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n.24 - 02 novembre 2009

La riscossa di Roma Aradori, italiano n.1 La crisi di Pesaro Il colpaccio di Bologna

Forza Lupi!

Solo l’Air regge il passo di Siena


Italia

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Napoli-Caserta di Roberto Protonotaro Teramo-Bologna di Paolo Marini Milano-Siena di Alberto Figliolia Biella-Cremona di Stefano Zavagli Pesaro-CantĂš di Francesco Tadei Ferrara-Roma di Mauro Cavina Avellino-Treviso di Alfonso Grieco Montegranaro-Varese di Alessio Berdini Il punto di Luca Bolognesi Palestrina di Luca Bolognesi

Donne

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A1 e A2 di Roberto Perticaroli Giulia Arturi di Roberto Perticaroli Antonella Contestabile di Roberto Perticaroli

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NBA: il punto di Luca Bolognesi

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L’E-ditoriale di Franco Montorro

International Rubriche


l’E-ditoriale www.basketville.it Numero 24 – 02 novembre 2009 Direttore Responsabile FRANCO MONTORRO franco.montorro@basketville.it www.basketville.it è una testata registrata presso il Tribunale di Lucca e di proprietà di Media dell’Otto s.r.l. Via delle Ville, 1140/A 55100 Lucca Telefono +39 3202 119 119 E-mail: magazine@basketville.it Progetto Grafico Appunto Via Caduti per la Patria, 47 20050 Lesmo (MI) Telefono e fax +39 039 596724 www.appuntoweb.com Fotografie Agenzia Ciamillo-Castoria Autorizzazione del Tribunale di Lucca numero 894 del 16 marzo 2009

Quelli che giocano per passione e quelli che lo fanno per lavoro Sono massimamente felice per il primo posto prolungato di Avellino e la soddisfazione deriva in maniera primaria dalla riscossa personale di Cesare Pancotto, un personaggio che stimo come uomo prima come allenatore e che ho sofferto vedere coinvolto – per alcuni addirittura come primo imputato – nelle dolorose vicende primaverili che hanno preceduto il crollo Fortitudo. Sono content, perché Cesare è un tecnico che ha sempre lavorato con capacità e onestà intellettuale, spesso in situazioni difficili o comunque, e questo è un rammarico che so condiviso da molti, qasi mai per squadre di alta classifica. Averci portato oggi Avellino e raccontare al mondo la verità che è un gran divertimento illudersi per quasi un mese di stare alla pari di Siena sono pagine belle di un uomo che io ho conosciuto come un libro aperto. Sono roventi invece le panchine di Bucchi e di Dalmonte anche se quella milanese non appare a rischio e il caldo deriva da squadre che in campo sono spesso acefale. Curiosa, per Milano, la trasformazione in Eurolega, così come per la Roma che pure ha mostrato segni di ripresa anche a Ferrara. Certo, il massimo campionato continentale rischia di diventare l’obiettivo primario per tutte le nostre squadre: dalla Siena che vorrebbe come minimo tornare nella Final Four (e poi si vedrà) alla Lottomatica e all’Armani Jeans che magari sanno di poter trovare in Europa soddisfazioni negate in Italia dalla supremazia Montepaschi. Nelle cifre, nei fatti, nella considerazione dei compagni Pietro Aradori è in questo momento il miglior italiano in Serie A. Curioso che abbia trovato la consacrazione a Biella dopo gli alti e bassi milanesi e romani? Forse no e non per questione di spazi concessi o negati ai giovani, visto che ad esempio nella capitale Datome ha sempre goduto della meritata considerazione. Magari, e il discorso più in generale vale in questo momento anche per Avellino, si formano in certi club situazioni, determinate dalla dirigenza e dalla guida tecnica, per cui si trovano a giocare insieme elementi dalla chimica particolare. Il caso di Biella è esemplare in questo, con due soli allenatori in questi anni, e una girandola di giocatori che però hanno fatto presto a fare gruppo, a vincere e convincere. Ad Avellino e a Cantù, pur in presenza di più frequenti cambi di panchina, succede la stessa cosa. Accade perché c’è comunque chi è bravo a scegliere giocatori accomunati dalla stessa, identica voglia di giocare a basket. Perché, ricordiamolo: c’è chi ama giocare a pallacanestro anche se è un lavoro e chi vive con il lavoro della pallacanestro. Abbiamo ad esempio sempre avuto il sospetto che Bargnani appartenga a questa seconda categoria, Gallinari alla prima tanto per citare due dei nostri nella NBA. In questa teoria c’è di bello che la passione può anche non essere innata, ma scoppiare strada facendo. Come ad esempio potrebbe succedere a Belinelli. E potrebbe al contempo affievolirsi e capita magari a certi “mercenari” in viaggio qua e là per l’Italia e l’Europa, ormai assuefatti a entrare in palestra e in campo come dopo aver timbrato un cartellino. Teorie, certo, ma siamo convinti che ad esempio uno come Pancotto le abbia fatte sue da tempo. E che Aradori goda nel giocare insieme a tanti che amano il basket come lo ama lui.

Franco Montorro franco.montorro@basketville.it


Serie A

Vedi Napoli e poi vinci

Ancora un’imbarazzante prestazione della Martos. E la Pepsi passeggia nel derby di Roberto Protonotaro

Virtus che poi è andata a vincere bene a Teramo, mentre la Martos è ripiombata nella disperazione di una condotta di gara senza capo né coda e conclusa con il solito umiliante scarto. Ora più che mai ci si chiede a che gioco “non” stia giocando il presidente Papalìa perché è evidente che il passaggio da Rieti a Napoli non è stato altro che un gioco a massacro per un complesso già in agonia nel Lazio e oggi irriso da tutti fuori e dentro il capoluogo campano. Lo dicono le cifre, che questa Martos è una pena. 40 punti di scarto, 1 solo tiro libero guadagnato l’1 su 11 di Damon Jones... I tifosi l’antifona l’hanno capita da tempo. Il basket non è tornato a Napoli. Oggi c’è solo un patetico fantoccio che ha la forma di una squadra senza arte né parte. E che di questo passo non resterà certo in Serie A, ma nessuno sa dire che destino potrà avere. L’unica certezza è che situazioni del genere fanno male a tutta la pallacanestro.

