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'l cunàth 16 1999

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Supplemento al numero 86 de «l’Artugna»

Periodico giovanile · Anno 6 · aprile 1999 · Numero 16

A.A.A. CERCASI...

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al 24 aprile al 2 maggio saranno presenti nelle nostre comunità tre Padri Missionari in occasione delle Missioni ai Giovani. Il loro obiettivo è incontrare il maggior numero di giovani possibile, anche quelli che con la Chiesa non hanno niente a che fare. Saranno proposti alcuni momenti in gioiosa fraternità e sereno impegno. La Missione ai Giovani è l’occasione che ti viene rivolta per prepararti all’evento straordinario del Giubileo del 2000. Durante gli incontri sarai aiutato a comprendere maggiormente il significato di Giubileo e, compreso tale significato, nascerà in te il desiderio di non giungere impreparato a questo evento.

Quindi tutti siete invitati a cogliere questa importante proposta senza alcun pregiudizio, anche solo per la curiosità di sapere qualcosa di più su quel Gesù che forse spesso, anche se non ce ne rendiamo conto, è uno sconosciuto. I programmi saranno distribuiti nelle vostre case. I giovani dei 3 consigli pastorali (3x1)

SOMMARIO

’l cunàth «3 x1»

A.A.A. CERCASI...

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Hanno collaborato

Andrea Agostini

TRA LE FAVELAS DEL VENEZUELA

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Antonella Maccioccu, Elena Zambon, Lisa Zambon, Marta Zambon e Stefano Zambon.

Annalisa Zambon e Paolo Signora Gruppo ACG

RICORDO DELLA CRESIMA PROGETTO BURUNDI

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Laura Fabbro

L’ARRIVO DEI RE MAGI

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Stefano Zambon

L’ACCOGLIENZA DELLA CROCE DELLE GIORNATE MONDIALI DELLA GIOVENTÙ

CPG

INCONTRO ECUMENICO

Michela ed Elena Carlon

NUOVE VOCI A BUDOIA

Milena Bocus

BENVENUTO DON ITALICO

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TRA LE FAVELAS DEL VENEZUELA

Gli incontri «giovani» dell’ultimo giovedì del mese continuano con successo ed entusiasmo, soprattutto per l’attualità degli argomenti trattati. In gennaio don Nillo ci ha parlato delle attività che la parrocchia di Santa Lucia svolge nei confronti dei più bisognosi, in particolar modo a favore dei bambini bielorussi che vivono ancora il dramma delle conseguenze di Chernobyl (ne abbiamo parlato nel numero 6 de ’l Cunath, Natale ’95). In febbraio abbiamo ospitato Andrea Agostini, un ragazzo che conoscevamo soprattutto perché ha condiviso con noi molti incontri, con la sua immancabile chitarra. Non tutti sapevamo però della sua esperienza in Venezuela, tra i cosiddetti «niños de rua». Gli abbiamo proposto di scrivere la testimonianza di quel giovedì, così da dare a più persone l’opportunità di pensare ad una realtà lontana, incredibile… ma vera!

I n seguito alla richiesta di

che mi ha ospitato i primi tempi e Don Italico ho raccontato ai ra- che mi ha sempre aiutato nei mogazzi del gruppo giovanile la mia menti di difficoltà. esperienza di volontariato missioHo vissuto un anno e mezzo nario fatta l’anno scorso in Sud nella casa Don Bosco di Sania, nelAme rica, a Caracas (Venezuela), la periferia di Caracas, dove stava con l’appoggio della comunità iniziando un progetto nuovo che Salesiana Venezuelana, ma soprat- aveva l’obiettivo di apportare un tutto del Padre Josè Luis Lofrano aiuto concreto ai tanti bambini

