ITALMOPA ASSOCIAZIONE INDUSTRIALI MUGNAI D’ITALIA WWW.ITALMOPA.COM
ANTIM ASSOCIAZIONE NAZIONALE TECNICI DELL’INDUSTRIA MOLITORIA
Molini THE ITALIAN MAGAZINE FOR THE MILLING INDUSTRY
d’Italia
LA RIVISTA ITALIANA PER L’INDUSTRIA MOLITORIA
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Anno LXX
October Ottobre
2019 Mensile Poste Italiane Spa Spedizione in abbonamento postale - 70% CN/BO D.L. 353/2003 (conv. L. 46/2004) art. 1 c. 1 DCB Bologna Aut. Trib. Bo n. 6129 del 31/7/1992
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ORGANO UFFICIALE
ANTIM ASSOCIAZIONE NAZIONALE TECNICI DELL’INDUSTRIA MOLITORIA
Molini THE ITALIAN MAGAZINE FOR THE MILLING INDUSTRY
Summary sommario n. 10 October OTTOBRE 2019
d’Italia
LA RIVISTA ITALIANA PER L’INDUSTRIA MOLITORIA
Proprietario
Associazione Industriali Mugnai d’Italia Via Lovanio, 6 - 00198 Roma
Associazione Industriali Mugnai d’Italia
Direttore editoriale
Editorial EDITORIALE
Cosimo De Sortis Presidente Italmopa
Direttore responsabile Claudio Vercellone
Direttore tecnico Lorenzo Cavalli Presidente Antim
Comitato tecnico editoriale
Carlo Brera Dip. di Sanità Pubblica Veterinaria e Sicurezza Alimentare; Reparto OGM e Micotossine; Istituto Superiore di Sanità - Roma Marina Carcea Ricercatrice per gli alimenti e la nutrizione; CREA - Roma Giuseppe Maria Durazzo Avvocato, esperto in diritto dell’alimentazione Maurizio Monti Miller’s Mastery - Tecniche di macinazione Luigi Pelliccia Responsabile Ufficio Studi, Mercato e Ufficio Stampa di Federalimentare Giovanni Battista Quaglia Tecnologie alimentari Andrea Villani Qualità cereali, mercato e strumenti di commercializzazione
Comitato di redazione Piero Luigi Pianu Tullio Pandolfi Laura Pierandrei
relazioni internazionali
Delia Maria Sebelin - ufficiostampa@avenuemedia.eu
Departements RUBRICHE
Viale Aldini Antonio, 222/4 - 40136 Bologna
Tipografia MIG - Moderna Industrie Grafiche Via dei Fornaciai, 4 - 40129 Bologna Abbonamento annuale (12 numeri)
Italia € 45,00 - Copia € 4,50 Estero € 96,00 Copie arretrate (se disponibili) € 9,00 cad. esclusa spedizione
Registrazione Tribunale di Bologna del 31 luglio 1992 n. 6129 Poste Italiane Spa Spedizione in abbonamento postale - 70% CN/BO D.L. 353/2003 (conv. L. 46/2004) art. 1c. 1 DCB Bologna” Informativa ex D.Lgs 196/2003 (tutela della privacy) Trattamento dei dati personali ai sensi del Regolamento Ue 679/2016. L’informativa Privacy è disponibile sul sito di Avenue media www.avenuemedia.eu alla pagina “Informativa Privacy Editoria” www.avenuemedia.eu/informativa-privacy-editoria
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Contaminants Contaminanti
Mai più dubbi interpretativi con la nuova Linea guida per la valutazione del DON No more interpretative doubts with the new Guideline for the evaluation of DON
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di D. M. Sebelin
Pest control Sanificazione
Il trattamento con il calore nella disinfestazione preventiva nei molini Heat treatment in preventive disinfestation of mills
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di P. Guerra
The interview L’intervista
Mulino padano, una realtà sostenibile Mulino Padano, an eco-friendly mill
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di D. Paterlini
Massimo Carpanelli - carpa@avenuemedia.eu
Edizioni Avenue media®
LA VIGNEtTA DI SERGIO CRIMINISI Sergio Criminisi’s comic strip Fact & News fatti e notizie world news Laws & Rules panorama normativo Food rules diritto alimentare Focus on economics focus economia
Features ARTICOLI
responsabile pubblicità
Edizione, direzione, redazione, pubblicità e amministrazione
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di C. De Sortis
Alfredo Tesio
coordinamento redazionale
no ai dazi, sì al dialogo No to US duties, yes to dialogue
Antim’s pages Le pagine Antim
Buono per te, buono per il Pianeta: dietro le quinte di Barilla 84 Good for you, good for the Planet Barilla - behind the scenes di G. Allodi
Events Eventi
bÜhler lancia un appello per un futuro sostenibile 92 Bühler calls on industry to act now for a sustainable future a cura della Redazione
buyer’s guide
Supplier news le aziende informano AGENDA
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Editorial EDITORIALE
No ai dazi, sì al dialogo No to US duties, yes to dialogue
di Cosimo De Sortis Presidente di Italmopa
Sono misure controproducenti che colpiscono consumatori e imprese Tariffs strike consumers and business The “war” between the United States and the European Union on the Airbus-Boeing dossier is scaring. Tension in international trade is getting worse and worse. For the first time, it directly invests our agrifood sector which, in this case, risks of being severely penalized in some of its food products. The intransigence demonstrated so far by the US administration to defend its own commercial interests leaves no room for optimism. Unfortunately Europe appears to be in a situation of objective weakness.
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a querelle tra Stati Uniti e Unione europea sul dossier Airbus-Boeing costituisce una nuova, preoccupante fase dell’escalation delle tensioni in materia di commercio internazionale (vedi riquadro a pagina 9 e la rubrica Focus economia a pagina 33, ndr) che, per la prima volta, investe direttamente il comparto agroalimentare italiano: nella fattispecie, rischia di essere gravemente penalizzato in alcuni dei suoi prodotti simbolo, formaggi e salumi in primis.
L’intransigenza sinora dimostrata dall’amministrazione americana nella difesa dei propri interessi commerciali non lascia spazio all’ottimismo e l’invito avanzato dalla commissaria europea (uscente) al Commercio, Cecilia Malmström, a una soluzione negoziale volta ad evitare l’applicazione di misure ritorsive, potrebbe essere palesemente ignorato. Anche perché, contrariamente alla Cina, l’Europa appare, di fronte all’ennesima esibizione muscolare di Washington, in
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Editorial EDITORIALE
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L’Ue pronta al pugno di ferro
d oggi, l’Unione europea non ha ricevuto dagli Usa una risposta positiva alla richiesta di risolvere amichevolmente le dispute sui sussidi a Airbus e Boeing, e ha la netta impressione che l’amministrazione Trump adotterà quanto prima i dazi autorizzati dal Wto. Se ciò accadrà, l’attuale commissaria Ue al Commercio, Cecilia Malmström, sostiene che «all’Ue sarà dato il diritto di adottare contromisure contro Washington» per i sussidi americani a Boeing. «Per molti mesi abbiamo ripetuto che, anche se entrambi abbiamo commesso degli errori e possiamo imporre dazi, questo non è il miglior modo di fare. I dazi sono sempre controproducenti e colpiscono consumatori e imprese», ha spiegato la Malmström. La commissaria europea al Commercio, Cecilia Malmström «Ci auguriamo che alla fine prevalga il buon senso e si possa iniziare un dialogo congelando i dazi, ma per ora non abbiamo ricevuto risposte positive». Malmström ha poi avvertito che se gli Usa «decideranno di autorizzare misure di rappresaglia, l’Ue è pronta a fare lo stesso». La Commissione ha «già pubblicato una lista di possibili sanzioni e stiamo esplorando tutta una serie di aree in cui agire».
L’Europa è in una situazione di oggettiva debolezza
una situazione di oggettiva debolezza, divisa tra interessi nazionali fortemente contrastanti. In questo ambito, il nostro Paese sembra in obiettiva difficoltà a causa della notevole rilevanza delle esportazioni nel fatturato dell’industria
manifatturiera e di quella alimentare in particolare. Il mercato Usa può essere considerato strategico, essendo di gran lunga il traino principale delle recenti, buone performance dell’export agroalimentare. E tanto più considerando che nell’ultimo decennio il comparto ha registrato un calo dei consumi domestici di 10 punti, superiore di ben 7 punti a quello parallelo dei consumi complessivi del Paese. Per cui, è del tutto evidente che il settore si è ritagliato, negli ultimi anni, spazi di sopravvivenza e sviluppo in modo pressoché esclusivo proprio sui mercati esteri. La situazione è pertanto chiara, anzi, chiarissima: il contenzioso in atto e il pericolo che si trovi come unica possibile risposta la politica dell’occhio per occhio e della gomitata contro il pugno, rischia di non consacrare nessun vincitore ma di generare solo ferite, alcune superficiali, altre - come quelle che potrebbero essere inflitte all’Italia - molto più profonde. Un pericolo che non possiamo correre e che, ci auguriamo, possa far riflettere anche coloro, all’interno dei nostri confini, che si nutrono quotidianamente di bieco sovranismo alimentare, dimenticando che potrebbero essere loro le prime tessere del domino destinate a cadere. Cosimo De Sortis
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Sergio Criminisi’s comic strip La vignetta di Sergio Criminisi
Ad ogni prodotto la sua farina To each product its own flour
The national legislation provides for 5 types of flour: 00 (plain flour), 0, type 1, type 2 and wholemeal. There is a type of flour suitable for every food: bread, breadsticks, pandoro, pizza.... In fact, the flour content affects the technological quality of the product. There are no better or worse flours - they are all excellent when used to produce the food for which they were made.
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a normativa nazionale prevede 5 tipologie di farine: 0, 00, tipo 1, tipo 2, integrale. Ciò dipende dal grado di allontanamento delle parti più esterne del chicco durante il processo di macinazione. È da notare che in ogni Paese, anche all’interno dell’Unione europea, vige una differente classificazione delle farine e questo rende i prodotti di diversa nazionalità difficilmente paragonabili: quali sono le caratteristiche della farina 45 francese, della 550 tedesca o della 70 spagnola? Ricordiamo, poi, che esiste una farina adatta per ogni alimento: per produrre pa-
ne, grissini, pandori, pizza… si utilizzano sfarinati diversi. I componenti della farina, infatti, condizionano la qualità tecnologica del prodotto; di conseguenza, sarà necessario utilizzare lo sfarinato con le proprietà reologiche adatte e funzionali all’alimento finale che si vuole ottenere. Per concludere, non esistono farine più o meno buone, ma sono tutte ottime quando vengono usate per produrre l’alimento per cui sono state realizzate. Si tratta, infatti, di 5 sorelle, figlie dello stesso padre (il grano) e della stessa madre (la tecnologia molitoria).
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Fact & News fatti e notizie
UN CORSO UNIVERSITARIO SUL COMMERCIO DELLE COMMODITIES
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opo il successo della prima edizione, il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari - Università di Bologna, in collaborazione con AGER-Borsa Merci Bologna, Associazione Granaria di Miliano, LS-Lexjus Sinacta e Areté, ha attivato la seconda edizione del Corso di Alta Formazione in “Commercio internazionale delle commodities agricole”. La globalizzazione dei mercati, la volatilità dei prezzi, la gestione del rischio finanziario, la logistica, le forme contrattuali, la qualità dei prodotti e l’organizzazione della filiera sono tra le principali problematiche che si trova ad affrontare il settore e che verranno affrontate nell’ambito del corso. Ampio spazio verrà dato anche all’apprendimento attivo, attraverso casi studio e testimonianze dirette da parte di imprenditori e consulenti nazionali e internazionali. Scadenza iscrizioni: 15 novembre 2019 - Informazioni e bando: https://site.unibo.it/commodities-agricole/it
NUOVO IMPIANTO PER MOLINO DALLAGIOVANNA
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i chiama “Cassiopea” ed è la nuova linea Bühler che prevede 18 laminatoi, una macinazione lenta e a freddo, una gestione computerizzata, per una produzione di 3 mila quintali di farina al giorno. Molino Dallagiovanna l’ha scelta per il suo nuovo impianto - nato dalla trasformazione del molino storico inaugurato lo scorso settembre. «Lavoriamo grano dal 1832 - spiega Sabrina Dallagiovanna, responsabile commerciale e marketing, sesta generazione della famiglia - e oggi offriamo oltre 450 ricette. La particolarità della nostra produzione è che, come un tempo, prima della molitura il grano viene lavato, così si elimina ogni impurità migliorandone, al contempo, le prestazioni tecniche in termini di umidità. E questo fin dalla prima fase di lavorazione».
L’EMILIA ROMAGNA ADERISCE ALL’ACCADEMIA NAZIONALE DI AGRICOLTURA
È
CONTINUA LA SCALATA DEL CIBO INTEGRALE E ARRICCHITO mkey
di 50 mila euro il contributo stanziato dalla Regione Emilia Romagna a sostegno delle attività culturali e scientifiche dell’Accademia Nazionale di Agricoltura. «Abbiamo aderito alla Fondazione - chiarisce l’assessore all’agricoltura della Regione, Simona Caselli - per offrire un aiuto concreto alla valorizzazione dell’arL’assessore chivio storico e del patrimonio Simona Caselli scientifico di questa istituzione nata a Bologna nel 1802, che da oltre due secoli promuove l’innovazione e il progresso scientifico e tecnologico nel campo delle scienze agrarie. Un’adesione che vuole essere di supporto all’attività dell’Accademia per il suo ruolo di approfondimento anche su argomenti di attualità come la corretta nutrizione e con la quale andremo a rafforzare la collaborazione anche nel campo delle iniziative di divulgazione scientifica e in materia di tracciabilità e metodi per smascherare le frodi alimentari».
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on più fibre, arricchiti e integrali. Nel carrello della spesa gli italiani sembrano preferire gli alimenti salutistici (o ritenuti tali). «Le fibre - evidenzia un’analisi dell’osservatorio Immagino Nielsen GS1 Italy - si sono confermate anche nel 2018 indiscusso protagonista del rich-in (l’insieme dei prodotti accomunati dalla presenza in forma maggiore di qualche ingrediente)». In particolare, i cibi che riportano sul packaging il claim “integrale” evidenziano trend di crescita superiori a quelli del largo consumo alimentare nel suo complesso: l’anno scorso le vendite di prodotti integrali hanno registrato, come rileva l’osservatorio Immagino, un +7,7% rispetto ai 12 mesi precedenti. L’offerta di alimenti con più fibre è aumentata del 10,7% rispetto al 2017 e si è concentrata nei biscotti, nei cereali per la prima colazione, nella pasta di semola e nei sostitutivi del pane.
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Fact & News fatti e notizie
ANCHE I MEDICI GIAPPONESI “SALVANO” LA PASTA
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ur lontano dalla dieta mediterranea, il Sol Levante spezza una lancia a favore della pasta. Infatti, sulla rivista scientifica Jama Internal Medicine è stato recentemente pubblicato uno studio di alcuni ricercatori giapponesi, in cui si conferma che seguire una dieta basata più sulle proteine vegetali che su quelle animali allunga l’aspettativa di vita. Quindi gli scienziati asiatici, anche se distanti dalle nostre tradizioni culinarie, non potrebbero che approvare piatti come la pasta e fagioli, le tagliatelle con i piselli, gli spaghetti al pomodoro. E, leggendo tra le righe, ben venga il glutine, proteina, appunto, della pasta di grano duro. Nel dettaglio, la ricerca, coordinata dal National Cancer Center di Tokyo, ha analizzato i dati di quasi 71 mila persone di mezza età seguite per due decenni. È emerso che sostituire appena il 4% delle proteine animali con quelle vegetali riduce del 50% il rischio di morte per cancro e del 46% quello generale.
