Matthias Winkler
SVIZZERA - ISRAELE UN PASSATO GRAVOSO – UN FUTURO PROMETTENTE?
Originalmente pubblicato in tedesco nel luglio 2018 con il titolo: «Schweiz - Israel, Belastete Vergangenheit, hoffnungsvolle Zukunft? Nachdenkliches zum Reformations-Jubiläum» © 2018 Matthias Winkler, tutti i diritti riservati Prima Edizione Stampa: Finidr, CZ ISBN: 9783954590315 (Asaph Verlag) Bestellnummer 148031 Copertina: Thomas Tetzlaff Layout: Thomas Tetzlaff • tete-design.de L’immagine di copertina trae libera ispirazione dal monumento dedicato all’eroe nazionale svizzero Guglielmo Tell (Altdorf UR, Svizzera) Traduzione: Andrea Schintu, Clara Dota, Barbara Carcone, Lisa Corimbi Revisione: Andrea Schintu, Clara Dota e Tiziana Caparesi Salvo diversa indicazione, i testi biblici riportati in questo libro sono tratti dalla Sacra Bibbia, versione Nuova Riveduta 2006 o Nuova Diodati 1991. © Tutti i diritti riservati. Qualsiasi riproduzione, modifica, traduzione o diffusione su sistemi di archiviazione della presente pubblicazione, con qualsiasi mezzo (elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie o altro), è espressamente vietata senza previa autorizzazione dell'editore. Brevi estratti possono essere riprodotti come parte di una presentazione. Per ordinare: schweiz4israel@gmail.com / www.schweiz-israel.org
10 ottimi motivi per cui dovresti leggere questo libro. Per comprendere e approfondire: 1. Come la benedizione e la protezione divina abbiano accompagnato la Svizzera per più di 700 anni, e quale sia la straordinaria eredità tramandata dagli antenati svizzeri. 2. Il ruolo della Svizzera durante la seconda guerra mondiale sulla questione dei profughi ebrei. 3. L'influenza della Riforma a livello mondiale e come la Svizzera abbia contribuito alla sua diffusione, tramite Calvino e Zwingli, spianando la strada alla prosperità e al benessere nel mondo riformato. 4. L’infelice posizione della Chiesa nei confronti degli ebrei nel corso della storia, nonché il tragico errore della teologia sostitutiva. 5. Le ragioni del diritto storico e teologico di Israele sul suo territorio, particolarmente su Gerusalemme. 6. Le promesse di Dio che si stanno avverando e il Suo piano eterno per Israele, nel contesto della fondazione e dello sviluppo della nazione ebraica fino ad oggi. 7. Il ruolo altamente controverso della Svizzera negli ultimi cinquant’anni in virtù di un accordo segreto con i palestinesi. 8. Il bivio di fronte al quale si trova la Svizzera e come dovrebbe tornare ai suoi valori cristiani, riflettere sulla sua grande eredità e riconsiderare la propria posizione verso Israele. 9. Come l’unica via di uscita da questo dilemma, per la Svizzera, sia quella di scusarsi con Israele per il proprio tradimento e cambiare drasticamente le proprie politiche nel Medio Oriente. 10. Quale sia il patto stabilito dal Dio d’Israele con Abramo, Isacco e Giacobbe, antenati del popolo d’Israele: “Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà.” (Genesi 12:3)
Ringraziamenti Prima di tutto voglio ringraziare te, mia cara Irene, per il supporto prezioso e per avermi sollevato da molti dei sempre numerosi impegni. Senza di te non avrei avuto né il tempo, né il coraggio per portare a termine questo libro. Paul, senza il tuo duro lavoro e il tuo impeccabile coordinamento non sarei stato in grado di raggiungere l’obiettivo. Grazie davvero. Voglio ringraziare anche te, Susan, per il lavoro costante e per i numerosi e significativi input. Un sentito ringraziamento va anche a Elia, Tatjana, Giovanni, Elio, Giovanni, Christoph, Paul, Fritz, Geri, Frank, Martin, Ulrich, Giancarlo e Fluri per l’incoraggiamento e l’aiuto nella correzione delle bozze. Maria, Dorothea, Lydia, Graziella, Christine, Andy e Bettina, Rolf ed Elfriede: apprezzo davvero il vostro supporto, siete stati grandi. Ringrazio anche tutti gli autori che hanno concesso il permesso di usare i loro testi: avete contribuito in modo determinante al successo di questo libro. Possano queste pagine contribuire a sviluppare una comprensione internazionale e inter-denominazionale, in particolar modo tra Israele e la Svizzera, in un’epoca in cui l’informazione obiettiva si fa purtroppo sempre più rara.
