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ITALMOPA

ANTIM

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ASSOCIAZIONE NAZIONALE TECNICI DELL’INDUSTRIA MOLITORIA

Molini THE ITALIAN MAGAZINE FOR THE MILLING INDUSTRY

d’Italia

LA RIVISTA ITALIANA PER L’INDUSTRIA MOLITORIA

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Anno LXX

September  Settembre

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Gli umidificatori per impianti alimentari devono rispettare i più elevati requisiti

nologia di punta e affidabilità.

di igiene ed essere certificati secondo le linee guida sull᾿igiene VDI 6022. Pertanto,

Dopo la fondazione dell’azienda, nel 1977,

è consentito solo l᾿uso di umidificatori HD. Sono vietati gli umidificatori classici

e per rispondere alla richiesta sempre

adiabiatici o a ricircolo. Un umidificatore HD impedisce l᾿accumulo di germi in

crescente da parte dei clienti, il proprie-

quanto atomizza solo acqua dolce e in alcun modo acqua di ricircolo, terreno

tario Walter Weger decise ben presto di

fertile per i microrganismi che favoriscono la formazione di germi. Con un umi­

affiancare alla produzione e al montag-

dificatore HD anche l᾿acqua viene trattata in modo che né l᾿unità né i condotti

gio di impianti di ventilazione e tratta-

dell᾿aria si sporchino.

mento dell’aria anche la realizzazione di sistemi di aerazione creati su misura.

Risparmia risorse

Inoltre, grazie al costante studio di nuove

I moderni umidificatori HD hanno un funzionamento più economico rispetto agli

tecnologie e materiali, WEGER è in grado

umidificatori a circolazione. Infatti, consentono un risparmio energetico fino

di trovare soluzioni all’avanguardia per

all᾿ 85 % e richiedono meno acqua, eliminando in tal modo anche livelli di assor-

la valorizzazione dei prodotti.

bimento molto alti.

La missione di WEGER di offrire al cliente soluzioni personalizzate e flessibili, ha spinto l’azienda a farsi strada anche nel

La manutenzione di un umidificatore HD è semplice perché può essere completamente esterno al dispositivo RTL. L᾿umidificatore può quindi essere utilizzato al 100 % in qualsiasi momento.

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ITALMOPA ASSOCIAZIONE INDUSTRIALI MUGNAI D’ITALIA WWW.ITALMOPA.COM

ORGANO UFFICIALE

ANTIM ASSOCIAZIONE NAZIONALE TECNICI DELL’INDUSTRIA MOLITORIA

Molini THE ITALIAN MAGAZINE FOR THE MILLING INDUSTRY

Summary  sommario n. 09 September SETTEMBRE 2019

d’Italia

LA RIVISTA ITALIANA PER L’INDUSTRIA MOLITORIA

Proprietario

Associazione Industriali Mugnai d’Italia Via Lovanio, 6 - 00198 Roma

Editorial EDITORIALE

Associazione Industriali Mugnai d’Italia

Direttore editoriale

Cosimo De Sortis Presidente Italmopa

Direttore responsabile

Basta attacchi all’import di grano No more attacks on wheat imports di C. De Sortis

Claudio Vercellone

Departements RUBRICHE

Direttore tecnico

LA VIGNEtTA DI SERGIO CRIMINISI Sergio Criminisi’s comic strip

Comitato tecnico editoriale

Fact & News  fatti e notizie

world news

Laws & Rules  panorama normativo

Food rules  diritto alimentare

Focus on economics  focus economia

Lorenzo Cavalli Presidente Antim

Carlo Brera Dip. di Sanità Pubblica Veterinaria e Sicurezza Alimentare; Reparto OGM e Micotossine; Istituto Superiore di Sanità - Roma Marina Carcea Ricercatrice per gli alimenti e la nutrizione; CREA - Roma Giuseppe Maria Durazzo Avvocato, esperto in diritto dell’alimentazione Maurizio Monti Miller’s Mastery - Tecniche di macinazione Luigi Pelliccia Responsabile Ufficio Studi, Mercato e Ufficio Stampa di Federalimentare Giovanni Battista Quaglia Tecnologie alimentari Andrea Villani A.G.E.R. - Borsa Merci Bologna; Qualità cereali, mercato e strumenti di commercializzazione

Comitato di redazione Piero Luigi Pianu Tullio Pandolfi Laura Pierandrei

responsabile pubblicità

Edizioni Avenue media® Via Riva di Reno, 61 - 40122 Bologna

Tipografia MIG - Moderna Industrie Grafiche Via dei Fornaciai, 4 - 40129 Bologna Abbonamento annuale (12 numeri)

Italia € 45,00 - Copia € 4,50 Estero € 96,00 Copie arretrate (se disponibili) € 9,00 cad. esclusa spedizione

Registrazione Tribunale di Bologna del 31 luglio 1992 n. 6129 Poste Italiane Spa Spedizione in abbonamento postale - 70% CN/BO D.L. 353/2003 (conv. L. 46/2004) art. 1c. 1 DCB Bologna” Informativa ex D.Lgs 196/2003 (tutela della privacy) Trattamento dei dati personali ai sensi del Regolamento UE 679/2016. L’informativa Privacy è disponibile sul sito di Avenue media www.avenuemedia.eu alla pagina “Informativa Privacy Editoria” www.avenuemedia.eu/informativa-privacy-editoria

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di A. F. Pascarelli

The interview  L’intervista

Molino Pasini, dove far farina è... arte The Pasini Mill, where flour making is… art

64

di D. M. Sebelin

In the mill  In molino

La farina perfetta: a pietra o a cilindri? The perfect flour: by stone or roller grinding?

74

di S. Lauri

Massimo Carpanelli - carpa@avenuemedia.eu Edizione, direzione, redazione, pubblicità e amministrazione

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Foreign trade  Commercio estero

ICE-Agenzia partner strategico per i mercati esteri ITA - Strategic partner agency for foreign markets

Alfredo Tesio

Delia Maria Sebelin - ufficiostampa@avenuemedia.eu

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Features ARTICOLI

relazioni internazionali coordinamento redazionale

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Antim’s pages  Le pagine Antim

Sostenibilità come valore aggiunto per il molino 84 Sustainability as a value for the mill di F. Foglia

Food safety  Sicurezza alimentare

come inibire le aflatossine nel mais per ottenere farine più sicure 94 How to inhibit aflatoxins in corn and obtain safe flours di D. Regolino et al.

buyer’s guide

Supplier news  le aziende informano

AGENDA September  SETTEMBRE 2019

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imeco


Editorial  EDITORIALE

Basta attacchi all’import di grano No more attacks on wheat imports

di Cosimo De Sortis Presidente di Italmopa

Le diffamazioni danneggiano tutto il food made in Italy, non solo i molini Defamation damages all made-in-Italy food, not just our mills

With the arrival in Italy of grains from abroad harvested this year, there have been reports of their alleged contamination by substances that could put consumers’ health at risk. News disclosed before the necessary analyses were carried out, which are mandatory by law! News that have been later proved wrong by laboratory results. Italmopa says: that is enough! Imports are necessary to meet industrial needs and for qualitative reasons. In fact, a part of Italian wheat production, for climatic

reasons among others, does not always have the characteristics required for flour and semolina production compliant with statutory standards. Moreover, mills often spend more on foreign wheat because it is of better quality. As to food safety, foreign raw materials are subject to constant and strict controls both by Italian public supervisory and control authorities and by the mills, as part of their relevant self-control plans, according to the Haccp principles. Therefore, food safety is really a top priority.

C

on l’arrivo in Italia dei grani esteri raccolti quest’anno - in particolare in Canada - si è scatenato un vortice di notizie sulla loro presunta contaminazione da alcune sostanze che potrebbero mettere a rischio la salute dei consumatori. Tali notizie sono state divulgate ancor prima che fossero eseguite le doverose, necessarie analisi obbligatorie per legge, per poi essere smentite dai risultati di laboratorio. Italmopa dice basta! A fronte di questa dilagante attività di disinformazione, la nostra Associazione ha più volte sottolineato come questi annunci, tesi unicamente a screditare in maniera strumentale l’import di grano, abbiano effetti negativi soprattutto sul

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Editorial  EDITORIALE

consumatore, che continua ad avere una percezione distorta della realtà a causa di notizie infondate di cui è inconsapevolmente vittima. Un dato rimane indiscutibile: l’importazione di frumento è essenziale per ovviare al deficit quantitativo del nostro raccolto rispetto al fabbisogno dell’industria e, complementare alla produzione nazionale, risulta indispensabile per motivi qualitativi: infatti, una parte del frumento made in Italy, anche per ragioni climatiche, non sempre possiede le caratteristiche necessarie per la produzione di farine e semole conformi ai parametri di legge. E qui interviene la preziosa esperienza del mugnaio italiano che, attraverso la miscelazione dei frumenti nazionali con quelli importati, mantiene elevata la qualità di farine e semole per rispondere alle molteplici richieste dell’industria di

seconda trasformazione (pastifici, panifici, industria del dolce...) e degli stessi consumatori. Italmopa ha più volte sottolineato come i nostri molini non abbiano alcun interesse economico nell’importare grano. Basti ricordare che, nel caso specifico del grano duro, ciò risulta particolarmente oneroso: a causa delle caratteristiche qualitative superiori del prodotto proveniente dall’estero, il prezzo si colloca mediamente tra il 20 e il 30% in più rispetto al frumento duro nazionale. Sul fronte della sicurezza alimentare, la materia prima estera viene sottoposta a costanti e severi controlli sia da parte delle nostre autorità pubbliche di vigilanza e controllo, sia da parte dei molini, nell’ambito dei rispettivi piani di autocontrollo, secondo i principi dell’Haccp.

il grano estero È più caro di quello italiano ma i nostri molini sono costretti ad importarlo perché di qualità migliore La sicurezza alimentare è, quindi, una priorità assoluta per l’industria molitoria e il frumento importato è accettato solo e soltanto se rispetta pienamente la normativa comunitaria. È pertanto scorretto e irresponsabile divulgare notizie assolutamente prive di qualsiasi fondamento circa la possibile contaminazione dei frumenti di importazione. I nostri mugnai sono una garanzia per i consumatori. Si distinguono in tutto il mondo per la loro sapienza nel selezionare e miscelare le migliori varietà di frumento e produrre, così, sfarinati destinati a prodotti che hanno contribuito a rendere grande il made in Italy alimentare. La nostra arte molitoria va perciò tutelata con determinazione a fronte di una strategia di disinformazione che va avanti da troppo tempo e che sta assumendo i contorni di una vera e propria campagna diffamatoria. Cosimo De Sortis

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Sergio Criminisi’s comic strip  La vignetta di Sergio Criminisi

Un baluardo strategico contro i contaminanti: il molino A bulwalk against contaminants: the mill According to the data from Istat (Italian National Statistics Institute), in 2017 about 57 million kilograms of active ingredients, contained in almost 117 million kilograms of plant protection products (fungicides, insecticides and herbicides), were distributed in Italy for agricultural use. As far as durum wheat is concerned, 53.7% of the area is treated, while there are no recent data for soft wheat. What is the role of today’s industrial mills in food safety? The careful selection of suppliers on the one hand and, on the other, the constant analyses carried out by internal and external laboratories - to ensure that any traces of contaminants (such as mycotoxins and heavy metals) contained in raw material and grinding products do not exceed the maximum limit permitted by law - are an absolute guarantee for consumers.

S

econdo i dati Istat, nel 2017 in Italia sono stati distribuiti, per uso agricolo, circa 57 milioni di chilogrammi di principi attivi contenuti in quasi 117 milioni di chilogrammi di prodotti fitosanitari (fungicidi, insetticidi ed erbicidi). A guidare la classifica delle regioni che più li utilizzano troviamo il Veneto, l’Emilia Romagna, la Puglia e la Sicilia. Ovviamente, si tratta di molecole chimiche autorizzate per legge e regolarmente utilizzabili dagli agricoltori italiani. La vite è la coltura in cui gli agrofarmaci sono impiegati in maggiore quantità, con il 96% delle sue superfici trattate: in media, il numero degli interventi, a parità di area coltivata, corrisponde a 13,59 per i fungicidi, a 2,28 per gli insetticidi e a 2,04 per gli erbicidi. Per quanto riguarda il frumento duro risulta-

no trattate il 53,7% delle superfici, mentre per quello tenero non sono ancora disponibili dati recenti. Ma qual è il ruolo dei moderni molini industriali in materia di sicurezza alimentare? L’accurata selezione dei fornitori da un lato e le meticolose analisi eseguite dai laboratori interni ed esterni alle aziende dall’altro - per accertare che la materia prima e i prodotti della macinazione non contengano residui di contaminanti (come micotossine e metalli pesanti) superiori ai limiti massimi consentiti dal Legislatore - per i consumatori costituiscono un’assoluta garanzia. Con un sorriso, Sergio Criminisi ha rappresentato gli operatori che lavorano nei laboratori delle imprese molitorie. Alcuni, forse, si riconosceranno nel Dottor Spiga.

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Fact  &  News  fatti e notizie

NUOVE PROBLEMATICHE DELLA QUALITà AL CENTRO DELLA GIORNATA TECNICA ANTIM

L’

Associazione nazionale tecnici dell’industria molitoria (Antim) promuove una Giornata Tecnica dedicata alle nuove problematiche relative alla qualità delle materie prime e degli sfarinati. Nel corso dell’incontro, che si terrà il 19 ottobre a Parma, Simona Lauri, panificatore e tecnologo alimentare Ota, farà il punto sull’etichettatura dei prodotti trattando “La verità in etichetta”; Giuseppe Maria Durazzo, avvocato esperto in diritto dell’alimentazione, parlerà di “Origine e qualità: tra sanzioni, regole e spinte commerciali”; mentre il tenente colonnello Livio Propato, comandante dei carabinieri di Parma, si soffermerà su alcuni casi di frodi alimentari nel settore molitorio. Nel pomeriggio, una visita guidata al molino Agugiaro&Figna di Collecchio (Pr) concluderà la Giornata. Per iscrizioni o informazioni: www.antim.it, oppure, www.avenuemedia.eu

IL CORRETTO CONTROLLO DELLA QUALITà DEI GRANI? SE NE PARLA A GRANOITALIA CON AGER, ITALMOPA E ANTIM

L’

Associazione Granaria Emiliana Romagnola (Ager), l’Associazione industriali mugnai d’Italia (Italmopa) e l’Associazione nazionale tecnici dell’industria molitoria (Antim) organizzano, sotto il marchio GranoItalia, il convegno “Qualità dei grani: cosa, come, perché”, che si terrà a Bologna il 26 settembre presso la sede dell’Ager. Obiettivo del meeting è un focus sugli attuali sistemi per un corretto controllo dei cereali dai centri di raccolta all’industria di trasformazione. In apertura, il presidente Antim, Lorenzo Cavalli, si soffermerà su criticità e modalità operative dei controlli in accettazione; Andrea Villani di Ager si focalizzerà poi sui difetti rilevabili da un’appropriata osservazione delle cariossidi e su come determinate carenze incidano sulla qualità del prodotto. A seguire, Carlo Brera dell’Istituto Superiore di Sanità parlerà di test rapidi e di come eseguire una corretta interpretazione dei dati; mentre Fabrizio Quaranta e Patrizia Vaccino del CREA proporranno un quadro sintetico della qualità dei grani dell’ultimo raccolto. Il convegno si concluderà con la presentazione del nuovo circuito analitico Italmopa-Ager-Perten. Per iscrizioni o informazioni: www.avenuemedia.eu

NEL BIO ricerca e sviluppo sono strategici PER MANTENERE LA LEADERSHIP IN EUROPA

S

econdo le stime di AssoBio, l’Associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici, l’Italia è al secondo posto al mondo (dopo la Cina) per superfici a cereali bio: 10 ettari su 100 sono biologici. Inoltre, detiene la leadership europea per numero di aziende: oltre 18 mila imprese di diverse dimensione sono biologiche, cioè oltre 3 mila in più di quelle tedesche e francesi, 15 mila in più della Spagna. L’Italia è anche il primo esportatore dell’Ue (con oltre 2 miliardi di euro) e il secondo al mondo dopo gli Stati Uniti. E per favorire la crescita del mercato interno il presidente dell’Associazione, Roberto Zanoni, suggerisce di: «Migliorare costantemente il presidio della qualità, lavorare in ricerca e sviluppo per anticipare la domanda del consumatore e potenziare il sistema di controllo con nuovi strumenti tecnologici, come le piattaforme per la tracciabilità delle transazioni».