Qui Caserta 89

Qui Napoli 49

I timidi segnali di ripresa mostrati domenica scorsa a Bologna evidentemente erano soprattuttto e invece segnali di improvvisa narcolessia di una

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Un derby è meglio vincerlo di 1 allo scadere o dopo essere già in vantaggio di 13 a metà gara e di 22 alla fine del terzo quarto? La pepsi, complice Napoli, si gode lo scarto record costringendo addirittura la Martos a segnare solo cinque miseri punti nell’ultimo periodo. Jumaine Jones (nella foto) davanti al suo vecchio pubblico – o per meglio dire all’interno del palasport dove si è esibito giocando in casa – non poteva e non doveva avere pietà e i suoi 22 punti rappresentano il massimo bottino in casa casertana. Sacripanti si è goduto il lusso di schierare anche i tre ragazzini Parrillo, Zamo e Cardinale e si è gouduto un preciso ed incisivo Ere. Poco altro da dire, perché sarebbe cronaca di una partita che potrebbe passare alla storia come il derby campano più squilibrato di ogni tempo, mentre invece bisogna comunque fare i complimenti ad una Pepsi che al di là della facile galoppata a Napoli dà l’impressione di crescere bene come gruppo e nelle individualità. Così anche quello con la Martos, allora, è stato un buon allenamento per crescere ancora andando alla ricerca di soddisfazioni meno vistose ma altrettanto corpose di un quarantello sparato in faccia a sparring partner derelitti e afflitti.


Serie A

di Paolo Marini

Gli ex fanno male

Moss e Hurd decisivi nella vittoria corsara di Bologna che rimonta la Tercas Qui Teramo 69

Stavolta è stato l’attacco a tradire la Banca Tercas Teramo. Quell’attacco che ha messo a segno appena 66 punti. Un po’ pochi, in particolar modo al PalaScapriano. Anzi, decisamente pochi, se si pensa che dal campo i biancorossi hanno tirato 67 volte, mentre i bianconeri hanno messo a referto 50 conclusioni. Ma non basta questo per capire la sconfitta 66-69. Ci vuole altro per comprendere come mai nell’ultimo quarto la formazione di coach Capobianco segna solo 10 punti, lasciandosi superare dopo essere stata avanti praticamente per 36 minuti. Proviamo allora a chiedere al capitano Gianluca Lulli il perché della sconfitta: «C’è rammarico perché con un po’ più di attenzione potevamo fare nostra la partita. Per larghi tratti siamo riusciti a stare avanti e a dettare i ritmi. Però a lungo andare abbiamo subito la rimonta di Bologna. Ora non resta che rimboccarci le maniche. Finalmente avremo tre settimane piene, senza impegni di coppa, e speriamo di lavorare al meglio in palestra per andare a Cantù e provare a riprenderci lì i punti che abbiamo lasciato per strada». Un giusto proposito quello del capitano, visto che ora sono 3 le gare perse dai suoi, a fronte di una sola vittoria. Nel frattempo la società, dopo aver consegnato la 2604esima tessera, può festeggiare per il nono anno consecutivo il record di abbonamenti.

Qui Virtus 69

Ci ha creduto fino alla fine la Virtus. Ha confuso un po’ le idee agli avversari con un medley di zone (2-3, 3-2, box&1 su Hoover) nel primo periodo, non si è disunita quando la Banca Tercas ha provato a spezzare la partita nel secondo quarto (27-18, 13’) ed è rientrata in campo dagli spogliatoi con maggiore fisicità in difesa. Questo ha permesso agli ospiti di restare sempre in partita, fino al sorpasso (63-66, 36’) confezionato dal duo delle meraviglie Moss/Hurd (31 dei 69 punti di squadra e 41 degli 82 punti di valutazione totali appartengono alla coppia transitata, uno l’anno scorso l’altro – nella foto - tre anni fa, in Abruzzo). Poi è arrivata anche la stoppata di Sanikidze sul tiro da tre di Diener che avrebbe potuto portare il match al supplementare a suggellare il primo colpaccio dell’anno. E non manca di sottolineare questo aspetto coach Lardo, apparso tanto nervoso nei primi minuti del match (anche un tecnico dopo soli 4 minuti) quanto soddisfatto al termine: «Avevamo bisogno come il pane di una vittoria di questo tipo, conquistata su un campo dove difficilmente qualcuno porterà via i 2 punti. Il nostro secondo tempo ha fatto la differenza. Nella prima metà di gara siamo stati disciplinati ma non avevamo la giusta cattiveria agonistica e quindi abbiamo concesso rimbalzi e canestri. Sono contento in particolar modo per Moss, determinante nella vittoria nonostante il peso emotivo della gara».

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Serie A

di Alberto Figliolia

Spietata Siena, spuntata Milano

Gioca anche bene l’Armani Jeans, ma si perde varie volte per strada e la Montepaschi è pronta a castigare Qui Milano 79

Gioca bene Milano, ma ne prende egualmente 12 da Siena. Uno scarto, se vogliamo, bugiardo, ma che la dice lunga sul cinismo dei campioni d’Italia capaci di sprintare alla vittoria dopo che l’AJ era riemersa da un già pesante -13 (35-48). Tanti minuti di 2-3 da parte di Bucchi che prova a spezzare il ritmo dei contradaioli: la zona funziona a tratti, ma ci sta tutta come scelta tattica per quanto Siena arrivi sempre a districare la matassa. I padroni di casa trovano tanti punti da Maciulis (19), cui il lituano aggiunge 7 rimbalzi e la faccia tosta per buttarsi nel cuore della difesa avversaria. Al buon Jonas dà una consistente mano Marijonas – l’altro baltico, Petravicius – che con il gioco di posizione tenta a propria volta di spaccare Siena dall’interno: 18 i suoi punti, con 6 rimbalzi , 8 falli subiti e 8/11 dalla lunetta. L’Olimpia in una partita segnata dai tanti strappi (parziali a favore di 7-0 e 18-6, ma a sfavore di 0-11, 1-10 e 5-19) domina a rimbalzo (39-29, con 17 offensivi contro 6), ma si perde varie volte per strada, causa una difesa poco comunicante o in ritardo nei cambi sui blocchi orizzontali, Sato ed Eze cui vengono concessi, seppur imbeccati alla perfezione, alcuni canestri da sotto in perfetta solitudine. Una difesa da perfezionare, come ammetterà con grande onestà intellettuale il coach di casa nel dopo partita. Perché può fare un po’ male al morale beccare, in occasione del 40-50, anche un contropiede da rimessa senese da tiro libero subito.

