Periodico della Comunità di Dardago · Budoia · Santa Lucia
Spedizione in abbonamento postale art. 2, comma 20, lettera C, legge n. 662/96. Filiale di Pordenone.
Anno XXXIV · Dicembre 2005 · Numero 106
SOS per l’altaròl de Tomè Top manager col varsór L’unione fa la forza Una goccia d’acqua. Dal Col Cornièr al mare
[ l’editoriale ]
di Roberto Zambon
L’altaròl de Tomè a Santa Lucia
un
annuncio ed un appello Si quæris Finalmente! Era molto tempo che pensavamo di pubblicare gli indici dei primi cento numeri de l’Artugna ma, per vari motivi, abbiamo sempre dovuto rinviare. Ora il volumetto, dal titolo che può sembrare strano (Si quæris), è pronto a soddisfare la curiosità dei lettori che vogliono ricercare qualche articolo pubblicato in questi trenta e passa anni. Se chiedi, se cerchi un argomento il Si quæris te lo fa trovare. Ecco, quindi, il perché di tale titolo latino. Iniziava, appunto, con queste due parole una sequenza in onore a Sant’Antonio recitata dai nostri vecchi quando non riuscivano a trovare le cose smarrite. Si sentiva la necessità di un indice che integrasse quello pubblicato nell’ormai lontano 1987. l’Artugna è un periodico che viene conservato e consultato negli anni perché documenta
la vita e la storia delle nostre comunità; e il materiale a disposizione è veramente molto. Chi li ha contati, afferma che nei primi cento numeri sono raccolti ben 1284 articoli! Ma il Si quæris non è solo un indice. È anche una sintesi di tutta la produzione de l’Artugna con l’illustrazione dei vari temi trattati, la riproduzione di tutte le prime 100 copertine e dei frontespizi delle altre produzioni (libri e fascicoli) che hanno visto la luce dal 1972 ad oggi: in definitiva, è un po’ il nostro biglietto da visita. Volevamo fare una strenna natalizia ai lettori, ma siamo costretti a chiedere un contributo di 5 euro per coprirne, almeno in parte, il costo. Il Si quæris è disponibile presso i consueti punti di distribuzione o può essere richiesto direttamente alla Redazione. 2
Nei suoi anni di vita, l’Artugna si è assiduamente interessata ai molti segni religiosi presenti nelle nostre vie e si è sempre battuta per «sensibilizzare la Comunità alla conservazione di questi beni che, seppure considerati di arte minore, hanno testimoniato per secoli la Fede popolare dei nostri antenati» (cfr. l’Artugna n. 51, pag. 8). In questo numero, vogliamo portare all’attenzione dei nostri lettori il degrado del capitello che si trova in piazzetta Tomè a Santa Lucia, proprio all’incrocio tra via Lachin e via Monsignor Comin. Fabrizio Fucile, nel suo toccante intervento, si rivolge alla Mater Doloris come a una compagna di viaggio degli abitanti di Santa Lucia, testimone dei cambiamenti positivi e negativi della nostra società. Sistemare la «casa» della Mater Doloris è anche un modo di riappropriarci della nostra identità. Un dettagliato articolo di Roberto De Marchi mette in evidenza l’urgenza di un restauro per salvare gli affreschi di cui è ricco il capitello. Non si può trascurare un’opera segno della fede e del sacrificio dei nostri «vecchi». Siamo certi che la comunità e l’amministrazione comunale non lasceranno cadere nel vuoto questo appello. Già sappiamo che durante il periodo natalizio sarà organizzato a cura di Fabrizio Fucile un concerto per raccogliere fondi per questo scopo. Speriamo di dare notizia, nei prossimi numeri, del buon esito dei lavori di restauro.
Santo Natale 2005
«Il popolo che camminava nelle tenebre, vide una grande Luce!» Così il Profeta Isaia, indicava nel Messia, il Promesso di Dio. L’umanità ha bisogno di un po’ di luce, che arrivi direttamente dall’Alto e che rischiari le tenebre dell’errore: «Luce dona alle menti, o Bambino Divino. Pace infondi nel cuor». Gesù stesso si è definito. Oggi contempliamo il presepe. Il Figlio di Dio si è fatto uno di noi. È Lui la Luce vera che dissipa le tenebre «Io sono la luce del mondo, chi crede in me avrà la luce della vita». Nel Credo proclamiamo: Dio da Dio, Luce da Luce. Siamo invitati ad accogliere questa Luce e portarla ai nostri fratelli; a farci prossimo nella nostra casa, con i nostri vicini, nel nostro Paese, nel mondo intero. Dio ci chiede questo! Adoriamo nel mistero del Natale lo stesso Redentore, presente nell’Eucaristia. Nella stalla di Betlemme, Gesù si lasciò adorare sotto le povere apparenze di un neonato, da Maria e da Giuseppe, dai pastori e dai Re Magi. In ogni
la lettera del
GIOVANNI AGOSTINO DA LODI, L’ADORAZIONE DEI RE MAGI, MILANO, PINACOTECA DI BRERA.
Plevàn Messa lo adoriamo nell’Ostia consacrata, pane di vita che rinvigorisce le nostre anime e ci dà la forza di testimoniare il Suo amore. Nell’Epifania (che significa Manifestazione) Egli Verbo di Dio si rende manifesto a tutto il mondo. Se Gesù è per tutti, allora vuol dire che tutti hanno il diritto di conoscerlo e che noi credenti non dobbiamo vergognarci di testimoniarlo. Non dobbiamo aver paura di esporre il presepe, di attaccare alle pareti il crocefisso. Ognuno di noi si fà Missione per l’altro e ha il dovere di riflettere sugli altri la Luce di Cristo. Ognuno di noi è chiamato a diventare la stella cometa che si orienta verso Gesù. Pur nel rispetto degli altri credo e delle altre religioni, noi, che abbiamo la fortuna di professare la fede in Dio,
Padre, Figlio e Spirito Santo, dobbiamo avere anche il coraggio di farci portatori di quella Luce, la Luce vera che illumina e riscalda ogni uomo e lo rende intrepido nell’annunciare a tutti la lieta novella del Vangelo. Ci aiuti la Vergine Maria Regina della Pace. A Lei affidiamo la nostra vita e il termine della nostra vita. Oggi come ieri abbiamo bisogno di pace. Il nostro cuore è malato e il tempo lo ha logorato ed appesantito con le non curate malattie dell’orgoglio, dell’oppressione dei nazionalismi, delle false idee della vita e dell’uomo. Questo uomo di oggi dal cuore malato, non ha bisogno di trapianti e di un pace-maker, ma di ritrovare quella pace che solo Gesù, principe della pace, sa donare. 3
La nostra Diocesi terrà dal 26 al 29 dicembre il Convegno Diocesano «Chiesa di Concordia-Pordenone rendi ragione della tua speranza». Vi invito a pregare per il buon esito di queste giornate di lavoro e riflessione con lo sguardo rivolto verso Colui che è la ragione stessa del nostro esistere. Alle care famiglie delle nostre Comunità, agli ammalati, alle persone sole, a tutti gli uomini di buona volontà, a quanti leggono con simpatia l’Artugna, l’augurio cristiano di un sereno Buon Natale e prospero 2006. La Luce del Figlio di Dio riscaldi il nostro cuore, animi la nostra fede, ci renda forti nella speranza, ci accomuni nell’autentica carità, perché, «Dov’è carità e amore, qui c’è Dio!». DON ADEL Vostro
[ la ruota della vita]
NASCITE Benvenuti! Abbiamo suonato le campane per l’arrivo di... Maxence Da Ros di Thierry e Laurence – Grandieu (Francia) Riccardo Francesco Quaia di Lorenzo e Marina Castelli – Milano Letizia Ongaro di Stefano e Federica Messulani – Dardago Lucrezia Zambon di Angelo e Patrizia Zanolin – Dardago Renée Maria Nasr di Bassem e Nahed Zakhour – Dardago Beatrice Santarossa di Gianni e Tania Zambon – Vallenoncello (Pn) Alessandro Cigana di Mauro e di Stefania Zambon – Budoia – Vigonovo Riccardo Lazzari di Roberto e Daniela Romani – Milano Gloria Filippozzi di Marzio e Patrizia Galli – Codogno (Lodi)
M AT R I M O N I Hanno unito il loro amore. Felicitazioni a... Emanuele Balla con Mary Acquaroli – Budoia Giuseppe Zambon con Silva Gasparutti – Dardago Alessio Zambon con Ester Graziosi – Bellegra (Roma) Luigi Gabelli con Raffaella Zambon – Dardago Martino Montanaro con Barbara Gelisi – Dardago Angelo Zambon con Patrizia Zanolin – Dardago
L A U R E E , D I P LO M I Complimenti! Lauree Elisa Vettor – Scienze e tecnologie alimentari – Milano Lorenzo Quaia – Economia Aziendale – Milano Francesco Zambon – Ingegneria meccanica – Budoia Fabio Del Puppo – Ingegneria elettrica – Polcenigo Valentino Donadel – Ingegneria meccanica – Polcenigo
DEFUNTI Riposano nella pace di Cristo. Condoglianze ai famigliari di…
IMPORTANTE Per ragioni legate alla normativa sulla privacy, non è più possibile avere dagli uffici comunali i dati relativi al movimento demografico del comune (nati, morti, matrimoni). Pertanto, i nominativi che appaiono su questa rubrica sono solo quelli che ci sono stati comunicati dagli interessati o da loro parenti, oppure di cui siamo venuti a conoscenza pubblicamente. Naturalmente l’elenco sarà incompleto. Ci scusiamo con i lettori. Chi desidera usufruire di questa rubrica è invitato a comunicare i dati almeno venti giorni prima dell’uscita del periodico.
Maria Basso di anni 82 – Belgio Angelo Dedor di anni 71 – Budoia Teresa Bravin di anni 96 – Santa Lucia Anna Bocus di anni 88 – Milano Odina Bassi di anni 94 – Paderno (Ud) Remigio Fort di anni 73 – Santa Lucia Maria Lachin di anni 66 – Santa Lucia Alessandro Fort di anni 81 – Santa Lucia Cesare Janna di anni 65 – Dardago Linda Fregona di anni 82 – Budoia Leonora Ianna di anni 84 – Budoia Elida Rigo di anni 57 – Dardago Palmira Panizzut di anni 85 – Dardago Maria Del Maschio di anni 90 – Budoia Basilio Zambon di anni 91 – San Daniele del Friuli
Periodico quadrimestrale della Comunità di Dardago, Budoia e Santa Lucia (Pn)
In copertina. Due delle Vergini affrescate all’interno de l’altaròl de Tomè: santa Lucia, protettrice della vista e titolare della chiesa in colle, e santa Apollonia, invocata per alleviare il mal di denti. Le due, insieme ad una schiera di santi – Sebastiano, Floriano, Antonio da Padova, Martino, Antonio abate, Luca (?) – convergono lo sguardo verso l’immagine centrale raffigurante Maria Addolorata tra san Rocco e un santo Vescovo.
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Un annuncio ed un appello di Roberto Zambon
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La lettera del Plevàn di don Adel Nasr
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La ruota della vita
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Sotto la croce come a questo crocevia di Fabrizio Fucile
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SOS per l’altaròl de Tomè di Roberto De Marchi
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’N te la vetrina
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Intorvìa la tòla a cura di Adelaide Bastianello
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Pagina dell’Associazione Una giornata da professioniste... o quasi di Elisa Pellin
Top manager col varsór di Anna Pinal
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Il teatro «lirico» di Dardago di Sara Zambon
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106 sommario a
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Direzione, Redazione, Amministrazione tel. 0434.654033 · C.C.P. 11716594 Internet www.naonis.com/artugna www.artugna.it
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www.artugna.it. Dalle parole ai fatti. di Flavio, Gigi, Massimo e Roberto
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L’angolo della poesia
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Lasciano un grande vuoto
e-mail l.artugna@naonis.com
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L’energia dal legno di Roberto De Marchi
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Cronaca
Direttore responsabile Roberto Zambon · tel. 0434.654616
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75° anniversario della ferrovia Sacile-Pianzano di Claudio Sottile
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Inno alla vita
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I ne à scrit
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Bilancio
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Programma religioso · Auguri
Per la redazione Vittorina Carlon Impaginazione Vittorio Janna
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Me nona Gilda di Manuela Zambon
Spedizione Francesca Fort
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Dal Comun... notizia dell’utima ora
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‘Na ciaminadha drio el ruial di Massimo Zardo
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Il vicolo dei Soldà ’l à fat festa di Lucio Rizzo
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L’unione fa la forza di Adelaide Bastianello
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Una goccia d’acqua dal Col Cornièr al mare di Andrea Rui
Ed inoltre hanno collaborato Adelaide Bastianello, Ennio Carlon, Espedito Zambon, Marta Zambon Stampa Arti Grafiche Risma · Roveredo in Piano/Pn
Autorizzazione del Tribunale di Pordenone n. 89 del 13 aprile 1973 Spedizione in abbonamento postale. Art. 2, comma 20, lettera C, legge n. 662/96. Filiale di Pordenone. Tutti i diritti sono riservati. È vietata la riproduzione di qualsiasi parte del periodico, foto incluse, senza il consenso scritto della redazione, degli autori e dei proprietari del materiale iconografico.
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ed inoltre... Albero genealogico della famiglia Besa a cura di Vittorina Carlon [quindicesimo inserto]
Il primo SOS per il grave deterioramento dell’edicola sacra di Tomè, in Santa Lucia, lanciato da un dipendente dell’Ufficio Tecnico Comunale, non ci ha lasciato certo indifferenti. Riteniamo necessario un immediato intervento da parte dell’intera comunità, affinché uno dei più antichi segni della devozione popolare, unicum della zona per la sua iconografia, non scompaia del tutto. Il tam tam supera in breve i confini comunali e…, da Roma, Fabrizio fa sentire la sua voce.
Con la sua stimata disponibilità, organizza un concerto per una raccolta-fondi con il suo «Insieme Vocale Elastico», nella chiesa parrocchiale, il 29 dicembre. Sarà il primo segnale e la prima richiesta d’aiuto per la salvaguardia del sacro. Ci auguriamo che quest’impegno trovi l’entusiasmo della collaborazione.
Sotto la croce
di Fabrizio Fucile
come a questo crocevia Stabat mater dolorosa juxta crucem lacrimosa La tua casa era nuova, un tempo, solida. Curata negli anni, sostenuta e abbellita. Appoggiata ad una più grande, abitata da uomini, alla quale quasi faceva da pietra angolare. Questa, una notte, era anche bruciata, ma la tua piccola dimora aveva resistito, non toccata dalle fiamme. Tu sicuramente ne avevi sentito il calore e ancora una volta avevi sofferto. La tua casa, una specie di tempio vagamente orientale, con la teoria policroma di santi e di sante che ti fanno corona. E tu lì, sulla parete di fondo azzurro, con tutte quelle lance piantate nel cuore. Ad affidare la costruzione ad un operaio di paese e ad un pittore foresto era stato uno della famiglia Lachin Tomè, consapevole che ogni lacrima di dolore può essere asciugata, che ogni peso della sofferenza può diventare più leggero, che pene e paure possono trasformarsi in speranza. Basta sapere a chi rivolgersi. In cielo, in terra, in ogni luogo. Hai tenuto d’occhio tutti dalla tua po6
A SINISTRA. L’IMMAGINE AFFRESCATA DELLA MADONNA ADDOLORATA COME SI PRESENTAVA UNA VENTINA D’ANNI FA. NELLA PAGINA SEGUENTE. PRIMI INTERVENTI PER LA MESSA IN SICUREZZA DELL’EDICOLA. (FOTO DI ROBERTO DE MARCHI).
lori sbiaditi. E come se i tuoi occhi non potessero più vedere, le tue orecchie non sentire. Anche il tetto sopra di te ha ceduto, ha sentito il peso della stanchezza e sembra vinto dall’infuriare del tempo. cuius animam gementem contristatam ac dolentem pertransivit gladius Tu soffri. Ma non perché cambiano i ritmi; non perché la vita va avanti. Hai sempre sofferto e in questo dolore hai capito te stessa e ci hai insegnato a capire. Tutte quelle lance e quel tetto crollato ci ricordano che ogni essere umano, prima o poi, deve sperimentare l’ora dell’angoscia, un’ora inevitabile che se si presume di affrontarla con le sole proprie forze può diventare drammatica. Che i cattivi esistono – persone dal cuore chiuso e dalle parole arroganti – e sono forti, che spesso hanno l’ultima parola. Che far del bene a qualcuno e ricevere del male è esperienza comune, che capita a tutti. Che pesano gli anni, i tradimenti. Il dolore resta comunque un mistero senza spiegazioni, con continui interrogativi. Ma è nella fiducia, nella dignità di rispondere con coraggio, nel confidare oltre se stessi che possiamo riscoprire la meraviglia del tornare a credere.
