I QUADERNI DI ATELIER APPENNINI
LABORATORIO MONTALCINO 2016/2017
N°1
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Comune di Montalcino Consulto Urbanistico e Architettonico
Riqualificazione urbanistica della zona dello Spuntone
Laboratorio 2016/2017
Direttore Scientifico Consulto Urbanistico Mauro Andreini Direzione Scientifica Atelier Appennini Giorgio Muratore Pino Pasquali Gruppo di lavoro Clementina Barucci Marco D’ottavi Federica Gabrieli Mattia Elisabeth Gianno Francesca Gnozzi Rosa Grasso Lidia Marchianò Milly Millesimi Valeria Penna Sabina Ronchetti Gabriele Salvia Marion Serre Cecilia Verdini Marcella Zeppa
Questo primo numero dei “quaderni di Atelier Appennini” è dedicato alla memoria di Giorgio Muratore, che ha condiviso e contribuito alla crescita del pensiero di questa associazione e alla realizzazione dei laboratori fino ad oggi promossi in vari comuni degli Appennini. 4
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“Gli Appennini sono per me un pezzo meraviglioso del creato. Alla grande pianura della regione padana segue una catena di monti che si eleva dal basso, per chiudere verso sud il continente tra due mari. [...] È un così bizzarro groviglio di pareti montuose, a ridosso l’una dell’altra, che spesso non si può nemmeno distinguere in che direzione scorre l’acqua.” Johann Wolfgang von Goethe
“L'architetto sa che la sua opera è inscindibile, indissolubile dall'ambiente.” Adriano Olivetti
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Atelier Appennini si avvale di luoghi fisici e virtuali per sviluppare laboratori e seminari sul destino dei centri urbani italiani. Borghi dove si leggono ancora la storia e le storie che li hanno generati. Atelier di luoghi fisici e virtualiinper sviluppare laboratori e seminari Atelier Appennini Appennini si è avvale una struttura che si articola una serie di sedi sparse lungo la sul destino dei centri urbani italiani. Borghi dove si leggono ancora la storia e dorsale appenninica italiana: Anghiari, Rieti, Città della Pieve, Isola del Lirile estorie altri che li hanno generati. luoghi da identificare. Atelier Appennini è una struttura che silaarticola in una serie di sedilasparse lungo la Le attività che promuove riguardano ricerca, la formazione, progettazione, dorsale appenninica italiana: Anghiari, Città dellal’intento Pieve, Isola del Liri e altri l’animazione culturale, il dialogo con leRieti, realtà locali; è l’elaborazione di luoghi da identificare. progetti che si confrontino di volta in volta con luoghi differenti. Propone soluzioni per Le attività che promuove riguardano la ricerca, formazione, la progettazione, la valorizzazione e rivitalizzazione del territorio deglilaAppennini, rimette al centro del l’animazione culturale, il dialogo con le realtà locali; l’intento è l’elaborazione di dibattito il futuro del nostro territorio, ora che le periferie delle città vivono condizioni progetti che confrontino di volta in volta con luoghi differenti. Propone soluzioni per forse non piùsirecuperabili. la valorizzazione e rivitalizzazione del territorio degli Appennini, rimette al centro del ATELIER APPENNINI ritiene utile distillare gocce di sana contemporaneità per dare dibattito il futuro del nostro territorio, le periferie delle città vivono condizioni un significato nuovo ad antichi temiora e che auspica una transumanza di ritorno dalle forse non più recuperabili. periferie agli Appennini. ATELIER utile distillare gocce di fondato sana contemporaneità dare ATELIER APPENNINI APPENNINIritiene si avvale di un metodo su tre aspetti:pervisioni un significato tipologia nuovo ad antichi temi e auspica una transumanza di ritorno dalle panoramiche, e territorio, officina delle arti. periferie Appennini. organizza laboratori di progettazione, promuove attività di ATELIERagli APPENNINI ATELIER APPENNINIstimola si avvale di un metodo fondato su latre aspetti: visioni ricerca e formazione, il dialogo tra le parti, incentrando propria attività sul panoramiche, tipologia e territorio, officina delle arti. tema della contemporaneità architettonica per gli Appennini. ATELIER APPENNINI si organizza progettazione, promuove attivitàsia di ATELIER APPENNINI rivolge alaboratori studenti, diprofessionisti, curiosi e chiunque ricerca e formazione, il dialogo tra le parti, incentrando la propria attività sul affascinato dall’idea stimola di ripartire da questi luoghi dimenticati per ripensare la tema della contemporaneità architettonica per gli Appennini. contemporaneità. ATELIER rivolge diverse a studenti, professionisti,contaminando curiosi e chiunque sia ATELIER APPENNINI APPENNINI siunisce professionalità, le varie affascinato di ripartire questi luoghicontemporaneità dimenticati perin ripensare la competenze,dall’idea per progettare nuovi da modi di portare un contesto contemporaneità. storico e far rivivere i luoghi della nostra cultura. ATELIER APPENNINI unisce diverse professionalità, contaminando le varie competenze, per progettare nuovi modi di portare contemporaneità in un contesto storico e far rivivere i luoghi della nostra cultura.
