità. Le lezioni possono infatti essere modulate in base al livello di preparazione dei partecipanti, variando l’intensità degli esercizi, la durata delle sequenze e l’utilizzo degli attrezzi. Questo rende la disciplina accessibile sia a chi si avvicina per la prima volta al fitness, sia a chi desidera integrare
il proprio programma di allenamento con un’attività diversa. Come per ogni pratica motoria, è importante affidarsi a istruttori qualificati, in grado di proporre una progressione coerente e di guidare i partecipanti verso una corretta esecuzione dei movimenti. Il crescente successo del barre workout racconta anche un cambiamento nel modo di intendere il fitness. Sempre più persone cercano infatti discipline che non puntino esclusivamente sull’intensità o sulla performance, ma che valorizzino la precisione del gesto, la concentrazione e la consapevolezza del proprio corpo. In questo senso il barre workout rappresenta un approccio moderno all’allenamento: un metodo che unisce eleganza e rigore tecnico, ricordando che il benessere passa anche dalla qualità con cui ci muoviamo.
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Primo piatto
Risotto con funghi shiitake e limone
Difficoltà di preparazione Facile
Tempo di preparazione 1 ora
INGREDIENTI per 4 persone 400 g.. Funghi shiitake freschi 360 g .. Riso Carnaroli o Arborio 1,5 l...... Brodo vegetale cald0 1 ........... Scalogno 2 ........... Spicchi di aglio 1 ........... Scorza di un limone 100 ml Vino bianco 80 g .... Burro 80 g .... Formaggio grattugiato qb ........ Prezzemolo fresco, sale, pepe e olio extravergine di oliva PREPARAZIONE
FABRIZIO MARTINELLI Cuoco Il Sole e la Terra, Curno (BG)
Pulire gli shiitake con un panno e affettare. Scaldarle 2 cucchiai d’olio in una padella larga e rosolare gli shiitake a fuoco alto per 5 min. Salare leggermente. Togliere metà funghi e mettere da parte per guarnire nel finale. Aggiungere lo scalogno tritato e 30g di burro nella padella. Soffriggere 2 min senza far bruciare. Versare il riso e tostare 1-2 min. Sfumare con il vino bianco e far evaporare. Aggiungere il brodo caldo un mestolo alla volta. Mescolare spesso e cuocere 16-18 min. A metà cottura unire gli shiitake rimasti in padella. Spegnere il fuoco. Mantecare con i restanti 50g di burro, il formaggio, la scorza di limone grattugiata e 1 spicchio d’aglio tritato finissimo. Aggiustare di sale e pepe. Lasciare riposare 1 minuto. Impiattare e guarnire con gli shiitake croccanti e il prezzemolo tritato.
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RUBRICHE
ANIMALI
Quando finiscono le vacanze anche gli animali devono ritrovare la routine
∞ A CURA DI IVANA GALESSI
Rientro a casa, nuovi ritmi e qualche piccolo cambiamento: come accompagnare cani e gatti nella ripartenza dopo l’estate Il ritorno alla quotidianità dopo le vacanze è un momento di cambiamento non solo per le persone, ma anche per gli animali che vivono con noi. Durante l’estate, infatti, possono modificarsi molte abitudini: si trascorre più tempo insieme, cambiano gli orari delle passeggiate, si viaggia, si frequentano luoghi nuovi oppure, al contrario, l’animale può essere affidato temporaneamente a persone diverse dal solito. Una volta rientrati a casa, anche cani e gatti possono avere bisogno di un periodo di adattamento per ritrovare i propri ritmi abituali. Non significa necessariamente che vi-
vano il rientro nello stesso modo degli esseri umani, ma i cambiamenti nell’ambiente e nella routine possono influenzare il loro comportamento. La routine come punto di riferimento Gli animali domestici traggono spesso beneficio dalla presenza di abitudini prevedibili. Orari dei pasti, momenti dedicati alle passeggiate, spazi per il riposo e occasioni di gioco rappresentano elementi che contribuiscono a creare un ambiente familiare e rassicurante. Durante le vacanze, però, queste
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abitudini possono modificarsi: le giornate possono essere più lunghe, i tempi più flessibili e le occasioni di condivisione con i proprietari più frequenti. Per questo, al ritorno alla normalità, può essere utile accompagnare gradualmente l’animale verso i nuovi ritmi. Cosa osservare al rientro? Ogni animale ha il proprio carattere e il proprio modo di reagire ai cambiamenti. Alcuni si adattano rapidamente, mentre altri possono mostrare qualche difficoltà nel ritrovare le abitudini precedenti. Nel cane, per esempio, si possono
osservare momenti di maggiore irrequietezza, una richiesta più frequente di attenzioni o qualche variazione nelle abitudini quotidiane. Anche il gatto, che spesso è particolarmente legato al proprio ambiente, può avere bisogno di tempo per riabituarsi dopo un viaggio, un soggiorno in un luogo diverso o un cambiamento nella casa. È importante ricordare che un comportamento diverso dal solito non indica necessariamente un problema: può trattarsi semplicemente di una fase temporanea di adattamento. Se invece alcune variazioni persistono o sembrano particolarmente marcate, può essere opportuno chiedere consiglio al proprio veterinario.
Ripartire con gradualità Per rendere più semplice il ritorno alla routine può essere utile procedere gradualmente. Riprendere gli orari abituali dei pasti e delle uscite, mantenere momenti dedicati all’interazione e lasciare all’animale il tempo necessario
per riabituarsi ai nuovi ritmi sono piccoli accorgimenti che possono favorire una ripartenza più serena. Anche il ritorno alla quotidianità dei proprietari può rappresentare un cambiamento importante. Dopo settimane trascorse con più persone presenti in casa, alcuni
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RUBRICHE
ANIMALI
animali potrebbero dover recuperare progressivamente la capacità di rimanere soli. In questi casi può essere utile evitare saluti e rientri troppo “carichi” di emozione e riprendere le normali abitudini senza forzature. Il benessere passa anche dalla relazione Il rientro dalle vacanze può diventare anche un’occasione per riscoprire il valore della relazione con il proprio animale. Passeggiate, gioco e momenti di attenzione quotidiana non sono soltanto attività piacevoli, ma rappresentano opportunità per mantenere un buon equilibrio tra movimento, stimolazione e socialità. Per i cani, le passeggiate regolari permettono di mantenere una corretta attività fisica e di
esplorare l’ambiente circostante. Per i gatti, invece, possono essere utili spazi e attività che favoriscano curiosità e movimento, rispettando naturalmente le caratteristiche del singolo animale. Quando rivolgersi al veterinario? Nella maggior parte dei casi, con il ritorno delle abitudini quotidiane gli animali riescono a ritrovare il proprio equilibrio. Tuttavia, se si notano cambiamenti persistenti nel comportamento, perdita di appetito, segnali di disagio o altri sintomi, è consigliabile rivolgersi al veterinario per una valutazione. Accompagnare un animale nella ripresa della routine significa soprattutto osservarlo, rispettarne i tempi e prestare attenzione ai suoi segnali. Perché anche i nostri compagni a quattro zampe, pur
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vivendo il mondo in modo diverso dal nostro, possono avere bisogno di tempo e gradualità per affrontare i cambiamenti.