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Fact  &  News  fatti e notizie

CEFETRA-BAYWA OSPITE DEL FORUM BIAZZI

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l 9 ottobre si terrà a Cremona il Forum Biazzi, meeting annuale a cui partecipano numerosi operatori del mercato dei cereali: industrie mangimistiche, molitorie, maidicole e di semi oleosi, trader e commercianti. Quest’anno l’evento avrà come ospite il Gruppo Cefetra-Baywa: a fianco dell’a.d. e direttore commerciale Andrea Galli, ci saranno i trader Massimiliano Orazi (proteine) e Valerio De Sossi (cereali). Inoltre, prenderanno parte all’incontro specialisti del Gruppo provenienti dagli uffici di Rotterdam, Madrid e Roma: Ted Swnikels (proteine), Victor Casan (cereali), Andrea Potenza (noli) e Robert Van Der Kooy (research). Ospiti delle precedenti edizioni sono state realtà come Bunge, Nidera, Cargill, Noble Resource, Dreyfus, Gavilon e Cofco. «Saranno affrontati i principali temi che determinano l’andamento delle commodities a livello mondiale e quelli che possono essere gli impatti sul mercato italiano (consumi e produzioni nel mondo, valute, biofluel, noleggi marittimi) - anticipa Carlo Biazzi, organizzatore del Forum e a.d. di Biazzi Mediazioni Cereali - Seguiranno poi, come di consueto, il dibattito e la cena conviviale». Per informazioni: info@biazzisrl.it

barilla: cresce IL FATTURATO 2018

N

el 2018 Barilla ha registrato un fatturato pari a 3,483 miliardi di euro (+ 3% rispetto al 2017) al netto dell’effetto cambio e investimenti per 236 milioni di euro (il 6,8% del fatturato) con l’obiettivo di innovare i prodotti, aumentare la capacità produttiva e migliorare efficienza e sostenibilità. Vanno in questa direzione gli ampliamenti degli stabilimenti produttivi di Ames negli Usa (pasta) e Rubbiano (Pr) in Italia (sughi). Anche sul fronte della composizione dei prodotti finiti, nel corso del 2018 Barilla ha proseguito con la revisione delle proprie ricette per migliorarne il profilo nutrizionale e contenere l’impatto sull’ambiente. Negli scorsi 12 mesi sono state riviste 33 ricette portando a un totale di oltre 400 i prodotti che negli ultimi 10 anni hanno visto diminuire sale, grassi, grassi saturi o zuccheri. Inoltre, il 2018 è stato l’anno del lancio sul mercato della pasta ai legumi, come quella realizzata con la farina di lenticchie. Per la pasta tradizionale, invece, lo scorso anno Barilla ha utilizzato quasi 230 mila tonnellate di grano duro provenienti da coltivazioni con un maggiore livello di sostenibilità, che ha permesso una riduzione media delle emissioni di gas serra del 12% e dei costi per gli agricoltori dell’11%.

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Fact  &  News  fatti e notizie

IL WORLD PASTA DAY 2019 SARA’ “AL DENTE”

I

n dieci anni il consumo mondiale di pasta è passato da 9 a circa 15 milioni di tonnellate annue. Il dato è emerso nel corso della presentazione del “World Pasta Day 2019” che, per la sua XXI edizione, pone al centro della manifestazione l’interrogativo di come sarà la pasta fra 30 anni all’insegna di #pasta 2050. L’evento, ideato e curato da Unione Italiana Food (già Aidepi) e International Pasta Organization (Ipo) il 25 ottobre di ogni anno, dal 18 al 25 ottobre prossimi proporrà “Al Dente”: chef italiani e internazionali a confronto per presentare una ricetta ispirata al tema #pasta2050.

SERVE UN AGGIORNAMENTO DELLA NORMATIVA SULLE NUOVE TECNICHE DI MIGLIORAMENTO GENETICO

«A

d un anno dalla sentenza della Corte di Giustizia europea, che ha fatto ricadere i prodotti ottenuti con le nuove tecniche di miglioramento genetico (NBTs) nella direttiva 2001/18/CE sugli Ogm, nulla è cambiato per l’agricoltura europea, mentre i competitor extra-Ue procedono nell’applicazione di queste tecniche che consentono un miglioramento preciso e veloce delle colture», ha dichiarato Giuseppe Carli, presidente di Assosementi, l’Associazione che riunisce le aziende sementiere italiane. «La modifica della direttiva Ogm sarebbe una prima reale azione per cercare di realizzare un’agricoltura sostenibile, perché l’impiego delle NBTs consente ai ricercatori e al settore sementiero di ottenere varietà più resistenti ai patogeni, riducendo così il ricorso ai fitofarmaci, più tolleranti alle condizioni climatiche avverse (come salinità e siccità) e più nutrienti», sostiene Carli.

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World News è la rassegna delle notizie dall’Europa e dal mondo sull’agroalimentare. Un punto di vista aggiornato e puntuale su quanto accade in sede comunitaria ed extra-comunitaria, per essere sempre informati sulle dinamiche internazionali in ambito politico, economico e scientifico. Brevi flash che possono risultare di interesse per la filiera - italiana ma non solo - della trasformazione dei cereali.

ucraina: AL VIA LA COSTRUZIONE DEL PIÙ GRANDE IMPIANTO DI LAVORAZIONE DEL MAIS

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a società americana Bunge e la spagnola Dacsa hanno in programma per quest’anno la costruzione, a Demkivtske, nella regione di Vinnytsia (Ucraina Centrale), del più grande complesso di lavorazione del mais in Ucraina, per un investimento complessivo di 14 milioni di dollari. L’80% della produzione sarà destinato all’export. Per la lavorazione del mais saranno impiegati macchinari di produzione italiana per ottenere olio, amido, proteine e fibre.

I CAMBIAMENTI CLIMATICI RIDUCONO I NUTRIENTI DEI CEREALI

P

roteine, ferro e zinco, nutrienti essenziali per la salute dell’organismo, nei prossimi 30 anni saranno presenti in quantità minori nei cereali, nella frutta e nella verdura. La “colpa” è dei cambiamenti climatici, che riducono i micronutrienti negli alimenti. Infatti, uno studio realizzato dai ricercatori dell’International Food Policy Research Institute (Ifpri), rileva che grano, riso, mais, orzo, patate, soia e verdure sono destinati a subire perdite di nutrienti di circa il 3% in media entro il 2050, a causa dell’elevata concentrazione di anidride carbonica. In particolare, i livelli di proteine, ferro e zinco disponibili pro capite saranno rispettivamente del 19,5%, 14,4% e 14,6% inferiori rispetto ai valori privi dell’effetto dei cambiamenti climatici.

ATTENZIONE ai livelli DI FOSFATI NEGLI ALIMENTI

L’

apporto complessivo di fosfati provenienti dagli alimenti potrebbe superare il livello di sicurezza fissato dall’Efsa. Lo rivela lo studio “Re-evaluation of phosphoric acid-phosphates - di-, tri- and polyphosphates (E 338-341, E 343, E 450-452) as food additives and the safety of proposed extension of use”, che ha effettuato un riesame della sicurezza di queste sostanze, stabilendo che il consumo congiunto di fosfati da più fonti non dovrebbe superare la dose giornaliera globale ammissibile (Dga) di 2,8 grammi di fosforo per un adulto medio di 70 kg di peso corporeo. I fosfati, composti del fosforo, sono naturalmente presenti nell’organismo e ne costituiscono nutrienti essenziali, ma quantità elevate possono nuocere ai reni.

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world news

È ITALIANA LA APP EUROPEA CHE RIDUCE I PESTICIDI

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n’applicazione digitale per prevenire malattie e parassiti delle piante e limitare l’impiego di prodotti fitosanitari. È la piattaforma Smart Meteo, realizzata da un gruppo di ricercatori umbri per fornire previsioni meteorologiche e sul rischio di malattie su scala locale, grazie ai dati raccolti attraverso una rete di oltre 100 stazioni. I dati sono accompagnati da osservazio-

ni sul campo che indicano eventuali focolai di parassiti o malattie su cereali, ulivi e viti, in modo da allertare in anticipo gli agricoltori. L’iniziativa è stata segnalata tra le “idee ispiratrici” del partenariato europeo per l’innovazione, la rete di gruppi operativi locali per l’innovazione creati nell’ambito dei programmi di sviluppo rurale (Psr).

ACCORDO UE-USA PER MANGIMI PIù SOSTENIBILI

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efac (European Feed Manufacturers’ Federation) e Afia (American Feed Industry Association), le federazioni dei produttori europei e statunitensi di mangimi composti, hanno siglato un accordo per rafforzare la collaborazione in materia di comunicazione, commercio, ricerca, sicurezza e sostenibilità della produzione di mangimi. Fefac e Afia sottolineano l’importanza di costituire una leadership congiunta a livello globale, con il sostegno dell’International feed industry federation (Ifif), per sviluppare soluzioni che aiutino a ridurre l’impatto ambientale della produzione di mangimi e bestiame, incrementando ulteriormente il già elevato livello di sicurezza dei mangimi. Le due federazioni hanno concordato di aumentare la condivisione di informazioni utili a potenziare la ricerca a sostegno di progetti comuni e a massimizzare le opportunità di commercio degli alimenti per animali.

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Laws  &  Rules  panorama normativo

a cura di Tullio Pandolfi e Laura Pierandrei Italmopa

Il ministero della Salute approva il manuale Italmopa di corretta prassi igienica e Haccp

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ome anticipato dal presidente di Italmopa, Cosimo De Sortis, nell’editoriale del numero di agosto di Molini d’Italia, a inizio luglio il ministero della Salute ha comunicato la validazione del manuale di corretta prassi igienica e Haccp nell’industria molitoria, perché redatto in conformità al Regolamento 852/2004/Ce sull’igiene dei prodotti alimentari. Un risultato raggiunto al termine di una lunga istruttoria condotta dallo stesso dicastero e dall’Istituto Superiore di Sanità, nel corso della quale sono state formulate alcune osservazioni e relative richieste di modifica del manuale. Come per le due precedenti versioni, che risalgono al 1998 e al 2008, alla stesura del nuovo manuale ha contribuito un team di esperti aziendali del Gruppo tecnico igiene e controlli dell’Associazione, coordinati da Italmopa. Qui di seguito riportiamo le novità che caratterizzano quest’ultima versione, articolata in tre parti, due appendici e un allegato (schede di riferimento). 1. Per una più corretta rispondenza alla struttura del documento, il titolo è stato cambiato in “Manuale guida di corretta prassi igienica e Haccp nell’industria molitoria”. 2. Nella redazione del nuovo testo sono state prese a riferimento le linee guida ministeriali per l’elaborazione dello sviluppo dei manuali di corretta prassi operativa pubblicate sul sito del ministero della Salute il 28 febbraio 2017. 3. Nella parte introduttiva i due capitoli iniziali (“Definizioni e terminologia” e “Normativa cogente e altre fonti di riferimento”) sono stati integrati tenendo conto dei più recenti atti adottati, in particolare, a livello comunitario. 4. Nella I parte (Codice di corretta prassi igienica) sono stati inseriti il diagramma di flusso relativo al processo di macina-

zione e agli imballi primari e il paragrafo sull’individuazione dei pericoli potenziali e la valutazione della loro entità (nella precedente versione erano inseriti nella II parte). 5. L’introduzione alla parte II (Linee guida per l’applicazione dell’Haccp nell’industria molitoria) è stata ampliata in base a quanto previsto dalla Comunicazione della Commissione Ue del 30 luglio 2016. 6. Sempre nella parte II sono stati definiti e descritti in modo più accurato i principi dell’Haccp e le modalità da seguire per la loro applicazione nell’ambito dell’industria molitoria. In particolare, è stata definita minuziosamente la fase della documentazione della registrazione dei dati e dei risultati dai quali si può evincere la corretta applicazione delle procedure basate sul sistema Haccp. 7. Nella parte III è stato introdotto un nuovo capitolo (“Politiche di gestione e comunicazione”) con la descrizione delle procedure per assicurare la rintracciabilità, il richiamo/ritiro dei prodotti e la fornitura di informazioni (etichettatura). Le schede di riferimento contengono le indicazioni per l’analisi dei pericoli e per lo sviluppo del sistema Haccp applicati a ciascuna delle aree di rischio, a partire dall’accettazione della materia prima, al magazzino dei prodotti confezionati, alla fase di carico dei prodotti e dei sottoprodotti sfusi e confezionati. Per ciascuna area di rischio individuata nel processo produttivo è prevista una scheda di identificazione dei pericoli e dell’analisi del rischio strutturata in uno schema a colonne. Solo nel caso in cui vengano individuati Oprp e Ccp nelle singole fasi del processo produttivo, è prevista anche la redazione di schede “Bis” con le azioni da svolgere per la loro gestione.

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Laws  &  Rules  panorama normativo

L’Italia nei primi posti Ue per segnalazioni di cibi a rischio

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l 7 giugno scorso è stata pubblicata sul sito del ministero della Salute la relazione annuale 2018 sull’utilizzo del sistema di allarme rapido per alimenti e mangimi in ambito europeo (Rasff). Tale sistema consente di notificare, in tempo reale, i rischi diretti e indiretti per la salute pubblica connessi ad alimenti, mangimi e materiali a contatto con gli alimenti e di adottare tempestivamente le opportune misure di salvaguardia.

Nel 2018 sono pervenute 3.622 notifiche, di cui 3.171 hanno riguardato l’alimentazione umana (3.401 nel 2017), 313 l’alimentazione animale (239 nel 2017), 138 la migrazione da materiali e oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti (Moca) rispetto ai 119 dello scorso anno. Di questi, 1.087 sono stati classificati come “allerta”, quindi come allarme vero e proprio, rappresentando un serio rischio per la salute e per i quali è stata necessaria un’azione rapida. Si tratta di segnalazioni di prodotti pericolosi per la sicurezza alimentare, che devono pertanto essere ritirati dal mercato in qualsiasi Stato membro. Tra le notifiche ricevute, 1.087 (925 nel 2017) sono state appunto notifiche di allerta (Alert notification), 1.385 (1.567 nel 2017) si riferiscono a respingimenti ai confini (Border Rejection), mentre le restanti hanno riguardato le Information notification. Tra queste, le Information for attention sono state

665 (682 nel 2017) e le Information for follow up 485 (585 nel 2017). Il sistema di allerta può essere attivato anche a seguito di non conformità rilevate dall’operatore del settore alimentare nell’ambito delle attività di autocontrollo (nel 2018 tali notifiche sono state 685). In Italia il sistema di allerta comunitario appare particolarmente efficace e funziona al punto che nel 2018 attraverso il Rasff è stato trasmesso un totale di 398 notifiche, che fanno dell’Italia il terzo Paese dell’Ue per numero di segnalazioni inviate. Il ministero della Salute ha tenuto costantemente informati i consumatori attraverso il suo portale. Nella pagina “Richiami di prodotti alimentari da parte degli operatori alimentari” presente nel sito del ministero sono stati pubblicati 209 richiami.

Nuovi livelli massimi di residui di antiparassitari nei prodotti alimentari

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ulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea n. L. 157 del 14 giugno 2019 è stato pubblicato il Reg. (Ue) n. 2019/973 della Commissione del 13 giugno 2019, che modifica gli allegati II e III del Reg. (Ce) n. 396/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda i livelli massimi di residui di bispyribac, denatonio benzonato, fenoxicarb, flurocloridone,

quizalofop-P-etile, quizalofop-P-tefurile, propaquizafop, tebufenozide in o su determinati prodotti. Sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea n. L. 159 del 17 giugno 2019 è stato pubblicato il Reg. (Ue) n. 2019/977 della Commissione del 13 giugno 2019, che modifica gli allegati II e IV del Reg. (Ce) n. 396/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda i livelli massimi di residui di aclonifen, Beauveria bassiana ceppo PPRI 5339, Clonostachys rosea ceppo J1446, fenpirazamina, mefentrifluconazolo e penconazolo in o su determinati prodotti. Sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea n. L. 165 del 21 giugno 2019 è stato pubblicato il Reg. (Ue) n. 2019/1015 della Commissione del 20 giugno 2019, che modifica gli allegati II e III del Reg. (Ce) n. 396/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda i livelli massimi di residui di aminopiralid, captano, ciazofamid, flutianil, kresoxim-metile, lambda-cialotrina, mandipropamide, piraclostrobin, spiromesifen, spirotetrammato, teflubenzurone e tetraconazolo in o su determinati prodotti.

