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l'Artugna 111-2007

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Periodico della Comunità di Dardago · Budoia · Santa Lucia

Spedizione in abbonamento postale art. 2, comma 20, lettera C, legge n. 662/96. Filiale di Pordenone.

Anno XXXVI · Agosto 2007 · Numero 111

Podestà, commissari e sindaci Nella vigna del Signore La bellezza nelle icone Francesco Bastianello Thisa


Il parere, le critiche, i consigli dei lettori sono molto importanti, per un periodico come l’Artugna. Non per niente lo scorso anno abbiamo realizzato uno specifico sondaggio. Ma le critiche, per essere utili, devono essere non faziose, bensì fondate e costruttive. Da qualche tempo il periodico è al centro di giudizi anche di segno opposto, contrastanti tra loro. Limitiamoci all’ultimo numero. Ci risulta che a Budoia ci siano stati risentimenti per la copertina che

[ l’editoriale ] Non ci stiamo! di Roberto Zambon, Vittorina Carlon e Vittorio Janna

riportava un particolare del campanile di Dardago; contemporaneamente, a Dardago, alcune persone si lamentavano che l’Artugna aveva trattato argomenti prettamente budoiesi, escludendo la comunità dardaghese. Critiche evidentemente infondate, per non dire in mala fede. Non ci stiamo! La redazione è fermamente convinta che la storia, le relazioni familiari, le amicizie, le conoscenze e, ora, anche un unico parroco, fanno dei tre paesi una comunità. Da decenni, per non dire da sempre, l’Artugna si sforza di essere al servizio di tutti e tre i paesi del nostro Comune e aperta anche alla collaborazione con i paesi limitrofi. Ma ciò non può voler dire che dobbiamo pesare col bilancino ogni articolo, ogni foto, ogni copertina per rappresentare proporzionalmente i tre paesi. E, in ogni caso, anche se lo volessimo, su cosa dovremmo basarci? Sulla percentuale della popolazione? Sul numero dei lettori? Sulla quantità delle offerte? No, non ci stiamo a seguire questa «logica» meschina. Essere a servizio della comunità vuol dire pubblicare articoli di interesse comune. Chi dice che un servizio sul2

la storia o un avvenimento di Santa Lucia, non interessi a un lettore di Dardago, di Budoia o viceversa? Saremmo veramente limitati, se non fosse così. È necessario rispettare il lavoro altrui – mai improvvisato, sempre pianificato, spesso difficoltoso per ottenere un livello di qualità – specialmente quando questo lavoro è fatto gratuitamente, con costanza e sacrificio, per il desiderio di operare in modo utile nel territorio, soprattutto senza ambizioni di apparire. Ben vengano, quindi, le critiche e i suggerimenti costruttivi da parte di chi vuole migliorare il periodico, ma respingiamo con forza quei giudizi, palesemente infondati, da parte di quanti criticano solo per criticare, prevaricando scelte e decisioni di chi da oltre 35 anni opera in silenzio. Si sa purtroppo che il rispetto per il prossimo è divenuto uno stile comportamentale d’altri tempi, minacciato dalla superficialità e dall’arroganza, in disuso anche da parte di chi dovrebbe garantire ruoli educativi. Noi confidiamo nei lettori de l’Artugna, che sostengono i nostri principi, per aiutare i paesi a guardare uniti al futuro, nel rispetto di ciascuna microidentità, in un destino senza campanili, sostantivo d’altri tempi che ci eravamo illusi di aver perso lungo il nostro lungo cammino.


c’è un verbo, nel Vangelo, che accomuna in modo particolare la Vergine Maria al Figlio. È il participio greco anastàsa, che significa alzatasi. Questo verbo viene usato nel primo capitolo del Vangelo di Luca, per raccontare che, dopo l’annuncio dell’Arcangelo, «Maria, alzatasi si mise in viaggio e raggiunse in fretta la casa della cugina Elisabetta». Questo verbo ha, però, la stessa radice della parola che San Luca adopera per descrivere la risurrezione di Cristo, che in greco si chiama, appunto, anastàsis. Gesù risorto è raffigurato nelle antiche icone come Colui che si alza in piedi, dopo aver vinto la morte e il peccato, per rialzare tutti coloro che credono in Lui e liberarli dalla passività della vita e dalla schiavitù del peccato e del sepolcro. La Madonna Assunta ci insegna ad essere sempre in piedi, di fronte la Vita, per affrontare le situazioni con coraggio e intraprendenza, senza condizionamenti e ombra di passività. Ella infatti si muove in fretta, senza che nessuno la debba sollecitare, per portare alla parente, incinta nella vecchiaia, – altro segno di vita – l’annuncio della

salvezza che rialza Elisabetta dalla prostrazione e dall’infamia. (Nell’antico Testamento le donne che non potevano avere figli, erano considerate maledette da Dio). Il dono della vita umana, – in particolar modo oggi – è da auspicare e preservare. La risolutezza di Maria non è dovuta soltanto dalla sua forza d’animo, ma proviene anche da quella forza superiore che è la grazia, frutto della Creatura che portava in grembo: Gesù! Maria, donna immacolata, pienamente viva, gode dello stato di chi è una creatura nuova, per mezzo della potenza redentrice di Cristo. Ci insegna ad essere forti e dinamici, pronti a donare e a donarsi nel quotidiano, in tanti piccoli gesti di servizio e di amore; l’annuncio della novità portata dal Figlio; la vita nuova che inizia già dal giorno del nostro Battesimo e continua negli altri Sacramenti. Le nostre Comunità cristiane hanno vissuto la prima domenica di luglio l’evento del dono dello Spirito Santo su 24 giovani e ragazze; è stata una riscoperta della grazia santificante di Dio. Il Vescovo, successore degli Apostoli, nell’imporre le mani su di essi, ha invocato la potenza dello

la lettera del

Plevàn

Spirito con i suoi doni. Speriamo che questi «cristiani adulti nella fede», aiutati anche dal nostro esempio, possano essere sempre in piedi, pronti a donare e a donarsi. Insieme con Maria impariamo a vivere da persone risorte, toccate dalla potenza della «Pasqua del Signore» per essere sempre pronti, in ogni occasione della vita, a cogliere l’amore di Dio in noi. Impariamo soprattutto a fare noi il primo passo, quando ci sentiamo peccatori chiedendo il perdono di Dio o, come Maria, sapendo esprimere a chi è in difficoltà spirituale l’annuncio del perdono del Signore per riconciliarci con loro e riconcilirsi con Lui, Fare il primo passo quando ci sembra di essere stati umiliati o offesi è un gesto di grande virtù e di grande carità. Allora, il ferragosto che viviamo sarà sempre una vera gioia, non solo per il riposo del corpo, dopo un anno di fatiche e di lavoro, ma soprattutto un refrigerio per il nostro spirito e la nostra anima, per cantare insieme alla nostra Madre Celeste, le meraviglie che Dio ha creato per noi e che dobbiamo sentire nostre e viverle con fiducia. Buone vacanze a tutti, in modo particolare a quanti vivono situazioni di malattia, di infermità, di solitudine; ai nostri emigranti che ritornano con gioia ai paesi d’origine, ai lettori del nostro periodico: sentano la presenza materna di Maria, donna straordinaria e vicina a noi. VOSTRO DON ADEL

Visti dal campanile del capoluogo, Dardago e Budoia armoniosamente insieme. (foto Vittorio Janna)

Carissimi,


NASCITE

[ la ruota della vita]

Benvenuti! Abbiamo suonato le campane per l’arrivo di... Lorenzo Tomasello di Santino e Cristina Rui – Budoia Rachele Puppin di Marco e Michela Ballan – San Donato Milanese (Mi) Benedetta Zambon di Matteo e Nadia Dainese – Venezia Nicole Carlon di Ivan e Natasha Dalla Bona – Budoia Victor Lachin di Emanuele e Stefania Antoniazzi – Budoia Nicola Crestan di Roberto e Lucia Ianna – Vigonovo/Dardago Filippo Doimo di Guido e Federica Zanolin – Range/Budoia Linda Stimoli di Luca e Lorena Bottan – Bibano (Tv) Riccardo Lanzini di Luca e Silvia Zambon – Milano

M AT R I M O N I Hanno unito il loro amore. Felicitazioni a...

35° di matrimonio

Dario Bastianello e Tiziana Miori – Trento David Colussi e Michela Fort – Santa Lucia Loris Carlon e Anna Rita Dioguardi – Budoia Simone Zambon e Tania Martinuzzi Battan – Dardago

Vittorio Vuerich e Giuliana Angelin – Budoia Nozze d’oro Ruggero Zambon e Lucia Bulloni – Berna (Svizzera) Claudio Parmesan e Ofelia Biscontin – Dardago Fortunato Rui e Rina Mies – Budoia

L A U R E E , D I P LO M I Complimenti! Licenza Scuola Primaria Matteo Andreazza, Ioana Claudia Asarei, Mederioue Batoukounou Ntinou, Giulio Bertolo, Elisa Bocus, Susanna Bortolini, Alexandru Ciobanu, Oana Bianca Condrea, Alessandro Cozzi, Gabriele D’Andrea, Patrick De Marchi, Davide Fantin, Elisabetta Fossa, Roxana Galateanu, Alessandro Giannelli, Martino Gilli, Cristina Hudorovic, Giulia Janna, Valentina Clara Jimenez Ortega, Elena Lachin, Michele Lachin, Lucia Marcandella, Eros Mella, Luca Pauletti, Francesca Pujatti, Tommaso Quaia, Nicole Riccioni, Alessandro Rigo, Serena Rui, Medina Selimoska, Federica Signora, Matilde Signora, Samuele Sirotic, Cristina Sturzu, Mattia Zambon. Licenza Media Inferiore Chiara Baracchini, Matt Gannsh Batoukounou Moulounda, Gianluca Bortolini, Alice Braido, Julia Bratosin, Andrei Narcis Bulboaca, Alessandra Carlon, Riccardo Cozzi, Raffaele Fossa, Andrea Morson, Alberto Rigo, Martina Zanchetta, Valentina Zanchetta. Licenza Media Superiore

Lauree

Matteo Bocus – Istituto Tecnico Industriale Francesco Del Maschio – Istituto Tecnico Geometri Federico Rigo – Liceo Scientifico Stefano Lachin - Istituto Tecnico Industriale Alessia Quaia – Liceo Scientifico Monica Zambon – Istituto Tecnico Commerciale Samanta Ofstedal – Istituto Tecnico Commerciale Alessia Quaia – Liceo scientifico Roberto Carlon – IPSIA

Cristina Bigai – Scienze dell’Educazione – Milano Edoardo Bastianello – Architettura – Dardago Chiara Burelli – Giurisprudenza – Dardago Alberto Zambon – Economia Aziendale – Dardago Michele Zambon – Giurisprudenza – Dardago Riccardo Bolzan – Economia – Guildford (UK) – Milano Daniele Carlon – Economia Aziendale – Budoia

IMPORTANTE Per ragioni legate alla normativa sulla privacy, non è più possibile avere dagli uffici comunali i dati relativi al movimento demografico del comune (nati, morti, matrimoni). Pertanto, i nominativi che appaiono su questa rubrica sono solo quelli che ci sono stati comunicati dagli interessati o da loro parenti, oppure di cui siamo venuti a conoscenza pubblicamente. Naturalmente l’elenco sarà incompleto. Ci scusiamo con i lettori. Chi desidera usufruire di questa rubrica è invitato a comunicare i dati almeno venti giorni prima dell’uscita del periodico.

DEFUNTI Riposano nella pace di Cristo. Condoglianze ai famigliari di… Sabina Carlon Miai di anni 80 – Milano/Budoia Luigia Ofelia Titolo di anni 92 – Budoia Guerrino Titolo di anni 90 – Udine Roberto Barraco di anni 66 – Santa Lucia Elio Carlon di anni 83 – Budoia Flora Zanolin di anni 87 – San Giovanni di Polcenigo Natalina Vettor di anni 85 – Dardago Osvalda Signora di anni 97 – Budoia Angela Angelin di anni 94 – Figline Valdarno Gildo Bastianello di anni 87 – Dardago Angelina Zambon di anni 94 – Castello d’Aviano Gelsomino Carlon di anni 64 – Budoia Ida Bocus di anni 97 – Dardago Renzo Panizzut di anni 80 – Rapallo Simona Cigana di anni 30 – Aviano


In copertina. La Madonna, spesso unita al Bambino, vista dalla pietà popolare in una molteplicità di volti e di comportamenti, è considerata dall’essere mortale la più «Potente». Una devozione semplice, comprensibile, viva e sentita dalle nostre Comunità come conferma l’iconografia presente in modo rilevante nei segni sacri del territorio.

Periodico quadrimestrale della Comunità di Dardago, Budoia e Santa Lucia (Pn)

[Foto di Vittorina Carlon e Vittorio Janna]

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Non ci stiamo! di Roberto Zambon, Vittorina Carlon, Vittorio Janna

3

La lettera del Plevàn di don Adel Nasr

4

La ruota della vita

6

Se fos cà me nono… di Anna Pinàl

7

Festa a Costa per la Madoneta di Mario Povoledo

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Due anni di vita per il sito www.artugna.it della Redazione di www.artugna.it

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Quarant’anni fa… la nascita dell’AFDS di Dardago di Massimo Zardo

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La Mostra Micologica regionale di Budoia compie quarant’anni di Marta Zambon

30

Gruppo Folcloristico Artugna. E son già 30 anni… di Marta Zambon

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Associazione Musicale «Gabriel Fauré» a cura di Marta Zambon

La Confermazione ai nostri giovani di Francesca Romana Zambon e I ragazzi del ’93 di Budoia

32

’N te la vetrina

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L’angolo della poesia

La prima Comunione di Gianfranca Portaluppi

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Ci manca Elio di Mario Povoledo

10

Podestà, commissari prefettizi e sindaci del Comune di Budoia dal 1926 al 2007 di Elvi China

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Lasciano un grande vuoto Il loro ricordo non sfuma (30° anniversario di morte) di Silvana e Maria Rita Angelin

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Da Dardac… ai poli (parte seconda) di Roberto Zambon

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Cronaca

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Inno alla vita

Orto terapia. Il recupero della tradizione degli orti domestici di Alberto Grizzo

42

I ne à scrit

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Programma religioso per l’Assunta Bilancio

* Vergine Santa, nella gloria del Cielo, non dimenticare le tristezze della terra. Getta uno sguardo di bontà su coloro che sono nella sofferenza, che lottano con le difficoltà, che non cessano di bagnare le loro labbra alle amarezze della vita. Abbi pietà di coloro che amavano e sono stati separati da noi. Abbi pietà della solitudine del cuore. Abbi pietà della debolezza della nostra fede. Abbi pietà degli oggetti del nostro affetto. Abbi pietà di coloro che piangono, di coloro che pregano, di coloro che vacillano. Dona a tutti la speranza e la pace. Amen. ABBÉ PERREYVE

111 sommario

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Direzione, Redazione, Amministrazione tel. 0434.654033 · C.C.P. 11716594 Internet www.naonis.com/artugna www.artugna.it

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e-mail l.artugna@naonis.com Direttore responsabile Roberto Zambon · tel. 0434.654616 Per la redazione Vittorina Carlon Impaginazione Vittorio Janna Spedizione Francesca Fort Ed inoltre hanno collaborato Alessandra Carlon, Domitilla Perin, Espedito Zambon, Marta Zambon, Raffaele Zambon

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Stampa Arti Grafiche Risma · Roveredo in Piano/Pn

Autorizzazione del Tribunale di Pordenone n. 89 del 13 aprile 1973 Spedizione in abbonamento postale. Art. 2, comma 20, lettera C, legge n. 662/96. Filiale di Pordenone. Tutti i diritti sono riservati. È vietata la riproduzione di qualsiasi parte del periodico, foto incluse, senza il consenso scritto della redazione, degli autori e dei proprietari del materiale iconografico.