Dott. Luigi Tomaselli Chirurgo Orale e Implantologo
RUBRICHE
ALTRE TERAPIE
Coltivare il benessere: alla scoperta dell’ortoterapia ∞ A CURA DI SARA CARRARA
Il contatto con la natura e la cura delle piante possono favorire il benessere fisico, psicologico e relazionale. Ecco perché gli orti terapeutici trovano sempre più spazio in ospedali, centri di riabilitazione e strutture socioassistenziali. Prendersi cura di una pianta, osservare il susseguirsi delle stagioni, seminare, annaffiare e raccogliere i frutti del proprio lavoro. Sono gesti semplici, che molte persone associano al tempo libero o alla passione per il giardinaggio. Negli ultimi anni, però, il contatto con il verde ha trovato spazio anche in ambito sanitario e socioassistenziale, dando vita a esperienze di ortoterapia, un approccio che utilizza le attività legate alla coltivazione come supporto ai percorsi di benessere, riabilitazione e inclusione. L’ortoterapia non consiste semplicemente nel “fare l’orto”. Si tratta di attività progettate e organizzate all’interno di programmi specifici, spesso svolte in piccoli gruppi e
adattate alle caratteristiche delle persone coinvolte. Gli obiettivi possono essere diversi: favorire il movimento, stimolare le capacità cognitive, incoraggiare la socializzazione, promuovere il senso di responsabilità e offrire occasioni di partecipazione attiva. Un interesse in crescita Negli ultimi anni il rapporto tra natura e salute è stato oggetto di numerosi studi. Le ricerche disponibili suggeriscono che trascorrere del tempo in ambienti verdi e svolgere attività a contatto con le piante possa contribuire a ridurre la percezione dello stress, migliorare il tono dell’umore e favorire il benessere generale. Per questo motivo, in molte realtà italiane e
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internazionali, orti e giardini sono entrati a far parte di progetti rivolti a persone di età e condizioni molto diverse. L’ortoterapia viene proposta, ad esempio, in alcune residenze per anziani, nei centri diurni, nei servizi dedicati alla salute mentale, nei percorsi riabilitativi e, in alcuni casi, anche in contesti pediatrici e scolastici. Le attività possono essere adattate alle capacità di ciascuno, permettendo anche a persone con limitazioni motorie di partecipare grazie a orti rialzati, strumenti ergonomici o postazioni accessibili. I possibili benefici Le attività di ortoterapia coinvolgono contemporaneamente
corpo e mente. Lavorare la terra, seminare o prendersi cura delle piante richiede movimenti, coordinazione e attenzione, ma offre anche stimoli sensoriali legati ai colori, ai profumi e ai suoni dell’ambiente naturale. Secondo le evidenze scientifiche oggi disponibili, queste esperienze possono favorire il rilassamento, sostenere la concentrazione e contribuire a mantenere attive alcune capacità cognitive. Anche il lavoro condiviso rappresenta un elemento importante: coltivare un orto insieme ad altre persone può diventare un’occasione di incontro, collaborazione e confronto, contribuendo a contrastare il senso di isolamento. Un altro aspetto spesso valorizzato riguarda la gratificazione personale. Seguire la crescita di una pianta nel tempo e vedere il risultato del proprio impegno può rafforzare il senso di efficacia e alimentare la motivazione a partecipare alle attività proposte. Non una cura, ma un supporto È importante ricordare che l’ortoterapia non sostituisce i trattamenti medici, psicologici o riabilitativi quando necessari.
Le attività vengono considerate un intervento complementare, che può affiancare i percorsi di cura tradizionali contribuendo al benessere complessivo della persona. Anche per questo motivo, quando l’ortoterapia viene inserita in programmi sanitari o socioassistenziali, le attività sono generalmente organizzate da équipe multidisciplinari e calibrate in base alle esigenze dei partecipanti. Il valore del verde nella vita quotidiana Pur senza parlare di ortoterapia in senso stretto, dedicare del tempo al giardinaggio o alla cura di piante e fiori può rappresentare, per molte persone, un’attività piacevole e stimolante. Non è necessario disporre di un grande giardino: anche un piccolo balcone, alcune piante aromatiche o un vaso sul davanzale possono offrire l’occasione per rallentare i ritmi della giornata e dedicarsi a un’attività manuale. Naturalmente ogni persona vive il rapporto con la natura in modo diverso e non esistono attività valide per tutti. Tuttavia, riscoprire il contatto con il verde può diventare uno dei tanti modi per prendersi cura del pro-
prio benessere, integrando movimento, attenzione e momenti di tranquillità nella vita di tutti i giorni. Sempre più esperienze, in Italia e all’estero, stanno mostrando come un orto possa essere molto più di uno spazio da coltivare: può trasformarsi in un luogo di incontro, di partecipazione e di crescita personale. Un promemoria, forse semplice ma prezioso, di quanto anche i piccoli gesti quotidiani possano contribuire alla qualità della vita.
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ENOGASTRONOMIA
Sapore di mare al K Beach di Endine ∞ A CURA DI EMANUELE RONCALLI
È la Cenerentola dei laghi bergamaschi, ma non meno affascinante e romantica. È la perla della Val Cavallina. Immerso in un ambiente naturale pressoché intatto, lo specchio lacustre di Endine al mutare delle stagioni cambia d’abito offrendo paesaggi suggestivi. D’inverno il lago si ghiaccia, in primavera lo sbocciare dei fiori offre un’esplosione di colori, in autunno meraviglia la magia del foliage e d’estate è il momento dei tuffi e delle traversate con pedalò e canoe.
turistico, benché la loro principale attività sia legata all’Union Srl (carpenteria metallica, coperture, rivestimenti e strutture per edilizia e industria). Davanti all’ex Gerù, lungo una striscia di spiaggia, hanno aperto il K Beach, che non è un semplice ristorante, ma una location turi-
È in questo contesto che una decina di anni fa, due giovani imprenditori hanno deciso di risvegliare la sonnecchiante località di Endine dando vita a una struttura avveniristica in grado di rilanciare il turismo dell’intera zona: il K Beach. Aldo e Vladimir Kola, a Endine da 30 anni, hanno creduto fin dall’inizio a questo luogo ridando un volto completamente nuovo alla riva, attrezzandola anche con una spiaggia erbosa. I titolari, in realtà non sono nuovi del settore 58 | Bergamo Salute | Settembre/Ottobre 2026
stico-ricettiva su due piani e una grande terrazza, il tutto con materiali all’avanguardia, ampie vetrate, autosufficiente dal punto di vista energetico. Il progetto è dell’architetto Pietro Maria Scarsi di Endine che ha dato un’impronta moderna e accattivante al K-Beach. Una parte è destinata a ristorante e
un’altra a bar, ma gli ambienti si prestano ad essere utilizzati anche per altre attività ricreative. Cenare o pranzare a bordo lago, incontrarsi per un’apericena davanti allo specchio lacustre, intrattenersi per un cocktail after dinner sotto una cupola di stelle sono esperienze insolite in una zona fino ad alcuni anni fa coperta solo da rovi e sterpaglie. La ristorazione è uno dei punti forti del K Beach. Non mancano di certo i piatti della tradizione bergamasca, ma lo chef punta molto su piatti a base di pesce. Il menu varia a seconda della disponibilità del prodotto, ma il punto fermo è la cucina mediterranea, talvolta rivisitata. L’antipasto del K Beach è un must imprescindibile. Si parte con capesante gratinate o una tartare di tonno rosso placcata d’oro con spicchi d’ananas. Per i più esigenti ostriche in Bellavista. Fra i primi consigliamo i paccheri dello chef con granchio reale rosso, ma chi sceglie un menu di terra può optare per le chicche di patate con tartufo nero estivo della Valle Camonica (sempre in base alla disponibilità degli ingredienti). Ampia scelta fra i secondi di pesce con l’immancabile grigliata: un vero di trionfo di gamberi, scampi, granchi e filetto branzino. Sono disponibili anche un menu per vegani e il servizio pizzeria. Se volessimo dare
un consiglio non richiesto al K Beach, inseriremmo nella carta anche qualche sapore della tradizione casearia della Val Cavallina, qui molto radicata. Ben assortita invece la cantina con una accuratissima selezione di bollicine dalla Val Cavallina alla Franciacorta, con qualche escursione fuori regione. La sera tardi, nei weekend, K Beach cambia volto. È il momento della disco, fra luci, musiche e balli scatenati sulla terrazza o a pochi metri dal lago. Una location, insomma, eclettica e versatile, capace di ospitare anche eventi e feste private. E per chi volesse fare una gita fuoriporta, nella zona non mancano
alcune insolite attrazioni, come il castello dei Templari di Bianzano, una rocca davvero misteriosa, oppure una tappa nella Valle del Freddo, il fenomeno naturale più singolare dell’intero territorio bergamasco, che non trova eguali in tutta Europa. Questo luogo, lungo 600 metri, in Alta Val Cavallina, a soli 360 metri di altezza dal mare, subito dopo il laghetto di Gaiano (Solto Collina), vede spuntare piante e fiori tipici dell’alta montagna, dal rododendro alla stella alpina che generalmente non cresce al di sotto di 1.700 metri di altezza. L’elemento determinante di queste presenze sono le buche del freddo o “bocche” dalle quali fuoriesce aria gelida. Tutto ciò avviene per la particolare struttura del terreno: durante l’inverno si formano grossi blocchi di ghiaccio: in estate l’aria passa attraverso questi blocchi e fuoriesce da una serie di buche nel fondo della valletta, a temperatura bassissima, dai 2 ai 4 gradi. La zona può considerarsi una specie di grande frigorifero naturale, che consente la sopravvivenza, anche nella calda estate, di vegetazione abituata ai climi più freddi dell’alta montagna. È visitabile nei mesi di maggio, giugno e luglio, lungo un sentiero ad hoc.
