Periodico di informazione bimestrale settembre-ottobre 2026
Anno XVI - N° 5 2026 € 6,50
Ron Pohl
“L'ECCELLENZA COME VISIONE”
Edoardo Armentano
“IL TEMPO DIVENTA EREDITÀ”
Francesco Paolo Conticello – Casta Diva Group “LA CREATIVITÀ CAMBIA LE REGOLE”
Giulio Merlo
“L'ARTE DI DISTINGUERSI”
Federico Gordini – Milano Wine Week
“IL VINO DISEGNA IL FUTURO DI MILANO”
RESILIENCE
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AUTUNNO, STAGIONE DI MANIFESTAZIONI E DI EVENTI Mi auguro che abbiate trascorso un periodo riposante e che ora siate pronti a ripartire con energia ed entusiasmo. Beesness è già al lavoro per parlare delle ultime tendenze in fatto di moda, di ristorazione e di hôtellerie. In merito a questo ultimo settore, abbiamo intervistato Ron Pohl, presidente delle attività operative internazionali di BWH® Hotels e di World Hotels. Sottolinea che in un ambiente così polarizzato, la differenza tra i competitor risiederà nella qualità dei servizi offerti. Inoltre, in questo numero di Beesness, trattiamo anche di altre strutture, quali ad esempio l’Orient Express Minerva, il B&B Hotel Piacenza e il Demo Hotel. Quest’ultimo rappresenta il primo caso in Italia dove gli ambienti sono arredati come uno show room di design. Settembre è anche il mese della Fashion Week milanese riservata alla donna. Vi suggeriamo di leggere il reportage su alcuni marchi come René Caovilla, Le Silla, Mario Valentino, Baldini, Eleventy, Dondup e tanti altri ancora.
/ Editoriale
settembre\ottobre 2026
Un’altra intervista interessante è quella a Edoardo Armentano, organizzatore della Milano Watch Week, manifestazione durante la quale gli amanti e i collezionisti di orologi possono incontrarsi per scambiare idee ed acquistare e vendere. Luca Militello, chief executive officer di Emotiva, spiega come il settore degli eventi si stia trasformando. Rimanendo le persone pur sempre centrali nell’organizzazione, il ricorso all’intelligenza artificiale è sempre più massiccio, al fine di ottimizzare i processi operativi. Giulio Merlo, insieme al padre e al fratello Fabio, nel 1986 ha fondato l’omonima azienda, con l’obiettivo iniziale di aiutare i brand ad allestire gli spazi durante le manifestazioni fieristiche, ma che successivamente ha subito la trasformazione radicale in agenzia di comunicazione e di creatività. Concludiamo questo numero con una serie di notizie sul franchising e con la sezione dedicata alla recensione di libri. Buona lettura e arrivederci al prossimo numero di Beesness.
Giovanni Bonani Direttore Responsabile
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Periodico di informazione bimestrale settembre-ottobre 2026
P. IVA 10312920969 - C.F. BNNGNN73H19F205Y Registrazione Tribunale di Milano n°551 del 18.11.2011 info@beesness.it Giovanni Bonani (Owner) | giovannibonani@beesness.it Ron Pohl
“L'ECCELLENZA COME VISIONE”
Edoardo Armentano
“IL TEMPO DIVENTA EREDITÀ”
Christian Gaston Illan (Co-Owner) | christian@beesness.it
Francesco Paolo Conticello – Casta Diva Group “LA CREATIVITÀ CAMBIA LE REGOLE”
Giulio Merlo
“L'ARTE DI DISTINGUERSI”
Federico Gordini – Milano Wine Week
“IL VINO DISEGNA IL FUTURO DI MILANO”
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Giovanni Bonani Redazione
Prezzo di copertina € 6,50 6 numeri Beesness: € 36,00 (full price € 39,00) 12 numeri Beesness: € 70,00 (full price € 78,00)
I DATI DELL’ABBONATO Nome _______________________________________________ Cognome _______________________________________________
Christian Gaston Illan, Monia Ronconi, Francesca Bardelli Nonino, Carla Cavicchini, Laura Bonani Contributors Furio Reggente, Marco Chingheri, Clarissa Vatti Abbonamenti abbonamenti@beesness.it Credits immagini Shutterstock, Freepik
Ragione Sociale ______________________________________ Azienda ________________________________________________
Giovanni Bonani
Christian Gaston Illan
Monia Ronconi
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/ INDICE
settembre\ottobre 2026
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Mario Valentino
La nuova collezione, un omaggio alla bellezza senza tempo ...... 32
Le Silla: la nuova boutique di S. Andrea
La collezione P/E 2027 svelata ................................................... 34
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Edoardo Armentano
Dalla passione per l’orologeria alla nascita della Milano Watch Week ........................................ 36
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L’ospitalità senza omologazione di WorldHotels ........................ 14
Cervino The One
Il nuovo Chandelier in occasione della PE 2027 ........................ 38
Balenciaga e Alaïa
L’impianto 3S: nuovo asse strategico dell’alpine crossing ............ 18
Al Museo del Tessuto di Prato va in scena il dialogo tra i due grandi couturier ............................................ 40
DEMO Hotel: abitare la meraviglia
Indigo Blue di Eleventy
Il manifesto di una nuova ospitalità ............................................ 20
B&B HOTEL Piacenza
La nuova capsule per celebrare l’anniversario del brand ............. 44
Dondup presenta Esibizionista
L’hotel moderno che nasce dal recupero di un’icona urbana ....... 26
Lauro De Marinis e le regole del denim ...................................... 46
Orient Express La Minerva
Baldinini P/E 2027
Un viaggio olistico tra Roma e Oriente ....................................... 28
L’eleganza e il ritmo dell’Adagio Italiano ................................... 48 5
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DanielCanzian: il nuovo volto del suo spazio in Brera
Un francobollo celebrativo per il leggendario brand .................... 62
Materiali autentici e richiami culinari della laguna veneziana ............................................................... 50
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I fattori ESG sempre più evidenti nello sviluppo del Gruppo ...... 64
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G2Eventi: esperienze da vivere ................................................... 68
68 dm Italia
Il traguardo di 100 punti vendita e il nuovo piano di sviluppo ... 52
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Milano Wine Week, il gusto di vivere il vino .............................. 56
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Giulio Merlo
Costruire il futuro senza perdere l’identità ................................. 74
Luca Militello, CEO Emotiva
Il futuro dell’exhibit design ......................................................... 78
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“Mai avuto tempo”, una vita a tutto volume ............................... 80
Marilù S. Manzini XtraWine
“La memoria del cuore”, un viaggio nell’anima alla ricerca di una salvezza ..................... 82
La nuova App per wine lover e professionisti ............................... 58
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Jollibee, Burger King, Anytime Fitness, Mondadori ................... 84
Goallections
Il primo marketpalce nazionale dedicato alle maglie da calcio ... 60
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l e a p acade my. it C E
Every great move forward in our lives begins with a Leap of faith, a step into the unknown. ACCELERIAMO LA CRESCITA PROFESSIONALE DI CHI VIVE E AMA LO SPORT. Il settore sportivo ha costante e crescente bisogno di reperire professionalità diverse e sempre più trasversali: attraverso i nostri corsi intendiamo offrire un servizio al settore formando soggetti in grado di rispondere alle esigenze di società, enti e istituzioni con contenuti altamente qualificanti e aderenti alle necessità aziendali. Il collegamento diretto col mondo del lavoro consentirà di cogliere opportunità di lavoro coerenti col percorso formativo di ciascun partecipante.
/News
BEEFEATER 0.0% E JAMIROQUAI: RITORNA VIRTUAL INSANITY Beefeater 0.0%, la versione analcolica del London Dry Gin, celebra il suo lancio con una collaborazione speciale con i Jamiroquai, reinterpretando l’iconico videoclip di “Virtual Insanity”, a 30 anni dalla sua uscita. Al centro della campagna, la celebre scivolata di Jay Kay, frontman della band, che torna protagonista con un nuovo obiettivo: raggiungere finalmente ciò che cercava di afferrare nel video originale, Beefeater 0.0%. La collaborazione unisce due icone londinesi e si inserisce nella campagna “Get More with Beefeater 0.0%”, pensata per raccontare una nuova idea di vita urbana, fatta di musica, socialità e libertà di scelta. Il filmato, progettato per i social, invita a remixare e condividere il contenuto, trasformando un momento iconico della cultura pop in una nuova esperienza. La campagna riflette anche l’evoluzione delle abitudini di consumo e il fenomeno dello “zebra striping”, ovvero l’alternanza tra bevande alcoliche e analcoliche per moderare il consumo senza rinunciare alla convivialità. Beefeater 0.0% si propone così come alternativa per vivere pienamente i momenti di socialità, con maggiore flessibilità. «Ricreare il video con Beefeater a distanza di 30 anni è stato un vero momento di chiusura del cerchio», commenta Jay Kay. «Dimostra ai fan che possono godersi appieno questa vivace città con Beefeater 0.0%». Francesco Ottaviano, VP Marketing Gins & Aperitivi di Pernod Ricard, sottolinea: «Moderazione non significa perdersi qualcosa, ma ottenere di più. La collaborazione con i Jamiroquai celebra una nuova visione della vita urbana, in cui ogni momento può essere vissuto pienamente». Con il suo profilo caratterizzato da agrumi e ginepro, Beefeater 0.0% mantiene il carattere del London Dry Gin senza alcol. Può essere gustato con acqua tonica o utilizzato come base per reinterpretare i cocktail classici. La campagna “Get More” invita così a uscire dal mondo virtuale e a ottenere di più da ogni momento.
PRET A MANGER DEBUTTA A ROMA TERMINI, INAUGURATO IL PRIMO LOCALE NELLA CAPITALE Pret A Manger, la catena inglese di caffetterie conosciuta a livello internazionale per i piatti preparati al momento e il caffè biologico, inaugura un nuovo punto vendita nella stazione di Roma Termini, la principale stazione ferroviaria italiana e tra le più trafficate d’Europa, parte della rete di Grandi Stazioni Retail. Il brand è gestito in esclusiva in Italia da Chef Express, società del Gruppo Cremonini, che ne sta guidando lo sviluppo nei principali luoghi della “ristorazione in viaggio”, dalle stazioni agli aeroporti, fino alle aree di servizio autostradali. Il nuovo locale si trova al piano terra di Roma Termini, all’uscita di Via Giolitti, accanto al binario 24. Con una superficie di 70 mq, dispone di 24 posti a sedere e impiega 30 persone. «Roma è la Capitale d’Italia e siamo orgogliosi di aver portato Pret A Manger in una delle città più importanti e visitate al mondo», sottolinea Nicolas Bigard, Amministratore Delegato di Chef Express. L’apertura, realizzata in collaborazione con Grandi Stazioni Retail, rafforza inoltre la presenza del Gruppo Cremonini a Termini, dove opera da quasi 40 anni, e si inserisce nel piano di sviluppo del marchio in Italia attraverso diversi canali. L’offerta comprende il menu tipico Pret, con caffè preparato con chicchi biologici e piatti realizzati quotidianamente con ingredienti selezionati. Tra le proposte figurano sandwich, baguette, wrap, zuppe, insalate e piatti freschi, oltre a croissant, yogurt, frutta e pasticceria per la colazione. Completano il menu bevande calde e fredde, preparate con latte biologico e alternative vegetali. In Italia Pret A Manger è già presente a Milano Malpensa, Bergamo Orio al Serio, Bologna, Milano Centrale e Bologna Centrale, oltre che sull’A1. Sono previste prossime aperture negli aeroporti di Roma Fiumicino e Venezia.
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settembre\ottobre 2026
ARTIGENIALE: DAI GUSTI BOTANICI ALLE ESPERIENZE MULTISENSORIALI, ECCO I NUOVI TREND DEL GELATO ARTIGIANALE L’estate 2026 vede il gelato artigianale trasformarsi in un’esperienza sempre più legata a scoperta, emozione e convivialità. Secondo Davide Tasinato, esperto del settore e socio di Artigeniale, realtà specializzata nella consulenza per gelaterie artigianali, i consumatori cercano gusti capaci di raccontare una storia attraverso ingredienti insoliti, richiami sensoriali e abbinamenti originali. Tra le tendenze emergenti spiccano i gusti botanici, che combinano frutta, fiori, spezie ed erbe aromatiche: pesca e lavanda, lampone e rosa, mora e timo, fior di latte con basilico e limone candito o caffè e cardamomo. Proposte fresche e profumate che trasformano l’assaggio in un’esperienza evocativa. Cresce anche la ricerca sulle consistenze, con contrasti tra cremosità e croccantezza, dolcezza e acidità. Ne sono esempio yogurt al mirtillo con crumble al passion fruit, mandorla con albicocca, lime e pistacchio o vaniglia con crumble al pepe rosa. Sempre più presenti ingredienti internazionali e nuove sensibilità alimentari, come yuzu, ribes, kefir e bevande vegetali per realizzare gusti 100% vegetali. Non mancano proposte salate o semi-salate, che giocano con erbe, spezie, frutta secca e note agrumate. Ma l’innovazione passa anche dal naming. «Il nome è il primo assaggio: quando nome, ingredienti e gusto mantengono la stessa promessa, il cliente non sceglie più solo un gusto, ma un’emozione», spiega Tasinato. Nomi come “Giardino d’agosto” o “Profumo di Riviera” contribuiscono così a rendere il prodotto più riconoscibile e memorabile. Artigeniale accompagna le gelaterie artigianali nello sviluppo dell’offerta, con particolare attenzione a innovazione di prodotto e trend di consumo.
ISOCLEAR: LA RIVOLUZIONE DELLE PROTEINE ISOLATE CHE SI BEVONO COME UNA LIMONATA Per molto tempo “proteine in polvere” ha significato soprattutto uno shake denso e cremoso. Isoclear nasce per ribaltare questa idea, proponendo una bevanda proteica limpida, più simile a una limonata o a un tè freddo che a un frullato. Il clear whey isolate di ESN festeggia quest’anno sei anni, continuando a rinnovarsi con nuovi gusti e varianti, ma mantenendo la formulazione che ha contribuito a creare una nuova categoria nel mercato degli integratori. Isoclear è un isolato di proteine del siero del latte sottoposto a un processo di microfiltrazione che consente, una volta sciolto in acqua, di ottenere una bevanda trasparente e leggera. Il prodotto offre 25 grammi di proteine per porzione ed è privo di zuccheri, grassi e lattosio, oltre che di glutine e soia. Particolare attenzione è dedicata al gusto: la gamma supera le venti varianti, sviluppate attraverso oltre 40 prototipi nel laboratorio di Amburgo del brand. L’offerta spazia dai profili limonata e tè freddo ai gusti frutta, fino a proposte come Orange Cola, Peach Iced Tea, Fresh Cherry e Strawberry Lime. La novità della stagione è Isoclear Infused Coconut Water, che combina whey isolate con 20 grammi di proteine per porzione e il 15% di acqua di cocco in polvere. Con un massimo di 102 kcal e senza zuccheri, grassi né lattosio, aggiunge un profilo tropicale e i minerali naturalmente presenti nell’acqua di cocco. A completare il prodotto sono i controlli effettuati da laboratori indipendenti e le certificazioni FSSC 22000 e HACCP, a garanzia della qualità e della sicurezza del processo. A sei anni dal debutto, Isoclear ha trasformato un’idea innovativa in una categoria consolidata: fare il pieno di proteine non deve necessariamente passare da uno shaker.
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/News
DENTALPRO ACQUISISCE GLI STUDI ODONTOIATRICI “CLINICA DENTALE SANTA TERESA” DentalPro, primo gruppo odontoiatrico italiano, annuncia l’acquisizione della maggioranza di Clinica Dentale Santa Teresa, gruppo con sede in Emilia-Romagna specializzato in implantologia avanzata e tecnologie digitali applicate alla cura dei pazienti. La società opera attraverso sette centri odontoiatrici a Ravenna, Faenza, Cesena, Casalecchio di Reno, Rimini, Comacchio e Ferrara, oltre a un laboratorio odontotecnico innovativo e completamente digitalizzato con sede a Ravenna. Nel 2025 ha registrato ricavi per circa 10,5 milioni di euro, cresciuti del 21% nei primi sei mesi del 2026. Fondata da Fabio Fusconi e Monica Pezzi, rispettivamente Direttore Medico Scientifico e CEO, la Clinica ha sviluppato un modello basato su specializzazione, innovazione tecnologica e formazione continua, con una consolidata esperienza nell’implantologia computer guidata. I fondatori manterranno i rispettivi incarichi e conserveranno il 20% del capitale, garantendo continuità al progetto. «Abbiamo scelto DentalPro perché può sostenere lo sviluppo del gruppo mantenendo centrale il nostro approccio clinico e il valore delle persone», commenta Fusconi. Per DentalPro, l’operazione rafforza il percorso di consolidamento nel settore e punta a integrare competenze cliniche locali, innovazione e capacità organizzative su scala nazionale, preservando l’identità delle realtà acquisite.
MATTE DIARIES LIMITED EDITION, IL NUOVO MATTE SENZA COMPROMESSI Kiko Milano presenta Matte Diaries, la nuova collezione Fall Limited Edition 2026 che reinterpreta il classico finish matte in chiave contemporanea. Il progetto unisce l’eleganza di un incarnato opaco a comfort, idratazione e formulazioni innovative, per un effetto matte sofisticato, mai piatto o pesante. Ispirata alla nostalgia del back to school, la collezione celebra un nuovo modo di vivere il matte: texture ricche e vellutate che si fondono con la pelle e regalano un risultato raffinato e naturale, dal giorno alla sera. L’innovazione formulativa è al centro della proposta, con prodotti studiati per garantire performance, morbidezza e comfort a ogni applicazione. Matte Diaries comprende 16 prodotti dedicati a viso, occhi e labbra. Tra gli hero product spicca Timeless Invisible Liquid Mattifier, una cipria liquida fissante dalla formula trifasica che combina olio, acqua e polvere per ridurre l’effetto lucido e donare un finish opaco, leggero e fresco. Matte-À-Porter Lipstick offre invece un colore intenso e un finish matte confortevole, con una texture che si fonde sulle labbra come una seconda pelle. Per un effetto ultra-matte ispirato agli anni ’90, The Mattest Lip Stylo assicura un’applicazione scorrevole e un colore intenso. Completa la selezione Bounce & Blur Matte Blush, un blush dalla texture cushion in polvere effetto gummy. La tecnologia memory adaptive touch garantisce un rilascio di colore intenso e un finish soft-focus, facilmente sfumabile per un risultato naturale. Con Matte Diaries, Kiko Milano celebra così la reinvenzione del matte, combinando performance, comfort ed eleganza contemporanea.
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settembre\ottobre 2026
STAMINALIS, RICERCA E INNOVAZIONE PER LA BELLEZZA DELLA PELLE Nato a Milano nel 2010, Staminalis è un brand italiano di alta cosmesi che unisce ricerca scientifica, ingredienti naturali di origine vegetale e biotecnologia per sviluppare formulazioni innovative, sicure ed efficaci, pensate per ogni tipo di pelle. Espressione del Made in Italy nel mondo della beauty care, il marchio ha recentemente inaugurato nel cuore di Milano anche Staminalis Beauty Spa, in Viale Piave 1, uno spazio dedicato al benessere e ai trattamenti personalizzati. Tra le proposte del brand spicca il Siero viso agli Esosomi, trattamento ad alta performance dalla texture leggera e setosa. Grazie agli esosomi naturali di mela, anguria e pompelmo e all’acido ialuronico a basso peso molecolare, aiuta a migliorare tonicità, elasticità, turgore e compattezza della pelle, contrastando i segni del tempo. Per la protezione quotidiana, i Solari Antiage SPF 30 offrono una protezione UVA e UVB e aiutano a prevenire il fotoinvecchiamento. La formula combina staminali vegetali di Buddleja davidii, olio di germe di grano, vitamine C ed E ed enzima S.O.D. Dopo l’esposizione, la Crema Doposole Antiage idrata, nutre, rigenera e lenisce la pelle, contribuendo a mantenerla morbida e a preservarne l’idratazione. Completa la proposta l’Attivatore Abbronzatura Glitterato, un gel che favorisce un’abbronzatura uniforme e valorizza il colorito con un elegante effetto luminoso, grazie a un complesso proteico vegetale con tirosina e a una delicata polvere illuminante.
PRIMARK APRE AL “CENTRO COMMERCIALE LA CARTIERA” Il Centro Commerciale La Cartiera si prepara ad accogliere Primark. Il prossimo 1° settembre il nuovo punto vendita aprirà ufficialmente al pubblico, segnando una novità importante per lo shopping in Campania. Con oltre 3.600 mq, il nuovo store sarà il terzo Primark in Campania e, al contempo, il 500° negozio del brand nel mondo. Un traguardo simbolico che conferma il ruolo strategico de La Cartiera nel panorama retail regionale. Il punto vendita proporrà un’ampia selezione di abbigliamento donna, uomo e bambino, accessori, prodotti beauty, articoli per la casa e lifestyle, con le ultime tendenze a prezzi accessibili. L’arrivo di Primark si inserisce nel percorso di crescita e trasformazione de La Cartiera, che conta oggi oltre 110 negozi. Negli ultimi mesi il Centro ha avviato un progetto di rinnovamento degli spazi comuni e della propria identità di comunicazione, con l’obiettivo di offrire un ambiente più moderno e accogliente e consolidare il proprio ruolo di destinazione per shopping, tempo libero e servizi in Campania. «L’apertura di Primark rappresenta molto più dell’arrivo di un nuovo brand: è il simbolo della fase di crescita e rinnovamento che stiamo vivendo», dichiara Katrin Berling, Direttrice del Centro Commerciale La Cartiera. «Continueremo a investire per offrire ai visitatori un’esperienza sempre più completa e coinvolgente». Markus SchmittHabersack, Managing Partner di ECE Real Estate Partners, sottolinea come l’arrivo di Primark rifletta «la forte attrattività e il significativo potenziale di crescita» del Centro, frutto di una strategia di investimento orientata ad attrarre marchi internazionali e rafforzare il ruolo de La Cartiera sul territorio.
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/News
NUOVA APERTURA SCARPE&SCARPE A CARASCO, CRESCE LA PRESENZA DELL'INSEGNA IN LIGURIA Scarpe&Scarpe, azienda italiana da oltre 50 anni con oltre 130 negozi diretti distribuiti su tutto il territorio nazionale, punto di riferimento per il mercato di calzature, accessori e abbigliamento per tutta la famiglia, apre un nuovo punto vendita a Carasco, in provincia di Genova. Situato all'interno del Centro Commerciale I Leudi, in Via Milite Ignoto 5, il punto vendita si sviluppa su una superficie di 600 mq e propone un'ampia offerta di calzature, abbigliamento e accessori per donna, uomo e bambino con marchi propri e brand nazionali e internazionali, selezionati per offrire il giusto equilibrio tra qualità, stile e convenienza. Con l'apertura di Carasco, Scarpe&Scarpe amplia ulteriormente la propria presenza in Liguria, affiancandosi agli altri punti vendita della regione, tra cui Sarzana, Savona e Pontedassio, rafforzando la copertura del territorio a servizio dei clienti del Levante ligure e delle aree limitrofe grazie anche ad uno staff di 11 persone. Il nuovo store propone un layout moderno e funzionale, con aree prodotto facilmente riconoscibili, uno spazio centrale per novità e promozioni e un percorso dedicato ai total look. Presente anche un’area dedicata a Puma. L’apertura si inserisce nel piano di sviluppo di Scarpe&Scarpe, orientato a prossimità, ampiezza dell’offerta e convenienza.