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che vivono sulla strada, cercando di ridare loro un’infanzia. Il mio compito era di coordinare tutte le varie iniziative che la casa programmava nei confronti di questi Niños de la calle, il mio desiderio era proprio quello di poter vivere insieme a loro trasmettendo tutto l’affetto e la sicurezza di cui avevano bisogno. Insieme a due volontari Venezuelani andavamo a cercarli di notte, fino a tarda ora, poiché solo in quei momenti riuscivamo a trovarli, davanti alle banche o sotto i ponti a cercare un posto dove dormire. Instauravamo con loro un rapporto di amicizia, tentavamo di far loro capire che potevano fidarsi di noi, ma non mi rendevo realmente conto di quanto fosse difficile mettere in pratica le tante idee e i tanti desideri che avevamo in mente. Ma per capire dobbiamo fare una premessa: i bambini molte volte decidono di andare a vivere per la strada in quanto non hanno altre alternative. Il Venezuela è attualmente uno dei maggiori esportatori di petrolio e materie prime, ma nonostante questo il 70% della popolazione vive sotto la soglia della fame, e questo spinge i bambini ad andare a cercare il cibo per strada, chiedendo la carità o rubando, o prostituendosi, iniziando tutta una serie di attività criminali che allontanano il piccolo dalla sua famiglia e dalla società; questi bambini sono usati dagli spacciatori di droga, molte volte venduta dagli stessi poliziotti, usati dai pedofili (in grande maggioranza italiani). Nessuno vuole farsi carico di loro, ma molti sono pronti a sfruttarli, le stesse madri molte volte li mandano a prostituirsi o a fare i corrieri della droga. Ora dobbiamo immaginarci come può reagire un bambino di


Nella pagina accanto: i volontari della casa Don Bosco alla ricerca tra le favelas. Foto a destra: la «camera» dove dormiva Andrea. Foto in basso: partita di calcio, una delle tante attività organizzate per i Niños de la Calle.

sette anni che vive in una condizione del genere, quando gli proponi di uscire dalla strada e quando gli offri un’alternativa per la vita: chiuso com’è in una situazione di autodifesa, inizia subito a pensare che gli vuoi far del male o che lo vuoi portare in carcere, oppure ha paura che la persona che gli sta di fronte sia uno dei tanti adulti che lo vogliono eliminare dalla circolazione (faccio riferimento agli squadroni della morte presenti anche in Venezuela); e poi il bambino si sente attratto dalla strada, perché si sente autonomo di decidere dove andare e come gestire la sua vita. Così noi gli offrivamo prima di tutto un rapporto di amicizia, gli spiegavamo che poteva andarsene dalla nostra casa quando voleva, ma lo spronavamo a vivere con noi per lo meno una settimana. In media ogni volta che uscivamo recuperavamo due o tre bambini che venivano accolti subito in casa, dove iniziavano a sentirsi realmente parte di una famiglia, dove si sentivano amati. Il lavoro era molto difficile e impegnativo, avevamo di fronte dei bambini abituati a risolvere le cose con i coltelli, molto violenti, con forti difficoltà anche a livello sessuale, con crisi incontrollabili di fronte ai pro blemi, crisi provocate dalla droga che fumano, responsabile della lesione di varie cellule del sistema nervoso. Molte volte noi stessi ci trovavamo in pericolo, inoltre do-

vevamo continuamente combattere contro i capi che spesso venivano a riprendersi i bambini appartenenti alle loro bande, anche perché la strada per questi bambini era come una droga, dalla quale non riuscivano a stare distanti. Poco a poco con tanta pazienza e comprensione, riuscivamo a dare loro delle piccole regole che facevano capire l’importanza di avere una famiglia e qualcuno che realmente voleva loro bene. Così dopo un po’ di tempo il bambino accettava di vivere in casa Don Bosco, mantenendo comunque la sua libertà; da subito gli insegnavamo a lavarsi (2 volte al giorno): questo serviva per capire che era importante essere puliti per farsi

accettare dagli altri; gli insegnavamo a mangiare bene con le posate, a farsi il letto, a fare da mangiare, ad aiutare in cucina, a leggere e a scrivere, a tenere in ordine la casa, a dire quali erano le difficoltà e a non cercare di risolverle da solo con violenza. Io dormivo 4 o al massimo 5 ore per notte, anche prima di andare a letto, passavo da ognuno di loro, mi sedevo accanto al letto e come fa un padre gli davo la buonanotte e gli chiedevo di confidarmi le difficoltà che nel giorno lo avevano turbato. In quel periodo sono anche dimagrito di qualche chilo perché non c’era molto da mangiare, le medicine per loro e le varie visite mediche le sostene-

