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ROMA 1960, LA NOSTRA OLIMPIADE

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Ho avuto il piacere di partecipare al convegno "Ieri, oggi e domani", primo atto delle celebrazioni del Cinquantenario Roma 1960, svoltosi il 14 luglio scorso presso il Salone d’Onore del CONI. A questa riunione, ricca di argomenti e di illustri relatori, hanno parlato di tutto e di tutti riguardo lo splendido evento romano di cinquant’anni fa, nel quale ebbi la ventura e l’onore di essere coinvolto come operatore professionale “prima, durante e dopo” per ben sei anni, dal 1956 fino al 31 dicembre del 1962 (ma di questo aspetto ho raccontato qualcosa all’amico Rosati che lo ha pubblicato in altra parte del giornale). Tornando alla Cerimonia del 14 luglio, per rimarcarne l’evidente significato, riporto un passaggio davvero chiarificatore del discorso del Presidente Petrucci, laddove ha voluto esaltare quella magnifica edizione olimpica “…perché è stata capace di cambiare in modo radicale la struttura organizzativa del CONI, e perché da lì è nata una nuova cultura e un nuovo modo di fare e intendere sport”. Parole toccanti e veritiere, che non posso non condividere. All’amico Presidente hanno poi fatto eco altri importanti personaggi come il Segretario Generale Pagnozzi, l’on. Mario Pescante ex presidente CONI e vicepresidente del CIO, il senatore Giulio Andreotti che fu il presidente di Roma 1960, il presidente del Comitato Paraolimpico Luca Pancalli, il vicedirettore generale della RAI Antonio Marano, il Sottosegretario allo Sport Rocco Crimi, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. Tutti, in un modo o nell’altro, hanno osannato la magnifica manifestazione, auspicando tra l’altro che quelle emozioni possano rinnovarsi nel 2020, sempre a Roma, avendo la Capitale, come tutti ben sanno, presentato nuovamente la candidatura per quell’anno. Anche i loro interventi, per quel che è stato detto, sono da sottoscrivere senza titubanza. Nonostante questa mia sostanziale accondiscendenza sento

però il bisogno di esprimere una mia personale perplessità, o quantomeno una considerazione. Per farlo, prendo a spunto un passaggio dell’intervento del Sottosegretario Letta, ove afferma “…quei Giochi cambiarono l’Italia e gli italiani. Onesti fu l’anima di quelle Olimpiadi. Furono un esempio e la rievocazione è propositiva per trarne insegnamenti e stimoli in vista di nuovi traguardi. Lo sport sa unire. E se l'Italia può candidarsi non solo alle Olimpiadi è perché il modello del CONI è preso ad esempio da tutti, non è una favola ma una splendida realtà.” Anche queste sono verità sacrosante! Ma adesso vorrei fare

una domanda: possibile che da quel coro di lodi che hanno caratterizzato la manifestazione rievocativa dello scorso luglio, ove si è ricordato e magnificato tutti, atleti, dirigenti, organismi pubblici e privati, non sia uscita una, sottolineo una parola di riconoscimento (non di riconoscenza, sia ben chiaro) per gli operatori del CONI e delle Federazioni Sportive, che in occasione di Roma 1960 hanno dato e saputo esprimere il meglio della loro professionalità e del loro spirito di servizio? Da parte mia non so dare una risposta a questa domanda, semmai so esprimere solo un certo ram-

marico. O forse (lo dico certamente per autoconvincermi! ) anche stavolta si è dato per scontato che, come è sempre accaduto e sempre accadrà (…anche in occasioni ed eventi di minor caratura) i dipendenti CONI, ai vari livelli e nei vari ruoli, sanno dare il loro concreto e fondamentale contributo perché tutto riesca alla meraviglia. Insomma quel loro “dare” è considerato, ieri come oggi, “prestazioni di routine” insite nel DNA costitutivo dell’Ente, di cui ci si fa conto in modo naturale, per cui nessun ringraziamento e nessuna citazione. Un po’ come quando un atleta è protagonista di una prestazione vincente: ringrazierà certamente il suo allenatore, la sua società, il suo sponsor, ma non si mette a ringraziare le proprie gambe, o le proprie braccia, o i propri muscoli! Fanno parte del suo corpo. E noi, dipendenti, non siamo altro che “il corpo” (e non solo) del nostro Ente, quindi… Ma, scusate la mia orgogliosa presunzione: stavolta non voglio “star zitto”! L’evento di Roma 1960 fu talmente importante, e fortemente incisivo fu il contributo che demmo come operatori professionali, che in qualche modo abbiamo il diritto di festeggiare questo anniversario, che ci tocca davvero da vicino. Lo facciamo anche in ricordo di quei tanti di noi che non sono più in vita, ma anche per coinvolgere nel gruppo gli altri tanti colleghi che sono entrati al CONI negli anni successivi, allorquando passata la confusione, di quelle belle Olimpiadi romane non rimase che un magnifico ricordo, che comunque, a cinquant’anni di distanza, ancora non si assopisce. E la nostra festa vogliamo realizzarla, pur se in modo “virtuale”, con l’uscita di questo “Speciale” del nostro Notiziario di ben 48 pagine, che spero possa piacere a tutti voi, e che abbiamo voluto titolare, a ragion veduta e nel pieno diritto “la nostra Olimpiade”! Angelo Menna


In questo Speciale proponiamo diversi brani originali tratti dal Rapporto Ufficiale sui Giochi 1960, “scritture” dalle quali intendiamo ricordare ad alta voce quella meravigliosa esperienza di cinquant’anni fa, corredate da alcune testimonianze di nostri colleghi. Però per creare l’atmosfera più adatta, abbiamo ritenuto opportuno iniziare questo particolare percorso della memoria riportando il testo integrale di un passaggio tratto da “ROMA 1960”, un libro scritto due anni fa da un grande giornalista americano, David Maraniss (vincitore nel 1993 del Premio Pulitzer, il più ambito riconoscimento mondiale nel campo dell’informazione) e pubblicato nella sua traduzione italiana a giugno di quest’anno dalla Rizzoli : un testo che suggeriamo caldamente di leggere ai colleghi che ancora non avessero avuto modo di farlo. Il testo che proponiamo racconta la cena d’apertura della 57^ sessione del CIO, svoltasi alla vigilia dei Giochi, ed a nostro avviso sintetizza in modo chiaro ed efficace lo spirito che ha caratterizzato l’Olimpiade, i suoi significati culturali e sportivi, le aspettative, tutte poi rispettate, da parte di coloro che di quella esperienza furono protagonisti, come atleti, come dirigenti, come stampa, ed anche come pubblico.

“Il barone Pierre de Coubertin, il francese che aveva ideato le Olimpiadi moderne, o almeno la versione che aveva finito per imporsi, aveva sempre desiderato che i suoi Giochi potessero tenersi a Roma, la città d'origine, secondo lui, dei suoi antenati. Dopo Atene nel 1896, Parigi nel 1900 e San Louis nel 1904, il barone, per la quarta Olimpiade, aveva puntato su Roma, intuendo l'occasione di un salutare ritorno allo splendore di una monarchia, dopo il contatto contaminante con la democrazia del nuovo mondo. Come più tardi ebbe modo di spiegare, «desideravo Roma, perché è soltanto in quel luogo che l'ideale olimpico, reduce dalla sua escursione nell'America utilitaristica, avrebbe potuto tornare a indossare la sua toga sontuosa, intessuta d'arte e pensiero, di cui sempre, sin dal primo momento, ho desiderato che l'Olimpiade si ammantasse». Ma, due anni prima del Giochi del 1908, un'eruzione del Vesuvio costrinse l'Italia a concentrare tutti i suoi sforzi sulla ricostruzione dell'area attorno a Napoli, e a ritirarsi quindi dal ruolo di nazione ospitante. Per cui i Giochi si trasferirono a Londra. (…) Adesso, alla fine, Roma aveva la sua possibilità e Avery Brundage era altrettanto emozionato e sopraffatto dalla maestosità dello scenario quanto lo era stato il suo nobile predecessore. La cena d'apertura della cinquantasettesima sessione del CIO fu solenne come da copione, elaborata e ricca, con cerimonieri e sontuosi fronzoli. La ospitava il Palazzo dei Congressi, fatto costruire da Mussolini poco prima della guerra, come parte del suo grande progetto per un secondo impero romano - modernizzato in una versione fascista nel quartiere EUR di Roma, in cui si allineavano poderosi uffici statali, grandiosi edifici con appartamenti privati e musei. In quella calda sera estiva, arrivò il presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, salutato dalle fanfare romane suonate dalle trombe d'argento dei valletti del Vittoriano. Quindi anche gli altri ospiti illustri e i membri del Comitato olimpico si mossero verso i posti loro assegnati, sempre allo squillare di trombe. Fece seguito infine l'esecuzione dell'inno olimpico da parte della banda dei carabinieri. Avery Brundage aveva l'aria di sentirsi come a casa, in quell'ambiente tutto fasto e fanfare. Salì sul palco e si levò sopra la folla raccolta nel salone, pronto a leggere il discorso che aveva preparato per l'occasione. Alle sue spalle era schierata l'orchestra dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia, accompagnata da un coro di un centinaio di persone ammantate da una sorta di tunica. Dappertutto c'erano file di bandiere olimpiche a cinque cerchi e, sulla parete di sfondo un'enorme bandiera proclamava il motto latino dei Giochi: citius, altius, fortius. «Nuova gloria si è aggiunta alla Città eterna» dichiarò Brundage. Stava parlando dei progetti che Pier Luigi Nervi aveva realizzato per le Olimpiadi romane, come il vicino Palazzetto dello Sport, dove si sarebbero tenute le finali del basket e del pugilato, e comparava le strutture di Nervi alla maestosità di «Bernini e Michelangelo e dei monumenti lasciati da Adriano, Traiano e gli altri Cesari». Ma non dimenticò la gloria dei suoi personali progetti. «La Roma di Augusto, la più grande città del mondo antico» proclamò «viene rimpicciolita oggi dal mondo dello sport, che include tutti i cinque continenti... praticamente l'intero globo.» E il dominio dello sport, il suo reame olimpico, non superava solo gli imperi politici, ma anche quelli spirituali, disse. «Nessuna filosofia o religione... si è mai diffusa così rapidamente e in maniera così estesa come il Movimento Olimpico nel suo sviluppo moderno» Era un movimento che non aveva «né armi né denaro, ma che in sessant'anni aveva raccolto il sostegno entusiastico di più di ottanta Paesi» continuava Brundage. «Si era diffuso con questa straordinaria rapidità solo grazie alla dedizione e alla fede di volontari che non percepivano alcuna retribuzione. Cristiani, musulmani, indù, buddisti e atei, tutti rispettano i principi di reciproca lealtà, mutuo rispetto, correttezza, che sono anche l'essenza di ogni religione oltre che la base di qualsiasi sport.» Per mantenere la sua integrità, disse, il Movimento Olimpico non doveva consentire «nessuna deviazione dal principio basilare e fondamentale che non ci sarà alcuna discriminazione, per motivi di razza, religione o politica. I Giochi Olimpici sono, e devono restare, aperti alla gioventù di tutto il mondo che voglia dedicarsi pienamente a servire il loro fine». I trombettieri suonarono ancora una volta l'inno olimpico, quando Brundage e le altre autorità lasciarono il palazzo per disperdersi nella notte romana.” (testo tratto da ROMA 1960 di David Maraniss - Rizzoli editore - pagg. 76/78)


Era il 21 giugno 1955 quando Giulio Onesti inviò una lettera ai dipendenti in servizio spronandoli a partecipare uniti e solidali al grande progetto di Roma 1960. Da qui iniziamo il nostro “viaggio”. Ho appreso con quanta passione il personale del C.O.N.I. ha seguito le vicende che portarono alla giornata del 16 giugno e con quale entusiasmo venne salutata la notizia della assegnazione a Roma dei Giochi Olimpici. Rientrato in questa sede che è divenuta per noi una cara ed accogliente casa, desidero rivolgere a tutti una parola di commosso ringraziamento. La lotta del 16 giugno non poteva vincersi senza una lunga e seria preparazione, e ciascuno di voi ha contribuito nella sua parte ad essa. Non potevasi ottenere un così alto riconoscimento internazionale senza impegnare a fondo le forze dell'Ente; e ciò è stato reso possibile attraverso la compattezza, l'armonia e la operosità della nostra grande famiglia. Le nostre feste di gioia sono terminate. Esse raggiunsero il loro culmine nella commozione che prese tutti, la vostra maggioranza qui a Roma e la nostra esigua minoranza laggiù a Parigi. Ora possiamo prepararci ai grandi compiti che ci aspettano. Ma io vi chiedo di lavorare sentendo l'orgoglio e la responsabilità, delle funzioni, grandi o piccole in apparenza, e pur tuttavia essenziali, che verranno affidate a ciascuno. Lavoriamo con la medesima solerzia di sempre perché l'impresa di organizzare una Olimpiade si affronta una sola volta nella vita, sempre ché la sorte favorevole ci abbia fatte ottenere un così grande premio. Questo è il caso nostro; e possiamo dire fra noi che la fortuna si è accoppiata, questa volta, alla virtù e ai meriti di tutti.”.

GIULIO ONESTI, Presidente del CONI

NECESSARIA PRECISAZIONE Contavo di ricevere almeno una ventina di testimonianze sui Giochi 1960 da parte dei colleghi che ebbero la ventura di vivere sul campo o “a latere” la meravigliosa avventura olimpica romana, così da pubblicarle su questo numero speciale del Notiziario. Purtroppo sono stati appena sette i contributi che mi sono pervenuti (ndr: ai quali ho aggiunto anche un mio particolare ricordo personale di ragazzino all’epoca tredicenne). Per ricordare meglio ed in modo più appropriato quella che in copertina titoliamo "la nostra Olimpiade", oltre alle esperienze dei sei cortesi colleghi (essi sono: Angelo Menna, Fiammetta Scimonelli, Vittorio Peconi, Rosita Romanelli, Luciano Barra, Raffaella Viero, Rossana Lucci) ho pensato di far ricorso alla pubblicazione di alcuni documenti, di mero carattere tecnico, riportati sul "Rapporto Ufficiale dei Giochi della XVIIa Olimpiade”, cioè l’elaborato riepilogativo (ndr: trattasi di due volumi “massicci” di circa 900 pagine ciascuno) che, a Giochi conclusi, fu predisposto e consegnato al CIO come testimonianza storica su una delle più belle Olimpiadi dell’era moderna. I brani pubblicati (o quantomeno i passaggi più significativi) sono in gran parte proposti in “versione originale”, e questo per meglio evidenziare, con dati concreti e senza poesia, come lo sport italiano ed in particolare i suoi quadri professionali, diedero il meglio di loro stessi in occasione di quell’irripetibile evento. Un aspetto questo affermato con chiarezza da Giulio Andreotti, che della XVII^ Olimpiade fu presidente del Comitato Organizzatore, il quale nella prefazione del Rapporto Ufficiale scrisse testualmente: “L'esperimento olimpico romano è pienamente riuscito grazie alla compattezza, alle capacità degli organi direttivi e dei vari comitati italiani e stranieri, e grazie allo spirito di sacrificio ed alla passione sportiva di tutti coloro che, ad ogni livello ed in ciascun settore, furono chiamati a collaborare con il Comitato Organizzatore.” E proprio quei quadri professionali, molti dei quali di provenienza CONI, sono l’obiettivo di questo modesto “Bignami storico su Roma 1960”. A questi colleghi, alcuni dei quali oggi purtroppo non più in vita, che hanno dimostrato la qualità extra che ha sempre caratterizzato noi dipendenti dell’Ente, dedico queste pagine, per ringraziarli da parte mia, ma, ne sono certo anche da parte di tutti voi, per averci “tirato una volata vincente” (per usare il gergo ciclistico a me vicino), e che ha portato sul podio tutta la nostra categoria! (Augusto Rosati)


Tante furono le persone complessivamente impegnate nella organizzazione dei Giochi nel corso dei sette anni e mezzo che vanno dal 15 giugno del 1955 fino al 31 dicembre 1962. Dopo poco più di un anno e mezzo dall’assegnazione delle Olimpiadi alla città di Roma da parte del CIO (ndr: era il 15 giugno del 1955), fu creato all’interno del servizio del Personale un Ufficio Olimpiadi. Questa sezione, denominata semplicemente Ufficio Personale fu infatti costituita il 10 febbraio 1957. A quell'epoca l'Organiz­ zazione destinata alla preparazione dei Giochi si valeva di un organico di 40 elementi, tra funzionari e impiegati, distribuiti nei vari uffici già operanti. Oltre all'assolvimento dei compiti ordinari, il nuovo Ufficio ebbe l'incarico di provvedere all'ingaggio di elementi idonei, in possesso, cioè, di particolari requisiti professionali tecnico-sportivi, oltre alla perfetta conoscenza delle lingue ufficiali dell'Organizzazione olimpica. Leggiamo in merito dal Rapporto Ufficiale: “Spesso l'assunzione del personale dovette effettuarsi con particolare celerità, stante per quasi tutte le richieste necessità di immediata soluzione. La progressione delle assunzioni si verificò, ovviamente, in conseguenza delle necessità organizzative che man mano si presentavano nelle Sezioni.”A questo punto dobbiamo ricordare che nel contesto della fondamentale e preziosa collaborazione, con le Forze Armate (aspetto che caratterizzò positivamente per tutto il periodo, dalla fase di preparazione a quella della smobilitazione, la bella avventura olimpica romana), fu costituito il Raggruppamento Olimpico Militare (denominato R.O.M.) che operò in stretta collaborazione con i dirigenti e il personale dell'Organizzazione olimpica. Continua il Rapporto: “…inoltre, presso alcune Sezioni, durante lo svolgimento dei Giochi, furono dislocate forti aliquote di collaboratori e di tecnici privati o

provenienti da altre Amministrazioni (ndr: le loro retribuzioni furono erogate direttamente da ciascuna Sezione interessata tramite la Banca Nazionale del Lavoro). L'anno 1960 registrò l'accrescersi delle assunzioni ed il completamento dei quadri direttivi ed esecutivi in ogni settore dell'Organizzazione. Nella immediata vigilia delle Olimpiadi furono assunti anche i valletti destinati ai servizi stampa, l'ultimo contingente delle accompagnatrici-interpreti e il personale di controlleria. Contemporaneamente furono distaccati dagli Uffici del C ON I., e più precisamente dal Servizio del Totocalcio, 98 elementi tra funzionari ed impiegati, nonché furono utilizzati 140 Allievi e 140 Allieve dell'Istituto Superiore di Educazione Fisica (ISEF.). Il personale assunto fu distribuito negli uffici della Organizzazione a seconda delle esigenze delle varie Sezioni.” Queste le “modalità e i poteri d'ingaggio” riguar­danti le assunzioni del personale: “Inizialmente il personale direttivo fu assunto dalla Presidenza del C.O.N.I.; successivamente tale potere passò al Comitato Provvisorio Gestione Affari Olimpici; in un terzo tempo gli stessi poteri passarono al Comitato Esecutivo dei Giochi. Le assunzioni relative al personale di concetto e d'ordine, invece, furono affidate alla Commissione consultiva del personale che iniziò i suoi lavori il 27 ottobre 1959. Tale Commissione, attraverso 15 riunioni (ultima quella del 19 agosto 1960), adottò 379 provvedimenti, di cui 207 assunzioni, 172 deliberazioni varie, tra le quali vanno ricordate il trattamento economico del personale, l'orario di lavoro e le autorizzazioni di assunzione concesse alla sub-commissione per il personale del Villaggio Olimpico.”


La sopracitata Commissione consultiva del personale era costituita da Marcello Garroni, con funzioni di Presidente, da Fernando Monatti e da Gino Braga, con funzioni di segretario. Fu anche costituita una sub-commissione per il personale del Villaggio Olimpico composta da Giuseppe Fabre, dallo stesso Gino Braga e da Michele Bassignano, che svolgeva funzioni di segretario che tra il 29 febbraio ed il 30 luglio 1960 provvide all'assunzione di 185 persone. Nel Rapporto si tiene a precisare che: “tutti i provvedimenti adottati dalle due Commissioni del personale imposero lo scrupoloso esame dei documenti presentati da ciascun candidato atte­ stanti, oltre ai normali requisiti personali, il risultato di prove specifiche,. Infatti, onde poter procedere all'eventuale assunzione, ciascun aspirante subì particolari esami di lingue, di dattilografia, stenografia, ecc.”.Lavorare per le Olimpiadi era un traguardo molto ambito per tante persone, soprattutto giovani. Ed infatti durante il periodo della preparazione olimpica “…affluirono spontaneamente al Comitato Organizzatore, che non adottò alcun sistema pubblicitario, ben 8.003 domande di assunzione, regolarmente catalogate dall'Ufficio Personale.” Il maggiore numero di domande arrivò da coloro che conoscendo una lingua straniera si proponevano come interpreti (furono esattamente 3.562), ed a seguire da chi si proponeva come operaio o “uomo di fatica” (3.235). Le ragazze che ambivano a fare le steno-dattilografe furono 572, i candidati giornalisti furono 57, e poi ancora si presentò gente che si proponeva come “organizzatore sportivo” (139), diret-

tori di lavori, disegnatori e assistenti (154), personale di anticamera, fattorini, autisti (240) e magazzinieri (44). Abbiamo accennato ad una progressione delle assunzioni nell’arco di tre anni e mezzo: ed infatti si passò dalle 40 unità del febbraio 1957alle 557 persone del 16 maggio del 1960 . Il dato raddoppiò appena quarantacinque giorni dopo (1.192 al 30 giugno), per poi arrivare al 25 agosto, giorno inaugurale dei Giochi, alla “bella” cifra di 11.652. Questi dati, è bene precisarlo, riguardano sia il personale del Comitato Organizzatore, sia quello delle Costruzioni Olimpiche, sia quello relativo all'organico del R.O.M. e delle altre Amministrazioni pubbliche e private. Il 12 settembre, giorno successivo alla conclusione dei Giochi, l'organico del personale fu rapidamente ridotto di 1.195 unità; nel successivo 10 ottobre i quadri dell'organico furono ulteriormente ridotti di 4.753 elementi, e, cioè, fu smobilitata la quasi totalità del personale impegnato nell'Organizzazione. A novembre risultavano ancora in servizio 128 elementi, tra funzionari ed impiegati (94 negli uffici dell'Organizzazione Olimpica, 34 negli uffici delle Costruzioni Olimpiche). Il 31 dicembre detto personale, che nel frattempo era stato impegnato negli uffici adibiti allo stralcio dell'Organizzazione, fu sensibilmente ridotto tanto che nel gennaio del 1961 era composto di 28 elementi. E questi furono impegnati per le ultime operazioni inerenti all'Organizzazione. Tra loro, come assoluto protagonista, c’era Angelo Menna, che ci racconterà la sua storia olimpica nelle successive pagine 30 e 31.

PROSPETTO GENERALE DELL’ORGANICO DI ROMA ‘60

Il “sacro fuoco di Olimpia” sosta per una notte nella piazza del Campidoglio, a Roma. E’ la sera del 24 agosto. Il giorno successivo, nel corso della Cerimonia di Apertura, sarà acceso nel braciere dello Stadio Olimpico.