Giovedì 29 dicembre 2005 ore 21.00 Chiesa Parrocchiale di Santa Lucia Brani di G.B. Pergolesi, G.F. Haendel, J.S. Bach, W.A. Mozart, A. Vivaldi, G. Rossini e G. Verdi direttore: Fabrizio Fucile pianoforte: Fiorella Mattiuzzo
programma G.B. Pergolesi – dallo «Stabat Mater»: N. 1 - Stabat Mater (Coro) N. 2 - Cujus animam gementem (solo) G.F. Haendel – dal «Messia»: How beatiful are the feet (solo) J.S. Bach – dal «Magnificat»: N. 2 - Et exultavit spiritus meus (solo) W.A. Mozart – da «Exultate, Jubilate»: N. 4 – Alleluja (solo) G. Rossini – da «Mosé»: Dal tuo stellato soglio (soli e coro) La Carità (solo e coro)
Fac ut ardeat cor meum G. Verdi
Se sapremo ricostruire quel tetto e sapremo ridarti i colori e gli occhi per guardarci avremo la certezza che possiamo ancora. Ogni volta che vogliamo e ogni volta che ci viene chiesto. Nell’impegno di chi ama il paese e si sente parte viva di esso. Vicini e lontani, non potranno ignorare la richiesta di aiuto. Nella collaborazione rivivranno i conosciuti legami di quella solidarietà che può superare ostacoli e preoccupazioni di riuscita. 7
Pater Noster (coro a cappella) A. Vivaldi – dal «Gloria» Gloria (coro) Laudamus te (soli) Domine Deus (solo) Domine Fili Unigenite (coro) Domine Deus, Agnus Dei (solo e coro) Qui sedes (solo) Cum Sancto Spiritu (coro)
Concerto dell’Insieme Vocale Elastico
sizione privilegiata, chi arrancava in salita e chi correva in discesa, chi tornava dai campi e chi si avviava all’ultimo viaggio. Da questa casa per anni hai visto passare la vita. Secchi di latte appena munto che tornavano indietro trasformati in pethe de formai e pani di burro. Bidoni de scolo, pendenti dal manubrio della bicicletta o dai ganci dell’arconcello, la merenda dei maiali che in inverno sarebbero diventati salami e cotechini. Le pezze di lino o cotone con dentro le mantovane o i montasù di Gaetano forner, ancora fumanti; la biancheria appena sbattuta sui pianali del lavatoio alla Salera. Ti arrivavano al naso gli effluvi delle vinacce torchiate nel cortile dei Rosa, alle orecchie gli struggenti muggiti dal macello dei Besa. Se prima la croce delle processioni ti veniva incontro scendendo dalla via dei Lachin, quando hanno stabilito che la strada fosse a unico senso di marcia, ti girava le spalle, una volta che i primi del corteo avevano superato l’angolo della casa dei Spinc. Valigie trascinate e cartoni sulle spalle di chi correva a prendere la corriera o si affrettava verso la littorina; borse della spesa e chiacchiere di donne di ritorno da Bof, le sachete de scuola piene di quaderni e sussidiari. Prima le Fiat e poi le auto straniere, la bicicletta del plevan e tutte quelle che aggiustava Ferruccio mecanico nella bottega di fronte. Da un po’ di tempo questa vita sembra sferragliare su altri binari. Profumi, rumori, sapori e co-
Allora saremo di nuovo forti anche se non saremo tanti. Ce ne infischieremo se ci sono più funerali che battesimi, se i matrimoni sono eventi di portata storica. Se schiere di badanti oggi occupano le stanze che prima erano di nonni e nipoti, fratelli e cognate, se le scuole e gli uffici postali sono stati chiusi. Se il pane, il latte e la verdura si mescolano senza imbarazzo a pesce e carne sui banchi di Visotto. Se la chiesa resta chiusa e le messe sono su appuntamento, se ci è stato tolto quasi tutto. E soprattutto se stiamo diventando tutti uguali. I nostri nonni non volevano essere confusi nemmeno come abitanti delle tre diverse frazioni, non volevano essere tutti budoiesi. Oggi cosa siamo? Quando corpus morietur fac, ut animae donetur Paradisi gloria È questa la sofferenza di oggi. La perdita di identità è sicuramente a dura prova. Ma fino a quando avremo salda la nostra fede e la coscienza di quello che siamo e da dove veniamo, saremo al sicuro. E tu, addolorata da sempre, come ogni madre per ogni figlio che pena, ti sentirai un po’ sollevata. Se sappiamo che la strada giusta è quella dello sforzo comune non potremo soffermarci davanti alla fatica. Ogni goccia di sudore sparsa sarà notata, ogni lacrima asciugata.
SOS per l’altaròl de Tomè di Roberto De Marchi
A quanti si trovino a passare a Santa Lucia, e precisamente all’incrocio tra via Lachin e via Monsignor Domenico Comin, noteranno la presenza di un capitello, magari in molti hanno già avuto modo di notarne la sagoma passando in auto, ma altrettanto in molti non hanno avuto modo di sbirciare all’interno e di notare che è interamente affrescato. Nella parete di fondo è rappresentata la Deposizione, nelle pareti laterali vi sono i Santi e nella volta il Padre Eterno e la discesa dello Spirito Santo. Purtroppo, tempo fa, la volta ha iniziato a cedere nella sommità e così l’immagine dello Spirito Santo è disceso a terra, lasciando dietro di sé un buco dal quale si possono vedere i mattoni con la quale è stata realizzata la volta. Il Padre Eterno continua ancora a resistere, e i Santi a lato, vuoi per lacrime di amarezza, vuoi per l’umidità, hanno iniziato a sbiadirsi. Questa dinamica è attiva da diversi anni, tant'è che Don Nillo si era interessato al problema, disponendo un'analisi per la realizzazione del restauro, opera che venne meno per ragioni dovute alla proprietà del bene; poichè a tutti gli effetti è un’opera della collettività, ma nella sostanza non è ancora chiaro se è un bene di proprietà comunale o privata. Con la mancanza del tenace parroco l'intervento venne dimenticato, ed attualmente rimane ancora da risolvere il problema della proprietà. Vi sono due punti di crisi nella conservazione del bene: il primo è il cedimento strutturale della volta, probabilmente dovuto ad infiltrazioni d'acqua, ed il secondo, conseguente al primo, è il distacco dell'affresco. Attualmente la struttura è stata posta in sicurezza dal Comune, però rimane da porre in sicurezza l’affresco, che si sta distaccando sempre più; in seguito a questi interventi bisogna procedere con il restauro dell'affresco e della copertura. Queste opere rappresentano un impegno per la comunità, sia in termini di tempo che di denaro, ma allo stesso tempo sono un obbligo da assumersi per l'importanza che da sempre ha avuto questo elemento nelle cerimonie di culto della comunità, e gli affreschi sono lì a testimoniarcelo. Proviamo solo ad immaginare quale può essere stato l’impegno economico per la loro realizzazione in anni non certo di abbondanza. È giunto il momento di intervenire: innanzitutto risolvendo l'aspetto legato alla proprietà per ottenere l'autorizzazione a mettere in atto i lavori, ed in secondo luogo recuperando i fondi per il finanziamento dell’opera. Per quanti siano interessati a donare un’offerta per la realizzazione dei lavori, possono rivolgersi alla parrocchia di Santa Lucia. 8
top manager col varsór di Anna Pinal
Il pronipote di un vecchio contadino, saltando da un posto all’altro, ha fatto carriera. Ora lavora in un palazzo di cristallo della metropoli lombarda con incarichi prestigiosi di top manager. Appena alzato, si presenta allo specchio per controllare e organizzare il suo aspetto, con strane smorfie del viso mentre si rade. È un modo comico di guardare se stesso, alla ricerca dell’espressione fotogenica da mettere sotto gli sguardi cinici dei colleghi che devono assistere alla presentazione più importante della sua vita. Quel giorno più che mai avrebbero radiografato occhi, naso, bocca, gesti, alla ricerca di difetti da biasimare, o di caratteristiche da invidiare. Dovrebbe sentirsi turbato, ansioso, perché la posta è alta e rischiosa, per sé e per la sua società, una catena di ristoranti. Avrà gli occhi puntati su di lui per una mezz’ora di fuoco in un programma che lui dovrà proporre e che dovrebbe portare una svolta nei concetti della ristorazione. Dentro di sé sente salire una insolita calma. È come legato, rallentato, si assesta un paio di tocchi al viso, per destarsi meglio. Durante il sonno profondo della notte era entrato in una realtà vissuta da piccolo come per proseguire una vicenda dimenticata. 9
Era nei campi con una coppia di buoi, felice di aprirne il solco e rivoltarne le zolle per una nuova semina. Sotto un cielo limpido, come lavato, la terra ritornata alla luce mandava un fresco ineguagliabile profumo. Con i passi calmi dei buoi che avanzavano, procedevano anche i suoi passi, in sincrono e affondavano elastici nel terriccio smosso. Da quell’equilibrio di forze, lui, i buoi e il varsor (aratro), uno strumento agricolo antico e robusto, traeva una energia di dominio che gli dava il gusto del potere in un ambiente di libertà illimitata e totalmente amichevole. Più si impegnava, più si sentiva forte. Più si spendeva, più si sentiva ricostruito e padrone. Per una notte era tornato a galla il DNA con il corredo di cromosomi del contadino che esisteva in lui, sepolto nel più basso strato dell’io, e riaffiorato per un sobbalzo biologico. Nel sogno era risalito alla memoria il know how, il gusto, il sapere, il potere della razza a cui apparteneva. Il DNA si era ribellato alla compressione della vita di manager e come un magma era schizzato fuori. Sente che non può reprimerlo ed è costretto al meeting con il
suo animo in rivolta, deve fare i conti con un nuovo «io», deve cambiare il brief, cioè le argomentazioni, il modo di sentire, di ragionare, di proporre il suo piano manageriale. È tutta la struttura mentale formatasi negli antenati che fa breccia e vuole entrare nella vita ordinaria per essere messa in luce. L’atteggiamento frenetico del management cade a pezzi, si scardinano gli ingranaggi uomo contro uomo alla base dei convincimenti gerarchici. Come manager si sente fuori strada. Al meeting non presenterà le sue astuzie di specialista di marketing, ma quelle ben diverse, di uomo della terra. Tutti avrebbero riso di lui. Forse stava per diventare la marionetta di se stesso. Continuava a pensare al sogno e si rendeva conto che gli era accaduto qualcosa di inaspettato. Sentiva la calma forte installare nel suo «io», ereditata dal travaso di successi genetici di padre in figlio, guadagnata e raffinata con l’impegno della fatica fisica in attività svolte in spazi liberi. Semine in rotazione, potature e innesti, raccolte e torchiature, maturazioni e conservazioni… il seconlare vigile contatto con la natura aveva potenziato l’intelligenza di apprendimenti a catena. Era la cultura crollata, quella contadina, che aveva ceduto il passo alla nuova, di tipo militare, che si svolgeva in uffici e mostrava la durezza, le assurdità e i riti delle caserme. Si differenziava solo nel nome: cultura aziendale. Tutti la conoscono, la vivono, la disprezzano. La forza di tale nuova cultura quel giorno si era sbriciolata proprio nel momento in cui il talento del nostro Top Manager doveva superare la massima prova: presentare le idee per il progetto di una nuova catena di ristoranti. Come avrebbe fatto, privato delle abituali energie di convincimento? La prima delle quali erano
L’ARATURA DEI CAMPI COL VARSÓR, FINO AGLI ANNI ’50. (FOTO DI MARINO DIANA).
slancio e grinta? Quali verità avrebbe lanciato in sostituzione del punto aziendale «la fretta del consumatore è la madre di tutti i business? Inventa qualcosa che fa risparmiare tempo e diventerai ricco», predicavano i manuali di marketing. Si sentiva sganciato da quelle teorie di esaltazioni della fretta, pur consapevole di dover proporre cose che davano garanzie serie. Il raggiungimento delle quote di vendita era indiscutibile, il budget era sacro, il ritorno degli investimenti doveva essere garantito da indici in attivo. Aveva il progetto sul tavolo e non si sentiva più il tipo brillante che tutti conoscevano. Era un altro uomo. Doveva ritirarsi? Ecco il dilemma. Ma nooo. Anzi. Avrebbe offerto un’immagine di calma, dimostrato calma, predisposto un progetto che puntava tutto sui vantaggi della calma. Si sentiva pronto a rovesciare i principi del marketing d’arrem10
baggio, basato sullo sfruttamento della fretta. In piedi in cucina sorseggiava il caffè. Poi rifletteva calmo, con le mani sullo schienale di una sedia come se afferrasse i bracci dell’aratro. Forte, libero, aveva scaricato lontano da sé il comportamento nevrotico, l’ossessione di avere successo, di applicare tecniche manageriali predicate da altri. Ma rifiutando tutto questo, verso quale disastro si incamminava? Ecco il dubbio. Man mano che scorrevano i minuti capiva di essere vittima di un de-condizionamento, cioè di stare per perdere la specializzazione di Top Manager che operava secondo i canoni classici. Ma era un uomo libero e sentiva la libertà come una missione. Per sopravvivere non doveva mostrare che ripudiava il fanatismo professionale, che gli aveva fruttato un grasso stipendio. Di una sola cosa era certo: questa volta avrebbe
avuto pochi amici, forse nessuno. I non-amici, come al solito, avrebbero aspettato il suo collo senza sporcarsi pronti caso mai a fare buon viso in un secondo tempo. Quella mattina arrivò tardi in ufficio. Voleva giungere con il nuovo piano sul lancio della nuova catena di ristoranti, già abbozzato. In una visione grandiosa e inedita che esaltava la calma come piacere da ritrovare all’entrata del ristorante. Le linee principali del progetto erano tracciate e si proponevano riscoperte e sensazioni forti di libertà. In pratica il suo piano voleva richiamarsi alla bellezza sentita e vissuta nella libertà di spazi, contro il soffocamento e l’aria viziata degli alveari aziendali contro le oppressioni gerarchiche dei sali-scendi negli organigramma. Voleva proporre tale liberalizzazione come una grande evasione a disposizione di tutti i manager frequentatori della catena di ristoranti, al momento del pranzo.
L’atmosfera gradevole, fortemente caratterizzata da suggestioni di paesaggio, avrebbe fatto da richiamo, reso più invitante il cibo, più competitivo l’ambiente rispetto a ciò che offriva la concorrenza. Come prima iniziativa convoca i migliori illustratori per studiare, in un paio d’ore, una presentazione visiva molto caratterizzata del progetto: ambienti inediti… tipo di vivande di antica tradizione culinaria coinvolgimento in attività di emulazione alla vita nei campi come contrasto alla vita d’ufficio. Agli illustratori viene raccomandata la segretezza assoluta sul progetto, ma il segreto è già violato dopo venti minuti. Il nemico presente in azienda, un suo sistematico oppositore, viene informato delle linee del programma, così ha elementi per prepararne la demolizione. Gli illustratori sono stati tenuti all’oscuro dello scopo vero, che è quello di ricostruire il tessuto nervoso di uomini mentalmente sfibrati dalle corse e rincorse verso i traguardi manageriali. Questa motivazione, la principale, doveva restare sepolta dentro il nostro uomo. Mentre tutto il resto è già trapelato, nel fatidico pomeriggio, quando la sala è gremita si vocifera che qualcuno salterà. Lui, ovviamente. Tutti pensano che sia arrivata la sua ora. Ma lui è calmo e lo dimostra nelle poche calibrate parole di introduzione. Si accende l’audio e il video. Lo show comincia con lui, il Top Manager che si libera della giacca, rimbocca le maniche, slaccia la cravatta e si accinge ad afferrare l’aratro che lo aspetta sullo schermo gigante. Tutti lo guardano e cercano qualche segno di nervosismo. Sul suo volto, calma olimpica. Preme un bottone , si fa buio in sala e la scena si allarga bellissima e piena di colore, di un vasto campo arabile della pianura friulana. E’il suo 11
vecchio podere. Entrano i buoi appoggiati all’aratro e ha inizio l’aratura tra canti di uccelli e lo stridio di trascinamento del pesante mezzo agricolo. C’è una parte di aratro vero, sulla pedana e lui lo afferra e lo guida in sincrono con il trascinamento dei buoi. Aratro vero e aratro filmato coincidono. La tenuta dei due bracci comporta un certo sforzo muscolare, come con l’uso di un attrezzo ginnico che scorre su una pedana mobile da palestra. È uno spettacolo mirabile di atmosfera di libertà. Quando alla fine la scena sfuma, il nostro Top Manager è raffigurato sullo schermo seduto a tavola con una coppia di contadini che gli servono allegramente il pranzo dopo-fatica. Stacco e luce. Il Manager lascia i bracci dell’aratro, si rivolge ai management. È questo il concetto di ristorante da lanciare: liberazione e divertimento, e tutto lo spazio della natura che diventa casa, luogo del desinare. Dal modo di illustrare il progetto si capisce che il Top Manager ha preso una piega mentale tutta a favore dell’uomo della terra e a sfavore dell’uomo che lavora a tavolino. Si entusiasma troppo per la vita libera da scartoffie e da pulsanti, per le capacità antiche della forza fisica. L’entusiasmo è un miscelatore di fuochi dell’anima. I prodotti della natura non sono solo il mais, il frumento, gli ortaggi, le castagne, i funghi, ma la bellezza, la cortesia delle piante che si aiutano fra loro ad essere meraviglie di forme e di colori. Che compiono ogni sforzo per essere sempre di più come devono essere. Il contadino è il collaboratore, fa che tutto avvenga, stupito da questa obbedienza silenziosa. Tutto si muove con pochi interventi suoi. A volte gli basta anche solo controllare e tutto va. Il contadino è ricompensato e nutrito da questa fabbricazione silenziosa e precisa, che si mette in
moto con raggi del sole e gocce di pioggia. L’antagonista guarda con ostilità il Top Manager che nel descrivere tutto questo si comporta come un predicatore. Più prosegue con affermazioni estranee alla retorica manageriale, più lui, suo nemico, avrà buon gioco nel farlo togliere di mezzo e mandarlo… ad arare. Ogni frequentatore del ristorante della loro catena troverà una hall che richiama alla memoria ambienti della sua vita, e a
ogni pranzo compirà un tuffo nella libertà, sfodera la sua energia fisica, riorganizza la sua anima, misura le sue capacità, giocherella a tenere in equilibrio un aratro sotto traino su una pedana. Poi tonificato e rinnovato andrà in sala da pranzo a farsi servire dei buoni piatti alla contadina dai camerieri contadini. Il progetto passò tra un discreto battimani di approvazione generale. Fu possibile allestirlo in due e due quattro, grazie all’uso di foto e diapositive trasferite dallo
scanner a un PC con grande schermo, per effetti spettacolari, e di attrezzi realistici scovati con la collaborazione di un trovarobe. La conclusione? Tutto finito in niente. Il nostro Top Manager non ha avuto la forza di sostenere le sue idee dagli attacchi degli invidiosi. È accaduto a chi, a differenza di suo bisnonno, in quel trambusto non ha trovato neppure un minuto per dire al Creatore «ti ringrazio per tutto quello che mi hai dato».
