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na r o i s s i lo m o c c i p il

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ANNO 84 • n° 978 • € 3,00 • Poste Italiane e s.p.a. • sped. in a.p. • D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/ 27/02/2004 2004 0 4 n°° 46) 4 6) art art.1, .1, 1 co comma mma 1 1, DC DCB BV VERO VERONA ERONA NA

settembre 2010 - n.

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La vera

Kataboom cose dell’altro mondo nddo

a t i t r a p

a nazionale di calcio spagnola è stata la “campeona” sportiva dei Mondiali di Calcio 2010. Altro campione il Sudafrica, il paese sudafricano che è riuscito nella duplice impresa di realizzare un mondiale di successo per la prima volta in terra africana. Un mondiale che ha meritato il voto 9 in pagella, assegnatogli dal presidente della Fifa Blatter il quale ha dichiarato: “I sudafricani possono essere fieri di quanto hanno realizzato”. Si è trattato di un torneo mondiale di calcio assai costoso (4 miliard miliardi di euro di spesa) al quale hanno partecipato 400mila tifosi provenienti da ogni parte par del mondo, poco meno della metà del milione di sudafricani (su 50 milioni di abitanti) che hanno avuto la a fortuna – e i soldi – di andare allo stadio. Un mondiale da record, insomma, mon in quanto ha rappresentato un grande momento per l’Africa tutta, dove mome forse ancora una volta si è realizzata la profezia prof del grande presidente Nelson Mandela che ebbe a dire: “Lo sport spo ha il potere di cambiare il mondo”. Resta comunque il dubbio se, alla fine, il calcio sarà riuscito a dare una mano a cambiare in meglio il Su Sudafrica. O se al contrario, spente le luci dei riflettori negli sta stadi, la società sudafricana, dopo l’entusiasmo di un mese “nel “n pallone”, ricadrà pesansempre che si chiamano viotemente nei gravi problemi di se disoccupazione, povertà e discrimilenza, corruzione, disoccupa forza e dalla voglia di nazione. Molto dipenderà dalla d che da anni scende in lottare del popolo sudafricano sudafric partita della giustizia e del campo per giocare la p diritti dei poveri e degli emarrispetto dei di ginati. Ma anche dalla solidarietà del mondo ricco, chiamato ad aiutal’Africa svantaggiata e impore l’A verita in ogni momento. E non ver solo quando in una nazione so a africana si gioca un mondiale di calcio. La partita dell’Africa è anc o r a t u t t a d a g i o c a re : facciamo in modo che la possa vincere entro il 90° minuto e non ai “tempi supm plementari”! p

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GETMONEY ENERGY.COM

Attualità

Vittime dello versamento di petrolio nel Golfo del Messico

Giorni neri, futuro verde Quando l’uomo capirà che Madre Natura va sempre rispettata? ono passati quasi cinque mesi, eppure i danni causati dalla “marea nera” sembrano farsi sempre più gravi. Il petrolio fuoriuscito dalla piattaforma Deepwater Horizon continua ad inquinare non solo le acque del Golfo del Messico (di fronte agli stati di Louisiana, Mississippi, Alabama e Florida) ma anche le specie animali e vegetali che ci vivono, stravolgendo le attività economiche delle città costiere. Gli ingegneri della British Petroleum hanno provato in diversi modi a bloccare la “massa oleosa” (cupole, tappi, aspiratori giganti) ma la verità è che tappare un buco in un pozzo che si trova a 1500 metri sotto il mare non è proprio una passeggiata. Tutti sembrano darsi molto da fare per limitare i danni di questo disastro. Ma prima, chi ci aveva davvero pensato?

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BRITISH PETROLEUM: È una multinazionale inglese che opera nel settore del petrolio e del gas naturale (tra le prime quattro al mondo), proprietaria del pozzo in questione. La società ha riconosciuto le proprie responsabilità nel disastro del Golfo, in quanto, per ridurre i costi, non ha rispettato alcune norme per la sicurezza delle piattaforme

Effetti della desertificazione


FOE.UK

a cura di Betty Pagotto

DISASTRI

SFRUTTAMENTO SELVAGGIO: È quanto è accaduto al lago Aral, in Asia Centrale. Il lago è stato vittima del più grave disastro ambientale della storia dell’umanità. Nell’arco di 50 anni la superficie lacustre è stata quasi del tutto prosciugata a causa del prelievo delle acque dei suoi due fiumi tributari utilizzate per irrigare i campi di cotone

