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'l cunàth 17 1999

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Supplemento al numero 87 de «l’Artugna»

Periodico giovanile · Anno 6 · agosto 1999 · Numero 17

DON NILLO E DON ITALICO CI SCRIVONO

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ra i tanti avvenimenti e attività in questo ultimo periodo merita essere sottolineata la settimana dal 24 aprile al 2 maggio, durante la quale le nostre comunità hanno vissuto la «Missione Giovani». Ad aiutarci in questa esperienza sono stati padre Donato, padre Mario, Padre Corrado e padre Mansueto, della famiglia religiosa «Servi di Nazareth» della provincia di Verona. La buona riuscita dell’esperienza è stata possibile grazie anche alla disponibilità dei ragazzi e dei giovani.

’l cunàth Hanno collaborato Paolo Signora, Elena Zambon, Lisa Zambon, Marta Zambon, Stefano Zambon

Un altro seme buono è stato gettato nei sacchi delle nostre Comunità con la speranza di vederlo crescere e maturare. Non dimentichiamo che altre esperienze aiutano la crescita dei nostri ragazzi: l’Azione Cattolica, il campo estivo di Claut, il campo scuola di A.C.G. a Cimolais, unitamente ad altre attività pastorali che continuiamo a proporre con fiducia. Ai giovani che stanno offrendo la loro disponibilità in vario modo, vada il nostro ringraziamento assieme a quello delle Comunità. don Italico e don Nillo

SOMMARIO Don Italico e Don Nillo

DON NILLO E DON ITALICO CI SCRIVONO

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Raffaella Del Maschio Sara Zambon 3x1

LO CONOSCI GESÙ?

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Paolo Signora

OBIETTARE IN CARITAS

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Laura Fabbro

VIAGGIO A FIRENZE E LOPPIANO

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Marta Zambon

LA QUADRIGLIA PREMIATA DAI CECHI

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INCONTRO STILE TAIZÈ

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Andreazza Marco

TORNEO DI CALCETTO PRO BURUNDI

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LO CONOSCI GESÙ?

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on Corrado, don Donato, don Mansueto e don Mario: questi sono i nomi dei padri che sono stati accolti nelle comunità di Budoia, Dardago e Santa Lucia nel periodo compreso fra il 24 aprile e il 2 maggio. Uomini con aspetto, personalità, carattere diversi, ma con lo stesso intento: farci riscoprire Dio e i valori connessi alla religione cattolica. Molto spesso pensiamo di essere cattolici a pieni titoli, ma quando ci troviamo ad affrontare semplici interrogativi teologici veniamo travolti da un’ondata di dubbi e di incertezze. Ecco allora che tale settimana ha voluto rafforzare la nostra fede chiarendoci chi è Dio. Basta conoscerlo, Gesù, per sentirsi conquistati dal suo divino splendore; basta credere alla sua parola perché tutta la vita cambi radicalmente. Questo è stato essenzialmente il concetto chiave, il centro attorno al quale tutto ha ruotato. Giovani, adulti, padri, madri, anziani: tutti direttamente coinvolti. Noi giovani delle superiori condividevamo un’ora nel tardo pomeriggio alternando canti, preghiere e riflessioni: ciascuno presentava i propri interrogativi che trovavano sempre risposta nelle parole dei padri, parole di vita, di pace e di fratellanza. Un’esperienza davvero positiva che penso ciascuno abbia trascritto nel libro dei propri ricordi. Raffaella Del Maschio

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nche noi, ragazzi delle scuole medie e elementari, abbiamo potuto trascorrere una gioiosa settimana con le missioni giovanili. Certo, non dico «gioiosa» perché così è di rigore scrivere in un articolo! Ma perché, padre Corrado, la nostra guida, sapeva entrare nell’animo e nel cuore di tutti, sapeva «stregarci» con le sue parole, sapeva lasciarci allibiti. In quell’ora che passavamo assieme pregavamo un poco, cantavamo tutti a squarciagola per vedere chi cantava più forte e ascoltavamo don Corrado: egli ci raccontava in modo allegro fatti del Vangelo o vicende attuali di ragazzi che hanno agito nel bene (come quella di un ragazzo che sacrificò la propria vita pur di riuscire a salvare quella di un amico), o che hanno agito nel male ma che in fondo si sono pentiti. Noi pendevamo dalle sue lab-

bra, attenti a non fare nessun rumore per non rompere quel magico incantesimo. Dopo la riflessione era il momento dei giochi in cortile… abbiamo scoperto che don Corrado è un eccellente giocatore di calcio! Però anche quella settimana è «volata» e ora noi attendiamo ansiosamente il ritorno dei nostri amici. Sara Zambon

