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n.14 - 4 giugno 2009

> Biella perché Spinelli va via? > Nazionale

il “non caso” Recalcati > Legadue

finale thrilling > La provocazione

quante società sono rimaste vergini? > Donne

Livorno e Lucca

Continua la galoppata Montepaschi. Travolta anche la Benetton, Siena è...

THE FINAL 1


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l’E-ditoriale www.basketville.it Numero 14 – 4 giugno 2009 Direttore Responsabile FRANCO MONTORRO franco.montorro@basketville.it www.basketville.it è una testata registrata presso il Tribunale di Lucca e di proprietà di Media dell’Otto s.r.l. Via delle Ville, 1140/A 55100 Lucca Telefono +39 3202 119 119 E-mail: redazione@basketville.it Progetto Grafico Appunto Via Caduti per la Patria, 47 20050 Lesmo (MI) Telefono e fax +39 039 596724 www.appuntoweb.com Fotografie Agenzia Ciamillo-Castoria Autorizzazione del Tribunale di Lucca numero 894 del 16 marzo 2009

Il “non caso” Recalcati e le poche vergini Come promesso, un altro numero “easy&speedy” a poche ore di distanza dalla messa on line del precedente, per l’impegno ad essere anche con l’E-Magazine sempre freschissimi. Avremmo qualcosa da ridire sui playoff un giorno sì e l’altro pure, ma ne parleremo casomai lunedì prossimo. Su Facebook ho riproposto il messaggio “Aperto a tutti”, ovvero confermata la possibilità per chiunque di scrivere nella comunità di basketville. In questo numero 14, una pagina è dedicata ad alcuni dei primi interventi, E-magazine e Home Page restano vetrine accessibili a chiunque, nello spirito di lancio di questa comunità. Sul rapporto prossimo futuro fra Recalcati e la Nazionale si è iniziato a fare dietrologia. Noi non pretendiamo di conoscere la verità assoluta, ma di fare un po’ di chiarezza siamo certi. L’attuale c.t. è reduce da quattro anni di vacche magre, ma ha ottenuto la riconferma e la fiducia da parte degli ultimi due sistemi federali. In altri sport probabilmente non sarebbe accaduto, a Charly si è concessa l’attenuante di un materiale umano a disposizione fra il precario e lo scarso, detta come va detta. A settembre l’attuale contratto scade, a Recalcati non dispiacerebbe tornare ad allenare un club e magari restare in Federazione ma con un ruolo diverso, anche se sempre di carattere tecnico, da quello di allenatore azzurro. Nel frattempo, Recalcati sta affrontando il piano azzurro per l’estate e per l’Additional Round, quasi con ferocia. Sarà comunque lui a tentare l’impresa della qualificazione per gli Europei e semmai il loro svolgimento. Su declinare dell’estate verso l’autunno, la conoscenza del suo futuro sarà completa. Ma il futuro della panchina azzurra non dipenderà solo dai risultati di agosto ed eventualmente in Polonia.Ma in questo momento non esiste un caso Recalcati. Dalla Lega Nazionale arrivano conferme ai segnali di crisi e potremmo assistere ad una riduzione anche drastica del numero dei club che faciliterebbe molti nei progetti di ristrutturazione dei campionati. In teoria, perché non da oggi l’Italia cestofila è la patria dei diritti trattati e comprati, al punto che vi propongo un gioco-ricerca: quanti sono i club di alto livello, lasciamo stare tutti gli altri anche se il discorso vale a maggior ragione per loro, che nel corso della storia hanno mantenuto il numero Fip originario oppure che non si sono fusi, hanno acquistato altri club, sono falliti e rinati, si sono appropriati di un campionato conquistato da altri e, dunque, solo con il denaro hanno rimediato agli insuccessi sul campo, in qualsiasi serie? Mi viene in mente Varese e Cantù, su Milano ci sarebbe qualcosa da dire almeno in quanto ad appropriazione di scudetti non proprio suoi. Poi Treviso, Siena e certamente poche altre realtà minori (relativamente ai campionati pro). Per il resto, quante “vergini rifatte” e che idea globale triste delle capacità gestionali dei club, nel corso degli anni.

