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I QUADERNI DI ATELIER APPENNINI N°6

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I QUADERNI DI ATELIER APPENNINI

LABORATORIO FOSSANOVA-PRIVERNUM 2021

N°6

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I QUADERNI DI ATELIER APPENNINI

LABORATORIO FOSSANOVA-PRIVERNUM 2021

N°6


I QUADERNI DI ATELIER APPENNINI N°6 Questo numero esce in occasione dell’evento: Laboratorio Fossanova-Privernum 2021 [Fossanova 16-19 settembre 2021] organizzato da: Atelier Appennini a cura di: Pino Pasquali e Valeria Penna con Felice Cipriani e Domitilla Verga con il patrocinio di: Ministero della Cultura, Regione Lazio, Comune di Priverno, Comune di Sonnino, Federazione Regionale degli Ordini degli Architetti del Lazio, Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Latina Stampato a novembre 2021

Progetto grafico ed editoriale a cura di: Atelier Appennini Pino Pasquali e Valeria Penna www.atelierappennini.it info@atelier appennini.it

I laboratori si sono svolti con il contributo di: Ance Latina, Unindustria Latina, Il Borgo di Fossanova, Musei di Priverno, Banca di Credito Cooperativo del Circeo e Privernate, Impresa Dioniosio Picozza 4


Laboratorio Fossanova-Privernum Fossanova

16-19 settembre 2021


A cura di Felice Cipriani Pino Pasquali Valeria Penna Domitilla Verga

Coordinatori Francesco Cellini Microscape Architecture Urban Design AA [Patrizia Pisaniello & Saverio Pisaniello] Pino Pasquali Beniamino Servino Visiting Professors Margherita Cancellieri Nicola G. Tramonte

Gruppo di lavoro Giorgia Baio Silvia Bucci Luigi Caponera Antonella Ciavardini Paolo Costanzo Michele De Rosa Lorenzo Di Stefano Federica Gabrieli Sandra Maria Galbo Cristina Molinari Giorgios Papaevangeliou Valeria Penna Marco Rosati Gianni Santoro

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PRIVERNUM CITTA’ ROMANA: L’AREA CENTRALE URBANA Margherita Cancellieri

