La prevenzione invisibile che protegge il futuro di Marco Benedetti p. 2 La revisione prezzi negli appalti di Marco Gusti ................................................................................... p. 4
Nasce “Anid in Rosa” a cura della redazione p. 6
RUBRICHE
Entomologia e Parassitologia di Mario e Simona Principato p. 9
ARTICOLI
Sicurezza alimentare
L’influenza Aviare e la dermatite nodulare del bovino di Fulvio Marsilio ............................................................................... p. 12
Speciale PestMed 2026
Un settore variegato e in costante crescita a cura della redazione ...................................................................... p. 18
Pest Management universale
One Health in azione: ciò che Roma ci ha mostrato di Ivan Rimbaud e Monica Biglietto ................................................. p. 30
Biodiversità
Fuoco in savana: dall’incendio dell’Etosha al controllo delle piante aliene di Davide Sita .................................................................................... p. 32
SPAZIO A.N.I.D. di Davide Di Domenico ..................................................................... p. 35 NEWS
ANNO 5 • Numero 1 GENNAIO-GIUGNO 2026
Iscritto al n. 8578 r.st. in data 16/03/2022 sul registro stampa periodica del tribunale di Bologna
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La prevenzione invisibile che protegge il futuro
Occorre promuovere una cultura della prevenzione basata su scienza, responsabilità e professionalità
Viviamo in un’epoca in cui le emergenze occupano quotidianamente le prime pagine dei giornali, mentre la prevenzione continua a svolgere il proprio ruolo fondamentale lontano dai riflettori. Eppure è proprio nella prevenzione che si costruisce la sicurezza sanitaria, ambientale ed economica di un Paese.
La recente celebrazione del World Pest Day, coincidente con la Giornata Mondiale dell’Ambiente, ha offerto l’occasione per riflettere sul valore strategico del Pest Management professionale e della sanificazione all’interno delle moderne politiche di salute pubblica. Un valore che troppo spesso rimane invisibile agli occhi dell’opinione pubblica, ma che rappresenta una delle prime linee di difesa nella tutela dei cittadini, dell’ambiente e delle produzioni agroalimentari.
Oggi si parla molto di One Health, il principio secondo cui la salute umana, animale e ambientale
sono profondamente interconnesse. Se questo paradigma deve tradursi in azioni concrete, allora il Pest Management non può più essere considerato un settore marginale o esclusivamente operativo. Al contrario, esso rappresenta uno degli strumenti più efficaci per intercettare i rischi prima che si trasformino in emergenze sanitarie o ambientali.
Quando una scuola è sicura, quando un alimento arriva sulle tavole senza contaminazioni, quando una città riesce a contenere la diffusione di vettori e infestanti, dietro questi risultati c’è quasi sempre il lavoro silenzioso di professionisti che hanno prevenuto il problema prima che diventasse
visibile. È una sicurezza che raramente viene percepita, ma che genera valore ogni giorno. Negli ultimi anni il nostro settore ha dovuto affrontare sfide sempre più complesse. Il cambiamento climatico, l’aumento delle temperature, la diffusione di specie invasive e la crescita delle arbovirosi stanno modificando profondamente gli equilibri ecosistemici. In questo contesto, la gestione degli infestanti richiede competenze multidisciplinari, aggiornamento continuo e una visione integrata che tenga insieme efficacia operativa e sostenibilità ambientale.
Parallelamente, abbiamo assistito al proliferare di improvvisazio -
di Marco Benedetti Presidente A.N.I.D.
ni e scorciatoie professionali. La pandemia ci ha insegnato quanto possa essere pericoloso affidare temi delicati come la salute pubblica a operatori privi delle necessarie competenze. Oggi il rischio è che fenomeni analoghi si ripetano nella gestione delle emergenze legate ai vettori e alle arbovirosi, dove la pressione mediatica e la ricerca di soluzioni immediate possono portare a interventi inefficaci o addirittura dannosi per l’ambiente.
Per questo motivo A.N.I.D. continua a sostenere con determinazione la necessità di un riconoscimento chiaro delle competenze professionali nel settore del Pest Management. Non si tratta di una rivendicazione corporativa, ma di una richiesta che nasce dalla volontà di garantire ai cittadini stan -
dard elevati di sicurezza, qualità e responsabilità. La salute pubblica e la tutela ambientale non possono essere affidate all’improvvisazione.
In quasi trent’anni di attività, A.N.I.D. ha contribuito alla crescita culturale e tecnica del settore, costruendo relazioni con istituzioni, università, enti di ricerca e organismi internazionali. Ha promosso formazione qualificata, innovazione e confronto scientifico, contribuendo a fare dell’Italia un punto di riferimento europeo nel Pest Management professionale. Oggi più che mai serve una visione lungimirante. Le emergenze continueranno a esistere, ma la differenza la farà la capacità di prevenirle. Investire nella competenza, nella formazione e nella professio -
nalità significa investire nella salute delle persone, nella tutela dell’ambiente, nella sicurezza alimentare e nella competitività del nostro sistema economico. La prevenzione non genera titoli sensazionalistici. Non occupa le cronache quando funziona. Ma ogni emergenza evitata rappresenta una vittoria per la collettività, una risorsa risparmiata, un rischio scongiurato. È questa la missione che A.N.I.D. porta avanti ogni giorno: promuovere una cultura della prevenzione fondata sulla scienza, sulla responsabilità e sulla professionalità. Perché il futuro non appartiene a chi rincorre le emergenze. Appartiene a chi ha il coraggio di prevenirle.
Marco Benedetti
La revisione prezzi negli appalti
Una
vittoria strategica per A.N.I.D. e per il settore
del Pest Control
Il comparto dei servizi in Italia sta vivendo un momento di svolta epocale. La recente pubblicazione delle Linee Guida sulla revisione dei prezzi ordinaria da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti segna il superamento di una visione parziale, finalmente orientata verso la sostenibilità economica dei contratti di durata. Per il settore della disinfestazione e del Pest Control, questo non è solo un atto tecnico: è il riconoscimento di una specificità professionale che A.N.I.D. ha difeso con fermezza in ogni sede istituzionale.
La disinfestazione, pilastro dei servizi essenziali L’esplicito inserimento della disinfestazione tra i servizi che devono essere gestiti attraverso il meccanismo della revisione prezzi rappresenta un traguardo fondamentale. Il Pest Control, dalla sanificazione ambientale alla tutela della salubrità nelle strutture collettive, è un servizio indispensabile al fun -
zionamento quotidiano del Paese. Quando parliamo di contratti continuativi in ospedali, scuole o complessi industriali, non offriamo una semplice prestazione, ma garantiamo igiene e sicurezza pubblica. La volatilità dei fattori produttivi e le dinamiche retributive del settore hanno spesso minacciato la qualità del servizio e la tenuta delle nostre imprese. Con queste nuove Linee Guida, lo strumento della revisione dei prezzi diventa finalmente un presidio di equilibrio contrattuale. Si passa da un regime di incertezza a un modello in cui le stazioni appaltanti sono chiamate a gestire operativamente il rischio, prevedendo clausole coerenti e definendo indici di revisione chiari.
L’azione di A.N.I.D. nella Consulta dei Servizi
Questo risultato è il frutto di una strategia precisa, portata avanti con determinazione dai vertici di A.N.I.D. Il Presidente Marco Benedetti e il Vicepresidente Marco Gusti su mandato del Consiglio Direttivo, dell’Associazione son o stati parte attiva e propositiva nel percorso di confronto avviato con il Ministero, con il Viceministro Edoardo Rixi e con le istituzioni competenti. L’adesione convinta di A.N.I.D. alla Consulta dei Servizi è stata la leva decisiva. La nostra associazione ha operato con la consapevolezza che la frammentazione è il principale limite del nostro sistema economico. Per la prima volta, abbiamo assi -
di Marco Gusti Vicepresidente A.N.I.D.
stito a una convergenza senza precedenti: associazioni con storie e background differenti hanno saputo fare sintesi intorno a un obiettivo comune, portando alla luce le istanze di un comparto che conta 45 mila imprese e genera oltre 70 miliardi di euro. Questa unità di intenti ha dato la necessaria autorevolezza alla nostra voce, permettendo al settore del Pest Control di essere protagonista nei tavoli decisionali nazionali.
La sfida dell’attuazione uniforme
Ora si apre la fase più delicata: quella applicativa. Le Linee Guida rappresentano un importante avanzamento interpretativo, ma la vera sfida sarà trasformare queste indicazioni in una prassi amministrativa uniforme su tutto il territorio nazionale. A.N.I.D. insieme alle altre Associazioni vigilerà affinché le stazioni appaltanti adottino criteri coerenti, evitando interpretazioni
discrezionali che vanificherebbero lo sforzo compiuto. La strada verso un definitivo riequilibrio normativo, che separi nettamente le dinamiche dei servizi da quelle dei lavori pubblici, è tracciata. A.N.I.D. continuerà a lavorare, con il proprio vertice in prima linea e in sinergia con gli altri
attori della Consulta, per garantire che la stabilità economica diventi sinonimo di qualità e salubrità, confermando il ruolo centrale della nostra categoria nella tutela del benessere del Paese.
Marco Gusti
Nasce “Anid in Rosa”
Progetto dedicato alla crescita delle donne nel Pest Management
Il 5 giugno 2026, nel giorno in cui si è festeggiata la giornata Mondiale della Disinfestazione, è salita sul palco dell’Auditorium Antonianum a Roma, Maria Luisa Filippelli, il nuovo Segretario Generale dell’A.N.I.D., che ha presentato ufficialmente “Anid in Rosa”.
Maria Luisa Filippelli è un’imprenditrice calabrese che dirige l’azienda Brutia Disinfestazioni srl a Rende in Calabria. Subentrata nell’impresa familiare non si è limitata a mantenerla, ma l’ha sviluppata, strutturata e modernizzata, investendo su qualità, formazione e certificazioni.
La sua formazione nel management aziendale e la sua carriera professio -
nale nel pest control, le ha fatto maturare le competenze e il sapere che ha messo a disposizione per l’azienda.
Guida il suo team con ottimismo, ascolta i bisogni dei collaboratori, offre benefici concreti e cura l’immagine
A cura della redazione
Marco Benedetti insieme a Maria Luisa Filippelli
aziendale. È riuscita a operare e competere in un settore tradizionalmente maschile, porta competenza e innovazione, dimostrando come la leadership femminile sia un valore aggiunto. Il nuovo progetto dell’Associazione presentato al World Pest Day è dedicato proprio alla valorizzazione del ruolo delle donne nel Pest Management. L’iniziativa è stata accolta con entusiasmo da tutta la platea e da voci autorevoli del Parlamento, del Governo, delle Regioni, del mondo accademico e delle Associazioni
di categoria presenti in Auditorium. Le donne, dice Maria Luisa Filippelli, rappresentano una risorsa fondamentale per lo sviluppo del settore: competenze tecniche, capacità organizzative, visione strategica e sensibilità nella gestione delle relazioni costituiscono un valore aggiunto per le imprese e per l’intero comparto. Attraverso attività formative, momenti di networking, testimonianze, progetti dedicati e iniziative di sensibilizzazione, Anid in Rosa intende contribuire alla costruzione di una
comunità professionale sempre più inclusiva, competente e orientata al futuro e ai principi One Health. Con Anid in Rosa, l’Associazione rinnova il proprio impegno nel promuovere la crescita professionale, le pari opportunità e la valorizzazione delle competenze, nella convinzione che il futuro del Pest Management passi anche attraverso una presenza femminile sempre più forte, qualificata e protagonista.
La redazione
ANID in Rosa: competenza, passione, futuro
Neotrombicula autumnalis: un acaro istofago parassita dell’uomo
Una parassitosi “di stagione” che coinvolge animali, persone e ambienti domestici
L’autunno, con la sua luce più morbida e l’aria che si fa sottile, porta spesso con sé una serie di fastidi che molti attribuiscono, per abitudine o ignoranza, alle ultime zanzare stagionali o - peggio - alle cimici dei letti. Eppure, in questo periodo dell’anno, esiste un responsabile molto più discreto, quasi invisibile e per questo raramente individuato con prontezza: la larva dell’acaro Neotrombicula autumnalis , protagonista di una parassitosi ancora sorprendentemente poco conosciuta, la trombiculosi Questo piccolo artropode ( Fig. 1), appartenente all’ordine Prostigmata e alla famiglia Trombiculidae , è visibile a occhio nudo come un puntino arancio-rossiccio. La colorazione non è costante: nelle prime ore di vita la larva appare bianco-traslucida, mentre durante il pasto assume la tipica tinta giallo-aranciata. Lo stadio larvale
è l’unico parassita dell’intero ciclo vitale: ninfe e adulti vivono nel suolo e sono predatori liberi di piccoli invertebrati.
La larva di Neotrombicula autumnalis misura da 150 a 300 μm , raramente oltre 0,25 mm , e presenta un piccolo scudo dorsale (dorsum) con una serie di setole disposte in linee trasversali, caratteri diagnostici utili in microscopia ( Fig. 2 ). Nonostante le dimensioni ridotte, è in grado di aderire saldamente alla cute gra -
zie ai suoi cheliceri ( Fig. 3 ), simili a minuscole scimitarre.
Lo si incontra tipicamente nei prati, nei giardini e ai margini dei boschi, dove le larve stazionano sulla vegetazione bassa in attesa del passaggio di un ospite a sangue caldo. Cani, gatti (Fig. 4), piccoli mammiferi selvatici (ricci, volpi, lepri) e roditori sono le vittime più frequenti, ma anche l’uomo - spesso inconsapevole - ne diventa un ospite molto gradito.
Una volta fissata sulla cute, la larva scava tramite il proprio apparato boccale un microcanale, lo stiloforo, attraverso il quale inizia a nutrirsi dei tessuti epidermici precedentemente liquefatti da enzimi istolitici che essa stessa secerne. È un vero e proprio meccanismo di digestione esterna, tipico degli acari istofagi. Il pasto può durare da 2 a 5 giorni, al termine dei quali la larva si lascia cadere al suolo, dove muterà prima in ninfa e poi in adulto.
di Mario e Simona Principato - Centro di Ricerca Urania, Perugia (www.edpa.it)
Fig. 1 - Neotrombicula autumnalis
Fig. 2 - Scudo dorsale di N. autumnalis
Fig. 3 - Propodosoma di N. autumnalis
Questo particolare modo di alimentarsi è ciò che produce le tipiche lesioni della trombiculosi: piccole papule eritematose, spesso molto pruriginose, con una minuscola ulcera centrale e un alone arrossato più esteso (Figg. 5-6). Nelle forme più marcate, la lesione assume un aspetto sfrangiato e irregolare, con possibile sovrainfezione da grattamento. La loro comparsa, improvvisa e mi -
steriosa, è spesso fonte di equivoci diagnostici. In novembre, quando le zanzare hanno ormai abbandonato le nostre case, molte persone si svegliano con piccole lesioni pruriginose e pensano subito alle cimici dei letti. Ma queste ultime lasciano tracce ben precise sul materasso e pungono con modalità differenti; Neotrombicula, invece, non vive stabilmente nelle abitazioni . Entra in casa solo se vi viene portata da un ospite involontario: quasi sempre il gatto, talvolta il cane, più raramente un roditore catturato o incontrato durante le sue peregrinazioni.