Franco Montorro franco.montorro@basketville.it


Serie A

Montepaschi, 3-0, 3-0, 4...

Senza storia anche gara 3 con la Benetton. Siena vola in finale e aspetta solo di sapere il nome della prossima avversaria da battere di Franco Montorro Tutto come previsto, forse anche meglio del previsto, nel senso che la serie con la Benetton, per Treviso più che un tranquillo galoppo si è rivelato un terzetto di gare a passo di carica per i tricolori che a questo punto aspettano solo di sapere, mercoledì o venerdì, chi affronteranno nel duello ad armi impari per il titolo tricolore. Al di là delle valutazioni tecniche, tutto sommato impossibili in un confronto che ha mostrato come nessuna squadra italiana possa tener testa alla Mens Sana non solo in un ciclo di partite, ma anche sulla singola gara, nessuno corre il rischio di essere troppo ottimista sul futuro immediato di questa squadra o, al contrario, di passare per jellatore se mette per iscritto quello che tutti pensano o sanno: non fosse stata per l’inopinata sconfitta contro la Fortitudo, questa formazione sarebbe passata alla storia come l’unica imbattuta in Italia in tutte le gare ufficiali, fra coppe, stagione regolare e playoff. E’ dunque solo vagamente scaramantico o se volete consolatorio per Milano o per Biella, il titolo “aperto” di questo articolo, nell’ipotesi remota che anche per una sola gara i marziani senesi scendano sulla terra, perdendo almeno una volta. Di più, francamente, è impossibile credere. Così, se ci scusate, per una volta abbandoniamo la cronaca, facciamo esercizio di previsione di una storia che è ormai leggenda e dunque con un po’ d’anticipo stabiliamo alcuni punti fermi intorno

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e dentro Siena. Da mandare a memoria. O, se volete, da controbattere. 1) La Montepaschi è la squadra simbolo di questo decennio. Quattro scudetti. Con tre vittorie di fila compie poi un’impresa realizzata poche altre volte in passato; l’ultima dalla Virtus Bologna nel triennio 1993-95; 2) Difficile fare paragoni fra questa Montepaschi ed altre grandi del passato: l’Ignis anni Settanta, la Milano del decennio successivo, la Virtus appena citata e quella del 1998 o del 2001, che sarebbe l’avversaria virtuale più recente e quindi più attendibile. Facile trovare pochi esempi di una superiorità così netta; 3) Ma non sono le avversarie ad essere più deboli, è Siena ad essere più forte, di una supremazia costruita con abilità e costanza; 4) I confronti sono più frequenti fra Pianigiani ed altri allenatori che fra Minucci ed altri dirigenti e comunque mettono in rilievo una comoda verità: i principali artefici del successo senese sono loro due, ciascuno per il proprio settore di competenza; 5) Infine, ma solo per questa volta e per questa pagina, proprio il rispetto della divisione e la condivisione di ogni ruolo rappresenta l’elemento non segreto ma fondamentale nei trionfi Montepaschi. Non è inimitabile. Ma non è nemmeno troppo perseguito, altrove. Almeno, non abbastanza; 6) In questo quadro idilliaco manca quello che altri club italiani hanno avuto: il successo europeo assoluto. Siena ci riproverà. Può farcela.


