Spedizione in abbonamento postale art. 2, comma 20, lettera C, legge n. 662/96. Filiale di Pordenone.
Anno XXXIX · Dicembre 2010 · Numero 121 Periodico della Comunità di Dardago · Budoia · Santa Lucia
C arissimi amici de l’Artugna e parrocchiani, sono ormai oltre due mesi che mi trovo nelle tre parrocchie che la Provvidenza e la volontà del Vescovo hanno voluto affidarmi. Non posso nascondere la mia gioia per questo rientro a casa, in mezzo alla mia gente, in quella terra che, anche se non mi ha visto nascere, come molti sanno e come già stato detto in altre occasioni, (sono nato a Milano e vissuto là per parecchi anni), pur tuttavia considero la mia terra, qui affondano molto profonde le radici della mia famiglia sia da parte di padre (Busetti Caporal) che di madre (Zambon Petol). Di Dardago conosco la piazza (e con nostalgia ricordo il suo Balèr), le strade, la chiesa parrocchiale splendida nella sua imponenza e nelle pregevoli opere d’arte che custodisce, le pietre, le chiese di San Tomè in Val de Croda e quella di San Martino in mezzo alle masiere, le rive, i colli e la montagna che la sovrasta, l’Artugna che le ha procurato acqua e pietre per le costruzioni, il campanile che si erge saldo come torre di vedetta e di presidio col suono dei sacri bronzi che, registrato, risuona ogni tanto nelle case dei nostri emigranti per risvegliare ricordi ed affetti. Ricordo le tantissime persone che ho conosciuto fin da fanciullo con i loro nomi, cognomi e soprannomi. Entrando in Cimitero mi ricordo dei tanti parenti che ivi riposano in attesa della risurrezione a cominciare dal mio padre naturale, i nonni, gli zii, i cugini, gli amici e di tante persone alle quali ho voluto bene o anche solo ho conosciuto o incontrato. Rivedo i preti che via via si sono succeduti nella cura pastorale di questa parrocchia: da don Nicolò Del Toso a don Alberto Semeia dal quale ho ricevuto «l’input» della vocazione sacerdotale, uomo dai tratti austeri ma sacerdote zelante e pastore buono, a don Giovanni Perin che mi ha preparato e presentato al sacerdozio, a don Franco Zanus che mi è stato amico ed ha seguito con simpatia il mio cammino sacerdotale, a don Italico Gerometta col quale ci siamo conosciuti fin dal Seminario, a don Adel Nasr che da subito si è
la lettera del Plevan ` di don Maurizio Busetti
dimostrato più che amico, fratello nel sacerdozio e mi ha preparato con tanta sollecitudine e intelligenza (dote che in modo cospicuo gli è propria) il mio ingresso qui. Non posso certo trascurare la figura che campeggia in centro al cimitero, che non ho conosciuto personalmente ma che nella memoria del paese resterà sempre l’emblema del «Plevan» con il suo tratto austero e rigido, uomo d’altri tempi, ma giustamente posto in mezzo alle sue pecore che sono state l’impegno costante e l’assillo pastorale di tutta la sua esistenza: don Romano Zambon. Ricordo delle altre due comunità che mi sono state affidate solo due pastori: don Alfredo Pasut, prete simpatico, allegro, divertente che sapeva intelligentemente unire la facezia alla guida spirituale, e don Nillo Carniel, uomo di grande disponibilità, dedizione e carità che ancora è ricordato in benedizione. Di questa nostra terra fin da piccolo ho imparato a capire e parlare il dialetto, la vera lingua materna che ci accompagna e ci fa sentire a casa. Nel giorno dell’Assunta, nostra patrona, di quell’ahimè sempre più lontano 1950 sono nato e nella nostra pieve sono stato ordinato sacerdote il 30 luglio 1978 da S. Ecc. R. Mons. Abramo Freschi ed
il 15 agosto successivo ho celebrato la prima Santa Messa solenne. Questo è il passato, il cosiddetto «amarcord». Inizia ora il presente ed il futuro. Quale sarà il mio impegno di parroco? Le attese sono molte. Farò quello che deve fare il sacerdote nella sua comunità. L’incarico che mi ha affidato la Chiesa è di predicare la parola di Dio, di amministrare i sacramenti e di guidare tutti sulla strada della vita cristiana. Cercherò di attuare questo programma, inserendomi nella storia religiosa e civile di queste comunità. Il cammino non comincia con me e non finirà con me. Io sono solo un anello della catena che annoda tutta questa storia che parte intorno al 1200 e continuerà fino a quando continuerà la storia dell’umanità e
della Chiesa. Io sono il 36° pievano di Dardago, il 5° parroco di Budoia e il 5° parroco di Santa Lucia. La Chiesa oggi sta vivendo un periodo particolare della sua storia e dopo un Concilio Vaticano II, con una flessione di vocazioni sacerdotali, con una forte variazione di condizioni sociali, culturali ed etniche sta cercando di darsi nuove strutture e nuove forme di presenze pastorali. Le Pievi hanno da tempo fatto il loro tempo. Sono sorte le parrocchie indipendenti ma oggi occorre di nuovo unirsi, non con una mentalità di predominio ma di collaborazione per portare avanti insieme l’opera di evangelizzazione di questo nostro difficile tempo. Per questo le parrocchie dei Comuni di Budoia e Polcenigo formano un’unità pastorale e sono inserite nella Forania di Aviano. È finito il tempo del campanilismo. Occorre unire invece i campanili che all’unisono chiamino gli uomini a lodare il Signore. Dobbiamo tenere in alto non tanto le nostre piccole tradizioni che, forse, non parlano più all’uomo d’oggi, quanto la Tradizione della nostra fede cristiana che ci ha formati in questi due millenni di storia. Le nostre comunità non sono più, come nel passato, composte al quasi cento per cento da cattolici praticanti, diversi sono coloro che si professano non credenti, altri non sono praticanti e altri ancora non si riconoscono nella tradizionale fede e morale cattolica. Con tutti il cristiano deve collaborare per costruire una società dove si diffonda la cultura della condivisione, del rispetto dei valori umani e della pace. L’impegno dei cristiani del nostro tempo e della nostra terra è anche quello di accogliere la gente che viene a casa nostra con un’altra cultura ed un’altra fede per testimoniare loro la nostra ferma speranza in Gesù Cristo, figlio dell’uomo e Figlio di Dio che in questi giorni contempliamo fanciullo inerme e povero nella grotta di Betlemme ma adorato da angeli, pastori e magi. Colui che accende una calda e rasserenante luce in queste tanto fredde ed oscure tenebre che ci avvolgono. Ringrazio tutti per la generosa e calda accoglienza
che ho sperimentato in questi due mesi. Ringrazio il bello staff di collaboratori che in tutte e tre le parrocchie generosamente, disinteressatamente ed intelligentemente sono a disposizione delle comunità parrocchiali. Ringrazio il signor Sindaco e l’Amministrazione Comunale che gentilmente mi hanno accolto e offro la mia disponibilità per il vero bene delle nostre Comunità che siamo insieme chiamati a servire, ciascuno nel nostro ambito. Annuncio che dopo la celebrazione dell’Epifania mi metterò in cammino per conoscere le famiglie, le persone, i giovani, gli anziani e gli ammalati nelle case di quanti vorranno accogliermi partendo da Dardago per proseguire a Budoia e quindi a Santa Lucia: Data la molteplicità degli impegni il periodo di queste visite sarà abbastanza lungo. Comunque occuperò tutto il tempo necessario. Affido il mio ministero pastorale all’intercessione e sotto lo sguardo dell’Assunta, mia speciale patrona e ai santi Andrea apostolo e Lucia, vergine e martire e a tutti l’augurio di Buone e Liete Feste di Natale e Felice 2011. Bon Nadhàl e Bon An Nóf
I tre calici che don Maurizio ha ricevuto in dono, durante il suo percorso pastorale, sono ora da lui offerti a ciascuna delle nostre comunità.
[ la ruota della vita]
NASCITE Benvenuti! Abbiamo suonato le campane per l’arrivo di... Emma e Riccardo Cecchini di Ferdinando e Gianna Valentini – Budoia Enea Zanus Perelda di Matteo e Luciana Eplite – Pordenone
M AT R I M O N I Hanno unito il loro amore. Felicitazioni a... Sandro Savio e Leonia Sgnaolin – Venezia Nozze d’oro Teresina Zambon e Mario Lavasso – Torino Erminia e Pietro Zambon Vialmin – Francia Agnese e Domenico Diana – Mestre – Budoia
LAUREE Alida Cimarosti – Laurea in Economia e Amministrazione delle imprese Michele Berton – Laurea Magistrale in Scienze delle Professioni Sanitarie Tecniche Diagnostiche Natalia Kobylina – Laurea in Scienze Infermieristiche – Dardago Alessandro Camporese – Discipline della Mediazione linguistica e culturale – Padova
DEFUNTI Riposano nella pace di Cristo. Condoglianze ai famigliari di…
IMPORTANTE Per ragioni legate alla normativa sulla privacy, non è più possibile avere dagli uffici comunali i dati relativi al movimento demografico del comune (nati, morti, matrimoni). Pertanto, i nominativi che appaiono su questa rubrica sono solo quelli che ci sono stati comunicati dagli interessati o da loro parenti, oppure di cui siamo venuti a conoscenza pubblicamente. Naturalmente l’elenco sarà incompleto. Ci scusiamo con i lettori. Chi desidera usufruire di questa rubrica è invitato a comunicare i dati almeno venti giorni prima dell’uscita del periodico.
Ginevra Busetto di anni 94 – Venezia Italia Bastianello di anni 97 – Castello d’Aviano Elisabetta Leonardi di anni 78 – Dardago Alessandro Marcolin di anni 83 – Budoia Lidia Zambon di anni 80 – Budoia Teresa Carlon di anni 96 – Dardago Rosa Magris di anni 88 – Budoia Ines Zambon di anni 96 – Budoia Giuseppe Del Maschio di anni 88 – Budoia Iolanda Lachin di anni 71 – Villotta Elena Busetti di anni 89 – Dardago Rosalina Sacilotto di anni 88 – Dardago Giuseppe Cecchelin di anni 80 – Venezia Fortunato Rigo di anni 77 – Dardago Sergio Zambon di anni 90 – Dardago Amelia Santin di anni 82 – Budoia Costante Zambon di anni 92 – Milano Arcolano Berton di anni 89 – Dardago Silvio Lachin di anni 85 – Santa Lucia Maurizia Zambon di anni 63 – Milano Bianca Zambon di anni 87 – Dardago Angela Basso di anni 83 – Dardago Jacopo Cautero di anni 11 – Fagagna – Dardago Giorgio Fort di anni 79 – Santa Lucia Manila Carlon di anni 49 – Aviano
In copertina. Natività di Umberto Coassin.
Periodico della Comunità di Dardago, Budoia e Santa Lucia
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La lettera del Plevàn di don Maurizio Busetti
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La ruota della vita
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Momenti intensi per la comunità di Roberto Zambon, P. Luigino Da Ros, Roberto De Marchi, Consiglio Affari Economici di Budoia
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Compie 100 anni il capitello di sant’Antonio di Vittorina Carlon
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mbre 2010
121 sommario
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Budoia nel 1850, un’economia agricola di Aldo Bosari
ann Direzione, Redazione, Amministrazione tel. 0434.654033 · C.C.P. 11716594 Internet www.artugna.blogspot.com e-mail direzione.artugna@gmail.com Direttore responsabile Roberto Zambon · tel. 0434.654616 Per la redazione Vittorina Carlon
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Aghe de mont di Massimo Zardo
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Cronaca
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Inno alla vita
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Comunità in festa di Alessandro Fontana
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I ne à scrit
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Le idee di tutti per un unico domani a cura di Roberto Zambon
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Recensione
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Programma religioso, Bilancio
Impaginazione Vittorio Janna Contributi fotografici Archivio de l’Artugna, www.artugna.it Vittorio Janna, Antonietta Torchetti, Renato Zambon Tarabin, Roberto Zambon, Massimo Zardo Spedizione Francesca Fort Ed inoltre hanno collaborato Pietro Del Maschio Fantin, Francesca Janna, Espedito Zambon, Renato Zambon,
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L’angolo della poesia di Laura Moro e Angelo Janna Tavan
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Finalmentestate a cura di Consiglio per gli Affari Economici di Budoia e degli Animatori
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Sagra de Santa Luthia a cura del Consiglio Pastorale
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Stampa Arti Grafiche Risma · Roveredo in Piano/Pn
26 Autorizzazione del Tribunale di Pordenone n. 89 del 13 aprile 1973 Spedizione in abbonamento postale. Art. 2, comma 20, lettera C, legge n. 662/96. Filiale di Pordenone.
Sono nel silenzio di Dio a cura della Redazione
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Quel giovane di Dardago di Ugo Pala e Servizio Sociale Territoriale di Budoia
Tutti i diritti sono riservati. È vietata la riproduzione di qualsiasi parte del periodico, foto incluse, senza il consenso scritto della redazione, degli autori e dei proprietari del materiale iconografico.
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Lasciano un grande vuoto...