Prefazione ll libro di Matthias Winkler introduce il lettore ad un lungo e profondo percorso storico sul popolo d’Israele e sulla millenaria storia di questo popolo. Con un’attenta e profonda sensibilità e descrizione, l’autore riesce ad elencare, senza rendere noioso il testo, avvenimenti e fatti accaduti che per molti non sono conosciuti né singolarmente, né nel loro insieme. Matthias, invece, riesce, dopo un’accurata analisi dei fatti, a creare una collana di avvenimenti a cui il lettore può attingere per la propria conoscenza. Dall’inizio alla fine emerge chiaramente il tentativo dell’umanità di accusare in ogni situazione politica, sociale e culturale il popolo d’Israele. Anche la Svizzera, nazione che ha conosciuto un grande sviluppo economico e religioso con la Riforma, durante la quale diviene la culla e il rifugio per molti riformatori, anche italiani (basti pensare ai fratelli Diodati), ha manifestato durante i secoli un forte antisemitismo. L’alleanza della Svizzera, così come altre nazioni europee, inclusa l’Italia, con l’OLP, analizzata nel testo, merita una particolare attenzione perché segna una pagina vergognosa dell’Europa, che diviene teatro, negli anni ’70 di drammatici eventi di antisemitismo. L’analisi storica viene accompagnata da profonde meditazioni bibliche, che arricchiscono la lettura. Prof. Edda Fogarollo, Docente di storia e didattica della Shoah, Presidente di Cristiani per Israele, Italia
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Il panorama a 360 gradi descritto da Winkler ci fornisce i dati documentari e storici che riguardano il passato e il presente del Popolo d’Israele in una complessa ricerca difficilmente reperibile in un unico testo. Con precisione e rigore documentaristico esso riporta non solo gli eventi del popolo ebraico nei vari territori in cui era stato disperso con la Diaspora, ma anche i rapporti che le Nazioni ospitanti hanno avuto - e hanno attualmente con esso; Winkler spiega e svela, in qualche caso in modo inedito, le circostanze storiche e le linee di pensiero che hanno condizionato l’atteggiamento dei popoli con i quali si è trovato a convivere talora forzatamente o talora volontariamente. Sono grato a Winkler che con la sua opera ha mostrato e spiegato lo svilupparsi dell’antisemitismo nei confronti degli ebrei nell’Europa continentale, dando modo di confrontare le note vicende di una storia remota con quelle forse meno note della storia più recente, fino ad arrivare ad aprire uno squarcio sulle prospettive di un futuro ormai imminente che riguarda il destino non solo degli Ebrei ma anche quelli delle Nazioni del mondo intero. Elio Moncelsi, Pastore evangelico, Artista, e Scrittore, Nuoro Sardegna (il suo libro “Ebrei in Sardegna: segni e disegni” si trova in una relazione alla fine di questo libro) Dio non dimentica nulla. Potremmo pensare che dimentichi, ma Lui torna al momento opportuno nella storia di una nazione per ricordarci qual è la Sua chiamata per noi, volta a redimere il tempo e per ripristinare il nostro mandato divino. La Svizzera è una nazione che si distingue per una partnership speciale con Israele, chiaramente visibile nel 10
suo passato. Ora la situazione sta cambiando e Matthias sfida la nazione, che so che ama, e di cui ha a cuore il ritorno a quello scopo per il quale è stata creata e chiamata. La Svizzera è chiamata a collaborare con Israele e il popolo ebraico in un momento come questo che significa rivolgersi nuovamente a Dio, riposizionarsi, ritornare ai valori dei suoi padri fondatori e ravvedersi per quei periodi in cui ha collaborato erroneamente con coloro che vorrebbero soltanto distruggere. Questo libro fornisce dettagli non noti ai più, ma necessari affinché la Svizzera e le altre nazioni possano ritornare pienamente al loro destino divino per questo tempo. Rev. Anne Griffith, Regno Unito Sentirai, attraverso la lettura