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Qui Siena 91

Meno male che non c’era Lavrinovic, così essenziale nel sistema di Siena e nel suo gioco di sapienti spaziature, e meno male che McIntyre, a detta del proprio allenatore, non potrebbe in questo periodo giocare più di 20’ poiché non si sta allenando! Ebbene Terrell, pur facendo “soltanto” 4/11 da 3, smazza 9 assist, alcuni dei quali assolutamente geniali, da visionario euclideo e da sognatore pensante. Non è stata una partita facile per i ragazzi di Pianigiani, che si sono imbattuti in una strenua resistenza da parte dei rivali dichiarati per la conquista del tricolore: soccombono a rimbalzo, ma sfruttano in maniera magistrale alcune lacune difensive dei milanesi, smantellano infine la zona mantenendo una lucidità luciferina, tale da rendere impotenti gli scatti d’orgoglio degli altri, e piazzano al momento giusto artigliate strazianti (69% nel tiro da 2 e 40% in quello dalla lunghissima). Eccelso il primo periodo di Sato (14 punti dei 25 globali), così come il quarto tempino di David Hawkins (11 dei 19 complessivi). Il Falco (nella foto), un ex motivatissimo, ha spaccato a un certo punto la gara con il suo, oseremmo dire, mostruoso strapotere atletico. Semplicemente incontenibile, sia nell’attaccare il canestro sia nell’attaccare l’attaccante. Alla memoria del match un baseball tutto campo dalle mani di fosforo di Stonerook per un Hawkins lanciato alla schiacciata selvaggia. Quelli della Città del Palio sembrano addirittura più forti dello scorso anno.


Un passo in Pietro

Serie A

Aradori ormai gioca da... americano e per l’Angelico è record. Vanoli troppo rassegnata Si conferma solida e intraprendente l’Angelico, mette in naftalina il risultato con ampio anticipo, gioca di squadra, con pazienza, mettendo in mostra tutti gli effettivi. Innescando con i giusti ruoli sia le prime sia le seconde linee. Dieci giocatori a referto, quattro in doppia cifra. Ed è solo in una fase, ancora non del tutto sviluppata, del suo processo di crescita. E’ costretta ad alzare bandiera bianca per 89-82 la Vanoli Soresina, mai mentalmente nel cuore della partita, finita sotto nel secondo quarto e incapace di risicare lo scarto. Avvicinandosi appena ai padroni di casa, senza però impensierirli più del dovuto.

di Stefano Zavagli

Qui Biella 89

E’ il miglior avvio di stagione di sempre. Da quando è in serie A è il miglior pronti e via, mai aveva chiuso al termine della quarta giornata con 6 punti in attivo. Tre vittorie consecutive, un gioco corale che decolla, in un mese si sono viste tante belle migliorie, in molto aspetti, ma sopratutto nel saper sfruttare la spaziature, mettendo in moto una discreta circolazione di palla e trovando statistiche al tiro eccellenti. A decollare è Pietro Aradori (nella foto), ormai l’americano aggiunto di questa Angelico. Sono 8 punti nel primo quarto, Bechi lo tiene in naftalina nei secondi 10 minuti, dopo si scatena facendo pentole e coperchi, 19 punti nel secondo tempo e migliora il suo high di punti realizzati in carriera e pure nella voce della valutazione. Intelligente si dimostra Fred Jones, la testimonianza arriva dai 6 assist distribuiti, ma non solo. Serve il compagno giusto al momento giusto, poi realizza canestri di talento, confermandosi il fuoriclasse visto dalla parte opposta dell’oceano. Curiosità: nel solo secondo quarto sono stati 7 i rossoblu ad andare a referto (Schultze, Soragna, Ona Embo, Chessa, Smith, Jones e Pasco).

Qui Vanoli 82

E’ severo al termine del match coach Stefano Cioppi: «Mentalmente non ci siamo mai stati». MA ha ragione. Soprattutto da metà terzo quarto in avanti il quintetto ha mostrato segni di rassegnazione, lasciandosi trasportare dagli eventi, nonostante abbia svolto almeno in parte il ruolo di guasta feste. Anche per la Vanoli sono quattro i giocatori in doppia cifra, con ottime notizie da parte di Marco Cusin, a tratti il più ispirato. Ma anche dal play Rowland che

ha giocato una partita maiuscola. A livello di amalgama è tutto in divenire, troppo stazionario l’attacco, a volte si è giocato faccia a faccia senza accendere degli schemi che servono come il pane. Specialmente se dalla parte opposta c’è questa Angelico. Concreta. Come poche altre in questo inizio di campionato.

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Serie A

di Francesco Tadei

Pesaro acefala, Cantù ne approfitta Grossi guai in casa Scavolini Spar,mentre Trinchieri si gode Mazzarino e Jerry Green Qui Pesaro 60

La faccia di Dalmonte (nella foto) durante la partita e nell’intervista di fine gara non lasciano adito a dubbi: nessuno se l’aspettava. «Emblematici gli ultimi cinque minuti con l’ansia vista di voler recuperare con un passaggio un tiro, cosa che è assolutamente fuori dal nostro essere». Alla vigilia Pesaro sembrava un malato curabile, forte delle ultime due prestazioni confortanti nonostante le sconfitte. Oggi la ScavoSpar sembra un malato un po’ più grave, come un paziente che ha curato con superficialità un malanno. Quel che si è visto è stato uno spettacolo brutto, fatto di un giocatore formidabile – Marques Green – in mezzo a bassa manovalanza cestistica. Pure Hicks è diventato X, un incognita: troppo abituati a vederlo l’infallibile capocannoniere dello scorso anno e verificare la mollezza del panamense attuale. A spingere la Scavolini, contratta e spaventata, verso il baratro c’è stata Cantù che, dopo essere riuscita a stare a contatto per più di due periodi, allunga quando la piccola stella Green si affievolisce. Williams è, ottimisticamente, ancora a più di due settimane dal rientro ma la sensazione è che il problema non sia (solo) la sua assenza ma una diffusa mancanza di talento, una volta che l’avversario ha isolato il faro Green, i compagni hanno prodotto le briciole. E la ferita dello “scippo” di Skele per allungare e dare armi in più a questa squadra ancora brucia. Non sarà crisi ma poco ci manca…

