L’INFORMAZIONE PROFESSIONALE PER LA PASTA FRESCA E SECCA
ANNO XXXI
215
SETTEMBRE/OTTOBRE 2026
Lo stato di salute dei distretti agro-alimentari italiani
ISSN 1824-9523
Immense 2026 tra cibo pubblico e grande ristorazione
Percorsi di formazione e inserimento lavorativo: la proposta della Cooperativa “Si può fare” Edizioni Avenue media®
Sommario
Colophon
Pasta&Pastai n. 215 ANNO XXXI - SETTEMBRE/OTTOBRE 2026
pagina 10
Direttore responsabile Claudio Vercellone Coordinatore tecnico scientifico Silvia Folloni Open Fields Srl
Comitato tecnico e scientifico Alfio Amato Alimentazione e salute
Andrea Bresciani Unimi - Scienze e tecnologie alimentari
pagina 18
n EDITORIALE The Pasta Award: XXVI “Premio del Museo” .... 4 a cura della redazione
n RUBRICHE Mondo pasta ................................................ 6 Pasta e dintorni ............................................ 8 n ARTICOLI ECONOMIA AGROALIMENTARE
I distretti agro-alimentari italiani nel primo semestre 2026 ........................... 10 di Rosa Maria Vitulano
Alessandra Marti Unimi - Scienze e tecnologie di cereali, pseudocereali e leguminose
Luigi Pelliccia Responsabile Ufficio Studi e Mercato di Federalimentare
Roberto Ranieri Innovazione e tecnologia settore agroalimentare
Coordinamento redazionale Lorenzo Bellei Mussini ufficiostampa@avenue-media.eu 051 6564337 Pubblicità Paola Zerbini pizeta@avenue-media.eu 051 6564348 - 339 2381497 In questo numero L. Bellei Mussini, R. M. Vitulano Foto di copertina Avenue media Trattamento dei dati personali ai sensi del Regolamento (Ue) 679/2016. L’informativa Privacy è disponibile sul sito di Avenue media www.avenuemedia.eu alla pagina “Informativa Privacy Editoria” www.avenuemedia.eu/informativa-privacy-editoria Rivista chiusa a ottobre 2026
INTERVISTA
Agricoltura sociale: da realtà assistenziale ad attività produttiva ................................ 18 di Lorenzo Bellei Mussini
FOCUS
Cibo pubblico e grande ristorazione ............. 24 a cura della redazione
RICERCA
Valore pasta: il contributo della filiera dell’industria della pasta per il Made in Italy ..................................... 30 a cura di Unione Italiana Food - Pastai
EVENTI
Sedicesima edizione di IncontrArmando ....... 38 a cura della redazione Gli autori sono pienamente responsabili degli articoli pubblicati che la Redazione ha vagliato e analizzato. Ciò nonostante, errori, inesattezze e omissioni sono sempre possibili. Avenue media, pertanto, declina ogni responsabilità per errori e omissioni eventualmente presenti nelle pagine della rivista.
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Editoriale
a cura della redazione
The Pasta Award: XXVI “Premio del Museo” “Oltre il piatto: la pasta è cultura viva” l’invito della Fondazione ad ampliare lo sguardo sul celebre alimento
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a Fondazione Vincenzo Agnesi, nell’ambito delle proprie attività di promozione e valorizzazione della cultura della pasta italiana, istituisce la XXVI edizione del “Premio del Museo”, il concorso dedicato alla celebrazione della pasta come simbolo identitario e patrimonio culturale italiano. Le finalità del “Premio del Museo” sono quelle di promuovere la conoscenza e la valorizzazione della pasta come espressione della cultura italiana; incoraggiare la creatività e la ricerca nelle sue diverse forme artistiche e comunicative; favorire il dialogo tra le istituzioni scolastiche e il mondo produttivo; raccogliere e valorizzare materiali originali destinati a confluire nelle attività culturali della Fondazione. Per la XXVI edizione, il “Premio del Museo” propone
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un tema che intende superare, ancora una volta, la visione della pasta come alimento, valorizzandola come espressione culturale, identitaria e collettiva. “Oltre il piatto: la pasta è cultura viva” è un invito ad ampliare lo sguardo: la pasta non è solo ciò che si porta a tavola, ma un linguaggio universale che racconta storie di persone, territori, e tradizioni. Il tema intende valorizzare la pasta come patrimonio immateriale, simbolo di identità, veicolo di memoria e tradizione, evidenziando la sua dimensione sociale e inclusiva, la sua capacità di unire culture diverse, trasformandola in un fenomeno culturale vivo e dinamico. Quattro sono le categorie in concorso: istruzione; comunicazione e giornalismo; videoclip e narrazione visiva; fotografia e arte. La prima è dedicata agli
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Editoriale
studenti, con l’obiettivo di valorizzare la creatività, la ricerca e la riflessione sulla pasta come espressione culturale, sociale e identitaria. La suddivisione in due differenti categorie (Primo ciclo di istruzione - scuola primaria e secondaria - e Secondo ciclo di istruzione - licei, istituti tecnici e professionali -) è finalizzata a garantire una valutazione equilibrata e adeguata ai diversi livelli di formazione. La seconda categoria è aperta a giornalisti, scrittori, divulgatori e comunicatori del settore enogastronomico, nonché appassionati del tema in oggetto. Gli elaborati ammessi potranno essere articoli, reportage e inchieste giornalistiche (pubblicate o inedite); podcast o produzioni audio; saggi brevi, racconti o poesie; servizi multimediali e storytelling digitali. La terza categoria è aperta a videomaker, creativi e appassionati che desiderano raccontare la pasta attraverso immagini, suoni e narrazioni. Le produzioni ammesse potranno essere cortometraggi, videoclip, documentari, spot pubblicitari, storytelling digitali e animazioni; oppure tecniche audiovisive di qualsivoglia natura, originali e inedite. L’ultima categoria è aperta a fotografi, artisti, designer, illustratori e creativi che intendano interpretare la pasta come linguaggio visivo, simbolo culturale e soggetto di ricerca artistica. Le forme espressive ammesse potranno essere fotografia, pittura, scultura o installazione. Le opere dovranno essere accompagnate da un titolo, una breve descrizione e l’indicazione del luogo e dell’anno di realizzazione. Le candidature dovranno essere trasmesse entro e non oltre il 18 dicembre 2026 secondo una delle seguenti modalità: tramite mail all’indirizzo dedicato: premiodelmuseo@fondazionevincenzoagnesi.it; attraverso la registrazione nella sezione dedicata sul sito web della Fondazione Vincenzo Agnesi: www.fondazionevincenzoagnesi.it. Ogni candidatura dovrà essere corredata dalla domanda di partecipazione compilata in ogni sua parte; il titolo dell’opera e breve descrizione; consenso al trattamento dei dati personali; file dell’opera, conforme ai requisiti tecnici specificati per ogni categoria. Tutte le opere pervenute saranno rese pubbliche in una sezione dedicata del sito web della Fondazione Vincenzo Agnesi, con l’obiettivo di valorizzare la creatività dei partecipanti e promuovere la diffusione della cultura della pasta. PASTA&PASTAI
Per garantire una valutazione autorevole, multidisciplinare e imparziale delle opere in concorso, la Giuria del “Premio del Museo” sarà composta da figure di alto profilo provenienti da diversi ambiti - culturale, artistico, giornalistico, accademico e imprenditoriale - tutte accomunate da una profonda attenzione verso il patrimonio culturale e gastronomico italiano. I membri della Giuria saranno scelti liberamente e autonomamente dalla Fondazione Vincenzo Agnesi, che potrà, a suo insindacabile giudizio, nominare un Presidente di Giuria tra i propri rappresentanti istituzionali. La Fondazione potrà inoltre assegnare premi speciali a opere o progetti che si distingueranno per il particolare valore artistico, sociale o comunicativo. Le opere saranno valutate secondo i seguenti criteri: aderenza al tema “Oltre il piatto: la pasta è cultura viva”; originalità e creatività dell’elaborato presentato; qualità tecnica ed espressiva nella realizzazione; valore culturale e educativo del contenuto proposto. La comunicazione ai vincitori del concorso sarà trasmessa entro il giorno 15 gennaio 2027. I vincitori di The Pasta Award | XXVI “Premio del Museo” verranno proclamati durante l’evento del “Premio del Museo”, dedicato al tema “Oltre il piatto: la pasta è cultura viva”, previsto alla conclusione dei lavori. La presenza dei vincitori alla cerimonia di premiazione è vincolante ai fini dell’attribuzione del Premio. In caso di assenza non motivata, la Fondazione si riserva la facoltà di revocare il riconoscimento o di procedere a una nuova assegnazione. La Fondazione Vincenzo Agnesi curerà, a proprie spese, l’organizzazione e la trasferta del vincitore. Per la sezione “Istruzione”, la Fondazione sosterrà inoltre le spese di viaggio per il docente di riferimento, che accompagnerà lo studente vincitore o un referente del gruppo. Al termine della cerimonia, i nomi dei vincitori saranno resi pubblici nella sezione dedicata sul sito web ufficiale della Fondazione Vincenzo Agnesi.
