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Cent'anni dalla Grande Guerra

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cent’anni DALLA GRANDE GUERRA

a cura di

Vittorina Carlon Vittorio Janna Roberto Zambon

Periodico della Comunità di Dardago · Budoia · Santa Lucia

1°


il centenario della grande guerra R i c o R D At o D A l’A r t u g n A 1915-2015 Sono passati cent’anni dall’entrata dell’Italia in quella che sarà chiamata la Grande Guerra. È un anniversario importante e l’Artugna non poteva dimenticarlo, perché è un’occasione unica per riflettere su quell’evento che ha coinvolto nazioni di tutto il mondo. Una guerra talmente vasta e cruenta da provocare un orribile bilancio: si stima che le vittime italiane siano state 1.240.000 (650 mila militari e 590 mila civili) alle quali va aggiunto oltre un milione di feriti. Il numero delle vittime di tutte le nazioni belligeranti fu di circa 17 milioni (10 milioni militari e 7 milioni civili). Un’inutile strage… un’orrenda carneficina che… disonora l’Europa come la definì Benedetto XV, il Papa di allora. L’anniversario è un invito a ricordare e a riflettere. Il ricordo dei caduti è un nostro dovere. La maggior parte di militari che persero la vita in quegli anni erano poco più che ragazzi con un’età media di 25 anni. Morti senza colpa e senza sapere il perché. Durante la guerra in trincea, moltissimi furono mandati al macello in assurdi assalti. Scriveva il gen. Cadorna: Per un attacco brillante si calcola quanti uomini la mitragliatrice può abbattere e si lancia all’attacco un numero di uomini superiore: qualcuno giungerà alla mitragliatrice […]. Le sole munizioni che non mi mancano sono gli uomini. E il ricordo porta alla riflessione sulla sciagurata follia della guerra, di tutte le guerre: le passate e le attuali.

ai lettori Da questo numero, fino a quelli che saranno pubblicati entro il 2018, ricorderemo la Grande Guerra con uno speciale inserto. troveranno posto una sezione dedicata all’evolversi degli eventi bellici a livello nazionale e internazionale e una riservata soprattutto ai fatti più direttamente legati alla nostra zona e ai nostri paesi. Le pagine saranno arricchite con il materiale che i lettori hanno già fatto pervenire in redazione e con quello che arriverà in futuro. collante di tutto ciò sarà il vivo racconto della guerra vissuta in prima persona da Antonio Parmesan, classe 1887, tratto dalle pagine del suo ricchissimo diario di guerra. il tutto sarà inserito nelle otto pagine centrali de l’Artugna, in modo da poterle agevolmente staccare e conservare. Nel 2018 si potranno unire i vari fascicoli per formare una ricca ed interessante raccolta.


la cronologia

La linea punteggiata indica i confini dell’Italia all’inizio del conflitto. Si sperava di conquistare in breve tempo le «Terre irredente» della Venezia Giulia e Tridentina. Invece, gli eventi della guerra, favoriti anche dalla supponenza e dall’inefficienza degli alti comandi militari, portarono alla sconfitta di Caporetto e alla ritirata fino al Piave e al Monte Grappa, indicati dalla linea nera continua. Per lunghi mesi, il Friuli ed il Veneto Orientale furono terra di conquista delle truppe austro ungariche.