8

Qui Cantù 75

Trasformare Pesaro in una creatura acefala, togliendogli la linfa vitale da cui tutti si abbeverano. Era questo il piano di battaglia di Trinchieri vista l’assenza di Lydeka da tempo e il fulmine a ciel sereno Jeffers, out all’ultimo. Eliminare di fatto il lato debole, esponendosi alle realizzazioni dell’ex Avellino ma bloccando la capacità innata di far lievitare il rendimento dei compagni. In attacco il compito era quello di allargare il campo e di favorire le ricezioni lontane da canestro da parte dei lunghi mobili e atipici. «Per noi si tratta di un capolavoro per quello che avevamo fatto in settimana, allenarsi in otto e avere rotazioni di sette in partita» gongola Trinchieri «per noi era una partita mentale più che tecnica perché non c’era equità competitiva senza due stranieri». Ma già dal pronti via Cantù sembrava più pronta ad approfittare delle paure e delle deficienze di questa Pesaro, muoveva bene la palla in attacco. Allargando il campo riusciva anche spesso a finire a ridosso del ferro oppure a favorire un aiuto per un comodo scarico. A fare la parte del leone poi ci ha pensato Mazzarino, vero uomo incontro, che ha prodotto per 19 punti e ha dato un contributo fondamentale nei 18 del sempre avvelenato Mian. E con anche Jerry Green così chirurgico Trinchieri potrà, crediamo, replicare quel sorriso più spesso.


Roma gruppo, Ferrara no

Serie A

La Lottomatica non è solo Jaaber. Nella Carife troppi alti e bassi Qui Ferrara 71

I problemi non si possono nascondere sotto al tappeto. Ma è anche vero che la Carife non è poi la sola squadra di fascia medio bassa ad avere dei problemi da risolvere in questa prima fase della stagione. Due punti in classifica sono un paio in meno rispetto a ciò che la società si aspettava (brucia la sconfitta con Cremona). Certamente il calendario non ha aiutato, ma certamente di più hanno influito i troppi infortuni che hanno preso di mira il reparto guardie. Non a caso, tardando certezze sul rientro di Zanelli (problemi al tendine d’Achille), la società ha ingaggiato Istvan Nemeth, 30 anni, capitano della nazionale ungherese proveniente dall’Aek Atene, già visto a Treviso nel 2002, per puntellare un reparto in affanno e alla vigilia di due trasferte impossibili come quelle di Siena e Avellino. Dopo la sconfitta con Roma Giorgio Valli s’è detto «arrabbiato ma non deluso». «Perché so perfettamente che Roma gioca a un livello diverso rispetto a noi. Però sono arrabbiato perché dobbiamo abituarci molto più in fretta a questo livello di fisicità; a Siena, se possibile, sarà anche peggio». Resta il fatto che in regia Sangarè deve ancora prendere il passo giusto e Farabello non è sempre al meglio. Se Jamison gioca ancora a corrente alterna e i compagni faticano a sintonizzarsi con lui, un giocatore “latitante” è Luke Jackson, ancora troppo impalpabile. Diversamente da Grundy e Nnamaka che, ognuno a modo suo, fanno davvero di tutto.

di Mauro Cavina

Qui Roma 88

La sfida è quella di trasferire la stessa determinazione mostrata in Eurolega anche nel campionato italiano. Dopo la gara di Ferrara la Lottomatica sembra essere sulla strada buona. L’obiettivo era dimenticare la doppia sconfitta dell’anno scorso con la Carife, ma anche cavalcare l’onda positiva che ha generato la vittoria di Mosca sul Cska. Detto fatto, perché la Lottomatica ha sbagliato poco o nulla fin dai primi minuti di gioco, potendo fare affidamento su un impatto fisico tale da mandare subito fuori giri Ferrara. Ovviamente molto del suo ci ha messo Jaaber (29 di valutazione) che non ha certo faticato a mostrare il suo talento, mentre i compagni rendevano dura la vita in area ad un uomo come Jamison. Poi dal mazzo Nando Gentile ha estratto una buona prova di Winston (nella foto) e De La Fuente. Sono i vantaggi di una panchina lunga, anche se ancora la Lottomatica attende di riavere Datome e Vitali. «Speriamo di riaverli presto – ha commentato il coach – perché ora che abbiamo iniziato l’Eurolega poter contare su due giocatori in più ci darà maggiore energia e ci darà modo di avere rotazioni migliori». Per il resto Roma ha dimostrato di possedere la forza mentale di una grande, capace di prende in mano la gara e non mollarla più fino alla fine. Controllo dell’area, intensità difensiva, ottime percentuali al tiro. Jaaber sarà anche il leader, ma c’è davvero molto altro.

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Serie A

Air, vola più in alto Successo irpino all’overtime su una Benetton indomita. Troutman e Neal protagonisti

di Alfonso Grieco

Qui Avellino 82

quarantacinque minuti per soffrire e per gioire, un overtime per ritrovare Avellino ancora imbattuta in testa alla classifica, vincere con il batticuore lo spareggio per il primato in coabitazione con Siena e per sognare che quest stagione sia più simile alla penultima che all’ultima. L’Air vola più in alto di Treviso al termine di una gara combattuta e in equilibrio come testimoniano i parziali dei quarti: 18-17, 30-33, 47-51 e il 69-69 che ha rimandato al supplementare. Sugli scudi Cesare Pancotto, condottiero di una Avellino che ha avuto in Troutman l’alfiere più proficuo: per lui 24 punti con il 68,2% dal campo, 9 falli subiti e 16 rimbalzi per una vautazione di 36 che la dice lunga sulla sua grande giornata. Bene anche Brown e Nelson, appaiati a quota 15 nel tabellino marcatori, ma davvero citare dei singoli sarebbe fare un torto a questa meravigliosa creatura assemblata dal presidente Ercolino. Solo una nota stonata, nella marcia trionfale irpina: la percentuale da tre, bassina. Un 20% ottenuto però su un numero esagerato di tentativi: 35. Dettagli, forse, sui quali però Pancotto lavorerà a lungo.

Qui Treviso 80

Di ragioni per rammaricarsi, Vitucci ne ha

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certamente diverse, anche se non saranno certo molte le squadre che verranno a vincere ad Avellino. La Benetton ha avuto poco o nulla da Hackett, incappato in una serata da -2 di valutazione, ma è l’intero complesso che non è lievitato intorno al solito, immenso Neal. Molta buona volontà. Alcune discrete esecuzioni ma per battere l’Air ci voleva qualcosa, non tanto, di più. Ad esempio una mano migliore in lunetta, dove quando non raggiungi il 70% e la partita è punto a punto l’handicap si fa pesante. Alla fine il coach trevigiano si è lamentato ma non più di tanto per un’infrazione di passi non rilevata, preferendo fare i complimenti alla sua squadra e a quella di Pancotto per la bella prestazione non solo dal pnto di vista agonistico ma anche dello spettacolo. «Ci troviamo con un pugno di mosche in mano – ha dichiarato Vitucci – e non nascondo di essere arrabbiato perché era una partita c a cui tenevo molto e che abbiamo avuto in mano. Fin dall’inizio abbiamo subito a rimbalzo, poi non siamo stati bravi a gestire vantaggi importanti e infine abbiamo sprecato diverse occasioni vincenti. Dobbiamo recriminare per i nostri errori». Coach preparato ed onesto, Vitucci avrà certamente modo di rivedere una Benetton vincente oltreché bella come quella mostrata ad Avellino.