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Pino Pasquali
IL LAVORO INVENTATO
Nello scenario contemporaneo il lavoro assume un’accezione differente da come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi. L’avvento delle nuove tecnologie e i costanti mutamenti dell’economia mondiale hanno fortemente inciso prima di tutto sul nostro modo di vivere e di conseguenza anche sul modo di lavorare. Nella “società liquida”, che non ha solidità nello spazio e nel tempo, si richiede un’abilità di trasformazione tipica dei fluidi, capaci di adattarsi di volta in volta ad un contenitore diverso. Viene dunque meno il percorso di verticalità che ha creato professionisti dalle competenze specifiche, e si fa largo il “pensiero laterale”, ossia quella trasversalità che permette di uscire dalla compartimentazione settoriale per entrare nella “lateralità” del pensiero creativo. “La sopravvivenza e il benessere della communitas [...] dipendono dalla fantasia, dall’inventiva e dal coraggio che l’uomo saprà dimostrare nell’infrangere la routine e tentare modi mai provati prima”. [Zygmunt Bauman] La creatività permette di conoscere territori inesplorati e di fare quello scarto laterale, quella “mossa del cavallo” che apre a nuovi orizzonti. La maggior parte dei professionisti applica, anche inconsapevolmente, una metodologia di lavoro che parte dalla conoscenza del mercato, passa per l’elaborazione del progetto e si conclude con la sua realizzazione. Questo è il percorso della banalità che non immette nulla di nuovo nel mercato, ma ripropone progetti, prodotti e modalità d’intervento che ricalcano sempre lo stesso solco fatto da altri milioni di professionisti. Per fare la differenza in un contesto saturo di progetti identici e di professioni immobili, è necessario fare un “fuoripista”, un percorso alternativo, che parte dagli stessi principi di conoscenza della storia e del mercato di riferimento, ma che passa da territori inesplorati o semplicemente li vede da un nuovo punto di vista. In un momento storico in cui la saturazione delle professioni si traduce in scarse opportunità, il “lavoro inventato”
“La vera scoperta non consiste nel trovare nuovi territori ma nel vederli con nuovi occhi.” Marcel Proust
è l’unica alternativa possibile, il lavoro vita sano. Il degrado delle periferie ha che non risponde ad un mercato ma che raggiunto livelli inaccettabili, quartieri sia in grado di generarne uno nuovo. dormitorio in cui si fatica a riconoscere la propria casa in un contesto di palazIl lavoro inventato per essere veramen- zine tutte ugualmente anonime, in cui il te proiettato verso il futuro ha bisogno concetto stesso di casa viene meno per di affondare le radici nella propria sto- lasciare il posto all’alloggio, figlio dell’eria, e la storia del nostro territorio è ra delle speculazioni edilizie. Speculasugli Appennini. Per questo da qualche zioni che come un cancro continuano anno, insieme ai giovani che intravedo- ad infettare le nostre città, in cui il perno un futuro in questo progetto, ho vo- sonaggio Nottola del film “Le mani sulluto puntare una lente di ingrandimen- la città” di Francesco Rosi è sempre più to sulla spina dorsale del nostro paese, presente e sempre più famelico. Luoper rimettere al centro del dibattito il ghi che già Pasolini definiva “valanghe futuro del nostro territorio; non solo d’immondezza, case non ancor finite e per un recupero fisico e sociale della già in rovina, grandi sterri fangosi, scarnostra società, rassegnata ormai a vi- pate piene di zozzeria”. vere in contesti periferici degradati, ma anche e soprattutto per le opportunità È cambiato qualcosa da 50 anni fa? che offre un luogo a cui tutti apparte- Purtroppo l’unica cosa che sembra esniamo e in cui un giovane oggi, e tanti sere cambiata, in peggio, è il senso estegià lo stanno facendo, possa ripartire tico dei cittadini, che non sanno più ricon maggiore consapevolezza e cono- conoscere il bello, che ormai hanno lo scenza rispetto alle generazioni prece- sguardo abituato al degrado e non sandenti, ed iniziare ad inventare il proprio no più riconoscerlo. lavoro ed il proprio futuro. Le periferie sono diventate il campo di caccia elettorale, in cui false promesse I numerosi piccoli centri sparsi sulla di riqualificazione e finanziamenti indorsale appenninica rappresentano consistenti tentano di “rammendare” molto della memoria storica dell’Italia un luogo che non è più città. In questo e custodiscono tradizioni e identità del momento in cui le periferie vivono connostro paese. Ed è proprio da realtà dizioni forse non più recuperabili, ho come queste che bisogna ripartire per pensato, insieme ad un gruppo di giovala diffusione di una cultura che ormai ni, di fondare un’associazione culturale, si è persa e che rappresenta una vera Atelier Appennini, proprio per rimetterisorsa nazionale. Il territorio degli Ap- re al centro del dibattito queste temapennini è un luogo articolato e variega- tiche. Come una “compagnia di giro” to, che esiste da sempre ma è un mondo ci muoviamo da un po’ di anni su e giù tutto da esplorare. per gli Appennini, cercando di diffonGrazie ai nuovi media, che hanno modi- dere il nostro pensiero secondo il quale ficato il nostro modo di relazionarci con è da questi luoghi che si deve ripartire le persone annullando le distanze, è pos- per innescare una nuova economia, è in sibile rimanere connessi da ogni parte questi luoghi che è possibile un nuovo del mondo. Questo nuovo scenario offre “Rinascimento”, non solo economico ma la possibilità, da un lato, di svincolarsi anche culturale e sociale. da una presenza fisica sul luogo di la- Mettendo una lente di ingrandimento voro, dall’altro di rimanere sempre in- sui piccoli comuni delle aree interne formati su quello che ci accade intorno cerchiamo di ridare valore a quello che pur vivendo in un piccolo borgo. E’ una già esiste, facendo acquisire maggiore scelta che già alcuni giovani stanno fa- consapevolezza a chi abita questi luocendo perché vittime del sistema delle ghi, fornendo loro una visione che li grandi città, in cui non ci sono più del- aiuta a riscoprire le proprie bellezze e le economie tali da offrire un tenore di le proprie eccellenze. 12
Nel dialogo con le amministrazioni e gli enti locali il nostro obiettivo e quello di fornire una visione che offra uno sguardo nuovo, attraverso una consulenza che guarda non al progetto puntuale ma alla strategia generale. In ognuno di questi momenti di condivisione del nostro pensiero, trovando riscontro soprattutto nei giovani, il nostro gruppo cresce di volta in volta, portando con sé persone ed esperienze, ed accrescendo la sua trasversalità in cui il confronto, la contaminazione, la collaborazione tra figure professionali diverse, consentono di affrontare i progetti attraverso l’occhio di un architetto, di un fotografo, di un sociologo, di un antropologo, di un giornalista, di un regista, di un imprenditore, di un artigiano, di un politico, di un allevatore, di uno storico, ecc… La nostra terra ci sta mostrando la sua fragilità, una fragilità accentuata dal lento e progressivo abbandono degli Appennini che ha contribuito in gran parte al dissesto idrogeologico. Ma è proprio in quei paesi che stiamo condannando all’estinzione che si conservano ancora i germi della nostra civiltà, legata alle tradizioni e alla terra, paesi che custodiscono la nostra storia e il nostro “saper fare”. Pertanto il nostro obiettivo come associazione è quello di promuovere una “transumanza di ritorno” sugli Appennini, capace di generare una nuova economia e un nuovo mercato, attraverso piccoli interventi in cui innestare gocce di “sana contemporaneità” in luoghi altrimenti destinati alla museificazione e dunque all’abbandono.