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La bellezza nelle icone di Francesca Begotti

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Nella Vigna del Signore di don Maurizio Busetti, don Terziano Cattaruzza, Claudia Scagnol

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Francesco IV3TKS di Pietro Cogo

e inoltre... Albero genealogico dei Carlon Ros Il ramo de Andol Ros a cura di Vittorina Carlon [diciottesimo inserto]


LA CALMA, UNA QUALITÀ CHE NESSUNO HA PIÙ, OGGI.

Se fós cà me nono… di Anna Pinàl

…cosa direbbe, quando mi vede masticare nervosamente gomma, accendere una Marlboro dietro l’altra, premere sull’acceleratore in corsia di sorpasso, trangugiare un piatto di spaghetti in quattro forchettate, far durare il pranzo non più di un quarto d’ora, parlare con la sbrigatività di chi non ha tempo da perdere… el disarave… «nino, pian, soto mat?» In questi ultimi tempi si è instaurata un’accelerazione progressiva, la calma è scomparsa, una qualità che non ha più nessuno, salvo persone che vivono nel nascondimento in stretta clausura, o eremiti. La calma quando la vedi è finta. Recitata. Messa in mostra a suon di valeriana, Tavor, ginnastica relax nei centri benessere che hanno la funzione di salvarci dai manicomi. Eppure discendiamo da gente che è stata calmissima, felice, dignitosa, saggia. Che ha vissuto a schiena dritta, senza avere padroni, che non aveva bisogno di correre per essere puntuale o fare sorrisi a comando se-

condo le regole del successo, per essere gradevoli. Me nono coltivava dentro di sé una pacificazione profonda. Viveva fuori da ogni imperio, assaporava la libertà del fare, guidato dall’osservazione e dall’esperienza. Se conduci un paio di vacche, tieni d’occhio che siano agganciate bene, che i movimenti del traino siano spontanei e tranquilli. Il bovino ama assecondare il suo padrone, usa la sua forza per trasportare carro e conducente seduto con le gambe penzoloni, apparentemente ozioso, ma accanto a lui. La coppia di animali incede con un passo che ha il ritmo della pazienza. Quella fatica tutti insieme, coordinata da qualche richiamo a voce alta, è il legame che appaga e riempie di un sentimento di calma che non ha eguali. L’abitudine a tenere gli occhi sullo sforzo e sulla fatica di chi ci è vicino, persona o animale, ci rende buoni giudici del valore degli altri e impedisce orgogli di presunta superiorità. L’umiltà del contadino è interiore e profonda perché parte

da qui: la condivisione della fatica. L’orgoglio ha meno spazio per salire, fa meno strada. Il contadino è un lottatore organizzato, combatte tante forze della natura, le erbacce infestanti, i giochi di vento che fanno coricare i raccolti, le incursioni di animali che fanno razzie… la sua lotta è multiforme, tollerante, oculata, amichevole anche con i nemici. Non si inalbera, si presenta sorridente e con curiosità all’avversario. Cerca la parte buona dell’altro. Non comanda e non è comandato. È sempre un passo fuori degli assilli. Libero dalla paranoia delle preoccupazioni fisse. Quando ammiri i filari delle vigne, inscheletriti dalla potatura, li vedi così nudi, impoveriti, fatti a pezzi, striminziti, ridotti a povere bacchette. Da lì la linfa passerà più scorrevole e abbondante per riversarsi nei pampini, nel fogliame, nei grappoli succosi. Sono visioni che ti ricordano tuo nonno contadino. Apri un tuo album di fotografie: sicuramente hai una sua foto, ritratto accanto alla sua ua. Lui così ricco di capacità, così acuto osservatore, avrebbe buone indicazioni da darti. Cerca di spremerle dalla tua memoria, dai ricordi che hai della sua saggezza e comincia da oggi a rallentare e a dirti «nino… pian… pian». Prosegui in questa attività mentale per riappropriarti del tuo tempo di ragazzo, della calma che hai visto, hai vissuto, ti ha fatto star bene. È un patrimonio che ti appartiene. Privilegio esclusivo che fa bene all’anima.


UN’EDICOLA, UNA STORIA PER NON DIMENTICARE LE NOSTRE ORIGINI RELIGIOSE

Festa a Costa per la Madoneta di Mario Povoledo

L a pietà e la religiosità popolare delle nostre genti è stata sempre accompagnata da «segni» che rimarcano quanto le nostre terre siano devote alla Madonna, tanto da coniare un termine, parlando con gli amici de l’Artugna, che le nostre sono «Terra di Maria», perché queste edicole dopo la precisa catalogazione da parte di Vittorina Carlon del periodico l’Artugna, negli anni’80/90, ci fanno riscoprire continuamente questa intensa devozione, estesa in tutto il territorio. Sul timpano del noto capitello in località Pedemontana, conosciuto da tutti come capitel de la Madona de Costa, è impressa la data 1907; cento anni di devozioni, di preghiere, di semplici gesti di genuina pietà popolare; la tradizione vuole che quanti passavano e tutt’ora passano davanti l’edicola, si fermino un istante ad ammirare gli occhi dolcissimi della statua dell’Immacolata che guardano verso i monti – come recita l’antico salmo: «Alzo gli occhi verso il monte, da dove mi verrà l’aiuto. Il nostro aiuto viene dal Signore che ha fatto il cielo e la terra». Un tempo luogo di fienagione, di taglio della legna per l’inverno, di inizio della salita verso Mezzomonte a piedi per la festa di sant’Antonio abate, in religioso silenzio lungo la strada sino alla meta. Ora, con l’era tecnologica, anche se tutto è cambiato, (non si sa se in meglio) la data non è passata inosservata ed è sorto

spontaneo un «Comitato delle vie de la Madoneta», che, in accordo con la Parrocchia, ha preparato una serata di preghiera e di festa. Sono bastati due semplici incontri per coordinare e distribuire i vari incarichi per la buona riuscita della manifestazione, iniziata sul far della sera con il canto del «Salve Regina» e la recita delle litanie davanti il sacello; breve «Rogazione della vigilia dell’Ascensione» – altra tradizione tralasciata – e la Santa Messa nel campo retrostante, gentilmente concesso, celebrata da Don Adel, accompagnata dal coro della Parrocchia. Breve spiegazione storica tenuta da Fernando Del Maschio e al termine le circa trecento persone che si erano raccolte, insieme alla rappresentanza degli Alpini del Gruppo di Budoia, alla presenza del Sindaco e di tre Assessori, hanno continuato la festa con un gustoso rinfresco, preparato dalle famiglie. Una bella Croce in legno a ricordo del centenario, fatta dalle mani artigianali dei Mos’cion e Roco, sarà issata accanto al sacello, per l’occasione imbandierato e adornato di composizioni floreali e lumi, donati da fedeli ed estimatori, perché non passi inosservato, anzi rimanga imperituro un centenario, vissuto con intensità e con profonda fede. Un plauso sincero a tutti coloro che, in qualsiasi modo e forma hanno contribuito per la buona riuscita della serata. 7

Nelle foto. Momenti di preghiera davanti all’edicola sacra, prima della celebrazione della Santa Messa in un prato attiguo. (Foto di Fulvia Mellina)


Domenica 1° luglio 2007, 24 ragazzi delle nostre comunità hanno ricevuto la Santa Cresima dal Vescovo, di Concordia-Pordenone. S.E. mons. Ovidio Poletto. Questa cerimonia così importante dopo cinque anni è stata di nuovo celebrata nella Pieve di Santa Maria Maggiore di Dardago.

La Confermazione ai nostri giovani

Per continuare il nostro CAMMINO CRISTIANO di Francesca Romana Zambon

Il Vescovo, mons. Ovidio Poletto, don Adel e don Domas insieme con i cresimati: Valerio Adore, Luca Bocus, Michele Bocus, Chiara Baracchini, Alice Braido, Alessandra Carlon, Francesco Carlon, Riccardo Cozzi, Natascia Dalla Bona, Ilya Ermoshkaev, Federico Fort, Matteo Fucci, Giulio Giannelli, Paolo Guadagnini, Andrea Morson, Mena Pepe, Alessia Vincenzi, Marco Volpatti, Jasmine Wiley, Francesca Zambon, Francesca Romana Zambon, Simone Zambon, Martina Zanchetta e Valentina Zanchetta.

L a cerimonia è iniziata partendo in processione, noi, i nostri padrini e madrine, don Adel ed il Vescovo Ovidio Poletto, dalla canonica, per poi entrare solennemente in chiesa. All’omelia monsignor Poletto ci ha invitati a riflettere su quello che avremmo ricevuto, da lì a pochi minuti, dal momento in cui lui ci avrebbe imposto le mani, saremmo diventati apostoli del Signore, avremmo confermato la nostra appartenenza alla Chiesa, diventando per sempre cristiani, e che sarebbe iniziato un nuovo cammino davanti a noi. Si è soffermato anche su quello che succede spesso ai nostri tempi, c’è chi fa la Cresima e poi non frequenta più la Chiesa. Il Vescovo ha detto che dovevamo essere convinti su quello che stavamo 8

per fare, dovevamo sentire il desiderio di volere dentro di noi lo Spirito Santo. All’offertorio, alcuni ragazzi hanno portato alcuni doni. Il più significativo tra questi erano i 7 ceri che rappresentano i 7 doni dello Spirito Santo (intelletto, scienza, consiglio, timor di Dio, fortezza, pietà, sapienza). Finalmente venne il momento, dopo averci unto con l’olio consacrato, il Vescovo ha parlato con ognuno di noi, per pochi attimi, a qualcuno ha commentato il significato del proprio nome ad altri ha detto che in tutte le scelte che farà non dovrà mai voltarsi indietro, riferendosi al Vangelo letto in precedenza. Prima della benedizione finale Sua Eccellenza ha augurato a noi cresimati di continuare il cammino con Dio. Un ringraziamento speciale va al coro della Pieve di Dardago, che ha accompagnato la cerimonia, ed anche ai catechisti Portaluppi Gianfranca, Gioia Stefania e Del Maschio Fernando che con dedizione ci hanno guidato alla Confermazione. Concludo con un mio personale pensiero: spero che a noi tutti cresimati sia entrato dentro lo Spirito Santo, e che non smetteremo mai di continuare il nostro cammino cristiano perché la Cresima non è un sacramento qualunque: con i suoi 7 doni ci fortifica e quindi ora più che mai dobbiamo dimostrare a tutti che siamo degni di ciò.


FINALMENTE GIUNTI

al nostro terzo traguardo a cura dei ragazzi del ’93 di Budoia

L o scorso ottobre è iniziato il periodo di preparazione alla cresima per noi ragazzi del ’92 e ’93. Eravamo divisi in tre gruppi: il primo formato da quelli del ’92, che aveva come catechista Stefania Gioia; il secondo composto da noi del ’93, che aveva come catechista Fernando Del Maschio; infine il terzo, costituito da alcuni ragazzi di Dardago, guidati da Gianfranca. A noi del ’93 Fernando ha insegnato il significato di Cresima e altri diversi concetti, tutti con il fine di portarci preparati ad affrontare questo grande passo. Tutto questo lo abbiamo potuto fare anche attraverso la lettura di un libretto, il cui contenuto veniva commentato da noi e spiegato poi dal nostro catechista. Il giorno della Cresima, ovvero domenica 1° luglio, ci siamo ritrovati, cresimandi, padrini e madrime, a festeggiare questo grande giorno con i nostri amici e parenti. Tanti fedeli di Budoia e Santa Lucia si sono uniti in chiesa a Dardago per assistere a questa cerimonia, e per ascoltare le parole che il Vescovo mons. Ovidio Poletto, ha speso per ognuno di noi al momento della Confermazione. Alla fine della Messa sono state scattate delle foto ricordo per immortalare questo momento speciale e unico. Ringraziamo tutti quelli che ci hanno aiutato e sostenuto in questo percorso.

LA PRIMA COMUNIONE

incontro con Cristo nell’Eucarestia di Gianfranca Portaluppi

Il luogo per eccellenza dell’accoglienza e dell’ascolto è la celebrazione dell’Eucarestia nel giorno del Signore. Domenica 20 maggio 2007 nella chiesa di Santa Lucia, hanno ricevuto la prima Santa Comunione: Alice Springolo, Daniele Zorzi e Francesca Poles. Domenica 27 maggio 2007 nella chiesa di Sant’Andrea in Budoia hanno ricevuto la prima Santa Comunione: Francesca Arcicasa, Benedetta Andreazza, Matteo Andreazza, Elisabetta Castellet, Gabriele Cettolin, Martina Del Puppo, Daniele Del Fabbro, Michal El Saliby, Annamaria Galassi, Tommaso Pepe, Marco Pujatti, Filippo Venturato e Carolina Zambon. Domenica 3 giugno 2007 nella chiesa di Santa Maria Maggiore in Dardago hanno ricevuto la prima Santa Comunione: Denise Meneghini e Riccardo Bastianello. I bambini delle Comunità di Santa Lucia, Budoia e Dardago hanno

frequentato il catechismo, preparandosi al Sacramento della prima Comunione. Durante l’anno liturgico, non sono mancati alle funzioni sia in Quaresima sia nell’Avvento, hanno partecipato alla Via Crucis di sera, che si svolgeva per i sentieri che portano al Ciastelat illuminato dalle torce. Un’esperienza nuova e gradita! Durante l’anno i genitori hanno partecipato ad alcuni incontri e ad un ritiro spirituale che si è tenuto a Budoia con la partecipazione dei catechisti, Ugo, Michela e Gianfranca, con il supporto di Gemma Taverna e don Adel sul tema: «La Famiglia, primi educatori in Cristo, ieri e oggi». «Noi, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna». Così diceva l’Apostolo a Gesù. Così anche noi chiediamo ai nostri ragazzi e bambini delle comunità che la Prima Comunione sia l’inizio di tanti incontri con Gesù nell’Eucarestia e che la forza di un cristiano è e resta la famiglia.