Non è raro che il gatto, rientrando dopo una notte all’aperto, presenti sulla testa o sotto il mento piccole crostosità giallo-arancioni ( Fig. 7 ). Esse somigliano a lesioni da grattamento o dermatofitosi e vengono spesso interpretate come tali. In realtà sono aggregazioni di decine di larvette di Neotrombicula, raccolte tra l’erba e la vegetazione bassa. Una volta a casa, il gatto si adagia sul divano, si gratta sul letto, si accuccia tra le coperte: e mentre si strofina, gli acari si distaccano, cadono sui tessuti e attendono semplicemente un nuovo ospite.
Basta sdraiarsi nel letto poco dopo che il gatto vi si è riposato, oppure
NEOTROMBICULA AUTUMNALIS:
A TISSUE-FEEDING
MITE PARASITISING HUMANS
A seasonal parasitosis affecting animals, humans and domestic environments
Neotrombicula autumnalis, the larval stage of an autumnal tissue-feeding mite, is responsible for trombiculosis, a parasitic condition often mistaken for mosquito bites, bedbugs or scabies. The larvae, tiny orange dots found in grassy areas, are brought into homes mainly by cats and dogs, which deposit them on beds, sofas and fabrics.
Parasitism causes intensely itchy erythematous papules with a small central ulceration. Management is straightforward: treating the animal, washing fabrics at high temperatures, thorough vacuuming and, if necessary, targeted use of acaricides.
Prevention consists of checking the animal’s coat and limiting outdoor access to grassy areas during the autumn months. Although not severe, trombiculosis is a common and easily avoidable parasitosis when properly recognised.
indossare un accappatoio lasciato sulla poltrona, perché le larve trovino la strada verso la pelle umana. La sorpresa è che la trombiculosi può manifestarsi anche in persone che dichiarano di non essere mai state in campagna e di non avere animali domestici. In alcuni casi è
Fig. 6 - Esiti cicatriziali di lesioni da N. autumnalis
Fig. 7 - Crostosità con N. autumnalis
Fig. 5 - Lesioni acute da N. autumnalis
Fig. 4 - Aggregati di Neotrombicula appaiono come una crostosità arancione sull’orecchio del gatto
un gatto semi-randagio del vicinato - affettuoso, libero e sempre curioso - a entrare in casa quel tanto che basta per depositare qualche acaro sui tappeti o sui divani. In altri casi è un piccolo roditore, portatore naturale della specie, che lascia qualche traccia lungo il suo passaggio notturno.
Negli ultimi anni, il Centro di Ricerca Urania ha identificato numerosi casi domestici grazie alla metodica E.D.P.A.® (Esame Diretto delle Polveri Ambientali), un approccio diagnostico che permette di individuare nelle polveri raccolte nell’abitazione larve vitali, setole, cheli -
ceri e altri frammenti caratteristici di Neotrombicula. Questo esame si è rivelato decisivo soprattutto nei casi in cui le lesioni cutanee venivano inizialmente confuse con la scabbia umana, particolarmente diffusa nel medesimo periodo dell’anno. Una diagnosi errata può condurre a trattamenti topici inutili e irritanti, mentre la natura della trombiculosi è prevalentemente ambientale , non interumana. Una volta riconosciuto il problema, la gestione è relativamente semplice e riguarda tre ambiti: l’animale, la biancheria e l’ambiente. L’animale deve essere trattato con prodotti acaricidi specifici e temporaneamente scoraggiato dal vagare nelle zone erbose più a rischio.
La colorazione arancione delle croste conferma la diagnosi di trombiculosi
L’ambiente domestico deve essere bonificato mediante lavaggi ad
alta temperatura dei tessuti, aspirazione accurata di divani e materassi e, ove necessario, uso mirato di formulati residuali nelle fessure, nei battiscopa e nei punti in cui l’animale si riposa abitualmente.
La prevenzione rimane tuttavia la strategia più efficace. Con l’arrivo di ottobre e novembre, è utile limitare - per quanto possibile - le esplorazioni degli animali domestici nelle aree erbose, soprattutto al mattino e al tramonto, momenti in cui le larve sono più attive. E, soprattutto, controllare regolarmente il mantello degli animali, prestando attenzione alle piccole croste aranciate che possono indicare la loro presenza.
La trombiculosi, nel complesso, non è una patologia grave, ma è una parassitosi frequente, fastidiosa e facilmente evitabile quando riconosciuta. Per i professionisti della disinfestazione rappresenta un campo di intervento ancora sottovalutato, in cui competenza diagnostica e capacità di osservazione fanno la differenza.
Conoscere Neotrombicula autumnalis significa saper leggere quei segnali minimi che la natura ci lascia, e restituire alle persone il comfort e la serenità della propria casa proprio nel momento dell’anno in cui, più di ogni altro, desideriamo proteggerci dal freddo che arriva.
Mario e Simona Principato
Fig. 8 - Artigli di N. autumnalis
Fig. 9 - Gnathosoma di N. autumnalis
Fig. 10 - Setole opistosomali di N. autumnalis
L’influenza Aviare e la dermatite nodulare del bovino
L’Due emergenze sanitarie nell’ottica One Health
emergenza delle malattie infettive negli animali rappresenta una delle priorità assolute in Europa e in Italia anche nel 2026, con un focus su un approccio One Health che integra salute umana, animale e ambientale. Le principali minacce attuali derivano da virus altamente contagiosi favoriti dalle migrazioni aviarie, dai cambiamenti climatici (che estendono i vettori come insetti) e della globalizzazione dei commerci. In quest’ambito è opportuno soffermarsi su due patologie infettive che stanno preoccupando (e non poco) il nostro Paese, ossia
l’influenza aviare e la dermatite nodulare contagiosa del bovino conosciuta anche con il nome di Lumpy Skin Disease.
L’Influenza Aviare: un’infezione virale che circola tra i volatili e l’uomo
Immaginiamo un virus che si diffonde tra stormi di uccelli selvatici, colpisce gli allevamenti di polli e tacchini e ogni tanto minaccia di passare all’uomo. Non è uno scenario da film apocalittico, ma la realtà dell’influenza aviare, un’infezione che negli ultimi anni ha fatto notizia per i suoi focolai in Europa e nel mondo. L’influenza aviare, nota
anche come di “bird flu”, è un’infezione sostenuta da virus influenzali di tipo A, che colpisce principalmente i volatili. Si riconoscono due forme cliniche principali: quella a bassa patogenicità (LPAI), che spesso passa inosservata con sintomi lievi o assenti e quella ad alta patogenicità (HPAI), molto più aggressiva e potenzialmente letale per il pollame. I sottotipi più noti includono l’H5N1, l’H5N5 e altri, che possono mutare e adattarsi a nuovi ospiti (Fig. 1).
L’influenza aviare non è una novità: il primo focolaio documentato in uccelli selvatici risale al 1961 in Sudafrica, dove colpì migliaia di ster-
di Fulvio Marsilio
Università di Teramo
Fig. 1 - Rappresentazione di un virus influenzale (www.pirbright.ac.uk/our-science/viruses/influenza-viruses). Sulla superficie esterna è possibile notare la presenza di due proteine: in celeste la neuroaminidasi (N) e in blu l’emoagglutinina (H). Queste proteine non solo sono importanti nel ciclo replicativo del virus ma vengono anche impiegate per la sua classificazione: del tipo A a oggi si conoscono 18 H e 11 N. La diversa combinazione delle due proteine permette la distinzione e la classificazione dei diversi virus influenzali. Nella parte interna del virus è presente l’acido nucleico (RNA) che andando incontro a numerose mutazioni, rende possibile la comparsa dei “nuovi” virus
ne comuni ( Fig. 2), Sterna hirundo (Becker, 1966, 1967).
Ma la sua storia si intreccia con le grandi pandemie influenzali umane. Ad esempio, la famosa “Spagnola” del 1918 (H1N1) e l’Asiatica del 1957 (H2N2) potrebbero avere origini aviare, anche se non direttamente dall’aviaria moderna. Negli anni ‘90 e 2000, l’H5N1 ha fatto scalpore:
nel 1997, a Hong Kong, infettò 18 persone, uccidendone 6 - il primo caso confermato di trasmissione diretta dagli uccelli all’uomo (de Jong et al., 1997). Nel 2003, un’epidemia di H7N7 in Olanda colpì centinaia di allevamenti e causò il decesso di un uomo (Centers for Disease Control and Prevention, 2003). Da allora, focolai globali si sono susseguiti, con milioni di uccelli abbattuti per contenere il virus. Oggi, l’H5N1 si è adattato a oltre 50 specie di mammiferi, inclusi volpi, felini e persino bovini negli USA (Ly, 2024), aumentando i timori di un “salto di specie” definitivo. Il virus si diffonde rapidamente tra gli uccelli attraverso feci ed escrezioni respiratorie. Gli uccelli migratori (soprattutto quelli acquatici) giocano un ruolo chiave, trasferendo il patogeno da un continente all’altro (animali serbatoio di virus). Negli allevamenti, entra tramite attrezzature contaminate, mangimi o contatto con volatili selvatici. Mentre negli uccelli selvatici, come gli anatidi, il virus circola spesso senza causare danni evidenti, negli uccelli domestici come polli e tacchini, l’HPAI causa sintomi gravi: gonfiore della testa, difficoltà respiratorie, diarrea e un’alta letalità, che può arrivare al 100% in un allevamento infetto (Fig. 3).
(www.ideegreen.it/sterna-119249.html)
Fig. 3 - Influenza aviare in un pollo (www. thepoultrysite.com/articles/avian-influenza-in-poultry)
Per l’uomo, il rischio è basso: le infezioni avvengono quasi sempre per contatto diretto con animali infetti o ambienti contaminati, come nei mattatoi o negli allevamenti. A oggi non vi sono chiare evidenze di una possibile trasmissione uomo-uomo e inoltre, l’infezione non si contrae mangiando carne o uova cotte bene (il virus viene inattivato dalla cottura 70 °C). Tuttavia, il pericolo esiste: in rari casi, può causare polmonite grave o persino la morte. Allevatori e medici veterinari sono i più esposti. In Europa, il rischio per la popo -
AVIAN INFLUENZA AND LUMPY SKIN DISEASE IN CATTLE
Two health emergencies through the One Health lens Avian influenza and Lumpy Skin Disease represent two major 2026 animal- health emergencies within a One Health framework. Highly pathogenic avian influenza continues to spread across Europe, driven by migratory birds and environmental change, requiring strict surveillance and biosecurity. Lumpy Skin Disease, transmitted mainly by biting insects, has entered Italy and several EU countries, causing severe economic losses despite not being a zoonosis. Both diseases demand rapid detection, vaccination strategies and coordinated veterinary action.
Fig. 2: Sterna comune
lazione generale resta basso, ma gli esperti monitorano mutazioni che potrebbero renderlo più contagioso per l’uomo. Al gennaio 2026, l’Europa è in allerta per un’impennata di casi. Tra settembre e novembre 2025, sono stati segnalati oltre 1.400 focolai di HPAI A(H5) negli uccelli selvatici e domestici. In Italia, al 30 dicembre 2025, si contavano 43 focolai di H5N1 nel pollame domestico, concentrati al Nord. L’Europa ha registrato 60 nuovi focolai in poche settimane, con coinvolgimenti in paesi come Francia, Germania e Belgio (Fig. 4). Questi focolai hanno portato a milioni di abbattimenti preventivi, con impatti economici enormi sull’industria avicola.
In Europa e in Italia, l’adozione di sistemi di biosicurezza negli allevamenti, quali reti anti-uccelli selvatici, disinfezione (il virus è facilmente inattivato dai comuni disinfettanti) e controlli medico-veterinari, permettono di ridurre sensibilmente i rischi. A livello globale, organizzazioni come l’European Food Safety Authority (www.efsa.europa.eu/it/
news/avian-influenza-efsa-recommends-increased-surveillance) e l’WHO (World Health Organization) monitorano il virus con sorveglianza attiva, dashboard interattivi e rapporti trimestrali.
Storia dell’Aviare intrecciata con le grandi pandemie influenzali umane
In Italia la sorveglianza dei virus dell’influenza aviaria negli animali è affidata ai Servizi Veterinari. Il Ministero della Salute progetta, coordina e monitora le attività previste dal Piano nazionale di sorveglianza per l’influenza aviaria (www.resolveveneto.it/influenza-aviaria-piano-nazionale), con il supporto scientifico e tecnico del Centro di referenza nazionale per l’influenza aviaria ospitato presso l’Istituto Zooprofilattico Spe -
rimentale delle Venezie (IZSVe). I Servizi Veterinari delle Regioni svolgono le attività del Piano attraverso le ASL/ ULSS, responsabili dell’attuazione dei protocolli di campionamento nei volatili domestici e selvatici, e gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali responsabili dell’esecuzione dei test per la diagnosi dell’infezione. La sorveglianza nel pollame e nell’avifauna si basa su un sistema di sorveglianza attivo, con controlli sugli animali in vita, abbinato a un sistema di individuazione precoce della malattia tramite una sorveglianza passiva su animali con sintomi sospetti o deceduti secondo le disposizioni, criteri e linee guida di Regolamenti della Commissione UE. La sorveglianza della circolazione dei virus dell’influenza nell’uomo è coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità e viene effettuata attraverso la rete RespiVirNet (respivirnet.iss.it) che si basa su medici e pediatri sentinella e che monitora l’andamento delle sindromi simil-influenzali (ILI) causate da influenza e da altri virus respiratori sul territorio italiano. Questa rete, prima dedica -
Fig. 4 - Focolai di influenza aviare in Europa e in Italia (www.ecdc.europa.eu)
ta esclusivamente all’influenza, è in grado ora di monitorare gran parte dei virus respiratori e fornisce settimanalmente i dati epidemiologici e virologici. La rete attualmente è costituita da 28 laboratori dislocati nelle diverse Regioni. Oggi, questa rete è in grado di rilevare anche eventuali possibili casi di infezione da virus aviari nella comunità.
La Dermatite Nodulare Contagiosa dei bovini (Lumpy Skin Disease, LSD): un pericolo per la zootecnia europea
Proviamo a immaginare un virus che trasforma la pelle liscia di un bovino in una mappa di noduli duri e gonfi, come se l’animale avesse la “pelle a grumi”. Non è fantascienza: è la Dermatite Nodulare Contagiosa, una malattia virale che colpisce i bovini e sta creando preoccupazione in Europa, inclusa l’Italia. Non è pericolosa per l’uomo, ma può causare gravi perdite economiche negli allevamenti: calo del latte, aborti, danni alla pelle e, nei casi peggiori, la morte degli animali. La LSD è sostenuta da un virus attualmente classificato nella famiglia Poxviridae, gen. Capripoxvirus e denominato Lumpy Skin Disease Virus (LSDV) (Fig.5). È un virus considerato molto resistente all’inattivazione, caratteristica che condivide con tutti i poxvirus, quali virus del vaiolo dell’uomo e degli animali. LSDV è inattivato dal fenolo (2%) in 15 minuti; è sensibile alla formalina (1%), all’ ipoclorito di sodio (2-3%), ai composti iodati (diluizioni 1:33), al Virkon (2%), e i sali quaternari di ammonio (0,5%). LSDV è inoltre sensibile alla luce diretta, ma, se protetto dai raggi solari, è in grado di resistere nell’ambiente esterno per mesi. LSDV è particolarmente resistente nei noduli cutanei (>33 giorni), nelle croste disseccate (>35 giorni) e nel pellame (>18 giorni). Resiste a cicli di congelamento/scongelamento
sebbene il potere infettante possa ridursi. Il virus è inattivato se esposto due ore a 55 °C e 30 minuti a 65 °C. È inoltre sensibile a condizioni estreme di pH (www.izs.it/IZS/Engine/RAServeFile.php/f/pdf_vari_grafica_/ LUMPY_SKIN_DISEASE%28LSD%29/ LSD_testo_rev2.pdf). Colpisce principalmente bovini, bufali e zebù e raramente ovini e caprini se convivono con bovini infetti. Non si trasmette all’uomo né attraverso il consumo di latte o carne né con il contatto con animali infetti.