Gli Appennini rappresentano oggi più che mai un’opportunità, di una vita sana, di una possibilità lavorativa, di un costo della vita più accessibile, di una famiglia, del recupero dei valori. La “transumanza di ritorno” non è la volontà di ritornare ad un mondo che esisteva, ma il ritorno ad un luogo fisico per la creazione di una dimensione nuova, che riparta dal recupero della nostra identità. E’ il momento in cui possiamo ancora salvare la nostra tradizione guardandola con gli occhi del nostro tempo. Nel nostro peregrinare abbiamo conosciuto alcuni piccoli imprenditori che già si stanno muovendo in tal senso, come un ragazzo spagnolo di origini italiane che dopo aver studiato fuori è ritornato nel reatino e, riprendendo in uso un appezzamento di terra appartenente alla sua famiglia, ha iniziato a coltivare il grano. Grazie all’utilizzo di nuove tecnologie è riuscito a mettere su una produzione di pane, reintroducendo sementi autoctone cadute in disuso e creando un prodotto di eccellenza che viene esportato in tutto il mondo. Come lui molti altri giovani laureati, ingegneri, avvocati, architetti, hanno deciso di reinvertarsi e di mettere le proprie conoscenze al servizio di progetti concreti e tangibili. Progetti non solo legati al settore primario, ma anche all’artigianato come quello di una ragazza di Alvito, partita dal suo piccolo negozio di borse fatte a mano, e diventata imprenditrice di una catena di franchising in cui vende il suo prodotto in tutta Europa, nonché iniziative legate agli aspetti politici e sociali. In seguito ad alcuni eventi organizzati
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nella Valle di Comino, in provincia di Frosinone, si sono innescate una serie di reazioni a catena che hanno portato un gruppo di ragazzi a costituire una lista civica per arrestare un intervento di speculazione edilizia, che avrebbe modificato in maniera irreversibile l’immagine del loro paese. Il coinvolgimento di un sindaco illuminato ad un workshop che abbiamo organizzato l’anno scorso in prossimità del lago di Posta Fibreno, sempre in Val di Comino, non solo ha fatto riscoprire all’amministrazione locale la risorsa principale del proprio territorio, ossia il lago, ma il laboratorio è diventato un progetto nel progetto, poiché l’utilizzo di una chiesa sconsacrata come sede operativa del workshop, ha suggerito una possibilità futura per quello spazio. Una realtà fatta di persone capaci che hanno bisogno di seguire una visione e di immaginare un futuro diverso, inventando anche il proprio mestiere scoprendo abilità impensate. Nella mia professione ho inventato molte volte il mio lavoro, creando un nuovo mercato piuttosto che rispondere alla stessa domanda, diventando mio malgrado il “traditore di me stesso”, poiché infedele ad una professione sempre uguale a se stessa. Ed è da uno di questi “tradimenti” che nasce il mio ultimo “lavoro inventato”, che nasce Atelier Appennini, come pensiero che si alimenta ogni giorno con l’energia e la capacità di quei giovani consapevoli che il futuro è sugli Appennini, come progetto che si concretizza ogni volta che lascia una traccia, ogni volta che genera un “lavoro inventato”.
Clementina Barucci ANALISI DELLE PROPOSTE PROGETTUALI
Dalla mappa del catasto Leopoldino rilevata nel 1819 risulta la consistenza dell’abitato di impianto medievale cinto da un perimetro murario dotato di torrioni e porte, memorie della storia militare di questo centro. Organizzato secondo uno schema cardo decumanico adattato all’orografia del luogo, l’abitato è segnato da assi viari di andamento curvilineo che si raccordano alle direttrici territoriali che collegano Montalcino alla Val d’Orcia, alla Maremma, a Siena, alla Francigena. Spazio pubblico centrale è la piazza del Mercato l’odierna piazza del Popolo su cui prospetta il trecentesco palazzo comunale con le logge che si apre sull’asse Nord-Sud, che dalla piazza Cavour giunge fino alla Porta Cerbaia. Tema di progetto assegnato ad Atelier Appennini nel Consulto urbanistico architettonico su Montalcino è la riqualificazione dell’area dello Spuntone per la quale si richiedono idee e suggerimenti per il riassetto di quest’area strategica per la vita della città. Le indicazioni che abbiamo elaborato si fondano su una lettura critica del sito in oggetto, nodo di accesso fondamentale alla città e sulla valutazione delle sue possibili destinazioni d’uso, alcune delle quali, del resto già indicate dalla stessa amministrazione comunale, quali le attività commerciali, espositive e di parcheggio, i servizi si accoglienza, le attività fieristiche. Le ipotesi formulate dai diversi gruppi si concentrano sui nuovi rapporti da instaurare tra il borgo antico, l’area di accoglienza e di parcheggio e l’ingresso alla città. L’area dello Spuntone è elemento di cerniera tra il centro antico e le nuove
espansioni residenziali, momento di accesso alla città a ridosso delle mura urbane e della circonvallazione, dominato dalla fortezza. L’imponente fabbricato difensivo, elemento culminante di tutto il sistema fortificatorio della città è l’emblema della storia urbana di questo centro e elemento identificativo che si auspica sia oggetto di una attenta opera di conservazione e di valorizzazione. La depressione dell’area dello Spuntone che si apre ai piedi del bastione della fortezza è occupata attualmente da un parcheggio disordinato e da una rotatoria contrassegnata dall’opera di un artista contemporaneo, che, se pure di grande prestigio, non appare idonea a rappresentare l’identità del luogo. Nelle proposte di Atelier Appennini che si presentano vengono indicate per quest’area le funzioni legate all’accoglienza e alla sosta automobilistica di residenti e turisti, variamente organizzate. Sono suggerite dai vari proponenti strutture complesse organizzate su più livelli, secondo un modello già sperimentato a Urbino e in altri centri di impianto medievale finalizzate a colmare il salto di quota e a fornire momenti di servizio e di svago. La n. 1 Passaggi di Gabriele Salvia e Marion Serre si propone di ridisegnare un brano di campagna toscana, di trasformare la rotatoria in un vero accesso alla città, sanare la frattura tra la città vecchia e la città nuova ristabilendo una continuità mediante nuovi passaggi pedonali e una più ordinata sistemazione dei parcheggi che si propongono sotterranei. La proposta n. 2 di Lidia Marchianò si basa su una lettura della città storica nella quale si rileva un accentuato 14