Podestà, commissari prefettizi e sindaci del Comune di Budoia dal 1926 al 2007 di Elvi China*

INTRODUZIONE Ho svolto questa ricerca con lo scopo di ricordare i protagonisti della vita pubblica locale che hanno occupato la posizione di vertice dell’Amministrazione Comunale di Budoia nel periodo che va dal 1926 ai giorni nostri. Si tratta di un breve excursus di una più ampia indagine storica che riguarda le vicende politico-amministrative del Comune di Budoia relative allo stesso periodo. La ricerca si articola in due parti: 1) la prima parte riguarda il periodo 1926-1945 fino alla Liberazione, con riferimento ai podestà e ai commissari prefettizi (il 1926 è l’anno di insediamento del primo podestà di Budoia); 2) la seconda parte riguarda la fase post-Liberazione dal 1945 a oggi, con riferimento ai sindaci e al quadro delle giunte e degli amministratori comunali. I dati relativi alla prima parte sono stati desunti quasi esclusivamente presso l’Archivio di Stato di Udine, disponibili a partire dal 1926; quelli della seconda parte presso gli archivi comunali di Budoia (va rilevato che l’archivio storico del Comune andò di-

strutto nel mese di luglio 1944 da un incendio che devastò la sede municipale). PERIODO 1926-1945: PODESTÀ E COMMISSARI PREFETTIZI Premessa Alla fine del mese di ottobre 1922 diventa capo del governo italiano Benito Mussolini, che è anche il capo del Partito Nazionale Fascista (PNF). In Italia, nel giro di pochi anni, il potere fascista si consolida, come regime a partito unico (PNF), con la costituzione dello Stato totalitario. Nel 1926 viene riformata l’amministrazione degli enti locali con l’abolizione del sistema elettorale e la nomina governativa del podestà, nuova figura al vertice del Comune che esercita le funzioni in precedenza attribuite al sindaco, alla giunta municipale e al consiglio comunale. Il primo podestà di Budoia si insedia nel mese di settembre 1926. Successivamente, in particolari situazioni, in luogo del podestà è nominato un commissario prefettizio. 10

Il 25 luglio 1943 segna la caduta del fascismo. È in atto da tempo il 2° conflitto mondiale. L’Italia si spacca in due, percorsa e controllata da eserciti stranieri: i tedeschi al centro-nord e gli anglo-americani al sud. Sotto la direzione del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) operano formazioni partigiane che nell’Italia centro-settentrionale impegnano, a partire dall’autunno 1943, i reparti nazifascisti in una costante azione di guerriglia: inizia la guerra di Liberazione. Nell’ottobre 1943 anche Budoia viene a far parte con la provincia di Udine della zona di operazioni e occupazione tedesca del Litorale Adriatico, annesso di fatto al Terzo Reich. Fino al termine del 2° conflitto mondiale, il Comune rimane sotto il controllo militare tedesco e sotto il controllo amministrativo della Repubblica Sociale Italiana (Repubblica di Salò), fondata da Mussolini nel settembre 1943, sotto tutela nazista. Il fascismo riemerge con la nuova etichetta di Partito Repubblicano Fascista (PRF). Tra la fine di aprile e i primi di maggio 1945 gli Alleati anglo-


americani e il movimento della Resistenza, coordinato dal CLN, liberano l’Italia dal nazifascismo. Si conclude anche per il nostro Paese il 2° conflitto mondiale. Podestà e commissari prefettizi 1926/33: Luigi Carlon Podestà dal settembre 1926 al settembre 1931, commissario prefettizio nel periodo settembrenovembre 1931 e poi ancora podestà dal novembre 1931 al novembre 1933. Nel 1926 Luigi Carlon è nominato podestà perché stimato dalla popolazione e sostenuto dalla sezione locale del PNF. Nell’autunno 1933 Carlon si dimette per motivi di lavoro e di famiglia. 1933/35: Andrea Carli Commissario prefettizio dal novembre 1933 al gennaio 1935 e poi podestà nel periodo gennaiomarzo 1935. Nel 1933 Andrea Carli viene nominato commissario

prefettizio perché stimato dalla popolazione e per avere ben operato come vicepodestà durante la gestione Carlon. Ma nel marzo 1935 il Carli, diventato podestà in gennaio, viene sospeso dalla carica dal prefetto di Udine per aver espresso giudizi contrari al medico condotto di Budoia assumendo «un comportamento in contrasto con i doveri del suo ufficio e tale da determinare il pericolo di turbamento dell’ordine pubblico». Il medico condotto, peraltro, era stato contestato anche da una parte della popolazione per la presunta esosità nella richiesta di compensi e per il comportamento giudicato a volte «rude» (il medico fu «riabilitato» a seguito di inchiesta disposta dalla Prefettura). Nello stesso mese Andrea Carli rassegna le dimissioni da podestà per motivi di famiglia. 1935: Andrea La Vecchia Commissario prefettizio nel periodo marzo-giugno 1935. Funzionario di pubblica sicurezza della Questura di Udine,

11

Andrea La Vecchia viene incaricato dal prefetto di amministrare in via temporanea il Comune con il duplice compito di «evitare qualsiasi turbamento dell’ordine pubblico» e di «ricercare un elemento idoneo da proporre alla carica podestarile». 1935/45: Luigi Patrizio Commissario prefettizio dal giugno 1935 al febbraio 1936 e poi podestà dal febbraio 1936 all’aprile 1945. Nel 1935 Luigi Patrizio è nominato commissario prefettizio su segnalazione del suo predecessore Andrea La Vecchia e nel 1936 è nominato podestà perché gode della stima e della fiducia della popolazione (nomina riconfermata nel 1940 per un altro mandato). Nel primo semestre del 1944 il Patrizio presenta a più riprese le proprie dimissioni da podestà per motivi di lavoro e di salute ma il prefetto non le accoglie perché non si trova in Budoia un sostituto. Il 13 luglio il Patrizio chiede nuo-


vamente al prefetto di essere sollevato dall’incarico per ragioni di salute. Ma pochi giorni dopo si verifica a Budoia un evento funesto: nella notte tra il 22 e il 23 luglio la sede municipale viene devastata da un incendio. Data la situazione di grave emergenza e la mancanza di candidati alternativi il prefetto non procede alla sostituzione del Patrizio che rimane in carica fino all’aprile 1945. La Liberazione Nella nostra zona durante la guerra patriottica di Liberazione svolgono un ruolo rilevante i partigiani della divisione garibaldina «Nino Nannetti», con particolare riferimento alla brigata d’assalto «Ciro Menotti», comandata da Raimondo Lacchin (Chirurgo) e articolata in cinque battaglioni. Svolgono un ruolo importante anche gli antifascisti del paese, alcuni dei quali fanno parte del CLN di Budoia, molto attivo, presieduto da Agostino Varnier. Il 29 aprile 1945 fa il suo ingresso a Budoia il battaglione partigiano «Nino Bixio» della brigata d’assalto «Ciro Menotti»: è il giorno della Liberazione per il paese. PERIODO 1945/2007: I SINDACI Premessa Sono organi istituzionali del Comune il sindaco, il consiglio comunale e la giunta. Subito dopo la Liberazione il Comune viene amministrato per circa un anno e mezzo da una giunta composta da cinque membri, sindaco e 4 assessori. Verso la fine del 1946 vengono ripristinati, mediante elezioni, tutti gli organi istituzionali del Comune: consiglio comunale (quindici consiglieri), sindaco e giunta municipale (due assessori effettivi e due supplenti). L’elezione e il funzionamento di detti organi sono stati disciplinati

nel tempo da varie norme statali, regionali e statutarie comunali, commisurate all’entità della popolazione del Comune. Il Comune di Budoia contava 2.657 abitanti con il censimento del 1951 e 2.415 al 31 dicembre 2006. L’elezione del consiglio comunale ha luogo mediante elezioni generali a suffragio universale maschile e femminile (per la prima volta il diritto di voto viene esteso alle donne). La ripartizione dei seggi si effettua con il sistema maggioritario. I componenti l’esecutivo, sindaco e assessori, sono scelti fra i consiglieri comunali. A partire dal 1990 la giunta municipale è denominata giunta comunale e viene abolita la distinzione tra assessori effettivi e assessori supplenti. A partire dalle elezioni del 1995: – il sindaco è eletto direttamente dai cittadini a suffragio universale, contestualmente alla elezione del consiglio comunale; – il consiglio comunale è composto da dodici consiglieri più il sindaco (la ripartizione dei seggi si effettua sempre con il sistema maggioritario); – la giunta comunale è formata dal sindaco e da due assessori, ripristinati a quattro a partire dalle elezioni del 2004; la nomina degli assessori viene effettuata dal sindaco, che ne dà comunicazione al consiglio comunale in seduta pubblica per la presa d’atto. Nel periodo post-Liberazione il Comune è stato gestito da giunte di diversa composizione politica, con ampia gamma di formule e con la presenza di sindaci e assessori sia di estrazione partitica sia indipendenti. Sindaci Alla guida delle giunte comunali post-Liberazione si sono avvicendati sette sindaci. 1945/46: Valentino Panizzut Subito dopo la Liberazione il 12

battaglione partigiano «Nino Bixio» della brigata garibaldina d’assalto «Ciro Menotti», che il 29 aprile 1945 liberò Budoia dai nazifascisti, assume un ruolo di primo piano sulla scena politica-amministrativa locale designando «commissario al Comune» il partigiano Giuseppe Massaro (Bepi) per la gestione della primissima fase postbellica. Sono indette subito le votazioni, in programma per il 24 maggio, «per la nomina di cinque componenti l’Amministrazione temporanea del Comune». È attivo anche il CLN di Budoia. Viene designata la prima giunta municipale, denominata «giunta municipale provvisoria», di marca «ciellenista», presieduta dal sindaco Valentino Panizzut (PCI), operativa fin dalla prima metà di maggio. Il 24 maggio si svolgono regolarmente le votazioni per la gestione temporanea del Comune. Il 17 giugno si insedia la «giunta temporanea», presieduta da Valentino Panizzut, che amministra il Comune per circa un anno e mezzo. 1946/49: Luigi Carlon Alle elezioni del 1946 il partito della Democrazia Cristiana ottiene la maggioranza assoluta vincendo il confronto con la lista Concentrazione Repubblicana che comprende candidati dei partiti di sinistra, dei partiti laici minori e indipendenti. La DC amministra il Comune coinvolgendo nella gestione la minoranza (presente in giunta con un proprio rappresentante). Alla carica di sindaco viene eletto Luigi Carlon (DC), che nella primavera 1949 si dimette per motivi di famiglia e di lavoro. Nel periodo 1926/33 Luigi Carlon aveva ricoperto le cariche di podestà e di commissario prefettizio. 1949/51: Liberale Carlon Nel mese di maggio 1949 viene eletto sindaco Liberale Carlon


(DC) che subentra al dimissionario Luigi Carlon e che gestisce il Comune fino alla scadenza naturale del mandato (giugno 1951) con una giunta che mantiene lo stesso quadro politico del periodo precedente (sempre presente un rappresentante della minoranza).

tano in tandem alle elezioni e conquistano la maggioranza superando la lista PCI-PSIUP e la lista PSDI. Il vertice del Comune viene affidato a Fernando Del Maschio (DC), al timone di una giunta formata da democristiani e socialisti.

1951/70: Armando Del Maschio La Democrazia Cristiana, con liste aperte agli indipendenti, ottiene la maggioranza assoluta alle elezioni del 1951 e 1956 vincendo il confronto con la sinistra. Affida il vertice del Comune ad Armando Del Maschio (indipendente e poi iscritto alla DC), coinvolgendo nella gestione la minoranza (presente in giunta con un proprio rappresentante). Anche nel 1960 si registra il successo elettorale della DC che supera la lista Blocco di Sinistra e amministra il Comune con una giunta monocolore presieduta dal sindaco Armando Del Maschio (DC). Alle elezioni del 1964 la DC ottiene 12 seggi, il PSI 3 e il PCI nessuno. Nella fase post-elettorale viene stipulato un accordo politico per la formazione di una giunta DC-PSI in sintonia con la politica di centro-sinistra perseguita a livello nazionale e provinciale dai due partiti. L’esecutivo bicolore è guidato da Armando Del Maschio (DC), rieletto sindaco.

1975/80: Alessandro Gislon Alle elezioni del 1975 si registra la vittoria di misura, 51% dei voti, della lista Budoia Democratica (PSI, PCI e indipendenti) sulla lista DCPSDI, 49% dei voti. Viene eletto sindaco Alessandro Gislon (PSI), a capo di una giunta di sinistra.

1970/75: Fernando Del Maschio Nel 1970 la DC e il PSI si presen-

1980/95: Fernando Del Maschio Alle elezioni del 1980 la lista DCPSDI (area di centro) si aggiudica la sfida della rivincita con la lista Budoia Democratica. Al sindaco Fernando Del Maschio (DC) viene affidata la guida della giunta centrista. Nel 1985 la lista DC-PSI-PSDI ottiene alle elezioni la maggioranza assoluta superando la lista PCI e la lista MSI-Destra Nazionale. Viene rieletto sindaco Fernando Del Maschio (DC) al timone di una giunta di centro-sinistra. Alle elezioni del 1990 la lista DC-PSI vince il confronto con la lista civica «L’alternativa per Budoia». Fernando Del Maschio (DC) è riconfermato sindaco. Nel corso del 1994 muta il panorama politico a livello nazionale e locale con lo scioglimento della DC e

La sede comunale in una cartolina d’epoca dei primi anni ’60. (Collezione privata).

del PSI e la nascita di nuovi partiti e movimenti politici. Il sindaco assume la posizione di indipendente. La giunta Del Maschio rimane in carica fino alla scadenza naturale del mandato (aprile 1995). 1995/2007: Antonio Zambon Alle elezioni del 1995, 1999 e 2004 i cittadini eleggono sindaco Antonio Zambon (PDS, poi DS e ora di area di sinistra), che presiede in questo periodo una serie di giunte di centro-sinistra, variamente articolate nella struttura e nella composizione politica. Amministratori comunali Dalla Liberazione al 2007 gli amministratori del Comune di Budoia assommano complessivamente a 115: 112 consiglieri comunali e 3 esterni al consiglio comunale. A livello di giunta: 7 sindaci e 39 assessori. Fernando Del Maschio è stato il sindaco che ha guidato più a lungo il Comune ricoprendo la carica di primo cittadino quattro volte per complessivi 19 anni e 10 mesi, seguito da Armando Del Maschio con quattro volte e 19 anni. Tra gli assessori, 3 amministratori vantano la più lunga permanenza nella carica per quasi 15 anni ciascuno: Vincenzo Besa, Giancarlo Bastianello e Luigino Zambon. Numerosi assessori, inoltre, hanno svolto le funzioni di vicesindaco, di assessore delegato del sindaco e di assessore anziano. Numerosi amministratori, infine, hanno fatto parte più volte del consiglio comunale: il primato appartiene ex aequo a Giancarlo Bastianello e a Fernando Del Maschio con 6 volte ciascuno.

* Direttore didattico appassionato ricercatore di storia contemporanea e autore di pubblicazioni sulla vita amministrativa dei Comuni del Distretto di Sacile.