Rukpoku (Nigeria), contaminazione nei pressi dei pozzi petroliferi della compagnia Shell

Raramente disastri di questo tipo capitano “da soli”: è l’uomo a causarli o incentivarli con i suoi comportamenti. Basta scorrere la lunga lista dei disastri ambientali per capire che essi avvengono quando l’uomo estrae, trasporta o lavora delle sostanze pericolose senza le dovute precauzioni, o senza considerare le conseguenze di uno sfruttamento selvaggio della natura. La gran parte dei disastri gravi, come quello della “marea nera”, sono legati a prodotti chimici o petrolchimici (ad esempio l’amianto, un minerale nocivo per la salute che in Italia è stato messo fuorilegge nel 1992), prodotti minerari oppure legati alla produzione dell’energia nucleare. NIGRIZIA

Alcuni hanno parlato di un gravissimo incidente, ma “l’incidente” capita una volta ogni tanto, e rappresenta un’eccezione e soprattutto non è prevedibile. Invece, di “incidenti” come quello che sta sconvolgendo gli ecosistemi del Golfo del Messico, ce ne sono stati tantissimi in tutto il mondo e molti di questi si sarebbero potuti evitare prendendo le dovute precauzioni. Insomma, più che di incidenti si tratta di disastri ambientali, che causano danni gravissimi agli organismi viventi, con ripercussioni e conseguenze riscontrabili dopo molti anni.

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FLICKR

CENTRALI NUCLEARI: In seguito all’esplosione avvenuta nella centrale nucleare di Cernobyl (Ucraina) nel 1986 si è verificata una catastrofica contaminazione di acque, terreni e aria nel raggio di decine di chilometri, con gravi ripercussioni per la salute di centinaia di migliaia di persone.

NIGRIZIA

Quasi sempre i disastri ambientali sono irreparabili

ENERGIA ALTERNATIVA Il modo esagerato in cui si sfruttano le materie prime per ricavare energia, spesso non considerando i rischi ma solo i guadagni, ha già portato a catastrofi e tragedie di gravità inaudita. Purtroppo la situazione non potrà migliorare se non cominciamo tutti (e velocemente!) a limitare il nostro bisogno di energia. Grazie ad un uso limitato e cosciente delle risorse energetiche a nostra disposizione, non saremo più costretti a far scorrazzare per gli oceani

ile È oggi possib gia er coniugare en e natura

delle navi cariche di barili di petrolio, e a nessuno verrà più in mente di costruire altre centrali nucleari. Estrarre petrolio è diventato sempre più difficile, e le trivellazioni (cioè i buchi necessari per raggiungere i giacimenti) avverranno in luoghi sempre più remoti della Terra, con la conseguente difficoltà nei trasporti e con grandissimi rischi per l’ambiente e per l’uomo. Purtroppo il disastro nel Golfo del Messico ce lo ha insegnato: per raggiungere il giacimento di petrolio si è dovuto scavare fino a quasi 4mila metri nelle sabbie e rocce sottomarine. Era proprio necessario? Forse certi uomini si sentono un tantino onnipotenti e pensano di poter ridurre la terra a una forma di groviera per rubarle l’“oro nero” oramai in via di esaurimento. Ma non sarebbe più intelligente chiedere in prestito alla natura quelle energie “verdi” come il vento o il sole che esistono in gran quantità e non rischiano di fare troppi danni, a parte qualche raffreddore o una fastidiosa scottatura?


Speciale

Le sfide del mondo della comunicazione per ragazzi e giovani

a cura di Paulo Lima, invi in viat vi aatto speciale spec sp e ia ec inviato K rl Ka rlst s ad st ad,, Svezia Svez Sv ez a Karlstad,

A servire da sfondo alle decine di conferenze, seminari e workshops il tema “Verso una Nuova Visione Globale per i Bambini, Adolescenti e Media – sfide nel mondo della comunicazio-

iamo in più di mille persone provenienti da 40 paesi a discutere il rapporto tra i media e i diritti dei bambini, adolescenti e giovani. E non solo. Sono diversi gli spazi creati per favorire la condivisione di esperienze e ricerche su come i media influenzano l’educazione in tutti i suoi aspetti e ambienti. È questa l’aria che si respira al Sesto World Summit on Media for Children and Youth, svoltosi dal 14 al 18 giugno nella città svedese di Karlstad.