1915: i primi mesi di guerra cento anni fa, l’italia entrava ufficialmente nella Prima Guerra Mondiale, ma già da dieci mesi l’Europa era teatro di sanguinosi scontri tra gli eserciti della triplice Alleanza e quelli della triplice intesa. il 28 luglio 1914, l’impero austro-ungarico, col pretesto dell’attentato di Sarajevo in cui aveva perso la vita l’erede al trono Francesco Ferdinando d’Asburgo, aveva dichiarato guerra alla Serbia. in breve tempo, il gioco delle alleanze coinvolse nel conflitto varie nazioni europee. il primo giorno di agosto, la Germania dichiarò guerra alla Russia e alla Francia; invase il Lussemburgo e il Belgio (nonostante fossero neutrali) per sorprendere l’esercito francese. il Regno Unito dichiarò guerra alla Germania. Seguirono grandi e sanguinose battaglie in Alsazia, Lorena e nelle Ardenne. Entrarono nel conflitto anche l’impero ottomano ed il Giappone. Si combattè anche in Africa e in Mesopotamia per difendere le varie colonie: la guerra diventò sempre più «mondiale». L’italia aveva dichiarato la sua neutralità, ma l’influenza sempre più forte degli interventisti, portò anche il nostro Paese verso il conflitto. La chiesa si mosse subito per evitare tale calamità. il papa Benedetto XV era fermamente contrario alla guerra, da lui definita «inutile strage» e «suicidio dell’Europa civile».

Anche a livello locale, moltissimi sacerdoti si schierarono a favore della neutralità. tra questi, il budoiese don Giuseppe Lozer, che per le sue idee fu anche incarcerato. il Vescovo mons. Francesco isola fece leggere nelle chiese una lettera pastorale «circa la guerra» (31 gennaio 1915). Dagli appunti del pievano di Dardago, don Romano Zambon, sappiamo che il giorno della candelora, a Dardago, si tenne il rosario con la recita della preghiera del Papa per la pace e la domenica successiva venne esposto il SS. Sacra-

1914 marzo

Dimissioni di Giovanni Giolitti. Gli succede il governo conservatore di Antonio Salandra.

maggio

Vittoria elettorale socialista.

28 giugno

A Sarajevo vengono assassinati l’arciduca ed erede al trono Francesco Ferdinando e la moglie Sofia.

28 luglio

L’Austria e l’Ungheria dichiarano guerra alla Serbia.

1° agosto La Germania dichiara guerra alla Russia. 2 agosto

L’italia si dichiara neutrale, decidendo in questo modo di non partecipare al conflitto.

3 agosto

La Germania dichiara guerra alla Francia, invade il Belgio e si inoltra in territorio francese.

4 agosto

L’inghilterra dichiara guerra alla Germania.

5 agosto

L’Austria, l’Ungheria ed il Montenegro dichiarano guerra alla Russia.

6 agosto

La Serbia dichiara guerra alla Germania.

12 agosto L’inghilterra e la Francia dichiarano guerra all’impero austro-ungarico. 20 agosto i tedeschi occupano Bruxelles. il Papa Pio X muore e gli succede Benedetto XV. 23 agosto il Giappone entra in guerra al fianco della triplice intesa. 26-30 agosto

Le truppe tedesche sbaragliano le armate russe a tannemberg (nell’attuale Polonia).

5 Francia, inghilterra e Russia si imsettembre pegnano a non concludere paci separate. 9-15 La Germania sconfigge i Russi settembre nella zona dei Laghi Masuri (nell’attuale Polonia). 3-13 Battaglia della Marna (Francia settembre nord orientale). L’esercito francese sconfigge quello tedesco. 8-12 L’esercito russo sconfigge quello settembre austro-ungarico a Leopoli (Ucraina occidentale). 29 ottobre Gli ottomani attaccano la Russia. La triplice intesa dichiara guerra 2-3 novembre alla turchia. 6 L’esercito austro-ungarico occupa novembre Belgrado. La città verrà liberata un mese dopo dalle truppe serbe.

La Grande Guerra fu caratterizzata dall’uso metodico di treni. Questi erano utilizzati per trasportare armi, munizioni, vettovaglie e altri materiali. Le «tradotte» erano treni riservati principalmente al trasporto di truppe e reparti militari.

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la cronologia 1915 22 aprile

Le truppe tedesche utilizzano per la prima volta i gas asfissianti come arma di guerra, sul fronte occidentale, a Ypres (Fiandre).

25 aprile

Le forze della triplice intesa sbarcano nelle penisola di Gallipoli (turchi) ma vengono fermate dagli ottomani.

