

GESTORI BASSANO DISTRIBUTORI FRANCESCO PAVIN
TORREFATTORI MISCELA D'ORO UMBERTO URBANO

























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Uno dei temi più controversi del nostro settore è comprendere quale sia il ruolo delle rivendite all’interno della filiera del vending. Mentre si è sempre trovato un certo equilibrio tra gestori e fornitori (produttori e fabbricanti), le rivendite sono sempre state viste con una certa diffidenza da tutte le altre componenti. Ai gestori, anche di modeste dimensioni, piace essere clienti diretti e non dover sottostare a quello che considerano “il passaggio in più” del rivenditore. Produttori e fabbricanti non gradiscono invece di delegare a terzi una fetta di mercato e consegnargli una parte del margine di guadagno.
Analizzando le dimensioni delle gestioni però ci si accorge che circa il 50% del settore è costituito da micro e piccoli operatori sparsi su un territorio decisamente eterogeneo e sostanzialmente irraggiungibile da forze vendita non specificatamente strutturate allo scopo.
Quindi, indipendentemente dai desiderata del resto della filiera, le rivendite sono necessarie alla sopravvivenza del sistema vending.
Il loro ruolo però va ben al di là dell’essere solo l’anello di congiunzione con i piccoli operatori. Perché in un settore così complesso come il vending, più che uno sconto del 2% sul prezzo di un prodotto, contano i buoni consigli. Il vero
valore aggiunto di una rivendita è infatti quello di poter accompagnare i propri clienti nel loro percorso imprenditoriale attraverso una puntuale e professionale consulenza. I micro operatori non hanno una struttura operativa interna che li supporta e spesso non sono in grado di dare risposte a moltissime questioni: dagli adempimenti burocratici a come si costruisce un buon conto economico. La rivendita è invece più addentro ai meccanismi del settore e quasi sempre ha maturato l’esperienza necessaria per supportare correttamente i suoi clienti. Il concetto chiave è che se un gestore è soddisfatto, si fidelizza e continua a comprare.
Se cresce, si sviluppa anche il business della rivendita. Quindi il rivenditore è il primo a trarre vantaggio dallo stato di salute dei suoi clienti e ha tutto l’interesse a potergli dare tutti gli strumenti per affrontare al meglio l’arena competitiva. La leggenda che vede le rivendite interessate a rilevare i clienti in difficoltà non ha fondamenti logici e se mai si dovesse arrivare a questa situazione, in realtà sarebbe un fallimento per entrambi.
Le rivendite hanno quindi sia gli strumenti che l’interesse a migliorare la cultura vending dei micro operatori e questo è decisamente il ruolo chiave che devono svolgere: diffondere i valori della corretta ge-
stione. Purtroppo la crisi ha complicato la loro già difficile situazione e alcune recenti normative (art. 62 e limite dei 1.000 euro del contante), ne hanno ulteriormente limitato l’operatività. Questo rende quasi impossibile far sopravvivere la struttura, tanto che l’integrazione con una gestione appare ormai da tempo l’unico modello che ne gar antisce la continuità aziendale. Svolgere anche l’attività di gestori rende purtroppo più difficile alle rivendite sostenere il loro fondamentale ruolo di diffusione dei valori, perché entrare (potenzialmente) in concorrenza con i suoi stessi clienti ha fatto logicamente aumentare il tasso di diffidenza.
Il circolo virtuoso però non si può bloccare solo a causa di queste considerazioni. Tutto il sistema vending ha disperatamente bisogno che ogni parte della filiera esprima al meglio il suo ruolo e la catena del va-
lore non può avere dei punti deboli che la possano portare a spezzarsi facilmente.
Le rivendite sono un anello chiave di questa catena e devono assumersi gli obblighi che ciò comporta, ma, se interpretano correttamente la loro corretta funzione all’interno della filiera, anche ricevere il rispetto che meritano.
IL CONCETTO CHIAVE È CHE SE UN GESTORE È SODDISFATTO, SI FIDELIZZA E CONTINUA A COMPRARE.




NUMERO 83
GENNAIO/FEBBRAIO 2014
RENZO GABRIEL
BONIZZI DIRETTORE RESPONSABILE
EDITOR IN CHIEF
ALESSANDRO
FONTANA DIRETTORE
EDITORIALE
EDITORIAL DIRECTOR
LAURA GUASPARRI ART DIRECTOR
ANDREA LOTTERO GRAPHIC DESIGN
DANIELA BISCOTTI COMMERCIALE/ COMMERCIAL
NOEMI MARGAROLI REDAZIONE EDITORIAL STAFF
LASERGRAFICA POLVER SRL STAMPA PRINTERS
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CONCEPT BY
3 EDITORIALE

Il ruolo della rivendita all'interno della catena del valore
6 TORREFATTORI
Miscela d'oro Una tecnologia all’avanguardia per un’azienda proiettata verso il futuro
16, GESTORI
Bassano distributori 30 anni di esperienza e qualità al servizio del cliente
22 NORMATIVA E DIRITTI
La responsabilità sociale della pubblica amministrazione in tema di vending
32 MONDO ASSOCIAZIONE
Padova, ultima tappa del nuovo format fieristico VendigtoGO
Photogallery
Il comparto dei refrigeratori d’acqua aderisce a CONFIDA



EVA, Coffee Service e Vending Solutions: nuovi Direttore Generale e Comitato Esecutivo
48 ANTEPRIMA
Beverfood: ora disponibili i nuovi annuari 2013-2014
Mokador: DADO 2.0 e nuovo temporary store: MyMokador, il caffè per gli amanti del gusto
Gruppo Buonristoro fusione di Demil in Molinari SpA
Natribom l’azienda lombarda acquisita da Tecnoplastica Valtellinese
54 APPUNTAMENTO IN FIERA
Venditalia 2014 The Vending Show
ART&WORKS SRL media_agency









IL MERCATO DEL VENDING TORREFATTORI
NATA NEL SECONDO DOPOGUERRA GRAZIE ALLA
PASSIONE DI UMBERTO ED EMANUELA URBANO, MISCELA D'ORO SPA SI È SAPUTA TRASFORMARE
NEGLI ANNI DA BOTTEGA ARTIGIANALE AD AZIENDA DI RESPIRO INTERNAZIONALE. LA PROFONDA
CONOSCENZA DELLA MATERIA PRIMA INCONTRA OGGI LE PIÙ SOFISTICATE TECNICHE DI TOSTATURA PER UN PRODOTTO MOLTO AMATO NEL CANALE HO.RE.CA. E SEMPRE PIÙ CONOSCIUTO ED APPREZZATO NEI SEGMENTI VENDING ED OCS. ALLA BASE DI QUESTO SUCCESSO, LA DEDIZIONE
DELLA FAMIGLIA URBANO LA CUI TERZA GENERAZIONE GUIDA OGGI UNA REALTÀ CONSOLIDATA, IMPEGNANDOSI QUOTIDIANAMENTE NELLA DIFFUSIONE DELLA CULTURA DEL VERO ESPRESSO ITALIANO.
LA REDAZIONE DI D.A. ITALIA, PER CONOSCERE I PROGETTI PRESENTI E FUTURI DELLA TORREFAZIONE SICILIANA HA INTERVISTATO A MESSINA UMBERTO URBANO, MANAGING DIRECTOR MISCELA D'ORO SPA.



INTERVISTA CON UMBERTO URBANO
Miscela d’Oro è nata nel 1946 e da allora ha fatto un lungo percorso che l’ha portata a diventare una realtà industriale consolidata. Quali sono i valori che hanno supportato questa crescita?
Miscela d’Oro nasce come bottega artigiana e poggia sul valore della famiglia. Tutto iniziò ufficialmente nell’immediato
dopoguerra: mia nonna Emanuela veniva dal mondo del caffè artigianale con il nome Vitarelli, molto conosciuto nella zona. Mio nonno Umberto, persona intraprendente e coraggiosa, fuori dalle righe, si appassionò immediatamente del mondo del caffè e, insieme a mia nonna, aprì e avviò un piccolo negozio. Siamo ancora negli anni ‘40, quando i risultati si ottenevano con grandi sacrifici: si tostava di notte e si usciva di
giorno a vendere il prodotto nei bar. Mia nonna teneva la contabilità e gestiva la bottega dove si vendeva il caffè sfuso e tanto altro; insomma, la classica drogheria. Lottando contro concorrenti storici, riuscirono pian piano ad imporsi sviluppando una loro identità e ben presto, crescendo e sviluppandosi, crearono una piccola torrefazione sempre più organizzata. Mio nonno divenne un grande conoscitore del caffè, manifestando una
eccezionale sensibilità per il prodotto. Egli aveva, infatti, la capacità innata di percepire le caratteristiche delle singole origini semplicemente assaggiando il caffè crudo. Creò quindi delle miscele sulla base delle sensazioni che gli portava il caffè verde al palato. Queste caratteristiche sono ancora oggi esistenti nelle prime miscele da bar e nelle linee gourmet, rappresentando la nostra nota distintiva ed unica di retrogusto e aroma.
La seconda generazione è quindi nata già all’interno del mondo del caffè e l’ha potuto “respirare” fin dall’infanzia? Mio padre Franco, nato nel ’42, è vissuto praticamente in questo mondo. Costantemente al fianco di mio nonno, fece tesoro di ogni suo insegnamento. Terminati gli studi ed inserendosi a pieno ritmo nel lavoro, trasformò pian piano l‘azienda artigianale in Industria del caffè diffondendo e consolidando il marchio “Miscela d’Oro” nei principali mercati di riferimento: i canali BAR e Retail nel Sud Italia. Affiancato nel lavoro come nella vita da mia madre Marisa,
anch’ella assiduamente coinvolta nella gestione d’impresa, nei primi anni ‘80 costruì un nuovo stabilimento dotato di impianti completamente automatizzati ad eccezione della tostatura, gestita ancora personalmente da lui stesso secondo la tradizione.
Quanto è importante nel tuo lavoro conoscere davvero la fase di tostatura? Aver ricoperto la figura del torrefattore insieme a mio padre per circa un decennio, siamo negli anni ‘90, è stato a dir poco fondamentale. Conoscere il caffè, acquisire questo tipo di abilità e di sensibilità, “sentirlo parlare” durante la tostatura, fa sì che quando si sceglie o si valuta un’origine piuttosto che un’altra, lo si faccia con consapevolezza e competenza. In azienda avevamo due Trabattoni (prima a legna poi, negli anni ’80 a gas metano ); tostavamo sempre e soltanto noi, mio nonno prima, mio padre ed infine io stesso.
Da quanti anni operate all’interno di questa sede? Verso la fine degli anni ‘90
si decise di aprire un nuovo stabilimento, reso ormai necessario dai risultati incoraggianti provenienti dalle vendite nel mercato internazionale di cui non ci eravamo mai occupati fino a quel momento. Si acquistò quindi un terreno da 8.000 mq e si scelse di investire esclusivamente in tecnologie molto avanzate e di eccezionale qualità. Nella fattispecie si optò per la tecnologia “Scolari Engineering” per quanto riguarda lo stoccaggio del crudo, la tostatura, la macinatura, la movimentazione e la conservazione del caffè. Sono stati investimenti importanti e notevoli ma che garantiscono alti livelli qualitativi e performance eccellenti. Nel mese di Giugno del 2000 si inaugurò il nuovo stabilimento.
Quando è entrata in azienda la terza generazione Urbano, alla quale tu appartieni? Io e le mie sorelle, Emanuela e Laura, sin da ragazzi fummo sempre coinvolti in azienda, seppur a livello “amatoriale” visto i prioritari impegni scolastici e universitari. Tuttavia, dopo lo studio, si andava sempre in ufficio o