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e inoltre... Albero genealogico «I Rizzo di Santa Lucia» a cura di Fabrizio Fucile
Momenti intensi per la comunità Benvenuto, don Maurizio Busetti. Grazie, don Adel
Don Maurizio Busetti Caporal è il nuovo parroco di Dardago, Budoia e Santa Lucia. Egli non ha bisogno di tante presentazioni, almeno per i dardaghesi. Nel numero di Agosto 1978, l’Artugna dedicò ampio spazio ad un avvenimento molto importante. Un figlio della nostra terra, don Maurizio, veniva consacrato sacerdote, con una solenne cerimonia, nella chiesa di Dardago. Ora, dopo 32 anni, quello stesso sacerdote è chiamato alla guida di tutte e tre le parrocchie del Comune. La contemporanea cura di più parrocchie esige che il parroco, i consigli pastorali e parrocchiali e i fedeli collaborino attivamente perché questa necessità non porti con sé una di-
Don Maurizio nella chiesa di Budoia durante il rito d’immissione in possesso. Nella pagina accanto, in una celebrazione a Dardago e nel giorno della sua ordinazione sacerdotale.
minuzione del senso di comunità parrocchiale e cristiana. Don Maurizio conosce bene questi problemi perché, prima di arrivare da noi, era parroco di due parrocchie: San Martino di Campagna e Sedrano. *** «Non vi dimenticherò mai, perché vi porto tutti nel mio cuore». Così iniziava il messaggio di saluto che don Adel ha voluto far pervenire ai suoi ex parrocchiani, tramite il volantino distribuito nelle chiese e inserito nel nostro periodico di Agosto. Dopo più di 10 anni di permanenza a Dardago e Budoia e più di 5 a Santa Lucia, è stato chiamato a svolgere un delicato incarico in Quwait, paese tanto distante e tanto diverso dal nostro. Sarà difficile anche per noi dimenticare don Adel. Ci rimangono molti ricordi, ma soprattutto ci rimane il suo insegnamento sull’importanza della vita. Egli non si è mai stancato di ripeterci che Iddio sta dove c’è la vita. Queste verità sono sempre state
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al centro delle sue preoccupazioni e delle sue speranze. Se c’è un’immagine che caratterizza la figura di don Adel, è la presentazione del bambino, nuovo cristiano, dopo il battesimo: in alto, sopra la testa. Come un atleta che alza il trofeo, dopo aver vinto la gara. Così lo vogliamo ricordare. *** Nel pomeriggio di sabato 9 ottobre le nostre comunità hanno accolto il nuovo parroco presentato dal Vicario Generale della Diocesi, mons. Basilio Danelon, nella chiesa di Budoia. Dopo la Santa Messa concelebrata da vari sacerdoti, si sono succeduti i discorsi di rito. Come sintesi, riportiamo il messaggio inviato da P. Luigino Da Ros e letto all’assemblea , e il saluto del Sindaco, Roberto De marchi. Qualche giorno prima, la comunità aveva voluto congedarsi da don Adel con un prestigioso concerto. ROBERTO ZAMBON
mi unisco a voi nel saluto affettuoso al carissimo don Adel Nasr, nostro Parroco per questi anni. Come missionario sono ammirato dal fatto che don Adel abbia accettato gioiosamente e con entusiasmo una Missione, che, a guardala da qui, dal nostro punto di vista così lontano, non sembra assolutamente facile. La mia vocazione missionaria mi fa gioire profondamente di quest’incarico
richiesto dai Superiori ecclesiastici al carissimo don Adel e la cordiale simpatia fraterna, che ci ha sempre legato, mi suggerisce di augurargli dal profondo del cuore non solo ogni bene, di cui ha certamente bisogno per la Sua salute e incolumità fisica ma, soprattutto, per le responsabilità importanti che gli saranno affidate quotidianamente, ed anche il pieno successo nel compito specifico della
A nome dell’Amministrazione Comunale di Budoia esprimo il benvenuto a Lei, don Maurizio Busetti, e le rivolgo i più sinceri auguri di buon lavoro nelle nostre comunità pastorali, che ha avuto modo di conoscere nella sua vita e che ora ritrova con la missione affidatagli dal Vescovo Mons. Ovidio Poletto. Le comunità che incontra e che ben conosce, don Maurizio, si caratterizzano per godere di una buona qualità della vita, frutto di secoli di impegno e di cultura del lavoro che le genti di Dardago, Budoia e Santa Lucia hanno condiviso come valori fondamentali, accompagnati dalla serietà e dalla sobrietà, che ancora oggi si ritrovano nelle famiglie dove ognuno esprime il proprio eroismo quotidiano. Vi è da dire che la complessità del contemporaneo caratterizza anche la nostra comunità. La società della tradizione è vissuta come monito di un presente molto diverso, e che spesse volte si contraddistingue per l’indifferenza verso l’altro, la paura del diverso e la negazione dei valori fondamentali di una società quali il rispetto alla dignità della persona. Leggo un limite nella comunità contemporanea, rispetto alla comunità della tradizione basata su un’economia locale, ovvero la perdita di coesione dovuta ai ritmi intensi che ognuno di noi necessariamente affronta nel quotidiano. Invito lei, nuovo parroco, a cooperare al fine di creare coesione nella nostra comunità, che si caratterizza anche per avere un 10% di cittadini stranieri ben inseriti e per un aumento demografico – negli ultimi dieci anni – di cinquecento unità, molti dei quali giovani coppie, quale dato positivo che afferma la qualità della vita e la particolare bellezza del nostro comune. ROBERTO DE MARCHI
Saluto del Sindaco
Carissimi compaesani di Santa Lucia, di Budoia e di Dardago,
Sua Missione spirituale a servizio della porzione di Chiesa presente in quel Paese come, per la grazia e la misericordia di Dio, in tutti i Paesi del Mondo. Mentre Lo salutiamo promettendogli di accompagnarlo con l’affetto e la preghiera missionaria che ha sempre caratterizzato la nostra Comunità cristiana, accogliamo con fede e piena disponibilità il nuovo Parroco, don Maurizio Busetti, che il Vescovo, Mons. Ovidio Poletto, ha inviato come Pastore delle tre Parrocchie del nostro Comune. A don Maurizio il più caloroso benvenuto nel Signore e tantissimi auguri di buona permanenza tra la sua gente! Se mi sono permesso di dire tutto questo, anche se fisicamen-
te sempre lontano, per rispondere alla Missione che il Signore mi ha chiesto, è per il fatto che, sia io che voi, continuiamo a sentirci figli della stessa Terra, che sappiamo essere sempre stata generosa e aperta verso tutti, e ancor più fratelli nell’impegno costruttivo di comunione di ideali di vita, che la nostra buona gente, laboriosa e desiderosa di pace e di giustizia universali, ci ha trasmesso. Il Signore ci benedica tutti e ci faccia ritrovare ancora e sempre con serenità, fratellanza e gioia. Affettuosamente vostro P. LUIGINO DA ROS, O.M.I
Saluti in musica a don Adel Una «standing ovation» ha accompagnato la conclusione del «Concerto Lirico di saluto per don Adel» domenica 12 settembre a Budoia, Chiesa Parrocchiale. Un pubblico delle grandi occasioni ha seguito con grande competenza e passione le note del bel canto per una serata che si è rivelata memorabile. In programma Brani Sacri e Arie d’Opera magistralmente eseguiti da
Silvia Falsetti, soprano, apprezzata per la sua versatilità interpretativa che l’ha vista protagonista sui palcoscenici di tutta Italia, incantevole per voce melodiosa e grande capacità scenica; Fulvio Massa, possente baritono, Claudio Corradi, tenore e al pianoforte Stefano Cairoli. Artisti di qualità provenienti dal Teatro Regio di Parma hanno regalato alcune tra le più belle arie liriche in
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un crescendo di musica e di simpatia. Un saluto speciale a don Adel per il suo lavoro svolto: «Il ringraziamento te lo vogliamo comunicare attraverso le note di questo concerto che ci auguriamo, restino dentro di te con l’immagine di una comunità in cammino. La musica che tu ami vogliamo che ti accompagni nel tuo viaggio che sappiamo sarà difficile e che ti auguriamo ricco di nuove soddisfazioni, di nuovi traguardi e di grandi sfide. Grazie per averci dimostrato che la fede è un dono che non conosce limiti di censo, di colore della pelle, di lingue e di dialetti, anzi proprio il tuo essere libanese in un paese friulano ha fatto scoprire a noi quanto sia più semplice accogliere ed integrare le persone». L’evento è stato organizzato da Asso Eventi in collaborazione con Steda Costruzioni. Un ringraziamento al periodico l’Artugna che ha offerto il libro «Crode» quale ricordo e testimonianza del nostro territorio e alla Pro Loco Budoia che ha ospitato gli artisti, nonostante l’ora tarda, sotto il tendone della Festa dei Funghi.
1910-2010
Compie cent’anni
il capitello di sant’Antonio di Vittorina Carlon Un segno sacro di pietà popolare è spesso privo di fonti documentarie; perciò, il reperimento anche di un modesto trafiletto di cronaca, che ne documenti la presenza nel territorio, consente di aggiungere un importante tassello alla sua storia. Ciò è avvenuto per l’altarol de sant’Antone, eretto nel 1910 come documentato nella chiave di volta. Da qualche secolo nella contrada Anzolet esisteva un capitello, nel quale il bravo pittore bergamasco Maironi aveva dipinto un bel Sant’Antonio… . Iniziava così il suo articolo un giornalista de «La Concordia», settimanale della Diocesi di Concordia, il 26 settembre 1909. Anche le testimonianze (raccolte negli anni ‘70/80) di persone nate alla fine del secolo XIX davano per certa l’antica presenza del sacro all’incrocio di via Anzolet con via Dei Mas’ci, realtà confermata pure dalla sua raffigurazione nella mappa catastale napoleonico-austriaca. Nessuno, però, ricordava l’affresco, opera nientemeno che di Alberto Maironi, pittore che dipinse il «Giudizio universale» (1897) sul soffitto della navata della parrocchiale. Gli intervistati confermavano, invece, l’esistenza di una statua lignea, la stessa che è tuttora venerata, opera di Maroder di Pordenone, scultore che – nel 1905 – realizzò l’immagine dello stesso santo per la chiesa. Le fonti svelano un interessante legame, finora sconosciuto, tra il segno sacro popolare e la nuova fabbrica di Sant’Andrea apostolo che in quegli anni si stava arricchendo d’opere d’arte. La raffigurazione affrescata ebbe purtroppo vita breve (soltanto 6/7 anni), perché il proprietario della casa aderente alla parete dell’affresco, per lavori eseguiti, aveva danneggiato la pittura e costretto a far trasportare il
capitello, che per concessione del sindaco si doveva rialzare in un piccolo spazio, di fronte, di proprietà comunale, accanto alla fontana. Tutto sembrava proseguire secondo la volontà degli abitanti della contrada e dello stesso curato, don Gio Batta Foraboschi, desiderosi di riedificare quel segno vissuto e amato per secoli nella contrada dei Andolet. Non tutti erano però favorevoli al nuovo sito, tanto che il proprietario del terreno aderente protestò e aprì una porta nel muro dove il capitello si doveva innalzare per consiglio dell’onorevole autorità. Il sindaco concesse un altro spazio nel medesimo incrocio; già si erano scavate le fondamenta ed era pronta la pietra, quando, che è che non è, si mandò al Curato ingiunzione di sospendere il lavoro. Per quali motivi? Per reclami stupidi inoltrati. Pareva proprio che il capitello non potesse trovare spazio, e che non ci fosse la volontà di rispettare un’antica tradizione. Le famiglie della contrada ne sono indignate: così l’articolista chiuse la sua cronaca. La sospensione dei lavori durò però poco, perché nel marzo del 1910 fu eretto il nuovo e venne atterrato l’antico deforme per una spesa di lire 243,80, (oltre alle 100 lire per il costo della statua) come riportato da don Foraboschi, in una delle sue ultime annotazioni, a pochi mesi dal suo ritiro a vita privata. Le spese vennero in buona parte sostenute dalle famiglie della contrada.
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Da allora l’edicola sacra divenne una sorvegliata speciale: c’era sempre qualcuno che giungeva in suo aiuto al momento necessario, dai Puppin Putelate agli Zanon, dai Del Maschio ai De Marchi. Si alternarono le custodi: da Marianna Carlon Puppin Putelate a Marina Sanson Del Maschio (Gigia Bisuta), a Ines Zambon Puppin Putelate, ultima testimone recentemente scomparsa. *** Un cordiale ringraziamento a Ermanno Contelli per la segnalazione del documento.
Budoia nel 1850 un’economia agricola
di Aldo Bosari
· UN’ANALISI SULL’ECONOMIA DEL COMUNE DI BUDOIA A METÀ DEL SECOLO XIX, TRACCIATA DAI TECNICI ASBURGICI
·
Il catasto austriaco del 1850 delinea le caratteristiche esclusivamente agricole del Comune di Budoia. A quel tempo aveva all’incirca la stessa superficie attuale e comprendeva come oggi le frazioni di Santa Lucia e Dardago. Come tutti i comuni della pedemontana della Destra Tagliamento nei terreni migliori, secondo una secolare tradizione, l’aratorio arborato vitato prevaleva sulle altre qualità colturali: nel campo c’era un po’ di tutto. Questa fascia di comuni collinari, rispetto a quelli della pianura, ha più ettari destinati a prato (per raccogliere il foraggio da destinare agli animali allevati nelle numerose stalle); ed a prato con alberi da frutto essendo i terreni molto adatti anche per la posizione soleggiata. Anche il bosco costituisce una discreta risorsa. Ci sono anche dei terreni montani improduttivi costituiti da sasso nudo, ghiaia nuda e rupe cespugliata per un totale di 280 ettari, senza nessuna rendita tassabile. La superficie comunale soggetta a tassazione era di 3483 ettari (restano esclusi dal computo edifici religiosi, cimiteri, alvei di fiumi e torrenti, strade ecc.) e
Mappa del Comune Censuario di Budoia (particolare del paese di Dardago), 1837. (Archivio di Stato di Pordenone).
I fabbricati sono per la quasi totalità rurali, occupano una superficie di quasi 19 ettari e costituiscono il 25% della rendita prelevata nel comune, sono quindi abbastanza tassati. Li abbiamo raggruppati nella seguente tabella:
la rendita complessiva era di lire austriache 28.351 (quella dell’intera Destra Tagliamento era di £ 1.919.370); Budoia quindi partecipa con l’1,5% alla formazione della rendita della Destra Tagliamento.
tipo di fabbricato
case coloniche case mulino da grano ad acqua
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numero
superficie ettari
£ austriache
580 5 1
18,500 0,275 0,030
7157 55 29
Nei libri dei possessori sono elencate in ordine alfabetico le ditte iscritte a catasto, elaborando quindi i dati contenuti nel catasto austriaco abbiamo ottenuto la seguente tabella riassuntiva sulla distribuzione delle proprietà private per classi di superficie e delle altre proprietà con la relativa rendita: classi di superficie ettari
fino a 0,50 da 0,50 a 2 da 2 a 5 da 5 a 10 da 10 a 25 da 25 a 50 da 50 a 100
Frontespizio della raccolta mappale del Comune Censuario di Budoja con Dardago, 1837. (Archivio di Stato di Pordenone).
numero proprietà
superficie proprietà ettari
rendita £ austriache
258 288 143 35 6 1 2
56 316 428 248 98 32 122
1930 6504 7764 4429 1578 321 1356
1100 280 19 13 33 73
880 665 306 158 380 2178
altre proprietà
beni comunali beni erario civile beni chiesa eredità giacenti proprietà controverse livelli
Il possesso della terra è concentrato in tre grandi blocchi: i piccoli proprietari (le classi di superficie da ettari 0,50 a 2; da 2 a 5; da 5 a 10) con 992 ettari in totale; i beni pubblici (comune ed erario) con 1380 ettari che però non sono i terreni migliori; i livelli con 732 ettari (per la maggior parte beni di privati soggetti a livello verso il comune) distribuiti abbastanza equamente fra tutte le ditte. Nel 1800 la terra non aveva la resa agraria di oggi: solo le proprietà con oltre 10 ettari potevano consentire un buon tenore di vita al nucleo famigliare. Poche famiglie erano benestanti, poco più di una decina erano in condi-
zioni discrete, mentre la gran parte era povera. Il gruppo con un mediocre tenore di vita era quello dei possessori dai 5 ai 10 ettari, salvo che il nucleo famigliare non fosse troppo numeroso rispetto agli ettari posseduti. I principali proprietari sono: Diedo nobile Teresa fu Giacomo vedova Follini con 70 ettari a Budoia e £ 838 di rendita ma che con le sue proprietà situate a Polcenigo e Fontanafredda supera i 200 ettari; Polcenigo nobile Gaspare fu Lodovico con 52 ettarii e 518 lire di rendita con la maggior parte delle sue proprietà collocate a Budoia; Polcenigo nobile Giuseppe fu Nicolò con 32 ettari e 11
321 lire di rendita anch’esso presente con la maggior parte delle sue proprietà a Budoia. La famiglia Polcenigo è in declino economico, ma qui a Budoia resiste e conserva ancora (oltre alle già menzionate proprietà) la rendita di 9 ettari di livelli di privati. All’interno poi della famiglia pende una lite giudiziaria riguardante 32 ettari di terreni: è il possesso controverso da Follini nobile Augusta vedova Polcenigo nei confronti di Polcenigo nobile Gaspare fu Lodovico e di Polcenigo nobile Giuseppe fu Nicolò. Pochi ricchi e tanti poveri mentre poca terra era posseduta da quelli oggi denominati coltivatori diretti, questa è in sintesi la conclusione della ricerca. La situazione di oggi è radicalmente cambiata, la proprietà di origine nobiliare (salvo rare eccezioni) è scomparsa, ma questo può essere motivo di nuove riflessioni e ricerche.