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Laws  &  Rules  panorama normativo

Residui di pesticidi negli alimenti: l’Europa è a norma

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l 26 giugno scorso è stato pubblicato il rapporto Efsa sui residui di pesticidi nei prodotti alimentari, che contiene i dati relativi al 2017, dal quale emerge una situazione sostanzialmente stabile rispetto a quella del 2016. Dal rapporto si evince che la maggior parte degli alimenti consumati nell’Unione europea presenta un contenuto di pesticidi conforme alla normativa vigente. Più in particolare è risultato che tali alimenti sono in gran parte privi di residui di pesticidi (il 54% dei campioni) o ne contengono livelli massimi che rientrano nei limiti di legge (poco meno del 96% dei campioni). Nel 2017 è stata riscontrata la presenza di 801 diversi fitofarmaci in oltre 88 mila campioni di diverse categorie di alimenti, trasformati e non. La maggior parte dei prodotti esaminati proveniva da Stati membri, mentre il 26,4% erano importati da Paesi terzi. Le cifre sono in linea con quanto registrato l’anno precedente. I limiti sono stati superati nel 7,6% dei campioni di prodotti provenienti da Paesi extra-Ue e nel 2,6% dei casi dei prodotti Ue. Per gli alimenti biologici - in tutto sono stati analizzati 5.806 campioni - la percentuale di prodotti conformi, cioè non contenenti residui quantificabili, è stata pari all’86,3% dei campioni analizzati. Parte essenziale del programma di controllo europeo è l’Eucp (EU coordinated multiannual control programme), attraverso il quale i Paesi dichiaranti analizzano campioni appartenenti allo stesso paniere di alimenti.

La Corte Conti Ue avvia un audit sui controlli Pac via satellite La Corte dei Conti europea sta conducendo un audit sull’uso delle nuove tecnologie digitali, tra cui le immagini satellitari, per i controlli antifrode sulla Politica agricola comune (Pac). In particolare, esaminerà il sostegno fornito dalla Commissione europea e le pratiche in uso negli Stati membri e analizzerà le problematiche che ostacolano un’applicazione più rapida e diffusa di queste nuove tecnologie. L’audit prevede visite in quattro Stati che hanno già iniziato a utilizzare le immagini satellitari per il monitoraggio Pac: Italia, Belgio, Danimarca e Spagna. Ogni anno, ricorda la Corte, gli Stati membri effettuano circa 900 mila controlli in loco sugli aiuti dell’Ue nel settore agricolo, riuscendo a coprire solo il 5% dei beneficiari. Le nuove tecnologie possono invece fornire dati più completi sulle attività agricole realmente svolte dagli agricoltori e della loro conformità alle disposizioni previste dalla Pac.

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Food rules  DIRITTO ALIMENTARE

Lo Smiley del Belgio valorizza la reputazione aziendale Belgium’s Smiley enhances the corporate reputation Some EU countries have adopted B2C systems to allow the final consumer to recognise particular food safety conditions they have adopted for the products they place on the market. These systems have different characteristics depending on the country in which they are in force. Here we analyse the “Smiley”, created and currently running in the United Kingdom, since: it is a public system, even if it is managed between private bodies; it encourages operators to implement, in addition to compulsory self-control, a system certified and verified by the official health authority for compliance with a public guideline that is specific to the sector. Smiley is reserved for bakeries/pastry shops, the retail trade in general, hoteliers, restaurants, collective kitchens and butchers: these operators are difficult to certify, unlike the world of industrial production. A similar system is active in Belgium, but it concerns operators who sell to the public; therefore, in principle, not the production that sells to other operators (B2B). It is interesting to note that not everything is left to the private resourcefulness of the operator and the certification body that intervenes, but there is a public participation, as well as a public interest in increasing the commitment to food safety and to inform the consumer of the commitment of the private company.

Il marchio certifica l’impegno extra legem dell’impresa per garantire la sicurezza alimentare The brand certifies the extra legem commitment of the company to ensure food safety

A

lcuni Paesi dell’Unione europea hanno adottato dei sistemi B2C per permettere al consumatore finale di riconoscere particolari condizioni di sicurezza alimentare

di Giuseppe Maria Durazzo Avvocato esperto in diritto dell’alimentazione

adottate dall’azienda che gli vende o somministra gli alimenti. Affrontare il tema della qualità sanitaria dei cibi, mi rendo conto, non è cosa semplice. Un alimento è buono o è salutistico?

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Food rules  DIRITTO ALIMENTARE

IL SISTEMA è RISERVATO agli operatori che vendono direttamente ai consumatori

Per paradosso, spesso se è buono non è salutistico (pensiamo alle patatine fritte) e se è salutistico può anche essere meno buono, palatabile... Andando oltre al gusto o alla preferenza soggettiva, il consumatore potrebbe trovare interessante sapere qualcosa di più, in tema di qualità igienico-sanitaria, riguardo a ciò che consuma. In tal senso, osservare quanto al momento messo in pratica oltre confine, può aiutarci a riflettere sull’opportunità di dotarci anche in Italia di strumenti giuridici simili.

Lo Smiley È facoltativo e non un obbligo di legge

Qui analizziamo lo Smiley realizzato in Belgio (Figura 1), ma anche il Regno Unito e alcuni Paesi extra-Ue hanno un proprio sistema (Figura 2). Ecco perché possiamo definirlo interessante: 1. è uno strumento pubblico, anche se gestito da organismi privati; 2. spinge gli operatori ad attuare, oltre all’autocontrollo obbligatorio, un sistema certificato e verificato da organismi di certificazione, di conformità ad una linea guida pubblica specifica per il settore; 3. rende visibile al consumatore una valutazione particolarmente positiva in materia igienico-sanitaria dell’attività economica. Il sistema è riservato alle panetterie/pasticcerie, al commercio al dettaglio in ge-

FIGURA 1

FIGURA 2

Lo Smiley belga è affisso all’ingresso del locale

Sistema di rating realizzato in un Paese extra-Ue

nerale, all’hotellerie, alla ristorazione, alle cucine collettive e al settore delle macellerie, cioè a realtà che difficilmente si certificano, a differenza del mondo della produzione industriale, e riguarda, come si diceva, gli operatori che vendono al pubblico, quindi, di norma, non la produzione destinata ad altri operatori (B2B). È interessante osservare come il sistema non lasci né all’inventiva privata dell’operatore, né all’organismo di certificazione, la valutazione dell’impegno igienicosanitario, ma ne determini il funzionamento con una normativa e una regia pubblica, come è pubblico l’interesse ad aumentare l’impegno in materia di sicurezza alimentare e ad informare di tale impegno il consumatore. Con lo Smiley il consumatore (o il cliente) ha la possibilità di sapere, grazie a un logo posto all’ingresso del negozio, se quell’esercizio commerciale ha acceduto al sistema integrativo di autocontrollo e conoscerne la certificazione. Questo servizio può essere adottato anche per il commercio online. In tal modo si rende riconoscibile l’impegno “aggiuntivo” dell’operatore per migliorare l’igiene connessa alla produzione dell’alimento. In sintesi, il sistema bel-

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Le inefficienze nella gestione degli ordini e della rete vendita possono costare molto care alle aziende Quante volte è successo di dover sopperire ad errori causati dalla ricezione incompleta degli ordini? Nelle aziende la corretta gestione degli ordini è fondamentale per garantire che i clienti siano soddisfatti e continuino a servirsi, traducendo il tutto in fatturato essenziale per la prosperità di qualsiasi attività. Le inefficienze spesso sono causate da errori di trascrizione, ordini incompleti o caricati a sistema nel modo sbagliato, prodotti non presenti a magazzino, scadenze non rispettate, clienti insolventi, promozioni complesse non valutate correttamente. Gli errori generano confusione, rallentamenti, clienti insoddisfatti e risorse sprecate. Adottare un metodo evoluto per la gestione della forza vendita oltre che evitare errori elimina una reazione a catena che sarebbe molto dannosa sia all’azienda che alle persone coinvolte. Gestire un progetto di sales force automation richiede una conoscenza approfondita delle dinamiche aziendali a tutto tondo unita a una conoscenza informatica/tecnologica per essere sempre certi di poter usufruire delle ultime tecnologie disponibili. Affidarsi a professionisti è fondamentale per non imbattersi in progetti arenati o mal funzionanti e per essere certi di cavalcare i cambiamenti in atto a livello mondiale e non a subirli.


Food rules  DIRITTO ALIMENTARE

Ma qual è la differenza tra rating (Figura 3) e Smiley? Il rating dell’industria alimentare è una classificazione di tutti gli operatori della filiera agroalimentare, effettuata sulla base del rispetto delle norme che regolano la sicurezza degli alimenti, la lealtà delle pratiche commerciali, l’informazione sugli alimenti al consumatore (etichettatura, pubblicità...), l’utilizzo di Ogm, fino al benessere delle piante e alle produzioni di alimenti biologici. Se il rating dell’industria alimentare potrà essere reso obbligatorio dagli Stati (ex Reg. Ue 2017/625), lo Smiley, benché strumento pubblico, per l’operatore è facoltativo. Quindi sono sistemi molto differenti.

al consumatore sono offerti dati aggiuntivi per evidenziare l’impegno dell’esercizio in materia di igiene alimentare

rezza alimentare come un pre-requisito, è anche vero che un’ulteriore certificazione sui parametri di legge senza lo Smiley di concezione belga emerge con più difficoltà agli occhi dei consumatori, a differenza di quanto in Italia si può fare, ed oramai si fa correntemente, di valorizzare altre caratteristiche di prodotto o di processo, quali l’origine, la modalità di produzione, la varietà vegetale, ecc.

I rating territoriali per determinare le priorità con le quali gli organi che eseguono i controlli ufficiali interverranno nella singola azienda alimentare nei prossimi anni sono già in essere. Queste valutazioni di rischio igienico-sanitario, a mio avviso, non si fondano su una base giuridica sufficientemente solida. Infatti, la legge non definisce i criteri oggettivi per l’attribuzione della rischiosità igienico-sanitaria dei singoli operatori.

ga consente di offrire al consumatore dati addizionali per far capire che l’esercizio non è semplicemente in regola rispetto alle disposizioni base sull’igiene alimentare, ma si è impegnato ulteriormente in tal senso anche senza esserne obbligato per legge. Quindi, a fronte di uno speciale impegno dell’azienda, il “Faccino che sorride” all’entrata del punto di ristoro offre la possibilità agli operatori economici che trattano direttamente con il consumatore, di valorizzare una particolare attenzione agli aspetti igienico-sanitari, superando - nei confronti dei competitor - un livellamento altrimenti scontato (tutti sono tenuti a seguire le norme). È cosa normale che in un’azienda vengano attuate tutte le attività di prevenzione per evitare non conformità e rischi legali, ma tali attività normalmente non sono comunicabili al cliente finale o potenziale. Se, giustamente, consideriamo la sicu-

FIGURA 3

Il rating dell’industria alimentare è una classificazione effettuata sulla base del rispetto di norme

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Food rules  DIRITTO ALIMENTARE

i rating non tengono conto dell’ampiezza dell’attività d’impresa terminare il numero e il tipo di controlli al quale assoggettarlo. Il rating regionale pare di dubbia classificazione giuridica.

Ad esempio, nella somma delle eventuali non conformità non si tiene debito conto dell’ampiezza dell’attività d’impresa, in conformità all’articolo 11, 3) del Regolamento (Ue) 2017/625, quando sarà attuato sul punto specifico. Sono, invece, già operativi, in alcune regioni italiane, dei sistemi di rating territoriale. Anch’essi non sono volontari, ma

creati, gestiti e formulati da addetti del controllo ufficiale; non sono resi pubblici e non prevedono proceduralmente una fase nella quale l’azienda alimentare possa far valere le proprie ragioni, in quanto nascono come atti unilaterali dell’amministrazione. E servono, al momento, principalmente per classificare l’affidabilità dell’operatore alimentare ai fini del controllo ufficiale; quindi, per de-

Il rating previsto dal Regolamento (Ue) 2017/625 e quelli regionali sono strumenti che, pur attribuendo un giudizio igienico-sanitario dell’azienda alimentare, operano in maniera sensibilmente diversa da quelli volontari, quale lo Smiley belga, e sono più vicini al “rating scheme” del Regno Unito, in quanto obbligatori. Giuseppe Maria Durazzo

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Focus on economics  FOCUS ECONOMIA

L’indipendenza alimentare italiana è un’utopia Italian food independence is a utopia

di Luigi Pelliccia Responsabile Ufficio Studi e Mercato di Federalimentare

In Italy, controversy is reemerging over the selfsufficiency of our food supply chain. The goal is important, but it clashes with two factors of enormous and unparalleled significance. First, we live in an age of increasing globalization. And this “long wave” cannot be exploited only by exploiting exports. Secondly, the goal of self-sufficiency is, in fact, unattainable. The margin for significantly increasing domestic production, especially in volumes, is not encouraging. Also because, between 1990 and 2017, Italian agriculture

lost 17 to 35 thousand hectares of arable land per year. The sector we care most about, the milling industry, uses foreign supplies of wheat for 45%, on average. This percentage is divided into a 35-40% of durum wheat from across the border and about 60% of soft wheat. In short, it is necessary to calmly consider - not a priori nor lobbying the fact that Italy’s food selfsufficiency in the last twenty years has declined. According to some estimates, it has fallen from 93% to 80%, increasing the use of imported raw materials by industry, including feed mills.

Quasi la metà del grano TRASFORMATO è DI IMPORTAZIONE Almost half of our grain is not Italian

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el Paese stanno riaffiorando le polemiche sull’autosufficienza della nostra filiera alimentare. Il tema è importante, suggestivo, di grande valenza strategica, e fra i comparti investiti in maggior misura dal problema spicca pro-

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prio il molitorio. Tuttavia, si scontra con due fattori di enorme e invalicabile rilevanza. Vediamoli insieme. Primo fattore. Siamo in un’epoca di crescente globalizzazione. E questa “onda lunga” non può essere sfruttata solo in chiave unilaterale utilizzando l’export. Ad esso il Paese è grato, perché ha consentito al nostro apparato produttivo di mantenere spazi espansivi pur in presenza di una formidabile crisi di sviluppo di base (il Pil nazionale è ancora 4 punti sotto il livello del 2017, ultimo anno pre-crisi) e di mercato interno. Per questo, certe campagne “autarchiche”, spinte da alcune com-

ponenti dell’associazionismo agricolo, al di là di ogni legittima politica di lobby presentano francamente un retrogusto stridente, demagogico e datato. Il secondo fattore, oggettivo, è molto semplice: il traguardo dell’autosufficienza è, di fatto, irraggiungibile. Guardiamo i numeri. Nel 2018 la nostra produzione agro-zootecnica ha raggiunto quota 56 miliardi 740 milioni di euro, con un incremento sull’anno precedente del +3,0% in valori correnti e un calo del -2,4% in valori concatenati. Il valore aggiunto è stato pari a 33,2 miliardi, segnando un +0,9%. Sono andamenti tipici dell’ultimo venten-

Negli ultimi vent’anni l’autosufficienza alimentare del Paese è diminuita nio, con oscillazioni anno su anno, legate anche all’inevitabile impatto degli eventi climatici, che non hanno portato a una crescita sostanziale del prodotto lordo agricolo in termini valoriali e, soprattutto, quantitativi. La crescita del prodotto lordo agricolo dal 2007 (48,4 miliardi di euro) al 2018 (56,7 miliardi) è stata pari al +17,2% in valuta corrente, mentre l’inflazione è salita, in parallelo, di 16,2 punti. Ne esce un apprezzamento indicativo, in valuta costante nel periodo, di appena un punto. A fianco, il fatturato dell’industria alimentare è salito dai 113 miliardi di euro del 2007 ai 140 miliardi del 2018 (+23,9%), pari a un apprezzamento indicativo di 7,7 punti. Va anche riconosciuto che, per prodotto lordo, l’agricoltura italiana è seconda in Europa dopo la Francia, mentre è prima per valore aggiunto, a testimonianza di un’eccellenza che caratterizza orizzontalmente tutta la filiera. In particolare, sono

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aumentate, negli ultimi anni, le attività agricole secondarie (produzione di energia, agriturismo). È cresciuta, insomma, la cosiddetta “multifunzionalità” del settore, ma il contributo dell’agricoltura al Pil nazionale rimane bloccato su una percentuale poco superiore al 3%. Gli spazi per aumentare la produzione nazionale, soprattutto sul piano quantitativo, non sono incoraggianti. Anche perché, tra il 1990 e il 2017, l’agricoltura italiana ha perduto da 17 a 35 mila ettari l’anno di terreno coltivabile. Sono problemi, quelli del consumo di suolo e della disponibilità di acqua, che incidono profondamente sui margini espansivi realisticamente riservati al settore. Accanto, va pure detto che negli ultimi anni la produzione alimentare ha ripreso a crescere, ritornando ai livelli pre-crisi e mettendo a segno un aumento del +12,8% sull’arco

l’alimentare nazionale assorbe il 72% della nostra produzione agricola

2000-2018, mentre l’agricoltura, come segnalato, è stata sostanzialmente stazionaria. L’agricoltura e la zootecnia italiana sono impegnate in uno sforzo importante di investimento, ammodernamento, razionalizzazione. I risultati si vedono nell’arresto dell’emorragia occupazionale che ha caratterizzato per decenni il settore, nel ritorno dei giovani verso l’agricoltura, nell’accorpamento lento ma progressivo delle proprietà fondiarie alla ricerca di maggiore produttività. Tuttavia, è altrettanto vero che la forbice tra gli approvvigionamenti di un’industria dinamica come quella alimentare, che ha incre-

mentato le proprie esportazioni sull’arco 2000-2018 del +83% e del +28% dal 2007 al 2018, non si è affatto ristretta, ma in certi casi allargata. Eppure, l’industria alimentare nazionale assorbe il 72% della produzione agricola italiana. Alcuni casi sono clamorosi. Con il mais si è passati dall’autosufficienza di una decina di anni fa a un deficit del 50%. Grano tenero e orzo si sono affiancati a questa coltura con gap di autosufficienza crescenti. Anche nel caso dell’olio di oliva l’Italia è notoriamente deficitaria. Mentre è autosufficiente sul fronte del vino, del riso