P. LIMA

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L’autore dell’articolo con alcune delegate al summit

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Un momento dell’atto finale dell’incontro di Karlstad

EDIA IOVANI E M

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bambini chiamato Radio Piô (Bambino), ambino),, in onda tutti i giorni e prodotto da a bambi-ni per bambini. La nigeriana Funmi Grace Ajumobi, obi, inve-ce, porta avanti a Lagos il giornale nale Van-guard Kiddies prodotto assieme e ai ragaz-zi. “Mi dispiace che molte delle ricerche e presentate qui oggi puntano ancora cora molto sull’impatto della TV nell’educazione ucazione delle persone; ma bisogna considerare nsiderare che molti ragazzi non guardano più la TV ma Internet”. “Sei anche tu con noi?” è la domanda che i giovani del GYMC rivolgono a tutti i ragazzi e i bambini del mondo che usano i nuovi media

P. LIMA

ne per i giovani”. L’incontro ha visto la partecipazione dei maggiori specialisti del mondo nel settore dei ragazzi e i media. Costoro hanno sottolineato l’importanza di utilizzare i media per proteggere i bambini e gli adolescenti dalla logica consumista del mercato che tutto vuol vendere, dalle patatine fritte ai profumi, presentando un’immagine stereotipata delle donne, come ha denunciato Julie Gale, dell’Australia, e Jean Kilbourne degli Stati Uniti, durante la conferenza “So sexy so soon: The new sexualized childhood, Creating change through activism”. Dovuto forse ad un problema di organizzazione, la partecipazione all’incontro di giovani ed adolescenti (una trentina in tutto) non è stata di certo numerosa. L’angolana Anabela Pacheco, che ha partecipato al Summit di Rio nel 2004, dice che nonostante la poca partecipazione dei ragazzi, “il summit ha rappresentato un importante spazio di condivisione delle esperienze e conoscenza tra le persone”. Alla Radio Nacional, sostenuta dal governo dell’Angola, Anabela dirige un programma per

P. P. LIMA L IM MA M A

Giovai sul tema tr n o c in ti n zati in Au I precede tati realiz s ia o c n re o s G ia 998), ni e Med hilterra (1 ica (2007). g In ), 5 9 9 afr stralia (1 04) e Sud rld rasile (20 dalla Wo B to ), a 1 z 0 iz 0 n (2 a rg o o ti unda n, è stato hildren Fo L’evento C r fo ia d più imn Me rnazionale ini e Summit o te in m u r b il fo tti dai bam si diventato i media fa it u s m m te u n s ta o r po rossim p Il . ti n o e d c li (In adoles ola di Ba s ’i ll u s rà ter tre anni. nesia) fra


P. LIMA

“Scrivi e disegna anche tu un nuovo modo di comunicare”

ECCO LE LORO RACCOMANDA ZIONI:

CONSIGLI GLOBALI Durante il summit i ragazzi che rappresentavano il Consiglio Globale di Giovani e Media (Global Youth Media Council GYMC) hanno presentato un manifesto con sei raccomandazioni urgenti su come migliorare i media per bambini e giovani. Il GYMC, commissionato dal Summit Mondiale sui Media per Bambini e Giovani, è composto da più di venti giovani di età compresa tra i 13-24 anni da tutto il mondo.

Accesso limitato a Internet • Governi, operatori di telefonia mob ile e media multinazionali devono lavorare insieme per gar antire l’accesso gratuito o sostenibile ad Internet in tutte le scu ole e biblioteche di tutto il mondo. Assicurarsi che i bambini siano al sicuro su Internet • L’informazione circa i potenziali pericoli su Internet dovrebbe iniziare a livello di scuola primaria , compresa l’educazione ai diritti e obblighi collegati all’utilizzo della Rete. I bambini e i giovani non sono coin volti nel processo decisionale sui me dia • Bambini e ragazzi devono scriver e più articoli nei giornali nazionali e locali. • Ogni paese dovrebbe avere un Con siglio di Giovani e Media. Rappresentazione negativa dei bambini e dei giovani sui media • I media devono adottare le line e guida vigenti sull’etica in materia di comunicazione sui bam bini e giovani, in modo da offrire una rappresentazione equilibr ata delle loro realtà. Set 2010