T ra le regioni italiane il Friuli si distingue, climaticamente, per la abbondante piovosità. La zona del Piancavallo e della nostra montagna, complice l’aria calda che, salendo dalla pianura, si incontra con l’aria fredda dell’Alpago, non si sottrae a questo primato che però non si traduce in abbondanza d’acqua in quota, dove scarseggiano infatti fonti e sorgenti. La disposizione degli strati rocciosi ed i fenomeni carsici favoriscono infatti il defluire in profondità delle acque piovane e di scioglimento della neve e la loro ricomparsa a bassa quota come risorgive, Gorgazzo e Santissima, tanto per dire. Così quando andiamo a farci un giro sul Cornier o in Val Granda dobbiamo munirci di adeguata scorta di liquidi. Ben lo sapevano i nostri vecchi che, quan che i deva a seà l’erba in
mont, partivano con un butath pieno d’acqua che, quando era vuoto, veniva talvolta affidato a un ragazzino, mandato a fare rifornimento, come mi raccontava Ruggero Gero Pinal, giù da Brognasa fino in Val de Croda agli Agaroi, stando bene attento a non rompere il prezioso recipiente. Unica sorgente infatti, ancora oggi ben attiva, era la fontana Tarabin, che si trova a circa 1200 metri d’altezza in prossimità dei ruderi della casera del Saùc, lungo il vecchio sentiero che saliva al Piancavallo, al quale si è sovrapposta negli anni 60 la strada della Venezia delle nevi. A mezza costa, invece, il rifornimento era possibile soltanto in direzione di Mezzomonte, in Val de le Salere dove c’è ancora una vasca in cui anche d’estate si trova l’acqua, in corrispondenza di un profondo canalone che scen-
aghe de mont di Massimo Zardo
de da Longiarethe, sotto ad un tornante della attuale strada forestale. Giù a valle l’acqua invece non mancava (e non manca): Cunath, Agaroi, Artugna quando c’era la montana, e i rujal garantivano i rifornimenti. In Ligont anche adesso la si trova quasi tutto l’anno in due pozze, lungo la strada interpoderale, vicino alle Masiere ed al confine col comune di Aviano. Ma più in alto, nella zona in cui era concentrata la maggior parte delle malghe, quali erano le fonti di approvvigionamento idrico? Anche studiando una carta geografica dell’IGM (Istituto Geografico Militare) degli anni ’60, in corrispondenza di queste malghe, che prendono il nome dalle località in cui sorgevano, si trovano solo segnalazioni di abbeveratoi e cisterne, mai di sorgenti. Ricordiamo intanto che le malghe del territorio budoiese attive fino
agli anni ’50 erano dieci. In ordine di importanza: Ciamp, Fanghi, Col de le palse, Saùc, Prà de Bise o Biser, Val de lama, Bachét, Cial de mur o Busa del Glath, Ralt e Val; la casera Ciavalir era invece privata (1). Di molte non restano che i ruderi; la Casera de la Val è stata recuperata e messa a disposizione degli escursionisti; in Ciamp, dove ancora si effettua attività di pascolo ma non di malga, si sta realizzando una nuova costruzione con probabili funzioni turistiche. Alcune di queste casere potevano utilizzare l’acqua dei Fanghi, a poca distanza dalla Casera de la Val, o sfruttare il ghiaccio della Busa del Glath, come abbiamo fatto anche noi in tempi più recenti, ma la maggior parte utilizzava quella delle «lame» che altro non sono che doline (spirolonge), depressioni del terreno imper-
meabilizzate con foglie, argilla e fango, sia in modo naturale che artificialmente dai malgari (2). Esse fungevano da vasche di raccolta delle acque piovane o di piccole sorgenti (Ciamp). Quest’acqua serviva sia per il bestiame che per le necessità dei pastori e del casaro. Attualmente sono ben conservate e facilmente raggiungibili a piedi: quella della casera Val di Lama (un nome indicativo), quella del Ciamp e, in territorio avianese, quella della casera Collalto.
Visitare oggi questi luoghi mi ha fatto capire quanto dovesse essere dura la vita dei malgari, ma una idea più precisa me l’hanno data i ricordi di alcuni di loro, gli ultimi ad aver vissuto quella realtà e che ancora sono qua a raccontarla, ricordi che vi riferirò alla prossima occasione. Un grazie a Sergio Carlon per le notizie e per la carta IGM, a Giobatta Carlon (Tita Cech) per l’elenco delle malghe, a Espedito Zambon per la collaborazione.
1. Da Sot la nape, I° – 1979, U. Sanson Societat filologiche furlane – Udine 2. Malghe e alpeggi della montagna friulana, Dreossi – Pascolini, Ed. CO.EL., 2010.
Tanti avvenimenti di tipologie diverse si sono succeduti a ritmo sostenuto da fine estate ad inizio autunno, nel capoluogo comunale. Eventi straordinari come l’addio al parroco, dopo 10 anni di permanenza nelle tre parrocchie, e il benvenuto al nuovo; come la presentazione di un libro divulgativo di storia locale, e la mostra personale di pittura (a Dardago). Poi i tradizionali appuntamenti con la festa dei funghi, la mostra fotografica ed altro ancora. Per concludere, riflessioni sulla vita delle comunità.
Comunità in festa di Alessandro Fontana
Saluti musicali a don Adel 12 settembre 2010, ore ventuno circa. Nella chiesa di Sant’Andrea si spegne l’abituale illuminazione e dopo un attimo d’incertezza un gioco di luci prima rosse e poi azzurre illumina l’altare e l’abside. Le alte statue a destra e a sinistra del tabernacolo assumono identità inquietanti e spettrali. È l’unica imperfezione della serata, giustificata pienamente dal programma pensato per essere rappresentato in un luogo diverso: all’aperto. Poi comincia la musica e ogni neo, ogni imprecisione si vaporizza nella suggestione del canto. La chiesa è straordinariamente piena a quell’ora perché l’occasione è di quelle succose, poco frequenti nella nostra comunità pedemontana: la guida spirituale dei nostri tre paesi, don Adel, ci lascia perché chiamato a un compito importante in una terra affacciata sul Golfo Persico, nel Kuwait. Grandi distese di sabbia qui ricoprono immense ricchezze di oro nero capaci di scatenare, come già accaduto, terribili conflitti. Laggiù avrà certamente nostalgia del nostro clima, del nostro verde e, perché no?, anche della mitezza della nostra gente. Dieci anni da lui trascorsi nella pedemontana non passano nell’animo di nessuno
senza lasciarvi tracce profonde di affettuosità. E stasera lo salutiamo con la voce e il canto, meravigliosi doni che Dio ci ha donato per trasmetterci reciprocamente emozioni forti e immediate. E, infatti, tutti noi presenti abbiamo assorbito da quelle voci la bellezza della musica e la passione degli artisti. Ci ha deliziato e abbiamo applaudito a lungo e con convinzione l’arte di Stefano Giaroli, di Fulvio Massa, di Claudio Corradi e della straordinaria Silvia Felisetti, soprano, attrice, presentatrice, vera anima dell’occasione. Sono venuti dal Teatro Regio di Parma a dare un segno concreto di saluto al nostro don Adel che si ricorderà di questi momenti quando di notte udrà soltanto il canto del vento in quei deserti e forse anche quello del ‘muezzin’. Questo concerto ha chiuso la giornata di domenica. 14
Ritrovi settembrini ai vari sapori di montagna Quanta gente a Budoia quest’anno! Le due domeniche sono state chiare e calde come mai era avvenuto negli anni trascorsi. Nel soleggiato mattino e fino a sera una gran folla nelle nostre vie alla ricerca di sapori e prodotti delle nostre montagne e dei funghi che in una ventina di ‘stand’ hanno dominato l’offerta. A me è parso che la parte del leone l’abbiano fatta i formaggi, salami e prosciutti, la grassa soppressa, miele e mele e i profumati vini friulani. Ma non solo: altri prodotti sono arrivati anche da alcune nostre meravigliose regioni con i «malloreddus» e il pecorino sardi, con pane e olio pugliesi, e con pasta di mandorle e cassatine siciliane. Che questa sia la strada giusta per l’italico e italiano villaggio globale? E sarebbe anche ora che ciò av-
venga, anche se il senso di patria deve passare per lo stomaco! C’è voglia di superare la stortura storica delle divisioni e dei campanilismi che in parecchi si ostinano pervicacemente a perpetuare; a che e a chi servono sterili provincialismi e improduttivi regionalismi? Offerte culturali Nel pomeriggio una chicca, un’offerta d’arte: la presentazione in Comune del libro «Storia di Budoia» di Alessandro Fadelli. Il libro ha sponsor eccellenti e la serata è un successo di pubblico molto coinvolto. Due parti distinte ma necessariamente integrate compongono questa pubblicazione: una prima sezione prettamente archeologica (breve) e storiografica che spazia dalla preistoria ai giorni nostri e la seconda composta di ‘schede di approfondimento’. Queste altro non sono che documenti vibranti di umanità locale che si colloca di diritto nel più vasto scenario della vita, della gioia e della sofferenza di noi uomini. Questa seconda parte è dichiaratamente frutto a più mani della nostra eccellente «l’Artugna». La mostra fotografica è di qualità anche migliore rispetto alle precedenti occasioni e ciò è stupefacente poiché fino a solo qualche anno fa nessuno credeva che le microscopiche macchinette a ‘pixel’ potessero esprimersi artisticamente come le celebrate ‘Rollei’. E invece si comportano davvero bene: basta ammirare gli scatti di Bastianello, di Beltrame, di Fiorot tanto per citarne qualcuno anche se a me sono piaciuti assai i fulmini di Tabaro e le lavandaie di Torchetti: amore per la natura nell’uno e nostalgia per un irripetibile passato nell’altra. Ma le proposte d’arte potrebbero essere anche più numerose e questo valga da proposta e sprone agli organizzatori per il prossimo anno. Penso, infatti, che a seguito del successo del nostro Umberto Coassin e della sua pittura a Dardago per la festa dell’Assunta, Budoia possa allargare la proposta anche ad altri artisti magari con un
concorso (pittura, scultura, poesia) a tema libero sul nostro territorio, estensibile anche a Polcenigo e Aviano. Quanto sopra valga come esempio. Un’altra proposta potrebbe essere l’istituzione di un premio letterario: ad esempio, brevi racconti liberi al massimo di millecinquecento parole, assicurando al vincitore un premio di cinquecento euro (sempre come esempio) e la menzione sul «Gazzettino di Pordenone» e magari la sua pubblicazione sul detto giornale e/o altri: al secondo e al terzo cesti di prodotti alimentari. L’assemblaggio dei migliori racconti in un libro potrebbe essere la ciliegina sulla torta da preparare per gli anni successivi. Appendice Siamo al 9 di ottobre 2010 e non ho ancora proposto queste righe alla redazione. Per fortuna! affermo, perché oggi abbiamo vissuto un notevole avvenimento: l’insediamento del nuovo parroco, don Maurizio Busetti, come tutti sanno, figlio di famiglia dardaghese. Ci è stato presentato dal Vicario Foraneo Mons. Lorenzo Barro che, sorprendentemente, ha invitato tutti, tra altri argomenti, alla concordia e alla collaborazione: e per tutti ha specificato proprio gli abitanti di Budoia, Dardago e Santa Lucia (in ordine alfabetico). Io credo che non ci sia gran merito a nascere in un posto anziché in un altro: nessuno nel momento del primo vagito ci domandò se ci avesse fatto piacere nascere a Malta o a Stoccolma e anche se l’avesse chiesto non potevamo certo appellarci al diritto di recesso! Altri hanno deciso per noi. Nasciamo casualmente in un paese o in una città, al mare o in montagna, nel deserto di Gobi oppure nelle valli della Loira. Perfino don Maurizio è nato, guarda caso, a Milano! A mio avviso ha invece gran merito chi sceglie, da adulto cosciente, di vivere in un luogo invece di un altro. E io credo di avere il merito di avere scelto, da dieci anni, la condivisione della mia vita con questi friu15
lani. È per questo motivo che gli appassionati, decennali ammonimenti alla concordia di don Adel prima e, proprio oggi, perfino del Vicario mi hanno sorpreso, indispettito, e mi domando: ma davvero siamo conosciuti, addirittura famosi per la nostra rissosità? Ma davvero è l’astio che caratterizza i nostri rapporti? È purtroppo così noto questo difetto che tutti sentono la necessità (perfino io) di sollecitare le nostre tre comunità alla pace e alla concordia? Non vogliamo certo continuare così come tuttora, vero? E allora per prima cosa bisogna evitare, tra l’altro, di sciorinare in pubblico e sull’altare in chiesa, labari di addirittura due associazioni diverse di donatori di sangue come se fossimo tre milioni di abitanti e tra Santa Lucia e Dardago ci corressero cinquanta chilometri. Come può un’iniziativa così meritoria e caritatevole qual è il dono del sangue che è vita, riuscire a dividere una comunità di soltanto poche anime? Cominciamo a lavorarci su: faremo certamente un bel regalo a don Maurizio, a don Adel e a tutti noi.
