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Suicide Risk 5 Preview

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ilano 8 – 20123 M ing.it Via Leopardi ww.baopublish w – .it g. ng hi lis ub op M! ba da Cliff Chian chiedi@ served. BOO stato creato è g in ish . All rights re bl e ey Pu Fiv ar e O C m e es BA lu ik tri di Vo M un d Il logo t, Inc. an in various co Suicide Risk Entertainmen c., registered e dell’opera: om In al t, in Bo ig , en y or 15 m an in lo 20 n to rta Ti pyright © rity betwee of Boom Ente is ™ and co nal. Any simila trademarks rs, Suicide Risk rein are fictio ios logo are he ud ed St es, characte ! ct m M pi O na de d the BO ion to actual d institutions at an ic , bl ts pu Studios™ an en . is ev al th , ters incident tions in s. All charac and purely co , and/or institu and categorie is unintended rsons, events pe ns , tio rs itu te st ac in ar or , ch ts, and/ of the names or dead, even ervati. whether living s, Tutti i diritti ris on g. rs in pe ish d 9-2 bl an Pu O BA 16 8-88-6543-65 italiana: 20 e Variant: 97 on izi ed Per l’edizione BN – IS -6543-540-3 ISBN: 978-88 NE PRIMA EDIZIO


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ultramar. sala del governo. due anni prima. temo di non capire, signor haff.

visto ciò che le sta per succedere... di certo è inutile.

lo legga.

ora o...? quando non ci sarò più. sono certo che è molto occupato.

sì, di certo c’è molto da fare.

se è così importante per lei, prometto che lo leggerò. dopo. quando la situazione si sarà calmata. ma prima... occupiamoci di lei.

quando è cominciata? potrei dire quando sono nato. o quando ho letto il primo manifesto politico. o quando requiem ha dichiarato guerra alla repubblica.

ma se devo scegliere un momento, direi una sera sulla quinta argent. madrigal square.

ero andato al mercato per comprare delle mele per jael e stavo tornando da lei. ma mi fermai ad ascoltare un oratore.

parlava di democrazia. e di come il potere dipenda dalla volontà del popolo.


proprio in quel momento gli spararono.

ma nessuno lo fece.

era unA friggicervello. una pistola inducidolore. lo vidi irrigidito dallo shock.

i vasi sanguigni del volto cominciarono a esplodere a uno a uno. pensai che qualcuno dovesse accorrere, aiutarlo.

questa è una riunione illegale. avete un minuto per sgomberare la piazza.

perchĂŠ in quel momento arrivarono i littori.

tempo scaduto.

oh, dei! oh, dei! oh, dei!


e questo è nulla! nulla, jael! oh, brion! oh, mio povero ragazzo! cosa ti hanno fatto?

non è nulla. hanno sfregiato il tuo bel volto. non ti muovere, mio caro.

ci hanno detto di sgomberare la piazza, ma hanno bloccato tutte le uscite. ci hanno intrappolati e picchiati come bestie. è tutto vero! ciò che requiem dice è la verità. è una tirannia!

continua a parlare così e ti farai picchiare ancora.

perché? non hai una bella vita qui?

non mi interessa. voglio unirmi a loro. ai cartisti.

la bella vita che ha la mandria prima di andare al macello. dei! ora sono una vacca, per te?

la luce accecante che comparve sembrò quasi una risposta alla domanda di jael.

mi dispiace, amore, ma devi Aprire gli occhi. e, in fondo, lo fu.

per vedere cosa?


fu la risposta a tutte le nostre domande.

era arach.

buongiorno a entrambi. brion haff, “il prismatico”. e jael isketendi, “mover”.

sono qui per portarvi un invito da parte di requiem.


non ci stiamo impadronendo del potere, è chiaro?

lo vogliamo togliere a chi ce l’ha ora, per darlo a chi lo merita veramente.

ma gli uomini d’oro credono di meritarlo. in quanto custodi del potere.

hai ragione. ovvio che lo pensano.

jael, non...

ma se ne sono i custodi, perché reagiscono così violentemente quando il popolo cerca di ottenere un po’ di potere?

siamo qui per combattere per te, requiem!

hanno paura.

esatto. e quando si ha paura, si fanno cose orribili.

non si fanno certe scelte d’impulso. vieni a vivere con noi per un po’. ascolta cosa abbiamo da dire.

io no. non ancora.

no, capisco. e rispetto i tuoi dubbi.

allora, jael? verrai?

poter effettuare una scelta è un lusso dato dalla libertà. se ci tieni così tanto, brion, certo. lo ammetto... sono curiosa.


il giorno dopo prendemmo un mezzo pubblico per raggiungere il capolinea occidentale. una navetta malandata ci stava aspettando.

l’autista non disse niente, quando gli comunicammo la parola d’ordine, ma ci aiutò a sistemare i nostri pochi bagagli e ci portò nel deserto.

nel mezzo del nulla.

nella valle dell’altare della pietra.

ma... non c’è nulla qui!

fa’ un passo avanti. devi essere all’interno del campo.

avevo esclamato il primo giuramento che ti fanno fare a scuola. totalmente inutile, lì. p-per la legge!