senso di verticalità, indicato dai campanili, dalla fortezza, dall’imponenza delle mura. La Montalcino verticale in cui lo Spuntone da depressione acquista il significato di prominenza, sarà pertanto segnata da tre torri, di collegamento tra i tre livelli di parcheggio interrato e i relativi servizi di accoglienza e di ristoro e la soprastante piazza. Anche la proposta n. 3 Gradualità parte dalla constatazione della mancanza di un’idea di ingresso alla città. Si propone pertanto di ripensare le aree antistanti l’accesso alla città, con l’interramento della strada carrabile e la creazione di un parco urbano attrezzato. Il n. 4 Il camminamento di Valeria Penna si basa sul concetto di Montalcino come un “isola”, collegata da un percorso ricco di suggestioni ricavate da immagini pittoriche e prototipi tratti dalla storia della città antica e ottocentesca. La n. 5 Giù ipotizza un sistema in cui si combinano una piazza belvedere destinata a ristabilire un rapporto tra il borgo con il suo paesaggio e una complessa struttura ipogea di sapore piranesiano dedicata prevalentemente alle funzioni di accoglienza e di parcheggio. Il Mercato di Francesca Gnozzi, n. 6 privilegia la funzione commerciale, ipotizzando nell’area dello Spuntone una struttura circolare ispirata agli antichi fori romani, che definisce una grande piazza su cui si affacciano le botteghe per il commercio dei prodotti della tradizione locale. La Diga di Rosa Grasso n. 7, indaga la possibilità di creare un luogo in divenire, creando spazi flessibili in grado di ospitare funzioni temporanee, in continuità con la struttura morfologica dell’abitato.
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proposte progettuali
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Passaggi
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Montalcino verticale
Gabriele Salvia e Marion Serre
Lidia Marchianò
3 Gradualità 4
Cecilia Verdini
Il camminamento Valeria Penna
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Giù
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Il mercato
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Marco D’Ottavi e Marcella Zeppa Francesca Gnozzi
La diga
Rosa Grasso
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Passaggi
... dove ogni mobilità avrà il suo luogo Gabriele Salvia e Marion Serre
Abbiamo osservato il sito dello Spuntone una prima volta da vicino, in sopralluogo; abbiamo subito notato un’anomalia: dove il paesaggio toscano ci aveva abbagliato con le sue forme “amabili” e “disegnate”, lo Spuntone sembra il risultato di movimenti di terra scomposti per accomodare l’automobile. Dove il paesaggio toscano ci aveva interessato per il suo carattere “vario” e “lavorato”, ecco un tratto immobile, monofunzionale, in parte abbandonato. Tuttavia, lo Spuntone è la prima immagine che il borgo di Montalcino offre al viaggiatore che arriva o si parcheggia. Nello stesso tempo è uno slargo attraversato dagli abitanti che vi passeggiano, aspettano o riposano. I diversi passaggi a piedi presentano a tratti grandi qualità (come il cammino sotto le mura), mentre altre volte si rivelano discontinui e difficilmente percorribili (come il sentiero che dallo Spuntone sale al centro della rotatoria). Abbiamo osservato il sito dello Spuntone una seconda volta da lontano, sulle carte del comune. La sua posizione è decisiva : sulla parte alta crea una cerniera perfetta tra il borgo antico, cinto da una strada e dalle sua mura, e i quartieri più recenti fuori le mura. I sentieri, tratteggiati sulle carte, ci appaiono
come i legami necessari tra queste due realtà abitate. I passaggi ad oggi non sono confortabili, le strade esistenti privilegiano l’automobile. La via d’accesso all’antica porta di Montalcino, per esempio, termina bruscamente al centro di una curva trafficata. Inoltre, le maggiori strade carrabili che collegano Montalcino alle altre città toscane, si incontrano bruscamente tra lo Spuntone e il campo sportivo. La rotatoria all’incrocio tra le maggiori strade crea uno spazio indefinito, un luogo dell’automobile che impone una frattura morfologica e funzionale, soprattutto per chi si reca a piedi dalla città nuova o dal parcheggio allo Spuntone o al borgo antico. Abbiamo appuntato in sintesi i principali elementi di analisi: • Tra la città vecchia e la città nuova esiste una frattura; questa è dovuta agli spazi della circolazione, sintomatici di un rapporto ineguale tra automobile e pedone. Non rimetterne in questione le gerarchie, assicurando una continuità ai percorsi pedonali, limiterà qualsiasi riflessione sull’avenire dell’area. • La rotatoria costruisce uno spazio a volte saturo di automobili, a volte vuoto e privo di un senso “urbano”. E’ il punto di arrivo degli autobus, delle automobili, degli abitanti dei quartieri
nuovi diretti in centro. Ci sembra quindi necessario trasformare questo nodo in una vero ingresso in città, dove ogni mobilità avrà il suo luogo – stazione degli autobus, accesso al parcheggio sotterraneo, aree pedonali, transito lento delle automobili. • Nel centro antico bisognerebbe valorizzare gli spazi residuali esistenti, come gli slarghi e i parcheggi nei pressi della Fortezza, trasformandoli in spazi pubblici in grado di coinvolgere tutta la città, luoghi per le manifestazioni turistiche, fieristiche e culturali. • A causa di un’urbanistica funzionale, alternando zone residenziali e circolazione, la città nuova manca di urbanità. Ci sembra importante ridare accesso a uno spazio pubblico per la vita di quartiere – la piazza del Poggiolo - e ricreare percorsi diretti o panoramici verso il centro città. • Il paesaggio dello Spuntone è rimasto una cicatrice aperta dalle nuove costruzioni e dalle nuove esigenze di circolare e parcheggiare. L’erosione degli spazi alberati ha fatto scivolare la terra trasformandolo in un fosso “non finito”. Quest’area va restaurata e riportata alla sua vocazione originaria : un brano di paesaggio Toscano, amabile e laborioso. Le attività di un liceo agrario, ...