in fabbrica a svolgere diverse mansioni. Ricordo che già da bambino, quando marinavo la scuola, mi trovavo sempre in azienda a spingere i carrelli o riempire i sacchetti o magari in ufficio a fare i conticini! Conclusa l’Università, nel 1995, entrai in azienda a pieno ritmo e sin da subito sentii la necessità di fare qualcosa di diverso. Così nel gennaio del 1997 pianificai le mie prime esperienze di fiere internazionali, mercato mai approcciato sino ad allora, iniziando da San Francisco e proseguendo per Tokyo, Montréal, Colonia, New York, Beirut, ecc… Volevo imparare e conoscere realtà diverse. Mi presentai ai mercati internazionali senza avere nessun tipo d’informazione sulle esigenze di prodotto, di packaging, di etichettatura e di prezzo, ma fu una esperienza incredibilmente formativa. Girai il mondo per quasi due anni e raccolto tantissime informazioni, tanto che nel ’99, si decise di avviare ufficialmente la commercializzazione del caffè a livello internazionale, partendo proprio dal mercato statunitense. Con una gamma di prodotti posizionati in una
fascia di mercato medio-alta, siamo oggi presenti in oltre 50 paesi del mondo.
Investire così tanto in impianti innovativi, quanto determina la qualità finale del prodotto? Abbiamo sempre ritenuto che gli investimenti in innovazione tecnologica rappresentino un fattore di successo nel nostro settore così come in tanti altri. Il nuovo stabilimento fu creato con la logica di adottare esclusivamente la migliore tecnologia esistente sul mercato e da allora, ogni anno, destiniamo al ciclo produttivo quote di investimento importanti.
Ovviamente la tecnologia non è da sola sufficiente a garantire livelli qualitativi elevati. L’esperienza umana diventa fondamentale, la conoscenza e la sensibilità di tre generazioni di torrefattori rappresentano gli elementi distintivi e di successo. Se poi questi elementi vengono assistiti da una tecnologia superiore, il risultato è un prodotto eccellente e costante nel tempo.
Quali sono I vostri tempi di tostatura?
Con i nostri impianti tostiamo in un range di tempo che oscilla tra i 13 e i 14 minuti, in base al tipo di miscela. Le ns. tradizioni artigianali, il ns. modo di tostare, sono stati “recepiti” dalla tecnologia impiegata
AVER RICOPERTO LA FIGURA DEL TORREFATTORE INSIEME A MIO PADRE PER CIRCA UN DECENNIO È STATO A DIR POCO FONDAMENTALE
che li applica alla perfezione garantendo sempre un prodotto eccellente.
Spesso ci sono tensioni finanziarie nel mondo del crudo. Come vi muovete per
CONOSCERE IL CAFFÈ, ACQUISIRE QUESTO
TIPO DI ABILITÀ
E DI SENSIBILITÀ, “SENTIRLO PARLARE”
DURANTE LA TOSTATURA, FA SÌ CHE
QUANDO SI SCEGLIE
O SI VALUTA UN’ORIGINE
PIUTTOSTO CHE UN’ALTRA, LO SI FACCIA CON CONSAPEVOLEZZA E COMPETENZA.
l’acquisto della materia prima? Andiamo sul sicuro, non facciamo speculazioni in Borsa. Compriamo sempre e soltanto la prima qualità delle varie origini a cui siamo legati da tantissimi anni, evitando in tal modo sorprese negative al ricevimento della merce. Il caffè ci arriva direttamente dai Paesi d’origine. Si può risparmiare volendo, è un dato oggettivo, però a nostro parere
non ne vale la pena. Il nostro caffè non viene venduto nell’hard discount, non è la nostra strategia. Ci rivolgiamo al mondo Ho.re.ca, in Italia e nel mondo, e con grandi sacrifici siamo riusciti a creare una immagine di qualità superiore; e questo è un patrimonio da preservare.
Non siete presenti nella grande distribuzione? La GDO è un settore che affrontiamo in modo molto soft in quanto non rappresenta per noi una priorità: abbiamo una linea completa di prodotti che vengono commercializzati nel canale, ma non paghiamo lo scotto di doverci essere a tutti i costi. Diciamo pure che le nostre dimensioni e la nostra tradizione ci permettono di mantenere uno standard qualitativo alto più idoneo al mondo Ho.Re.Ca.
Quando avete iniziato ad inserire nel vostro piano strategico anche il vending?
Già da diversi anni produciamo le cialde E.S.E. destinate essenzialmente ai canali Ho.Re.Ca (prevalentemente all’estero) e GDO. Ovviamente i canali Vending / OCS, seppur ancora non affrontati in
modo organizzato, rappresentavano un segmento non trascurabile. Il mercato della monodose registra da anni performance di crescita inverosimili; un business strategico per una azienda come la nostra.
Abbiamo quindi creato una divisione ad’hoc e ancora una volta investito in impianti e tecnologia di eccellenza per ottenere risultati sopra la media, nel rispetto della nostra politica aziendale.
Con quale linea di prodotti siete entrati nel mondo del vending? Nella nostra gamma di offerta per il Vending si trova sia il caffè in grani che le cialde. Per quanto riguarda il prodotto in grani, consapevoli che non tutte le miscele vanno bene nei distributori automatici, dopo un periodo di prove, siamo riusciti a consolidare delle miscele con una eccellente resa in tazza.
Entro il secondo trimestre del 2014, presenteremo anche una linea completa di capsule di ns. produzione, per completare la gamma dei prodotti.
È così complicato creare delle miscele








Dall’esperienza Bilt r V1 la testata per la linea B


specifiche dedicate al vending? Non è assolutamente scontato creare una buona ed equilibrata miscela per il vending, come erroneamente sono portati a pensare coloro che, come noi, vantano una forte esperienza nel settore bar. Così come non è scontato creare un buon prodotto nella monodose, anzi forse ancora più difficile.
Il passaggio da bottega artigianale a realtà industriale è complesso. Siete riusciti a mantenere un prodotto che rispetta i vostri valori tradizionali anche nel vending? Direi di sì. Il nostro punto di forza, come già detto, risiede nel fatto che eravamo noi stessi a tostare, noi a scegliere le origini, noi a decidere come miscelare; avevamo quindi una vera e profonda conoscenza del prodotto.
Il Vending non deve essere considerato un canale di battaglia anche se, purtroppo, l’assurda guerra dei prezzi con conseguente abbassamento della qualità, sta ormai equiparando questo segmento a quello del discount.
In ogni caso noi non seguiremo tale politica. Nei limiti del possibile manterremo la nostra caratteristica e siamo certi che anche in questo settore troveremo un nostro target di riferimento.
Quali sono stati i primi riscontri dei gestori sui vostri prodotti? Molto positivi.
I gestori che utilizzano le nostre miscele in grani non lamentano alcun tipo di problema, né di incostanza né di gusto o peggio di corpi estranei.
Miscela d’Oro ha una qualità e una costanza di tostatura che è molto apprezzata. La costanza del prodotto è un valore molto ricercato dai gestori e noi possiamo senz’altro offrirlo.
Miscela d’Oro sta avendo ottimi risconti soprattutto con “INTENSO”, una miscela molto corposa e dolce al palato. In termini di posizionamento prezzo è il prodotto “base”, ma mi sento di dire che si tratta di un caffè superiore rispetto a quelli dei competitors all’interno della stessa fascia.
Intenso è un caffè Robusta 100%? È una miscela di particolari qualità di Robusta, ma è bene ricordare che nel mondo ci sono ottime provenienze di Robusta, in alcuni casi più costose di certe qualità arabiche, che possono garantire pro-
dotti eccellenti. Ovviamente, quando si parla di Robusta, bisogna stare attenti a non farsi attrarre dalla logica del prezzo altrimenti si rischia di scendere di qualità o di presentare un caffè difettoso: la grande conoscenza delle singole origini risulta essere quindi determinante.
Come si compone la vostra linea cialde? La nostra linea in cialde comprende tre prodotti: Espresso, Espresso Classico e Decaffeinato. Espresso e Decaffeinato esistono nella versione Single o Double (13 grammi).
Da poco abbiamo introdotto Espresso Natura, una miscela biologica ed equosolidale. La presentiamo nell’Ho.re.ca e nella GDO in lattina 250g, ma è ora disponibile anche in cialda ESE.
Riuscite a garantire qualità ad un prezzo compatibile con il canale? Un’azienda come Miscela d’Oro, che spazia dall’Ho.re.ca., all’OCS, al vending e alla GDO, in Italia e nel resto del mondo, può permettersi di imputare determinati costi industriai in un settore o in un altro. Non ci sono alternative; non riusciremmo ad affrontare il target di posizionamento richiesto nel vending senza incidere negativamente nella qualità. Così come nell’Ho.re.ca., anche nel vending vogliamo mantenere una nostra personalità, ma non a parole, con i fatti. Noi presentiamo un prodotto che ha costanza qualitativa e che non crea problemi ai gestori. Questa garanzia ha una sua importanza e siamo convinti che questo valore nel tempo verrà riconosciuto.
Il vending è in grado di sviluppare volumi davvero importanti. Avete una capacità produttiva in grado di reggere l’eventuale aumento delle richieste?
Sì, possiamo tranquillamente aumentare la produzione considerando che la nostra attuale capacità produttiva è di 2000 kg / ora di caffè tostato.
L’impianto è stato costruito con obiettivi di lungo periodo e risulta pertanto in grado sostenere performance di crescite produttive notevoli.
Nella vostra comunicazione parlate di corpo, crema, acidità e aroma e non citate mai il prezzo. Questo approccio culturale credete sia possibile anche
nel vending? Fa parte del nostro DNA, quindi cercheremo di trasmettere la cultura del caffè anche al mondo del vending. Parlare prima di prezzo e poi, in ultima analisi, del prodotto, è svilente. Si brucerebbe tutto l’entusiasmo e la passione che ci mettiamo.
In più, abbiamo deciso di dare ai singoli gestori la possibilità di produrre le nostre miscele con il loro marchio, sia per quanto riguarda le cialde che il caffè in grani. Questa stretta forma di collaborazione permette ad entrambi di mettere il proprio nome sul prodotto e ci consente di parlare più di valori condivisi che di prezzo.
La vocazione internazionale che avete dimostrato negli ultimi venti anni vi ha portato a buoni risultati in termini di export? Esportiamo il 40% della ns. produzione. Quasi il 90% delle nostre esportazioni riguarda prodotti destinati all’Ho.re.ca. Questo significa che i nostri sono prodotti destinati ad un mercato particolare, fatto di professionisti, che apprezza un certo tipo di prodotto e lo consuma all’interno dei bar, nelle caffetterie e negli hotel.




Avete conseguito anche la certificazione ISO:14001, poco comune nel vostro ambito. Da cosa nasce quest’attenzione verso la sostenibilità ambientale? Viviamo in un periodo storico che quasi lo impone. Non dobbiamo considerare le certificazioni ISO come meri biglietti da visita da presentare al mercato: le certificazioni servono più a chi le utilizza, cioè a noi stessi. Per rispettare i parametri siamo obbligati ad adottare delle regole e delle procedure che migliorano le nostre performance.
Se poi osserviamo quello che c’è intorno, il rispetto dell’ambiente è un obbligo morale per noi stessi e per gli altri.
Per quanto riguarda la comunicazione, avete affidato la vostra immagine ad Oliviero Toscani. Come nasce quest’idea di collaborare con un’agenzia così importante? Abbiamo sempre riservato una certa importanza alla comunicazione. Siamo stati sponsor del Messina Calcio, la squadra della nostra città, ai tempi in cui militava in serie A. Il contatto con Oliviero Toscani è nato
per caso. Volevamo realizzare un calendario ma io, preso dal lavoro, non potevo seguire il progetto personalmente, quindi l’ho delegato ad altri. Un giorno una mia collaboratrice, prima di cominciare ad occuparsene, mi chiese a chi ci saremmo potuti rivolgere e io risposi con una battuta ironica che voleva essere solo uno scherzo: “chiama Oliviero Toscani!”.
La ragazza si mise al telefono, contattò lo studio e dopo una settimana Oliviero Toscani era qui da noi a rivoluzionare completamente la nostra comunicazione. Quella collaborazione infatti non si limitò al solo calendario, ma diede inizio ad un lavoro di totale rinnovamento dell’immagine.
Miscela d’Oro parteciperà alla prossima edizione di Venditalia. Che obiettivi vi siete posti con questa scelta? Se si partecipa a una fiera come Venditalia è chiaro che lo si fa con consapevolezza, con la voglia di crescere e consolidarsi nel mercato del vending, di non essere uno dei tanti ma di diventare un riferi-
mento nel mercato nazionale e internazionale nell’ambito del caffè porzionato e dei grani. Ci stiamo preparando per presentarci nella maniera giusta, sapendo che comunque il prodotto è il plus più importante. Pensiamo di poter essere una valida novità per quei gestori che magari non sono soddisfatti dei loro attuali fornitori. Il vending è una sfida e la vogliamo affrontare mantenendo la nostra identità.
La presenza della famiglia Urbano è fondamentale per Miscela d’Oro. Come si prepara la quarta generazione? Dopo i nostri nonni e i nostri genitori, io e le mie sorelle siamo tutti qui. La quarta generazione sta crescendo. Sia io che le mie sorelle abbiamo dei figli che in questo momento studiano. I tempi sono cambiati, loro sono concentrati nello studio e nel gioco, mentre io alla loro età mi “divertivo” in azienda. Mi auguro che un giorno possano davvero innamorarsi di questo lavoro; sono fiducioso che prima o poi questo accadrà.