VILLEROY & BOCH CONFERMA LE PREVISIONI ANNUALI NONOSTANTE UN CONTESTO DI MERCATO SFIDANTE Il Consiglio di Amministrazione di Villeroy & Boch AG giudica nel complesso soddisfacente l’andamento del Gruppo nel primo semestre 2026, nonostante le tensioni geopolitiche. Il fatturato si è attestato a 635,8 milioni di euro, in calo del 12,4% rispetto ai 725,8 milioni dello stesso periodo 2025. Al netto degli effetti cambio e della cessione dei marchi nordeuropei Gustavsberg e Vatette, il calo è del 7,4%. Positivo invece il portafoglio ordini, salito a 199,9 milioni di euro, con un incremento di 49,5 milioni rispetto a fine 2025. L’EBIT operativo è sceso a 34,5 milioni di euro, dai 47,8 milioni dell’anno precedente, mentre il risultato di Gruppo è stato negativo per 6,8 milioni, principalmente per effetto di componenti fiscali straordinarie prive di impatto finanziario. La divisione Bathroom & Wellness ha registrato un fatturato di 504,4 milioni di euro (-15,1%), influenzato dalla riorganizzazione del portafoglio e dalle tensioni geopolitiche. In EMEA il calo è stato del 14,5%, mentre Italia, Bulgaria e Ungheria hanno registrato una crescita positiva. L’EBIT operativo si è attestato a 29,5 milioni. Dining & Lifestyle ha invece confermato un fatturato sostanzialmente stabile a 130 milioni di euro, con una crescita dell’e-commerce del 16,1%. L’EBIT operativo è salito a 5 milioni di euro. «L’acquisizione di Ideal Standard rafforzerà il nostro business nel medio e lungo periodo», commenta Georg Lörz, CEO Bathroom & Wellness. Per l’intero esercizio 2026, il Gruppo conferma la previsione di un EBIT operativo di 75 milioni di euro, pur in un contesto ancora caratterizzato da elevata volatilità e incertezza. Nel terzo trimestre fatturato ed EBIT risentiranno ancora dell’effetto della cessione di Gustavsberg e Vatette. «Affrontiamo l’incertezza con una pianificazione prudente. Il solido portafoglio ordini e la stabilità di Dining & Lifestyle dimostrano tuttavia la solidità strutturale del business», dichiara il CFO Markus Warncke.
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One by One Flagship Showroom in Kyiv by Between the Walls| photo Dmytro Dychek, Pavlo Lutov
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RON POHL
L’ospitalità senza omologazione di WorldHotels
A cura di Christian Gaston Illan
WorldHotels è attualmente presente in numerosi mercati internazionali. Qual è la sua visione per il futuro del marchio e quali ritiene siano le principali opportunità di crescita nei prossimi anni? Nei prossimi tre anni, WorldHotels perseguirà una crescita selettiva e orientata alla qualità. A livello globale, intravediamo significative opportunità di crescita in tutti i marchi WorldHotels. Le principali priorità di sviluppo geografico includono tutte le regioni, tra cui Europa, Medio Oriente, Nord America, America Latina e Asia-Pacifico. Il settore dell’ospitalità sta evolvendo rapidamente. Secondo lei, quali sono le nuove aspettative dei viaggiatori internazionali di oggi? I viaggiatori di fascia alta e di lusso di oggi sono sempre più alla ricerca di esperienze autentiche, personalizzate e legate alla destinazione. Si aspettano ancora un servizio eccezionale e sistemazioni di alta qualità, ma attribuiscono maggiore importanza all’immersione culturale, al benessere e a soggiorni che riflettano il carattere della comunità locale. Gli ospiti moderni guardano anche oltre i tradizionali soggiorni in hotel, orientandosi verso
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Ron Pohl Presidente delle attività operative internazionali di BWH Hotels e di World Hotels
una raffinata ospitalità all’aria aperta in cui la natura è parte integrante dell’esperienza dell’ospite. WorldHotels è nota per mettere in risalto strutture indipendenti dotate di una forte identità. Quanto è importante oggi preservare l’unicità di ogni hotel all’interno di una rete globale? WorldHotels è stata creata da albergatori indipendenti, per albergatori indipendenti, con l’obiettivo di preservare il carattere e il legame con il territorio che i viaggiatori ricercano sempre più e di offrire ai proprietari la flessibilità necessaria per integrare la cultura locale del proprio mercato nell’esperienza degli ospiti. Iniziamo cercando di comprendere la storia di ogni hotel e come possiamo aiutarlo a raggiungere un numero maggiore di viaggiatori. Gli hotel indipendenti si trovano spesso di fronte alla scelta tra mantenere la propria identità e ottenere una maggiore visibilità; WorldHotels offre entrambe le cose. WorldHotels crea valore collegando queste strutture distintive a una piattaforma globale – che include un motore di distribuzione da 8,5 miliardi di dollari e l’accesso a circa 70 milioni di membri del programma Rewards in tutto il mondo – proteggendo al contempo ciò che le rende uniche.
settembre\ottobre 2026 La tecnologia e l’intelligenza artificiale stanno trasformando molti settori. Quale ruolo ritiene che possano svolgere nel migliorare l’esperienza degli ospiti, mantenendo al contempo il contatto umano al centro dell’ospitalità? La nostra infrastruttura tecnologica sta attraversando una trasformazione enorme ed entusiasmante. Stiamo trasformando la tecnologia in potenti strumenti a livello di struttura che ottimizzano le operazioni e massimizzano i prezzi. Un chiaro esempio è la nostra recente introduzione di AutoClerk Atlas, un sistema di gestione alberghiera di nuova generazione basato su HotelKey. È progettato su misura per le esigenze degli albergatori indipendenti e utilizza processi di pagamento automatizzati e profili basati sull’intelligenza artificiale per fornire informazioni più approfondite sugli ospiti direttamente ai nostri team in prima linea. Parallelamente a questa tecnologia operativa, stiamo investendo massicciamente in un sito web del marchio e in un’app mobile completamente ripensati e altamente personalizzati. Crediamo che la tecnologia non debba mai sostituire il tocco umano, ma debba potenziarlo. Utilizzando sistemi di back-end automatizzati per gestire i servizi dietro le quinte, alleviamo gli oneri amministrativi dal personale dei nostri hotel. Questo permette loro di uscire da dietro il bancone e concentrarsi su relazioni umane autentiche e memorabili, che rimangono il vero cuore dell’ospitalità.
L’Italia è una delle destinazioni più rinomate al mondo per il turismo, la cultura e l’ospitalità. Quali opportunità intravede per il mercato italiano e per gli hotel indipendenti del Paese? L’Italia rappresenta un mercato strategico per WorldHotels grazie alla qualità e alla diversità del suo settore alberghiero indipendente. Recentemente abbiamo aggiunto due strutture a Milano e due in destinazioni turistiche, tra cui le Dolomiti e Ischia. La nostra ambizione è quella di crescere in modo selettivo, concentrandoci su strutture con una forte identità, un’esperienza distintiva per gli ospiti e la capacità di attrarre la domanda internazionale. Il nostro obiettivo è la creazione di un portafoglio equilibrato e di alta qualità che abbracci le collezioni WorldHotels Luxury, Elite, Crafted e Distinctive, oltre alla nuova collezione WorldHotels Backdrop dedicata all’ospitalità all’aria aperta. Da un punto di vista geografico, il Sud Italia rappresenta un’opportunità significativa, in particolare la Sicilia, la Puglia, la Campania e la Sardegna. Allo stesso tempo, intendiamo rafforzare la nostra presenza a Firenze, Venezia e in alcune destinazioni secondarie selezionate che combinano fascino culturale, forte identità locale e crescente accessibilità internazionale. Gli ospiti di oggi sono sempre più alla ricerca di esperienze autentiche legate alla destinazione locale. Quanto è importante per un hotel creare un legame significativo con la comunità e la cultura circostanti?
Casati
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Parkhotel Laurin
Creare un legame significativo con la comunità locale è essenziale. Gli ospiti desiderano sempre più comprendere il luogo che stanno visitando, e gli hotel indipendenti possono integrare la storia, la cultura e il carattere locali nel soggiorno. Un altro esempio è il Grand Hotel Della Posta, WorldHotels Distinctive, un elegante hotel boutique nel cuore di Sondrio, nella Valtellina lombarda. Ospitato in un edificio ottocentesco in Piazza Garibaldi che accoglie i viaggiatori dal 1862, quando sorgeva lungo la storica Strada Regia Postale, la struttura ha conservato i soffitti affrescati, le travi in legno, i pavimenti originali e gli arredi d’epoca. Con sole 38 camere, offre agli ospiti un’esperienza tipicamente valtellinese che unisce storia locale, ospitalità intima e un forte legame con il territorio, dimostrando che oggi il lusso è spesso definito dall’autenticità e dall’unicità piuttosto che dalle dimensioni. Nel corso della sua carriera, ha lavorato in diversi mercati e culture. Qual è una delle lezioni professionali più importanti che la sua esperienza internazionale le ha insegnato? Lavorare in mercati diversi mi ha insegnato l’importanza di ascoltare prima di tutto. È necessario comprendere gli imprenditori locali, i team e i viaggiatori prima di dare per scontato che un approccio che ha funzionato altrove possa essere replicato. Innanzitutto, ogni cultura e ogni persona desidera conoscere personalmente chi ha di fronte. Gli affari nascono solo se si instaura un rapporto di fiducia e si crea un legame reciproco. Quali qualità ritieni siano essenziali oggi per essere un leader efficace nel settore dell’ospitalità? I leader del settore dell’ospitalità devono essere flessibili, curiosi e
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disposti ad ascoltare le persone più vicine all’esperienza dell’ospite. Devono inoltre fornire ai propri team gli strumenti e la fiducia necessari per prendere decisioni valide. Soprattutto, l’ospite è la priorità assoluta. Ascoltare e imparare. Pensando ai giovani professionisti che aspirano a costruirsi una carriera internazionale nel settore dell’ospitalità, quale consiglio daresti loro? Rimanete curiosi e cogliete le opportunità di lavorare con persone che hanno background e prospettive diverse dalle vostre. L’ospitalità è un settore globale, ma si basa sulle relazioni e sulla comprensione di ciò che conta per le persone in ogni mercato. Per avere successo, bisogna amare il contatto con le persone e impegnarsi a farle sentire speciali. Non aspettate che vi venga insegnato, prendete l’iniziativa di imparare ogni aspetto del settore.
Ciraccio
settembre\ottobre 2026
Grand Hotel Della Posta
La Caravella
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/Turismo
CERVINO THE ONE L’impianto 3S: nuovo asse strategico dell’alpine crossing
A cura della Redazione
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Dalla Funivia del Cervino del 1936 a Cervino The One. Sono trascorsi 90 anni dalla nascita del primo impianto di risalita a Breuil-Cervinia e dalla lungimirante visione di Aldo e Dino Lora Totino unita a quella di altri imprenditori piemontesi e del valdostano Luigi Bich. A Breuil-Cervinia il futuro è però già arrivato, perché prossimamente inizieranno i lavori di costruzione di Cervino The One, la grande opera strategica che rinnoverà profondamente il comprensorio sciistico. Il nuovo impianto di risalita, realizzato da Leitner, l’azienda altoatesina leader nel settore funiviario, affiancata a BreuilCervinia dalle aziende Cogeis, Ivies e BGF, andrà a sostituire la telecabina Breuil-Cervinia-Plan Maison per poi proseguire sulla traccia del vecchio impianto che portava a Plateau Rosa. Il viaggio diventerà un’esperienza, una salita in quota ancora più comoda e veloce, che permetterà di risparmiare tempo prezioso da destinare invece ad affascinanti discese. Lungo i due tronconi (Breuil-Cervinia-Plan Maison e Plan-Maison-Plateau Rosa) saranno installate cabine Symphony con 24 sedute premium, portasci interno e pavimentazione in gomma antiscivolo. Cabine che portano la firma di Pininfarina. Secondo l’attuale cronoprogramma, l’inaugurazione è prevista nella stagione invernale 2029/2030. Tre anni di lavori che consentiranno di avere due
settembre\ottobre 2026 linee di collegamento tra Breuil-Cervinia e Plateau Rosa e di eliminare quindi in modo definitivo le chiusure stagionali. La stazione a valle dell’impianto 3S (trifune) di Leitner si trasformerà in un’area accogliente in cui sorgeranno biglietterie, punto informazioni, noleggio e spazi commerciali. Il cuore pulsante di Cervino The One sarà a Plan Maison, zona al centro della riqualificazione che ospiterà anche una sala polifunzionale, officina e magazzino per il rimessaggio delle cabine. Plateau Rosa sarà il punto di arroccamento e di collegamento con la Svizzera e con il Matterhon Glacier Ride II, il recente impianto trifune realizzato sempre dell’azienda di Vipiteno (in quel caso per Zermatt Bergbahnen) che conduce al Piccolo Cervino, meglio conosciuto come Matterhorn Alpine Crossing. Ma guardando al futuro non si può dimenticare il passato e soprattutto i periodi a cavallo tra le due guerre. Una valle all’epoca poco conosciuta, frequentata solo dagli alpinisti attratti dal Cervino, è oggi una delle mete più apprezzate al mondo, scelta per l’85% da ospiti stranieri. Anno dopo anno la località ha saputo trasformarsi in un autentico comprensorio sciistico internazionale, merito prima della Società Anonima Cervino, poi della lunga gestione della famiglia Cravetto. Dal 2008 la società è poi passata alla Regione Autonoma Valle d’Aosta che ha rilevato la maggioranza delle quote e proseguito con il piano di investimento.
di Leitner possa mettersi al servizio del territorio per offrire un'infrastruttura sicura, efficiente e perfettamente integrata in un paesaggio unico al mondo. Dopo gli impianti realizzati sul versante svizzero, ora il coronamento con la realizzazione, con la stessa tecnologia trifune, del collegamento sul versante italiano. Con l’Alpine Crossing si è dato vita a un collegamento transfrontaliero unico nel suo genere e tutto questo con tecnologia made in Italy».
NUOVA TELECABINA 3S Cervinia – Plan Maison – Plateau Rosa Lunghezza totale: 5,8 km Dislivello totale: 1.427 m Cabine: 56 Capacità cabine: 30 passeggeri Sostegni: 7 Velocità massima: 8 m/s Portata: 3.000 passeggeri/ora Tempo di viaggio Cervinia–Plateau Rosa: 16 min 49 s È online il sito internet cervinotheone.it dedicato interamente alla nuova infrastruttura. Permetterà di rimanere aggiornati e di seguire attraverso uno storytelling multimediale l’evoluzione della grande opera. Dalla posa della prima pietra all’inaugurazione, un racconto a portata di clic.
Novant’anni di storia, festeggiati ai piedi della Gran Becca domenica 2 agosto, attraverso una serata in cui le note sonore del pianista Alessandro Martire e la violinista Eleonora Montagnana hanno accompagnato la narrazione di Francesco Pezzulli (voce italiana di Leonardo DiCaprio). I ricordi di ieri e di oggi, con lo sguardo verso il Cervino tornato a illuminarsi per l’occasione, che proietta le sfide del domani. Federico Maquignaz, presidente di Cervino Spa: «È un progetto che guarda al futuro di Breuil-Cervinia e dell'intera Valle d’Aosta e rappresenta un investimento concreto sulle nuove generazioni che vivono e lavorano nella Valtournenche. Significa creare nuove opportunità di sviluppo e offrire un'infrastruttura moderna, capace di valorizzare ulteriormente una delle destinazioni alpine più conosciute al mondo. È un sogno iniziato nel 1936 che prosegue, un'idea che ha attraversato quasi un secolo di storia. I due impianti avranno una importante rilevanza strategica dal punto di vista turistico, rappresentando una straordinaria vetrina internazionale. È il risultato di una visione condivisa e di un percorso costruito negli anni con la Regione Autonoma della Valle d’Aosta». «Realizzare “Cervino The One” è una sfida ingegneristica straordinaria che affrontiamo con grande orgoglio - commenta Anton Seeber, presidente di Leitner - Questo cantiere, che ridefinisce gli standard di comfort, sostenibilità e design dell’intero Alpine Crossing, è la dimostrazione concreta di come la tecnologia
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/Turismo
DEMO HOTEL: ABITARE LA MERAVIGLIA Il manifesto di una nuova ospitalità
A cura della Redazione
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Risvegliare il senso della meraviglia e creare un’esperienza memorabile è l’obiettivo di DEMO, un’idea visionaria trapiantata nel contesto del litorale romagnolo con i piedi affondati nelle sabbie dorate di Rimini. Partendo dal recupero di una pensione locale in disuso, il progetto ha previsto il coinvolgimento di quattordici studi di architettura chiamati a ripensare gli spazi di quello che già è un hub di sperimentazione dell’hospitality. Si concretizza a Rimini un’idea coraggiosa, quella di riconvertire un vecchio hotel sul litorale romagnolo senza più nulla da dire e senza più alcun servizio da offrire in un punto di riferimento per il settore dell’hotellerie. Da un’idea di Mauro Santinato, presidente di Teamwork Hospitality, la nota società di consulenza alberghiera, la struttura aprirà in estate 2021 portando con sé un’aria di novità. Già il nome e il pay off sono programmatici: DEMO Design Emotion, un hotel di design che dà emozione e che nello stesso tempo vuole essere dimostrazione di una progettazione virtuosa e sostenibile, concentrazione di novità di settore. “DEMO è un hub di sperimentazione sia per gli architetti coinvolti che per le aziende partner, un laboratorio creativo dove si concentra il nuovo dell’ospitalità. È un messaggio forte non solo per la città ma per tutto il settore alberghiero. C’è bisogno di rinnovamento”, afferma Santinato.
settembre\ottobre 2026 L’idea nasce da una intuizione vincente nata in concomitanza con un evento fortunato, Rooms, ideato da Teamwork Hospitality e realizzato in occasione di una manifestazione fieristica di settore. Il concept, sviluppato in due annate consecutive nel 2018 e nel 2019, ha previsto la realizzazione di camere di hotel progettate ognuna da un differente architetto che ha dato voce alla sua personale idea di hospitality. Le camere erano visitabili durante i tre giorni della durata della manifestazione fieristica. Ma se progettisti e aziende accettano di mettersi in gioco per tre giorni di fiera perché allora non riproporre il concept in uno showroom permanente ambientato in un hotel che funziona veramente? È questo quello cha ha pensato Santinato quando ha proposto la sua visione ai quattordici architetti coinvolti nel progetto. “I progettisti, tutti specializzati nel settore dell’hotellerie, hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa perché era per loro un’occasione di potersi esprimere liberamente e rappresentare la loro idea di ospitalità”, continua Santinato. “Non esiste in Italia un altro esempio del genere, è un’esperienza unica che vuole essere attrazione nella destinazione e puntare a far sì che soggiornare nella struttura sia un’avventura emotiva ed esperienziale grazie alla sua originalità.” Le particolarità • È una struttura completamente non gestita, per la quale è stato chiesto alle tecnologie utilizzate il massimo delle loro potenzialità. Una sfida anche per le aziende partner. • Ricerca estetica ai massimi livelli congiunta a semplicità d’uso e funzionalità. • Estrema attenzione al dettaglio. • Logistiche di cantiere particolarmente complesse. • Coinvolgimento e partecipazione di 14 studi di progettazione. • Partnership con 90 aziende. Il brand Il brand e la visual identity sono stati studiati dallo studio di comunicazione Santacroce DDC. “Abbiamo voluto sottolineare il carattere dinamico e in divenire di DEMO, studiando un brand in grado di comporsi e ricomporsi, capace di comunicare anche per sottrazione”, spiega Paolo Santacroce. Il colore gioca un ruolo fondamentale, non a caso è il linguaggio scelto per le parti comuni. I quattordici progetti di DEMO Le aree comuni al piano terra DEMO si compone di nove suite, una lobby, un’area co-working, una lavanderia e servizi al piano terra. Ogni spazio ha una propria identità anticipata dal titolo del progetto. Gli esterni e le aree comuni identificate dall’incipit di una nota canzone italiana, “Cerco l’estate tutto l’anno”, sono progettati dallo studio CaberlonCaroppi che ha ideato un concept basato sul colore, con ogni piano caratterizzato da una differente tonalità.
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Cerco l'estate tutto l'anno by CaberlonCaroppi - Foto © Flavio Ricci
L’ispirazione è industrial “con un richiamo ai nuovi hub creativi e ai dinamici ambienti business e co-working ma reinterpretati con una fortissima nota Pop e Déco”. Strepitose le soluzioni esterne con balaustre in vetro colorato e una sorprendente parete in carta da parati per outdoor che riprende un motivo a mattoni e dot fuori scala. “Edificio tra gli edifici, punta a diventare un landmark”. Supporto per il landscape viene dallo studio di progettazione iProgettisti, specializzato nell’architettura del paesaggio. Chiara Tabellini, founder di Ligh8Space, ha curato gli aspetti illuminotecnici degli esterni, oltre ad avere coordinato le scelte degli apparati luminosi. “Ogni luogo, ogni progetto, ogni concept firmato da un progettista architettonico ha la propria luce: il mio compito è quello di saperla far emergere nel rispetto di tutti i parametri in gioco.” Al piano terra, il biglietto da visita di ogni ambiente pubblico: la restroom. Dal nome poetico Drama, è studiata da Laura Verdi che ha voluto dedicare l’ambiente alle eroine delle opere liriche italiane - un omaggio a Verdi e Puccini – evocate ognuna da un differente motivo alle pareti rivestite in wallpaper. “Ai bagni si accede tramite un corridoio. Ho trasformato questo luogo di passaggio in un momento esperienziale, fatto di oscurità e tagli di
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luce: preludio a uno scenario che si aprirà a sorpresa dietro un sipario teatrale.” E, come a teatro, si va in scena con una playlist studiata appositamente che ripete in loop le arie più famose delle opere selezionate mentre ci si specchia in un magic mirror che rimanda immagini emozionali ed evocative. E tutto è studiato per esaltare la femminilità, dai termoarredo di design ai lavabo freestanding. Sempre al piano terra, adiacente ai bagni comuni, si apre la realtà studiata da Ovre.design, Spin the wheel: lavanderia per gli ospiti e spogliatoi. Un tripudio di ceramica in bianco e nero, sia a pavimento che a rivestimento. “Gli spazi di servizio sono sempre troppo non pensati. Con DEMO, invece, abbiamo voluto creare una lavanderia e uno spogliatoio dinamici e divertenti in cui la gente ha la curiosità di andarci e di tornare”, spiegano Giulia Del Piano e Corrado Conti. Le suites Sorprendenti e uniche sono le nove suite di DEMO. Con uno o due bagni, hanno una zona living, attrezzata in alcuni casi con funzionalissime kitchenette, e una zona notte importante, anche con due camere da letto. Al primo piano troviamo Circle Room, progettata da Silvia Ticchi e Smoove!! di FDA Fiorini D’Amico Architetti. Circle Room è uno spazio fluido senza barriere fisiche, con tendaggi
settembre\ottobre 2026 al posto delle porte e ante scorrevoli. L’interior è studiato sulla forma del cerchio, vagamente retrò, lo stile è casual e accogliente, profondamente armonico. Smoove!! è un invito a evadere. È organizzata su un elemento trasversale allo spazio, una parete che alterna le normali attrezzature di una moderna e confortevole camera d’hotel a una completa dotazione per lo sport e il benessere psicofisico. Tra materiali naturali e superfici tecnologiche. Sul secondo piano si aprono le suite progettate da Alessia Galimberti, Hub 48 e Fragment Hospitality. Con il concept Una vita da (A)mare lo studio Galimberti realizza una suite legata al genius loci caratterizzata da colori mediterranei, l’ottanio e il sabbia. L’interior è volutamente neutro, flessibile e versatile, pronto a essere ‘vestito’ con accessori che andranno a identificare e personalizzare lo stile. Colour Episodes di Hub48 inneggia al colore, con superfici fluide e volumi che vengono definiti da differenti tonalità, nei quali gli arredi si inseriscono per la loro forma e funzione. Fragment Hospitality crea invece un’esperienza immersiva giocata sull’elemento fluido acqua. È una suite completamente accessibile ed è progettata con la consulenza di Roberto Vitali di Village for all. Il concept si chiama In a Light Wave e, oltre ad avere un bagno con doppio lavandino a differente altezza per garantire flessibilità di utilizzo a un’utenza ampliata - anche ai più piccoli -, dispone di una area wellness che promette all’ospite un’experience allargata. Al terzo piano ci accolgono Just Like Home di Contract Lab, Tropicana Club di Rizoma Architetture e Into the cloud di Barbara Vannucchi. Contract Lab con Just Like Home ha voluto creare uno spazio multifunzione che rispondesse alle esigenze di relax ma anche di adattabilità. Living e zona cucina possono diventare postazioni di lavoro, separate visivamente da una libreria sospesa, come anche le camere da letto, materiche e poliedriche. Una suite smart e green. Tropicana Club di Rizoma Architetture racconta una storia fatta di divertimento e colore. Un’esplosione di forme che ammiccano ad atmosfere pop giocate su materiali industrial e tonalità accese. La zona living ha una kitchenette realizzata come un vero e proprio angolo bar, il letto è una citazione di un baldacchino e mixa elementi grafici con materiali metallici. Into the cloud, disegnata dallo Studio Vannucchi, è un invito alla leggerezza e a prendersi cura di sé espresso con un format ripetibile. La penthouse di DEMO, al quarto e ultimo piano, è Sea Suite, studiata dallo Studio Bizzarro con i colori del mare. Non una semplice suite ma un’esperienza gratificante che riappacifica con il proprio io in un ambiente fatto di luce, esperienze tattili, profumi e colori rassicuranti. Una grande terrazza che mette in comunicazione il dentro e il fuori, un living con kitchenette a scomparsa, una double room con annessa una zona doccia multisensoriale.
