Traduzione Michele Foschini Lettering e impaginazione Officine Bolzoni con Andrea Petronio Supervisione Leonardo Favia Proofreading Francesco Savino e Paolo Scotto Di Vetta
A Gisele e a Charles. O.M.
Grazie a Baptiste per quelle cose sull’amicizia e la bestialità. J.N.
Via Leopardi 8 – 20123 Milano chiedi@baopublishing.it – www.baopublishing.it Il logo di Bao Publishing è stato creato da Cliff Chiang. Titolo originale dell’opera: Le Viandier de Polpette – L’ail des ours © Gallimard Jeunesse, 2011 Per l’edizione italiana: © 2012 BAO Publishing. Tutti i diritti riservati. ISBN: 978-88-6543-061-3
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Nel paese del Gallo Verde, gli spiriti erano stati generosi. In quel principio di giornata, la primavera spandeva i suoi profumi, l’erba umida si scaldava al sole, diffondendo l’odore inebriante e torrefatto della terra.
Non molto tempo prima, quell’uomo, Polpette, era stato militare, non guerriero, ma semplice cambusiere. Aveva imparato, nel corso di interminabili campagne, a riconoscere e scegliere le erbe e le radici con le quali preparare abbondanti ranci economici e saporiti. Non era cosa da poco, preparare minestra per più di cento persone, quando non restavano che quattro carote e una libbra di carne secca.
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Proprio come la pace, la guerra era destinata a terminare, prima o poi, lasciando disorientati gli uomini che fino a quel momento non avevano conosciuto che quella vita. Che cosa poteva fare Polpette, dopo? Restare nell’esercito era una possibilità, ma il cameratismo virile, le appassionanti partite a carte, i canti patriottici dagli accenti avvinazzati e le camerate all’aroma di cavolo bollito non erano tra le sue passioni.
I tempi stavano cambiando, l’era meccanica faceva capolino. Nelle città spuntavano alte ciminiere, dalle quali usciva denso fumo nero. Grazie alla scoperta di nuovi minerali e ai progressi dell’alchimia, vivere tra le nuvole non era più solo utopia.
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Polpette non aveva nulla contro il progresso. E anche se vi si fosse opposto, che differenza avrebbe fatto? Ma non era a suo agio in quelle nuove città. Quella di Fronteco contava già più di cinquantamila abitanti. Come si poteva vivere con così tanta gente intorno?
Era deciso. Non si sarebbe stabilito in una grande città; avrebbe scelto la natura. Quindi aveva bisogno di trovare un signore che necessitasse di un nuovo cuoco. Ma la società feudale andava lentamente morendo e gli ultimi castellani dovevano convertirsi ad attività più concrete della loro abituale, sottile tirannia...
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Era cosĂŹ diventato cuoco ambulante. Spostandosi tra fiere e mercati, tra cittĂ e villaggi, proponeva ai passanti piatti semplici e di rapida preparazione. Senza successo, perchĂŠ tutti temevano che fosse stato inviato dal villaggio vicino per avvelenarli.
Si era quindi rassegnato a lavorare nelle locande, ma l’atmosfera delle bettole e le frequenti risse avevano reso quella parentesi particolarmente breve.
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Aveva allora aperto un’erboristeria. Mettendo a frutto le sue conoscenze in materia, proponeva decotti contro i reumatismi, le febbri e altre afflizioni. I clienti però non gli ordinavano che veleni...
Le sue speranze di avere successo si andavano affievolendo e Polpette cominciava seriamente a immaginare un avvenire da eremita, tra le montagne. E proprio mentre cercava un luogo tranquillo dove stabilirsi era incappato, in un pomeriggio di pioggia, sul Gallo Verde.
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