Privernum, città che fu volsca e poi romana, è ubicata in pianura, nella fertile vallata solcata dall’Amaseno, in località Mezzagosto, 5 km a nord-est dell’attuale sito collinare di Priverno (Lt). Un luogo, questo, posto strategicamente proprio al centro della stretta valle fluviale, serrata e protetta fra le propaggini dei Monti Lepini e Ausoni, dove convergono naturalmente obbligati assi intermontani che anticamente, come oggi, fanno da tramite fra la Valle Latina, l’agro pontino e il mare. L’area fu sostanzialmente di transito e di incontro e interessata, sin dalle età più antiche, da percorsi di transumanza e dove, fra l’età arcaica e tardo arcaica (VI-V sec. a.C.), si era andato concretizzando un luogo di culto, probabile punto di aggregazione e di riferimento stabile per le genti che frequentavano la valle e che cominciavano anche a sfruttarne le risorse. Privernum alla metà del IV secolo a.C. compare come importante centro volsco: nell’annalistica antica esce alla ribalta nel 358 a.C. e la sua storia si esaurisce nell’arco di un trentennio. Nel 329 a.C. i Privernati risultano completamente sottomessi e Privernum divenne un municipio di cittadini romani. Ancora una volta l’insediamento romano, che raggiunse una sua consistenza proto-urbana, si sviluppò in questo stesso sito trovandosi via via inserito all’interno di dinamiche commerciali e produttive, incentrate sulla fertilità del territorio circostante e su un ormai codificato sistema viario di collegamento fra la Via Latina, la via Appia e il porto di Terracina, con ricadute economiche che certamente contribuiranno al benessere della città romana. Verso la fine del II-inizi I sec. a.C., e probabilmente in coincidenza con una deduzione coloniale, Privernum conobbe una fase di radicale e programmata ristrutturazione urbanistica che segna la conclusione del lungo processo insediativo del sito e l’avvio di una storia urbana che avrà un suo epilogo, fra il XII e XIII sec., con il trasferimento della città sul colle che ancora oggi ospita Priverno. Ed è a questa fase della città che si riferiscono le testimonianze monumentali che oggi ricompongono scorci dell’antico paesaggio urbano all’interno del Parco Archeologico Privernum. Un museo all’aperto, questo, che condensa i risultati di una ventennale attività di scavo e di ricerca, iniziata nel 1992 e portata avanti nell’ambito di impegnativi progetti di valorizzazione che hanno visto coinvolti, in una felice sinergia, il Comune di Priverno, la Regione Lazio, l’Università di Roma “Sapienza” e la Soprintendenza ai Beni Archeologici per il Lazio. Il Parco Archeologico occupa una superficie di ca. 7 ha, che corrisponde all’incirca a un terzo dell’originaria estensione di Privernum (fig 1); al suo interno, le aree di scavo hanno interessato soprattutto quella che dovette essere l’area centrale della città riportando in luce monumenti, edifici e infrastrutture che segnano l’articolata vita della colonia dal suo nascere fino alla sua trasformazione post-antica, quando l’abitato, ridotto all’interno di una più limitata cinta difensiva, fu via via riplasmato in una nuova realtà urbana, rimasta qui in vita fino al XII-XIII secolo e che finì per chiamarsi Piperno (fig. 1). I monumenti rimessi in luce offrono dunque una buona campionatura del palinsesto topografico di Privernum e permettono anche di percepire quel lusso, sia economico che culturale, entro cui ruotava la vita dei suoi cittadini. Sin dalle sue prime fasi edilizie l’abitato coloniale si caratterizza, infatti, per lussuosi complessi residenziali privati che sono lo specchio più evidente dell’elevato tenore economico raggiunto dalla cittadina laziale. Sono state scavate tre domus, tutte permeate di quegli influssi ellenistici che, fra il II e I secolo a.C., avevano riscosso un grande successo fra la ricca committenza romana. I loro impianti planimetrici, caratterizzati da grandiosi atrii e peristili, sono arricchiti da una grande varietà di pavimentazioni a mosaico con raffinati esemplari figurati (oggi esposti al Museo di Priverno) che possono essere annoverati fra la migliore produzione musiva tardo repubblicana (fig. 2). Non è da meno l’edilizia pubblica con impegnative opere infrastrutturali di bonifica idraulica, le mura, un’area sacra con due templi affiancati, la grande piazza forense, il teatro segnato da un articolato divenire durante l’età imperiale, un edificio termale. A questi complessi si aggiungono, per i secoli successivi, strutture funerarie e abitative altomedievali e un importante edificio ecclesiastico che, dal VI al XII secolo, fu il simbolo di una nuova comunità cittadina. Le architetture rimesse in luce, sia pubbliche che private, sono sintomo di una generale pianificazione urbana che si manifesta attraverso una certa regolarità di orientamenti, che si attestano su assi comunque non ortogonali, e una dislocazione topografica che tiene conto di una ben precisa definizione degli spazi. A monte della ristrutturazione della 12


Carta archeologica su volo da drone, Spiron S.p.a. Museo Archeologico di Priverno

Ricostruzione assonometrica dell’area centrale urbana di Privernum Museo Archeologico di Priverno - A. Leopardi 13