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« o bisogno di incontrarti nel mio cuore, di trovare Te, di stare insieme a Te: unico riferimento del mio andare, unica ragione Tu, unico sostegno Tu. Al centro del mio cuore ci sei solo Tu.» Iniziamo con le parole di uno dei canti che ci hanno accompagnato in questa settimana e che

Ecco i nostri quattro padri missionari: Don Mansueto, Don Corrado, Don Donato, Don Mario.


riassumono il messaggio che i Missionari ci hanno portato. E adesso… ci ritroviamo con queste parole scritte nel nostro cuore, assieme ad una grande nostalgia. Chi l’avrebbe mai detto? All’inizio eravamo convinti che sarebbe stata solo una grande sfaticata, pensavamo al tempo che questi incontri giornalieri ci avrebbero portato via, costringendoci a rinunciare per una settimana ai nostri impegni e divertimenti. Ma non avevamo fatto i conti con la voce di Gesù, che parla direttamente al cuore e che ci ha fatto mettere facilmente da parte i nostri affari, per aderire agli incontri ogni giorno con maggior entusiasmo e grande aspettativa. Ogni sera ci avvicinavamo ad un tema nuovo, trattando argomenti che profondamente toccano la vita di ognuno di noi e che non sempre abbiamo il coraggio di affrontare nella loro verità, confrontandoci con la Parola di Gesù: la necessità di Dio nella vita di ognuno; l’amore «fino in fondo», la sua dignità nel fidanzamento e nel matrimonio; la sofferenza fisica (il dolore innocente, la morte come passaggio alla Vita); la sofferenza morale (il peccato); la Riconciliazione. I Padri Missionari ci hanno «provocato», ci hanno scosso e a volte anche turbato, costringendoci a guardare con occhi ben aperti dentro di noi; e lì, dove pensavamo di non vedere poi molto, abbiamo trovato il fondamento di noi e della nostra vita: Gesù, con tutto il suo amore per ognuno di noi, la gioia e la nostalgia continua di ritrovarlo. Un grande dono che ci hanno lasciato i Padri Missionari è stato lo scoprire l’amore che sta alla

In alto: l’ultimo pomeriggio trascorso coi Padri Missionari fra i giochi di gruppo. Sopra: momento di riflessione e preghiera animata dai canti. In basso: tutti assieme per la conclusione della settimana degli incontri con i Padri Missionari.

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base dei Sacramenti e dei Comandamenti, che prima spesso vivevamo solo come imposizioni e restrizioni di cui non capivamo il motivo, ci sembravano anacronistici e quindi li avevamo relegati in un angolo remoto del nostro cuore e del nostro stile di vita. Il momento più intenso della settimana è stata la celebrazione penitenziale del venerdì sera: padre Donato ci ha avvicinato in modo nuovo all’amore di un Dio che perdona sempre e che ci ha donato il sacramento della Riconciliazione, a cui quella sera in tanti abbiamo aderito. Quasi senza accorgercene… abbiamo riscoperto Gesù in noi e in mezzo a noi, e ci siamo riscoperti amici in modo nuovo: anche se abitiamo negli stessi paesi, spesso la nostra amicizia non andava al di là di un «Ciao»; ora, pur con le nostre diverse realtà, abbiamo trovato una comunione nella ricerca di Gesù e del senso profondo della vita, con le risposte che questa settimana ci ha dato e con le domande che ci ha suscitato. Ma da chi è partito tutto questo? Dai nostri parroci, don Nillo e don Italico. A loro il nostro grazie più profondo, per il loro coraggio di proporre questi incontri e per la loro instancabile attività pastorale sempre rivolta al nostro bene spirituale e morale. Grazie padre Corrado, Do nato, Mansueto e Mario! 3x1

A destra: un saluto agli obbiettori di coscienza della «Caritas diocesana». Nella pagina accanto: foto ricordo con alcuni amici del complesso «Gen Rosso».