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La redazione
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Mondo pasta
I “Giganti” Scoiattolo cambiano look Da quarant’anni specializzato nella produzione di pasta fresca, lo storico Raviolificio Scoiattolo rinnova l’immagine dei suoi Giganti, una delle proposte di punta dell’azienda. Il nuovo look delle confezioni nasce da una scelta grafica precisa: rendere la linea ancora più riconoscibile a scaffale e trasformare le caratteristiche distintive dei Giganti in elementi visivi immediati e memorabili. Il nuovo packaging porta al centro della scena il raviolo stesso: un Gigante aperto al centro, con il suo generoso ripieno che visivamente esplode dalla sfoglia. Tra gli elementi messi in evidenza sul nuovo pack c’è anche l’indicazione “4 ravioli - 2 porzioni”, che spiega chiaramente la particolarità del formato: le dimensioni dei Giganti e la quantità di ripieno permettono infatti di portare in tavola un piatto completo e appagante con soli due ravioloni.
World Pasta Day 2026, concluse a Parma le celebrazioni
“Di che pasta sei?” il racconto a tavola della Bassa Est Parmense
Per la prima volta, la Giornata Mondiale della Pasta si è tenuta a Parma con una vera e propria World Pasta Week, conclusa con due giornate di celebrazioni, incontri e approfondimenti, il 27 e il 28 ottobre, all’interno della fiera internazionale CibusTec, presso Fiere di Parma, portando l’intera filiera internazionale nel cuore dell’innovazione. Un appuntamento dedicato a produttori, aziende tecnologiche, istituzioni e operatori della filiera per discutere di grano duro, mercati, export e innovazione tecnologica, anticipato dall’Assemblea di UNAFPA (Union of the Organizations of Manufacturers of Pasta Products in the EU) e IPO (International Pasta Organisation), tenutasi il 26 ottobre, appuntamenti annuali di riferimento per il confronto tra i principali operatori internazionali del settore della pasta.
Per tutto il mese di ottobre la Bassa Est Parmense si è trasfromata in un grande itinerario del gusto. “Di che Pasta Sei?” è il progetto di promozione territoriale promosso dall’Unione Bassa Est Parmense - Sorbolo, Mezzani, Colorno e Torrile (nel cuore di Visit Emila www.visitemilia.com) - che ha intrecciato quattro weekend, quattro piatti simbolo e altrettante comunità pronte a raccontarsi attraverso ciò che sanno fare meglio: impastare, tirare la sfoglia, tramandare. Non una semplice sagra, ma un racconto corale fatto di sapori antichi, gesti custoditi di generazione in generazione e la voglia di portare l’eccellenza gastronomica di questo lembo di pianura ben oltre i confini provinciali. Un percorso che ha saputo dialogare con la ricerca e le nuove esigenze alimentari contemporanee (gluten free, ad esempio), senza perdere il legame con la cultura molitoria italiana, con il sapere artigianale e con una visione del cibo come atto condiviso.
De Matteis investe 45 milioni sugli stabilimenti Un piano investimenti da 45 milioni di euro, per riorganizzare e potenziare i due siti produttivi del gruppo: a Flumeri (Avellino) e a Giano (Perugia). Li ha annunciati a “Il Sole 24 Ore” De Matteis Agroalimentare, tra i principali player del mercato mondiale della pasta secca, che ha chiuso il 2025 con un fatturato a 236 milioni di euro e che per il 2026 punta a una crescita dei volumi dell’8%. Lo stabilimento di Flumeri - 90mila metri quadrati di superficie - vedrà un aumento della capacità produttiva di circa il 30%. Contestualmente sarà avviata la realizzazione di un impianto fotovoltaico per sostenere la transizione ecologica dell’azienda, attiva come società benefit.
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Pasta e dintorni
Posata la prima pietra del nuovo stabilimento De Cecco per la pasta fresca Il gruppo De Cecco amplia la propria presenza industriale a Ortona, dove lunedì 26 ottobre si è svolta la cerimonia di posa della prima pietra del nuovo impianto produttivo in contrada Caldari. Un investimento che segna un ulteriore passo nel percorso di crescita dello storico gruppo alimentare abruzzese, con un progetto architettonico affidato allo studio MCA - Mario Cucinella Architects, chiamato a realizzare una struttura capace di integrare le esigenze della produzione industriale con la qualità degli ambienti di lavoro e il paesaggio circostante. Il nuovo complesso si svilupperà su più livelli, per una superficie complessiva di circa 19mila metri quadrati. L’edificio riunirà in un unico sistema le attività produttive, la movimentazione e la gestione logistica, gli spazi destinati alla ricerca e quelli riservati ai lavoratori. L’intervento fa parte di un più ampio masterplan, anch’esso progettato dallo studio MCA, che rientra nel quadro della Zona economica speciale, con la possibilità di beneficiare di un percorso autorizzativo semplificato.
Barilla lancia la “Piccola enciclopedia della pasta”
Verso Anuga FoodTec 2027: la tavola rotonda a CibusTec
Dalle prime tracce della pasta nell’antichità alla rivoluzione industriale, dal chicco di grano alla semola, dall’essiccazione alla forma che arriva nel piatto: in occasione del World Pasta Day è stata presentata la “Piccola enciclopedia della pasta”, la nuova iniziativa editoriale di Edizioni Bignami realizzata con il supporto di Barilla, che per la prima volta porta il mondo della pasta all’interno dello storico formato divulgativo del Bignami. Il progetto rappresenta anche una novità per il catalogo editoriale Bignami: secondo quanto previsto dal progetto, si tratta del primo compendio dell’editore interamente dedicato alla pasta e, più in generale, del primo volume dedicato al mondo del cibo. Un’opera pensata per condensare in un formato agile e dal carattere vintage una materia che attraversa storia, cultura, tecnologia, scienza e quotidianità italiana.
