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Anno 33, n. 112 - Ottobre 2026 Sped. in Abb. Post. Art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 Filiale di Padova


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“P

Motivi di speranza

rofeti di sventura”. La frase è stata pronunciata da Giovanni XXIII l’11 ottobre 1962 nel discorso inaugurale del Concilio Vaticano II. Si riferiva a coloro che, comprensibilmente preoccupati con la piega che stavano prendendo i lavori conciliari, allertavano contro le immani conseguenze che ne sarebbero potute derivare. Allora furono derisi dallo stesso Pontefice. Le parole d’ordine erano l’ottimismo e l’apertura. Più di sessant’anni dopo, bisogna essere cieco e sordo – o in malafede – per non rendersi conto che i profeti di sventura avevano ragione. Da Paolo VI fino a Francesco, tutti i Papi recenti hanno avuto occasione di denunciare la grave crisi in cui è precipitata la Chiesa. Nel 1968 Paolo VI ha parlato di un processo di “autodemolizione”. Nel 1972 ha affermato che il “fumo di Satana è penetrato nel luogo sacro”. Ma la Provvidenza ha le sue vie misteriose. Oggi, nell’auge della crisi, quando taluni si avventurano perfino ad affermare – senza ragione – che la Santa Sede sia vacante, la Divina Provvidenza sembra concedere grazie che hanno più di primavera che di autunno. Si tratta del fenomeno noto nel mondo francofono come “renouveau catholique”, e in quello anglosassone come “quiet revival”. Sempre più adulti, specialmente giovani, si avvicinano alla Fede. I battesimi di giovani adulti sono esplosi in tutto il mondo. Mentre la crisi continua a infierire sulle generazioni più anziane, nei giovani invece c’è un’inversione di rota. L’aspetto forse più interessante di questa rinascita è che, ovunque, si mostra tendenzialmente conservatrice e perfino tradizionalista. E questo si spiega facilmente. Cosa provoca il ritorno alla Fede? È la sensazione di smarrimento e di perdita di identità. Delusi dal mondo moderno, incapace di dare un senso trascendentale alle loro vite, queste persone si volgono verso la religione. Non, però, quella religione complice del mondo dal quale cercano di fug2 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2026

gire, bensì quella religione che, ponendosi al di sopra del mondo, offre certezze e speranze soprannaturali. Cioè il cattolicesimo di sempre. Credo che non sia esagerato dire che, almeno in larghe fasce dei fedeli, stiamo assistendo al naufragio del progetto progressista di “abbracciare il mondo”. Stiamo assistendo al collasso di un modello di Chiesa che per oltre sessant’anni ci è stato presentato come quello del futuro. La forza del fenomeno sorprende le stesse autorità religiose, evidentemente impreparate per accogliere queste persone. Impreparate non solo materialmente ma soprattutto spiritualmente. Si rendono conto che questi neoconvertiti cercano una religione molto diversa da quella che hanno insegnato per mezzo secolo. Ed ecco il t r e m e n d o dramma di coscienza: accetteranno di aver sbagliato strada? O persevereranno sulle stesse vie con il rischio che i neoconvertiti cerchino realtà più affini alla Tradizione? La Conferenza episcopale francese ha convocato un sinodo straordinario per studiare il fenomeno. Quella tedesca ha inviato una missione in Francia per analizzare la situazione. La Catholic University of America ha condotto una ricerca approfondita nel clero americano. La Biblical Society ha pubblicato uno studio sul Quiet Revival in Gran Bretagna. Altrettanto ha fatto la Cardus Foundation in Canada. Cresce anche il numero dei ricercatori universitari che si dedicano a studiare il fenomeno. Al di là delle varie concause che questi studi riscontrano – di carattere psicologico, sociologico, storico, ecc. – credo che il fattore più importante sia la grazia divina. Mi sembra chiaro che, sull’orlo dell’abisso, la Divina Provvidenza stia dando una grazia nuova che, se corrisposta, può portare a una conversione su larga scala. Spetta a noi pregare e sperare. Comunque, ci sono motivi di speranza. u


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Sommario Anno 33, n° 112, ottobre 2026

v Motivi di speranza v America Latina: naufraga il “socialismo bolivariano” v Leone XIV: È possibile definirne lo stile? v Il Quiet Rerival v Il Quiet Revi val nel mondo v Uno sguardo più approfondito sui nuovi convertiti v Milano – 28 giugno 2026: Riparazione! v Cristianità: modello superato o faro per il futuro? v Il mondo delle TFP v Göttingen: gli antifa attaccano dodici agenti feriti v Giugno, mese del Sacro Cuore: i cattolici offrono riparazione v Polonia: in difesa della famiglia v San Michele: Patrono della Contro-Rivoluzione

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Copertina: pellegrini sulla via di Chartres. Ogni anno il pellegrinaggio a Chartres, di carattere chiaramente tradizionale, rompe i propri record di partecipazione. È un segno del Quiet Revival che si fa sentire in molto Paesi.

Tradizione Famiglia Proprietà Anno 33, n. 112 ottobre 2026 Dir. Resp. Julio Loredo Offerta annua suggerita Euro 15,00 IBAN: IT11 H 05034 32881 000000013726 Direzione, redazione e amministrazione: Tradizione Famiglia Proprietà, Via Nizza, 110 - 00198 ROMA Tel. 348-3812471 Aut. Trib. Roma n. 90 del 22-02-95 Sped. in abb. post. art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 — Padova Stampa: Graphicscalve S.p.A. loc. Ponte Formello 1/3/4 - 2420 Viminore di Scalve BG Per offerte all’Associazione, usare il QR a fianco

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Javier Milei

Attualità

America Latina: naufraga il

un rifiuto continentale de

Daniel Noboa

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urante una recente visita alla sfortunata isola di Cuba, il presidente del Partito comunista cileno, Lautaro Carmona ha elogiato in modo a dir poco assurdo l’ex dittatore delle Antille: “Noi comunisti cileni siamo onorati di partecipare a questo colloquio per il centenario del compagno Fidel (...) un tratto essenziale della sua etica, il suo umanesimo, la sua umanità, che non conosceva limiti”. Per il leader comunista cileno, tuttavia, non tutto è roseo. L’avanzata della destra in America Latina viene considerata, nelle stesse dichiarazioni, come “il pericolo più grave per l’umanità. L’espressione recalcitrante dell’estrema destra fascista che si sta diffondendo nei nostri paesi”.

Rodrigo Paz

I timori del comunista cileno riguardo all’espansione dei governi di destra nel continente sono più comprensibili della sua litania a favore del defunto dittatore delle Antille. In effetti, in nessun periodo storico recente si è osservata una serie di risultati elettorali così favorevoli ai candidati di destra e di sonore sconfitte per la sinistra. Tutto è iniziato con il fallimento del kirchnerismo in Argentina e l’ascesa del candidato Milei, il più contrario al progetto socialista peronista, che ha ottenuto il 55,65% dei voti. Javier Milei è stato eletto il 10 dicembre 2023 e, successivamente, nell’ottobre dello scorso anno, il suo partito, La Libertad Avanza, ha ottenuto circa il 40,7% dei voti a livello nazionale, confermando così lo spostamento a destra delle preferenze dell’opinione pubblica argentina.

Nasry Asfura

Nel frattempo, l’ex presidente Cristina Fernández de Kirchner si trova ad affrontare un procedimento giudiziario particolarmente sfavorevole, condannata in via definitiva a sei anni di carcere e interdizione a vita dai pubblici uffici. A partire dall’Argentina, la successione di risultati elettorali favorevoli alle posizioni più di destra nei rispettivi paesi giustifica la visione pessimistica con cui questi risultati sono accolti dal comunismo internazionale. Il 13 aprile 2025, in Ecuador, l’imprenditore conservatore Daniel Noboa è stato rieletto presidente con il 55,63% dei voti, sconfiggendo la candidata socialista Luisa González, sostenuta dai seguaci dell’ex presidente Rafael Correa, che aspirava a tornare al potere in Ecuador attraverso la sua allieva. I suoi piani, tuttavia, hanno fallito. Il mentore di González è stato costretto a rimanere in Belgio, fuori dalla giurisdizione ecuadoriana, in attesa di una condanna e di altri procedimenti legali pendenti.

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ga il “socialismo bolivariano”

ale dei candidati di sinistra di Juan Antonio Montes Varas José Antonio Kast

Solo quattro mesi dopo, il 17 agosto dello stesso anno, la Bolivia ha avuto la sua opportunità di unirsi a quest’ondata di vittorie anticomuniste. Al primo turno, Rodrigo Paz ha vinto con circa il 32,1%, mentre Jorge Quiroga ha ottenuto circa il 27,3%. Complessivamente, dunque, i due candidati di centro-destra hanno raccolto più della maggioranza assoluta dei voti.

Laura Fernández

Il risultato del secondo turno, che ha sancito la vittoria di Rodrigo Paz, ha segnato la fine di quasi due decenni di dominio del Movimento al Socialismo (MAS-IPSP), guidato da Evo Morales. È stato un cambiamento epocale. Come gli ex presidenti di Argentina ed Ecuador, Evo Morales è tuttora latitante in Bolivia, rifugiatosi nella sua roccaforte politica ed evitando di comparire in tribunale per difendersi dalle gravi accuse a suo carico. A novembre, anche l’Honduras si è unito a quest’ondata di rifiuto della sinistra. Il 30 novembre, il candidato della destra, Nasry Asfura, ha vinto una competizione serrata e combattuta con il 40,26% dei voti. Meno di un mese dopo, il 14 dicembre, uno dei cambiamenti politici più significativi della regione si è verificato in Cile. José Antonio Kast, schierato a destra, ha ottenuto un netto 58,2% dei voti, sconfiggendo la candidata comunista Jeannette Jara. Interessante ricordare che l’altro candidato di estrema destra, Johannes Kaiser, ha ottenuto il 13,94%. Il risultato ha confermato la tendenza che sta travolgendo l’America Latina: l’inesorabile avanzata delle opzioni di destra e il rifiuto elettorale dei candidati di sinistra. Ma non è finita qui. Il 1° febbraio di quest’anno, anche il Costa Rica si è unito a questa tendenza. Laura Fernández, la candidata di destra e successore del progetto politico del presidente Rodrigo Chávez, ha ottenuto quasi il 50% dei voti, vincendo al primo turno. Il suo partito ha inoltre conseguito un risultato storico in Parlamento, aumentando la propria rappresentanza da 8 a 30 dei 57 seggi, garantendosi un’ampia maggioranza legislativa.

Abelardo de la Espriella

Il risultato costaricano ha confermato che la svolta politica a destra non è un fenomeno isolato, ma una tendenza che continua a diffondersi in tutta la regione. Ma la reazione a catena non si è fermata qui. Nel 2026, anche Colombia e Perù sono entrati a far parte della nuova mappa politica latinoamericana. In Colombia, la sconfitta dell’ex guerrigliero Iván Cepeda ha segnato la fine del governo comunista di Gustavo Petro e l’ascesa di Abelardo de la Espriella, un candidato che i commentatori politici consideravano troppo di destra e con un discorso cattolico tradizionalista. Tra le sue

Keiko Fujimori

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Attualità

promesse, de la Espriella auspica di riconsacrare la Colombia al Sacro Cuore. Spesso finisce i suoi discorsi col grido ¡Viva Cristo Rey! In Perù Keiko Fujimori ha sconfitto il candidato della sinistra unita Roberto Sánchez. E anche qui, i risultati sono interpretati come una svolta storica, che mette fine a una serie di governi di sinistra. Così, ciò che inizialmente poteva sembrare una serie di episodi isolati ha assunto le caratteristiche di una chiara tendenza continentale. Argentina, Ecuador, Bolivia, Honduras, Cile, Costa Rica, Colombia e Perù: otto paesi in cui, con diversa intensità e sotto diverse leadership, l’elettorato si è spostato verso destra o il centro-destra. A questo elenco di nazioni che hanno scelto candidati di destra, potremmo aggiungere il presidente Bukele, il quale, sin dalla sua elezione a presidente di El Salvador nel 2019, ha adottato posizioni sempre più caratterizzate dall’enfasi sulla sicurezza, l’ordine e la lotta frontale contro la criminalità, e che in questi ambiti è stato un punto di riferimento per i candidati sopracitati. Questa serie di fallimenti delle opzioni di sinistra spiega le affermazioni del comunista cileno Lautaro Carmona, il quale sosteneva che ci troviamo di fronte al “pericolo più grave che l’umanità abbia mai affrontato: l’ostinata espressione dell’estrema destra fascista che si sta radicando nei nostri Paesi”. 6 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2026

Chi guarda con favore a questi risultati non può fare a meno di chiedersi se dureranno o se rappresenteranno solo una breve tregua. Sembra troppo presto per rispondere a questa importante domanda; tuttavia, si possono fare alcune ipotesi. È chiaro che la svolta a destra in America Latina non è il risultato di una repentina conversione ideologica. È, prima di tutto, il risultato di un voto di protesta: una protesta contro l’insicurezza, contro il declino economico, contro la corruzione, contro l’immigrazione incontrollata e contro i governi di sinistra caratterizzati da un populismo demagogico in ambito culturale e da una fallimentare tendenza statalista in campo economico. Pertanto, spetta ai nuovi governi soddisfare le aspettative che hanno suscitato e non rinunciare ai principi che li hanno portati al potere. Se sapranno rispondere a queste aspettative, garantire la crescita delle rispettive economie e ripristinare lo stato di diritto, riusciranno certamente a trasmettere il mandato a nuovi candidati del loro settore. Preghiamo che la Divina Provvidenza conceda a questi leader una guida speciale e li conduca sul cammino di una civiltà autenticamente cristiana. u


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Chiesa

Leone XIV: È possibile definirne lo stile? di Julio Loredo

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i suole dire che i primi cento giorni caratterizzino la linea di un governo. Possiamo dire lo stesso per un pontificato? Sappiamo che i tempi della Chiesa sono molto più lunghi. Comunque, è passato un anno e mezzo dall’elezione di Leone XIV. Si possono discernere linee guida, progetti, visioni? Si suole applicare alla Chiesa il classico detto latino “festina lente” – affrettati lentamente. I tempi della Chiesa sono lunghi. Con duemila anni di storia alle spalle, la Sposa di Cristo contempla il passare del tempo con la superiorità di chi ha come orizzonte naturale l’eternità, e non il mondo. Ciò è vero anche per il supremo governo della Chiesa. Non si possono chiedere a un Papa i tipi di risultati immediati che invece ci si aspetta da un governo civile. Ciò detto, sempre più analisti si chiedono se si possa discernere qualche linea guida, o almeno uno stile nel pontificato di Leone XIV. Alcuni, come il vaticanista Luis Badilla credono, che – e cito – “in un anno e mezzo, una parte importante del giornalismo non ha ancora trovato le chiavi di lettura giuste per decifrare nel suo insieme la strategia pastorale ed ecclesiale in atto in Vaticano nonché il “modello” di papato di Robert Prevost”. Secondo il veterano giornalista, “questo Papa ha spiazzato tutti”. Questo, dice, perché tentano di analizzare l’attuale pontificato con “codici obsoleti”, vale a dire con i criteri applicati al precedente pontificato, ricco di gesti spettacolari, parole d’ordine carismatiche e un atteggiamento non di rado dissacratorio.