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OBIETTARE IN CARITAS

Come forse già sapete i tempi dibattuti da noi giovani ogni ultimo Giovedì del mese sono vari, dai Niños de Rua del Venezuela ai bambini di Chernobyl, questo mese invece il dibattito si è accentrato sull’obiezione di coscienza. Il 25 di marzo sei ragazzi che lavorano alla Caritas diocesana come obiettori di coscienza, si sono offerti per darci la loro testimonianza. Prima di tutto hanno specificato che ci sono diversi modi per essere obiettori di coscienza. Un medico può essere contrario all’aborto, in questo caso gli è consentito rifiutarsi. Un altro «tipo» di obbiezione è quella è quella contro le armi e in questo caso i modi per obiettare sono diversi, o non pagando tasse il cui ricavato andrebbe utilizzato per l’acquisto di armi e armamenti per lo Stato, oppure rifiutandosi di effettuare l’anno di leva militare. Il primo caso di ob-

biezione non è legale mentre il secondo da un paio d’anni è diventato pari al servizio di leva. Il ragazzo che obietta al servizio militare ha poi due opzioni: o l’anno di volontariato civile, oppure l’anno di volontariato alla Caritas diocesana. Una sostanziale differenza tra l’anno di volontariato civile e l’anno di volontariato alla Caritas sta nel fatto che i ragazzi della Caritas svolgono vita di comunità: vivono tutti insieme in un appartamento chiamato «Casa della Pace» a Pordenone. La vita in questa casa è come una grande famiglia: chi ha il compito di fare da mangiare, chi lavare i piatti, chi stirare, chi lavare e chi tenere i conti ecc. Il giovedì la casa si ferma perchè questo è il giorno dedicato alla discussione sulla pace, accompagnata da una guida che parla dei personaggi simbolo della pace come Ghandi o Martin Luther King e delle loro imprese. I ragazzi che svolgono l’anno di volontariato presso la Caritas vengono impegnati in diversi ambiti: chi aiuta i giovani disabili, chi aiuta il recupero dei tossico dipendenti, chi invece aiuta gli extracomunitari a trovare lavoro o una casa. Paolo Signora


VIAGGIO A FIRENZE E LOPPIANO

I l 22-23 maggio, insieme a don Italico, alcuni giovani delle nostre parrocchie hanno visitato Firenze e Loppiano. Come prima tappa abbiamo ammirato Firenze e alcune delle sue meraviglie artistiche in modo molto rapido, perché il tempo a noi disponibile era molto limitato, visto che l’indomani avevamo una meta altrettanto importante: Loppiano. In serata, accompagnati da tre simpatici ragazzi che don Italico aveva conosciuto a Taizé, abbiamo cenato nella stupenda cornice di Frascati. Il giorno dopo siamo partiti alla volta di Loppiano, dove siamo entrati in un altro mondo. Loppiano è situato sui colli toscani vicino Firenze, conta oggi 800 abitanti di ogni nazionalità, di ogni categoria sociale, fedeli di varie religioni, un vero e proprio punto di incontro tra popoli e culture diverse, in cui si può sperimentare con immensa gioia che l’unità tra gli uomini è possibile. Al nostro arrivo siamo stati accolti con molta fraternità e presentati ai nostri due accompagnatori. Abbiamo seguito insieme con altri visitatori la presentazione della cittadella: mediante interessanti filmati siamo venuti a conoscenza che l’idea di fondare una cittadina come Loppiano, nasce negli anni ’50, quando rappresentanti del movimento dei Focolari si ritrovano durante l’estate nella

valle di Almiero sulle Dolomiti, per approfondire il loro nuovo stile di vita. Chiara Lubich intuì che quell’esperienza sarebbe divenuta permanente. Successivamente abbiamo partecipato alla Santa Messa e al pranzo comunitario. Nel pomeriggio insieme ai nostri accompagnatori abbiamo visitato la cittadella dove si poteva vedere ed ammirare che l’elemento che fa di Loppiano un vero e proprio Paradiso Terrestre, oltre all’esplosione della natura in tutte le sue meraviglie, è il quotidiano impegno di tutti gli abitanti all’amore reciproco. L’economia della cittadella si basa sul lavoro. Nel tempo infatti si sono sviluppate diverse attività lavorative e artistiche in cui ciascuno mette a disposizione professionalità e capacità personali