In questo numero, pubblichiamo la seconda parte del viaggio virtuale per scoprire i paesi, le città, i monti, i fiumi e i mari che si trovano sulla stessa longitudine del nostro paese.

da Dardàc...

ai poli

[parte seconda]

Viaggio virtuale lungo il meridiano di Dardago di Roberto Zambon Riprendiamo il nostro viaggio dopo la sosta sulle coste libiche. Vi ricordate? Eravamo partiti, con il nostro viaggio virtuale, da Dardago e – seguendo il meridiano che congiunge il Polo Nord al Polo Sud passando per il nostro campanile – eravamo arrivati, con un balzo di 1474 chilometri, vicino alla antichissima città di Sabrata. Ora, con una certa ansia, aggrappati al nostro meridiano, ci inoltriamo verso sud nel continente nero. La costa, da queste parti, è abbastanza popolata. Ci troviamo esattamente tra le città di Sabrata e Sorman. Sono molto vicine tra loro. Nella zona ci sono ferrovie e autostrade. Dopo un po’ non troviamo più grossi centri abitati ma solo piccoli appezzamenti di terreno coltivato; dapprima numerosissimi, poi sempre più radi, man mano che ci allontaniamo dalla costa. La vegetazione, a causa dell’aridità del clima, è scarsa ed è formata dalla macchia mediterranea. Per chilometri e chilometri troviamo solo pianura, poi si comincia a salire e ci inoltriamo nella steppa desertica e poi nel deserto vero e proprio. È un deserto assai strano. È posto a una altitudine tra i 500 e i 700 metri. Al classico deserto sabbioso, si alternano vasti

altipiani solcati da letti di fiumi senz’acqua. A circa 500 chilometri dalla costa iniziamo ad attraversare la parte del deserto del Sahara che abbiamo visto molte volte nei documentari televisivi: un vero mare di sabbia che ci accompagnerà per centinaia di chilometri. Il paesaggio non cambia fino a quando arriviamo al Tropico del Cancro (si chiama in questo modo il parallelo che corre a 23° 27’ a nord dell’equatore). Per i più curiosi diciamo che il Tropico del Cancro dista 2512 Km. da Dardago. Entriamo nella zona tropicale. Dopo pochi chilometri lasciamo la Libia e ci inoltriamo nel Niger. La parte sabbiosa del deserto lascia spazio a una vasta regione formata da rilievi e valli solcate da torrenti in secca che migliaia di anni fa erano fiumi ricchi di acqua. Quindi ritroviamo ancora il deserto sabbioso. Tutto il nord di questo grande paese è praticamente inabitato e desertico. Seguendo il nostro meridiano verso sud sorvoliamo le grandi savane caratteristiche delle regioni subsahariane. Arriviamo, dopo più di mille chilometri, al confine tra il Niger e la Nigeria, costituito dalle anse del fiume Komadugu-Yobe che alimenta il lago Ciad. Possiamo 14

intravedere il lago, 100 chilometri ad est, sulla nostra sinistra: è vastissimo, ma essendo poco profondo, è molto sensibile ai periodi di siccità. In questi ultimi 40 anni la sua superficie si è ridotta del 90%. Ciò anche a causa dell’uso scriteriato delle sue acque per fini irrigui. Il paesaggio iniziale della Nigeria è caratterizzato dalla savana ma ci sono più centri abitati rispetto al Niger. Il nostro meridiano ci guida verso sud e aumentano i boschi e le foreste, talvolta impenetrabili. Sorvoliamo la Nigeria per circa 500 chilometri e arriviamo al confine con il Camerun. Abbiamo lasciato sulla nostra destra le regioni di questo Paese che molte volte, purtroppo, abbiamo sentito nominare: Biafra e il Delta del Niger sconvolte dalla miseria e dalla violenza! Siamo ora nella parte centro occidentale del continente. L’immenso oceano Atlantico è a circa 300 chilometri da noi. La parte interna del Camerun è un grande altipiano (6/700 metri di altitudine) molto ricco di foreste e di fiumi. Ci avviciniamo sempre più all’equatore. Il meridiano di Dardago incontra l’equatore nel territorio del Gabon. Abbiamo percorso, dall’inizio del nostro viaggio, esattamente 5118 chilometri. Dobbiamo affrontarne altri 10002 prima di


raggiungere il Polo Sud. Sotto di noi la foresta equatoriale e tanti fiumi. Ora ne vediamo uno molto grande. È il fiume Ogoué che per molti chilometri corre parallelo all’equatore. Il meridiano ci porta dritti verso l’oceano, ma prima di arrivarci dobbiamo sorvolare, anche se per poco, il Congo, il piccolo territorio di Cabinda – piccolo ma ricchissimo di petrolio – amministrato come exclave dall'Angola, la Repubblica Democratica del Congo e un lembo dell’Angola. Sono poco più di 200 chilometri ma ricchi di meraviglie. Tutto un alternarsi di foreste pluviali, pianure lussureggianti, fiumi. Di quest’ultimi, il fiume Congo, che per un tratto segna il confine tra l’omonima Repubblica Democratica e l’Angola, è immenso. Con i suoi 4.374 km. è, dopo il Nilo, il secondo fiume più lungo dell'Africa ed è il secondo fiume al mondo per portata d'acqua e ampiezza del bacino dopo il Rio delle Amazzoni. Il meridiano di Dardago lo attraversa una manciata di chilometri prima che le sue acque si uniscano a quelle dell’oceano Atlantico. In questo punto, il fiume è largo 25 chilometri. Subito dopo il passaggio del fiume, sorvoliamo per un breve tratto la costa dell’Angola e quindi lasciamo la terraferma per un primo assaggio dell’oceano Atlantico. Dalle coste libiche sul mediterraneo abbiamo sorvolato ben 4500 chilometri di terraferma. Per 800 chilometri il meridiano corre sopra l’oceano non molto distante dalle coste dell’Angola. Possiamo vedere le coste pianeggianti, la capitale, Luanda, e in lontananza, anche alcune montagne abbastanza elevate. Al confine tra l’Angola e la Namibia, il continente si allarga verso l’Oceano e il nostro meridiano tocca ancora la terraferma.

Ci siamo ormai allontanati dall’equatore e il paesaggio, che ora possiamo vedere, è del tutto diverso. Le coste della Namibia sono caratterizzate dal deserto che si tuffa nell’oceano! Ritorniamo definitivamente in pieno Atlantico e salutiamo il continente africano esattamente dopo aver percorso una distanza di 7236 chilometri da Dardago. Ci allontaniamo sempre più dalla costa e dopo circa 500 chilometri attraversiamo il Tropico del Cancro (parallelo 23° 27’ a sud dell’equatore). L’oceano ci sembra infinito; dopo altri 1200 chilometri arriviamo all’altezza del Capo di Buona Speranza, la punta più meridionale dell’Africa. Per arrivare al parallelo 66° 21’ sud, chiamato Circolo Antartico dobbiamo attraversare altri 3600 chilometri di Oceano. Finalmente ecco le bianche coste dell’Antartide, il continente ricoperto perennemente dal ghiaccio. Fino a qui abbiamo percorso 12905 chilometri dal nostro paese, ma non siamo

ancora arrivati. Sotto di noi una distesa infinita di ghiaccio. Ogni tanto qualche montagna interrompe la monotonia. In qualche baia più riparata possiamo vedere molte colonie di pinguini! Dobbiamo percorrere 2200 chilometri di questo inferno e finalmente il nostro meridiani ci porta al Polo Sud dove incontra tutti gli altri meridiani che qui convergono. Il campanile, da dove eravamo partiti, è lontano (si può ben dire) 15.120 chilometri. Ora non ci resta che riprendere la strada di casa.

Tabella delle distanze, in linea d’aria, dal campanile di Dardago LATITUDINE

Dardago – campanile Polo Nord Polo Sud Località lungo il meridiano del campanile Costa libica Tropico del Cancro Confine Libia – Niger Confine Niger – Nigeria Confine Nigeria – Camerun Confine Camerun – Gabon Equatore Latitudine Sud Confine Gabon – Congo Confine Congo – Angola (Nord) Confine Angola (Nord) – Repubbl. Dem. Congo Confine Repubbl. Dem. Congo – Angola (Sud) Confine Angola – Namibia Costa sull'Atlantico – Namibia Tropico del Capricorno (in pieno Atlantico) Capo di Buona Speranza (550 km a ovest) Circolo Antartico Costa dell'Antartide Polo Sud

15

gradi

primi

secondi

46

3

11

km 4.884,11 15.120,47

32 23 23 13 8 2 0

47 27 24 8 36 15 0

38 0 5 46 42 15 0

1473,58 2512,03 2517,43 3657,16 4161,11 4867,66 5118,18

1 4 5

55 35 44

55 12 10

5332,89 5627,92 5755,67

6

2

18

5789,26

17 19 23 34 66 70 90

14 3 27 21 33 4 0

36 28 0 15 0 10 0

7034,54 7236,19 7724,33 8936,18 12514,32 12905,45 15120,47


Orto terapia Il recupero della tradizione degli orti domestici di Alberto Grizzo*

«QUANDO, UTILIZZANDO ZAPPE E VANGHE, I MIEI PAZIENTI RISVEGLIANO DAL SUO RIPOSO UN TERRENO STERILE E APPARENTEMENTE MORTO, ALLORA UN NUOVO CORAGGIO RINASCE IN LORO. IMPROVVISAMENTE RITROVANO UNA GIOIA CHE TRASFORMA LA LORO VITA E IL LORO LAVORO». BODELSCHWINGH

Molteplici sono le relazioni che intercorrono tra il mondo vegetale ed il genere umano e determinante è, da sempre, il ruolo che esse hanno svolto nello sviluppo delle varie civiltà. Dagli aspetti puramente produttivi ed economici, la necessità di relazionarsi con le piante ha influito anche sull’evoluzione delle scienze umane e della comunicazione; l’Horticultural Therapy, nata nei paesi anglosassoni nel primo dopoguerra, si fonda sul presupposto che la comprensione delle risposte psicologiche e sociali delle persone nei confronti delle piante, permette di individuare gli strumenti utili al miglioramento delle condizioni fisiche e psichiche del prossimo. I settori di applicazione di questa disciplina sono molteplici e seppure con molte interconnes16

sioni, hanno specifiche caratteristiche in funzione di chi le utilizza: dal bambino all’anziano, dal disagio mentale, alle varie forme di devianza sociale. La terapia nell’orticoltura consiste nell’utilizzare il carattere attrattivo, emergente dal rapporto con la natura, per migliorare il benessere fisico e mentale della persona. Il prendersi cura delle piante può portare, con il passare del tempo, a prendersi cura di sé, ripristinando, in tal modo, gli equilibri individuali e sociali rotti da condizioni di disagio e disabilità. Le attività specifiche dell’orticultura permettono all’individuo di entrare in contatto con il fenomeno della vita sotto le sue forme elementari, stimolando in lui le capacità di osservazione, percezione, interpretazione, adattamento, concentrazione e decisione. Inoltre, il lavoro propriamente detto, nell’orto, favorisce l’acquisizione di varie competenze tecnico operative e rafforza nel soggetto disabile, che lavora e collabora con gli altri membri del gruppo, quelle abilità sociali, relazionali e comunicative che costituiscono i prerequisiti indispensabili affinché questi possano accedere ad un eventuale inserimento lavorativo, ovviamente coordinato e concordato con i servizi competenti.


L’orto, il giardino divengono, in tal modo, ambienti reali per accrescere la stima di sé, raggiungere traguardi professionalizzanti, ritrovare la gioia di vivere in un rinnovato rapporto con la terra e l’ambiente. A fianco di queste esperienze già consolidate anche in provincia di Pordenone attraverso il fattivo intervento della Provincia e del Forum delle fattorie sociali, si sta profilando all’orizzonte anche una nuova prospettiva dove natura, uomo, welfare, si fondano e trovano nuovi equilibri. Si tratta del progetto delle fattorie sociali: un nuovo modo di interpretare il «lavoro nei campi» un modo più moderno, ma nel contempo fortemente connesso alla tradizione. L’attività agricola ospita una sintesi perfetta tra natura, ecologia, ecosostenibilità, benessere, welfare, cura, rispetto. La fattoria sociale, in pratica, è un’impresa economicamente e finanziariamente sostenibile che svolge l’attività produttiva in modo integrato con l’offerta di servizi culturali, educativi, assistenziali, formativi e occupazionali a vantaggio di soggetti deboli in collaborazione con istituzioni pubbliche e con il vasto mondo del terzo settore. I beneficiari, anche in questo caso, possono essere soggetti di-

sabili, multiproblematici, malati psichici, ma anche e soprattutto tutti coloro che sono alla ricerca di una forma di benessere etico e ecosostenibile. In provincia di Pordenone si è già costituito il coordinamento per la promozione del Forum delle fattorie sociali che mira a sviluppare un percorso etico di richiamo alla responsabilità verso la comunità, i soggetti deboli e l’ambiente. Il Forum si pone l’obiettivo di creare collaborazioni fra imprese agricole, soggetti del terzo settore e istituzioni pubbliche per migliorare la qualità della vita e l’inclusione sociale, sperimentando anche forme nuove dell’abitare sociale. Il cammino è ancora lungo, ma sarà un viaggio straordinario.

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* Alberto Grizzo pedagogista, arteterapeuta ed operatore del sociale, collaboratore dell'Azienda Sanitaria della Provincia di Pordenone. È formatore degli adulti in ambito preventivo e Collabora con l'Università di Verona nell'area dell'educazione all'immagine. È inoltre presidente della Cooperativa «Laboratorio Scuola» di Pordenone e progettista di un giardino terapeutico a Verona.


La bellezza nelle

icone

di Francesca Begotti

«L’icona è comunicazione di salvezza, segno di purificazione, è un elemento della parola del Signore scritta con i colori», così ha esordito don Adel Nasr all’incontro su «Come nasce un’icona», tenutosi nella sede pordenonese della Società Filologica Friulana, nel mese d’aprile. Ospiti gli autori di icone, Francesca Begotti e don Adel Nasr. Francesca si è soffermata sul tema della Bellezza, spiegando la sua

esperienza di pittrice, com’è riportato nell’articolo che segue; don Adel, invece, ha proseguito ricordando il significato religioso dell’icona nella cultura orientale, il profondo valore dei singoli elementi che compongono l’immagine e la grande preparazione spirituale che deve muovere la mente, il cuore e la mano dell’artista, durante l’esecuzione.

H o scritto una riflessione sulla

presento, a cominciare da quella che ho eseguito per prima, via via fino alla più recente, terminata alla fine di marzo 2007. La prima tela raffigura il Volto di Gesù Cristo su sfondo verde, con il nimbo cruciforme, al cui interno sono le lettere greche O-W-N che significano il Nome di Dio «Io sono colui che è». All’esterno del nimbo le lettere greche IC e XC sono le abbreviazioni di Gesù Cristo. Dello sguardo di quest’immagine parlerò un po’ più oltre. La seconda tela raffigura il Volto di Maria, con le lettere greche che significano «Madre di Dio» e con una sola stellina sul capo che ne simboleggia la Verginità.A lei ho voluto dare un’espressione di tenerezza materna e di affabilità e sensibilità ai nostri bisogni. La terza tela, la più grande, ri-

bellezza mentre dipingevo alcune tele ad olio che si ispirano alle icone. E mi piacerebbe tanto condividerla con voi. Leggendo uno scritto sulle icone, ho scoperto che la Bellezza di un’icona le deriva dalla verità spirituale e dall’esattezza del simbolismo e dall’utilità per la contemplazione ed il culto dei fedeli. Ecco, io, d’altra parte, che non mi sento in grado di dipingere icone, ma solo quadri che ad esse si ispirano, e che cerco – con riverenza – di tenermi legata il più possibile alla loro tradizione, ebbene, io, da parte mia, ho voluto riflettere sul concetto di bellezza in generale. Sulla Bellezza che l’arte dovrebbe rappresentare, evocare e comunicare. Qui ho portato 5 tele dipinte ad olio che ora – brevemente – vi

LA REDAZIONE

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trae il Salvatore Pantocratore: Egli indossa una veste bianca ed ha una espressione di somma misericordia e di calma, così come ha voluto che io Lo dipingessi mia sorella gemella Wilma. Questa tela, infatti, è sua non solo perché gliela ho regalata, ma soprattutto perché, spesso, ci siamo trovate a parlare di Gesù ed è così che lei ha voluto visualizzarne la misericordia, la dolcezza e la maestosità. Ricordo, infatti con piacere, tutte le volte che Wilma veniva da me – con impazienza ed entusiasmo – e sperava di vedere nel Volto che stavo dipingendo, quello che lei aveva in mente, e allora io lo dovevo ritoccare o addirittura cambiare, fino ad ottenere il Volto che ora tutti vedete. La quarta tela rappresenta anch’essa il Cristo Pantocratore, con la mano banedicente e con il


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2.

3.