visto che lì terminava ogni legge.


all’epoca, qualsiasi cosa vi abbiano detto, l’altare della pietra non era un campo militare.

era un governo a sé stante. una città nel nulla, dove si metteva da parte il vecchio io per crearne uno nuovo.

i nostri insegnanti ci spingevano a discutere, e jael era quella che si faceva più coinvolgere.

ma sì, ci addestrarono anche alla battaglia. e, anche lì, jael eccelleva. era tutto nuovo per lei. penso che fosse sorpresa di scoprire tutto quell’amore per parole e idee.

smontare e pulire fucili. preparare trappole. realizzare bombe con detersivi e fertilizzante.

e di esserne, lentamente, persuasa.

non che jael ne avesse bisogno. il suo potere di teletrasporto era una bomba.

facendo spostare qualcosa dentro qualcos’altro, otteneva quello da lei definito un “botto molecolare”.

mi sbagliavo su tante cose, brion. su tutto. è come svegliarsi.

peccato che siamo nel cuore della notte.

non prendermi in giro, sai che voglio dire. la mia vita ha un valore che prima non aveva.

gli insegnanti erano entusiasti. e anche lei.


poi cominciò la ribellione.

che arrivò quasi come un sollievo.

il primo incarico della nostra squadra fu di far saltare il generatore di kittelek. jael guidava l’avanguardia, io ero nella seconda unità, ad assicurarmi che i littori non arrivassero a lei.

fu chiaro quando portò a termine la missione.

ma in quel momento eravamo accerchiati e non ci fu tempo per festeggiare.

poi vidi il ragazzo. un bambino.

era ferito, non riusciva a muoversi. e i carri dei littori erano diretti proprio verso di lui.


non ci pensai due volte. non c’era tempo.

haff! che diamine fai?!

torna qui prima che...

il mio potere è incasinare i colori. lanciai un campo prismatico mentre correvo.

li confusi.

guadagnai un secondo o due.

giusto il tempo di raccogliere il ragazzo.

rimani giù. non ti muovere.

poi qualcuno aprì le porte dello sheol.

chiudi gli occhi.


quindi, un’operazione riuscita.

è vero, haff?

c’era un bambino. ho cercato di...

ma una quantità di perdite inaccettabile. cos’è successo?

è stato lui, mangiafeccia ha rivelato la nostra posizione!

hai fatto uccidere tre uomini, maledetto idiota!

un bambino? chi ti ha detto di occuparti dei bambini?

toccalo ancora, rotolacampo, e spedisco la tua mano destra a nova tasca. da sola. jael, ci ha fottuti! ci ha fottuti sul campo!

sì, lo ha fatto. ma io ero la caposquadra. sta a me decidere.

quindi è fuori. niente missioni sul campo finché non dimostrerà di poterle gestire. ma può servirci qui ad altare della pietra. come supporto.


una decisione saggia.

jael, io...

non ora, brion. ho molto di cui occuparmi con arach.

la causa? la causa è più importante di una vita innocente?

lui aveva ragione e tu torto. hai fatto veramente una pessima scelta.

se vuoi espiare, pensa a come puoi tornare utile alla causa e come servire al meglio.

certo che sì. fai due conti.

jael, tesoro...

ehi! non qui e non ora! queste persone mi devono rispettare come comandante.

requiem dice che la sofferenza è come una forgia, brion. ne esci rafforzato. quando lo sarai... vieni da me.


mi spostai dalla tenda di jael all’accampamento delle truppe. fu allora che mi resi conto che quella era stata la sua tenda, non la mia.

arach era venuto per jael, quel giorno. voleva il suo teletrasporto, non i miei giochi di luce.

“quando la verità ti viene svelata, tutto cambia. non puoi tornare a essere cieco.”

un’altra frase di requiem.

jael scalò i ranghi... da caposquadra a comandante di divisione.

e io? be’, serviva anche chi catturasse le lepri. e le scuoiasse e le pulisse.

e le bollisse per farle stufate.

le sue truppe l’adoravano. la chiamavano l’ariete. la palla demolitrice.

“trova ciò che è necessario nella tua vita e costruisci la tua vita intorno a quella necessità. “agisci così, al meglio, e troverai la tua strada senza alcuna bussola.”

scrivevano canzoni su di lei. incredibile.


haff, davvero, mi sembra presto per mandarti in battaglia.

una dieta ad alto valore proteico priva di fibre sta distruggendo la digestione delle truppe.

concordo, signore. ma non è ciò che sto chiedendo.

vorrei andare con un furgone a pershid e comprare della crusca. qualche chilogrammo dovrebbe bastare.

e cosa chiedi, allora?

utilizzare un furgone per una cosa simile? non saprei.

hai visto le latrine?

be’, magari... sì. ma tieniti fuori dai radar, haff.

“anche a pershid ci sarà una stazione di guardia.”

“sì, signore. lo so, signore.”

“stanne lontano.”

“certo, signore.”

“e se i littori anche solo ti guardano...

“... corri nella direzione opposta.”

sono il prismatico. un fante dell’esercito della rivoluzione. con chi posso parlare per tradirli?


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