IN SICILIA UN MUSEO DEDICATO AL PANE E AL GRANO
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stato inaugurato a Salemi (Tp) l’Ecomuseo del grano e del pane. Realizzato dal Comune con il patrocinio degli assessorati regionali ai Beni culturali e al Turismo, il percorso museale si snoda in tredici tappe e guida i visitatori lungo il filo conduttore che lega il territorio alla tradizione millenaria del pane. Da non perdere i reportage fotografici, come quello realizzato nella Valle del Belice dall’artista Sandro Scalia, e le installazioni, come la “Demetra” dell’artista palermitana Grazia Inserillo, che riproduce a mo’ di girasole il “cucciddatu”, tipico pane di semola rimacinata di grano duro a forma di ciambella (foto).
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World News è la rassegna delle notizie dall’Europa e dal mondo sull’agroalimentare. Un punto di vista aggiornato e puntuale su quanto accade in sede comunitaria ed extra-comunitaria, per essere sempre informati sulle dinamiche internazionali in ambito politico, economico e scientifico. Brevi flash che possono risultare di interesse per la filiera - italiana ma non solo - della trasformazione dei cereali.
NEL MONDO AUMENTANO LE COLTIVAZIONI BIOTECH
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el 2018 le superfici coltivate con colture biotech nel mondo sono aumentate di 1,9 milioni di ettari, raggiungendo un totale di 191,7 milioni di ettari. Lo rileva la pubblicazione annuale dell’Isaaa, il servizio internazionale sulla commercializzazione dei prodotti da biotecnologie agricole. Il 91% delle superfici coltivate con colture biotech si trova in cinque Paesi: Usa, Argentina, Brasile, Canada e India, dove è Ogm quasi il 100% delle coltivazioni delle quattro colture su cui si è storicamente sviluppata l’industria biotech (mais, soia, canola e cotone).
IN USA CRESCONO LE AREE A MAIS
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el 2019 i terreni destinati alla coltivazione di mais negli Usa sono stimati in aumento del 2,9% rispetto al 2018, fino a raggiungere la superficie di 91.700 acri. Lo evidenzia il rapporto “Acreage” pubblicato dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (Usda), secondo cui l’area dedicata alla semina di soia dovrebbe invece fermarsi a 80.040 acri, registrando un calo del 10% nel confronto con il 2018. Si tratta del valore più basso rilevato dal 2013. In diminuzione anche la superficie destinata alla coltivazione di grano che, nel 2019, è prevista intorno ai 45.909 acri, -4,6% rispetto all’anno precedente, il valore più basso registrato dal 1919. L’Usda prevede che l’area coltivata a grano invernale non raggiungerà i 32 mila acri, riportando un calo del 2% sul 2018 (compreso il frumento invernale rosso duro, pari a 22.7 milioni di acri, e il grano rosso tenero, pari a 5.54 milioni di acri). Il grano duro dovrebbe fermarsi a 1.401 acri, una superficie inferiore del 32% nel confronto con l’anno precedente. Dal rapporto “Grain Stocks”, sempre pubblicato dall’Usda, emerge che nel 2019 le scorte di tutto il grano sono stimate a 1.072 miliardi di bushel (-2,5% rispetto allo scorso anno). Nel
dettaglio, 207 milioni di bushel sarebbero detenute nelle aziende agricole o “on farm” (+58% rispetto allo scorso anno), mentre 865 milioni di bushel fuori dalle aziende o “off farm” (-11% rispetto allo scorso anno). Le scorte di grano duro sono previste a 55,2 milioni di bushel, riportando un incremento del 58% sul 2018. In crescita le scorte di soia, stimate a 1.790 miliardi di bushel, per un incremento del 47% nel confronto con il 2018. In questo caso le riserve “on farm” dovrebbero raggiungere i 730 milioni di bushel (+94% rispetto allo scorso anno), mentre quelle “off farm” i 1.060 milioni di bushel (+26% rispetto allo scorso anno).
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È FORTE LA DOMANDA DI MATERIE PRIME AGRICOLE MA I PREZZI RESTANO STABILI
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omanda in aumento, crescita ancora più rapida della produttività e prezzi delle materie prime ai livelli attuali o più bassi. Nei prossimi dieci anni potrebbe essere questo lo scenario del mercato agricolo, secondo le previsioni dell’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico, e della Fao. Tuttavia, saranno diversi i fattori di instabilità che renderanno il quadro generale incerto: dalla resistenza agli antibiotici ai cambiamenti climatici, dal sovrappopolamento alle tensioni commerciali. «L’agricoltura mondiale si è evoluta in un settore molto diversificato, con attività che vanno dalle fattorie per la sola sussistenza alle grandi holding multinazionali», sottolinea il segretario generale dell’Ocse, José Angel Gurría Trevi, a commento della relazione annuale che riporta la valutazione delle prospettive di sviluppo dei mercati delle commodities agricole a livello nazionale, regionale e globale nel prossimo decennio. Secondo le stime degli esperti, la domanda globale di prodotti agricoli è destinata a crescere del 15%, mentre la produttività agricola aumenterà a un tasso ancora più rapido; ciò comporterà un livellamento dei prezzi ai valori attuali o addirittura inferiori (al netto dell’inflazione). Un contributo notevole alla crescita della produzione sarà dato dall’innovazione tecnologica, mentre l’uso dei terreni agricoli resterà stabile a livello mondiale.
D’altro canto, saranno diversi i fattori negativi che insidieranno il settore agricolo; ad esempio: le fibrillazioni sui mercati dovute alle tensioni commerciali, la diffusione di malattie che colpiranno allevamenti e piante, il fenomeno della resistenza antimicrobica, le norme sulle nuove tecniche di miglioramento delle piante, gli sconvolgimenti del clima.
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Laws & Rules panorama normativo
a cura di Tullio Pandolfi e Laura Pierandrei Italmopa
Frodi alimentari, sequestrati prodotti per oltre 34 milioni di euro
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consultabile sul sito del ministero del Mipaaft, nella sezione dedicata all’Icqrf, il report 2018 sull’attività operativa dell’Ispettorato centrale repressione frodi, con i dettagli delle azioni svolte contro fenomeni di Italian sounding e contraffazione ai danni dei consumatori. Gli operatori verificati sono stati oltre 25 mila e i prodotti controllati circa 53 mila. In dettaglio, su 54.098 controlli, 40.301 sono stati ispettivi e 13.797 campioni. Le irregolarità rilevate hanno riguardato il 20,3% degli operatori, il 12,4% dei prodotti e l’8,7% dei campioni con esito analitico irregolare. Inoltre, gli ispettori, che sono anche ufficiali di polizia giudiziaria, hanno portato a termine, su delega della magistratura, azioni a contrasto della criminalità agroalimentare: 721 le noti-
zie di reato inoltrate all’autorità giudiziaria e 17,6 milioni di chilogrammi di prodotti sequestrati per un valore per oltre 34 milioni di euro. Con riferimento ai settori del comparto agroalimentare, si segnalano, in particolare, i 2.666 controlli che hanno riguardato cereali e derivati. A livello internazionale e sul web, l’attività dell’Icqrf di tutela del made in Italy agroalimentare ha raggiunto risultati rilevanti con 763 interventi. Su internet, in particolare, l’Icqrf ha rinnovato, nel 2018, la cooperazione con Alibaba ed eBay e ha ottenuto risultati di rilievo anche con Amazon: sulle tre piattaforme di commercio elettronico sono stati effettuati 177 interventi, con il 99% di successi.
I mangimi italiani eccellono per sicurezza alimentare
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l ministero della Salute ha reso pubblici i risultati dei controlli ufficiali effettuati nell’anno 2017 sulla filiera dei mangimi previsti dal Piano nazionale alimentazione animale (Pnaa). Programmati e coordinati su tutto il territorio nazionale dallo stesso dicastero, sono stati eseguiti dai servizi veterinari delle aziende sanitarie locali sotto la supervisione dei servizi veterinari regionali. La stessa attività di controllo sui mangimi importati da Paesi terzi o in arrivo dai Paesi dell’Unione è effettuata rispettivamente dai Posti di ispezione frontaliera (Pif) e dagli Uffici veterinari per gli adempimenti comunitari (Uvac). L’obiettivo è di assicurare un sistema ufficiale di controllo dei mangimi lungo l’intera filiera alimentare, per garantire un elevato livello di protezione della salute umana, di quella animale e dell’ambiente.
strutturali degli impianti o manageriali, ovvero nella gestione delle attività, a riprova di una reale e comprovata efficacia dell’attività di controllo. Rispetto ai 10.907 campioni ufficiali sono, invece, 103 le non conformità rilevate all’analisi, pari allo 0,94% del totale. I dati rivelano, nel complesso, una sostanziale rispondenza dei mangimi alla normativa, con il 99,06% del totale risultato conforme alle analisi di laboratorio.
Nel 2017, in tutto il territorio nazionale, sono state portate a termine ben 26.174 ispezioni e sono stati prelevati 10.907 campioni di mangimi, a fronte di 10.794 programmati. Sono stati riscontrati 887 casi di non conformità
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Laws & Rules panorama normativo
Pubblicata la Guida tecnica per il monitoraggio degli idrocarburi negli alimenti e nel packaging
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on la Raccomandazione Eu 2017/84, pubblicata sulla Gazzette ufficiale Ue L12 del 17 gennaio 2017, gli Stati membri sono stati invitati a svolgere un’attività di monitoraggio in merito alla presenza di Mosh (Mineral Oil Saturated Hydrocarbons - idrocarburi saturi) e Moah (Mineral Oil Aromatic Hydrocarbons - idrocarburi aromatici) in diverse matrici alimentari e materiali a contatto con gli alimenti. Gli idrocarburi degli oli minerali comprendono un gruppo diversificato di miscele di idrocarburi con migliaia di composti chimici di strutture e dimensioni diverse, derivati principalmente da petrolio greggio ma anche sintetizzati da carbone, gas naturale e biomassa.
L’Efsa ha identificato due tipi principali di idrocarburi degli oli minerali rilevanti per la sicurezza alimentare: • Mosh - Mineral oil saturated hydrocarbons, idrocarburi saturi; • Moah - Mineral oil aromatic hydrocarbons, ovvero idrocarburi aromatici. Tali sostanze sono contaminanti degli alimenti e sono quindi potenzialmente dannose per la salute umana. Le fonti di contaminazione che destano maggiore preoccupazione sono i materiali per il confezionamento alimentare da cui gli idrocarburi degli oli minerali possono migrare. In particolare, sono presenti nei contenitori in cartone riciclato e originano probabilmente dagli inchiostri per la stampa. La raccomandazione Ue chiede agli Stati membri di monitorare gli idrocarburi degli oli minerali nei prodotti alimentari e nei materiali a contatto con gli alimenti, in attesa di un Regolamento comune. È stato di recente diffusa una Guida tecnica del Joint Research Centre, che contiene istruzioni specifiche per il campionamento e l’analisi di Mosh e Moah in alimenti e materiali a contatto con
gli alimenti, che possono essere utilizzate da tutte le parti interessate coinvolte nel monitoraggio. Il documento di orientamento suddetto tratta istruzioni specifiche per il campionamento e l’analisi di Mosh e Moah negli alimenti e Fcm, proprio nel quadro della sopra citata Raccomandazione (Ue) 2017/84. Esso fornisce quindi una guida sui requisiti minimi di prestazione dei metodi analitici adatti al monitoraggio Mosh/Moah. La guida dovrebbe essere utilizzata da tutte le parti interessate coinvolte nella determinazione di idrocarburi di oli minerali negli alimenti e Fcm, tra i quali ispettori alimentari, addetti al controllo ufficiale, laboratori, laboratori dell’industria e laboratori di organizzazioni non governative. Obiettivo del testo: • facilitare il campionamento armonizzato di alimenti e Fcm materiali per il confezionamento alimentare per l’analisi Mosh e Moah; • facilitare la comunicazione armonizzata all’Efsa da parte di laboratori che hanno già familiarità con approcci analitici e hanno dimostrato le loro prestazioni analitiche con competenza pertinente; • fornire i requisiti di prestazione essenziali per i metodi da applicare nell’analisi di Mosh/Moah; • fornire riferimenti agli attuali approcci analitici descritti nella letteratura scientifica per laboratori che non hanno familiarità con la metodologia analitica.
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#POSITIVITÀ “QUANDO SI CHIUDE UNA PORTA, UN’ALTRA SE NE APRE; ME SPESSO GUARDIAMO COSÌ A LUNGO E CON COSÌ TANTO RAMMARICO LA PORTA CHIUSA CHE NON VEDIAMO QUELLA CHE SI È APERTA PER NOI.” ALEXANDER GRAHAM BELL Ingegnere e Scienziato
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Laws & Rules panorama normativo
Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza
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l Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) disciplina le situazioni di crisi o insolvenza del debitore, sia esso consumatore o professionista, oppure imprenditore, che eserciti, anche non ai fini di lucro, un’attività commerciale, artigiana o agricola, operando quale persona fisica, persona giuridica o altro ente collettivo, gruppo di imprese o società pubblica, con esclusione dello Stato o degli enti pubblici. Il codice è composto da 391 articoli suddivisi in quattro parti: 1. disposizioni relative al codice della crisi di impresa e dell’insolvenza in senso stretto (articoli da 1 a 374); 2. modifiche al codice civile inerenti il diritto societario (articoli da 375 a 384); 3. garanzie in favore degli acquirenti di immobili da costruire (articoli da 385 a 388); 4. disposizioni finali e transitorie (articoli da 389 a 391). L’entrata in vigore del D.lgs. 14/2019 è disciplinata dall’articolo 389, il quale prevede che: • in via generale è previsto il termine di 18 mesi dalla data di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale e, quindi, dal 15 agosto 2020; • in alcuni casi è prevista l’entrata in vigore dal trentesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale e, quindi, dal 16 marzo 2019. Nello stesso articolo 389, al comma II, il Legislatore ha elencato specificatamente quali sono gli articoli del Codice in vigore dal 16 marzo 2019.