In a light wave by Fragment Hospitality - Foto © Flavio Ricci
Into the Cloud by Studio Barbara Vannucchi - Foto © Flavio Ricci
Just Light Home by Contract Lab - Foto © Lago
Tropicana Club by Rizoma Architetture - Foto © Lago
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Una vita da (A)mare by Alessia Galimberti - Foto © Flavio Ricci
CREDITS Project Management | Hospitality Project – Filippo Covili Faggioli, Marco Pignocchi Consulenza di marketing | Teamwork Hospitality Coordinamento e direzione artistica | Laura Verdi Coordinamento commerciale | Piero Marini Corporate identity | Santacroce DDC Grafica | Anna Salvatori Social | Carla Mussoni Comunicazione | Mara Antonetti Foto | Fabio Bascetta Foto | Francesca Pagliai Foto | Flavio Ricci Foto | Lago
I TECNICI Progetto architettonico, strutturale e pratiche comunali | Loris Rinaldi Progettista impianti elettrici e speciali | Esa Progetti - Claudio Ottaviani Progettista impianti termoidraulici | Laboratoriodimpianti - Andrea Raggini Progetto Sicurezza | Vanessa Biffi
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settembre\ottobre 2026
Cerco l'estate tutto l'anno by Caberlon Caroppi - Foto © Flavio Ricci
Into the Cloud by Studio Barbara Vannucchi - Foto © Flavio Ricci
Light8Space by Chiara Tabellini
Tropicana Club by Rizoma Architetture - Foto © Francesca Pagliai
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/Turismo
B&B HOTEL PIACENZA L’hotel moderno che nasce dal recupero di un’icona urbana
A cura della Redazione
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B&B HOTELS, catena internazionale con oltre 900 hotel nel mondo, annuncia l’apertura del B&B HOTEL Piacenza, nuova struttura situata all’interno degli storici Magazzini Generali, edificio iconico della città oggi completamente riqualificato. Con questa apertura, il Gruppo – già presente in Emilia-Romagna con altri sette hotel – rafforza ulteriormente la propria presenza in una regione da sempre strategica per il turismo business e leisure, confermando il proprio impegno nella valorizzazione di edifici esistenti attraverso progetti di rigenerazione urbana capaci di coniugare identità storica e comfort contemporaneo. Il B&B HOTEL Piacenza nasce infatti dalla volontà di ridare vita a un luogo simbolo del commercio cittadino, mantenendone l’anima industriale e reinterpretandola in chiave moderna. L’intervento ha preservato il fascino della facciata neorinascimentale, che storicamente celava la funzione produttiva dell’edificio, e il grande corpo centrale a tre navate, uno spazio imponente e luminoso che oggi accoglie gli ospiti. Questo complesso vanta un passato di straordinaria avanguardia: intorno al 1930 l’area ospitò una delle più grandi stazioni frigorifere d’Europa, mentre i binari che un tempo collegavano i Magazzini alle grandi capitali del Nord Europa lasciano oggi il posto ai viaggiatori di tutto il mondo. In questo modo, la struttura torna a essere, ancora una volta, il punto d’incontro ideale tra Piacenza e il futuro. Il risultato è un hotel accogliente, ricco di storia e perfettamente integrato nel contesto urbano.
settembre\ottobre 2026 Situato sulla Via Emilia, a soli 10 minuti a piedi e 2 minuti in auto dalla stazione di Piacenza, il nuovo hotel gode di una posizione ideale per chi viaggia per lavoro e per chi desidera esplorare la città e il territorio circostante. La vicinanza al centro storico permette di raggiungere facilmente Piazza Cavalli, il Palazzo Gotico, il Duomo e i Musei di Palazzo Farnese, mentre l’accesso diretto alle principali arterie stradali rende la struttura un punto di partenza strategico per muoversi in tutta l’area. Il B&B HOTEL Piacenza dispone di 94 camere progettate per garantire funzionalità, comfort e relax. Tutte le camere sono dotate di bagno privato, aria condizionata autonoma, letti con materassi e cuscini Made in Italy in Memory Foam, Wi-Fi ultraveloce gratuito e Smart TV con Chromecast integrato, oltre a cassaforte e mini-frigo. A completare l’offerta, numerosi servizi pensati per rendere il soggiorno semplice e piacevole: reception aperta 24 ore su 24, parcheggio coperto a pagamento e parcheggio esterno, B&B Shop, struttura pet friendly ed E-Concierge digitale per accedere facilmente a informazioni, servizi e suggerimenti sul territorio. Ogni mattina, gli ospiti possono inoltre iniziare la giornata con una ricca colazione a buffet, con proposte dolci e salate, prodotti freschi e opzioni dedicate a chi ha intolleranze alimentari. “Con l’apertura del B&B HOTEL Piacenza proseguiamo il nostro percorso di crescita in Italia, investendo in una città dal forte potenziale sia sul fronte business sia turistico”, dichiara Liliana Comitini, Presidente e AD di B&B HOTELS Italia, Slovenia e Ungheria. “Questo progetto rappresenta perfettamente la nostra visione: recuperare edifici esistenti, valorizzarne la storia e trasformarli in hotel moderni, funzionali e accessibili, capaci di rispondere alle esigenze dei viaggiatori di oggi. Piacenza, con la sua posizione strategica e il suo patrimonio culturale ed enogastronomico, è una destinazione ideale per continuare a sviluppare un’ospitalità di qualità”. Grazie alla sua collocazione, il B&B HOTEL Piacenza è inoltre una base perfetta per esplorare il territorio: dai Castelli del Ducato ai borghi medievali dei Colli Piacentini, fino alle eccellenze enogastronomiche locali, tra salumi DOP e vini DOC che rendono l’area una meta sempre più apprezzata dal turismo nazionale e internazionale. Per info e prenotazioni: hotel-bb.com/it/hotel/piacenza
IL GRUPPO B&B HOTELS B&B HOTELS è una delle principali catene alberghiere nel segmento mid-scale in Europa. Fondato in Francia (Brest, Finistère) nel 1990, il Gruppo conta oggi una rete di 900 hotel in 19 Paesi, tra Europa, Brasile e Stati Uniti. B&B HOTELS sta vivendo una crescita esponenziale, con una rete che è raddoppiata dal 2019. Posizionato nel segmento 'value for money', B&B HOTELS si impegna a offrire ai suoi clienti comfort e qualità al miglior prezzo. I valori fondanti del Gruppo sono Empatia, Integrità, Inclusione, Semplicità e Miglioramento. B&B HOTELS è inoltre fortemente impegnato nella Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR). Per rispondere alle aspettative dei consumatori e garantire trasparenza e credibilità alle proprie azioni per un impatto sociale e ambientale positivo, B&B HOTELS ha ottenuto la certificazione di sostenibilità dall'organizzazione indipendente SOCOTEC. Dal 2019, il principale azionista di B&B HOTELS è Goldman Sachs. Per maggiori informazioni: bbhotels.com
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/Turismo
ORIENT EXPRESS LA MINERVA Un viaggio olistico tra Roma e Oriente A cura della Redazione
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Orient Express La Minerva svela The SPA: il nuovo spazio dedicato al benessere olistico, tra rituali hammam di ispirazione ottomana, trattamenti firmati Furtuna Skin e ambienti progettati dal celebre artista e designer, Hugo Toro. La nuova Spa di Orient Express La Minerva nasce dall’incontro tra le antiche terme romane e gli hammam ottomani. Progettata dall’artista e designer Hugo Toro, è stata concepita come un luogo di trasformazione, con un percorso olistico tra bagni e trattamenti in cui il tempo rallenta e ogni fase è pensata per preparare mente e corpo alla successiva. Un approccio che evoca l’essenza stessa del viaggio Orient Express vissuto come un rituale di passaggio, una scoperta e un’esperienza sensoriale immersiva. La filosofia di The SPA si sviluppa attorno ad una sequenza di spazi che richiama le tre tappe dell’antico rituale termale: il tepidarium, ambiente dedicato all’acclimatazione graduale; il calidarium, spazio caldo tra vasche e vapori avvolgenti; e il frigidarium, un freddo bagno finale, dall’effetto tonificante e rigenerante. Gli ambienti si articolano tra aree relax condivise con letti a baldacchino e cabine singole e doppie dedicate ai trattamenti. Lampade in vetro soffiato di Murano diffondono una luce soffusa, amplificando la percezione intima e avvolgente degli
settembre\ottobre 2026 spazi. Travertino marrone, marmi rossi dalle inconfondibili venature, intonaci di ispirazione romana e rovere dialogano in un raffinato equilibrio materico. Il contrasto tra pietra, legno e tessuti riccamente intrecciati, ancora lo spazio in una dimensione profondamente terrena e sensoriale, dove comfort, tattilità e quiete si fondono in un’esperienza di autentico raccoglimento. Un hammam in marmo finemente lavorato rappresenta il cuore pulsante della spa, circondato da fontane ispirate alle iconiche conche del Tritone, in eco con quelle presenti nelle camere dell’hotel. Moderne moucharabieh filtrano la luce, intensificando il gioco di chiaroscuri e la ricchezza delle trame in vetro e legno. Antico rituale ottomano di purificazione, l’hammam accoglie e integra i principi della tradizione termale romana, dando vita a un dialogo armonioso tra Oriente e Occidente che richiama simbolicamente la storica rotta dell’Orient Express, da Parigi a Costantinopoli. Tra i trattamenti proposti, i rituali esclusivi Dea Minerva e Fermata Costantinopoli accompagnano l’ospite in un viaggio sensoriale completo: pediluvi alla rosa, vapori aromatici, esfoliazione con guanto kessa, impacchi di argilla minerale ghassoul, massaggi con schiuma e trattamenti dedicati a viso e capelli. I rituali Raxul donano luminosità alla pelle e risvegliano i sensi, restituendo una profonda sensazione di equilibrio. Tramandate da Bisanzio a Istanbul, queste pratiche celebrano il potere rigenerante dell’acqua, del calore e del tocco umano, trasformando il trattamento in un’esperienza intima di cura e armonia profonda. Furtuna Skin, maison italiana di skincare di lusso, fondata sull’agricoltura rigenerativa e su performance clinicamente testate, firma un’esperienza esclusiva per la cura della pelle presso The SPA. Formulati con ingredienti biologici provenienti dalla propria tenuta siciliana di 800 acri, La Furtuna Estate, i prodotti Furtuna Skin sfruttano le proprietà dell’olio extravergine d’oliva, di botaniche selvatiche e di erbe medicinali coltivate secondo pratiche di ripristino della biodiversità. Profondamente in sintonia con il concept di The SPA, questa collaborazione celebra rituali antichi e pratiche elementali, unendo il valore del patrimonio e della saggezza agricola tramandata nel tempo, alle più moderne tecniche di estrazione di principi attivi naturali, per offrire risultati visibili e profondamente rigeneranti. «La filosofia di Furtuna Skin si basa sull’idea che la vera bellezza nasca dal rituale, dall’eredità culturale e da un profondo rispetto per la terra. La collaborazione con The SPA di Orient Express La Minerva riflette in modo naturale questa visione condivisa. L’attenzione verso le antiche tradizioni di purificazione, l’eleganza storica degli spazi e un approccio olistico al benessere rispecchiano il nostro impegno nella valorizzazione delle botaniche e dei
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percorsi di trasformazione legati alla cura di sé. Insieme abbiamo dato vita a rituali immersivi capaci di nutrire la pelle, ristabilire l’equilibrio interiore e accompagnare gli ospiti verso una rinnovata sensazione di benessere, in una delle destinazioni più iconiche di Roma.» Agatha Relota Luczo, Founder & CEO, Furtuna Skin. Per The SPA sono stati ideati trattamenti altamente personalizzati, tra cui l’esclusivo Furtuna Skin x La Minerva Exclusive Vibrancy Facial, che unisce manualità esperta, strumenti beauty come il Gua Sha in ossidiana e attivi naturali ad alta efficacia. I rituali firmati Furtuna Skin valorizzano botaniche dalle proprietà rivitalizzanti, stimolando la microcircolazione e favorendo i naturali processi detossinanti attraverso tecniche mirate, per una pelle visibilmente più luminosa e un profondo senso di riequilibrio. Simone Giorgi, General Manager di Orient Express La Minerva, commenta: «La collaborazione con Furtuna Skin rappresenta un valore aggiunto per Orient Express La Minerva. Insieme abbiamo dato vita a un’esperienza che eleva la nostra proposta di benessere attraverso una storia di patrimonio italiano condiviso e un savoirfaire d’eccellenza. Offriamo ai nostri ospiti un viaggio esclusivo ispirato ai rituali ottomani, ma al contempo profondamente connesso al cuore vibrante di Roma». Completano l’esperienza The Gym e The Kinesis Room, accessibili a ogni ora e dotate di attrezzature Technogym Artis e strumenti dedicati al functional training. Le sessioni possono essere affiancate, su richiesta, da personal trainer con programmi personalizzati di fitness, yoga o Pilates. The SPA presso Orient Express La Minerva è un insieme architettonico coerente e armonioso, in cui spazio, ritualità e movimento si intrecciano dando forma a un percorso olistico di rigenerazione ispirato alle tradizioni dell’Oriente. I trattamenti accompagnano gli ospiti in un viaggio sensoriale tra culture lontane e rituali antichi, offrendo un’esperienza di benessere nel cuore della Città Eterna, dove il tempo rallenta e la cura di sé diventa parte integrante del viaggio.
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ORIENT EXPRESS Artigiani del viaggio dal 1883, Orient Express sublima l’arte del viaggio attraverso treni di lusso, esperienze esclusive e collezioni di oggetti rari. Dopo l’apertura del suo primo hotel, Orient Express La Minerva a Roma (aprile 2025), il marchio inaugurerà Orient Express Venezia (aprile 2026). L’esperienza del lusso include anche il treno, solo tratte italiane, La Dolce Vita Orient Express (aprile 2025), a cui seguirà il veliero Orient Express Corinthian (2026), primo dei due yacht a vela firmati Orient Express, fino al ritorno del leggendario treno storico anni venti sui binari. Dal 2022, Orient Express è parte del gruppo Accor, tra i leader mondiali dell’hôtellerie. Nel 2024, Accor ha stretto una partnership strategica con LVMH per accelerare lo sviluppo del marchio.
ORIENT EXPRESS LA MINERVA Orient Express La Minerva, inaugurato ad aprile 2025, sorge nel cuore di Roma e gode di una vista inimitabile sul Pantheon. Originariamente costruito nel 1620 e trasformato in hotel nel 1811, Palazzo Fonseca ospita il primo hotel Orient Express al mondo, coniugando un ricco patrimonio storico con un’eleganza contemporanea nelle sue 93 camere e suite. L’hotel è anche sede di uno dei concept gastronomici più affascinanti della capitale: Gigi Rigolatto, situato sul rooftop con una vista a 360° sulla Città Eterna, che restituisce nuova vita a una delle terrazze più iconiche e suggestive di Roma. Nella lobby lounge, La Minerva Bar, sofisticato spazio all-day-dining, accoglie gli ospiti sotto il lucernario in vetro e ferro, dove si erge la statua originale della dea Minerva scolpita da Rinaldo Rinaldi.
FURTUNA SKIN Furtuna Skin unisce la purezza delle botaniche selvatiche al lusso senza compromessi. Radicata in Sicilia e guidata da secolari tradizioni agricole, la maison fonde pratiche antiche con scienza moderna, alti standard di selezione degli ingredienti e la tecnologia esclusiva Soundbath® Extraction. Il risultato sono le formule Wildly Potent®: skincare ad altissima concentrazione e prestazioni eccezionali, realizzate con ingredienti coltivati, raccolti e lavorati al massimo delle loro potenzialità. Fondata dalla modella internazionale, filantropa e sommelier di olio extravergine d’oliva Agatha Relota Luczo, Furtuna Skin nasce dalla convinzione che il vero lusso sia al contempo raro e responsabile. Dal recupero del paesaggio siciliano attraverso pratiche agricole sostenibili, al sostegno dell’occupazione locale e alla protezione di flora e fauna in via di estinzione, l’impatto del brand va ben oltre la cura della pelle, onorando la terra, la scienza e il potere trasformativo della natura.
settembre\ottobre 2026
Simone Giorgi, General Manager
Giulia Patulli, The SPA Manager
Agatha Relota Luczo, Founder Furtuna Skin
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MARIO VALENTINO La nuova collezione, un omaggio alla bellezza senza tempo A cura della Redazione
Questa stagione offre uno sguardo esclusivo sull’archivio storico delle calzature Mario Valentino, anticipando il grande evento del 2027: l'anno del centenario della nascita del fondatore — illuminato visionario napoletano — e l'occasione per ripercorrere le tappe salienti di una straordinaria impresa italiana. In mostra si potranno ammirare i modelli originali creati per la maison da stilisti iconici come Paco Rabanne, Karl Lagerfeld, Muriel Grateau, Marie France Acquaviva, Claude Montana, Giorgio Armani, Gianni Versace e molti altri. Con la stagione Primavera/ Estate 2027, Mario Valentino celebra la propria rinascita attraverso una collezione ispirata alla bellezza incontaminata della natura e all’universo floreale. In perfetto equilibrio tra la storica maestria artigianale del Made in Italy e una sensibilità contemporanea, la Maison traduce l’essenza del mondo naturale in accessori e calzature dall’eleganza autentica e senza tempo. Nella collezione di borse, satin morbidi e pregiati si alternano a leggere nappe in un gioco di superfici e texture che richiama la spontaneità degli elementi organici. La palette cromatica accosta ai toni neutri le sfumature del paesaggio botanico: il bianco ottico dei petali, il giallo luminoso del polline e tocchi di verde prato creano contrasti armonici, donando luce e movimento alle silhouette. La proposta interpreta così la stagione calda attraverso un’eleganza fatta di equilibrio e naturalezza, invitando a riscoprire il piacere della semplicità e lo stupore racchiuso nelle piccole meraviglie quotidiane. Think cool. Feel comfy. Be colorful. Tre parole, una nuova prospettiva sullo stile. Per la Primavera/ Estate 2027, la collezione di calzature Valentino esplora il rapporto tra funzionalità ed espressione personale, dove il comfort diventa parte integrante dell’estetica e il colore si
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trasforma in una forma di identità. Cool è un atteggiamento. Comfy è una scelta di design. Colorful è un’espressione di libertà. Silhouette pulite, proporzioni contemporanee e una palette vivace definiscono un linguaggio visivo spontaneo e attuale, pensato per interpretare la quotidianità con naturalezza, senza inseguire le convenzioni. Ogni modello diventa una naturale estensione dello stile personale, attraverso forme capaci di coniugare disinvoltura e carattere. Il design si concentra sull’essenziale e lascia spazio a ciò che conta: equilibrio, qualità e personalità. È nei dettagli, però, che la collezione racconta il legame con la storia della Maison. Il 1922, anno di fondazione della prima fabbrica di scarpe Valentino, diventa una firma discreta che attraversa il tempo. Impresso sulle suole di una selezione di sneakers celebra oltre un secolo di tradizione calzaturiera italiana e un’eredità che, attraverso quattro generazioni, continua a evolversi mantenendo intatta la propria identità. Alla stessa ricerca di un equilibrio tra memoria e contemporaneità appartiene VMRA27, una firma raffinata e discretamente integrata nel design di una selezione di sneakers. Le lettere e i numeri riprendono un frammento del codice identificativo personale di Mario Valentino, trasformando un riferimento intimo e personale in un segno distintivo della Maison. Un dettaglio che porta nella collezione un elemento della storia del fondatore e lo reinterpreta in chiave contemporanea. Perché l’autenticità non ha bisogno di essere dichiarata: vive nei dettagli, nelle lavorazioni e nei segni che resistono al tempo. La collezione P/E 2027 interpreta così una nuova idea di stile di vita, più autentica, spontanea e personale, in cui il patrimonio della Maison incontra una visione contemporanea del quotidiano.
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A cura della Redazione
La collezione P/E 2027 svelata
LE SILLA: LA NUOVA BOUTIQUE DI S. ANDREA
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Le Silla presenta la collezione Primavera/ Estate 2027 nella rinnovata boutique di via Sant'Andrea 3, a Milano. Espressione della consolidata attenzione di Le Silla per l’artigianalità e il design italiano, la boutique crea un dialogo tra architettura, materia e collezione. In una cornice d'arredo ispirata agli anni Settanta, dominata da forme geometriche eclettiche e dettagli in alluminio, rosa cipria e amaranto, prende vita la collezione "Il Nostro Concerto": una composizione in divenire, in cui il ritmo diventa luce e il colore vibrazione. Ispirata ai generi musicali che danno il nome ai colori, la palette si sviluppa come una partitura, in cui ritmo e cromia si fondono in un'unica narrazione sensoriale. Toni freddi e vibranti come il verde acido Funky, il malva Dancepop, il verde acqua Jazz e il blu Blues evocano atmosfere dilatate e immersive. Gli accenti più caldi, come il corallo Bossanova e il sabbia Samba, introducono energia e pulsazione. A definire la collezione sono il satin, declinato in stampe ocelot e pois, la pelle di agnello lucida dalla patinatura leggera e il vitello lucido con stampa cocco. La décolleté iconica con tacco alto stiletto si evolve attraverso uno scollo profondo e un profilo pronunciato sulla punta. Nasce così Faena, nuova famiglia che interpreta la décolleté anche nella versione slingback, proposta in pelle lucida nera, rossa o nella
tonalità neutra Misia, oppure in satin con stampa ocelot. La declinazione Faena Cage ridisegna ulteriormente lo scollo e contrappone linee laterali nette a sottili listini a gabbia sulla punta. Linee scultoree e proporzioni audaci definiscono una silhouette in continua evoluzione. Futura si rinnova con una mule a due fasce asimmetriche e un inedito sandalo chiuso. Torna protagonista l'accessorio gioiello, declinato in quattro linee: Gala, slingback e mule con tomaia in pvc o satin arricchite da un accessorio di pietre incastonate; Allure, con dettaglio a vortice di cristalli su sandali e mule, in satin o effetto metallizzato; Bijou, con fiocco di cristalli sul tallone o sulla tomaia; ed Elettra, con un diamante che brilla tra le dita. Disponibili con stiletto da 120 mm fino ad altezze più moderate. Plateau e tacco stiletto 140 mm definiscono la silhouette del sandalo Lola, che mantiene linee pulite, proporzioni equilibrate e una sofisticata leggerezza, ripensato in una nuova versione da sera in satin nero, cipria, sabbia Samba e corallo Bossanova, con profili impreziositi da dettagli gioiello. Come derivazione stilistica dell’iconico stivale boudoir Colette, ispirato alla corsetteria, è presentato un inedito sandalo infradito, realizzato in rete stretch con allacciatura posteriore.
settembre\ottobre 2026 Il carattere materico dello zoccolo incontra costruzioni più slanciate in Frida, nuova famiglia che interpreta la tipologia attraverso tomaie in suede o cavallino con stampa ocelot, plateau con tacco largo da 100 o 110 mm, impreziositi da chiodini e rivestiti in cuoio o sughero, oppure con tacco stiletto 140 mm. Completa la linea il sandalo in legno con tacco stiletto 80 mm. Le linee più esclusive del brand, Gilda e Nicole, impreziosite da cristalli luminosi, sono proposte nei nuovi colori di stagione su ballerina flat e sandalo mule con varie altezze, dal tacco stiletto 120 mm al più moderato tacco 80 mm. A completare la collezione, debuttano le nuove borse: il clutch Ivy, dalla struttura rigida e dal profilo ondulato, e la pouch Gilda, interamente ricoperta di cristalli, espressione più preziosa della linea.