IL MERCATO DEL VENDING GESTORI
BASSANO DISTRIBUTORI, FONDATA NEL 1983 DA FRANCESCO PAVIN, PUÒ VANTARE UNA PRESENZA
CONSOLIDATA SUL TERRITORIO VENETO DA OLTRE TRENT'ANNI.
LA COMPLETA SODDISFAZIONE DEL CLIENTE È DA
SEMPRE L’OBIETTIVO DELL'AZIENDA, CHE METTE A
DISPOSIZIONE LA SUA ESPERIENZA, I MIGLIORI PRODOTTI E LE TECNOLOGIE PIÙ AVANZATE, OLTRE AD UN PROPRIO MARCHIO DI CAFFÈ, TORREFAZIONE
MONTE GRAPPA. UNA SEDE DI OLTRE 5000 MQ E 60
MEZZI REFRIGERATI SONO LA BASE LOGISTICA PER
GARANTIRE UN SERVIZIO EFFICIENTE, PUNTUALE ED UN’OFFERTA DI ALTO LIVELLO QUALITATIVO. BASSANO DISTRIBUTORI, CONVINTA CHE LA QUALITÀ SIA UN VALORE IMPRESCINDIBILE, È UN’AZIENDA CERTIFICATA UNI EN ISO 9001:2008 ED HA ADERITO ALLA CERTIFICAZIONE TQS DI CONFIDA, A TESTIMONIANZA DELLA PROPRIA PROFESSIONALITÀ.
LA REDAZIONE DI D.A. ITALIA, IN OCCASIONE DEI TRE DECENNI DI ATTIVITÀ, HA INCONTRATO E INTERVISTATO A BASSANO, FRANCESCO PAVIN E FRANCO MENON.


INTERVISTA CON
FRANCO PAVIN
Sei uno dei pionieri di questo settore, con quasi 50 anni di esperienza. Come ti sei avvicinato al mondo del vending?
Tutto è partito nel 1966 quando, finita la terza media, sono andato a lavorare in una torrefazione, Za tostare caffè. Il titolare nel 1969, in un momento difficile per l‘azienda, ha deciso di acqui -
stare dei distributori automatici. Io non avevo ancora la patente, quindi venivo mandato a caricare le macchine in motorino. All’epoca era tutto diverso, c’erano pochissimi modelli di distributori in circolazioni (le E61 e le Vesuvio), ma l’attività rendeva bene e l’azienda ha rilevato qualche altra gestione ed è cresciuta in fretta. Anch’io ho incominciato a crescere professionalmente, fino ad arrivare alla decisione di met -
termi in proprio.
A questo punto è nata Bassano Distributori? Sì, all’inizio degli anni ’80 io e Franco, che è anche mio cognato, insieme ad un altro socio, che purtroppo è venuto a mancare successivamente, abbiamo deciso di dare vita ad una società di gestione. Nel 1983, con casa nostra come prima sede, abbiamo dato vita a Bassano Distributori.
Come molti gestori di quel periodo avete iniziato con tanta passione, ma pochi mezzi? Quando avete capito di poter fare un salto di qualità? Agli inizi dell’attività avevamo una Simca per i giri e ci siamo trasferiti in uno scantinato a Rosà, a 2 km da qui e siamo andati avanti così per un paio di anni. Nell’85 ci siamo spostati in un capannone in affitto di 400 mq, che dopo 3-4 anni abbiamo acquistato, visto che eravamo cresciuti. In quel periodo Saeco ha rivoluzionato il mondo del vending realizzando il gruppo in plastica. A quel punto abbiamo preso una decisione importante, acquistare 1.000 macchine. Questa scelta si è rivelata vincente, ci ha permesso di aumentare i prezzi e di avvicinare dei clienti che prima non potevamo trattare, perché davamo in gestione solo distributori usati.
Negli anni ottanta, nel tuo territorio di competenza, operavano già molte gestioni storiche. Com’era la situazione concorrenziale? C’era ancora molto spazio per crescere? Alcune fasce di clienti non erano ancora presidiate perché nessuno avrebbe installato una macchina per dieci persone. In generale il 60-70% delle aziende locali dell’epoca era sprovvisto di un distributore. La situazione era diversa nelle grandi locazioni, dove effettivamente la concorrenza era già accesa e ci “scontravamo” con i grossi gestori e altre aziende locali molto note.
In quel periodo avete cercato un accordo tra gestori per limitare i danni che gli eccessi di concorrenza potevano creare a tutte le imprese del territorio? Sì, insieme ad altri gestori veneti, ma i tempi non erano ancora maturi e non siamo riusciti a trovare un accordo.
Nel contempo, abbiamo liquidato uno dei nostri soci, mentre un altro si è trasferito in Polonia, dove ha aperto una gestione e a quel punto sono diventato socio di maggioranza. Nel ’99, visto che il vecchio capannone non era più adeguato alle nostre esigenze, abbiamo comprato il terreno per costruire una struttura più adatta e nell’ottobre 2001 ci siamo trasferiti in quella che è la nostra sede attuale.
Siete una realtà molto particolare in Veneto. Non fate solo gestione, ma avete acquisito una torrefazione e un’azienda che si occupa di catering. Ce ne puoi parlare? Nel corso degli anni abbiamo differenziato gli investimenti per offrire ai nostri clienti un servizio a 360 gradi. Abbiamo acquistato una torrefazione, grazie alla quale produciamo un nostro caffè, a marchio TMG, Torrefazione Monte Grappa e nel 2007 abbiamo aperto una nuova azienda, La Cucina Veneta, che si occupa di ristorazione collettiva. Quattro anni più tardi infine abbiamo rilevato una piccola azienda nella zona di Padova Sud.
Qual è attualmente il vostro asset societario? Come sono ripartite le quote? Io e mio cognato siamo soci, inoltre ci sono i miei tre figli ed il suo. L’equilibrio è 55%-45%: dopodiché, ognuno all’interno delle sue quote è libero di muoversi come vuole. Stiamo entrambi “passando la mano” alle nuove generazioni, perché dopo 44 anni di distributori automatici e oltre 47 di lavoro ritengo che sia venuto il momento per farlo.
In tutti questi anni qual è stato il tuo ruolo professionale all’interno della gestione? All’inizio di questa avventura io facevo di tutto in azienda, non avevo un ruolo definito, poi mi sono concentrato sulla parte commerciale, un aspetto che coordino ancora, anche se sono Amministratore di Bassano Distributori. Ma non mi sono mai tirato indietro quando si è trattato di andare a riempire macchine, anzi, fino a qualche anno fa durante le pause estive o la domenica negli ospedali ci andavo ancora.
La seconda generazione quando è stata introdotta in azienda? Di cosa si occupano i vostri figli? Ho tre figli di età non molto ravvicinate, ed ognuno con le proprie attitudini, occupa un proprio ruolo all’interno dell’azienda. Lo stesso vale anche per mio nipote.
Bassano Distributori in quale area


opera? Siamo in una posizione geografica strategica e possiamo concentrarci sulle province di Treviso, Padova e Vicenza, ma operiamo anche a Venezia, Belluno Sud (Feltre) e Trento.
Avete sempre puntato molto sulla qualità, conseguendo certificazioni importanti. Da cosa nasce questa scelta? Siamo fortemente convinti che questo impegno prima o poi sarà ripagato. Tutti quelli che non curano questo aspetto, inevitabilmente ne
soffrono le conseguenze. Abbiamo deciso che dovevamo fare nostra questa caratteristica, perché l’azienda ne trae grandi vantaggi. Investire sulla qualità significa anche seguire una serie di procedure standardizzate che aiutano a lavorare meglio. La qualità paga, anche se è costosa ed impegnativa e non è stato facile diffondere questo tipo di cultura in azienda, perché, a parte i soldi spesi, l’aspetto più difficile e far capire alla gente che bisogna lavorare in un certo modo. Per raggiungere
e mantenere quest’obiettivo lavoriamo costantemente.
Riuscite a convertire la qualità nel giusto livello di prezzo? Non sempre riusciamo a tradurla in prezzi corretti. Facciamo qualità, è un nostro tratto distintivo, ma dobbiamo adeguarci ai prezzi del mercato. Solo una parte davvero marginale di clienti capisce davvero cosa significhi investire in qualità e i competitor sono sempre pronti ad abbassare i prezzi.



Recentemente avete testato anche le potenzialità dei negozi automatici, creando “Café24”, il primo bar automatico di Bassano del Grappa. Sta avendo riscontri positivi? Il negozio automatico è un nuovo stile di consumo, una nuova possibilità di ristoro per chi vive, lavora o anche solo passeggia per il bellissimo centro storico della nostra città. Café24 sta dando risposte
positive e, visto che il modello funziona, stiamo valutando la possibilità di aprirne altri. Il negozio automatico, al di là dei risultati operativi, è per noi il mezzo ideale per testare nuovi prodotti, quindi avrebbe avuto comunque una sua effettiva utilità.
Bassano Distributori è una gestione ad alto tasso d’informatizzazione? Siamo stati tra i primi in questo settore ad usare Vega. Dopo averlo installato abbiamo registrato un +18% di fatturato: è evidente che prima c’era un 18% di perdita. Attualmente stiamo lavorando con l’ultima versione di Vega.
Gestite anche postazioni OCS? Hanno un peso rilevante rispetto al vending tradizionale? Seguiamo l’OCS, ma rappresenta solo il 10% del nostro business. Abbiamo iniziato ad occuparcene quindici anni fa e c’erano addirittura due persone dedicate a questo particolare canale, ma poi il mercato OCS è diventato sempre meno attrattivo e abbiamo deciso di non focalizzarci
troppo su questo business. Adesso lo segue solo una nostra addetta e distribuiamo il prodotto Lavazza, anche se stiamo perfezionando le cialde a marchio TMG.
Seguite molto l’attività associativa, siete soci del Consorzio Coven e di Confida. Credete che l’unione faccia la forza? Confida è l’Unione Nazionale degli operatori del vending, quindi a mio parere, se vuoi essere informato su tutto e dare forza al settore, devi sostenerla e associarti. Noi ne facciamo parte da sempre.
Per quanto riguarda il Consorzio, abbiamo creduto da subito nel progetto Coven, perché da qualche tempo ne parlavamo con altri imprenditori e qualche anno fa avevo anche pensato anche ad un consorzio che coinvolgesse tutti i microgestori bassanesi. L’obiettivo era essere una forza unica e dare maggior valore alle nostre imprese. Ritengo che l’attività associativa sia fondamentale se si vuole crescere tutti.