Serie A

Biella spera Spinelli anche

Protagonista del finale di stagione, il play aspetta segnali dal club per il rinnovo del contratto. Club che nella massima serenità valuterà a breve E’ la più bella sorpresa dei playoff e, con Teramo, dell’intera stagione, questa Aneglico che vola leggera sulle ali dell’entusiasmo dopo aver conquistato la promozione ad una storica semifinale ed aver tenuto testa all’Armani Jeans. E’ una squdra piacevole a vedersi, ottimamente allenata da Luca Bechi e che in questo finale di campionato gode anche di un’eccellente tenuta atletica. Sta riempiendo un palasport, infiammando una città, regalando un sogno che in qualsiasi momento si interrompesse sarebbe già divenuto splendida realtà. E se i quarti con Roma erano stati caratterizzati da quattro gare fotocopia, con larghi distacchi a favore della squadra di casa, salvo poi l’impresa corsara al PalaLottomatica, la serie di semifinale con l’Armani Jeans ha riservato tra partite con finale thrilling. Unico neo, forse, ma sa chiaro per nulla destabilizzante, la posizione di Valerio Spinelli. Il play campano ha disputato una favolosa seconda parte di stagione, addirittura andando in crescendo nei playoff. Fino all’apoteosi di gara 2, con il canestro impossibile del pareggio e un supplementare da favola (nove punti in cinque minuti). Tutto questo, nonostante fosse reduce da un malanno che ancora poche ore prima del match lo aveva obbligato a letto con 39 di febbre.

di Franco Montorro Il contratto di Spinelli con Biella è in scadenza, ancora non sono arrivati segnali dalla società. Lui la prende con filosofia e tranquillità, sa che in discussione c’è il suo contratto oneroso (all’incirca 180.000 euro), non certo il suo rendimento e sa anche bene che in questo momento il club è concentrato su un obiettivo globale più che sul futuro di un singolo per quanto importante come Valerio. Che comunque vada a finire la serie e il suo rapporto con l’Angelico è, a ragione, convinto di poter recitare da protagonista in una Serie A ad alto livello. Se dopo essere stato protagonista del mercato, o al termine di una trattativa di rinnovo con Biella, lo sapremo molto a breve. Il Procuratore Generale, Daniele Baiesi conferma: «Sì, il contratto di Spinelli e in scadenza e la sua, come quella di altri giocatori, è una fotografia in via di definizione, ma non è certo questo il momento di trattare discorsi economici, non solo perché si gioca, ma anche perché ancora non sappiamo su che risorse potremo contare per la prossima stagione. Quello di Spinelli è un contratto importante, per un biennale che due stagioni or sono abbiamo firmato volentieri. A fine stagione ci vedremo e valuteremo il da farsi». Comunque vada, finirà con sorrisi e strette di mano, ne siamo certi.

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Legadue

Sassari impatta e si ritrova due match ball

Un supplementare in gara 1, due al secondo atto.​ Ora la serie, equilibratissima, si sposta in Sardegna di Lorenzo Settepanella Che la Vanoli avesse avuto, nel finale di gara 5 contro Casale, un pizzico di riguardo dalla dea bendata, l’hanno pensato pressoché tutti i paganti del PalaSomenzi (oltre che gli spettatori di Rai Sat). Riflessione replicata in coda ai regolamentari di gara 1 di finale contro Sassari, con quasi la stessa mattonella (nei dintorni dell’angolo dinanzi alla panchina ospite) a sorridere per la seconda volta ai padroni di casa, davanti ad una Sassari incredula per aver commesso la più clamorosa delle ingenuità (l’aver concesso ad un Gigena indisturbato in angolo la ricezione, ed il 3 punti della parità), senza la quale Sassari avrebbe con pieno diritto sbancato Cremona. Da questo punto di vista il successo degli uomini di Cavina in gara 2, stavolta dopo 50 interminabili e faticosissimi minuti, sa di ripristino del giusto equilibrio anche nell’incastro degli eventi, senza nulla togliere a quello che Rowe & Co hanno combinato sul campo. Anche qui è stato risolutivo un episodio, un canestro di Whiting (nella foto) a fil di sirena del secondo overtime, dopo che Sassari aveva rischiato di vincere ancora una volta al termine dei regolamentari (provvidenziale Gigena anche in questa occasione), nel corso dei quali è stata brava a non disunirsi in corrispondenza degli allunghi dei padroni di casa (+12 dopo i primi 20’, ancora +9 a fine terzo quarto), approfittando poi delle costanti fasi di annebbiamento della regia della formazione di Cioppi. Ma una considerazione importante arriva anche dai numeri. Sassari vince nonostante un pessimo 5/28 da 3 punti (18%), cioè facendo in sostanza a meno della propria risorsa principale, ottenendo però il massimo dalla transizione offensiva, alimentata da una micidiale pressione difensiva in grado di fruttare 24 recuperi e di conseguenza di aggredire l’area avversaria con il 57%. A fare la parte da leone, nemmeno a dirlo, il duo delle meraviglie Rowe-Whiting, con il primo in grado di orchestrare quanto di finalizzare in modo sopraffino (27 punti, 6 rimbalzi, 3 assist, e la