Con riguardo alla disciplina transitoria, l’articolo 390 reca tre importanti precisazioni: 1. Data di deposito dei ricorsi e proposte per attivare le procedure. I ricorsi per la dichiarazione di fallimento e le proposte di concordato fallimentare, i ricorsi per l’omologazione degli accordi di ristrutturazione, per l’apertura del concordato preventivo, per l’accertamento dello stato di insolvenza delle imprese soggette a liquidazione coatta amministrativa e le domande di accesso alle procedure di composizione della crisi da sovra-indebitamento depositati prima dell’entrata in vigore del decreto in esame, sono definiti secondo le disposizioni del R.D. 16 marzo 1942, n. 267 (cd. Legge Fallimentare), nonché della L. 27 gennaio 2012, n. 3 (“Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovra-indebitamento”). 2. Procedure pendenti. Le procedure di fallimento e le altre procedure sopra nominate, pendenti alla data di entrata in vigore del decreto in commento, nonché le procedure aperte a seguito della definizione dei ricorsi e delle domande di cui al medesimo comma, sono definite secondo le disposizioni della cd. Legge Fallimentare (R.D. 16 marzo 1942, n. 267), nonché della disciplina sul sovra-indebitamento (L. 27 gennaio 2012, n. 3). 3. Norme penali. Quando, in relazione a ogni procedura, risultino commessi i fatti puniti dalle norme penali del titolo VI del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, nonché della sezione III del capo II della L. 27 gennaio 2012, n. 3, agli stessi fatti si applica tale pregressa disciplina, con esclusione, quindi, delle disposizioni contenute sul nuovo Codice. Il Legislatore ha previsto che la riforma avrà una vacatio legis molto lunga, in quanto entrerà in vigore «decorsi diciotto mesi dalla data della sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale» (quindi, il 15 agosto 2020). Tale, lungo, termine dovrebbe consentire l’adozione delle «necessarie misure organizzative» e l’apporto, ove necessario, di correzioni al testo.
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Š 2019 - G.L. Comunicazione
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Food rules DIRITTO ALIMENTARE
Cosa dice la legge sulla vendita online di alimenti Online sale of food: what is the law saying? Le informazioni per chi vuole acquistare a distanza un alimento preimballato Purchasing a prepacked food remotely: what you need to know
di Giuseppe Maria Durazzo Avvocato esperto in diritto dell’alimentazione
The Eu Reg. 1169/2011 has defined the information that the operator is obliged to give to those who purchase a pre-packaged food product remotely (online). All information must be given before the conclusion of the purchase and must appear on the support of the distance selling or be provided by any appropriate means, clearly identified by the food business operator. Upon delivery to the consumer, all information must be given along with food durability. For online sales, it is not clear whether the batch indication should also be given. Once the purchase order has been received, the seller is not free from any obligation; in fact, he/ she must ensure that the logistics are adequate for food transportation, since he/she will be responsible until delivery. This same regulation does not apply to bulk products sold remotely, except for information on allergens: the online sale of bulk food products is not yet regulated.
I
l Reg. (Ue) 1169/2011 ha definito per la prima volta con chiarezza, le informazioni che l’esercente è obbligato a fornire a chi acquista a distanza (online) un prodotto agroalimentare preimballato. Si deve indicare: a) la denominazione dell’alimento; b) l’elenco degli ingredienti; c) qualsiasi ingrediente - o coadiuvante tecnologico elencato nell’allegato II del Regolamento, o derivato da una sostanza o da un prodotto elencato in detto allegato - che provochi allergie o intolleranze, usato nella fabbricazione o nella preparazione dell’alimento e ancora presente nel prodotto finito anche se in forma alterata;
Dal prossimo aprile la vendita online dovrà rispettare la disciplina sull’ingrediente primario
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Food rules DIRITTO ALIMENTARE
d) la quantità di taluni ingredienti o categorie di ingredienti; e) la quantità netta dell’alimento; f) le condizioni di conservazione e/o le condizioni d’impiego; g) il nome o la ragione sociale e l’indirizzo dell’operatore del settore alimentare di cui all’articolo 8, paragrafo 1; h) il Paese d’origine o il luogo di provenienza, ove previsto all’articolo 26; i) le istruzioni per l’uso, quando la loro omissione rendesse difficile un consumo adeguato dell’alimento; j) per le bevande che contengono più dell’1,2% di alcol in volume, il titolo alcol-metrico volumico effettivo; k) la dichiarazione nutrizionale.
Nelle vendite online non è chiaro se vada fornita l’indicazione del lotto. Il Reg. (Ue) 1169/2011 non lo specifica, perché non si occupa di produzione. Il tema è trattato nel D.lgs. 231/2017 che, all’articolo 17, dà continuità all’obbligo d’indicazione del lotto, ma nulla dispone per la sua indicazione o per la deroga alla sua indicazione in merito agli obblighi nella vendita a distanza. Volendo azzardare un’interpretazione sistematica (oltre che logica), a chi scrive sembra possa non essere indicato al momento della vendita, in maniera parificabile all’informazione sulla scadenza o al termine di conservazione. Ma manca una conferma ufficiale su questo punto.
Dal prossimo primo aprile, anche la vendita online dovrà rispettare la disciplina sull’ingrediente primario, quindi l’uso di bandierine o richiami all’origine dell’alimento o di suoi ingredienti devono assolvere alle disposizioni previste dal Reg. (Ue) 2018/775.
Ancora oggi molti prodotti in vendita su internet non sono accompagnati dalle informazioni obbligatorie, ma è in corso - soprattutto da parte dei maggiori operatori - il processo di completamento e di perfezionamento delle indicazioni che riguardano i prodotti da offrire online.
Tutte le informazioni vanno fornite prima della conclusione dell’acquisto, come disposto dall’articolo 14, punto 1, a) del Reg. (Ue) 1169/2011. Inoltre, tali indicazioni devono apparire sul supporto della vendita a distanza o essere comunicate mediante altro mezzo adeguato. Al momento della consegna al consumatore, oltre a queste informazioni, va indicata anche quella della durabilità dell’alimento (shelf life).
Lo shop online è sottoposto ai vincoli Ue per i cibi preimballati e non per quelli sfusi
Anche per le vendite che avvengono attraverso il servizio telefonico, per chat o con altre modalità a distanza, il Regolamento dell’Unione non lascia spazio a deroghe di sorta. Nell’ambito delle domande e risposte fornite dalla Commissione europea, strumento peraltro di dubbia portata legale, è ribadito che il venditore deve sempre fornire, senza costi supplementari, le informazioni necessarie, eventualmente rimandando a un sito web. E la norma deve essere applicata anche da venditori extra-Ue, se la transazione ha come destinatario un consumatore con sede nell’Unione. Invece, per le vendite dall’Unione verso Paesi extra-Ue, non è ancora presente una determinazione ad hoc. Possiamo ipotizzare che il prodotto debba essere conforme alle norme europee per tutti i suoi aspetti e posto in vendita secondo le regole comunitarie. Ciò non esclude che l’alimento e le sue modalità di vendita siano tenute a rispettare anche le norme del Paese di destinazione. Mi rendo conto che la specificità dei prodotti alimentari non rende troppo agevole questo tipo di servizio, almeno con quei Paesi o territori con i quali l’Unione non abbia reso operativo un accordo di scambio. Va detto, per chiarezza, che anche la vendita a distanza intra-Ue presenta delle criticità che vanno gestite in modo opportuno. Pensiamo alle leggi ricetta esistenti in alcuni Paesi, agli obblighi di arricchimento in altri, ai differenti criteri di accettabilità in tema di residui di pesticidi… Per quanto riguarda la lingua utilizzata dal sito web aperto a più mercati, la scelta dell’inglese è una semplificazione di dubbia sostenibilità legale qualora il consumatore sia in un Paese con lingua ufficiale diversa. In merito, invece, al diritto di recesso da parte del consumatore - molti siti sembrano ancora oggi “distratti” sul punto - esso si applica anche alla cessione di alimenti. A riguardo, sono da escludere i prodotti indicati all’articolo 59, ad esempio: • la fornitura di beni confezionati su misura o chiaramente personalizzati; • la fornitura di beni che rischiano di deteriorarsi o scadere rapidamente;
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la fornitura di beni sigillati che, però, non si prestano ad essere restituiti per motivi igienici o connessi alla protezione della salute e sono stati aperti dopo la consegna; • la fornitura di beni che, dopo la consegna, risultano, per loro natura, inscindibilmente mescolati con altri beni. •
Tali principi vanno considerati caso per caso, il che aggiunge un ulteriore onere all’operatore della vendita a distanza circa l’operatività dell’accoglimento dell’alimento di ritorno, del suo successivo impiego o smaltimento nelle forme ammesse. Una volta ricevuto l’ordine di acquisto, il venditore non si libera di ogni obbligo. Infatti, è tenuto a garantire che la logistica sia adeguata al trasporto dell’alimento, perché ne rimane responsabile fino all’avvenuta consegna, sia che operi con mezzi propri, sia nel caso in cui terziarizzi la logistica. Al di là degli aspetti contrattuali (garanzia ed altro), occorre tener conto che il prodotto agroalimentare non è una merce qualsiasi e necessita, da parte di tutti gli operatori coinvolti, il possesso dei
Non è chiaro se deve essere fornita l’indicazione del lotto di produzione
scritto e la previsione ipotetica non è nel mondo del diritto anche se, in carenza di una disposizione, una qualche incoerenza di sistema appare esserci.
requisiti tecnici e giuridici fissati dalle norme (una miriade di norme, come sappiamo, non sempre ben chiare a chi si occupa di logistica generica). Ai prodotti sfusi venduti a distanza questa disciplina non è applicata, fatta salva l’informazione relativa agli allergeni. Infatti, la vendita online dei prodotti alimentari sfusi non è disciplinata, a meno che non si intenda, cosa che personalmente non vedo giuridicamente sostenibile, traslare la ratio dell’articolo 14 del Reg. (Ue) 1169/2011 nel Titolo III del D. lgs. 231/2017, che disciplina l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizione del citato Reg. (Ue) 1169/ 2011. Ma il Legislatore questo non l’ha
Se si volesse applicare la disciplina dell’informazione al consumatore in caso di alimenti sfusi anche alla vendita online, dovremmo prevedere l’indicazione della denominazione, degli ingredienti, le modalità di conservazione per i “rapidamente deperbili”, la data di scadenza per le paste fresche e quelle fresche con ripieno, il titolo alcolmetrico per le bevande alcoliche con contenuto alcolico superiore all’1,2% in volume, la percentuale di glassatura per i congelati glassati e la designazione “decongelato” nel caso sia applicabile. Sul punto della vendita degli sfusi, è dimostrato che spesso il consumatore non acquista se non ottiene le indicazioni di cui sopra. Come dire: anche se il settore delle vendite via web non è ancora maturo, è già “più avanti” della regolamentazione che lo riguarda. Giuseppe Maria Durazzo
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COMPONENTI PER L’ASPIRAZIONE MOLITORIA Utilizzata nel settore molitorio per il passaggio del prodotto (semola, farina etc.) viene realizzata in acciaio inox aisi 304 BA sp. 10-12/10 elettrosaldata e saldata a tig con trattamento di lucidatura esterna, nei diametri 105-120-150200-250-300 mm e nei vari componenti quali tubi, settori, settori girevoli, valvole, giunzioni.
COMPONENTS FOR MILLING SYSTEMS
studioverde.it
Used in the milling sector to convey the product (durum wheat flour, ), these items are made of 10-12/10 gauge 304 BA grade stainless steel, electrically and TIG welded and polished externally; available in 105-120-150-200-250300 mm diameters and a range of components including tubes, fixed segments and rotatable segments, valves, splices.
COMPONENTI PER L’ASPIRAZIONE INDUSTRIALE COMPONENTS FOR EXHAUST Utilizzati nel settore Molitorio e Generico Industriale, vengono realizzati in Acciaio Zincato Gr.ra Z200 o a richiesta in Acciaio Inox aisi 304 2b nei spessori 6-8-10-12/10 nei vari Diametri e dimensioni sia per i prodotti standard Seven che per le richieste personalizzate da parte del Cliente.
Used in the Milling and General Industrial fields. Made from Z200 basis weight galvanised steel or, on request, AISI 304 2b stainless steel with thicknesses of 6-8-10-12/10 and various diameters and sizes for both standard Seven products and for customised productions.
Seven s.r.l. Unipersonale Via Dell’Industria, 2 35012 Camposampiero PADOVA - ITALY Tel +39 049 8874518 Fax +39 049 8874517 seven@sevensrl.it
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Focus on economics FOCUS ECONOMIA
Dazi Usa dietro l’angolo, export delle farine a rischio Us duties around the corner, export of flour at risk
di Luigi Pelliccia For Italian food industry, annual growth is expected to settle (with no changes in duties) at about +10% in 2019; it is easy to predict then annual export quotas to the Us of 4,500 million euros for food processing, and 4,600 million for the Italian total agro industry. Having said that, it is not clear at what level the Us would end up raising duties on Italian food & beverage. Yet, we know which foods would be affected, including pasta, sweets, cheese, olive oil and wine among others. It is a set of products that involves approximately 50% of the value exported from Italy. It is clear that the backlash would be significant on a high number of supply chains, having an indirect impact also on the milling industry, given that pasta and cakes are the target. The affected sectors may experience falls in exports up to 50% on average in case of sharp increases in duties. This is the worst-case scenario, but if it were to occur, new duties could trigger an average drop close to 25% in the total share potentially exported by the industry to the Us under normal regime.
Responsabile Ufficio Studi e Mercato di Federalimentare
Mirino puntato sulla nostra pasta e sui dolci Italian pasta and cakes are the target
N
el 2018 l’export della nostra industria alimentare negli Usa è stato pari a 4.102 milioni di euro, con un +3,9% sull’anno precedente. L’export agroalimentare complessivo ha raggiunto, nello stesso periodo, i 4.195 milioni di euro, con un tasso uguale a quello dell’industria alimentare (+3,9%). Il saldo è risultato in attivo di 3.735 milioni di euro per l’industria alimentare e di 3.009 milioni per l’agroalimentare. È evidente il peso minoritario dell’export del primario (93 milioni di euro nel 2018, pari al 2,2% di incidenza sull’agroalimentare complessivo), per cui è lampante che eventuali appesantimenti daziari andrebbero ad impattare es-
senzialmente, in valore assoluto, sulla trasformazione alimentare del nostro Paese. Il molitorio, comunque, l’anno scorso ha tenuto il passo, con un export pari a 33,8 milioni di euro e una crescita del +3,3% sull’anno precedente. Veniamo al 2019. L’export dell’industria alimentare ha raggiunto, nel primo quadrimestre, la cifra di 1.432 milioni di euro, con un brillante +12,1% sullo stesso periodo 2018. A fianco, l’agroalimentare ha segnato una quota export di 1.465 milioni di euro, con una variazione parallela del +11,9%. Le anticipazioni disponibili fino al primo semestre dell’anno confermano sostanzialmente questi marcati passi espansivi.
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Focus on economics FOCUS ECONOMIA
Previsti inasprimenti delle quote daziarie fino al 100%
Anche il molitorio ha continuato a crescere, seppure a un ritmo inferiore a quello del grande aggregato alimentare. Con una quota nel quadrimestre di 11,4 milioni di euro, ha segnato un +3,8% rafforzando leggermente il trend dell’anno precedente. Nel complesso, se si proietta per tutta la nostra industria alimentare una
crescita annuale in leggero assestamento (rebus sic stantibus, senza variazioni daziarie), pari al +10% circa a consuntivo 2019, è facile prevedere quote annuali di export negli Usa pari a 4.500 milioni di euro per la trasformazione alimentare del Paese e a 4.600 milioni per il nostro agroalimentare complessivo.
