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Rivista fondata nel 1950
ASSOCIAZIONE NAZIONALE TECNICI DELL’INDUSTRIA MOLITORIA
Molini THE ITALIAN MAGAZINE FOR THE MILLING INDUSTRY since 1950
d’Italia
LA RIVISTA ITALIANA PER L’INDUSTRIA MOLITORIA dal 1950
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Anno LXXIV
November Novembre
2023
IN QUESTO NUMERO IN THIS ISSUE
Verso Sigep 2024: i protagonisti del settore molitorio Upcoming Sigep 2024: the main players of the milling sector Frumento duro: focus sul Canada Durum wheat: focus on Canada “Grano, farina e…” edizione 2023 all’insegna del sogno “Wheat, flour and...” 2023 edition, in the name of dream
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Molini THE ITALIAN MAGAZINE FOR THE MILLING INDUSTRY since 1950
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LA RIVISTA ITALIANA PER L’INDUSTRIA MOLITORIA dal 1950
PROPRIETARIO
Summary SOMMARIO N. 10 November NOVEMBRE 2023
Associazione Industriali Mugnai d’Italia Via Lovanio, 6 - 00198 Roma
Associazione Industriali Mugnai d’Italia
DIRETTORE EDITORIALE Andrea Valente Presidente Italmopa
DIRETTORE RESPONSABILE Claudio Vercellone
DIRETTORE TECNICO Lorenzo Cavalli Presidente Antim
COMITATO TECNICO EDITORIALE Carlo Brera Esperto in sicurezza alimentare Marina Carcea Ricercatrice per gli alimenti e la nutrizione, CREA - Roma Giuseppe Maria Durazzo Avvocato, esperto in diritto dell’alimentazione Luigi Pelliccia Responsabile Ufficio Studi e Mercato di Federalimentare Giovanni Battista Quaglia Tecnologie alimentari
COMITATO DI REDAZIONE Piero Luigi Pianu Laura Pierandrei
Editorial EDITORIALE ITALMOPA A FAVORE DI UNA MAGGIORE TRASPARENZA DEL MERCATO Italmopa is in favour of greater market transparency
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di E. Martinelli
Features ARTICOLI Events Eventi
UN PERCORSO DI INTEGRAZIONE E PROSPETTIVA A process of integration and perspective
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a cura della Redazione
Focus
CANADA, VOLUMI IN PICCHIATA MA PREZZI BASSI Canada, volumes plummet but prices are low
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di M. Latella
RELAZIONI INTERNAZIONALI Alfredo Tesio
REDAZIONE
ufficiostampa@avenue-media.eu Tel. +39 051 6564337
PUBBLICITÀ
Paola Zerbini pizeta@avenue-media.eu Tel. +39 051 6564348 / +39 339 2381497 EDIZIONE, DIREZIONE, REDAZIONE, PUBBLICITÀ E AMMINISTRAZIONE
Edizioni Avenue media® Viale Antonio Aldini, 222/4 - 40136 Bologna Tel. +39 051 6564311 STAMPA: MIG - Moderna Industrie Grafiche Via dei Fornaciai, 4 - 40129 Bologna
Departements RUBRICHE
11 WORLD NEWS 17 Laws & Rules PANORAMA NORMATIVO 21 Focus on economics FOCUS ECONOMIA 27 Food rules DIRITTO ALIMENTARE 35 Trade fairs FIERE 60 Supplier news LE AZIENDE INFORMANO 64 AGENDA 70 Advertisers list ELENCO INSERZIONISTI 72 Facts & News FATTI E NOTIZIE
RIVISTA FONDATA NEL 1950
Registrazione Tribunale di Bologna del 31 luglio 1992 n. 6129 Trattamento dei dati personali ai sensi del Regolamento Ue 679/2016. L’informativa Privacy è disponibile sul sito di Avenue media www.avenue-media.eu alla pagina “Informativa Privacy Editoria” www.avenue-media.eu/informativa-privacy-editoria
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Editorial EDITORIALE
Italmopa a favore di una maggiore trasparenza del mercato
Italmopa is in favour of greater market transparency
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he launch, as of 14 November, of an extraordinary plan of controls, coordinated by Masaf, on imported durum wheat is a fully acceptable initiative. The idea is to further increase the transparency of procurement functioning and policies within the durum wheat value chain. According to Italmopa, the controls, whether extraordinary or not, carried out by the competent Supervisory Authorities, protect consumers but also provide a further, strong guarantee for milling industries for which the quality and food safety of raw materials are essential pre-conditions in procurement policies. These controls should be applied also to EU and national wheat, and the results of the analyses should be made public in a timely manner.
CONDIVISIBILE IL PIANO STRAORDINARIO DI CONTROLLI SUL GRANO DURO IMPORTATO ANNUNCIATO DAL MASAF MASAF ANNOUNCED di Enzo Martinelli AN EXTRAORDINARY Presidente Sezione Molini a frumento duro Italmopa PLAN OF CONTROLS ON IMPORTED DURUM WHEAT: AN ACCEPTABLE INITIATIVE
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o scorso mese di novembre, nell’ambito della riunione della Cabina di Regia istituita a marzo 2023 per sostenere e difendere la filiera agroalimentare italiana, il Ministro Francesco Lollobrigida ha annunciato un piano straordinario di controlli, coordinato dal Masaf, sul grano duro importato. Tale iniziativa appare, per la nostra Associazione, pienamente condivisibile nell’ottica di una maggiore trasparenza delle politiche di approvvigionamento e, più in generale, del funzionamento della filiera frumento duro. A tal riguardo, ci preme sottolineare il costante e crescente impegno messo in campo da Italmopa per fornire una corretta informazione su tutti gli aspetti
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Editorial EDITORIALE
più rilevanti che caratterizzano il settore molitorio, incluso il tema della materia prima importata spesso oggetto di attacchi pretestuosi e ingiustificabili. Con particolare riferimento al comparto del frumento duro, ricordiamo che la produzione italiana di frumento risulta strutturalmente deficitaria, in misura del 40% circa, rispetto alle esigenze quantitative, ma anche qualitative, dell’industria molitoria nazionale. Una parte della produzione nazionale, peraltro, è destinata alla riproduzione delle sementi, all’export sotto forma di granella o all’alimentazione zootecnica, circostanza che contribuisce
ad accentuare il deficit produttivo nazionale rispetto alle esigenze quantitative dell’industria della trasformazione. Le importazioni risultano quindi, da sempre, complementari e non alternative alla produzione nazionale e non sono in alcun modo motivate da ragioni di ordine commerciale. La nostra industria molitoria, inoltre, ha l’obbligo di rispettare i rigidi capitolati predisposti dall’industria pastaria per ottenere un prodotto come la pasta, fiore all’occhiello dell’agroalimentare italiano e simbolo per eccellenza del nostro Paese nel mondo.
LE IMPORTAZIONI SONO COMPLEMENTARI ALLA PRODUZIONE NAZIONALE I controlli, siano essi straordinari o meno, effettuati dalle competenti Autorità di vigilanza, costituiscono pertanto non soltanto una tutela per i consumatori ma anche un’ulteriore garanzia per le industrie molitorie per le quali la qualità e la sicurezza alimentare della materia prima costituiscono da sempre prerequisiti inderogabili nelle politiche di approvvigionamento. Ai fini di una maggior efficacia e completezza dell’iniziativa proposta dal Masaf, riterremo però importante che i controlli venissero estesi anche ai frumenti comunitari e ai frumenti nazionali, rendendo altresì pubblici gli esiti delle analisi effettuate. Ci auguriamo che i referenti presso il Ministero prendano in considerazione questa nostra proposta che persegue lo scopo di garantire una maggior trasparenza lungo tutta la filiera frumento duro. Enzo Martinelli
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Facts & News
FATTI E NOTIZIE
COMMODITY AGRICOLE 2024: TREND DIFFERENZIATI E VOLATILITÀ SENZA PRECEDENTI
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ontinua a crescere l’attenzione per le dinamiche dei mercati agrifood aggiornata ogni anno in occasione di Commodity Agricole, evento organizzato da Unione Italiana Food e Areté. Il presidente di quest’ultima, Mauro Bruni, ha esordito dicendo che “dopo la tempesta perfetta del 2022, il 2023 è stato l’anno del caos. Le contrazioni repentine dei prezzi di alcuni comparti registrate nel corso del 2023 si sono affiancate a nuove e improvvise impennate di prezzo”. Insomma, raccolti eterogenei tra le principali aree di produzione ed esportazione di cereali, risultato di andamenti climatici differenziati e variazioni, anche importanti, nei trend delle scelte di semina, stanno generando un’apertura degli spread tra i prezzi dei cereali, con mais e tenero che, pur con livelli di produzione (e nel caso del tenero, di qualità) deludenti in Ue, beneficiano degli abbondanti raccolti di Usa e Russia.
CEREALI: ETTARI IN CRESCITA, MA ANCORA POCO SEME CERTIFICATO
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el 2023 le superfici coltivate a cereali in Italia hanno raggiunto il 2,3 milioni di ettari, con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente. Al tempo stesso, l’impiego di seme certificato per alcune specie come il frumento duro resta vicino al 50%, con il risultato di minacciare la tracciabilità e la qualità dei raccolti di una coltura che dà origine a un fiore all’occhiello del Made in Italy come la pasta. A rivelarlo, un’elaborazione di Assosementi sulla base di dati ufficiali Istat e Crea-DC. L’Associazione alla vigilia delle semine cerealicole 2023, ha lanciato il Vademecum per il cerealicoltore, per ricordare quali sono oggi le disposizioni in vigore e gli aspetti da tenere a mente quando si desidera reimpiegare seme del proprio raccolto per una successiva semina in azienda.
LA SICUREZZA ALIMENTARE SARÀ SEMPRE PIÙ EFFICACE
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ntro il 2033 si prevede che il numero di persone che soffrono di insicurezza alimentare negli 83 paesi dell’International Food Security Assessment (Ifsa) raggiungerà i 385,9 milioni di persone, ovvero il 66,1% in meno rispetto al 2023. La sicurezza alimentare e le sue sfide sono state al centro di un webinar tenutosi il 7 settembre scorso dall’Usda, in cui si è fatto il punto sulle sfide attuali e future verso una maggiore sicurezza alimentare globale. Una sicurezza che non si declina solo in “più cibo per tutti” ma anche come “miglior cibo per tutti”: nonostante le sfide nelle prospettive a breve termine, si prevede che la sicurezza alimentare migliorerà nei prossimi dieci anni.
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Facts & News
FATTI E NOTIZIE
GRANI ANTICHI: PER L’ACCADEMIA NAZIONALE DI AGRICOLTURA SONO UNA “BUFALA”
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rani antichi. Una moda piena di falsità” è stato il titolo dell’incontro organizzato lunedì 23 ottobre all’Archiginnasio di Bologna, dall’Accademia nazionale di agricoltura, in collaborazione con la casa editrice Il Mulino e l’Associazione regionale giornalisti agricoltura (Arga Emilia-Romagna). Il dibattito ha tentato di analizzare luci e ombre delle tipologie di frumento dette “grani antichi” oggi presenti sul mercato. Ne hanno parlato, moderati dal dott. Ercole Borasio, accademico ordinario già direttore generale della Produttori Sementi S.p.a, il prof. Silvio Salvi, presidente della Società Italiana di Genetica Agraria, la giornalista Lisa Bellocchi, presidente dell’European Network of Agricultural Journalist e il prof. Luigi Cattivelli, direttore del Centro di Ricerca Genomica e Bioinformatica del CREA, autore anche del volume “Pane nostro. Grani antichi, farine e altre bugie” (Il Mulino, 2023) presentato durante il dibattito.
ALBERTO FIGNA NUOVO PRESIDENTE DI ALMA
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lma, la Scuola internazionale di cucina italiana rinnova la sua governance e organizzazione. Il Cda ha infatti annunciato la nomina di Alberto Figna (in foto) come nuovo presidente e amministratore delegato, con l’obbiettivo di rafforzare la gestione della Scuola ampliando ulteriormente le competenze operative a livello di marchio e consolidando la sua organizzazione. Figna, laureato in Francia in Ingegneria molitoria, è Ad della Agugiaro & Figna Molini Spa, secondo gruppo italiano nella trasformazione del grano tenero, con tre stabilimenti e oltre 100 milioni di euro di fatturato.
RIASSETTO SOCIETARIO PER BARILLA
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al 2024 Barilla avrà un nuovo formato societario. Il centro dell’azienda rimarrà a Parma, in mano alla Barilla Holding che oltre a redigere i bilanci del Gruppo, gestirà anche le decisioni strategiche per il marchio e detterà le linee guida. A Parma, poi, entro il 2025 sorgerà un nuovo centro di ricerca e sviluppo. Centrale sarà anche la Barilla International Bv, holding olandese con sede ad Amsterdam e controllata per l’85% dalla casa madre di Parma. La holding sarà il polo europeo del Gruppo e avrà come obiettivo quello di far crescere il marchio su mercati esterei. La holding poi controllerà l’intero capitale della Barilla G. e R. Fratelli, società per azioni italiana sotto cui confluiranno gran parte delle controllate estere.
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La nuova generazione degli stoccaggi alimentari*
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Facts & News
FATTI E NOTIZIE
ANTIRICICLAGGIO: VANNO COMUNICATI I TITOLARI EFFETTIVI AL REGISTRO DELLE IMPRESE
È
stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 236 del 9 ottobre scorso il Decreto direttoriale 29 settembre 2023 del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che attesta l’avvio dell’operatività del sistema di comunicazione al Registro delle imprese delle informazioni sulla titolarità effettiva, istituito ai sensi del Decreto Legislativo n. 231/2007 (cd. “Decreto antiriciclaggio”). Sulla base di quanto previsto dal decreto direttoriale, i soggetti obbligati potranno comunicare al Registro delle imprese le informazioni sulla titolarità effettiva, entro l’11 dicembre prossimo. Il “titolare effettivo” è la persona fisica che, in ultima istanza, possiede o controlla l’impresa o ne risulta beneficiaria.