di questo libro, le convinzioni del suo autore e il suo amore per la verità. Il suo merito è quello di aver messo in luce le menzogne di coloro che si oppongono al popolo ebraico in nome della cosiddetta “teologia della sostituzione” o, ancora al giorno d’oggi, in nome dell'umanesimo, risultante nel perpetrarsi dell’eterno antisemitismo delle nazioni. Tuttavia, l'autore spera che la Svizzera torni al suo destino di custode della fede cristiana nel mezzo dell'Europa, tornando alla sua eredità e ai valori giudeo-cristiani. Questo lavoro è un grido di speranza che ancora una volta la Svizzera come nazione riprenderà in mano l’eredità dei suoi padri fondatori: solo allora sarà di nuovo in grado di allinearsi con l'eredità unica e divina del popolo ebraico, tornato infine nella sua terra. Matthias Winkler ci ha mostrato straordinariamente che rivolgendosi a Israele, testimone della benedizione delle nazioni, la Svizzera sarà in grado di ritornare alla fonte della 11
sua fede. È a questo prezzo che riuscirà finalmente a trovare la ragione del suo essere e la forza della sua grandezza. Pasteur Pierre-Daniel MARTIN, Francia Questa indagine accurata di Matthias Winkler, anche se incentrata sulla storia svizzera, fa capire che l'antiebraismo fa generalmente parte del nostro retaggio collettivo e non possiamo semplicemente rinnegarlo e rimuoverlo dalla nostra coscienza. Dobbiamo affrontarlo e imparare a conoscerlo provando a capirne gli eccessi e gli attuali pregiudizi; è come un virus sottoposto ad una trasmutazione genetica storica; da antigiudaismo religioso a antisemitismo razziale fino all'attuale antisionismo giuridico. Le vicende avventurose ed appassionate della nascita del moderno Stato di Israele sono qui narrate con chiarezza, concisione, spirito critico ed equanimità per quanti vogliono coinvolgersi nella verità. Pastore evangelico Ivan Basana, presidente EDIPI (Evangelici d’Italia per Israele) La bellezza di questo libro non risiede solamente nelle vivide immagini di tempi e luoghi diversi, che prendono vita attraverso i minuziosi dettagli descritti in una prosa lineare, semplice, ma di vasto respiro e sempre accessibile, privo di orpelli, edulcorazioni o esaltazioni, narrando gli accadimenti in maniera essenziale. Si trova, soprattutto, nella varietà degli uomini e dei momenti storici descritti, che rimandano, incatenandosi e provocando altri momenti storici, ad altre storie, distanti secoli, eppure così simili: a dispetto di una distanza di secoli, queste vicende sono legate una all’altra. L’autore, Matthias Winkler, illustra eventi 12
realmente accaduti, dando vita ad un documento storico, in cui ogni frase, ogni parola, ha una consistenza, un “peso” non indifferente La memoria è utile a rielaborare il vissuto, per dare calore al presente e all’avvenire (M. Einsenberg) Prof.essa Nicla Costantino
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Indice 19 Prologo 29 1 Eventi significativi nella storia svizzera –
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la nostra eredità spirituale
Il Giuramento del Rütli I Reisläufer, ovvero il mercenarismo svizzero Le politiche di asilo svizzere durante la seconda guerra mondiale Il nazionalsocialismo come causa del problema dei rifugiati Il fallimento della Conferenza sui rifugiati di Evian I responsabili delle politiche di asilo nella Confederazione Il cosiddetto «marchio ebraico»: lo Judenstempel I disumani respingimenti di confine La resistenza della popolazione contro le politiche ufficiali – la Landsgemeinde della Junge Kirche La giustificazione del Consiglio Federale: «La barca è piena» La posizione ufficiale delle chiese Uno studente ammonisce Una correzione fin troppo tardiva (1944) Le politiche svizzere di asilo durante la seconda guerra mondiale nel giudizio degli storici Le politiche svizzere di asilo durante la seconda guerra mondiale nel contesto storico Il ruolo del CICR