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vo grazie ai soldi che dall’Italia mi mandavano. Il nostro obiettivo non era quello di allontanare per sempre il bambino dalla famiglia, anche perché molte mamme li venivano a cercare, anzi andavamo nelle favelas ad avvertire le famiglie che il loro figlio stava vivendo con noi e che era al sicuro; anche lì ho vissuto delle esperienze veramente al limite. Poi invitavamo le famiglie a venire a passare la domenica con i loro bambini, cercavamo di responsabilizzarle, ma i bambini molte volte non volevano più saperne dei genitori, anche perché in molti erano stati abbandonati, oppure perché vivevano in condizione di violenza estrema. Dopo sei mesi i bambini che erano riusciti a sostenere il tenore di vita che la casa richiedeva nel rispetto di tutti i loro piccoli limiti, venivano trasferiti in un’altra casa distante 4 ore da Ca racas, dove venivano loro insegnati dei mestieri, dove imparavano a coltivare i campi, ad accudire gli animali: lì i bambini si reinserivano poco a poco nella società come persone diverse da quello che fino a qualche anno prima erano state. In Casa Don Bosco in un anno

sono passati più di 100 bambini ai quali è stata ridata una dignità. Ho visto gente ridotta in fin di vita, ho visto cose che non si possono neanche immaginare, ho avuto paura in molte occasioni, a volte ho temuto che non sarei riuscito a tornare a casa, come quando mi sono trovato in mezzo ad una sparatoria in una delle tante pericolose favelas; ho visto bambini mangiare dalla spazzatura torsoli di frutta che la gente gettava, scolare vasetti di succo di frutta buttati via, ma se potessi ripetere la mia esperienza lo rifarei subito. Io non testimonio il mio lavoro, ma la bontà di Dio che ci fa strumenti d’amore per gli altri, testimonio la gioia del sentirsi chiamare Papà da un bambino che nessuno vuole tra i piedi, testimonio la forza e l’amore, l’allegria che ogni Uomo può dare a partire da un sorriso. Molte persone venivano alla casa Don Bosco a presentare i loro diplomi di laurea per fare volontariato, dicendo di essere preparate a lavorare con i Niños de la calle, e dopo una settimana correvano a casa a gambe levate, perché non ci sono corsi o preparazioni che tengano, se non si è disposti a mettere in gioco la

Momento di particolare commozione ed affetto per la partenza di Andrea.

propria vita per i Fratelli in qualsiasi condizione essi siano ridotti, grandi e piccoli. Sono partito dall’Italia con molte idee e convinzioni in testa che poco a poco ho dovuto abbandonare per diventare una persona semplice, per farmi accettare da loro, progetti e regole non servono a niente se non loro dimostri loro di volergli bene. Ho conosciuto tanti amici e tanta gente che non scorderò mai, tra i tanti problemi, fame ecc... ...non ho mai sentito una persona imprecare o bestemmiare, tutti mi dicevano sempre che andava tutto bene e ringraziavano Dio di questo, anche se magari non mangiavano da una settimana. Porto a casa il desiderio di comunicare a tutti che la vita ha un senso più profondo di quello che normalmente siamo abituati a vivere, soldi e potere non valgono se prima non amiamo, sia nel nostro piccolo quotidiano che altrove in missione. Ringrazio ancora Don Igor, grazie al quale ho potuto conoscere Padre Josè Luis Lofrano, che mi ha accolto in Venezuela. Vi lascio con una delle tante frasi contenute nelle lettere che i bambini mi hanno scritto il giorno della mia partenza. * Mario: «Tutto è stato creato come dono d’amore per me e io sono stato creato come dono d’amore per tutti. L’unica forma per avere un amico fedele è esserlo, un amico vero è felicità per sempre». * Grazie ai Niños de la calle che mi hanno insegnato ad essere me stesso. Andrea Agostini

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RICORDO DELLA CRESIMA

Vieni, Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo Amore.