Leone, invece, si comporta come un “Papa lento”. Qualcuno ha usato l’espressione lombarda “gatto di marmo”. “È difficile afferrare Leone”, scrive Badilla, “la persona e il suo agire sfuggono al modello tradizionale”. Secondo Badilla, Leone ha attuato una serie di discrete riforme tese a ristabilire l’ordine nella Chiesa, di cui quasi nessuno parla. Scrive: “Leone XIV, senza dire una parola, ha ristabilito un ordine che era stato modificato con non poche conseguenze molto negative per l’autorevolezza dell’ufficio”. D’altra parte, però, ammette che Leone sta operando con lo stesso personale ecclesiastico di Francesco, e seguendo le stesse linee guida. In altre parole, pur differente nello stile, c’è una sostanziale continuità. Durante l’estate sono uscite due biografie in inglese di Papa Prevost: “Speranza americana. Cosa significa Papa Leone per la Chiesa?”, di Christopher Lamb; e “Papa Leone XIV: la biografia”, di Elise Allen, uscito qualche mese fa nell’originale spagnolo. Natalia Imperatore-Lee ne fa un’approfondita recensione su America Magazine, la rivista dei gesuiti americani. Scrive Imperatore: “Sia Allen che Lamb sottolineano che Leone sarà probabilmente un papa che istituzionalizzerà la visione di Papa Francesco, il quale era a sua volta più un sognatore che una persona che sapesse come manovrare le leve del potere”. Questo coincide con l’opinione del sopra citato Badilla, che definisce il pontificato bergogliano come “una sorta di rivoluzione dalle aspettative rimaste trattenute”. Cioè, Francesco lanciava grandi TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2026 - 7


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Chiesa progetti di riforma della Chiesa, che poi si arenavano. Con uno stile assai diverso, e soprattutto facendo molto meno chiasso, Leone porterebbe alcune di queste riforme a compimento. Secondo Christopher Lamb, il grande progetto di Leone XIV è la sinodalità. Scrive Imperatore: “Lamb ci assicura che Leone rimane impegnato ad attuare una governance sinodale a tutti i livelli della Chiesa, il che, anziché ridurre l’autorità del papato, di fatto la rafforza”. Mentre la biografia di Lamb si concentra sugli aspetti “americani” di Papa Leone, il libro di Elise Allen tratta piuttosto quelli “peruviani”. La seconda parte è una lunga intervista concessa all’autrice a Castelgandolfo nel luglio 2025. E anche qui vediamo lo stile elusivo del futuro Papa. Per esempio, pur dichiarandosi seguace della Teologia della liberazione, della quale assume il nucleo dottrinale, egli afferma che mai condivise le sue frange violente o marxiste: “Io non sono mai stato un estremista. Difendere la Teologia della liberazione non vuol dire necessariamente promuovere l’ideologia marxista”. Nel libro di Allen, Papa Leone spiega pure che quando Francesco lanciò la sinodalità, questa non fu per lui una novità, giacché “la diocesi peruviana di Chulucanas (dove egli era missionario) fu la prima in America Latina ad adottare questa prospettiva. Le stesse parole del Sinodo – partecipazione, comunione, missione – erano usate da noi già negli anni ottanta”. E anche dopo aver letto questo lungo libro, si resta con la sensazione – per usare l’espressione di Badilla – che ancora non si è “afferrato” il personaggio. Allora, se tutto è così astruso, diventa impossibile capire il Pontificato, almeno con i criteri attuali. È quanto pensa Luis Badilla: “La persona di Papa Leone e il suo agire sfuggono al modello tradizionale: anzitutto alla possibilità di delineare una sua icona identificabile nelle categorie progressista e/o conservatore. Questi concetti sono sciupati”. Come se lo scontro fra tradizionalismo e progressismo fosse ormai superato. Questo ricorda un po’ la tesi del politologo americano Francis Fukuyama, che nel 1992 pubblicò il saggio “La fine della storia”. Nella sua visione, con la caduta del Muro di Berlino e il fallimento del comunismo sovietico, sarebbe finita la lotta fra totalitarismo e liberalismo. Priva della sua molla 8 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2026

propulsiva, la storia sarebbe diventata un movimento circolare e non più lineare. I fatti successivi hanno smentito tale tesi – alla fine abbandonata dal suo stesso autore. La lotta fra comunismo e mondo libero era solo un aspetto della lotta fra bene e male, che, sotto molteplici aspetti, continuerà fino alla fine dei tempi. Anche nella Chiesa. Nel 1968 Paolo VI denunciò un processo di “autodemolizione” della Chiesa. Nel 1972 dichiarò che “il fumo di Satana è penetrato nella Chiesa”. In altre parole, la Chiesa era vittima della penetrazione di errori e tendenze di origine satanica, che la stava distruggendo. Nel 1978, dopo la morte di Paolo VI, e alle soglie di un Conclave che si rivelava molto incerto, Plinio Corrêa de Oliveira scrisse l’articolo “Chiarezza”. Cito: “Davanti alla serie di nomi di candidati al papato, che gli vengono presentati, il popolo non vuole tanto sapere il luogo di origine, l’età e la carriera ecclesiastica, né qual è la sua fisionomia. (...) Ciò che il popolo vuole sapere si riduce a questa domanda fondamentale: Che cosa penserà il nuovo Papa a proposito della autodemolizione e del fumo di satana? Come si comporterà di fronte all’una e all’altro?”. Ecco la domanda chiave per capire un Pontificato: come si comporta di fronte all’autodemolizione e alla penetrazione del fumo di Satana. Continua Plinio Corrêa de Oliveira: “A proposito del nuovo Papa potrebbero essere formulate mille domande. Ma quelle che ho appena preso in considerazione sono più importanti delle altre. Infatti, chi naviga su una barca in mezzo a un fumo tossico, insieme a passeggeri che scompaginano le strutture della nave, è interessato, anzitutto e principalmente, a sapere che cosa verrà fatto in relazione al fumo e ai demolitori della barca. Orbene, la santa Chiesa di Dio è la mirabile, la nobilissima, direi quasi la adorabile barca di Pietro. È naturale che tali domande se le formulino, in questi giorni, anche i passeggeri di tale barca”. E voi, cari lettori, cosa ne pensate? Credete che queste siano domande che potremo fare anche oggi? u


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La rinascita della Fede

Il Quiet Revival: una grazia nuova alleggia sull’abisso

di Julio Loredo Prende sempre più corpo in numerosi Paesi il fenomeno noto nel mondo anglofono come “quiet revival”, e in quello francofono come “renouveau catholique”, cioè la rinascita della Fede cattolica, specie fra i giovani. Sembra che la Divina Provvidenza abbia deciso di concedere una grazia nuova proprio sull’orlo dell’abisso.

Pellegrinaggio di giovani a Chartres: un successo crescente

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La rinascita della Fede

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rmai i numeri sono chiari e gli studi scientifici lo confermano: è in atto nel mondo una rinascita della Fede cattolica, specie fra i giovani. Non si tratta tanto della ripresa di qualcosa di assopito, quanto dal sorgere di qualcosa di nuovo. Bisogna inquadrare bene il fenomeno. Il processo di secolarizzazione continua, la pratica religiosa diminuisce ovunque, la Chiesa continua a perdere fedeli. In altre parole, la crisi non è passata, anzi. Eppure, in settori ancora minoritari ma in forte crescita, questa tendenza non solo si è fermata ma si sta invertendo. In questi settori il dinamismo della storia è cambiato di segno. Poiché si tratta dei segmenti più giovani, se non altro per ragioni anagrafiche, il fenomeno tenderà a occupare sempre più spazi nella Chiesa, mentre le generazioni precedenti, quelle postconciliari, tenderanno a scomparire. Se a questo aggiungiamo il fattore grazia divina – in realtà determinante – siamo di fronte a uno sviluppo destinato a cambiare il volto della Chiesa e della società.

Un fenomeno in forte crescita Un segno della rinascita è l’aumento esponenziale dei battesimi di adulti. Secondo la Conferenza episcopale francese, nell’ultima vigilia di Pasqua sono stati battezzati 8.200 adolescenti e 13.200 adulti, un aumento del 28% rispetto all’anno precedente (1). “Per noi è una primavera della Chiesa”, esulta P. Xavier Bizard, parroco a Lyon (2).

Mons. Olivier de Germay, vescovo di Lyon, dichiara: “Siamo di fronte a una nuova generazione di giovani che cerca un senso. Siamo in un periodo di molta vitalità. Fra i giovani c’è molta insoddisfazione col mondo odierno. La società contemporanea ha fallito nel suo intento di coinvolgere le persone. L’iper -consumismo non può soddisfare la sete di pienezza che abbiamo nell’anima. Siamo sorpresi dalla repentinità e dall’intensità della sete di Dio che si manifesta oggi” (3). Non diverse sono le notizie degli Stati Uniti. “La Chiese cattolica registra un’impennata di conversioni”. Ecco il titolo di un articolo del New York Times. Secondo il noto quotidiano, “un numero sorprendente di persone si sta convertendo alla Chiesa cattolica”. L’importanza del fenomeno sorprende gli stessi vescovi: “I vescovi sono in subbuglio per l’ondata di nuovi fedeli e perplessi riguardo alle sue cause” (4). In modo simile, il National Catholic Register titola: “Qualcosa sta succedendo. Il numero di conversioni esplode in molte diocesi americane” (5). In Gran Bretagna, per la prima volta dalla Riforma, i cattolici praticanti sono più degli anglicani. La sorpresa più grande la forniscono i giovani di sotto i 35 anni, le cosiddette generazioni Millennial e Z, due fasce in cui i ragazzi cattolici ormai raddoppiano i loro coetanei anglicani, 41% contro 20%.

Battesimi di giovani adulti in Francia

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Messa tradizionale del New Liturgical Movement a Indianapolis

È quanto mostra uno studio condotto dalla Biblical Society, intitolato The Quiet Revival. Leggiamo nell’Introduzione: “Il declino della Chiesa in Inghilterra e Galles non solo si è arrestato, ma la Chiesa sta crescendo, poiché la generazione Z sta guidando un’entusiasmante svolta nella frequenza alle funzioni religiose. Negli ultimi sei anni la partecipazione alle funzioni religiose è aumentata del 50%, sfatando il mito del declino della chiesa” (6). Non diversa la situazione in Canada. Un recente studio della Fondazione Cardus mostra che i giovani oggi sono due volte più religiosi dei loro genitori (7). Afferma Padre Andrew Bennett, direttore del Faith Communities Program di Cardus: “Stiamo assistendo a quello che sembra essere un risveglio all’interno della Chiesa e questo va contro la vecchia tesi del secolarismo secondo cui quando una società diventa più secolarizzata, diventa meno religiosa”.

Essi vedono che la fede cattolica detiene una verità oggettiva e universale, una verità che non è una filosofia che cambia col vento, ma che è fondata sulla persona di Gesù Cristo”. Un fenomeno particolarmente propulsivo del fenomeno più esteso del Quiet Revival è l’attrazione dei giovani per la Messa tradizionale, che interroga tanti osservatori della vita ecclesiale. Già nel 2007, in una lettera ai vescovi, Benedetto XVI affermava: “Subito dopo il Concilio Vaticano II si pensava che le richieste di celebrare la Messa tradizionale sarebbero state limitate alla generazione più anziana che era cresciuta con essa, ma nel frattempo è stato chiaramente dimostrato che anche i giovani hanno scoperto questa forma liturgica, ne hanno sentito il fascino e hanno trovato in essa una forma di incontro con il Mistero della Santissima Eucaristia particolarmente adatta a loro” (9).

Soprattutto giovani

Infatti, tutti gli studi mostrano che la liturgia tradizionale, cioè la Messa detta tridentina o di San Pio V, attira sempre più giovani, ed è un elemento di forza nella rinascita della Fede che si sta verificando in tanti Paesi. Forse è proprio questo che preoccupa di più i progressisti. Le giovani generazioni gli stanno scappando di mano…

Una caratteristica di questa rinascita è che interessa soprattutto i giovani. Dice, per esempio, padre Bennett: “Vediamo un numero crescente di giovani, uomini e donne, che non solo non lasciano la Chiesa ma anzi si infervorano. Questi giovani non accettano più l’idea altamente soggettiva di verità che offre la nostra società. Stanno cercando integrità, autenticità e qualcosa che abbia una vera capacità di resistenza.

Negli Stati Uniti è nato il New Liturgical Movement, un riferimento al movimento liturgico promosso da Dom Prosper Guéranger nell’Ottocento, che intendeva ritornare alla liturgia romana tradizionale dopo le devastazioni del protestantesimo e dell’Illuminismo. Col lemma “La Tradizione è per i giovani”, il movimento promuove la liturgia tradizionale fra i giovani.

“La vigilia di Pasqua è stata segnata da un aumento del 30% nei battesimi di adulti”, titola il settimanale australiano Catholic News, informando che la maggior parte sono giovani ventenni (8).

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La rinascita della Fede “La Messa latina, con il suo ritmo secolare, le preghiere fisse e un canone eucaristico rimasto sostanzialmente immutato per oltre 1.400 anni, guarisce le ferite della nostra generazione. Noi abbiamo fame di sostanza” Giorgina Mumford, figura di spicco del Quiet Revival in Gran Bretagna

Commentando il perché la maggior parte dei neoconvertiti in Gran Bretagna prediligono la Messa tradizionale, la ventiduenne Giorgina Mumford, figura di spicco del Quiet Revival, dichiara:

Di tendenza conservatrice / tradizionalista È ormai chiaro l’orientamento conservatore / tradizionalista della maggior parte dei giovani che si stanno avvicinando alla Chiesa sull’onda di questo fenomeno. Ciò non ci deve trarre in inganno. Questo fenomeno non nasce principalmente nell’ambito di gruppi di stampo conservatore o tradizionalista, men che meno in quello progressista che prevalso negli ultimi decenni nella Chiesa. In altre parole, non è frutto esclusivo né predominante dell’apostolato dei gruppi o congregazioni di questo orientamento. Il percorso è diverso.