La principale via di trasmissione dell’LSDV è attraverso insetti ematofagi. Zanzare del genere Aedes aegypti, mosche di stalla (Stomoxys spp.) e zecche (Rhipicephalus appendiculatus) sembrano essere le principali specie coinvolte nella trasmissione meccanica dell’LSDV, ma non è ancora chiaro se fungano anche da vettori biologici (si definisce vettore biologico, l’insetto nel quale un virus è in grado di replicare). È stato dimostrato che il virus sopravvive per 35 giorni in culture cellulari di
zecca senza perdere la sua infettività, ma non è stato possibile ottenere prove di un’effettiva replicazione del virus all’interno delle cellule. È stata invece dimostrata la presenza di virus nelle uova (trasmissione transovarica) e nelle diverse fasi del ciclo vitale della zecca (Tuppurainen et al., 2013, 2015).
Di conseguenza, sembra che la capacità del LSDV di sopravvivere all’interno e all’esterno della cellula ospite sia molto più importante dell’effetti-
Sorveglianza
pollame e avifauna si basa su un sistema di sorveglianza attivo
va replicazione del virus per la diffusione dell’infezione. Questi insetti, quindi, fungono da “aerei” meccanici: pungono un animale infetto, assumono il virus e lo inoculano in un altro sano. Di conseguenza, il rischio d’infezione aumenta in estate e autunno, quando gli insetti sono più attivi e con il trasporto di animali infetti da zone infette. La trasmissione diretta (contatto animale-animale) è possibile ma marginale. I segni clinici
Fig. 5 - LSDV osservato al microscopio elettronico (Babiuk, 2018)
compaiono dopo 7-28 giorni dall’infezione. I più tipici sono (Fig. 6):
• noduli cutanei (da 2 a 5 cm): duri, gonfi, diffusi su testa, collo, arti, mammelle e genitali. Possono ulcerarsi, formare croste e lasciare cicatrici permanenti.
• diminuzione drastica della produzione di latte (fino al 50%);
• gonfiore dei linfonodi;
• debolezza, anoressia, aborti nelle vacche gravide;
• nei casi gravi: polmonite, edema polmonare, morte (letalità 1-10%, fino al 40% in allevamenti indenni).
Fino al 2025 l’Italia era ufficialmente indenne, ma a giugno 2025 è stato segnalato il primo focolaio: confermato il 21 giugno a Orani (Nuoro, Sardegna) in un allevamento estensivo. Da lì si è diffusa in Sardegna e, a fine giugno, è arrivata in Lombardia (secondario da Sardegna). Nel 2025/26 si contano decine di focolai (Fig. 7):
• Italia: oltre 80 focolai confermati (soprattutto Sardegna, Lombardia; alcuni in altre regioni settentrionali);
• Francia: oltre 100 casi (Savoia, Alta Savoia, Ain e zone confinanti);
• Spagna: primi casi autunnali 2025, con 17 focolai segnalati.
La Commissione Europea ha attivato l’EUVET (European Veterinary Emergency Team) e misure di emergenza: zone di protezione/sorveglianza, divieto di movimentazione, abbattimento selettivo e campagne di vaccinazione obbligatoria in zone a rischio (Sardegna, Valle d’Aosta, zone confinanti con focolai). Il vaccino usato è vivo attenuato (ceppo Neethling), fornito dalla banca vaccini UE. Grazie a vaccinazioni massicce e controlli, molti focolai sono stati contenuti, ma il virus circola ancora in alcune aree.
Prevenzione resta la chiave per arginare il problema
Per il controllo della LSD, gli Stati Membri dell’Unione Europea devono rispettare quanto previsto dalla normativa europea in materia di sanità animale (regolamento (UE) 2016/429 e atti derivati). Dato il suo forte impatto sulla salute animale, la sua contagiosità, e il lungo periodo di incubazione, la LSD è classificata, nel diritto europeo, come malattia di categoria
A, e il regolamento (UE) 2020/687 impone (www.salute.gov.it/new/it/faq/ faq-dermatite-nodulare-contagiosa-lumpy-skin-disease-lsd/):
• abbattimento di tutti i bovini presenti nell’allevamento;
• blocco delle movimentazioni e misure di biosicurezza (pulizia, disinfezione e disinfestazione di strutture e mezzi di trasporto);
• istituzione di una zona di restrizione intorno al focolaio che comprende una zona di protezione (20 km) e una zona di sorveglianza (50 km) in cui vengono applicate specifiche misure per contenere la diffusione della malattia, tra cui le restrizioni alla movimentazione di bovini in entrata e in uscita dalla zona.
Le limitazioni e i controlli vengono estesi anche al latte crudo, sperma e ovociti, pelli.
Ricapitolando la strategia vincente è:
1. vaccinazione profilattica o di emergenza (efficace al 70-90% se fatta prima dell’esposizione);
2. controllo vettori: insetticidi e repellenti su animali e stalle, zanzariere, rimozione letame;
3. biosicurezza: quarantena per nuovi animali, divieto movimenti da zone infette, disinfezione mezzi;
4. sorveglianza: controlli clinici, test diagnostici su noduli sospetti;
5. notifica immediata: in presenza di noduli sulla cute avvisare immediatamente e obbligatoriamente il Servizio Veterinario ASL.
La Dermatite Nodulare Contagiosa ci ricorda quanto sia fragile l’equilibrio della zootecnia europea di fronte a malattie trasmesse da vettori, favorite da cambiamenti climatici e movimenti globali. Non è una zoonosi, ma può devastare un allevamento in poche settimane. Grazie a scienza, vaccinazioni e controlli rapidi, l’Italia e l’Europa stanno tenendo la situazione sotto controllo, ma la prevenzione resta la chiave. Anche se la letalità è relativamente bassa, la Dermatite Nodulare
Contagiosa rimane una delle malattie più costose per l’allevamento bovino. Non uccide in massa come alcune epizoozie, ma “erode” i guadagni giorno dopo giorno, con effetti a catena che possono durare mesi o anni. Ecco i principali canali di danno economico, confermati da WOAH (World Organization for Animal Health), EFSA e rapporti italiani del 2025:
• crollo della produzione di latte: fino al 50% in meno per vacca infetta (e spesso persiste per settimane dopo la guarigione). In allevamenti da latte, questo rappresenta la perdita maggiore, specialmente in Italia dove il settore lattiero-caseario vale miliardi;
• perdita di peso e peggioramento della qualità delle carni: gli animali dimagriscono, mangiano meno e recuperano lentamente. Le carni possono essere declassate o scartate per lesioni;
• danni permanenti alle pelli: i noduli lasciano cicatrici profonde e ulcerazioni che rendono le pelli inutilizzabili per il settore conciario, un comparto importante in Italia (valore export annuo di centinaia di milioni);
• aborti e problemi riproduttivi: percentuali di aborto dal 1-7% nelle vacche gravide; nei tori, orchite e sterilità temporanea o permanente riducono il valore genetico e le vendite di seme;
• restrizioni commerciali e blocchi alle movimentazioni: zone di protezione (fino a 50-100 km), blocco esportazioni di bovini vivi, latte crudo, seme, embrioni e prodotti caseari non pastorizzati. In Sardegna e Lombardia nel 2025, questo ha causato fermi prolungati, con allevatori impossibilitati a vendere vitelli o spostare animali per ingrasso;
• costi diretti di gestione: abbattimenti selettivi o totali in focolai gravi, vaccinazioni obbligatorie (costo per dose + manodopera), insetticidi, disinfezioni, analisi di laboratorio e indennizzi. In Francia e Italia 2025, gli abbattimenti degli animali infetti hanno generato spese enormi per lo Stato e perdite per gli allevatori. In Europa, un singolo focolaio può costare decine o centinaia di migliaia di euro per allevamento, ma l’impatto cumulativo è devastante: in Sardegna (dove si contano numerosi focolai dal giugno 2025), le perdite aggregate
hanno colpito duramente il comparto estensivo, con richieste urgenti di indennizzi dalla Regione e dal Governo. A livello UE, le stime WOAH parlano di “significative perdite economiche” per calo produzione, commercio bloccato e misure di biosicurezza extra. In casi estesi (come nei Balcani 20162017), i costi totali superano i miliardi di euro tra perdite dirette e indirette. Per gli allevatori italiani, soprattutto piccoli e medi, è un colpo durissimo: molti dipendono dal latte quotidiano o dalla vendita di vitelli. Senza vaccini tempestivi e supporto, un focolaio può mettere in ginocchio un’azienda familiare. Ecco perché la vaccinazione di massa e i protocolli rapidi del 2025 (in Sardegna, Lombardia e zone confinanti) sono stati decisivi: hanno limitato l’espansione, ma il conto economico resta elevato. In sintesi, la LSD non è solo un’infezione degli animali ma è una minaccia economica reale per la zootecnia europea, amplificata dai cambiamenti climatici che favoriscono i vettori insetti. Prevenire costa, ma lasciar diffondere costa molto di più.
Fulvio Marsilio
Fig. 7 - Focolai di LSD segnalati in Europa (www.ecdc.europa.eu)
Un settore variegato e in costante crescita
I workshop di PestMed Expo 2026 hanno evidenziato l’ampio raggio d’azione del Pest Management e il forte legame con la quotidianità dei cittadini
PestMed Expo 2026 è stato, come le due edizioni precedenti, anche un momento di incontro per gli specialisti del settore del Pest Management.
Tutti gli interventi susseguitisi nei workshop all’interno delle due Arene (Venezia e Sorrento), hanno contribuito a definire i molteplici campi d’azione della disinfestazione e della sanificazione. Non ultimi, il Panel di presentazione del “Manifesto dei Servizi” e il Tavolo di Lavoro sul Pest Control.
Questo speciale racconta, attraverso la voce di alcuni relatori, lo stato dell’arte di un settore in costante crescita.
Il punto sulle arbovirosi: esperienze italiane
Le arbovirosi mettono alla prova la capacità di lavorare in logica One health: sanità pubblica, servizi veterinari, Comuni e imprese di Pest Manage-
ment devono condividere piani, dati e responsabilità. Di notevole interesse è stato l’intervento di Rodolfo Veronesi - Entomologo, Settore Entomologia e Zoologia Sanitarie Centro Agricoltura Ambiente “G. Nicoli”. Ecco la sintesi.
A DIVERSE AND STEADILY GROWING SECTOR
The workshops at PestMed Expo 2026 highlighted the wide scope of pest management and its close links with people’s everyday lives
PestMed Expo 2026 highlights the evolution of professional pest management through scientific updates, institutional strategies and field experiences across Italy. The article explores arbovirus outbreaks, One Health governance, operator safety, invasive species, and vectorborne disease surveillance. It also examines pest control practices in the meat industry and GDO supply chains, as well as the regulatory role of municipalities. Together, these contributions outline a sector increasingly strategic for public health, environmental protection and food safety.
A cura della redazione
“Era dal 2007 che in Emilia-Romagna non si affrontava un evento epidemico causato da un arbovirus tropicale e sono bastati le epidemie di Dengue e di Chikungunya del 2024 e 2025 in vari Comuni della regione, per farci ricordare invece, quanto siano altamente esposti al rischio i nostri ambienti urbani. Qui si incontrano, in un mix perfetto, l’alta densità del vettore, la Zanzara Tigre, e la concreta possibilità dell’introduzione del virus attraverso un cittadino che potrebbe sfuggire alla sorveglianza clinica al rientro dal suo viaggio da un’area dove la malattia l’ha colpito. In uno scenario del genere, in cui i dati delle sorveglianze umana ed entomologica servono da indirizzo per l’applicazione delle misure di contrasto ordinarie e straordinarie, contro le zanzare, previste dal Piano Nazionale Arbovirosi (PNA) e, per restare in ambito della Regione Emilia-Romagna, dal Piano Arbovirosi Regionale (PRA), le attività delle imprese del pest control svolgono un ruolo di estrema importanza. Per quanto finora direttamente osservato, Veronesi, quale componente la squadra incaricata dalla Sanità regionale di svolgere la sorveglianza entomologica e di verificare la qualità degli interventi di disinfestazione negli scenari di rischio di trasmissione di CHIKV, DENV e ZIKV, ha sottolineato il merito dell’azione delle imprese di disinfestazione operanti nelle situazioni di rischio epidemico. Infatti, le esperienze dell’epidemia di Dengue nel 2024 (che ha visto coinvolto il Comune di Cavezzo nel modenese) e dei cluster di Dengue e Chikungunya nel 2025 in diversi Comuni delle provincie di Piacenza, Bologna, Modena e Reggio Emilia, hanno confermato l’efficacia della pronta applicazione del piano di disinfestazione straordinaria. Grazie alla sinergia operativa prevista dal PRA, gli interventi adulticidi e larvicidi hanno permesso di
ridurre la densità di Zanzara Tigre a livelli quasi impercettibili rispetto ai valori pre-trattamento nelle aree urbane interessate. Il risultato è stato l’immediata interruzione della catena di trasmissione, con l’azzeramento dei casi di malattia già dai primi giorni l’inizio dei trattamenti. Più complessa la situazione a Carpi nel 2025 dove l’estensione urbana della cittadina e l’alta competenza vettoriale di Zanzara Tigre nei confronti di CHIKV, ha impedito di raggiungere l’obiettivo di spegnere rapidamente il focolaio, seppure ne è stato dimostrato il forte rallentamento grazie all’azione coordinata di molte unità coinvolte in una sinergia operativa di alta qualità ed efficienza. In definitiva, è grazie alla competenza professionale delle imprese di disinfestazione e alla preparazione tecnica dei loro operatori, ultimo anello, ma non per importanza, della catena del sistema di sorveglianza e prevenzione, che è possibile garantire il successo nella gestione delle emergenze sanitarie, assicurando standard elevati di sicurezza per l’intera collettività”. Così invece Pietro Cobre del Comune di Roma ha illustrato le attività dell’amministrazione capitolina sulle arbovirosi: “Nel 2025 il Comune di Roma Capitale ha affrontato 51
casi di arbovirosi distribuiti in tutti i 15 Municipi della Capitale. Il quadro epidemiologico vede in testa i casi di Dengue (21), seguiti da West Nile (16), Chikungunya (10), un caso di Usutu e tre episodi non meglio specificati. Per contenere il rischio, il Dipartimento Tutela Ambientale di Roma Capitale ha messo in campo una vasta campagna larvicida, basata sull’uso di Bacillus thuringiensis subsp. israelensis e sphaericus. Tra marzo e fine ottobre sono stati pianificati sei cicli di trattamento: in ciascun ciclo sono state trattate 143.000 caditoie, per un totale di 858.000 interventi, pari al 43% di tutte le caditoie del Comune, coprendo circa il 69,7% dell’area all’interno del Grande Raccordo Anulare. L’attività è coordinata attraverso una procedura standardizzata: dalla ricezione dell’allerta da parte della ASL, allo studio del caso e del territorio, alla preparazione della cartografia e del materiale informativo per i cittadini, fino all’intervento in giornata con adulticidi e larvicidi, eventualmente supportato dalla Polizia Locale nei contesti più delicati. Non mancano tuttavia criticità e margini di miglioramento: servono una mappatura più aggiornata delle caditoie, un sistema informatico per avvisare in tempo reale la popolazio -
ne sugli interventi. Fondamentale, infine, è accrescere la consapevolezza dei cittadini sul ruolo che ciascuno può avere nella lotta ai culicidi, riducendo i focolai larvali domestici e collaborando con i servizi pubblici”.