EvOLUZIONE DELL’EXPORT AGROALIMENTARE ITALIANO NEGLI USA
tabella 1
Comparti Primario (agr.-zoot.-ittico) Riso Molitorio Pasta Dolciario Zucchero Carni preparate Ittico Trasfor. ortaggi Trasfor. frutta Lattiero-caseario Oli e grassi Alim. animale Vini, mosti Aceto Birra Acquaviti e liquori Alcool etilico Acque minerali e gassose Caffè Altre industrie alimentari Totale industria alimentare Totale agroalimentare Totale Italia
Export 2012
Export 2017
(2012-2018)
Export 2018
Var.% 2018/12
Var.% 2018/17
Incid.% 2012
Incid.% 2018
38,5 51,5 259,6 57,3 85,0 171,4 71,0 14,5 75,6 118,2 15,6 10,4 1.320,0 46,0 30,6 1,3 117,1 200,0 72,7 73,7 301,4 55,0 54,6 59,5
1,0 -9,8 3,3 11,9 7,4 -7,4 9,6 -2,6 9,7 1,4 -5,1 -13,3 48,1 4,1 0,2 5,2 44,7 61,2 21,4 -1,5 2,9 3,9 3,9 5,0
2,5 0,4 0,3 7,1 5,0 0,1 2,5 0,3 3,9 1,0 8,7 15,4 0,0 37,4 2,3 0,6 3,0 0,0 4,8 1,8 2,8 97,5 100,0
2,2 0,4 0,8 7,3 5,9 0,1 2,8 0,2 4,5 1,4 6,6 11,0 0,2 35,3 1,9 0,4 4,3 0,1 5,4 2,0 7,3 97,8 100,0
Milioni di euro
Milioni di euro
Milioni di euro
66,8 9,7 9,4 194,2 134,4 1,4 68,9 8,3 106,3 26,9 238,3 418,1 0,5 1.015,2 61,2 15,3 82,4 0,7 130,7 48,2 77,3 2.647,1 2.713,9 26.541,0
91,6 16,3 32,7 273,0 231,4 4,1 107,5 9,8 170,2 57,9 290,1 532,6 4,8 1.423,5 79,7 14,8 123,6 1,3 186,0 85,0 301,7 3.948,3 4.037,8 40.325,1
92,5 14,7 33,8 305,4 248,6 3,8 117,8 9,5 186,7 58,7 275,4 461,6 7,1 1.482,5 79,9 15,5 178,9 2,1 225,7 83,7 310,3 4.102,1 4.194,6 42.331,4
Fonte: elaborazione Federalimentare su dati Istat
EXPORT ITALIANO DI SFARINATI, PASTA E DOLCI NEGLI USA
2012
2017
(IN MILIONI DI EURO)
2018
Fonte: elaborazione Federalimentare su dati Istat
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Focus on economics FOCUS ECONOMIA
per l’agroalimentare raggiungere i 50 miliardi di euro di export diventa più difficile
L’incidenza dell’export Usa su quello totale dell’industria alimentare nel mondo salirebbe, a parità di condizioni, dal 12,3% del 2018 al 12,7% del 2019.
Va sottolineato che la marcata accelerazione dell’export dell’industria alimentare a livello mondo emersa nel primo quadrimestre dell’anno, pari al +9,1%, dopo il +3,4% del 2018, in gran parte si deve proprio al traino Usa, secondo mercato in assoluto per il food & beverage italiano e primo, da quasi un ventennio, per il vino nazionale. A fianco, nel 2019, emergono: 1) la spinta anomala del Regno Unito (legata all’effetto scorte in vista di una possibile Brexit no deal), che ha avviato l’an-
Ciò premesso (e sottolineando l’auspicio che la tregua sulle due sponde dell’Atlantico si riveli come l’ipotesi più probabile), non è chiaro a quali quote gli Usa finirebbero con l’innalzare i dazi sul food & beverage italiano. Si è parlato di un possibile 100% sul valore di vini e spumanti importati (prosecco in testa), mentre è più esplicita la platea dei prodotti alimentari potenzialmente colpita, che va, in via molto esemplificativa, dalla pasta ai dolci, ai formaggi, agli agrumi, alle
no con picchi attorno al +20% per poi ripiegare, da ultimo, su tassi più che dimezzati; 2) il buon passo della Germania, che sta tuttavia rientrando sotto il +10%, dopo aver affiancato nei primi mesi dell’anno le performance di Oltre Atlantico; 3) il trend del Giappone, che sta viaggiando, come gli Usa, attorno al +12%; 4) la performance vistosa di alcuni Paesi emergenti, il cui peso non è tuttavia lontanamente comparabile a quello dei mercati appena citati.
LE TENDENZE CONGIUNTURALI 2019
tabella 2
Confronto con gli stessi mesi o periodi dell’anno precedente
PRODUZIONE DELL’INDUSTRIA ALIMENTARE E MOLITORIA ITALIANa (vs totale)
VARIAZIONE % A PARITà DI GIORNATE LAVORATIVE
Industria alimentare giugno 2019 Industria alimentare gennaio-giugno 2019 Industria molitoria giugno 2019 Industria molitoria gennaio-giugno 2019 Totale giugno 2019 Totale gennaio-giugno 2019 FATTURATO DELL'INDUSTRIA ALIMENTARE (vs totale) Alimentare maggio 2019 Totale maggio 2019 EXPORT DELL’INDUSTRIA ALIMENTARE, MOLITORIA E PRIMARIO Export industria alimentare primo quadrimestre 2019 Export industria molitoria primo quadrimestre 2019 Export primario primo quadrimestre 2019 Export agroalimentare primo quadrimestre 2019 Export totale primo quadrimestre 2019 EXPORT DELL'INDUSTRIA ITALIANA (vs totale) Alla produzione alimentari lavorati giugno 2019 Alla produzione totale industria giugno 2019 Alimentari lavorati al consumo giugno 2019 Alimentari non lavorati al consumo giugno 2019 Inflazione giugno 2019 VENDITE DELL'INDUSTRIA ITALIANA (vs totale) Alimentari destagionalizzate in valore gennaio-giugno 2019 Alimentari destagionalizzate in volume gennaio-giugno 2019 “Non” alimentari destagionalizzate in valore gennaio-giugno 2019 "Non" alimentari destagionalizzate in volume gennaio-giugno 2019 Totali destagionalizzate in valore gennaio-giugno 2019 Totali destagionalizzate in volume gennaio-giugno 2019
1,8 +2,2% (dopo +1,1% nel 2018) -2,0% -2,7% (dopo -1,1% nel 2018) -1,2% -0,8% (dopo +0,8% nel 2018) VARIAZIONE % +0,6% (dopo +2,0% nel 2018) +0,3% (dopo +2,3% nel 2018) VARIAZIONE % +9,1% (dopo +3,4% nel 2018) -2,1% (dopo +3,4% nel 2018) -0,6% (dopo -5,8% nel 2018) +6,9% (dopo +1,4% nel 2018) +2,7% (dopo +3,1% nel 2018) VARIAZIONE % +0,5% (dopo +0,6% nel 2018) +1,1% (dopo +3,9% nel 2018) +0,8% (dopo +1,5% nel 2018) +0,5% (dopo +1,3% nel 2018) +0,8% (dopo +1,2% nel 2018) VARIAZIONE % +0,5% (dopo +0,6% nel 2018) -0,2% (dopo -0,5% nel 2018) +0,2% (dopo -0,3% nel 2018) +0,9% (dopo +0,0% nel 2018) +0,3% (dopo +0,2% nel 2018) +0,4% (dopo -0,2% nel 2018)
(vs totale)
Fonte: elaborazione Federalimentare su dati Istat
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marmellate, ai succhi d’uva e di frutta, all’olio di oliva, all’acqua minerale, ai superalcolici, ad alcune varietà di pesce e, soprattutto, al vino, che nel 2018 ha sfiorato una quota export di 1.500 milioni di euro, pari al 37% dell’intero export dell’industria alimentare italiana negli Usa. È un insieme di prodotti che coinvolge indicativamente circa il 50% del valore esportato dal nostro Paese. È evidente che il contraccolpo sarebbe forte su molte filiere, impattando indirettamente anche sul molitorio, visto il mirino puntato su pasta e dolci. L’area dei comparti colpiti potrebbe accusare cadute di export importanti; in caso di inasprimenti daziari marcati, mediamente fino al 50%. Si tratta dell’ipotesi peggiore ma, se si dovesse verificare, l’entrata a regime dei nuovi dazi potrebbe innescare un arretramento medio prossimo al 25% della quota complessiva potenzialmente esportata dal settore negli Usa a regime normale. Più precisamente, l’export dell’industria alimentare potrebbe scendere dai 4,1 e dai 4,5 miliardi di euro, raggiunti rispetti-
vamente nel 2018 e potenzialmente da un 2019 “vergine”, attorno ai 3,5 miliardi di euro. Le lancette tornerebbero così indietro di sei anni. Infatti, la quota annuale a regime dell’export 2020 potrebbe, indicativamente, assestarsi sui valori registrati dalla nostra industria alimentare negli Usa nel 2014. La perdita di circa 1 miliardo di euro di export peserebbe anche sulla quota e sui trend complessivi dell’export di settore a livello mondo, sommandosi al possibile effetto Brexit no deal e appiattendo dra-
sticamente la crescita 2020. Non dimentichiamo, infine, un fatto non ipotetico ma certo. La Germania, primo mercato in assoluto del nostro food & beverage, si è infilata in una fase debolmente recessiva che si farà sentire inevitabilmente sui nostri flussi di esportazione. È chiaro, insomma, che in un contesto del genere il traguardo dei 50 miliardi di euro di export agroalimentare annuale, che la filiera si era prefissata a breve, rischia di allontanarsi, e non di poco. Luigi Pelliccia
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Contaminanti Contaminants
Mai più dubbi interpretativi con la nuova Linea guida per la valutazione del DON No more interpretative doubts with the new Guideline for the evaluation of DON
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Contaminants CONTAMINANTI
The second edition of the “Guideline on the interpretation of EU regulations in force in the evaluation of the conformity of deoxynivalenol (DON) in wheat and derived products” is addressed to all operators in the cereal supply chain, from the harvesting stage to the first and second processing. Therefore, it is an extremely important tool for milling companies. Where possible, the manual identifies sampling activities and possible intervention strategies, diversifying them according to the type of control: official control, self-control and supplier control. «All this - underlines Cosimo De Sortis, the president of Italmopa, in the preface - is an
attempt to resolve doubts and avoid misinterpretations, as it is often the case between the public and private sectors, as well as between suppliers and buyers». «The control of mycotoxins - explains Carlo Brera - is quite complex because it requires that each operator who carries out control activities for any reason along the food supply chain, properly and strictly follows the rules and procedures that are specifically described in EU legislation. Very often these provisions are misinterpreted, which leads to unreliable results of controls and disagreements between the parties that can create major difficulties in ordinary commercial transactions».
in arrivo il manuale aggiornato con le ultime disposizioni Ue The updated manual with the latest EU provisions is now available our agri-food industry
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T
ra le micotossine, il deossinivalenolo (DON) danneggia da diversi anni i raccolti italiani di frumento a causa delle condizioni climatiche che favoriscono la colonizzazione delle piante da parte della muffa produttrice, essenzialmente il Fusarium graminearum, responsabile della cosiddetta “fusariosi della spiga”. Alla criticità il Legislatore ha risposto nel 2006 con regolamenti specifici, ad esempio, il Reg. 1881/2006 che stabilisce i tenori massimi ammissibili di alcune micotossine in diversi prodotti, tra cui il grano e suoi derivati. Inoltre, è da ricordare anche il Reg. 401/2006, in cui sono definiti i metodi di campionamento e di analisi per il controllo ufficiale dei tenori di micotossine nei prodotti alimentari.
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Ma le normative possono dare origine ad alcuni dubbi in fase applicativa. Per tale ragione, nel 2011 venne realizzato, in particolare per il DON, un manuale per l’interpretazione della legislazione vigente e delle norme correlate alla valutazione della conformità di questo contaminante nel frumento e nei prodotti derivati. Un vademecum fondamentale, che Italmopa ha ritenuto doveroso aggiornare alle ultime normative e implementare con ulteriori consigli pratici. Un lavoro minuzioso e delicato, assolto impeccabilmente e su incarico della stessa associazione, da Carlo Brera, primo ricercatore del Dipartimento di Sicurezza alimentare, Nutrizione e Sanità pubblica veterinaria dell’Istituto Superiore di Sanità. La seconda edizione della “Linea guida sull’interpretazione dei regolamenti comunitari vigenti nella valutazione della conformità del deossinivalenolo (DON) nel frumento e nei prodotti derivati” è rivolta a tutti gli operatori della filiera cerealicola, dalla fase di raccolta dei grani alla prima e seconda trasformazione; quindi, uno strumento di estrema importanza per le aziende molitorie (vedi ri-
errate interpretazioni, come invece comunemente succede sia tra parte pubblica e privata, sia negli accordi tra fornitore e compratore».
Un monitoraggio complesso
Carlo Brera, dell’Istituto Superiore di Sanità
quadro a pagina 49, ndr). Dove possibile, il manuale individua le attività di campionamento e le strategie di intervento, diversificandole a seconda della tipologia di controllo: il controllo ufficiale, l’autocontrollo e il controllo dei fornitori. «Tutto ciò - sottolinea nella prefazione il presidente di Italmopa, Cosimo De Sortis nel tentativo di dirimere dubbi ed evitare
«Il controllo delle micotossine - spiega Brera - è alquanto complesso poiché si richiede, in modo rigoroso, che ciascun operatore autorizzato a svolgere attività di controllo a qualunque titolo lungo la catena agroalimentare, segua in modo appropriato le regole e le procedure espressamente descritte nella legislazione comunitaria. Molto spesso si assiste a un’errata interpretazione di tali disposizioni, con conseguente scarsa attendibilità dei risultati dei controlli e l’insorgenza di contenziosi tra le parti in grado di creare serie difficoltà alle normali transazioni commerciali». Come è noto, è possibile effettuare il controllo solo su una parte della partita o grande partita di merce, vale a dire su una sottopartita. In questo caso, il giudizio di conformità o non conformità non è limitato alla sola sottopartita ma è esteso a tut-
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Il manuale individua le attività di campionamento e le strategie di intervento
ta la partita, fatto salvo il diritto per l’operatore, sancito dall’articolo 11(5) of Regulation 882/2004, di dimostrare la conformità della parte restante attraverso l’effettuazione a proprie spese di una procedura di campionamento sulla parte citata. Pertanto, in caso di non conformità, o che l’operatore sia in disaccordo con il giudizio di non conformità,
deve essere possibile il controllo della parte restante della partita sulla base del principio di rintracciabilità. Ciò in base all’articolo 14 del Regolamento CE/178/2002, chiarisce Brera. Inoltre, «è di estrema importanza sottolineare che l’individuazione di “dove” campionare, vale a dire del sito di campionamento, è determinante ai fini della valutazione della conformità di una partita». Infatti, per comprendere e interpretare in modo corretto quanto descritto nei Regolamenti comunitari 1881/2006 e 1126/2007, il controllo per rilevare la presenza del DON dovrebbe avvenire in un sito di campionamento in cui il prodotto si viene a trovare dopo gli eventuali trattamenti fisici o termici della granella.
la presenza del don va verificata dopo i trattamenti della granella October ottobre 2019
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Il tenore massimo è applicabile ai cereali non trasformati commercializzati per la prima trasformazione. «E con “prima trasformazione” s’intendono tutti i trattamenti fisici o termici della granella diversi dall’essiccazione. Se non viene esercitata alcuna azione fisica sulla cariosside e quest’ultima rimane intatta dopo la pulizia e la cernita, le procedure di pulizia, cernita o essiccazione non sono considerate parte della prima trasformazione».