città ci fu dunque un razionale piano programmatico che dovette assimilare preesistenze ormai cristallizzate, soprattutto in tema di viabilità (una via basolata che, con andamento E-O, costituiva il principale asse della città e tratto urbano di un’importante arteria di collegamento fra le vie Latina, Appia e il porto di Terracina), e che fu incardinato, in primis, su un sistema di opere infrastrutturali legate al problema “acqua”, realizzabili solo a fronte di una precisa e unitaria previsione di tutti gli interventi che venivano a coinvolgere la definizione strutturale della forma della città. La lunga consuetudine d’uso che aveva caratterizzato il luogo della città, traeva ragione, come visto, da favorevoli condizioni di valenza topografica ma, insieme, anche da una sua precisa collocazione all’interno di un ambiente geomorfologico ed idrografico di non facile gestione. il sito, seppur collocato nell’area più depressa del bacino idrografico dell’Amaseno, dove si registrano bassi valori dell’acclività e una forte permeabilità dei suoli alluvionali, rappresenta il punto di massima confluenza del deflusso idrico superficiale con linee di impluvio naturalmente incanalate in un reticolo di alvei che raccolgono le acque di ruscellamento e consentono una pur minima corrente di deflusso. In sostanza, proprio in prossimità dell’area della città antica, si registra un buon coefficiente di scolo che permette, anche se non proprio di risolvere, quanto meno di affrontare il problema idraulico più spinoso, che è quello della falda freatica superficiale, già di per sé a livelli molto alti e soggetta, per la rapida infiltrazione delle acque, a forti oscillazioni stagionali che portano il suo livello piezometrico a valori che si avvicinano alla soglia di allagamento dei piani d’uso. La pianificazione urbana tenne perfettamente conto di questi problemi e soprattutto del fatto che il consistente reticolo di fossi, rivi e fossati, se opportunamente incanalati e regimentati, veniva a costituire una favorevole condizione al controllo della falda e all’abitabilità del sito. Nel dettaglio, l’area urbana era attraversata da un corso d’acqua che proveniva da nord, il rivo di Maenza, che veniva a tagliare proprio il centro della città; la sua regimentazione fu il punto di partenza del rinnovamento urbano di Privernum. Il rivo, con funzione di effluente cittadino, fu arginato con murature in opera incerta e incanalato per oltre 250 metri all’interno di una poderosa struttura voltata in opera cementizia, larga 4 metri e dotata di opportuni accorgimenti tecnici per lo sfioro delle acque, che rispettava, seppure in parte rettificandola, la naturale linea di scorrimento dell’acqua. A questo collettore vennero allacciati condotti sotterranei trasversali previsti, nella loro fase costruttiva, principalmente come sistema di drenaggio dell’acqua di falda e perciò con un andamento piuttosto superficiale in modo da garantire una stabilità di livello in quota con i piani di vita. La struttura voltata venne così, di fatto, a costituire un’ossatura sostruttiva che comportò, come immediata conseguenza, un generale rimodellamento oro-idrografico dei terreni circostanti con un innalzamento dei piani di vita mediamente di 80/120 cm. Un innalzamento ottenuto con interventi di colmatura e conseguenti opere di terrazzamento che, pur nell’ambito di una certa regolarità d’impianto, venendosi ad adattare a varie preesistenze infrastrutturali, definiscono isolati dai lati non perpendicolari entro i quali si distribuiscono, percependone gli orientamenti, le varie unità edilizie e monumentali. All’interno di questa nuova sintassi urbana, il centro cittadino fu segnato dallo spazio forense (larg. ca. 67 m; la lunghezza non è stata ancora accertata) che andò a occupare, durante la prima fase edilizia coloniale, una platea centralissima, riplasmata artificialmente, al cui interno si articola, su un progetto omogeneo e unitario, una piazza centrale circondata da un portico su cui affaccia una teoria rigorosamente modulare di taberne - ad oggi ne sono state scavate ventidue -, costruite in opera incerta. L’assetto e la funzione del complesso del foro cambiarono radicalmente quando, immediatamente a sud dell’isolato, agli inizi dell’età augustea, fu costruito il teatro. All’edificio, con un diametro di ca 52 m, fu destinata un’area priva di precedenti edilizi e originariamente posta, per motivi idraulici, a una quota leggermente inferiore (ca. - 60/70 cm) rispetto all’isolato forense. Il dislivello fu sapientemente sfruttato per impostare qui la cavea, esposta a nord, mentre l’edificio scenico fu direttamente addossato al muro di fondo delle taberne, inglobando una sede stradale preesistente e determinando, di conseguenza, evidenti modifiche in tema di percorrenze urbane. In definitiva, l’aspetto che maggiormente qualifica la ristrutturazione della colonia privernate è la pianificazione stessa dell’impianto urbano che ha risolto l’articolazione della sintassi della maglia cittadina, almeno nella zona centrale, facendola coincidere per una direttrice con l’andamento della via principale e per l’altra con l’andamento del fosso incanalato, trasformando pesanti vincoli orografici in funzionali assi progettuali che hanno dato vita a un’urbanistica originale e di indubbia efficacia, in grado di ottemperare pienamente alle esigenze di drenaggio derivanti dalla particolare situazione geomorfologica della Privernum romana. 14