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VIAGGI DELLA SALUTE
Lugano, ospitalità principesca Fronte lago allo Splendide Royal
∞ A CURA DI CATERINA RONCALLI
All’estremità meridionale del Ticino, il Lago di Lugano con un microclima dolce e rilassante è il luogo ideale per un weekend fuoriporta. A soli un’ora e mezza di auto sei catapultato in uno scenario lacustre unico, all’ombra di cime che raggiungono i 1700 metri di altitudine, come il Monte Generoso. Una ferrovia a cremagliera collega Capolago, sulle rive del lago, alla cima panoramica. Due funicolari scalano vette emblematiche: il Monte San Salvatore – da lì, un bel sentiero in altitudine conduce al villaggio di Carona e fino a Morcote – e il Monte Brè. Inoltre, una funivia porta alla soleggiata località di Serpiano, da cui si può agevolmente accedere al patrimonio mondiale dell’Unesco del Monte San Giorgio. Se non amate le vette, una crociera vi consentirà di scoprire le ricchezze della regione: Morcote, con i suoi hotel particolari e la Chiesa di Santa Maria del Sasso, un im-
portante edificio rinascimentale e il suo campanile in stile romanico tardivo, vanta una meravigliosa posizione, o Gandria, incarnazione di un piccolo villaggio di pescatori sulle rive del lago.
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Che le acque del lago abbiano qualcosa di magico per la salute è risaputo: abbassano i livelli di stress e stimolano la produzione di endorfine. La vicinanza all’acqua e alle montagne favorisce
tando al contempo nuova luce e fluidità agli ambienti, in linea con i più alti standard dell’hotellerie. Ogni stanza è diversa da tutte le altre, unica negli spazi, negli arredi e con una propria personalità: gli arredi contemporanei delle camere convivono con scrittoi, lampade e boiserie originali. Nella stessa stanza, si può trovare un mix elegante tra un comodino di pregio del secolo scorso e un nuovo armadio realizzato su misura, un antico lampadario d’artigianato e un contemporaneo parquet di rovere a spina ungherese.
un’azione sedativa naturale sul sistema nervoso. Se siete romantici, contemplare le acque placide del Ceresio (l’altro nome del Lugano) e i suoni della natura aiuta a resettare la mente. Qui è possibile fare un Bagno di Foresta, praticare stand-up paddle, noleggiare una barca o una canoa al Lido, cimentarsi in escursioni a piedi o in mountain bike lungo le rive, come quelle verso Melide o Porlezza, passeggiare nelle aree verdi come il Parco Scherrer a Morcote, che combina scultura e architettura di numerosi Paesi ed epoche con cedri, pini del Messico, canfori, eucalipti, azalee, palme, bambù o il Parco Belvedere direttamente sulle rive del Lago. Insomma, le alternative non mancano.
luganese dal 1977, e un modo per rispondere a un’esigenza di rinnovamento nel rispetto dell’anima Belle Epoque dell’antica Villa Merlina. Custodire il fascino originale dell’Hotel e fonderlo con una visione estetica di nuova generazione è la mission della proprietà. Frutto di quattro anni di meticolosa ricerca architettonica e progettazione sartoriale, l’intervento dello Studio Gascón di Lugano ha tutelato il pregio storico dell’edificio, por-
I lavori proseguiranno fino al 2027, l’anno in cui lo Splendide taglierà il traguardo dei suoi primi 140 anni. E sarà un principesco compleanno per un hotel che nel corso della sua storia ha avuto il privilegio di ospitare grandi personaggi: da Alberto ed Elisabetta del Belgio a Filippo di Edimburgo, da Woody Allen a Vittorio Gassman, Alain Prost, Alberto Sordi, Joan Collins, Ella Fitzgerald, Luciano Pavarotti, Donald Sutherland, Indro Montanelli, solo per citarne alcuni. E a tanti altri è destinato ad aprire le porte.
Soggiornare a Lugano significa poi tuffarsi in atmosfere particolari e uniche. Fascino antico e splendore contemporaneo si sposano alla perfezione all’Hotel Splendide Royal (Riva Antonio Caccia 7, Lugano, www.splendide.ch), storica struttura Ottocentesca, che nelle scorse settimane ha concluso il primo lotto di lavori per il rinnovamento delle stanze del palazzo d’epoca, che porterà nel giro di un anno all’intero restyling. Un investimento importante per la famiglia Naldi, proprietaria dell’albergo Settembre/Ottobre 2026 | Bergamo Salute | 61
DAL TERRITORIO
FARMACIE
Farmacie aperte in estate: un presidio essenziale per la salute di residenti e turisti
∞ A CURA DI DEL DOTT. GIOVANNI PIZZIGALLI
Un bilancio dell’Ordine Dei Farmacisti Della Provincia Di Bergamo dei caldissimi mesi estivi appena trascorsi L’estate non è solo sinonimo di vacanze, giornate all’aria aperta e ritmi più rilassati. Per il sistema sanitario è un periodo che richiede la massima operatività di ogni comparto. Sul territorio, nei grandi e piccoli centri, si rivela necessario poter contare su un servizio farmaceutico efficiente, accessibile ed equamente distribuito. Per questo motivo, soprattutto in estate le farmacie rappresentano un punto di riferimento fondamentale sia per gli abitanti che decidono di rimanere in città sia per i turisti che scelgono le località montane e lacustri della nostra provincia. Le altissime temperature e le
ondate di calore anomalo della stagione estiva appena trascorsa hanno provocato diverse problematiche quali disidratazione, colpi di calore, abbassamenti di pressione e aggravamento di patologie croniche già in atto soprattutto in pazienti anziani e fragili. Parimenti sono aumentati piccoli incidenti domestici e infortuni durante le attività sportive all’aria aperta, come punture di insetti, scottature solari, oltre ai sempre presenti disturbi gastrointestinali. In tutte queste situazioni la farmacia ha rappresentato il primo luogo al quale il cittadino ha potuto rivolgersi per ricevere consigli, individuare un trattamento appropriato
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al proprio stato di salute e, se necessario, venire indirizzato verso il medico o un punto di pronto soccorso. Continuità terapeutica e assistenza ai pazienti La continuità e la prossimità del servizio farmaceutico, oltre alle problematiche acute citate in precedenza, si sono dimostrate ancora una volta fondamentali nel garantire a cittadini e turisti la possibilità di reperire medicinali su prescrizione, farmaci da banco e prodotti sanitari senza interruzioni di servizio. Un ruolo centrale viene svolto dalla farmacia in estate anche
verso tutti i pazienti fuori sede, sempre più numerosi nella nostra provincia, affetti da patologie croniche. I pazienti diabetici, ipertensi, cardiopatici, asmatici o affetti da altre condizioni che richiedono terapie continuative non possono permettersi interruzioni nell’assunzione dei farmaci. La farmacia in questi casi garantisce anche la continuità terapeutica, offre supporto nella gestione della terapia e fornisce indicazioni preziose sulla corretta conservazione dei medicinali, particolarmente importante durante l’estate quando il caldo può alterarne l’efficacia e la sicurezza. Una consulenza tempestiva inoltre può contribuire a prevenire complicanze e ridurre il ricorso improprio ai pronto soccorso. Un punto di riferimento per cittadini e turisti Per chi è lontano dal proprio medico di famiglia e magari ha una conoscenza limitata dei servizi sanitari locali, la farmacia rappresenta ormai da anni un punto di
come in città, la farmacia ha costituito dunque un punto di ascolto che ha permesso a molti utenti di intercettare situazioni di fragilità.