“Abbiamo visto uno straordinario aumento del 71% nella partecipazione alla Messa in latino, una ripresa guidata dai giovani tra i 22 e i 39 anni. La Generazione Z desidera ardentemente un senso di radicamento, un senso che il sistema educativo britannico non offre da molto tempo. Al contrario, la Messa latina, con il suo ritmo secolare, le preghiere fisse e un canone eucaristico rimasto sostanzialmente immutato per oltre 1.400 anni, guarisce quella ferita. Noi, la generazione Z, abbiamo fame di sostanza. Ci hanno dato brodo e latte. Vogliamo carne rossa, meglio se con l’osso ancora lì! Ecco quello che troviamo nella Messa in latino” (10). Il 2025 National Study of Catholic Priests, un progetto della Catholic University of America, mostra un quadro impressionante. Mentre il 71% del clero anziano si definisce “progressista”, appena l’8% dei giovani accetta questa etichetta. Anzi, ben il 74% dei giovani si definisce “conservatore” o persino “tradizionalista”. “Dagli anni ottanta, i sacerdoti tendono a essere conservatori” scrive Ruth Graham sul New York Times. E cita Brad Vermurlen della Saint Thomas University di Houston: “Dal 2010 abbiamo la coorte di sacerdoti più conservatrice da molto tempo” (11). Bisogna dire che, la ricerca di coerenza sta portando un numero crescente di “conservatori” verso il campo “tradizionalista”.

Delusi dal relativismo e dal nichilismo deliquescente caratteristici del mondo moderno, che ha lasciato in loro un vuoto spirituale e una crisi d’identità, questi giovani cercano invece principi solidi, dogmi sui quali poggiare tranquillamente per ritrovare se stessi. E li trovano soprattutto nell’insegnamento tradizionale della Chiesa cattolica.

Negli Stati Uniti questa reazione ha dei connotati interessanti.

Questi giovani si annoiano con la liturgia moderna, sempre più brutta e orizzontale, e vanno in cerca di bellezza e trascendenza. E le trovano nella liturgia tradizionale della Chiesa.

Dall’indipendenza, la vita americana aveva funzionato dentro certi binari che né la destra né la sinistra avevano mai oltrepassato. Era il classico confronto conservative/liberal. Entrambi i campi,

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Sacerdoti post-liberali


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però, si proclamavano fedeli agli ideali della Rivoluzione americana, anche se ne facevano una lettura diversa. Sempre di più, in campo politico, questo consenso si sta rompendo, con l’irruzione di una destra che comincia a mettere in discussione l’essenza stessa del sistema americano. Il Quiet Revival sta facendo lo stesso in campo religioso. “I sondaggi rivelano un cambiamento di paradigma tra i sacerdoti cattolici più giovani – scrive Kenneth Craycraft su Crisis Magazine – Dobbiamo resistere alla tentazione di collocarci sulla classica variante sinistra-destra. I dati raccolti suggeriscono che i sacerdoti americani più giovani stanno diventando resistenti a questa falsa scelta fra conservatori e progressisti, ma sempre liberali. Sta accadendo qualcosa di diverso dalla semplice identificazione con le varianti del liberalismo americano. Questo risveglio non è indice di sacerdoti liberali conservatori, ma piuttosto dell’emergere di sacerdoti post-liberali”. “Questi nuovi sacerdoti – conclude Craycraft – preannunciano una crescente insoddisfazione per la gabbia in cui il liberalismo, sia nella sua accezione conservatrice che progressista, insiste nel volerci imprigionare” (12). In altre parole, stiamo assistendo al crollo dei parametri che vedevano il clero americano ondeggiare fra progressismo e conservatorismo, ma pur sempre all’interno di una cornice sostanzialmente liberale, e invece all’emergere di una spinta che punta verso qualcosa di molto più radicale, che sa di restaurazione di qualcosa di molto antico, ma cui non mancano elementi di instaurazione di qualcosa di molto nuovo e potente. Appunto, un nuovo paradigma.

che detengono quasi tutto il potere, sono cresciuti in un mondo dove la stragrande maggioranza dava per scontato il dominio culturale del cattolicesimo, e non si preoccupavano di ribadirlo o difenderlo, anzi. Vedendo la Chiesa sfaldarsi dagli anni Sessanta, hanno accettato passivamente che essa si adattasse alla società secolarizzata, ma nel loro privato vivono ancora nel mondo sicuro della loro gioventù, quando il cattolicesimo era indiscusso. I giovani cattolici di oggi, invece, non sentono più quella sicurezza. Vivono in un contesto dove la crescente marginalizzazione li spinge a intensificare la loro pratica religiosa per poter sopravvivere affermando la propria identità. Il risultato è che questi giovani manifestano la loro fede con più grinta di tanti dei loro predecessori rammolliti. Spiega il prof. du Cleiziou: “Questa opposizione è spesso vissuta come generazionale, ma in realtà dipende più dal contesto dell’esperienza cattolica. Gli anziani sono cresciuti in un cattolicesimo culturalmente dominante, anche se indebolito. La loro strategia per perpetuarne il fascino è stata quella di attenuarne il peso, proponendo piuttosto che imponendo. Ciò si è tradotto in una forma di desacralizzazione dei riti, in una lettura più simbolica delle Scritture, in un ripiegare autonomo sulla vita intima, in particolare in materia sessuale”. “I giovani, invece, vivono in un contesto in cui la loro fede è un’eccezione. La loro risposta è opposta: affermano la propria identità religiosa, rafforzano la coerenza, rivendicano la differenza. Dalla parte degli anziani c’è compromesso; dalla parte dei giovani, differenziamento”. Sono i giovani, dice il prof. du Cleuziou, che “cercano l’intensità dell’esperienza religiosa per re-

Resistere alla cancellazione In Francia, il prof. Yann Raison du Cleuziou, dell’università di Bordeaux, ha studiato a fondo il fenomeno del renouveau catholique. Egli trova che nella Chiesa il conflitto si manifesti come uno scontro generazionale. I più vecchi, “Dal 2010 abbiamo la coorte di sacerdoti più conservatrice da molto tempo” Brad Vermurlen, ricercatore del Institute for Advanced Catholic Studies

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La rinascita della Fede “Dove ha regnato incontrastata la sindrome postconciliare, folle di giovani stanno scoprendo con gioia la Tradizione e l’abbracciano come realtà autentica di una Chiesa che fiorisce. Inizia così un nuovo ciclo cristiano” Mons. Héctor Aguer, teologo, arcivescovo emerito di La Plata, Argentina

padre Patrick Burke, parroco della chiesa di St. James a Edimburgo, Scozia. In un illuminante articolo pubblicato sulla rivista cattolica francese La Vie, don Raphael Buyse paragona questa situazione a quella di Elisabetta e Zaccaria che, dopo aver quasi perso ogni speranza, hanno concepito un figlio nella vecchiaia. Scrive don Buyse: sistere alla cancellazione” (13).

Crolla la “sindrome post-conciliare” Siamo in pieno “cambio di paradigma”, cioè il crollo di un modello e il nascere – in questo caso rinascere – di un altro. Ciò che sta crollando, secondo mons. Héctor Aguer, teologo e arcivescovo emerito di La Plata in Argentina, è la “sindrome post-conciliare”: “In quelle regioni dove ha regnato incontrastata la sindrome post-conciliare, folle di giovani stanno scoprendo con gioia la Tradizione di un tempo e l’abbracciano come realtà autentica di una Chiesa che fiorisce, per portare frutto nella società contemporanea. Inizia così un nuovo ciclo cristiano” (14).

“Migliaia di persone, per lo più giovani, bussano alla porta della Chiesa. (…) Per anni, abbiamo assistito con immensa preoccupazione allo svuotamento delle chiese, alla progressiva scomparsa dei volti giovani. Poi, quasi all’improvviso, sono arrivati tutti questi volti nuovi. Gruppi di catecumeni, in maggioranza giovani, che bussano alla porta. Non sono venuti per perpetuare le nostre tradizioni; sembravano voler tracciare una nuova strada. Avevamo smesso di aspettarceli. Ci eravamo rassegnati a vivere senza la loro giovinezza. Il loro arrivo ci sorprende, ci sfida e a volte ci destabilizza persino”.

La Divina Provvidenza sta donando misteriosamente alla Chiesa una grande possibilità di rifioritura, dopo la crisi di svuotamento delle chiese, seminari e conventi che ha contrassegnato gli ultimi decenni.

Secondo il sacerdote francese, questo costringerà la Chiesa a essere umile e ascoltare ciò che questi giovani vogliono. Già un primo elemento è chiaro: non vogliono quella apertura al mondo che ha caratterizzato la Chiesa negli ultimi sessant’anni, bensì una religione spirituale, forte e fondata su dogmi. Scrive Don Buyse: “Una generazione mistica bussa alla nostra porta. I nuovi credenti non sono la risposta ai nostri desideri passati. Sono una nuova vita, che ci chiama a diventare nuovi” (15).

Figli di una grazia nuova

Teniamo conto che, in questo caso, “nuovi” vuol dire fedeli alla Tradizione.

Forse l’aspetto più importante della rinascita religiosa oggi in atto, che ci permette di scorgere tutta la sua portata profetica, è il fatto che questa affluenza di neoconvertiti non provenga dalla catechesi della Chiesa, bensì da una grazia nuova. “Sta certamente accadendo qualcosa di enorme, ma non ha nulla a che fare con noi preti”, riconosce 14 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2026

Sapranno cogliere i segni dei tempi? “Quello che la gerarchia della Chiesa non capisce dei giovani cattolici è proprio questo: che vogliono essere cattolici. Nessun compromesso. Nessuna capitolazione. Nessuna concessione. Solo la fede così come ci è stata consegnata da Cristo più


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di duemila anni fa”. Ecco quanto scrive in un articolo sul Catholic Herald la ventunenne Catherine Sullivan (16). Forse l’aspetto più sconvolgente di questo fenomeno è che buona parte del clero – soprattutto nella gerarchia – non lo capisce. Perché le autorità ecclesiastiche non se ne rendono conto? Non riescono a vedere l’enorme potenziale di questa gioventù? Non vedono che sono i giovani che plasmeranno la Chiesa del futuro? Non riescono a leggere e segni dei tempi? Per ciò che mi è dato vedere, la risposta non è univoca. Alcuni non riescono proprio a leggerli. Più o meno consciamente, sono sordi e ciechi. Altri li leggono ma non riescono a offrire una proposta convincente che richiami queste ondate di giovani. Abituati a decenni di modernismo, non riescono a ragionare fuori da quella gabbia. Altri ancora – e qui non vorrei fare giudizio temerario – li leggono, li capiscono, e avrebbero le capacità e gli strumenti per impostare una risposta all’altezza. Ma ciò implicherebbe rinunciare alla loro formazione. Implicherebbe ammettere che hanno sbagliato molto nella loro vita. E questo richiede un’umiltà da santo. Un’umiltà che, comunque, con la grazia di Dio si può raggiungere. “Le attività ecclesiali devono essere mirate non più a riattivare una memoria latente, ma a costruire dall’inizio un universo simbolico, narrativo e rituale in persone che ne sono strutturalmente prive”, scrive don Marco Gallo, direttore dell’Institut Supérieur de Liturgie, di Parigi. Mi domando: visto che l’universo simbolico, narrativo e rituale che è prevalso nella Chiesa dagli

anni Sessanta si è rivelato fallimentare, non è il caso di cercare qualcosa di profondamente nuovo, ossia profondamente tradizionale? La Tradizione non sarà nel futuro? u Note: 1. https://catechese.catholique.fr/actualites-initiatives/actualites/338428-enquete-du-catechumenat-2026-les-baptemes-adulteset-adolescents-en-chiffres/ 2. https://fr.aleteia.org/2026/04/01/a-lyon-un-veritable-printemps-de-leglise/ 3. https://www.franceinfo.fr/societe/religion/ catholicisme/reportage-j-ai-ressenti-un-vide-que-j-ai-voulu-combler-chaque-annee-en-france-des-milliers-d-adultes-font-leur-bapteme-cath olique_7913768.html 4. https://www.nytimes.com/2026/03/26/us/catholics-converts.html 5. https://www.ncregister.com/news/catholic-convertssurge-us 6. https://theresource.org.uk/wp-content/uploads/2025/04/The-Quiet-Revival.pdf 7. https://www.cardus.ca/research/education/reports/enduring-faith/ 8. https://cathnews.com/2026/04/07/surge-in-number-ofadults-being-baptised-confirmed/ 9. https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/letters/2007/documents/hf_ben-xvi_let_20070707_letteravescovi.html 10. https://thecatholicherald.com/article/why-gen-z-converts-are-flocking-to-the-latin-mass 11. https://www.nytimes.com/2025/04/21/us/pope-franciscatholic-conservatives.html 12. https://www.catholicworldreport.com/2025/11/07/theemergence-of-the-post-liberal-catholic-priest/ 13. https://www.la-croix.com/religion/yann-raison-du-cleuziou-les-jeunes-catholiques-inquietent-leurs-aines-20250608 https://infovaticana.com/blogs/cigona/tambien-monsenoraguer-constata-el-renacer-tradicional/ 14. https://www.lavie.fr/christianisme/eglise/ces-catechumenes-que-lon-nattendait-plus-103623.php 15. https://thecatholicherald.com/author/catherine-sullivan 16. https://www.diakonos.be/battesimi-di-adulti-in-crescitanuovi-nel-numero-ma-piu-ancora-nella-qualita/

“Siamo raddoppiati rispetto allo scorso anno. Soprattutto per un paese come la Svezia, il paese più estremista al mondo in termini di ateismo e laicismo... Ci sono così tanti convertiti nel nostro gruppo. E sono molto giovani. Spero davvero che questo possa essere d'ispirazione per le persone. Se persino gli svedesi possono convertirsi a Cristo, allora possono farlo tutti. Dio è buono” Mark Martin Skalenius, leader del Pellegrinaggio Sant’Eric

Pellegrini svedesi a Chartres TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2026 - 15


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La rinascita della Fede

New York: i giovani torno alla Chiesa L’arcivescovo di New York, Ronald Hicks, afferma che l’arcidiocesi sta assistendo a un crescente ritorno dei giovani adulti alla pratica religiosa, un fenomeno che attribuisce alla disillusione nei confronti di una società sempre più distante dalla fede, dalla tradizione morale e dai valori che danno significato alla vita. Il prelato ha dichiarato che molti giovani tra i venti e i trent’anni “stanno tornando alla Chiesa, in cerca di comunità e desiderosi di servire”, dopo aver sperimentato “la fragilità di un mondo disconnesso dalla fede, dalla tradizione morale e dai valori e dalle virtù che guidano la vita”. (InfoVaticana, 3 luglio 2026)