SEMINE IN RITARDO PER CEREALI E DURO: A RISCHIO LA QUALITÀ
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poche settimane del World Pasta Day, l’autosufficienza degli approvvigionamenti di frumento duro alla base della sua produzione resta per l’Italia sempre più un miraggio. Crisi climatica e caro costi rischiano di ipotecare gli investimenti alla vigilia delle semine invernali, dopo una campagna 2023 ridimensionata rispetto alle attese iniziali per quantità e qualità. A guidare le intenzioni di semina sono sempre i prezzi: nonostante un livello ancora superiore alla media, sono crollati del 30% dal picco raggiunto lo scorso anno al culmine di un’annata eccezionale, mentre i costi di produzione degli ultimi dodici mesi sono scesi solo del 3% secondo le rilevazioni Ismea. Pesa sulle scelte di investimento degli agricoltori la confusione generata dalla nuova Pac che impone, per ottenere il 100% di premi Ue, il divieto di mono successione colturale a partire dal 2024.
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WORLD NEWS
World News è la rassegna delle notizie dall’Europa e dal mondo sull’agroalimentare. Un punto di vista aggiornato e puntuale su quanto accade in sede comunitaria ed extra-comunitaria, per essere sempre informati sulle dinamiche internazionali in ambito politico, economico e scientifico. Brevi flash che possono risultare di interesse per la filiera - italiana ma non solo - della trasformazione dei cereali.
IL CANALE DI PANAMA LIMITA ULTERIORMENTE I TRANSITI GIORNALIERI DELLE NAVI
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causa dei bassi livelli senza precedenti sul lago Gatun, l’Autorità del Canale di Panama (Apc) sta limitando ulteriormente il numero di transiti giornalieri delle navi, raggiungendo un minimo di 18 navi al giorno entro febbraio 2024. Seconda l’Usda, il livello dell’acqua sul lago (che è la principale risorsa idrica del Canale) è attualmente 79,7 piedi, 7% sotto la precedente media quinquennale per ottobre. La capacità massima sostenibile sul Canale è di 38/40 transiti. L’Apc ha adottato diverse misure di risparmio idrico e di conservazione, tra cui la riduzione della capacità di transito a 32 navi dal 30 luglio. Ulteriori riduzioni sono state annunciate lo scorso 29 settembre. Tuttavia, nonostante le misure adottate il livello del lago Gatun ha continuato a scendere a livelli senza precedenti per questo periodo dell’anno.
IN CALO LA PRODUZIONE DI FARINA DI FRUMENTO INTEGRALE NEGLI USA
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ei primi tre trimestri del 2023, la produzione di farina integrale è stata di 13.404.000 tonnellate, in calo di 1.012.000 tonnellate, pari al 7%, rispetto a 14.416.000 tonnellate nei primi nove mesi dello scorso anno. La produzione annuale di farina di frumento integrale ha rappresentato il 4,3% della produzione totale di farina statunitense per il periodo. La produzione di semola di grano integrale nel terzo trimestre è stata di 111.000 tonnellate, in calo di 12.000 tonnellate, pari al 10%, rispetto a 123.000 tonnellate nel terzo trimestre dello scorso anno. La semola integrale ha rappresentato l’1,5% della produzione totale di semola nel trimestre. A oggi, nel 2023, la produzione di semola di grano integrale è stata di 299.000 tonnellate, in calo dell’1% rispetto all’anno precedente.
PREVISIONE AL RIBASSO DEL RACCOLTO DI GRANO ARGENTINO
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causa delle diffuse condizioni di siccità, le previsioni di produzione di frumento argentino per la campagna 2023/24 sono state riviste più in basso nell’ultimo rapporto della Global Agricultural Information Network dell’Usda. La Fas ha ridotto la produzione di grano argentino di 2 milioni di tonnellate rispetto alle previsioni precedenti a 14,5 milioni di tonnellate. Se realizzato, il totale sarebbe ancora 2 milioni di tonnellate superiore al raccolto del 2022/23 a suo tempo colpito dalla siccità del paese. L’Argentina, in genere il più grande produttore di grano ed esportatore in Sud America, è nel pieno di un periodo di tre anni di prevalente siccità. Oltretutto, analisti e produttori stanno ancora valutando l’impatto negativo delle gelate di inizio ottobre, che potrebbero diminuire ulteriormente la produzione.
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WORLD NEWS
ARABIA SAUDITA: RADDOPPIA LA PRODUZIONE DI GRANO
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opo un anno in cui la produzione interna di grano è quasi raddoppiata a 1,18 milioni di tonnellate, l’Arabia Saudita prevede una produzione simile nella campagna di commercializzazione, secondo un rapporto della Fas dell’Usda. Il motivo di questo importante aumento, secondo la Fas, è l’alto prezzo di acquisto del governo (466 dollari per tonnellata) offerto agli agricoltori locali. Peraltro, fino a quando i prezzi degli acquisti pubblici rimarranno elevati, la produzione interna di frumento dovrebbe rimanere vicina a 1,2 milioni di tonnellate. La General Food Security Authority (Gfsa), un’agenzia del Ministero saudita dell’Ambiente, dell’Acqua e dell’Agricoltura, ha il mandato di acquistare fino a 1,5 milioni di tonnellate di grano prodotto localmente ogni anno.
LA RUSSIA FIRMA UN ACCORDO PER L’ESPORTAZIONE DEL GRANO CON LA CINA
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econdo Reuters, una società di esportazione russa ha firmato un accordo per esportare 70 milioni di tonnellate di grano, legumi e semi oleosi in Cina. Il contratto, con una durata di 12 anni e un valore di circa 26 miliardi dui dollari, potrebbe prevedere anche un’estensione. La Russia sta uscendo da un raccolto di grano eccezionale in cui ha esportato circa 60 milioni di tonnellate di grano durante la stagione di commercializzazione 2022/23, ampliando la sua posizione come primo esportatore di grano del mondo. Ha esportato circa 47 milioni di tonnellate di frumento nel 2022/23 e prevede di spedire un record di 50 milioni di tonnellate nella campagna in corso.
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Laws & Rules
PANORAMA NORMATIVO
a cura di Italmopa
Bisfenolo A: valutazione del rischio da parte dell’Efsa. Situazione attuale e prospettive di evoluzione del quadro normativo a livello di Ue
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n questi mesi si sta sempre più sviluppando, a livello europeo, il dibattito relativo al bisfenolo A, che è una sostanza chimica usata prevalentemente in associazione con altre sostanze per produrre alcune plastiche e resine. Il BpA è utilizzato, per esempio, per produrre resine epossidiche usate in pellicole e rivestimenti per lattine e contenitori per bibite e alimenti. Sostanze chimiche come il BpA, utilizzato nei recipienti per alimenti, possono migrare in quantità minime negli alimenti e bevande in essi contenuti, per cui gli scienziati dell’Efsa ne rivedono periodicamente la sicurezza.
Ruolo dell’Efsa Come è noto, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) fornisce consulenza scientifica ai gestori del rischio - la Commissione europea e gli Stati membri dell’Ue - sulla sicurezza di sostanze chimiche come il BpA utilizzate in materiali che entrano a contatto con gli alimenti. Tale compito è svolto in particolare dal gruppo di esperti scientifici sui materiali a contatto con gli alimenti, gli enzimi, gli aromatizzanti e i coadiuvanti alimentari (Cep). Nell’ambito delle proprie valutazioni sulla sicurezza dei materiali a contatto con gli alimenti, l’Efsa stabilisce, ove possibile (cioè quando vi siano informazioni sufficienti a disposizione), una soglia giornaliera tollerabile (Dgt) per ciascuna sostanza. La Dgt
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è la stima della quantità di una sostanza che un essere umano può consumare quotidianamente nel corso dell’intera esistenza senza incorrere in rischi apprezzabili per la salute. Una Dgt viene espressa in rapporto al peso corporeo. L’Efsa ha pubblicato nel gennaio del 2015 una prima valutazione del rischio relativo al BpA, tenendo in considerazione l’esposizione dei consumatori e la tossicità della sostanza, e arrivando alla conclusione che il BpA non rappresenta un rischio per la salute della popolazione di alcuna fascia di età (inclusi feti, neonati e adolescenti), ai
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Laws & Rules
livelli di esposizione considerati. Infatti, l’esposizione attraverso la dieta o l’insieme delle varie fonti (dieta, polvere, cosmetici e carta termica) è nettamente al di sotto del livello di sicurezza (la “dose giornaliera tollerabile” o Dgt). Benché nuovi dati e metodologie affinate abbiano portato gli esperti dell’Efsa a ridurre considerevolmente il livello di sicurezza del BpA da 50 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno (µg/kg di pc/giorno) a 4 µg/kg di pc/giorno, le stime più elevate dell’esposizione alimentare e dell’esposizione attraverso un complesso di fonti (definita “esposizione aggregata” nel parere dell’Efsa) sono da 3 a 5 volte inferiori alla nuova Dgt. Nel calcolo della Dgt sono state quantificate e tenute in considerazione le incertezze scientifiche riguardanti i potenziali effetti del BpA a carico della ghiandola mammaria e dei sistemi riproduttivo, metabolico, neurocomportamentale e immunitario. Inoltre la Dgt è stata calcolata in via provvisoria, in attesa dell’esito di uno studio di lungo termine sui ratti che contribuirà a ridurre tali incertezze. Per garantire la massima apertura e trasparenza, nel corso di questa prima valutazione del rischio l’Efsa ha tenuto approfondite consultazioni e discussioni con le autorità nazionali e le parti interessate, così da tener conto della più ampia gamma possibile di pareri e informazioni scientifiche. Il gruppo di esperti scientifici di Efsa, dopo aver considerato la possibilità che dosi diverse di BpA provochino risposte impreviste, è giunto alla conclusione che i dati disponibili non forniscono prove dell’esistenza di tali correlazioni per quanto concerne gli effetti sulla salute considerati. Nel 2006, quando l’Efsa aveva valutato per l’ultima volta l’esposizione alimentare al BpA, erano disponibili meno informazioni e gli esperti dell’Efsa sono stati quindi costretti a formulare varie ipotesi di tipo prudenziale sul consumo e sui livelli di BpA negli alimenti, prendendo per la prima volta in considerazione la possibilità che l’esposizione al BpA provenga anche da fonti
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PANORAMA NORMATIVO
non alimentari. Gli esperti dell’Efsa hanno utilizzato nuove metodologie per tener conto delle incertezze concernenti i potenziali effetti sulla salute, la stima dell’esposizione e la valutazione dei rischi per l’uomo. Sempre in questa prima valutazione l’Efsa si è assunta l’impegno a ridefinire la Dgt provvisoria nell’arco di due o tre anni, non appena sarebbero stati disponibili i risultati di uno studio di ricerca di lungo termine condotto nell’ambito del programma nazionale di tossicologia degli Stati Uniti (US National Toxicology Program). Nell’aprile del 2023 l’Efsa ha pubblicato una valutazione ex novo della sicurezza del BpA, riducendo significativamente la soglia di assunzione giornaliera tollerabile (Dgt) stabilita nella precedente valutazione del 2015.
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Laws & Rules
Sulla base di tutte le nuove evidenze scientifiche valutate, gli esperti dell’Efsa hanno quindi stabilito una Dgt di 0,2 nanogrammi (0,2 miliardesimi di grammo) per chilogrammo di peso corporeo al giorno, in sostituzione della precedente soglia temporanea di 4 microgrammi (4 milionesimi di grammo) per chilogrammo di peso corporeo al giorno. La nuova Dgt è di circa 20.000 volte inferiore a quella precedente. Questa rivalutazione avrà molto probabilmente un impatto nelle discussioni legislative in corso su argomenti quali la valutazione del rischio delle sostanze utilizzate nei materiali e negli oggetti destinati al contatto con gli alimenti (Fcma) nel contesto della revisione delle norme Ue sui Moca. Confrontando la nuova Dgt con le stime dell’esposizione dei consumatori al BpA tramite l’alimentazione, gli esperti dell’Efsa hanno concluso che sia l’esposizione media sia quella elevata al BpA supera la nuova Dgt in tutte le fasce di età, dando così adito a preoccupazioni per la salute. Gli esperti dell’Autorità europea per la Sicurezza alimentare hanno infatti riscontrato possibili effetti nocivi a carico del sistema immunitario. Il gruppo di esperti ha inoltre preso in considerazione altri effetti potenzialmente nocivi per la salute dell’apparato riproduttivo, del sistema metabolico e per lo sviluppo dell’organismo. Rispetto alla precedente valutazione del 2015, il gruppo di esperti dell’Efsa ha abbassato in modo significativo la soglia giornaliera tollerabile (Dgt) del Bpa, ovvero la quantità che può essere ingerita quotidianamente per tutta la vita senza rischi sensibili per la salute.