26 aprile

L’italia firma il Patto di Londra in cambio di determinati riconoscimenti a livello territoriale in trentino, Alto Adige, Venezia Giulia, istria e Dalmazia e dichiara di entrare in guerra a fianco della triplice intesa.

2 maggio

La Germania travolge le armate russe a Golnice-tarnòw (presso cracovia).

7 maggio Un sottomarino tedesco affonda il transatlantico inglese Lusitania, al largo dell’irlanda. Muoiono 1200 persone tra cui 123 Statunitensi. i tedeschi interrompono la guerra sottomarina, temendo l’entrata degli Stati Uniti nel conflitto. 23 maggio L’italia dichiara guerra all’impero austro-ungarico. 24 maggio Le truppe italiane si posizionano sulla linea del fronte.

mento, dal mattino fino alle 4 del pomeriggio: una solenne supplica per evitare il disastro ormai imminente. «Sera e mattina parlai intorno alla guerra, considerandola come cattolici e come cittadini. Noi non la vogliamo». Queste le testuali parole scritte da don Romano tra gli appunti di quel giorno. cominciarono ad arrivare le prime cartoline di richiamo. il 26 aprile venne firmato dal nostro Governo il Patto di Londra, un trattato di alleanza segreto che impegnava l’italia ad entrare in guerra a fianco dell’intesa. il 23 maggio venne dichiarata guerra all’Austria-Ungheria. il 24 maggio, un lunedì, iniziarono le ostilità: la flotta austro-ungarica bombardò Ancona e altre località della costa adriatica e le truppe italiane attraversano il confine austriaco in trentino e in Friuli. tra gli appunti di don Romano non si fa cenno a questi eventi fino a domenica 6 giugno, quando invocò la benedizione di Gesù sopra l’esercito e sopra i soldati d’italia. La domenica successiva lesse la lettera del Vescovo «circa la guerra». Nei mesi di Giugno e Luglio i nostri soldati furono impegnati nelle prime due (delle undici) battaglie dell’isonzo. il primo obiettivo era la conquista di Gorizia. Dopo duri combattimenti sul carso, riuscirono a strappare agli Austro-Ungarici solo qualche centinaio di metri.

come immediata conseguenza della guerra molti giovani furono arruolati e lasciarono a casa, nell’angoscia, genitori, mogli e fidanzate. Nelle nostre parrocchie molte famiglie incominciarono a far celebrare Messe per i loro cari lontani. Lo scoppio della guerra portò anche a far modificare l’atteggiamento dei neutralisti che, abbandonando le polemiche e le proteste, si misero al servizio delle loro comunità in un momento tanto difficile. Nel bollettino della sua Pieve di torre, il primo giugno, Don Lozer scrisse: «Se fino a ieri fummo neutralisti e abbiamo sperato e avremmo voluto che le rivendicazioni delle terre irredente si compissero con le armi del diritto e della giustizia [...] oggi non discutiamo più [...] oggi non è tempo di critica, ma di azione e di sacrificio».

Un manifesto italiano del 1914-1918 per la sottoscrizione di un prestito di guerra.

TRIPLICE ALLEANZA E TRIPLICE INTESA Maschera antigas. Il suo uso è rimasto nella memoria collettiva come una delle principali efferatezze del conflitto.

nella storia della grande guerra si incontrano spesso queste due definizioni. Qual è il loro significato?

romana che coinvolgeva la Francia, entrò nell’Alleanza nonostante le ostilità irredentistiche nei confronti dell’Austria.

la triplice Alleanza era un patto difensivo segreto firmato il 20 maggio 1882 tra l’Italia, la germania e l’Austria, su iniziativa del cancelliere tedesco Otto von Bismarck. Prevedeva: • l’aiuto reciproco tra Italia e germania in caso di aggressione francese; • il mutuo aiuto tra i contraenti se uno fosse stato attaccato da due potenze; • neutralità nel caso che uno dei firmatari fosse indotto a dichiarare guerra.