“Noi atei siamo fuori moda” “Non ho bisogno di sondaggi per sapere di appartenere a una minoranza. Mi basta uscire di casa e scambiare tre parole con un simile per sentirmi ben poco simile a lui. (…) Ma è giusto che i barometri mi confermino l’intuizione. L’ultimo pubblicato su questo giornale di argomenti religiosi stabilisce che noi atei in Spagna siamo una minoranza costituita dal 16,6% della popolazione. (…) Di quel 16,6% di atei, pochissimi persistiamo nella nostra resistenza ad accettare come guida il Papa, leader di un’istituzione autoritaria”. (Sergio del Molino, El País, 10 giugno 2026)

Battesimi di adulti in crescita. Nuovi nel numero, ma più ancora nella qualità In Francia, i battesimi di adulti sono in forte crescita ed è prevedibile che così avverrà man mano anche in altri paesi, di pari passo col procedere della secolarizzazione. Marco Gallo, sacerdote che vive a Parigi e dirige in Francia l’Institut Supérieur de Liturgie, ha pubblicato un’accurata analisi del fenomeno, corredata anche di una curiosa testimonianza: l’incredibile accorrere di folla che da due anni nel Mercoledì delle Ceneri egli registra nelle chiese di Parigi, compresa la sua parrocchia di Saint-Germain-des-Prés, dove quest’anno “circa un terzo della traboccante assemblea era composta da persone che mai sem16 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2026

Il Quiet Revi va bravano aver partecipato a un rito cattolico”. (Sandro Magister, 16 giugno 2026)

La vecchia Messa piace Ora, sessant’anni dopo il Concilio, stiamo ancora cercando di fare i conti con il massiccio esodo dalla Chiesa cattolica avvenuto proprio quando ci si aspettava una “nuova primavera”. Allo stesso tempo, ci chiediamo perché i giovani accorrano in modo sproporzionato alla liturgia tradizionale, ufficialmente accantonata prima ancora che nascessero e tuttora oggetto di forti critiche da parte di Roma. Ci è stato detto in modo categorico che la liturgia tradizionale era particolarmente inadatta ai tempi moderni; è quindi molto strano che i giovani sembrino apprezzarla così tanto. Se questi sono i primi germogli di una nuova primavera, sembrano sbocciare nel posto sbagliato a quanto aspettassero i fautori della riforma liturgica. (Esther Berry, The Liberated Woman, 3 giugno 2026).

Cardinali Woelki: i buoni frutti della Messa tradizionale Il cardinale Rainer Maria Woelki, arcivescovo di Colonia, in Germania, ha espresso pubblicamente il suo apprezzamento per l’opera pastorale svolta dalla Fraternità Sacerdotale di San Pietro (FSSP) nella sua arcidiocesi. Il cardinale ha elogiato il modo in cui la comunità celebra la liturgia tradizionale e ha incoraggiato i giovani che vi trovano una fonte di sostegno per vivere la propria fede. “Chiunque vi trovi la propria casa spirituale e tragga la forza di vivere la propria fede e di darne testimonianza ogni giorno, continui su questa strada”, ha affermato il cardinale. (InfoVaticana, 8 giugno 2026)

Il futuro della Chiesa negli Stati Uniti Negli ultimi mesi, diversi articoli pubblicati sia sulla stampa cattolica che su quella laica hanno segnalato un aumento dell’interesse per la Chiesa cattolica tra i giovani adulti negli Stati Uniti. (...)


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vi val nel mondo La notizia più incoraggiante riguarda coloro che entrano a far parte della Chiesa: un numero crescente di convertiti adulti. In alcune diocesi si registra un incremento del 50% o più rispetto agli anni precedenti. La tendenza è chiaramente, e a volte in modo drammatico, in ascesa. (The Catholic World Report, 5 giugno 2026)

La svolta cattolica del calcio spagnolo Credo che stiamo assistendo a una vera e propria svolta cattolica – o, se preferite, religiosa – nel calcio spagnolo. Per anni, sembrava che la fede dovesse essere vissuta in privato, quasi in segreto, come se un atleta di alto livello dovesse nascondere le proprie convinzioni per paura di essere deriso o etichettato. Molti di noi ricordano Santillana che si faceva il segno della croce prima di scendere in campo. Quell’immagine sembrava appartenere a un'altra epoca. Oggi, tuttavia, una nuova generazione di calciatori ha deciso di vivere la propria fede in totale apertura. Il primo è lo stesso ct della nazionale, Luis de la Fuente, la cui leadership va ben oltre la tattica. Non ha mai nascosto il fatto che la sua vita sia fondata sulla fede. “Sono cattolico. La fede mi dà grande forza e sicurezza, e mi ha permesso di essere la persona che sono oggi”. (…) Non so se questo fenomeno segnerà un’epoca o se si tratterà semplicemente di una generazione particolarmente coraggiosa. Quello che so per certo è che è passato molto tempo da quando ho visto così tanti personaggi dello sport parlare di Dio con tanta libertà, senza inibizioni e senza scusarsi per farlo. (Zenón de Elea, Religión Confidencial, 23 luglio 2026)

I giovani brasiliani cercano la Fede Secondo l’Indagine Nazionale sull’Evangelizzazione Giovanile, che ha intervistato più di 11.000 persone in tutto il Brasile, i giovani cattolici sono assetati di una maggiore formazione sulla Chiesa e saturi di questioni socio-politiche. I dati sono stati presentati di recente alla riunione del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale. (...) Lo studio ha mostrato che la santità e la fede cristiana sono gli aspetti più frequentemente menzionati tra i temi di interesse dei partecipanti all’indagine. D’altra parte, la mancanza di zelo per la liturgia e un’eccessiva enfasi sulle questioni socio-politiche si distinguono come gli ostacoli più citati alla partecipazione alla vita di fede dagli intervistati. “Abbiamo una generazione cresciuta esposta a un’enorme quantità di contenuti superficiali, e questa è proprio l’ipotesi per spiegare perché molti giovani mostrano una sete di relazioni di fede e di significato nella vita più profonde e stimolanti. La ricerca ha dimostrato che c’è una forte sete di autenticità nella Fede.Molti esprimono un forte desiderio di approfondire la propria vita spirituale.”, afferma Patrícia Espíndola de Lima Teixeira, dell’Osservatorio della Gioventù della Pontificia Università Cattolica del Rio Grande do Sul (PUCRS), che ha coordinato la ricerca. (Marcos Koboldt, AciDigital 17 luglio 2026) u

Sempre più persone stanno mostrando apertamente la propria Fede cattolica A dx., Marco Rubio, Segretario di Stato degli Stati Uniti, si è presentato a una conferenza stampa con la croce di ceneri sulla fronte

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La rinascita della Fede

Uno sguardo più approfondito sui nuovi convertiti al cattolicesimo in Francia di James Bascom Che cosa cercano questi giovani che si convertono alla Chiesa? Lo spiega James Bascom, americano, ricercatore della TFP francese.

I

l costante aumento dei convertiti adulti al cattolicesimo in tutto l’Occidente negli ultimi cinque anni ha fatto notizia e ha infuso speranza nei fedeli. In nessun luogo il fenomeno ha suscitato tanto scalpore quanto in Francia, la figlia primogenita della Chiesa.

Numeri che sbalordiscono Naturalmente, la maggior parte dell’attenzione si è concentrata sui numeri. Secondo la Conferenza Episcopale Francese, i convertiti adulti e adolescenti al cattolicesimo si sono mantenuti stabili tra i 4.000 e i 5.000 all’anno dall’inizio del XXI secolo. Poi, poco dopo il Covid, quei numeri hanno cominciato a 18 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2026

crescere costantemente, raggiungendo quota 5.825 nel 2022, 8.416 nel 2023, 12.340 nel 2024, 17.788 nel 2025 e infine 21.386 alla Pasqua del 2026: un aumento sbalorditivo del 400%. Per quanto impressionanti, questi convertiti restano comunque una goccia nel mare rispetto ai numeri imponenti di coloro che abbandonano la Chiesa. La percentuale di francesi che si identificano come cattolici è scesa da oltre il 90% negli anni Sessanta ad appena il 30% di oggi. Negli anni Settanta, più di tre quarti dei neonati francesi venivano battezzati nella Chiesa cattolica, contro il 50% del 1996 e appena il 25% del 2024. Cali analoghi si riscontrano negli altri


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sacramenti, come il matrimonio, la Cresima e la Prima Comunione. Ciononostante, questa ondata di conversioni è senza dubbio una delle tendenze religiose più straordinarie del nostro tempo, anzi, di ogni tempo. Non è esagerato definirla miracolosa, un segno evidente della grazia di Dio che agisce nella Sua Chiesa in un’epoca di crisi senza precedenti. Semplicemente “non dovrebbe” accadere affatto, secondo la logica della modernità. Se si guarda più a fondo alle motivazioni e alla spiritualità di queste conversioni, la tendenza diventa ancora più interessante. All’inizio di quest’anno, la Conferenza Episcopale Francese ha pubblicato un’indagine condotta su 1.450 catecumeni in 60 diocesi francesi (su 100). Ne è emerso che il 58% dei convertiti del 2026 sono donne e il 42% uomini. Sono inoltre molto giovani, con l’80% al di sotto dei 40 anni, e sono distribuiti in modo abbastanza uniforme sul territorio nazionale, sia nelle zone rurali sia nelle grandi città. Tutte le classi sociali sono rappresentate in modo piuttosto equilibrato, dai ceti popolari alla borghesia professionale media e alta. L’indagine poneva la seguente domanda: “Qual è stato il motivo principale per cui hai chiesto il battesimo?”. La risposta più frequente (40%) è stata: “Ho vissuto una prova (una malattia, un funerale, ecc.) che ha dato inizio a una ricerca di senso”. Seguono: “Ho cominciato a pormi domande sulla religione cattolica” (34%), “Ho avuto una forte esperienza spirituale” (32%) e “Ho visitato un luogo religioso e sono rimasto toccato dalla sua bellezza” (23%).

Quasi nessun ruolo del clero L’ondata di conversioni si è verificata praticamente senza alcun ruolo diretto del clero francese. Lo Spirito Santo, a quanto pare, sta agendo nelle anime al di fuori dei canali umani tradizionali. Il clero, da parte sua, è stato pronto ad ammettere di aver avuto ben poco a che fare con l’attrazione di questi convertiti. L’autore del rapporto, l’arcivescovo di Lione mons. Olivier de Germay, ha spiegato: “Questo fenomeno continua a stupirci, perché non pretendiamo di avere una risposta unica per spiegarlo... Molti giovani mi raccontano di aver avvertito una ‘chiamata interiore’ o di aver avuto una potente ‘esperienza spirituale’, un inatteso ‘incontro con Dio’. È come se il progresso tecnologico non avesse mantenuto le sue promesse. Crea un vuoto interiore e genera una profonda insoddisfazione”. Questa profonda insoddisfazione per le false promesse della modernità è un filo conduttore che attraversa queste conversioni. I catecumeni hanno una sete spirituale di cattolicesimo, egli ritiene, perché la Fede cattolica non è più un tabù come un tempo. Giovani cresciuti senza alcuna educazione religiosa bussano alle porte delle canoniche con mente aperta e senza pregiudizi. Egli ritiene che cerchino “un’identità che non sia identitaria” e vedano la Chiesa come “un’istituzione solida, dalle radici profonde, su cui potersi appoggiare”.

Sorprendentemente in basso nella classifica figura l’apostolato diretto di un’altra persona, come la “testimonianza cristiana di un amico o di un familiare” (19%), “una persona a me vicina ha chiesto il battesimo” (16%) o “ho seguito degli influencer sui social media” (11%). Ogni conversione richiede anzitutto la grazia dello Spirito Santo. Ma le conversioni alla Fede cattolica — specialmente su larga scala — sono quasi sempre avvenute attraverso mezzi umani, come per esempio i sacerdoti missionari che facevano apostolato diretto tra la gente.

“È come se il progresso tecnologico non avesse mantenuto le sue promesse. Crea un vuoto interiore e genera una profonda insoddisfazione” Mons. Olivier de Germay, vescovo di Lione TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2026 - 19


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La rinascita della Fede Un segno della rinascita spirituale è l’aumento dei pellegrinaggi ai santuari A sin., la Sacra Tunica d’Argenteuil

Spiritualità tradizionale Questi giovani non cercano soltanto una dottrina e una liturgia solide, ma anche una spiritualità più tradizionale. A partire dagli anni Sessanta, i progressisti nella Chiesa cattolica hanno cercato di liquidare le pratiche spirituali cattoliche tradizionali per sostituirle con un cattolicesimo più “sociale”. In Francia, figure come il cardinale Achille Liénart, arcivescovo di Lilla (il cosiddetto cardinale “rosso”), o mons. Jacques Gaillot, vescovo di Évreux, rappresentavano questa corrente modernista. La Francia è stata inoltre il centro di diverse correnti progressiste, come Le Sillon e il movimento dei preti operai, che cercavano di sopprimere la spiritualità cattolica tradizionale.

Molti descrivono questa tendenza come una ricerca di senso da parte di una gioventù completamente alla deriva. La Generazione Z, con i suoi alti tassi di depressione e ansia, è particolarmente attratta dai duemila anni di storia, dalle tradizioni e dalle dottrine della Chiesa cattolica. L’arcivescovo di Reims mons. Éric de Moulins-Beaufort ha osservato che “i catecumeni descrivono la loro vita passata come piena di tristezza, di un senso di vuoto e di un’ansia soffocante. Una volta incontrato Gesù, scoperto l’amore infinito con cui sono stati amati... scoprono una profonda pace interiore che li riconcilia con gli aspetti più belli della loro vita. Attribuiscono a Gesù il meglio delle loro esperienze, come se Egli li avesse sempre guidati e accompagnati”. Charles Mercier, professore di storia contemporanea all’Università di Bordeaux, osserva che fino a circa vent’anni fa i nuovi convertiti tendevano generalmente ad aderire ai movimenti più carismatici all’interno della Chiesa. Oggi, invece, tendono a essere molto più conservatori, persino tradizionalisti, con “un apprezzamento per la liturgia e un’adesione piuttosto ferma alla dottrina ortodossa”. 20 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2026

“Tra i giovani entrati nella Chiesa cattolica da adulti, così come tra quelli cresciuti cattolici, stiamo assistendo a una rinascita delle devozioni tradizionali — come il rosario — che erano state in qualche modo accantonate dalle generazioni precedenti”, ha spiegato Mercier in un’intervista. “Questa nuova generazione si sta riappropriando di pratiche un tempo considerate antiquate o superate, talvolta adattandole... Un esempio è il Sacro Cuore, che è stato oggetto di un film ed è diventato anche un oggetto decorativo, disponibile nelle grandi catene commerciali”. Papa Francesco ha trascorso il suo pontificato facendo appello a cause progressiste, come l’ecologia, l’immigrazione di massa e la Comunione per i cattolici divorziati e risposati civilmente. La Generazione Z, invece, è attratta dalle processioni, dai pellegrinaggi, dall’incenso, dal latino e dal canto gregoriano. Questi giovani sono molto più propensi a ricevere la Santa Comunione sulla lingua, a inginocchiarsi durante buona parte della Messa o a indossare il velo, pratiche che erano state scoraggiate dopo il Concilio Vaticano II. Il pellegrinaggio annuale della Messa in latino Parigi-Chartres, che si svolge nella domenica di Pentecoste, per esempio, è passato da poche migliaia di pellegrini negli anni Novanta a oltre 20.000 nel 2026, la grande maggioranza dei quali sotto i 30 anni.