57 2. Il Cinquecentesimo Anniversario della Riforma –
una grande benedizione per la Svizzera
57 Riformatori Svizzeri e Anabattisti 59 I cinque sola della Riforma 14
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1. Sola Fide – per sola fede 2. Sola Scriptura – per sola Scrittura 3. Solus Christus – solo Cristo 4. Sola Gratia – per sola grazia 5. Soli Deo Gloria – solo a Dio la gloria Il ruolo dei Battisti agli inizi della Riforma Nuova attitudine verso il lavoro nel XVI Secolo in virtù della Riforma La vera democrazia ha le proprie radici nella Bibbia La Riforma di Calvino a Ginevra nel 1536 L’influenza positiva del Cristianesimo sulla società
79 3. La Chiesa e Israele: le origini dell’antigiudaismo
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e antisemitismo
Definizione di antigiudaismo, antisemitismo e antisionismo Costantino – Il seme corrotto dell’antigiudaismo/ antisemitismo – Il grande inganno Breve storia Costantino ed il suo cristianesimo Legittimazione dell’antigiudaismo ed influenza sulla Chiesa Religione morta contro Potenza trasformatrice – Spirito dell’Impero contro Spirito Santo Denaro, potere e prestigio. Antisemitismo nel corso della storia. Il Medioevo Le Crociate Condannati alla servitù eterna Vilipendio Capro espiatorio Omicidio rituale 15
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La profanazione delle ostie Il marchio della vergogna Battesimo forzato Alcuni testi tratti da una selezione di Professioni di fede che gli ebrei erano costretti a recitare durante il battesimo L’ossessione della purezza di sangue L’Inquisizione spagnola Espulsioni Carnevale La Riforma I ghetti L’età moderna Vittime di fuoco incrociato Assimilazione L’Affare Dreyfus L’Oppressione I pogrom I Protocolli dei Savi di Sion Nazismo La II guerra mondiale Teologia della Sostituzione – Ha Dio rigettato il Suo popolo?
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4. Israele – Palestina. A chi appartiene la terra?
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Mistificazione della Storia – correzione di alcuni fatti geopolitici Proprietà della terra Guerra d’Indipendenza: 1948 Guerra dei Sei Giorni: 1967 Rifugiati ebrei ed arabi Un’immagine che la dice lunga: Chi sono i veri coloni in “Palestina”?
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Qual è l’origine del nome Palestina? Diritto storico sulla città di Gerusalemme Di seguito alcuni importanti passaggi tratti dalle Scritture Riconciliazione tra Isacco e Ismaele – Giacobbe ed Esaù
145 5. Il ruolo della Svizzera nel conflitto
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in Medio Oriente
Gli anni del terrore svizzero – accordo segreto con l’OLP? Funesta alleanza con i terroristi Accordo segreto – sì o no? La Svizzera finanzia per anni ONG simpatizzanti di HAMAS e del movimento BDS Svizzera e HAMAS Rifiuto di riconoscere Israele La Svizzera dona i propri soldi a questo scopo? Due recenti notizie su Hamas La Svizzera continua a offrire i propri “buoni servigi” ai terroristi di Hamas UNRWA: Umanitarismo come copertura La perpetuazione del problema dei profughi Ritorno con «sangue» e «lealtà» Dal Giordano fino al mare Stretti legami con Hamas Indottrinamento antisemita Gli ebrei sono figli di scimmie Nessuna dichiarazione da parte del DFAE
177 6. Prospettive – la Svizzera di fronte ad un bivio –
chi ha orecchie per udire, oda…
181 7. Appello Finale 17
187 Appendice 189 Indice di corruzione 198 I campi profughi palestinesi dal 1948 al 1950 199 Il conflitto in Medio Oriente – Il documento di sintesi della Svizzera 205 Bibliografia 211 Note