la triplice Intesa era un’alleanza politico-militare tra l’Inghilterra, la Francia e l’Impero russo formatasi nel 1907 dall’evoluzione di precedenti alleanze bilaterali. la triplice Intesa si contrappose alla triplice Alleanza. Allo scoppio della guerra, l’Italia dichiarò la propria neutralità in base all’articolo che stabiliva l’obbligo di aiuto reciproco solo nel caso di aggressione da parte di due potenze e uscì, successivamente, dal patto.

l’Italia, preoccupata per l’isolamento politico e per le possibili complicazioni della questione


«LE MEMORIE» DI

Antonio Parmesan Antonio Parmesan, figlio di Francesco e di Santa Zambon, nacque a Dardago il 7 settembre 1887, di professione tagliapietra, a Venezia. È l’autore di «le Memorie», una trascrizione postuma con ulteriori e dettagliati approfondimenti degli appunti, quasi giornalieri, annotati al fronte su ‘pratici’ foglietti volanti sgualciti dal vissuto drammatico e dal passare degli anni.

Il frontespizio di «Le Memorie», decorato di elementi militari dallo stesso autore. Al centro il protagonista «soldato».

Il testo è stato trascritto, rispettando la versione originale.

La sera del 23 maggio 1915, mi trovo in Campo San Bortolomio in compagnia dell’amico Giovanni Panizzutti. D’improvviso si sente molti strilloni che vendono il suplemento dei giornali cittadini, subito sento che la guerra contro l’Austria è stata dichiarata. Vedo molti e molti interventisti che in colonna si portano al centro della Città. La mia curiosità è grande, io pure vado in piazza San Marco e cuì «botte da orbi» fra interventisti e contrari. Alle ore 23 la truppa sgombera la piazza e la calma ritorna, saluto il compagno Giovanni e andiamo nelle nostre case. Il 24 mattina alle ore 4 poco più si sente un aeroplano sopra la Città; tutto il popolo si alza dal letto e con grande curiosità si porta chi alle finestre, chi si mette nelle terrazze, chi per le vie e molti sopra i tetti delle case, tutti con la curiosità di vedere se l’aeroplano era italiano o austriaco. Non si poteva vederlo bene, ma poco dopo intesi che a Castello erano cadute delle bombe, però senza fare vittime umane. Vado al Giorgione da mio cognato Antonio e da lui sento che il cognato Angelo alle ore 6 partiva per Dardago, essendo anche lui come molti altri richiamato alle armi. Poco dopo in Campo SS. Apostoli trovo i cugini Giuseppe e Vittoria e con loro si trova pure il cognato Angelo. Tutti uniti andiamo alla stazione, lui parte e sembra di buon umore. Ritornando dalla stazione si vede per le vie un movimento più grande del solito, vedo anche il manifesto della chiamata alle armi di molte classi. Tutti indistintamente parlano della guerra, qualche donna piange per la partenza di qualche suo congiunto. Io però pensando che sono di III Categoria avevo molta speranza di non esser mandato in prima linea. Alla solita ora vado al mio lavoro e trovo tre compagni dovendo questi presentarsi al Distretto militare. La giornata la passai sempre fra i comenti; sempre in riguardo alla guerra. Il mattino del 25 già si comincia sentire che le nostre valorose truppe erano entrate in territorio austriaco, in tutti nutriva la speranza che la guerra non doveva essere tanto

lunga perché l’Austria era circondata da un campo di battaglia, dunque poco essa doveva operare e poco a lungo poteva resistere. Tutti i giorni dai bollettini ufficiali si sentiva che le armi Italiane erano vittoriose. In questo modo siamo ai primi del mese di giugno e in questi giorni arriva in Venezia mia moglie e i miei due bambini, la Rosina aveva solo 20 mesi e il bambino appena 6. Vado ad abitare in San Cassano in casa dell’amico Domenico Burigana, mentre mi trovo in questa casa gli aeroplani nemici vengono a farci le loro poco gradite visite, e quando essi vengono devo alzarmi dal letto e con i bambini in braccio cerco qualche posto per ripararmi al piano terreno della mia stessa abitazione. Così il tempo passa e altri miei compagni sono partiti per indossare la divisa militare e la guerra si fa sempre più aspra. Io pure aspetto la mia chiamata perché già si vede che la guerra non solo si fa aspra, ma si presenta anche molto lunga. Anche qui si vede molti feriti o ammalati arrivare, molte