LA BOUTIQUE CHE RACCONTA L’UNIVERSO LE SILLA La boutique milanese di Via Sant’Andrea 3 inaugura una nuova esperienza retail che riunisce l’heritage italiano del brand, la sua distintiva idea di femminilità e una visione contemporanea. La materia diventa il filo conduttore dello spazio, trasformando le superfici in parte integrante della narrazione visiva del brand. Ogni elemento è stato accuratamente selezionato per creare un dialogo tra texture, forma e funzione, dando vita a un ambiente al tempo stesso sofisticato e intimo. Una palette cromatica naturale, caratterizzata da tonalità di rosa cipria, amaranto e carbone, crea un’atmosfera calda e avvolgente, in equilibrio tra raffinata semplicità e il carattere distintivo di Le Silla. Il design del nuovo spazio riflette la profonda e consolidata attenzione di Le Silla per il valore dell’artigianato e del design italiano. Progettata secondo un approccio preciso e quasi sartoriale, la boutique unisce una visione contemporanea alla sensibilità artigianale che da sempre contraddistingue le creazioni del brand. Una filosofia che si estende oltre le collezioni, fino agli ambienti in cui vengono presentate, creando un dialogo armonioso tra moda, architettura e design italiano.
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EDOARDO ARMENTANO Dalla passione per l’orologeria alla nascita della Milano Watch Week
A cura di Christian Gaston Illan
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Edoardo, Milano Watch Week è diventata un punto di riferimento internazionale per il mondo dell'orologeria. Qual è stata la visione imprenditoriale che ha trasformato un'idea ambiziosa in un evento riconosciuto a livello globale? Fabrizio Bonvicino, mio socio e anche lui co-fondatore di Mww e di Iws era tornato da Dubai Watch Week. Mi butta lì un “facciamo una Milano Watch Week?” Non esisteva un vero evento di orologi in Italia, si c’era Vicenza oro con vo vintage ma per avere un futuro pensavamo che dovesse svolgersi a Milano, per trasporti, heritage e centralità. Con un po’ di ragionamento, pazienza e connessioni siamo al terzo evento. In Beesness Magazine raccontiamo spesso il valore delle relazioni come motore della crescita professionale. Quanto contano oggi networking, fiducia e qualità dei rapporti umani nella costruzione e nello sviluppo di un progetto di successo come Milano Watch Week? Sono la base del nostro progetto. Basta vedere chi sono i nostri partner per rendersene conto: Pisa1940 e GMT sono realtà importanti a livello italiano ed internazionale. Ci lavoriamo a stretto contatto da tempo. Senza di loro sarebbe stato difficile il percorso. Il nostro socio e partner produttivo Nonsololoft deriva da
settembre\ottobre 2026 un’amicizia personale. Stefano Mantovani è mio amico da quando eravamo al liceo. Lo stesso vale per i partner esterni come Top Life, Mv Agusta, o Terrazza Martini dove abbiamo svolto il primo evento. Hanno creduto nell’idea sin dal primo giorno. L'orologeria rappresenta un equilibrio unico tra tradizione, innovazione, design e artigianalità. Quali insegnamenti può offrire questo settore al mondo dell'impresa e della leadership? La cosa che mi affascina di più di questo settore sono le persone che, in molti casi, mettono a disposizione tempo e risorse per passione, per la voglia di creare qualcosa di nuovo. Gli indipendenti in questo momento credo siano coloro che meritano molto rispetto e riconoscenza. Hanno iniziato i loro progetti con le proprie forze, senza cercare di piacere ma cercando di sopravvivere fin all’inizio essendo autentici. E questo a volte vuol dire avere un prezzo alto non per marketing o pubblicità ma semplicemente perché fare un orologio richiede tempo, e a maggior ragione farlo “alla vecchia maniera”. Veder queste realtà riuscire superando la sfida del tempo è una delle lezioni più importanti da portarsi dietro. Marchi come Greubel Forsey, MB&F, De Bethune, Ressence, Krayon, fatti di persone che stanno sul campo, sono realtà che ci piacciono molto. Dietro ogni grande progetto ci sono intuizioni, sacrifici e momenti complessi. C'è un'esperienza del suo percorso professionale che l'ha aiutata a crescere maggiormente, sia come imprenditore sia come persona? Ho iniziato a lavorare nell’orologeria grazie a mio padre Franco, che era un distributore prima di me. A lui devo sicuramente moltissimo perché non sarei qui oggi. L’esperienza che mi è stata più utile è un’attività che ho intrapreso anni fa con il network marketing. Mi ha formato moltissimo soprattutto grazie al percorso di formazione e a persone come Massimo Bini, il più alto esponente italiano che purtroppo ci ha lasciati. La sua visione, speranza, voglia di aiutare gli altri sono stati impattanti: mi hanno aiutato a vedere le sfide come una palestra e le altre persone non come estranee o avversarie ma come compagni di squadra.
di poterlo fare e avvantaggiarci di un paese in cui il saper fare è ad un livello molto alto. Il settore dell'orologeria sta vivendo una continua evoluzione, tra innovazione tecnologica e nuove generazioni di collezionisti. Come immagina il futuro di questo mercato nei prossimi anni? Il percorso di acquisto di un collezionista è ciclico, prima esistevano pochi indipendenti adesso ne nasce uno al giorno. Dall’altro lato i gruppi hanno iniziato ad andare nella direzione di prodotti autentici ripresi dal passato ma costruiti con logiche odierne: Piaget con il Polo ha fatto questo, Zenith continua a lanciare novità contemporanee senza dimenticarsi di heritage come con il Defy Revival Shadow di qualche anno fa, cassa storica fatta in titanio sabbiato scura vintage ma odierno al massimo. Vedremo… Per concludere, qual è il sogno che desidera ancora realizzare con Milano Watch Week e quale messaggio vorrebbe lasciare ai giovani imprenditori che aspirano a trasformare una grande idea in un progetto di respiro internazionale? Mi piacerebbe fare bene questa edizione, abbiamo un’attivazione speciale, che non posso ancora rivelare. Se funzionasse potrebbe portarci all’estero e da lì vedremo come comportarci. Posso dire cosa è successo a me, che ha funzionato: darsi tempo. Oggi il mondo va molto veloce, è complicato è vero. Il mondo però non siamo noi. Ho iniziato a 19 anni che era appena mancata mia mamma, non sapevo cosa fare dopo il diploma figuratevi immaginarsi Milano Watch Week. Muoversi, sbagliare, fare esperienze conoscere persone, lasciarsi trasportare. La strada si trova.
Milano è riconosciuta a livello mondiale come capitale del design, dello stile e dell'innovazione. Quanto ha contribuito l'identità internazionale della città al successo e al posizionamento di Milano Watch Week? Milano è stata determinante come dicevo prima, ma l’Italia in generale non è da meno. È uno dei valori fondanti di MWW: creare un appuntamento di orologeria che offra al visitatore un taglio italiano, con partner esterni sempre italiani. Mv Agusta, Top Life o Fortela (di Alessandro Squarzi) e The Outlierman che si sono aggiunti l’anno scorso, sono partner esterni agli orologi, che abbiamo voluto includere per dare un taglio di design e stile. Essendo in Italia, abbiamo l’autenticità
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RENÉ CAOVILLA
Il nuovo Chandelier in occasione della PE 2027
A cura della Redazione
In occasione della Milano Fashion Week, René Caovilla presenta la collezione Primavera-Estate 2027: un racconto visivo in cui creazioni dall’anima audace interpretano l’identità della donna contemporanea, libera e sicura di sé. Tra bagliori, riflessi e luci pulsanti, la collezione sprigiona un glamour magnetico che rende omaggio all'energia più autentica della Maison. Per questa stagione, la donna René Caovilla sceglie di essere protagonista, trasformando ogni passo in un gesto di seduzione e affermazione.
tonalità fucsia, pale pink, avorio, verde acqua, fondant e ceruleo. Sofisticata e minimale, la variante nude - disponibile anche nelle nuance fondant, ceruleo e avorio - presenta delicati pendenti trasparenti, che regalano sfumature eteree.
Al centro della scena, l'evoluzione dell'iconico Chandelier. Realizzato in raso di seta con tacco a stiletto da 105 mm, il sandalo è interamente ricamato a mano con oltre 170 pendenti dalla nuova forma tondeggiante, disponibili in due interpretazioni: cristalli multisfaccettati, che amplificano riflessi e movimento, oppure cristalli trasparenti, per un effetto di luminosa essenzialità. Una novità assoluta che rinnova il gioco di luce dell’iconica silhouette con spirale a serpente.
Da sempre emblema dell’universo René Caovilla, la famiglia Chandelier attraversa le stagioni, introducendo nuovi elementi distintivi, ma preservando la propria essenza. Ispirato all’opulenza e alla magia di Venezia, il sandalo Chandelier - il cui nome richiama i sontuosi lampadari in cristallo della città lagunare - coniuga estro, eccellenza artigianale e ricerca estetica: per ogni paio occorrono oltre 200 passaggi e due giorni di lavoro, affidati a esperti artigiani che modellano, decorano e curano ogni dettaglio. La suola polvere di stelle, con il suo inconfondibile scintillio, suggella un ideale di fascino autentico che, da oltre un secolo, fa sognare le donne di tutto il mondo.
Protagonista della campagna è la vibrante versione viola con pendenti multisfaccettati, che catturano e rifrangono la luce con intensità cangiante. Questa declinazione è proposta anche nelle
Con la Primavera-Estate 2027, René Caovilla riafferma la propria capacità di trasformare la luce in materia e il savoir-faire in emozione, evocando una femminilità libera, magnetica e indimenticabile.
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BALENCIAGA E ALAÏA Al Museo del Tessuto di Prato va in scena il dialogo tra i due grandi couturier
A cura di Carla Cavicchini
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“Festeggiare i 50 anni del Museo del Tessuto di Prato grazie alla mostra Cristóbal Balenciaga ed Azzedine Alaïa, Scultori della Forma è un bel traguardo come del resto presentare anche quella su Walter Albini in considerazione delle grandi mostre del ‘900… beh, è decisamente una bella cosa” - spiegano i relatori nella città laniera - facendo tuttavia capire anche delle importanti e belle esposizioni di altre figure che in tale museo, “hanno soggiornato piacevolmente” intuendo che tessuto e cultura, si intrecciano perfettamente. Proseguendo nel corso dell’incontro, viene poi piacevolmente esposto che, stavolta, sono presenti anche gli archivi Balenciaga con tanto del patrocinio d’ambasciata francese. “Quanto a Cristóbal Balenciaga e Azzedine Alaïa – due grandi innovatori - è da sottolineare che il progetto molto impegnativo ma anche denso di soddisfazioni, è andato avanti grazie anche ai vari sponsor ed istituzioni locali, permettendone la realizzazione.” Sorride Carla Sozzani Presidente della Fondazione Azzedine Alaïa rilevando che tale mostra rispecchia Parigi e che in precedenza era stata allestita a Roma. “Parliamo di due grandissimi stilisti capace di aver dato alla luce delle vere e proprie meraviglie di abiti sotto l’occhio vigile del grande ‘Givenchy’ che amava e stimava entrambi. Ed ecco perché tale mostra è da considerarsi un vero e proprio tributo a Givenchy ammirando in questo percorso l’originalità degli ‘schizzi’.”
settembre\ottobre 2026 “È stato veramente splendido mettere insieme tali opere dal momento che di vere e proprie opere si parla – proseguiva Olivier Saillard curatore mostra della Fondazione Balenciaga a Parigi – sottolineando che Alaïa era un grande collezionista. Tutto nasce e finisce col tessuto quale materia prima che si lavora anche al contrario in maniera versatile. Questo concetto gli stilisti devono ben saperlo. Quanto a tale esposizione in questi ampi e luminosissimi spazi, è da considerarsi un atto di gran rispetto nei confronti di chi trae ispirazione dall’alta moda, visto che cucire è una vera e propria arte. Inizialmente possono nascere difficoltà anche se poi col passare delle ore, il filo smette d’intrecciarsi andando magicamente avanti! Quanto a questo Museo del Tessuto, da considerarsi un vero e proprio laboratorio meraviglioso!”. Osserveremo parole “sante” per due icone assolute della moda francese per tale progetto nato dalla collaborazione con la Fondazione Azzedine Alaïa di Parigi presieduta da Carla Sozzani che si avvale di un progetto espositivo eccezionale che giunge per la prima volta in Italia. Il desiderio? Semplicemente riunire due grandi talenti abilissimi entrambi nello sperimentare forme e volumi tanto da segnare la storia della moda. Venticinque creazioni di Alaïa considerato uno degli ultimi couturier in grado di padroneggiare ogni fase di realizzazione di un capo, dalla progettazione alla confezione – dialogano con altrettanti capi di Balenciaga in un confronto al di fuori del tempo. Per la prima volta in Italia vengono esposti 12 disegni originali di Balenciaga del 1950 – 1968 provenienti dagli archives parigini con tanto di disegni e campioni di tessuto affiancati da foto di indossato originali sinonimo di testimonianze preziose nonché straordinarie del processo creativo del creatore spagnolo. In loro si trovano elementi di forte continuità contrassegnato dall’ alta moda, l’attenzione alla perfezione sartoriale ed ancora la valorizzazione delle forme del corpo femminile.
Azzedine racconta che quando nel 1968 la maison Balenciaga chiuse definitivamente, lui giovane stilista emergente fu chiamato da mademoiselle Renèe storico vicedirettore generale della casa di moda – nello scegliere una accurata selezione di creazioni del Maestro Balenciaga poiché solamente le sue mani avrebbero saputo rielaborarle e rinnovarle senza tradire la missione di Balenciaga. Il tunisino, talmente stupito dalle forme, architettura dei tagli con tanto di abilità tecnica d’ogni capo, considerò tale impresa un buon punto di partenza nonostante la sua bravura riconosciuta, per il suo prosieguo, collezionando personalmente i capi più rappresentativi. Entrando nel vivo, il percorso si apre con due capi iconici: un abito da sera lungo e aderente e senza maniche in jersey nero con busto dalla profonda scollatura centrale autunno – inverno 1988 di Alaïa, ed un abito da sera lungo con strascico in seta nera cloquè con tanto di busto drappeggiato autunno – inverno 1960 di Balenciaga. Un modo vicino; eppure, nello stesso tempo distante nell’interpretare la femminilità poiché se la ricerca di Balenciaga viene tradotta in eleganza formale, Alaïa punta soprattutto alla sensualità femminile. Nelle varie sezioni da ammirare: Atelier Tailleur proseguendo poi con Atelier Flou
Entrambi di umili origini - iberiche Balenciaga e tunisine Alaïa, godono dell’apprendistato nell’arte del cucito familiare, arrivando più tardi ad un grandissimo successo grazie alla loro maestria, presso l’influente clientela parigina. Grandi appassionati di costruzione sartoriale, sono famosi e non poco per il loro perfezionismo nonché capacità di tagliare e cucire con le proprie mani. E mentre la ricerca di Balenciaga viene tradotta in perfetta eleganza formale, quella di Alaïa evidenza una sensualità precisa. Detto fatto. Poiché se Balenciaga è un grande innovatore di forme nonché creatore di architetture da indossare, Alaïa avvolge scolpendo il corpo come una seconda pelle. Entrando nel vivo, il tessuto è la materia creativa comune, ma, mentre Balenciaga dà forma alle sue architetture con rasi, lane e sete come l’innovativo “gazar” lui inventato nel 1958, Alaïa trasforma il tessuto a maglia rendendolo segno distintivo della sua arte utilizzando la pelle per scolpire e modellare i corpi. Ed eccoci al coupe de theatre! Mentre Balenciaga preferisce chiudere l’atelier piuttosto che convertirsi al “pret-a-porter” Alaïa pone fine all’incessante rincorrersi delle collezioni scegliendo in autonomia momenti ritenuti a lui più opportuni per presentare i propri lavori.
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finendo con la sezione Spagna. Una raffinatissima esplosione di flamenco, bolero, pizzi e merletti, sono i temi ricorrenti qual vero e proprio omaggio all’abbigliamento tradizionale spagnolo con materiali di pura tradizione tessile mediterranea. Ammiriamo i volant in seta nera per Balenciaga in pizzo chantilly, ed ancora per Alaïa maglia di lana e viscosa nera con tanto di scollo rotondo più gonna decorata con volant tagliati a punta. Stupendo il “lungo” con spallini realizzato in pelle nera lavorata a mano, foderato con strisce di pelle multicolori e frange. Disponibilissima poi Carla Sozzani per Beesness spiega che proprio Givenchy fu l’ideatore della mostra: “Proprio io assieme al curatore Saillard, ascoltammo le parole di Givenchy e del suo grande sogno: quella di celebrare una mostra tra i più grandi couturier della storia della moda. Ricordo l’emozione grandissima, Alaià era appena morto e, appena possibile, nel 2020 circa subito dopo la pandemia del Covid, aprimmo tale mostra.” Il comune denominatore di questi tre grandi creatori? “Il rigore nonché l’integrità del loro lavoro, sicuramente puntualizzando che Azzedine nutriva una grande stima ed ammirazione nei confronti di Balenciaga. Esisteva tra loro un grande rapporto emozionale notando tagli, giro… punto di vita ed altro, che li accomunava non poco. Appare addirittura un rigore d’entrambi quasi monacale, amanti del nero…e della loro solitudine! Decisamente molti punti in comune!” Una essenzialità che riporta anche agli abiti di Armani. “Sicuramente. Parliamo d’un esempio per tutte le nuove generazioni non facendosi mai influenzare da nessuno. Decisamente un gran maestro.” Una figura celebre da viva, sicuramente ancor più celebre col trascorrere degli anni. “Direi proprio di sì, da considerarlo il ‘Papa’ della moda milanese.”
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Terminiamo nel ricordo della grande sorella Franca Sozzani. Cosa avrebbe detto stamani nel vedere tali meraviglie? “Ah, guardi, conoscendola le sarebbe piaciuta moltissimo… adorava letteralmente questi due protagonisti e…che dire ancora? Azzedine la chiamava ‘soeur’ come del resto chiamava anche me. Soeur, sorella.”
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INDIGO BLUE DI ELEVENTY
La nuova capsule per celebrare l’anniversario del brand
A cura della Redazione
Per la Primavera/Estate 2027, Eleventy celebra vent'anni di storia guardando al futuro attraverso una collezione Donna che racchiude l'essenza del Made in Italy: ricerca, artigianalità, eleganza e autenticità. In occasione del ventesimo anniversario del marchio nasce la Capsule Indigo Blue, un omaggio al denim come espressione dei valori fondanti di Eleventy. Lavorazioni sartoriali, ricami personalizzati nei disegni della stagione, agugliature e paillettes tono su tono reinterpretano questo materiale iconico attraverso giacche doppiopetto, giubbini ricamati, cappotti con martingala gioiello, abiti strutturati con dettagli luminosi, gonne a ruota e pencil, camicie sciancrate con accenti di luce che uniscono struttura e leggerezza in un linguaggio contemporaneo. La collezione donna primavera estate 2027 si ispira a Venezia, città sospesa tra luce e memoria, dove giardini nascosti, architetture senza tempo e atmosfere ovattate diventano il punto di partenza di un racconto estetico raffinato. La palette cromatica accompagna questa visione attraverso un dialogo armonioso di tonalità naturali e profonde: mora vellutati,
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verdi cardamomo, cioccolato intensi, terre calde e blu luminosi trovano il loro equilibrio grazie a bianchi purissimi, panna, avorio e sabbia, che illuminano ogni look e ne amplificano la profondità. Protagoniste sono le materie prime italiane: lino, canapa e seta. I tweed si fanno più leggeri e le sete, anche con cashmere, esprimono l’anima più preziosa della collezione. Elemento distintivo è il Cupro, fibra rigenerata morbida, luminosa, traspirante e fluida, impiegata sia nella maglieria sia nei tessuti. Una scelta che unisce ricerca estetica, comfort, qualità artigianale e attenzione alla responsabilità, nel segno di Eleventy. Le silhouette interpretano una femminilità rilassata ma costruita con rigore sartoriale. I pantaloni alternano volumi morbidi e linee più asciutte, accompagnando il corpo con naturalezza. Gli abiti privilegiano costruzioni fluide, impreziosite da ricami floreali, punti luce discreti e stampe esclusive che spaziano dai fiori di bambù ai motivi paisley, fino alle righe più sofisticate. Le giacche rappresentano il cuore sartoriale della proposta. Volumi calibrati, tessuti esclusivi e costruzioni impeccabili vengono valorizzati da dettagli ricercati come bottoni in oro
settembre\ottobre 2026 satinato e nuovi smoking da sera, che introducono una dimensione più decisa dell'eleganza femminile. Anche la pelle assume un ruolo centrale nella collezione. Morbidissime nappe e suede leggerissimi danno vita a bomber sfrangiati, giacche, gilet, gonne e pantaloni dalle lavorazioni sofisticate, impreziositi da applicazioni floreali realizzate a mano e lavorazioni laser. La maglieria continua il percorso di eccellenza attraverso filati di seta, cotone e cashmere, lavorati con punti fantasia esclusivi e texture leggere che uniscono ricerca tecnica, morbidezza e comfort. La novità della collezione è rappresentata dal beachwear in tessuto Raschel, una proposta distintiva che introduce una nuova tridimensionalità attraverso l’incontro tra l’effetto materico della maglia e la leggerezza del jersey e dai costumi in stampe paisley personalizzate.
da un manico modulabile che ne moltiplica la portabilità. Ogni modello è arricchito da uno charm in pelle realizzato a mano, simbolo dell'identità artigianale Eleventy. Scarpe, cinture, cappelli e foulard dialogano con la collezione attraverso materiali pregiati, lavorazioni ricercate e una palette perfettamente coordinata.
Gli accessori completano il racconto con una proposta interamente Made in Italy. Debuttano due nuove borse, pensate in collaborazione con il designer italiano Stefano Galandrini, destinate a diventare iconiche: La Meneghina, shopping bag essenziale proposta in due dimensioni, e Sogno, caratterizzata
La donna Eleventy SS27 è sicura di sé, determinata e naturalmente elegante. Vive la quotidianità con uno stile essenziale ma ricercato, scegliendo capi che esprimono qualità, leggerezza e attenzione al dettaglio. Una donna che interpreta il lusso come equilibrio, discrezione e valore autentico.
“Questa capsule ha per me un significato speciale: è un omaggio alle donne che, nel tempo, hanno accompagnato la crescita della nostra collezione e, allo stesso tempo, racconta la visione che continua a guidarci: creare capi capaci di coniugare bellezza, qualità e autenticità. Il denim diventa il filo conduttore di questo racconto: un materiale autentico e senza tempo, che evolve, si trasforma e acquista carattere con l’uso, diventando espressione unica e personale di chi lo indossa.” Afferma Paolo Zuntini direttore creativo donna di Eleventy.
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Il controllo diventa esposizione. L’esposizione diventa linguaggio.
DONDUP PRESENTA ESIBIZIONISTA Lauro De Marinis e le regole del denim
A cura della Redazione
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Dondup presenta Esibizionista, la seconda collezione firmata Lauro De Marinis nel suo ruolo di direttore creativo del brand, in una contaminazione naturale tra musica e moda che accompagna il suo percorso in Dondup fin dal debutto con Erotica a San Siro a giugno 2026. La collezione prende vita in un vero e proprio videoclip musicale, accompagnato dall’omonimo brano curato direttamente da Lauro De Marinis, che ritrae la sfilata e il flashmob che ha visto ragazze in denim invadere Milano. Il video è in uscita su YouTube e la colonna sonora fuori su tutte le piattaforme venerdì 25 settembre alle ore 14.00: un formato inedito di presentazione durante la Milano Fashion Week. E mentre i brand presentano la prossima collezione estiva, Dondup stravolge le regole del calendario della moda e sceglie di portare in anteprima l’inverno 2027/28 diventando trend-setter e fonte di ispirazione. All’interno della collezione Esibizionista, una selezione limitata di capi sarà disponibile dal 25 settembre negli store e e-commerce Dondup, e in selezionati rivenditori. La donna introdotta da Lauro De Marinis lo scorso giugno non cambia identità. Cambia materia. È ancora lei: sicura, sofisticata,
settembre\ottobre 2026 profondamente consapevole del proprio corpo e del proprio potere. Una femminilità che non cerca approvazione e non costruisce la propria sensualità attraverso l’esposizione, ma attraverso il controllo — delle proporzioni, delle forme, dei codici maschili e femminili. Questa volta, il suo linguaggio è il denim. Esibizionista nasce dalla volontà di rendere il codice più immediatamente riconoscibile di Dondup, il denim, e liberarlo dai limiti della categoria merceologica. Non più semplicemente jeans, ma un linguaggio capace di costruire un guardaroba intero, che sottrae il denim alla sua funzione più prevedibile — il casual — per restituirgli tutte le possibilità che contiene. Il denim non appartiene più a un solo momento della giornata, ma li attraversa tutti, dal mattino alla notte.