Breve ma efficace descrizione del “Rapporto Ufficiale” sulla Sezione Tecnica, elemento primario di tutta la macchina olimpica, ove emerse con evidenza la qualità e la preparazione di chi fu chiamato a farne parte. Molti di questi operatori provenivano dalle fila dell’Ente, come dipendenti o come collaboratori. Fondamentale e determinante fu il ruolo delle Federazioni Sportive Nazionali. Il 10 ottobre 1956 rappresentò una data fondamentale per tutto l’apparato nascente dei Giochi: venne costituita la “Sezione Tecnica” alla cui direzione fu chiamato il Rag. Virgilio Tommasi. Sullo schema delle direttive ricevute, la Sezione tracciò un primo programma di massima con relativo piano di lavoro i cui capisaldi principali si possono sinteticamente riassumere nei seguenti punti: costituzione dei vari comitati per ogni disciplina sportiva; elaborazione del programma agonistico e del programma orario; elaborazione dei regolamenti tecnici; gestione iscrizioni alle gare; preparazione e formazione delle giurie; scelta ed acquisto di attrezzi di gara; impiego del personale negli stadi; allestimento tecnico interno ed esterno degli impianti di gara e di allenamento; fabbisogno e movimento bandiere; servizio di cronometraggio. In pari tempo la Sezione provvide alla costituzione di appositi uffici interni: Centro Meccanografico, responsabile Edoardo Facello; Ufficio Coordinamento Comitati di Sport, responsabile Mario Vivaldi; Servizio Cronometraggio, responsabile Giovanni Romagna; Regolamento ed Iscrizioni, responsabile Giovanni Guabello; Ufficio Allenamenti, responsabile Amos Matteucci; Centro Raccolta Bandiere, responsabile Aurelio Chiappero. Uno dei primi problemi affrontati, onde predisporre una efficiente organizzazione per i vari sport compresi nel programma dei Giochi di Roma, fu quello della scelta e del reclutamento di persone che per capacità organizzativa, competenza tecnica ed esperienza avessero offerto il necessario affidamento. Partendo dal principio che l'organizzazione tecnica doveva essere condotta per la parte direttiva da personale volontario, furono nominati in un primo tempo, in pieno accordo con le varie Federazioni sportive nazionali, dei fiduciari tecnici onorari prescelti tra elementi già praticanti attività a-

gonistiche, che collaborarono con la Sezione Tecnica alla impostazione organizzativa del programma sportivo ed ai successivi sviluppi, mantenendo per questo lavoro costanti contatti con le Federazioni sportive interessate. Successivamente l'opera dei Fiduciari Tecnici fu integrata dai Comitati Sportivi. Tali Comitati furono presieduti dagli stessi Presidenti delle Federazioni Sportive Italiane e furono completati da altri componenti in numero variabile secondo le necessità dei vari sport in programma. I Comitati controllarono l'organizzazione e fornirono tutti i suggerimenti necessari al perfezionamento di quanto predisposto dalla Sezione Tecnica e dai Fiduciari Tecnici. Inoltre, sia nella fase terminale dell'organizzazione, sia durante le competizioni, i componenti dei Comitati Sportivi affrontarono i vari compiti di rappresentanza, nonché i compiti esecutivi richiesti nei vari settori (controllo delle attrezzature, contatti con le giurie, collegamento con i dirigenti delle Federazioni Sportive Internazionali, ecc.). Comunque la maggior parte di lavoro e di responsabilità fu assunta dai Fiduciari Tecnici Onorari, la cui opera si rivelò di particolare utilità nei continui contatti con la Sezione Tecnica per la soluzione di tutti i problemi che investirono la preparazione olimpica e in special modo in occasione di casi controversi o non previsti dai regolamenti. Di notevole rilievo si possono considerare le loro prestazioni ed interventi in occasione della stesura dei regolamenti sportivi e dei moduli di iscrizione alle gare, della compilazione del calendario agonistico e al momento in cui i Comitati Olimpici inoltrarono le iscrizioni ai Giochi, operazione questa che richiedeva la revisione degli iscritti ai Giochi e la elaborazione degli elenchi dopo la verifica degli elementi richiesti per la iscrizione, ivi compreso il rispetto dei termini di scadenza.


Sappiamo tutti, per esperienza diretta o per aver operato nell’ambiente sportivo per tanti anni, il ruolo strategico della gestione degli impianti: figurarsi poi quanta importanza assume questo aspetto durante una Olimpiade, ove è necessario operare su più fronti, 24 ore su 24, e dove ci si deve confrontare con le esigenze di almeno 6000 atleti coi loro relativi tecnici. A Roma, nel 1960, una sola struttura era in grado di sostenere tale onere: i colleghi della Gestione Impianti Sportivi. Ed il loro fu un lavoro perfetto. La conduzione degli impianti olimpici fu affidata al Servizio di eliminare a priori, o quanto meno di ridurre, qualsiasi Gestione Impianti Sportivi del C. O. N. I., inserito per l'oc- frattura, qualsiasi stasi che avessero potuto pregiudicare il casione nei quadri operativi dell'Organizzazione Olimpica. regolare andamento di tutte le attività connesse con lo svolFu predisposto un piano tecnico provvisorio ma dettagliato gimento delle gare. Infatti il programma preventivato cone contemplante tutti i problemi relativi alla gestione degli sentì di mettere a punto, con celerità e precisione, le dotaimpianti stessi. Nessuno degli impianti sportivi già esistenti zioni di materiale e di attrezzature tecniche nei vari impianera ovviamente attrezzato per sopportare un numero così ti. La Gestione Impianti, per assicurare le premesse di un cospicuo di atleti in gara, e gli stessi impianti in costruzione regolare svolgimento delle manifestazioni, dedicò, prevennon sempre prevedevano nel loro progetto un'attrezzatura tivamente, gran parte della sua attività alle quotidiane cure tecnica adeguata alle nuove diverse esigenze. Ma il lavoro onde poter conservare in perfetta agibilità i campi, le piste, fu preparato con scrupolo e non ci furono sorprese, nono- le pedane e tutte le attrezzature in genere, nonché alla perstante la contemporaneità - del resto nota - degli avveni- fetta funzionalità degli spogliatoi, delle docce, delle saune menti sportivi e gli imprevisti di orario (anticipi, posticipa- e dei servizi igienici. Peraltro richiesero un lavoro non meno zioni sul programma, ritardo nella disputa di alcune gare). impegnativo sia la installazione degli impianti di segnalazione e degli apparecchi di Allo scopo di poter assolvere misurazione, sia la manutenzioalle diverse operazioni di gene ed il controllo degli appastione, comunque vincolate sia recchi di diffusione sonora e durante il periodo degli allenadei collegamenti telefonici inmenti sia durante il periodo di terni. Fu compito della Gestiosvolgimento delle gare ad un ne Impianti provvedere alla preesistente schema di lavoro, segnalazione interna dei campi la Gestione Impianti fu inquadi gara; al controllo dei servizi drata nei termini e con le modadi bar e di ristorante approntalità previste dal Comitato Orti in ciascun impianto sportivo. ganizzatore. Il Servizio GestioSpeciali accorgimenti tecnici ne, in piena intesa con la Sezione Servizi Tecnici, studiò il fab- Dirigenti SIS: Giuseppe Tosi, Tullio Tuti, Pietro Longhi, furono predisposti per assicubisogno dell'attrezzatura neces- Giuseppe De Ruvo, Maurizio Clerici, Bruno Bruni, Lam- rare ovunque una regolare disaria per gli impianti di gara e berto Puecher, Giovanni Poli, Ennio Foglietti, Renato Ma- stribuzione di acqua, di luce e per quelli sussidiari; elaborò i gini, Giorgio Besi, Renato Impiccini, Leone Massetti, Fran- di gas. Durante il periodo degli allenamenti, onde offrire agli preventivi per l'acquisto del co De Girolamo, Giuseppe Tartaglia, Raffaele Niola. atleti la migliore assistenza, materiale occorrente dopo aver catalogato quello già in dotazione in ogni singolo impian- furono adeguatamente allestite o costruite (in taluni casi to; intraprese contatti con le singole Federazioni Sportive revisionate con l'apporto di convenienti rifacimenti) le atNazionali per l'approvazione sul piano tecnico degli attrez- trezzature relative agli spogliatoi, tutti dotati di adeguati zi sportivi preesistenti e di quelli da acquistare dalla Sezio- gruppi di docce. Questo complesso di impianti risultò oltrene Servizi Tecnici; infine provvide alla messa in opera delle modo valido a soddisfare le esigenze di ciascuno e di tutti. attrezzature in ogni singolo impianto. Il sistema organizza- Per rendere completo il quadro delle attività compiute per tivo della Gestione Impianti richiese l'impiego di 815 perso- la conduzione e la gestione degli impianti sportivi, vale ne tra impiegati e operai, e di 360 militari. Il personale, ricordare che particolari cure furono dedicate alle numerogià in parte qualificato, fu addestrato alla conoscenza del- se zone a verde inserite negli impianti o nelle immediate lo svolgimento cronologico delle gare, nonché fu istruito adiacenze. Tali lavori, che richiesero una costante assistensulle varie fasi e sviluppo del lavoro relativo alla sistema- za da parte di manodopera specializzata e l'ausilio di una zione delle attrezzature a seconda delle disponibilità di completa attrezzatura, si protrassero fino al 15 settembre. tempo, onde evitare, specialmente nei momenti cruciali di gara, eventuali dannosi rallentamenti nell'organizzazione del lavoro. L'adozione di queste misure sperimentali permise (Questa pagina riporta il testo originale del Rapporto)


E’ il numero totale degli allenamenti individuali che si sono svolti durante il soggiorno romano da parte di tutti i partecipanti. Un dato enorme, che ha presupposto un lavoro altrettanto pesante, preciso, meticoloso da parte del C.O.R. per garantire agli atleti di ogni disciplina e specialità che la loro attività prima delle competizioni si svolgesse con puntualità, senza accavallamenti d’orari e soprattutto godessero delle migliori condizioni ambientali. Quel lavoro fu un vero “rompicapo” senza l’aiuto del computer! La Sezione Servizi Tecnici Sportivi dedicò particolare cura alla preparazione dei campi e dei turni di allenamento onde agevolare nel miglior modo possibile gli atleti di tutti gli sport, desiderosi di completare i loro allenamenti a Roma nelle migliori condizioni ambientali. Particolare attenzione fu dedicata agli sport più complessi che richiedevano una più intensa preparazione. Così per i concorrenti del Pentathlon moderno, obbligati a sottoporsi ad allenamenti in cinque specialità agonistiche diversamente ambientate, fu predisposto un programma che non previde spostamenti superiori al miglio dal Villaggio Olimpico. Infatti ad uso esclusivo dei pentatleti furono riservate la sala di scherma e la piscina dello Stadio Flaminio, una speciale attrezzatura per il tiro adiacente al Poligono Umberto Primo, nonché un terreno per la corsa campestre ed un campo ad ostacoli per l'equitazione a Tor di Quinto, dove furono predisposte anche apposite scuderie provvisorie ed ivi trasferiti 40 cavalli per gli allenamenti. Anche per gli atleti del sollevamento pesi e della lotta furono riservati numerosi impianti locati nel complesso dell'Acqua Acetosa, nelle immediate vicinanze del Villaggio Olimpico. Per gli allenamenti di ginnastica furono messe a disposizione palestre separate per gli uomini e per le donne; tali palestre furono dotate di attrezzi perfettamente uguali a quelli destinati per le gare. Inoltre le squadre, a turno, ebbero modo di ambientarsi anche sul campo di gara delle Terme di Caracalla. Numerosi campi di allenamento per l'atletica leggera furono allestiti e dotati di attrezzi e di ostacoli uguali a quelli di gara: non solo, ma in detti campi prestarono servizio, con orari prestabiliti e resi

noti ai concorrenti, i giudici di partenza designati per le gare. Non si poteva non tener presente il desiderio dei pugili che amano allenarsi separatamente, e pertanto furono allestite ben sette palestre perfettamente attrezzate con tredici ring, specchi, sacchi, guantoni, guanti da allenamento e da sacco, maschere protettive, ecc. Quattro impianti furono messi a disposizione per gli allenamenti dei nuotatori; uno degli impianti disponeva di più vasche. Soltanto per gli schermitori non fu possibile attrezzare pedane nelle immediate vicinanze del Villaggio Olimpico, e pertanto le pedane furono allestite al Palazzo dei Congressi all’EUR, con il vantaggio, però, da parte degli atleti, di poter utilizzare per la preparazione le stesse pedane predisposte per le gare. Per facilitare gli allenamenti, furono realizzati per gli sport più complessi alcuni opuscoli contenenti le istruzioni relative ai turni e ai campi di allenamento, nonché altre notizie utili alla preparazione. Si può tranquillamente affermare che tutti gli atleti conclusero la loro preparazione con una intensità ed una disponibilità di impianti che non ha riscontri. La tabella riepilogativa dell’uso dei campi di allenamento riporta la quota di 81.397 presenze, il che, dividendo tale cifra per 5.337 (che è il numero dei partecipanti ai Giochi di Roma) rappresenta un dato particolarmente significativo, vale a dire che ogni atleta nel suo soggiorno olimpico nella Capitale ha compiuto, in media, 15 sedute di allenamento. (Questa pagina riporta il testo originale del Rapporto)


Si sa che l’impiantistica è sempre stata una delle questione più complesse che deve essere affrontata quando si vuole ospitare una Olimpiade. Ma se tale aspetto viene proiettato nel 1960, e soprattutto nella città di Roma, si può ben immaginare come un simile problema sia stato ancora più impegnativo e delicato: per una serie di fattori storici, economici, ambientali ed anche sociologici. Per capirne di più riportiamo il testo integrale del “Rapporto Ufficiale” riguardo il capitolo sulle Costruzioni Olimpiche. Ancora prima dell'assegnazione ufficiale alla città di Roma dei Giochi della XVII Olimpiade, il C.O.N.I. aveva già effettuato approfonditi studi sui problemi relativi agli impianti sportivi per il grande avvenimento. Ma il 20 ottobre del 1954 la Giunta Esecutiva del C.O.N.I. decise di costituire un apposito Comitato Tecnico denominato «Costruzioni Olimpiche Roma» il cui acronimo è C.O.R.. Il C.O.R. provvide innanzitutto, in accordo ed in stretta collaborazione con il Comune di Roma e con il Ministero dei Lavori Pubblici, al reperimento delle aree necessarie sia per gli impianti che per il Villaggio Olimpico ed impostò con la massima celerità le varie progettazioni e gli studi tecnici: a quell'epoca era approntato il solo Stadio Olimpico la cui esecuzione fu personalmente curata dal

fioravano, i migliori tecnici italiani. Grande aiuto ebbe il C.O.R. soprattutto dall'allora Ministro dei Lavori Pubblici, Prof. Ing. Giuseppe Togni, che con passione, competenza e particolare dedizione riuscì a superare le enormi difficoltà di ogni momento. Oltre al problema degli impianti sportivi e del Villaggio Olimpico il C.O.R., con la collaborazione del Ministero delle Poste e Telecomunicazioni e della Società Telefonica Tirrena, studiò e mise in atto tutta la rete delle comunicazioni e dei collegamenti telefonici, telegrafici e radio. Allestì inoltre i vari Centri Stampa, opera di estrema complessità la cui attuazione richiese un periodo di oltre due anni e che risultò molto soddisfacente perché consentì, durante i Giochi, di informare la Stampa con una celerità in precedenza mai raggiunta.

Foto dell’epoca del Palazzo dello Sport

Segretario Generale del C.O.N.I., Dr. Bruno Zauli. La Direzione del C.O.R. fu affidata al Dr. Mario Saini, Vice Segretario Generale del C.O.N.I., che fu anche il Direttore Tecnico dei Giochi; a Segretario del C.O.R. fu designato l'Ing. Luciano Berti, che dedicò gran parte della sua esistenza ai vari problemi degli impianti sportivi. Il C.O.R. si valse della consulenza tecnica del Prof. Ing. Cesare Valle del Ministero dei Lavori Pubblici e dell'Ing. Francesco Allegra, Segretario Generale dell'Istituto Nazionale Case per Impiegati dello Stato (I.N.C.I.S.), consultando, per i problemi più impegnativi che man mano af-

Un altro settore che il C.O.R. ebbe cura di mettere allo studio in tempo e di attuare presso ogni impianto, fu quello delle segnalazioni visive ed acustiche al pubblico, segnalazioni che, grazie alla più moderna tecnica, misero in grado gli spettatori di conoscere, con estrema rapidità e chiarezza, i risultati delle gare non appena compilati dalle varie Giurie. Ma forse la migliore soddisfazione per coloro che curarono gli impianti olimpici, è la constatazione, a Giochi conclusi, che gli impianti allestiti per il grande avvenimento costituiscono oggi viva attrazione per la gioventù romana


che li frequenta entusiasta e memore del successo dell'Olimpiade di Roma. Gli orientamenti generali seguiti dal C.O.R. nella organizzazione relativa alle costruzioni degli impianti portarono alla suddivisione del lavoro in tre settori, e, cioè, gli impianti in costruzione furono distinti e classificati in tre categorie: a) impianti di gara; b) impianti sussidiari; c) villaggi olimpici. Delle prime due categorie fecero parte gli impianti in cui si svolsero le competizioni olimpiche e gli allenamenti. In tali categorie furono compresi anche i riordini, i rifacimenti e gli adattamenti agli impianti preesistenti. Nella terza categoria furono classificati gli alloggiamenti riservati agli atleti ed ufficiali di gara, accompagnatori, ecc. Per tutti gli impianti, sia per quelli costruiti ex novo, sia per gli altri revisionati, il C.O.R. fece rispettare determinate direttive e pertanto dispose di evitare rifiniture di pregio o particolarmente costose, mirando a creare impianti funzionali con il minimo di costo di gestione (unica eccezione fu fatta per il solo Palazzo dello Sport in considerazione della natura delle manifestazioni e soprattutto della sua particolare ubicazione nel tessuto urbanistico); evitare la costruzione di impianti su terreni appartenenti a privati, utilizzando di preferenza terreni comunali o demaniali, mediante opportune convenzioni tra il C.O.N.I. e gli enti interessati; utilizzare quali impianti sussidiari, fin quando possibile, quegli impianti esistenti, convenientemente sottoposti a ripristini e rifacimenti; tenere conto, nello studio, delle capienze per il pubblico in occasione delle Olimpiadi e delle esigenze dell'impianto ad Olimpiadi concluse. Ciascun progetto relativo agli impianti fu corredato da un dettagliato preventivo di spesa e preventivamente esaminato ed approvato dalla Giunta Esecutiva del C.O.N.I. Tuttavia, specialmente i grandi impianti, furono esaminati in fase preventiva dalla Commissione Interministeriale Foto dell’epoca delle Piscine del Foro Italico

Impianti Sportivi (legge n. 739 del 2 giugno 1939), dalla Commissione Edilizia del Comune di Roma, dalla Sovraintendenza ai Monumenti di Roma e dal Consiglio Superiore del Ministero dei Lavori Pubblici. Ogni assegnazione di lavori fu destinata mediante gara di licitazione tra ditte idonee iscritte all'Albo del Provveditorato alle Opere Pubbliche e prescelte da apposita Commissione nominata di volta in volta in armonia alla prassi adottata dal Ministero dei Lavori Pubblici in materia di appalti. Per quanto si riferisce ai Villaggi Olimpici, il C.O.N.I., ottenuta l'approvazione del Ministero dei Lavori Pubblici, concluse speciali accordi con l'Istituto Nazionale per le Case degli Impiegati dello Stato, considerato che questo Ente parastatale persegue precise finalità di istituto e non di lucro. Infatti dopo l'utilizzazione nel periodo olimpico, i Villaggi sono divenuti una efficiente unità residenziale, abitata essenzialmente da impiegati dello Stato. Per l'esecuzione di tutti i lavori furono seguite le norme stabilite dal Regolamento Generale sulle Opere Pubbliche e gli opportuni controlli furono sempre eseguiti da collaudatori nominati in corso d'opera e scelti tra professionisti di provata capacità o funzionari del Ministero dei Lavori Pubblici. Dal punto di vista urbanistico, gli impianti furono studiati e costruiti su due direttrici principali, e, cioè: Centro Olimpico Nord comprendente il Foro Italico, situato in uno dei luoghi più caratteristici della Città, che si estende tra le verdi pendici di Monte Mario e le colline della Farnesina; e Centro Olimpico Sud sorto nel comprensorio dell'E.U.R., preferito per l'ampiezza delle sue zone verdi e in considerazione dell'accrescimento edilizio qualificato. Il Ministero dei Lavori Pubblici provvide alla costruzione di una grande arteria di scorrimento che unisce le due zone e che fu denominata via Olimpica.


L’impegno delle Federazioni Sportive Nazionali nell’organizzazione del Giochi di Roma fu basilare, e fu altrettanto essenziale il contributo offerto dai tecnici (professionali e volontari) che operarono in quegli organici. Il Rapporto Ufficiale dedica in realtà poche note alle FSN, per cui è doveroso in questa sede ricordare queste strutture che incisero notevolmente sull’intero allestimento olimpico: senza tra l’altro dimenticare la grande importanza che ebbero nel preparare squadre azzurre davvero competitive. Scrive Vittorio Peconi nel suo bell’articolo pubblicato in altra parte di questo numero sui trionfi italiani nel pugilato: “…con un intuito del tutto particolare il CONI demandò l'organizzazione dello svolgimento delle singole discipline sportive alle rispettive Federazioni Nazionali”. È una testimonianza chiarificatrice, che rende l’idea della qualità di quella scelta: infatti se al Comitato Organizzatore, al CONI ed alle varie Istituzioni spettò il (gravoso e fondamentale) compito di creare i presupposti perché l’evento olimpico potesse avere svolgimento, era però necessario che si individuassero i soggetti in grado di allestire e gestire nel concreto i tanti eventi sportivi. Chi meglio delle Federazioni avrebbe potuto farlo? Tra l’altro, si sa, che è il “momento della gara”, le modalità del suo articolarsi che rappresentano l’impatto primario più evidente, più tangibile per il mondo esterno e dal cui esito (a prescindere dai risultati agonistici) poi trae giudizi sulla qualità organizzativa dell’evento medesimo. Per fare un esempio calzante, pensate al mondo della Formula 1: una casa costruttrice può realizzare la vettura più veloce e più potente del mondo, ma se poi a guidarla mette un pilota “scarso” o di poca esperienza, tutto viene vanificato ed è difficile far capire poi allo spettatore (o ancor peggio al tifoso) che comunque dietro c’era stato un lavoro impegnativo e magari al limite della perfezione! Ora, tornando al tema che vorremmo affrontare, scrivere di ogni singola disciplina sportiva ai Giochi di Roma, delle tante storie ad esse legate, ne verrebbe fuori un volume di più di cinquemila pagine! Probabilmente qualche Federazione ebbe l’intuito di raccogliere le esperienze di quella irripetibile avventura, ma è possibile (…speriamo tanto di sbagliare!) che non esista un “racconto organico” in tal senso. Ed allora è doveroso su questo nostro “speciale 1960” ricordare, più che le FSN, soprattutto i nostri colleghi che operarono in quegli organismi e che

diedero il massimo per rendere straordinaria l’Olimpiade romana. Purtroppo però siamo carenti di documentazione specifica, e con rammarico abbiamo constatato che, tranne Peconi, nessuno abbia raccolto il nostro invito a raccontare i loro ricordi di cinquant’anni fa, nell’ambito di una F.S.N., per cui, ancora una volta, dobbiamo far ricorso a quanto ci dice il “Rapporto Ufficiale”, anche se le sue note trattano (giustamente secondo la “filosofia” di quel documento) il tema molto “alla lontana” o quanto meno in modo poco diretto. Infatti possiamo comprendere quale fu l’apporto delle Federazioni leggendo il capitolo sui “Regolamenti Tecnici”, un vero e proprio nodo focale dal quale dipese il miglior esito dei Giochi. E così leggiamo: “Il Comitato Organizzatore ritenne di interpretare i principi del C.I.O. con un serio tentativo di rendere unitaria e similare la regolamentazione dei vari sport. Furono affrontate notevoli difficoltà perché le Federazioni Sportive Internazionali disponevano di regolamenti che differivano sostanzialmente uno dall'altro…” .A tal proposito il Rapporto evidenzia un aspetto importante: “Si tenne sempre presente il concetto che l'Olimpiade non è un insieme di campionati dei vari sport, ma una sola grande manifestazione durante la quale si svolgono le competizioni dei vari sport disciplinati da regole fondamentalmente comuni.”. Questa giusta interpretazione consentì, a cascata, di fissare alcuni principi operativi essenziali, come quello che, nelle gare di squadra, nelle quali non sono ammesse più di 16 nazioni, la squadra della nazione organizzatrice dei Giochi fosse ammessa di diritto ai vari tornei; oppure di affermare il principio della chiusura delle iscrizioni 14 giorni prima delle gare; o ancora di stabilire un numero di riserve inferiore a quello previsto dai rispettivi regolamenti delle Federa­zioni Sportive Internazionali.