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«LE MEMORIE» DI

Antonio Parmesan

Al numero 22 della «Lista Leva» compare il nome di Antonio Parmesan.

Le memorie del periodo bellico (dal 1915 al 1918) di Antonio Parmesan sono racchiuse in un grosso registro, di 190 pagine, ad uso computisteria, con i fogli rigati a 2 colonne. Il volume, di formato 20,5 x 31 cm, ha copertina cartonata, dorso rafforzato con tela di colore verde scuro e labbro di colore rosso. Al suo interno sono stati applicati anche alcuni documenti (lettere della moglie e cartoncini a stampa scritti in lingua tedesca).

case, molte scuole e certi Istituti si trasformano in ospedali per ricoverare quei poveri giovanotti che ritornando dai campi di battaglia si trovano bisognosi di cure e bisognosi di guarire le ferite riportate. Io pure vedo da vicino barconi carichi di forti e robusti giovanotti che si trovano più o meno feriti, alla vista di questi poveri giovani l’odio contro l’Austria aumenta e tutti maledisse Francesco Giuseppe e tutta la sua razza. Alla vista di tanti feriti molte donne piangono. Il cuore di tutti soffre perché si pensa che dove questi son rimasti feriti molti e molti saranno morti, e molti ancora moribondi e molti ancora si troveranno privi di conforto e di aiuto. Tutte le volte che si vede arrivare feriti o ammalati il nostro pensiero corre ai cari parenti e conoscenti. Il tempo passa, e la guerra si prolunga. Tutte le mattine si cerca qualche giornale per avere notizie precise, la prima cosa si guarda il bollettino ufficiale e in esso si sente più o meno quanto e successo il giorno prima. In questo modo arrivo al giorno 28 ottobre come il solito di tutte le altre mattine parto dalla mia abitazione per arrivare al mio lavoro, arrivando in Campo San Bartolomeo compero Il Gazzettino e in esso subito vedo la chiamata delle III Categorie appartenenti alle classi 1886-1887, a tale vista mi manca le forze, il cuore mi balzava dal seno, pensare che io pure dovevo partire e lasciare i miei genitori, mia moglie e due teneri bambini privi di conforto e di sostegno. In mia compagnia si trova anche l’amico Domenico Burigana e alla vista della mia chiamata alle armi ritorna a casa per dire tutto a mia moglie. Io vado al mio lavoro e trovo tutti i miei compagni addolorati per la mia partenza. Il compagno Bonadimane si trova alle mie stesse condizioni essendo lui pure della III Categoria della classe 1887. Alle ore 8 arriva il signor Giacomo Zennaro, lui pure lo vedo assai dispiaciuto perché mi licenziai dicendoli che lunedì 1° novembre partivo per Dardago; lui cerca in tutti i modi per confortarmi, mi dice che la guerra non poteva continuare molto e che fra poco sarei ritornato alle sue dipendenze, io però, sentivo il cuore che mi diceva che la mia lontananza doveva essere lunga e molto dolorosa. Al mezzo giorno arriva mia moglie con la colazione a stento posso trattenere le lagrime, essa però piange, io cerco di confortarla con mille e mille promesse. Io mangio ma senza appetito, il mio pensiero e il mio dolore e tutto per essa e i miei cari bambini. Finito il mio lavoro vado da Domenico Fuga per sentire la sua decisione, lui pure mi assicura che martedì due novembre parte per Budoia, per passare qualche giorno con la sua famiglia, dopo averlo salutato vado a casa cui trovo mia moglie che piange, io cerco di confortarla ma