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UNA FRATTURA
CONTINUITA’ DEI PERCORSI PEDONALI
SPAZIO PUBBLICO “RESIDUALE” - ARCIPELAGO
SPAZIO PUBBLICO “ABITATO” - SISTEMA
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LA CITTA’ ADATTABILE ALL’AUTOMOBILE
DOVE OGNI MOBILITA’ AVRÀ IL SUO LUOGO
CIRCOLARE, PASSEGGIARE
UN BRANO DI PAESAGGIO TOSCANO “AMABILE” E “LABORIOSO”
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1. piazza pubblica 2. stazione degli autobus 3. uscita pedonale dal parcheggio sotterraneo 4. accesso auto-parcheggio sotterraneo
5. un luogo strategico per una scuola/liceo agrario 6. fruttetto, ulivi, vigne 7. sport 8. orti
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Montalcino verticale Lidia Marchianò
Visitando il piccolo borgo medievale di Montalcino è facile restare affascinati dall’imponenza delle mura, della Fortezza, dei campanili e dei suoi paesaggi. Questi evocano un forte senso di verticalità, che insieme ad un’analisi delle necessità hanno portato alle riflessioni sul progetto. Montalcino è verticale: l’area dello Spuntone è verticale; il paesaggio è verticale; l’architettura è verticale. La gente che popola il borgo ci suggerisce di sfruttare la nostra area di interesse per sopperire ad una mancanza evidente, quella dei parcheggi. Ma ci troviamo ai piedi della Fortezza, porta della città, questo dovrebbe essere un luogo di accoglienza e di ritrovo. Si potrebbe pensare di riempire la depressione dello Spuntone e portare quell’area alla stessa quota della città circostante, interrare e nascondere il parcheggio e trasformare l’area in un una piazza facilmente fruibile. Tre torri, a sottolineare il concetto di verticalità percepito, rappresentano il collegamento con l’area di parcheggio (piani - 1 -2 -3) e con le terrazze panoramiche. I piani intermedi si adattano a diverse funzioni quali servizi di accoglienza, spazi per il ristoro ed alloggi.
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IL SISTEMA PIASTRA
piano tipo
piano -3m; layout eventi 2
piano -3m; layout eventi 1
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IL SISTEMA TORRI
accoglienza / uffici
ristoro
hotel
servizi
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Lo Spuntone: da depressione a prominenza
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3 La prima percezione che si ha arrivando, è quella di non essere arrivati: manca l’idea di ingresso alla città. Un parcheggio di terra e asfalto sotto le mura, un campo da calcio recintato a ridosso della Fortezza, una strada carrabile senza marciapiedi che entra nella cittadina, sentieri di terra battuta per risalire dal parcheggio sottostante: questo è ciò che risalta.
Così come, alle spalle della città storica un edificato recente, senza carattere, è addossato alla collina sovrastante come una sorta di protuberanza che non appartiene a nessuno. A partire da questa immagine, nasce l’idea di progetto.
Gradualità entrare a Montalcino Cecilia Verdini
Ripensare queste aree antistanti l’ingresso alla città, preservando sì la loro morfologia e il loro carattere ma inserendo usi e funzioni diversi che inneschino nuove e interessanti relazioni in una più ripensata idea di ingresso alla città storica. Da qui l’interramento della strada carrabile, la creazione di un parco urbano terrazzato e una nuova polarità urbana, con funzioni legate all’accoglienza turistica a cui va aggiunto un polo scolastico e di formazione legato al vino, in una piazza pubblica polifunzionale adibita all’occorrenza come spazio fieristico. È una polarità che diventa sia testata qualificante del sistema residenziale
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che punto di ricucitura e dialogo con la città storica. La Fortezza dello Spuntone rappresenta in particolare quell’elemento unificatore e generatore del progetto. Se in passato la Fortezza garantiva protezione e chiusura, oggi si apre invece all’esterno, a nuovi flussi, diventando con una grande scalinata l’entrata ufficiale alla città. Dalla nuova piazza si sale così con lentezza al giardino dello Spuntone e passando per la corte si entra infine nel centro storico di Montalcino. È un paesaggio che si costruisce salendo e attraversando i diversi spazi in una sorta di percorso percettivo dominato dal colore.
I MARGINI
IL SISTEMA DEL VERDE
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0
aree boscate aree terrazzate coltivate k
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k
aree boscate
area a prato (sport)
limite | barriera
margine permeabile
flussi
margine semipermeabile
introversione
separazione
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aree terrazzate coltivate area a prato (sport)
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I TESSUTI
tessuto storico consolidato
m
fascia di transizione
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k
0 k
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espansione residenziale recente
IERI chiusura e protezione dall’esterno
OGGI la città storica di apre a nuovi flussi e alla sua espansione
NUOVA POLARITA’ URBANA CONTEMPORANEA che possa ricucire la città storica con la nuova espanzione
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9 8 7 6
1. piazza polifunzionale (spazio fieristico...) 2. polo didattico (scuola del vino...) 3. polo scolastico 4. info point | risalita parcheggio interrato | servizi 5. entrata alla cittĂ 6. fermata autobus 7. parco urbano 8. giardino dello Spuntone 9. cortile della fortezza 10. spazio espositivo temporaneo
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Il camminamento Valeria Penna La strada conduce il flâneur in un tempo scomparso. Per lui ogni strada è scoscesa. E scende se non fino alle Madri, tuttavia in un passato, che può tanto più ammaliare in quanto non è il passato suo proprio, privato. Eppure esso resta sempre il tempo di un’infanzia. Perchè, però, quella della sua vita vissuta? Sull’asfalto, dove egli cammina, i suoi passi destano una sorprendente risonanza. Il lampione a gas che illumina il selciato getta una luce ambigua su questo doppio fondo. Walter Benjamin
MONTALCINO È UN’ISOLA
Montalcino è come una piccola isola circondata dal paesaggio toscano, che la abbraccia e la esalta. Un mare di verde si distende ai suoi piedi creando un contrasto netto tra la città e tutto il resto. Dalle prime analisi è stato evidente come l’area dello spuntone si presenti come un nodo strozzato tra la città storica e il quartiere di nuova edificazione, non solo per il confluire delle strade di accesso in un unico punto, ma anche a causa del forte dislivello tra la strada e il terreno oggetto di studio.