Insomma, soprattutto il discorso sulle iscrizioni e sul numero dei concorrenti vide coinvolte, in una posizione di “intermediazione importante” tutte le Federazioni nazionali interessate che dovettero esercitare una grande pressione sui rispettivi organi internazionali di riferimento. Ed infatti nel rapporto si legge testualmente che “…la realizzazione dei regolamenti tecnici impose uno studio gravoso che fu portato a termine con la collaborazione delle Federazioni Sportive Italiane ed in particolare con la collaborazione delle Federazioni Internazionali competenti…” Il lavoro dei nostri colleghi si espletò in particolare nei vari « Comitati di Sport » della Sezione Tecnica, presso il quale erano presenti i rappresentanti tecnici ed amministrativi delle singole Federazioni Sportive Nazionali , dapprima per la stesura dei testi e poi per la gestione stessa delle gare. Saltando qui e là nelle pagine del Rapporto, leggiamo ancora: “L'Ufficio iscrizioni della Sezione Tecnica si preparò a ricevere le varie iscrizioni fin dal 20 giugno 1960. Provvidero alla regolare iscrizione in tempo debito 67 Comitati Olimpici Nazionali; mentre i Comitati Olimpici Nazionali del Cile, Colombia, Filippine, Malesia, Messico, Sudan e Tunisia inviarono l'iscri­ zione solo telegraficamente e con ritardo, e dopo alcuni solleciti trasmisero finalmente i moduli richiesti. I Comitati Olimpici Nazionali del Libano, Viet-Nam ed Haiti inviarono le rispettive iscrizioni con notevole ritardo (ndr: situazione di cui fu coinvolto il CIO che diede il nulla-osta anche per i ritardatari, così da portare ad 86 il numero dei Comitati Olimpici iscritti).La sola iscrizione della Somalia fu accettata sub judice, dato che il Comitato Olimpico Somalo era ancora in corso di riconoscimento da parte del Comitato Internazionale Olimpico. Il 22 luglio 1960 si ebbe finalmente la esatta situazione della effettiva partecipazione e la Sezione Tecnica, tramite l'ufficio iscrizioni, fu in grado di predisporre il quadro delle iscrizioni.”Nel complesso fu un lavoro impegnativo (sul quale, tra l’altro, gravavano davvero tante implicazioni di carattere tecnico, amministrativo ed anche logistico) che coinvolse in maniera frenetica tutti gli interessati. Purtroppo, nonostante le norme chiare emanate sull’argomento “iscrizioni” furono tanti i moduli che arrivarono con molte imprecisioni, errori e lacune, situazioni che, come denuncia il Rapporto: “...richiese un lavoro improbo e certamente oneroso, considerato che, quasi sempre telegraficamente, la Sezione Tecnica fu costretta a richiedere precisazioni e rettifiche. Irregolarità meno gravi furono sanate di comune accordo con i fiduciari tecnici

(incertezze nella determinazione delle categorie del pugilato, della lotta e del sollevamento pesi; mancata designazione delle riserve; moduli non controfirmati dai Presidenti dei Comitati Olimpici Nazionali, ecc.).Non possiamo non sottolineare che solamente il 40 % dei moduli pervenne debitamente compilato e regolare in ogni voce. Alcuni moduli portavano iscritti in soprannumero, riserve non consentite, squadre più numerose di quanto prescritto. In questi casi si fu costretti ad interpellare gli interessati costantemente e con notevole perdita di tempo.” Sul tema infine il Rapporto concludeva con una nota statistica interessante, che qui riportiamo “Nonostante i provvedimenti presi d'accordo con il C.I.O. per la revisione del numero dei concorrenti, dovuta all'aumentato numero di nazioni partecipanti (84 contro 69 di Helsinki e 67 di Melbourne), il totale degli atleti iscritti partecipanti ai Giochi di Roma è risultato superiore a quello delle precedenti edizioni. Infatti a Roma si sono avuti 5.915 iscritti, contro i 5.859 di Helsinki e si sono avuti 5.337 partecipanti effettivi contro i 4.925 dei Giochi del 1952. Da questi dati risulta che, mentre nei Giochi del 1952 gli atleti iscritti, ma non partecipanti, toccarono la percentuale del 19%, a Roma tale percentuale fu ridotta al 9,20% circa.” Da parte nostra, ripetiamo, non abbiamo altra documentazione sul lavoro “in versione olimpica” dei nostri colleghi in ambito federale, ma chi, come tanti di noi, ha avuto modo nella propria carriera professionale di essere coinvolto nella organizzazione di un evento sportivo di una certa dimensione, può immaginare quale possa esserne stato l’impegno. Senza dimenticare un aspetto tutt’altro che marginale: certo, tutte le Federazioni ebbero in quegli anni il loro interesse primario proiettato sui Giochi di Roma, ma è altrettanto vero che la “vita federale”, quella cioè che riguarda l’attività di “ordinaria” di routine e che coinvolge tutte le società affiliate ed i tesserati (tesseramento ed affiliazioni, amministrazione, calendari agonistici, la preparazione delle squadre nazionali, i campionati ai vari livelli, la gestione dei regolamenti, etc.) non si fermò assolutamente, ma anzi, proprio sulla spinta emotiva delle Olimpiadi, in quegli anni aumentò in modo esponenziale. Ed a garantire “la normalità” furono i nostri colleghi di allora, molti dei quali dovettero, è proprio il caso di sottolinearlo, “dividersi in due”, svolgendo il loro lavoro di routine e quello riguardante la organizzazione dei Giochi romani. Il tutto, come sempre, svolgendo questo lavoro con totale dedizione e massima qualità professionale. (nelle foto: a pagina 12 ultima curva della finale dei 400 ad ostacoli; in questa pagina il podio della 20 km di marcia)


Roma segnò una svolta nel processo di cambiamento della macchina olimpica anche per quanto concerne l’aspetto spettacolo. Pur salvaguardando lo spirito solenne dettato dalle rigide regole del CIO, si cercò di prestare maggiore attenzione alle esigenze del pubblico con programmi più snelli e di maggiore appeal anche sul piano mediatico. Dagli studi effettuati e dagli scambi di idee avuti con i rap- no presentate, con risultato positivo, le proposte tendenti

presentanti delle Federazioni Internazionali e con i rappre- ad ottenere che dal pro­gramma dei Giochi fossero elimisentanti di molti Comitati Olimpici Nazionali, anche e so- nate alcune gare (per esempio: tiro al cervo corrente), le prattutto durante la riunione di Evian del giugno 1957, la classifiche artificiali di squadra, eccetera. Nel contempo la Sezione Tecnica, d'accordo con l'Organizzazione Olimpica, Sezione si adoperò per ottenere anche una limitazione al trasse la convinzione di porre in esame qualche modifica al numero delle riserve nei vari sport. Gli scopi furono in parte programma sportivo di massima accettato all'atto dell'asse- raggiunti, sia pure attraverso notevoli opposi­zioni da pargnazione dei Giochi alla Città di Roma. Tali modifiche furo- te di alcune Federazioni Sportive Internazionali. no sollecitate in considerazione del previsto notevole nume- Nel settembre del 1957 fu proposta al CIO una revisione ro di concorrenti e delle conseguenti difficoltà di svolgere del calendario agonistico al fine di evitare, così come avvein soli 16 giorni tutte le competizioni in programma. D'altra niva nel passato, nella prima settimana un programma denparte sembrò anche opportuno, dopo lo svolgimento di so ed interessante con svolgimento di sport maggiormente parecchie Olimpiadi, riguardare la situazione generale ed i graditi al pubblico generico, con evidente danno per la risultati ottenuti nei singoli sport. Pur avendo accettato in seconda settimana in cui si era soliti raggruppare gli sport linea di principio il programma sportivo della XVI Olimpia- di minore richiamo, con un conseguente notevole calo di interessamento de, tuttavia in alcudel mondo sporni sport fu riveduto tivo. il numero dei titoli L'Organizzazioolimpici in palio ed ne romana, peril numero dei contanto, rendendosi correnti ammessi a conto delle fondisputare le gare. date critiche Quindi fu proposto mosse ai calenal CIO. un ridimendari precedenti, sionamento del dedicò appositi complesso agoni­ studi per spostastico mediante la re le gare di riduzione delle meatletica leggera daglie d'oro, che che, fissate solinon si ravvisavano tamente nelle strettamente necesprime otto giorsarie, e mediante la nate, provocavariduzione del numeno con la loro ro dei concorrenti. conclusione un Il Comitato Interdecrescente intenazionale Olimpico, resse dell'intera attraverso le varie manifestazione. delibere prese in Anche la Internadiverse sessioni, tional Amateur facilitò le richieste Athletic Federaper il raggiungition fu infine mento di questi od'accordo, con biettivi. Durante la qualche riserva, Sessione CIO di sullo spostamenSofia del 22 setto richiesto. tembre 1957 furoUn momento piacevole: firmare l’autografo ad una ammiratrice


Le principali variazioni approvate dal Comitato Internazionale Olimpico, su studi e proposte del Comitato Organizzatore, riguardarono la modifica delle classifiche artificiali delle gare di squadra basate sulla somma dei risultati individuali, nonché le classifiche doppie individuali nelle gare di ginnastica. Fu così deciso di far svolgere due gare separate di ciclismo su strada per l'attribuzione della classifica individuale e per quella di squadra, e fu pure deciso di far svolgere due prove separate del concorso ostacoli (equitazione) per la gara individuale e per quella di squadra. Fu inoltre varata una nuova formula per l'attribuzione dei titoli individuali agli attrezzi nelle gare di ginnastica, con prove finali riservate ai ginnasti risultati migliori in classifica nei vari attrezzi durante la gara complessiva. Soltanto per il completo di equitazione e per il pentathlon moderno non fu possibile, per evidenti ragioni pratiche, ripetere due volte la competizione, cosicché la classifica di squadra fu ottenuta sommando i risultati dei tre mi­gliori concorrenti per ogni nazione nella

nome dell’evento

gara individuale. Nel gennaio del 1958, la Sezione Tecnica, indipendentemente dalle modalità di iscrizione e dal numero massimo dei partecipanti ad ogni gara, fu in grado di diffondere il programma delle gare inserite nel quadro dei Giochi e nell'ottobre dello stesso anno il programma si poteva considerare già definitivo, ma sol­tanto nel maggio del 1959, e cioè dopo le decisioni prese dal CIO a Tokio, si poteva diffondere il programma sia pure ancora con alcune riserve. A seguito delle decisioni prese durante la Sessione di Tokio, la Sezione Tecnica intraprese con le Federazioni Sportive Internazionali interessate, con non poche difficoltà ma con tanta paziente diplomazia, le conseguenti trattative per la definizione di alcuni punti del programma, ancora controversi. (le due pagine riportano il testo originale del Rapporto) (nella foto : la fiaccola viene accesa col “sacro fuoco” di Olimpia)

biglietti

incasso


I Giochi di Roma rappresentarono un evento importante anche per gli appassionati di filatelia. Si diede vita ad interessanti iniziative già a partire dal 1955, con l’emissione di francobolli ed annulli commemorativi. Un successo inimmaginabile con tante richieste da ogni parte del mondo. Fondamentale collaborazione con le Autorità Postali Italiane. “Non avrei mai creduto che ci fossero tanti appassionati di filatelia nel mondo…” scrive Fiammetta Scimonelli nel bell’articolo ove ricorda il suo impegno professionale all’Ufficio Assistenza Filatelisti di Roma ‘60. Ebbene sì, quelle Olimpiadi segnarono una data storica per i collezionisti dei francobolli, perché fu il primo grande evento sportivo che diede spazio ufficiale a questo settore che raccoglie milioni e milioni di appassionati in tutte le zone della Terra, tant’è che il CIO ha successivamente incluso la filatelia tra le forme d'arte ammesse ai Giochi Olimpici. Leggiamo dal Rapporto Ufficiale che “…fin dal 1957 lo Stato Italiano accolse favorevolmente la proposta per la emissione di una serie di francobolli commemorativi dei Giochi della XVII Olimpiade. Successivamente fu costituito in seno alla complessa Sezione Segreteria e Affari Generali, per la prima volta nella storia delle moderne Olimpiadi, l'Ufficio Assistenza Filatelisti al quale furono affidati vari compiti…” Almeno quattro furono le linee operative affidate a tale Ufficio: l’emissione e la diffusione di cartoline commemorative, delle vignette chiudilettera, degli annulli postali speciali e di ogni altro materiale di natura collezionistica; lo studio e la realizzazione di un servizio postale speciale in tutti i settori dell'Organizzazione durante il periodo dei Giochi; i contatti con le Autorità postali nazionali ed estere per la realizzazione di emissioni di francobolli commemorativi; infine la fornitura ai collezionisti, a prezzi assolutamente privi di finalità speculative, di materiale filatelico commemorativo dei Giochi della XVII Olimpiade. Ad avvalorare l’affermazione della Scimonelli, leggiamo sempre dal Rapporto: “L'interesse dei collezionisti si manifestò immediatamente e nel breve giro di pochi mesi le adesioni risultarono in quantità considerevole tanto da rendere necessaria una vera e propria selezione secondo le esigenze di ciascuno di essi.”. Nel mese di aprile del 1958 si diede corso alla prima emissione commemorativa consistente nell'ap-

posizione su busta ufficiale dell'affrancatura meccanica di propaganda, mentre in modo analogo il 25 agosto dello stesso anno fu ricordata la celebrazione della Giornata Olimpica. Successivamente fu concepita una serie di sei cartoline di grande effetto pubblicitario che, richiamando il motivo degli antichi olimpionici della Magna Grecia, posero in evidenza la continuità storica dei Giochi. Quindi, a tempi differenziati, si diede il via all’emissione di cartoline commemorative in occasione dell'inaugurazione degli impianti sportivi, e poi ancora fu curata l'emissione di una serie di vignette chiudilettera con la riprodu­zione del simbolo dei Giochi e la didascalia in 12 lingue. La risposta fu “totale, tant’è che l'intero stock fu esaurito prima dell'inizio dei Giochi. Mesi dopo si diede infatti corso ad una seconda edizione dell’iniziativa, anch’essa “fagocitata” in pochissimi giorni dagli appassionati. A seguire, il 23 giugno 1959 fu emessa la serie di cinque francobolli di propaganda olimpica d'Italia, mentre, esattamente un mese dopo fu istituito un Ufficio Postale Speciale nei locali dell'Ufficio Recapito Postale del C.O.N.I. Si successero poi a breve scadenza le emissioni in occasione delle inaugurazioni di vari impianti sportivi e della celebrazione della Giornata Olimpica 1959. E’ poi importante ricordare che, con la collaborazione del periodico « Sport-Phila », fu realizzato, un concorso-mostra di francobolli olimpici, abbinato alla mostra della fotografia sportiva, nei grandi corridoi del Palazzo dello Sport. Parteciparono 61 concorrenti, in rappresentanza di 21 Paesi. Ovviamente sull’argomento filatelia ci sarebbe da raccontare tanto e tanto, ma è pur vero che questa non è la sede adatta, e soprattutto usciremmo fuori dal tema, che è appunto quello di ricordare gli uffici e gli organismi dell’organizzazione olimpica romana ove i nostri colleghi hanno operato, e bene!. E l’Ufficio Postale e l’Ufficio Assistenza Filatelisti rappresentano una ulteriore testimonianza di quel prezioso coinvolgimento


Altra grossa svolta alle Olimpiadi 1960 fu l’ingresso, pur se timido, dell’elettronica, a quel tempo ancora ai primi passi. Il Centro Meccanografico del Totocalcio, in intesa con la Olivetti Bull, diede un contributo essenziale per la gestione del complesso movimento che ruotò attorno ai Giochi di Roma. E tutto andò nel migliore dei modi. Oggi non si fa nulla senza ricorrere all’elettronica! Addirittura, ed è notizia che giunge proprio in questi giorni da un noto mercato rionale romano, si può fare la spesa quotidiana senza uscire di casa, ordinando frutta, verdura, pane e pasta via internet! E chi di noi in ufficio, a partire da metà degli anni 70, non ha avuto “rapporti” (magari non sempre idilliaci…) col computer? Forse solo i più anziani non hanno utilizzato (e maledetto…) tastiera, mouse e floppydisk. Tante volte “abbiamo litigato” con l’infernale aggeggio, ma poi abbiamo dovuto riconoscere che non potevamo continuare a “fare a mano” il nostro lavoro, pena tempi lunghissimi e rischio di tanti errori! Ora “immergiamoci” al tempo di cinquant’anni fa, ai Giochi di Roma, per rimaner nel tema. Con quasi seimila partecipanti, ventimila addetti ai lavori e con una movimentazione di più di tre milioni di persone sarebbe stata cosa assurda muoversi usando esclusivamente “carta, penna e calamaio”! Ma per fortuna il 1960 rappresenta il crocevia di nuove frontiere, e così in quelle Olimpiadi entrò di scena (.. non certo come abbiamo avuto modo di vedere a Pechino 2008) l’elettronica. O meglio si fece ricorso al supporto del “Centro Meccanografico”, area di lavoro che ha visto coinvolti nel tempo molti nostri colleghi CONI. Ed allora leggiamo dal “Rapporto Ufficiale” come questa struttura diede il suo efficace ed innovativo contributo: “Il Centro Meccanografico del Totocalcio fu mobilitato dall'Organizzazione dei Giochi Olimpici, e in collaborazione con la Olivetti Bull realizzò l'automazione di tutti i servizi di gara, amministrativi e statistici. Si può affermare che per la prima volta

la meccanizzazione penetrò in modo integrale nel campo dello sport e contribuì così in maniera notevole al successo organizzativo attraverso la rapida, chiara e tempestiva elaborazione dei dati tecnici, anagrafici e statistici. Progettato e realizzato per le esigenze di un'area di lavoro comprendente tutte le fasi organizzative, il Centro Elettronico svolse compiti che soltanto pochi hanno avuto occasione di conoscere a fondo. Nel giugno del 1960, installato in un complesso di locali dello Stadio Olimpico, il Centro Elettronico iniziò la sua attività. In precedenza, mentre in tutti i settori dell'Organizzazione si lavorava per la preparazione dei Giochi, i funzionari specializzati del C. O. N. I. in collaborazione con i tecnici della Olivetti Bull curarono nei minimi particolari le basi del lavoro.” “Il Centro Meccanografico disponeva, tra l'altro, anche di una macchina tabulatrice, con perforatrice connessa, in grado di stampare 150 righe al minuto; nonché di altra macchina ordinatrice, inseritrice e tabulatrice.” Il Rapporto prosegue raccontandoci nello specifico i compiti assolti da questo innovativo Servizio: l’elaborazione dei dati anagrafici e numerici relativi agli operatori della stampa; l’elaborazione dei dati anagrafici, tecnici e statistici riguardanti gli atleti; la gestione di tutti i dati riguardanti la gestione del Villaggio Olimpico; la gestione globale dei dati riguardanti la Squadra Italiana; la gestione delle varie fasi di gara risultati compresi. Fu un lavoro immenso, per le disponibilità tecniche di quell’epoca, ed infatti per la elaborazione dei dati richiesti il Rapporto precisa che furono necessari 1.258.192 passaggi in macchina per un complesso di 63 ore consecutive lavorative.

Due immagini del Centro Meccanografico: quella a sinistra riguarda la sala macchinari, quella a destra la sala delle impiegate preposte alla “perforazione delle schede”. Tra questo gruppo di ragazze c’è anche la collega Paola Cardosa, assunta per l’occasione, quando aveva compiuto l’età di 17 anni. Paola ci ha detto: “Fu una esperienza meravigliosa ed incredibile, che ha aperto la mia vita ad allora impensabili orizzonti professionali.”


La Capitale vivacizzata dai mille colori dei vessilli dei Paesi di tutto il mondo nei punti strategici della città, nelle vie consolari, nelle piazze, è un ricordo ancora vivo nella memoria di chi ebbe la fortuna di vivere e convivere nella fantastica “bolgia olimpica” romana. Ma quella corografia presuppose un lavoro immane! L’argomento può sembrare marginale, ma non lo è stato affatto. Per saperne di più, leggiamo il testo integrale del Rapporto Ufficiale. “In seno alla Sezione Tecnica fu istituito un «Centro Raccolta Bandiere» che funzionò anche con la collaborazione militare ed ebbe il suo regolare fun­ zionamento dall'Il luglio 1960 fino al 30 settembre successivo. Nei mesi precedenti al periodo di funzionamento, la Sezione Tecnica aveva elaborato un piano d'azione per l'impiego delle bandiere. A questo scopo fu catalogato ed utilizzato il materiale preesistente presso il CONI, e, cioè, furono messe a disposizione del Centro Raccolta 2.826 bandiere. A completamento del fabbisogno furono nel contempo ordinate altre bandiere per un totale di 1.685. Il Centro Raccolta durante il periodo di funzionamento tenne costanti contatti con la Segreteria Generale dei Giochi e con le varie Sezioni dell'Organizzazione, in modo particolare con le Sezioni Cerimoniale, Amministrazione, Villaggio Olimpico e ROM, allo scopo di ottenere e garantire una perfetta collaborazione. Un apposito locale del Palazzo delle Federazioni, sede del Comitato Organizzatore dei Giochi, fu messo a disposizione del « Centro Raccolta Bandiere » ed ivi furono raccolte tutte le bandiere occorrenti per le varie manifestazioni sportive (con esclusione dell'addobbo cittadino). Altro magazzino sussidiario fu allestito presso lo Stadio Olimpico per una maggiore comodità e rapidità di impiego delle bandiere durante le varie cerimonie previste all'Olimpico e in altri impianti sportivi viciniori.