Quadro normativo nell’Ue: situazione attuale e prospettive di regolamentazione L’uso del BpA nei materiali a contatto con gli alimenti è autorizzato nell’Unione europea ai sensi del regolamento 10/2011/Ue, riguardante i materiali e gli oggetti di plastica destinati al contatto con i prodotti alimentari. Nel febbraio del 2018 l’Unione europea ha introdotto limiti più severi sul contenuto di BpA nei materiali a contatto con gli alimenti. Tali limiti sono stati ricavati dalla soglia giornaliera temporanea tollerabile stabilita dall’Efsa nel 2015. Anche l’Agenzia europea delle sostanze chimiche (Echa) partecipa alla valutazione del BpA ai fini della classificazione ai sensi del regolamento
Grani di polietilene senza BpA
d’Italia
PANORAMA NORMATIVO
sulla classificazione, l’etichettatura e l’imballaggio (Clp) e per fornire consulenza sulla valutazione dei rischi in casi particolari. Ricordato che il parere scientifico dell’Efsa coadiuva il processo decisionale della Commissione europea e degli Stati membri dell’Ue, cui spetta stabilire le soglie quantitative di una sostanza chimica che può trasmigrare dalla confezione al prodotto alimentare, oppure introdurre specifiche restrizioni supplementari a tutela dei consumatori, lo scorso 25 maggio c’è stato un incontro tra i rappresentanti dell’industria europea (Fde) e la Commissione nel corso del quale quest’ultima ha illustrato le proprie posizioni e intenzioni in vista di una regolamentazione normativa del bisfenolo A. La misura proposta (in attesa dell’accordo degli Stati membri) vieterà l’uso intenzionale del BpA in tutte le applicazioni a contatto con gli alimenti (plastica Mca, inchiostri e adesivi...) e prenderà in considerazione un periodo transitorio. Maggiore chiarezza sarà fornita sullo status di altri bisfenoli che sono interferenti endocrini o che pongono preoccupazioni dal punto di vista tossicologico. La Commissione non ha potuto specificare quali bisfenoli dovrebbero rientrare nell’ambito di applicazione o se saranno solo quelli del gruppo soggetto a restrizioni dell’Echa. La Commissione ha dichiarato che non ci sarà una valutazione d’impatto, poiché non è la pratica normale per le singole sostanze. La Commissione è a conoscenza della contaminazione involontaria da BpA e sta raccogliendo dati sulla situazione. Ha inoltre riconosciuto che vietare completamente il BpA non sarebbe realistico. La stessa Commissione ha chiesto a settori specifici, con problemi specifici, di segnalare aspetti particolarmente problematici lanciando un appello all’industria affinché condivida eventuali dati rilevanti, analisi socioeconomiche, dati scientifici, ecc. che potrebbero aiutare a orientare la loro decisione. La Commissione ha annunciato che entro il primo trimestre del 2024 dovrebbero essere adottati provvedimenti restrittivi sul BpA, confermando quindi che le misure di gestione del rischio sono imminenti e che l’industria deve organizzarsi per attuare la necessaria transizione. A cura di Italmopa
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Focus on economics FOCUS ECONOMIA
Competitività e sostenibilità dell’industria alimentare Competitiveness and sustainability of the food industry T
he issue of the competitiveness for the Italian food industry has been made even more complex by some recent and partially unexpected developments. Competitiveness has always implied the consideration that the Italian food industry - thanks to its high quality and the EU excellence in terms of products of certified origin - was largely meant for demanding customers with medium-high incomes, on the export side. This characteristic was seen not only as an important competitive advantage, but also as a shock absorber against the shocks of the international economic situation and market purchasing capacity crises. To some extent, therefore, the sector was considered as “protected” by this characteristic, which was believed to reinforce its well-known anti-cyclical qualities.
d’Italia
NONOSTANTE L’ALTA QUALITÀ DEI PRODOTTI IL SETTORE STA AFFRONTANDO UN PERIODO COMPLESSO DESPITE THE HIGH QUALITY OF ITS PRODUCTS, THE INDUSTRY IS FACING A DIFFICULT PERIOD
I
l tema della competitività dell’industria alimentare nazionale è stato reso ancora più complesso da alcuni fenomeni recenti, in parte inattesi. Esso si è sempre accompagnato
di Luigi Pelliccia Responsabile Ufficio Studi e Mercato di Federalimentare
alla considerazione che la caratteristica dell’alta qualità e il primato comunitario in fatto di prodotti di origine certificata che contraddistinguono il settore lo destinavano in gran parte,
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Focus on economics FOCUS ECONOMIA
FORTI CONTRACCOLPI DEL FATTORE PREZZI PER LA NOSTRA INDUSTRIA ALIMENTARE
sul fronte export, a una clientela esigente, di censo medio alto. Questa caratteristica era valutata, oltre che come un fattore competitivo importante, anche come un ammortizzatore degli scossoni della congiuntura internazionale e delle crisi di capacità di acquisto dei mercati. In qualche misura, perciò, il settore era considerato
e soprattutto quella improvvisa e vistosa che ha investito il mercato Usa - il più ricco del mondo, portatore ancora di grandi potenzialità - stanno contraddicendo questo assunto. Nel 2022 l’export dell’industria alimentare nazionale oltre oceano era cresciuto sull’anno precedente del +17,6% in valore, con un calo del -1,7% in quantità. Mentre, nei primi sette mesi 2023, la quota esportata dal settore è scesa con tendenziali del -1,6% in valore e del -9,3% in quantità. L’aumento dei
“protetto” da tale caratteristica, che si riteneva rinforzasse le sue proverbiali doti anticicliche.
Il mercato alimentare La crisi in termini di volumi di vendita del mercato interno avviatasi l’anno scorso,
CONGIUNTURA ALIMENTARE 2019/2023 L’EVOLUZIONE DEI PRINCIPALI PARAMETRI
TABELLA 1
VARIAZIONI TENDENZIALI SULLO STESSO MESE/PERIODO ANNO PRECEDENTE PARAMETRI
2019 Anno
2020 Anno
2021 Anno
2022 Anno
2023
2023
2023
2023
Giugno 6 mesi Luglio 7 mesi Agosto 8 mesi
Sett
9 mesi
2023 Ott
10 mesi
Produzione Industria Alimentare (volume)
3,0
-2,5
6,1
1,2
0,3
-1,5
-4,5
-2,0
-3,5
-2,1
Produzione Industriale Totale (volume)
-1,3
-11,4
11,8
0,5
-0,8
-2,8
-2,1
-2,6
-4,2
-2,8
Fatturato Industria Alimentare
2,3
-1,4
7,8
17,7
7,1
10,9
5,0
10,0
1,8
9,0
Fatturato Industria Totale
-1,4
-11,5
22,6
18,2
1,3
2,8
-1,6
0,9
-5,0
0,3
Export Primario (valore)
0,0
-0,3
14,1
3,2
.
2,6
.
2,7
Export Industria Alimentare (valore)
6,9
1,0
12,4
18,5
.
9,5
.
8,5
Export Agroalimentare (valore)
5,5
0,8
12,7
15,6
.
8,2
.
7,5
Export Totale (valore)
2,5
-9,8
19,1
19,9
.
4,3
.
2,4
Prezzi alla Produzione Ind. Alimentare
2,1
1,0
3,0
13,8
6,4
10,5
5,3
9,8
4,5
9,0
3,0
8,3
Prezzi alla Produzione Ind. Totale
0,0
-4,4
13,0
34,4
-5,5
2,2
-10,2
4,3
-12,2
-1,5
-14,1
-1,2
Prezzi Alimentari al Consumo
0,7
1,3
0,5
8,8
10,7
9,6
10,5
9,6
9,7
9,7
8,4
9,7
6,5
9,7
Prezzi al Consumo Alim. Lavorato
0,2
0,7
0,3
8,5
11,5
10,4
10,5
10,7
10,0
11,0
8,9
10,8
7,4
10,9
Prezzi al Consumo Alim. Non Lavorato
1,5
2,4
0,7
9,1
9,4
8,5
10,4
8,0
9,2
7,8
7,7
8,0
5,0
7,9
Inflazione
0,6
-0,2
1,9
8,1
6,4
5,6
5,9
5,6
5,4
5,7
5,3
5,7
1,8
5,7
Vendite Alim. Destagion. (valore)
0,9
3,7
1,4
4,7
6,8
7,3
5,6
7,0
5,6
6,9
Vendite Alim. Destagion. (volume)
0,1
2,1
0,8
-4,2
-3,8
-4,5
-4,7
-4,6
-4,1
-4,5
Vendite Non Alim. Destagion. (valore)
0,7
-12,2
13,3
4,5
1,1
2,3
0,5
2,1
-0,3
1,8
Vendite Non Alim. Destagion. (volume)
1,2
-12,2
12,5
1,9
-3,2
-2,9
-4,3
-3,1
-4,2
-3,3
Vendite Totali Destagion. (valore)
0,8
-5,4
7,9
4,6
3,6
4,5
2,7
4,4
2,4
4,1
Vendite Totali Destagion. (volume)
0,8
-6,2
7,2
-0,8
-3,5
-3,7
-4,5
-3,8
-4,1
-3,8
Tasso di occupazione
58,9
57,5
59,0
60,5
61,5
.
61,3
.
61,5
.
Tasso di disoccupazione
10,0
11,2
9,0
7,8
7,4
.
7,6
.
7,3
.
Tasso di inattività
34,5
36,5
35,1
34,3
33,5
.
33,5
.
33,5
.
N.B. L’inflazione riferita a periodi e non a singoli mesi, va intesa come “inflazione acquisita” - Fonte: elaborazione Federalimentare su dati Istat
d’Italia
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Focus on economics FOCUS ECONOMIA
prezzi praticati, legato indissolubilmente ai maggiori costi di produzione per la crisi energetica e delle materie prime, si è sommato alla discesa del valore del dollaro, che ha superato il rapporto di 1,10 a luglio, per scendere poi al rapporto attorno a 1,06. È stata una tempesta perfetta che ha pesantemente raffreddato gli acquisti. E questo, inaspettatamente, in un contesto di mercato sostanzialmente in salute, con un Pil Usa previsto al +2,1% a fine 2023, un’inflazione al +3,7%, un tasso di disoccupazione fermo al livello marginale del 3,5% e consumi complessivi superiori all’inflazione. In realtà, a ben guardare, la radice della crisi potenziale del mercato Usa era già nei numeri del 2022, col +17,6% in valore e il -1,7% in quantità prima citati. Nel 2022 si profilava già, infatti, un calo quantitativo e, soprattutto, emergeva un apprezzamento unitario indicativo di ben 19,3 punti dei prodotti del settore esitati oltre oceano. Molto più equilibrati erano stati i trend dell’export negli Usa del 2021, col +14,0% in valore, il +6,2% in quantità e un apprezzamento di 7,8 punti. Mentre nel 2020 i trend erano stati del +5,7% in valore e del +14,1% in quantità, con addirittura un calo indicativo dei prezzi unitari di 8,4 punti. Insomma, la nostra industria alimentare si è trovata esposta ai forti contraccolpi del fattore prezzi su un mercato florido, e non solo su quello interno, gravato dalla fatica del Pil, previsto al +0,7% a fine anno, e da un tasso d’inflazione che, dopo avere esordito nel 2023 con un tasso a due cifre, nel trimestre luglio-settembre ha veleggiato sul +5-6%. Va precisato che il tasso tendenziale del +1,8% di ottobre è frutto del confronto con un ottobre 2022 che subì una repentina impennata. L’inflazione di ottobre è scesa infatti di appena il -0,1% sul mese precedente.
I costi di produzione Così, se le vendite alimentari interne in quantità sono scese del -4,5% nel tendenziale dei primi otto mesi dell’anno, quelle negli Usa sui sette mesi, invece da fare da parziale contrappeso, sono scese del doppio, col -9,3%. La qualità e l’alto target dei prodotti, insomma, non hanno offerto difese efficaci. Il discorso sui costi di produzione, sempre centrale, si è fatto insomma ancora più ingombrante per un settore
d’Italia
come l’industria alimentare, obbligato ad acquistare sui mercati esteri quasi il 30% dei prodotti agro-zootecnici destinati alla trasformazione. È vero che nel corso del 2023 le quotazioni delle commodity agricole e anche dell’energia sono largamente rientrate, ma a guardar lungo emerge un fenomeno di fondo. Ci riferiamo al fatto che nel decennio 2010/20 tutti i grandi segmenti delle commodity hanno mostrato cali vistosi delle quotazioni. Fra essi proprio l’energia, con un indice 2020 (2010 = 100) pari a 52,7, ha evidenziato la contrazione più marcata, addirittura un quasi dimezzamento. In questo contesto, i perimetri del food e dell’agricoltura, con indici 2020 pari rispettivamente a 93,1 e 87,1, sono emersi come quelli che si sono contratti di meno, “tenendo” sostanzialmente le quotazioni nel tempo, mentre la media globale delle materie prime è rientrata di oltre un terzo, con un indice 2020 pari a 63,1. Le due crisi delle materie prime alimentari intervenute nel decennio scorso hanno lasciato evidentemente un segno forte, profilando per il fronte agroalimentare rialzi strutturali.
Le performance Ne deriva che le variazioni delle quotazioni 2021/23 delle commodity alimentari si sono “appoggiate” su trend precedenti assai meno premianti rispetto agli altri perimetri produttivi. Ciò suona come conferma che è proprio l’ambito alimentare a
IL SETTORE È OBBLIGATO AD ACQUISTARE SUI MERCATI ESTERI QUASI IL 30% evidenziare le maggiori criticità e vulnerabilità di fondo sul fronte dei propri approvvigionamenti. È pur vero che il perimetro alimentare è meno energivoro rispetto a gran parte dei settori manifatturieri. I prezzi alla produzione del settore registrano infatti sull’arco 2015/2023 (settembre) un aumento del +28,1% contro il +38,1% della media manifatturiera. Ma è pur vero che il fronte agricolo, di cui l’industria alimentare è tributaria, è esposto aggiuntivamente alla morsa dei cambiamenti climatici, che stanno impattando sempre più sulla stabilità delle risorse destinate ai mercati. La platea di consumi alimentari comprende d’altra parte l’intera popolazione, compresa la fascia meno abbiente, ed è perciò più esposta all’impatto dell’inflazione, mentre il perimetro non alimentare è in qualche modo più articolato e selettivo. Non a caso l’anno scorso l’inflazione, a dispetto della pretesa anelasticità dei consumi alimentari, ha subito colpito duro proprio il perimetro alimentare, portandone le vendite in volume, a consuntivo
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Focus on economics FOCUS ECONOMIA
2022, su un tendenziale del -4,2%, a fronte del segno parallelo ancora positivo del perimetro non alimentare, pari al +1,9%. E non a caso i trend recenti dei prezzi alla produzione e al consumo dell’industria alimentare, com’è rilevabile dalla tabella allegata, sono più marcati di quelli del totale industria. È chiaro che le pressioni in atto hanno influenzato le performance economiche. Il Roi del settore è progressivamente diminuito nell’ultimo triennio, mentre il Roe è stato più stabile. Il calo di redditività è stato più evidente nella fascia delle piccole imprese. La produzione 2023 dell’industria alimentare ha girato comunque in
CALO DI REDDITIVITÀ PIÙ EVIDENTE NELLA FASCIA DELLE PICCOLE IMPRESE
negativo e potrebbe chiudere l’anno con un calo prossimo al -3,0%. In sostanza il settore, nell’ultimo biennio, ha visto crescere i costi di produzione più dei ricavi, specie nelle imprese medio-piccole, penalizzate dalla difficoltà di trasferire i maggiori costi sui prezzi di vendita, soprattutto nel canale della Gdo. Per le imprese, all’aumento dei prezzi delle materie prime agricole si sono aggiunti, con effetti in alcuni casi anche maggiori, gli aumenti dei prezzi dei prodotti energetici, degli imballaggi e dei trasporti. In realtà, la competitività dell’agroalimentare italiano risulta inferiore rispetto alla media Ue per la fase agricola e superiore per la fase industriale. Il dato risulta dall’indicatore sintetico di competitività calcolato per i paesi dell’Ue, che media una serie di indicatori statistici che rappresentano quattro dimensioni della competitività (costi, redditività, scambi con l’estero, propensione a investire) misurate per l’agricoltura e l’industria alimentare e delle bevande. L’impegno di efficientamento e ammodernamento della trasformazione deve essere
meglio affiancato perciò dal primo anello di filiera. Non a caso l’agricoltura italiana ha perso il primato comunitario in termini di valore aggiunto che aveva mantenuto a lungo, scendendo tre anni fa al secondo posto dopo la Francia, e da ultimo nel 2022 al terzo posto, dopo Francia e Germania. L’agricoltura italiana peraltro è impegnata da tempo a fronteggiare gli effetti derivanti dagli eventi climatici avversi. Negli ultimi anni il costante innalzamento delle temperature, la siccità e la carenza idrica sono diventati, per la loro persistenza e diffusione, fenomeni allarmanti, dando luogo ad una tropicalizzazione del clima. Il fenomeno ormai impatta non solamente sull’agricoltura, ma vede implicazioni che, nel lungo termine, potrebbero interessare anche la salute pubblica e i comportamenti sociali. Ne esce intanto un indebolimento della filiera alimentare nazionale, in omaggio al proverbio cinese secondo cui “ogni catena non è più forte del suo anello più debole”.