Koelnmesse presenta l’orientamento tematico e i nuovi format di Anuga FoodTec 2027 in occasione della tavola rotonda con la stampa di CibusTec a Parma. Dal 23 al 26 febbraio 2027, a Colonia, sotto il motto “Navigate Complexity”, l’attenzione sarà focalizzata su come i produttori di alimenti e bevande possano progettare in modo efficiente, sicuro e sostenibile sistemi di produzione sempre più interconnessi. Lo spettro spazia dalla digitalizzazione, all’automazione e all’intelligenza artificiale, passando per la sicurezza dei processi e la tracciabilità, fino all’efficienza delle risorse e all’economia circolare.
Giovanni Cafiero nuovo Direttore Consorzio di Tutela dalla Pasta di Gragnano Passaggio di testimone ai vertici di una delle realtà più iconiche dell’agroalimentare tricolore. A soli 33 anni, Giovanni Cafiero ha recentemente assunto la carica di Direttore del Consorzio di Tutela della Pasta di Gragnano Igp, portando con sé una visione moderna e una profonda competenza maturata sul campo. Una nomina che non intende rappresentare solo la naturale evoluzione di un percorso professionale interno, ma un segnale di rinnovamento per l’intero comparto della pasta secca. La nomina a Direttore segna una scelta di continuità strategica unita a un dinamismo generazionale essenziale per affrontare le sfide globali. Con un bagaglio accademico che include il master di Accademia Qualivita e un ruolo attivo nel coordinamento scientifico della 24Ore Business School, il nuovo vertice del Consorzio intende valorizzare ulteriormente il legame tra qualità del grano duro e scelte di consumo. L’obiettivo è chiaro: consolidare il prestigio della Pasta di Gragnano Igp sui mercati esteri, garantendo al contempo la tutela della filiera produttiva e l’identità del territorio campano.
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Economia agroalimentare
di Rosa Maria Vitulano - Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo
Incertezza geopolitica, volatilità materie prime ed evoluzioni nelle politiche commerciali condizioneranno il futuro prossimo del settore La ricca e variegata tradizione agro-alimentare italiana ha favorito la nascita di numerose realtà locali caratterizzate da prodotti tipici e competenze specializzate. Per rappresentarle, Intesa Sanpaolo monitora oltre 50 distretti agro-alimentari, aree geografiche concentrate nella coltivazione e nella trasformazione di prodotti agricoli, alimentari e bevande. Diffusi lungo tutto lo Stivale, questi sistemi produttivi mostrano una buona propensione all’export e costituiscono un osservatorio privilegiato sulla competitività internazionale del Made in Italy. La redazione
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opo il record del 2025, quando le mi sei mesi dell’anno l’export delle dieci filiere esportazioni dei distretti agro-ali- monitorate si colloca intorno a 14,8 miliardi di euro e registra un aumento tenmentari hanno sfioradenziale di poco superiore all’1%. to i 30 miliardi di euStabile L’andamento è in linea con quanto ro con una crescita del 4,1%, e la dinamica registrato dal totale export agroquasi 1,2 miliardi di vendite agdella filiera alimentare italiano, che cresce giuntive, il primo semestre 2026 della pasta dello 0,7% tendenziale nei primi conferma nel complesso la capae dei dolci sei mesi del 2026. Il quadro è però cità di tenuta del settore. Nei pri-
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Economia agroalimentare
molto differenziato tra le varie filiere: sette crescono (in alcuni casi solo marginalmente) mentre tre arretrano. Il contributo più importante alla crescita viene dalla filiera agricola. Nel primo semestre 2026 le esportazioni raggiungono quasi 2,4 miliardi di euro, con un incremento di 113 milioni rispetto allo stesso periodo del 2025 (+5%). Prosegue la dinamica osservata nell’intero 2025, che si è chiuso con oltre 4,6 miliardi di export e un progresso del 12,3%, a conferma dell’apprezzamento da parte dei mercati esteri per le specializzazioni agricole italiane, pur in un contesto internazionale incerto. Molto positiva anche la performance della filiera del caffè, che con poco più di 1 miliardo di euro di esportazioni mette a segno la crescita più intensa tra i comparti monitorati: +13,8%, pari a 127 milioni di euro aggiuntivi. Il dato consolida l’eccezionale risultato del 2025, quando la filiera avePASTA&PASTAI
va sfiorato i 2 miliardi di euro, aumentando del 20,2%. La crescita delle esportazioni della filiera del caffè nel 2025 è stata sostenuta anche dal forte aumento delle quotazioni internazionali della ma-
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Economia agroalimentare
teria prima, mentre nel primo semestre del 2026 si è registrata una parziale correzione dei prezzi (in particolare per la varietà Germania Arabica), che sono tuttavia stabilmente rimasti su livelli storicamente elevati. La vivacità del al primo comparto conferma la capaposto delle imprese distrettuali tra gli sbocchi cità di valorizzare sui mercati incommerciali ternazionali qualità, trasformazione e riconoscibilità del prodotto italiano. La filiera delle carni e dei salumi raggiunge quasi 1,5 miliardi di euro nel semestre e cresce del Tabella 1
Le esportazioni dei distretti agro-alimentari monitorati da Intesa Sanpaolo per filiera Esportazioni (milioni di euro)
Totale distretti agro-alimentari
5,2%, con 74 milioni di euro in più. Anche il lattiero-caseario mantiene un passo sostenuto: supera 1,5 miliardi e aumenta del 4,8%, pari a circa 69 milioni di incremento. Per entrambi i comparti il primo semestre 2026 si inserisce nel solco di un 2025 particolarmente favorevole, archiviato con incrementi rispettivamente del 9,3% e del 13,5%. Si tratta di segnali importanti, perché ottenuti in filiere esposte all’andamento dei costi energetici, logistici e delle materie prime. Le conserve mostrano un’accelerazione rispetto alla sostanziale stabilità del 2025. Nei primi sei mesi del 2026 l’export supera 1,6 miliardi di euro,
Peso %
Differenza (milioni di euro)
Variazione % tendenziale
2025
1 sem 2026
2025
2025
1 sem 2026
2025
1 sem 2026
29.963
14.840
100,0
1.187
164
4,1
1,1 -2,1
Vini
6.475
3.187
21,6
-113
-67
-1,7
Pasta e dolci
5.532
2.488
18,5
318
1
6,1
0,0
Agricoli
4.614
2.398
15,4
504
113
12,3
5,0
Conserve
3.151
1.603
10,5
11
51
0,3
3,3
Carne e salumi
2.964
1.492
9,9
252
74
9,3
5,2
Lattiero-caseario
2.901
1.524
9,7
346
69
13,5
4,8
Caffè
1.932
1.044
6,4
324
127
20,2
13,8
Olio
1.542
699
5,1
-426
-162
-21,6
-18,9
Riso
723
343
2,4
-36
-42
-4,7
-11,0
Prodotti ittici
128
62
0,4
6
0
4,9
0,1
Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat
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con una crescita del 3,3% e 51 milioni di vendite aggiuntive. Pressoché invariata, invece, la filiera dei prodotti ittici: 61,8 milioni di euro di esportazioni e +0,1%, dopo il +4,9% registrato nel complesso del 2025.