PestMed International: contact con i paesi esteri
Il Pest Management professionale è un mercato sempre più europeo, fatto di normative comuni, standard condivisi e scambi continui di competenze. I relatori di questo Workshop hanno voluto riflettere su come aprirsi a nuove relazioni, confrontando i modelli organizzativi e capire come posizionarsi nei mercati europei e mediterranei. Uno degli interventi è stato a cura di Giovanni Leonardi, capodipartimento del Dipartimento della salute umana, animale e dell’ecosistema (One health) e dei rapporti internazionali del Ministero della Salute. Ecco le sue parole. “Ringrazio gli organizzatori per questo invito e per l’opportunità di condividere la prospettiva istituzionale italiana in un momento così cruciale per il futuro della sanità pubblica, della tutela ambientale e del benessere animale. Il mio intervento oggi si inserisce in un dialogo che ha visto brillanti contributi sulla visione globale del Green Deal europeo e sui modelli innovativi scandi-
navi. Il ruolo del Ministero della Salute italiano è quello di fare da ponte operativo tra queste visioni internazionali e la loro concreta implementazione sul territorio nazionale, attraverso strumenti normativi, programmi integrati e collaborazioni interistituzionali. Vorrei portare la vostra attenzione su come l’Italia stia interpretando e applicando il paradigma One Health non come slogan, ma come metodo di governance per costruire un futuro realmente sostenibile, partendo proprio da settori apparentemente tecnici come il pest management, che oggi rappresentano un banco di prova fondamentale per testare la nostra capacità di integrare salute umana, salute animale e salute ambientale. Quando parliamo di One Health, parliamo di un cambio radicale di approccio. Non si tratta più di gestire separatamente le emergenze sanitarie umane, le problematiche veterinarie e le questioni ambientali. Si tratta di riconoscere che il 75% delle malattie infettive emergenti ha origine zoonotica e che la degradazione ambientale, l’uso improprio di sostanze chimiche e la perdita di biodiversità sono fattori moltiplicatori di rischio sanitario. Nel pest management, questo significa superare definitivamente la logica del ‘controllo a tappeto’ basato esclusivamente sull’eradicazione chi-
mica degli infestanti. Oggi dobbiamo chiederci: qual è l’impatto di un intervento di disinfestazione sulla catena alimentare? Quali residui lasciamo nell’ambiente? Come proteggiamo le specie non-target? Come garantiamo il benessere degli animali coinvolti? L’Italia ha scelto di assumere un ruolo di leadership proattiva in questo processo di trasformazione. Non ci limitiamo a recepire le direttive europee: siamo promotori attivi, insieme alle agenzie del quadripartito (FAO, OIE, UNEP, WHO) e alle agenzie europee per la valutazione del rischio. Lavoriamo in stretta sinergia con il Quadripartito (stiamo sviluppando il GLOBAL CV per il settore One Health e stiamo lavorando a moduli formativi per un training transdisciplinare). Inoltre partecipiamo attivamente ai lavori della ONE HEALTH TASK force interagenzia (EFSA/ECGA/ECDC/EMA) e proprio in questi giorni stiamo finalizzando il primo GAME CHANGER ONE HEALTH, con la WHO Academy di Lione per portare nelle scuole la consapevolezza dell’importanza dell’integrazione delle competenze e dei saperi. Contemporaneamente a livello istituzionale stiamo lavorando per un primo Network One Health, con un programma informatizzato e digitale finanziato con i fondi del PNRR per mettere a sistema tutti i dati delle tre Direzioni del dipartimento in quanto ciò che rende davvero efficace l’approccio One Health è l’integrazione dei dati provenienti da settori diversi. Non possiamo più permetterci silos informativi dove i dati veterinari non dialogano con quelli ambientali, dove il monitoraggio degli infestanti non è correlato ai dati epidemiologici umani.
L’Italia sta investendo in piattaforme integrate di sorveglianza dove:
• I dati sui residui di pesticidi negli alimenti (Piano Nazionale Residui);
• i dati sul monitoraggio ambientale (acque, suolo, biodiversità);
• i dati epidemiologici su malattie trasmesse da vettori;
• i dati sul benessere animale e sulle catture non-target; vengono raccolti, analizzati e valutati in modo coordinato e sinergico.
Questa integrazione ci permette di identificare correlazioni che altrimenti resterebbero invisibili: ad esempio, l’incremento di determinate patologie può essere correlato all’uso di specifici biocidi in determinate aree geografiche, oppure il declino di popolazioni di impollinatori può essere collegato a strategie di disinfestazione urbana non selettive. In perfetta sintonia con il green deal europeo, l’Italia sta compiendo una transizione fondamentale: dal modello reattivo al modello preventivo nella gestione delle emergenze in generale ma anche degli infestanti, in particolare. Approccio reattivo tradizionale:
• intervento solo in presenza di emergenza conclamata;
• uso massivo di biocidi ad ampio spettro;
Vscarsa considerazione dell’impatto ambientale e del benessere animale;
– > chimica selettiva (solo se strettamente necessario);
• valutazione di impatto ambientale e sanitario;
• tracciabilità e documentazione completa.
Questa evoluzione richiede di riconcettualizzare la disinfestazione: non
più un servizio commerciale orientato unicamente all’efficacia immediata, ma un servizio di pubblica utilità che deve rispondere a criteri di tutela sanitaria, ambientale ed etica. Ciò implica:
• professionalizzazione del settore: operatori formati non solo sulle tecniche di eliminazione, ma sulla valutazione del rischio, sulla biologia degli infestanti, sulle alternative sostenibili;
• certificazione e tracciabilità: ogni intervento deve essere documentato, giustificato, verificabile;
Pest Management tra scienza, emergenze e sostenibilità
Uno degli strumenti chiave attraverso cui l’Italia declina operativamente l’approccio One Health è il Piano Nazionale Pluriennale dei Controlli sugli Alimenti. Questo piano non si limita a controllare la conformità dei prodotti finiti, ma risale tutta la filiera, includendo:
• controlli sui residui di pesticidi e biocidi utilizzati in fase di produzione, stoccaggio e distribuzione;
• monitoraggio degli stabilimenti alimentari per verificare l’applicazione corretta delle procedure;
• valutazione dell’impatto delle strategie di disinfestazione sulla sicurezza alimentare;
• integrazione con i dati ambientali per identificare aree critiche.
Il piano rappresenta un esempio concreto di integrazione dati: i risultati dei controlli alimentari vengono condivisi con EFSA, contribuendo alla costruzione di un quadro europeo armonizzato del rischio. Un elemento innovativo del nostro approccio è l’utilizzo di sentinelle ambientali per valutare l’impatto ecologico delle strategie di pest management. Le sentinelle ambientali sono specie o indicatori biologici che ci permettono di rilevare precocemente gli effetti negativi degli interventi di controllo degli infestanti:
• popolazioni di impollinatori (api, ad esempio) come indicatori di esposizione a insetticidi;
• bioindicatori acquatici per rilevare contaminazione da biocidi;
• microfauna del suolo per valutare l’impatto su ecosistemi terrestri.
Questo approccio ci consente di intercettare problematiche prima che diventino emergenze e di adattare le strategie in tempo reale. Sempre su questo ambito della strategia per un futuro sostenibile stiamo investendo nel Piano Nazionale Complementare (PNC), con importanti investimenti in ambito One Health, con particolare riferimento a:
• potenziamento dei laboratori di riferimento per analisi integrate (alimenti, ambiente, sanità animale);
• digitalizzazione e integrazione delle banche dati sanitarie, veterinarie e ambientali;
• progetti pilota per strategie innovative e sostenibili;
• formazione professionale per operatori del settore.
Ciò che rende il PNC particolarmente efficace è la sinergia con le azioni europee, in particolare con le linee guida e le raccomandazioni internazionali (Piano di azione congiunto del Quadripartito e sue linee guida di EFSA): non operiamo infatti in modo isolato, ma in coordinamento continuo con gli altri Stati membri, condividendo best practices, risultati di ricerca e soluzioni innovative”.
La sicurezza e i rischi per gli operatori della disinfestazione e per l’ambiente. dalla pericolosità dei prodotti allo smaltimento dei rifiuti La qualità del Pest Management si misura anche dalla capacità di proteggere chi lavora e l’ambiente in cui si interviene. Queste le considerazioni Francesca Ravaioli del Ministero della Salute a margine del suo intervento. “La sicurezza nel settore della disinfestazione rappresenta oggi uno degli aspetti più delicati della gestione specialistico dei prodotti chimici. Gli operatori, infatti, utilizzano sostanze che possono comportare rischi significativi sia per la salute umana sia per l’ambiente. È quindi fondamentale conoscere non solo le norme europee e nazionali, ma anche il quadro internazionale che disciplina l’uso, il commercio e lo smaltimento delle sostanze pericolose. In questo contesto assumono particolare rilevanza la Convenzione di Rotterdam, la Convenzione di Basilea e la Convenzione di Stoccolma, strumenti che costituiscono il riferimento globale per una gestione responsabile degli agenti chimici. Nel lavoro quotidia -
no, i disinfestatori utilizzano biocidi con proprietà tossiche, irritanti o ecotossicologiche, e risulta quindi fondamentale la loro formazione e l’uso corretto dei DPI, elementi essenziali di prevenzione. La sicurezza chimica, tuttavia, non si limita all’uso del prodotto: inizia molto prima e prosegue anche dopo l’applicazione. Un ruolo fondamentale è svolto dagli accordi internazionali come il progetto One Health Initiative dell’OMS che sottolinea la necessità di rafforzare la comprensione e la considerazione dei legami tra la salute di esseri umani, animali e ambiente per prevenire conseguenze sanitarie ed sanitarie, e che prende in esame le più importanti minacce ambientali strettamente legati alle attività umane: cambiamento climatico, degrado ambientale, malattie zoonotiche (come Ebola, SARS), resistenza antimicrobica (AMR), rischi per la sicurezza alimentare e idrica. La sicurezza nella disinfestazione non dipende solo dalla competenza dell’operatore o dalla qualità dei DPI utilizzati: è il risultato di un sistema più ampio, sostenuto da normative europee e da accordi internazionali: conoscere e applicare questi principi permette di garantire interventi efficaci, tutelando allo stesso tempo la salute umana, la biodiversità e l’ambiente”.
Nuovi arrivi e vecchi problemi
Non tutti gli insetti sono “nemici”: distinguere specie dannose, vettori e organismi utili è il primo passo per un pest management sostenibile. Il professor Agatino Russo dell’Università di Catania si focalizzato sulle formiche. “Le formiche rappresentano un gruppo di insetti di rilevante interesse applicativo per il mondo della disinfestazione, attesa la loro grande capacità di colonizzare molti degli ambienti frequentati dall’uomo. In Italia sono ad oggi riportate oltre 260 specie, e anche
se poco meno di una decina possono essere considerate infestanti degli ambienti antropizzati, la metà di queste sono specie esotiche, cioè provenienti da altre aree geografiche. In particolare l’aumento degli scambi commerciali nonché delle indagini faunistiche hanno fatto che siano stati riscontrati negli ultimi anni sul territorio nazionale altri due taxa: Nylanderia jaegerskioeldi (Mayr, 1904) e Solenopsis invicta (Buren, 1972), quest’ultima potenzialmente molto pericolosa e anche di interesse unionale. Vengono quindi illustrate alcune delle caratteristiche biologiche delle specie di interesse applicato in Italia, nonché, nell’ottica di un pest control sostenibile, quelle che sono le più efficaci tecniche di monitoraggio e lotta”. L’intervento di Laura Bortolotti, prima ricercatrice CREA Bologna si è concentrato invece sul tema dei calabroni predatori di api: “Negli ultimi anni i calabroni sono diventati una minaccia crescente per l’apicoltura, l’ambiente e, in parte, anche per la salute umana. Le specie più problematiche sono Vespa velutina e Vespa orientalis, entrambe caratterizzate da una forte predilezione per le api, ma capaci di nutrirsi anche di altri insetti, piccoli vertebrati e, in ambito urbano, di rifiuti e alimenti di origine animale. Vespa velutina, originaria del Sud-Est asiatico, è arrivata in Europa nel 2004 e si è diffusa rapidamente, tanto da essere classificata come specie aliena invasiva e sottoposta a misure di eradicazione e contenimento. Costruisce i propri nidi soprattutto sugli alberi, spesso ad altezze elevate sopra i 10-15 metri, la cui pertanto la loro eliminazione prevede tecniche complesse e attrezzature costose. Vespa orientalis, invece, è una specie mediterranea autoctona nel Sud Italia, che negli ultimi anni ha ampliato la propria distribuzione verso il Centro-Nord e in Sardegna. Si è diffusa soprattutto nelle città, dove nidifica in cavità murarie e nei cassonetti delle tapparelle. Queste due specie hanno un forte impatto
sull’apicoltura: oltre a predare direttamente le api, provocano la cosiddetta “paralisi degli alveari”, che impedisce alle colonie di raccogliere scorte sufficienti per l’inverno, compromettendone la sopravvivenza. La loro presenza può inoltre alterare gli equilibri ecologici, riducendo l’entomofauna locale e l’efficienza dell’impollinazione, e causare danni all’agricoltura, in particolare a vigneti e frutteti”.
Arbovirosi: lezioni operative dalle città italiane
Lumpy Skin Disease, il problema delle mosche
La Lumpy Skin Disease ha riportato al centro il ruolo delle mosche e degli altri vettori negli allevamenti bovini. Non è più solo un problema sanitario, ma anche economico e organizzativo per le filiere. Queste le considerazioni, in sintesi, sul tema di Cipriano Foxi, collaboratore professionale di ricerca presso l’IZS Sardegna. “La Lumpy Skin Disease (dermatite nodulare contagiosa del bovino) è una
malattia virale con un forte impatto economico. La patologia si manifesta in modo particolare nei bovini con febbre, noduli cutanei e morbilità elevata. La malattia ha un meccanismo di trasmissione complesso e ancora non del tutto conosciuto. Attualmente si ritiene che sia trasmessa per via meccanica principalmente da artropodi ematofagi, ma poco si sa del ruolo delle diverse specie. Alcuni studi riportano che diversi generi di zanzare, mosche e zecche potrebbero essere in grado di trasmettere meccanicamente il virus. La malattia ha fatto la sua comparsa per la prima volta in Sardegna nel mese di giugno del 2025 in allevamenti di bovini nella provincia di Nuoro. Immediatamente dopo la segnalazione della malattia sono stati effettuati monitoraggi entomologici per valutare la presenza di artropodi ematofagi potenzialmente vettori del virus nelle aziende focolaio. Sono state catturate e successivamente analizzate per la ricerca del virus diverse specie di zecche, zanzare, mosche, flebotomi e culicoidi. Le analisi hanno messo in evidenza la positività in due specie di zecche, Rhipicephalus bursa e Hyalomma marginatum, e quattro specie di mosche, Hippobosca equina (mosca cavallina), Stomoxys calcitrans
(mosca delle stalle), Musca domestica (mosca domestica) e Sarcophaga carnaria (mosca carnaria). Studi più completi dovranno necessariamente essere effettuati per valutare la reale capacità vettoriale di queste specie e le dinamiche alla base della diffusione della malattia”. La sessione ha visto anche l’intervento di Francesco De Filippo (IZSLER Reggio Emilia).