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Polittico del 1476, Carlo Crivelli, San Tommaso D’Aquino (dettaglio) Londra, National Gallery


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Francesco Cellini

con Giorgia Baio, Paolo Costanzo, Giorgios Papaevangeliou, Marco Rosati PRIVERNUM

L’area archeologica in cui da anni vengono progressivamente alla luce i resti e la storia dell’antica città di Privernum (volsca, romana e medievale) non è ancora particolarmente estesa e non è troppo nota, né troppo presente nella mappa mentale degli attuali abitanti della zona. Tuttavia basta una visita attenta (come quella, ancorché necessariamente frettolosa, che abbiamo fatto per questo workshop) al sito, nonché all’interessantissimo museo che gli è dedicato, per rendersi conto che ci si trova di fronte ad un insieme di grandissima rilevanza storica e culturale. Infatti, alla qualità architettonica delle due domus repubblicane, della basilica medievale ed alla singolarità dell’imponente opera idraulica, che è posta proprio nel centro della città, corrispondono, nel museo, le sorprendenti eccellenze dei reperti scultorei, musivi, fittili ed epigrafici.

Proporre qualche idea per la conservazione e valorizzazione del sito, questo è il tema che ci era assegnato. Lo abbiamo svolto con l’improntitudine e gli ovvi limiti imposti dall’aver poco tempo a disposizione e di essere in pochi; avevamo però il supporto degli studi svolti fin qui e, in particolare, di quello dell’archeologa Margherita Cancellieri. I risultati, istintivi e dunque consapevolmente incerti, sono esposti nei disegni che seguono e possono essere così riassunti.

1 - Il paesaggio interno del sito, il disegno dei vialetti e la disposizione degli alberi, non può essere casuale, come di fatto oggi è, confondendo la percezione dei visitatori. Idealmente esso invece dovrebbe aiutarla, ove ricalcasse la topografia urbana antica, quella romana per esempio, su basi scientificamente acclarate (nelle tavole ce n’è una simulazione imperfetta). Così molte cose tornerebbero in relazione reciproca e di altre si coglierebbe di colpo l’estraneità cronologica. 2 - Il grande manufatto idraulico, il massimo monumento della città, dovrebbe seguitare a contenere acqua corrente (e qui ce n’è tanta) e riprendere più fedelmente il tracciato antico. L’acqua è il nesso profondo che lega esteticamente e materialmente la città al suo territorio. 3 - La lacerazione del sito in due parti, separate dalla via di Mezzagosto, può esser benissimo attutita senza clamorose trasformazioni urbanistiche; basta la realizzazione di uno, o due, brevi sottopassaggi pedonali, ben disposti rispetto alle percorrenze preesistenti. 4 - Il teatro può essere reso ben più leggibile (e parzialmente disponibile per l’uso) riportando in situ i conci disponibili, per formare parte delle primissime gradinate della cavea. 5 - Le due domus (e le tabernae del Foro), che sono la fonte di alcuni dei pezzi più straordinari esposti in museo, hanno ancora in situ una quantità di eccellenti mosaici pavimentali; essi sono oggi invisibili, perché di necessità protetti. Se non lo fossero, i due complessi diverrebbero veri attrattori del pubblico interesse; basterebbe dotarli di coperture, e questo si può fare con strutture stabili, non invasive e leggere, che sono qui esemplificate in due varianti (a luce unica e stanza per stanza).

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Privernum nel suo paesaggio, con l’area archologica attualmente esplorata. Il centro della città romana probabilmente coincide con l’area del Foro e dell’asse Nord-Sud, allora sovrapposto al grande condotto idrico. Il suo perimetro complessivo è ignoto e le sue mura restano soltanto in piccola parte; è invece ben visibile, ad Ovest, la traccia di quelle medievali. L’intricato rapporto fra la città e le sue acque è ben visibile nello schema qui a lato.