La filiera della pasta e dolci Stabile la dinamica della filiera della pasta e dei dolci, seconda per peso sull’export agro-alimentare distrettuale. Nel primo semestre 2026 le venFigura 1
dite all’estero si attestano a circa 2,5 miliardi di euro e restano sostanzialmente invariate rispetto al primo semestre dell’anno precedente (+0,04%), dopo il buon +6,1% dell’intero 2025. Dietro il dato aggregato convivono andamenti molto diversi: i Dolci di Alba e Cuneo superano 1,13 miliardi e crescono del 6%; aumentano anche il comparto pasta dell’Alimentare di Avellino (+4,9%), la Pasta di Fara (+1,1%) e sostanzialmente stabili i Dolci e pasta veronesi (+0,8%).
Le esportazioni dei distretti della pasta e dei dolci monitorati da Intesa Sanpaolo (milioni di euro)
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Nella stessa filiera arretrano invece il comparto pasta dell’Alimentare di Parma, che rimane il secondo distretto per valori esportati con 589 milioni ma cede il 7%, il comparto pasta dell’Alimentare napoletano (-9,4%) e quello dell’Olio e pasta del barese (-5,2%). Tra le filiere in difficoltà si conferma l’olio. Nel primo semestre 2026 le esportazioni in valore scendono a 699 milioni di euro, con un calo del 18,9% e una perdita di oltre 162 milioni rispetto allo stesso periodo del 2025. La flessione segue il -21,6% dell’intero 2025, maturato dopo la forte crescita del 2024 e condizionato anche dalla riduzione dei prezzi alla produzione sui mercati esteri. Figura 2
La flessione è proseguita nei primi sei mesi del 2026, favorita dal recupero della produzione nelle principali aree di produzione (in particolare in Spagna e in Italia). Arretra anche il riso: 342,7 milioni di euro di esportazioni nel semestre, l’11% in meno rispetto a un anno prima, con una riduzione di 42 milioni. Il calo è più marcato di quello registrato nel 2025 (-4,7%). La campagna risicola italiana 2025/2026 si è chiusa con un raccolto inferiore alle attese, con criticità legate alle temperature elevate e alla disponibilità idrica. In flessione anche la filiera vitivinicola, che resta la principale per valori esportati con quasi 3,2 miliardi di euro, ma perde il 2,1% e circa 67 milioni. Nel primo semestre 2026 hanno pesato soprattutto la debolezza di Stati Uniti e Germania. Si prolunga così la debolezza già osservata nel 2025, chiuso a -1,7%, in un contesto caratterizzato da un calo strutturale dei consumi mondiali di vino, dalla riduzione del potere d’acquisto e dalle tensioni geopolitiche e commerciali.
L’andamento per Paesi di destinazione L’analisi per mercato di destinazione vede la Germania stabilmente al primo posto tra gli sbocchi commerciali, con quasi 2,6 miliardi di euro nel semestre, ma registra un calo dell’1,5%. Più netta la contrazione degli Stati
Le esportazioni dei distretti agro-alimentari per Paese di destinazione (milioni di euro)
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Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat
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Economia agroalimentare
Uniti: le esportazioni scendono a 1,73 miliardi, l’8,8% in meno rispetto ai primi sei mesi del 2025. Il dato conferma l’andamento già mostrato nell’intero 2025, quando il mercato americano aveva perso il 7,1%, risentendo anche dell’inasprimento della politica commerciale statunitense. I risultati sono più favorevoli negli altri principali mercati europei. La Francia consolida il terzo posto con quasi 1,66 miliardi e una crescita del 4,6%; il Regno Unito supera 1,1 miliardi (+6,7%). Aumentano anche le esportazioni verso i Paesi Bassi (+7,4%), la Spagna (+6,6%), la Svizzera (+2,3%) e soprattutto la
Polonia (+12,1%). In calo, oltre alla Germania, l’Austria (-3,5%) e il Belgio (-2,2%). Nel complesso emerge un progressiEmerge vo riequilibrio verso mercaun progressivo ti europei in espansione, riequilibrio che attenua l’arretramento verso gli Stati Uniti. La diverso mercati versificazione geografica si europei conferma decisiva: la magin espansione giore vivacità di Francia, Regno Unito, Paesi Bassi, Spagna e Polonia offre opportunità concrete per ridurre la dipendenza dai singoli mercati e per distribuire meglio i rischi commerciali. Nei prossimi mesi l’evoluzione resterà condizionata dall’incertezza geopolitica, dalla volatilità delle materie prime e dalle evoluzioni nelle politiche commerciali. In questo scenario, la capacità delle imprese distrettuali di presidiare più destinazioni, rafforzare il valore aggiunto dei prodotti e adattare rapidamente le strategie di mercato sarà essenziale. I dati del semestre mostrano che il sistema agro-alimentare distrettuale conserva una solida base competitiva, ma dovrà affrontare una fase in cui crescita e risultati vanno presidiati correttamente tra filiere, territori e mercati. Rosa Maria Vitulano
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Intervista
di Lorenzo Bellei Mussini - Coordinatore editoriale di Pasta&Pastai
Le cooperative sociali nel settore primario sono sempre più diffuse. Francesco Caristia presenta “Si può fare”, un modello che passa anche per la pasta La cooperativa sociale “Si Può Fare” sostiene e promuove l’integrazione sociale e l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati attraverso una serie di servizi alla persona e attività riguardanti un programma di Agricoltura Sociale che coinvolge una forte partnership tra istituzioni pubbliche/religiose e socio-assistenziali, realtà del privato e associazioni del terzo settore. Della sua storia e delle sue finalità ne abbiamo parlato con il fondatore, Francesco Caristia. La redazione Come nasce e si struttura “Si può fare”? “Si può fare” nasce nel luglio del 2013 da un’idea molto semplice, ma allo stesso tempo ambiziosa: mettere insieme la cura delle persone e la cura del territorio. Siamo partiti dall’agricoltura sociale, individuando nel lavoro agricolo uno strumento concreto di inclusione, autonomia e dignità. La nostra realtà nasce infatti con l’obiettivo di accompagnare persone in situazioni di fragilità - persone con disabilità psi-
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chica, problemi legati alle dipendenze, persone sottoposte a misure restrittive, migranti e persone a rischio di emarginazione - verso percorsi di formazione e inserimento lavorativo. L’agricoltura è diventata quindi molto più di un’attività produttiva: è uno strumento educativo e sociale. Oggi questo progetto si sviluppa nel territorio di Noto, attraverso una grande azienda agricola e una filiera che comprende produzione, trasformazione e commercializzazione.