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Focus on economics  FOCUS ECONOMIA

e dell’ortofrutta. Il comparto che ci sta più a cuore, il molitorio, utilizza in media approvvigionamenti esteri di grano per il 45%. Si tratta di una percentuale che si articola in un 35-40% di duro e un 60% circa di tenero. Insomma, è necessaria una riflessione serena, non aprioristica e lobbistica, sul fatto che l’autosufficienza alimentare del Paese negli ultimi venti anni sia calata. Secondo alcune stime, è scesa dal 93 all’80%, facendo aumentare il ricorso dell’industria, mangimifici compresi, alle materie prime di importazione. Occorre meditare, inoltre, su certe campagne mediatiche che hanno fatto passare la quantità come qualcosa di colpevole e che hanno criminalizzato pesantemente le cosiddette produzioni massive e gli allevamenti intensivi. E bisogna riflettere anche su alcune notizie e considerazioni contrarie alle moderne tecnologie, genetiche e chimiche, che hanno incoraggiato “idolatrie” verso l’agricoltura “contadina” e bucoliche qualità pseudo antiche, che fanno sicuramente immagine e valo-

re aggiunto, ma sottraggono all’appello quote importanti di prodotto interno. Più che fare barricate al Brennero, come avvenne anni fa nei confronti dei tir carichi di suini stranieri, bisogna pensare a una cosa elementare: se non si alzano i

Quasi la metà del grano che utilizziamo è di importazione

September  SETTEMBRE 2019

45


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Focus on economics  FOCUS ECONOMIA

Livello medio di autosufficienza dei comparti alimentari italiani comparti

% di materie prime importate per gli approvvigionamenti destinati alla produzione (*)

% di prodotto finito importato sui consumi totali interni del comparto

Riso Molitorio Pasta Cioccolato Prodotti da forno Gelati Caffè Zucchero Carni preparate Ittico conserviero Trasformazione Ortaggi e Frutta Lattiero-Caseario Oli e Grassi Alimentazione animale Vini, Mosti, Liquori, Aceto Birra Acque minerali e gassose

5% 45% 40% 90% 28% 30% 100% 0% 40% 95% 16% 14% 60% 65% 1% 60% 0%

2% 1% 1% 5% 2% 1% 1% 80% 5% 50% 5% 45% 1% 1% 4% 34% 1%

(*) stime con riferimento al fabbisogno industriale complessivo per soddisfare consumo interno ed export Fonte: Federalimentare

volumi prodotti internamente, molto difficilmente l’industria alimentare e la Gdo potranno acquistare in Italia anziché all’estero. Ciò detto, per una maggiore specifica informativa, invito a leggere la Tabella e ad osservare il Grafico sopra

riportati. È uno spaccato dei rapporti di approvvigionamento medi della produzione agricola nazionale da parte dei principali comparti della nostra trasformazione alimentare. La Tabella, inoltre, mostra anche la stima della dipendenza del mercato

interno dal prodotto finito estero. Si tratta, ovviamente, di indicazioni orientative legate alla situazione, anno dopo anno, dell’offerta nazionale e internazionale. Luigi Pelliccia

September  SETTEMBRE 2019

47


COMMERCIO ESTERO  Foreign trade

ICE-Agenzia partner strategico per i mercati esteri ITA - Strategic partner agency for foreign markets

ITA - Italian Trade Agency is the Governmental agency that supports the business development of Italian companies abroad and promotes the attraction of foreign investment in Italy. With a motivated and modern organization and a widespread network of 78 overseas offices in 66 countries, ITA provides information, assistance, consulting, promotion and training to Italian small and medium-sized businesses. Using the most modern

48

SETTEMBRE 2019  September

multi-channel promotion and communication tools, it acts to assert the excellence of Made in Italy in the world. The Italian Trade Agency, with an experience of 93 years of activity, is supporting the small and medium-sized enterprises through various actions. • Italian Pavillions at the most important international trade fairs; • Missions of foreign delegates in Italy (to major trade fairs; B2B on

behalf of foreign large-scale retail chains with which ITA has concluded agreements); • Workshops in Italy and abroad in collaboration with the most important trade associations; • Management training courses for young graduates aimed at training “experts in internationalization” inside the SMEs; • Personalized support services for the research of counterparties and the development of a strategy to penetrate foreign markets.


Foreign trade  COMMERCIO ESTERO

Le attività in programma fino a maggio 2020 per la promozione del nostro agroalimentare di Anna Flavia Pascarelli dirigente Ufficio Agroalimentari e Vini di ICE-Agenzia

Actions planned until May 2020 to support our agri-food industry

I

l settore agroalimentare italiano rappresenta un’eccellenza che primeggia sul piano della qualità, della sicurezza alimentare, dell’innovazione tecnologica d’avanguardia, della sostenibilità, della biodiversità e del rispetto della tradizione. L’Italia è, infatti, un Paese caratterizzato da grandi diversità territoriali e climatiche che si sono trasformate in culture, storie e tradizioni eccezionalmente uniche e variegate. Tali caratteristiche hanno portato alla formazione di un gran numero di piccole e medie imprese, molto spesso a conduzione familiare, che di fronte all’impossibilità di competere sui mercati esteri in termini di prezzo, hanno puntato sulla valorizzazione della peculiarità dei propri prodotti. Ecco alcuni fattori vincenti dell’industria agroalimentare italiana: • ampia gamma di prodotti di alta qualità; • certificazioni al top dei mercati internazionali riconosciute in tutto il mondo; • stretti legami con il territorio e con il patrimonio culturale italiano; • alti standard di sicurezza; • capacità di abbinare tradizione e innovazione di processo e di prodotto.

September  SETTEMBRE 2019

49


…where quality is measured.

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Ai giorni nostri, i mulini moderni monitorano la qualità del grano durante tutto il tempo in cui viene lavorato. Da quando il grano arriva fino alla consegna al consumatore, la qualità della materia prima ha un'influenza fondamentale sulla qualità del prodotto macinato. In relazione alla fresatura, al contenuto di umidità, alle proprietà reologiche e viscoelastiche o alla misurazione della qualità del glutine e dell'attività enzimatica - da partner esperto, Brabender fornirà un'eccezionale tecnologia di analisi per supportare le operazioni di fresatura con i propri requisiti di controllo qualità.

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Assorbimento ottimale dell'acqua Predire il comportamento dell'impasto nelle varie fasi del processo produttivo Valutare l'idoneità della farina per vari usi Descrizione delle proprietà dell'impasto

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Predite le proprietà di stiramento e cottura Esaminare l'efficacia degli additivi

Estensografo •

Agglutinazione dell'amido

Amilografo

Un immagine completa dell'attività enzimatica Misura della temperatura del campione

Fase 3

Proprità di allungamento e comportamento in cottura

Il sistema a 3 fasi

Farinografo

Lo strumento più utilizzato per l'analisi della farina Auto-titolazione con Aqua-Inject

Misura del contenuto di umidità nella farina

Misurazione della qualità del glutine

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Foreign trade  COMMERCIO ESTERO

I numeri dell’agricoltura Secondo l’ultimo Censimento generale dell’Agricoltura (2010) realizzato dall’Istat, in Italia sono presenti 1.630.420 aziende agricole e zootecniche. È la Puglia la regione con il maggior numero di tali attività (oltre 275 mila), seguita dalla Sicilia (219 mila), dalla Calabria (138 mila), dalla Campania (137 mila) e dal Veneto (121 mila). In queste cinque regioni opera il 54,6% delle aziende agricole italiane. Il prossimo Censimento generale dell’Agricoltura si svolgerà nel 2020. Dagli ultimi dati pubblicati da Eurostat nel rapporto “Agriculture, forestry and fishery statistics - 2018 edition”, nel 2016 risultavano attive nell’Unione europea (Ue-28) 10,5 milioni di aziende agricole. Un terzo di queste sono ubicate in Romania (32,7%), seguita da Polonia (13,5%), Italia (10,9%) e Spagna (9,0%).

Gusto e qualità made in Italy I dati pubblicati da Federalimentare mostrano che, nel 2018, l’industria alimentare italiana, con 140 miliardi di euro circa di fatturato e 32,9 miliardi di euro di export stimato (su un totale di 42 miliardi di euro dell’intero comparto, inclusi i prodotti dell’agricoltura e della zootecnia), è la seconda industria manifatturiera del Paese dopo quella metalmeccanica. Il fatturato ha registrato una crescita del 2,0% rispetto ai 137 miliardi di euro del 2017, mentre nel quadriennio 2013-

Saldo Import/Export del Settore Agroalimentare 2014-2018 (valori in migliaia di euro) IMPORT

EXPORT

SALDO

VARIAZIONE

2014

39.735.205

34.193.136

-5.542.069

3%

2015

40.692.060

36.747.972

-3.944.088

7%

2016

40.675.167

38.109.110

-2.566.058

4%

2017

42.848.377

40.454.920

-2.393.457

6%

2018

42.348.459

41.011.435

-1.337.024

2%

Fonte: elaborazioni ICE su dati Istat

Export Italia 2018: Posizionamento & Quota DELL’Agroalimentare SUGLI ALTRI Settori 1) Macchinari e apparecchiature NCA

17,54%

2) Agroalimentare

8,92%

3) Autoveicoli, rimorchi e semirimorchi

8,02%

Fonte: elaborazioni ICE su dati Istat

2016 era rimasto fermo a quota 132 miliardi di euro. Tuttavia, a dicembre 2018 il fatturato di settore è sceso del -4,6% rispetto a dicembre 2017, mentre l’export dei prodotti alimentari (solo trasformati) ha messo a segno un +2,0% circa sull’anno precedente. Tale dato, di per sé, rappresenta un rallentamento in confronto allo strepitoso +6,3% del 2017, ma le performance sul passo lungo dell’industria alimentare restano largamente premianti.

Infatti, dal 2007, ultimo anno pre-crisi, l’export è aumentato del +81,0%, contro il +28,5%.

Export premiante Il valore complessivo delle esportazioni di prodotti legati al settore agroalimentare è arrivato, nel 2018, a superare i 41 miliardi di euro. In particolare, questo valore comprende al suo interno 3 macro categorie: • prodotti dell’agricoltura, della pesca e della silvicoltura; • prodotti alimentari; • bevande. Le esportazioni del settore agroalimentare hanno mostrato, nel corso di questi ultimi anni, un trend crescente che ha portato, come prima accennato, a un valore complessivo 2018 pari a euro 41.011.435.000,

All’estero apprezzano l’alta qualità del nostro food e il suo legame con il territorio September  SETTEMBRE 2019

51


Foreign trade  COMMERCIO ESTERO

abbinare la tradizione con l’innovazione di processo e di prodotto È vincente con un buon +2,0% rispetto al 2017 (euro 40.454.920.000). Anche i primi 3 mesi del 2019 continuano a registrare un incremento delle esportazioni pari a +5,99%.

I Top Clients I primi cinque Paesi Top Clients dell’intero settore agroalimentare sono rimasti invariati per gli anni che vanno dal 2016 al 2018. In particolare, per quest’ultimo anno, la classifica vede in testa la Germania (con un valore delle importazioni dall’Italia di 6.963.728.000), seguita dal-

la Francia (euro 4.726.766.000), dagli Stati Uniti (euro 4.180.687.000), dal Regno Unito (euro 3.397.402.000) e dalla Spagna (euro 1.585.565.000).

I primi cinque Paesi Top Performers sono invece rappresentati da Polonia (con un +6,3% rispetto all’anno precedente), Francia (+4,3%), Canada (+4,1%), Stati

Top Clients & Performers del Settore Agroalimentare 2018 top clients EXPORT

Valore (mld €)

Germania

7

top performers

import

Valore (mld €)

EXPORT

Valore (%)

Valore (%)

import

Francia

5,7

Polonia

6,30%

Stati Uniti

31,0%

Francia

4,8

Germania

5,0

Francia

4,30%

Romania

18,90%

Stati Uniti

4,2

Spagna

4,8

Canada

4,10%

Grecia

14,50%

Regno Unito

3,4

Paesi Bassi

3,2

Stati Uniti

4,0%

Svezia

9,0%

Spagna

1,6

Belgio

1,3

Svezia

3,80%

Rep. Ceca

8,40%

Fonte: elaborazioni ICE su dati Istat

Export per comparti del settore Agroalimentare 2018 (valori in migliaia di euro) ESPORTAZIONI

IMPORTAZIONI

SALDO

Vino

6.204.963

347.594

5.857.369

Ortofrutta

4.891.211

4.641.074

250.137

Prodotti da forno

3.881.744

881.593

3.000.151

Conserve vegetali

3.515.587

1.848.595

1.666.992

Lattiero-caseario

3.385.375

3.689.679

-304.304

Carni

3.250.071

5.727.289

-2.477.218

SETTORI

Fonte: elaborazioni ICE su dati Istat

September  SETTEMBRE 2019

53


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Foreign trade  COMMERCIO ESTERO

Saldo Import/Export del Settore Agroalimentare GENNAIO-MARZO 2018-2019 (valori in euro) IMPORT

EXPORT

SALDO

Gennaio-Marzo 2018

10.544.270.853

9.774.259.815

-770.011.038

Gennaio-Marzo 2019

10.547.410.165

10.359.627.760

VARIAZIONE EXPORT

VARIAZIONE IMPORT

+5,99%

+0,03%

-187.782.405

Fonte: elaborazioni ICE su dati Istat Coeweb

Uniti (+4%) e Grecia (3,8%). La ripartizione delle quote per aree geografiche vede in prima posizione l’Unione europea (con una quota complessiva pari al 66,07% del totale delle esportazioni), seguita da Nord America (12,25%), Paesi europei extra-Ue (7,53%), Asia Orientale (5,69%), Medio Oriente (2,84%) e Oceania (1,54%). In particolare, se consideriamo le categorie merceologiche “Farine di frumento (grano) o di frumento segalato”/“Farine di cereali diversi dal frumento (grano) o dal frumento segalato”, nel 2018, secondo i dati Eurostat, si è osservato un aumento delle esportazioni del 3,0%. In prima fila troviamo gli Usa, che hanno importato dall’Italia per un valore pari a 24,6 milioni di euro, registrando un aumento del 16% rispetto all’anno precedente. Seguono la Francia con 23 milioni di euro (+9%), la Germania con 16,9 milioni (-2%), la Spagna con 12,7 milioni (+10%), il Regno Unito (11,1 milioni) e l’Austria (5,8 milioni di euro), con un in-

Top 5 Clients e relative variazioni Agroalimentare GENNAIO-MARZO 2018-2019 EXPORT

valore (€)

variazione (%)

Germania

1.790.569.612

4,03

Francia

1.164.566.610

3,60

Stati Uniti

1.094.510.875

10,60

Regno Unito

852.506.725

13,80

Svizzera

401.881.701

2,86

Fonte: elaborazioni ICE su dati Istat Coeweb

Nonostante la crisi globale i nostri cibi continuano ad essere acquistati

cremento rispettivamente del 12% e del 27% nei confronti del 2017. Nei primi tre mesi del 2019 le nostre esportazioni hanno segnato un +14,21%; in testa troviamo sempre gli Stati Uniti (+9,84%), seguiti da Francia (+13,28%), Germania (+8,8%), Spagna (-3,57%), Regno Unito (+36,45%) e Austria (+10,47%). Tali dati dimostrano che, seppur in un contesto di crisi globale con minacce neo-protezionistiche, i prodotti made in Italy frutto della capacità delle nostre Pmi di trasformare le materie prime sia italiane che estere in prodotti d’eccellenza, restano sempre quelli più richiesti ed apprezzati in tutto il mondo.

A sostegno delle Pmi ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane promuove le relazioni economiche dell’Italia nel mondo, aiutando in particolare le Pmi a conoscere, ad entrare e a posizionarsi nei mercati esteri. L’attività è sempre svolta in stretto raccordo con gli altri attori istituzionali preposti all’internazionalizzazione del Sistema Italia.