“Come definito dal manuale operativo diffuso dal Ministero della Salute sulla Lumpy Skin disease (LSD), la stagionalità della malattia, e il ritrovamento del virus in vari artropodi, fanno presupporre che insetti e zecche possano avere un ruolo rilevante nella disseminazione dell’infezione, in particolare attraverso la trasmissione meccanica. Molti sono gli artropodi che devono essere tenuti in considerazione come: Mosche, Zecche, Zanzare e Culicoidi. La persistenza del virus nelle lesioni cutanee e nelle croste, unitamente all’abbondanza degli insetti durante l’estate sono fattori cruciali per la rapida disseminazione dell’infezione. A oggi, solo la trasmissione meccanica è implicata per l’LSDV. Tuttavia, alcune osservazioni sul campo hanno suggerito che esiste la possibilità di una modalità di trasmissione biologica del virus da parte dei Culicoides.
A seguito di positività per Lumpy Skin Disease (LSD) riscontrata in un allevamento di Mantova il Laboratorio di Entomologia del Reparto di Virologia dell’IZSLER, in accordo e con il supporto del Centro di Referenza Nazionale di Teramo, ha definito uno specifico protocollo di campionamento entomologico al fine di verificare la possibile circolazione virale in artropodi vettori. L’attività di campionamento ha avuto inizio in data 10/07/2025 e ha interessato 3 allevamenti bovini siti nel raggio di 1,5 Km dal focolaio. Il monitoraggio entomologico ha avuto come target principale il campionamento di vari artropodi ematofagi come: zecche, zanzare, Culicoides, Stomoxys, altri ditteri ematofagi come Tafani, Simulidi e Flebotomi e ditteri lambenti (mosche non ematofaghe). L’attività ha previsto:
1) Sopralluogo, con individuazione punti di cattura, posizionamento trappole, catture dirette su animali e ambiente.
2) Attivazione trappole e successivi 4 turni di campionamento, durata totale 10 giorni.
3) Analisi delle catture con PCR per virus LSD, da pool e/o da esemplari singoli.
Al fine di ottimizzare la numerosità campionaria sono stati utilizzati di -
versi metodi di cattura. In ogni allevamento è stata posizionata:
• 1 trappole del tipo BG-Sentinel
• 1 trappole a luce bianca del tipo CDC
• 1 trappole a luce UV (tipo Blacklight)
• 1 trappole per tafani/mosche
In aggiunta, per ogni turno di campionamento, è stata eseguita raccolta diretta manuale tramite retino entomologico e aspiratore vicino gli animali al fine di verificare la presenza di zecche. Tutte le attività di campionamento, identificazione di specie e ricerca virus sono state eseguite dal Reparto di Virologia di IZSLER Tutti gli esemplari raccolti saranno comunque analizzati per virus LSD. Nessun esemplare di Ixodidae è stato campionato e nessuno degli animali esaminati presentava segni di infestazione da zecca. Le specie campionate sono per la maggior parte appartenenti a specie ematofaghe mentre le specie di dittero lambenti sono state presenti con una percentuale minore. Il monitoraggio entomologico ha dato modo di campionare diverse specie di insetti sia ematofagi che lambenti per un totale di 1593 esemplari. Le specie più abbondanti sono state zanzare appartenenti alle specie Aedes caspius, Culex pipiens e Anopheles maculipennis complex. Tra i ditteri non ematofagi la specie più abbondante è stata Conicera tibialis e Musca domestica. Successivamente a identificazione tutti gli insetti sono stati divi per specie, sito e data di campionamento e testati per la presenza di LSD. Ogni pool era costituito da 1 a un massimo di 100 esemplari. Un totale di 65 pool sono stati analizzati. Nessuna positività alla LSD è stata rinvenuta. Contestualmente, su richiesta di Regione Lombardia e per il solo mese di agosto, il Laboratorio di entomologia ha identificato e testato gli esemplari di insetti campionati tramite trappole a luce UV (tipo Blacklight). I siti interessati dall’attività di monitoraggio (1 per provincia) sono
rappresentati da allevamenti già inseriti nel piano Nazionale Blue Tongue. L’analisi delle catture entomologiche ha dato modo di verificare la presenza di diverse specie di insetti sia ematofagi sia lambenti per un totale di 2803 esemplari. Le specie ematophaghe più abbondanti sono state zanzare appartenenti alle specie Aedes caspius, Culex pipiens, e Culicoides obsoletus complex. Tra i ditteri non ematofagi le specie più abbondanti sono state Drosophila spp. e Psycoda sp. Successivamente a identificazione tutti gli insetti sono stati divi per specie, sito e data di campionamento e testati per la presenza di LSD. Ogni pool era costituito da 1 a un massimo di 100 esemplari. Un totale di 42 pool sono stati analizzati. Anche durante questa attività nessuna positività alla LSD è stata rinvenuta”.
Il Pest Control nell’industria delle carni: dall’allevamento alla tavola Nell’industria delle carni il Pest Management non è un intervento episodico, ma un filo continuo che collega allevamenti, stabilimenti e ristorazione. Nel workshop che ha messo in dialogo industria e catene di ristorazione, Francesco Rontani di Chef Express - Roadhouse ha offerto la seguente relazione: “Più di trent’anni di esperienza, solidità e sinergia del Gruppo Cremonini con grande passione nel settore della Ristorazione, si traducono in Chef Express, player di riferimento a livello nazionale ed internazionale nella ristorazione commerciale ed in concessione in Italia e anche in Europa, con la gestione diretta ed indiretta di più di 45 brand di ristorazione, più di 9 mila addetti diretti e indiretti e più di 600 punti di vendita. Il Pest Management è assicurato dall’Ufficio Sicurezza Alimentare di Chef Express, con sede a Castelvetro di Modena, che si occupa di scegliere le Aziende a cui affidare i servizi di Pest Control per il monitoraggio su tutti i punti vendita della
rete, del coordinamento delle attività straordinarie di disinfestazione e della formazione continua del personale operativo sui punti di vendita, con formazioni specifiche in aula.
One Health: la nuova frontiera della disinfestazione
Oltre a queste principali attività l’Ufficio Sicurezza Alimentare, esegue una analisi periodica delle eventuali criticità riscontrate eseguendo Audit sul campo e collabora con Liberi Professionisti del settore per consulenze mirate (vedi se ti vuoi citare, a me farebbe piacere... tra cui spicca come Entomologo di riferimento il dott. Davide Di Domenico). Come punti di forza nella nostra attività, segnaliamo la collaborazione con Aziende di Pest Management di carattere locale ma anche internazionale, la stretta collaborazione con i Managers dei punti di vendita. nonché un monitoraggio costante, garantito dai più degli 8mila interventi eseguiti annualmente su tutta la nostra rete”.
La gestione degli infestanti nei prodotti a marchio: le garanzie della GDO
Nei prodotti a marchio la GDO mette la propria firma: la gestione degli infestanti lungo la filiera è una componente essenziale delle garanzie offerte a clienti e consumatori. il primo degli interventi è stato affidato a Maurizio Brasina, responsabile qualità di Coop Italia. “Coop è un’insegna che aggrega un articolato sistema di imprese cooperative unite dagli stessi principi, ma autonome nel proprio agire. Presente in 18 regioni con 2027 punti vendita, rappresenta 6,2 milioni di soci e si caratterizza per prodotti a marchio portatori di valori quali sicurezza, trasparenza, gusto, rispetto per l’ambiente, etica e convenienza. La sicurezza dei prodotti a marchio Coop non può prescindere da una corretta gestione e prevenzione degli infestanti, così come espressamente richiesto da legge cogente (vedi D. Lgs. 283/1962 art 5 e Reg 852 del 2004 e 183 del 2005) e da norme volontarie in materia di igiene e sicurezza dei prodotti alimentari (IFS foof e BRC), richieste ai distributori di prodotto a marchio. Prendendo in considerazione il settore ortofrutta, le criticità circa la gestione degli infestanti sono molteplici, in particolare se pensiamo alla quantità di materie pri-
me provenienti da tutto il mondo con specificità e criticità diverse e al fatto che il settore ortofrutta è caratterizzato da un numero elevato di stabilimenti, spesso di vecchia costruzione, e con investimenti nel pest-proofing non sempre adeguati. La protezione delle derrate alimentari dagli infestanti può essere affrontata solo tramite un rapporto di massima collaborazione tra tutti gli attori della filiera coinvolti: imprese alimentari, aziende di disinfestazione, istituzioni e GDO, che devono avere l’obiettivo comune di trovare soluzioni efficaci per ridurre al minimo i rischi sanitari, reputazionali ed economici, connessi all’argomento. Le soluzioni devono considerare una corretta analisi del rischio sito specifica e investimenti nell’ammodernamento delle strutture, degli impianti e nella formazione degli operatori. In questo scenario Coop è stata la prima catena di distribuzione che, a metà degli anni ‘80, ha iniziato ad occuparsi di gestione, controllo e tracciabilità delle filiere ortofrutticole tramite controlli analitici e verifiche su tutti i passaggi, dal campo fino al punto vendita. Anello fondamentale delle filiere, per quanto riguarda l’igiene e la salubrità dei prodotti ortofrutticoli, sono i magazzini di confezionamento. Per questi Coop Italia, ha redatto il “Manuale di
prevenzione e lotta agli infestanti nei magazzini di ortofrutta”. Il manuale (prima ed. 1999 aggiornata nel tempo) presenta strumenti e tecniche per la prevenzione e la difesa contro infestazioni di roditori, blatte, mosche e volatili specifiche per i centri di confezionamento dell’ortofrutta. In aggiunta, per aumentare la sensibilità sull’argomento, Coop Italia organizza periodicamente incontri con tutti i fornitori di IV gamma e frutta secca e legumi (filiere ad alta criticità) per creare un momento di condivisione diretta durante il quale discutere di problematiche comuni e trovare soluzioni”. Dopo di lui è intervenuta Monica Monti, responsabile qualità di Eurocompany, ecco le sue parole: “Eurocompany conta circa 450 dipendenti e dispone di uno stabilimento di 65.000 metri quadrati, dotato di 40 linee produttive di frutta secca ed essiccata tradizionale, fermentini e creme pure. È una Società Benefit e dal 2019 è certificata B Corp, a testimonianza di un impegno concreto verso un modello di sviluppo sostenibile e responsabile. Importante è la collaborazione con Coop Italia, iniziata nel 2005 con progetti di filiera. Sono nati prodotti a marchio Coop, Viviverde Bio, BeneSì e Fior Fiore e Coop rappresenta oggi il terzo nostro maggior cliente. La gestione di filiera si ba-
sa su tracciabilità completa, qualifica fornitori e controlli ispettivi. Per un’azienda di frutta secca come la nostra, la gestione puntuale del pest control rappresenta un prerequisito fondamentale. Da diversi anni Eurocompany ha scelto di gestire il pest control attraverso risorse interne, adeguatamente formate e responsabilizzate, al fine di garantire un presidio costante e continuo e poter intervenire tempestivamente in caso di criticità; e di avvalersi di un consulente esterno che supporta e supervisiona il nostro operato. Il monitoraggio interno prevede trappole per roditori, insetti striscianti, lepidotteri, coleotteri e ditteri. Sono stabiliti limiti di attenzione e allarme con interventi mirati in caso di superamento. La gestione delle trappole è affidata al personale operativo addetto i mentre conteggi, analisi dei dati, elaborazione degli andamenti, sono a carico dell’area del team Qualità, Igiene e Pest Control”.
I trattamenti contro le zanzare nelle ordinanze comunali Le ordinanze comunali sulle zanzare sono spesso il punto di contatto più visibile tra cittadini, istituzioni e Pest Management. Questo workshop ha visto l’intervento, tra i tanti, di Marco Farina, responsabile unità “Salute e tutela ambientale” del Comune di Bologna. Ecco le sue parole: “La necessità di regolare le attività di prevenzione e al contempo le necessità di definire le attività in periodi di emergenza sono definibili da specifiche ordinanze dei comuni. La Regione Emilia Romagna ha elaborato una bozza di ordinanza comunale per fornire a tutti i comuni un utile strumento regolatorio, che aiuta i comuni con un supporto tecnico. In tali atti è importante definire le attività di prevenzione con specifiche ed efficaci azioni di contenimento dei focolai larvali e con idonei trattamenti. Inoltre è previsto che gli interventi adulticidi devono essere notificati
preventivamente ad Ausl, con obblighi di comunicazione a chi abita e all’immediato intorno. Si conferma che la necessità di contrastare i trattamenti adulticidi è funzionale a ridurre l’esecuzione di trattamenti non necessari; l’uso di questi prodotti coinvolge e impatta su specie non target e sulla popolazione in genere.
Il timore che si creino fenomeni di resistenza è reale, con il rischio di non avere strumenti idonei per gli eventi di emergenza sempre più presenti in Italia. Le valutazioni svolte tra Ausl e Comune di Bologna hanno previsto anche alcune considerazioni aggiuntive. Dal 2023 l’ordinanza del Comune contiene il divieto a eseguire interventi adulticidi fino al 31 maggio di ogni anno, a meno che non sia verificata l’esigenza effettiva, con evidenti dati di infestazione. Si ritiene infatti che gli interventi adulticidi eseguiti nel periodo primaverile siano infatti frequentemente inutili e privi di effetto per la gestione dell’infestazione entomologica stagionale. Si è convinti di tale valutazione: occorre individuare gli strumenti idonei per le attività di prevenzione (con larvicidi) differenti da quelli di emergenza (con adulticidi), pertanto si valuterà in futuro se e come estendere tale divieto, pur prevedendo eccezioni e interventi alternativi per la riduzione della presenza di zanzare con la collaborazione delle imprese private”.
Il punto sulle cimici asiatiche e invasioni di ortotteri Marco Gusti ha moderato l’arena condotta a PestMed che ha affrontato il tema delle specie aliene invasive, una minaccia non solo per l’agricoltura ma anche per l’equilibrio degli ambienti antropizzati, soprattutto per la “idiosincrasia” che l’uomo rivolge a questi insetti del tutto innocui per gli ambienti. “Il dibattito, che ha visto il coinvolgimento della prof.ssa Lara Maistrello (Uni -
MoRe) e del dr. Massimo Bariselli (Servizio Fitosanitario Regione Emilia-Romagna), ha delineato un quadro chiaro sulle strategie di contrasto attuali.