DOTT. GIOVANNI PIZZIGALLI Farmacista territoriale Tesoriere Ordine dei Farmacisti della Provincia di Bergamo
riferimento anche per una vasta gamma di servizi sanitari offerti come misurazione della pressione arteriosa, servizi di telemedicina (elettrocardiogrammi, holter cardiaci e holter pressori), vaccinazioni e campagne di screening. La possibilità di accedere a queste prestazioni anche durante il periodo estivo contribuisce a mantenere una continuità assistenziale evitando ritardi nella diagnosi o nel monitoraggio di numerose condizioni cliniche. Anche durante l’estate appena trascorsa, nei piccoli paesi così
Un ruolo che va oltre la dispensazione dei farmaci Le farmacie aperte in estate quindi non rappresentano soltanto un servizio commerciale, ma un elemento essenziale del sistema sanitario territoriale. Garantiscono continuità nell’accesso ai farmaci, offrono consulenza qualificata, promuovono la prevenzione e assicurano un supporto concreto in situazioni che, pur non richiedendo un intervento medico, necessitano di competenza e tempestività. In una stagione come quella appena passata caratterizzata da spostamenti, ondate di caldo storicamente anomale e nuove esigenze di salute, la presenza costante delle farmacie ha contribuito alla tutela del benessere della collettività, confermandone il ruolo di presidio sanitario di prossimità indispensabile per cittadini, famiglise e turisti.
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DAL TERRITORIO
NEWS
NEWS Gastroenterologia pediatrica: la Pediatria di Bergamo protagonista al congresso europeo ESPGHAN La Pediatria dell’ASST Papa Giovanni XXIII si conferma tra i centri di riferimento internazionale per la gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica. Al congresso annuale della Società Europea di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica (ESPGHAN), svoltosi a Lille dal 24 al 27 giugno, il team bergamasco ha presentato ben 13 contributi scientifici, condividendo con la comunità internazionale risultati di ricerca e nuove prospettive di cura. Tra gli interventi di maggiore rilievo, la presentazione dello studio dedicato alla ricanalizzazione percutanea della vena porta nei bambini con ostruzione extraepatica della vena porta, sviluppato dalla Pediatria diretta da Lorenzo D’Antiga in collaborazione con la Radiologia interventistica dell’ASST Papa Giovanni XXIII. La ricerca propone nuove possibilità terapeutiche per pazienti per i quali il trattamento chirurgico tradizionale non è praticabile. Grande interesse anche per i risultati a lungo termine della
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terapia genica per la sindrome di Crigler-Najjar, rara malattia epatica per la quale proprio all’Ospedale di Bergamo sono stati realizzati i primi trattamenti al mondo. Tra gli altri contributi presentati, anche studi dedicati alle malattie epatiche associate ad aplasia midollare e alla gestione dell’infezione da citomegalovirus nei pazienti sottoposti a trapianto. «La Pediatria di Bergamo è particolarmente specializzata nella cura delle malattie del fegato e dell’intestino – ha dichiarato Lorenzo D’Antiga, Direttore della Pediatria dell’ASST Papa Giovanni XXIII – . In questi ambiti abbiamo sviluppato strategie innovative per affrontare condizioni complesse e offrire ai nostri pazienti opportunità terapeutiche sempre più efficaci». «Il riconoscimento internazionale del nostro Centro conferma il valore della ricerca e della collaborazione con partner scientifici di tutto il mondo – ha commentato Francesco Locati, Direttore generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII -. Questo impegno si traduce in cure sempre più aggiornate per bambini e ragazzi affetti da patologie rare e complesse».
DAL TERRITORIO
TERZO SETTORE
Dalla pelle al respiro L’esperienza dei sensi nella malattia ∞ A CURA DI SARA CARRARA
La sclerodermia e le malattie reumatiche non modificano soltanto la pelle, ma il modo in cui una persona percepisce il proprio corpo, si muove, respira e vive le proprie emozioni. Da questa consapevolezza nasce un progetto dedicato all’ascolto del corpo e alla dimensione sensoriale della malattia. La pelle è il nostro primo punto di contatto con il mondo esterno. Attraverso di essa percepiamo, comunichiamo e costruiamo una relazione con ciò che ci circonda. Quando però una malattia come la sclerodermia interviene sul corpo, il cambiamento non riguarda soltanto questo organo: può influenzare il modo in cui una persona vive sé stessa, il movimento, il respiro e la quotidianità. Da questa consapevolezza nasce “Dalla pelle al respiro”, il progetto promosso dalla Italian World Scleroderma Foundation – ETS e dedicato alle persone che convivono con la sclerodermia e con le malattie reumatiche, oltre che a chi se ne prende cura. Un percorso pensato come una trilogia di incontri esperienziali, dedicati
a tre dimensioni fondamentali del sentire: le sensazioni, il corpo e le emozioni. Tre dimensioni del sentire Il primo incontro esplora la dimensione neurosensoriale: la pelle, il respiro e l’olfatto diventano vie di accesso all’esperienza personale. Il contatto informa il corpo, il respiro accoglie il profumo e l’essenza può evocare ricordi, immagini e stati interiori. Il secondo appuntamento è dedicato alla dimensione sensorimotoria: attraverso il movimento,
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la postura, la propriocezione e l’interocezione, il corpo riscopre la propria capacità di adattarsi e comunicare. Anche il gesto più piccolo può diventare presenza, orientamento e relazione. Il terzo incontro approfondisce invece la dimensione psicoemotiva. Le emozioni non sono separate dal corpo: possono riflettersi nel respiro, nel tono muscolare, nella postura e nel modo in cui entriamo in relazione con gli altri. Riconoscerle significa dare spazio all’esperienza vissuta. Queste tre dimensioni non sono
separate, ma dialogano tra loro e si influenzano reciprocamente. Un percorso oltre la malattia “Dalla pelle al respiro” nasce quindi come un percorso che parte dalla percezione esterna per arrivare all’ascolto interiore. La malattia rappresenta il punto di partenza, ma non definisce interamente la persona. Anche nella fragilità, il corpo conserva la capacità di sentire, adattarsi, comunicare e trasformare la percezione in esperienza. Il progetto propone così uno spazio di consapevolezza nel quale la conoscenza scientifica incontra la dimensione personale e soggettiva della malattia. Perché la pelle sente. Il corpo conosce. Le emozioni trasformano. Il primo appuntamento: “L’essenza che cura” Il primo incontro del progetto, dal
titolo “Dalla pelle al respiro – L’esperienza dei sensi nella malattia”, si terrà il 16 settembre 2026 alle ore 15.00 presso l’Ospedale San Raffaele – IRCCS di Milano (Aula Pinta). L’appuntamento sarà dedicato al rapporto tra sclerodermia, corpo, emozioni e consapevolezza sensoriale. La prima parte dell’incontro sarà dedicata agli aspetti medici e scientifici della malattia e all’importanza di un approccio multidisciplinare. Seguirà una sessione esperienziale dedicata agli oli essenziali e al loro rapporto con il sistema nervoso, la memoria e le emozioni, accompagnata da un’esperienza olfattiva guidata e da una pratica di consapevolezza. L’incontro è rivolto a pazienti, caregiver, familiari e persone che convivono con la sclerodermia e le malattie reumatiche, oltre che a professionisti sanitari e a chi desidera approfondire il rapporto tra
corpo, emozioni e consapevolezza. Un’occasione per incontrarsi e riscoprire il corpo non soltanto attraverso la malattia, ma anche attraverso le sue capacità di percezione, relazione e trasformazione.
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A.R.M.R. Fondazione Ricerca Malattie Rare
INSIEME CONTRO LE MALATTIE RARE
SINDROME DI WEILL-MARCHESANITA Codice di Esenzione. RN1750
Le Malattie Rare sono un ampio gruppo di patologie (circa 7.000 secondo l’OMS), accomunate dalla bassa prevalenza nella popolazione (inferiore a cinque persone per 10.000 abitanti secondo i criteri adottati dall’Unione Europea). Con base genetica per l’80-90%, possono interessare tutti gli organi e apparati dell’organismo umano.
Categoria. Malformazioni congenite. Definizione. I tratti distintivi di questa malformazione sono rappresentati da bassa statura e sferofachia (malformazione congenita dell’occhio).. Epidemiologia. La precisa incidenza della patologia è sconosciuta. Maschi e femmine sono affetti in eguale misura. Segni e sintomi. I pazienti affetti sono di bassa statura con tendenza all’obesità. Il viso è paffuto e la testa larga; le orbite sono poco profonde e coesiste spesso una lieve ipoplasia malare. Il palato è ogivale. Le anomalie oculari comprendono microfachia, sferofachia e miopia. È possibile lo sviluppo di glaucoma, ectopia lentis e cecità. Vi è brachidattilia con metacarpi e falangi larghe. Alcuni pazienti mostrano rigidità articolare accompagnata da estensione incompleta; è possibili il riscontro di anomalie dentali e/o malposizione; è stata descritta l’insorgenza di sindrome del tunnel carpale: Lo sviluppo intellettivo dei pazienti affetti è normale.