Nei sistemi di produzione e trasformazione integrati, il tenore massimo si applica ai cereali non trasformati ove essi siano destinati alla prima trasformazione e la decorticazione è considerata parte della prima trasformazione.
Prima e dopo la pulitura Nel caso in cui, invece, un operatore non abbia la possibilità di valutare l’accetta-
Il tenore massimo di DON è applicabile ai cereali non trasformati commercializzati per la prima trasformazione bilità della merce dopo la pulitura, al momento dell’acquisto della materia prima deve assicurarsi che i livelli di contaminazione di deossinivalenolo siano tali da garantirne la conformità dopo la pulitura o altri trattamenti fisici sulla granella. Ad esempio, la presenza di un rapporto di prova che accompagni la merce acquistata o di valutazioni basate sull’analisi del rischio sulla merce medesima, possono costituire elementi di giudizio per accettare la partita. «Una partita di frumento o di farina/semola è giudicata conforme e quindi accettata se il campione di laboratorio non
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Contaminants CONTAMINANTI
supera il limite massimo, tenendo conto dell’incertezza della misura e della correzione per il recupero. La partita è invece rifiutata se il campione di laboratorio supera il limite massimo oltre ogni ragionevole dubbio, tenendo conto dell’incertezza della misura e della correzione per il recupero». Se viene riscontrata una non conformità di deossinivalenolo in una partita di frumento non prepulita l’operatore può: • rifiutare la merce in quanto i livelli sono superiori a quelli consentiti dal Reg. n.1881/2006, come modificato dal Reg. n.1127/2007; • stabilire e firmare un pre-accordo con il fornitore individuando un limite massimo di accettazione della partita, tenendo anche conto della percentuale di abbattimento dovuta alla pulitura e alla incertezza di misura; • nel caso non si disponga di un valore di abbattimento, derivato da uno studio ad hoc specifico per il proprio processo, vanno considerati come valori di accettabilità della
merce non prepulita 1.500 ppb per il frumento tenero e 2.200 ppb per il frumento duro, in virtù del fatto che la pulitura è in grado di abbattere un 20-30% del DON presente e che il valore di contaminazione deve essere espresso considerando l’incertezza di misura (intervallo di incertezza 15-44%); • valutare la possibilità effettiva di rifiutare la merce se il valore del livello di contaminazione risulta maggiore del 50% rispetto al limite massimo tollerabile. La linea guida si sofferma quindi sulle procedure di campionamento dalla formazione del campione analitico alle modalità di campionamento, che differiscono a seconda dei siti in cui avviene (silo a torre, navi, camion, silo bag, magazzini). L’ultima parte del manuale contiene poi i criteri e le modalità di campionamento da utilizzare per il controllo del DON nelle materie prime per mangimi (mangimi semplici).
Titolo: Linea Guida sull’interpretazione dei Regolamenti comunitari nella valutazione della conformità del deossinivalenolo (DON) nel frumento e prodotti derivati Autore: Carlo Brera - Istituto Superiore di Sanità Prefazione: Cosimo De Sortis - Pres. Italmopa Editore: Italmopa Servizi Pagine: 50 Prezzo di copertina: 35 euro + Iva + spedizione Per l’acquisto: italmopaservizi@italmopa.com
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sanificazione  Pest control
Il trattamento con il calore nella disinfestazione preventiva nei molini Heat treatment in preventive disinfestation of mills
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ottobre 2019  October
Pest control sanificazione
The banning of methyl bromide in 2007 open the way for the use of new methods for the preventive disinfestation of mills and food industries. In Italy and in the rest of Europe, the alternatives to this compound, having efficacy against all the vital stages of the insects, are the disinfestations by gas (sulfuryl difluoride) and the treatments with the high temperatures (heat). After more than ten years of applications and research, in this report the author describes heat
disinfestation using electric fan heaters, a methodology that has spread in Italy through some leading companies in the pest control sector. In 2018 alone in Italy 1.8 million cubic meters were disinfested with heat (numbers supplied by the pest control companies, including the double treatments on the same plant), given that it attests the applicability of the method and the extent to which it is possible to reduce the chemical and environmental impact in carrying out this type of disinfestation.
Aspetti tecnici e riflessioni sull’impatto ambientale Technical aspects and environmental impact
di Paolo Guerra NoPest
C
onsiderando le linee di indirizzo europee in materia di utilizzo di sostanze insetticide all’interno dei molini e delle imprese del food e tenendo presente le prassi operative per la riduzione dell’impatto chimico sull’ambiente e sulle matrici vegetali e alimentari, il trattamento con il calore riserva notevoli e indubbi vantaggi rispetto ad altre tipologie di disinfestazione. I Piani di Azione Nazionale (Pan) in ambito agricolo, così come le norme volontarie e cogenti sull’uso sostenibile dei pesticidi (prodotti fitosanitari e biocidi), inducono a valutare il tipo di disinfestazione da adottare non solo in merito all’efficacia ma anche in relazione alle più aggiornate frasi di rischio riportate nelle schede tecniche, all’impatto sull’ambiente o, più in generale, all’ecosostenibilità del metodo. Il trattamento con il calore si sta diffondendo [GRAFICO 1] e può trovare ulteriori, importanti sviluppi nel contesto alimentare, ma anche in quello mangimistico, urbano e zootecnico.
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Pest control sanificazione
Quando si volessero prendere a riferimento altri metodi, basati sull’impiego di sostanze gassose ad azione ovicida, vale la pena ricordare che uno studio pubblicato nel 2016 sulla rivista Science, ha stimato come 1.000 chilogrammi di anidride carbonica possano causare la scomparsa di 3 m2 di ghiaccio polare. Aspetto che non può esimerci dal ritenere che il Global Warming Potential (GWP), ovvero il potenziale di riscaldamento globale delle sostanze gassose impiegate attualmente nella disinfestazione, non solo imporrebbe di riconsiderare la decisione sulla messa al bando del bromuro di metile, ma quanto meno di trovare per il futuro alternative meno impattanti per l’ambiente.
grafico 1
Azione ovicida del gas Facciamo alcune considerazioni sulle disinfestazioni preventive a carattere ovicida. Fermo restando gli aspetti ambientali e di ecosostenibilità, oggi decisivi per la scelta di un metodo di disinfestazione, per chiarire alcuni temi legati alla disinfestazione delle derrate vegetali e delle industrie molitorie e alimentari, vale la pena sottolineare che il termine “fumigazione” sottintende l’utilizzo di
disinfestazioni in italia con elevate temperature (m3/anno)
2017
metodologie di disinfestazione basate sull’impiego di prodotti gassosi in grado di eliminare tutti gli stadi vitali degli artropodi, compresi l’uovo e la pupa. Ciò è possibile grazie alla capacità di un gas, a determinate concentrazioni e con tempi adeguati (CXT), di superare i tegumenti protettivi delle uova e delle pupe attraverso i normali processi di traspirazione
2018
per la maturazione dei loro stadi metabolici. Questo scambio gassoso non è perseguibile con le molecole degli insetticidi o dei biocidi, anche se la loro distribuzione o irrorazione è fortemente micronizzata. Va da sé che l’impiego di insetticidi in aerosol, sotto forma di nebbia calda o di fumi generati da barattoli auto svuotanti, non hanno alcuna efficacia ovicida. Per tale motivo, è pretestuoso, se non errato, definire “fumiganti” questi composti quando, in realtà, agiscono come dei “fumogeni”. Volendo approfondire tecnicamente questi aspetti, qualsiasi metodologia realmente alternativa a un gas è tale solo se è in grado di assicurare l’eliminazione di tutti gli stadi vitali degli artropodi infestanti, uova e pupe comprese.
Focus sull’ecosostenibilità
figura 1
Bombola di bromuro di metile
Fino al 2007 la sostanza gassosa impiegata per le fumigazioni nelle industrie alimentari - in virtù della propria efficacia contro tutti gli stadi vitali degli insetti infestanti (uova e pupe comprese) - era il bromuro di metile [Figura 1]. Si tratta di un gas tossico trasportato in bombole e tuttora regolato dal R.D. n. 147/1927. Le motivazioni che portarono alla messa al bando di questo gas erano legate alla persistenza in atmosfera degli ioni bromo derivanti da questi processi di fumigazione e all’inserimento della sostanza
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nel Protocollo di Montreal fra gli agenti depletori dell’ozono. Tale implicazione sull’impiego del gas viene ricondotta al Global Warming Potential (GWP), ovvero al potenziale di riscaldamento globale, l’indice che ci restituisce la misura di quanto la molecola di un determinato gas contribuisce all’effetto serra. Questo indice si basa su una scala relativa che confronta ogni gas con l’anidride carbonica, il cui GWP è pari a 1. Il GWP del bromuro di metile è pari a 5, con riferimento al quarto studio di assestamento (AR4) in un orizzonte temporale di 100 anni, sceso a 2 nella quinta revisione (AR5). La messa al bando di questo prodotto gassoso metteva l’Italia e le proprie industrie alimentari appartenenti alla filiera dei cereali in una situazione alquanto critica, in quanto la farina e la pasta, prodotte a queste latitudini ed esportate in tutto il mondo, erano esposte al rischio di infestazione. Al fine di tutelare il settore e prevenire le infestazioni in altre filiere altrettanto esposte, come quella del dolciario, della frutta secca e dei prodotti coloniali, al ministero della Sanità, con procedura d’urgenza, fu registrato un nuovo composto gassoso: il dilfuoruro di solforile. Anch’esso trasportato all’interno di bombole in pressione [Figura 2] e gestito da personale in possesso della patente per l’abilitazione all’uso dei gas tossici, quindi indirettamente assoggettato al R.D. n. 147/1927, viene tuttora utilizzato per le proprietà tossiche nei confronti di tutti gli stadi vitali degli insetti infestanti. Anche questo composto determina un certo impatto sull’effetto serra: un recente documento pubblicato alla fine del 2015 dall’European Chemical Agency (Echa), stima per questo gas un GWP di 4.800 (in un orizzonte temporale compreso fra 100 e 378 anni). Poco dopo la registrazione del difluoruro di solforile, sono stati introdotti ed effettuati anche in Italia i trattamenti di disinfestazione ad elevate temperature (calore). Questo metodo si basa sull’impiego di aerotermi termostatati [Figura 3] alimentati elettricamente, posizionati
figura 2 Valvole
di fuoriuscita del fluoruro di solforile dalle bombole
figura 3 Aerotermi
per la disinfestazione con il calore
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possibilità di trattare alcuni reparti circoscritti e proseguire con le lavorazioni in quelli adiacenti; • nessuna necessità di evacuare i locali adiacenti. •
Efficacia del calore
figura 4 Adulto
all’interno dei locali da trattare in numero variabile in relazione alle volumetrie. Seguendo protocolli ormai ripetuti da anni, l’accensione degli apparecchi permette di raggiungere in poche ore valori di temperatura compresi fra i 45 e i 55° C, mantenendoli per circa 36-48 ore e garantendo, inoltre, la circolazione dell’aria calda, grazie alla velocità impressa dalle ventole. Questo tipo di disinfestazione si è diffuso rapidamente nelle industrie che operano nel contesto della produzione biologica,
di Tribolium spp
di tipo integrato, nel baby food, e ha trovato un crescente interesse anche nelle aziende di tipo convenzionale per diversi, importanti fattori: • riduzione dell’impatto ambientale; • eliminazione del rischio di rilascio di residui chimici; • contenimento dei tempi di bonifica e conseguentemente, anche dei tempi di riavvio delle produzioni; • maggiore sicurezza per gli operatori e per i fruitori della disinfestazione;
Gli insetti delle derrate comprendono diverse specie in grado di infestare non solo i prodotti ma anche i locali e i macchinari delle industrie molitorie; fra queste risultano frequenti: Plodia spp, Ephestia spp, Tribolium spp [Figura 4], Oryzaephilus spp, Lasioderma serricorne Stegobium paniceum e Sitophilus spp. A tal proposito, disinfestazione con il calore permette di eliminare efficacemente tutti gli stadi vitali (uovo, larva, pupa e adulto) degli insetti infestanti per disidratazione (fenomeno che avviene già a temperature >45° C), ma anche per una serie di alterazioni irreversibili sulla composizione lipidica, sulla coagulazione proteica e sull’eliminazione di taluni enzimi corporei che, oltre alla mortalità diretta, permettono di ottenere impor-
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Pest control sanificazione
risposta degli insetti alle diverse temperature
tabella 1
45 ºC
Specie
50 ºC
55 ºC
S. Granarius
540 min (9 h) (L)
40 min (L)
30 min (L)
S. Zeamais
660 min (11 h) (L)
45 min (A)
30 min (A)
C. Pusillus
1.200 min (20 h) (L)
65 min (L)
20 min (L)
T. Castaneum
1.800 min (30 h) (L)
35 min (L)
20 min (L)
L. Serricorne
2.400 min (40 h) (L)
370 min (U)
45 min (U)
R. Dominica
6.000 min (60 h) (L)
380 min (L)
45 min (L)
U = uovo; L = larva; A = adulto
a
Fonte: autori diversi
tanti effetti di tipo secondario. Già a temperature di 37-42° C, pur senza condurre gli insetti adulti ad una eliminazione immediata, si ottengono effetti sulla diminuzione della loro fecondità (ovvero sul numero delle uova deposte) e sulla minore fertilità delle uova che andranno a deporre (percentuale di schiusa o di uscita dell’uovo). Se variate di alcuni gradi, le temperature per uno sviluppo ottimale degli insetti provocano risposte molto diverse a seconda della specie [Tabella 1], senza che questo comporti rischi per i materiali e i componenti presenti all’interno del molino (RIQUADRO A).