1) Cimice Asiatica ( Halyomorpha halys): oltre l’emergenza agricola La prof.ssa Maistrello ha illustrato come la cimice asiatica non sia più solo un problema di resa dei raccolti, ma un insetto che impatta fortemente sulla qualità della vita urbana durante le fasi di svernamento. È emerso come la lotta biologica, attraverso l’introduzione della Vespa Samurai, stia dando i primi frutti nel riequilibrio ecosistemico, sebbene sia necessario integrare queste soluzioni con sistemi di monitoraggio sempre più precisi per i PCO.
2) Ortotteri e Infestazioni Cicliche Con il dr. Bariselli si è approfondito il tema delle cavallette, la cui presenza massiccia in alcune aree del Paese è favorita dai cambiamenti climatici e dall’abbandono dei terreni. La discussione ha evidenziato l’importanza di intervenire tempestivamente sulle aree di sosta e deposizione delle uova prima che le popolazioni diventino incontrollabili.
3) Il ruolo del Pest Control e l’approccio One Health
Specie aliene e nuovi rischi per gli ecosistemi urbani
Dall’arena è emerso un messaggio chiaro: il professionista della disinfestazione deve evolversi in un “consulente ambientale”. Non si tratta solo di eliminare l’infestante, ma di comprendere i flussi migratori delle specie aliene e agire in un’ottica One Health, dove la salute delle persone, degli animali e dell’ambiente è interconnessa. Il confronto ha confermato che la sinergia tra mondo accademico, istituzioni fitosanitarie e imprese di Pest Control è l’unica via percorribile per gestire specie che non rispettano confini geografici o amministrativi. La prevenzione e il monitoraggio partecipato restano le armi più efficaci a nostra disposizione. Per il monitoraggio è importante seguire i cicli: per la Cimice asiatica non serve il trappolaggio da ottobre in poi perché non rispondono agli attrattivi”.
La redazione
One Health in azione: ciò che Roma ci ha mostrato
di Ivan Rimbaud - Amministratore e Commissione Comunicazione, PROSANE di Monica Biglietto - Vicepresidente CEPA
Quando le sfide sono comuni, anche i progetti devono esserlo
Uno dei traguardi che perseguo con maggiore determinazione all’interno di CEPA è l’attivazione di un confronto costante e proficuo tra le associazioni europee. È da questa visione che è nato il NAF (National Association Forum), un gruppo di lavoro di cui sono stata ideatrice e promotrice. Il NAF si riunisce stabilmente almeno una volta al mese per affrontare tematiche cruciali e condivise, tra cui spiccano l’approccio allo standard EN 16636 nei Paesi ancora in fase di implementazione e le strategie per la formazione continua, pilastro fondamentale per la professionalizzazione del disinfestatore.
Questa iniziativa ha aperto un canale di dialogo diretto e “be-to-be”, permettendo alle realtà più consolidate e strutturate di confrontarsi sulle sfide quotidiane che i disinfestatori affrontano nei rispettivi territori.
Proprio in questo contesto di scambio si è inserito il dialogo con PROSANE. Tutto è iniziato lo scorso ottobre a Parigi, in occasione di Parasitec, grazie all’incontro con il Segretario Generale Gautier Bodivit. È stato lui a presentarmi un giovane e intraprendente imprenditore, capace di rivoluzionare la storica associazione francese. Una trasformazione che è partita innanzitutto dal nome - reso proattivo e di immediata comprensione - per poi aprirsi a innumerevoli progetti sul panorama nazionale francese, sempre con l’obiettivo di allinearsi alle realtà europee più avanzate e aderenti a CEPA.
Per questo motivo l’ho voluto fortemente al mio fianco durante l’ultimo World Pest Day. Ivan rappresenta la nuova generazione della disinfestazione: un professionista che crede profondamente in questo lavoro, che punta a valorizzarlo e, soprattutto, che vuole innovare per rispondere alle sfide che l’approccio One Health e l’evoluzione tecnologica ci impongono inesorabilmente (Monica Biglietto).
ssere accolti da A.N.I.D. al World Pest Day di Roma è stato un privilegio e, a dire il vero, un’ispirazione. Ciò che mi ha colpito di più è stato vedere il Ministero della Salute partecipare attivamente alla giornata e la reale vicinanza tra le istituzioni e A.N.I.D. Quella prossimità non è un caso: è il frutto di anni di lavoro paziente e credibile, e i decisori italiani ne hanno tratto la conclusione più evidente: la prevenzione costa fino a diciassette volte meno della cura. Le politiche pubbliche hanno identificato A.N.I.D. come un pilastro della salute pubblica, e con essa la nostra professione. La qualità del programma ha dimostrato questa realtà meglio di qualsiasi slogan. Il Ministero della Salute ha dato il tono, chiedendo un passaggio dalla sorveglianza in emergenza alla sorveglianza in prevenzione. Il professor Fausto Manes ha mostrato come i servizi ecosistemici - dalla qualità dell’aria all’effetto rinfrescante della vegetazione urbana - siano al cuore dell’approccio One Health. Il professor Fulvio Marsilio ci ha ricordato come i roditori fungano da serbatoi per gli Hantavirus
e perché l’igiene debba precedere la disinfezione. E Dario Capizzi ha presentato un lavoro straordinario sull’eradicazione dei roditori insulari, da Ventotene al progetto LIFE Tetide sostenuto da CEPA, con fototrappole utilizzate per misurare le densità e dimostrare ciò che funziona davvero. Vedere scienza, istituzioni e professione sedere allo stesso tavolo - e parlare la stessa lingua - è stato un segnale forte per tutto il settore europeo.
È già in essere il progetto pilota Sentinel tra A.N.I.D. e PROSANE
Il punto di vista francese
Dal punto di vista francese e di PROSANE, ciò che colpisce è quanto abbiamo
ONE HEALTH IN ACTION: WHAT ROME SHOWED US
When challenges are shared, projects must be shared too
The World Pest Day in Rome highlighted how Italy’s Ministry of Health, scientific institutions and A.N.I.D. now work in close alignment, recognising prevention as a cornerstone of public health. Presentations on ecosystem services, rodent-borne viruses and island eradication projects showed a mature One Health approach where science and practice converge. From a French and PROSANE perspective, the event underscored how cross-border threats - from the Asian hornet to bed bugs and invasive ants - require joint digital tools, shared indicators and coordinated scientific networks. A Franco‑Italian Sentinel pilot could turn field technicians into a real-time scientific watchpost, proving that public health has no borders when institutions and professions trust one another.
già in comune. Il calabrone asiatico che dalla Francia avanza verso l’Italia, l’aumento dei casi di cimici dei letti, i roditori e nuove specie invasive come Tapinoma magnum sono dossier condivisi, non nazionali. Quando le sfide sono comuni, anche i progetti devono esserlo. Con gli strumenti digitali adeguati per collegare le nostre associazioni e scambiare i nostri dati, possiamo unire i nostri indicatori, costruire moduli formativi comuni e mettere in rete i nostri scienziati.
Non è un’idea astratta. Il referente scientifico di A.N.I.D., Davide Di Domenico, ha già indicato la strada, trasformando i dati raccolti da oltre cento imprese di pest management in vera scienza entomologica, come lo studio nazionale di A.N.I.D. sui Vespidi. Un progetto pilota congiunto Sentinel estenderebbe esattamente questa logica ai nostri due Paesi, trasformando i tecnici sul campo in una vedetta scientifica: rilevare, segnalare, analizzare, agire, affinché un segnale dal territorio raggiunga scienza e autorità in tempo reale, con una voce CEPA comune.
A.N.I.D. ha dimostrato ciò che è possibile quando istituzioni e professione si fidano l’una dell’altra. La salute pubblica non ha confini. PROSANE e A.N.I.D. condividono una sola visione One Health attraverso CEPA, e non vedo l’ora di tutto ciò che costruiremo insieme (Ivan Rimbaud).
Ivan Rimbaud e Monica Biglietto
Tapinoma magnum
Ivan Rimbaud insieme a Monica Biglietto, Vicepresidente CEPA
Fuoco in savana: dall’incendio dell’Etosha al controllo delle piante aliene
ITale elemento si rivela un driver ecologico fondamentale
mmagina un’area grande quanto il Trentino-Alto Adige, oppure più di due volte la superficie della provincia di Milano, ridotta in cenere in meno di una settimana. Questo è successo il 22 settembre 2025, giorno in cui un incendio estremo è divampato nel vasto Parco Nazionale di Etosha, nella Namibia settentrionale, uno degli ecosistemi di savana più iconici dell’Africa australe. Secondo le autorità locali, oltre 775.000 ettari, circa 34% dell’intero parco, sono stati bruciati, con altri circa 171.000 ettari di pascoli e terreni comunali al di fuori dei confini protetti colpiti dalle fiamme. In totale, le aree interessate sfiorano 950.000 ettari di territorio.
Etosha conta circa 22.270 km² di superficie, il che significa che fuoco e fumo hanno inghiottito una porzione di savana grande quasi quanto una piccola nazione o uno stato americano medio.
Osservando oggi quelle aree annerite, da curioso di scienza mi sono chiesto se il problema fosse davvero il fuoco in sé, oppure il modo in cui il fuoco entra - o esce - dalla gestione di un ecosistema. Perché in Africa
FIRE IN THE SAVANNA: FROM THE ETOSHA BLAZE TO THE CONTROL OF INVASIVE PLANTS
A key ecological driver shaping southern Africa’s savanna dynamics
The extreme wildfire that swept through Namibia’s Etosha National Park in September 2025 burned nearly one million hectares, raising questions about the role of fire in savanna ecosystems. In southern Africa, fire is not only a disturbance but a fundamental ecological driver, used through scientifically planned prescribed burns to maintain habitat structure and support biodiversity. Controlled fire also contributes to integrated strategies against invasive alien plants, though its effectiveness depends on deep ecological knowledge and careful planning. The Etosha event highlights how fire management, rather than fire alone, determines ecological outcomes.
di Davide Sita
Guida naturalistica e divulgatore
australe il fuoco non è solo una catastrofe: è anche uno strumento. Nelle savane, il fuoco è considerato un driver ecologico fondamentale, al pari delle piogge o del pascolo. Senza incendi periodici, molte savane evolverebbero verso forme più chiuse, con un aumento della copertura arborea e una riduzione delle praterie erbose, alterando profondamente l’habitat di grandi erbivori e predatori. È per questo che, in molti parchi e riserve, il fuoco viene usato intenzionalmente attraverso i cosiddetti fuochi controllati, o prescribed fires.
Un fuoco controllato non è un incendio “ridotto”, ma un evento pianificato scientificamente. Prima di accenderlo si analizzano il fuel load (la quantità di materiale combustibile), la struttura della vegetazione, la presenza di specie sensibili, le condizioni meteorologiche e la stagionalità. In genere si lavora all’inizio o alla fine della stagione secca, quando l’umidità dell’aria e del suolo permette di mantenere un comportamento del fuoco prevedibile. Il fuoco viene acceso con strumen -
ti come il drip torch, seguendo linee precise e spesso controvento, per ottenere fiamme basse e lente. L’obiettivo non è la distruzione totale della vegetazione, ma la riduzione selettiva della biomassa erbacea, la frammentazione del combustibile e il mantenimento di un mosaico di habitat bruciati e non bruciati, quello che gli ecologi chiamano patch-mosaic burning
A decidere dove, quando e come bruciare non sono singoli operatori, ma
In Africa australe il fuoco è anche trumento
team multidisciplinari composti da fire ecologists, biologi della conservazione, botanici e ranger esperti nel comportamento del fuoco. Nei grandi parchi africani esistono veri e propri fire management plans, aggiornati
regolarmente sulla base del monitoraggio ecologico e dei dati satellitari. Uno degli aspetti meno noti, ma molto rilevanti, riguarda l’uso del fuoco nel contenimento delle piante aliene invasive. Anche le savane africane, infatti, sono sempre più minacciate da specie introdotte dall’uomo che competono con la flora nativa e ne alterano le dinamiche ecologiche. Tra le più problematiche troviamo Prosopis juliflora, un albero estremamente invasivo che forma dense macchie spinose, consuma grandi quantità di acqua e riduce drasticamente la copertura erbacea. Lantana camara, arbusto tossico per il bestiame, prolifera rapidamente dopo disturbi mal gestiti. Chromolaena odorata, una pianta erbacea molto aggressiva, colonizza velocemente le aree aperte, soffocando la vegetazione autoctona.
A queste si aggiungono specie ben note anche fuori dall’Africa, come la thorn apple, Datura stramonium, una pianta opportunista e altamente tossica che sfrutta suoli disturbati, e il fico d’India, Opuntia ficus-indica, capace di formare barriere dense e
impenetrabili che modificano l’uso del territorio da parte della fauna. L’importanza e la diffusione di queste specie variano localmente, ma rappresentano esempi emblematici delle problematiche legate alle piante aliene nelle savane dell’Africa australe.
Il fuoco controllato, inserito in una strategia integrata, può ridurre la biomassa di queste specie, danneggiare le piante giovani, interferire con la banca semi superficiale e rendere più efficace il controllo meccanico o biologico successivo. La letteratura scientifica è però chiara su un punto: il fuoco non è una soluzione universale. Se applicato senza una conoscenza profonda dell’ecosistema, può persino favorire l’espansione delle specie aliene, creando spazi che esse colonizzano meglio delle piante native.
Nelle savane
africane il fuoco è parte integrante dei processi ecologici
L’incendio dell’Etosha del 2025 resta un evento estremo, amplificato da siccità, vento e attività umane. Ma osservandolo con lo sguardo di chi studia la gestione degli ecosistemi, diventa anche un’occasione per riflettere sul ruolo del fuoco come strumento e non solo come emergenza. Nelle savane africane il fuoco è parte integrante dei processi ecologici e, se pianificato e gestito correttamente,
può contribuire a mantenere l’equilibrio tra vegetazione, fauna e territorio, fino ad affiancare il controllo di alcune piante aliene invasive. Non è una soluzione semplice né universale, ma un elemento che richiede competenza, conoscenza locale e integrazione con altre strategie di gestione. Per chi lavora nel mondo della disinfestazione e del controllo degli infestanti, il parallelo è evidente: non esistono strumenti buoni o cattivi in assoluto, ma strumenti più o meno adatti a seconda del contesto.
Il fuoco, come ogni metodo di intervento, funziona solo se inserito in una visione ampia, basata sulla comprensione dei sistemi naturali e non sulla sola reazione all’emergenza. Etosha ci insegna proprio questo: la differenza non la fa l’evento in sé, ma il modo in cui scegliamo di leggere e gestire ciò che accade nel territorio.
Fonti e riferimenti
L’articolo si basa su letteratura scientifica internazionale, linee guida di gestione ambientale e dati provenienti da enti di conservazione e banche dati ufficiali sulle specie invasive.