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Eziologia. Si ritiene che la sindrome sia trasmessa con modalità autonomia recessiva a espressività incompleta negli eterozigoti. È stata avanzata però l’ipotesi che si tratti di una malattia a trasmissione autonomia dominante. Diagnosi differenziale. Si pone con l’ectopia del cristallino e la displasia di Kniest. Terapia. La terapia è mirata alla correzione dei singoli disturbi dei pazienti (soprattutto oculari).
Dottor Angelo Serraglio Presidente Commissione Scientifica Fondazione ARMR ETS Vicepresidente Fondazione ARMR ETS
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DAL TERRITORIO
TESTIMONIANZA
Davide Epis, dopo l’incidente una nuova partenza: la neve come riscatto da sinistra: Andrea Panzeri, Giampietro Salvi, Davide Epis
∞ A CURA DI CLAUDIO GUALDI
A 16 anni ha perso un piede in un incidente in moto, oggi veste la maglia della nazionale italiana di snowboard paralimpico. «Volevo dimostrare a me stesso che non era finita» Una vita può cambiare nel giro di pochi istanti. Per Davide Epis, 21 anni di Sedrina, quel momento è arrivato quattro anni fa, quando un incidente in moto gli è costato l’amputazione del piede sinistro. Da allora, però, la sua storia non è diventata quella di una rinuncia, ma di una ripartenza. Lo sport, iniziato come parte del percorso di riabilitazione, si è trasformato in una passione e poi in una carriera, fino a portarlo nella nazionale italiana di snowboard paralimpico. Davide ha raccontato il proprio percorso intervenendo al 44° convegno medico dedicato agli sport invernali, organizzato dal Comitato Coppa Angelo Quarenghi a San Pellegrino Terme. Con il sorriso di chi ha imparato a guardare oltre gli ostacoli, ha ripercorso le tappe che lo hanno portato ai massimi livelli della disciplina.
«Dopo essere uscito dall’ospedale ho iniziato a fare sport per riabilitazione - racconta -. Mi sono accorto che riuscivo a ottenere buoni risultati e ho deciso di continuare. Prima dell’incidente praticavo skateboard con discreti risultati, mentre lo snowboard lo facevo solo ogni tanto. Cercavo uno sport in cui l’utilizzo della protesi avesse un ruolo importante e lo snowboard era perfetto». L’inizio è stato tutt’altro che semplice. Davide si allenava da solo, filmando le proprie discese. Quei video sono poi arrivati a Igor Fortin, oggi suo allenatore, che gli propose un periodo di prova con la squadra B della nazionale italiana. Da quell’incontro è iniziato un percorso di crescita che lo ha portato prima alle competizioni internazionali e poi nella squadra A, dove gareggia ancora oggi. Per poter partecipare alle gare ufficiali è stato necessario affrontare
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anche la classificazione paralimpica nei Paesi Bassi, dove una commissione medica valuta il grado di disabilità e assegna la categoria agonistica. Da quel momento sono iniziate le trasferte tra Coppa Europa e Coppa del Mondo, quasi sempre all’estero. Davide compete in due specialità. Lo snowboard cross, disputato su un tracciato con salti e curve dove quattro atleti si sfidano contemporaneamente a eliminazione diretta, e il banked slalom, prova individuale contro il tempo caratterizzata da curve paraboliche già modellate nella neve. Per lui, però, lo snowboard è molto più di uno sport. «Mi ha aiutato a imparare a usare meglio la protesi anche nella vita quotidiana. Volevo dimostrare prima di tutto a me stesso che, dopo l’incidente, non era tutto finito. Ero sempre stato uno sportivo e non volevo
lasciarmi abbattere». Il sogno paralimpico sembrava ormai a un passo. Epis era stato convocato per i Giochi di Milano-Cortina 2026, ma un infortunio arrivato alla vigilia delle qualificazioni gli ha impedito di esordire. Una delusione difficile da accettare, che però non ha cambiato il suo approccio. «La vita dell’atleta è molto più impegnativa di quanto immaginassi. D’estate riesco a dedicarmi a palestra, nuoto e famiglia. D’inverno, invece, sono spesso in viaggio. A volte è faticoso, ma è anche la parte più bella perché permette di conoscere posti nuovi». Tra i ricordi più belli conserva la trasferta in Finlandia, nel gennaio 2025. «Era la prima volta che an-
davo lì. Ho visto l’aurora boreale e già quello sarebbe bastato. Poi è arrivato anche il secondo posto in Coppa Europa, un risultato che non mi aspettavo. Quando ero al cancelletto sapevo di essere tra i primi quattro e ne ero già felice. Salire sul podio è stata un’emozione indescrivibile». Lo sguardo, ora, è rivolto al futuro. «L’obiettivo è entrare stabilmente nel circuito di Coppa del Mondo. Poi vedremo dove riuscirò ad arrivare». Una testimonianza che, secondo il presidente del Comitato Coppa Quarenghi, il dottor Giampietro Salvi, va oltre il risultato sportivo. «La storia di Davide dimostra che anche nei momenti più difficili si può trovare la forza per ripartire. Lo sport gli ha insegnato che la
In questa rubrica pubblichiamo la storia di una persona che ha superato un incidente, un trauma, una malattia e con il suo racconto può dare speranza agli altri. Vuoi raccontare la tua storia su Bergamo Salute?
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sfida più importante non è battere gli altri, ma superare se stessi. Non conta da dove si parte, conta non smettere mai di credere nelle proprie possibilità e continuare a migliorarsi, nello sport come nella vita».
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DAL TERRITORIO
TESTIMONIANZA
La vita oltre il Crohn. Terry: «Non lasciate che sia la malattia a decidere» ∞ A CURA DI CLAUDIO GUALDI
Da oltre quarant’anni convive con una malattia infiammatoria cronica intestinale. Tre interventi, terapie continue, due figli, il lavoro e il teatro: «Non posso scegliere di guarire, ma posso scegliere come vivere» La malattia non è scomparsa. Non è diventata più leggera, né ha smesso di presentare il conto. Eppure, a un certo punto, Terry Di Benedetto ha capito che c’era una decisione che nessuna diagnosi avrebbe potuto prenderle: quella sul modo di stare al mondo. «Ho capito che posso scegliere come vivere la malattia: posso combatterla ogni giorno con rabbia, oppure prenderla per mano e continuare comunque. Io ho scelto di vivere. E di trasformare ogni limite in una possibilità», racconta a L’Eco di Bergamo. Ha 56 anni, vive a Trezzano Rosa, lavora a Bergamo, è sposata da trentadue anni, ha due figli ormai adulti e da oltre quattro decenni convive con il morbo di Crohn e altre malattie infiammatorie croniche intestinali. Una condizione che accompagna ogni sua giornata, ma che non è mai riuscita a diventare l’unica definizione della sua vita. «Il mio motto è semplice: non mollare mai», racconta con un sorriso che sembra smentire tutto quello che il suo corpo ha attraversato.