I materiali esposti al calore
Dopo oltre dieci anni di applicazioni, in Italia le perplessità sulle interazioni fra i materiali e le elevate temperature sono abbondantemente superate. Al di là degli aspetti inerenti la preparazione dei locali, estremamente semplificati rispetto ai trattamenti con gas, il tema sul quale i responsabili dell’industria molitoria tendono spesso a soffermarsi è legato alla risposta dei vari materiali una volta esposti al calore. In tal senso, i fattori da considerare sono correlati al coefficiente di dilatazione [Tabella 2], da un graduale incremento delle temperatabella 2 C oefficienti ture e dall’adeguata circolazione dell’aria calda all’interno dei locali [Formula]. di dilatazione Grazie alla costante crescita della diffusione di questo metodo nel nostro Paedei materiali se, anche i trattamenti ripetuti all’interno delle stesse strutture non hanno evidenziato alterazioni sulle plastiche, che sono invece sensibili a temperature Coefficiente decisamente più elevate [Tabella 3]. Materiali dilatazione
CAPACITà DI TRASMISSIONE DEL CALORE SUI MATERIALI
Formula
Calcestruzzo
10 × 10–6 K–1
Mattone
6 × 10–6 K–1
Legno
15 × 10–6 K–1
Acciaio
12 × 10–6 K–1
Alluminio
24 × 10–6 K–1
Vetro
9 × 10–6 K–1
Plastiche
80 − 200 × 10–6 K–1
Fonte: B. Keller, 2005
C omportamento dei materiali plastici alle alte temperature
tabella 3
Plastica
Tipo
Risposta
Limite
Termoindurenti (duroplastiche)
Polisetere, teflon, bakelyte, epossidici (resine fenoliche, ureiche, melamminiche)
Non si ammorbidisce, > 100 º C non si scioglie
Termoplastiche
PVC, PET, PP, PA (polyammide), PE (hdpe, ldpe), PS (polistirene), PU (poliuretano)
Può ammorbidire
> 100 º C
Elastomeri
Gomma naturale (caucciù), gomma sintetica (neoprene)
Sono morbidi per natura
> 100 º C
Danno Rottura causa punto vetrificazione Rottura causa punto vetrificazione e scioglimento Rottura causa punto vetrificazione
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Pest control sanificazione
B
Metodologie per la disinfestazione con il calore
Esistono diversi approcci metodologici alla disinfestazione con il calore, alcuni dei quali dovrebbero essere valutati con grande cautela. Non tutti i sistemi di disinfestazione con il calore si fondano sull’impiego di aerotermi alimentati elettricamente. Alcuni si avvalgono di macchinari che producono l’aria calda da processi di combustione all’esterno dell’edificio [Figura 5], dove il calore è introdotto attraverso un singolo e lungo condotto traforato. Altri metodi si fondano sull’impiego di apparecchi di piccole dimensioni posizionati all’interno dei locali da disinfestare, che producono aria calda sempre tramite un processo di combustione senza alcuna filtrazione. Per ultimo sono stati utilizzati approcci che si fondano sul riscaldamento dell’acqua: l’aria calda e umida derivata da questo processo, ricca di vapore acqueo, è introdotta nei locali attraverso tubazioni direzionate manualmente da un operatore, oppure posizionando i condotti di immissione negli ambienti da disinfestare.
Figura 5 Apparecchio
La disinfestazione con il calore, alla stregua di quella effettuata con i gas, prende a riferimento le volumetrie dell’edificio, il numero e la suddivisione dei locali da sottoporre a trattamento e la tipologia di materiale che costituisce la struttura (pannellato, laterizio, cemento, lamiera, legno). In relazione a ciò, si determina il numero degli aerotermi (RIQUADRO B) da impiegare per assicurare un adeguato incremento delle temperature e un loro mantenimento. Gli aerotermi alimentati elettricamente [Figura 6] assorbono 19 kw ciascuno (28 ampère) e sono dotati di un termoigrometro interno in grado di regolare il termostato e, conseguentemente, il distacco della resistenza una volta raggiunta la temperatura desiderata. Ogni apparecchio si collega tramite
per la produzione di aria calda tramite processo di combustione
figura 6
Controlli su aerotermo durante la disinfestazione
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figura 7
Quadro intermedio di sicurezza fra aerotermi e quadri elettrici
figura 8
Connessione dei quadri interni al quadro elettrico dello stabilimento
figura 9 Termometro
per il rilievo della temperatura sulle superfici
prolunga a dei quadri di distribuzione intermedi [Figura 7] posizionati provvisoriamente durante la disinfestazione. Questi si connettono a loro volta ai principali quadri elettrici presenti nello stabilimento, mediante cavi di maggiori dimensioni e agganciando i capi corda alle barre di rame [Figura 8]. Durante il trattamento è buona prassi che i tecnici incaricati alla disinfestazione controllino periodicamente i locali, osservando le temperature raggiunte e direzionando le macchine per omogeneizzare il calore. Con questa metodologia è possibile avvalersi: • dei termometri in dotazione a ciascuno degli aerotermi; • dei termometri manuali ad infrarossi tipo Testo Mod. 830-T1 [Figura 9];
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Pest control sanificazione
figura 11 Registratore termoigrometrico per rilievi negli ambienti
di termoregistratori [Figura 10] tipo Mod. Escort disponibili anche per la registrazione dell’umidità RHILog 60D32 [Figura 11]; • di termocamere ad infrarossi in grado di rilevare e rappresentare i diversi gradienti di temperatura [Figura 12]. •
figura 10 Termometro
a infrarossi per rilievi sulle superfici
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Pest control sanificazione
figura 12
Diversamente dalle disinfestazioni ordinarie con i biocidi, per simili trattamenti si raccomanda l’esecuzione di un collaudo, una sorta di validazione della procedura del trattamento termico sull’effettiva mortalità di tutti gli stadi vitali degli insetti infestanti. Le parti interessate dovrebbero posizionare dei test biologici [Figura 13], cioè dei barattoli contenenti vari stadi vitali degli insetti tipicamente infestanti le derrate, comprese le uova. Ad un controllo immediato sulla mortalità degli adulti e delle larve svolto al termine della disinfestazione, deve seguire un secondo controllo dopo 25 giorni di incubazione per verificare l’effettiva mortalità delle uova e delle pupe. È oramai assodato che l’efficacia ovicida viene assicurata da un duplice effetto fisico: l’incremento delle temperature e la riduzione dell’umidità relativa (RIQUADRO C).
Rilievo delle temperature durante il trattamento con termo-camera
figura 13 Test entomologici per collaudo della disinfestazione
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Pest control sanificazione
C
l’Importanza dell’umidità relativa
Grazie alla riduzione dell’umidità relativa nei locali si amplifica l’efficacia entomologica e si osservano riflessi positivi anche sull’aspetto microbiologico. Infatti, oltre che dal calore, l’efficacia di una simile disinfestazione è data dalla riduzione dell’umidità che assume un andamento inversamente proporzionale [GRAFICO 2]. Il raggiungimento di temperature comprese fra 45 e 55 °C, accompagnato da una riduzione dell’umidità dal 58 al 15%, contribuisce ad esaltare l’efficacia sulle uova, agevolare la rimozione di residui di farine all’interno degli impianti e ad ottenere effetti secondari favorevoli sulla riduzione delle contaminazioni microbiologiche [GRAFICO 3]. grafico 2
Efficacia microbiologica ingresso produzione
grafico 3
Andamento temperatura e umidità nel trattamento
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In relazione ai numerosi fattori sopra esposti, come si può osservare dall’immagine con termocamera [Figura 12], le temperature raggiunte non sono uguali per tutte le superfici e i materiali sottoposti a disinfestazione. Certamente la maggior parte degli insetti, e soprattutto delle uova, si trovano all’interno e intorno ai macchinari i quali, per la loro conducibilità termica, si espongono facilmente alle elevate temperature. I muri perimetrali, e alcuni punti solitamente localizzati ad angolo fra il muro e il pavimento, possono presentare temperature inferiori e costituire un punto di rifugio per alcuni insetti adulti. È pertanto buona prassi integrare la disinfestazione con il calore alla distribuzione di polveri inerti (diatomee o silicee) perimetralmente ai locali [Figura 14] e direzionare l’aria calda in questi punti nelle ultime ore di esposizione. Paolo Guerra figura 14
Polveri di diatomee distribuite perimetralmente
Bibliografia e fonti sono disponibili presso l’autore
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L’intervista The interview
Mulino Padano, una realtà sostenibile Mulino Padano, an eco-friendly mill «First and foremost we are a company working in the market with the aim of generating value and carving out a competitive business position», explains Marco Cavallari, General Manager of Mulino Padano, a historic company in the province of Rovigo, where excellent soft wheat has always been produced. «Yet, our choices are always inspired by ethical principles: for each decision, we analyze the economic and noneconomic impacts, starting with the environmental one, trying to affect the environmental sustainability of production processes». In particular, the company has undertaken a virtuous path with regard to the optimization of energy consumption. The Salara plant, inaugurated in 2015, just a few kilometres from the previous plant in Ceneselli, in the province of Rovigo), is at the forefront both in terms of offer of professional quality flours and flour products, dedicated to the
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food industry and to the masters of bakery, pastry, pizzeria and fresh pasta, and in terms of energy savings. The reasons for taking this virtuous example are quite a few: «Each company is not an abstract entity but it is integrated into a social and environmental framework - says Marco Cavallari. I believe that it is right to return value to the territory that hosts us and this also means respect for the environment that surrounds us. However, I would also like to remind you that sustainability represents an economic opportunity: in particular, energy efficiency can generate profits while reducing costs. Finally, speaking to a fellow member, I would make him reflect on the fact that mills are easy to optimise after all - they do not produce dangerous emissions, they do not run the risk of polluting the aquifers and they do not exploit the resources of the territory. So why not make a little effort to make our plants even more eco-friendly?».
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The interview L’intervista
business & ambiente, Ce ne parla l’amministratore Marco Cavallari ceo Marco Cavallari, tells us about business & environment
«S di Davide Paterlini
iamo un’azienda che opera nel mercato con l’obiettivo di generare valore e di ritagliarsi una posizione di business competitiva», chiarisce l’ingegner Marco Cavallari, amministratore di Mulino Padano, storica realtà in provincia di Rovigo, dove da sempre si produce grano tenero d’eccellenza. «Ma di ogni decisione analizziamo ogni singolo impatto, a cominciare da quello ambientale, cercando di incidere sulla sostenibilità dei processi produttivi».
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The interview L’intervista
calizzarci sulle energie rinnovabili, abbiamo scelto di abbattere tout court i consumi energetici, a parità di quantità prodotte di farina. La vera rivoluzione, per noi, parte da qui: avremmo potuto continuare a consumare la stessa quantità di energia del passato semplicemente ricorrendo a fonti pulite. Invece, partendo dalla premessa che l’energia è poca e preziosa, abbiamo deciso di ottimizzare i consumi: a Salara risparmiamo tra il 15 e il 20% di energia rispetto all’ex stabilimento di Ceneselli.
Marco Cavallari
lo stabilimento di salara È un esempio virtuoso
l’offerta di farine e ingredienti professionali di qualità, dedicati all’industria alimentare e ai maestri della panificazione, della pasticceria, della pizzeria e della pasta fresca, che per risparmio energetico.
In particolare, l’impresa ha intrapreso da tempo un percorso virtuoso per quanto riguarda l’ottimizzazione dei consumi energetici. Lo stabilimento di Salara, inaugurato nel 2015 a pochi chilometri dallo storico impianto di Ceneselli (Ro), è all’avanguardia sia per
Ingegner Cavallari, siete un esempio di impresa virtuosa per come avete ottimizzato i consumi energetici. Il pensiero va inevitabilmente alle fonti rinnovabili… La sorprenderò ma Mulino Padano non le utilizza. Mi spiego meglio: anziché fo-
Ci illustri gli step del percorso che vi ha portato ad ottenere questo importante risultato. È fondamentale una buona progettazione. Quando abbiamo iniziato a ragionare sul nuovo impianto di Salara, noi di Mulino Padano abbiamo dedicato grande attenzione allo studio del layout aziendale. Il risultato finale è una struttura compatta e integrata, in cui tutti i blocchi di fabbrica sono facilmente raggiungibili seguendo un percorso il più possibile linea-
Il Molino ha ottimizzato i consumi energetici
L’impianto di Salara (Ro) inaugurato nel 2015
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The interview L’intervista
Il risparmio energetico parte da una buona progettazione dell’impianto re. Questo significa, innanzitutto, abbattere il consumo energetico per la movimentazione dei prodotti all’interno dello stabilimento e ottimizzare lo sfruttamento degli spazi sia in termini di superficie che di volume. E che tipo di politica avete adottato per i macchinari? Proprio grazie a un’accorta progettazione greenfield, impianti e macchine rappresentano un perfetto equilibrio tra esigenze produttive e necessità di risparmio energetico. A questo siamo arrivati attraverso un’analisi precisa di fattori come le rotte, la portata, la velocità, i percorsi. Le faccio un esempio: anziché di un’unica linea di trasporto veloce, abbiamo preferito dotarci di due linee appena più lente.
Per il trasporto dei prodotti Mulino Padano impiega sistemi pneumatici in abbinamento agli inverter
In termini di portata oraria il risultato è tuttavia lo stesso, ma ci permette di risparmiare energia e ci dà maggiore flessibilità produttiva. In termini di incidenza energetica la scelta dei sistemi di trasporto dei prodotti è fondamentale... Certo. Le opzioni sono tre: sistemi di trasporto meccanici, che garantiscono elevata efficienza energetica ma, in certi
casi, una minore sicurezza alimentare; sistemi di trasporto pneumatici in pressione, sinonimo di grande pulizia del prodotto finito ma più energivori dei precedenti; sistemi di trasporto pneumatici in aspirazione. Noi abbiamo scelto di adottare i sistemi meccanici, ove questi non vadano ad inficiare la sicurezza alimentare, impiegando sempre i sistemi pneumatici in abbinamento agli inverter.
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The interview L’intervista
Quali sono gli altri ingredienti della ricetta proposta da Mulino Padano per la sostenibilità? Procedendo per ordine di importanza, dopo la progettazione direi la riduzione del numero delle utenze elettriche e lo sfruttamento della potenza strettamente necessaria. Ad esempio, Mulino Padano adotta motori ad alta efficienza energetica e soprattutto dimensionati rispetto alle sue effettive esigenze produttive. Un sovradimensionamento di motori in sede di progetto, infatti, si riflette in inevitabili sprechi di energia per tutta la vita dell’impianto. Inoltre, è possibile migliorare le performance energetiche di impianti meno energivori rispetto a quello di macinazione. Infine, per ottenere buoni risultati in termini di efficienza è bene disporre di sistemi di controllo di ultima generazione. Per esempio? Pensiamo all’impianto di illuminazione. Mulino Padano ha un sistema di supervisione che permette di controllare le luci anche da remoto: ciò significa che pos-
siamo azionarle solo quando e dove è effettivamente necessario. Sempre riguardo l’illuminazione, per il piazzale, che per legge deve essere illuminato con una determinata intensità, abbiamo adottato un sistema a Led, abbattendo così i consumi di elettricità. Di cosa vi avvalete per i sistemi di controllo? Possiamo supervisionare in tempo reale i dati di consumo energetico, riferendoli alle produzioni dei singoli impianti. In questo modo abbiamo una visione di insieme dettagliata della nostra attività, che ci consente di individuare subito eventuali inefficienze. Al Mulino Padano la materia prima e il prodotto finito si muovono su gomma. In questo caso è possibile parlare di sostenibilità? Siamo attenti anche sotto questo profilo. Abbiamo adottato tre semplici accorgimenti: innanzitutto, facendo muovere i mezzi soltanto a capacità di carico saturata, in particolare nel caso dei sottopro-
dotti. In secondo luogo, la flotta di proprietà di Mulino Padano è giovane: si compone di mezzi che rispettano i più restrittivi standard su consumi ed emissioni. Infine, abbiamo sistemi di supervisione satellitare con cui possiamo monitorare le rotte, garantire alla clientela le consegne nei tempi stabiliti, selezionare i percorsi meno trafficati e più brevi. Anche i vostri prodotti sono attenti all’ambiente? Sì, la linea Scelte di Campo, riconducibile al marchio Granaio Italiano, offre farine realizzate con grani 100% nazionali da filiera certificata, secondo la norma Uni En Iso 22005:2008. La logica è la filiera corta: il progetto, infatti, coinvolge i colti-
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The interview L’intervista
È giusto restituire valore al territorio che ci ospita vatori di grano tenero nel raggio di 50 chilometri dal nostro molino. Abbiamo la fortuna di trovarci nel cuore della Pianura Padana, non lontano dal corso del Po, in un’area a cavallo tra le province di Rovigo, Ferrara e Mantova: una zona storicamente ad alta vocazione per la produzione di grani teneri, eccellenti sia per qualità, a mio avviso la migliore d’Italia, che per quantità. Un’ultima domanda. Se dovesse convincere un collega a sposare la causa della sostenibilità ambientale, quali argomenti utilizzerebbe? Innanzitutto la motivazione etica: un’azienda non è un’entità astratta ma opera in un contesto sociale e ambientale. Ritengo sia giusto restituire valore al territorio che ci ospita e che questo si traduca anche nel rispetto dell’ambiente che ci
circonda. Ma vorrei anche ricordare che la sostenibilità rappresenta un’opportunità economica: in particolare, l’efficienza energetica può generare profitti riducendo al contempo i costi. I molini sono realtà tutto sommato facili da ottimizzare, in quanto non producono emissioni
pericolose, non corrono il rischio di inquinare le falde acquifere e non sfruttano le risorse del territorio. Quindi, perché non fare qualche piccolo sforzo per rendere i nostri impianti ancora più eco-friendly? Davide Paterlini
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LE PAGINE ANTIM Antim’s pages
Buono per te, buono per il Pianeta: dietro le quinte di Barilla Good for you, good for the Planet Barilla - behind the scenes Una filosofia imprenditoriale diventata fonte di business An entrepreneurial philosophy that has become a source of business
The Barilla Group’s mission “Good for You, Good for the Planet” is simple: all the products and brands of the Giant of Parma must deliver good, healthy and responsible food to the world. With this in mind, in the 2000s Barilla began using the Life Cycle Assessment (LCA) method to assess the environmental impact of products and processes throughout their life cycle, at each stage of the supply chain: from extraction/cultivation of raw materials to the use of the product. The raw material cultivation is the most significant stage in terms of environmental impact. For this reason, the Barilla Code of Sustainable Agriculture was created,
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di Gianluca Allodi Gruppo Barilla
which defines the corporate concept of sustainable agriculture, the relations between Barilla and its suppliers in the name of sustainability, and includes the practices implemented with the producers of all strategic raw materials. Barilla has also launched a “Carbon Neutrality” project, in compliance with the reference standard PAS 2060: once a perimeter of application (a brand) has been defined, CO2eq emissions along the entire supply chain shall be measured and reduced, while residual emissions must be offset. Parma committed itself to offsetting the CO2eq emissions of two brands: Wasa and Grancereale. The first achieved this goal at the end of 2018, the second in the first months of 2019.