1. Cristo, uscito dalla Madonna come la Luce dal Sole. 2. La Vergine Maria. 3. Cristo Pantocratore

Vangelo nell’altra. Ma l’espressione che ho voluto dargli è tutta diversa: ho cercato di rendere l’idea di un Dio Assoluto, Padre Nostro, ma che è nei Cieli, nella pienezza della Gloria, distante – per così dire – anni luce da noi, eppure a noi stessi così vicino nel Mistero della Sua Incarnazione. La quinta tela ritrae san Francesco d’Assisi riprendendone il ritratto eseguito da Cimabue ad Assisi. Al dolcissimo santo ho voluto dare uno sguardo vivo, penetrante, ma anche umile ed un po’ sofferente. Ho cominciato a dipingere queste tele nel maggio del 2006. Ma il motivo per cui stavo cambiando genere di pittura, io non lo capivo. Prima, infatti, dipingevo paesaggi, nature morte e figure, tra cui c’era anche qualche soggetto sacro, sia su mia ispirazione che su commissione. Poi ho passato lunghi mesi senza avere più voglia di dipingere, anzi, solo l’idea di riprendere il pennello in mano, addirittura mi disgustava. E devo ringraziare, appunto, mio fratello e Sergio Gentilini che mi hanno sempre spronata a continuare a dipingere, l’uno a parole e l’altro inviandomi preziosi estratti sulla pittura e soprattutto sulle icone. Così, nel maggio del 2006, pur non conoscendo le regole iconografiche e neanche gli schemi geometrici di costruzione delle icone, ho voluto trarre ispirazione da queste. Solo adesso, dopo praticamente un anno, però, capisco che con queste tele voglio trasmettere un messaggio di speranza: che non è tanto legato alla riuscita dei miei dipinti, che possono o non possono piacere, ma è un messaggio di speranza che va al di là della loro esecuzione tecnica. Ora mi spiego: quando a maggio del 2006 avevo già fatto i primi due dipinti, pensavo di venderli 19

per dare in beneficienza il loro ricavato. Eppure, solo l’idea di vendere il Volto di Gesù e quello della Madonna, mi faceva rabbrividire. Allora mi sono messa a pensare che doveva pur esserci un altro fine. E solo alla fine di marzo 2007 l’ho finalmente capito: il fine è la bellezza in se stessa! Quando pensavo di vendere i miei quadri – pur con buone intenzioni – ero ancora troppo legata ad una logica del dare per avere. Una logica che regola sempre di più, oggi, i rapporti tra gli uomini e tra l’uomo e la natura. Con questo non voglio di certo dire che non è giusto vendere un quadro per darne il ricavato in beneficienza, anzi! Ma penso che ci sia un tempo in cui dobbiamo donare e un tempo in cui dobbiamo saper tacere, ascoltare, contemplare e guardare le cose con uno sguardo sincero, ammirato, libero da pensieri, da idee e da ogni impulso. E allora ho capito che dovevo cominciare a guardare al soggetto che dipingevo e non al ricavato della sua vendita. È stato grazie agli scritti di san Giovanni della Croce, a chi me li ha fatti conoscere e riflettendo su san Francesco, che ho capito che ci si deve fermare, e staccare da quella fredda logica di profitto. Non solo, ma ho anche capito che serve fermarsi un momento, c’è da quietarsi, liberandoci anche dai ritmi di vita frenetici, dai tanti rumori e persino dalle tante parole superflue che tanto ci impediscono di metterci in un atteggiamento di ascolto e di scoperta. Ho capito, insomma, che è solo quando ci si impone il silenzio e ci si dispone in un atteggiamento di ascolto, facendo tacere tutte le altre voci, tutti i nostri pensieri e le nostre preoccupazioni, che allora si riesce ad ammirare una «nuova bellezza», che è la bellezza delle cose semplici. Ecco che allora si può apprezzare la semplicità e il candore dei


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4. Cristo Pantocratore con il Vangelo e la mano benedicente. 5. San Francesco.

gigli dei campi; la bellezza nella tenerezza di un gesto d’amore che ci giunge inaspettato e che ci tocca il cuore; ecco che ci ritroviamo a gustare la bellezza della melodia di una musica che ci fa piangere, così come il senso profondo di una poesia che ci rapisce. E riusciamo anche a vivere la bellezza della spontaneità di un sorriso di un volto che ci ravviva e che ci fa cambiare di umore, senza saperne il perché. Oppure è la bellezza di un paesaggio di montagna che ci fa tacere, mentre tutti i nostri sensi, per un po’, se ne stanno in pace, e la memoria, il pensiero e la volontà se ne stanno come sospesi in una dimensione senza tempo, ad ammirare quanto li ha colpiti ed attratti. E qui la bellezza, allora, consiste in una forte sensazione di innamoramento e di pace, percependo la bontà di tutte le cose che ci circondano, come la quiete dei boschi, la freschezza delle acque chiare e dolci, il canto degli uccelli e la solitudine delle cime di montagna. Tra le mie tele ne ho portato anche una piccolina, la più piccolina di tutte, quella di san Francesco d’Assisi che tanto amava la Bellezza in se stessa, quella con

la B maiuscola. E la contemplava guardando al mondo delle Creature con uno sguardo puro, limpido ed estatico, in fede ed in amore, così da riscoprirne, ammirarne e cantarne l’intima Bellezza, la Sapienza e l’ Armonia, impresse loro nel momento della Creazione. Ma, nei miei dipinti, dov’è la ricerca di questa bellezza? È nei volti e nelle loro espressioni che ho cercato di dare loro: ho cercato di riprodurre il volto illuminato da una luce e da una bellezza tutta interiore, che ne fa risplendere i lineamenti e che fa parlare lo sguardo. Ed è uno sguardo che ci invita a metterci in un atteggiamento di ascolto e di silenzio, alla ricerca di noi stessi e del Divino. È come se tra lo sguardo del dipinto e il nostro sguardo si intrecciasse una comunicazione che arriva a toccare i più intimi recessi del nostro essere, mentre noi stiamo in silenzio e ci lasciamo scrutare da quel dolce sguardo che accarezza delicatamente i nostri più profondi segreti. Poi quello sguardo, piano piano risale, cercando una nostra complicità, magari in un sorriso, o in una lacrima, in una conferma d’amore. E allora entrambi gli 20

sguardi si fondono in uno solo, come due fiumi di acqua viva che confluiscono uno nell’altro, e c’è commozione, pace e tanta gioia. Ed ecco, che ora, per meglio spiegare dove sta il messaggio di speranza che voglio trasmettere, ecco che prendo in prestito le parole del nostro amatissimo papa Karol Wojtyla, dalla «Lettera del papa Giovanni Paolo II agli artisti» del 1999: «Quanto... (gli artisti) riescono ad esprimere in ciò che dipingono... non è che un barlume di quello splendore che è balenato per qualche istante davanti agli occhi del loro spirito. ... Cristo stesso ha utilizzato ampiamente le immagini nella Sua predicazione, in piena coerenza di diventare Egli stesso icona del Dio Invisibile. ... La bellezza che trasmetterete alle generazioni di domani, sia tale da destare in esse lo stupore! Dallo stupore, potrà scaturire l’entusiasmo. ... Di questo entusiasmo hanno bisogno gli uomini di oggi e di domani per affrontare e superare le sfide cruciali che si annunciano all’orizzonte. Grazie ad esso, l’umanità, dopo ogni smarrimento, potrà ancora rialzarsi e riprendere il suo cammino. In questo è stato detto con profonda intuizione che `la bellezza salverà il mondo´». Ecco, ora concludo dicendo che, non intendo avere la pretesa di affermare che nelle mie tele io sono riuscita a rendere artisticamente questa Bellezza con la B maiuscola, perchè il mio è un percorso di ricerca. Mi piacerebbe tantissimo riuscire a trasmettere nei miei quadri lo stupore e l’entusiasmo di cui parla il carissimo Giovanni Paolo II ! Però posso sicuramente dire che ora sono certa di aver inteso quale deve essere il fine dell’arte. O per meglio dire, ho inteso fino a quale grandiosa meta, l’arte è in grado di condurci e a quale tipo di Bellezza dobbiamo guardare.


Nella vigna del Signore Sedrano in festa, il 1° luglio, per il 50° di ordinazione sacerdotale di monsignor Giovanni Perin. Riportiamo di seguito i testi di don Maurizio Busetti, parrocco di Sedrano e San Martino di Campagna, di don Terziano Cattaruzza, compaesano di don Giovanni e parrocco di Villotta di Aviano, e della maestra Claudia Scagnol, sua insegnante in quarta elementare.

Sedrano gioisce con te Carissimo don Giovanni, oggi Sedrano festante ti accoglie per la festa del cinquantesimo anniversario del tuo Sacerdozio. Hai visto che bella festa ti hanno preparato. Tutto il paese, si può dire, si è mobilitato per te: le donne che hanno preparato questa splendida Chiesa, ricca di opere d'arte, adornata con gusto, sempre ben curata proprio dalla solerzia delle nostre donne e dalla generosità del paese. Il coro formato dai cori dei due paesi, Sedrano e San Martino, che hanno preparato questi bellissimi canti e la splendida Missa II Pontificalis del Perosi, con tanto sacrificio e sappiamo

quanto costi per gente che lavora, il fare prove su prove, alla sera, per riuscire a far le cose così bene. E poi la Polisportiva san Giacomo che ha preparato il momento di festa, dopo la Messa, nel Centro Festeggiamenti, hanno tirato fuori perfino le bandierine per imbandierare la piazza per te. È un segno che Sedrano ti vuole bene. Qui sei nato, qui hai vissuto i momenti lieti della tua infanzia e prima giovinezza, qui hai cantato la tua prima S. Messa, qui sono i tuoi ricordi più belli, qui ritrovi i tuoi parenti, i tuoi amici, le persone care con le quali ti esprimi meglio nel dialetto che ti fa 21

sentire a casa tua. E tutta Sedrano, oggi, è felice e ringrazia Dio per questo grande dono, il dono del sacerdozio. Nel secolo scorso quattro sacerdoti sono usciti da Sedrano ed altri hanno avuto le loro origini qui in paese, speriamo che il Signore guardi ancora a questa parrocchia per scegliere i suoi sacerdoti. Oggi poi hai avuto una soddisfazione che non capita a tutti in queste celebrazioni: di avere la tua maestra delle elementari che, come in quel giorno della Prima Messa, ti ha rivolto un bel discorsetto. Io, poi, oggi, sono doppiamente felice e come Parroco di Sedrano e


come tuo amico da tanti anni. Tu mi hai accolto nel paese di origine della mia famiglia, Dardago, e mi hai seguito negli ultimi anni della mia preparazione al sacerdozio. Hai preparato la mia ordinazione sacerdotale, la Prima Messa e poi mi hai seguito in tutti questi anni. Accanto a te mi hanno sempre dimostrato affetto ed amicizia la tue care ed indimenticabili mamma Rosa e sorella Clelia e poi, tutti i tuoi fratelli e nipoti. Il Signore ti benedica e ti accompagni nel prezioso ministero a servizio di Dio e della Chiesa, ad multos annos. DON MAURIZIO BUSETTI Don Giovanni Perin con don Maurizio Busetti.

Cantiamo il nostro Magnificat Ringrazio don Maurizio che mi dà l’occasione, in questa nostra Chiesa, di rivolgermi al festeggiato don Giovanni per le sue nozze d’oro sacerdotali e di porgere un saluto a tutti. Caro don Giovanni, il tuo, oggi, è un grande traguardo, che ci sollecita a ringraziare il Signore, assieme a te, per il servizio costante e fedele prestato nella Chiesa di Concordia-Pordenone, con un curriculum di ministero piuttosto movimentato e fecondo. Ti auguriamo tanta salute per ulteriore e santo servizio. Nel biglietto d’invito, che mi ha commosso, hai scritto: «Mi sento come un bambino in braccio alla Madre, eppure sono 50 anni che sono sacerdote»! «Quante volte, come sarà avvenuto per te, quante volte ho gioito, ho ‘giocato’ con Dio, e quante volte anche pianto»! È proprio così il ministero sacerdotale: grandi gioie, miste a lacrime… concordo pienamente con la tua esperienza.

Ma avanti sempre, caro amico Giovanin, siamo nelle Sue mani: Lui ci ha chiamati e prediletti, e Lui ci sosterrà! Assieme ai tuoi cari, anche defunti, e a tutta la comunità cantiamo il nostro Magnificat, perché grandi cose ha fatto il Signore per mezzo del nostro ministero sacerdotale; lo cantiamo con umiltà, come la Vergine Maria. DON TERZIANO CATTARUZZA

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Don Giovanni (Giovannino) con la sua maestra di quarta elementare.

Persona semplice e speciale

Carissimo don Giovanni, mi sento molto emozionata e felice di festeggiare oggi insieme a Voi il 50° anno di Sacerdozio del nostro caro don Giovanni. Io ho avuto la gioia di essere stata la sua maestra di quarta elementare e nella preparazione all’esame di ammissione per la scuola media; e… come lo ricordo bene il nostro Giovannino, scolaro intelligente, impegnato, sempre attento, sempre conciliante. Fin da allora

i suoi pensieri stavano maturando la vocazione sacerdotale: dalla sua grande Mamma aveva avuto in dono un’educazione cristiana autentica e profonda. Con la sua passione e costanza Giovanni ha concluso gli studi e il suo desiderio di divenire un Sacerdote esemplare, si è realizzato. Ora, dopo 50 anni, raccogliamo i frutti di questo «Lavoratore della vigna del Signore», l’opera di questo fecondo Apostolato fatto di viva fede, di preghiera, di sacrificio, rinuncia e sofferenza, sempre sostenuto dall’amore per il prossimo. Grazie, caro don Giovanni, per tutto il Bene seminato intorno a te, per la benevolenza sempre offerta alla nostra Parrocchia di Sedrano e a tutte le Comunità di cui sei stato Guida Spirituale. Infine, sento di dirti una cosa grande: Tu sei sempre stato una persona semplice e speciale e solo da Lui riceverai il premio di cui sei meritevole. Ti abbraccio MAESTRA CLAUDIA SCAGNOL

(Foto di Massimo Facca, San Quirino).


Nell’Associazione Radioamatori di Pordenone Franco

Francesco IV3TKS

Bastianello Thisa, sempre presente

di Pietro Cogo [IV3EHH]

Ad un anno dalla prematura scomparsa di Franco, l’Associazione Radioamatori Italiani, in riconoscenza e ringraziamento per la sua operosità, ha voluto intitolare a suo nome la sede sociale di Pordenone. La cerimonia ufficiale si è tenuta domenica 1° luglio presso la sede di via Molinari, 35.