nza mediale Mancanza di compete curridovrebbe far parte del • L’educazione ai media ogni i primi anni di scuola, in culum formativo fin da nazione del mondo. le i e responsabilità socia Interessi commercial nte me iva sit po o on ntribuisc • Solo i prodotti che co dia me ai ti cia so as essere alla crescita dovrebbero per bambini. nali più giornali, riviste, ca • Ci dovrebbero essere iarattere non commerc radio e televisioni a ca e a nz cie fi ne be di ni, enti le, finanziati da fondazio he. amministrazioni pubblic minate ioni, che saranno riesa Queste raccomandaz ’s Day ll’International Children dal GYMC ogni anno ne ti i parstate sottoscritte da tut of Broadcasting, sono ale di edese. Il Consiglio Glob tecipanti al summit sv gruppi gli esperti dei media e Giovani e Media esorta proprio sul campo ad offrire il giovanili che lavorano ecc. – materiale, collegamenti sostegno – appoggio, .com e lobalyouthmediacouncil visitando il sito www.g il.com. uthmediacouncil@gma l’indirizzo mail globalyo

“L’educazione ai media dovrebbe far parte del curriculum formativo fin dai primi anni di scuola”

BABY CO

GYMC

NSUMAT

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OR

I Pubblicit à semp re più all’attac co dei b a aby con ggressive mondo sumator occiden i. Nel tale cre dei “m sce il fe olestato nomeno ri comm traverso erc program mi telev iali” che atInternet is tentano di condiz ivi, cellulari e bambini ionare la e ragaz vita di zi attrav di mark erso str eting se a te n za s gie Baby co nsumato crupoli. Sul libro ri. Com cato co e il mer mpra i nostri fi Mayo e gli di Nairn, e dizioni Nuovi M ondi.


Karibu

a cura di p. Luciano Squizzato

o l e i Il LC

di Jeremy

Il viaggio nella “notte” di un ragazzo di strada

E. FORONI

o avevo avvicinato in una delle basi dove i ragazzi di strada si raggruppano di notte per dormire. Jeremy era là, naufrago tra le onde rabberciate di alcuni stracci usati come coperta, in una Nakuru (la quarta città del Kenya) graffiata appena dal ronzio squassato di qualche automobile. Non è semplice stravaganza quella di uscire di notte per andare a trovare i ragazzi di strada – nella notte carbone si conosce l’universo segreto del loro mondo e dei loro riti più che di giorno. Perché Jeremy sembra uscito dalla notte: è un “figlio della notte”. Nessuno sa quando è nato, nemmeno sua nonna, rintracciata dopo qualche avventura in terre isolate del Kenya, tra una marmellata di tribù: lhuya, turkana, kalenjin, tugen. Stasera sono venuto al Boys Ranch per parlare con Jeremy. Anche se sono in ritardo, la notte non ha ancora spennellato di ombre i tetti delle baracche. «Allora Jeremy, che mi dici di casa tua?» Lui si concentra, come se si dovesse preparare a uno sforzo sovrumano: «Vivevo con mia nonna, in un villaggio nella foresta a circa 30 chilometri dal centro più importante. È un posto di boschi e colline. Ci si arriva solo in moto. La gente scende a piedi al borgo, ma chi ha soldi si fa trasportare sul sentiero dalla moto. Mia nonna ha avuto 10 figli, tra cui mio papà. Tra questi c’erano anche 3 figlie, ma sono morte tutte di aids».

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SLN.ORG.UK E. FORONI

La droga dei poveri, per non sentire il dolore della vita

NONNA CARA Jeremy mi sta dicendo la verità. Forse non sa che la sua famiglia è tanto povera che i funerali di quelle 3 donne li ha pagati la carità della gente del villaggio. Continua: «Una delle mie zie aveva un figlio, e allora mia nonna l’ha preso con lei. Così eravamo in 3 ragazzi: io, mio fratello più piccolo e mio cugino». Ho visto la foto della nonna, una feritoia di rughe. «Che facevi a casa?» domando. Per qualche istante rimane muto, lo sguardo sbiadito. «Io ho all’incirca 14 anni - almeno così dice mia nonna - ma la scuola non l’ho mai vista neanche da lontano. Portavo le mucche e le pecore degli altri al pascolo. Ma a casa c’era poco da mangiare. Due anni fa, con altri due amici, abbiamo rubato un sacco di grano e lo abbiamo venduto. Vole-