September  SETTEMBRE 2019

55


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Foreign trade  COMMERCIO ESTERO

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Il nostro agroalimentare... in tutto il mondo ICE-Agenzia, grazie a una rete che conta 78 presenze all’estero (tra Uffici e Punti di Corrispondenza in 66 Paesi) e 2 in Italia (a Roma, sede centrale, e Milano), è in grado di essere al fianco delle piccole e medie aziende italiane offrendo servizi di formazione, informazione e assistenza/

consulenza integrati in un unico catalogo customer-oriented, modulato sulle tre macro fasi del processo di internazionalizzazione (“orientarsi, accedere e radicarsi nei mercati esteri”) e sulle esigenze del cliente. Per informazioni sulle future opportunità all’estero nel settore agroali-

ICE-Agenzia vanta un’esperienza di oltre 90 anni di attività, focalizzata a supportare il mondo imprenditoriale delle piccole e medie imprese, nonché dell’artigianato, attraverso diverse azioni: • collettive di aziende italiane alle più importanti fiere internazionali;

Quote Export dell’Agroalimentare & Principali prodotti esportati nel 2018 per Aree Geografiche (valori in %)

Italia nord-occidentale

Italia nord-orientale

import

EXPORT

saldo

36,5

32,1

4,4

1) Caffè, tè, zucchero, cacao 2) Vino (bevande) 3) Prodotti delle industrie lattiero-casearie

-2,7

1) Vino (bevande) 2) Caffè, tè, zucchero, cacao 3) Carne lavorata e conservata e prodotti a base di carne

36,9

39,6

principali prodotti esportati

Italia centrale

11,8

11

0,8

1) Olio (e grassi vegetali) 2) Vino (bevande) 3) Caffè, tè, zucchero, cacao

Italia meridionale

11,8

13,9

-2,1

1) Frutta e Ortaggi lavorati e conservati 2) Prodotti da forno e farinacei 3) Caffè, tè, zucchero, cacao 1) Prodotti dell’agricoltura da colture permanenti (uva, agrumi, alberi da frutta) 2) Frutta e Ortaggi lavorati e conservati 3) Caffè, tè, zucchero, cacao

Italia insulare

2,9

3,3

-0,4

Province diverse non specificate

0,1

-

-

-

Nord-Centro

85,2

82,7

2,5

-

Mezzogiorno

14,7

17,3

-2,6

-

Fonte: elaborazioni ICE su dati Istat

September  SETTEMBRE 2019

59


Th

120

1895 2015

ANNIVERSARY

FOLLOW THE EXPERIENCE

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EXPLOSION PROTECTION DEVICES

SAFETY EQUIPMENTS (SENSORJET range)

1

Rolled explosion vent panel

4

Belt Alignment System

2

Flat Explosion Vent panel

5

Motion Controller

3

Flame Arrestor

6

Choke sensor

7

Bearing Temperature sensor

OIL RESISTANT ELEVATOR BELT

7 5

FLAME RETARDANT ELEVATOR BELT

6 2 4

FOOD QUALITY ELEVATOR BELT

1

3 PLASTIC ELEVATOR BUCKETS

4

6

3 7 STEEL ELEVATOR BUCKETS

5


Foreign trade  COMMERCIO ESTERO

missioni di operatori (buyer/distributori/Gdo) esteri in Italia (principali fiere di settore; organizzazione di B2B per conto di Gdo estere con le quali ICE-Agenzia ha concluso accordi); • workshop in Italia e all’estero in colla-

borazione con le maggiori associazioni di categoria; • corsi di formazione manageriale per giovani neo laureati finalizzati a formare “esperti di internazionalizzazione” all’interno delle Pmi;

servizi di assistenza personalizzata per la ricerca di controparti e l’elaborazione di una strategia di penetrazione nei mercati esteri. Inoltre, ICE-Agenzia sta sviluppando una progettualità per favorire l’entrata delle

Quote Export Agroalimentare & Principali prodotti esportati per regioni 2018 (valori in %) import

EXPORT

saldo

9,8

14,5

-4,7

-

0,2

-

Lombardia

24,1

15,8

8,3

1) Prodotti della panetteria e pasticceria 2) Formaggi stagionati 3) Formaggi freschi

Liguria

2,6

1,6

1

1) Olio di oliva vergine ed extravergine 2) Piante vive 3) Kiwi

36,5

32,1

4,4

Trentino Alto Adige

3,2

5,1

-1,9

1) Mele 2) Vini in confezioni =< 2L 3) Cialde e cialdine

Veneto

16,6

16,5

0,1

1) Vini (incluso quelli in confezioni >2L) 2) Vini spumanti 3) Prodotti della panetteria e pasticceria

Friuli Venezia Giulia

1,7

2,2

-0,5

1) Caffè torrefatto (non decaffeinizzato) 2) Prodotti della panetteria e pasticceria 3) Vini in confezioni =<2L 1) Formaggi stagionati 2) Prosciutti crudi 2) Paste alimentari secche

Piemonte

Valle d’Aosta

Italia nord-occidentale

Emilia Romagna

15,4

15,8

-0,4

Italia nord-orientale

36,9

39,6

-2,7

Toscana

4,7

6

-1,3

Umbria

1,6

1,6

0

Marche

1,1

0,9

0,2

Lazio

4,3

2,5

1,8

11,8

11

0,8

Italia centrale

principali prodotti esportati 1) Cioccolata e altre preparazioni al cacao 2) Vini in confezioni (=<2L) 3) Vini spumanti 1) Acque minerali e acque gassate 2) Birra di malto 3) Formaggi stagionali

1) Vini in confezioni =<2L 2) Olio di oliva vergine ed extravergine 3) Piante vive 1) Olio di oliva vergine ed extravergine 2) Vini in confezioni =<2L 3) Prodotti della panetteria e pasticceria 1) Vini (inclusi quelli contenuti in recipienti >2 L) 2) Prodotti della panetteria e pasticceria 3) Paste alimentari secche 1) Olio di oliva vergine ed extravergine 2) Nocciole 3) Vini in confezioni =<2L

Fonte: elaborazioni ICE su dati Istat/Ismea

September  SETTEMBRE 2019

61


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Foreign trade  COMMERCIO ESTERO

Quote Export Agroalimentare & Principali prodotti esportati per regioni 2018 (valori in %) import

EXPORT

saldo

1

1,4

-0,4

1) Vini (inclusi quelli in confezioni >2L) 2) Paste alimentari secche 3) Prodotti della panetteria e pasticceria

0,1

0,2

-0,1

1) Paste alimentari secche 2) Cuscus 3) Prodotti della panetteria e pasticceria

Campania

6

7,7

-1,7

1) Pelati e polpe di pomodoro 2) Paste alimentari secche 3) Passate di pomodoro

Puglia

4

3,9

0,1

1) Uva 2) Paste alimentari secche 3) Vini (incluso in confezioni >2L)

Basilicata

0,2

0,2

0

Calabria

0,5

0,4

0,1

11,8

13,9

-2,1

Sicilia

2,1

2,9

-0,8

1) Uve, fresche 2) Vini (inclusi quelli contenuti in recipienti >2L) 3) Arance

Sardegna

0,8

0,4

0,4

1) Formaggi stagionati 2) Vini in confezioni <2L 3) Paste alimentari secche

Italia insulare

2,9

3,3

-0,4

Abruzzo

Molise

Italia centro-meridionale

principali prodotti esportati

1) Uva 2) Paste alimentari secche 3) Olio di sansa 1) Succhi d’arancia 2) Succo di limone 3) Olio di oliva vergine ed extravergine

Fonte: elaborazioni ICE su dati Istat/Ismea

Pmi sui principali canali di e-commerce. Li riassumiamo qui di seguito. • Progetto HELLOITA Nel 2018 ICE-Agenzia ha lanciato il primo piano marketing a supporto delle imprese sui canali e-commerce del gruppo Alibaba nel mercato cinese. • Progetto ICE-AMAZON Un piano di marketing boost per la promozione del made in Italy sul marketplace Amazon in Usa, Gran Bretagna, Germania, Francia e Spagna. • Progetto FOOD2CHINA Food2China è una vetrina B2B online per le aziende, dove si offre l’opportunità di mostrare i propri prodotti con l’obiettivo di raggiungere importatori e distributori cinesi interessati. Anna Flavia Pascarelli

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L’INTERVISTA  The interview

Molino Pasini, dove far farina è... arte The Pasini Mill, where flour making is... art

Un’impresa storica capace di offrire prodotti innovativi SEMPRE in linea con le esigenze dei clienti A historical company ALWAYS able to offer innovative products with the required performance 64

SETTEMBRE 2019  September


The interview  L’INTERVISTA

Four generations, more than one hundred years of history in that land, Mantua (Italy), which is fascinating and rich in traditions: a winning mix, which makes Molino Pasini, that has recently returned to the Italmopa family, a leading company in the sector. Fabio Viani, Chairman of the Board of Directors, talks about it in detail. «Although the factory in which we work is one of the most modern, equipped with highly automated processes and the latest technologies - explains Viani - the care with which we choose, mix and transform the raw material to meet the needs of each user (from industry to small bakers) is the same used by craftsmen with the artistic skill that distinguished the skilled manufacturers of the past. Virtues that are still alive

in local producers who - like each of us - carry out their work not only with professionalism but also with a lot of passion». Diversifying the offer on an ad hoc basis is essential, but attention must also be paid to production efficiency and strict compliance with the rules of good hygiene practice. «And knowing how to “innovate in tradition” plays a strategic role here. Our craft is old, but demand is no longer as it was in the past. And here technology comes to help us. In this perspective, we have found it quite natural to equip ourselves not only with a fully automatic management system but also to extend this concept to maintenance and traceability. The extensive list of our certifications bears witness to this approach».

Q di Delia Maria Sebelin

uattro generazioni, più di 100 anni di storia in una terra, il mantovano, ricca di fascino e tradizione: un mix vincente, che fa di Molino Pasini, da poco rientrato nella famiglia Italmopa, un’impresa leader nel settore. Ce ne parla, nel dettaglio, il presidente del Consiglio di Amministrazione, Fabio Viani.

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The interview  L’INTERVISTA

Dottor Viani, quanto è importante il legame che l’impresa ha saputo costruire con il territorio? È una sinergia che valorizza entrambi. Le grandi casate del passato, in particolare i Gonzaga, hanno lasciato testimonianze di impagabile bellezza. Il Palazzo Ducale di Mantova, ad esempio, è una delle regge più grandi d’Europa, ed è in questa città che sono nate le opere del Mantegna e di Leon Battista Alberti, mentre al teatro Bibiena si esibì appena diciassettenne il grande Mozart. Il nostro è un molino all’avanguardia, dotato di processi altamente automatizzati e delle più moderne tecnologie, ma la cura con cui scegliamo, misceliamo e trasformiamo la materia prima per soddisfare le esigenze di ogni utilizzatore (dall’industria al piccolo panettiere), ci accomuna all’opera dell’artigiano e all’abilità artistica che contraddistingueva i sapienti manifattori di un tempo. Virtù che sono ancora vive nei produttori locali che, come noi, svolgono il proprio mestiere non solo con professionalità ma anche con tanta passione. Per questo il vostro claim è “L’arte della farina”? Esattamente: una frase che, nella sua semplicità, fa riferimento alla cura con cui, da quattro generazioni, produciamo

Il nostro è un mestiere antico, ma le richieste non sono più quelle di un tempo farina. La nostra famiglia ha avviato la propria attività oltre un secolo fa, quando mio nonno e i suoi fratelli iniziarono a esercitare questo antico mestiere sulle rive del Po. Oggi, i miei cugini ed io rappresentiamo la terza e la quarta generazione; gestiamo la moderna innovazione nel segno di un’antica tradizione. Ancora oggi siete fortemente presenti sul territorio… Non avremmo potuto non valorizzare le bellezze artistiche locali. E per tale ragione abbiamo ritenuto opportuno programmare le attività formative che regolarmente offriamo alla nostra clientela, non solo all’interno del laboratorio aziendale ottimamente attrezzato, per noi “l’Atelier”, ma anche in contesti quali il Palazzo Ducale di Mantova o la Cripta della Basili-

Il presidente del Cda di Molino Pasini, Fabio Viani

ca di S. Andrea. Questo, proprio per sottolineare il sottile filo conduttore che unisce l’abilità produttiva a quella artistica e chi ha già partecipato a queste iniziative si è mostrato entusiasta e riconoscente. Le vostre farine sono progettate “su misura” del cliente... Esatto; diversificare ad hoc l’offerta è fondamentale, ma si deve prestare attenzione anche all’efficienza produttiva e al rigido rispetto delle norme di corretta prassi igienica. Come dire, “far farina” è facile ma “farla bene” non è scontato… Ed è qui che gioca un ruolo strategico il sapersi “innovare nella tradizione”. Il nostro è un mestiere antico, ma le richieste non sono più quelle di un tempo. E in tal senso ci viene in soccorso la tecnologia: abbiamo trovato naturale dotarci non solo di un sistema completamente automatico di gestione, ma anche di estendere questo concetto alla manutenzione e alla tracciabilità. Il vasto elenco delle nostre certificazioni testimonia proprio questa impostazione.

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The interview  L’INTERVISTA

Quali sono i trend attuali? Il mondo dei trasformatori professionali (pizzaioli, pasticceri, panettieri, ma non solo) oggi chiede un alto contenuto in servizi che si concretizza in farine eccellenti con un considerevole numero di formati ed efficienza nel picking. A tale proposito, è significativo il più recente dei nostri investimenti: un moderno magazzino automatico con capienza di circa 4 mila posti pallet, che ha peculiarità di gestire il picking tramite un sistema semiautomatico con concetto di “merce all’uomo”. Inoltre, è basilare la qualità del servizio, garantita da una moderna flotta di proprietà e da un’assistenza post vendita costituita da professionisti che appartengono a vari settori.

I trasformatori professionali oggi chiedono un alto contenuto in servizi

In un certo senso, le nuove richieste del mercato vi spingono a innovare sia i macchinari che l’offerta... È proprio così. I consumatori sono sempre più attenti a quanto viene loro proposto e questo va letto come un miglioramento qualificante, anche se, in particolare nel mondo dell’alimentare, sono purtroppo molto diffuse mode basate su informazioni incomplete o non corrette.