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Intervista
Francesco Caristia, fondatore di “Si può fare”
La nostra sede di contrada Zisola è il cuore di questo sistema: qui coltiviamo, trasformiamo e raccontiamo ciò che produciamo. Fin dall’inizio abbiamo scelto inoltre di lavorare secondo i principi dell’agricoltura biologica e, dove possibile, dell’agricoltura sinergica, con l’idea di preservare il suolo e il territorio per il futuro.
a costruire opportunità insieme agli altri soggetti del territorio. Il sostegno più importante, però, è riuscire a creare le condizioni perché l’agricoltura sociale possa essere realmente un’attività produttiva e non soltanto assistenziale. Per noi inclusione significa soprattutto creare lavoro, responsabilità e competenze.
In quanto Cooperativa sociale che rapporti avete con le istituzioni e che supporto ricevete dalle stesse? Il rapporto con le istituzioni per noi è importante soprattutto nella costruzione di una rete territoriale. Sin dall’inizio abbiamo sviluppato collaborazioni con realtà pubbliche e private, tra cui la Diocesi e il Dipartimento di Salute Mentale di Noto, oltre ad altre realtà del terzo settore. Crediamo molto nel valore della collaborazione: una cooperativa sociale non può essere un’isola, ma deve essere parte di una comunità e contribuire
Cosa offrite al territorio siciliano dal punto di vista agroalimentare? Offriamo innanzitutto un modello di filiera corta, nel quale cerchiamo di mantenere il più possibile il legame tra terra, trasformazione e consumatore. La nostra azienda si trova nel Val di Noto, un territorio straordinario dal punto di vista agricolo e paesaggistico. Coltiviamo secondo i principi dell’agricoltura biologica e trasformiamo direttamente parte della nostra produzione. Nella nostra cucina di trasformazione frutti e ortaggi diventano nettari, passate, sughi, confetture, mar-
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Intervista
La cooperativa sociale “Si può fare”
mellate, sottoli e altri prodotti trasformati. Questo ci permette di valorizzare la materia prima siciliana anche quando non vieL’agricoltura ne venduta fresca e, sopratè uno strumento tutto, di portare sul mercato prodotti che raccontano reeducativo almente il territorio. Per noi e sociale il prodotto non è mai soltanto il prodotto: dietro un vasetto, una bottiglia o una confezione c’è un territorio, ci sono persone che lavorano e c’è un progetto sociale. Come promuovete, in Sicilia e fuori, i prodotti del territorio? Cerchiamo di promuoverli prima di tutto attraverso il racconto della loro origine. Il consumatore oggi è sempre più interessato a sapere non soltanto cosa sta acquistando, ma anche chi lo produce, dove nasce e quale impatto ha quella scelta. Abbiamo quindi sviluppato diversi canali: la vendita diretta nella nostra sede di contrada Zisola, il punto vendita nel centro storico di Noto, lo shop online e la collaborazione con realtà commerciali e della ristorazione. Un ruolo importante lo hanno anche le esperienze che organizziamo e gli incontri con chef e operatori del
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settore. La nostra partecipazione a iniziative legate alla ristorazione etica e sostenibile ci ha permesso di far conoscere il progetto anche al di fuori dei normali circuiti commerciali. In questo senso, il prodotto diventa un ambasciatore del territorio: attraverso una conserva, un nettare o un olio raccontiamo Noto, la Sicilia e, allo stesso tempo, la nostra idea di agricoltura sociale. Quali sono i legami della vostra realtà con la pasta siciliana? La pasta rappresenta per noi una prospettiva particolarmente interessante perché racchiude molti
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Uno scorcio della cooperativa
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degli elementi sui quali abbiamo costruito il nostro progetto: agricoltura, trasformazione, territorio, lavoro e cultura alimentare. La Sicilia ha una grande tradizione legata al grano duro e alla
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pasta. Pensiamo quindi che valorizzare questa filiera possa essere un modo importante per rafforzare il rapporto tra la nostra attività agricola e la trasformazione agroaliCon la pasta mentare. Da qualche anno “Si può fare” abbiamo iniziato a lavorare anche sui grani, facendo valorizziamo esperienza nella coltivaziociò che nasce ne del frumento. Per noi dalla nostra questo è stato un passaggio terra naturale: se vogliamo valorizzare fino in fondo ciò che nasce dalla nostra terra, dobbiamo occuparci anche della trasformazione della materia prima. Da questa esperienza è nato il progetto della nostra pasta a marchio “Si Può Fare”. Abbiamo scelto di affidarci a un molino del territorio modicano per la trasformazione del nostro grano in pasta, cercando così di mantenere il più possibile il legame con la filiera siciliana. Crediamo molto nel valore di ciò che nasce buono dalla terra: una buona alimentazione è parte importante del nostro modo di prenderci cura delle persone e del territorio. Per il futuro vogliamo quindi continuare a svi-
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luppare questa filiera della pasta, insieme a quelle dell’olio e della mandorla, che sono i tre prodotti principali sui quali stiamo investendo. L’obiettivo è valorizzare sempre di più le nostre produzioni, trasformarle e portarle sul mercato con un’identità fortemente legata alla Sicilia. Quali sono gli obiettivi futuri, sempre legati alla produzione di pasta, fresca o secca? Il nostro obiettivo è continuare a sviluppare la trasformazione agroalimentare mantenendo
ben saldi i principi dai quali siamo partiti. Per quanto riguarda la pasta, guardiamo soprattutto alla possibilità di coOgni nuovo struire un progetto legato progetto alla pasta secca e alla valorizzazione del grano e delle dev’essere produzioni siciliane. È una coerente prospettiva che ci interessa con la nostra perché potrebbe permetteridentità ci di ampliare ulteriormente la nostra filiera e di collegare la produzione agricola alla trasformazione. Non vogliamo però inseguire semplicemente nuovi prodotti. Ogni nuovo progetto deve essere coerente con la nostra identità: biologico, attenzione al territorio, qualità della materia prima e soprattutto capacità di creare inclusione e lavoro. In fondo, il principio rimane sempre quello da cui siamo partiti nel 2013: dimostrare concretamente che si può fare impresa agricola, produrre qualità e allo stesso tempo generare valore sociale.
Campo coltivato in cooperativa
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Lorenzo Bellei Mussini
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a cura della redazione
A Immense 2026 le strategie per il futuro dei pasti
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mmense 2026 riunisce imprese, istituzioni, ricerca e cultura intorno a una domanda concreta: quali sono le condizioni necessaria affinché la ristorazione rivolta alla collettività continui a garantire qualità, sicurezza e continuità? La giornata del 15 settembre scorso, all’Auditorium dell’Ara Pacis, è stata costruita come un percorso. partendo dall’esperienza delle imprese e dal perimetro della Grande Ristorazione, si è definito il valore del cibo pubblico e si è allargato il confronto al lavoro, alle competenze, allo spreco alimentare, alle politiche industriali europee e al rapporto tra alimentazione e pace. Il settore non riguarda solo la preparazione dei pasti. Ogni giorno tiene insieme scuola, sanità, lavoro, assistenza, comunità. Per questo ha bisogno di parole più precise, re-
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gole più adeguate e una rappresentanza capace di farne riconoscere il ruolo economico e sociale.