Questo salto di quota è segnato da un muro verticale che si va a sommare al muro di scarpa della fortezza, creando una visione dal basso austera e imponente. Partendo da questa lettura dell’area e percorrendo i vari camminamenti naturali e artificiali presenti lungo le mura e sulla fortezza, nasce il progetto di un mercato verticale, che sfrutta il dislivello naturale per accogliere al suo interno due piani di camminamento coperto che, come i passages parigini 46
accolgono il flâneur nel suo vagare tra il paesaggio e le botteghe.
Un grande scavo in corrispondenza dell’attuale campo sportivo, ospita il parcheggio che soddisfa le esigenze di ricettività in situazioni eccezionali come gli eventi fieristici; parcheggio al quale è possibile accedere tramite un passaggio creato in quota con la strada ai piedi del campo sportivo e pertanto lontano dal nodo di ingresso alla città già saturo di funzioni.
DEI PASSAGES MA NON “I PASSAGES”
IL MERCATO
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3 1. terrazza panoramica 2. primo piano delle botteghe (quota - 7.00) 3. piano terra delle botteghe (quota -14.00) 4. area fieristica (quota -14.00)
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1. passaggi di accesso alla terrazza e al camminamento lungo le mura 2. terrazza panoramica 3. camminamento lungo le mura 4. piazza
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4 3 2 1
1. parcheggio interrato (quota -14.00) 2. ingresso all’area fieristica/mercato/piazza 3. botteghe artigianali, laboratori, cantine 4. piazza
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Giù Montalcino sotterranea
Marco D’Ottavi e Marcella Zeppa
Montalcino è un segreto e, come tutti i segreti, non va svelata ma conservata con cura. Copiosi strati di colline e schiere di cipressi hanno il compito di celarla ai passanti non attenti. Ha la forma di una noce: le mura sono il suo guscio, le abitazioni il suo frutto. È vino e storia, prima che marchio e marketing.
Il borgo è un brano leggibile e compatto ma esponenzialmente soggetto alla frammentazione dell’ultimo ventennio, che a partire dal suo accesso, porta a riflettere sulla misura dell’intervento e sulla sinergia che deve esistere tra borgo, parcheggio e ingresso. L’entità archetipica di Montalcino è, in misura, compresa tra la sezione dei suoi muretti a secco e quella della sua fortezza. In seno a questi diversi pesi prende forma lo spazio per il nuovo intervento, che mira alla conservazione della densità abitativa e al potenziamento dell’accessibilità.
dei flussi pedonali e veicolari inadeguata rispetto al suo bacino di interesse, c’è dunque necessità di apertura e di scavo nel profondo, da qui nasce la voglia di scoprire una Montalcino “Giù”. Scavare, dal latino excavare, nelle sue diverse accezioni di creare vuoto, di ricercare e di scoprire è l’operazione principale. La proposta, infatti, mira a potenziare l’area che si estende dal campo di calcio allo Spuntone, inscatolando le preesistenze, offrendo luoghi e funzioni necessarie come la piazza, l’ingresso, il parcheggio, il punto di osservazione, spazi espositivi e un museo per la narrazione delle storie del Brunello e della sua diffusione nel mondo da ieri ad oggi. Giù è un luogo in cui entrare ed uscire verticalmente dal borgo, Giù è una botola e come tale mira a nascondere e a sorprendere attraverso passaggi di stato: luce/buio, pieno/vuoto, terra/ aria, orizzontale/verticale, sotto/sopra, carrabile/pedonale.
paesaggio Piranesiano, che ha al suo interno ricordi di antiche civiltà Etrusche ma anche profumi e colori delle grandi cantine vinicole. Il suo dentro e il suo fuori sono in equilibrio.
Montalcino Giù è luogo di sosta per bus, autovetture ed altre protesi della modernità da lasciare al sicuro dalla vista, per consentire a Montalcino Su il perdurare dei suoi scenari. I cunicoli ospitano spazi per riflettere, scrivere, disegnare, giocare ed innescare meccanismi di scambio comunitario che Montalcino Su stava via via dimenticando. La piazza è cava, parallela alla fortezza, attraverso cunicoli raggiunge lo sperone, che altro non è che un lussureggiante campo di frutti, capace di drenare la spinta di Montacino Su e ricucire il rapporto con i piedi della collina. Giù di natura atavica lascia in superficie uno spazio verde da destinare a giardino in cui poter continuare a rappresentare la storia e le tradizioni del luogo.
La forza iconografica offerta dalla verti- Giù è un paesaggio interno che utopi- Un’avventura sotterranea da scoprire calità è in contrasto con l’orizzontalità camente crea cunicoli sotterranei, è un ad ogni nuovo passo, da Su a Giù.
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CUCIRE IL BORGO CON IL SUO PAESAGGIO, CON LE ISOLE CHE LO CIRCONDANO.
PRIVILEGIARE L’ORIZZONTALITÀ PER RISALTARE LA VERTICALITÀ
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6 Pensare a ciò che fosse più adatto nell’area dello Spuntone inizialmente non è stato né immediato né facile. Continuavo a guardare e riguardare quella depressione, quello strano spiazzo compreso tra due discese brulle e non riuscivo a vederci nulla, nulla di più di quello che già era: un parcheggio, qualche albero, nient’altro. Poi finalmente ho capito che era proprio lì la chiave di svolta, dovevo proprio partire dall’idea di creare qualcosa che c’è ma non si vede, che non spicca, che si appoggia, che si plasma sul dorso della valle, ne segue l’andamento, si confonde, si mimetizza. Così ha cominciato, successi-
Il Francesca mercato Gnozzi vamente la forma è cambiata, ha preso carattere, acquisito vigore, si è imposta con decisione all’interno della conca e da lì è nato “Il Mercato”, questo blocco circolare quasi monumentale, chiuso al di fuori e aperto all’interno, che ricorda gli antichi fori romani sia nella forma che nella funzione. Sulla grande piazza centrale (perché quel vuoto ha una sua ragione di esistere e sono sempre stata convinta che andasse mantenuto) si affacciano le piccole botteghe che vendono i prodotti tipici di quei luoghi (sono piccoli moduli rettangolari con servizi e magazzino annessi). Questo infatti è un altro elemento fondamentale del
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progetto: il legame con la tradizione e la storia del posto, partire da ciò che quei territori hanno vissuto, studiarne le peculiarità per essere capaci di dar vita a un qualcosa che ne prosegua e ne rispetti le caratteristiche, evitare le brutture. L’idea è dunque che il mercato diventi un luogo di incontro, di scambio, di eventi, dove oltre ad incrementare l’economia del paese si crei un nuovo polo di interazione per i cittadini e i turisti in cui recarsi non solo per fare la spesa o comprare souvenir; queste a mio avviso sembravano essere le necessità fondamentali di questo meraviglioso luogo.