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La superficie dell’area archeologica (vedi foto in alto a sinistra) è attualmente attraversata da vialetti pedonali il cui andamento sinuoso confonde la comprensione del sito. Nel disegno a destra c’è quindi la proposta di riordinare il sistema dei percorsi (e, per quel che è ragionevole, la vegetazione) secondo i presumibili tracciati della città romana. Questi, seppure siano lievementi irregolari, costituiscono un quadro di riferimento certo per gli edifici coevi, lasciando percepire la diversa giacitura delle costruzioni medievali e moderne. (nota bene: il disegno è puramente indicativo, non essendo fondato, se non in parte, su certezze archeologiche) Vengono anche qui rappresentati: - il nuovo sistema di accessi (già parzialmente realizzato): - la possibile localizzazione, al vertice Nord dell’area, di un centro accoglienza dotato di servizi e parcheggi; - la possibile riapertura di due sottopassaggi pedonali sotto la via di Mezzagosto, posti in corrispondenza dei porticati del Foro.

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Studi per la parziale ricostruzione delle prime gradinate della cavea del Teatro e per la realizzazione di elementari attrezzature sceniche removibili.


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Riattivazione del flusso delle acque secondo la giacitura presumibilmente originale. A- tratto in trincea B’- tratto col condotto voltato B”- idem, con l’estradosso voltato messo in luce C- idem, tratto deviato La percezione dell’imponenza di questa opera idraulica è più chiara se c’è la possibilità di leggerne l’estradosso. I percorsi pedonali possono superare l’ostacolo tramite semplici ponticelli lignei.

A sinistra Studi per i sottopassaggi pedonali per la realizzazione di barriere antirumore e protettive fra la via di Mezzagosto e il Foro.


Studio per la copertura leggera di parte della domus della Soglia Nilotica


Studio per la copertura leggera di parte della domus dell’Emblema

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Microscape

Architecture Urban Design AA Patrizia Pisaniello e Saverio Pisaniello con Luigi Caponera, Michele De Rosa, Cristina Molinari ATTRAVERSARE IL TEMPO L’elaborazione del metaprogetto parte dall’analisi di cartografie, informazioni storiche, sociali, ecologiche, naturali. L’Abbazia di Fossanova e Privernum romana rappresentano due elementi polari, se volessimo pensare questi due poli in termini di geometria descrittiva, si potrebbe dire che per due punti passa una e una sola retta. Ma, nel caso del nostro metaprogetto, l’elemento fondamentale è il territorio che presuppone, quindi, un elemento planare (una superficie). Pertanto, è stato necessario individuare un terzo punto che è stato individuato nella ex Cava di San Martino. Da questa serie di considerazioni è possibile costruire un sistema di relazioni che su una superficie può essere individuato attraverso un reticolo di percorsi, che è il tema strutturante della proposta progettuale. Riguardo ai percorsi ci sono più modalità di percorrenza: un percorso può essere effettuato passando dal punto A al punto B, relazionando l’Abbazia di Fossanova con i resti archeologici dell’antica Privernum romana, ma non basta, poiché questo percorso si deve diramare attraverso un percorso anulare, che, riferendoci all’insiemistica matematica, si suddivide in sottoinsiemi di percorsi. Quindi abbiamo individuato un sistema perimetrale, lungo circa 25 km, con tre sottoinsiemi che permette di avere dei sotto-percorsi. Per configurare un’operazione progettuale alla scala territoriale è necessario individuare un elemento iconografico, di tipo concettuale e simbolico, sul quale si costruiscano specificazioni che possono essere tettoniche, di design, di architettura del paesaggio. Questo elemento comune e viene individuato nella struttura dei Monti Lepini, caratterizzato da un sistema carsico, particolare nel Centro Italia, visto che in genere i sistemi carsici sono tipici delle regioni del Nord (ad esempio il Friuli Venezia Giulia). Il sistema carsico ha un funzionamento molto particolare che può essere associato a quello di un imbuto, l’acqua viene raccolta e poi rilasciata, che ci ha portato a sintetizzare visivamente nella “figura di due imbuti sovrapposti”, che hanno subito richiamato un altro elemento iconografico che è la clessidra.