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Prologo Mia moglie Irene e io viviamo in Sardegna dall’agosto del 2001. Abbiamo tre figli già adulti e su quest’isola ci sentiamo a casa. Nondimeno, ogni anno apprezzo sempre di più l’opportunità di trascorrere un po’ di tempo in Svizzera durante i mesi invernali. La buona organizzazione, il servizio cordiale, la disponibilità ad aiutare: ne sono ogni volta sopraffatto e credo che la comprensione della democrazia da parte dei cittadini svizzeri sia probabilmente la migliore che ci sia. Il sistema politico svizzero designa il popolo quale suprema istanza politica dello Stato. I cittadini possono esprimere la loro opinione a livello federale, come pure nel proprio cantone e nella proprio Comune. Il diritto di codeterminazione dei cittadini svizzeri non è di sola facciata, è invece effettivo e ha ricadute significative sul panorama politico e sociale. Penso per esempio al voto sull’ingresso nello Spazio Economico Europeo (SEE) del 1992, quando il popolo sovrano, opponendosi alla maggior parte dei politici e dei mass media, decise per il no. Penso anche al divieto di costruzione dei minareti, approvato dalla maggioranza del popolo svizzero nel relativo referendum, per quanto risicata. Contrariamente a quanto accade in altri Paesi, quali ad esempio l’Italia, la volontà popolare viene generalmente rispettata e applicata. Questa è vera democrazia. Il cittadino svizzero medio è quindi un cittadino maturo, che di regola conosce i propri diritti e li esercita. Lo Stato è costruito su un fondamento solido. Il preambolo alla Costituzione della Confederazione Svizzera inizia con le seguenti parole: «In nome di Dio 19
Onnipotente». Gli svizzeri da soli possono certamente fare molto, ma secondo quanto traspare da queste parole, nella loro Costituzione si affidano a un’istanza più alta, che è poi quella che dona il successo e che ha buoni propositi nei confronti di noi tutti. Non solo: sulla moneta da cinque franchi compare la scritta Dominus providebit, che si può tradurre dal latino con il Signore provvederà. Tutto ciò non succede per caso. Dio, che è sovrano e creatore, tiene le redini della storia nelle proprie mani. Numeri compresi. Questi forniscono indizi di un tempo estremamente interessante. Il 2017 per esempio è stato un importante anno di giubileo: Il 17 marzo 2017 ricorreva il seicentesimo compleanno di Niklaus von der Flüe, un modello di spiritualità che con la sua fede vibrante, la sua prudenza e la sua saggezza ha lasciato un’impronta indelebile nel cuore della nazione. Padre di 10 figli, Niklaus servì a suo tempo con la forza e la potenza di Dio, tanto gente semplice, quanto politici e uomini di affari. Tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, Israele celebrava il cinquantesimo anniversario della riconquista di Gerusalemme e di altre aree nel corso della Guerra dei Sei Giorni. Centoventi anni prima, tra il 29 e il 31 agosto 1897, si teneva il primo congresso sionista a Basilea. Il 3 settembre 1897 Theodor Herzl scriveva nel suo diario: «Se dovessi riassumere il Congresso di Basilea con una frase – che ben mi guarderò dal pronunciare pubblicamente – sarebbe questa: a Basilea ho fondato lo Stato ebraico. Se pronunciassi oggi una tale frase apertamente, riceverei in risposta una 20
risata universale. Forse tra cinque anni, o al massimo tra 50, chiunque invece riconoscerà che è così». Ad ogni modo, 16 dei 22 congressi sionisti ebbero luogo in Svizzera. Il 31 ottobre 2017 ricorreva l’anniversario della Riforma, con i 500 anni dall’affissione delle 95 tesi di Martin Lutero alla porta della chiesa del castello di Wittenberg. Il 2 novembre 2017 sono trascorsi 100 anni esatti dal giorno in cui il Ministro degli Esteri britannico, Sir Arthur Balfour, nell’omonima Dichiarazione scrive: «Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico, e si adoprerà per facilitare il raggiungimento di questo scopo.» Settanta anni prima, il 29 novembre 1947, l’ONU (che si sostituisce allora alla Società delle Nazioni) decideva di creare uno Stato ebraico. Ultima, ma non per questo meno significativa, è la data del 9 dicembre 2017, giorno