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legittima domanda: a quanti farebbe comodo, anche al piano di sopra, un giocatore del genere?), ed il secondo che andrebbe a tutti gli effetti considerato uno degli elementi più efficaci e regolari dell’intero campionato, capace di elevare il proprio standard di rendimento all’aumentare della posta in palio (32,5 punti di media nelle due gare di finale con un irreale 28/29 complessivo ai liberi). Importanti, a supporto del duo delle meraviglie, anche la solidità a rimbalzo e la pericolosità ravvicinata di Ezugwu (aiutato nei duelli in quota da un prezioso Vanuzzo, non sorretto tuttavia dalla precisione al tiro), e la sostanza di giovani Chessa e Devecchi. E’indubbio che Cavina stia spremendo tutto e anche di più da un organico sensibilmente più corto di quello di Cioppi, stavolta invece incapace di far pesare la propria straripante fisicità, specie vicino a canestro (bene Valenti, 10 punti e 12 rimbalzi, incontenibile Cusin, 22 punti con 9/12 dal campo ma autore di 5 palle perse, meno efficace del solito Lollis, su cui grava l’onta di 7 possessi gettati alle ortiche). Non impeccabile, al di là delle cifre come sempre sontuose (30 punti con il 50% dal campo, 4 assist), un Troy Bell autore di alcune giocate non proprio ricche di acume tattico (anche per lui 5 perse) a corollario di una squadra che prende troppo spesso cattive decisioni, a maggior ragione quando è sotto pressione. E’ chiaro che, qualora la serie dovesse allungarsi, la maggior lunghezza del roster Vanoli rivestirebbe un ruolo di primo piano se non altro per una più equa suddivisione della fatica, ma il Banco ha già fatto saltare il fattore campo, palesando ambizioni insospettabili nonostante i più volte ribaditi propositi di ridimensionamento se non di totale smobilitazione da parte del patron Mele. Gara 3 è alle porte (Venerdì 5 Giugno, al PalaSerradimigni di Sassari), ma comunque vada a finire, Demis Cavina il suo campionato l’ha già vinto, guadagnandosi i galloni per una chiamata dal piano di sopra, dove tornerebbe più maturo e con la totale consapevolezza di essere pronto per un progetto importante.


scrivete a franco.montorro@basketville.it / BV for you

Affidiamo le squadre a persone competenti Il principale problema della pallacanestro italiana è che le società hanno scelto di affidare la propria squadra non più a gente esperta del settore ma a principianti. Ultimamente infatti sta impazzendo la moda di scegliere come allenatori o, peggio ancora, come general manager ex-giocatori che non hanno quelle conoscenze tecniche proprie per poter svolgere tale incarico. Gestire una squadra di basket in un campionato professionistico è come gestire un impresa sotto tutti gli aspetti; bisogna infatti avere appunto delle buone conoscenze tecniche, imprenditoriali, manageriale ed economiche. Non si può affidare il futuro di un azienda ad una persona che non conosce bene il compito che andrà a svolgere. Così accade anche per una squadra di basket che non può essere messa sotto la guida di chi conosce e pure bene, avendo giocato a basket, il mondo della pallacanestro, ma non ha quelle conoscenze che servono per gestire una società. E’ per questo che poi spesso si vedono società che vengono multate perché non iscrivono giocatori italiani a referto, società che vengono penalizzate perché iscrivono un numero di extracomunitari superiore al consentito, altre squadre che vengono punite per irregolarità nei bilanci, o peggio ancora ci sono squadre che non riescono a salvarsi con budget da far girare la testa. C’è tutto il rispetto e soprattutto la massima stima per gli ex-giocatori che hanno deciso di appendere le scarpette al chiodo, ma ritengo che pur essendo stati degli ottimi giocatori non possono pensare di poter imparare da un giorno all’altro come si gestisce una società di basket. Per imparare a gestire una società bisogna avere delle competenze tecniche ben specifiche ,non si può di certo improvvisarsi manager. Questo non è un problema solo del basket ma sta diventando un problema dello sport in generale;