[ www.artugna.it]
dalle parole ai
fatti Il sito internet www.artugna.it cresce. Molte sono le rubriche attivate. Tra le altre, dalla prima pagina (home page) del sito è possibile accedere all’archivio storico della nostra rivista in cui sono stati memorizzati (per ora) tutti i numeri pubblicati dal 2000 ad oggi. Accedendo a questa sezione è possibile consultare tutte le pagine dei 18 numeri usciti in questo arco di tempo. Ringraziamo la redazione del sito per la collaborazione e auspichiamo un costante successo a questa interessante iniziativa.
Nel numero di agosto 2005 annunciavamo la nascita del sito e invitavamo a suggerire idee e a darci una mano a trovare il materiale per arricchirlo. A quasi quattro mesi di distanza possiamo tracciare un primo lusinghiero bilancio: più di mille accessi al sito dimostrano l’interesse dei dardaghesi sparsi per l’Italia e per il mondo per l loro paese natale (abbiamo ricevuto e-mail addirittura dalla Florida).
A Dardago, grazie all’opera di ricerca e raccolta svolta da Gigi Basso e Flavio Zambon, abbiamo raccolto una grande quantità di foto, documenti, registrazioni e brevi interviste: c’è la voglia di non perdere la memoria delle cose e delle persone. A tale proposito invito ancora tutti i lettori de l’Artugna ad inviarci materiale, a suggerire idee ed iniziative, anche se il problema più grosso è proprio quello di «digerire» tutto e riproporlo on line. 12
Assieme ai vostri messaggi via e-mail inviateci anche le vostre foto o quelle dei luoghi in cui vivete, specialmente se siete fuori dall’Italia, vorremmo aprire l’album on line degli amici de l’Artugna. Grazie a tutti quelli che hanno contribuito a questa iniziativa, grazie alla redazione che ci ospita e arrivederci sulle rive dell’Artugna.it. LA «REDAZIONE» DI WWW.ARTUGNA.IT FLAVIO, GIGI, MASSIMO E ROBERTO
L’energia dal legno
di Roberto De Marchi
La società contemporanea, a cui tutti apparteniamo, si distingue dalla società della tradizione per l'elevato consumo di energia, che dall'avvio della rivoluzione industriale ai giorni nostri segue un andamento incrementale rapportato all'evoluzione tecnologica ed alla produzione di ricchezza; tutti questi aspetti sono strettamente correlati tra loro. Certo le condizioni di comfort, di cui disponiamo, e che costituiscono il nostro standard quotidiano, rappresentano una conquista dell'umanità, ma non dobbiamo dimenticare che il riscaldamento dei nostri edifici, il funzionamento dei nostri elettrodomestici e i mezzi di trasporto che usiamo, dipendono interamente da risorse energetiche non rinnovabili, quali: petrolio, gas, e carbone, che non sono reperibili nel nostro territorio, e pertanto siamo obbligati ad importarle da paesi terzi, da cui dipendiamo in termini energetici. Anche questo è un fattore nuovo nella storia dell'umanità, il dover dipendere da risorse non disponibili a scala locale; basti pensare che tutte le città e gli insediamenti umani sono stati fondati in aree in cui erano a disposizione le risorse per il proprio sostentamento, prima fra tutte l'acqua. Oramai petrolio e gas fanno parte del nostro vivere quotidiano, 13
ma dobbiamo ricordarci che sono risorse formatesi e accumulatesi in milioni di anni, e pertanto disponiamo di bacini energetici esauribili e non rinnovabili. Questo vuol dire che prima o poi esse finiranno, inoltre, ci determinano una dipendenza economica rispetto ad altri paesi. Certamente la prospettiva economica non è positiva, visti i continui aumenti dei costi del petrolio che incidono fortemente nelle nostre economie. Ed anche gli aspetti ambientali non passano in secondo piano, visti anche gli impegni assunti dal nostro paese nella riduzione delle emissioni inquinanti con la rettifica del «Protocollo di Kyoto», che impegna l'Italia a diminuire le emissioni di CO2 del 6,5% nel 2010 rispetto ai valori del 1990. Impegno che viene meno visto che attualmente l'Italia ha incrementato le proprie emissioni del 11,6% rispetto al 1990. Ciò ci comporterà una spesa di qualche miliardo di euro, poiché dovremo pagare ammenda per le nostre mancanze. Il sistema energetico su cui basiamo la nostra vita ha molti aspetti negativi, quali l'inquinamento, che determina il cambiamento climatico e i derivanti fattori distruttivi cui siamo abituati ad assistere dai teleschermi. Con uno scenario così negativo, giungono a confortarci i nostri
BUDOIA, 17 SETTEMBRE 2005. FOLTO PUBBLICO AL CONVEGNO «IL BOSCO E LA SUA ENERGIA», SEMINARIO INTERNAZIONALE SULL’USO CORRETTO DELLE BIOMASSE LEGNOSE.
vecchi, insegnandoci che nei nostri paesi da sempre si sono riscaldati senza petrolio o gas, ma facendo uso del legno, di cui Budoia dispone in grande quantità; ricordiamoci infatti che il territorio comunale si estende quasi fino a quota 1900 m, e che parte del Cansiglio (importante foresta da remi della Serenissima) rientra nel nostro territorio comunale. Certo la risorsa di cui disponiamo l'abbiamo dimenticata negli ultimi anni, ma è rimasta a nostra disposizione, e pertanto possiamo prendercela quando desideriamo, l'importante è farne un uso corretto sia del legno che del bosco, evitando impatti invasivi. Il legno ha molti aspetti positivi rispetto al petrolio o il gas, innanzitutto lo troviamo fuori dalle nostre porte di casa, ci consente anche di curare le montagne ed i boschi, di cui ci siamo dimenticati l’esistenza e di creare un’economia locale attraverso il reperimento, la trasformazione e la distribuzione della risorsa, che a differenza delle altre è
rinnovabile e pertanto ci garantisce la sua presenza nei secoli, a patto che la sappiamo coltivare. Inoltre ha il pregio di inquinare meno dei combustibili fossili, in quanto la CO2 emessa è pari a quella sottratta all'atmosfera e quindi l'impatto ambientale fa parte di un circolo chiuso. Non ultimo elemento, che però è il più importante per le nostre tasche, è l'aspetto economico, infatti il combustibile legno costa la metà rispetto a gas o petrolio a parità di calore prodotto. Tutti gli aspetti fin qui riportati sono stati presi in considerazione dal Comune di Budoia, che insieme alla Regione sta sviluppando un progetto per la valorizzazione del legno locale a fini energetici. Attualmente è stato concluso un progetto preliminare che prevede la realizzazione di una rete di teleriscaldamento, con un impianto centralizzato a cippato (legno sminuzzato), per il riscaldamento del Comune, della scuola elementare e mensa, della biblioteca 14
e dell'ambulatorio. Lo scopo di tale progetto è l'impiego energetico del legno locale. Nella gestione degli edifici il 70% dell'energia è impiegata per il riscaldamento, conoscendo questo dato è evidente l'importanza di questo progetto per passare da un modello energetico esauribile ad uno sostenibile, inoltre è l'inizio per la creazione di una economia energetica ed ambientale locale, che permette l'immissione nel mercato di nuovi prodotti energetici derivanti dal legno. Il Comune, attuando questo progetto, rappresenta un riferimento a scala nazionale, e può essere fonte d'ispirazione per altre pubbliche amministrazioni che presentano condizioni territoriali simili. Il progetto, infatti, è già stato presentato in due convegni organizzati dall'UNCEM (Unione nazionale comuni comunità enti montani), il primo dei quali, a giugno, a Rimini ed il secondo a novembre, a Domodossola. Il Comune di Budoia ha organizzato a settembre un convegno internazionale intitolato «Il bosco e la sua energia», cui hanno partecipato enti pubblici, associazioni, centri di ricerca, produttori e privati, in cui è stata discussa la situazione sulla creazione della filiera bosco-energia. La situazione è positiva in quanto i diversi gruppi d'interesse condividono lo stesso obiettivo, ovvero il cambiamento dell'attuale sistema energetico. Certo non dobbiamo pensare che il legno possa rimpiazzare completamente tutte le altre fonti energetiche, ma sicuramente può assorbirne una parte consistente, e se poi ad essa associamo strategie per il risparmio energetico, la nostra economia diviene sempre più indipendente rispetto ad un mercato globale sempre più speculativo.
1930. BUDOIA IN FESTA PER L’INAUGURAZIONE DELLA FERROVIA
75° anniversario della ferrovia Sacile-Pinzano di Claudio Sottile
Mentre la prima metà dell’Ottocento vide nascere la ferrovia con la costruzione di brevi e medi tratti di strade ferrate, la seconda metà, vide un impressionante sviluppo ferroviario in tutto il mondo raggiungendo i luoghi più impervi e selvaggi del globo. Sono di questi anni, in sud America la Transandina lungo la Cordigliera delle Ande, la Transiberiana da Mosca a Vladivostock attraverso l’intero continente asiatico; negli Stati Uniti d’America l’Union Pacific, la Central Pacific, ed ancora l’Atlantic Railroad unirono le due coste oceaniche, così come in Canada la Canadian Pacific Railroad. Sono di questi anni le prime ferrovie in Australia, in India, in Cina, in Giappone ed in Africa.
Un’epoca di grandi opere in una frenesia costruttiva che portò alla realizzazione in circa 60 anni, di oltre un milione di chilometri di strade ferrate dei quali quattrocentomila negli Stati Uniti e centosettantamila in Europa. In Italia, il primo tratto ferroviario che congiungeva Napoli alla frazione di Portici fu inaugurato nel 1839 seguito a breve dai tratti Milano-Monza e Mestre-Padova. Anche in Italia il secondo cinquantennio dell’Ottocento fu il periodo nel quale furono eseguite le maggiori realizzazioni. Nel 1861 i chilometri di strada ferrata erano meno di duemilacinquecento, cinque anni dopo erano già cinquemila. È del 1871 l’inaugurazione del Traforo Alpino del Frèjus, nel
1898 iniziarono gli scavi della galleria del Sempione che con i suoi 19.803 metri rimane una delle opere più complesse mai realizzate nella storia ferroviaria mondiale, tenendo conto anche delle condizioni di lavoro e dei sistemi di escavazione disponibili all’epoca. Uno dei maggiori impresari di quel periodo, costruttore di gallerie e di edifici ferroviari, fu il nostro conterraneo Conte Giacomo Cecconi, originario di Pielungo in val d’Arzino, che operò per la maggior parte della sua attività nell’impero Asburgico. La penisola italiana, alla fine dell’Ottocento, era ormai completamente attraversata e congiunta dalle ferrovie. Nel luglio 1905 con lo scadere delle
convenzioni con le società private che le gestivano, lo stato italiano assumeva l’esercizio delle ferrovie, costituendo le Ferrovie dello Stato «FS». Dopo non molti anni, anche con l’interessamento del medico di Vivaro, Gino Zanardini, si pensò di unire la stazione di Sacile con la stazione di Pinzano al Tagliamento sulla linea CasarsaGemona, per collegare ai centri urbani della pianura le vallate del Cellina, del Colvera, del Meduna, del Cosa, dell’Arzino e per ridurre sensibilmente il percorso della tratta ferroviaria Milano-Vienna, evitando così il transito per Udine. Nel 1910 fu elaborato il progetto esecutivo della nuova linea ferroviaria e furono avviati i lavori fra Sacile e Santa Lucia, interrotti a causa del primo conflitto mondiale. I lavori ripresero nel 1920 e occuparono in quel periodo alcune centinaia di operai della pedemontana, delle vallate e anche numerosi gruppi provenienti dal basso Veneto dove regnava fra i braccianti agricoli la più assoluta miseria. I nuovi edifici-viaggiatori con l’istituzione delle relative fermate furono: Budoia-Polcenigo, Aviano, Montereale, Maniago, Fanna-Cavasso, Meduno e Travesio. Il 28 ottobre 1930, «VIII anno della marcia su Roma» secondo il calendario del regime fascista, a circa vent’anni dalla sua progettazione, la ferrovia «pedemontana» fu inaugurata tra i protocolli cerimoniali dell’ufficialità del Ventennio. Alle 9.00 precise, il treno si mosse dalla stazione di Sacile verso Pinzano, con in coda la speciale vettura-salone del sottosegretario ai Lavori Pubblici on. Leoni, che aveva al seguito anche l’inviato del Corriere della Sera Cesco Tomaselli. Arrivati a Pinzano, fu offerto dal comune un signorile rinfresco e a mezzogiorno si fece ritorno a
Maniago per il pranzo inaugurale. Le popolazioni locali accorsero numerose all’evento, molti infatti non avevano mai visto quello che chiamavano treno, formato da quella macchina di ferro nera e sbuffante che riusciva a trascinare alcuni vagoni. Uno stuolo di popolo, di vessilli tricolori agitati dal vento, assieme alle camicie nere dei gerarchi fascisti locali e
molto il percorso che dovevano fare a piedi o in bicicletta, accompagnati dalla ben nota valigia di cartone, compagna di tanti viaggi e sacrifici per mantenere in modo decoroso le famiglie che lasciavano al paese. Gli anni sono trascorsi, la linea ferroviaria è ancora lì; percorrendola su uno degli ormai rari treni locali di oggi, ci si trova
FOTO D’EPOCA. IL 28, OTTOBRE 1930, GIORNO DELL’INAUGURAZIONE DELLA FERROVIA PEDEMONTANA, NELLA STAZIONE DI BUDOIA-POLCENIGO.
dei balilla accoglieva festosamente il convoglio ad ogni fermata, dando all’evento un tono particolarmente solenne. I treni erano particolarmente affollati nei giorni di mercato e un discreto traffico commerciale percorreva tutta la linea per trasportare il materiale necessario per le coltellerie di Maniago e per le altre numerose attività fiorenti in quel tempo. Da quel momento anche la popolazione dei comuni di Budoia e Polcenigo, avendo disponibile la stazione nella frazione di Santa Lucia, poteva evitare di recarsi sino a Sacile per prendere il treno per recarsi nei posti di lavoro in Svizzera, Francia, Belgio, Austria e Germania e nelle città di Venezia, Milano, Roma, ecc., riducendo di 16
davanti ancora i paesaggi larghi e indimenticabili di un tempo, ora, però, non più coloriti ma avvolti da un’atmosfera triste e di decadimento che porta alla memoria di chi può quei tempi andati che forse non torneranno mai più.