per una comunione di beni materiali e spirituali che coinvolge ogni rappresentante della comunità in prima persona. A Loppiano hanno anche sede le scuole di formazione per i membri delle diverse vocazioni presenti nel movimento dei focolari, per coloro che desiderano dedicare totalmente la propria vita all’ideale di unità, per le famiglie, i sacerdoti, i giovani e per i volontari. Qui sono nati anche i complessi musicali internazionali come Gen Rosso e Gen Verde, i quali sono uno strumento molto importante per far diventare realtà il «mondo unito» e far sì che non sia solo una splendida utopia. E così il nostro viaggio è finito!!! Ci siamo diretti verso casa accompagnati da una grande pace interiore e da una nuova forza. Laura Fabbro

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LA QUADRIGLIA DAIPREMIATA CECHI LA PREMIATA QUADRIGLIA DAI CECHI

Q uesta estate è densa di trasferte per il gruppo folcloristico Artugna. La prima destinazione è stata la Repubblica Ceca, nel fine settimana del 19/20 giugno, giorni critici per quei componenti che dovevano affrontare gli esami di terza media e la maturità. Fino all’ultimo infatti siamo stati un po’ in ansia per riuscire a imbastire le fatidiche 8 coppie, tensione aumentata dal fatto che solo una settimana prima abbiamo scoperto che in realtà la manifestazione a cui avremmo partecipato era competitiva: ben conosciamo i livelli a cui si esibiscono i gruppi folcloristici dell’Est europeo! Comunque venerdì sera siamo partiti alla volta di Kunovice, la città che ci ospitava, di cui ricorrevano gli 800 anni dalla fondazione. Per arrivare ci è bastata una nottata insonne: dormire in cor-

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riera è abbastanza scomodo, anche se poi ci siamo accorti dell’invidia con cui gli altri gruppi guardavano il nostro pullman «Gran turismo»! Abbiamo pranzato in un istituto scolastico, dove ci è stato presentato quello che in seguito ci hanno detto essere il loro piatto nazionale: probabilmente avendolo saputo prima, avremmo cercato di apprezzarlo di più, ma si sa… la cucina italiana è insuperabile. Tra le prove generali e l’ora prevista per la nostra esibizione, abbiamo avuto la possibilità di passeggiare per Kunovice; abbiamo approfittato per fermarci in un bar, dove bibite e gelati costavano 5 volte meno che da noi, ma abbiamo dovuto aggrapparci all’intraprendenza del nostro presidente giramondo e poliglotta perché accettassero i Marchi, unica moneta di cui disponevamo e che ci

avevano assicurato essere buona dappertutto. Lo spettacolo era previsto in un centro sportivo preparato a festa. Avevamo 10 minuti a disposizione per cercare di dare il meglio di noi, sotto gli occhi di una giuria attenta e composta. Per fortuna tutto è andato bene ed, essendo tra i primi gruppi in programma, abbiamo potuto assistere tranquillamente al resto dello spettacolo. In questa specie di festa paesana abbiamo cenato a base di «hot-dogs», forse meno salutari, ma certo più internazionali. Quella sera, oltre alla manifestazione dei gruppi folcloristici, le attrattive erano molte, tra cui il combattimento con spade e lance tra guerrieri con armature medievali e la partenza di una mongolfiera. Eravamo troppo stanchi per attendere i fuochi d’artificio: il giorno successivo dovevamo svegliarci di buon mattino, in quanto già alle 8.30 era programmato il concerto dei vari cori. Con straordinaria rapidità si sono succeduti i gruppi, in una chiesa gremita di gente in cui era difficile spostarsi: in particolare è stato suggestivo ascoltare il «Laudato sii» con il ritornello «italianeggiante» e le strofe in ceco (o in un’altra lingua?), e il canto dedicato alla Madonna di Czestochowa, a cui anche noi siamo ormai affezionati.