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La rinascita spirituale si configura anche come reazione alla crescente islamizzazione della Francia

Anche la venerazione delle reliquie è in aumento. Il numero dei pellegrini alla Santa Tunica di Argenteuil, vicino a Parigi, è cresciuto dai 200.000 del 2016 a quasi mezzo milione nel 2025. I convertiti indicano spesso il caro ricordo di un genitore o di un nonno come un fattore determinante del loro ritorno alla Fede. Molti ricordano come la nonna li portasse fedelmente in chiesa, insegnasse loro a pregare e fosse un modello di bontà e di amore cristiano in famiglia. Oppure un nonno che aveva compiuto un pellegrinaggio a Lourdes e guidava ogni sera le preghiere in famiglia. Guillaume Cuchet, professore di storia alla Sorbona e autore di La Religion des morts (La religione dei morti), fa notare che, in seguito a un evento traumatico della vita — come la morte di una persona cara — chi non crede è costretto a confrontarsi con le domande più profonde e con lo scopo dell’esistenza. Molti scoprono che il mondo moderno non offre risposte soddisfacenti. Sebbene meno del 5% dei francesi partecipi alla Messa ogni domenica, il 70% sceglie una sepoltura cristiana. Nei momenti di malattia, di sofferenza e soprattutto di morte, le persone si rivolgono alla religione: una grande opportunità di evangelizzazione per la Chiesa.

Reazione all’Islam La ricerca di radici, di senso, di comunità e di identità nel cattolicesimo ha un’altra causa: la crescente islamizzazione della Francia. I musulmani costituiscono circa il 10% della popolazione e sono in rapida crescita. Nelle città con grandi comunità musulmane, i francesi autoctoni si trovano quotidianamente di fronte ai richiami alla preghiera islamica nelle strade, alle donne che indossano lo hijab, alle aggressioni sessuali contro le donne francesi e persino a divieti informali di vendita della carne di maiale. La società e la cultura francesi sono minacciate di distruzione totale da una religione straniera e comunitarista. Il laicismo, il materialismo e l’iperindividualismo sono semplicemente incapaci di resistere a una religione che pone l’accento sull’identità di gruppo, sulla certezza dottrinale e sulla sottomissione

incondizionata. Molti cristiani allontanatisi dalla fede cercano una risposta e la stanno trovando nell’antica fede della Francia: il cattolicesimo. Di conseguenza, la natura del cattolicesimo francese sta cambiando. Nell’ultimo secolo, i cattolici francesi si sono per lo più ritirati dalla vita pubblica in nome della laïcité. Ora, questi giovani convertiti sono fieri della loro fede e sempre più propensi a manifestarla in pubblico. “È affascinante”, ha dichiarato don Benoist de Sinety, parroco di Lilla, descrivendo la celebrazione del Mercoledì delle Ceneri di quest’anno. “Ai miei tempi, ci affrettavamo a cancellare la croce che ci era stata tracciata sulla fronte non appena uscivamo, per non attirare l’attenzione; oggi i giovani la esibiscono, si fanno i selfie e la tengono per tutto il giorno”. I fedeli, e soprattutto i giovani, ha detto, sono desiderosi di mostrare che quel giorno erano davvero stati a Messa. Resta da vedere quanto durevole sarà questa tendenza. Nondimeno, essa sta già producendo effetti rilevanti sul panorama religioso francese e sta cambiando il modo in cui i cattolici francesi vedono se stessi e il proprio posto nella società. Il vescovo di Nanterre mons. Matthieu Rougé riassume così la situazione: “Stiamo passando da una Francia prevalentemente cattolica a una Francia caratterizzata da una significativa minoranza cattolica”. Man mano che la persecuzione dei cattolici francesi continuerà a crescere, tanto da parte dell’islam quanto dei laicisti dell'estrema sinistra, crescerà certamente anche il fervore dei cattolici di Francia. Questi nuovi convertiti dovranno fare i conti con una Chiesa che da generazioni attraversa una crisi profonda. Eppure Dio non ha abbandonato la Chiesa, né la sua figlia primogenita, la Francia. Egli continua ad agire sulle anime, e i cattolici hanno molte ragioni per sperare che questa azione non farà che intensificarsi. u TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2026 - 21


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La rinascita della Fede

Milano – 28 giugno 2026: Riparazione!

di Wanda Massa

Anche in Italia sembra che qualcosa si stia movendo. Ne è segno il notevole aumento dei Rosari di riparazione contro le sfilate “pride”.

D

omenica 28 giugno, in un afoso pomeriggio di questa estate dal clima infernale, una settantina di persone si sono riunite, a Milano, in piazza del Duomo, ai piedi della Madonnina, per pregare insieme un Rosario di Riparazione alle offese al Sacratissimo Cuore di Gesù e per il Trionfo del Cuore Immacolato di Maria.

nianza pubblica di fede, come autentico atto di amore verso Dio e il prossimo.

Il giorno precedente infatti anche la città di Sant’Ambrogio era stata travolta dalla cosiddetta onda pride, la sfilata dell’orgoglio omosessuale, col solito nutrito corredo di politici, influencer, cantanti di successo, sponsor, personaggi vari in cerca di visibilità e gratuita distribuzione di gadget tematici. Una manifestazione chiassosa e faraonica per urlare la propria ribellione al diritto naturale, in nome di un’illusoria autodeterminazione contro Dio, in spregio alla Sua legge e nell’odio per la stessa natura umana. Nei fatti, un inganno suicida, triste e miserevole.

Una decina di persone si sono avvicendate nella conduzione del Rosario, che è stato preceduto da un breve comunicato chiarificatore delle intenzioni e dell’importanza del gesto, anche in considerazione della sconcertante decisione della curia milanese di confinare la tradizionale processione del Corpus Domini all’interno del Duomo, con futili motivazioni legate al traffico e alla preoccupazione di apparire folkloristici, che hanno destato non poca indignazione tra i fedeli.

Per reagire a questi gravissimi atti, la Rete dei Rosari di Riparazione, un insieme di realtà cattoliche e singoli fedeli, ha voluto offrire una testimo22 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2026

Numerosi erano gli stendardi raffiguranti Maria Santissima e i Misteri del Rosario, oltre a un grande striscione recante l’effige del Sacro Cuore, cui, è bene ricordare, la Santa Chiesa dedica il mese di giugno.

I misteri del Rosario erano intervallati da una selezione di brani tratti dalla Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali della Congregazione per la Dottrina della Fede (1986), la cui lettura pubblica ha costituito un atto di concreta carità cri-


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stiana e di monito nei confronti di quegli esponenti del clero che, in nome di un malinteso concetto di accoglienza, censurano o fingono di dimenticare il Magistero della Chiesa Cattolica. Tre importanti preghiere sono state recitate al termine della corona: l’Atto di riparazione al Sacratissimo Cuore di Gesù, scritto nel dal pontefice Pio XI nel 1926 e oggi quanto mai attuale; l’Affidamento dell’Italia a San Giuseppe di don Stefano Lamera s.s.p. e la Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria di San Massimiliano Kolbe. Un caro amico sacerdote, prima di farci il dono della benedizione finale, ha pronunciato parole di incoraggiamento sull’efficacia della testimonianza pubblica della fede nell’infondere speranza e nel suscitare anime ardenti di amore per Dio e il prossimo. Il canto tradizionale mariano, Mira il tuo popolo, rivolto alla Santa Vergine, che dalla guglia più

alta del Duomo vigilava sui presenti, ha concluso la preghiera. W Cristo Re e W Maria Regina! u

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La rinascita della Fede

Rosari di ripara

Verona

Cominciano a moltiplicarsi in Italia i Rosari e le processioni di riparazione per i cosiddetti “pride”. Si tratta di un fenomeno ancora incipiente, che però ha già dimostrato grande dinamismo. Soprattutto, queste manifestazioni non si misurano per i numeri dei partecipanti ma per la loro fede ed entusiasmo. Essi sicuramente toccano il Sacro Cuore di Gesù, consolandoLo.

Caravaggio (BG)

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Cremona


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parazione Treviso

Parma

Milano, pellegrini

Cremona

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Cristianità: modello superato o faro per il futuro? di Paul Herzog von Oldenburg *

Spesso si parla della Civiltà cristiana come qualcosa del passato. Anche quando la si elogia, c’è la tendenza a guardarla come un gioiello ormai relegato ai musei di storia. Invece no! La Civiltà cristiana è il modello perenne di civiltà. Si tratta solo di restaurarla senza sosta sui suoi fondamenti naturali e divini. Ma, che cos’è la Civiltà cristiana?

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Civiltà cristiana

S

ono un po’ imbarazzato di dover parlare dopo personalità così illustri. Non avendo le credenziali accademiche né l’influenza elettorale di coloro che mi hanno preceduto, posso solo invocare il mio sincero attaccamento agli ideali che sto per esporre e il mio fermo impegno a difenderli. Vorrei condividere con voi alcune riflessioni sull’ideale di Cristianità.

La vera civiltà In un’epoca in cui l’Unione Europea, un colosso dai piedi d’argilla poiché senz’anima e fondata sul relativismo dottrinale, mostra i primi segni di un crollo, forse irreversibile, questo splendido nome di Cristianità risuona nelle nostre orecchie con un timbro nuovo. L’ideale di una vera fraternità tra i popoli; l’ideale di uno Stato di diritto in cui tutte le persone siano rispettate, e in particolare le più vulnerabili (i nascituri e gli anziani); l’ideale di una società il cui dinamismo scaturisca dalla sua cellula fondamentale, la famiglia, e da una cultura che apra le anime a vasti orizzonti spirituali; l’ideale di una vita sociale in cui regni l’armonia tra le classi e in cui la cortesia sia piena di rispetto e gentilezza; in breve, l’ideale di una comunità di uomini, donne e bambini che desiderano vivere secondo la Legge di Dio e rendere al loro Creatore e Salvatore l’omaggio pubblico che Gli è dovuto: questo ideale non è una chimera.

basi e non ne dirige i lavori; no, la civiltà non è più da inventare, né la città nuova da costruire sulle nuvole. Essa è esistita, essa esiste; è la civiltà cristiana, è la civiltà cattolica. Si tratta unicamente d’instaurarla e di restaurarla senza sosta sui suoi fondamenti naturali e divini contro gli attacchi sempre rinascenti della malsana utopia, della rivolta e dell’empietà: ‘omnia instaurare in Christo’”. Permettetemi di precisare fin da subito che non si tratta di creare una contraffazione cristiana del regime talebano o della Repubblica islamica degli ayatollah iraniani! Dobbiamo rendere a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. Non è nemmeno la casa vuota, aperta ai venti della storia, di Jacques Maritain, per il quale “l’ideale democratico [è] il nome laico dell’ideale di cristianità”. L’ideologia dei diritti umani e i suoi eccessi ci hanno completamente immunizzati contro il miraggio di una sacralizzazione della cosiddetta modernità e della sua “marcia irreversibile” verso una maggiore uguaglianza, libertà e fraternità. Uguaglianza, sì. Ma un’uguaglianza essenziale che non elimina le disuguaglianze accidentali dovute alla nascita, allo sforzo o alle diverse circostanze della vita.

Ci vengono spontanee le parole infuocate pronunciate all’inizio del secolo scorso da Papa S. Pio X: “No, Venerabili Fratelli – bisogna ricordarlo energicamente in questi tempi di anarchia sociale e intellettuale, in cui ciascuno si atteggia a dottore e legislatore -, non si costruirà la città diversamente da come Dio l’ha costruita; non si edificherà la società, se la Chiesa non ne getta le “In un’epoca in cui l’Unione Europea, un colosso dai piedi d’argilla poiché senz’anima e fondata sul relativismo dottrinale, mostra i primi segni di un crollo, forse irreversibile, questo splendido nome di Cristianità risuona nelle nostre orecchie con un timbro nuovo”

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Civiltà cristiana Libertà, sì. Ma libertà propriamente intesa, quella definita dal grande presidente cattolico ecuadoriano Gabriel García Moreno come “libertà per tutto e per tutti, eccetto per i malvagi e per chi fa il male”. Fraternità, sì. Ma una vera fraternità nata dalla grandezza della nostra condizione comune di figli di Dio ed eredi del Cielo, e non da una finta “solidarietà” nata da una sorta di cameratismo rivoluzionario che si compiace della volgarità e della prosaicità.

Capitalismo, comunismo Avevo appena vent’anni quando cadde il Muro di Berlino e il colossale fallimento del socialismo reale – che non era altro che l’applicazione più radicale delle chimere della Rivoluzione francese – si rivelò al mondo in tutta la sua portata. A tanti di voi qui presenti va riconosciuto il merito di aver difeso

Ciò era tanto più lodevole in quanto il nemico si era infiltrato nel cuore stesso della Chiesa in nome di una falsa concezione di carità e giustizia sociale, secondo la quale le disuguaglianze di ricchezza e di status sociale causavano sofferenza alle classi meno privilegiate e dovevano quindi essere eliminate affinché potesse emergere una società più semplice ed egualitaria, modellata su quella dei primi cristiani. Per questi “cristiani di sinistra”, era il capitalismo, non il socialismo, a essere intrinsecamente perverso; pertanto, comunisti, socialisti e altri attivisti della generazione del ‘68 erano i naturali alleati di una Chiesa che, finalmente, aveva adottato un’opzione preferenziale per i poveri a scapito delle altre classi sociali. Per un quarto di secolo, questi cliché della Teologia della Liberazione o forme più annacquate di “socialismo cristiano” hanno riempito le colonne dei giornali e delle riviste cattoliche e, ahimè, molti paragrafi di dichiarazioni episcopali sulle questioni sociali del momento. Voi avete resistito a questa pressione della quinta colonna infiltratasi nel cuore stesso della Chiesa cattolica e avete tenuto alta la bandiera della vera dottrina sociale; fino a quando il cardinale Joseph Ratzinger non pubblicò la famosa dichiarazione Libertatis nuntius della Congregazione per la Dottrina della Fede, in cui dichiarò, una volta per tutte, che il comunismo era “la vergogna del XX secolo” e che il quadro analitico marxista non aveva alcun posto nella cura pastorale della Chiesa né nel modo in cui un cattolico dovrebbe considerare la realtà sociale.