NORMATIVA E DIRITTI
UNO DEI PROBLEMI PIÙ SENTITI NEL SETTORE DELLA DISTRIBUZIONE AUTOMATICA ITALIANA È SENZ’ALTRO DETERMINATO DALLE MODALITÀ CON CUI VENGONO INDETTI E GESTITI GLI APPALTI PUBBLICI. LE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI CONTINUANO INFATTI A PREDISPORRE BANDI DI GARA E CAPITOLATI IN UNA SOSTANZIALE ASSENZA DI REGOLE E A PRIVILEGIARE IN VIA QUASI ESCLUSIVA IL CRITERIO DELL’OFFERTA ECONOMICAMENTE PIÙ VANTAGGIO-
SA. QUESTO RENDE DAVVERO COMPLESSO POTER OFFRIRE AI CONSUMATORI FINALI UN BUON SERVIZIO, ELEMENTO CHE DOVREBBE INVECE ESSERE DETERMINANTE IN TEMA DI RESPONSABILITÀ SOCIALE
DELLE P.A.
QUALCHE MESE FA, SU QUESTO ARGOMENTO, DUE AVVOCATI DELLO STUDIO INTERLEX, ANDREA NETTI E MICHELA BIGONZONI, HANNO SCRITTO UN ARTICOLO
CHE ABBIAMO DECISO DI PUBBLICARE INTEGRALMENTE. L’AVV. NETTI È ATTUALMENTE IL RESPONSABILE DELL’AREA LEGALE DI DUE IMPORTANTI GRUPPI DI GESTIONE E HA MATURATO UN’ESPERIENZA SPECIFICA NEL VENDING. SVOLGENDO QUESTA FUNZIONE HA RECENTEMENTE OTTENUTO LA SOSPENSIONE DI UN BANDO DI LIVELLO EUROPEO PRESSO IL TAR LOMBARDO CONTRO L’AGENZIA REGIONALE CENTRALE ACQUISTI (ARCA), DIMOSTRANDO LA FONDATEZZA DELL’EVIDENTE ANTI-ECONOMICITÀ E LA NON SOSTENIBILITÀ DEL SERVIZIO DI DISTRIBUZIONE AUTOMATICA. UN’ORDINANZA CHE HA UN GRANDE SIGNIFICATO, TANTO DA DIVENTARE A PIENO TITOLO IL LEADING CASE PER IL SETTORE. LA NOSTRA REDAZIONE, PER APPROFONDIRE ULTERIORMENTE L’INTERESSANTE ARGOMENTO, HA DECISO DI INCONTRARE E INTERVISTARE ANDREA NETTI.

ANDREA NETTI
Non ci sono molti profili professionali come il tuo all’interno del settore del vending. Come sei entrato in contatto con questo mondo? Il mio rapporto con il vending nasce all’Università, quando mi sono trovato a parlare con il titolare della società che gestiva il servizio di distribuzione
automatica all’interno dell’Ateneo. Lì ho iniziato a conoscere questo mondo e ad appassionarmi alle sue dinamiche. Poi, per una serie di coincidenze, treni non persi e anche cause vinte, mi sono avvicinato alla società di gestione che ha la sede nella città dalla quale provengo, Macerata. Tramite questo contatto ho iniziato ad avere le prime esperienze professionali all’interno del settore, avvici -
nandomi ad una società che opera a livello nazionale.
Quali sono state le tue prime mansioni? Ho iniziato circa sei anni fa occupandomi delle problematiche più semplici, dall’amministrazione alle comunicazioni COM5 e poi, forte anche di un’esperienza di diritto amministrativo dello Studio di cui sono socio, mi sono potuto dedicare ai bandi
e, nello specifico, alle concessioni. Ad oggi credo di aver analizzato oltre 200 concessioni per il vending, esperienza che mi ha consentito di iniziare a percepirne le problematiche e, lavorando all’interno di grandi aziende del settore, anche di comprendere le problematiche del gestore che ormai non era più disposto ad accettare un meccanismo che si stava traducendo per lui in una sorta di cravatta attorno al collo. Se la P.A. non seleziona il gestore per la propria qualità tecnica, ma con un sistema fondamentalmente basato sul massimo ribasso, alla fine la scelta ricadrà sempre e solo su chi offre di più.
Come nasce l’idea di ragionare sulla responsabilità sociale della P.A.?
Ad un certo punto mi sono trovato a riflettere con la Collega Michela Bigonzoni su come tradurre un’esigenza del mercato in un diritto e quindi trasformare il rapporto tra il gestore
e la P.A., che oggi è decisamente sbilanciato. Se l’operatore vending può affermare alcuni diritti quando si siede ad un tavolo con la P.A., allora il rapporto tra le parti può ritrovare un corretto equilibrio. Nel momento in cui io ho e costruisco un diritto, tutti i gestori a livello italiano lo possono esercitare. Da qui la responsabilità sociale della P.A., perché nel momento in cui indice una gara, si assume una responsabilità, che non solo è riferita al plesso che il singolo gestore andrà a servire, ma diventa una responsabilità di mercato.
Le Pubbliche Amministrazioni danno però l’impressione di vedere il vending solo come un’occasione per fare cassa La P.A. non può guardare a chi si aggiudica una concessione semplicemente come una “mucca da mungere”, perché ha bisogno di sopperire ad esigenze di cassa. Il meccanismo oltre che sbagliato non è nemmeno
risolutivo, perché il ristorno vending incide in maniera del tutto marginale sui loro bilanci. Basti pensare agli ospedali, i cui i canoni di concessione sono spiccioli rispetto alle voragini che si sono create negli anni. Se una P.A. non comprende che il sistema della selezione pubblica serve per tutelare il mercato e farlo crescere, viene meno a quella responsabilità sociale che le viene attribuita dall’Europa in giù.
Il bando dell’ARCA lombarda è un esempio illuminante di questa situazione: 19 grandi lotti con ristorni che avrebbero “ucciso” i conti economici di qualunque gestione. Quanto è importante per il settore aver vinto il ricorso? Quando ho letto la prima volta il bando dell’ARCA, mi sono subito reso conto del fatto che mi trovavo davanti al cosiddetto leading case, quel caso che crea un precedente e che fa testo. Eravamo di fronte ad







































una gara europea davvero importante e con un ristorno molto rilevante: se qualche giudice illuminato avesse compreso quali erano gli aspetti economici e finanziari di una concessione vending e quindi stabilito che il bando ARCA era contrario a delle norme e non sostenibile, l’ordinanza avrebbe creato un precedente di fondamentale importanza.
Contrario a delle norme del Codice degli Appalti? La concessione era strutturata su quella che io chiamo il sistema della “doppia leva”. Da un lato preme sulla leva del ristorno, quindi abbassa il conto economico perché aumenta i costi e dall’altra usa la leva della gara sul prezzo. In fase di ricorso ho sostenuto che questo meccanismo mette in torsione qualunque tipo di piano economico, perché l’azione combinata di queste due leve porta all’annullamento della marginalità del gestore. Siccome l’utile d’impresa è tutelato da varie norme, ma in particolare dall’Art. 30 del Codice degli Appalti, sulla base di questo ragionamento il Tar della Lombardia - Sezione di Milano, ci ha dato ragione e definito il Bando ARCA anti-economico e non sostenibile.
Hai scritto un testo molto interessante sulla responsabilità della Pubblica Amministrazione in tema di vending. Le tesi che hai sostenuto in fase di ricorso ARCA saranno riprese da un altro articolo? Ho scritto il primo articolo con Michela, alla quale va attribuita la co-paternità del testo. L’ordinanza del TAR per la Lombardia è una pietra miliare e, insieme alla
collega, stiamo già scrivendo un articolo esplicativo della tesi posta alla base del ricorso ARCA, così che possa essere di utilità per tutti gli operatori del vending e con l’associazione di categoria.
Ci vorrebbe una legge che traduca i diritti dei gestori in una norma dello Stato. Pensi sia possibile arrivare a quest’obiettivo di lungo periodo? Senza dubbio. Il mio sogno è poter un giorno partecipare alla redazione di una legge di riforma del settore, prendere parte ad un tavolo decisionale dove poter portare la mia esperienza, che si fonde con gli studi che ho fatto. Una normativa di settore oggi non esiste e sarebbe davvero importante poter contribuire a scrivere delle norme destinate a regolare il mercato del vending. Questo è chiaramente un obiettivo a lungo termine, sul quale ho anche un’idea precisa su quali sono gli aspetti da toccare, dalle questioni operative a quelli più importanti e strategici come le concessioni.
Sei Presidente dell’Organismo di Vigilanza (d. lgs. 231) di alcune importanti realtà del vending. Ritieni che aderire alla 231 sia ormai indispensabile per alcune imprese del settore? La 231 è una legge del 2001 oggi conosciuta per casi eclatanti di responsabilità amministrativa (Thyssen-Krupp e Ilva) che hanno portato a pesantissime sanzioni detentive per gli amministratori e pecuniarie per le aziende.
Le aziende non sono obbligate ad aderire alla 231 ma, se compiono determinati reati, la norma viene applicata con la concreta possibilità di subire dure conseguenze. Le imprese, soprattutto quelle di una certa dimensione, devono potersi presentare in sede di giudizio con un’adeguata difesa, è una necessità imprescindibile, perché il processo è penale.
Per il vending la 231 scatta per le concessioni, i rapporti con la PA, la sicurezza sul lavoro, le tematiche ambientali, l’informatica (dati dei palmari), gli aspetti relativi alle turbative di mercato o di aste, gli aspetti commerciali, ecc.
Per rendere più semplice agli operatori del settore aderire a questa norma, si potrebbe creare un modello di 231 specifico per i gestori e poi farselo approvare dal Ministero.
Un’altra delle grandi tematiche di attualità nel vending è la certificazione dei corrispettivi. In che modo hai collaborato con il Deputato Lodolini? Emanuele Lodolini è un mio carissimo amico ed io ho avuto la fortuna di fare con lui un piccolo lavoro che il Governo, nelle forme dell’ordine del giorno, nel corso della discussione alla Camera dei Deputati sulla Delega fiscale, ha recepito come impegno.
Le attuali norme in vigore non prevedono alcuna forma di tracciatura delle transazioni relative alle vendite al consumo mediante distributori automatici con la conseguenza che il fisco non ha strumenti idonei per riscontrare le vendite e le somministrazioni effettive: la soluzione è di certificare il software attuale secondo un protocollo da concordare con l’Agenzia delle Entrate, su questo sarà d’oro il grande lavoro che sta portando avanti CONFIDA.
Bisogna creare un insieme di regole che facciano crescere questo mercato ed eliminino le forme di concorrenza sleale e puntino e spostino l’attenzione sugli aspetti qualitativi delle imprese.
Il gestore deve essere selezionato perché offre un servizio migliore, non perché paga un ristorno più alto o fa i prezzi più bassi.
All’interno di questo quadro di regole l’aspetto della certificazione dei corrispettivi è ovviamente centrale ma non è tutto, l’Ordine del Giorno chiede più in generale una riforma del settore, attribuendo ad esempio l’IVA agevolata a chi somministra cialde su macchine date in comodato, non anche a chi vende cialde - magari attraverso il canale on line - su macchine altrui.
DELLA P.A. MODERNA
IN TEMA DI VENDING: PRIME
Il settore della Distribuzione Automatica ha iniziato ad uscire dall’anonimato solo di recente, diventando oggetto di studio e di interesse da parte di media, consumatori, fondi di investimento e della magistratura italiana; ma la conoscenza che i più hanno del settore è ancora molto approssimativa, se non addirittura superficiale.
Si deve evidenziare che, malgrado la crisi economica e finanziaria abbia profondamente colpito il nostro Bel Paese, il settore del vending ha fatto coraggiosamente fronte alle numerose difficoltà mantenendo una sostanziale stabilità (- 0,3% rispetto al 2012), rilevandosi, pertanto, una ottima cartina di tornasole della salute dell’imprenditoria italiana.
Il giro di affari sviluppato tramite l’erogazione di prodotti caldi, freddi, snack e food mediante distributori automatici, difatti, ammonta a circa 2,6 MLD di Euro e, non di meno, gli operatori economici hanno acquisito una maggiore sensibilità ai temi della sana alimentazione ed alla tutela ambientale, sebbene finora la propensione di acquisto tramite vending machine non è ancora alta, ma senza dubbio, in futuro, si formerà un nuovo ed ampio bacino di utenti.
Ciò nonostante, le Pubbliche Amministrazioni perseverano nel predisporre Bandi di gara e Capitolati Tecnici in assenza di regole, in particolare, con riferimento all’utilizzo del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, omettono di esplicitare criteri, sub-criteri di valutazione delle offerte ed i relativi pesi ponderali, nonché i metodi di formazione della graduatoria. A tal proposito, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha espressamente affermato che i criteri di valutazione non devono mai conferire una libertà incondizionata di scelta alle stazioni appaltanti, bensì deve essere limitata attraverso la definizione di criteri specifici, correlati al servizio ed ai prodotti, nonché ”adeguatamente specifici ed obiettivamente quantificabili”.
Al contrario, la selezione operata dai decisori pubblici italiani si riduce unicamente alla offerta economica (il trend registrato è dai 60 agli 80 punti su 100), dunque, senza ispirarsi al corretto equilibrio tra qualità del servizio ed entità economica della concessione, con l’evidente rischio di ledere i diritti del consumatore e la marginalità delle imprese, oltre a determinare potenziali distorsioni della concorrenza, adozione di politiche di dumping e comportamenti al limite del lecito. In breve, l’assegnazione del servizio di ristoro per mezzo distributori automatici nei luoghi della Pubblica Amministrazione, avviene generalmente a favore dell’operatore economico che, più di altri, ha ridotto (spesso in misura drastica) i prezzi e/o corrisponde un canone maggiore.
Una situazione che, nel tempo, si è evoluta come una vera e propria “guerriglia” tra i gestori al ribasso sui prezzi, determinando, da un lato, l’arricchimento dei soli committenti, dall’altro, ha lasciato spazi a comportamenti opportunistici da entrambe le parti (private e pubbliche), con il rischio di dover alla lunga tagliare in qualità e servizio. Come combattere gli operatori non virtuosi? E come indirizzare i decisori pubblici nella corretta stesura dei Bandi e dei relativi Capitolati Tecnici?
Senz'altro la fase della improvvisazione deve dirsi chiusa ed il primo passo da compiere è la creazione di una fase di valutazione ex ante, valida e capace di orientare le scelte delle amministrazioni pubbliche, la quale attualmente è assente sia per una percezione distorta da parte di quest’ultime del comparto vending, sia per la mancanza di un omogeneo patrimonio di informazioni specifiche, specie di natura normativa. Ciò costituirebbe la prima fase di una politica di responsabilizzazione volta a ridurre gli effetti distorsivi ed a garantire agli operatori economici un equilibrio economico finanziario complessivo (e con esso la remunerazione della gestione), nonché individuare e garantire standard di qualità rispetto alla Distribuzione Automatica. Ragioni di ordine logico impongono, quindi, di esaminare in via preliminare gli orientamenti giurisprudenziali e
dottrinali, formulati in ordine alla delicata questione della distinzione tra “appalto di servizi” e “concessione di servizi”, per comprendere le numerose difficoltà che gli addetti ai lavori incontrano lungo il loro percorso di indagine in tema di vending.
Sulla scorta del diritto comunitario, è innegabile che l’istituto della concessione è divenuto un prezioso strumento di cooperazione tra pubblico e privato, finalizzato al soddisfacimento degli interessi della collettività, nonché al contenimento ed alla riduzione dei costi per consentire, sul piano organizzativo, di attuare una forma di partnership con i privati nella gestione dei servizi.
Alla luce di tale mutamento, è sempre più sentita la necessità di colpire in maniera drastica le violazioni della concorrenza e, di conseguenza, di garantire, a favore di ogni potenziale offerente, un grado di pubblicità adeguato che permetta un’apertura del mercato ai servizi alla concorrenza, nonché il controllo dell’imparzialità delle procedure di aggiudicazione.
Da qui l’esigenza di tracciare chiaramente la distinzione tra la figura della concessione e quella dell’appalto. Superata la posizione della dottrina classica, basata sulla distinzione tra contratto e provvedimento, i recenti sviluppi legislativi italiani, sotto la pressione del diritto comunitario, sono totalmente alieni dalle questioni nominalistiche, ritenendo più corretto spostare la questione sul piano puramente economico.
Sintomatica, in questo senso, è la pronuncia del Consiglio di Stato, la quale ha espressamente affermato che le concessioni di servizi pubblici, nel quadro del diritto comunitario, non si distinguono dagli appalti di servizi per il titolo provvedimentale dell’attività, né per il fatto che ci si trovi di fronte ad una vicenda di trasferimento di pubblici poteri o di ampliamento della sfera giuridica del privato, né per la loro natura autoritativa o provvedimentale rispetto alla natura contrattuale dell’appalto, ma per il fenomeno di traslazione dell’alea inerente una certa attività in capo al soggetto privato. Con riguardo a quanto detto, è inequivocabile che si è in presenza di


