in cui sono trascorsi 100 anni dalla liberazione di Gerusalemme dagli Ottomani (i quali l’avevano governata per 400 anni esatti) per mano dell’esercito britannico condotto dal Luogotenente Edmond Allenby. «Il primo gennaio 2019 ha segnato il cinquecentesimo anniversario dall’inizio della Riforma a Zurigo. Qual era la situazione allora cinquecento anni fa? Intorno al 1500 si verifica un periodo di agitazione nella chiesa occidentale: la Chiesa sta ancora facendo ciò che è giusto? Sta portando a compimento il suo mandato? Queste domande riecheggiano con forza a nord delle Alpi. È Martin Lutero a fare, nel 1517, un resoconto molto critico nei confronti della leadership della Chiesa di Roma, denunciandola per aver dimenticato i suoi doveri e cercando di promuovere una riforma, una 21
riorganizzazione della Chiesa. Quasi contemporaneamente il sacerdote Ulrich Zwingli a Zurigo esige un rinnovamento tanto della Chiesa quanto della società, usando argomentazioni simili. Il primo gennaio 1519, al momento di ricevere il proprio incarico nella cattedrale di Zurigo, chiede con forza un ritorno alla Bibbia. Zwingli non predica più in latino, usa invece un linguaggio comprensibile alla gente comune, affinché tutti possano comprendere il messaggio della Bibbia e orientarsi di conseguenza. Ciò mette in moto a Zurigo la Riforma e fa vacillare l’ordine esistente. Sia il Consiglio che i cittadini trovano le posizioni di Zwingli convincenti, e a partire dal 1523 contribuiscono così in modo significativo al successo della Riforma sia a Zurigo che in vaste aree della Confederazione. Crollano la vendita delle indulgenze, le prescrizioni sul digiuno, la venerazione dei santi e il celibato. Anziché elargire contributi monetari e patrimoniali alla chiesa, la città investe nell’assistenza ai poveri e nell’istruzione. Durante gli ultimi anni di attività di Zwingli il conflitto tra Zurigo e quanti sono invece rimasti fedeli a Roma si inasprisce. Lo stesso Zwingli va in battaglia e muore sul campo nel 1531 a Kappel sull’Albis. La Riforma però prosegue. Tra tutti i successori di Zwingli, è Heinrich Bullinger a costituire la figura di collegamento con il riformatore di Ginevra Giovanni Calvino. La Chiesa Riformata Svizzera si riconosce in un’unica comune confessione. Tale concezione di fede, di vita, e di Chiesa si diffonde nel corso delle decadi e dei secoli successivi in tutta Europa e nel mondo intero.»1 Il presente libro tratta principalmente delle relazioni tra la Svizzera e Israele. A seguire, quindi, alcuni eventi della storia recente dei due Paesi. 22
Il 15 gennaio del 2016 la Svizzera celebrava i 150 anni della parità di diritti degli ebrei svizzeri. È interessante notare che, sempre nel gennaio 2016, il giornalista svizzero Marcel Gyr lanciava una bomba politica con il libro Gli anni del terrore in Svizzera, nel quale raccontava e documentava meticolosamente il terrorismo di matrice palestinese. Nel suo libro, Gyr riportava inoltre che il consigliere federale elvetico Pierre Graber e il suo collega di partito Jean Ziegler conclusero nel 1970 un accordo segreto con l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP), motivati dal timore di nuovi attacchi terroristici. All’OLP fu offerta la promessa di sostegno alla propria causa, con la prospettiva di aprire un ufficio a Ginevra. Inoltre sempre nel 1970 alcuni terroristi detenuti furono rilasciati in cambio degli ostaggi dei dirottamenti aerei di Zarqa.2 Tali accordi, oltre a risultare come uno schiaffo in faccia ai familiari delle vittime dell’attentato aereo di Würenlingen, che costò la vita a 47 persone, rappresentarono anche un tradimento nei confronti di Israele. Ancora oggi, la maggior parte del mondo Occidentale rifiuta di credere che il popolo palestinese non sia altro che un prodotto degli interessi arabi. A tal proposito si può citare la cinica dichiarazione pronunciata dal membro del consiglio esecutivo dell’OLP, Zuhayr Muhsin, nel 1977: «Il popolo palestinese non esiste. La creazione di uno Stato palestinese è solamente un mezzo per continuare la nostra lotta per l’unità araba contro lo Stato d’Israele. In realtà non c’è differenza tra giordani, palestinesi, siriani e libanesi. È esclusivamente per ragioni politiche e strategiche che parliamo dell’esistenza di un popolo palestinese, poiché gli interessi nazionali arabi richiedono che venga assunta 23