Per tutto il periodo di svolgimento delle manifestazioni olimpiche, i magazzini rimasero aperti ininterrottamente dalle ore 8 alle ore 24, con turni di servizio alternati di due squadre di marinai addetti con funzioni di magazzinieri. I compiti assolti dal Centro Raccolta Bandiere furono diversi e parti­ colarmente impegnativi. Le 15 cerimonie di alzabandiera al Villaggio Olimpico, le cerimonie di apertura e di chiusura dei Giochi, l'addobbo dei 45 impianti di gara e di allenamento, le 150 cerimonie di premiazione, danno un quadro esatto del movimento di carico e scarico per il trasporto delle bandiere e dell'arduo lavoro di recupero delle bandiere a manifestazioni ultimate. Per il suo normale funzionamento, il «Centro Raccolta Bandiere» si avvalse di adeguato personale e di sufficienti automezzi di trasporto. Oltre ad un capo­ufficio al quale era devoluta la responsabilità del materiale e dei vari trasferimenti, il Centro disponeva di un ufficiale comandante il reparto marinai, due sottufficiali, undici graduati e 66 marinai, nonché di un sarto per le riparazioni urgenti e di un operaio manovale per l'impiego della «scala-porta». Inoltre 4 automezzi militari furono adibiti per il trasporto del personale e del materiale destinato alle varie cerimonie. Va inoltre segnalato che durante il periodo olimpico, quaranta bandiere furono trafugate dai pennoni da collezionisti ed amatori di cimeli olimpici, vale a dire 20 bandiere olimpiche, 6 bandiere d'Italia, 3 bandiere di Roma, 11 bandiere estere.” (nella foto: Via Tiburtina imbandierata)


Il Settore Accoglienza è un altro di quei segmenti fondamentali nella organizzazione di qualsiasi evento, sportivo, congressuale, commerciale che sia. Questo perché si tratta di una struttura il cui compito “psicologico” è quello di dare garanzia di tranquillità e di serenità a coloro che si affacciano in un ambiente nuovo o poco conosciuto. che doveva provvedere a 360° In questo nostro breve excursus alle formalità ed agli atti riguarsull’organizzazione delle Olimdanti l'arrivo e la partenza degli piadi 1960, che proponiamo ospiti. Per forza di cose la struttura soprattutto per rendere omaglavorava a stretto contatto con la gio ai nostri colleghi che ebbeSezione Cerimoniale, col Reparro la fortuna di essere coinvolti to Trasporti Villaggio Olimpico nella bellissima ed irripetibile nonché con gli Uffici Amminiavventura romana, vogliamo strativi. La situazione delle preaccennare anche al Settore senze degli ospiti veniva quotiAccoglienza, struttura strategidianamente aggiornata col sisteca di “primo impatto” per tutti ma meccanografico e quindi venii partecipanti ai Giochi. Il Serva comunicata a tutti gli Uffici e vizio disponeva di una Servizi interessati, in modo che si «Direzione» preposta a tutti i avesse costantemente presente il servizi di accoglienza; di un movimento complessivo delle «Ufficio Arrivi e Partenze» per presenze degli ospiti all’interno il disbrigo delle rituali formalidel Villaggio Olimpico. Queste tà connesse all'arrivo e alla operazioni resero necessario il partenza degli ospiti; di un funzionamento dell'Ufficio durante «Ufficio Informazioni» per la raccolta e la diramazione di Un gruppo di Hostess al Villaggio Olimpico tutte le ventiquattro ore della giornata, impiegando un totale notizie utili agli ospiti del Villaggio, agli Uffici della Direzione e ai visitatori del di 30 persone avvicendate in tre turni di otto ore Villaggio; di un «Ufficio Visitatori» per la concessio- ciascuno. Per dare la dimensione dell’attività di quene del necessario lasciapassare; di un «Ufficio Ritrovi sto settore, leggiamo in proposito dal Rapporto Ufe Spettacoli» per rendere più confortevole e quindi più ficiale. “Notevole il lavoro compiuto e senz'altro soddigradita l'ospitalità ai convenuti; di un gruppo Uffici sfacenti i risultati conseguiti, ove si consideri che il moPubblici per i servizi postali, telefonici e bancari. Pur vimento degli ospiti registrò cifre ragguardevoli, quali essendo tutte e quattro le unità importanti, ovviamente le seguenti punte massime nella stessa giornata: in arrivo, la maggiore responsabilità gravava sul primo ufficio 964 persone; in partenza, 1.487 persone.”

Crocerossine ed ambulanze pronte a prestare soccorso

La mitica Seicento Multipla, mezzo utilissimo a Roma 1960


Il “Villaggio” è il punto nevralgico di tutta l’Olimpiade. A Roma per la prima volta vengono attuate soluzioni innovative non solo legate al momento contingente, delle quali trassero successivamente vantaggio i cittadini della stessa Capitale. Per più di un mese ci vissero oltre 8.000 persone e tutto funzionò alla perfezione. Fu una esperienza indimenticabile di convivenza multietnica, multirazziale, interreligiosa ed interculturale, un vero e proprio modello da seguire per creare i presupposti per un mondo davvero migliore, per tutti e senza alcuna discriminazione. Ed anche stavolta proponiamo i passi più significativi del “Rapporto Ufficiale”. Dare adeguata ospitalità a circa 8000 persone (tra atle- dettata da considerazioni di ordine pratico; ma le notevoli

ti, accompagnatori e giornalisti) non è certo poca cosa ed difficoltà per la realizzazione del nuovo quartiere residenil primo grande interrogativo che dovette affrontare il ziale imposero rilevanti problemi la cui dinamica soluzione Comitato Organizzatore fu proprio “dove collocare il fu tuttavia conciliata tra l'altro da notevole senso estetico.” Ed infatti il nuovo comVillaggio Olimpico”. plesso urbanistico “fu Non dimentichiamo che concepito con criteri di siamo nella seconda organicità, tenute presenti metà degli anni cininderogabili necessità di quanta, che stiamo parcarattere funzionale. In tal lando di Roma, città che modo furono contemperate subito dopo la seconda le esigenze proprie di un guerra mondiale aveva Villaggio Olimpico e quelvisto, in maniera espole di un accogliente quarnenziale, una evoluzione tiere cittadino”. E così fu. di particolare rilievo. Tutta l’opera ebbe un Compiuti i necessari stucosto di 8 miliardi e didi preliminari e tenuto venne dopo il ’60 la Città conto dell’ “autorevole dei 10 mila (ndr: appellaparere” del ministero tivo che fu dato inizialdei Lavori Pubblici del mente al complesso, ma tempo, Giuseppe Togni, mai fatto proprio dai rodopo lunga discussione mani), nuova zona resisi optò per un’area in denziale dell’Urbe. posizione non periferica: Scriveva Ettore Della RicCampo Parioli, vicino cia sul Messaggero alcuni agli impianti del Foro anni dopo il 1960: “Il VilItalico e dell’Acqua Acelaggio Olimpico rappretosa. Si rivelò una decisione giusta, poiché con I lavori sono terminati. Cerimonia di consegna del Villaggio al C.O.R. senta ancora oggi un dignitoso esempio di zona essa si potevano soddisfare tre urgenti necessità della capitale: offrire ospitalità agli atleti della XVII Olimpia- residenziale cittadina a livello europeo. È senza dubbio uno de, realizzare un imponente complesso residenziale per il dei migliori quartieri di iniziativa pubblica realizzati a Roceto medio, bonificare una zona dove centinaia di fami- ma, certamente il primo in cui siano stati applicati con coeglie vivevano in condizioni disagiate. In altre parole, il renza i principi dell’urbanistica del Movimento Moderno. risultato di “questa operazione” non veniva letto nella Gli anni sembrano confermare la bontà di quella scelta.” sola visione contingente dei Giochi, ma doveva essere Pur con i problemi cronici che presenta ancor oggi la Caduraturo nel tempo, e restare così come solido patrimonio pitale, possiamo dar ragione a questa tesi. Ora però, per saperne di più, riprendiamo direttamente dal Rapurbanistico della Capitale. Si legge a tal proposito sul Rapporto Ufficiale: “La scelta porto Ufficiale cosa si dice, in modo più specifico e dettadella località per la costruzione del Villaggio Olimpico fu gliato su questo argomento.


“Il 30 ottobre 1957, a conclusione di una serie di precedenti riunioni in cui erano state prese in esame varie soluzioni, l'apposita Commissione, presieduta dal Ministro Togni, sceglieva per la costruzione del Villaggio Olimpico la zona denominata «Campo Parioli», a Nord di Roma nel quartiere Flaminio. Il 10 maggio 1958 fu dato inizio ai lavori con la solenne cerimonia della posa della prima pietra. Una pergamena con le firme delle Autorità e dei progettisti fu introdotta nell'interno di un cippo romano antico su cui fu incisa la dizione «Villaggio Olimpico 1960»; il cippo romano è situato al centro del Villaggio Olimpico, le cui vie sono intestate ai grandi benemeriti dell'Idea Olimpica ed ai più valorosi campioni olimpici del passato. Nell'attuazione del progetto generale, soltanto il 25 % dei 30.000 mq. della superficie totale è stato edificato, mentre il rimanente 75 % è stato utilizzato per la grande rete stradale. Il Villaggio, costruito dall'I.N.C.I.S. su progetto degli Architetti Vittorio Cafiero, Adalberto Libera, Amedeo Luccichenti, Vincenzo Monaco e Luigi Moretti, fu portato a termine a tempo di primato per l'azione propulsiva del Ministro dei Lavori Pubblici e la collaborazione del Comune e del C.O.N.I. In questa sede si ritiene opportuno accennare alle opere realizzate dal­l'I.N.C.I.S. nell'ambito dell'edilizia ed a quelle realizzate dal C.O.R. (Costru­zioni Olimpiche Roma) per completare l'efficienza del nuovo quartiere. Le opere permanenti costruite dall'I.N.C.I.S. sono costituite da 33 edi­fici a due, tre, quattro e fino a cinque piani,

per complessivi 1.348 appartamenti, 4.723 vani utili, 2.960 vani destinati ai servizi, il tutto per una cubatura totale di me. 582.568. Questi edifici hanno in comune la caratteristica di poggiare su pilastri di cemento armato (2.760 pilastri in totale) in modo da lasciare libero ed a tutti accessibile il piano terreno. L'intero comprensorio è servito da km. 13 di strade asfaltate di larghezza variabile tra i m. 12,80 e i m. 3,50. Strade, piazze e marciapiedi occupano una superficie di mq. 110.500; gli altri mq. 160.000 erano sistemati a giardino. Il sottosuolo è percorso da km. 4 di tubazioni per il gas, da km. 5 di condutture elettriche, da km. 9 di condutture per l'impianto termico, da km. 5 di condotta principale per l'erogazione dell'acqua e, infine, da km. 20 di fognature. Questo vasto complesso di opere, a cui si deve aggiungere la costruzione di quattro centrali termiche, seminterrate, fu iniziato nel settembre del 1958 e fu portato a termine nel giugno del 1960 con l'impiego di 33 imprese, 900 operai di media al giorno, 500.000 giornate lavorative ed una rilevante quantità di mac­chine ed apparecchiature per l'edilizia.” Sempre in queste note il Rapporto sottolinea un aspetto importante, per ribadire come l’impegno economico per le Olimpiadi si sarebbe poi dovuto riversare negli anni successivi alla stessa città di Roma ed ai suoi abitanti. Ed infatti il documento così continua: “Il complesso degli edifici e degli impianti costruiti dall'I.N.C.I.S. risulta più che valido a soddisfare le esigenze di un vasto quartiere residenziale, desti­nato a nuclei familiari che vivono ciascuno in maniera autonoma.”

Una entrata del Villaggio Olimpico, il “varco 28” riservato al Settore Femminile. La foto sembra dare l’idea di un ingresso di un modesto condominio, senza particolari controlli (che comunque erano garantiti da un buon servizio di vigilanza). Una situazione distante anni luce rispetto a quella venutasi a creare dopo il tragico evento del 1972 ai Giochi di Monaco (ove un commando palestinese, quello dei Fedayyin di Settembre Nero, fece irruzione negli alloggi israeliani di quel villaggio olimpico, uccidendo subito due atleti che avevano tentato di opporre resistenza e prendendo in ostaggio altri nove membri della squadra olimpica di Israele. Alla fine un tentativo di liberazione compiuto dalla polizia tedesca portò alla morte di tutti gli atleti sequestrati, di cinque fedayyin e di un poliziotto tedesco). Dalle edizioni successive ai Giochi tedeschi la vigilanza all’ingresso di un Villaggio Olimpico è severa all’inverosimile, e vengono utilizzate le più sofisticate tecnologie di controllo. Il tutto a discapito di quel bel clima di “pacioccona amicizia” e di serenità che invece fu il “motivo conduttore” di Roma ‘60.


“Servizi per la Stampa” fu un altro di quegli organismi che caratterizzò i Giochi di Roma per la sua efficienza: la struttura si avvalse della consulenza dei grandi del giornalismo italiano e di professionisti operanti all’interno del CONI. E così in quasi tutti i Paesi della Terra si potè seguire la meravigliosa avventura olimpica. Il 10 ottobre del 1956 lla V Sezione del Comitato Orga- ne); Renato Lefevre della Presidenza del Consiglio dei nizzatore istituì una struttura che sarebbe stata fonda- Ministri; Donato Martucci, Capo Ufficio Stampa del C. O. mentale per consentire al mondo intero di seguire in ogni N. I. ed Enrico Mattei della Federazione Nazionale della suo istante le Olimpiadi di Roma. Parliamo ovviamente Stampa Italiana. Il segretario di questo comitato fu Rodel Settore della comunicazione, allora chiamata Sezione molo Giacomini. Nel dicembre del 1958 entrò nel Comiper i Servizi per la Stampa. Dapprima strutturata con tato anche Leone Boccali (ndr: era stato eletto nuovo pochi addetti ai lavori, un graduale coordinamento tecni- Presidente dell'U.S.S.I.) mentre Bruno Roghi mantenne eco portò successivamente al rafforzamento della sua im- gualmente la carica di membro. Per dare un’idea della postazione tant’è che questo Servizio garantì la totale mole di lavoro a carico di questo vero e proprio “nodo efficienza già nella primavera del 1960, con un raggio centrale di interscambio” del Comitato Organizzatore riportiamo, in mod’azione a 360°. do schematico, le A Capo Sezione La Domus Mariae sede del Centro Stampa varie mansioni fu chiamato un espletate da quegrande giornalisto Ufficio, come sta, Giuseppe possiamo leggere Sabelli Fioretti dal Rapporto Uffi(ndr: peraltro ciale”. esperto ed ap“Impostati i propassionato di fiblemi di massima latelia), che opestrettamente legati rava in staff con ai rapporti con la Pasquale StassaStampa nazionale no, responsabile ed internazionale, dell’Ufficio Collefurono immediatagamento RAI TV, mente precisati i e con Giovanni compiti nell'ambito Bollini per tutti i delle direttive qui servizi logistici ed di seguito riportate amministrativi con in sintesi: compilala stampa (nella fattispecie accrediti ed alloggi). Altri due Uffici , da cui a zione e diffusione del Bollettino Ufficiale e di tutte le pubgrappolo si svilupparono ulteriori sottosezioni, erano blicazioni di propaganda; approntamento di tutto il matequelli dei Servizi Tecnici (con a capo Guido Pagliaro) e riale documentario (notizie e fotografie) occorrente per la la Direzione di Segreteria (primo responsabile Giovanni propaganda attraverso le grandi arterie dell'informazione Bollini). E’ importante ricordare che uno dei primi atti moderna: stampa, radio, televisione e cinematografia; addella Sezione fu quello di avvalersi del vitale sostegno di destramento di interpreti annunciatori ; organizzazione del un Comitato composto di esperti in giornalismo. E così fu: Centro Stampa e del Centro Notizie; collegamenti tecnici questa struttura consultiva fu presieduta da Marcello dei Servizi Stampa con le reti di telecomunicazione interne Garroni, Segretario Generale dei Giochi, ed era compo- e internazionali; organizzazione dei servizi d'informazione sto da “nomi pesanti” della pubblicistica mondiale: Bruno per la stampa in tutti gli impianti olimpici; accreditamento Roghi, Presidente dell'Unione Stampa Sportiva Italiana; ufficiale e assistenza di giornalisti, fotografi, radiocronisti Max Bergerre, Presidente dell'Associazione Stampa Este- e telecronisti, operatori cinematografici e televisivi; assera (sostituito nel marzo del 1958 dal nuovo Presidente gnazione di alloggi ai giornalisti accreditati; distribuzione dell' Associazione stessa, Kurt Klinger); Giuseppe Gallia- di Carte Olimpiche e di biglietti per posti prefissati ai giorni Caputo, Direttore di Ripartizione e Capo Ufficio Stam- nalisti accreditati; organizzazione del servizio trasporti per pa al Comune di Roma (sostituito nel marzo 1958 da Ar- giornalisti accreditati; ricevimenti compilazione e stampa mando Ravaglioli, nuovo Capo Ufficio Stampa al Comu- dei «Programmi giornalieri»; organizzazione e controllo


del pool fotografico; collegamento (per controllo) con l'organizzazione radio-televisiva; approntamento, compilazione e realizzazione del Rapporto Ufficiale.” Braccia operative del Servizio Stampa furono un archivista, due dattilografe e tre traduttori per le lingue francese e in inglese. Leggiamo inoltre dal Rapporto che: “un notevole servizio epistolare di informazione fu la base di partenza dei rapporti di lavoro con i giornali italiani ed esteri, agenzie di stampa, Comitati Olimpici Nazionali, Federazioni Sportive Internazionali, Enti ed Istituti vari, sportivi e turistici. Contemporaneamente fu dato inizio all'impostazione di un apposito schedario ed alla diffusione di comunicati riguardanti l'organizzazione generale.” Si provvide poi alla realizzazione e relativa diffusione del manifesto ufficiale (ndr: il bozzetto fu approvato dal Comitato Esecutivo dei Giochi): fu realizzata una tiratura di 290.000 esemplari (30.000 in lingua francese, 55.000 in inglese, 83.000 in italiano, 12.000 in arabo, 15.000 in giapponese, 7.000 in greco, 10.000 in indiano, 13.000 in Elicottero a disposizione dei giornalisti per gli spostamenti veloci tra i portoghese, 13.000 in russo, 30.000 in spa- due poli olimpici di Roma, superando così i pesanti problemi di traffico.o gnolo e 22.000 in tedesco). Un altro lavoro gravoso e, sotto certi aspetti, ingrato, per Stampa, 5.889 speciali biglietti che davano diritto d'inla Sezione (soggetto purtroppo a dure opposizioni e criti- gresso in alcuni impianti sportivi con posti contingentati. che) fu la ripartizione e l’assegnazione delle Carte Olim- Come abbiamo riportato nelle righe precedenti, davvero piche Stampa. La Sezione si trovò di fronte a richieste tante furono le incombenze di questo Settore, per cui fu esorbitanti ma tuttavia riuscì a mantenere le assegnazioni necessario aumen­tare il personale. La Sezione quindi in limiti soddisfacenti, che pur valicando la frontiera sta- provvide gradatamente all'assunzione di nuovi elementi bilita dal CIO, ne contenne il superamento in `cifre vera- dotati di esperienza sportiva ed a conoscenza di due o mente minime e tuttavia sufficienti a garantire il pieno più lingue straniere. In tal modo furono pressoché coperti soddisfacimento delle autentiche necessità vitali della i ruoli dell'organico; tuttavia l'organico stesso risultò comstampa internazionale. Inoltre va anche ricordato che ai pleto soltanto nel periodo dei Giochi, e così a poco più di giornalisti accreditati furono rilasciati, oltre la Carta un mese dall’inizio della manifestazione tutti i settori erano in piena efficienza organica e funzionale. La Sala Telescriventi Il periodo ovviamente più intenso fu così a partire dal 25 luglio data in cui la Sezione trasferì la sua sede operativa alla Domus Mariae, ove furono installate tutte le attrezzature tecniche utili al funzionamento del Centro Stampa e del Centro Notizie.

La Olivetti mise a disposizione 1000 macchine da scrivere, di cui 600 del tipo da tavolo e 400 portatili suddivise tra le varie tastiere internazionali, così da soddisfare le richieste dei giornalisti provenienti da ogni parte del mondo.


Il Bollettino Ufficiale

Telecronisti nella zona loro riservata allo Stadio Olimpico

Nel primo trimestre 1957 fu edito e diffuso il primo numero del Bollettino Ufficiale, impostato a periodicità variabile in base ad un piano progressivo di diffusione, con lo scopo di fornire alla stampa mondiale tutte le notizie riguardanti l'organizzazione olimpica. Stampato in offset a due o più colori, redatto in tre lingue, uscì in tutto ventidue volte, con una tiratura complessiva di 557.000 esemplari. Il Bollettino ebbe una diffusione “planetaria” pur se ovviamente mirata: al C.I.O. , ai Comitati Olimpici Nazionali, alle Federazioni Sportive Internazionali, alle Federazioni Sportive Italiane, ai vari Organi Periferici del CONI, alle Istituzioni Italiane nonché a tutte le Ambasciate e Consolati italiani all’estero, ai giornali italiani e stranieri, agli Enti Turistici, agli Istituti di Cultura, alle Associazioni alberghiere, alle Agenzie Viaggi, alle Compagnie Trasporti, a Enti ed Istituti vari. Dal 1957 la Domus Pacis e la Domus Mariae furono destinate a “sistemazione logistica” dei giornalisti accredidati. Nel secondo semestre del 1957 fu intensificata la diffusione dei comunicati sull'organizzazione olimpica e sullo stato dei lavori degli impianti di gara e di allenamento. Nello stesso arco di tempo fu iniziata la raccolta dei vari articoli pubblicati dalla stampa italiana, ed il materiale, opportunamente selezionato, fu catalogato in appositi volumi e fu data vita ad una pubblicazione periodica denominata «Rassegna della Stampa Estera» con i ritagli della stampa estera dedicati all’Olimpiade e di tale pubblicazione furono editi 86 numeri. La Sezione insomma diffuse fin dall'inizio numeroso materiale informativo (il cui volume andò gradatamente aumentando) fino a raggiungere nell'ultimo anno della preparazione olimpica proporzioni notevoli, la qualcosa per-

mise di presentare al mondo intero, nelle diverse fasi, lo stato di avanzamento della macchina olimpica. Tra i diversi mezzi della propaganda fu anche realizzato il volume «Olimpiade 1960» in un primo tempo in francese ed inglese, e successivamente anche in italiano, tedesco e spagnolo, che fu diffuso in migliaia di copie secondo il piano generale di propaganda concordato con l'E.N.I.T., avendo questo volume soprattutto scopo di promozione turistica. Luogo di distribuzione privilegiata le Agenzie di Viaggio e le filiali della B.N.L.

Per i comunicati diramati dal Centro Stampa fu utilizzata carta da ciclostile formato 21,9 x 33, scelta in diciotto diversi colori così che ogni sport fosse caratterizzato da colore. Di tali comunicati, sia quelli riservati alla stampa (giornalisti, radiocronisti e telecronisti) sia per le varie raccolte e l'archivio, il Centro Stampa provvide alla tiratura di 1800 copie per ciascuna uscita. Per quanto concerne invece la realizzazione dei Programmi, furono necessari circa un milione di fogli per i testi e 145.000 fogli per le copertine. L’articolazione dei programmi prevedeva in linea di massima: A) nella 1° e 4° pagina di copertina la foto dell'impianto interessato, nella 2° e 3° erano riportate le sigle delle Nazioni parteci­ panti ed il programma generale; B) per il testo: primati mondiali ed olimpici; estratti dei regolamenti tecnici; programma orario; elenco degli iscritti; avvertenze; indicazioni; grafici ed altre notizie utili.


Pur se l’ambito radiotelevisivo delle Olimpiadi coinvolse solo marginalmente qualche nostro collega del CONI, riteniamo opportuno in questa sede dedicare un piccolo spazio a quel che rappresentò Roma 1960 nel campo delle telecomunicazioni: una autentica rivoluzione! Fu un impegno straordinario, mai accaduto fino a quel inviati quotidianamente a tutti i richiedenti. Il servizio ramomento, una netta linea di demarcazione tra un’era an- diotelevisivo allestito per i Giochi di Roma non soltanto non aveva precedenti nella storia tica ed una nuova era: Roma delle moderne Olimpiadi, ma non 1960 segna l’inizio della comutrovava praticamente confronti nicazione globale, termine quanper ampiezza e per complessità tomeno inteso come numero di di organizzazione con alcun altro soggetti da raggiungere. servizio di attualità mai effettuaBasti pensare che ben 108 orgato da qualsiasi organismo di ranismi televisivi di tutto il mondo, dio e di TV anche per altri evenassistiti in vario modo dalla RAI, ti, non solo di carattere sportivo. consentirono al pubblico di 69 Le gare romane furono viste nel Paesi dei cinque continenti di sevivo del loro svolgersi dal pubguire i Giochi della XVII Olimpiablico di 18 paesi d'Europa e, con de per radio e per televisione. solo alcune ore d'intervallo, anPer essere più precisi, 75 organiche negli Stati Uniti, in Canada e smi di 60 Paesi effettuarono train Giappone; mentre quasi tutti i smissioni radiofoniche con l'assiPaesi che avevano una rapprestenza della RAI, 23 organismi di sentanza in Roma poterono se21 Paesi ricevettero programmi televisivi, diretti e differiti, realiz- (tecnico della sala regia nella sede RAI al Collegio di Musica guire le imprese dei loro atleti zati dalla RAI e 60 organismi di 37 Paesi utilizzarono i attraverso un servizio radiofonico diretto, irradiato verso resoconti giornalieri filmati sempre prodotti dalla RAI ed tutti gli angoli della terra.