La sua storia comincia nel Natale del 1985, a Bisceglie, la città dove è nata. Era una ragazza di quindici anni quando una febbre altissima e dolori insopportabili costrinsero il padre a portarla d’urgenza in ospedale. Durante un intervento esplorativo i medici trovarono un tratto di intestino ormai necrotico e lo asportarono. Fu allora che arrivò anche il nome della malattia. «Per tanti anni ho pensato che il Crohn mi stesse portando via la vita. Poi ho capito che, pur imponendomi tanti limiti, mi stava insegnando un modo diverso di viverla». Da allora il percorso è stato lungo e accidentato: tre interventi intestinali, altri due extraintestinali, l’asportazione della colecisti e una terapia biologica che ancora oggi la porta regolarmente in ospedale. Il Crohn alterna periodi relativamente tranquilli a fasi acute, nelle quali anche le attività più semplici diventano difficili. «Quando la malattia è attiva praticamente non vivi: i dolori sono fortissimi e ogni spostamento va pianificato. Poi arrivano momenti in cui
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riesci a respirare e a ritrovare un po’ di serenità». Con il tempo Terry ha imparato a conoscere il proprio corpo, ad ascoltarlo senza subirlo. Prima di una gita mangia leggero, evita gli alimenti che potrebbero provocare infiammazione, organizza gli spostamenti pensando anche alle soste necessarie. Una disciplina silenziosa, invisibile agli occhi degli altri, che le permette però di non rinunciare a ciò che ama. «La pianificazione spesso elimina gli ostacoli e mi consente di vivere la vita che desidero». Accanto alle cure, c’è stata soprattutto la forza delle relazioni. «La mia famiglia è stata fondamentale». Parla con emozione del marito Augusto, che le è rimasto accanto senza mai farle pesare la malattia, e dei figli Stefano e Nicole, arrivati nonostante le paure e le difficoltà. «La maternità ha cambiato tutto. Mi ha costretto a guardare oltre me stessa e mi ha dato una forza che non pensavo di avere». A sostenerla, racconta, sono stati anche gli amici più cari, presenza costante nei momenti più complicati.
L’altro grande spazio di libertà è il teatro. Da sedici anni recita nella compagnia amatoriale Wip Teatro di Cassina de’ Pecchi, dove è anche segretaria del consiglio direttivo e si occupa dei costumi. Sul palco ha ricevuto anche riconoscimenti come migliore attrice in alcune rassegne regionali. «Sono soddisfazioni senza prezzo». Recitare significa fare i conti anche con le conseguenze delle terapie, come l’osteopenia provocata dal cortisone, che impone prudenza in alcune scene. «Se c’è un movimento rischioso faccio attenzione, ma non rinuncio. Recito lo stesso». Negli anni Terry ha trasformato la propria esperienza anche in una testimonianza pubblica. Frequenta da tempo la sezione bergamasca di Amici Italia, l’associazione
dedicata alle persone con malattie infiammatorie croniche intestinali, dove ha trovato confronto e sostegno. Di recente ha raccontato la sua storia all’Asst Bergamo Est durante la mostra Invisible Body Disabilities, organizzata per sensibilizzare su patologie che spesso non si vedono ma incidono profondamente sulla vita quotidiana. È anche l’occasione per ringraziare il Centro Mici dell’ospedale Pesenti Fenaroli di Alzano Lombardo, dove è seguita da anni: «Lì mi sento vista come persona, non soltanto come paziente». Dopo il terzo intervento chirurgico ha iniziato anche a scrivere un monologo teatrale nato nei giorni della degenza, per fissare emozioni, paure e speranze. Lo considera una memoria personale, ma anche un messaggio per chi sta attraversando lo stesso cammino.
Perché è proprio questo il motivo che oggi la spinge a raccontarsi. «Vorrei dare speranza a chi si sente schiacciato dalla malattia. Dire che il dolore esiste, le difficoltà anche, ma che si può comunque vivere bene». Non è un invito all’ottimismo facile, né la negazione della sofferenza. È la convinzione maturata dopo quarant’anni trascorsi a convivere con qualcosa che non se ne andrà. Qualche mese fa, dopo una notte segnata dagli effetti collaterali di un farmaco, si è affacciata alla finestra. Pioveva. «Guardavo quella pioggia e mi sembrava bellissima. Mi sono resa conto che il semplice fatto di essere viva e poter osservare quel momento era un dono. Da allora ho imparato ad apprezzare la vita con uno sguardo diverso. Anche le cose più semplici diventano preziose».
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DAL TERRITORIO
BERGAMOX1000
BergamoX1000 e Pegazo: una partnership per aiutare gli imprenditori a crescere insieme
∞ A CURA DI SARA CARRARA
Fare rete per trasformare le idee in opportunità In un tempo in cui le comunità hanno bisogno di reti solide, prossimità e nuove forme di collaborazione, BergamoX1000 si afferma come un progetto capace di trasformare la solidarietà in azioni concrete. La sua forza nasce dall’incontro tra persone, imprese, professionisti, istituzioni e realtà del territorio che scelgono di condividere competenze, risorse e responsabilità per generare valore sociale. In questa visione si inserisce la collaborazione con Pegazo, realtà impegnata nel favorire relazioni imprenditoriali, confronto e occasioni di crescita. L’alleanza tra Pegazo e BergamoX1000 nasce da un principio semplice ma profondamente generativo: mettere le relazioni al servizio del bene comune. Da un lato, Pegazo accompagna gli imprenditori nella costruzione di connessioni utili allo sviluppo dei propri progetti; dall’altro, BergamoX1000 orienta queste energie verso un obiettivo di grande rilevanza sociale, sostenendo percorsi di prevenzione, cura e accesso a prestazioni sanitarie per chi ne ha bisogno. Il valore del progetto risiede pro-
prio nella sua capacità di creare un circuito virtuoso: chi fa impresa trova occasioni di incontro e sviluppo, mentre il territorio beneficia di un impegno solidale capace di produrre ricadute reali sulla vita delle persone. BergamoX1000 diventa così un ponte tra mondo produttivo e welfare di comunità, dimostrando che la crescita economica può essere più forte quando si accompagna alla responsabilità sociale. Un passaggio significativo di questo percorso si è svolto lo scorso 6 giugno, durante l’evento organizzato da Pegazo che ha riunito oltre cento imprenditori provenienti da settori differenti. La giornata ha rappresentato un’occasione di confronto, ascolto e condivisione di visioni, ma anche un momento per presentare la partnership con BergamoX1000 e raccontarne finalità, valori e prospettive. La decisione di devolvere una parte del ricavato dei biglietti al progetto ha dato concretezza a un’idea di impresa attenta non solo ai risultati, ma anche al benessere della comunità in cui opera. L’attenzione è ora rivolta al maxi-evento Pegazo in programma il 19
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settembre presso La Rosa Bianca di Zanica, pensato come una nuova occasione per rafforzare relazioni, generare progettualità e confermare il legame tra imprenditorialità e impegno sociale. Sarà un appuntamento importante per continuare a costruire quella rete di partecipazione che rappresenta uno dei pilastri di BergamoX1000. Un progetto che unisce impresa, salute e comunità Per gli imprenditori, partecipare a questo percorso significa entrare in una dinamica più ampia della semplice relazione professionale. Significa contribuire a un modello di sviluppo in cui il successo individuale e aziendale può diventare anche risorsa per il territorio. BergamoX1000 invita dunque il mondo imprenditoriale a riconoscersi in una responsabilità condivisa: quella di sostenere iniziative capaci di avvicinare servizi, opportunità e attenzione alle persone. Una presenza concreta accanto alle comunità locali L’impegno di BergamoX1000 non si esaurisce nella donazione di prestazioni sanitarie, ma si manifesta anche attraverso una presenza attiva nei luoghi della