Ermenegilda Bastianello, la fiera ed incrollabile Gilda, della famiglia Thisa, nasce a Dardago l’1 novembre 1915 e ha da poco compiuto 90 anni, quasi un lungo secolo, in cui le esperienze di una vita individuale si sono incontrate e spesso scontrate con gli eventi della Storia. Io ho sempre raccolto volentieri le sue memorie, anche perché, come accade a molti nipoti, sono stata a lungo con la nonna, soprattutto da piccola.
me nona
Gilda Sebbene la sua non fosse una famiglia povera, la cultura del tempo imponeva, soprattutto ai nostri occhi, un’infanzia troppo breve, la famigliarità precoce con il lavoro e la fatica: le incombenze delle bestie, dei campi, della casa, della famiglia. Era il tempo in cui la nonna, bambina, portava, ad esempio, le mastele de aga perdendo torrenti di sangue da naso. Il 7 febbraio 1937 la Gilda sposa Giuseppe Bepi Zambon Tunio, un gran bell’uomo di poche parole, schivo e austero (come rimarrà per tutta la vita), un buon partito – le consigliano tutte le comari che se ne intendono. Ma a quei tempi la guerra incombeva direttamente su tutta la popolazione, portava via, spesso per sempre, figli, fratelli, padri, mariti, parenti: prima c’è la guerra in Africa ed il marito lascia presto la Gilda in casa con i suoceri – di lei. Ancora lavoro nei campi e a casa, tutti i giorni uguale e faticoso. Ogni tanto ci sono le licenze e il 10 marzo 1940, in un mese nevoso e freddo, nasce mia madre, Luigina, in ricordo della sorella del padre, Luigia, morta a
di Manuela Zambon
quindici anni cadendo dalla bicicletta mentre andava a salutare il fidanzato che partiva per la guerra, fidanzato che poi non è più tornato dalla Russia. Ma questa è un’altra storia, una storia di quei tristi anni. La bambina ha appena tre mesi quando il marito della Gilda riparte ancora per il fronte e saranno gli anni più bui: dal 1944, poi, non arrivano più nemmeno le lettere e questi uomini non si sa dove sono. Nel buio e nel freddo delle stalle, allora, quando il dolore bandiva la razionalità, le donne, amiche di infanzia e di sventura, con l’aiuto delle anziane, cercavano una risposta, affidandola anche alla chiave appesa ad un filo di lana sopra una candela, che avrebbe dovuto spostarsi nella direzione in cui si trovavano i propri cari. E poi un giorno, ormai non più sperato, la Gilda, incredula, può riabbracciare finalmente suo marito ma la bambina, vedendo quell’individuo barbuto, lacero e magrissimo, si mette a piangere dalla paura: non riconosce in quello scheletro che viene da un campo di lavoro della Germania il 17
padre che non ha mai visto. Tutto questo, in fin dei conti, è accaduto solo 60 anni fa, è accaduto a mia madre. E sembra il Medioevo. Il dopoguerra è tempo per Bepi di riprendersi con fatica dall’esperienza della guerra (che noi in famiglia abbiamo facilmente sospettato terrificante, perché lui non ne ha mai voluto parlare) e per tutti di rimboccarsi le maniche, come del resto nei nostri paesi si è sempre fatto, anche con poco profitto. Gilda si trasferisce con marito e figlia a Venezia, perché il padre ha una attività edile nella città che da un secolo la famiglia frequenta, con molti compaesani. Lavoro, ancora e sempre lavoro. Si vive tutti insieme: la stessa casa ospita due e, a periodi, anche più famiglie. Si sta stretti ma si condividono gioie e dolori, di tutti. Un altro triste giorno del 1949 accade una sventura
FOTO SOPRA. LA GILDA CON I PIÙ PICCOLI DELLA FAMIGLIA: IL NIPOTE FEDERICO (9 ANNI), FIGLIO DEL FIGLIO RENZO (MARCO), ED IL PRONIPOTE ETTORE (6 ANNI), FIGLIO DELLA NIPOTE MANUELA.
ERMENEGILDA BASTIANELLO (GILDA) CON LA SORELLA ANGELA (ANGELINA), DI ANNI 87 E CON IL FRATELLO LUIGI (GIGETO), DI ANNI 84. IL FRATELLO MAGGIORE GIOVANNI È MANCATO A 89 ANNI NEL 2001.
che fa piangere la nonna ancor oggi a raccontarla: il più giovane dei fratelli, Galliano, diciannovenne, nato dopo molti anni dall’ultimo figlio, «era bello, gentile ed intelligente», studiava per diventare geometra ed aiutava il padre nel lavoro, ma quel giorno scivola da una impalcatura e allora bisogna tornare a Dardago per avvertire la mamma dell’irreparabile perdita: come se polo dise a una mare che ’l è mort so fiol… Mariavergine, me pense anciamò… Quello stesso anno la Gilda, a ben 34 anni, si scopre di nuovo incinta. Che vergogna! Cercava di nascondere il più a lungo possibile una gravidanza che in quelle circostanze ed alla sua età le sembrava sconveniente, ed a scuola quelli che sospettavano prendevano in giro la figlia, che tornava in pianto a casa dalla mamma per avere conferma che «quella cosa là» non fosse vera. Il 19 novembre 1949 nasce…un maschietto! L’erede! Marco Lorenzo Zambon Tunio chiamato da tutti, per indiscussa – come sempre – volontà della Gilda, Renzo. Dopo pochi anni, nel 1952, muore la suocera ed il nonno non si può lasciare solo a Dardago, dove, tra l’altro, ci sono i campi e le bestie da accudire: di spostare il patriarca non
se ne parla nemmeno. Tocca ancora alla Gilda, allora, sacrificarsi, lasciare la Luigina di 14 anni con il padre a terminare la scuola a Venezia, dove la ragazzina imparerà presto a fare la donna e, portandosi dietro ili figlio piccolo, ritornare al paese. Tutto è sulle sue spalle, ma per fortuna il vecchio Marco Tunio (pare, lo chiama la nuora) è un uomo buono come il pane. E la Solvèla è un giardino: animali di tutti i tipi e soprattutto alberi da frutta rigogliosi, attrazione fatale per i bambini della contrada, che, appena potevano, gu-
LA GILDA (ERMENEGILDA BASTIANELLO) NEL 1933 A 18 ANNI.
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stavano un po’ di tutto quel ben di Dio, anche a costo di fare qualche danno. Tra loro c’è il futuro genero della Gilda, mio padre Bruno Zambon Biso, figlio della sua amica Angelica, che ha conosciuto lo stesso destino di emigrante a Milano. Mio padre conosce la Gilda da quando è nato ed il rapporto che li lega da sempre è qualcosa, davvero, d’altri tempi: lei, a 90 anni, è per lui, come del resto per tutti noi, ancora l’indomabile, la teutonica Gilda, che faceva risuonare gli zoccoli arrabbiati sul selciato per stanare quei ladruncoli che facevano man bassa delle sue succose pesche («come non ce n’erano altre»), ma è una donna «antica», dello stesso stampo di sua madre, con la quale si ha la massima confidenza, perché si è sulla stessa «lunghezza d’onda», quella di un tempo che è stato e si vive come ormai irreparabilmente lontano e perduto. Finita la scuola mia madre raggiunge la sua a Dardago, finchè nel 1960 il vecchio Marco Tunio muore e la famiglia si riunisce nuovamente a Venezia, trova una nuova e finalmente comoda casa, dove ancora oggi la nonna vive da sola, dopo la morte del nonno Bepi, una casa sempre impeccabile e pulitissima, in perfetto stile friulano, e pronta ad accogliere, anche senza preavviso, chi si voglia fermare da lei a mangiare. I pranzi a casa sua, che lei prepara da sola, sono un appuntamento fisso,così come quei fine settimana che io e la mia famiglia trascorriamo da lei, coccolati ed accontentati di tutto. Gli anni della sua vita sono trascorsi nel lavoro, nel sacrificio, senza mai capire in cosa consista lo «svago». Quando viene a casa mia, ad esempio, mi chiede sempre cosa c’è da fare, perché «non può vedersi con le mani in mano». Alla
sua età. E continua a sferruzzare soprattutto per i più piccoli, Federico, figlio di Renzo, e l’ultimo nato della famiglia, mio figlio Ettore, che l’ha resa bisnonna. Quando le racconto quello che faccio, il mio lavoro certo, ma anche – come tutti oggi – i viaggi, il teatro, il cinema, il ristorante, la piscina per tenersi in forma… lei, che non si è mai concessa nulla per sé, anziché prenderci per scialacquatori, approva e ne gioisce come il raggiungimento del-
l’obiettivo della sua vita di instancabile lavoro, quello della sua generazione che tanto ha sofferto ed ha sacrificato. Pensando a lei, mi rendo conto che la mia vita, facile e comoda, è una vita qualunque, mentre la sua è stata un’altra cosa, ben altra cosa. Auguri nonna! A DESTRA. LA FAMIGLIA A VENEZIA NEL 1951. LA GILDA CON IN BRACCIO IL FIGLIO LORENZO (MARCO), IL MARITO BEPI TUNIO E LA FIGLIA LUIGINA.
Dal Comun…
notizia dell’ultima ora Il 5 dicembre la Giunta Regionale ha deliberato di assegnare al Comune di Budoia un contributo annuo ventennale costante di 22.484 euro e un contributo «una tantum» di 100.000 euro per lavori di ampliamento e ristrutturazione della scuola materna di Dardago. Questo atteso provvedimento dà la possibilità di intervenire, in maniera radicale, esattamente a 50 anni dalla posa della prima pietra, il 15 luglio 1956, dall’allora pievano don Alberto Semeja. Gli interventi programmati, in particolare l’ampliamento, permettono di costruire nuove aule e di portare la capacità ricettiva a 72 alunni rispetto agli attuali 48. Viene creata una terza sezione rispondendo alle esigenze di nuovi posti dovuti all’aumento della popolazione e garantendo per molti anni la permanenza della scuola materna Dardago. Dopo la recente ricostruzione del 19
teatro, questi lavori sono molto importanti per la valorizzazione e lo sviluppo del paese. Nel numero di Pasqua verranno illustrati dettagliatamente gli interventi progettati. *** All’interno della giunta comunale, in seguito alle dimissioni di Giacomo del Maschio, Pietro Ianna è il nuovo Vice Sindaco e mantiene le deleghe precedenti; Davide Fregona è il nuovo assessore con le deleghe per le Politiche giovanili e l’Assistenza.
DARDAGO, 15 LUGLIO 1956. IL PIEVANO DON ALBERTO SEMEJA E IL SINDACO ARMANDO DEL MASCHIO, ATTORNIATI DALLA GENTE DEL PAESE, DURANTE LA CERIMONIA DI POSA DELLA PRIMA PIETRA DELL’ASILO.
di Massimo Zardo
’Na ciaminadha
drio el ruial Il suono delle campane lo sveglia del tutto: – Che temp elo stamatina? Mmh, debòt plof. Niente bicicleta, uncuoi: vadhe a fà doi pas ’n tel bosc. Sono le sette e trenta del mattino, il silenzio è interrotto solo dai merli che mangiano l’uva e le olive nel cortile. Mentre cammina lungo via San Tomé gli giunge da una finestra la voce di una vecchia, su tutto ancora il silenzio che ama. In due passi arriva alla rosta, lo accoglie il rumore dell’acqua: – Senti l’aga come che la cor, co’ dhuta la ploia che ’l è stadha. El tubo el buta, come quan che ’l ruial el funthionava. La salita lo sveglia del tutto ed eccolo davanti al mulin de Bronte, l’acqua si getta dal muro che sostiene il ruial e non trova la ruota che muoveva la macina, ma gli rallegra l’animo e lo porta indietro nel tempo: – I à fat propio un bel lavoro chiei che i à restaurat el ruial: cà no mancia altre che la rodha del mulin, pararave de esse tornadhi ’ndrio de thinquanta ains. I era bravi ’na volta a portà cassù la blava e ’l forment e portasse in20
drio la farina: la stradha la tira. Chissà se i vigneva co’ la careta e le vace o el mus o magare co’ la cariola! Nel mattino un po’ nebbioso i colori sono tenui, su tutti domina il viola dei ciclamini ora più ora meno acceso, sommessi sono i rumori del bosco come il mormorio
NEGLI ANNI ’60... FOTO IN ALTO. RENZO BASSO E SERGIO ZAMBON PINAL PRESSO LA RUOTA DEL MULIN DE BRONTE. FOTO SOPRA. BRUNA E PIETRO JANNA.
dell’acqua che accompagna i passi e li guida a ritroso verso San Tomè. Tra l’erba e i fiori sono posate le pietre del ruial, esempio di architettura d’acqua che ricorda opere antiche (un amico una volta gli ha chiesto: – Ma è un’opera romana?). Esce dal bosco e si avvia lungo l’Artugna, compare per poco il sole, mentre un altro scorrere d’acqua arriva dal basso: al ruial si sostituisce l’Artugna, con la montana. Il sentiero scivola tra i sassi grigi, i ginepri e l’erba: – Me vin in ment quan che reane canais e feane i trois ’ntel presepio, in mieth al lisp, col savalon o co’ la semola. La valle si stringe poco a poco, a destra gli sfasciumi della vecchia cava, ormai coperti dal bosco, poco dopo il sentiero sale a raggiungere di nuovo il ruial, l’erba di un verde più intenso, ancora ciclamini, umidità. L’Artugna scorre alcuni metri sotto e dopo pochi passi appare la prima cascata, dove il ruial inizia a raccogliere l’acqua. – Quanta aga! Somea de esse in mont, ’ntele Dolomiti, quan che la neif la se descola. Védeto che bravi, i à metut a posto le prese de l’aga. Si siede per qualche minuto a guardare lo spettacolo noto ma ogni volta nuovo dell’acqua che scorre e salta, forse la nostalgia fugace per un tempo che non ha vissuto lo coglie per un attimo, ma poi si alza per avviarsi lungo il sentiero, verso i creps e la glesia de San Tomè. Ma dopo pochi passi: – Scominthia a plove, mejo che torne a ciasa: cà ’l è aga dapardhut. Girate le spalle alla Val Granda si incammina sotto gli alberi seguendo l’argentea e mobile linea che gli indica la direzione, così dritta che sembra non appartenere al bosco. Acqua e pietre ai due lati del sentiero, poi solo i sassi dell’Artugna. Al rumore dell’acqua si aggiunge, sovrastandolo per un attimo, il fischio del falchetto.
Il vicolo dei Soldà ’l à fat festa
LA LIETA TAVOLATA DELLA FESTA DEL 2004.
È poco noto, un po’ nascosto: questo vicolo cieco si sviluppa a «V» per una lunghezza di poche decine di metri. Si evince che il nome derivi dai Soldà, famiglie numerose al suo origine, mentre gli abitanti attuali sono soprattutto i Lacchin, i Fort e i Rizzo i quali si identificano con soprannomi in uso nei nostri paesi: Palanca, Pol, Bùger, Marcolins, Cinìch, Maniàc, Busìa, Crubol, Spaca, Cessa, Salèr, Marcandela, Mula e Ciarelo. Un insieme di circa 25 famiglie, tanti quanti sono il numero di abitanti attuali di cui otto vedove o «single». Tuttavia le case sono tutte abitate, soprattutto d’estate. La bella novità è che, da qualche tempo, giovani coppie hanno scelto di stabilirsi qui, un luogo che ci sta stretto, sempre trafficato dai numerosi parenti, figli e nipoti che si recano in visita ai nonni: tutto ciò è bello, sembra di stare in un grande condominio. Proprio i nuovi arrivati, Sara e Saverio, hanno fatto crescere la popolazione con la nascita della piccola Sofia: il primo fiocco rosa in questa contrada dopo molti decenni. Benché avessi già in mente di organizzare un incontro tra popolazione del vicolo, dopo il lieto evento mi è cresciuta la voglia di proporre una festa. Così, appena lanciato l’invito, accolto con entusiasmo, ci siamo riuniti lungo la via, la prima volta, il 12 agosto 2004: oltre 50 persone per consumare una semplice cena a base di insalata di riso e grigliata di carne. Purtroppo la festa è stata interrotta da un temporale prima dell’anguria, ma non ci ha impedito di brindare alla piccola Sofia e alla più anziana della contrada, la Rosa Zambon. Unanime la volontà di ripetere la festa anche quest’anno. Ci siamo ritrovati ancora il 12 agosto 2005. È stato bello ritrovarsi dopo un anno. Eravamo più di 70 persone oltre i bambini. Un elogio spetta a Diego che ha egregiamente cucinato la carne, procurato l’attrezzatura e tutto l’occorrente. Grazie anche alle donne per il prezioso servizio. Non posso dimenticare quel mago di Piereto, un vero tecnico delle luci e della scenografia. A sorpresa ci ha anche rallegrato con i fuochi d’artificio. Mi auguro di ritrovarci nel 2006. LUCIO RIZZO
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l’unione
fa la forza
di Adelaide Bastianello
QUEST’ANNO IL BUON ESITO DEI FESTEGGIAMENTI PER L’ASSUNTA È STATO MESSO A DURA PROVA DA UN TEMPO VERAMENTE INCLEMENTE, MA COME DICE UN VECCHIO DETTO «L’UNIONE FA LA FORZA» E L’UNIONE C’È STATA E… ABBIAMO VINTO NOI!