“Così come a volte vediamo nostalgici del ‘68, con i capelli brizzolati e i tatuaggi, vediamo ancora qualche ecclesiastico che denuncia le ‘devastazioni della società consumistica’” Sopra, Don Vitaliano della Sala

gli imperituri principi dell’ordine naturale e cristiano, inclusi la proprietà privata e la libertà economica, durante quegli interminabili decenni in cui era di moda deridere i proprietari terrieri e gli imprenditori come parassiti egoisti che cercavano solo il profitto, ed esaltare le virtù dell’abolizione delle classi sociali, della redistribuzione forzata della ricchezza, del collettivismo e della pianificazione burocratica dell’economia. 28 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2026

Ma, così come a volte vediamo nostalgici del ‘68, con i capelli brizzolati e i tatuaggi, che sfilano su grosse Harley-Davidson (nelle belle giornate estive, ovviamente, perché non vorranno certo prendersi un raffreddore!), vediamo ancora anche alcuni vescovi e qualche ecclesiastico in jeans, canottiera e sandali che denunciano le devastazioni della società consumistica e rimpiangono i bei vecchi tempi dei “preti operai”, degli scioperi al fianco dei sindacati e degli scontri con le forze dell’ordine. Questi reazionari della Rivoluzione non sarebbero altro che innocui eccentrici se non fosse per un male ben più diffuso. Come un tossicodipendente che non ha ancora finito di eliminare dal proprio corpo tutte le tossine e le cattive abitudini accumulate in decenni di abuso


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di stupefacenti, la società contemporanea e gli ambienti cattolici non si sono ancora completamente disintossicati da questa droga intellettuale: l’utopia socialista che sogna un paradiso senza disuguaglianze sociali e patrimoniali, l’utopia libertaria che sogna un paradiso liberato dai vincoli sociali in nome dell’autonomia individuale, e l’utopia verde e autogestionaria nata nel maggio del ‘68, che sogna un’umanità liberata dal peso del progresso e della civiltà, come le tribù primitive dell’Amazzonia che vivrebbero in perfetta armonia con la Natura.

I principi fondamentali della civiltà Per questo dobbiamo tornare, in ogni occasione, ai principi fondamentali della civiltà cristiana, ai principi fondamentali della civiltà stessa. Questi valori sono racchiusi nell’acronimo dell’associazione che rappresento, ovvero la Società tedesca per la difesa della Tradizione, della Famiglia e della Proprietà. Di questi tre principi, quello che suscita maggiori obiezioni è ancora la proprietà privata. E questo è particolarmente vero tra i cristiani. Quando si parla di proprietà privata, a molti vengono subito in mente le immagini stereotipate dei “ricchi che diventano sempre più ricchi e dei poveri sempre più poveri”.

Proprietà Per una catechesi sul diritto alla proprietà privata, sarebbe necessario rileggere le grandi encicliche sociali dei Papi e quanto scritto dal professor Plinio Corrêa de Oliveira sulla necessità della proprietà privata per una migliore comprensione della Legge di Dio – e quindi del Suo divino Autore – per una migliore pratica della virtù della Giustizia, nonché per migliori condizioni per la santificazione delle anime. In effetti, i Dieci Comandamenti sono, in un certo senso, lo specchio della santità divina, e rinunciare all’insegnamento dei due precetti del Decalogo che sono alla base della proprietà privata significherebbe presentare un’immagine distorta della Legge di Dio e, di conseguenza, di Dio stesso.

Inoltre, la nozione di “mio” e “tuo” è alla base del concetto di giustizia, che, in materia economica, conduce direttamente e inevitabilmente al principio della proprietà privata. Ne consegue che, senza una comOggi è essenziale prensione accurata della legittidimostrar che la mità, della portata e dei limiti proprietà, la famiglia e della proprietà privata, non sono la tradizione sono il possibili né la conoscenza della fondamento naturale giustizia, né il suo vero amore, né dell’organizzazione la sua vera pratica.

sociale

La tragedia è che ottant’anni di comunismo e cento milioni di morti in nome della sua utopia totalitaria non sono bastati a disabituare i nostri concittadini e i nostri fratelli e sorelle cattolici al sogno socialista di un paradiso senza ricchezza e disuguaglianze sociali. Un intero processo educativo – un intero approccio pastorale! – resta da intraprendere riguardo alla proprietà privata e alla sua funzione sociale, riguardo alla famiglia e alla tradizione, quali principi fondamentali di ogni società ben organizzata. Permettetemi di citare, a questo proposito, alcune verità che, in tempi normali, sarebbero considerate ovvie, ma che oggi sono vittime di amnesia collettiva. Chi avrebbe mai immaginato, 50 anni fa, che sarebbe stato necessario giustificare il diritto del nascituro o che il matrimonio dovesse essere celebrato tra un uomo e una donna? Ebbene, oggi è essenziale dimostrar che la proprietà, la famiglia e la tradizione sono il fondamento naturale dell’organizzazione sociale.

Infine, una sana formazione dell’intelletto e della volontà favorisce la santificazione ed è addirittura sinonimo di essa. Ora, una società in cui la proprietà privata non esiste è profondamente contraria al sano sviluppo di queste facoltà dell’anima, e quindi il comunismo è incompatibile con la santificazione dell’umanità. Secondo il noto economista Pierre de Lauzun, la proprietà comune comporta quattro conseguenze: i migliori vengono sfruttati dagli altri; sorgono continue dispute; i compiti meno gratificanti non vengono più svolti; la proprietà viene trascurata. Pertanto, conclude, la situazione diventa particolarmente immorale. In effetti, l’uomo, grazie al suo ingegno, tende a provvedere a tutto ciò che è necessario al suo benessere. Da ciò deriva il suo diritto di cercare per sé le cose di cui ha bisogno e di prenderne possesso quando non hanno un proprietario. Da ciò deriva anche il suo diritto di provvedere ai propri bisogni futuri in modo stabile, appropriandosi della terra e coltivandola con strumenti che egli stesso ha proTRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2026 - 29


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Civiltà cristiana La proprietà privata è quindi il mezzo normale per l’uomo per essere e sentirsi sicuro del proprio futuro e padrone di sé

È vero che i documenti papali hanno denunciato con veemenza gli abusi avvenuti in materia di proprietà privata. Tuttavia, la natura condannabile e dannosa degli abusi che gli uomini fanno di un’istituzione non significa in alcun modo che tale istituzione non sia intrinsecamente eccellente. Nulla è sacro, santo in sé e da ogni punto di vista quanto il sacerdozio. Nulla è peggio della sua corruzione. Ma nessuno, tranne la stampa di sinistra, sta pensando di abolire il sacerdozio a causa degli abusi che ne fanno alcuni sacerdoti vergognosi!

Famiglia dotto. In breve, è perché possiede un’anima che l’uomo tende inevitabilmente a essere proprietario. La proprietà privata è quindi il mezzo normale per l’uomo per essere e sentirsi sicuro del proprio futuro e padrone di sé. Abolire la proprietà privata e, di conseguenza, consegnare l’individuo come un animale inerte alla direzione dello Stato significa privare la sua mente di alcune delle condizioni fondamentali per il suo normale funzionamento. Ciò porta all’atrofia – per mancanza di esercizio – delle facoltà dell’anima; significa, in breve, deformarla profondamente. Da ciò, in gran parte, derivò la tristezza che caratterizzò le popolazioni soggette al comunismo. Senza accettare l’ideale utopico di una società in cui ogni individuo, senza eccezione, possiede proprietà e non esistono più lavoratori salariati, bisogna affermare che la più ampia diffusione possibile della proprietà e della libera impresa promuove il benessere spirituale e culturale di individui, famiglie e società. Al contrario, la nazionalizzazione dei mezzi di produzione e la conseguente proletarizzazione degli individui creano condizioni altamente sfavorevoli alla santificazione e alla formazione culturale di popoli, famiglie e individui. 30 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2026

Ho appena menzionato la famiglia, il principale gruppo intermediario tra l’individuo e la nazione. Soffermiamoci un attimo sull’intima relazione, sulla profonda affinità – una vera e propria simbiosi – che esiste tra la proprietà privata e la famiglia fin dagli albori dell’umanità. Così come una persona ha il diritto di possedere beni, ha anche il diritto di sposarsi e di formare una famiglia. Ma da questo diritto derivano determinati doveri per i genitori (e più in generale per il marito). In primo luogo, l’obbligo di provvedere alle spese di mantenimento della casa e all’educazione dei figli. Pertanto, la moglie e i figli hanno un diritto naturale al reddito del marito e al patrimonio che egli accumula, un diritto che è più vicino e più sicuro di qualsiasi potenziale diritto della società. Se considerati in relazione alla famiglia, gli argomenti a favore della proprietà privata risultano notevolmente rafforzati, perché per un capofamiglia, lavorare, risparmiare e prosperare non sono più un diritto, ma un dovere. Proprietà e famiglia derivano in ultima analisi dalla stessa radice: la natura umana. È la nostra natura spirituale che ci spinge a stabilire legami più diretti e intimi con certi oggetti e persone. Diventare proprietari di una casa e avere una famiglia sono situazioni che ci danno un sano senso di appagamento personale. Al contrario, vivere come un atomo iso-


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Proprietà e famiglia derivano dalla stessa radice: la natura umana. È la nostra natura spirituale che ci spinge a stabilire legami più diretti e intimi con certi oggetti e persone

lato, senza famiglia né beni personali, circondato da estranei, ci dà una sensazione profondamente innaturale di vuoto, anonimato e solitudine. Da qui il desiderio di formare una famiglia e l’ambizione di diventare proprietari di una casa, due inclinazioni che hanno una radice comune e si rafforzano a vicenda. Ciò è talmente vero che Fustel de Coulanges, nel suo capolavoro La città antica, osserva che la parola latina familia e il suo corrispettivo greco, oikos, non avevano alcun significato di generazione o parentela (per questo esisteva la parola latina gens, derivata dal greco genos), ma quasi un significato di “proprietà”. “Familia” originariamente designava il campo, la casa, il denaro, gli schiavi – in breve, il patrimonio familiare che si trasmetteva – e si accresceva – di generazione in generazione. Questi antichi legami tra famiglia e patrimonio sono ancora più evidenti per quanto riguarda i beni spirituali che i genitori trasmettono ai figli: i loro talenti, la loro cultura, la loro psicologia, la stima e l’influenza sociale di cui sono circondati. Chi nasce da una coppia particolarmente dotata da Dio di beni spirituali – o anche materiali – è legittimamente più favorito fin dalla culla rispetto a chi nasce da genitori di qualità media. Queste disuguaglianze all’inizio della vita non sono solo giuste, ma essenziali per il progresso sociale. Sono giuste perché, come affermava sinteticamente San Tommaso d’Aquino: «È una legge naturale che i genitori accumulino ricchezze per i figli e che questi figli siano gli eredi dei genitori». Senza timore di essere «sociologicamente scorretto», il compianto Papa Pio XII trasse tutte le conseguenze di questo principio, affermando che «le disuguaglianze sociali, incluse quelle legate alla nascita, sono inevitabili; la natura benevola e la benedizione di Dio sull’umanità illuminano e proteggono le culle, le accolgono ma non le livellano». In queste disuguaglianze legate alla nascita, ciò che ha maggior valore, diceva lo stesso Papa, non è

l’eredità materiale, ma «l’eredità spirituale», trasmessa soprattutto «dall’influenza reciproca di chi vive nella stessa casa» e dall’«atmosfera di una casa ricca di alte tradizioni intellettuali, morali e soprattutto cristiane». Ecco perché Leone XIII dichiarò nella Rerum Novarum che «sostituendo la provvidenza paterna con quella dello Stato – oggi diciamo piuttosto lo Stato sociale – i socialisti vanno contro la giustizia naturale e spezzano i legami familiari». Azzerare i conti a ogni generazione equivale, di fatto, a commettere una grave ingiustizia nei confronti dei genitori che si sono sacrificati per lasciare ai figli una situazione migliore. E non è tutto. Penalizzare i genitori con pesanti tasse di successione è anche un duro colpo al progresso sociale. Perché se ai genitori viene negato il diritto di lasciare la maggior parte del loro patrimonio ai figli, viene eliminata una delle forze motivanti più importanti per il lavoro. La mancanza di questa motivazione è stata, inoltre, la causa principale del fallimento del socialismo reale in tutti i paesi comunisti dell’Europa orientale: nessuna forma di stakhanovismo potrà mai sostituire, come incentivo al lavoro, l’amore inconTRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2026 - 31


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Civiltà cristiana

Secondo l’insegnamento di Pio XII, una società organica produce “istituzioni eminentemente aristocratiche” anche in Stati democratici Sopra, parata all’accademia militare di West Point, Stati Uniti

dizionato e disinteressato che i genitori nutrono per i propri figli, carne della loro carne. Sì, diciamolo forte e chiaro: il diritto di successione è l’istituzione in cui famiglia e proprietà si fondono, nonostante le smorfie di chi propugna una chimerica “uguaglianza di opportunità”, in nome della quale vengono sacrificati miliardi di euro sottratti ai contribuenti, come in Francia, per le “Zone d’Instruction Prioritaire” e altri grandiosi progetti educativi, destinati al fallimento perché tentano di sopprimere ciò che è naturale. Ma c’è di più. A queste intime relazioni tra famiglia e proprietà manca ancora un coronamento. Avete indovinato: la Tradizione.