Lo scorso mese di settembre ha preso il via un’iniziativa che costituisce una novità assoluta per il nostro Comune: il «LABORATORIO URBANO BUDOIA 2020. Le idee di tutti per un unico domani». L’Amministrazione Comunale ha attivato questo progetto per preparare la futura redazione del nuovo Piano Regolatore Generale Comunale attraverso incontri pubblici di informazione e di consultazione. Ad organizzare e condurre gli incontri è stata incaricata l’arch. Monia Guarino che può contare già diverse analoghe esperienze in varie parti d’Italia (anche a Pordenone). Per saperne di più abbiamo rivolto all’arch. Monia Guarino alcune domande.
Le idee di tutti per un unico domani a cura di Roberto Zambon
Signora Monia, vuol presentarsi ai lettori de l’Artugna? Sono un’emiliana con una laurea in architettura indirizzo in pianificazione interattiva del territorio – trapiantata momentaneamente in Friuli. Una premessa necessaria per suggerire un’inclinazione all’incontro e al dialogo sviluppata nell’ambito di una cultura che favorisce le relazioni e le occasioni «aggreganti». È proprio da questa cultura che ho tratto l’ispirazione per un mestiere particolare, la cui definizione più diffusa è quella di «facilitatore», alla quale io però preferisco quella di «allenatore civico»: un professionista impegnato a promuovere l’atto della progettazione e della pianificazione come opportunità di confronto costruttivo tra Comunità e Amministrazione. Mi occupo quindi di percorsi
di partecipazione e tecniche di aiuto alla decisione: gestisco in sostanza processi di sviluppo e valorizzazione del territorio, dell’ambiente e dello spazio pubblico. Il mio committente più probabile è un Ente Pubblico, ma da qualche anno anche Associazioni e Organizzazioni non governative, così come comitati. I miei interlocutori sono dunque i cittadini: giovani o anziani, italiani o stranieri, sognatori o provocatori. Proprio per questa sua esperienza è stata chiamata a gestire il «Laboratorio Urbano» nel nostro comune. Ci spiega cos’è e come si è sviluppato? Il «Laboratorio Urbano Budoia 2020 – Le idee di tutti per un unico domani» è un‘esperienza fatta di momenti informativi e formulativi per partecipare collettivamen16
te alla redazione del nuovo Piano Regolatore. Come sarà questo territorio tra 10 anni? Quali luoghi saranno trasformati e quali invece conservati così come sono oggi? Di quali servizi, spazi, attività la comunità avrà bisogno? Quanti nuovi abitanti si uniranno a quelli di adesso? A questo tipo di domande, che rappresentano delle previsioni, l’Amministrazione è chiamata a rispondere attraverso la redazione del nuovo Piano Regolatore Generale Comunale: uno strumento tecnico-amministrativo che stabilisce gli usi pubblici e privati di un territorio, organizza la crescita urbana, guida le trasformazioni affinché siano sostenibili. Il Piano Regolatore Generale Comunale «s’intromette nella vita di una comunità», pertanto è importante che rappresenti al me-
Alcune fasi del «Laboratorio Urbano 2020». Foto in alto. Lungo le vie dei paesi, per un’analisi diretta del territorio (Dardago – il Vaticano). Foto al centro. Raccolta di idee propositive e successiva esposizione. Sopra. Momenti di incontro e di discussione nelle tre comunità.
glio il futuro atteso dai cittadini. Per questo l’Amministrazione ha voluto accompagnare la redazione del Piano Regolatore Generale Comunale con il «Laboratorio Urbano»: attraverso interviste, questionari alle famiglie, gruppi di lavoro aperti a tutti, assemblee pubbliche, passeggiate urbane e giornate di esplorazione locale in cui sono state ascoltate esigenze e aspettative, raccolti dati e saperi, espresse opinioni e punti di vista, definiti criteri e proposte. Il Laboratorio urbano è dunque uno spazio di lavoro e apprendimento collettivo dove l’Amministrazione ha elaborato con la comunità le linee guida per il futuro del proprio territorio.
colti contributi utili per esplorare i seguenti aspetti: l’identità del territorio: saperi e percezioni – valori e significati – storie e tradizioni; le criticità e le opportunità di oggi; le idee e le priorità per il domani; le proposte condivise per il futuro del territorio: strategie – criteri – luoghi – azioni; I contributi sono stati organizzati in un documento conclusivo e rappresentati su una mappa dove si evidenzia il modo con cui la comunità locale vede, percepisce, attribuisce qualità al proprio territorio, alle sue memorie, alle sue trasformazioni, alla sua realtà attuale e a come vorrebbe che fosse in futuro.
Per il nostro comune, ciò rappresenta una novità: come ha risposto la popolazione? A Budoia la partecipazione è stata difficile da innescare: per diffidenza iniziale rispetto ad un’esperienza nuova e per il dubbio circa la concretezza degli esiti. Solo parzialmente è stato raggiunto l’obiettivo di avere una rappresentanza di tutte le componenti della comunità. Oltre a cittadini «adulti-anziani», sono stati coinvolti i bambini delle scuole elementari e i ragazzi del «Progetto Giovani». Uno degli aspetti positivi da sottolineare è la costanza e l’entusiasmo tra chi ha partecipato e ciò ha permesso di raccogliere contributi di qualità: l’analisi delle esigenze è stata lucida, la formulazione delle proposte ben argomentata. Va segnalato inoltre che è letteralmente «nata» nell’ambito del gruppo di partecipanti la disponibilità ad accogliere il Laboratorio come uno strumento anche futuro per dar voce alla comunità.
E ora? Il documento conclusivo intitolato «LABORATORIO URBANO BUDOIA 2020 Le idee di tutti per un unico domani. L’orientamento condiviso per il futuro del territorio», consegnato ufficialmente dai partecipanti all’Amministrazione in occasione dell’incontro conclusivo, diventerà, con atto ufficiale dell’Amministrazione, il punto di riferimento per la redazione del PRGC. L’elaborazione dello strumento urbanistico si svilupperà nel 2010-2011 e sarà accompagnata da momenti informativi di aggiornamento sul «come» le proposte emerse nell’ambito del Laboratorio entreranno a far parte del progetto di Piano o sul «perché» eventualmente altre ne rimarranno escluse.
Quali sono stati i risultati di questi incontri? Nell’ambito del Laboratorio urbano Budoia 2020 sono stati rac17
*** Ringraziamo l’architetto Monia Guarino per la sua disponibilità e ci auguriamo che questa interessante iniziativa possa risultare utile ai fini della progettazione e realizzazione di un buon piano regolatore a vantaggio di tutta la comunità.
L’angolo della poesia
LA ROSA
IL CAPRIOLO
Una rosa sotto la pioggia, sotto una fredda pioggia di dicembre. Ha il colore delle feste invernali e il profumo delle sere di maggio.
Fuggiva dal bosco e tra i rami veloce a raggiunger la vetta di corsa lo inseguono i cani ma su il cacciator già l’aspetta.
Stasera l’ho raccolta.
Gran tuon di fucile s’udiva di colpo la corsa s’arresta. Ondeggia nell’aria l’ogiva E l’uomo ridente s’appresta.
Ha acceso freschi petali di velluto rosso. Ha lembi piegati come vesti di altri tempi. Ha gocce, non di rugiada, che si fanno strada, lente, verso le foglie. Verdi. Ed è inverno. Nel vento, ho raccolto una rosa rossa. Per una giovane storia d’amore, per un’antica storia d’amore. Altre storie. Mi resta un cenno di gratitudine al tempo custodito, sussurrato, lieve al cuore del mio sentire. Questa è anche la mia rosa. Tengo il suo profumo. Nel calore della stanza, nell’arco di una nottata, il fiore si espande in un abito di gala. Una dama immobile, vellutata e sensuale che vanta le sue balze di petali come drappi di vesti antiche. Ostenta, spavalda, ancora il suo profumo. Vuole essere estate. Ma deve servire a testimone di una storia innamorata, giovane o antica che sia.. Si ravvede. Il suo calice racchiuso è una pergamena avvolta di un poema d’amore, tenuta stretta da braccia senza tempo. E si mostra tenera. Una rosa rossa. D’inverno. LAURA MORO
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Di sangue si lorda la mano nel gesto ritual di carezza ma gli occhi pietosi e lucenti son perle che invocano invano. «Che male io feci brucando, cercando la libera vita?» Udir quel belato di pianto dal cuor passò tra le dita. Colpì il cacciator la tristezza vedendo il capriolo morir sentiva respiro ed ebbrezza svanire e per sempre finir. ANGELO JANNA TAVÀN
Un modo sorprendente di stare insieme Finalmentestate, centro estivo della Parrocchia di Budoia che coinvolge ragazzi di età scolare nell’ambito dell’attività di aggregazione giovanile extrascolastica, ha registrato quest’anno oltre 80 presenze (50 nel 2009) incontrando l’entusiamo dei ragazzi e l’apprezzamento dei genitori. I metodi e strumenti utilizzati sono quelli previsti dall’animazione giovanile: attuazione delle diverse dinamiche di gruppo; utilizzazione di giochi ed approfondimento e osservazione; uso di strumenti audiovisivi e di documenti di attualità con lo scopo di inserire bambini e ragazzi nel tessuto del paese, favorendo momenti collettivi di festa e la possibilità di collaborare mettendo a frutto le diverse risorse e abilità. L’attività si è svolta per tre settimane presso l’Oratorio parrocchiale di via Roma 16, unico, per le Parrocchie di Budoia, Dardago e Santa Lucia, punto di aggregazione e di accoglienza, di educazione ed accompagnamento alla crescita
di tutti i ragazzi, senza distinzione di etnia e di religione. Da segnalare, quest’anno, l’importante contributo ricevuto dal Comune di Budoia che ha coperto l’intero costo di due gite sul territorio: una al Parco Acquatico Acquafollie di Caorle per una giornata spensierata all’insegna del divertimento e una alla Diga del Vajont organizzata con l’assistenza dell’Ente Parco Nazionale delle Dolomiti Friulane. Tre guide hanno accompagnato i ragazzi in visita al paese, all’invaso originario e al Museo sito nella vecchia scuola di Erto. Al rientro dal percorso non poteva mancare una visita al cimitero nei pressi di Longarone nel ricordo di questa grande tragedia ancora ben presente nella memoria di ognuno di noi. Non sono mancati, oltre ai lavori manuali, i giochi all’aperto nel campo dell’Oratorio: partite di
calcio, pallavolo oltre a incontri istruttivi e divertenti promossi dalla Protezione Civile con il compito di portare a conoscenza dei ragazzi l’esistenza delle calamità più diffuse e gli interventi dei volontari del soccorso. La Guardia Forestale di Aviano ha spiegato l’utilizzo degli strumenti per lo spegnimento dei fuochi e degli incendi con o senza l’utilizzo dell’acqua. Per la prima volta si è inoltre sperimentato un soggiorno di una settimana a Barcis, in val Pentina, ospiti di una struttura della Parrocchia di Porcia. Nell’incantevole paesaggio del lago e delle montagne circostanti sono state organizzate alcune escursioni sotto il controllo dei
medicinali, confrontando il loro utilizzo nel passato con quello odierno. Per ultima l’escursione sul lago in canoa, sotto la guida di 4 istruttori e responsabili della Scuola di Canotaggio: un mini-corso effettuato da esperti al quale tutti hanno voluto partecipare con grande divertimento. Per tutto il soggiorno i ragazzi sono stati tenuti costantemente attivi e non si sono mai annoiati. A conclusione dell’attività, prestata in spontaneo volontariato dalle persone organizzatrici, dal cuoco, dalle persone di supporto, da 11 giovani animatori infaticabili che hanno operato con determinazione, curiosità e gioia,
responsabili e con la partecipazione qualificata del prof. Fernando Del Maschio, del dott. Italo Callegari e di Antonio Zambon, esperti in geologia, botanica e morfologie delle nostre montagne. A contatto con la natura: come riconoscere gli effetti delle ere glaciali, del movimento dei ghiacciai, come distinguere le stratificazioni, le formazioni: sul greto del torrente a Barcis alla ricerca di sassi e fossili mettendo in pratica gli insegnamenti con interesse, curiosità e divertimento; avvicinarsi alla natura, osservando attentamente il paesaggio imparando a riconoscere le piante, anche 20
da don Angelo Santarossa e don Adel, si può solo esprimere il compiacimento per la capacità e responsabilità dimostrata in un compito non semplice anche perché raccoglieva assieme età molto variabili tra loro. Un ringraziamento va in particolare per l’aiuto, l’abnegazione ed il costruttivo supporto : crediamo che questo sforzo non sia fine a se stesso ma resti nella mente e nel cuore dei ragazzi come seme della gioia che si può trovare nella reciprocità, nella condivisione, nella socializzazione e nel sano divertimento. CPAE · CONSIGLIO PER GLI AFFARI ECONOMICI DELLA PARROCCHIA DI BUDOIA
Tre settimane in oratorio Finita la scuola, dopo solo due giorni i bambini si sono ritrovati presso l’oratorio di Budoia per iniziare l’avventura di «Finalmentestate»: circa 90 persone piene di allegria e di voglia di fare. Sono state tre settimane intense, con attività manuali, giochi e... gite in piscina a Caorle e alla Diga del Vajont, offerte dall’Amministrazione Comunale che ringraziamo per il generoso contributo concesso. Abbiamo trascorso una «Notte sotto le Stelle» all’interno del campo dell’Oratorio, muniti di sacchi a pelo e materassini ma soprattutto con le tende regolamentari installate, per l’occasione, dalla Protezione Civile e montate e smontate perfettamente da Angelo Balla e company. Un plauso alla Protezione Civile e ai suoi volontari per questa iniziativa e per l’incontro con le Guardie Forestali che,alla fine dell’intervento ci hanno innaffiato con gli idranti per la gioia sia nostra che dei ragazzi. Poi la signora Adriana Coan con
i suoi cani che, come l’anno scorso, è venuta a farci visita accolta con grande entusiasmo insieme con i suoi amici a quattro zampe. E «L’Orto Goloso» per la sua accoglienza e la sua «Vegeto Tombola» alla quale abbiamo partecipato imparando a conoscere le verdure. Venerdì 2 luglio, ultimo giorno, abbiamo assistito alla Santa Messa alle ore 18,00 e, dopo la pastasciutta di rito, tutti a
festeggiare insieme a genitori e nonni per ritirare, alla fine, tutto ciò che è stato possibile realizzare in queste tre settimane: borsine, mestoli, casa per gli uccellini e portafoglio. Un caro ringraziamento va anche alla Cartoleria «Il Girasole» e alla Ferramente Lacchin per il prezioso supporto. GLI ANIMATORI
Campo estivo 2010 · Barcis Quest’anno, per la prima volta, l’Oratorio ha organizzato un’intera settimana presso la casa della Parrocchia di Porcia situata in Val Pentina. A questa avventura hanno partecipato 42 bambini dalla 3° elementare alla 3° media, con dieci animatori, lo staff, due mamme volenterose (Antonella e Stefania), la Super Nonna Mariucci. Giuseppe Carlon con l’importante mansione di cuoco e la moglie Annamaria. Durante questa settimana non 21
abbiamo avuto tempo libero perché impegnati in escursioni accompagnati da Antonio Zambon, Fernando del Maschio e Italo Callegari che ci hanno fatto conoscere la Val Pentina. Le serate sono state rallegrate da tante iniziative: Pigiama Party, festa di compleanno e l’incontro con i radioamatori CB Maniago 27 dai quali abbiamo appreso l’importanza della radio sia di oggi che di una volta provando
anche a comunicare tra di noi. Il venerdì, complice un sole splendido, ci siamo recati a piedi al lago di Barcis dove ci aspettava il Canoa Club di Sacile per farci provare l’ebbrezza di un giro in canoa: tutti hanno partecipato con un entusiasmo incredibile. Non solo giornate di divertimento: i ragazzi hanno svolto anche le mansioni di casa: rifare i letti e le pulizie, apparecchiare e sparecchiare i tavoli, il tutto con grande partecipazione.