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vamo riempirci la pancia. Ma il padrone ci ha denunciati e avevo paura che la polizia mi mettesse in prigione. Allora sono scappato, mi fermavo un po’ qua e un po’ là». A Nakuru Jeremy arriva al capolinea del suo viaggio nella notte. Si mischia ai ragazzi di strada. Lentamente, inesorabilmente, con la stessa invisibile naturalezza dell’erba che cresce o dei capelli che cadono, lui mette da parte la sua dignità. E questa diminuzione nella scala dei valori si consolida in lui fino a trasformarsi in totale sporcizia e pigrizia. Ma gli era rimasto un animo timido, malleabile. È stata la sua salvezza. Lo incalzo con una domanda più facile: «Com’è stato il viaggio e il ritorno al villaggio?» Chiude gli occhi come per rivivere quel momento. Tornare tra i boschi di quelle colline è stato insieme balsamico e doloroso per Jeremy. «Ci abbiamo


Bella doman da!

taccarsi ai capelli della città sigillata dalla dalllla notte, nott tte, e ai teloni di plastica in cui si avvolgono i ragazzi di strada, sulle grate del carcere minorile, sulle saracinesche sbarrate dei negozi. Spero che lavi via tutte le sporcizie del mondo.

ARCHIVIO NIGRIZIA

messo più di 12 ore per arrivare. Mia non-na abita un po’ fuori. Quando l’ho rivista ci a siamo abbracciati e abbiamo pianto. Era a da due anni che non ci vedevamo. Mia nonna vive in una capanna di “matope”” e (fango) col tetto di erbe. Due metri per tre al massimo, con due sgabelli e neanche il letto o una coperta. Come lampadina usa il “koroboi”, una lattina di fagioli con lo stoppino dentro». o con la Miseria assoluta. I due nipoti che abitano nonna sono senza scarpe; vanno a scuola scalzi. Naturalmente neanche la nonna possiede un paio di scarpe. Non credo che in vita loro abbiano mai mangiato abbastanza da togliersi la fame. La pioggia ora incalza, scalciando con ritmo soffice ma deciso; il cielo ha il colore del ferro livido. «Jeremy, mi avevi promesso che un giorno mi avresti parlato della tua famiglia...» Rimane immobile per alcuni istanti. Le labbra schiuse in un sorriso forzato, gli occhi spalancati. «Mio papà è un ubriacone e un poco di buono. Veniva a casa da mia nonna solo quando era malato. Voleva soldi, e se non glieli dava la picchiava. Quando sono scappato da casa mia nonna mi ha detto che è stata picchiata da mio papà. Mentre la picchiava diceva: “Perché hai venduto mio figlio?” Ma lui non si è mai interessato di me. Mia mamma l’ha lasciato quando avevo 2 anni, portandosi via mia sorella di pochi mesi. Nella nostra tribù il figlio appartiene al padre, la figlia alla madre. Non so più niente di mia madre e di mia sorella. Non so se sono vive o morte». La pioggia si fa all’improvviso più arrogante e rabbiosa. La sento bussare sui tetti di lamiera del Boys Ranch, at-

Sorridendo al futuro Set 2010


Chasqui

I Miracoli

di José Antonio «V

iviamo i lla nostra t vita it attraverso it tt lle opere musicali. Quando suoniamo la Quinta sinfonia di Beethoven, in quel momento, per noi, quella è la cosa più importante che succede nel mondo». Non appena Gustavo terminò di dire quelle parole, la commozione mi serrò la gola con un nodo. Poi il giovane direttore d’orchestra Gustavo Dudamel – classe 1981 – si girò dando le spalle al pubblico in silenzio. Osservai per un attimo le sue mani alzate, immobili, sul leggio carico di spartiti. Seguii la sua mano destra volteggiare nell’aria, stringendo con decisione la bianca bacchetta del maestro d’orchestra. E all’unisono tutti i musicisti cominciarono a suonare i loro strumenti, fondendoli in un’unica armonia di suoni, movimenti e bellezza. Dalla mia poltrona in prima fila scorgevo la grande sagoma oscura di un contrabbasso enorme. Come il direttore d’orchestra, conoscevo anche il giovane musicista che faceva vibrare le quattro corde del “guitarròn” classico: si trattava di Edicson Ruiz, 21 anni appena compiuti, nato in uno dei più malfamati quartieri popolari di Caracas, la capitale del Venezuela. Mentre osservavo le sue mani scorrere velocissime sullo strumento, pensavo agli inizi della sua fulminante carriera che lo avrebbe portato a diventare, a soli 17 anni, il più giovane musicista nella storia di una delle orchestre più prestigiose al mondo, la Filarmonica di Berlino. Mi venne alla mente ciò che Edicson una volta mi raccontò: «Avevo dieci anni quando entrai in una delle tante orchestre infantili che erano sorte a Caracas grazie alla tua iniziativa. All’inizio fu poco più che un gioco. Ma poi, mano a mano che cominciavo ad appassionarmi allo strumento, capii che avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse a