93 ore e 40 minuti di trasmissioni radiofoniche! Anche se Roma Olimpica segnò l’inizio dell’era della copertura televisiva totale, è doveroso sottolineare lo sforzo immane che fu fatto nel settore radiofonico. Per far questo, ancora una volta, riproponiamo il testo originale del Rapporto Ufficiale su tale argomento. “Le corse ciclistiche su strada, la cinquanta chilometri di marcia e la gara di maratona furono seguite durante tutto il loro percorso mediante numerose postazioni radiofoniche. Particolarmente per la gara di maratona fu possibile realizzare una radiocronaca a catena degli ultimi quaranta minuti di corsa, mediante una serie di posti microfonici dislocati dal trentesimo chilometro fino all'Arco di Costantino, e dai quali i vari radiocronisti furono in grado di descrivere le fasi della gara seguendo quasi gli atleti nella loro fatica. Con le sue 93 ore e 40 minuti di trasmissione, nei tre blocchi quotidiani in cui era suddivisa e coi suoi 279 collegamenti effettuati, Radio Olimpia costituì sicuramente uno degli esempi di giornalismo radiofonico più valido e più aggiornato. Ma vista nella prospettiva del Centro Olimpiade, Radio Olimpia non fu che uno dei cinquantotto studi da cui furono irradiati i programmi per tutto il mondo. Sulla terrazza del Collegio di Musica, 242 radiocronisti stranieri col personale tecnico e gli interpreti messi a disposizione dalla RAI, si avvicendarono in tutte le ore del giorno e della notte per trasmettere il proprio servizio e misero

veramente a prova l'efficienza dell'organizzazione. L'inviato speciale della radio argentina terminava la propria radiocronaca alle due e mezzo del mattino e alle quattro e mezzo biso­gnava predisporre il circuito per il radiocronista australiano che doveva iniziare alle cinque il suo panorama olimpico per gli ascoltatori del quinto continente. La difficoltà maggiore fu data dalle continue variazioni di programma, sia per l'orario delle trasmissioni, sia per i collegamenti che ciascun organismo richiedeva. Le varie richieste erano state aggiornate fino ad un mese prima dei Giochi e, sulla loro base, si era predisposto un quadro dettagliato dei servizi previsti da ciascun organismo. Ma all'atto pratico le variazioni furono tali e tante che si ritenne più conveniente annullare tutte le prenotazioni fatte in anticipo e prepa­rare quotidianamente dei quadri del tutto nuovi. Per fare un solo esempio: nella giornata del 29 agosto furono richiesti dagli organismi radiofonici esteri 486 servizi dei quali solo 136 coincidevano con quelli prenotati prima del 30 giu­gno, mentre 350 furono servizi nuovi o comportarono comunque notevoli variazioni rispetto ai servizi previsti in quella data. Il 72 % dei servizi richiesti in una sola giornata dei Giochi risultò diverso dai servizi prenotati in precedenza: e non si trattò di un caso limite, ma della norma.”


Non solo opere permanenti

L’aspetto gestionale

Le strutture permanenti del Villaggio però non erano sufficienti a soddisfare il movimento straordinario del partecipanti ai Giochi, e così “…fu perciò necessario integrare le opere permanenti con altre assolutamente indispensabili, notevoli per mole e consistenza e cioè: 1) un padiglione per gli uffici di accoglienza, situato all'ingresso principale del Villaggio Olimpico, di tipo prefabbricato destinato ai servizi di Il Villaggio Olimpico come è oggi a c c o g l i e n z a (informazioni e visitatori), di banca, postali e telefonici; questo padiglione occupava mq. 1.200; 2) dieci padiglioni-ristorante allineati ai due lati del viadotto di Corso Francia, realizzati a strutture portanti in cemento con pareti in mattoni e grandi vetrate. Ciascuno di essi aveva una cucina centrale, due saloni mensa, impianti frigoriferi ad una estre­mità ed impianti igienici dall'altra. L'area occupata dai padiglioni-ristorante fu di mq. 20.000 con una superficie coperta di mq. 12.780; 3) magazzini dei vari servizi, dislocati in due zone site all'esterno di due opposti lati del Villaggio Olimpico, per non intralciare l'andamento del traffico all'interno ed all'esterno del Villaggio stesso. Complessivamente ne furono realizzati 13 che coprivano una superficie di mq. 4.120.”

Lo sforzo organizzativo compiuto per attivare e gestire il Villaggio fu notevole, e su questo il Rapporto è stato molto chiaro e dovizioso di particolari. Leggiamo ancora alcuni passi su questo tema. “La Sezione Villaggio Olimpico, costituita nel settembre 1958, provvide inizialmente alla stesura nelle grandi linee generali dei piani necessari per l'ordinamento, l'organizzazione e la vita dei Villaggi Olimpici, non mancando di tenere presente in questo lavoro la perfetta aderenza alla vasta gamma delle esigenze di una comunità internazionale.” In altri termini, la Sezione adottò “… misure e provvedimenti adeguati per raccogliere, alloggiare, vettovagliare, assi ­stere ed agevolare la vita di migliaia di atleti ed accompagnatori.” Fu quindi provveduto “...a creare l'organismo per la gestione del Villaggio Olimpico, mediante impiego di personale qualificato ed esperto nelle diverse branche di attività, tanto per la parte direttiva quanto per quella esecutiva (ndr: tale Comitato era così composto: Rolando Baraldi, Andreina Gotta, Mario Davanti, Giuseppe Funaro, Luciano Merlo, Gaetano Turilli); a reperire materiali e mezzi in misura, varietà e tipo adeguati alle esigenze dei servizi e degli uffici; ed infine a conseguire gradualmente la piena efficienza di tutto il complesso per la data stabilita dell'apertura, prevista per il giorno 25 luglio 1960.”“I due Villaggi, maschile e femminile, realizzati nel comprensorio di Campo Parioli mediante recinzione adeguatamente vigilata, funzionarono in piena ed indisturbata autonomia per quanto riguardò l'alloggio e i servizi igienici, mentre ebbero in comune la possibilità di fruire della mensa e di tutti gli altri ser­vizi predisposti dal Comitato così. La partecipazione promiscua nei locali di uso generale, costituì una particolarità del Villaggio di Roma.” Continuiamo nella lettura di questo tutt’altro che noioso capitolo: “L'organizzazione preposta alle attività organizzative e di gestione, concepita in funzione delle esigenze di vita degli ospiti e dimensionata in rapporto alla presumibile entità numerica, fu articolata in sei distinti settori corrispondenti alle basilari necessità (ndr: Accoglienza, Alloggiamento, Vettovagliamento, Servizi, Amministrazione, Distaccamenti). “…Inoltre fu istituita una Direzione con relativa segreteria per indirizzare e coordinare le attività dei predetti set­tori e per mantenere i contatti sia con il Comitato Organizzatore sia con gli Enti e le persone comunque interessate al Villaggio Olimpico.”

La sicurezza del Villaggio Non mancò il problema di proteggere e tutelare gli ospiti del Villaggio da curiosi, malintenzionati e scocciatori vari. Le soluzioni adottate, pur semplici, si rivelarono efficaci “Per isolare l'intera area del Villaggio Olimpico ed anche per isolare nell'am­bito dello stesso Villaggio il quartiere femminile, le zone degli uffici, dei magazzini e degli alloggi del personale della Direzione del Villaggio Olimpico, fu impiegata rete metallica stampata, sostenuta da pali a traliccio di tondino di ferro su base in cemento. Questo tipo di recinzione, pur realizzato con una certa eleganza, poteva suscitare sensazioni poco piacevoli e fu perciò accompagnato lungo il suo sviluppo da un'alta siepe di piante rampicanti. Lo sviluppo complessivo della re­cinzione misurava rn. 4.300 e richiese la posa in opera di 2.150 pali. Nella recin­zione interna ed esterna furono posti cancelli, molti dei quali provvisti di guardiola in legno a protezione del personale di vigilanza contro il caldo e la pioggia. Le opere provvisorie sopradescritte furono realizzate in tempi diversi, scegliendo sempre installazioni di tipo prefabbricato che ne resero rapido il montaggio e permisero di poterne disporre ricorrendo al sistema economicamente vantaggioso della cosiddetta «fornitura a recupero» (ndr: cioè riutilizzabile per altre occasioni).


La gestione amministrativa Per la sua specificità si ritenne opportuno istituire anche, nell'ambito della Direzione del Villaggio Olimpico, uno speciale Settore Amministrativo nonché un Settore Distaccamenti, preposto all’organizzazione logistica delle zone o delle sedi olimpiche esterne alla Capitale. Il Settore Amministrativo si interessò alle varie branche della attività amministrativa come i contratti, le assunzioni, la contabilità, l'economato, il magazzino, i conti delle Delegazioni, facendo riferimento alle norme che generalmente regolano l'amministrazione e la contabilità degli Enti di diritto pubblico e sulla scorta delle prescrizioni generali e specifiche stabilite dalla Sezione Amministrativa del Comitato. L'ufficio contabilità provvide alla amministrazione del personale impiegatizio assunto dalla Direzione del Villaggio Olimpico, nonché a quello del personale salariato; registrò e controllò mediante accertamenti le fatture relative agli acquisti o alle prestazioni di qualsiasi genere. L'ufficio economato provvide alle minute necessità di materiali di cancelleria e simili per l'intera Direzione del Villaggio Olimpico, (…) vigilando sulla corretta gestione dei materiali stessi in distribuzione ai vari settori e procedendo allo scarico dei materiali perduti o mancanti, verbalizzandone le cause. L'ufficio conti Delegazioni contabilizzò il debito delle singole Delegazioni verso il Comitato Organizzatore in base alle segnalazioni dei vari settori della Direzione o di altre Sezioni del Comitato. (è bene ricordare che tutte le rappresentanze nazionali ospitate nel Villaggio erano tenute al pagamento di determinate quote a titolo di rimborso delle spese di vitto e di alloggio. Più precisamente la quota era di 8 dollari pro capite e 4 dollari per ogni cavallo al seguito. Per lo svolgimento della sua attività, il Settore amministrativo si avvalse dell'opera di 34 persone: un capo settore, un vice capo-settore, 4 capi ufficio, un interprete, 22 impiegati, 3 dattilografe e 2 uscieri. Anche in tal caso almeno l’80% di tale organico era costituito da Personale del CONI.

UN MOTORE DA 2833 ...PERSONE

Dietro le quinte Mai dimenticare che dietro ad una grande organizzazione c’è tanto personale, sconosciuto ai più, che pur lavorando in ombra, garantisce che tutto “fili liscio come l’olio”.Nel dare un giudizio su una qualsiasi iniziativa , grande o piccola che sia (sportiva o culturale o quant’altro), troppo spesso ci si dimentica di chi ha lavorato “dietro le quinte”, senza considerare invece che il risultato finale, negativo o positivo poco importa, è comunque frutto di un lavoro corale, ove il contributo di ciascuna componente è fondamentale ed importante. E’ stato così anche per l’Olimpiade romana, ed è per questo che vogliamo dedicare qualche riga a “quei tanti” che, pur senza i riflettori puntati ed in modo anonimo, con il loro prezioso impegno hanno garantito che tutto funzionasse a dovere. Ed in queste file c’erano molti nostri colleghi dipendenti CONI. E così, leggiamo sempre dal Rapporto Ufficiale che: “…il funzionamento dei servizi fu assicurato da una Direzione di Settore col compito di seguire e coordinare l'opera delle varie branche di attività; da un servizio manutenzione costituito da un ufficio e 6 diverse squadre di operai specializzati (elettricisti, muratori e pittori, vetrai, idraulici e fabbri, falegnami, manovali). Il servizio manutenzione disponeva di laboratori per falegnami, fabbri ed elettricisti. Un apposito ufficio curava il servizio pulizie. Un servizio sorveglianza agli ingressi del Villaggio fu costituito da un ufficio con 110 elementi variamente qualificati. Infine, un gruppo servizi vari ebbe un ufficio e nuclei di specializzati per il funzionamento e l'azionamento delle centrali termiche, le saune e le docce, la gestione della lavanderia” Il lavoro più impegnativo fu nella fase prima del 31 luglio 1960, mentre per il periodo successivo leggiamo dal Rapporto: “Successivamente, durante il funzionamento del Villaggio, il Servizio manutenzione perfezionò la propria organizzazione dotando i vari nuclei di specializzati di motocarrozzette opportunamente attrezzate per rendere sollecito il loro intervento e istituendo un servizio notturno di assistenza; eseguì complessivamente 3.099 commesse di lavoro di cui 107 furono costituite da interventi compiuti nottetempo a richiesta telefonica (…) per un totale di 21.883 ore lavorative di personale specializzato.” . Il Rapporto parla anche del servizio viabilità nel piazzale antistante l'ingresso principale al Villaggio”…che fu disimpegnato da un nucleo di Vigili Urbani distaccati presso il Villaggio Olimpico dal Comune di Roma…” mentre i servizi doganali “… furono espletati mediante la costituzione nel Villaggio Olimpico di un Ufficio e di un Deposito per i Servizi di Dogana, gestiti da personale distaccato dal Compartimento Doganale di Roma, in diretta collaborazione col servizio trasporto bagagli.”


Il Settore Amministrativo, ufficio fondamentale per tutta l’Organizzazione, aveva tra i tanti oneri quello di garantire che ogni movimento economico attinente ai Giochi, dal più oneroso fino all’acquisto di uno spillo, rispondesse sempre ai canoni della massima correttezza. Ed anche qui il lavoro del personale del CONI, che rappresentò quasi il 100% dell’organico del settore, si rivelò ineccepibile ed insostituibile. A circa due terzi del primo volume del Rapporto Ufficia- le sottoporre ogni opera al controllo del C.O.N.I. medesile, più precisamente da pag. 473, si parla del Settore Amministrativo. Abituati, trattando di una Olimpiade, a raccontare di gare, cerimonie, impianti ed aspetti tecnici vari, si è poco portati a tener conto di quello che invece è uno dei gangli vitali di una organizzazione, vale a dire l’organismo che, come si suol dire “tiene i cordoni della borsa”. La relazione riportata sul documento è molto dettagliata, anche troppo, per cui proponiamo solo quei passaggi che possono comunque rendere l’idea della importanza di questo delicato Settore e del carico di lavoro che dovette assolvere, tra l’altro utilizzando quasi esclusivamente il personale del CONI. “Il Comitato Organizzatore all'inizio della propria attività si avvalse delle prestazioni di pochissimi elementi e di una struttura organizzativa limitata in campo amministrativo. E ciò fu deciso sia per contenere le spese del periodo di preparazione iniziale, sia perché fu ravvisata l'opportunità di valersi, per le limitate esigenze di allora, del Servizio Ragioneria Generale del C.O.N.I., che poteva garantire tutte le operazioni amministrative dell'Organizzazione tecnica e delle Costruzioni Olimpiche di Roma (C.O.R.). D'altronde, essendo il C.O.N.I. l’ente finanziatore dell'Organizzazione olimpica, si ritenne conseguentemente logico e indispensabi-

mo.” L’organigramma del Settore Amministrativo prevedeva come Capo Sezione Tommaso Folinea. Al suo ufficio faceva diretto riferimento la Banca Nazionale del Lavoro per i servizi di tesoreria. Due gli uffici di pertinenza del Settore, l’Ufficio Provveditorato con responsabile Giovanni Biondi e l’Ufficio del Personale con responsabile Gino Braga. Sotto il Provveditorato c’erano quattro Uffici: Approvvigionamento, Contabilità, Inventario e Magazzino. Ma continuiamo nella lettura del Rapporto: “Per tutto il biennio 1957-58 e per i primi mesi del 1959, le varie Sezioni, man mano costituite in seno all'Organizzazione Olimpica, provvidero a segnalare gli impegni di spesa e ad emettere dei dispositivi di pagamento che, firmati dal Segretario Generale e dal Direttore Tecnico, venivano passati al Servizio Ragioneria Generale per la liquidazione. Con il giugno 1959 fu costituita la Sezione Amministrazione che comprese l'Ufficio Personale e l'Ufficio Biglietti, già operanti, nonché l'Ufficio Provveditorato, di nuova istituzione. Mentre l'Ufficio Personale e l'Ufficio Provveditorato continuarono a far parte di questa Sezione, l’Ufficio Biglietti, qualche tempo prima dei Giochi, divenne una Sezione Autonoma.”


A primo acchitto parlare in questa sede della BNL può sembrare fuori tema. Eppure tra la Banca Nazionale del Lavoro ed il CONI c’è sempre stato uno storico rapporto di collaborazione, che in occasione dei Giochi di Roma fu davvero fondamentale. Quindi, anche perché proprio in virtù di tale legame, tra gli stessi dipendenti dei due organismi c’è stato sempre un rapporto intenso, ben oltre di quello superficiale di “buon vicinato” è giusto dedicare qualche riga a questa Banca, facendo riferimento appunto alle Olimpiadi di Roma. Anche in questo nostro excursus ci avvaliamo di alcuni passaggi originali tratti dal Rapporto Ufficiale. “In una manifestazione come l'Olimpiade, che comporta l'affluenza dalle più lontane e diverse provenienze di centinaia di migliaia di persone, alle quali devono essere assicurati con assoluta precisione e con notevole anticipo alloggi, biglietti di ingresso, cambio di valuta, custodia di valori ed altri servizi ... era indispensabile la collaborazione tecnica specializzata di un istituto bancario idoneo per importanza e prestigio e in grado di garantire, con una efficiente ed estesa organizzazione, il collegamento con le Banche estere, il funzionamento dei servizi bancari e, di particolare importanza, l'apprestamento di servizi speciali nell'ambito del comprensorio olimpico. Fu quindi chiamata a dare questa collaborazione e nominata, nel maggio 1958, Tesoriere Ufficiale dell'Olimpiade la Banca Nazionale del Lavoro” Diverse le incombenze affidate all’istituto bancario in quanto tesoriere: A) organizzazione dei collegamenti bancari con l'estero per facilitare il movimento monetario connesso con il collocamento dei biglietti d'ingresso e le prenotazioni degli alloggi; B) servizi di informazione di carattere generale, finanziario e valutario; C) espletamento dei servizi bancari durante il periodo dell'Olimpiade in favore di tutti i soggetti sportivi nonché dei visitatori; D) espletamento dei servizi bancari nell'interesse del Comitato Organizzatore dei Giochi. Sin dal marzo 1958 fu istituito dalla Banca uno speciale ufficio denominato «Ufficio Olimpiade BNL», al quale venne affidato tutto il lavoro preparatorio, i contatti diretti e per corrispondenza con le varie organizzazioni estere e nazionali, l'attività di propaganda e di informazione e lo studio di ogni problema connesso con i servizi affidati alla Banca. Un altro ambito di particolare impegno e interesse fu quello dei Rapporti con l'estero. Leggiamo sempre dal Rapporto: “Tra la BNL e i suoi corrispondenti bancari nei vari Paesi furono presi tempestivamente accordi per stabilire, nel quadro dei rapporti di collaborazione già in atto, gli opportuni collegamenti al fine di favorire il più rapido movimento monetario connesso con la prenotazione degli alloggi, con l'acquisto dei biglietti d'ingresso, con le esigenze delle organizzazioni sportive e turistiche estere. Contemporaneamente si creò una diffusa rete di rapporti con i Comi-

tati Olimpici Nazionali dei Paesi di tutto il mondo e con le primarie Agenzie Turistiche di ogni Nazione per coordinare, d'intesa con il sistema bancario, tutti i servizi indispensabili per i partecipanti alle Olimpiadi.” In questo ambito fu molto interessante la diffusa propaganda per incoraggiare l'uso degli assegni turistici in lire, (ndr: al tempo non c’era la moneta unificata dell’euro...) che avrebbero facilitato ai visitatori stranieri i pagamenti e gli acquisti durante il soggiorno in Italia. Utilissima fu anche l’azione di promozione tesa a consentire una distribuzione larga e capillare delle varie pubblicazioni che la Banca allestì per illustrare i nuovi servizi bancari alle quali accompagnò altre utili pubblicazioni, quali una piantina pieghevole di Roma, edita in cinque lingue, ed una « Guida Olimpica » che riportava il programma dettagliato delle manifestazioni e la descrizione dei vari impianti. Altra iniziativa di estremo interesse posta in essere dalla BNL fu l’adozione di uno speciale servizio presso il Villaggio Olimpico di «sacchetti custodia», apprestati dalla Banca e forniti, su speciale ordinazione, da una importante azienda italiana specializzata in impianti corazzati. Questi sacchetti (ndr: circa 2.000) furono messi a dispo­ sizione degli atleti per la tutela dei propri effetti personali: ogni sacchetto, contraddistinto da un numero riportato anche sulla medaglietta unita alla chiave corrispondente, e munito di una chiusura lampo opportunamente protetta, veniva custodito in armadi corazzati situati in apposito locale cui erano state assicurate protezioni adeguate. Furono in 1.600 ad utilizzare tale servizio. Infine leggiamo sempre sul Rapporto Ufficiale di un’altra iniziativa meritevole di menzione: “...l'Agenzia Bancaria Mobile, attrezzata dalla BNL su un automezzo appositamente costruito, che per tutta la durata dell'Olimpiade funzionò ad orario continuato dalle ore 8,30 alle 24. L'autobanca, posteggiata bene in vista dinanzi agli stadi ...evitò a molti il fastidio di recarsi in città o presso gli altri uffici cambio dei centri sportivi e fu frequentata da moltissimi stranieri per effettuare operazioni di cambio di valuta” Interessante infine il passaggio conclusivo che leggiamo sul Rapporto su cosa significò per il Comitato Organizzatore questo collegamento privilegiato con la Banca Nazionale del Lavoro: “L'assistenza bancaria della BNL fu così di ausilio prezioso non soltanto per i servizi finanziari in genere, connessi con le Olimpiadi, ma anche per l'at­ trezzatura tecnica predisposta, per l'efficienza del servizio prestato nelle movimentate giornate dei Giochi, per l'allestimento tempestivo del modulario occorrente e la messa a disposizione di uffici mobili e fissi, di casseforti e macchine contabili, per l'organizzazione funzionale ed agile che consentì di svolgere con celerità e regolarità un'imponente massa di operazioni per un movimento complessivo di oltre 2 miliardi e mezzo di lire.”


L’ultima parte di questa stringato “Bignami della memoria” riporta sette testimonianze di colleghi che ricordano le loro giornate durante i Giochi di Roma. Iniziamo da Angelo Menna che racconta il suo rapporto con l’evento olimpico, iniziato nel giugno 1955 e che si concluse il 31 dicembre 1962, quando finalmente “…furono chiusi tutti i conti”. Se c’è una persona che ha titolo per affermare che i Giochi di Roma sono da considerare “la nostra Olimpiade” questi è proprio il nostro Presidente Angelo Menna, che fu coinvolto da subito in quella meravigliosa avventura, come d’altronde tutti i dipendenti CONI allora in servizio. Sì, perché già da quando cominciò a ventilare l’ipotesi che la Capitale avrebbe potuto ospitare la manifestazione sportiva più importante del mondo, all’interno del nostro Ente si creò un fermento emotivo tale che, come un virus, attecchì su tutti gli operatori, a tutti i livelli, dagli operai fino ai dirigenti. C’è da dire che nel 1955 il nostro Ente non aveva un organico di professionali particolarmente numeroso, e che l’ambiente, pur serio e solenne, era caratterizzato da una atmosfera da “grande famiglia”, col Presidente Onesti nel ruolo di “padre attento e severo”. E’ quindi immaginabile, immedesimandosi alla situazione del tempo, a quella voglia che avevano tutti gli italiani “di tirar su la testa” dopo il terribile e doloroso dramma della Seconda Guerra Mondiale, come l’idea di poter essere in qualche modo coinvolti nella “costruzione” di una Olimpiade esercitasse su tutti, ripetiamo tutti indistintamente, una emozione ed una frenesia senza pari. E’ in questo contesto che si può capire come non può essere assolutamente definita “retorica” la lettera che abbiamo pubblicato a pag. 4 di questo numero a firma Giulio Onesti ed indirizzata a tutti i dipendenti CONI. Quella compattezza, quell’armonia, quella operosità “della nostra grande famiglia” cui il Presidente Onesti faceva orgoglioso riferimento erano aggettivi appropriati, o meglio veritieri, per rappresentare una situazione reale.