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ome avete già visto nel numero precedente dell’Artugna, il 6 dicembre scorso nella Parrocchia di Budoia abbiamo ricevuto dal Vescovo Mons. Sennen Corrà il Sacramento della Confermazione. Daniele Carlon, Silvia Carlon, Davide Del Maschio, Paolo Puiatti, Paolo Signora, Jessica Torregrossa, Annalisa Zambon, Chiara Zambon, Luca Zambon, Paolo Zambon e Teresa Zambon sono stati preparati e seguiti per questo importante momento nel cammino di un cristiano dal parroco Don Italico e dalle nostre famiglie. Per avere una migliore preparazione ogni venerdì sera dalle 20,30 alla 21,30 Don Italico ci aiutava a riflettere sui problemi e sulle gioie della vita e sull’impegno che ci stava aspettando. Le tematiche di discussione erano varie: la povertà nel mondo e le condizioni dei bambini nelle nazioni sottosviluppate, l’eutanasia, l’aborto e la droga; per una miglior preparazione religiosa il parroco ci ha sottolineato l’importanza dei sette Sacramenti: Battesimo, Comunione, Confermazione, Ordinazione, Matrimonio, Estrema Unzione e Confessione. La nostra guida spirituale ha sottolineato l’importanza di quest’ultimo sacramento che oggi sembra non più conside-

rato tale. Noi cresimati, accolto l’insegnamento, abbiamo pensato di chiedere perdono dei nostri peccati in questo Sacramento e per noi Don Italico ha ritenuto giusto chiamare quattro confessori esterni. Abbiamo poi deciso tutti assieme di adottare un bambino a distanza affinché anche lui, come noi in questa preparazione alla Cresima possa avere momenti felici assieme ai suoi amici, per poterlo aiutare negli studi e poter costruirsi un futuro migliore.

Abbiamo vissuto una bellissima Cresima anche se il rito è stato celebrato nella Casa della Gio ventù e con questo vogliamo dire che non è importante l’estetica della chiesa dove si celebra un Sacramento, ma il calore che la propria comunità può dare; questo si è notato durante la nostra funzione con una larga partecipazione di fedeli anche dai paesi vicini. Don Italico per ricambiare il nostro impegno ci ha regalato un quadretto con al centro una stupenda icona che rappresenta i Dodici Apostoli e la Vergine nel cenacolo mentre scende su di loro lo Spirito Santo e ai lati dell’icona i sette doni dello Spirito Santo: Sa pienza, Intelletto, Consiglio, Fortezza, Scienza, Pietà e Timor di DIO. Annalisa Zambon, Paolo Signora e gli amici cresimati Alvero Juan Paulo, nato l’8 marzo del 1993, è il bambino filippino adottato a distanza dal Gruppo Cresimati 1998 presso la Parrocchia di Budoia.

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PROGETTO BURUNDI

S abato 5 dicembre 1998 i ragazzi del gruppo A.C.G. costituito nei nostri paesi ha partecipato all’incontro zonale tenutosi a Marsure. Qui, oltre a confrontarci con la realtà degli altri gruppi della zona, abbiamo scoperto che l’A.C. opera anche in paesi lontani dal nostro, tra problemi che neanche immaginiamo se non perché la TV ogni tanto ce ne dà notizia. È l’esempio di Bujumbura in Burundi, di cui ci ha parlato Padre Claudio. Il Burundi è un piccolo stato africano con un’infinità di torrenti d’acqua e colline coltivate a mano: condizioni naturali che permettono tre raccolti in un anno. In questa terra vivono principalmente due etnie: i Tutsi e gli Utu, arrivati da paesi diversi quando il Burundi era abitato dai Tua (Pigmei), etnia che oggi sta scomparendo. I Tutsi costituiscono la minoranza che comanda, prevalentemente guerrieri e padroni di terra e animali; agli Utu, etnia mag gioritaria, sono destinate le mansioni di contadini e custodi del bestiame. Il paese è stato controllato dai Tedeschi fino al termine della prima guerra mondiale, poi fino agli anni ’60 dai Belgi, che quando sono partiti hanno assegnato ai Tutsi il Burundi, e agli Utu il Ruanda: un invito ufficiale alle etnie per separarsi.