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Se gli imbuti raccontano il passaggio di un flusso, quindi il passaggio attraverso un percorso, la clessidra misura il tempo, ma ciò avviene attraverso il passaggio della sabbia. Ma la sabbia è anche un elemento caratteristico di Priverno, poiché nel territorio del borgo sono presenti diverse cave di sabbia. La clessidra, però, non misura il tempo in maniera continua, ma lo misura in forma selettiva perché la clessidra ha un elemento di passaggio e quando uno dei bulbi si riempie viene capovolta per ricominciare daccapo, quindi la misura del tempo è diacronica non sincronica. Analizzando tutti questi aspetti che riguardano il tema della misura del tempo, siamo giunti a denominare il progetto “Attraversare il Tempo”. Il nome in sé è singolare, poiché di solito si attraversa una strada, un territorio, un luogo, ma noi abbiamo pensato di dover attraversare il tempo e abbiamo trovato conferma negli elementi polari che abbiamo individuato: l’Abbazia misura il tempo dello Spirito, l’ex cava di sabbia di San Martino (vertice di chiusura del piano individuato inizialmente) che misura il tempo del lavoro, dell’erosione, è il tempo tra natura e artificio, poiché una cava è un elemento antropico fortemente impattante su un territorio; il castello di San Martino; l’area archeologica della Privernum romana ed infine il borgo di Priverno. Queste polarità sembra che siano entità singole, ma osservando bene ci sono dei percorsi che, almeno parzialmente, le connettevano. Ad esempio, la via Francigena che ha un tratto che passa da Fossanova e Privernum ed ancora, nel sistema dei percorsi ce ne sono alcuni storici che riconducevano alla via Francigena; c’è il sistema dei percorsi riconducibili al fiume Amaseno. Tra di essi spicca un percorso di notevole interesse, rimasto attivo fino a pochi anni fa, che è quello della ferrovia dismessa ed ha una caratteristica rispetto alla via Francigena che è sostanzialmente parallela ed è interclusa dai sistemi carrabili, il fatto che sia leggermente sfalsata rispetto al percorso storico della via Francigena, permette di avere questo spostamento rispetto al fiume e quindi di avere un interstizio spaziale nel territorio che, nel momento in cui viene recuperato individua il percorso della ferrovia come percorso iniziale dell’anello Abbazia- Privernum fino ad arrivare alla stazione in disuso, dalla quale parte un sistema di salita meccanica che culmina sul Belvedere di San Benedetto. Una volta giunti al Belvedere il percorso progettato prevede di attraversare il borgo di Priverno non in maniera tradizionale, il borgo ha una struttura urbana di tipo longitudinale, noi abbiamo pensato di attraversarlo in forma trasversale secondo il tratto più breve, più ripido e che portasse dall’altra parte in direzione della dell’area a bosco e della ex cava. “Attraversare il Tempo” richiama proprio l’attraversamento fisico dei luoghi, ma il tempo non ha una natura fisica, ma è un’entità astratta, ma questo stesso concetto richiama anche l’attraversamento di uno spazio che ha caratteri propri per