comunità. Il progetto nasce per rendere prevenzione e cura più vicine, accessibili e riconoscibili, costruendo una rete in grado di coinvolgere cittadini, professionisti, amministrazioni, associazioni e imprese attorno a un obiettivo comune. In questa direzione si inserisce la partecipazione alla Notte Bianca di Levate, appuntamento dedicato alla socialità e alla valorizzazione del territorio. La presenza di BergamoX1000 è stata possibile anche grazie alla sensibilità dell’Amministrazione comunale e della Sindaca Paola Agazzi, che hanno saputo cogliere il significato del progetto e sostenerne la diffusione. È un esempio concreto di collaborazione tra istituzioni e realtà territoriali, nel quale prossimità, responsabilità e attenzione alla salute diventano parte di una stessa visione. A rendere ancora più evidente l’impatto dell’iniziativa è la storia di Marco, cittadino del Comune “amico” di Levate, che grazie al circuito solidale ha potuto accedere a una visita specialistica attesa da tempo. L’intervento del Prof. Francesco Greco del Centro Salute Uomo di Bergamo, primo “super doc” ad aderire a BergamoX1000, ha permesso di risolvere un problema che limitava in modo significativo la sua autonomia quotidiana. In questa esperienza personale si riconosce il senso più autentico del progetto: trasformare la generosità in cura, la rete in risposta e la prevenzione in una possibilità concreta per le persone. BergamoX1000 è stata presente anche alla Sagra della Madonna del Bosco ad Astino, un contesto profondamente legato al valore dell’incontro, dell’accoglienza e della comunità. “Per la nostra piccola comunità – ha ricordato il parroco e delegato vescovile monsignor Giulio Dellavite – fare festa significa accogliere. La semplicità di tavoli nel cortile del nostro cen-
tro pastorale, senza tensostrutture, è una scelta di essenzialità perché la cosa più bella e importante è incontrarsi”. «Fare del bene fa bene»: con questa espressione, Mons. Dellavite ha richiamato il valore profondo della solidarietà, ricordando che la prevenzione non è soltanto una scelta sanitaria, ma anche una scelta etica e comunitaria. Significa generare benessere perché, prima ancora, significa “essere bene”: una prospettiva che BergamoX1000 traduce in progettualità condivisa, presenza sul territorio e risultati capaci di incidere concretamente sulla qualità della vita. Essere presenti negli eventi della comunità significa, per BergamoX1000, rafforzare un legame fatto di partecipazione, ascolto e vicinanza. È così che il progetto continua a crescere: mettendo in relazione energie diverse, valorizzando il contributo di chi sceglie di esserci e dimostrando che il welfare territoriale può diventare una responsabilità condivisa. Un impegno concreto, capace di unire impresa, salute e solidarietà in una visione comune di futuro per Bergamo e per la sua provincia. BergamoX1000 porta la prevenzione in movimento sui taxi di Bergamo A un anno dall’avvio del progetto ideato da Jenny Pizio, la solidarietà bergamasca rafforza la sicurezza urbana: salgono a dieci i taxi cittadini dotati di defibrillatore. Bergamo conferma la propria capacità di fare rete attorno ai bisogni concreti della comunità. Con BergamoX1000, il progetto ideato nel giugno 2025 da Jenny Pizio in collaborazione con il charity partner Fondazione Banca delle Visite ETS e promosso con PTEAM srl, la prevenzione diventa un impegno condiviso, capace di uscire dagli spazi tradizionali dell’assistenza e raggiungere i luoghi della quotidianità. Nato con l’obiettivo di donare 1.000 prestazioni sanitarie
e sensibilizzare il territorio sull’importanza della cura preventiva, il progetto ha saputo crescere oltre la sua missione iniziale, trasformando la responsabilità sociale in azioni visibili, utili e vicine alle persone. Un nuovo passaggio significativo di questo percorso si è svolto il 9 luglio 2026, nella sede della Croce Bianca di Bergamo, con la consegna di due nuovi defibrillatori destinati al progetto “Taxi DAE”. I dispositivi, affidati a Massimiliano Manzoni, presidente della cooperativa TAXI di Bergamo, equipaggeranno altri due taxi cittadini, rendendoli presidi mobili di primo intervento al servizio della città. A ricevere i DAE sono state le taxiste Vittoria Sofia Curnis e Greta Gambarini, dopo aver completato la formazione presso la Croce Bianca. Un dettaglio decisivo, perché la presenza di strumenti salvavita acquista pieno valore solo quando è accompagnata dalla preparazione di chi può utilizzarli in modo tempestivo e corretto. BergamoX1000 si conferma così un modello di cittadinanza attiva e welfare di prossimità. Non si limita a donare visite o strumenti salvavita, ma diffonde cultura della prevenzione, costruisce alleanze e valorizza le energie positive del territorio. “Siamo molto soddisfatti dei risultati raggiunti in questo primo anno: oltre 1.000 prestazioni raccolte, più di 300 già erogate e due defibrillatori donati grazie all’adesione di imprenditori e sostenitori. Se oggi siamo arrivati fin qui, possiamo immaginare cosa potremo fare domani, quando saremo 100 o 1.000, per le persone più fragili del nostro territorio”. Con queste parole, Jenny Pizio riassume lo spirito più autentico dell’iniziativa: BergamoX1000 è fatta da persone che aiutano persone, trasformando la solidarietà in prevenzione, cura e valore condiviso per Bergamo e la sua comunità.
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GUIDA ALLE PROFESSIONI SANITARIE
Infermieri sempre più specializzati: come cambia la professione
∞ A CURA DI IVANA GALESSI
Dall’assistenza territoriale all’emergenza, fino alla pediatria. Le nuove lauree magistrali specialistiche segnano un passo importante nell’evoluzione della professione infermieristica e rispondono ai bisogni di una sanità in continua trasformazione. Quella infermieristica è una professione che negli ultimi anni ha vissuto una profonda evoluzione. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche, il rafforzamento dell’assistenza territoriale e la crescente complessità dei percorsi di cura richiedono infatti competenze sempre più specifiche e diversificate. È in questo contesto che si inserisce la riforma della formazione universitaria, che dall’anno accademico 2026/2027 introduce le nuove lauree magi-
strali specialistiche dedicate alle competenze cliniche avanzate. Tre percorsi per rispondere ai nuovi bisogni della sanità Accanto alla tradizionale Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche e Ostetriche – che continuerà a formare professionisti nell’ambito organizzativo, gestionale, formativo e della ricerca – arrivano tre nuovi percorsi specialistici pensati per sviluppare competenze cliniche avanzate. Gli indirizzi riguarderanno:
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> cure primarie e Infermieristica di famiglia e comunità; > cure intensive e dell’Emergenza; > cure neonatali e pediatriche. L’obiettivo è permettere agli infermieri di approfondire ambiti assistenziali specifici e rispondere in modo sempre più qualificato alle esigenze dei pazienti. La centralità dell’assistenza territoriale Tra i nuovi percorsi, quello dedicato alle Cure primarie e all’Infermieristica di famiglia e comunità è
quello che ha raccolto il maggiore interesse da parte degli atenei italiani. Una scelta che riflette i cambiamenti in atto nel nostro sistema sanitario. L’aumento dell’aspettativa di vita e delle malattie croniche rende infatti sempre più importante garantire una presa in carico continuativa della persona, anche al di fuori dell’ospedale. L’infermiere di famiglia e di comunità rappresenta una figura chiave proprio in questo scenario: accompagna il paziente nel proprio percorso di cura, favorisce la prevenzione, sostiene l’assistenza domiciliare e contribuisce a creare un collegamento costante tra territorio, ospedale e servizi sanitari. Competenze sempre più avanzate Le nuove lauree magistrali specialistiche offriranno percorsi di ap-
profondimento clinico differenti a seconda dell’ambito scelto. Chi opterà per l’Infermieristica di famiglia e comunità potrà sviluppare competenze nella gestione della cronicità, dell’assistenza territoriale e domiciliare e nella continuità delle cure. Gli altri due percorsi saranno invece dedicati rispettivamente all’area critica, con particolare attenzione alle cure intensive e all’emergenza, e all’assistenza neonatale e pediatrica, ambiti che richiedono competenze altamente specialistiche. Una professione che guarda al futuro L’introduzione delle nuove lauree magistrali rappresenta un ulteriore passo nell’evoluzione della professione infermieristica e si inserisce in un percorso di allineamento agli standard formativi europei e
internazionali. L’obiettivo è valorizzare una professione oggi sempre più articolata, nella quale accanto a solide competenze assistenziali trovano spazio percorsi di specializzazione capaci di rispondere ai bisogni di salute di una popolazione in continuo cambiamento. Per i cittadini questo significa poter contare su équipe multidisciplinari sempre più qualificate, nelle quali gli infermieri possono mettere a disposizione competenze cliniche specifiche nei diversi ambiti dell’assistenza, contribuendo a rendere i percorsi di cura ancora più efficaci e vicini alle esigenze delle persone.