Caro Presidente, il tuo rapporto con le Olimpiadi? “Posso dire che è stato totale, dal momento della assegnazione fin quando chiudemmo tutti i conti” Il che vuol dire? “Dal 1955 al 31 dicembre del 1962.”Puoi essere più preciso e darci qualche particolare? “Sono stato trasferito al Servizio del Personale del CONI il 12 gennaio del 1954, proveniente dalla Direzione Generale Totocalcio. Qui ho trascorso trent’anni esatti della mia vita fino a diventarne primo responsabile. Quando assegnarono i Giochi a Roma, nel giugno del ’55, cioè l’anno dopo il mio arrivo, mi trovai quindi coinvolto da subito nei Giochi, visto che il Servizio ove operavo dovette occuparsi del personale assegnato al Comitato Organizzatore di Roma 1960. In tutto credo che fossero circa 40 persone. Poi nel 1957 fu costituito un Ufficio Personale specifico per le Olimpiadi e nell’arco di tre anni dalle quaranta unità si passò a numeri di cinque cifre, non tutti dipendenti CONI ovviamente, e sempre ovviamente, la maggior parte con contratto a termine. Finiti i Giochi quindi bisognava chiudere i conti, e per questo fu costituito un Ufficio Stralcio che avrebbe dovuto seguire tutte le pratiche inerenti le liquidazioni, il saldo dei compensi e via discorrendo. Fu un lavoro enorme che mi vide in prima linea e che mi impegnò per ulteriori ventotto mesi, fino al 31 dicembre 1962.” Ma allora le tue Olimpiadi le hai seguite “a tavolino”? “No, per fortuna no, e ne sono felice! Infatti il 13 agosto del ’60, a dodici giorni dalla Cerimonia d’Apertura mi arrivò la lettera del Segretario Generale Bruno Zauli ove mi si comunicava che “…in relazione alle pressanti ed indifferibili esigenze olimpiche “ avrei dovuto prestare la mia opera “…nell'ambito dell'organizzazione olimpica per il periodo dal 15 al 31 agosto”. Fui inviato presso l’Ufficio Allenamenti e Gare, diretto dal compianto Amos Matteucci. Come era logico lavorai in quell’Ufficio oltre fine agosto, fino alla fine dei Giochi.” Quindi la manifestazione ti permise di lasciar da parte le scartoffie? “Assolutamente no: di mattina lavoravo al Servizio del Personale, di pomeriggio mi trasferivo di sede, all’Ufficio del Villaggio Olimpico. Insomma un tempo pieno, o meglio dire totale, di almeno 16 ore al giorno!” Un lavoro certamente più interessante? “Ovviamente sì, anche se la mia forma mentis è sempre stata di tipo


amministrativo. Al Servizio Tecnico è’ stata una bellissima, quanto impegnativa esperienza. Questo Ufficio doveva occuparsi della gestione degli allenamenti delle squadre, il che significava “far quadrare il cerchio” per mettere nelle condizioni tutte le squadre di tutte le discipline di potersi allenare secondo schemi ben precisi e coordinati, con la disponibilità degli impianti, del servizio trasporti e di quello logistico. Un puzzle complicatissimo, che affrontavamo “a mano”, senza l’apporto oggi essenziale dei computer.” Quindi anche un lavoro stressante? “Sarà stata la giovane età, non ancora quarantenne; sarà stata l’importanza dell’evento; sarà stato che quando c’è da lavorare non mi sono mai tirato indietro, ma per me le Olimpiadi di Roma, oggettivamente impegnative, hanno pesato quasi niente, o quantomeno non me ne sono accorto. Ma attenzione: non sono stato solo io ad “essere speciale” in quegli anni ed in quei mesi. Lo eravamo tutti noi dipendenti CONI, tesi allo spasimo perché ogni cosa riuscisse nel migliore dei modi. Si era creata una situazione ambientale eccezionale, che ritengo sia stata il vero e

proprio asso nella manica di tutta l’organizzazione olimpica”. Finite le gare e spento il braciere, hai continuato a lavorare per le Olimpiadi per altri mesi ancora? “Come ho detto prima, tornato tra le scartoffie, mi è stato affidato l’Ufficio Stralcio, che fu davvero un lavoro pesante. Ma misi tutta la mia buona volontà, e con me gli altri amici e colleghi rimasti al mio fianco. Anche stavolta andò tutto bene, tant’è che non si è registrato alcun inconveniente, alcuna contestazione, alcun caso delicato. Però poi tutta quella tensione si fece sentire sul mio fisico”. Davvero? “Esattamente tre mesi dopo mi fu diagnosticata un ulcera allo stomaco e dovetti essere operato d’urgenza. Da almeno un anno soffrivo di dolori periodici spesso anche lancinanti, ma cercavo di non farci caso: ero davvero impegnato e non potevo permettermi pause. Perf ortuna il lavoro fungeva da anestetico, tant’è che la crisi mi prese nel corso di una tranquilla e serena gita con mia moglie in quel di Perugia. Da vero e proprio stakanovista dissi tra me e me in Ospedale, che per fortuna l’inconveniente non mi era capitato prima. Ma ovviamente questo pensiero non l’ho mai detto a mia moglie…”

E’ l’11 settembre 1960: il momento è solenne e commovente. Dopo il “sacro fuoco di O- LETTERE CHE SEGNARONO limpia” viene spento, dopo aver brillato per diciotto giorni nel braciere dello Stadio OlimL’AVVENTURA OLIMPICA pico. I Giochi di Roma sono terminati. Tutto il mondo dello sport ritorna nei propri Paesi DI ANGELO MENNA d’origine, portandosi dietro ricordi indimenticabili. Ma non è così per tutti: ora c’è tutto il lavoro di smantellamento e di smobilitazione, che per alcuni durerà fino a tutto il 31 di13 agosto 1960 cembre 1962. Tra questi c’è anche Angelo Menna. In relazione alle pressanti ed indifferibili esigenze olimpiche, vista la richiesta del Comitato organizzatore, si prega la S.V. di voler prestare la propria opera nell'ambito dell'organizzazione olimpica per il periodo dal 15 al 31 agosto p.v. Si ha fiducia che la S.V. non mancherà di partecipare con entusiasmo e zelo al lavoro che questa nuova destinazione implica, contribuendo con tutte le proprie forze e capacità alla migliore realizzazione dei Giochi di Roma della XVII Olimpiade. Si ringrazia e con gli auguri di una buona attività, si inviano i più cor­diali saluti. Bruno Zauli, Segretario Generale del C.O.N.I. 2 gennaio 1963 Con la fine del 1962 si è concluso il suo intervento - veramente utile nella conduzione prima e nelle soluzioni dopo del personale dell'Ufficio Stralcio del Comitato Organizzatore delle Olimpiadi di Roma. Poiché non si è trattato di cosa lieve per la varietà dei temi in essere e delle soluzioni felicemente raggiunte, desidero farle giungere questo mio ringraziamento insieme ad un sincero più che favorevole apprezzamento per la sua preparazione professionale e per il tatto usato verso il personale stesso. Unisco anche un simbolico ricordo (ndr: una medaglia d’oro) dei Giochi di Roma da lei ampiamente meritato. Suo Marcello Garroni Ex-Segretario GeneraledeiGiochidella XVII Olimpiade


E’ quella di Fiammetta Scimonelli, allora ventiduenne neolaureata ed atleta in attività, il cui impatto con le Olimpiadi fu attraverso ...i francobolli. Poi il destino ha voluto che, per un caso fortuito, Roma 1960 segnasse il suo ingresso nel mondo del giornalismo. Quando sono stata assunta dal Comitato Organizzatore francobolli, che conosceva molto meno di me, ma che dodei Giochi della XVII Olimpiade nel 1958 ero una ra- veva acquistarli per alcuni amici residenti in Italia e gazza appena laureata, che aveva bisogno di lavorare all’estero. Ma mi fece anche delle domande sui miei studi, e non poteva aspettare di intraprendere la carriera uni- sorpreso del fatto che io parlassi con chiarezza e sempliversitaria. Dal momento che ero un’atleta ancora in attivi- cità di quello che facevo e che avrei voluto fare. Lo rividi tà nel CUS Roma e che nel mondo dello sport avevo parecchie volte, anche fuori dall’ufficio, con conoscenti qualche amico, ottenni un colloquio con il dott. Braga, che comuni come Giorgio Oberweger (C.T. della FIDAL) e si occupava delle assunzioni. Evidentemente gli feci buo- Pasquale Stassano. Allora non sapevo davvero che il na impressione perché mi diede l’indirizzo di via Crescen- rapporto con Martucci, qualche anno più tardi, avrebbe zio 14, il nome del dott. Gino Del Neri, invitandomi a dato una svolta al mio lavoro. presentarmi il giorno successivo. In quella palazzina color L’avv. Onesti, che sentivo sempre nominare, non l’avevo mai visto. Ma una mattina, che cercavo di prendere mattone doveva iniziare la mia carriera lavorativa. Il dott. Del Neri, capo della sezione segreteria che dipen- l’ascensore e quindi avevo spinto il bottone per prenotardeva direttamente dal segretario generale Marcello lo, dopo un po’ si aprì e vidi Donato Martucci, l’on.le AnGarroni, mi destinò all’ufficio filatelico e lì conobbi il ca- dreotti, che riconobbi per averlo visto più di una volta sui giornali, Bruno Zauli pitano Carlo Condache riconobbi perché relli, catanese, collefrequentava i campi zionista assai conosciudi atletica anche duto in Italia e fuori, ma rante prove regionali, soprattutto persona di e un uomo alto e roparticolari qualità ubusto, con un viso amane. Io di francobolli perto e simpatico che non capivo nulla, ma somigliava a quello sapevo scrivere ed era dell’attore francese quello che desiderava Fernandel. “Beh – mi il mio capo ufficio. disse lo sconosciuto Nacque così giorno con un’aria fra il sevedopo giorno un rapro e il divertito- voporto di collaboraziogliamo smetterla, sine fiduciosa, come fra gnorina, di giocare padre e figlia, tanto è La splendida vittoria di Livio Berruti nei 200 con l’ascensore?” vero che lui mi consideMartucci mi fece rava indispensabile nel lavoro che stavamo svolgendo. Verso la fine del 1959 l’occhiolino ed io, forse arrossendo, mi scusai. Solo quall’ufficio si trasferì a viale Tiziano, presso l’Ufficio Postale, che giorno dopo seppi di avere incontrato per la prima dove operava il sig. Piccinelli, un gentiluomo pensionato, volta l’avv. Giulio Onesti. Non ebbi mai occasione di anche amava passare il tempo lavorando, e da allora non dare nel Palazzo del CONI e quindi di conoscere il perci fu un attimo di respiro. Non avrei mai creduto che ci sonale che operava accanto alla presidenza o nei diversi fossero tanti appassionati di filatelia nel mondo, ma le settori. Sentivo nominare Anna Prosperelli, Leda Bizzarri richieste di prenotazioni arrivavano numerose, quotidia- e altre persone di cui non ricordo il nome. namente, e non si potevano commettere errori. Era una Sarebbe successo solo 6 anni dopo, quando, ormai giorvia vai di persone che chiedevano informazioni sulle usci- nalista professionista e collaboratrice prima di “Momento te dei francobolli, sui prezzi, su quanti annulli ci sarebbe- sera” con Enzo Petrucci e poi del “Corriere dello Sport” ro stati, e via discorrendo. E un giorno arrivò un signore, con Antonio Ghirelli, decisi di accettare la proposta di accompagnato da Pasquale Stassano, che conoscevo da Donato Martucci di andare a lavorare con lui all’Ufficio sempre perché, in quanto capo ufficio stampa della FI- Stampa del CONI. L’Olimpiade arrivava a passi da DAL e capo ufficico collegamento RAI-TV nel Comitato gigante, così impegnati come eravamo nei preparativi. Organizzatore, frequentava i campi di gara. “Ti presento Si respirava sempre di più quell’aria speciale che anticiDonato Martucci, il capo ufficio stampa del CONI. Mi pa il grande avvenimento e la divisa grigia a pieghe che raccomando, trattalo bene”. Con Martucci parlammo di dai primi di agosto dovevo indossare per poter andare e


Venire dove fosse necessario, era stirata nel mio armadio in attesa del momento richiesto. Se pure lavoravo dodici ore al giorno, non dimenticavo di essere un’atleta. Così feci un patto con il capitano Condarelli “Io lavoro anche la notte se è necessario, non voglio straordinari, ma quando comincia l’atletica lei mi deve lasciare libera di andarla a vedere”. Condarelli non solo accettò, ma mi concesse anche di essere presente alla cerimonia di apertura. Nei giorni dell’Olimpiade ho vissuto come in trance. Mentre lavoravo sentivo alla radio le notizie che arrivavano dai campi di gara. Ero felice che tutto andasse bene, che gli atleti italiani si facessero onore e ogni medaglia conquistata era una festa. Il Villaggio Olimpico, a poche centinaia di metri dal mio ufficio, era fonte di allegria e di sorriso per noi giovani, che avevamo occasione di vedere e conoscere tanti campioni delle diverse nazioni. Fu così che incontrai Livio Berruti, Giusi Leone (che avevo avuto già occasione di vedere sui campi di gara), Franco Sar e tanti altri delle diverse discipline e di Paesi sparsi per il mondo. Ed ebbi la fortuna di essere presentata a grandi giornalisti come Gianni Brera, Bruno Roghi, Renato Morino, Candido Cannavò, Gian Paolo Ormezzano e tanti altri. Ero allo stadio quando Giusi Leone vinse la medaglia di bronzo nei 100 metri. Ero allo stadio quando Livio Berruti, vincendo la semifinale dei 200 metri con il record del mondo di 20”5, dopo un’ora e mezza si ripeteva in finale battendo l’americano Carney e il francese Seye e conquistando la prima medaglia d’oro olimpica nella velocità per l’Italia. Ricordo che la semifinale la vidi in tribuna stampa e venni rimproverata dal capo redattore dell’Equipe Gaston Meyer, che conoscevo da un po’ di tempo, perché non si può fare il tifo dove lavorano i giornalisti. Offesa per l’osservazione, pensai di non poter assistere alla finale in sua compagnia e scesi in tribuna d’onore, accanto a Giovanna Obwerweger, moglie di Giorgio, godendomi con lei la gara e la vittoria indimenticabile del campione az-

zurro. Solo più tardi seppi che in tribuna stampa Pasquale Stassano era svenuto per l’emozione fra le braccia di Gianni Brera. Ma la grande giornata del 3 settembre 1960 non era ancora finita: perché in serata il settebello guidato dal “caimano” Eraldo Pizzo, infiammava la piscina, vincendo la medaglia d’oro nella pallanuoto. Eravamo tutti felici perché l’atmosfera dei Giochi Olimpici provocava una gioia infinita, un entusiasmo particolare, una voglia di vivere e di fare che credo ognuno sentisse, sia pure in modo diverso, a seconda dei caratteri e delle professioni. Purtroppo, questo bellissimo periodo doveva finire. E con tanta malinconia guardammo le fiaccole spontaneamente accese dal pubblico durante la cerimonia di chiusura. E con un po’ di tristezza, insieme con Franco Sar, fortissimo decatleta, sesto assoluto della prova olimpica, assistemmo ai fuochi di artificio la sera dell’11 settembre al Pincio, salutandoci con le lacrime agli occhi perché avremmo voluto fermare quelle giornate indimenticabili per sempre. Saranno stati di atleti e le persone straordinarie che avevo avuto la fortuna di incontrare, ad ispirare il primo articolo della mia vita. Carlo Biffi di “Momento sera”, esperto di equitazione, che avevo conosciuto, mi incoraggiò ad esprimere i miei pensieri sull’Olimpiade. Io lo feci e gli consegnai il pezzo, convinta che dopo averlo letto lo avrebbe buttato. Invece, un po’ di giorni dopo, Pasquale Stassano mi telefonò dicendo che mi stava leggendo sul giornale. Non era uno scherzo. Cominciava così la mia carriera giornalistica. Fiammetta Scimonelli Nella foto piccola: podio dei 100 femminili, vinti da Wilma Rudolph, seconda l’inglese Himan, mentre Giusi Leone si aggiudicò la medaglia di Bronzo Nella foto grande: il salto vincente della romena Jolanda Balas, che con cm 185 stabili il nuovo record olimpico. Nei mesi precedenti la Balas aveva stabilito il nuovo record mondiale con la misura di cm 186.


Vittorio Peconi, che ha vissuto la sua esperienza olimpica nell’ambito della Federazione Pugilistica, ci racconta i memorabili trionfi azzurri sul ring del Palazzo dello Sport. L’Italia “coi guantoni” conquistò conquistò 3 medaglie d’oro, 3 d’argento ed 1di bronzo. Era il 15 giugno del 1955 quando arrivò, non del tutto inattesa, la notizia dell'avvenuta assegnazione a Roma della XVII Olimpiade dell'Era Moderna. Non stiamo qui a descrivere l'euforia che pervase immediatamente tutto l'ambiente del CONI e delle Federazioni Sportive per l'onore, non disgiunto dall'onere, di dover organizzare la massima manifestazione sportiva mondiale. Il CONI istituì immediatamente un complesso Organismo addetto allo scopo, il C.O.R. (Costruzioni Olimpiche Roma), incaricato specificamente alla costruzione di quegli impianti sportivi di cui la città di Roma necessitava, dallo Stadio Flaminio, al Palasport dell'EUR e al Velodromo Olimpico, ivi compreso, naturalmente, il Villaggio Olimpico che avrebbe ospitato tutte le Delegazioni partecipanti alla manifestazione. Con un intuito del tutto particolare il CONI, preso dai problemi di cui sopra, demandò l'organizzazione dello svolgimento delle singole discipline sportive alle rispettive Federazioni Nazionali. Così che, a noi del “Pugilato” ci toccò, in armonia e sotto la direzione tecnica dell'A.I.B.A. ( vale a dire Association Internationale de Boxe Amateur) l'onere e l’onore di preparare l'intera organizzazione del Torneo che andava dall'allestimento delle palestre di allenamento, ai trasporti delle Rappresentative fin dall'arrivo aeroportuale e a tutti i trasferimenti connessi alle esigenze di gara, alla composizione dei programmi e alla formazione delle giurie, fino a mille altre esigenze che non sto qui ulteriormente a illustrare. E' da tenere presente che gli atleti iscritti alle dieci categorie di peso assommavano a 281 unità, in rappresentanza di 34 Nazioni. Il torneo assunse la durata di 12 giorni,

dal 25 agosto al 5 settembre, con turni di gara pomeridiani e serali. La squadra italiana, che si preparava al Centro Sportivo della S.M.E.F. (Scuola Militare di Educazione Fisica) a Orvieto, era diretta dai tecnici, esordienti per l'occasione, Natalino Rea e Armando Poggi, subentrati al "mago" Steve Klaus, dimissionario subito dopo le Olimpiadi di Melbourne 1956, divenuto poi Procuratore Sportivo del peso leggero professionista Duilio Loy, poi diventato Campione del mondo. La rappresentativa, completa in tutte le dieci categorie di peso, fu formata a seguito di un Torneo Nazionale, composto da 4 atleti per categoria, i cui vincitori divennero i titolari della squadra olimpica. Era la prima volta che accadeva una selezione di tal genere: basti pensare che tra gli altri - rimase fuori dalla squadra un pugile come Sandro Mazzinghi, divenuto anche lui successivamente Campione del Mondo, categoria pesi medi professionisti. Comunque, Rea e Poggi, cresciuti sotto le ali del "Mago" Klaus, riuscirono a sorprendere e a sovvertire tutti i pronostici pessimistici che molti "esperti del settore" espressero sulla squadra Nazionale dopo i primi tre incontri eliminatori dei nostri pugili, dove ottenemmo una ben due sconfitte ed una sola vittoria. In realtà, e per fortuna, si rifecero abbondantemente di quelle due sconfitte, accumulando infatti per tutto il resto del Torneo una sola ulteriore eliminazione, riuscendo di contro “a portare a medaglia" ben sette pugili! Il trionfo fu unico e tuttora imbattuto nella storia del pugilato olimpico italiano: il nostro gruppo infatti conquistò tre medaglie d’oro, tre d’argento ed una di bronzo.


Vinsero l’oro Francesco Musso, nei Pesi Piuma (Kg. 57) che battè in finale il polacco Adamski; Giovanni, anzi “Nino” Benvenuti, nei Pesi Welter (Kg. 67) che battè in finale il sovietico Radonyak; e Francesco De Piccoli, nei pesi massimi (Kg. + 81) che battè in finale il sudafricano Bekker. Le tre medaglie d’argento furono invece appannaggio di: Primo Zamparini, nei Pesi Gallo (Peso Gallo - Kg. 54) battuto in finale dal sovietico Grigoryev; Sandro Lopopolo, nei Pesi Leggeri (Kg. 60) battuto in finale dal polacco Pazdzyor; Carmelo Bossi, nei Pesi Supervelter (Kg 67) battuto in finale dall’americano McClure. L’unica medaglia di bronzo fu conquistata da Giulio Saraudi, pesi mediomassimi (Kg. 81) battuto in semifinale dal polacco Pietrzykowski. I tre azzurri eliminati furono invece il Peso Mosca (Kg. 51) Paolo Curcetti, il Peso Superleggero (Kg. 63,5) Piero Brandi ed il Peso Medio (Kg. 75) Luigi Napoleoni. E' da sottolineare che Nino Benvenuti conquistò, unico italiano nella storia del pugilato Olimpico, la prestigiosa “Coppa Val Baker” quale miglior pugile del Tor-

neo, e questo nonostante avesse partecipato nella categoria dei Mediomassimi un certo Cassuis Clay (che poi assunse il nome di Muhammad Alì). Un vero trionfo quindi per il pugilato azzurro, che contribuì notevolmente a far sì che l'Italia (con 13 ori, 10 argenti e13 bronzi complessivi) si classificasse nella classifica del medagliere come terza nazione in assoluto dopo i due paesi “giaganti dell’Unione Sovietica e degli Stati Uniti d’America. Vittorio Peconi A pag. 34. La foto piccola ritrae in posa i tre pugili azzurri “medaglie d’oro”; la foto centrale propone la semifinale vincente di Nino Benvenuti contro l’inglese Lloyd. In questa pagina: in alto il colpo decisivo di Musso sul coreano Song nel secondo turno degli ottavi di finale; a sinistra il momento De Piccoli viene proclamato vincitore sul sudafricano Bekker, e conquista l’oro nei massimi; in basso il podio dei mediomassimi, con un altro grande protagonista,, Cassius Clay. L’ultimo a sinistra della foto è l’azzurro Giulio Saraudi.