Trascrivo qui di seguito la motivazione della intitolazione, perché in essa emerge esattamente il carattere di Franco e si percepisce la sincera amicizia ed il grande affetto che aveva saputo suscitare nelle persone che lavoravano con lui. «…il fatto di dedicare una via, una piazza e nel nostro caso la sezione a qualcuno ha profondo significato di riconoscerne le qualità, i principi ed i valori per i quali questa persona si è distinta e che sono degni di essere ricordati per mantenere vivo il suo ricordo. Non possiamo dimenticare l’amico Francesco a quasi un anno dalla sua scomparsa, egli è sempre vivo nella mente di chi ha avuto l’onore ed il piacere di conoscerlo e di apprezzarne le virtù, non è facile parlare di Francesco in poco tempo; troppi sono i ricordi ed i fatti che riaffiorano alla mente. Che dire di Francesco: credo che per lui, famiglia, lavoro e l’essere 24

radioamatore fossero una sola cosa. Non credo che avesse una preferenza per nessuna di queste tre cose; per lui erano tutte parimenti importanti e forse questo ha fatto di lui un personaggio unico che si è fatto apprezzare per questo non solo nella sezione di Pordenone, ma ovunque lui avesse modo di essere presente. Parlando con altri radioamatori in giro per l’Italia bastava nominare Pordenone che subito l’interlocutore ti ricordava: «…ah, sì, Francesco IV3TKS». Significativo è stato il fatto che in una recente assemblea nazionale il delegato di una regione ha chiesto all’assemblea un minuto di silenzio per ricordare Francesco. Francesco non ha mai ostentato le cariche che ha ricoperto in ambito della sezione o in ambito regionale, si è sempre prodigato per divulgare soprattutto fra i giovani la passione per il nostro hobby, non possiamo dimenticare la passione e l’entusiasmo che ha profuso nel


Pordenone, 1° luglio 2007. La moglie Marilena mentre procede al taglio del nastro. Alle sue spalle autorità provinciali e comunali con parenti ed amici. Gli amici radioamatori insieme alla moglie, ai figli Fabio e Dario e alle nuore, ripresi all’esterno della sede sociale di Pordenone nel momento della consegna della targa in ricordo di Francesco.

settore delle radiocomunicazioni di emergenza della Protezione Civile. La sua passione era talmente coinvolgente e sentita che non si preoccupava minimamente di chi aveva di fronte, fosse un semplice radioamatore, un’autorità o un politico importante, per lui contava solo l’essere radioamatore, appartenere alle Radiocomunicazioni di

La targa dell’Associazione con la dedica degli Amici Radioamatori.

emergenza della Protezione Civile e con questo poter essere d’aiuto agli altri. Credo che Francesco abbia interpretato al meglio quello che è il decalogo del bravo radioamatore e come disse di lui il presidente della sezione di Pordenone «è un rompiscatole, ma se non ci fosse bisognerebbe inventarlo». Francesco era fatto così e chi lo ha conosciuto lo ha apprezzato e stimato per questo suo modo di essere, di fare, ma soprattutto di essere amico di tutti. Non potevi restare indifferente ad una sua richiesta, la sua argomentazione era se vogliamo infantile ma disarmante nella sua semplicità che alla fine ti dovevi arrendere, ma in fondo ti restava la gioia di aver fatto qualcosa con lui. La disponibilità ad aiutarti o consigliarti per quanto poteva era totale. Sapevi che se lui aveva una possibilità su cento di darti una mano lo faceva senza incertezze o indecisioni; era come 25

si suol dire «uno su cui potevi contare». La giovialità che dimostrava era contagiosa, con lui non ti potevi arrabbiare ed anche se eri arrabbiato appena lui cominciava a parlare tutto passava in second’ordine; volentieri si lasciava coinvolgere in fatti spiritosi soprattutto nelle lunghe giornate e nottate passate in compagnia nelle assistenze ai rally, sempre disposto a farsi in quattro perché tutto funzionasse a dovere e non mancasse mai nulla a noi impegnati in quei servizi. Questo è solo un flash di quello che è stato Francesco per noi che lo abbiamo conosciuto ed è con questo pensiero e con questo spirito che abbiamo deciso di dedicare la sezione ARI di Pordenone, la sua sezione, a lui IV3TKS Francesco, perché il suo spirito ed il suo entusiasmo rimanga vivo in noi, ma sia anche di insegnamento ai giovani ed a quanti frequentano la sezione di Pordenone…».


@ Due anni di vita per il sito

www.artugna.it Sono ormai trascorsi due anni da quando, in un assolato pomeriggio, ci riunimmo, all’ombra un bel pergolato per discutere e porre le basi di quello che in seguito avremmo editato, su internet, nel sito da noi intitolato www.artugna.it. Il nome non venne scelto né a caso, né per essere in contrapposizione alla nota e celebre l’Artugna cartacea, con i redattori della quale abbiamo sempre avuto un rapporto cordiale e di reciproca collaborazione; il motivo di tale scelta fu perché pensavamo di poter essere, come lo è il nostro torrente, un filo di congiunzione con gli altri paesi da esso toccati o posti nelle sue vicinanze. Dobbiamo con sincerità affermare che, a parte alcuni amici dimoranti nella parte est dell’Artugna e nella vicina Budoia, per il resto non abbiamo trovato molta collaborazione. Tant’è comunque in questi due anni di lavoro e di ricerca, quello che ci sprona a continuare è il numero di visite che il sito giornalmente continua ad avere, si pensi che la media è di 50 visite con punte anche di 100-120 il che vuol dire 1400-1500 accessi al mese! Siamo visitati non solo dall’Italia ma anche dall’estero. A questo proposito vogliamo sottolineare che, come del resto anche molti altri siti, siamo penalizzati perché non tutto il territorio nazionale è raggiunto dall’adsl. I nostri compaesani emigrati all’estero evidentemente trovano e rivivono da noi uno spicchio del paese, che per ovvi motivi hanno dovuto lasciare. Un segno tangibile della loro affezione sono le e-mail di plauso e attestati di stima che molti ci inviano. Per noi tutto ciò è molto gratificante perché evidentemente la grafica, gli argomenti e l’impostazione del sito in generale sono accattivanti ed è nostra ferma intenzione proseguire su questa strada. Abbiamo molta carne al fuoco, però come ci pare giusto bisogna centellinarla perché altrimenti si potrebbe fare una bella indigestione, di questa 26

abbondanza dobbiamo essere grati a chi procura il materiale scovandolo presso amici e paesani molto disponibili. Quindi, come forse si sarà notato, si cerca di inserire nel sito a scadenze né troppo brevi né troppo lunghe i vari pezzi, cercando di variare gli argomenti. Ad esempio ha trovato molti estimatori la novità di inserire il sonoro, oltre alla grafica, per indicare gli attrezzi che un tempo venivano usati dai nostri padri e nonni, è nostra intenzione fare qualcosa di più, inserendo magari dei racconti, degli aneddoti, recitati in vernacolo in modo da poter tenere ancora vivo e presente il nostro bel dialetto dardaghese. Un altro prossimo inserimento sarà la riproduzione dal primo numero della rivista l’Artugna, dopo un lungo lavoro di scannerizzazione delle riviste dal primo numero all’ottantottesimo si sta procedendo alla loro trasformazione in formato internet (html). I primi due numeri, saranno pubblicati per ferragosto. Daremo modo così a chi, per vari motivi, non ha raccolto tutte le riviste, di poter rileggere gli articoli, le notizie e rivedere le foto degli ultimi trentacinque anni della nostra comunità. Abbiamo riscontrato che la pagina degli album di famiglia, che si è potuta realizzare grazie ad un paziente porta a porta, è una delle più cliccate assieme a quelle riguardanti fatti, storie ed aneddoti, invitiamo pertanto chi volesse veder pubblicate le foto della propria famiglia a contattarci, anche per raccontarci aneddoti o fatti interessanti accaduti in passato nei nostri paesi. Lo potete fare direttamente in paese, facendo riferimento a Luigi Basso e Flavio Zambon, oppure scrivendoci al sito info@artugna.it Buone vacanze a tutti, se vedhòn... www.artugna.it LA REDAZIONE


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Associazione Friulana Donatori di Sangue Sezione di Dardago

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Quarant’anni fa... la nascita di Massimo Zardo

L’Associazione Friulana Donatori di Sangue nasce nel 1958 a Udine, la sezione di Dardago viene fondata nel 1967 e dal 1972 fa capo alla neonata Sezione Provinciale di Pordenone.

· Il 24 giugno a Dardago grande festa: la locale sezione dell’AFDS celebra il suo quarantennale. Una giornata di sole rende più gioiosa l’occasione, della cui importanza si legge sui volti dei protagonisti, dal presidente Corrado Zambon ai donatori che si raccolgono nel cortile delle scuole, sul cui muro si allunga la fila dei labari rossi delle sezione consorelle invitate alla festa. In mezzo a questi vediamo con piacere i labari rossi degli amici di Venezia delle sezioni AVIS dell’ACTV e del Comune e quelli di alcune sezioni FIDAS (Cordignano, Monfalcone, Orsago). Sono evidenti sui volti dei vecchi donatori la fierezza ed il piacere di ritrovarsi, e guardandoli mi tornano alla mente i nomi dei tanti che non ci sono, tra questi quasi tutti i «soci fondatori». I nomi si legano ai volti e ai ricordi di quel periodo: io allora ero un ragazzino e non capivo bene, e quel fervore di incontri serali, di assemblee, di nomi di persone sconosciute, con mio padre che usciva più spesso del solito alla sera (il perio-

Immancabile la foto ricordo con i labari di tutte le sezioni provinciali invitate alla festa.

do invernale era dedicato di solito alla famiglia), mi stupiva. Adesso capisco che era la voglia e la consapevolezza di fare qualcosa di nuovo e di importante. E poi questa avventura dei donatori che diventava per me reale una domenica mattina con «l’emoteca» che arrivava in piazza (era una ambulanza attrezzata per i prelievi di sangue) e il Dott. Molaro, il cui nome era così spesso ripetuto, circondato quasi da un’aura misteriosa, presentatomi con orgoglio da mio padre, e una solennità nei gesti e nell’atteggiamento di tutti che mi facevano capire che si stava realizzando un grande progetto di solidarietà. Si respirava nell’a27

ria un grande entusiasmo che forse era anche conseguenza della voglia di uscire dagli anni della crisi e cercare di aprirsi al mondo spinti da una rivalsa non solo economica ma anche sociale e culturale, a dimostrare la coesione e la forza dei friulani. Adesso trovo nei racconti di Francina Celant, moglie di Piero Zambon Sartorel, uno dei fondatori, e vedo sul volto di Agostino Vettor Cariola, uno dei «vecchi», la fierezza per il risultato ottenuto e la commozione. E i nomi che da ragazzino sentivo li riconosco nelle vecchie foto: Serena Blasco, «madrina della sezione», Giacomo Zanchet,


Carrellate di immagini d’altri tempi della vita associativa dell’AFDS di Dardago.

primo presidente, Angelo Carlon Scopio, Gerardo Vettor, Angelo Zambon Rosit, Ferruccio Zambon Pinal, Armando Zambon Biso, che è stato il secondo presidente, Antonio Zambon Pala, Carlo Janna Tavan, Domenico Zambon Marin, assieme a tanti altri che proprio non ricordo. Molti erano anche i dardaghesi che lavoravano a Venezia e alcuni di loro furono tra i fondatori della sezione: Antonio Rigo Barisel, Benito Zambon Marescial, Pietro 28

Zardo, Gianni Alfier Monte, instaurando un legame con la città lagunare che ancora oggi è messo in evidenza dalla partecipazione dei donatori dell’AVIS di Venezia alle nostre feste. Non dimentichiamo poi gli altri presidenti che si sono succeduti alla guida della sezione: Giampietro Zambon Sclofa e Carlo Zambon Sartorel. Ma torniamo alla cronaca della festa: dopo l’omaggio al Monumento dei Caduti e prima della funzione religiosa, a ricordo di tutti i donatori scomparsi è stato posto sul sagrato della chiesa un cippo commemorativo. Alla fine della funzione, accompagnata dal coro parrocchiale, si sono svolti i discorsi delle autorità e la consegna dei diplomi e dei riconoscimenti ai donatori delle sezioni di Dardago e Budoia-Santa Lucia. Fa ben sperare per il futuro della sezione il numero dei giovani soci, alcuni dei quali hanno già un ragguardevole numero di donazioni. La sezione di Dardago, infatti, con i suoi 95 soci, tra donatori effettivi e sostenitori, nell’anno 2006 ha all’attivo una sessantina di donazioni, non solo di sangue ma anche di emoderivati, come le piastrine, preziosi per la cura di gravi malattie sistemiche. Un saluto ed un grazie a quanti fanno del dono del loro sangue un segno di interesse per gli altri e per le loro sofferenze ed anche di conseguenza un grande segno di pace.


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Pro Loco Budoia La Mostra Micologica regionale compie quarant’anni di Marta Zambon

Quest’anno la Festa dei Funghi e dell’Ambiente di Budoia, che si terrà dal 14 al 23 settembre celebra il suo 40° anniversario. 40 edizioni anche per la Mostra Micologica regionale, evento principale della manifestazione, che, con le sue 400 e più specie esposte, è diventata un punto di riferimento per gli appassionati di micologia di tutto il Triveneto. In questi 40 anni la manifestazione ha saputo mantenersi fedele alle tematiche tradizionali, che hanno dato ai fondatori lo stimolo per cominciare; al contempo però ha saputo crescere, arricchendo il programma con iniziative sempre nuove e raggiungendo risultati sempre più qualificanti. Perciò rimane vivo l’interesse per i funghi, elementi tipici dei nostri boschi e prati, che, per le loro caratteristiche intrinseche, sono protagonisti insostituibili dell’ambiente naturale. Un’evoluzione graduale e spontanea della Festa ha allargato l’attenzione alla natura che ci circonda, così da sensibilizzare l’opinione pubblica verso i problemi legati alla

gestione del patrimonio ambientale. In quest’ottica di anno in anno sono stati realizzati una serie di convegni di studio sul tema «Qualità e identità ambientale», in cui sono state esaminate le caratteristiche naturalistiche della zona, e la possibilità di uno sviluppo rurale sostenibile e adeguato alle caratteristiche del territorio. Attorno a queste tematiche ruotano tutti gli altri appuntamenti della festa, che spaziano dalle mostre itineranti, alla Marcia dei Funghi, agli spettacoli danzanti. La partecipazione del pubblico è andata costantemente crescendo, tant’è che sono 15/20.000 le persone che arrivano a Budoia nei due fine settimana della festa, provenienti non solo dai paesi limitrofi ma da tutto il Triveneto e addirittura da Austria e Slovenia. Spesso all’esterno, al nome di Budoia si collega automaticamente la Festa dei Funghi e dell’Ambiente. Con le sue decine di migliaia di visitatori l’evento provoca un’innegabile ricaduta economica in paese non solo durante il periodo della 29

festa. I gratificanti risultati raggiunti finora si sono ottenuti grazie alla convergenza tra numerose aziende, associazioni e istituzioni del territorio, senza chiudersi entro i confini paesani o comunali, ma aprendosi alla collaborazione con enti esterni. È motivo di orgoglio il fatto che le istituzioni non solo appoggiano la manifestazione, ma la scelgono come strumento efficace per portare avanti progetti importanti. È importante sottolineare la collaborazione tra numerose Associazioni del Comune di Budoia, che, lasciando da parte spirito di competizione e rivalità, sanno coordinarsi e unire le proprie forze, per l’amore dei nostri paesi. Doveroso infine è un ringraziamento a tutti i collaboratori: sono centinaia le persone che in un modo o nell’altro, in forma più o meno evidente, si danno da fare per amore del proprio paese e ci tengono a fargli fare una «bella figura»!


Con il 2007 il gruppo folcloristico Artugna compie i suoi 30 anni. Naturalmente questo evento non si può far passare in silenzio, quindi varie sono le iniziative organizzate per festeggiarlo adeguatamente.