mettere ordine nella testa e nel cuore. Questi furono i miei maestri di musica e i miei compagni che suonavano con me. Lo sforzo enorme nel diventare un musicista professionista fu per me il modo migliore per sdebitarmi nei confronti di mia madre: per anni aveva lavorato, di notte, come tassista per pagarmi gli studi da contrabbassista». In tutti questi 35 anni dedicati alla musica e alla gioventù del Venezuela, ho visto nascere 390 orchestre giovanili e infantili, e centinaia di cori che hanno cambiato la vita a centinaia di migliaia di bambini, ragazze e giovani, togliendoli dalla strada e dalla povertà. Per altre decine di migliaia di loro, riuniti nei cori delle Mani Bianche (Manos Blancas) e segnati da handicap e limiti motori, uditivi, visivi, psicologici e cognitivi, la musica è riuscita a realizzare il miracolo di poter far “cantare” il corpo e la vita anche quando non si ha la voce, non si ha la vista o l’udito. A dimostrazione che quando si invocano, i miracoli accadono, e che per la musica non esistono barriere insuperabili.

e L’arte e la musica possono diventar olo. un diritto sociale di un intero pop può arrivare a conoAttraverso l’armonia musicale si musica è la rivelazioLa na. uma scere l’armonia essenziale ito umano. ne che sviluppa e sublima lo spir alto di socializzazione perché più ento La musica come elem ala solidarietà, l’armonia e la cap trasmette alti valori sociali quali i. fond pro nti time sen esprimere cità della comunità di unirsi ed ciò che è impenetrabile per la rala rive Dio ica mus la Attraverso re solo attraverso l’intuizione. gione ma che si può comprende paese e città un coro e un’orche Se ogni nazione avesse in ogni ile. inab mag inim d’avanguardia stra, vedrebbe la luce una cultura Sarebbe l’eternità. ha come caratteristica essenUn’orchestra è una comunità che , ossia di realizzare una pratiziale quella della concertazione cuno è responsabile degli ca di gruppo. Nell’orchestra cias a, senso dell’ordine, altri: ci si unisce per creare bellezz ale e linguaggio armonia, ritmo, senso dell’univers dell’invisibile.


Il musicista e uomo politico venezuelano José Antonio Abreu è il fondatore del Sistema FESNOJIV (acronimo che PA DOVA in inglese significa Foundation .it one issi em ani iov @g p. Daniele: gimpadova for the National Network of Youth oo.com yah o@ rirl ora : ena sr. Lor and Children Orchestras of VeneE (VA) VE NEGONO SU PER IOR .it one zuela), attualmente considerato il più efficaissi iem giovan p. Enea: gimvenegono@ ce e riuscito metodo di educazione musicale NA POLI it di massa del mondo. La colonna vertebrale ra: combotorre@yahoo. ono Ele sr. sr. Betty .net.m x igy di questo innovativo progetto educativo si rod @p cog eni p. Domenico: dom riassume nello slogan “Suonare e Lottare” PE SA RO che i giovanissimi musicisti e coristi veneissione.it em ani iov @g aro pes p. Ottavio: gim zuelani mettono in pratica. ROMA Suonar e assieme perché l’orchestra rapit oo. p. Jesùs: gimroma@yah om o.c aho presen @y ta nia la società ideale, dove ogni peruge ere sr. Eugenia: sist sona può sviluppare il meglio di sé a livelPA LER MO libero.it o@ lo individ rm uale ale e sociale. Suonare in gruppo bop com a: sr. Tiziana - sr. Ros @libero.it fin dalla più tenera età – 4-5 anni – per Danila : laici-comboniani toccare con mano che la musica è, prima di tutto, passione e divertimento, e in secondo luogo tecnica. E poi lottare assieme, per raggiungere quegli ideali di vita che questi ragazzi, provenienti in gran parte da famiglie povere ed emarginate, mai vedrebbero realizzati senza l’impegno quotidiano nel vivere il rispetto verso gli altri e la solidarietà per chi è più debole e meno fortunato. Solo così la musica diventerà l’armonia che riunisce il poter realizzare i propri sogni personali e la forza che rende migliore la società in cui tutti viviamo.