ALCUNI SIGNIFICATIVI MOMENTI DEL DARDAGOSTO: I GIOCHI POPOLARI PER I PICCOLI; UNA SCENA TEATRALE DEL «DON CHECCO»; LO STAFF DEL CHIOSCO; GLI ARTISTI DELLA MOSTRA DI PITTURA E SCULTURA; L’ULTIMO ASSALTO AI PREMI DELLA PESCA.
Nonostante le piogge frequenti e temperature così basse che non si registravano da 50 anni, i festeggiamenti si sono svolti nel migliore dei modi, con soddisfazione di tutti e per questo bisogna dire grazie alle Associazioni che si sono prese l’impegno fisico ed economico di aderire ai festeggiamenti e si sono fatte carico delle varie iniziative. Un grazie particolare ai volontari e a tutti coloro che offrendo la loro disponibilità, rinunciando quindi a un po’ del proprio tempo libero, hanno contribuito alla buona riuscita della nostra sagra. Grazie a tutti coloro che con la loro partecipazione spontanea e volontaria dimostrano ancora una volta che il buon cuore del dardaghese batte ancora e non è morto come molti vorrebbero far credere, che sente ancora il richiamo della sua comunità, e che, se lo vuole, l’intelligenza e l’amore per il suo paese gli permettono di superare gli ostacoli, gli antagonismi, i rancori e le incomprensioni che si verificano nella quotidianità. Come ho detto all’inizio: l’unione fa la forza. Continuiamo perciò 22
a stringerci insieme come abbiamo fatto quest’anno e riusciremo a smuovere le montagne. Come lo scorso anno la Pro Loco ed il Comune hanno offerto uno spettacolo di balletti: quest’anno è stata ospitata l’Ungheria. Il gruppo di ballerini ungheresi ha rallegrato la serata presentando musiche e danze della sua terra con grande professionalità, eleganza e molta energia. Alla serata erano presenti anche «i bambini di don Nillo»
provenienti dalla Bielorussia e ospiti di famiglie locali. Il C.F.D. e l’Associazione Amici di don Nillo, organizzatissimi, hanno poi offerto il pranzo a tutti gli ospiti, ballerini e bambini. Giovedì sera don Adel ha presentato un trio di musicanti e cantori di composizioni sacre che si sono esibiti in piazza nonostante una temperatura quasi invernale. Non ci siamo fatti mancare neppure l’arte del teatro, infatti, grazie all’interessamento di una nostra compaesana, Maria Grazia Zambon Beri, si è esibita in piazza la compagnia teatrale «El Tanbarelo», presentando «Don Checco» una divertentissima commedia brillante che ha riscosso moltissimi applausi e consensi da una platea gremita di gente: grazie quindi a Maria Grazia che ha voluto portare a Dardago il teatro. Potevamo farci mancare il ballo? Certamente no. Infatti, grazie alla decennale esperienza del C.F.D. le tre serate successive sono state dedicate alla musica, al ballo e… alla buona tavola, apprezzatissima da tutti coloro che hanno avuto la possibilità di gustarla tra uno scroscio di pioggia e l’altro. Peccato che a causa dei numerosi acquazzoni e temporali si è dovuto ridimensionare lo spazio. Ad ogni modo nell’ultima serata, il ferragosto, anche le nuvole hanno fatto una sosta e tutti ne abbiamo approfittato e goduto fino a notte tarda per la gioia di abitanti ed emigranti, paesani e foresti, che si sono ritrovati come ogni anno all’imperdibile appuntamento annuale: «Il dì de la Sagra». Presente in tutte le serate dei festeggiamenti la Mostra di Pittura e Scultura posta nelle sale della Scuola Materna e l’immancabile Pesca di Beneficenza organizzata come
ogni anno da un nutrito numero di volontari, che con il ricavato della vendita dei biglietti sono riusciti a recuperare il denaro per completare le spese relative ai vari lavori di restauro eseguiti in questo ultimo anno nella nostra chiesa S. Maria Maggiore di Dardago. I volontari della Pesca si
sono poi ritrovati in piazza per una bicchierata gentilmente offerta da don Adel. Cosa dire d’altro? Grazie ancora a tutti e arrivederci l’anno prossimo ancora più numerosi per un dì de la Sagra ancora più bello e ricco di iniziative!
Una goccia d’acqua
dal Col Cornièr al mare di Andrea Rui
Dal 20 al 26 agosto, 24 ragazzi di diversi paesi friulani e non solo, accompagnati dal Sindaco di Budoia e altri esperti naturalisti e guide alpine, hanno vissuto una esperienza che li ha portati alla scoperta del percorso che compie una goccia d’acqua che cade sul Col Cornièr fino all’arrivo al mare. Questa avventura rientra in un progetto europeo denominato «River Basin Agenda» che si è concluso con una conferenza a Vipiteno nei giorni 1 e 2 dicembre. Il giorno dopo l’arrivo dei ragazzi, caratterizzato da una riunione per presentare il percorso che si sarebbe seguito nei giorni successivi, si è subito iniziata l’avventura. Al mattino i ragazzi sono stati trasferiti dal centro del paese alla località di Piancavallo. Dal centro della località sciistica, si è seguito il sentiero che porta alla casera «Valle Friz», luogo prescelto per trascorrere la notte in montagna. L’arrivo in casera è stato accolta da tutti, ragazzi e non, co-
me un sollievo, viste le proibitive condizioni climatiche: pioggia battente e vento fresco, che hanno creato un po’ di problemi ai partecipanti e negato l’escursione prevista in cima al colle. Dopo aver trasformato la casera in un gigante stendi panni ad alta quota e sistemato gli zaini, i ragazzi hanno potuto risollevare e riscaldare lo spirito con un buon pranzo caldo e un pomeriggio tranquillo passato a discutere sui vari aspetti che la nostra montagna ci offre. E mentre le parole riempivano l’atmosfera, l’ora di cena era arrivata: e la cena è stata animata dai racconti di alcune persone del luogo, che hanno incontrato grande attenzione tra i ragazzi. Il mattino successivo, un tempo leggermente più clemente, ma comunque umido, ha permesso ad alcuni spavaldi pionieri della montagna di affrontare la discesa in paese a piedi, mentre altri hanno preferito un comodo passaggio in macchina… Ma il prezzo di tante gocce di pioggia dovuto pa24
gare dai pionieri è stato compensato dalla bellezza dei paesaggi attraversati e dei luoghi visitati, di sicuro interesse naturalistico e anche storico, come la chiesetta di San Tomè. Al pomeriggio, si è svolto un work-shop durante il quale si sono analizzati i temi affrontati in casera e creati dei cartelloni nei quali è stato messo per iscritto ciò di cui si era parlato. Alla sera i ragazzi, nonostante i problemi che hanno dovuto affrontare, erano contenti di questi primi due giorni, anche se l’opinione era che non solo si sarebbe seguito il percorso della goccia d’acqua, ma che anche i partecipanti sarebbero diventati loro stessi una goccia d’acqua, visto che il tempo non accennava a migliorare… Ma per fortuna, già alla mattina della terza giornata un pallido sole iniziava a fare capolino tra le nuvole che avevano ancora qualcosa da regalare alla terra. E così, tra qualche goccia di pioggia e qualche raggio di sole, i ragazzi hanno potuto conoscere
meglio il territorio di Budoia grazie ad una passeggiata che dal centro di Budoia li ha portati tra le piante del bosco fino alla piazza di Dardago, scoprendo così altri aspetti naturalistici ed anche antropici. Al pomeriggio, tra la gioia
per la fine della pioggia, i ragazzi sono stati accompagnati, seguendo sempre i sentieri che attraversano il bosco di Budoia, fino al Santa Lucia e, più precisamente, al centro AUSER. Qui i ragazzi hanno potuto confrontarsi con gli anziani del luogo e le loro storie che sembrano lontane nel tempo, ma che tanto distanti dai giorni nostri non lo sono affatto… non a caso il XX secolo è definito il secolo breve. Dopo questa interessante parentesi storica, i ragazzi hanno avuto un primo approccio con… delle canoe. Questo approccio, avvenuto tra le magnifiche acque limpide e verdi della Santissima, è stato necessario perché il giorno dopo il gruppo avrebbe raggiunto la destinazione finale della goccia d’acqua caduta sul Col Cornièr, Caorle, seguendo per un certo tratto il fiume Livenza a bordo di alcune canoe. E così, tra una pagaiata e una spiegazione naturalistica, l’ora di sera era arrivata e dopo una breve visita all’altra sorgente mozzafiato del Li-
venza, il Gorgazzo, i ragazzi hanno potuto rilassarsi con una buona cena e la visione del film «Vajont»: a seguito della proiezione i ragazzi hanno potuto confrontarsi con il sindaco di Erto e Casso e alcuni ragazzi del paese colpito dalla tragedia del 9 ottobre 1963 che tutti noi ricordiamo. E così, alla mattina del quarto giorno, i ragazzi sono stati accompagnati fin sotto il paese di Motta di Livenza, da dove i ragazzi hanno seguito il Livenza fino alla laguna di Caorle. Grazie al fatto che il tragitto è stato percorso a bordo di canoe, i ragazzi hanno potuto ammirare e vivere i paesaggi e gli aspetti naturalistici e antropici che caratterizzano quei luoghi. E dopo un pranzo consumato vicino ad un tipico casone, l’arrivo al campeggio scelto per passare la notte è stato accolto con un’ovazione, ma stavolta non per il fatto delle avverse condizioni climatiche, visto che i raggi di sole baciavano le acque del Livenza creando luci e colori eccezionali che hanno accompagnato le canoe per tutto il tragitto, bensì per il fatto che pagaiare è abbastanza faticoso per chi non è abituato. Al pomeriggio un bel bagno in mare e alla sera una bella passeggiata per il caratteristico centro storico
di Caorle e un buon gelato sono stati le ciliegine sulla torta dopo una passeggiata memorabile. La mattina del quinto e ultimo giorno è stata dedicata ad un work-shop basato sugli aspetti osservati il giorno prima dell’ambiente lagunare e ad un ultimo saluto alle acque che accolgono le gocce d’acqua che vengono anche dal Col Cornier… Al pomeriggio, dopo il rientro a Budoia in pullman, i ragazzi hanno finito i loro cartelloni iniziati qualche giorno prima con tutte le altre informazioni raccolte durante questa avventura e li hanno esposti in una conferenza riassuntiva. Dopo la conferenza e una bella serata i ragazzi sono tornati nei loro paesi, con la certezza di aver appreso nuove e interessanti cose, oltre ad aver trovato nuove amicizie. L’avventura era dunque finita, ma solo in senso materiale. Infatti, il gruppo si è lasciato con una bella speranza che anche i figli dei ragazzi possano vivere questa avventura tra qualche anno, possibilmente in un ambiente non diverso da quello osservato durante quei giorni. E infatti ora sono in cantiere alcune iniziative dedite alla promozione e alla cura del nostro territorio, creando un turismo sostenibile.
DAL CORNIÈR, L’AVVENTURA PROSEGUE LUNGO IL GRETO DELL’ARTUGNA (A SINISTRA), FINO ALL’ARRIVO A CAORLE (SOTTO). AL CENTRO. DALLA VETTA DEL COL CORNIÈR, LO SGUARDO ABBRACCIA IL SOTTOSTANTE ALTOPIANO DEL CANSIGLIO CON LA GRANDE FORESTA DI FAGGI ED ABETI.
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ANNO 1935. I NOSTRI EMIGRANTI IN FRANCIA. SONO GIUSEPPE ZAMBON CON IL FIGLIO ILARIO, GENNARO IANNA POL E DUE AMICI. (FOTO DI PROPRIETÀ DI INES ZAMBON)
DARDAGO, ANNI ’50. LA PROCESSIONE DEL 15 AGOSTO CON LA STATUA DELLA MADONNA ASSUNTA. LE DIFFICOLTÀ E I RISCHI NEI QUALI SI PUÒ INCORRERE NEL MUOVERE E TRASPORTARE LA STATUA HANNO INDOTTO A RINUNCIARE A PORTÀ FORA LA SUNTA PER LE VIE DEL PAESE. (FOTO DI PROPRIETÀ DI LUIGI BASSO)
ANNI ’60. LA CONSEGNA DEL PANE. DA SINISTRA: MARINA SANSON, LA GIGIA PASQUALA, ANGELA CARLON CEC, MOGLIE DI GIOVANNI DEL MASCHIO DETTO NANI BESUT, LINA RIGO, MOGLIE DI LUIGI ANGELIN, GIGI FALEGNAME, MARIA PANIZZUT DONISIO, MOGLIE DI DOMENICO DEL MASCHIO CON LA PICCOLA ELDA, E VIRGINIO DEL ZOTTO, FIGLIO DI GAETANO, CHE PORTAVA IL PANE A DOMICILIO.
DOMENICA STEFINLONGO IN DEL MASCHIO PER IL PAESE «LA MENEGA MUNARA» NONNA PATERNA DI AMALIA E GENOVEFFA, BISNONNA DI ELIO CARLON CECH, NOSTRO SEMPRE RICORDATO SAGRESTANO. (FOTO E DIDASCALIA DI NOEMI ALBERTA PANIZZUT DONISIO)
(FOTO DI PROPRIETÀ DI DOMENICO DEL MASCHIO BESÙT)
QUESTA FOTO SCATTATA, PRESSO LE SCUOLE DI DARDAGO NEL 1947, RITRAE LA PRIMA ELEMENTARE DI ALLORA. QUESTI BIMBE E BIMBI ORA SONO DEGLI ARZILLI NONNI 65ENNI ESSENDO PER LA MAGGIORANZA NATI NEL 1940; PURTROPPO PERÒ QUALCUNO DI LORO NON È PIÙ TRA NOI. DA SINISTRA A DESTRA IN PIEDI: RENATO RIGO BARISEL, GIANCARLO BOCUS FRITH, GIANLUIGI ERMACORA, GIOVANNI JANNA BOCUS, FILIPPO BASSO, PIETRO ZAMBON TRUCIA, FRANCO JANNA CIAMPANER, LUCIANO ZAMBON TARABIN, ALDO ZAMBON VIALMIN. DA SINISTRA A DESTRA SEDUTE: LORETTA PARMESAN DANUT, TEODORA JANNA POL, VANDA GAMBERINI, CARLA PARMESAN THELOT, MARIA TERESA ZAMBON PINAL, LUIGIA BOCUS FRITH, EUGENIA ZAMBON TARABIN MODOLA, SANTINA MELOCCO, SILVANA ZAMBON PALA, REGINA RIGO VENDRAMIN, BRUNA CECCHINI, GRAZIOSA ZAMBON PINAL. (FOTO E DIDASCALIA DI FLAVIO ZAMBON TARABIN MODOLA)
Da questo numero la rubrica Intorvia la tola apre una finestra… al mondo esterno, ovvero non si occuperà più solo ed esclusivamente di ricette tipiche dei nostri paesi come abbiamo fatto finora ma, saltuariamente, darà spazio anche a ricette che le vin da fora. Visto che i lettori de l’Artugna sono sparsi un po’ dovunque nel mondo, e per lavoro o per la nazionalità ospitante sono venuti in contatto e hanno assimilato gusti e sapori molto diversi da quelli delle loro origini, pensiamo che sia giunto il momento di arricchire e ringiovanire la nostra rubrica sfruttando queste conoscenze assimilate. Vi rinnoviamo quindi l’invito alla ricerca e alla trasmissione di ricette della nostra tradizione con sapori e gusti del nostro passato, ma se conoscete qualche gustosa ricetta o qualche suggerimento culinario originale e appetitoso, inviateli e noi saremo lieti di pubblicarli.
Qualche idea per le
feste di Natale
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Apriamo una finestra sul mondo…
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MOUSSE DI TONNO Ingredienti [per 4 persone] 2 scatole di tonno da 160 g 4 filetti di acciughe 4 gocce di limone 150 g di burro
suggerita da Toñi Gill Grimaldos
Preparazione Sgocciolare bene il tonno. Frullare insieme il tonno, le acciughe, le gocce di limone ed il burro ammorbidito fino ad ottenere un impasto morbido ed omogeneo. Versare negli appositi stampini antiaderenti e metterli nel frigorifero. Al momento di servirli capovolgerli nel piatto e guarnire a piacere.