Fondamentale è prestare la massima attenzione alle evoluzioni dei gusti e delle sensibilità e, ove possibile, assecondarli con prodotti validamente studiati. È importante avere la capacità di sviluppare, testare e perfezionare prodotti innovativi o con un alto contenuto in servizio; penso ai nostri mix della linea semilavorati in tempi brevi, che offrono risultati quanto più possibile certi. Oppure alle

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The interview  L’INTERVISTA

farine di tipo 1 e 2 integrali, che sono diventate un’alternativa, per determinati utilizzi, alle tradizionali tipo 0 e 00. In questo segmento l’offerta della nostra linea “Primitiva” è molto interessante e variegata, comprendendo anche prodotti biologici. Lei fa parte anche del Consiglio di presidenza di Confindustria Mantova. Un incarico ottenuto di recente, per il quale si occuperà di servizi associativi e di sviluppo. Quali saranno i suoi obiettivi? Questo incarico è per me fonte di grande orgoglio per l’attestato di stima che mi è stato rivolto, ma anche di una certa preoccupazione per l’impegno e la responsabilità che esso comporta; infatti, sono intenzionato a dare il mio contributo fattivo per evitare di deludere le aspettative. Sono particolarmente lieto della delega affidatami riguardo i servizi, che ritengo siano l’aspetto strategico per lo sviluppo associativo: le “territoriali” devono essere in grado di rappresentare per gli associati un punto di riferimento capace di affiancarli nella risoluzione di problemi di varia natura, che spaziano dall’area sindacale al servizio di busta paga, fino alla consulenza in senso lato. Confido pertanto che i servizi offerti siano di alto profilo e di grande efficienza; altrettanto importante è che le imprese del territorio siano messe adeguatamente al corrente di quanto è in grado di offrire loro Confindustria Mantova. Intendo concentrarmi su efficienza e informazione. Tornando al settore molitorio, siete da poco rientrati in Italmopa… E ne sono particolarmente lieto. Ricordo con piacere la costituzione del Gruppo

LA PERFEZIONE DELLE OPERE DEL MANTEGNA SI RITROVA NELLA VOLONTà DI CREARE SFARINATI PERFETTI PER IL CLIENTE

Fabio Viani è nel Consiglio di presidenza di Confindustria Mantova

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The interview  L’INTERVISTA

Giovani, di cui ho fatto parte fin dalla sua nascita e dove ho coltivato amicizie che tutt’oggi mantengo. La disinformazione che talvolta interessa i consumatori in tutti i comparti dell’alimentare tra cui, in modo particolare, il mondo delle farine e delle semole, va assolutamente contrastata attraverso la diffusione di una cultura di settore che un’associazione come Italmopa può diffondere efficacemente. In tal senso, l’associativismo può fare molto in quanto è in grado di riunire vaste competenze imprenditoriali ed economiche utili alla causa di una corretta informazione. Quali suggerimenti si sente di dare affinché la corretta informazione sul mondo delle farine possa risultare maggiormente incisiva? A titolo puramente esemplificativo, ritengo importante la diffusione attraverso la stampa e i social media di studi sulla farina curati da nutrizionisti di provata competenza e la promozione di convegni a tema. Nel nostro piccolo, Molino Pasini da anni persegue tale strada, invitando personalità di indubbio spessore

Molino Pasini offre anche preparati per gnocchi

scientifico e, a volte, dal forte impatto mediatico, cercando di tracciare una netta distinzione fra dati scientifici e “sentito dire”. Siamo consapevoli di aver a che fare con un alimento alla base della die-

ta mediterranea e sul quale, purtroppo, troppo spesso vengono diffuse informazioni non corrette. Delia Maria Sebelin

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IN MOLINO  In the mill

La farina perfetta: a pietra o a cilindri? The perfect flour: by stone or roller grinding? Italian legislation on products obtained from grains processing identifies soft wheat flour as the product obtained from milling and subsequent sifting of the soft wheat released from foreign substances and impurities (Article 1 of Presidential Decree 187/2001). The document also mentions the characteristics of flour types, with their respective sales names: type 0, type 1 soft wheat flour... The decree makes no reference to the type of milling and, therefore, whether stone or cylinder, the type of milling does not change the sales descriptions, which, on the contrary, are based on analytical values also defined in the legislation which must therefore be met. It should also be remembered that the “technical quality” of flour is considered not only in terms of chemical composition, yield, nutritional characteristics, but also in terms of rheological characteristics. The baker chooses flours with different rheological parameters based on: • natural maturation of flours after grinding; • type of processing (short direct, long, indirect long method 48 - 72 hours); • time/speed of the kneading process; • type of product (bread, puffed bread, large leavened bread, classic pizza, in shovel); • time of the first fermentation or mass resting; • techniques adopted (folds, long/short rest periods); • storage time at room temperature, at controlled temperature (fridge or retarder proofers). With the same flour you can obtain more products, just because its rheological parameters determine the result optimization.

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In the mill  IN MOLINO

Il tipo di macinazione non incide sulla bontà del prodotto ma il consumatore spesso non lo sa

di Simona Lauri

The type of grinding does not affect the product quality, but often the consumer often doesn’t know that

Panificatore artigiano e Tecnologo alimentare Ota

L

a qualità della farina parte a monte della filiera, quindi dal campo. Tuttavia, considerare la qualità dei grani in termini generali non è opportuno perché l’agricoltore, il mugnaio, il panificatore, il pizzaiolo si aspettano dai frumenti prestazioni diverse: il concetto di “qualità” assume, perciò, significati differenti. Per l’agricoltore i chicchi sono pregiati quando maturano regolarmente sulla pianta, rimangono sani e la granella è ben conformata, asciutta e presenta un elevato peso ettolitrico. Per i panificatori artigiani, invece, il grano è eccellente se consente di ottimizzare la produzione, mentre per il mugnaio lo è se risulta di facile macinazione, offre un’alta resa in farina e così via.

SIMONA LAURI

Forse non tutti sanno che... La parola “frumento” indica all’incirca una ventina di specie e sottospecie coltivate o selvatiche, strettamente imparentate tra loro e appartenenti al genere Triticum. Frumentum deriva dal verbo fruor che in latino significa “godere, fruire di qualcosa”, mentre Triticum, dal verbo tero, vuol dire strofinare, trebbiare, pestare, tritare. “Frumento” è il nome comune delle piante, indicate anche come “grano”, che appartengono al genere Triticum, della famiglia delle Graminacee. I cereali coltivati sono frutto dell’evoluzione di forme selvatiche spontanee che l’uomo, già nel Neolitico, aveva introdotto nella sua alimentazione. Da queste forme primitive sono derivate specie sempre più complesse e con un numero di cromosomi più elevato. Il grano tenero (Triticum aestivum), nato in Medio Oriente, si è poi

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In the mill  IN MOLINO

La tecnica di macinazione non modifica i valori analitici delle farine diffuso in Europa. Il grano duro (Triticum durum) proviene invece dall’Africa centro orientale (Etiopia, in particolare). Le numerose varietà del genere Triticum sono state classificate in vari modi da diversi autori. Generalmente si ritiene che le specie coltivate, riunite sotto la denominazione collettiva di Triticum sativum, provengano da due “capostipiti”: il Triticum monococcum (diploide, derivato a sua volta dal Triticum aegilopoides, originario della Grecia, dell’Asia Minore e della Mesopotamia, coltivato fin dalla preistoria) e il Triticum aestivum, altra specie generica comprendente a sua volta due distinti gruppi. Sono invece frumenti tetraploidi il farro (Triticum turgidum sub specie dicoccum), il frumento duro (Triti-

I tipi di farina (0, 00, Tipo 1…) sono definiti per legge cum turgidum sub specie durum) e il Triticum turgidum sub turanicum. Infine, tra i frumenti esaploidi troviamo lo spelta (Triticum spelta) e il frumento tenero (Triticum aestivum).

La normativa e i tipi di farina La normativa vigente sui prodotti derivati dalla trasformazione dei grani identifica le farine di grano tenero come «il prodotto ottenuto dalla macinazione e conseguente abburattamento del grano tenero liberato dalle sostanze estranee e dalle impurità» (Articolo 1 del Dpr. 187/2001). Nel documento sono citate anche le caratteristiche dei tipi di farina, con le rispettive denominazioni di vendita: “Farina di grano tenero tipo 0, tipo 1, ecc.”. Il Decreto non fa riferimento alla tipologia di macinazione. Pertanto, il tipo di molitura - che sia a pietra o a cilindri -

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In the mill  IN MOLINO

È illegale attribuire al prodotto proprietà che non possiede non può modificare le denominazioni di vendita le quali, invece, dipendono da valori analitici anch’essi definiti nella normativa e che vanno, perciò, obbligatoriamente rispettati. Una sedicente distinzione di bontà a seconda della macinazione è, pertanto, solo un’invenzione di marketing: per legge non influisce sui valori analitici delle farine. Tuttavia, spesso, per vendere, si cerca di attribuire al prodotto proprietà che non ha. Si incorre, in tal caso, in una palese violazione dell’articolo 7 comma 1 - sottocomma b - Reg. (Ue) 1169/11 «…attribuendo all’alimento effetti o proprietà che non possiede»; o, ancora - sottocomma c - «suggerendo che l’alimento possiede caratteristiche particolari quando, in realtà, tutti gli alimenti analoghi possiedono le stesse caratteristiche…». E ricordo che certe “soluzioni” per indurre all’acquisto non rispettano nemmeno quanto specificato dall’articolo 36 - sottocommi a, b e comma 2 - secondo cui le frasi inerenti il prodotto devono essere tali da non indurre «in errore il consumatore come descritto dall’articolo 7» e non devono essere «…ambigue né confuse per il consumatore…».

Caratteristiche reologiche Si rammenta, poi, che la “qualità tecnica” di uno sfarinato - tenero o duro - è intesa non solo in termini di composizione chimica (proteine, umidità, ceneri, ecc.), resa, peso/hl e caratteristiche nutrizionali, ma anche di caratteristiche reologiche. Per maggiore chiarezza, soffermiamoci su quanto segue. Sebbene tutti gli elementi della cariosside contribuiscano a determinare le caratteristiche qualitative dei prodotti finiti, le proprietà reologiche di uno sfarinato sono dovute alla quantità e qualità delle proteine tipiche della cultivar. L’85% delle proteine totali del grano sono insolubili: in presenza di acqua e agitazione meccanica sono perciò in grado di

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In the mill  IN MOLINO

rali che avvengono negli impasti dipendono proprio dai differenti fenomeni micro e macroscopici, che ancora oggi non conosciamo pienamente. In linea di massima, le farine “forti” presentano un glutine con una quantità e qualità di proteine maggiore rispetto alle “deboli”. La variabilità reologica naturale delle cultivar (escludendo l’eventuale

La quantità e la qualità delle proteine della cultivar determinano le caratteristiche reologiche degli impasti

aggiunta di additivi volontari e/o glutine secco, ma considerando unicamente le proprietà intrinseche e specifiche delle varietà o della miscela di più cultivar) fa sì che il professionista (panificatore, pizzaiolo, pasticcere) scelga farine con parametri reologici differenti in base a: • maturazione naturale degli sfarinati dopo la macinazione; • tipologia di lavorazione (metodica diretta corta, lunga, indiretta lunga 4872 ore, ecc.); • tempi/velocità fase d’impastamento; • tipologia di prodotto (pane, pane soffiato, grande lievitato, pizza classica, in pala, ecc.); • tempo della prima puntata o riposo in massa; • tecniche adottate (piegature, riposi lunghi/corti, ecc.); • tempo di stoccaggio a temperatura ambiente e a temperatura controllata (frigo o celle di fermalievitazione).

SIMONA LAURI

strutturarsi per formare il glutine. La quantità e qualità di queste molecole determinano le caratteristiche tecnologiche/reologiche degli impasti: estensibilità (P), elasticità (L), tenacità, forza (W), ecc. Il glutine è costituito dalle prolammine (gliadine nel frumento, orzeine nell’orzo e segaline nella segale) e dalle glutenine. Le gliadine e le glutenine comprendono, a loro volta, numerose strutture proteiche caratterizzate da minime differenze sia nella composizione amminoacidica, sia nella struttura (variabilità naturali delle cultivar). Così possiamo distinguere gliadine di tipo α, γ e ω. Le diverse cultivar di frumento sono quindi molto simili per quanto riguarda la quantità totale di glutine, ma possono presentare differenze, anche abbastanza marcate, proprio nella percentuale, nella composizione e nella struttura delle diverse frazioni proteiche. La difficoltà e la complessità dei comportamenti struttu-

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SIMONA LAURI

In the mill  IN MOLINO

La farina va scelta in base al prodotto che si vuole ottenere In virtù di questa valutazione, le farine si possono classificare sulla base delle proteine totali, del valore di W, P/L, Indice di Hagberg, R/E. Tale classificazione rappresenta il punto di partenza fondamentale per la loro scelta, in relazione al prodotto che si vuole ottenere. Spetta quindi a ciascun operatore decidere qual è la farina più adatta in termini di parametri reologici; non esiste una farina universale che possa andare bene sia per la pasta frolla che per i grandi lievitati, così come non esiste una farina solo per la linea pizza, pane, panettone, sfoglia. Con la stessa farina si possono ottenere più prodotti proprio perché sono i suoi parametri reologici a determinare l’ottimizzazione del risultato; è inutile ordinare farine forti se si devono snervare con la seconda velocità dell’impastatrice, con passaggi per 10 minuti al cilindro, con 12 ore di autolisi a freddo, ecc.

Di seguito riportiamo alcune linee guida. • 100% farine integrali di grano tenero: lavorazioni indirette lunghe, pezzatura grossa, bassa temperatura di cottura con abbondante vapore e tempi lunghi. • W < 100 e qualsiasi valore di P/L: farine per biscotteria, pasta choux, tecniche di lavorazioni particolari in panificazione. • 100 < W < 180 e 0.40 < P/L < 0.60: farine per pasticceria (pasta frolla, massa montata) e prodotti di panificazione specifici. • 220 < W < 250 e 0.40 < P/L < 0.60: farine da lavorare con metodo diretto corto o medio. Rinfresco quotidiano del lievito naturale di pasta acida liquido. Bighe e poolish corti. Impasti per pizza molto corti. • 250 < W < 330 e 0.40 < P/L < 0.60: farine per bighe e poolish di 12 ore. Rinfreschi quotidiani di mantenimento lievito di pasta acida naturale solido. Adatte alla lavorazione di impasti per pasta sfoglia, pizza, pane con diretto medio e lungo, indiretto e maturazione della massa (1-2 giorni in base alla temperatura). • 330 < W < 350 e 0.40 < P/L < 0.60: farine per bighe di 12-24-48 ore.

Poolish 16 ore. Farine per pane, pane soffiato, brioches, pasta danese, pizze, impasti surgelati, ecc. da usare in abbinamento alla tecnica del freddo (fermalievitazione e/o maturazione a +4 °C per 2-3 giorni). Ottime per il rinfresco del lievito di pasta acida naturale (madre) prima dell’utilizzo nei grandi lievitati. • 350 < W < 380 e 0.40 < P/L < 0.60: farine adatte per bighe 72 ore, per grandi lievitati (panettoni, pandori, veneziane ecc.) o prodotti tipici regionali che prevedono l’utilizzo della metodica indiretta con lievito di pasta acida naturale. Perfette per la lavorazione di impasti per pizza a lunga maturazione (4-5 giorni). • W > 400: non se ne consiglia l’uso perché di forza non naturale. Valori raggiunti solo con l’additivazione volontaria di glutine secco e acido ascorbico. Generalmente “squilibrate” per tenacità e estensibilità. • Qualsiasi valore di W e P/L > 1.5: la lavorazione è solitamente impossibile perché troppo tenaci o “rigide”. In qualche caso si può adottare la tecnica dell’autolisi a freddo. Simona Lauri

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LE PAGINE ANTIM  Antim’s pages

Sostenibilità come valore aggiunto per il molino Sustainability as a value for the mill Le certificazioni e i protocolli che promuovono la brand reputation From certifications to protocols to increase brand reputation

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Antim’s pages  LE PAGINE ANTIM

In the agri-food market, it has become necessary for companies to understand and manage the environmental, social and economic performance of their products and related supply chains. The benefits of a structured and pervasive management of sustainability come from the results of “pioneer” companies, who find an improvement in their ability to meet customers’ demands and expectations, while reducing social and environmental risks. At the same time, there is an improvement in relations with the various categories of stakeholders, as well as in brand reputation. Moreover, the benefits are greater or comparable to the costs incurred to become environmentally sustainable. To prove the transparency and reliability of the production process - in terms of product quality and safety - there are certifications such as BRC, IFS, ISO 22000 and ISO 22005. «However, in recent years - adds Foglia - Taylor-made certification schemes are also spreading, which allow for the strengthening of both excellence in production and sustainability in economic, social and environmental terms. In addition, the so-called “Bespoke protocols” are also to be considered, which make it possible to manage and enhance, also communication-wise, the commitments and results achieved by the organisation in specific areas of interest (supply chain, 360° sustainability, specific environmental aspects, etc.)».

di Fabrizio Foglia Sustainability Senior Consultant DNV GL Business Assurance

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N

el mercato globale, in particolare in quello agroalimentare, di cui il comparto molitorio fa parte, sono quattro le grandi sfide in atto: la gestione di supply chain complesse, le molteplici e crescenti aspettative degli stakeholder sui temi legati alla sostenibilità, la necessità di trasparenza e di fiducia da parte del consumatore, la gestione delle problematiche relative al brand e alla reputazione aziendale.

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Antim’s pages  LE PAGINE ANTIM

In questo contesto, nel 2018 DNV GL ha pubblicato un’indagine che ha coinvolto oltre 1.400 realtà, con l’obiettivo di identificare le tematiche di sostenibilità più rilevanti nell’ambito della gestione della supply chain, da cui è emerso come la necessità di perseguire un basso impatto ambientale, anche lungo la filiera produttiva, risulti la priorità principale del mercato globale, seguita dalla ricerca di una catena del lavoro sicura ed etica. Quasi il 90% degli intervistati ha messo in evidenza una richiesta sempre più pressante da parte degli stakeholder - principalmente consumatori e clienti - affinché le aziende dimostrino il loro impegno nel migliorare la sostenibilità dei loro prodotti e servizi, fornendo risultati tangibili. Di conseguenza, per le imprese diventa necessario comprendere e gestire le performance ambientali, sociali ed economiche dei propri prodotti e delle supply chain.

Capitali “green” Secondo quanto riportato dal Dow Jones Sustainability Group, nell’immediato futuro il 10% del totale dei capitali sul mercato sarà destinato a “investimenti sostenibili”, con oltre il 70% delle più importanti banche mondiali impegnate nel loro sviluppo. Anche il mercato finanziario è pronto, quindi, a premiare quelle a-

I consumatori premiano SEMPRE PIù le aziende ecosotenibili ziende che si distinguono nella gestione sostenibile del proprio core business. Rispetto al campione intervistato durante la nostra indagine, l’80% ha dichiarato di aver già intrapreso una o più azioni in tal senso lungo la propria filiera.