Cuoco a cinque stelle La pancia dei 60 partecipanti ringrazia Giuseppe Carlon (Beppino Cec) per la sua disponibilità e splendida abilità tra i fornelli. I nostri ragazzi hanno imparato ad assaggiare cibi che non avevano mai mangiato prima, forse perché
Beppino glieli proponeva con sorriso al quale era impossibile dire di no. Per questo sorriso e per questa disponibilità noi la aspettiamo il prossimo anno GLI ANIMATORI E COLLABORATORI
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È stata proprio una bella esperienza sia per i ragazzi che per noi animatori e collaboratori, che speriamo di poter ripetere il prossimo anno. Un grazie ai nostri sponsor: l’Orto Goloso, Ortugna, Azienda Agricola Andreazza Massimo e Sasà per i Cd a tempo di record.
Come da antica consuetudine anche quest’anno la sagra di Santa Lucia è stata festeggiata la seconda domenica di dicembre e il giorno 13, da sempre intitolato alla martire siracusana. La chiesa al colle per la lode a Dio e la piazza per il ritrovo in allegria sono state protagoniste delle celebrazioni.
EDIZIONE 2010
Sagra de Santa Luthia a cura del Consiglio Pastorale Rallegrato da un piccolo, ma bell’abete di luci azzurre, il piazzale davanti alla parrocchiale ha accolto sabato 11 sera santaluciesi e ospiti per la cena comunitaria e per l’estrazione di una lotteria di beneficienza. Più di cento persone hanno degustato il menù che vedeva servire ai tavoli pasta e fagioli, gulash con purè, salame nostrano e formaggio latteria accompagnati da un buon bicchiere di merlot. È stato necessario aggiungere posti all’ultimo momento per l’arrivo di ospiti inaspettati – anche se graditi – con grande soddisfazione di quanti già da un paio di settimane si prodigavano per organizzare la serata. Al riparo del grande tendone riscaldato, la piccola orchestra composta da violoncello, fisarmonica e chitarra ha allietato la compagnia con melodie folk, ricreando il tipico clima di festa paesana. Il Consiglio Pastorale promotore e forza motrice dell’articolato programma insieme ad un nutrito gruppo di generosi collaboratori - aveva a cuore la raccolta di fondi per sostenere le opere parrocchiali. Il desiderio comune che univa tutti i volenterosi prestatori d’opera, era quella di sensibilizzare e stimolare all’incontro anche le nuove realtà familiari presenti sul territorio, invitandole in piazza a conoscere la nostra storia e le nostre usanze, a farle sentire «del paese». Venti premi di ragguardevole va-
lore (biciclette, televisori, una cucina componibile), per ben tremila biglietti staccati, hanno premiato i vincitori, ma anche l’entusiasmo e la fatica di chi ha profuso energie e impegno. Il novello parroco don Maurizio ha celebrato le messe di rito e per quella solenne della domenica 12 pomeriggio ha voluto riunire le tre comunità. Una lunga processione, con la musica delle cornamuse ed i presepi lungo le strade ha introdotto il vicino Natale. La festa della santa della luce, così prossima all’avvento di Cristo, sarà stata ancora una volta occasione per nutrire nel cuore preghiere. Per domandare la salute per la vista degli occhi e per quella dell’anima. Nel risalire verso la riva, ognuno avrà ricordato con nostalgia le sagre vissute con chi non c’è più, e ugualmente avrà cullato la speranza di quelle future. Fuori dal cuore, nei gesti apparentemente percepiti solo dai sensi, c’è stato il rispetto della tradizione più genuina, quella che da sempre distingue il nostro paese: la chiesa illuminata, lo sparo del carburo, il prolungato suono delle campane. Ed anche il tempo, regalandoci insperatamente giornate di sole e freddo di notte, ha ricreato il tipico clima di algida e invernale allegria cristallina, quell’atmosfera che con sensibilità aveva annotato il nostro don Rito in una sua composizione: 23
[…] Te penseto el fret de dicembre e el bel tintità de glathade, e sui cornisons de la glesia lumete de sclos impiade? Nealtre pì pithui se stava ’duridhi de fret a la sera a vede i lumins che sluseva co tant puoc contenti se era! E su pa’ la riva i fantat i dhuiava contenti ancia al scur, co tutui, co l’aga, col fuoc e i fea gran sclopà de carbur. […]
Per stemperare quel freddo dopo la processione sono stati offerti cioccolata calda e castagne, musica e giochi per i bambini. Un ulteriore momento di ristoro per il corpo e per il cuore. Festa e riflessione, preghiera e convivialità per rinsaldare i legami di fede e appartenenza allo stesso cammino di storia. Ancora una volta sono state vincenti la tenacia, la pazienza e la fatica di quanti – donando il proprio lavoro – hanno creduto nella bontà della collaborazione e nella comunione degli intenti. Nel momento in cui celebriamo i centocinquant’anni dell’Unità d’Italia, di fronte al clima di disgregazione e di scontro che attraversa le componenti politiche e sociali della nostra Italia, che ciò possa essere un umile e costruttivo segno di unione e confronto degli uomini di buona volontà.
’n te la vetrina
ANNO SCOLASTICO 1950/51 CLASSE 1ª ELEMENTARE DI DARDAGO. MAESTRO ARMANDO DEL MASCHIO CUSSOL PRIMA FILA DA SX. A DX.: SAVINA BASSO, GRAZIELLA ZAMBON PINAL NONTHOLO, MARIA RIGO MOREAL, ROSANNA ZAMBON BISO, SILVANA BASTIANELLO THISA, PAOLA MELOCCO, MADDALENA VETTOR MUCI, MIRELLA IANNA CIANPANER, FRANCA VETTOR CARIOLA E ANGELA TIZIANEL. SECONDA FILA DA SX. A DX.: GIUSEPPE IANNA TAVAN, MARIO ZAMBON MOMOLETI, BRUNO ZAMBON MOMOLETI, RENATO ZAMBON TARABIN, ANGELO CECCHINI TRANTHEÒT, STANISLAO (STANI) BOCÙS DOLFIN-CUNICIO, ROBERTO BUSETTI CAPORAL E SERGIO IANNA BERNARDO. FOTO DI PROPRIETÀ DI STANI BOCUS DOLFIN-CUNICIO. DIDASCALIA DI FLAVIO ZAMBON TARABIN MODOLA.
INVERNO 1955/56 FOTO SCATTATA DAVANTI ALLA CHIESA DI DARDAGO ED A FIANCO DELLA, ANCORA ESISTENTE, CJASA DEL CAPELÀN, QUESTE RAGAZZE, DA NOTARE L’ABBIGLIAMENTO, NONOSTANTE LA NEVE ED IL RELATIVO PROBABILE FREDDO!, CON OGNI PROBABILITÀ AVEVANO FATTO UNA FESTICCIOLA DI CARNEVALE, ALLIETATE DALLA MUSICA DELLA FISARMONICA DI GIANCARLO BOCÙS FRITH, ESSE SONO: PRIMA FILA DAL BASSO DA SX. A DX.: IRMA ZAMBON PINAL-BAVÀN, MARIAROSA ZAMBON PETOL, ANGELA ZAMBON PINAL-FEDELE, SOLIDEA ZAMBON PALA, FIORALBA VETTOR CARIOLA, PIÙ AVANTI DANIELA VETTOR CARIOLA, GIANCARLO BOCÙS FRITH, SONIA GRASSI, MODESTA ZAMBON TARABIN, PAOLA ELISABETTA ZAMBON PETOL E LORIANA ZAMBON PALA. SECONDA FILA DA SX. A DX.: MADDALENA VETTOR MUCI, SCONOSCIUTA, TERESA ZAMBON BISO, EURIDICE DEL MASCHIO CUSSOL, IRMA ZAMBON SCLOFA, PAOLA MELOCCO, IVANA BASSO, ENRICHETTA ZAMBON ROSÌT, FRANCA VETTOR CARIOLA E DUE NON RICONOSCIBILI. TERZA FILA DA SX. A SX.: NADIA (GIACINTA) BOCÙS FRITH, FRANCA IANNA THECO, LORETTA GRASSI E ANGELINA ZAMBON PINAL IN BOCÙS «FRITH». QUARTA FILA DA SX. A DX.: ROSANNA ZAMBON BISO, PIERA ZAMBON SCOLFA, NON RICONOSCIBILE, SILVANA ZAMBON PALA, ROSA ZAMBON LUTHOL, SAVINA BASSO, GRAZIELLA ZAMBON PINAL-NONTHOLO, LUCIANA VETTOR CARIOLA LUIGINA ZAMBON THANPELA E NON RICONOSCIBILE. DIDASCALIA DI FLAVIO ZAMBON TARABIN MODOLA.
DALL’ ALBUM DI FAMIGLIA DI ANA JACINTA RODRIGUEZ. DUE FOTO PARTICOLARMENTE CARE ALLA SIGNORA ANA: RITRAGGONO I FIGLI CESARE, FRANCO, MARGHERITA, IN MOMENTI DIVERSI DELLA LORO VITA, NELLA CASA DI VIA RIVETTA A DARDAGO.
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2. CHI NON RICORDA TONI GUARDIA OVVERO ANTONIO DEL MASCHIO DEL CIASAL, GUARDIA COMUNALE NEGLI ANNI ‘50-60!. SFRECCIAVA CON LA SUA POTENTE E RUMOROSA MOTOCICLETTA GUZZI PER LE VIE DEL PAESE E INTIMAVA L’ALT CON LA SUA PALETTA AI TANTI CICLISTI E AI POCHI AUTOMOBILISTI. PER RICORDARNE LA FIGURA, PIETRO DEL MASCHIO FANTIN HA GENTILMENTE MESSO A DISPOSIZIONE ALCUNE FOTO, SCATTATE NELL’AGOSTO 1967 DAL FOTOGRAFO ANGELO MODOLO, TONI GUARDIA È RITRATTO, ALLA FINE DELLA SUA CARRIERA LAVORATIVA, IN TRE ATTEGGIAMENTI DIVERSI COMMENTATI DA LUI STESSO CON ELOQUENTI ESPRESSIONI, SUL RETRO DELLE FOTO. 1. POSTO DI BLOCCO. DI QUI NON SI PASSA. 2. MULTA A DOMENICO BESA, IL MACELLAIO DI BUDOIA. 3. AGOSTO 1967. MEDITAZIONE. PENSIONE IN ARRIVO!
UN ACCORATO APPELLO AI LETTORI Se desiderate far pubblicare foto a voi care ed interessanti per le nostre comunità e per i lettori, la redazione de l’Artugna chiede la vostra collaborazione. Accompagnate le foto con una didascalia corredata di nomi, cognomi e soprannomi delle persone ritratte. Se poi conoscete anche l’anno, il luogo e l’occasione tanto meglio. Così facendo aiuterete a svolgere nella maniera più corretta il servizio sociale che il giornale desidera perseguire. In mancanza di tali informazioni la redazione non riterrà possibile la pubblicazione delle foto.
Sono nel silenzio di Dio Beatrice Zanchet Shanti ha raggiunto il silenzio di Dio a 57 anni. Figlia del maestro Giacomo, primo direttore responsabile del nostro periodico, e di Rosemarie Krebs, operò con entusiasmo per gli altri. Dotata di grande umanità, amica dei disabili, nel 1987 ideò un progetto innovativo per la provincia di Pordenone, che tenacemente concretizzò con l’aiuto di persone altrettanto sensibili. Fondò il
Centro di rieducazione equestre «Anche noi a cavallo», con sede a Sant’Antonio di Porcia. L’associazione ippoterapica è costituita da un ampio maneggio con un’attiva struttura d’accoglienza per persone disabili. Desideriamo ricordarla con le sue stesse parole, colme di sofferenza ma anche di certezza nell’Aldilà.
mi affido nelle mani del Signore. Davanti a me vedo un altro passaggio duro, durissimo che però allo steso tempo sembra sia una porta verso l’infinito e verso una profonda accettazione della mia vita. Vorrei che continuasse ad evolvere così, anche lentamente, senza dolori fisici e nel silenzio del mio cuore e di quelli che mi stanno vicini. Dio grande e misericordioso, Maria, Gesù, Giuseppe, San Charbel, Santa Rita, Casa di San Ignazio,… accompagnatemi in questo ultimo cammino. Sento di non aver più bisogno di vivere. Sento che in questa Dimensione la vita non mi serve più. Sono pienamente consapevole di questo sentimento che mi rende serena e fiduciosa. Il tempo e lo spazio non mi appartengono più, non ho più bisogno di loro. Le mie cose e il mio corpo non mi appartengono più, li lascio andare e voi lasciatemi andare. Vita mia, meravigliosa vita mia, grazie per quello che mi hai dato e che mi stai dando anche ora. Sono giorni magici.