Dopo una colazione non molto mediterranea, siamo tornati in chiesa per animare la Messa. Anche in questo caso siamo rimasti colpiti dalla compostezza dei fedeli, perfino dei bambini. Na turalmente non abbiamo capito quasi niente, se non qualcosa del «benvenuto» in inglese! Mentre ci avviavamo verso le scuole per pranzare, abbiamo ricevuto l’inaspettata notizia: avevamo vinto un premio speciale per la coreografia e l’armonia della Quadriglia, che ci era stato consegnato in anticipo visto che motivi tecnici (essere a casa entro mezzanotte) ci impedivano di essere presenti alle premiazioni. Gasati da questo, il viaggio di ritorno è stato meno duro; abbiamo anche evitato il rischio di sorbirci per l’ennesima volta la versione piratata di Titanic. In sosti tuzione il maestro Matteo ci ha diretti in un repertorio che spaziava dai canti alpini a quelli spagnoli passando per le vil-

lotte friulane e i migliori successi degli 883. Solo tornando da una trasferta come questa ci rendiamo conto degli agi a cui siamo abituati; nonostante ciò, non possiamo fa-

re a meno di essere grati per l’accoglienza che ci è stata riservata: anche questo viaggio sarà riposto nel bagaglio delle esperienze uniche e indimenticabili che il gruppo Artugna ci sa dare. Marta Zambon

Nella pagina accanto: «La Quadriglia, danza premiata per l’armonia e la coreografia». Sopra: uno dei gruppi conosciuti mentre attende di salire nel palco.

INCONTRO STILE TAIZÈ

Domenica delle Palme, 28 marzo, presso la Casa della Gio ventù, ha avuto luogo un momento di preghiera stile Taizè. Erano presenti anche alcuni giovani che hanno partecipato all’incontro europeo a Milano di fine anno, i quali hanno rivolto la loro testimonianza.

La gioia dei partecipanti all’incontro stile Taizè.

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TORNEO DI CALCETTO PRO BURUNDI

Il 13 giugno a Budoia, presso la sede parrocchiale, si è svolto un torneo di calcetto a scopo benefico pro Burundi, alla quale hanno partecipato 4 squadre di tre parrocchie diverse: una squadra di Brugnera, una di Maniago, e due di Budoia, questo perché la quarta parrocchia ha dato forfait all’ultimo momento. Una squadra di Budoia (Budoia 2) è stata considerata fuori classifica pur disputando un buon torneo, questo perché era composta da giocatori con età superiore alla nostra. Le altre squadre si sono affrontate con lealtà dando vita a degli scontri ricchi di goal, azioni ed emozioni. La squadra della parrocchia di Budoia aveva come giocatori Andreazza Marco, Carlon Michela, Cosmo Thomas, Rui Andrea, Signora Paolo, Zambon Claudio, Zambon Fabio, e proprio questa squadra è stata la vincitrice del torneo. Oltre ad aver battuto tutte e tre le altre squadre, è risultata la più prolifica: infatti Marco ha segnato 12 reti e Tomas 5; non bisogna però sminuire l’importante contributo di Fabio in difesa e di Claudio in porta e dei «recuperi affannosi» di Michela. Grazie alle iscrizioni e alle offerte raccolte in parrocchia abbiamo ricavato circa L. 400.000 da devolvere in beneficenza. Un grazie dunque a tutte le persone che hanno voluto contribuire e alle

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parrocchie partecipanti. Con questo chiudo il mio articolo, sperando che anche il prossimo anno si possa fare un torneo simile, magari con più parrocchie, per far beneficenza divertendoci. Andreazza Marco

Ecco alcuni risultati: o: • Budoia 1- Maniag 2: • Budoia 1- Budoia o: • Brugnera- Maniag 2: • Brugnera- Budoia o: • Budoia 2- Maniag ra: • Budoia 1- Brugne

3 - 2 8 - 6 1 - 2 6 - 7 9 - 5 7 - 1

Sopra: la squadra A.C.G. di Budoia con gli animatori. In alto: tutti i partecipanti al torneo, nel campo preparato per l’occasione dietro la Casa della Gioventù.


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