esempio quando si percorre la strada per arrivare alla ex cava si attraversa un bosco e quindi si ha la percezione di essere in uno spazio di rottura, quasi appenninico, in realtà siamo a circa 100 m slm. Il sistema planare presenta dei sottosistemi, bisogna quindi eseguire un’operazione di discretizzazione della superficie individuata, poiché essa è formata da strati che vengono contemporaneamente percepiti. Per poter leggere questo piano in maniera più semplice bisogna effettuare delle operazioni di scomposizione, sono stati così individuati una serie di sistemi antropici e naturali che sono stati individuati sulle cartografie: • Sistema boschivo • Sistema produttivo • Sistema fluviale • Sistema ferroviario Il percorso anulare è pensato per essere esplorato con la mobilità dolce (viali pedonali, ciclovie e di trekking) passando dall’Abbazia di Fossanova, per poi raggiungere il Borgo di Priverno, la Privernum romana, la cava, il belvedere il tutto attraversando il bosco, la ferrovia e tutti gli elementi citati precedentemente. In tal modo si ragiona anche in termini di percezione del territorio, poiché per capire un luogo ed “assaporarlo” è necessario percorrerlo a piedi. Quindi è il tempo lento in cui accade anche qualcosa. Per godere appieno di questo percorso, sono stati individuati dei luoghi simbolici ed evocativi, a cui abbiamo deciso di assegnare nuovi nomi. Le stanze vegetali comprendono la stanza dell’anima (Abbazia di Fossanova) e la stanza della memoria (Privernum) che collegano due punti simbolici. Perché stanza? Perché fa riferimento ad una parte di territorio ampio che viene delimitato, però sono stanze vegetali, poiché ottenute mediante un sistema paesaggistico. La stanza dell’anima individua la connessione con l’Abbazia di Fossanova ed è costituita da una cintura di Populus Nigra, che creano un ambiente circoscritto in cui si arriva, ma si può solo tornare indietro per iniziare il percorso. La stanza della memoria è individuata da una forma geometrica più regolare ed è organizzata come un asse monumentale di Pinus Pinea alternati a Quercus Ilex, la differenza di altezze crea un doppio sistema vegetale, uno scorcio verso il cielo ed una guida che indirizza l’osservatore verso la stanza. L’altro sistema previsto è quello installativo, una serie di oggetti ben riconoscibili che guidano il fruitore a godere dello spazio. Questo sistema prevede quattro tipi di interventi: la fontana della pioggia, le trombe vibranti e sonore, il belvedere e le tre colonne di luce. La fontana della pioggia è un piccolo imbuto che viene collocato all’interno della corte del castello di San Martino che funziona come un compluvio per l’acqua piovana e che va a smaltire l’acqua all’interno del pozzo. Le trombe vibranti e sonore sono anch’esse degli elementi imbutiformi posizionate lungo i vari percorsi su cui poggiare l’orecchio e ascoltare cosa succede negli altri posti: le voci delle persone che parlano in piazza nel borgo di Priverno, il fruscio del vento nella cava, i passi del pellegrino, oltre alle sensazioni uditive, questi oggetti sono stati pensati anche come elementi vibranti, in modo tale che anche una persona sordomuta, che non ha modo di ascoltare i suoni, può percepire il movimento e gli avvenimenti degli altri luoghi attraverso le vibrazioni. Questi piccoli oggetti, sparsi lungo il percorso, sono anche pensati per poter parlare: una sorta di telefono senza fili che permette alle varie aree di poter interagire. In tal modo si crea una sinergia tra gli utenti dei vari luoghi: si è fisicamente in uno dei punti individuati, ma si può interagire in contemporanea con chi si trova in un altro posto del percorso. Il belvedere è un oggetto ludico, è ubicato sulla cima della collina che sovrasta l’Abbazia di Fossanova, ed è concepito come una sorta di tendone da circo nel quale si arriva, si ha una visione a 360 gradi di tutto il territorio e si definiscono le direzioni, è una sorta di bussola dell’orizzonte in cui si arriva, si può osservare il cielo ed allo stesso tempo si ha una visione panoramica a 360 gradi, indirizzando lo sguardo verso il Circeo, i Monti Lepini, l’Agro Pontino, la ex cava di San Martino, il castello di San Martino, il borgo di Priverno, Privernum romana e Fossanova. Le tre colonne di luce individuano invece i tre luoghi simbolici che individuano il piano: la stanza della memoria, la cava di San Martino e la stanza dell’anima. L’ultima parte del progetto riguarda la contrapposizione tra natura e artificio e prevede la rigenerazione della ex cava di San Martino e la salita al belvedere di San Benedetto. Per la cava è stata mantenuta la conformazione perimetrale circolare, preservando anche la vegetazione esistente, è stata, però, prevista una concavità nella parte centrale piantumata con essenze perenni. Le essenze perenni sono piante che crescono tutto l’anno, non hanno bisogno di manutenzione e passano da uno stato passivo invernale ad un’esplosione di colori durante la fioritura primaverile ed estiva. L’elemento dell’artificio è invece una nuova salita che conduce dalla stazione di Priverno, pensata come un punto di informazione, al Belvedere di San Benedetto. L’elemento di collegamento è una rampa congegnata come un taglio nella collina. Attraverso questo progetto abbiamo riutilizzato, recuperato e riciclato. 38