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L
a mission di Barilla “Buono per Te, Buono per il Pianeta” è semplice: tutti i prodotti e i marchi del Gruppo di Parma devono portare nel mondo cibo buono, sano e proveniente da filiere responsabili, ispirato allo stile di vita italiano e alla dieta mediterranea. Questo è ciò che distingue Barilla e che rappresenta la qualità. Tale impegno si concretizza in tre sostanziali benefici: 1. cibo buono significa gastronomia, gusto, esperienza culinaria, piacere e anche convivialità; 2. cibo sano significa materie prime selezionate, ricette sicure e pulite, profili nutrizionali bilanciati per rispondere a corretti stili di vita; 3. cibo proveniente da filiere responsabili significa acquistare ingredienti e trasformarli in modo sostenibile, trasparente e rispettoso di persone, animali e ambiente. Un progetto che va dal campo alla tavola e che ha un impatto immediato nei primi minuti di degustazione, in ore di energia e in molti anni di benessere per il consumatore. Inoltre, si fonda non solo sulla salute dell’individuo ma anche dell’ambiente in cui viviamo e delle comunità.
Il Ciclo di Vita In quest’ottica Barilla ha iniziato, dagli anni 2000, ad avvalersi della metodologia dell’analisi del Ciclo di Vita (LCA Life Cycle Assesment) per valutare l’impatto ambientale dei prodotti e dei processi lungo il proprio percorso di vita in ogni fase della filiera: dall’estrazione/coltivazione delle materie prime, all’utilizzo del prodotto. E così, nel 2010 ha certificato un processo interno di LCA utilizzando le regole dell’International EPD (Environmental Product Declaration) System, per calcolare gli impatti ambientali in modo affidabile e credibile, con l’obiettivo di ottenere risultati pubblici e certificati. Grazie a questo, è stata la prima azienda privata del settore food a vantare un EPD Process System interno (Riquadro 1).
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Ad oggi Barilla ha pubblicato sul sito dell’environDec più di 60 EPD, che coprono circa il 70% delle sue produzioni. In questi documenti è calcolato l’impatto ambientale dei prodotti analizzando tre differenti indicatori di sintesi: impronta di carbonio, impronta ecologica e impronta idrica. Se consideriamo, a titolo di esempio, l’EPD della pasta di semola, le fasi di molitura e produzione contribuiscono meno all’impatto ambientale complessivo del prodotto, ma nonostante ciò il Gruppo ha implementato nel tempo diversi progetti di riduzione dei consumi energetici e degli impatti.
L’impatto delle colture sull’ambiente La fase di coltivazione delle materie prime è la più significativa in termini di impatto ambientale; per tale motivo è nato
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È strategico valutare l’impatto ambientale del prodotto dal campo al piatto il Codice Barilla di Agricoltura Sostenibile, che definisce il concetto aziendale di agricoltura sostenibile, le relazioni tra Barilla e i propri fornitori all’insegna della sostenibilità, e raccoglie le pratiche messe in atto con i produttori di tutte le materie prime strategiche. I principi del Codice trovano applicazione nei progetti del programma Barilla Sustainable Farming (BSF), che promuove sistemi di coltivazione più efficienti per
ottenere prodotti agricoli sicuri e di alta qualità, capaci anche di tutelare e migliorare l’ambiente, oltre alle condizioni sociali ed economiche degli agricoltori. Il rapporto tra il “colosso della pasta” e gli operatori della supply chain è chiaro e trasparente attraverso accordi di filiera. In tal modo, si ottiene un modello agricolo virtuoso, rispettoso dell’ambiente e del lavoro dei produttori. Tali accordi, infatti, assicurano alla parte agricola un’adeguata remunerazione, mentre il trasformatore può contare su una materia prima di qualità. Grazie, poi, al decalogo di sostenibilità elaborato dalla stessa Barilla, è garantito il maggiore rispetto per l’ambiente.
La Carbon Neutrality Barilla ha avviato anche un progetto di “Carbon Neutrality” in conformità allo standard di riferimento PAS 2060: defi-
La dichiarazione ambientale certificata di prodotto
L’EPD è una dichiarazione ambientale certificata di prodotto che fornisce dati ambientali sul ciclo di vita dei prodotti in accordo con lo standard internazionale Iso 14025. L’International EPD System è un programma che permette di sviluppare e registrare EPD per qualsiasi tipo di beni e servizi. Il sistema è internazionale e verificato da un ente parte terza. Il Sistema EPD International è il programma principale utilizzato dalle aziende italiane per le dichiarazioni ambientali basate su Iso 14025 e En 15804 (Fonte: www.environdec.com).
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le emissioni di co2eq lungo la filiera devono essere ridotte
nito un perimetro di applicazione (un brand), le emissioni di CO2eq lungo tutta la filiera devono essere misurate e ridotte, mentre le emissioni residue vanno compensate. Barilla si è impegnata per la compensazione delle emissioni di CO2eq di due brand: Wasa e Grancereale. Il primo ha raggiunto tale traguardo a fine 2018, il secondo nei primi mesi del 2019. In particolare, Wasa, come previsto dallo stan-
dard di riferimento, ha voluto sviluppare progetti per ridurre le emissioni di CO2 lungo tutta la sua filiera. Si è iniziato a lavorare con i fornitori di segale - dove hanno preso il via i primi test per capire come introdurre il nuovo modello di coltivazione nei campi in Svezia e in Germania - e con i fornitori di servizi logistici, per sondare nuove modalità di trasporto o nuove tipologie di carburanti. Wasa è stato il progetto pilota e ha permesso a
Barilla di capire quale fosse la metodologia corretta per approcciare un’iniziativa molto più complessa: la compensazione dell’intera Company. Il brand Grancereale ha intrapreso un percorso analogo raggiungendo, come detto, la compensazione di tutte le sue emissioni nei primi mesi del 2019. Anche in questo caso, come per Wasa, è stato deciso di compensare le emissioni rimanenti contribuendo, attraverso l’acquisto di crediti da progetti certificati VCS, alla protezione della foresta pluviale.
Più sfide a difesa del Pianeta Barilla è quindi impegnata su più fronti: dal migliorare l’efficienza dei processi produttivi per ridurre le emissioni di gas serra e i consumi idrici, fino a promuovere - nell’agricoltura e nell’allevamento best practice più sostenibili per tutte le
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La Carbon Neutrality raggiunta con Wasa è un esempio etico virtuoso filiere strategiche. In particolare, persegue il miglioramento del proprio profilo ambientale attraverso un importante piano di investimenti volto a garantire il continuo ammodernamento degli impianti produttivi e l’adozione di tecnologie innovative ad alta efficienza. In Italia, Francia, Turchia, Grecia e Stati Uniti, grazie al programma “ESP Energy Saving Project”, il Gruppo ha realizzato ulteriori interventi volti alla riduzione dei consumi di energia negli impianti produttivi. L’utilizzo razionale ed efficiente delle risorse energetiche e l’incremento degli approvvigionamenti energetici da fonti rinnovabili con certificati GO (Garanzia di Origine), ha consentito a Barilla di mante-
nere le emissioni di gas a effetto serra su livelli simili a quelli registrati nell’anno passato: al momento, il 65% dell’energia elettrica acquistata da rete proviene da fonti rinnovabili certificate GO. È grazie a queste molteplici attività che lo scorso anno è stata raggiunta una ri-
duzione del 29% delle emissioni di gas serra per prodotto finito rispetto al 2010 e i consumi idrici diminuiti del 23%. Gianluca Allodi dalla relazione presentata alla Giornata Tecnica Antim di Bolzano
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companies and over 80 countries attending the three-day event. She said: «There is no turning back. The need for private sector engagement is stronger than ever. We cannot solve all the challenges without the resources, the expertise, the technology and brain power of business». Stefan Scheiber, Ceo of Bühler Group, said: «We are ready to accept the challenge and in fact we are convinced that this
is a pathway to building sustainable businesses delivering sustainable solutions. But we are running out of time. That is why we have increased our sustainability goals: our aim is to reduce energy requirements, water consumption, and waste by 50% in our customers’ value chains. No business can do this alone. We need widescale collaboration from every sector and part of the world».
Events eventi
Ai Networking Days 2019 hanno partecipato più di 500 realtà industriali Networking Days 2019 united about 500 companies in Uzwil a cura della Redazione
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a seconda edizione dei Bühler Networking Days si è svolta all’insegna del motto “Creiamo insieme il domani”. Il Gruppo svizzero, infatti, per l’occasione ha organizzato un forum coinvolgendo i maggiori esponenti dell’industria alimentare (ma non solo), imprese partner, scienziati e specialisti con l’obiettivo
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di dare una risposta a: “Come riusciremo, nel 2050, a sfamare 10 miliardi di persone e a rispondere alle esigenze della logistica per movimentare - nel modo più green possibile - le materie prime e le derrate rispettando, al contempo, il nostro Pianeta?”.
Secondo le stime, entro il 2025 la Terra sarà popolata da circa 10 miliardi di persone, il 70% delle quali vivranno in aree urbane. Questo metterà a dura prova il nostro sistema alimentare e logistico. Ai Networking Days sono arrivati i rappresentanti di imprese che, nel loro insie-
me, producono cibo per 4 miliardi di persone: personaggi cardine, quindi, che con le loro scelte possono fare in modo che il giro di vite avvenga. «Non possiamo produrre il cibo di cui abbiamo bisogno distruggendo il Pianeta - ha dichiarato nel corso del suo interven-
Industria protagonista «Le sfide che ci aspettano sono pressanti - spiega Stefan Scheiber, Ceo di Bühler Oggi viviamo in un mondo, per molti aspetti, migliore. Ma il progresso ha un costo; ed è troppo alto. Stiamo sfruttando le risorse naturali più velocemente di quanto l’ecosistema del nostro Pianeta possa rigenerarle: le stiamo quindi esaurendo». Gli effetti sono lampanti, basti pensare al riscaldamento globale, ai ghiacciai che si sciolgono, ai forti periodi di siccità in aree in cui prima la vegetazione era sempre verdeggiante. Si deve fare qualcosa per fermare questa catastrofe. E Scheiber aggiunge: «Abbiamo solo dieci anni per intervenire in modo che i danni causati dai cambiamenti climatici non diventino irreversibili».
Stefan Scheiber, Ceo di Bühler
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to il Ceo del Gruppo Olam International e presidente del World Business Council for Sustainable Development, Sunny Verghese - Deve esserci un modo alternativo, più sostenibile, per ottenere alimenti. Se pensiamo solo a fare business non troveremo la soluzione, quindi dobbiamo cambiare lo status quo». Concorda Scheiber :«Il mondo industriale deve dare il proprio contributo». E questo si può (e deve) fare «senza rinunciare al business». Un futuro green è realizzabile; si pensi, ad esempio, alla possibilità di coltivare le materie prime in vasche di fermentazione invece che in campo. Le imprese più all’avanguardia stanno già sviluppando progetti innovativi servendosi del digitale e delle biotecnologie. L’obiettivo è una rivoluzione verde per ottenere produzioni più performanti nel rispetto dell’ambiente.
Meno CO2 Al forum si è parlato anche di come arginare l’effetto serra. Ai Bühler Networking Days erano infatti presenti «esponenti
Il digitale guarda oltre
Sunny Verghese, Ceo del Gruppo Olam
dei tre settori che incidono, ognuno per un terzo, sulle emissioni mondiali di CO2: l’edilizia, la logistica e l’agricoltura», sostiene Ian Roberts, Chief Technology Officer di Bühler. «Le nostre città sono responsabili di un terzo delle emissioni di CO2 mondiali», fa sapere Patrick Dupin, Ceo di Saint Gobain Northern Europe, tra le principali imprese edilizie ed esempio virtuoso di come sia possibile realizzare strutture abitative a bassa emissione di anidride carbonica.
«L’era del digitale ha cambiato il mondo - assicura Roberts - perché ha consentito di sviluppare nuove soluzioni tecniche che hanno modificato il nostro modo di interagire, di comunicare, di innovare. Sta sconvolgendo le nostre vite e, soprattutto, può aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi di sostenibilità». In tal senso, Bühler è all’avanguardia, con prodotti che sfruttano i vantaggi dell’Internet of Things (IoT), dell’intelligenza artificiale e dei big data. Si pensi, ad esempio, a Bühler Insights, la prima piattaforma cloud dedicata all’industria alimentare e alla mangimistica, che sta contribuendo a incrementare i raccolti, a ridurre gli sprechi e a migliorare la sicurezza alimentare. «Il digitale gioca un ruolo strategico ma da solo non basta - precisa Ian Roberts Non possiamo raggiungere i nostri obiettivi lavorando in modo isolato. Dobbiamo pensare e agire come sistema. La collaborazione non è più un’opzione: deve essere una mission in tutte le aziende».