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Gruppo Folcloristico Artugna

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e sono già 30 anni…

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di Marta Zambon

• Un libro, «Gerla e s’ciampinele», ripercorre con testi e immagini la storia e i momenti più significativi vissuti in questi anni e descrive a chi non ci conosce, i valori che ci animano e le nostre attività: la danza e il canto popolare, in quanto gruppo folcloristico, e il canto liturgico in quanto Pueri Cantores. • Una rassegna folcloristica si terrà in settembre durante la prima domenica della Festa dei Funghi e dell’Ambiente (16 settembre 2007): l’Artugna ospiterà gli altri gruppi appartenenti al30

l’AFGR, associazione dei gruppi folcloristici giovanili del Friuli Venezia Giulia. Dopo il ritrovo i ragazzi parteciperanno alla Santa Messa, animata dai cantori dell’«Artugna», presso la Pieve Santa Maria Maggiore di Dardago. Al termine sfileranno con i loro costumi tipici fino a radunarsi nell’area festeggiamenti. Nel pomeriggio ogni gruppo si esibirà nel suo repertorio in uno spettacolo itinerante, sostando nei punti più caratteristici del paese. • Una raccolta dei canti composti appositamente per i cantori dell’Artugna da una coppia di compaesani (Cornelio Zambon e prof.ssa Tina Favia) sarà completata verso la fine dell’anno. L’opera sarà composta da alcuni canti in dialetto dardaghese e altri di ispirazione religiosa. Di ogni pezzo sarà pubblicato lo spartito musicale, il testo con eventuale traduzione, e brevi introduzioni che illustreranno il contesto che ha portato alla composizione. I brani saranno incisi nell’allegato CD dai componenti del gruppo, e alcuni saranno accompagnati dagli strumentisti della nostra orchestra.


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Associazione Musicale «Gabriel Fauré»

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intensa attività concertistica a cura di Marta Zambon

In questi mesi l’Associazione Musicale «Gabriel Fauré» di Budoia ha svolto una intensa attività concertistica, iniziata nella chiesa di Santa Lucia il 31 marzo. Accompagnati all’organo dal maestro Andrea Tomasi, dal violinista Stefano Di Daniel e dal contrabbassista Renato Di Daniel, i cantori diretti dal maestro Emanuele Lachin hanno eseguito il Requiem, op. 48 in re minore di Gabriel Fauré. Il Coro da Camera «G. Fauré» è una formazione mista ed ha sede a Budoia; al già esistente Ensemble Femminile è stata aggiunta la sezione maschile. Nei quattro concerti eseguiti (Chiesa Santa Lucia, Duomo di Aviano, Chiesa della Base militare americana ed infine Concattedrale di Pordenone in occasione delle celebrazioni del restauro della Pala della Misericordia de «Il Pordenone» e del Crocifisso del Duomo), il pubblico ha apprezzato con entusiasmo le delicate pagine del compositore francese che in questo capolavoro, come del resto in altre sue composizioni, si conferma autore di musica raffinata ed elitaria: nel Requiem, infatti, il tema della morte viene trattato con tono dimesso e candido, ma non certo privo di intensità, se paragonato ai «requiem» dei suoi predecessori

(Mozart, Cherubini, Brahms, Verdi, etc.). I brani che sicuramente hanno colpito maggiormente l’attenzione del pubblico sono stati il «Pie Jesu» ed il finale «In Paradisum». Del coro sono anche i solisti che si sono alternati nei vari concerti: i soprani Monica Paronuzzi, Lina Sparacino e Joline Powell; i baritoni Mario Bellomo, Giancarlo Peron e Joseph Carrender. Il ciclo di concerti è stato organizzato in collaborazione con l’Associazione per la Musica Sacra «V. Colombo». Nel mese di luglio, l’Ensemble Vocale Femminile ha voluto estendere i confini del proprio repertorio musicale, prevalentemente classico romantico e neoclassico, riuscendo a preparare un medley di brani appartenenti a famosi musical. Il gruppo di voci femminili ha proposto il nuovo bagaglio musicale esibendosi nello scorso luglio in quattro luoghi diversi. La serie di concerti ha avuto inizio nel teatro di Dardago, quindi è proseguita raggiungendo prima Palazzo Gregoris a Pordenone e poi il teatro della Base americana di Aviano. L’ultimo concerto ha avuto luogo nella cornice montana polcenighese della Malga Busa Bernart. I musical, dai quali sono stati tratti gli

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assaggi canori, spaziavano dal West side story di Bernestein, ai Webberiani Cats, Evita e Il fantasma dell’opera, da Jeckill and Hide di Wildhorn a I miserabili di Schonberg. Le varie performance hanno riscosso un notevole successo dovuto soprattutto all’originalità del genere oltre che alla bravura del coro e delle soliste accompagnate al pianoforte dal loro direttore. E, per finire, per il terzo anno consecutivo l’Associazione ha organizzato Note fra le malghe, la fortunata combinazione di escursioni in mezzo alla natura e concerti nelle casere meta delle camminate. Per tre domeniche consecutive, a cavallo fra luglio ed agosto, le maghe Busa Bernart di Polcenigo, Valle Friz di Dardago e Pian Mazzega di Aviano hanno aperto le loro porte agli amanti della montagna e della musica a tutto tondo. I tre concerti nelle diverse malghe hanno avuto come interpreti rispettivamente l’Ensemble Vocale Femminile «Gabriel Faurè», preceduto dagli allievi dell’Istituto di Musica della Pedemontana, la banda mandamentale di Cervignano del Friuli ed il trio musicale composto dal soprano Stefania Antoniazzi, dall’arpista Paola Baron e dal sassofonista Zija «Bushi» Bejleri.

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UN ACCORATO APPELLO AI LETTORI

’N te la vetrina

Se desiderate far pubblicare foto a voi care ed interessanti per le nostre comunità e per i lettori, la redazione de l’Artugna chiede la vostra collaborazione. Accompagnate le foto con una didascalia corredata di nomi, cognomi e soprannomi delle persone ritratte. Se poi conoscete anche l’anno, il luogo e l’occasione tanto meglio. Così facendo aiuterete a svolgere nella maniera più corretta il servizio sociale che il giornale desidera perseguire. In mancanza di tali informazioni la redazione non riterrà possibile la pubblicazione delle foto.

IL GRUPPO FAMILIARE DEI PERTIA, RITRATTO DAVANTI ALLA STALLA DI FAMIGLIA, ALLA FINE DEGLI ANNI ’20 DEL NOVECENTO. DA SINISTRA, IRENE TONON E GIUSEPPE CARLON PERTIA, CON LA LORO PICCOLA IRMA E BEPPINO CARLON CECH. (PROPRIETÀ DI SILVANA ANGELIN GIROLET)

SANTA PILOT MOGLIE DI GIACOMO ZAMBON CIAMPANER CON LA FIGLIA IDA NATA IL 13 NOVEMBRE 1900. (FOTO DI LAURA BOCUS)

RITRATTO DI ANGELA CARLON, MADRE DI NATALE SIGNORA. FINE ’800. (FOTO DI PROPRIETÀ DI EDIA SIGNORA)


L’angolo della poesia

LA TEMPESTA

SERA E NOTTE

Va la famiglia contadina, lavor di terra, la fronte china cadde sudor del dì su terra bruna.

Da Vigonovo la strada piana va al Castel d’Aviano e a sinistra, improvvisa, offre la visione dei monti, libera da ostacoli d’alberi e di case, nitida nella prima luce dell’imbrunire. Al di sotto della lunga linea spezzata delle crode, sei campanili e due torri svettano tra il verde dei boschi. Alla sera, senza il frastuono dei furori dell’uomo, s’odono i rintocchi delle ore, meravigliosamente mai in sintonia, uno ad uno, uno ad uno, uno ad uno. Il tempo, sei volte scandito, rallenta nell’aria imbrunita, nella sera di Budoia. Ora vicini e forti, ora lontani e flebili, ma sempre accetti distendono l’animo. Si placano i pensieri; si allenta la morsa alla coscienza che si quieta e ascolta gli echi che s’inseguono vibrando nell’aria. A notte il cane mi guida nella stradina semibuia della Madoneta a cercare presenza di suoi fratelli forse ormai assopiti a sognare liberi spazi alberati, senza confini. Da una finestra aperta un pianoforte, incerto nel tempo ma risoluto nell’armonia di questa tiepida notte, mi incanta e mi ferma al margine fiorito della cancellata. Anche il cane non tende più il guinzaglio, acquietato dal magico suono notturno che solo noi due ascoltiamo in silenziosa concordia.

Di gran fior va’ la campagna con frutti e messi al sole e ai venti, per il gran sull’aia e l’uva in tino i conti andran a san Martino. A mezzodì che si mangiava di gran tuon il mur tremava ed il vetro tintinnava mirando tutti all’uscio in pianto ché il cortil era già bianco. Vibra il vento sradicante e la tempesta massacrante, maledetta sempre tu sarai dal tuo picchiar che fai scorticchi agli alberi i lor rami che per guarir vorrà due anni. Dice il nonno novantenne «Ogni mestier ha le sue pene! Con due guerre che io passai vidi certo peggior guai. Il dì che spegne la vita mia regni pace in casa mia.» L’esempio che ne rimane: la terra per un dì ha ben tradito, ma del tutto mai ci tradirà. E allor va, carnier in spalla ed in man le sue sementi, il nonno dai baffi bianchi e ben noi, con lui, siam tutti quanti. Specchia il sol l’arcobaleno or che il ciel si fa sereno i campi ancor semineremo.

ALESSANDRO FONTANA (Budoia, 26 agosto 2006)

Morì nell’orto il bel fringuello, cantava sempre in punta al melo; con l’ali a croce occhia il cielo ci tocca il cuor il suo pensiero. Pare dir «il nido mio lasciai… che non credevo di riveder più mai». ANGELO JANNA TAVÀN

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di Mario Povoledo

Ci manca Elio

Manca ovviamente alla sua famiglia, con la quale ha condiviso la vita e lo ha aiutato a vivere sino alla fine. Manca alla Parrocchia. Durante gli anni giovanili ha cantato nello splendido coro diretto dal maestro Andrea Besa, passione che gli è rimasta anche dopo la quiescenza, quando, dopo i lunghi anni di lavoro a Venezia è rientrato in paese e ha continuato a far parte del coro – sicuramente più modesto – e poi si è messo subito a disposizione come sacrista, conscio della responsabilità che viene rivestito colui che, dopo il prete, è visto come un punto di riferimento, non solo per suonare le campane, preparare l’Altare, accudire la sacristia, annotare diligentemente le intenzioni delle Messe, presenziare quotidianamente, non solo nelle solennità, pregare con la gente, ascoltando e consigliando. Un ufficio che non è da tutti perché non ci vuole solamente discrezione e tempo ma una particolare fede. Elio era un uomo di fede, vissuta sin da bambino, in casa, irrobustita dall’esempio trascinante dello zio monsignor Lozer, da cui, insieme al fratello Nando, aveva ereditato quelle doti di riservatezza, onestà cristallina, austerità e gioia del cuore, nonostante i limiti imposti dall’essere umani, quindi non perfetti. La pratica della fede l’ha esercitata soprattutto negli ultimi scampoli di vita, quando la malattia, la solitudine, – benchè mitigata dalla solare e amorosa presenza dei figli, nuore e nipoti – la perdita improvvisa della moglie, potevano avere il sopravvento su tutto. Ma no! Lui ha continuato a dare l’esempio. Ci ha lasciato l’esempio, per seguire, per quanto sia possibile,

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quella strada maestra che conduce a Dio «Termine ultimo di ogni umana attesa» (Sant’Agostino). Molta gente anche dei paesi vicini ha voluto testimoniare un grato ricordo a lui e si è stretta attorno ai suoi familiari. Grazie, Elio, a nome di tutti.

La Redazione lo ricorda con affetto per la sua disponibilità e riservatezza.

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Foto 1. Con la sua amatissima Maria, in un momento di relax in montagna. Foto 2. Elio, sempre puntuale e preciso nella sua attività di volontariato in chiesa. Qui, nell’oratorio, durante il periodo del restauro della parrocchiale. Foto 3. Con il figlio Vinicio, nel giardino di casa.


Lasciano un grande vuoto... l’Artugna porge le più sentite condoglianze ai famigliari

Massimo Barugolo Il 18 gennaio 2007 inaspettatamente ci lasciava Massimo Barugolo. Tutti sentiamo il grande vuoto che ha lasciato nelle nostre famiglie e nei nostri cuori. Era una persona buona e il suo sorriso aperto e sincero è l’immagine che ha lasciato a tutti quelli che lo ricordano con affetto e amicizia. MASSIMO ZARDO

Il loro ricordo non sfuma Nel 30° anniversario di morte

Irma Carlon Pertia nasce a Budoia il 9 ottobre 1927. Il 10 gennaio 1948 sposa Angelo Angelin Girolet. Ancora molto giovane e madre di due bambine si ammala di un male per quegli anni sconosciuto (sclerosi multipla). Il 14 luglio 1977 muore, dopo lunghe sofferenze. Nel 30° anniversario della sua morte e per quelli che avrebbero dovuto essere i suoi ottanta anni, le figlie Silvana e Maria Rita assieme ai generi Claudio e Ennio, ai nipoti Denise con Marco, Christian con Cinzia e Fabio con Elena la ricordano con affetto.

In alto a sinistra. Irma, da piccolina con il fratello Marcello, nel 1929. In alto a destra. A 18 anni. A lato. Con il marito Angelo Angelin, negli anni 1947/48.

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Cronaca Cronaca Schei in te le scoathe

I volontari che si impegnano durante la Giornata Ecologica organizzata ogni anno dalla Pro Loco di Budoia sono abituati ad imbattersi negli oggetti più impensati che per le ragioni più svariate, ma soprattutto per la mancanza di senso civico e di rispetto per la

natura, vengono lasciati a deturpare sentieri, boschi e prati. Non avrebbero mai pensato però di trovare denaro contante nella spazzatura: lo scorso 25 marzo, infatti, alcuni volontari ritrovano banconote in euro e franchi svizzeri per un importo pari a 220 euro. Naturalmente la scoperta è prontamente segnalata agli organizzatori che, nell’impossibilità di rintracciare il perlomeno distratto proprietario, decidono di devolverli in beneficenza al «Burlo Garofalo» di Trieste, ospedale specializzato nella cura delle malattie che colpiscono i bambini. A parte l’insolito ritrovamento, l’edizione di quest’anno, articolata nelle giornate del 24 e 25 marzo, è fruttuosa anche nella raccolta e recupero dei rifiuti più usuali: i circa 80 partecipanti riescono a raccogliere quasi 80 quintali di rifiuti, che sono differenziati al fine del riciclaggio. La Pro Loco ringrazia l’Amministrazione Comunale, l’Auser, il gruppo A.N.A. «Bepi Rosa», la Protezione Civile e i numerosi cittadini di Dardago, Budoia e Santa Lucia che hanno dato prova della loro sensibilità nei confronti dell’ambiente che ci circonda. MARTA ZAMBON

«Caccia grossa» al termine della Giornata Ecologica.

Co’ la FIDAS a Bari

Foto sopra e a destra. Immagini della sfilata dei rappresentanti delle FIDAS provinciali lungo le vie di Bari.