di Claudio Canella troppo spesso siamo abituati a vedere giocatori che a fine carriera si vogliono improvvisare manager senza sapere veramente a cosa andranno incontro. Se il movimento della pallacanestro italiana sta vivendo un brutto momento è anche per questo. Se si vuole migliorare bisogna affidarsi a gente esperta che è ben conscia del lavoro che sta svolgendo. Tutti quanti ammiriamo e riconosciamo il grandissimo lavoro che sta svolgendo Siena, ma nessuno si chiede cosa c’è dietro. Una società che affidandosi a gente esperta ed avendo un budget modesto per l’Eurolega ha un presidente (Minucci, nella foto) che viene premiato dall’Uleb come miglior general manager. Nonostante tutto noi in Italia continuiamo ad ammirare squadre che dopo milioni e milioni di euro spesi non raggiunge la salvezza o altre squadre che con somme ancor più alte vengono ripetutamente sconfitte da piccole realtà(vedi Montegranaro, vedi Teramo, vedi Biella) che affidandosi a gente esperta del proprio lavoro e con budget limitatissimi sono riuscite ad ottenere ottimi risultati, per la maggior parte anche inaspettati. Tutto questo solamente affidando la guida delle squadre a persone capaci ed esperte.

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Donne

Tutte in Piazza

Livorno ha conquistato la salvezza al primo anno di A1: dopo Papini e Novello, la stagione l’ha chiusa con la “storica” vice-allenatrice al timone di Roberto Perticaroli Alla fine la salvezza è arrivata, al secondo turno di playout aggiudicandosi per 2 a 0 il confronto con Ribera. Ma quanta fatica! Anche perché di problemi ce ne sono stati ben presto tanti: il trapianto da La Spezia a Livorno non ha funzionato, come dimostrato dalla fine anticipata del rapporto con coach Papini (in seguito tragicamente scomparso), il g.m. Pagani e Pastore. In pratica la sola Bagnara è rimasta a dare prova di questo passaggio di testimone. Quindi gli stravolgimenti nel reparto straniere e italiane, l’arrivo in panchina di Guido Novello fino all’assegnazione della panchina a Cinzia Piazza che è riuscita a portare a casa la salvezza. A lei chiediamo un’analisi della stagione appena finita, vissuta sulla panchina labronica, prima da vice e poi da responsabile: «E’ stato un anno pesantissimo. All’inizio abbiamo cavalcato l’entusiasmo di questa nuova esperienza, poi purtroppo sono iniziati i problemi che hanno avuto come aspetto più evidente i risultati della squadra. Poi c’è stato un cambio di allenatore e un rinnovamento nell’organico e per un po’ le cose sono andate bene, ma c’è stato un nuovo calo tra febbraio e marzo che ci ha abbattutto soprattutto psicologicamente e siamo arrivati nella fase decisiva in un clima un po’ pesante. Mi è stato chiesto di prendere in mano la squadra, abbiamo affrontato i playout e debbo