Coges Engine è il sistema di pagamento per il Vending più completo ed evoluto: le più avanzate funzioni cashless si integrano con la rilevazione dei dati e la telemetria in un unico sistema compatto e flessibile, che si rinnova nel tempo adattandosi a qualsiasi esigenza.
una concessione di servizi, ai sensi e per gli effetti degli artt. 3, comma XII e 30 del D.Lgs. 163/2006, allorquando le modalità di remunerazione pattuite consistono nel diritto del prestatore di sfruttare la propria prestazione ed implicano, al contempo, che quest’ultimo assuma il rischio legato alla gestione dei servizi in questione. Al contrario, si configura un “appalto di servizi” quando l'onere del servizio stesso venga a
gravare sostanzialmente sull'Amministrazione che direttamente liquida il corrispettivo al prestatore di servizi.
Ma c’è di più. La Commissione CE, cosciente dei notevoli cambiamenti, è intervenuta sulla vexata quaestio con la Comunicazione interpretativa del 12 aprile 2000 sulle concessioni nel diritto comunitario. L’istituzione comunitaria, a mente dell’art. 1, comma II, lett. d)
della direttiva 93/37/CE, ha individuato l’elemento discretivo tra le due figure giuridiche in esame nel diritto di gestione, il quale consente al concessionario di percepire un corrispettivo dall’utente per un determinato periodo di tempo, nonché nel trasferimento della responsabilità della gestione.
Sulla base delle considerazione testé svolte, la Commissione CE ha affermato che la concessione di servizi si con-

figura ogni qualvolta che l’operatore si assume i rischi di gestione (in senso finanziario) del servizio rifacendosi sugli utenti, in particolare, per mezzo della riscossione di un qualsiasi tipo di canone. In altri termini, l’alea del mancato funzionamento del meccanismo contrattuale è un elemento caratterizzante anche la concessione di servizi. Ricostruito il quadro normativo e giurisprudenziale di riferimento, è ora
possibile affrontare il tema della qualificazione giuridica del contratto con il quale la Pubblica Amministrazione affida a privati la distribuzione, attraverso apparecchi automatizzati, di bevande e prodotti alimentari nei propri locali.
Il Supremo Consesso della Giustizia amministrativa], ha sostenuto che l’affidamento del servizio di somministrazione bevande ed altri prodotti a mezzo
di distributori automatici nei locali di un ente pubblico è qualificabile come concessione di servizi, ossia come “un contratto che presenta le stesse caratteristiche di un appalto pubblico di servizi, ad eccezione del fatto che il corrispettivo della fornitura di servizi consiste unicamente nel diritto di gestire i servizi o in tale diritto accompagnato da un prezzo, in conformità all’articolo 30”.
Nel dettaglio, si rileva che, secondo i più recenti ed autorevoli indirizzi interpretativi, l’istituto della concessione di servizi si fonda sull’enucleazione della causa del contratto, evidenziandone la natura mista: finalità ed oggetto del contratto non sono esclusivamente costituiti dalla concessione in uso dei locali da parte dell’Amministrazione, al fine di installare apparecchi automatici di alimenti e bevande nei propri locali
dietro il pagamento di un contributo; quanto, e soprattutto, dall’assunzione in capo all’impresa aggiudicataria di tutti gli oneri e degli obblighi afferenti la gestione del servizio di forniturasomministrazione in questione. Pertanto, come è stato evidenziato più volte dalla giurisprudenza e dalla dottrina, l’interprete, ai fini del corretto inquadramento della fattispecie, deve servirsi dei seguenti elementi dirimen-
ti: a) la circostanza per cui il rischio della gestione del servizio resta interamente in capo al soggetto affidatario, che è anche tenuto a corrispondere un importo pecuniario in favore dell’Amministrazione; b) il fatto che il servizio viene erogato non in favore della Pubblica Amministrazione, bensì della collettività di utenti della stessa (per esempio studenti, docenti, personale dipendente).

Appurato che la corretta qualificazione giuridica è in termini di “concessione di servizi” si deve chiarire che essa, benché sottratta all’applicazione dell’intero corpus di disposizioni in materia di Contratti Pubblici, ai sensi e per gli effetti dell’art. 30 D.Lgs. n. 163/2006, è comunque sottoposta all’identica disciplina del contenzioso dettata per i contratti e, quanto alla scelta del concessionario, “al rispetto dei principi
desumibili dal Trattato[20] e dei principi generali relativi ai contratti pubblici e, in particolare, di trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento, mutuo riconoscimento, proporzionalità, previa gara informale a cui sono invitati almeno cinque concorrenti, se sussistono in tale numero soggetti qualificati in relazione all’oggetto della concessione, e con predeterminazione dei criteri se-
lettivi.”.
Corollario dei suddetti principi sono le prescrizioni relative alla confezione dell'offerta ed alle modalità della sua presentazione, in particolare, la sua separazione dalla documentazione amministrativa.
Non di frequente, infatti, si registra nella prassi che i documenti attestanti i requisiti di ammissibilità (Busta A) non siano contenuti in una busta ben
distinta da quelle contenenti l'offerta (Busta B per l’offerta tecnica e Busta C per l’offerta economica) e gli altri titoli valutabili, con la conseguenza che la fase di ammissione non si svolga in modo del tutto avulso dai condizionamenti derivanti da una precoce conoscenza dei contenuti economici e, in generale, afferenti il merito della partecipazione della impresa concorrente. La separazione delle varie fasi, dun-
que, non ha natura meramente formale, bensì risponde all'esigenza di evitare che le scelte preliminari di individuazione degli ammessi e quelle successive di carattere valutativo (di individuazione, cioè della migliore offerta), entrino, fra loro, in regime di commistione, nel pieno rispetto dei principi costituzionali di imparzialità e di buon andamento dell'attività amministrativa pubblica nella scelta del
migliore offerente. In estrema sintesi, sulla base della citata normativa e della giurisprudenza vagliata, deve reputarsi corretta la configurazione del servizio, costituito dalla installazione e dalla gestione di distributori automatici di bevande e di generi alimentari all’interno di strutture pubbliche, alla stregua di una “concessione di servizi” rientrante nell’ambito applicativo dell’art. 30 del Codice

dei Contratti Pubblici con conseguente applicazione: 1) in ordine alla scelta del concessionario, dei principi desumibili dal Trattato e dei principi generali relativi ai contratti pubblici sopra ricordati (art. 30, comma III del D.Lgs. n. 163/2006); 2) del rito speciale di cui all’art. 119 del c.p.a. (ex art. 23 bis della legge n. 1034/1971 espressamente abrogato dall'art. 4 del IV allegato al Codice).
Concludendo, nonostante l’aridità dell’art. 30 D. Lgs. 163/2006, è stato possibile, in questo primo scritto, fornire agli operatori del settore le prime coordinate valide per navigare nelle acque poco limpide del sistema vending. Non a caso, i successivi contributi intendono illustrare ai decisori pubblici le corrette modalità di confezionamento dei bandi e dei disciplinari di gara, nel pieno rispetto dei principi
comunitari e della disposizione sopra citata, nonché tenendo conto della difficile esigenza di contemperare costi vantaggiosi e qualità complessiva del servizio; aspetto quest’ultimo che necessariamente deve essere valutato e non dimenticato in una vecchia soffitta.
AVV. MICHELA BIGONZONI E AVV. ANDREA NETTI DELLO STUDIO INTERLEX










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LA NOSTRA RIVISTA HA PRESENZIATO CON UN PRO-
PRIO STAND A TUTTE LE CINQUE TAPPE IN CINQUE CITTÀ DIFFERENTI: TORINO, BARI, FIRENZE, TAORMINA E PADOVA. L’ULTIMO APPUNTAMENTO IN CALENDARIO HA RISERVATO DUE CONVEGNI, UNO ORGANIZZATO DA CONFIDA E UNO DALLA RIVENDITA TRIVENDING. IN QUESTO ARTICOLO PRESENTIAMO UN REPORTAGE FOTOGRAFICO DELLA MANIFESTAZIONE E LA SINTESI DI DUE INTERVENTI, UNO REALIZZATO NEL CONVEGNO MATTUTINO DA ALESSANDRO FISCHETTI (OSSERVATORIO LEANUS) E IL SECONDO REALIZZATO ALL’INTERNO DELL’INTERESSANTE E MOLTO PARTECIPATO WORKSHOP “DARE VALORE AL MERCATO OCS” DA ROBERTO MAGATON (AREA MANAGER LAVAZZA TRIVENETO – EMILIA ROMAGNA).