Cibo e pace L’accesso a un’alimentazione adeguata riguarda la dignità delle persone e la qualità della convivenza. Parlare di cibo e pace significa interrogarsi su come le risorse vengono prodotte, distribuite e rese disponibili, e su chi rischia di restarne escluso. La lecture di Immense porta dentro il confronto industriale una domanda più larga. Il cibo non è soltanto un bene da consumare. È relazione, cura, educazione, partecipazione. Può ridurre distanze e renderle più evidenti. Piò includere, ma può anche segnare esclusioni. Questa prospettiva riguarda direttamente anche la Grande Ristorazione. Garantire ogni giorno
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un pasto sicuro e adeguato nei luoghi della vita collettiva significa contribuire al funzionamento concreto delle comunità: scuole, ospedali, mense aziendali, strutture assistenziali. È una forma quotidiana di responsabilità pubblica.
Ristorazione collettiva e Grande Ristorazione: agenda, filiera, regole Il focus riservato che ha aperto Immense è partito dalle condizioni reali in cui operano le imprese. La ristorazione collettiva è il nucleo essenziale di un perimetro più ampio, quello della Grande Ristorazione, che comprende anche catering, banquetting e servizi continuativi legati agli appalti. Sono attività diverse, ma hanno una base comune: organizzano processi complessi, coordinano personale e forniture, rispettano standard di sicurezza, garantiscono continuità operativa e rispondono a vincoli economici, contrattuali e organizzativi sempre più stringenti. PASTA&PASTAI
Il confronto tra aziende, decisori e interlocutori della filiera serve a leggere i cambiamenti del mercato e a individuare le priorità su cui lavorare. Produttori, distribuzione, logistica, tecnoIl cibo logie, attrezzature e sistemi di controllo incidono direttanon è soltanto mente sulla qualità del serviun bene zio. Non sono elementi laterada consumare li: determinano costi, affidabilità, sostenibilità e capacità di innovazione. Immense parte da qui, dalla necessità di dare maggiore riconoscibilità alla Grande Ristorazione e di costruire condizioni più solide per sviluppo, filiera e regole.
Cibo Pubblico e Grande Ristorazione La sessione pubblica si è aperta con il tema che ha orientato l’intera edizione. Il Cibo Pubblico è il servizio che ogni giorno entra nelle scuole, negli ospedali, nelle strutture assistenziali, nei luoghi di lavoro e nelle comunità.
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Contro lo spreco. Cibo, valore, futuro Lo spreco ambientale è una questione ambientale, economica e organizzativa. Nella ristorazione collettiva può nascere dalla previsione della domanda, dalla composizione dei menu, dalle modalità di produzione e distribuzione, dalle porzioni e dal gradimento dei pasti. Per prevenirlo servono dati, non dichiarazioni di principio. È necessario misurare lo spreco, capire dove si produce e intervenire nei passaggi in cui il cibo perde valore. Il focus di Immense ha collegato ricerca, comportamenti e organizzazione dei servizi. Ridurre lo spreco significa programmare meglio, usare le risorse con maggiore responsabilità e verificare se il servizio risponde davvero ai bisogni delle persone. In questa prospettiva, la prevenzione dello spreco diventa un indicatore concreto di qualità ed efficienza. dice molto sulla capacità di un servizio di conoscere i propri utenti, governare i processi e rispettare il valore del cibo.
Nuove competenze per il futuro del food service in Europa Il direttore responsabile di Pasta&Pastai, Claudio Vercellone, intervenuto a Immense 2026
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La trasformazione del food service cambia il lavoro quotidiano delle imprese. Sicurezza alimentare, so-
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stenibilità, digitalizzazione, gestione dei dati, organizzazione delle filiere e nuovi bisogni degli utenti richiedono competenze agRidurre giornate. Il progetto europeo lo spreco RestaCOVE ha portato a Immense una riflessione sui proalimentare fili professionali necessari ad significa programmare accompagnare questi cambiamenti. Capire quali siano le atmeglio tività siano in evoluzione e quali capacità siano richieste serve alle imprese per programmare, ai lavoratori per rafforzare la propria occupabilità e alla formazione per costruire percorsi più vicini al lavoro reale. La competitività del settore dipende anche da questo: riconoscere, formare e trasmettere le competenze che sostengono ogni giorno la qualità del servizio.
sto il rapporto tra condizioni contrattuali, sostenibilità economica e continuità operativa non è un tema separato dalla qualità: ne è una componente essenziale. Il talk ha messo in relazione le nuove linee guida sulla revisione dei prezzi con le nuove politiche del lavoro. Quando i contratti non prevedono strumenti di adeguamento efficaci, l’aumento dei costi rischia di ricadere sull’organizzazione delle imprese e sulle
La ristorazione collettiva: pasto giusto e salario giusto La qualità del pasto dipende anche dalla qualità del lavoro che lo rende possibile. Competenze, organizzazione, sicurezza, stabilità e riconoscimento professionale incidono direttamente sulla capacità di garantire il servizio. La ristorazione collettiva è un settore ad alta intensità di manodopera. Per que-
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Focus
condizioni dei lavoratori. Revisione ordinaria dei prezzi, equilibrio in fase di esecuzione e lavoro “degno” appartengono alla stessa questione: creare le condizioni perché il Cibo Pubblico mantenga nel tempo gli standard richiesti.
I servizi industriale nella domanda pubblica La domanda pubblica orienta una parte rilevante dello sviluppo economico e determina le condizioni in cui vengono realizzati servizi essenziali. Attraverso il procurement, le istituzioni possono incidere sulla qualità, sull’innovazione, sulla sostenibilità ambientale, sulla solidità delle filiere e sulla capacità delle imprese di programmare investimenti. Il secondo talk ha collocato la Grande Ristorazione nel quadro delle politiche industriali europee. La transizione ambientale non può restare una dichiarazione generale: deve tradursi in criteri di gara, standard verificabili e condizioni applicabili durante l’esecuzione dei contratti, a partire dalla nuova direttiva su public procurement. Considerare la ristorazione collettiva dentro il campo dei servizi industriali significa riconoscerne la complessità organizzativa, il contributo al welfare e il ruolo nelle filiere produttive. Immense ha così aperto un conPASTA&PASTAI
fronto sul modo in cui l’Europa e la domanda pubblica possono sostenere servizi più qualificati, resilienti e coerenti con le esigenze dei cittadini, imprese e comunità.
Un’agenda per il Cibo Pubblico I focus di Immense 2026 hanno restituito una lettura unitaria della Grande Ristorazione. Regole, filiera, lavoro, competenze, sostenibilità, cultura e politiche europee convergoLa ristorazione no in un punto preciso: la cacollettiva pacità del settore di garantire ogni giorno un servizio esè un settore senziale alla collettività. ad alta intensità L’obiettivo della giornata è di manodopera stato quello di trasformare il confronto in priorità riconoscibili e decisioni praticabili. Non basta raccontare il valore del settore. Occorre metterlo nelle condizioni di reggere le trasformazioni che attraversano scuola, sanità, lavoro, assistenza e domanda pubblica. Per questo Immense non è stato solo un appuntamento di settore. È stata una piattaforma nazionale per discutere il futuro del Cibo Pubblico.