l’esistenza di un distinto “popolo palestinese” da opporre al sionismo.»3 In un’intervista del 16 febbraio 2016 per il quotidiano di Zurigo Tagesanzeiger, lo storico Sacha Zala affermava: «La Svizzera ha una tradizione di buone relazioni con Israele. Negli anni Cinquanta l’immagine che si aveva di Israele era quella di un Davide che si difendeva da un più forte Golia, rappresentato dai vicini Stati arabi. Israele era considerato al pari della Svizzera nella Seconda Guerra Mondiale: circondato dal male. Il livello di identificazione era quindi molto elevato. Gli israeliani erano considerati europei in Medio Oriente.» Nell’ottobre del 1973 iniziava la Guerra dello Yom Kippur, con la Siria e l’Egitto che attaccavano Israele proprio in concomitanza della principale festività religiosa del Paese. Israele riporta numerose vittime, ma è in grado di ribaltare il corso della Guerra e arrivare circa tre settimane dopo alle porte di Damasco e del Cairo. La strategia dei Paesi esportatori di petrolio (soprattutto dei paesi arabi umiliati durante la Guerra dei Sei Giorni e dall’esito della Guerra dello Yom Kippur) è in quel frangente chiara: esercitare pressione specialmente sull’Europa. Pertanto nel giro di pochissimo tempo quadruplicano il prezzo del grezzo. Ciò conduce a una crisi petrolifera, innescando una grave recessione nei paesi industrializzati. Il SEE (Spazio Economico Europeo), guidato dalla Francia, sigla allora nel novembre del 1973, e poi nel luglio del 1974, un accordo con il quale accetta in totum le condizioni dettate dalla Lega Araba. Tra queste l’immigrazione di massa di musulmani in Europa, allo scopo di esercitare influenza in ogni area della società, senza che siano poste condizioni per una loro integrazione. Ai 24
paesi della Lega Araba viene inoltre promesso il supporto europeo nell’ambito del conflitto con Israele, così come aiuti finanziari per la fondazione di uno stato palestinese. In più, ci si accorda sul fatto che Israele si ritiri entro i confini del 1949.4 Oggi assistiamo in Europa alle dolorose conseguenze, peraltro dalla portata non indifferente, di tale sì poco lungimirante politica: numerosi stranieri non realmente integrati, propensi all’uso della violenza, destabilizzano i paesi europei e li pongono di fronte a sfide di enorme portata. In breve, l’Europa e la Svizzera si sono lasciate intimidire e ricattare dal terrorismo palestinese e dalla crisi petrolifera, sacrificando in ultima istanza gli interessi di Israele. Considerata alla luce delle promesse di Dio ad Abramo, riportate in Genesi capitolo 12, versetto 3, la situazione appare disastrosa: «Benedirò coloro che ti benediranno e maledirò coloro che ti malediranno!» si legge infatti in questo passo. Tale maledizione è oggi sotto gli occhi di tutti. L’Europa è vittima del terrorismo. Ovunque si temono nuovi attentati, mentre la necessità di adeguate misure di sicurezza divora ingenti somme di denaro dei contribuenti. Tornando alla Svizzera, il calo di simpatia nei confronti di Israele descritto dallo storico Sacha Zala nella sopracitata intervista con il Tagesanzeiger, ha probabilmente a che fare con l’accordo segreto a cui si accennava qualche riga fa. Mi piacerebbe che qualcuno mi spiegasse per esempio perché la Svizzera continui a finanziare le ONG (Organizzazioni non governative) anti– israeliane – con i soldi dei contribuenti, naturalmente. Queste ONG sono vicine ad Hamas, il cui obiettivo dichiarato è quello di distruggere Israele. L’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno bollato Hamas come 25