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dire che la squadra ha reagito bene, addirittura vincendo a Pozzuoli. Purtroppo non siamo riusciti a chiudere subito il discorso ma il turno con Ribera ci ha visto vincere abbastanza agevolmente e conquistare così quest’obiettivo che ad un certo punto sembrava davvero complicato. Tutte hanno dato il loro contributo, sono però molto contenta di quello che hanno dato le “nostre”, Buccianti e Mariani, che alla vigilia potevano rappresentare un punto interrogativo visto che in A1 non avevano mai giocato e che invece hanno dato in grosso apporto. Ma nelle fasi decisive, al di là della singola prestazione, la squadra ha avuto un apporto importante da tutte. L’esperienza mi ha insegnato tante cose sotto il profilo tecnico ma soprattutto mi sono resa conto che è una realtà difficile, bisogna essere bravi a “sopravvivere” e inoltre bisogna avere capacità organizzative e gestionali, decisamente superiori rispetto alla A2. Probabilmente questo lo abbiamo pagato». Per il prossimo anno la squadra riparte da Buccianti, Mariani, e Balestra. Già tesserata la belga Carpreaux, vista nel finale di stagione a Ribera prima di “fuggire”. Si sta cercando un “5” (Gaither ha rinunciato) e un’ala con punti nelle mani. In panchina confermata Cinzia Piazza, che divide la sua giornata tra il basket ed un lavoro nobilissimo presso la fondazione Stelle Maris, che si occupa di adolescenti diversamente abili.


Diamanti splendenti

Donne A2

Con l’allenatore di Lucca ripercorriamo la stagione eccezionale della sua squadra, giunta da neo-promossa ad una partita dalla A1 di Roberto Perticaroli Tra le sorprese più belle e più interessanti della stagione di A2, la principale risponde al nome di Lucca. La squadra toscana, dodici mesi fa ancora impegnata nella poule-promozione di serie B, è andata veramente ad un passo da far saltare il banco. Chiusa la stagione regolare a pari punti con Cavezzo ma “costretta” alla seconda posizione per differenza canestri, la finale ha visto la squadra di Mirco Diamanti che, espugnata Cavezzo nel match inaugurale, poi ha inciampato negli altri due incontri. Incontrando il coach toscano, l’impressione è quella di un piena soddisfazione (e ci mancherebbe altro...) per come è andato il campionato: «E’ il risultato di un gruppo coeso che ha lavorato senza risparmiarsi fin dall’inizio e, con il lavoro, ha ottenuto un risultato che alla vigilia nessuno si aspettava». Ed in effetti, in pre-campionato, pur evidenziando le qualità del gruppo toscano, con i condizionamenti che si hanno nei confronti delle matricole, gli addetti ai lavori non avevano pronosticato un torneo di questo spessore. E Diamanti? Quando ha capito che si poteva raggiungere qualcosa di importante? «Direi ben presto, la qualità c’era, la disponibilità al lavoro ed al sacrificio anche, e poi con un gruppo giovane è tutto più agevole. Credo che la

consapevolezza l’abbiamo acquisita nel girone di ritorno dove, oltre ai risultati, abbiamo anche messo in mostra tanta qualità, dimostrando un costante miglioramento. Poi sono arrivate alcune vittorie di misura e tutto contrbuisce a crederci e tornare in palestra con sempre maggiore voglia di far bene». Arrivati in finale, cosa è successo in quella gara due, che non è praticamente iniziata a causa di quel 5-23 subito da Cavezzo nel primo quarto? «Giocare di fronte ad un palazzetto strapieno (oltre 2000 persone n.d.r.) anziché darci lo sprint ci ha bloccato. E Cavezzo da squadra esperta ne ha approfittato. Resta il rammarico per un’occasione persa ma io sono più che soddisfatto: 23 vittorie in stagione regolare ed essere arrivati alle finali di Coppa Italia vuole dire aver disputato una stagione importante, rimanendo in corsa fino alla fine in entrambi i fronti in cui eravamo impegnati. E questo rende ancora più importante la nostra stagione». E per il futuro? «La stagione è finita da poco, dovremo metterci tutti intorno ad un tavolo per decidere cosa fare. La cosa che mi ha fatto più piacere e che vorrei evidenziare è la sinergia che si è instaurata tra la squadra e l’ambiente, una città che si è scoperta appassionata di basket femminile e che ci ha seguito anche in trasferta. Questo è il patrimonio più importante, che non va assolutamente disperso».