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Bergamo X 1000 / Banca delle Visite Via Ettore Panseri, 14 Blu Fit Redona Via Gusmini, 3 Cartolombarda Via Grumello, 32 Casa di Comunità / Bergamo Via Borgo Palazzo, 130 Casa di Cura Palazzolo Via San Bernardino, 56 Casa di Cura San Francesco Via IV Novembre, 7 CasaMedica Largo Bortolo Belotti, 5 Centro Acustico Italiano Via San Bernardino, 33/c Centro Borgo Palazzo Via Borgo Palazzo, 43 Centro Medico Boccaleone Via Capitanio, 2/e Centro Tutte le Età / Boccaleone Via Rovelli, 27 Centro Tutte le Età / Borgo Palazzo Via Vivaldi, 5 Centro Tutte le Età / Colognola Via dei Caravana, 7 Centro Tutte le Età / Loreto Via Pasteur, 1/a Centro Tutte le Età / Monterosso Via Leonardo Da Vinci, 9 Centro Tutte le Età / Redona Via Leone XIII, 27 Centro Tutte le Età / San Colombano Via Quintino Basso, 2 Centro Tutte le Età / Villaggio degli Sposi Via Cantù, 2 Cooperativa Sociale Alchimia Via Boccaleone, 17c Domitys Quarto Verde Via Pinamonte da Brembate, 5 Dott. Ghezzi Marco Via Zambonate, 58 Farma Logica Via Promessi Sposi, 19/C Farmacia Conca Verde Via Guglielmo Mattioli, 24 Farmacia Santa Lucia Via Dello Statuto , 16 Farmacia Sella Piazza Pontida, 6 Fidas Bergamo - Ass. Donatori Sangue Viale Ernesto Pirovano, 4
Fisioforma Via Pitentino, 14/a Forneria Rota Via Silvio Spaventa, 56 Foto Cine Ottica Skandia Via Borgo Palazzo, 102/104 Il Casaro Bianco Bergamo Via Gianbattista Moroni, 118 La Terza Piuma Via Divisione Tridentina, 6/b Lo Spettro delle Delizie - Autismo è Onlus Via Broseta, 44 Medical Farma Via Borgo Palazzo, 112 Milano Senza Glutine - Bergamo Via Sant’Ambrogio, 19 MindFit Clinic Via Quinto Alpini, 4 Monica Vitali - Centro Italiano Pavimento Pelvico Via Betty Ambiveri, 11 OPI Bergamo Via Rovelli, 45 Ordine Medici Bergamo Via Manzù, 25 Ordine Medici Veterinari Bergamo Via Daste e Spalenga, 15 Ottica Gazzera Via Gasparini, 4/e Palamonti/CAI Via Pizzo della Presolana, 15 Pianeta Sorriso Clinica Dentale Via Zelasco, 1 Poliambulatorio Città di Bergamo Via Madonna della Neve, 27 Poliambulatorio Finazzi Via Berizzi, 45 Residenza Anni Azzurri Via Colognola ai Colli, 8 Selene Centro Medico Via Puccini, 51 Smuoviti Be Well Viale Giulio Cesare, 29 Studio Dentistico Previtali Via Broseta, 112 Studio di Podologia Zanardi Via Suardi, 51 Unipol - Agenzia Bergamo Est Via Broseta, 73 BONATE SOPRA Farmacia Quattro Strade Piazza Vittorio Emanuele II, 17 Ortopedia Tecnica Gasparini Via Milano, 57
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DALMINE Animal Center Strada Statale 525, 29 Casa di Comunità / Dalmine Viale Betelli, 2 Farmacia Ornati Dott. De Amici Via Papa Giovanni XXIII, 11 Farmacia all’Università Via Marconi, 9 Istituto Medico Sant’Alessandro Via Cavagna, 11 GAZZANIGA Ospedale Briolini / Asst Bergamo Est Via Manzoni, 130 GORLAGO Insieme a Te Via Regina Margherita, 64 GORLE Casa di Riposo Caprotti Zavaritt Via Arno, 14 Centro Medico MR Via Roma, 28 GRASSOBBIO Centro Prelievi Bianalisi Grassobbio Via Fornacette, 5 LOVERE Casa di Comunità / Lovere Piazzale Bonomelli, 8 Ospedale SS. Capitanio e Gerosa / Asst Bergamo Est Via Martinoli, 9 MOZZO Dott.ssa Federica Annamaria Legrenzi - Biologa nutrizionista Via San Giovanni Battista, 5 Social Mozzo Via Verdi, 2/B Sportindoor All in One Via Fausto Radici, 1 NEMBRO Bergamo Sanità Via Roma, 43 Centro Medico Santagostino Via Cascina Colombaia, 3 Dott. Luis - Nembro Via Monsignor Aldo Nicoli, 5
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Ospedale Civile / Asst Papa Giovanni XXIII Via Castelli, 5 SAN PAOLO D’ARGON Centro Prelievi Bianalisi San Paolo d’Argon Viale delle Rimembranze SAN PELLEGRINO TERME In Cammino Coop. Sociale Via de Medici, 13 Istituto Clinico Quarenghi Via San Carlo, 70 SARNICO Casa di Comunità / Sarnico Via Libertà, 37 SCANZOROSCIATE Centro Prelievi Bianalisi Scanzorosciate Piazza della Costituzione SEDRINA Farmacia Micheli Via Roma, 71/a SERIATE Casa di Comunità / Seriate Via Paderno, 40 Istituto Ottico Daminelli Via Italia, 74 NaturHouse - Seriate Via Ambiveri, 16 Ospedale Bolognini / Asst Bergamo Est Via Paderno, 21 STEZZANO Dm Drogerie Markt Stezzano Viale Industria, 293 Farmacia San Giovanni Via Dante Alighieri, 1 TELGATE Centro Prelievi Bianalisi Telgate Via Roma, 48 TORRE BOLDONE Top Line Planet Via Leonardo Da Vinci, 7 TRESCORE BALNEARIO Casa di Comunità / Trescore B. Via Mazzini, 13
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Dott. Diego Bonfanti - Oculista Dott.ssa Maria Viviana Bonfanti Medico Veterinario Dott. Rolando Brembilla - Ginecologo Dott.ssa Alba Maria Isabella Campione Medicina Legale e delle Assicurazioni Dott. Andrea Cazzaniga Idrologo Medico e Termale Dott. Sergio Clarizia - Pediatra Dott. Marcello Cottini - Allergologo Pneumologo Dott. Giovanni Danesi - Otorinolaringoiatra Dott. Adolfo Di Nardo - Chirurgo generale Dott. Nicola Gaffuri - Gastroenterologo Dott.ssa Daniela Gianola - Endocrinologa Dott. Antoine Kheir - Cardiologo Dott.ssa Grazia Manfredi - Dermatologa Dott. Massimo Masserini - Psicologo Psicoterapeuta - Sessuologo clinico Dott. Roberto Orlandi Ortopedico Medico dello sport Dott. Paolo Paganelli - Biologo nutrizionista Dott. Antonello Quadri - Oncologo Dott.ssa Veronica Salvi - Ostetrica Dott. Orazio Santonocito - Neurochirurgo Dott.ssa Mara Seiti - Psicologa - Psicoterapeuta Dott. Sergio Stabilini - Odontoiatra Dott. Giovanni Taveggia Medicina Fisica e Riabilitazione Dott. Massimo Tura - Urologo Dott. Paolo Valli - Fisioterapista
COMITATO ETICO • Dott. Davide Petrosillo Presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Bergamo • Dott. Gianluca Solitro Presidente OPI Ordine delle Professioni Infermieristiche di Bergamo
Iscr. Tribunale Bergamo N°26/2010 del 22/10/2010 Iscr. ROC N°26345. Tutti i diritti sono riservati. È vietata la riproduzione, anche se parziale, di qualsiasi testo o immagine. L’editore si dichiara disponibile per chi dovesse rivendicare eventuali diritti fotografici non dichiarati. I contenuti presenti su Bergamo Salute hanno scopo divulgativo e non possono in alcun modo sostituirsi a diagnosi mediche.
Canali di distribuzione: • Abbonamento. • Spedizione a diverse migliaia di realtà bergamasche, dove è possibile leggerla nelle sale d’attesa (medici e pediatri di base, ospedali e cliniche, studi medici e polispecialistici, odontoiatri, ortopedie e sanitarie, farmacie, ottici, centri di apparecchi acustici, centri estetici e benessere, palestre, parrucchieri etc.) • Distribuzione gratuita presso le strutture aderenti alla formula "Salute in Vetrina".
• Dott. Andrea Poerio e Dott.ssa Diana Prada Referenti territoriali di Bergamo e Provincia OPL Ordine Psicologi Lombardia • Dott. Stefano Scioscia Presidente Ordine dei Medici Veterinari di Bergamo • Ordine dei Tecnici Sanitari di Radiologia e delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione della Provincia di Bergamo nella persona del Dott. Angelo di Naro • Dott. Simone Ruggeri Presidente Ordine Fisioterapisti (OFI) Bergamo Bergamo Salute è sempre con te: leggila integralmente dal tuo computer, tablet o smartphone www.bgsalute.it
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