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Le sezioni dei donatori di sangue del Friuli Venezia Giulia hanno partecipato numerose al congresso nazionale della FIDAS a Bari dal 28 al 30 aprile. Anche la sezione di Budoia era presente. Per me, ex donatrice di sangue, che ho partecipato per la prima volta ad un tale raduno, è stata una esperienza positiva, gratificante e commovente. Mi accompagnava mio nipote, Vicenzino Gislon, con la moglie


Giovanna Pegorer. Durante l’omelia della Santa Messa celebrata prima della sfilata dei congressisti, il Vescovo ha paragonato il dono del nostro sangue al dono del sangue di Gesù per noi: segno di un amore immenso. Il sangue di Cristo ci ha salvati e redenti, il dono del nostro sangue a coloro che ne hanno bisogno è un atto generoso, gratuito, che esprime la nostra solidarietà verso gli altri, a qualunque razza appartengano. Anche il Sindaco di Bari ha avuto parole di stima per i donatori. Infine, il Presidente Nazionale della FIDAS ha sottolineato come il vincolo che unisce tutti i donatori d’Italia dimostri, ancora una volta, che la solidarietà è senza confini. Al termine della cerimonia il cor-

teo si è snodato ordinato, aperto dalle Autorità, dalle bande musicali e dagli striscioni con il nome delle varie regioni. Seguivano i donatori delle sezioni con il loro labaro. Abbiamo attraversato il centro della città e percorso il lungomare. Festa di sole splendido, festa di folla che applaudiva spontaneamente al passaggio del corteo. L’occasione del Congresso ci ha permesso anche di recarci a San Giovanni Rotondo, sulla tomba di San Pio da Pietralcina. Una lunga fila di persone passava sui luoghi

dove il santo era vissuto, silenziosa e commossa. Siamo rimasti coinvolti da questo raccoglimento che ci ha fatto apprezzare maggiormente di pace e di manifestazione di fede. Il nostro viaggio ci ha portati anche in Basilicata, a Matera, la città dei «Sassi», la città scavata nel tufo. Matera è elencata tra le meraviglie del mondo ed è stata dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità, da conservare e trasmettere alle generazioni future. La visita ad Alberobello, il paese delle Murge, famoso per i trulli – abitazioni dalle caratteristiche cupole bianche – ha concluso il nostro viaggio nella terra di Puglia. ROSETTA GAGLIARDI GISLON

A Grenoble co’ l’Artugna

Anche quest’anno il gruppo folcloristico Artugna ha organizzato alcune entusiasmanti trasferte. Nel fine settimana del 9 e 10 giugno la meta è stata Grenoble, una città francese attraversata dal fiume Isere, situata nelle Alpi, sede dei giochi olimpici invernali del 1968. Nella zona è diffusa e rinomata la produzione di noci, note come le noci di Grenoble. Il viaggio in corriera è stato lungo, perché partendo alle 22.30 del venerdì sera da Roveredo e Budoia siamo giunti a destinazione alle 9.00 circa del mattino successivo. Siamo stati ospiti dei Padri Scalabriniani, missionari alla guida di una comunità di Italiani emigrati in Francia da parecchi anni, di cui molti erano Friulani. Alcuni di loro ci hanno subito accompagnati a visitare la città: siamo saliti su una specie di funivia a forma di uovo, la «Teleferica», la quale aveva lo scopo di far ammirare ai turisti il panorama dall’alto e di condurre alla fortezza denominata «Bastiglia». Terminata la visita siamo stati invitati a pranzo da un gruppo di Sardi nella loro sede appena inaugurata, dove ci hanno fatto

Il gruppo Artugna durante l’entusiasmante trasferta a Grenoble.

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Un’altra immagine dei ragazzi del gruppo Artugna a Grenoble.

gustare alcune pietanze tipiche del loro paese. Nel pomeriggio ci siamo esibiti con le nostre danze nelle varie piazze del luogo, dove siamo stati molto applauditi. Una volta terminato il tutto, finalmente è giunta l’ora di andare a riposare dopo un lungo viaggio. L’albergo non era dei migliori, comunque a noi non importava più di tanto, bastava solo rilassarci un paio di ore, perché sapevamo che alla sera ci dovevamo nuovamente esibire con le nostre danze e i nostri canti. La mattina seguente tutti svegli alle otto per la colazione, bagagli pronti per essere caricati in corriera e partenza per can-

tare la Santa Messa, che era celebrata in italo-francese. Dopo aver pranzato e salutato i nostri amici, di nuovo tutti in pullman per affrontare il viaggio del rientro. Ora ci aspetta un’altra trasferta in una località di mare a fine luglio. CRISTINA DE CHIARA

A pies pa’ l’Artugna

Si tiene sabato 14 luglio 2007, con partenza tra le 16.30 alle 17.00, la prima Marcia attorno al Torrente Artugna, manifestazione non competitiva omologata dal

Partecipanti alla 1° marcia «Attorno all’Artugna» tra i suggestivi percorsi lungo il torrente.

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Comitato Provinciale F.I.A.S.P. di Pordenone, valida per i concorsi nazionali FIASP, Gamba d’Argento e Piede Alato dei concorsi internazionali IVV. I 2 percorsi (da 7 km per chi è abituato a brevi passeggiate, e da 12 km per chi vuole addentrarsi un po’ di più nelle nostre montagne) segue il tracciato del Percorso Circolare Permanente del torrente Artugna, che parte dalla piazza di Dardago. Il percorso è particolarmente suggestivo, snodandosi tra i sentieri che costeggiano il torrente Artugna, all’ombra del Crep di San Tomè, con i loro tipici muri a secco e l’antica canaletta in pietra. Inoltre parte del tracciato coincide con il sentiero naturalistico di San Tomè. Non mancano i forniti ristori, che si ritrovano puntuali e graditi nei punti in cui la sete si comincia a sentire. A questa prima edizione si iscrivono ben 269 marciatori, un numero rilevante considerato l’orario pomeridiano. Al gruppo più numeroso è assegnato il trofeo


MARTA ZAMBON

Inno alla vita

«pizzeria Artugna», altre coppe sono riservate agli altri gruppi; a coloro che acquistano il biglietto con riconoscimento viene consegnata in ricordo una maglietta del Percorso Circolare. Grazie a tutte le associazioni e alle ditte che hanno collaborato con la Pro Loco… e appuntamento al prossimo anno!

È tra noi dal 27 di marzo 2007 Rachele Puppin, figlia di Marco e di Michela Ballan, terza nipote di Osvaldo e Marina Puppin.

Immersione Natura

L’Amministrazione Comunale vuole dedicare un particolare spazio ai giovani per favorirne l’aggregazione soprattutto durante il periodo estivo: ciò anche in considerazione delle difficoltà che spesso si riscontrano nello stare insieme, riconducibili agli attuali stili e modelli di vita che la società e i mass media propongono. Per questo, dopo il successo ottenuto da Sportivissima 2006, l’Amministrazione Comunale intende promuovere un’iniziativa denominata Immersione Natura, caratterizzata da vari sport, laboratori di pittura e murales, musica ed escursioni tra la natura, tutte attività legate alla sfera degli interessi giovanili. Il progetto si svolge nel mese di luglio ed è costituito da cicli settimanali durante i quali ogni giorno un gruppo di 40 ragazzi può praticare le discipline prescelte. A conclusione dei corsi di Immersione Natura, si tiene la giornata di Sportivissima 2007, aperta a chiunque voglia partecipare. Il progetto acquista un valore aggiuntivo grazie al coinvolgimento delle varie associazioni operanti nel territorio, in linea con il principio che… insieme è meglio! MARTA ZAMBON

Il 24 maggio 2007 è nato a Pordenone Victor Lachin, figlio di Stefania ed Emanuele.

Ciao a tutti. Mi chiamo Nicola, sono nato il 26 maggio 2007. I miei genitori sono Lucia Ianna e Roberto Crestan.


Inno alla vita

I signori Rui, attorniati dal figlio Primo, dalla nuora Marina e dal nipote Andrea con la fidanzata Marta, al termine del rito religioso.

Rui Fortunato – Mies Rina, da cinquant’anni insieme. Le nozze d’oro sono un evento sempre più raro ma i nostri festeggiati hanno voluto condividerlo con l’intera Comunità Parrocchiale che ha inteso ringraziare Fortunato, supportato dalla consorte, del volontariato convinto e generoso che presta in Parrocchia sotto varie forme: Membro del Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici, supervisore attento e scrupoloso durante i vari cantieri che si sono susseguiti in chiesa e casa della gioventù, componente del coro parrocchiale e ogni qual volta le emergenze richiedano la sua presenza.

Nozze d’oro in Svizzera. Ruggero Zambon Pinàl e Lucia Bulloni si sono sposati nel lontano 23 marzo 1957. Un’intera vita trascorsa a Berna tra famiglia, lavoro e arte. Quanti ricordi! Quest’anno, il 23 marzo 2007, hanno festeggiato il loro 50° anniversario di matrimonio attorniati dai figli e dai nipoti. Nella foto (in piedi da sinistra). Fabio, Tamara, Sibille, Andrea, (davanti) Aida, Ruggero, Tiziano e Lucia. Auguri da tutti e dalla redazione.

È stata una bella giornata che Fortunato e Rina hanno vissuto con il loro figlio e la sua famiglia, con i congiunti, con i coscritti della loro classe, con il coro parrocchiale, con la Comunità, riunita la domenica, giorno del Signore insieme ad altri due anniversari: il 30° di nozze di Vittorio Vuerich e Giuliana Angelin e i coscritti della classe 1937 delle tre comunità. «Una festa della vita» ha esclamato don Adel nell’omelia, di ringraziamento a Dio per tutti i benefici che ha elargito ai festeggiati, un inno alla carità, un grazie che sgorga dal cuore e riempie lo spirito.

A Fortunato e Rina, oltre agli auguri di tutti noi, sono giunti, graditi il telegramma di benedizione del Papa e l’augurio del nostro Vescovo, oltre ad una bella icona raffigurante la Madonna della tenerezza, dono agli sposi della Parrocchia, lavorata a mano dalle monache clarisse di Attimis. Agli sposi d’oro, e agli altri festeggiati gli auguri pIù belli di un sereno avvenire, gustato da altri felici traguardi. Il lavoro in parrocchia non manca. Possiamo tutti copiare da Fortunato e renderci utili, ciascuno secondo quanto può fare. MARIO POVOLEDO


Cristina Rui e Santino Tomasello condividono la felicità per la nascita del loro amatissimo Lorenzo (13 dicembre 2006).

È nata una nuova famiglia a Budoia: Loris Carlon Cech e Anna Rita Dioguardi si sono sposati nella chiesa parrocchiale.

Il 9 giugno 2007, in alta uniforme dei Carabinieri, Dario ha detto «sì» alla sua Tiziana. Nel prestigioso Duomo di Trento, circondato dalla presenza e dall’affetto di tanti amici e parenti Dario Bastianello Thisa si è unito in matrimonio con Tiziana Miori. Ai novelli sposi auguriamo un lungo e sereno cammino insieme. Congratulazioni!

Auguri dalla Redazione!


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Fiume Veneto – Dardago, 28 marzo 2007

Pregiatissima redazione, grazie anche quest’anno per tenerci così uniti ai luoghi e ai ricordi delle nostre origini e della nostra infanzia. PIETRO ZAMBON E SORELLE

Ritornar Bambini Le cose che il bambino ama rimangono nel regno del cuore fino alla vecchiaia. La cosa più bella della vita è che la nostra anima rimanga ad aleggiare nei luoghi dove una volta giocavamo. KAHLIN GIBRAN

Carissimo Pietro, grazie a lei per averci dato la possibilità di apprezzare le belle parole con le quali Kahlil Gibran, grande poeta libanese costretto a emigrare negli Stati Uniti, canta la nostalgia per i luoghi dell’infanzia. Molti nostri lettori si riconosceranno in questi pensieri. Le siamo grati anche per la generosa offerta.

Aix les Bains (Francia), 12 aprile 2007

Ho ricevuto l’Artugna, il più grande piacere che potevate farmi. Vi ringrazio. Sono Sergio Zambon nato a Dardago nel 1925; vivo in Francia da più di 40 anni. Vi mando due foto. Nella prima, fatta a Dardago nel 1930, c’è la mia famiglia. Mia madre Maria Zambon tiene in braccio mio fratello Romano, nato il 27 giugno dello stesso anno, mio padre Serafino Zambon Trantheot, io e mio fratello Luigi del 1922. La foto è stata scattata dalla cugina Italia Zambon Marin che veniva in ferie nel mese di agosto. Aveva sposato un veneziano. La foto originale era piccola e l’ho sempre portata nel portafoglio. Poi l’ho fatta ingrandire. 42

Nella seconda foto potete vedere l’entrata della mia casa con tanti fiori. Quando vado in giardino mi pare di essere a Dardago. Ho fichi, uva fragola, rose, ciclamini… Spero che queste foto vi piacciano. Scusate per la scrittura. Saluti a chi si occupa de l’Artugna e a tutti i dardaghesi. SERGIO ZAMBON

Grazie, sig. Sergio per la lettera e le fotografie che ha voluto spedirci. Le pubblichiamo volentieri anche se, purtroppo, la qualità della foto «storica» non è ottima. Non importa. Queste vecchie immagini sono importanti in quanto documenti storici di un tempo ormai lontano ma anche perché rappresentano gli affetti più profondi e i ricordi più belli di chi, come lei, da molti anni vive lontano dal paese natale. Ricambiamo i saluti.


[...dai conti correnti]

festeggiamenti PER L’ASSUNTA PROGRAMMA Mercoledì 15

Gentilissima Redazione: l’Artugna è sempre «benvenuta», mi reca notizie, avvenimenti, ricordi dei vostri paesi a me molto cari.

ore 11.00

Santa Messa Solenne dell’Assunta accompagnata dalla corale «Santa Maria Maggiore»

ore 16.00

Giochi popolari nel cortile delle scuole

ore 18.00

Santa Messa Vespertina

ore 21.00

Concerto per l’Assunta per organo, sassofono e soprano Emanuele Lachin – Organo Zija «Bushi» Bejleri – Sassofono Stefania Antoniazzi – Soprano

AURORA CERRONI AURELI – ROMA

Con l’augurio più affettuoso di «buon lavoro» e grazie di cuore!

Presso il cortile della Canonica: Pozzo di San Patrizio ricco di premi.

SILVANA BOCUS PISU – SUSEGANA

In memoria della cara mamma. SILVANA E MARIA RITA ANGELIN GIROLET SAN GIOVANNI DI POLCENIGO

A ricordo di Romano Zambon. LA MOGLIE ROSINA ZAMBON – TORINO

Grazie per l’Artugna. GIROLAMO ZAMBON – TORINO

Grazie a tutti per il vostro importante impegno. Un saluto. Con stima. MARIA CARLON ROS – SEGRATE (MI)

Siamo grati per le generose offerte.

bilancio Situazione economica del periodico l’Artugna Periodico n. 110

entrate

Costo per la realizzazione + sito web

uscite 3.846,00

Spedizioni e varie

191,00

Entrate dal 19.03.2007 al 15.07.2007

4.053,50

Totale

4.053,50

4.037,00


Turdus merula Merlo – Merle

O Con noi in tutte le stagioni, oramai. Saltella, reclina il capo, timoroso ci fissa, poi, in un rapporto di fiducia, riprende a saltelli ritmati e s’avvicina. Becchetta qualche briciola. Oramai è di casa. C’è voluto del tempo per indurlo a tanta dimestichezza! Si esibisce. Spicca il volo sulla cima del maestoso tiglio. Domina e ci scruta dall’alto, per farsi ammirare nella sua esibizione vocale. Modula il suo fischio: un canto scandito da note lente e flautate, un melodioso canto che ci fa aprire «l’orecchio del cuore». Non è un giovane esemplare – un merlotto per dirla alla toscana – non si lascia «spennare», oramai ha acquisito una sorta di furbizia. Ecco la spiegazione ai modi di dire in uso nella nostra cultura popolare «Te so un merle» e «I à ciatat ‘l merle da spelà», associando l’uccello alla dabbenaggine, all’uomo poco accorto, che si lascia ingannare facilmente. Sono espressioni riferite all’esemplare giovane, privo di esperienze.


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