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Il racconto

3 su 5

«Tizio era l’uomo delle missioni pericolose. Il non tesserato che serviva sempre...» di Girolamo Savonarola “3 su 5... siamo 3 su 5. Io, il play e il centro. Dovremmo farcela. 1.500 euro a testa. Fammi sapere, ma sbrigati che poi vado a letto e se si fa devo dirlo agli altri.” Tizio salutò quello che aveva dalla sua il play e il centro, chiuse il telefono e si fece due conti. I 3 - quelli del “3 su 5” - volevano 1.500 Euro a testa per vincere una gara di fine campionato che per loro non contava più niente. Però per Tizio contava. Se “quelli del 3 su 5” avessero vinto in trasferta, contro una squadra che voleva la vittoria per fare i playoff, la sua squadra, vincendo in casa contro l’ultima già retrocessa, sarebbe entrata nel novero delle magnifiche 8. D’accordo, play off di cadetteria da ottava, senza speranza di salire... ma il presidente era uno che ci teneva. Anche perché dalle sue parti si votava e quella poltrona da assessore gli serviva. Il budget per ungere la palla a spicchi non poteva essere molto alto: c’erano da pagare affissioni, volantini e altre spese elettorali. Per convincere gli altri a vincere, per spingerli a fare nient’altro che il proprio lavoro (avete mai visto un giocatore che gioca per perdere?), c’erano 5.000 euro. Nient’altro. Tizio era l’uomo delle missioni pericolose. Il non tesserato che serviva sempre. Perché magari un arbitro si sentiva troppo solo oppure c’era - come in questo caso - da “fare la spesa”. Tizio richiamò l’amico del play e del centro e gli disse che sì, si poteva fare. In caso di vittoria, appuntamento al tale autogrill il lunedì pomeriggio e 4.500 euro di “premio a vincere” cash. E 500 euro sarebbero stati lo scomodo del mediatore. Affare fatto. Il giorno dopo, l’amico del play e del centro - evidentemente convincente - diede l’anima in una gara senza storia. E con lui gli altri due. Vinsero e presero pure qualche spintone a fine gara... ma non gli fregava. In una stagione di merda, finita senza infamia e senza lode, c’era almeno da riscuotere un “premio”

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di 1.500 euro a testa. Ma la palla è rotonda... La squadra di Tizio, in casa, contro l’ultima già retrocessa, perse. Il presidente era furioso. Soprattutto perchè quel play avversario che giocava nella squadra già retrocessa giocò alla morte, segnando a ripetizione... Play off a puttane, tifosi inferociti, poltrona di assessore lontana. Tizio andò dal presidente, per chiedergli i 5.000 euro da portare il giorno dopo ai tre del “premio a vincere”. Le promesse sono promesse. ma il presidente non la pensava esattamente così... e mandò in culo Tizio, la squadra e quelli del “premio a vincere”. Tizio fu tentato di fare l’uomo e telefonare all’amico di play e centro. Poi fece una cosa degna del livello di quella storia: buttò la scheda telefonica che gli serviva per le “bravate presidenziali” e se ne comprò un’altra pulita. Chi s’è visto s’è visto... Play, centro e amico dei due fecero notte all’Autogrill. Quel telefono irragiungibile e la rabbia che saliva. Play e centro non furono più - da quel giorno - tanto amici del loro amico che aveva promesso 1.500 euro di premio a vincere. Sbollita l’incazzatura e bevuta l’ultima birra, i tre si alzarono e puntarono l’uscita dell’autogrill. Sulla porta, un vecchio amico. Un collega. I tre salutarono quel play che aveva avuto una stagione sfortunata, retrocedendo con la sua squadra. Lui però aveva giocato una grande ultima giornata, vincendo in trasferta anche se non contava più. Per la sua squadra almeno... I tre uscirono, il play andò a sedersi con panino e birra. Dopo un po’ arrivò un signore appesantito. Da età, chili e una busta. Con dentro 3.000 euro. Era il “premio a vincere” che l’avversario politico del presidente aveva promesso al play della squadra retrocessa, tramite un paio di telefonate di intermediari. Quella poltrona di assessore non faceva gola solo al presidente. Per ogni giocatore disponibile, c’è sempre un Tizio in giro. E viceversa...


di Giuliano Mannini - Appunto

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