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rampa di accesso
QUOTA 3.50
parcheggio
QUOTA 0.00
corpo scala +servizi
parcheggio belvedere
MERCATI frutta/verdura/vino/formaggi marmellate/forno/oggetti 61
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Montalcino è un luogo in transizione. Caratterrizzato da una forte produttività economica, attrattiva per il mercato nazionale e internazionale, soffre però del sempre in aumento spopolamento. Isolato dalle principali vie di comunicazione, scarsamente fornito di mezzi pubblici e lontano dai centri urbani principali, questo luogo è entrato nel circolo vizioso dell’abbandono, dove il numero calante della popolazione coincide con una minore possibilità di fornire nuovi servizi che servano a stabilizzare gli abitanti in sito e attrarne nuovi.
I principali problemi evidenziati dall’amministrazione locale sono stati quelli della mancanza di aree per il parcheggio e la necessità di trovare nuovi spazi per il polo scolastico ed un centro fieristico. Oltre a queste richieste dirette, sembra necessario considerare lo stato del paese come stato di transizione: un luogo dal futuro incerto, che necessita di una risposta flessibile alle esigenze attuali e future. Montalcino ha un costruito fortemente legato alla morfologia del territorio su cui è posto. Gli edifici si modellano seguendo le curve di livello del terreno, formando una continua serie di incroci, frutto dell’adattamento alle pendenze fra di loro trasversali. La morfologia è quindi la regola alla base della determinazione delle forme costituenti la città. Il paesaggio è uno dei maggiori elementi di attrazione di Montalcino, dove i punti di vista filtranti negli spazi del paese sono un elemento fortissimo e sempre presente. L’area dello Spuntone si pone come un grande vuoto fra il centro storico e l’abitato recente, un luogo centrale all’inter-
La diga Rosa Grasso
no delle dinamiche del paese, depresso rispetto al resto del costruito e quindi ideale per potersi porre come nuovo nucleo ed assorbire le problematiche sopra descritte. Il progetto si propone quindi di svilupparsi secondo quattro criteri: porsi in continuità con la struttura morfologica dell’abitato, utilizzare gli spazi richiesti come polarità dell’area, rispondere alla situazione di transitorietà e fornire una scenografia nuova all’interno della città. In primo luogo c’è quindi bisogno di saldare il tessuto e fornire continuità. Le due aree del paese sono infatti fortemente separate, disgiunte, recarsi a piedi dall’una all’altra non è agevole, sebbene queste siano molto prossime. Analizzando le percorrenze principali, che nel caso del centro storico coincidono con gli assi generatori dell’edificato, si può notare come la struttura di Montalcino sia legata alla morfologia del terreno, che si incrocia con degli assi trasversali, creando un reticolato morfologico organico. Le assialità di progetto (in rosso) vogliono quindi inserirsi in continuità con gli assi identificati dal costruito, cercando di legare le due parti. Trasversalmente alla pendenza, sono stati identificati gli assi di attraversamento dell’area in continuità con quelli urbani già presenti, principalmente tre: un asse che riprende la percorrenza di accesso della porta del castello, uno centrale, che si ricollega ad un asse superiore nel tessuto storico e un ultimo asse nella parte più bassa del sito, che ricollega le percorrenze viarie principali delle due parti. Inoltre sono stati identificati due assi interni, che seguo62
no la morfologia locale del terreno e partecipano alla creazione della continuità con quella griglia morfologica prima descritta. Le tra assialità trasversali possono essere pensate come percorrenze specifiche all’interno dei flussi del paese: la prima partecipa ad un percorso monumentale di accesso alla città, dove l’arco di entrata del castello riacquista il suo valore, ora sminuito da un percorso che si interrompe senza collegamenti pedonali praticabili; la seconda crea un accesso interno all’area che si collega alle percorrenze dell’area di costruzione recente e riprende in modo prospettico la morfologia del centro storico; la terza assialità si configura come un vero e proprio asse di attraversamento principale, creando un percorso unitario principale fra le diverse aree. Le necessità locali richieste dall’amministrazione sono principalmente quelle di fornire spazi per il parcheggio e nuovi edifici per il polo scolastico e valutare la possibilità di inserimento di un centro fieristico. Viste le caratteristiche dello Spuntone e le richieste poste, l’area si configura quindi come un vero e proprio luogo di arrivo, una porta di accesso al paese. Il luogo migliore per il parcheggio sembra identificarsi in quello che è l’attuale campo sportivo, in quanto le percorrenze di arrivo alla città possono essere deviate creando uno spazio sotterraneo e fornendo quindi la possibilità di sosta senza intromettersi nel sistama paesistico di Montalcino. In questa posizione è inoltre possibile creare un collegamento diretto con l’asse prima identificato come asse monumentale di accesso alla città, valorizzando quindi l’arrivo al paese.