mi manca le forze, scrivo a mio Padre che il primo novembre partivo per Dardago e lo prego di venire in Sacile ad aspettarmi con la carrozza, più tardi vado a letto ma il pensiero mi tormenta e non trovo riposo, essa piange, il bambino dorme saporitamente col sono da innocente lui certo non potrebbe a quanto io vado incontro. Il mattino del 30 mi alzai molto per tempo e comincio prepararmi per la partenza, vado al lavoro ma poca volontà per me oggi è stata una giornata assai faticosa dovendo consegnare tutto al Signor Zennaro. Alla sera essendo giorno di paga aspetto che tutti siano pagati e poi io mi presento dal signor Zennaro, mi consegna la mia paga e più mi regala 20 £, non manco di ringraziarlo, lui cerca di nuovo per confortarmi ma io non sento la forza di poter rispondere, solo lo prometto che sarei ritornato a salutarlo il giorno dopo perché desideravo salutare anche il signor Luigi e le loro famiglie. Dopo aver salutato tutte vado a bere un bicchiere di vino l’amico e compagno Giovanni Bocus chiamato Nane Furlan, lui più di tutti si trova in una grande disperazione per la mia partenza e mi sembra che il cuore mi dica e la ultima volta che lo vedo e che le stringo la mano dopo avermi pregato di non privarlo delle mie notizie, lo saluto e lo bacio e vado a casa e continuo a preparare la roba per la partenza, vado a letto ma nemmeno questa notte non trovo pace ne riposo. Il 31 termino i miei miseri bagagli e più tardi vado dai sigg. Zennaro, vicino alla loro abitazione trovo il signor Luigi ma il suo saluto lo trovo assai freddo, sarà forse perché a lui pure dispiace la mia lontananza. Dopo aver salutato il signor Giacomo e la signora, ritorno alla mia abitazione, con una barca porto parte della mia roba in casa dei cugini Giuseppe e Vittoria, l’Angela e la Cecilia col bambino vengono a piedi. Dopo mezzo giorno vado a salutare anche la famiglia Dostenich, anche qui i saluti e tutti dicono che molto presto sarei ritornato alla mia famiglia. Alla sera ritorno a casa e subito a letto col pensiero di alzarmi presto perché avevo deciso di partire con un treno al mattino. Il 1° Novembre la pioggia cade molto forte, alle 8 dopo aver salutato tutta la famiglia Burigana parto per la stazione con mia Moglie e il Bambino, arrivati alla stazione siamo già tutti bagnati. Non si parte perché il treno non porta la III Classe. Per economia decido di aspettare il treno che parte alle ore 1 (una) dopo pranzo, ma troppo si deve aspettare così ritorno fino a San Cassano, a mezzo giorno sempre con mia Moglie e il Bambino ritorniamo alla stazione e alle una si parte, nel lasciare Venezia il mio cuore si spezza dal dolore ma il mio dolore devo nasconderlo per non aumentare la disperazione di mia Moglie. Arrivo a Treviso e qui ricomincia la pioggia e via fino a Sacile, qui devo fermarmi nell’interno della stazione per farmi vistare i passaporti dall’autorità militare. Mentre aspettavo il mio turno pensavo a mio padre che doveva essere fuori che mi aspettava ma lui non vedendomi