Serie A

Varese perfetta, Sutor fischiata Splendida prestazione dei lombardi che asfaltano la Sigma già nel primo tempo. Applausi per gli ex di Varese, contestazione per i padroni di casa di Alessio Berdini

Qui Montegranaro 73

Per la Sutor una serata no come forse mai si era vista. A testimonianza di questo ci sono i fischi dei tifosi che accompagnano la squadra a fine primo tempo, quando la Sigma era già sotto 29-51. E sono fischi che fanno malissimo a una squadra così giovane, soprattutto perché arrivano dallo stesso pubblico che nel pre-partita aveva dedicato 10 minuti di applausi ai vari Pillastrini, Chidress e Thomas, gli ex di giornata insieme a Slay. I fischi in parte svegliano la Sutor che nel secondo tempo guadagna qualcosa fino al -12 finale, ma in verità non torna mai in partita. Frates parlerà di poca lucidità, dicendo che “abbiamo giocato un primo quarto orrendo sotto ogni aspetto, abbiamo fatto tanti errori. Poi c’è mancata la lucidità di pazientare e risolvere gli sbagli tutti insieme. Ognuno ha provato a fare da solo e così abbiamo accumulato altri errori”. Pessima prestazione quindi della Sutor, che pecca di inesperienza. Sono «i rischi per avere una squadra giovane», dirà Vacirca, »una squadra che va aiutata a crescere non certo coi fischi, assolutamente censurabili». E probabilmente i fischi alla quarta giornata sono esagerati da un pubblico che non ha mai insultato la sua squadra e soprattutto per un gruppo che si sta costruendo, con grande impegno di ognuno. Ci vorrà tempo, e Frates deve fare in modo che questo sia minore possibile, perché domenica si va a Treviso, dove giocare come oggi non sarà ammissibile.

Qui Varese 85

E chi se l’aspettava? Nessuno forse. C’erano giornalisti di Varese in tribuna stampa che già nel pre-partita, appreso che Slay non avrebbe giocato, avevano preparato l’introduzione ai loro articoli parlando di sconfitta. Salvo poi cancellare tutto già dall’8-0 iniziale. Ma c’era qualcuno che forse se l’aspettava. Ovviamente Pillastrini, magistrale nel gestire una squadra martoriata da problemi e infortuni. L’allenatore parla di «piano partita rispettato alla perfezione. Abbiamo fatto una gara perfetta, tirando poco da tre e attaccando la loro area con le penetrazioni. Splendida la difesa che ha prodotto 15 recuperi nel primo tempo e il nostro allungo poi rivelatosi decisivo». Varese si fa guidare da Childress (nella foto) e Thomas, applaudutissimi ex: il Professore detta i tempi, l’ex milanese, che segna 20 punti, esegue alla perfezione ogni tiro che i compagni creano per lui. Aggiungiamo con grande piacere l’ottima prestazione del giovane Martinoni, che, responsabilizzato dall’assenza di Slay, ne segna 16. Childress e soci gettano via così tutte le incertezze nate su questa squadra dopo la gara con Biella. Certo che se Varese è questa, abbiamo davanti una squadra di grande spessore che può anche puntare oltre la salvezza. E per la Cimberio saranno importanti le prossime due gare quando a Masnago arriveranno Avellino e Bologna. Occasioni importanti per coinvolgere il pubblico e provare a volare.

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A Dilettanti

Sempre più Effe

Fortitudo, Forlì, Ferentino sono tre delle quattro capoliste imbattute di Luca Bolognesi Sempre più Effe nel girone A della serie A dilettanti. Ma non solo, perché Forlì continua a tenere botta vincendo tutte le partite. Le due squadre emiliane, dopo sei partite, sono ancora a punteggio pieno e iniziano a costruire un solco rispetto alle avversarie. A Bologna ieri è arrivata Osimo che si è difesa come ha potuto sotto i colpi dei bolognesi, ma alla fine del terzo quarto è comunque finita a -11. A nulla è valsa la parziale rimonta dell’ultimo quarto che ha fissato il punteggio sul 91-86 per la Fortitudo guidata da un Alejandro Muro da 19 punti e 3 su 4 da tre punti e un Davide Lamma (nella foto) da 16 punti e 4 assist. Dal canto suo Forlì va a vincere sul campo di Fidenza, sempre più in crisi, per 90-81. Partita in discesa a partire dal primo quarto chiuso sul 20-12 e poi controllata tenendo Fidenza a distanza negli ultimi tre quarti. Il play forlivense Forray ha messo insieme una partita solida segnando e facendo segnare con 13 punti, 4 assist impreziositi da 9 rimbalzi. Alle spalle delle due fuggitrici, la Tezenis Verona riprende la sua marcia dopo la sconfitta con Brescia distruggendo Jesolo (ultimissima con cinque sconfitte su cinque) con il punteggio di 84-58 grazie alle ottime prestazioni di Ferrarese (15 punti e 6 assist) e Gori (15 punti). Turno di riposo forzato invece per Brescia che si è vista accogliere la richiesta di rinvio della partita contro Castelletto per un’epidemia influenzale che

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ha colpito la squadra decimandola. Se nel girone A le prime della classe marciano indisturbate nel girone B della A dilettanti questa è stata la giornata dei colpi di scena. La coppia di testa laziale Ferentino-Palestrina viene raggiunta da Ostuni in vetta con 5 vittorie e 1 sconfitta. Palestrina perde l’imbattibilità in un importante scontro diretto in casa contro la Virtus Siena in una partita finita 50-60 nella quale i padroni di casa sono stati fermati al 35 percento dal campo. Decisive per i toscani le prestazioni di Gianluca Tomasiello (16 punti e 5 rimbalzi) e Daniele Casadei (17 punti con 7 rimbalzi). Stesso destino dei corregionali è toccato a Ferentino, fermato in trasferta dalla Publisys Potenza con il punteggio di 72-68. A nulla è valso il tentativo di rimonta dei capoclassifica che nell’ultimo quarto hanno recuperato 9 dei 13 punti di svantaggio. La settimana prossima una delle due si rifarà sicuramente visto che a Ferentino è in programma lo scontro diretto. Chi perderà dovrà invece guardarsi anche da Ostuni che ha raggiunto la vetta battendo Matera per 75-61 trascinata dal ventello di Antonio Ruggiero. Alle spalle delle tre squadre in vetta avanza anche Barcellona che sconfigge per 84-79 Molfetta in trasferta mentre perde terreno la Liomatic Perugia che viene fermata in casa dall’exploit di Agrigento che si impone per 68-63.