PETTI DI TACCHINO ALLA SENAPE
GNOCCHETTI [CON SUGO ALLO ZAFFERANO SALSICCIA E MONTASIO]
Ingredienti [per 4 persone] 600 g filetti di petto di tacchino 100 g burro mezzo vasetto di senape (medio-forte) 1 /2 bicchiere di vino bianco salvia, rosmarino, 1 spicchio d’aglio 2 coppe d’olio sale, pepe
Ingredienti [per 4 persone] 800 g di gnocchi di patate 30 g di burro 200 g di salsiccia 200 g di montasio (60 giorni) una bustina di zafferano formaggio montasio vecchio grattugiato a piacere rosmarino
Preparazione Fate rosolare i filetti di petto di tacchino con un po’ di olio, salvia, rosmarino e profumo d’aglio. Salate e pepate. Quando i filetti saranno ben rosolati e cotti, levarli dal fuoco e posarli su un piatto a parte. Nella stessa padella aggiungete il burro, la senape ed il vino bianco. Aggiustate di sale e pepe. Quando la salsa sarà ben amalgamata e cotta aggiungetevi i petti di tacchino per un paio di minuti. Servite con contorno a piacere (preferibilmente patate bollite con prezzemolo).
Preparazione In un tegame sciogliere il burro, quindi rosolare la salsiccia, spezzettata, insieme ad un po’ di rosmarino, unire poi il montasio tagliato a dadini. Mescolate il tutto fino a che il formaggio sarà fuso. Far cuocere gli gnocchi in acqua salata e insaporire con una bustina di zafferano. Una volta pronti condirli con il sugo che avete preparato aggiungendo una bella grattugiata di montasio vecchio.
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una giornata da
professioniste...
o quasi
di Elisa Pellin
IN ALTO. LE CORISTE SODDISFATTE DOPO L’ESIBIZIONE. SOPRA. IL GRUPPO ENSEMBLE FAURÉ DURANTE L’ASSESTAMENTO PRIMA DELL’ESIBIZIONE AL «CONCORSO SEGHIZZI». A DESTRA. STEFANIA ANTONIAZZI, ACCOMPAGNATA DAL «QUARTETTO DELL’ORCHESTRA D’ARCHI G. FAURÉ», AL TEATRO DI DARDAGO, IN OCCASIONE DELLA MANIFESTAZIONE «NOTE TRA LE MALGHE».
Quando, alcuni mesi or sono, il Maestro Lachin comunicò a noi cantrici dell’Ensemble Fauré di aver inviato alla commissione esaminatrice del Concorso Seghizzi di Gorizia un cd, contenente alcune registrazioni dei brani da noi eseguiti durante i concerti, con la speranza di ottenere la nostra ammissione al suddetto concorso, tutte noi pensammo, 28
peccando di modestia, che il giorno in cui il nostro coro sarebbe stato accolto in una gara canora di tale portata, sarebbe piovuto. E così avvenne! Fummo ammesse al concorso e piovve; poco, ma piovve. Il «Concorso Seghizzi» è una manifestazione di carattere internazionale che si svolge annualmente a Gorizia, per la durata di alcuni giorni, durante i quali si esibiscono musicisti e cantanti provenienti da tutto il mondo. Perciò si comprende chiaramente che il prendervi parte rappresenta un motivo di orgoglio e di vanto in quanto significa avere superato la rigorosa selezione attuata dalla scrupolosa commissione. Ebbene, l’8 luglio il nostro coro femminile (12 fanciulle in tutto!), si trovò a misurarsi con cori bielorussi, belgi, lettoni, siciliani, veneti e giuliani, molti dei quali con numero di cantori molto più numeroso del nostro piccolo ensemble e prove-
nienti da paesi ove la preparazione è a livello quasi professionale. La soddisfazione di competere con loro fu enorme, ma nulla se confrontata con l’emozione avvertita poiché il sorteggio ci volle prime nell’ordine di esibizione. Così dovemmo, in un certo senso, «rompere il ghiaccio». Chi non s’è mai esibito di fronte ad un pubblico non può comprendere quali siano l’agitazione, la paura, ed a volte il panico, che attanagliano l’artista – sia esso attore, musicista o cantante – durante i minuti che precedono l’uscita di fronte alla platea curiosa ed esigente. Così, facendoci coraggio l’una con l’altra ci dirigemmo sul palco, demmo il meglio di noi stesse, dirette dall’insostituibile Maestro ed accompagnate dall’arpista udinese Paola Baron, e fummo applaudite dagli altri cori presenti, dagli amici giunti per sostenerci, nonché da fidanzati e mariti. L’ultimo brano da noi eseguito, intitolato «Cordero de Dios» – ovvero una versione in spagnolo
dell’Agnus Dei –, fu composto appositamente per l’Ensemble Fauré dal giovane Maestro torinese Corrado Margutti, presente anch’egli alla prima esecuzione assoluta della sua composizione, il quale si complimentò con tutte noi per il calore ed il pathos che riuscimmo a trasmettere interpretando il suo brano. La manifestazione si concluse con la premiazione del coro bielorusso e di quello lettone che ottennero
meritatamente il primo posto a pari merito, ma la soddisfazione più grande per noi fu scoprire che la classifica generale ci vide al quarto posto, accanto ad una corale bellunese di voci miste. Al termine del concorso la pioggia se n’era andata. Il sereno era tornato in cielo e la gioia nei nostri cuori: c’eravamo misurate con cori esperti ed uscivamo a testa alta dalla nostra giornata da professioniste… o quasi!
Il teatro «lirico» di Dardago Chiunque abbia passeggiato per via Castello nei primi due fine settimana di settembre, non può non aver udito vocalizzi, fraseggi o comunque note cantate, uscire dal nostro teatro che ben si adegua ad ospitare manifestazioni di tal genere. L’associazione musicale «Gabriel Fauré», presieduta dal Maestro Emanuele Lacchin, che molto si adopera per la realizzazione di svariati eventi musicali nella nostra zona, ha organizzato, con il patrocinio del Comune di Budoia, un corso di vocalità rivolto a tutti gli amanti del canto che aspiravano ad ampliare le proprie conoscenze in ambito vocale. Stefania Antoniazzi, soprano lirico con un curriculum vitae degno di nota nonostante la giovane età, la cui voce riesce ad incantare l’udito anche con un semplice vocalizzo, in qualità di docente ha tenuto il corso, seguito mediamente da una dozzina di persone. La serietà dell’insegnamento talvolta lasciava spazio a momenti più allegri, nei quali non mancava la battuta di spirito magari tesa a sciogliere l’emozione e la tensione di coloro che si sentivano meno preparati, infatti Stefania riusciva bene nell’introspezione dell’allievo che le si presentava, dote assolutamente necessaria per coloro che si avvicinano all’insegnamento. Indovinata è stata l’idea di chiamare lo specialista Mauro Trevisan, il quale ha tenuto un’interessante conferenza sulla postura corporea e sulla
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respirazione, componenti fondamentali per un sano utilizzo della voce. Nel tardo pomeriggio di domenica 11 i partecipanti si sono prodigati per la preparazione di un breve saggio informale nel quale hanno cercato di dar rilievo a ciò che avevano acquisito in due settimane. Grazie a questo corso c’è stato anche chi, appassionato dal canto e dai metodi della Maestra, ha deciso di proseguire gli studi e cominciare a prendere lezioni, con la speranza che l’inizio in un teatro, seppur minuto, sia di buon auspicio! Speriamo che altre attività simili non manchino di essere organizzate nel nostro teatro che dopo il declino sta rivivendo il proprio rinascimento! SARA ZAMBON
L’angolo della poesia CARA ARTUGNA
A SANDRIN *
L’ARTE
Cara Artugna, che ti vedo puntual rivare a tutti, i vissini e i più lontani raggiungendo coi saluti,
Caro Sandrin, che a scuola de Mattio, to pare laborioso e mutilato, che in tutta la so vita con amore ciàmps e vigne ha sempre lavorato, non solo quelle poche che eran sue, ma anche dei parenti o richiedenti, andando un po’ in giro dappertutto, con quei suoi occhi sempre sorridenti,
Giovane essere, tu l’hai detto nel profondo del tuo io, tu l’hai pensato oppresso da sovrumana malinconia su questa terra, ove tutto passa e si perde nell’oblio, dove si vive il mattino e non si sa se ci sarà la sera; mentre giovinezza e beltà svaniscon come in un sogno: trovi il male in ogni luogo e raro è il bene; in questo mondo di gioie d’affanni e di pene: Tu l’hai detto: l’arte è tutto per me, il rimanente è nulla. L’arte sopra ogni cosa ci consola è lei che sostiene la nostra tremolante vita, che sulle nostre fronti mette l’alloro, la calma nei nostri cuori sofferenti. Così nel tuo ardore sublime speri di raggiunger le cime di mete spesso troppo lontane, scegli l’arte per addolcire le tue pene: con l’arte l’attesa non è vana, la tua speranza non sarà frodata. L’arte nella sua pura entità verso Dio raggiunge l’apogeo e con Lui la forza e con Lui la sua creazione. In lei con amabile armonia esaltazione, amore, passione seguirai il cammino che ti soddisfa; così inconscio della tua età t’avvicinerai con serenità ai fratelli d’arte per l’eternità.
questa volta te gò leto con sospiro volto a ciel, perché parli dei amici del tant bon Nillo Carniè. Quanto ben che ha fato a tutti i suoi buoni parrocchiani! non contento, col gran cuore el pensava ancia ai lontani. E vegnir fazea in paese quei por fioi de Cernobil i portava segnà in corpo de un scoppiar tanto incivil L’opra bona scominsiada tanti ans fa, ancor la dura e co «amici de don Nillo» la va avanti ben sicura.
grazie per l’esempio che ci hai dato, dapprima portinaio là a Milano, e poi, divenuto pensionato, ai tuoi paesani fra cui sei tornato. Trovavi anche il tempo per netàre la stradetta che porta su alla riva, al campanile e all’antica chiesa, che don Nillo avea fatto restaurare. Prega il Signor, che non manchino mai buon umor e lavoro in mezzo a noi, fin che giungerà il tempo di arrivare lassù dove certo ci aspettate voi. PADRE RITO LUIGI COSMO
Ma in paese el bon Fabrizio fa ben l’organo cantare, che don Nil fè costruire, ma poi non potè ascoltare.
Chioggia, 3 ottobre 2005
Grazie a tutti e che el ricordo di chi il bene ha seminato spinga ancora ad aiutare chi è di noi men fortunato. PADRE RITO LUIGI COSMO Chioggia, 2 settembre 2005
RUGGERO ZAMBON
* ALESSANDRO FORT, CUGINO E COMPAGNO DI GIOCHI DI PADRE RITO LUIGI COSMO
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Zia carissima, grazie per l’esempio di vita che hai dato a tutti noi. Hai saputo accettare la tua pena con totale dedizione, così amorevolmente da farla diventare una parte di te, una gioia di cui non potevi fare a meno. Sei stata un dono per noi, perché ci hai offerto l’opportunità di capire la potenza dell’amore, la sola forza che può trasformarci, sostenerci, farci accettare e vivere credendo nell’eternità e nell’autenticità dei valori più veri e più profondi. Non temere! Tu hai saputo gettare dei semi fecondi! Con affetto, UNA TUA NIPOTE
Elida Rigo Il 21 novembre ci hai detto arrivederci. Cosa risponderti è difficile… specie per chi ti ha conosciuto. L’unione solidale con tuo marito, l’attenzione materna per i tuoi figli, l’amore filiale dimostrato a tua madre, la schiettezza e la trasparenza del tuo dire e del tuo agire ci dicono che c’era in te una grande ricchezza di contenuti morali. Ciao, arrivederci. SANTE UGO JANNA
l’Artugna porge le più sentite condoglianze ai famigliari
22 settembre 2005
Lasciano un grande vuoto...
Anna Bocus
Cesare Janna È mancato lo scorso mese di ottobre Cesare Janna Tavàn, amichevolmente chiamato Cesarino dai ragazzi che hanno indossato la maglia giallo-verde dell’A. S. Budoia nel campionato di calcio F.I.G.C. 1973-74. In quegli anni grande era la passione per il gioco del calcio a Budoia, soprattutto dopo l’inaugurazione del nuovo campo sportivo comunale e giocare con la squadra del proprio paese era motivo di orgoglio. Fece esordire in prima squadra alcuni promettenti ragazzi della «Juniores». Organizzò e allestì le riprese televisive dell’acceso derby con il Polcenigo. Ciao Cesarino. Ci restano i ricordi. Ti sia lieve la terra.
SI AVVICINAVA LA FINE DEL GIRONE DI ANDATA DEL CAMPIONATO DI 3ª CATEGORIA E IL PRESIDENTE RENÉ PENSÒ BENE DI CAMBIARE
UGO PALA
L’ALLENATORE CHIAMANDO IL NOSTRO CESARE ALLA GUIDA DELLA FORMAZIONE, PER TENERE UNITI VECCHI E NUOVI GIOCATORI. NEL FRATTEMPO SOPRAGGIUNSE LA CRISI PETROLIFERA, LA BENZINA ERA RAZIONATA, LE PARTITE SI GIOCAVANO AL SABATO E POI ANCHE LE TARGHE ALTERNE. I SACRIFICI NON MANCAVANO. ERA UN CALCIO AUSTERO E UN PO’ SPARTANO, CON QUALCHE SCONFITTA DI TROPPO, MA CESARE DA BUON «BURBERO BENEFICO» TENEVA ALTO IL MORALE E CERCAVA DI ACCONTENTARE, SE POSSIBILE, TUTTI I GIOCATORI.
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Cronaca Cronaca a cura di Marta Zambon
I alpins col Presidente
In occasione dell’80° anniversario di Fondazione della Sezione Alpini di Pordenone, il Presidente Nazionale Corrado Perona ha visitato alcune realtà della provincia e ha fatto tappa anche a Val de Croda. Lo attendevano gli alpini del nostro Gruppo, il Sindaco Antonio Zambon, accompagnato dagli assessori Pietro Janna e Maurizio Carlon, il Presidente della Pro Loco Gian Pietro Fort, il Vice Comandante della Stazione Carabinieri di Polcenigo Dino Rampazzo, il Parroco don Adel. A nome degli alpini di Budoia il Capo Gruppo Mario Andreazza ha donato all’ospite il libro «Crode», che Perona ha molto apprezzato. Il Presidente aveva inaugurato la nuova Sede provinciale, a Torre, interamente costruita dagli Alpini
dei 73 Gruppi della Destra Tagliamento. Su proposta del Delegato della Zona Pedemontana Mario Povoledo, il quadro ad acquerello con raffigurata la nuova costruzione, servito per preparare il manifesto, il cartoncino d’invito ed il nuovo gagliardetto, è stato disegnato da Umberto Coassin che ha ricevuto le congratulazioni da parte dei Presidenti Nazionale, Corrado Perona, e Sezionale, Giovanni Gasparet. Grazie, Umberto, per la tua sempre pronta disponibilità. MARIO POVOLEDO
Folclore furlan in Abruzzo
Anche quest’anno il gruppo Artugna si è riservato un viaggio per l’estate che unisse l’utile al dilettevole. Così, grazie al contatto con don Lavezzo, siamo partiti alla volta di Pescara, una meta significativa, visto che proprio in questa città nel 1977 l’Artugna aveva partecipato al suo primo Congresso dei Pueri Cantores. Prima di arrivare a Tocco di Casauria, dove eravamo ospiti in un suggestivo convento, abbiamo visitato l’abbazia di San Clemente, edificata nel IX secolo e contenente le ossa del Santo. Indossati costume da bagno e ciabatte, senza perder tempo ab32
biamo raggiunto la spiaggia di Pescara, dove la maggior parte si è concessa un bel bagno, mentre alcuni hanno visitato la casa natale di Gabriele D’Annunzio. Dopo cena si sono tenute le prove generali per lo spettacolo per le contrade di Tocco: siamo rimasti stupiti della gran quantità di gente che passeggiava in tarda serata nel paese e che si fermava ad assistere al nostro spettacolo, nonostante fosse stato concordato all’ultimo momento e quindi non fosse stato pubblicizzato. In questa occasione abbiamo anche collaudato il nostro nuovo super impianto acustico! La mattinata di sabato è stata dedicata alla visita di Sulmona, cittadina famosa per aver dato i natali al poeta Ovidio e per i suoi confetti colorati. Nel pomeriggio un gruppetto si è recato a Chieti, dove abbiamo contattato il nostro compaesano Carlo Zambon Sartorel, che gentilmente ci ha accompagnato in un tour della città. In serata altro spettacolo completo in riva al mare a Pescara e suggestiva passeggiata in spiaggia. Domenica mattina abbiamo animato la Santa Messa in Duomo a Pescara; al termine foto di gruppo e rientro ai nostri paesi.