prende la sua carrozza, ritorna in Dardago, mezza ora dopo il mio arrivo io posso partire e con grande meraviglia non trovo nessuno ad aspettarmi. Come fare? La pioggia cadde dirottamente, si avvicina la notte molto oscura e la strada e assai lunga per arrivare fino in Dardago. Fermarmi in un Albergo per passare la notte costa troppo, il momento è troppo brutto e devo cercare tutte le economie immaginabili. Mi decido, deposito i bagagli in Albergo alla Stazione e dopo aver mangiato un po’ di pane e bevuto un bicchiere di vino comincio a camminare; In nostra compagnia teniamo anche una bambina che deve andare a Vigonovo, essa pure sperava che qualcuno andasse alla Stazione per poi condurla alla propria casa ma non trova nessuno. Con essa, arriviamo a Vigonovo, già eravamo tutti bagnati e la pioggia continua. La notte e già molto oscura, prego mia Moglie di entrare nell’Osteria di Marco Spinch e io vado in casa della piccola ragazzina che avevamo in nostra compagnia. La consegnai ai suoi genitori dopo averli salutati vado io pure da Marco Spinch per riposarmi un pochino e per poi continuare il nostro doloroso camino. Molti che si trovano in detta Osteria mi dicono che bisogna esser matti per fare un simile viaggio con una donna e un bambino. Marco mi offre una stanza per passare la notte, ma io che già mi trovo bagnato da testa a piedi preferisco continuare il mio viaggio, dopo aver consumato mezzo litro di vino, salutiamo tutti e ringrazio Marco della sua offerta e di nuovo si cammina per andare in Dardago, la strada è molto fangosa e molta fatica si fa per camminare. L’Angela porta sempre il bambino, lui pure povero piccino soffre ma non è bagnato perché sua Madre cerca tutti i modi per tenerlo ben coperto. Arriviamo a San Giovanni e non piove più si cammina un po’ meglio ma già si troviamo molto stanchi e la via si presenta faticosa perché comincia essere in salita. Siamo alla notte dei Morti e in ogni paese che si passa si sente suonare le campane, nel sentire queste campane la nostra malinconia aumenta. Passando vicino alle case si sente che la gente si trovano nella cucina o nelle stalle per recitare le preghiere dei poveri defunti, sentendo le campane suonare da morto e pensare che eravamo alla notte dei Morti per noi, la strada era molto più malinconica e più faticosa di quello che era. Finalmente dopo tante fatiche e malinconie arriviamo in Dardago e prima ancora che entrare in casa nostra vedo che in cucina si trovava il lume acceso, entriamo e trovo i miei genitori che parlavano tra loro. Mi sorprende assai sentire che mio Padre era arrivato da Sacile in questo puro momento. Lui mi dice che all’arrivo del treno si trovava alla Stazione di Sacile ma non vedendomi uscire a preso la sua carrettina e ritornò in Dardago ed era appunto quando io aspettavo per farmi vistare i passaporti dall’autorità militare.

Sacile, unico distretto militare del Friuli i distretti militari erano unità periferiche dell’organizzazione territoriale dell’esercito. Si occupavano delle attività preparatorie alla leva, della chiamata alle armi, dell’assegnazione delle reclute ai rispettivi corpi e della documentazione matricolare. ciascun distretto aveva giurisdizione su un territorio comprendente diversi comuni. Dall’interrogazione presentata dall’on. Marzotto al Ministro della Difesa, il 5 giugno 1956, veniamo a conoscenza che il Regio Decreto 650 del 2 settembre 1907, seguendo il criterio di provvedere alla radunata dei militari in zona lontana dal confine e non minacciata direttamente da un’invasione, trasferì a Sacile la sede del distretto militare di Udine. Da quella data e per tutto il periodo della guerra gravitarono sulla città del Livenza tutte le attività relative al reclutamento dei militari di leva e dei richiamati del Friuli. infatti sui fogli matricolari di quasi tutti i soldati friulani e carnici che hanno combattuto nella Grande Guerra si legge «appartenente al distretto militare di Sacile». il distretto si trovava nell’attuale via XXV Aprile, presso la caserma «Girolamo da Sacile», realizzata nella 2a metà dell’ottocento, dopo lunghi lavori per adattare i locali dell’antico convento di Sant’Antonio abate appartenente all’ordine delle Domenicane. Al termine della Guerra, essendosi avverate le condizioni di sicurezza con lo spostamento del confine al Monte Nevoso, fu creato il distretto militare di Udine mantenendo al tempo stesso quello di Sacile. Alla fine degli anni ’50, nonostante il parere contrario di alcuni parlamentari, il distretto venne assorbito da quello udinese.