Amo me stessa (nonostante la mia faccia a lunotta!), amo tutto ciò che mi circonda. Ho ancora paura, ma cerco di volerle bene, tanto bene. Non ho molto da offrire in questo momento. Quello che posso regalare è solo la mia malattia. Chiedo perdono per tutto il male che ho fatto durante la mia vita e prego l’Esistenza di accoglierlo. E grazie a tutti per il bene che mi è stato donato e anche di quello che sono stata capace di dare. E ora amici miei, vi abbraccio tutti forte, forte, forte… E tu Rodolfo, amore mio, uomo forte, grande, coraggioso prendimi per mano e iniziamo insieme un nuovo cammino di luce e di comprensione. Sarò sempre con te, ci troveremo nell’immensità del cielo. BEA
Quel giovane di Dardago… All’inizio della primavera è andato avanti silenziosamente Natalino Zambon, familiarmente chiamato Gidio Curadèla. Ci piace pensare che il suo cammino terreno stia ora proseguendo, con passo lieve, lungo un sentiero dolce e sinuoso, fra prati fioriti, verso le montagne e i boschi dell’Infinito. Nella bisaccia, l’entusiasmo e la curiosità di sempre e tutto l’occorrente per continuare le sue ricerche, per esplorare e scoprire, portare alla luce e far conoscere le bellezze del Creato. Semplicità e poesia accompagnavano le scarne parole e il suo dialogare in chi aveva la fortuna di incontrarlo. Sia pure tardivamente, il suo impegno e i numerosi ritrovamenti archeologici hanno avuto un meritato riconoscimento, con la mostra e la conferenza su «Genti e materiali di San Tomè di Dardago, tra preistoria e storia»
organizzate dal Comune di Budoia con la collaborazione, tra l’altro, del Museo delle Scienze naturali e della Soprintendenza archeologica. (vd. l’Artugna nn. 83/84 – anno 1998). Nel prosieguo degli anni, Natalino ha avuto anche la soddisfazione di farsi apprezzare dagli amici del Centro sociale AUSER, mettendo a disposizione delle varie iniziative le proprie capacità manuali. La gratitudine, l’affetto e l’amorevole assistenza dei Servizi sociali lo hanno accompagnato serenamente verso l’approdo finale. Ciao Natalino, ciao Gidio, ti sia lieve la terra. UGO PALA E SERVIZIO SOCIALE TERRITORIALE DI BUDOIA
Natalino Zambon Gidio Curadèla (1925-2010). Stelle alpine, raccolte negli anni ‘50 da Natalino, per decorare le cartoline del paese. Composizione con i sassi dell’Artugna.
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SERENITÀ Il cielo stellato come fiori sul prato guardo le stelle sono tutte sorelle. Solo una scintilla ogni colpo brilla tutto somiglia una meraviglia. Mi sento felice nella mia cornice. Il vero amore ha sempre valore dove che piace guarda e tace. NATALINO ZAMBON
l’Artugna porge le più sentite condoglianze ai famigliari
Lasciano un grande vuoto...
Sante Bortolami Ci ha lasciato il professore Sante Bortolami dell’Ateneo patavino, persona conosciuta e stimata. Contribuì generosamente alla prefazione e alla presentazione del libro «La pieve di Dardago tra XIII e XVI secolo. Le pergamene dell’Archivio», volume di Carlo Zoldan edito da l’Artugna nel 2008. Il Signore lo ricompensi del bene fatto. A famigliari ed amici le nostre più sentite condoglianze.
Argelia Lachin A 2 anni dalla morte i figli Mirella, Iride, Renato e tutti i nipoti vogliono ricordare la cara Argelia, con la seguente frase: Non piangete la mia assenza, sono beata in Dio e prego per Voi. Io Vi amerò dal cielo come Vi ho amati in terra.
Ines Zambon Dopo breve ricovero all’ospedale, dovuto ad una caduta, anche Ines ha raggiunto il marito lasciando un grande vuoto nell’abitazione di via Casale, condivisa con la figlia Liliana e il genero Tino che insieme ai nipoti Paola e Diego con le rispettive famiglie e la pronipotina Greta la ricordano con immutato affetto. Mancherà pure ad alcune anziane della via Anzolet, con le quali aveva sempre avuto un rapporto di stima e di buon vicinato e si ritrovavano per trascorrere i pomeriggi. Nata a Dardago (in Vaticano) nel 1914, Ines ha conosciuto ben presto la fatica e l’emigrazione, in Francia dal 1933 al 1937, come molti paesani, in cerca di sostentamento. Rientrata in Italia ha vissuto dapprima con il marito nell’abitazione di via Anzolet, ove ha custodito con cura il capitello di Sant’Antonio, di cui ricorre il centena-
rio della sua erezione. Di carattere gioviale ed estroverso, è rimasta lì sino a quando l’età e gli acciacchi dovuti dalla vecchiaia, hanno consigliato di trasferirsi dal genero Tino. La si vedeva spesso, nelle ore calde, sull’ampia terrazza della casa, salutare e conversare con quanti si accorgevano di lei e volentieri scambiavano qualche parola. Don Adel ha raccontato durante le esequie un simpatico aneddoto. Ines aveva regalato alla chiesa un tappeto che per le dimensioni e la serietà dei colori serve per deporre le bare dei defunti durante i funerali. Ines ha caldamente raccomandato: «non usatelo per il mio, metemelo rosso a mi», disse un giorno, ridendo di gusto. È stata accontentata! Ciao Ines. MARIO POVOLEDO
Jacopo Cautero Jacopo era un bambino solare, positivo, disponibile, generoso e sportivo che ha fatto felici, purtroppo per solo 11 anni, mamma Monia e papà Sergio, poiché una malattia rara e fulminea l’ha strappato all’amore dei suoi cari. Con un encomiabile atto di generosità dei suoi genitori, la giovanissima vita di Jacopo trasmetterà il suo sorriso e ridarà speranza a cinque persone con la donazione dei suoi organi.
La Redazione è vicina ai famigliari e ai parenti colpiti da questo dramma e in particolar modo alla mamma Monia Zambon, ai nonni, Luciana e Corrado, e alla zia Alessia. La speranza cristiana, che viene dalla Fede, possa lenire il loro straziante dolore.
Costante Zambon Pètol Ciao Papà, hai sempre fatto tutto come volevi tu. una vita lunga e piena, difficile, come tutte le persone semplici che lasciano il paese natio per la città e si inventano un lavoro. Sei rimasto solo troppo presto con due figli troppo giovani per capire la tua solitudine ed i parenti troppo lontani per esserti vicini e darti una mano. Il tuo carattere deciso e caparbio, ma al tempo stesso ingenuo e bonario non ti ha aiutato. Hai sempre fatto tutto a modo tuo. Sempre allegro e pieno di vitalità con
tanta voglia di fare e scoprire la vita come fosse il primo giorno. Ci manchi papà, il telefono che squilla e nessuno parla, poi una timida risata e la tua voce che dice: «Disturbo?» No, papà, non disturbi, non hai mai disturbato! Con affetto i tuoi figli. VALTER E GIAMPIETRO E LA NUORA SILVIA
Elena Busetti Cara Nonna o Nonna Bis, com’erano soliti chiamarti i tuoi pronipoti, purtroppo il momento che pensavamo arrivasse il più tardi possibile ci ha colto quasi di sorpresa, il 18 settembre, dopo una breve degenza in ospedale. Nonostante i tuoi 89 anni, era ancora tanta la voglia di vivere. Il 19 settembre avresti compiuto 90 anni ed eravamo già tutti pronti a festeggiare questo splendido traguardo. Volevamo soprattutto ringraziarti per aver dedicato la tua vita alla famiglia e per averci sempre seguito con pazienza e comprensione, senza mai risparmiarti. La tua forza, unita alla concretezza, grazie alle quali hai saputo superare i momenti difficili della tua vita, rimane per noi un esempio prezioso da seguire. Tutto l’Amore che hai saputo darci resterà per sempre nei nostri cuori.
I bimbi per te sono sempre stati la tua gioia e manchi già moltissimo anche ai tuoi pronipoti, soprattutto a Vanessa, la più grande, con la quale hai potuto maggiormente condividere i momenti più importanti della sua crescita. A loro non facevi mai mancare un abbraccio, un dolcetto, per farli sentire felici. Eri conosciuta come una persona discreta, capace di infondere positività e conforto alle persone a cui volevi bene e che hanno ricambiato il tuo affetto. Da lassù continuerai ad amarci e proteggerci. Donaci ogni giorno la forza di portare avanti i valori che ci hai insegnato. Ci manchi tantissimo e ti vogliamo un bene immenso. I FIGLI, NIPOTI E PRONIPOTI
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Cronaca Cronaca
Un concerto filippino inte la glesia de Budoia I componenti del Gruppo Corale filippino.
Lo scorso 4 giugno, la Parrocchia di Budoia ha ospitato il prestigioso gruppo corale filippino impegnato in un tour internazionale. Il Concert Chorus, fondato nel 1962 con la funzione iniziale di presenziare le manifestazioni pubbliche dell’Università, sotto la direzione di musicologi e studiosi esperti delle più diverse forme musicali, si è imposto all’attenzione dei critici musicali e del pubblico di tutto il mondo sino ad essere considerato uno dei più prestigiosi gruppi corali oggi esistenti. Ha brillantemente rappresentato lo Stato delle Filippine in festival internazionali di musica corale in Europa, Americhe, Asia e Oceania, ottenendo ovunque ampi e calorosi consensi. Attualmente diretto dalla professoressa Janet Sabas-Aracama, ha arricchito il già imponente programma con ulteriori repertori (gospel, musiche sacre europee, verdiane e vivaldiane, folclore con coreografie asiatiche e occidentali) proponendo performances di assoluta e inedita preziosità, in un percorso artistico raro per versatilità e professionalità. Con le sue musiche e gli spettacoli diffonde un linguaggio universale di buona volontà e comprensione internazionale. Al termine del concerto, un grande e caloroso applauso ha accompagnato gli artisti con il saluto del parroco, don Adel, e dell’As-
sessore Pietro Janna, in rappresentanza dell’Amministrazione Comunale. L’evento è reso possibile grazie alla collaborazione di: Associazione Pro Casarsa della Delizia, Associazione Pro Loco di Budoia, Fontebasso snc Strumenti Musicali e con il contributo di Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia.
Sport e solidarietà
Il ricordo continua e si rinnova riunendo amici sportivi e non per la 3° edizione del «Memorial Armando Cellot» organizzato da Amatori Calcio e Parrocchia di Budoia, domenica 6 giugno presso il Campo Sportivo Comunale, messo a disposizione dal Comune di Budoia.
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L’Assessore Omar Carlon ha premiato i vincitori e don Adel ha celebrato la Santa Messa in suffragio di Armando alla presenza della sua famiglia. Il ricavato del torneo, pari a 770,00 euro è stato devoluto, in continuità con gli anni precedenti, al progetto «Due Nonni per l’Africa», Scuola per bambine di Soddo, sostenuto dal Gruppo Amici di Palse per l’Etiopia, creato nel 2005 con lo scopo di aiutare questa scuola diretta da Tony e Lina, marito e moglie partiti da Cordenons alla volta dell’Africa. L’impegno è richiesto per 10 anni, perché si ritiene che dopo tale periodo il progetto possa autofinanziarsi e camminare con le proprie gambe grazie alle risorse locali. Ci piace riportare le parole di Tony e Lina: «Grazie per l’impegno di tutti coloro che credono nella solidarietà e comprensione
tra i popoli. È un meraviglioso messaggio che date ai giovani: questo è l’aspetto più significativo e rappresenta la vera costruzione di pace per il futuro. Il Sogno di una scuola di qualità al femminile in un’area dove la donna subisce ataviche restrizioni è condiviso da tutti: amici, autorità, sostenitori, genitori, docenti e direzione. Per questo, pur eseguendo fedelmente i programmi governativi, istruiamo le allieve a prendere coscienza della loro dignità. Ci proponiamo di dare un’istruzione qualificata e aggiornata, accompagnando le ragazze dalla prima elementare alle scuole superiori, ponendo le basi affinché le donne possano esprimere le loro potenzialità indispensabili al progresso della società civile». A questo progetto la Parrocchia di Budoia collabora anche con la raccolta missionaria della Domenica delle Palme.
Umberto Coassin ’l è tornat a ciasa Le manifestazioni per il Dardagosto di quest’anno sono caratterizzate culturalmente, dall’allestimento, nel teatro di Dardago, della personale di Umberto Coassin Itinerari di uno spirito libero. Per Umberto si è trattato di un rientro a casa perché, dopo tante mostre organizzate in vari centri, per la prima volta ha esposto alcune opere a Dardago, suo paese natale. Come egli stesso ha ricordato con commozione, durante l’inaugurazione, Umberto nacque a pochi metri di distanza del teatro, al primo piano della latteria, poiché il padre, Giovanni, era il casaro del paese. La mostra, organizzata in collaborazione con la redazione de l’Artugna, ha riscosso un notevole successo di pubblico che ha potuto apprezzare le opere espo-
Un momento dell’inaugurazione della mostra di Umberto Coassin.
ste realizzate con varie tecniche: acquaforte, acquatinta, xilografia, litografia, olio, china… I visitatori hanno anche apprezzato la disponibilità dell’autore di illustrare, al piano superiore della mostra, le varie fasi della realizzazione di un opera con l’antica e difficile tecnica dell’acquaforte.
glia costretto a emigrare, lasciando il lavoro dei campi, mentre la moglie i figli rimangono a casa». La scultura è stata esposta, durante i festeggiamenti di ferragosto, in teatro e nella chiesa parrocchiale. Renato ha partecipato a mostre, specialmente a Venezia, ricevendo prestigiosi riconoscimenti.
Dal vecio balèr una scultura pa’ ricordà ’l baler ormai non c’è più ma, grazie all’idea e alla bravura di Renato Zambon Tarabin, una parte dell’albero secolare che è stato testimone della vita di molte generazioni di dardaghesi è stata trasformata in una pregevole scultura. «È stata mia preoccupazione» – dice Renato – «far rivivere una parte di lui raccontando un periodo difficile della nostra gente, l’emigrazione. L’opera rappresenta il capo fami-
I coscritti del ’30
Festeggiamenti per i coscritti del 1930 del Comune, dapprima in chiesa con la celebrazione della Santa Messa di ringraziamento, celebrata dal nuovo parroco, don Maurizio, e successivamente in allegria, in un ristorante locale.