Parlane con ...


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Caterina Murino con i giovani giurati

Wow!

Ficarra e Picone

GIFFONI PER

i è parlato di numeri record, al Giffoni Film Festival 2010. Giunto alla quarantesima edizione, il festival ha raggiunto le 100mila presenze solo nei primi dieci giorni. Oltre 40 gli ospiti: attori del calibro di Samuel L. Jackson e Sam Worthington, maestri del trucco e degli effetti speciali come Carlo Rambaldi, volti popolari della musica come Emma Marrone, comici come Ficarra

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IL SOCIALE

ne, esta edizio tive di qu ia “tei iz d in e st le e v tore in ia Numerose cc a p Im elta di far a Sabrina ional alla sc at dall’invito rn cite In y st vere e diffi di Amne zone più po e ha stimonial” ll a e d h c ti , A ra R one AU lcuni giu a zi ia re c e o g ss n ’a iu g dell valutato o. È il caso i che hanno zz a g ra i li del mond a , tr la brasiquest’anno da una fave ti n ie n e v annoverato ro ome ci ha i bambini p lestinesi. C a p i zz a i film, alcun g ra di AURA, gruppo di , presidente o in ll liana e un tti ve o N re in proge lfonsina i coinvolge spiegato A d o ll ra e e u n q ge stato le giovani l’intento è pio respiro ntire m a ra i a d g li o n ra o cultu on poss n e h c si e a zioni di P ssibilità. loro tali po

e Picone, stelle del cinema italiano come Caterina Murino hanno solcato la cittadella del cinema, contribuendo al successo di un’edizione che ha il merito di avere annoverato sui suoi schermi pellicole dalla qualità media indubbiamente elevata (fra le quali molte sorprese come Blessed, Oscar and the lady

i m i r p i r t s o i n I n an

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a cura cu di Luca Peloso fo di Elena Dante foto

Sam S a Worthington e le le giurate g Na’vi

I FILM VINCIT

OR

I Sezione Ele ments +6: Here come Sezione Ele s Lola ments +10: Crocodile Sezione Ge s2 nerator +1 3: Oscar a Sezione Ge nd the lad nerator +1 y in pink 6: Blessed in pink, Cracks). Dalla sezione Masterclass, momento d’incontro ideato appositamente per i ragazzi, sono passati artisti come Ligabue e Gianni Minà. E ancora, 11 anteprime presentate dalle major, eventi imprescindibili per i cinefili (le prime immagini di Dylan Dog in anteprima mondiale), più di 150 testate accreditate, servizi giornalistici televisivi da tutto il mondo. Il Giffoni Film Festival non ha più bisogno, ormai, di presentazioni. Ne è passato di tempo da quando François Truffaut ebbe a definirlo “tra tutti i Festival, il più necessario”; oggi – specie in un Paese in cui l’etichetta “cinema per ragazzi” fatica a trovare spazio – il Festival si conferma più necessario che mai. Il clima che abbiamo respirato al Giffoni era intriso di euforia. I più entusiasti sono stati proprio i ragazzi, complice l’opportunità di dare sfogo alla passione per il cinema grazie agli incontri con chi, per il cinema, lavora. A questo riguardo, meritano una menzione speciale i dibattiti che hanno seguito le proiezioni,

dove giovani appassionati si sono cimentati, attraverso interventi pertinenti, in una pratica che ormai i cineforum hanno accantonato da tempo. “Love is here”: questo, il tema della 40esima edizione del Giffoni. Un tema, in realtà – come ci ha confidato la vicedirettrice del Festival, Antonia Grimaldi, nell’intervista a noi rilasciata – che ha svolto il compito di indicare la strada da percorrere. I 160 film che ne hanno raccontato le sfumature, infatti, sono stati molto diversi nell’approccio: alcuni più diretti, altri allusivi, altri ancora ad esso riconducibili solo indirettamente. La selezione è stata giustificata dalla volontà di non vincolare i prodotti a dei contenuti fin troppo delimitati, al fine di dar voce anche ad autori e storie dalle differenti potenzialità espressive.

Emma Marrone in concerto Set 2010 20

PM di settembre 2010  

Il nuovo numero del PM, da sfogliare.

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