Conclusioni Infine, nello specifico, va ricordato che l’export molitorio sui primi sette mesi 2023 ha registrato a livello mondo un tendenziale del +8,1%, vicinissimo al +8,5% dell’industria alimentare. Mentre in quantità ha segnato un -3,0%, leggermente migliore del -4,2% accusato in parallelo dal food and beverage nel suo insieme. La produzione del comparto invece ha fatto peggio su gennaio-agosto, con una discesa tendenziale del -6,0%, a fronte del più contenuto -2,1% dell’industria alimentare complessiva. I prezzi alla produzione delle granaglie segnano peraltro, nel tendenziale settembre 2023/22, un calo del -11,2%, a fronte del -14,1% dell’intero perimetro dell’industria alimentare. Comunque, quando si parla delle scommesse di sostenibilità, bisogna ricordare che la variabile prioritaria dell’equazione produttiva è più che mai quella dei costi. E questo vale specialmente per un settore baricentrico sul piano socio-economico come l’industria alimentare e per un comparto di prima trasformazione come il molitorio, destinato a impattare senza filtri con i costi di acquisto e trasformazione delle materie prime. Luigi Pelliccia
d’Italia
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Food rules DIRITTO ALIMENTARE
Produzione dei pet food biologici Production of organic pet food I
n recent weeks, the European Council gave the green light to the draft regulation on the labelling of organic pet food. The economic importance of pet food is well known and the organic pet food sector plays an important role in that market. The future Regulation provides that the labelling rules for organic pet food at EU level reflect the rules for organic food, as both product categories are mainly available in retail for pet owners.
d’Italia
di Giuseppe Maria Durazzo Avvocato, esperto in diritto dell’alimentazione
LE PROSSIME DISPOSIZIONI IN TEMA DI ETICHETTATURA THE UPCOMING LABELLING PROVISIONS
N
elle settimane scorse il Consiglio europeo ha dato il via libera alla bozza di Regolamento relativo all’etichettatura degli alimenti biologici (in seguito anche bio) ora approvato come Reg. (Ue) 2023/2419 1, per gli animali da compagnia2. La rilevanza economica del pet food è nota3 e all’interno di quel mercato il comparto del mangime bio per
animali da compagnia ha un peso importante. In sostanza, il recente Regolamento mira a far sì che le norme di etichettatura degli alimenti biologici per animali da compagnia a livello dell’Unione rispecchino quelle per gli alimenti biologici, dato che entrambe le categorie di prodotti sono vendute principalmente al dettaglio. Dal punto di vista generale continuerà ad
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Food rules DIRITTO ALIMENTARE
PRODUZIONE BIO PER UOMO E PER ANIMALE SONO SOVRAPPONIBILI
applicarsi quanto regolato in tema di produzione biologica dalle disposizioni di cui al Reg. (Ue) 2018/848, art. 2, par. 54 relativamente alla produzione vera e propria, la certificazione, il controllo, la commercializzazione e gli scambi con i Paesi terzi.
Produzione biologica per gli animali Gli ingredienti e i prodotti bio per i pet food sono ottenuti secondo lo stesso processo e lo stesso sistema di controlli di quelli per uso umano, per cui la produzione biologica per l’umano e quella per l’animale hanno percorsi sostanzialmente sovrapponibili anche se permangono le differenze sia formali sia sostanziali soprattutto in tema di additivi, coadiuvanti, di mezzi di trasporto e altro. Parte della nomenclatura relativa ai mangimi sembra convergere, almeno per quanto riguarda i pet food, verso quella degli alimenti sebbene in alimentare si parli generalmente di “ingredienti”, mentre per i mangimi di “costituenti di un mangime” e all’interno di quelli si trovino le materie prime e gli additivi (o premiscele). È ripresa dal Reg. (CE) n. 767/2009 la definizione di “animale da compagnia” o “animale familiare”: (qualsivoglia animale non destinato alla produzione di alimenti appartenente a una specie nutrita, allevata o detenuta, ma normalmente non destinata al consumo umano nella Comunità), mentre nel Reg. (Ue) 2023/2419 vengono introdotte la nuova definizione di “alimenti preimballati per animali
d’Italia
da compagnia” (qualsiasi unità di vendita di alimenti per animali da compagnia destinata a essere presentata come tale al consumatore finale, costituita da alimenti per animali da compagnia e dall’imballaggio in cui sono stati confezionati prima di essere messi in vendita, avvolti interamente o in parte da tale imballaggio, ma comunque in modo tale che il contenuto non possa essere alterato senza aprire o cambiare l’imballaggio) e quella di “alimenti preimballati per animali da compagnia” (non comprendono gli alimenti per animali da compagnia imballati nei luoghi di vendita su richiesta del consumatore finale o gli alimenti per animali da compagnia preimballati per la vendita diretta) che seguono la struttura del
Reg. (Ue) 1169/2011, norma che disciplina gli alimenti. Il mangime per animali da compagnia potrà definirsi bio se almeno il 95% in peso degli ingredienti agricoli del prodotto sia biologico, quindi tali ingredienti soddisfino le norme di produzione stabilite nel regolamento (Ue) 2018/848 e siano utilizzati esclusivamente additivi per mangimi e coadiuvanti tecnologici autorizzati conformemente all’art. 24 dello stesso regolamento. Di fatto la futura soglia del 95% di componenti bio, vista sopra, allinea il valore per il pet food, ora al 100% per i mangimi trasformati, a quello degli alimenti e lo riporta al valore già applicato in Italia5 precedentemente al Reg. (Ue) 2018/848. La modifica introdotta dal Reg. (Ue) 2023/2419 differenzierà i pet food dai mangimi destinati agli animali da produzione, per i quali è mantenuto il valore del 100% degli ingredienti agricoli bio e di almeno il 95% degli ingredienti secchi biologici. La motivazione della differenziazione all’interno dei mangimi a seconda della destinazione di essi è fornita dalla Consiglio6 in questi termini: “a causa della limitata disponibilità, in forma
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TECNOLOGIE PER L’INDUSTRIA DELLO STOCCAGGIO
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Food rules DIRITTO ALIMENTARE
biologica, di certi ingredienti, ad esempio alcune materie prime per mangimi destinate a migliorare l’appetibilità degli alimenti per animali da compagnia, per la maggior parte dei produttori di alimenti biologici per animali da compagnia è stato impossibile rispettare le norme” (attuali, quindi il Reg. (Ue) 2018/848, n.d.r.). Ulteriori prescrizioni contenute nel Reg. (Ue) 2023/2419 sono l’indicazione, senza evidenziazione grafica nella lista degli ingredienti di quelli biologici, della percentuale di essi rispetto al totale degli ingredienti agricoli e la possibilità di utilizzare il logo di produzione biologica della Ue.
Correlazione tra industria alimentare e mangimistica
SOTTOPRODOTTI DELL’INDUSTRIA ALIMENTARE VENGONO UTILIZZATI COME MANGIMI prodotti, esso è soggetto direttamente alle norme stabilite dal regolamento sui sottoprodotti di origine animale e a quelle sulle encefalopatie spongiformi trasmissibili; soltanto rispettando dette discipline la sostanza in origine alimentare può diventare un mangime rispondendo a relativi requisiti legali.
La Comunicazione della Commissione sopra citata enumera alcuni esempi di alimenti che diventano tipicamente mangimi: a) Prodotti derivati dal processo di lavorazione degli alimenti, diversi dai prodotti finali. Numerosi settori dell’industria alimentare generano - ricorda la Commissione - nel loro processo di produzione, sottoprodotti che possono essere utilizzati come mangimi, ad esempio: la triturazione dei semi di girasole genera panelli di semi di girasole, la molitura genera germi di frumento8, la produzione di zucchero genera melasse di barbabietola da zucchero, la produzione di amido genera panelli di idrolisati d’amido, la produzione di panetteria e pasticceria non contenente prodotti di origine animale genera sottoprodotti dell’industria del pane e della pasta alimentare. Questi sottoprodotti dell’industria alimentare, ricorda la Commissione, non riportano una “data di scadenza” o un “termine minimo di conservazione”, ma rientrano nella categoria di “materiale caduto sul pavimento in stabilimenti alimentari”. I sottoprodotti non sono infatti considerati rifiuti se soddisfano i criteri cumulativi9 stabiliti all’articolo 5 della direttiva quadro sui rifiuti, la Dir. 2008/98 (CE). L’onere di dimostrare all’autorità competente che sono soddisfatti i criteri per poter classificare come “non rifiuto” uno specifico prodotto ricade sull’operatore del settore alimentare. In questo contesto gli operatori alimentari (o.s.a.) che immettono sul mercato sottoprodotti derivati dal processo di
Il Reg. (Ue) 2023/2419 permette di ricordare come siano spesso correlate l’industria alimentare e quella mangimistica. Rimane di grande interesse il tema dell’utilizzo quali mangimi dei prodotti alimentari non più destinati al consumo umano. Infatti, possono avere la destinazione mangimistica le sostanze che non contengono prodotti di origine animale, né sono costituite o contaminate da tali prodotti: possono diventare mangimi nei limiti della definizione e dell’ambito di applicazione del regolamento (CE) n. 178/2002, se si tratta di sottoprodotti derivanti dal processo di lavorazione degli alimenti, come ricordato dalla Comunicazione della Commissione del 2018 in materia7. Mentre, se l’alimento contiene prodotti di origine animale o è costituito o contaminato da tali
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Food rules DIRITTO ALIMENTARE
ANCHE PRODOTTI CON SCADENZA POSSONO ANDARE ALLA MANGIMISTICA lavorazione degli alimenti sono legalmente qualificati come operatori del settore dei mangimi (o.s.m.) e pertanto devono garantire il rispetto delle prescrizioni della normativa sui mangimi ed essere registrati. Requisiti, quello della qualifica come o.s.m. e della registrazione, non necessari per i rivenditori di generi alimentari, a condizione che siano riconosciuti o registrati, che forniscano gli alimenti come tali a un operatore del settore dei mangimi che raccoglie gli alimenti ai fini della loro trasformazione ulteriore in mangime o li trasformi direttamente in mangime. In questa ipotesi è il mangimista che, acquisendo il prodotto alimentare, inizia la filiera mangimistica del prodotto. Osservo che la diffusa prassi esistente nel commercio al dettaglio di distribuire gratuitamente resti delle lavorazioni di prodotto e invenduti quale mangime per gli animali di compagnia appare, anche in epoca di lotta allo spreco alimentare e di riduzione dei rifiuti, seppur marginale, di incerta collocabilità legale.
Vale la pena di ricordare che anche i prodotti con data di scadenza possono essere destinati alla mangimistica se l’operatore del settore dei mangimi può garantire che gli alimenti che hanno superato la data di scadenza non presentino rischi per la salute pubblica e degli animali. La crescita della qualità mangimistica, ivi compresa quella dei pet food, è accompagnata dall’innalzamento del livello di responsabilità che viene chiesto agli allevatori, così come ai proprietari di animali, in tema di benessere degli stessi animali, di contrasto ai maltrattamenti, alla detenzione di animali in condizioni incompatibili
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/ IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202302419 (2) https://data.consilium.europa.eu/doc/ document/PE-33-2023-INIT/it/pdf (3) Il fatturato per il 2022 relativamente ai pet-food è stato di 2,3 miliardi. Come dichiarato da Silvio Ferrari, presidente Assalzoo, https://informatorezootecnico. edagricole.it/economia-mercati/ assemblea-assalzoo-produzionemangimi-netto-calo-2022/ consultato il 21/10/23. (4) La citata norma è la fonte giuridica che sottopone le produzioni mangimistiche “bio” a quel regime: “2. Il presente regolamento si applica a qualsiasi operatore che, in qualunque fase della produzione, della preparazione e della distribuzione, eserciti attività relative ai prodotti di cui al paragrafo 1”, quindi ai: “a) prodotti agricoli vivi o non trasformati, compresi
sementi e altro materiale riproduttivo vegetale; b) prodotti agricoli trasformati destinati a essere utilizzati come alimenti; c) mangimi”. (5) Mipaaf, circ. Prot. n. 0062392 del 18/09/2015. (6) Consiglio dell’Ue, Comunicato stampa del 9 ottobre 2023, ore 09:58. https:// www.consilium.europa.eu/it/press/ press-releases/2023/10/09/organic-petfood-council-adopts-updated-labellingrules/ (7) Comunicazione della Commissione: Orientamenti per l’utilizzo come mangimi di alimenti non più destinati al consumo umano (2018/C 133/02). (8) I sottoprodotti tipici dei molini sono la crusca, il cruschello, la farinetta, il farinaccio e il tritello. Si veda: https:// www.italmopa.com/il-processoproduttivo/ consultato il 21/10/23.