ALESSANDRO FISCHETTI:
L’OSSERVATORIO LEANUS SUL
COMPARTO VENDING IN TRIVENETO
“Lo studio condotto da Leanus che Vi presento ha come scopo l’analisi del vending del Triveneto. Grazie a questo analisi abbiamo l’occasione per presentare gli strumenti messi a disposizione da Confida ai propri associati. Le informazioni ufficiali e certificate da noi utilizzate, rappresentano uno strumento prezioso per l’imprenditore, che dovrebbe utilizzarle insieme alla propria conoscenza personale del mercato per meglio comprendere come muoversi nei confronti della concorrenza, confrontare i propri costi del personale con gli altri e capire qual è il sistema di riferimento.
A livello nazionale, abbiamo analizzato 731 società di capitali che rappresentano 2,2
miliardi di ricavi, ovvero lo 0,5% del PIL nazionale. I dati che sto per illustrare non sono il frutto di elaborazioni statistiche, non è l’andamento di un settore o di un fenomeno, ma l’analisi puntuale dei bilanci di tutte le società di capitali che appartengono al settore. Quindi abbiamo preso nominativamente tutte le imprese, ne abbiamo estratto i bilanci (dati pubblici) e li abbiamo analizzati in dettaglio. Ci poniamo una prima domanda rispetto a questo settore: come ne determiniamo le dimensioni? Come facciamo a dire se è un settore grande o piccolo? Vi do soltanto un dato con il quale confrontarci e fare una riflessione: le dimensioni del gaming. Sapete quanto vale la parte gaming mappata dalle aziende italiane (quindi esclusi gli operatori esteri)? 24 miliardi
Le persone investono per utilizzare i servizi della DA un decimo di quello che spendono per questo particolare tipo di scommesse. Nel solo Triveneto il totale dello speso per il gioco è pari al totale nazionale del vending. Si è parlato e si parla ormai da tantissimo tempo di crisi e a noi piace anche andare a
verificare se ciascun settore ha un comportamento simile a quello dell’intero comparto nazionale. Dalla nostra analisi si evince che, andando a vedere la variazione da un anno all’altro dei ricavi, nel 2011 questo settore è cresciuto, mentre nel 2012 c’è stata una flessione: si è passati da oltre il 10% al 3,50%. Andando nel dettaglio delle tre regioni, Veneto, Friuli e Trentino, il comparto vale circa il 15% del mercato nazionale e in questo territorio ci sono 76 sedi di società di gestione che complessivamente generano ricavi per 335 milioni. Lo stato di salute delle imprese vending nell’area è buono, ci sono 10 gestioni “star” in eccellenti condizioni e 13 “stuck” che mostrano invece delle difficoltà. Per quanto riguarda le performance dei singoli operatori: 45 delle 76 imprese hanno un performance buona o addirittura ottima. Mentre 27, quasi un terzo, non hanno risultati incoraggianti. Quindi il settore si conferma in salute.
Il Triveneto è cresciuto leggermente di meno rispetto al mercato nazionale, però sembra sia molto più conveniente investire nelle imprese venete di quanto non sia farlo nell’impresa italiana, tanto è vero che quando vediamo la percentuale della ricchezza generata dal gestore, il Veneto si distingue addirittura con un 16% contro il 5% della media nazionale. Complessivamente quindi il “sistema Triveneto” è indicato da noi con il bollino verde.


IL MERCATO OCS: “TUTELARE IL VALORE DEI PROPRI INVESTIMENTI –EP2500”.
ROBERTO MAGATON – AREA MANAGER LAVAZZA TRIVENETO – EMILIA ROMAGNA
Sintesi intervento:
1) Situazione del mercato del monoporzionato
2) La presenza di nuovi competitor impone delle riflessioni su come affrontare il mercato con un sistema aperto
3) La EP2500 è una risposta concreta alle specifiche esigenze strategiche dei gestori. Strumento ideale per impostare un modello di OCS di successo.
Guardando l’andamento dei consumi di caffè attraverso l’uso di sistemi monoporzionati a capsule, ci siamo accorti come
sette/otto anni fa tali sistemi erano portati al consumatore, sia business che home, quasi esclusivamente attraverso la società di gestione.
Negli ultimi anni invece la propensione al consumo del prodotto in capsula è aumentata, questo dovuto anche all’inserimento di nuovi canale distributivi; uno su tutti la GDO (Grande Distribuzione Organizzata), oltre poi ad altri canali quali i negozi/boutique (vedi Nespresso), o ancora attraverso internet. I numeri parlano di un mercato del monoporzionato che ad oggi a livello mondiale vale solo il 3% dell’intero mercato, ma con tassi di crescita che porteranno a breve questo livello attorno al 20%; se guardiamo all’Italia nel 2013 le vendite di questi sistemi nella sola GDO si stima raggiungeranno i 130 milioni di € rispetto ai 114 del 2012; a questo dato si dovrebbero aggiungere anche le vendite extracanale (tramite boutique e online) di Nespresso.
In fondo le più importanti aziende sul mercato, Lavazza e Nestlè (con Dolcegusto) in primis, seguite poi da altri com-
petitor, hanno capito l’importanza e il possibile sviluppo di questo segmento. Un ultimo dato significativo per far capire bene la tendenza dei sistemi chiusi, è che nel 2011 in Italia sono state vendute globalmente da tutti i canali circa 350.000 macchine porzionate; nel 2012 circa 406.000, e le stime parlano di una ulteriore forte crescita nel 2013.
È chiaro che se da una parte abbiamo la maggior propensione da parte del consumatore ad accettare e consumare caffè a capsule come aspetto positivo; dall’altra la presenza di questi nuovi canali che propongono questo tipo di prodotto aumenta notevolmente la competizione e la complessità nell’affrontare il lavoro nell’OCS per la società di gestione.
In un contesto simile, secondo noi, il gestore ha alcune leve sulle quali agire per restare competitivo e difendere il proprio parco clienti dall’aggressione da parte di questi canali; prima su tutte è la prossimità al consumatore, il rapporto personale che negli anni ha instaurato, e che oggi deve valorizzare sempre più con un servizio (consegna del prodotto, assistenza tecnica tempestiva e gratuita, gamma di prodotto più ampia anche grazie ai complementari) che permetta una netta differenziazione dalla mera vendita di macchina e capsule proposta dagli altri canali.
Riteniamo che farlo attraverso un pro-

dotto di marca sia già un vantaggio, ma da solo di sicuro non può bastare, ed è per questo che al nostro interno abbiamo cercato di capire quale strumento potesse servire per aumentare la valorizzazione del servizio offerto dal gestore. Da qui è nata l’idea e lo sviluppo di una macchina a base latte con un’offerta ben più ampia rispetto al solo caffè: la EP/ LB2500. Riteniamo che intervenendo sul proprio parco, operando la sostituzione dell’attuale macchina OCS partendo dalle
locazioni alto consumanti, utilizzando questo strumento il gestore possa valorizzare il servizio presso il cliente, e allo stesso tempo trarne anche altri vantaggi, quali: - l’aumento del prezzo presso le locazioni dove si installa la EP/LB2500, giustificato dall’installo di una nuova macchina con caratteristiche che sono simili a quelle di una vending tradizionale; - un aumento delle consumazioni attraverso la possibilità di erogare bevande a base latte (questo è quanto ci dicono le società di
gestione che già hanno iniziato ad utilizzare questa macchina sul proprio parco); - maggior controllo della locazione attraverso un sistema di deconto.
In un contesto del genere, riteniamo che uno strumento come la EP/LB2500 possa sostenere le società di gestione in questo percorso di sostituzione della parte più elevata del proprio parco OCS, difendendosi dall’avvento dei nuovi canali distributivi e mantenendo così la propria competitività in questo segmento.
























































Nasce l’economico distributore autom di cialde e prodotti monoporzion in grado di risolvere il problema gestione del credito nelle piccol e grande capacità: 376 unità di vendita suddivise 4 linee di erogazione.

è personalizzabile e colleg con la macchina erogatrice di ciald capsule appoggiata sulla par te superiore.



















Si è riunita venerdì 6 dicembre una rappresentanza delle Imprese di refrigeratori d’acqua in boccioni e allacciati alla rete idrica per dare vita ad un nuovo Gruppo merceologico e di attività all’interno dell’associazione di categoria
Alla consolidata rappresentanza di CONFIDA - Associazione Italiana Distribuzione Automatica nel comparto Vending, di cui già fanno parte le imprese di gestione di distributori automatici, di servizi e commercializzazione e di fabbricazione di distributori automatici, accessori e prodotti utilizzati nella distribuzione automatica, si aggiunge un quinto Gruppo merceologico e di attività: IMPRESE REFRIGERATORI D’ACQUA IN BOCCIONI E ALLACCIATI ALLA RETE IDRICA
Le aziende italiane che operano nel
comparto dell'imbottigliamento e della distribuzione dell'acqua in boccioni fatturano complessivamente circa 80 milioni di euro per 766.000.000 consumazioni, prevalentemente in luoghi privati (uffici e aziende).
“Siamo particolarmente lieti di accogliere questo nuovo Gruppo nella compagine associativa di CONFIDA, sia per l’importanza delle aziende di cui esso è composto, sia per l’affinità tra le attività delle imprese dei boccioni e i nostri associati più tradizionali. Siamo certi che da questo nuovo ingresso potranno scaturire interessanti opportunità per il mondo della distribuzione automatica” ha commentato Lucio Pinetti , presidente di CONFIDA, che ha concluso: “Con l’ingresso di queste aziende una CONFIDA ancora più rappresentativa” L’adesione a CONFIDA è nata dalle cre -
scenti interazioni di questo settore di mercato con l’attività più specifica delle aziende della distribuzione automatica e trova le proprie motivazioni dall’opportunità di avvalersi, sul piano della rappresentanza e dei servizi, di una struttura organizzativa quale quella dell’Associazione, capace di conferire valore, visibilità all’intero settore e accreditamento ai diversi livelli istituzionali.
Marzia Mariotti , presidente del Gruppo, ha dichiarato in merito: “L’associazione a CONFIDA rappresenta un’opportunità per lo sviluppo del mercato dei refrigeratori in quanto l’integrazione con il vending da la possibilità alle nostre aziende di entrare in contatto con molti operatori di questo settore che, ad oggi, operano solo parzialmente nel nostro mercato”