ALCUNI COMPONENTI DEL GRUPPO ARTUGNA DAVANTI ALLA STATUA DEL POETA OVIDIO A SULMONA.
I 75ENNI DEL COMUNE SI SONO RITROVATI IN VAL DE CRODA PER FESTEGGIARE LA CLASSE DEL 1930. PECCATO CHE, NELL’UNICA FOTO PERVENUTACI, NON SIANO INQUADRATI TUTTI I PARTECIPANTI.
I à robat in tele glesie
Spesso per indicare un’impresa facile quanto inopportuna si dice «l’è come dì a robà in glesia». E in effetti qualcuno nei mesi scorsi è riuscito a racimolare un gruzzolo consistente nelle sacrestie delle chiese di Dardago e Budoia. Speriamo almeno che prima o poi questi «signori» sentano un certo senso di colpa per aver sottratto soldi donati dai fedeli affinché fossero destinati a vantaggio di tutta la comunità o fossero devoluti in beneficenza a chi soldi non ne ha, ma possiede una ricchezza maggiore: l’onestà.
’Na stradhuta nova drio la glesia de Dardac
A chi piace concedersi una passeggiata tra le vie di Dardago non sarà sfuggito il nuovo passaggio pedonale dietro la chiesa, che collega via della Chiesa con il teatro. Il vialetto in codholat offre una nuova visuale di luoghi noti e contribuisce alla valorizzazione del centro paesano.
Làssali unlà che i è
I fiori sono sempre graditi a tutti, vivi e defunti. Penso e ne sono convinta dall’alto li vedranno an-
cora più belli. Ah, se potessero allungare la loro mano per fermare la tua, quando sei nella tentazione di portarti a casa i fiori dei nostri cari defunti! Rifletti solo un istante: sono portati con tanto amore dai loro cari, con un cuore pieno di dolore e gli occhi arrossati dal pianto. Sono per loro e non per noi. Ti preghiamo, lasciali dove sono. Chiediamo solo un po’ di dignità, altrimenti ci fai rimanere con tanto amaro in bocca.
Pian de Mazzega, il 7 agosto non è clemente costringendo gli organizzatori a spostare il concerto presso il Teatro di Dardago. Se per un verso dispiace non aver potuto gustare la musica ai 1500 metri della malga Valle Friz, per un altro, il numeroso pubblico presente ha potuto apprezzare la buona acustica del teatro che ha messo in evidenza il virtuosismo del violoncello, della viola e dei violini e ha esaltato le splendide voci del soprano e del tenore. Il nostro teatro si dimostra più che idoneo ad ospitare concerti piccole formazioni musicali. Al termine dell’esibizione di Dardago, l’organizzazione offre al pubblico ed agli artisti polenta e formai de malga.
SE MAGNA LA POLENTA. FRANCO MOS’CION I L’À PENA FATA.
ADELINA ARIET
Sonà e ciantà ‘nte le malghe
L’Associazione Musicale Gabriel Fauré, in collaborazione con i Comuni di Budoia e di Aviano, organizzano il 31 luglio e il 7 agosto «Note tra le Malghe», festival musicale nelle malghe attorno al monte Cavallo. La manifestazione propone concerti in mezzo alla natura preceduti da facili escursioni guidate per raggiungere le malghe. L’edizione di quest’anno (che vuol essere la prima di una lunga serie) prevede l’esibizione presso la malga Pian Mazzega in Piancavallo del gruppo «Bushi Sax 9» e, la domenica successiva, presso la malga Valle Friz, sopra Dardago, il concerto del Quartetto dell’Orchestra d’archi «G. Fauré» con la partecipazione del soprano Stefania Antoniazzi e del tenore Corrado Margotti. Il tempo, che aveva permesso l’escursione e l’esibizione alla malga 33
In giro co’ la Pro Loco
Appuntamento con il musical per i soci della Pro Loco al castello di Miramare: domenica 31 luglio è di scena il musical Elisabeth, basato sull’avvincente storia della principessa Sissi. Nel pomeriggio visita all’interessante Museo Revoltella, in serata musical al Parco. La gita riscuote un ottimo apprezzamento in termini di partecipazione: ciò si deve anche alla fattiva collabo-
razione tra la Pro Loco di Budoia e quella di San Martino. *** Per gli appassionati dell’«Andar per monti» la Pro Loco organizza una gita sulle Tre Cime di Lavaredo domenica 17 agosto 2005. Si parte di prima mattina per raggiungere in corriera il rifugio Auronzo. Qui la comitiva si divide a seconda che si preferisca il percorso più breve o più lungo, in ogni caso con stupendi panorami sulle Tre Cime e sulle vallate sottostanti. Ci si incontra per il pranzo al rifugio Locatelli, da dove la maggior parte scende attraverso la stupenda Val Fiscalina. *** La corriera non basta per tutte le adesioni alla gita sulla laguna di Marano organizzata dalla Pro Loco domenica 30 ottobre. La giornata, inizialmente nebbiosa, migliora con il passare delle ore permettendo alla comitiva di godersi i suggestivi scorci sulla laguna a bordo del barcone di Geremia. L’escursione è interessante in quanto ci si trova in una delle oasi naturalistiche del WWF, in compagnia di una guida esperta. Il pranzo a base di pesce naturalmente si svolge in un tipico casone ed è rallegrato da musica e canti. Prima di rincasare si approfitta anche per una passeggiata lungo le vie di Marano. Restauro dei altars de la glesia de Dardac
Il lavoro è eseguito a regola d’arte: i quattro altari laterali della Pieve di Dardago si rivelano in un ritrovato splendore. L’occhio non si stanca di ammirarli, di scoprire sfumature e particolari che prima erano nascosti o sfuggivano. L’augurio è che la nostra chiesa sempre più bella sia specchio di una comunità viva e unita, in cui la collaborazione prevalga su individualismo e indifferenza.
PARTE DEGLI ESCURSIONISTI SUL CAMMINO DELLE TRE CIME. SULLO SFONDO IL LAGO DI MISURINA.
Festa de chi che dà sanc
Domenica 4 settembre 2005 la sezione AFDS di Dardago e quella di Budoia-Santa Lucia hanno celebrato l’annuale Festa del Donatore. I partecipanti si sono incontrati alle 9.30 in piazza a Santa Lucia, per comporre il corteo ed entrare nella chiesa parrocchiale per la S. Messa, animata dai canti del «Collis Chorus». Durante l’omelia, il celebrante don Aldo ha sottolineato l’importanza del dono del sangue come dono di vita, ricordando che il pellicano che si punge il petto per nutrire il piccolo con il suo sangue è una tra le più antiche immagini della tradizione cristiana. Sono seguiti gli interventi del presidente della sezione di Budoia-Santa Lucia Pietro Zambon, del sindaco di Budoia Antonio Zambon e di un rappresentante del consiglio provinciale, che hanno invitato i presenti a
condividere con i propri conoscenti la gioia del donare, affinché sempre più persone, e in particolare i giovani, provino questo gesto di solidarietà. Sono stati premiati i donatori benemeriti, tra cui Corrado Zambon, presidente della sezione di Dardago, con ben 60 donazioni! La cerimonia si è conclusa sulle note del canto dei donatori Coreit, une vite in pericul. Dopo la deposizione della corona ai caduti, i partecipanti si sono ritrovati alla pizzeria «Magiribà» per un rinfresco.
I trenìns a la Festa de i foncs
Narra una antica leggenda che, quando sul volto di un bimbo appare un sorriso, in cielo brilla una nuova stella. E di bimbi sorridenti e contenti di seguire con lo sguardo affascinato l’andirivieni dei trenini alla mostra ferroviaria della
«Festa dei Funghi e dell’Ambiente» di Budoia ce ne sono stati veramente tanti, che avranno acceso chissà quante stelle in cielo. L’idea di presentare una panoramica di modelli ferroviari, sia in movimento che in esposizione, si è rivelata subito attuabile. Un folto pubblico di grandi e piccini hanno apprezzato la mostra, anche perché, per molte persone, il caro e non dimenticato treno a vapore ha suscitato tanti ricordi. E i treni dei ricordi venivano a sovrapporsi ai piccoli convogli che giravano sui binari dei plastici esposti, grazie al lavoro di volontariato di alcune persone che hanno saputo realizzare la mostra, affiancata anche da foto e documenti storico filatelici. È doveroso un vivo ringraziamento alla parrocchia di Budoia che ha concesso l’uso dei locali e alla Pro Loco per la collaborazione. La felice riuscita ci fa pensare già alla ancor più grande prossima puntata. FORTUNATO RUI
Lavori intel thimiterio de Dardac
Anche se l’opera risale a qualche mese fa, la maggior parte dei dardaghesi e di coloro che qui hanno lasciato qualche affetto se ne sono accorti all’inizio di novembre in occasione delle solennità di Tutti i Santi e dei Defunti: ora il cimitero ha un’entrata centrale che introduce subito nella parte principale, vegliata dalla Croce di don Romano. La cappella ora trova un’idonea sistemazione dove prima c’era l’ingresso.
INCONTRO TRA PADRE LUIGINO E BENEDETTO XVI, IN OCCASIONE DELLA VISITA DEL PAPA IN VALLE D’AOSTA (17 LUGLIO 2005).
Immacolata in Aosta alla presenza di Monsignor Giuseppe Anfossi, Vescovo della città, dei suoi parenti e di alcuni amici, oltre alla partecipazione di tutta la comunità parrocchiale che lo ha accolto con entusiasmo e festeggiato al termine della S. Messa con un ricchissimo rinfresco in Suo onore. Padre Luigino è nato il 20 giugno 1946 a Budoia da una famiglia di agricoltori. Sesto di sette fratelli, è un religioso oblato dal 1966 ed è stato consacrato sacerdote il 29 giugno 1972. Dal 1973 al 2001 è stato missionario in Africa: Camerun, Congo e Senegal. Al suo rientro in Italia, ha lavorato a Palermo per due anni e mezzo. Quando i suoi impegni lo permettono Padre Luigino ritorna a Santa Lucia, dove con tanta de-
vozione ed entusiasmo si è sempre dedicato alla «Sua» chiesa parrocchiale, prima coadiuvando don Nillo, ora il nuovo parroco. NADIA MARAVIGNA
Medaie ai balerins
Sabato 3 dicembre i componenti del Gruppo folcloristico Artugna si sono ritrovati con genitori e simpatizzanti per la tradizionale cena di fine anno. In questa occasione sono stati ricordati vari anniversari: i 10 anni di appartenenza al gruppo di Martina De Mattia, Chiara e Laura Ianna, i 15 anni di Andrea Ianna, Stefano Mutton e Michele Zanetti, e addirittura i 20 per Stefano Miglioranza, Elena e Marta Zambon.
DA SINISTRA: MARTA, STEFANO ED ELENA CON IL PRESIDENTE LINO CADELLI, DURANTE LA PREMIAZIONE.
Padre Luigino Da Ros plevan a Aosta
Domenica 25 settembre 2005, Padre Luigino Da Ros è diventato Parroco della parrocchia di Maria 35
HANNO RICEVUTO LA SANTA PRIMA COMUNIONE: SUSANNA BORTOLINI,
HANNO RICEVUTO IL SACRAMENTO DELLA CONFERMAZIONE: MARIO BOCUS,
PATRICK DE MARCHI, ALESSANDRO GIANNELLI, EROS MELLA, FRANCESCA
LEONARDO BORTOLINI, FABIO CARLON, MARTINA STELLA CARLON, FRANCESCA
PUJATTI, TOMMASO QUAIA, FEDERICA SIGNORA, MATILDE SIGNORA, MATTIA
DEL FABBRO, FRANCESCO ELIA, DENIS FORT, MARTINA MOSCHENI,
ZAMBON.
NEYSA PINEDA, EMANUELE QUAIA, FRANCESCO SACILOTTO, MATTEO SIGNORA, SILVIA SIGNORA, FILIPPO TUTI, ELEONORA USARDI.
Prima Comunione e Cresima
Le nostre Comunità cristiane di Budoia e Dardago hanno vissuto l’evento ecclesiale più importante di questo 2005: la Prima Comunione di 9 bambini, la Cresima di 15 giovani. La chiesa di Budoia, gremita di gente e preparata per la solennità ha accolto la processione partita dalla Casa della Gioventù. Accanto ai festeggiati i loro genitori, i padrini e le madrine, le catechiste Rosetta Gagliardi e Gianfranca Portaluppi e il parroco don Adel. Monsignor Ovidio Poletto, nostro Vescovo, ha presieduto il solenne rito, accompagnato dal coro della Parrocchia rinforzato da altre belle voci della corale di Dardago. Significativa l’omelia del Vescovo che ha raccomandato di vivere questa giornata come una tappa, non la tappa finale e di proseguire con l’impegno del catechismo, della frequenza alla messa domenicale, dell’impegno nella vita cristiana accanto a quella di tutti i giorni. Al termine del rito le Comunità hanno donato al Vescovo una icona la «Vergine della Tenerezza» dipinta a mano dal Parroco e da Mirco Fort che l’ha presentata a Monsignor Ovidio. Successivamente il Vescovo ha incontrato i membri dei Consigli Pastorale e
Affari Economici, i catechisti e i collaboratori parrocchiali raccomandando a tutti di svolgere il ruolo affidato con generosità, onestà e rettitudine, aiutando il sacerdote a compiere anche questo servizio, tenendo presente che la comunità cristiana ha bisogno, come la comunità civile, di gente attenta e capace di adattarsi ai tempi. MARIO POVOLEDO
Agriturismo in riva a l’Artugna
Il fine settimana dell’11 e 12 novembre vede l’inaugurazione di un nuovo agriturismo in riva all’Artugna, le Masiere. Numerosissimi accorrono incuriositi e tutti riportano commenti entusiasti sia per l’ambiente suggestivo che per
l’accoglienza ricevuta dai titolari, già esperti nel settore in quanto già gestori dell’agriturismo Masaret di Coltura. Al nuovo locale è affidata anche la gestione del Parco Delta, che in questo modo riceverà la giusta valorizzazione e non sarà più lasciato all’incuria o peggio ai vandali.
Premio europeo a la mensa de la scóla
Già da due anni un gruppo di genitori dei bambini delle scuole, appartenenti al gruppo AIAB Friuli Venezia Giulia, si prendono cura di acquistare derrate alimentari provenienti da agricoltura biologica per la mensa scolastica. Questo impegno è stato premiato il 22 settembre in un concorso internazionale nell’ambito del program-
SI SONO RIUNITI IN VAL DE CRODA GLI AMICI DELLA CLASSE 1945 PER FESTEGGIARE I LORO 60 ANNI.
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ma «Futuro nelle Alpi». Il riconoscimento, pari a 5000 euro è stato ritirato a Briga in Svizzera da un genitore e dal Sindaco Antonio Zambon, e sarà impiegato per investire ulteriormente sul progetto, promuovendo diverse iniziative a favore di genitori, bambini e operatori del settore agricolo.
nizzazione del capogruppo Mario Andreazza, eccoli in una foto di gruppo, con il vice sindaco alpino Pietro Janna e con il compianto reduce di Russia Paolo Busetti Caraco alla sua purtroppo ultima apparizione. Un caro saluto a tutti e appuntamento al prossimo anno in quel di Asiago. GIANNI ZAMBON
l’ambito di un’iniziativa promossa dall’UNPLI, ha soggiornato per l’intero fine settimana a Moncalvo effettuando diverse visite ad aziende vitivinicole locali. Tutti hanno apprezzato in particolar modo le strutture ricettive e promozionali della zona, la gastronomia e il paesaggio. Il vicesindaco durante l’accoglienza ufficiale ha
Incontri sul Cristianesimo
I consigli pastorali di Budoia e Dardago organizzano quattro serate di approfondimento su diversi aspetti del nostro Cristianesimo, condotte da don Adel. Questo il programma: · mercoledì 26 ottobre: «Le nostre radici cristiane»; · mercoledì 23 novembre: «La fede cristiana del passato tra riti e tradizioni»; · mercoledì 21 dicembre: «Il significato dell’essere Cristiani oggi»; · mercoledì 25 gennaio: «L’essere cristiano completa l’essere umano».
I alpins de Bepi Rosa
Il gruppo alpini «Bepi Rosa» di Budoia, come accadde ormai da diversi anni, ha sfilato all’adunata nazionale di Parma il 14 e 15 maggio. Orchestrati dall’ottima orga-
ANCHE QUEST’ANNO LA CLASSE DEL 1948 SI È RITROVATA PER FESTEGGIARE ASSIEME. UN RINGRAZIAMENTO PARTICOLARE AD ANDREA BISCONTIN PER LA DISPONIBILITÀ NELL’ORGANIZZARE L’INIZIATIVA.