Ian Roberts, Chief Technology Officer di Bühler
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Marzo 2009 / MOLINI
d’Italia
Events eventi
Patrick Dupin, Ceo di Saint Gobain Northern Europe
Stefan Palzer, Chief Technology Officer di Nestlé Global
Bühler sta già sviluppando accordi strategici con partner del settore, istituti di ricerca, università, startup e organizzazioni no profit. E la Nestlé Global - la più grande multinazionale del settore alimentare al mondo, «ha aperto alle startup i suoi laboratori e messo a disposizione la sua esperienza - sostiene il vicepresidente esecutivo e Chief Technology Officer di Nestlé Global, Stefan Palzer con l’auspicio di vedere prendere forma in tempi brevi progetti innovativi».
Come essere parte della soluzione L’obiettivo di Bühler si basa sul concetto di “unione che fa la forza”, come dire: solo insieme possiamo raggiungere risultati importanti e duraturi. Una filosofia imprenditoriale che ha convinto diverse imprese presenti ai Bühler Networking Days 2019 e che ha dato i suoi frutti dopo solo un giorno di lavori congressuali:
Isabel Wijsen, co-founder di Bye Bye Plastic Bags
MassChallenge, il più grande finanziatore globale di startup, e il World Business Council for Sustainable Development hanno siglato un accordo di collaborazione per interagire e identificare le possibili soluzioni per affrontare i cambiamenti climatici. E, poco dopo, è entrata nel progetto anche l’organizzazione no profit One Young World.
Kate Robertson, di One Young World
“Insieme si vince”, quindi, come ci insegnano le sorelle Wijsen, le due bambine di Bali che hanno creato la campagna per bandire i sacchetti di plastica dalla loro isola. E quello che sembrava quasi un gioco, si è invece rivelato un successo mondiale: Bye Bye Plastic Bags ha avuto un riscontro planetario, a dimostrazione che l’impegno e la determinazione dei giovani può dare origine al cambiamento. Anche Bühler ne è consapevole e investe nel potenziale dei suoi dipendenti; infatti, fornisce loro una piattaforma dove possono esprimere le proprie idee su come la società dovrebbe svilupparsi in futuro. «Quando capisci che l’efficienza e l’innovazione di una realtà come Bühler nascono dal prendere sul serio il talento e l’inventiva dei giovani, ti rendi conto di cosa può realmente ottenere il mondo imprenditoriale», ha evidenziato Kate Robertson di One Young World. «Dobbiamo riconoscere l’urgenza di intervenire per salvare il Pianeta e aumentare il nostro impegno per la sostenibilità - sottolinea Stefan Scheiber - Adesso l’obiettivo di Bühler è ridurre i consumi energetici, i rifiuti e l’utilizzo di acqua del 50% a livello globale. Ma non possiamo riuscirci da soli, il mondo del business deve essere unito per ottenere questi risultati». E conclude: «Come industrie, aziende e privati, dobbiamo chiederci come possiamo diventare parte della soluzione. Speriamo che i Bühler Networking Days 2019 abbiano lanciato le basi per la svolta. Le sfide sono impegnative, ma possiamo farcela». a cura della Redazione
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le aziende informano Supplier news
Newpharm fa chiarezza sulle normative per il corretto stoccaggio dei cereali
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entre gli scenari legislativi in tema di stoccaggio dei cereali sono in continua evoluzione, la filiera cerealicola chiede a gran voce risposte concrete in tema di sicurezza alimentare. Newpharm, azienda italiana leader nella fornitura di prodotti e soluzioni per il settore professionale del Pest control, mette a disposizione tutta la conoscenza acquisita in decenni di esperienza, per rispondere con professionalità e competenza ai quesiti del comparto cerealicolo e proporre soluzioni concrete nonché rispettose delle norme vigenti. Erika Saccoccia, responsabile dell’ufficio Regolatorio e Normativo di Newpharm Group, focalizza l’attenzione sulla necessità di conformarsi a quanto stabilisce la normativa di settore in merito ai trattamenti antiparassitari sia negli ambienti che sulle derrate immagazzinate.
Strategie d’intervento e lotta ai parassiti La lotta contro gli insetti delle derrate può essere effettuata con prodotti e tecniche differenti. I prodotti fitosanitari presenti oggi sul mercato possono essere di tipo tradizionale, convenzionale o biologico. L’agricoltura biologica sta crescendo a ritmi importanti e gli alimenti bio sono sempre più richiesti e disponibili negli scaffali dei supermercati. Anche le materie prime destinate alla produzione di questi alimenti devono necessariamente essere preservate dall’attacco da parte di insetti e acari nocivi. La lotta insetticida con prodotti biologici destinata a questo tipo di derrate, prevede la somministrazione di sostanze attive autorizzate con caratteristiche completamente diverse dagli insetticidi convenzionali (rif. Regolamento (Ce) n. 834/2007 del
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28 giugno 2017 e successive modifiche ed integrazioni). Perciò, prima di effettuare qualsiasi intervento insetticida è indispensabile verificare la conformità normativa dei prodotti fitosanitari utilizzati. Al momento, oltre ai metodi di crioconservazione, nella filiera biologica risultano autorizzati solo due prodotti: Pygrain e Silocosec.
Gestione degli ambienti: il pre-stoccaggio Per ottenere una completa efficacia del trattamento fitosanitario è indispensabile effettuare alcune operazioni preventive, come la pulizia generale e la debiotizzazione dei locali di stoccaggio. Con questo termine si identificano tutte le operazioni condotte negli ambienti destinati allo stoccaggio che consentono la totale eliminazione degli insetti presenti, oltre che di altri parassiti, compresi eventuali loro punti di annidamento o riparo. Questa delicata quanto strategica fase viene condotta nel momento in cui i locali di stoccaggio sono ancora vuoti e, quindi, gli interventi antiparassitari risultano maggiormente agevolati. La debiotizzazione può avvenire utilizzando prodotti fitosanitari o presidi medico-chirurgici/biocidi, regolarmente registrati presso il Ministero della salute. Se si sceglie di utilizzare quest’ultima categoria di prodotti, l’ambiente dovrà essere rigorosamente vuoto e privo di ogni residuo di derrata anche se preventivamente coperta.
La protezione della derrata durante lo stoccaggio I trattamenti diretti sui cereali durante l’immagazzinamento possono essere effettua-
ti solo ed esclusivamente con prodotti fitosanitari, disponibili in diverse formulazioni e con meccanismo d’azione differente (per ingestione, contatto o asfissia). Per quanto riguarda le formulazioni liquide e solide (polvere), le sostanze attive ad oggi autorizzate in Italia per l’uso sui cereali sono: Cipermetrina, Deltametrina, Pirimiphos metile, Estratto di Piretro e la Terra di diatomee o Kieselgur. Eccetto per il Pirimiphos metile, che agisce con moFRUMENTO PROTEZIONE
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Supplier news le aziende informano
dalità d’azione triplice, le altre sostanze attive sopra elencate agiscono prevalentemente a seguito del contatto con l’infestante bersaglio. Una nota particolare merita la Terra di diatomee o Kieselgur, rocce silicee sedimentarie di origine organica che derivano da microscopiche alghe della famiglia delle diatomee. La sostanza attiva, contenuta nell’unico prodotto fitosanitario ad uso insetticida registrato in Italia, il SilicoSec per l’appunto (Regolamento n. 15899 del 19 dicembre 2013), viene ricavata in seguito a un accurato processo produttivo che la rende sicura per l’uomo e molto efficace verso gli insetti target. Grazie all’azione meccanica e alle sue proprietà abrasive, gli insetti incontrano rapidamente la morte per disidratazione e l’effetto del prodotto non si dissipa nel tempo rimanendo attivo a lungo. SilicoSec è 100% naturale con zero residui e può essere utilizzato in agricoltura convenzionale e biologica direttamente sui FRUMENTO ORZO
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cereali stoccati o negli ambienti destinati alla loro conservazione. I prodotti fitosanitari sopra citati, regolarmente registrati per il trattamento dei cereali stoccati, possono essere applicati direttamente sulle cariossidi integre previa un’energica depolverizzazione. Il trattamento diretto sul cereale avviene durante il normale funzionamento dell’impianto di trasporto (coclee, redler ed elevatori) verso i sili e non è necessaria alcuna sigillatura dei locali o fermo della produzione, come invece avviene con altre tipologie di trattamenti insetticidi. Altre tecniche minori di disinfestazione prevedono l’impiego di microonde o l’uso razionale delle temperature (prevalentemente del freddo). L’utilizzo di anidride carbonica (CO2) come insetticida oggi è vietato in quanto non esistono prodotti fitosanitari o biocidi regolarmente registrati in Italia a tale scopo. Terminati gli interventi finalizzati alla conservazione, è indispensabile rispettare i periodi di carenza riportati nelle etichette dei vari prodotti fitosanitari prima di maneggiare il cereale. Tale intervallo di tempo, espresso nei giorni che intercorrono tra la fine dei trattamenti diretti sulla merce e la possibilità di iniziare la trasformazione, consente il pieno rispetto dei limiti massimi di residuo consentiti dalla legge, ovvero le soglie massime di residuo di sostanza attiva ammesse nei prodotti destinati all’alimentazione (i limiti massimi di residuo, cioè gli LMR, sono consultabili per coltura nel database europeo al link: https://ec.europa.eu/food/plant/pesticides en). Non rispettare i periodi di carenza o utilizzare prodotti non regolarmente registrati ed autorizzati per l’uso insetticida sulle derrate di magazzino, significa incorrere nel sequestro delle partite cerealicole e nella gestione di una serie di problematiche di natura non esclusivamente commerciale. Newpharm rappresenta il principale interlocutore delle più importanti associazioni di settore e supporta gli stoccatori,
by Newpharm
Prodotti utilizzati in agricoltura convenzionale e/o biologica. Talisma® (Cipermetrina), K-Obiol® (Deltametrina), Actellic® (Pirimiphos metile), Pygrain® (Estratto di Piretro) Silicosec® (Terra di diatomee o Kieselgur). Azione immediata e persistente nel tempo. L’assenza di residui tossici garantisce la massima sicurezza per l’intera filiera cerealicola.
Nessuna preventiva autorizzazione da parte delle autorità competenti. Un solo trattamento pre-stoccaggio garantisce un’efficace protezione per tutto il periodo di immagazzinamento. Non è necessario il fermo di produzione e la sigillatura dei locali durante il trattamento. Il trattamento può essere effettuato da chiunque sia in possesso del certificato di abilitazione all’acquisto ed uso dei prodotti fitosanitari. Nessuna attesa tra il trattamento fitosanitario insetticida e la trasformazione dei cereali stoccati per la maggior parte dei prodotti proposti.
Facilità di applicazione grazie alle attrezzature tecnologiche della gamma Cereal-San®. Nessuna perdita qualitativa e quantitativa. Secondo i dati elaborati dalla FAO ogni anno circa un terzo della produzione mondiale di cibo viene persa lungo la filiera agroalimentare. Durante la fase di stoccaggio le perdite di cereali dovute all’azione dei parassiti possono arrivare fino al 40%, con l’ulteriore aggravio del rilascio massivo di allergeni e sostanze cancerogene.
i disinfestatori e tutte le realtà della filiera alimentare, mettendo a disposizione tecnici specializzati in tutti gli aspetti chiave (entomologici, normativi, soluzioni per la disinfestazione e sistemi applicativi all’avanguardia). Per approfondimenti: Dott.ssa Erika Saccoccia - Regulatory Affairs Manager Newpharm; Dott. Stefano Cherubin - Ricerca & Sviluppo Newpharm; Dott.ssa Laura Pattuzzi - Marketing & Comunicazione Newpharm Newpharm srl Via Tremarende, 24/B 35010 Santa Giustina in Colle (Pd) Tel. 049 9302876 - Fax 049 9320087 info@newpharm.it www.newpharm.it www.protezionecereali.it
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agenda
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MOSTRA CONVEGNO ANNUALE IAOM Distretto Mideast & Africa (MEA) www.iaom-mea.com
16/19 novembre 2019
Rimini
foodnova
Salone internazionale delle nuove esigenze alimentari www.foodnova.eu
3/5 dicembre 2019
Parigi (Francia)
FI INGREDIENTS
Salone internazionale degli ingredienti per l’industria alimentare e delle bevande www.figlobal.com/fieurope
9/11 dicembre 2019
Cairo (Egitto)
PACPROCESS MEA
Salone internazionale dell’imballaggio www.pacprocess-mea.com
11/14 gennaio 2020
Parigi (Francia)
EUROPAIN
Salone internazionale dei prodotti da forno e pasticceria www.europain.com
18/22 gennaio 2020
Rimini
SIGEP
Salone internazionale gelateria, pasticceria e panificazione artigianali www.sigep.it
29 gennaio/ 1 febbraio 2020
Verona
FIERAGRICOLA
Salone internazionale dell’agricoltura www.fieragricola.it
16/20 febbraio 2020
Dubai (Emirati Arabi Uniti)
GULFOOD
Salone internazionale dell’industria alimentare e delle bevande www.gulfood.com
24/26 marzo 2020
Bangkok (Tailandia)
VICTAM ASIA
Salone asiatico per l’industria mangimistica www.victamasia.com
1/3 aprile 2020
Verona
B/OPEN
Salone internazionale del biologico www.b-opentrade.com
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ottobre 2019 October
ITALMOPA ITALMOPA ASSOCIAZIONE INDUSTRIALI MUGNAI D’ITALIA ASSOCIAZIONE INDUSTRIALI MUGNAI D’ITALIA WWW.ITALMOPA.COM
ORGANO UFFICIALE
ANTIM ANTIM
ORGANO ORGANO UFFICIALE UFFICIALE
ASSOCIAZIONE NAZIONALE TECNICI
Molini Molini
ASSOCIAZIONE NAZIONALE TECNICI DELL’INDUSTRIA MOLITORIA DELL’INDUSTRIA MOLITORIA
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THE ITALIAN MAGAZINE INDUSTRY THE ITALIAN MAGAZINEFOR FORTHE THE MILLING MILLING INDUSTRY
dd’I’talia Italia
LA RIVISTA ITALIANA PER L’INDUSTRIAMOLITORIA MOLITORIA RIVISTA ITALIANA PER L’INDUSTRIA
L’informazione professionale specializzata per: ✓✓ gli imprenditori, gli operatori e i tecnici della prima e seconda trasformazione dei cereali ✓✓ i produttori di farine e semole ✓✓ gli esperti della panificazione e del dolce ✓✓ i produttori di pasta ✓✓ gli esperti della mangimistica ✓✓ i costruttori di macchine e impianti ✓✓ i tecnici alimentari ✓✓ i fornitori di materie prime ✓✓ i ricercatori ✓✓ i tecnici di laboratorio Abbonamento Italia Abbonamento estero
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Abbonamento Italia € 45,00 Abbonamento estero € 96,00 Versamento con carta di credito (dati criptati) dal sito www.avenuemedia.eu - riviste di settore Bonifico bancario intestato ad Avenue media srl, Viale Aldini Antonio 222/4, 40136 Bologna. Banca d’appoggio: Banca Popolare Emilia Romagna Ag. 7 Bologna, IBAN: IT15V0538702406000000437531 Versamento su ccp n. 18182402 intestato ad Avenue media srl, Viale Aldini Antonio 222/4, 40136 Bologna. Si allega il bollettino di ricevuta con specificata la causale di versamento: in busta chiusa spedizione via fax al n. 051.6564332 La rivista va spedita a (scrivere in stampatello):
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