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Ciò ha portato a massacri e colpi di stato, quindi a disagio e miseria: dal ’60 al ’93 si sono succeduti tre colpi di stato, ognuno con l’obiettivo fallito di migliorare la situazione. Gli Occidentali hanno cercato di portare la democrazia in un paese non abituato ad essa: nel 1993 fu eletto democraticamente un presidente Utu, ucciso dopo appena tre mesi! Da più di cinque anni in Burundi è in atto una guerra civile che vede l’esercito Tutsi contro i ribelli armati Utu, i quali non sono disposti a rinunciare a quella democrazia che hanno vissuto per soli tre mesi. I risultati di questa guerra, diventata anche teatro di vendette personali, sono 200.000 persone massacrate, 2.500.000 di persone che hanno dovuto lasciare la casa, il 50% della popolazione sotto alimentata e il 40% del territorio raso al suolo, in mano a ribelli e militari. Ad aggravare la situazione, sul Burundi pesa un embargo economico e politico da parte di 8 paesi vicini, da quando Buioia, l’ultimo dittatore, nel 1996 ha ripreso il potere. Numerosi volontari lavorano in Burundi, non solo per assicurare cibo e medicine, ma anche per rimettere insieme la popolazione, spiegando che l’unica possibilità è convivere in pace: dal rispetto di ognuno nasce il futuro, mentre il non rispetto ha portato la guerra e la perdita di ogni cosa. È questo l’obiettivo principale del «Centre Jeunes Kamenge» a Bujumbura, situato tra due quartieri Tutsi e due quartieri Utu. Ad esso sono iscritti 11.000 giovani

che possono partecipare ad una trentina di attività culturali e sportive che il centro mette a disposizione, chiedendo solo di assumere una mentalità basata sul rispetto reciproco. Non è facile assimilare questo messaggio perché fuori la realtà è molto diversa: 97 giovani del centro sono stati uccisi per essere andati nei quartieri opposti! * * * La nostra proposta... L’Azione Cattolica ha presentato un progetto di solidarietà a favore del Burundi, denominato «Aggiungi un posto nella tua casa». Anche il nostro gruppo A.C. ha voluto impegnarsi in modo da raccogliere fondi per contribuire assieme alla diocesi alla costruzione di aule, alla formazione di educatori e a sostenere quelle fa miglie che, pur disagiate, hanno ac colto i bambini resi orfani da questa guerra. Concretamente abbiamo pensato di organizzare un torneo di calcetto tra i gruppi A.C.G. della zona, che si terrà nel campo dietro la Casa della Gioventù di Budoia domenica 13 giugno . Le quote per l’iscrizione e le offerte saranno naturalmente devolute al Progetto Burundi. gruppo A.C.G.


L’ARRIVO DEI RE MAGI

Anche quest’anno in occasione della Benedizione dei Bambini, il 6 gennaio, abbiamo rivissuto l’esperienza dell’arrivo dei Re Magi. Durante la celebrazione si è ricostruita la vicenda di questi tre personaggi, giunti per adorare Gesù ed offrire i loro doni. Nota molto tenera di questa rappresentazione è stata Elisabetta, la penultima bambina battezzata nella nostra comunità, che ha impersonato Gesù. Anche il coro Arco Iris, diretto dal maestro Matteo, ha rallegrato il pomeriggio con canti natalizi. La giornata si è conclusa con l’arrivo della Befana, che ha portato regali per tutti i bambini presenti. Molte persone della comunità, fra cui «Minuti» Fregona, si sono prodigate per la buona riuscita di tutta la giornata, con la speranza che diventi anche questa una nostra tradizione. Laura Fabbro Foto a destra: Interpretazione di Gesù, Giuseppe e Maria… e dei tre Re Magi.