In questo scenario, la richiesta strutturata di informazioni di sostenibilità ai propri fornitori e l’esecuzione di audit nei casi critici, sono le iniziative più largamente diffuse. Ma se è vero che solo il 7% del campione intervistato ha dichiarato di aver raggiunto la copertura completa di tutti i livelli della supply chain, il 42% delle aziende ha condotto azioni solo su alcuni fornitori di primo livello. I benefici che si ottengono da una gestione strutturata e pervasiva della sostenibilità deriva dai “riscontrati” dalle imprese “pioniere”. Quasi il 50% ha, infatti, riscontrato notevoli progressi nella propria capacità di soddisfare le richieste e le aspettative dei clienti e, al contempo, una riduzione dei rischi di natura sociale ed ambientale. In parallelo, è stato registrato un miglioramento delle relazioni con le diverse categorie di stakeholder, così come della brand reputation. Inoltre, il 75% degli intervistati ha dichiarato che i benefici sono maggiori o equiparabili ai costi sostenuti. Tale percentuale sale all’83% restringendo il campione alle aziende che hanno investito in audit esterni e in programmi di formazione coinvolgendo tutti i livelli di fornitura. Le aziende leader nella gestione della supply chain si differenziano per alcune specifiche iniziative (Figura 1).

Le aziende che guidano la gestione LE PRINCIPALI iniziative DELLE AZIENDE supply leader nella GESTIONE della sostenibilità della chain

FIGURA 1 

DELLA SOSTENIBILITà DELLA SUPPLY CHAIN

Principali caratteristiche Durante la decisione d’acquisto i LEADER considerano molto gli aspetti relativi alla sostenibilità

I LEADER hanno stabilito policy dedicate

I dati relativi ai fornitori sono fondamentali per i LEADER

I LEADER ingaggiano professionisti di terze parti per gli audit sui fornitori

SUPERMALL

I LEADER applicano schemi di audit riconosciuti a livello internazionale

I LEADER investiranno in maniera maggiore in futuro

Per i LEADER è essenziale comunicare le azioni che intraprendono per incrementare la consapevolezza

Le azioni intraprese dai LEADER raggiungono tutti i livelli delle loro supply chain

La vostra supply chain è pronta per il futuro? Gennaio 2018

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Antim’s pages  LE PAGINE ANTIM

Il mercato chiede prodotti a basso impatto ambientale

Nell’agroalimentare le tematiche emergenti nell’ambito della sostenibilità sono strettamente correlate alla gestione della filiera (Figura 2). Nelle diverse fasi della produzione, infatti, tutti gli attori assumono un ruolo chiave sia per garantire un prodotto sicuro e di qualità, sia per rispondere alle richieste di riduzione degli im-

patti sociali e ambientali che arrivano dai consumatori, sempre più consapevoli e attenti nelle proprie dinamiche di acquisto.

Certificazioni e protocolli Le attività più diffuse e riconosciute per assicurare l’affidabilità e la robustezza

LA GESTIONE DELLA FILIERA AGROALIMENTARE

FIGURA 2 

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Antim’s pages  LE PAGINE ANTIM

ha portato allo sviluppo di Protocolli di certificazione taylor made, che permettono di rafforzare il binomio tra eccellenza nella produzione e sostenibilità nella sua accezione economica, sociale e ambientale lungo le filiere produttive (come la certificazione “SPP - Sustainable Procurement Process” di DNV GL, che attesta l’integrazione di principi e criteri di sostenibilità all’interno dei processi e delle decisioni di acquisto).

I Bespoke protocol

della supply chain delle filiere agroalimentari sono sicuramente le certificazioni relative ai diversi standard internazionali. BRC e IFS, ad esempio, sono quelle più specifiche e riconosciute nel garantire la sicurezza degli alimenti, e consentono a fornitori e rivenditori della Gdo di assicurare qualità e sicurezza dei cibi ai consumatori. Tali certificazioni, per quanto a carattere volontario, rappresentano oggi requisiti minimi per accedere al mercato (Figura 3). Un altro standard di riferimento è la ISO 22000, riconosciuta come la “stella polare” dei sistemi di gestione della sicurezza nel settore food, in quanto permette di identificare con precisione i rischi a cui sono esposte le imprese e di gestirli in maniera efficace. Mentre la norma FSSC 22000, nata dall’integrazione tra la ISO 22000 e determinate specifiche tecniche ISO TS, serve per ottenere gli standard di sicurezza nei processi produttivi lungo la catena di fornitura. La ISO 22005, invece, prevede una certificazione di rintracciabilità in grado di rendere i processi aziendali maggiormente trasparenti ed affidabili, infondendo fiducia nei consumatori. Oltre a queste certificazioni, negli ultimi anni hanno avuto una notevole diffusione documenti specifici di prodotto che fanno riferimento agli standard internazionali e che consentono di mettere in

luce tutte le caratteristiche peculiari di un alimento e i suoi elementi differenzianti, comunicandone il valore unico ed esclusivo (ad esempio, la certificazione per prodotti alimentari vegani). Inoltre, una naturale evoluzione di tali strumenti

Altri percorsi disponibili per valorizzare le proprie specificità, ma al di fuori da schemi di certificazione standardizzati, sono i cosiddetti “Bespoke protocol”, disciplinari fortemente adattati ed adattabili alle aziende, che consentono di gestire e valorizzare, anche in termini di comunicazione, gli impegni e i risultati raggiunti dall’organizzazione negli ambiti di interesse (supply chain, sostenibilità a 360°, aspetti ambientali specifici, ecc.). Tali protocolli si sviluppano dalla comprensione delle tematiche e delle aree rilevanti che, ai fini di una gestione responsabile e sostenibile, dovrebbero essere opportunamente considerate nelle

ESEMPIO DI CERTIFICAZIONE

FIGURA 3 

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ANNI

DI QUALITÁ

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Antim’s pages  LE PAGINE ANTIM

strategie aziendali. Da questo punto di partenza si definiscono e si implementano gli strumenti necessari a valorizzare quanto già realizzato o in corso di realizzazione, investendo sulle azioni prioritarie per migliorare la gestione delle aree e degli aspetti su cui si concentra il Protocollo, con l’obiettivo di massimizzare il presidio della gestione del rischio reputazionale e di irrobustire la cultura e la consapevolezza aziendale. L’eventuale verifica di una terza parte della corretta applicazione del Protocollo e degli strumenti ad esso correlati, permette di ottenere una valutazione oggettiva e indipendente delle attività svolte, uscendo da una pericolosa ottica di autoreferenzialità che potrebbe sfociare nel cosiddetto “greenwashing”, fautore in passato di importanti problematiche di brand reputation, anche per aziende leader nel settore agroalimentare. Guardando al futuro, invece, è doveroso fare un rapido accenno a quei servizi che consentiranno alle aziende di raccontare ai clienti e ai consumatori la propria storia, in maniera solida e non autoreferenziata. MY STORY, ad esem-

GARANZIA DIGITALE PER IL MARKETING

FIGURA 4 

MY STORY è una garanzia digitale per il marketing, dove le dimensioni per la differenziazione dei prodotti agroalimentari possono essere utilizzate per raccontare la propria storia aziendale

pio, è un’innovativa proposta DNV GL creata per stabilire una forte connessione tra prodotto, marchio e consumatore in base a fatti verificati e verificabili. È una garanzia digitale per il marketing, dove le dimensioni per la differenziazione dei prodotti agroalimentari possono essere utilizzate per raccontare la propria storia aziendale (Figura 4). Qualunque sia la strategia aziendale - in termini di certificazioni o di altre iniziative ad esse correlate - è comunque necessaria una formazione strutturata e capillare all’interno dell’organizzazione, sia di tipo strategico, per individuare i principali rischi e cogliere le opportunità del mercato, che tecnico, per presidiare i rischi operativi più concreti. Un “sapere” e un modus operandi che va allargato anche al di fuori della propria organizzazione per contribuire alla crescita dell’intera supply chain, spostando il paradigma da un’ottica cliente/fornitore a una visione di partnership sostenibile. Fabrizio Foglia Dalla relazione presentata alla Giornata Tecnica Antim di Bolzano

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sicurezza alimentare  Food safety

Come inibire le aflatossine nel mais per ottenere farine più sicure How to inhibit aflatoxins in corn and obtain safe flours

Aflatoxins are a class of mycotoxins produced principally by Aspergillus flavus and parasiticus, especially in hot and humid conditions. They are noxious for humans and animals, since they cause mutagenic and theratogenic effects and also estrogenic, gastro-enteric, renal and hepatic disorders. Aflatoxins may contaminate various food and feed commodities (cereals, soybeans, dried fruits, etc.). Some of them, such as flour, are used in the manufacture of a great numbers of products, causing a high risk of contamination for a wide range of foods (from bakery products to milk and cheeses). Contamination of flour, both corn and wheat, is therefore a very high level of health risk in the livestock area, but also for the whole cereal production chain. A research supported by the Cariplo Foundation (http://www.aflatox.it/) and carried out by a group of researchers from the University of Parma, in collaboration with a research group of the University of Brescia, aims to develop new products, derived from molecules of natural origin, effective as aflatoxin production inhibitors and safe for the human health and the environment.

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Food safety sicurezza alimentare

di Dominga Rogolino, Jennifer Bartoli, Franco Bisceglie, Annamaria Buschini, Mauro Carcelli, Francesca Degola, Donatella Feretti, Serena Montalbano, Giorgio Pelosi, Francesco M. Restivo, Giorgio Spadola, Claudia Zani Università di Parma e Brescia

Un gruppo di ricerca italiano ha studiato le molecole derivate dai composti naturali che contrastano la produzione delle tossine An italian research group studied naturally-derived molecules that inhibit aflatoxins production

L

Mais contaminato da aflatossine

a presenza nei campi di mais e di altri cereali di muffe in grado di produrre micotossine, costituisce un serio problema sia da un punto di vista sanitario che economico. In particolari condizioni ambientali come, ad esempio, in situazioni climatiche calde e umide, queste muffe proliferano e possono dare vita alla produzione di metaboliti secondari (le micotossine) che risultano pericolose per la salute umana e animale in quanto epatotossiche, cancerogene e mutagene. I dati Fao indicano che circa il 25% del cibo a livello mondiale è contaminato in maniera significativa da micotossine, che rappresentano una vera e propria emergenza sociale e sanitaria. Esistono moltissimi tipi di micotossine (se ne contano più di 500), di cui circa il 10% sono considerate rischiose per l’uomo. Le aflatossine (B1, B2, G1, G2) sono una classe di micotossine prodotte dalle specie Aspergillus flavus e parasiticus; mostrano strutture chimiche assai differenziate e rivestono una notevole importanza in considerazione della loro estrema tossicità per l’uomo e per gli animali.

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Food safety sicurezza alimentare

Alcuni dei ricercatori e dei dottorandi impegnati nel progetto Aflatox. Da sinistra, in piedi: Mauro Carcelli, Nicolò Orsoni, Giorgio Pelosi, Jennifer Bartoli, Marianna Pioli, Annamaria Buschini, Donatella Feretti, Francesco Maria Restivo, Francesca Degola. Davanti: Dominga Rogolino e Claudia Zani

Tra le altre micotossine, le ocratossine sono prodotte soprattutto da funghi del genere Aspergillus (principalmente A. ochraceus) e Penicillium (principalmente P. verrucosum), mentre i tricoteceni hanno origine da alcune specie del genere Fusa-

rium. Ci sono poi le fumonisine (B1, B2 e B3), che contaminano frequentemente il mais. Un’altra micotossina che rappresenta un’importante rilevanza sanitaria è la patulina, spesso presente nei succhi a base di mela.

L’aflatossina B1 e l’ocratossina A sono classificate come cancerogene dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc). Spesso le analisi rivelano nelle farine e nei prodotti derivati anche la presenza di tossine meno pericolose, come il deossinivalenolo (Don) o lo zearalenone, che possono comunque indurre seri disturbi a livello gastrointestinale. Gli alimenti possono essere contaminati a seguito di infestazione fungina direttamente sulla pianta, ma anche durante le varie fasi di produzione, lavorazione, trasporto e immagazzinamento. È molto importante sottolineare che le micotossine sono termicamente molto stabili e le operazioni di lavorazione degli alimenti o le procedure domestiche di cottura non riescono ad abbatterle.

Farine e pasta

Il gruppo di ricerca dell’Università di Brescia al lavoro nei laboratori di microbiologia

Le aflatossine possono contaminare diversi prodotti alimentari (cereali, soia, frutta secca, ecc.). Alcuni di questi come, ad esempio, le farine, sono impiegati nella lavorazione di una vasta gamma di prodotti, contribuendo a rendere estremamente ampio lo spettro degli alimenti

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Food safety sicurezza alimentare

L’aflatossina B1 e l’ocratossina A sono sostanze cancerogene a rischio (a partire dai prodotti da forno per arrivare fino al latte e ai formaggi). Le coltivazioni di mais sono particolarmente esposte alla proliferazione delle

muffe e questo problema si è aggravato negli ultimi anni anche a causa dei cambiamenti climatici in atto. La contaminazione delle farine che derivano dal mais può rappresentare un problema rilevante per la filiera dei prodotti senza glutine. Un altro aspetto di cui tenere conto riguarda i livelli di micotossine, in particolare di Don, presenti nella pasta. Pur rientrando nei limiti di legge (750 microgrammi per kg), diversi prodotti mo-

strano un livello troppo alto per i bambini di 3-9 anni, che rischiano così di assumere quantitativi troppo elevati di aflatossine, pur consumando prodotti conformi ai limiti di legge. Per i più piccoli è quindi consigliabile affidarsi ad alimenti specifici.

Mangimi e latte La presenza nel mais di micotossine in generale e di aflatossine in particolare, comporta, inoltre, problemi assai rilevanti in campo zootecnico. Bisogna tenere infatti presente che oltre l’80% del mais coltivato in Italia è destinato all’alimentazione degli animali, principalmente bovini, suini e avicoli. La contaminazione da micotossine può comportare, da un lato, lo sviluppo di micotossicosi acute negli animali, con conseguente rilevante

Gli alimenti possono essere contaminati anche durante le varie fasi di lavorazione September  SETTEMBRE 2019

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TECNOLOGIE PER L’INDUSTRIA DELLO STOCCAGGIO

Technobins è specializzata nella realizzazione di impianti per lo stoccaggio di prodotti alla rinfusa in granuli e in polvere per l’industria alimentare, molitoria, selezione sementi, birrerie, industria ceramica, lavorazione della plastica e stoccaggio inerti. In particolare nell’industria molitoria relizza sili per materie prime, prodotti finiti, sottoprodotti di macinazione e scarti.

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Food safety sicurezza alimentare

danno economico, dall’altro, spesso può creare un serio problema - quando non una vera e propria emergenza - per la salute dei consumatori. Le aflatossine B1 e M1, in particolare, possono essere trasferite, attraverso la catena alimentare, nel latte e nei suoi derivati: per questo la legge italiana prevede limiti molto severi, in quanto tiene conto del notevole consumo giornaliero di latte e latticini da parte di categorie ad alto rischio (bambini, anziani, immunodepressi) e dei coefficienti di concentrazione delle tossine per i diversi prodotti caseari, soprattutto quelli a lunga stagionatura. Studi recenti hanno evidenziato anche il possibile accu-

la presenza di aflatossine nel mais comporta problemi rilevanti in campo zootecnico

mulo di ocratossina A nelle carni suine e nei prodotti di salumeria sia crudi che stagionati. A sottolineare l’importanza di questo tema, il ministero della Salute ha predisposto, a partire dal 2016, il Piano nazionale 2016-2018 di controllo delle micotossine, allo scopo di programmare e coordinare le attività di verifica della conformità alla normativa e la valutazione dell’esposizione del consumatore. La relazione presentata dal Ministero relativamente al 2016 (http://www. salute.gov.it/portale/news/ p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italia no&menu=notizie&p=dalmin istero&id=3082) ha evidenziato che, su 2.794 campioni, il 2% (pari a 56 campioni) è risultato non conforme ai limiti massimi definiti nel Reg. (Ce) 1881/2006 per la specifica micotossina. Il maggior numero di campioni non conformi è stato registrato per i prodotti lattiero-caseari, seguiti dai semi oleosi e dalla frutta a guscio.