A Dilettanti

Il derby laziale

La giovane Palestrina sfida Ferentino. Intervista a Furio Steffè e Alessandro Filippi Tutte le strade per Furio Steffè non portano a Roma, ma a Palestrina. Il coach triestino è arrivato nella provincia romana lo scorso anno assumendo la guida di una squadra al nono posto della Serie A dilettanti. Da quel momento gli arancio verdi hanno cambiato marcia raggiungendo i playoff, salvo essere eliminati nei quarti di finale da Ferentino. Quest’anno la sfida tra le due laziali sembra riproporsi già dalle prime giornate di regular season. Le due compagini sono partite con una cinquina di vittorie che le ha lasciate sole al comando. E la settimana prossima in programma c’è lo scontro diretto. - Ma coach Steffè se lo aspettava un inizio così spumeggiante? «Non sapevo cosa aspettarmi. Abbiamo cercato l’amalgama di un gruppo quasi completamente nuovo rispetto allo scorso anno. Mi aspettavo di poter lavorare bene e di costruire grazie a giocatori con ambizioni. I risultati li abbiamo presi uno alla volta e se vogliamo continuare a vincere possiamo fare solo così». - Nel prossimo turno c’è il big match con Ferentino. Vi sentite all’altezza? «Beh, Ferentino è stata costruita con giocatori che hanno già vinto dei campionati. Noi abbiamo 11 under ’86 di cui nove sono addirittura under ’89. Il nostro sincero obiettivo è quello di salvarci il prima possibile. A traguardo raggiunto penseremo ai playoff e nell���eventualità a giocarcela fino in fondo: proprio come faremo con Ferentino la settimana prossima». - Ma quali sono i pro e i contro di allenare una squadra così giovane? «La mia storia nelle giovanili delle squadre Nazionali dimostra come mi piaccia lavorare con i ragazzi. Il nostro basket non sta producendo giocatori di alto livello e per questo le regole ci impongono di farli giocare. Il segreto di una buona squadra è però affiancare alla vitalità e all’ambizione dei ragazzi delle chiocce. I nostri giocatori più esperti sono super: come giocatori e come uomini. Insegnano ai più giovani l’impegno giornaliero, la costanza nel lavoro». Uno di questi giovani che con la sua esplosività dovrebbe dare quel quid in più secondo Steffè è Filippo Alessandri, arrivato a Palestrina dalla Virtus Siena ed esploso nel Lazio. Quanto ti rimpiangono

di Luca Bolognesi

a Siena? «Non credo mi rimpiangano perché hanno un buon gruppo. Sicuramente c’è un po’ di rammarico perché sono cresciuto nelle loro giovanili, ma nulla più». - Alla quinta giornata le tue statistiche segnano 14,6 punti e più di 5 assist di media. Come playmaker preferisci segnare o far segnare gli altri? «Sono soddisfatto quando la squadra vince, che faccia 30 punti o che ne faccia 1. Certo, la gestione della squadra è importantissima per un playmaker e quindi finire la partita con molti assist mi rende orgoglioso». - Ma a chi si ispira Filippo Alessandri? «A Theodoros Papaloukas. Come riesce lui a gestire la squadra ed i palloni pesanti che decidono partite e stagioni intere non riesce nessun altro».

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It’s showtime!

Riassunto della prima settimana. Con tante sfide già spettacolari di Luca Bolognesi Opening day. La prima notte Nba ha regalato agli appassionati sfide appassionanti e qualche colpo di scena. Iniziamo dai Lakers che prima del derby con i Clippers hanno ricevuto dal commissioner David Stern gli anelli dei campioni. Per Kobe Bryant è il quarto, il primo post-Shaq. Dopo la sbornia però si gioca ed i Clippers tengono sorprendentemente testa ai campioni pur senza la prima scelta Blake Griffin (fuori sei settimane) e nonostante un Baron Davis in serata no al tiro (1 su 10 dal campo). Nell’ultimo quarto però i Lakers fanno sul serio ed in 5 minuti chiudono la partita portandosi sul +10: finirà 99-92 con 33 punti di Bryant ed un ottimo Bynum da 26 punti e 13 rimbalzi. Nell’altro big match di giornata i Boston Celtics iniziano la loro cavalcata battendo il re Lebron James a domicilio per 95-89. Vittoria a sorpresa in trasferta anche per Washington che sconfigge i Mavs di Dirk Nowitzki, Shawn Marion e Jason Kidd per 102-91. Nell’ultima partita della notte pronostico rispettato con i Trail Blazers che battono gli Houston Rockets per 96-87. Best of the week. Sono due le squadre che hanno destato maggior impressione in questi primi giorni di partite. Una ad est e l’altra ad ovest. Da una parte abbiamo i Boston Celtics che dopo aver sconfitto i Cavs hanno distrutto i Bobcats per 92-59 e venerdì notte non hanno fatto sconti nemmeno ai Bulls battuti per 118-90. Pierce, Garnett e Allen si conoscono ormai a memoria. Rondo è un all-star e Perkins migliora anno dopo anno. Se poi in panchina ci sono punti con Eddie House (nella foto) e un certo Rasheed Wallace, passare sul cadavare dei Celtics quest’anno sarà impresa ardua. Ad ovest invece hanno ripreso il cammino dell’anno scorso i Denver Nuggets. La svolta è stato il provvidenziale scambio Iverson-Billups che ha portato nel Colorado un cervello in grado di aiutare nella gestione del gioco Carmelo Anthony e co. I Nuggets hanno aperto