Tradizione In effetti, molto spesso questa eredità spirituale, frutto di fattori genetici e dell’atmosfera culturale di una famiglia, rimane fissa all’interno della stessa stirpe, nobile o plebea che sia, poco importa, insieme a certi tratti fisiognomici e psicologici che costituiscono un legame tra le generazioni. Così, gli antenati vengono perpetuati in un certo modo dai loro di32 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2026

scendenti, che, nel corso delle generazioni, distillano il particolare stile di vita domestica, di attività professionale e di azione pubblica dei loro predecessori, trasformando alcune famiglie in veri e propri “clan” o addirittura “dinastie”. La Tradizione è proprio questa distillazione, nel corso dei secoli, del patrimonio morale e culturale originario delle diverse famiglie che costituiscono un popolo. Ecco perché la Tradizione non è un passato stagnante, come la sinistra vorrebbe farci credere. Al contrario. La Tradizione è la vita che il seme riceve dal frutto che lo contiene. Vale a dire, una capacità di germogliare a sua volta e produrre qualcosa di nuovo che non è l’opposto del vecchio, ma il suo armonioso sviluppo. Ecco perché la Tradizione e le élite tradizionali sono una condizione indispensabile per il vero progresso delle nazioni. Non solo nella nostra vecchia Europa, ma anche nella giovane America! Questa non è una mia affermazione, ma di Pio XII stesso. Ecco le sue illuminanti parole: “Secondo la testimonianza della storia, laddove fiorisce una vera democrazia, la vita del popolo è come permeata di sane tradizioni che è illecito di-


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“Da ciò si può dedurre che l’odio che la sinistra di ogni schieramento – rossa, rosa o verde – nutre verso la famiglia, la proprietà privata e la tradizione, in quanto ostacolo alla collettivizzazione dell’individuo, è fondamentalmente un odio religioso diretto contro l’ordine divino, contro Dio stesso”

struggere. I rappresentanti di queste tradizioni sono, soprattutto, le classi dominanti, vale a dire i gruppi di uomini e donne, o le associazioni che, come si suol dire, dettano legge nel villaggio e nella città, nella regione e nell’intero paese. Da qui, tra tutti i popoli civilizzati, l’esistenza e l’influenza di istituzioni eminentemente aristocratiche nel senso più alto del termine”. L’esistenza e l’influenza delle istituzioni aristocratiche sono dunque una questione di giustizia, poiché rappresentano la conseguenza logica e naturale della famiglia e dei suoi riflessi nella tradizione e nella proprietà privata. Purché, ovviamente, le classi superiori non impediscano la graduale ascesa di individui e famiglie meritevoli. Le classi superiori non devono trasformarsi in “caste” chiuse, ma devono essere aperte alla mobilità sociale, che elevi determinate famiglie allo strato sociale successivo, talvolta persino al vertice assoluto del corpo sociale. Questi nuovi elementi costituiscono, per il corpo sociale, tante cellule piene di energia, che sostituiscono quelle che iniziano a perdere vitalità”. Ma la natura non progredisce a balzi. Napoleone diceva che l’educazione di un bambino inizia duecento anni prima della nascita, e aveva perfettamente ragione. Tuttavia, l’ascesa delle famiglie è un processo graduale. Pertanto, le classi sociali sono piuttosto stabili e le ascese sociali fulminee sono un’eccezione. “Classi privilegiate”? Se volete, potete chiamarle così. Ma in tal caso, bisogna riconoscere che esistono privilegi legittimi e, a volte, persino sacri. Perché le élite tradizionali derivano dalla natura umana, creata da Dio. E, per quanto riguarda il matrimonio, che è il fondamento della famiglia, esso è stato elevato al rango di Sacramento da Nostro Signore. Come afferma Francis Godard, autore di La Famille, affaire de générations (La famiglia, questione di generazioni): nella sua concezione tradizionale, la famiglia è «il luogo stesso del fondamento permanente del rapporto umano fondamentale, in quanto deriva direttamente dalTRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2026 - 33


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Civiltà cristiana l’ordine divino. È il luogo del mistero, dove le origini persistono nella loro eterna contemporaneità».

L’odio per la tradizione, la famiglia e la proprietà è un odio religioso Da ciò si può dedurre che l’odio che la sinistra di ogni schieramento – rossa, rosa o verde – nutre verso la famiglia, la proprietà privata e la tradizione, in quanto ostacolo alla collettivizzazione dell’individuo, è fondamentalmente un odio religioso diretto contro l’ordine divino, contro Dio stesso. È questo odio per l’ordine naturale che già indusse Danton ad affermare che “i bambini appartengono alla repubblica prima ancora che ai genitori”; che spinse Robespierre a voler allontanare i bambini dalle loro famiglie tra i cinque e i dodici anni, perché, diceva, “vogliamo che l’istruzione sia comune e uguale per tutti i francesi; non si tratta di formare gentiluomini, ma cittadini”. Fu proprio questo odio per la famiglia a spingere uno dei leader della Rivoluzione Russa, Liadov, a chiedersi: “È possibile educare l’uomo collettivo in una famiglia individuale? Rispondiamo categoricamente: no! Un bambino che pensa collettivamente può essere cresciuto solo in un’atmosfera collettivista. Prima il bambino viene allontanato dalla madre e affidato a un asilo nido, prima possiamo garantire la sua salute.” E per curare i malati impenitenti, c’era il gulag… In realtà, non c’è alternativa: • o riconosciamo la persona umana e i suoi diritti naturali – il diritto alla proprietà, il diritto di fon-

dare una famiglia, il diritto di comportarsi liberamente secondo la propria ragione – e accettiamo le conseguenze che ne derivano: disuguaglianza di ricchezza e formazione di classi sociali ed élite tradizionali; • oppure cerchiamo di forzare la natura con un costoso apparato statale al servizio di un’ingegneria sociale utopica il cui inevitabile risultato è lo schiacciamento dell’individuo, l’impoverimento della popolazione e la dittatura. La caduta del Muro di Berlino ha dimostrato che quest’ultima strada porta a un vicolo cieco. Ma molti contemporanei, ancora inebriati dai falsi sogni di uguaglianza e fraternità, si rifiutano di ammettere che la via del progresso per tutti, e in particolare per i più poveri, risiede nel rispetto di questi tre pilastri fondamentali di ogni civiltà e, in particolare, della civiltà cristiana: Tradizione, Famiglia e Proprietà privata, fondamento delle libertà economiche a noi cattolici tanto care. Questo, del resto, è riconosciuto da molti autori diversi: senza questo fondamento non c’è progresso, non c’è crescita e non c’è civiltà.

Cristianità Per concludere il compito che mi è stato assegnato, mi basta tornare al concetto di Cristianità che ho menzionato all’inizio della mia presentazione. In una cupa “Lettera ai cattolici di Francia” dei vescovi francesi, datata 1996 e scritta da mons. Dagens, si afferma: “Accettiamo senza esitazione di collocarci, come cattolici, nel contesto culturale e istituzionale odierno”; “rifiutiamo ogni nostalgia per

Vescovi francesi: condanna della “tradizione cattolica contro-rivoluzionaria e conservatrice”, e mano tesa invece al “moderno secolarismo”

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“Europa, vecchia Europa: ritorna alle tue radici!”

le epoche passate [e] non sogniamo un impossibile ritorno a quella che veniva chiamata Cristianità”. Perché? Beh, perché “la crisi che stiamo attraversando non è dovuta fondamentalmente al fatto che certe categorie di cattolici abbiano perso la fede o voltato le spalle ai valori della tradizione cristiana”, né “all’ostilità degli avversari della Chiesa”. È semplicemente che “siamo nel mezzo di un mondo e di una società in trasformazione”, e che “un mondo sta svanendo e un altro sta emergendo... mentre la forma del mondo che stiamo cercando di costruire ci sfugge”. In breve, la Chiesa ha perso il treno della modernità e della globalizzazione e deve salire sull’ultimo treno prima che sia troppo tardi! Per farlo, dovremmo “riconoscere la natura positiva del secolarismo” perché, secondo lui, “l’opposizione tra una tradizione cattolica, controrivoluzionaria e conservatrice, e una tradizione repubblicana, anticlericale e progressista, è quasi del tutto superata”. (Lo sfortunato vescovo Léonard, che è al suo quarto lancio di torta in faccia, di questo pacifico secolarismo se ne intende!) Secondo il vescovo Dagens, dobbiamo anche riconoscere il valore del “pluralismo”, poiché “nuove tradizioni religiose e spirituali, in particolare l’Islam... sono ora presenti nel nostro Paese e stanno dimostrando la loro vitalità”. Il dialogo multiculturale: ecco dunque la zuppa rosa offerta come panacea per risolvere tutte le sfide del nuovo millennio! (Non pensiamo che i francofoni siano gli unici in Europa a essere sottoposti a questa pressione incessante. Anche noi, al di là del Reno, siamo bombardati da questa stessa vuota retorica). Quali risultati ha prodotto questa politica episcopale di “tendere la mano”? Posso parlare solo del mio Paese, non volendo intromettermi negli affari altrui. Ebbene, è stata la nostra cancelliera a formulare la diagnosi proprio nel bel mezzo del dibattito sull’immigrazione che infiamma la Germania dalla pubblicazione del libro sconvolgente di Thilo Sarrazin.

membri della CDU: “Questo modello ‘multiculturale’ è fallito, completamente fallito”, ha detto la cancelliera. D’ora in poi, gli immigrati devono integrarsi e adottare la cultura e i valori tedeschi: “Ci sentiamo vincolati ai valori cristiani. Chi non li accetta non ha posto qui”, ha insistito. Nicolas Sarkozy ha seguito l’esempio, recandosi alla basilica di Le Puy-en-Velay (importante luogo di pellegrinaggio medievale) per proclamare che “la cristianità ci ha lasciato una magnifica eredità di civiltà e cultura” che deve essere “abbracciata senza esitazione né falsa modestia”. Sì, i nostri Paesi sono indissolubilmente legati ai valori cristiani su cui sono stati fondati, e non è annacquando questi valori nel crogiolo multiculturale che l’Occidente supererà la grave crisi religiosa e morale che sta attraversando. La posta in gioco è alta, perché riguarda non solo il futuro dell’Europa, ma anche il futuro dell’umanità. Fu Papa Benedetto XVI a ricordarcelo durante la sua visita a Santiago de Compostela: «Come il Servo di Dio Giovanni Paolo II, che da Compostela esortò il Vecchio Continente a rinvigorire le proprie radici cristiane, anch’io vorrei esortare la Spagna e l’Europa a costruire il loro presente e a progettare il loro futuro sulla base dell’autentica verità dell’umanità».

Il nostro presidente – modesto come il presidente del Consiglio europeo – aveva osato dichiarare, in occasione del ventesimo anniversario della riunificazione, che “anche l’Islam fa parte della Germania” (si potrebbe pensare che si sia ispirato alla lettera dei vescovi francesi!).

A tal fine, la Spagna e l’Europa dovrebbero preoccuparsi innanzitutto dei «bisogni morali, sociali, spirituali e religiosi» dei loro abitanti, perché solo in questo modo si può operare «efficacemente, con integrità e fruttuosamente» per il bene dell’umanità e, in particolare, per il bene dei più vulnerabili. In breve, la salvezza non verrà da un’applicazione radicale o moderata della trilogia della Rivoluzione francese, ma dalla pura fonte del Vangelo e della dottrina sociale della Chiesa. Grazie. u

La signora Angela Merkel gli ha risposto con una replica tagliente davanti a un pubblico di giovani

* Conferenza a Bruxelles, 3 maggio 2011, nella sede della Federazione Pro Europa Christiana TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2026 - 35


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Il mondo delle TFP

Fancia: Università estiva

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i è realizzata nella Villa Notre Dame de la Clairière, a Creutzwald, Francia, l’Università estiva 2026 delle TFP europee. Vi hanno partecipato 52 persone provenienti da tutta Europa. Quest’anno è stata un’occasione speciale poiché la Villa celebrava i suoi vent’anni. Infatti, fu inaugurata nel 2006 dal Cardinale Jorge Medina, allora Prefetto della Congregazione per il Culto divino. Quest’anno il tema centrale è stata la Madonna: le fondamenta della devozione e il suo ruolo centrale nella storia, secondo la prospettiva di S. Luigi Grignon di Montfort. L’abbé Jacques Olivier, FSSP, ha tenuto una lectio magistralis sulla missione profetica di Santa Giovanna d’Arco. Mr. Preston Noell, direttore della TFP americana, ha parlato sul ruolo della nobiltà e delle élites in generale. Diversi ragazzi di TFP Student Action Europe hanno raccontato le attività dei loro rispettivi gruppi. Non potevano mancare le attività ricreative, come una passeggiata nei boschi del Nord della Francia e una visita al castello di Goffredo di Buglione, capo della prima Crociata. L’ultima sera, uno chef stellato ha offerto una cena degna dell’occasione. La giornata iniziava con l’alzabandiera solenne, col canto del Credo. L’aspetto principale è stato, ovviamente, quello spirituale. Preghiere lungo la giornata, recita del Rosario in cappella, canto solenne dell’Officio e, la sera, canto della Salve Regina solenne. u

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Irlanda: campeggio estivo

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’Irish Society for Christian Civilisation ha realizzato il suo XXII Campeggio estivo per ragazzi. Come ormai da alcuni anni, l’evento si è tenuto nella Glencomeragh House, una casa di ritiri nella Diocesi di Waterford, al sud. Il campeggio ha contatto sulla partecipazione di una trentina di ragazzi irlandesi, più alcuni stranieri. Oltre alla Santa Messa quotidiana in rito romano antico, il punti alto è stato senza dubbio la veglia notturna davanti a una reliquia della Santa Croce. u

IN MEMORIAM

Dott. Eduardo de Barros Brotero Lo scorso 24 agosto è scomparso il dott. Eduardo de Barros Brotero, direttore dell’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira e figura di spicco delle TFP nel mondo, che ha dedicato molti anni della sua vita alla difesa dei principi della Civiltà Cristiana. Discepolo del prof. Plinio Corrêa de Oliveira fin dalla giovinezza, ha cercato di perpetuarne e diffonderne l’eredità, servendo con dedizione agli ideali di Tradizione, Famiglia e Proprietà. Cattolico fervente, “paulista di quattrocento anni”, nobile di anima e di culla, il dott. Eduardo de Barros Brotero era una presenza inconfondibile nella TFP. Bonum certamen certavi, cursum consummavi, fidem servavi. TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2026 - 37


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Il mondo delle TFP

Göttingen: gli antifa attaccano dodici agenti feriti

di Seppe van Loo

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uello che era iniziato come un pacifico Rosario pubblico per i nascituri si è concluso con un’inaudita violenza da parte dei militanti della sinistra, che hanno caricato le forze dell’ordine. Dodici agenti sono rimasti feriti.

Il contrasto non avrebbe potuto essere maggiore: da una parte, giovani cattolici che pregavano pacificamente il Rosario e difendevano pubblicamente la vita innocente; dall’altra, una folla che cercava di sovrastarli con le urla e di cacciarli dalla piazza.

Rosario pubblico di riparazione

L'intimidazione non ha avuto successo

Sabato 15 agosto ho partecipato, insieme ai giovani volontari di TFP Student Action Europe, a un Rosario pubblico in difesa della vita, sotto il motto: “Prega e agisci contro il peccato dell’aborto”. Eravamo una quarantina, di diverse nazionalità, con i nostri simboli caratteristici. Una banda con cornamuse, tamburi e ottoni ha accompagnato la manifestazione, conferendo alla piazza un’atmosfera suggestiva. Abbiamo recitato il Rosario, distribuito volantini e parlato in difesa dei bambini non ancora nati.