DONDUP Dondup nasce nel 1999 a Fossombrone, nel cuore della Denim Valley italiana. Il brand ha trasformato la sua conoscenza profonda del denim, maturata in oltre 25 anni di esperienza, in un universo di collezioni ready-to-wear dalla forte identità urbana e cosmopolita. Radicato nella manifattura italiana e mosso da un'ossessione per il fit, Dondup unisce ricerca, qualità e cultura del saper fare in ogni suo capo. Dal 2021 Dondup fa parte del portfolio di Made in Italy Fund, fondo di private equity promosso e gestito da Quadrivio & Pambianco, dedicato a valorizzare le eccellenze italiane nei settori moda, design, beauty e food.
Denim chiarissimi, azzurri lavati, bianchi, forme essenziali: il jeans torna alla propria natura quotidiana, ma il corpo è già protagonista, tra vite alte e bassissime, volumi ampi e costruzioni precise. Il denim si struttura, diventa sartoria, gessato, uniforme; incontra il tailoring maschile e il workwear e ne altera le proporzioni. Ciò che nasce funzionale comincia a diventare seduttivo. Il denim cambia pelle: si scurisce, si compatta, aderisce al corpo. Diventa bustier, corsetto, body, abito guaina, con cuciture che non sono più soltanto costruzione ma linee anatomiche. Il materiale storicamente associato alla praticità diventa quasi couture, fino a costruire abiti lunghi e rigorosi. È qui che riaffiora uno dei codici più profondi di Dondup: il rapporto tra denim e corpo femminile, che il brand lavora fin dalle origini come strumento per valorizzare la silhouette. Esibizionista porta questa ricerca oltre il pantalone all’interno dell’intero guardaroba: il denim non veste semplicemente il corpo, lo disegna. A percorrere l’intera collezione c’è un secondo segno: il tribale Dondup. Un codice d’archivio viene isolato, ripetuto, trasformato fino a diventare un nuovo monogramma — bottone, gioiello, pizzo, trasparenza, devoré, maglia e jacquard. Nel jacquard serale si moltiplica tono su tono nel blu profondo: anche quando il denim non c’è più, ne rimane il colore. Azzurro ghiaccio, indaco, blu notte: una progressione cromatica che accompagna il trascorrere delle ore. E poi il rosso — discreto, preciso, quasi un segnale. L’etichetta rossa riporta Dondup alle proprie origini e al 1999, non come esercizio nostalgico ma come riaffermazione di identità.
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BALDININI P/E 2027
L’eleganza e il ritmo dell’Adagio Italiano
A cura della Redazione
La collezione Baldinini Spring Summer 2027 nasce sotto il mood di ‘Adagio Italiano’, una filosofia del vivere che riscopre il valore del tempo, della leggerezza e dei valori autentici. In un mondo scandito dalla velocità, Baldinini interpreta una nuova idea di eleganza rilassata, in cui comfort evoluto, qualità e libertà di movimento convivono in equilibrio. Ogni modello è pensato per accompagnare il ritmo naturale della giornata attraverso un design pulito ed essenziale, un’attenta cura dei dettagli e costruzioni studiate per garantire una calzata impeccabile. A unire la collezione uomo e donna è un’attitudine contemporanea e disinvolta, ispirata al fascino senza tempo della Riviera Italiana. Heritage e innovazione dialogano attraverso alcuni dei codici distintivi di Baldinini, reinterpretati in chiave contemporanea: lavorazioni intrecciate, dettagli laser-cut e tecniche ispirate all’archivio del brand definiscono un guardaroba trasversale, capace di muoversi con naturalezza tra calzature più formali, proposte casual e modelli dall’attitudine sportiva. La ricerca sui materiali e sulle costruzioni è centrale nello sviluppo della collezione. Pellami di vitello ultra-soft, texture materiche,
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lavorazioni traforate e artigianalità si incontrano con soluzioni tecniche avanzate, dalla costruzione Goodyear Reverse alle suole ultra-light, per offrire leggerezza, flessibilità e comfort. Dalle calzature formali ai modelli casual e sportswear, ogni proposta è concepita come una seconda pelle, pensata per seguire naturalmente il movimento e interpretare l’essenza più autentica dello stile italiano contemporaneo. La collezione donna sviluppa il concept dell’Adagio Italiano attraverso una femminilità autentica e contemporanea, fatta di forme essenziali, dettagli identitari e ricerca sui materiali. La linea Nuage trasforma il monogram Baldinini in un elemento distintivo: il dettaglio metallico lucido illumina décolleté, slingback e sandali, definendo una proposta sofisticata e contemporanea. Il tema Mesh rilegge invece il monogram come una texture allover, attraverso trasparenze e pattern geometrici che valorizzano leggerezza e individualità. Mille Miglia trae ispirazione dall’estetica rétro dei guanti da guida vintage, combinando tessuti tridimensionali e pelle premium in un equilibrio tra artigianalità e innovazione. Pensata per un guardaroba versatile e agender, interpreta la calzatura come espressione di movimento, libertà e comfort contemporaneo.
settembre\ottobre 2026 After Sunset interpreta il passaggio dal giorno alla sera attraverso materiali raffinati, trasparenze delicate e dettagli luminosi. Rifessi metallici, cristalli e finiture preziose catturano la luce, definendo un’estetica sofisticata e magnetica per le lunghe serate estive. La ballerina Alma interpreta invece l’essenzialità attraverso una silhouette pulita, una morbida scollatura a V e una suola in gomma ultra-light, per una costruzione “seconda pelle” che unisce comfort e versatilità. La sneaker Brezza, proposta sia in versione uomo che donna, completa il racconto con una costruzione leggera e flessibile in pellami ultra-soft, morbido nabuk e lavorazioni forate, pensata per garantire traspirabilità e comfort durante l’intera giornata. Essenziale ma sofisticata, supera l’estetica sportiva per affermarsi come elemento chiave del guardaroba urban-chic.
LA SNEAKER ONDA: INNOVAZIONE IN MOVIMENTO Come uno spin-off di collezione, Baldinini presenta la sneaker Onda, il progetto che rappresenta il lato più tecnologico e innovativo della ricerca del brand. Se la collezione rallenta il ritmo, Onda esplora la dimensione attiva del movimento attraverso una calzatura progettata per performance e dinamismo quotidiano. La suola volumetrica ultra-light è studiata per garantire cushioning e ritorno di energia, mentre la tomaia multi-layer combina resistenza, leggerezza e traspirabilità avanzata. Disponibile in versione uomo e donna e con un impatto visivo bold e contemporaneo, Onda rappresenta l'incontro tra innovazione tecnica e cultura del movimento, offrendo una nuova interpretazione del comfort.
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A cura della Redazione
Materiali autentici e richiami culinari della laguna veneziana
DANIELCANZIAN: IL NUOVO VOLTO DEL SUO SPAZIO IN BRERA
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DanielCanzian Ristorante riapre dopo l’estate con una sala rinnovata e un progetto che rafforza ancora di più il legame tra la cucina dello chef e le sue radici venete. Nessun cambiamento, un’evoluzione naturale. Gli spazi diventano più caldi, attraverso materiali autentici, nuove tonalità e arredi realizzati su misura da Riva1920, pensati per rendere il ristorante un luogo in cui fermarsi e trascorrere il proprio tempo con spensieratezza. Un percorso che segue la stessa direzione intrapresa dalla cucina di Daniel Canzian: leggibile, leggera e profondamente identitaria. Il richiamo a Venezia attraversa oggi anche gli interni: nei colori, con tonalità che si avvicinano ai rossi della città lagunare, e nella scelta dei materiali, dall’ottone agli elementi naturali, fino alla presenza della Briccola, il legno dei pali che segnano da secoli la Laguna e che porta con sé le tracce del tempo e dell’acqua. Tra gli elementi più rappresentativi del progetto c’è la console Venice, disegnata da Claudio Bellini e reinterpretata come social table da Maurizio Riva e Daniel Canzian: un grande piano in vetro extrachiaro dal profilo curvilineo, che richiama il movimento dell’acqua, sostenuto da sette pali in legno di Briccola, ciascuno diverso dall’altro e lavorato su misura.
A questa si affiancano altri elementi realizzati per l’ingresso, la zona accoglienza e la sala, tra mobili contenitori e il nuovo chef’s table in legno di rovere, progettati espressamente per rispondere alle esigenze del ristorante. «Volevo che il ristorante mi assomigliasse ancora di più. In cucina negli ultimi anni ho lavorato molto per semplificare e rendere ogni piatto più comprensibile. Mi interessava che anche la sala seguisse la stessa direzione: meno elementi, materiali veri e un legame forte con le mie origini. La Briccola non è semplicemente un legno bello: porta dentro di sé la Laguna, il tempo e una storia che sento molto vicina. Il mio desiderio era rendere il ristorante un luogo ancora più accogliente e personale», racconta Daniel Canzian. Un ristorante da vivere in momenti diversi Da settembre, con l’apertura ore 18:00, DanielCanzian Ristorante introduce anche l’aperitivo con cucina, ispirato alla tradizione veneziana del cicchetto. La Cicchetteria di Daniel propone una formula informale, pensata anche per chi desidera fermarsi semplicemente per un cocktail o un calice di vino accompagnato da alcuni piatti: dal Pane Sfogliato caldo, da accompagnare al Nettare Rosso di pomodoro, alla degustazione di Parmigiano Reggiano, fino al baccalà mantecato con polenta e alla ciotola di risotto del giorno.
settembre\ottobre 2026
LO CHEF Daniel Canzian nasce a Conegliano da una famiglia di “osti” che ha saputo accendere in lui un’autentica passione per la cucina. Fin da giovanissimo viaggia e lavora nelle migliori cucine d’Italia e di Francia; decisivo è l’incontro con Gualtiero Marchesi, che lo mette a capo dei ristoranti del suo gruppo nel ruolo di Executive Chef. Dopo aver ricevuto il premio “Pellegrino Artusi” come migliore giovane chef, nel 2013 Canzian apre il ristorante che porta il suo nome. È qui che si afferma la sua personale idea di cucina, caratterizzata da una visione “minimalista”, che elimina il superfluo per far parlare la materia prima. I suoi menu si fondano su semplicità, rispetto della tradizione e stagionalità. L’attenzione al territorio, alla freschezza e alla qualità degli ingredienti emerge anche nella scelta di rifornirsi dai piccoli produttori locali del mercato San Marco, che si svolge ogni lunedì e giovedì a due passi dal ristorante. Agli impegni come chef patron del suo ristorante, Canzian affianca quelli legati alla vita associativa di JRE – Jeunes Restaurateurs, di cui ricopre dal 2024 il ruolo di Presidente Internazionale.
DANIELCANZIAN RISTORANTE DanielCanzian Ristorante è il progetto gastronomico dello chef Daniel Canzian, aperto a Milano nel 2013. La sua cucina si fonda su semplicità, stagionalità e rispetto della tradizione, con una particolare attenzione al patrimonio gastronomico veneto e veneziano, reinterpretato attraverso una visione contemporanea e personale. Situato nel cuore di Brera, il ristorante valorizza l’alta artigianalità italiana tanto in cucina quanto nelle scelte di interior design, con materiali autentici e arredi realizzati su misura. La proposta accompagna diversi momenti della giornata: dal pranzo, anche con una formula dedicata al business lunch, alla cena, con menu degustazione e alla carta, fino all’aperitivo dalle ore 18:00, ispirato alla tradizione veneziana del cicchetto. Dal 2020 DanielCanzian propone inoltre il servizio di delivery e asporto “A casa tua” e la Boutique online, dove è possibile acquistare prodotti firmati dallo chef, gift voucher e corsi di cucina.
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dm ITALIA Il traguardo di 100 punti vendita e il nuovo piano di sviluppo
A cura della Redazione
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A meno di nove anni dall’apertura del primo punto vendita in Italia, inaugurato a Milano CityLife il 30 novembre 2017, dm raggiunge il traguardo dei 100 negozi, confermando il proprio percorso di crescita e il consolidamento sul territorio nazionale. L’estate 2026 segna infatti una tappa significativa per il drugstore: il 30 luglio ha aperto il 99º negozio dm a Savignano sul Rubicone (FC), presso il Parco Commerciale Romagna Shopping Valley, in Piazza Metropolis, 15 che conterà 13 collaboratori e una superfice di vendita di circa 550 mq. Il 6 agosto è stato invece augurato il 100º punto vendita a Castenaso (BO), presso il Parco Commerciale Nova, in via Villanova 29; anche questo negozio, sviluppato su una superficie di vendita di circa 550 mq, impiega un team di 10 collaboratori. Tuttavia, il piano di sviluppo previsto per i prossimi mesi non si ferma qui. Entro la fine dell’estate, dm inaugurerà infatti altri tre negozi a Brescia, Parma e Bassano del Grappa, confermando il desiderio di avvicinare sempre di più l’insegna ai propri clienti. “Il nostro proposito è inaugurare tra i 15 e i 20 nuovi negozi ogni anno nella nostra area di espansione, per poter coprire anche le location dove oggi non siamo ancora presenti. Vogliamo essere presenti sia nelle aree più centrali altamente frequentate (come centri commerciali, vie commerciali e centri città), che nelle zone densamente abitate, allo scopo di avvicinarci sempre di più ai nostri clienti. Collaboriamo con
settembre\ottobre 2026 partner affidabili e di lunga durata. Il piano di aperture si concentra attualmente nelle regioni del Nord Italia.”, afferma Dirk Schneider, Direttore Espansione. I traguardi di dm Il raggiungimento del 100° punto vendita si inserisce in un contesto di sviluppo che continua a coinvolgere tutti gli ambiti dell'azienda. Nel corso degli ultimi anni, dm ha infatti raggiunto diversi importanti traguardi, tra cui il lancio dell’ecommerce nel 2022 e della carta fedeltà digitale nell'app “la mia dm” nel 2024, l'avvio del dm babybonus e l’installazione dei punti di ritiro nel 2025. Ad oggi, sono 1,26 milioni gli account registrati nell'app "la mia dm" e 18.130.501 gli scontrini che l’insegna ha emesso negli ultimi dodici mesi, a testimonianza della relazione sempre più solida con la clientela. Questa crescita si materializza anche nei risultati economici: nell'esercizio fiscale ottobre 2024 – settembre 2025, l'azienda ha registrato un fatturato di 252 milioni di euro, con una crescita del 26,4% rispetto all'anno precedente. L’ampliamento della rete commerciale si riflette anche sul piano occupazionale: attualmente, dm Italia conta 1.111 collaboratrici e collaboratori (stagisti inclusi), riportando un aumento dell'11,66% rispetto all'anno precedente. La realtà si riconferma come un’organizzazione giovane, con un’età media di 33 anni, nella quale le donne rappresentano l'86,5% dell'intera popolazione aziendale (dati aggiornati al 30 giugno 2026).
dm dm drogerie markt, fondata in Germania nel 1973, è oggi tra le più grandi catene commerciali di prodotti per la cura della persona e della casa, beauty e make-up, alimenti biologici e integratori, prodotti per l'infanzia ed anche per animali domestici. dm offre un assortimento di circa 15.000 referenze di brand commerciali e marchi propri, 28 quelli prodotti in-house (tra cui Balea, dmBio, alverde, babylove, e Mivolis) con l'obiettivo di proporre un'ampia offerta a prezzi estremamente competitivi. Il gruppo dm registra, al settembre 2025, un fatturato superiore a 19,197 miliardi di euro ed è presente in 14 Paesi europei con oltre 4.000 punti vendita e più di 93.000 collaboratori. Presente sul mercato italiano dal 2017, dm Italia conta oggi 98 punti vendita sul territorio nazionale, per un fatturato che supera i 250 milioni di euro.
Assortimento in continua evoluzione e attenzione ai prodotti Made in Italy L'espansione di dm è sostenuta da un assortimento che conta mediamente 13.000 referenze per punto vendita e continua ad evolversi seguendo i bisogni dei consumatori. Le categorie che registrano le migliori performance sono quelle dedicate alla cura della persona, alla skincare, al make-up, alla cura dei capelli e all'alimentazione biologica certificata. Negli ultimi anni dm ha osservato una crescente attenzione dei clienti verso la qualità delle formulazioni, la composizione dei prodotti e la trasparenza delle informazioni, elementi che orientano sempre più le scelte d’acquisto. Particolare rilievo riveste anche il sostegno della filiera italiana: oggi dm collabora con circa 200 fornitori nazionali e propone ai propri clienti oltre 2.000 prodotti Made in Italy. Responsabilità sociale e iniziative ambientali Parallelamente all’incremento della sua rete commerciale, il drugstore continua a investire in iniziative di responsabilità sociale e ambientale. Tra queste figurano Il Petalo Bianco, realizzato insieme a FARE X BENE e Catrice per offrire supporto psicologico e legale gratuito alle vittime di violenza; il Baby Kit, iniziativa sviluppata insieme al Comune di Genova e dedicata ai futuri e neogenitori; Diamo forma al futuro, un progetto internazionale dedicato alla valorizzazione del volontariato e dell’impegno civico. Sul fronte energetico oltre il 96% dei punti vendita e la sede
Dirk A. Schneider, Direttore Espansione dm Italia
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centrale utilizzano energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili certificate. Dove tecnicamente possibile vengono inoltre installati impianti fotovoltaici per l’autoproduzione di energia; ad oggi sono attivi 13 impianti. Nel 2025 dm ha ottenuto la certificazione ISO 50001, finalizzato al monitoraggio dei consumi energetici, all’individuazione di possibili sprechi e al miglioramento continuo dell’efficienza energetica. Sempre più vicini ai nostri clienti “Raggiungere i 100 negozi rappresenta un traguardo importante, ma soprattutto una grande responsabilità. La crescita di dm è il risultato della fiducia dei nostri clienti e dell'impegno quotidiano delle nostre collaboratrici e dei nostri collaboratori. Continueremo a espanderci con l'obiettivo di essere sempre più vicini alle persone e alle comunità in cui operiamo, offrendo un'esperienza d'acquisto di qualità.” afferma Benjamin Schneider, CEO di dm Italia. “Questo importante momento coincide con una nuova fase di evoluzione dell'insegna. Nei prossimi mesi introdurremo importanti novità che rafforzeranno ulteriormente il nostro posizionamento sul mercato italiano, con l'obiettivo di offrire ai clienti ancora più valore, trasparenza e convenienza nel tempo.”
Benjamin Schneider, CEO dm Italia
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FEDERICO GORDINI Milano Wine Week, il gusto di vivere il vino A cura di Christian Gaston Illan
Milano Wine Week è diventata negli anni un appuntamento importante per Milano e per il mondo del vino. Come è nata questa idea e cosa rappresenta oggi per te vedere il progetto crescere ed evolversi? Il mio percorso nasce nel 2009, quando ho ideato Milano Food Week, una delle prime grandi manifestazioni cittadine dedicate al mondo della cucina e dell’enogastronomia. Erano anni in cui la cucina stava vivendo una straordinaria crescita di attenzione mediatica e culturale. L’intuizione fu quella di costruire un grande evento diffuso, una sorta di Fuorisalone senza un Salone, capace di coinvolgere l’intera città, i suoi protagonisti e i suoi luoghi. Da quell’esperienza è nato un percorso che mi ha portato progressivamente ad avvicinarmi al mondo del vino, prima attraverso progetti come Bottiglie Aperte e Vivite e poi, nel 2018, con la nascita di Milano Wine Week. L’obiettivo era portare nel mondo del vino quel modello di manifestazione cittadina, costruendo una piattaforma capace di mettere in relazione aziende, professionisti, consumatori e territori, valorizzando al tempo stesso il ruolo internazionale di Milano. Oggi, alla nona edizione, Milano Wine Week rappresenta per me l’evoluzione di quella visione iniziale. Non semplicemente un evento dedicato al vino, ma un progetto che cresce e si trasforma insieme al settore, interpretandone i cambiamenti e cercando ogni anno di offrire nuove risposte alle sfide della filiera, dalla ristorazione all’ospitalità, dalla comunicazione al rapporto con le nuove generazioni. Milano è una città internazionale, capace di unire business, cultura e lifestyle. Quanto ha contribuito questa identità alla crescita e al successo di Milano Wine Week? Milano è il punto di convergenza di molte delle più grandi eccellenze italiane e, con Milano Wine Week, si è affermata come una capitale della comunicazione e delle nuove tendenze del vino. È una città capace di anticipare i cambiamenti nei consumi e nei linguaggi, grazie a un tessuto della ristorazione estremamente dinamico, in cui nuovi
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wine bar e format di ospitalità continuano a nascere ed evolversi. La sua vocazione internazionale la rende un laboratorio ideale per sperimentare progetti e intercettare nuovi pubblici. Inoltre, la posizione geografica, vicina a molti dei principali territori vitivinicoli italiani, ne fa una piattaforma privilegiata per creare relazioni, presentare innovazioni e raccontare il vino in dialogo con il design, la moda, la cultura e il lifestyle. Quali sono le principali novità che caratterizzano l’edizione 2026 di Milano Wine Week e quali esperienze avete pensato per coinvolgere il pubblico e i professionisti del settore? Quest’anno abbiamo costruito un programma che prova a rispondere a tre grandi sfide del settore: valorizzare le professioni, sviluppare l’ospitalità del vino e rinnovare i linguaggi con cui ci rivolgiamo al pubblico. Il primo asse è quello della sala e della sommellerie, con gli Stati Generali della Sala Italiana, un momento di confronto sul futuro delle professioni, sulla formazione e sull’attrattività di queste carriere. A questo si affiancano Wine List Italia, la guida costruita attraverso le selezioni di oltre cento sommelier, e i MWW Awards dedicati alle migliori carte dei vini e ai protagonisti della ristorazione.
settembre\ottobre 2026 Il secondo asse è l’enoturismo e la wine hospitality: apriamo la manifestazione con il Wine Hospitality Forum, i Wine Hospitality Awards e il Wine Hospitality Showcase, occasioni complementari per riflettere sull’accoglienza, valorizzare le migliori esperienze e creare un incontro diretto tra cantine e pubblico. Il terzo è la contaminazione culturale. Con “Il Vino Cambia Forma”, realizzato insieme a Spazio Di Paolo ai Dazi dell’Arco della Pace, mettiamo in dialogo vino, design, arte e intrattenimento, attraverso una mostra dedicata al packaging e al labeling e appuntamenti come One Wine Night. È il nostro modo di dimostrare che il vino può entrare in contesti nuovi senza perdere la propria identità. Milano Wine Week rappresenta anche un’importante occasione di incontro tra aziende, professionisti e nuove realtà. Quanto è fondamentale creare queste connessioni per valorizzare il settore vitivinicolo italiano? Creare relazioni dirette è oggi più che mai fondamentale. L’esperienza e la possibilità di avvicinare produttori e consumatori rappresentano leve strategiche per il futuro del comparto, anche perché aiutano le aziende a generare valore e a costruire rapporti duraturi. Portare le persone nei territori e nelle vigne significa far conoscere da vicino il lavoro, la passione e la storia umana e agricola che si celano dietro ogni bicchiere. Allo stesso tempo, queste relazioni passano ogni giorno attraverso la ristorazione e il servizio di sala, che sono spesso il primo punto d’incontro tra il vino e le persone. Per questo considero sommelier e professionisti di sala veri e propri creatori di esperienze: figure decisive per accompagnare il cliente nella scoperta, valorizzare le etichette e promuovere un consumo consapevole e di qualità. Il vino è una delle grandi eccellenze del nostro Paese. Quanto possono contribuire manifestazioni come Milano Wine Week a promuovere il Made in Italy anche a livello internazionale? Credo che oggi la sfida del vino italiano non sia soltanto promuovere la straordinaria qualità delle nostre produzioni, ma soprattutto riuscire a comunicarne il valore in maniera sempre più efficace sui mercati internazionali. Milano, da questo punto di vista, rappresenta una piattaforma straordinaria: è una città nella quale convergono operatori, buyer,
professionisti e comunicatori provenienti da tutto il mondo, ed è un luogo capace di mettere il vino in relazione con altre eccellenze del Made in Italy, dalla moda al design, dalla ristorazione all’ospitalità. Con Milano Wine Week vogliamo contribuire proprio a questo processo, creando occasioni di incontro e nuove opportunità di relazione, ma anche sperimentando linguaggi e modalità di racconto capaci di rafforzare il posizionamento del vino italiano. Perché il futuro del nostro settore non si gioca soltanto sulla capacità di produrre grandi vini, che già possediamo, ma anche su quella di farne comprendere il valore culturale, identitario ed economico nel mondo. Guardando alle nuove generazioni, come sta cambiando il modo di vivere e raccontare il vino? E quale ruolo può avere Milano Wine Week nell’avvicinare un pubblico sempre più ampio a questa cultura? Non credo che i giovani abbiano semplicemente perso interesse per il vino: credo piuttosto che stiano cambiando le modalità con cui desiderano scoprirlo e viverlo. Cercano autenticità, esperienze e occasioni di socialità, dalla visita in vigna all’aperitivo, fino ai momenti di incontro serali. E chiedono una comunicazione meno rigida, più accessibile e vicina ai loro linguaggi. Il vino deve quindi sapersi aprire alla contaminazione con il design, la moda, l’arte e l’intrattenimento, senza rinunciare alla profondità culturale che lo caratterizza. Milano Wine Week vuole essere un laboratorio di questa evoluzione: creare contesti contemporanei e conviviali nei quali il vino possa essere conosciuto con curiosità, senza barriere, promuovendo sempre un approccio moderato, consapevole e responsabile. Guardando al futuro e al prossimo traguardo della decima edizione, quale ambizione vorresti realizzare con Milano Wine Week e quale segno personale desideri lasciare nel mondo del vino? La decima edizione del 2027 rappresenterà certamente un traguardo importante, ma vorrei che fosse soprattutto un punto di partenza. In questi dieci anni abbiamo attraversato trasformazioni profonde, dalla pandemia ai cambiamenti nei consumi, fino alle nuove sfide che il settore vitivinicolo sta affrontando. La mia ambizione è che Milano Wine Week possa diventare sempre di più un luogo nel quale non soltanto si racconta il vino, ma si contribuisce concretamente a costruirne il futuro, mettendo intorno allo stesso tavolo imprese, professionisti, istituzioni e nuove generazioni. Se penso al segno che vorrei lasciare, mi piacerebbe aver contribuito a cambiare il modo di raccontare e vivere il vino, rendendolo più contemporaneo, accessibile e capace di dialogare con la società. Credo profondamente che il vino sia uno dei più grandi patrimoni culturali ed economici del nostro Paese, ma proprio per questo non possiamo limitarci a celebrarne la tradizione: dobbiamo avere il coraggio di innovare, sperimentare e costruire nuove connessioni con le persone.