con la loro natura; tra le sanzioni a tutela dei principi enunciati trovano spazio, infatti, anche quelle di natura penale applicabili anche nel caso di carente o inadeguata nutrizione dell’animale. Il legame e la funzionalità delle produzioni alimentari anche rispetto alle produzioni mangimistiche, sono solidi e quanto mai vivi, come storicamente è nel mondo dei molini10, sia nell’ottica della costante riduzione degli sprechi, sia della qualità che viene chiesta dall’acquirente finale dei mangimi, specie di quello interessato al pet food. Giuseppe Maria Durazzo
NOTE (1)
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I cinque criteri: la produzione è parte integrante di un processo produttivo; è possibile utilizzarli direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale; è certo l’ulteriore impiego come mangime per animali: l’utilizzo del materiale nel rispetto della normativa in materia di sicurezza dei mangimi non è solo una possibilità, ma è garantito; l’ulteriore utilizzo è legale, vale a dire la sostanza o l’oggetto risponde, per l’utilizzo specifico, a tutti i requisiti pertinenti riguardanti il prodotto, la tutela dell’ambiente e la protezione della salute. (10) Si veda: Italmopa: incremento dei volumi produttivi e del fatturato, in https://www.alimentinews.it/attualita/ news/1166-italmopa-incrementodei-volumi-produttivi-e-del-fatturato consultato il 21/10/23. (9)
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Un percorso di integrazione e prospettiva A process of integration and perspective
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Events EVENTI
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n 22 and 23 September, the 11th edition of “Wheat, flour and...” was held by Ocrim in Rimini, the birthplace of the Antolini family. On that occasion, Ocrim announced its entry into the storage sector through the purchase of Sima, a Trevisobased company. The two
technical days focused on the insourcing of the production process to ensure product traceability and food safety; another topic on the agenda concerned alternative flours, from gluten-free to wholemeal, including flours based on legumes and insects.
a cura della Redazione
L’EDIZIONE 2023 DI “GRANO, FARINA E…” HA VISTO L’AZIENDA DI CREMONA PUNTELLARE LA SUA ATTIVITÀ IMPRENDITORIALE IN UN’OTTICA DI INTERNALIZZAZIONE E FOOD SAFETY AT THE 2023 EDITION OF “WHEAT, FLOUR AND...” THE CREMONABASED COMPANY UNDERPINNED ITS BUSINESS FROM THE PERSPECTIVE OF INSOURCING AND FOOD SAFETY
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La presentazione della giornata a cura dell’ing. Alberto Antolini
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n nuovo elemento ha contraddistinto l’edizione 2023 di “Grano, farina e…”: l’ubicazione. L’annuale evento a cura di Ocrim si è, infatti, tenuto in Romagna, precisamente a Rimini, a Santarcangelo di Romagna e a Poggio Torriana. Va detto però che la distanza dalla sede centrale di Cremona non ha impedito all’Azienda di ricordare la propria vocazione imprenditoriale e sociale, anche a tutela del territorio in cui opera. Anzi, proprio a Rimini, nella suggestiva cornice del cinema Fulgor - luogo dell’eredità culturale felliniana - essa ha trovato ulteriore linfa. Nella presentazione della prima delle due giornate tecniche, infatti, il Ceo di Ocrim, ingegner Alberto Antolini, ha ricordato che, tra gli elementi oggetto di acquisizione dell’azienda nel 2008, erano presenti un pioppeto nelle campagne cremonesi (da qui la linfa) e un convitto in città. La decisione di non vendere tali proprietà fu lungimirante e all’interno di un percorso di integrazione e prospettiva: il pioppeto
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ANNUARIO
ED NO IT VI OR TÀ IA LE
X EDIZIONE
• Dati statistici e andamento settore molitorio; • Elenco dei Molini a frumento tenero e frumento duro operanti in Italia, suddivisi per regioni; • Elenco delle associazioni italiane, comunitarie ed estere del settore cerealicolo e molitorio.
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Cedola di Acquisto "ANNUARIO DI MOLINI D'ITALIA - X Edizione"
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CAP . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Città . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Prov. . . . . . . . .Tel. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Email . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . LEGGE PRIVACY - Tutti i dati rilasciati verranno raccolti e trattati (in modalità manuale ed informatica) nel rispetto del D.lgs 196/03 anche per l’eventuale invio di materiale informativo servizi. È suo diritto chiedere l’aggiornamento o la cancellazione dei Suoi dati, od opporsi al loro utilizzo scrivendo al titolare del trattamento: Avenue media srl, Viale Aldini Antonio 222/4, 40136 Bologna. Può trovare il testo integrale della legge con l’enunciazione di tutti i Suoi diritti (titolo II) sul sito www.avenuemedia.eu al link Legge privacy. DATA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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oggi rappresenta il contributo di Ocrim al contrasto di emissioni di CO2, mentre il convitto, per anni utilizzato come alloggio per gli studenti dell’azienda, è stato messo a disposizione della prefettura di Cremona e ospita attualmente una quarantina di migranti. Il progetto futuro è quello di dedicare l’immobile alla formazione umana e professionale. E così, la convinzione di un progetto che nasce dalla certezza del valore della terra è divenuto la base di una collaborazione tra Ocrim e BF Spa, come sottolineato dall’amministratore delegato di quest’ultima, Federico Vecchioni. Del resto, se il cibo deriva dalla terra, è chiaro che senza questa non si possa fare cibo. Per tale motivo, BF arriverà alla conduzione della terra, portando strutture e formazioni in una logica di collaborazione con Ocrim, all’interno di un percorso più ampio volto al benessere e alla sostenibilità sociale. L’esterno del cinema Fuglor, a Rimini
Conoscere il prodotto che si realizza Condurre la terra, conoscerne gli elementi per poter realizzare un prodotto sicuro. È partendo da questi elementi che si è sviluppato l’intervento del direttore commerciale di Ocrim, Stefano Mazzini, che ha introdotto i lavori della giornata tecnica di venerdì 22 settembre, scegliendo la parola “sogno” (quello di Ocrim, va da sé) come sfondo ai quattro contributi della giornata. Sicché, dopo l’annuncio del nuovo video aziendale - presentato nella giornata
successiva -, Mazzini ha passato in rassegna l’evoluzione di Ocrim, a partire dall’ingresso della famiglia Antolini. Al momento dell’acquisizione, infatti, Ocrim concentrava le sue energie nella produzione di sole “macchine nobili” per gli impianti molitori, il restante 50% dei prodotti era appaltato a fornitori esterni. Di fatto, Ocrim costruiva solamente la metà di quanto immetteva sul mercato. Con l’ingresso della famiglia Antolini si volle riportare in azienda una serie di attività “esternalizzate” andando così a creare una filiera
Stefano Mazzini, direttore commerciale di Ocrim
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CON L’ACQUISTO DI SIMA, OCRIM PRODURRÀ DAL ‘24 CENTRI DI STOCCAGGIO produttiva propria, cui è stato dato il nome di “Ocrim Made”. Il concetto alla base era quello di avere un unico produttore dei componenti. Il sogno (tramutatosi in realtà), quello di creare un processo certificato e tracciato di tutta la filiera produttiva, con relativa assistenza di ricambistica e di formazione di personale, affinché tutto fosse garantito dal produttore. Ma allora, come riportare in seno a Ocrim i vari elementi del puzzle? Realizzando nuovi dipartimenti, sviluppando nuovi reparti produttivi e ampliando i vecchi, impiegando quindi nuove metodologie produttive. Ancora, utilizzando materiali innovativi - come le plastiche antimicrobiche - per conferire ulteriore sicurezza alimentare. Tutto ciò a fronte di investimenti, soprattutto sulle risorse umane, con un’attenta strategia di formazione professionale. Attualmente, Ocrim realizza internamente il 75% di ciò che serve per la costruzione di un impianto molitorio; il restante 25% è ancora esternalizzato (parti elettriche, ventilatori compressori
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EVENTI Events
ecc.). Alla filiera produttiva - e al sogno di Ocrim - mancava tuttavia un tassello: lo stoccaggio. E in un mondo in cui i cereali non sono più una semplice materia prima, ma anche una commodity, era necessario individuare un’avviata realtà che entrasse nell’alveo aziendale. Così, dal 1° gennaio 2024, Ocrim sarà produttore di centri di stoccaggio grazie all’acquisizione della trevigiana Sima, azienda specializzata nella progettazione e costruzione di impianti di stoccaggio da oltre trentacinque anni.
Progetto, materiali e tipologie di impianti di stoccaggio Terminato l’intervento di Stefano Mazzini, la parola è passata a Fabio Vuoto, direttore dell’ufficio tecnico impianti di Ocrim, che ha illustrato - dando seguito alla notizia dell’acquisizione di Sima - le modalità con cui viene realizzato un centro di stoccaggio, a cominciare dalle tre caratteristiche identificative del progetto: la capacità di stoccaggio richiesta (numero di prodotti da stoccare), le condizioni topografiche dell’area a disposizione e delle pertinenze
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Fabio Vuoto, direttore dell’ufficio tecnico impianti di Ocrim
limitrofe, quindi le caratteristiche del terreno su cui si vuole realizzare il centro. La corretta analisi di questi tre elementi, infatti, guida le scelte progettuali. Vuoto ha poi illustrato in maniera dettagliata gli stoccaggi metallici per cereali e quelli per prodotti finiti. Nello specifico, ha descritto gli stoccaggi di ammasso per immagazzinare cerali in fase di raccolta; quelli
portuali per caricare e scaricare le navi e per il trading; quelli per i molini per la realizzazione di farine. All’interno di queste tre macrocategorie di silo ha poi illustrato la suddivisione degli stoccaggi metallici in base alle caratteristiche fisiche: capacità e dimensione dipendono dalla quantità del grano da stoccare e da fattori quali umidità e temperatura. Il focus dell’intervento sono stati comunque i silos verticali (a varia sezione): se da un lato questi consumano meno terreno, in termini di spazio, hanno un minor costo di investimento, con tempi di realizzazione più rapidi rispetto a quelli in calcestruzzo e, non poco, possono essere smontati e spostati; dall’altro presentano costi di manutenzione più elevati, minore ermeticità e inerzia termica.
INTERNALIZZARE UN PROCESSO GARANTISCE L’INTERA FOOD SAFETY
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Events EVENTI
Concatenato al tema presentato da Vuoto è stato l’intervento a cura di Emanuele Bigna, direttore produzione di Ocrim, che ha illustrato come si declina la filosofia dell’“Ocrim Made”, e quindi cosa vuol dire internalizzare e avere la proprietà tecnologica di quanto si realizza. La sua presentazione si è focalizzata su due “materie prime”: acciaio al carbonio e inox da una parte, plastiche per gli stacci dall’altra. Ora, al pari del grano (prodotto vivo e variabile) che va osservato tramite il processo per capirne i comportamenti e quindi l’obiettivo finale, anche l’acciaio necessita di essere osservato; in che modo? Studiando e analizzando il processo produttivo che, necessariamente, dovrà essere interno, per inseguire il comportamento del materiale. Nel caso specifico, se si dovesse acquistare dall’esterno un acciaio ottenuto con la lavorazione a caldo e pertanto ricco di calamina, andrebbe a ridursi la percentuale di sicurezza del materiale usato per la componentistica del molino. Viceversa, internalizzando e impiegando il taglio laser, è possibile osservare a monte il comportamento del materiale - tracciandolo - e quindi aggiornando di frequente la qualità dell’acciaio. L’internalizzazione di un processo garantisce anche meno
“intoppi” allo stesso: se ricco di calamina, l’acciaio manifesterebbe problemi con la saldatura automatica. Di contro, un materiale giunto dall’interno predisporrà un processo di saldatura corretto; e così con tutte le fasi successive: la piegatura robotizzata aiuterà l’ufficio tecnico, che comunque sarà sempre alla base del monitoraggio dell’intera filiera produttiva. Insomma, l’essere protagonisti del processo garantisce sicurezza e tracciabilità dell’oggetto nell’ottica di essere tecnologicamente indipendenti, pensare al futuro e garantire l’intera food safety. L’intervento conclusivo della prima delle due giornate tecniche è stato affidato a Ivano Scandolara, responsabile montaggi e cantieri di Ocrim, che ha offerto ai partecipanti un’analisi approfondita sulle migliori tecniche per la costruzione dei fabbricati di un molino, entrando nel dettaglio dei pro e contro di determinate scelte. Così, se un molino in cemento armato ha un’ottima risposta alle vibrazioni delle macchine, offre un buon isolamento termico e ha una vita media molto lunga, per contro presenta elevati costi di realizzazione e scarsa resistenza ai sismi. Viceversa, un impianto realizzato interamente in carpenteria metallica, necessita di meno
tempo per la realizzazione, ha costi ridotti ed è funzionale agli ambienti sismici. Tuttavia, avrà una scarsa resistenza al fuoco e una vita media inferiore perché più facilmente modificabile. Dalle analisi di Scandolara, la soluzione intermedia (cemento e acciaio) sembra essere quella con maggiori garanzie in termini di costi, tempi di realizzazione e durata. Anche in un ambito così complesso, dove i rischi di realizzazione sono elevati, l’idea di “Ocrim Made” va oltre il prodotto finito divenendo know how. Così, i clienti potranno ricevere suggerimenti sulle varie opzioni costruttive, consigli relativi ai dettagli tecnici indispensabili per una corretta progettazione, riduzione del numero di attori coinvolti e, di conseguenza, riduzione degli errori. Nonché, con un concreto risparmio in termini di costi e di tempo.