Circondati da insulti e ostilità, siamo rimasti saldi e dignitosi. Abbiamo continuato le nostre preghiere e la nostra campagna, senza permettere all’aggressività degli oppositori di dettare se i cattolici possono far sentire le proprie convinzioni in pubblico.

L’evento in sé si è svolto pacificamente, fatto confermato anche dalla polizia. Tuttavia, intorno a noi, l’ostilità cresceva. A un certo punto, contro-manifestanti di estrema sinistra, sedicenti antifa, hanno iniziato a radunarsi nelle vicinanze. Prima hanno tentato di sovrastare le nostre preghiere e i nostri discorsi con urla, “musica” assordante e rumori. I volontari che distribuivano volantini sono stati insultati, fatti oggetto di gesti osceni e, in alcuni casi, spintonati. Con il passare del pomeriggio, i manifestanti pro-aborto sono diventati sempre più ostili e aggressivi. 38 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2026

Il momento più pericoloso, però, è arrivato dopo la fine della campagna. Verso le 18:00, abbiamo iniziato a dirigerci verso i nostri veicoli sotto scorta della polizia. Un folto gruppo di contro-manifestanti si è quindi mosso nella nostra direzione. Gli agenti di polizia hanno formato una barriera tra i due gruppi. I contro-manifestanti hanno premuto con forza contro il cordone di polizia e sono scoppiati scontri con gli agenti. La polizia ha dovuto respingere gli aggressori e usare lo spray al peperoncino per impedire loro di raggiungerci. Il livello di scontro è stato straordinario. È stata una vera e propria battaglia campale. Secondo i dati della polizia, gli agenti hanno fatto ricorso a misure


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coercitive circa 200 volte durante l’operazione. Dodici agenti di polizia sono rimasti feriti a causa dello spray al peperoncino e diverse ambulanze sono state chiamate sul posto.

rali tradizionali da costringere i cattolici a ritirarsi dalla sfera pubblica.

La violenza ha attirato l’attenzione di tutto il Paese. Tutti i principali media tedeschi hanno riportato gli eventi di Göttingen.

Non abbiamo permesso a una folla ostile di dettare cosa potevamo dire, dove potevamo pregare o quali verità potevamo difendere. Alle grida, abbiamo risposto con la preghiera; alle intimidazioni, con il coraggio; ai tentativi di allontanarci, con la fermezza.

In un comunicato stampa, la polizia di Göttingen ha dichiarato che noi, della TFP, siamo sempre rimasti pacifici. Di fronte alla folla inferocita, non ci siamo fatti prendere dal panico né abbiamo abbandonato i nostri principi. Siamo rimasti uniti, composti e saldi, mentre la polizia lottava per contenere gli aggressori.

Volevano intimidirci. Hanno trovato fermezza Le scene di Göttingen rivelano qualcosa di più profondo di un semplice scontro isolato tra manifestanti. Perché dei giovani cattolici che pregano il Rosario e difendono pacificamente i bambini non ancora nati dovrebbero provocare tanta furia? I volontari della TFP in tutta Europa hanno ripetutamente subito insulti, tentativi di intimidazione e aggressioni fisiche durante le campagne pacifiche. L’obiettivo è evidente: rendere così alto il prezzo della difesa pubblica dei principi mo-

Göttingen ha dimostrato perché questa strategia è destinata al fallimento.

Abbiamo lasciato Göttingen più determinati che mai a continuare la lotta per la vita innocentei.

Torneremo Lungi dallo spaventare i volontari e indurli alla ritirata, gli eventi di Göttingen hanno rafforzato la nostra convinzione che proprio nei luoghi in cui la sinistra radicale si sforza maggiormente di soffocare il messaggio pro-vita, TFP Student Action Europe deve tornare, e tornare più spesso. L’intimidazione non deve mai essere seguita dalla ritirata. I tentativi di allontanare i cattolici pacifici dalle strade devono invece essere contrastati con una presenza pubblica ancora più ferma, frequente e determinata. Per questo motivo, è già in programma un’altra campagna di TFP Student Action Europe a Göttingen nelle prossime settimane. Il messaggio è semplice: dove cercano di metterci a tacere, noi torneremo. u

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Il mondo della TFP

Giugno, mese del Sacro Cuore: i cattolici offrono riparazione a Milano

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a secoli, il mese di giugno è dedicato al Sacro Cuore di Gesù. È il tempo in cui la Chiesa invita i fedeli a contemplare l’amore infinito del Cuore Divino e a riparare alle offese che Lo feriscono quotidianamente. Questa devozione ha plasmato la pietà di intere generazioni di cattolici, dal nord al sud della penisola italiana. Oggi, tuttavia, quello stesso mese viene gradualmente spogliato del suo significato e sostituito da un’agenda di tutt’altra natura: quella dei cosiddetti eventi “pride”. Non si tratta di semplici proteste, ma di esibizioni pubbliche di comportamenti che il Catechismo della Chiesa Cattolica definisce “intrinsecamente disordinati” e “gravi depravazioni”. Da celebrazione del Cuore di Cristo, giugno rischia di diventare il mese dell’“orgoglio” in ciò che la Fede chiama peccato.

Non tacere Di fronte a questo capovolgimento, il silenzio non è un’opzione. Rimanere in silenzio significhe40 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2026

rebbe lasciare che le piazze pubbliche parlino con una sola voce, e lasciare senza risposta gli oltraggi al Cuore di Gesù. È in questo spirito che la TFP italiana, insieme a TFP Student Action Europe, ha organizzato due eventi pubblici nel centro di Milano: uno davanti al castello Sforzesco, l’altro a San Lorenzo alle colonne. Una risposta cattolica, pacifica e visibile: la recita del Santo Rosario di Riparazione e la distribuzione di un volantino ai passanti, per ricordare a un’intera città a chi appartiene veramente questo mese. A parte qualche insulto di persone LGBT, la reazione del pubblico è stata di ringraziamento: era ora che i cattolici facessero qualcosa! Molti facevano foto degli stendardi vermigli col leone rampante. La dimensione estetica della campagna richiamava l’attenzione. Non un gesto di protesta futile, ma un atto di riparazione. Le stesse strade che sono state percorse dalle sfilate “arcobaleno” si sono riempite delle pre-


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ghiere dei cattolici, che chiedevano pubblicamente perdono e imploravano misericordia.

Milano, Città del Sacro Cuore Non è un caso che Milano sia stata scelta. È la città di Sant’Ambrogio e di San Carlo Borromeo, due giganti della Fede che hanno difeso la sana dottrina con coraggio e senza compromessi. Riportare il Rosario nelle sue piazze significa raccogliere la stessa eredità: la testimonianza pubblica, militante e mariana di coloro che non si vergognano di professare Cristo Re. Con la potenza del Santo Rosario, l’arma che la Madonna stessa ha affidato ai suoi figli, anche questa battaglia può essere vinta. u (Tratto da TFP Student Action Europe)

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Il mondo delle TFP

Belfast: Rally for Life

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olontari dell’Irish Society for Christian Civilisation (la TFP irlandese) partecipano al Rally for Life in Belfast, capitale dell’Irlanda del Nord. Dopo il referendum del 2018, realizzato sotto fortissima pressione da parte dell’Unione Europea, i prolifers cercano di reintrodurre il divieto costituzionale al massacro degli innocenti. u

Lo dicono loro...

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e ultra progressiste Zentralkomitee der deutschen Katholiken (Comitato centrale dei cattolici tedeschi) e Katholische Aktion Österreich (Azione cattolica austriaca), hanno lanciato un monito contro l’avanzata di quello che chiamano Rechtsextremismus (estremismo di destra, sic). Secondo un articolo della rivista cattolica tedesca KircheLeben, “l’estremismo di destra fa leva sulle paure, riduce questioni complesse a semplici giochi di accusa e crea deliberatamente divisioni sociali. Ciò porta all’emarginazione delle persone, alla discriminazione nei confronti delle minoranze e alla messa in pericolo delle fondamenta della democrazia”. Secondo i progressisti tedeschi e austriaci, questa tendenza sta crescendo in Europa. E pongono come esempio la Società per la difesa della Tradizione, Famiglia e Proprietà TFP, che definiscono “un importante attore della destra cristiana”. u

Berlino: simposio giovanile

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partecipanti al simposio giovanile tenutosi a luglio possano davanti alla sede della TFP a Berlino. Sono stati tre giorni di intenso studio, meditazione e vita di preghiera, durante i quali si è esplorato i più recenti sviluppi del processo rivoluzionario — dall’ideologia woke all’IA — secondo i criteri di “Rivoluzione e Contro-Rivoluzione”, di Plinio Corrêa de Oliveira. u 42 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2026


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Polonia: in difesa della famiglia

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gli inizi dell’anno, il governo di Donald Tusk ha proposto un disegno di legge che, sotto l’ingannevole nome di “statuto della persona più vicina”, introduce tacitamente le relazioni omosessuali nel sistema giuridico. La TFP polacca aveva già reagito a gennaio con una campagna di respiro nazionale che, insieme ad altri fattori, era riuscita a rimandare il voto in Parlamento. Adesso, ha realizzato una seconda “carovana” in difesa del matrimonio, percorrendo più di mille chilometri. I volontari hanno distribuito volantini spiegando perché bisogna opporsi a queste modifiche legislative promosse dal governo di Donald Tusk. La carovana è partita dal Santuario della Sacra Famiglia, a Zakopane. Fin dal primo giorno, è apparso chiaro che molti passanti si aspettavano una voce chiara e inequivocabile sulla questione del matrimonio. Ci sono state parole di sostegno, reazioni gentili e conversazioni con persone che hanno espresso la loro gratitudine per la presenza dei volontari nelle strade. Lo stesso giorno, la campagna ha raggiunto Nowy Targ. E anche qui non sono mancate le reazioni positive. Da qui i volontari si sono mossi verso Nowy Sącz e Tarnów. A Rzeszów, invece, l’atmosfera era sensibilmente più tesa. Le campagne di

fronte al Tribunale distrettuale e all’Ufficio di Stato Civile hanno dimostrato che il tema suscita forti emozioni tra i residenti. È sempre più chiaro che difendere il matrimonio negli spazi pubblici oggi richiede non solo coraggio, ma anche la volontà di agire sotto pressione. A Lublino, i volontari si sono mossi soprattutto nei pressi dell’Università Cattolica di Lublino (KUL) e dell’Università Maria Curie-Skłodowska (UMCS), dove molti studenti hanno usufruito con entusiasmo del materiale distribuito. La Carovana ha concluso il suo percorso a Varsavia, con una campagna sul vialone centrale Krakowskie Przedmieście. Dai resoconti dei giorni successivi emerge un quadro molto chiaro. In primo luogo, in molti posti, si è riscontrata la volontà di dialogare e la gratitudine per la presenza di persone disposte a parlare apertamente delle conseguenze del disegno di legge. In secondo luogo, a parte episodi isolati, non si è registrata una vera e propria controffensiva organizzata in grado di dominare il messaggio per le strade. In terzo luogo, è apparso evidente che una campagna diretta in strada ha ancora un impatto enorme, soprattutto laddove prevale una copertura mediatica semplificata. u TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2026 - 43


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San Michele: Patrono della Contro Rivoluzione di Plinio Corrêa de Oliveira

“S

an Michele è il nostro naturale alleato nella lotta contro la Rivoluzione. Cos’è il movimento controrivoluzionario se non un gruppo di uomini che, mutatis mutandis, porta avanti la stessa lotta di S. Michele, difendendo l’onore di Dio e della Madonna, la gloria della Santa Chiesa Cattolica e della civiltà cristiana? Fra le due lotte vi è una grande affinità. Ecco perché possiamo procedere tranquilli avendo S. Michele come il nostro speciale Patrono”. I membri della razza della Vergine continuano, qui sulla terra, la battaglia intrapresa da S. Michele nel Cielo, perpetuando così l’umiliazione dei demoni. Ciò che porta un polo a dominare l’altro non è tanto l’esito di una polemica o di uno scontro sporadico, bensì la forza d’impatto che hanno, che dipende dall’unione spirituale che abbiano con il rispettivo vertice: gli angeli da una parte, i demoni dall’altra. Nei nostri giorni, questa lotta si dà nello scontro tra la Rivoluzione e la Contro-Rivoluzione. Questo è il senso più profondo della guerra sulla terra, l’aspetto più importante della storia. Il senso più profondo della storia consiste nell’accompagnare questa lotta fra i figli della luce e i figli delle tenebre. “San Michele fu il primo cavaliere della storia perché cacciò nell’inferno il primo villano della storia, il primo Giuda. San Michele è il patrono, direi anche il compagno, di tutti i cavalieri che combattono per la Fede e per la Civiltà cristiana. “Alcuni aspetti entusiasmanti del Medioevo provengono da un particolare nesso con qualcosa di angelico. Per esempio la cavalleria. I crociati erano consapevoli che gli angeli combattessero a loro fianco. Era la cavalleria angelica che affian-

cava quella umana. Le canzoni di gesta menzionano questo.“I cristiani hanno bisogno degli angeli per combattere. Nostro Signore disse che i figli delle tenebre sono più scaltri di quelli della luce. Noi dovremmo provare vergogna che Dio sia servito così male, e che i suoi soldati non siano più adatti, più energici, più vigorosi e trionfatori. Per questo, però, abbiamo bisogno degli angeli. Nessuna cavalleria umana sarà pienamente militante se non assume questa dimensione angelica. Questa sarà la caratteristica della cavalleria dei secoli futuri. “La Contro-Rivoluzione oggi non è un movimento per difendere tale o tale bene, ma un movimento per promuovere ogni forma di bene contro ogni forma di male. Io vedo che, col favore della Madonna e con la preghiera degli angeli e dei santi, sopra la Contro-Rivoluzione alleggia un’azione angelica, una coorte di angeli che gli aprono le vie, la proteggono, moltiplicano la sua efficacia. “Nella Contro-Rivoluzione vi è un intreccio intimo fra angeli e uomini. Io credo che la Contro-Rivoluzione abbia ricevuto in modo particolare un’esemplarità angelica. Posta davanti al mondo rivoluzionario, essa taglia le realtà più profonde, incutendo paura nell’avversario e, allo stesso tempo, facendo rivivere una serie di cose che stavano morte. È la cavalleria angelica che misteriosamente si prolunga nella Contro-Rivoluzione, dandogli una forza angelica superiore. “La Contro-Rivoluzione è la cavalleria con esemplarità, una continuazione della cavalleria angelica, i cui membri hanno un nesso speciale con gli angeli, con la forza degli archetipi angelici, ossia con la Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Ecco il ‘mistero’ della Contro-Rivoluzione”. u


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