ACCOGLIENZA DELLA CROCE DELLE GIORNATE MONDIALI DELLA GIOVENTÙ

S abato 20 febbraio è passata per la nostra diocesi la Croce dei giovani che è presente alle giornate mondiali della gioventù istituite dal Papa. In mattinata la Croce è stata accolta da un folto gruppo di giovani nella cattedrale di Concordia Sagittaria, alla presenza del Vescovo. Anche una rappresentanza dei giovani delle nostre tre co-

munità, guidata dal parroco Don Italico, ha partecipato alla preghiera di adorazione attorno alla Croce, simbolo della sofferenza e della morte di Cristo, ma anche richiamo forte della Resurrezione. Durante la celebrazione il prof. Don Chino Biscontin ha aiutato la preghiera con una profonda riflessione. Successivamente la Croce è stata ospitata a Maniago ed infine

a Pordenone dove è stata oggetto di adorazione durante tutta la notte. La Croce sta continuando il suo pellegrinaggio nelle diocesi italiane per raggiungere Roma in occasione della prossima giornata mondiale della Gioventù che avrà luogo nell’agosto del 2000 durante l’Anno Santo. Stefano Zambon

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Nuove voci a Budoia INCONTRO ECUMENICO

In occasione della settimana

neva il suo sermone il Reverendo per l’unità dei Cristiani, il 22 gen- Bartness, Battista (U.S.A.). Pre naio si è tenuto nella parrocchia senti pure il delegato vescovile di San Lucia un incontro di pre- per l’Ecumenismo e il dialogo, ghiera ecumenico. La proposta era Don Livio Tonizzo e il presidenindirizzata a tutta la Forania in te, professor Ennio Rosalen. particolare ai giovani, essendo tale L’incontro di preghiera è incontro organizzato e preparato stato un piccolo segno, dalla consulta della Pastorale Gio- ma accolto con tanta vanile Foraneale. disponibilità, soprat Gli incontri di preparazione tutto dai giovani, desisono stati molto importanti per- derosi di continuare a ché occasione per scoprire talenti conoscere l’impegno del came disponibilità di tanti giovani delle mino ecumenico. nostre Parrocchie. L’anno precedente, nella stesIl tema che ha accompagnato sa occasione, si è pregato con un la preghiera era: «Essi saranno suo sacerdote ortodosso, stimato e popolo ed Egli sarà Dio con lo- apprezzato per la riflessione che ro», (ap.21,1-7) ha rivolto ai presenti. Significativa e storica la preCi auguriamo che un tale camsenza di tanti fratelli di varie mino possa continuare e contriChiese e provenienze: Evangelici, buire così a costruire l’Unità fra le Presbiteriani, Avventisti, Pente - Chiese. C.P.G. costali e naturalmente Cattolici. (Consulta Pastorale Giovanile) Guidava la celebrazione e te-

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a un po’ di tempo a Budoia si è formato un nuovo coro, che accomuna varie generazioni. Il lunedì sera ci incontriamo nella casa della Gioventù per provare qualche canto liturgico e stare in compagnia. Ci aiutano in questa nuova esperienza gli amici Emanuele e Giampaolo che generosamente offrono la loro disponibilità. Michela e Elena Carlon

BENVENUTO DON ITALICO

I l 20 febbraio in chiesa a Dardago è stata celebrata una Santa messa per festeggiare l’arrivo del nuovo parroco: Don Italico. Erano presenti le autorità comunali, i parroci che lo hanno preceduto e quelli delle parrocchie circostanti, tutta la comunità di Dardago e Budoia, il gruppo folcloristico Artugna e molti amici. Con la presenza di Don Italico ci auguriamo che si formi un gruppo di ragazzi che possa collaborare insieme per costruire nuove proposte ed iniziative, ed aderire sempre più numerosi alle realtà già avviate che coinvolgono i giovani di tutte tre le comunità. Milena Bocus


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