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La redazione
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Ricerca
a cura di Unione Italiana Food - Pastai
Lo Studio TEHA Group per UIF ricostruisce per la prima volta, la filiera estesa dell’industria della pasta, evidenziandone il contributo all’economia nazionale
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a pasta non è soltanto uno dei simboli più riconoscibili del Made in Italy nel mondo: è una filiera industriale che continua a crescere, investire e generare valore lungo tutta la catena produttiva, contribuendo in modo significativo alla competitività dell’agroalimentare italiano. È quanto emerge dal rapporto strategico “Valore Pasta - Il contributo della filiera dell’industria della pasta per il Made in Italy”, realizzato da The European House Ambrosetti (TEHA Group) per i Pastai di Unione Italiana Food e presentato oggi a Milano.
I numeri della filiera e l’impatto dell’industria della trasformazione Nel 2025 la filiera, che comprende la coltivazione del frumento duro, l’industria molitoria
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e la trasformazione della pasta, ha raggiunto un fatturato di 13,5 miliardi di euro, generando 3 miliardi di euro di valore aggiunto, con una produzione nazionale di 4,2 milioni di tonnellate, di cui circa il 60% destinato ai mercati internazionali. Il comparto coinvolge 128 mila imprese e sostiene 32 mila occupati, confermandosi uno dei pilastri dell’industria alimentare italiana. Negli ultimi dieci anni la filiera della pasta ha registrato una crescita superiore a quella dell’economia italiana. Tra il 2015 e il 2025 il fatturato è aumentato di 5,7 miliardi di euro, con una crescita media annua del 5,4%, superiore sia a quella del Pil italiano (+3,2%) sia a quella della filiera agroalimentare estesa (+3,9%). Nello stesso periodo, il valore aggiunto è passato da 1,7 a 3 miliardi di euro. All’interno di
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questa filiera, l’industria della trasformazione della pasta, da sola, ha rafforzato in modo significativo il proprio peso, arrivando oggi a rappresentare 8,9 miliardi di euro di fatturato e 2 miliardi di euro di valore aggiunto. “La pasta rappresenta molto più di un alimento: è una filiera industriale strategica che crea valore economico, occupazione e competitività per il Paese, contribuendo in maniera significativa alla diffusione del Made in Italy nel mondo. I numeri evidenziano la solidità e la capacità di crescita di un comparto che continua a investire, innovare e generare ricchezza lungo tutta la catena del valore”, ha dichiarato Margherita Mastromauro, Presidente dei Pastai di Unione Italiana Food. “Con questo studio abbiamo realizzato un lavoro di ricerca inedito che, per la prima volta, ricostruisce in modo sistematico la filiera estesa dell’industria della pasta, mettendone in luce il PASTA&PASTAI
reale contributo al sistema economico italiano. L’innovazione metodologica dello studio risiede nella capacità di superare la fotografia della sola produzione industriale, restituendo il valo-
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re di un ecosistema articolato di imprese, competenze e filiere collegate. Disporre di una base conoscitiva di questo livello significa offrire alle imprese e ai decisori pubblici uno strumento concreto per comprendere il ruolo strategico di una delle principali eccellenze del Made in Italy”, ha dichiarato Benedetta Brioschi, Partner e Responsabile Food & Retail di TEHA Group.
considerando gli effetti indiretti e indotti sull’economia, arrivano a 14,3 miliardi di euro, pari allo 0,6% del Pil nazionale. Nel complesso, la filiera estesa coinvolge 143 mila imprese, sostiene 78 mila occupati e attiva 1,6 miliardi di euro di investimenti, confermando il ruolo della pasta come motore di crescita dell’economia italiana.
Un ecosistema esteso che crea valore
L’Italia guida il mercato mondiale
Uno degli elementi più innovativi del rapporto riguarda la ricostruzione della filiera estesa dell’industria della pasta, che considera non solo le attività produttive dirette, ma anche quelle indotte, ossia i settori colIl comparto attiva legati alla distribuzione, alnel complesso la logistica, alla ristorazione, al confezionamento e 14,3 miliardi di euro di valore alla produzione di macchinari. aggiunto L’analisi evidenzia come il contributo economico della pasta si estenda ben oltre il perimetro della filiera diretta. Con riferimento al 2024, il comparto genera 5,2 miliardi di euro di valore aggiunto diretto che,
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La vocazione internazionale della pasta italiana continua a rafforzarsi. Oggi il nostro Paese rap-
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presenta il 48,3% del commercio mondiale di pasta, con 4 miliardi di euro di esportazioni, pari al 5,4% dell’intero export agroalimentare italiano. Circa sei confezioni di pasta prodotte su dieci sono destinate ai mercati esteri, confermando la capacità competitiva della filiera lungo tutte le fasi della produzione.
Un simbolo dell’identità italiana Accanto al valore economico, la pasta continua a rappresentare uno degli elementi più identitari della cultura alimentare itaLa sola filiera liana. Per quasi sette italiani su dieci (67,6%) è l’alimendella pasta to che meglio rappresenta la vale 13,5 Dieta Mediterranea, mentre miliardi di euro oltre la metà della popolazione (54%) la consuma ogni giorno. L’Italia resta inoltre il primo Paese al mondo per consumo pro capite, con 23 chilogrammi all’anno, e cinque dei dieci piatti italiani più apprezzati a livello internazionale sono a base di pasta, a conferma del suo ruolo di ambasciatrice della tradizione gastronomica nazionale nel mondo.
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“La leadership internazionale della pasta italiana è il risultato di una filiera integrata che unisce agricoltura, industria, L’Italia innovazione e cultura aliè il primo mentare. La capacità di competere sui mercati gloesportatore bali, mantenendo al centro mondiale qualità, tradizione e sostedi pasta nibilità, rappresenta uno dei punti di forza più importanti del sistema agroalimentare italiano”, ha affermato Fabio Divella, Supervisore Divisione Pasta di F. Divella S.p.A. “I dati dello studio confermano come la pasta sia un patrimonio economico, produttivo e culturale del Paese. Una filiera che crea valore lungo tutta la catena sostiene occupazione, export e investimenti e che, grazie alla capacità di innovare e competere sui mercati internazionali, continua a rappresentare uno degli ambasciatori più efficaci del Made in Italy nel mondo”, ha concluso Margherita Mastromauro, Presidente dei Pastai di Unione Italiana Food. Unione Italiana Food - Pastai
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a cura della redazione
Agricoltura, industria e istituzioni a confronto nel talk “La Filiera del grano duro, tra imprenditorialità e nuovo valore”
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l 9 ottobre scorso si è svolta la sedicesima edizione di IncontrArmando, l’annuale appuntamento con cui la De Matteis Agroalimentare SpA Società Benefit rinnova il Patto con le centinaia di aziende agricole aderenti alla Filiera Armando, che conferiscono il grano duro 100% italiano con cui è prodotta Pasta Armando. L’evento, che ogni anno coinvolge in presenza agricoltori e stoccatori, è stato l’occasione per fare il punto sui risultati dell’annata agraria appena trascorsa, per condividere gli aggiornamenti del disciplinare e per riflettere sullo stato di salute di questo modello alternativo di relazione tra industria e agricoltura. In apertura i saluti del Presidente e Cavaliere del Lavoro Armando Enzo De Mat-
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teis, fondatore della Filiera nel 2010: “Accogliamo da 16 anni una vasta e coesa comunità di agricoltori provenienti da 9 regioni d’Italia. IncontrArmando non è soltanto l’occasione per celebrare una filiera da cui nasce una pasta di alta qualità, ma è soprattutto una rete fondamentale di relazioni, fiducia e cooperazione che noi, come Società Benefit, ci impegniamo a preservare e a valorizzare nel tempo”.