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RADURE DI PIANTE PERENNI: - Miscanthus sinensis ‘Ferner Osten’ - Miscanthus sinensis ‘Silberfeder’ - Miscanthus sinensis ‘Kleine Fontane’ - Eupatorium maculatum ‘Riesenschrim’ - Pennisetum alopecuroides ‘Hameln’ - Penicum virgatum ‘Shenandoah’ - Sedum ‘Matrona’ - Salvia nemorosa ‘Merleau-Blue’ - Echinacea purpurea - Echinacea purpurea ‘Fatal attraction’ - Echinacea purpurea ‘Rubinstern’

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- Stachys officinalis ‘Hummelo’ - Salvia nemorosa ‘Caradonna’ - Savia nemorosa ‘Amethyst’ - Aconitum carmichaelii ‘Arendsii’ - Veronicastrum virginicum ‘Lavendelturm’ - Rudbeckia fulgisa var. sullivantii ‘Goldstrum’ - Calamagrostis brachytricha - Sanguisorba officinalis ‘Red Thunder’ - Sanguisorba ‘Korean snow’ - Sanguisorba ‘Cangshan Cranberry’ - Monarda ‘Mohawk’


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Amor Sacro e Amor Profano, Tiziano, Roma, Galleria Borghese


Pino Pasquali

con Silvia Bucci, Sandra Maria Galbo, Valeria Penna, Gianni Santoro IL SACRO E IL PROFANO Questo è un progetto in cui gli elementi “autobiografici” hanno un ruolo determinante e fortemente simbolico. Fossanova e Privernum sono luoghi al centro di una personale “geografia emozionale”. In modo particolare un paese e una città: Maenza e Sabaudia. Due luoghi dell’anima. Uno racchiude le esperienze e le emozioni dell’infanzia e dell’adolescenza: Maenza; l’altro appartiene agli entusiasmi intellettuali dell’inizio della professione di architetto: Sabaudia. Nel titolo “il sacro e il profano”, che cita un famoso quadro di Tiziano, il sacro è Maenza, che porta con se gli elementi più irrazionali ed emozionali del nostro essere, il profano è Sabaudia e rappresenta la parte intellettuale ed artistica, quindi più materica. Sono due luoghi morfologicamente molto diversi, uno collinare che è frutto di una stratificazione millenaria, l’altro il risultato di un progetto che concretizza movimenti culturali ed ideologici. Fossanova è in questo senso un elemento di collegamento e mediazione. Fossanova è tante cose. Un luogo in cui la presenza straordinaria di un complesso religioso, l’Abbazia, caratterizza quasi completamente questo micro borgo. Tuttavia le costruzioni che costituiscono la parte perimetrale hanno un valore assoluto e di grande omogeneità formale benché necessitano di alcune riflessioni ed interventi che le possono rendere ancor più compatte e ben definite. Da ciò la scelta di intervenire ai bordi nell’area che costeggia la via Francigena in cui probabilmente entravano gli antichi pellegrini.


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Beniamino Servino

con Antonella Ciavardini, Lorenzo Di Stefano, Federica Gabrieli OSTELLO DUCALE CON GIARDINO Il progetto prevede la estensione del piano pubblico del borgo aprendo alla fruizione l’area fiancostante la chiesa, attualmente preclusa, attraverso la sua pavimentazione e la costruzione di una lamella sull’area di sedime di un rudere. La lamella [Ostello] si apre su questa nuova piazza laterale. La forma dell’edificio è generata da un esercizio di variazione e adattamento de Compenetrazione iridescente n. 4 di Giacomo Balla.

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Umiltà è la virtù che frena il desiderio innato dell’uomo di innalzarsi sopra il proprio merito. Tommaso D’Aquino


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