Pratiche agronomiche È evidente che il problema della contaminazione da aflatossine deve essere affrontato in maniera efficace. Molto importante è l’impiego di pratiche agronomiche virtuose (rotazioni, scelta del giusto ibrido, irrigazione nelle fasi a rischio, ecc.) che limitino al massimo le condizio-

Immagine al microscopio elettronico a scansione di struttura riproduttiva di A. flavus

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Food safety sicurezza alimentare

ni di stress della coltura in campo. È inoltre necessaria un’attenta gestione delle fasi di raccolta, pulitura, essiccazione e stoccaggio. Nel periodo che precede la raccolta (pre-harvest) è stata proposta una strategia di lotta biologica basata sulla bio-competizione, ad esempio tramite l’utilizzo di ceppi di Aspergillus flavus che, incapaci di produrre la tossina, spazzino dalla nicchia ecologica i pericolosi ceppi produttori di tossina. In ogni caso è ormai largamente accettato dagli operatori del settore che il problema micotossine in agricoltura può trovare una sua risoluzione solo mediante un approccio integrato e flessibile che, attraverso un attento monitoraggio della filiera dal campo alla tavola, prenda in considerazione interventi sia nella fase pre-harvest che in quella successiva (post-harvest).

L’ultima frontiera dei fitofarmaci L’uso di prodotti antifungini è una parte importante di questo approccio integrato e l’impiego di molecole di origine naturale per sviluppare nuovi fitofarmaci può rappresentare una strategia innovativa e di successo per ridurre, allo stesso tempo, la proliferazione fungina e l’uso di pesticidi nocivi per l’ambiente. Questo tema è stato l’oggetto di una ricerca sostenuta

Colonie di A. flavus su terreno sintetico

l’impiego di molecole di origine naturale per sviluppare nuovi fitofarmaci potrà ridurre l’uso di pesticidi

dalla Fondazione Cariplo (http://www.aflatox.it/) e svolta congiuntamente da ricercatori sia dell’Università di Parma che dell’Università di Brescia. All’interno di tale progetto, pubblicato nel 2015 sulla rivista Journal of Public Health Research (www.jphres.org/index. php/jphres/article/view/613), alcune molecole naturali, già note per la loro attività antifungina, sono state opportunamente modificate allo scopo di aumentarne l’attività, sfruttando anche l’interazione (coordinazione) con ioni metallici, in particolare il rame, già ampiamente usato in agricoltura come antifungino. Lo scopo è ottenere dei nuovi plant protection products (PPP) efficaci nel prevenire la produzione di micotossine da parte di funghi presenti in cereali in stoccaggio e in campo, verificandone in parallelo l’innocuità per la salute umana e animale. Il lavoro si articola in diverse fasi: sono sintetizzate nuove molecole - in particolare derivati innovativi che contengono rame - cercando di trovare possibili correlazioni tra la struttura della molecola e la sua attività biologica. Le nuove molecole vengono poi testate in laboratorio per la loro capacità antifungina (bloccare la crescita del fungo) e/o antimicotossica (limitare la produzione di tossina da parte del fungo). Le molecole efficaci sono poi sottoposte a test di tossicità e di genotossicità (mutagenicità/cancerogenicità) per escludere even-

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Marzo 2009 / MOLINI

dâ&#x20AC;&#x2122;Italia


Food safety sicurezza alimentare

gli inibitori aflatossigenici devono essere sicuri per gli esseri umani, gli animali e le piante

tuali rischi per la salute umana e, più in generale, animale e ambientale.

Vanillina e derivati In un lavoro pubblicato nel 2017 sulla rivista online Scientific Reports (www.nat u r e. c o m / a r t i c l e s / s 4 1 5 9 8 - 0 1 7 11716-w), sono stati presi in esame la vanillina e alcuni suoi derivati. Un gruppo di molecole e i loro complessi di rame sono stati analizzati per la capacità non solo di inibire la germinazione di Aspergillus flavus, ma anche di bloccare la produzione di tossine.

i derivati del rame testati in questo studio sono serviti per rendere più attiva la molecola organica

Questi nuovi composti hanno mostrato un’inibizione aflatossigenica rilevante (fino al 90% di riduzione dell’accumulo di aflatossina per il composto migliore), mantenendo comunque una moderata attività fungistatica. Quest’ultimo aspetto è particolarmente importante. Infatti, le conseguenze economiche e sanitarie dovute alla colonizzazione delle colture cerealicole da parte di Aspergillus flavus sono sostanzialmente relative al rilascio

di micotossina piuttosto che a un effetto patogeno sulla pianta. Bloccare specificatamente la produzione di aflatossine, utilizzando un composto con la più bassa attività fungistatica generica possibile, può evitare effetti negativi dovuti alla modifica indesiderata della composizione del microbiota nell’ambiente. Nella letteratura scientifica è noto che la complessazione con uno ione metallico può portare a specie più attive della corrispondente molecola organica, sia in termini del profilo fungistatico che aflatossigenico. Questo è anche il caso dei derivati di rame testati in questo studio. Tuttavia, nello sviluppo di PPP, non è sufficiente ottenere inibitori aflatossigenici efficaci, ma allo stesso tempo devono essere presi in considerazione i rischi che queste sostanze possono rappresentare per gli esseri umani, gli animali e le piante. È stato pertanto eseguito uno screening della citotossicità dei composti più attivi in termini di inibizione di aflatossina su varie linee cellulari umane. Sono state prese in considerazione tre linee cellulari derivate da tessuti del colon,

Cariossidi infettate da A. flavus

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sicurezza alimentare  Food safety

della pelle e del polmone e una linea cellulare tumorale. Queste linee cellulari sono state scelte in relazione alle possibili vie di contatto, cioè quello epidermico, l’inalazione e l’ingestione. Solo uno dei composti sperimentati ha un buon profilo di citotossicità, mentre, purtroppo, tutti i complessi di rame hanno mostrato una citotossicità importante a bassa concentrazione e non possono essere ulteriormente considerati quali PPP. Il composto più promettente è stato selezionato per l’analisi della mutagenicità e della genotossicità sui batteri, sulle piante e sulle cellule umane. Infatti, nello sviluppo di nuovi composti agrochimici sicuri per l’ambiente e la salute umana, l’azione mutagena di un possibile antifungino deve essere valutata attentamente. Sulla base di questi primi importanti risultati, sono state sintetizzate nuove molecole che sono state sottoposte al medesimo iter. Questo ha permesso di individuare altri due composti interessanti, che non sono risultati citotossici. Nessuna attività mutagena è stata inoltre registrata nei batteri, mentre un’attività genotossica è stata rilevata su cellule umane e dal test delle aberrazioni cromosomiche in Allium cepa. A fianco di queste indagini è stato anche valutato l’impiego di formulazioni basate su nanoparticelle in grado di garantire

Cariossidi infettate da A. flavus

una migliore veicolazione dei composti e, quindi, una maggiore efficacia in termini di attività antifungina e antiaflatossigenica. I risultati sono in fase di pubblicazione su diverse riviste internazionali. Possiamo concludere ricordando come i nuovi composti individuati nel corso della ricerca uniscano a interessanti attività fungistatiche e anti-aflatossigeniche un buon profilo di citotossicità e sembrano

il composto sperimentale con il profilo di tossicità adeguato è stato selezionato per l’analisi della mutagenicità sulle cellule umane un promettente punto di partenza per lo sviluppo di efficaci PPP. La ricerca di nuovi fitofarmaci deve essere sempre accompagnato da una valutazione attenta del potenziale genotossico di queste sostanze, nell’ottica della salvaguardia della salute umana e ambientale. D. Rogolino, M. Carcelli, Jennifer Bartoli, Giorgio SpadolaG. Pelosi, F. Bisceglie, Francesco M. Restivo, F. Degola, A. Buschini, S. Montalbano, D. Feretti, C. Zani Ringraziamenti Questo studio è stato sostenuto da una sovvenzione di Fondazione Cariplo (Progetto N. 2014-0555 - http://aflatox.it)

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Supplier  news  le aziende informano

La protezione sicura ed efficace del cereale stoccato

L’

industria cerealicola richiede elevati standard di prevenzione e, allo stesso tempo, efficaci strategie per la difesa dagli infestanti durante la delicata fase di stoccaggio. Per rispondere a tali esigenze, Newpharm ha sviluppato New Silotrap, un innovativo sistema di monitoraggio degli infestanti all’interno della massa di cereale, che ha lo scopo di acquisire informazioni sulle dinamiche della popolazione e programmare i trattamenti difensivi adeguati. Grazie alla sua speciale conformazione può essere facilmente calato all’interno dei silos fino ad innestarsi nel cereale, per poi favorire la cattura di ben otto specie diverse di infestanti, tramite specifici alloggiamenti per feromoni. Per ciascun silo verticale è necessario posizionare una trappola, mentre negli ampi magazzini orizzontali è sufficiente predisporre un New Silotrap ogni 15-20 metri. Gli infestanti all’interno dei centri di stoccaggio sono ormai presenti tutto l’anno, in quanto trovano numerosi elementi favorevoli per insediarsi e proliferare. Anche negli inverni più rigidi e negli impianti più moderni, punteruoli e tignole si sono “attrezzate” per sopravvivere in accoglienti nascondigli. L’attività di monitoraggio, tuttavia, è disconnessa dal calendario delle stagioni perché indipendente e sistematica. Conoscere l’andamento della popolazione nel corso dei mesi è di basilare importanza per tutta una serie di valutazioni: la qualità della materia prima, i lotti che risultano maggiormente infestati, l’esito accurato e oggettivo dell’intervento di disinfestazione. In definitiva, il monitoraggio dei parassiti delle granaglie viene sistematicamente eseguito ogni mese, con la sostituzione dei feromoni attrattivi specie-specifici o degli attrattivi alimentari.

New Silotrap è la prima trappola permanente specifica per il monitoraggio di insetti volanti e striscianti in silos e magazzini orizzontali

Placca per l’alloggiamento dei feromoni

Posizionamento di New Silotrap sopra la massa di cereale

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le aziende informano  Supplier  news

Il trattamento diretto sul cereale Newpharm propone da sempre interventi pratici e sicuri contro gli infestanti dei cereali da eseguire durante la fase di insilamento. Una delle soluzioni più efficaci per uno stoccaggio di media durata è costituita dall’unione di tre componenti: K-Obiol ULV6, Talisma UL e Phytorob. Depolverizzato il cereale in ingresso, la miscela copre uno spettro d’efficacia totale contro i parassiti delle derrate sia volanti che striscianti e grazie al solvente vegetale Phytorob le sostanze attive aderiscono maggiormente alla cariosside del cereale a garanzia di un trattamento uniforme. K-Obiol ULV6 è una formulazione liquida pronta all’impiego a base della sostanza attiva deltametrina, caratterizzata da un ottimo potere abbattente e, soprattutto, da un’ampia persistenza che accompagna il cereale fino all’industria di trasformazione. Talisma UL, anch’esso pronto all’impiego, è una sostanza attiva a base

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di cipermetrina connotata da un eccellente potere snidante e repulsivo, che costringe i parassiti ad un costante movimento e, quindi, ad assumere la quantità letale di sostanza attiva in un tempo molto breve. Infine, il solvente Phytorob, che non ha solo funzione di adesivante ma amalgama in maniera ottimale le due sostanze attive piretroidi in fase di allestimento della miscela e, in presenza di polvere, contribuisce ad evitare perdite del principio attivo che quest’ultima potrebbe assorbire. L’adozione di miscele con principi attivi differenti è uno dei cardini sul quale si basa il “Progetto Stoccaggio Cereali” di Newpharm per la difesa delle derrate, poiché garantiscono la copertura totale e la persistenza temporale con un solo intervento. Le sostanze attive deltametrina e cipermetrina agiscono sia per contatto che per ingestione verso insetti ed acari che infestano grano, orzo, avena, segale, triticale e farro in granella. Tali modalità d’azione sono molto importanti perché portano rapidamente alla soluzione

dell’infestazione senza lasciare modo agli infestanti di recare danno alle merci. Talisma UL può essere egregiamente sostituito dal Pygrain, la formulazione a base di piretro naturale senza Pbo di Newpharm. Il piretro naturale esercita il massimo potere snidante nei confronti dei parassiti, pertanto può sostenere perfettamente il K-Obiol ULV6 durante il trattamento di risone e mais. Phytorob interviene poi in protezione del piretro preservandolo dai fenomeni ossidativi che ne ridurrebbero la persistenza.

L’ultima frontiera della nebulizzazione Newpharm si è affermata nel settore cerealicolo anche per lo sviluppo di tecnologie applicative specifiche ed evolute per la disinfestazione delle derrate alimentari e degli ambienti che le accolgono. L’applicazione della miscela, infatti, gioca un ruolo centrale per raggiungere l’obiettivo finale, ovvero derrate integre e prive di insetti per tutto il periodo di


Supplier  news  le aziende informano

stoccaggio. A tale scopo, una condizione indispensabile è l’uniformità di trattamento. Ciò significa che l’applicazione della miscela deve coinvolgere tutto il lotto di cereale già sottoposto alla prepulitura. ARIA-LIQUIDO Cereal-San è dotato di uno speciale ugello erogatore in inox capace di sfruttare un flusso d’aria in pressione per atomizzare in particelle finissime il liquido con la miscela, in modo da aumentare le prestazioni d’intervento garantendo uniformità di trattamento in tutti i lotti di cereale.

I nastri di trasporto che veicolano il cereale dalla buca di scarico verso i silos sono punti di facile installazione dell’ugello nebulizzatore della miscela. Il transito dall’elevatore contribuirà poi all’omogeneizzazione del trattamento, in modo da non lasciare grani vulnerabili. Una volta giunto nel silo il cereale può considerarsi indenne dalle minacce che possono arrivare dagli infestanti, in quanto la residualità della soluzione è sufficientemente ampia da non consentire alcuna colonizzazione della massa.

Per approfondimenti: Dott. Stefano Cherubin - Dip. Ricerca & Sviluppo Newpharm; Dott.ssa Laura Pattuzzi - Dip. Marketing & Comunicazione Newpharm Newpharm srl Via Tremarende, 24/B 35010 S. Giustina in Colle (Pd) Tel. 049 9302876 - Fax 049 9320087 info@newpharm.it www.newpharm.it www.protezionecereali.it

Newpharm punta sulla qualità certificata

I

l gruppo Newpharm è una realtà dinamica proiettata nel futuro che opera da oltre trent’anni in vari settori, offrendo un’ampia gamma di soluzioni affidabili e innovative in grado di anticipare le esigenze di un mercato complesso che richiede prodotti sostenibili, di qualità e processi di controllo sempre più stringenti. Dal pest control professionale alla gestione degli infestanti nell’industria alimentare, senza dimenticare le soluzioni specifiche per la zootecnia, l’azienda è costantemente impegnata a garantire l’igiene e la sicurezza degli ambienti.

Newpharm, associata ad Italmopa, Anid, Federchimica Agrofarma-Assocasa e conforme agli standard europei certificati Cepa (Confederazione europea industrie della disinfestazione), oggi può vantare anche la certificazione ISO 9001:2015, che stabilisce alti standard di qualità dei servizi e dei prodotti offerti, oltre che dei processi aziendali interni. Per Newpharm la qualità è un valore molto importante che si traduce nell’attenzione al cliente, nell’eccellenza professionale, nell’affidabilità e nella continua innovazione delle soluzioni offerte.

September  SETTEMBRE 2019

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agenda

5/9 ottobre 2019

Colonia (Germania)

ANUGA

Salone internazionale del food & beverage www.anuga.com

8/11 ottobre 2019

Chicago (Usa)

PROCESS EXPO

Salone internazionale delle tecnologie per l’industria alimentare e delle bevande www.myprocessexpo.com

16/17 ottobre 2019

Lille (Francia)

JTIC

Giornate tecniche per l’industria dei cereali www.jtic.eu

17/18 ottobre 2019

Vienna (Austria)

59th EUROPEAN COMMODITIES EXCHANGE Giornate delle borse merci europee dei cereali www.ece-vienna2019.com

19 ottobre 2019

Parma

giornata tecnica antim

Nuove problematiche della qualità: etichettatura, tabelle nutrizionali, sicurezza igienico-sanitaria www.avenuemedia.eu - www.antim.it

22/25 ottobre 2019

Parma

cIBUS TEC

Salone internazionale delle tecnologie per l’industria alimentare www.cibustec.it

23/26 ottobre 2019

Shanghai (Cina)

E-PACK TECH

Salone internazionale delle tecnologie e del packaging per il mercato dell’e-commerce www.ipackima.com

29/31 ottobre 2019

Dubai (Eau)

GULFOOD MANUFACTURING

Salone internazionale delle tecnologie per l’industria alimentare e delle bevande www.gulfoodmanufacturing.com

3/6 novembre 2019

Dubai (Eau)

MOSTRA CONVEGNO ANNUALE IAOM Distretto Mideast & Africa (MEA) www.iaom-mea.com

16/19 novembre 2019

Rimini

foodnova

Salone internazionale delle nuove esigenze alimentari www.foodnova.eu

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SETTEMBRE 2019  September


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Molini d'Italia Settembre  

La rivista italiana per l'industria molitoria

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