Il confronto sul settore pastario italiano L’incontro di quest’anno ha rappresentato un importante momento di confronto sul presente e sul futuro del settore pastario italiano, proponendo un focus sul tema: “La Filiera del grano duro, tra imprenditorialità e nuovo valore”. Un
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Cavalier Armando Enzo De Matteis
dialogo a più voci, aperto dal messaggio del Ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida che ha dichiarato - “Un grande ringraziamento per il lavoro che la filiera Armando rappresenta: un esempio virtuoso di come sia possibile creare e distribuire valore lungo l’intera catena produttiva, dal campo alla tavola, dal valore aggiunto della distribuzione fino al riconoscimento del giusto valore al prodotto grano, che non può essere considerato tutto uguale. Il grano italiano deve essere riconosciuto non solo dal punto di vista delle sue proprietà, ma del valore che dà all’intera filiera quando questa viene riconosciuta sui mercati come un’eccellenza del Made in Italy”. Il Ministro ha continuato: “Made in Italy non significa solo ‘fatto in’ con qualsiasi prodotto; significa fatto bene, di qualità, e assume un valore economico che permette di avere un export così florido: l’Italia raggiunge i 72,6 PASTA&PASTAI
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Marco De Matteis
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Un momento della giornata
miliardi di euro nel mondo, il valore aggiunto che viene creato in Italia è pari a 46,6 miliardi. Tali valori fanno sì che IncontrArmando l’Italia sia la prima agricolper consolidare tura in Europa, e sono definiti dall’intero sistema prola relazione con chi produce duttivo che sempre più demateria prima ve riconoscersi come filiera. La filiera, infatti, riconodi filiera sce il valore ai trasformatori, ai distributori e quindi ai nostri agricoltori per quello che fanno, come lo fanno, nel rispetto dell’ambiente, del lavoro. Un grande ringraziamento ai nostri agricoltori, ai nostri trasformatori e a tutti quelli che fanno dell’Italia un Paese che si consolida nel mondo come il Paese del bello e del buono”. Marco De Matteis, Amministratore Delegato di De Matteis Agroalimentare SpA SB, ha tracciato il bilancio del percorso fatto e le sfide del mercato: “Grazie alla numerosa e sentita partecipazione degli agricoltori e dei partner di Filiera, questa giornata segna davvero il coronamento di una visione nata 16 anni fa, in cui industria e agricoltura si uniscono con un obietti-
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vo comune: quello della eccellenza alimentare. IncontrArmando è ormai un appuntamento strategico per consolidare la relazione con chi produce la nostra materia prima di filiera, secondo metodi e obiettivi di sicurezza e qualità superiore. Il modello Armando è riuscito a portare sulle tavole di milioni di famiglie in Italia e non solo, un prodotto riconosciuto dai consumatori per le sue caratteristiche ma anche per l’impegno e la cura che una intera comunità profonde nella sua realizzazione e mi riferisco sia alle centinaia di aziende agricole che fanno parte del Patto Armando, sia alle centinaia di collaboratori e dipendenti della nostra azienda che operano per realizzare, distribuire e promuovere pasta Armando. È nei confronti di questa comunità che noi vogliamo continuare ad investire: per una agricoltura che sappia professionalizzarsi coniugando modernità e tradizione e per una Industria che abbia come finalità il benessere del consumatore e di tutta la Filiera produttiva”.
Il dibattito centrale Il dibattito centrale ha visto dialogare rappresentanti delle istituzioni, della ricerca, dell’in-
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Eventi
Andrea Rocchi (CREA) con Marco De Matteis
dustria e del mondo associativo su come sostenere la competitività, promuovere l’innovazione tecnologica e redistribuire valore lungo l’intera catena produttiva. L’agricoltura L’intervento di apertura è in Campania stato affidato a Maria Carpuò generare mela Serluca, Assessore con delega all’Agricoltura eccellenza della Regione Campania, internazionale che ha richiamato l’attenzione sulle politiche di sostegno al comparto: “Il sistema integrato messo in campo da Pasta Armando dimostra come l’agricoltura in Campania possa generare eccellenza internazionale, tutelando biodiversità, tracciabilità e sicurezza alimentare. Le nostre politiche sono orientate a rafforzare proprio questo approccio strategico, puntando sulla competitività e sull’ammodernamento delle aziende agricole, sull’associazionismo e sulla valorizzazione dei regimi di qualità e sostenibilità. Pasta Armando è una realtà profondamente radicata nel territorio, che ha saputo coniugare la tradizione cerealicola irpina con l’innovazione e la crescita sui mercati nazionali e internazionali.
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Un percorso che contribuisce a tutelare e valorizzare la filiera del grano duro italiano, un patrimonio da preservare anche per sostenere la vitalità delle aree rurali e contrastare fenomeni come lo spopolamento e il dissesto”. A seguire, Andrea Rocchi, Presidente del CREA, si è soffermato sul ruolo cruciale dell’innovazione tecnologica: “Il futuro del grano duro italiano si gioca sulla capacità di leggere il cambiamento, anticiparlo e trasformarlo in investimento. Cambiamenti climatici, nuove tecnologie e nuovi scenari produttivi chiedono alle imprese di superare la logica dell’emergenza e costruire oggi le condizioni della competitività di domani. Innovazione e nuove tecnologie possono offrire strumenti concreti per farlo. La sfida della ricerca è ridurre la distanza tra ciò che è possibile e ciò che l’impresa può realmente fare, trasformando la conoscenza in scelte produttive. È in questo passaggio che il CREA può dare un contributo determinante alla crescita delle aziende e dell’intera filiera”. In videocollegamento è intervenuto Paolo De Castro, Presidente di Filiera Italia, proponendo un’analisi del ruolo strategico delle filiere:
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Eventi
“Non c’è filiera senza valore e non c’è valore senza agricoltori. Gli accordi di filiera sono uno strumento strategico per diLa qualità stribuire più equamente il italiana valore lungo la catena, dando ai produttori certezza, non può fermarsi capacità di programmazioal prodotto ne e prospettive di investifinale mento. L’esperienza di Pa-
sta Armando dimostra come valorizzare il grano duro italiano, garantendone origine, qualità e tracciabilità, possa creare un rapporto di fiducia con il consumatore e, allo stesso tempo, riconoscere maggiore valore al lavoro dei nostri agricoltori. La sfida è chiara: la qualità italiana non può fermarsi al prodotto finale. Deve partire dal campo, essere riconosciuta dal consumatore e tradursi in valore per chi la produce. È così che una filiera diventa davvero competitiva e costruisce il proprio futuro”. In 16 anni, la Filiera Armando ha prodotto risultati concreti su più fronti: per gli agricoltori, riconoscendo in premialità oltre 1 milione di € all’anno rispetto al prezzo medio del grano sul mercato, e producendo rese superiori del +20% rispetto alla media nazionale, grazie alla corretta applicazione in campo del disciplinare di coltivazione; per i consumatori, portando sul mercato la prima pasta da agricoltura convenzionale certificata con il “Metodo zero residui di pesticidi e glifosato”, dall’ente terzo Bureau Veritas. La redazione
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