Dagli impianti al prodotto finale, in un’ottica di sostenibilità: le farine alternative La seconda giornata tecnica ha visto, dopo l’introduzione dell’ingegner Antolini e la visione del nuovo video aziendale, l’intervento del sindaco di Cremona, Gianluca
Emanuele Bigna, production manager di Ocrim
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EVENTI Events
Ivano Scandolara, responsabile montaggi e cantieri di Ocrim
COSA DEFINISCE QUALE FARINA USARE? Galimberti, il quale ha voluto sottolineare due punti fondanti della strada intrapresa da Ocrim: innovazione e ricerca. La parola è quindi passata a Marco Galli, in azienda dal 1983 e oggi responsabile dell’ufficio tecnologico nonché della scuola di tecnologia molitoria Ocrim, che ha riflettuto sulla classificazione delle farine secondo la normativa italiana, confrontandola con quelle di alcuni Paesi esteri. Partendo da questa analisi ha poi tentato di rispondere a due ricorrenti domande: “Qual è la farina migliore?” e “Cosa significa farina 00?”. A detta di Galli, è fondamentale mutare approccio quando si parla di farine, passando da quello “televisivo” a quello “scientifico”. Questo perché non è la farina a “fare” il prodotto finale, quanto il contrario. Prendendo a esempio i noodles, Galli ha elencato quelli che sono parametri del prodotto finito (colore, consistenza, sapore) da tenere - insieme all’impasto utilizzato - in considerazione nel momento
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in cui si vorrà realizzare una farina ad hoc. Insomma, si analizza sempre un complesso di meccanismi che consentiranno poi di individuare il prodotto farina migliore per realizzare i noodles. Del resto, la stessa cosa avviene per la pizza: quando si sente parlare di farina 00, ci si riferisce a un prodotto con un minimo di 9% di proteine e ceneri inferiori o uguali a 0,55. Tuttavia, è indispensabile abbinare una serie di attività reologiche per definire in modo univoco cosa sia una farina. Questo perché è il tipo di lavorazione che definisce cosa usare. Ogni prodotto ha dunque bisogno della propria farina, ed è assurdo dividere queste ultime in “buone” o “cattive”; piuttosto, è fondamentale imparare a definire le farine in base all’utilizzo. Per farlo, sono necessarie reologia e selezione di grani. La seconda relazione della giornata tecnica è stata tenuta dal giovane Daniele Marani, vice direttore produzione del Molino di Clitunno (Pg). Questi, dopo aver presentato l’azienda di famiglia, ha passato in rassegna alcune delle farine di qualità che la realtà umbra realizza, certificate BRC e IFS in doppia A. Da sempre attenta alle materie prime, in particolare grani emiliani, l’azienda ha da poco introdotto - grazie
al supporto fattivo di Ocrim - all’interno del proprio stabilimento la BioStoneMill, ossia due macine che permettono di realizzare farine particolari macinate a pietra, ricche di proteine, vitamine ecc. La particolarità del BioStoneMill è la presenza di un buratto piano che permette di realizzare anche una farina tipo 0 macinata a pietra, oltre a quelle integrale e di tipo 1. Se tale case history è stato un esempio di come sia possibile coniugare tradizione e innovazione, il focus sulle farine gluten-free grazie all’intervento della dottoressa Simona Digiuni, responsabile ricerca e sviluppo tecnologico Ocrim, ha rappresentato la modalità con cui l’innovazione segua l’obiettivo di migliorare la vita dei consumatori finali. Oggi, infatti, il numero di persone che per molteplici motivi non possono consumare prodotti con glutine, è sempre maggiore. La domanda che si è posta Digiuni è, allora, come (e se) sia possibile sostituire tale matrice proteica con altri elementi. La stessa ha comunque voluto ribadire un aspetto fondamentale: nel chicco di grano il glutine è assente. Questo infatti si forma quando si aggiungono acqua ed energia, ovvero quando si impasta. Ma allora, occorrerà impiegare matrici proteiche alternative che
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Events EVENTI
I relatori della giornata tecnica di sabato 23 settembre: da sinistra, Marco Galli, Daniele Marani, Simona Digiuni, Elisa Menchetti, Costanza Jucker
permettano all’impasto di avere una determinata elasticità. L’impiego di farine di riso, di mais, di sorgo ecc., al pari dell’aggiunta di proteine animali e altri elementi non ha ovviato al problema, non dando adeguata struttura ai prodotti finali. L’odierna soluzione è quella dell’uso di additivi, come gli idrocolloidi che aumentano la viscosità e mantengono in sospensione nell’impasto le bolle di CO2: dalla gomma di xantano all’idrossipropilmetilcellulosa, per esempio. In alternativa, conclude Digiuni, possono essere effettuate delle modifiche di tipo enzimatico che vanno dunque a migliorare le caratteristiche reologiche della farina. Se l’alternativa al glutine è un argomento alquanto dibattuto, altrettanto lo sono le farine alternative a base di legumi e a base di insetti, temi su cui si sono focalizzati gli interventi delle due relatrici finali della giornata tecnica: la dottoressa Elisa Menchetti, responsabile qualità presso il Pastificio Fabianelli di Castiglion Fiorentino, e la professoressa Costanza Jucker, associato in entomologia agraria presso il DeFENS (Dipartimento di Scienze per gli Alimenti,
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la Nutrizione e l’Ambiente) dell’Università degli Studi di Milano. Come noto, i legumi hanno molteplici benefici nutrizionali per l’uomo e rivestono un importante ruolo economico come fonte di reddito per gli agricoltori, ha affermato Menchetti. Inoltre, la rusticità della cultura permette la coltivazione anche in terreni difficili da coltivare e riduce l’erosione. Va da sé, dunque, che i prodotti che ne derivano (farina in primis, quindi pasta) possono rappresentare un’eccellente alternativa ai prodotti a base di cereali e di questo se ne sta accorgendo da tempo anche l’economia. Infatti, si profila un netto ampliamento del mercato globale delle farine di legumi che supererà i 44,8 miliardi di dollari entro il 2029 rispetto ai 16,44 miliardi di dollari del 2020. Ora, se i legumi e i prodotti da essi derivati sono ormai comuni nelle dispense e nelle tavole degli italiani, ancora qualche ritrosia permane quando si parla di farina di insetti. Dell’argomento, sfatando anche qualche luogo comune, ne ha trattato la professoressa Jucker la quale, dopo aver evidenziato l’importanza degli
insetti come fonte di proteine alternative, si è soffermata sull’attuale legislazione riguardante l’uso nell’alimentazione che comprende già quattro specie autorizzate per il consumo umano. Anche in questo caso, si è riflettuto su quello che sarà lo scenario prossimo venturo: dall’ampio sviluppo dei novel food, tra cui anche le farine a base di insetti, con una stima di 8 miliardi di dollari del mercato mondiale degli insetti commestibili entro il 2030; ai potenziali benefici per l’ambiente. Con all’allevamento di insetti, infatti, la CO2 prodotta è nettamente inferiore rispetto agli allevamenti bovini e avicoli. Non va infine dimenticato che l’impiego di queste “materie prime” per la realizzazione di farine, su cui comunque e naturalmente vi sono sia pro sia contro, potrebbe rappresentare una risposta concreta per sfamare nove miliardi di persone.
A margine delle conferenze L’evento “Grano, farine e…” non è stato caratterizzato solo dalle due giornate tecniche. A margine della prima, infatti,
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PestMed 2024. Prodotti, persone, soluzioni.
LA FIERA EVENTO PER I PROFESSIONISTI DEL PEST MANAGEMENT E DELLA SANIFICAZIONE BOLOGNAFIERE
| 28, 29 FEBBRAIO - 1 MARZO 2024 www.pestmed.it
Events EVENTI
La consegna degli OP-prize. Secondo da sinistra, Sergio Antolini
si è tenuto un light lunch all’interno degli stabilimenti della Paglierini, al termine del quale è seguita una visita dei vari dipartimenti. Ma soprattutto, la serata ha avuto il suo momento conviviale, con una cena nella splendida cornice del Castello Marcosanti, di Poggio Berni, sulle colline di Rimini. Sabato 23, invece, al termine del dibattito seguito alle relazioni, il presidente di Ocrim, Sergio Antolini, ha consegnato i primi OP-prize, un premio (con le sembianze del burattino Pinocchio) che, a partire
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da quest’anno, viene consegnato ad alcuni dipendenti che si sono distinti per qualche nobile o naturale motivo, come l’impegno nel lavoro, tanto quanto la giovane età. La consegna dei premi è stata impreziosita da un discorso del presidente Antolini in cui è stato menzionato e citato uno degli illuminati più perseguitati della storia, Galileo Glilei, in relazione a un tema complesso e arterioso come quello della comunicazione. La premiazione ha fatto da preambolo ad altri importanti momenti
conviviali, cui hanno partecipato, oltre alla redazione di “Molini d’Italia”, anche i rappresentanti di importanti testate giornalistiche estere. Questo a significare certamente la forte risonanza dell’evento, nonché la sinergica volontà di tre delle riviste presenti - “Milling and Grain” con Darren Parris e “Cultura Molinera” con Lucinda Berenice Castro - di creare un gruppo di lavoro del settore molitorio. La Redazione
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Canada, volumi in picchiata ma prezzi bassi Canada, volumes plummet but prices are low
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heat production in Canada, Italy’s main supplier, is down by more than 10%. This year’s production is around 30 million tonnes. A shaky situation combined with a trend of declining stocks in the main Western countries is having a strange effect on the campaign trend. There is a shortage of product but prices remain low thanks to the entry into the market of new and unexpected exporters such as Turkey. The market responds with mergers of the biggest traders. The latest between Bunge and Viterra.
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FOCUS
UNA SITUAZIONE TRABALLANTE CHE STA CREANDO EFFETTI ANOMALI SU QUESTA CAMPAGNA A SHAKY SITUATION CREATES STRANGE EFFECTS ON THIS CAMPAIGN di Mariangela Latella Giornalista professionista esperta del settore agroalimentare
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iminuzione a doppia cifra (superiore ai dieci punti percentuali, secondo una prudenziale stima di media) per la produzione di grano del Canada, il principale Paese fornitore per l’Italia che completa con le produzioni d’Oltreoceano il proprio fabbisogno interno. Dai 34 milioni di tonnellate della produzione canadese 2022/23 si è passati, secondo l’Usda, a 31 milioni di tonnellate. Per altri player la perdita di raccolto si attesta sotto i 30 milioni di tonnellate. Questa situazione traballante unita a un trend di riduzione delle scorte nei principali Paesi del blocco occidentale, sta creando effetti anomali sull’andamento di questa campagna. Il prodotto manca ma i prezzi rimangono bassi grazie all’ingresso sul mercato di nuovi e insospettati esportatori, come la Turchia, prima irrilevante nel commercio mondiale e importatore netto, che, nel corso di questa campagna, sta assumendo un ruolo cruciale di esportatore inviando grandi quantità di grano, fra gli altri, in Italia, in Canada e in Nord Africa. Il risultato è, per quanto riguarda la Penisola italiana, che nonostante manchi prodotto nazionale e canadese, le quotazioni alla borsa di Foggia, e sulle altre piazze italiane, nelle ultime settimane di ottobre, sono in calo assestate a 38 euro a quintale contro i circa 50 dell’anno scorso. Una cifra che arriva a 32 euro a quintale in Sicilia che paga il prezzo del trasporto interno dalla Puglia. Queste cifre spingono i produttori di alcune aree particolarmente colpite dalle avversità climatiche come il Subappennino Dauno e le pianure del Gargano, entrambi in Puglia, a mettere in dubbio le semine di quest’anno.
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FOCUS
Le operazioni di trading Per controllare la volatilità dei prezzi di mercato e l’andamento delle rese legate all’incertezza dell’andamento climatico, il governo di Ottawa ha realizzato nell’ultimo biennio due grandi accorpamenti tra big player del mercato. Da un lato, la fusione della della Saskatchewan Wheat Development Commission con la Saskatchewan Winter Cereals Development Commission, entrata in vigore dallo scorso primo agosto scorso. D’altro canto la fusione tra la Bunge Ltd, colosso statunitense dell’agroalimentare, e Viterra, principale trader di grano canadese controllato dal gruppo svizzero Glencore che a sua volta vede tra i principali azionisti, due grandi fondi pensionistici nordamericani: il Canada Pension Plan Investment Board e British Columbia Investment Management Corporation. Quest’ultima operazione si concluderà a metà del 2024. Secondo i termini dell’accordo, Glencore riceverà circa 3,1 miliardi di dollari in azioni Bunge e 1 miliardo di dollari in contanti, oltre alla partecipazione del 50% in Viterra, con il risultato che Glencore deterrà quindi circa il 15% delle partecipazioni nel gruppo aggregato. Glencore ha accettato di non vendere alcuna azione di Bunge per un periodo di 12 mesi dopo il completamento della
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fusione e, successivamente, di vendere solo azioni di Bunge nell’ambito di vendite ordinate. Glencore rivedrà periodicamente la propria strategia rispetto alla partecipazione e l’operazione di fusione.
Le preoccupazioni degli agricoltori Il blocco commerciale che si viene così a creare anche in risposta alla gestione degli stock di grano, strumento principale per l’andamento dei prezzi di mercato, per
LA PRODUZIONE CANADESE PERDE DA 4 A 5 MLN/TON DI GRANO la maggior parte in mano all’asse asiatico (Cina e Russia) e che riguarda ben più della metà delle scorte globali, preoccupa non poco gli agricoltori perché l’obiettivo (per il momento) comune a tutte le potenze coinvolte, è quello di tenere il prezzo
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FOCUS
LA SICCITÀ IN CANADA È STATA LA PEGGIORE DEGLI ULTIMI 40 ANNI
Marino Pilati
Filippo Shiavone
del grano basso. Certamente per contrastare la spinta inflattiva. Ma l’effetto secondario di queste tattiche è innegabile che porti a un indebolimento del tessuto produttivo e della sovranità alimentare. Una preoccupazione che ha portato i gruppi agricoli canadesi a chiedere sin da subito un maggiore controllo dell’operazione di accorpamento che determina un maggiore controllo del mercato. D’altro canto, in Italia - dove attualmente le associazioni di categoria sono in fase di attendismo - si è assistito a una petizione di massa da parte degli agricoltori, rivolta al Parlamento europeo. Nel documento si chiede un’indagine che verifichi l’origine del prodotto che sta arrivando in Italia posto che quello canadese è diminuito drasticamente. I nuovi importatori di grano nel Belpaese sono in primo luogo la Turchia, un Paese che, fino a ieri, era considerato irrilevante nel ranking degli esportatori e produttori di grano e che nell’ultimo quinquennio ha visto progressivamente aumentare le partite spedite all’estero. In un’asta in Algeria, avvenuta nel mese di agosto (inizio campagna), i turchi hanno piazzato in un colpo solo 100mila tonnellate di frumento duro con un calo di prezzo pari a meno 10 dollari alla tonnellata. “Il frumento sta comunque arrivando in quantità ingenti ai porti di Bari e Manfredonia (Puglia) da Paesi, come la Turchia, la Grecia e il Kazakhstan (che pure denuncia perdite ingenti di resa) - afferma Marino Pilati, presidente della sezione di Foggia di Coldiretti -. Tutti e tre i Paesi non sono
per tradizione degli esportatori di grano. In particolare la Turchia che, nonostante subisca come tutti le conseguenze avverse legate al cambio climatico, da quest’anno ha iniziato a esportare prodotto persino in Canada”. “Può essere considerato verosimile - afferma Filippo Schiavone, presidente della sede foggiana di Confagricoltura - che oggi, chi detiene i grandi stock di grano duro, possa fare delle speculazioni finanziarie. Si pensi alla Russia, all’Ucraina e, non da ultimo, alla Cina. Contemporaneamente, per
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quanto riguarda i nuovi importatori come la Turchia, solo a fine campagna potremo sapere se il calo produttivo sia stati compensato dalle importazioni turche. Al momento non abbiamo informazioni su questa per potere affermare che sia il principale importatore. Sono valutazioni che si fanno alla fine dei giochi. Certo che negli ultimi anni le importazioni dalla Turchia registrano un continuo aumento”.