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XTRAWINE
La nuova App per wine lover e professionisti
A cura della Redazione
Con il lancio della nuova app, XtraWine, esclusivo wine club online, conferma un passo decisivo nella sua evoluzione: un punto di incontro tra innovazione tecnologica e passione enologica, dove acquisto e cultura esperienziale convivono in un’unica piattaforma, pensata per chi vuole vivere il vino in modo consapevole e autentico. Per rispondere alle nuove esigenze di un consumatore sempre più informato, consapevole e orientato alla qualità, l’obiettivo dell’app è rendere l’esperienza d'acquisto del vino più rapida, intuitiva e personalizzata. Dalla ricerca rapida e intuitiva che permette di individuare facilmente etichette, produttori o tipologie di vino, alla lista dei preferiti che consente di salvare e ritrovare in ogni momento i prodotti di interesse. Anche il checkout veloce consente di completare gli ordini in pochi istanti, rispondendo alle esigenze di un consumatore che cerca semplicità ed efficienza. A completare l’esperienza, un servizio di assistenza dedicata anche da mobile, pensato per accompagnare l’utente in modo puntuale e personalizzato, ovunque si trovi.
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Oltre all’innovazione tecnologica, la nuova app XtraWine introduce vantaggi esclusivi pensati per rafforzare il rapporto con la propria community. Gli utenti dell’app, infatti, possono accedere in anteprima alle promozioni disponibili sul sito, garantendosi un early access alle migliori opportunità di acquisto. Inoltre, l’app offre promozioni e offerte esclusive dedicate ai propri utenti insieme a selezioni esclusive di prodotti pensate per valorizzare etichette, novità e proposte speciali. Per celebrare il lancio, chi scarica l’app riceverà inoltre un regalo di benvenuto, pensato per dare il benvenuto nel mondo XtraWine e rendere ancora più speciale l’esperienza fin dal primo accesso. Al centro dell’evoluzione di XtraWine c’è una visione che supera il concetto tradizionale di wine club online, per abbracciare un modello basato sulla relazione e sulla conoscenza. Per rimanere costantemente aggiornati sulle experience, all’interno della nuova app XtraWine sarà possibile conoscere e iscriversi alle masterclass, incontri con produttori ed eventi esclusivi, che rappresentano uno degli elementi distintivi di questo approccio: momenti di confronto diretto che permettono agli
settembre\ottobre 2026 utenti di entrare in contatto con le storie e i territori, che danno vita ai vini selezionati. L’obiettivo non è solo facilitare l’acquisto, ma accompagnare il consumatore in un percorso di scoperta consapevole, offrendo strumenti, contenuti e occasioni di approfondimento che differenziano XtraWine dai classici wine club online. La nuova app XtraWine è disponibile per il download su App Store e Google Play, consentendo un accesso immediato all’universo del wine club direttamente da smartphone. Pensata per un pubblico trasversale ma accomunato da una forte passione per il vino, l’app si rivolge a wine lover, appassionati, collezionisti e professionisti del settore. Con il lancio della nuova app, XtraWine rafforza la propria visione di innovazione nel mondo del vino: un ecosistema digitale che si trasforma in un percorso esperienziale, all’interno del quale i vini più amati dai consumatori saranno a portata di mano.
XTRAWINE XtraWine nasce nel 2009 da un gruppo di amici uniti dalla stessa grande passione per il fine wine e per l’innovazione con l’obiettivo di ridefinire il processo di scoperta e acquisto di etichette e bottiglie ricercate. Ciò che ci distingue non è solo l’attenta e curata selezione delle cantine più prestigiose e dei vini, è il nostro approccio: competenza unita ad eleganza, servizio impeccabile e impegno costante verso l'eccellenza. Dalla selezione alla consegna, ogni dettaglio è pensato per offrire ai nostri clienti una experience straordinaria. Nel 2014 l’espansione in Asia a Hong Kong, seguita nel 2021 dalla Svizzera e nel 2022 dalla Gran Bretagna, XtraWine oggi è presente in 40 paesi ed è diventato un nome di fiducia tra intenditori, oltre ad aver creato un wine club esclusivo per veri appassionati in Italia e nel mondo.
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A cura della Redazione
Il primo marketpalce nazionale dedicato alle maglie da calcio
GOALLECTIONS
/Sport 60
Patrizio Guido Altieri
Nasce Goallections, il primo community m a r ke t p l a c e i t a l i a n o d e d i c a t o a l collezionismo di maglie da calcio match worn e store. Qui collezionisti, tifosi appassionati e nostalgici potranno non solo acquistare e vendere, ma anche esibire le proprie shirt. Una piattaforma pensata dunque per chi non cerca un semplice memorabilia da tenere nell’armadio o esporre, ma storie, autenticità e, soprattutto, appartenenza e identità. Goallections, come sottolinea il Founder e ideatore, Patrizio Altieri, nasce dall’idea che il calcio non è solo uno sport, bensì una cultura globale condivisa da miliardi di persone per cui le maglie da calcio diventano gli elementi identitari più iconici. I numeri lo confermano: il calcio è seguito da circa 3,5 miliardi di persone nel mondo1 ed è di fatto lo sport più popolare anche in Italia. Basti pensare che la Serie A ha toccato nell’anno appena trascorso una media di oltre 29.500 spettatori a partita, il valore più alto degli ultimi 26 anni2. Una passione che si riflette anche nel collezionismo sportivo
tant’è che questo mercato è in fortissima espansione in tutto il mondo: nel 2024 valeva 33,6 miliardi di dollari e si stima che raggiungerà i 271,2 miliardi entro il 2034, con un tasso di crescita annuale del 22,1% secondo quanto previsto da Sports Illustrated. All’interno di questo mercato, le maglie da calcio occupano un posto di rilievo con un CAGR del 6,8% che porterà a toccare i 20,3 miliardi di dollari entro il 20313. “Sono sempre stato un grande appassionato di calcio, l’ho sempre seguito da tifoso e per lavoro. Fin dai tempi del liceo, con un gruppo di amici, condividevamo la passione per le maglie dei club, soprattutto quelle degli anni ’90 e 2000 che per noi avevano un valore affettivo. Abbiamo iniziato a collezionarle un po’ per gioco, un po’ per nostalgia. Poi, un giorno a distanza di tempo, in quel periodo in cui eravamo tutti obbligati a restare a casa, parlando con un amico al telefono gli ho raccontato di come stessi osservando una crescita rilevante nell’interesse per le maglie
settembre\ottobre 2026 da calcio e del second-hand sportivo: sui social, nei gruppi Facebook, nelle community online stavano nascendo spazi sempre più attivi di compravendita e scambio, ma erano caotici e frammentati” – racconta Patrizio Altieri, Founder e ideatore di Goallections. A quel punto arriva l’intuizione: “tutte quelle community, quelle conversazioni, quegli annunci, quelle vetrine improvvisate raccontavano un bisogno chiaro ancora senza risposta”. Così, prima come gruppo Facebook con oltre 19.000 collezionisti, e oggi come community marketplace nasce Goallections, che, come lo definisce Altieri, è: “un contenitore unico, pensato per chi vuole collezionare, vendere, comprare, esibire. Non solo un marketplace, ma uno spazio in cui costruire relazioni e identità attraverso le maglie e, non in ultimo, documentarsi e cercare competenza”. Con Goallections il Founder e il suo team – composto da Arcangelo Ronco, Cristiano Carriero e Filippo Delprete (Italian Jersey Collector), professionisti con lunghe esperienze nel mondo della comunicazione e dell’innovazione – e Alex Ballato (CEO e Co-Founder di Hellodì) nel ruolo di Advisor, ha unito dunque i puntini tra la sua passione per il calcio e il know-how nel mondo dello storytelling e dell’innovazione per rivolgersi a collezionisti, tifosi, nostalgici e cultori della cultura calcistica. Un focus particolare è poi per Millennials e Gen Z, due generazioni che non cercano soltanto una maglia da acquistare, ma storie autentiche, emozioni condivise e un forte senso di appartenenza, valori che condividono con lo spirito di Goallections.
GOALLECTIONS Goallections è il primo community marketplace italiano interamente dedicato al collezionismo di maglie da calcio, match worn e store. Nato dall’idea di Patrizio Altieri, unisce passione sportiva, identità e cultura calcistica in una piattaforma dove acquistare, vendere, scambiare ed esibire cimeli unici. Con oltre 2.000 maglie già disponibili, Goallections si rivolge a tifosi, collezionisti, appassionati e nostalgici che cercano storie autentiche racchiuse in maglie e cimeli di ogni epoca e campionato, da tutto il mondo. Pensato come uno spazio in cui coltivare relazioni e competenze, il progetto promuove inoltre una visione sostenibile del second-hand sportivo e si pone come punto di riferimento per il mercato del collezionismo di maglie da calcio e non solo. Per ulteriori informazioni visitare: www.goallections.com
Su Goallections, è possibile acquistare, scambiare e scoprire già da oggi più di 2.000 maglie, tra cui alcune con particolari storie e aneddoti come quella della gloriosa stagione 1994/95 della Sampdoria; la terza maglia gara preparata per Ibrahimovic nell'anno del 19° scudetto del Milan; la match worn dell'Inter, indossata e autografata dal "Fenomeno" Ronaldo nella stagione '97/'98; o ancora quella di David Platt durante la sua esperienza nell’AS Bari, quando il Club militava in Serie A e quella disegnata da Jorge Campos per i Mondiali 1994. Passò alla storia per il suo design psichedelico e fuori dagli schemi e per essere stata la maglia che furono costretti a indossare tutti i portieri di riserva del Messico, ora Goallections l’ha resa un trofeo da esporre che tutti potranno ammirare. Tra i progetti per il futuro c’è inoltre la volontà di estendere l’offerta di Goallections anche al mercato di cimeli e second-hand sportivi. Con questo progetto si guarda infatti anche alla sostenibilità, perché nello sportwear si sta affermando sempre più una logica di circolarità e chi acquista una maglia usata lo fa non solo per identificazione e stile, ma anche per rispetto dell’ambiente. Goallections è dunque un community marketplace a tutto tondo dove si incontrano passione, cultura, persone e sostenibilità pronto a guardare al futuro del mercato dei memorabilia. The Sun Forbes, 2024 3 Verified Market Research 1 2
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/Beauty
LAYLA COSMETICS Un francobollo celebrativo per il leggendario brand
A cura della Redazione
Una leggenda milanese che rischiava di scomparire ritrova la sua luce e viene consacrata dallo Stato italiano. Layla Cosmetics, lo storico brand nato nel 1936 in Via Pestagalli per intuizione del Commendator Emanuele Rossetti, torna a rivedere la luce dopo un periodo di profonda crisi. Un’operazione volta a salvare questa eccellenza del Made in Italy quella di Beauty Link s.r.l. dell’imprenditore Alessio Badia, intervenuto come un vero e proprio "Mecenate 2.0" per recuperare la realtà milanese non con una semplice operazione finanziaria, ma con un autentico atto di restaurazione identitaria, volta ad investire sul valore umano e produttivo di un marchio che ha fatto la storia della manicure italiana. A suggellare questa rinascita, che cade proprio in occasione dei novant'anni di epopea industriale dell'azienda, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha dedicato a Layla Cosmetics un francobollo ordinario da 1,30 euro della serie tematica “Le Eccellenze del sistema produttivo e del Made in Italy”. Il francobollo, curato dall’azienda e ottimizzato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, cattura in un viaggio cromatico il leggendario smalto rosso di Layla, simbolo di un'eleganza intramontabile che oggi si proietta nel domani, simbolo di eleganza intramontabile e avanguardia che si trasforma sulla carta in un manifesto senza tempo.
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Questa emissione filatelica non è solo un tributo al passato, ma il manifesto di quella che si prepara ad essere la "New Layla 2.0" in cui la visione di Alessio Badia conta di spogliare il brand del superfluo per ripartire dal cuore pulsante della sua storia: lo smalto e la sua formula segreta che dal 1952 rappresenta l'apice della cosmesi italiana. Una rinascita sotto il segno di un nuovo claim istituzionale: "Paint your Attitude" in cui Layla Cosmetics si erge a baluardo di libertà e inclusività, trasformando lo smalto da semplice accessorio a strumento di autodeterminazione e manifesto universale. Un ponte perfetto tra la tradizione e l'audacia delle nuove generazioni, dove ognuno è libero di dipingere la propria identità e far brillare la propria luce. Il Francobollo celebrativo di Layla Novant’anni di passione racchiusi in un dettaglio. Layla celebra la sua storia con un viaggio cromatico dove il passato incontra il presente e tende al futuro. Al centro, l’iconico rosso, un’energia fluida nata dal leggendario Laccato 112 e oggi proiettata nel domani. Il design cattura una metamorfosi evolutiva lunga quasi un secolo: la lacca milanese, simbolo di eleganza intramontabile e avanguardia, si trasforma sulla carta in un manifesto senza tempo. Un omaggio alla manicure italiana e a un colore eterno, che da 90 anni unisce le generazioni e continua a vestire il futuro.
settembre\ottobre 2026
Layla Cosmetics @ MIMIT - Le Eccellenze del Sietema Produttivo e del Made in Italy
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/Automotive
Roberto Patrizia e Renato Bolciaghi
RENORD I fattori ESG sempre più evidenti nello sviluppo del Gruppo
A cura della Redazione
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Renord S.p.A. presenta la seconda edizione del proprio Bilancio di Sostenibilità aziendale 2025, documento che conferma il percorso avviato dall’azienda per integrare in modo sempre più strutturato i fattori ESG - Environmental, Social and Corporate Governance - nelle scelte strategiche, nei processi operativi e nella relazione con stakeholder, clientela, collaboratori e collaboratrici. Storica realtà del settore automotive fondata a Milano nel 1970, Renord è oggi punto di riferimento per la distribuzione e l’assistenza dei marchi Renault, Dacia, Nissan e Alpine, oltre che per i servizi dedicati all’usato selezionato, al noleggio a lungo termine e alla mobilità alternativa. Nel 2025 l’azienda ha inoltre ampliato il proprio portafoglio con l’ingresso dei marchi Dongfeng, Voyah e MHero, rafforzando il proprio posizionamento nel segmento della mobilità innovativa e delle nuove tecnologie automotive. Il nuovo Report fotografa un anno di ampio sviluppo e consolidamento, segnato dal completamento della fusione con Piemme Car S.p.A., storica concessionaria di Renault, Dacia e Nissan di Pavia e Piacenza. L’operazione ha permesso a Renord di rafforzare ulteriormente il proprio presidio territoriale, integrando le sedi di Pavia, Stradella, Voghera e Piacenza e incrementando l’organico di ulteriori 50 collaboratori e collaboratrici.
settembre\ottobre 2026 Oggi Renord conta 15 sedi tra showroom, officine e presìdi operativi distribuiti tra Lombardia ed Emilia-Romagna. Una presenza capillare che rappresenta non solo un elemento competitivo, ma anche una forma concreta di responsabilità verso il territorio. “Il Bilancio di Sostenibilità 2025 rappresenta per Renord non solo uno strumento di rendicontazione, ma una conferma del nostro impegno a costruire un modello di impresa responsabile, capace di generare valore nel lungo periodo” dichiara Renato Bolciaghi, Presidente del Consiglio di Amministrazione di Renord S.p.A. “La sostenibilità è per noi un fattore abilitante di competitività, innovazione e valore condiviso. Continueremo a investire sulle persone, sulla qualità dei servizi, sull’efficienza energetica e sul rapporto con i territori in cui operiamo.” Sul piano economico, Renord conferma nel 2025 la propria solidità, con ricavi pari a 415.279.777 euro. Il dato si inserisce in un percorso di sviluppo che affianca crescita del business,
investimenti sulle persone, attenzione all’efficienza operativa e progressiva integrazione dei criteri ESG nella gestione aziendale. Il capitale umano rappresenta uno dei pilastri centrali del Bilancio. Al 31 dicembre 2025 Renord conta 301 dipendenti. La composizione dell’organico evidenzia 83 donne e 218 uomini, con una distribuzione per età che conferma la natura multigenerazionale dell’azienda: 48 dipendenti hanno meno di 30 anni, 144 appartengono alla fascia 30-50 anni e 109 hanno più di 50 anni. “Renord è cresciuta negli anni grazie a una scelta semplice e allo stesso tempo rivoluzionaria: mettere al centro i valori della nostra famiglia e dell’azienda prima dei numeri”, dichiarano Roberto e Patrizia Bolciaghi, rispettivamente Direttore Generale Area Commerciale e Direttrice Generale Area Post Vendita, Finance & HR di Renord. “In un settore molto competitivo e in continua evoluzione abbiamo scelto la strada della coerenza, dell’ascolto e della responsabilità economica, ambientale e sociale, in particolare verso tutte le famiglie che dipendono da noi. Oggi ci preme valorizzare la
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continuità dell’azienda, ogni azione o nuovo investimento è ragionato in un’ottica di proseguimento, per essere ancora sul mercato da qui a vent’anni: garantire quindi stabilità all’azienda ma soprattutto alle persone che lavorano per noi. Il valore del nostro capitale umano è al centro di tutto, valorizziamo le competenze e la crescita delle persone che collaborano con noi”. “Su questo investiamo con importanti programmi per un welfare evoluto e per la formazione, come la nostra Academy Renord LAB. Nel corso del 2025 Renord ha erogato 5.371 ore complessive di formazione, pari a 671 giornate lavorative, confermando l’impegno dell’azienda nel rafforzamento delle competenze interne, nell’aggiornamento tecnico-professionale, nella sicurezza, nell’onboarding dei nuovi assunti e nello sviluppo di una cultura aziendale condivisa”. La certificazione della parità di genere, di cui Renord è molto orgogliosa, continua a rappresentare, anche nel secondo anno di rendicontazione, un elemento qualificante del percorso di sostenibilità, strumento strutturato di valutazione e riconoscimento dell’impegno aziendale nel promuovere un ambiente di lavoro equo, inclusivo e rispettoso delle diversità. A conferma della crescente sensibilità aziendale verso i temi della sostenibilità, Renord ha introdotto la figura del Sustainability Manager, affidata alla Dott.ssa Margherita Berruto, con il compito di rafforzare il presidio ESG, coordinare le attività di rendicontazione e contribuire all’integrazione progressiva della sostenibilità nei processi aziendali. Nel 2025 è stato inoltre
avviato un percorso specialistico dedicato al carbon management finalizzato a rafforzare le competenze interne sulla misurazione e gestione delle emissioni climalteranti. La responsabilità ambientale rappresenta un altro elemento portante del Report. Renord prosegue nel percorso di efficientamento energetico attraverso l’utilizzo di fonti rinnovabili, l’autoproduzione di energia e la riduzione dei consumi. L’azienda ha installato impianti fotovoltaici presso la sede di Sesto San Giovanni e utilizza energia fornita da Repower. A supporto della mobilità sostenibile, Renord ha inoltre installato colonnine di ricarica elettrica ad uso interno e pubblico. Prosegue anche l’attenzione alla riduzione della plastica, alla gestione responsabile dei rifiuti, al monitoraggio della qualità dell’aria, al controllo del gas Radon e all’utilizzo di soluzioni a minore impatto ambientale nelle officine. Riconoscendo il ruolo che l’impresa svolge all’interno delle comunità locali, RENORD si impegna a contribuire allo sviluppo sociale e culturale dei territori in cui opera. Nel 2025 l’azienda ha sostenuto associazioni, iniziative sociali, progetti educativi e attività sportive, confermando il proprio impegno verso un modello di crescita attento, inclusivo e responsabile. Il Bilancio conferma l’importanza del dialogo con gli stakeholder, tra cui case madri, clienti, fornitori, officine autorizzate, rivenditori, istituzioni, comunità locali, collaboratori e collaboratrici. Per Renord la sostenibilità non rappresenta un traguardo isolato, ma un percorso progressivo fondato su trasparenza, misurazione degli impatti e miglioramento continuo.
RENORD Renord Spa rappresenta una delle realtà di riferimento del panorama automotive italiano. Fondata nel 1970, ha sviluppato nel tempo una visione imprenditoriale orientata all’evoluzione della mobilità contemporanea, integrando rappresentanza multibrand, innovazione della customer experience e sviluppo di progettualità dedicate alla relazione tra brand, persone e territorio. Attraverso una governance familiare solida e un approccio fondato su competenza, qualità del servizio e capacità di interpretare i cambiamenti del settore, Renord promuove un modello evoluto di automotive retail, in cui l’esperienza va oltre la dimensione commerciale per trasformarsi in dialogo, cultura e connessione con le persone.