• Bond, W.J. & Keeley, J.E. (2005), Fire as a global “herbivore”: the ecology and evolution of flammable ecosystems
• Archibald, S. et al. (2012), Fire regimes and the global savanna biome
• van Wilgen, B.W. et al. (2007), Fire management in African savannas
• Richardson, D.M. et al. (2000), Invasive alien species and global change
Shackleton, R.T. et al. (2017), Prosopis invasions in southern Africa
• IUCN - Global Invasive Species Database
Davide Sita www.davidesita.it
Una rubrica tecnico operativa dove gli esperti del settore illustrano l’importanza del Pest Control per ambiente e salute
Specie aliene invasive:
l’aggiornamento
ISPRA 2025 e il costo economico
annuo delle invasioni biologiche in Italia
Le specie aliene invasive rappresentano oggi una delle principali minacce per la biodiversità italiana. L’aggiornamento delle linee guida ISPRA del novembre 2025 conferma un quadro in cui nuove introduzioni, impatti crescenti e costi economici sempre più rilevanti richiedono strategie di gestione basate su prevenzione, monitoraggio e interventi tempestivi. Per comprendere la reale portata del fenomeno, ISPRA integra i dati nazionali con le analisi economiche del database internazionale InvaCost, che raccoglie le stime dei costi delle invasioni biologiche a livello globale.
l peso economico delle specie aliene in Italia
Secondo la rielaborazione dei dati InvaCost (1990–2019) riportata da ISPRA, l’Italia registra oltre 800 milioni di dollari di costi annui attribuibili alle specie aliene invasive.
Si tratta di costi diretti (danni agricoli, sanitari, infrastrutturali) e indiretti (perdita di produttività, impatti ecosistemici), spesso sottostimati a causa della mancanza di dati per molte specie. La Tabella 1 del rapporto ISPRA 2025 elenca le specie per le quali esistono dati economici specifici per il nostro Paese, ordinate per impatto economico annuo. (Tab. 1)
Ambrosia artemisiifolia - 344,80 M$/anno
Descrizione: pianta erbacea annuale originaria del Nord America, altamente allergenica, colonizza terreni abbandonati o marginali.
Impatto principale: sanitario.
In città: prolifera lungo strade, ferrovie e aree industriali dismesse; i “canyon ur-
di Davide Di Domenico Entomologo, referente scientifico A.N.I.D.
Ambrosia artemisiifolia
Myocastor coypus (Nutria)
Spazio A.N.I.D.
bani” amplificano la concentrazione di polline.
Myocastor coypus (Nutria) - 147,07 M$/ anno
Descrizione: mammifero roditore semiacquatico originario del sudamerica, prolifico e adattabile, legato a corsi d’acqua e zone umide dove scava cunicoli utilizzati come tane.
Impatto principale: agricolo e idraulico. Valenza urbana: frequente in parchi, canali e laghetti cittadini; scavi che danneggiano argini, piste ciclabili e marciapiedi; interazioni dirette con i cittadini.
Diabrotica virgifera (Diabrotica del mais) -138,12 M$/anno
Descrizione: coleottero fitofago di origine americana, uno dei parassiti agricoli
più dannosi al mondo. Può arrecare gravi danni al mais
Impatto principale: agricolo.
In città: usa aiuole e bordi stradali come corridoi di dispersione.
Aedes albopictus (Zanzara tigre) - 95,95 M$/anno
Descrizione: zanzara asiatica invasiva, aggressiva e diurna, vettore di arbovirosi. Impatto principale: sanitario.
Descrizione: nematode fitoparassita associato a conifere, capace di indebolire e predisporre le piante a patogeni secondari causando deperimento e moria dei pini. Impatto principale: forestale.
In città: può colpire conifere ornamentali in parchi e viali.
Descrizione: coleottero cerambicide estremamente nocivo per molte specie di latifoglie e conifere ornamentali, arboree e arbustive sia in ambito forestale che urbano.
Impatto principale: forestale e ornamentale.
In città: minaccia alberature stradali e parchi; costi elevati per abbattimenti e sostituzioni.
Rhynchophorus ferrugineus (Punteruolo rosso delle palme) - 6,70 M$/anno
ta di molte specie di palme, si sviluppa scavando gallerie nel fusto delle palme, spesso letale.
Impatto principale: ornamentale.
Valenza urbana: ha devastato viali e giardini storici; impatto estetico e turistico; rischio di crollo delle palme compromesse.
Halyomorpha halys (Cimice asiatica)3,40 M$/anno
Descrizione: cimice originaria dell’Asia orientale, estremamente polifaga che si nutre di un’ampia varietà di specie coltivate e spontanee. Sverna negli edifici.
Impatto principale: agricolo.
In città: entra nelle abitazioni in autunno causando infestazioni stagionali.
Rattus rattus (Ratto dei tetti) - 2,34 M$/ anno
Descrizione: roditore sinantropo agile e arboricolo, diffuso in ambienti urbani e periurbani.
Impatto principale: sanitario e alimentare.
Valenza urbana:
• specie sinantropa per eccellenza che si insedia nelle parti alte degli edifici;
• presente in centri storici, reti fognarie, mercati, aree portuali, parchi;
• rischi sanitari;
• danni a cavi, impianti elettrici;
• impatto sul decoro e sulla percezione di sicurezza urbana.
Conclusioni
Le invasioni biologiche rappresentano una delle sfide ambientali, sanitarie ed economiche più complesse del nostro tempo. I dati annualizzati elaborati da ISPRA attraverso il database InvaCost mostrano con chiarezza che le specie aliene
Callinectes sapidus (Granchio blu atlantico)
Procambarus clarkii (Gambero rosso della Louisiana)
invasive generano costi strutturali, non episodici: centinaia di milioni di dollari ogni anno, distribuiti tra sanità pubblica, agricoltura, infrastrutture, gestione del verde urbano e qualità della vita dei cittadini. Il quadro che emerge è quello di un Paese esposto su più fronti. Specie come Ambrosia artemisiifolia e Aedes albopictus evidenziano quanto le invasioni biologiche possano trasformarsi in problemi sanitari diffusi, con impatti diretti sui sistemi sanitari e sulle comunità urbane. Altre, come Diabrotica virgifera, Drosophila suzukii e i Decapodi invasivi, mostrano la vulnerabilità del settore agricolo e degli ecosistemi acquatici. Infine, organismi come Anoplophora chinensis, Rhynchophorus ferrugineus, Myocastor coypus e Rattus rattus rivelano quanto le città, con i loro parchi, canali, infrastrutture e reti fognarie, siano diventate ambienti favorevoli alla diffusione di molte specie aliene. In questo scenario, la prevenzione non è solo una strategia consigliabile: è l’unica strategia sostenibile. Intervenire prima che una specie si stabilizzi significa ridurre drasticamente i costi economici e ambientali, evitando interventi emergenziali spesso costosi, inefficaci e difficili da coordinare. Ma la prevenzione richiede
una rete di attori che collaborano, condividono informazioni e agiscono in modo tempestivo.
Ed è qui che entra in gioco un protagonista spesso sottovalutato, ma decisivo: il disinfestatore professionista. I tecnici del pest management rappresentano la prima linea operativa nella gestione delle specie invasive. Sono loro a osservare quotidianamente il territorio, a intercettare segnali precoci, a riconoscere anomalie, a intervenire nei contesti urbani e periurbani dove molte specie trovano rifugio e opportunità di espansione. Il loro ruolo non è più solo quello di “risolvere un problema”: è quello di sentinelle ambientali, capaci di contribuire alla sorveglianza, alla prevenzione e alla mitigazione degli impatti.
Per questo motivo, la gestione delle specie aliene invasive deve diventare un impegno condiviso:
• Le istituzioni devono investire in monitoraggi continui, sistemi di early detection e piani di gestione realmente operativi.
• I Comuni devono considerare le specie aliene come una priorità urbana, integrandole nella pianificazione del verde e delle infrastrutture.
• Le aziende agricole devono essere supportate con strumenti tecnici e normativi che rendano la prevenzione più conveniente della gestione.
• I cittadini devono essere coinvolti, informati e responsabilizzati.
• I disinfestatori professionisti, infine, devono essere riconosciuti come partner tecnici essenziali, formati, certificati e integrati nei protocolli di gestione territoriale. Perché la verità è semplice: ogni nuova introduzione evitata è un costo risparmiato, un ecosistema preservato, un problema in meno per il futuro. Le invasioni biologiche non si fermano da sole. Ma possiamo farlo noi - istituzioni, tecnici, cittadini e disinfestatori - con conoscenza, responsabilità e azioni concrete. È il momento di scegliere da che parte stare: dalla parte degli ecosistemi sani, delle città vivibili, dell’agricoltura resiliente, della salute pubblica. Il momento di agire è adesso.
Davide Di Domenico
Rhynchophorus ferrugineus (Punteruolo rosso delle palme)
Rattus rattus (Ratto dei tetti)
PestMed Expo 2026, edizione da record: +25% espositori e 9.000 visitatori per l’hub internazionale del pest management
Si è chiusa con risultati estremamente positivi l’ultima edizione di PestMed EXPO, il primo salone internazionale della disinfestazione e sanificazione in Italia, che registra un aumento del 25% degli espositori e una forte affluenza sin dalle prime ore di apertura, per un totale complessivo di oltre 9.000 visitatori. Un’edizione che ha sancito definitivamente il posizionamento internazionale della manifestazione, come sottolinea Claudio Vercellone, CEO di Avenue Media, società che ha organizzato PestMed EXPO sotto l’egida di ANID e con il contributo diretto di molte delle principali associazioni rappresentative del settore: “PestMed si conferma il primo salone internazionale della disinfestazione e sanificazione in Italia, e questa edizione ha ribadito con forza la sua vocazione globale. Abbiamo accolto numerosi buyer provenienti da 49 Paesi, dal Mediterraneo all’Europa, fino al Sud-Est asiatico, insieme a oltre 100 espositori, arrivati non solo da tutta Europa ma anche dalla Cina. Ci aspettiamo un ritorno particolarmente significativo per i nostri espositori, che ci accompagnano con fiducia ormai da tre edizioni consecutive.
“PestMed Expo 2026 si è confermato un successo straordinario, per par-
tecipazione, qualità dei contenuti e livello del confronto. L’ampia presenza di imprese, istituzioni e operatori internazionali dimostra quanto il settore del pest management sia oggi centrale per la tutela della salute pubblica, della sicurezza alimentare e dell’ambiente - ha affermato Marco Benedetti, presidente A.N.I.D. - come A.N.I.D. siamo orgogliosi di aver organizzato un’edizione che ha valorizzato innovazione, aggiornamento normativo e sicurezza degli operatori. PestMed Expo si consolida così come un punto di riferimento strategico per la crescita e la qualificazione dell’intero comparto. Un ringraziamento a tutti coloro che hanno reso possibile questo importante risultato”.
Tra i filoni più rilevanti emersi durante la manifestazione, particolare attenzione è stata dedicata al Manifesto dei Servizi, presentato dalla Consulta dei Servizi, che riunisce 19 associazioni nazionali e 4 filiere, un panel senza precedenti che vede riunite le sigle più importanti del panorama nazionale (A.N.I.D., ANIP, Confcooperative, Legacoop, FIPE e molte altre). Nel corso dell’incontro, coordinato da Marco Gusti, Vicepresidente A.N.I.D., è stato ribadito come i servizi rappresentino una vera e propria infrastruttura del Paese: garantiscono sicurezza, igiene, funzionalità e continuità operativa a imprese, ospedali, scuole e pubbliche amministrazioni. Un comparto spesso invisibile, ma essenziale, che chiede oggi un quadro normativo più equilibrato e strutturale, in particolare sul tema della revisione dei canoni, per assicurare sostenibilità economica, qualità delle prestazioni e tutela del lavoro. “Iniziative come questa ci danno modo non solo di raccontare la genesi e i risultati raggiunti dalla Consulta dei Servizi, ma anche di individuare i prossimi passi, come ad esempio la
nuova Direttiva appalti che l’Europa si appresta a emanare e che determinerà nuove modifiche al Codice dei contratti pubblici. Mantenendo unito il fronte della rappresentanza del settore possiamo chiedere interventi a livello europeo in materia di revisione prezzi, massimo ribasso, partnership pubblico/privato. Per fare questo dobbiamo strutturare maggiormente la Consulta e dotare il settore dei servizi di una rappresentanza unitaria” dichiara Andrea Laguardia, vicepresidente di Legacoop Produzione e Servizi. “Aver partecipato con la Consulta dei Servizi a PestMed Expo, presentando il Manifesto, è stata l’occasione per ribadire che tutta la filiera dei servizi attende norme che riconoscano i reali aumenti dei costi che le imprese hanno e che stanno sostenendo senza ricevere i giusti adeguamenti economici, di cui attendiamo un prossimo pronunciamenti del Ministero dei Trasporti” dichiara Massimo Piacenti, Presidente ANIR Confindustria.
“PestMed rende evidente perché la Consulta dei Servizi è un presidio verso le istituzioni: quando si parla di equilibrio economico dei contratti pluriennali, spesso manca ancora una piena comprensione del problema.
La narrazione da portare è chiara: non è solo revisione prezzi, ma governance del contratto, anomalia, formule, qualità. E la sostenibilità ambientale ha un costo: se non viene riconosciuto in gara, resta sulle imprese” dichiara Matteo Nevi, direttore generale di Assosistema.
“Il Manifesto nasce con l’obiettivo di dare voce all’intero comparto dei
servizi, che riunisce oltre 23.000 imprese e più di un milione di lavoratori. La Consulta coinvolge associazioni rappresentative di migliaia di aziende e professionisti del settore, tra cui ANIP - Confindustria, punto di riferimento per le imprese di pulizia e per i servizi integrati - ha dichiarato Angelo Volpe, Presidente ANIP - da PestMed Expo parte un messaggio chiaro al mercato e alle istituzioni: i servizi non sono un costo da comprimere, ma un valore strategico da riconoscere e sostenere. Solo così potremo garantire imprese solide, lavoro dignitoso e servizi di qualità per il Paese”. Nel corso della manifestazione si è parlato anche di sicurezza alimentare, alla luce dell’iscrizione ufficiale della Cucina Italiana nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO. Un riconoscimento che rafforza il valore reputazionale della gastronomia italiana e accende i riflettori sulle garanzie lungo tutta la catena agroalimentare. L’appuntamento è ora rinnovato a BolognaFiere nel 2028, per una nuova edizione che punta a rafforzare ulteriormente il ruolo di PestMed EXPO come punto di riferimento internazionale per il settore.