Gli effetti dell’export turco in Canada Dal rapporto del 16 ottobre 2023 della Commissione per lo Sviluppo del Grano in Saskatchewan si apprende che: “Le esportazioni settimanali canadesi di grano duro nella decima settimana sono state di 92mila e 200 tonnellate per un totale stagionale di 429mila tonnellate”. In sostanza questo significa che le consegne dei produttori continuano a restare indietro
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rispetto allo scorso anno. Il rapporto rivela che: “La Tunisia ha acquistato 100mila tonnellate di grano duro a 415/419 dollari Usa alla tonnellata prezzo Cif (costo di assicurazione e nolo). Si ritiene che le origini siano Turchia e Russia - si afferma nel rapporto che ricorda anche come l’ingresso della Turchia sul mercato mondiale del grano duro sia forte di una produzione 2023/24 stimata in 4 milioni di tonnellate di cui una buona parte già spedita principalmente in Italia e Canada. Un passaggio non da poco che inverte la bilancia commerciale tra Turchia e Canada. Quest’ultimo Paese, infatti, da sempre è nel ranking dei principali esportatori verso Ankara. Il rapporto afferma che: “I valori del grano duro canadese continueranno a soffrire fino al ritorno della domanda in Canada nella seconda metà dell’anno di commercializzazione”, ossia non prima di gennaio-febbraio 2024. L’export di Ankara oltre Atlantico, è considerato una vera e propria offensiva commerciale anche perché comporta che i prezzi Fob (Franco a bordo) e all’ingrosso per l’esportazione continuino a calare, accompagnati dalla riduzione dei prezzi delle offerte degli agricoltori canadesi sia spot sia a consegna differita. Un effetto che si ripercuote su scala globale dove si assiste a una riduzione prezzi internazionali del grano duro fino che perdono progressivamente quota anche se in maniera quasi impercettibile. La Commissione per lo Sviluppo del Grano della provincia canadese del Saskatchewan (principale area del Paese per la
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L’INGRESSO NEL MERCATO DELLA TURCHIA TIENE I PREZZI BASSI produzione di grano) denuncia che i prezzi canadesi “continueranno a soffrire” fino a quando non sarà superato lo shock dell’ingresso sul mercato del grano duro turco, di cui una quota è espressamente diretta in Canada. In quest’ultimo, i prezzi Fob cedono leggermente ma, d’altro canto si registrano anche significativi cali dei prezzi offerti all’origine dagli agricoltori
e a un ribasso di oltre 7 dollari canadesi alla tonnellata del prezzo di acquisto all’ingrosso per l’esportazione sulla piazza di Rosetown. In sostanza, il prezzo Fob non cala allo stesso modo solo per un contemporaneo rialzo dei costi di trasporto interni canadesi. Secondo il rapporto del 16 ottobre 2023 stilato dalla Commissione per lo Sviluppo del Grano del Saskatchewan, il prezzo Fob del grano Cwad di prima qualità e al 13% di proteine è pervenuto a 636,59 dollari canadesi alla tonnellata, in ulteriore flessione di 1,61 dollari canadesi sul 10 ottobre scorso, quando era calato di 1,50 dollari sul 2 ottobre, ultima data nella quale il prezzo aveva registrato un incremento, portandosi a 639,70 euro. Il valore raggiunto il 16 ottobre scorso, pur restando in crescita rispetto ai livelli registrati l’8 agosto di ben 98,73 dollari, risulta calato di 26,85 dollari canadesi dal 28 agosto, quando aveva raggiunto il picco dell’estate a 663,44. Dal 10 luglio, quando era ancora attestato a 491,09 dollari canadesi, tale prezzo è comunque aumentato di 145,50 dollari canadesi alla tonnellata (+29,63%). Tale medesimo incremento all’8 di agosto sul 10 luglio 2023 era di 46,77 dollari canadesi alla tonnellata (+9,52%). Il valore registrato il 16 ottobre è pari a 441,03 euro al cambio dollaro canadese euro del 18 ottobre. La quotazione in eurovaluta così determinata del prezzo Fob risulta in calo di 0,70 euro alla tonnellata, rispetto alla quotazione del 10 ottobre
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valorizzata al cambio dell’11 ottobre. In questo caso la diminuzione del prezzo Fob del Cwad in valuta canadese si è riflessa interamente anche sul prezzo in euro, essendo rimasti invariati i cambi intorno a 0,69 euro per un dollaro canadese tra le due settimane considerate.
I costi dei noli Secondo l’Indice Baltic Dry che misura il costo delle spedizioni di merci in tutto il mondo, la sessione del 18 ottobre scorso è la quarta consecutiva che si chiude al rialzo con un aumento del 2,4%, il massimo degli ultimi 14 mesi. Il rialzo dell’indice è stato di 157 punti che lo ha portato a quota 2,105 punti pari a un aumento dell’8,06% rispetto alla settimana precedente quando si era attestato a 1.948 punti, con un rialzo di 170 punti (+9,56%) sul 4 ottobre. Rispetto al 20 settembre scorso, quando questo indice, già in crescita, era pervenuto a 1.584 punti, si registra un incremento di 521 punti (+33%). L’Indice Panamax che determina solo in parte il Baltic (che definisce dell’andamento dei costi del trasporto marittimo e dei noli delle principali categorie delle navi dry bulk cargo nelle principali rotte mondiali tenendo in specifica traccia i carichi di carbone o grano da 60mila a 70mila tonnellate), è altalenante ma con tendenza al rialzo soprattutto nelle ultime settimane. Dal 12 luglio, quando era attestato a 1.088 punti, la crescita di questo indice è stata comunque, nonostante i più recenti cali, di ben 531 punti (+48,80%).
In picchiata i prezzi delle esportazioni canadesi Secondo il rapporto della Commissione per lo Sviluppo del Grano del Saskatchewan, il 16 ottobre scorso sulla piazza di Rosetown - dove si trova l’ascensore di riferimento del mercato all’esportazione - il prezzo di acquisto all’ingrosso del Cwad numero 1 al 13% di proteine (ottima qualità) è stato di 488,70 dollari canadesi alla tonnellata, in calo di 7,34 dollari canadesi sul 10 ottobre scorso, quando, a sua volta, si era verificato un ulteriore calo di 18,36 dollari canadesi sul 2 ottobre, ultima data nella quale si era rilevata stabilità a quota 514,42 dollari. In pratica, dal 25 settembre scorso sono
andati in fumo 25,72 dollari canadesi alla tonnellata. Il prezzo medio spot offerto dagli agricoltori canadesi nei quattro territori del Saskatchewan per il cereale pastificabile di prima qualità, sempre nella sessione del 16 ottobre scorso, è stato di 485,11 dollari canadesi alla tonnellata, in ulteriore calo di 13,68 dollari canadesi rispetto al 10 ottobre scorso, quando si era verificato un primo calo di 6,70 dollari sulla settimana ancor precedente. Infine, il 16 ottobre 2023, nei quattro territori della provincia del Saskatchewan, il prezzo medio offerto dello stesso prodotto per le consegne differite - a dicembre 2023 - risulta essere di 487,41 dollari canadesi alla tonnellata, in calo di 12,86 dollari canadesi rispetto ai 500,27 registrati il 10 ottobre scorso, quando si era verificato un primo calo di 5,78 dollari canadesi sulla settimana ancor precedente. Il valore attuale del principale prezzo di acquisto all’export, rispetto ai 532,79 dollari canadesi alla tonnellata raggiunti il 21 agosto scorso, ha perso 44,09 dollari canadesi. Ma dal 4 luglio 2023, quando era quotato a 389,49 dollari canadesi alla tonnellata, il prezzo di acquisto all’ingrosso per l’esportazione è comunque cresciuto di ben 99,21 dollari canadesi alla tonnellata. In tutto ciò, va considerato che l’aumento dei costi di trasporto interni canadesi ha quasi del tutto neutralizzato il progressivo calo dei prezzi all’esportazione. Mariangela Latella
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FIERE Trade fairs
Panificazione tra gusto, tecnologia e giovani: tutto il futuro dell’arte molitoria in scena a Sigep 2024
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l mondo Bakery andrà in scena a tutto tondo a Sigep - The World Dolce Expo, dal 20 al 24 gennaio 2024 nel polo fieristico di Italian Exhibition Group a Rimini. La panificazione e la pasticceria sono filiere fortemente rappresentate all’expo internazionale insieme a gelateria, cioccolato e caffè. Dalle materie prime ai semilavorati, passando per le tecnologie con macchinari e attrezzature, fino ai servizi e agli arredi, le proposte e le novità nel
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settore della panificazione saranno sotto i riflettori di Sigep e delineeranno nuove tendenze del mercato con la presentazione di format innovativi dei locali in pieno stile italiano. Sigep 2024 sfoggerà un layout rinnovato e sempre più funzionale alla visita degli operatori, ampliando fra le altre cose, l’area dedicata alle tecnologie Bakery & Pastry in un continuum espositivo che si estenderà tra i padiglioni D2 e D7, comprese le hall a est.
Non mancheranno pertanto spazi espositivi dedicati alle tecnologie della filiera della panificazione: forni, impastatrici, ambienti refrigeranti, vetrinistica, confezionamento, ma anche packaging e sistemi di conservazione. Il tutto, chiaramente, in un’ottica di sostenibilità ambientale, di riciclo - per quel che concerne in particolar modo il packaging - e ottimizzazione energetica. Questo amplio ventaglio di proposte, peraltro, vuole anche sottolineare
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Trade fairs FIERE
quanto non sempre sia la farina a “precedere” il prodotto. Occorre d’altra parte andare oltre la stereotipata idea che si ha della farina “buona” o “cattiva” per un prodotto: sono infatti molteplici gli elementi che definiscono cosa usare. Sigep sarà pertanto una sorta di luogo in cui gli operatori parleranno e, ancor più, ascolteranno le esigenze di tutti i protagonisti, in assenza di una scala gerarchica particolare, ma con il solo obiettivo di offrire prodotti (siano esse farine, tipologie di pani o di dolci) sempre più prossimi alle esigenze del mercato e, quindi, dei consumatori. È in tal senso, allora, che si rafforza la presenza di prodotti da forno surgelati, oltre ai più classici punti di forza delle aree dedicate al Bakery, ossia pane, pizza e focaccia. La realizzazione di questi prodotti, oltre all’impiego delle migliori tecnologie e attrezzature, richiede un’accurata selezione delle materie prime come farine, lieviti e derivati, rappresentati dalle migliori aziende italiane, che sono di casa a Sigep. Insomma, si tratta di un circolo che punta a essere sempre più “virtuoso”. Tra le più rappresentative dell’arte molitoria - associate a Italmopa - non mancherà Molino Dallagiovanna, azienda impegnata sin dal 1832 nel mantenere alta la tradizione italiana nel mondo dell’arte bianca,
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selezionando e macinando i migliori cereali per ottenere differenti miscele adatte alle più disparate produzioni. Confermata anche la presenza di Molino Bongiovanni, eccellenza piemontese nell’arte molitoria, pronta a portare in scena i prodotti realizzati con le sue farine, grazie ai tecnici del mulino e i mastri artigiani. Tra le storiche
presenze, si ricorda anche Molino Grassi, pioniere delle farine biologiche, protagonista insieme ad altri molini come Anselmo Colombo, Cosma, Merano, Pasini, Pivetti, Progeo e Rachello (elenco aggiornato al 10 novembre). La Bakery arena, all’interno del padiglione D7, sarà il luogo in cui prenderanno
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FIERE Trade fairs
forma novità, riflessioni e futuro e si trasformerà nel teatro delle competizioni nazionali e internazionali. Fin dalla sua nascita la manifestazione supporta la formazione dei giovani, così tra le competizioni che si svolgeranno in fiera nelle diverse arene, il Concorso Young Ideas sarà completamente dedicato ai giovani delle
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scuole alberghiere e degli enti di formazione professionale italiani. Saranno 9 gli istituti scolastici provenienti da tutta Italia che si confronteranno in 4 prove di gara: pane ciabatta, pane di libera creazione, pani di piccolo formato, viennoiserie. Si tratta di una notevole opportunità per i ragazzi e i giovani talenti di
gareggiare sottoponendosi al giudizio degli esperti del settore panificazione, nonché un’occasione per misurare le proprie abilità e avvicinarsi alla professione di panificatore. Per valorizzare il tema della formazione a livello internazionale, inoltre, saranno ospiti a Sigep anche le scuole di Perù, Svizzera e Cina. Queste selezioneranno per i loro rispettivi Paesi, le squadre che parteciperanno a Bread in the City, il Campionato mondiale di panificazione che si terrà a Sigep nel 2025, coordinato da Richemont Club Italia insieme a Richemont Club International, organizzazioni dedicate alla valorizzazione delle eccellenze della panificazione e alla promozione di processi produttivi a elevato valore artigianale. Il 20 gennaio, inoltre, le scuole di Perù, Svizzera e Cina dei club Richemont international, saranno protagoniste di alcune demo speciali sul palco della Bakery arena, a dimostrazione che Sigep, connotata da una dimensione sempre più internazionale, punta a rappresentare anche nel Bakery le differenti culture e tradizioni del mondo.