Luciano Barra racconta le “sue” giornate romane viste con gli occhi di un diciottenne che riesce in qualche modo “a respirare da vicino” l’atmosfera delle Olimpiadi grazie alla amichevole compiacenza di un operaio CONI in servizio al campo dell’Acqua Acetosa, l’impianto che frequentava da anni sia come atleta che come “apprendista” dirigente. Cari Colleghi Pensionati, non appena Augusto Rosati ha intrapreso la sua preziosa attività per la nostra rivista, l’ho provocato perché la stessa affrontasse anche ricordi e fatti sportivi. Ora mi sento obbligato a contribuire, e quale migliore occasione se non parlare dei Giochi di Roma 1960? Il tutto mi è venuto in mente l’altro giorno quando facendo vista a due neo pensionati come Roberto Fabbricini e Michele De Lauretis ho dovuto scoprire che all’Olimpico vi è una targa che ricorda gli operai morti nella costruzione dell’orrendo Stadio Olimpico. In compenso non esiste nulla che ricordi che lì Livio Berruti vinse una medaglia storica per lo Sport Italiano, e non solo lui. Nel 1960 avevo poco più di 18 anni e non ero certo un dipendente CONI. I ricordi sono quelli di un giovane atleta e di un dirigente di società in apprendistato, con la fortuna di aver avuto subìto due maestri come il giornalista Alfredo Berra, ed il compagno di tante successive avventure, Mario Pescante. Ho ancora il forte dubbio che mi abbiano poi avviato alla carriera di dirigente più per la mia mediocrità come atleta che per le mie capacità organizzative. Ma tanto è. Ovviamente sui Giochi di Roma

grandi giornalisti hanno scritto le gesta di Campioni Italiani e stranieri che hanno segnato con le loro imprese e la loro umanità , la storia dello Sport. Non mi permetto di ripercorrerle perché non ne sarei all’altezza. D’altronde basta ad ognuno di voi rivedere le bellissime ed indimenticabili immagini del film di Romolo Marcellini, La Grande Olimpiade - trasmesse più volte proprio in questi mesi da RAISport e da ESPN Classic – per ripercorrere momenti esaltanti e commoventi e per capire la magia di quei Giochi. Invece voglio ricordare quegli anni e quell’avvenimento tramite una serie di personaggi, e sottolineo questa parola, perché loro sono stati dei personaggi molto importanti , sicuramente per la mia esperienza sportiva. Allora andando nei vari campi di Roma per allenamenti e leve scolastiche avevo avuto modo di conoscere semplici addetti che lavoravano negli impianti atletici del CONI. Cito alla rinfusa alcuni nomi, quelli che ricordo: Anzini, Amici, Zannini, Brecciaroli, Zagaria ed altri di cui mi sfuggono i nomi ma le cui facce sono ancora impresse nella mia memoria. Erano loro che garantivano l’agibilità delle


piste atletiche romane. Attrezzi, rastrelli per la sabbia e rulli per ripianare le corsie di “tenni solite” erano i loro strumenti. Insieme a loro ricordo i così detti Capi Impianti : Fusilli, Beppone Tosi (ho avuto poi la figlia Francesca con me alla FIDAL), Magini, Umbertone Silvestri, Borgognoni, Guidi ed altri. Ricordo che dal 1957 in poi erano tutti motivati e si preparavano per il grande avvenimento. Qui i ricordi si sovrappongono fra gli anni precedenti e quelli successivi ai Giochi e si mischiano con alcune esperienze personali di gare viste e fatte sia all’Olimpico che allo Stadio dei Marmi, ma non sono qui per parlare di me. Ricordo di lunghe serate all’Acqua Acetosa, od alla Farnesina o alle Terme di Caracalla, dove ognuno di loro senza mai guardare l’orologio ci assisteva fino al tramonto del sole. Chi può dimenticare le storie di Anzini, pugile che aveva avuto un momento di gloria, che alle Terme di Caracalla ci intratteneva con la sua mimica pugilistica. O gli spiedini cucinati da Amici all’Acqua Acetosa per pochi intimi. E via di seguito. Questa conoscenza umana di personaggi veri mi ha aiutato due volte nella mia esperienza sportiva. La prima volta è stato proprio alla vigilia dei Giochi, quando tornato anticipatamente dalle vacanze di un “pariolino” a Cortina d’Ampezzo, arrivato all’Acqua Acetosa scoprii che non potevo entrare come avevo fatto per tanti anni, in quanto serviva un accredito Olimpico. Fu la prima volta che sentii parlare di “accredito” , strumento che poi mi ha perseguitato per il resto della vita (ne ho circa un migliaio) , fino all’altro giorno nel salone del CONI quando è stata decisa la candidatura di Roma per i Giochi del 2020. Ma ricordo che non avendo questo nuovo e moderno strumento, mi crollò il mondo. Ma come, io che avevo tanto atteso questo evento non potevo entrare in quel

campo, oggi si chiama Paolo Rosi (in memoria di una grande giocatore di Rugby ed uno dei nostri migliori commentatori sportivi), che avevo frequentato centinaia di volte come atleta e come dirigente di società? Mi salvò uno di loro, forse Zannini. Vide la mia frustrazione, ma anche la mia ira, e trovarono la maniera di farmi entrare per oltre una settimana da un porta di servizio. Da lì mi improvvisai corrispondente dai campi di allenamento e detti informazioni quotidiane al Corriere dello Sport. Quell’episodio non lo dimenticherò mai e forse anche grazie a quell’occasione nacque in me quella motivazione e quel fuoco che mi ha spinto in tutta la mia carriera. Allora capii che nulla era impossibile. Della secondo volta dirò più avanti. Poi iniziarono i Giochi e rimediai qualche biglietto per vedere le gare. Durante i Giochi i miei amici “addetti” li avevano vestiti a nuovo, come era logico. Una divisa per quei tempi elegante ma goffa. Un carta di zucchero di due pezzi a mo’ di tailleur , chissà se già allora qualche modista Italiana non ci avesse messo la mano. La prima volta che li vidi in azione sbottai dalle risate, perché il rastrello, vestiti così, proprio non ci stava bene. Io li ricordavo sbracati e sporchi di fatica, ma puliti nella faccia, ed ora tutti eleganti non li riconoscevo più. Parlai con alcuni di loro, soffrivano in quella mise ma dovevano fare bella figura ed erano orgogliosi di quello che facevano. Foto pag. 36: il podio dei 100 mt, da sx. l’americano Carney, il nostro Livio Berruti, splendido oro; il francese Seye (bronzo). In questa pagina: sopra, l’americano Oerter, oro nel disco; sotto la saltatrice sovietica Vera Kripkina, oro erecord olimpico con mt. 6,37.


Anni dopo mi ricordo che Pasquale Stassano, uno degli uomini di Bruno Zauli, mi disse che la Federazione Internazionale di cui Zauli era autorevole Consigliere, ebbe parole di grande elogio per il servizio che fu offerto dal personale dell’Olimpico durante lo svolgimento delle gare di atletica. Soprattutto ricordavano l’incredibile performance fornita in occasione della prima giornata del decathlon, quando le gare furono interrotte per un violento temporale e riprese dopo tre ore e completate a notte fonda con diversi mezzi di fortuna. Loro, i nostri addetti avevano reso le piste e le pedane agibili in pochi minuti, nonostante il temporale caduto, e soprattutto avevano fatto si che la mattina dopo alle nove tutto fosse pronto come nulla fosse accaduto. Un altro grande personaggio dell’atletica l’Ungherese Jozef Sir mi raccontò di un altro episodio avvenuto allo Stadio dei Marmi durante il riscaldamento pre-gara. All’inizio del tunnel dello Stadio Olimpico era collocato il tavolo dell’addetto ai concor- tunnel andavano allo Stadio Olimpico per correre i quarti renti ed i giudici assemblavano gli atleti che tramite il di finale dei 100 metri. Però mancava un atleta per cui


I giudici, usando l’altoparlante, cominciarono a chiamare “Armin Hary”, “Please Armin Hary, report to the call room”. Josef Sir notò che Armin Hary era poco distante dal tavolo dell’addetto ai concorrenti ma non si presentava nonostante le continue chiamate. Allora lui si avvicinò ed in tedesco gli disse “La stanno chiamando, perché mai non si presenta all’addetto ai concorrenti?” E lui di rimando “Io sono il Signor Hary non Armin Hary”. Ma l’incidente diplomatico fu risolto da uno degli addetti del campo che era là vicino e che senza aver capito nulla lo prese bonariamente sotto braccio e lo portò all’addetto ai concorrenti. Qualcuno si domanda ancora perché fu il più forte e vinse i 100 metri? Allora non ebbi modo di conoscere direttamente i grandi Capi, quelli che dal Foro Italico supportavano i miei amici: l’Ing. Baracchi, l’Arch. Guazzone, l’Ing. Besi (porto ancora la colpa della sua caduta allo Stadio Olimpico alla vigilia di una grande manifestazione d’atletica, credo la Coppa del Mondo del 1981), Patriarca, Fioravanti (il papà di Sandro attuale vice direttore di Rai Sport ed uno dei migliori telecronisti Italiani), Eleuteri e tanti altri che ebbi modo di conoscere anche dopo: Aurioso, Bompadre, Marcella Marcellini, Viola, Nemesi etc. (mi scuso per chi ho dimenticato ma gli anni scorrono anche per me…).Così come allora non ebbi modo di conoscere coloro che a capo dell’Area Tecnica dei Giochi di Roma ne garantirono il perfetto svolgimento: Mario Vivaldi, Virgilio Tommasi – primatista Italiano di salto in alto nel passato, - ed Amos Matteucci, responsabile dei campi di allenamento, poi nume tutelare dello sport universitario al CONI. Nel famosissimo libro dell’americano David Maranis pubblicato pochi anni fa e intitolato “Roma 1960 Giochi Olimpici che cambiarono il mondo” solo due giornalisti sono ricordati : Gian Paolo Ormezzano ed il giovanissimo Rino Tommasi, il figlio di Virgilio che ebbe la sfortuna di avere un incidente stradale il giorno prima dell’apertura dei Giochi come racconta Maranis nel suo libro. Anni dopo entrai al CONI dalla porta principale, quale Segretario Generale della FIDAL, dopo una utile esperienza alla Federcalcio, quale redattore junior di

Calcio Dilettanti, grazie a due colleghi pensionati (Dario Borgogno e Marcello Folena). In quegli anni molti degli amici che avevo conosciuto sui campi erano cresciuti ed erano controparte nei vari sindacati. E la mia fortuna fu che mi avevano conosciuto sui campi di allenamento ed avevano apprezzato la mia passione e la mia dedizione. Mai nei tanti anni di dirigenza al CONI mi misero in difficoltà, anzi mi consultavano prima delle riunioni ufficiali e mi davano utili consigli. Nei miei otto anni in Commissione del Personale del CONI mi sono trovato più volte dalla loro parte che da quella della Amministrazione che rappresentavo e loro nelle riunioni mi chiamavano per nome, quasi fossi uno di loro, e mi hanno sempre garantito rispetto e tranquillità anche nei momenti più difficili. Sia i vecchi che quelli più giovani come la coppia B & B (...parlo di Bonometti e Biscari). Ecco il mio primo ricordo sui Giochi di Roma è rivolto a loro. Furono anche loro che a contatto con i partecipanti e gli officianti resero questi Giochi indimenticabili. Sarà difficile che nelle celebrazioni dei 50 anni qualcuno si ricordi di loro, anche perché moltissimi ci hanno da tempo lasciato. A me è piaciuto farlo perché lo sento e perché devo tanto ad ognuno di loro. Luciano Barra

Le foto a pag. 38: in alto, l’arrivo di Abebe Bikila; in basso il giavellottista tedesco Kruger, medaglia d’argento. In questa pagina: in alto l’arrivo di una semifinale degli 800, vinta dall’americano Siebert; nella foto piccola l’americano Johnson, prestigioso oro nel declathon, nella prova del peso.


Quella che ci apprestiamo a leggere è la testimonianza diretta di Rosita Romanelli, che fu assunta nel 1957 e subito destinata al C.O.R. (Costruzioni Olimpiche Roma). E da questo osservatorio privilegiato vide crescere giorno per giorno gli impianti che nel 1960 avrebbero ospitato l’ultima Olimpiade a dimensione d’uomo. Correva l'anno 1957: dopo un breve colloquio con Angelo Menna ed un test attitudinale affrontato sotto l’attenta osservazione del professor Ferruccio Antonelli (ndr: specialista in Neuropsichiatria e fondatore della psicologia dello sport, fu fra i primi docenti della Scuola Centrale dello Sport) fui inviata all'ufficio tecnico del C.O.R. (Costruzioni Olimpiche Roma) creato l'anno prima dal comitato organizzatore dei giochi della diciassettesima Olimpiade, e che aveva il compito di costruire ed ammodernare tutti gli impianti necessari per l'ottimo svolgimento delle Olimpiadi. Non è mia intenzione, anche perché non ne sarei capace, di parlare di questioni tecniche, strutturali ed economiche, né tanto meno delle difficoltà affrontate e risolte dal C.O.R. negli anni precedenti il 1960. Vorrei soltanto, attraverso piccoli flash ancora vivi nella mia memoria, far conoscere l'atmosfera diversa, entusiastica ed esaltante che permeava il nostro ambiente di lavoro. Gli uffici erano al quinto e sesto piano in largo Diaz, al numero 13.

Come Servizio avevamo poche stanze a disposizione , tant’è che eravamo in tre o quattro persone per ogni locale assegnatoci. Di questo palazzo ricordo ancora con una certa apprensione l’ascensore: infatti era uno di quei famigerati impianti costruiti dall'ingegner Colla, ben noti a Roma - si fa per dire! - perché erano sempre guasti. Ebbene anche il “aggeggio” non era da meno: andava in “tilt” ad ogni piè sospinto e senza una ragione, per cui quasi tutti noi che lavoravamo in quell’edificio, sia dirigenti che impiegati, ci è capitato più volte di uscire da quell'infernale aggeggio … a quattro zampe, poiché all’improvviso si bloccava a 50, 60 cm prima di arrivare al pianerottolo! Né posso dimenticare l'orologio con asta manuale che era collocato al sesto piano, ove inserivamo il cartellino delle presenze: i nostri colpi, avanti ed indietro di quell'asta, a lungo andare avevano lesionato il tramezzo di sostegno di questo apparecchio. Il lavoro di ognuno si svolgeva, nelle singole competenze con passione e celerità, senza badare né ad orari, né a

Il ponte baley costruito in via provvisoria per snellire la viabilità dal Genio Militare, a fianco del Ponte di Corso Francia


feste o a ferie. Nel complesso regnava uno spirito di collaborazione davvero unico, che non veniva intaccato nemmeno quando ho qualche volta nascevano ripicche o pretese personali di qualcuno di noi, che ambivano ad incarichi a loro giudizio più congrui. Nulla di particolare comunque, cose che accadono in ogni comunità di persone, e che poi rientravano in breve tempo nella normalità. Ora vorrei ricordare alcuni personaggi che ho ben fissi nella memoria e che a mio avviso sono stati gli artefici primi della riuscita di Roma 1960. Inizio dall'ingegner Lucia- Il meraviglioso interno cupola del Palazzo dello Sport, disegnato dall’Arch. Pierluigi Nervi no Berti, alto, distinto, che era consulente tecnico del dottor Mario Saini. Berti era un uomo dal cuore d'oro che importante personaggio era il dottor Giuseppe Andreani, aiutava sempre chi aveva bisogno. La sera, finito il lavo- dell'archivio del C.O.R.: veniva dalla importante espero, si faceva accompagnare a casa dall'autista con la rienza delle Olimpiadi invernali di Cortina d'Ampezzo vecchia e gloriosa “ giardinetta” (ricordate? era una To- del 1956, parlava diverse lingue ed adorava (come li polino “mini-van”, con portellone posteriore, che aveva le adoro io...) i balletti classici. Quindi ricordo il dottor Lufiancate in legno), auto a disposizione dell'ufficio, che ciano Colucci, ex direttore generale dell'Anas, filosofo, usavamo quando dovevamo fare il giro dei vari impianti amico di Benedetto Croce, che con l'avvocatessa Clori in costruzione. Altra la persona che ricordo con commo- Giordano e la cara amica Iolanda Coarelli furono i pilazione è l'ingegner Bernardo Barotta, il mio capo, un omi- stri portanti, per la parte legale, per la stesura dei conno molto schivo, severo ed introverso, il quale però aveva tratti di appalto delle varie costruzioni. Poi c'è l'architetto una passione: sui tetti di Roma, così come nelle tende dei Annibale Vitellozzi, che fu il progettista assieme a Pierluideserti (ndr: era orgoglioso di aver contribuito alla rea- gi Nervi del Palazzetto dello Sport, che amava sottolinelizzazione di grandi opere in Africa “per l'impero musso- are come le opere architettoniche dovevano essere le liniano”), amava osservare e studiare le stelle con il suo genere ma anche pesanti, palpabili ma aeree, molto coper noi famoso binocolo, attraverso il quale, egli diceva, stose ma bellissime. Un mio pensiero particolare va poi al poteva rendersi conto della grandezza del Creato. Altro dottor Mario Saini, grande capo del C.O.R., che nel comporre la squadra operaIl Palazzetto dello Sport nella zona Flaminio in una fase di costruzione. tiva per le Olimpiadi, seppe scegliere uomini chiave "prestati" da vari Ministeri, dal Comune di Roma e da Enti pubblici e privati, e volle farsi affiancare da architetti famosi (ma anche da meno famosi però bravi), da ingegneri molto capaci, da geometri acuti e soprattutto dai migliori impiegati, tutti personaggi che, nei diversi ruoli e funzioni, seppero aprire tutte quelle porte necessarie per il raggiungimento dell'importante


meta olimpica. Mario Saini era un uomo di poche parole, le cose belle, l’incidente non lo avesse turbato più di tannon prodigo di complimenti, molto attento a spendere to, anzi lo avesse invece divertito! Un altro aneddoto è denaro a suo avviso superfluo, il quale malgrado questa legato all’ing. Berti, il quale, colpito la magrezza li pordurezza apparente, ebbe la capacità di creare una or- tava tutti i giorni un panino e questo durò fino a che riceganizzazione attiva, fattiva tecnicamente, ma tutt'altro vetti il primo stipendio. Sempre sull’Ing. Berti ricordo l'epiche arida sotto il profilo umano, e che ebbe il merito di sodio legato al giorno in cui fu inaugurata la cupola del considerare ogni collaboratore e dipendente come un Palasport dell’EUR: per festeggiare invitò il gruppo dei amico fidato ed affettuoso su cui poter contare: il tutto in suoi collaborati, e quindi anche la sottoscritta, nella sua una situazione di reciproco rispetto e fedeltà. E di questa bella tenuta ad Orvieto. Aderimmo in quaranta e fu una fiducia ne ebbe testimonianza diretta allorquando per giornata bellissima, occasione tra l’altro per visitare il suoi problemi di salute dovette assentarsi per qualche Duomo ed il Pozzo di San Patrizio, ma anche per gustare mese: la macchina da lui allestita continuò a funzionare un pranzo delizioso, che consumammo su un lungo tavolo fatto da palanche di legno alla perfezione. poggiate su enormi botti, In questi miei ricordi alegposte in una grande cantigiano anche le simpatiche na di pietra, che custodiva scaramucce (…mica tanto vino di gran pregio e di leggere!), tra l'architetto qualità. Quella giornata Pierluigi Nervi ed il maefini ancor meglio, perché stro Emilio Greco, il granpoi tutti al rientro ci ferde scultore, per rendere mammo a Viterbo ove as“più bello” il Palazzo dello sistemmo all’affascinante Sport dell'Eur. Il primo, tra Palio di Santa Rosa. Insoml’altro autore dello stupenma, da questo piccolo epido soffitto dell’impianto sodio si può evincere qua(… simile ad un merletto di le fosse il clima ed il rapBurano), oggetto ancor porto di rispettosa amicioggi di ammirazione e di zia che animava tutto il studio in tutto il mondo, si gruppo degli operatori opponeva all’idea dello del Comitato. scultore di decorare la Il 10 maggio del 1959 fu Tribuna Autorità con un un’altra data importante “fregio” particolare e con della mia “avventura olimun determinato colore. La pica”: gli uffici del nostro contesa, comunque corretServizio furono trasferiti al ta, fu aspra, e vide alla quinto piano del nuovo fine prevalere l’architetto palazzo delle Federazioni Nervi. Il Maestro si Sportive, edificio moderno “consolò” allora realizzaned avveniristico che, prodo una statua davvero gettato da Ezio Cosolo, fu bella che fu collocata dacostruito a tempo di record vanti all’entrata principale in soli otto mesi. Era del Palasport: la nuotatriGiulio Andreotti, assistito da Giulio Onesti, firma le lettere di tutt’altra cosa rispetto a ce. Si tratta di un’opera invito che perverranno di lì a poco ai Paesi di tutto il Mondo Largo Diaz: ci trovammo che negli anni successivi fu ad operare in locali spatrasferita nell’androne centrale del Palazzo H, sede del CONI, ove ancor oggi si ziosi, luminosi, puliti ed anche refrigerati. Unico aspetto può ammirare in tutto il suo splendore e la sua plasticità negativo che rilevammo, almeno noi ragazze, fu legato per un certo periodo ad una imbarazzante situazione di espressiva. Oltre alle persone, mi legano al ricordo delle Olimpiadi “ordine pubblico”. Mi spiego meglio: viale Tiziano e la anche tanti aneddoti che ho vissuto in prima persona du- zona adiacente al Villaggio Olimpico era diventata, dorante quel periodo meraviglioso, come quella volta che po l’entrata in vigore della legge Merlin (ndr: quella che con una mia collega ci prendemmo una mezz’ora di per- vietava l’esistenza delle “case chiuse”), una “affollata” messo, perché volevamo visitare il maestoso nuovo edifi- zona di lavoro delle “escort”, per usare un termine oggi cio a fianco dello Stadio Olimpico che poco dopo sareb- di moda. In prossimità o quasi sotto lo stesso Palazzo delbe divenuto sede del Ministero degli Esteri: ma purtrop- le Federazioni, di pomeriggio-sera, brillavano enormi po, prese dalla bellezza degli interni di questo palazzo, falò che quelle povere ragazze accendevano per adeperdemmo nel vero senso della parola la cognizione del scare i loro clienti. Al di là di ogni aspetto etico e morale, tempo, per cui rientrammo in ufficio con molto ritardo. La quello che disturbava il personale femminile del CONI qualcosa ci causò una solenne ramanzina da parte del era che spesso all’uscita venivamo importunate o quantodottor Saini, al quale però “sotto-sotto” ci sembrò che, meno infastidite da chi, probabilmente confondendosi, vista la motivazione del ritardo ed il nostro interesse per non riusciva a distinguerci da quelle “signorine”.


Dopo qualche settimana una delegazione delle dipendenti si recò dal dott. Saini per denunciare lo spiacevole inconveniente. Questi informò immediatamente la Polizia, che intervenne in qualche modo, e che, almeno fin dopo le Olimpiadi, risolse l’imbarazzante problema. Sempre a maggio di quell’anno, il personale fu dotato di una divisa, che, ricordo, aveva come stemma la Lupa Capitolina coi due gemelli Romolo e Remo. Mentre la costruzione dei vari impianti andava a completarsi, cominciammo poi a ricevere visite da parte del Comitato Organizzatore delle successive Olimpiadi del 1964, quelle di Tokyo. E la cosa che mi colpiva era l’attenzione di questi delegati giapponesi i quali, con le loro meravigliose macchine fotografiche, “immortalavano” sulle pellicole tutto e tutti, dimostrando di essere letteralmente assetati di acquisire ogni informazione possibile sulla tipologia e sui progetti dei manufatti realizzati qui a Roma, perché, convinti a priori dell’efficienza e della “bontà” di tali costruzioni, non avrebbero poi esitato a copiarli, nel preparare la loro Olimpiade. E la cosa, oltre a divertirci ed incuriosirci, ovviamente inorgogliva tutto il nostro gruppo. Sarebbe troppo lungo elencare tutti gli impianti realizzati: mi limito a dire che finalmente un bel giorno furono tutti pronti, collaudati, e perfettamente funzionanti. E così, il 25 agosto del 1960, ebbero inizio i Giochi della diciassettesima Olimpiade. Purtroppo per ragioni familiari non ho potuto vedere alcuna gara che mi interessava, ma fui egualmente soddisfatta degli ottimi risultati che ottenne nel complesso tutte le Squadre italiane.