A.N.I.D., come organismo proponente, ottiene l’autorizzazione temporanea per sistemi professionali di controllo delle termiti
A.N.I.D. - Associazione Nazionale Imprese di Disinfestazione, come organismo proponente ed in collaborazione con Corteva Agriscience, ha ottenuto dal Ministero della Salute l’autorizzazione ai sensi dell’articolo 55, paragrafo 1, del Regolamento
(UE) n. 528/2012, alla messa a disposizione sul mercato e all’impiego, per un periodo di 180 giorni, dei biocidi “Sentrisol HD”, “Recrute HD”, “Sentri Box” e “Recrute Box”, sistemi professionali destinati al controllo delle termiti. Il provvedimento consente, in via temporanea, l’utilizzo di strumenti tecnologicamente avanzati per il monitoraggio e l’eliminazione delle colonie di termiti, contribuendo a colmare una criticità operativa per le imprese di disinfestazione impegnate nella tutela del patrimonio edilizio e infrastrutturale del Paese. Questo risultato rappresenta un traguardo tecnico, istituzionale e strategico per l’intero comparto della disinfestazione professionale, ottenuto grazie all’attività di interlocuzione e di rappresentanza che A.N.I.D. porta avanti con continuità presso le istituzioni nazionali ed europee, con l’obiettivo di garantire alle imprese strumenti normativi e operativi adeguati per affrontare le emergenze entomologiche emergenti. Negli ultimi anni, la crescente diffusione delle infestazioni da termiti in diverse aree del territorio nazionale ha reso evidente la necessità di poter disporre di soluzioni efficaci, controllate e conformi al quadro normativo europeo sui biocidi. L’autorizzazione ottenuta consente ora agli operatori professionali di intervenire con sistemi specifici basati su tecnologie di esca (baiting system), riconosciute a livello internazionale per la loro efficacia e sostenibili -
tà. A.N.I.D. sottolinea come questo risultato sia il frutto di un lavoro tecnico e istituzionale complesso, finalizzato a dare risposte concrete alle esigenze delle imprese e alla protezione del patrimonio costruito. L’Associazione conferma il proprio impegno nel rappresentare e sostenere il settore della disinfestazione professionale, promuovendo il dialogo con le istituzioni e portando avanti le istanze delle imprese affinché il comparto possa operare con strumenti adeguati, nel rispetto delle normative e con elevati standard di professionalità. A oggi, A.N.I.D. continua a rappresentare l’unica realtà associativa che porta avanti in modo strutturato e continuativo le istanze tecniche e regolatorie del settore della disinfestazione professionale, con l’obiettivo di tutelare il lavoro delle imprese e garantire interventi sempre più efficaci e qualificati. Questo traguardo conferma il ruolo dell’Associazione come interlocutore tecnico di riferimento per il comparto, impegnato a supportare lo sviluppo e il riconoscimento della professionalità delle imprese di disinfestazione in Italia.
Concluso il corso professionale
Anid Servizi Srl per l’avviamento alla professione nel Pest Management a Bologna
Si è concluso venerdì 10 aprile a Bologna il corso professionale di avviamento al lavoro - Introduzione alla professione, organizzato da A.N.I.D.Associazione Nazionale delle Imprese di Disinfestazione e Anid Servizi Srl, e svolto nelle giornate dell’8, 9 e 10 aprile 2026. L’iniziativa, rivolta a chi desidera intraprendere un percorso professionale nel settore del Pest Management, ha registrato una partecipazione significativa, confermando il crescente interesse verso una professione sempre più centrale per la tutela della salute
pubblica, dell’ambiente e delle attività produttive. Durante le tre giornate formative, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di acquisire le basi teoriche e pratiche essenziali per l’ingresso nel settore, approfondendo tematiche fondamentali legate alla gestione degli infestanti, alla sicurezza operativa, alla normativa di riferimento e alle buone pratiche professionali. Il corso ha rappresentato un primo passo concreto per chi intende avvicinarsi al mondo della disinfestazione e della gestione integrata degli infestanti, fornendo strumenti utili per avviare il proprio percorso lavorativo con preparazione, consapevolezza e competenza.
Il valore aggiunto di questa edizione è stato rappresentato dalla docenza affidata a professionisti che operano direttamente sul campo e dal referente scientifico, l’entomologo dottor Davide Di Domenico. Grazie alla loro guida, le giornate formative non si sono limitate alla sola didattica, ma hanno dato vita a un vero e proprio travaso di esperienze pratiche e scientifiche. I partecipanti hanno infatti potuto attingere direttamente dal bagaglio tecnico di chi svolge quotidianamente la professione, integrando il rigore scientifico con le soluzioni operative reali richieste dal mercato e dalle esigenze delle imprese del settore. L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno di A.N.I.D. e Anid Servizi Srl nel promuovere la formazione professionale come elemento chiave per la qualificazione del settore e per
la crescita delle imprese, in un contesto in cui la professionalità degli operatori assume un ruolo sempre più strategico.
Con la conclusione del corso di Bologna, A.N.I.D. e Anid Servizi Srl confermano quindi il proprio impegno nel sostenere lo sviluppo di nuove competenze e nel favorire l’ingresso di nuove figure professionali nel comparto del Pest Management, contribuendo a rafforzare un settore sempre più rilevante per la salute e la sicurezza delle comunità.
Formazione specialistica e competenze operative, a Bologna le giornate conclusive del Corso
A.N.I.D. 88 ore per Operatori del Pest Control
Si è svolta a Bologna, dal 27 al 30 aprile, la fase conclusiva del Corso di formazione A.N.I.D. - 88 ore per Operatori del Pest Control, promosso da A.N.I.D. - Associazione Nazionale delle Imprese di Disinfestazione e Anid Servizi Srl. Quattro giornate intensive dedicate all’approfondimento tecnico, alla pratica operativa e all’aggiornamento professionale, con l’obiettivo di formare operatori sempre più qualificati e preparati ad affrontare le sfide del settore del Pest Management. La prima giornata formativa è stata dedicata a contenuti altamente specialistici legati agli insetti delle derrate e agli infestanti dell’industria alimentare. I partecipanti hanno approfondito la biologia dei principali artropodi infestanti, le soglie d’in -
tervento e le strategie correttive, prendendo parte anche a sessioni pratiche di osservazione al microscopio ottico dei principali insetti delle derrate.
Spazio, inoltre, agli infestanti del verde ornamentale in ambito urbano e alle valutazioni tecnico-pratiche sugli argomenti trattati. La seconda giornata ha affrontato temi centrali per l’attività quotidiana degli operatori, con focus sul monitoraggio degli infestanti, sui metodi di controllo dei volatili problematici e su un laboratorio tecnico dedicato ai dispositivi per il monitoraggio e il controllo. Un momento particolarmente orientato alla pratica, pensato per consolidare competenze operative sempre più richieste dal mercato. Nel corso della terza giornata, il percorso si è concentrato sulla dissuasione dei volatili, sulle tecniche di allontanamento dei piccioni e sul ripasso generale degli argomenti affrontati durante il corso. Una fase di consolidamento delle competenze in vista della giornata conclusiva, dedicata alla sessione finale d’esame. Il corso ha rappresentato un’importante occasione di crescita professionale per gli operatori del comparto, confermando il valore della formazione specialistica come strumento essenziale per garantire qualità, sicurezza e aggiornamento continuo nel settore della disinfestazione. Attraverso iniziative di questo livello, A.N.I.D. e Anid Servizi Srl ribadiscono il proprio impegno nella promozione di percorsi formativi strutturati, capaci di coniugare rigore scientifico e applicazione pratica, contribuendo alla qualificazione e allo sviluppo del settore del Pest Management in Italia.
World Pest Day 2026: a Roma istituzioni, imprese e comunità scientifica a confronto sul futuro del Pest Management nel modello One Health
Si è svolto il 5 giugno presso l’Auditorium Antonianum di Roma il World Pest Day 2026, l’evento promosso da A.N.I.D. – Associazione Nazionale delle Imprese di Disinfestazione, che ha riunito istituzioni, mondo accademico, organizzazioni europee e operatori del settore per una giornata dedicata al ruolo del Pest Management nella tutela della salute pubblica, dell’ambiente e della sicurezza alimentare. L’evento ha confermato la crescente centralità della gestione professionale degli infestanti quale strumento di tutela della salute pubblica, della sicurezza alimentare, della biodiversità e della qualità della vita delle comunità, nel quadro del modello One Health, che riconosce l’interconnessione tra salute umana, salute animale e tutela degli ecosistemi. Ad aprire i lavori è stato il Presidente di A.N.I.D., Marco Benedetti, che ha evidenziato il ruolo sempre più strategico del Pest Management professionale nell’ambito delle moderne politiche di prevenzione sanitaria e ambientale. La giornata è stata moderata dal giornalista e vicedirettore del TgLa7 Andrea Pancani.
A seguire, il Segretario Generale di A.N.I.D., Dott.ssa Maria Luisa Filippelli, ha presentato ufficialmente “A.N.I.D. in Rosa”, il nuovo progetto dell’Associazione dedicato alla valorizzazione del ruolo delle donne nel Pest Management.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di favorire l’ingresso di nuove profes -
sionalità femminili nel settore, sostenere l’imprenditoria femminile, promuovere la formazione specialistica e creare una rete di competenze e opportunità in grado di accompagnare l’evoluzione del comparto verso modelli sempre più innovativi, sostenibili e orientati ai principi One Health.
La presentazione del progetto ha rappresentato uno dei momenti più significativi della sessione inaugurale, confermando l’impegno di A.N.I.D. nel promuovere inclusione, crescita professionale e valorizzazione del capitale umano come elementi fondamentali per il futuro del settore.
La sessione istituzionale della mattinata ha visto la partecipazione del Senatore Marco Silvestroni, dell’Europarlamentare Nicola Procaccini, della Senatrice Simona Malpezzi, dell’On. Luciano Ciocchetti, dell’On. Edy Palazzi in rappresentanza della Regione Lazio, di Giovanni Filippini del Ministero della Salute e di Stefano Cecchi, Sindaco di Marino e Consigliere Nazionale ANCI. Nel corso degli interventi sono stati affrontati temi strategici quali il ruolo delle politiche nazionali nella prevenzione sanitaria e nella gestione degli infestanti, le strategie europee per ambiente, clima e sicurezza alimentare, l’armonizzazione delle politiche comunitarie e nazionali, la gestione delle emergenze ambientali e sanitarie sui territori, la prevenzione delle zoonosi e delle
specie invasive e il contributo degli enti locali alla tutela della salute pubblica. A completare il programma istituzionale sono stati inoltre Massimo Piacenti (ANIR Confindustria), Matteo Nevi (Assosistema) e Giuseppe Abello (Assocasa - Federchimica), che hanno approfondito il ruolo del Pest Management nella sicurezza alimentare, nella qualità dei servizi e nell’evoluzione della normativa europea sui biocidi. Nel pomeriggio il World Pest Day è proseguito con una sessione dedicata agli aspetti scientifici e tecnici che caratterizzano l’evoluzione del settore.
Il Prof. Emerito Fausto Manes, dell’Università Sapienza di Roma, Coordinatore del Tavolo Tecnico Ambiente e Salute - One Health, ha illustrato il valore dei servizi ecosistemici e la loro integrazione nei processi decisionali orientati alla tutela della salute.
Tra i contributi di maggiore rilievo, Sergio Saporetti, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ha illustrato il ruolo dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) nel Pest Management e le prospettive di sviluppo di servizi sempre più sostenibili e a basso impatto ambientale. Un tema particolarmente significativo anche alla luce della presenza di A.N.I.D. ai tavoli tecnici istituzionali, dove l’Associazione contribuisce attivamente al confronto sulle politiche ambientali e sugli strumenti di sostenibilità applicati al settore. Di particolare interesse anche l’intervento di Cristina Bartella, della Direzione Generale del Farmaco e dei Dispositivi Medici del Ministero della Salute, che ha approfondito i temi dell’innovazione, della sicurezza dei prodotti e dell’evoluzione del quadro regolatorio relativo ai biocidi e ai dispositivi utilizzati nel Pest Management professionale. Lo scenario europeo
è stato rappresentato da Monica Biglietto, Vicepresidente CEPA, che ha evidenziato l’importanza della formazione, delle certificazioni e degli standard di qualità per la crescita del comparto, e da Ivan Rimbaud, rappresentante di PROSANE, l’associazione nazionale francese delle imprese di Pest Management. L’intervento di Rimbaud ha rappresentato un importante momento di confronto internazionale e ha contribuito a rafforzare il rapporto di collaborazione tra A.N.I.D. e PROSANE, ponendo le basi per futuri progetti comuni e iniziative condivise a livello europeo nell’ambito delle politiche One Health e della professionalizzazione del settore. Di grande interesse anche il contributo di Fulvio Marsilio, docente di Malattie Infettive degli Animali presso l’Università degli Studi di Teramo, dedicato al ruolo dei roditori nella diffusione degli Hantavirus e all’importanza della sorveglianza epidemiologica. Dario Capizzi, della Regione Lazio, ha approfondito le strategie di gestione delle specie problematiche per la tutela della biodiversità e della salute pubblica, mentre Pietro Cobre, DEC del Comune di Roma, ha illustrato le sfide e le soluzioni adottate nella gestione degli infestanti in una grande area metropolitana.
Uno sguardo alla dimensione internazionale della sicurezza alimentare è arrivato da Federica Battaglia e Merce Sanchez di BRCGS, che hanno presentato l’evoluzione degli standard globali per garantire sicurezza, integrità e affidabilità lungo l’intera filiera produttiva. A chiudere i lavori è stato Davide Di Domenico, Referente Scientifico A.N.I.D., che ha sottolineato il contributo tecnico-scientifico dell’Associazione nella produzione di evidenze, nella definizione di standard professionali e nel rafforzamento della credi -
bilità del settore nei confronti delle istituzioni e dell’opinione pubblica. Il Presidente Marco Benedetti ha voluto rendere anche omaggio alle imprese che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento, ringraziando le aziende che hanno scelto di sostenere il World Pest Day 2026 e che quotidianamente investono in professionalità, formazione, innovazione e qualità dei servizi. Un gesto simbolico che ha voluto sottolineare come il successo dell’iniziativa sia stato il risultato di un lavoro condiviso tra istituzioni, imprese, professionisti e associazioni, uniti dalla volontà di rafforzare il ruolo del Pest Management quale presidio essenziale per la salute pubblica e la sostenibilità ambientale. Il World Pest Day 2026 ha così confermato il ruolo di A.N.I.D. come interlocutore istituzionale e punto di riferimento per il settore, capace di favorire il dialogo tra imprese, comunità scientifica e decisori pubblici nella costruzione delle politiche One Health del futuro.
A.N.I.D. in rosa, le donne protagoniste della nuova cultura One Health
In occasione del World Pest Day, A.N.I.D. - Associazione Nazionale delle Imprese di Disinfestazione ha presentato A.N.I.D. in Rosa, il progetto dedicato alla valorizzazione del ruolo delle donne nel settore del Pest Management. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di favorire
l’ingresso di nuove professionalità femminili nel comparto, sostenere l’imprenditoria femminile, promuovere la formazione specialistica e creare una rete di competenze e opportunità. Oggi il Pest Management è sempre più protagonista nella tutela della salute pubblica, della sicurezza alimentare e dell’ambiente, secondo i principi del modello One Health, che riconosce la stretta connessione tra salute umana, salute animale e tutela degli ecosistemi. In questo scenario, le donne possono rappresentare una risorsa strategica per accompagnare il settore verso modelli sempre più innovativi, sostenibili e orientati alla prevenzione. A.N.I.D. in Rosa intende sostenere la crescita professionale di tecniche, imprenditrici, manager e professioniste attraverso percorsi formativi, occasioni di networking, iniziative dedicate e strumenti utili allo sviluppo delle competenze e delle imprese. Il progetto guarda inoltre alle opportunità offerte da bandi, incentivi e programmi dedicati all’imprenditoria femminile, all’innovazione e alla transizione ecologica, con l’obiettivo di creare nuove prospettive di crescita per le donne che scelgono di investire nel settore. Fortemente sostenuto dal Presidente Marco Benedetti e dal Consiglio Direttivo di A.N.I.D., il progetto rappresenta un ulteriore passo nel percorso di sviluppo dell’Associazione verso un settore sempre più qualificato, inclusivo e moderno. A.N.I.D. in Rosa. Competenza, Passione, Futuro. Perché non esiste sostenibilità senza inclusione, né innovazione senza il contributo delle donne.