Girolamo da Sacile, detto il Mammalucco, nato a Malnisio tra il 1485 e il 1490, fu prode Capitano della Repubblica della Serenissima.

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«LE MEMORIE» DI

Antonio Parmesan

Fedele Zambon era uno dei commilitoni di Antonio Parmesan. Insieme si presentarono alla visita di leva a Sacile e partirono alla volta di Cuneo sede del loro Reggimento. *** «Mio nonno Fedele Zambon Pinàl in divisa militare subito dopo la sua assegnazione al Reparto. Ha una divisa di fanteria con mantellina e mostrine monocolore tipiche dei Reparti d’addestramento. Sul cappello il numero 33 (33° Reggimento della Brigata “Livorno”)». Roberto Zambon [Berto Pinàl]

Mi trovo assai stanco perché da tre giorni non trovo riposo, e poi anche per il brutto viaggio che o dovuto fare, dopo poche parole scambiate con i miei genitori e dopo aver baciato la mia bambina vado a letto, la stanchezza mi fa dimenticare ogni cosa e direttamente mi addormento e dormo con sonno tranquillo fino al mattino del giorno 2. Oggi mi alzai di buon mattino il tempo e bello io vado a trovare e a salutare amici o parenti, ma tutti gli trovo desolati perché tutti pensano ai loro cari che già si trovano al fronte in prima linea, e molti altri si trovano desolati perché devono partire. Tutto il giorno giro da una parte e dall’altra ma senza trovare un momento di pace e di tranquillità. In questo modo passo tutta la settimana. Il giorno 7 in compagnia di mia moglie e dei miei bambini vado in Budoia a salutare i nostri compari, passo con loro qualche ora e poi ritorno in Dardago, alla sera vado a letto presto, ma poco si dorme, il pensiero della prossima partenza non fa trovar riposo. Il giorno 8 è il giorno della partenza, vado in cerca dei miei compagni perché alle 9 si deve partire, ritorno a casa, la Moglie piange e la Madre pure, l’ora si avvicina e senza tanti complimenti un bacio alla Moglie e ai bambini e parto per Budoia. Il mio cuore in questo momento si trova rinchiuso in una morsa di ferro, ma devo farmi coraggio, non devo far vedere il mio dolore per non aumentare la disperazione alla mia famiglia, vorrei piangere ma il cuore non mi permette, le forze mi mancano, ma sempre coraggio. A Budoia trovo tutti i miei compagni più o meno avviliti; poco dopo arriva Arturo col cavallo, subito si parte per Sacile. Che viaggio doloroso, chi piange, chi ride, chi canta, chi urla, chi bestemmia, chi maledice l’Austria, la Germania e anche la guerra. Alle 11 arrivo in Sacile entro il Distretto militare e ricevo una piccola carta e Lire 2 quale trasferta di viaggio, spero di passare la visita, ma a quanto si vede la cosa si fa lunga, con altri compagni salto le mura e via a giocare le bocce, poi ritorno al Distretto, ma nulla di nuovo. Si salta di nuovo le mura di cinta e via a passeggio per la Città. In piazza trovo il cognato GioMaria con lui e con altri amici andiamo a bere un bicchiere di vino e poi direttamente alla stazione perché lui deve partire per Palmanova. Ritorno in Città e con Giuseppe Zambon, Fedele Pinàl e qualche altro andiamo a dormire in un fienile. Questa e la prima notte che mi trovo lontano dai miei cari. Quanti pensieri corre nella mia mente, dormire non si può, anche perché fa molto freddo, io non avevo mai in vita mia dormito tanto male.

[CONTINUA]

le foto dei nostri soldati

1915

Giomaria Angelin (Biuti Pelàt) di Giuseppe di Valentino e di Carlon Agata, nato il 14 giugno 1891.

Andrea Signora di Domenico di Giovanni e di Dedor Caterina, nato l’11 dicembre 1881.


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