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/Eventi
FRANCESCO PAOLO CONTICELLO CEO e Direttore Creativo di G2 Eventi
G2Eventi: esperienze da vivere
A cura di Christian Gaston Illan
Il suo percorso professionale si sviluppa da oltre vent’anni nel mondo della comunicazione e degli eventi. Quali esperienze hanno maggiormente contribuito a definire la sua visione manageriale e creativa? Le esperienze che mi hanno formato di più sono quelle che mi hanno portato lontano da ciò che conoscevo. Ho una formazione giuridica, ma il lavoro mi ha condotto presto a Ginevra, nel fundraising e nel marketing del WWF International, e poi in Nicaragua, con un’altra ONG. Lì sono stato anche visiting professor alla Universidad Nacional Autónoma de Nicaragua, per due semestri dedicati alle imprese sostenibili. Sono esperienze nelle quali il lavoro e la vita si sono intrecciati profondamente: imparavo a comunicare, ma soprattutto a capire che cosa meritasse di essere comunicato. Mi è rimasta una convinzione: le persone non si coinvolgono soltanto trovando le parole giuste. Bisogna ascoltarle, costruire fiducia, dare loro una ragione per credere in qualcosa. Quando si lavora nella cooperazione, il rapporto tra un’idea e le sue conseguenze sulla vita delle persone diventa molto concreto. Quella lezione non mi ha più lasciato. Sono arrivati poi la consulenza, le agenzie di comunicazione, gli
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eventi e, nel 2017, Casta Diva Group. È cambiata la scala dei progetti, ma non quella domanda di fondo: che cosa possiamo lasciare alle persone attraverso ciò che facciamo? Con il tempo ho capito che la dimensione creativa e quella manageriale non sono antagoniste. Il creativo deve avere il coraggio di immaginare; chi guida un’azienda deve costruire le condizioni perché quell’immaginazione possa diventare realtà. Non considero il management il momento in cui ho smesso di essere creativo: è il modo in cui posso dare alle idee una possibilità in più di esistere. E significa soprattutto scegliere persone capaci, metterle nelle condizioni di lavorare bene e accettare che, su molte cose, siano più brave di me. Altrimenti non avrei scelto le persone giuste. Alla guida di G2 Eventi, società di Casta Diva Group, quali sono oggi le principali sfide del settore e quali strategie ritiene fondamentali per distinguersi in un mercato sempre più competitivo? La sfida che considero più importante è non diventare intercambiabili. Quando una proposta potrebbe funzionare per qualsiasi azienda, in qualsiasi città, probabilmente non abbiamo
settembre\ottobre 2026 ancora trovato l’idea giusta. Per distinguersi bisogna tenere insieme ciò che troppo spesso viene separato: pensiero strategico, qualità creativa, competenza tecnologica e capacità di realizzazione. In G2 abbiamo indicato quattro elementi molto concreti alla base del nostro lavoro: creatività, tecnologia, affidabilità ed efficienza economica. L’ultimo non è meno importante degli altri: è ciò che permette di mantenere le promesse. Per questo credo che creativi e produttori debbano confrontarsi fin dall’inizio. Non per ridimensionare le ambizioni, ma per trovare il modo migliore di realizzarle. Una buona produzione può aprire possibilità che la creatività, da sola, non aveva nemmeno considerato. Essere leader, per me, significa anche saper dire con chiarezza che cosa è possibile fare, con quali risorse e in quali tempi. Non considero autorevole chi promette tutto; considero autorevole chi trova una soluzione originale e poi se ne assume la responsabilità. Infine, bisogna investire nelle persone anche quando non c’è ancora un progetto che lo giustifichi immediatamente. Il talento, il metodo e la fiducia tra colleghi non si possono improvvisare quando arriva una grande occasione. Devono esserci già. La cerimonia di chiusura delle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, firmata da G2 Eventi, ha rappresentato un appuntamento di grande rilevanza internazionale. Quali sono state le sfide
creative e organizzative più significative e quale messaggio avete voluto trasmettere al pubblico? Comincerei da un dato che racconta bene la sfida: abbiamo avuto circa venti ore per trasformare un impianto ancora utilizzato per le competizioni in uno spazio per una cerimonia internazionale. In quelle ore dovevano trovare posto l’allestimento, i controlli tecnici e di sicurezza e un’unica prova generale. Per prepararci avevamo provato a Milano, in un palazzetto con dimensioni compatibili con il campo di Cortina. È uno di quei casi in cui il lavoro dei mesi precedenti diventa decisivo. Sul piano creativo, insieme ad Angelo Bonello, direttore artistico e regista, e con me alla direzione creativa, abbiamo costruito Italian Souvenir attorno a una domanda: che cosa avrebbe portato con sé chi stava salutando quei Giochi? La sfera di neve diventava il simbolo di un ricordo da custodire e riattivare, non di una nostalgia nella quale rifugiarsi. Volevamo lasciare un’immagine contemporanea dell’Italia e un’emozione condivisa. La scelta fondamentale è stata non trattare l’inclusione come un argomento da aggiungere allo spettacolo. Abbiamo lavorato con un’unica compagnia, con artisti con e senza disabilità, scelti per il talento e per ciò che potevano portare alla scena. Un unico racconto, non due mondi accostati. Non volevamo chiedere al pubblico di applaudire una condizione, ma di riconoscere un’eccellenza. Se, insieme alle immagini, è rimasto anche un modo diverso di guardare le persone, allora il lavoro ha prodotto qualcosa che va oltre la cerimonia.
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I grandi eventi sono sempre più strumenti di comunicazione, capaci di costruire relazioni e rafforzare l’identità dei brand. Come sono cambiate le aspettative delle aziende e quali elementi rendono oggi un evento realmente memorabile? Nel rapporto con i clienti cerco di partire da una domanda molto semplice: quando l’evento sarà finito, che cosa dovrà essere cambiato? La conoscenza di un prodotto, la fiducia in un’azienda, il senso di appartenenza di una squadra, il rapporto con un territorio? Le aziende chiedono un risultato, non soltanto un momento spettacolare. Senza una risposta chiara rischiamo di progettare una bella serata, non un’esperienza di comunicazione. Nel nostro lavoro considero almeno tre pubblici: chi partecipa dal vivo, chi segue attraverso uno schermo e chi incontrerà i contenuti successivamente. Hanno esigenze diverse e vanno considerati fin dalla scrittura del progetto. L’esperienza digitale non dovrebbe essere soltanto il filmato che prepariamo quando tutto è già accaduto. La memorabilità, però, nasce prima della distribuzione. Nasce dalla precisione del racconto. A Taranto abbiamo scelto la storia dell’Atleta custodito al MArTA e il suo risveglio come immagine di una città che ritrova la propria forza. Non cercavamo una celebrità da sovrapporre al territorio: volevamo che fosse il territorio a diventare protagonista. Con i brand vale lo stesso principio. Se posso cambiare il logo del cliente e lasciare identico l’evento, non ho ancora fatto abbastanza
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bene il mio lavoro. Lo stupore è importante, naturalmente. Ma mi interessa che le persone ricordino anche perché hanno provato quell’emozione e a chi la associano. È lì che lo spettacolo diventa una relazione. L’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie stanno trasformando profondamente il settore degli eventi e della comunicazione. Quali innovazioni ritiene più interessanti e come possono convivere con la creatività e la sensibilità umana? Mi interessano soprattutto le tecnologie che ci permettono di esplorare meglio un’idea, verificarla prima e portarla più lontano. Penso alla previsualizzazione, alla simulazione degli spazi, ai contenuti generativi e alle possibilità di interazione con il pubblico. Non mi interessa inserire una tecnologia in un progetto soltanto perché è nuova. Condivido l’impostazione che Andrea De Micheli ha espresso anche nel lancio di Rebel/OTT: l’intelligenza artificiale non va considerata soltanto una leva di risparmio, ma una possibilità di realizzare, con le risorse disponibili, contenuti più ambiziosi. È una prospettiva creativa e industriale insieme. Un esempio concreto è Step into the beat, la campagna Geox alla quale hanno lavorato Curiosity Box, l’agenzia di comunicazione e creatività di G2 Eventi, Akita Film e Rebel/OTT. Riprese reali e intelligenza artificiale sono state integrate nello stesso progetto. È anche la dimostrazione di ciò che intendo quando parlo di Gruppo:
settembre\ottobre 2026 società complementari che, nei progetti complessi, non si limitano a passarsi il lavoro, ma lo pensano e lo costruiscono insieme. Nel live, poi, c’è una distinzione che non possiamo dimenticare: immaginare una scena e realizzarla fisicamente sono due responsabilità diverse. Un’immagine può suggerire una meraviglia; qualcuno deve capire come costruirla, quanto costa, come funziona e come renderla sicura. L’AI può ampliare enormemente le possibilità. Il nostro compito resta scegliere quelle che hanno un senso. Servono cultura, giudizio, attenzione alle persone e responsabilità sulle immagini che produciamo. Imparare a usare strumenti più potenti è un ottimo motivo per pensare meglio, non per smettere di farlo. G2 Eventi fa parte di un gruppo internazionale che integra produzione audiovisiva, comunicazione e intrattenimento. Quale valore aggiunto nasce dalla collaborazione tra queste diverse competenze? Il valore non nasce semplicemente dall’avere molte competenze nello stesso Gruppo. Nasce dal farle lavorare insieme prima che il progetto abbia già preso una forma definitiva. Nella visione di sviluppo espressa da Andrea De Micheli c’è proprio questo passaggio: costruire un gruppo nel quale attività e specializzazioni diverse si rafforzino reciprocamente, coniugando capacità creativa e disciplina imprenditoriale. Lo vedo nelle quattro realtà che guido. G2 Eventi porta la capacità di concepire e realizzare esperienze dal vivo; Casta Diva Art & Show sviluppa il rapporto tra arte, spettacolo e grandi cerimonie. Curiosity Box, la nostra agenzia di comunicazione e creatività, lavora sulla strategia e sulla comunicazione integrata. agenZy, nata insieme a eGroup, porta il coinvolgimento diretto delle nuove generazioni nella costruzione dei linguaggi e dei progetti. Non sono quattro modi di vendere la stessa cosa: sono prospettive che possono migliorarsi a vicenda. Il Tour Paloma 2026 è un esempio concreto: ideazione e produzione di G2, esperienza interattiva sul territorio e lavoro di agenZy sui creator e sui contenuti social, all’interno dello stesso progetto. Su una scala più ampia, appartenere a Casta Diva permette di mettere in relazione queste capacità con la produzione audiovisiva e con competenze internazionali. Ma il cliente non deve doversi orientare nel nostro organigramma: deve ricevere una risposta coerente. L’integrazione funziona quando la complessità resta dalla nostra parte e il valore arriva dalla sua. È questo il risultato che considero importante, molto più del numero di società coinvolte. La sostenibilità, l’inclusione e la responsabilità sociale assumono un ruolo sempre più importante nell’organizzazione dei grandi eventi. Come si traducono questi valori nelle vostre produzioni e nella relazione con i clienti? Si traducono nelle decisioni, possibilmente prima che nelle dichiarazioni. Significa ragionare con i clienti su materiali, energia, trasporti, accessibilità e condizioni di lavoro fin dalle prime fasi. La sostenibilità non è una certificazione morale da aggiungere a
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un progetto quando è già stato deciso tutto. Penso a Light is Life, realizzato con A2A in occasione di Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura 2023. Già a Bergamo e Brescia abbiamo alimentato le installazioni con energia elettrica al 100% da fonti rinnovabili e lavorato in modo quasi maniacale per ridurre il più possibile i consumi. In un evento di light art, dove la luce è la materia stessa dell’opera, non era una sfida banale. Ci siamo riusciti attraverso una progettazione attenta all’efficienza, senza rinunciare all’impatto artistico. A Monte Isola questo approccio ha coinvolto anche i materiali: il Terzo Paradiso dell’Energia, ispirato al segno di Michelangelo Pistoletto e inserito nel percorso con la direzione artistica di Angelo Bonello, utilizzava reti di riuso e LED recuperati dalle precedenti installazioni. Le reti richiamavano inoltre la tradizione produttiva dell’isola. La scelta sostenibile diventava così parte del significato dell’opera e del suo legame con il territorio. Ma c’era anche una dimensione sociale: il coinvolgimento delle comunità, delle realtà culturali e degli studenti, e il sostegno alla Fondazione Banco dell’energia contro la povertà energetica. Per me la sostenibilità comprende tutto questo, non soltanto la bolletta elettrica. Per l’inclusione vale lo stesso principio: non riguarda soltanto chi compare sul palco, ma chi può accedere all’esperienza e quali opportunità trova nell’organizzazione. Casta Diva Group ha scelto di diventare Società Benefit, inserendo finalità di beneficio comune nella propria identità societaria.
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Sarebbe poco credibile celebrare il rispetto delle persone in scena e dimenticarlo dietro le quinte. È lì, nelle condizioni di lavoro e nelle scelte quotidiane, che questi valori devono reggere alla prova dei fatti. Nel corso della sua carriera ha affiancato all’attività manageriale anche quella di docente. Quali competenze considera indispensabili per i giovani che desiderano costruire un percorso professionale nel mondo della comunicazione e degli eventi? L’insegnamento allo IED di Roma e in altre università private mi offre un’occasione preziosa: confrontarmi con persone che non danno per scontato ciò che, dopo molti anni di mestiere, rischiamo di considerare ovvio. Anche per questo considero la docenza uno scambio, non una trasmissione a senso unico. Ai giovani consiglierei innanzitutto di costruirsi una cultura ampia. Leggere, osservare, frequentare il teatro, il cinema, la musica, l’arte; interessarsi a ciò che accade fuori dal proprio settore. La creatività ha bisogno di materiali diversi da mettere in relazione. Guardare soltanto il lavoro delle altre agenzie è un modo piuttosto efficace per finire ad assomigliarsi. Poi servono competenze molto concrete: scrivere con chiarezza, presentare un’idea, capire un budget, conoscere gli strumenti digitali, lavorare in inglese e rispettare il lavoro degli altri reparti. Una buona intuizione perde forza se non sappiamo spiegarla o accompagnarla fino alla realizzazione. Cerco anche la capacità di fare domande, accogliere una critica
settembre\ottobre 2026 e distinguere la difesa di un’idea dalla difesa del proprio ego. Ma la responsabilità non è soltanto dei giovani. Le aziende devono dare loro spazio, fiducia e occasioni reali di decisione. Non mi interessa formare persone che mi assomiglino: mi interessa che arrivino dove io non sarei arrivato. Essere superati da qualcuno che abbiamo aiutato a crescere dovrebbe essere una soddisfazione, non una minaccia. Guardando al futuro, come immagina l’evoluzione della comunicazione e degli eventi nei prossimi cinque anni? E quali ambizioni guideranno il percorso di crescita di G2 Eventi all’interno di Casta Diva Group? Credo che vivremo un apparente paradosso: mentre produrre immagini e contenuti diventerà sempre più accessibile, acquisterà valore ciò che le persone percepiscono come significativo e non intercambiabile. Non vedo il digitale e il live come alternative. Penso che aumenterà l’importanza di progettare bene il loro rapporto. La mia scommessa è che le persone continueranno a cercare occasioni nelle quali sentirsi parte di qualcosa. Non basta riunirle nello stesso luogo: bisogna dare loro una ragione per esserci. Per G2, il lavoro sulle cerimonie di Cortina e Taranto rappresenta un passaggio importante verso un posizionamento internazionale nelle grandi produzioni. L’ambizione è consolidarlo, integrare sempre meglio creatività, produzione e logistica e trasferire quell’esperienza anche nei progetti per le imprese: la precisione, la capacità narrativa e il metodo non devono essere riservati agli appuntamenti più visibili. Mi interessa inoltre sviluppare format e contenuti originali capaci di avere una vita più lunga del singolo incarico. Questa direzione prende forma con Art Is Light, in programma al Gazometro di Roma dal 4 dicembre 2026 al 9 gennaio 2027: un progetto ideato e organizzato da Casta Diva Art & Show, con il supporto strategico e l’investimento di Casta Diva Group. Luce, arte contemporanea e nuovi media dialogheranno con le architetture industriali attraverso tre anime: Art Is Gallery, dedicata alle opere e alla sperimentazione artistica; Art Is Over Size, con interventi monumentali; e Art Is Playable, dove il pubblico entra nelle opere e diventa parte dell’esperienza. Tra gli elementi centrali, il ritorno del Luxometro di Angelo Bonello, a vent’anni dalla prima realizzazione, ripensato con tecnologie contemporanee. L’ambizione è avvicinare all’arte anche chi non frequenta abitualmente mostre e musei, senza abbassarne la qualità. E costruire un format che possa crescere nel tempo, generando valore culturale, relazioni con il territorio e opportunità imprenditoriali. È una prospettiva coerente con il percorso di Gruppo: integrare sempre meglio le competenze, investire nell’intelligenza artificiale e nelle nuove generazioni, svilupparsi a livello internazionale e tenere insieme risultati economici e responsabilità ambientale e sociale. La crescita che cerco non è soltanto dimensionale: è una crescita delle possibilità. Poter affrontare sfide più ambiziose, attrarre talenti diversi e offrire opportunità maggiori, senza perdere la cura per il singolo progetto e per le persone che lo rendono possibile.
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/Eventi
GIULIO MERLO
Costruire il futuro senza perdere l’identità
A cura di Christian Gaston Illan
Classe 1965, Giulio Merlo fin da giovanissimo muove i primi passi nel mondo degli eventi. Nel 1986 fonda insieme al padre Aldo e al fratello Fabio la Merlo S.p.A. (originariamente nata come Merlo Pubblicità), realtà italiana oggi attiva nei settori della comunicazione, della produzione di eventi e degli allestimenti corporate. Partendo da una gestione diretta di ogni aspetto del business, Giulio Merlo accompagna l'evoluzione dell'azienda passo dopo passo. È lui a guidare nei primi anni Duemila il cambio di posizionamento radicale che trasforma la società da realtà tecnica di allestimento a vera e propria agenzia creativa e di produzione integrata, capace di interfacciarsi direttamente con i grandi brand internazionali e i clienti corporate. La sua filosofia manageriale mette al centro il capitale umano, la trasparenza e la capacità di compiere scelte chiare e solide anche nei momenti di profonda mutazione del mercato. Davanti alle sfide globali, ha saputo preservare la continuità aziendale, guidando il team verso una ripartenza consapevole e un progressivo processo di strutturazione manageriale, volto a rendere il Gruppo un sistema autonomo e longevo. In quarant'anni di attività ha portato Merlo S.p.A. a superare
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stabilmente i 10 milioni di euro di fatturato consolidato, con un team di professionisti che ha fatto della cultura aziendale un asset competitivo. Oggi guarda al prossimo decennio con un obiettivo chiaro: raddoppiare il fatturato entro il 2028 e consolidare il riposizionamento del Gruppo da agenzia eventi a partner integrato di Experience & Communication, capace di accompagnare i grandi brand nei nuovi territori esperienziali, fisici e digitali. Guardando al futuro di Merlo, qual è la visione che guiderà l’azienda nei prossimi anni e quali saranno le principali evoluzioni che vi aspettate nel medio-lungo periodo? Dopo tanti anni, ho imparato a diffidare un po’ di chi dice di sapere esattamente come sarà il futuro. Quello che possiamo scegliere è come entrarci. Per Merlo significa allargare ancora il nostro modo di pensare la comunicazione e il mondo della live experience. Oggi un brand vive contemporaneamente nella propria identità, in una campagna, in un contenuto, in un’esperienza. Noi vogliamo muoverci con naturalezza tra questi mondi, partendo sempre dalla stessa domanda: che cosa vogliamo far arrivare alle persone? Poi
settembre\ottobre 2026 viene la forma. Credo che la nostra evoluzione sarà soprattutto questa: sempre meno definiti da ciò che realizziamo, sempre più dal pensiero che mettiamo prima di realizzarlo. Merlo ha avviato un importante percorso di riorganizzazione interna. Quali sono gli obiettivi principali di questo processo e come contribuirà a sostenere la crescita dell’azienda? Crescere è relativamente facile. Crescere bene è molto più difficile. Merlo oggi è molto diversa da quella di qualche anno fa. Sono cambiate le competenze, i linguaggi, i progetti che affrontiamo e soprattutto il modo in cui li pensiamo. Oggi possiamo partire da una riflessione strategica e arrivare a un’identità, una campagna, un’esperienza o uno spazio. E spesso queste cose convivono nello stesso progetto. È naturale quindi che anche il nostro modo di lavorare debba evolvere. La riorganizzazione nasce da qui: avvicinare le competenze, rendere più chiare le responsabilità e lasciare che le idee attraversino l’azienda con meno confini. Non vogliamo diventare più strutturati per diventare più grandi. Vogliamo diventare più strutturati per restare agili, curiosi e capaci di fare bene cose sempre più complesse. Per me, la crescita interessante è questa: più possibilità, senza perdere la nostra natura.
In questa nuova fase, quanto sarà strategico consolidare una struttura manageriale sempre più efficiente e quali cambiamenti ritiene saranno determinanti? Per me managerializzare non significa mettere più livelli tra le persone. Significa distribuire meglio responsabilità, competenze e fiducia. Per molti anni, come succede nelle aziende imprenditoriali, tante decisioni passavano inevitabilmente da poche persone. Oggi voglio esattamente il contrario: costruire una Merlo capace di pensare, decidere e crescere anche senza aspettare sempre Giulio. È un passaggio importante. E, lo ammetto, anche molto personale. Perché a un certo punto il lavoro dell’imprenditore non è più essere indispensabile. È costruire qualcosa che non abbia bisogno che tu lo sia. Le persone rappresentano un elemento centrale per lo sviluppo di un’impresa. Quale ruolo avranno nella strategia futura di Merlo e come intendete valorizzare le competenze già presenti all’interno dell’azienda? Le aziende parlano molto di persone. Io preferisco partire da una cosa più semplice: conoscerle. Capire cosa sanno fare oggi, ma soprattutto cosa potrebbero diventare domani. Dentro Merlo ci sono competenze costruite in anni di progetti, problemi risolti, clienti ascoltati, errori fatti e cose imparate sul campo. È un patrimonio che non compare
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facilmente in un organigramma. Il nostro compito è farlo emergere, far dialogare competenze diverse e dare più spazio alle persone per assumersi responsabilità. Perché il talento non cresce soltanto con la formazione. Cresce quando qualcuno ti dà fiducia prima ancora che tu sia completamente sicuro di meritarla. Formazione e aggiornamento professionale sono sempre più importanti in uno scenario in continua evoluzione. Su quali percorsi e nuove competenze state investendo maggiormente? Stiamo vivendo un momento straordinario per chi fa il nostro mestiere. L’intelligenza artificiale sta cambiando strumenti e tempi. I confini tra strategia, creatività, contenuto, design, spazio e tecnologia sono sempre meno netti. Quindi certamente dobbiamo imparare nuovi strumenti. Ma penso che la vera formazione sarà imparare a fare domande migliori. Più la tecnologia diventa potente, più diventano preziose capacità profondamente umane: giudizio, sensibilità, cultura, curiosità, capacità di leggere un contesto. Una macchina può aiutarci a produrre cento risposte. Il nostro valore sarà capire quale vale la pena portare nel mondo. La capacità di attrarre e trattenere talenti è oggi una delle principali sfide per le aziende. Qual è l’approccio di Merlo per
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coinvolgere nuove professionalità e costruire con loro un percorso di crescita nel lungo periodo? Non credo molto nell’idea di “trattenere” i talenti. Se devi trattenere qualcuno, probabilmente qualcosa non sta funzionando. Preferisco pensare a un posto dal quale le persone non abbiano fretta di andare via. Un luogo dove si possa imparare, avere responsabilità, sbagliare, confrontarsi con persone diverse e soprattutto sentire che il proprio contributo cambia davvero il risultato. Le nuove generazioni, giustamente, chiedono qualcosa in più di un ruolo. Chiedono senso. Non sempre avremo tutte le risposte. Ma possiamo costruire un posto dove sia interessante cercarle insieme. Quali saranno, secondo lei, le competenze manageriali e professionali più strategiche per affrontare le trasformazioni tecnologiche, organizzative e di mercato dei prossimi anni? Curiosità e giudizio. Sembrano due parole semplici, ma credo diventeranno sempre più importanti. Curiosità per entrare in mondi che ancora non conosciamo. Giudizio per capire cosa, tra tutto ciò che è possibile fare, abbia davvero senso fare. Poi naturalmente serviranno competenze tecnologiche, strategiche, creative, organizzative. Ma in un mondo in cui avremo accesso a sempre più strumenti, il vantaggio non sarà possederli tutti. Sarà sapere quando usarli. E quando no.
settembre\ottobre 2026 Come si può coniugare la crescita di un’azienda con una cultura interna capace di mantenere identità, senso di appartenenza e attenzione alle persone? Mantenere la propria identità non significa restare uguali. In questi anni Merlo ha cambiato sedi, persone, strumenti, linguaggi, mercati. E continuerà a cambiare. L’identità è ciò che riesce ad attraversare tutte queste trasformazioni senza perdersi. Per noi sono alcune cose molto concrete: la cura, la qualità del fare, la curiosità, il rispetto per le persone, la responsabilità verso ciò che mettiamo nel mondo. Il resto può, e forse deve, cambiare. Attraverso la trasformazione, diventiamo sempre più noi stessi. Questo è perfettamente coerente anche con uno dei nuovi principi del posizionamento Merlo: riconoscere ciò che non può andare perso e trasformare tutto il resto.