Poi le Olimpiadi finirono. Cominciò la smobilitazione generale del personale e dei collaboratori del Comitato Organizzatore: i cervelli migliori ritornarono ai loro Ministeri o Enti di appartenenza. C'era malinconia ma c'era anche tanta soddisfazione per l’irripetibile esperienza che avevamo vissuto: ed eravamo orgogliosi perché avevamo fatto tutti davvero un buon lavoro! Il mio “capo” mi regalò una moneta d'oro come suo ricordo, oggetto che conservo ancora con molto piacere. Anche noi, personale CONI, fummo congedati dall’incarico olimpico e riprendemmo (o ci affidarono ex novo) il lavoro di routine nelle Federazioni o nell’Amministrazione dell’Ente. Per quanto mi riguarda, io che avevo iniziato il rapporto con l’Ente proprio in occasione della preparazione delle Olimpiadi, fui “arruolata” all’UITS (Unione Italiana Tiro a Segno). Ma questa è un’altra storia… Permettetemi ora una considerazione finale: la tecnologia ha fatto passi da gigante ed il modo di organizzazione degli eventi è cambiato, così com'è cambiata la Società. Ma al dottor Giovanni Petrucci, che mosse i primi passi proprio nella UITS, e che poi è arrivato alla più alta vetta del CONI, auguro di saper cogliere l'essenza dei sentimenti che emersero nel nostro ambiente in quella favolosa avventura olimpica romana, sentimenti che sono il collante per la realizzazione delle opere che mobilitano l'intelletto umano e che lasciano un segno per quelli che verranno. Rosita Romanelli

Aver partecipato in qualche modo ai lavori per la XVII Olimpiade di Roma 1960, è un’esperienza che non si può dimenticare. Io iniziai a lavorare per questo evento nel giugno 1956, presso il C.O.R. (Costruzioni Olimpiche Roma) e quindi seguendo passo passo la nascita degli impianti sportivi che dal 26 agosto all’11 settembre 1960 sarebbero stati lo scenario meraviglioso di tanti giovani intenti a gareggiare e nel cuore il sogno di salire sul podio più alto. Ma al di là di veder sorgere questi impianti e della Via Olimpica imbandierata, ciò che è impresso indelebilmente nella mia memoria, è l’arrivo degli atleti al Villaggio Olimpico. Che cosa stupenda! Forse chi non ha vissuto quei momenti non può capire quali e quante emozioni si provano nel veder sfilare la gioventù di tante Nazioni, unita nel nome e per amore dello Sport. A giudizio di molti, le Olimpiadi di Roma sono state le ultime disputate all’insegna di un mondo che stava cambiando e nel quale le Olimpiadi non sarebbero più state solamente una grande festa dello Sport. La cerimonia di apertura dei

Giochi, scorre ancora nella mia mente come fosse ieri. Lo Stadio Olimpico era un tripudio di gioia e gli atleti che via via sfilavano, erano accolti da clamorosi applausi, come noi italiani sappiamo dimostrare quando qualcosa ci emoziona. Che dire poi dell’impresa di Livio Berruti? Non sta certo a me ricordare quel momento perché chi era allo Stadio o chi seguiva in televisione avrà certamente esultato per quel portentoso arrivo dell’atleta sul “filo di lana”.E ancora tante emozioni ci ha regalato la XVII Olimpiade, tanti bei momenti vissuti nel nome dello Sport. Ma i giorni sono volati ed un velo di malinconia è sceso quando la bandiera è stata ammainata e la fiaccola olimpica si è spenta : un saluto a Roma ed un arrivederci a Tokyo 1964. E’ con vero piacere che ho scritto queste righe per un bellissimo ricordo e che, in qualche modo, mi ha reso partecipe di un evento straordinario. Ora voglio chiudere con una nota di ottimismo : chissà se nel 2020 le Olimpiadi si svolgeranno ancora a Roma ed io potrò dire “ci sono” ? Non mettiamo limiti alla Divina Provvidenza! Rossana Lucci


Raffaella Viero anche durante le Olimpiadi continuò a lavorare nella sua sede abituale di servizio, il Provveditorato. Ma non per questo fu coinvolta nell’organizzazione, anzi! Il suo settore, pur operando dietro le quinte in modo meno visibile degli altri, ha svolto compiti primari, assolutamente indispensabili al buon esito della manifestazione. Nelle pagine precedenti, parlando dei vari settori alle scarpe per gli atleti del canottaggio e per quelli della dell’organizzazione olimpica non abbiamo trattato, se pallacanestro, che per trovarle tribolammo non poco.” Rafnon di sfuggita, l’Ufficio Provveditorato. Precisiamo che faella Viero ci conferma poi che si lavorava sotto presnon è stata una dimenticanza, ma abbiamo ritenuto op- sione, per tutto il santo giorno: “Il mio ufficio era composto portuno rinviare tale argomento su queste pagine finali da quattro persone: oltre me la collega Fattori, un magazdelle “testimonianze”. Questo perché una nostra collega, ziniere ed un aiuto magazziniere. Però ci muovevamo con Raffaella Viero, accogliendo l’invito che da ben due anni entusiasmo e svolgevamo il nostro lavoro con la massima stiamo rivolgendo a tutti i pensionati CONI di raccontarci serietà. Era stimolante essere protagonisti, pur se nel settore i loro ricordi sui Giochi di Roma, a metà giugno ci ha tele- servizi dell’Olimpiade di Roma. Io poi lavoravo al CONI fonato per parlarci del suo Servizio (appunto il Provvedi- dal 1954 ed ero stata già coinvolta, sempre al Servizio torato), e del lavoro che questa Unità organica svolse in Provveditorato nel predisporre i materiali di supporto per quella convulsa estate1960. Il suo ufficio era inserito le spedizioni italiane del 1956 a Melbourne per i Giochi nell’ambito della Sezione Amministrativa con il compito Estivi ed a Cortina per quelli invernali.” Prendendo spunto dalle parole della collega vogliamo di svolgere una azione di supporto (ndr: ricordare quello che sottolinea il Rapcitiamo testualmente ciò che dice il Rapporto Ufficiale sul lavoro dell'Ufficio porto) “...per garantire in ogni caso il Provveditorato “… tutto il lavoro fu migliore rendimento di ogni settore, sia ottenuto con un ristretto numero di dipenper alleggerire i compiti delle altre Sedenti, nonostante la mole di lavoro e la zioni nei momenti più critici.” Nella telesimultaneità di alcune attività”. Fino alla fonata con Raffaella Viero la collega si vigilia dei giochi c’erano sette impiegati: è soffermata su un ambito specifico cui poi nella fase di maggiore impegno l'orlei era precipuamente preposta, vale a ganico del personale raggiunse il numero dire quello relativo all'approvvigionadi 12 elementi.” Complessivamente fu un mento delle uniformi per gli organizzalavoro non certo indifferente, come ci tori, giudici, delegati tecnici, accompaattesta questa elencazione del Rapporgnatrici-interpreti e personale addetto to: “Le ordinazioni emesse a tutto 1'11 ad uffici o servizi. Non fu un compito settembre 1961 furono 6.641; i mandati secondario, come ha teso a precisare di pagamento emessi a tutto il 16 ottobre più volte la collega “...anche se a prima 1961 furono .4.746; le lettere inviate e vista potrebbe non sembrare così.” “Mi ricevute a tutto il 16 ottobre 1961 furoricordo – ci racconta Raffaella rinvangando con un po’ di nostalgia nella sua Divisa di servizio per gli uomini no 6.787; i buoni dì carico di materiali acquistati furono 637.” Possiamo ben memoria – che bisognava fare particolare attenzione, nel dare ad ogni avente diritto la fornitura di dire quindi che fu un impegno pesante, ben realizzato materiale che gli era stata destinata. Mentre per il persona- grazie ad un gioco di squadra perfetto e sincronizzato. le operativo, interno ed esterno, fornivamo tutto noi, per Per dare meglio il senso di quella realtà, chiudiamo quello delle Squadre Nazionali, eccezion fatta per camicie, l’argomento riportando la risposta che ci ha dato Raffacravatte, scarpe e suppellettili varie, nonché per gli articoli ella alla nostra domanda su quale fosse il suo ricordo più di profumeria, davamo stoffa ed accessori alle Federazioni emozionante di quel periodo? “Senza dubbio le due ceriSportive, che poi pensavano al confezionamento delle divi- monie, d’apertura e chiusura. Lì ebbi la chiara sensazione se con loro sarti di fiducia. Rammento ancora i problemi che Roma 1960 portava anche la mia umile firma, come che ci crearono certe forniture, viste le misure antropometri- quella di tanti altri che operarono dietro le quinte, ma non che poco consuete di certi atleti: mi riferisco in particolare a girarsi i pollici. Ed io ero felice ed orgogliosa”.


Il racconto di un tredicenne entusiasta ed emozionato che non volle perdersi nemmeno un minuto di quell’atmosfera eccezionale che caratterizzò la Capitale: girò Roma in tutti i modi, a piedi, in tram, in bicicletta ed anche con la fantasia, per carpire ogni possibile misterioso segreto di quell’affascinante avvenimento. Nell’agosto del ’60 avevo da pochi mesi compiuto tredici liana, Giovanni Proietti, amico e frequentatore della mia anni. A giugno ero stato promosso a pieni voti in terza famiglia, che nel 1956 era stato il CT della squadra azmedia (frequentavo la scuola Daniele Manin all’Esquilino) zurra di ciclismo (ndr: i cui atleti vinsero tre medaglie ed ero contentissimo di poter passare l’estate senza alcun d’oro, una d’argento ed una di bronzo). E il “sor Giovanproblema di studio, e di poter così seguire, prevalente- ni”, come mi permettevo di chiamarlo in modo familiare, mente dalle pagine del Corriere dello Sport, come Roma in più di una occasione mi aveva raccontato del viaggio si stesse preparando ad ospitare i Giochi Olimpici. Tra in nave verso l’Australia, degli allenamenti sui rulli duranl’altro, avendo potuto godere sin da quando avevo dieci te la traversata, delle imprese dei suoi ragazzi e di tante altre avventure ineanni di una certa renti quell’evento. “libertà genitoriale Tornando ai miei trevigilata” (ndr: perché dici anni, il fatto di mi riconoscevano espoter vivere “live” sere un ragazzino con la atmosfera delle la testa sulle spalOlimpiadi addirittura le…), quando riuscivo nella mia città, a poa proporre un “piano chi chilometri da casa serio, preciso e dettamia, era una situaziogliato” come pretenne che mi faceva letdeva mio padre, mi teralmente impazziera periodicamente re! Erano in particoconsentito di effettualare tre gli impianti re dei “personali sosotto mio controllo: il pralluoghi” nelle zone Velodromo Olimpiche sarebbero state co, il Palazzo dello interessate ai Giochi, Sport e la Piscina per vedere la evoludelle Rose, tutti in zione dell’apparato zona EUR. Un’altra organizzativo. area “posta sotto la Ciò, ovviamente, nella mia supervisione” era cosiddetta “misura in la via Olimpica, ma cui” mi sarebbe stato qui il discorso si faceconcesso, considerate va molto più serio e le tante transenne, i complicato per tantisdivieti d’accesso e le Era opinione generale che il Velodromo fosse l’impianto più elegante e suggestivo di tutti quelli realizzati per Roma 1960. Ma fu quello che purstaccionate attorno ai troppo ebbe vita più difficile subito dopo i Giochi, perché la zona ove fu sime ragioni, anche perché lì potevo efcantieri. Per me co- costruito presentò problemi di natura geologica particolarmente gravi. fettuare le mie ispemunque pur se un Eppure l’anello in legno fu progettato per essere “la pista dei record”. zioni solo in bicicletgioco o un simpatico diversivo, il tutto era una cosa seria: sentivo tanta eccita- ta, ed in tal caso il “piano serio, preciso e dettagliato” di ta curiosità per i Giochi che di lì a poco si sarebbe svolti cui sopra doveva essere …dettagliatissimo! La zona EUR, Roma. Non vedevo l’ora che iniziassero! Il fatto è che a- oltre ad essere più accessibile, mi affascinava; mi dava vevo (ed ho sempre avuto) un legame “congenito”, se l’impressione di essere all’estero (…anche se fino a quel volete “biologico”, con le Olimpiadi. Già da quando ave- momento non ero mai stato fuori dall’Italia). Tutto era vo nove anni, ricordo, seguii con “matura attenzione” le maestoso. Eppoi all’E42 (come chiamavano tutti i romani notizie che arrivarono da Melbourne, nel 1956. Ma il d’allora quel nuovo quartiere voluto da Mussolini per cosiddetto “colpo di fulmine” coi “cinque cerchi” me lo ospitarvi l’Esposizione Universale nel 1942) si arrivava provocò un testimone diretto di quella esperienza austra- facilmente, grazie alla “nuova” Metropolitana, mezzo


anch’esso affascinante ed avveniristico (ndr:certo non a- dere. Infatti, arrivata l’antivigilia delle Olimpiadi, ricevetvrei mai pensato che quelle stesse vetture avrebbero cir- ti da mio padre due regali meravigliosi: il biglietto in colato fino a qualche mese fa sui binari della Roma O- curva, posti in piedi, al Velodromo Olimpico, per la sera stia!). Insomma quelli per me erano i primi passi del 26 agosto, ove in programma c’era l’assegnazione nell’ambiente sportivo, ed ero entusiasta di tutto ciò che della prima medaglia per la pista, quella del chilometro stava accadendo. All’epoca, cioè nel ’60, dovete sapere con partenza da fermo, dove l’Italia era rappresentata che portavo ancora i “calzoni corti”, come d’altronde era da Sante Gaiardoni. L’altro grande regalo fu una”tessera speciale” uso per i maschi fino al di quindici giorni, completamento delle emessa per l’evento scuole medie inferiori , olimpico dall’ATAC almeno nelle famiglie di per i turisti, così da operai o della piccolissipoter girare in santa ma borghesia popolare pace su tutte le linee cui io appartenevo. Quetram, autobus e filosto particolare però incibus di tutta Roma. deva minimamente, se Quella tessera per non per nulla, sui miei me quello fu il primo movimenti in città: anzi, lasciapassare che mi dato che quell’estate si diede un senso di presentava particolarlibertà che forse non mente torrida, la cosa ho più provato nella aveva i suoi vantaggi di La metropolitana, allora vanto di una Roma moderna... mia vita! Ma a que“carattere termico”. Tornando agli impianti sotto la mia supervisione, in realtà sti due favolosi regali, se ne aggiunse, anch’esso inaspetessi erano già stati completati da alcuni mesi. I miei so- tato, un terzo: il giro in automobile per Roma la sera pralluoghi non arricchivano più di tanto la mia conoscen- dell’accensione della fiaccola olimpica in Campidoglio! za: certo però che poi dovevo dar spazio alla mia inven- Un tour indimenticabile che fece assieme alla mia famitiva per raccontare a mio padre i “vari stati glia (cinque persone: papà, mamma e noi tre fratelli, d’avanzamento”. Al ritorno da quelle “missioni” lui ascol- ragazzi dai 9 ai 18 anni) ed a mio zio paterno, con la tava il mio “dettagliato rapporto” con attenzione, anche moglie (cioè mia zia) e con la figlia di 7 anni (cioè mia se, col senno di poi, credo di aver capito che sapeva cugina). In tutto eravamo otto persone. Ma il mezzo di trasporto utilizzato non benissimo che molta di Le Olimpiadi segnarono purtroppo il declino dei tram nella Capitale era un pulmino, come quella narrazione era la logica potrebbe far oggetto della mia sviimmaginare, tutt’altro! luppata fantasia. Ma Quel fantastico giro lo faceva finta di niente: facemmo su una sgananzi, spesso si compligherata Topolino Giarmentava quando gli dinetta (…quella con raccontavo, con un elole fiancate in legno!), quio da ministro dei tutti appollaiati e colavori pubblici, “i signistretti all’interno della ficativi passi in avanti” vettura. Ma l’emozione di tutto l’apparato! annullò completamente Il Velodromo Olimpico ogni disagio. era il mio impianto preRicordo tantissima conferito. Avevo letto, semfusione, tantissimo trafpre sul Corriere dello Sport, che la pista era meravigliosa, la più scorrevole del fico, tantissima eccitazione, tantissima illuminazione per le mondo: lo aveva dichiarato alla stampa il CT della pista, strade. E poi mi colpirono molto i sovrappassi pedonali in Guido Costa, il “mago” come era chiamato nel mondo del ferro sulla via Olimpica, ed i nuovi lampioni stilizzati, che ciclismo. Mi ricordo che due o tre volte ho tentato il tutto facevano una luce bianca. Non credo che riuscimmo a e per tutto per cercare di entrare nell’impianto: una volta vedere il tripode acceso nella piazza del Campidoglio: mi mischiai in mezzo ad un gruppo di militari che faceva- probabilmente ci fermarono ai piedi della meravigliosa no servizio per trasportare qualche merce, probabilmente scalinata che porta al piazzale davanti al Palazzo Senadelle bandiere. Regolarmente però venivo bloccato dal torio. Ma a tredici anni si sogna ad occhi aperti, ed io mi custode, Luigi Federici, indimenticato dipendente CONI, immaginai tutti i particolari di quella toccante cerimonia. che poi a novembre dello stesso 1960 avrei conosciuto Ricordi che porto ancora intatti dentro di me, e che poi nella mia qualità d’Allievo del primo corso del Centro furono certamente arricchiti dalle immagini viste successiConi di Ciclismo di Roma: fu infatti lui, il “sor Giggi”, il vamente in televisione o nei cinegiornali dell’epoca. Indeprimo istruttore che mi insegnò a girare su quella incante- scrivibile fu poi l’esperienza di poter assistere ad una vole pista! Ma le emozioni dovevano ancora tutte esplo- gara olimpica!


Entusiasmo ed eccitazione, sebbene la gara a cui ebbi la fortuna di assistere, il chilometro da fermo, sia da sempre, almeno sul piano dello spettacolo, la specialità più noiosa in assoluto di tutte le discipline del ciclismo. Sugli spalti c’era una eccitazione da derby: tra l’altro al mattino quattro corridori italiani, Trapè, Bailetti, Cogliati e Fornoni, avevano vinto sul percorso stradale Roma-Ostia-Roma della Cristoforo Colombo la medaglia d’oro della 100 km a squadre, una disciplina tutta potenza e concentrazione (…purtroppo quella gara fu funestata dalla morte per collasso di un ciclista della squadra danese, Knud Enemark Jensen, vittima del caldo e di qualche micidiale mistura dopante!). Il trionfo di Sante Gaiardoni fece esplodere gli spalti. Io ho urlato dal primo all’ultimo metro Arienti, Testa, Vallotto e Vigna, oro azzurro nell’inseguimento a squadre. durante la gara del grande atleta veronese, che ebbi poi modo di conoscere negli anni suc- piacere di veder salire sul gradino più alto del podio un cessivi. Ricordò istante per istante il suo giro d’onore, ciclista italiano. Può sembrare assurdo, ma è così. Concluquando passò sotto la curva e rispose felice alle grida do infine questo “excursus memoriae” di ragazzino tredientusiaste di noi tifosi, aggrappati alla rete della balau- cenne coi calzoni corti, ricordando brevemente stra! E ricordo ancora l’emozione dell’inno nazionale du- l’atmosfera speciale che Roma seppe offrire in quei giorrante la cerimonia di premiazione: quelle note mi crearo- ni di fine agosto, primi di settembre. Potete certamente no una commozione totale che, devo ammetterlo, non ho immaginare “come e quanto” utilizzai la favolosa tessera mai più sentito, nemmeno quando, nelle mie tante succes- speciale dell’ATAC che mi permise di girare in lungo ed sive occasioni professionali da dirigente tecnico di una in largo la mia città. Uscivo alle otto di mattino per riensquadra azzurra ai mondiali o alle Olimpiadi, ho avuto il trare attorno alle venti. Con a tracolla un “sacchetto da rifornimento”, di quelli che usano i ciclisti in gara, con dentro quattro “rosette” ripiene (mortadella, stracchino, o marmellata) e due mele per la pausa pranzo o per placare qualche attacco di fame, cercavo di non perdere nemmeno un minuto di quella vivacità e di quella allegra frenesia che caratterizzò la Capitale in quei diciotto giorni dal 26 agosto all’11 settembre. Qualsiasi persona che incontravo e che mi sembrava fosse straniera, la credevo in qualche modo coinvolta nei Giochi, e mi chiedevo: “sarà un atleta? un tecnico? un giornalista?” E lì a fantasticare, mischiando la mia fantasia coi risultati agonistici che quotidianamente studiavo a memoria grazie alle pagine del Corriere dello Sport. Insomma sentivo “sulla mia pelle” che Roma stava vivendo giorni irripetibili. Ora però credo sia inutile che continui coi miei ricordi, che certamente sono poco o niente rispetto a quelli di quei colleghi che, della bellissima avventura romana sono stati addirittura protagonisti in modo diretto o da dietro le quinte. Tenendo conto della mia successiva attività professionale nell’ambito dello sport, sono convinto che le Olimpiadi di Roma furono davvero faticose per chi ci ha lavorato dentro, ma come ho avuto modo di sentire dai racconti (quelli sì interessanti!) di alcuni di loro, che vissero quelle giornate, quella fu davvero una Altro oro italiano, nel tandem Bianchetto-Beghetto Ricordiamo che esperienza unica, particolare, irripetibile. E con Sergio Bianchetto (l’atleta alla guida) venne poi assunto dal CONI. Lo annoveriamo quindi, con piacere ed onore, come nostro collega. tanta invidia dico “beati loro!”. Augusto Rosati


Roma, comunità universale e luogo di incontro per tutti i popoli, le culture e le religioni, si candida a ospitare i XXXII Giochi Olimpici e i XVI Giochi Paralimpici del 2020, anno del centocinquantesimo anniversario di Roma Capitale. L’assegnazione dei Giochi per quell’anno sarà decisa dal CIO nel 2015. Come ex dipendenti CONI, che sappiamo cosa sia una manifestazione di tal genere, e che hanno ben impresso nella memoria, per esperienza diretta o anche solo come semplici testimoni, le magnifiche pagine che qui furono scritte cinquant’anni fa con la XVII^ Olimpiade, ci auguriamo che la Capitale d’Italia possa di nuovo presentarsi al mondo intero come città unica, che meglio sa interpretare lo spirito di Olimpia. Siamo convinti che se ci sarà una simile possibilità, anche quei Giochi saranno caratterizzati da quella atmosfera di amicizia, di fratellanza, di solennità come accadde cinquant’anni fa, nel 1960. AVVISO IMPORTANTE: questo numero speciale sarà pubblicato in versione telematica anche sul sito www.pensionaticoni.it. Inoltre, nella convinzione che debba essere dovere morale di noi NOTIZIARIO DELL’APEC ASSOCIAZIONE PENSIONATI CONI anziani trasmettere alle nuove generazioni esperienze e ricordi del Direttore Angelo Menna nostro passato (soprattutto se positivi e di valore sociale), aprireDirettore Responsabile Augusto Rosati mo un link su tale sito, ove, oltre a riproporre in versione WEB i Foro Italico, 00135 Roma contenuti di questo numero, inseriremo ulteriori informazioni, foto Telefoni: 0636854045 - 36854049 e documenti su Roma 1960, che per problemi di spazio non abbiafax: 06.36854042 - 36854044 mo potuto proporre in questa attuale occasione. Sarebbe importanweb: www.pensionaticoni.it te e positivo che altri colleghi, stimolati dalla presente pubblicazioemail: pensionati coni@alice.it Registrazione Tribunale di Roma n°132/2000 ne, ci facessero pervenire quanto più materiale in loro possesso, per arricchire questo archivio e per rafforzare la nostra tesi che La stampa del Notiziario è effettuata da TIPOGRAF srl quella di 50 anni fa è stata veramente “la nostra Olimpiade”. Roma, via Costantino Morin 26/a, Se poi da questa “spinta” riuscissimo per il futuro (...magari una tel. 06.3724146, fax: 06.3701054 volta l’anno) a pubblicare pagine speciali sui nostri “ricordi” da dipendenti CONI, ‘mbè allora avremmo proprio “fatto bingo!” L’immagine riportata nella prima pagina di copertina è tratta dal volume promozionale Olimpiadi 1960 nel dicembre 1958


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ROMA 1960, LA NOSTRA OLIMPIADE by augusto Rosati - Issuu