A la fiera dei tartufi
Nell’ultimo fine settimana di ottobre si è tenuta la 51° Fiera Nazionale del Tartufo a Moncalvo in Piemonte. Vi ha partecipato anche una delegazione di Budoia, capitanata dal vice Sindaco Pietro Ianna e dai rappresentanti della Pro Loco Davide Fregona e Alessandro Baracchini. Il gruppo, nel-
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auspicato che questo sia solo il primo passo per una possibile collaborazione con la nostra realtà della Festa dei Funghi e dell’Ambiente.
Una magnada par dise grathie
Domenica 12 novembre gli americani della Parrocchia Cattolica della base USAF di Aviano offrono un pranzo alle comunità di Dardago e Budoia, per aver messo a disposizione le nostre chiese per la celebrazione di varie cerimonie. La data è significativa, in quanto ricorre la Festa del Ringraziamento, o Thanksgiving day, celebrata fin dal tempo dei primi coloni europei per ringraziare Dio dei frutti della terra. Il pranzo è iniziato con la benedizione e il taglio del tradizionale tacchino ed è proseguito con la degustazione di cibi tipici della cucina america-
Thena pa’ chei de la Pro Loco
Dopo aver lavorato è bello ritrovarsi a tavola insieme. In questo modo ogni anno la Pro Loco vuole festeggiare i suoi collaboratori, che hanno contribuito al successo, oltre che della Festa dei Funghi e dell’Ambiente, anche delle altre manifestazioni, ormai diventate appuntamenti fissi: la giornata ecologica, la Festa di Primavera, Sant’Andrea e la Sagra dell’Immacolata. Nel suo ringraziamento il presidente Gian Pietro Fort sottolinea la provenienza dei collaboratori da tutte le frazioni e la presenza tra di essi di numerosi giovani.
Fóc a Dardàc
Quando nei nostri paesi si sente qualche sirena, subito si prova un senso di ansia, in quanto significa che è successo qualcosa di spiacevole a qualcuno che conosciamo. Questo autunno abbiamo udito in più occasioni la sirena dei vigili del fuoco, ma fortunatamente i danni si sono limitati alle «cose»: una notte di fine ottobre un guasto alla macchina del caffé ha provocato le fiamme allo Chalet Belvedere, mentre pochi giorni dopo è stata la volta della casa dei Bigai.
Iò si fos una sisila
Venerdì 25 novembre, presso il teatro di Dardago, Comune e Biblioteca Civica organizzano la
lettura di Iò si fos una sisìla, collage di lettere, diari, e storie raccolti in Val Tramontina, alternati a poesie e brani di Novella Cantarutti, Leonardo Zanier e Cèline. La serata, basata sul tema dell’emigrazione, vuole ricordare che l’esodo degli italiani non è stato così diverso da quello delle masse di disperati che oggi si spostano verso l’Europa: i loro sogni di normalità e felicità sono gli stessi nostri sogni.
Inno alla vita
na. Nel pomeriggio tutti si fermano alla castagnata organizzata dall’oratorio.
È nata Isabella Maggi, il 7 febbraio 2005, figlia di Andrea e di Deborah Vianello. Gioiscono anche i nonni Gabriella Panizzut e Francesco Maggi.
La sagra de l’Imacolata
Messa solenne in onore dell’Immacolata giovedì 8 dicembre a Budoia, animata dal gruppo «Artugna». *** Nel pomeriggio si tiene la Processione lungo le vie del paese. Alle 16.30 in chiesa si esibisce il Coro alpino Medunese diretto dal maestro Egidio Zoia. La piazza è animata dai commercianti che tengono aperti i loro negozi e ad un certo punto arriva anche Babbo Natale.
A Vallenoncello è nata Beatrice Santarossa di Gianni e Tania Zambon alliettando le rispettive famiglie e soprattutto con grande gioia del fratellino Riccardo. La foto nel giorno del battesimo.
Libres ai nini par Nadhal
In vista delle festività la Pro Loco di Budoia in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, la Biblioteca Civica, la Scuola Materna ed Elementare, il Progetto Giovani e l’Oratorio, organizza il «Mercatino natalizio dei libri» per bambini e ragazzi. L’iniziativa si pone l’obiettivo di promuovere il piacere della lettura tra i giovani, proponendo accattivanti testi per l’infanzia e l’adolescenza. I libri sono distribuiti da Babbo Natale domenica 18 dicembre presso l’oratorio di Budoia. 38
Il 3 agosto 2005 è nato Alessandro Cigana di Mauro e Stefania Zambon.
Festa in casa Zambon Pinal a Mestre per la nascita di Rachele. Nella foto il bisnonno Mario, il nonno Gino, il papĂ Pietro e la sua primogenita.
Val de Croda, 14 agosto 2005. Sei degli otto figli di Giuseppe e Regina Zambon Pinal. Da sinistra: Maria, Gemma, Angelo, Bruno, Agata, Augusta. (Foto inviataci da Federica Guadagnini).
Stefano e Federica Ongaro ringraziano don Adel per la bella cerimonia e le toccanti parole pronunciate in occasione del battesimo della loro piccola Letizia, il 17 luglio nella Pieve di Dardago.
Due ultranovantenni budoiesi: Luigia Ariet Dedor, 93 anni, e Ubaldo Dedor Soela, 96 anni, ritratti nella foto in occasione dei festeggiamenti per il 93° compleanno della Gigia. Oramai da tantissimi anni, durante il periodo estivo, Baldo lascia la sua città di adozione, Wiesbaden, per raggiungere in aereo il paese natio e trascorrere momenti lieti insieme alla cognata, ai nipoti e pronipoti. (Foto inviataci da Andrea Varnier).
Anna Maria Boschin di Pier Luigi e Rosanna Mancinelli in Sala Baldini a Roma, partecipa al saggio di pianoforte (5 giugno 2005). La nonna Noemi la ricorda con affetto.
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Mestre, 20 settembre 2005
È sempre con piacere che ricevo il «nostro» periodico. Torniamo spesso a Dardago (anche sabato 10 settembre) per parenti e per passeggiate lungo i vari sentieri. Con gioia volevo annunciare il proseguimento della dinastia Mario Zambon Pinal. Allego la foto con l’ultima nata. Sono presenti il bisnonno Mario, il figlio Gino, il primo dei suoi dieci figli, Pietro, e la piccolina che è la primogenita di Pietro: Rachele. A Natale circa dovrebbe nascere anche la primogenita della seconda figlia di Gino, Sarah. Vi farò sapere. Congratulazioni per il periodico, continuate così. Affettuosi saluti. GINO ZAMBON PINAL – MESTRE
Caro Gino, complimenti per la tua bellissima famiglia. Puoi vedere la fotografia nella nostra rubrica Inno alla vita. E la tua famiglia è veramente un inno alla vita: specialmente in questi anni in cui le nostre giovani
famiglie sono così povere di… figli. Talvolta sembra che la nostra società non sappia che una civiltà senza figli è una civiltà senza futuro. Grazie, Gino, per il tuo Inno alla Vita.
Dardago, 10 agosto 2005
Spett.le Redazione del Periodico l’Artugna, voglio subito per prima cosa porgere le mie scuse per non aver risposto al gradito invio del vostro bel periodico. Ora vi scrivo questo breve articolo per portare a vostra conoscenza un problema che sta molto a cuore a me e anche ai numerosi romeni di origine italiana. Chi siamo? Quando saremo quelli che siamo? Questa domanda è pienamente legittima perché non è ben conosciuta la posizione di molti ex italiani ora residenti all’estero. Nel mio caso particolare i documenti in mio possesso dimostra40
no la provenienza tutta italiana della mia famiglia. Infatti, gli atti di nascita e di battesimo di entrambi i miei bisnonni attestano l’origine di Maniago e di Udine. I miei avi hanno lasciato l’Italia come emigranti e in qualità di scalpellini sono giunti in Romania, già a partire dal 1880, rispondendo alla chiamata del Re Carlo I. Dopo un certo periodo di lavoro le autorità romene hanno concesso agli emigranti italiani dei terreni per costruire la propria casa e così facendo invogliandoli a restare in Romania. Con la scusa di verificare i documenti, sono stati ritirati i passaporti italiani di quasi tutti i lavoratori e in questo modo hanno perso la cittadinanza italiana e i passaporti. Sono diventati a tutti gli effetti cittadini romeni. Ora che è cambiata la situazione politica in Romania e forse anche la legge italiana ci può aiutare. Che cosa possiamo fare per far valere i nostri diritti? Spero che anche dalle pagine de l’Artugna possa giungere qualche segnale positivo. Cordiali saluti e vivi ringraziamenti! CELLIA ONTULUS BORO
Gentile signora Cellia, abbiamo interpellato il personale dell’Ufficio Anagrafe del Comune di Budoia per avere informazioni in merito al riacquisto della cittadinanza italiana. La normativa è complessa per dare una risposta in questa sede. Ci sono state fornite alcune schede di chiarimento, che sarà nostra cura farle pervenire.
Milano, 10 ottobre 2005
Grazie per le annate de l’Artugna (ho solo qualche numero sparso). Lo zio Giovanni ha scritto a suo tempo e mi pare anche Vinicio. Mi congratulo per la cura con la quale è redatta la rivista, e trovo molto interessante le ricerche sulle famiglie. So che mio cugino Vinicio Bastianello ha passione per le cose di famiglia e ha ricostruito almeno una parte dell’albero genealogico delle famiglie. Ho trovato nel n.101, a pagina 38 la bella foto con Benito, al centro c'è mio cugino Bepi (Bastianello, fratello di Vinicio) e Toni Barisèl che abitava accanto a mia sorella. Mi fece l'ultimo abito blu nel 1948 quando poi entrai in convento a Bologna. Purtroppo i miei ricordi di Dardago si fermano al 1948: le mie visite sono sempre rapide, ma i ricordi sono vivi: ad es. la salita alla cima Manèra, con Vinicio a 16 anni! Fu un'impresa memorabile e anche pericolosa, oppure quando si andava con lo zio Gigi Basso e Mario Basso (lo chiamavamo Mario Masòla eravamo un trio… si andava sul Cunisèl a segare il fieno così – noi veneziani – prendevamo un po’ di aria buona… Ma tutto lì. Ormai c'è il vuoto. Chi si ricorda più di me? Certo nel 1954 quando ho celebrato la prima Messa ci fu gran festa anche a Dardago, e così lo scorso anno feci una puntata per il 50°… Sono contento che il contatto con Dardago si sia ristabilito. Saluti PADRE AGOSTINO SELVA
Reverendo padre Agostino, pubblichiamo parte della sua e-mail inviata alla nostra collaboratrice Adelaide. Ci fa piacere avere sue notizie… dopo 50 anni. In redazione conserviamo una copia del bollettino La voce del Pastore del maggio 1954 che dedica tutta la prima pagina alla sua ordinazione sacerdotale. Continui a scriverci. In fondo Dardago è anche il suo paese avendo trascorso la sua infanzia qui, a casa della nonna materna Angela, sorella di don Romano. Ci contiamo.
[...dai conti correnti]
Complimenti! La veste grafica è sempre più bella e i contenuti sempre più interessanti. NADIA MARAVIGNA – MONZA
A ricordo di Romano Zambon nel 6° anniversario della morte. ROSINA SECCO ZAMBON – TORINO
Sempre complimenti ed auguri. AURORA AURELI CERRONI
Grazie perché mi spedite l’Artugna. PIERRE ZAMBON – FRANCIA
In memoria dei miei defunti. MARIO GIUSSANI – VERUNO (NOVARA)
In ricordo di Ferdinando, Elisa, Marcella e Anna Rigo – Torino. ADELAIDE RIGO – TORINO
Grazie per l’Artugna. MARIUCCIA ZAMBON – GERENZANO (TRAMITE GEMMA BUSETTI)
Punture di spillo [AFORISMI – MALDICENZE – PROVERBI – FREDDURE]
a cura di Sante Ugo Janna
Se mantieni la calma in un momento d’ira, risparmierai cento giorni di dolore.
Anche Dio crede nella pubblicità, infatti ha messo campane in ognuna delle sue chiese.
Nella Genesi è scritto che per un uomo non è bene essere solo… ma, qualche volta, è un gran sollievo.
[proverbio cinese]
[Sacha Guitry] 2
[John Barrymore] 3
Nulla è stato creato invano, ma la mosca c’è andata vicino.
Quali sono i pesci più religiosi? Le orate!!! E come pregano? Recitano il salmone!!??!!
Sono le pecore di Murano che producono la lana di vetro!!??!!
2. Sacha Guitry (1885-1957). Attore, autore di commedie e cineasta francese. Ha impersonato un certo spirito parigino, brillante e ironico. Tra le commedie: Facciamo un sogno (1916). Film: Il romanzo di un baro (1936).
3. John Barrymore. Appartenente alla famosa famiglia di attori statunitensi. Philadelphia 1882 – Hollywood 1942 – figlio di Maurice Barrymore. Attore di teatro e film, ricordiamo fra questi Grand Hotel e Arsenio Lupin con il fratello Lionel.
[Mark Twain] 1
1. Mark Twain. Pseudonimo dell’umorista statunitense Samuel Langhorne Clemens (Florida – Missouri 1835 / Redding – Connecticut 1910). Celebre scrittore de The adventures of Tom Sawyer (1876).
Novità editoriale
[ SE CERCHI ] In contemporanea al periodico esce Si quæris, il volume che raccoglie gli
indici dei primi cento numeri de l’Artugna. Il volume è a disposizione presso i consueti punti di distribuzione o può essere richiesto alla redazione, con un contributo di 5 euro.
bilancio Situazione economica del periodico l’Artugna Periodico n. 105
entrate
Costo per la realizzazione + sito web Spedizioni e varie Entrate dal 11.07.2005 al 30.11.2005
3.729,60
Totale
3.729,60 42
uscite 3.668,00 295,16
3.963,16
programma religioso natalizio
Natale tempo di luci? tempo di svaghi? tempo di regali?
SABATO 24 DICEMBRE 2005 • Santa Messa in nocte
Budoia 22.00
Dardago 24.00
DOMENICA 25 DICEMBRE 2005 SANTO NATALE • Santa Messa solenne • Santa Messa vespertina
10.00 18.00
11.00 –
LUNEDI 26 DICEMBRE 2005 SANTO STEFANO • Santa Messa
10.00
11.00
SABATO 31 DICEMBRE 2005 • Santa Messa vespertina e canto del TE DEUM di ringraziamento
17.00
18.00
DOMENICA 1 GENNAIO 2006 • Santa Messa solenne e canto del VENI CREATOR SPIRITUS • Santa Messa vespertina
11.00
–
–
18.00
GIOVEDI 5 GENNAIO 2006 • Santa Messa vespertina e benedizione acqua, sale e frutta • Accensione dei Panevin
17.00
18.00
20.30
20.30
VENERDI 6 GENNAIO 2006 EPIFANIA DEL SIGNORE • Santa Messa solenne • Bacio al Bambino Gesù e benedizione • Santa Messa vespertina
10.00 15.30 18.00
11.00 14.30 –
Regala ciò che non hai Occupati dei guai, dei problemi del tuo prossimo. Prenditi a cuore gli affanni, le esigenze di chi ti sta vicino. Regala agli altri la luce che non hai, la forza che non possiedi, la speranza che senti vacillare in te, la fiducia di cui sei privo. Illuminali dal tuo buio. Arricchiscili con la tua povertà. Regala un sorriso quando tu hai voglia di piangere. Produci serenità dalla tempesta che hai dentro. «Ecco, quello che non hai te lo do». Questo è il tuo paradosso. Ti accorgerai che la gioia a poco a poco entrerà in te, invaderà il tuo essere, diventerà veramente tua nella misura in cui l’avrai regalata agli altri. ALESSANDRO MANZONI
CONFESSIONI Giovedi 22 dicembre Venerdi 23 dicembre Sabato 24 dicembre
– 17.30/19.00 17.30/18.30 – 16.30/18.15 18.30/19.45
Bambini e ragazzi del catechismo Sabato 24 dicembre
15.00/16.00
–
Vergine della tenerezza O Icona dipinta secondo le tecnoiche antiche da don Adel Nasr e da Mirco Fort. L’opera è stata donata a monsignor Ovidio Poletto, vescovo della nostra Diocesi, in occasione della sua venuta a Budoia per l’amministrazione della Santa Cresima.
O L’icona rappresentante la Vergine della tenerezza è caratterizzata dall’intensità del legame tra Maria e Gesù; con il suo gesto d’affetto il Bambino le rivela il mistero della sua passione, morte e resurrezione e la Madre diventa incarnazione del Verbo Divino che accoglie in sé ogni sentimento umano e lo trasfigura in preghiera. Le stelle che ha sul capo e sulle spalle sono un antichissimo simbolo di verginità, ma formano al tempo stesso una croce disegnata sul corpo per rappresentare la partecipazione volontaria alla sofferenza del Figlio.