E soprattutto vorrei lasciare a Merlo qualcosa di diverso dalla mia presenza. Un modo di pensare. La curiosità di andare un po’ oltre ciò che viene chiesto. La disciplina di farlo bene. E la sensibilità di ricordarsi sempre che, alla fine, dall’altra parte di qualsiasi progetto c’è una persona. Se questo rimarrà, il resto potrà cambiare quanto vuole. Ed è proprio quello che spero accada.
Dal punto di vista personale, come interpreta il suo ruolo in questa nuova fase di sviluppo di Merlo e quale contributo desidera lasciare nel percorso futuro dell’azienda? Questa è forse la domanda più difficile. Per tanti anni il mio lavoro è stato molto legato al fare. Decidere, risolvere, esserci. Oggi sento che il mio ruolo sta cambiando. Vorrei avere più tempo per guardare avanti. Per fare domande. Per mettere insieme persone che normalmente non si incontrerebbero. Per proteggere alcune cose e avere il coraggio di metterne in discussione altre.
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/Eventi
LUCA MILITELLO, CEO EMOTIVA
Il futuro dell’exhibit design
A cura di Giovanni Bonani
Ci può spiegare quando nasce Emotiva e con quali finalità? Emotiva nasce nel 2015 con l’obiettivo di offrire un approccio diverso al mondo dell’exhibit design. Fin dall’inizio abbiamo voluto superare il concetto tradizionale di stand fieristico, interpretandolo come uno strumento di comunicazione capace di valorizzare l’identità di un’azienda. La nostra idea è sempre stata quella di progettare spazi che non fossero soltanto funzionali o esteticamente curati, ma che riuscissero a raccontare un brand, trasmetterne i valori e creare un’esperienza memorabile per chi li vive.
Che tipo di progettazione propone? Proponiamo una progettazione completamente personalizzata. Ogni azienda ha una propria identità, una propria storia e obiettivi differenti, per questo non crediamo nelle soluzioni standard. Ogni progetto nasce da un’attenta fase di ascolto e analisi, che ci permette di sviluppare spazi coerenti con il posizionamento del cliente e con il messaggio che desidera comunicare. Architettura, materiali, illuminazione, grafica e tecnologia vengono integrati in un unico linguaggio progettuale, con l’obiettivo di creare ambienti armoniosi e riconoscibili.
Quale posizionamento vuole avere Emotiva nell’exhibit design? Il nostro obiettivo è essere riconosciuti come un partner progettuale, capace di accompagnare il cliente in tutte le fasi del percorso, dall’idea iniziale fino alla realizzazione finale. Crediamo che oggi l’exhibit design richieda una visione che unisca creatività, progettazione, organizzazione e capacità di interpretare gli obiettivi di business delle aziende. È questo l’approccio che cerchiamo di portare in ogni progetto, mettendo sempre al centro la qualità e l’attenzione ai dettagli.
Per quale motivo un cliente dovrebbe scegliere Emotiva? Credo che un cliente ci scelga soprattutto per il metodo con cui affrontiamo ogni progetto. Ci impegniamo a comprendere le esigenze dell’azienda, proponendo soluzioni studiate su misura e seguendo internamente ogni fase del lavoro. Questo ci permette di garantire continuità progettuale, attenzione ai dettagli e un interlocutore unico durante tutto il percorso. Per noi il valore di un progetto non si misura soltanto nell’impatto estetico, ma nella capacità di rappresentare il brand e contribuire concretamente ai suoi obiettivi.
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settembre\ottobre 2026 Quali sono stati i progetti più impegnativi che ricorda di aver sviluppato? In questi anni abbiamo realizzato numerosi progetti complessi, sia in Italia sia all’estero. Più che la dimensione dello stand, ciò che rende un progetto particolarmente impegnativo è la capacità di coordinare tempi molto stretti, numerosi fornitori e aspetti tecnici diversi, mantenendo sempre elevati standard qualitativi. Ogni esperienza ci ha permesso di crescere e di consolidare competenze che oggi rappresentano uno dei principali punti di forza di Emotiva. L’intelligenza artificiale che ruolo svolge nel suo lavoro? La utilizza? Sì, la utilizziamo, ma sempre come uno strumento di supporto. L’intelligenza artificiale può essere molto utile per velocizzare alcune attività, organizzare informazioni, supportare le analisi o facilitare determinati processi operativi. È una tecnologia che, se utilizzata con criterio, può contribuire a migliorare l’efficienza del lavoro. Detto questo, credo che nel nostro settore il valore delle persone rimanga centrale. La creatività, la sensibilità progettuale, il rapporto con il cliente e la capacità di interpretarne le esigenze sono aspetti che nascono dall’esperienza e dalla competenza dei professionisti. L’AI può affiancare questo processo, ma non sostituirlo.
Che cosa rappresentano per lei questi festeggiamenti per il raggiungimento dei 10 anni di attività? Raggiungere i dieci anni di attività rappresenta un traguardo importante, ma soprattutto un momento di riflessione sul percorso compiuto. Sono stati anni di crescita, di impegno quotidiano e di sfide affrontate con determinazione. Abbiamo avuto la possibilità di lavorare con aziende straordinarie e di costruire, progetto dopo progetto, una realtà che oggi guarda al futuro con ancora maggiore consapevolezza. Questo anniversario è certamente un’occasione per celebrare quanto realizzato, ma soprattutto per rinnovare il nostro impegno verso clienti, collaboratori e partner. Lo viviamo come un nuovo punto di partenza, con la volontà di continuare a innovare, crescere e contribuire all’evoluzione del settore.
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/Recensione
GIACOMO MAIOLINI
“Mai avuto tempo”, una vita a tutto volume
A cura della Redazione
Appena definito un obiettivo, molto prima di averlo raggiunto, già pensa al prossimo… sta sempre fuori tempo. Mai avuto tempo è il racconto autobiografico di Giacomo Maiolini, fondatore di Time Records, e insieme la storia di un uomo che ha vissuto sempre in anticipo sul proprio respiro. La musica non è solo il suo lavoro: è una forza fisica, un battito che entra nel corpo e lo costringe a muoversi, scegliere, rischiare. Cresciuto nella provincia bresciana, Maiolini sviluppa fin da giovane un rapporto ossessivo con la disciplina e con l’idea di eccellere. Dopo aver abbandonato lo sport, scopre la musica come rivelazione totale: un ascolto emotivo, un’urgenza. Da lì nasce un percorso che attraversa quarant’anni di industria musicale, dai vinili e dalle radio libere fino allo streaming e all’intelligenza artificiale. Con Time Records diventa uno dei protagonisti assoluti della dance italiana e mondiale, intuendo prima di altri i suoni destinati a esplodere. In particolare, l’Eurobeat, un genere musicale che per un ventennio ha dominato il mercato giapponese e di cui è stato uno dei creatori, tanto da essere stato nominato King of Eurobeat. E ancora Italo-disco, eurodance, house generi di cui
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il libro racconta, dall’interno, successi globali come Open Your Mind, Don’t Stop, Boom Boom Boom, Feel It, You See the Trouble with Me, Dragostea Din Tei, Destination Calabria, Nevermind per citarne solo alcuni ma senza dimenticare il grande fenomeno che è stato la Deejay Parade mostrando la musica per quello che è davvero: emozione, ma anche industria, contratti, conflitti, potere e rischio continuo. Parallelamente, la vita: amicizie interrotte, affetti sacrificati, la paternità vissuta a distanza. Ogni traguardo raggiunto diventa subito insufficiente, perché fermarsi equivale a perdere terreno. Quando arriva il successo più grande, arriva anche il vuoto: la perdita della madre e una depressione silenziosa segnano il momento in cui Maiolini smette di “sentire” la musica. Negli ultimi capitoli il tono cambia: non c’è una vera redenzione, ma una presa di coscienza. Il rapporto con Bali, la spiritualità, il corpo che cambia, l’impegno benefico e uno sguardo lucido sull’industria contemporanea segnano una nuova fase. Il tempo resta un’ossessione, ma diventa anche qualcosa da attraversare, non solo da rincorrere. Mai avuto tempo è la storia di una vita costruita sul movimento continuo: un libro sul successo e sul suo costo, sul ritmo come
settembre\ottobre 2026 salvezza e come condanna, e sull’impossibilità, per alcuni, di fermarsi senza affondare. Giacomo Maiolini, nasce l’8 marzo 1963 a Pedrocca, paesino della Franciacorta, in provincia di Brescia. Manager e produttore discografico internazionale, il 2 giugno 2025 ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il titolo di Cavaliere della Repubblica per i suoi meriti professionali e l’impegno filantropico. Attraverso la sua etichetta discografica Time Records, fondata nel 1984, segna la storia della musica Dance. L’artista con 120 milioni di dischi venduti e 7 miliardi di stream è il discografico italiano che ha venduto più dischi nel mondo. È l’artefice della nascita e della diffusione del genere Eurobeat, fenomeno culturale e musicale di successo mondiale esploso in Giappone. Da quel momento, Maiolini non ha mai smesso di far ballare con grandi hit intere generazioni in tutto il mondo. Una carriera costellata di grandi successi con all’attivo più di 400 certificazioni, tra cui 15 dischi di Diamante, 292 Platino e 93 Oro, a cui si aggiungono prestigiosi riconoscimenti internazionali: 5 Grammy Awards, 1 Echo Award, 5 premi ASCAP, 3 premi BMI, 3 premi BET e 2 premi MTV. È l’unico discografico italiano ad aver raggiunto per ben quattro volte la vetta della classifica di vendita inglese. Nel 2024 è ancora a segnare il definitivo riconoscimento della musica Dance nel panorama musicale italiano portando ad Amadeus alla 74° edizione del Festival di Sanremo i “grandi” Bob Sinclar e Gigi D’Agostino. Oltre alla musica si ritaglia del tempo prezioso da dedicare ad importanti iniziative sociali. Una di queste nasce dopo l’incontro in Indonesia con Robin Lim -signora che dedica la vita a far nascere bambini in tutte le parti del mondo. Decide così nel 2015 di fondare TIME TO LOVE, onlus che attraverso i suoi eventi ha raccolto fondi da destinare a progetti riguardanti donne e bambini in difficoltà. Grazie a questa associazione, a Bali è stato possibile aprire la clinica Bumi Sehat che permette di far nascere i bambini gratuitamente e in sicurezza. Per la sua grande umanità e generosità viene insignito nel 2017 del titolo di Ambasciatore onorario di Badung – Bali per la Promozione del Turismo nel mercato italiano e dal 2020, con la sua etichetta Time Records, contribuisce all’erogazione di borse di studio annuali destinate agli studenti del Liceo Internazionale Guido Carli di Brescia. Maiolini, oltre a essere un discografico visionario, è appassionato di moda, conoscitore e collezionista d’arte, dalla contemporanea alla classica, e lavora in una casa/studio in cui nel 2020 crea “Spazio Time”, centro creativo in cui diverse tipologie di artisti creano contenuti. Il 17 marzo 2026 pubblica con SEM (Feltrinelli) il suo primo libro “Mai avuto tempo” che ripercorre le tappe più importanti del suo percorso di vita: la sfera privata, la musica e il grande successo.
CERTIFICAZIONI E RICONOSCIMENTI Manager e produttore discografico internazionale. Il 2 giugno 2025 ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il titolo di Cavaliere della Repubblica per i suoi meriti professionali e l’impegno filantropico. Ha da poco festeggiato i 40 anni di Time Records, casa discografica che ha segnato la storia della musica Dance. È l’unico discografico italiano ad aver raggiunto per ben quattro volte la vetta della classifica di vendita inglese e con 120 milioni di dischi venduti e 7 miliardi di stream Maiolini è il discografico italiano che ha venduto più dischi nel mondo. Figura chiave nella nascita e nella diffusione del genere Eurobeat. Ha all’attivo più di 400 certificazioni, tra cui 15 dischi di Diamante, 292 Platino e 93 Oro. Ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti internazionali: 5 Grammy Awards, 1 Echo Award, 5 premi ASCAP, 3 premi BMI, 3 premi BET e 2 premi MTV.
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/Recensione
MARILÙ S. MANZINI
“La memoria del cuore”, un viaggio nell’anima alla ricerca di una salvezza
A cura di Deborah Bettega
“La memoria del cuore”: che significato può avere? Ogni persona ha una memoria che trascende quella razionale, ma forse non lo sa. Marilù S. Manzini, in questo libro cerca di scoprire la memoria dei sentimenti, quelli che stanno nell’intimo di noi, forse quelli che non vogliamo ricordare ma che esistono nel profondo di ognuno e che riaffiorano talvolta in modo imprevisto o restano rannicchiati dentro di noi per paura di tornare alla luce. Parliamo di sentimenti veri che vivono nel nostro cuore, conservati più o meno gelosamente e che riemergono involontariamente nella nostra vita. L’autrice fa un’analisi che porta il lettore a interrogarsi su ciò che è reale o non per scoprire che tutto quello che è definito pazzia può essere la soluzione a un mondo irrisolto. Per comprendere gli spazi della mente umana, la Manzini descrive, con un’attenta analisi attraverso interviste, chi la vita non l’ha accettata o perché fragile o perché in cerca di risposte che alla fine questo sistema sociale non riesce a dare. La scrittrice racconta le vicende dei “senza pelle”, di chi per troppa sensibilità o ingenuità non è stato
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capito e che per “guarire” si ritrova in una casa di cura psichiatrica privata: ognuno ha la sua storia, il suo martirio, il suo fardello e la sua ferita. L’impatto che si ha con questo libro è forte, non lascia indifferenti: chi lo legge riflette mettendo in discussione ogni banale certezza. In questo caso, ogni “scossone”, ogni “sussulto” che si può avere nella lettura apre gli occhi e la mente a chiunque, offrendo una grande forza a chi è imprigionato o annebbiato nella “routine” del proprio pensiero.
MARILÙ S. MANZINI Nasce a Modena nel 1978. Artista poliedrica, si occupa di arte, fotografia, scrittura e regia cinematografica. Nel 2021 ha debuttato al cinema con il film Il quaderno nero dell’amore. Già autrice di diversi romanzi, con La memoria del cuore ha vinto la dodicesima edizione del premio letterario «Angelo Zanibelli – La parola che cura» nella categoria Opera Inedita.
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/News Franchising
JOLLIBEE RIAPRE LO STORE DI PIAZZA DIAZ A MILANO… ANCORA PIÙ “JOY” Jollibee, principale marchio di ristorazione nato nelle Filippine e tra i brand fast food a più rapida crescita internazionale, annuncia la riapertura del primo punto vendita italiano, quello di Piazza Diaz a Milano, inaugurato nel 2018. Dopo otto anni, lo store nel cuore della città è stato sottoposto a un restyling durato circa due mesi, con un nuovo concept che unisce innovazione, identità del brand e know-how italiano. Su 432 mq, il rinnovato ristorante rappresenta un ulteriore passo nel percorso di crescita di Jollibee in Italia e nel mondo, oggi presente in 33 Paesi. Il progetto, affidato a Spazio Futuro, punta a rendere l’esperienza degli ospiti ancora più coinvolgente, portando negli ambienti la “Joy” del marchio e la celebre croccantezza del Chickenjoy. Il concept “next-level crispiness” traduce infatti in chiave architettonica la distintiva croccantezza del pollo fritto, attraverso materiali, texture e finiture che evocano freschezza, energia e fragranza. Il rosso Jollibee domina gli spazi, accompagnato da viola e arancione, in un ambiente contemporaneo e accogliente che valorizza l’incontro tra ospitalità filippina e italiana. «Il nuovo Jollibee Piazza Diaz è molto più di un restyling. È il primo store aperto a Milano nel 2018 e resta il cuore della nostra storia in Italia e in Europa», dichiara Glenn Umali, Country General Manager Italy and Spain. Gli arredi sono inoltre interamente realizzati in Italia, integrando la visione globale del brand con l’eccellenza del Made in Italy. La riapertura inaugura anche un nuovo capitolo gastronomico. Dopo il panino con pomodoro, lattuga e formaggio, nei prossimi mesi arriverà una proposta con ’nduja, pensata per unire il Chickenjoy a una delle eccellenze italiane. Jollibee rafforza infine il legame con il territorio attraverso partner e fornitori locali. Il Chickenjoy è realizzato con pollo 100% italiano, garantendo qualità e contribuendo a ridurre l’impatto ambientale, nel segno della filosofia “Joy for Tomorrow”.
DOUBLE CHEESE KING, L’EVOLUZIONE IN FORMATO "TROPPO KING" DEL CLASSICO DOUBLE CHEESEBURGER C’è un nuovo re in città ed è più goloso, filante e affumicato che mai. Burger King® Italia annuncia il lancio ufficiale del nuovo Double Cheese King, disponibile in tutti i ristoranti a partire dal prossimo 14 luglio, sia in versione double che singola. Con questa novità, Burger King® continua ad innovare per consolidare il proprio posizionamento come vero e proprio "King del formaggio". Il Double Cheese King rappresenta la perfetta evoluzione e innovazione di un grande classico amato da tutti – il double cheeseburger – reinterpretato oggi in una veste inedita, audace e decisamente generosa. Il Double Cheese King rappresenta un tripudio di consistenze e sapori racchiusi in un soffice bun. Il cuore del panino è un'esplosione di gusto grazie a un mix irresistibile: doppio patty di carne di manzo rigorosamente cotta alla griglia, un generoso strato di cheddar fuso e una golosa, avvolgente salsa al formaggio dalle note piacevolmente affumicate. A completare, bacon croccante, uno strato di cipolle fritte e fresche per un contrasto di consistenze unico. Per chi vuole osare senza esagerare, la referenza sarà disponibile anche con un solo hamburger nella versione Cheese King. Il lancio del Double Cheese King si inserisce all'interno della nuova, iconica campagna "Troppo King", che vede come testimonial d'eccezione il cantante Mahmood. L'artista ha firmato per l'occasione una barra esclusiva che sposa perfettamente lo spirito e l’attitudine del brand: «Senza limiti perché non ci bastano». Un claim che fotografa l'essenza del Double Cheese King: un panino che non si risparmia, dove un’ondata di formaggio incontra l'intensità dell'affumicato per superare ogni limite di gusto.
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settembre\ottobre 2026
POMEZIA, APRE IL NUOVO CLUB ANYTIME FITNESS, SALGONO A 24 LE SEDI NEL LAZIO Anytime Fitness, il più grande network di palestre in franchising al mondo e l’unico presente in tutti i continenti, inaugura a Pomezia, in Via del Mare 117, il 24° club nel Lazio. La nuova sede, sesta apertura dall’inizio del 2026, porta a 67 il numero delle palestre operative in Italia e amplia l’offerta dedicata a fitness e benessere sul territorio. Alla guida del club ci sono Emanuele e Luca, imprenditori già titolari delle palestre Anytime Fitness di Tivoli e Cagliari, che scelgono così di investire nuovamente nel network, arrivando a gestire complessivamente tre strutture. Il club, che si sviluppa su 665 mq, può accogliere fino a 1.100 iscritti. Gli spazi comprendono aree cardio e isotonica, sala pesi, area funzionale, sala corsi e zona recovery, pensata per favorire il recupero e contribuire a ridurre il rischio di infortuni. Lo staff, composto da Club Manager, responsabili vendita, assistenti di sala, personal trainer e istruttori, accompagnerà i soci con percorsi personalizzati in base a esigenze e obiettivi. «L’apertura di Pomezia racconta il valore del franchising per Anytime Fitness: supportare gli imprenditori in un percorso di crescita solido e continuativo, anche quando scelgono di investire in nuovi territori. Dopo Tivoli e Cagliari, questo terzo club conferma la fiducia dei franchisee nella scalabilità del nostro modello», dichiara Roberto Ronchi, CEO di Anytime Fitness Italia. «Il Lazio è centrale nel nostro sviluppo: nei prossimi tre mesi sono previste altre cinque aperture nella regione, tra cui un Corporate Club». Il modello multi-owner è uno dei punti di forza del network: il 61% dei franchisee possiede più di tre club e il 44% oltre cinque, confermando la scalabilità del format. Il nuovo club offre un’esperienza flessibile e personalizzata, con strutture aperte 365 giorni l’anno e lo Smart Coaching Ecosystem, che integra competenze dei trainer e strumenti digitali. Grazie alla reciprocità tra le sedi, gli iscritti possono inoltre accedere a tutti i club Anytime Fitness in Italia e nel mondo con un unico abbonamento.
MONDADORI STORE APRE UNA NUOVA LIBRERIA IN SICILIA NEL CUORE DI PARTINICO Lo scorso 6 agosto, Mondadori Store ha inaugurato un nuovo punto vendita nel centro storico di Par-tinico (PA), offrendo alla comunità uno spazio dedicato ai libri, alla cultura e all’intrattenimento. Al ta-glio del nastro erano presenti il sindaco Pietro Rao, l’Assessore alla Cultura Dorotea Speciale e i presi-di delle scuole locali. Il nuovo Mondadori Bookstore si sviluppa su 130 metri quadrati, con un layout moderno e ambienti dedicati ai diversi generi letterari. Un team di libraie e librai esperti accoglierà il pubblico con un catalogo di oltre 8.000 titoli, dalla narrativa alla saggistica, dai grandi classici alle no-vità e ai best seller internazionali. «Siamo orgogliosi di offrire agli appassionati lettori di Partinico un nuovo spazio dedicato ai libri e alla cultura», dichiarano Gioia e Giorgia Piazza, affiliate Mondadori Store, che gestiscono anche il pun-to vendita di Bagheria. «Desideriamo che questa libreria diventi un luogo di incontro e condivisione, capace di creare nuove connessioni all’interno della comunità». La libreria propone aree tematiche pensate per ogni fascia di pubblico: We are Junior, dedicata ai più giovani con libri illustrati e giochi didattici; Just Comics, dedicata a manga e fumetti; e My New Ro-mance, dedicata al genere romance. Completano l’offerta prodotti di cartoleria, giocattoli, gadget e gift card. Il bookstore sarà inoltre un punto di riferimento per la comunità, ospitando eventi, laboratori per bambini, club di lettura e collaborazioni con le scuole locali. Anche online i clienti potranno restare aggiornati tramite i canali social e utilizzare i servizi di Monda-doristore.it per verificare la disponibilità dei libri, ordinarli, ritirarli in negozio o riceverli a casa. Di-sponibile anche Zeercle, la piattaforma che permette di vendere libri, CD, vinili, videogiochi, DVD e Blu-ray ottenendo una gift card del valore riconosciuto, utilizzabile nei Mondadori Store e sul sito.
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QUI TROVI LA TUA COPIA DI BEESNESS ------------------------------------------------EDICOLA GRAPPOLI Piazzale Loreto, 7 - 20131 Milano Cell: 347 4671845 E mail: edicolagrappoli@virgilio.it EDICOLA LA ROSA GIUSEPPE Piazza della Repubblica, 5 - 20121 Milano Tel: 02 36585613 EDICOLA METRO LINEA ROSSA Fermata Buonarroti - Milano EDICOLA LARGO AUGUSTO DI BENITES ZERPA ARIANA Largo Augusto, 7 - 20122 Milano Cell: 389 1944705 EDICOLA MANNELLI DI MANNELLI FIORELLA Piazza Duomo, 21 - 20123 Milano Tel: 02 86463200 FRATELLO E FRATELLO EDICOLA DI MATABBER SHAMIM Piazza Fontana ang. Via Larga - 20122 Milano Tel: 351 2109289 EDICOLA CENTRALE Piazza Duca d’Aosta, 10 - 20122 Milano E mail: sherif.tahoon@yahoo.com
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