PERCORRENZE ED INCROCI MORFOLOGICI
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Una seconda area si identifica quindi come area di accesso e smistamento dei percorsi. Essendo il parcheggio sotterraneo, si prevede quindi una zona che permetta sia di raggiungere il livello dell’asse di accesso, sia di potersi inoltrare nell’area dello Spuntone. Questa zona si può identificare come un grande terminal coperto, dove la copertura raggiunge il livello della strada e quindi può essere definita come una scultura di accesso alla città. Infine le nuove polarità richieste dall’amministrazione possono essere poste sul nuovo asse principale identificato, concorrendo quindi proprio a definirlo come tale. Il livello dell’asse è inoltre molto basso rispetto alla percorrenza posta al livello delle mura. Sebbene le polarità richiedano degli spazi molto grandi, il sito permette comunque di preservare la vista sul paesaggio,
essendo presente un dislivello fra i due punti maggiore di venti metri. L’inserimento di queste polarità permette quindi al sito di colmare le emergenze attuali di Montalcino, creando dei luoghi fissi e stabili che ne vadano a valorizzare e legare il tessuto morfologico esistente. Cosa diventerà la città di Montalcino? Al momento la situazione popolativa del paese si presenta come instabile. Lo scopo principale dell’amministrazione è quello di combattere lo spopolamento, creando nuove dinamiche e nuove offerte all’interno della città. Il successo di questa impresa è però imprevedibile. Nel caso in cui il ripopolamento avvenisse, l’area dello Spuntone sembra ottimale per assorbire nuove necessità abitative, ma non è possibile al momento edificare un nuovo costruito. Allo stesso tempo, come può l’area con-
FUNZIONI NECESSARIE
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correre ad aumentare l’offerta dei servizi e delle attività del paese? Sembra necessario quindi indagare la possibilità di creare un luogo in divenire, che permetta oggi di vivere la città in modo nuovo, e domani di potere occupare i nuovi spazi ed abitarvi o mantenere gli spazi flessibili. La volontà è quindi quella di definire gli spazi aperti dell’area tramite uno spazio scenografico e flessibile, che possa servire oggi ad ospitare funzioni temporanee e che possa in futuro essere occupato nel caso di necessità. Si vuole quindi dare una sorta di impronta della città futura, tramite un parco scultoreo composto da parti e scorci, che mantengano però visibili le strutture morfologiche prima evidenziate, creando quindi un’unità visiva e di percorrenza a prescindere dagli sviluppi futuri.
SPAZI APERTI
Per la definizione degli spazi aperti di progetto si vuole quindi mettere in atto una serie di percorrenze e di strutture che leghino fra loro la dimensione del parco e del costruito. Una serie di scorci, ambienti, percorrenze aperte, temporaneamente occupabili, ma che suggeriscano le possibilità future.
correnza che collegano in modo secondario le due aree del paese, la parte di accesso e il paese allo spazio naturale circostante, passando sotto al viale principale prima identificato. Concorrono poi a distribuire i livelli interni del sito. Le corti si configurano come veri e propri giardini, aree verdi e di sosta destiGli spazi aperti prendono quindi una nate così a rimanere. forma di base legata alla morfologia del terreno e della città. L’impronta di base Le stanze sono gli spazi della temporaè data quindi dalla lettura del conte- neità. Spazi verdi e non che possono essto. Questa struttura stessa suggerisce sere occupati da allestimenti temporaquindi la divisione degli spazi a seconda nei (mercato, festival, manifestazioni...) delle possiblità di occupazione future, e indicative delle possibilità stanziarie dividendosi in tre tipologie principali: i e abitative future. Si definiscono tramite viali, le corti e le stanze. elementi scultorei, cenni di città, fondazioni occupabili. I viali si innestano sugli assi interni pri- Un fattore importante è inoltre quello di ma identificati, seguendo la morfologia inserire scorci e visuali che permettano del terreno. Sono le strutture di per- di far entrare sempre il paesaggio all’in-
terno dell’area, compito facilitato dalla presenza della forte pendenza che permette di distribuire le strutture su livelli differenti permettendo di mantenere viste libere.
Gli spazi aperti vogliono quindi essere pensati come possibilità per una futura espansione. Il tracciato scenografico vuole quindi essere identificativo delle zone occupabili nel tempo. Si può pensare quindi ad una progressione di occupazione, che possa nel tempo riallacciare definitivamente lo spazio fra i due tessuti di Montalcino.
Il tessuto qui pensato è un tessuto denso di case bottega, un’espansione copiosa che permetta di limitare l’occupazione futura di terreno al di fuori degli spazi urbani e collabori all’unitarietà dell’edificato.
CONNESSIONE ponte
FUNZIONE edificio a pianta modulabile scuola/fiera/parcheggio
LIVELLI
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CONTINUITA’ ambiente naturale
1. ingresso al parcheggio interrato 2. completamento del percorso panoramico attorno alla rocca, ora discontinuo 3. mantenimento del campo sportivo e creazione di un parcheggio interrato 4. ridefinizione dello spazio della rotonda, con un punto di fermata delle linee degli autobus 5. piazza di arrivo all’area dello Spuntone tramite il parcheggio sotterraneo e punto di smistamento dei percorsi 6. ponte in continuità con l’accesso della Rocca e collegamenti verticali 7. parco pubbilo, area di avvesso alla zona fieristica, ai percorsi verso la campagna e di smistamento dei percorsi urbani. 8. giardino a stanze allestibile per le esposizioni all’aperto e impronta regolatrice per un futuro sviluppo dell’abitato. 9. edificio-ponte che collega le due parti distinte della città ed il centro storico alla campagna. Spazio per le attività fieristiche coperte.
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La bellezza dei paesaggi e la bellezza delle città sono state tutt’uno con l’agri coltura e l’urbis coltura, pratiche volte a rendere abitabile il mondo. All’origine dell’urbanità e della bellezza civile c’è una generosità interessata: la contropartita, per che le promuove e vi partecipa, è l’evelamento della qualità dell’esistenza propria e degli altri. Dove il bello, prima di essere un risultato, è un elemento motore. Se l’urnbanità è illuminata dalla bellezza, senza l’urbanità la bellezza civile è impossibile. Nell’arte di costruire città l’Italia è stata maestra della bellezza d’assieme. Ha inventato l’armonia complessa derivante dall’interazione dialogica degli organismi edilizi; una modalità compositiva governata dalla tensione che infonde qualità teatrale agli spazi aperti pubblici, così da fare della stessa “scena” la rappresentazione del convivere. Oggi il Bel Paese sembra aver dimenticato quest’arte, per divenire terreno di incursione di esibizionismi devastanti che allontano l’ambiente del costruito dall’urbanità. Giancarlo Consonni, Urbanità e Bellezza