organizzazione terroristica. La Svizzera invece no. Proprio recentemente il funzionario del Dipartimento di Stato elvetico Julien Thöni si è lasciato fotografare insieme a un leader di Hamas nella Striscia di Gaza. Perché dunque quando si tratta di Israele spesso usiamo uno standard diverso? Esistono motivazioni oggettive che giustificano l’antisemitismo? Ricordo ancora bene quando nel gennaio del 2016 un terrorista palestinese pugnalò a morte Dafna Meir, 38 anni, madre di sei bambini, davanti agli occhi della figlia maggiore nella sua casa di Otniel. A questo atroce delitto non fu dedicato alcun titolo nei nostri maggiori quotidiani – venne ignorato, per così dire. Tuttavia quando i bambini palestinesi che lanciano pietre vengono feriti o colpiti a morte da soldati israeliani – situazioni che Israele cerca di evitare in tutti i modi – i nostri media ne danno spesso notizia nelle prime pagine. Perché è così difficile per gran parte della società oggi chiamare per nome il terrorismo antisemita? Può forse darsi che il conflitto che ribolle in Medio Oriente non sia risolvibile con le armi, con le road map, né con altre iniziative di pace? Se si considerano infatti le iniziative della comunità internazionale e i loro risultati, bisogna concludere che l’equazione “territori in cambio di pace” non funziona. Può darsi forse che l’uomo stia cercando disperatamente di resistere a una decisione presa già da tempo da un’autorità superiore? Senza radici ebraiche non può esserci alcun cristianesimo. Nei capitoli del seguente saggio cercherò di presentare un resoconto oggettivo di queste radici, della nostra eredità spirituale, della Riforma e delle sue implicazioni. Cercherò di avvicinarmi in modo obiettivo a tematiche quali quelle 26
appena elencate, le quali purtroppo, fin troppo spesso e per ragioni diverse, finiscono per essere oggetto di strumentalizzazioni. Quando si tratta delle nostre radici cristiane o di Israele la maggior parte dei media è spesso poco oggettiva. È per questo motivo che con tale saggio mi rivolgo direttamente al maturo cittadino svizzero, affinché giudichi da sé, sulla base dei fatti, se il presente excursus rappresenti un contributo rilevante e se ne risulti una effettiva necessità di azione. In senso più ampio la questione riguarda un’eredità di tipo spirituale. Ultimamente ho riflettuto molto sul perché la Svizzera sia una nazione così prospera. Siamo forse più diligenti o migliori di altri? Oppure dipende forse dal fatto che disponiamo di un ottimo e sofisticato sistema democratico? La Svizzera è stata risparmiata da due guerre mondiali. All’inizio del XIX secolo Napoleone stesso contribuì alla fondazione della Repubblica Elvetica e in seguito, con il Congresso di Vienna del 1815, le potenze vincitrici (e specialmente la Russia) si impegnarono affinché la Svizzera continuasse a esistere come nazione neutrale nel cuore dell’Europa. Si tratta di coincidenze o di provvidenza divina? La disoccupazione è al minimo, l’economia fiorente, i tassi di criminalità relativamente bassi. È inoltre interessante notare che la Svizzera fu uno dei centri della Riforma protestante e culla di molte chiese libere. Credo sia dunque necessario sensibilizzare il Paese riguardo a una tematica estremamente attuale quanto rilevante, ovvero Israele, la sua chiamata, e il ruolo che la Svizzera potrebbe ricoprire in tutto questo. 27
Il presente libro mira altresÏ a risalire alle origini dell’antisemitismo. Sia la patristica5 che la scolastica6 squalificarono Israele e proclamarono la Chiesa come Nuova Israele. Benedizione alla Chiesa, maledizione a Israele. Un errore riprovevole oltre che un inganno che ha del demoniaco.
Dafna e Natan Meir – Jewish Business News