Erwin Wetzel, già Vice Presidente in carica dell’Associazione Europea del Vending, è stato presentato come il nuovo Direttore Generale EVA nel corso dell’Assemblea Generale Annuale tenutasi a Bruxelles lo scorso 28 novembre, che ha fatto registrare una grande partecipazione da parte degli associati. Wetzel assumerà il nuovo incarico a partire dal 1 ° gennaio 2014 e sostituirà Catherine Piana, Direttore Generale dal 1997. Il nuovo presidente, nell’ottica di una strategia di ampliamento da parte di EVA, sarà responsabile di rappresentare gli interessi del settore della distribuzione automatica, ma anche dei segmenti OCS e delle tecnologie legate all’acqua. Fortemente motivato ed entusiasta per il nuovo incarico, Wetzel ritiene che la conoscenza del settore venga da una piena comprensione dei singoli mercati nazionali e, a questo scopo, ha annunciato l’intenzione di aumentare il contatto con i membri EVA e di promuovere ulteriormente la cooperazione tra le associazioni nazionali.
Erwin Wetzel, Vice Direttore dal settembre 2012, ha studiato Scienze Politiche presso l'Università di Innsbruck, in Austria e presso il prestigioso Collegio d'Europa di Bruges, in Belgio. Ha esperienza di lavoro nel Parlamento Europeo e come Capo dell'Ufficio per l'Associazione austriaca dei Comuni. Parla inglese e spagnolo in aggiunta alle sue lingue d’origine, francese e tedesco.
Erwin Wetzel prende il posto di Catherine Piana, che negli ultimi sedici anni a capo di EVA è riuscita a comprendere l'intero settore vending sotto un ombrello comune ed ha sviluppato EVA rendendola un'organizzazione commerciale ampiamente rispettata e capace di confrontarsi con successo con le maggiori istituzioni
europee. Piana ora lavorerà come consulente l’Associazione soprattutto in relazione allo sviluppo della relazione annuale del mercato e nel coordinamento del Gruppo banconote e moneta.
Sia Catherine Piana che Arnaud van Amerongen, che si è dimesso dopo sei anni da Presidente, sono stati premiati in occasione dell'Assemblea generale EVA dal nuovo Presidente, Jan-Marck Vrijlandt, Group Sales & Marketing Director Selecta, che li ha ringraziati per la loro lunga storia professionale di successo nei rispettivi ruoli all’interno di EVA.
In occasione dell’Assemblea Generale, si è discusso delle nuove strategie da tenere per essere più influente ed efficace nell’ambito del dialogo con le istituzioni. Inoltre, sono state apportate modifiche allo Statuto e sono stati nominati i membri del rinnovato Comitato Esecutivo, ampliato a 15 elementi, che riportiamo di seguito:
RAPPRESENTANTI ASSOCIAZIONI NAZIONALI
Gillian White - AVA (UK)
Hubert Boyer - NAVSA (Francia)
Robert Hausleitner - BDV (Germania)
Lucio Pinetti - CONFIDA (Italia)
RAPPRESENTANTI ASSOCIAZIONE
NAZIONALE AMMINISTRATORI DELEGATI
Boris Belotserkovsky - RNVA (Russia)
RAPPRESENTANTE COSTRUTTORI DI MACCHINE
Paolo Ghidotti – N&W
RAPPRESENTARE FORNITORI
Paul Theobald - MEI (Sistemi di Pagamento)
Hugh Hose - Nestlé (Ingredienti)
RAPPRESENTARE OPERATORI
Michal Piotrowiak - MasterCup (Europa orientale)
Michael Maurer - ASM (Nord Europa)
Xavier Arqueróns - Alliance Vending (Sud Europa)
Jan- Marck Vrijlandt - Selecta (Operatori internazionali)
RAPPRESENTARE WATER TECHNOLOGY FORNITORI
Hilmar Walde - Brita Group
RAPPRESENTARE OCS
Arnaud van Amerongen - Aequator
RAPPRESENTARE FORNITORI
BICCHIERI
Daniele Simonazzi - Flo Spa
Dopo le elezioni, la sessione pomeridiana è stata dedicata al workshop intitolato, "Un progetto per gli obiettivi EVA per i prossimi tre anni”. I partecipanti hanno preso parte alla tavola rotonda su otto diversi temi di attualità, tra cui "Premium Coffee Service: un'opportunità","Il futuro del pagamento" e "Comunicare informazioni supplementari sul proprio settore" e ad alcune presentazioni di prodotto da parte degli sponsor dell’evento.


NUOVO BEVITALIA 2013-14
MERCATI E OPERATORI NEL SETTORE DELLE
ACQUE MINERALI, BIBITE E SUCCHI
Il mercato italiano delle bevande analcoliche (acque confezionate, bibite gassate e lisce, succhi e bevande frutta), secondo le stime del nuovo Annuario Bevitalia, ha chiuso il 2012 con un consumo complessivo di 15,9 miliardi di litri pari ad un consumo pro-capite di 265 litri/ anno. Il giro d’affari dell’industria è stimato intorno ai 6,5 miliardi di euro. L’andamento è stato positivo per le acque minerali che hanno chiuso l’anno in leggera crescita, mentre bibite, succhi e bevande frutta hanno accusato un calo di consumi. Per il 2013, sulla base delle rilevazioni di mercato della prima parte dell’anno, si prospetta un’annata in negativo per tutti i comparti del beverage analcolico, in considerazione della congiuntura economica negativa ma anche a causa di una situazione climatica sfavorevole.
La nuova edizione dell’Annuario Bevitalia dà il profilo completo aggiornato di tutti i mercati e degli operatori che a vario titolo operano nel settore delle bevande analcoliche. Il nuovo report (432 pagine) è pubblicato in collaborazione con Mineracqua (l’associazione imprenditoriale delle industrie italiane di acque minerali naturali, acque di sorgente e bevande analcoliche) e mette a fuoco tutta la complessa realtà settoriale del bere analcolico con riguardo a mercati, marche, confezioni &
packaging, produttori & importatori, fornitori specializzati di impianti, materiali e servizi per la produzione e la vendita, gruppi della distribuzione.
MERCATI: questa parte dell’annuario fornisce una panoramica completa dei mercati di riferimento. Il mercato nazionale, per ciascun segmento merceologico (acque confezionate, bibite lisce e frizzanti, succhi e bevande frutta)
è stato analizzato con riferimento alla produzione & consumi, mix prodotti, consumatori e occasioni di consumo, packaging, canali di vendita, quadro competitivo. Le informazioni sui mercati italiani sono completate dalla mappa dei gruppi che operano con più unità produttive sul nostro territorio con la classifica dei primi 25 competitor del settore. La sezione comprende anche una panoramica essenziale sui mercati internazionali con il profilo informativo del mercato globale e con i dati essenziali sui principali mercati nazionali europei. Questa sezione si completa con l’anagrafica di tutte le associazioni di categoria nazionali e internazionali.
SETTORE ACQUE MINERALIA: presenta innanzitutto il Repertorio Marche Acque Minerali e di sorgente (circa 270 in tutta Italia) con le informazioni di base per ciascuna marca ed inoltre una Vetrina Confezioni con le immagini di un centinaio di varie bottiglie, da quelle speciali in vetro per l’Ho.re.ca, ai vari formati delle bottiglie in PET. La parte più corposa della sezione acque minerali è dedicata alle varie Fonti e Aziende Imbottigliatrici (ca. 150 aziende), schedulati regione per regione. Ogni scheda riporta l’anagrafica societaria, i dati di attività, il management, le unità produttive e le certificazioni di qualità, le marche delle acque prodotte, spesso completate da schede di approfondimento sui prodotti e da brevi focus su storia, territorio e caratteristiche delle fonti.
SETTORE ACQUE IN BOCCIONI: oltre al profilo del mercato italiano ed europeo, questa sezione riporta le schede informative dei vari
produttori e distributori di water coolers, un segmento di mercato che in Italia è stimato intorno ai 150 milioni di litri.
SETTORE BIBITE E SUCCHI: si articola in modo analogo a quello delle acque minerali, con la parte iniziale dedicata al Repertorio Marche (ca. 400 tra bibite gassate e lisce, sport & energy drink, succhi e bevande frutta). La parte più corposa della sezione traccia i profili delle oltre 160 unità di produzione e/o importazione, con la scheda informativa di ciascuna società ed eventuali approfondimenti sulle marche e i prodotti.
FORNITORI SPECIALIZZATI: riporta la rubrica completa degli oltre 800 fornitori specializzati che operano maggiormente nel settore, fornendo materie prime, impianti e macchinari all’industria e alla distribuzione, materiali di packaging, prodotti-attrezzature e materiali per i locali, servizi di vario tipo. La sezione è inoltre arricchita di schede informative con i profili societari dei più importanti gruppi operanti nei settori della fornitura all’industria e alla distribuzione.
DISTRIBUZIONE: questa ultima sezione riporta le schede anagrafiche essenziali dei Gruppi Distributivi dell’Ingrosso, dei Gruppi della GDO, dei Gruppi della Grande Ristorazione e dei Gruppi del Vending.
Per la completezza di dati, informazioni e immagini l’Annuario Bevitalia delle Acque, Bibite e Succhi è la pubblicazione settoriale più completa e rappresenta uno strumento fondamentale di conoscenza e consultazione per tutti gli operatori che vogliono tenersi aggiornati sul settore del bere analcolico e che in esso intendono operare con cognizione di causa. Bevitalia, così come tutti gli altri “Annuari del Bere”® Beverfood, gode di un supporto complementare su web: il sito www.beverfood. com fornisce tutte le informazioni sugli annuari e tutte le principali news settoriali, pubblicate giornalmente nella sezione “bevernews”, al fine di aggiornare in tempo reale il quadro informativo settoriale fornito dagli Annuari del Bere.

COFFITALIA® 2013-2014: IL
Con un consumo totale annuo intorno ai 248 milioni di kg di prodotto tostato ed un giro d’affari alla produzione intorno ai 3,7 miliardi di euro, di cui un miliardo di euro destinati all’esportazione, il mercato italiano del caffè è uno dei più caratteristici e vivaci del settore food & beverage.
COFFITALIA® 2013-2014, il nuovo annuario settoriale della società Beverfood.com Edizioni di Milano, ricostruisce e aggiorna l’intera filiera settoriale con riferimento a mercati e quadro competitivo, produttori e torrefattori, operatori del coffee trading, produttori di macchine del caffè e vending, fornitori di impianti e macchinari per la torrefazione, fornitori di packaging, fornitori di materiali per i punti di vendita, fornitori di servizi, catene di caffetterie, gruppi e operatori del vending, gruppi della grande distribuzione, della ristorazione e dell’ingrosso, associazioni settoriali in Italia e nel mondo, manifestazioni fieristiche.
L’ANNUARIO È ARTICOLATO IN DIVERSE SEZIONI
SEZIONE MERCATI & PRODOTTI: riporta innanzitutto il profilo del mercato nazionale a cura di Competitive Data, con l’analisidelle
importazioni, esportazioni, consumi per i vari canali di vendita e uno speciale sul comparto del caffè porzionato, in forte effervescenza. La panoramica sul mercato nazionale si completa con un servizio sul quadro competitivo nazionale con focalizzazione sui più importanti operatori del settore. Segue una panoramica sul mercato internazionale del caffè, che fornisce le informazioni essenziali sugli aspetti relativi a produzione di caffè verde, esportazioni e importazioni, consumi totali e procapite nelle diverse regioni, dinamiche prezzi e player internazionali. Dopo un servizio sulla V edizione del “Coffee Experience”, segue uno speciale dedicato alle varie tipologie di caffè verde, con schede di presentazione per i vari tipi, con focus anche sul decaffeinato e il biologico.
SEZIONE PRODUTTORI & TORREFATTORI: è la parte più corposa del volume con oltre 800 schede informative sulle aziende italiane produttrici e distributrici di caffè e altri prodotti complementari di caffetteria. La sezione si apre con la rubrica alfabetica dei produttori cui segue, per ognuna delle regioni italiane, la messa a fuoco delle varie aziende. Per ciascun produttore censito vengono fornite le informazioni anagrafiche e geografiche e, laddove possibile, anche altre informazioni sull’attività societaria, il management e le marche prodotte e/o commercializzate. Coffitalia® è l’unica pubblicazione sul mercato che fornisce la mappatura completa di tutti i produttori operanti nel settore del caffè in Italia.
SEZIONE FORNITORI SPECIALIZZATI: in questa sezione vengono censite e segnalate tutte le aziende (700) che a vario titolo producono e forniscono impianti, macchine, beni e sevizi al mondo della produzione e della distribuzione e vendita di caffè e prodotti complementari. Dopo alcuni focus su importanti imprese di fornitura specializzata e la rubrica alfabetica di tutti i fornitori, la schedulazione delle aziende che operano nell’area della commercializzazione internazionale del caffè (importatori e crudisti, agenzie e brokers, case di spedizioni e imprese di trasporti,
stoccaggio e assicurazioni). Segue la schedulazione delle aziende che operano nel settore della produzione di macchine del caffè, impianti vending e relativi ricambi e accessori. La mappatura dei fornitori si completa con la schedulazione dei fornitori di impianti per la lavorazione del caffè, dei fornitori di packaging, dei fornitori di arredi e materiali vari per i punti di vendita ed erogazione e, per finire, i fornitori di servizi vari per la produzione e la distribuzione.
DISTRIBUZIONE: in questa ultima sezione vengono riportate alcune informazioni fondamentali sul settore della distribuzione: i dati sui pubblici esercizi operanti in Italia, le catene di caffetterie (con servizio sui principali operatori in Italia e in Europa), i dati di mercato del vending e la segnalazione dei gruppi e operatori nella D.A., ed, inoltre, i Gruppi delle Distribuzione Organizzata, i Gruppi della Grande Ristorazione e i Gruppi dell’ingrosso. Vengono infine segnalate le varie associazioni settoriali operanti a livello internazionale, in Italia e nei principali mercati Paesi esteri europei e le principali manifestazioni fieristiche che riguardano il settore caffeicolo.
COFFITALIA, per la massa e la qualità delle informazioni riportate, rappresenta un punto di riferimento obbligato ed un prezioso strumento di consultazione per tutti coloro che vogliono operare con consapevolezza nel settore e che comunque vogliono documentarsi sul complesso ma affascinante mondo del caffè, su cui l’Italia gioca un ruolo di primo piano nello scacchiere internazionale.
I volumi cartacei Bevitalia e Coffitalia® 20132014 sono disponibili per l’Italia, mentre per l’estero è disponibile solo la versione digitale, in formato .pdf. È possibile richiedere entrambe le versioni di ciascun annuario attraverso il portale www.beverfood.com (sezione Negozio/Prodotti) o chiedendo il modulo d’ordine direttamente alla casa editrice Beverfood al n. 02.283.717 – email: edizioni@ beverfood.com