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LE AZIENDE INFORMANO Supplier news
Molino Rachello e Horizon: innovazione a misura di molino
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hi è Horizon? Horizon nasce all’inizio del 2021 fondendo le decennali esperienze dei suoi fondatori nel settore della trasformazione dei cerali. Da subito il focus della neonata azienda è stato quello di analizzare con attenzione i punti critici dei processi di trasformazione proponendo non solo delle singole macchine, ma pensandone anche l’integrazione con gli impianti. Ascoltare le problematiche della clientela è parte fondamentale della mission di Horizon, che grazie alle competenze tecniche e all’esperienza pluriennale acquisite, propone soluzioni mirate e innovative. La collaborazione nata con Molino Rachello è un esempio lampante di questa prospettiva. Il rapporto che si è subito instaurato fra il responsabile di produzione dell’impianto, la proprietà e lo staff tecnico di Horizon, ha fatto sì che le criticità presenti fossero esposte e analizzate in maniera analitica e costruttiva. La lungimiranza, poi, della proprietà di Molino Rachello, nel focalizzare gli investimenti in tecnologia, innovazione e conseguente adeguamento della produzione, ha fatto sì che questa collaborazione si concretizzasse nelle prime installazioni effettuate nell’estate del 2022. Collaborazione che visti i risultati ottenuti continua con successo, affrontando nuove sfide e futuri progetti. I sistemi installati da Horizon sono gestibili e controllabili da remoto grazie a soluzioni tecnologiche di connessione condivise in accordo con il cliente. Questo consente oltre alla
I SISTEMI HORIZON INSERITI NEL DIAGRAMMA DI FLUSSO DEL MOLINO RACHELLO • Rate One: misura di flusso • Flow One: dosatore ponderale • Moisture One + Water Panel: sistema automatico di bagnatura • Moisture One controllo dell’umidità e del carico molino • Scale One: bilancia di controllo
Rate One
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Supplier news
assistenza remota anche e soprattutto la condivisione di trend, analisi e validazioni. L’intera produzione di Horizon è Industry 4.0 Ready. Una delle esigenze del Molino Rachello era quella di conoscere con precisione le quantità di cereale trasferito dai silos di stoccaggio ai silos per la produzione giornaliera. Per poter misurare e successivamente tracciare questi trasferimenti, la proposta di Horizon è stata l’installazione di Rate One, un misuratore di portata che si adatta in autonomia ai flussi variabili di trasferimento (nello specifico caso del cliente in questione, da 4 fino a 40 ton/h). Rate One adotta criteri di misurazione diversi rispetto agli standard di mercato ed è una macchina semplice da installare. Inoltre grazie all’estrema compattezza della macchina, è stato possibile integrarla negli spazi ristretti presenti nella struttura originaria del Molino. Un’ulteriore criticità risolta da Horizon è stata la sostituzione dei dosatori volumetrici esistenti e installati allo scarico dei silos per la produzione giornaliera. “Erano
installati dei dosatori a paletta o volumetrici” dice Stefano Marcon (resp. produzione di Molino Rachello), “che necessitavano di un’ulteriore bilancia; ma a causa degli spazi ristretti in cui avremmo dovuto posizionarla, è emersa la necessità di avere un unico sistema che potesse eseguire sia il dosaggio che la pesatura”. Le principali richieste del cliente erano: • sostituire i dosatori “a tazze” con macchine precise ed affidabili; • poter installare il nuovo sistema direttamente sul trasportatore senza che questo ne influenzi la precisione. • portata fino a 15tph; • possibilità di installazione all’esterno. La proposta di Horizon basata sul dosatore Flow One è stata la soluzione ideale alle esigenze tecniche
LE AZIENDE INFORMANO
del cliente. Il particolare design compatto di questo dispositivo, il suo software avanzato l’assente necessità di manutenzione, garantiscono prestazioni e affidabilità molto elevate. L’attenta progettazione impiantistica ha consentito l’installazione delle macchine (10 sistemi), con interventi di modifica da parte del cliente molto contenuti. Le innovative soluzioni tecniche ne permettono l’installazione direttamente sul trasportatore (o coclea), senza necessità di elementi intermedi di isolamento ed ammortizzazione. I Flow One attualmente lavorano con portate variabili fra 0,2tph e 12,5tph (potendo arrivare fino a 30tph) con un errore validato massimo dell’1%. Molino Rachello richiedeva un sostanziale miglioramento della misurazione dell’umidità del Prima dei Flow One
Con i Flow One
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LE AZIENDE INFORMANO Supplier news
cereale e del conseguente dosaggio d’acqua nella fase di condizionamento. Gli specifici target richiesti erano: • installazione su spazi esistenti e ben definiti; • stabilizzazione del flusso discontinuo creato dalla selezionatrice ottica; • misurazione dell’umidità precisa e ripetibile; • stabilità e precisione nel dosaggio dell’acqua. Sappiamo bene che il processo di bagnatura e condizionamento del grano è uno dei più delicati e complessi dell’ambito molitorio. La qualità e precisione di questo processo influenza la costanza dei prodotti, la stabilità della macinazione, la resa del molino e l’efficienza energetica. La soluzione proposta da Horizon è stata l’installazione del sistema Moisture One + Water Panel. Moisture One è un dispositivo sviluppato in due configurazioni (con e senza modulo di dosaggio acqua) per ovviare in maniera innovativa alle comuni problematiche del processo di condizionamento dei cereali.
• integra un sistema di misurazione dell’umidità con moderne tecnologie a microonde ed algoritmi di elaborazione avanzati e validati; • non risente dei cambi stagionali (variazione di temperatura e umidità ambientale); • sistemi di controllo evoluti e performanti, permettono di dosare l’acqua in modo stabile ed accurato, garantendo l’umidità finale desiderata; • la conformazione macchine la rende insensibile alle interruzioni di flusso dovute ai cicli di pulizia delle selezionatrici ottiche evitando così stratificazioni di grano bagnato a valori diversi; • la conformazione interna della macchina permette una misurazione accurata del flusso di prodotto. Questo elemento è fondamentale in quanto la corretta aggiunta di acqua dipende in maniera equivalente dalle misure di umidità del grano in ingresso e dalla portata; • funzionamento del dosaggio acqua anche a basse pressioni (nel caso specifico di poco superiore a 1Bar); • possibilità di integrare curve di
calibrazione dedicate per singola tipologia di cereale. L’installazione del sistema e le successive verifiche e ottimizzazioni, realizzate con la collaborazione del personale operativo dell’impianto ed il laboratorio, hanno portato ai seguenti risultati: • errore medio di circa ±0,3 con una sola curva di utilizzo (comparazione fra misura statica di laboratorio e misura dinamica del macchinario), anche con molteplici tipologie di grani processati; • errore sulla portata valutata con bilancia statica: 1%; • variazione dell’umidità delle farine dopo la macinazione: ±0,2. Il sistema Moisture One, privo dell’unità di dosaggio acqua, è stato inoltre installato direttamente prima del laminatoio B1. In questo caso, gli obiettivi prefissati erano stati i seguenti: • stabilizzare il carico del laminatoio B1, ottimizzando il processo di macinazione; • controllare l’umidità in ingresso alla macinazione (quindi il solo controllo su cereale umido).
Moisture One
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LE AZIENDE INFORMANO
Scale One
Il sistema ha soddisfatto ampiamente le richieste di Molino Rachello. Nell’ottica di ottimizzare il tracciamento e la gestione dei flussi, erano necessarie due bilance di processo. Una bilancia in sostituzione ad una esistente (B1) e un’altra per il controllo della produzione dei sottoprodotti. Horizon ha così installato Scale One. Impegnativa è stata la sfida di installare la bilancia per la pesatura dei sottoprodotti nei ridotti spazi disponibili, ma soprattutto per la necessità di installarla direttamente sul trasporto in pressione, che se non adeguatamente isolato dalla bilancia, influenzare i sistemi statici di pesatura. Le bilance di controllo Horizon sono appositamente studiate per essere immuni dai disturbi causati dai flussi d’aria esterni. Tra Horizon e Molino Rachello si è instaurata una stretta partnership, volta a sviluppare macchine, studiare migliorie funzionali all’impianto molitorio. Il fondamentale rapporto di continuo confronto e condivisione, con il responsabile di produzione, ha permesso di affrontare, giorno dopo giorno, le sfide che si presentavano.
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Molino Rachello, aveva anche l’esigenza di integrare i nuovi sistemi con altri già presenti in impianto, e Horizon, grazie al know how nell’automazione industriale, è riuscita, non solo, a integrarli nel processo esistente, ma a far sì che possano dialogare tra di loro “parlando” tutti lo stesso linguaggio. Commenta Sara Rachello, (resp. marketing di Molino Rachello, in foto):
“La partnership con Horizon ci permette di dare ancora più concretezza a quelli che sono alcuni dei valori di Molino Rachello: sostenibilità, tracciabilità e trasparenza. Molino Rachello da sempre crede in un concetto di partnership, che si basi sul confronto volto al miglioramento continuo
e reciproco; la sua filiera di collaborazione tecnica coinvolge infatti fornitori di materia prima, clienti, ma anche partner tecnici come Horizon, dal cui intercambio di esperienze nascono soluzioni di valore concreto per entrambi. Horizon, per sua natura, si è integrata in questo concetto in modo perfettamente consono, supportandoci nei nostri processi in un grande lavoro di squadra, che vede Horizon ricoprire un ruolo importante nel perfezionamento tecnologico di Molino Rachello. Sappiamo che il luogo in cui si trova la nostra azienda, il Parco Naturale del Fiume Sile, seppur incantevole, ci limita in termini di crescita strutturale. Non potremo mai ragionare in termini di una crescita esponenziale, ma piuttosto di una crescita ponderata, ragionata in modo puntuale e preciso in ogni minimo dettaglio delle fasi di produzione. Stiamo affinando sempre di più quella capacità di fare le cose per bene che ci ha sempre contraddistinto e che oggi è il nostro punto di forza. In Horizon abbiamo trovato un partner attivo e attento che condivide con noi questa visione di miglioramento continuo”.
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LE AZIENDE INFORMANO Supplier news
Molino di cinque piani con struttura in acciaio: il progetto di Saceca È STATO INAUGURATO DI RECENTE UN COMPLESSO PER LA LAVORAZIONE E LO STOCCAGGIO DEL GRANO DURO. DISTRIBUITO SU 4500 MQ, È REALIZZATO COMPLETAMENTE IN ACCIAIO
Gli esterni del sito industriale con struttura in acciaio costruito da Saceca
S
aceca ha di recente seguito un importante progetto commissionato da uno dei maggiori attori del settore agroalimentare. La richiesta della committenza ha riguardato la realizzazione di un complesso industriale per la lavorazione e lo stoccaggio del grano duro, comprendendo tutti i passaggi del percorso costruttivo. Nello specifico, Saceca ha seguito ogni tappa dell’attività di engineering, dal progetto preliminare fino alla definizione del progetto esecutivo. A essere coinvolti nel processo, sia le opere civili che le strutture in elevazione. Alcuni numeri spiegano meglio la scala del progetto: si tratta di un molino con la capacità di 300t/24h, costituito da cinque piani fuori terra e distribuito su 4500 metri quadrati. Non solo: Saceca ha seguito anche la realizzazione del magazzino di stoccaggio dei prodotti, distribuito su 1300 metri quadrati, della fossa di ricezione e della torretta di pre-pulitura. Protagonista dell’intero intervento è stato l’acciaio, materiale selezionato per la realizzazione di ciascuna struttura attraverso un percorso ottimizzato che ha previsto la prefabbricazione in Italia per una fornitura di carpenteria metallica zincata corrispondente a 1500 tonnellate. Per chiudere, la committenza si è affidata a Saceca anche per le opere di finitura, fra cui i tamponamenti in pannello sandwich, lattonerie, scossaline e lamiere grecate per la costruzione di solai, scale, parapetti, portoni e serramenti.
68 NOVEMBRE 2023 November
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LE AZIENDE INFORMANO
I plus della struttura L’utilizzo dell’acciaio come materiale strutturale garantisce una serie di benefici concreti, legati sia ai tempi di cantiere che ai relativi costi, oltre ad assicurare ricadute positive anche in altri ambiti: dalla sostenibilità ambientale alla sicurezza sismica, per citarne i due di maggior rilievo. Secondo quanto certificato anche dallo studio comparativo fra costruzioni-tipo in cemento e altrettante in acciaio elaborato da Promozione Acciaio, infatti, la tecnologia costruttiva in acciaio garantisce la redditività dell’edificio. Il sistema costruttivo stratificato a secco in acciaio si basa su precisi processi ingegnerizzati e industrializzati che prevedono la realizzazione di strutture portanti in sede, consentendo la riduzione dei tempi di cantiere e un parallelo incremento della sicurezza: l’acciaio viene tracciato durante ogni tappa e viene seguito da manodopera specializzata. Fra i plus, anche importanti fattori legati alla sostenibilità ambientale e all’economia circolare: l’acciaio è un materiale riciclabile capace di mantenere inalterate le proprie qualità, tant’è che il 99% del prodotto derivante dal riciclo dell’acciaio rappresenta un materiale di prima scelta, mentre l’1% restante viene recuperato come inerte per uso stradale. Un’altra chiave di lettura legata alla sostenibilità d’insieme riguarda il ciclo di vita di una struttura in acciaio: la durabilità di una simile tipologia costruttiva viene incrementata grazie alla semplicità nell’eventuale cambio di destinazione d’uso. Se, infatti, l’involucro dovrà nel tempo cambiare funzione, la transizione sarà lineare, allungando la vita dell’edificio.
L’interno del complesso per lo stoccaggio e la lavorazione del grano duro distribuito su 4500 metri quadrati
Gli autori Il progetto per il molino presentato in queste pagine è uno fra gli interventi firmati da Saceca, società di ingegneria e general contractor con esperienza internazionale più che ventennale. L’azienda è specializzata nella realizzazione di grandi opere civili e industriali e si occupa del processo progettuale e costruttivo in ogni fase, offrendo la formula “chiavi in mano”. Punto di forza dell’azienda è l’expertise nella lavorazione dell’acciaio, che poggia su due solide basi: l’uso esclusivo di acciaio di alta qualità marchiato CE e sottoposto a monitoraggi continuativi in fase produttiva e la collaborazione con professionisti specializzati. Saceca, infatti, si avvale di un proprio team al fine di garantire l’esecuzione dei lavori secondo alti standard di qualità, dal progetto alla realizzazione finale. “Saceca è un’azienda flessibile e caratterizzata da una rapidità operativa nella sua catena decisionale; proprio grazie a questi aspetti riusciamo a customizzare ogni progetto e curarlo nella sua interezza. Fondamentale anche il contributo da parte del network di aziende con cui collaboriamo in tutto il mondo, alla base della qualità della nostra filiera. Riusciamo dunque ad abbinare il dinamismo che ci contraddistingue alla nostra grande esperienza nel settore”: chiude Roberto Zardo (foto), CEO dell’azienda.
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70 NOVEMBRE 2023 November
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