Traduzione Leonardo Favia Lettering e impaginazione Vanessa Nascimbene con Officine Bolzoni Supervisione Francesco Savino Proofreading Andrea Petronio
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Via Leopardi 8 – 20123 Milano chiedi@baopublishing.it – www.baopublishing.it Il logo di BAO Publishing è stato creato da Cliff Chiang. Titolo originale dell’opera: The Joe Shuster Story © Julian Voloj & Thomas Campi 2018. Arranged through Nicolas Grivel Agency. For the Italian edition: Copyright © 2018 BAO Publishing. All Rights Reserved. Per l’edizione italiana: © 2018 BAO Publishing. Tutti i diritti riservati. ISBN: 978-88-6543-973-9 PRIMA EDIZIONE
PREFAZIONE Negli anni Trenta i fumetti non erano così redditizi come oggi, gli autori non erano rispettati nella stessa maniera, ed essere ebreo era un motivo valido per non essere assunto. In quel periodo, due ragazzi di Cleveland, Jerry Siegel e Joe Shuster, andavano proponendo il personaggio di Superman agli addetti al settore, prendendo solo porte in faccia. All'epoca, mio nonno, Sheldon “Shelly” Mayer, lavorava per All-American Comics di Max Gaines al 225 di Lafayette Street. Quando li incontrò, si erano ormai arresi all'idea di non riuscire a vendere la loro creazione. Jerry e Joe mostrarono le loro storie di Superman a Shelly, che si rese conto di avere qualcosa di valore tra le mani, così li invitò per cena a casa sua. Lì, mostrò le storie a suo fratello minore, Monte, che era stato fonte di ispirazione per Dinky in “Why Big Brothers Leave Home” nel fumetto Scribbly, che aveva dieci anni e faceva da “cavia” per potenziali fumetti da pubblicare. Il bambino le adorò, confermando l'impressione di Shelly. Di ritorno al lavoro, insistette con Max circa la necessità di pubblicare quelle storie. “Saranno un successo!” Max aveva abbastanza titoli in quel periodo, così chiamò l'ufficio in centro tra la 45esima e Lexington, gestito da Harry Donenfeld e Jack Leibowitz, che accettarono di stampare Superman. Il resto, come si dice, è storia. Sono contenta che Julian Voloj e Thomas Campi raccontino le origini di Superman sotto forma di fumetto. Superman non viene da Krypton, ma da Cleveland, e sono orgogliosa che mio nonno abbia avuto un ruolo nel portarlo al mondo.
Chelle Mayer
Dedicato a Jerry e a Joe.
Tutto bene?
Sono io, lois. lois lane.
Tutto okay, joe?
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tutto okay, joe?
sono io, jerry. come hai fatto a invecchiare cosĂŹ?
non lo so. Non lo so davvero.
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tutto bene?
tutto bene, signore?
queens, new york, 1975
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non sembra mangiare da giorni. ah... tranquillo, offro io. Cosa desidera?
e zuppa sia.
cosa fa per vivere?
fumetti. oh, bello. Qualcosa che conosco?
be'...
mi disegni qualcosa.
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della zuppa?
non lo faccio da anni. Non ci vedo più bene.
incredibile! Ma ha fatto superman?
molto, molto tempo fa. lo adoravo da piccolo. Forse ho letto una delle sue storie?
per te. Grazie per la zuppa.
oh. non scrivevo le storie, io disegnavo solo. Era il mio amico jerry a scriverle. A dire il vero, è stato lui a inventarlo. non ci credo, davvero?!
posso averne uno anche io?
mi fa un autografo? certo.
quindi... lei è uno dei creatori di superman. Davvero?
sì, ma è stato tempo fa.
ma... cos'è successo? Senza offesa, ma come ha fatto... a finire... così?
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Non ho mai incontrato i miei nonni. Venivano dalla Russia, da uno di quei posti nel bel mezzo del nulla che cambiava nome e confini in continuazione.
Mia madre non parlava molto del vecchio continente. So solo che era russa, la nazione che aveva inventato la famigerata parola “pogrom�.
A un certo punto, lei e sua sorella avevano deciso di averne abbastanza dei pogrom e della povertĂ e se n'erano andate.
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A Rotterdam, si stabilirono in un albergo gestito da una coppia di ebrei russi che era arrivata lĂŹ nella speranza di partire per l'America, ma che aveva finito per fermarsi.
Mancava solo una settimana alla loro partenza per il Canada, e in quella settimana si innamorarono dei figli dei proprietari dell'albergo.
Fu cosĂŹ che mia madre e sua sorella incontrarono mio padre e mio zio.
Si sposarono e finirono per trasferirsi insieme a Toronto.
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Due anni dopo il loro arrivo in Canada, e dieci mesi dopo il matrimonio dei miei genitori, nacqui io.
Ci spostavamo sempre, quando ero piccolo. Da Bathurst Street a Oxford Street e Borden Street.
I soldi erano pochi e, quando l'affitto diventava un problema, dovevamo traslocare.
A un certo punto, per contenere le spese, condividemmo la casa con mio zio e la sua famiglia.
Il padre di Frank, mio zio Jack, lavorava come proiezionista al cinema. Ci portava nella sua stanza a vedere i film.
Il maggiore dei suoi figli, Frank, era di due anni piĂš piccolo e diventammo grandi amici. Frank e la sua famiglia vivevano di sotto, noi al piano di sopra.
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Diventammo grandi appassionati, passavamo la giornata a guardare film muti nel cinema dove lavorava.
Anche anni dopo, una volta trasferito a Cleveland, tornavo lĂŹ solo per l'estate...
‌ e mi ritrovavo comunque con mio zio nella sala di proiezione a vedere film.
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Adoravo i film, ma ancora di piĂš le strisce. All'epoca, era cosĂŹ che chiamavano i fumetti.
E veniva dedicata un'intera pagina a un singolo fumetto.
Durante la settimana, le strisce erano in bianco e nero, ma nel fine settimana erano stampate con vividi colori brillanti.
Avevo tre o quattro anni, e non sapevo ancora leggere. Io e mio padre avevamo una tradizione.
Aprivamo la pagina a colori e mio padre me la leggeva.
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Fu così che venni iniziato a Bibì e Bibò, Meo Bichico, Fortunello e Barney Google.
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Il mio preferito in assoluto era Little Nemo. Era una striscia con una grande immaginazione e un pizzico di fantascienza.
Aveva ambientazioni incredibili, e Winsor McCay vi disegnava le cittĂ del futuro, i pianeti... tutte cose che adoravo.
In seguito, cominciai a leggere i fumetti da solo, con il sogno un giorno di riuscire a disegnarli.
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