Pa’ capì la lirica
Avvicinarsi alla lirica attraverso i suoi grandi capolavori, eccellenti interpreti e i più noti direttori delle migliori Orchestre del mondo: un progetto culturale ambizioso che coinvolge la ProLoco di Budoia, insieme all’Istituto di Musica della Pedemontana di Aviano in una nuova proposta che vuole incuriosire il pubblico e farlo appassionare a questa particolare forma d’arte drammatica. Nei mesi di ottobre e novembre, con cadenza quindicinale, la Casa del Comune di Budoia e il teatro di Dardago sono le sedi di 4 incontri con Chiara Mutton, presidente del Piccolo Teatro Città di Sacile e professionista della cultura che da anni si occupa di organizzazione e promozione di eventi legati a musica e teatro, anche come docente dei Corsi Ute di Sacile. Dopo una introduzione all’ascolto, con l’aiuto di preziose note musicali e culturali su ciascuna opera il numeroso pubblico apprezza e applaude «Il barbiere di Siviglia» di
Gioacchino Rossini, «Rigoletto» di Giuseppe Verdi, «Carmen» di Georges Bizet e «Tosca» di Giacomo Puccini.
Avvicendamento in Consiglio Comunale Davide Fregona ha rassegnato le dimissioni dalla carica di Consigliere comunale per le liste «Un percorso per Budoia» e «Budoia giovani». L’ex consigliere, illustrando le motivazioni della «scelta a lungo meditata ed in ogni caso sofferta», dichiara che la ragione delle dimissioni da consigliere di opposizione risiede nell’incompatibilità tra l’incarico ricoperto in seno al Consiglio Comunale e quello di membro del Direttivo territoriale della federazione provinciale della CISL. L’ottenuto distacco dalla precedente occupazione e l’odierno impiego presso l’ufficio provinciale della Fisascat di Pordenone (ufficio di consulenza ai lavoratori nel settore del terziario e del commercio della CISL) sulla base della normativa di settore è
I nostre sessantenni a Lubiana
incompatibile con la carica di Consigliere comunale, a cui era stato eletto nel 2009. Al suo posto è subentrato l’arch. Renato Bortolini, a suo tempo primo dei non eletti nelle liste civiche. Il nuovo Consigliere, continuando l’opera di Davide Fregona, porterà avanti il progetto presentato agli elettori nella scorsa campagna elettorale.
Complimenti, Monsignor! «Sono arrossito come un bambino: non me lo aspettavo!» – commenta commosso don Silvio Cagnin, parroco di Coltura e Mezzomonte da 25 anni, a seguito della sua nomina a Monsignore Protonotario Apostolico da parte del Vescovo, mons. Ovidio Poletto. È stata una graditissima sorpresa per un sacerdote come lui schivo, sempre attivo e puntuale ai suoi molteplici impegni parrocchiali ed anche a quelli extra parrocchiali. Per un lungo periodo, infatti, don Silvio ha celebrato la santa Messa del mercoledì, giorno di mercato, a Budoia, in sostituzione di don Adel. Grazie e auguri, don Silvio! Continui a dedicarsi ancora a lungo ai suoi fedeli e alle sue operosità quotidiane.
San Martin 2010
I coscritti del 1950 in un momento della giornata trascorsa, il 9 ottobre, nella vicina Lubiana (Slovenia). Assente giustificato don Maurizio Busetti, che proprio in quel giorno è entrato ufficialmente nella chiesa di Budoia, insediandosi quale nuovo parroco delle nostre tre comunità, e che, comunque, si è riunito al loro ritorno a Budoia per concludere la splendida giornata di festa. I SESSANTENNI
Dopo un lungo periodo di colpevole obblio, da qualche anno si è rinnovata la tradizione di celebrare la Santa Messa nell’antica chiesetta di San Martino. Così, alcuni giorni prima del 11 novembre dei volonterosi paesani avevano ripulito l’area antistante la chiesetta ed anche l’interno della stessa; banchi, muri, pavimento, sono stati oggetto di un’accurata pulizia. Tornando al
Il gruppo dei partecipanti al rito religioso alla chiesa di San Martino.
giorno dedicato al santo di Tours, fortuna volle che, dopo giorni di pioggia, quel giorno fosse abbastanza clemente, anzi a tratti spuntò addirittura il sole. La Messa venne celebrata alle tre pomeridiane e la partecipazione di fedeli sia di Dardago che dei paesi limitrofi, nonostante la giornata lavorativa, è stata molto numerosa. Al termine della funzione, dopo alcune foto di rito, i partecipanti hanno potuto trascorrere momenti di allegra compagnia degustando pinza, dolciumi e ottime caldarroste, cucinate, sul luogo, con passione e maestria da alcuni paesani. Il tutto innaffiato da un bicchiere di buon vino. Qualcuno ha anche, ricordando i lontani tempi di scuola, recitato delle strofe della famosa poesia «San Martino» del Carducci: «La nebbia agli irti colli piovigginando sale e sotto il maestrale urla e biancheggia il mar»... Qualcun altro ricordava che, in tempi andati, in quel giorno terminavano (pagando quanto pattuito l’anno precedente) e nello stesso tempo iniziavano i contratti di affittanza, di mezzadria di terreni agricoli, prati o campi. All’imbrunire la comitiva si è sciolta, con la promessa, a Dio piacendo, di ritrovarsi a San Martino 2011, non trascurando però l’eventualità di altre iniziative, fossero esse sacre o profane, da effettuarsi nella chiesetta nel corso del prossimo anno. FLAVIO ZAMBON MODHOLA
Primo de novembre 2010: la montana granda Scendendo lungo via Rivetta, la mattina di Ognissanti, si avverte un brontolio, come un temporale lontano, che aumenta man mano che ci si avvicina all’Artugna: è il rumore delle crode che la montana rotola a valle. Appena sotto la case di Basso e di Frith la strada che porta nei campi è scomparsa: credevo che esagerassero stamattina, in piazza, paragonando questa montana a quella del ’66, invece è davvero altrettanto ampia, irruenta, cattiva. Nei miei ricordi di quel 4 novembre mattina era più scura, ma forse meno veloce: faceva comunque paura come quella di oggi. Su alla rosta del mulin de Bronte la grande massa di acqua è ancora più evidente nell’ampiezza del salto e nella quantità del materiale trasportato
che si è accumulato ai lati del corso dell’Artugna, mentre il rumore dei sassi che rotolano è sovrastato dallo scroscio della montana che supera la rosta, impressionante. La pioggia intanto continua a scendere copiosa ma mi tranquillizzano Rino Zambon Sartorel e Reddi Fort Salute, incontrati da poco, con la conferma che il livello dell’acqua, dalla sera prima, è un po’ diminuito. Saliamo a San Tomè mentre la pioggia aumenta ancora d’intensità: a lato dell’asfalto scorre abbondante l’acqua e la stradina che scende in Val de Croda è un torrente. La passerella che supera l’Artugna è quasi sommersa, onde color caffelatte la superano, il rumore dei sassi che rimbalzano e saltano consiglia di non avvicinarsi troppo, mentre nell’aria fredda si avverte l’odore tipico che davano le crode dell’Artugna quando, ragazzini, le sbattevamo tra loro per romperle. A tratti l’acqua sembra aumentare di livello, turbolenta e scura e proviamo solo ad immaginare lo spettacolo che fa scendendo giù dal Cunath e dalla cascata del Pissol! Fradici, per fortuna non fa freddo, soffia uno scirocco tiepido e preoccupante, proprio come nel ’66, scendiamo a Castello: all’altezza del ponte l’acqua dell’Artugna lambisce la sommità del muro di contenimento, mescolandosi a quella più scura che riempie il rui che scende gonfio appena sotto i ruderi del vecchio
Un’immagine della eccezionale montana in Val de Croda presso San Tomè.
Inno alla vita
mulino, mentre a monte occupa tutto l’ampio bacino lasciato dallo sghiaiamento dell’estate scorsa, assumendo l’aspetto di un fiume. Abituati a vedere solo bianchi ciotoli sotto il ponte riusciamo a fatica ad immaginare il volume di acqua che l’Artugna trasporta e lo spettacolo a cui assistiamo è impressionante proprio per la sua inusualità. L’ultima tappa è sul ponte della pedemontana, uno sguardo a monte, che ci mostra rivoli d’acqua scendere dai campi verso il corso principale trasformando i
sentieri in ruscelli, ed uno a valle dove vediamo di nuovo un torrente sinuoso: alla piatta distesa del dopo sghiaiamento si sono sostituiti isolotti di sassi lambiti dall’acqua scura: l’Artugna con la montana grande si è ripresa il suo corso, ha ridisegnato il paesaggio in maniera violenta, per fortuna senza danni ai paesi e senza vittime. Anzi, una vittima illustre veramente c’è: il rujal. La presa d’acqua in Val de Croda, alla rosta piccola, è infatti rovinata dalla montana mentre grosse crode e
Andrea Savio il giorno del suo battesimo e del matrimonio di mamma Leonia e papà Sandro – 5 giugno 2010.
ciotoli e ghiaia ne ostruiscono il corso: speriamo che sia un’occasione per pensare al suo restauro, ma questa è un’altra storia. MASSIMO ZARDO
Colletta Alimentare
Sabato 27 novembre presso il supermercato Visotto di Budoia, in occasione della Giornata Nazionale della Colletta Alimentare
Momento di festa per la parrocchia di Dardago. Tre battesimi nel giorno di saluto a don Adel. Sono entrati a far parte della comunità cristiana: Alessandro Crestan, Monica Biasutti e Nicolò Terruzzi.
Auguri dalla Redazione! Quattro generazioni in rosa. Dalla decana Caterina Bocus Del Maschio (classe 1916) alla piccola Zoe (classe 2009), che la chiama amorevolmente nonna Bisse, tra lo sguardo sereno e amoroso di mamma Laura (classe 1976) e la felicità di nonna Maria (classe 1948).
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sono stati raccolti 1786 kg di generi alimentari, circa tre quintali in più rispetto allo scorso anno. A nome del Banco Alimentare desidero ringraziare di cuore i volontari che hanno distribuito i sacchetti, gli Alpini che si fanno carico del lavoro più pesante, gli amici della Protezione Civile che curano i trasporti e soprattutto tutte le persone che hanno donato una parte della loro spesa. Questo semplice gesto di gratuità è un grande spettacolo di carità cristiana. STEFANIA GIOIA WILEY
Area Giovani del CRO: inseguiamo il nostro sogno Lo scorso 8 dicembre è stata organizzata, in occasione della Santa Messa dell’Immacolata, la tradizionale vendita di dolci offerti dalle famiglie della Parrocchia di Budoia. Il ricavato raccolto in questa giornata è stato devoluto all’Area Giovani del CRO di Aviano, area studiata su una specifica progettualità che tenesse conto dei giovani pazienti oncologici (14-24 an-
Un ricordo del nostro 50° anniversario di matrimonio (13 febbraio 2010). E grazie per il vostro periodico che ci fa sempre piacere ricevere. Erminia e Pietro Zambon Vialmin – Francia
ni) che si trovano ad affrontare problematiche relative alla patologia in un’età evolutiva delicata e a volte insicura. L’area è strutturata su una modalità innovativa di ospitalità finalizzata a garantire non solo terapie sanitarie, ma attenta all’impatto psico-sociale dei giovani costretti ad interrompere l’impegno per gli studi, le relazioni con gli amici, i loro progetti futuri. Gli spazi, composti da 4 stanze di degenza corredate di TV, lettore Dvd, computer, accesso a internet e diario
Il 24 settembre scorso i nostri genitori Teresina e Mario hanno raggiunto il traguardo dei cinquant’anni di matrimonio che hanno voluto festeggiare con parenti ed amici. Eccoli ritratti con i parenti dardaghesi, naturali ed acquisiti, con l’eccezione del genero Massimo, autore della foto. È stata proprio una bella festa! Paola e Anna Lavasso
Il 22 ottobre, Agnese e Domenico Diana hanno festeggiato il loro 50° anniversario di matrimonio. La cerimonia, celebrata durante la Santa Messa domenicale presso la chiesa di Santa Maria Goretti di Mestre, ha visto la partecipazione affettuosa di famigliari, parenti e amici, e la gradita presenza della comunità parrocchiale. La foto, ai piedi dell’altare, vede riuniti i festeggiati con i figli Paola, Alberto, Alessandro e Luca. Un cordiale augurio di tanti anni ancora insieme.
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su cui appuntare le loro sensazioni, sono resi allegri da colori forti e vivaci. Attigua alle stanze di degenza, vi è un’area ricreativa all’interno della quale i ragazzi possono esprimersi liberamente, partecipare alle attività organizzate, ricevere amici, dedicarsi allo svago e allo studio. Esiste infatti da anni, un progetto chiamato spazio-scuola in cui docenti preparati svolgono attività di recupero e apprendimento adeguate alla classe di appartenenza del singolo. La continuità del progetto prevede inoltre che il ragazzo-paziente venga seguito non solo durante la permanenza in Istituto, ma anche quando quest’ultimo torna a casa. Tutto questo è improntato con la finalità di mantenere i legami con i contesti sociali ed educativi anche se momentaneamente vengono a mancare. A farci credere e continuare in questo progetto, sono le continue risposte positive che riceviamo dai ragazzi e dai loro famigliari. La realizzazione di questo sognoprogetto è reso possibile grazie a i tutti i proventi spontanei raccolti nelle diverse manifestazioni e iniziative di solidarietà organizzati in favore dell’Area Giovani. Si dice che ciò che si può sognare, si può anche realizzare. Noi inseguiamo il nostro sogno e grazie a tutti voi continuiamo a realizzarlo per i nostri ragazzi. MAURIZIO MASCARIN – MEDICO DEL CRO
Una piccola storia da raccontare… insieme Questa volta noi coetanei della classe 1945 abbiamo pensato bene di fare una palsa a quota 65, un po’ per tirare il fiato e anche per guardarci attorno. L’invito accattivante, varcati i confini del Comune, superate le montagne e solcato l’oceano, ha richiamato sabato 13 novembre una trentina di allegri partecipanti,
Il gruppo dei coscritti del 1945, al termine della Santa Messa di ringraziamento.