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NBA

mercoledì notte battendo gli Utah Jazz per 114-105 e hanno dato la prima spallata ai rivali di division, i Portland Trail Blazers, vincendo in trasferta per 9794 in una delle sfide che terrà banco durante tutta la regular season. Da segnalare le prestazioni di Carmelo che ha trascinato i compagni con 30 e 41 punti nei due match. Bentornato Agent 0. Mancava Gilbert Arenas (nella foto) all’Nba. Da un paio d’anni i suoi fan avevano dovuto rinunciare alle sue prodezze sul campo per ripiegare sul suo spassoso blog. Molti avevano avanzato dubbi addirittura su un suo possibile ritorno a grandi livelli. Ora finalmente è tornato e nell’esordio stagionale ha guidato i suoi Wizards alla vittoria sui Mavs con 29 punti e 9 assist. Attorno a lui c’è una buona squadra con il rientro di Haywood dopo un anno di infortunio, i soliti Butler e Jamison (quest’ultimo infortunato) ai quali si è aggiunta la verve di Randy Foye. Una squadra talentuosa insomma, che per puntare in alto dovrà però contare sul miglior Agent 0. Ciao Italia. Quest’anno gli appassionati dovranno programmare meno alzatacce per vedere i nostri portabandiera visto che Andrea Bargnani e Marco Belinelli giocano entrambi a Toronto. E proprio i canadesi hanno iniziato con il botto battendo i Cavs di Lebron James (1 vittoria e 2 sconfitte dopo 3 partite) per 101-91. Spettacolare Bargnani con 28 punti e 11 su 15 dal campo, buona partita di Belinelli con 10 punti. Come già ampiamente dimostrato il Mago difetta in continuità e puntualmente per i Raptors nella seconda stagionale arriva una sconfitta contro i Memphis Grizzlies per 115-107 nonostante l’assenza di Iverson. I Knicks di Danilo Gallinari fanno ancora peggio perdendo all’esordio contro i Miami Heat per 115-93 (con un Gallo da 22 punti) e nella seconda stagionale contro i Bobcats per 102-100 dopo due tempi supplementari.

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Pozzuoli, che peccato! La squadra di Fulvio Palumbo sfiora il colpaccio, costringendo Venezia a due supplementari. Netta vittoria esterna per Faenza a Como di Roberto Perticaroli

Giornata interlocutoria che non ha riservato sorprese. Ma per poco, perché Venezia, dopo la sconfitta di Sesto San Giovanni, stava nuovamente scivolando su una buccia di banana, questa volta chiamata Pozzuoli. La Reyer, dove ha esordito Carrie (ed anche bene, per lei 22 punti in 30 minuti) è stata costretta a due over-time dall’agguerrita compagine di Fulvio Palumbo che rimane mestamente sul fondo della classifica

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all’asciutto ma, considerando anche che deve ancora recuperare Barnes, può guardare con maggior fiducia al futuro. Venezia ha visto veramente le streghe: sotto di dodici al 20° (Grasso, nella foto, in versione “nazionale”, 14 punti a metà partita), rientra nelmatch nel terzo quarto, e poi è tutto un susseguirsi di emozioni e tensioni per il pubblico del PalaErrico. Nel primo supplementare Pozzuoli prova a scappare (+7) ma Venezia non ci sta e riesce a trascinare il match al secondo over-time. Le uscite per falli condizionano maggiormente le campane che tuttavia arrivano ad un soffio dall’impresa: il loro urlo viene ricacciato in gola dal canestro decisivo di Corradini (nella foto) che permette alle sue di tornarsene in laguna con i due punti. Per Venezia cinque in doppia cifra, dall’altra parte “trentello” per Dixon (12/12 ai liberi), 21+12 per Walker ed una grande gara di Grasso (21+10). Scampato pericolo per Cirone e compagne, un bel segnale da parte di Pozzuoli, in attesa di avere finalmente l’organico al completo. Di ritorno dalla vittoria in Coppa a Pecs, Schio ci mette un quarto per prendere le misure a Napoli (al 10° +9 per le partenopee) poi entra in partita e porta a casa la vittoria come da pronostico. Ora si è tutti in attesa di conoscere l’entità dell’infortunio al ginocchio occorso nell’ultimo quarto a Chicca Macchi (nella foto). Vittoria anche per l’altra reduce dalla Coppa, Taranto che, dopo il ko subìto in Turchia, torna in Italia e regola Umbertide, senza Callens, pedina troppo importante nello scacchiere umbro. Ed ora in Puglia c’è grande attesa per l’arrivo in settimana di Ekaterinburg. Di fronte ad una Comense con tante assenze, Faenza vince largo: a Casnate la squadra di Paolo Rossi manda sei giocatrici in doppia cifra ed il finale delle valutazioni è un 110 a 47 che rende meglio l’idea della giornataccia bianconera. A Parma infine in un match sotto quota “50” con vittoria delle padrone di casa che, con un 18 a 4 nell’ultimo quarto, ribaltano una situazione che aveva visto il Geas costantemente avanti. Nel prossimo week-end si scende in campo per la quinta giornata: da segnalare un interessante Venezia-Parma.


Donne

Udine e La Spezia, ancora loro... GIRONE A. nonostante l’assenza di Striulli, Udine batte Cervia e conserva l’imbattibilità. Bene Madonna, Picotti e Quaino. Bologna (Costi 14+8) vince in rimonta su Marghera. Cus Cagliari (Ratti 22+11) espugna Reggio Emilia. Positivo avvio di campionato per S.Martino Lupari che vince ad Alghero. Quarta sconfitta in fila per Sanga, ko a domicilio con Borgotaro (“trentello” per Iemmi): Gottardi in campo solo otto minuti causa infortunio. Bene la Virtus Cagliari (Ntumba 20+15) che passa a Biassono. Netta vittoria interna infine per Crema (con cinque in doppia cifra) su Bolzano (Loewe valutazione 29). GIRONE B. Spezia espugna Ancona e resta capolista solitaria ed imbattuta. Alcamo, a Rende (Granieri 30), vince la seconda partita consecutiva in trasferta al supplementare: Caliendo la migliore (per lei 17.8 in questo inizio di torneo). Prima vittoria per Siena (Reke 20+10) che espugna Pomezia: per le laziali un enigmatico avvio di stagione. P.S.Giorgio (senza Gomes) domina Ragusa. Lucca, (Fabianova 16 punti nel primo quarto, Corbani valutazione 26), espugna con autorità Chieti (Di Matteo 15+12). Firenze (“doppiadoppia” per Corsi e Racca) sconfitta di misura a Napoli, Orvieto piega Viterbo..