Mokador ha presentato in anteprima ad Host 2013 la nuova macchina per capsule DADO 2.0 Questa grande novità ha attirato numerosi visitatori italiani ed esteri presso lo stand dell’azienda, perché racchiude quanto oggi il mercato richiede e apprezza in una macchina per il caffè in capsule.
100% made in Italy, tempi di erogazione accorciati, “sistema chiuso al 100%” perfezionato, possibilità di controllo della temperatura di erogazione e certezza dei costi di manutenzione sono le caratteristiche vincenti di questa macchina. Evoluzione del precedente modello progettato dal designer Gianni Bortolotti, DADO 2.0 conserva quel design moderno ed elegante già apprezzato nella DADO classica ed è disponibile nei colori bianco e nero. Pensata per l’uso esclusivo con le capsule brevettate MyMokador, le uniche che garantiscono la qualità Mokador, offre la miglior resa in tazza possibile con ogni prodotto della casa e, grazie anche al doppio tasto che seleziona automaticamente la quantità di caffè erogato, è in grado di garantire un alto numero quotidiano di caffè dalla qualità costante.
Mokador continua inoltre nella sua crescita, grazie all’apertura di nuovi concessionari in tutta Italia. Nel canale vending e nell’Ho.Re.Ca., Mokador si presenta inoltre con la doppia offerta del SISTEMA ESPRESSO CAPSULE MOKADOR, con le macchine da caffè DADO e FANCY,

e del SISTEMA ESPRESSO CIALDA ECO LOVER MOKADOR, con le macchine espresso CECILIA e GIOIA, sistemi che garantiscono una resa in tazza costante e ottimale grazie all’esperienza di un’azienda sempre al passo con i tempi per tecnologia.
L’azienda faentina offre una gamma completa di prodotti di alta qualità, grazie all’ampia proposta di capsule e cialde: sono ben dodici le referenze, comprese le bevande, delle capsule in confezione monodose per una corretta conservazione dell’aroma e del prodotto, che Mokador produce e confeziona internamente ai propri stabilimenti.
Le cialde Mokador, tutte certificate Bureau Veritas, rappresentano la scelta ideale per le persone attente alla sostenibilità ambientale perché sono un concentrato di gusto in carta filtro, ecologica e biodegradabile, perfettamente riciclabile. La tutela dell’ambiente è ulteriormente garantita dall’eco-kit studiato appositamente da Mokador con bicchierini di carta, palettine in legno e la totale assenza di materiali plastici.
> Nuovo temporary store Mokador dedicato al vending
Fino a metà gennaio degustazioni di caffè e confezioni regalo speciali nel nuovo spazio allestito nel centro commerciale Leonardo di Imola. La degustazione guidata del caffè offerta da Mokador nel suo nuovo temporary store allestito in collaborazione con Pintel, azienda leader nella gestione della distribuzione automatica, che nelle prime settimane di apertura
ha già riscosso un ottimo successo. All'interno della galleria in posizione centrale fra le vetrine dei più importanti marchi di moda, il punto vendita accoglie la clientela con un’ampia gamma di proposte accompagnata da assaggi di alcuni prodotti a base di caffè, come cantucci e cioccolatini prodotti dalla torrefazione faentina. Un’occasione unica per comprendere la vera qualità che una torrefazione italiana di grande esperienza come Mokador offre per preparare a casa o in ufficio un caffè eccellente, come al bar.
Nel primo temporary store interamente dedicato al mondo del vending, da un’idea di Raffaele Ravaglia, titolare di Pintel, personale specializzato consente di conoscere a fondo le varie miscele e le soluzioni dell’azienda: Mokador segue infatti tutto il processo di produzione, dalla selezione nei luoghi di coltivazione alla lavorazione dei chicchi di qualità superiore, fino al panel di assaggio che verifica in azienda la costanza del prodotto. All’interno del negozio, insieme alla vendita delle macchine a capsule, Pintel presenta anche due distributori automatici free standing, ideali per grandi uffici e aziende, che erogano caffè espresso Mokador ed altre bevande calde. L'iniziativa ha risvegliato grande interesse, sia da parte dei clienti sia da parte di altri gestori vending della zona, che hanno applaudito l’impegno delle due società, capaci, in un momento economicamente delicato, di utilizzare uno spazio temporaneo come showroom per invitare la clientela acquisita e quella potenziale a provare i propri prodotti e servizi.








Concluso il 19 novembre 2013 il processo di acquisizione delle attrezzature e del know how di Natribom Srl, per la divisione macchine per caffè da parte di Tecnoplastica Valtellinese.
“Questo è un nuovo importante investimento per soddisfare sempre meglio le esigenze dei Clienti”, ha affermato Massimo Denti, CEO di Tecnoplastica Valtellinese, che ha aggiunto: “L’acquisizione della produzione di Natribom ci permette di raggiungere alcuni importanti obiettivi a breve termine ed una migliore copertura territoriale Italiana, con il nuovo ufficio commerciale a due passi dall’aeroporto intercontinentale di Malpensa. La presenza, inoltre, della Sig.ra Monica Castiglioni, responsabile commerciale di Natribom e del suo staff, porterà certamente un nuovo entusiasmo nella nostra azienda e garantirà la continuità a tutti gli attuali clienti Natribom” “Questacollaborazionestrategica”, ha dichiarato inoltre Antonio Locati, Amministratore Delegato di Natribom, “è una naturale evo-

luzione di Natribom per rispondere in modo tempestivo e puntuale alle sempre più numerose richieste provenienti sia dal mercato Italiano sia da quello estero. L’obiettivo di tale accordoèquellodiunireleforzeperrealizzare importanti sinergie commerciali e produttive”
“Le competenze di Natribom, particolarmente nell’area dell’innovazione e della progettazione, e la sua dislocazione territoriale integrano e completano perfettamente l’offerta di Tecnoplastica Valtellinese”, ha proseguito Denti, dichiarando: “La combinazione delle conoscenze e dell’esperienza del nostro personale, la cura della qualità nella produzione, unitamente al mantenimento e alla valorizzazione dell’attuale struttura commerciale di Natribom,conilsuopreziososupportocreativoetecniconecessarioperlosviluppodelprodotto, ci rende un riferimento di competenze globali per le macchine da caffè espresso Sono certo che da questa operazione gli attuali clienti di Natribom riceveranno un significativovantaggiocheliporteràadaccrescere la produttività e le vendite dei prodotti, grazie alle soluzioni che stiamo proponendo e continueremo a proporre in futuro”
Tecnoplastica Valtellinese nasce nel 1973 come azienda capace di produrre articoli pla-
stici con avanzati processi di stampaggio, una realtà industriale solida e versatile con un Sistema Qualità certificato UNI EN ISO 9001 dal 1999 che si propone non solo come fornitore di pezzi stampati, ma come partner industriale vero e proprio, fornendo servizi di montaggio e collaudo di apparecchiature, produzione stampi e, ancor prima, servizi evoluti quali product design, engineering CAD CAM. Tecnoplastica nel corso degli anni ha sviluppato numerosi prodotti ed apparecchiature in collaborazione con prestigiose società nazionali e internazionali.
Natribom s.r.l nasce dalla scissione della Locati S.p.A., storica azienda di progettazione e produzione di particolari in plastica e capsule per caffè che negli anni aveva sviluppato un forte know how nel settore delle macchine del caffè per uso ufficio e per uso domestico, producendole inizialmente in Cina e poi, seguendo una filosofia completamente controcorrente, in Italia.
Innovazione, massima cura nell’ideazione e progettazione, importanti investimenti in ricerca e sviluppo, elevati standard qualitativi sono da sempre la filosofia dell’azienda, filosofia che ha permesso di seguire l’evoluzione del mercato progettando macchine di semplicissima manutenzione e rispondenti alle esigenze dei consumatori.






SI AVVICINA L’APPUNTAMENTO
MONDIALE DEL VENDING:
VENDITALIA - ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE DELLA DISTRIBUZIONE AUTOMATICA, SI TERRÀ DAL 7 AL 10 MAGGIO 2014 PRESSO IL QUARTIERE FIERISTICO DI FIERAMILANOCITY
NEI PADIGLIONI 2 E 4
Venditalia 2014 pone le basi per affermare l’inizio della ripresa economica per il mercato del vending mondiale. A cinque mesi dall’apertura, molte aziende hanno confermato la loro presenza in fiera, il 50% della superficie disponibile è già stata prenotata e si registra un’ampia parte-
cipazione di nuovi espositori.
Un grande fermento intorno alla nona edizione di Venditalia: la presenza di nuovi espositori è un dato significativo di quanto le aziende stiano guardando con positività al futuro e di quanto il comparto del vending susciti un crescente interesse anche da parte di operatori non specializzati.
Venditalia si conferma un appuntamento imperdibile per tutti gli operatori internazionali del vending, ma anche il momento della consacrazione del vending quale canale oggetto di attenzione da parte della grande industria di marca e del retail grazie sia alle sue caratteristiche specifiche, con riferimento alla modalità di
fruizione dei prodotti, che per le avanzate applicazioni tecnologiche disponibili per offrire sempre più servizi al consumatore finale.
“Alle porte di Expo 2015, Venditalia presenta uno dei canali più innovativi nel mondo della distribuzione del food & beverage e uno dei più potenti strumenti disponibili per comunicare i grandi temi dell’alimentazione”, ha affermato Lucio Pinetti, presidente di Venditalia Servizi.
L’edizione del 2012 si è chiusa con 314 espositori provenienti da 25 paesi nel mondo, con una crescita del 16% rispetto all’edizione precedente, 150 giornalisti accreditati e circa 20.000 presenze.



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Basta provarlo per cogliere la differenza. Nelle bevande erogate, servite secondo il gusto del cliente, proprio come al bar. Nel design, dall’interfaccia accattivante e intuitiva. Nel suo essere un vero e proprio distributore di servizi dedicati all’utente finale. Canto Touch: autentico piacere sensoriale.