tra festeggiati e consorti, sotto il restaurato campanile di Dardago. Nella chiesa della Pieve il nuovo parroco e compaesano don Maurizio Busetti ha celebrato la Santa Messa di ringraziamento invitandoci, durante l’omelia, a proseguire con fiducia il nostro cammino, ringraziando innanzi tutto il Signore ed esortandoci ad imitare il coraggio e la tenacia dei nostri genitori che, al termine della Guerra, ci hanno messo amorevolmente al mondo confidando in un domani migliore. Durante la cerimonia religiosa, oltre l’omaggio floreale alla Madonna della Salute, c’è stato il doveroso ricordo dei coscritti defunti Franco Janna, Bruna Bravin Zambon, Bruna Fabbro Coassin ed Ettore Bravin. Un apprezzato menù a base di pesce ha allietato la serata e fra i tanti ricordi di gioventù, nel bel mezzo della festa, la simpatica telefonata della Nadia Bocus Frith dal Canada. Alla fine, come di abitudine nei nostri incontri, una generosa raccolta di fondi a favore della Parrocchia. Dalle pagine de l’Artugna un sincero augurio di Buon Natale e Buon Anno ai vicini e ai lontani. UGO PALA
Pa’ ricordà don Nillo
Domenica 26 dicembre, festa di Santo Stefano, alle ore 15.00 nella chiesa parrocchiale di Santa Lucia, alla presenza del vescovo mons. Ovidio Poletto e del parroco don Maurizio Busetti, verrà ce36
lebrata una santa messa in suffragio di don Nillo Carniel, pastore di Santa Lucia dal 1960 al 2000. A cinquant’anni dal Suo arrivo in paese e a dieci dalla Sua scomparsa, sarà ricordato il lungo e amorevole servizio nella comunità e il costante impegno in spirito di carità verso i più bisognosi. Saranno presenti il Consiglio pastorale, i parrocchiani di ieri e di oggi, la sorella Elena e l’Associazione Amici di don Nillo Carniel che dopo di lui e in Sua memoria, con lo stesso zelo missionario, hanno continuato l’opera di sostegno prima ai bambini bielorussi colpiti dalla tragedia di Chernobyl e in seguito ad altri centri di aiuto sparsi nel mondo. Grazie all’esempio e all’insegnamento di don Nillo anche la piccola Santa Lucia partecipa alla costruzione del Regno porgendo la mano a fratelli lontani in difficoltà. L’Insieme vocale Elastico diretto da Fabrizio Fucile – che accompagnato da organo e tromba animerà solennemente la celebrazione con il proprio della messa e altri mottetti natalizi di MarcAntoine Charpentier – lo ricorderà proprio nel suo ultimo grande impegno: la realizzazione dello strumento giubilare che il parroco volle quale lode a Dio nell’anno Duemila, a conclusione dei lavori di restauro del tempio e delle opere d’arte che lo corredano. I disegni celesti non hanno previsto che don Nillo potesse ascoltarne con orecchio umano la musica su questa terra, ma siamo sicuri che avrà avuto modo di gioirne nella luce del Padre. FABRIZIO FUCILE
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nostro appello pubblicato nello scorso numero. Solo con l’aiuto concreto dei lettori, l’Artugna potrà continuare e mirare a nuovi traguardi.
Ivrea, 25 agosto 2010
Buongiorno, sono il nipote di Busetto Dosolina, nata a Dardago e deceduta nel 2006, vostra lettrice da sempre e in sua memoria desidero continuare a ricevere la rivista. Vi scrivo però per comunicarvi la morte di mia zia Busetto Ginevra, sorella di Dosolina, lettrice anche lei della vostra rivista. Ci teneva moltissimo che fosse pubblicata la notizia della sua morte sulla vostra rivista, come già avevate fatto per mia nonna Dosolina. Mia zia Ginevra era nata a Dardago il 18 febbraio del 1916 e ha sempre avuto nel suo cuore il suo paese e la sua rivista. Anni fa ero riuscito a portare mia nonna a Dardago e poi ero andato a prendere mia zia a Venezia in modo che le sorelle potessero rivedersi insieme all’altra sorella Giacomina (residente a Dardago e anch’essa deceduta). Vi ringrazio di cuore e vi chiedo di continuare a spedire la rivista sia a Dosolina che a Ginevra. Un saluto dal Piemonte ROBERTO STRAGIOTTI
Gent. sig. Roberto, nella rubrica «la ruota della vita» pubblichiamo il nome della sua amata zia e qui riportiamo la sua
Firenze, 9 settembre 2010
lettera come bella testimonianza d’amore di un nipote per la nonna e le sue prozie. Grazie!
Trieste, 6 settembre 2010
Caro Direttore, un sentito ringraziamento a l’Artugna per aver pubblicato quanto da me richiesto. In particolare, per aver arricchito con professionalità l’articolo su le sbrissade n’tel rujal di due immagini, tanto belle quanto inattese: un tratto del rujal e la platha del balèr col so’ bel ciampanile, motivo d’orgoglio per tanti dardaghesi per la sua altezza. Colgo l’occasione per inviare, tramite bollettino di conto corrente, un contributo «rinforzato» per il sereno proseguimento della vita del periodico. A causa dell’attuale crisi in cui versiamo, sono stati fatti purtroppo drastici tagli sulle entrate e non trascurabili aumenti sulle spese. Un cordiale saluto e un augurio perché arrivino tanti bollettini «rinforzati» PIA ZAMBON SCLOFA
Cara Pia, tocca a noi ringraziarla per il doppio contributo: l’articolo e il bollettino rinforzato. Cogliamo l’occasione per ringraziare anche gli altri lettori che hanno risposto al 37
Spett.le Redazione, in primo luogo congratulazioni per la bella rivista, che ricevo e leggo con grande piacere. Ho letto nell’ultimo numero che nella nuova piazza di Dardago sono state poste le pietre con i cognomi e i soprannomi delle famiglie storiche della parrocchia. Mi è tornato in mente che 70/60 anni fa, quando passavo le vacanze a Santa Lucia nella casa del nonno (sono di «allevamento» padovano), Dardago era meta d’obbligo per salutare lontani parenti (mia bisnonna era una Zambon) e per la raccolta dei ciclamini che abbondavano. Il sagrato (evidentemente l’ex-cimitero della parrocchia) era circondato in parte da un muro sul quale c’erano lapidi con nomi di famiglia (tra cui Fort), una data (ad es.1725) e l’indicazione di un giorno (ad es.III.a domenica di settembre, forse il giorno dedicato al suffragio dei defunti della rispettiva famiglia). Tornato da quelle parti una trentina di anni fa, per far vedere alle mie figliole i luoghi d’origine del loro bisnonno, ho constatato che il muro intorno alla chiesa di Dardago era stato praticamente abbattuto e le lapidi disperse: ne rintracciai due utilizzate come sostegni di una panchina. Ora, mettendo insieme i miei ricordi e quanto leggo su l’Artugna, mi sono venute alcune curiosità,che spero possiate almeno in parte soddisfare. Nelle lapidi della nuova piazza figura il cognome «Fort» ed eventualmente con quali sopran-
nomi? È possibile avere notizie sulle lapidi del vecchio muro intorno alla chiesa e sul significato delle loro iscrizioni? (ovviamente sono in particolare interessato a quanto concerne la famiglia Fort). Fin d’ora comunque ringrazio e porgo cordiali saluti, rinnovando i miei complimenti per la bella rivista. ANTONIO FORT – FIRENZE
[ fresco di stampa ]
Gentile sig. Antonio, grazie per i complimenti. I nomi riportati nelle pietre poste nella nuova pavimentazione della piazza sono quelli «storici» di Dardago. I Fort sono, come lei ben sa, principalmente diffusi a Santa Lucia. In ogni caso, il cognome Fort è presente «nella piazza» di Dardago con il soprannome Salute. Le vecchie lapidi sul muro di cinta della chiesa riportavano anche alcuni Fort di Santa Lucia, perché la Pieve di Dardago comprendeva i tre paesi (Dardago, Budoia e Santa Lucia) e il cimitero era unico. Il significato era proprio quello di «memorizzare» i suffragi perpetui che le varie famiglie «prenotavano» con una offerta. Ora alcune di quelle vecchie lapidi sono visibili sul muro di cinta che divide il sagrato dal cortile dell’asilo.
Lamarkshire (Scozia), 24 settembre 2010
Gentile Direzione, mia moglie ed io siamo grati a l’Artugna per aver pubblicato sul numero 120 la foto ricordo del nostro anniversario di 50 anni di matrimonio (nozze d’oro), rendendo l’avvenimento ancora più gioioso: altre persone del mio paese di origine hanno potuto sapere del traguardo che abbiamo raggiunto. Con un sincero ringraziamento e un augurio di continuo successo per il periodico che è molto gradito dai lettori vicini e lontani. Cordialmente salutiamo. PIETRO E MARY FORT
Cari Pietro e Mary, siamo felici che apprezziate anche dalla Scozia il nostro lavoro! Ricambiamo i saluti. Ai prossimi traguardi!
Torino 15 ottobre 2010
Vi preghiamo di ricordare nel periodico l’Artugna i defunti della nostra famiglia: Ferdinando Rigo (Nando Moreal nel 22° anniversario), Marcella, Anna ed Elisa Rigo; ma, soprattutto, Natalino De Marchi che ci ha lasciati il 26 marzo 2010. «Il destino ti ha tolto troppo presto all'affetto dei tuoi cari, ma non ti toglierà mai dalla nostra memoria e dal nostro cuore». FAMIGLIA RIGO
Errata corrige Un nostro attento lettore ci ha scritto per segnalare un errore nella didascalia della fotografia apparsa a pagina 18 del numero 120 de l’Artugna, agosto 2010, relativo al calciatore Gianfranco Petris. Nella didascalia, il primo giovane a sinistra era indicato come Franco Burigana; in realtà trattasi di Franco Sanson Cabola, figlio di Angelo Sanson e di Maria Burigana, deceduto nel 1995. Ringraziamo il lettore e ci scusiamo per l’involontario errore.
STORIA DI BUDOIA Segnaliamo l’uscita di una nuova pubblicazione che parla di noi, dei nostri paesi, della nostra storia. È un volume scritto da Alessandro Fadelli con schede di approfondimento della Redazione de l’Artugna, edito dalla Biblioteca dell’Immagine di Pordenone. Il volume è in vendita presso «Il Girasole» e le edicole di Budoia e Dardago al prezzo di 13 euro. Così l’autore sintetizza in quarta di copertina. Un ambiente tutt’altro che facile, tra crode e terreni avari, montagne e torrenti desolatori. È una lunga lotta
per vivere, anzi per sopravvivere alle incursioni turche e alla peste, ai terremoti e alla pellagra: tutto questo è il fil rouge che ha attraversato secoli di storia budoiese, dagli antichissimi insediamenti a San Tomè al secondo dopoguerra, passando per i Conti di Polcenigo, la Serenissima, Napoleone e l’Austria. E poi migliaia e migliaia di emigranti sparsi in Italia e nel mondo, alcuni «di lusso» e tanti altri meno fortunati, con nel cuore l’Artugna, le chiese faticosamente erette dagli antenati, le vecchie case di sassi. Questo libro racconta storie spesso umili, ma sempre di grande interesse e dignità.
programma religioso natalizio
Dardago
Budoia
Santa Lucia
NOVENA DEL SANTO NATALE Sabato 18 dicembre 2010 Domenica 19 dicembre 2010 Lunedì 20 dicembre 2010
17.30 – –
– 17.30 –
– – 20.30
VENERDÌ 24 DICEMBRE 2010 VIGILIA DEL SANTO NATALE • Santa Messa in nocte
24.00
22.30
22.00
SABATO 25 DICEMBRE 2010 SANTO NATALE • Santa Messa solenne • Santa Messa vespertina
11.00 –
10.00 18.00
10.00 –
DOMENICA 26 DICEMBRE 2010 SANTO STEFANO • Santa Messa • Santa Messa vespertina
11.15 –
10.00 18.00
15.00 –
VENERDÌ 31 DICEMBRE 2010 • Santa Messa e canto del Te Deum
18.00
17.00
17.00
SABATO 1 GENNAIO 2011 SANTA MADRE DI DIO GIORNATA MONDIALE DELLA PACE • Santa Messa solenne Veni Creator • Santa Messa vespertina
– 18.00
11.00 –
11.00 –
18.00
17.00
17.00
MERCOLEDÌ 5 GENNAIO 2011 VIGILIA DELL’EPIFANIA • Santa Messa vespertina e benedizione acqua, sale e frutta
Vieni, Signore. Vieni di notte, ma nel nostro cuore è sempre notte: e dunque vieni sempre, Signore. Vieni in silenzio, noi non sappiamo più cosa dirci: e dunque vieni sempre, Signore. Vieni in solitudine, ma ognuno di noi è sempre più solo: e dunque vieni sempre, Signore. Vieni, figlio della pace, noi ignoriamo cosa sia la pace: e dunque vieni sempre, Signore. Vieni a consolarci, noi siamo sempre più tristi: e dunque vieni sempre, Signore. Vieni a cercarci, noi siamo sempre più perduti: e dunque vieni sempre, Signore. Vieni tu che ci ami: nessuno è in comunione col fratello se prima non è con te, Signore. Noi siamo tutti lontani, smarriti, né sappiamo chi siamo, cosa vogliamo. Vieni, Signore. Vieni sempre, Signore. DAVID MARIA TUROLDO
Segue nelle rispettive comunità la tradizionale accensione dei panevin GIOVEDÌ 6 GENNAIO 2011 EPIFANIA DEL SIGNORE • Santa Messa solenne • Benedizione dei bambini e arrivo della Befana • Santa Messa vespertina
11.00
10.00
10.00
–
15.00
–
–
18.00
–
bilancio Situazione economica del periodico l’Artugna Periodico n. 120
entrate
Costo per la realizzazione
uscite 3.916,00
Spedizioni e varie
317,00
Entrate dal 18.07.2010 al 08.12.2010
4.161,00
Totale
4.161,00 39
4.233,00
I roàns russola cyanoxantha O Le russole non sono tra i funghi più conosciuti, non si trovano infatti sui banchi dei mercati e solo pochi locali tipici le offrono nei loro menù, ma da giugno ad ottobre sono i funghi che, in Ligont come a Sant’Agnol, ci consentono sempre di riempire il cesto, viste anche l’attuale rarità di porcini (barbagnoth) ed ovoli buoni (bale dhardane) e la breve stagione delle mazze da tamburo, in attesa della stagione dei chiodini (ciodìns). Di russole (roàns) ne esistono vari tipi, fondamentalmente uguali per forma e taglia ma molto diverse per colore: dal verde nelle sue varie tonalità al grigio-azzuro, al viola, al rosso cupo o acceso, all’aranciato, al giallo (raro ma non infrequente). Quasi tutti i roàns sono commestibili, alcuni solo dopo cottura prolungata, poche sono quelle dal gusto pepato e poco appetibile. L’esemplare nella foto è una russula cyanoxantha, una delle più diffuse. Dal punto di vista culinario si tratta di funghi di buona consistenza, dal gusto deciso, ottimi per risotti o per contorni, buoni anche fritti, molto apprezzati dai conoscitori che spesso li preferiscono ai più celebrati barbagnoth. Ligont e Sant’Agnol: aree boschive ad est dell’Artugna. Testo e foto di Massimo Zardo