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Brava, Giulia Da quest’anno per Arturi, nel Geas, maggiore spazio e responsabilità di Roberto Perticaroli

Diciamo subito una cosa: parlando con Giulia Arturi ci si accorge subito di avere un’interlocutrice fuori categoria. Sarà per l’ambiente nella quale è cresciuta o per le esperienze dirette che ha fatto, ma l’impressione che si ha è di trovarsi di fronte ad una persona decisamente migliore del mondo in cui si trova. E di gente di pallacanestro in tutti questi anni ne abbiamo vista e sentita parecchia. Fatta salva questa premessa, c’è da dire che su Giulia il Geas, e Roberto Galli in primis hanno quest’anno scomesso parecchio: per lei, dopo tre partite, 26 minuti di media a partita (contro 14.7

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della passata stagione) e la partenza in quintetto base contro Venezia e Schio. E’ un’annata davvero importante per Giulia, classe ’87: «Sicuramente al secondo campionato di A1 anch’io mi aspetto di più da me stessa. Dopo aver assorbito l’impatto l’anno scorso, ora c’è maggiore consapevolezza e anch’io, non debbo limitarmi a fare il “compitino”. Non sono più un’esordiente e, con un anno di esperienza in A1, debbo incidere di più». Non solo per ambizione personale ma anche per la diversa struttura della squadra attuale. «E’ vero, lo scorso anno avevamo due straniere super (Tilli e Penicheiro, n.d.r.). Adesso, con una squadra diversa, ci sentiamo tutte più responsabilizzate e coinvolte. Come è iniziato il campionato? Direi bene, con il calendario difficile che avevamo, aver fatto quattro punti nelle prime due giornate è stato un risultato importante. Ma con dodici squadre appena, partite facili non ci sono e, prima o poi, dobbiamo incontrare tutti». Togliamo subito il dente e parliamo della “mamma”, della mitica Rosy Bozzolo… «Ho metabolizzato il fatto di essere “la figlia di”. E’ normale, è stata una delle migliori giocatrici della pallacanestro italiana e io non mi sogno neanche di riuscire a diventare come lei. E lei non mi mette nessun tipo di pressione, non c’entra nulla con la mia carriera, ma quandio mi dà di consigli li accetto volentieri e cerco di seguirli». Nel poco tempo libero gli studi: «Scienze della comunicazione alla Statale di Milano. Ci tengo allo studio come al basket, anche perché ci tengono i miei… Ma è giusto: smesso di giocare, bisognerà fare qualcos’altro ed è importante non farsi trovare impreparati». Ed il calcio: “Sono tifosissima del Milan». E la consapevolezza di essere fortunata: «Senza dubbio. Ho amiche che giocano e che per fare il salto di qualità hanno dovuto lasciare tutto, casa, famiglia e magari anche gli studi: io invece mi rendo conto di essere una privilegiata perché, pur facendo i miei sacrifici, non ho dovuto, per il momento, rinunciare a nulla. Anche se non escludo, in futuro, di lasciare Milano per fare un’esperienza di vita. Ma certamente non adesso perché non avrei alcun motivo per prendere una decisione del genere». Infine un pensiero sul Geas: «Debbo tanto a questa società che, benché si sia giustamente attrezzata e migliorata da un posto di vista organizzativo e strtturale per affrontare l’A1, ha ancora nel dna i principi di quando giocavamo in A2: ossia l’ottimo rapporto tra tutte le componenti ed una realtà in cui i valori umani valgono ancora molto Sembrerà retorica ma il Geas è davvero una famiglia».


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Talento In…Contestabile

In evidenza nel torneo, l’ala di Biassono, tornata protagonista dopo un paio di stagioni in chiaroscuro Un nome che per tanto tempo, quello delle giovanili a Vittuone e delle esperienze in A1 a Como e Montichiari, era stato al centro dell’attenzione di tanti addetti ai lavori. Poi un cono d’ombra in coincidenza delle due stagioni certamente non positive a Palestrina e quella passata divisa tra Pomezia e nuovamente Montichiari. Ora sembra di nuovo essere scoccata l’ora di Antonella Contestabile, da quest’anno in forza a Biassono e tra le protagoniste di questo avvio di stagione. Ed anche la squadra lombarda ha iniziato il torneo (il secondo consecutivo in A2) in maniera più che positiva, con le vittorie su Borgotaro e, soprattutto, quella dopo una battaglia al supplementare nel derby con Sanga. «E’ vero, sono reduce da due stagioni non positive ma voglio anche precisare che in questi due anni avevo scelto di puntare maggiormente sullo studio e, con l’università a Roma, avevo necessità di giocare nelle vicinanze della Capitale. Da quest’anno invece ho ridato priorità alla pallacanestro, pur continuando a studiare, e perciò ora è diverso il mio approccio verso il basket. Credo che da ciò dipenda questo positivo avvio di stagione, mio e della squadra». La squadra, Biassono, il ritorno a casa. «Certamente tornare a giocare qui mi ha ridato maggiore serenità e tranquillità ma soprattutto a Biassono sento tanta fiducia intorno a me che cerco di ripagare nel modo migliore». Anche per ritornare dove è stata qualche anno fa, in A1: «E’ vero, ho giocato in A1 ma il mio spazio ovviamente non era molto. Perciò quell’esperienza non l’ho mai considerata un punto d’arrivo ma un punto di partenza». Ed è lì che, in un tempo più o meno breve, Antonella intende tornare: «Non c’è dubbio, non metto limiti, ma l’intenzione è di tornare a giocare in A1. Adesso mi sento decisamente più motivata che in passato e farò di tutto per riuscirci». Anche grazie a questa stagione a Biassono, dopo quattro giornate ad oltre 14 punti ed 8 rimbalzi di media a partita, con un 20+16 nel derby con Sanga. «A Biassono ho trovato un ambiente

di Roberto Perticaroli

fantastico, non c’è pressione ma tanto entusiasmo, quello di cui avevo bisogno io». E Antonella, pur avendo appena 23 anni, è una delle più “esperte” in una squadra che quest’anno ha un’età media decisamente bassa. E in attesa di ritornare a giocare nello stesso campionato di Macchi («Sono stata sua compagnia di squadra, e lei secondo me è la più forte in assoluto. Mi ha sempre dato l’impressione che quando decideva di fare una cosa, ci riusciva sempre»), nei pochi momenti liberi ci gli studi di archietettura e qualche viaggio verso Roma alla Sapienza, l’impegno per giocare alla grande questa stagione: «Voglio continuare ad essere importante per la squadra e a migliorare, per aiutare Biassono a raggiungere i suoi obiettivi».

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Basketville # 24 - 3 novembre 2009